PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
GIOVANNI DONZELLI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 96, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una interpellanza e interrogazioni.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Forattini ed altri n. 3-02704 .
Il Sottosegretario per l'Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste, Luigi D'Eramo, ha facoltà di rispondere.
LUIGI D'ERAMO,. Grazie, signor Presidente. Onorevoli deputati, il Governo riconosce il ruolo fondamentale delle donne nello sviluppo del settore agricolo, nella vitalità delle aree rurali e nei processi di innovazione e sostenibilità delle imprese agroalimentari. L'imprenditoria femminile rappresenta, infatti, una componente strutturale del sistema agricolo nazionale e contribuisce in modo significativo alla competitività, alla resilienza e alla capacità di innovazione del sistema produttivo.
Per tale ragione, il Governo intende proseguire e rafforzare le iniziative volte a sostenere l'imprenditoria agricola femminile, promuovendo una più ampia partecipazione delle donne non solo all'attività imprenditoriale ma anche ai processi decisionali, alle organizzazioni professionali e ai ruoli di delle filiere agroalimentari, in coerenza con gli indirizzi europei finalizzati a valorizzare il contributo femminile allo sviluppo delle comunità rurali e del sistema agroalimentare.
In tale prospettiva, per quanto di competenza del Ministero dell'Agricoltura, sono previsti specifici strumenti di sostegno all'imprenditoria femminile finalizzati alla promozione della parità di genere, finanziati sia nell'ambito della Politica agricola comune che con fondi nazionali.
Al riguardo, ricordo che il Piano strategico della PAC 2023-2027 (PSP), in coerenza con l'obiettivo specifico n. 8 della Politica agricola comune, volto a favorire l'occupazione, l'inclusione sociale e lo sviluppo delle aree rurali, definisce il quadro strategico nazionale e individua il catalogo degli interventi attivabili.
In tale ambito la programmazione attuativa, la definizione dei criteri di selezione e l'eventuale introduzione di specifiche premialità a favore dell'imprenditoria femminile sono demandate ai Complementi regionali per lo sviluppo rurale (CSR) adottati dalle regioni e dalle province autonome nell'ambito delle rispettive competenze.
In particolare, le amministrazioni regionali possono prevedere criteri di priorità volti a favorire l'avvio e lo sviluppo dell'imprenditorialità femminile negli interventi per l'insediamento dei giovani e dei nuovi agricoltori, nonché negli investimenti destinati a migliorare la competitività, la sostenibilità e la diversificazione delle aziende agricole condotte da donne.
In tale contesto, un'ulteriore opportunità di rafforzamento dell'imprenditoria femminile è offerta dagli interventi di diversificazione e multifunzionalità previsti dal PSP, che sostengono attività connesse quali agriturismo, fattorie didattiche, agricoltura sociale e trasformazione e commercializzazione dei prodotti aziendali.
A tali interventi si affiancano le attività previste dal Piano nazionale di azione della Rete PAC 2025-2027 che, in continuità con l'esperienza della Rete rurale nazionale, dedica specifiche risorse ad attività di analisi e approfondimento sul ruolo delle donne in agricoltura.
Queste iniziative mirano a consolidare la base conoscitiva necessaria per orientare lo sviluppo di politiche sempre più efficaci volte a promuovere la parità di genere, migliorare la qualità dell'occupazione e valorizzare pienamente il contributo delle donne allo sviluppo economico e sociale delle aree rurali. Accanto a tali strumenti, si collocano le misure nazionali gestite da ISMEA, che rappresentano un importante sostegno all'imprenditoria agricola femminile.
In particolare, il consolidamento e il ricambio generazionale delle imprese agricole condotte da donne sono sostenuti attraverso strumenti finanziari e normativi finalizzati a favorire l'accesso alla terra, il rafforzamento delle imprese esistenti e l'avvio di nuove attività.
Tra questi, assume un ruolo centrale la misura “Più Impresa”, uno dei principali strumenti nazionali di sostegno rivolto ai giovani e alle donne che operano nel settore agricolo.
L'intervento si articola in due linee di azione: la prima, denominata “Subentro”, è rivolta a donne, senza limiti di età, e giovani che intendono acquisire la gestione di un'azienda agricola esistente avviando una nuova attività da meno di sei mesi. La seconda, denominata “Ampliamento”, è destinata alle imprese a prevalenza femminile già operative da almeno due anni e sostiene percorsi di sviluppo e modernizzazione attraverso specifici piani di investimento.
Le relative agevolazioni consentono di finanziare progetti fino a un massimo di 1,5 milioni di euro attraverso un mutuo a tasso zero, fino al 60 per cento della spesa ammissibile, e un contributo a fondo perduto fino al 35 per cento. Gli investimenti possono riguardare interventi di miglioramento dei beni immobili aziendali, l'acquisto di macchinari e attrezzature e lo sviluppo di tecnologie innovative finalizzate all'efficientamento energetico e alla sostenibilità produttiva.
Accanto alla misura “Più Impresa”, ISMEA mette a disposizione ulteriori strumenti finalizzati a favorire l'accesso ai fattori produttivi. In particolare, la Banca delle Terre Agricole favorisce l'accesso alla terra da parte dei nuovi imprenditori agricoli, mentre “Generazione Terra” sostiene l'acquisto di terreni agricoli da parte dei giovani imprenditori e di coloro che intendono avviare una nuova attività agricola. Pur non essendo strumenti esclusivamente rivolti alle donne, tali misure contribuiscono a rimuovere uno dei principali ostacoli all'ingresso nel settore agricolo.
L'efficacia dei predetti interventi è confermata dai risultati conseguiti: dopo la misura “Donne in Campo”, che nel 2021 ha finanziato 15 iniziative per oltre 4 milioni di euro, la misura “Più Impresa” ha sostenuto 17 interventi nel 2021 per oltre 11 milioni di euro, 28 interventi nel 2022 per oltre 17 milioni di euro e 21 interventi nel 2024, anch'essi per oltre 17 milioni di euro, contribuendo concretamente al rafforzamento e al ricambio generazionale dell'imprenditoria agricola femminile.
Inoltre, il disegno di legge ColtivaItalia, attualmente all'esame del Parlamento, prevede il rifinanziamento della misura “Più Impresa”, autorizzando, all'articolo 4, una spesa di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029 in favore delle imprese agricole a prevalente o totale partecipazione giovanile o femminile destinata, per il 65 per cento, alla concessione di mutui a tasso agevolato e per il restante 35 per cento alla concessione di contributi a fondo perduto.
Gli interventi già messi in campo testimoniano il costante impegno del Governo nel promuovere la partecipazione femminile al settore agricolo e nel favorire una maggiore parità di opportunità nelle aree rurali.
Al tempo stesso, il Governo è consapevole che il superamento dei divari ancora esistenti richiede un'azione continuativa e un approccio integrato, che affianchi al sostegno agli investimenti interventi per favorire l'accesso ai fattori produttivi, l'innovazione e il rafforzamento dei servizi nelle aree rurali.
In tale prospettiva, il Ministero dell'Agricoltura continuerà ad operare, in collaborazione con le regioni, le province autonome e gli altri soggetti coinvolti, affinché gli strumenti della politica agricola comune e le misure nazionali consolidino i risultati conseguiti e valorizzino il ruolo delle donne quale leva strategica per lo sviluppo delle aree rurali.
PRESIDENTE. La deputata Romeo ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
NADIA ROMEO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ringrazio il Sottosegretario D'Eramo per la risposta e anche per la sua presenza. Ci siamo anche confrontati su il ColtivaItalia, ieri, parlando, in parte, anche di questo tema. Tuttavia, devo dire, con franchezza, che non sono davvero soddisfatta della risposta all'interrogazione, perché questa interrogazione non nasceva per chiedere un elenco delle misure già esistenti, questa interrogazione nasceva per comprendere se le misure già in campo siano realmente in grado di modificare una tendenza e, quindi, invertire questa tendenza, che c'è e che è oggettiva.
Se devo sentire alcuni dati, come il progetto dell'adeguamento di “Donne in Campo”, dove ci sono, in tre anni, 17 o 18 donne imprenditrici agricole coinvolte, già qui mi pongo la domanda e anche la risposta. Allora, l'Italia sicuramente - lo abbiamo visto e lo stiamo vedendo un po' in tutti quelli che sono i provvedimenti legati all'agricoltura - sta davvero attraversando una stagione di profondi cambiamenti: cambiamento climatico, l'innovazione tecnologica, la transizione ecologica, la competitività nei mercati internazionali e anche quel ricambio generazionale che sta ridefinendo - e che dovrà ridefinire nei prossimi anni - il nostro settore primario. In questa trasformazione - e a me fa piacere che, in alcuni passaggi, lo riconosca anche il Sottosegretario - il ruolo delle donne è centrale ed è centrale non solo per una questione di pari opportunità e basta, ma perché è una delle condizioni necessarie perché il sistema agricolo italiano possa continuare a essere competitivo, innovativo e capace di presidiare il territorio. Questo non lo diciamo soltanto noi, ma l'ha detto, qualche mese fa, anche la Commissione europea, che ha dedicato, appunto, uno specifico provvedimento alle donne in agricoltura, ricordando che circa il 31 per cento delle aziende agricole europee è condotto da donne, ma anche che questa percentuale è sostanzialmente ferma da anni. Per questo nasceva questa interrogazione: è ferma da anni.
È un dato che dimostra che i progressi, quindi, sono ancora troppo lenti e dobbiamo capire come fare a cambiare questo andamento. Bruxelles ci dà un'indicazione su questo e ci dice che il ricambio generazionale è uno di quegli elementi. Solo il 12 per cento, infatti, delle aziende agricole europee è guidato da persone con meno di 40 anni e le giovani agricoltrici rappresentano appena il 3 per cento del totale delle aziende. Quindi, questi sono i numeri sui quali noi dovremmo interrogarci ed è per questo che la Commissione europea ha fatto questo passo e ha istituito questa piattaforma permanente, di cui parlava anche il Sottosegretario, dedicata alle donne in agricoltura ed è per questo che la nuova politica agricola comune chiede agli Stati membri di integrare la prospettiva di genere nei propri piani strategici nazionali, favorendo una maggiore partecipazione femminile alla vita economica e sociale delle aree rurali. Nel suo intervento c'è, però bisogna passare, poi, dalle parole ai fatti e, quindi, essere concreti e metterle in atto.
L'Europa, quindi, cosa dice? Non considera l'integrazione delle donne una semplice politica di inclusione, ma la considera davvero una scelta di politica economica, perché le donne dove sono e dove fanno impresa rappresentano un motore di innovazione, di sostenibilità, di diversificazione delle produzioni, di multifunzionalità delle aziende agricole e di sviluppo dei servizi alle aree rurali. È proprio su questo punto che ci saremmo aspettati una risposta un pochino più ambiziosa, perché anche nel nostro Paese continuiamo ad assistere a una presenza femminile che fatica a crescere e soprattutto alla diminuzione delle giovani imprenditrici agricole. Quando una giovane donna sceglie di investire in agricoltura non crea soltanto un'impresa, ma spesso introduce nuovi modelli produttivi, valorizza le produzioni locali, investe nella qualità, nella trasformazione, nelle filiere corte, negli agriturismi, nell'agricoltura sociale, nella vendita diretta, nella tutela dei paesaggi e nella biodiversità, ovvero crea, sì, un valore economico ma crea anche un valore sociale.
Dobbiamo chiederci perché le misure non stiano producendo gli effetti sperati. Dobbiamo capire se le misure che ci sono, come l'accesso al credito, siano semplici, se la burocrazia rappresenti ancora un ostacolo, se le misure dedicate al ricambio generazionale siano adeguate e orientate anche davvero verso l'imprenditoria femminile.
Poi c'è un altro dato, quello del Servizio studi del Parlamento europeo, che ancora oggi dice che il lavoro svolto dalle donne nelle aziende agricole rimane invisibile; spesso è un lavoro familiare non pienamente riconosciuto, quindi, addirittura sottostimato rispetto alle statistiche ufficiali…
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
NADIA ROMEO(PD-IDP). Sì, concludo. Concludo dicendo che le politiche per aiutare davvero le imprenditrici e le imprese agricole femminili devono anche passare attraverso i territori e, quindi, le aree interne. Perché le donne possano lavorare in agricoltura dobbiamo presidiare i territori con scuole, asili, una sanità di prossimità efficiente, trasporti adeguati, connessioni digitali, infrastrutture moderne…
NADIA ROMEO(PD-IDP). Se non riusciamo a fare questo, tutto quello di cui abbiamo parlato oggi e alcuni elementi interessanti che ci possono essere nella sua risposta non potranno essere messi a terra e non potranno aiutare né le imprese femminili né tantomeno l'agricoltura del futuro del nostro Paese.
PRESIDENTE. Il Vice Ministro delle Imprese e del Valentino Valentini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Cerreto ed altri n. 3-02801 .
VALENTINO VALENTINI,. Grazie, Presidente. Onorevole Cerreto, onorevoli interroganti, in occasione del suo intervento all'Assemblea annuale dell'ANIA, il Ministro Adolfo Urso ha indicato con chiarezza la direzione che il Governo intende perseguire per superare un sistema che penalizza gli automobilisti virtuosi esclusivamente in ragione del territorio di residenza.
Come evidenziato, è un controsenso che l'attuale sistema favorisca chi risiede in una provincia meno rischiosa, invece di premiare il comportamento virtuoso del singolo assicurato, tanto più nelle aree con maggiore sinistrosità.
L'obiettivo del Governo è costruire un sistema più equo, nel rispetto del principio mutualistico, ma capace di riconoscere e premiare concretamente gli automobilisti prudenti anche nelle aree del Paese che registrano premi più elevati.
A tal fine, il Ministro ha manifestato in più occasioni la volontà di imprimere un'accelerazione al confronto con le compagnie assicurative, affinché possano essere individuate, in tempi ravvicinati, soluzioni condivise in grado di ridurre le disparità territoriali e valorizzare maggiormente il merito degli assicurati e proprio in questo ambito assume particolare rilievo l'impiego delle nuove tecnologie e delle scatole nere che consentono di valutare con maggiore precisione il comportamento di guida degli automobilisti, distinguendo i profili di rischio in modo trasparente.
Su questa impostazione è già stata registrata l'apertura dell'ANIA. Il presidente Giovanni Liverani ha, infatti, riconosciuto che la tecnologia può contribuire a superare le rigidità territoriali esistenti e a rendere più puntuale la valutazione del rischio individuale, tenendo sempre conto della natura mutualistica del sistema assicurativo.
Anche per questo il Governo ritiene indispensabile rafforzare il contrasto alle frodi assicurative, all'evasione dell'obbligo di copertura e, più in generale, a tutte le condotte volte ad aggirare i controlli, fenomeni che in alcuni territori incidono in misura significativa sul costo delle polizze sostenuto dagli assicurati onesti.
Il 9 giugno scorso si è svolto presso il Ministero delle imprese e del un tavolo di confronto sul sistema RC auto con IVASS, ANIA, il Garante per la sorveglianza dei prezzi e gli operatori del settore, volto a individuare soluzioni che rendano pienamente efficace la normativa vigente e favoriscano una mutualità più equa tra gli assicurati.
Sempre in questa prospettiva, il Ministero sta valutando l'inserimento nel prossimo disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza di una delega per la riforma della disciplina della RC auto, con l'obiettivo di rivedere il sistema sulla base di metodologie di valutazione del rischio più evolute, valorizzare i comportamenti virtuosi, rafforzare il contrasto alle frodi e contribuire al contenimento del costo delle polizze.
PRESIDENTE. L'onorevole Cerreto ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
MARCO CERRETO(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Vice Ministro. Unitamente agli interroganti, i colleghi
Cangiano e Russo, che hanno cofirmato questa interrogazione, apprezziamo l'interessamento del Ministro Urso e del Ministero; apprezziamo il fatto che, non più tardi dell'8 giugno, il Ministro abbia voluto riunire i principali attori del mondo assicurativo per affrontare un tema che, secondo noi di Fratelli d'Italia, non è più assolutamente sostenibile: il tema del caro assicurazioni non può essere più sottaciuto, Vice Ministro. I dati IVASS del terzo trimestre 2025 ci riportano a una media per assicurato per la RC auto di 430 euro e, rispetto a questa media, assistiamo ad asimmetrie territoriali che, secondo noi, sono inspiegabili. Infatti, rispetto a una media di 430 euro non è possibile che a Napoli si debbano pagare 604 euro, cioè il 40 per cento in più, non è possibile che a Caserta si debbano pagare 535 euro e non è possibile che a Prato si debbano pagare 500 euro.
Queste asimmetrie, tra l'altro - ed è qui anche il paradosso -, non sono direttamente proporzionali rispetto al meccanismo del virtuosismo. Come giustamente il Vice Ministro evocava nella sua risposta - ossia che, oggi, in un libero mercato, non va sottaciuto il fatto che va premiato l'assicurato virtuoso e per essere tale, ovviamente, deve essere dotato della scatola nera - il paradosso è che, se andiamo a guardare la penetrazione delle scatole nere, scopriamo che a Caserta c'è la più alta percentuale d'Italia sulle scatole nere - siamo a più 64 per cento - e addirittura Napoli la segue con più 53 per cento. Per cui sostanzialmente nei posti dove l'assicurazione costa di più - Napoli e Caserta - vi è anche, diciamo, la possibilità, la previsione, della scatola nera per coloro che fanno un'assicurazione RC auto.
Ecco, allora, vede, pur volendo essere aderenti alla realtà, noi non siamo come qualche esponente di centrosinistra che, per qualche in più, pensa che lo Stato, il Governo, possa intervenire per legge per calmierare una dinamica che ovviamente sappiamo essere quella del libero mercato; sappiamo che questo non è possibile. Non vogliamo prendere in giro i cittadini. Vogliamo, però, assolutamente richiamare l'attenzione del Governo, che certamente ci sta ripagando con queste attenzioni, per trovare un veicolo affinché si possa ricondurre ad un'armonizzazione delle tariffe, premiando sicuramente gli automobilisti virtuosi.
Noi non ne facciamo mistero: abbiamo anche suggerito, attraverso nostri colleghi a livello regionale, rispetto al esistente nel codice delle assicurazioni… penso all'articolo 132- del codice delle assicurazioni che disciplina e che rimanda a un decreto, di concerto tra MIMIT e MIT, rispetto al fatto di poter disciplinare la scontistica per coloro che si fanno la scatola nera e che virtuosamente poi non commettono sinistri. Questo potrebbe essere uno strumento utile, potrebbe essere lo strumento idoneo. Quello che noi oggi con questa interrogazione vogliamo chiedere, a gran voce, al Governo è di attenzionare questa situazione asimmetrica affinché i cittadini di Napoli, di Caserta e di altre zone d'Italia non vengano più penalizzati in maniera così pesante dal caro RC auto, che non ha motivo di esistere .
PRESIDENTE. Il Vice Ministro delle imprese e del Valentino Valentini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Fossi ed altri n. 3-02802 .
VALENTINO VALENTINI,. Grazie, Presidente. Grazie, onorevole interrogante, informo che il percorso di reindustrializzazione sta proseguendo secondo il programma condiviso con le organizzazioni sindacali grazie alla collaborazione tra Governo, comune di Siena e Invitalia.
Si tratta di un record: non è mai accaduto che si giungesse all'attuazione di un piano in tempi così brevi.
Il 20 maggio scorso è stato pubblicato l'avviso pubblico per la locazione del complesso industriale “Ex Beko”, di proprietà della società “Sviluppo Industriale Siena S.r.l.”, finalizzato a creare nuove opportunità produttive e occupazionali per il territorio senese. La procedura è gestita da Invitalia per conto di Sviluppo Industriale Siena, che valuterà le manifestazioni di interesse sulla base della capacità dei progetti di assicurare la reindustrializzazione del sito, il coinvolgimento della filiera produttiva locale e la salvaguardia dell'occupazione.
La pubblicazione dell'avviso costituisce un passaggio concreto nel percorso di rilancio dell'area produttiva. L'obiettivo è individuare in tempi rapidi un investitore in grado di assicurare al sito una prospettiva industriale solida e duratura, tutelando l'occupazione e le competenze presenti. Mi aspetto che nel corso del prossimo incontro di monitoraggio previsto per il mese di settembre, Beko presenti lo stato di avanzamento della selezione di imprese che hanno manifestato interesse a insediarsi nel sito senese e che finalmente si possa avviare il confronto sui piani industriali e occupazionali.
Con la sottoscrizione dell'Accordo quadro del 2025, Beko ha inoltre avviato il “Piano Italia”, che prevede 300 milioni di investimenti destinati all'innovazione dei prodotti e all'ammodernamento degli impianti sul territorio italiano, secondo gli impegni assunti dall'azienda per rafforzare la competitività degli stabilimenti e assicurare la continuità occupazionale.
Nel corso del tavolo tenutosi al MIMIT il 28 aprile scorso, l'azienda ha illustrato i primi risultati dell'attuazione del Piano, con segnali concreti di maggiore efficienza operativa, riduzione dei costi, rilancio degli investimenti e incremento dei volumi produttivi.
Ad oggi risultano destinati circa 110 milioni di euro agli stabilimenti italiani, con interventi concentrati sull'automazione e sulla digitalizzazione dei processi produttivi, sul potenziamento della ricerca e sviluppo, sul miglioramento dell'efficienza e su iniziative legate alla sostenibilità.
PRESIDENTE. Il deputato Fossi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
EMILIANO FOSSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ringrazio il Vice Ministro. Ha detto alcune cose sicuramente importanti, come il riferimento ai 300 milioni di innovazione e il tema della continuità occupazionale. Vorrei però entrare rapidamente nel merito. Mi pare che la risposta di fatto sia la traduzione parlamentare di ciò che più volte il Governo ha detto e anche il Ministro Urso di recente ha annunciato sui giornali. Poco altro rispetto a quello. Non può bastare. Non può bastare ai 160 lavoratori dell'Ex Beko di Siena che, da oltre due anni, aspettano risposte vere.
Quindi, partiamo dai fatti. Intanto, la continuità occupazionale: di quale continuità parliamo? Trecento erano gli addetti iniziali di Beko Siena; 140 sono già usciti e i 160 rimanenti sono di fatto ancora in bilico all'interno di un sito che il gruppo Beko Europe ha deciso di abbandonare.
Vice Ministro, le ricordo questo perché nelle varie risposte del Governo molto spesso si confondono i numeri. I 300 addetti, di cui parlate, sono la forza lavoro originaria, non quella attuale. Ogni ragionamento sui “tutti assunti” - lo dico tra virgolette citando il Ministro Urso - va calibrato, appunto, sui 160 lavoratori ancora in attesa di collocazione tra ammortizzatori sociali e mobilità, non sui 300 di cinque anni fa. Ed è proprio su questo punto che la risposta del Ministero vacilla, perché la prima osservazione riguarda l'affermazione “saranno tutti assunti”. Questa frase è stata detta ai giornali dal Ministro Urso, dicendo anche che “ci saranno nuove assunzioni nel sito Ex Beko”. Prendiamo atto di queste parole, ma una promessa giornalistica, per quanto autorevole, non è un piano industriale. Quindi, non c'è un accordo di programma vincolante. Non contiene dati relativi all'investitore, non contiene tempistiche di cantiere e soprattutto non contiene clausole sanzionatorie in caso di mancata realizzazione. Lo dico con rispetto, ma a questa interrogazione si risponde con atti concreti.
Il secondo punto che mi preme sottolineare è la frammentazione. Questa è la preoccupazione centrale della nostra interrogazione e, a mio modesto avviso, resta completamente irrisolta. Infatti, le ipotesi di reindustrializzazione, di cui abbiamo avuto notizia nei mesi scorsi, parlavano di un possibile spacchettamento del sito fra più soggetti, con una capacità di assorbimento complessiva limitata a circa 150 lavoratori.
Se il Ministero ci dice che saranno assunti tutti, allora ci dica come, ci dica quanti lavoratori, ci dica per ciascun operatore che ha risposto al bando Invitalia, chiuso il 30 giugno scorso, quanti addetti, in quale settore, con quale contratto e da quale data. Queste informazioni sono esattamente ciò che chiedevamo tre mesi fa e ciò che ancora oggi non è stato messo a disposizione del Parlamento.
Altro passaggio è la trasparenza. La richiesta di trasparenza, che abbiamo avanzato ad aprile, è la stessa che la regione Toscana ha avanzato a luglio. Non è una richiesta di parte, ma è una richiesta di metodo che attraversa maggioranze diverse perché riguarda centinaia di famiglie senesi che meritano risposte scritte e non annunciate.
Quindi, in conclusione, prendo atto che il tavolo del MIMIT è attivo, prendo atto della chiusura del bando e prendo atto delle parole del Vice Ministro oggi, ma questo non può bastare soprattutto ai lavoratori di Siena e alle loro famiglie. L'orizzonte del 31 dicembre 2027, che citavamo nell'interrogazione, a nostro avviso, resta troppo lungo e troppo poco vincolato. Dal 30 giugno 2026 (data di chiusura del bando) al 31 dicembre 2027, intercorrono 18 mesi. In 18 mesi un sito industriale complesso come quello senese - oltre sessant'anni di storia produttiva, con competenze sull'elettrodomestico bianco di altissimo livello - non si riconverte con gli annunci, ma con progetti esecutivi, con bonifiche, con infrastrutturazione, con formazione e con avvio di produzione.
Su questo percorso nessuno ci ha detto a che punto siamo oggi. Quindi, continueremo ad incalzare il Governo sul futuro dello stabilimento Ex Beko di Siena. Non ci dichiariamo soddisfatti, ma siamo comunque speranzosi .
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza L'Abbate n. 2-00822 e all'interrogazione Soumahoro n. 3-02803 che, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente .
La deputata L'Abbate ci ha comunicato che non intende illustrare la propria interpellanza. Pertanto, passo la parola al Vice Ministro delle Imprese e del , Valentino Valentini, che ha facoltà di rispondere.
VALENTINO VALENTINI,. Grazie, Presidente. Grazie, onorevoli interroganti. Come noto, il tavolo sulla vertenza Natuzzi è attivo dal mese di dicembre. Dopo numerosi incontri finalizzati all'individuazione di un piano di risanamento e rilancio condiviso, il 27 maggio scorso si è riunito il Tavolo permanente, con l'obiettivo di condividere un piano industriale credibile, orientato sia al rilancio dell'azienda che alla tutela dei lavoratori.
Nel corso della riunione dell'11 giugno, l'azienda ha rappresentato la grave situazione economica, finanziaria e industriale in cui versa, evidenziando la necessità di avviare un percorso di riorganizzazione. In tale contesto, Natuzzi ha comunicato l'accesso alla procedura di composizione negoziata della crisi, affidata a un esperto indipendente con il compito di agevolare il confronto tra le parti e accompagnare il percorso di risanamento.
La decisione dell'azienda di chiedere la tutela giuridica prevista dal codice della crisi ha reso ancor più evidente la necessità di recuperare rapidamente l'equilibrio economico-finanziario, senza il quale sarebbe impossibile assicurare un futuro alla Natuzzi e a tutti i suoi dipendenti. Il successivo incontro del 25 giugno, convocato dal MIMIT insieme alle regioni Puglia e Basilicata, è stato dedicato alla definizione di un protocollo operativo per la gestione concordata della fase transitoria e per l'individuazione dei capisaldi del piano di rilancio dell'azienda. Nel corso del confronto sono state recepite e approfondite numerose osservazioni formulate dalle organizzazioni sindacali ed è stata accolta la gran parte delle richieste da esse avanzate. Tuttavia, dopo un confronto protrattosi per oltre 12 ore, non è stato possibile giungere alla sottoscrizione di un'intesa condivisa, per il permanere di posizioni non conciliabili tra le parti.
Successivamente, l'azienda ha avviato il piano di riorganizzazione senza il confronto preventivo che il protocollo predisposto dalle istituzioni aveva previsto. Il MIMIT continuerà pertanto a seguire con la massima attenzione l'evoluzione della crisi, favorendo ogni iniziativa in grado di migliorare il sistema delle relazioni industriali, difendere l'occupazione e accompagnare il recupero dell'efficienza produttiva e l'equilibrio finanziario di Natuzzi.
Come ha evidenziato lo stesso Ministro Urso, la crisi dell'azienda avrebbe dovuto essere affrontata molto prima, con maggiore responsabilità e una reale strategia industriale. Vent'anni di ricorso agli ammortizzatori sociali finanziati dallo Stato rappresentano un'anomalia che non può costituire una soluzione strutturale: nessuna impresa può fondare il proprio futuro esclusivamente sul sostegno pubblico.
Una valutazione che trova riscontro anche nelle posizioni espresse dalle organizzazioni sindacali. Secondo la stessa CGIL, nel corso degli ultimi 20 anni sarebbero state destinate alle aziende risorse pubbliche per oltre un miliardo di euro, tra interventi di sostegno, incentivi e ammortizzatori sociali. Si tratta di una cifra estremamente elevata, che impone una riflessione: quante nuove imprese e quanti posti di lavoro stabili si sarebbero potuti creare nello stesso territorio se una parte di quelle risorse fosse stata impiegata per tempo nel sostegno a nuovi investimenti e nella diversificazione del tessuto produttivo?
Occorre, quindi, fare oggi ciò che non è stato fatto in 20 anni: superare il ricorso permanente agli ammortizzatori sociali e costruire una strategia industriale credibile. Come già avvenuto in altre complesse vertenze industriali, tra cui Versalis e Beko, il Governo è impegnato a costruire anche per Natuzzi un percorso di rilancio, facendo appello alla responsabilità delle parti e mantenendo aperto il confronto, con l'obiettivo di giungere a soluzioni durature.
In questa prospettiva, il MIMIT continuerà inoltre a individuare, ove possibile e insieme alle altre amministrazioni competenti, gli strumenti finanziari e fiscali che possano favorire il rientro in Italia di produzioni localizzate nei Paesi dell'Est Europa.
PRESIDENTE. La deputata L'Abbate ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Io devo ringraziare il Vice Ministro per essere venuto qui, per utilizzare le parole di questi giorni, a metterci la faccia sulla vertenza Natuzzi. Veramente lo ringrazio. Avrei voluto vedere il Ministro Urso, in quanto anche nell'ultimo tavolo di lavoro delle 12 ore - c'ero anch'io a quel tavolo di lavoro - lui non c'era, e quindi questo ci fa capire come il Ministro Urso non sembra sia molto interessato a una vertenza, quella di Natuzzi, dove ricordiamo che abbiamo 1.800 persone.
E quello che ho sentito adesso come risposta non può soddisfarmi, perché si dice che ci si doveva pensare prima. Io so solamente che i lavoratori adesso stanno chiedendo aiuto allo Stato, i lavoratori adesso sono stati sbattuti fuori dalle imprese che sono state chiuse, i lavoratori adesso ci stanno chiedendo: “perché le commesse vengono portate in Romania e non da noi in Puglia?”. Allora, noi abbiamo assistito in quel tavolo di lavoro di 12 ore a che cosa?
A un protocollo, portato dall'azienda, dove si diceva che il lavoro veniva portato in Romania, “una quarantina di persone, forse, possiamo impiegarle in un'azienda, in una soluzione alternativa a Ginosa”, e poi, chiaramente, c'era il discorso di questo prepensionamento, quindi di accompagnare altri tot - 110 - lavoratori all'uscita. E tutto il resto? Cioè, la cosa che io trovo assurda, e lo avete anche sentito nelle parole, è che io sento “dobbiamo salvare l'equilibrio economico-finanziario dell'azienda”. Io posso capire che assolutamente non possiamo affossare l'azienda, perché l'azienda stessa poi deve pensare ai lavoratori, ma io voglio vedere, invece, l'equilibrio fra salvare l'azienda e salvare i lavoratori.
E questo l'azienda non può farlo da sola, ha bisogno di uno Stato, di un Governo che deve essere presente. Ma io ripeto, non abbiamo visto nulla. L'ultima cosa che adesso mi riportano, perché io con i lavoratori ci parlo, e mi hanno detto: “adesso in 300 dobbiamo andare tutti su Laterza, per essere impiegati in questa azienda che è rimasta aperta, effettuando dei turni di tre o quattro ore di lavoro ciascuno”. Ma guardate, con quanto costa il gasolio e il carburante, ma chi va a fare tre o quattro ore di lavoro? Ci rimettono anche. Quindi, ci rendiamo conto? Allora mi stanno dicendo: “c'è una situazione sterilizzata, c'è un disorientamento, noi non sappiamo che cosa sta accadendo, che cosa accadrà dopo”.
Un'altra cosa. Si sente parlare di Invitalia, noi lo abbiamo detto anche a quel tavolo di lavoro, e io allora chiedo al Governo: ma Invitalia c'è o non c'è in questa situazione? Perché l'intervento è stato chiesto anche dai sindacati, però io ricordo le ultime parole: “siccome è un'azienda che è quotata in Borsa a New York e ci sono degli azionisti all'estero, non possiamo”. Non possiamo cosa? Quindi significa che lo Stato non può intervenire? Ci sono cose che io trovo assurde.
Ho assistito veramente a un tavolo di lavoro assurdo, e continuo a chiedermi e non capisco il Governo dov'è. Il Governo serve adesso perché finora non si sono lamentati, quindi si è riusciti negli anni probabilmente a mandare avanti l'azienda, a mandare avanti questa che è un'attività particolare della Puglia e della Basilicata, riconosciuta in tutto il mondo, che è anche nostra, caratteristica. I lavoratori sono lavoratori che hanno delle competenze, e quindi è veramente non dignitoso portarli lì e fargli fare tre o quattro ore di lavoro.
E loro non capiscono anche... perché ho anche sentito che per un periodo - non so se ancora adesso - il lavoro è stato portato anche a terzisti della stessa zona. Allora, cosa sta accadendo? Anch'io ho ascoltato le problematiche che ha l'impresa, lo capisco questo, ma c'è lo Stato appunto per dare supporto. Io non voglio dire che l'impresa se non se ne stia occupando. Ha le sue problematiche e l'impresa deve andare avanti, mi rendo conto, ma al lavoratore è il Ministero del che dovrebbe pensarci, e finora non ci ha pensato, Presidente. Io finora non ho visto nulla per i lavoratori.
Le 12 ore: c'ero, sì, i sindacati hanno fatto delle offerte. È chiaro che poi hanno rifiutato e il tavolo è saltato, ma come fanno i sindacati a portare avanti un tavolo e ad accettare una proposta dove si vede che non c'è una via di uscita, dove non ci sono stati nemmeno dei numeri chiari, dicendo, non so, “tot lavoratori, allora ok, riescono ad andare via, li accompagniamo all'esodo, e altri li facciamo lavorare lì”, oppure “sicuramente, dopo un anno di riorganizzazione dal punto di vista economico-finanziario, noi riapriamo le imprese, perché abbiamo intenzione di portare avanti queste filiere e questi prodotti”. Questo non lo abbiamo sentito.
Un programma di lavoro doveva essere fatto così. Io non posso vedere un programma o un protocollo con solo: ok, adesso dobbiamo salvare la parte finanziaria, eccetera. E il resto? Allora mi fai un programma almeno a 2-3 anni e mi dici che è sicuro. Ed è lì che è saltato il tavolo, è saltato lì il tavolo, perché l'azienda e anche il Governo non hanno detto sicuramente ai lavoratori che dopo tot tempo sarebbero stati quantomeno reintegrati o almeno quanti ne avrebbero voluti reintegrare. Questo non è stato detto, non è stato accettato e non è stato sottoscritto, e quindi ovviamente il tavolo è saltato.
Ora so che dopodomani ci sarà un tavolo di lavoro in Confindustria. Io veramente la ringrazio, Vice Ministro, perché si sta ascoltando tutto quello che sto dicendo, ma non ascolti me. La mia voce è quella dei lavoratori che mi scrivono e mi dicono: “noi come facciamo ad andare avanti?” Una questione di dignità e una questione anche economica: “come facciamo ad andare avanti?”. Io qui devo rappresentare loro, devo parlare in questo modo.
Mi spiace farlo, non è il mio modo di fare, però lo devo fare. Quindi il Governo deve assumersi la responsabilità, riascoltare l'impresa e far sì che l'impresa, con tutte quelle che possono essere le varie articolazioni e le varie cose che si possono trovare, assicuri un futuro a queste persone, non solo un domani, ma in questo momento, in cui sono disorientati, non sanno che cosa devono fare, non sanno a Laterza che ci vanno a fare per 4-5 ore di lavoro e nemmeno lo stanno accettando. Quindi veramente io mi rivolgo a questo Governo affinché realmente metta la faccia sui lavoratori, su quello che è appunto il .
PRESIDENTE. Il deputato Soumahoro ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione, per cinque minuti.
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). Grazie, Presidente. Presidente, innanzitutto ringrazio il Vice Ministro per quanto espresso, ma qui vorrei condividere, Presidente, gli elementi emersi dall'incontro che ho avuto qualche settimana fa con un gruppo di lavoratori, che mi hanno rappresentato quasi 20 anni di attività lavorativa presso la Natuzzi, ma 20 anni di attività lavorativa che oggi li vedono avere come unica certezza l'essere buttati per strada.
E hanno condiviso con me tre elementi, Presidente. Il primo elemento riguarda il contesto: come si usa dire, non c'è testo senza contesto, non c'è evento senza contesto, non c'è avvenimento senza contesto e il contesto è quello del Mezzogiorno. Parliamo spesso della questione meridionale, quella della Natuzzi. Come mi hanno raccontato i lavoratori, dicono che la “questione Natuzzi vuol dire Mezzogiorno” e mi hanno anche rappresentato proprio quel Mezzogiorno che, negli ultimi dieci anni, ha visto emigrare 1.140.000 persone. Ripeto, ha visto emigrare 1.140.000 persone: parliamo di tre volte la popolazione della Basilicata, dove si trova una delle sedi operative della Natuzzi; parliamo di un terzo della regione Puglia, dove si trova una delle sedi operative della Natuzzi. Presidente, meno lavoro vuol dire più emigrazione, meno lavoro vuol dire fuga di braccia e cervelli, come si suol dire, meno lavoro vuol dire incertezza rispetto a un futuro dignitoso, un futuro radioso per il Mezzogiorno.
Il secondo elemento, Presidente, riguarda il Mezzogiorno come zona industriale: questo è il secondo elemento che mi hanno rappresentato. Noi andiamo a dividere l'Italia tra una zona industriale produttiva e una zona non produttiva, per destino divino, ma non è così. Il Mezzogiorno è ridotto com'è ridotto oggi, perché non vi è stato un lucido, ragionevole e ambizioso progetto industriale per consentire a quella parte del nostro Paese di essere in linea con ciò che avviene nel resto dell'Italia.
Il terzo elemento che mi hanno rappresentato, Presidente, riguarda il tema dei giovani. Se oggi andiamo a osservare, come il Ministro ben sa, su un piano qualitativo, i dati macro che emergono sul piano statistico in relazione all'emigrazione, ci rendiamo conto che i giovani del Mezzogiorno guardano il contesto locale come un destino incerto, come un futuro incerto e hanno come unica certezza l'emigrazione.
Allora, Presidente, sulla vertenza Natuzzi, dal racconto delle lavoratrici e dei lavoratori che ho avuto modo di incontrare e con i quali sono in costante contatto, è emerso ciò che ho rappresentato. Per questo motivo, ho chiesto loro quale potrebbe essere una soluzione. Loro dicono che occorre, innanzitutto, mettere in campo un patto territoriale che veda impegnato il Governo; un patto territoriale che veda impegnata l'azienda; un patto territoriale che veda impegnati gli enti locali e un patto territoriale che veda il protagonismo delle organizzazioni sindacali.
Presidente, vado a concludere, dicendo che quanto è emerso - da ciò che ha espresso qui il Ministro - non dà ancora quella luce di speranza. Mi rendo conto che siamo all'interno di un contesto europeo, ma dobbiamo mettere in campo elementi per attrarre investimenti, ma soprattutto per garantire ciò che oggi è presente, perché da ciò che oggi è presente ne va il destino del Mezzogiorno, il destino del nostro Paese.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento dell'interpellanza e delle interrogazioni all'ordine del giorno. Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 14. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 100, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori il deputato Sasso. Ne ha facoltà, prego.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere una informativa urgente al Ministro della Giustizia Nordio in merito al caso Roggero e alla relativa richiesta di grazia.
Vede, Presidente, il caso Roggero rappresenta emblematicamente la spaccatura del Parlamento, un po' meno forse del Paese. Da quel lato, abbiamo la sinistra che considera Mario Roggero come un assassino, come un cinico, un freddo piccolo imprenditore di provincia. Oggi lo hanno definito un “borghese piccolo piccolo”, avido, che per la sinistra deve finire i suoi giorni in galera e deve essere spogliato di tutti i suoi beni, perché ci sono i parenti dei rapinatori da soddisfare e da risarcire, da risarcire con milioni di euro, quando lo Stato, per esempio, risarcisce un operaio che cade sul lavoro con qualche migliaio di euro: i rapinatori meritano milioni di euro. Tutto questo, Presidente, in ossequio ai loro ideali marxisti e comunisti sulla negazione della proprietà privata e sulla redistribuzione della ricchezza: strano modo di redistribuire la ricchezza degli italiani che lavorano onestamente nei confronti dei rapinatori . Questa è la sinistra.
Presidente, da quest'altro lato, poi, ci sono i deputati di Futuro nazionale - la destra vera - e poi c'è il centrodestra moderato. Per quanto riguarda quest'ultimo, Presidente, pur apprezzando i timidi tentativi di risveglio delle ultime ore dal lungo torpore che li ha avvolti, sul caso Roggero il centrodestra ha sbagliato modi e tempi.
Modi, perché non è scimmiottando Fratoianni e Bonelli che candidano la pregiudicata Salis, che si salva Mario Roggero. E anche il più sprovveduto studente di giurisprudenza sa che un condannato in via definitiva a 14 anni di galera non può essere candidato, perché non gode del diritto politico. Quindi, chi in queste ore sta dicendo di voler candidare Mario Roggero, o ha mentito prendendolo in giro, oppure non ha una persona capace accanto che gli dice che non si può candidare Mario Roggero: delle due l'una.
Il Governo ha sbagliato i modi, perché ha proposto, nelle ultime ore, un disegno di legge per rivedere il perimetro della legittima difesa e la questione del risarcimento, ma non è lo strumento giusto, perché per attuare un disegno di legge ci vogliono mesi e mesi, se non anni. Esiste uno strumento straordinario di necessità e di urgenza che si chiama decreto-legge. Il Governo Meloni ne ha fatto abbondantemente uso: perché non presenta un decreto-legge sul tema che va convertito entro 60 giorni e produce subito effetti? Noi di Futuro Nazionale siamo pronti a votarlo anche domani. E che cosa c'è di più straordinario, necessario e urgente della sicurezza dei cittadini ?
Presidente, Futuro Nazionale nell'aprile 2026 - ed è agli atti - presentò un pacchetto di emendamenti sulla sicurezza, in particolare un emendamento che avrebbe riscritto l'articolo 52 del codice penale in modo più favorevole a chi reagisce ad una rapina o ad una aggressione. La proposta avrebbe attribuito rilievo al pericolo percepito da chi reagisce, non solo all'interno dei negozi e delle case, ma anche nelle immediate vicinanze. La legittima difesa sarebbe stata, in quel caso, estesa anche agli atti diretti a limitare gli effetti della rapina. Se fosse diventato legge, oggi questo emendamento avrebbe potuto aiutare Mario Roggero, perché la sentenza non era ancora passata in giudicato e sarebbe stata retroattiva in quanto più favorevole all'indagato . Presidente, indovini chi ha votato contro questo emendamento, ovviamente a parte la Sinistra, ossia PD, MoVimento 5 Stelle, AVS, Calenda e Renzi? Il centrodestra moderato che oggi propone - e gliene diamo atto - le stesse cose nostre. Ma se all'epoca avessero votato favorevolmente agli emendamenti di Futuro Nazionale, oggi forse Mario Roggero avrebbe avuto una situazione più favorevole . Stessa cosa dicasi per l'emendamento, sempre di Futuro Nazionale con Vannacci, che cancellava qualsiasi ipotesi di risarcimento.
Presidente, in queste ore il Paese si sta dividendo. Io mi auguro che, però, a nessuno salti in mente di sfruttare il dolore della famiglia Roggero a scopi politici . C'è un modo concreto e ve lo dico ancora oggi, come feci ad aprile: inginocchiatevi di fronte a Mario Roggero ! E, per cortesia, tacete quando parla qualcun altro .
Detto questo…
PRESIDENTE. Collega, concluda.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Concludo, Presidente, dicendo che ho sentito Mario Roggero 24 ore prima di andare in galera. L'ho voluto sentire da uomo libero. Mario Roggero è forte e determinato. Certo, è un po' preoccupato per la sua famiglia, ma è entrato in galera a testa alta. È entrato in galera come uno dei tanti italiani la cui preoccupazione, dopo cinquant'anni di lavoro, a settant'anni, era: ma ho ancora tanto da fare e tanto da lavorare. È uno dei tanti italiani abbandonati dallo Stato che, quando è a casa, nel suo negozio o nella sua attività commerciale, non vuole rapinatori e ladri.
E Futuro Nazionale continuerà a combattere, nel suo nome, per la giustizia sociale: nel nome di Mario Roggero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi chiediamo l'informativa del Governo, della Presidente Meloni e di tutti i Ministri che hanno fatto un'indegna cagnara su questa vicenda e a cui di Mario Roggero non frega assolutamente niente .
Noi siamo assolutamente consapevoli che a questa gente non interessa nulla della sua sorte, quasi hanno goduto della sua condanna, perché così potevano fare il loro sciacallaggio e la loro campagna elettorale su tutta questa storia. Apprendiamo però che, per tutto il Governo e per tutti coloro che si sono schierati - dicendo che, secondo loro, da domani in poi la legittima difesa deve essere estesa e quindi, in un caso come quello di Roggero, è giusto ammazzare le persone -, per loro logicamente a un ladro deve essere data la condanna a morte. Non c'è altra alternativa, perché se è giusto ammazzarlo, allora è giusto che ci sia la condanna a morte. E, vedete, Roggero e tanti altri li avete creati voi, perché fomentando in maniera ignobile tutto questo clima, date spazio a queste persone che si sentono tanto esaltate da picchiare un immigrato per strada, da fare il gesto eroico perché così, per un paio di giorni, hanno gli elogi di tutta la vostra gente che dice: dobbiamo buttare la chiave per queste persone, per questi immigrati, per questi ladri. E queste persone così si auto-esaltano e si creano carnefici e vittime.
È questo il mondo che state creando. Ed è un mondo che, però, ha sempre la solita chiara e netta divisione, che è una divisione di classe, perché quando il carnefice è un bianco benestante che fa il suo lavoro, allora si ritrovano le giustificazioni: eh, ma è stato aggredito tante volte! Eh, ma quante volte ha dovuto subire tutto questo! Però, poi, quando invece chi commette un atto di ingiustizia è un nero, un immigrato o un poveraccio, allora non esiste alcuna giustificazione, non esiste alcuna indagine sulla sua vita passata, sui traumi. No, esiste solo il fatto, solo quello che ha commesso. Esiste solo il buttare via la chiave, perché non è uno come voi, perché non è uno come noi. E voi direte: Eh, ma i ladri devono morire. Benissimo. I ladri di polli. Con riferimento a quelli che rubano tramite la politica e tramite le banche, invece, si fanno continuamente delle depenalizzazioni di reato.
E allora uno che ruba, che ne so, 10.000 euro deve morire, ma a uno che ruba milioni di tasse dei cittadini, cosa gli deve succedere? Invece no! Li depenalizziamo! E chi fa la galera, come gli ex sindaci di Roma, si va ad accogliere; e chi ha gestito male Trenitalia e ANAS, e ha fatto morire decine di persone nel crollo del ponte Morandi e nella strage di Viareggio, quelli no, per quelli si fanno le petizioni, perché non è giusto che un grande vada in galera. E lì l'incolumità della gente, dov'è? E quei soldi che si rubano tramite la politica e tramite la corruzione, dove sono? Non si minaccia l'insicurezza delle persone, non si tolgono soldi alla sanità pubblica - e non si possono fare gli esami e, allora, si muore di cancro, perché non si fa un esame -, perché dei politici hanno rubato dei soldi ? O dei politici e delle imprese hanno sotterrato rifiuti nella nostra terra e nell'aria che respiriamo, e allora deve crepare la povera gente? Quelli sono i ladri che vanno salvati! I ladri di polli vanno ammazzati per strada! Questo è il vostro concetto di giustizia.
Allora è vero: c'è uno spartiacque chiaro e netto tra chi pensa che l'umanità vada difesa sempre e chi no, in un mondo dove si ammazza la gente per strada e dove la logica del nemico parte da una gioielleria e arriva fino alla politica estera, perché è la stessa logica delle armi! C'è un nemico, uno che ti vuole invadere: armiamoci e ammazziamoli! È la stessa identica cosa! Sì, c'è una divisione tra chi pensa che l'umanità, anche se diversa da noi e anche se non ha il nostro vissuto o il nostro credo o la nostra provenienza, è sempre umanità e che non si facciano dei distinguo tra chi merita di morire per strada e chi merita gli elogi di una destra sempre più fascista E anche qua, i distinguo…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Concludo, perché è successo un altro fatto scandaloso. Io ricordo i distinguo e le richieste di solidarietà quando, in una manifestazione, viene detta una cosa violenta contro Meloni o contro Salvini. Chiedono a tutti noi di fare i distinguo per le migliaia di persone in piazza. Quando della gente mette a morte i di altri partiti in un video non abbiamo sentito nessun distinguo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole, concluda.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Niente di niente, siete la peggior specie di neofascismo che potesse capitarci .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signora Presidente. Intervengo per associarmi, a nome di Alleanza Verdi e Sinistra, alla richiesta di informativa, innanzitutto della Presidente del Consiglio, su questa vicenda su cui - lo voglio dire in modo molto calmo, ma anche molto netto - è in corso un vero e proprio colpo di Stato silenzioso.
Vede, signora Presidente, colleghi e colleghe, non so come altro definire quello che sta accadendo, la scena a cui siamo sottoposti. Una persona, Mario Roggero, uccide due persone e tenta di ucciderne una terza, mentre fuggono, sparandogli alla schiena. C'è un processo molto lungo, tre gradi di giudizio: primo grado, appello, Cassazione. Questi tre gradi di giudizio stabiliscono, fuori da ogni dubbio, che Mario Roggero ha ucciso due persone e ha tentato di uccidere una terza persona, non per legittima difesa, ma al di fuori dei confini che la norma sulla legittima difesa - peraltro ampliata più e più volte , su iniziativa della destra di questo Paese - prevede.
Siamo, cioè, completamente al di fuori. Siamo dentro un contesto particolare? Aveva appena subito una rapina? Certo. Infatti, a Mario Roggero vengono assegnate tutte le attenuanti previste dal nostro codice penale: tutte, senza eccezione alcuna. La sua condanna - pesante, naturalmente, ogni condanna è pesante - è una condanna infinitamente più piccola di ogni altra condanna prevista per l'omicidio volontario di una persona. Qui siamo a due e al tentato omicidio di una terza.
Di fronte a tutto questo, non un cittadino nella discussione che si alimenta in un bar o per la strada, non una persona sprovveduta o illetterata che non conosce il codice, ma la Presidente del Consiglio dei ministri interviene per dire: sentenza abnorme, si attiva la procedura per la grazia. Interviene il Quirinale per richiamare il Ministro della Giustizia e la Presidente del Consiglio interviene per dire: “Sto con Nordio”.
Il Vice Presidente del Consiglio va per due volte, un giorno dopo l'altro, in carcere a trovare il condannato. Ed è giusto andare a trovare i condannati. È giusto farlo sempre , chiunque sia dietro le sbarre e per qualunque reato. Lo voglio ricordare a chi, in quest'Aula, in altri tempi di questa legislatura, ha insultato le opposizioni parlamentari, perché andavano a fare il loro mestiere (: quello di ispezionare le carceri e di incontrare i detenuti. Chiaro?
Va due volte in carcere e mentre va in carcere, però, organizza fuori la cagnara della richiesta di grazia dicendo, un minuto dopo: ma tranquilli, non è una pressione sul Presidente della Repubblica.
Siamo di fronte a qualcosa di molto peggio di una pressione. Siamo di fronte a qualcosa che è molto peggio della propaganda, della strumentalità vergognosa, cinica e violenta sul dolore delle persone, qualunque esse siano e per qualsiasi ragione incontrino il dolore. Siamo di fronte a un tentativo eversivo rispetto alle leggi della Repubblica, alla Costituzione . Siamo di fronte al tentativo di un colpo di Stato silenzioso.
Guardate, colleghi e colleghe, questa vicenda è lo specchio di una situazione molto grave. È lo specchio di una situazione, di una cultura politica che tende, passo dopo passo, a costruire un arretramento sempre più inquietante del nostro vivere civile. E allora, di fronte a questo, occorre una reazione, vivaddio! Una reazione ferma, una reazione ferma! E se qualcuno mi dice che è ingiusto incarcerare un uomo di 72 anni, io sono pronto a discutere. Vogliamo discutere, in quest'Aula, di una norma che dica che, oltre una certa età, dietro le sbarre non si finisce? Troverete il mio voto favorevole, pronto a discutere, ma lo sia per tutti.
Tutto il resto è la vergognosa, putrescente, putrida e puzzolente speculazione … Sì, puzzolente, putrida, putrescente speculazione degli sciacalli che attentano, però, in questo modo, alla democrazia di questo Paese. Noi non lo consentiremo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche il Partito Democratico si associa alla richiesta di informativa urgente del Ministro Nordio, ma riteniamo che in quest'Aula debbano venire con urgenza la Presidente del Consiglio e anche il Ministro Tajani, perché vede, in queste ore - che i colleghi che mi hanno preceduto hanno spiegato nel dettaglio - sono accadute delle cose di una gravità inaudita.
Intanto un punto fermo, Presidente, suo tramite mi rivolgo al collega Sasso: Roggero non è stato condannato dal cinismo e dalla cattiveria della sinistra; Roggero è in carcere perché, dopo tre gradi di giudizio, è stato condannato in via definitiva per un duplice omicidio e per il tentato omicidio di un'altra persona e perché deteneva illegalmente un'arma . Noi rispettiamo le sentenze, rispettiamo e abbiamo fiducia nella magistratura, ma non si venga a dare colore politico a quelle sentenze o pretendere che ci sia una destra o una sinistra che distingue il Paese tra buoni e cattivi. No, colleghi, c'è una sentenza che, in via definitiva, ha condannato una persona e l'ha condannata per reati gravissimi.
Io credo, Presidente, che dobbiamo anche tener conto, come dicevo poc'anzi, di quello che è accaduto in queste ore, che è gravissimo. In primo luogo abbiamo assistito, nell'assoluto silenzio della Presidente del Consiglio, a un attacco evidente delle prerogative del Capo dello Stato ancora una volta, dopo il referendum, dopo la legge elettorale, oggi con questa iniziativa, che non è soltanto un'iniziativa sguaiata quella del Ministro Nordio relativa alla grazia, ma è un evidente attacco alla prerogativa del Presidente della Repubblica. E noi diciamo “no”, ancora una volta, a questo tentativo di cambiare nei fatti la Costituzione italiana.
Ma c'è anche un altro fatto gravissimo, Presidente, e anche qui non ho sentito alcuna parola dalla Presidente del Consiglio, che di solito commenta con una certa velocità i fatti, e neppure dal Ministro Tajani, con quella fermezza che ci si aspetta da un Ministro degli Affari esteri. Ora, un esimio e illustre signore, tale Elon Musk, è uscito su questa vicenda intromettendosi negli affari di un altro Paese, intromettendosi negli affari dell'Italia come se il nostro Stato fosse uno Stato fantoccio nelle mani di chi oggi decide, di chi oggi dichiara le guerre, guerre disastrose. E concentrarsi su quello, forse, sarebbe più opportuno, invece che entrare nelle dinamiche di un altro Paese, addirittura su una vicenda di un singolo individuo. Ebbene, questo è il modo per scardinare i valori della nostra Costituzione, questo è il modo per scardinare la stabilità di questo Paese che è tanto cara al centrodestra.
Ma da quando quel centrodestra si è messo a rincorrere il generale Vannacci, l'equilibrio e la stabilità non sono più una priorità. Oggi l'unica priorità è la propaganda più becera sulla pelle dei cittadini, sulla pelle di chi ha effettivamente paura, sulla pelle di chi chiede di essere difeso e protetto, ma sulla pelle di persone che non chiedono che in questo Paese venga meno lo Stato di diritto che, per millenni ha fatto di questo Paese la culla del diritto! Ed è inaccettabile che questo avvenga nel silenzio della Presidente del Consiglio e nel silenzio del Governo. Per questo, Presidente, chiediamo un'informativa urgente della Presidente del Consiglio, del Ministro Tajani e del Ministro Nordio, perché vogliamo che venga ristabilita la verità, la giustizia, ma anche un sano senso delle istituzioni, di cui questo Governo, ancora una volta, dimostra di essere totalmente sprovvisto.
E chiederemo al Ministro Nordio cosa stia facendo per gli istituti penitenziari e chiederemo al Ministro Nordio come mai Roggero sia stato trasferito direttamente a Bollate. Perché ha scelto Bollate? E perché è ancora in quel carcere? Anche questa è una domanda che vorremmo fargli. E vorremmo chiedere al Ministro Nordio, ma anche a voi che siete dall'altra parte - sempre suo tramite, Presidente - se con la stessa determinazione vi state preoccupando del fatto che oggi più di 30 bambini sono nelle carceri italiane nel silenzio assoluto di un Paese che, invece, se è Paese civile, dovrebbe preoccuparsi prima di tutto del fatto che intere generazioni oggi sono in carcere ingiustamente per colpa dei genitori. E quelle persone, quei bambini e quelle bambine saranno gli adulti di cui preoccuparsi domani. Ed è su questo che voi sarete chiamati a essere responsabili del Paese che state costruendo. E questo Paese è assolutamente diverso da quello che vogliamo noi, non c'è dubbio, perché per noi la Costituzione è un faro, la civiltà è un faro, ma anche lo Stato di diritto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sullo stesso argomento, il deputato Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EU-SUEU). La ringrazio, Presidente. Intervengo per associarci alla richiesta di un'informativa urgente, in prima istanza, della Presidente del Consiglio, perché quanto sta avvenendo negli ultimi giorni non riguarda il caso del cittadino Roggero, condannato e ora detenuto. Mi viene da dire che il caso Roggero sia un pretesto. Quanto sta avvenendo è un eclatante e indebito attacco alle prerogative del Presidente della Repubblica, che viene portato avanti dal Ministro della Giustizia e coperto politicamente dalla Presidente del Consiglio, da tutto il Governo e dalla maggioranza.
Guardate, il potere di grazia - e quest'Aula dovrebbe saperlo - è un potere esclusivo del Presidente della Repubblica. L'azione del Ministro della Giustizia è un'azione servente rispetto a questa prerogativa del Presidente della Repubblica. E invece è stata montata un'indegna gazzarra e una campagna di stampo populista per fare pressione sul Presidente della Repubblica. Questo è quanto è avvenuto, questo è inaccettabile.
E vorremmo anche sentirci dire in quest'Aula, dal Presidente del Consiglio o dal Ministro della Giustizia, se venga rispettato, nelle visite effettuate, quanto è previsto dall'ordinamento penitenziario. Noi tutti sappiamo - forse chi frequenta più spesso le carceri italiane per l'esercizio del proprio mandato - che, in base all'articolo 67 dell'ordinamento penitenziario, le interlocuzioni che si hanno con i detenuti devono riguardare esclusivamente le condizioni di detenzione. Non devono mai toccare le situazioni processuali, passate o in corso. Questo è quello che dice la legge, questo è quello che ribadiscono le circolari del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Su tutto questo vogliamo risposte chiare dalla Presidente del Consiglio in quest'Aula.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Naturalmente, riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi su questo argomento.
Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Ziello. Ne ha facoltà.
EDOARDO ZIELLO(MISTO-FNV-F). Sì, grazie, Presidente. Noi, di Futuro Nazionale, chiediamo urgentemente una relazione, da parte del Ministro dell'Interno Piantedosi, sotto forma di informativa, su ciò che è successo a Bologna, in particolare circostanziata su tre profili: primo, sulla questione dello scudo penale finto che il centrodestra moderato ha approvato nell'ultimo decreto Sicurezza; secondo, sul fermo preventivo introdotto nel decreto Sicurezza; terzo, sulla questione relativa a una denuncia per istigazione a delinquere che ancora, da parte del Ministero dell'Interno, non è stata fatta. Perché questo? Allora, in primo luogo, ricordiamo cosa è accaduto. Di fatto, due poliziotti, a cui va tutto il nostro ringraziamento durante una procedura di ammanettamento a terra, avviene il decesso di un immigrato. Apriti cielo. Come al solito, 300 video in rete e la sinistra che subito attacca le Forze dell'ordine, perché, ovviamente, il giochino della sinistra è di lanciare subito le freccette contro chi ha una divisa con la quale rischia la vita per proteggere la sicurezza di tutti noi; ma, qui, ovviamente, abbiamo il solito copione. Da parte, invece, del centro-destra moderato si dice: grazie a noi, abbiamo creato lo scudo penale per le Forze dell'ordine, quindi, tutto a posto. No. Non è tutto a posto! Infatti, i due agenti di Polizia di Stato sono stati iscritti nel registro per l'annotazione preliminare che, di fatto, equivale, sostanzialmente a un registro degli indagati, perché, anche oggi, stiamo assistendo agli accertamenti, da un punto di vista processuale, che avvengono, banalmente, quando si è indagati. Quindi, anche da questo punto di vista, vogliamo sapere, da parte del Ministro dell'Interno, Piantedosi, quale sia la differenza tra la situazione che c'era precedentemente all'approvazione del decreto Sicurezza e quella attuale. Secondo noi, nessuna. Infatti, tutti i telegiornali e tutti i giornali scrivono quello che la procura di Bologna ha diramato, ovvero che gli agenti sono stati iscritti nel registro dell'annotazione preliminare. Questa è una grandissima e gravissima presa in giro nei confronti, soprattutto, degli agenti di Polizia di Stato!
Secondo: dopo quello che è accaduto, il sindaco di Bologna, del Partito Democratico, annuncia una manifestazione in piazza. Allora, di fronte a un clima di odio che evidentemente si stava registrando e che gradualmente stava aumentando, come è stato possibile permettere al sindaco del capoluogo bolognese di organizzare una manifestazione che è sfociata in quella situazione indegna , vergognosa e obbrobriosa che abbiamo registrato? Evidentemente, il sindaco di Bologna doveva essere raggiunto da un bel fermo preventivo che, voi, avete approvato nel decreto Sicurezza.
Terzo: dopo quello che è accaduto, signor Presidente, chiediamo con forza al Ministro dell'Interno di dimostrare di rappresentare un Governo di centro-destra e, da questo punto di vista, dovrebbe, nel più breve tempo possibile, far fioccare belle denunce, perché siamo stufi di dichiarazioni fini a se stesse nelle quali si dice, semplicemente: siamo contro la sinistra. Dimostrate di esserlo, perché siete al Governo! Signor Presidente, grazie .
PRESIDENTE. Grazie, collega. Va bene “Presidente”.
Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Presidente, ho ascoltato attentamente le parole poc'anzi dette in Aula. Forse, qualcuno si sta dimenticando che, prima di tutto, è morta una persona che non è nemmeno stata citata; nemmeno una parola! Allora, voglio dire anche il suo nome, perché non è indicibile, checché ne dicano i colleghi. Si chiama Abderrahim Fakir. Era un essere umano. Forse, basterebbe questo; un essere umano come me e, che piaccia a qualcuno, anche come voi. Lo dico così. Basta vedere le immagini. Sappiamo chi è stato e credo che nessuno meriti di morire per strada. Lo dico così.
Abderrahim è morto mentre era in custodia di quello Stato che avrebbe potuto e, forse, dovuto sostenere o proteggere. Lo dico perché qualcuno prova a vittimizzare le persone morte. L'abbiamo sentito prima e lo sentiamo anche adesso. C'è un rischio che, soprattutto, le persone razzializzate - lo dico perché questa vicenda c'entra con l'etnia e con l'essere migrante - sempre di più abbiano paura di quello Stato.
Vengo da poche ore da Prato, in cui i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, dopo avere fatto un picchetto per impedire che del materiale venisse portato via, sono stati prima picchiati dai padroni e poi di nuovo dallo Stato. Allora lo dico così: vorrei che su questa vicenda provassimo a capire perché, quando una persona grida “aiuto” o “basta”, non riceve quell'attenzione che le regole italiane dicono. Perché forse qui non si è colto che prima è stata la CEDU a dire all'Italia che doveva porre attenzione soprattutto alle persone che sono in quel momento private delle loro libertà.
Ci diceva semplicemente che, se le persone vengono trattenute, lo Stato deve porre attenzione. Allora, sono state le linee guida di questo Stato a dire che quelle persone, soprattutto se sofferenti, forse vanno lasciate respirare e, forse, devono essere messe di lato. Ma, guardate, a differenza vostra, noi non facciamo le moviole, non facciamo il VAR. Noi pretendiamo che lo Stato agisca con quel garantismo e anche con quell'idea di giustizia che vale per tutti. A proposito di scudo penale, lo dicevamo sui fatti di Rogoredo, ma che problema c'è ad essere iscritti nel registro degli indagati?
Su Rogoredo avete capito quale era il problema e vi è andata male. Guardate che noi diciamo una cosa semplice: noi stiamo dalla parte di quelle famiglie che chiedono giustizia e non vendetta; stiamo dalla parte dei cittadini di Bologna; dalla parte di quel sindaco che si è semplicemente sentito di dire: sappiamo chi è stato, ma non sappiamo cosa è stato. Per questo noi vogliamo stare dalla parte delle legalità.
Io lo dico, guardate che in questa vicenda a pagarla sono in tanti, anche quelle Forze dell'ordine, anche quei ragazzi spesso buttati nelle strade, anche quei ragazzi che spesso vengono lasciati in quelle situazioni. Siamo a 25 anni da Genova e sappiamo bene che quelle ferite rimangono: rimangono nel volto delle persone, rimangono nel volto dello Stato e anche delle persone che, con una divisa dello Stato, hanno sbagliato e infranto la legge.
Questa vicenda pregiudica le istituzioni, la credibilità delle istituzioni. Noi vogliamo credere che tutti insieme, qui, siamo a svolgere un ruolo, con disciplina e onore, che serve a restituire allo Stato e a quelle divise una tranquillità e una serenità che mi pare manchino da tempo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Andrea Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta di informativa. Vede, io citerei la Presidente del Consiglio, perché la Presidente del Consiglio dice: “Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile. Sul decesso di Fakir Abderrahim è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno. Ma nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell'ordine”.
Quello del poliziotto o quello delle Forze dell'ordine è un mestiere difficilissimo, Presidente, pagato una miseria; dunque, non ci schiereremo mai contro chi ogni giorno, per due spicci, mette a repentaglio la propria vita per difendere la nostra. Però c'è un però. A chiunque può capitare, una volta nella vita, di dare di matto: può essere per ansia, può essere per un attacco di panico, può capitare alla persona più tranquilla del mondo.
Mi piacerebbe che ci fosse la certezza che quella persona venga tutelata e non ammazzata, perché nessuno merita di morire gridando “aiuto”, cercando quell'aiuto proprio da chi di sicuro, e non ovviamente con intenzione, ma certo con superficialità, lo sta ammazzando. Questo è quello che è successo, purtroppo, a Bologna. Fakir era sposato, aveva figli, lavorava in un'impresa di facchinaggio, dal suo avvocato era definito una persona gentile. Era in Italia da 30 anni, dall'età di 7 anni, ma in quei momenti era una persona con un grave disagio psichico.
La risposta a una crisi mentale non può essere solo repressiva; deve essere affidata a squadre miste, composte da Polizia e psichiatri, che abbiano la capacità di intervenire su questi temi. Noi siamo d'accordo con la Società italiana di medicina d'emergenza-urgenza, che in qualche modo dice che dobbiamo istituire un tavolo tecnico interministeriale sulla gestione in sicurezza degli stati di agitazione psicomotoria acuta e del cosiddetto delirio iperattivo nel corso di interventi della forza pubblica. È inaccettabile che una crisi psichiatrica debba essere trattata solo con l'ordine pubblico.
La morte di Abderrahim non è un caso isolato, è il sintomo di tre fallimenti intrecciati: c'è un fallimento sanitario, l'assenza di servizi territoriali di salute mentale capaci di intervenire nella crisi, lasciata all'iniziativa dei passanti e della Polizia; c'è un fallimento formativo, una Polizia addestrata al controllo e alla neutralizzazione, e non alla gestione della vulnerabilità psichica; e c'è un fallimento democratico, la mancanza di un organo indipendente di controllo sull'uso della forza, che impedisce l'accertamento trasparente e l'adozione di misure preventive.
Presidente, finché lo Stato continuerà a mandare agenti con il e il manganello a fare il lavoro che spetterebbe a psichiatri e mediatori e finché la morte di un uomo sofferente verrà derubricata a fatalità, il nome di Fakir Abderrahim si aggiungerà a una lista che da Aldrovandi a Cucchi, da Uva a Magherini, chiede non solo giustizia nei singoli processi, ma una riforma radicale delle politiche di sicurezza e salute pubblica La vicenda di Fakir ci costringe a guardare non solo al singolo episodio, ma al cortocircuito tra crisi psichica, controllo poliziesco e riforma strutturale dell'emergenza sanitaria .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato De Maria. Ne ha facoltà.
ANDREA DE MARIA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi associo alla richiesta di informativa al Ministro dell'Interno, lo avevo già fatto ieri, ma è giusto rifarlo oggi, anche alla luce dei fatti avvenuti ieri a Bologna. Ieri a Bologna, prima di tutto, c'è stata una bellissima manifestazione pacifica e democratica ) per chiedere verità e giustizia su quello che è accaduto. C'è stato un bellissimo discorso della nipote di Fakir e un bellissimo discorso del nostro sindaco, Matteo Lepore.
A chi ha detto che il sindaco di Bologna va arrestato voglio ricordare che c'è stato un momento in cui i sindaci eletti democraticamente a Bologna sono stati cacciati, ma poi nella Resistenza abbiamo vinto noi e, da allora, i sindaci eletti democraticamente a Bologna non li caccia più nessuno. State tranquilli che a Bologna non passerete mai! State tranquilli!
Dopo quella manifestazione così bella, così importante, a mio avviso, è successo qualcos'altro, cioè c'è chi ha attaccato le Forze dell'ordine, c'è chi ha fatto atti vandalici in città e c'è chi ha messo in atto atti violenti. Rispetto a questo, io voglio dire che questi atti violenti sono del tutto inaccettabili , non c'entrano niente con la richiesta di giustizia e di verità, sono un insulto alla nostra città. Alle Forze dell'ordine che sono state attaccate in questi atti violenti io voglio manifestare tutta la mia solidarietà e la solidarietà del Partito Democratico.
Ora è importante che si faccia piena luce su quello che è accaduto. Da destra, non solo dalla destra più estrema, continua ad arrivare un messaggio di impunità per le Forze dell'ordine. Io penso che questo messaggio non faccia bene nemmeno alle Forze dell'ordine, anzi, ne danneggia la credibilità. In uno Stato democratico le Forze dell'ordine rispettano la legge come tutti i cittadini e rispettano un principio di legalità, e, proprio per questo, meritano la riconoscenza e il sostegno di tutti coloro che credono nelle istituzioni democratiche.
Ho visto che c'è chi ha già deciso come devono finire le indagini, c'è chi ha già detto in quest'Aula, ma anche in dichiarazioni pubbliche, che sicuramente quei due poliziotti non hanno fatto niente di male e c'è chi ha già deciso che sono colpevoli di qualche cosa. Io sommessamente consiglio di attendere gli esiti del lavoro della magistratura, che credo debba lavorare con la massima fiducia e, certamente, con il sostegno di tutti noi che abbiamo responsabilità istituzionali. L'importante è che si faccia piena luce e si accerti la piena verità su quello che è accaduto.
Le condizioni ci sono tutte: i due agenti di Polizia avevano le , ci sono stati tanti testimoni, c'era il personale del 118. La magistratura ha tutte le condizioni per accertare la verità e sono certo che la accerterà con il massimo rigore. Meno polemica c'è e più questo accertamento può avvenire nel modo più giusto e più serio per garantire tutti, prima di tutto il diritto alla giustizia di una persona che ha perso la vita e dei suoi familiari, il diritto alla giustizia dei cittadini di Bologna, dei cittadini del Pilastro che vivono un contesto così difficile, e, guardate, anche le stesse Forze dell'ordine, perché la giustizia e la verità possono garantire tutti contro ogni strumentalizzazione e ogni polemica inutile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ci associamo a questa richiesta di informativa su quanto accaduto a Bologna negli scorsi giorni. Lo facciamo, però, da un punto di vista diverso. Intanto, chiedere un'informativa su questo tema deve mettere al centro una cosa, ossia che un ragazzo non c'è più. Quindi, dimenticare di nominare Fakir, una vita perduta, credo che sia abbastanza irrispettoso nei confronti della vita umana e di quello che è accaduto.
Seguo le parole di De Maria: non siamo né al bar, né in uno stadio con le tifoserie, ma mi pare di vedere dai dibattiti di quest'Aula, ma anche da quelli dei telegiornali, che c'è già chi ha deciso che i poliziotti sono innocenti e c'è già chi ha deciso di condannarli subito. Credo che spetti a noi, invece, il ruolo di riportare al centro quello che è lo Stato di diritto, e quindi dire che spetta alla giustizia accertare e capire cos'è accaduto, individuare eventualmente i responsabili e chiedere giustizia per quello.
Accanto a quello bisogna stringersi di fronte alle Forze dell'ordine, che vengono spesso ricordate come eroi, quelli che, per uno stipendio da fame, vanno sulle nostre strade a difenderci e, al primo caso in cui succede qualcosa, vengono subito additate di abuso di potere. Se c'è un caso, è un caso e va combattuto e va condannato, ma non si può generalizzare un attacco alle Forze dell'ordine come in questo caso.
Chiudo sottolineando un aspetto: chi fa parte delle istituzioni sa quanto chiamare una piazza di fronte a una pancia mediatica così forte fosse un grosso rischio. Lo era perché quella non era una piazza di solidarietà, era una piazza che faceva uno stato di accusa ed era uno stato di accusa nei confronti delle Forze di Polizia. Forse non era prevedibile quello che sarebbe accaduto e che non tutta quella piazza ha condiviso, anzi, ma, proprio per rispetto di chi in quella piazza è andato per solidarietà nei confronti di un ragazzo morto, è irrispettoso quello che si è visto dietro.
Le istituzioni hanno sicuramente delle responsabilità nell'avere caricato e nell'avere organizzato quella piazza, che è sfuggita di mano. Quindi, la nostra solidarietà va anche alla Polizia e alle Forze dell'ordine, che hanno anche aspettato, con grande capacità, ad intervenire proprio per evitare che tutto scappasse di mano .
PRESIDENTE. Grazie. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte su questo argomento. Ah, scusi. Ha chiesto di parlare il collega Bignami. Ne ha facoltà.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Grazie, Presidente. Per associarci alle richieste di informativa avanzate dai colleghi perché riteniamo che sia doveroso che, quando una persona perde la vita e si realizza un evento tragico come quello che si è consumato, il Governo venga a riferire. È chiaro, infatti, che quello che è avvenuto è inaccettabile. Tuttavia, crediamo che l'informativa debba coinvolgere anche altri punti, perché, nell'immediatezza di quel fatto tragico, il sindaco del comune di Bologna ha invocato e convocato la piazza per chiedere verità e giustizia.
Sulla verità, tutti vogliamo la verità. La vogliono anche quei poliziotti che hanno agito , la vogliono le loro famiglie, la vogliono tutti gli appartenenti alle Forze dell'ordine, e penso di poter dire che la vogliamo tutti qui dentro. Sulla giustizia, mi permetto una riflessione, colleghi, perché, nel momento in cui parlate di giustizia, state dicendo che è stata commessa un'ingiustizia e state alludendo al fatto che quella ingiustizia l'hanno commessa le Forze dell'ordine
Questo non è accettabile, perché state accusando chi porta la divisa di avere ucciso una persona deliberatamente . Allora - in ciò mi rende più semplice l'intervento il collega di opposizione che è intervenuto - nonostante la procura avesse detto “attenzione che quello che si vede non è tutto ciò che è accaduto” e “attenzione che faremo giustizia, perché questo è il compito della magistratura”, siete andati pervicacemente avanti, fomentando una piazza che aveva come accusatori voi e come accusati la Polizia e i poliziotti .
Poi ci venite a dire: era una piazza pacifica, sono dei facinorosi. È sempre il solito schema. Fate da paravento ai vostri nipotini , coltivati nei centri sociali, coltivati nella sinistra estrema, che disfano, sfasciano, aggrediscono e mettono a ferro e fuoco una città, e dopo si nascondono dietro il vostro scudo Questo per noi non è accettabile, perché, innanzitutto, se nessuno ha il coraggio di dirlo, Fratelli d'Italia ha il coraggio di dire e di chiamare con nome e cognome i responsabili di quello che è accaduto ieri.
Il nome e cognome è: Sinistra Italiana, Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle e tutti i soggetti che fomentano quotidianamente l'odio per le Forze dell'ordine Però vogliamo anche dire un'altra cosa, perché il vostro è uno schema ideologico nutrito nello stesso brodo culturale - dire “culturale” e parlare di centro sociale è un ossimoro, ma proviamo a sfidare la grammatica -, che è quello della violenza, dell'intolleranza e della sopraffazione.
Lo dimostra il fatto che voi non solo avete convocato quella piazza e non solo avete difeso i violenti, ma non vi assumete neanche la responsabilità di quello che avete fatto, perché siete dei vigliacchi Questo va detto perché…
PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi!
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …se aveste un po' di onore e di disciplina, si sarebbe già dimesso il sindaco del Partito Democratico
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Qual è il vostro schema? Il vostro schema… Guardi, le contestazioni sono le…
PRESIDENTE. Collega Bignami, io voglio consentirle di concludere il suo intervento.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). La ringrazio, Presidente.
PRESIDENTE. Ovviamente, prego tutti e anche lei di portarvi reciprocamente rispetto.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Scusi, Presidente. Non ho sentito richiami da parte sua quando ci hanno dato dei putrescenti…
PRESIDENTE. No, infatti, purtroppo questa parola l'ho sentita tante volte.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …dei putridi, dei fetidi, dei neofascisti della peggior specie, dei golpisti ed è avvenuto adesso. Non l'ho sentita. Cos'è, una democrazia dell'alternanza? Comunque concludo…
PRESIDENTE. Siccome volevo farle…
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …perché lo schema…
PRESIDENTE. Collega Bignami, siccome lei mi ha chiesto perché…
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Lei interrompe solo me, Presidente.
PRESIDENTE. No, l'ho interrotta perché la stavano interrompendo. Io le darò il tempo di concludere e recupereremo tutto il tempo. Proprio perché lei me ne dà l'occasione, io richiamo tutti, non solo lei, al rispetto reciproco, perché in quest'Aula le argomentazioni sono tutte ugualmente valide e lecite. Ovviamente, il rispetto è richiesto. Mi perdoni se l'ho interrotta, ma era già stato interrotto, altrimenti non l'avrei mai fatto, come cerco di non farlo con nessuno. Le chiedo scusa se l'ho fatto con lei. Adesso, però, recuperiamo tutto il tempo che le ho sottratto. Prego, concluda nel silenzio dell'Aula.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Ho anche interrotto il filo del ragionamento, ma credo che questo faccia parte di un'abile strategia (, e oltre al fatto…
PRESIDENTE. No, collega. Questo però no.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …che francamente ho detto una cosa che la stragrande maggioranza degli italiani sa e condivide, cioè che sono dei vigliacchi credo anche che sia necessario affermare la logica sottesa a questo modo di agire, ovvero che voi siete allergici alle divise .
Voi siete allergici alle Forze dell'ordine. Qualsiasi azione svolta dalle nostre Forze dell'ordine vi determina una reazione allergica. Quindi, cosa provate a fare? State cercando di intimidire le Forze dell'ordine per impedire che, quando intervengono, agiscano con serenità e con tranquillità nell'espletamento di funzioni . E poi siete i primi che andate piagnucolando, quando, magari, uno spacciatore va a casa vostra o sotto il vostro androne, e chiedete alla Polizia di intervenire. Perché siete dei vigliacchi .
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). E aggiungo che questa logica ha uno schema, che è quello di alimentare insicurezza in Italia perché voi non volete consentire ai ragazzi, che agiscono e intervengono, di farlo in serenità. È del tutto evidente che un ragazzo di 26, 27 o 28 anni, che si sta facendo una famiglia, che magari si sta sposando o ha un bambino neonato a casa che lo aspetta, si pone il dubbio se quell'intervento gli può sacrificare la vita e se lo deve fare anche per voi, che vigliaccamente lo attaccate
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Allora, è un fatto tragico. Vogliamo che venga appurata la verità. Vogliamo che venga preservato l'onore delle nostre Forze dell'ordine e non consentiremo che le infanghiate, perché il vostro senso delle istituzioni è assolutamente azzerato, come abbiamo potuto vedere ieri. Confidiamo che la procura faccia il suo corso e magari che il Ministero dell'Interno mostri anche i filmati delle con cui forse rifletterete su quello che avete combinato .
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Nel frattempo, mi permetto di rivolgermi all'onorevole De Maria: i sindaci comunisti di Bologna vi avrebbero preso a calci nel sedere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Presidente, intervengo sul richiamo al Regolamento. Io la ringrazio per essere intervenuta e aver chiesto a tutte le forze politiche di rispettare prima di tutto la dignità di quest'Aula ed evitare che il confronto, anche acceso tra di noi, possa scivolare su insulti e accuse di questa natura Io non condivido una parola di quello che ha detto il collega Bignami e non condivido una parola della falsità delle affermazioni che ha fatto, imputandole alle forze politiche che sono qui e che tutte hanno condannato gli atti di violenza che si sono consumati ieri e che prima hanno chiesto verità e giustizia, sì, per quello che è accaduto, la morte di un cittadino.
Però, quello che non possiamo accettare - Presidente, lo dico rivolgendomi, tramite lei, al capogruppo della principale forza di maggioranza che sostiene questo Governo - è che si utilizzi quest'Aula per lanciare accuse del tutto infondate e insulti ai rappresentanti delle altre forze politiche democratiche e che lo si faccia con argomenti che non hanno nessun fondamento . Se noi vogliamo trasformare quest'Aula in quella che volevate trasformare molto tempo fa, ci troverete sempre a opporci e a difendere prima di tutto la dignità delle istituzioni, quelle dei comuni, dei sindaci e delle Forze di polizia, ma anche di questo Parlamento che volete ridurre a un luogo di insulti per i vostri e la vostra propaganda sulla sicurezza dei cittadini. Noi non ve lo consentiremo .
PRESIDENTE. Adesso alcuni interventi sul Regolamento. Ovviamente lo dico prima, così almeno non interrompo nessuno. Sono interventi sul Regolamento. Quindi, stiamo sul Regolamento. Onorevole Pittalis, lei aveva chiesto la parola sull'ordine dei lavori, ma il Regolamento viene prima. Quindi, devo prima dare la parola sul Regolamento.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo molto brevemente sul Regolamento. Io mi scuso per avervi chiamato neofascisti, ma pensavo che per voi fosse un complimento .
PRESIDENTE. Colleghi, io ribadisco che stiamo trattando del Regolamento. Vi prego di intervenire sul Regolamento, per la dignità di questa istituzione. Ve lo chiedo a tutela della dignità, altrimenti - qui non avrei fatto in tempo a togliergliela - devo togliervi la parola.
Ha chiesto di parlare, sul Regolamento, l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). La ringrazio, Presidente. Sì, intervengo sul Regolamento. Ho ascoltato le affermazioni del collega Bignami e devo dire che gli devo dare atto che ha una grande fantasia Non è un richiamo al Regolamento, Presidente!. Una ricostruzione di quello che è avvenuto…
PRESIDENTE. Colleghi! Collega Mollicone, io sono qui apposta.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Ho offeso qualcuno, collega Mollicone?
PRESIDENTE. Lo vede che ho acceso il microfono? Secondo lei perché? Collega Zaratti, se è un richiamo al Regolamento, deve rimanere sul richiamo al Regolamento, come ha fatto l'onorevole Braga.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Articoli 8 e seguenti.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Ho ascoltato quello che ha detto il collega Bignami e ripeto: quella ricostruzione è una ricostruzione assolutamente fantasiosa dei fatti, realizzata unicamente per dimostrare una tesi e una teoria No, Presidente, deve citare l'articolo!…
PRESIDENTE. L'ha citato l'articolo. Collega Mollicone, si sieda. Prego.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). ...la teoria, cioè, che l'anticomunismo sia ancora l'elemento fondante della vostra posizione politica.
PRESIDENTE. Collega, però questo non è un richiamo al Regolamento . Se lei vuole riferirsi a quello che ha detto l'onorevole Braga, ovvero il linguaggio, e a quello che poi ha affrontato, bene. Non possiamo rientrare nel merito, perché del vostro gruppo nel merito è già intervenuto il collega Fratoianni. Mi perdoni, ma devo essere molto stretta su questo, altrimenti ripartiamo col dibattito.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Presidente, sa la stima che ho nei suoi confronti, ma se mi lascia argomentare, forse magari riesco...
PRESIDENTE. Certo, certo. La invitavo ad arrivare al punto, mettiamola così. Prego.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Ecco, esattamente il punto, perché guardate che, quando dico “ricostruzione fantasiosa”, è perché quello che noi dobbiamo fare rispetto ai nostri cittadini e ai nostri concittadini - e credo che questa sia una delle questioni fondanti anche del nostro Regolamento e, in modo particolare, dell'articolo 8, per quanto riguarda la conduzione dei lavori della nostra Aula - è metterli nelle condizioni di capire quello che sta avvenendo.
E quello che sta avvenendo intanto parte da una constatazione, cari colleghi e care colleghe, che purtroppo a Bologna c'è stata una vittima, una persona che è morta. E questo noi lo dobbiamo...
PRESIDENTE. Collega Zaratti, deve avere pietà, diciamo, nei confronti della Presidenza. Io non posso consentirle di rientrare nel merito della vicenda. Se lei vuole parlare del Regolamento e quindi della conduzione dell'Aula e del linguaggio, lo può fare. Però, la prego, non rientriamo nel merito.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Però volevo semplicemente specificare, perché i toni utilizzati dal collega Bignami (Non è una specifica!...
PRESIDENTE. Collega, però qui ci sono io, ahimè e ahinoi, e quindi questo lo devo fare io, no? Prego.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). ...non erano adeguati al confronto che dobbiamo avere in Aula. Semplicemente questo era il motivo che mi portava ad argomentare, perché è del tutto evidente che se i gruppi politici, ai quali noi anche apparteniamo, vengono definiti “vigliacchi” ripetutamente dal collega Bignami, secondo me questo non rientra nelle possibilità, che il Regolamento dà a noi, di fare un normale confronto di natura politica su una questione che è molto delicata, che riguarda appunto la vita della persona, che riguarda anche delle responsabilità che, se ci sono, le verificherà la magistratura, ma intanto noi sappiamo per certo che la Forza di Polizia ha emanato una circolare nella quale regolamenta anche le modalità con cui quel tipo di operazioni devono essere messe in campo.
Quindi non c'è da parte di alcuno di noi la voglia di condannare , ma c'è la voglia di qualcuno che, già cinque minuti dopo gli eventi, già sapeva chi era il colpevole e chi era l'innocente: il collega Bignami .
PRESIDENTE. Il richiamo è chiaro. Peraltro, il collega Bignami ha chiesto anche lui di parlare per un richiamo al Regolamento. Anche a lei, collega, chiedo naturalmente la stessa cosa. Abbiate pazienza.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Sì, però, Presidente, sempre sull'articolo 8. Io mi permetto di sottoporre alla Presidenza - e lei sa la stima che ho nei suoi confronti - le esigenze evidentemente di una conduzione oggettivamente imparziale, non solo declamata tale, perché lei ha ritenuto - ed è una prerogativa del Presidente - di interrompere me, quando ho detto quel che penso, cioè che sono dei vigliacchi, ma non ha ritenuto di intervenire, quando è stato detto che siamo putrescenti - lei l'ha sentito Fratoianni ha detto: è in atto un colpo di Stato .
PRESIDENTE. No, no, collega Bignami, poi le rispondo.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Per fatto personale, può intervenire alla fine dei lavori, come prevede il Regolamento. Ha detto “colpo di Stato”, “putrescente”, “putridi”, “fetidi”. Il collega Ricciardi... “collega” mi dà un senso di comunanza… L'onorevole Ricciardi ha detto “neofascisti della peggior specie”; ci dirà quale è la miglior specie. Però intendo con ciò, Presidente, rammostrare che il richiamo a un lessico consono, che l'onorevole Braga ha testé manifestato, non può essere sempre e soltanto autoesercitato dalla destra, perché altrimenti abbiamo l'idea ...
PRESIDENTE. No, no, io qui non ho fatto nulla, è un problema di Radio Aula. Adesso è ripartito il tempo da capo. Non ci aiuta la tecnologia, collega Bignami.
Ma cosa, collega Montaruli È ridicolo, l'ha interrotto tre volte!? Ma io non ho toccato nulla, il tempo non era neanche scaduto. Guardi che è un problema tecnico.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Vedi Augusta, è un po' tutto così.
PRESIDENTE. No, no, collega Bignami, adesso però stiamo esagerando È ridicolo!. Adesso mi rivolgo… Collega Montaruli… Collega Montaruli, il microfono non l'ha toccato nessuno. Prego.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Mi scusi, non mi ero accorto che il microfono che casualmente si è spento durante il mio intervento è stato ...
PRESIDENTE. Eh sì, casualmente, collega…
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Ho detto “casualmente” …
PRESIDENTE. …però lei deve anche considerare l'imparzialità della Presidenza come un dato, altrimenti diventa difficile. Prego.
Colleghi, per cortesia, io non ho bisogno di avvocati d'ufficio.
Lei poi parlerà con gli uffici e vedrà cosa è successo al microfono. Io le dico che io non ho fatto nulla...
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Ma io mi fido di lei.
PRESIDENTE. ...la stavo ascoltando così. Il microfono si è spento per ragioni tecniche. Lei prosegua, prego.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Ma io mi fido, Presidente, non ho bisogno di verificare…
PRESIDENTE. La sua collega Montaruli no. Prego.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Noi siamo persone di destra e, se uno dà la sua parola, ha un valore e, quindi, ci fidiamo
Questo, comunque, per invitare, per tramite della Presidenza, i colleghi tutti a un lessico che non può essere unidirezionalmente contenuto, perché credo che quello che abbiamo sentito - golpisti, putridi eccetera - non fosse proprio lusinghiero. Su altre espressioni avanzate dal collega Ricciardi, mi riservo .
PRESIDENTE. Io naturalmente ho ascoltato tutti gli interventi. Non era un riferimento diretto quello che lei ha fatto, poi lo chiarirà, volendo - Presidente!lo so, lo so, collega Sasso, ora le do la parola -, al collega Fratoianni o lo farà lui, eventualmente a fine seduta, e poi magari nello stenografico vedremo.
Lo ripeto ancora una volta e poi do la parola al collega Sasso: io cerco di essere imparziale, quando sono qui. L'interruzione era già avvenuta, altrimenti non l'avrei provocata, l'avrei fatto a fine intervento.
Lo ribadisco a beneficio di tutti: facciamo lo sforzo di portarci rispetto, perché è l'unico modo che abbiamo, oltre al Regolamento, di far funzionare quest'Aula. A me tocca far rispettare il Regolamento, a voi tocca portarvi rispetto. Le due cose devono andare insieme.
Prego, collega Sasso, sempre per un richiamo al Regolamento, mi raccomando.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Sì, Presidente, per un richiamo al Regolamento. Col massimo rispetto per la Presidenza, io non entrerò nel merito della diatriba tra vigliacchi o fascisti. Io vorrei, però, chiederle come mai non ha interrotto i colleghi del centrosinistra, quando hanno affermato il falso, quando hanno affermato di voler chiedere la verità e la giustizia per i fatti accaduti a Bologna. Non c'è nulla da stabilire. Ci sono due poliziotti che hanno ricevuto una chiamata…
PRESIDENTE. Collega, però non può entrare nel merito.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Presidente, le sto spiegando il perché.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Presidente, le sto spiegando il perché …
PRESIDENTE. No, no, collega, sta rientrando nel merito.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). No, Presidente, mi deve far finire.
PRESIDENTE. Collega, l'ho fatto con il collega Zaratti.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Mi deve far finire, mi deve far finire .
PRESIDENTE. Guardi, ne parla uno sul Regolamento, collega Ravetto.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Presidente, lei non mi può censurare, abbia pazienza.
PRESIDENTE. Collega, mi faccia parlare.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). I colleghi hanno parlato e sono entrati nel merito.
PRESIDENTE. Quante volte ho interrotto il collega Zaratti?
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Io sto spiegando il perché…
PRESIDENTE. Quante volte ho interrotto il collega Zaratti?
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Io sto spiegando il perché, secondo me, hanno detto il falso…
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). …e lei non ha garantito il regolare svolgimento dell'Aula. Glielo stavo spiegando…
PRESIDENTE. La Presidenza, come lei sa, non è che può garantire la verità o la falsità delle vostre affermazioni…
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Presidente, glielo stavo spiegando in dieci secondi. Presidente, glielo stavo spiegando il perché.
PRESIDENTE. Collega Sasso, se lei non mi interrompe, poi può parlare. Io le ho detto, come ho detto al collega Zaratti interrompendolo quattro volte durante il suo intervento…
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Dopo quattro minuti, però, Presidente.
PRESIDENTE. No, dopo un minuto.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Lo abbiamo cronometrato .
PRESIDENTE. Guardi, può fare quello che vuole. Io in queste provocazioni non cado. L'ho fatto con lui e lo faccio con lei … Non faccia gesti, altrimenti la devo richiamare all'ordine. Proviamo a riportare tranquillità.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Va bene.
PRESIDENTE. Lei può richiamare al Regolamento sul linguaggio, come hanno fatto tutti i suoi colleghi.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Mi ha interrotto subito…
PRESIDENTE. Quello che non può fare… no, perché la verità e la falsità non sono il linguaggio, è la sua opinione su una vicenda, che avete già espresso tramite il collega Ziello.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). No, è una dichiarazione di falso, è un falso ideologico, perché quei poliziotti sono intervenuti dopo una chiamata…
PRESIDENTE. Collega, non è sul Regolamento e devo toglierle la parola.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). …e sono stati aiutati dai cittadini…
PRESIDENTE. Devo toglierle la parola…
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). …nel bloccare una persona che stava dando di matto.
PRESIDENTE. Collega, grazie.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Quanti immigrati hanno dato di matto…
PRESIDENTE. Devo toglierle la parola e darla al collega Pittalis che, invece, deve intervenire da un po' sull'ordine dei lavori e quindi nel merito Presidente!… Collega Ravetto, non può intervenire Presidente, sul Regolamento!. Sul Regolamento parla uno per gruppo. Prego, collega Pittalis.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). Signora Presidente, penso che, di fronte a una vicenda che ha avuto un tragico epilogo, sia dovere di tutti abbassare i toni e penso che, di fronte alla morte di una persona e di fronte anche alla ricostruzione spesso strumentale del lavoro che quotidianamente pongono in essere i tutori dell'ordine, ai quali pure va la nostra solidarietà anche in questa vicenda … Lo dico perché? Perché gli agenti della Polizia di Stato non erano nel quartiere Pilastro così per caso ma sono…
PRESIDENTE. Collega Pittalis, lei ha diritto di parlare ed è dovere dei colleghi, non il diritto, di ascoltarla in silenzio. Prego.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). …ma sono intervenuti su richiesta proprio dei cittadini di quel quartiere che avevano segnalato una persona in escandescenza. Dunque, i poliziotti sono intervenuti per fare il loro dovere. Hanno cercato di immobilizzare un soggetto, tant'è che sono stati aiutati da altri cittadini anche a seguito del danneggiamento di un'auto. E i poliziotti hanno immediatamente richiesto anche l'ausilio del 118, dei sanitari del 118, e dopo le operazioni di contenimento, come ha riferito lo stesso questore della città di Bologna, operazioni di contenimento effettuate …
PRESIDENTE. Collega Pittalis, io mi rendo conto che è difficile. Prego, collega Pittalis, provi ad andare avanti, diciamo nei limiti quantitativi.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). …anche alla presenza dei sanitari, l'uomo è deceduto.
Detto questo, mi appassionano poco i toni da tifoseria da stadio che abbiamo sentito. Lasciamo che siano le autorità preposte, in particolare l'autorità giudiziaria, a effettuare il lavoro di accertamento dei fatti e, soprattutto, della causa del decesso di Abderrahim Fakir, con tutte le garanzie di legge a partire, appunto, dagli accertamenti di natura medico legale, allo scopo di pervenire anche in tempi rapidi e celeri alla ricostruzione dei fatti.
Approfitto però dell'occasione, signora Presidente, perché avrei voluto sentire anche dai banchi del centrosinistra qualunque parola che stigmatizzasse e condannasse i fatti che ieri hanno messo a soqquadro la città di Bologna …
PRESIDENTE. Collega Casu!
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). …a Bologna ci sono stati scontri tra la polizia e un gruppo di manifestanti durante e dopo la manifestazione organizzata dal sindaco di Bologna. Alcuni manifestanti hanno lanciato bottiglie, bombe carta contro la polizia; sono state incendiate automobili e addirittura feriti, fortunatamente senza alcuna conseguenza, non in maniera grave, sei agenti. Ecco, nonostante si tratti di delinquenti ben noti alle Forze dell'ordine e alle autorità giudiziarie, io mi chiedo e ci chiediamo, perché ancora queste persone circolino libere. Queste persone andrebbero assicurate alle patrie galere
Noi stiamo con le Forze dell'ordine, noi contrastiamo questo sistema che non è libera democrazia o modo di svolgersi in democrazia di una forma di protesta: questa è delinquenza fine a sé stessa. Noi vorremmo anche sentire dal Ministro Piantedosi le ragioni ( appunto per le quali…
PRESIDENTE. Collega Amato!
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). …queste persone sono ancora a piede libero
PRESIDENTE. Colleghi! Il collega Magi sempre sullo stesso argomento, sull'ordine dei lavori. Prego.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Noi abbiamo la necessità di tutelare l'onore delle Forze dell'ordine, di tutelare la loro sicurezza e di tutelare la vita dei cittadini.
Questo è il motivo che ci porta ad avere una necessità urgente: quella di chiedere al Ministro dell'interno, in quest'Aula, come mai ancora una volta non sono state rispettate le linee guida del Viminale sugli interventi di polizia nei confronti di persone non collaborative. Le linee guida, che il Viminale ha emanato quest'anno, indicano chiaramente che la manovra che noi abbiamo visto eseguita per lunghissimi minuti, per un tempo interminabile, fino sostanzialmente alla perdita della vita della persona che era sottoposta a quella manovra, ancora una volta, viola quelle linee guida. Quella manovra - dice il Viminale - deve essere messa in atto e interrotta immediatamente dopo l'ammanettamento della persona, che deve essere girata supina o sul fianco per consentire la respirazione, perché quella manovra può essere letale Questo è sull'ordine dei lavori?, lo dicono le linee guida del Viminale emanate quest'anno.
Quest'anno il nostro Paese ha subito una condanna, da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo, sul caso Magherini e, nella condanna all'Italia, la Corte europea dei diritti dell'uomo indica proprio un abuso nell'esecuzione prolungata di quella manovra e chiede all'Italia perché non venga fatta formazione agli agenti su questo punto. La stessa cosa è emersa nella sentenza di Cassazione del caso Aldrovandi, che viene riportata in nota esattamente nelle linee guida del Viminale. Allora questo è quello su cui noi vogliamo sentire in quest'Aula il Ministro Piantedosi, non su queste scemenze della vigliaccheria o di non so cosa, a cui si richiama il collega Bignami.
L'onore delle Forze dell'ordine, la tutela delle Forze dell'ordine, si fa chiedendo al Viminale se queste Forze dell'ordine hanno la possibilità di un'adeguata formazione. Tutti noi oggi abbiamo letto quanto riportato in un'intervista a di un istruttore della scuola allievi della Polizia di Stato, che indica esattamente come la manovra condotta nel modo che noi abbiamo visto in quel video non è una manovra adeguata. Noi abbiamo però dovuto ascoltare il capogruppo del primo partito di maggioranza, nell'immediatezza dei fatti, non chiedere verità e giustizia, non chiedere l'accertamento con cautela di quanto è avvenuto, ma dire che quello è stato un intervento adeguato e professionale. Ai nostri occhi non lo è stato rispetto alle linee guida del Viminale.
Su questo vogliamo ascoltare quanto prima, in quest'Aula, le parole del Ministro dell'Interno, se ancora questo Governo ha un Ministro dell'Interno
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. La sua, naturalmente, era una richiesta di informativa, e quindi, nel merito non era un richiamo al Regolamento, tanto per chiarire. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte su questo argomento.
Su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, ha chiesto di intervenire la deputata Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Volevo ricordare a quest'Aula che, una settimana fa, avevamo richiesto che il Ministro Tajani venisse qui a riferire sul caso del dottor Hussam Abu Safiya, che è illegalmente detenuto, in un carcere sotterraneo israeliano, dal 27 dicembre 2024, senza un'incriminazione, né un processo. E oggi il dottor Abu Safiya si trova in pericolo di vita.
Nel frattempo, il 16 luglio, nel Comitato diritti umani che presiedo, si è tenuta, Presidente, un'audizione di Elias, che è il figlio del medico palestinese. Le parole di Elias sono state un grido d'allarme, lanciato per chiedere di salvare la vita a suo padre, Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell'ospedale Kamal Adwan nel Nord di Gaza. Cito queste frasi: “Forse questa è l'ultima volta che mi vedrai, mi hanno portato qui per uccidermi”. Sono le parole che il dottor Abu Safiya ha affidato al suo avvocato, che lo ha recentemente visitato nel carcere sotterraneo di Rakefet, carcere israeliano. Il medico è apparso debilitato, gravemente debilitato, sul punto di perdere conoscenza. Sul viso e su tutto il corpo aveva evidenti segni di torture e percosse, era irriconoscibile. “Quelle parole erano rivolte a tutti voi”, ha detto il figlio Elias, “non lasciate che diventino profezia, non lasciate che si dica che il mondo sapeva e non si è mosso per tempo. Mio padre ha sempre usato solo lo stetoscopio, non ha mai avuto un'arma”. E si è chiesto: “Salvare vite è diventato un crimine?”.
Ecco, per la sua liberazione e quella di tutto il personale medico e sanitario arbitrariamente detenuto nelle carceri israeliane, si stanno mobilitando, in tutto il mondo, organizzazioni di medici e di sanitari e organizzazioni per la tutela dei diritti umani, anche in Italia. E infatti, a seguito dell'audizione di Elias, l'Associazione culturale pediatri italiani ha inviato un appello alla Presidente del Consiglio, al Ministro Tajani, al Ministro della Salute e alle autorità diplomatiche competenti. E nell'appello viene detto che: “La vicenda del dottor Hussam Abu Safiya rappresenta oggi uno dei casi più emblematici di violazione della neutralità delle cure. Come pediatri, sentiamo il dovere di prendere posizione. Non perché intendiamo intervenire nel dibattito politico e militare, ma perché la nostra professione si fonda su principi che trascendono ogni appartenenza: il rispetto della vita, la tutela della dignità della persona, la protezione di chi presta cure e il diritto universale alla salute. La neutralità della medicina costituisce uno dei cardini del diritto internazionale umanitario”.
“Difendere il dottor Hussam Abu Safiya significa”, si legge sempre nell'appello, “difendere la neutralità della medicina, il diritto alla cura, la dignità della professione medica e la tutela dei bambini nei contesti di guerra. Significa riaffermare un principio che appartiene all'intera comunità scientifica: nessun medico deve essere perseguitato, detenuto o maltrattato per aver adempiuto al proprio dovere di cura. Con questo spirito”, continua l'Associazione culturale pediatri, “si rivolge il presente appello alle istituzioni della Repubblica italiana affinché si adoperino con ogni strumento diplomatico e istituzionale per la tutela del dottor Hussam Abu Safiya e degli altri operatori sanitari detenuti, nel pieno rispetto del diritto internazionale umanitario e dei principi universali che regolano la professione medica”.
Presidente - e concludo - io dico: dopo questo appello, dopo la testimonianza del figlio Elias Abu Safiya, dopo che 12 ambasciate hanno chiesto alle istituzioni israeliane di cambiare politica detentiva perché quella politica non rispetta i diritti umani e il diritto internazionale, e la firma dell'Italia non c'è…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). …siamo qui di nuovo a chiedere che il Ministro Tajani venga a dirci cosa vuole fare il Governo per far rispettare il principio della neutralità della medicina e anche per salvare la vita al dottore e pediatra Abu Safiya .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente, ma grazie anche alla collega Boldrini. Vorrei partire da quello che sta succedendo in queste ore, proprio nei territori palestinesi occupati e proprio vicino alla Striscia di Gaza. Ci sono migliaia di attivisti dell'estrema destra israeliana che hanno marciato verso la Striscia, che è stata bombardata e distrutta. Dopo il primo genocidio della storia in diretta c'è chi chiede la ricostruzione, non di quello che è stato appena distrutto per più del 90 per cento, ma degli insediamenti ebraici che sono stati smantellati nel 2005. A quella manifestazione hanno partecipato i ministri del Governo israeliano. Non si dica che erano solo coloni, i coloni non esistono - lo dico perché anche dall'altra parte si continua a invocare le pene sui singoli.
I coloni sono difesi da uno Stato che occupa illegalmente ormai tantissima parte dei territori palestinesi. In Cisgiordania, dal 2022 ad oggi, i coloni hanno sottratto più terra ai palestinesi di quanto avessero fatto prima degli Accordi di Oslo del 1993. Si chiama espropriazione, appropriazione delle terre. Si chiama pulizia etnica e noi non abbiamo paura di definirla con il nome corretto. Si chiama colonialismo, si chiama occupazione. Ci sono 185 nuovi insediamenti dal 2023 ad oggi e le chiamano fattorie. Ci sono più di 40.000 nuove unità abitative su aree che, secondo il diritto internazionale, sono palestinesi, e ci sono 118 comunità espulse.
Partiamo da qui per dire che la richiesta di informativa a Tajani è per un medico - per Abu Safiya, che è ancora detenuto illegalmente da oltre 18 mesi -, ma anche per tutte quelle persone che resistono nelle carceri palestinesi e l'unica loro colpa è di aver continuato a vivere. Vivere è il loro modo di resistere - lo dico per chi dice: “Difendete i terroristi”. Ma perché, Abu Safiya è un terrorista? È un trafficante? È iscritto a qualche organizzazione pericolosa? No, lo dico solo perché c'è qualcuno che proprio non ha capito il punto. Abu Safiya è un pediatra di un ospedale, anch'esso bombardato e distrutto. Il figlio, che ha raccontato questa storia, è fratello di altri figli ammazzati nei bombardamenti. E quel medico ha avuto l'impertinenza, invece di chiedere vendetta o giustizia, di continuare semplicemente a fare il suo mestiere fino all'arresto; ha continuato a salvare vite e bambini a Gaza. Oggi, insieme a lui, altri 94 medici sono detenuti illegalmente.
Noi semplicemente chiediamo al nostro Governo, al Governo di questo Paese, di alzare una voce, di unirsi all'appello internazionale, di smetterla di trafficare con chi continua a sostenere la pulizia etnica, con chi continua a usare questi metodi contro i prigionieri. E lo dico al Ministro Tajani. Ha visto quello stesso Ministro utilizzare quegli stessi metodi verso i nostri concittadini italiani, addirittura verso i parlamentari italiani. Cosa dobbiamo dire ancora in quest'Aula? Quale altra testimonianza vi serve? Basta fermare la nostra complicità. E salvare la vita di Abu Safiya ci aiuta anche a dire che serve ricostruire un futuro diverso per quei territori che continuano a essere occupati illegalmente .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte su questo argomento.
C'è anche il collega Lomuti? Colleghi, alzate la mano, perché io ho molti poteri, ma la veggenza ancora no, mi dispiace.
Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi ci uniamo alla richiesta di informativa urgente del Ministro Tajani.
Veda, in quest'ultimo periodo, si sta muovendo non soltanto la comunità medica, la società scientifica e le organizzazioni internazionali, ma gran parte della società civile. Noi ci vogliamo unire a loro nella richiesta di liberazione immediata di Hussam Abu Safiya e di tutto il personale medico che è attualmente detenuto nelle carceri israeliane. Nel caso di Hussam Abu Safiya non conosciamo le sue condizioni di detenzione e di salute, né le modalità con cui continua a resistere in quelle carceri di cui abbiamo testimonianze riguardo al livello di trattamento della persona in generale. E non sappiamo nemmeno per quali motivi Abu Safiya sia stato arrestato e per i quali è tuttora detenuto. È da un anno e mezzo, dal 2024, che, a testimonianza delle organizzazioni internazionali, sarebbe sottoposto a tortura, a cure mediche inadeguate - anzi, no, totalmente assenti - e a una forma di alimentazione del tutto inadeguata.
Ma chi è Hussam Abu Safiya? Non è soltanto un medico. Questo è un particolare, Presidente, perché Abu Safiya è un pediatra, cura i bambini, quei bambini che, secondo l'ultimo rapporto ONU, sarebbero i bersagli preferiti da parte dell'esercito israeliano. E allora dinanzi a questa mostruosità, Presidente, non ci si può assolutamente girare dall'altra parte.
Questa è l'arte della guerra dell'amico non nostro, ma di Giorgia Meloni, Benjamin Netanyahu. E quando ci si gira dall'altra parte, per convenienza o per timore, allora dovremmo ristabilire qui il concetto di vigliaccheria, Presidente, perché d'altronde, secondo Israele - questa è un'altra cosa gravissima in relazione alla quale il Governo e la maggioranza continuano a girarsi dall'altra parte -, i palestinesi non sarebbero nemmeno degli umani, figuriamoci i bambini dei palestinesi. E allora, siccome io non credo che in quest'Aula ci siano dei subumani o degli animali, io parlo alle loro coscienze: smettetela di girarvi dall'altra parte, perché oltre al fallimento politico di questo Governo - perché aumentano le rapine, aumentano i furti, aumentano gli stupri, aumenta l'usura, le città sono meno sicure, 350.000 sbarchi -, oltre a tutto questo fallimento, per non parlare dell'aspetto economico-finanziario verso il quale sta andando a sbattere il nostro Paese, c'è un altro fallimento dal quale voi potete salvarvi, che è il fallimento morale ed etico verso il quale state andando, girandovi ogni volta dall'altra parte e difendendo l'indifendibile, come quel criminale di guerra di Netanyahu.
E allora, Presidente, per tutti questi motivi noi crediamo e chiediamo che debba venire qui il Ministro degli Esteri Tajani per riferire sulle condizioni in cui si trova non soltanto Abu Safiya, ma anche tutto il personale medico ingiustamente detenuto nelle carceri israeliane, per dirci cosa intende fare il Governo italiano per non macchiare di codardia e di ignavia un intero popolo e un'intera Nazione .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa su questo argomento.
Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Sì, grazie, Presidente. Siamo qui a chiedere un'informativa urgente al Ministro Nordio relativamente alla situazione drammatica in cui versano tante strutture penitenziarie nel nostro Paese.
Nello specifico, stiamo parlando del carcere di Sollicciano di Firenze, un carcere assolutamente inadeguato. Andrebbe abbattuto, secondo la maggior parte delle valutazioni effettuate, e ricostruito da capo: in 3 anni, 446 reclami al tribunale di sorveglianza di Firenze; nello stesso periodo, 7 suicidi, 195 tentativi di suicidio. È un'emergenza assoluta dal punto di vista della vivibilità, di condizioni igienico-sanitarie, di sovraffollamento. Non riguarda solo il carcere di Sollicciano; come dicevo prima, riguarda un po' tutte le strutture detentive del nostro Paese.
Di recente è successa una cosa che rappresenta un precedente assolutamente inaudito nel nostro Paese, un caso unico: molte sezioni del carcere di Sollicciano sono state poste sotto sequestro a causa delle numerose violazioni accertate, che hanno portato la magistratura a disporre il conseguente trasferimento di quasi 250 detenuti. Ci sono state alcune impugnazioni, però questo è il dato di fatto. Addirittura c'è una circolare che dice di utilizzare “tutti gli spazi disponibili fino al raggiungimento del limite indicato dall'applicativo (…) e se necessario anche oltre, adottando in tali casi ogni iniziativa ritenuta opportuna, compresa, in via estrema, per quanto assolutamente provvisoria, la collocazione di brande e materassi a terra”. Questa è la circolare che viene applicata metodicamente laddove i detenuti di Sollicciano vengono trasferiti, in particolare a Prato.
A Prato, le condizioni di vita dei detenuti stanno peggiorando ogni giorno: nella settimana del 4 luglio abbiamo avuto un suicidio e 10 tentativi di suicidio; nella VII sezione stanno mettendo la quarta branda in cella, ed è capace, questa cella, di contenere solo due brande. Non riescono nemmeno a stare in piedi: ciò vuol dire che c'è una mancanza di spazio incredibile. E non parlo delle condizioni igienico-sanitarie: a Sollicciano c'è muffa, si vedono delle condizioni che non sono assolutamente gestibili. Siamo stati a visitarlo, a vederlo a più riprese, io e i colleghi Gianassi e Fossi, e il nostro consigliere regionale, Luca Rossi Romanelli, c'è stato la scorsa settimana. Abbiamo scoperto che non è previsto che le donne di “Solliccianino” possano prendere un diploma e, quindi, ci sono anche queste differenze di genere che sono assolutamente inaccettabili. A Prato ci sono 630 ospiti, a fronte di una capienza di 550; 25 celle in meno, ovvero 50 posti in meno. A Lucca c'è stato un suicidio ieri e un morto per malore e i detenuti dormono per terra. La circolare di cui parlavo trova applicazione alla lettera.
Io credo che il Ministro Nordio dovrebbe venire a riferire in Aula. Una volta il Ministero della Giustizia si chiamava “di Grazia e giustizia”. Mi sa che si stia preoccupando solo delle grazie e non sarebbe una sua prerogativa, ma venga a riferire in Aula sulla situazione drammatica delle carceri italiane .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci associamo anche noi, come gruppo del Partito Democratico, alla richiesta del collega Quartini e chiediamo l'informativa del Ministro Nordio.
Devo dire che non coltivo, tuttavia, grande aspettativa. Il Ministro, in quattro anni, non si è recato mai una volta di persona a verificare le condizioni del carcere di Sollicciano. Lo fecero l'ex Sottosegretario Delmastro, lo ha fatto il Sottosegretario Ostellari. Il Ministro non lo ha mai fatto e ha insistito in questo atteggiamento anche all'indomani, nelle settimane successive al fatto del tutto nuovo, di cui parlava il collega Quartini, cioè una decisione del tribunale di Firenze che ha disposto, su richiesta della procura, il sequestro di alcune parti della struttura carceraria, il che ha imposto al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria di correre in fretta e furia ai ripari e trasferire un numero molto alto di detenuti: 137 ha detto il Ministero, probabilmente sono di più.
Contro quella decisione, nel silenzio e senza grande trasparenza, è stata disposta l'impugnativa, ma il provvedimento, di fatto, resiste e permane. Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria può soltanto stabilire le modalità del trasferimento. Il che determina un ulteriore aggravio sugli altri istituti penitenziari della Toscana, già in grandissime difficoltà: pensate a Prato. Insomma, una situazione fuori controllo.
Nel carcere di Sollicciano c'è sovraffollamento della popolazione detenuta. La popolazione detenuta è composta, in grande parte, da detenuti in stato psichiatrico estremamente precario, altri sono tossicodipendenti, molti hanno problemi psicologici. Ci sono stati atti di suicidio, atti di autolesionismo, lesioni nei confronti degli agenti della Polizia penitenziaria. Le condizioni sono quelle tipiche di un girone infernale, non di una struttura che è gestita dallo Stato italiano e dal Ministero della Giustizia. D'inverno è terribilmente freddo, d'estate il caldo è soffocante. I detenuti dormono per terra, anche indipendentemente dalle incredibili disposizioni del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che poi, dopo qualche settimana, ci ha detto che quell'intervento era frutto di un refuso. Ci sono insetti, muffa, acqua che ristagna. Un disastro assoluto per uomini e donne che o lì lavorano o lì sono detenuti e un domani usciranno, il che determina non solo una clamorosa violazione dei diritti dei lavoratori e dei detenuti, ma anche un grave danno alle condizioni di sicurezza. E se un Governo si sciacqua la bocca con la parola “sicurezza” e poi non è in grado di garantire la sicurezza nel carcere e non è in grado di effettuare un'azione di riabilitazione, le condizioni della società saranno ancora peggiori sul tema della sicurezza.
Insomma, una situazione vergognosa e infame rispetto alla quale il Ministro si gira dall'altra parte e ripete parole vuote. Ora, è chiaro che si tratta di uno dei Ministri più sfiduciati della storia della Repubblica, un Ministro che viene sconfitto al referendum costituzionale da 14 milioni di italiani che gli dicono “no” e resta in sella come nulla fosse. È un Ministro che non ha margine di manovra, fa quello che gli viene detto e spesso lo fa pure male, come quando si intesta operazioni sulla grazia di persone condannate per duplice omicidio e tentato omicidio, fatto salvo essere immediatamente richiamato al suo ruolo. Venisse almeno a Sollicciano, vedesse con i suoi occhi, perché non può bastare qualche nota burocratica trasmessa dagli uffici per rendersi conto di quello che lì succede davvero.
Allora, venga qui a fare un'informativa, ma, soprattutto, prima di venire qui, vada a Sollicciano; ci andiamo anche insieme, con i parlamentari del territorio che ci sono stati, con i consiglieri regionali, i sindaci del territorio. Venga con noi a vedere con occhi nudi quanto è fallimentare la gestione dello Stato su Sollicciano, perché, solo vedendo con i propri occhi quello che sta succedendo lì, si può immaginare di cambiare definitivamente rotta, altrimenti sono le solite parole vuote che il Ministro racconta da anni. Basta fare una ricerca su Google per vedere quante volte si è ripetuto e quante volte, dopo aver fatto quelle enunciazioni, poi ha fallito. Venga qui in Aula, ma, prima, venga con noi a vedere qual è il disastro che lui non sa gestire .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie, signora Presidente. Intervengo per unirmi alla richiesta dei colleghi. È quasi superfluo mettere in evidenza quello che stiamo cercando di sottolineare da anni ormai. Lo dico, in particolare, in riferimento, certo, al carcere di Sollicciano.
Peraltro, collega Quartini, il DAP regionale ha detto che c'era stata una mala interpretazione. Ora, come si può interpretare male il fatto che in una delibera, da parte dell'organo regionale, ci sia scritto di mettere le brande a terra? L'unica interpretazione possibile, signora Presidente, è che costoro non sono andati nelle carceri, perché sembra che sia chissà quale straordinaria cosa (. Accade tutti i giorni. Quando non sono a terra, sono impilate per quattro o cinque piani fino al soffitto. La differenza tra quello che accade normalmente e le dichiarazioni del DAP regionale è che il DAP regionale certifica, da parte di un organo dello Stato, la violazione di legge in un carcere come quello di Sollicciano - dove non vado oltre quello che ha ricordato il collega Quartini e il collega che è intervenuto su tutto quello che è accaduto: i reparti chiusi e via dicendo.
Vorrei dire che, purtroppo, questa è la situazione di tutte le carceri e lo è, purtroppo, non da oggi. Oggi abbiamo sicuramente un numero di detenuti che ha superato il numero che ci portò alla condanna, da parte della CEDU, con la famosa sentenza Torreggiani, e le condizioni di coloro che sono nelle carceri sono ancora più animalesche in rapporto al fatto che anche gli spazi, all'interno delle carceri, sono di meno.
Presidente, il problema è che noi ci troviamo un Governo che, ogni anno, quando si arriva in pieno luglio e agosto, quando scoppia l'emergenza caldo nelle carceri - anche l'emergenza caldo nelle carceri -, si presenta con un comunicato, una volta di uno, una volta dell'altro, che ci comunica che è finalmente decollato il progetto per la realizzazione delle carceri, dei posti per le carceri. E l'unico risultato di quello che ci viene detto ogni anno, per evitare di intervenire concretamente per ridurre le condizioni disumane e degradanti nelle quali vivono ormai decine di migliaia di detenuti, è che si sta facendo quello che si è annunciato e si faceva l'anno prima: adesso, colleghi, tranquilli, che tra un po' ci verranno a dire che è pronto il provvedimento per fare in modo che i tossicodipendenti non scontino la pena in carcere, ma la scontino, invece, nelle strutture . È quello che ci dicono ogni anno, senza, ovviamente, fare nulla.
Io ho assistito alla scena e quasi ero felice che il Vicepremier Salvini, insieme a una larga schiera di parlamentari della destra, si fosse recato a Bollate, perché pensavo che, vista l'occasione di andare a trovare il detenuto eccellente che è finito in carcere, fosse anche l'occasione, magari, per fare cinque passi all'interno del carcere e vedere anche le condizioni di tutti gli altri detenuti. Non avrei mai immaginato, signora Presidente, di dover rimpiangere il collega Delmastro Delle Vedove, che almeno aveva il coraggio di dire che lui in carcere ci entrava solo per incontrare la Polizia penitenziaria e non per incontrare i detenuti. Il fatto che si vada in un carcere in quelle condizioni e ci si preoccupi soltanto di andare a visitare una persona, con tutti i più nobili motivi, dà il senso di qual è la percezione che voi avete del dramma che si sta vivendo nelle carceri (. Purtroppo, è quello che poi, in relazione, accade in tutte le carceri. Lo dico al collega Pittalis con grande amicizia: due anni fa ci era stato spiegato che si sarebbe votato contro una proposta che riguardava la liberazione anticipata speciale.
Ho chiuso, Presidente. Lo dico ai colleghi della destra, anzi, della maggioranza, e sono molto d'accordo con quello che ha detto l'onorevole Fratoianni, che ci si preoccupi di una persona che, comunque, ha avuto una condanna definitiva. In condizioni però sicuramente molto più drammatiche di quella persona, ci sono un terzo di detenuti, nelle carceri italiane, che sono tecnicamente innocenti. Sono quelli in attesa di giudizio e, di questo terzo, il 50 per cento, statisticamente, viene assolto nelle nostre carceri - ho finito, Presidente - e vivono in condizioni animali. Visto che andate a Bollate un giorno sì e un giorno no, fatevi una passeggiata e vedete se riuscite a essere colpiti, umanamente, anche dallo stato animale da porcilaia, nel quale vivono persone che hanno il dovere di passare una pena, ma non di essere trattate da animali .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Devo dire che ho un po' perso la speranza e, quindi, tramite lei, spero che questa richiesta di informativa possa arrivare al Presidente della Camera, perché, tra quelle richieste dalla collega Serracchiani, quelle richieste dal collega Giachetti, quelle richieste dalla collega D'Orso, quelle che anch'io ho richiesto negli scorsi mesi, sono quasi una ventina le richieste di informativa sullo stesso tema, che è il tema del carcere, e il Ministro Nordio ancora non ha trovato il tempo per venire alla Camera e aprire una discussione con noi, dopo oltre 2 anni che questo tema non è all'ordine del giorno.
In questo caso, si chiede su un carcere specifico. Devo dire che, durante questa legislatura, sono oltre una quarantina le carceri che ho visitato e, in assoluto, il carcere di Sollicciano è quello che mi ha fatto più impressione, più impressione addirittura di quelli che hanno un grado di sovraffollamento che supera il 200 per cento; più impressione di quelli che, un po' anche per la conformazione storica, pre-Novecento, sono in condizioni disperate - penso a Brescia, penso a San Vittore e penso anche al Marassi. Ed è così anche perché è un carcere moderno. È un carcere che chi lo ha pensato e immaginato, credo fosse la prima volta che progettasse un carcere, con i corridoi convessi e con il vetrocemento. È un carcere che io ho visitato durante un temporale ed era allagato e buio. È un carcere dove, per portare un detenuto in una sezione all'area trattamentale, ci vogliono chilometri. È un carcere dove d'inverno la Polizia penitenziaria non può togliersi il giaccone per le temperature che ci sono, per le muffe, per quanto accade.
Il tema è che questa sentenza può essere, e speriamo lo diventi, una sentenza storica, ma che, se replicata, metterebbe a serio rischio la sopravvivenza delle carceri che ancora, invece, hanno delle condizioni migliori o ottimali rispetto a quelle attuali. Di fronte a questo, noi attendiamo, lo diceva bene il collega Giachetti, la conferenza stampa di quest'anno, ad agosto, quando un partito di maggioranza alla volta ci racconta cosa è il Piano carceri in arrivo. In realtà, è il posticipo di quello dell'anno prima. Non si vedono grandi risultati su questo.
L'aumento dei reati e delle pene sta complicando ancora di più la permanenza in carcere e la speranza, però, è davvero quella che il collega Gianassi auspicava, cioè questo carcere, per capirlo, bisogna visitarlo. Allora benissimo che alcuni colleghi di maggioranza abbiano, nelle proprie prerogative, incontrato il gioielliere di Bollate, ma forse una capatina a Sollicciano va fatta, anche per capire che le battaglie che tanti di questo Parlamento stanno continuando a perseguire non sono battaglie a perdere, ma sono battaglie per la dignità umana e questo carcere ne è l'esempio.
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente della richiesta di informativa giunta su questo argomento.
Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Daniela Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Io sono a chiedere un'informativa urgente al Ministro delle Infrastrutture, al Ministro Salvini, per i fondi di completamento della Linea 1 della metropolitana verso Rivoli. Un cantiere già in ritardo da anni, che si è fermato definitivamente.
Infra.To dovrà fare una nuova gara e, ovviamente, trovare una ditta per l'esecuzione dei lavori e, speriamo, per il termine dei lavori, però il prolungamento ha portato alla necessità di ulteriori 70 milioni di euro di extracosti. Chiaramente, però, non sappiamo se quelle risorse ci sono. La linea attraversa delle città importanti, come Collegno, Grugliasco e Rivoli. Ora viene richiesta anche la nomina di un commissario.
È nota la posizione di Azione rispetto alla nomina dei commissari; in questo caso, forse, potrebbe anche non essere fatta, se prontamente venissero stanziate le risorse mancanti. Il primo lotto, che va dalla stazione di Fermi a Collegno Centro, è completato all'85 per cento; il secondo lotto fino a Cascine Vica è completato al 71 per cento. Rimangono decine di milioni di euro per eseguire i lavori e lo scenario, diciamo così, ottimistico, oggi mi porta a pensare che potrebbero essere conclusi nel 2033-2034. Non so se questa data possa essere accettabile.
Sempre rispetto alla richiesta di informativa al Ministro delle Infrastrutture, più volte in Aula, e non soltanto, ho richiesto che venga preso in esame il provvedimento relativo al decreto Ponti. La città metropolitana ha nuovamente scritto al Ministero, ma qui non si tratta soltanto del Piemonte, perché questo decreto ovviamente comprende tutta l'Italia. Ovviamente, purtroppo, non sono state date delle risposte.
Avevo chiesto una proroga a fine 2026; i colleghi della maggioranza, purtroppo, non hanno accolto la mia richiesta. Sarà assolutamente necessaria e perderemo soltanto ulteriore tempo, perché le proroghe date con il contagocce ovviamente rallentano i lavori. Tante proroghe, tante gare non possono essere avviate e, ovviamente, anche una revisione prezzi continua e maggiori costi.
C'è anche un altro tema, che è quello della sicurezza, perché, se è stato fatto questo decreto, è perché i ponti sono stati giudicati insicuri. Eppure sono passati 3 anni e su quei ponti si continua a transitare. Io davvero mi chiedo per il Ministro e per questo Governo il senso della sicurezza, la percezione e come questa sicurezza possa essere erogata. È proprio di questi giorni la sentenza di condanna per 32 imputati per complessivi 177 anni di carcere. Mi riferisco al ponte Morandi, 43 vittime, ed ecco perché chiedo la sicurezza e ovviamente chiedo le risorse mancanti, proprio per garantire agli italiani la sicurezza nel transitare su questi ponti.
C'è ancora un altro aspetto che riguarda il Ministero delle Infrastrutture ed è quello relativo alle opere di compensazione della TAV. Nonostante l'ultimo , non ci sono risposte sufficienti, i fondi vengono diluiti in 5 anni, si arriverà fino al 2030: nel 2030 verranno erogati 22 milioni, mentre nel 2026 vengono erogati 300.000 euro. È difficile, ovviamente, immaginare per i sindaci che cosa si potrà fare con quei fondi, tenendo conto - termino - che si dovranno costruire gli alloggi per gli operai che dovranno lavorare sulla tratta italiana .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ma il fallimento dell'ICI non è colpa dei comuni di Collegno, di Grugliasco e di Rivoli. È colpa di un Governo che ha guardato e continua a guardare altrove, mentre un'opera da 200 milioni di euro, come il completamento della Linea 1, rischia di morire per 30 milioni di euro.
Lo dico così: il default di quella società che gestisce l'appalto forse non poteva essere previsto, ma il problema è che quei lavori avrebbero dovuto concludersi addirittura più di 2 anni fa. Questo non è successo, perché il Ministero, guidato da Salvini, non ha voluto finanziare l'opera a fronte dei rincari intervenuti nel frattempo. Era storia nota. Mi ricordo che addirittura si sono voluti finanziare i manifesti dei colleghi che dicevano: abbiamo trovato le risorse. In realtà, tutte le risorse strategiche sono andate su quel ponte che non c'è. È dal 2023 che denunciamo la mancanza di fondi per concludere i lavori e per far funzionare la tratta che - ricordo - è ancora ferma prima di Rivoli, a qualche chilometro da Rivoli.
Per lungo tempo sono mancati i 26 milioni di euro per la chiusura del cantiere, soldi, tra l'altro, investiti dal comune di Torino grazie ai risparmi sul tratto Lingotto-Bengasi. Dopo anni di vana attesa, la risposta di Salvini è come al solito insufficiente. Ancora oggi manca il finanziamento di circa 120 milioni per l'acquisto, tra l'altro, dei treni. Il Governo che cosa fa in tutto questo? Continua, invece, a investire imperterrito sul TAV, sulla Torino-Lione, nonostante, tra l'altro, i dubbi ormai chiari e trasparenti sui finanziamenti europei, tra l'altro, anche da parte francese. Basta leggere , non certo i giornali dentro l'agone della Val di Susa. Anche ostacoli di natura tecnica nella realizzazione del tunnel stanno, di fatto, impedendo l'avanzamento dei lavori. Andate a vedere dove sono le talpe: ormai è l'ennesimo inverno che svernano in Germania; si saranno addormentate in un letargo eterno.
L'abbiamo detto e lo ribadiamo: le risorse, compresi gli 800 milioni di euro già bloccati per la linea Avigliana-Orbassano, vadano alla metropolitana di Torino. Se il Governo avesse voglia di investire, saprebbe dove trovare le risorse. Se avesse usato una minima parte di quanto investito sulla TAV, oggi la linea 1 sarebbe già completata da tempo. Siamo all'81 per cento dei lavori: strade chiuse da 8 anni, commercianti allo stremo, lavoratori senza stipendi. Eppure, questo Governo continua a esitare per calcolo politico, forse.
Salvini e Meloni devono scegliere: o stanziano le somme mancanti, nominano un commissario con poteri speciali e aprono un tavolo con i sindaci, oppure si assumono la responsabilità di una chiusura che brucerà investimenti milionari e che rischia ancora oggi di far perdere un treno, quello della modernità, quello del trasporto pubblico locale, quello che può collegare Torino alla sua provincia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie mille. Anch'io intervengo per associarmi alla richiesta di informazioni su questo tema che chiaramente è il tema dei temi per quanto riguarda il fallimento delle politiche del Ministro Salvini nell'ambito delle le infrastrutture del trasporto pubblico locale e della rete ferroviaria.
Allora, abbiamo questa impresa che ha portato in tribunale l'ICI per via del mancato pagamento di altri cantieri, di altri lavori che non sono stati portati a termine, e ha bloccato i lavori per la Metro 1 che da Torino arriverà fino a Rivoli. Tali lavori, come è già stato detto, vano avanti da anni con tante problematiche per i cittadini, per la viabilità che non sto qui a ripetere e che, però, toccano veramente la carne viva della popolazione, la carne viva dell'economia di quell'area. Poi, abbiamo un Ministro che spreca i soldi per il ponte sullo Stretto, che chiaramente spreca i soldi per un'altra opera infrastrutturale. E abbiamo non solo la famosa TAV Torino-Lione, col famoso tunnel che non è ancora partito, perché abbiamo le talpe - che non sono più talpe, che sono ferme, ma sono ghiri che dormono, non sono più talpe -, ma abbiamo tutta una serie di risorse che stanno per essere spese per un altro tratto di quest'opera, la famosa tratta italiana Orbassano-Avigliana, di cui sono stati stanziati 860 milioni di euro dei complessivi 3 miliardi di cui non si ha certezza di avere il finanziamento.
Quindi, da una parte abbiamo un'opera che può essere completata e finanziata con una piccola parte di quei soldi del TAV Avigliana-Orbassano, e dall'altra parte abbiamo chiaramente questi cantieri fermi. Allora, la scelta è semplicissima. Non lo chiede solo il MoVimento 5 Stelle, lo chiedono molti sindaci del territorio. Lo chiediamo, perché si tratta ormai di mettere un punto sulle opere inutili e sulle opere che non avranno una conclusione e che stanno drenando risorse pubbliche e lavorare sulla più grande opera infrastrutturale italiana, che è quella costituita delle tante opere diffuse, che sono partite e che non sono state concluse.
Sempre a Torino c'è anche la metro 2 che potrebbe beneficiare anche del fermo di opere inutili come il ponte sullo Stretto o il TAV Torino-Lione o il tratto italiano del TAV Avigliana-Orbassano. Abbiamo chiaramente anche altre opere che vanno finanziate. Anzi, in questo caso, i soldi ci sono pure. Parlo del famoso decreto Ponti. Questa è una vergogna: da mesi aspettiamo un decreto ministeriale che stanzi i soldi per far partire gli appalti. I progetti ci sono per questi ponti della provincia di Torino, come credo ci siano anche per gli altri ponti sul Po che sono interessati da quel famoso decreto Ponti. È un decreto che nasceva dopo i fatti tragici del ponte Morandi che, dal nostro Governo, sono stati gestiti in maniera perfetta, perché il ponte Morandi è stato ricostruito senza spendere un euro in più rispetto a quanto preventivato e nei tempi corretti. Invece adesso abbiamo tutta una serie di fondi fermi e progetti fermi da anni, perché non si ha il coraggio di investire nelle opere giuste.
Anche qui basta proroghe. I miei colleghi di maggioranza al Senato e alla Camera si vantano di avere ottenuto la proroga per presentare i progetti per questi ponti, perché, se non vengono stanziate risorse, questi progetti non potranno essere presentati. Se non si coprono gli extracosti, che sono il 10 per cento dei costi preventivati un tempo per realizzare questi ponti, non si potranno fare.
Quindi, Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, ha forse un anno per poter fare qualcosa di utile e per non lasciare questo deserto, questa ignavia e questo casino che hai lasciato in questi quattro anni e questo spreco di denaro pubblico. Accetta i suggerimenti. Ulteriori commissari non sono una soluzione se non si dànno a questi commissari, per prima cosa, i soldi per fare le cose e anche le strutture per farle.
Quindi, da questo punto di vista, come opposizione e come MoVimento 5 Stelle, abbiamo proposte per far funzionare quella che è la vostra pratica più comune: creare commissari che poi non riescono a fare le cose. Da questo punto di vista, possiamo fare molto. Chiaramente quello che abbiamo visto è che stiamo usando soldi che sono a disposizione per opere inutili come il TAV o il Ponte sullo Stretto. Usiamoli per completare opere che potranno dare subito un impatto diretto sul PIL da domani e che possono finire dei cantieri che rimangono eterni per anni.
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della relazione della I Commissione (Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Liguria per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e integrativa” (Doc. CCXLVII, n. 1) e sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Liguria per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie “tutela della salute - coordinamento della finanza pubblica” (Doc. CCXLVII, n. 2) (Doc. XVI, n. 6).
Ricordo che nella seduta del 20 luglio 2026 si è conclusa la discussione generale e che il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, senatore Roberto Calderoli, è intervenuto in sede di replica.
Ricordo, altresì, che sono state presentate le risoluzioni Alessandro Colucci, Urzi', Iezzi, Paolo Emilio Russo n. 6-00268, Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Boschi, Magi ed altri n. 6-00272 e Richetti ed altri n. 6-00276.
PRESIDENTE. Invito il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, senatore Roberto Calderoli, ad esprimere il parere sulle risoluzioni presentate.
ROBERTO CALDEROLI,. Grazie, Presidente. Il parere è favorevole sulla risoluzione Alessandro Colucci, Urzi', Iezzi, Paolo Emilio Russo n. 6-00268. Il parere è contrario, per le ragioni già evidenziate in sede di replica nella seduta di ieri, sulle risoluzioni Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Boschi, Magi ed altri n. 6-00272 e Richetti e altri n. 6-00276.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha chiesto di parlare il deputato Bof. Ne ha facoltà.
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi, Ministro, è un sentimento di profonda stima e ammirazione quello che va al Ministro Calderoli per il lavoro fatto su questo tema nei tanti anni di vita politica, tanto da poterlo paragonare a quello che fu Ernest Hemingway ne quando per tantissimo tempo ci si sforza di pescare quel marlin che non si riesce a tirare a bordo. Poi, a un certo punto, si riesce a pescare quel marlin, ma di quel marlin arriva a bordo solo la testa, perché il resto del marlin se lo è mangiato il pescecane. Purtroppo è di questo che stiamo parlando, perché in realtà di quello che è il sogno dell'autonomia, del federalismo e di una sussidiarietà verticale nel nostro Paese - ahimè - non c'è traccia.
Non c'è traccia neanche se andiamo a esaminare gli atti della I Commissione, perché, se noi andiamo ad analizzare bene gli atti della I Commissione, la stessa Costituzione pone dei vincoli, dei vincoli che sono una mannaia, legati all'invarianza della spesa pubblica. Quindi, ahimè, quella sperequazione, che sempre veniva enunciata con l'autonomia e per cui ci voleva l'autonomia, a invarianza finanziaria, non porta grandi risultati. Nella stessa relazione, posta dal Ministro in Commissione, viene detto che le richieste dei governatori delle regioni, siccome, ahimè, qualcosa del marlin bisognava portarlo a bordo, quantomeno per dare un segnale in vista della prossima campagna elettorale e in vista delle prossime politiche - quindi, siccome qualche lisca del marlin bisognava portarla a bordo e bisognava aver pescato qualcosa -, vengono definite come richieste miti e di impatto trascurabile sulle prerogative dello Stato. Quindi, se da una parte si chiedono maggiore autonomia e maggiori concessioni sulle materie da parte dello Stato, e poi le richieste vengono definite miti e di impatto trascurabile, voi capite bene che di tanto non si sta parlando.
Arriviamo però ad argomentare il perché vengono definite miti le richieste degli stessi governatori. Se noi infatti ragioniamo, ad esempio, è vero che le professioni non sono un tema prettamente delle regioni, ma sono materia dello Stato, però si vuole concedere qualcosa relativamente alla gestione degli ordini professionali. Stiamo parlando delle dichiarazioni: andate ad ascoltarvi cosa dicono il governatore della regione Liguria Bucci e il governatore della regione Lombardia Fontana nelle audizioni che ci sono state in Commissione il 26 maggio. La Lombardia, che è la prima regione produttiva in Italia - prima regione produttiva in Italia -, con una buona parte del PIL del nostro Paese, ottiene l'autonomia per la gestione dell'ordine dei liutai. Ora vi dico giustamente che, con tutto il rispetto per i liutai che fanno i meravigliosi violini di Vivaldi, se l'autonomia, ahimè, si riduce, per la regione Lombardia, a gestire l'ordine dei liutai, allora penso che tanto di autonomia non si possa parlare
Poi andiamo alle dichiarazioni del governatore della regione Liguria che, con un po' di sconforto, ammette di essere riuscito a portare a casa l'autonomia per la gestione dell'ordine degli skipper. Anche qui nessuno vuole andare a denigrare nessuna professione e sicuramente la professione dello skipper è una professione importante, ma se, per una regione come la Liguria, l'autonomia della gestione dell'ordine degli skipper è fondamentale per dimostrare l'autonomia del governo di una regione, questo veramente, ahimè, sconforta .
Poi arriviamo alla previdenza complementare. Allora, si parla della gestione della previdenza complementare, previdenza complementare per la quale lo Stato dice già in partenza: attenzione, non ci saranno ulteriori detrazioni fiscali, quindi deve rimanere all'interno dell'alveo di quelle che sono le detrazioni fiscali dello Stato già esistenti e, quindi, chi ha già i fondi di categoria sicuramente non attinge a quella pensione integrativa complementare. Ma poi cos'è che si dice? Attenzione, noi vi diamo la gestione dei fondi regionali, però i proventi derivanti da questi fondi non rimarranno alle regioni, ma andranno allo Stato e verranno gestiti dalla Covip. Questo è quello che c'è scritto nel testo e quindi di cosa stiamo parlando? Qual è il contenuto di questa autonomia? Cosa porterà realmente questa previdenza complementare gestita dalle regioni in questo modo e con questa formula?
Parliamo poi della parte della sanità. Ricordiamo che la sanità è una materia che, con la riforma del Titolo V, già viene gestita dalle regioni. Cosa concediamo noi oggi? Ad invarianza finanziaria, quindi senza un centesimo e senza un onere in più, noi diamo la possibilità, in deroga, di poter gestire quelli che sono i risparmi che si riescono a produrre all'interno del sistema sanitario. Dunque possiamo gestire con maggior flessibilità la spesa per il personale a tempo determinato. Quindi, siccome negli ospedali noi abbiamo bisogno di medici che devono formarsi, che devono crescere, che devono costruirsi all'interno dei nostri ospedali e devono essere dei professionisti che hanno un'esperienza, noi diamo la possibilità, in deroga, di usare parte di questi fondi per la spesa del personale a tempo determinato, senza aggiungere nulla. Quindi, di cosa stiamo parlando?
L'annuncio roboante è che arrivano le preintese e finalmente abbiamo l'autonomia, ma semplicemente questo è un decentramento della burocrazia dal potere romano al potere regionale, ma, ahimè, non c'è grande autonomia se la clausola che imperversa sempre è quella dell'invarianza finanziaria. Quindi, per quanto riguarda le principali materie che noi vediamo all'interno di questo provvedimento, noi non vediamo grandi segni di autonomia. Ma - ripeto - andate ad ascoltarvi le audizioni fatte il 26 maggio 2026 dai governatori delle regioni: sono loro stessi a dichiarare quanto irrisoria e quanto marginale sia l'autonomia che viene portata a casa con queste preintese. Lo dichiarano loro, non lo diciamo noi.
Allora, facendo un'altra citazione...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Giacomo Leopardi diceva che i fanciulli trovano il tutto anche nel niente, gli uomini il niente anche nel tutto. Quindi, con questa concludo nel senso che qui, veramente, per quanto riguarda l'autonomia, noi troviamo il niente, quel niente che sicuramente non è quello che può rilanciare l'autonomia delle nostre regioni .
PRESIDENTE. Comunico che è deceduto l'onorevole Giuseppe Antonio Barbieri, già membro della Camera dei deputati nella XII legislatura.
La Presidenza della Camera ha già fatto pervenire ai familiari le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidera ora rinnovare anche a nome dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-CR). Grazie, Presidente. A pochi giorni dal voto in quest'Aula della legge elettorale, ci risiamo con un nuovo episodio della serie preferita dal Governo Meloni, quella del grande perché dopo non essere riusciti a fare la riforma della giustizia, bocciata al referendum, dopo non essere riusciti a fare la riforma del premierato, che è chiusa a doppia chiave in qualche cassetto, e aver fallito sulla riforma fiscale, visto che la pressione fiscale è al massimo - ha superato il 43 per cento -, ci riprovate oggi con l'autonomia differenziata, perché evidentemente oggi è il turno della Lega.
La Lega ha un momento difficile, è in calo di consensi, Futuro Nazionale incalza e, quindi, si cerca di tornare ai grandi cavalli di battaglia della Lega, dalla sicurezza - ma abbiamo visto che Salvini riesce a proporre una riforma della legittima difesa subito stoppata dai suoi stessi colleghi di maggioranza - all'autonomia differenziata, provando con il Ministro Calderoli, che, come è noto, ha indubbiamente una grande competenza in questa materia.
E nonostante questo, la riforma dell'autonomia differenziata, che il Ministro Calderoli aveva provato a fare nel 2024 con la legge quadro, è stata sonoramente bocciata dalla Corte costituzionale. Noi vi avevamo detto che aveva dei profili di incostituzionalità grossi come una casa, ci siamo opposti in tutti i modi, in Commissione, in Aula, ad approvare una legge palesemente incostituzionale, ma come sempre voi siete andati avanti, dritti come un treno, e come sempre siete andati a sbattere, stavolta nemmeno sul referendum costituzionale - nonostante avessimo raccolto in pochi giorni le firme dei cittadini per promuovere i referendum -, perché è intervenuta la Corte costituzionale con una sentenza che non è andata a fare qualche limatura, qualche precisazione, qualche piccolo aggiustamento alla riforma proposta dal Ministro Calderoli; no, ha completamente bocciato quella riforma e smontato quell'impianto. Tanto è vero che il Governo non è stato in grado di ripresentare una riforma.
E, allora, cosa succede? Succede che il Ministro Calderoli cerca di tirar fuori dal cilindro il grande di questi schemi di intesa. E perché dico che è un grande ? Perché sa benissimo il Ministro - almeno io mi auguro - che questi schemi di intesa riproducono gli stessi vizi di legittimità costituzionale su cui la Corte costituzionale è già intervenuta e, quindi, anche questi schemi di intesa non potranno andare avanti. Servono esclusivamente a fini propagandistici alla Lega per tornare nel Nord e provare a dire che qualcosa hanno fatto; perché non siete riusciti a fare la secessione - per fortuna -, non siete riusciti a fare il federalismo, non siete riusciti a fare nemmeno l'autonomia differenziata e non ci riuscirete nemmeno stavolta.
A me dispiace, Ministro Calderoli, perché so che lei - nonostante sia al telefono - da tempo si dedica a questa riforma con attenzione - non come quella di questi minuti -, ma sappiamo che da tanti anni si dedica a questa riforma, eppure non riesce ad ottenere nessun risultato. L'unico Ministro che è riuscito negli ultimi anni davvero a separare le regioni del Nord dal resto d'Italia è stato il Ministro Salvini, ma non con l'autonomia differenziata, con i treni , grazie al suo ruolo al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.
Allora, Ministro Calderoli, questo è un grande , una grande presa in giro, anche per i cittadini delle regioni coinvolte che l'autonomia differenziata magari la vogliono, che ci sperano, che ci credono. Perché? Perché viola tutti i principi che la Corte costituzionale ha sancito. Non c'è nessuna differenziazione tra uno schema di una regione e quelli delle altre tre, sono identici. E nemmeno i presidenti di regione, in audizione, sono stati capaci di dirci quali sono i motivi, le ragioni sociali, economiche e demografiche che giustificano la richiesta di una maggiore autonomia per le loro regioni; tanto meno sono stati capaci di dirci dove queste maggiori forme di autonomia riuscirebbero a garantire diritti e servizi migliori ai cittadini o dove le regioni sarebbero più capaci dello Stato di offrire, in base al principio di sussidiarietà, un migliore svolgimento di quelle funzioni. E poi c'è il grande macigno nella stanza, perché non sono stati definiti i LEP prioritariamente, come invece era stato richiesto dalla Corte costituzionale.
Ma, vede, Ministro, poi c'è un altro problema, e lei lo sa bene: se mai dovessero andare avanti queste intese, le regioni non avrebbero le risorse per finanziare queste ulteriori funzioni. E non soltanto il Piemonte, su cui si pone un problema più grande - e ci tornerà il collega Giachetti dopo - perché è una regione in disavanzo e non si possono attribuire maggiori forme di autonomia a una regione che è in disavanzo, ma perché anche le regioni che sono in equilibrio devono svolgere - sostanzialmente, a costo zero per lo Stato, perché è a invarianza finanziaria - queste nuove funzioni. Allora come possono farlo? Lei, Ministro, non ha risposto, non hanno risposto i presidenti di regione. In audizione gli unici che sono intervenuti cercando di far vedere una possibile soluzione sono stati i rappresentanti della Ragioneria generale dello Stato, che ci hanno spiegato che le regioni possono farlo accedendo agli avanzi di amministrazione, cioè risorse che non sempre ci sono - peraltro devono essere avanzi di amministrazione non vincolati e, quindi, chiaramente, nemmeno prevedibili -, per funzioni che, invece, dovrebbero ricadere per anni sulle regioni.
L'alternativa sa qual è, Ministro? Che le regioni faranno quello che ha già cominciato a fare il Piemonte: aumenteranno le tasse locali ai cittadini per poter pagare quelle funzioni oppure, nella peggiore delle ipotesi, lasceranno un bel “buco” nel bilancio dello Stato che dovranno ripianare tutti, perché i vincoli europei restano, nonostante la vostra autonomia differenziata.
Allora io, Ministro, credo che questo sia un grande perché voi sapete benissimo che non andranno da nessuna parte queste intese. Vi servono solo per poter dare la responsabilità a qualcun altro della vostra incapacità. Però, siccome noi abbiamo il dovere di prendervi sul serio, purtroppo, vi dico che, se invece dovessero essere attuate concretamente, voi creereste un danno incredibile allo Stato. E non soltanto sulla Protezione civile - su cui non si capisce che cosa debbano fare le regioni di più di quello che già ora possono fare i presidenti di regione e come volete scardinare un sistema di Protezione civile che ha funzionato in modo straordinario in tutti i momenti di emergenza per il nostro Paese, dai terremoti alle alluvioni, al COVID -, ma, peggio ancora, Ministro, è gravissimo quello che andate a fare in materia di salute. Lei lo sa, non è un mistero, anche perché nella prima parte delle riforme costituzionali, dieci anni fa, è stato relatore proprio della nostra riforma costituzionale e la nostra visione era diversa sulla salute. Noi volevamo tornare indietro rispetto alla riforma del 2001 sul Titolo V e riportare quella competenza in capo allo Stato. Ecco, con la vostra autonomia differenziata voi rendete ancora più rischiosa la del CAP di nascita o di domicilio, per cui i cittadini italiani non avranno gli stessi diritti alla salute, gli stessi servizi, in base alla regione dove vivranno, ma, anzi, questo divario aumenterà, se davvero verrà attuata la vostra autonomia differenziata.
E ci chiediamo, Ministro, e se lo chiedono anche i presidenti delle altre regioni, delle regioni terze: chi pagherà quando le regioni che avranno maggiore autonomia differenziata aumenteranno le tariffe - anche perché, magari, andranno a pagare di più medici e infermieri, portandoli via ad altre regioni d'Italia - e quelle tariffe non potranno essere coperte dalla regione, che diventerà, probabilmente - come già oggi è -, destinazione di quella che è la mobilità regionale per la salute, per curarsi, per poter aver garantito il diritto alla vita? Pagheranno le altre regioni? Pagherà il bilancio dello Stato? Su tutte queste domande, Ministro, voi avete fatto orecchie da mercante, non avete risposto e continuate a non rispondere, continuate a nascondervi.
State creando un danno allo Stato che rimarrà ben più a lungo del vostro Governo, perché su tante norme magari sbagliate, che non funzionano, si può intervenire - cambia la maggioranza, cambia il Governo, si fa un decreto-legge, si cambia una norma -, ma, se questa riforma passerà e davvero dovesse essere attuata, il danno che creerete al Paese durerà per anni. E, allora, io mi rivolgo ai colleghi di Fratelli d'Italia e ai colleghi di Forza Italia. Voi avete barattato il vostro voto per questa riforma della Lega - che, diciamoci la verità, non condividete, non solo i rappresentanti delle regioni del Mezzogiorno, tutti non condividete questo scardinamento del nostro Stato - in cambio del voto sulla legge elettorale, e abbiamo visto come è andata la scorsa settimana in quest'Aula. Ecco, io vi chiedo un gesto di responsabilità. Sì, è vero, oggi non c'è il voto segreto, ci dovete mettere la faccia, cosa cui evidentemente non siete abituati; però, di fronte a una riforma che ad ottant'anni dalla scelta della Repubblica del nostro Paese, dall'Assemblea costituente, va a scardinare i principi chiave del regionalismo cooperativo, della solidarietà, dell'unità della Nazione, dovete davvero avere un sussulto di responsabilità e cercare di bloccare l'ennesimo di questo Governo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Quest'oggi, Presidente, abbiamo all'attenzione dell'Aula quattro intese tra il Governo e le regioni: la Liguria, il Piemonte, la Lombardia e il Veneto. Come gruppo di Noi Moderati, pensiamo di intervenire su due dichiarazioni voto: quella relativa alla Lombardia, in cui interverrò io, e quella relativa al Veneto, in cui interverrà la mia collega Semenzato, e utilizzeremo il nostro tempo a disposizione per quelle due dichiarazioni.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Quindi - come per la dichiarazione di voto che riguarda il Piemonte, e lo diremo in quell'occasione -, chiedo l'autorizzazione a depositare la dichiarazione di voto che riguarda la Liguria.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Colucci, ovviamente è autorizzato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Trovo abbastanza sconcertante questo tentativo da parte della maggioranza di declassare questa discussione sulle intese con le regioni a un argomento non importante, che non merita neanche un confronto approfondito. Si consegnano direttamente agli interventi, con il non nascosto tentativo di far finta che questo non sia nulla di importante, che non succede niente nel Paese, che non succederà nulla. Io non la penso così, io non penso che stiamo facendo una cosa di ordinaria amministrazione.
Penso che, invece, la questione che stiamo affrontando sia molto seria, molto, molto seria, e lo dirò adesso nel corso di questi minuti che mi sono stati concessi. Intanto, io vorrei ricordare che qualche giorno fa, in quest'Aula, all'unanimità abbiamo votato un emendamento che finalmente concede il voto ai fuori sede; 5 milioni di cittadine e cittadini italiani che fino a oggi non potevano esercitare il diritto del voto. Ma questi 5 milioni di persone chi sono? Sono milioni di persone, sono tanti studenti che, per avere diritto ad esercitare la possibilità di andare a scuola, diritto sancito dalla Costituzione, sono costretti a lasciare casa propria e ad andare in un'altra regione.
Sono le cittadine e i cittadini che, per problemi di salute, non si possono curare a casa propria e che, per avere riconosciuto questo loro diritto alla salute, si devono trasferire in un'altra regione. Sono coloro che non trovano un lavoro a casa propria e sono costretti ad emigrare in un'altra regione. Allora, sono questi diritti non riconosciuti che determinano l'esistenza dei fuori sede, ai quali finalmente abbiamo riconosciuto il diritto di voto. Ma questo è lo specchio del nostro Paese, Ministro Calderoli. È lo specchio dello stato della differenza delle nostre regioni, dove ci sono regioni già più ricche e regioni più povere, dove i diritti non sono uguali a Mazara del Vallo rispetto a quelli che ci sono a Campione d'Italia.
E guardate che l'unità del Paese vale soprattutto se viene riconosciuto l'articolo 3 della Costituzione a tutte e a tutti, cioè il diritto all'uguaglianza il diritto di godere degli stessi diritti in tutte le parti d'Italia. E di fronte a questo problema, che meriterebbe un'attenzione quasi maniacale da parte della maggioranza e del Governo, la risposta che viene data è quella di aumentare, invece, l'autonomia delle regioni del Nord. Perché guardate che questa non è autonomia differenziata, questa è autonomia indifferenziata , come i rifiuti.
Perché indifferenziata? Perché voi non state valorizzando le tipicità economiche, culturali e sociali della Liguria, piuttosto che del Veneto, piuttosto che della Lombardia o del Piemonte. No, state facendo una cosa uguale per tutti, le intese sono fatte con il ciclostile, sono fotocopie l'una dell'altra . Alla faccia della differenziazione, delle peculiarità e, mi lasci dire, caro Ministro Calderoli, alla faccia anche delle tradizioni, delle identità culturali, delle identità linguistiche, che pure voi avete rivendicato in questi anni. Ma pensate davvero che un veneziano sia uguale a un genovese?
E che non ci siano delle differenze tra di loro? E che, parlando di autonomia differenziata, non sia necessario valorizzare queste differenze? No, per voi è tutto uguale, perché il vostro obiettivo non è quello di valorizzare le differenze in senso positivo. Il vostro obiettivo è quello di costruire la Padania, perché le quattro regioni del Nord, tutte governate dalla destra, tutte insieme mettono in campo il vostro sogno nascosto, il suo sogno nascosto , Ministro Calderoli, che è quello della Padania.
E perché, una volta che noi avremo quattro regioni del Nord, le grandi regioni del Nord, che hanno un'autonomia particolare, diversa da tutte le altre regioni d'Italia, avremo realizzato la Padania. E quando, qualche mese dopo, i quattro governatori di destra del Nord si riuniranno per fare un coordinamento delle regioni, quale sarà la risposta del Governo centrale? Dirà che pure quello si può fare. Dirà che pure quello è un passo in avanti. Voi, in questo modo - da questo punto di vista, mi lasci usare una parola che io prima ho criticato - molto vigliacco, sotto sotto state portando in porto il vecchio progetto della separazione e della divisione del Paese.
Perché guardi, signor Ministro, che con le vicende che riguardano la Costituzione, che riguardano la democrazia, che riguardano la giustizia, la rappresentanza, l'unità del Paese, non si può scherzare come state facendo voi. Non si può pensare che tutto questo possa passare sotto silenzio. Certo, passa sotto silenzio da parte di quel partito che ci ricorda costantemente il fatto che noi dovremmo essere, o che siamo, una Nazione.
Vi riempite la bocca della parola “Nazione”; vi riempite la bocca della parola “patrioti”, ma poi siete voi che mettete in campo la distruzione dell'unità del nostro Paese che mettete in campo la possibilità che ci siano diritti diversi tra chi abita in Lombardia e chi abita in Calabria, con buona pace di quella unità costruita dai nostri trisavoli, è il caso di dire.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). E guardate che l'Italia vive di due grandi momenti storici nelle ultime centinaia di anni: uno è il Risorgimento e l'altro è la Resistenza. Il Risorgimento che ha costruito l'Unità d'Italia, le decine di migliaia di giovani che sono morti per costruire l'Unità d'Italia, che voi adesso volete distruggere, e la Resistenza, con altre migliaia di morti che hanno costruito la democrazia, che hanno costruito la Repubblica, che ci hanno dato la Costituzione, e anche questa voi la volete distruggere, perché voi guardate al passato e non al futuro.
Ci servono più diritti, non meno diritti. Ci serve più uguaglianza, non meno uguaglianza. E poi, mi lasci dire, signor Ministro, ma come si fa a pensare, dopo quello che sta accadendo a livello mondiale nel nostro pianeta, anche con i cambiamenti climatici, che bisogna smantellare una delle poche cose che nel nostro Paese funziona davvero? La Protezione civile la volete frazionare. E, di fronte ai grandi cataclismi, chi è che risponderà all'appello di aiuto, se non ci sarà una struttura come la Protezione civile nazionale, che ha dimostrato, nel nostro Paese e fuori di esso, una grande capacità operativa?
Pure quello volete distruggere in nome della vostra ideologia e della vostra volontà di cambiare le fondamenta del nostro Paese. E come potete pensare che, dopo una tempesta come quella del COVID, non sia necessario avere strutture di coordinamento nazionali, che riguardano tutti? Signor Ministro, lei si ricorda i momenti bui del COVID, quando Bergamo, la nostra Bergamo, era piena di camion che trasportavano bare e non vi erano più posti in ospedale, e dall'aeroporto di Bergamo partirono gli aerei per portare i malati, giustamente, a curarsi a Palermo?
Questa è la solidarietà nazionale che voi volete distruggere, questa è la questione fondamentale di cui noi dobbiamo parlare. Abbiamo necessità di più unità perché guardi che la questione vera è che i diritti delle persone sono quelli che fanno l'unità di un Paese. Quando i diritti non sono riconosciuti - e voi non li riconoscete neanche adesso, figuriamoci quando questi diritti saranno frazionati, figuriamoci quando voi vi troverete di fronte alle regioni più ricche, che, in un momento di grande egoismo, rifiuteranno quel sostegno fondamentale all'unità del Paese che è l'aiuto alle regioni più povere -, ma come pensate che un cittadino del Molise possa curarsi da solo in una regione così piccola, senza il fatto che ci sia una gestione nazionale?
Veramente vi state assumendo una grande responsabilità. Chiudo dicendo che si sottovaluta il problema perché è vero che ci sono tanti vincoli finanziari, ma è sempre la politica che sceglie, è la politica che decide, e in questo caso è la vostra politica sbagliata che vuole frammentare il nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà, prego.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Presidente, la ringrazio. Annuncio fin d'ora, così togliamo ogni dubbio e fughiamo ogni dubbio, che il voto di Azione sarà contrario, naturalmente, ma non perché siamo contrari all'autonomia regionale. Anzi, non pensiamo affatto che ogni funzione debba essere esercitata dallo Stato centrale, né tanto meno che il livello nazionale sia sempre e comunque quello più efficiente per affrontare i problemi dei cittadini. Anzi, un'autonomia, se ben costruita, può avvicinare le decisioni dei cittadini e portare all'elaborazione di politiche più aderenti alle caratteristiche dei territori, ma l'autonomia deve essere uno strumento per migliorare i servizi, non un trofeo politico da conquistare indipendentemente dalle condizioni nelle quali si inserisce.
Quindi, prima di procedere verso ulteriori forme di autonomia, forse dobbiamo tornare ad affrontare i problemi cruciali che, oggi, hanno reso l'autonomia un limite per il nostro Paese. Penso innanzitutto alla sanità. Il nostro è formalmente un Servizio sanitario nazionale ma, nella realtà, l'accesso alle cure, i tempi di attesa, la disponibilità di personale e la qualità delle prestazioni cambiano ancora profondamente da una regione all'altra, talvolta con effetti tragici. Pensiamo alle morti di cui siamo testimoni. Penso poi all'energia. La sicurezza degli approvvigionamenti, le infrastrutture, la produzione e la transizione energetica non possono dipendere dalla semplice sommatoria di venti programmazioni regionali. Abbiamo bisogno, come minimo, di una strategia nazionale coerente. Anzi, dovrebbe esserci davvero una politica europea comune. E lo stesso vale per il turismo e per le politiche di attrazione degli investimenti, che richiedono un coordinamento nazionale e una strategia riconoscibile anche all'estero.
Il problema, quindi, non è scegliere ideologicamente tra centralismo e regionalismo. È capire quale livello istituzionale possa esercitare meglio ogni singola funzione, assicurando efficienza e responsabilità ma, soprattutto, omogeneità nei diritti. Ed è proprio su questo punto che la relazione della maggioranza e gli schemi di intesa preliminari non ci convincono affatto.
La Corte costituzionale ha chiarito che alle regioni non possono essere trasferite indiscriminatamente intere materie, ma soltanto specifiche funzioni, sulla base, però, di una ragionevole giustificazione e di un'istruttoria capace di dimostrare il rispetto del principio di sussidiarietà. È un principio che dovrebbe essere basato sui dati, un principio condivisibile. Bisogna insomma dimostrare, funzione per funzione, che il trasferimento produrrà un miglioramento concreto per i cittadini, che non indebolirà le capacità strategiche dello Stato e non aumenterà ancora le differenze nei territori, che già sappiamo essere notevoli. In questo momento storico, ciò vale in modo particolare per la tutela della salute.
C'è innanzitutto un elemento che dovrebbe suscitare qualche interrogativo, anche nella maggioranza: nelle quattro bozze d'intesa sottoscritte con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, le disposizioni relative alla sanità risultano pressoché identiche. Questa uniformità è difficilmente giustificabile alla luce delle profonde differenze che caratterizzano queste quattro regioni: sono differenti le condizioni epidemiologiche e demografiche, è diversa l'incidenza dell'invecchiamento della popolazione, sono differenti l'organizzazione dei servizi, la situazione finanziaria, la disponibilità di personale e la capacità di garantire l'assistenza sul territorio. Quindi, se l'autonomia differenziata deve servire a valorizzare le specificità regionali, ci si dovrebbe aspettare che proprio quelle specificità emergano con chiarezza nelle richieste e nelle funzioni attribuite. E, invece, la sostanziale sovrapponibilità dei testi solleva un grande dubbio: le istruttorie hanno davvero individuato, regione per regione, i problemi concreti ai quali la maggiore autonomia dovrebbe rispondere? Oppure siamo davanti a un modello elaborato a livello nazionale e replicato nelle diverse intese per consentire alla maggioranza di portare avanti il proprio progetto politico?
C'è poi un secondo problema relativo ai livelli essenziali di assistenza. Nella tutela della salute, le pre-intese assumono che non sia necessaria una specifica determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, i cosiddetti LEP, ritenendo che siano sufficienti i livelli essenziali di assistenza, i LEA, per determinare il parametro di riferimento. Come però ha ampiamente documentato la Fondazione Gimbe in audizione in Commissione, LEA e LEP non coincidono né sul piano normativo né su quello sostanziale. Sono concetti naturalmente collegati, ma non automaticamente equivalenti. Assimilarli significa adottare una semplificazione che rischia di eludere il problema fondamentale: come trasformare un elenco formale di prestazioni in diritti effettivamente esigibili, misurabili e uniformemente garantiti.
Un diritto non diventa uniforme perché è scritto in un decreto; diventa uniforme quando ogni cittadino può esercitarlo realmente, con standard di accesso, tempestività e qualità ragionevolmente omogenei indipendentemente dalla regione in cui vive. La famosa lotteria del CAP. Oggi sappiamo che non è così: esistono cittadini costretti a spostarsi per ricevere cure adeguate, esistono regioni capaci di attrarre pazienti e risorse, e altre che faticano a garantire le prestazioni fondamentali. Insomma, ci sono profonde differenze anche nei tempi di attesa, nella prevenzione, nell'assistenza territoriale e nella disponibilità di personale. In questo quadro, equiparare LEA e LEP rischia di cristallizzare ulteriormente proprio quelle disuguaglianze che la Costituzione ci imporrebbe di superare. Solo dopo aver definito e finanziato i LEP sanitari, rendendo quindi i relativi diritti effettivamente esigibili, si può allora discutere con serietà di quali ulteriori margini di autonomia vogliamo riconoscere alle singole regioni.
E la stessa relazione della maggioranza, del resto, mostra che il percorso non è completo, perché ancora non è stato definito l'allegato, che dovrebbe indicare quali disposizioni statali cesseranno di avere efficacia nel territorio regionale con l'entrata in vigore delle leggi regionali attuative. Eppure questo non è un elemento secondario, perché il Parlamento viene chiamato a esprimere un indirizzo favorevole alla prosecuzione del negoziato senza conoscere quale parte della legislazione nazionale sarà sostituita e quale sarà il quadro normativo risultante. Questo non è normale. La relazione riconosce l'opportunità di sviluppare strumenti istruttori più adeguati a verificare quale sia il livello territoriale migliore per l'esercizio delle diverse funzioni. Anche questo è un obiettivo condivisibile ma conferma, quindi, il problema di fondo: si sta procedendo nell'ordine sbagliato, nell'ordine inverso. Prima dovremmo definire strumenti rigorosi per valutare l'efficacia e l'equità dei trasferimenti, e solo dopo potremo valutare senza pregiudizi quali specifiche funzioni possano essere esercitate meglio a livello regionale.
Non contestiamo alla Liguria, come alle altre regioni, il diritto di rappresentare le proprie esigenze e di chiedere maggiore autonomia. E non escludiamo che alcune delle funzioni richieste possano essere gestite efficacemente dalla regione. Contestiamo invece la decisione della maggioranza di procedere in modo disordinato, senza aver prima completato la cornice di garanzie che dovrebbe tenere insieme autonomia, unità nazionale e uguaglianza dei diritti. La maggioranza sta agendo in questo modo, perché l'autonomia differenziata rischia di essere uno dei pochi risultati politici rilevanti che può ancora sperare di rivendicare entro le prossime elezioni, anziché vederla come una riforma amministrativa da costruire sulla base di dati e valutazioni concrete per migliorare - si spera - la vita dei cittadini.
Per noi l'autonomia non può essere un trofeo da sventolare in campagna elettorale e per queste ragioni - e non per una contrarietà ideologica al regionalismo - il voto di Azione sarà contrario
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, signora Presidente. Non so se chi ci guarda da casa se la ricorda l'autonomia differenziata, quella approvata con la legge del giugno 2024, quella legge contro la quale, subito dopo l'approvazione, si scatenò una straordinaria mobilitazione nazionale: comitati, associazioni, partiti e semplici cittadini che raccolsero, in un'estate torrida come questa, un milione e 300.000 firme per abrogare quella riforma. Ve le ricordate quel milione e 300.000 firme? Noi ce lo ricordiamo bene. E ci ricordiamo anche che, dopo qualche mese, una sentenza della Corte costituzionale - una sentenza del dicembre 2024 - ha sostanzialmente svuotato e smontato pezzo per pezzo quel tentativo di riforma dell'autonomia differenziata, stabilendo una cornice di principi entro i quali noi ci aspettavamo che, oggi, voi ci presentaste le pre-intese che ci state sottoponendo. Invece no.
Dopo una settimana folle, la settimana in cui questa maggioranza ha approvato una legge elettorale - che probabilmente sarà anch'essa dichiarata incostituzionale - per garantire la propria autoconservazione, nonostante tutti i problemi del Paese, nella settimana… i partiti di centrodestra, quelli che governano il Paese, quelli che dovrebbero risolvere i problemi seri e reali dei cittadini come, ad esempio, il fatto che il gasolio stamattina è salito sopra i 2 euro; oggi, questa mattina; che 2,8 milioni di persone, secondo dati Agenas odierni, non hanno potuto fare esami e visite nei tempi previsti; come il fatto che 6 milioni di persone rinunciano a curarsi; come il fatto che il potere d'acquisto delle famiglie è calato, nell'ultimo trimestre osservato, di 0,8 punti; come il fatto che il potere d'acquisto delle famiglie dal 2019 è calato di 8,6 punti percentuali; come il fatto che il 16 per cento delle famiglie ha difficoltà ad arrivare a fine mese; come il fatto che paghiamo ancora 5 miliardi di euro del costo della mobilità sanitaria… Ecco, questi sono tutti i problemi di cui dovrebbe occuparsi questa maggioranza che, invece, questa settimana, dopo essersi occupata della legge elettorale, quindi dell'autoconservazione del proprio potere e di vari casi di cronaca per fare propaganda sulla pelle delle persone, oggi si presenta in Aula per chiederci di approvare gli schemi delle pre-intese con le quali quattro regioni italiane chiedono maggiori spazi di autonomia, quindi l'applicazione di quella riforma mezza uccisa, depotenziata e sostanzialmente neutralizzata dalla Corte costituzionale. Ma come lo fate? Rispettando le prescrizioni della Corte costituzionale? No, non sia mai che qui si rispettano la Costituzione e la Corte costituzionale. Andiamo per i fatti nostri.
Allora, ricordiamo cosa ha detto la Corte costituzionale. La Corte costituzionale dice, anzitutto, che l'autonomia differenziata non può compromettere l'uguaglianza sostanziale tra i cittadini, la solidarietà territoriale e l'unità della Repubblica. In un passaggio molto bello dice che la coesione sociale e l'unità nazionale sono tratti caratterizzanti la nostra forma dello Stato, il cui indebolimento può sfociare nella stessa crisi della democrazia. Cos'altro ci dice la Corte costituzionale? Ci dice che i LEP, i livelli essenziali delle prestazioni, sono il contrappeso necessario della differenziazione e servono a garantire diritti uniformi su tutto il territorio nazionale. Ci dice, inoltre, la Corte costituzionale che il trasferimento non può riguardare interi blocchi di materie, ma solo specifiche funzioni. Ci dice, infine, che ogni richiesta di maggiore autonomia, così come prevede l'articolo 116 della Costituzione, deve essere giustificata, alla luce del principio di sussidiarietà, con un'istruttoria capace di dimostrare che la devoluzione migliori l'efficienza di sistema. In particolare, ci dice che questa deroga - perché applicare l'articolo 116, comma 3, vuol dire derogare all'allocazione ordinaria delle funzioni - deve essere giustificata e motivata sulla base di un'istruttoria approfondita, suffragata da analisi basate su metodologie condivise, trasparenti e possibilmente validate dal punto di vista scientifico.
Noi ci ritroviamo ad approvare quattro schemi di pre-intese che sono sostanzialmente identici, sovrapponibili, in tutte le funzioni che noi stiamo devolvendo. Addirittura, signor Ministro, sono talmente sovrapponibili che non avete neanche fatto un su quello che avete scritto, e io lo trovo clamoroso. Io spero che i cittadini sappiano che nello schema di pre-intesa con la regione Veneto, a pagina 44 del testo che voi avete consegnato alla Camera e che la Camera oggi, con una risoluzione, dovrebbe approvare oppure respingere, giustificando la devoluzione di funzioni in materia di tutela della salute - quindi diritto fondamentale, così come previsto dalla Costituzione -, c'è scritto che: “La regione osserva che la richiesta di allocazione della funzione a livello regionale è giustificata dalla necessità di rendere appetibili le professioni sanitarie - con particolare riferimento alle aree disagiate e alle zone montane che costituiscono una parte significativa del territorio piemontese ”. Voi fate riferimento alla regione Piemonte, cioè al fatto che bisogna rendere appetibile fare il medico nelle montagne del Piemonte, nello schema relativo alla regione Veneto. E a pagina 37, come se ciò non bastasse, voi fate riferimento, per giustificare questo schema di pre-intesa da approvare, ad un accordo che lo Stato ha raggiunto con la regione Lombardia . Ma di cosa stiamo parlando? Ma vi rendete conto che cosa ci state chiedendo di approvare? Stiamo parlando di diritti costituzionali, non stiamo parlando della bocciofila. Io veramente non ho parole per descrivere la vostra totale approssimazione, il vostro disprezzo per i problemi reali del Paese.
Noi qui siamo di fronte a un baratto. Noi oggi stiamo scegliendo, colleghi e colleghe, se partecipare a un baratto tra le forze che compongono la maggioranza. Allora, ci hanno provato con il premierato, che era di Fratelli d'Italia e non ci sono riusciti, perché dopo la bocciatura della riforma della giustizia - che era di Forza Italia - da parte dei cittadini, non potevano certo risottoporsi al giudizio del popolo, perché avrebbero straperso, diversamente; poi hanno approvato surrettiziamente a far entrare il premierato con la legge elettorale. Adesso questo è il turno della Lega. La Lega deve portare a casa questo schema di pre-intese, in barba alla Costituzione, in barba ai problemi dei cittadini, in barba ai diritti, ai cosiddetti LEA, ai cosiddetti LEP, che devono essere garantiti su tutto il territorio: diritti. E adesso voi ci chiedete di approvare questa legge. Come? Invertendo totalmente l'ordine delle priorità, invertendo totalmente quello che ci ha detto la Corte costituzionale. Prima si garantiscono i diritti e, poi, si dividono le competenze: noi, invece, stiamo facendo tutto l'opposto.
Allora qual è l'Italia che avete in mente? La domanda che ci poniamo è: qual è l'Italia che avete in mente? In un momento geopolitico in profonda trasformazione, cui lo stesso Governo sta cercando di far fronte, in un momento in cui nella stessa Unione europea si sta discutendo dell'allargamento dell'Unione europea ad altri Paesi, come pensiamo di poter tenere il passo con le grandi potenze se noi, invece di accentrare e rendere più facili, più agevoli e più efficienti le decisioni, moltiplichiamo i centri decisionali, senza neppure fare un'adeguata istruttoria, senza neppure stabilire e provare che questo sia effettivamente efficiente, garantisca i diritti costituzionali e consenta effettivamente al Paese di correre a una velocità - e non di essere claudicante e a più velocità - e di tenere il passo con gli altri Paesi? Qual è l'idea di Paese che avete in mente?
A noi non piace questa idea di Paese. Qui oggi non stiamo semplicemente scegliendo se approvare o no degli schemi di pre-intesa, ma stiamo scegliendo quale modello di Paese vogliamo portare avanti. E questo è un modello istituzionale, quello che voi avete in mente - e lo avete provato in questi quattro anni di Governo - destinato ad accentuare le disuguaglianze territoriali e ad ampliare il divario non soltanto tra Nord e Sud, ma lo state facendo tra diverse periferie esistenziali del Paese. Lo state facendo tra chi è più ricco e chi è più povero, state differenziando in ordine alla classe sociale, state differenziando in ordine al conto corrente, state differenziando in ordine al sistema di relazioni che ciascuno di noi può avere per consentirgli di ottenere un posto o una visita in un ospedale pubblico, anche convenzionato, oppure no. Questa è l'Italia che state descrivendo, che state disegnando, e noi non vogliamo partecipare a questo disegno di spaccare l'Italia, così come voi avete in mente .
Per questo votiamo “no” alla risoluzione di maggioranza e, quindi, bocciamo le pre-intese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Sala. Ne ha facoltà.
FABRIZIO SALA(FI-PPE). Grazie, signora Presidente. Presidente, io volevo portare a quest'Aula il punto di vista diverso da quel parlamentare-tipo che è alla prima o alla quinta legislatura, perché io sono alla prima legislatura ma, avendo iniziato a 23 anni a fare il consigliere comunale, poi il sindaco, poi l'assessore provinciale, poi il consigliere regionale, l'assessore regionale e il vicepresidente della regione, in tutti questi ruoli mi sono fatto una domanda: ma se posso raggiungere i miei obiettivi a beneficio dei cittadini, spendendo gli stessi soldi o meno e facendolo meglio, perché non me lo lasciate fare ? Perché non posso agire in autonomia per fare il meglio per la mia regione e non solo, ma, in alcuni casi, anche per offrire il meglio al Paese? Perché la regione da cui provengo sostiene parecchio il nostro Paese.
Io penso che sia una domanda semplice che ogni cittadino comprende, e la verità l'ha chiarita anche il Ministro ieri. Nessuno chiede di spendere di più per ottenere lo stesso risultato, ma chiediamo di spendere gli stessi soldi per migliorare il risultato. Se una pubblica amministrazione dimostra di poter lavorare meglio con le stesse risorse, perché impedirglielo? Ecco, io penso che questo sia un altro modo di presentare il significato dell'autonomia: non più soldi, non più potere, ma più responsabilità.
Devo esprimere l'apprezzamento per il lavoro fatto dal Governo, perché è stata una modalità molto partecipata, molto discussa, molto aperta a diverse osservazioni e poi, alla fine, il Governo arriverà, alla fine di questo iter, a presentare un disegno di legge in Aula. E sottolineiamo già subito che non vengono trasferite intere materie, io l'ho sentito dire troppe volte in quest'Aula: non è così. Vengono trasferite funzioni circoscritte e motivate, non materie. Qui la domanda è che Stato vogliamo, se vogliamo uno Stato moderno. Non è una questione ideologica l'autonomia, come qualcuno vorrebbe dipingerla. L'autonomia è uno strumento di modernizzazione dello Stato. È lo Stato moderno che non accentra; coordina ciò che deve essere unitario, affida ai territori ciò che i territori possono fare meglio. Lo Stato forte non è quello che fa tutto, è quello che sa fare bene solo quello che lo Stato può fare.
Lo Stato non deve sostituirsi ai territori quando i territori sono in grado di fare meglio. Sto stressando un concetto per riuscire a trasferirlo il più possibile, per trasferire la visione pragmatica di questo provvedimento. In questo provvedimento c'è un concetto fondamentale molto caro a Forza Italia, che è la sussidiarietà. Più la decisione è vicina al cittadino, più il cittadino può controllarla. Se il servizio funziona, sappiamo non solo chi ringraziare, ma qual è il modello su cui puntare; se non funziona, sappiamo come cambiarlo. Oggi, invece, le responsabilità talvolta sono confuse, e questo allontana il cittadino dalla politica.
Stato, regioni e enti locali a volte si rimpallano continuamente le colpe. L'autonomia è costruita sulla responsabilità, non sul privilegio. Anche questo è un concetto fondamentale. La responsabilità di chi la porta avanti e di chi la esercita non è un privilegio perché è previsto dalla Costituzione. È un diritto e l'autonomia chiarisce, quindi, le responsabilità. Lo Stato interviene dove è necessario lo Stato, lo Stato non deve sostituirsi ai territori quando i territori sono in grado di fare meglio. Questo significa sussidiarietà.
Mi piace richiamare anche una frase storica: “lo Stato faccia soltanto ciò che cittadini ed enti locali non possono fare da sé”. Fu Don Sturzo a dire questa frase, personaggio particolarmente caro a noi di Forza Italia. Questo è il principio di sussidiarietà. L'autonomia non crea disuguaglianze. Se noi parliamo di sanità, per esempio, il problema delle liste d'attesa, il problema della mobilità sanitaria e il problema delle differenze territoriali non nascono dall'autonomia. Questi sono problemi già esistenti. L'autonomia può, invece, aiutare a risolverli, creando modelli di efficienza esportabili.
Vorrei anche introdurre un altro concetto, quello della competizione, perché spesso ho sentito l'idea di competizione tra regioni. Io penso che la competizione sia tra regioni europee, ma la competizione a fare meglio, non la competizione ad arrivare primi. La competizione a realizzare dei modelli efficienti che possano essere copiati ed esportati: questo è il sistema di gioco di squadra all'interno di uno Stato unitario che può assolutamente funzionare. Come ho detto, non è un privilegio, perché è previsto dalla Costituzione. Una Costituzione che viene tanto richiamata, spesso, in quest'Aula, che però, a volte, non sempre viene richiamata quando, invece, concede possibilità.
Ho parlato di sanità e ringrazio il Ministro di avere chiarito ieri che l'autonomia non modifica il Fondo sanitario nazionale. Lo sapevamo, però era giusto ribadirlo perché, probabilmente, intorno a questo provvedimento si rischia di raccontare un sacco di cose che non sono vere. I criteri di distribuzione rimangono i medesimi. Il Governo lo ha detto, lo ha scritto, lo abbiamo approvato, lo approveremo. Non c'è una modifica di assegnazione delle risorse; tra l'altro, questo punto, che è fondamentale, diventa pure critica da parte dell'opposizione: ma come, non mettete soldi? No, perché noi stiamo utilizzando la terza via per realizzare gli obiettivi a favore dei cittadini. La prima via è aumentare le tasse, la seconda è tagliare le spese e la terza è creare più efficienza. Quindi, quando il provvedimento non porta risorse, proviamo a pensare che il provvedimento allora è innovativo e crea efficienza.
Ho parlato, durante la discussione generale, e vorrei chiarire sulla questione settentrionale. Esiste una questione meridionale? Sì. Esiste una questione settentrionale? Sì. Esiste una tipicità di ogni territorio? Sì. Esiste l'esigenza di avere Roma Capitale? Sì. Ma, allora, perché non rendere queste realtà autonome in alcune delle loro funzioni? Lo ripeto: non nelle materie, per chi può capire la precisione che sto usando nel lessico. Quindi, Presidente, penso che noi valutiamo il provvedimento di oggi in modo molto pragmatico e, tra l'altro, vogliamo sfatare anche un mito: oggi stiamo approvando le pre-intese per alcune regioni del Nord, ma, in realtà, sappiamo che sono già state aperte le interlocuzioni anche con altre regioni di altre zone d'Italia. Anche queste pensano di portare avanti l'autonomia in qualcuna delle loro materie.
Desidero richiamare una frase del Presidente Berlusconi, quando diceva che lo Stato deve essere al servizio dei cittadini e non i cittadini al servizio dello Stato. Io penso che questa sia un'altra affermazione che dia l'esatto senso dell'autonomia. Uno Stato che ascolta, uno Stato che si fida, uno Stato che responsabilizza. Signor Presidente, ho aperto con una frase: se posso fare meglio con gli stessi soldi, perché me lo impedisci? Quindi, l'autonomia non significa meno Stato, non significa mettere in discussione l'unità nazionale, io mi sento italiano…
FABRIZIO SALA(FI-PPE). …fino in fondo. Significa uno Stato migliore, più efficiente, più vicino ai cittadini, più competitivo e più responsabile, e per queste ragioni Forza Italia voterà “sì” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Grazie, Presidente. Ministro, come ho già spiegato personalmente in discussione generale e come torneremo a ribadire nell'intervento successivo, usando il nostro tempo, la Lega voterà convintamente a favore.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Schlein. Ne ha facoltà.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghi, credo che questo dibattito sull'autonomia differenziata rappresenti molto plasticamente il vostro modo di agire, lo stesso che avete avuto durante tutta questa legislatura: tanta arroganza, tante forzature, un po' di propaganda e un po' di vittimismo. Perché l'autonomia non è una riforma che migliora, così come l'avete scritta, la vita delle persone; è solo un pezzo del vostro patto di potere, quello che punta e punta ancora a cambiare gli equilibri costituzionali in questo Paese, quello che vedeva il premierato per Fratelli d'Italia, la riforma della giustizia per Forza Italia e l'autonomia differenziata per la Lega. Sappiamo come sono andate queste riforme.
Quello che però mi colpisce è che voi pensate davvero che non sia chiaro, a noi e agli italiani lì fuori, il baratto che state facendo tra questa riforma dell'autonomia, cioè queste pre-intese che state spingendo in avanti, e la legge elettorale fortemente voluta dalla Presidente Meloni. La mia domanda è questa: può l'unità e l'eguaglianza, in questo Paese, essere resa merce di scambio per i vostri patti di potere ? La nostra risposta è no, non può. In questo scellerato patto, voi spaccate ancora di più un Paese che già soffre insopportabili diseguaglianze; create cittadine e cittadini di serie A e di serie B, come è nel vostro stile; penalizzate chi ha già di meno, chi ha già subìto di più e pagato più caro il prezzo di quelle diseguaglianze - mi riferisco al Sud di questo Paese e alle aree interne di questo Paese.
Siete stati sordi a qualsiasi proposta di modifica, di dialogo, di intervento su questa riforma, come le altre. Del resto, ci avete fatto vedere la stessa identica cosa sulla riforma della giustizia. Incredibile, la prima riforma costituzionale della storia repubblicana che è passata esattamente come approvata dal Governo, senza un emendamento non dico delle opposizioni, ma nemmeno delle colleghe e dei colleghi della maggioranza. Guardate, questo è un modo di fare che non porta lontano perché, nel caso dell'autonomia differenziata, è autorevolmente intervenuta la Corte costituzionale a smontare, in larga parte, l'autonomia che avevate approvato. E voi, anziché fare autocritica, anziché fermarvi a riflettere, che cosa avete fatto? Quello che sapete fare meglio: fischiettare, fare finta di nulla e andare avanti. Lo avete fatto nonostante questo voglia dire ignorare che siete voi che non riuscite a scrivere una legge senza violare qualche principio della Costituzione. È inutile dare la colpa sempre a qualcun altro e, in questo caso, una volta ancora ai giudici, perché siete voi che avete fallito .
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Sono passati anni ormai da quella sentenza e, anziché prenderne atto, cercare di fare dei correttivi al limite dal vostro punto di vista, semplicemente siete andati avanti dritti. La verità è che qui dentro - ve lo dico spesso - avevate una maggioranza con numeri così ampi che avreste potuto fare tutto per migliorare la vita degli italiani e siete riusciti a non fare nulla. È successo anche con la riforma del premierato, però, “la madre di tutte le riforme”, come l'aveva definita Giorgia Meloni, ritirata in grande fretta dopo aver perso il referendum costituzionale con 15 milioni di italiani che vi hanno detto di no.
Sull'autonomia, invece, la Corte ha detto cose molto chiare, che i colleghi che hanno parlato prima di me hanno già ricordato, ma vale la pena tornare su alcuni di questi punti, perché potevate usare questi due anni per migliorare il testo, per raccogliere quei rilievi e, invece, avete solo sperato che, passando del tempo, le persone si sarebbero dimenticate, per rispuntare, guarda caso, proprio oggi, insieme alla legge elettorale, per perfezionare il vostro scambio, il vostro patto. Ed ecco, quindi, le pre-intese con quattro regioni. Di nuovo non per migliorare l'efficienza dei servizi, come ho ascoltato, o per migliorare la vita dei cittadini, ma per poter sventolare una bandierina, giusto in tempo prima delle prossime elezioni, quando i cittadini vi chiederanno conto di questi cinque anni sprecati. Basta vedere come li avete presentati questi accordi: senza un'analisi, senza dati, scritti in modo uguale per tutte e quattro le regioni, come se ciascuna non avesse una propria specificità, le proprie problematiche, i propri punti di forza come i propri punti di debolezza.
La Corte costituzionale ha stabilito che le materie non possono essere trasferite per intero, ma solo specifiche funzioni legislative o amministrative ben motivate in relazione alla situazione della specifica regione. La Corte ha stabilito che le diverse esigenze delle regioni devono essere dimostrate in maniera rigorosa, che le specifiche necessità devono emergere in maniera fattuale e che deve essere data prova che le regioni avrebbero una capacità maggiore rispetto allo Stato di svolgere esattamente quelle funzioni di cui chiedete il trasferimento. Ma di tutto questo nelle vostre pre-intese non si trova traccia e trattare in maniera uniforme realtà regionali diverse, come quelle della Lombardia, della Liguria, del Veneto e del Piemonte - accomunate forse solo dal fatto che in questo momento sono tutte guidate da amministrazioni di centrodestra -, trattarle così, appunto con pre-accordi scritti con il copia e incolla, rischia solo di creare ulteriori disagi alle cittadine e ai cittadini, anche in quelle stesse regioni. Tutto ciò - ricordiamolo - mentre ancora non sono stati definiti né tantomeno garantiti i livelli essenziali delle prestazioni che concernono i diritti sociali e civili di cui all'articolo 117 della Costituzione, che dovreste conoscere, e prima ancora che sia stato attuato il Fondo perequativo per i territori che hanno minore capacità fiscale, di cui all'articolo 119 della nostra Costituzione, che la Corte ha ricordato essere improcrastinabile.
Ma diciamoci la verità: fare un'autonomia differenziata come l'avete fatta voi, senza mettere un euro per ridurre i divari territoriali e sociali che hanno già pagato troppo il Sud e le aree interne vuol dire vedere oggi i sedicenti patrioti piegarsi all'antico sogno secessionista di una Lega Nord che nei fatti non esiste nemmeno più. La verità è che state provando a dividere ulteriormente il Paese, a frammentarlo di più. Questo accanimento nei confronti del Sud non lo capiamo: tre miliardi e mezzo tagliati al Fondo perequativo infrastrutturale e il vostro “no” alla nostra proposta di salario minimo, fatta unitariamente con le altre opposizioni. Avete cancellato anche l'unico strumento di contrasto alla povertà in un Paese che oggi ha un livello di povertà assoluta che non si vedeva da più di un decennio, perché in fondo voi pensate che la povertà sia una colpa individuale. Noi sappiamo, invece, che è un grave problema sociale, dovuto a politiche che dobbiamo e possiamo cambiare
Avete cancellato anche le risorse per la decontribuzione. Se penso ai tagli che avete fatto sui nidi che si potevano costruire col PNRR, alla vostra indifferenza alle nostre proposte sul congedo paritario, che migliorerebbero la vita di milioni di famiglie italiane, e la guerra insensata, ideologica, che fate contro le energie rinnovabili, che proprio nel Sud darebbero un potenziale incredibile di sviluppo di lavoro di qualità e di buona impresa, nei fatti, più ancora che nelle parole, si vede che questo Governo è il Governo più antimeridionalista della storia repubblicana . Lo dicono i fatti.
Rischiate di dare il colpo di grazia ad una sanità pubblica che già state affamando e che rischia il collasso. Guardate i dati, anche delle regioni che governate, sulla migrazione sanitaria: quante centinaia di milioni spendono quelle regioni, perché i propri cittadini vanno a curarsi altrove? Ma tanto a voi cosa importa, chiusi nei vostri palazzi, sperando che nessuno venga a chiedervi conto di questi fatti e di questi fallimenti?
E a proposito di emigrazione, continuate a far finta di non vedere la grande emergenza dell'emigrazione giovanile. È di qualche settimana fa che titolava che dal Sud, dal 2019 a oggi, sono andati via 313.000 giovani. Quando vi chiedete il perché, la risposta è molto semplice: provate voi, con un contratto di pochi mesi e senza sapere se il giorno dopo lo avrete ancora, a costruirvi un futuro dignitoso, a pagare un affitto, ad accendere un mutuo, a fare una famiglia, se la volete fare , perché per contrastare la denatalità bisogna anche contrastare la precarietà che, invece, purtroppo vi vede del tutto indifferenti. Ogni anno sono in migliaia a lasciare le comunità in cui nascono, vivono e vorrebbero restare. E mentre voi avete scritto nero su bianco che le aree interne sono destinate a un inesorabile declino, noi abbiamo fatto proposte di legge che avete fin qui ignorato. Ma vi chiediamo ancora di prenderle in esame insieme …
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). …quella sulle aree interne e anche quella sul diritto a restare dei giovani, specialmente quei giovani che al Sud si stanno mobilitando proprio in questa direzione.
Chiudo su questo, Presidente. Non ci convincerete mai che, in un Paese come il nostro, con la crescita a zero, tre anni di calo della produzione industriale e stipendi così bassi, si possa ripartire disuniti e più divisi, perché non c'è riscatto per l'Italia se non c'è il riscatto per il Sud , perché Giorgia Meloni si deve convincere che questo Paese, nonostante voi, rimarrà uno, uno indivisibile in cui deve vigere l'eguaglianza, la solidarietà e le opportunità uguali di sviluppo per tutte e tutti
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Io, a nome del Partito liberaldemocratico, voterò contro questo schema, ma in realtà potrei anche votare a favore o potrei anche astenermi, perché, segretaria Schlein, non lo so se stiamo commentando lo stesso provvedimento, cioè questa narrazione secondo cui si spacca l'Italia e si distrugge il Sud - io so che è un disco che è stato messo e ormai non si toglie più -, ma noi stiamo delegando funzioni come protezione civile, previdenza complementare integrativa e professioni. Questa roba non cambierà la vita di un solo cittadino italiano. Che cosa fa una regione sulla previdenza integrativa? Il motivo per cui alla fine voto contro… ma potrei pure votare a favore o astenermi, perché questa roba che abbiamo in mano non cambia niente e non posso fare a meno di chiedermi cosa penserebbero Umberto Bossi e Roberto Maroni del fatto che 30 anni di battaglia federalista sono finiti nel delegare alle regioni la previdenza integrativa.
Chi è federalista oggi fa un altro discorso: chi è federalista dice che in questo Paese non si sa chi fa cosa fra i livelli di Governo, perché le regioni, che nascono come enti di programmazione, sono diventate enti di gestione e una sciagurata riforma del Titolo V, fatta nel 2001 dal centrosinistra, ha reso un caos anche chi fa cosa fra Stato e regioni. Quindi, prima cosa: chi fa cosa dei livelli di governo di questa Repubblica. Federalismo vuol dire che, quando un cittadino paga le tasse, sa a chi le sta pagando, perché il principio liberale è: pago, vedo, voto. Oggi noi l'Irpef la paghiamo a tre livelli di governo, l'IMU la paghiamo a due livelli di governo: il massimo dell'irresponsabilità, perché io non so quanto sto pagando al sindaco, quindi non so giudicare il sindaco quanto ha preso dei miei soldi, che servizi mi ha dato e poi decidere se confermarlo o no e non lo posso fare né col sindaco, né col presidente della regione, né col Presidente del Consiglio.
Essere federalisti oggi significa decidere chi fa cosa in questa Repubblica, dare a tutte le regioni le funzioni che è più ottimale dare a livello decentrato e, soprattutto, far sì che un cittadino sappia chi gli sta mettendo le mani nella busta paga: se è il Presidente del Consiglio, se è il presidente di regione o se è il sindaco. Di tutta questa roba qui non c'è niente. Ecco perché alla fine il voto è contrario, ma non posso riconoscermi in una narrazione catastrofista. Io non so veramente quale provvedimento state leggendo, perché questa roba che avete detto finora qui dentro non c'è. Non so cosa state leggendo voi.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Colucci, Urzi', Iezzi e Paolo Emilio Russo n. 6-00268, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Avverto che, a seguito dell'approvazione della risoluzione, risultano precluse le risoluzioni Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Boschi, Magi ed altri n. 6-00272 e Richetti ed altri n. 6-00276.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della relazione della I Commissione (Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Lombardia per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e integrativa” (Doc. CCXLVII, n. 3) e sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Lombardia per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie “tutela della salute - coordinamento della finanza pubblica” (Doc. CCXLVII, n. 4) (Doc. XVI, n. 7).
Ricordo che nella seduta del 20 luglio 2026 si è conclusa la discussione generale e il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie senatore Roberto Calderoli è intervenuto in sede di replica.
Ricordo altresì che sono state presentate le risoluzioni Iezzi, Urzi', Paolo Emilio Russo e Alessandro Colucci n. 6-00269, Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Boschi, Magi ed altri n. 6-00273 e Richetti ed altri n. 6-00277.
PRESIDENTE. Invito il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, senatore Roberto Calderoli, ad esprimere il parere sulle risoluzioni presentate.
ROBERTO CALDEROLI,. Grazie, Presidente. Il parere è favorevole sulla risoluzione Iezzi, Urzi', Paolo Emilio Russo e Alessandro Colucci n. 6-00269. Il parere è contrario, per le ragioni già evidenziate in sede di replica nella seduta di ieri, sulle risoluzioni Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Boschi, Magi ed altri n. 6-00273 e Richetti ed altri n. 6-00277.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha chiesto di intervenire per dichiarazione di voto il deputato Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Intervengo in dichiarazione di voto sulle intese tra il Governo e la regione Lombardia, però facendo un passaggio sull'atteggiamento che, come gruppo, abbiamo voluto tenere sulle dichiarazioni di voto, perché mi sembra che alcune osservazioni di qualche collega siano assolutamente fuori luogo.
Sia in discussione generale che per quanto riguarda le dichiarazioni di voto, su questo tema non ci sottraiamo. Anzi, siamo profondamente convinti del merito delle intese, perché sull'autonomia differenziata abbiamo fatto un lavoro come maggioranza anche all'interno del programma, che poi ha portato gli elettori a votare e a sostenere il centrodestra. Lo dico perché, nel suo intervento, il collega Zaratti ha fatto delle osservazioni assolutamente scorrette che non sono per nulla in linea con la sua persona, per come lo conosco, perché un conto è avere idee diverse dal punto di vista politico e ci si confronta in Aula, un altro è non tenere conto di come, sul tema della dichiarazione di voto delle intese tra il Governo e la Liguria, mi sono espresso rinviando al dibattito che c'è stato in discussione generale e alle dichiarazioni di voto che io e la collega Semenzato avremmo fatto sulle intese con la Lombardia e sulle intese col Veneto. Questo lo dico per chiarezza, perché credo che le cose importanti in quest'Aula siano il rispetto e la correttezza tra di noi, anche perché questo è un argomento che deve essere affrontato con correttezza e chiarezza, innanzitutto parlando di qual è il tema e qual è l'argomento.
Noi siamo partiti da lontano sulla possibilità di intervenire su materie aggiuntive rispetto a quelle che gestiscono le regioni ed è stato fatto con la riforma del Titolo V della Costituzione che ricordo, colleghi in Aula, è stata decisa e costruita da un Governo di centrosinistra. L'intuizione era assolutamente giusta, perché, attraverso l'introduzione anche di un articolo aggiuntivo all'interno della Costituzione, si è potuto decidere in quali materie di competenza concorrente fra Stato e regioni fosse possibile, attraverso un'intesa, dare maggiore autonomia territoriale. Lo dico esattamente in dichiarazione di voto sull'intesa con la regione Lombardia perché, grazie a quella modifica costituzionale, durante il Governo Prodi il governo regionale della Lombardia iniziò un percorso di relazione col Governo Prodi, un Governo di centrosinistra che dialogava sul territorio con una regione governata dal centrodestra, ma con l'obiettivo di creare un valore, un risultato, un esito positivo nella capacità di dare risposte ai cittadini attraverso una maggiore gestione di materie da parte della regione.
Questa è la dimostrazione che ciò che ho sentito in Aula in questi giorni non corrisponde assolutamente alla realtà. Raccontare che c'è un centrodestra che vuole fare del Paese uno “spezzatino” e distruggere l'unità nazionale mi sembra una strada totalmente errata, anche rispetto alla storia di alcuni partiti e gruppi parlamentari del campo largo che, invece, nella loro storia si sono spesi perché le regioni potessero avere maggiore autonomia. Ed è al di fuori della narrazione rispetto anche all'impegno del Governo e del centrodestra, perché, se c'è una maggioranza che ha dato forza e incisività all'azione del Sud Italia, è esattamente il centrodestra in questa legislatura con la ZES unica, dove otto regioni del Sud Italia hanno avuto la possibilità, con semplificazioni e con autorizzazioni rapide, di avere una crescita della produttività addirittura maggiore della media italiana. Allora, l'accusa rivolta al centrodestra e al Governo di non dare attenzione al Sud Italia è assolutamente smentita dai fatti, dalla realtà e da quello che abbiamo creato e che ci viene riconosciuto.
Io penso che bisogna assolutamente essere oggettivi il più possibile quando si interviene su iniziative totalmente innovative. Faccio un esempio proprio della regione Lombardia, quando ci fu l'occasione di dare maggiori funzioni alle province che, all'epoca, erano governate, nella maggior parte dei casi, dal centrosinistra. Si decise all'epoca di dare maggiori funzioni alle province governate dal centrosinistra, perché la visione di Governo in quell'occasione ci diceva che le funzioni della formazione e le funzioni su alcuni temi ambientali e su alcuni temi infrastrutturali erano meglio gestite da chi era più vicino sul territorio. Ci siamo liberati in quell'occasione dalla colorazione politica che quelle province avevano nella gestione e ci siamo, invece, affidati alle maggiori risposte che potevano essere date ai cittadini.
Allora, credo che bisogna essere molto seri ed entrare nel merito delle intese che vedono nell'iniziativa del Ministro Calderoli, con la legge n. 86 del 26 giugno del 2024, definita proprio “legge Calderoli”, un passaggio ulteriore e successivo a quello che ha visto la riforma del Titolo V della Costituzione. E, proprio nell'ottica di dare migliori servizi al Paese e non lasciare nessuno indietro, sono stati previsti i LEP, i livelli essenziali delle prestazioni, che sono esattamente pensati per evitare che un'autonomia differenziata possa svantaggiare qualche parte del territorio. Allora non si tratta di un trasferimento generalizzato di materie quello che riguarda le intese, ma si tratta di una scelta molto oculata, che riguarda certamente tutte e quattro le regioni. In Lombardia verrà applicata in modo diverso rispetto ad altre, perché c'è proprio una caratteristica territoriale differente. Non è l'individuazione delle materie che identifica come verrà realizzata, quindi non c'è un'omologazione fra le quattro regioni, ma ciascuna regione la adatterà secondo le proprie caratteristiche.
E parliamo di protezione civile, di professioni, di previdenza complementare e integrativa e anche della tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica, perché anche da questo punto di vista è necessario migliorare le funzioni che le regioni svolgono. Il tema non è che in alcune realtà del territorio ci si cura meglio a causa, in ragione o per merito dell'autonomia, e in altre peggio perché il Paese ha lasciato da solo qualcuno, ma credo che, in realtà, la possibilità di dare delle risposte prossime ai cittadini possa migliorare quell'esigenza particolare e specifica nella sanità e anche in tutte le altre materie. Il nostro Paese è stretto e lungo e credo che sia giusto, nell'ottica dell'unità nazionale, garantire questa autonomia e queste diversità. Io credo che nel metodo, quindi, il Ministro Calderoli abbia scelto la strada giusta attraverso i LEP e che l'autonomia differenziata sia accettabile solo se cammina insieme alla definizione dei diritti da garantire su tutto il territorio nazionale, dalla Sicilia al Trentino.
Ma, per venire al merito, per quanto riguarda la protezione civile, si rafforza la capacità di risposta con la possibilità di ordinanze in deroga e con il riconoscimento del ruolo del presidente della regione come commissario. Per quanto riguarda, invece, le professioni e la previdenza complementare e integrativa, si attribuiscono funzioni che consentono di adattare la disciplina alle esigenze del tessuto produttivo e sociale della regione Lombardia, mantenendo salve le competenze statali essenziali e la vigilanza nazionale. E per quanto riguarda la salute, si riconoscono margini di flessibilità gestionale, necessaria per quanto stiamo vedendo nell'evoluzione della capacità di cura sui territori.
Queste intese non indeboliscono l'unità della Repubblica, al contrario, la rafforzano. Riconoscono che l'efficienza dei servizi pubblici e la responsabilità delle istituzioni si misurano anche nella capacità di differenziare, dove la differenziazione produce risultati migliori senza mai intaccare i diritti fondamentali e i livelli essenziali che devono essere garantiti a tutti i cittadini, da Nord a Sud.
Come Noi Moderati, guardiamo all'autonomia differenziata non certamente come a una bandiera identitaria, né la subiamo come una minaccia, ma la guardiamo per quello che è: uno strumento. E la narrazione secondo la quale viene data questa opportunità a uno dei partiti di maggioranza la respingiamo. Il centrodestra - tranquillizziamo il campo largo - è unito, è compatto. Lo è su tutto, lo è stato sulla legge elettorale: un emendamento scelto da due partiti non può di certo essere raccontato come una maggioranza che si divide, quando il testo è stato presentato lo stesso...
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). ... da parte di ciascuno, come su tutte le altre iniziative che abbiamo portato avanti.
Presidente, concludo, sottolineando che ci siamo occupati di tante questioni, oltre della legge elettorale, ad esempio dell'autonomia differenziata, ad esempio del Piano casa. Tante iniziative che danno risposte ai cittadini come questa, che credo che gli italiani valuteranno positivamente dopo che l'intesa sarà conclusa ed avrà efficacia sul territorio, perché i cittadini chiedono che ci siano risposte più vicine a loro e solo gli enti territoriali certe volte possono rispondere meglio dello Stato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. La bontà dell'intervento del collega Zaratti sul precedente schema di intesa è dimostrata proprio dal fatto che il collega Colucci, poco fa, si è sentito finalmente in dovere di entrare nel merito di questa riforma. Quindi auspichiamo che anche gli altri gruppi, tutti i gruppi di maggioranza, almeno da questa intesa in poi vogliano entrare nel merito ed esprimersi rispetto a questa riforma e che non considerino come un mero passacarte il Parlamento rispetto ad essa, che così profondamente va ad incidere sui rapporti di uguaglianza dei cittadini sul nostro territorio.
Per poter analizzare questi schemi di intesa, dobbiamo però partire da alcuni dati. Più volte sono stati ricordati i cinque milioni di fuori sede in Italia, centinaia di migliaia di studenti universitari che studiano fuori dalla loro regione e quasi due milioni di italiani che decidono di andare a lavorare fuori dalla loro regione, non perché optano fra due scelte possibili, ma perché questa scelta è determinata in modo forzato per poter avere un lavoro. Ma se andiamo anche su altri aspetti, vediamo che ad esempio l'Osservatorio nazionale sui servizi sociali territoriali, insediato presso il CNEL, ha fatto un'analisi rispetto ai servizi sociali territoriali e lì si riscontra come la spesa sociale per provincia fotografi disuguaglianze molto forti. Si va da dieci - ripeto, dieci - euro a persona in provincia di Vibo Valentia fino agli oltre 350 euro nella provincia di Bolzano.
Se andiamo poi a vedere anche l'ambito della giustizia, anche lì vediamo, soprattutto nella giustizia civile, grandi squilibri territoriali. Abbiamo davvero un'Italia della giustizia a più velocità in base ai vari tribunali e, se guardiamo in senso regionale, forti squilibri. Da regioni dove la giustizia civile è più veloce, come la Valle d'Aosta, con 239 giorni per un procedimento civile, così come, più o meno, in Piemonte, si arriva fino agli oltre 400 giorni della Campania e della Puglia, per arrivare alla Sardegna dove occorrono in media 535 giorni. Quindi, questo a dimostrare che sotto tutti i punti di vista c'è uno squilibrio territoriale. Oppure l'ambito della sanità, così drammaticamente evidente, dove nel 2024 abbiamo avuto 700.000 ricoveri fuori regione, quindi di fatto uno su dieci.
Noi sappiamo che una vera autonomia differenziata sana dovrebbe ridurre il e non aumentare le disuguaglianze. Se la politica invece va in direzione completamente opposta, non in quella di ridurre le disuguaglianze, ciò vuol dire che su questo tipo di differenze qualcuno ci guadagna. Evidentemente, quando vediamo che quattro regioni del Nord, tutte governate dalla destra, chiedono la stessa forma di autonomia sulle stesse materie, davvero diventa palese il disegno politico di una macroregione, che ha gli stessi poteri, ma che sono diversi da quelli di tutte le altre regioni. Questo mina le basi fondamentali dell'unità del Paese, al di là di coloro che sbandierano molto spesso anche il termine Nazione, di una unica Nazione dove, in realtà, attraverso l'unità - così come era previsto dai nostri padri costituenti -, si dovrebbe permettere a tutti i cittadini e le cittadine di ritenersi italiani e italiane per parità di diritti.
L'unità del Paese, infatti, si fa attraverso l'unità dei diritti di tutte le persone, in qualsiasi parte del Paese si trovino. Proprio questa era l'ambizione dei nostri padri costituenti, quella di combattere e non di consolidare le disuguaglianze. Invece, quello che sta avvenendo attraverso questi schemi di intese è proprio diametralmente opposto. Noi vediamo, di fatto, un regionalismo che dovrebbe essere nella linea impostata secondo la Costituzione e secondo quelle direttive date dalla sentenza n. 192 del 2024 della Corte costituzionale che, in realtà, ha detto in modo chiaro al Parlamento come dovrebbe andare il regionalismo. Eppure, nonostante quanto indicato dalla Corte costituzionale, qui si cerca di smontare davvero tutto l'impianto previsto dalla nostra Costituzione. Il Governo avrebbe dovuto prendere atto di quanto è contenuto in quella sentenza, avrebbe dovuto fermarsi, ritirare questi schemi di intesa e aprire, anche con l'opposizione, un vero e proprio confronto e, invece, ci troviamo di fronte all'ennesima forzatura. Si cerca, si vuole andare avanti, evidentemente anche con qualche imbarazzo, se davvero - e lo vedremo magari nei prossimi interventi, a partire da questo schema - tanti gruppi di maggioranza non intendono intervenire nel merito.
Oggi, quindi, la maggioranza chiede al Parlamento di approvare dei documenti che nascono prima della sentenza n. 192 del 2024 della Corte costituzionale e, di fatto, questi schemi non recepiscono nulla di quella sentenza. E lo dico sommessamente anche da cittadino del Nord: non si può pensare che il Nord Italia possa davvero sopravvivere con un Sud che sprofonda. Siamo tutti un unico Paese, che deve essere unito sulla stessa barca: o si cresce tutti o si sprofonda tutti quanti insieme. Da un lato, è comprensibile questa volontà da parte della Lega - da dove era partita, da quell'idea folle della Padania, della secessione -, da questo punto di vista è comprensibile, nonostante quello che vediamo sia un progetto molto sbiadito rispetto a quegli intendimenti; dall'altro lato, non comprendiamo soprattutto coloro che in maggioranza si dicono, invece, per un Paese unitario da questo punto di vista.
Evidentemente, tutto è frutto esclusivamente di quell'accordo che è stato fatto, fin dall'inizio della legislatura, tra i tre partiti di maggioranza nello spartirsi ognuno una riforma, in modo da ottenere, rispetto al proprio elettorato, un certo posizionamento. Da un lato, Fratelli d'Italia con il premierato, poi Forza Italia con la riforma della giustizia e, appunto, come vediamo con questa riforma, la Lega sull'autonomia differenziata. Ebbene, Fratelli d'Italia si vede una riforma del premierato inesistente, abbandonata, per fortuna scomparsa dai ; in qualche modo, hanno tentato di far confluire almeno qualche elemento nella legge elettorale approvata la settimana scorsa. Forza Italia si è vista bocciare, anche sonoramente, con il referendum, dai cittadini italiani, la riforma della giustizia. Quindi, di fatto, l'unica che porterebbe a casa un risultato di natura istituzionale sarebbe la Lega.
A questo punto, oggi noi facciamo appello agli altri gruppi di maggioranza, soprattutto anche rispetto a quanto è successo la settimana scorsa, quando qualcuno della maggioranza ha pugnalato alle spalle, rispetto alla legge elettorale, altri gruppi di maggioranza. A questo punto, noi ci appelliamo a questi gruppi di maggioranza, perché oggi possano, invece, bocciare questa funesta riforma dell'autonomia differenziata .
PRESIDENTE. Colleghi, chiedo cortesemente silenzio in Aula per rispetto di chi interviene.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Al contrario del collega, non abbiamo molte speranze su un sussulto della maggioranza rispetto a questo provvedimento, ma, soprattutto, non vorremmo che la discussione fosse sul principio di autonomia come principio astratto. Non vorremmo oggi scegliere tra essere autonomisti o centralisti o tra essere amici o nemici della Lombardia, non è questo il tema. Siamo chiamati ad esaminare una proposta concreta, cioè attribuire alla regione Lombardia ulteriori forme di autonomia nelle materie della Protezione civile, delle professioni, della previdenza complementare e integrativa, ma, soprattutto, nella tutela della salute e nel coordinamento della finanza pubblica. Ed è su questa proposta concreta, sui suoi contenuti e sulle sue conseguenze, che vorremmo esprimere un giudizio.
Non abbiamo - lo diciamo - un'opposizione ideologica all'autonomia. L'autonomia è prevista dalla Costituzione, può essere uno strumento utile, ovviamente, quando avvicina le decisioni dei cittadini, semplifica le procedure, migliora la qualità dei servizi e rende più chiara la responsabilità di chi amministra. Ma, proprio per queste ragioni, non possiamo accettare che venga ridotta a bandiera politica, a un titolo da esibire o a una compensazione da offrire alla Lega proprio verso la fine della legislatura. L'autonomia non si misura nel numero delle competenze che trasferiamo, si misura dai risultati che è capace di produrre: si misura nei giorni risparmiati ai cittadini, nella qualità delle prestazioni, nella riduzione della burocrazia, nella capacità di spendere meglio le risorse pubbliche, la famosa “efficacia ed efficienza” di cui tanto ci riempiamo la bocca. Di tutto questo, però, negli schemi che ci vengono sottoposti non troviamo alcuna dimostrazione.
Il primo problema è evidente: le proposte che oggi valutiamo, che arrivano dalla Liguria, dalla Lombardia, dal Piemonte e dal Veneto sono sostanzialmente sovrapponibili. Quattro regioni molto differenti per popolazione, territorio, organizzazione amministrativa, sistema produttivo, condizioni sociali e capacità finanziaria chiedono, sostanzialmente, le stesse funzioni e ricevono le stesse risposte. Allora, dove sarebbe la differenziazione? Cioè, l'autonomia differenziata non è stata scritta per introdurre una regionalizzazione generalizzata attraverso quattro accordi-fotocopia, è stata scritta per rispondere a specificità regionali concrete e dimostrabili. Se quattro regioni - che insieme rappresentano una parte rilevante della popolazione - manifestano la stessa esigenza e chiedono le medesime competenze, probabilmente non siamo più davanti a un'esigenza particolare, siamo invece davanti a un problema comune dell'ordinamento regionale. E ad un'esigenza comune si dovrebbe rispondere con una riforma generale, valida per tutte le regioni e non con una corsia differenziata riservata soltanto a quattro.
È la stessa Corte costituzionale che ha chiarito un principio essenziale: non possono essere trasferite intere materie o generici ambiti di materia; possono essere attribuite soltanto specifiche funzioni, dopo aver dimostrato che la loro gestione regionale risponde effettivamente ai principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione. Questo significa che per ogni funzione richiesta dovremmo conoscere almeno quattro elementi, quattro domande di cui dovremmo conoscere le risposte: qual è il problema che vogliamo risolvere; perché la regione dovrebbe essere in grado di risolverlo meglio dello Stato; quanto ci costa il trasferimento e quale risultato concreto si prevede di ottenere. Ebbene, negli schemi che oggi ci apprestiamo a valutare, queste risposte non ci sono oppure sono formulate in termini generici.
Non basta - lo dico da lombardo - affermare che la Lombardia dispone di una buona capacità amministrativa - peraltro, credo che questa affermazione valga per i ricordi del passato -, non basta ricordare che la Lombardia ha un peso economico e quasi 10 milioni di abitanti, non basta rivendicare una vecchia tradizione di efficienza: serve un'istruttoria, servono indicatori verificabili, servono costi, tempi, organici, risorse e obiettivi. Persino l'Ufficio parlamentare di bilancio ha evidenziato come la documentazione, seppur ampissima, non dimostri attraverso indicatori preventivi i benefici effettivi delle nuove forme di autonomia. Ha inoltre segnalato la necessità di valutare gli effetti indiretti sui bilanci, sulle risorse disponibili per le altre regioni e sulla mobilità sanitaria; perché, appunto, il punto più delicato è proprio la sanità.
Il Servizio sanitario nazionale è già oggi profondamente frammentato e abbiamo visto - lo abbiamo vissuto con il COVID - cosa vuol dire avere un sistema sanitario così frammentato. Il diritto alla cura cambia troppo spesso in base al codice di avviamento postale del luogo in cui la persona, risiede; cambiano i tempi di attesa, le disponibilità delle prestazioni, cambia la capacità di assumere personale, l'accesso alle tecnologie e persino la possibilità, o la fortuna, di ricevere una diagnosi tempestiva sulla base, appunto, del codice postale del luogo in cui si è residenti.
E di fronte a questa situazione dovremmo lavorare per ricomporre il sistema, per ridurre le differenze e per garantire davvero a tutti i cittadini gli stessi diritti fondamentali; invece, esattamente al contrario, con queste pre-intese rischiamo di compiere un altro passo nella direzione opposta. Alla Lombardia verrebbero riconosciuti maggiori spazi in materia di tariffe delle prestazioni, edilizia e tecnologie sanitarie, fondi integrativi, personale e utilizzazione delle risorse, ma non è chiaro quale sarebbe, invece, l'impatto finanziario di questa facoltà.
Non è spiegato come si eviterebbe una competizione tra regioni sul trattamento economico del personale, non è spiegato cosa accadrebbe alla mobilità sanitaria, non è spiegato chi dovrebbe sostenere i maggiori costi qualora una struttura lombarda applicasse tariffe superiori per una prestazione resa a un cittadino proveniente da un'altra regione. Pagherebbe la Lombardia in quel caso? Pagherebbe la regione di residenza del paziente? Pagherebbe il Fondo nazionale? E tutti questi costi dove sono preventivati? È una domanda molto concreta e non teorica, perché ogni anno, lo sappiamo, centinaia di migliaia di cittadini si spostano da una regione all'altra per ricevere cure, e la mobilità sanitaria determina trasferimenti finanziari consistenti tra le regioni, soprattutto da Sud a Nord. Creare maggiori libertà tariffarie, senza stabilire preventivamente chi sostiene il differenziale, significa aprire un conflitto tra i bilanci regionali e produrre nuove diseguaglianze.
Lo stesso vale per il personale: sappiamo che il Servizio sanitario nazionale vive di una grande carenza di medici, di infermieri, di professionisti sanitari, e consentire alle regioni più forti di offrire condizioni economiche salariali più vantaggiose, senza un quadro nazionale e senza adeguate misure perequative, rischia di spostare semplicemente il personale da un territorio all'altro, il che vuol dire non risolvere il problema, ma crearne di più. Il risultato non sarebbe quello di avere più medici e più infermieri, come sarebbe auspicabile, ma, al contrario, sottrarne alle regioni che dispongono di minori risorse economiche. Noi vogliamo che la Lombardia possa assumere il personale necessario, ci mancherebbe, anzi, e possa anche garantire i servizi migliori, ma non possiamo accettare che questo avvenga semplicemente indebolendo ulteriormente altre parti del Paese, alimentando una competizione profondamente insana in un sistema che dovrebbe rimanere nazionale e universale.
C'è poi una contraddizione finanziaria, che il Parlamento non può ignorare: da una parte, gli schemi affermano che le nuove competenze dovranno essere esercitate senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, nella limitatezza delle risorse disponibili, dall'altra, prevedono la facoltà che possano generare maggiori spese, tariffe più alte, maggiore reclutamento, investimenti, fondi integrativi e nuove strutture amministrative. Una contraddizione che va colmata, le due cose non possono essere contemporaneamente vere: o le nuove competenze non producono alcun effetto concreto o allora dobbiamo domandarci quale sia il senso dell'intera operazione.
E lo stesso può valere per altre materie, che sono quelle che stanno rendendo l'autonomia differenziata un profondo problema, perché sdoppiare venti volte le stesse materie di ingaggio - penso a quelle di Protezione civile, penso alla sicurezza energetica, penso a tante materie, anche a quella della gestione degli ordini professionali, come qualcuno prima ha ricordato in discussione generale - è un modo non per creare più efficienza, ma, al contrario, per perdere efficienza ed uguaglianza nel nostro Paese.
Ecco la ragione per cui voteremo con un “no” convinto alla risoluzione di maggioranza e voteremo favorevolmente alle altre .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, membri del Governo, siamo qui oggi ad approvare degli atti, quattro atti, che cambiano di fatto la forma del nostro Stato.
Ieri è iniziata la discussione generale e oggi votiamo. Ventiquattro ore per decidere se la nostra Repubblica è una o se, invece, iniziamo a spacchettare la nostra Repubblica in tante Italie, con diritti diversi a seconda del codice di avviamento postale. La vostra non è fretta, è un metodo, il metodo che impedisce al Paese di capire cosa sta succedendo prima ancora che sia, appunto, accaduto. Quindi, questi tempi così celeri sono proprio una strategia, e lo stesso metodo che avete utilizzato lo scorso 16 luglio al Senato adesso lo utilizzate dalla Camera. A distanza di 2 anni dall'approvazione della legge n. 86 del 2024, voluta dal Ministro Calderoli, siamo oggi nuovamente qui a contrastare una visione di Paese che è a una distanza siderale dalla nostra concezione di Paese, e lo facciamo sempre portando degli argomenti nel merito.
Il primo argomento è senza dubbio che dal 19 giugno 2024, data in cui avete approvato la legge n. 86 del 2024, è intervenuta la sentenza della Corte costituzionale n. 192 del 2024, che è un fatto storico e un fatto giuridico, perché quella sentenza non solo va a smontare la legge che avevate previsto, 14 punti di dichiarazioni di illegittimità costituzionale, ma va ad analizzare anche il terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione, cioè appunto l'articolo della Costituzione su cui voi basate questi provvedimenti. E la Corte che cosa fa? Elabora una griglia di valori e di principi entro cui bisogna calare l'articolo 116, comma 3. In sostanza, ribadisce che qualsiasi differenziazione regionale può avvenire solo garantendo l'unità e l'indivisibilità della Repubblica, chiarisce che al centro della nostra Costituzione, e quindi nel nostro ordinamento, c'è la persona umana, attorno alla quale è stata costruita un'impalcatura di diritti fondamentali uguali, senza distinzioni, ed è all'interno di questo contesto che si può parlare di autonomia.
L'autonomia è un mezzo e non può mai essere un fine. Tutto questo, ovviamente, non è presente nella vostra concezione.
In particolare, la Corte costituzionale dice tre cose importanti: la prima è che innanzitutto non bisogna trasferire intere materie, ma soltanto singole funzioni per esigenze territoriali specifiche; quindi, la seconda, è necessaria un'istruttoria seria e vera; la terza è che il Parlamento non può essere ridotto ad un mero passacarte o comunque un luogo dove si va a ratificare un'intesa già chiusa tra due esecutivi. Cioè, tutto quello che voi non avete rispettato con queste intese, perché è evidente che le istruttorie non ci sono, perché abbiamo quattro intese identiche, con le stesse richieste, con le stesse soluzioni, ma che riguardano territori profondamente diversi, e proprio voi del Nord lo dovreste sapere, visto che conoscete i territori.
Che cosa succede? Succede che abbiamo, per esempio, il Piemonte che richiede l'autonomia sostanzialmente per la disomogeneità industriale che ha rispetto ad altri, il Veneto per il turismo, ma in realtà però poi voi date la stessa soluzione. Se questo è il regionalismo differenziato, di differenziato c'è soltanto il nome, ma nella sostanza non c'è. E non lo diciamo noi. Lo hanno detto l'Ufficio parlamentare di bilancio, la Banca d'Italia, persino la Ragioneria generale dello Stato in audizione.
Il secondo fatto, che contestiamo in maniera profonda, riguarda la sanità e riguarda l'equiparazione che voi fate tra i LEA e LEP. Un'operazione di diritto che va a mascherare, vuole mascherare una realtà completamente diversa. Che i LEA non siano i LEP ce lo dicono i dati ufficiali. Partiamo da alcuni dati: nel 2023 ci sono stati 537.000 ricoveri fuori regione, con un flusso di circa 5,15 miliardi dal Sud, dalle regioni del Sud verso il Nord; 5,8 milioni di persone nel 2024 hanno rinunciato a curarsi. È evidente che i LEA non hanno mai garantito in questo Paese gli stessi diritti in tutto il territorio e, quindi, equiparare i livelli essenziali previsti dalla Costituzione ai LEA è soltanto un'operazione di diritto, travestita, che però va a ledere profondamente l'articolo 35, va a ledere profondamente il diritto di ognuno di noi, di ogni cittadino, di tutela della propria salute.
Vi dico di più: in realtà non serve neanche guardare i dati del Sud, molti miei colleghi sono intervenuti sui dati del Sud, ma basta guardare i dati del Nord. I dati del Nord, le vostre stesse regioni ci dicono, ad esempio, che, secondo il nuovo sistema di garanzia del 2023, la Liguria è inadempiente rispetto ai LEA; ci dicono che, mentre la Lombardia e il Veneto attraggono nuovi pazienti e risorse da fuori regione, la Liguria e il Piemonte perdono, con saldi negativi di 20,7 milioni e, addirittura, di 74 milioni; che il 10 per cento dei lombardi ha rinunciato a curarsi, così come anche il 10 per cento dei liguri. Questo a dimostrazione del fatto che stiamo parlando di realtà completamente diverse e che voi, però, volete gestire col medesimo strumento, col medesimo testo e con la medesima soluzione. Basterebbe solo questo per dirvi quanto siete distanti, lontani dalla sentenza che è stata emessa due anni fa e che sicuramente queste intese verranno travolte nuovamente, come già abbiamo annunciato due anni fa, da un giudizio negativo della Corte costituzionale.
Il terzo fatto che noi portiamo alla vostra attenzione riguarda la capacità di quest'Aula di guardare al futuro. C'è la questione demografica. La secessione che vuole la Lega corrisponde a una visione di Paese anacronistica. Il Nord non è più il Nord di 40 anni fa; tra dieci anni, nel 2036, l'Italia avrà due milioni di anziani in più e nelle quattro regioni oggetto dell'autonomia differenziata l'invecchiamento sarà sopra la media nazionale. Quelle stesse regioni oggi si reggono grazie ai ragazzi del Sud, che arrivano dal Mezzogiorno , un capitale umano stimato in 147 miliardi di euro in vent'anni, che avete sottratto al Sud. Quindi, il Nord non cammina sulle proprie gambe; cammina grazie alle gambe di tantissimi ragazzi del Sud che si sono trasferiti e che hanno contribuito alla vostra economia. Il Nord si vuole liberare dai lacci dello Stato, ma deve ringraziare innanzitutto il Sud. E se questa autonomia passa, quel sussidio del Sud al Nord si consoliderà per legge e nessuno saprà che fra dieci anni, quando quei giovani invecchieranno anche loro, avranno bisogno degli stessi servizi che oggi si vogliono frammentare regione per regione. Non c'è solo una questione meridionale; c'è una questione settentrionale. E non vi rendete conto che questa ideologia che state portando avanti è completamente lontana dalla realtà del Nord. Ciò, a partire dalla povertà: la povertà non è più solo un fatto del Sud, cresce a ritmi molto più alti al Nord. Le quote di famiglie in povertà, al Nord, sono aumentate tantissimo.
Colleghi, ripetiamo convintamente quello che vi abbiamo detto due anni fa: la vostra visione di un'Italia spezzettata non è la nostra visione. Dietro le parole tecniche di “coordinamento della finanza pubblica”, “previdenza complementare e integrativa”, “protezione civile”, c'è un progetto politico preciso ed è bene chiamarlo col suo nome: la secessione dei ricchi. Non è però il popolo del Nord a chiederlo: sono le associazioni datoriali, sono le imprese che vogliono manodopera a basso costo, meno vincoli ambientali e più sovvenzioni su misura.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Lo dicono i loro stessi documenti. Questa non è autonomia, questa è la rottura dell'articolo 5 e dell'articolo 3 della Costituzione.
Alla fine noi continueremo la nostra battaglia convinti che, fra un anno, anche voi andrete nuovamente a schiantarvi contro la sentenza della Corte costituzionale, esattamente come è successo l'anno scorso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sala. Ne ha facoltà.
FABRIZIO SALA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Siccome sono già intervenuto sulla Liguria, e il contenuto è il medesimo, volevo rinunciare all'intervento. Poi ci ho ripensato, perché ho sentito le stesse - mi passi il termine - castronerie che ho sentito precedentemente. Allora le chiedo la possibilità di consegnare il mio intervento.
PRESIDENTE. Certo, è autorizzato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Molinari. Ne ha facoltà.
RICCARDO MOLINARI(LEGA). Onorevoli colleghi, quello di oggi è un ulteriore passo nel percorso dell'autonomia differenziata. Un passo importante e, per coglierne l'importanza, credo che sia necessario fare un breve riassunto di come siamo arrivati qui, anche perché nel dibattito ho sentito molte inesattezze su questo tema.
Io voglio ricordare una cosa, che la riforma del Titolo V che prevede l'autonomia differenziata, e quindi la possibilità di devolvere fino a 23 materie dallo Stato centrale alle regioni che lo richiedano, risale al 2001. Quindi, la domanda che dovremmo porci è: com'è possibile, se questa riforma c'è da 25 anni, che solamente oggi si sia arrivati a questo passo? La risposta è semplice e, tra l'altro, non è che in passato siano mancati i tentativi per avviare intese tra le regioni e lo Stato sull'autonomia. Peraltro, i primi a provare a fare queste intese furono proprio dei governatori del centrosinistra: la prima fu Mercedes Bresso, presidente del Piemonte; poi ci fu anche Vincenzo De Luca, presidente della Campania; ci fu Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia-Romagna.
Abbiamo capito che, però, per la sinistra si è autonomisti solo se c'è un Governo di centrosinistra; quando poi governa il centrodestra, si diventa centralisti . Ma, al netto di questa valutazione, la ragione politica di fondo sul perché non si sia riusciti ad arrivare all'approvazione delle intese e alla devoluzione dei poteri, è che mancava una legge attuativa della riforma costituzionale. Mancava una legge sull'autonomia che stabilisse un percorso amministrativo e legislativo che cristallizzasse in maniera chiara quali fossero i passaggi. Se oggi noi siamo qui, a un passo dalla sottoscrizione e dall'approvazione delle intese, è grazie alla determinazione della Lega ed è grazie alla determinazione del Ministro Calderoli , che due anni fa ha portato in quest'Aula la legge sull'autonomia sulla base della quale, oggi, diamo il via libera agli atti di indirizzo sulle pre-intese.
Certo, poi abbiamo avuto degli inciampi in questo percorso. Prima di tutto, una grande resistenza - come è normale che sia - delle burocrazie ministeriali e statali. Nessuno è disponibile a cedere potere quando qualcun altro lo chiede; nessuno è disponibile a spostare il potere dal centro alla periferia, avvicinandolo ai cittadini, se non è costretto a farlo. E poi c'è stata la sentenza della Corte costituzionale, che certamente ha posto alcuni paletti a cui stiamo cercando di rispondere - ricordo che c'è il disegno di legge sui LEP, che è in discussione in Commissione al Senato - ma che, come sentenza, ha certificato quello che noi abbiamo sempre detto: che il percorso dell'autonomia differenziata è perfettamente costituzionale. E non è che ci voleva un fine giurista a capirlo, perché una legge che dà attuazione a una norma costituzionale certamente non può essere dichiarata incostituzionale.
E quindi, sulla base di questa legge e di quello che prevede la nostra Costituzione, oggi abbiamo i primi schemi di intesa delle quattro regioni - Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto - che chiedono le prime forme di autonomia che si possono chiedere allo stato dell'arte, in attesa della definizione dei LEP. E quali sono queste materie? C'è il tema della sanità, rispetto al quale l'autonomia si concretizza in che cosa? Non nel fatto, come ho sentito dire da qualcuno, che chi chiede l'autonomia avrà più risorse togliendole a qualcun altro. Quello che prevede questa autonomia è che le regioni, a saldi invariati, abbiano la libertà di spendere le risorse nel modo migliore senza i paletti di Roma. E allora, colleghi, chi sostiene che questo aumenti le disuguaglianze in sanità - disuguaglianze che ci sono, oggi, senza autonomia - mi dovrebbe spiegare perché, se una regione già oggi efficiente rispetto alla sanità diventerà ancora più efficiente spendendo di meno, dovrebbe essere un problema e non un esempio per gli altri, perché non riusciamo a capirlo
Oltre a questo, poi, si interverrà sulla previdenza complementare. Su questo è già avviato un percorso anche a livello nazionale. Si disciplineranno le professioni a livello regionale e ci sarà la competenza sulla Protezione civile che, per noi, è facile capire quanto sia importante. Tutti i parlamentari del gruppo della Lega sono stati amministratori: chi è stato amministratore sa, durante le calamità, quanto sia importante non dover aspettare da Roma la dichiarazione dell'emergenza e la dichiarazione dello stato di calamità. Il fatto che siano le regioni a poterlo dichiarare, dando ai sindaci la possibilità di intervenire subito con le ordinanze o, ad esempio, con le somme urgenze, per iniziare a mettere a posto le strade, migliorerà la vita dei cittadini nelle situazioni più tragiche.
Nonostante questo, la cosa singolare di questo percorso di autonomia è che noi stiamo ricevendo critiche su due fronti: c'è la critica dell'opposizione della sinistra e c'è la critica anche di chi si ritiene più autonomista della Lega, perché chi si ritiene più autonomista della Lega ci dice fondamentalmente che tutto questo non è abbastanza, che non è l'autonomia che abbiamo sempre sognato, che non è - l'ha detto anche la segretaria Schlein prima - il sogno di Bossi, che non è quello per cui la Lega è nata. Bene, colleghi, io vorrei che fosse molto chiara una cosa, però: se non ci fosse stata la Lega, se non fosse nata la Lega quasi 40 anni fa e se la Lega, in questi anni, non avesse battagliato in Parlamento, noi oggi non avremmo neanche questa autonomia . Se non fosse per la Lega, noi non avremmo avuto la riforma del Titolo V nel 2001, che la sinistra è stata costretta a fare su pressione della Lega. Se non fosse per la Lega, noi non avremmo avuto i referendum per l'autonomia in Lombardia e in Veneto , che ci hanno portato a questo risultato. Se non fosse per la Lega, non si sarebbe mai parlato di questione settentrionale e nessuno ne parlerebbe. Se non fosse per la Lega, non si farebbe mai il federalismo fiscale e, se non fosse per la Lega, non trasformeremo mai nemmeno questo Paese in uno Stato federale, perché sì, colleghi, l'autonomia è un passaggio, il nostro obiettivo finale resta trasformare l'Italia in uno Stato federale e per questo abbiamo depositato una proposta di legge costituzionale qui, alla Camera dei deputati.
Per farlo serve però il consenso, serve il sostegno. E, allora, a chi fuori da qua si ritiene più autonomista della Lega, voglio ricordare una cosa: che se si vuole davvero portare la voce del Nord in quest'Aula e se si vuole davvero portare il tema federalista in quest'Aula, si deve sostenere un partito solo, che è quello che da 40 anni fa questa battaglia, che è la Lega .
E poi permettetemi, colleghi, io posso accettare le critiche da qualche leghista deluso che voleva di più, ma non sono disposto ad accettare critiche sull'autonomia da chi, in quest'Aula, rappresenta un partito che due giorni fa, con l'intelligenza artificiale, ha messo un video in cui il capo del partito marcia su Roma , vestito da militare, con un seguito di militari armati, tra due ali di folla che fanno il saluto romano. Vergognatevi! E se pensate che questo sia un video satirico, abbiamo diversi concetti di che cosa fa ridere e di cosa non fa ridere. Lezioni di autonomia da questa gente noi non le prendiamo.
Per quanto riguarda la sinistra, ho sentito la solita tiritera della secessione dei ricchi, dell'autonomia che toglie risorse al Mezzogiorno per darle al Nord. Vorrei tranquillizzare alcuni colleghi. Parto dal collega Zaratti di AVS, che l'altro giorno ci ha spiegato che, visto che le quattro intese sono uguali perché chiedono le stesse quattro competenze, in realtà, attraverso l'autonomia, staremmo facendo la Padania. Beh, vi spiego una cosa. Non era inimmaginabile pensare che regioni che sono partite per chiedere 23 competenze, alla prima occasione di averne quattro, le chiedessero tutte e quattro. E per quanto riguarda la Padania, però, io raccolgo con entusiasmo un suggerimento e ricordo al collega Zaratti che c'è un articolo della Costituzione, l'articolo 132, che - come la Costituzione al Titolo V permette l'autonomia, con la volontà popolare - permetterebbe anche di crearla una nuova macroregione e di fondere regioni già esistenti, magari con lo stesso livello di autonomia. Magari da una critica è nato un buon consiglio per le nostre battaglie future.
E poi ho sentito anche alcuni presidenti di regione del Mezzogiorno, in particolare il presidente della Puglia e il presidente della Campania, che hanno invitato i cittadini del Sud alla rivolta contro l'autonomia, sempre sostenendo, appunto, che ci sarebbe un passaggio di risorse, un furto di risorse dal Sud al Nord. Bene, io vorrei dirvi questo. Vorrei dirvi che si può discutere su tutto, ma, senza andare a rivangare la Cassa del Mezzogiorno e provvedimenti politici di una stagione passata, restiamo all'attualità: in questa legislatura è stata approvata una Zona economica speciale per tutte le regioni del Mezzogiorno; attraverso il PNRR, il 40 per cento delle risorse è stato vincolato al Sud, e questo ha portato l'80 per cento di contributi PNRR al Sud; con l'indice di vulnerabilità del Ministero dell'Interno, l'80 per cento dei soldi dei bandi per i comuni vanno al Sud; e, se parliamo di residuo fiscale, la regione Liguria è in pari, la regione Piemonte lascia a Roma ogni anno 10 miliardi, la regione Veneto lascia 13 miliardi e la regione Lombardia lascia 56 miliardi.
Quindi, cari presidenti di regione del Mezzogiorno e cara segretaria Schlein che dice che la Lega Nord non c'è più - no, la Lega Nord ci sarà sempre finché ci sarà la questione settentrionale ed evidentemente, visti questi numeri, la questione c'è ancora -, se vogliamo far protestare i cittadini del Sud contro chi gli toglie i diritti, non devono protestare contro l'autonomia e contro la Lega, ma devono protestare contro quei governatori e quella classe politica che hanno ridotto il Sud nello stato in cui è nonostante la quantità di risorse che hanno avuto da quando esiste la Repubblica .
RICCARDO MOLINARI(LEGA). Per questo, Presidente, la Lega voterà a favore di tutti e quattro gli schemi di intesa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Mi fa particolarmente piacere intervenire in dichiarazione di voto dopo questo intervento del capogruppo della Lega Nord, non della Lega di Salvini : abbiamo capito che la correzione della linea, sotto gli sguardi un po' increduli del resto della vostra maggioranza, è in corso. Ma tornando a noi, io penso che nel dibattito anche di queste ore, di queste giornate, non possiamo non riconoscere, ancora una volta, la completezza e la modernità della nostra Costituzione, che quando parla di autonomia tiene sempre insieme due principi fondamentali: l'autonomia e l'unità della Repubblica.
Facciamo un'operazione di verità, prima di tutto. Nessuno di noi mette in discussione il valore delle autonomie locali, anzi, noi siamo quelli che chiedono di rafforzare gli strumenti a sostegno dei comuni contro cui vi accanite ogni giorno, quotidianamente. Ma oggi l'autonomia che voi volete realizzare non è altro che la bandierina ideologica di una Lega cui ormai non resta più nulla se non tentare di rompere l'equilibrio tra i poteri e colpire la coesione del Paese. Ma è proprio questo equilibrio che oggi rischia di rompersi. Le intese che avete presentato con la Lombardia, così come con le altre regioni - tutte identiche, come se non ci fosse nessuna differenza tra regioni così diverse -, rappresentano un nuovo passo irresponsabile: un'autonomia differenziata senza che siano state sciolte le questioni fondamentali, che riguardano i livelli essenziali delle prestazioni, le risorse finanziarie e le garanzie di uniformità dei diritti dei cittadini.
La nostra non è una questione ideologica, è una questione di responsabilità istituzionale. Ve l'hanno detto, durante le audizioni, i costituzionalisti, gli esperti e gli economisti che hanno richiamato il Parlamento ad avere prudenza. Non si possono trasferire stabilmente competenze così rilevanti senza prima avere definito con certezza quali diritti devono essere garantiti ovunque. Ma voi non vi siete fermati, così come non vi siete fermati dopo la sentenza della Corte costituzionale sulla legge Calderoli. La Consulta non ha messo in discussione il principio dell'autonomia, ma ha smontato l'impianto nei suoi pilastri fondamentali. Ha detto che le esigenze di ciascuna regione vanno dimostrate e supportate da dati e da elementi verificabili per rendere chiaro perché una funzione può essere svolta meglio da una regione anziché dallo Stato. Ma voi avete insistito, come se nulla fosse, presentando quattro intese identiche, costruite su un impianto normativo profondamente censurato. Questa non è determinazione politica, colleghi, è ostinazione e prepotenza verso le istituzioni . E continuate così a procedere in modo ostinato e contrario: prima le intese e poi, forse, le verifiche.
Noi non lo possiamo accettare, perché questo provvedimento - lo dico da lombarda - farà male, soprattutto e prima di tutto, al Nord. Continuando a tagliare la sanità del Sud, voi costringete sempre più persone disperate a cercare cure in Lombardia, in Veneto, ottenendo il risultato di ingolfare ancora di più delle liste d'attesa infinite che ci sono anche in quelle regioni. Come lo spiegate ai cittadini della Lombardia e del Veneto ? Come lo spiegate? La Lombardia è una regione virtuosa, che rappresenta una parte fondamentale, dinamica, produttiva, ma, proprio perché sappiamo e crediamo nella forza della Lombardia, sappiamo che cresce davvero solo se cresce l'Italia. Non esiste un Nord forte e un Mezzogiorno debole, non esiste competitività nazionale, tanto più internazionale, se non si ricompongono le fratture territoriali.
Abbiamo davanti sfide enormi che voi non vedete - la transizione ecologica, l'innovazione industriale, la sanità, la formazione - e queste richiedono uno Stato capace di tenere insieme i territori, non di dividerli. Pensiamo alla sanità, la più grande contraddizione di questo provvedimento, di queste intese. Per noi, lo ricordo ancora una volta, la salute è un diritto che deve rimanere uguale per tutti , non è una variabile dipendente dalla regione in cui ti capita di nascere. E, invece, voi volete una sanità che discrimina i cittadini e li priva di un diritto fondamentale alla cura.
Ancora una volta, lo dico da cittadina lombarda, al di là delle classifiche nazionali, che ci vedono ogni volta sempre più arretrare, state consegnando ancora di più al mercato la sanità, in una regione che, da 30 anni, persegue un modello pericoloso e dannoso per i cittadini. Lo stesso vale per il coordinamento della finanza pubblica. Si moltiplicheranno le differenze amministrative, aumenterà la complessità istituzionale. Si continua a parlare di efficienza - e lo abbiamo sentito anche qui nelle parole dei colleghi di maggioranza - per le professioni, per la protezione civile, che, invece, quanto altre materie ha bisogno di uno sguardo nazionale per non perdere la sua natura, la sua eccellenza. Guardate, la pensava così anche il Ministro Musumeci, come mi sembrava, e poi, come spesso gli accade, ha dovuto cambiare opinione da uomo del Sud , ha dovuto abbassare la testa per assecondare la Lega.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Ma andiamo avanti. Parlate di efficienza, ma l'efficienza non si trasferisce trasferendo competenze senza dare gli strumenti per esercitarle. Nasce da investimenti, da personale qualificato, da una pubblica amministrazione moderna e vi abbiamo proposto, più volte, delle cose su cui avete sempre detto di no: un piano di assunzioni per la pubblica amministrazione, rivolto soprattutto agli 35, per rendere la pubblica amministrazione più competitiva e più moderna, ma anche per affrontare una grande emergenza che voi state aggravando, la fuga di migliaia di giovani che ogni anno lasciano l'Italia e non solo dalle regioni del Mezzogiorno, colleghi, ma anche dalla nostra Lombardia, dal Veneto, dalle regioni del Nord, per cercare un futuro altrove.
Poi lei, Ministro Calderoli, che è paladino del Nord e del territorio, per favore, si fermi, si fermi su questa autonomia differenziata e si fermi - è ancora in tempo per fare marcia indietro - sui vergognosi tagli ai comuni montani , che hanno costretto la mobilitazione di centinaia di sindaci di tutti i colori politici. Lei ride, ma quei territori che voi dite di rappresentare sono quelli che penalizzate di più con questa norma insensata che li destina allo spopolamento.
Guardate, l'autonomia non è un fine in sé, è uno strumento e questo strumento, per come l'avete costruito, rischia di produrre più disuguaglianze anziché ridurle. Il Parlamento - noi siamo qui chiamati a fare questo - ha il dovere di fermarsi e di riflettere. Del resto, durante il dibattito parlamentare è emersa l'esigenza di rafforzare il controllo democratico delle Camere sui profili finanziari e sull'attuazione degli accordi. Persino nella risoluzione della maggioranza, che noi non voteremo, c'è scritto un richiamo alla necessità di informare il Parlamento sugli effetti economici di queste intese ed è la dimostrazione che le stesse forze di maggioranza sanno che quello che state facendo è soltanto buttare fumo negli occhi, il modo per nascondere il fallimento di tutte le vostre riforme, dal premierato alla riforma della magistratura, che è stata respinta dagli italiani con 14 milioni di “no”.
Guardate, qualcuno, ascoltandoci, potrebbe anche stupirsi della coincidenza temporale: mentre la maggioranza lavora a una riforma della legge elettorale - con l'ennesima forzatura che sta tentando in queste ore al Senato e che appare del tutto funzionale a cercare di mettere insieme i propri interessi e i propri equilibri politici -, costringete le Camere a esprimersi sulle pre-intese. Ma non ci deve stupire, perché questo è quello che vi ha tenuto insieme in questi quattro anni: solo e soltanto un patto di potere.
E quello a cui stiamo assistendo adesso è un vero e proprio scambio politico: una riforma elettorale, per blindare e per cercare di non perdere le elezioni e, siccome non avete potuto farlo per via costituzionale, per cercare di introdurre nel nostro Paese uno stravolgimento della nostra Repubblica parlamentare con un premierato di fatto; in cambio questa legge, che viene offerta come un contrappasso alla parte più recalcitrante della maggioranza, che viene portata avanti senza nessuna garanzia costituzionale. Ma sapete qual è la cosa più grave? È che questo pre-intese, questa legge, questa ennesima forzatura, portano certo la firma del Ministro Calderoli, che è qui, ma anche della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni , che si definisce patriota e poi ancora una volta è pronta a sacrificare la patria, a spaccarla.
Noi vi chiediamo di non dividere il Paese con la vostra arroganza e di fermarvi e, se davvero volete parlare di autonomia, vi diciamo cosa serve: garantire i livelli essenziali delle prestazioni, garantirli con risorse e non con slogan; realizzare la perequazione davvero e non con l'ennesimo ordine del giorno; uniformare l'accesso ai diritti a tutti i cittadini, dal Veneto alla Calabria, perché tutti i cittadini devono avere la stessa possibilità di curarsi. Questo è un modello coerente con la Costituzione, questo è il metodo che tutela davvero i cittadini. Noi continueremo a difendere la Repubblica che riconosce le autonomie, ma che non rinuncia alla propria unità, che valorizza i territori senza costruire e condannare i cittadini ad essere cittadini di serie A o di serie B.
Per queste ragioni, il nostro voto sarà contrario a queste intese. Ci batteremo per difendere l'unità nazionale, davvero, e un'idea di autonomia vera che rafforza l'Italia e non la divide come state facendo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Luigi Marattin. Ne ha facoltà per tre minuti.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Il collega Molinari è uno dei colleghi che stimo della maggioranza e ha argomentato con passione, come sempre fa. Mi si consenta, tramite lei Presidente, di provare a rispondere, così diamo anche un po' un senso a tutto questo.
Questo percorso è iniziato con un referendum che voi avete fatto, in Lombardia e in Veneto, chiedendo alle persone di avere il residuo fiscale, cioè dicendo: di 100 euro che diamo all'erario statale, voglio che rimanga, in Lombardia e in Veneto, una parte superiore rispetto a quella che rimane adesso No!)... Ah no? Beh, possiamo andare a cercare su cos'era quella campagna referendaria, però me lo direte dopo su cos'era secondo voi.
Adesso finisce con la devoluzione di queste tre, più una, materie. Io vorrei chiedere al collega Molinari, o a qualcun altro collega della Lega, se nel prossimo intervento mi fa un esempio pratico della ricaduta di questa roba qui. Uno! Lei mi parlava della sanità. Se noi andiamo a vedere, l'unica cosa che può succedere è una facoltà che è già concessa adesso alle regioni, cioè la regione Lombardia potrà variare la tariffa di rimborso presso una struttura accreditata, cosa che se ci mette i soldi può fare già adesso, perché l'unico cambiamento, con questo schema, sarebbe se ci fosse stata una richiesta di compartecipazione al gettito erariale, perché i soldi in più vanno di pari passo con maggiori possibilità in più.
È uno schema che, a risorse date, non consente di fare un cambiamento per il cittadino. Se mi sto sbagliando, chiedo in questo rapporto dialogico, di farmi un esempio che, con questo schema, sarà possibile domani e che non è possibile già oggi, perché l'unica cosa rilevante è: la regione ha l'azienda “Maria Chiara Gadda” che mi fa la prestazione di mammografia; oggi c'è una tariffa di 100 e io posso variare la tariffa. Questa cosa qui, se la vario in aumento, a condizione di metterci i soldi, è già possibile a legislazione vigente.
Quindi, cortesemente, collega Molinari, se stiamo parlando di un provvedimento che cambia effettivamente la vita di qualcuno, nel prossimo intervento mi fa un esempio concreto in cosa può consistere ?
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Iezzi, Urzì, Paolo Emilio Russo e Alessandro Colucci n. 6-00269, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva “No autonomia, no sanità per ricchi”“La salute è un diritto, non un privilegio”“Sanità per tutti da Nord a Sud”
Colleghi, per cortesia, invito gli assistenti parlamentari a rimuovere i cartelli . Colleghi, sapete che non è possibile esporre in quest'Aula nessun tipo di simbolo. Collaborate con gli assistenti, colleghi, lasciate che vi ritirino i cartelli, per cortesia. Lo sappiamo, il Regolamento non lo consente. Colleghi, colleghi.
Collega Barabotti, le dirette alla Camera? Per cortesia, non è possibile fare riprese alla Camera, sapete anche questo.
Non è possibile esporre cartelli, non è possibile fare le riprese. Ricordiamoci il Regolamento. Collega Barabotti, per cortesia. Bene.
Avverto che, a seguito dell'approvazione della risoluzione Iezzi, Urzi', Paolo Emilio Russo e Alessandro Colucci n. 6-00269, risultano precluse le risoluzioni Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Boschi, Magi ed altri n. 6-00273 e Richetti ed altri n. 6-00277.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della relazione della I Commissione (Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Piemonte per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e integrativa” (Doc. CCXLVII, n. 5) e sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Piemonte per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie “tutela della salute - coordinamento della finanza pubblica” (Doc. CCXLVII, n. 6) (Doc. XVI, n. 8).
Ricordo che nella seduta del 20 luglio 2026 si è conclusa la discussione generale e che il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, senatore Roberto Calderoli, è intervenuto in sede di replica.
Ricordo altresì che sono state presentate le risoluzioni Paolo Emilio Russo, Urzi', Iezzi e Alessandro Colucci n. 6-00270, Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Boschi, Magi ed altri n. 6-00274 e Richetti ed altri n. 6-00278.
PRESIDENTE. Invito il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, senatore Roberto Calderoli, ad esprimere il parere sulle risoluzioni presentate.
ROBERTO CALDEROLI,. Grazie, Presidente. Sulla risoluzione Paolo Emilio Russo, Urzi', Iezzi e Alessandro Colucci n. 6-00270 il parere è favorevole. Il parere è contrario, per le ragioni già evidenziate in sede di replica nella seduta di ieri, sulle risoluzioni Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Boschi, Magi ed altri n. 6-00274 e Richetti ed altri n. 6-00278.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie, Presidente. Preliminarmente, avendo l'occasione e la fortuna di vedere presenti ai banchi del Governo tre persone che conosco da anni - non me ne vogliano le colleghe - e mi riferisco al Ministro Calderoli, al Ministro Giorgetti e al Sottosegretario Molteni - mi dispiace che non ci sia il collega Molinari che è appena intervenuto, non certo per polemica -, mi consenta una domanda che rivolgo idealmente, attraverso di lei, al Ministro Giorgetti, al Ministro Calderoli e al Sottosegretario Molteni: in quest'Aula, da alcune settimane, stanno succedendo cose straordinarie. Abbiamo sentito alcuni deputati che sono stati eletti nella Lega e che sono passati al gruppo Vannacci ripetere, a ogni occasione, un'accusa terrificante di tradimento nei confronti dei partiti della maggioranza che non porterebbero avanti il loro programma. Cioè coloro che sono usciti da un gruppo e sono passati in un altro dicono traditori agli altri.
Non mi sarei mai aspettato, Ministro Giorgetti, Ministro Calderoli e Sottosegretario Molteni, di sentire il capogruppo della Lega che fa un'intemerata, non so contro chi: contro Vannacci ? Ma chi ha candidato Vannacci alle europee e chi l'ha portato in politica? Io? Ministro Giorgetti, onorevole Molinari, ma che è quest'intemerata? Cioè adesso ci venite a spiegare che quello è un fascista, una cosa indegna? Ve ne siete accorti adesso, dopo che l'avete candidato alle europee e gli avete fatto prendere o forse vi ha fatto prendere anche dei voti? È straordinario.
Io l'ho detto qualche settimana fa - dopo che il collega Ziello ha menato come un dannato sul povero Sottosegretario Molteni, non mi ricordo quale provvedimento fosse -, che questo fine di legislatura ci riserverà cose straordinarie. E la dichiarazione di oggi del capogruppo Molinari fa parte di questo mosaico straordinario di cose straordinarie. Probabilmente la nostra fantasia e la nostra immaginazione non arrivano a concepire quello che avremo modo di vedere. Solo per quello, colleghi, amici, siate orgogliosi di essere in questa legislatura, perché dubito che nelle prossime 10 legislature vi capiterà di vedere uno spettacolo di questo tipo “Non ci sarai tu…”…Io forse sì, tu non lo so.
Detto questo, signor Presidente, noi voteremo contro questa proposta e - voglio dirlo subito e con chiarezza - non perché siamo contrari all'autonomia differenziata. Noi siamo una forza riformista autentica e crediamo nell'autonomia, nel federalismo e nella responsabilità dei territori. Crediamo che uno Stato moderno debba essere capace di avvicinare le decisioni ai cittadini e di responsabilizzare chi governa, ma proprio per questo non possiamo accettare questa autonomia, perché un conto è l'autonomia prevista dalla Costituzione e un altro conto è l'autonomia che oggi ci propone la maggioranza. Forse, per capire come siamo arrivati qui, vale la pena ricordare che, da 40 anni, questo Paese attraversa stagioni diverse, ma sempre intorno alla stessa promessa. In principio, era il federalismo, poi è arrivata la devoluzione, poi la secessione, poi il Partito nazionale, poi il referendum sull'autonomia e, infine, l'autonomia differenziata. Quarant'anni di promesse, slogan e riforme annunciate, ma il risultato è che oggi siamo ancora qui a discutere della stessa questione: come rendere più efficiente lo Stato e come rispondere alle esigenze dei territori, senza dividere il Paese.
Allora, forse, una riflessione dovrebbe essere fatta, perché ogni volta che si è tentato di affrontare questa riforma a colpi di maggioranza, il risultato è stato puntualmente il fallimento: è accaduto con la modifica del Titolo V, è accaduto con la devoluzione, è accaduto con il referendum del 2006 e oggi la storia rischia, anzi, certamente si ripeterà. La Corte costituzionale, con la sentenza che è stata richiamata, la n. 192 del 2024, non ha bocciato l'autonomia differenziata: ha bocciato il metodo con cui si è cercato di costruirla. Ha ricordato che l'autonomia è una deroga all'ordinario riparto delle competenze e che, proprio per questo, deve essere giustificata da un'istruttoria seria, puntuale e soprattutto trasparente. Ha detto che non si trasferiscono intere materie, ma specifiche funzioni. Ha anche ribadito che devono essere rispettate l'unità nazionale, la solidarietà e la perequazione e ha chiarito che i livelli essenziali delle prestazioni e la garanzia dei diritti fondamentali non possono essere rinviati indefinitamente.
Allora la domanda è molto semplice: dov'è, colleghi del Governo, questa istruttoria? Infatti noi continuiamo a non vederla; vediamo, invece, quattro regioni profondamente diverse tra di loro, alle quali vengono proposti schemi sostanzialmente identici, stesse richieste, stesse motivazioni e stesse formule. Ma, se la Corte costituzionale ci dice che bisogna dimostrare le specificità sociali, economiche, geografiche e amministrative di ciascun territorio, com'è possibile che realtà tanto diverse arrivino alle stesse conclusioni e con gli stessi argomenti? Questa non è differenziazione. È standardizzazione.
C'è un altro punto che non può essere eluso, quello delle risorse. Lo hanno ricordato in molti, perché negli schemi di intesa ritorna continuamente una formula sull'invarianza finanziaria. Ci viene detto: non ci saranno risorse aggiuntive. Allora la domanda è: con quali risorse saranno esercitate le nuove funzioni? A questa domanda, per troppo tempo, nessuno ha risposto. Poi, in audizione, la Ragioneria generale dello Stato ha chiarito che una possibile fonte potrebbe essere rappresentata dagli avanzi liberi di gestione delle regioni. Qui - se mi è consentito - arriviamo al Piemonte. Infatti, il Piemonte oggi non è una regione che può semplicemente contare su grandi avanzi liberi da destinare a nuove funzioni. La regione presenta criticità nella gestione economico-finanziaria della sanità e una situazione di disavanzo che impone una verifica seria e rigorosa della sostenibilità dei conti.
Allora, la domanda è inevitabile: come può una regione che deve ancora consolidare i propri equilibri finanziari assumere nuove competenze e nuovi compiti? Non è una domanda contro il Piemonte, è una domanda a tutela dei piemontesi. È per questo che continuiamo a chiedere al Governo di verificare attentamente la sostenibilità di bilancio della regione, anche alla luce del giudizio di parificazione del rendiconto 2025 da parte della Corte dei conti, perché, prima di attribuire nuove competenze, bisogna sapere se quelle competenze potranno essere esercitate. Qui c'è un principio molto semplice: autonomia significa responsabilità, non può significare più poteri senza risorse, non può significare più competenze senza capacità finanziaria e non può significare che, quando i conti non tornano, alla fine, siano i cittadini a pagare.
Infatti, la domanda successiva è inevitabile: se non ci sono risorse aggiuntive dello Stato e non ci sono avanzi liberi, da dove arriveranno le risorse necessarie? La risposta non può essere un aumento della pressione fiscale sui cittadini. Eppure, proprio in Piemonte, i cittadini hanno già visto aumentare la fiscalità regionale per far fronte alle esigenze del sistema sanitario. Quindi, siamo davanti a un bivio: o queste intese sono sostanzialmente un politico, una bandiera da sventolare o, peggio, l'ennesimo per questa lunga campagna elettorale per dimostrare che finalmente si sta realizzando l'autonomia promessa. Oppure esiste un disegno più ampio, nel quale si parla di invarianza finanziaria e domani si chiederanno ai cittadini nuove risorse per finanziare le nuove competenze. In entrambi i casi non è una riforma seria.
Poi ci sono le funzioni concrete: la Protezione civile, le professioni, la previdenza complementare. Ma cosa cambia davvero? Ripongo, ahimè, la stessa domanda che aveva posto il collega Marattin. Per la Protezione civile, il presidente della regione già oggi dispone di strumenti e poteri importanti anche sul tema delle emergenze e delle calamità. È stato chiarito che non si tratta semplicemente di trasferire poteri oggi esercitati dallo Stato. Sulle professioni, poi, davvero pensiamo che la risposta alla modernizzazione del mercato del lavoro e alla mobilità europea sia creare una frammentazione regionale? Dobbiamo andare verso standard comuni, verso il riconoscimento delle qualifiche, verso un sistema europeo sempre più integrato, non verso una moltiplicazione di regole regionali - ho finito, signor Presidente. Sulla previdenza complementare il rischio è ancora più evidente. Consentire alle regioni più ricche e con maggiore capacità fiscale di offrire ulteriori strumenti di sostegno significa rischiare di ampliare ulteriormente, come hanno ricordato i colleghi precedentemente, le differenze già esistenti.
Allora il problema è proprio questo. Questa autonomia rischia di creare un'Italia non semplicemente a due velocità, ma a due livelli: da una parte, i territori che hanno più risorse, più capacità amministrativa e più possibilità di attrarre personale e investimenti; dall'altra, quelli che, proprio perché più fragili, rischiano di perdere ulteriormente risorse e opportunità. Questa non è la nostra idea di autonomia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Come anticipato dal collega Colucci, che è intervenuto sulla Lombardia, io interverrò sul Veneto. Quindi, le chiedo cortesemente di poter depositare l'intervento, naturalmente anticipando il nostro voto a favore sull'intesa della maggioranza .
PRESIDENTE. Certo, collega, è autorizzata. Ha chiesto di parlare il collega Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, Ministri, la verità è che con l'approvazione di queste risoluzioni su queste pre-intese rinunciate definitivamente a combattere le disuguaglianze di questo Paese. Di fatto, abdicate a quell'articolo 3 della Costituzione che molti colleghi e colleghe hanno citato. Ogni regione sembra andare per la sua strada, ma è più complicato di così.
Le intese il Governo le fa, appunto, con quattro regioni, quattro regioni, caso strano, di destra e, caso strano, tutte del Nord Italia, i cui presidenti non si sono nemmeno, come diceva il collega Zaratti, scomodati anche solo a chiedere dei testi specifici e pensati, magari, per la loro realtà territoriale, come ricordava bene l'onorevole Devis Dori. Insomma, benvenuti al Nord si direbbe. Altro che autonomia, altro che cura per le peculiarità dei territori!
È una riedizione, come hanno detto in tanti, di un vecchio adagio, del vecchio sogno padano. È quella secessione, che in qualche modo è stata ricordata, di questa Lega, che tira su un po' la schiena dopo mesi e mesi di batoste. Ecco il vero volto di questa autonomia “indifferenziata”. I sovranisti e i nazionalisti stanno avallando tutto ciò per un accordo di potere. Quindi, la Lega prova a ritirarsi su, gli altri se la bevono, ma intanto c'è una realtà di fondo, e procedono con le solite tappe forzate, perché Calderoli e Salvini hanno bisogno di andare alle elezioni con qualche bandierina.
Mentre piantate queste bandierine, c'è però un dottor Jekyll e un mister Hyde che parla più chiaro di voi, perché nessun Governo ha mai messo in ginocchio le regioni come avete fatto voi. Ora vi racconto un'altra verità, di cui forse oggi non è emersa la dirompenza. Per la prima volta chiederete contributi alla finanza pubblica, di cui fanno le spese soprattutto i cittadini, definanziando i servizi fondamentali. Lasciatemi parlare per un attimo del mio Piemonte, da cui vengo. Altro che autonomia! Il Governo amico sta soffocando una regione amica, dello stesso colore, che nel 2026 dovrà contribuire in via straordinaria, per la prima volta, con altri 116 milioni di euro alla contabilità dello Stato: grazie al Ministro Giorgetti - è lì! E arriverà a mezzo miliardo nel 2029. Conveniente questa autonomia differenziata!
Per la sanità mancano le risorse nazionali e con la giunta piemontese ha tagliato trasporti, pagamenti alle province e servizi per i non autosufficienti, per coprire gli ammanchi della sanità pubblica. Ci sono - così lo ascoltano i giornalisti, che da settimane si interrogano sul caso Piemonte - 11.600 malati in attesa di poter entrare in una RSA. Benvenuti al Nord, con il contributo pubblico previsto, appunto, dai LEA. Mancano - non so se glielo hanno detto, Ministro Giorgetti - 200 milioni di euro e lo Stato - non so se ha capito - non fa nulla, come sulle liste d'attesa.
Dite di voler dare maggiori poteri alle regioni per poter potenziare la Protezione civile, ma intanto abbandonate interi territori nella morsa della crisi climatica. Vi faccio un altro esempio. Nelle colline vicino a Torino, il canale Gazzelli, che dal 1700 irrigava oltre 100 imprese agricole, è completamente inservibile. È stato gravemente danneggiato dalla bomba d'acqua dell'altro anno, dell'aprile 2025, e da allora nessuno è intervenuto. Ora quegli agricoltori sono colpiti dalla siccità, con il Po al 70 per cento della sua portata. Che cosa faranno, Ministro? Alla regione servirebbero 86 milioni per sistemare i danni alle infrastrutture e alle aziende agricole dovuti alle alluvioni e 4,5 milioni proprio per il canale Gazzelli. Sapete quanto è arrivato dopo un anno e mezzo? Sono arrivati 1,6 milioni.
Intanto però procedete con lo “spacca Italia”, contro il pronunciamento della Corte costituzionale del 2024. L'autonomia differenziata, quindi, è quella stessa che mina l'unità d'Italia, ma che, dall'altro, in qualche modo depotenziate con qualsiasi strumento, perché per la prima volta date meno risorse alle regioni e meno autonomia agli enti locali. Insomma, insieme a solidarietà e uguaglianza, quel limite invalicabile per la prima volta viene fatto con la differenziazione che mettete in campo.
La Consulta, come sapete, ha smontato l'impianto della vostra autonomia, ma ovviamente voi ve ne fregate. Serve anche se sarà smantellata e serve a puri scopi propagandistici. Questo, in qualche modo, è il vero tema di fondo. Nemmeno la batosta referendaria costituzionale vi ferma, perché l'obiettivo è sempre lo stesso: mettere mano a una Costituzione che tutto sommato disprezzate e non sentite vostra. A questo vi servono le leggi elettorali, con cui pensate addirittura di preordinare la discussione anche sulla Presidenza della Repubblica, che mettete sotto attacco proprio in queste ore. È per il via libera della Lega su quella legge che i sovranisti si bevono questa autonomia differenziata, che, come diceva però bene Zaratti, oggi è svuotata, perché non ci sono risorse e perché la fate copia e incolla, ma intanto è un precedente molto pericoloso per questo Paese.
La Corte era stata chiara: la devoluzione di funzioni è ammessa solo se legata a specificità territoriali, quelle che oggi non mettete in campo. Tutti uguali fra loro! Questo non è un regionalismo differenziato, ma un “sovraregionalismo” del Nord, a cui attribuite le competenze legislative in quattro materie pesanti, come le professioni, la previdenza complementare, la Protezione civile e il coordinamento della finanza pubblica. Quattro materie che non richiedono la definizione dei LEP. Insomma, disegnate una macroregione del Nord che detta proprio le regole in settori cruciali.
I sovranisti ci regalano un Paese a sovranità autolimitata, e il conto, infatti, lo pagherà il resto del Paese: tre ordinamenti regionali, cinque regioni speciali, quattro regioni differenziate con una disciplina identica e poi le regioni ordinarie che non utilizzano questo articolo 116, comma 3. In quelle quattro regioni entrerebbero in vigore leggi regionali uguali tra loro. Una sorta di Stato nello Stato, una negazione del potere legislativo del Parlamento, una sorta di secessione . Le regioni più ricche del Paese mettono fine a quell'Unità d'Italia a cui hanno contribuito. Salta il principio della solidarietà nazionale e l'amministrazione pubblica è disarticolata, con le competenze di alcuni territori che diventano regionali e altre rimangono statali. Soprattutto viene meno l'impegno costituzionale della Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano l'uguaglianza delle persone e a offrire a tutti le stesse opportunità.
E la questione meridionale per la prima volta diventa davvero un disegno al contrario dell'abbandono dello Stato. Io lo dico da cittadino e parlamentare di un'unica unità d'Italia, di un unico Paese, non del Nord: ma non capite che la crisi e lo spopolamento del Sud diventerà anche una piaga indifendibile per quelle regioni del Nord? Diventerà un peso per tutto il Paese. Dopo 25 anni di Titolo V della Costituzione, non sarebbe stato più giusto dirci che cosa non ha funzionato? Per esempio, ha senso un diritto allo studio diseguale, per cui solo alcune regioni offrono borse di studio ai capaci e meritevoli privi di mezzi? Ha senso una concorrenza, una mobilità fra regioni che si basa sulla ricerca del luogo in cui il diritto è garantito? Ogni capace e meritevole, anche se privo di mezzi, deve arrivare al massimo livello degli studi. Non possiamo assegnare alle regioni il sistema di accoglienza, le mense, le residenze e l'accesso alla cultura, ma le borse di studio? Quelle dovrebbero essere dello Stato. La casa, come il tema della sanità pubblica, non dovrebbero ritornare a essere un grande motore di unità nazionale?
Fateci dire che questo momento era un momento storico anche per dire che cosa non ha funzionato delle nostre regioni. La pandemia ci ha fatto vedere che serviva, invece, una nuova unità d'Italia, un'autonomia di quelle regioni dentro una nuova unità d'Italia, dentro un'Italia che sapesse affrontare queste disuguaglianze, che sapesse affrontare, per esempio, la crisi abitativa che c'è...
MARCO GRIMALDI(AVS). ...in tutto il Paese. La pandemia è stata un oggetto ahimè non conosciuto, non utilizzato, e questa secessione mascherata rischia di mostrare tutti i limiti di una classe dirigente che pensa solo a sé stessa, ai propri interessi e a un patto scellerato, che è stato sconfitto dagli italiani al referendum e che verrà sconfitto presto anche nelle urne .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Il gruppo di Azione esprimerà un voto contrario sulla relazione concernente lo schema di intesa preliminare tra il Governo e la regione Piemonte. Lo faremo senza alcun pregiudizio ideologico: siamo contrari a un'autonomia che non dimostra la propria utilità. L'articolo 116, terzo comma, della Costituzione è stato pensato per consentire, in casi particolari, di attribuire ulteriori forme di autonomia, quando una regione sia realmente in grado di esercitare alcune funzioni meglio dello Stato, producendo servizi più efficienti, decisioni più rapide e benefici concreti per cittadini e imprese. È uno strumento eccezionale, non è un automatismo, e proprio per questo dovrebbe essere accompagnato da una motivazione rigorosa.
La prima domanda che oggi rivolgiamo al Governo è molto semplice: perché questa autonomia? Quale problema del Piemonte si intende risolvere? Quale inefficienza dello Stato viene superata? Quale beneficio concreto avranno i cittadini piemontesi? E perché, leggendo queste intese, non troviamo una risposta? Troviamo un elenco di competenze, formule generiche, richiami al principio di sussidiarietà, ma non troviamo la dimostrazione che questo trasferimento di competenze produrrà servizi migliori. Perché? Perché mancano gli indicatori, gli obiettivi e i risultati attesi. Una riforma istituzionale di questa portata non può essere un atto di fede, deve poggiare su delle evidenze, sui dati, su delle valutazioni preventive e su benefici misurabili, e per noi tutto questo manca.
C'è però un'altra domanda che il Governo vorremmo spiegasse al Parlamento: se questa è davvero autonomia differenziata, perché gli schemi di intesa predisposti per Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria sono praticamente identici? Ecco, il Piemonte ha cinque volte i comuni della Liguria; ha le stesse esigenze amministrative della Liguria? Crediamo di no. La Lombardia, con una capacità fiscale e un reddito nettamente superiori, riceverà il medesimo schema previsto per il Piemonte? Se le esigenze sono realmente diverse, le intese non possono essere uguali; se le intese sono uguali, allora le esigenze non sono state nemmeno analizzate. Ed è proprio questa la contraddizione politica che il Governo non riesce a spiegare. Sinceramente, pensiamo che l'autonomia differenziata debba valorizzare le peculiarità dei territori. Qui invece assistiamo al paradosso opposto: territori profondamente diversi ricevono risposte identiche. Questa per noi non è differenziazione, è standardizzazione.
Entrando poi nel merito delle materie richieste, troviamo competenze delicatissime: protezione civile, professioni, previdenza complementare, tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica. Ma qual è il vantaggio che il Piemonte otterrà esercitando queste ulteriori competenze? Anche qui il Governo non lo dice.
Prendiamo la sanità. Le intese chiedono maggiori margini nella determinazione delle tariffe, nella gestione del personale, nei fondi integrativi, negli investimenti tecnologici e nel riutilizzo delle risorse, ma non dimostrano perché il Piemonte dovrebbe o potrebbe fare meglio dello Stato. Diminuiranno le liste d'attesa? Speriamo. Migliorerà la qualità delle cure? L'obiettivo che Azione vorrebbe per i cittadini è che si riceva ovviamente un servizio migliore. L'Ufficio parlamentare di bilancio ha evidenziato proprio questa carenza: manca una valutazione preventiva dei benefici attesi e anche degli indicatori che giustifichino il trasferimento delle competenze.
Esiste poi una questione finanziaria che non può essere ignorata: ogni nuova competenza costa personale, organizzazione, sistemi informatici, investimenti, strutture e capacità amministrativa. Proprio in questi giorni è stato chiesto, ad esempio, dalla nostra regione a tutti i direttori generali di rivedere i costi del personale. Le intese, invece, sostengono contemporaneamente che vengono attribuite nuove funzioni e che non vi saranno nuovi oneri per la finanza pubblica; sinceramente questo mi appare piuttosto difficile. Per noi è una contraddizione anche abbastanza evidente, perché le competenze, per essere esercitate, richiedono inevitabilmente delle risorse.
E qui emerge un'altra grande differenza. Ad esempio, il Piemonte non dispone della stessa capacità fiscale della Lombardia, le disponibilità finanziarie sono differenti, come anche è diverso e differente il gettito tributario. La forza economica è differente. Attribuire le stesse competenze senza affrontare il tema delle diverse capacità finanziarie, rischia di ampliare ulteriormente le diseguaglianze. Chi dispone di maggiori risorse, ad esempio, potrà investire di più? Potrà attrarre più personale sanitario? Potrà offrire trattamenti economici migliori al personale, che già oggi è assolutamente insufficiente? È questo il regionalismo che vogliamo? Noi crediamo di no.
C'è però un'ultima domanda e forse la più importante: che cosa cambierà concretamente nella vita dei cittadini? E questo per Azione è assolutamente importante ed è la domanda che ogni piemontese ha il diritto di porre. Ci vorrà meno tempo, ad esempio, per una visita specialistica? Oppure si troverà più facilmente un medico di famiglia?
Oppure, ancora, passiamo alla protezione civile. Il sistema, ad esempio, di protezione civile della regione Piemonte è assolutamente diverso da quello delle altre regioni. Ad esempio, da noi c'è una AIB molto, molto forte, che svolge delle azioni che non vengono svolte nelle altre regioni. Le imprese avranno delle procedure più semplici? Le professioni saranno meglio organizzate? Non abbiamo ad oggi questa risposta. Gli schemi di intesa non indicano neppure i benefici misurabili, non fissano gli obiettivi verificabili, non stabiliscono neppure gli indicatori di e non consentono neppure a questo Parlamento di verificare tra qualche anno se questa autonomia abbia prodotto risultati migliori oppure no; e questa è la vera debolezza politica dell'intera operazione.
L'impressione è che il Governo sia partito dalla conclusione - concedere maggiore autonomia - e solo successivamente abbia cercato di costruire le motivazioni. Noi avremmo fatto il percorso opposto: avremmo cercato di individuare il problema, dimostrato che la regione è in grado di svolgerlo meglio dello Stato, quantificato i costi e i benefici per definire gli indicatori di risultato e, infine, trasferito le competenze. Questo poteva essere un percorso serio. L'autonomia non può diventare un fine, deve essere uno strumento per migliorare la qualità dei servizi, per rendere più efficiente la pubblica amministrazione, per garantire uguaglianza nelle opportunità dei cittadini. Questo è un aspetto per noi importantissimo. Quando questi obiettivi vengono dimostrati, allora Azione è disponibile a parlare delle riforme, ma, quando l'autonomia diventa soltanto un trasferimento di competenze senza una dimostrazione della necessità e dell'utilità, il Parlamento, a nostro parere, ha il dovere di fermarsi e chiedere conto alle regioni.
Come ho detto in apertura, il nostro voto sarà contrario. Abbiamo anche l'impressione che questa non sia una riforma nata per rispondere ai bisogni dei cittadini, ma per rispondere agli equilibri della maggioranza. È difficile sottrarsi all'idea che queste intese rappresentino il prezzo politico pagato alla Lega per mantenere coesa la coalizione, ma le riforme costituzionali non possono essere moneta di scambio, devono essere costruite nell'interesse del Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Donno. Ne ha facoltà.
LEONARDO DONNO(M5S). Grazie, Presidente. Ci tengono talmente tanto a questo provvedimento che i colleghi di Forza Italia a malapena intervengono e quelli di Fratelli d'Italia nemmeno si sono iscritti in dichiarazione di voto . Già questo la dice lunga sull'atteggiamento indegno di questa maggioranza.
E sono trascorsi solo pochi giorni dalla discussione della legge elettorale, che ha fatto emergere, di fatto, le divisioni di questa maggioranza, che è una maggioranza in frantumi, un Governo che è sempre più debole, che arranca, che trascina dietro di sé tutti i problemi, su ogni fronte: dalla sanità al lavoro, alla crisi dell'industria, il caro energia, l'aumento della povertà, la sicurezza, l'immigrazione. Questa è una realtà che voi fate finta di non vedere, colleghi della maggioranza, ma ogni giorno che passa il problema è che le cose peggiorano, perché continuate a non dare risposte su nessun problema che affligge gli italiani. E sapete che cosa significa tutto questo? Che avete fallito, avete fallito su tutta la linea, avete bloccato il Parlamento a discutere di come fare a non perdere, di come ingegnarvi per non perdere le prossime elezioni - che perderete. E anche oggi non parleremo dei problemi dei cittadini italiani, perché non si parla di contrastare il caro energia, di sostenere le partite IVA, di come aumentare i salari di milioni di lavoratori che non sanno dove sbattere la testa ogni giorno per far quadrare i conti e per arrivare alla fine del mese. A voi questo non interessa, questa è la verità. Oggi parliamo, quindi, di un argomento che è caro solo alla Lega, anzi alla Lega Nord, di una bandierina propagandistica da sventolare in campagna elettorale, ma che trascina con sé tanti problemi, tante contraddizioni, il tutto, ovviamente, sulla pelle dei cittadini.
Guardate, l'autonomia differenziata non riguarda solo l'organizzazione dello Stato, ma il principio stesso di unità della Repubblica e di uguaglianza tra i cittadini, tra le regioni , il rispetto della Costituzione, della nostra bandiera. La bandiera, Ministro, quella bandiera, Ministro Calderoli, che un po' di tempo fa io ho provato, in quest'Aula, a consegnarle, ma lei - lo ricordano tutti qual è stato il suo atteggiamento di fronte a questo mio gesto, ho provato a donargliela la bandiera, il nostro tricolore - è indietreggiato davanti a questo gesto. Un gesto semplice per ricordare i valori di unità, di identità, di rispetto della Repubblica, perché noi quella bandiera la onoriamo ogni giorno con disciplina e onore. Noi sì, Ministro Calderoli , voi no, non siete degni nemmeno di averlo in mano il tricolore, tant'è che lo ha rifiutato, sappiamo bene cosa ne pensa del tricolore. Tant'è che il Ministro, Presidente, è impegnato a chiacchierare con i colleghi di maggioranza e questo la dice lunga anche sull'interesse del Ministro a quello che diciamo e anche al nostro tricolore, perché lo ha già dimostrato.
E soprattutto, Presidente, le reazioni di questa maggioranza le ricordano tutti in quest'Aula. Sono immagini che hanno fatto il giro del mondo, sono immagini violente di chi non accetta il dissenso, di chi non accetta chi si batte per tutelare l'interesse dei cittadini. E mi rivolgo, tramite lei, Presidente, anche ai colleghi che oggi, in quest'Aula, intervengono su questo provvedimento e che proprio quel giorno facevano parte di questo gruppetto di squadristi, di aggressori che si sono resi protagonisti di questi atteggiamenti vergognosi: se pensano di potersi nascondere, sappiano che la maschera è caduta da tempo e quindi non hanno più possibilità di nascondersi. Guardate, Presidente, Ministro, colleghi della maggioranza, quei pugni di quel giorno non sono solo i pugni che avete dato al sottoscritto, ma sono i pugni che continuate a dare ai cittadini italiani ogni giorno , ogni volta che dite “no” a provvedimenti importanti, come un salario dignitoso e dite “no” al salario minimo, come ai sostegni alle imprese, come quando lasciate da soli e abbandonati milioni di cittadini in povertà assoluta, che non hanno nulla, non arrivano alla fine del mese e devono scegliere se mettere un piatto a tavola o fare una cura specialistica.
Come detto, però, di questo a voi non importa nulla. E allora, guardate, potete provare a reprimere il dissenso in tutti i modi, potete utilizzare qualsiasi strumento, ma non ci fermerete perché noi, di fronte a queste battaglie per le persone, per i cittadini, non ci fermeremo mai, mettetevi l'anima in pace, e continueremo a batterci dentro e fuori dal Parlamento, perché noi dobbiamo tutelare l'interesse dei cittadini e, soprattutto, difendere la nostra Costituzione da voi, caro Ministro Calderoli.
Con questo provvedimento voi andate nella direzione opposta a quella dell'unità: incrementate le differenze tra le regioni, rafforzate il divario tra Nord e Sud; cioè, anziché lavorare sulle disuguaglianze, voi che fate? Le istituzionalizzate: è davvero vergognoso, gravissimo. Ma, poi, con quale faccia - e qui mi riferisco, mi rivolgo ai colleghi eletti del Sud - tornerete nelle vostre regioni, sui vostri territori, a dire che in quest'Aula avete fatto l'interesse del vostro territorio, che avete difeso il vostro territorio? Ma veramente io non capisco se non abbiate un minimo di dignità, ma dai vostri atteggiamenti e dal vostro silenzio è tutto chiaro, perché voi state dicendo ai cittadini che devono arrangiarsi, che devono abituarsi ad avere meno servizi, ad avere una sanità sempre meno efficiente, ad avere servizi più efficienti al Nord a discapito delle regioni del Sud.
Non vi consentiremo, però, di mettere a rischio la sanità pubblica e i diritti delle persone, come le scuole e le infrastrutture efficienti, che sono un diritto sacrosanto da Nord a Sud. Ci sono 6 milioni di cittadini che hanno ormai rinunciato a curarsi; la migrazione sanitaria costa 5 miliardi di euro e questi soldi, il 90 per cento di questi soldi finisce nei conti delle regioni nel Nord. Migliaia di cittadini che partono dal Sud per raggiungere le strutture del Centro o del Nord Italia, quindi sono costi su costi, lunghi viaggi, biglietti, soggiorni, sacrifici, per garantire ai propri cari cure dignitose. E, allora, voi con l'autonomia differenziata cosa fate? Peggiorate la situazione, con sistemi sanitari diversi, che saranno diversi, differenze che continueranno ad aumentare sempre di più, e lo stesso succederebbe in altri settori, come detto: scuola, sicurezza, trasporti, servizi essenziali per i cittadini.
E, allora, questi provvedimenti, questi vostri provvedimenti rischiano di innescare un circolo vizioso: le regioni economicamente più forti potranno investire sempre di più nei servizi pubblici, attirare delle competenze, delle risorse, mentre quelle più fragili non riusciranno a recuperare il divario. Il risultato sarà, di fatto, una secessione dei ricchi. E, allora, da questa parte troverete un muro, troverete un movimento di donne e uomini che rispettano e difendono la Costituzione, i territori, che difendono la propria bandiera perché noi siamo persone che ogni giorno si confrontano, parlano con i cittadini, perché, mentre noi ci muoviamo, voi state fermi, vi rinchiudete nei palazzi, non ascoltate il grido di dolore da parte dei cittadini italiani, non pensate alle urgenze del Paese.
Condannate l'Italia e le future generazioni addirittura a impegni di decine e decine di miliardi in armi e armamenti, quando servirebbe, invece, investire queste risorse davvero dove serve. E per nascondere la vostra incapacità che cosa fate? Trovate sempre qualcos'altro di cui parlare. Adesso parlate del caso Roggero. Guardate, veramente è imbarazzante: un Ministro come Salvini che, anziché pensare ai disastri, ai disagi che crea a milioni e milioni di lavoratori, di cittadini ogni giorno, che cosa fa? Va a fare sciacallaggio politico, andando a trovare questa persona in carcere , provando a recuperare qualche voto perché siete in caduta libera. Veramente siete senza dignità; un Ministro veramente indegno di ricoprire quell'incarico.
E Salvini provi a lavorare almeno un giorno in vita sua e a sistemare qualche danno che sta provocando oppure non faccia nulla, tanto ormai la situazione è questa, perché gli italiani sono allo stremo: non ce la fanno più, stanno facendo i conti con l'ennesimo rincaro dei carburanti, il caro energia, gli stipendi che restano bassi, mentre il costo della vita continua ad aumentare, le imprese sono in difficoltà, con milioni di persone in povertà assoluta, tasse e affitti da pagare, mutui. Ma che cos'altro deve succedere per darvi una sveglia, per svegliarvi, per fare qualcosa? Non se ne può più, davvero, vi dovreste veramente vergognare, perché voi in questi quattro anni non avete fatto nulla.
E concludo, Presidente, mentre voi andate avanti dritti su questa strada, anche alcuni governatori del Sud, per fortuna hanno già annunciato di opporsi a questo ennesimo tentativo della maggioranza di spaccare il Paese, come il nostro governatore Fico in Campania, Decaro in Puglia e noi, come MoVimento 5 Stelle, ci siamo e ci saremo su questa battaglia. E mi auguro che tutte le regioni del Mezzogiorno si possano unire a questa battaglia di dignità per tutelare l'unità nazionale e i cittadini. Non basterà, guardate, inventarsi ogni giorno un argomento nuovo per coprire, diciamo, questo tentativo - ennesimo tentativo - di sfregio alla Costituzione.
Noi non vi faremo alcuno sconto, non vi daremo tregua e continueremo ad essere dalla parte giusta , quella degli italiani che rispettano ogni giorno la nostra bandiera, la nostra Costituzione, che tutelano i diritti costituzionali e insieme ai cittadini, che sono stanchi delle vostre chiacchiere, vi manderemo finalmente a casa
PRESIDENTE. No, colleghi, so che è la bandiera italiana, ma sapete che non potete esporla, non potete esporre simboli … Collega Donno…
Ha chiesto di parlare il deputato Pella. Ne ha facoltà.
ROBERTO PELLA(FI-PPE). Grazie, Presidente Ascani. Cari colleghi, con questa risoluzione di oggi, la Camera approva un passaggio storico per il Piemonte: l'attribuzione di nuove competenze in Protezione civile, professioni, previdenza integrativa e sanità, ai sensi dell'articolo 116 della Costituzione. E mi permetta, Presidente, tramite lei, di dire a chi ha appena parlato che noi siamo fortemente orgogliosi - come Forza Italia - oggi di approvare questa risoluzione perché va a supportare un contributo concreto ai cittadini. E lo dico anche sapendo quali altri ruoli ricopro, anche come sindaco, che il Piemonte, come le altre regioni, come la Lombardia, il Veneto e la Liguria, ha saputo coinvolgere completamente i sindaci, sin dal primo punto di partenza, e condividere con comuni e province un percorso di rispetto reciproco dei ruoli istituzionali.
Voglio però dire a quest'Aula un aspetto importante, perché è utile ricordare la storia di questa intesa, perché sicuramente non nasce oggi. Devo dire che il percorso piemontese verso l'autonomia differenziata parte nel 2018, quando a guidare la regione Piemonte c'era un Presidente - che io apprezzo e ammiro molto - e si chiamava Sergio Chiamparino, che sicuramente non apparteneva al centrodestra, che approvò per primo l'indirizzo per avviare il procedimento, perché chi ricopre un ruolo istituzionale, al di là dell'appartenenza politica, deve guardare ad una visione futuristica della sua regione; e sicuramente Chiamparino ha saputo farlo. Devo dire che poi, con la guida del nostro presidente Alberto Cirio, anche vicepresidente del nostro partito di Forza Italia, quella richiesta è stata ampliata e aggiornata nel 2019 e nel 2020 e poi rilanciata concretamente nel 2022, quando la regione ha avviato quel confronto tecnico con i Ministeri competenti, partendo proprio dalla Protezione civile come materia apripista.
E permettetemi, Ministro Calderoli e Ministro Giorgetti, vi dobbiamo ringraziare per il fatto che siete riusciti a trovare risorse importanti e fondamentali, soprattutto per la Protezione civile, di decine e decine di miliardi, che vanno a beneficio di tutti, dei cittadini, in modo particolare in un momento così devastante in cui l'incolumità dei nostri cittadini viene sempre di più colpita a causa degli eventi atmosferici, quindi per il grande e importante, fondamentale ruolo della Protezione civile. Ancora una volta, Ministro Giorgetti, grazie per aver trovato quelle risorse importanti e fondamentali, perché sappiamo molto bene quanto oggi il ruolo della Protezione civile, cari colleghi, ricada sui sindaci che sono i primi a essere incolpati quando succede qualcosa. E le risorse sono fondamentali, se si vuole dare sicurezza ai propri cittadini, e quelle risorse questo Governo di centrodestra le ha trovate grazie anche all'aiuto importante e fondamentale di Forza Italia.
Il 19 novembre 2025 è arrivata la pre-intesa firmata dal nostro presidente Cirio e dal Ministro Calderoli, che ringrazio, definita poi dal nostro presidente “una firma storica”, che porta a compimento un percorso durato quasi otto anni. Solo un Governo unito, compatto, determinato, deciso, apprezzato a livello nazionale e a livello internazionale poteva portare a compimento un percorso così complesso e difficile. Quindi, la regione Piemonte, come ha sottolineato ancora una volta il nostro Presidente, governatore Cirio in audizione al Senato, non ha chiesto favoritismi, ma solamente di crescere; a discapito di altri? No. Ha chiesto, invece, strumenti di autonomia in nome della sussidiarietà, quel principio secondo cui oggi chi è più vicino ai cittadini ha maggiore capacità di comprendere e risolvere i problemi, cose che sento dire, ma che non hanno contenuto. Questa è invece una realtà concreta e attuale che noi abbiamo fatto.
Ecco, quindi, che quelle attuazioni, quelle riforme, quelle opportunità consentono oggi alla regione Piemonte e alle altre di utilizzare risorse e norme su settori importanti, quali le professioni, la formazione e, in modo particolare, la sanità. Si tratta di un argomento che voi sempre portate alla ribalta, ma che in questa intesa, invece, entra nel merito e nella concretezza, aiutando in maniera corposa e concreta i cittadini su un tema così importante qual è quello legato alla salute. Quindi, il Piemonte ha dimostrato con i fatti di saper amministrare le risorse che chiede. Voglio ricordarlo a quest'Aula e a lei, Ministro Giorgetti, che ha contribuito insieme ai nostri governatori: dei 47 obiettivi assegnati dal PNRR il Piemonte ne ha raggiunti 47, il 100 per cento della capacità Merita un applauso questa regione, guidata dal presidente Cirio, che ha saputo raggiungere risultati importanti soprattutto in termini di capacità di spesa e di rendicontazione dei fondi, che ci vede oggi nei primi posti non solo in un quadro nazionale, ma anche in quello internazionale.
Su queste basi - lo dico a tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione - di serietà, di ascolto, di continuità istituzionale, noi come Forza Italia sosteniamo il Governo, perché completi questo negoziato, nel rispetto delle indicazioni di questa Camera. Soprattutto - ancora una volta, lo voglio dire - grazie a questo Governo: per la prima volta, dopo tanto tempo, si rimette al centro non solo il ruolo importante e fondamentale delle regioni, ma in modo particolare di quelle realtà che sono costellate da una miriade di piccoli comuni, come il Piemonte, che ne ha 1.200: se non ci fosse stata la capacità di averli coinvolti, insieme alle province sin dall'inizio, oggi tutto ciò non si sarebbe mai realizzato. L'Italia è bella in tutti i campanili e quando ci sono 1.200 comuni o 1.500, come la Lombardia, bisogna guardare non solo alle grandi o alle medie città, ma soprattutto ai piccoli e piccolissimi territori. Questo perché, come dice il Presidente Mattarella, dobbiamo dare parità di trattamento indipendentemente dal fatto che un cittadino viva al Sud o al Nord o in un piccolo o in un grande comune.
Con questo spirito Forza Italia voterà convintamente questa risoluzione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Grazie, Presidente. Sono già intervenuto ieri in discussione generale, però devo dire di essere stato stimolato da una riflessione che ha fatto il collega Marattin, alla quale vorrei rispondere. Il collega ci chiedeva di fare degli esempi su come noi avremmo speso i quattrini in più, teoricamente, che avremmo potuto gestire come regioni che chiedono l'autonomia. Voglio rispondere al collega Marattin una cosa abbastanza semplice: noi non vogliamo avere quattrini in più, noi vogliamo avere gli stessi soldi che Roma oggi destina ai territori per determinate funzioni; e abbiamo talmente tanta fiducia nelle nostre amministrazioni che siamo convinti che quei soldi li sapremo utilizzare meglio per fare molto di più per i nostri cittadini, o al massimo eventualmente per risparmiarli e usarli per altre cose.
È questa la grande sfida dell'autonomia: non togliere neanche un centesimo alle altre regioni. Noi come Lombardia, come Piemonte - adesso stiamo parlando del Piemonte -, non abbiamo la benché minima intenzione di togliere un euro alle altre regioni. Noi vogliamo utilizzare sul nostro territorio quegli stessi soldi che già Roma oggi utilizza. E siamo sicuri che una classe dirigente che funziona sia in grado di utilizzarli meglio e in maniera molto più proficua.
È questa la grande scommessa dell'autonomia. Ed è una scommessa che - e sono contento che questo percorso sia già in corso - mi auguro vogliano fare anche le tante regioni del Sud che ne avrebbero bisogno. Basta piangersi addosso ! Io ho sentito prima degli interventi di persone che rappresentano regioni che continuano a piangersi addosso. Basta! Basta ! La classe amministrativa di quei posti dovrebbe avere il coraggio di alzarsi finalmente le maniche e mettersi a lavorare , per una volta nella loro vita, per i propri cittadini, invece di spendere continuamente e inutilmente i soldi. Questa è la risposta alla grande sfida dell'autonomia, che tutti noi dobbiamo cogliere, perché un'autonomia fatta bene vuol dire che tutti i territori potrebbero finalmente migliorare senza che si spenda un euro in più. Questa è la sfida, questo è il coraggio che devono avere tutti gli amministratori…
IGOR IEZZI(LEGA). …da Nord a Sud . Basta piangere…
PRESIDENTE. Collega Toni Ricciardi...
IGOR IEZZI(LEGA). …mettersi a lavorare…
PRESIDENTE. Collega Toni Ricciardi!
IGOR IEZZI(LEGA). …e dimostrare che si è capaci di fare.
Questa è la sfida che sta dietro la responsabilità e la partecipazione che è insita nell'autonomia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Pensavo a Calabria, Sicilia, Basilicata: saranno contentissimi di ascoltare le dichiarazioni del deputato Iezzi, che ha dato loro dei fannulloni, incompetenti e incapaci, non so, solo perché meridionali. Bene, bene, bene.
Allora, era il 14 marzo 2006. Il Ministro Roberto Calderoli era da Mentana e dichiarava: “Questa legge qua l'ho scritta io ed è una porcata, glielo dico francamente! Ah, ah, ah”. Una bella risata. E proseguiva, spiegando che era una porcata consapevole, fatta volutamente. Ebbene, anche con riferimento a queste pre-intese Calderoli potrà dire: “Le ho volute io, sono una porcata fatta volutamente. Ah, ah, ah”. Solo che non c'è niente da ridere .
La porcata consiste nell'avere costruito un progetto consapevole, esibito e arrogante, di aggiramento sistematico della sentenza della Corte costituzionale che ha smontato pezzo a pezzo la legge, anch'essa porcata, sull'autonomia differenziata. Perché è una porcata? Prima di tutto perché la Corte Costituzionale, come ci ricordavano i colleghi, ha detto chiaramente che ogni attribuzione differenziata deve essere giustificata con specifico e argomentato riferimento a peculiarità del contesto sociale, amministrativo, geografico, economico, demografico e finanziario della regione richiedente, che dovrebbe anche dimostrare i benefici attesi in termini di efficacia, efficienza ed equità. Questa analisi non c'è, c'è solo nelle vostre dichiarazioni! La documentazione che dovrebbe argomentare le peculiarità e le caratteristiche specifiche delle singole regioni è uno sfacciato copia e incolla, che rende uguali Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Tanto uguali da cadere nel ridicolo di scambiarne il nome ! Ho trovato il Piemonte in Veneto! Non sono mai stata brava in geografia, ma trovare il Piemonte in Veneto, vi dico, mi ha francamente disorientato.
Il progetto che ci viene sottoposto è molto ridimensionato rispetto a quello originario. È un progetto in parte falso, costruito fingendo di aprire a scelte autonome differenti, ma che in realtà sono già possibili per tutte le regioni, nella sanità come nella Protezione civile. Un progetto che deve dire “ciao” alla tanto declamata rivendicazione di tenere sui propri territori il gettito delle imposte erariali, ma un progetto non per questo meno pericoloso sotto i profili che abbiamo sempre denunciato. Acuisce i divari territoriali, rendendo ancora più lontana la garanzia costituzionale di uniformità su tutto il territorio nazionale nell'accesso ai diritti sociali ed economici, che chiamiamo livelli essenziali delle prestazioni. Spinge verso una concorrenza tra regioni che privilegia le regioni più ricche e con più risorse: infatti, non sono le peculiarità delle quattro regioni richiedenti a giustificare queste pre-intese; l'unica cosa che le giustifica è che queste regioni hanno più capacità fiscale, più risorse delle altre. È cambiata la narrazione, si è dovuta adattare al nuovo contesto.
Non c'è trasferimento di risorse umane e finanziarie dallo Stato in forma diretta, ma c'è ugualmente una seconda porcata: dare poteri differenziati e più ampi a chi ha più risorse e più capacità fiscale viola un principio cardine della nostra Costituzione, che nell'articolo 119 dice: “La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo (…) per i territori con minore capacità fiscale per abitante”. Ecco smentita la dichiarazione “fa di più chi può far meglio, in modo più efficiente”. No, viene data la possibilità di fare di più a chi ha già di più. A questo proposito ho sentito tanti parlare a sproposito di autonomia, confondendo l'autonomia simmetrica e l'autonomia differenziata. L'autonomia simmetrica è già riconosciuta: è riconosciuta a tutte le regioni che se la pagano con le proprie capacità fiscali perequate, secondo la Costituzione.
Queste pre-intese vogliono, invece, dare un'autonomia asimmetrica, differenziata ad alcune regioni, che se le pagano con la propria capacità fiscale non perequata, cioè partendo e confermando le forti differenze che attraversano come faglie il nostro territorio. Sì, Ministro Calderoli, nuovamente la sua efficace espressione: una porcata. Anche se poi bisogna andare a vedere se tutte le regioni questa capacità fiscale ce l'hanno davvero, perché parliamo del Piemonte e il Piemonte è un caso particolare. Oggi è il 21 luglio, vero? Proprio oggi la Corte dei conti, nel suo giudizio di parificazione del bilancio della regione, dice che c'è un indice di tensione finanziaria piuttosto significativo, che nel complesso il disavanzo non recuperato è piuttosto consistente. Si parla di circa 81 milioni, quindi una cosa che bisognerà vedere bene.
Ci sono altre porcatelle di qua e di là. La terza riguarda la sanità, dove l'impianto discriminatorio ai danni dei territori più deboli emerge in tutta la sua forza. La sanità non dovrebbe essere oggetto di autonomia differenziata, è una materia troppo delicata, in cui i livelli essenziali non sono ancora garantiti su tutto il territorio nazionale, in cui le stesse regioni che chiedono autonomia differenziata presentano criticità, secondo la relazione tecnica che ci avete dato, accumulando ritardi nel monitoraggio degli adempimenti di natura assistenziale concernenti i LEA.
Qui i profili finanziari delle pre-intese sono molto preoccupanti. Si dice, avete detto, avete ribadito: nessuna ricaduta sulle altre regioni delle scelte di quelle differenziate. Ma non è così. Vi faccio un esempio molto facile: la mobilità sanitaria. Supponiamo che resti invariata rispetto ai numeri attuali. È possibile pensare che, se il Piemonte aumenta le tariffe, poi si faccia carico di queste tariffe più alte anche per i residenti di altre regioni che si vanno a curare lì, scaricandone quindi l'onere sui propri cittadini? No, probabilmente le tariffe poi verranno aumentate sulla base, magari, di un accordo in Conferenza Stato-regioni.
E allora, come ha ipotizzato la Ragioniera dello Stato nella sua audizione, bisognerà poi che ci sia una compensazione. Lei diceva che, per esempio, il Piemonte dovrebbe poter allora rinunciare ad altri fondi che gli spetterebbero nell'ambito della ripartizione del finanziamento nazionale del Servizio sanitario nazionale. Quindi: tariffe più alte, te le fai dare indietro dall'emiliano-romagnolo che viene lì, però rinunci, che so, ai fondi per gli antitumorali ai danni dei tuoi cittadini piemontesi. Bel vantaggio per i vostri cittadini delle regioni differenziate.
A questi temi comunque nelle pre-intese non c'è risposta, i profili finanziari non sono esaminati. Ci si fida di dichiarazioni non dimostrate delle regioni. La Ragioniera ha parlato di legittimo affidamento, cioè mi dici che va bene: va bene, boh. Noi siamo il Parlamento, dovremmo avere i documenti per poter capire se questa roba regge dal punto di vista finanziario. Non li abbiamo! Stiamo votando con una benda sugli occhi. Ci sarà un monitoraggio in corso d'opera? Sì, ci sarà, ma con quali conseguenze? Nessuna. Non ci sono, non sono previsti strumenti di correzione se le cose vanno male, diversamente, se il legittimo affidamento si è dimostrato sbagliato. Anche questo, caro Ministro, è una porcata.
Torniamo alle tariffe più alte. La possibilità di fare tariffe più alte è già riconosciuta, però qua la si ingessa per 10 lunghissimi anni. Espone le regioni, come diciamo noi economisti, alla cattura del soggetto regolatore. Siccome non hanno elementi adeguati per saper fissare le tariffe più alte, probabilmente le daranno non a soggetti più efficienti, ma a soggetti più forti, e, soprattutto in regioni molto caratterizzate da una grande forza della sanità privata, questo è un problema che ci preoccupa tutti. Alzare le tariffe, fare investimenti per i fatti propri, investire risorse risparmiate che sarebbero, invece, vincolate, può portare a una concentrazione di risorse, finanziarie e professionali scarse, su alcuni territori, generando un circuito vizioso in cui a chi ha più viene dato a danno degli altri. La gente andrà lì, anche i professionisti andranno lì, perché saranno pagati di più. E le altre regioni? Niente. Le altre regioni se ne devono fregare e stare tranquille.
Mi lasci fare un'annotazione importante, Presidente. Le pre-intese riconoscono alle regioni differenziate la possibilità di assumere personale nel campo sanitario e della protezione civile a tempo determinato. Ma che senso ha? Le intese durano almeno dieci anni, ma una persona può stare alle dipendenze a tempo determinato, nel pubblico, solo per tre anni e, quindi, programmiamo di formare persone per poi licenziarle e ripartire da capo. Che senso ha? Migliora l'efficienza? Migliora l'equità? No. Per noi la precarietà del lavoro non è mai la scelta giusta . Si svalorizza il capitale umano, si rovinano le vite delle persone. In questo caso, si rovinano anche le pubbliche amministrazioni delle regioni differenziate.
Noi non ci stiamo .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Paolo Emilio Russo, Urzì, Iezzi e Alessandro Colucci n. 6-00270, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Avverto che, a seguito dell'approvazione della risoluzione Paolo Emilio Russo, Urzì, Iezzi e Alessandro Colucci n. 6-00270, risultano precluse le risoluzioni Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Boschi, Magi ed altri n. 6-00274 e Richetti ed altri n. 6-00278.
PRESIDENTE. Avverto che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito della discussione della Relazione della I Commissione sullo schema di intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la regione Veneto è rinviato alla seduta di domani, a partire dalle ore 9,30.
Avverto inoltre che, all'ordine del giorno della stessa seduta di domani, mercoledì 22 luglio, dopo la predetta intesa e prima degli altri argomenti già previsti, sarà iscritta la deliberazione in merito alla costituzione in giudizio della Camera dei deputati in relazione a un conflitto di attribuzione elevato innanzi alla Corte costituzionale dal Senato della Repubblica nei confronti della procura della Repubblica presso il tribunale ordinario di Roma, di cui all'ordinanza della Corte costituzionale n. 80 del 2026.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Colleghi, se non avete l'esigenza di restare in Aula, ma avete quella di parlare tra di voi, vi prego di uscire, perché c'è un rumore insostenibile e io vorrei dare la parola al collega Zoffili, ma non sono in condizione.
Collega Zoffoli, proviamo… magari aspetti. Collega Zoffili, prego. Adesso forse ce la facciamo.
EUGENIO ZOFFILI(LEGA). Grazie, Presidente. Prendo la parola a nome del gruppo della Lega-Salvini Premier per esprimere il più profondo, Presidente, e commosso cordoglio di fronte alla dolorosa scomparsa del comandante Alfa, il luogotenente Antonino Marzullo valoroso cofondatore nel 1978 del GIS, del Gruppo di intervento speciale dell'Arma dei carabinieri.
Nato a Castelvetrano, in Sicilia, il 28 febbraio 1951, il comandante Alfa è stato uno dei carabinieri più decorati d'Italia. In quasi 40 anni di servizio ha preso parte a numerose operazioni ad alto rischio in Italia e all'estero, dalla rivolta nel carcere speciale di Trani alle liberazioni di ostaggi, dalla cattura dei sequestratori di Cesare Casella fino ai servizi di protezione del magistrato antimafia Nino Di Matteo e a missioni operative nei principali teatri internazionali. L'onore e la dedizione, Presidente, dimostrati nel corso della lunga carriera del comandante Alfa rappresentano un esempio per l'Italia, un baluardo di fronte alle minacce più insidiose.
A questo ricordo istituzionale, permettetemi di aggiungere una nota d'affetto strettamente personale. Grazie a degli amici comaschi, Alessio Colzani e Lorenzo Brambilla, ho avuto l'immenso orgoglio di conoscerlo, di incontrarlo più volte e di stringere con lui un legame di sincera e profonda stima reciproca. Solo pochi mesi fa mi aveva mostrato, con fiero entusiasmo, la sua accademia a Eupilio, in provincia di Como, nella cava di Pusiano. Aveva organizzato un incontro con Matteo Salvini proprio per illustrargli il suo progetto. In quel territorio, negli ultimi anni, si è speso con generosità straordinaria per la formazione delle nuove generazioni, trasmettendo ai giovani i valori del senso del dovere, del rispetto delle istituzioni e dell'attaccamento al nostro Paese .
Onore, Presidente, al comandante Alfa. Il suo instancabile amore per l'Italia continuerà a vivere nei nostri cuori e nell'azione quotidiana di chi difende la nostra patria .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Iacono. Ne ha facoltà.
GIOVANNA IACONO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Intervengo stasera per condannare con fermezza quanto accaduto nelle scorse ore nella mia provincia, a Sciacca. Quattro cuccioli lasciati su una terrazza, senz'acqua e senza riparo, sono morti sotto un sole cocente mentre la loro mamma provava a chiedere aiuto. Una tragedia, frutto di un'azione crudele, che colpisce le coscienze di tutte e tutti noi. Un episodio gravissimo, che è il segno della mancanza di rispetto verso esseri senzienti che dipendono completamente dalla responsabilità dell'uomo.
Signora Presidente, voglio però anche sottolineare un aspetto che riguarda la comunità di Sciacca, una comunità generosa e vigile in cui non c'è spazio per l'indifferenza e per la crudeltà. Rivolgo un sincero plauso alle cittadine e ai cittadini di Sciacca che, anche in questa occasione , hanno mostrato la loro grande sensibilità e il loro forte senso civico. Un sentito ringraziamento va all'amministrazione comunale tutta, al sindaco, Fabio Termine, e all'assessore al benessere animale, Agnese Sinagra, alla Polizia municipale, agli uffici e agli operatori intervenuti con tempestività e professionalità. La segnalazione dei residenti ha consentito di far emergere questa situazione drammatica e l'intervento delle istituzioni e delle autorità locali ha permesso di salvare gli animali ancora in vita. Un intervento che ha evitato un bilancio ancora più drammatico…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
GIOVANNA IACONO(PD-IDP). …e che testimonia quanto siano importanti una comunità viva e una rete istituzionale efficiente quando c'è in gioco la tutela degli animali e il rispetto della legalità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Quello che è avvenuto a Sciacca, purtroppo, va di pari passo con quello che è avvenuto nel territorio del napoletano. A Sciacca dei cuccioli sono stati abbandonati sopra un terrazzo. Abbiamo letto oggi le dichiarazioni dell'avvocato di colui che ha abbandonato questi animali, che ha detto: il mio assistito non voleva fargli del male, aveva un impegno urgente e se ne è andato. Non so con che coraggio si possa dire al pubblico una cosa del genere . Il diritto alla difesa si deve avere, ma bisogna avere dignità anche nel non dire determinate cose.
Contemporaneamente abbiamo scoperto che su un traghetto della compagnia di navigazione Medmar si era imbarcata una macchina con un pony nel portabagagli. A sollecitazioni fatte dall'animalista Enrico Rizzi e dalla mia persona, la Medmar, la compagnia di navigazione, ha risposto che non si era accorta che era entrata. Questa macchina ha navigato senza che la compagnia se ne accorgesse, con un pony dentro in condizioni indegne.
Allora, Presidente, quello che diciamo è che a Sciacca c'è stata una tragedia e in provincia di Napoli, sulla nave della Medmar, poteva esserci un episodio simile. È palese che tutte le norme che attualmente sono sbandierata nel nostro Paese non hanno migliorato di una sola virgola la condizione del benessere animale.
La prossima azione che si vuole fare è permettere di spararne di più e di ucciderne di più. Noi, da questo punto di vista, non smetteremo mai di gridare in questo Parlamento che gli animali non sono un'estetica, ma sono esseri che vanno difesi dalla mattina alla sera e non soltanto davanti alle telecamere
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Loizzo. Ne ha facoltà.
SIMONA LOIZZO(LEGA). Grazie. Allora, il 1° novembre 2025, a Capizzi, il sedicenne Giuseppe Di Dio è stato ucciso mentre si trovava in un luogo pubblico. Secondo la ricostruzione degli investigatori, tre soggetti armati hanno aperto il fuoco contro un'altra persona, mancandola ma colpendo due giovani innocenti.
Giuseppe ha perso la vita, un altro ragazzo è rimasto profondamente ferito. La procura della Repubblica di Enna aveva inizialmente contestato ai tre indagati, oltre ai reati in materia di armi, l'omicidio, il tentato omicidio e le lesioni personali aggravate dall'uso delle armi e da futili motivi. Tale qualificazione era stata ritenuta corretta anche dal tribunale del riesame.
Successivamente, però, senza che risultino pubblicamente nuovi elementi investigativi, l'aggravante dei futili motivi è stata eliminata dai capi di imputazione. Una scelta che ha prodotto un effetto processuale devastante e rilevante: ha escluso la possibilità dell'ergastolo e ha consentito agli imputati di chiedere il giudizio abbreviato, la cui udienza è stata fissata per il prossimo 23 luglio.
Una decisione che ci lascia sgomenti. Noi abbiamo grande fiducia nella magistratura, ma nel contempo la modifica del capo di imputazione è di così straordinaria gravità che alimenta nei cittadini il convincimento che la risposta dello Stato sia meno rigorosa proprio nei casi in cui più si ferisce il senso di giustizia di un'intera comunità.
Va alla famiglia Di Dio la nostra piena solidarietà e comprensione per la perdita di questo ragazzo. Sicuramente faremo giustizia su quello che avviene nella procura .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
Relatrice: GARDINI.
2.
3.
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 108, recante disposizioni urgenti in materia di sport, per lo svolgimento di grandi eventi e l'efficacia del documento di identità. (C. 2988-A)
: CANGIANO.
4.
5.
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Consiglio dei Ministri della Repubblica di Albania in materia di cooperazione strategica nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'energia, dell'ambiente, della sicurezza e dell'industria della difesa, della gestione delle migrazioni, dell'educazione, dell'innovazione, della diaspora, della trasformazione economica e della crescita intelligente, fatto a Roma il 13 novembre 2025. (C. 2788)
: FORMENTINI.
6.
FARAONE ed altri: Istituzione della Giornata nazionale "Enzo Tortora" in memoria delle vittime di errori giudiziari. (C. 441)
e delle abbinate proposte di legge: BISA ed altri; PITTALIS ed altri. (C. 1657-1694)
7.
8.
Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo. (C. 2670-A)
: CERRETO.
9.