PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ALESSANDRO COLUCCI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 107, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Davide Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. La mia, oggi, è una richiesta di informativa urgente al Ministro della Giustizia Nordio, collegandomi ad alcuni eventi che sono successi all'interno dell'istituto penitenziario di Ferrara. L'ultimo di questi è avvenuto domenica sera, quando cinque persone di origine straniera hanno iniziato una rissa all'interno del carcere e, solo grazie alla prontezza e allo spirito di servizio degli agenti di Polizia penitenziaria, è stato possibile sedare quella che poteva diventare una tragedia .
Io voglio ricordare anche in questa occasione la prontezza degli agenti, che sono riusciti anche a far tornare in servizio persone che in quel momento non lo erano, proprio dedicando il loro spirito di servizio alla loro attività, che è altamente pericolosa. Credo che serva fare una riflessione, una riflessione che è dovuta, perché all'interno di quest'Aula abbiamo la responsabilità politica di prendere atto di quella che è la situazione carceraria. Noi chiediamo al Ministro Nordio di venire in quest'Aula e di portarci i numeri concreti, perché sappiamo che all'interno delle carceri c'è un sovraffollamento, che oramai sfiora il 130 per cento dei detenuti, e abbiamo una carenza di organico di personale della Polizia penitenziaria di circa 6.000 unità .
A fronte di questo bisogna anche prendere atto - e qui mi ricollego a un discorso che, come Futuro nazionale, abbiamo più volte portato in quest'Aula e non voglio essere ridondante quando si parla di remigrazione - che, all'interno del nostro Paese, c'è circa un 10 per cento - forse anche qualcosa di meno - di popolazione straniera, mentre all'interno delle nostre carceri questa popolazione straniera equivale a un 30 per cento. Quindi, si capisce già da questi numeri che c'è qualcosa che non funziona, perché è un sistema che non riesce a integrarli: chi viene nel nostro Paese spesso delinque e questo va ad appesantire tutta quella che è la situazione all'interno delle carceri.
Chiediamo inoltre che il Ministro ci venga a portare dati concreti su quelle che sono le possibili nuove infrastrutture legate al mondo penitenziario ma soprattutto legate alle assunzioni, perché c'è assolutamente bisogno di reintegrare personale. Quindi, devono essere assunzioni che non devono essere esclusivamente sostituzioni di personale che va in pensione ma assunzioni vere, perché c'è la necessità tassativa di stare dalla parte degli uomini e delle donne della Polizia penitenziaria, che ogni giorno portano avanti un'azione difficile in circostanze veramente molto difficili da sostenere anche dal punto di vista della sicurezza.
Inoltre, servono norme che possano anche tutelarli dopo l'azione, perché non è più possibile vedere che, dopo aver messo a repentaglio anche la propria sicurezza con grande spirito di servizio, quando si interviene su una situazione che, come quella di domenica, poteva sfociare in una tragedia, ci sia poi il rischio che, il giorno dopo, ci sia qualcuno che va ad indagare quell'agente di Polizia penitenziaria. Questo non è più ammissibile . Dobbiamo dare strumenti reali e concreti e dare la possibilità agli agenti di Polizia di poter fare il loro lavoro con la massima serenità.
Credo che, all'interno di quest'Aula, questo debba essere il dibattito. Credo che debbano essere ricercate le risorse per fare più assunzioni e che serva un programma serio di assunzioni che sia a tempo veramente rapido, perché non c'è più tempo di aspettare .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: Dichiarazione d'urgenza della proposta di legge n. 2124.
Comunico che, a norma dell'articolo 69, comma 1, del Regolamento, è stata richiesta dal gruppo Lega-Salvini Premier la dichiarazione di urgenza per la proposta di legge n. 2124, recante modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di acquisto e di revoca della cittadinanza.
Su questa richiesta, a norma dell'articolo 69, comma 2, del Regolamento, non essendo stata raggiunta in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo la maggioranza dei tre quarti dei componenti della Camera, l'Assemblea è chiamata a deliberare con votazione palese mediante procedimento elettronico con registrazione dei nomi.
Ha chiesto di parlare contro la deputata Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, signor Presidente. Sono talmente tante le incongruenze che emergono dal voto che ci state chiedendo di fare oggi che sembra normale pensare che questa sia un'operazione elettorale di corto respiro, perché voi oggi ci state chiedendo di dichiarare l'urgenza di una legge - voi del centrodestra: Fratelli d'Italia, Lega, che siete per la sicurezza, che dite di essere per la sicurezza - che non porterà più sicurezza nelle nostre città, che non assumerà un poliziotto in più, che non ridurrà le rapine, che non fermerà le che non impedirà a 10 o 15 egiziani, cosiddetti “maranza”, di mettere a ferro e fuoco il Colosseo e mettere in fuga finanche le Forze dell'ordine, e che non ridurrà la criminalità organizzata. Allora, a cosa servono questa legge e la dichiarazione di urgenza di questa legge? Solo ad una cosa: ad alimentare una battaglia identitaria.
E qui vengo alla seconda incongruenza, a proposito di identità. Mi rivolgo ai colleghi e alle colleghe di Forza Italia, perché io ricordo che Forza Italia, in questa legislatura, a ogni piè sospinto si dichiara favorevole ad allargare le maglie della cittadinanza e a introdurre lo , che è una battaglia di civiltà, a detta di Tajani. Ogni estate la stessa barzelletta. E allora perché oggi ci state chiedendo di fare l'esatto contrario rispetto a quello che avete sempre dichiarato sulla cittadinanza? E un'altra cosa, il garantismo.
Vi riempite tanto la bocca dell'articolo 27 della Costituzione, della presunzione di non colpevolezza, e oggi ci chiedete di dichiarare l'urgenza di una proposta di legge che praticamente revoca la cittadinanza, addirittura la sospende anche in caso di apertura di un procedimento penale: non solo in caso di condanna di primo grado - perché non c'è scritto “definitiva” -, ma anche nel caso dell'apertura di un procedimento penale. E allora il garantismo vale soltanto per gli italiani, per i cittadini italiani nati italiani da genitori italiani e non vale per i cittadini italiani che, magari, sono stati naturalizzati? Cioè, questo principio di uguaglianza non vale sempre.
Questo stiamo assumendo dichiarando l'urgenza di questo provvedimento, anche perché vi do una notizia: non esiste un Paese occidentale in cui la cittadinanza viene revocata per un reato comune che non sia un reato di terrorismo o di minaccia alla sicurezza dello Stato come, peraltro, avviene anche in Italia.
E allora mi chiedo e chiedo ai colleghi di Forza Italia, ai colleghi moderati, a chi insomma vuole fare la svolta liberale del centrodestra e parlare ai moderati: ma allora perché ci state chiedendo di dichiarare l'urgenza di una legge che alza il livello e va oltre il livello previsto da tutte le democrazie occidentali? Quale sarà il prossimo passo? Per caso quello di reintrodurre il delitto di onore, oppure di ritirare la patente agli omosessuali?
Perché non si capisce che cosa state rincorrendo. Guardate che quando noi abdichiamo a un principio praticamente stiamo esplicitando che quel principio è negoziabile, e se questa norma non esiste in nessun altro Paese occidentale non è perché sono più magnanimi di noi, è perché tutti i Paesi occidentali - anche l'Italia, che ha una Costituzione tra le più avanzate del mondo - si rifanno alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, che all'articolo 1 dice che tutti gli individui sono uguali in dignità e diritti, indipendentemente dalla propria cittadinanza. E la nostra Costituzione dice che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge - tutti i cittadini! -, anche quelli che sono cittadini naturalizzati e che non sono cittadini per nascita .
Quindi noi non ci stiamo ad abdicare al principio di uguaglianza e a dichiarare un principio di superiorità della razza. Voi mi dovete spiegare perché, se delinque un italiano, è meno grave che se delinque uno straniero, oppure perché, se un italiano delinque in un altro Paese, è meno grave rispetto a uno straniero che delinque in Italia. Se noi abdichiamo al principio di uguaglianza, stiamo assumendo come valido un principio di superiorità della razza, e questa è una deriva che noi non possiamo permettere. Quindi, saremo un argine a questa deriva.
Lo faremo in nome della Costituzione, lo faremo in nome dello Stato di diritto e dell'idea che la forza di una democrazia non si misura dalla durezza delle sue parole, ma dalla capacità di difendere i propri principi anche quando questo può costare consenso .
PRESIDENTE. Quindi, abbiamo ascoltato l'intervento della deputata Baldino che ha parlato contro.
Ha chiesto ora di parlare a favore l'onorevole Molinari. Ne ha facoltà.
RICCARDO MOLINARI(LEGA). Grazie, Presidente. Il gruppo della Lega oggi chiede all'Aula di esprimersi sulla dichiarazione di urgenza di una nostra proposta di legge che riguarda un tema centrale nella convivenza civile di un Paese - cioè il tema dell'assegnazione e della revoca della cittadinanza - e credo, avendo sentito anche l'intervento della collega, che sia una buona occasione per ribadire alcuni concetti che dovrebbero essere scontati ma che così scontati evidentemente non sono.
Vedete, la nostra Costituzione garantisce i diritti universali, diritti universali che vengono riconosciuti a tutti indipendentemente dall'etnia, dalla cittadinanza, dalla fede religiosa. Ad esempio, sono diritti universali il diritto al giusto processo, il diritto alla salute, il diritto alla riservatezza, il diritto a esprimere liberamente le proprie opinioni, ad associarsi. La cittadinanza - do una notizia alla collega - non è un diritto. La cittadinanza è il riconoscimento di uno giuridico che comporta diritti e doveri e che arriva, quindi, al termine di un percorso di integrazione. È la coronazione di un percorso di integrazione su cui lo Stato ha discrezionalità.
E anche questo non lo diciamo noi, lo dice la Corte costituzionale, perché, oltre ai requisiti di legge, la giurisprudenza costituzionale prevede che, con l'evolversi della società, i requisiti per cui si assume che un immigrato, uno straniero, sia integrato cambiano nel corso del tempo.
E allora noi vogliamo andare a incidere qui perché riteniamo che ci siano alcune emergenze da affrontare. Quali sono i modi per ottenere la cittadinanza da stranieri? Ce ne sono principalmente tre: la cittadinanza per matrimonio, la naturalizzazione di chi risiede nel nostro Paese da più di 10 anni e la cittadinanza ottenuta dai minori stranieri nati in Italia al diciottesimo anno di età.
Qual è la discrasia della legge che abbiamo oggi? Che nei primi due casi questo potere di valutazione dello Stato, anche per ragioni di sicurezza pubblica, esiste e ci sono anche delle cause ostative per legge già oggi: se si commettono determinati reati, già oggi la cittadinanza per matrimonio non può essere ottenuta. Qual è il problema? Il problema è che, invece, nel caso dei minorenni nati in Italia, di fatto, non c'è nessuna causa ostativa oggi nella legge italiana e non c'è nessun potere discrezionale dello Stato. Si è arrivati, di fatto, ad avere un automatismo: chi nasce in questo Paese, al diciottesimo anno di età con la richiesta diventa automaticamente cittadino.
E perché riteniamo che si debba intervenire qui? Insomma, basterebbe frequentare le nostre città, perché è evidente a tutti che oggi ci sia un problema che non c'era anni fa, che è un problema di evidente mancata integrazione dei minorenni di seconda generazione . C'è un problema legato alla sicurezza e c'è un problema legato alla delinquenza giovanile. E non è solo una percezione, ce lo dicono i dati: nel 2022, per la prima volta, le denunce contro minori stranieri hanno superato di 2.000 unità le denunce contro minori italiani. Però, c'è un problema: che i minori stranieri rappresentano tra il 10 e il 14 per cento della popolazione minorile nel nostro Paese, quindi è evidente che c'è un problema localizzato in quella fascia della società.
E allora che cosa pensiamo che si debba fare? Da una parte, c'è l'approccio repressivo che questo Governo ha già utilizzato. Penso ai decreti Caivano e ai decreti Sicurezza che hanno dato alle Forze dell'ordine e alla magistratura nuovi strumenti per contrastare la delinquenza giovanile, e se il Comando dei Carabinieri di Milano, pochi giorni fa, ha annunciato che gli arresti di minorenni sono saliti nell'ultimo anno del 40 per cento è grazie alle leggi che ha fatto questa maggioranza e che ha voluto la Lega .
Ma come giustamente ci ricorda sempre l'opposizione, non basta l'approccio repressivo, serve anche quello educativo. E allora noi pensiamo che sia educativo spiegare ai minorenni stranieri che, se vogliono essere parte di una comunità, quella comunità la devono rispettare, perché diventare cittadino non è automatico .
E allora la nostra proposta di legge prevede che cosa? Che nel caso di reati gravi contro la persona, il patrimonio o reati di spaccio, la cittadinanza venga bloccata per i minori stranieri fino alla piena riabilitazione. Oltre a questo c'è poi un altro aspetto, che è quello della revoca della cittadinanza.
E vedete su questo, purtroppo, ci è venuta la cronaca in soccorso per dichiarare l'urgenza. Sappiamo tutti cosa è successo negli scorsi giorni: un gambiano cittadino italiano, per diletto, ha deciso di andare in strada e accoltellare quasi a morte un passante. Bene, oggi la revoca della cittadinanza è prevista solo per reati gravi, come diceva giustamente la collega: per l'eversione e per il terrorismo. Noi siamo convinti che non sia perfettamente integrato e non meriti di restare in Italia nemmeno chi accoltella , chi uccide e chi stupra, e che bene sarebbe, revocata la cittadinanza a queste persone, rimandarli velocemente al loro Paese.
PRESIDENTE. Essendo giunte alla Presidenza richieste di poter svolgere ulteriori interventi, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, darò adesso la parola a un deputato per gruppo, ove richiesto.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Capisco l'ansia dei colleghi della Lega che si trovano costretti a rincorrere l' collega Vannacci sulle politiche più restrittive possibili per quanto riguarda la cittadinanza, politiche che rasentano spesso il razzismo più bieco e più netto. Ma questa volta credo che l'iniziativa della Lega sia addirittura improvvida, perché non si riesce a capire per quale ragione un provvedimento come questo, che riguarda le questioni legate alla cittadinanza, debba essere considerato di urgenza. Ma colleghi della Lega, in questo Paese proprio oggi abbiamo saputo che gli stipendi…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Colleghi.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). …nel nostro Paese sono i più bassi d'Europa. Sono quelli che sono calati e che caleranno di più nel prossimo periodo, riducendo il potere d'acquisto dei nostri cittadini e delle nostre cittadine veramente in modo incredibile.
In un Paese come questo, la vostra priorità è quella di rincorrere Vannacci sulla questione della cittadinanza , introducendo delle norme, lasciatemelo dire, che sono veramente risibili. Ma voi potete pensare veramente che una delle cause ostative per rilasciare la cittadinanza, a persone che sono nate in Italia, possano essere reati come lesioni personali colpose, diffamazione, detenzione o accesso di materiale pornografico e cose di questo genere? Questi sono reati, generalmente, passibili di contravvenzione, neanche di una pena penale. Questi sarebbero i reati su cui volete costruire la vostra narrazione di restringimento del diritto di accesso alla cittadinanza di persone che sono nate in Italia, che sono andate a scuola in Italia, che vivono in Italia, che vivono insieme ai nostri figli, che frequentano le stesse scuole e che sono arrivate alla maggiore età in Italia. Questo è assolutamente assurdo. Soltanto la vostra paura, il vostro terrore di avere un alla vostra destra, vi costringe ad arrivare a fare delle proposte di questo genere.
Per non parlare, poi, della revoca. Guardate, sulla vicenda della revoca, ci sarebbe da fare una lunga discussione perché nel momento in cui, in base alla legge italiana, viene concessa la cittadinanza a una persona, questa ha gli stessi diritti di qualunque altro cittadino nato in Italia, cittadino per diritto di sangue o per qualunque altra ragione, perché, vorrei ricordarvelo, la Costituzione dice che i cittadini sono uguali davanti alla legge e davanti allo Stato. Non ci sono cittadini di serie A e di serie B, pertanto, se la pena accessoria di revoca della cittadinanza non può essere applicata ai cittadini italiani per diritto di sangue, egualmente non può essere applicata agli altri cittadini che sono stati, come dire, onorati della nostra cittadinanza in un secondo momento, perché questo creerebbe una differenza di eguaglianza tra le persone. Io capisco che questo concetto non vi è chiaro, ma forse lo dovreste capire piano, piano e, magari, applicandovi, forse ci riuscireste. I cittadini, una volta che sono cittadini italiani, devono essere uguali davanti alla legge ed avere gli stessi diritti e gli stessi doveri.
È necessario, care colleghe e cari colleghi, che, numero uno, questo Parlamento si cominci a preoccupare dei problemi veri degli italiani e delle italiane, ossia quello degli stipendi, quello del cambiamento climatico, quello dei soldi che il vostro Governo regala all'industria delle armi, senza affrontare invece i problemi della sanità. Questi sono i problemi fondamentali e non invece rincorrere un concorrente elettorale di estrema destra, come Vannacci, su posizioni di propaganda come questa.
Dopodiché, l'elenco dei reati che voi mettete a supporto per la non concessione della cittadinanza di persone nate in Italia sono assolutamente risibili. Tra l'altro, se la vogliamo dire tutta, se vogliamo mettere a rapporto questa norma con quella dei nostri amici liberali di Forza Italia, ossia con la proposta di legge a prima firma Fascina, la A.C. 2720, che prevede modifiche al codice penale e alle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni, con la quale si propone di abbassare l'età per l'imputabilità da 14 a 13 anni, voi ci state dicendo che, per una rissa in classe, non si può più concedere la cittadinanza a bambini che vanno ancora alla scuola elementare. Francamente, altro che svolta liberale, altro che politica del garantismo, assistiamo a delle cose che davvero neanche in un Governo assolutamente autoritario e che guarda soltanto ai propri interessi elettorali può servire .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bakkali. Ne ha facoltà.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche io do una notizia a chi sta proponendo questa legge, perché, se è vero che la cittadinanza, secondo loro, non è un diritto, parimenti non può essere la sua non concessione né uno strumento di gestione dell'ordine pubblico, né uno strumento di punizione collettiva verso un'intera generazione che conta, in questo Paese, 800.000 ragazzi e ragazze che sono nati, e nate, in questo Paese. Credo sia giunto davvero il momento di provare a stare dentro ai dati e all'analisi quando si propongono strumenti e modifiche così pesanti.
Lo dico davvero, anche io, all'ala che si definisce liberale in questa maggioranza, perché quello che viene proposto non è così banale in quanto si complicano e si accentuano le procedure per l'accesso alla cittadinanza e, ovviamente, alla revoca. Lo si fa con un molto chiaro sui minori nati in questo Paese e lo si fa con tre strumenti: il tema delle condanne penali e le altre due, che rasentano davvero il ridicolo, perché si chiede la conoscenza della lingua italiana a bambini e bambine che, dalle scuole dell'infanzia alle scuole superiori, frequentano le scuole dello Stato: vorrei assistere alla scena dove, un ragazzo o una ragazza, devono dimostrare la loro proprietà linguistica, anche perché, vi do un'altra notizia, questo sconfesserebbe la qualità - cosa che noi non pensiamo, ma, evidentemente, lo pensate voi - della scuola pubblica italiana e del vostro Ministro Valditara, in quanto questi ragazzi avranno ottenuto delle promozioni, saranno stati promossi alle elementari, alle medie, alle superiori, però, questo, per voi, non basterà. Poi, c'è il passaggio, anche quello abbastanza ridicolo, sul giuramento in italiano.
Ma stiamo sul tema di oggi, cioè l'emergenza. Voi chiamate emergenza numeri che però vanno comparati con la popolazione su cui questo provvedimento si abbatte, quindi gli 800.000 ragazzi e ragazze. Proviamo a capire il dato: il dato sono 242, ragazzi e ragazze, che sono oggi dentro agli IPM perché questo è. Quando avrai una condanna penale, e quindi sarai dentro al sistema giudiziario penale italiano, tu non potrai accedere alla cittadinanza italiana. Questo numero di 242, della popolazione che oggi è dentro agli istituti penitenziari per minori, corrisponde allo 0,03 per cento della popolazione di origine straniera minore in questo Paese. Questa è la vostra emergenza.
Vogliamo allargare il campione? Proviamo ad allargarlo a tutti quelli che sono in carico al sistema giudiziario; arriviamo, mal contati, a 17.000, che corrispondono allo 0,5 per cento. Quindi, voi impedirete - perché il passaggio sulla prova della lingua italiana e questo passaggio sul giuramento - riguarderà tutti questi 800.000 perché il vostro è su questo 0,03 per cento. Dimenticate che in questo 0,03 non sono neanche tutti nati in Italia, perché il vero tema che voi non affrontate, e che avete, anzi, contribuito, con le vostre politiche, ad aggravare, è sui minori stranieri non accompagnati . Questi ragazzi e queste ragazze possono essere, sì, un problema di ordine pubblico nelle nostre città, ma questo perché avete lasciato i comuni italiani soli e in tre anni gli avete tolto 50 milioni di euro, e, soprattutto, ci sono 11.000 posti mancanti per i minori stranieri non accompagnati in questo Paese. Questa voi la chiamate emergenza.
Ripeto, questo è un provvedimento di punizione collettiva, di profilazione razziale, che riguarda non tanto l'emergenza di questo Paese, perché l'emergenza di questo Paese sono 1.200.000 minori di tutte le provenienze che vivono in povertà assoluta …
PRESIDENTE. Deputata, concluda.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). …1.200.000 minori in questo Paese vivono in povertà assoluta e sono l'88 per cento in più di ragazzi in età pediatrica che assumono farmaci e psicofarmaci. Queste sono le emergenze non lo 0,03 per cento della popolazione, su cui c'è un problema eventualmente di sicurezza…
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). …e di affronto. Chiudo, un minuto….
PRESIDENTE. No, no, che minuto…
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). …che la vera emergenza non è questa. La vera emergenza è la vostra perché, ovviamente, state rincorrendo quelli alla vostra destra; ormai quelle che sono le di questo Parlamento le state trasformando nel della situazione. Perché ovviamente tutto quello che state facendo in questo momento…
PRESIDENTE. Deputata, deve chiudere.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). …è scomposto, sbagliato, ingiusto e contro la Costituzione italiana .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ziello. Ne ha facoltà.
EDOARDO ZIELLO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Noi di Futuro Nazionale siamo stufi di sentire interventi smielati da parte dei soliti rappresentanti di sinistra pro-immigrazione L'emergenza per il nostro Paese è data da tutti quei problemi sulla sicurezza che, guarda caso, sono creati, per la maggior parte, da immigrati che il PD, AVS, MoVimento 5 Stelle, Azione, Italia Viva e una parte di centrodestra moderato difendono costantemente .
Noi siamo uno dei Paesi che rilascia il maggior numero di cittadinanze. Ho guardato i dati prima: più di 150.000 nuove cittadinanze all'anno. Sembra di stare dopo l'editto dell'imperatore Caracalla. L'emergenza è quella di riformare completamente il sistema di rilascio delle cittadinanze con una stretta, come chiede il generale Vannacci Mi fa piacere che la Lega, a distanza di quasi 2 anni, abbia rispolverato una proposta di legge che prova a dare una stretta in tal senso; probabilmente l'effetto Vannacci è sempre più presente, sempre più costante .
E questo spinge i colleghi della Lega a destarsi dal torpore nel quale erano caduti da anni e finalmente ritirano fuori dal cassetto una proposta di legge che, tra l'altro, era stata sottoscritta anche da me, dal collega Sasso, dal collega Bof, dalla collega Ravetto e altri deputati proprio perché chiedevamo, nel corso di quell'anno, di fare qualcosa di concreto per contrastare una certa deriva, quella immigrazionista, che, purtroppo, colpisce non soltanto esponenti di centrosinistra o sinistra, ma anche esponenti di centrodestra moderato che si dichiarano anche favorevoli a certe misure .
Penso a Forza Italia, che, ogni volta che si parla di cittadinanza, tira fuori il tema dello . che, ovviamente, è una bella denominazione per coprire che cosa? La volontà di andare nella direzione di creare lo alla francese: è un'azione politica che ci troverà sempre contrari e che noi contrasteremo costantemente a livello istituzionale e anche a livello partitico sui territori. Siamo pronti, infatti, da questo punto di vista, a lanciare un grande programma a livello territoriale per denunciare tutto quello che sta avvenendo all'interno delle politiche migratorie. Anche perché, come diceva qualche collega poc'anzi, anche noi riteniamo che ci siano alcune emergenze da affrontare: la prima emergenza è che, dal 2022 a oggi, in Italia sono sbarcati più di 300.000 immigrati; ogni anno vengono fatti quasi 6.500 rimpatri e anche facendo passare questa legge, che noi ovviamente andremo a votare favorevolmente, aumentando le revoche della cittadinanza, col fatto che non siete riusciti almeno a quadruplicare i dati dei rimpatri, voi andrete a creare ulteriori problemi al nostro Paese . Infatti, finché non andrete a copiare il programma della remigrazione del generale Vannacci, questi immigrati irregolari, che diventeranno tali, continueranno a stare nel nostro Paese. Continueranno a creare problemi di sicurezza e voi sarete responsabili: centrodestra insieme al centrosinistra .
Per tutti questi motivi, signor Presidente, ovviamente ci dichiariamo favorevoli alla dichiarazione d'urgenza, pensando però che sia arrivato il momento di creare un decreto-legge. È inutile prendere in giro le persone con una proposta di legge. Facciamo un decreto Remigrazione , come vuole il generale Vannacci, se vogliamo veramente dare un segnale concreto alle persone che vivono, purtroppo, i problemi e le conseguenze di un'immigrazione malgovernata dal centrodestra che attualmente governa la nostra Nazione.
Soprattutto sui CPR: avete fatto l'esternalizzazione della gestione dell'immigrazione con i centri in Albania . Bene. Ma i CPR devono diventare, secondo noi, istituti di detenzione per gli immigrati irregolari che delinquono perché, finché continueranno a stare in giro a bighellonare, continueremo ad avere, purtroppo, italiani che saranno schiacciati dalle coltellate, dalle botte e dalle angherie dei soliti immigrati irregolari che magari sono entrati con la sinistra, ma che il centrodestra non è riuscito a rimpatriare .
PRESIDENTE. Non ci sono altri interventi, per cui passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, con registrazione dei nomi, sulla dichiarazione d'urgenza della proposta di legge n. 2124, recante modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di acquisto e di revoca della cittadinanza.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2825-A: Disposizioni in materia di giovani e servizio civile universale e deleghe al Governo per il riordino della materia.
Ricordo che, nella seduta del 30 giugno, si è conclusa la discussione generale e il rappresentante del Governo è intervenuto in sede di replica, mentre il relatore vi ha rinunciato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Ricordo che, a norma dell'articolo 123-, comma 3-, ultimo periodo, del Regolamento, gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi dichiarati inammissibili non possono essere ripresentati in Assemblea (e - ove ripresentati - non sono pubblicati).
Inoltre, non sono pubblicati, in quanto non ricevibili: gli emendamenti già presentati presso la Commissione, ma in quella sede ritirati o decaduti per assenza del presentatore; i nuovi emendamenti, non previamente presentati presso la Commissione, riferiti a parti del testo non modificate dalla Commissione stessa, ovvero che non risultino consequenziali rispetto alle modifiche apportate in sede referente.
Comunico che la Presidenza, sulla base del parere espresso dalla V Commissione (Bilancio) nella riunione del 7 luglio, non ritiene ammissibili, a norma dell'articolo 123- del Regolamento, in quanto recano nuovi o maggiori oneri finanziari privi di idonea quantificazione e copertura, le seguenti proposte emendative: Zanella 2.53 e 4.15 e Gadda 2.150.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85- del Regolamento, i gruppi MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva-Casa Riformista sono stati invitati a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore e il Ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, ad esprimere il parere sugli emendamenti riferiti agli articoli del disegno di legge segnalati per la votazione.
LUCIANO CIOCCHETTI, . Grazie, Presidente. I pareri sono tutti contrari.
PRESIDENTE. Chiedo al Ministro di esprimere il parere.
ANDREA ABODI,. Grazie, Presidente. Parere conforme al relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 Filippin. Ha chiesto di parlare la deputata Filippin. Ne ha facoltà.
ROSANNA FILIPPIN(PD-IDP). È il primo emendamento, quindi ritengo importante intervenire anche per spiegare molto rapidamente il contenuto di questo provvedimento. In questo caso stiamo parlando dell'articolo che delinea i criteri e i principi direttivi ai quali il Governo dovrà attenersi nell'esercizio della delega per il riordino delle politiche in materia giovanile. Perché abbiamo ritenuto di ripresentare questo emendamento dopo una discussione molto interessante e importante che c'è stata in Commissione, per la quale ringrazio sia il relatore sia soprattutto il signor Ministro, che ha partecipato a questa discussione e ha pienamente accettato il confronto con l'opposizione? Abbiamo ripresentato questo emendamento proprio perché stiamo discutendo di una legge delega e quindi i principi e i criteri direttivi assumono un'importanza decisiva. Quando il Parlamento sceglie di delegare al Governo il riordino di una materia non gli può affidare una delega in bianco.
PRESIDENTE. Scusi un attimo. Colleghi, per favore. Colleghi di Futuro Nazionale, per favore. Vi prego.
Prego, onorevole Filippin.
ROSANNA FILIPPIN(PD-IDP). Quando il Parlamento sceglie di delegare al Governo il riordino di una materia, sulla quale peraltro siamo assolutamente d'accordo, non gli può però affidare una delega in bianco. Ha il dovere di definire con precisione gli obiettivi, i principi e i limiti entro i quali quella delega dovrà essere esercitata, perché è in questa fase che il Parlamento indica la direzione politica. Questa è una responsabilità ancora più importante, perché, una volta emanati i decreti legislativi, come sappiamo bene non ci sarà un nuovo passaggio parlamentare nel quale riscrivere il contenuto articolo per articolo. Ecco perché abbiamo deciso di riproporre questo emendamento, che avevamo già presentato in Commissione, che riguarda la previsione, all'interno dei criteri direttivi, della promozione dell'inclusione sociale, la riduzione delle disuguaglianze generazionali e territoriali e il sostegno all'autonomia dei giovani.
Vorrei soffermarmi, in particolare, sul tema delle disuguaglianze territoriali. Come è stato ricordato anche nel corso della discussione generale, il nostro Paese ha accumulato un vero e proprio debito territoriale nei confronti delle giovani generazioni. Essere giovani in una grande città non equivale ad esserlo in un'area interna, in un territorio montano, in una periferia o in tanti comuni che negli anni hanno visto ridursi servizi, collegamenti e opportunità. Troppo spesso l'accesso all'istruzione, alla mobilità, alla cultura, al lavoro e persino ai luoghi di partecipazione dipende solo dal luogo in cui si nasce. Questo è un tema che riguarda direttamente anche molti dei territori che noi rappresentiamo. Le aree interne non chiedono assistenza, ma chiedono di non essere condannate allo spopolamento. Chiedono che i loro giovani possano scegliere di restare e non siano costretti a partire perché mancano opportunità di studio, di lavoro o di crescita personale.
Per questo riteniamo che la riduzione delle disuguaglianze territoriali non possa essere lasciata alla sensibilità del Governo, anche se riconosco al Ministro di averne parlato ripetutamente in Commissione, ma debba diventare un criterio esplicito di delega. È un modo con cui il Parlamento esercita sino in fondo la sua responsabilità, indicando, per l'appunto, con chiarezza che le politiche per i giovani devono servire anche a rafforzare la coesione territoriale e a garantire pari opportunità indipendentemente dal luogo in cui un ragazzo o una ragazza nasce e cresce .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Il gruppo di Azione chiede di poter sottoscrivere l'emendamento.
PRESIDENTE. Allora, è tutto il gruppo di Azione. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Filippin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.2 Girelli. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fassino. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO(PD-IDP). Presidente, mi rivolgo al Ministro e anche al relatore per una questione che si è prodotta adesso e che si produce spesso: ma è possibile che il parere sugli emendamenti sia il rifiuto di tutti? Il Parlamento che cos'è? È un luogo di confronto e di discussione. È possibile che tutto ciò che propone l'opposizione non può che essere respinto? Non c'è una cosa che possa essere ragionevolmente accettata ? Mi pare francamente che così rendiamo del tutto inutile il lavoro di quest'Aula e il lavoro legislativo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciocchetti. Ne ha facoltà.
LUCIANO CIOCCHETTI, . Capisco che, non avendo partecipato ai lavori della Commissione, non può comprendere il dibattito che è stato fatto, anche con la disponibilità assoluta del Ministro. Sono stati approvati più di 30 emendamenti in Commissione, molti dell'opposizione. Quindi, credo che il dibattito sia stato molto fecondo e molto partecipato, anche con una condivisione ampia tra maggioranza, opposizione e Governo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.3 Baldino. Ha chiesto di parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, signor Presidente. È molto curioso che, a un anno ormai dalla scadenza della legislatura, il Governo ci sottoponga una proposta di legge delega in materia di politiche giovanili e servizio civile. Il Governo è delegato ad adottare, come dice l'articolo 1 che stiamo esaminando, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, dei decreti legislativi in materia di politiche per i giovani. Quando si dice che i giovani sono la priorità per questo Governo: a un anno dalle elezioni ci presentate una legge delega per attuare delle politiche giovanili e soprattutto per attuare la strategia dell'Unione europea per la gioventù, che è una strategia 2019-2027 che va a scadenza.
Soprattutto noi vi chiediamo, con questo emendamento, nell'ambito dell'esame dei decreti legislativi di attuazione della delega, di assicurare il coinvolgimento più ampio e la più ampia partecipazione dei giovani e delle organizzazioni che li rappresentano nei processi decisionali, anche perché è inutile che noi parliamo di politiche giovanili qui. Le politiche giovanili si fanno con i giovani. Non si può pensare di fare politiche giovanili chiusi in una stanza, se non ascoltando le esigenze dei giovani e guardando col visore con cui guardano i giovani e non con quello con cui guardiamo noi. Guardate che mi ci metto anche io, che ho 38 anni. L'idea di un trentottenne o di un quarantenne è diversa dall'idea di un ventenne o di un ventunenne, che avrebbe bisogno di valutazioni d'impatto generazionale di ogni politica pubblica, a partire dai comuni per finire al Parlamento europeo.
A tale proposito, colgo l'occasione per chiedere al Ministro Abodi: visto che nella scorsa legislatura la Ministra Dadone aveva istituito il COVIGE, cioè il Comitato per la valutazione dell'impatto generazionale presso il Dipartimento dove adesso lei da ormai qualche anno si è insediato, perché non ha mai convocato il COVIGE, Ministro? Perché adesso parlate di valutazione di impatto generazionale a parole e, però, quando poi si tratta di convocare l'organismo deputato a valutare le politiche di impatto generazionale, che è un comitato tecnico-politico, quindi anche con l'ausilio di tecnici di alto livello, non l'avete mai convocato in quattro anni? Perché evidentemente non vi interessa valutare l'impatto generazionale delle politiche pubbliche, perché altrimenti avreste evitato, in questi quattro anni, di fare politiche, non solo economiche, che vanno contro il futuro delle generazioni.
Perché altrimenti non avreste potuto ritornare alla produzione di carbone, perché altrimenti non avreste potuto arretrare sulle politiche , perché altrimenti non avreste potuto fare una politica economica improntata ad un'economia di guerra e a discapito delle misure per le nuove generazioni. Ecco perché dite “no” a questo emendamento. Io ringrazio il Ministro per la disponibilità dimostrata e il relatore in Commissione - è vero: sono stati riformulati e approvati alcuni nostri emendamenti - ma qui non parliamo di cose di poco conto.
Parliamo di un decreto delegato per le politiche giovanili, e siccome ci riempiamo sempre la bocca dei giovani, dicendo che dobbiamo parlare ai giovani, che bisogna ascoltare i giovani, che bisogna fare le politiche per i giovani, poi, però, quando per una volta questo Parlamento si confronta su quali debbano essere le strategie per coinvolgere veramente i giovani nei processi decisionali, la risposta è: tutti i pareri contrari, non c'è dibattito, il dibattito lo abbiamo fatto in Commissione, questa è la legge e deve essere approvata tale e quale.
No, così non va bene, perché altrimenti vi riempite solo la bocca di giovani e di confronto sui giovani, però poi, quando si tratta di coinvolgerli realmente, come vi chiediamo con questo emendamento, fate spallucce e dite che il parere è contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata D'Orso.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente, per sottoscrivere questo emendamento dei colleghi - e li ringrazio per averlo presentato - perché lo ritengo più che opportuno e assolutamente necessario. Si parla di politiche giovanili e bisogna interrogare, coinvolgere e far partecipare alla costruzione di quelle politiche sicuramente i giovani.
E visto che questo emendamento parla di coinvolgimento, parla della più ampia partecipazione, ne approfitto per ricordare - suo tramite, Presidente - al collega relatore che in quest'Aula non ci sono delle figurine, quest'Aula dovrebbe avere una certa dignità. Pertanto, mi fa piacere che il dibattito ci sia stato e sia stato costruttivo e proficuo in Commissione, però quest'Aula esiste fintanto che esiste anche un dibattito in quest'Aula. Altrimenti quest'Aula non ha più senso e le cose si dovrebbero, allora, soltanto deliberare in Commissione e quest'Aula potrebbe chiudere.
Siccome io ritengo che non sia questo il caso e non sia quello che vogliamo - e lo dico anche da componente della Giunta per il Regolamento che vorrebbe dare a quest'Aula centralità e ripristinare una centralità che, ahimè, evidentemente non c'è, e lo si vede anche dall'atteggiamento del Governo e dei relatori che comunque spazzano via tutti gli emendamenti - ci tenevo a fare questa precisazione .
PRESIDENTE. Il deputato Pellegrini sottoscrive. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Prima di andare oltre, saluto le squadre nazionali femminili Under 17 e Under 19 della Federazione pugilistica italiana, in tutte le loro componenti, che sono in visita alla Camera e assistono ai nostri lavori. Grazie di essere qui e benvenuti a Montecitorio . Il pugilato è il pugilato, va sempre salutato.
Passiamo all'emendamento 1.5 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.6 Girelli. Ha chiesto di parlare l'onorevole Girelli. Ne ha facoltà.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche in questo caso vorrei richiamare l'attenzione del dell'Aula sul tema delle aree interne. Già bene ha fatto la collega Filippin nel delineare il tema, però quello che trovo sempre molto contraddittorio anche da parte del Governo - che si è anche molto vantato di aver approvato una legge sulle aree montane e di prestare grande attenzione alle aree periferiche - è che poi, quando si arriva al dunque, quando dobbiamo approvare dei provvedimenti, quando si sottolinea questo aspetto, si prende semplicemente atto che c'è un'Italia molto diversa dove le aree metropolitane e le città hanno una loro storia e le aree interne ne hanno tutt'altra.
Ecco, non c'è il coraggio di volerlo sottolineare, di volerlo rimarcare, la risposta è sempre quella: che già ne teniamo conto e già lo sappiamo. Ma se questo è vero - e poi nei provvedimenti, negli atti concreti, ahimè non posso che rilevare che non è vero - ribadirlo e scriverlo ogni volta, ricordarlo a noi legislatori e dare anche un rimando esterno nella scrittura di una legge, io credo che non sia assolutamente ridondante ma sia semplicemente il poter manifestare, sottolineare, dichiarare di impegnarci con grande corresponsabilità riguardo a questo tema.
Ecco perché davvero i pareri contrari su questi emendamenti rimangono per me incomprensibili, forse perché, provenendo da un'area interna e montana, so cosa vuol dire sentirsi marginalizzati, non considerati e avere qualcosa quasi sottoforma di carità, invece che come diritto di cittadini e cittadine ad avere pari opportunità rispetto a tutti gli altri .
PRESIDENTE. Sottoscrivono le deputate L'Abbate e Raffa.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.7 Zanella. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. È vero che nel corso dell'esame in Commissione di questo provvedimento, di questa delega al Governo, che dovrà elaborare e presentare anche alla Camera nelle Commissioni competenti i decreti delegati, c'è stato un confronto serrato e anche sicuramente produttivo di miglioramenti del testo. Lo riconosciamo ed è proprio per questo che rimane abbastanza, come dire, poco comprensibile che non vengano approvate - in Commissione e anche oggi in Aula - delle indicazioni ulteriormente migliorative del provvedimento stesso.
Per esempio, questo nostro emendamento non fa altro che citare e aggiungere, dopo le parole “delle organizzazioni giovanili”, il riferimento agli enti del Terzo settore, ampiamente presenti nel mondo delle politiche giovanili e iscritti nel Registro unico nazionale del Terzo settore - il famoso RUNTS - quali strategici. Cioè, non vengono indicati nella strategia delle politiche i soggetti in carne ed ossa che già sono all'interno delle politiche giovanili. E sono convinta che tutte e tutti qui siamo estremamente d'accordo con il fatto che il Terzo settore debba essere pienamente coinvolto in questo progetto riorganizzativo.
Ecco, non capisco perché non sia stata accettata un'indicazione più precisa, che dà conto di questa condivisione che il Parlamento ha più volte espresso, nella Commissione stessa, all'interno del dibattito per l'esame del provvedimento
PRESIDENTE. La deputata L'Abbate sottoscrive.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.8 Zanella. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Poche parole, perché riprendo quanto è stato già ampiamente illustrato dai colleghi e dalle colleghe circa l'impatto delle scelte legislative, normative, perfino amministrative, sui giovani, come elemento centrale di quello che è anche il monitoraggio delle politiche stesse.
Noi abbiamo una legge, la n. 167 del 2025, che tra l'altro lo prevede, e sappiamo quanto ormai, sulle vite e sulle prospettive anche dei giovani e delle donne, una valutazione d'impatto sia estremamente importante per orientare, indirizzare, casomai ricalibrare le politiche stesse .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente, per chiedere alla collega Zanella se possiamo sottoscrivere il suo emendamento come gruppo di Azione, per sostenere una importante richiesta che viene fatta, rispetto alla quale ci stupisce il parere contrario da parte del Governo. Si tratta, tra l'altro, di un emendamento non vincolante, perché dice “da attuarsi anche attraverso” l'introduzione e l'utilizzo di uno strumento che questo Governo ha messo nell'ordinamento del nostro Paese. La valutazione di impatto generazionale è infatti una delle poche azioni virtuose che è stata fatta da questa maggioranza.
Oggi noi vi diciamo: avete fatto una cosa buona con l'introduzione di un indice di valutazione che dica quanto l'azione pubblica incida in modo positivo o meno sulle nuove generazioni secondo un principio di equità intergenerazionale. Che voi oggi diciate di “no” stupisce proprio per il tema dell'emendamento. Potevate proporre eventualmente una riformulazione, potevate in qualche modo sottolineare il valore di una misura che voi avete introdotto e che in questo momento state rinnegando.
E siccome questa è una misura che noi riteniamo fondamentale per la nostra democrazia, per una democrazia sana, vi invitiamo a rivalutare questo parere, proprio nell'ottica - che già ha illustrato la collega Zanella - di dire che la nostra democrazia si deve occupare di quello che accade, delle nostre decisioni rispetto ai più giovani, visto che è a loro che dobbiamo consegnare una democrazia più compiuta e più matura .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-CR). Grazie, Presidente. Chiedo anch'io, a nome del gruppo di Italia Viva, alla collega Zanella, di poter aggiungere la firma a questo emendamento e anch'io vorrei sollecitare il Ministro rispetto a questo emendamento che è di buon senso.
Ministro, il nostro Paese vive tantissime problematiche, tantissime fragilità che vengono proprio da politiche del passato, dei decenni passati, che mai hanno pensato alle generazioni future, per quel vizio della politica secondo cui si fanno le scelte per il consenso momentaneo e non si valuta l'impatto delle politiche osservando gli indicatori che mutano nel tempo.
Pensiamo, ad esempio, a quanto di grave sia stato fatto nel nostro Paese senza pensare agli sviluppi demografici. Il nostro Paese è invecchiato, nel corso del tempo sono cambiati i bisogni, è cambiata anche la demografia nella distinzione tra la composizione delle persone nelle aree urbane, nelle aree metropolitane, nelle aree interne e nelle aree rurali. Pertanto, la valutazione d'impatto è un elemento importante, che peraltro è stato inserito in modo lungimirante nella riforma del Terzo settore - decreto legislativo n. 117 del 2017 -, che mette al centro la co-programmazione e la co-progettazione delle politiche insieme a una valutazione d'impatto basata sui numeri, sull'analisi di condizioni di sistema che intervengono e che devono intervenire sulle scelte politiche.
Anch'io, Ministro, le chiedo di poter rivalutare il parere contrario espresso su questo emendamento, perché credo che possa essere utile anche per questo Governo avere una valutazione di impatto delle politiche sulle future generazioni perché, purtroppo, il nostro Paese sta diventando sempre di più un Paese per vecchi. Abbiamo 200.000 giovani che scappano dall'Italia perché non vedono, in questo Paese, delle opportunità. Io credo che, da questo punto di vista, possa essere un primo segnale di attenzione per i nostri ragazzi dire: voi ragazzi esistete, esistete oggi, non soltanto nelle future generazioni.
La politica ha bisogno di mettere al primo punto all'ordine del giorno dell'agenda politica i temi che interessano i ragazzi e le loro problematiche e i loro bisogni, legati alle politiche per la casa, agli effetti dei cambiamenti climatici, alla perdita di competitività del Paese. Quindi un emendamento di buon senso, che supporta i processi decisionali pubblici e non è in contrasto con le politiche dei Governi e con i processi decisionali della politica .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.8 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.9 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.9 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.12 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.12 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.13 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.13 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.15 Marianna Ricciardi. Ha chiesto di parlare la deputata Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, Ministro, ritorno nuovamente su questo argomento che abbiamo già sollevato in Commissione, sollevato anche in discussione generale, ma io ci ritorno nuovamente perché vorrei una risposta per capire perché dobbiamo anche includere gli enti a scopo di lucro.
E lo chiedo, perché voglio ricordare a quest'Aula un'inchiesta di del 2024, quindi non molto tempo fa, in cui furono mostrate all'Italia le di Gioventù Nazionale, in cui si parlava del servizio civile come una fonte di entrate da parte dello Stato, di giovani pagati dallo Stato per fare dei lavoretti. Voglio ricordare anche un messaggio, in particolare, che era presente in queste : “Dal prossimo anno avremo un altro tipo di entrata che ci deriverà dal servizio civile, i soldi vengono dallo Stato, a ogni ragazzo per fare questo volontariato vengono dati 500 euro al mese. Che dobbiamo fare per fare il servizio civile? Nulla. Dei 500 euro si gradisce una buona offerta”. Ora, capite che coinvolgere, includere enti a scopo di lucro in questo contesto è molto preoccupante, molto pericoloso perché, se non chiariamo quali sono i rapporti tra interesse pubblico e interesse privato, si verificano delle storture come questa della giovanile di Fratelli d'Italia, dove venivano utilizzati i fondi del servizio civile per pagare i giovani per fare dei lavoretti e sfruttarli per un tornaconto politico. Questa è una cosa che ci preoccupa molto e credo che il Parlamento dovrebbe pretendere delle garanzie di trasparenza.
In una delega così ampia, non chiarire il rapporto tra interesse pubblico e interesse privato francamente è molto preoccupante . Motivo per cui io invito quest'Aula, invito i colleghi a votare a favore di questo emendamento e a sopprimere la presenza degli enti a scopo di lucro all'interno della delega .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie Presidente. Al di là dell'inchiesta di che è stata oggettivamente scandalosa, io vorrei richiamare l'Aula all'idea che il servizio civile ha una caratteristica, quella della gratuità. Allora, se noi cominciamo a pensare che il servizio civile debba essere messo a disposizione di enti a fini di lucro, viene meno il significato stesso di servizio civile. Quindi, in questo senso, suggerirei di accogliere questo emendamento.
PRESIDENTE. Prendo atto che tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle sottoscrive.
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Vorrei far notare al Governo e alla maggioranza che, quando un giovane fa un percorso di formazione per acquisire delle competenze e fare delle esperienze all'interno di enti con fini di lucro, quella formula si chiama tirocinio che già in Italia è un problema, perché viene utilizzato come formula di sfruttamento continuo e costante dei nostri giovani. Quindi lasciamo il servizio civile così come è nato, con natura volontaristica, all'interno degli enti privi di scopo di lucro, perché quella è la finalità, sociale e morale innanzitutto .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.15 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.17 Quartini. Tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle sottoscrive. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.17 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.21 Baldino. Ha chiesto di parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Intervengo per questo emendamento e anche per il prossimo, che si riferiscono entrambi alla lettera del testo e chiedono di rendere pratiche le parole.
Se noi infatti diciamo che bisogna individuare e definire un quadro normativo - ad un anno dalla scadenza della legislatura, da attuare entro sei mesi, lo ricordiamo - che individui le priorità strategiche, gli obiettivi e le linee di intervento condivise tra lo Stato e gli enti territoriali, diciamo tutto, ma non diciamo niente. Se invece noi diciamo che individui le azioni, quali sono le azioni - non le priorità strategiche -, le misure, ma soprattutto le amministrazioni responsabili della loro attuazione e le fonti di finanziamento da attivare per gli ambiti di intervento, stiamo dicendo qualcosa di concreto nell'ambito della strategia per le politiche giovanili. Diversamente, facciamo solo una grande retorica, ma poi, nei fatti, quando queste linee, queste strategie, queste priorità strategiche saranno generiche e non saranno né facilmente individuabili né facilmente verificabili, non sapremo mai da chi andare a chiedere conto e, diciamo, poi anche la trasparenza, questa sconosciuta, come abbiamo visto anche con i fondi del PNRR.
E poi vi chiedevamo, anche con l'emendamento successivo, di introdurre un principio che, secondo noi, è un principio sacrosanto che sta alla base anche di ogni prefigurazione delle politiche sull'impatto generazionale, di cui abbiamo parlato fino ad ora, che è l'introduzione del principio della equità generazionale, cioè tutte le misure che uno Stato o un'istituzione adottano devono essere improntate all'equità generazionale, quindi le generazioni devono avere le stesse possibilità di partenza. Non è che, se io nasco negli anni Ottanta, sono più fortunato rispetto a uno che nasce negli anni Duemila o negli anni Trenta del Duemila. Questo deve essere un principio alla base di ogni politica pubblica, per fare una reale valutazione dell'impatto che una politica ha sulle generazioni presenti e sulle generazioni future.
Quindi sono due emendamenti che non stravolgono l'impianto della delega, ma semplicemente consentono al Governo di avere uno strumento per valutare se queste priorità strategiche vengano effettivamente definite, perché poi bisogna capire quali sono le amministrazioni responsabili e con quali soldi vengono attuate queste priorità strategiche, e poi finalmente introdurre un principio sacrosanto che è quello di equità generazionale. Non capisco il motivo per cui questi emendamenti non sono considerati accettabili dal Ministro e dal relatore .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.21 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.23 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.23 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.25 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.25 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.26 Sportiello. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo sull'emendamento 1.26 Sportiello per dichiarare il voto di astensione, ma è una dichiarazione che vale anche per gli emendamenti successivi, in quanto in questi emendamenti i colleghi intendono introdurre, nei criteri di delega da affidare al Ministro per la redazione del nuovo impianto delle politiche giovanili, dei punti ampiamente condivisibili, che passano dal tema dell'educazione al rispetto alla competenze emotive, dal sostegno alla maternità e alla genitorialità libere al tema dei diritti e del sostegno. Quindi, tutte cose che effettivamente potrebbero meglio precisare l'indirizzo da dare in delega al Governo, ma la cosa che ci lascia estremamente perplessi e che ci vede molto contrari - abbiamo appena votato contrario sull'emendamento precedente - è che sono in sostituzione di politiche volte alla tutela della famiglia e della natalità.
Allora io mi chiedo perché, se non si vuole avere un approccio ideologico e, tra l'altro, anacronistico e cieco rispetto all'attuale situazione italiana, si devono porre in contrapposizione quelle che sono delle dinamiche positive - dall'educazione sessuo-affettiva alla formazione di una genitorialità e di una maternità libere e consapevoli - rispetto al tema della tutela della famiglia e della natalità. In un Paese in cui ci riempiamo la bocca - e purtroppo spesso ci limitiamo a riempirci la bocca - di allarme sul calo della natalità e sulla mancanza di opportunità che i giovani hanno di emanciparsi e di formarsi una vita autonoma costruendo nuove famiglie, le parole “famiglia” e “natalità” tornano ad essere un tabù per una parte ideologica e ciò lo riteniamo estremamente grave.
Quindi, in virtù di questa doppia valutazione negli stessi emendamenti, annuncio il nostro voto di astensione
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-CR). Presidente, intervengo anch'io sull'emendamento 1.26 Sportiello ed estendo le medesime considerazioni sui successivi. Come gruppo di Italia Viva non riteniamo che si possano e si debbano contrapporre le politiche e gli obiettivi di tutela della famiglia e della natalità con altri obiettivi altrettanto condivisibili che, appunto, gli emendamenti del gruppo del MoVimento 5 Stelle citano in materia di educazione sessuale, educazione affettiva, comportamenti dei ragazzi ed eguaglianza, secondo quanto previsto, ad esempio, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Però questa contrapposizione non giova ai ragazzi e non credo giovi nemmeno ai principi di una delega che, appunto, deve inserire anche le politiche per la famiglia e per la natalità tra le priorità.
Ci asterremo quindi su questi emendamenti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Sì, anche il nostro emendamento richiede, appunto, la sostituzione delle parole: “la tutela della famiglia e della natalità” con quello che dovrebbe essere, invece, il perno centrale che deve essere rivolto soprattutto verso i giovani. Giovani che vivono in una società caratterizzata da analfabetismo empatico ed emotivo. Ed è qui l'importanza, invece, di sviluppare l'empatia, perché non si nasce empatici, ma lo si diventa, attraverso lo sviluppo, la conoscenza e le competenze socio-emotive, il dare un nome alle proprie emozioni: la rabbia, la frustrazione, la gelosia.
Molto spesso i giovani non parlano di queste emozioni, magari all'interno di un contesto familiare difficile o all'interno dell'ambiente scolastico o all'interno di tossiche. Da qui l'importanza, invece - lo abbiamo ripetuto in ogni sede e in ogni dove -, dell'introduzione di percorsi di educazione affettiva e sessuale dai primi banchi di scuola, e quindi di fornire quell'alfabeto gentile delle emozioni in grado di aiutarli a comprenderle e a diventare adulti responsabili e consapevoli e, come diciamo sempre, estirpare fin dall'origine tutti quei dell'intolleranza che possono degenerare in comportamenti irrispettosi e, nella peggiore delle ipotesi, nel femminicidio. Ed ancora, arrivare a una conoscenza di sé stessi, consapevole di un corpo che cambia, che si modifica, che cresce; la parità di genere, l'abbattimento delle differenze e saper gestire le proprie emozioni in rapporto e in relazione a quelle di chi ci circonda, imparando a interagire in modo costruttivo con gli altri e, soprattutto, veramente a prevenire comportamenti sociali a rischio della dignità della persona nella sua sfera privata ed etica.
Questo è un aspetto che non è più rinviabile. Si chiede veramente un ripensamento che speriamo ci sia .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.26 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.27 Sportiello. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Chiedo di poter sottoscrivere questo emendamento e sinceramente continuo a non capire perché questo Governo e questa maggioranza abbiano paura dell'educazione sessuale e affettiva .
Rivolgo un appello accorato, tramite lei, al Ministro Abodi. Capisco il Ministro Valditara - ormai ne conosciamo le idee politiche, conosciamo la battaglia che sta facendo contro l'educazione sessuale e affettiva all'interno delle scuole -, ma, Ministro Abodi, la prego, lei ha la delega sulle politiche giovanili. Non si può non inserire l'educazione sessuale e affettiva in una strategia nazionale che vuole riordinare, ricomporre e quindi anche, magari, rilanciare le politiche pubbliche a favore delle giovani generazioni. Non si può non tener conto di quanto sia importante l'educazione sessuale e affettiva, di quanto sia importante, per i nostri ragazzi e per le nostre ragazze, potersi confrontare su questi temi e potersi liberare, perché nella libertà di vivere una relazione affettiva, un rapporto sessuale, si costruisce anche il rispetto all'interno delle relazioni, si costruisce il valore del “no”, il valore del consenso.
Quindi questo elemento è fondamentale. Non dobbiamo aver paura di consentire ai nostri giovani di vivere liberamente la sessualità e di capire quanto è importante, in una relazione, costruire il consenso passo dopo passo attraverso il rispetto reciproco, attraverso la parità e l'equilibrio. Quindi, siccome ho avuto modo, in questa legislatura, di conoscere in Commissione il Ministro Abodi e lo ritengo di una maggiore apertura rispetto al Ministro Valditara, la prego di compiere un atto di coraggio. Guardi, le generazioni ci guardano con rispetto, se siamo in grado di lanciare e rilanciare, con coraggio, dei messaggi che i nostri giovani hanno già interiorizzato. Abbia coraggio.
Abbiate tutti il coraggio, che hanno i nostri giovani, di essere liberi e di comprendere quanto l'educazione affettiva e sessuale sia oggi un fondamento anche rispetto alla formazione complessiva della personalità di quelli che sono i cittadini di oggi, ma anche la classe dirigente di domani .
PRESIDENTE. Tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle sottoscrive.
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Valentina D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Vedete, questo emendamento, a prima firma della collega Sportiello, ha un altro pregio: quello di tentare di colmare un vuoto che per me, tra le altre cose, è inspiegabile. Infatti è l'unico emendamento in cui si introduce anche il tema del contrasto e della prevenzione ai fenomeni del bullismo e del cyberbullismo. Io invito tutti a leggere e rileggere il testo compiutamente, perché si parla anche di questo.
Vedete, io trovo davvero assolutamente inspiegabile il fatto che il contrasto al bullismo e cyberbullismo non venga richiamato in tutto il testo del disegno di legge; in particolare, all'interno di quelle politiche della strategia nazionale per la gioventù. Tra l'altro, dovete fare anche pace con voi stessi, perché vi ricordo che, nel 2024, avete approvato la legge n. 70 che parla proprio di prevenzione e di contrasto ai fenomeni del bullismo e del cyberbullismo. Pertanto, a livello anche solo di coordinamento e di coerenza sistematica, questo era un tema che dovevate far rientrare, assolutamente, anche in questo disegno di legge .
Vedo, invece, che siete distratti, superficiali e sciatti, come al solito, perché non riuscite neanche a valorizzare quello che voi stessi avete portato avanti grazie, comunque, all'iniziativa - dobbiamo dircelo - di noi opposizioni, perché quel testo di legge è arrivato all'approvazione per iniziativa delle opposizioni .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.27 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.28 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.28 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.29 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.29 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo. La deputata Orrico sottoscrive.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.30 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.30 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.31 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.31 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.32 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.32 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.33 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.33 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.34 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.34 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.35 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.35 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.36 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.36 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.37 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.37 Ciani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.39 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.39 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.40 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.40 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.41 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.41 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.2 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.2 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.5 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.5 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.6 Zanella. Ha chiesto di parlare il deputato Devis Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Vorrei sottolineare l'importanza di questo emendamento della collega Zanella, perché aggiunge un riferimento, a nostro parere, come AVS, assolutamente opportuno e, anzi, fondamentale nel comma 1, dell'articolo 2, dove si aggiunge, ai fini, di fatto, della delega, la valorizzazione della funzione costituzionale del servizio civile universale come espressione della difesa non violenta della patria e, quindi, anche la promozione della pace, della cittadinanza attiva e dei diritti umani.
Da questo punto di vista, soprattutto in un'epoca come la nostra caratterizzata dalla guerra, il riferimento, invece, a una forma di difesa della patria in linea con la Costituzione, di natura non armata, come è di fatto quella del servizio civile universale, è, a nostro parere, fondamentale anche per valorizzare un progetto che da sempre, dall'inizio di questa legislatura, come AVS, abbiamo riproposto più e più volte, anche nelle varie mozioni, cioè il tema dei corpi civili di pace. Un riferimento anche nella delega, attraverso questo emendamento, di cui non comprendo davvero il parere contrario, avrebbe avuto anche la forza di valorizzare questo progetto dei corpi civili di pace, soprattutto, come dicevo, in un contesto storico come questo.
Quindi davvero è un'occasione persa, soprattutto perché il riferimento a una difesa che non è solo quella armata della patria, ma anche quella non armata, è a nostro parere assolutamente essenziale e soprattutto in linea con la Costituzione .
PRESIDENTE. La collega L'Abbate sottoscrive. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.6 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.7 Filippin. Ha chiesto di parlare la deputata Filippin. Ne ha facoltà.
ROSANNA FILIPPIN(PD-IDP). Intervengo molto brevemente su questo emendamento per riprendere un ragionamento che era già stato svolto in Commissione. Stiamo parlando di una legge delega che, in questo caso all'articolo 2, definisce i principi e criteri direttivi per il riordino della disciplina del servizio civile universale. Ritenevamo quindi fosse estremamente importante integrare i criteri direttivi, prevedendo - come in buona sostanza ha detto poco fa anche il collega - fra i criteri direttivi anche un esplicito richiamo alla promozione della pace, al ripudio della guerra in coerenza con l'articolo 11 della Costituzione e alla tutela dei diritti umani.
Sappiamo che non è un principio nuovo perché, come si è ricordato in Commissione, abbiamo già il decreto legislativo n. 40 del 2017, che ha istituito il servizio civile universale e che definisce il servizio civile come uno strumento di difesa non armata e non violenta della patria. Riteniamo però comunque importante richiamare espressamente gli articoli 11 e 52 della Costituzione, per individuare - come già prevede, per l'appunto, il decreto legislativo n. 40 - la promozione della pace tra i popoli, la non violenza, la difesa civile non armata e i diritti umani. Ritenevamo utile ripetere questi stessi principi anche nella nuova legge delega.
Il servizio civile universale nasce da una delle pagine più alte, più belle della nostra Repubblica: nasce dall'esperienza dell'obiezione di coscienza. Come ricorderà il signor Ministro, mi permetto di nuovo una citazione a titolo personale: vengo da una famiglia di obiettori, dove fare il servizio civile voleva dire dedicare 20 mesi rispetto ai 12 dell'allora servizio militare, ma con la convinzione che esista un modo per servire e difendere il Paese che passa attraverso la solidarietà, la responsabilità civile, la cura delle persone e dei beni comuni e la costruzione della pace. È questa l'identità del servizio civile universale ed è la ragione per cui ogni anno migliaia di ragazze e ragazzi scelgono liberamente di dedicare un anno della propria vita agli altri, perché ritengono importante accompagnare la persona fragile, sostenere una comunità, prendersi cura del territorio e di un patrimonio comune.
È un patrimonio che ci è stato ricordato anche nelle audizioni che si sono svolte in Commissione, negli interventi svolti dal Terzo settore, dalla Caritas, dalla Croce rossa, da tanti altri soggetti che accompagnano i giovani nel percorso del servizio civile, che ci hanno rivolto un invito molto preciso: non ridurre questa esperienza a uno strumento di politica attiva o di formazione professionale. Nessuno vuole mettere in discussione il valore delle competenze che i giovani acquisiscono nel servizio civile. È giusto valorizzarle, è giusto che il servizio civile universale rappresenti un'occasione di crescita sia personale che professionale. Il suo valore, però, non può misurarsi solo da ciò che aggiunge al di un ragazzo; si misura soprattutto in ciò che lascia nella sua coscienza di cittadino: dalla capacità di educare alla responsabilità, alla solidarietà, alla partecipazione, al rispetto della dignità di ogni persona.
Proprio perché siamo di fronte a una legge delega, vorremmo - e per questo abbiamo proposto questo emendamento - che questi principi siano scritti anche qui, anche in questa legge delega, perché saranno questi criteri direttivi a guidare il Governo nella predisposizione dei decreti legislativi. Ci sembra fondamentale farlo oggi, in un tempo in cui purtroppo le guerre sono tornate a segnare drammaticamente il nostro presente. Quindi abbiamo bisogno di affidare alle nuove generazioni un'esperienza fondata sulla pace, sulla solidarietà, sulla non violenza e sulla tutela dei diritti umani, non come affermazione simbolica ma scelta educativa, pienamente coerente con la Costituzione
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.7 Filippin , con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.8 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.8 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.9 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.9 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.10 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.10 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.12 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.12 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.14 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.14 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.15 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.15 Ciani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.16 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.16 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.17 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.17 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.18 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.18 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.21 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.21 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.22 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.22 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.24 Marianna Ricciardi e 2.25 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.24 Marianna Ricciardi e 2.25 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.26 Filippin. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.26 Filippin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.27 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.27 Ciani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.28 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.28 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.29 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.29 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.30 Gadda e 2.32 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.30 Gadda e 2.32 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.35 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.35 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.39 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.39 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.40 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.40 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.42 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.42 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.43 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.43 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.44 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.44 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.46 Filippin e 2.48. Benzoni. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.46 Filippin e 2.48. Benzoni, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.51 Bonetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.51 Bonetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.56 Di Lauro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.56 Di Lauro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.59 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.59 Ciani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.60 Filippin. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.60 Filippin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.2 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.2 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.3 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.3 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.4 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.4 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.6 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.6 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.8 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.8 Ciani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.10 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.10 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.1 Filippin. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1 Filippin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.3 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.3 Ciani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.4 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.4 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.5 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.5 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.6 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.6 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.7 Filippin. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.7 Filippin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.8 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.8 Ciani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.10 Filippin. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.10 Filippin, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.11 Furfaro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.11 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.14 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.14 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'emendamento 4.15 Zanella è inammissibile.
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il Ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, ad esprimere il relativo parere sugli ordini del giorno presentati.
ANDREA ABODI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/1 Dori il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/2 Grimaldi il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/3 Zaratti il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/2825-A/4 Ghirra, n. 9/2825-A/5 Mari e n. 9/2825-A/6 Zanella il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/7 Borrelli il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/2825-A/8 Piccolotti, n. 9/2825-A/9 Ghio e n. 9/2825-A/10 Filippin il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/11 Forattini il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/12 Casu il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/13 Malavasi il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/14 De Luca il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/15 Manzi il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/16 Marino il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/17 Merola il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/18 Romeo il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/19 De Palma il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/20 Pandolfo il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/21 Guerra il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/22 Girelli il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/23 Ciani il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/24 Prestipino il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/25 Stumpo il parere è favorevole, subordinatamente alla riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare iniziative volte a perseguire il progressivo ampliamento della platea dei giovani ammessi al servizio civile universale, compatibilmente con le risorse disponibili e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, valorizzando il servizio civile quale strumento di inclusione, formazione e partecipazione democratica delle giovani generazioni”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/26 Ferrari il parere è favorevole, espunta la quarta, la quinta, la sesta e l'ultima premessa, subordinatamente alla riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di adottare iniziative volte a garantire una maggiore stabilità, continuità e programmazione pluriennale del finanziamento del servizio civile universale, al fine di rafforzare la capacità strutturale, migliorarne la qualità complessiva e assicurare una più ampia e stabile partecipazione dei giovani su tutto il territorio nazionale”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/27 Vaccari il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/28 Iacono il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/29 Marianna Ricciardi il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/30 Sportiello il parere è favorevole, espunte le premesse, subordinatamente alla riformulazione: “impegna il Governo, compatibilmente con l'esercizio della delega, ad adottare iniziative atte a prevedere strumenti permanenti, trasparenti e verificabili di partecipazione delle giovani generazioni nei processi decisionali, introducendo forme di consultazione strutturata, co-programmazione e monitoraggio degli esiti delle consultazioni, valorizzando il ruolo del Consiglio nazionale dei giovani e delle organizzazioni giovanili maggiormente rappresentative”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/31 Quartini il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/32 Di Lauro il parere è favorevole, espunta la quarta, la quinta, la sesta e l'ultima premessa, subordinatamente alla riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ulteriori risorse da destinare al rafforzamento della Carta giovani nazionale e al sostegno degli enti impegnati nelle politiche giovanili e del servizio civile universale”. Mi permetta una valutazione ulteriore, chiedo una variazione per quanto riguarda la richiesta di espungere le premesse: non soltanto quarta, quinta, sesta e ultima, ma le premesse tutte, per favore.
PRESIDENTE. Mi perdoni, altrimenti faccio confusione: parliamo dell'ordine del giorno n. 9/2825-A/32 Di Lauro?
ANDREA ABODI,. Esattamente.
PRESIDENTE. Va bene, quindi mi perdoni, giusto per correttezza…
ANDREA ABODI,. La riformulo?
PRESIDENTE. Esatto, per cortesia. Parliamo dell'ordine del giorno n. 9/2825-A/32 Di Lauro
ANDREA ABODI,. Quindi, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/32 Di Lauro il parere è favorevole, espunte le premesse, e resta immodificata la richiesta di riformulazione del testo, ovvero: “a valutare l'opportunità di, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ulteriori risorse da destinare al rafforzamento della Carta giovani nazionale e al sostegno degli enti impegnati nelle politiche giovanili e del servizio civile universale”.
ANDREA ABODI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/33 L'Abbate il parere è favorevole, subordinatamente alla riformulazione di premettere a tutti gli impegni: “a valutare l'opportunità di, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/34 Furfaro il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/35 Sottanelli il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/36 Richetti il parere è favorevole con la riformulazione: “a valutare l'opportunità di accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte a promuovere l'attivazione in tutte le scuole dell'obbligo e nelle università di un servizio di supporto psicologico permanente, gratuito e accessibile agli studenti, nonché alle rispettive famiglie e ai docenti”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/37 Bonetti il parere è contrario, mentre sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/38 Ruffino il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/39 Gadda il parere è favorevole, espunte le ultime due premesse, subordinatamente alla riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, prevedere, nel primo provvedimento utile di carattere finanziario e comunque a partire dal prossimo disegno di legge di bilancio, un progressivo incremento della dotazione del Fondo nazionale per il servizio civile di cui all'articolo 24 del decreto legislativo 6 marzo 2017, n. 40, in misura idonea a ridurre significativamente il divario tra le domande presentate e i posti finanziabili, così da rendere effettiva la vocazione universale dell'istituto e rendere coerente il quadro delle risorse con gli obiettivi di potenziamento e valorizzazione perseguiti dalla delega di cui all'articolo 2 del presente provvedimento”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2825-A/40 Madia e n. 9/2825-A/41 Faraone il parere è contrario.
PRESIDENTE. Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/1 Dori il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/2 Grimaldi, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/2 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Salutiamo le studentesse, gli studenti e i docenti dell'Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, del master Scuola di giornalismo. Benvenuti a Montecitorio, grazie di essere qui .
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/3 Zaratti il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/4 Ghirra, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/4 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/5 Mari, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/5 Mari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/6 Zanella sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/6 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/7 Borrelli il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/8 Piccolotti sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/8 Piccolotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/9 Ghio sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/9 Ghio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/10 Filippin sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/10 Filippin, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/11 Forattini sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/11 Forattini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sugli ordini del giorno n. 9/2825-A/12 Casu, n. 9/2825-A/13 Malavasi, n. 9/2825-A/14 De Luca e n. 9/2825-A/15 Manzi vi è un parere favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/16 Marino, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/16 Marino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/17 Merola sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/17 Merola, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sugli ordini del giorno n. 9/2825-A/18 Romeo, n. 9/2825-A/19 De Palma, n. 9/2825-A/20 Pandolfo e n. 9/2825-A/21 Guerra il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/22 Girelli, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/22 Girelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/23 Ciani sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/23 Ciani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/24 Prestipino, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/24 Prestipino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/25 Stumpo. Onorevole Stumpo accetta la riformulazione?
La accetta, perfetto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/26 Ferrari. Onorevole, accetta la riformulazione? Perfetto.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/27 Vaccari il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/28 Iacono sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/28 Iacono, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/29 Marianna Ricciardi, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/29 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/30 Sportiello. Onorevole Sportiello, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/30 Sportiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/31 Quartini, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Sì, grazie, Presidente. In realtà il servizio civile, che una volta si chiamava obiezione di coscienza, è un istituto che rappresenta dei principi, dei principi costituzionali di solidarietà, di cittadinanza attiva e di difesa civile non armata e non violenta della Patria.
Nel corso dell'esame ci sono state numerose audizioni che hanno evidenziato un rischio di ridurlo, di semplificarlo in un'ottica amministrativa, di trasformarlo in uno strumento di politica giovanile o di politica attiva sul lavoro. Ecco, noi con quest'ordine del giorno chiediamo sostanzialmente di ripristinare il significato profondo che dovrebbe avere il servizio civile, un servizio che va a confermare in maniera sostanziale la sua natura non violenta e solidaristica.
Non si riesce a capire: evidentemente per voi è una normalizzazione ossia, rigettando questo nostro ordine del giorno, il significato di questo servizio che porta la pace con sé non è di vostro interesse. Evidentemente la politica di guerra vi interessa di più .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/31 Quartini, con il parere contrario del Governo. Tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle lo sottoscrive.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/32 Di Lauro. Onorevole Di Lauro, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/32 Di Lauro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/33 L'Abbate. Onorevole L'Abbate, accoglie la riformulazione? Sì.
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/34 Furfaro, il parere del Governo è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/35 Sottanelli, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/35 Sottanelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/36 Richetti. Onorevole Richetti, accoglie la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/37 Bonetti, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/37 Bonetti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/38 Ruffino, il parere del Governo è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/39 Gadda. Onorevole Gadda, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/39 Gadda, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/40 Madia, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/40 Madia, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2825-A/41 Faraone, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2825-A/41 Faraone, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati. Prima di passare alle dichiarazioni di voto finale, sospendo la seduta per una pausa di cinque minuti.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Furgiuele. Ne ha facoltà.
DOMENICO FURGIUELE(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo con questa dichiarazione di voto e pongo una domanda, perché prima delle norme, prima delle deleghe, prima delle procedure, viene il significato delle cose. Che cos'è il servizio civile universale? È forse uno strumento di politica attiva sul lavoro? È forse un tirocinio? È forse un percorso di formazione professionale? Forse è altro, forse è qualcosa di ben più alto. La Costituzione e la giurisprudenza costituzionale ci dicono chiaramente che si tratta di un altro modo di difendere la Patria. Un modo disarmato, un modo civile, un modo che prevede l'inclusione di professionalità, ma pur sempre un modo per difendere la nostra Patria.
E allora questo provvedimento crediamo che vada nella direzione di snaturare quello che è il valore e l'orientamento di questo percorso, trasformando il servizio civile nella mera anticamera di un rapporto di lavoro. E allora la domanda che facciamo al Governo è molto semplice: se il servizio civile è una difesa della Patria, allora perché si tende a dare più visibilità e più importanza soltanto all'obiettivo di raggiungere un posto di lavoro e meno a quello che è il valore dell'esperienza del servizio civile a favore della comunità nazionale?
Sia chiaro: noi desideriamo che il giovane esca da questa esperienza rafforzato. Sia chiaro: è utile che il giovane, acquisendo delle professionalità, possa essere messo nelle condizioni per cui quelle competenze siano riconosciute e valorizzate. Ma questo deve essere il risultato di un percorso positivo e non deve essere soltanto l'obiettivo, perché prima viene il dovere, prima viene il servizio, prima viene la comunità prima viene la PatriaE poi, giustamente, vengono i percorsi di avvicinamento al lavoro, perché l'ordine delle cose, signor Presidente, stabilisce anche una gerarchia di valore.
E allora il giovane che lavora all'interno di un percorso di sostegno dei più fragili, il giovane che lavora al servizio della Protezione civile, il giovane che si impegna attraverso un percorso di tutela e di salvaguardia di beni storici, architettonici, artistici e paesaggistici del suo territorio, non sta svolgendo meramente un tirocinio, ma sta svolgendo un servizio alla Patria . Allora, per questo avremmo voluto che in questo provvedimento ci fosse stata una netta distinzione tra il valore civico dell'esperienza e la certificazione di competenze eventualmente acquisite.
Lo stesso vale per il tutoraggio: il cuore del servizio civile deve rimanere il servizio alla comunità e dopo l'avvicinamento a percorsi strutturati che riguardano il lavoro . Altrimenti il rischio qual è? Il rischio è che il lavoro non sarà la probabile conseguenza positiva di un percorso, ma sarà solo e soltanto l'obiettivo principale di un servizio civile che diventa, come ho detto poc'anzi, la mera anticamera di un rapporto di lavoro per competenze che possono essere di qualsiasi genere. E queste sono due cose ben distinte.
Poi, all'interno di questo provvedimento, c'è una criticità che riguarda proprio il percorso legislativo. Perché? Perché questo disegno di legge ci parla di una grande riforma e poi demanda il tutto a delle deleghe al Governo, in un contesto nel quale ci stiamo avvicinando alla chiusura della legislatura. Allora questo cosa vuol dire? Vuol dire che probabilmente si sta costruendo uno strumento che diventa una cornice il cui quadro verrà riscritto successivamente. Noi crediamo che questo non sia quello di cui hanno bisogno i giovani . I giovani non hanno bisogno di una legge manifesto, i giovani non hanno bisogno di uno strumento privo di sostanza, i giovani non hanno bisogno, assolutissimamente, di più burocrazia. I giovani, Presidente, hanno bisogno di una Nazione che creda in loro e che abbia il coraggio di pretendere impegno, determinazione e partecipazione.
Qui emerge una differenza politica molto profonda tra quello che pensa Futuro Nazionale e quello che pensa chi ha proposto questo strumento, che - ribadisco - è vuoto, perché all'interno del provvedimento emerge la solita mentalità per cui ogni iniziativa politica nazionale ha valore solo se inserita in modelli e categorie sovranazionali. Allora si parla ancora di standard europei, di internazionalizzazione, ma siamo ancora veramente convinti che il problema dei giovani italiani sia quello di non essere abbastanza allineati ai modelli europei? O il problema è che ai giovani italiani non è stato più raccontato il valore di un'appartenenza, il valore del dovere, il valore della responsabilità , il valore del servizio?
Noi non vogliamo una generazione di giovani che si considerino delle risorse mobili per il mercato globale. Vogliamo giovani consapevoli di appartenere ad una comunità, di appartenere ad una storia , di appartenere ad una cultura e ad una Nazione, perché non esiste cittadinanza senza appartenenza, non esistono diritti senza doveri e non esistono comunità senza che nessuno le voglia difendere. Noi vediamo nel giovane non soltanto un consumatore da raggiungere con una Carta Giovani, non vediamo soltanto un elemento da accompagnare al lavoro, non vediamo soltanto un numero da monitorare attraverso un osservatorio. Noi vediamo un cittadino che ha sicuramente dei diritti; un cittadino che, però, ha anche dei doveri, delle radici e la consapevolezza di dover restituire qualcosa alla sua comunità. Questo, secondo noi, è il grande elemento che manca all'interno di questo provvedimento.
Si parla molto di opportunità, ma poco di responsabilità; si parla tanto di mobilità, ma non si parla di appartenenza; si parla di mercato, ma non si parla di Patria . Il lavoro è fondamentale e la politica deve garantire al giovane la possibilità di poter lavorare, di poter crescere, di poter mettere al mondo dei figli e di potersi fare una famiglia, ma non è stravolgendo il significato del servizio civile, non è piegando il servizio civile alle mere logiche di mercato globale che si può affrontare tutto questo. Pur condividendo alcune linee, l'obiettivo, comunque, di utilizzare questo percorso per poter anche, non solo, raggiungere un posto di lavoro, Futuro Nazionale annuncia voto di astensione al provvedimento, perché siamo convinti che si tratti, solo e soltanto ancora, dell'ennesima cornice vuota che questo Governo ci ha propinato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Maria Anna Madia. Ne ha facoltà.
MARIA ANNA MADIA(IV-CR). Grazie, Presidente. Noi dovremmo mettere particolare attenzione all'argomento di cui si occupa o si dovrebbe occupare la delega al Governo che è in discussione. E dovremmo farlo certamente per un motivo generale e un motivo sociale, ma anche per un motivo più specifico e più politico.
Il motivo generale è che le giovani generazioni sono sempre la grande speranza, la vera prospettiva di ogni Paese e, però - diciamocelo con franchezza -, sono spesso anche il buco nero nel quale precipita ogni scelta politica, ogni atto di Governo, ogni, purtroppo, priorità di bilancio. Credo che questo Parlamento e questa maggioranza dovrebbero fare un collettivo per la sproporzione oggettiva che c'è stata fra le dichiarazioni solenni a favore delle giovani generazioni, tanto in campagna elettorale, ma anche negli intenti programmatici di inizio legislatura e poi, però, le realizzazioni concrete, le misure davvero efficaci, i risultati conseguiti, misurabili, avvertibili, in una parola, i risultati utili. Utili a cosa? A far sentire i giovani protagonisti e non, spesso, come capita e come si sentono, malvisti e indesiderati. Utili a incoraggiarli, a incoraggiarli a fare, a innovare, a costruirsi un futuro, a prendersi una casa da soli, ad avere una famiglia, a, insieme, costruire un futuro per l'Italia che, purtroppo, invece, tende sempre di più a essere un Paese che invecchia non solo nelle statistiche anagrafiche, ma anche nel modo di pensare.
E però, dicevo, c'è anche un motivo più politico e più specifico. Ricordo a quest'Aula che la Presidente Meloni ebbe un solo incarico ministeriale prima di diventare Presidente del Consiglio: è stata, per ben tre anni e mezzo, Ministro per le Politiche giovanili nel Governo Berlusconi. Bene, colleghe e colleghi, io vi chiedo di cercare una traccia concreta di quei tre anni e mezzo da Ministro, un risultato, un dato misurabile, una norma che si sia rivelata efficace. Perché, guardate, io ho cercato, non c'è nulla; anzi, qualcosa c'è perché, dopo quell'incarico, Giorgia Meloni diventa guida della giovanile del Popolo della Libertà, il partito di Silvio Berlusconi nel quale militava, e, quindi, in fondo, sì, c'è stato un cambiamento, ma nella sua vita e nella sua carriera di giovane politica. Non è che i giovani italiani si siano accorti di quei tre anni e mezzo da Ministra delle Politiche giovanili.
Poi, però, dopo dieci anni, c'è una eccezionale opportunità di riscatto. Giorgia Meloni diventa Primo Ministro, diventa Presidente del Consiglio e noi tutti ricordiamo, io lo ricordo molto bene, il discorso programmatico, in quest'Aula, all'inizio della legislatura, pieno zeppo di riferimenti ai suoi anni giovanili di impegno politico, ai problemi dei giovani, alle necessità dei giovani di adesso e, persino, al diritto dei giovani, che lei sempre avrebbe riconosciuto, di ribellarsi al potere, di manifestare il dissenso, di protestare anche contro il suo Governo qualora lo avessero ritenuto giusto. Ecco, questo era il tempo di una legislatura che stava per iniziare; poi, nell'ordine, a legislatura iniziata, abbiamo avuto: la legge contro i pericolosissimi - è stato, addirittura, uno dei primissimi decreti-legge di questo Governo -, a seguire la legge contro i blocchi stradali e le altre forme di manifestazione non violenta, il Daspo urbano, il fermo e l'identificazione preventiva di possibili manifestanti. Quello che voglio dire è che, in assenza di misure concrete della politica del Governo e della maggioranza al disagio giovanile e alle richieste dei giovani, di fatto, sono state adottate solo risposte repressive, considerando i giovani soltanto come un tema di ordine pubblico e smentendo - per questo ho fatto questo riferimento anche lungo - così la Premier, la sua stessa storia e le sue stesse parole solenni in quest'Aula.
Ora, Presidente, la legislatura sta per finire e noi dovremmo discutere di politiche ormai assestate, di scelte già fatte, di riforme già avviate e, invece, ci troviamo qui a discutere di una legge delega; cioè, non ci troviamo qui ad approvare o a respingere un nuovo incentivo, un aiuto concreto, una misura innovativa che possa subito funzionare per i giovani. E invito ancora la maggioranza a discutere della proposta fatta con il professor Nannicini alla Leopolda, che sarebbe la discussione su un aiuto immediato a far assumere i giovani che oggi se ne vanno dal nostro Paese. No, noi discutiamo oggi una legge delega e, con tutto il rispetto e la stima autentica per il Ministro Abodi che non è qui presente, onestamente, a fine legislatura, tutti sappiamo a quale rischio vanno incontro le deleghe.
Una delega, dicevo, sul servizio civile. Allora, ricostruiamo un po' lo storico su questo tema. Il servizio civile universale, che oggi abbiamo in Italia, nasce con una riforma del Governo di Matteo Renzi. Io ricordo molto bene quanto impegno e quanta passione fu messa in quella riforma e, soprattutto, anche la scelta di fondo che fu fatta di metterci risorse, a partire da quei 100 milioni della legge di bilancio del 2016 per incrementare un fondo che fino ad allora era stato irrisorio e poi con l'intervento importante sul 5 per mille. Era la prima volta che un Governo investiva tante risorse nel servizio civile e, per fortuna - questo lo riconosco e lo dico in quest'Aula -, non si è più tornati a quegli imbarazzanti livelli precedenti di risorse, anche se ancora le risorse sono troppo poche e, di fatto, molte domande rimangono inevase, così come molti progetti presentati dagli enti.
Ma - vede, Presidente - quella del 2016 fu una vera riforma strutturale, tant'è che gli effetti positivi ancora durano oggi: noi chiedemmo che il servizio civile diventasse universale, cioè volevamo che i giovani lo sentissero non più come ciò che rimaneva di residuale dalla vecchia alternativa della leva militare, ma come un possibile momento di crescita, di formazione e di ingresso nella cittadinanza attiva. Ci siamo riusciti, perché in questi dieci anni oltre 300.000 sono stati i ragazzi e le ragazze a passare da questa esperienza di vita. Dunque, quel sistema da marginale è diventato sempre di più parte integrante e strutturale del percorso di formazione e cittadinanza del nostro Paese.
Ora, nella delega di oggi, noi discutiamo, diciamo, di un'operazione di manutenzione ordinaria di quella riforma di dieci anni fa? Andrebbe anche bene, ammesso - lo ripeto - che questa delega si approvi e poi arrivino, malgrado i tempi stretti della legislatura, a buon fine anche i decreti attuativi. Ma è questo senso di impegni trascurati e traditi che oggi pesa nella discussione e nel giudizio che siamo chiamati a dare. Noi nel testo della delega abbiamo individuato alcuni punti criticabili: penso soprattutto all'introduzione di una possibilità di trarre profitto per chi promuove attività associative in un settore che, tradizionalmente e giustamente, è sempre stato orientato a una logica no profit, anche perché il servizio civile universale - lo ricordo - non è un lavoro, non è una politica attiva del lavoro, ma dovrebbe essere una politica con i giovani. Insieme però a punti criticabili, abbiamo anche riscontrato alcuni aspetti che andrebbero nella giusta direzione: penso a tutto il tema della sburocratizzazione che noi speriamo, qualora mai ci fossero i decreti attuativi, che possano arrivare a essere spinti al massimo e arrivare a buon fine.
Diciamo, per questo contesto di luci e ombre, daremo, nel merito di questa delega, un voto di astensione. Ma, Presidente - e concludo -, il giudizio politico è più grave, perché nel complesso a noi questa sembra ancora una volta un'occasione mancata, ancora una volta una bandierina da poter sventolare rispetto al deserto delle iniziative concrete per le giovani generazioni. Guardi, un'occasione mancata per questo Governo non sarebbe neanche il peccato più grave; però, per onestà, io lo ritengo, invece, un peccato molto grave, sia per la delicatezza del tema generale, la condizione giovanile, sia - e lo ripeto e concludo - per la biografia dell'attuale Premier così spesso esibita e per gli impegni solenni assunti dalla Presidente del Consiglio su questo specifico argomento. Per queste ragioni, questa occasione mancata, io credo, diventi un'omissione davvero poco perdonabile
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, il gruppo di Noi Moderati esprime voto favorevole su questo provvedimento, perché riteniamo che rappresenti un passaggio importante verso una concezione più moderna, organica e responsabile delle politiche giovanili nel nostro Paese.
Per troppo tempo l'Italia ha affrontato il tema dei giovani attraverso interventi frammentari, spesso episodici, privi di una visione strategica di lungo periodo. Oggi scegliamo, invece, una strada diversa, quella della programmazione, del coordinamento istituzionale e della costruzione di una cornice normativa stabile, capace di mettere finalmente le nuove generazioni al centro delle politiche pubbliche. Il disegno di legge introduce, infatti, una delega per il riordino complessivo delle politiche giovanili, prevede una strategia nazionale per la gioventù, rafforza il coordinamento tra Stato, regioni ed enti locali, valorizza il ruolo del Consiglio nazionale dei giovani, istituisce un osservatorio permanente ed interviene sul servizio civile universale con l'obiettivo di renderlo più semplice, efficiente e accessibile.
Noi Moderati ha sempre sostenuto che parlare di giovani significa interrogarsi sul futuro della Nazione, significa decidere quale Italia vogliamo consegnare alle prossime generazioni e quale spazio intendiamo riconoscere ai giovani nella costruzione di quel futuro. Per questa ragione, apprezziamo il superamento, finalmente, di una logica assistenzialistica, sostituita da un'impostazione fondata sulla responsabilità, sulla partecipazione e sul protagonismo. I giovani non chiedono scorciatoie: chiedono occasioni, chiedono di poter studiare, lavorare, costruire una famiglia, fare impresa, partecipare alla vita democratica ed esprimere il proprio talento. Il compito delle istituzioni non è sostituirsi alle loro aspirazioni, ma creare le condizioni affinché quelle aspirazioni possano trasformarsi in opportunità concrete.
In questa prospettiva, assume un valore significativo anche il richiamo all'equità intergenerazionale, introdotta tra i principi ispiratori della delega. Governare significa, infatti, assumersi la responsabilità delle conseguenze delle proprie decisioni, anche nei confronti di chi verrà dopo di noi. È un principio che appartiene pienamente alla cultura politica in cui ci riconosciamo e che portiamo avanti: lasciare ai nostri figli un Paese più forte, più competitivo, più giusto e più sostenibile rispetto a quello che abbiamo ricevuto.
Di particolare rilievo è poi il rafforzamento del rapporto con la Strategia europea per la gioventù e con gli strumenti di partecipazione promossi dall'Unione europea. Noi Moderati è una forza autenticamente europeista: crediamo in un'Europa che non sia soltanto mercato o regolazione, ma anche spazio di crescita civile, culturale e professionale per le nuove generazioni. L'integrazione delle politiche nazionali con quelle europee rappresenta, quindi, un elemento di valore aggiunto, soprattutto in una fase storica nella quale la mobilità internazionale, la formazione e la costruzione di competenze sempre più avanzate costituiscono fattori decisivi per la competitività del nostro sistema economico.
Apprezziamo, inoltre, l'attenzione riservata ai giovani che vivono condizioni di vulnerabilità, marginalità o disabilità. Una società realmente inclusiva non misura la propria forza da quanto riesce a fare per chi è già nelle condizioni migliori, ma dalla capacità di accompagnare chi rischia di rimanere indietro. Anche sotto questo profilo il provvedimento introduce strumenti di coordinamento e monitoraggio che potranno contribuire a rendere le politiche pubbliche più efficaci e più vicine ai bisogni reali.
Vorrei soffermarmi anche sul servizio civile universale, una straordinaria esperienza di cittadinanza attiva. Esso rappresenta un luogo nel quale migliaia di ragazze e ragazzi imparano il valore della solidarietà, della responsabilità, della cura della comunità e del bene comune. Modernizzare le procedure, semplificare il funzionamento e rafforzare la qualità degli enti coinvolti significa investire non soltanto sull'efficienza amministrativa, ma soprattutto sulla formazione civica delle nuove generazioni.
Vi è poi un ulteriore aspetto che desidero sottolineare: questo provvedimento riconosce finalmente dignità anche al lavoro educativo e socio-educativo rivolto ai giovani, valorizzando figure professionali che svolgono quotidianamente un ruolo fondamentale nella crescita personale, culturale e sociale di migliaia di ragazzi. È un segnale importante verso un settore che troppo spesso ha operato nell'ombra, pur rappresentando uno dei pilastri della prevenzione del disagio, dell'inclusione e della coesione sociale.
Naturalmente sappiamo bene che una legge da sola non è sufficiente. Il successo di questa riforma dipenderà dalla qualità dell'attuazione concreta, dalla capacità di coinvolgere realmente i territori e dalla volontà di costruire politiche pubbliche stabili, evitando la frammentazione che per molti anni ha caratterizzato questo settore. Sarà fondamentale che il Governo… per questo ringrazio il Ministro Abodi e la Sottosegretaria Siracusano, presenti in Aula e sempre attenti alle sollecitazioni del Parlamento, perché mantenendo saldo questo confronto con il Parlamento, con gli enti locali, con il mondo dell'associazionismo e con tutte quelle realtà che ogni giorno operano accanto ai giovani, si possono rafforzare e migliorare questi provvedimenti.
Oggi compiamo un passo nella direzione giusta. Lo facciamo scegliendo di guardare ai giovani non come destinatari passivi di politiche pubbliche, bensì come protagonisti della crescita economica, civile e democratica del Paese, perché nessuna Nazione può pensare di costruire il proprio futuro senza investire sulle energie, sul talento e sulla libertà delle nuove generazioni. Noi Moderati continuerà a sostenere ogni iniziativa che metta al centro il merito, la formazione, il lavoro, la partecipazione e la responsabilità, nella convinzione che il miglior investimento che uno Stato possa compiere sia quello sulle proprie ragazze e sui propri ragazzi.
Per tutte queste ragioni, il gruppo di Noi Moderati annuncia convintamente il proprio voto favorevole a questo disegno di legge.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola oltre, salutiamo la Presidente della Camera dei deputati del Messico, l'onorevole Kenia López Rabadán, che oggi è in visita ufficiale alla Camera dei deputati. Grazie e benvenuta a Montecitorio .
Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Rispetto a questo disegno di legge, che reca la delega al Governo finalizzata al riordino organico delle politiche giovanili e alla revisione della disciplina del servizio civile universale, nonché disposizioni immediatamente precettive concernenti la Carta giovani nazionale e l'istituzione dell'Osservatorio permanente per le politiche per i giovani, noi notiamo - e l'abbiamo sottolineato anche oggi, nel corso degli interventi - le luci e le ombre presenti ancora in questa delega al Governo. Corre l'obbligo, a mio giudizio, di riprendere anche, seppur brevemente, un ragionamento più complessivo di come queste politiche giovanili si inseriscono all'interno di una prospettiva e di un orientamento più generale, di questo Governo, delle politiche rivolte ai giovani o comunque che hanno conseguenze forti sul mondo giovanile reale e mi scuserete, Presidente e rappresentanti del Governo, a cominciare dal Ministro, se io cito succintamente alcune delle misure che mi sembrano più caratterizzare il vostro orientamento.
Primo: il primo decreto vostro anti-rave. Quella è stata una misura molto pesante e non certo priva di conseguenze per quanto riguarda il mondo giovanile. Poi i vari DDL Sicurezza, gli inasprimenti penali, la gestione delle piazze, la criminalizzazione di forme di protesta dei giovani ecologisti. E ieri la collega Piccolotti ha sottolineato non solo la carenza, ma veramente il fallimento di quello che è un segmento importante delle politiche rivolte ai giovani, che riguarda il reclutamento del personale ricercatore e docente universitario.
Non ultimo punto poi - e qui sarebbe lungo l'elenco, ma devo chiudere - è la modifica del codice penale che abbassa l'età di imputabilità del giovane, portandola dai 14 ai 13 anni. Ecco, non posso non citare questi punti, perché hanno un peso. Anche alla luce di questi io ho letto questa delega al Governo.
Va detto anche che l'orientamento del gruppo sarà verso un voto di astensione sulla delega stessa, perché in Commissione sono stati approvati, come ho già avuto modo di dire, numerosi orientamenti che rafforzano il quadro dei princìpi e dei criteri direttivi della delega: si introducono garanzie di inclusione e partecipazione; viene valorizzato il ruolo delle autonomie territoriali; si rafforzano strumenti di monitoraggio, valutazione e trasparenza delle politiche pubbliche rivolte alle giovani generazioni; viene rafforzata, grazie proprio anche all'approvazione di emendamenti proposti dall'opposizione, la dimensione inclusiva delle politiche giovanili, attraverso il riferimento esplicito ai giovani in condizioni di vulnerabilità, marginalità e disabilità, mediante l'introduzione di principi di parità tra i sessi e non discriminazione.
Importante è l'istituzione del tavolo tecnico permanente di coordinamento tra Stato, regioni, province autonome, comuni e province, con la finalità di assicurare il raccordo indispensabile tra i diversi livelli di governo e la coerenza delle misure territoriali. Anche la tutela dei diritti fondamentali dei giovani viene rafforzata attraverso l'inserimento del diritto alla salute tra gli obiettivi della strategia nazionale per la gioventù. Con riferimento a quanto poi verrà stabilito in dettaglio dai decreti delegati, anche lì vorremmo avere la verifica.
Le disposizioni sulla partecipazione sono state prese in considerazione, perché devono essere assolutamente aggiornate, prevedendo strumenti anche digitali di consultazione, raccordando tali processi agli strumenti europei di partecipazione giovanile, quali lo EU Youth dialogue o lo Youth check. Ebbene, ci pare particolarmente significativa l'introduzione del nuovo criterio direttivo concernente la revisione delle cause di esclusione del servizio civile universale anche attraverso la rimodulazione di quelle collegate a condanne penali nel rispetto delle finalità rieducative e inclusive dell'istituto. Questo ci è sembrato un punto molto, molto importante.
Come gruppo AVS, abbiamo sicuramente cercato di portare un contributo nel merito. Sono state approvate in Commissione alcune delle nostre proposte più importanti e significative che incidono sull'impianto del provvedimento, introducendo elementi riconducibili a tre direttrici fondamentali. Sono costretta a fare una sintesi: rafforzamento dell'approccio intergenerazionale e della sostenibilità delle politiche pubbliche, l'ampliamento della partecipazione democratica dei giovani e il consolidamento degli strumenti di monitoraggio e valutazione degli impatti delle politiche giovanili.
È stato approvato un nostro emendamento che integra il quadro dei riferimenti programmatici della delega, prevedendo che il riordino delle politiche giovanili sia, appunto, coerente con il diritto dell'Unione europea ma non solo: anche con gli atti programmatici dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e con la strategia europea sull'equità intergenerazionale. La modifica amplia così il perimetro delle fonti di indirizzo a cui il Governo dovrà attenersi nell'esercizio della delega. E si introduce quindi, in maniera netta, chiara ed esplicita la prospettiva della giustizia intergenerazionale quale criterio guida delle politiche pubbliche rivolte ai giovani.
Abbiamo anche potuto introdurre criteri - chiudo, Presidente - di rappresentatività delle organizzazioni giovanili e degli enti coinvolti nelle politiche giovanili, prevedendo la possibilità di individuare una soglia limite di partecipazione non inferiore a un terzo degli associati.
Ebbene, non ho la possibilità di concludere con un'analisi precisa di tutti gli aspetti positivi che ci porteranno ad esprimere un voto di astensione, ma devo fare cenno alle criticità. Mi permetta, Presidente, veramente 30 secondi. L'inserimento del servizio civile nell'ambito delle politiche giovanili - è stato detto anche oggi - rischia di trasformare la difesa non violenta del Paese e l'educazione alla pace in misure che hanno a che fare con altro: tipo l'orientamento professionale o l'attività lavorativa.
Altro punto estremamente critico è la clausola di invarianza finanziaria che non è compatibile con un effettivo miglioramento strutturale del sistema e la qualità del sistema del servizio civile. Ci vuole uno sforzo di finanziamento di questa politica. Inoltre, questa delega così ampia rischia, ancora una volta, di depotenziare il supporto e l'apporto del Parlamento, Ministro.
Sei mesi sono molto pochi: noi ci auguriamo che lei sia estremamente veloce ma, naturalmente, noi a questo crediamo un po' troppo poco. Grazie, Presidente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, Sottosegretaria, vorrei partire in questa dichiarazione di voto con uno degli slogan che sta diventando, purtroppo, molto di moda: “l'Italia non è un Paese per i giovani”. E come spesso accade nell'opinione pubblica, ma ancora di più, ahimè, nella politica, quando si codificano slogan, ci si ferma alla proclamazione, al commento e non si fa quel necessario passo successivo che è il compito della politica, cioè far corrispondere al riconoscimento di un problema - di un grande, grandissimo problema - l'implementazione di quelle politiche per dare una risposta e per cambiare la rotta di questo destino.
Prima ancora però di arrivare al merito delle politiche, credo sia doveroso soffermarci sulle ragioni di quest'affermazione che in realtà non è un'opinione retorica ma è un dato reale e concreto, certificato se non anche dai dati relativi al numero dei giovani che se ne vanno dal nostro Paese o dal numero dei giovani che, pur rimanendo nel nostro Paese, sono costretti a rinunciare alle loro aspirazioni familiari, professionali, di vita futura.
La ragione profonda, io credo, consiste nel fatto che in Italia c'è un muro di fronte ai giovani che impedisce loro di vedere e di avere la prospettiva del futuro.
La fatica che i giovani fanno, nel nostro Paese, ad investire su progetti di vita personali, da quelli familiari a quelli professionali, consiste proprio nel fatto che il nostro Paese è come se avesse chiuso le finestre, le ante, e avesse tolto dallo sguardo della possibilità e dell'opportunità di questi giovani la visione di un futuro possibile nel nostro Paese. Questo è il punto chiave che dobbiamo saper riconoscere e a questo dobbiamo dare una risposta estremamente concreta.
Allora, per riaprire la prospettiva del futuro, noi dobbiamo farci carico della previsione del futuro, dobbiamo farci carico di costruire quegli strumenti che permettano ai giovani non di rimanere ancorati alle nostre scelte di oggi, ma di essere costruttori di una nuova visione di società, che è la visione della società che a loro competerà di vivere, costruire e abitare, ma che a noi oggi compete di rendere possibile nella concretezza delle opportunità che offriamo loro.
Allora, per fare questo, un Paese come il nostro deve smettere di fare quello che troppo spesso ha fatto, cioè investire sul passato. Faccio degli esempi molto concreti: oggi la possibilità, la qualità dell'investimento - pensiamo, ad esempio, al credito bancario - è valutata sostanzialmente sulla solidità del passato di una persona, e finora era andata un po' bene, perché al giovane che voleva investire in una propria attività, in un acquisto di una casa, nell'inizio di una vita autonoma, bastava avere alle spalle una famiglia che garantiva quella solidità.
In un Paese come il nostro, in cui la transizione demografica sta diventando di proporzioni sempre più impattanti, questo sguardo costantemente rivolto alla valutazione del passato e non alla qualità del progetto di investimento futuro, di fatto, sta diventando un ostacolo per i giovani, per iniziare in modo innovativo a investire in Italia in nuovi percorsi di vita.
Secondo punto: noi abbiamo un Paese che ha fatto dell'istruzione e dell'educazione uno dei capitoli di spesa pubblica da contenere rispetto alla riduzione demografica. Noi abbiamo la spesa per l'istruzione che è sostanzialmente quantificata come spesa , perché, nel momento nel quale diminuiscono i nati, diminuiscono i numeri dei bambini e delle bambine, delle ragazze e dei ragazzi nelle scuole, noi chiudiamo le classi, chiudiamo i plessi scolastici, diminuiamo il numero di insegnanti assunti, e quindi di fatto abbiamo una contrazione della spesa pubblica.
Qual è, però, l'effetto perverso di questa politica? Che noi, invece di aumentare la qualità di educazione e di istruzione per ogni persona, la manteniamo piatta. Ma ovviamente, in una diminuzione della popolazione, questo significherà avere una minore capacità produttiva e competitiva del sistema Paese. Anche questo elemento va stravolto, va cambiato proprio il paradigma di fondo. Pensiamo al fatto che nel mondo del lavoro i giovani entrano costando poco alle imprese, mentre chi è più anziano costa tanto alle imprese. E quindi qual è il meccanismo di fatto che si sta verificando, a cui sono indotte le imprese, anche per un tema di sostenibilità?
Fare uscire le competenze dei più anziani, andando, tra l'altro, ad aumentare in modo significativo la compagine di chi è fuori dal mondo produttivo, per cui deve essere sostenuta dalla spesa pubblica, dalla previdenza pubblica, sulle spalle dei giovani, che entrano nel mondo del lavoro non attraverso una staffetta generazionale che ne riqualifichi le competenze, ma entrano nel mondo del lavoro sottopagati, con salari troppo bassi e senza gli strumenti per diventare una corte generazionale davvero produttiva nel mondo del lavoro. Anche questo è un elemento che va corretto.
Ministro, questi tre punti, emancipazione, salari bassi e un'istruzione che non è oggi all'altezza di quella che è la sfida del futuro dell'Italia, sono per noi punti prioritari, su cui abbiamo fatto anche proposte molto concrete. Penso al tema dell'investimento sulla scuola, alla scuola dell'obbligo fino ai 18 anni, ma con la diminuzione di un anno del percorso scolastico, penso al tema dell'emancipazione e dell'investimento sull'autonomia dei giovani anche abitativa, non solo sull'acquisto, ma anche su una politica forte di sostegno agli affitti per i giovani che escono da casa.
Oggi ricordiamo a tutte e a tutti noi che la nostra fiscalità dice che, se un giovane rimane a carico della sua famiglia e guadagna un po' meno degli 8.000 euro, allora quella famiglia ha uno sconto fiscale, ma noi dovremmo ragionare esattamente al contrario. Lo sconto fiscale, il vantaggio fiscale, lo devi avere quando attivi quel giovane e gli permetti di iniziare a essere un nucleo familiare autonomo in una giovane età, anche per contrastare quell'effetto della denatalità che il nostro Paese ha.
Noi siamo stati i primi, Azione è stato il primo partito - ed è bene che ci sia adesso un dibattito molto acceso non solo nel Parlamento, ma anche fuori - a dire che serve una fiscalità che abbia una differenziazione di impatto, quindi per i giovani servono meno tasse. Noi abbiamo fatto una proposta molto concreta, ce ne possono essere delle altre, ma il principio è che nel mondo del lavoro entri ed entri, in una prima fase, con un'agevolazione fiscale proprio per poter aumentare il tuo reddito disponibile. Questa visione oggi richiede risposte concrete.
Noi, anticipo, ci asterremo sul disegno di legge delega che viene oggi sottoposto al voto di quest'Aula perché riteniamo che i principi contenuti in questo disegno vadano nella direzione giusta, cioè, di dare delle risposte in modo incisivo e concreto, ma, nello stesso tempo, è un disegno che non ha i profili così definiti da essere chiaro e impattante come dovrebbero essere delle politiche, quindi manteniamo un momento di attesa.
Mi lasci terminare, Ministro, su un punto sul quale abbiamo anche dibattuto in quest'Aula. Noi pensiamo che si debba cambiare anche il metodo nella valutazione delle politiche pubbliche. L'introduzione della valutazione dell'impatto generazionale è fondamentale. Questo Parlamento deve iniziare ad assumere delle decisioni non per l'oggi o per le prossime elezioni politiche, ma per l'impatto che queste decisioni avranno sui nostri figli e sulle nuove generazioni. È un principio costituzionale quello dell'equità intergenerazionale, ed è un principio che è stato disatteso da politiche, come quelle pensionistiche, che sono state introdotte. Penso a Quota 100 e anche alle ultime scelte fatte anche nell'ultima legge di bilancio, che hanno sperperato 1,5 miliardi di euro contro gli interessi dei giovani per tutelare una piccola parte di lavoratori, 250.000, per farli andare, ricordo, in pensione 2 mesi prima. A fronte di tutto questo, noi, Ministro, ci affidiamo in modo serio alla responsabilità che pensiamo questo Parlamento debba avere in modo condiviso, quindi ci asteniamo.
Saremo pronti a sostenere il Governo con dei pareri positivi laddove la concretizzazione nei decreti attuativi di questa legge vada nella direzione giusta, nella direzione che abbiamo indicato, ma saremo altrettanto pronti a richiamare la responsabilità del Governo a una responsabilità che oggi compete a voi, ma che compete a tutto il Paese, perché è la responsabilità delle nuove generazioni che non appartengono a un solo partito .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Di Lauro. Ne ha facoltà.
CARMEN DI LAURO(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, oggi ci troviamo a discutere una legge delega che, almeno nelle intenzioni, si propone di riordinare le politiche giovanili e il servizio civile universale. Nessuno mette in discussione che questo sia certamente un obiettivo importante, anzi, era necessario intervenire per rendere queste politiche più coordinate, efficaci e più vicine anche ai bisogni reali delle nuove generazioni, ma, proprio perché stiamo parlando di una cosa importante, stiamo parlando del futuro dei giovani italiani, il Parlamento io credo che avrebbe dovuto pretendere una riforma coraggiosa, concreta, partecipata.
E invece ci troviamo davanti a un testo che affida quasi tutto al Governo, rinviando le scelte decisive ai decreti legislativi, perché, sì, stiamo parlando di una legge delega, ed è questo il primo grande limite di questo provvedimento. Che cos'è una legge delega? Una legge delega è quando il Parlamento dà al Governo il potere di emanare norme su un determinato tema, come se il Governo non avesse già abbastanza poteri. Quindi assistiamo ad un'ennesima delega molto ampia, nella quale il Parlamento rinuncia a esercitare il proprio ruolo e consegna al Governo un margine di discrezionalità, come ho detto poc'anzi, enorme.
Lo abbiamo già evidenziato durante l'esame in Commissione e lo ribadiamo oggi in dichiarazione di voto. Abbiamo ascoltato, durante l'esame in Commissione, tante belle parole: partecipazione, inclusione, cittadinanza attiva. Sono parole che piacciono anche a noi, però ora mi sovviene una domanda: dov'è che sono gli strumenti che rendono queste parole davvero concrete? Perché una cosa è dichiarare di voler coinvolgere i giovani e un'altra è consentire loro di incidere davvero sulle decisioni.
Questo testo chiede di istituire un Osservatorio permanente, introduce richiami allo , rafforza alcuni strumenti di coordinamento europeo. Sono elementi positivi che abbiamo ottenuto anche grazie al contributo migliorativo apportato durante l'esame in Commissione, ma resta una criticità di fondo: il potere decisionale continua a essere fortemente concentrato nelle mani del Governo, lo ripetiamo, mentre gli organismi che rappresentano i giovani mantengono un ruolo prevalentemente consultivo.
Noi avevamo proposto qualcosa di diverso. Avevamo chiesto che il Consiglio nazionale dei giovani non fosse semplicemente ascoltato, ma che il suo contributo assumesse un peso reale nei processi decisionali. Avevamo proposto meccanismi strutturati di coprogrammazione affinché i giovani non fossero semplici destinatari delle politiche pubbliche, ma protagonisti della loro formazione e costruzione. Tutti questi emendamenti, questi nostri emendamenti, sono stati respinti. Ecco, la partecipazione non è un questionario da compilare, un'opinione da dare, un sondaggio. Partecipazione significa condividere il potere con i giovani, condividere le decisioni con i giovani. Se i giovani possono parlare, possono esprimersi però poi non possono incidere, non stiamo parlando di partecipazione, stiamo parlando di una cortesia istituzionale, magari.
C'è poi un altro punto sul quale non possiamo non esprimere una forte contrarietà. Questo provvedimento introduce le cosiddette comunità giovanili, prevedendo la partecipazione anche di soggetti con finalità lucrative. È questo uno dei punti più critici, più delicati di questo provvedimento. Noi non siamo contrari alla collaborazione tra pubblico e privato quando questa è regolata, trasparente. Però qui non ci sono limiti chiari, non esistono criteri definiti, non esistono garanzie adeguate sul rapporto tra interesse pubblico e interessi economici. Per questo avevamo presentato emendamenti molto chiari: escludere gli enti a scopo di lucro dalle comunità giovanili e investire, invece, nella realizzazione di vere infrastrutture civiche di prossimità, spazi pubblici nei quali i giovani possono incontrarsi, fare cultura, sviluppare partecipazione, innovazione sociale e cittadinanza attiva. Anche tutte queste proposte sono state bocciate.
E quindi un'altra domanda diventa inevitabile: chi controllerà questi spazi? Chi garantirà che non diventino luoghi condizionati da interessi economici o da logiche estranee all'interesse generale? I giovani non hanno bisogno di nuovi contenitori in cui essere inseriti, manovrati. Hanno bisogno di spazi liberi: liberi dalla propaganda, dagli interessi economici, da chi vuole trasformare la partecipazione in consenso.
E c'è poi un'altra grande assenza che riguarda e attraversa tutto il provvedimento, che è la disponibilità di risorse economiche. La clausola di invarianza finanziaria compare praticamente ovunque. Si parla di contrasto alla povertà educativa, di benessere psicologico, di orientamento, di lavoro, di imprenditorialità. Ma tutto questo continua a voler essere costruito, in realtà, senza garantire alcuna risorsa, senza investimenti. A riprova di quanto, in realtà, poi il benessere psicologico, che ho citato poc'anzi, dei giovani non sia una priorità di questo Governo, io voglio segnalare che da tre anni in Commissione cultura è ferma la mia proposta di legge sull'introduzione del servizio di psicologia scolastica, un servizio in presenza, un servizio strutturale. Perché è ferma? Perché non ci sono le risorse. Evidentemente, questa non è una priorità di questo Governo, il benessere dei giovani non è una priorità di questo Governo.
E poi, infine, ma non per ultimo, viene superato il fondo che era stato previsto per la Carta giovani nazionale durante il Governo Conte, e non si sa se, come e quando continuerà a funzionare. E allora permettetemi di dirlo con chiarezza: quando una legge elenca tanti diritti ma non mette un euro in più per garantirli è una legge che non sta, in realtà, costruendo una nuova realtà, un nuovo futuro, ma si sta limitando a scrivere solo un elenco di buone intenzioni.
Ancora più delicata - ed è stata dibattuta anche poc'anzi in Aula - è la questione del servizio civile universale. Il servizio civile è nato come un'esperienza di cittadinanza, come esperienza di solidarietà e questa identità avrebbe meritato certamente di essere rafforzata. Invece, rischia di essere diluita dentro una delega che insiste poi, in realtà, soprattutto solo su razionalizzazioni amministrative e sulle procedure, senza ribadire con forza il valore costituzionale e civile del servizio civile universale.
Noi non vogliamo che il servizio civile diventi uno strumento residuale di politica sociale e neanche vogliamo che venga percepito come una sorta di manodopera a basso costo. Noi vogliamo che continui a rappresentare un'esperienza di crescita personale, di solidarietà, di formazione civica e, proprio perché abbiamo a cuore questa istituzione, noi avevamo chiesto maggiori garanzie. Ricordiamo tutti le vicende - di cui pure si è parlato - emerse qualche tempo fa sul tentativo di piegare organizzazioni giovanili a logiche di appartenenza politica; mi riferisco all'inchiesta condotta da su Gioventù Nazionale, dove nelle immagini dell'inchiesta si vedeva come alcuni dirigenti dell'organizzazione giovanile descrivevano il servizio civile come una sorta di modo per fare cassa; le frasi nelle dicevano proprio questo: che i soldi vengono dallo Stato; no, non dobbiamo fare nulla, però noi gradiamo, gradiremmo una buona offerta. Queste erano le frasi. Allora è evidente che i pericoli - ahimè - ci sono. Certamente sarebbe stato necessario avere in questa legge delega regole molto più rigorose sulla trasparenza, sull'autonomia e sui controlli. E questo non è stato fatto. Questo è un altro dei motivi per cui il nostro giudizio rimane critico.
Noi immaginiamo politiche giovanili completamente diverse, politiche che investano sulle aree interne, che riducano il divario digitale, che garantiscano servizi realmente accessibili, che costruiscano occasioni di autonomia e non sullo sull'autonomia, che mettano al centro - l'abbiamo detto poc'anzi - la salute mentale, l'educazione sessuo-affettiva e - attenzione - l'educazione sesso-affettiva. Io non capisco perché questa maggioranza continua ad avere paura di questa parola, perché si sia convinta che professionisti, psicologi, educatori, professionisti dell'età evolutiva vadano nelle scuole a raccontare a bambini o ragazzini che devono cambiare genere, come fare sesso . Non è questo, non si capisce perché questa furia ideologica continua ad abbattersi contro i giovani.
La vera sfida non consiste nel dire ai giovani che sono importanti e basta; la vera sfida consiste nel costruire istituzioni che abbiano il coraggio di fidarsi di loro. Perché, se continuiamo a dire ai giovani che devono fidarsi della politica e delle istituzioni, ma non ricevono in cambio la stessa fiducia, il patto democratico si spezza. Ogni volta che un giovane lascia l'Italia non perdiamo soltanto un ragazzo o una ragazza, ma perdiamo un pezzo del nostro presente e del nostro futuro. E ogni volta che un giovane rinuncia a impegnarsi, a partecipare, a credere nelle istituzioni perché non vede prospettive, è la democrazia stessa che si impoverisce.
Concludo, Presidente, il futuro dei giovani non crediamo che si costruisca con una legge delega; avremmo gradito molta più partecipazione, più inclusione, si costruisce con il coraggio di scegliere, con gli investimenti e, ripeto, con la fiducia. Quello che c'è in questo disegno di legge sicuramente è qualcosa, dei principi positivi li vediamo, però non è certamente abbastanza. E quindi, per tutte le ragioni che ho elencato, dichiaro il voto di astensione del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Patriarca. Ne ha facoltà.
ANNARITA PATRIARCA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Governo, il provvedimento che oggi esaminiamo si inserisce in un contesto più ampio che riguarda le politiche per i giovani e quindi il futuro del nostro Paese. Troppo spesso ci siamo trovati a discutere dei nostri giovani usando come chiave di lettura quella del problema del costo sociale, del difensivo. Oggi ribaltiamo questo paradigma: i giovani non sono un capitolo di spesa da razionalizzare, ma la principale infrastruttura strategica e umana di cui dispone il nostro Paese. Anche per questo, come Forza Italia, voteremo a favore di questo provvedimento e lo faremo con convinzione. Parlare di giovani significa parlare dalla capacità dell'Italia di immaginare se stessa negli anni che verranno. Significa interrogarsi non soltanto sulle opportunità che siamo in grado di offrire alle nuove generazioni, ma anche sul ruolo che riconosciamo loro nella costruzione della nostra società.
Abbiamo il dovere di considerarli protagonisti, soggetti attivi di crescita, innovazione e partecipazione. Il testo in esame si muove in questa direzione, attraverso il riordino delle politiche giovanili, il rafforzamento degli strumenti di coordinamento, l'istituzione di organismi permanenti di confronto e raccordo, la costruzione di una strategia nazionale che consenta di superare frammentazioni e sovrapposizioni. È importante il tentativo di costruire una visione più organica delle politiche dedicate ai giovani, mettendo in relazione istruzione, formazione, lavoro, partecipazione, inclusione sociale, salute, benessere, sostegno ai percorsi di autonomia e attenzione alle situazioni di vulnerabilità. E c'è tutto questo in questo provvedimento sul servizio civile universale. Esiste una narrazione logora che attraversa certi ambienti culturali - e anche certi settori della politica - secondo cui le giovani generazioni sarebbero distaccate, individualiste, poco inclini all'impegno collettivo.
Noi questa narrazione la dobbiamo respingere, perché falsa e ingiusta. È falsa perché ogni anno decine di migliaia di ragazze e di ragazzi scelgono liberamente di dedicare un anno della propria vita a servizio della comunità. È ingiusta perché riduce a stereotipo una generazione che, invece, merita rispetto ed opportunità. Il servizio civile universale è una delle risposte più autentiche che le istituzioni possono dare a tutte quelle domande che i giovani avanzano. Non è assistenzialismo, non è occupazione di parcheggio: è un percorso che un giovane decide di fare per misurarsi con la realtà, per rendersi utile, per crescere come persona e come cittadino. È esattamente il contrario di quella cultura della dipendenza che noi di Forza Italia abbiamo sempre combattuto. È una scelta libera, che nasce dalla volontà di mettersi a disposizione degli altri, la scelta di una generazione che vuole assumersi una responsabilità, che vuole rendersi utile, che vuole mettere a disposizione energie, tempo, capacità e sensibilità per costruire il bene comune.
A noi sta a cuore che l'esperienza del servizio civile non rimanga un episodio nella biografia personale di chi l'ha vissuta, ma lasci una traccia riconoscibile, certificata e spendibile, che le competenze acquisite sul campo - e parliamo di competenze reali, organizzative, relazionali e umane - vengano riconosciute formalmente dal sistema. Non è un dettaglio tecnico, è una questione di rispetto per chi ha investito tempo ed energie in un progetto collettivo. Il servizio civile mette i giovani a contatto con realtà sociali diverse, con fragilità che talvolta non hanno mai incontrato, con bisogni concreti delle persone, con il valore della solidarietà quotidiana. Permette loro di operare nel sociale, nella tutela del patrimonio culturale, nella Protezione civile, nell'assistenza alle persone più fragili, nella valorizzazione dei territori e dell'ambiente, ma soprattutto permette loro di comprendere che i diritti e i doveri non sono concetti astratti: diventano esperienza vissuta ed è un'esperienza che contribuisce e contribuirà a formare cittadini più consapevoli, più maturi e più preparati.
Noi, come Forza Italia, abbiamo sempre creduto nella libertà individuale, nel merito e nella responsabilità personale e il servizio civile universale è, nella sua essenza, un atto di libertà responsabile. Questa è la visione politica che sorregge il nostro voto favorevole, una visione in cui lo Stato non sostituisce i giovani nelle loro scelte ma crea le condizioni perché quelle scelte possano essere consapevoli e per questo pienamente esercitate e pienamente valorizzate. Una società cresce quando riesce a creare legami, quando riesce a sviluppare senso di appartenenza e responsabilità condivisa. Abbiamo bisogno di rafforzare questo senso di appartenenza, abbiamo bisogno di giovani che sentono di avere un posto nella società e che percepiscono che il proprio contributo è importante. Abbiamo bisogno di istituzioni capaci di ascoltare le nuove generazioni, di coinvolgerle, di renderle partecipi nelle scelte che riguardano il futuro del Paese. Questa è la sfida che abbiamo davanti. Investire sui giovani significa investire sul merito, sulle opportunità, sulla partecipazione e sulla responsabilità, significa costruire percorsi che consentano ai ragazzi di sviluppare pienamente i propri talenti e di sentirsi protagonisti della vita nazionale.
Voglio chiudere questo mio intervento con le parole di uno dei padri della nostra sociologia, Achille Ardigò, che ricordava come la solidarietà non è un sentimento vago, ma il tessuto connettivo che trasforma una massa di individui isolati in una comunità di cittadini responsabili. Il servizio civile universale fa esattamente questo: trasforma la libertà personale in energia collettiva, applicando quel principio di sussidiarietà circolare che è da sempre nel DNA di Forza Italia. Per questo bisogna investire sulle nuove generazioni e investire sulle nuove generazioni significa credere nel futuro della nostra Nazione. Con questo provvedimento non stiamo semplicemente riordinando delle norme, stiamo firmando un patto intergenerazionale fondato sul merito, sul coraggio e sulla responsabilità condivisa. Per queste ragioni, annuncio il voto favorevole del gruppo di Forza Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giagoni. Ne ha facoltà.
DARIO GIAGONI(LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, colleghe e colleghi onorevoli, il provvedimento che oggi approviamo lascerà un segno profondo per le nuove generazioni. È un atto concreto, che punta a ricostruire e a richiamare quella fiducia che i nostri giovani, troppo spesso delusi, non intendono più concedere alla politica. Con questo provvedimento tracciamo una linea stabile, solida e di lungo periodo. Non una legge bandiera, non uno : stiamo costruendo un'infrastruttura sociale per il futuro della nostra Nazione e lo facciamo facendo finalmente chiarezza, separando e valorizzando due ambiti che spesso sono stati confusi, ma che rispondono a esigenze diverse e complementari. Infatti, da un lato ci sono le politiche giovanili, che hanno il compito strategico di dare ai ragazzi gli strumenti per emanciparsi, studiare, fare impresa, lavorare e trovare la propria strada in autonomia; dall'altro lato, c'è il servizio civile universale, che rappresenta la massima espressione del dovere civico e del legame comunitario.
Il servizio civile non è un ammortizzatore sociale e non è una politica passiva di sostegno, è la scelta consapevole di chi decide di rimboccarsi le maniche per mettersi al servizio degli altri . Politiche giovanili e servizio civile corrono su binari paralleli verso un unico obiettivo: maturità, responsabilità e futuro dei nostri ragazzi. Questo provvedimento smantella le barriere burocratiche, avvicinando le istituzioni ai bisogni reali dei giovani: dare la possibilità ai giovani di mettere a frutto il proprio talento e di costruire il proprio domani con le loro forze. Questa è una priorità per tutti noi, per quest'Aula e per l'Italia. I giovani non chiedono scorciatoie, non chiedono privilegi, chiedono di potersi costruire un futuro .
C'è un principio cardine che, come centro-destra e anche come Lega, rivendichiamo con forza: i giovani non possono più essere passivi e destinatari delle decisioni della politica, i giovani devono esserne i protagonisti . Ascoltarli non può e non deve essere un rito simbolico, una concessione di facciata. Nessuna politica giovanile può essere davvero efficace se viene calata dall'alto, senza l'apporto di chi quella realtà la vive sulla propria pelle ogni giorno. Per questo accogliamo con grande favore gli strumenti di consultazione e il rafforzamento della partecipazione nel testo. Il dialogo con le organizzazioni giovanili diventa finalmente parte integrante, strutturale e obbligatoria dell'azione pubblica. Questo principio si applica su entrambi: le politiche giovanili e il servizio civile universale.
Rimanendo in tema di servizio civile, chi sceglie di dedicare un anno della propria vita alla comunità compie un gesto di straordinario valore civico. È un'esperienza che forma i cittadini, ancor prima che i lavoratori. Si impara il significato delle responsabilità, della solidarietà e del sacrificio.
Per questo era doveroso intervenire sul piano normativo, semplificando le procedure e riordinando la disciplina, per dare massima efficienza al sistema, senza mai barattare la qualità e la rigidità dei controlli.
Nel corso dell'esame parlamentare, il testo è stato ulteriormente migliorato grazie a un confronto serio e costruttivo, tramite il coinvolgimento delle regioni, di ANCI, dell'UPI e attraverso un tavolo tecnico permanente, convinti che le migliori politiche pubbliche nascano dalla sinergia istituzionale e mai dall'isolamento.
L'aspetto più importante, voluto a gran voce e con determinazione, che rivendichiamo, è l'emendamento a nostra firma che trasformerà un anno di servizio, tra virgolette, in un vero e proprio investimento occupazionale nel privato, dando ai ragazzi e alle ragazze qualcosa di scritto e certificato da inserire nel per trovare lavoro, oltre ad essere un nei concorsi pubblici - come già previsto nel decreto Pubblica amministrazione 2023, per cui il 15 per cento dei posti nei concorsi è destinato a chi svolge questo servizio - e dare crediti formativi universitari, anch'essi già previsti in altri provvedimenti.
Insieme a questo, il potenziamento della Carta Giovani Nazionale e l'istituzione dell'Osservatorio permanente vanno esattamente nella stessa direzione: smettere di rincorrere le emergenze e piantare pilastri solidi, capaci di durare nel tempo. Diciamolo chiaramente e senza paura, le leggi da sole non cambiano la realtà, ma possono creare le condizioni perché il talento dei nostri giovani non venga disperso, perché l'entusiasmo trovi un varco e perché ogni ragazzo e ogni ragazza possano sentire che l'Italia crede nelle loro capacità e scommette sul futuro, nonché ritagliarsi uno spazio importante nella società.
Quello spazio che, con la ricetta vecchia delle opposizioni, tramite il reddito di cittadinanza, non avrebbero di certo trovato , condannati e intrappolati verso uno spazio chiamato divano; un'assistenza di Stato che spegne il futuro dei giovani e uccide la dignità delle persone. Soprattutto, mettere in risalto la nostra visione con questo provvedimento è investire nelle nuove generazioni con lungimiranza, per garantire la sopravvivenza e la prosperità della nostra Italia. Per queste ragioni, con la massima convinzione e con la testa e con il cuore rivolto al futuro dei nostri giovani, il gruppo Lega esprime parere favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Filippin. Ne ha facoltà.
ROSANNA FILIPPIN(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, signor Ministro, Sottosegretario Siracusano, c'è una domanda che dovrebbe accompagnare ogni Parlamento quando discute di giovani: che Paese stiamo consegnando alla generazione che verrà dopo di noi? È una domanda semplice, ma racchiude tutta la responsabilità di chi oggi ha il privilegio di legiferare, perché le politiche giovanili raccontano quale idea abbiamo dell'Italia di domani, e forse dovremmo affrontare questa discussione con un po' più di umiltà.
La maggior parte di noi appartiene a generazioni che hanno conosciuto un Paese diverso, un Paese in cui il primo lavoro arrivava prima, lasciare la casa dei genitori era un passaggio naturale, acquistare un'abitazione era difficile, ma possibile, e mettere al mondo un figlio era una scelta impegnativa, non un salto nel vuoto. Oggi chiediamo continuamente ai giovani di avere fiducia nelle istituzioni, nella politica, nel lavoro e nel futuro, ma prima dovremmo chiederci se siamo ancora noi, come classe dirigente, a meritare quella fiducia.
Il futuro non è diventato meno credibile per caso; lo è diventato attraverso decisioni rinviate, occasioni perdute, investimenti insufficienti. È una responsabilità che appartiene a tutti noi, e nessuno può pensare di scaricarla sulle nuove generazioni. I dati richiamati nella relazione tecnica che accompagna questa legge delega sono eloquenti e inequivocabili. L'Italia è uno dei Paesi, ahimè, più anziani d'Europa. L'indice di vecchiaia è passato dal 179,4 per cento del 2020 al 199,8 per cento del 2024: in poco più di 20 anni abbiamo perso - naturalmente, in termini demografici - quasi 3,5 milioni di giovani sotto i 35 anni.
Non è però soltanto una questione demografica; è una questione sociale, economica e democratica. Per troppi ragazzi l'autonomia è diventata un traguardo sempre più lontano. Si studia di più e più a lungo, si entra più tardi nel mercato del lavoro e si vive molto più a lungo nella precarietà. Diventa più difficile ottenere un mutuo, acquistare una casa e, naturalmente, costruire una famiglia. E a tutto questo si aggiungono il disagio psicologico, la povertà educativa e, quello di cui abbiamo parlato molte volte in Commissione e anche qui in Aula, le disuguaglianze territoriali.
Allora, dovremmo smettere di ripetere che i giovani hanno paura di diventare adulti. La verità è un'altra, è che noi abbiamo reso tutto questo molto più difficile. Eppure, nonostante tutto, le nuove generazioni continuano a dimostrare un senso di responsabilità che spesso noi adulti non sappiamo riconoscere fino in fondo: studiano, lavorano, fanno volontariato, animano associazioni, si prendono cura delle persone più fragili, scelgono il servizio civile, costruiscono reti di solidarietà. Non chiedono privilegi, chiedono che il futuro torni ad essere una promessa credibile.
È da qui che dovrebbe partire ogni politica pubblica dedicata ad essi, ed è per questo che il Partito Democratico non affronta questo provvedimento con spirito pregiudiziale. Anzi, il testo che oggi arriva in Aula è migliore di quello che era stato presentato inizialmente dal Governo. È stato migliorato grazie al lavoro di Commissione, alle audizioni, al confronto parlamentare e al contributo delle opposizioni. Ed è giusto riconoscerlo, perché è così che dovrebbe funzionare il Parlamento: non come un luogo in cui si ratificano le decisioni già prese, ma come il luogo in cui le leggi vengono migliorate attraverso il confronto.
E nel corso dell'esame sono stati introdotti elementi importanti: è stato rafforzato il riferimento alla Strategia europea per la gioventù e agli Obiettivi delle Nazioni Unite; è stato inserito il principio dell'equità intergenerazionale, ricordato più volte dalle colleghe; è stata dedicata maggiore attenzione ai giovani che vivono in condizioni di vulnerabilità, marginalità e disabilità. Sono stati valorizzati la parità di genere, altro elemento introdotto in Commissione, il contrasto alla povertà educativa, il diritto alla salute - altra novità - e il principio di non discriminazione.
Sono miglioramenti significativi, li riconosciamo senza esitazione, perché crediamo nel ruolo del Parlamento e nella qualità del confronto democratico. Ma, proprio perché il testo è stato migliorato, emerge ancora più evidente il suo limite politico: sono cresciuti i principi, non sono cresciute nella stessa misura le risposte. Questa legge riordina, coordina, programma, ma non cambia in modo sostanziale le condizioni materiali nelle quali vivono oggi milioni di giovani italiani. Ed è qui che emerge la differenza: non stiamo discutendo sull'importanza dei giovani, su questo siamo tutti d'accordo.
La differenza riguarda il posto che i giovani occupano nelle priorità del Paese. Per noi le politiche giovanili non sono un settore dell'amministrazione pubblica, sono il criterio con cui dovrebbe essere valutata ogni scelta del Governo, sul lavoro, sulla scuola, sull'università, sulla casa, sulla salute mentale, sulla mobilità sociale, sulla natalità, sulle aree interne, sulla transizione ecologica. Perché ogni scelta che migliora o peggiora le opportunità delle nuove generazioni è a tutti gli effetti una scelta di politica giovanile.
E allora non basta scrivere la strategia nazionale. Il punto è avere il coraggio di orientare le scelte di bilancio, il diritto allo studio, le politiche abitative, il lavoro e gli investimenti pubblici verso un obiettivo preciso: costruire un Paese che torni ad offrire ai giovani opportunità reali di autonomia, di partecipazione e di futuro.
E poi c'è un altro punto sul quale crediamo si misuri la qualità di una politica per le nuove generazioni. Troppo spesso gli adulti continuano a costruire politiche per i giovani; noi pensiamo che sia arrivato il momento di costruire il Paese con i giovani. Può sembrare una differenza di linguaggio, in realtà è una differenza di visione. I giovani non possono essere considerati semplici destinatari delle decisioni pubbliche: devono concorrere a costruirle, partecipare alla definizione delle priorità, condividere le responsabilità delle scelte che riguardano il loro futuro. Per questo abbiamo apprezzato il rafforzamento degli strumenti di partecipazione introdotto durante l'esame parlamentare.
Ma la partecipazione non può esaurirsi in una consultazione: partecipare significa poter incidere, significa poter cambiare le decisioni; significa sentirsi parte della Repubblica, non semplicemente ascoltati.
È questo il senso più autentico dell'articolo 3 della nostra Costituzione, quando affida alla Repubblica il compito di rimuovere di fatto - come volle introdurre la più giovane costituente della nostra storia, Teresa Mattei - gli ostacoli che limitando “la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Non basta chiedere ai giovani di assumersi responsabilità, occorre dare loro le condizioni per esercitarle davvero.
Lo stesso ragionamento vale per il servizio civile universale. Il servizio civile rappresenta una delle intuizioni più alte della nostra Repubblica. Nasce dall'idea che la difesa della Patria possa realizzarsi anche attraverso la solidarietà, la coesione sociale, la tutela dei più fragili e la cura dei beni comuni. È un'esperienza di cittadinanza attiva, di crescita personale e di educazione alla responsabilità. Per questo condividiamo le osservazioni che sono state formulate durante le audizioni dagli enti e in particolare dal Terzo settore.
È giusto valorizzare anche le competenze che il servizio civile consente di acquisire, perché rappresentano un patrimonio importante per il percorso di vita di tanti ragazzi e ragazze. Ma quelle competenze sono una conseguenza, non la sua ragion d'essere. Il servizio civile non nasce per sostituire il mercato del lavoro, nasce per formare cittadini consapevoli, ed è questa la sua ricchezza più grande.
Nei giorni scorsi il mio territorio, il Veneto, Vicenza e Verona hanno vissuto un dolore che ha colpito un'intera comunità. Un giovane sacerdote salesiano, Don Francesco Andreoli, e un giovanissimo animatore, Alberto Fioretto, sono morti in un tragico incidente sulla Pedemontana Veneta. Don Francesco aveva scelto di dedicare la sua esistenza ai ragazzi. C'è una frase che è stata ritrovata dopo, nel suo testamento spirituale. Ha voluto essere sepolto con la maglietta e le scarpe per correre: continuate a correre anche per me, io continuerò a correre nei miei ragazzi. Credo che in queste parole ci sia una delle definizioni più belle di cosa dovrebbero essere le politiche giovanili.
Noi adulti non siamo chiamati a correre al posto dei giovani, siamo chiamati a rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di correre, a dare fiducia prima di chiederla, ad aprire strade e non indicare percorsi obbligati. Poiché nessuna generazione costruisce il suo futuro, se quella precedente continua a decidere tutto al suo posto.
Ed è questa la responsabilità della politica: mettere i giovani nelle condizioni di esprimere pienamente il proprio talento, la propria libertà e la propria capacità di immaginare un Paese migliore avrebbe richiesto una legge più coraggiosa.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ROSANNA FILIPPIN(PD-IDP). Una legge che, accanto ai principi, mettesse in campo strumenti e risorse più forti. Non è stato fatto.
Allora, questo Paese diventa davvero vecchio non quando aumenta solo l'età media della popolazione, ma quando smette di investire nelle nuove generazioni. Noi non vogliamo rassegnarci a questa idea di Italia, vogliamo un'Italia che consideri i ragazzi non una promessa da evocare nei discorsi o una categoria da consultare di tanto in tanto. Vogliamo un'Italia che li riconosca…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ROSANNA FILIPPIN(PD-IDP). …come cittadini del presente, protagonisti delle scelte pubbliche e della crescita della nostra comunità nazionale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciocchetti. Ne ha facoltà.
LUCIANO CIOCCHETTI(FDI). Grazie, Presidente. Desidero, innanzitutto, ringraziare il Ministro Andrea Abodi per la disponibilità che ha mostrato nei lavori in Commissione, per aver dialogato con tutti i componenti della Commissione stessa e aver aperto anche alla modifica di alcune parti della legge delega.
Come ho ricordato prima, più di 30 emendamenti sono stati approvati, molti presentati dai colleghi dell'opposizione, in una condivisione di percorso che credo, in qualche modo, dovrebbe essere testimoniata anche con una maggiore apertura alla legge delega che viene proposta e che credo faccia uno sforzo particolarmente importante.
Lo sforzo, intanto, di fare un'operazione di coordinamento tra tutti i Ministeri, cosa che probabilmente non c'è mai stata quando parliamo di politiche giovanili. Per la prima volta, questa legge delega fa una scelta strategica, cioè intorno al Dipartimento per le politiche giovanili si costruisce un'attività multiprofessionale e multidimensionale che coinvolge, in ogni atto e in ogni azione che si farà verso i giovani e verso le politiche giovanili, tutti i Ministeri e tutte le istituzioni pubbliche.
Mi dispiace che questo non sia stato apprezzato nel dibattito che, in qualche modo, è stato fatto intorno a questa legge delega.
Ringrazio, chiaramente, anche il Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale, gli uffici della XII Commissione, il presidente Cappellacci per il lavoro che ci ha consentito di fare e di portare a termine, all'interno di quest'Aula, e per il dibattito intorno a questa legge delega che per noi è molto importante e molto significativa.
Dicevo, il dibattito è stato intenso e serio nel merito di ogni singolo emendamento, di ogni articolo che siamo andati a discutere. Ci sono state scelte strategiche: l'istituzione del tavolo tecnico, con tutte le realtà territoriali, altra novità proposta con un emendamento del relatore, ma che, in qualche modo, abbinava anche emendamenti che venivano dall'opposizione. Ciò significa che, da domani, quando la legge sarà approvata e quando i decreti attuativi saranno attuati, finalmente il Governo e il Dipartimento si confronteranno, a pieno titolo, all'interno di un tavolo tecnico con le regioni, i comuni, le province e con tutti gli organismi maggiormente rappresentativi dei giovani. Altro che “i giovani subiscono le scelte del Governo o di qualcun altro” ! Qui, c'è una condivisione all'interno di strumenti chiari, precisi e già definiti; cioè, non saranno definiti nel decreto legislativo. Questa è una norma precettiva, cioè che già esiste e che già in qualche modo individua un percorso chiaro e preciso.
Come dicevo, anche nel tavolo tecnico saranno rappresentate le comunità giovanili.
Altro tema che non è stato affrontato nel dibattito è, come dicevo, questo atto strategico del coordinamento delle attività per i giovani insieme a tutti i Ministeri e con la rappresentanza delle organizzazioni giovanili maggiormente rappresentative. Credo che sia un fatto importante che non deve aspettare il decreto legislativo: sono cose che, quando la legge sarà pubblicata sulla , saranno immediatamente operative e credo sia un passaggio di livello particolarmente importante e significativo.
Definire la strategia nazionale attraverso atti programmatori per la gioventù, di durata quinquennale, è un altro passaggio che cambia la prospettiva delle politiche in favore dei giovani.
Avere un ampio periodo in cui si affrontano le questioni che riguardano non soltanto le politiche giovanili di competenza del Dipartimento giovani, ma che riguardano tutto il Governo, tutti i Ministeri e tutte le istituzioni pubbliche che si interessano di politiche e di atti in favore dei giovani. È un particolare, anche questo, molto importante: durata quinquennale nell'ambito dell'Osservatorio permanente per le politiche giovanili.
Aver definito processi chiari di inclusione, di autonomia e di protagonismo e, altro aspetto che mi preme voler sottolineare in questo intervento, aver definito corretti stili di vita, benessere psicofisico, tutela della famiglia e della natalità, il diritto alla salute, il diritto allo studio e il contrasto alla povertà educativa, sono tutti concetti particolarmente importanti che, per noi, sono punti di riferimento essenziali.
La formazione e l'orientamento professionale vanno nel senso della strategia che questo Governo ha portato avanti in questi anni legato alle materie STEM e alla valorizzazione delle attività professionali, per l'inserimento nel mondo del lavoro, per la coesione sociale, per l'accesso al credito e all'autoimprenditorialità: sono fatti che riguardano una cultura che, in qualche modo, deve e può essere portata ai giovani.
Il ruolo importante che viene riconosciuto ancora di più di quello che c'è oggi al Consiglio nazionale dei giovani e all'Agenzia italiana per la gioventù che diventano sempre di più protagonisti nell'azione delle politiche verso i giovani. La piena condivisione con gli strumenti e le politiche europee per i giovani è una delle linee guida all'articolo 1 di questa legge delega, che adegua e deve adeguare tutti gli strumenti anche alle politiche europee. I decreti legislativi dovranno essere fatti entro sei mesi così come dice la legge delega e il Ministro si è impegnato in Commissione a fare in modo che i decreti legislativi abbiano, certamente, i passaggi come previsti dalle leggi - con i pareri delle Commissioni competenti che potranno dare condizioni e osservazioni dopo l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri -, ma, anche, a discuterne in maniera informale durante il corso della redazione dei decreti legislativi con la possibilità, quindi, anche di poter, dal punto di vista parlamentare, dare delle idee e delle indicazioni.
Per la parte relativa al servizio civile universale, si vuole adeguare il decreto legislativo 6 marzo 2017, n. 40, attraverso la semplificazione e una migliore programmazione, valorizzando le competenze e le capacità progettuali degli enti del servizio civile universale. Rivedere il sistema dei controlli, rafforzare il sistema dei controlli, certamente in un campo di semplificazione, ma anche poter consentire che chi ha concluso, senza demerito, il servizio civile universale abbia questo titolo di riserva nei concorsi che le istituzioni pubbliche dovranno fare. Definire piani triennali per il servizio civile universale e, poi, la collaborazione con le altre istituzioni: servizio civile digitale, servizio civile ambientale, servizio civile agricolo, il Giubileo; tante attività che sono state fatte e che si continuerà a portare avanti con impegno particolarmente importante. Tra dicembre 2022 e marzo 2026, sono stati emanati 11 avvisi e 11 bandi; per oltre 265.000 posizioni sono pervenute oltre 450.000 domande. L'attuazione completa dei programmi del Piano nazionale di ripresa e resilienza è la testimonianza anche del lavoro importante che il Dipartimento ha fatto, nonchè la definizione e il lavoro per i Corpi civili di pace. Per rispondere anche a tanti che hanno parlato di questo: è uno dei profili essenziali del servizio civile universale e non c'è bisogno di ribadirlo perché già fa parte del ragionamento e della logica del servizio civile universale. Nell'ultimo anno abbiamo avuto 55.000 iscritti, partecipanti al servizio civile universale e con il Ministero del Lavoro si sta definendo la possibilità di attestare le competenze maturate nel percorso…
PRESIDENTE. Vado a terminare…
LUCIANO CIOCCHETTI(FDI). … del servizio civile universale. Tante altre iniziative saranno presentate e consentiranno davvero di far diventare sempre più importante questo grande servizio. Quindi, alla fine di questo intervento e del lavoro che è stato fatto, ribadisco il parere favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia, ringraziando di nuovo il Ministro Abodi e il Governo Meloni per il lavoro importante che sta facendo sulle politiche giovanili e sul servizio civile universale .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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Prima di indire la votazione nominale, rammento a tutti che subito dopo avremo la commemorazione del decimo anniversario del disastro ferroviario di Andria per cui, qualora lo riteneste, sarebbe opportuno che rimanessimo tutti quanti in Aula.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2825-A: “Disposizioni in materia di giovani e servizio civile universale e deleghe al Governo per il riordino della materia”.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse, lo svolgimento degli ulteriori argomenti iscritti all'ordine del giorno, per i quali sono previste votazioni, è rinviato alla prossima settimana. L'Assemblea non terrà, quindi, seduta nella giornata di giovedì 9 luglio.
PRESIDENTE. Passiamo adesso alla commemorazione delle vittime del disastro ferroviario di Andria in occasione del decimo anniversario .
Colleghe e colleghi, il prossimo 12 luglio saranno trascorsi dieci anni dalla tragedia ferroviaria provocata dalla collisione frontale - avvenuta al chilometro 51 della ferrovia Bari-Barletta - fra due treni della società Ferrotramviaria, che transitavano in direzioni opposte nelle campagne tra le stazioni di Andria e Corato, in una parte del tracciato ancora a binario unico alternato.
Nell'incidente persero la vita i macchinisti di entrambi i convogli, il capotreno del convoglio partito da Corato e un dirigente ferroviario, oltre a 19 passeggeri e ad un agricoltore colpito dai rottami mentre era al lavoro nel proprio podere.
È stato il più grave disastro ferroviario mai avvenuto in Puglia e la regione stessa ha organizzato ad Andria, proprio il prossimo 12 luglio, una cerimonia in ricordo delle vittime, cerimonia alla quale prenderà parte anche il Presidente della Repubblica.
Nel disastro ferroviario rimasero feriti anche 51 passeggeri, oltre al capotreno del convoglio partito da Andria.
Quest'ultimo e il capostazione di Andria - nel giugno 2023 - sono stati ritenuti responsabili in primo grado dal tribunale di Trani, responsabilità poi confermata dalla corte di appello di Bari nel settembre del 2025.
A seguito dell'inchiesta giudiziaria sono stati, invece, assolti sia il capostazione di Corato che tutti gli altri imputati, tra i quali gli ex amministratori e dirigenti dell'impresa che gestisce la linea ferroviaria.
A fronte del riconoscimento dell'errore umano quale causa della tragedia, non possiamo che auspicare che sulle tratte ferroviarie sia costantemente assicurato il controllo del pieno rispetto di tutte le procedure poste a presidio della sicurezza dei viaggiatori, garantendo nel contempo una formazione del personale adeguata alle cruciali responsabilità connesse alla gestione della circolazione dei treni.
Ma ciò non è comunque sufficiente, perché per evitare che eventi così tristi e dolorosi abbiano a ripetersi occorre altresì adottare ogni iniziativa utile al fine di rafforzare sempre più le condizioni di sicurezza nei trasporti.
È in particolare necessario che siano reperite e investite le risorse necessarie ad interventi di messa in sicurezza e di adeguamento tecnologico delle infrastrutture ferroviarie, anche in considerazione delle migliaia di chilometri di ferrovie regionali dove vige ancora il binario unico alternato, tratte lungo le quali la circolazione dei treni in direzioni opposte è ancora gestita mediante telefonate tra capistazione.
E pur riconoscendo, nella stragrande maggioranza dei casi, il grande impegno e la competenza di tali figure professionali, è sicuramente giunto il momento di adottare soluzioni tecnologiche innovative che consentano all'Italia di fare un effettivo passo in avanti sul piano della sicurezza ferroviaria.
È per questo che dobbiamo contribuire, come donne e uomini delle istituzioni, senza alcuna distinzione di colore o appartenenza, a mantenere viva la memoria di quanto accaduto, affinché tutti gli enti interessati considerino la sicurezza nei trasporti un obiettivo prioritario e indifferibile.
Lo dobbiamo alle vittime di questa e delle altre tragedie ferroviarie, che hanno purtroppo colpito negli ultimi anni il nostro Paese.
Ai parenti delle 23 vittime, che da allora convivono ogni giorno con un così grande dolore, e alle 51 persone rimaste ferite, voglio esprimere il cordoglio e la vicinanza della Camera dei deputati e mio personale, invitando, quindi, l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio .
Ha chiesto di parlare la deputata Matera. Ne ha facoltà.
MARIANGELA MATERA(FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, tra pochi giorni, il 12 luglio, ricorrerà il decimo anniversario della tragedia ferroviaria tra Andria e Corato. Per chi, come me, appartiene alla comunità andriese, questa commemorazione assume un significato ancora più profondo, ma ci sono date che non appartengono soltanto ai luoghi in cui si sono consumate, appartengono alla memoria dell'intera Nazione e il 12 luglio è una di quelle.
Alle ore 11,05 due treni che viaggiavano in direzioni opposte si scontrarono sulla linea ferroviaria a binario unico tra Andria e Corato: 23 persone - Fulvio, Pasquale, Luciano, Enrico, Antonio, Donata, Albino, Giuseppe, Serafina, Alessandra, Rossella, Jolanda, Maurizio, Gabriele, Pasqua, Maria, Francesco, Salvatore, Michele, Giulia, Nicola, Giovanni e Benedetta - persero la vita; 51 persone rimasero ferite. Studenti, lavoratori, madri, padri, figli. È stata una tragedia che ha segnato per sempre le famiglie delle vittime e le comunità di Andria, di Corato e dell'intero territorio pugliese, ma anche la coscienza nazionale.
La Nazione ha il dovere di ricordare queste persone non soltanto oggi, ma sempre. Ricordare significa rendere giustizia alla loro memoria e significa stringersi attorno alle loro famiglie, che da dieci anni convivono con un dolore che il tempo non cancella, e ai sopravvissuti, che ancora oggi portano nel corpo e nell'anima le ferite di quel giorno. Significa riconoscere il lavoro dei soccorritori, delle Forze dell'ordine, del personale sanitario e di tutti coloro che intervennero con coraggio e straordinaria umanità in quelle ore drammatiche. Ma ricordare non significa soltanto commemorare: ricordare significa assumersi una responsabilità, significa fare in modo che il dolore non venga consegnato all'oblio e che da quella tragedia continui a nascere un impegno concreto per la sicurezza, la prevenzione e la tutela della vita umana.
L'ammodernamento della tratta Andria-Corato è un segnale concreto di questo percorso e testimonia la volontà di costruire una rete ferroviaria sempre più sicura ed efficiente, nel rispetto della vita delle persone. Un'opera che rappresenta il modo più concreto per onorare il sacrificio delle 23 vittime e delle decine di feriti, perché dal dolore possano nascere scelte orientate al bene comune e alla tutela dell'interesse collettivo. La memoria non può essere affidata soltanto al ricordo delle ricorrenze, ha bisogno di essere custodita dalle istituzioni, affinché diventi patrimonio delle nuove generazioni e occasione permanente di riflessione sulla cultura della sicurezza, della responsabilità e della prevenzione.
Per queste ragioni annuncio oggi di aver depositato una proposta di legge che istituisce il 12 luglio quale Giornata nazionale in memoria delle vittime degli incidenti ferroviari. Una giornata che non vuole riaprire ferite, ma impedire che esse vengano dimenticate. Una giornata dedicata al ricordo delle vittime della tragedia di Andria-Corato e di tutte le vittime degli incidenti ferroviari verificatisi nel nostro Paese. Non una festività civile, ma una giornata per promuovere iniziative istituzionali, culturali e informative nelle scuole, nelle istituzioni e nei luoghi di lavoro sul valore della sicurezza ferroviaria e della prevenzione.
A dieci anni da quella tragedia abbiamo il dovere di consegnare alle nuove generazioni non soltanto il ricordo di ciò che accadde, ma anche la consapevolezza che la sicurezza, la responsabilità e la cura del bene comune rappresentano principi irrinunciabili della nostra convivenza civile. Alle 23 vittime di Andria-Corato, ai loro familiari, ai sopravvissuti e a tutte le vittime degli incidenti ferroviari va oggi il più deferente e commosso omaggio di quest'Aula. Che il loro sacrificio continui a parlare alla coscienza della nostra Nazione e che la loro memoria diventi ogni anno un impegno rinnovato, affinché simili tragedie non abbiano più a ripetersi, perché una Nazione che sa custodire la memoria è una Nazione che sa prendersi cura del suo futuro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Viggiano. Ne ha facoltà.
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, prendo oggi la parola con il cuore colmo di commozione accanto al collega Stefanazzi che, come me, è un conterraneo di terra di Puglia, è un figlio di terra di Puglia. È un sentimento che non appartiene solo a me, come fiera rappresentante della terra pugliese, ma che avverto saldo, sincero e condiviso in tutta quest'Aula. Ci avviciniamo a una data che per la nostra memoria collettiva rappresenta uno squarcio doloroso, una ferita che non si è mai del tutto rimarginata.
Permettetemi una brevissima e doverosa puntualizzazione storica per unire i nostri cuori sul filo corretto del tempo. In questo luglio del 2026 ci apprestiamo a commemorare il decimo anniversario di quel drammatico 12 luglio 2016. Dieci anni fa, sotto il sole accecante di una mattina estiva tra la terra rossa e gli ulivi secolari che uniscono Andria e Corato, la vita di intere famiglie è cambiata per sempre. Su quel maledetto binario unico l'impatto violento tra i due treni ha spezzato sogni, progetti e sorrisi di studenti che andavano all'università per sostenere un esame, di lavoratori instancabili, di genitori e figli. Un tragitto quotidiano, fatto di gesti normali e speranze per il futuro, si è trasformato in un inferno di lamiere.
Il dolore delle famiglie delle vittime non conosce purtroppo prescrizione, non si affievolisce con il passare degli anni e non si cancella. È un dolore sordo e dignitoso, che esige da tutti noi una sola cosa: memoria attiva e fare operoso, affinché non accadano più tragedie come questa. Ricordare oggi, a 10 anni di distanza, non significa solo tributare un dovuto omaggio a chi non c'è più, ma significa, per noi che sediamo nelle istituzioni, rinnovare un solenne impegno morale e politico. Un impegno che presto in Puglia sarà onorato in modo permanente con l'istituzione, con legge regionale, della Giornata in ricordo delle 23 vittime dell'incidente ferroviario del 12 luglio 2016.
Un'occasione anche per sensibilizzare i cittadini, ed in particolare i giovani, sull'importanza della sicurezza nei trasporti e rinnovare l'impegno delle istituzioni a evitare che simili eventi si ripetano. Il diritto alla mobilità deve essere sempre e ovunque un diritto alla sicurezza. Nessuno deve mai più rischiare la vita mentre si reca al lavoro o allo studio o in un'università sui treni della nostra Repubblica. Lo dobbiamo a loro, lo dobbiamo a chi è rimasto a piangerli e lo dobbiamo a una Puglia che chiede infrastrutture moderne, sicure e degne.
Signor Presidente, i nomi di quelle 23 vittime non sono numeri di una statistica burocratica. Alla loro memoria, al coraggio instancabile dei soccorritori e al dolore indescrivibile dei loro cari si stringe oggi, unito e solenne, non soltanto il gruppo del Partito Democratico, ma l'intera Aula della Camera dei deputati
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Mattina. Ne ha facoltà.
SALVATORE MARCELLO DI MATTINA(LEGA). Signor Presidente, colleghe e colleghi, oggi, a 10 anni da quella tragedia, quest'Aula si raccoglie nel ricordo delle 23 vite spezzate nello scontro ferroviario tra Andria e Corato e delle 58 persone rimaste ferite. Dietro questi numeri ci sono volti, famiglie, storie interrotte e affetti che il tempo non ha cancellato e che continuano a vivere nella memoria di un territorio intero. In questa giornata non siamo qui per discutere, ma per ricordare. Ricordare significa anzitutto riconoscere il dolore di chi ha perso una persona cara, ma anche custodire con rispetto la memoria di una comunità colpita nel profondo.
Andria porta con sé una ferita che appartiene a tutti noi, perché, ogni volta che una tragedia colpisce così duramente la vita di cittadini innocenti, è l'intera coscienza civile del Paese a essere chiamata in causa. A 10 anni di distanza il primo dovere delle istituzioni è quello della vicinanza: vicinanza alle famiglie delle vittime, ai feriti, a chi quel giorno ha vissuto ore di angoscia e di sgomento e a chi ancora oggi porta dentro di sé il segno di quel dramma. Il tempo non può restituire ciò che è stato perduto, ma può e deve trasformare il ricordo in un impegno condiviso di rispetto e di memoria.
Oggi rendiamo onore anche ai soccorritori e a quanti intervennero con tempestività, coraggio e umanità in quelle ore difficili, testimoniando il volto migliore della nostra comunità nazionale. In quei momenti, accanto al dolore, emersero solidarietà, dedizione e senso del dovere. Anche questo fa parte della memoria che siamo chiamati a custodire. Andria non è soltanto il nome di una tragedia. È il nome di una ferita che chiede silenzio, rispetto e ricordo. È il nome di una comunità che ha saputo resistere al dolore senza smarrire la propria dignità.
È il nome di una memoria che non deve attenuarsi, perché ogni vita perduta merita di essere ricordata con gratitudine e con amore. Alle famiglie delle vittime va il mio pensiero più sincero e più commosso. A loro e a tutti i cittadini di Andria e di Corato va oggi il doveroso abbraccio dell'Aula, perché ricordare non significa soltanto non dimenticare, ma significa tenere viva nel tempo la presenza di chi non è più tra noi. Nel decimo anniversario di quella tragedia il nostro silenzio sia davvero il più alto segno di rispetto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Attis. Ne ha facoltà.
MAURO D'ATTIS(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Il 12 luglio 2016 - lo hanno detto anche i colleghi - la Puglia si fermò davanti a una tragedia che nessuno mai potrà dimenticare. Si scontrarono due treni tra Andria e Corato e 23 persone persero la vita: 23 storie, 23 famiglie, 23 assenze che ancora oggi pesano nel cuore della nostra terra e dell'Italia intera. Oggi quei nomi vanno pronunciati perché il dolore non può diventare solo un numero: Fulvio, Pasquale, Luciano, Enrico, Antonio, Donata, Albino, Giuseppe, Serafina, Alessandra, Rossella, Jolanda, Maurizio, Gabriele, Pasqua, Maria, Francesco, Salvatore, Michele, Giulia, Nicola, Giovanni e Benedetta.
A loro, ai familiari, ai feriti sopravvissuti e ai soccorritori va il nostro pensiero più sincero, ma, come ha detto anche lei, signor Presidente, ricordare non basta. Dopo quella tragedia, lo Stato aveva il dovere di chiedersi cosa non avesse funzionato e cosa fosse necessario cambiare per una simile ferita, affinché questo non si ripetesse mai più. E qualcosa in effetti è cambiato: quella linea era a un binario unico, pensi, ed era regolata con il cosiddetto blocco telefonico, un sistema che affidava la sicurezza alle comunicazioni tra operatori.
Dopo Andria-Corato è diventato chiaro che la sicurezza ferroviaria non può più dipendere solo dall'errore o dalla correttezza dell'uomo, ma deve essere sostenuta da regole, controlli, e tecnologie capaci di prevenire l'irreparabile. Per questo sono stati rafforzati i controlli sulle ferrovie regionali, portandoli sotto standard di sicurezza più stringenti, è stato avviato il superamento dei sistemi più obsoleti, sono stati introdotti e potenziati i sistemi automatici di protezione, il distanziamento dei treni come il controllo della marcia del treno e il blocco conta-assi, capaci di impedire che due convogli occupino contemporaneamente la stessa tratta, pensi un po'.
Anche sulla linea Andria-Corato, dopo anni di lavori, si è arrivati finalmente al raddoppio del binario e all'attivazione di sistemi moderni di sicurezza automatizzati. Questo non cancella il dolore, non restituisce una madre, un figlio, un padre o un amico, però dice una cosa importante, che da quella tragedia lo Stato ha avuto il dovere di imparare. Allora, oggi, il nostro compito è duplice: custodire la memoria di chi non c'è più e continuare a vigilare perché la sicurezza non sia mai considerata un costo, anzi, il primo dovere di una comunità civile. Alle vittime di Andria e Corato dobbiamo rispetto, verità e memoria. A nome del gruppo di Forza Italia, dobbiamo anche un impegno: mai più !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Presidente, Ministro, colleghe e colleghi, oggi, in quest'Aula, rendiamo omaggio alle 23 vittime del disastro ferroviario del 12 luglio 2016, avvenuto in Puglia sulla tratta tra Andria e Corato: una delle più gravi tragedie ferroviarie avvenute nel nostro Paese negli ultimi decenni. A 10 anni da quel giorno, il nostro pensiero va alle famiglie delle vittime, che convivono ancora con una ferita profonda, mai rimarginata. A loro va la vicinanza di questa intera Aula.
Lo scontro ferroviario tra Andria e Corato non fu il frutto del caso, ma il tragico epilogo di un sistema di sicurezza ferroviaria inadeguato, che non avrebbe mai dovuto consentire il verificarsi di una simile tragedia. Un sistema che - ancora nel 2016 - si basava sul cosiddetto “blocco telefonico”: un metodo anacronistico, rimasto in uso nonostante l'evoluzione dei sistemi di sicurezza ferroviaria, che ha caratterizzato per anni una linea a binario unico percorsa quotidianamente da pendolari, studenti e lavoratori pugliesi.
Alle 11,05 del 12 luglio 2016 la vita di 23 persone si fermò in un istante. Erano storie, sogni, affetti improvvisamente spezzati. C'erano ragazzi che tornavano dall'università, persone dirette al lavoro, cittadini che stavano semplicemente tornando a casa. Ognuno di noi avrebbe potuto trovarsi su quel treno. Ognuno di noi ha un figlio, una figlia, un fratello, una sorella, un genitore o un amico che ogni giorno affida alla propria vita a un mezzo pubblico con la sola speranza di rientrare a casa.
A chi è rimasto dobbiamo molto più del ricordo, dobbiamo la responsabilità di trasformare quella tragedia in una lezione permanente, affinché la tutela della vita umana continui a rappresentare il principio guida di ogni scelta pubblica. Ogni ritardo negli investimenti sulla sicurezza delle infrastrutture ha un prezzo che non può essere misurato in bilanci o risparmi, ma in vite umane. La Puglia e l'intero Paese non dimenticano. Perché la memoria non è soltanto un dovere morale: è il primo autentico atto di giustizia verso chi non c'è più e verso chi continua a portarne il dolore.
Per questo vorrei concludere ricordando, in quest'Aula, uno a uno, i nomi delle 23 vittime: Pasquale Abbasciano, Giuseppe Acquaviva, Serafina Acquaviva, Maria Aloysi, Alessandra Bianchino, Rossella Bruni, Pasqua “Patty” Carnimeo, Luciano Caterino, Enrico Castellano, Michele Corsini, Salvatore Di Costanzo, Albino De Nicolo, Giulia Favale, Nicola Gaeta, Jolanda Inchingolo, Benedetta Merra, Donata Pepe, Maurizio Pisani, Giovanni Porro, Fulvio Schinzari, Antonio Summo, Francesco Ludovico Tedone e Gabriele Zingaro.
Il modo più autentico per onorare queste vittime non è soltanto pronunciare il loro nome e ricordarle, ma è fare in modo che il loro sacrificio continui a guidare le nostre scelte. Ogni investimento nella sicurezza, ogni intervento sulle infrastrutture, ogni decisione che mette al centro la tutela della vita rappresenta il modo più concreto per rendere onore alla loro memoria affinché tragedie come questa non abbiano mai più a ripetersi e nessuna famiglia debba mai più conoscere un dolore come quello che, dieci anni fa, ha segnato per sempre tante vite e l'intero Paese
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Il 12 luglio 2016 è una data che non possiamo dimenticare. Poco dopo le 11 del mattino, sulla linea tra Andria e Corato, due treni si scontrarono frontalmente. Su quei treni c'era chi andava al lavoro, chi a scuola, chi tornava a casa: lavoratori, studenti, madri, figli, padri: 23 persone persero la vita. A decine rimasero ferite, cinquantuno persone.
Un tratto di ferrovia, che attraversa tutti i giorni un lembo di territorio della nostra Italia, è diventato luogo di una delle più dolorose tragedie degli ultimi anni.
Oggi, nel ricordo di quel disastro, abbracciamo le famiglie colpite. Ricordiamo con gratitudine i soccorritori, i Vigili del fuoco, i medici, i volontari, i cittadini che accorsero tra i rottami di quei maledetti treni. Ricordiamo Andria, Corato, la Puglia e tutta l'Italia, in quei giorni unita nel pianto, così come oggi è unita in questo giorno di memoria e di commemorazione.
A distanza di anni c'è ancora rabbia. E c'è ancora una domanda senza una risposta: come è stato possibile? Incomprensioni nelle comunicazioni, ritardi, mancati controlli, disattenzioni ma ovviamente oggi non siamo qui per i processi, peraltro chiusi. Siamo qui, ancora una volta, per unirci nel ricordo di quelle persone: 23 persone, 23 famiglie, comunità sconvolte, vite e progetti spezzati. Ricordiamoli sempre, non con rituali di o con celebrazioni che non lasciano traccia o spazio nemmeno per un momento di riflessione vero. Ricordiamoli sempre con attenzione e impegno a far funzionare le cose, alla sicurezza di ogni binario, di ogni treno, di ogni mezzo pubblico perché mai più succeda.
E stiamo vicini a chi è rimasto: ai familiari, a chi ha una ferita indelebile nel cuore, con un dolore che non può finire. E anche il nostro abbraccio non deve finire. Il gruppo di Azione si unisce nel ricordo di questa tragedia e che questa tragedia renda tutti noi più attenti, più umani, più uniti: lo dobbiamo a quelle vittime e lo dobbiamo alle future generazioni
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha la facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Come è stato illustrato da lei, dalle colleghe e dai colleghi che mi hanno preceduta, il 12 luglio 2016 sul tratto pugliese a binario unico Andria-Corato, gestito da Ferrotramviaria, morirono ben 23 persone e 51 rimasero ferite nello scontro frontale di due treni. Una strage terribile che portò molti lutti e sconvolse il Paese intero.
A dieci anni dal disastro, la vicenda giudiziaria si sta avviando, forse, alla conclusione: la quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha fissato al 7 ottobre l'udienza in camera di consiglio per l'esame dei ricorsi presentati contro le sentenze di secondo grado del tribunale di Trani. Le sentenze di primo e secondo grado, come è stato detto, hanno riconosciuto, tra le proteste delle vittime va detto, che la tragedia era stata provocata da un errore umano e non dai mancati investimenti nella sicurezza. Condanna a sei anni e tre mesi di reclusione per il capostazione di Andria e a sei anni e nove mesi per il capotreno per il convoglio partito da Andria e diretto a Corato. Tutti gli altri imputati sono stati assolti, inclusa la società Ferrotramviaria.
Mentre si attende l'esito giudiziario, resta aperta la ferita delle vittime e quella della definitiva approvazione della legge costituzionale che introduce all'articolo 24 della Carta una frase semplice ed essenziale: “La Repubblica tutela le vittime di reato”.
C'è molta attesa da parte della società civile e delle associazioni, come l'associazione Anna Aloysi di Andria, che fa parte del Comitato “Noi, 9 ottobre”, che riunisce le vittime e i familiari dei delitti, disastri e sciagure che hanno insanguinato il nostro Paese.
Il nostro pensiero va ai familiari oggi e alle vittime della sciagura di Andria e a tutte le vittime innocenti per le loro sofferenze ingiuste. Non domandano solo risarcimenti, esprimono il bisogno di accertare la verità e la necessità di presa in carico della loro sorte da parte dello Stato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, permettetemi questa espressione. Da pugliese nato in Lombardia e da eletto in Puglia intervengo commosso nel ricordo della tragedia che 10 anni fa, il 12 luglio 2016, alle ore 11,05, ha colpito la Puglia con una ferita che, ancora oggi, sanguina nel cuore di ciascuno di noi. Sulla linea a binario unico della Ferrotramviaria tra Andria e Corato, due treni si scontrano frontalmente - come ha ricordato lei, Presidente - in una curva tra gli ulivi secolari della campagna pugliese. In pochi attimi il fragore dell'acciaio e il silenzio della morte sostituirono il normale scorrere della vita: 23 persone persero la vita e 58 rimasero ferite. Vite di lavoratori, di studenti, di madri e padri di famiglia, di ferrovieri che svolgono il proprio dovere, di un agricoltore colpito dai detriti mentre curava la sua terra: vite innocenti, tutte ugualmente preziose, tutte ugualmente spezzate.
A dieci anni da questa tragedia ferroviaria quest'Aula si raccoglie nel ricordo. Ricordare non è solo rievocare il dolore, è affermare che quelle 23 vite non sono state cancellate; che i loro nomi, incisi per sempre nella nostra storia e nei nostri cuori, continuano a interrogarci sul valore della vita e sulla responsabilità di chi ha il dovere di proteggerle.
Il tempo trascorso non attenua il valore della memoria. Al contrario, la rende ancora più esigente. Ogni tragedia collettiva interroga la coscienza di una Nazione. Lo fa chiedendoci se abbiamo saputo trasformare il dolore in responsabilità, il lutto in impegno, la memoria in azione, perché il modo più autentico di onorare chi non c'è più consiste nel far tutto ciò che è nelle nostre possibilità affinché simili eventi non si ripetano più.
Quella strage ha rappresentato uno spartiacque: ha messo in luce la fragilità di un sistema di trasporto che necessitava di urgenti e radicali interventi. Le indagini della magistratura hanno fatto piena luce sulle responsabilità e la giustizia ha pronunciato le sue sentenze. Ma la vera giustizia, quella che onora le vittime, si compie anche e soprattutto prevedendo, investendo e cambiando.
La sicurezza delle infrastrutture da trasporto e dei servizi essenziali rappresenta un dovere primario delle istituzioni. Per questo il ricordo della strage di Andria non appartiene soltanto al passato: essa continua a parlare al presente e richiama tutti noi a una cultura della prevenzione e della manutenzione dell'innovazione e del controllo.
A nome del gruppo di Noi Moderati, rinnoviamo la nostra vicinanza ai familiari delle vittime, ai sopravvissuti e alle comunità profondamente segnate da quella tragedia. Nel loro dolore riconosciamo una parte della coscienza del Paese.
Che il ricordo di quelle ventitré vittime continui a rappresentare un monito per tutti noi e rafforzi nelle istituzioni della Repubblica il dovere di operare ogni giorno con rigore, responsabilità e lungimiranza affinché la memoria si trasformi in un impegno concreto al servizio della sicurezza, della dignità della persona e del bene comune .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-CR). Grazie, Presidente. Commemorare, a distanza di dieci anni, la strage derivante dall'incidente ferroviario lungo la linea Andria-Corato è un dovere morale da parte della politica che si deve tradurre in una responsabilità, in un impegno concreto, perché per le ventitré famiglie che hanno visto perdere un familiare, un amico, un fratello o un genitore quella ferita rimarrà sempre aperta, e questa ferita rimane ancora aperta per l'intero territorio. Dieci anni fa un intero territorio rimase traumatizzato, rimase scioccato proprio per un fatto che poteva essere evitato.
Noi dobbiamo assumere, in quest'Aula, un impegno concreto su tanti versanti. Innanzitutto, riconsegnare in sicurezza quella linea al territorio, ma soprattutto far sì che i viaggiatori, le tante persone che nel nostro Paese - in Puglia, così come in tutte le linee ferroviarie regionali - si muovono per motivi di salute, per motivi di lavoro, per motivi di studio, possano sentirsi sicuri. La sicurezza non è un costo evitabile, la sicurezza non può essere un terno al lotto. Quindi dobbiamo mettere in campo, attraverso gli investimenti e attraverso la tecnologia e l'innovazione, un modello di gestione della sicurezza, un piano di gestione dei rischi di misurazione, perché altrimenti queste commemorazioni si tradurranno soltanto in vicinanza ma non in fiducia e in effetto concreto.
Il gruppo di Italia Viva sarà presente con i nostri rappresentanti sul territorio anche il 12 luglio, in occasione della commemorazione ufficiale che vedrà la presenza del Presidente della Repubblica, e lo facciamo oggi ribadendo il nostro impegno. Sicuramente il nostro cordoglio nei confronti delle famiglie che hanno perso un loro caro e delle tante famiglie che hanno, ancora visibili sulla loro pelle, le tracce tangibili del disastro. Però assumiamo anche un impegno concreto: una battaglia costante nella direzione di una sicurezza vera, di fatto, inserita nelle procedure ma anche negli investimenti non soltanto a carattere nazionale, ma anche in un'ottica di coordinamento delle tante, troppe reti ferroviarie nazionali che, ancora oggi, hanno il binario unico e non garantiscono pienamente la sicurezza dei viaggiatori .
PRESIDENTE. Sono così terminati gli interventi di commemorazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Per chiedere una informativa urgente alla Presidente del Consiglio, Meloni, e al Ministro degli Affari esteri, Tajani, per conoscere la posizione del Governo, se cioè il Governo intende e come intende supportare il difficile percorso che, si spera, porterà alla pace in Libano e alla fine dell'invasione di Israele.
Questa richiesta che facciamo, che il MoVimento 5 Stelle fa, è anche alla luce delle recenti dichiarazioni di amicizia tra Italia e Libano che ha fatto la Presidente del Consiglio che, peraltro, ribadiscono analoghe dichiarazioni, per esempio quelle del 2024 fatte ad Atreju, dove era stato invitato anche il Primo Ministro libanese, che hanno avuto poi seguito nella visita della Meloni, sempre nel 2024, in Libano.
La domanda che poniamo al Governo è se intendono e come intendono supportare in questa fase i due Paesi, il Libano e Israele, perché l'accordo quadro che è stato siglato il 26 giugno a Washington appare davvero fragile; c'è, quindi, bisogno di ulteriori , tant'è vero che è già stato fissato proprio in Italia il prosieguo di queste trattative tra i due Paesi.
Noi crediamo che se il Governo intende intervenire sia opportuno che informi le Camere e quindi venga con urgenza davanti alle Camere, a questa Camera, a informare il Parlamento, a confrontarsi con le forze politiche e con le Commissioni competenti.
Siamo di fronte a una situazione molto grave. Come è noto a tutti, a marzo Israele ha invaso il sud del Libano in seguito agli attacchi delle milizie di Hezbollah nel nord di Israele. Questa invasione ha provocato - si tratta di un dato di cui abbiamo già parlato perché questo è almeno il terzo intervento che faccio proprio su questo argomento - più di 1,4 milioni di sfollati su una popolazione di meno di 6 milioni, ciò vuol dire che più di un libanese su cinque, in seguito a questa invasione, risulta sfollato.
Ci sono più di 4.000 morti, la maggior parte donne e bambini, civili, e sono stati bombardati anche quartieri residenziali della capitale, Beirut. Risultano rasi al suolo interi villaggi, intere piccole città del sud del Libano, anche quelle abitate da cristiani, villaggi abitati da cristiani che evidentemente nulla c'entrano con Hezbollah.
Questa crisi tra i due Paesi si trascina da decenni, probabilmente dal 1948, quando 750.000 palestinesi furono obbligati a fuggire da quella che era la Palestina. Parte di questi si rifugiarono in Libano e costituirono, poi, dei campi profughi che si sono consolidati ed hanno sicuramente alterato anche l'equilibrio politico e sociale del Libano.
Siamo ora davvero a una fase cruciale, perché questo Accordo appare agli analisti indipendenti - l'accordo quadro che è stato siglato, mediato dagli Stati Uniti - davvero squilibrato perché sostanzialmente consente a Israele - qualora le forze armate regolari del Libano non riescano a riprendere il pieno controllo della parte sud del Paese e quindi a disarmare completamente le milizie di Hezbollah -di rimanere nel sud del Libano e di intervenire a suo esclusivo giudizio.
Questo accordo pare, oppure noi abbiamo il timore che possa essere una copertura giuridica e internazionale di una sostanziale occupazione del Paese. Per evitare questo e proprio alla luce delle dichiarazioni di amicizia e della volontà di supportare il popolo libanese da parte della Presidente del Consiglio, noi chiediamo di sapere se queste sono delle dichiarazioni fini a se stesse - diciamo, di facciata - o se davvero l'Italia vuole partecipare a questo tavolo negoziale o farsi promotrice di un allargamento di questo tavolo negoziale. Ad oggi, al di là delle dichiarazioni di facciata, non è dato saperlo, non si sa che cosa voglia fare in concreto il Governo italiano, al di là delle chiacchiere fatte finora.
Noi riteniamo che questo è proprio il momento opportuno di intervenire, se il Governo vuole intervenire. Mai come in questo momento, con dei negoziati in corso, il Governo italiano potrebbe intervenire, insieme, per esempio, all'Unione europea e altri organismi internazionali.
Concludo, Presidente, e la ringrazio, siccome anche il Ministro Tajani, in un di qualche ora fa, pubblicato sui , aveva rivendicato la centralità italiana nel quadrante mediorientale per la questione di Israele e Libano, noi vogliamo sapere se questa centralità è soltanto di facciata sui oppure ha una ricaduta concreta nelle vite di tanti libanesi e anche di tanti israeliani che, in questo momento, vivono situazioni di estrema difficoltà .
PRESIDENTE. Sono terminate le attività di questa mattina e quindi sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, la Ministra del Lavoro e delle politiche sociali e il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione.
Invito gli oratori a un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. La deputata Ravetto ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02769 .
LAURA RAVETTO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Ministro, il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti non è un Ministero qualunque, è il Ministero della coesione sociale e della competitività economica del Paese e, pertanto, dovrebbe funzionare in maniera esemplare.
Ebbene, lei il 3 luglio scorso, in occasione di una cerimonia per il completamento di un passante dell'Alta velocità di Firenze, ha dichiarato che il tasso di puntualità dei treni è in costante miglioramento, che è all'80 per cento per l'Alta velocità; e si è spinto addirittura a dichiarare che siamo il servizio ferroviario migliore d'Europa.
Ora, purtroppo, Ministro, un , l'unico internazionale certificato, basato su soglie di ritardo verificate, ci dà dati diversi: ci dice che la media di puntualità europea sta all'80,9 per cento e che quella italiana precipita al 62 per cento, ponendo l'Italia al penultimo posto nell'elenco dei Paesi puntuali in Europa. Allora, Ministro, con questo le chiediamo, da una parte, di motivare le sue dichiarazioni e, dall'altra, soprattutto, di dirci quali azioni concrete e urgenti intenda adottare per ripristinare l'efficienza del sistema ferroviario italiano .
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie. Al quesito, come ai tre che seguono, do risposta con i numeri dei tecnici di Ferrovie dello Stato e spero che almeno sui numeri dei tecnici e degli ingegneri di Ferrovie dello Stato la politica non faccia polemica.
Nel giorno medio, rispetto ai 7.600 treni del 2018, viaggiano circa 10.000 treni sulla rete ferroviaria nazionale. Gli investimenti che stiamo facendo non hanno precedenti nei decenni che ci hanno anticipato: dai 4,5 miliardi del 2020 siamo agli 11,6 miliardi del 2025.
Il numero di cantieri attivi è aumentato del 30 per cento dal 2023, arrivando ai circa 1.300 cantieri attivi quest'anno; nel 2020 erano meno di 1.000.
Questi investimenti stanno consentendo di realizzare opere epocali: il Terzo Valico, con il 96,6 per cento di scavo delle gallerie, che porterà da Genova a Milano in meno di un'ora; la Roma-Napoli-Bari, con l'avanzamento dell'opera e, dal 1° luglio, il primo collegamento Frecciarossa Lecce-Napoli che utilizza la nuova infrastruttura e ha già trasportato quasi 2.000 persone nella prima settimana; e, a lavori ultimati, si arriverà da Bari a Napoli in due ore; la Brescia-Verona, con i cantieri che i cittadini vedono per 48 chilometri, con la fase realizzativa e le opere di prova in corso; e la Palermo-Catania che dall'ottobre dell'anno scorso è stata attivata nella prima tratta in circa 40 chilometri.
Sulla puntualità nell'ultimo triennio 2024-2025-2026 essa è passata dal 74 al 77,7 per cento sull'Alta velocità, dall'82 all'86 per cento sugli Intercity e dall'88,9 al 90,6 per cento per i regionali che, ricordo, trasportano più dell'80 per cento dei passeggeri. In una giornata feriale, sulla rete circolano mediamente due milioni di passeggeri, a riprova del gradimento del servizio.
Se facciamo un confronto con gli anni precedenti, col Ministro Giovannini erano 750.000, con la De Micheli 900.000 e con Toninelli 1.300.000.
Sul fronte dei rimborsi, infine, Trenitalia ha investito sull'automazione dei processi a beneficio dei passeggeri. Il tempo medio di elaborazione di un rimborso, grazie al nuovo sistema, è passato da 33 giorni, prima del mio insediamento, a poco più di due secondi. Dal 2025, il 99,9 per cento delle richieste di indennizzo per ritardo significativo del rimborso, con restituzione totale o parziale del prezzo del biglietto, viene evaso entro 30 giorni. E i risultati mostrano che questa scelta tecnologica produce effetti misurabili: oltre 1.200.000 richieste gestite e circa 900.000 rimborsi e indennizzi riconosciuti.
Dal 2026 questo sistema sarà esteso anche ai treni regionali.
Per il grande intervento sulla rete ferroviaria, il più grande intervento mai realizzato nella storia della Repubblica, ci tengo a ringraziare di cuore donne e uomini della grande famiglia delle Ferrovie dello Stato .
PRESIDENTE. La deputata Ravetto ha facoltà di replicare.
LAURA RAVETTO(MISTO-FNV-F). Ministro, lei oggi si nasconde di nuovo dietro i cantieri, si nasconde dietro i rimborsi, ma gli italiani le chiedono puntualità . La verità è che, da quando c'è lei al Ministero, la puntualità di un treno non è più un diritto, ma è un terno al lotto e le persone, quando arrivano in stazione e il treno è puntuale, non guardano più l'orologio, guardano il cielo per ringraziare, Ministro.
Mentre lei è qui a darci di nuovo questi dati, però poco verificati, la verità è che famiglie intere e bambini rimangono le notti chiusi nelle carrozze: io ne sono stata testimone. Altro che magia del viaggio, Ministro, parliamo di incubi a tappe .
E quanto ai dati che le danno gli ingegneri, però, sono gli stessi ingegneri che su Trenitalia, quando pubblicano la relazione della qualità dei servizi annuale, dichiarano che nel 2024 il 2,4 per cento dei treni a media e lunga percorrenza, quindi quelli ad Alta velocità e gli Intercity, sono arrivati a destinazione con oltre 60 minuti di ritardo e che questo è il dato peggiore da quando la relazione è pubblicata ; e lo paragonano al dato del 2015 che era pari all'1 per cento.
Allora vede, Ministro, noi vorremmo che lei pensasse a coloro che prendono il treno per ragioni di lavoro, per ragioni di salute e la verità è che lei sta modificando in peggio la loro vita. Cioè, mentre lei è al Ministero a giocare con il plastico del ponte, le persone rimangono ferme in stazione .
Ministro, noi capiamo che lei vorrebbe essere altrove, probabilmente vorrebbe essere in un altro Ministero, ma finché è in questo Ministero, se ne deve assumere le responsabilità politiche, senza nascondersi dietro il licenziamento dei suoi e senza nascondersi dietro la nomina di commissari profumatamente pagati per fare quello che dovrebbe fare lei.
Ministro, finché è lì si assuma le responsabilità politiche, ponga in atto azioni concrete e, soprattutto, restituisca agli italiani il tempo che sta sottraendo alle loro vite .
PRESIDENTE. La deputata Boschi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02770 .
MARIA ELENA BOSCHI(IV-CR). Grazie, Presidente. Ministro, lei sa che in questi giorni l'Italia è spaccata in due tra Milano e Roma per i lavori sulla rete ferroviaria, ma sono soltanto gli ultimi episodi di quattro anni di costanti ritardi dei treni. Ormai comprare il biglietto del treno è come comprare il biglietto della lotteria: non sai se e quando arriverai. E guardi, non glielo diciamo solo noi, glielo hanno appena detto i colleghi che ha portato lei in Parlamento .
Ai ritardi dei treni si sommano quelli dei voli, che peraltro sono diventati ormai un bene di lusso, con l'aumento dei prezzi dei biglietti, e il disastro del trasporto pubblico locale.
Intende fare qualcosa, Ministro, oltre a trovare l'ennesimo capro espiatorio? L'ultimo è l'amministratore delegato di FS .
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, deputata Boschi. Io ricordo che i lavori a Firenze sono stati concordati con il comune di Firenze; quindi, se ha qualche problema, chiami i suoi compagni di partito in comune a Firenze e mettetevi d'accordo telefonicamente.
. Poi i numeri possono piacere o non piacere, però i dati sulla puntualità dell'ultimo triennio - li ripeto non tanto per chi è qua e non ha voglia di sentire, ma per chi è a casa e magari è interessato - ci danno un tasso di puntualità cresciuto negli ultimi tre anni dal 74 al 77,7 per cento sull'Alta velocità, dall'82 all'86 per cento sugli e dall'88,9 al 96 per cento per i regionali.
L'ultimo dato è quello che riguarda i pendolari, che sono più dell'80 per cento dei passeggeri trasportati. Se uno deve fare un confronto con gestioni precedenti, io ricordo che, nel triennio del collega - che stimo - Delrio, la puntualità era assolutamente inferiore: 76,8 per cento per l'Alta velocità, 85 per gli , 89 per i regionali. C'è un particolare che qualcuno, comunque, dimentica: oggi la puntualità si misura con criteri molto più rigorosi rispetto al periodo al quale fa riferimento lei.
Fino a qualche anno fa, infatti, ogni società conteggiava soltanto i ritardi di propria competenza; oggi invece, giustamente, conta il ritardo effettivamente subito dal passeggero, a cui non interessa se il ritardo si deve alla rete o a un attraversamento non autorizzato dei binari. È un sistema molto più trasparente e molto più severo. Nonostante questo sistema severo, ripeto, i dati sono in miglioramento. C'è un ultimo dato che smonta ogni tipo di propaganda: oggi sulla rete circolano molti più treni e viaggiano molti più passeggeri rispetto a quando i Ministri dei Trasporti erano di altro colore politico.
Mantenere gli stessi livelli di puntualità con oltre 6.000 cantieri messi in campo per rinnovare la linea ferroviaria dal Nord al Sud non è stata, per i lavoratori di Ferrovie dello Stato, un'impresa semplice. Ricordo, a proposito delle cause dei ritardi, che il 24 per cento di questi ritardi dipende da cause esterne; cause che, purtroppo, negli ultimi anni hanno avuto un incremento significativo, soprattutto in relazione alla presenza di persone non autorizzate in prossimità dei binari, attraversamenti indebiti, furti o sabotaggi provati anche dalle autorità giudiziarie.
E comunque, in una normale giornata feriale, sulla rete circolano circa 2 milioni di passeggeri, a riprova del gradimento del servizio. Per quanto riguarda l'avvicendamento ai vertici del gruppo FS, si tratta di una decisione assunta dall'AD, d'intesa con il Ministero, che non dipende dai ritardi o dai disservizi. Anzi, all'AD va il ringraziamento per l'impegno profuso in questi anni. Il consiglio di amministrazione di FS in corso in questi minuti ha avviato tutte le procedure necessarie per garantire la continuità del servizio con risorse interne.
E infine, per quanto riguarda il trasporto aereo, sottolineo che i dati disponibili non confermano il quadro dei disservizi da lei prospettato. Al contrario, il sistema aeroportuale nazionale continua a mostrare una significativa capacità di crescita e di tenuta, con un aumento del 4,6 per cento dei passeggeri nei primi 5 mesi di quest'anno rispetto all'anno scorso. E anche sul piano operativo, i ritardi si mantengono su livelli complessivamente contenuti, generalmente compresi tra l'1 e il 2 per cento dei servizi erogati, con criticità circoscritte e prevalentemente riferite al traffico internazionale.
Ecco, spero che almeno i lavoratori e le lavoratrici di Ferrovie dello Stato non vengano coinvolti in polemiche politiche che i numeri smontano pezzo per pezzo .
PRESIDENTE. La deputata Boschi ha facoltà di replicare.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-CR). Ministro, la voglio tranquillizzare: la responsabilità, per noi, è tutta sua. E guardi, i dati che ci ha fornito sono credibili quanto le sue previsioni calcistiche: l'ultima, quella all'ambasciata americana, in cui aveva previsto che avrebbero vinto gli Stati Uniti sul Belgio, e abbiamo visto come è andata a finire . Lei è infallibile quando emette una sentenza. Di condanna, ma una sentenza.
Allora guardi, Ministro, lei continua a dare la responsabilità a quelli che c'erano prima di lei. Peccato che sia al Governo da quattro anni, molto più di quanti siamo stati al Governo noi. Tra l'altro, il Ministro Delrio non è stato tre anni al Governo, quindi non so quali dati sta guardando. Ma una cosa gliela segnalo: i dati che lei fornisce sui ritardi sono semplicemente calcolati in modo diverso, perché lei ormai calcola in orario tutti i treni che arrivano entro 60 minuti. Cioè, un'ora di ritardo per lei non è un ritardo.
E allora, Ministro, lei è riuscito nel suo sogno da bambino, separare la Lombardia dal resto d'Italia, senza neanche fare la secessione , soltanto con le Ferrovie dello Stato. È riuscito talmente bene in quest'opera da essere in grado di bloccare anche la riforma elettorale in quest'Aula, perché i parlamentari non riuscivano ad arrivare a Roma. Vede, Ministro, a proposito di gradimento dei pendolari, lei si dovrebbe rendere conto che, in questi quattro anni del suo Ministero, ci sono stati mancati appuntamenti di lavoro, mancate visite mediche, mancati esami universitari dei pendolari, per colpa dei suoi ritardi e non di quelli del sindaco.
Perché oggi si somma anche il sindaco di Firenze tra i responsabili dei ritardi dei treni! Ministro, ci sono pendolari che ormai si augurano che lei vada al Viminale, perché sarebbe un disastro per la sicurezza, ma almeno non sarebbero più ostaggio dei suoi ritardi, di quelli dei treni. E allora guardi, Ministro, lei ha fatto un grande elenco delle responsabilità di chi l'ha preceduta. Ma a chi deve dare la responsabilità? A Lunardi? Al Ministro Toninelli, che peraltro ha fatto il Ministro grazie a lei, non certo grazie a noi? O a chi le ha portato 200 miliardi di euro di PNRR, che lei ha potuto investire nelle opere e che chi l'ha preceduta sicuramente non ha avuto?
Allora, Ministro, lei deve assumersi la responsabilità di quello che è un disagio che ormai riguarda tutto il Paese, con qualsiasi mezzo di trasporto, perché la sua presenza al Ministero dei Trasporti è un danno per l'Italia
PRESIDENTE. Il deputato Barbagallo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Casu ed altri n. 3-02771 di cui è cofirmatario.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, in questa legislatura abbiamo assistito a un costante incremento dei ritardi dei treni. Quello in corso è certamente l'anno peggiore, un fallimento totale. Treni nel caos, disagi e ritardi sono il frutto di assenza di programmazione, di coordinamento e di informazione. Insomma, sono il frutto dell'incapacità dell'azione del Governo, e quindi della sua incapacità.
Francamente, è diventato difficile per gli italiani programmare una banale giornata di lavoro o una visita medica, per non parlare dell'accoglienza e della fruizione turistica, in cui il nostro Paese è esposto a figuracce internazionali, con ritardi in ogni dove, nelle settimane in cui dovrebbe offrire fruizione e accoglienza turistica nelle grandi città d'arte e nelle zone balneari. Con l'interrogazione le chiediamo di conoscere quali sono e quanti sono i minuti di ritardo che sono stati accumulati in questa legislatura. Dal primo giorno, secondo i nostri dati, sono oltre sette anni e mezzo di ritardi .
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie. Evidentemente, a sinistra avete problemi con i numeri Proviamo a ripetere, proviamo. Esercizio: ripeti. Io ripeto. Dati ufficiali di Ferrovie dello Stato, triennio 2024-2025-2026. Puntualità: treni regionali, dall'88,9 per cento al 90,6 per cento ; dall'82,6 per cento all'86 per cento; Alta velocità, dal 74 al 77,7 per cento. Quindi: 77 è più grosso di 74; 90 è più grosso di 88; 86 è più grosso di 82.
In termini di minuti, quest'anno sull'Alta velocità hanno circolato 63.153 treni, con un ritardo medio accumulato di 9,57 minuti; sugli 32.091 treni, con un ritardo medio di 8,07 minuti; il trasporto regionale, che rappresenta di gran lunga la quota maggiore del traffico ferroviario, ha visto circolare 1.340.821 treni, con un ritardo medio di 2,24 minuti. Ricordo che, fra le cause dei ritardi, il 24 per cento dei ritardi è riconducibile a fattori esterni, danneggiamenti, furti o condizioni meteorologiche eccezionali. Ricordo che abbiamo creato un corpo che si chiama FS Security, che ha ridotto del 47 per cento le aggressioni al personale e del 46 per cento i furti nelle stazioni .
E ricordo che, sul fronte dei rimborsi, mentre al mio arrivo c'erano procedure che duravano mesi, con moduli e contromoduli compilati per i rimborsi, siamo passati da 33 giorni medi a 2 secondi e 35 - vi invito a provarlo sullo - con il 99,9 per cento delle richieste di indennizzo per ritardo evase entro 30 giorni nel 2025. Si può fare polemica su tutto, però i numeri dicono che, nonostante il massimo storico dei cantieri, il massimo storico di treni circolanti e il massimo storico di passeggeri trasportati, i ferrovieri italiani offrono un servizio eccezionale .
PRESIDENTE. Il deputato Casu ha facoltà di replicare.
ANDREA CASU(PD-IDP). Ministro Salvini, ma lei veramente non si rende conto che il totale fallimento, suo e di Giorgia Meloni, sta condannando gli italiani a vivere l'ennesima estate d'inferno? Davvero nel Governo, nel partito e nel Paese non le è rimasto nemmeno un amico in grado di spiegare la situazione per come è e non per come vuole raccontarla, con parole, numeri e percentuali che servono solo a nutrire la sua propaganda ma che arrivano come schiaffi agli italiani, costretti a viaggiare ogni giorno con ore di ritardo?
I cantieri che ha elencato ancora una volta non c'entrano nulla. Il problema del nostro Paese è la vostra totale incapacità di gestire gli effetti e le conseguenze nella vita delle persone. Quando le chiediamo - e non ha risposto su questo - di dimezzare i costi dei biglietti che raddoppiano i tempi di percorrenza non le chiediamo altro che un atto di rispetto e di giustizia verso i cittadini. Lei non solo non risponde sui costi, sul caos informativo, sulla mancanza di assistenza che segue ogni singolo guasto, ma sceglie ancora una volta di negare la realtà. Le abbiamo chiesto un numero complessivo, esatto e assoluto dei minuti di ritardo, perché dentro quel numero c'è tutta la vita che questa situazione intollerabile sta rubando a pendolari, studenti, lavoratori e turisti. Li abbiamo contati noi per lei: noi siamo arrivati a sette anni e mezzo nei primi sei mesi dell'anno, un dato che sta crescendo sempre di più. Se non riesce da nessuna parte a trovare una calcolatrice per fare questi conti le abbiamo portato la nostra , gliela regaliamo noi Può aiutarla anche a capire che la Lega è il partito che ha governato più a lungo l'Italia negli ultimi dieci anni e se deve scaricare le responsabilità su chi c'era prima deve sempre citofonare a Matteo Salvini. Badi bene, non abbiamo contato i giorni di sciopero, per non permetterle l'ennesima strumentalizzazione contro i diritti dei lavoratori, perché chi lavora in prima linea deve essere difeso e tutelato sempre, anche dalle aggressioni come fino a oggi non siete stati capaci di fare.
Non ci risponde perché non può dire nulla, perché in questi quattro anni avevate i numeri per fare tutto e non siete riusciti a fare niente. Adesso pensate solo alla legge elettorale per restare al potere. Cacciate l'amministratore delegato per dividervi le nuove nomine, ma l'unica cosa che dovreste fare, per migliorare i trasporti degli italiani, è mandare a casa il peggior Ministro dei Trasporti della storia della Repubblica e, con lui, la Presidente del Consiglio che l'ha scelto e l'ha difeso fino alla fine .
PRESIDENTE. Il deputato Quartini ha facoltà di illustrare l'interrogazione Iaria ed altri n. 3-02772 di cui è cofirmatario.
ANDREA QUARTINI(M5S). La gestione del Ministero è sotto gli occhi di tutti: è chiaramente disastrosa e fallimentare. Sette anni e mezzo sono stati calcolati di ritardo negli ultimi sei mesi, in netto peggioramento rispetto al passato. La vostra inettitudine la pagano, purtroppo, i pendolari, i turisti, gli enti locali anche. Stesso identico copione lo abbiamo visto al nodo di Firenze, dal 5 al 10 luglio, che si ripeterà fra una settimana e che ha costretto, fra l'altro, anche quest'Aula a rimandare il dibattito sulla legge elettorale. Ma la cosa veramente incredibile è che avete fatto pagare lo stesso prezzo con ritardi con ritardi mostruosi. Ministro, lei era al corrente o semplicemente preferisce dedicarsi alle partite di calcio ?
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Ripeto per la quarta volta i numeri degli ultimi tre anni “Ci ridia i numeri”e non faccio un confronto con il Ministro Toninelli perché sarebbe impietoso anzi lo faccio. I numeri dicono che nel 2018 l'amico Ministro Toninelli… poi, non dipende dal Ministro il tasso di puntualità, non era colpa di Toninelli, non era colpa di Delrio, diciamocelo; solo a sinistra potete prendervela con il Ministro dei Trasporti se c'è un problema sulla linea ferroviaria italiana però facciamo finta di giocare al vostro gioco. Allora, puntualità del vostro ex Ministro Toninelli: Alta velocità, nel 2018, 68 per cento contro il 77 per cento di oggi; 77 per cento contro l'86 per cento di oggi; treni regionali, 86 per cento contro il 90 per cento di oggi.
Non era colpa di Toninelli allora, non è merito di Salvini adesso, soprattutto su un intervento, come quello della sostituzione del ponte di Firenze, che il sovranista e leghista ordine degli ingegneri della provincia di Firenze ha sottolineato essere opera necessaria e strategica per l'intero territorio e non più rinviabile. Prendetevela con Salvini e lasciate stare almeno gli ingegneri (Posso dirvi che è un intervento assolutamente fondamentale per rimuovere il vecchio impalcato del cavalcaferrovia di Ponte al Pino, nel pieno rispetto del cronoprogramma con chiusura lavori prevista per le ore 16 del 10 luglio. Rete Ferroviaria Italiana ha individuato il periodo estivo come finestra per fare i lavori in accordo con il comune di Firenze, a guida PD, tenendo conto della chiusura della scuola e della riduzione dei flussi dei pendolari e degli universitari. Avrà sofferto qualche parlamentare, abbiamo preferito che soffrisse qualche parlamentare al posto di qualche operaio e di qualche studente . Abbiamo fatto questa scelta che a lei potrà non piacere.
Grazie a questa impostazione, l'intervento è stato concentrato in 104 ore per la rimozione della struttura e in 84 ore per il successivo varo del nuovo ponte, riducendo sensibilmente l'impatto su viabilità e traffico ferroviario. L'offerta di Trenitalia è stata riprogrammata con soppressioni e rimodulazioni. Ricordo, alla fine, che è l'utenza che dà il gradimento o meno, che è sempre perfettibile. Il 90,6 per cento di puntualità dei regionali è un numero che può crescere e ricordo, a chi mi ha interrogato prima, che gli standard sui ritardi sono calcolati a livello internazionale: cinque minuti e dieci minuti, non 60 minuti, che è l'indice di puntualità. Comunque, in una giornata feriale oggi circolano fino a 2 milioni di passeggeri, mentre con l'amico Toninelli eravamo fermi a 1.300.000. Grazie a donne e uomini di Ferrovie dello Stato .
PRESIDENTE. Il deputato Iaria ha facoltà di replicare.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Ministro. Lei è il primo Ministro a intermittenza della Repubblica italiana. Lo so che lei voleva fare il Ministro dell'Interno, ma le è capitato il Ministero dei Trasporti. Non può venire, dopo quattro anni, a tirare fuori dati che sono stati, tra l'altro, smentiti costantemente.
Sono sotto gli occhi di tutti i suoi fallimenti sulla gestione e la programmazione dei lavori sulla nostra rete infrastrutturale più importante, cioè la nostra rete ferroviaria. Lei è arrivato oggi a dire che è tutto a posto, che aveva programmato: ma da quanto tempo sapeva che c'era questo problema sul ponte che adesso deve essere sostituito a Firenze? Da moltissimo tempo. Quando ha convocato la riunione del Consiglio dei ministri per pensare di raccontarlo alla cittadinanza e alla popolazione? Il 23 giugno. Invece lei ha passato tutto il tempo, in questi anni, a fare su , a girare le sagre e passare dalle salsicce agli hamburger, perché le piacciono di più ultimamente, senza fare il Ministro dei Trasporti e noi adesso abbiamo un Ministro dei Trasporti che, a un anno dalle elezioni, viene a farci la lezione con tutta questa serie di dati. Lei questa lezione doveva impararla da subito quando ha cominciato a buttare soldi sul ponte sullo Stretto e quest'opera inutile, che per fortuna è fallita, le ha fatto anche capire che forse quei soldi potevano essere usati meglio.
Quando l'ha capito? Quest'anno, a maggio 2026. Lei ha spostato 2,8 miliardi del ponte sullo Stretto, un'opera che lei ha voluto fortemente, su RFI, per coprire i debiti di RFI. Questo l'ha fatto lei con un decreto e adesso viene a dirci che è tutto a posto? Ma vada a dirlo alle persone che sono state 200 minuti su un treno in ritardo che è tutto a posto . Vada con il suo telefonino a fare un ai passeggeri di Campo di Marte che, sotto il sole, aspettavano un treno o aspettavano i bus sostitutivi o ai turisti che venivano scortati dai vigili urbani per entrare nei bus sostitutivi. Vada davanti a loro, non venga davanti a noi a raccontarci e a fare finta che lei è stato un bravissimo Ministro dei Trasporti, citando anche i Ministri precedenti che non avevano i suoi soldi, che non avevano i soldi del PNRR. Lei non ha fatto nulla nemmeno con i soldi del PNRR .
PRESIDENTE. Il deputato Pella ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02773 .
ROBERTO PELLA(FI-PPE). Grazie, Presidente Rampelli. Ministro Salvini, la riforma del codice della strada da lei proposta con la finalità di aumentare la sicurezza stradale e approvata con alcuni miglioramenti da questo Parlamento un anno fa, sta dando i suoi frutti. I numeri ci dicono che nel 2025 i morti a seguito degli incidenti stradali sono diminuiti del 6,5 per cento, che gli incidenti con lesioni sono stati oltre 1.000 in meno e che sono calate notevolmente le persone ferite. Sono risultati incoraggianti di cui tutti noi non possiamo che rallegrarci e ringraziarla, Vicepresidente Salvini.
Perché allora oggi siamo qui a interrogarla sulla sicurezza stradale? Per due motivi. Il primo, con l'onestà intellettuale - e mi lasci dire - con la sensibilità umana che la contraddistingue, lo ha indicato lei qualche settimana fa in un contesto di aumento della sicurezza: sono ancora troppi i ragazzi che non tornano a casa, quando escono il sabato sera; il secondo, è per accendere i riflettori sul fatto che ci dobbiamo occupare specificatamente di una categoria di utenti della strada, quelli più deboli e, in particolare, i ciclisti, che siano agonisti, cicloamatori, turisti o lavoratori che scelgono la bici come mezzo di spostamento abituale. Nel corso di quest'anno sono oltre 100 le vittime già registrate…
ROBERTO PELLA(FI-PPE). …una cifra inaccettabile. Siamo a chiederle, signor Ministro, se intenda assumere iniziative specifiche per ampliare la sicurezza stradale per giovani e ciclisti.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie. Questo è un tema fondamentale perché la prima causa di morte per i nostri ragazzi è la strada, più della malattia o della droga o di altro.
Nel primo anno di entrata in vigore del nuovo codice della strada - che qualcuno da sinistra ha contestato perché eravamo eccessivamente cattivi per le droghe e l'alcol, ma io ritengo che la vita sia sacra, più sacra della voglia di farsi una canna - si registra meno 7 per cento di incidenti con esito mortale e meno 9 per cento di persone decedute. Anche fra gennaio e maggio di quest'anno, la riduzione si conferma, meno 2,1 incidenti con esito mortale e meno 3,2 per cento di persone decedute.
Tali risultati però non sono assolutamente sufficienti, come lei ricordava. Stiamo lavorando con il Ministro Valditara sul tema della sicurezza stradale nelle scuole con dei punti aggiuntivi in caso di conseguimento della patente. Stiamo ampliando alcune iniziative di associazioni e penso a “Giovani On the Road” che su tutto il territorio nazionale porta sul posto degli incidenti, insieme alla Polizia stradale e agli altri organismi di ordine pubblico, ragazzi di 16, 17 e 20 anni. In collaborazione con i Ministri Piantedosi e Valditara abbiamo avviato una con 15 milioni di euro per progetti di educazione stradale da portare a tutti i livelli.
Da ultimo, proprio lo scorso 30 giugno, abbiamo presentato un nuovo istituzionale dedicato all'utilizzo dei seggiolini per bimbi in auto, che andrà su tutte le televisioni nazionali a partire dalla metà di luglio.
Con riferimento alla sicurezza dei ciclisti, che mi sta particolarmente a cuore, ricordo che con la legge sulla sicurezza stradale del dicembre 2024 abbiamo cercato di omogeneizzare le regole per la mobilità dolce sull'intero territorio nazionale; abbiamo semplificato le definizioni delle infrastrutture ciclabili, riportando la strada urbana ciclabile alla sua funzione reale e stabilendo che il doppio senso ciclabile si può introdurre solo dove non esistono soluzioni più protette. Abbiamo introdotto la zona ciclabile, con priorità ai velocipedi e limite di 30 chilometri all'ora, e la zona di attestamento ciclabile. Stiamo investendo centinaia di milioni di euro su 1.200 chilometri di ciclovie turistiche protette e riservate in tutta Italia e abbiamo normato che, nel sorpasso dei ciclisti, va mantenuta una distanza laterale adeguata di almeno 1,5 metri.
Ovviamente dobbiamo superare quel concetto in base al quale, per qualche amministratore locale, pista ciclabile è tirare una riga di bianco in mezzo alla strada fra le fermate dell'autobus e le aree di carico e scarico merci dei negozi. Tutte queste misure confluiranno nel nuovo codice della strada in attuazione, in lavorazione in queste settimane. L'obiettivo è chiaro, e spero che coinvolga tutti i rami del Parlamento: scendere sotto quella maledetta quota di 3.030 morti che gli ultimi anni ci hanno consegnato come dazio sulle strade italiane. Grazie a lei per avermi stimolato in questo senso .
PRESIDENTE. Il deputato Pella ha facoltà di replicare.
ROBERTO PELLA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Ministro Salvini, la ringrazio per la risposta della quale mi dichiaro pienamente soddisfatto e anche per tutto l'impegno che lei sta mettendo veramente su questo fronte.
Anche alla luce delle sue parole, in questa replica, mi concentrerò particolarmente su quello che è il tema dei ciclisti. Come ha avuto modo già di segnalare in quest'Aula, sono oltre 100 le persone che hanno perso la vita mentre andavano in bicicletta. In Italia, come lei sa, sono milioni le persone che utilizzano la bicicletta sulle strade per allenarsi, che siano amatori o professionisti per spostarsi oppure anche per divertirsi nel tempo libero. La bici nella memoria storica del nostro Paese non è solo un mezzo di trasporto, in qualche modo importante e fondamentale, specie soprattutto nelle città, ma soprattutto noi riteniamo importante e fondamentale quella che è la storia, la memoria e la tradizione. A 80 anni dall'epico giro di Coppi e Bartali che contribuì a ricostruire quello che era il tessuto sociale del Paese con la nascita della Repubblica, non possiamo accettare che ancora i ciclisti siano utenti non solo deboli, ma indifesi e continuamente a rischio, invisibili o invisi da automobilisti e da altri utenti.
Come lei stesso, Ministro, ha voluto riportare a proposito degli incidenti: oggi sono nettamente diminuiti e sicuramente l'impegno che lei sta mettendo in questo senso è molto importante e fondamentale. Ma, come lei sa, sorpassi eccessivamente radenti, precedenze imposte prepotentemente, velocità eccessiva e scarsa attenzione sono vere e proprie forme di bullismo stradale che dobbiamo sradicare con regole ferree e corretta formazione, tema che, come lei ha detto giustamente, sta affrontando anche con il Ministro Piantedosi e con il Ministro Valditara.
Mi consenta, allora, Ministro, in conclusione, di ricordare che la Camera dei deputati in Commissione trasporti sta esaminando, proprio in questi giorni, una proposta di legge, a mia prima firma, sottoscritta trasversalmente da tutti i rappresentanti dei gruppi parlamentari della Commissione, sia di maggioranza e sia di opposizione, che colgo l'occasione per ringraziare, a iniziare dal presidente Deidda. È una proposta scritta insieme a esperti della sicurezza, autorità e a istituzioni territoriali, volta ad aumentare la sicurezza di chi circola in bicicletta. È un segnale molto importante perché su questo obiettivo continuiamo a perseguire l'unica di tutte le forze che noi abbiamo, quella di sostenere gli obiettivi da lei enunciati. Signor Ministro, sono sicuro che a questa iniziativa non mancherà il suo contributo fondamentale e per questo la ringrazio in anticipo anche a nome di tutti gli appassionati delle due ruote.
PRESIDENTE. La deputata Pastorella ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02774 .
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministra, incredibilmente, per una volta l'Italia è stata tra i primi Stati in Europa a recepire la direttiva UE sulla trasparenza salariale e il contrasto al cosiddetto cioè il divario retributivo di genere, ma si sa, la gatta frettolosa fa i gattini ciechi.
In questo caso il Governo si è perso per strada un pezzo molto importante perché la direttiva prevederebbe, tra i criteri per valutare equamente i lavoratori e le lavoratrici, competenze, responsabilità, condizioni di lavoro e impegno. Ecco, quest'ultimo criterio, quello dell'impegno, nel decreto legislativo è sparito, ma valutare l'impegno equivale a creare delle condizioni meritocratiche, per cui chi si impegna viene premiato. Quindi, ci chiediamo dov'è finita la parola impegno? Ma, soprattutto, dov'è finito il vostro impegno per la meritocrazia di cui l'Italia e le donne italiane hanno disperatamente bisogno ?
PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, il quesito posto mi offre l'occasione di chiarire alcuni aspetti del decreto legislativo 7 maggio 2026, n. 96, e, più in generale, l'impostazione che il Governo ha seguito nel recepimento della direttiva 2023/970, quella sulla trasparenza retributiva.
Come diceva l'onorevole interrogante, il recepimento è avvenuto entro il termine previsto del 7 giugno 2026, collocando l'Italia tra i primi Paesi dell'Unione europea a darvi attuazione. Non si è trattato di un recepimento meramente formale, ma di un intervento che ha perseguito integralmente gli obiettivi europei, valorizzando al tempo stesso le caratteristiche del nostro ordinamento. L'Italia, infatti, dispone già di un sistema di contrattazione collettiva particolarmente evoluto e costruito negli anni grazie al lavoro delle parti sociali, che disciplina gli inquadramenti professionali, individua criteri oggettivi di classificazione del lavoro e costituisce uno dei principali strumenti di garanzia della parità di trattamento retributivo. È proprio partendo da questa realtà che il decreto legislativo ha introdotto un sistema organico di trasparenza retributiva, obblighi informativi già nella fase di selezione, divieto di richiedere la retribuzione percepita nei precedenti rapporti di lavoro, diritto dei lavoratori ad accedere alle informazioni sui livelli retributivi medi distinti per genere, obblighi di rendicontazione per le imprese e procedure di valutazione congiunta nei casi di divari retributivi non giustificati.
L'articolo 4, paragrafo 4, della direttiva europea richiama tra i criteri oggettivi e neutri per valutare il lavoro di pari valore le competenze, l'impegno, le responsabilità, le condizioni di lavoro e ogni altro fattore pertinente. Si tratta, tuttavia, di un'elencazione che la stessa direttiva non considera tassativa, lasciando agli Stati membri la possibilità di adattarne l'attuazione ai rispettivi sistemi nazionali.
La scelta redazionale non deriva da una dimenticanza, né tantomeno da una volontà di restringere le tutele previste dalla direttiva. Al contrario, nasce dalla volontà di valorizzare il patrimonio della contrattazione collettiva comparativamente più rappresentativa che, nel nostro Paese, rappresenta il principale strumento attraverso cui vengono definiti gli inquadramenti professionali e valutato il lavoro nelle sue diverse componenti, comprese l'intensità della prestazione, la continuità dell'attività, la gravosità dell'impegno, la responsabilità connessa alla mansione.
Per questa ragione, il decreto richiama competenze, responsabilità, condizioni di lavoro e ogni altro fattore pertinente al lavoro o alla posizione. È proprio all'interno di questa clausola generale che il criterio dell'impegno trova piena applicazione, in coerenza sia con la direttiva europea, sia con il sistema di classificazione professionale già sviluppato dalla contrattazione.
Rispondo, quindi, con chiarezza al quesito posto. Sì, il criterio dell'impegno deve ritenersi pienamente applicabile nella valutazione del lavoro di pari valore e nella determinazione delle differenze retributive fondate su criteri oggettivi e non discriminatori.
Siamo convinti che la parità retributiva non si realizzi attraverso la mera riproduzione letterale delle norme europee, ma mediante strumenti effettivi capaci di incidere concretamente nei luoghi di lavoro. La trasparenza retributiva, il merito e la contrattazione collettiva non sono principi alternativi, ma sono strumenti attraverso cui garantire un lavoro sempre più equo, valorizzando il ruolo delle parti sociali e rafforzando la qualità del nostro mercato del lavoro.
PRESIDENTE. La deputata Bonetti ha facoltà di replicare.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministra, è vero, l'Italia è arrivata tra i primi Paesi europei a recepire questa direttiva. Questo è anche il frutto del fatto che l'Italia era pronta da un punto di vista normativo. È stata in prima linea a costruire e a scrivere quella normativa, portando anche nel contesto europeo un esempio virtuoso su cui l'Italia aveva lavorato; penso alla legge n. 162 del 2021 e in particolare all'introduzione della certificazione per la parità di genere e dell'obbligo di rendicontazione per le aziende con più di 50 dipendenti.
Il problema, però, Ministra, è che il recepimento che è stato fatto di questa direttiva - mi permetto di dire - è stato fatto guardando indietro e non in avanti. Infatti, ha indebolito i requisiti previsti dalla legge n. 162 del 2021, per esempio, per le dimensioni delle aziende che devono fare questa rendicontazione; inoltre, proprio come lei ha detto, affidando, di fatto, alla sola contrattazione collettiva la trasparenza sulla valutazione della trasparenza salariale, si è perso di vista il del sistema italiano. Le donne in Italia guadagnano di meno perché lavorano di meno e hanno processi di valutazione del merito e del loro lavoro che sono iniqui e discriminatori. Su questo si doveva e si deve andare a intervenire, chiedendo trasparenza e modificando questi processi, come si era iniziato a fare nella certificazione, e non nascondendoci dietro l'idea che a pari mansione si abbia pari stipendio. Non è un tema soltanto di guadagno orario per la singola mansione, ma di guadagno complessivo per il percorso di carriera che le donne fanno all'interno del mondo del lavoro.
Siamo certi che, da questo punto di vista, con la sua sensibilità, potrà convenire che il lavoro che deve essere fatto è di implementare ulteriormente, perché quello che la direttiva fa non è centrare il problema del lavoro delle donne italiane che - è sotto gli occhi di tutti e i dati lo confermano - è un lavoro che vede le donne fortemente svantaggiate nell'area del guadagno rispetto agli uomini .
PRESIDENTE. La deputata Ghirra ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02775 .
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Signora Ministra, la mobilitazione del settore dei va avanti. Il 24 giugno scorso i sindacati confederali hanno annunciato uno sciopero a ore articolato su base territoriale dal 13 al 27 luglio. In assenza di atti concreti da parte del Governo, le parti sociali annunciano uno sciopero nazionale di settore per l'autunno, con una grande manifestazione. Chiedono una cosa semplice: la convocazione di un tavolo governativo di confronto per una vertenza che riguarda 35.000 lavoratori e soprattutto lavoratrici da anni in sofferenza a causa di condizioni di lavoro precario e intermittente, oggi fortemente aggravate dall'uso massivo dell'intelligenza artificiale. Duemila dipendenti rischiano di perdere il proprio posto di lavoro entro l'anno.
Le chiediamo quindi quale strategia il Governo intenda mettere in campo a tutela di queste migliaia di lavoratrici e lavoratori per far sì che l'intelligenza artificiale possa essere un supporto utile e non un ulteriore strumento di espulsione dal mondo del lavoro .
PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Grazie, signor Presidente. Onorevoli deputati, ringrazio per il quesito posto e desidero precisare che, per quanto riguarda le competenze del Ministero del Lavoro, siamo impegnati proprio sulle direttrici richiamate nell'interrogazione: accompagnare la transizione tecnologica, rafforzare le competenze dei lavoratori e salvaguardarne l'occupazione.
Allora, consentitemi di rassicurare gli onorevoli interroganti sulla piena disponibilità per quanto riguarda il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali a partecipare e rendere operativo un tavolo di confronto con le parti sociali per ragionare sulle situazioni del settore e sugli strumenti. Noi abbiamo già introdotto strumenti concreti e operativi: il Fondo nuove competenze sostiene le imprese che investono nella riqualificazione del personale durante i processi di innovazione organizzativa e tecnologica. Abbiamo messo a disposizione su FNC3 quasi 1 miliardo e 200 milioni di euro. Il programma GOL consente di attivare percorsi di aggiornamento professionale e di ricollocazione anche per i lavoratori coinvolti in crisi aziendali.
A questo fine, si sta procedendo per il settore delle telecomunicazioni alla stipula di una apposita intesa volta a promuovere iniziative per valutare e indirizzare l'offerta formativa pubblicata sulla nostra piattaforma SIISL, che rappresenta il digitale e del lavoro nazionale, in grado di calcolare, servendosi dell'intelligenza artificiale, un indice di affinità tra e posizioni lavorative richieste. Per questo, tra gli impegni del Ministero, rientra il monitoraggio degli impatti positivi per l'uso del SIISL e che il SIISL produce in termini di riduzione del di programmazione dei percorsi di formazione e riqualificazione.
Accanto alle politiche per le competenze, il Governo continua a garantire la tutela dei livelli occupazionali del comparto. Le vertenze del settore CRM e BPO sono costantemente seguite ai tavoli istituzionali, in raccordo con il Ministero delle Imprese e del , facendo ricorso agli ammortizzatori sociali ogni volta che se ne ravvisi la necessità.
Ricordo, inoltre, che il settore dispone del Fondo di solidarietà bilaterale per la filiera delle telecomunicazioni istituito con decreto del 4 agosto 2023.
Per le situazioni non coperte dal Fondo, l'ultima legge di bilancio ha rifinanziato, con 20 milioni di euro per il 2026, la misura di sostegno al reddito dedicata ai lavoratori delle imprese del settore dei . Operano, inoltre, strumenti strutturali di tutela, quali la clausola sociale nei cambi di appalto, a garanzia della continuità occupazionale e la disciplina volta a contrastare le delocalizzazioni dei verso Paesi extra Unione europea. Vi ricordo il decreto-legge n. 62 del 2026 con il quale il Governo ha ulteriormente rafforzato le tutele del lavoro, introducendo il principio del salario giusto.
Queste misure si inseriscono in un quadro normativo più ampio che è quello delineato dalla legge n. 132 del 2025 sull'intelligenza artificiale che ha introdotto nel nostro ordinamento un modello fondato sul principio antropocentrico.
Allora, ecco che la transizione digitale e tecnologica non si subisce e non si arresta, ma si governa, si pongono le giuste regole e si danno le giuste tutele. Quindi, riconfermo quanto detto in precedenza: siamo a disposizione per essere parte di un tavolo di confronto operativo.
PRESIDENTE. La deputata Ghirra ha facoltà di replicare.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Accogliamo ovviamente con favore la disponibilità della Ministra a convocare un tavolo di confronto e confidiamo che le politiche attive per la formazione possano essere efficaci perché l'intelligenza artificiale deve essere complementare al lavoro e non contrastare con il diritto di lavoratrici e lavoratori; lavoro che non deve essere confuso gli ammortizzatori sociali.
Sappiamo che il settore del vive da anni una crisi devastante, abbiamo considerato la sentenza del tribunale di Trani del 25 settembre scorso una vittoria contro l'applicazione dei contratti pirata ma sappiamo bene che la legislazione in materia è estremamente carente.
Il Parlamento si è adoperato per colmare questa lacuna, ma gli emendamenti che abbiamo presentato alla proposta di legge, all'esame della Camera, sono in ostaggio del suo collega Giorgetti, che la prego di sollecitare perché li esprima, essendo lì da mesi. Sappiamo che occorre quanto prima prevedere garanzie e tutele solide a tutte queste lavoratrici e lavoratori; che occorre imporre serietà anche e soprattutto nelle commesse pubbliche facendo applicare il contratto collettivo delle telecomunicazioni e non i contratti-pirata; e che occorre rafforzare la clausola sociale, soprattutto, ancora una volta, quando le commesse sono di natura pubblica.
Noi riteniamo che occorra garantire: livelli di qualità, sicurezza, professionalità e innovazione in questo importante settore in crisi e soprattutto che occorra affidare i servizi di esclusivamente a imprese che siano certificate ed evitare le delocalizzazioni.
Signora Ministra, al momento tutte queste richieste sono ancora inevase e io spero che in questo tavolo si possa raggiungere una sintesi che dia garanzie alle lavoratrici e ai lavoratori di questo importante settore che davvero lavorano a intermittenza e in maniera precaria. Sono soprattutto donne e invece devono avere garanzie e tutela da parte del Governo .
PRESIDENTE. Il deputato Colucci ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02776 di cui è cofirmatario. Prego, a lei la parola.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, le condizioni di vita e di bisogni dei cittadini sono cambiate notevolmente negli ultimi decenni. Conseguentemente, il sistema di affronta oggi sfide inedite che richiedono risposte nuove. Ad esempio, noi crediamo che per garantire una base previdenziale universale si potrebbe prevedere per ogni bambino, nato in Italia, un cassetto previdenziale digitale personale.
Lo Stato potrebbe versare su questo conto una somma annuale sino alla maggiore età, al raggiungimento della quale il cassetto rimarrebbe aperto per i contributi da lavoro, per versamenti da Fondo pensioni complementari e per contribuzione volontaria.
Con questa iniziativa si potrebbe anche favorire l'introduzione di contributi economici per i familiari, che assistono a tempo pieno persone con disabilità gravi e non autosufficienti, e prevedere il riconoscimento dei periodi di assistenza ai fini previdenziali attraverso contributi figurativi che alimentino il cassetto previdenziale.
Signor Ministro, le chiediamo una disponibilità a lavorare su questa ipotesi e le chiediamo quali sono le politiche del lavoro e sociali che il Governo ha previsto a sostegno delle famiglie e delle fragilità anche per contrastare la povertà.
PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Signor Presidente, onorevoli deputati, voglio ringraziare gli onorevoli interroganti per aver posto la domanda partendo, nel quesito, dai principi fondamentali della nostra Costituzione, perché è questo - soprattutto l'articolo 3 - ciò che orienta l'azione del Governo: rimuovere gli ostacoli che limitano il pieno sviluppo della persona, contrastare le fragilità, costruire un sistema di capace di promuovere autonomia, inclusione e partecipazione. Per questo abbiamo compiuto una scelta di fondo: superare una concezione meramente assistenziale del costruendo un della persona capace di accompagnare ciascuno in relazione ai propri bisogni, alle proprie capacità e al proprio progetto di vita.
Il primo e più importante strumento di inclusione sociale resta sempre il lavoro. Per questa ragione le politiche sociali e le politiche del lavoro non rappresentano due ambiti distinti ma costituiscono un'unica strategia finalizzata a restituire autonomia, dignità alle persone. E in questa prospettiva l'assegno di inclusione e il supporto per la formazione e il lavoro hanno distinto chi non è nelle condizioni di lavorare e deve essere pienamente tutelato da chi invece può essere accompagnato verso l'occupazione attraverso percorsi personalizzati.
Il SIISL ha rafforzato l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, rendendo più efficace l'integrazione tra politiche attive e sostegno sociale e l'assegno unico universale continua a rappresentare il principale strumento di sostegno alle famiglie con figli.
Allo stesso modo, la riforma della disabilità rappresenta uno dei cambiamenti più significativi delle politiche sociali degli ultimi decenni. Non è la persona a doversi adattare ai servizi, ma sono i servizi che devono costruirsi intorno alla persona attraverso un progetto di vita personalizzato, partecipato e unitario, capace di integrare gli interventi sociosanitari, educativi e lavorativi.
Nella stessa logica si colloca il disegno di legge quadro sul familiare, già approvato dal Consiglio dei ministri e oggi all'esame di questa Camera. Per la prima volta il nostro ordinamento riconosce formalmente questa figura prevedendo un contributo economico per le situazioni di maggiore intensità assistenziale e fragilità economica.
L'inserimento del nel progetto di vita della persona assistita, con specifiche misure volte a favorire la conciliazione tra attività lavorativa e cura familiare, rappresenta un riconoscimento atteso da anni.
Condivido l'interesse manifestato dagli interroganti rispetto all'ipotesi di un cassetto previdenziale digitale personale destinato ai nuovi nati. È una proposta che merita attenzione perché richiama due obiettivi strategici: promuovere una cultura previdenziale fin dall'inizio del percorso di vita e rafforzare la previdenza complementare.
Il Ministero è disponibile ad approfondirne la fattibilità e la sostenibilità finanziaria nelle sedi competenti, nell'ambito della più ampia riflessione in corso sul rafforzamento del pilastro previdenziale.
L'Italia registra oggi il più elevato livello di occupazione mai raggiunto: il numero più alto di lavoratori a tempo indeterminato dall'inizio delle rilevazioni statistiche. Crescono l'occupazione femminile e quella giovanile a dimostrazione che, quando le politiche del lavoro e le politiche sociali procedono insieme, si producono risultati concreti per le persone e per il Paese.
PRESIDENTE. Il deputato Alessandro Colucci ha facoltà di replicare.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Ministro Calderone, grazie. Grazie per la consueta disponibilità, per l'attenzione verso le proposte, anche innovative, che vengono portate avanti dal Parlamento e per la concretezza che ha caratterizzato il suo lavoro in questi anni e che noi abbiamo sostenuto volentieri. E quindi grazie anche per la risposta, che apprezziamo, anche nelle premesse.
Abbiamo svolto un lavoro, in questa legislatura, contro l'assistenzialismo, convinti che il lavoro sia la vera dignità per la persona. E certamente, rispetto ai due pilastri fondamentali verso i quali rivolgiamo l'attenzione nella nostra società, che sono i giovani e gli anziani, ciascuno con le loro fragilità e i loro bisogni, ci piace l'idea del intorno alla persona, perché è cambiato il paradigma.
Bisogna puntare sulle dinamiche dei rapporti che ci sono oggi nella società, sul ruolo fondamentale della famiglia e della sussidiarietà, dando importanza alle associazioni, al Terzo settore: meno Stato, più società.
In questa direzione è andato il lavoro del suo Ministero, il lavoro del Governo e da qui nascono le proposte - che siamo felici di poter portare avanti con la sua disponibilità - del cassetto previdenziale digitale personale, ma anche iniziative a supporto e a sostegno di quelle persone, di quei familiari, dei che danno tanto sostegno agli anziani e a chi è fragile in una famiglia: sono 8 milioni in Italia che svolgono un lavoro importantissimo. Certe volte si occupano di un lavoro che possono fare certamente meglio di altri. Fanno un lavoro straordinario, ma non possono essere trascurati, considerati dei fantasmi. La sua sensibilità e la sua attenzione dimostrate oggi sulla proposta che noi abbiamo fatto ci permetterà, nel prosieguo di questa legislatura, di dare attenzione a una realtà importante verso la quale bisogna essere grati. Ed è per questo che è giusto insieme dare risposte a queste figure fondamentali per la nostra società.
PRESIDENTE. La deputata Ambrosi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02777 di cui è cofirmataria.
ALESSIA AMBROSI(FDI). Grazie, Presidente. Ministro Foti, per quanto riguarda la richiesta della decima rata del PNRR, a metà giugno è stata presentata a Bruxelles una proposta di revisione. Al 90 per cento si tratta di aspetti meramente tecnici, sui quali è in corso un confronto con la Commissione europea, che, una volta concluse tutte le procedure, avrà effetti immediati. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che volge al termine, ha costituito un'opportunità difficilmente ripetibile, viste le condizioni particolari in cui è nato, per il rilancio economico -pandemia.
È stata anche una delle sfide amministrative più impegnative che i nostri comuni e le nostre regioni hanno dovuto affrontare in questi ultimi anni. Il Governo Meloni si è notevolmente contraddistinto e ha conseguito risultati importanti, sia dal punto di vista degli investimenti, sia su quello delle riforme. In particolar modo, la riduzione dei tempi di pagamento della pubblica amministrazione ha consentito anche la chiusura di una procedura di infrazione aperta da più di 10 anni.
Quindi, Ministro, alla luce del confronto in corso con la Commissione europea, può aggiornare l'Aula sullo stato dell'iter e dirci se il Governo ritiene che l'Italia sia nelle condizioni di centrare questo ulteriore e fondamentale traguardo, assicurando al nostro Paese, alla nostra Nazione, l'erogazione di 28,4 miliardi di euro, previsti entro il 31 dicembre 2026?
PRESIDENTE. Il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, ha facoltà di rispondere.
TOMMASO FOTI,. Grazie, onorevole Ambrosi. Il ringraziamento che faccio a lei lo faccio anche al gruppo di Fratelli d'Italia, perché permette di illustrare alcune situazioni di questi giorni. Innanzitutto, noi abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi della nona rata e il 3 giugno sono stati liquidati i miliardi relativi alla stessa. Ad oggi abbiamo incassato 166 miliardi, che sono l'85 per cento della dotazione dell'intero Piano. Non lo dico io, lo dicono altri, dal Fondo monetario internazionale all'OCSE, passando per le agenzie di passando per la Banca centrale europea e, per finire, per il vicedirettore generale ECOFIN Costello.
Noi abbiamo avuto sicuramente la considerazione di avere messo in campo il Piano nazionale di ripresa e resilienza più resiliente e migliore di tutta l'Europa; mi spiace per gli altri, ma è così. Dopodiché mi consenta anche di dirle alcune cose. Noi abbiamo sicuramente degli obiettivi da raggiungere, che sono obiettivi non solo quantitativi, ma anche qualitativi, a partire da quello delle riforme. Vorrei ricordare qui una delle riforme che anche ieri ha annotato con grande evidenza, quella dell'abbassamento dei ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione: siamo passati dai 200 giorni dell'anno 2020 ad un tra 18 e 34 giorni che oggi vedono i pagamenti della pubblica amministrazione.
Ma lei chiedeva anche, ovviamente, di sapere come possiamo cercare di chiudere questa partita nel migliore dei modi. Allora, confermo che al 30 giugno 2026 sono stati rendicontati alla Commissione già 70 dei 159 obiettivi che dobbiamo raggiungere entro il 31 agosto, poi dirò le date e lo scadenzario più dettagliatamente. Si tratta di investimenti sulla digitalizzazione della pubblica amministrazione centrale, il raggiungimento del programma GOL per quanto riguarda il mondo del lavoro, l'acquisto di grandi apparecchiature e il contratto di finanziamento e di rafforzamento delle filiere agroalimentari.
Ma lei ricorderà, come ricorderanno molti in quest'Aula, tutte le polemiche relative alle case di comunità. Udite udite, al 30 giugno 2026 ci sono 1.156 case di comunità attive, a fronte della previsione del Piano che voleva il raggiungimento di 1.038 case di comunità. Abbiamo realizzato 48 sistemi idrici e 79 interventi, a fronte dei 45 sistemi idrici che dovevano essere realizzati entro il 30 giugno. Abbiamo completato 1.633 su 1.666 interventi per quanto riguarda la riduzione del rischio idrogeologico.
Abbiamo riqualificato ed efficientato una situazione, per quanto riguarda gli edifici giudiziari sotto il profilo energetico, pari a 374.000 metri quadrati, a fronte dei 289.000 metri quadrati previsti. Di fronte a questi dati lei mi chiede cosa succederà. Non sono il mago Otelma, ma sono certo...
PRESIDENTE. Ministro, la faccio concludere. Prego.
TOMMASO FOTI, . Non sono il mago Otelma, dicevo, e quindi in questo momento non posso prevedere come finirà, ma posso assicurare che l'Italia raggiungerà anche gli obiettivi della decima rata, e quindi avremo liquidato 194,4 miliardi su 194,4 miliardi previsti .
PRESIDENTE. La ringrazio, Ministro Foti. Mi dispiace per l'inconveniente, ma a volte il fa le bizze. Il deputato Antonio Giordano, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
ANTONIO GIORDANO(FDI). Grazie signor Presidente, grazie signor Ministro. Signor Ministro, è sempre un piacere vedere una risposta così puntuale e con dei dati così oggettivi. Qualche volta, per fortuna non con questo Governo, ci è capitato di assistere a delle esposizioni di principi invece che ad esposizioni di dati, e quindi di questo gliene siamo grati. E devo dire che gliene siamo grati anche per continuità del Dicastero, perché chi l'ha preceduta faceva esattamente la stessa cosa: partecipava a tutte le sedute di Commissione, partecipava ogni volta in Aula, dall'inizio alla fine, a tutti i provvedimenti.
Quindi, questo è uno stile che veramente contraddistingue i Ministri per gli Affari europei. Un momento solo di chiarimento: ci dimentichiamo sempre da dove siamo partiti. Noi siamo partiti da un prestito, che avremmo ricevuto comunque, perché era dovuto alle condizioni disastrose nelle quali versava il nostro Paese, a fronte del quale sono state presentate delle documentazioni che, , sono state dichiarate completamente insufficienti, senza alcun impatto di risultato sul territorio e senza alcuna verifica, se noi avessimo le strutture per farlo.
Il Ministro Fitto ha costituito la cabina di regia, ha messo in sicurezza il Piano e ha rinegoziato degli obiettivi che non avremmo mai potuto raggiungere; lei ha immediatamente preso le redini di una carrozza bella complicata e ha garantito continuità nella fase di attuazione, con un rapporto con la Commissione che è stato veramente, direi, un rapporto senza intoppi. Ora, noi dobbiamo avere chiaro che la relazione con Bruxelles non è una relazione semplice, perché Bruxelles esprime la peggiore burocrazia che possiamo immaginare dal punto di vista del modo di considerare le cose, ma è anche la migliore dal punto di vista specifico.
E, quindi, siamo sicuri che tutti i documenti che lei ha presentato e tutti i soldi che sono stati erogati sono tutti motivati dall'inizio alla fine. Così è stato e così continuerà ad essere in futuro. Noi le siamo veramente grati per questo lavoro .
PRESIDENTE. Il deputato Giglio Vigna ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02778 .
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA(LEGA). Grazie, signor Presidente. Ministro Foti, gli atti delegati servono a regolare quelli che sono gli aspetti tecnici. Gli atti delegati non devono decidere quelle che sono le regole politiche. Come Lega, da sempre siamo contro il centralismo. Se poi il centralismo è di Bruxelles, per noi è una questione di sovranità. La XIV Commissione, in nome e per conto del Parlamento, ha più volte preso posizione qui, a Roma, e in assemblee interparlamentari internazionali contro l'abuso dello strumento del regolamento, a fronte dello strumento della direttiva, e contro l'abuso da parte della Commissione europea dello strumento degli atti delegati.
Prendiamo, per esempio, i temi ambientali. Non possiamo permettere che l'estremismo ambientale che la politica sta facendo uscire dal dibattito rientri nelle norme attraverso la “manina” della tecnocrazia. E allora, Ministro, con questa interrogazione vorrei che lei ribadisse la posizione del nostro Governo e la posizione del nostro Paese .
PRESIDENTE. Il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, ha facoltà di rispondere.
TOMMASO FOTI,. Grazie, onorevole Giglio Vigna. Rispetto al quesito che avete posto lei e il gruppo della Lega posso fare questa riflessione.
Gli articoli 290 e 291 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea sono chiarissimi al riguardo, non vi è una possibilità di cattiva interpretazione. Vi è una volontà di cattiva interpretazione e questo è un altro paio di maniche nel senso che, come già ha sancito, anche la Corte di giustizia europea, è chiaro che disposizioni che stabiliscono gli elementi essenziali di una normativa di base non possono essere adottate in atti di esecuzione né in atti delegati di cui all'articolo 290 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Quindi, è evidente che siamo in una fase nella quale vi è un'eccedenza di competenze e un trasbordo di competenze da parte della Commissione. Questo è stato anche registrato nei numeri perché la relazione annuale d'impatto che realizza il Consiglio dell'Unione vede questi dati: nel 2024, sono stati pubblicati 614 atti esecutivi e 55 atti delegati; nel 2025, sono stati pubblicati 696 atti esecutivi e 55 atti delegati. Ora, come lei sa, già la Presidente Meloni, in quest'Aula, è stata chiara al riguardo, ma posso anche aggiungere che, nel Consiglio europeo del 19 marzo, è stato approvato, nel documento finale, anche un esplicito invito alla Commissione a limitare il ricorso agli atti delegati e di esecuzione che dovrebbero essere incentrati, esclusivamente, su elementi tecnici così come lei, prima, faceva notare.
Quindi, da parte mia, a nome del Governo, che qui rappresento, ribadisco la ferma posizione del Governo italiano affinché ognuno stia nell'ambito delle proprie competenze istituzionali. Questo, anche, in ragione di alcune situazioni che si sono verificate e, per le quali, l'Italia ha, non solo elevato riserve, ma ha anche formalizzato le stesse nel corso di alcuni negoziati. Gliene cito tre: il regolamento sul , i pacchetti di semplificazione, le proposte di regolamento della disciplina del Quadro finanziario 2028-2034.
In conclusione, il Governo italiano non solo è impegnato, come già ho detto, ma intende dare piena esecuzione a quanto richiesto dalla risoluzione della Camera n. 6-00250, approvata il 28 maggio 2026, in questa sede e, in ragione di ciò, continuerà a dare esecuzione alla stessa e, al tempo stesso, a rappresentare quanto è contenuto in questa risoluzione davanti alle autorità europee che lei prima evocava.
PRESIDENTE. Il deputato Alessandro Giglio Vigna ha facoltà di replicare.
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro per la sua risposta e grazie per aver ribadito la posizione del Governo italiano, nonché la posizione del nostro Paese e grazie per voler portare a termine il lavoro che noi, come Parlamento, abbiamo indicato al Governo con quella risoluzione di cui io sono uno dei firmatari.
Continuiamo con la nostra azione che necessita, in questa fase politica, di una alleanza fra Parlamento e Governo. Monitoriamo, a Bruxelles, questo abuso di atti delegati e, contestualmente, l'abuso dello strumento del regolamento. Ribattiamo a ogni appropriazione di competenze e ribadiamo che gli Stati devono continuare a poter legiferare sulla maggior parte degli aspetti della vita dei cittadini, non l'Unione europea, non la Commissione né, tanto meno, la tecnocrazia .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 104, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cherchi. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo, ancora una volta, sulla vergogna di Roma che continua, nel silenzio e nell'ipocrisia generale, a far uscire le botticelle, quelle carrozze che vengono trainate da cavalli. Anche avantieri un altro cavallo è crollato al suolo, un altro è morto a Napoli per il caldo. Questo di Roma è caduto perché era sfinito, era sotto il sole in quei giorni in cui a Roma si sono sfiorati anche i 40 gradi.
Noi siamo ancora qui, nel 2026, a consentire che un animale venga attaccato a una carrozza in mezzo al traffico, sull'asfalto rovente, sotto un caldo che toglie il respiro persino alle persone. Io trovo che sia una vergogna assoluta; noi non stiamo parlando di una passeggiata folcloristica, di una tradizione innocua, di una cartolina per turisti, stiamo parlando di creature costrette a trascinare botticelle con sopra i turisti. Il tutto può arrivare anche a una tonnellata di peso, una tonnellata in salita, nel traffico, col clacson, smog e i sampietrini bollenti. È indegno, è incompatibile con qualsiasi idea di benessere animale, civiltà e perfino semplice buonsenso. Basta continuare a dire che i vetturini amano i loro cavalli; se li amassero, non li porterebbero a lavorare in queste condizioni e non li costringerebbero a trascinare quel peso sotto il sole di Roma e non aspetterebbero che crollino sull'asfalto per poi parlare di fatalità. Ma quale fatalità? Questo è sfruttamento, sfruttamento puro! Non c'è nessuna pietà per loro.
Io questa battaglia la porto avanti da anni; ho fatto interventi, denunce, iniziative pubbliche; sono uscita con una magliettina con le fotografie dei cavalli morti e scrivo in inglese e in italiano: loro muoiono di caldo, andate a piedi. Ho mostrato fotografie di cavalli crollati, cavalli morti, e ho chiesto che si mettesse fine a questa barbarie. Ma ogni volta tutti dicono: oh poverini, sì, poverini, ma com'è possibile? Ma non è possibile, è intollerabile. E poi cosa succede? Niente, non succede niente. È vero che anche il sindaco ha fatto qualcosa, però, non è sufficiente quello che ha fatto il sindaco.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Basterebbe che dal codice della strada venisse eliminato l'articolo 70 che consente il servizio di piazza con veicoli a trazione animale. Un attimo soltanto, finisco e dico che le botticelle vanno superate e vanno superate adesso, perché ogni giorno è un giorno in più in cui un altro cavallo muore, collassa. Quindi, chi ha il potere di fermare tutto questo perché non sceglie di farlo? Lo faccia per favore…
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Li aiuti, aiuti questi poveri cavalli, grazie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Chiara Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Ci sono vicende che non appartengono soltanto alla storia giudiziaria del nostro Paese, ma alla sua coscienza civile: il disastro dell'Icmesa di Seveso è una di queste. Il 10 luglio del 1976, una nube di diossina contaminò un territorio, colpì migliaia di persone e cambiò per sempre il modo di guardare nel nostro Paese al rapporto tra impresa, ambiente e salute. Il processo che ne seguì non servì solo ad accertare le responsabilità, affermò un principio fondamentale che ancora oggi ci riguarda: lo sviluppo economico non può mai essere separato dalla tutela della salute, della sicurezza e della dignità delle persone.
Seveso ha dimostrato che il rischio industriale non resta confinato dentro i cancelli di una fabbrica. Quando la prevenzione viene trascurata, quando prevalgono opacità e solo logiche di profitto, a pagare sono i lavoratori, le famiglie e un'intera comunità territoriale. Furono proprio i lavoratori i primi ad essere esposti alla contaminazione, costretti a operare senza informazioni e con sistemi di sicurezza insufficienti, subirono le conseguenze di una gestione irresponsabile del rischio, a partire dal ritardo con cui si diede notizia della fuoriuscita della nube tossica.
Da quella vicenda emerse anche una lezione che non possiamo dimenticare: non può esistere ricatto tra lavoro e salute. Ma Seveso parla anche di diritti delle donne, lo voglio ricordare qui: in un'epoca in cui l'interruzione volontaria di gravidanza era ancora un reato, molte donne si trovarono ad affrontare sul proprio corpo la paura degli effetti della contaminazione sui figli, il peso della solitudine e persino dello stigma sociale.
Anche da quella vicenda maturò una nuova consapevolezza civile che contribuì poi all'approvazione della legge n. 194. Ma il disastro di Seveso - lo voglio ricordare e concludo, Presidente - ha segnato anche uno spartiacque nella storia. La direttiva Seveso a livello europeo ha trasformato la prevenzione del rischio industriale in un obbligo fondato su controlli, trasparenza e responsabilità.
Molto resta ancora da fare sulla sua piena attuazione, ma sono stati compiuti passi importanti. Penso all'approvazione della legge sugli ecoreati, alla nascita delle Agenzie per la protezione dell'ambiente, all'introduzione nella Costituzione votata da questo Parlamento, all'articolo 9, della tutela dell'ambiente e della biodiversità e a quell'articolo 41 in cui si ricorda la responsabilità sociale dell'impresa anche nei confronti della salute e dell'ambiente.
Cinquant'anni dopo ricordare l'Icmesa non è solo un esercizio di memoria: è un impegno per il presente e per il futuro. La lezione di Seveso resta attuale: non esiste sviluppo senza responsabilità, non esiste lavoro senza sicurezza e non esiste futuro senza diritti e tutela di chi è esposto a questi rischi
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Prestipino. Ne ha facoltà.
PATRIZIA PRESTIPINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il 5 luglio del 1966 nasceva il WWF Italia. Con grande orgoglio voglio ricordarlo qui, alla Camera dei deputati, questo traguardo significativo. Un'organizzazione guidata da subito dall'indimenticabile Fulco Pratesi che ha dedicato la propria esistenza alla salvaguardia della natura e alla protezione delle specie animali. È un anniversario che merita riconoscimento e la nostra gratitudine.
Il WWF ha giocato un ruolo cruciale nella lotta per la conservazione del pianeta. Attraverso progetti innovativi e campagne di sensibilizzazione ha portato alla luce l'importanza di preservare la biodiversità, promuovendo la sostenibilità e l'equilibrio necessario per la vita sul pianeta.
Grazie ai loro sforzi centinaia di specie animali sono state salvate dall'estinzione e molti ecosistemi minacciati hanno ricevuto la protezione di cui avevano bisogno.
In un contesto globale dove sfide come il cambiamento climatico e la perdita di habitat si fanno sempre più pressanti, il WWF rappresenta una voce forte e chiara, un faro di speranza e di ispirazione. In Italia spicca per l'instancabile opposizione ai progetti che mettono a rischio l'ecosistema. In particolar modo, da subito, l'opposizione al DDL Caccia, guidata dal suo presidente Luciano Di Tizio e dal bravissimo avvocato Domenico Aiello.
Difendere gli animali e il loro habitat non è solo una questione di etica, colleghi e colleghe, ma una necessità per il futuro del nostro pianeta e delle generazioni a venire. È fondamentale che il Parlamento si faccia portavoce di questa visione, sostenendo le iniziative di conservazione e opponendosi a leggi che possano compromettere l'integrità della nostra fauna selvatica. Dobbiamo garantire che gli interessi economici non prevalgano sulla salvaguardia della biodiversità e che il diritto degli animali a vivere in armonia con l'ambiente venga rispettato.
In conclusione, esprimiamo il nostro sostegno e i nostri migliori auguri al WWF Italia e il nostro impegno affinché l'eredità di questi sessant'anni di battaglie possa continuare ad ispirare le politiche ambientali di domani. È nostro dovere unire le forze per proteggere ciò che resta della natura non solo per il presente, ma soprattutto per il futuro .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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