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Venerdì 03 Luglio 2026 ore 10:00
AULA, Seduta 685 - Interpellanze urgenti
Resoconto stenografico
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Nella seduta odierna ha avuto luogo lo svolgimento di interpellanze urgenti sui seguenti argomenti:
iniziative volte ad affrontare le emergenze sanitarie e sociali connesse alla crisi climatica (Sportiello - M5S); iniziative di competenza in merito alla perdurante crisi idrica nell'agrigentino (Carmina - M5S).
Per il Governo è intervenuto il Sottosegretario di Stato per la Salute, Marcello Gemmato.
iniziative volte ad affrontare le emergenze sanitarie e sociali connesse alla crisi climatica (Sportiello - M5S); iniziative di competenza in merito alla perdurante crisi idrica nell'agrigentino (Carmina - M5S).
Per il Governo è intervenuto il Sottosegretario di Stato per la Salute, Marcello Gemmato.
XIX LEGISLATURA
685^ SEDUTA PUBBLICA
Venerdì 3 luglio 2026 - Ore 10
Svolgimento di interpellanze urgenti (vedi allegato).
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Interpellanze urgenti (Svolgimento)
- Interventi di fine seduta
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
GILDA SPORTIELLO, legge il processo verbale della seduta del 1° luglio 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 87, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all'ordine del giorno Sportiello ed altri n. 2-00873 .
Chiedo alla deputata Sportiello se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica. Fa cenno negativo.
Il Sottosegretario di Stato per la Salute, Marcello Gemmato, ha facoltà di rispondere.
MARCELLO GEMMATO,. Sì, grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole Sportiello perché mi consente di riferire quanto fatto sul tema oggetto della discussione. Con riferimento alle iniziative per rendere strutturali i Piani nazionali di prevenzione degli effetti del caldo e istituire un Fondo per emergenze climatiche, devo evidenziare che il Ministero della Salute finanzia e coordina, da oltre 22 anni, iniziative programmatorie per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute e ritiene che il tempo sia maturo per istituzionalizzarle in maniera definitiva.
Riconoscendo, infatti, la necessità nel fronteggiare l'emergenza climatica, il Ministero della Salute, in collaborazione col Dipartimento della Protezione civile, già a partire dal 2004, dell'ambito del Programma CCM - Centro nazionale prevenzione e controllo malattie - ha implementato il Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo. Tale Piano rappresenta un modello nella risposta alle ondate di calore incluso nelle linee guida OMS per la definizione dei piani locali a livello internazionale. Inoltre, in ambito nazionale, il “Piano caldo” contribuisce sia agli obiettivi del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che a quelli del Piano nazionale di prevenzione, promuovendo alleanze e sinergie intersettoriali, secondo l'approccio della “Salute in tutte le politiche”. Il Piano, attivo nelle principali aree urbane italiane, attraverso l'approccio , utilizza le migliori conoscenze epidemiologiche disponibili per identificare strategie a livello nazionale e locale in grado di ridurre l'impatto del caldo sulla salute.
Tale sistema consente di modulare gli interventi di prevenzione in base ai livelli di rischio climatico e permette il coordinamento centrale delle attività locali di prevenzione e l'attivazione del Sistema nazionale di previsione/allerta per ondate di calore. Tutto ciò è in linea con quanto raccomandato dall'Organizzazione mondiale della sanità. Quest'anno il predetto sistema è operativo dal 25 maggio sia nei capoluoghi di regione che nei comuni con oltre 200.000 abitanti. Il sistema di allerta nazionale utilizza modelli di previsione basati essenzialmente sulla relazione temperatura-mortalità rilevata dallo studio di serie storiche in grado di identificare condizioni meteorologiche che hanno un effetto documentato e rilevante sulla salute della popolazione residente. A supporto delle attività di prevenzione sono operativi un Sistema di sorveglianza sanitaria della popolazione residente nelle aree urbane, basato sul Sistema rapido di rilevazione della mortalità giornaliera e, in alcune strutture sentinella, è operativo anche un Sistema di sorveglianza in tempo reale degli accessi al pronto soccorso. Entrambi i sistemi consentono un monitoraggio tempestivo degli effetti della salute in presenza di condizioni climatiche avverse. In particolare, il monitoraggio degli impatti del caldo sulla mortalità attraverso il primo sistema citato è attivo in 54 città italiane, in collaborazione con gli uffici anagrafe comunali, ed è unico nel contesto nazionale per la tempestività dei dati.
Evidenzio, inoltre, che dal 2025 è attivo un Tavolo tecnico interistituzionale per l'emergenza caldo con l'obiettivo di fornire un coordinamento tecnico-organizzativo per la gestione delle allerte nazionali durante le ondate di calore. Dai lavori di questo Tavolo sono scaturite le diverse raccomandazioni emanate dal Ministero della Salute con successive circolari. Durante l'ultima riunione, tenutasi ieri 2 luglio, si è acquisita la disponibilità a collaborare in maniera coordinata e sinergica da parte delle principali federazioni e delle società scientifiche maggiormente interessate al fenomeno.
Con riferimento alle iniziative per il finanziamento stabile delle unità di strada sociosanitarie, premesso che il Ministero della Salute non ha competenze dirette in questa materia, di rilevanza preminentemente locale, riferisco che ogni anno viene condotta una sulle attività di prevenzione messe in atto nelle diverse regioni e città attraverso una interazione con il personale coinvolto nella risposta a vari livelli istituzionali.
I dati sui piani di prevenzione locali, numeri verdi dedicati, materiale informativo locale sviluppato vengono resi disponibili sul portale ministeriale e nella “Caldo e salute”. Tale attività consente una maggiore condivisione delle buone pratiche attivate a livello locale e fornisce un quadro nazionale delle misure di adattamento implementate nel corso dell'estate. Nel complesso, l'ultimo rileva un in costante incremento degli interventi di prevenzione sociali e informativi. Per quanto di competenza, la sorveglianza sanitaria dei soggetti suscettibili - indirizzata ai sottogruppi vulnerabili al caldo - che include modalità di sorveglianza, ad esempio tramite l'assistenza domiciliare integrata o programmata, è la misura potenzialmente più efficace nel ridurre gli effetti del caldo, come anche riportato in letteratura.
Con riferimento ai rifugi climatici, le direzioni tecniche del Ministero della Salute riferiscono che manca un'univoca conferma scientifica della loro effettiva utilità, specialmente nel lungo termine.
Con riferimento alle iniziative per il potenziamento dell'assistenza domiciliare delle persone fragili, riferisco che il Ministero ha recentemente inviato alle regioni due circolari - una del 25 maggio, l'altra del 25 giugno - con le quali sono state diramate le seguenti raccomandazioni: in primo luogo, promozione delle attività di informazione e comunicazione sui rischi per la salute connessi alle ondate di calore, in particolare della campagna di comunicazione “Proteggiamoci dal caldo” predisposta dal Ministero della Salute e dalle competenti autorità regionali, dandone la massima diffusione possibile; in secondo luogo, potenziamento del territoriale per la gestione delle emergenze sul territorio attraverso i distretti e le case di comunità, in sinergia con i medici di medicina generale e la medicina del lavoro a supporto della sorveglianza attiva della popolazione vulnerabile, unitamente al rafforzamento del sistema di continuità assistenziale e all'attivazione delle unità di continuità assistenziale per favorire l'assistenza domiciliare ed evitare l'accesso inappropriato ai pronto soccorso; in terzo luogo, durante l'emergenza, è stato raccomandato che i pronto soccorso garantiscano, attraverso un dedicato, un trattamento tempestivo per i malori da afa, disidratazione e colpi di calore, evitando ricoveri inappropriati, al fine di tutelare le fasce vulnerabili. Segnalo, inoltre, l'attivazione del numero di pubblica utilità 1500, rivolto ai lavoratori e ai cittadini, che nella prima settimana ha già avuto 800 contatti.
Con riferimento alle iniziative per il coordinamento nazionale dei servizi di accoglienza emergenziale, devo evidenziare che la competenza relativa a dette iniziative ricade sugli enti locali e sulle associazioni di volontariato.
Con riferimento alle iniziative per l'adattamento climatico di scuole, nidi e servizi educativi, riferisco che al riguardo è stata acquisita la disponibilità del Ministero dell'Istruzione e del merito a concorrere a iniziative interministeriali volte a rafforzare la resilienza del patrimonio scolastico, in raccomandazione con le amministrazioni competenti in materia di salute e ambiente.
Con riferimento alle iniziative per la prevenzione degli effetti del caldo nei centri di permanenza per il rimpatrio, il Ministero dell'Interno ha fornito una serie di rassicurazioni relative all'assenza di sovraffollamento e alla tutela, anche sanitaria, dei soggetti ivi trattenuti, anche in questo caso con un'attenzione particolare riservata all'individuazione delle situazioni di vulnerabilità.
Con riferimento alle iniziative per la prevenzione degli effetti del caldo negli istituti penitenziari, il Ministero della Giustizia ha riferito di aver adottato una serie di misure, affiancando interventi immediati a investimenti strutturali.
Tra le iniziative previste figurano la regolamentazione dell'acquisto di ventilatori, la rimodulazione degli orari di passeggio per evitare le ore più calde, l'installazione di nebulizzatori e aree ombreggiate, la distribuzione di acqua potabile e l'aumento della disponibilità di frigoriferi. È stata inoltre rafforzata l'attenzione sanitaria verso i detenuti più vulnerabili e sono stati adeguati i menù estivi. Inoltre, sono stati avviati interventi di efficientamento energetico, come cappotti termici, nuovi infissi, impianti fotovoltaici e altre opere finalizzate a migliorare il degli istituti e a ridurre gli effetti delle alte temperature. In un'ottica di complessivo miglioramento delle condizioni di vivibilità all'interno delle strutture carcerarie, il Ministero della Giustizia ha evidenziato l'avvio del Piano strategico per l'efficientamento energetico del sistema penitenziario nazionale.
Con riferimento alle iniziative per il rafforzamento dei servizi sociali comunali, il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha rappresentato che le politiche di riparto dei fondi nazionali destinati al sociale sono tradizionalmente orientate a sostenere gli enti territoriali nell'erogazione dei servizi e a favorire il progressivo superamento dei divari storici tra le diverse aree del Paese. In tale quadro, si persegue l'obiettivo di consolidare la rete degli interventi per garantire risposte omogenee ai bisogni dei cittadini. La gestione delle fragilità, specialmente nelle fasi di emergenza meteorologica e climatica, trova risposta nell'ambito della programmazione locale dei servizi sociali e socio-sanitari. Le strutture territoriali, in sinergia con i competenti presidi sanitari e di protezione civile, attivano le necessarie misure di prossimità, prevenzione e assistenza domiciliare a tutela dei soggetti a rischio. Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali monitorerà i bisogni dei territori e collaborerà con le regioni e gli enti locali per rafforzare l'efficacia dei servizi sociali.
Con riferimento alle iniziative per l'adozione del Piano sociale per il clima nazionale, il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica ha riferito che è attualmente in corso di definizione e di ultimazione.
PRESIDENTE. La deputata Gilda Sportiello ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Bisogna partire da un assunto; bisogna capire una cosa. Vi rendete conto che siamo davanti al cambiamento climatico che è stato denunciato, annunciato e contro cui si era messo in guardia tutto il sistema, le istituzioni? Vi rendete conto che arriviamo al punto in cui sono costretta a venire in Aula il 2 luglio per poi ricominciare da capo il 3 luglio a chiedere: ma cosa state facendo? Cosa è stato fatto? Addirittura l'Organizzazione mondiale della sanità, che probabilmente certa parte politica neanche riconosce nella validità della sue affermazioni ma che, invece, ha tutta la solidità scientifica per dirci che le cose non stanno funzionando, denuncia due cose: innanzitutto che l'Europa è il continente che si sta surriscaldando più velocemente rispetto agli altri; e, poi, ci dice un'altra cosa, ossia che la metà dei Paesi europei, non solo non dispone ancora di un piano di azione completo per la tutela della salute dagli effetti del caldo, ma dal 26 giugno, all'incirca in una settimana, si sono registrati, in eccesso, 1.300 decessi dovuti agli effetti del caldo.
Non è soltanto l'Organizzazione mondiale della sanità che ci dice, a livello europeo, quello che sta accadendo. Anche il Bambino Gesù lancia un allarme: ci dice che un accesso su quattro - 1 su 4 - è legato a questo clima, al caldo e agli effetti del caldo su una popolazione vulnerabile, quella dei bambini e delle bambine.
Oggi, altro allarme arriva dalla società dei medici italiani, i quali cosa chiedono? Chiedono un incontro al prefetto, innanzitutto, per denunciare le condizioni di lavoro in cui portano avanti la loro attività, visto che è scaduto il loro contratto. Loro denunciano che all'interno dell'istituto penitenziario di Parma, dove c'è un'alta esposizione clinica, la situazione è insostenibile e lo fa la società dei medici italiani. Non solo; ricordo anche che, ad aprile, dai banchi del MoVimento 5 Stelle, la nostra collega Valentina D'Orso denunciava il fatto che una circolare del DAP andasse a peggiorare la situazione, anche per gli effetti legati al caldo, all'interno delle carceri. Una situazione - quella di un ambiente patogeno per il sovraffollamento e per tutto quello che conosciamo - che si aggrava inevitabilmente, in questo momento, perché gli effetti del caldo sulle persone e su tutta la società ci svelano l'ennesima questione di classe. Perché chi sta a casa e può da solo provvedere con un condizionatore, con i propri mezzi, a fronteggiare questa situazione non vive certamente la stessa condizione di chi è in grandissima fragilità socio-economica riguardante la salute e non può far fronte da solo, da sola, a questa ondata di calore che non è un'emergenza, ma è un elemento strutturale che va riconosciuto. Per questo, va fronteggiato; e bisogna ripensare tutta la nostra società a fronte di quello che sta accadendo. Bisogna ripensare alle nostre città; bisogna pensare alle politiche energetiche che mettiamo in atto.
Allora, in questa interpellanza che ho proposto - e vi ripeto, oggi è 3 luglio - sono diversi i punti che vado a toccare. Innanzitutto, la necessità di rendere strutturali i Piani nazionali di prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, ma con linee chiare e vincolanti e non scaricando sugli enti locali che, molto spesso, non riescono a fronteggiare ulteriori interventi. E scaricare sugli enti locali va a inserire un'ulteriore diseguaglianza: può mai dipendere dal luogo dove nasci e abiti il modo in cui affrontare questa condizione ormai strutturale? Può mai dipendere dalla solidità, anche finanziaria, del proprio comune di appartenenza oppure, qui, è tutto il Paese che deve stringersi e deve esserci uno Stato che riesce a mettere in atto politiche che facciano fronte a questa situazione?
Ripeto, questa situazione non nasce dal nulla, ma è una situazione contro cui gli allarmi che sono stati lanciati sono rimasti inascoltati, ma, peggio ancora, sono stati derisi da una certa parte politica che, ancora oggi, invece di attaccare un sistema, anche economico, che del profitto ha fatto il suo unico faro, calpestando l'ambiente e il benessere e costruendo diseguaglianze sociali, ha preferito attaccare chi invece tutto questo lo denunciava. Allora, sì, che servono le unità di strada. Certo che servono le unità di strada per andare a intercettare, per esempio, le situazioni di grande difficoltà che si incontrano nelle nostre città e che vanno prese in carico.
Non si può pensare che una persona senza fissa dimora venga abbandonata a se stessa, aspettando che cosa? Che si senta male o che, peggio ancora, ci sia qualche decesso come già è successo per il caldo? Oppure i rifugi climatici. Lei mi dice: non c'è solidità scientifica. Ma, scusatemi, non mi pare che ci voglia granché per capire che all'interno delle nostre città, dove spesso c'è cementificazione, una politica poco lungimirante che non ha ascoltato gli allarmi che sono stati lanciati dalle comunità scientifiche, bisogna costruire - è chiaro! - questi rifugi climatici. Non basta; ovviamente non basta. Ma intanto che si fa? Si lascia chi non può provvedere a far fronte a questo caldo, a queste temperature, solo a se stesso? Non credo che sia la soluzione. Infatti, l'OMS, tra le varie situazioni europee di Paesi che hanno fatto fronte alle ondate di calore di questo periodo, cita Barcellona che ha incrementato con più di 500 unità i rifugi climatici all'interno della propria città; oppure loda il caso della Francia, in particolare di Parigi, dove sono stati istituiti registri climatici nei quali vengono inserite tutte quelle persone che per varie condizioni - patologie croniche, età, eccetera eccetera - sono particolarmente vulnerabili al caldo estremo che stiamo vivendo.
C'è un monitoraggio continuo per andare a intercettare le situazioni di disagio senza aspettare che si arrivi magari troppo tardi al pronto soccorso; ma intercettarle prima e capire dove sono le situazioni di necessità. Oppure un caso è stato la Campania dove il presidente Roberto Fico ha subito emanato un provvedimento per evitare che i lavoratori e le lavoratrici dovessero lavorare con temperature così alte. Ancora: è necessario integrare i servizi di assistenza domiciliare e bisogna pensare alle scuole. Bisogna pensare alle scuole, ma dovevate pensarci mesi fa per affrontare adesso questo periodo, non pensarci oggi per chissà quando. Ci sono, infatti, asili, scuole dell'infanzia, ci sono studenti, operatori e operatrici della scuola che hanno lavorato in questi mesi, anche durante gli esami di maturità, in condizioni incredibili. Soprattutto i nidi, le scuole dell'infanzia e i centri educativi, dove i bambini sono particolarmente vulnerabili a questa situazione di calore, andrebbero preparati prima per affrontare questo periodo. Andrebbero ripensati.
Bisognerebbe anche formare le persone che lavorano al loro interno perché molto spesso nei centri educativi si fa fronte a queste situazioni di calore montando delle piscine, cercando di tenere i bambini in situazioni quanto più confortevoli possibili. Ma ci sono anche gli educatori e le educatrici che nel frattempo lavorano a quelle temperature che andrebbero formati: bisognerebbe dare delle linee guida, fare formazione affinché possano riconoscere i sintomi di una malattia legata al caldo che si manifestano nei bambini.
Bisognerebbe che all'interno dei centri educativi e delle scuole ci fossero soluzioni reidratanti, per esempio, per far fronte immediatamente a uno di quei casi che si possono manifestare nell'attesa dei soccorsi. Quindi, veramente invito questo Governo, ma invito tutti a prendere sul serio quello che sta succedendo, a prendere sul serio le immagini che arrivano da Ischia, da diversi comuni che in queste ore sono colpiti da piogge incredibili, a prendere sul serio le temperature straordinarie e non a deriderle come ha fatto il Presidente del Senato, Ignazio La Russa. Perché deridere quello che sta accadendo, infatti, significa sbattere la porta in faccia non solo a un problema enorme da cui non si salva nessuno, se non lo prendiamo seriamente, ma significa anche sbattere la porta in faccia a chi in queste ore, con questo caldo, lavora e non dovrebbe farlo.
Significa sbattere la porta in faccia a chi non ha gli strumenti ed è in povertà energetica per poter sopravvivere a questo caldo, alle persone con disabilità e ai loro , ai bambini e agli anziani. Significa far fronte in maniera strutturale a una situazione che davvero è di una gravità incredibile, ma per farlo bisogna pensare nell'ottica della fragilità. Bisogna pensare, innanzitutto, a chi non riesce a fronteggiare da solo questa situazione. Bisogna farlo sapendo che non è un problema loro, di cui lo Stato può lavarsi le mani. È un problema di cui tutti dobbiamo farci carico.
Quindi, io spero davvero che situazioni, soluzioni e posizioni antiscientifiche che sono state assunte o di derisione verso anche quelle politiche che cercano di contrastare gli effetti del cambiamento climatico possano considerarsi archiviate, perché, se non lo fossero ancora, sarebbe veramente estremamente grave, più di quanto già non lo sia stato fino ad oggi. Spero davvero che questo Governo agisca in fretta - perché è già il 3 luglio - per fare quello che è suo dovere, senza scaricare sugli enti locali, con la solita tiritera che ci sentiamo ripetere ogni volta che non vuole prendere in mano la situazione, e tantomeno sulle associazioni di volontariato, che pure sono state citate. Lo Stato faccia il suo dovere e si renda conto di quella che è la situazione.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Carmina ed altri n. 2-00874 . Chiedo alla deputata Carmina se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica. La risposta è affermativa, a lei la parola.
IDA CARMINA(M5S). Presidente, Governo, sottopongo a voi una situazione gravissima e anche paradossale. La regione Sicilia, in particolare alcune province, come la provincia di Agrigento, è interessata da una gravissima crisi idrica dai contorni paradossali, perché formalmente è cessato a maggio del 2026 lo stato di emergenza causato dalla siccità. Eppure, in questo frangente, cessato lo stato di emergenza, la situazione è addirittura più grave che durante il periodo della siccità. L'acqua non arriva nelle case, e non arriva nelle case per vari motivi. Quindi, cessata la crisi legata alla siccità, la situazione della crisi idrica si è aggravata.
Questo significa una cosa sola: il modello di gestione del Governo nazionale e regionale è assolutamente fallito. Perché in Sicilia quest'anno ha piovuto, ha piovuto tanto. Lo afferma il capo del Dipartimento della Protezione civile regionale, l'ingegnere Cocina. Dice che è piovuto tanto quanto in Danimarca e che gli invasi hanno una portata maggiore del 50 per cento. Però fa una chiosa per noi incomprensibile, che è quella che questa risorsa idrica non verrà distribuita perché si dovrà attingere ai dissalatori, per i quali sono stati spesi centinaia di milioni di euro e sono stati previsti dei contributi per i costi di gestione dell'acqua dissalata, che costa tre volte l'acqua normalmente tratta dagli invasi, che si trarrà da questi dissalatori.
Peccato che ancora non si capisce se questi dissalatori, che dovevano entrare in funzione prima dell'estate dello scorso anno, ancora funzionino o meno. In particolare, la situazione è gravissima per il dissalatore di Porto Empedocle, che da mobile - imbrogliando e truffando la gente, secondo quello che era stato affermato in ben due consigli straordinari aperti, ossia che non sarebbe stato trasformato in definitivo - è stato trasformato in definitivo, con sfregio della cittadinanza, di una costa che ha anche un pregio ambientale e naturalistico altissimo, perché è sito di nidificazione della tartaruga Caretta caretta, e la spiaggia, che ha un pregio anche di carattere letterario, oltre che paesaggistico, perché è la spiaggia di Camilleri e Pirandello, in pieno centro abitato, quando c'era un altro sito idoneo, laddove era previsto il dalla legge dello Stato.
Non si sa perché fu fatto lì, in pieno centro, scavando tutto il centro abitato, per ricondurlo alla condotta dei vecchi dissalatori, per 3 chilometri, con gravi disagi per la popolazione e anche per il turismo. Ci sono delle imprese ricettive che si sono completamente rovinate durante la scorsa estate, non hanno visto niente, anche perché questo dissalatore posto a Porto Empedocle non servirà la comunità empedoclina, ma sarà immesso nella rete idrica dell'agrigentino, quindi ne hanno solo i malefici e nessun beneficio.
Ora, in tutto questo c'è anche la questione della gestione molto opaca di Siciliacque e del rapporto con il gestore AICA. Di fatto, per il cattivo rapporto legato a inadempienze e via enumerando, per il vile denaro, come si suole dire, da cui dovrebbe assolutamente essere sganciata la gestione dell'acqua, addirittura Siciliacque, per un periodo, con varie diffide - ci sono state questioni e dialoghi furibondi fra i due enti - non si sa come mai ha addirittura ridotto la portata idrica immessa in rete, peraltro in un periodo in cui ci sono enormi ondate di calore.
Quindi, pensate, la gente non ha l'acqua perché Siciliacque aveva ridotto la portata idrica e l'acqua non arrivava nelle case, né nelle case delle persone che hanno una precisa regolarità urbanistica, né nelle case dei cosiddetti abusivi, che nell'agrigentino sono migliaia, senza considerare, però, che su questi abusi edilizi magari verte domanda di sanatoria in corso, di cui aspettano l'esito da decenni, e che anche in queste case abitano soggetti fragili e persone con disabilità.
È un vero e proprio dramma perché AICA, in questa difficoltà di gestione dell'acqua, che non arriva e comunque si disperde nelle reti idriche, sostanzialmente ha deciso di avvalersi del servizio degli autobottisti. Cioè, un servizio che dovrebbe essere sostitutivo e legato alle emergenze è diventato il servizio ordinario con cui si eroga l'acqua ai cittadini. Un'acqua razionata, con turni davvero esasperanti per la gente, perché voi immaginate, con queste ondate di calore, aprire il rubinetto e vederlo a secco, quale tipo di reazione ci possa essere, soprattutto nei soggetti fragili.
Pensate a disabili collocati all'ultimo piano. È veramente una situazione vergognosa, a cui non si è data soluzione neanche in periodo di siccità, con tutte le centinaia di milioni di euro spese per i dissalatori, con i soldi previsti dal PNRR, che non si sa che fine abbiano fatto e via enumerando. Perché, di fatto, gli agrigentini, in particolare le comunità di Canicattì, di Licata e anche di Porto Empedocle, che hanno vibratamente protestato perché sono in ginocchio, vengono trattati in questo modo. E quando la politica non riesce a fornire un servizio essenziale come l'acqua, evidentemente ha fallito.
Noi, quindi, veniamo a chiedere sostanzialmente cosa intenda fare il Governo rispetto a questa situazione, atteso che ne è pienamente corresponsabile per ragioni di ordine generale, quali il dovere di assicurare il diritto universale all'acqua, bene comune, nonché il diritto alla salute, perché fra ondate di calore e mancanza d'acqua tutto il problema igienico-sanitario viene aggravato. Chiediamo al Governo cosa intenda fare per garantire i cittadini siciliani tutti, agrigentini e di alcune comunità (Canicattì, Licata, la stessa Agrigento e Porto Empedocle), che veramente sono in ginocchio.
PRESIDENTE. Ringrazio la deputata Carmina. Colgo l'occasione per salutare studenti e insegnanti dell'Istituto comprensivo “Belmonte Calabro”, di Belmonte Calabro, in provincia di Cosenza, che sono presenti in tribuna ad assistere ai nostri lavori. Precisiamo che oggi sono in Aula soltanto i deputati che hanno il compito di svolgere le proprie interpellanze, assistiti dal Sottosegretario in nome del Governo, Marcello Gemmato, che risponde alle interpellanze.
Il Sottosegretario di Stato per la Salute, Marcello Gemmato, ha facoltà di rispondere all'interpellanza della deputata Carmina. Prego.
MARCELLO GEMMATO,. Grazie, Presidente Rampelli. Con riferimento all'interpellanza in esame, acquisiti gli elementi istruttori dalle amministrazioni competenti, e, in particolare, dal Commissario per l'emergenza idrica, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica, dagli altri Ministeri ai quali è indirizzato l'atto di sindacato ispettivo, nonché dalla Regione siciliana, si rappresenta quanto segue.
Come richiamato dall'onorevole interpellante, la crisi idrica che ha interessato la Sicilia, e in particolare il territorio agrigentino, è stata determinata da una prolungata riduzione delle precipitazioni che ha comportato il progressivo esaurimento degli invasi ed ha impoverito le falde, dando luogo, nel corso del 2024, a una situazione di significativa criticità per l'approvvigionamento idropotabile. Tale contesto ha richiesto un'azione tempestiva e coordinata da parte di tutte le amministrazioni competenti.
Per fronteggiare tale situazione, la Regione siciliana ha dichiarato lo stato di crisi regionale e ha successivamente richiesto la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, deliberata dal Consiglio dei ministri il 6 maggio 2024. È stata istituita la cabina di regia regionale e il presidente della regione è stato nominato commissario delegato per l'attuazione degli interventi emergenziali. Lo stato di emergenza è stato successivamente prorogato, per ulteriori 12 mesi, con deliberazione del Consiglio dei ministri del 9 maggio 2025, in considerazione del permanere del idrico e della necessità di completare gli interventi programmati.
La conclusione dello stato di emergenza non ha comportato l'interruzione delle attività di monitoraggio e della realizzazione degli interventi finalizzati al rafforzamento della resilienza del sistema idrico regionale, che proseguono nell'ambito delle competenze ordinarie.
Il Governo ha assicurato il proprio sostegno attraverso risorse straordinarie e strumenti normativi che hanno consentito di intervenire con rapidità.
Nel corso della gestione emergenziale il dipartimento regionale della Protezione civile, quale ufficio commissariale, ha emesso provvedimenti di finanziamento per circa 200 interventi, per un importo complessivo di circa 128 milioni di euro, di cui 48 milioni a valere sul Fondo per le emergenze nazionali e oltre 80 milioni a carico del bilancio regionale. Gli interventi riguardano l'intero territorio regionale siciliano, ma sono prevalentemente concentrati nella Sicilia centro-occidentale maggiormente colpita - come dicevamo - dalla crisi.
Si è trattato di interventi finalizzati principalmente al recupero della risorsa idrica venuta meno a causa dello svuotamento degli invasi e dell'impoverimento delle falde: e riattivazione di pozzi e sorgenti, realizzazione di nuovi pozzi, ripristino di opere di adduzione, sostituzione delle condotte maggiormente deteriorate per ridurre le perdite, sistemazione delle traverse e potenziamento del sistema di approvvigionamento mediante l'impiego di 150 autobotti.
Per quanto riguarda l'ambito territoriale di Agrigento, sono stati finanziati interventi per circa 27,57 milioni di euro, pari a circa il 23 per cento delle risorse complessivamente destinate alla fase emergenziale. Gli interventi già realizzati consentono di stimare un incremento della disponibilità idrica di circa 200 litri al secondo derivanti da nuove fonti e ulteriori 200 litri al secondo recuperati attraverso la riduzione delle perdite e il ripristino delle opere di captazione.
Nell'ambito delle misure straordinarie adottate per affrontare l'emergenza rientra anche il programma di riattivazione dei dissalatori di Porto Empedocle, Trapani e Gela, e le relative opere di collegamento, per un importo complessivo pari a circa 100 milioni di euro. Si è scelto di sostituire i precedenti impianti, ormai obsoleti e non più utilizzati, con moderni impianti a osmosi inversa, mantenendo i medesimi siti per favorire la connessione con il sistema acquedottistico regionale.
Nell'ambito delle misure previste per fronteggiare la crisi idrica, il commissario straordinario nazionale per l'adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica è stato incaricato della realizzazione degli impianti, avvalendosi per l'attuazione e la messa in esercizio di Siciliacque Spa quale soggetto attuatore.
Con riferimento al dissalatore di Porto Empedocle l'impianto è entrato in funzione il 6 agosto 2025 e rappresenta una delle principali infrastrutture strategiche per il rafforzamento dell'approvvigionamento idrico dell'agrigentino.
Come riferito dal dipartimento dell'acqua e dei rifiuti della Regione siciliana, durante la fase di , tra agosto e dicembre 2025, sono stati prodotti oltre 776.000 metri cubi di acqua potabile. Dal 1° gennaio 2026 l'impianto è entrato nella fase ordinaria di esercizio e, nei primi cinque mesi dell'anno, ha prodotto ulteriori 833.000 metri cubi di acqua potabile, raggiungendo una produzione complessiva superiore a 1,6 milioni di metri cubi dall'avvio dell'impianto, quindi sommando la fase iniziale, quella di , con la fase ordinaria.
L'andamento produttivo ha risentito, nei mesi invernali, delle condizioni meteomarine particolarmente avverse che hanno determinato una maggiore torbidità delle acque di mare e alcuni fermi dell'impianto. Dal mese di marzo la produzione è progressivamente aumentata, raggiungendo livelli prossimi a 200.000 metri cubi mensili. L'impianto di Porto Empedocle si conferma, inoltre, quello che presenta le migliori condizioni operative tra i tre nuovi dissalatori, grazie alle caratteristiche della presa a mare.
Come riferito dal commissario straordinario nazionale l'impianto è stato attivato in modalità provvisoria, in attesa delle autorizzazioni ambientali definitive, con uno scarico della salamoia a una profondità di 198 metri. Successivamente, a seguito del rilascio, in data 1° ottobre 2025, dell'autorizzazione prevista dall'articolo 109 del decreto legislativo n. 152 del 2006, sono stati avviati i lavori per il completamento della condotta sottomarina.
Con i decreti commissariali n. 36 del 17 ottobre 2025 e n. 43 del 31 dicembre 2025 è stata inoltre autorizzata la prosecuzione dell'esercizio dell'impianto in modalità continuativa, anche nelle ore notturne, nelle more del completamento degli interventi di mitigazione dell'impatto acustico, prevedendo una deroga temporanea ai limiti fissati dalla normativa vigente. Tale scelta è stata assunta esclusivamente per garantire la continuità della produzione di acqua dissalata in una fase particolarmente critica dell'emergenza.
Con riferimento, invece, al procedimento per il rilascio dell'autorizzazione unica ambientale, occorre precisare che il mancato perfezionamento dell'iter da parte del Libero consorzio comunale di Agrigento e dello Sportello unico per le attività produttive, amministrazioni competenti alla conclusione del procedimento, ha reso necessario l'intervento del commissario straordinario.
Secondo quanto riferito dallo stesso commissario, proprio per evitare che il ritardo amministrativo determinasse l'interruzione del servizio e compromettesse gli obiettivi di interesse pubblico perseguiti dalla gestione emergenziale, è stato adottato il decreto commissariale n. 48, con il quale è stata predisposta un'ulteriore proroga dell'esercizio provvisorio dell'impianto. Tale provvedimento è stato adottato al fine di assicurare la continuità dell'approvvigionamento idrico integrativo garantito dal dissalatore di Porto Empedocle, evitando di compromettere i risultati conseguiti nell'ambito della gestione commissariale in via d'urgenza, e di scongiurare le gravi conseguenze derivanti dalla eventuale interruzione della operatività dell'impianto.
Al riguardo, giova rammentare che, decorso inutilmente il termine previsto dal DPR n. 59 del 13 marzo 2013 e dalla legge n. 241 del 7 agosto 1990, per la conclusione del procedimento volto al rilascio dell'autorizzazione unica ambientale, senza che fosse stata avviata la relativa istruttoria né convocata la conferenza di servizi finalizzata all'acquisizione dei pareri e degli atti di assenso delle amministrazioni competenti, il commissario straordinario ha provveduto a diffidare e mettere in mora gli enti competenti.
Solo successivamente alla scadenza del termine, e senza alcuna preventiva comunicazione alla struttura commissariale, il Libero consorzio comunale di Agrigento ha provveduto alla convocazione della conferenza di servizi in forma simultanea e modalità sincrona per il giorno 5 giugno 2026, dando avvio a una fase procedimentale che avrebbe dovuto essere tempestivamente attivata già con la richiesta di avvio del procedimento al SUAP del comune di Porto Empedocle, da parte del soggetto attuatore Siciliacque Spa in data 1° luglio 2025.
Ad oggi, a distanza di un anno dalla presentazione dell'istanza, risultano svolte due sedute della conferenza di servizi. Tuttavia, dall'esame dei relativi verbali emergono significative criticità istruttorie e persistenti esigenze di approfondimento da parte di alcune delle amministrazioni partecipanti, tali da fare ragionevolmente ritenere non imminente la conclusione del procedimento autorizzatorio.
È opportuno rilevare che l'esercizio del potere derogatorio da parte del commissario straordinario è avvenuto nell'ambito e nei limiti del quadro normativo emergenziale, esclusivamente nella misura necessaria ad assicurare la realizzazione e la continuità dell'esercizio dell'impianto in funzione del superamento dell'emergenza idrica e nel pieno rispetto dei principi di proporzionalità, ragionevolezza e temporaneità della deroga.
Accanto alle misure adottate per fronteggiare l'emergenza, è proseguita anche la programmazione ordinaria degli investimenti del servizio idrico integrato. Il Dipartimento regionale dell'acqua e dei rifiuti ha infatti finanziato, con risorse nazionali e comunitarie, interventi per più di 80 milioni di euro destinati all'ammodernamento delle reti, alla riduzione delle perdite, alla digitalizzazione delle infrastrutture e al miglioramento dell'efficienza gestionale del servizio idrico nell'ambito di Agrigento. Si tratta di opere finanziate nell'ambito di diversi strumenti programmatori - tra cui il PO FESR, il PON Infrastrutture e Reti successivamente rifinanziato con il POC Sicilia, l'Accordo per lo sviluppo e la coesione finanziato con risorse FSC e il PR FESR Sicilia 2021-2027 - che costituiscono il percorso strutturale di modernizzazione del servizio idrico, indipendentemente dalle misure straordinarie adottate durante la crisi.
In conclusione, gli interventi sopra descritti hanno consentito di recuperare e incrementare significativamente la disponibilità della risorsa idrica, riportando le dotazioni dell'ambito agrigentino su livelli compatibili con la distribuzione continuativa e destinati ad aumentare ulteriormente nel corso dell'anno. Rimangono tuttavia criticità che non dipendono più esclusivamente dalla disponibilità della risorsa, ma soprattutto dallo stato delle reti di distribuzione. È proprio su queste criticità che sono orientati gli investimenti della programmazione ordinaria, destinati a consolidare i risultati conseguiti durante l'emergenza e a garantire, nel medio periodo, un servizio idrico più efficiente, moderno e resiliente per i cittadini dell'agrigentino e dell'intera Sicilia.
Al fine di meglio orientare gli investimenti già nel corso del 2024 è stato adottato, con DPCM 17 ottobre 2024, pubblicato nella n. 302 del 17 dicembre 2024, il Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico, con l'obiettivo di aumentare significativamente l'accesso alla risorsa idrica complessiva, anche attraverso nuove modalità di ricognizione dei fabbisogni infrastrutturali e rinnovati criteri di selezione delle infrastrutture idriche. Il DPCM 17 ottobre 2024 ha riguardato nello specifico la pianificazione di nuove proposte di interventi. In seguito all'adozione del Piano, con il DM 17 settembre 2025, n. 223, è stato approvato il finanziamento del primo stralcio attuativo e parallelamente sono state avviate le procedure per l'aggiornamento della pianificazione. Gli interventi, una volta pianificati, possono essere finanziati sia dalla regione, così come si sta verificando, e dagli altri Ministeri competenti, oltre che dal MIT, assicurando così una generale congruità tra le diverse tipologie di interventi, cercando di ottimizzare l'uso della risorsa idrica e dei finanziamenti.
PRESIDENTE. La deputata Carmina ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Sottosegretario Gemmato, io non mi posso ritenere soddisfatta da questa risposta per un dato oggettivo, perché le cose che lei ci ha narrato noi le conosciamo perfettamente, però il problema vero è che l'acqua manca nelle case dei cittadini.
Quindi, nonostante tutto, nonostante i 128 milioni di euro di cui lei parla, che sono stati spesi e altri milioni di euro che sono stati impegnati dalla regione Sicilia, con 9.900.000 euro per la gestione di Siciliacque da aggiungere al costo dell'acqua normalmente tratta dagli invasi e non far quindi aumentare ulteriormente la già gravosa bolletta dei cittadini siciliani, che pagano l'acqua più cara d'Italia senza averla nelle case, nonostante siano stati stanziati oltre 25 milioni di euro sempre in favore degli enti gestori per il 2025, di fatto la situazione, con le piogge e gli invasi pieni - prima gli invasi erano vuoti e adesso sono pieni - è addirittura peggiorata rispetto a quella dell'emergenza creata dalla siccità.
Qui non siamo di fronte evidentemente a un'emergenza di tipo naturalistico, è evidentemente un'emergenza di carattere amministrativo e politico. C'è un'incapacità totale nelle risposte. Noi parliamo del diritto all'acqua, bene primario essenziale alla vita per tutti gli uomini del mondo, come dalla risoluzione ONU n. 64/292, del luglio 2010, citata in una legge regionale, la n. 19 del 2015, proprio sulla gestione delle risorse idriche. Non si può ancora continuare con famiglie, con soggetti fragili, con bambini, con persone disabili e con anziani che aprono il rubinetto e non hanno questo prezioso liquido. Fra l'altro, l'acqua si paga, perché l'AICA, l'ente gestore, ha costretto le persone - che non intendevano più fare il contratto di fornitura, perché pagano un canone gestorio senza avere l'acqua - a stipulare contratti per poter avere le autobotti, che lei stessa ha detto essere 150. Ma lei pensi: 150 autobotti per 400.000 persone! Pensi a quei ristoranti e a quegli alberghi che ora hanno sistematizzato e informatizzato il sistema di richiesta alle autobotti perché, anche lì, c'era una sorta di gestione opaca, magari con clientele: all'amico si faceva arrivare l'autobotte prima, mentre gli altri dovevano aspettare. Lei pensi quanti ristoranti e strutture alberghiere che si trovano, senza acqua, ad attendere l'autobotte che non arriva.
C'era una battuta allora di Ficarra e Picone, proprio in relazione a uno sul ponte sullo Stretto, che diceva: guardo il rubinetto vuoto e mi sovvien l'eterno. Ma era di 20 anni fa. Ora, anche lì, c'è da intervenire sulla gestione di Siciliacque: è normale che in Sicilia un soggetto privato, di cui il 25 per cento è partecipato dalla regione Sicilia e il 75 per cento da Italgas - che, a sua volta, è in mano anche a fondi stranieri come BlackRock -, sia il padrone dell'acqua? Un'acqua che Siciliacque acquista a 0,9 centesimi e che rivende a 69 centesimi e, con questo scherzetto dell'acqua dissalata, va a oltre i 2 euro a metro cubo, importo che sarà corrisposto dalla regione Sicilia per i primi due anni e non si sa dopo che cosa succederà, perché chiaramente tutto questo verrà a gravare su una già esosa tariffa per i cittadini, che fra l'altro sono fra i più poveri dell'Italia intera - il reddito medio ad Agrigento è fra i più bassi d'Italia - e devono sostenere costi altissimi per non avere l'acqua.
Lei capirà che qualunque risposta venga data in questa situazione non può essere soddisfacente, perché bisogna intervenire presto. Non a caso, ho coinvolto, nella mia interpellanza, anche la Protezione civile, perché la gente muore con questo caldo e senz'acqua: le morti sono aumentate. Ora dico: può essere che siamo nel 2026 e non si trova una soluzione? Non si interviene con forza, con coraggio, nel fare scelte forti come quella di togliere questo monopolio dell'acqua a Siciliacque? Ora basta! C'è un articolo della convenzione, l'articolo 30, che consente al presidente della regione Sicilia di revocare questa concessione: pagano, per essere i padroni dell'acqua in Sicilia, un canone di 5 milioni di euro l'anno, nulla rispetto a quello che è l'immenso affare della gestione dell'acqua, che però non è solo un affare, perché chi ha in mano l'acqua, in una regione come la Sicilia e con questa ondata di calore, ha in mano non solo un diritto ma anche una risorsa strategica.
Immagino che lei sappia che, per esempio, l'acqua viene anche utilizzata per il raffreddamento degli impianti di petrolio e una buona parte se ne va per questo. Ma insomma i siciliani hanno dei diritti? Gli agrigentini hanno dei diritti o sono buoni solo perché le loro coste vengono trivellate? Proprio a Licata c'è il progetto ENI Argo-Cassiopea, che è uno dei maggiori da cui si trae il gas in Italia: il 57 per cento della risorsa petrolifera italiana viene dalla Sicilia e noi moriamo di sete.
Sulla questione del dissalatore di Porto Empedocle: lei ha parlato didei vecchi impianti, ma questo è stato effettuato solo a Gela e a Trapani. Noi, nella zona di Porto Empedocle, avevamo ben due dissalatori nella zona ASI, nella zona industriale, a est del Paese; si è scelto, invece, di fare un impianto nuovo nella zona ovest, quella dove c'è una spiaggia magnifica di immenso valore paesaggistico, di immenso valore naturalistico, perché sede di nidificazione della specie protetta la tartaruga Caretta caretta - alcune tartarughe sono state liberate giorni fa - e anche storico-letterario. La spiaggia citata è, infatti, quella di Marinella di Andrea Camilleri, citata anche da Luigi Pirandello, premio Nobel, che in una novella descrive perfettamente la spiaggia del famoso borgo di Nisia: “lì, su la spiaggia, urge la vita”.
E andare a sfregio, fra l'altro, della comunità a cui era stato assicurato che questo dissalatore sarebbe stato mobile, avrebbe avuto durata temporanea e dopo due anni sarebbe stato spostato a Trapani… Invece, con un decreto che lei non ha citato - non gliel'hanno forse trasmesso - con il decreto n. 42 di quest'anno è stato reso definitivo. Ma allora era stato adottato con modalità provvisoria - quindi mobile - per aggirare il problema delle autorizzazioni? E le questioni ambientali? E la salamoia?
Lei dice che hanno prodotto 700.000 metri cubi d'acqua nel 2025 e 830.000 quest'anno. Ma la salamoia dove l'hanno scaricata? Perché lo scarico in modalità provvisoria era prossimo alla spiaggia, una spiaggia che è frequentata, ancora oggi, da bagnanti.
Noi abbiamo insistito che il sito fosse inidoneo e a fare il dei precedenti dissalatori, ma non ci hanno ascoltato. Ci sono stati due consigli comunali straordinari in cui la città si è opposta fortemente e il sindaco aveva chiesto rassicurazioni proprio perché la salamoia venisse scaricata oltre centinaia di metri dall'allaccio per bypassare le ricadute. E invece? Dovreste venire a fare un'ispezione. Io ho chiesto un'ispezione a Siciliacque in questo sito perché effettivamente tutta la questione è abbastanza opaca. Sappia che ancora oggi, in questo momento, con i bagnanti in spiaggia si fanno i lavori per recuperare il tubo della salamoia che si è proprio staccato, creando del danno in virtù delle correnti, perché quel sito è inidoneo anche per la questione delle correnti. Tutto questo non è stato tenuto in considerazione…
PRESIDENTE. Concluda.
IDA CARMINA(M5S). …con un enorme spreco di soldi pubblici e nessuna soluzione per i cittadini sempre più affranti.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sollecitiamo la risposta urgente del Governo alle nostre interrogazioni perché da domenica 5 luglio alle ore 23 fino alle ore 4 di venerdì 10 luglio l'Italia sarà tagliata in due per l'intervento sul cavalcaferrovia stradale di Ponte al Pino all'altezza del nodo di Firenze. Questo avviene in un momento già drammatico per la condizione dei trasporti nel nostro Paese. Lo abbiamo visto anche con riferimenti ai lavori parlamentari: i lavori sulla legge elettorale saranno rinviati di una settimana. Ma non tutte le persone che devono muoversi nel nostro Paese possono rinviare di una settimana i propri lavori e i propri impegni.
Per questo chiediamo al Governo trasparenza sui ritardi. Abbiamo contato - dai dati pubblicati dal gruppo FS con riferimento alla funzione “ViaggiaTreno” - sette anni e mezzo di ritardi, esclusi i giorni di sciopero, nei primi sei mesi dell'anno. Noi vogliamo sapere un dato assoluto: quanti sono i giorni e gli anni di vita rubati ai cittadini e ai lavoratori dai disagi e dai disservizi record che sta portando avanti questo Governo.
La seconda questione è sui costi dei biglietti. Se l'aumento di percorrenza raggiungerà le due ore e mezzo e se un viaggio durerà il doppio, non è tollerabile che il prezzo del biglietto rimanga inalterato. La riduzione dei costi deve essere proporzionale all'aumento dei tempi, dei disagi e dei disservizi perché altrimenti in questo modo quello che avverrà è che non sarà dato nemmeno il rimborso del ritardo, perché il ritardo sarà già incluso nell'aumento di percorrenza che viene previsto.
Faccio un'ultima considerazione. Sui giornali vediamo che l'unica preoccupazione di questo Governo è relativa ai vertici. È stato mandato via l'amministratore delegato e ora stanno litigando sul fatto di lottizzare le altre posizioni per orientare gli appalti. Non abbiamo ancora visto l'aggiornamento del contratto di Programma infrastrutture di RFI e le assunzioni. Noi, invece, vi chiediamo di occuparvi, come dovrebbe fare un Governo democratico, dei disagi, dei disservizi e dei ritardi che subiscono ogni giorno i cittadini e i lavoratori. Per questo vi continuiamo a sollecitare a rispondere alle nostre interrogazioni e ad accogliere le nostre proposte.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Consiglio dei Ministri della Repubblica di Albania in materia di cooperazione strategica nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'energia, dell'ambiente, della sicurezza e dell'industria della difesa, della gestione delle migrazioni, dell'educazione, dell'innovazione, della diaspora, della trasformazione economica e della crescita intelligente, fatto a Roma il 13 novembre 2025. (C. 2788)
: FORMENTINI.
3.
S. 1518- Revisione delle modalità di accesso, valutazione e reclutamento del personale ricercatore e docente universitario (Approvato dal Senato). (C. 2735)
: CANGIANO.
4.
Disposizioni in materia di giovani e servizio civile universale e deleghe al Governo per il riordino della materia. (C. 2825-A)
: CIOCCHETTI.
5.
6.
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Consiglio dei Ministri della Repubblica di Albania in materia di cooperazione strategica nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'energia, dell'ambiente, della sicurezza e dell'industria della difesa, della gestione delle migrazioni, dell'educazione, dell'innovazione, della diaspora, della trasformazione economica e della crescita intelligente, fatto a Roma il 13 novembre 2025. (C. 2788)
: FORMENTINI.











