PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO TRAVERSI, legge il processo verbale della seduta del 30 aprile 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 95, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 30 aprile 2026, ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla XI Commissione (Lavoro):
“Conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, recante disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all'occupazione e di contrasto del caporalato digitale” (2911) - .
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 30 aprile 2026, ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VI Commissione (Finanze):
“Conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della crisi dei mercati internazionali” (2912) - .
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una interrogazione.
PRESIDENTE. Passiamo alla interrogazione Vaccari ed altri n. 3-02651 . Il Sottosegretario di Stato per la Giustizia, Alberto Balboni, ha facoltà di rispondere.
ALBERTO BALBONI,Grazie, Presidente. In riferimento a quanto avvenuto presso la casa circondariale di Modena, ritengo necessario chiarire che l'amministrazione ha agito nel pieno rispetto dei principi di correttezza istituzionale e di buon andamento dell'azione amministrativa.
La proposta del presidente del consiglio comunale di tenere una seduta all'interno dell'istituto modenese è stata valutata con la massima attenzione dai vertici dipartimentali e, contrariamente a quanto riportato dagli onorevoli interroganti, il diniego all'autorizzazione è stato motivato come segue.
Con nota del 13 gennaio 2026, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha comunicato di non autorizzare la seduta del consiglio comunale in carcere in quanto l'iniziativa era priva di qualsiasi valenza trattamentale.
Occorre precisare che la richiesta pervenuta al DAP, da parte del comune, del dicembre 2025 era - fin dall'inizio - vagamente generica e priva di elementi fondamentali. La richiesta, infatti, non indicava con precisione il numero dei partecipanti, non specificava i locali da utilizzare e, soprattutto, non collegava l'iniziativa a un percorso trattamentale definito a beneficio dei detenuti.
È stato solo in un secondo momento che si è appreso che l'evento avrebbe comportato l'ingresso di 59 persone esterne, mentre la partecipazione dei detenuti risultava meramente eventuale e limitata.
Acquisiti questi elementi, si è ritenuto, con nota del 13 gennaio 2026, di non autorizzare la seduta. Non si è trattato pertanto di una chiusura verso le istituzioni locali. Si è trattato, piuttosto, dell'applicazione coerente di un principio costituzionale imprescindibile: ogni iniziativa che si svolge all'interno dell'istituto penitenziario deve avere una chiara, concreta e verificabile valenza rieducativa e trattamentale.
Onorevoli colleghi, non basta la mera presenza simbolica del detenuto. Occorre che si contribuisca realmente ai percorsi di reinserimento sociale di chi è ristretto per scontare una pena!
Con l'occasione voglio ribadire che il Ministero continua ad autorizzare regolarmente l'ingresso di rappresentanti istituzionali e di organismi di garanzia, come previsto dal regolamento stesso.
Ma proprio perché l'apertura è reale e costante, è ancora più doveroso distinguere tra le visite istituzionali - che sono sempre possibili, nei limiti della legge - e gli eventi che pretendono di svolgersi all'interno degli istituti senza offrire alcun contributo concreto al trattamento e, nel caso di Modena, la richiesta difettava di questo requisito essenziale.
In conclusione, la scelta assunta da questo Ministero è stata guidata non da logiche restrittive, bensì dall'obiettivo costituzionalmente vincolato di garantire che ogni attività svolta in carcere sia realmente orientata alla rieducazione, nel rispetto delle esigenze di sicurezza e dell'organizzazione degli istituti. Questa è la linea che il Ministero intende mantenere, con rigore e trasparenza nei confronti di chiunque.
PRESIDENTE. Il deputato Vaccari ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
STEFANO VACCARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi spiace che il battesimo del Sottosegretario Balboni sia su una vicenda in cui il DAP non ha dimostrato quella correttezza istituzionale che lui ha chiarito nella sua risposta, perché intanto c'è un problema di tempi: la richiesta del presidente del consiglio comunale, dottor Antonio Carpentieri, è stata inviata al direttore della casa circondariale il 13 novembre 2025; la risposta di diniego è arrivata dal direttore della casa circondariale il 14 gennaio, cioè 60 giorni dopo, senza motivazione alcuna, nel senso che il direttore Orazio Sorrentini risponde al presidente dicendo che gli duole rappresentare che non potrà avere luogo il consiglio, visto che non vi è stata l'autorizzazione dei competenti superiori uffici.
Però, a smentire quello che il DAP le ha detto di riferire, Sottosegretario, c'è la convocazione con la proposta che il consiglio comunale aveva fatto al direttore, con la motivazione principale, in particolar modo, di presentare presso la casa circondariale la relazione annuale della Garante dei detenuti, la dottoressa Giovanna Laura De Fazio: mi pare un argomento specifico, che riguarda la vita dentro il carcere e la garanzia, che a loro deve essere data, di rispetto dei diritti nella detenzione e dei progetti che l'azienda sanitaria e il Terzo settore hanno attivato con la casa circondariale, nonostante le gravi difficoltà di condizione che i detenuti vivono e soffrono dentro la casa circondariale.
In particolar modo, nella richiesta veniva data anche una scaletta del possibile svolgimento del consiglio comunale nella data di giovedì 15 gennaio, dove, oltre alla relazione della Garante, ovviamente, veniva ipotizzato un intervento del sindaco, dell'assessore alla sicurezza, di due detenuti, del cappellano e, infine, l'intervento contingentato, in termini di minuti, di un rappresentante per ogni gruppo consiliare. Lo sviluppo della lettera chiedeva al direttore tutte le informazioni rispetto a quante persone, quali documenti, in quale spazio si sarebbe potuto tenere il consiglio - perché, ovviamente, non era a disposizione del consiglio comunale determinare dove svolgere un evento come quello - e se fosse possibile fare entrare i giornalisti, eccetera, eccetera.
Tutte informazioni che solo il direttore della casa circondariale avrebbe potuto dare in caso di assenso. E soprattutto perché questo tipo di evento era già stato svolto nel carcere di Reggio Emilia, nel carcere di Milano, nel carcere di Roma, e non si spiega perché a Modena questo evento sia stato diniegato, perché le ragioni che il DAP ha rappresentato solo questa mattina, e mai prima di adesso, sono motivazioni prive di fondamento, perché la lettera di convocazione - che, se vuole, le consegno - aveva tutte le caratteristiche che, invece, il DAP sottolinea non ci fossero nella richiesta.
A noi è venuto il dubbio, invece, su questo diniego, visto che avevamo fatto sopralluoghi durante il 2025, nel mese di aprile e nel mese di luglio, con la collega Guerra, con la collega Rando, e avevamo constatato che dentro al carcere vivevano 586 detenute, mentre la capienza massima è di 372, in condizioni molto complicate, soprattutto nei mesi estivi, quando la temperatura ha raggiunto i 50 gradi al terzo piano e non era possibile attaccare i ventilatori perché l'impianto elettrico è vetusto.
Quindi avevamo la necessità che di queste condizioni e delle difficoltà con le quali si potevano fare progetti di reinserimento, perché gli spazi non ci sono più, perché non sono utilizzabili…
STEFANO VACCARI(PD-IDP). Quindi avevamo la necessità, il consiglio comunale e, credo, tutta la città, di provare a interloquire con quella realtà e di farlo direttamente con una seduta di consiglio comunale, che, ahimè, non si è svolta, secondo noi, per ragioni di altro tipo rispetto a quelle che il DAP ha rappresentato questa mattina.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento della interrogazione all'ordine del giorno. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 14. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 97, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benedetto Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente. Ieri se ne è andato Olivier Dupuis, radicale, non violento, antiproibizionista e federalista europeo.
Dupuis fu eletto due volte parlamentare europeo in Italia, pur essendo cittadino belga. Uno dei pochissimi ad essere candidato ed eletto in un Paese diverso dal proprio, alle elezioni europee, nelle fila della Lista Pannella prima e della Lista Bonino dopo: un modo per prefigurare le liste transnazionali, di cui si parla molto da anni senza risultati; un modo per prefigurare una politica europea che non sia solo o tanto la sommatoria delle politiche nazionali.
Olivier era un federalista europeo che, da giovane militante radicale e pannelliano, si fece condannare e carcerare in Belgio come obiettore di coscienza al servizio militare nel suo Paese, non scegliendo il servizio civile e denunciando la totale inadeguatezza degli eserciti nazionali rispetto agli obiettivi di pace che, prima di tutto, dovevano essere raggiunti con i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto, e prefigurando la necessità di una difesa comune europea, in continuità con il Manifesto di Ventotene.
In quell'occasione Altiero Spinelli gli scrisse una lunga lettera in cui dice, tra l'altro: se si rivendicasse una difesa comune europea - scrive ad Olivier - gestita da un potere democratico europeo e iscritta in una politica estera europea davvero comune, in questo caso una campagna di disobbedienza civile potrebbe avere un peso politico crescente.
Quella fu solo la prima volta che la militanza politica e le sue azioni non violente portarono Dupuis ad essere arrestato e carcerato: a Est, prima della caduta del muro, o in Laos per la libertà dei dissidenti, insieme ad altri suoi compagni radicali.
Da segretario del Partito radicale transnazionale non violento dal 1995 al 2003 e poi da eurodeputato fu instancabile, leale e coraggioso punto di riferimento per tanti che nel mondo cercavano libertà, diritto e democrazia e incontrarono lui come coraggioso compagno di speranze e di lotta politica.
Abbracciò e fu abbracciato dalla causa tibetana, da quella uigura, da quella dei , da quella cecena e da quella ucraina contro l'aggressione illegale e violenta della Russia putiniana.
Non violento ed europeista, ammoniva e ci ammoniva che l'Europa nasce o muore a Sarajevo durante la guerra nella ex Jugoslavia. Sostenitore del tribunale per Milosevic e gli altri criminali di guerra, animò le battaglie politiche per l'istituzione della Corte penale internazionale, oltre che per la moratoria della pena di morte alle Nazioni Unite.
Questo e tanto altro segna la vita tutta politica di Olivier Dupuis, con i tanti digiuni per l'affermazione del diritto e dei diritti; non violento sempre impegnato alla ricerca di un dialogo rigoroso e mai scontato.
Olivier se ne è andato ieri con l'eutanasia. Appassionato della politica e della vita, quando il male si è fatto implacabile e senza rimedio ha scelto esercitando libertà e dignità. Ci ha insegnato molto fino alla fine.
Come ha scritto ieri sua moglie Aude: il nostro Olivier se ne è andato molto sereno, il nostro Olivier è volato via a cuore leggero. Il funambolo con i capelli al vento danza su quel suo filo. La terra gli sia lieve .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). La ringrazio, signor Presidente. La scomparsa di Olivier Dupuis segna la perdita di una figura rara, capace di vivere la politica come testimonianza concreta fino alle sue conseguenze più profonde.
Chi lo ha conosciuto sa che non è mai stato un uomo delle mezze misure. La sua era una dedizione totale ai diritti umani vissuta con coerenza e coraggio ed una straordinaria capacità di andare controcorrente.
Accanto a Marco Pannella, che lo volle candidato nelle liste italiane del Partito radicale, Olivier ha incarnato un'idea di impegno radicale e non violento che lo ha portato nei luoghi più difficili del mondo, spesso mettendo a rischio la propria sicurezza pur di difendere i diritti e la dignità delle persone. Dall'azione per l'incriminazione a Milosevic, fino alle tante battaglie civili in Europa e oltre, la sua vita è stata un continuo attraversamento delle frontiere fisiche e morali.
Anche sulle grandi questioni internazionali più recenti Olivier non ha mai smesso di esporsi, sostenendo con forza la necessità di un'Europa più unita e responsabile, come indicato già da Jean-Claude Juncker, sostenendo la necessità di un esercito europeo e ribadendo con convinzione che l'Ucraina siamo noi. La sua scelta finale, affrontata con lucidità e determinazione, si inserisce in questo stesso percorso di libertà e responsabilità personale.
Di Olivier Dupuis resta un esempio esigente, forse scomodo ma profondamente necessario: quello di chi non ha mai separato le idee dalla propria vita. Un abbraccio caloroso alla moglie Aude e alle figlie Fatima e Alexandra .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Luana Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Il 4 maggio, come è stato ricordato, ci ha lasciati Olivier Dupuis. Maestro dell'antimilitarismo e della non violenza, è stato segretario del Partito radicale transnazionale dal 1995 al 2003 e, dal 1995 al 2004, eurodeputato prima con la Lista Pannella e poi con la Lista Bonino.
Anch'io ricordo uno degli esempi di vita più significativi di Dupuis: nel 1985 rifiutò la leva nel suo Paese, il Belgio. Pagò con il carcere la sua scelta di obiezione di coscienza e fu condannato per diserzione. Ma ci lascia continuando a darci forza, lezioni di coraggio e autentica passione politica. E ci lascia come? Ci lascia scegliendo di andarsene, dandosi la morte così come fu anche per un altro nostro grande maestro di politica, Alex Langer. Mette fine così alle sue sofferenze e a una vita che è divenuta insopportabile. Gli è stato possibile in una realtà, il Belgio, in un Paese in cui vige una legge che rende possibile questa scelta, diversamente da quello che, invece, accade nel nostro Paese.
Ma io vorrei chiudere queste mie brevi riflessioni, ringraziando anche i colleghi per le loro, citando le sue parole quando, davanti alla Corte militare di Bruxelles, nel 1985, per giustificare il suo atto veramente coraggioso - radicale, appunto - di disobbedienza civile, disse: “Io obietto al servizio militare e, per ciò stesso, alla difesa quale è concepita e organizzata oggi, perché è potenzialmente fonte di morte, ma soprattutto perché, per le risorse umane, finanziarie e tecniche che richiede, partecipa alla sottrazione di risorse indispensabili alla soluzione delle guerre in atto, anzitutto della guerra alimentare”.
Ebbene, io mi unisco non soltanto alle parole veramente molto centrate e appassionate dei colleghi, ma anche al dolore della famiglia e delle tante e tanti in questi momenti così drammatici - seppure sappiamo che è stata una scelta totalmente volontaria -, di quelli che lo hanno apprezzato, lo hanno amato e, soprattutto, di coloro che ne continuano l'opera.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Federico Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghi, anche il gruppo del Partito Democratico si associa al ricordo e al cordoglio per la scomparsa di Olivier Dupuis, cittadino belga, due volte europarlamentare, come è stato ricordato. Credo che in questa sede, e ha fatto bene il collega Della Vedova a volere questo ricordo, sia giusto sottolineare un dato assolutamente unico: un'assoluta e totale coerenza durante tutta la sua vita. Un protagonista di una stagione straordinaria del Partito Radicale, la sua ferma convinzione non violenta, l'uso della disobbedienza civile.
Da questo punto di vista, è una vita, ed è giusto ricordarlo in questa sede, spesa per i suoi ideali con una straordinaria coerenza. Credo che sia questa una lezione che vale anche, ovviamente, per l'oggi, perché credo che la politica debba essere soprattutto questa: coerenza e ideali. Quindi, da questo punto di vista, noi ci associamo al cordoglio nei confronti della famiglia e anche di coloro che hanno condiviso, in questi anni, militanza e ideali .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Andrea Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Difficile non associarci a un cordoglio così significativo per quello che ha rappresentato, credo non solo per i radicali, ma per l'intero mondo dei non violenti, Olivier Dupuis. La sua militanza e la sua coerenza sono un segnale importante per ciascuno di noi. Credo che, fino in fondo, anche attraverso la scelta dell'eutanasia, ha rappresentato davvero quel modello di riferimento, direi, più che radicale, più umano, perché effettivamente metteva tutto sé stesso sulle battaglie della disobbedienza civile.
Nel 1986 fu arrestato per diserzione perché era un vero non violento, e, naturalmente, al centro della sua attenzione c'erano i diritti umani, per i quali, per la sua connotazione non violenta, ha fatto anche delle pratiche estreme, come gli scioperi della fame. Credo davvero che vada ricordata una persona con questa coerenza ideale e con questa capacità di farsi obiettore e disubbidiente sociale. Credo che la disobbedienza sociale possa essere recuperata in termini di momenti importanti su cui ci si deve organizzare anche come politici. Per questo mi associo volentieri al cordoglio che merita. Ciao Olivier
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Quartini, e grazie ai colleghi per il vostro ricordo di Olivier Dupuis.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Ruffino ed altri n. 1-00534 sul rilancio della strategia nazionale delle aree interne .
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
È iscritto a parlare il deputato Benzoni, che illustrerà la mozione Ruffino ed altri n. 1-00534 , di cui è cofirmatario.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie Presidente e grazie soprattutto al Ministro, che dedica del tempo a questa discussione su una mozione che per noi è davvero molto importante. Una mozione che nasce dal lavoro svolto dal nostro partito, da Azione, sui territori, anche con l'aiuto di tanti, tanti amministratori, sindaci, consiglieri comunali e assessori che nelle aree interne ogni giorno combattono - e non uso questo termine a caso - per andare avanti; per continuare a vivere nei loro paesi, in quelle aree interne che oramai conosciamo bene e che, da un lato, sono una risorsa ambientale, storica e turistica del nostro Paese, ma, dall'altro, sono in difficoltà per le tante ragioni che conosciamo.
Oggi, lo abbiamo detto, l'ultima mappatura delle aree interne mostra come il 60 per cento del nostro territorio possa essere considerato area interna. Abbiamo 4.000 comuni, interessa circa il 22 per cento della popolazione italiana e i problemi non li voglio spiegare al Ministro, che li conosce meglio di me, dallo spopolamento alla mancanza di servizi, ma la volontà era quella, con un atto collettivo di questo Parlamento, impegnare il Parlamento, e di conseguenza il Governo, a un ragionamento su questo.
Un ragionamento che non arriva dal nulla perché c'è già la strategia nazionale per le aree interne, che, da un lato, sta già funzionando, ma, dall'altro, può essere migliorata. Il tema e l'obiettivo che ci siamo posti è quello di dare degli strumenti a chi continua a vivere nelle aree interne, che comprendono tante cose, dai piccoli comuni alle aree montane, alle aree insulari e riuscire ad avere quegli strumenti che permettono alle persone di vivere continuamente in quella comunità, anzi, di tornare a viverci, tornare ad essere dei luoghi accoglienti per un futuro migliore del nostro Paese.
Per fare questo servono i servizi, che oggi mancano: tutti i giorni affrontiamo problematiche dei sindaci che ci chiamano perché sparisce l'unico bancomat del comune, sparisce la farmacia, sparisce la scuola, spariscono i servizi fondamentali per poter vivere in maniera positiva all'interno di una comunità; manca spesso la connettività. Il COVID ci ha insegnato, ci ha dato una coda rispetto allo , il lavoro agile, con la possibilità di lavorare ovunque ci troviamo: è evidente che può essere un'opportunità per quelle aree interne, ma, per essere un'opportunità, bisogna avere una connettività che raggiunga tutti quei paesi, per poter permettere di fare questo.
C'è il tema delle persone che vivono in queste aree, c'è il tema dell'invecchiamento delle persone, perché i giovani, spesso, grazie a un grado di istruzione che continua ad aumentare, vanno a studiare lontano da queste aree e poi non ci tornano per le occasioni e per le opportunità che hanno. Quindi, di fronte a questo, abbiamo cercato di costruire una mozione che portasse a una visione comune, che spero sia anche condivisa dal Ministro, rispetto ad alcune azioni che possiamo fare. Uno, ripartendo da quelle che sono le attività tradizionali di quei territori. Penso all'agricoltura, all'allevamento, al turismo, quindi investire e rilanciare quelle attività che da sempre le hanno caratterizzate, magari investendoci per modernizzare e dare una nuova visione che permetta a quei giovani, che hanno anche un grado di istruzione molto più elevato dei loro genitori, di portare un grado di attrattività e di internazionalizzazione di quelli che sono i prodotti rurali tipici delle aree interne, che arrivino dall'agricoltura o dall'allevamento e di fare quel turismo esperienziale che le aree interne possono raccontarci.
Dall'altro, lo sviluppo territoriale arriva anche dall'insediamento di attività commerciali, industriali, imprenditoriali, e, per far questo, ovviamente servono degli incentivi. Come dicevo, la Strategia nazionale per le aree interne già esiste, ha già fatto un lavoro particolare anche di mappatura di quelle che sono le aree, di quelle che sono le difficoltà, ha già fatto molti interventi. Devo dire che parlare di aree interne vuol dire parlare a tanti Ministeri. Io sono felice che ci sia il Ministro Foti, ma penso che sia una verticalità che riguarda quasi tutti i Ministeri nell'importanza che questo raggiunge.
La proposta principale che noi diamo, però, è anche quella del pensiero ad un reddito di inserimento, cioè avvantaggiare chi abbia voglia di tornare a vivere in aree interne per permettere di far ripartire la vita in quei paesi. Oggi ci troviamo di fronte a intere comunità che si stanno svuotando, si stanno svuotando dei giovani, si stanno svuotando della parte produttiva. Sono paesi che ogni anno vedono una riduzione degli abitanti, e di conseguenza dei servizi, perché, se non c'è popolazione, i servizi è difficile mantenerli. In più, sono popolazioni che sono sempre più costose e meno, invece, attrattive dal punto di vista anche economico.
Per questo noi abbiamo chiesto un po' di cose: la prima è attivarci, tutti insieme, per fare qualsiasi iniziativa istituzionale, normativa, economica e finanziaria volta allo sviluppo di queste aree. La seconda è quella del reddito di inserimento, quindi favorire chi abbia voglia di andare nelle aree interne attraverso anche un'agevolazione, che può essere fiscale o quant'altro.
Si lavora dal punto di vista di questa misura, che permetta di tornarci a vivere.
C'è un tema anche di immigrazione, cioè ci sono tanti stranieri che vengono in Italia per andare a trasferirsi in queste aree e forse su questo si può lavorare. C'è un tema di attività produttive, che chiudono e che, invece, devono tornare ad aprire in quelle aree e, quindi, una serie di agevolazioni fiscali su quello. Poi, c'è il tema fondamentale che dicevo, cioè chi scappa da quelle aree scappa anche per la mancanza di presidi territoriali, sociali, culturali. Mancano gli asili nido, mancano le scuole, mancano le biblioteche, mancano - come dicevo prima - le iniziative dal bancomat alla farmacia, cioè mancano quei servizi di presidio che vanno facilitati, perché ovviamente più si riduce la popolazione dei comuni delle aree interne e più è difficile che l'attività economica in sede rimanga in piedi. Quindi, da un lato dobbiamo facilitare il ripopolamento o il mantenimento della popolazione, dall'altro dobbiamo incentivare il fatto che queste attività ci vadano. È un po' un cane che si morde la coda: dobbiamo capire da che parte iniziare, ma sicuramente un'agevolazione fiscale o un aiuto possono aiutare.
L'altra è il ragionamento delle condivise, perché non possiamo pensare che le grandi città ragionino senza contare le aree interne e viceversa. Oramai viviamo in un Paese che è fatto sempre più di grandi città, che occupano la maggior parte della nostra popolazione, che devono lavorare in continuità con le aree interne perché altrimenti non lo faremo. Abbiamo fatto qualche principio di miglioramento della SNAI, immaginando anche la pubblicazione periodica, regione per regione, area per area, di quelli che sono i risultati e di quello che è l'avanzamento di questo lavoro. Abbiamo immaginato anche il tema ambientale. Lo svuotamento delle aree interne vuol dire, da questo punto di vista, anche un impoverimento ambientale, dal dissesto idrogeologico al mantenimento dei territori e anche al rischio incendiario boschivo. Quindi, riuscire a mantenere le comunità vive all'interno di quei territori vuol dire anche una riduzione di questi rischi.
Per ultimo, abbiamo immaginato di favorire - e per quello dicevo che coinvolge tanti Ministeri - il tema del lavoro agile, proprio per il fatto che tanti vogliono continuare a stare nei propri comuni di residenza, lavorando magari a distanza rispetto anche alle grandi aziende che oggi permettono questo strumento. Crediamo che queste siano una volontà e una necessità che il nostro Paese ha e dobbiamo capire solo se vogliamo trattare le aree interne come un problema o come una risorsa. Noi abbiamo immaginato questa mozione proprio per dare la seconda visione, cioè quella secondo cui le aree interne sono uguali a risorsa e opportunità di unicità per il nostro Paese, in primo luogo perché devo dire che, nonostante le difficoltà, questa è un'unicità e, dall'altro, la volontà di investire in quei territori per tornare a un grado di vita che sia anche un'eccellenza internazionale.
Ci sono gli ultimi due temi che cito velocemente. Il presidio sanitario: viviamo in un Paese, anche attraverso il Titolo V, in cui la sanità è regionale e le regioni stanno sempre di più chiudendo quelli che sono i presidi territoriali per fare grandi centri specializzati all'interno delle grandi città. Stiamo vivendo, appunto, di ospedalizzazione, ma il presidio territoriale sanitario diventa fondamentale per poterci vivere. L'ultimo tema è il radicamento, come dicevo prima, degli stranieri nelle aree interne. Questo è un tema per noi molto importante, anche perché c'è - e penso ai nomadi digitali - chi oggi vive in giro per il mondo lavorando È un'opportunità che non va persa e per farlo ci sono degli strumenti, anche normativi, che la favoriscono e speriamo con questa mozione di attivare questo processo di discussione .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Giovanna Iacono. Ne ha facoltà.
GIOVANNA IACONO(PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. La mozione di cui discutiamo oggi affronta una delle questioni più profonde e, al tempo stesso, più rimosse del nostro Paese: il destino delle aree interne e con esse il destino di milioni di cittadine e di cittadini che oggi rischiano di essere considerati marginali, residuali, quasi sacrificabili. Parliamo di oltre 13 milioni di persone distribuite in migliaia di comuni. Non si tratta di una minoranza, si tratta di una parte essenziale del nostro Paese; eppure, da molti anni questi territori sono attraversati da un processo continuo di svuotamento demografico, di desertificazione economica e sociale, di perdita di servizi fondamentali.
Ma oggi, rispetto al passato, c'è un elemento in più ed è un elemento grave - va detto con molta chiarezza -, perché non siamo più soltanto di fronte a ritardi o insufficienze delle politiche pubbliche, siamo di fronte a una vera e propria emergenza nazionale causata da un'impostazione culturale e politica che, in alcuni passaggi, ha dato l'impressione di considerare lo spopolamento come un destino inevitabile e irreversibile. Quando, nella prima versione del Piano strategico nazionale delle aree interne, si è arrivati a ipotizzare, per alcuni territori, un accompagnamento al fine vita si è superato ogni limite, non solo politico ma anche istituzionale e morale, perché un Governo che teorizza il declino di una parte del territorio dello Stato smette di essere garante dell'uguaglianza e diventa spettatore, se non addirittura responsabile delle disuguaglianze.
Noi questa visione la contestiamo e la respingiamo con forza. Le aree interne non sono destinate allo spopolamento. Lo spopolamento è il risultato di scelte o di mancate scelte, è il prodotto di politiche che hanno concentrato risorse, servizi e opportunità altrove. Se è il prodotto di scelte, allora può essere cambiato facendo scelte diverse. Per contrastare lo spopolamento occorrono politiche pubbliche che garantiscano il diritto a restare di migliaia di ragazze e di ragazzi che sono costretti ad abbandonare le comunità in cui nascono. Il diritto a restare è una responsabilità pubblica, significa che ciascuno deve poter scegliere dove vivere senza essere costretto ad andarsene per mancanza di servizi, di lavoro e di prospettive.
Oggi per migliaia di giovani, soprattutto del Mezzogiorno, delle aree interne, della mia terra, la Sicilia, partire non è più una scelta, è diventata una necessità. I dati sono inequivocabili: oltre 630.000 giovani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato l'Italia negli ultimi anni, con una perdita enorme di capitale umano. Questi giovani hanno lasciato i loro territori, dove progressivamente si sono ridotte le condizioni minime per costruire un futuro.
Qui si innesta un altro punto su cui questa mia mozione è molto chiara e su cui noi vogliamo essere altrettanto netti: la scelta del Governo di dividere artificialmente le aree interne dai comuni montani è una scelta sbagliata e va rivista. Parliamo di territori che condividono gli stessi problemi: spopolamento, carenza di servizi, difficoltà infrastrutturali, isolamento geografico. Separarli significa frammentare le politiche, moltiplicare le disuguaglianze e, soprattutto, significa produrre effetti dannosi. Nell'attuale quadro normativo sono oltre 700 i comuni che hanno perso la qualifica di montani e, con essa, l'accesso a risorse fondamentali per garantire servizi e promuovere sviluppo. In particolare, l'impossibilità di applicare le norme sul dimensionamento scolastico, porterà alla chiusura di centinaia di presidi educativi, rendendo quelle comunità ancora più fragili e ancora più povere.
Per questo chiediamo con forza che i criteri di classificazione vengano rivisti. Non si può continuare a basare tutto su parametri rigidi, ignorando la realtà concreta dei territori, la distanza dai servizi e le condizioni socio-economiche. Serve una classificazione più giusta, più aderente alla realtà, più coerente con l'obiettivo che tutti diciamo di voler perseguire, che è quello di contrastare lo spopolamento. Signor Presidente, in questi anni la strategia nazionale per le aree interne ha rappresentato un'intuizione importante, ma non basta più. Le valutazioni ci dicono che, pur avendo prodotto risultati su singoli progetti, non è riuscita a invertire la tendenza demografica. Allora, serve oggi un salto di qualità, perché non si può più accettare che si mettano in discussione risorse già destinate a questi territori.
L'ipotesi di definanziare centinaia di milioni di euro per progetti già programmati va nella direzione opposta rispetto a ciò che serve. In questo modo, il messaggio che si manda è devastante: a quei territori che sono in difficoltà, si dice che non sono una priorità. Noi pensiamo il contrario: pensiamo che le aree interne siano una risorsa strategica per il nostro Paese dal punto di vista ambientale, culturale ed economico, ma soprattutto pensiamo che siano luoghi di vita e che, senza persone, nessuna strategia ha senso.
Per questo, il diritto a restare deve diventare il criterio guida di ogni politica pubblica su questi territori. Questo significa garantire servizi essenziali - scuola, sanità e trasporti -, investire in connettività e lavoro agile, sostenere imprese, giovani e innovazione con l'introduzione di forme di fiscalità di vantaggio per iniziative imprenditoriali e per le attività produttive, tutelare le risorse ambientali e culturali e la cura del territorio contro i fenomeni di dissesto idrogeologico; inoltre significa valorizzare chi lavora in questi contesti: gli insegnanti, i medici e gli operatori pubblici, senza i quali le comunità si svuotano.
Noi oggi siamo chiamati a fare una scelta politica chiara: decidere se vogliamo continuare ad accettare un'Italia che si divide, che si svuota nelle sue aree più fragili, o se vogliamo costruire un'Italia più equilibrata e più coesa.
A questi temi sono state dedicate diverse specifiche iniziative legislative, tutte con l'obiettivo di contrastare il fenomeno dello spopolamento e soprattutto della fuga di intere generazioni dai propri territori di origine. Anche la mozione che stiamo discutendo va in questa direzione e indica una strada ben precisa.
Chiedo al Governo di correggere gli errori, di rafforzare le politiche pubbliche e di restituire centralità ai territori troppo a lungo trascurati. Allora, con questa mozione, chiediamo alcuni impegni al Governo: di dare seguito a quanto contenuto nella mozione sul tema delle aree interne - la mozione Sarracino ed altri n. 1-00354, tra l'altro, approvata da questo Parlamento all'unanimità -, di modificare la legge n. 131 del 12 settembre 2025 per rivedere i criteri di classificazione dei comuni montani basati esclusivamente su parametri di altimetria e pendenza, di non definanziare progetti della SNAI, del ciclo di programmazione 2014-2020, di destinare l'intero ammontare delle risorse a misure di sviluppo socio-economico delle aree interne, di favorire lo sviluppo economico, in particolare nel settore turistico, nelle aree interne attraverso forme di fiscalità di vantaggio sugli immobili, di affrontare il tema dell'emigrazione giovanile come una vera emergenza nazionale, di contrastare proposte che danno seguito a interventi sulla cosiddetta remigrazione, di prevedere per gli interventi previsti nell'ambito della ZES unica Mezzogiorno un sistema premiale di incentivi per gli investimenti realizzati dalle imprese nelle aree classificate come SNAI e di adottare tutte le iniziative normative necessarie in materia di dimensionamento scolastico per evitare la chiusura delle scuole nei piccoli comuni e garantire il diritto all'istruzione a tutte e a tutti.
Mi avvio alle conclusioni, signor Presidente. Questa mozione afferma un principio: nessun territorio è condannato al declino e nessun luogo deve essere abbandonato. Sta a chi ha la responsabilità di Governo decidere se confermare questa condanna o se agire per cambiarne il corso .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole La Salandra. Ne ha facoltà.
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, signor Ministro. Un grazie va anche e soprattutto al mio capogruppo, all'onorevole Galeazzo Bignami, che mi ha dato la possibilità di intervenire su questo tema. Ho apprezzato molto il tono del collega di Azione, il senso di responsabilità rispetto a un tema che è al centro dell'agenda di questa maggioranza.
Mi sento in dovere, però, di fare alcune considerazioni critiche rispetto all'intervento della collega del Partito Democratico per quanto riguarda, ad esempio, il tema della montagna e la relazione che è stata fatta tra la montagna e le aree interne. Dovremmo partire da un presupposto: la montagna è sicuramente un'area interna, ma non possiamo considerare tutte le aree interne come montagna. Così come anche sul tema della strategia nazionale delle aree interne 2014-2020, un principio che dovrebbe albergare in chiunque si approcci alla politica è il senso di responsabilità; forse, qualche considerazione andrebbe fatta rispetto alle precedenti legislature, rispetto all'arco temporale 2014-2021, perché, se andiamo a prendere quei numeri, quei numeri ci dicono che i Governi che si sono mossi in quelle legislature sul tema delle aree interne hanno fallito. E hanno fallito, perché non hanno compreso il senso più profondo delle aree interne, utilizzandole come un tema di studio per convegni, per dibattiti e forse anche per ragioni di opportunità rispetto ad alcune progettualità di qualche amministrazione amica. I numeri sono inequivocabili: di 1,2 miliardi stanziati (parlo del periodo 2014-2020), è stato speso poco più o poco meno del 50 per cento. Questo perché larga parte di queste risorse è rimasta incagliata in una burocrazia che ha lavorato tra le regioni e i Ministeri. Quindi, dovremmo essere più responsabili. Anche sul tema della “eutanasia” delle aree interne bisogna essere seri e non si può confondere un'analisi sviluppata da un professore universitario attribuendola al Governo. Infatti, numeri alla mano, da quando questo Governo si è insediato, ha posto al centro della propria agenda politica proprio il tema delle aree interne. Per questo Governo le aree interne non sono vuoti a perdere da riempire forzosamente. Questo è il Governo che ha ereditato la SNAI del 2014-2020, ha ereditato un sistema di labirinti incrociati e ha sviluppato un nuovo piano strategico nazionale per le aree interne, intervenendo proprio per colmare quelle lacune che hanno caratterizzato la precedente strategia; parlo, ad esempio, dei poteri sostitutivi, con la possibilità per lo Stato di intervenire e di salvaguardare determinati cronoprogrammi; così anche per quanto riguarda la centralità del CIPESS o gli accordi di coesione, che sono stati stipulati con le regioni vincolando miliardi a obiettivi certi, dove ogni euro ha ora una data di scadenza. Questo perché si parla di responsabilità.
Anche sul tema del digitale è assolutamente essenziale, perché se qualcuno preferisce parlare di reddito di cittadinanza, questo Governo è quello che è intervenuto sul sistema, interpretando il digitale come una infrastruttura di cittadinanza, perché - e sono contento che è presente il Ministro Foti - questo è il Governo che, grazie ai propri interventi, è riuscito a recuperare o, meglio, a non far perdere risorse del PNRR per quanto attiene il sistema digitale. Questo Governo, infatti - il Ministro Foti me ne darà atto -, è andato a individuare ulteriori 22 nuove strategie delle aree interne sul rischio sismico riuscendo a recuperare non soltanto comuni periferici, ma anche comuni ultraperiferici, perché quando si parla di aree interne - lo dicevo prima - bisogna avere consapevolezza e cognizione di causa.
Questo perché? Faccio l'esempio di un comune della mia provincia e di un sindaco particolarmente bravo e virtuoso che ha messo in campo tutte le misure possibili perché il suo comune non andasse a soffrire il fenomeno dello spopolamento: le case a un euro e la costituzione di cooperative che si occupino della manutenzione del verde e anche del recupero dei boschi, affiancate anche a un importante territoriale. Che cosa è successo? È successo che queste misure, sul tema dello spopolamento, si sono rivelate delle misure che hanno semplicemente attenuato questo fenomeno. Perché? Perché qualunque buona misura, se rimane isolata, risulterà oggettivamente inutile dinanzi a un fenomeno particolare, quale è quello dello spopolamento.
Apro e chiudo parentesi: trovo impensabile che si possa pensare all'immigrazione come strumento di compensazione della crisi demografica. Forse, su questo un po' di chiarezza andrebbe fatta. Ma questo lo dico, perché? Perché, come correttamente è stato detto, l'agricoltura costituisce uno strumento particolarmente importante nel sistema delle aree interne. Lo dico perché le aree interne sono aree anche boschive. Mi andrebbe qui di ricordare Serpieri e l'importanza del rischio idrogeologico. Il Governo è intervenuto su questo tema in modo significativo.
Ma questa è anche la maggioranza che è intervenuta sui cosiddetti pagamenti ecosistemici, il pagamento per i servizi ecosistemici, perché chi opera per la conservazione del paesaggio ha diritto - mi sia concessa questa formula - a essere pagato. Perché? Perché, se è vero che l'agricoltore è custode del territorio, chi vive le aree interne è custode di un patrimonio che è caratterizzato e caratterizzante della bellezza di questo Paese. Lo dico perché? Perché, se la montagna viene abbandonata, i disastri, ossia questo abbandono, si verificano a valle.
Parlavo del rischio sismico, ma va considerato anche quanto è stato fatto sulle misure atte a preservare i fenomeni degli incendi. Parlo dell'individuazione di ben ulteriori 56 aree interne, così come è anche importante ricordare, sul tema dell'agricoltura e sul tema dell'ambiente, quanto questo Governo ha fatto sulle cosiddette tecniche di evoluzione assistita (TEA). Un grazie va dato al senatore De Carlo e al Ministro Lollobrigida che hanno riconosciuto in diverse occasioni l'importanza della sperimentazione in campo.
Poi, se si parla di aree interne, e quindi si parla del Mezzogiorno, signor Ministro, credo che la ZES unica sia la più grande risposta che si potesse dare a decenni di parcellizzazione delle aree interne.
Ecco, io spero di aver confutato molte delle affermazioni rese dal Partito Democratico, perché anche sul tema della sanità questo è il Governo che ha stanziato il maggior numero di risorse e qualche responsabilità - parlo per la regione Puglia - il Partito Democratico dovrebbe anche un po' assumersela. Perché? Perché noi siamo anche il Governo che è intervenuto per salvaguardare le aree interne, anche per quanto attiene l'istruzione, per derogare ai limiti, e anche sul tema della farmacia dei servizi.
Signor Presidente, davvero concludo. Concludo semplicemente sulla base di questa considerazione: le aree interne meritano attenzione e non dibattiti o filosofie più proprie a giochi di opposizione che non a quel senso di responsabilità che questo Governo sta dimostrando.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Cari colleghi, Ministro, sembra che a cadenza semestrale o anche meno si rinnovi l'allarme spopolamento delle aree interne, accompagnato dal solito ossia si sente continuamente “decremento demografico” e “invecchiamento della popolazione”. Lo sentiamo continuamente.
Sui progressi fatti da inizio legislatura, io ascoltavo il collega La Salandra e sembra che chissà cosa sia stato fatto. Ma, Ministro, mi sembra che, invece, progressi non ce ne sono. L'Italia continua a invecchiare.
Io sono, tra l'altro, nella Commissione per la transizione demografica. Quindi, visioniamo ogni settimana i dati, ascoltiamo e abbiamo una messe di audizioni molto importanti. Che cosa ascoltiamo? Ascoltiamo che i giovani continuano ad andare via dal nostro Paese per recarsi all'estero, dove, magari, hanno dei livelli salariali più attrattivi, e le aree interne continuano a spopolarsi.
Regressi? Sono all'opposizione, è vero, però, in base proprio ai dati, mi sento di dire che regressi in questo tema se ne registrano, e sono tanti. Uno per tutti è il definanziamento del PNRR - il Ministro sicuramente ne ha memoria - per la linea riguardante la strategia nazionale per le aree interne, con un taglio di 725 milioni di euro. È vero, sono stati fatti degli spostamenti su fondi di coesione. Questo è vero. Però, se sposto lì e metto qui, l'effetto qual è? Ministro, l'effetto qual è? Difficoltà a spendere le risorse.
Questo fatto è stato confermato proprio stamattina, abbiamo audito i rappresentanti dell'Unione dei piccoli comuni italiani. Difficoltà insormontabile, per impacci burocratici, a spendere le risorse e comunque, in ogni caso, meno soldi a servizi socioassistenziali, ai trasporti, alla viabilità, ai servizi postali, alla riqualificazione delle infrastrutture stradali - vediamo, ogni tanto, qualche ponte che cade, fortunatamente senza recare vittime - e all'efficienza energetica dei nostri piccoli comuni.
Poi, come è stato ricordato dalla collega Iacono, , c'è una cosa che poi rivela la vera intenzione del Governo, cioè non fare nulla, in pratica, per invertire la tendenza in atto. È l'eutanasia - termine utilizzato anche dal collega La Salandra - programmata e dichiarata nel nuovo Piano per le aree interne varato nel 2025, dove si legge testualmente: “Queste aree” - sottolineo: almeno alcune - “non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza, ma nemmeno essere abbandonate a se stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le accompagni in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento”.
Insomma, abbiamo messo una pietra tombale e definitiva sul problema. Del resto, l'obiettivo n. 4 del Piano è in modo molto significativo detto “accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”.
Mi permetto di dire - in questo mi associo a quello che ha detto la collega Iacono - che questo rappresenta un insulto vero e proprio ai principi della Costituzione e ai principi dell'equità territoriale. Il Governo vuole dimenticare … Ma così è detto. Ministro, così è detto. Vuole dimenticare che in questi comuni risiede una popolazione a cittadinanza limitata…
PRESIDENTE. Poi, c'è spazio per la replica…
ENRICA ALIFANO(M5S). Posso continuare, Presidente? Vedo che il Ministro si altera…
PRESIDENTE. Il Ministro è appassionato, ma poi avrà il tempo per la replica.
ENRICA ALIFANO(M5S). Presidente, siamo tutti appassionati …
PRESIDENTE. Ministro, avrà tempo di replicare.
ENRICA ALIFANO(M5S). Posso continuare?
PRESIDENTE. Prego, onorevole Alifano.
ENRICA ALIFANO(M5S). Dicevo, una popolazione a cittadinanza limitata, perché lontana dai centri di offerta di servizi essenziali. A questi cittadini la politica, Presidente, ha l'obbligo di dare risposte e non dichiarazioni di resa o parole vuote. Occorrono fatti e non basta solo nominalmente aumentare le aree interne, magari selezionando gli interventi in base alla prossimità politica al Governo delle amministrazioni locali, ma occorre agire nel concreto e anche subito.
E noi lo abbiamo detto più volte, in vari interventi e in una mozione che ricordava la collega Iacono, che tra l'altro è stata approvata all'unanimità in quest'Aula. Per contrastare lo spopolamento occorre garantire innanzitutto servizi alla popolazione residente, e dunque scuole, ospedali, trasporti e connettività. Occorre intensificare gli investimenti sul sistema educativo , che sono proprio più importanti nei territori marginali. Occorre dare centralità alla formazione. Ma oltre ai servizi, Presidente, occorre potenziare l'offerta lavorativa.
E qui non parliamo solo di turismo, del borgo “bomboniera” da visitare la domenica, sempre se c'è bel tempo, attenzione, con un mordi e fuggi che lascia poi poco alle comunità locali. Bisogna prevedere degli incentivi fiscali per quelle aziende che stabiliscono la propria sede operativa nelle aree remote. Occorrono fatti, per l'appunto. E ricordiamoci ancora - adesso il discorso è un po' più calmo, il Ministro lo vedo meno agitato e siamo sul propositivo - che per le imprese vi è possibilità di insediamento a basso costo in questi territori, purché ovviamente se ne garantiscano i collegamenti.
È inoltre possibile prevedere proprio nelle aree marginali l'incremento delle comunità energetiche, fatto che potrebbe tagliare i costi dell'energia, che tanto gravano sulla produzione, ora, che stiamo vivendo una crisi internazionale senza precedenti, più che mai. Insomma, bisogna tradurre nei fatti le tante progettualità, scartando ovviamente quelle assolutamente inefficaci, e mi riferisco a un punto che è presente nella mozione di Azione, cioè quello di prevedere percorsi di ingresso e radicamento nelle aree interne di cittadini stranieri.
Beh, è un'idea sconfessata dalla stessa mobilità territoriale dei migranti, e oltretutto - è una notazione che mi preme fare - spero che la dislocazione territoriale di genti attuata dalla mano pubblica sia un residuo del passato e che non si debba riproporre anche in questi tempi. Altrettanto è da dire per il reddito di insediamento come misura di incentivazione allo stabilimento nei territori di cui parliamo. E voglio fare qualche esempio, Presidente.
Alcuni comuni hanno previsto misure analoghe, e segnalo, uno per tutti, il caso di Locana, che è un piccolo borgo sito nel Parco nazionale del Gran Paradiso, che qualche anno fa ha istituito un triennale di 3.000 euro, per un totale di 9.000 euro, per le famiglie che scegliessero di vivere in quel luogo, peraltro bellissimo, e che iscrivessero almeno un figlio a scuola. Ebbene, nonostante gli sforzi dell'amministrazione, la popolazione di Locana continua a diminuire. Quindi non è questa la strada.
Il motore per il ripopolamento delle aree interne resta il servizi-lavoro. È difficile, è vero, però la strada è quella, anche facendo leva con un pizzico di creatività. E voglio ricordare il caso di Monte Grimano Terme, finito sul per avere varato il progetto “Borgo delle libere arti”. In questo paese delle valli marchigiane si ospitano artisti, intellettuali e artigiani alla ricerca della libertà di esprimersi.
Ebbene, a distanza di anni, lì, Presidente, la popolazione tiene, perché ci sono delle possibilità anche di lavoro, di espressione della propria personalità e delle proprie capacità. Un esempio, questo, che dà conferma alla nostra mozione, che spero che venga accolta da quest'Aula .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Candiani. Ne ha facoltà.
STEFANO CANDIANI(LEGA). Grazie, Presidente. La mozione sulle aree interne è qualcosa a cui teniamo particolarmente, e quindi nei prossimi giorni conto che con la mozione di maggioranza si possa dare un reale significato, non semplicemente propagandistico, ma di contenuti e di concretezza, a una politica a cui il Governo tiene particolarmente. Non stiamo parlando delle aree marginali, ma stiamo parlando delle aree sulle quali poi facciamo tutti affidamento quando si parla del Bel Paese. Non stiamo parlando di aree disperse e dimenticate, ma stiamo parlando di quelle aree che hanno avuto uno sviluppo in passato che oggi risulta per molti aspetti asincronico rispetto alla realtà.
Ma attenzione, nelle politiche che il Governo ha intenzione di mettere in campo, e nella mozione che conto, ripeto, che la maggioranza concluderà nelle prossime ore, saranno contenuti gli interventi e la rimodulazione di interventi che finora non hanno avuto la capacità di dare completa esecuzione agli obiettivi di recupero delle persone, dell'abitato e soprattutto delle opportunità di lavori in quei luoghi. C'è però un tema sul quale - non perdo tempo, Presidente - vorrei subito smontare una delle prospettive che, invece, l'opposizione inserisce nella sua mozione.
Leggo testualmente al punto 17) della mozione presentata, in questo caso, da Azione, e credo anche da altre forze di opposizione... no, solo da Azione, benissimo (meglio, me lo auguro): “a sostenere e incentivare, nell'ambito delle politiche di immigrazione regolare e di coesione territoriale, percorsi strutturati di ingresso, inserimento e stabile radicamento di cittadini stranieri nelle aree interne - in raccordo con gli enti locali e accompagnandoli con le opportune risorse umane e finanziarie - concorrendo così al rafforzamento del tessuto economico e imprenditoriale e alla tenuta demografica, anche attraverso progetti di accoglienza e integrazione diffusa e misure che favoriscano l'accesso all'abitare, l'incontro domanda-offerta di lavoro e la continuità (…)”, eccetera eccetera.
Questa è la sostituzione etnica, punto, cioè tutto l'esatto opposto rispetto a quello che va fatto. Bisogna sostenere in quelle comunità la capacità di rigenerarsi delle comunità stesse. E qui adesso apriamo un tema. Come farlo? Non può essere, Ministro, solo una questione di strade che portano a quelle comunità, ma deve essere anche l'identità. Il dare a quelle comunità un'identità significa conservare una cultura, conservare una tradizione che ha reso possibile finora il radicamento in quel territorio.
E aggiungo una differenza: dovremmo parlare di terra ancora più che di territorio, uscendo dall'aspetto squisitamente amministrativo nella gestione dei servizi, che deve essere associata, ma quello vale per un comune di pianura come per un comune di montagna. Se le dimensioni sono troppo piccole, bene che resti l'identità della comunità, ma bene che i servizi siano gestiti, anche con obbligo, assieme ad altri comuni, per evitare ovviamente l'incapacità di fare fronte ai servizi stessi.
Ma, come dicevo prima, quello che va sostenuto è la capacità economica di quelle realtà, creare opportunità di lavoro, dare opportunità ai giovani di potere restare e fare una famiglia in quelle comunità, trovando lì dentro il loro benessere di crescita, che molto spesso è maggiore rispetto a quello che troverebbero nelle grandi città, ma, nel contempo, sostenere la cultura, sostenere la tradizione che appartiene e che radica quelle comunità in quella terra. Questo consentirà alla prossima generazione di poter avere una tradizione viva da trasferire al futuro, e non semplicemente un vaso con delle ceneri.
È evidente che il calo demografico è un problema che dobbiamo combattere. Noi siamo convinti che occorra, quindi, questo , Ministro, rivedendo le risorse messe a disposizione e trovando un equilibrio tra il sostegno delle attività culturali, l'istruzione e l'educazione - la stessa apertura anche di scuole, laddove sarebbe impossibile farlo in pianura, ma deve essere fatto in montagna, altrimenti si perdono gli abitanti -, ma mantenendo anche delle capacità economiche. Non in tutti i comuni è possibile. Penso a una località a cui tengo particolarmente, che è Macugnaga, un comune della Valle Anzasca.
In questo caso non si può fare un ragionamento solo del singolo comune, ma deve essere fatto un ragionamento di valle, pensando ai comuni che stanno da Piedimulera fino a salire a Macugnaga e considerando che tutti assieme corrispondono a un sistema economico, ma anche a un sistema valoriale in termini di mantenimento della cultura di montagna, che ci appartiene profondamente. Mi è capitato, come capiterà a ciascuno di voi, di salire in montagna nel periodo invernale, e si vedono, lungo le salite che portano alla cima dei paesi più alti, i terrazzamenti.
Le valli sono tutte terrazzate, sono fatte con terrazzamenti costruiti con muri a secco dagli uomini nei secoli precedenti. Ecco, questo ci racconta di una cultura di montagna che è radicata, che era radicata e che consentiva anche di evitare quello che noi oggi chiamiamo il dissesto idrogeologico. Problemi e danni enormi, che poi ci troviamo a dover affrontare perché il territorio viene abbandonato.
Garantire il mantenimento di quelle comunità significa anche, contemporaneamente, evitare maggiori danni a cui il Governo dovrebbe far fronte in futuro. Presidente, a noi basta questo. Basta l'impegno del Governo e basta quello che stiamo anche contribuendo a scrivere nella mozione di maggioranza. Ci devono essere, poi, chiaramente le risorse.
Le risorse ci sono. Sono state messe a disposizione col PNRR. In qualche caso devono essere riviste e ricollocate, ma ci deve essere la consapevolezza che mettendo assieme cultura ed economia si possono creare delle opportunità straordinarie per garantire queste comunità alla prossima generazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Girelli. Ne ha facoltà.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Certo, risulta a volte difficile intervenire sulle mozioni di questo tipo, soprattutto dopo alcuni interventi degli esponenti di maggioranza, per due motivi fondamentali. Il primo perché - tramite lei - vorrei ricordare all'onorevole La Salandra che è un po' facile riempirsi la bocca di investimenti e di risorse che sono state portate a casa da chi, prima di lui o delle forze politiche che rappresenta, governava questo Paese. Anzi, per dirla tutta, è espressione di un movimento politico nettamente contrario agli stanziamenti di quelle risorse perché, se abbiamo qui presente in Aula il Ministro Foti - che ringrazio per la presenza e anche per la serietà nel modo di fare il Ministro mentre è più o meno condivisibile nel contenuto -, è perché ci sono quelle risorse, altrimenti non ci sarebbe il significato di questa presenza.
Ancora di più, diventa incredibile sentire descrivere come è stato tutto risolto e tutto va bene. Tutto è sulla via del meglio, quasi dimenticando cosa avviene nella realtà. Se la risposta è quella che ho sentito dire prima da parte di un altro esponente di maggioranza, che è una mozione di maggioranza in cui ci verrà detto che cosa di bello bisognerebbe fare, io lo trovo leggermente strano, perché di solito funziona che chi è all'opposizione fa delle proposte e promuove delle mozioni e chi governa spiega cosa sta facendo.
Allora, io dico quello che sta facendo questo Governo. Mi verrebbe da dire molto poco se non nulla, perché prima la collega Iacono ha richiamato la mozione del 2024 nella quale c'era un elenco non banale di cose da fare, anche molto precise e complete. Peccato che non abbiano trovato alcuna applicazione nei bilanci dello Stato degli anni successivi. Anzi, se dobbiamo dirla tutta, abbiamo avuto l'approvazione della legge Calderoli sulla montagna e oggettivamente io invito davvero tutti a rileggerla, per la banalità di quella legge e per l'irrispettosità rispetto al territorio montano. Invito anche a leggere tutti gli emendamenti proposti da varie parti politiche, nei quali si cercava di introdurre quegli elementi di novità e di precisione che andavano incontro ai bisogni veri della montagna.
Ma prima di dire qualcosina di merito, vorrei anche fare un'altra osservazione che riguarda la tipologia delle società che si stanno sviluppando nelle aree interne e nelle zone montane. È facile parlare di identità, è facile parlare in maniera anche molto demagogica e anche intellettualmente secondo me poco onesta di immigrazione, usando anche in questo caso questi argomenti, ma poi magari inviterei a visitare le stalle della pianura padana e delle aree interne e a vedere chi lavora in quelle stalle. Inviterei a visitare le case degli anziani delle zone montane e a vedere chi sono le donne che si occupano di questi anziani lasciati completamente soli, ma anche le fonderie, per esempio, della valle in cui vivo, nei lavori più brutti dove ti sporchi davvero le mani, dove le condizioni di lavoro, seppure in una modernità di sistema, sono ancora scomode e poco appetibili e solo qualcuno dalla pelle colorata in maniera diversa sta facendo questo lavoro, magari trovando un riscatto alla provenienza anche molto triste da cui viene.
L'integrazione è questa roba qui, non è altro. È dare speranze, le stesse speranze che in tempi passati gente che veniva da altre parti d'Italia trovava o al Nord o in altri Paesi. Questo è il punto e questo è il modo anche di concepire il territorio, la terra: non come un'appartenenza, come una proprietà da rivendicare e da difendere muscolarmente, ma da valorizzare, da far crescere, da far sviluppare. Allora, è stato ben detto: noi, se tutto questo lo vogliamo, dobbiamo saper intervenire sui gangli veri del vivere di oggi e non possiamo pensare che basti dare qualcosa a chi vive in montagna per avere la garanzia che quelli ci abitano, ci stanno e ci permettono, quando giriamo qualche volta la domenica, di vedere i terrazzamenti oppure le zone più belle, quelle che ci piace vedere, i giardini che sono le nostre montagne.
Bisogna garantire servizi, cominciando dalla sanità, che non è marginale ma è fondamentale, cominciando dalla scuola, cominciando dai trasporti. L'onorevole La Salandra ha un'esperienza di gestione di società di trasporti e dovrebbe ben sapere cosa sono i tagli del trasporto pubblico locale che ricadono nelle zone interne e nelle zone montane, laddove è impossibile pensare di muoversi in maniera diversa rispetto all'uso di un'automobile. Ma significa anche e soprattutto creare condizioni di lavoro e di sviluppo, perché noi viviamo, anche da questo punto di vista, una situazione davvero strana, perché spesso e volentieri nel nostro Paese le aree interne e le zone montane sono state innovative nel fare produzione, nel concepire impresa.
Io penso al tema della siderurgia - mi permetta, Presidente, di dirlo, tramite lei, al Ministro - nel territorio in cui vengo, alle capacità di invenzione che si sono avute e che sono note in tutto il mondo e che ora, però, hanno bisogno di ulteriori speranze, di ulteriori aiuti, proprio per evitare che dove sono nate le cose le cose finiscano. Perché? Perché i costi di trasporto, i costi di produzione e quello che è il nuovo sistema generato rischiano di essere assolutamente la condizione di anti-competitività che porta a fare altre scelte territoriali strategiche, impoverendo questi territori, smantellandoli non solo di quella manodopera di cui dicevo prima ma anche della capacità di invenzione. La cosiddetta intelligenza di un Paese non è una casta a sé stante, ma deve essere un motore propulsivo con una ricaduta positiva per tutta la società, specie in queste zone.
Allora, io credo, che nella mozione presentata abbiamo un elenco di buoni propositi e di cose da fare, così come in quella presentata nel 2024 e così come - sono sicuro - nelle altre che si succederanno. Però, usciamo davvero dall'ipocrisia di farlo diventare un momento di esercizio fra di noi, in cui diciamo, sì, siamo tutti più o meno d'accordo o magari rischiamo anche di cadere in una conflittualità dialettica, in un tirare per la giacca un argomento così delicato per speculazioni di parte. Cerchiamo di tradurre tutto quello che stiamo dicendo in postazioni di bilancio nel prossimo bilancio, e sarà proprio in questa Camera che approderà in prima lettura. Prenderemo nota - questo lo posso assicurare, lo preannuncio a chi di maggioranza presenterà una mozione - di tutto quanto verrà detto per capire poi in quel bilancio cosa ci sarà come indicazione.
Un'ultima annotazione, Presidente. In tutto questo c'è anche il tema dell'autonomia, perché io credo che, spesso e volentieri, quando si parla di aree interne, di zone montane, di configurazioni, di assetti amministrativi, non si tiene conto dell'aspetto che la prima scommessa è mettere assieme il territorio per potergli garantire l'autorevolezza di esprimere idee, programmazione e gestioni di risorse.
Noi abbiamo deciso dall'alto cos'è la montagna e cosa non lo è, dimenticando la storia, cosa si è sviluppato sui territori, perché sono nate determinati unioni e perché si sono create determinate dinamiche. Noi abbiamo dimenticato che, spesso e volentieri, più che dire che cosa serve a quei territori bisognerebbe ascoltare quei territori, che ci sanno ben dire che cosa vorrebbero, e metterli anche in condizione di avere davvero quell'autonomia, di concretizzare ciò di cui hanno bisogno stanziando risorse certe, uguali per tutto il territorio nazionale, in modo che sappiano affrontare il nodo dei problemi non per dividere, non per rivendicazioni identitarie, non per creare tante piccole patrie, ma semplicemente per costruire quel meraviglioso che il nostro Paese è e che è rappresentato da tante specificità che devono valorizzare se stesse, vivere la dimensione locale ma con una propensione globale.
Io credo che questa mozione sia un contributo rispetto a questa indicazione e sia anche una prova e un richiamo di serietà a tutta l'Aula nel non riempirci la bocca di grandi parole ma nel cercare di attuare delle politiche che siano davvero efficienti .
PRESIDENTE. Non essendovi altri iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
Sospendo a questo punto brevemente la seduta, che riprenderà alle ore 15,20. Alla ripresa il Governo chiederà di intervenire per la replica.
PRESIDENTE. Riprendiamo la discussione della mozione sul rilancio della strategia nazionale delle aree interne.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di intervenire.
TOMMASO FOTI,. Signor Presidente, mi consenta innanzitutto di ringraziare tutti i deputati che sono intervenuti, in particolare un ringraziamento al gruppo di Azione perché, con la presentazione di questa mozione, ha consentito poi lo sviluppo di una discussione che può trovarci sicuramente non d'accordo su molti punti, ma anche in accordo su tanti altri.
Debbo dire che quello delle aree interne è un tema che, probabilmente, viene affrontato sporadicamente, ma quando ci si è chiesti, onorevole Benzoni, “sono un problema o sono una risorsa?”, io penso di dover dire che sono una risorsa quando gli risolviamo i problemi, perché questo è il tema vero. Nel senso che da tempo si sono pensate varie strategie.
Io ho sentito prima un processo a porte aperte a questo Governo sulle aree interne, ma se dovessi andare a vedere i dati dei cali demografici perché, anche qui, non è che il problema è solo spopolamento, il problema è spopolamento, invecchiamento e calo demografico, sono tre le combinazioni. Poi capisco che sia più facile parlare di spopolamento, perché su quello ci sta dentro tutto e il suo contrario; ma la realtà dei fatti ci dice che in molti comuni, in quei comuni che, ad esempio, sono stati attenzionati dal professor Rosina, titolare della cattedra di economia all'Università Cattolica di Milano e demografo e che avevo avuto il torto di mettere, onorevole collega Alifano, in allegato al Piano strategico nazionale delle aree interne, perché non ho pensato che una citazione virgolettata potesse essere attribuita come responsabilità di Governo, come lei ha fatto.
Peraltro, le consiglierei di aggiornarsi però, perché, dato che lei ha letto il Piano approvato nell'aprile del 2025 all'unanimità, compreso UNCEM, compreso ANCI, comprese le regioni, compresa l'Unione delle province, cioè comprese - potrei dire - tutte sigle ai cui vertici non ci stanno esponenti dei partiti di Governo. Lo dico così, per la cronaca e anche per la puntualizzazione dovuta. Però a luglio abbiamo deciso di espungere questa parte. Abbiamo espunto anche lo studio, è solo un allegato, ma io non penso che uno studio debba far paura. Anzi, ritengo al contrario che, prendendo spunto da quello studio, si possano studiare delle strategie diverse da quelle fallimentari che ci sono state fino ad oggi. Perché, vede, il problema delle aree interne non è un problema di risorse - anche di risorse, in alcuni ambiti -, ma, quando io penso che la strategia delle aree interne 2014-2020, con uno stanziamento di oltre un miliardo e 200 milioni di euro, ha visto impegni per il 63 per cento - impegni - e una spesa certificata al 31 dicembre del 37 per cento, mi chiedo forse se stiamo parlando di progetti che erano progetti o di idee che non si sono mai trasformate in azioni. E dato che sono per le idee che diventano azioni - perché penso che questo sia un compito della politica -, ritengo anche che, senza nulla togliere al tema delle aree interne e ai fondi delle aree interne, sia giunto il momento di fare chiarezza al riguardo per finanziare i progetti che ci sono, non quelli che non ci sono.
Perché non dobbiamo neanche qui confondere la strategia delle aree interne con le aree interne come classificate. Le aree interne, come classificate, sono circa 13,5 milioni di abitanti e circa 4.000 comuni, ma la strategia delle aree interne, voluta e concordata in entrambe le volte con le regioni - perché voi sapete che la classificazione dei comuni che partecipano all'area interna è decisa dalle regioni - ha interessato principalmente - com'era ovvio che fosse - i comuni periferici e ultra periferici, cioè quei comuni che più di ogni altro sono a rischio di sopravvivenza. Aggiungerò che sono investimenti in conto capitale e che solo nell'attuale strategia delle aree interne, approvate dalla cabina di regia, presentate da questo Governo, si è previsto, comunque, che in via eccezionale si potessero finanziare anche alcuni servizi, purché vi fosse, poi, da parte del comune la volontà negli anni successivi, e cioè dopo tre o quattro anni, di provvedervi direttamente.
E quando io sento dire che le tre emergenze sono i trasporti, la salute e l'istruzione - perché poi si parla di “scuola”, ma bisognerebbe parlare di “istruzione” più in generale - beh, scusatemi, ma qualcuno allora non ha letto la strategia delle aree interne, perché è tutta incentrata su questi tre filoni. E quando qualcuno mi parla della necessità di poter intervenire sulla connettività, faccio presente che è stato questo Governo che si è preoccupato di cercare di far chiudere quella pagina, che si è aperta tanti anni fa, con una società pubblica che era destinata principalmente a dover portare la rete in tutti i territori e non solo nei territori ad alta redditività e non mi pare che dai banchi dell'attuale opposizione qualcuno abbia mai rilevato questa questione vergognosa.
E dirò di più, con i fondi del PNRR, dato che nelle aree cosiddette “bianche” non ci si arrivava entro i limiti del 30 giugno-31 agosto si è deciso di fare uno strumento finanziario che consentisse alle due società che hanno i lotti del PNRR aggiudicati ai tempi del Governo Draghi di poter ultimare i lavori e avere almeno la possibilità del collegamento. Un collegamento che - è evidente -, tanto per essere chiari, non potrà dare dei risultati economicamente attivi né nel breve, né nel medio periodo, ma che è la precondizione per poter, ad esempio, dar corso a quello di cui si parla tanto; ma, al di là della bellezza di andare in luoghi come sono quelli delle aree interne, se tu poi non hai connettività, tu sei isolato persino dal servizio più banale, cioè da quello di poter avere un collegamento per chiamarti il medico. E, vedete, quando si parla, ad esempio, della utilità di alcuni servizi, ma noi sul PNRR abbiamo messo due bandi per le farmacie rurali. E perché abbiamo messo le farmacie rurali? Perché sono le farmacie - scusatemi - che rappresentano un presidio nella gran parte delle aree interne dove neppure gli sportelli bancari ci sono più. E anche qui non ho visto cortei quando chiude lo sportello bancario in qualche area interna, magari c'è qualche protesta che fanno i cittadini del luogo.
E aggiungo: ma nel PNRR si è consentito anche di dar corso a quel piano di Poste Italiane, il Progetto Polis - grande progetto non citato nelle critiche a questo Governo nella discussione di oggi - che presenta un'inversione di tendenza rispetto al passato, perché, in passato, Poste italiane chiudeva gli uffici postali, soprattutto nelle aree interne, perché erano ritenuti non redditivamente interessanti. Oggi, con il progetto Polis, si sta cercando, ovviamente ampliando i servizi tradizionali di Poste Italiane… Devo dire che è rimasta molto più la sigla della parte commerciale della ditta, perché, chiaramente, oggi Poste Italiane realizza un insieme di attività multiple sul territorio nazionale, laddove la parte strettamente postale è quella meno rilevante o residuale. Ma il progetto Polis, comunque, è andato avanti. Allora, io penso che si debba necessariamente avere le proprie idee, sottolineare le differenze, lanciare anche delle proposte, giustamente, ma quando si vogliono fare i processi alle intenzioni, allora ci si trova poco.
Anche perché, vedete, sentivo il parlamentare del Partito Democratico che, giustamente, mi richiamava ad andare a vedere le stalle di montagna: io ho la fortuna-sfortuna di conoscere le stalle di montagna; ovviamente, ogni montagna ha le sue stalle e i suoi agricoltori. Però, onorevole Girelli, il problema vero è che, se noi non consentiamo che vi sia una redditività di quell'attività agricola che ancora oggi meritoriamente qualcuno porta avanti, otterremo un combinato disposto per cui non soltanto non avremo più l'agricoltura di montagna, ma avremo anche la montagna abbandonata sotto il profilo della tutela ambientale e dei presidi che ci sono sul territorio e che porta l'uomo in prima persona.
E, allora, questi sono argomenti che ci portano, ad esempio, a sostenere in Europa che la PAC non possa essere uno strumento che va solo in un capitolo di un bilancio europeo senza mantenere la propria identità e, soprattutto, nella parte più significativa di un pilastro della stessa, che non è quello del rimborso agli agricoltori, ma è l'altro pilastro: è il pilastro che noi riteniamo fondamentale e per il quale ci stiamo battendo in Europa, tenendo presente - e lo dico così, - che il tema delle aree interne non è solo un tema italiano, perché anche questo pare sia stato dimenticato. Domani sarò a Bruxelles, alle ore 12, con tutti i Ministri della coesione: il Vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, presenterà quello che viene definito , cioè il diritto di restare, e sarà quella la strategia che verrà annunciata a livello europeo sulle aree interne. Perché le aree interne ce le ha l'Italia, ma ce le ha la Francia e ce le ha la Spagna, per chi non è avvezzo a guardare solo al giardinetto interno.
Penso che il tema della fiscalità di vantaggio sia un tema che vada necessariamente introdotto, ma non introdotto sotto il profilo legislativo; sotto il profilo legislativo voi sapete che c'è già questo strumento. Il vero tema è come si individua e come si riesce a fare stare in piedi una fiscalità di vantaggio in alcune aree senza automaticamente svuotare quelle confinanti, perché anche questo è un tema che bisogna porsi. Non a caso, soprattutto al Sud, anche se non è stato detto, quando si parla di ZES unica, bisognerebbe ricordare che la precedente ZES plurima non era fatta per tutti i territori del Sud, ma era fatta solo per alcune aree, anche all'interno della stessa provincia. Oggi è stata estesa, da questo Governo, a tutte le aree, proprio per evitare quella mancanza di solidarietà di territorio che la competizione facilmente avrebbe portato avanti.
E anche rispetto alla , guardate che la nuova strategia delle aree interne, contrariamente a quella precedente, per la quale nessuno ha chiesto scusa o ha fatto ammenda, non è una strategia che è centralizzata: è una strategia che parte dal basso, passa per le regioni e le regioni la trasmettono al Governo centrale per verificare la competenza rispetto ad alcuni temi. Ma le 22 strategie approvate nella cabina di regia di aprile 2026 non sono 22 per caso: sono 22 perché sono quelle che sono state trasmesse, nonostante tutti avrebbero dovuto adempiere entro l'8 dicembre 2025. Se volete, potrei citare le lettere di sollecito, regione per regione, relativamente alla necessità di trasmettere la strategia delle aree interne.
E dirò di più: per velocizzare oggi e completare il quadro delle 21 mancanti, abbiamo detto che non serve neanche più la cabina di regia convocata, ma basta la procedura scritta per fare in modo di dare un'ulteriore velocizzazione alla messa in campo delle aree interne. E dirò che, differentemente dal passato, dove non vi era un comune capofila, e diversamente dal passato, dove gli accordi quadro si fermavano a Roma, è stata prevista la firma digitale in modo tale che non vi sia neanche più quel problema. E aggiungo: uno dei problemi delle aree interne è la capacità amministrativa, che è un tema che anche oggi non ho sentito risuonare dai banchi dell'opposizione, ma è il tema dei temi : è il tema dei temi perché mancano i segretari comunali, che sono praticamente tutti a scavalco; è il tema dei temi perché il personale non ha oggi la possibilità e lo vedo quando arrivano le richieste per la rendicontazione del PNRR. Ma vi rendete conto che la documentazione che viene chiesta dal PNRR per il comune di “Rocca Micciola di sotto o di sopra” è la stessa del comune di Roma? Vi pare che vi sia una proporzione di personale e di capacità amministrativa identica o proporzionale ? Anche su questo tema l'COE svolge un servizio di assistenza. Addirittura nel Sud, per la coesione, sono stati individuati due bandi da 1.000 assunzioni a tempo indeterminato: per personale amministrativo e per personale tecnico.
E aggiungerò di più. Mentre per il personale amministrativo si sono raggiunti gli obiettivi, nel senso che vi è un numero di idonei che ha consentito di procedere poi alle assunzioni, anche qui dobbiamo fare un ragionamento: il personale tecnico dei comuni non vuole più operare .
Questo è il problema di fondo. Ma perché vanno in regione? Debbo dirlo perché vanno nelle regioni? Perché prendono il doppio dello stipendio! È questo il ragionamento, dove tu hai una concorrenza che è assurda tra organi dello Stato. Quando c'è stato il momento del personale delle province che si liberava, molti dipendenti della provincia sono andati in regione. Quando qualcuno dice, giustamente, “dovrebbero tornare le province”, sì, tornano le province, ma non pensiamo che torni un dipendente di coloro i quali hanno deciso di andare in regione, perché il trattamento economico è decisamente superiore e decisamente più competitivo.
Ecco, allora, scusatemi, io penso che valuterò attentamente tutte le mozioni, una per una, perché non guardo la bandierina o la firma dei proponenti, sono abituato a guardare il contenuto delle proposte . E quindi, quando dovrò esprimere il parere sulle mozioni, lo esprimerò con la massima delle obiettività possibili e, comunque, al di là di condividere o meno alcuni punti, penso che a nessuno sfugga il fatto che le aree interne non rappresentano uno strumento di lotta politica, ma rappresentano un'emergenza nazionale .
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Saluto le studentesse, gli studenti, le docenti e i docenti dell'Istituto tecnico commerciale e per geometri “Loperfido-Olivetti” di Matera, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Oggi sono a Montecitorio per la giornata di formazione, quindi benvenuti e buon lavoro alla Camera.
Così come saluto le studentesse, gli studenti, le docenti e i docenti del liceo scientifico “Belfiore” che, invece, arrivano da Mantova e oggi sono in visita alla Camera dei deputati .
Noi stiamo svolgendo delle discussioni generali, e dunque non c'è il notorio affollamento per questo motivo.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2910: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La VIII Commissione (Ambiente) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, onorevole Massimo Milani.
MASSIMO MILANI, . Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il decreto-legge all'esame dell'Assemblea, approvato dal Senato e non modificato nel corso dell'esame in sede referente presso la VIII Commissione di questa Camera, risponde all'esigenza di assicurare la tempestiva realizzazione di opere infrastrutturali, strategiche e di razionalizzazione delle relative gestioni commissariali.
L'articolo 1 reca disposizioni urgenti finalizzate alla presentazione dell'iter approvativo del collegamento stabile fra la Sicilia e la Calabria, disciplinando la procedura che il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti deve seguire per conformarsi alle deliberazioni della Corte dei conti, adottate sulla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS) e sul decreto ministeriale con cui era stata assentita l'approvazione di atti aggiuntivi alla concessione.
In particolare, la norma elenca, fra l'altro, gli adempimenti istruttori propedeutici all'adozione di una nuova delibera del CIPESS attraverso l'aggiornamento del piano economico-finanziario della società concessionaria, l'acquisizione del parere dell'Autorità di regolazione dei trasporti sulle tariffe di pedaggio, nonché la sottoposizione al Consiglio superiore dei lavori pubblici di una richiesta di parere sui profili tecnici di particolare complessità e rilevanza della relazione del progettista, di cui all'articolo 3, comma 2, del DL n. 35 del 2023.
Relativamente alla fase attuativa, si autorizza il Ministero a sottoscrivere con la società concessionaria un atto aggiuntivo alla convenzione recante il piano economico-finanziario modificato in esito alla predetta istruttoria.
Relativamente alla , i commi 5 e 6 prevedono la nomina dell'amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana quale commissario straordinario per la realizzazione degli interventi infrastrutturali ferroviari complementari al ponte, e ne disciplinano le attribuzioni.
Ulteriori disposizioni dell'articolo 1 prevedono, poi, incrementi delle risorse destinate al Programma ponti, viadotti e gallerie, di competenza della società ANAS, nonché all'autorizzazione di spesa a favore della società Rete Ferroviaria Italiana per gli investimenti relativi alla rete ferroviaria nazionale.
L'articolo 2 reca disposizioni urgenti in materia di messa in sicurezza e di adeguamento del traforo del Gran Sasso e delle tratte autostradali A24 e A25, prevedendo una revisione delle competenze fra il commissario straordinario per la sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso e il commissario straordinario per le medesime tratte autostradali. Si prevede, così, la proroga al 31 dicembre 2028 della durata di entrambi gli incarichi commissariali e il subentro del primo commissario al secondo per le attività di messa in sicurezza antisismica e di ripristino della funzionalità del traforo.
L'articolo 2-, introdotto dal Senato, reca disposizioni urgenti per l'affidamento della concessione della A22 Brennero-Modena al fine di garantire i principi di concorrenza, pubblicità e trasparenza nello svolgimento della relativa procedura. Si dispone che l'invito a presentare l'offerta finale sia corredato dallo schema di convenzione predisposto dall'ente concedente sottoposto, previo parere dell'Autorità di regolazione dei trasporti, al Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile per la relativa approvazione.
L'articolo 3 reca disposizioni urgenti per la funzionalità dei commissari nominati per la realizzazione delle opere necessarie allo svolgimento del campionato europeo di calcio “UEFA EURO 2032” e delle opere relative al Polo logistico di Alessandria Smistamento.
L'articolo 4 reca disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari della società ANAS, prevedendo il subentro dell'amministratore delegato di ANAS agli attuali commissari straordinari per gli interventi sulla rete autostradale di interesse nazionale, elencati nell'Allegato 2 alla legge. Nel corso dell'esame al Senato, l'articolo è stato integrato con i commi da 2- fino a 2-, che prevedono la nomina dell'amministratore delegato di ANAS a commissario straordinario per gli interventi indicati nell'Allegato 2-, nonché ulteriori autorizzazioni di spesa per il collegamento dell'ultimo miglio fra l'area portuale di Genova e l'area di Campasso; il ripristino della linea ferroviaria Priverno-Terracina; la riapertura della tratta Platì-S. Cristina di Aspromonte; la soppressione dei passaggi a livello delle linee Alessandria-Piacenza, Bologna-Padova e Codogno-Mantova; la progettazione del prolungamento verso Gaeta della Pedemontana di Formia; la ricostruzione del pontile di Marina di Massa, del ponte sul fiume Trigno e la riapertura del viadotto Sente Longo, nonché la realizzazione del nuovo ponte S. Michele tra Paderno d'Adda e Calusco d'Adda.
L'articolo 5 reca disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari della società Rete Ferroviaria Italiana, prevedendo il subentro dell'amministratore delegato della medesima società RFI ai commissari straordinari già nominati per le attività di progettazione, affidamento, coordinamento ed esecuzione degli interventi sulla rete ferroviaria di interesse nazionale indicati all'Allegato 3 e nominandolo altresì commissario straordinario per gli ulteriori interventi indicati nell'Allegato 4, e con i poteri di cui al decreto-legge n. 32 del 2019, cosiddetto “Sblocca cantieri”.
L'articolo 6 reca una norma di interpretazione autentica volta a chiarire che il commissario straordinario per la realizzazione della linea C della metropolitana di Roma e del sistema delle tramvie di Roma può approvare accordi transattivi esclusivamente a condizione che essi prevedano la rinuncia, da parte di Roma Metropolitane società in liquidazione e della società Metro C, alle rispettive pretese e azioni relative ai rapporti sorti antecedentemente alla transazione di cui si tratta.
L'articolo 6-, introdotto al Senato, interviene sul decreto legislativo n. 502 del 1992 prevedendo una semplificazione delle procedure di autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie e sociosanitarie collegate ai del PNRR per gli investimenti concernenti le case della comunità, gli ospedali di comunità e gli interventi di digitalizzazione e rafforzamento strutturale del Servizio sanitario nazionale.
L'articolo 7 reca disposizioni urgenti per la funzionalità della società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 e della Fondazione Milano-Cortina 2026. Per quanto concerne la Società Infrastrutture Milano Cortina, si prevede che rientrino, nel suo scopo statutario, anche le attività di fornitura e gestione di beni e servizi e di realizzazione di interventi individuati mediante convenzioni con il Commissario straordinario per i Giochi paralimpici, finalizzati a garantire la funzionalità e l'accessibilità delle opere olimpiche. Si autorizza, inoltre, il Commissario straordinario a erogare anticipazioni di cassa alla Fondazione fino al 50 per cento delle risorse trasferite.
L'articolo 8 prevede che, al fine di promuovere condizioni omogenee di affidamento delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per finalità turistico-ricreative e sportive, il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti sottoponga alla Conferenza unificata, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, uno schema di bando-tipo per l'avvio delle procedure di affidamento. L'articolo 8- introdotto dal Senato, interviene sulla disciplina dei finanziamenti statali destinati alla messa in sicurezza di ponti e viadotti, prorogando al 30 settembre 2026 il termine per l'aggiudicazione dei lavori, fermo restando il meccanismo di revoca automatica delle risorse statali in caso di mancato rispetto del predetto termine.
L'articolo 9 attribuisce al Commissario straordinario per la realizzazione del Parco della salute, della ricerca e dell'innovazione di Torino anche gli interventi necessari alla realizzazione della nuova Città della salute e della scienza di Novara; si prevede, inoltre, che gli impianti di rigassificazione di gas naturale liquefatto, con autorizzazione in scadenza entro il 31 dicembre 2026, continuino a operare sulla base dell'autorizzazione originaria fino alla conclusione del procedimento di rinnovo, proroga o nuova autorizzazione, purché l'istanza sia presentata entro il 30 giugno 2026.
Nel corso dell'esame al Senato sono stati introdotti il comma 5, che per gli interventi su infrastrutture stradali consente l'utilizzo integrale del materiale derivante dalla rimozione della pavimentazione in conglomerato bituminoso fino al 31 dicembre 2026, oltre ai commi da 5- a 5- recanti misure per la ricostruzione successiva al crollo del ponte Morandi per il tunnel sub-portuale e per la diga foranea di Genova.
MASSIMO MILANI, . L'articolo 9 introdotto al Senato, reca misure per la semplificazione degli interventi di sviluppo, potenziamento e modifica dei gasdotti per l'importazione di gas dall'estero.
Infine, l'articolo 10 reca disposizioni urgenti per la tutela e la salvaguardia della laguna di Venezia, disponendo l'acquisizione del sistema MOSE al patrimonio indisponibile dello Stato. In conclusione, segnalo che le Commissioni competenti in sede consultiva hanno espresso parere favorevole sul provvedimento e che la Commissione bilancio esprimerà il parere durante i lavori in Assemblea.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire, se lo richiede, il rappresentante del Governo: non interviene.
È iscritto a parlare il deputato Giulio Centenaro. Ne ha facoltà.
GIULIO CENTENARO(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, l'obiettivo principale del decreto-legge di cui iniziamo l'esame oggi all'Assemblea della Camera è quello di accelerare la realizzazione di infrastrutture strategiche, superare i ritardi burocratici, anche attraverso la nomina e la razionalizzazione di commissari straordinari e riordinare il sistema procedurale per la realizzazione delle opere. Soprattutto, il decreto-legge evita il blocco di un'opera importante nel nostro Paese, il ponte sullo Stretto di Messina, per la quale il nostro Ministro Salvini, con grande coraggio, si è esposto a livello internazionale per portare avanti la realizzazione, contro gli impedimenti di alcune strutture amministrative dalla visione miope e mancanza di lungimiranza.
Perché la realizzazione di quest'opera non solo completa il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo della rete transeuropea dei trasporti, ma completa anche un collegamento continuativo tra l'isola Sicilia e il Nord Europa, consolidando il ruolo dell'Italia quale logistico euromediterraneo. In particolare, il decreto-legge ridefinisce gli adempimenti di natura istruttoria e procedurale per il completamento del collegamento stabile Sicilia-Calabria e disciplina l'aggiornamento del piano economico-finanziario, l'acquisizione di pareri tecnici e ambientali, il dialogo con l'UE e la predisposizione di una nuova delibera CIPESS, con lo scopo di conformarsi alle pronunce contrarie della Corte dei conti in relazione all'approvazione del progetto definitivo del ponte e all'approvazione dell'atto aggiuntivo alla convenzione fra il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e lo Stretto di Messina Spa, assicurando la sincronizzazione dell'efficacia dei due provvedimenti.
Un altro importante passo realizzato dal decreto-legge è la razionalizzazione del sistema dei commissari straordinari; infatti, si concentrano le funzioni, precedentemente distribuite tra una pluralità di commissari, in capo agli amministratori delegati delle società pubbliche ANAS e RFI. Questi possono, a loro volta, nominare dei responsabili o subcommissari, ai quali delegare attività e funzioni proprie. La disposizione mira a valorizzare la conoscenza diretta del territorio e la vicinanza operativa ai cantieri, che potrà garantire una maggiore efficacia nella realizzazione e completamento degli interventi. Al subentro di nuovi commissari restano validi gli atti e i provvedimenti adottati in precedenza e sono fatti salvi gli effetti prodotti e i rapporti giuridici sorti antecedentemente alla data di entrata in vigore della disposizione.
In merito all'affidamento della concessione dell'A22 Brennero-Modena, il decreto cerca di risolvere le contestazioni sulle modalità di rinnovo delle concessioni da parte della Commissione UE, che pone problemi di legittimità sulla procedura utilizzata. Il testo prevede che l'invito a presentare l'offerta finale, oltre al progetto di fattibilità tecnico economica posto a base di gara, deve essere corredato dello schema di convenzione e deve essere sottoposto per l'approvazione al CIPESS, previo parere dell'Autorità di regolazione dei trasporti e sentito il NARS.
Il decreto introduce anche la proroga della durata dell'incarico del Commissario straordinario per la sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso fino al 31 dicembre 2028, al fine di garantire il compimento delle attività in essere in una situazione complessa, dove ci sono laboratori nazionali del Gran Sasso, l'acquifero e anche l'autostrada e, inoltre, proroga al 31 dicembre 2028 anche la durata dell'incarico del Commissario straordinario per l'adeguamento e la messa in sicurezza antisismica delle autostrade A24 e A25, al fine di garantire il completamento delle attività di programmazione, progettazione, affidamento ed esecuzione degli interventi urgenti resisi necessari a seguito degli eventi sismici occorsi nel Centro Italia negli anni 2009, 2016 e 2017.
Soprattutto, il decreto ridefinisce le competenze di due commissari tra il commissario straordinario per le tratte A24 e A25, allo scopo di garantire il completamento degli interventi di messa in sicurezza dell'acquifero, le attività di adeguamento del traforo connesse alla messa in sicurezza della galleria funzionale alla rete transeuropea e i compiti di messa in sicurezza antisismica e il ripristino della funzionalità del traforo. Il decreto rafforza i poteri dei commissari per la realizzazione delle opere connesse agli europei di calcio “UEFA EURO 2032” e prevede misure per la funzionalità della società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 Spa e della Fondazione Milano-Cortina 2026 e accelera la realizzazione di una serie di interventi importanti con il polo logistico di Alessandria, il Parco della salute di Torino, la Città della salute di Novara, gli interventi per la ricostruzione a seguito degli eccezionali eventi meteorologici del 2022 in provincia di Macerata.
Il Senato ha aggiunto il finanziamento e l'accelerazione della realizzazione di una serie di ulteriori opere urgenti sul territorio nazionale, attese da anni, anche attraverso la nomina di commissari straordinari, per accelerare l'esecuzione come il completamento dei lavori di collegamento dell'ultimo miglio tra l'area portuale di Genova e l'area di Campasso; il ripristino della linea ferroviaria Priverno-Terracina, chiusa dal 2012 a seguito di un dissesto franoso nell'area di Monte Cucca; la riapertura al transito della tratta tra Platì e Santa Cristina d'Aspromonte; la soppressione di passaggi a livello e opere connesse sulle linee Alessandria-Piacenza, Bologna-Padova e Codogno-Mantova; il progetto di fattibilità tecnico-economica del prolungamento verso Gaeta della cosiddetta Pedemontana di Formia; la ricostruzione del Pontile di Marina di Massa, in parte demolito dalla nave durante la mareggiata di libeccio la sera dello scorso 28 gennaio 2025; la ricostruzione del ponte sul fiume Trigno; la riapertura del viadotto Sente Longo al confine tra le regioni Abruzzo e Molise.
In merito alla linea C della metropolitana di Roma e, in particolare, in merito al contenzioso pendente tra Roma Metropolitane Srl in liquidazione e Metro C Spa, il decreto-legge impone un azzeramento totale delle pendenze passate e future relative ai rapporti di contenziosi pregressi, garantendo che gli accordi precludano ulteriori richieste risarcitorie al fine di stabilizzare il quadro finanziario di lavori e procedere senza l'onere di controversie residue.
Il decreto contiene, inoltre, nuove misure per uniformare le procedure di affidamento delle concessioni demaniali marittime, attraverso la predisposizione di un bando tipo per tutto il territorio nazionale, e misure per la continuità operativa degli impianti di rigassificazione, considerati strategici per la sicurezza nazionale.
Infine, hanno significativa importanza le disposizioni urgenti per la tutela e la salvaguardia della Laguna di Venezia, che dispongono l'acquisizione del sistema MoSE al patrimonio indisponibile dello Stato per la consegna in uso governativo all'Autorità per la Laguna di Venezia-Nuovo magistrato delle acque e l'iscrizione di diritto dell'Autorità per la Laguna di Venezia nell'elenco delle stazioni appaltanti qualificate ai fini dello svolgimento dei compiti e delle attività ad essa attribuiti.
Tra le ulteriori disposizioni introdotte dal Senato cito la semplificazione e accelerazione delle procedure di autorizzazione e di accreditamento delle strutture sanitarie e sociosanitarie collegate ai del PNRR, sia nuove strutture che ampliamenti e ristrutturazioni delle strutture esistenti, in particolare con riferimento alle case della comunità e agli ospedali di comunità, nonché agli interventi di digitalizzazione e al rafforzamento strutturale del Servizio sanitario nazionale; un'ulteriore proroga di oltre tre mesi, fino al 30 settembre 2026, per l'aggiudicazione dell'appalto dei lavori per la messa in sicurezza di ponti e viadotti del bacino del Po, di competenza delle città metropolitane, delle province e dell'ANAS, al fine di permettere l'utilizzo delle risorse stanziate dalla legge di bilancio 2019; le misure temporanee per l'anno in corso volte ad assicurare, per gli interventi su infrastrutture stradali, l'utilizzo integrale del materiale derivante dalla rimozione delle pavimentazioni di conglomerato bituminoso, incluso il fresato d'asfalto, reimpiegandolo senza ulteriori trattamenti diversi dalla normale pratica industriale; la proroga del commissario per la realizzazione del tunnel sub-portuale e della diga di Genova, fino al 31 dicembre 2027, e l'integrazione delle risorse per il completamento dei lavori della fase A della diga stessa; le misure di semplificazione per le infrastrutture energetiche di interesse nazionale, relative allo sviluppo, al potenziamento e alla modifica di gasdotti per l'importazione di gas dall'estero esistenti.
Volevo infine ringraziare i colleghi senatori per il lavoro svolto, in quanto hanno potuto integrare il testo del Governo con norme dirette alla realizzazione di interventi urgenti e importanti, sia per il periodo storico critico, che purtroppo attraversiamo, sia perché si tratta spesso di opere attese da anni dalla popolazione.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. L'ennesimo decreto-legge inutile, ma che ha un'idea solita di questo Governo, che è quella di fare una super- e trasformare l'Italia in un Paese di commissari. Prima eravamo il Paese del sole, il Paese del mare, adesso siamo il Paese dei commissari. Devo dire la verità che trovo anche un po' ridicolo il fatto di provare a riuscire a risolvere tutti i problemi che avete creato con opere inutili e opere rimaste ferme, opere che necessitavano di finanziamenti, per partire con questa nuova proposta di deregolare anche lo schema del commissario, l'utilizzo del commissario che, tra l'altro, è già una il commissario è una figura che ha dei poteri un po' più forti rispetto alla capacità di far partire opere o di farle finire, di farle finanziare, di farle appaltare.
Partiamo dal primo punto interessante, perché insistete ancora con il ponte sullo Stretto di Messina. Dopo che la Corte dei conti vi ha bocciato, dopo che vi hanno bocciato tutti, dal punto di vista del progetto, dal punto di vista della scelta, dal punto di vista anche dei costi, continuate ad andare avanti su questa idea di riuscire a fare quest'opera, con l'ultima decisione che è presente in questo decreto, che è quella di valorizzare e aumentare i poteri dei commissari per quanto riguarda le opere collaterali, dal punto di vista ferroviario, rispetto al ponte sullo Stretto, ma ancora alimentando questa idea che la società per il ponte sullo Stretto, che l'opera stessa sia ancora utile e che abbia i soldi per essere fatta. Devo dire che un punto che mi tranquillizza - che però è un po' ridicolo che lo mettiate nel decreto - è il fatto che avete confermato lo spostamento di quasi 3 miliardi di euro destinati all'opera al quinquennio 2030-2034. Io spero tanto, anzi ne sono certo, che nel 2030-2034 quest'opera sia dimenticata, come sia dimenticato anche il vostro Governo.
L'altro tema fondamentale, sempre sul discorso ponte sullo Stretto, è che c'era un'alternativa che voi non prendete mai in carico. Tra l'altro, l'occasione di avere i commissari straordinari per le opere collaterali legati alla nostra società RFI poteva essere l'occasione per finire delle cose importantissime, come i collegamenti ferroviari, innanzitutto quelli relativi all'Alta velocità da Salerno a Reggio Calabria, per finirla - oltre ai fondi, quelli che sono stati messi con il PNRR - veramente ed arrivare a Villa San Giovanni con un treno ad alta velocità. Inoltre, si poteva fare quel famoso collegamento stabile con i treni ad alta velocità che potevano essere caricati interamente su una nave di 200 metri, facendo il porto a sud, vicino a Villa San Giovanni. Ma anche di questo ve ne siete fregati, perché è un progetto che costava poco, perché avevamo da pagare la famosa Webuild, ex Impregilo, che aveva anticipato i soldi per il progetto del ponte già nel 2011, già una volta bloccato addirittura dal Governo Monti. Quindi il fatto è che questi poteri forti si sono fatti sentire e abbiamo riesumato questo progetto, ma abbiamo solo sprecato dei soldi per pagare un progetto che è fallace da tutti i punti di vista, che non è fattibile, ma non abbiamo risolto assolutamente nulla.
L'altro tema che ci preoccupa, sempre per quanto riguarda la , è la gestione commissariale anche del modello ANAS-RFI. Voi state facendo un'operazione un po' particolare: da una parte, fate in modo che gli enti locali che possono fare opere, che possono gestire delle partite molto importanti per quanto riguarda le opere infrastrutturali del nostro Paese - mi riferisco, in particolare, al trasporto ferroviario, ma anche al trasporto pubblico locale - siano depauperati di mezzi, di risorse e di persone per farlo; dall'altra parte, invece, alimentate il discorso dei commissari che possono velocizzare queste opere. Ma adesso fate un altro passaggio: i commissari stessi possono essere dirigenti delle stesse società che potevano già - in un certo senso, se finanziate, ma anche con i finanziamenti che avevano - fare queste opere. Quindi, state creando un circuito molto pericoloso in cui il controllore coincide con il controllato. Quindi, se il commissario è lo stesso dirigente della società, non capisco perché non poteva essere portato avanti il lavoro fatto - l'appalto o i lavori fatti -, direttamente dal dirigente, dall'apparato tecnico della società stessa, che sia ANAS, RFI, che siano altri, anche enti locali, invece di farlo diventare ulteriormente commissario.
È un circuito che è stato segnalato anche dall'Anac, ma voi dell'Anac ve ne fregate altamente. L'Unione europea ha anche espresso dei moniti su questa necessità di separare chi gestisce da chi controlla, ma voi volete fare tutto: chi gestisce, chi controlla; però il problema è il fare, non fate niente; fate chi gestisce e chi controlla, però non fate assolutamente nulla, anzi, quando lo fate, fate anche danni.
Questo schema lo portate avanti sia per questo paradigma della gestione dei cantieri, con gli amministratori delegati che superano i precedenti commissari straordinari, ma lo portate avanti anche per i grandi eventi e la logica dell'emergenza. E qui apriamo un altro capitolo interessante, perché siamo ritornati di nuovo al discorso dei grandi eventi costosissimi, che, poi, paghiamo noi come cittadini e chi si ribella è il solito che non vuole le Olimpiadi, che non vuole i campionati europei al 2032, eccetera. Poi ritornano sempre in ballo i soliti, Malagò e tutto il grande circo delle persone che fanno con i soldi degli altri. È bello, è facile fare le cose con i soldi degli altri Abbiamo queste corsie preferenziali per gli stadi. Io che sono vecchio, comincio ad essere anziano perché sono arrivato a 56 anni, mi ricordo di Italia ‘90.
Ero molto entusiasta all'epoca di Italia '90; anche a Torino abbiamo fatto lo stadio, abbiamo fatto tantissime cose. Poi cos'è rimasto? Sono rimaste macerie enormi di Italia '90 proprio perché c'erano le stesse idee: corsie preferenziali per fare le opere, deroghe su deroghe per fare le opere, il fatto di fregarsene del discorso ambientale che all'epoca era appena iniziato. Quindi, da 36 anni a questa parte, magari, si è imparato qualcosa? No, stiamo ritornando sempre al discorso di come si sono fatti gli stadi per Italia '90, con gli aspetti, diciamo, più controllabili … sono state rifatte più volte opere per gli stadi e in altri casi, come nel caso di Torino, è stato addirittura demolito lo stadio e rifatto completamente su impulso della squadra della Juventus; a San Siro abbiamo rifatto lo stadio dell'Inter, che ha vinto lo scudetto - lo dico per la cronaca : il 21° scudetto - però adesso abbiamo l'idea di venderlo, non venderlo… c'è un tema fondamentale sempre rispetto al discorso che non siamo capaci di gestire queste risorse; anzi, non siete capaci di gestire queste risorse, se non in un'ottica di , in un'ottica emergenziale. Quindi, voi volete fare sempre l'opera - la grande opera -, il grande evento sportivo con una serie di deroghe, sapendo che le deroghe fanno in modo di sprecare molte volte, come è accaduto in molti casi in Italia, tantissimi soldi proprio perché non c'è il controllo. Sapete qual è stata, invece, l'unica deroga negli ultimi anni per cui non si è sprecato un euro? È stata la ricostruzione del Ponte Morandi con il Governo Conte e lo dico con orgoglio perché anche lì si è scelto, chiaramente per una contingenza purtroppo bruttissima dal punto di vista delle perdite umane e complicatissima dal punto di vista dei trasporti, di andare a fare una deroga e una struttura commissariale che ha, per la prima volta forse nella storia, portato un preventivo di un tot di soldi e a consuntivo quei soldi erano gli stessi. Invece, noi abbiamo per questi grandi eventi, tipo Milano-Cortina 2026, a preventivo 2,5 miliardi di euro e a consuntivo 6 miliardi di euro.
E cosa fate voi in questo decreto? Continuate a dare soldi alla famosa Simico: Simico è la società che si occupa di fare le opere, a corollario dell'evento olimpico Milano-Cortina, che non sono state fatte e che però ci impegnano per 6 miliardi di euro in una spesa che pagheremo da qui ai prossimi anni, senza nemmeno avere la certezza né che si finiscano, né che siano effettivamente utili. Perché - io mi chiedo - se erano utili per l'evento Milano-Cortina e l'evento Milano-Cortina si è fatto, come fai a giustificare il fatto che siano utili dell'evento Milano-Cortina? Capite qual è la contraddizione? Scusate sono un po' sarcastico perché evidentemente, magari, qualche opera è utile, però giustificarla con il fatto che devi farla per un'Olimpiade, quando l'Olimpiade c'è stata e ti rimane il “puffo”, ti rimane il debito, a me un po' girano le scatole , capito? Perché, poi, quando andremo a governare noi, dobbiamo risolvere questi problemi e voi dell'opposizione direte: “ecco, non avete ancora risolto i problemi”, che avete creato voi. Quindi, mi pongo già con un'idea sul futuro e di come risolvere i problemi del passato. Sono contento che manchi solo un anno, più o meno, alle elezioni. Quindi, potete fare ancora danni ma, in un anno, forse, non ne farete ancora tanti rispetto a quelli che avete già fatto.
Abbiamo altre criticità: l'incarico commissariale per la sicurezza idrica e l'adeguamento autostradale del Gran Sasso, con il rimescolamento di competenze che potrebbe allungare i tempi tecnici. Continuiamo a fare, a cambiare il giro delle nomine. Non so se il Governo Meloni abbia ancora qualche parente da piazzare, qualche amico della politica da piazzare perché io lo capisco che ci siano … come dire, che il partito Fratelli d'Italia, visto che ha avuto una grande esplosione, magari, ha anche tante persone da dover mettere come commissari, come politici da qualche parte… come gestori di qualche attività e, quindi, devono essere piazzate. Però, mi sembra che stiate esagerando.
Poi c'è il discorso sulle autostrade, tra l'altro faccio, una parentesi, sempre citando il gran Ministro Salvini, il peggior Ministro del mondo… del discorso “autostrade”, purtroppo, se ne parla poco. Noi abbiamo provato come MoVimento 5 stelle a sollevare il problema, ma visto che non ne parlate, vuol dire che effettivamente è una cosa che volete tenere sottobanco. C'è il grande tema delle proroghe alle concessioni autostradali: 25 miliardi di euro di concessioni autostradali in proroga, senza neanche valutare se le cose, le opere che erano state chieste ai concessionari per avere la concessione siano state fatte. Si approvano i piani economici finanziari dicendo: “no, ma tutto quello che dovevate fare, non dovete più farlo, vi do la proroga perché dovete farlo nel futuro”. Quindi, continuiamo a far guadagnare tantissimi soldi su un nostro bene e facciamo sempre la parte dello Stato che regala i suoi gioielli per niente. Questo lo vediamo sulle concessioni autostradali, ma lo vediamo anche su altre cose.
Tornando sempre alla sicurezza infrastrutturale parliamo anche della linea C di Roma, una norma di interpretazione autentica vincola il commissario ad approvare transazioni solo nel caso di rinuncia definitiva dei contraenti a ogni azione legale futura. Anche qui, fate norme di interpretazione autentica che sono sempre legate a un filo debole, a un filo sottile, per quanto riguarda l'interpretazione giuridica. Quindi, non vorrei che si facessero norme di interpretazione autentica per poi bloccare … quindi, si continuino a bloccare i lavori per la linea C della metropolitana.
Lo stesso problema sussiste per il sistema MoSE, l'autorità della laguna: gli si dà una patente al buio per fare tutte le progettazioni riguardanti il MoSE senza neanche capire come questa opera debba essere utilizzata in futuro, se stia funzionando, se ha funzionato e come gestirla.
Torniamo sempre al discorso “concessioni”: avete sempre toccato il tema delle concessioni demaniali marittime con la ex Ministra Santanche' che aveva chiaramente un piccolo conflitto di interessi su questo tema, ma piccolissimo, sul Twiga, ma avete trovato, anche qui, un giro di parole per indicare uno schema di bando-tipo con compensazioni a chi, in questi anni, ha avuto concessioni anche a bassissimo costo per le nostre spiagge; magari ha fatto anche delle opere, ma ha anche guadagnato tantissimo. Però, il contraltare qual è? Che il nostro demanio, le nostre spiagge a noi non hanno reso niente come pubblico, come Governo, come comuni. Noi davamo concessioni a bassissimo costo e in alcuni casi - riprendo il Twiga - probabilmente in due giorni di attività si ripagavano il costo della concessione annuale per quello spazio. Anche qui fate questo schema di bando-tipo che la Commissione europea ha già, come dire, stigmatizzato, su cui ha espresso critiche…sui sistemi di indennizzo proposti. Perché? Cosa vuol dire: “sistemi di indennizzo proposti”? Si configurerebbe quasi come un aiuto di Stato ad alcune imprese; non a tutte le imprese, ma ad alcune imprese. Perché l'aiuto alle imprese, che stanno facendo tanta fatica con il caro energia, con le vostre anche fallimentari proposte di , che, a volte, non si possono neanche usare… stanno lavorando pur avendo difficoltà enormi. Faccio l'esempio di Transizione 5.0 che, tra l'altro, è ancora quella famosa misura che voi avete rovinato rispetto al 4.0 che le imprese non riescono a usare, a portare avanti, a utilizzare per la loro evoluzione, né per avere un vero aiuto sia per quanto riguarda l'efficientamento energetico sia per l'adeguamento tecnologico. Nel complesso abbiamo fatto una panoramica quanto più possibile sintetica, ma che fa capire qual è il vostro schema, qual è la vostra modalità per governare questo Paese. Fate solo leggi, decreti, ma alla fine non fate nulla; fate dei decreti che si alimentano tra loro, si “automangiano” e si rivomitano producendo un ciclo che non porta assolutamente niente.
Possiamo chiudere sul discorso degli aspetti del PNRR sulla sanità, che introduce una semplificazione estrema per l'autorizzazione e l'accreditamento delle strutture sanitarie, sempre le case di comunità, che si intendono rilasciati contestualmente all'istanza, posticipando le verifiche tecniche. Adesso devo dire che sono molto contento delle case di comunità anche perché erano nate sempre su finanziamento del PNRR. Ricordo: senza PNRR, avreste fatto solo decreti avreste fermato qualche treno per scendere alla stazione che più vi aggradava.
Avete avuto soltanto quei soldi, portati da noi, per fare delle cose e le case di comunità erano un aspetto con riferimento a questo. Adesso non vorrei che lo rovinaste, perché se voi posticipate le verifiche tecniche, come fate in questo decreto… Come al solito, voi dite: ma perché dobbiamo fare sempre i controlli, noi siamo quelli del fare, non vogliamo controlli, non vogliamo che la gente ci guardi. Però, magari, i controlli si fanno dopo: quindi, parte la casa di comunità, non si sono fatti i controlli e questa casa di comunità dopo un po' si deve chiudere e si deve fermare.
Un Governo che veramente si vuole attivare e vuole fare le cose per bene, non deve fare quello che parte in ogni caso per fare l'inaugurazione e far scrivere l'articolo sul giornale, ma deve fare funzionare queste cose.
Quindi, non rovinateci, per favore, anche le case di comunità. Lasciate che si facciano tutte le verifiche tecniche. Magari ci metteranno un po' di più, anche un paio di mesi, per partire, ma poi queste case di comunità - che, ricordo, non sono solo dei poliambulatori, ma possono anche offrire dei posti letto o dare dei servizi di radiologia e dei servizi accessori agli ospedali - sono una risposta a quella che è stata chiaramente una crisi: mi riferisco al sovraffollamento dei pronto soccorso, alla crisi degli ospedali e all'accorpamento degli ospedali che in molte città è stato anche vissuto dai cittadini come un disagio enorme a vantaggio delle cliniche private che a voi piacciono tanto, anche perché qua avete dei grandi rappresentanti politici che, giustamente, influenzano leggermente questo settore .
Quindi, io penso di aver finito. Devo dire che nella discussione generale abbiamo cercato di toccare tutti i punti, ma effettivamente la conclusione e la sintesi di questa discussione generale è che, in generale, voi non avete fatto, nemmeno in questo caso, un buon decreto, ma avete fatto soltanto un decreto per aiutarvi a risolvere i vostri problemi interni e sistemare qualche cosa; ma con riguardo alla fattibilità operativa non c'è nulla .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Benvenuti Gostoli. Ne ha facoltà.
STEFANO MARIA BENVENUTI GOSTOLI(FDI). Grazie mille, Presidente. Mi consenta una leggera sfumatura di delusione, perché oggi non ha declamato per intero il mio nome. Deve essere che oggi andava di fretta, ma capisco…
PRESIDENTE. Aggiungiamo “Stefano Maria”.
STEFANO MARIA BENVENUTI GOSTOLI(FDI). Stefano Maria Benvenuti Gostoli è impegnativo indubbiamente.
Venendo al merito del provvedimento, come puntualmente illustrato dal relatore, l'onorevole Milani, il testo si compone di 15 articoli e interviene su una pluralità di ambiti accomunati da una finalità unitaria: assicurare la tempestiva realizzazione di opere infrastrutturali strategiche, garantire la continuità amministrativa ai procedimenti in corso e razionalizzare le relative gestioni commissariali.
È un decreto ampio, ma non privo di coerenza. Il filo conduttore è chiaro: intervenire su procedimenti complessi, su opere di rilievo nazionale, su commissariamenti già avviati e sui settori nei quali vi sono scadenze, esigenze di coordinamento, obblighi europei, profili finanziari e necessità di evitare rallentamenti.
Il tema centrale non è soltanto accelerare, ma è accelerare dentro un quadro ordinato, con responsabilità individuate, con procedure più solide, controlli mantenuti e risorse coerenti con i tempi di attuazione.
L'articolo 1 rappresenta il nucleo finanziario e infrastrutturale del provvedimento. I commi dall'1 all'8 riguardano il collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria. In particolare, disciplinano gli adempimenti che il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti deve svolgere per la prosecuzione dell'iter approvato del ponte sullo Stretto, in conformità alle pronunce delle Sezioni Unite di controllo della Corte dei conti. È un passaggio istituzionalmente rilevante. Il decreto non elude i rilievi della Corte dei conti, ma li assume e costruisce un percorso istruttorio più robusto. Si prevede la sottoposizione al controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti dell'accordo di programma, l'aggiornamento del piano economico-finanziario della società concessionaria, l'acquisizione del parere dell'Autorità di regolazione dei trasporti sulle tariffe di pedaggio, la richiesta di parere al Consiglio superiore dei lavori pubblici, il coinvolgimento del NARS e gli adempimenti istruttori connessi alla procedura IROPI prevista dalla direttiva “Habitat”.
Il punto è importante: per un'opera di tale rilievo la solidità amministrativa e procedurale non è un dettaglio formale, è la condizione stessa perché l'opera possa procedere in modo stabile, coerente e verificabile.
Sempre con riferimento al collegamento stabile, il decreto nomina l'amministratore delegato di RFI quale commissario straordinario per gli interventi infrastrutturali ferroviari complementari al ponte elencati nell'Allegato 1. È una scelta coerente perché il ponte non può essere considerato un'opera isolata. La sua funzione dipende anche dalla capacità di collegarsi in modo efficace alla rete ferroviaria e alla strada nazionale.
L'articolo 1 contiene poi ulteriori misure di rilievo: la rimodulazione dell'autorizzazione annuale di spesa relativa al ponte, l'incremento delle autorizzazioni per il collegamento stradale Cisterna-Valmontone, le risorse per i programmi ANAS (ponti, viadotti e gallerie e manutenzione straordinaria), l'intervento sul fondo per la sistemazione contabile delle partite iscritte al conto sospeso, l'incremento del fondo di conto capitale per il rispetto della traiettoria di spesa netta e l'aumento delle risorse del patrimonio destinato.
Sempre all'articolo 1 vi sono poi disposizioni specifiche su RFI. Il comma 9 autorizza la spesa di 1.800 milioni di euro per il 2026 e di 1.000 milioni per il 2027 per la riduzione dell'esposizione debitoria di RFI.
Il comma 13 incrementa di 30 milioni annui, dal 2035 al 2040, le risorse per gli investimenti sulla rete tradizionale, compresa la manutenzione straordinaria. È un profilo, questo, che merita attenzione. La rete tradizionale è spesso meno visibile nel dibattito pubblico rispetto alle grandi opere - questo certamente - ma è essenziale per pendolari, trasporto regionale, collegamenti territoriali e coesione del Paese.
Il Senato ha inoltre introdotto i commi 10-, 17- e 17-, relativi, tra l'altro, alla circumvallazione di San Vito dei Normanni, a programmi di titolarità del MIT, a interventi in materia di dissesto idrogeologico, al Fondo investimenti stradali nei piccoli comuni e alla promozione del trasporto ferroviario sulla linea adriatica.
L'articolo 2 riguarda la messa in sicurezza e l'adeguamento del traforo del Gran Sasso e delle tratte autostradali A24 e A25. La norma redistribuisce le competenze tra il commissario straordinario per la sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso e il commissario per le tratte A24 e A25, prorogando fino al 31 dicembre 2028 l'incarico del commissario per la sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso. Si tratta di infrastrutture delicate per ragioni non solo trasportistiche, ma anche ambientali e di sicurezza idrica. Il Gran Sasso e le tratte A24 e A25 sono essenziali per l'Italia centrale, per le aree interne e per il collegamento tra territori appenninici e direttrici nazionali.
L'articolo 2-, introdotto al Senato, riguarda l'affidamento della concessione dell'autostrada A22 Brennero-Modena. La norma interviene sulla procedura di affidamento, prevedendo che l'invito a presentare l'offerta finale sia corredato anche dallo schema di convenzione predisposto dall'ente concedente, sottoposto, previo parere dell'Autorità di regolazione dei trasporti, al CIPESS, sentito il NARS. È una disposizione tecnica, certo, ma significativa, perché, in materia concessoria, chiarezza degli atti, trasparenza e solidità dello schema convenzionale sono essenziali per prevenire incertezze e contenziosi.
L'articolo 3 riguarda la funzionalità dei commissari nominati per “UEFA Euro 2032” e per il polo logistico di Alessandria Smistamento. La norma rende facoltativo e non più obbligatorio il collocamento fuori ruolo in aspettativa o in altra analoga posizione del commissario, quando si tratti di dipendente pubblico. È un intervento puntuale, ma utile a garantire maggiore flessibilità organizzativa e continuità amministrativa.
Gli articoli 4 e 5 sono centrali nella razionalizzazione dei commissariamenti.
L'articolo 4 prevede che l'amministratore delegato di ANAS subentri con i medesimi compiti, funzioni e poteri agli attuali commissari straordinari per gli interventi sulla rete stradale di interesse nazionale, gestita da ANAS, elencati nell'Allegato 2. Il commissario subentrante può nominare subcommissari tra i responsabili delle strutture territoriali competenti. Questa è una scelta che valorizza la conoscenza del territorio e la prossimità operativa dei cantieri. Sono, inoltre, fatti salvi gli atti ovviamente già adottati, gli effetti prodotti e i rapporti giuridici già sorti.
Il Senato ha poi giustamente integrato l'articolo 4 con ulteriori disposizioni su interventi stradali e ferroviari. Tra questi il nuovo ponte San Michele, il collegamento Genova-Campasso, il ripristino della linea Priverno-Terracina, la tratta Platì-Santa Cristina d'Aspromonte, la soppressione di passaggi a livello, la Pedemontana di Formia verso Gaeta, il pontile di Marina di Massa, il ponte sul fiume Trigno e il viadotto Sente Longo.
L'articolo 5 adotta una logica analoga per RFI. L'amministratore delegato di RFI subentra ai commissari straordinari già nominati per gli interventi ferroviari indicati nell'Allegato 3 ed è nominato commissario straordinario per gli ulteriori interventi indicati nell'Allegato 4. La è evidente: concentrare competenze, responsabilità e capacità tecnica presso il soggetto gestore dell'infrastruttura, riducendo frammentazioni e duplicazioni.
L'articolo 6 reca poi una norma di interpretazione autentica relativa alla linea C della metropolitana di Roma e al sistema delle tranvie di Roma. Si chiarisce che il commissario straordinario può approvare accordi transattivi solo a condizione che prevedano una rinuncia definitiva e omnicomprensiva da parte di Roma Metropolitane Srl in liquidazione e Metro C Spa alle rispettive pretese e azioni presenti o future relative a rapporti sorti prima della transazione. È una norma tecnica, ovvio, ma importante.
La definizione ordinata dei rapporti contenziosi è spesso condizione indispensabile per sbloccare opere complesse, e Roma, come capitale, ha bisogno di infrastrutture moderne e funzionali. L'articolo 6-, introdotto dal Senato, riguarda investimenti sanitari finanziati dal PNRR e prevede una semplificazione delle procedure di autorizzazione e accreditamento per strutture sanitarie e sociosanitarie collegate ai della Missione 6 (case della comunità, ospedali di comunità, digitalizzazione e rafforzamento strutturale del Servizio sanitario nazionale).
L'articolo 7 interviene sulla società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 e sulla Fondazione Milano-Cortina 2026, ampliando lo scopo statutario della società e prevedendo misure finanziarie funzionali allo svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina. Anche qui il dato è chiaro: un appuntamento internazionale di questa portata richiede certezza, tempestività e capacità operativa, onde evitare ovviamente brutte figure. L'articolo 8 riguarda le concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali, per finalità turistico-ricreative e sportive.
La norma prevede che, entro 30 giorni, il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti sottoponga alla Conferenza unificata, per il parere, uno schema di bando-tipo per l'avvio delle procedure di affidamento. È una disposizione di metodo, ma molto importante. In una materia complessa, segnata da diritto europeo, giurisprudenza, competenze locali, tutela della concorrenza ed esigenze degli operatori economici, uno schema di bando-tipo serve a promuovere condizioni omogenee, ridurre l'incertezza applicativa e limitare il contenzioso.
L'articolo 8-, poi, proroga dal 30 giugno 2026 al 30 settembre 2026 il termine per l'aggiudicazione degli appalti relativi ai finanziamenti statali destinati alla messa in sicurezza di ponti e viadotti, ferma restando la revoca automatica delle risorse in caso di mancato rispetto del termine. L'articolo 9, poi, contiene diversi interventi. I commi da 1 al 3 attribuiscono al commissario straordinario per il Parco della salute, della ricerca e dell'innovazione di Torino anche gli interventi necessari alla nuova Città della salute e della scienza di Novara. Il comma 4 autorizza la spesa per il compenso del commissario straordinario alla ricostruzione -calamità, in relazione agli eventi meteorologici del 15 settembre 2022 nei territori indicati dalla mia regione Marche.
Il comma 5 riguarda gli impianti di rigassificazione di gas naturale liquefatto, consentendo, a determinate condizioni, la continuità operativa degli impianti con autorizzazione in scadenza entro il 31 dicembre 2026, fino alla conclusione dei procedimenti di rinnovo, proroga e nuova autorizzazione. È una misura che si colloca nel quadro della sicurezza energetica nazionale, tema che resta essenziale per la stabilità del Paese. Lo abbiamo visto, oggi più che mai, in relazione alla situazione attuale.
Il comma 5- introduce misure temporanee, fino al 31 dicembre 2026, per favorire l'utilizzo del materiale derivante dalla rimozione delle pavimentazioni in conglomerato bituminoso, incluso il fresato d'asfalto, negli interventi su infrastrutture stradali. I commi 5-, 5- e 5- riguardano invece la ricostruzione successiva al crollo del ponte Morandi e gli interventi relativi al tunnel sub-portuale e alla diga foranea di Genova, con proroga dell'incarico commissariale e risorse per il completamento dei lavori di Fase A della diga foranea.
L'articolo 9- reca misure di semplificazione per infrastrutture energetiche di interesse nazionale relative a sviluppo, potenziamento o modifica dei gasdotti di importazione di gas dall'estero già esistenti, dichiarati di interesse strategico nazionale. L'articolo 10 dispone l'acquisizione del sistema MOSE al patrimonio indisponibile dello Stato, per la consegna in uso governativo all'Autorità per la laguna di Venezia, prevedendo inoltre che tale Autorità sia iscritta di diritto nell'elenco delle stazioni appaltanti qualificate.
È una disposizione, Presidente, rilevante per la gestione di un'infrastruttura essenziale alla tutela e all'esistenza stessa di Venezia e della sua laguna. L'articolo 11, infine, disciplina l'entrata in vigore del decreto-legge. Ebbene, Presidente, onorevoli colleghi, nel suo complesso il provvedimento merita certamente una valutazione positiva. Si fa fatica anche a capire la di alcune critiche, che ho sentito, davvero pretestuose in relazione al provvedimento. Non siamo davanti a un decreto meramente dichiarativo, siamo davanti ad un intervento che incide su meccanismi concreti della capacità realizzativa dello Stato.
Commissariamenti, subentri, cronoprogrammi, risorse, concessioni, autorizzazioni, contenziosi, continuità amministrativa, sicurezza infrastrutturale ed energetica: questi sono i temi trattati da questo provvedimento.
Il problema dell'Italia, troppo spesso, non è soltanto decidere un'opera o finanziarla, ma è portarla avanti fino in fondo, fino al completamento, dalla programmazione alla progettazione, dall'affidamento al cantiere, fino all'effettiva entrata in esercizio. Questo decreto interviene proprio su questa distanza tra decisione e realizzazione. Lo fa cercando un equilibrio corretto: semplificare e razionalizzare, ma mantenendo fermi i presidi di legalità, i controlli, i pareri tecnici, le competenze delle autorità indipendenti, le verifiche della Corte dei conti e il rispetto della normativa europea e della disciplina antimafia.
Accelerare non deve significare creare delle zone franche, ma il rispetto delle garanzie non può certamente tradursi in un immobilismo permanente. In uno Stato serio si deve saper controllare e realizzare, verificare e procedere, garantire legalità e assicurare, al tempo stesso, tempi certi. Da questo punto di vista, il decreto-legge in esame è coerente con una linea di Governo fondata sulla concretezza amministrativa, sulla responsabilità delle società pubbliche competenti, sulla continuità dei procedimenti e sulla capacità di dare risposta ai territori.
Vi sono grandi opere nazionali, infrastrutture essenziali per mobilità quotidiana, interventi per Roma Capitale, Milano-Cortina, Genova, Venezia, per le Marche, la sicurezza energetica e il sistema sanitario collegati agli obiettivi del PNRR. Ambiti diversi, certamente, ma un'unica esigenza: rendere l'azione pubblica più efficace. Per queste ragioni ritengo che il provvedimento in esame sia utile, necessario ed equilibrato. È utile perché interviene su opere e procedure di rilevanza nazionale e territoriale; è necessario perché affronta situazioni nelle quali vi sono urgenze, scadenze, rilievi degli organi di controllo, esigenze di continuità e rischi concreti di rallentamento; è equilibrato perché accompagna l'accelerazione con strumenti di controllo, coordinamento e di responsabilizzazione.
In conclusione, questo decreto rappresenta un tassello importante nel rafforzamento della capacità dello Stato di trasformare le decisioni in opere concrete, le risorse in interventi e le procedure in risultati concreti per i cittadini, per i territori e per le imprese .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Oggi siamo chiamati e chiamate a discutere la conversione in legge di questo decreto recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni. L'ennesimo provvedimento di tale natura, a conferma che la logica commissariale è diventata ormai prassi consolidata. L'eccezione che si fa sistema, la deroga e la procedura d'urgenza come metodo di governo permanente delle grandi opere e di grandi eventi.
Le misure contenute nel decreto si caratterizzano per una natura eminentemente ordinamentale, incidendo su assetti concessori, procedure autorizzative e modelli di delle infrastrutture strategiche, senza cioè che emerga alcun elemento idoneo a giustificare un intervento immediato e indifferibile, secondo quanto previsto dall'articolo 77 della Costituzione.
E lo dicono, d'altro canto, la stessa genesi e la storia del provvedimento. Il testo, predisposto all'inizio dell'anno dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, era trapelato prima che fosse approvato dal Consiglio dei ministri e aveva sollevato un'indignazione quasi generale, perché conteneva una limitazione dei poteri della Corte dei conti riguardo al progetto del ponte sullo Stretto di Messina.
Corretta la bozza, cancellando le disposizioni con cui si sarebbe voluto impedire alla Corte di analizzare e quindi pronunciarsi sugli atti presupposti all'eventuale futura delibera CIPESS, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, il testo viene approvato nel Consiglio dei ministri del 5 febbraio del 2026, mantenendo però numerose criticità. L'iter prima della pubblicazione in , in particolare i riscontri della Ragioneria generale, fanno sì che la cosiddetta bollinatura del provvedimento tardi ad arrivare, e così, il 10 marzo, il Governo si trova costretto ad una seconda delibera del testo, che viene pubblicato finalmente in solo l'11 marzo.
È fin troppo evidente dalla tempistica del provvedimento che ho cercato di riassumere come il concetto di urgenza, che dovrebbe obbligatoriamente essere alla base della decretazione, sia assolutamente assente. Entrando nel merito del provvedimento, il Governo, ancora una volta con un decreto, interviene su un'opera di straordinaria rilevanza economica, ambientale e sociale - mi riferisco al ponte sullo Stretto di Messina -, sottraendo, di fatto, al Parlamento la possibilità di un confronto pieno e consapevole su una scelta, strategica per il Paese, che impegna enormi risorse pubbliche, sottraendole per buona parte ai fondi per lo sviluppo e la coesione.
Lo fa attraverso, come è stato anche oggi riportato, l'articolo 1, che rappresenta più un manifesto politico che una misura normativa, poiché non serve una norma legislativa affinché il Ministero delle Infrastrutture possa svolgere, cito: “in raccordo con le amministrazioni competenti, gli adempimenti istruttori relativi al dialogo strutturato con la Commissione europea sulla valutazione della compatibilità del progetto con il quadro normativo dell'Unione europea”.
Se il Ministero lo avesse fatto, credo, non avremmo avuto la mancata ratifica della delibera CIPESS da parte della Corte dei conti e la bocciatura dell'intera procedura amministrativa fin qui seguita. Un vero e proprio disastro. Non basta, dunque, a nostro giudizio, questa norma per riavviare per l'ennesima volta una procedura viziata fin dall'origine, che ha come pregiudizio insanabile quello di voler rimettere in campo un progetto vecchio di 25 anni, riattivando i contratti con l'aggiudicatario di un appalto di 20 anni fa, come se nulla fosse.
Rappresentante del Governo, nonostante le continue rassicurazioni da parte dell'amministratore delegato della società Stretto di Messina Spa, appena confermato, questo resta il principale che nessun decreto è in grado di rimuovere o sanare. E forse di questo si è reso conto anche il presidente della società, che non ha dato più la disponibilità alla conferma del suo incarico. Il decreto rafforza - ripetiamolo - il modello commissariale, attribuendo poteri straordinari e derogatori a figure nominate dal Governo, con la possibilità di operare in deroga alla disciplina ordinaria dei contratti pubblici e delle procedure amministrative, determinando una significativa compressione delle garanzie di trasparenza, controllo e responsabilità.
Tale modello, già ampiamente utilizzato negli ultimi anni, rischia di trasformarsi da strumento eccezionale a modalità ordinaria di gestione delle politiche pubbliche, con effetti distorsivi sull'assetto delle competenze amministrative e sul principio di trasparenza. Lo dicono bene tutte le vicende legate ai Giochi olimpici Milano Cortina 2026, che ne sono un vero e proprio emblema. Il lascito delle Olimpiadi, al di là dell'enfasi con la quale sono state celebrate, si presenta come un di infrastrutture dal destino incerto e un significativo debito economico a carico della finanza pubblica.
Nonostante le promesse iniziali di Giochi a costo zero, la realtà descritta da diverse inchieste giornalistiche, anche molto ben documentate, da pubblicazioni e anche dalle nostre informazioni dirette, evidenzia una gestione tutt'altro che sostenibile. Tutt'altro che sostenibile! Il budget iniziale per l'organizzazione dell'evento, stimato nel 2019 intorno a 1,4 miliardi di euro, ha subìto impennate notevoli, tanto che, secondo notizie giornalistiche, la Fondazione Milano-Cortina avrebbe previsto di chiudere quest'anno, il 2026, con un deficit di ben 310 milioni di euro.
Il CIO avrebbe respinto la richiesta di contributi per la copertura del deficit e gli enti pubblici coinvolti nella gestione dei Giochi, quali soci della Fondazione - parlo degli enti pubblici territoriali, ma anche dello Stato -, potrebbero, anzi, dovranno presto essere chiamati a far fronte al disavanzo accumulato. Delle 98 opere ed infrastrutture previste, 58 sarebbero incompiute, con alcune che verranno terminate forse nel 2029, altre addirittura nel 2033.
Molte delle infrastrutture che dovevano rappresentare la , l'eredità virtuosa, risultano ferme ed abbandonate. Emblematica la pista da bob di Cortina, costata 130 milioni di euro, già oggetto di degrado e al centro di dispute tra enti locali e la Fondazione, con ulteriori costi di ripristino che rischiano di ricadere sul comune di Cortina (si parla di un milione di euro), così come la funivia Apollonio-Socrepes, il cui costo avrebbe raggiunto i 35 milioni di euro, considerata strategica per la mobilità intermodale dei Giochi, ma ancora oggi ferma, mai entrata in funzione in quanto priva di autorizzazione all'esercizio.
Per entrambe queste opere è stato nominato commissario straordinario l'amministratore delegato della Simico, che ha operato con i poteri speciali in deroga, con risultati tutt'altro che benefici per il territorio piegato al grande evento e lasciato a gestire l'eredità. Ma questo decreto opera ulteriori e gravissime scelte, quali la proroga del rigassificatore di Piombino, dando continuità all'esercizio sulla base dell'autorizzazione originaria, compresa l'autorizzazione integrata ambientale, fino alla conclusione del procedimento di rinnovo. Se servono opere per il trasferimento in altro sito, la proroga continuerà fino alla loro ultimazione.
Tradotto: significa che quello che doveva essere temporaneo e promesso alla popolazione, diventa definitivo, sempre senza alcun confronto con le comunità locali e soprattutto in assenza di una strategia credibile di uscita del Paese dalla dipendenza del gas e delle fonti fossili. E siamo davanti - qui sì - ad una scelta molto netta e precisa del Governo, una scelta politica: quella di continuare a investire, insistendo su questa sciagurata dipendenza dal gas. Una fonte energetica che oggi, grazie a Trump e a quello che sta succedendo sullo scenario geopolitico mondiale, non avremo a disposizione per molti altri anni, se non a costi elevatissimi.
Non si può chiedere ancora una volta ad una città, Piombino, di subire decisioni prese altrove in nome di un'emergenza che diventa permanente solo perché il Governo non ha costruito alternative credibili per una vera transizione energetica del Paese. E qui mi fermo perché riprenderemo il ragionamento e le nostre considerazioni negli altri interventi che saranno pronunciati nel corso dei prossimi giorni, quello sulla fiducia e sulla votazione finale del provvedimento.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Sara Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, questo provvedimento si intitola: “Disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni”. Ma un po' come il Governo ha provato ad ingannare gli italiani con una riforma dei poteri dello Stato, sotto il titolo di “separazione delle carriere dei magistrati”, che è stata poi svelata in tutta la sua mistificazione da milioni di italiani e italiane, così con questo provvedimento siamo costretti a svelare cosa si nasconda davvero dietro a queste disposizioni urgenti, che urgenti poi non sono. Si nasconde, cioè, il del ponte sullo Stretto di Messina; si nasconde il chiaro conflitto di competenza dei due super commissari che istituite per le strade e le ferrovie, essendo essi controllati e contemporaneamente controllori; e si nasconde un'accozzaglia di interventi, di risorse per opere pubbliche, le più varie, distribuite nel Paese, fino poi ad arrivare anche alle micro mancette. Vedremo come.
Inizio, dunque, con l'opera annunciata dal Ministro Salvini dall'inizio di questa legislatura, che si sta rivelando sempre di più un annuncio, senza che poi possa vedere davvero la luce in questa legislatura. Il ponte, chiamiamolo dei sospiri e della propaganda. Avete venduto per anni il sogno di un'opera pronta a partire, ma la verità è scritta nero su bianco tra le pieghe proprio di questo testo. Il ponte sullo Stretto è, nei fatti, sospeso in un limbo finanziario. Avete ammesso che i lavori e i finanziamenti non inizieranno prima del 2030, cioè in un'altra legislatura. Avete operato un definanziamento di ben 2,8 miliardi di euro, spostati al 2034, sottratti al ponte per ripianare i debiti di RFI. Fingete di ottemperare ai rilievi di ANAC e dell'Antitrust, che parlano chiaramente di aiuti di Stato e della necessità di rifare una gara europea. Questa non è visione, è propaganda della tracotanza. Vi ricordo anche che, rispetto ai rilievi che sono stati fatti dalla Corte dei conti, non si è ottemperato né alla richiesta di un parere ulteriore del Consiglio superiore dei lavori pubblici, né ad alcuna previsione di rifacimento di una gara e nemmeno al fatto che la delibera CIPESS non possa essere sostituita, anzi debba essere sostituita da altre autorizzazioni.
Vengo poi allo scippo al Mezzogiorno e al buco nero di Cassa depositi e prestiti. Mentre raccontate di voler unire il Paese, state compiendo un vero e proprio scippo ai danni delle regioni più fragili. Avete sottratto, infatti, oltre 5 miliardi di fondi per lo sviluppo e la coesione a Sicilia e Calabria - risorse che dovevano servire a strade, ferrovie, scuole - per alimentare, invece, la vostra macchina del consenso. Ancora più grave è il trasferimento di quei 2,8 miliardi verso un patrimonio destinato di Cassa depositi e prestiti, uno strumento nato per l'emergenza COVID che, però, oggi non si capisce esattamente a che cosa sarà destinato. E, infine, la deriva dei super commissari. Questo decreto non semplifica, ma complica, istituzionalizzando una pericolosa deriva commissariale. State creando dei super commissari, in questo caso addirittura gli amministratori delegati di ANAS e RFI, che assommano su di sé i ruoli di controllore e controllato, perché sono contemporaneamente stazione appaltante, soggetto attuatore e struttura tecnica di controllo. Questa sovrapposizione di poteri non produce velocità, ma genera incertezza, conflitti di competenza e riduce drasticamente gli spazi di controllo e il ruolo degli enti locali. E veniamo poi all'abuso della decretazione d'urgenza. Contestiamo il metodo evidentemente, non c'è alcuna urgenza che giustifichi questo provvedimento, se non l'urgenza politica di coprire i vostri fallimenti. State trasformando l'eccezione in prassi ordinaria, marginalizzando il Parlamento e comprimendo i controlli di legalità e antimafia. Le infrastrutture servono - siamo convinti - se portano lavoro e sicurezza, non se diventano uno strumento elettorale per la vostra tracotanza politica.
Entro nel merito del ponte sullo Stretto. Ci troviamo dinanzi all'ennesimo atto di un'ostinazione che scavalca il buon senso e, ancora più gravemente, la legge. Il provvedimento in esame non è che la prosecuzione di un azzardo normativo, che pretende di collegare la Sicilia al continente ignorando, però, le regole più elementari dell'evidenza pubblica. È una ferita alla legalità e alla concorrenza. È inaccettabile che si proceda - l'abbiamo continuato a dire - attraverso la riattivazione di rapporti contrattuali ormai sepolti dal tempo, basandosi su presupposti tecnici ed economici che il mondo moderno ha già ampiamente superato. Siamo di fronte a una modifica sostanziale del progetto originario che, per costi e complessità, urla vendetta al cospetto del diritto comunitario.
Vediamo dentro questo provvedimento tutto quello che riguarda le violazioni delle norme europee, il danno erariale e l'opacità, l'inefficienza progettuale e chiediamo, invece, concretezza anziché cattedrali nel deserto. Non ci limitiamo a dire un “no”, ma richiamiamo questo Governo al dovere della realtà. Mentre voi inseguite un sogno ingegneristico figlio del secolo scorso, vi ricordo che la Calabria e la Sicilia affogano in carenze infrastrutturali drammatiche.
E, allora, noi vi abbiamo chiesto con i nostri emendamenti, tutti bocciati, di fermare questo modello rischioso e valutare integralmente l'impatto economico e finanziario dell'opera. Vi abbiamo chiesto anche di dirottare le risorse verso la messa in sicurezza del suolo, il rafforzamento delle ferrovie e delle strade esistenti e la garanzia dei servizi essenziali per i cittadini calabresi e siciliani. Vi abbiamo chiesto ancora, senza risposta positiva, che, se proprio si vuole procedere con quest'opera, lo si faccia nel perimetro della legalità. L'affidamento deve avvenire solo tramite procedura di gara internazionale a evidenza pubblica, per ristabilire la concorrenza e proteggere il denaro pubblico.
L'altro tema fondamentale, l'altro pilastro di questo provvedimento, che è in realtà una miscellanea di micro interventi, è quello che riguarda i super commissari.
Con questo provvedimento di fatto il Governo trasforma definitivamente l'eccezione in regola, il commissariamento in prassi, la deroga in sistema.
Le ragioni della nostra ferma opposizione a questa deriva di super poteri si concretizzano nella contestazione all'assistere a questa sovrapposizione nella stessa persona del ruolo di vertice dell'ente attuatore e quello di commissario straordinario, che consideriamo inaccettabile. Si crea un corto circuito dove chi deve eseguire l'opera è lo stesso soggetto che deve vigilare sulla sua correttezza. Questa coincidenza di ruoli calpesta i principi di imparzialità, terzietà e trasparenza, che dovrebbero guidare ogni azione amministrativa. È l'eclissi della concorrenza, almeno il rischio: sotto il vessillo dell'urgenza state smantellando le garanzie faticosamente conquistate.
L'abuso dello strumento commissariale mette all'angolo il codice dei contratti pubblici e i principi europei. Si rischia di favorire un sistema chiuso, riducendo la contendibilità degli appalti e la libera concorrenza, a tutto danno della qualità e del risparmio per le casse dello Stato.
Questo provvedimento consente una deresponsabilizzazione delle stazioni appaltanti. La scelta di affidarsi ai supercommissari è la bandiera bianca alzata di fronte alla necessità di qualificare e rafforzare, in realtà strutturalmente, la nostra amministrazione. E poi i poteri speciali in deroga, l'incertezza del diritto e il ricorso sistematico a poteri derogatori distorcono la certezza del diritto e degrada la qualità della programmazione pubblica.
Ma un altro elemento critico di questo provvedimento è il fatto che siamo di fronte, come anticipato, a una accozzaglia di interventi e di piccole mancette, che abbiamo provato a portare alla luce con i nostri emendamenti, che - ripeto - sono stati tutti bocciati. Ci riferiamo anche a un provvedimento che, nell'avere al suo interno tutti questi interventi, è però arrivato all'esame di questa Camera in tempi strettissimi: a malapena la possibilità di leggerlo, con le modifiche che sono state introdotte al Senato, e poco più di un'ora e mezza di votazione questa mattina in Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici.
Abbiamo detto che questa arlecchinata di norme senza un disegno strategico verte, in particolare, sul ponte delle incertezze, sulla moltiplicazione dei commissari tuttofare, ma anche su una serie di interventi senza una precisa direzione. Cosa lega il traforo del Gran Sasso alle opere per Euro 2032? Qual è il filo rosso che unisce il polo logistico di Alessandria alla rigassificazione di Piombino o alla banchina marittima di Messina? Niente, se non l'incapacità di questo Esecutivo di affrontare i problemi strutturali con leggi organiche. E allora noi chiediamo coerenza e serietà, chiediamo che il Parlamento non sia ridotto a un mero ufficio di ratifica di provvedimenti caos.
Leggo - solo perché così risulti chiaro a cosa ci stiamo riferendo - un po' questa macedonia di interventi: passiamo da programmi ANAS su ponti, viadotti e gallerie a manutenzioni straordinarie, da risorse del patrimonio destinato di Cassa depositi e prestiti, che non sappiamo a cosa effettivamente sarà destinato, all'adeguamento del traforo del Gran Sasso e delle tratte autostradali A24 e A25 e a disposizioni urgenti per l'affidamento della concessione dell'A22. E qui lasciatemi commentare, per l'ennesima volta, che siete corsi, anche qui, ai ripari del pasticcio combinato dal Ministro Salvini con il bando sull'affidamento dell'autostrada del Brennero e che quindi vi ritrovate, anche ora, a dover cercare di evitare quel contenzioso e quell'infrazione europea che c'è sullo sfondo di quel bando.
Poi, il completamento delle opere necessarie al campionato europeo UEFA Euro 2032, un provvedimento che rappresenta un arretramento rispetto alle garanzie previste dalla normativa vigente, perché introduce una modifica che rende facoltativo il collocamento fuori ruolo del commissario, qualora dipendente pubblico. Questo, evidentemente, ci fa temere un abbassamento di standard di trasparenza e di corretto funzionamento della pubblica amministrazione, perché le norme oggi vigenti assicuravano, invece, la piena autonomia ed esclusività di quell'incarico commissariale.
Ma procedo: il polo logistico di Alessandria Smistamento; la nomina degli amministratori delegati, come dicevamo prima; manutenzioni straordinarie di parti di strade; la Pedemontana di Formia; il Pontile di Marina di Massa; la ricostruzione del Ponte sul fiume Trigno; viadotti; di nuovo commissari; case della comunità, che sono state citate prima; il finanziamento di quello che rimane dei debiti della società Infrastrutture Milano-Cortina. Posso andare avanti ancora: concessioni demaniali marittime, perché ci sono pure quelle qui dentro, le concessioni demaniali marittime. E ancora: sicurezza di ponti, il Parco della salute di Torino e gli interventi per la nuova Città della salute di Novara, il commissario straordinario alla ricostruzione per gli eventi meteorologici di Macerata, impianti di rigassificazione, prezzi del bitume e dei materiali energetici, la salvaguardia della laguna di Venezia. Tutto molto importante, tutto, a nostro avviso, necessario, certo è che arriva in questo modo e senza alcuna possibilità di discussione e di trasparenza all'interno di quest'Aula.
Posso proseguire ancora, perché qui dentro c'è anche un , a nostro avviso, scandaloso, per il quale, con un emendamento al Senato, voi avete rifinanziato fondi già presenti all'interno del MIT per interventi nei piccoli comuni. Come funziona? Che un emendamento presente all'interno del provvedimento interviene, con commi aggiuntivi, sul complesso delle autorizzazioni di spesa afferenti allo stato di previsione del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e, con un ordine del giorno al Senato, la maggioranza precisa che sono state rappresentate esigenze puntuali di finanziamento relative a specifici interventi infrastrutturali e a opere di interesse pubblico, eterogenei per natura, come sopra, ma accomunati da finalità di sicurezza, manutenzione, riqualificazione e tutela del territorio, non ricompresi in graduatorie vigenti né già finanziati.
Che cosa significa? Che poi, con questo ordine del giorno, si recuperano piccoli interventi che vanno dalla manutenzione straordinaria di lotti di strade alla messa in sicurezza di alcune gallerie, dall'intervento sulla sicurezza urbana con il sistema di videosorveglianza di un comune - andiamo dal Nord al Sud, per quanto lungo il nostro Paese - a interventi di consolidamento strutturale di alcune parrocchie, di alcune chiese. Poi, però, anche messa in sicurezza del territorio a rischio idrogeologico e poi, ancora, diocesi e anche un parcheggio in un comune. Ebbene, tutto questo fatto con quali criteri? Con quali bandi? Con quali procedure di trasparenza e di merito, con le quali normalmente si procede al finanziamento di queste opere? Tutto questo, quindi, cozza con qualsiasi idea di programmazione, di allocazione delle risorse e di trasparenza.
Quindi, concludo qui per dire che, a questo punto, Presidente, per tutto quanto rilevato, a fronte di un decreto con tutti i limiti che ho esposto, che per noi sono inaccettabili, e a fronte della bocciatura di tutti i nostri emendamenti, con i quali abbiamo provato a contribuire al miglioramento di questa proposta, noi non possiamo che esprimere il nostro parere contrario su questo provvedimento .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, che rinuncia.
Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo, che rinuncia.
Poiché il vigente calendario dei lavori prevede che non si passi alle votazioni prima delle ore 18, sospendo la seduta fino a tale ora.
La seduta è sospesa e riprenderà alle 18.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge .
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, senatore Luca Ciriani. Ne ha facoltà.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, a nome del Governo e autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 2910: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato della Repubblica.
PRESIDENTE. Secondo quanto previsto dal vigente calendario dei lavori, nella seduta di domani, mercoledì 6 maggio, fermo restando lo svolgimento, alle ore 15, delle interrogazioni a risposta immediata, cui seguiranno, alle ore 16,15, interventi in occasione del cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli-Venezia Giulia, la votazione per appello nominale avrà luogo a partire dalle ore 18,25, previe dichiarazioni di voto a partire dalle ore 16,45.
Dopo la votazione sulla questione di fiducia, l'esame del decreto-legge proseguirà, anche nella parte notturna della seduta ed eventualmente, , nella giornata di giovedì 7 maggio, per il seguito dell'esame.
Estraggo a sorte il nominativo del deputato fortunato dal quale avrà inizio la chiama. Fortunato non è il nome del deputato, ma chi è fortunato. Fortunato non è uscito…
La chiama avrà inizio dal deputato Cuperlo. Note di giubilo.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bruzzone. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Sì, grazie, Presidente. Ah no, scusate…
PRESIDENTE. Mi sembrava che Bruzzone avesse cambiato voce. Infatti, ero un attimo…
FRANCESCO BRUZZONE(LEGA). No, no. Presidente, fino a lì non ci arrivo, non c'è pericolo.
PRESIDENTE. Mai dire mai, onorevole Bruzzone.
FRANCESCO BRUZZONE(LEGA). Prima… faccia pure, non c'è problema.
PRESIDENTE. No, no, è previsto che parli lei, onorevole Bruzzone, quindi…
FRANCESCO BRUZZONE(LEGA). Ecco, però non confondiamo…
PRESIDENTE. No, e chi vuole confondere, prego.
FRANCESCO BRUZZONE(LEGA). Grazie. Presidente. Leggo quanto apparso su più quotidiani proprio in queste ore: “La mia tristezza oggi è grande. Prima di me l'hanno vissuta i miei vicini, che hanno perso un cane pastore per colpa dei lupi e gli allevatori che si sono visti sbranare asini, puledri, pecore. Il lupo oggi vive ovunque nel nostro Paese. È un caso straordinario di successo di ripopolamento. Ma a me pare che i suoi numeri stiano sfuggendo di mano. O la politica decide di fare qualcosa o diventerà guerra. E la guerra (…) è la peggiore delle soluzioni”, come dimostrano i lupi che sono stati avvelenati in Abruzzo.
A dire queste parole non è un pericoloso estremista assassino, così come sono stato definito, Presidente, in quest'Aula verbalmente dall'opposizione, bensì lo scrittore e giornalista Michele Serra. Io voglio esprimere solidarietà e vicinanza al dottor Michele Serra e alle migliaia di altri cittadini che non hanno più il proprio cane o il proprio gatto perché il lupo se lo è mangiato. Ce ne sono troppi, lo sappiamo, non si può andare avanti così. Due anni fa io uscii con un manifesto in Appennino e fui accusato di procurato allarme, ma non era così.
Quindi, faccio ancora un appello a tutta la politica affinché vengano fatti interventi determinati e anche grintosi. Non è possibile la convivenza con questi numeri di lupi; sono troppi, oggi siamo ormai alla sudditanza. Se qualcuno vuole così bene a questo animale, se lo porti pure a casa sua .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cherchi. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Chiedo scusa, collega, perché prima non avevo visto che ci fossi tu e quindi…
PRESIDENTE. Non c'è problema, onorevole Cherchi.
SUSANNA CHERCHI(M5S). No, no, scusami, non c'è stata cattiveria da parte mia. Allora…
PRESIDENTE. Lei e la cattiveria siete due cose che non c'entrano nulla.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Prego?
PRESIDENTE. Lei con la cattiveria non c'entra nulla. È un'anima talmente candida e sensibile che con la cattiveria lei non ha nulla a che fare, proprio di carattere. Prego.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, le prospettive della PAC e le indicazioni emerse dal Consiglio europeo del 27 aprile 2026 hanno ribadito come la gestione del rischio, in particolare la prevenzione degli incendi boschivi, debba diventare una priorità strutturale per l'Unione europea. Una prevenzione che non può essere uniforme, ma deve basarsi, ovviamente, sulla specificità regionale e locale, quindi, anche in base ai diversi territori. È proprio questa la direzione indicata, un approccio integrato che tenga insieme dimensione ambientale, economica, sociale e culturale.
Tuttavia, mentre discutiamo di strategie, bla bla bla… la realtà ci ha raggiunto come un pugno in faccia e mi riferisco all'incendio che ha colpito il monte Faeta. Un evento che non è solo cronaca, ma un segnale concreto e preoccupante. In pochi giorni sono andati distrutti 700 ettari di bosco; migliaia di cittadini sono stati evacuati, fino a 3.500 persone, e intere aree naturali sono state devastate con danni profondi alla biodiversità e agli ecosistemi. Non si tratta solo di numeri; si tratta di comunità colpite, di territori fragili, di un patrimonio ambientale che, ahimè, richiederà anni per essere recuperato e, soprattutto, si tratta, ancora una volta, di un incendio di origine colposa che richiama, con forza, il tema della prevenzione e della responsabilità. È di poco fa la notizia che questi due giardinieri, sembra, abbiano bruciato le potature: il fuoco è andato un po' dove ha voluto ed ha fatto questo disastro.
Questo episodio dimostra che gli incendi boschivi non sono un fenomeno distante e circoscritto, ma una minaccia concreta e crescente che riguarda tutti noi e dimostra che le politiche europee sono fondamentali e devono tradursi in strumenti operativi efficaci sul territorio. A proposito di questo mi preme ricordare che, negli incendi, in base alla Lega Ambiente, per ogni 100 ettari muoiono decine di migliaia di animali. Il rogo del monte Faeta ha coinvolto 800 ettari, quindi, di fatto, da 70.000 a 200.000 animali sono morti bruciati vivi o soffocati dal fumo. Questi dati non vengono neppure accennati dalla stampa. Nel 2021 sono morti, nei vari incendi, 24 milioni di animali: mammiferi, uccelli, scoiattoli, volpi, ricci e gli uccelli, soprattutto quelli che nidificano; sono morti a milioni e milioni. Perché tanti animali? Perché il fuoco avanza e il fumo li disorienta, i piccoli non possono fuggire e, quindi, muoiono così. Non possiamo limitarci a rincorrere le emergenze, dobbiamo cercare di prevenirle, partendo da ciò che è accaduto sul monte Faeta. Grazie a tutti .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
S. 1832 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni (Approvato dal Senato). (C. 2910)
: MILANI.