PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta di ieri.
RICCARDO ZUCCONI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori la deputata Carmina, prego.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Sono qui a reiterare la richiesta di informativa urgente avanzata ieri al Governo, stante l'aggravarsi della drammatica emergenza incendi che continua a devastare la Sicilia e vaste aree del Paese, nonché la gravissima situazione in cui sono chiamati a operare i Vigili del fuoco e tutto il personale impegnato nei soccorsi.
La tragica morte del capo reparto dei Vigili del fuoco, Alessandro Marchi, avvenuta mentre era impegnato nelle operazioni di spegnimento nel territorio di Caltanissetta, ha profondamente colpito tutti noi e l'intero Paese.
A lui va il nostro pensiero riconoscente. Alla famiglia , ai suoi affetti, ai colleghi del Comando di Caltanissetta e all'intero Corpo nazionale dei vigili del fuoco esprimiamo il più sincero cordoglio e la più profonda vicinanza. È una ferita che addolora tutti: perdere la vita mentre si cerca di salvare quella degli altri è il sacrificio più alto che un servitore dello Stato possa compiere. Ma proprio per questo tale dolore non può esaurirsi tutto nelle pur doverose parole di cordoglio.
Non possiamo limitarci alla commozione; abbiamo il dovere di chiederci se tutto ciò che era possibile fare per proteggere chi ogni giorno protegge noi sia stato realmente fatto; se qualcosa ancora si può fare per evitare il pericolo grave e imminente per le popolazioni e gli uomini impiegati nei soccorsi. La tragica morte del capo reparto Marchi occorre che ci sensibilizzi e sensibilizzi il Governo a dirci se ritenga ancora sostenibile l'attuale organizzazione dei Vigili del fuoco.
Da tempo le organizzazioni sindacali denunciano una situazione ormai insostenibile: carenza cronica di personale - all'ultima pianificazione risultava mancassero 4.000 persone -, turni estenuanti e il ricorso estremo allo straordinario, esposizione per ore a temperature estreme, quali quelle di questo periodo, e condizioni operative sempre più gravose e pericolose. Donne e uomini straordinari continuano a garantire il soccorso grazie a uno straordinario senso del dovere, ma non è accettabile che il loro sacrificio supplisca alle carenze dello Stato.
Per questo, ieri, abbiamo chiesto che il Governo intervenga immediatamente anche con misure straordinarie. È già tardi per il capo reparto Marchi. Ma ancora qualcosa si può fare per chi è impegnato nei soccorsi e nelle popolazioni. È doveroso che venga a riferire al Parlamento e ci dica quali iniziative il Governo abbia adottato o intenda adottare con assoluta urgenza per rafforzare il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, colmare le carenze di organico, garantire condizioni di lavoro sicuro e tutelare la salute del personale impiegato nell'emergenze nonché affrontare, con strumenti adeguati, una stagione di incendi che assume ormai dimensioni eccezionali.
Si chiede, altresì, che la Presidente del Consiglio - o chi per lei, il Governo - riferisca sulle iniziative volte a dichiarare lo stato di emergenza nazionale nelle aree maggiormente colpite, destinare risorse straordinarie ai territori devastati dagli incendi e predisporre un piano strutturale di prevenzione, di contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici. Forse di questo ci dovremmo occupare, più che di legge elettorale, mentre il territorio è devastato e la gente muore .
Di fronte a una tragedia che ha strappato alla sua famiglia un uomo e allo Stato un servitore esemplare, il Parlamento non può voltarsi dall'altra parte. Oggi, il modo più autentico per onorare la memoria del capo reparto Alessandro Marchi non è soltanto ricordarlo con commozione, ma assumere decisioni coraggiose affinché nessun altro debba pagare con la vita il prezzo di carenze organizzative, di organici insufficienti o di ritardi non più tollerabili.
Ricordo che sono tre i Vigili del fuoco colpiti da infarto. Ribadisco le condoglianze alla famiglia, al Corpo dei vigili del fuoco e l'augurio che chi ha subito malori possa rimettersi presto in salute. Grazie .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sul medesimo argomento l'onorevole Casu, prego.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Già nella seduta di ieri la nostra collega Giovanna Iacono ha chiesto, per conto del gruppo del Partito Democratico, un'informativa urgente del Ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci. Abbiamo presentato una formale interpellanza allo stesso, al Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, al Ministero dell'Agricoltura affinché si affronti, una volta per tutte, la gravissima emergenza degli incendi che colpisce la Sicilia con crescente frequenza e intensità. Noi chiediamo che questo confronto avvenga al più presto. È chiaro, però, che nella mattinata di oggi non possiamo che unirci al dolore enorme della famiglia, di tutta la comunità della sua città, dell'intera Sicilia, del Paese, di tutto il Corpo dei vigili del fuoco, che noi dobbiamo ringraziare, perché Alessandro Marchi - capo reparto del Comando provinciale di Caltanissetta - ha perso la vita durante le operazioni di spegnimento di un incendio, in contrada Chiapparia. Pensate: tra un anno avrebbe raggiunto il limite di età per il collocamento a riposo d'ufficio e la pensione. È stato colpito da un improvviso malore mentre effettuava una ricognizione sul posto per coordinare le operazioni di soccorso. Ecco, Alessandro Marchi è morto da eroe.
Io penso sia importante che quest'Aula lo ricordi e si unisca a questo momento di dolore, ma è anche importante che quest'Aula, tutti i parlamentari e il Governo si interroghino su quello che dobbiamo fare per non lasciare soli, nella battaglia contro le fiamme, le donne e gli uomini che, con eroismo, si stanno impegnando, anche in Sicilia in queste ore, per proteggerli, difenderli, dare tutti gli strumenti necessari per affrontare e vincere questa battaglia. Quindi, credo sia indispensabile, da parte nostra, continuare a chiedere al Governo di calendarizzare al più presto questa informativa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cangiano.
GEROLAMO CANGIANO, . Grazie Presidente. Chiedo il rinvio di almeno trenta minuti in attesa di un parere del MEF su una proposta emendativa.
PRESIDENTE. Raccogliendo l'istanza del relatore, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 10,30. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Articolo 8, sul buon andamento dei lavori della Camera.
Io non voglio esagerare, però trovo che non sia tollerabile che la seduta riprenda con 25 minuti di ritardo rispetto all'orario previsto . Quali che siano le cause, la seduta deve riprendere e poi si riaggiorna, ma non è possibile che si stia qua 25 minuti ad aspettare. Se c'era da aspettare la Commissione bilancio, si aspettava, si rientra e si dice che la Commissione bilancio non ha finito. Però 25 minuti è proprio un po' esagerato, Presidente.
La ringrazio e colgo l'occasione per fare gli auguri al Presidente Mattarella .
PRESIDENTE. Grazie, ci associamo tutti agli auguri al Presidente Mattarella.
Ovviamente consideri che abbiamo dovuto attendere il Comitato dei nove, la Commissione bilancio e la I Commissione, e riprendere la seduta dell'Aula quando ancora tutto il cerchio non si era definito non si poteva fare. Però sono opinioni diverse, va bene così.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2988-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 108, recante disposizioni urgenti in materia di sport, per lo svolgimento di grandi eventi e l'efficacia del documento di identità.
PRESIDENTE. Ricordo che, nella seduta di ieri, l'Assemblea ha esaminato tutte le proposte emendative presentate, ad eccezione dell'articolo aggiuntivo Cavandoli 4.01000, che è stato accantonato.
Ricordo, altresì, che la Presidenza si era riservata di verificarne l'ammissibilità alla luce delle interlocuzioni in corso fra i gruppi.
A tale proposito, avverto che la Commissione ha presentato un nuovo articolo aggiuntivo 4.0500 - in relazione al quale risulta alla Presidenza che i gruppi abbiano rinunciato alla presentazione di subemendamenti - vertente sulla stessa materia dell'articolo aggiuntivo accantonato, che è stato pertanto ritirato dalla presentatrice.
Chiedo pertanto al relatore, onorevole Cangiano, se sull'articolo aggiuntivo 4.0500 della Commissione sia stato raggiunto il consenso unanime tale da superare eventuali impedimenti procedurali ostativi alla sua votazione e, in caso affermativo, lo invito ad esprimere il parere. Prego.
GEROLAMO CANGIANO, . Grazie, Presidente. Con riferimento all'articolo aggiuntivo 4.0500 della Commissione, vertente sulla stessa materia dell'articolo aggiuntivo 4.01000, vorrei rappresentare alla Presidenza che è stato raggiunto il consenso unanime sia tra i rappresentanti dei gruppi della Commissione sia tra i presidenti di gruppo in Assemblea, volto appunto a superare eventuali impedimenti di procedura. Quindi il parere è favorevole e vorrei ringraziare per la sensibilità tutti i colleghi deputati su un tema così importante come la sicurezza nelle piscine.
PRESIDENTE. Quindi chiedo al Governo di esprimere il relativo parere sull'articolo aggiuntivo 4.0500 della Commissione. Prego.
ANDREA ABODI,. Signor Presidente, parere conforme al relatore e ringrazio anch'io tutti i deputati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Sportiello. Ne ha facoltà. Parliamo, ovviamente, dell'articolo aggiuntivo 4.0500 della Commissione.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Quando ieri, in Commissione affari sociali, eravamo riuniti per discutere il disegno di legge quadro sulla sicurezza nelle piscine, abbiamo letto un'agenzia che annunciava questo emendamento ancora prima di averlo visto. Allora ho pensato… Vuoi vedere che, avendo il Ministro Musumeci dichiarato che il disegno di legge, se da un anno rimane fermo, non è per distrazione, ma è perché molte volte gli interessi lobbistici di categoria frenano il diritto alla sicurezza e alla vita - e ha aggiunto: lo dico, perché mi risulta che in Commissione le spinte di alcune associazioni, comuni e regioni, e quindi di economiche, portavano ad escludere una parte delle piscine dall'osservanza delle norme restrittive -, beh, forse, se hanno avuto bisogno di portare questo emendamento in Commissione cultura invece che in Commissione affari sociali, forse il Ministro Musumeci aveva ragione? Forse, visto che tra i vostri banchi siede il presidente della FIN, Federazione Italiana Nuoto, Barelli, probabilmente si riferiva a questo. Chissà, non lo sapremo mai.
Noi abbiamo chiesto un'informativa al Ministro Musumeci per la spiegazione di queste parole. Però, Ministro, poi ho letto l'emendamento in questione. E poiché in Commissione affari sociali, invece, dopo che siamo intervenuti in Aula, ci siamo riconvocati - siamo stati riconvocati - e abbiamo ripreso l'esame del disegno di legge sulla sicurezza nelle piscine, con grande responsabilità, ebbene, quando oggi arrivo in quest'Aula e leggo invece l'emendamento della Commissione che viene proposto a seguito dell'emendamento della Lega - leggo, vado nel merito -, mi rendo conto che invece non si tratta di reale sicurezza, ma si tratta di un'operazione di propaganda, che servirà forse a qualcuno, domani, a farsi un e a dire che ha approvato e risolto questo provvedimento.
Però, guardate, voi parlate di un sistema di messa in sicurezza senza spiegare qual è. Non fate riferimento a una normativa: parlate di controlli, delegando a un'autorità competente senza indicare quale sarà l'autorità competente che dovrà fare questi controlli. E cosa dovrà controllare, se non si stabilisce qual è la messa in sicurezza? Allora, scusate, ma su questi temi non si può agire in questo modo e scrivere veramente le norme ad effetto, senza guardare a quello che è l'obiettivo principale di garantire davvero la sicurezza nelle piscine. Non si può scrivere un provvedimento che non si sa a chi si riferisce. Al proprietario dell'impianto? Al gestore? Non c'è scritto nulla di tutto questo.
In più, in Commissione bilancio avete trovato dei fondi: 4 milioni circa. Ebbene, noi però ci siamo astenuti in Commissione bilancio, perché non avete scritto come si ripartiscono questi fondi, quali sono i criteri di accesso per accedervi, come saranno dati. Neanche questo ci è dato sapere. Allora è chiaro che, purtroppo, questo emendamento non sarà risolutivo, purtroppo questo emendamento non prevederà nulla per poter garantire sicurezza. Tra l'altro, lascia fuori anche le piscine private, come se nella piscina di casa propria non dovesse esistere la sicurezza e si potesse morire liberamente, risucchiati da un bocchettone.
Allora, facendo le cose seriamente, avremmo dovuto lasciare alla Commissione affari sociali - che avrebbe potuto approvare oggi il provvedimento, non domani, oggi - il provvedimento sulla sicurezza nelle piscine e, invece, lo facciamo con questo emendamento. Noi non ci sottraiamo, noi non ci sottraiamo, perché, quando si parla di sicurezza, ci troverete sempre in prima fila. Quando si parla di tutelare le persone, ci troveremo sempre in prima fila. Noi lo facciamo però con uno spirito diverso, non per propaganda, non per farci il il giorno dopo e un per dire che abbiamo risolto un problema.
Allora vi invito, colleghi e colleghe della Commissione competente, anche a porre rimedio e a dare sostanza a questo emendamento che sostanza non ha. Noi lo voteremo, perché riteniamo che sia giusto chiudere un impianto se non è a norma, ma bisogna specificare qual è la norma a cui si fa riferimento. E allora, visto che a pensar male a volte ci si azzecca, voi ci avete insegnato, invece, che a pensar male con voi facciamo sempre bene: è vero il contrario. Noi pensiamo che, purtroppo, state mancando un'occasione, scopriremo poi perché .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. A nome del mio gruppo, dichiaro che voteremo a favore di questo emendamento, ma colgo anche questa opportunità per condividere le osservazioni, le considerazioni e le critiche molto precise e circostanziate effettuate dalla collega Sportiello, perché in Commissione affari sociali, ieri, effettivamente abbiamo affrontato il tema del disegno di legge per la regolamentazione e, quindi, la messa a norma e la messa in ordine di un sistema che riguarda tutte le piscine in Italia, che effettivamente ha mostrato di fare acqua da tutte le parti, con conseguenze drammatiche.
Ora è del tutto evidente che questo emendamento è strumentale per dire: facciamo qualcosa rispetto alla drammatica situazione che conosciamo essere davvero tragica, viste le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti e di tutte. Però, nello stesso tempo, stiamo dando gli strumenti ai comuni, ai proprietari, sia privati che pubblici, soprattutto pubblici, per risolvere effettivamente il problema? Basteranno questi pochi soldi stanziati, anche in termini di velocità dell'assunzione delle determine e delle decisioni congrue e dei rimedi da porre in essere per la messa a norma delle piscine? Noi crediamo di no. Effettivamente, sarebbe stato più efficace, più coerente passare a una legislativa all'interno della nostra Commissione, piuttosto che affrontare qui l'approvazione o meno di un emendamento all'ultimo momento, di cui, per esempio, ho conosciuto il testo solo questa mattina e ieri ancora non se ne conosceva la definizione - ieri sera, quando eravamo riuniti in Commissione.
Quindi mi sembra che la conduzione di tutta questa partita sia stata assolutamente al di sotto delle necessità, molto strumentale, diciamo, molto in funzione di dire “abbiamo fatto qualcosa”, ma ricordo: avete avuto quattro anni per poter porre rimedio a questi problemi , non è che nascono oggi. Lo sappiamo che le piscine non sono a norma e non soltanto in Sud Italia, purtroppo, in tutto il territorio. Non ci sono i controlli, non c'è chi li effettua, non c'è il personale adeguato, preparato; non c'è tutto il personale, che dovrebbe esserci, in grado di controllare le persone che utilizzano, a vario titolo, queste strutture.
Mi sembra quindi che quanto ha espresso la collega sia perfettamente condivisibile e noi lo condividiamo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavandoli. Ne ha facoltà.
LAURA CAVANDOLI(LEGA). Ne approfitto per fare un ringraziamento che parte da tutti i gruppi che hanno permesso di accettare questo emendamento che abbiamo fatto tutti insieme, per rispondere a una esigenza che purtroppo è concreta, quotidiana.
Leggiamo purtroppo abbastanza spesso di bambini intrappolati, di bambine i cui capelli vengono attratti dai vortici delle piscine. Io avevo, infatti, pensato all'emendamento per un obbligo di cuffia per gli infrasedicenni. Poi - e ringrazio il Ministro Abodi, il Ministro Musumeci, il Ministro Giorgetti e il Sottosegretario Barelli - abbiamo detto: no, facciamo qualcosa di più. E abbiamo pensato a questo testo, che è un testo importante, perché implica nuovi controlli, controlli delle autorità competenti che fanno riferimento alle autorità sanitarie, agli enti locali e ai Vigili del fuoco, che mi hanno contattata per dirmi che anche a loro spetta questo controllo. Questo per dare delle risposte.
È un provvedimento concreto, perché il MEF ha trovato, nel giro di poche ore, le risorse per la messa in sicurezza delle piscine pubbliche. È un provvedimento che, in quest'Aula, si inserisce in un decreto-legge che entrerà in vigore - l'abbiamo previsto nella norma - al più presto possibile, nel momento in cui viene pubblicato sulla . Ed è un provvedimento che credo non voglia - anzi, ne abbiamo parlato proprio con il Ministro Musumeci - superare, né annullare il disegno di legge Piscine che, però, necessita di tempi lunghi per quanto riguarda la normativa ministeriale attuativa specifica, soprattutto di tempi più lunghi perché, nel caso di richieste, diciamo, tecniche, che vengono inserite da questo nuovo disegno di legge, c'è tempo per i gestori per adeguare gli impianti.
Speravo quindi che non ci fosse polemica proprio perché è una norma che abbiamo approvato tutti noi in quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mollicone. Ne ha facoltà.
FEDERICO MOLLICONE(FDI). Grazie, Presidente. Solo per dichiarare il voto favorevole di Fratelli d'Italia a questo emendamento.
La morte di Alice, la bambina di 11 anni risucchiata dal bocchettone di una piscina a Sestri Levante, la settimana scorsa, è solo l'ultimo, grave caso di cronaca che pone l'accento sulla necessità - non più rinviabile - di mettere in sicurezza, in Italia, le piscine pubbliche e private. E lo dico ai colleghi dell'opposizione: anche private, senza se e senza ma. Trentasette decessi in piscina, oltre la metà delle vittime con meno di 14 anni: sono i dati registrati dall'Istituto superiore di sanità solo per il 2024 e il 2025.
Ebbene, come ha scritto il Presidente Meloni, nel giugno 2026, alla mamma di Matteo, dopo la tragica scomparsa del figlio: “Hai ragione: serve una legge nazionale che riduca al minimo il rischio che si possa morire in una piscina, com'è purtroppo accaduto a Matteo e ad altri bambini e ragazzi in questi mesi”. Il Ministro Musumeci sta lavorando da mesi in questo senso, con un DDL che sarà approvato in autunno e sarà complessivo, come chiede anche l'opposizione, come chiede tutto il Parlamento, ma, nel frattempo, colleghi, c'era l'urgenza di intervenire e come Parlamento lo abbiamo fatto.
Il nostro ringraziamento va a Lega e a Forza Italia per aver definito questo emendamento, nonché alle opposizioni per averlo sostenuto nei tempi tecnici brucianti che ci sono stati. Un ringraziamento va a tutta la Commissione, al capogruppo Bignami, al Governo Meloni e al Ministro Abodi ovviamente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo con chiarezza, dichiarando il voto favorevole del Partito Democratico a questo emendamento, perché credo non ci sia nessuno in quest'Aula che non sia a favore di leggi, emendamenti, proposte, disegni di legge che possano migliorare la sicurezza delle piscine, degli impianti natatori pubblici e privati. Come diceva il collega Mollicone: senza se e senza ma. Su questo siamo tutti d'accordo.
Certo, la procedura che è stata usata evidenzia moltissime anomalie che non possiamo non evidenziare in questo contesto. Semplicemente ci chiediamo: visto che i fatti che sono accaduti sono gravissimi e che, negli ultimi quattro anni, sono morti più di 70 bambini e bambine e l'Istituto superiore di sanità ci dimostra, dati alla mano, come la maggior parte di questi sia composta da bambini con meno di 12 anni, perché, se era così urgente, non siamo intervenuti prima? Perché quest'Aula non è intervenuta prima rispetto a un emendamento così urgente ? Questa è la domanda che oggi ci dobbiamo porre.
Il disegno di legge fatto dal Governo, che propone una legge quadro per la sicurezza e la salute delle piscine, è stato varato nel luglio del 2025. Siamo nel luglio del 2026. A febbraio del 2026, nella nostra Commissione affari sociali, è arrivato il provvedimento. Abbiamo fatto un ciclo di audizioni, abbiamo proposto degli emendamenti e il provvedimento è stato fermo - lo può dichiarare anche il presidente Cappellacci - dalla fine di maggio fino a pochi giorni fa, perché siamo stati in attesa, per più di due mesi, dei pareri del Governo e, per questo motivo, la nostra Commissione non ha potuto operare.
Certo, ci stupisce leggere le parole - che ha ricordato la collega Sportiello - del Ministro Musumeci, di domenica 19, quando ha dichiarato, in realtà, che il provvedimento non è proseguito per interessi lobbistici. Una dichiarazione incredibile, vergognosa, cui ovviamente questo provvedimento prova a porre rimedio. Penso, tuttavia, che non aver coinvolto - e lo dico alla presentatrice Cavandoli -, nella giornata di ieri, la Commissione affari sociali sia stato un brutto modo di lavorare . Non si può lavorare così, forzando la mano su un provvedimento, che parla ovviamente di sport, senza aver coinvolto la Commissione affari sociali. Ieri sera eravamo in Commissione. La Commissione era aperta, eravamo tutti lì a discutere degli emendamenti e, per accelerare l'esame della legge quadro, non abbiamo fatto interventi per accelerare sui tempi. Ce ne darà atto anche il presidente Cappellacci. Quindi è stato svilente non solo per la relatrice del provvedimento, l'onorevole Patriarca, e per il presidente della Commissione, ma per tutti i commissari che, in questi mesi, hanno lavorato con serietà e con impegno per migliorare un testo che effettivamente è particolarmente carente.
Certo, non possiamo non essere d'accordo su questo articolo aggiuntivo, perché il principio della sicurezza è sacrosanto. È però un articolo aggiuntivo che ha tante debolezze alle quali speriamo di poter porre rimedio. Lo dico, perché è un provvedimento molto generico, non ha nulla di innovativo. Oggi i controlli nelle piscine possono già essere effettuati, non serve un emendamento per fare ulteriori controlli. E le piscine ovviamente dovrebbero già avere i bocchettoni in sicurezza. Se c'è un tema di controlli, certo non serve dirlo con un nuovo emendamento. I bocchettoni, tra l'altro, dovrebbero già essere omologati. Qui non si capisce se le griglie possano essere amovibili o inamovibili, quali siano le norme UNI di riferimento, se le griglie debbano avere dei marchi CE. È un articolo aggiuntivo davvero molto generico e poco innovativo.
Allora, seppur nella sua genericità - e non faccio riferimento a normative vigenti, se non in modo molto generico -, è evidente che abbiamo bisogno di approvare questo articolo aggiuntivo, nonostante le fragilità che ci sono. E miracolosamente vediamo come anche oggi siano state trovate delle risorse. Lo dico, perché il disegno di legge che è in discussione in Commissione affari sociali è a invarianza di risorse. Quindi, da un lato, abbiamo un provvedimento complesso e articolato a isorisorse e, dall'altro lato, abbiamo un articolo aggiuntivo urgente che, in modo molto generico, destina quasi 5 milioni di euro per mettere a norma le piscine pubbliche.
Allora penso anch'io che questa sia una bandierina generica, che aiuta più a pulirsi le coscienze dall'inattività e dai ritardi che questa maggioranza paga nel non aver portato prima questo provvedimento in Aula . E oggi, in modo molto tardivo, approviamo per senso di responsabilità un provvedimento certamente urgente, ma che avremmo potuto fare prima. Ci chiediamo - e chiudo, Presidente - se allora serva ancora fare una legge quadro o se questo provvedimento risolva i problemi di sicurezza così come la maggioranza ci sta raccontando .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Tassinari. Ne ha facoltà.
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Ministro, annuncio il voto favorevole di Forza Italia su questo articolo aggiuntivo. Abbiamo lavorato in maniera molto convulsa, ma siamo arrivati ad un risultato molto positivo che dà una risposta immediata a un problema che, come avete visto dai fatti di cronaca, era assolutamente impellente.
Voglio ringraziare tutti coloro che hanno lavorato per raggiungere questo obiettivo: il Ministro, il Ministro Giorgetti, il Ministro Musumeci, il Sottosegretario Paolo Barelli, ma voglio ringraziare anche tutti i gruppi parlamentari, perché solamente con l'assenso di tutti siamo qui oggi a portare questo provvedimento. Voglio ringraziare anche il presidente della Commissione affari sociali, Ugo Cappellacci, per il lavoro svolto nel tempo e che sarà svolto, perché il provvedimento Piscine comunque andrà avanti. So che è stato fatto un lavoro importante con l'Università “La Sapienza”, anche con la famiglia del piccolo Gabriele, che purtroppo è deceduto in circostanze che riguardano il malfunzionamento degli impianti delle piscine.
Quindi lo voteremo convintamente, perché pensiamo che, al di là della velocità, possa dare una risposta in questo momento e portare alla chiusura di quegli impianti che non sono a norma e che non possiamo permetterci di lasciare aperti con una situazione di pericolosità che coinvolge soprattutto i bambini.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-CR). Grazie, Presidente. Italia Viva voterà a favore di questo articolo aggiuntivo.
Questo articolo aggiuntivo ci vede favorevoli, perché si stabilisce per norma, mettendolo nero su bianco, che la sicurezza nelle piscine pubbliche e private ad uso pubblico è un tema importante. Tuttavia dobbiamo andare nella direzione di una sicurezza reale. Proprio perché il tema è delicato, inviterei la maggioranza a un maggiore approfondimento, in quanto non siamo sicuri che l'articolo aggiuntivo che stiamo votando risponderà alle esigenze di manutenzione, di revisione e di controllo nelle nostre piscine pubbliche. Non vorrei che questo articolo aggiuntivo rispondesse più a un'esigenza mediatica - abbiamo visto tutti, questa mattina, le uscite stampa del Ministro Musumeci - piuttosto che a un'esigenza reale di sicurezza.
Deve quindi essere il primo passo di un percorso più convinto in termini di risorse, perché i 4,7 milioni che sono stati stanziati sicuramente non sono sufficienti ad adeguare, appunto, gli investimenti delle nostre piscine pubbliche. Inoltre, è necessario, come hanno ricordato i colleghi, chiarire gli standard di sicurezza a cui ci si deve riferire, fatte salve le normative vigenti e, soprattutto, il coordinamento degli enti di controllo, perché la proponente ha citato i comuni, i Vigili del fuoco e le ASL, ma queste cose, ovviamente, nella quotidianità, nell'esercizio reale della sicurezza, vanno definite in un'ottica di reali responsabilità e della catena dei controlli.
Il nostro voto è quindi un voto favorevole, però davvero evitiamo ogni volta di rispondere solo a esigenze mediatiche senza preoccuparci di come queste norme saranno attuate .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. È indubbio, è ovvio che siamo tutti a favore dell'aumento della sicurezza all'interno delle piscine per evitare che ci siano altre vittime, proprio perché sono frequentate da bambini e bambine. Proprio perché per noi questo tema è fondamentale e importante, non vogliamo però che le cose vengano fatte in modo così raffazzonato, come è stato fatto con questo articolo aggiuntivo, in quanto poi la paura è che, di fatto, non ci siano gli effetti concreti e quindi l'obiettivo principale è mediatico, per dire che si è fatto qualcosa. E la guerra che poi è partita nella stessa maggioranza su chi dovesse arrivare per primo, a chi dovesse metterci la faccia, non fa che alimentare questi sospetti.
Ovviamente il nostro voto sarà favorevole, ma con molte, molte, perplessità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Anch'io mi unisco alle considerazioni di metodo, oltre che di merito.
Evidentemente sul merito non possiamo che essere d'accordo su qualsiasi intervento volto a rafforzare le misure di sicurezza sui nostri impianti sportivi e, in particolare, sulle piscine. È giusto aver trovato la copertura per un progetto che copra l'impiantistica sia pubblica sia privata, tant'è che abbiamo anche sottoscritto l'articolo aggiuntivo e lo voteremo.
Riteniamo però che intervenire sempre a posteriori sull'onda dell'emotività e di ciò che accade, purtroppo, quando gli impianti non sono in sicurezza, non sia il metodo giusto. C'è una proposta di legge sull'impiantistica e sulle piscine. Peraltro, sappiamo bene che il percorso delle leggi ordinarie, anche di quelle che vengono esaminate con tempi serrati, ci consentono di audire non solo tecnici esperti dal punto di vista sia della salute, sia delle infrastrutture, ma anche i destinatari degli interventi e, quindi, magari pensare a misure che non siano vessatorie, ma che siano di facile attuazione per i gestori degli impianti.
Agire sempre rincorrendo le emergenze può non essere la soluzione migliore sia per gli utenti, quelli che vogliamo proteggere, sia per chi esercita la gestione delle piscine pubbliche e private. Il nostro voto è quindi oggi positivo, ma aspettiamo prestissimo che si legiferi in modo ordinato sull'argomento, prevedendo tutti gli aspetti che devono essere regolamentati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Sì, Presidente, intervengo per dire che, se non fosse per disciplina di gruppo e di partito, avrei votato “no” a questo articolo aggiuntivo per tre motivi. Il primo: trovo veramente disdicevoli, per l'ennesima volta - e lo dico, tramite la sua persona, al Ministro Musumeci -, gli interventi fuori luogo e a tratti ridicoli, come quello in cui ha affermato che è stato bloccato dal fare la legge sulle piscine dalla dei gestori delle piscine. L'ha dichiarato su mi dispiace, è riportato qui: è stato bloccato dalle delle piscine.
Due: abbiamo una norma in essere, che sta avendo un certo percorso; invece di approvare la norma, andiamo ad approvare un emendamento arraffazzonato, fatto “al volo, al volo” - che non risolverà il problema, purtroppo - che prevede per l'ennesima volta un aggravio di lavoro da parte di Vigili del fuoco e altro personale che non viene pagato in più e che viene sovraccaricato.
Invece di assumere nuovo personale, carichiamo quelli che abbiamo di ulteriori interventi; invece di creare formazione e, soprattutto, comprendere che deve essere sempre personale specializzato a fare questi interventi… Infine, trovo assurdo che…
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). …come si è fatto, con il primo DL Sicurezza sul problema più importante del nostro Paese, i ancora una volta, per accarezzare una situazione purtroppo, tragica, si insegua la notizia del giorno e un evento tragico, portando, in fretta e furia, in questo Parlamento, emendamenti arraffazzonati, malfatti e imponendo, poi, alle opposizioni l'idea che, se non l'approviamo, siamo contro l'idea di salvare…
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). …tutte le piscine. Siamo per fare il bene del Paese e il bene del Paese lo si fa bene e non in modo arraffazzonato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Giorgio Fede. Ne ha facoltà.
GIORGIO FEDE(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo anch'io perché mi sento, come molti italiani, parte in causa poiché ho vissuto personalmente la vicenda di Matteo: un ragazzino di 12 anni, morto in queste circostanze a Pasqua. La mamma Nicoletta ha fatto quell'accorato appello chiedendo a noi, al Parlamento, al Presidente Meloni di mettere mano a questo provvedimento per evitare quelle morti inutili. Pertanto, a nome di questi genitori e di queste casistiche, che hanno evidenziato un numero eccessivo di morti, vedere un emendamento che viene presentato alla fine di un provvedimento, che parla di problematiche relative ai capelli e non a quel problema che, invece, ha portato alla morte molti bambini, è veramente una cosa vergognosa. Quindi, sono felice che si sia vista una soluzione, ma non è accettabile perché non dettaglia le tante circostanze che dovremmo approfondire con molta attenzione per rispetto delle persone che vivono questi drammi .
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.0500 della Commissione, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
ANDREA ABODI,. L'ordine del giorno n. 9/2988/1 Cavandoli è assorbito dall'articolo aggiuntivo 4.0500 della Commissione.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, signor Ministro, ci deve dare comunque il parere. Non c'entra con l'emendamento. Non è previsto l'assorbimento, quindi, mi deve dare il parere.
ANDREA ABODI,. Invito al ritiro. Io ce l'ho, qui, come assorbito.
PRESIDENTE. Quindi, invito al ritiro o parere contrario.
ANDREA ABODI,. Grazie, scusatemi.
PRESIDENTE. È già ritirato. La deputata Cavandoli ci informa che l'ordine del giorno n. 9/2988-A/1 è stato ritirato. Me lo conferma, deputata Cavandoli? Perfetto, è superata la questione.
ANDREA ABODI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/2 Zinzi il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/3 De Palma il parere è favorevole con riformulazione: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/4 Forattini il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/5 Piccolotti, espunte le premesse dalla quarta all'ottava, il parere è favorevole con riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica (…)”.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/6 Zanella.
ANDREA ABODI,. Mi scuso, integro: “a sostenere il settore dilettantistico femminile per infrastrutture, formazione tecnici e progetti scolastici”.
PRESIDENTE. Questa integrazione è sempre riferita all'ordine del giorno 9/2988-A/5? Chiariamo a favore della collega Piccolotti. Si tratta di un'ulteriore integrazione dell'ordine del giorno 9-2988-A/5 Piccolotti.
ANDREA ABODI,. Sull'ordine del giorno 9/2988-A/6 Zanella il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno 9/2988-A/7 Mollicone il parere è favorevole con riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'efficacia degli strumenti repressivi già esistenti, in particolare della previsione dell'articolo 174- commi 1 e 2 della legge 633 del 1941 (legge autore) rispetto alla prevenzione e deterrenza della fattispecie di cui in premessa”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/8 Benzoni, il parere è favorevole con riformulazione, espunta l'ultima premessa, premettere all'impegno: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/9 Grippo il parere è favorevole con riformulazione: “impegna il Governo a continuare nell'azione di risanamento dell'impiantistica sportiva, anche attraverso l'adozione di un programma nazionale pluriennale per la costituzione, la riqualificazione e l'efficientamento energetico degli impianti sportivi pubblici destinati alla pratica sportiva, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988/A/10 Ruffino, il parere è favorevole con riformulazione: sostituire la parola “bando” con la parola “piano” ovunque ricorra, riformulando gli impegni come segue.
PRESIDENTE. Lei ha concluso il suo intervento dicendo “come segue”. Come segue nel senso che si ricollega a quello già scritto?
PRESIDENTE. Ok. È chiaro.
ANDREA ABODI,. L'ordine del giorno n. 9/2988-A/11 Marianna Ricciardi è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/12 Amato il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/13 D'Orso il parere è favorevole con la riformulazione, espunte le premesse dalla quarta alla settima, impegna il Governo: “a valutare la possibilità di intervenire sulla disciplina della Commissione indipendente di cui all'articolo 5 del provvedimento per renderne il controllo di gestione economica e finanziaria delle società di calcio e pallacanestro più incisivo, tenuto conto della disciplina del codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2988-A/14 Orrico, n. 9/2988-A/15 Santillo, n. 9/2988-A/16 Francesco Silvestri, n. 9/2988-A/17 Ilaria Fontana, n. 9/2988-A/18 Quartini, n. 9/2988-A/19 Pavanelli e n. 9/2988-A/20 Alifano il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/21 Caso il parere è favorevole con riformulazione, espunte la terza, quarta, quinta e sesta premessa; premettere agli impegni: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/22 Auriemma il parere è favorevole con riformulazione; premettere agli impegni: “a valutare l'opportunità di (…) compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/23 Scerra il parere è favorevole con riformulazione; premettere all'impegno: “a valutare l'opportunità di (…), compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/24 Lomuti il parere è favorevole con riformulazione; premettere agli impegni: “a valutare l'opportunità di (…), compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
L'ordine del giorno n. 9/2988-A/25 L'Abbate è accolto come raccomandazione.
Sugli ordini giorno n. 9/2988-A/26 Colombo, n. 9/2988-A/27 Cangiano e n. 9/2988-A/28 Di Maggio il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/29 Caiata il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di reperire ulteriori risorse da destinare ai settori e ai vivai giovanili”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2988-A/30 Serracchiani, n. 9/2988-A/31 Simiani, n. 9/2988-A/32 Lai e n. 9/2988-A/33 Vaccari il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/34 Viggiano il parere è favorevole se riformulato nell'impegno come ordine del giorno n. 9/2988-A/3 De Palma; impegna il Governo: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica a valutare l'opportunità di adottare ogni iniziativa di competenza, anche di carattere normativo, volta a prevedere che le eventuali economie derivanti dall'attuazione del Piano degli interventi per i XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, nonché le risorse eventualmente non utilizzate alla conclusione del Piano, rimangano destinate ai territori provinciali interessati dagli interventi previsti per i XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026 e siano utilizzate, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, per il finanziamento di interventi di completamento, manutenzione straordinaria, riqualificazione, ammodernamento, messa in sicurezza, efficientamento energetico e valorizzazione degli impianti sportivi, delle infrastrutture e delle opere pubbliche esistenti, nonché per la realizzazione di ulteriori opere pubbliche e infrastrutture complementari e di completamento, anche di dimensioni minori, purché coerenti con le finalità del Piano e funzionali a consolidarne il lascito permanente, favorendo lo sviluppo del territorio, la piena fruibilità delle opere realizzate e la promozione della pratica sportiva”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/35 Speranza il parere del Governo è contrario. Invece, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/36 Ferrari, espunta la seconda premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione, premettere all'impegno: “a valutare l'opportunità di, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”. Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/37 Berruto il parere è favorevole con la seguente riformulazione, da premettere all'impegno: “a valutare l'opportunità di… compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/38 Prestipino il parere è favorevole con la seguente riformulazione, da premettere all'impegno: “a valutare l'opportunità di… compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”. Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/39 Manzi il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/40 Andrea Rossi il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “impegna il Governo ad avviare, con il coinvolgimento dei soggetti istituzionali interessati, un tavolo di confronto finalizzato alla predisposizione di una riforma organica della giustizia sportiva, alla luce dei principi affermati dalla recente sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, al fine di assicurare l'effettiva indipendenza degli organi di giustizia sportiva”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/41 Gribaudo, espunta la penultima premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di… compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”. Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/42 Malavasi il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/43 Ghio il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a sensibilizzare le istituzioni sportive per”.
PRESIDENTE. Ritorniamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/2 Zinzi su cui il parere è favorevole. Quindi, andiamo avanti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/3 De Palma. Onorevole, accetta la riformulazione? Sì? Perfetto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/4 Forattini, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare la deputata Forattini. Ne ha facoltà.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per stigmatizzare il parere contrario su quest'ordine del giorno, perché è un ordine del giorno che non prevedeva un onere finanziario, ma semplicemente dava un'indicazione rispetto agli organismi dirigenti del calcio italiano a tutti i livelli. Quindi, io le chiederei, Ministro, di rivalutare questo parere e di trasformarlo magari in una raccomandazione. Anche perché non si spiega questo rifiuto a una presenza femminile negli organismi dirigenti
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo solo per sottoscrivere l'ordine del giorno e per dire che, nel corso della discussione in Commissione, su questo tema le forze di maggioranza si sono dichiarate tutte a favore di un indirizzo di questo tipo. Quindi, penso che la suggestione di provare a trasformarlo in raccomandazione non sia errata. Chiederei al Ministro di valutare perché non capisco per quale ragione nessuno dentro quest'Aula possa non voler incentivare la presenza femminile, come la norma impone in tutti i settori nei ruoli apicali degli organismi sportivi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Ministro. Ne ha facoltà.
ANDREA ABODI,. Allora, l'auspicio è assolutamente condiviso. Per certi versi non è confortante che dobbiamo pensare di normare una cosa che dovrebbe succedere naturalmente. Il fatto che si debba normare qualcosa all'interno di società private mi lascia un po' perplesso. Vorrei continuare a garantire l'impegno che ho sempre cercato di manifestare perché l'auspicio si determinasse …
PRESIDENTE. No, chiedo scusa, può parlare il Ministro. Il Ministro può parlare. Non è sì o no, può argomentare. Prego, signor Ministro.
ANDREA ABODI,. Questa è la ragione per la quale ho espresso un parere contrario, ma non sono contrario al tema. Tant'è che continuo l'impegno e credo che i fatti di Governo che mi competono e anche le mie dichiarazioni vadano esattamente nella stessa direzione.
PRESIDENTE. Quindi, se non ho capito male…
ANDREA ABODI,. Confermo il parere contrario
PRESIDENTE. Permane il parere contrario. Perfetto. Allora, gli onorevoli Carmina, Serracchiani, Malavasi e Manzi sottoscrivono. Poi, se qualcuno mi sfugge, viene qui e magari…
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/4 Forattini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/5 Piccolotti. Onorevole, accetta la riformulazione? No, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/5 Piccolotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/6 Zanella, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. La contrarietà del Governo mi lascia davvero perplessa. Si tratta di ragionare sul rilascio dei permessi per armi da fuoco, sui controlli successivi - un tema cruciale - e sulla differenza dei requisiti previsti per il rilascio del porto d'armi per difesa personale rispetto a quelli previsti per scopo venatorio o sportivo, che sono molto meno severi. Pensate, negli anni Ottanta i titolari di licenza per uso venatorio erano 1.700.000; ora sono attorno ai 600.000, forse meno di 600.000, oltre 1 milione in meno. Nello stesso periodo è aumentato enormemente il numero di licenze a scopo sportivo.
Pensate, nel 2023, c'erano 549.639 licenze - 549.639 -, a fronte di 93.733 iscritti alle federazioni per tiro a volo, tiro a segno e tiro dinamico. Queste licenze consentono anche la detenzione fino a 3 armi comuni, revolver, pistole semiautomatiche con caricatori fino a 20 colpi, oltre a 12 armi classificate come sportive, quali i fucili semiautomatici di tipo AR-15 con caricatori fino a 10 colpi, e i tipi molto vari, in numero illimitato, di fucili da caccia. Quindi, l'ordine del giorno - mi dispiace che il Ministro sia andato via, forse non a caso - prevedeva l'adeguamento alle normative europee, perché noi siamo sotto l'attenzione della Commissione europea, che ha avviato una procedura per infrazione.
È necessario un delle armi, la loro tracciabilità, sapere chi sono i detentori e che venga data notizia ai Corpi di Polizia in caso di situazioni critiche sanitarie a livello psichico o psichiatrico. Questo mi sembra il minimo per garantire la sicurezza a cui tanto il Governo tiene , e lo dimostra con i numerosi decreti Sicurezza, ma la realtà è questa: non c'è controllo sulle armi da fuoco
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/6 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/7 Mollicone. Onorevole, accetta la riformulazione? Perfetto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/8 Benzoni. Onorevole Benzoni, accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/9 Grippo. Onorevole, accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/10 Ruffino. Onorevole, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/11 Marianna Ricciardi. Onorevole, accetta la raccomandazione? No.
Devo chiedere, un attimo, al Governo. Sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/11 Marianna Ricciardi non è stata accettata la raccomandazione. Quindi, il parere com'è? Contrario, favorevole o si rimette?
MATILDE SIRACUSANO,. Parere contrario.
PRESIDENTE. Il parere è contrario, quindi, lo pongo in votazione.
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/11 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/12 Amato. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/12 Amato, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/13 D'Orso: accetta la riformulazione? La vuole risentire? Rappresentante del Governo, è l'ordine del giorno n. 9/2988-A/13 D'Orso... c'è una riformulazione.
MATILDE SIRACUSANO,. Espunte le premesse dalla quarta alla settima, impegna il Governo: “a valutare la possibilità di intervenire sulla disciplina della Commissione indipendente, di cui all'articolo 5 del provvedimento, per renderne il controllo di gestione economica e finanziaria delle società di calcio e pallacanestro più incisivo, tenuto conto della disciplina del codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza”.
PRESIDENTE. Onorevole D'Orso, accetta la riformulazione? Sì? Perfetto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/14 Orrico. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/14 Orrico, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/15 Santillo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/15 Santillo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Onorevole Grippo, non riesce a votare? Adesso facciamo venire il tecnico. Tanto abbiamo ancora voti da fare. Anche l'onorevole Mollicone non riesce a votare. Allora, appena do l'ok per questi... Sì, devo aspettare però di dare l'ok.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/16 Francesco Silvestri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/16 Francesco Silvestri, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Vediamo se i due colleghi riescono a votare. Mollicone sì, anche Grippo. Perfetto.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/17 Ilaria Fontana. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/17 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/18 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/18 Quartini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/19 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/19 Pavanelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/20 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/20 Alifano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/21 Caso: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/22 Auriemma: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/23 Scerra: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/24 Lomuti: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/25 L'Abbate: accetta l'accoglimento come raccomandazione? Sì.
Sugli ordini del giorno n. 9/2988-A/26 Colombo, n. 9/2988-A/27 Cangiano e n. 9/2988-A/28 Di Maggio, il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/29 Caiata: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/30 Serracchiani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/30 Serracchiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/31 Simiani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/31 Simiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/32 Lai. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/32 Lai, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/33 Vaccari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/33 Vaccari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/34 Viggiano: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/35 Speranza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/35 Speranza, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/36 Ferrari: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/37 Berruto: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/38 Prestipino: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/39 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/39 Manzi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/40 Andrea Rossi: accetta la riformulazione? No.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per intervengo solo su quest'ordine del giorno, perché, onestamente, non sopporto l'ipocrisia di un Ministro che, anche in questa occasione, è venuto - e faccio riferimento all'ordine del giorno n. 9/2988-A/4 Forattini - dicendoci che in realtà è d'accordo con noi, però poi il parere è contrario.
Ecco, e in questo caso parliamo di giustizia sportiva. Io non accetto l'ipocrisia per cui, dopo una commissione-fantoccio fra CONI e Governo, presieduta e coordinata da un presidente federale, dopo una “riformicchia” presentata dal Governo, che spostava il controllo della giustizia sportiva dalle federazioni al Governo di turno - ancora peggio di prima -, dopo che c'è stata una sentenza della Corte di giustizia europea che ha spazzato via tutte queste operazioni-fantoccio precedenti, adesso il Ministro concordi con noi sul fatto che, forse, questo Parlamento deve essere la sede dove discutere di una riforma della giustizia sportiva.
È un'ipocrisia che non sopporto. Non accetto alcun tipo di riformulazione, soprattutto non accetto di ascoltare quello che il Ministro ci continua a propinare - come in tutte le altre occasioni - semplicemente come se fossimo dei lettori di agenzie. Basta con questa ipocrisia di un Ministro che dichiara e, poi, fa il contrario di quello che dichiara .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/40 Andrea Rossi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/41 Gribaudo: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/42 Malavasi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Prendo un minuto per fare semplicemente una domanda. Io non ho capito il motivo del parere contrario del Governo, e non so quanti colleghi abbiano letto quest'ordine del giorno.
Faccio la domanda: davvero non riusciamo a porre un argine e un discrimine per scegliere che le iniziative sportive e le attività sportive rivolte ai minori e ai giovani siano programmate e realizzate esclusivamente per finalità educative, formative e di promozione della pratica sportiva, rimanendo distinte dalle attività di comunicazione istituzionale della Difesa? Davvero quest'Aula non riesce a decidere che le attività sportive abbiano esclusivamente una finalità educativa? Lascio questa domanda all'Aula e trovo questo parere contrario semplicemente vergognoso .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti. L'onorevole Ferrari sottoscrive l'ordine del giorno.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2988-A/42 Malavasi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2988-A/43 Ghio: accetta la riformulazione? Sì.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale. Noi normalmente sospendiamo cinque minuti tra l'uno e l'altro passaggio, però, andiamo dritti. Prego chi esce dall'Aula di farlo cortesemente nel massimo silenzio per poterci far proseguire i lavori.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie, Presidente. Un anno fa approvammo il primo decreto Sport e adesso stiamo al secondo decreto Sport. La sensazione è che ci troviamo nelle stesse condizioni dei decreti Sicurezza, cioè ogni tanto si fa un altro decreto Sport per cercare di rimediare a quello sbagliato che è stato fatto precedentemente o per cercare di rincorrere qualcosa che non si era fatto precedentemente. Il risultato, di fatto, è sempre zero. In particolare, ci troviamo con un decreto che mette insieme le cose più diverse. Paradossalmente abbiamo inserito anche oggi un intervento sulle piscine che perlomeno ha un valore, perché dovrebbe mirare alla sicurezza. Le considerazioni dei colleghi, che sono intervenuti, hanno spiegato che non è necessariamente garantito che l'intenzione corrisponderà all'obiettivo dato. Mettiamo insieme le cose più diverse. Soprattutto interveniamo, come abbiamo ricordato ieri, in particolare con l'articolo 8, per destrutturare completamente il settore del tiro a segno.
Il decreto su cui ci troviamo oggi a discutere è l'ennesimo esempio di una prassi che sta diventando ordinaria, cioè utilizzare lo strumento dell'urgenza per disciplinare materie profondamente diverse tra loro, peraltro rispetto a tutta una serie di appuntamenti che erano assolutamente prevedibili. Penso, per esempio, al tema dell'entrata in vigore della carta di identità elettronica: un intervento tampone da mettere per risolvere questioni che sarebbero andate a gravare soprattutto sui cittadini. I temi dello sport, dei grandi eventi, della e dei documenti di identità, che meriterebbero approfondimenti distinti, vengono accorpati in un unico provvedimento con il risultato di comprimere il ruolo del Parlamento e limitare un confronto serio nel merito, come dovremmo fare. Questo è il primo elemento politico che noi non condividiamo.
Il secondo riguarda il metodo di governo. Anche in questa occasione abbiamo assistito a un intervento che arriva quando le criticità sono ormai evidenti. Quindi, anziché essere prevenute attraverso una programmazione, le si rincorre. Lo vediamo nella disciplina relativa ai documenti di identità, dove si interviene con norme transitorie per gestire una scadenza europea conosciuta da tempo. Lo vediamo nelle disposizioni dedicate ai grandi eventi sportivi, dove ancora una volta la risposta è quella di ampliare poteri straordinari e procedure derogatorie. Ma è evidente che non possiamo continuare a considerare le eccezioni come se fossero la normalità. Ogni volta che si ricorre a commissari, a deroghe, a procedure accelerate e a decreti d'urgenza si afferma implicitamente che l'amministrazione ordinaria non è più in grado di funzionare. Invece, il compito della politica dovrebbe essere esattamente l'opposto: rafforzare le istituzioni ordinarie, renderle più efficienti e non sostituirle sistematicamente con strumenti straordinari.
C'è poi un'altra questione, signor Presidente e colleghi. Nel decreto troviamo numerose disposizioni di carattere organizzativo, modifiche di e interventi amministrativi che difficilmente appaiono riconducibili ai presupposti costituzionali della necessità e dell'urgenza. Il decreto-legge dovrebbe essere, come sappiamo tutti, uno strumento eccezionale. Negli ultimi anni, non solo in questa materia, è diventato il principale strumento di legislazione del Governo. Questo, come abbiamo spiegato in tante altre occasioni, indebolisce il Parlamento e soprattutto impoverisce la qualità delle leggi. Alcuni esempi di quello che è accaduto in questo dibattito lo dimostrano in maniera plastica. Noi non siamo contrari ai grandi eventi sportivi, anzi… sto cercando faticosamente di andare avanti, però è obiettivamente un pochino complicato.
PRESIDENTE. No, ha ragione. Ha ragione. Colleghi!
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Ministro, non vorrei disturbarla. Per me se esce non c'è alcun problema. Come ho spiegato, essendo un Governo inesistente, se esce dall'Aula non crea alcun problema.
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Lo dico tranquillamente. Se il Ministro vuole uscire, sono serenissimo lo stesso.
PRESIDENTE. Abbiamo risolto.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Non se la prenda, è una valutazione.
PRESIDENTE. Abbiamo risolto. Grazie per averlo segnalato.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Abbiamo risolto; ho risolto. Noi non siamo contrari ai grandi eventi sportivi, anzi, come dicevo, pensiamo che rappresentino un'opportunità importante per il Paese, ma proprio perché sono un'opportunità, dovrebbero essere accompagnati da programmazione, trasparenza e dal coinvolgimento degli enti territoriali, non da un continuo ampliamento di poteri eccezionali. Allo stesso modo, non siamo contrari alla digitalizzazione dei servizi pubblici, ma la digitalizzazione non si realizza con norme tampone adottate all'ultimo momento. Si realizza, innanzitutto, investendo nelle amministrazioni, nel personale, nelle infrastrutture e nella capacità organizzativa dello Stato.
In definitiva, questo decreto fotografa un modello di governo che continua ad intervenire sulle conseguenze, invece che sulle cause, rincorrere le emergenze, anziché prevenirle, privilegia gli strumenti straordinari rispetto al funzionamento ordinario delle istituzioni e soprattutto ricorre sempre più frequentemente alla decretazione d'urgenza, anche quando vi sarebbe tutto il tempo per un confronto parlamentare pieno.
Questo è il punto politico che oggi vogliamo evidenziare. Non basta governare l'urgenza, ma bisogna saper governare il tempo, perché uno Stato efficiente non vive di deroghe permanenti, ma di regole chiare, di programmazione e soprattutto di istituzioni ordinarie che funzionano.
Queste sono le ragioni per il quale il nostro sarà un voto contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ministro, onorevoli colleghi, ogni settimana nella Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio ascoltiamo storie che ci ricordano quanto sia complesso e profondo il fenomeno della violenza contro le donne. Storie che ci dicono che la violenza non nasce nel momento in cui diventa visibile. Le sue radici sono più profonde; spesso affondano nella cultura, nei modelli educativi, negli stereotipi, nel modo in cui una società insegna il rispetto, il valore e la dignità delle persone. Anche per questo, Ministro, credo sia importante leggere nella prospettiva giusta alcune misure del provvedimento che oggi voteremo, non soltanto come interventi finanziari o amministrativi, ma come scelte che incidono sulla capacità del Paese di prevenire, educare e costruire una cultura diversa. Penso, ad esempio, all'articolo 6: una disposizione che, a una lettura superficiale, potrebbe apparire soltanto come una misura economica, che destina una quota dei diritti audiovisivi sportivi al campionato di Serie A femminile. Io credo sia molto di più: è una scelta politica, perché la violenza contro le donne non si combatte soltanto quando diventa emergenza, ma si combatte anche intervenendo prima, cambiando quei modelli culturali che contribuiscono a formare il modo in cui guardiamo agli altri e al loro valore.
Ogni euro destinato alla crescita e alla visibilità dello sport femminile contribuisce a cambiare questa narrazione. Non è un elemento simbolico: è prevenzione primaria, è un investimento nella cultura del rispetto.
Lo stesso principio vale per l'articolo 7, che istituisce un fondo a sostegno delle attività sportive dei minori economicamente più fragili. Nelle audizioni della Commissione che presiedo ricorre spesso un elemento: dove manca l'educazione al rispetto, alla gestione della frustrazione, alla consapevolezza dei propri limiti e di quelli degli altri la violenza trova terreno più fertile. Lo sport, soprattutto nei contesti più difficili, può essere un presidio educativo straordinario. Uno spogliatoio non sostituisce una famiglia e non può sostituire il ruolo educativo degli adulti, ma può insegnare una grammatica delle relazioni che molti ragazzi e molte ragazze hanno bisogno di apprendere: il valore delle regole, il rispetto dell'avversario, la capacità di accettare una sconfitta, il significato di un limite. Può insegnare che l'altro non è un ostacolo da abbattere, ma una persona da rispettare. Chi considera questi investimenti una spesa dimentica che il prezzo più alto è quello di una società che arriva sempre dopo quando il danno è già compiuto.
Il provvedimento non si limita a questo.
Venendo da Venezia, una città che ogni giorno si confronta con enormi flussi di persone ed eventi di grande rilievo, guardo con attenzione all'articolo 10, che rafforza gli strumenti della Protezione civile in occasione della visita del Santo Padre a Lampedusa e potenzia la Polizia locale ad Assisi in occasione delle celebrazioni per San Francesco d'Assisi, una festività che abbiamo fortemente voluto come gruppo di Noi Moderati. Sono interventi diversi, ma accomunati dalla stessa esigenza: garantire istituzioni preparate e territori adeguatamente supportati.
Anche qui ritroviamo un principio fondamentale: prevedere prima, anziché rincorrere l'emergenza dopo. Uno Stato efficace è uno Stato che si prepara per tempo, che protegge i territori e fornisce gli strumenti necessari ad affrontare le criticità. È lo stesso metodo che dobbiamo applicare nella prevenzione della violenza: intervenire prima, educare prima, creare consapevolezza prima. Un approccio che caratterizza anche la parte del decreto dedicata ai grandi eventi sportivi: gli Europei di calcio del 2032, i Giochi del Mediterraneo di Taranto, l'America's Cup di Napoli.
Non si tratta soltanto di ospitare grandi manifestazioni internazionali, si tratta della capacità amministrativa di un Paese, che deve essere pronto quando tutto il mondo lo guarda. I poteri commissariali rafforzati, le risorse destinate a Taranto e il quadro previsto per l'America's Cup raccontano un'Italia che vuole essere all'altezza delle proprie ambizioni e un Mezzogiorno che non chiede un ruolo marginale, ma l'opportunità di dimostrare il proprio valore.
Colleghi, questo decreto tiene insieme realtà apparentemente lontane, un campionato femminile, un campo sportivo di periferia, un pellegrinaggio a Lampedusa, un grande evento internazionale, ma il filo che le unisce è lo stesso: è l'idea di uno Stato che non aspetta che la violenza accada per intervenire, che non aspetta che l'emergenza esploda per organizzarsi, che investe nella cultura, nell'educazione e nella prevenzione. Uno Stato che non si limita a riparare i danni, ma costruisce le condizioni perché quei danni non si verifichino. Per tutte queste ragioni, Presidente, annuncio il voto favorevole del gruppo Noi Moderati alla conversione in legge di questo decreto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Io annuncio fin da subito il voto contrario di Alleanza Verdi e Sinistra alla conversione in legge di questo decreto, un voto contrario che nasce da ragioni di metodo e anche da ragioni di merito, entrambe gravi, entrambe meritano di essere spiegate a quest'Aula.
Il Governo ha scelto di usare la decretazione d'urgenza per intervenire, con l'articolo 6, sulla mutualità generale dei diritti audiovisivi sportivi e, con l'articolo 8, per una disciplina organica di riordino dell'Unione italiana tiro a segno. Entrambe queste materie nulla hanno a che fare con l'urgenza e la necessità, che, invece, avrebbero richiesto tempo, ascolto e anche confronto tecnico.
Non è una notazione formale, perché, purtroppo, è diventata un'abitudine di questo Governo utilizzare i decreti laddove, invece, sarebbe stato più saggio utilizzare altri strumenti. Ci sarebbe piaciuto, infatti, in quest'Aula discutere di un provvedimento sul valore educativo dello sport, su come costruire un'alleanza forte fra istituzioni sportive e istituzioni educative, per diffondere quei valori universali e intramontabili che lo sport porta con sé, la solidarietà, la lealtà, il rispetto della persona e delle regole. E invece, come sempre, voi ci presentate decreti e provvedimenti che hanno a che vedere più con la destinazione di risorse a gruppi di potere che con la grande funzione educativa e sociale dello sport.
In particolare, l'articolo 6 ci ha lasciato davvero perplessi, perché, nel bel mezzo del terzo Mondiale consecutivo a cui la nazionale maschile italiana non partecipa, il Governo aveva presentato al Parlamento un testo che andava nettamente contro il sostegno ai settori giovanili e alla valorizzazione dei talenti italiani selezionabili per la nazionale . In Commissione, poi, l'articolo è stato modificato, anche con le pressioni di alcuni della maggioranza e di alcuni delle opposizioni, permettendo alla Lega Pro di beneficiare dello 0,5 per cento delle risorse derivanti dai diritti audiovisivi sportivi assegnate alla FIGC.
Una modifica - lo ha riferito lo stesso Ministro - frutto di un'interlocuzione con il presidente e il vicepresidente della Lega calcio professionistico, alla quale ha preso parte anche il Ministro Giorgetti. Ma noi non siamo soddisfatti: non lo siamo perché lo 0,5 non è l'1 per cento e non lo siamo perché resta irrisolto il tema del sostegno al calcio femminile in Italia. La norma, infatti, sposta solo apparentemente la gestione di queste risorse dalla FIGC alla divisione Serie A femminile, ma la divisione, come abbiamo detto commentando gli emendamenti, non è una Lega autonoma, dotata di soggettività giuridica, come, per esempio, lo sono la Lega Serie A, la Lega Serie B e la Lega Pro.
È un organo interno alla FIGC, privo di autonomia normativa e gestionale, e il trasferimento delle risorse resta, dunque, un mero giroconto interno imposto per legge. Lo ha detto con grande chiarezza, durante le audizioni, Renzo Ulivieri. Dare i soldi al soggetto che organizza il campionato professionistico di Serie A femminile significa, di fatto, fare felici i presidenti maschi della Serie A maschile .
E qui, Presidente, tocchiamo un punto di merito ancora più profondo. Il calcio femminile in Italia ha avuto uno sviluppo recente, però accelerato: riconosciuto dalla FIGC solo nel 1986, relegato per decenni al dilettantismo puro, ha ottenuto lo di campionato professionistico soltanto nel 2022. Un passaggio storico, necessario, che, però, non può farci dimenticare che l'intera piramide del movimento poggia ancora su basi quasi totalmente dilettantistiche. Serie B, Serie C, Eccellenza regionale e settore giovanile rappresentano oltre il 90 per cento delle tesserate FIGC.
Quindi, destinare nuove risorse esclusivamente al campionato professionistico significa ignorare questa realtà strutturale. Senza vivaio non c'è vertice, la Serie A femminile si alimenta di atlete formate nei campionati dilettantistici e nei settori giovanili. Tagliare quindi risorse alla base, per dirottarle solo sul professionismo, significa costruire un professionismo senza fondamenta, un sistema, sostanzialmente, insostenibile nel medio periodo.
In più, c'è anche una contraddizione con un'altra riforma di questa legislatura recente: il decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 36, che ha riformato radicalmente l'ordinamento e il lavoro sportivo in Italia, estendendo le tutele anche al mondo dilettantistico, riconoscendo finalmente il valore del lavoro tecnico di base. Interventi come questo, che spostano risorse senza alcuna analisi di impatto, sono incoerenti con gli obiettivi di quella riforma che questo stesso Parlamento aveva già approvato.
Infine, l'articolo 8: l'ingerenza del Governo si vede anche qui, dove si introduce una riforma complessiva dell'assetto ordinamentale dell'Unione italiana tiro a segno. Come è emerso chiaramente dalle audizioni, come è emerso dalla lettera di tanti dei presidenti locali dell'Unione italiana tiro a segno, si è scelto di stravolgere e azzerare l'assetto di una realtà associativa ultracentenaria ricorrendo a un decreto-legge, mentre non esiste alcuna urgenza, se non quella di imporre una riforma dall'alto, evitando il confronto con chi il tiro a segno nazionale lo vive e lo gestisce quotidianamente.
Infine, Presidente, un punto che va oltre il testo del decreto, ma che ne è lo sfondo politico. Siamo ormai abituati alle ingerenze di questo Governo nel mondo dello sport, ripetute, continue e, in parte, anche intollerabili. Nella pallavolo, ad esempio, una disciplina in cui l'Italia è ai vertici mondiali e che è anche tra le più praticate, Claudio Durigon, Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, è stato appena nominato presidente della Lega maschile di pallavolo di Serie A.
Nel presentarsi, ha posto al centro della propria candidatura non un percorso maturato nel mondo della pallavolo, non un'esperienza costruita sul campo accanto alle società, ai tecnici, agli atleti e ai dirigenti, ma la propria rete di relazioni istituzionali e la capacità di metterle a disposizione della Lega. È una logica che non ci appartiene, perché alimenta l'idea che le conoscenze contino più delle competenze e che il merito possa essere sostituito dalla vicinanza al potere.
E le indiscrezioni, purtroppo, non si fermano qui: si parla di Garavaglia in predicato per la presidenza della Lega pallavolo di serie A e così via. Allora, Presidente, colleghi e colleghe, lo sport ha bisogno di autonomia, di trasparenza, di dirigenti scelti per la loro esperienza nel settore e non per il ruolo istituzionale ricoperto o per la rete di rapporti di cui dispongono. Per tutte queste ragioni, Alleanza Verdi e Sinistra voterà convintamente contro la conversione in legge di questo decreto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Questo decreto, è emerso anche con chiarezza nel corso della discussione in Commissione, mette insieme tantissime cose, molte delle quali ci vedono a favore.
Noi riteniamo giusto sostenere, legiferare, semplificare i grandi eventi sportivi. Gli Europei del 2032, i Giochi di Taranto - lo abbiamo detto più volte -, l'America's Cup sono orgoglio nazionale, saranno occasione di investimento, di mobilitazione locale e sociale, e siamo a favore di fare tutto quello che serve per farli svolgere in modo più fluido e più semplice.
E poi gli altri argomenti che sono stati trattati e che sono stati messi insieme in questo decreto sono per noi sensibili e importanti, dai temi che hanno a che fare con le armi nello sport, ne abbiamo discusso tanto in Commissione, alla partecipazione femminile. E in ultimo, l'appuntamento importantissimo per i cittadini, che nulla ha a che fare con lo sport, ma pure è importante, relativo alle carte di identità, dove purtroppo, in quasi tutte le città d'Italia, i cittadini patiscono delle difficoltà enormi, e non ci sono le risorse perché venga fatto in modo semplificato e civile, come dovrebbe avvenire nel 2026, ottenere un appuntamento per una carta d'identità in modo dematerializzato, rapido, efficace, efficiente.
Ahimè, nonostante i tentativi di molti sindaci di migliorare questa condizione, è una situazione molto complessa. Era necessario e utile intervenire su questi argomenti con un decreto d'urgenza perché sono arrivate all'improvviso queste scadenze? Assolutamente no! Questi grandi eventi sono pianificati da tempo, sappiamo che avverranno, per tacere dell'appuntamento europeo della carta d'identità digitale. E quindi, ancora una volta, noi torniamo a chiederci perché si debba utilizzare questo strumento, la decretazione d'urgenza, che comprime la discussione, che mette insieme pere e mele, mischiando argomenti diversi, obbligandoci a un voto unico su fattispecie e situazioni completamente diverse.
È un ragionamento falsato. Sicuramente non è questo Governo che ha inaugurato tale modo di procedere, ma questo modo di procedere è veramente mortificante per il Parlamento e lo diventa sempre di più quando gli argomenti sono così tecnici e specifici e vengono accorpati insieme. Noi abbiamo provato, come sempre facciamo - è lo stile di Azione - a migliorare questo provvedimento su alcuni aspetti che per noi erano davvero importanti. Uno per tutti: quello riguardante la disabilità.
Utilizzare questi grandi eventi sportivi, occasioni rare per generazione, raramente abbiamo la possibilità di portare risorse così importanti per ammodernare i nostri impianti, e noi crediamo fortemente, a differenza di altri che siedono in quest'Aula, che l'investimento sportivo sia fondamentale per i territori. Siamo sempre a favore delle battaglie che cercano di accreditare le nostre città perché vincano le competizioni internazionali, per aggiudicarsi la localizzazione da noi dei grandi eventi, però sarebbe un peccato non utilizzare questa occasione per mettere al centro un piano per l'abbattimento delle barriere architettoniche che non si limiti a dire: “nei bandi c'è scritto che gli impianti devono essere a norma”. No! Che ripensino l'impiantistica sportiva anche dal punto di vista della fruizione, in un'ottica di , dove le persone sono davvero tutte uguali, non perché io ho messo una rampa per disabili da un lato o un bagno per persone con disabilità per poter ottenere permessi, ma perché davvero ho ripensato quelle strutture affinché la persona con disabilità e la sua famiglia, i suoi cari, possano fruire a pieno dell'evento, a parità di tutti gli altri spettatori, e per tacere poi degli atleti, potendo girare per gli impianti.
Questo oggi con le risorse ordinarie non è possibile perché, ovviamente, sia gli enti locali sia gli interventi nazionali con le risorse ordinarie possono solo limitarsi ad aggiustare qualcosa che non funziona, magari mettendo una rampa, mettendo un montapersone, mettendo un ascensore. Una volta che possiamo fare, invece, un intervento radicale, che, magari, ci consente di radere al suolo, ripensare uno spazio, non avere messo quel vincolo del 10 per cento di interventi sull'abbattimento delle barriere che noi chiedevamo, non avere messo l'esclusione dalla possibilità di partecipare a futuri appalti per coloro che si erano macchiati della responsabilità, in precedenza, di non avere adempiuto a questi obblighi, oppure non avere voluto, come noi chiedevamo, dare anche al commissario il mandato di monitorare l'attuazione di queste normative, significa dire: certo, rispetteremo le leggi sulla disabilità, ci mancherebbe altro, ma non riteniamo che questo sia un bisogno prioritario per i cittadini.
Io penso che ogni famiglia ha una persona con disabilità, ce lo dicono i numeri e l'Organizzazione mondiale della sanità, così come definisce la disabilità, ci dice che quasi il 20 per cento dei nostri concittadini hanno un tipo di disabilità latamente inteso, sia essa sensoriale, motoria, psichica, di qualsiasi natura. Pensare che, quando si rifanno strutturalmente, nel 2026, degli impianti, non si pensi a questi cittadini, è un grave errore. Pensiamo anche che sia un errore il modo in cui è stato affrontato - devo dire non solo dalla maggioranza, perché ci sono state anche delle operazioni trasversali - il tema della presenza femminile.
Io capisco che il Ministro ha anche un tema di risorse, non è lui da solo ad allocarsi le risorse e deve fare i conti con quello che c'è, però alla fine abbiamo fatto tutto sommato una partita di giro; per dirla in termini meno economici, un'operazione nella quale abbiamo attivato, se vogliamo, una guerra fra poveri. Cioè, pensare che le stesse risorse le togliamo al calcio femminile, allo sport femminile professionistico, per metterle sul dilettantistico o viceversa, o le togliamo alle giovanili per darle alle donne o chiediamo… Alla fine il tema banale è: servono risorse nuove da destinare a sport femminile, sport dilettantistico, sport professionistico. E queste risorse servono perché noi abbiamo delle atlete che fanno un lavoro di qualità, che ci danno soddisfazione in tutto il mondo, che hanno fatto una crescita esponenziale nei risultati, sia a livello agonistico, sia a livello di base. Bisogna crederci, ci deve credere il Governo tutto, non solo il Ministro dello Sport, mettendoci risorse nuove, e deve essere una politica che non è affidata alle federazioni, che non è affidata ai soggetti pubblici e privati vari, ma di cui il Governo si assume responsabilità piena direttamente.
Vengo al terzo tema, il tema delle carte di identità e della digitalizzazione, che viene messa insieme. Sorvolo su quello che abbiamo sentito, tutto e il contrario di tutto, sul tema delle armi, perché ci ha preoccupato molto quello che abbiamo sentito in Commissione. Non tutto è contenuto in questo decreto. Alcune cose sono degli auspici che le federazioni fanno in quell'ambito, però abbiamo sentito anche chi utilizza lo sport - sport che hanno la loro dignità, anche se hanno a che fare con le armi - per alleggerire i controlli e il monitoraggio dell'utilizzo che viene fatto delle armi.
Siccome, purtroppo, la cronaca ci restituisce notizie ogni giorno più tragiche sull'utilizzo privato di armi, il fatto che si creino degli spazi, ripeto, non è nelle intenzioni del decreto, ma è in alcune interpretazioni, in alcuni accompagnamenti di questa normativa che sono stati fatti, che non posso non condividere con l'Aula come preoccupazioni, anche lì qualche nostra remora e qualche perplessità c'è. Ripeto, perplessità che è ancora più forte nell'avere affrontato un tema così tecnico nelle more di una discussione ampia, in decretazione d'urgenza, buttata lì, quando è un pochino uno dei temi più seri il rapporto fra sicurezza, armi, di cui ci dovremmo occupare.
Averlo messo così, a margine di un decreto… Concludo, Presidente. Quindi, ripeto, io penso che questo decreto abbia delle cose buone, ma sia, nella migliore delle ipotesi, un'ennesima occasione mancata di ammodernare il Paese e di utilizzare un'occasione di investimenti importanti.
Se avessimo fatto delle leggi ordinarie, se avessimo fatto dei percorsi più in linea con le prerogative di quest'Aula, forse avremmo potuto dare un contributo per aiutare il Ministro e per aiutare questa norma a essere più utile ai cittadini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Signor Ministro, ormai sono tre giorni che parliamo di questo decreto-legge; lei sa esattamente cosa penso. Penso che l'urgenza si poteva evitare, si poteva evitare addirittura facendo una proposta di legge, per quanto riguarda l'articolo 8, ma ci arrivo dopo. Si poteva evitare di avere tanti commissariamenti, perché un commissariamento che deroga alla regola degli appalti diventa un qualcosa di oscuro, un qualcosa di poco controllabile. Un commissariamento, e lei l'altro giorno, quando ho accennato a quello che sto per dire, mi ha fatto “no” con la testa… un commissariamento, che serve ad assumere altre persone, così come può accadere a Taranto - lei lo sa che il Commissario può assumere esterni a 50.000 euro l'anno -, diventa una distribuzione inutile di poltrone, quando poi ci sono provvedimenti che, con la dovuta attenzione, la dovuta cura e il tempo necessario… Signor Ministro, il tempo: sembra niente il tempo. Il tempo è fondamentale per tutti quanti noi: avere il tempo di fare qualcosa, avere il tempo di farlo nella maniera giusta, avere il tempo di non fare quello che è successo in quest'Aula su più di un emendamento, l'ultimo quello delle piscine. Quindi il tempo, prendersi il tempo per non dover poi correre e modificare quello che non si era pensato prima.
È una rincorsa: una rincorsa a mettere toppe sui buchi, toppe che sono, poi, peggio dei buchi stessi. Quindi, siamo innanzitutto contrari all'urgenza di questo provvedimento. Siamo contrari al minestrone che si è creato con questo provvedimento, c'è di tutto e di più. Siamo contrari al fatto che abbiamo dovuto far finta di niente, quando era evidente un problema in questa maggioranza. Avete avuto, a più riprese, un problema politico, di cui non avete voluto tener conto.
L'articolo 8 - dichiarava ieri la collega della Lega in Aula quando ha ritirato il proprio emendamento - non le andava bene. Le hanno detto: sì, ma noi in futuro lo correggeremo. Io ho ricordato un detto partenopeo, un detto dialettale napoletano: , dopo che sono arrivati i ladri in casa e hanno rubato tutto quello che c'era da rubare, noi mettiamo i cancelli.
Il provvedimento andava bloccato adesso. Lei deve pensare, signor Ministro, che la Lega, così come noi, aveva presentato un soppressivo. L'ha ritirato. Poi ha presentato emendamenti interni che servivano a dare una parvenza di giustizia, ma emendamenti che non servivano a nulla perché mentre, da un lato, dicevano “lasceremo intatte le risorse finanziarie”, dall'altro lato, all'interno sempre dell'articolo 8, era previsto che il 25 per cento delle sezioni dovesse tornare alla parte centralizzata del Tiro a segno, però lasciando invariati tutti i debiti contratti da quelle sezioni, magari con dei mutui.
Lei lo sa, le sezioni vivono di soldi recuperati da loro stesse: soldi dei soci, soldi delle Forze dell'ordine, che vanno obbligatoriamente a fare allenamenti presso queste sezioni di tiro a segno. Quindi, c'è una sorta di esproprio dei beni che le singole sezioni di tiro a segno si sono create. Tutto per accentrare in una sola direzione: a Roma.
Ma la cosa più grave, come dicevamo, è perché? Chi ha scritto questo provvedimento? È assurdo pensare che siamo al degli amici, cioè l'amico che ha intenzione di arrivare a quel posto si scrive il provvedimento, lo dà al Governo e il Governo lo porta in Aula con un decreto-legge che questa maggioranza poi va ad approvare. È l'avvocato De Giusti che ha scritto quel provvedimento, l'avvocato De Giusti che è incorso già quattro volte nella Corte dei conti, ha preso denunce dell'Esercito italiano, ha messo una palestra di pugilato nel sottoscala di un tiro a segno caricando tutti i costi sui soci del tiro a segno. Addirittura il TAR ha dichiarato l'incompatibilità dell'avvocato De Giusti come segretario generale della pugilistica e come commissario straordinario del Tiro a segno. E che cosa ha fatto il Ministero? Otto giorni dopo gli ha rinnovato l'incarico e ampliato i compiti; gli ha detto pure che doveva scrivere lo statuto. Però il TAR l'ha obbligato a fare le elezioni, quindi a dover nominare dei presidenti; presidenti che probabilmente saranno nominati ad agosto perché ci devono, per forza di cose, essere le elezioni.
Ma sa qual è stato il sistema, caro Presidente? Il sistema è stato creare un emendamento che dicesse che, dopo l'approvazione dello statuto, vengono cancellate le elezioni. Quindi, siamo davvero al ridicolo, siamo davvero alla vergogna.
Questo Governo spessissimo… io lo so che non me la devo prendere solo ed esclusivamente con lei, ma siete in due in questo momento in Aula a rappresentare il Governo e io devo comunque in ogni caso rivolgermi a voi. È vergognoso, davvero è vergognoso. È vergognoso che abbiamo dovuto aspettare due giorni per approvare una proposta emendativa sulla piscina. Ieri c'erano solo le cuffie, oggi sono arrivati i bocchettoni, poi ci sono stati 4 milioni trovati dal MEF.
Lei deve sapere, signor Ministro - non lo sa, glielo dico io, anche alla Sottosegretaria - che noi in Commissione cultura in maniera unanime, tutti, maggioranza e opposizione, abbiamo tirato a terra una legge sul cinema. Servirebbero 4 milioni di euro da stanziare per creare l'agenzia: non si riescono a trovare i soldi. Probabilmente, chissà, speriamo che il MEF, la Ragioniera, la dottoressa Perrotta, vada a pescare dove ha pescato questi 4 milioni e li possa pescare anche per farci portare in Aula e approvare questa riforma del cinema.
Ovviamente, come avevo già accennato e come si capisce, noi voteremo in modo contrario a questo provvedimento. Non sempre la colpa è del Ministro, lo so. Sull'articolo 5 lei ci ha concesso una rimodulazione di un ordine del giorno che dava un minimo di potere a una Commissione che voi avete voluto. Voi l'avete voluto e, purtroppo, era in condizione di non poter operare pienamente con quello che la loro ricerca imponeva. Lo so, lei l'ha rimodulato. Io spero che quella cosa possa essere portata avanti come impegno del Governo e almeno quello, in un provvedimento di cui non condividiamo nulla, almeno una piccola cosa, forse, anche noi avremmo contribuito a migliorarla.
Ripeto quello che ho detto lunedì, perché forse qualcuno non c'era. A Napoli c'è un termine, che è , gliel'ho detto oggi in ascensore, signor Ministro. non è la calma, è una sorta di fuoco che sta sotto a una situazione di calma, però è un fuoco che ti mantiene sempre sull'attenzione. Ecco, noi . Voi ci avete portato in una notte buia: .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Tassinari. Ne ha facoltà.
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Ministro, Sottosegretario Siracusano, colleghi, il provvedimento che andiamo ad affrontare oggi è molto articolato e interviene su ambiti diversi, ma è tenuto insieme da un filo conduttore preciso: mettere il nostro Paese nelle condizioni di affrontare appuntamenti di rilevanza internazionale e rafforzare il sistema sportivo italiano e rendere più efficiente l'azione amministrativa.
In questo caso anche rendere più sicura l'attività natatoria perché, come sapete, abbiamo approvato questo articolo aggiuntivo in maniera , un articolo aggiuntivo importantissimo, fondamentale in questo momento per la sicurezza degli impianti natatori.
Voglio ringraziare nuovamente chi ha lavorato, soprattutto il Sottosegretario Paolo Barelli e il capogruppo Bignami, perché è stato un lavoro importantissimo. Io sono convinta che oggi andiamo ad approvare una norma che sicuramente ci farà stare domani tutti più tranquilli.
Il provvedimento entrerà in vigore velocemente e, quindi, ci darà la possibilità di capire che abbiamo fatto qualcosa di importante per la nostra collettività. Quindi ringrazio di nuovo tutti .
Lo sport, come sappiamo, non rappresenta solamente una competizione agonistica: è, insieme, educazione e inclusione, salute, crescita della comunità e anche sviluppo economico. È uno straordinario strumento di promozione del territorio e dell'immagine dell'Italia nel mondo. Per questo guardiamo con assoluto favore alle disposizioni dedicate ai grandi eventi sportivi che interesseranno il nostro Paese nei prossimi anni: la UEFA Euro 2032, i Giochi del Mediterraneo di Taranto, l'America's Cup di Napoli. Sono eventi che rappresentano occasioni irripetibili per modernizzare infrastrutture, attrarre investimenti, creare occupazione e generare un indotto economico importante. Tra pochi giorni, infatti, Taranto accenderà i riflettori sui Giochi del Mediterraneo. A Napoli si contano ormai i giorni che ci separano dalla trentottesima America's Cup, e su tutto questo aleggia già l'attesa dell'Europeo di calcio 2032. Insomma, l'Italia ha un calendario fittissimo da onorare e questo decreto le fornisce assolutamente gli strumenti per farlo nel migliore dei modi.
I grandi eventi, infatti, non devono essere considerati un'opportunità riservata alle grandi città o alle aree tradizionalmente più attrattive: devono rimanere uno strumento di valorizzazione dei territori che, purtroppo, troppo spesso rimangono fuori dai principali circuiti turistici e sportivi. Quando una manifestazione internazionale arriva in un territorio, lascia molto di più di qualche giorno di competizioni. Lascia infrastrutture migliori, servizi più efficienti, nuove competenze organizzative, maggiore visibilità internazionale e una capacità di attrarre turismo che continua anche dopo la conclusione dell'evento. È questa la visione che Forza Italia da sempre sostiene: utilizzare lo sport come leva di sviluppo territoriale, crescita economica e di promozione delle eccellenze locali. Apprezziamo, infatti, la scelta di consolidare il percorso verso UEFA Euro 2032, assicurando tempi certi nella realizzazione degli interventi e introducendo strumenti che consentano di capitalizzare l'esperienza amministrativa maturata, affinché le buone pratiche non vadano disperse, ma diventino patrimonio stabile per il futuro.
Ugualmente importante è il sostegno ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, una manifestazione che rappresenta una straordinaria occasione di rilancio per una città, ma anche per un'intera area del Mezzogiorno. Così come strategica è la preparazione dell'America's Cup a Napoli, evento destinato ad accrescere ulteriormente il prestigio internazionale dell'Italia e ad alimentare nuove opportunità di sviluppo economico e turistico.
Inoltre, il decreto interviene su aspetti significativi del funzionamento del sistema sportivo. Vi sono norme che rafforzano la trasparenza, migliorano gli strumenti di vigilanza economica e finanziaria delle società professionistiche, sostengono gli investimenti e contribuiscono a rendere più moderno ed efficiente l'intero settore. Al riguardo, poi vi è una novità significativa: un emendamento di Forza Italia che introduce l'impossibilità, per i magistrati ordinari, amministrativi, tributari, militari e contabili, di far parte degli organi di giustizia delle federazioni sportive nazionali interessate dai controlli della Commissione indipendente per la verifica dell'equilibrio economico e finanziario delle società professionistiche. Non è una norma contro la magistratura, ma una scelta di chiarezza istituzionale, volta ad evitare sovrapposizioni di ruoli e a rafforzare l'autonomia e la credibilità della giustizia sportiva. Si tratta di una battaglia storica di Forza Italia, sostenuta da sempre dal nostro capogruppo Enrico Costa, che ringrazio, che punta a garantire una netta separazione tra la funzione giurisdizionale dello Stato e quella degli organi di giustizia sportiva. Ringrazio di nuovo il Ministro Abodi per il sostegno dato a questo emendamento.
Una disposizione che consideriamo particolarmente significativa è ulteriormente quella relativa alla redistribuzione di una quota dei proventi derivanti dai diritti audiovisivi a favore della Serie A femminile. È un riconoscimento importante. Il calcio femminile ha ormai conquistato un ruolo stabile nel panorama sportivo nazionale. Sempre più bambine scelgono di praticarlo, sempre più famiglie lo sostengono, sempre più giovani vedono nello sport femminile un'opportunità di crescita personale e professionale. Riconoscere questo percorso significa investire sul futuro dello sport italiano, favorire pari opportunità, ampliare la base sportiva e sostenere un movimento che ha dimostrato qualità, entusiasmo e capacità di coinvolgere il pubblico. Perché il professionismo non può esistere senza un dilettantismo forte, diffuso e radicato nei territori: sono le società dilettantistiche, i volontari, gli allenatori, i dirigenti e le famiglie che, ogni giorno, tengono vivo lo sport italiano; lì nascono i campioni di domani, ma soprattutto è lì che si formano cittadini responsabili, si combattono il disagio giovanile e l'emarginazione e si promuove la salute, l'inclusione e la socialità.
In questa prospettiva, vanno lette, positivamente, anche le misure che rifinanziano il fondo “Dote famiglia” per l'accesso dei più giovani alla pratica sportiva e il fondo per gli studenti universitari con alti meriti sportivi. Sono interventi che ribadiscono un principio semplice, ma fondamentale: lo sport deve essere più accessibile e rappresentare un'opportunità per tutti. Sono piccoli tasselli, ma vanno tutti nella stessa direzione. Lo sport ci insegna che le vittorie si costruiscono nel tempo, con metodo e determinazione. È la stessa strada che questo Governo ha scelto di percorrere. Con questo spirito, nella convinzione che questo decreto rappresenti un passo avanti in questa direzione, il gruppo Forza Italia esprime convintamente il proprio voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Latini. Ne ha facoltà.
GIORGIA LATINI(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, oggi esaminiamo un provvedimento molto importante - saluto il Ministro Abodi -, che contiene misure per accompagnare il nostro Paese verso grandi eventi che vedranno sicuramente l'Italia protagonista nei prossimi anni. Parliamo del Campionato europeo di calcio del 2032, dei Giochi del Mediterraneo di Taranto, fino all'America's Cup di Napoli. Sono sicuramente occasioni straordinarie per valorizzare il nostro territorio, per rafforzare le strutture sportive, per generare ricadute economiche e occupazionali. Vorrei, tuttavia, richiamare l'attenzione sul fatto che per il mio gruppo, per la Lega, lo sport non coincide soltanto con i grandi eventi internazionali, perché vive, innanzitutto, nelle migliaia di associazioni sportive dilettantistiche, nelle società che ogni giorno aprono le proprie strutture ai bambini, ai ragazzi, alle famiglie; vive nei volontari, che dedicano tempo e competenze alla crescita educativa delle nuove generazioni; vive in quelle realtà che spesso sono lontane dai riflettori, come nei piccoli comuni, nell'entroterra, dove lo sport diventa un vero e proprio presidio sociale.
È proprio per questo che abbiamo accolto con favore le modifiche apportate all'articolo 6. Voglio ringraziare anche le mie colleghe che si sono battute in Commissione, rafforzando il sostegno al calcio femminile e destinando una quota delle risorse anche alla Serie C, con un vincolo specifico per lo sviluppo dei settori giovanili, femminili e maschili. Questa è una scelta che va nella direzione di sostenere la base del movimento sportivo e non soltanto i suoi vertici.
Molto positive sono anche le misure, in questo provvedimento, che rafforzano il sostegno allo sport, rifinanziando il fondo destinato alle famiglie. È veramente assurdo che alcune famiglie, per problemi economici, non riescano a far fare delle attività sportive ai propri figli, quindi penso che questa sia una misura molto importante, come anche la misura dedicata agli studenti universitari che si distinguono per meriti sportivi, che avranno delle borse di studio.
Poi, c'è stato il tema dell'articolo 8 relativo al riordino dell'Unione italiana tiro a segno, con riferimento alla quale, come gruppo, sinceramente, abbiamo avuto delle visioni diverse, perché noi siamo abituati ad ascoltare i territori, come Lega; abbiamo raccolto delle osservazioni provenienti dalle sezioni del tiro a segno nazionale, da Nord a Sud del Paese, ed è emersa una preoccupazione, diffusa e trasversale, rispetto a una riforma percepita come troppo centralizzata e poco costruita attraverso il confronto con chi, quotidianamente, garantisce il funzionamento delle sezioni. Quindi, il timore che abbiamo raccolto è che questo assetto possa determinare significative difficoltà operative, appesantimenti gestionali, ma, soprattutto, mettere a rischio il patrimonio di investimenti economici e organizzativi che molte sezioni hanno costruito negli anni con il contributo dei propri iscritti. Su questo tema, noi continueremo a monitorare e a lavorare per migliorare questo punto.
Concludo, ringraziando veramente tutti per l'impegno di aver approvato l'emendamento che cerca di mettere fine alle tragedie che si sono verificate anche in questi ultimi giorni, in cui dei bambini hanno perso la vita nelle piscine. Voglio ricordare anche Matteo Brandimarti, di San Benedetto del Tronto: io sono della provincia di Ascoli Piceno. Sicuramente è stata una tragedia che ha scosso tutta la comunità. Voglio ringraziare le mie colleghe e tutta la Commissione. Sicuramente, abbiamo ritardato questo provvedimento, ci sono state delle attese, però, alla fine, è un provvedimento fondamentale che ha dato risposte concrete, anche grazie al Ministro Giorgetti che ha stanziato fondi concreti, quasi 5 milioni di euro per il 2026, proprio per mettere in sicurezza le piscine aperte al pubblico. Siamo orgogliosi per aver portato a casa questo risultato.
Concludo dicendo che sebbene su alcune parti abbiamo manifestato alcune riserve, riteniamo che il complesso di questo provvedimento contenga comunque misure importanti per il sistema sportivo italiano e per la capacità del nostro Paese di organizzare eventi di rilievo internazionale.
Come gruppo Lega esprimiamo il voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauro Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Primavera 1938: sei anni prima è stato inaugurato il Foro Italico, qui a Roma, ma i lavori per il grande stadio che voleva Mussolini sono indietro. Nel maggio di quell'anno, però, Adolf Hitler visita Roma e il regime fascista non vuole sfigurare davanti a chi, due anni prima, ha ospitato, in strutture grandiose, i Giochi olimpici a Berlino. Però, manca il tempo per ultimare lo stadio. Si ricorre, allora, a uno stratagemma. Durante i frenetici lavori di completamento, il muro perimetrale e le 24 torri sormontate da aquile littorie vengono realizzati in pannelli di pietra di Carpi, un materiale composto da cemento e paglia pressata. Per le gradinate, si usano tavole di legno verniciate del colore del marmo.
La sera dell'8 maggio, Hitler assiste alla rappresentazione di un'opera di Wagner, dal palco d'onore nella tribuna Tevere, l'unica vera, tutto il resto è una suggestiva scenografia montata ai piedi di Monte Mario. La penombra aiuta, in quella metafisica distesa di impianti sportivi. Sembra di essere su un di Cinecittà. Pasquino, la celebre statua parlante romana, recita, in quei giorni: “Povera Roma mia de travertino te sei vestita tutta de cartone pe' fatte rimira' da ‘n imbianchino”. Mussolini sorride soddisfatto: uno stadio di paglia aveva ammaliato il .
Signor Ministro, una dichiarazione di voto non serve solo a dire come si vota, ma anche perché si vota. Le dico subito il perché del nostro “no”. Non è un “no” a un articolo, a un comma. È un “no” a un modo di intendere lo sport, perché sotto il suo sguardo, Ministro Abodi, lo sport italiano si è ridotto a tre cose. La prima: essere un territorio di caccia della politica. La seconda: essere una riserva di caccia di un manipolo di presidenti faraoni che si sentono al di sopra di ogni regola. La terza: un contesto in cui chi dovrebbe reagire alle due condizioni di cui sopra, finisce, invece, per ringraziare o ingraziarsi chi lo tiene in ostaggio come una specie di sindrome di Stoccolma dello sport.
Di tutto questo, Ministro, lei è responsabile e le faccio qualche esempio. Lei siede in Consiglio dei ministri insieme a Paolo Barelli, ex capogruppo di Forza Italia, da aprile Sottosegretario, da 25 anni presidente della Federazione Italiana Nuoto. Barelli è l'ispiratore dell'emendamento che cancella il limite ai mandati ai presidenti federali, sé stesso, con il suo parere positivo, Ministro. Poi, da Sottosegretario, sulla carta si autosospende, ma, nella realtà, continua, esattamente come prima, a fare il presidente della Federazione Italiana Nuoto. Risponda alla mia interrogazione sull'onorevole Barelli: quando troverà il tempo per farlo, ci divertiremo.
In Consiglio dei ministri, trova anche il Sottosegretario Barbaro, presidente dell'ASI, e la Claudio Durigon, Sottosegretario, eletto presidente della Lega Pallavolo Serie A maschile. “Quando me l'avete proposto, ho pensato a uno scherzo”, ha detto candidamente. Anche noi. Non era, invece, uno scherzo. Durigon è stato eletto - certo, lo hanno votato le società, non mi sfugge -, ma il popolo della pallavolo, sport nobile, pulito e anche vincente, ha reagito con tale indignazione che pare salterà l'operazione successiva, cioè il senatore Garavaglia alla Lega femminile Serie A.
Come dimenticare gli onorevoli Casasco, Costa, il senatore Lotito, il neo commissariato onorevole Pella, deputati, senatori, Sottosegretari che siedono ai vertici dello sport. Non è un caso: è un metodo. Anticipo chi dirà: ma come, anche voi, in passato. Guardi, i numeri impallidiscono al confronto, però, ho depositato, il 1° febbraio 2024, una proposta di legge che prevede per i presidenti federali il numero limite dei mandati e l'incompatibilità con cariche di Parlamento e di Governo. Lei, Ministro, è il mentore di quel sistema e, invece di scardinarlo, lo custodisce, lo coccola: Io lo denuncio: che bello poter sottolineare quanto siamo diversi!
Ora che sono chiare le premesse di uno sport sottoposto e schiacciato da queste dinamiche di forza, di potere, di consenso coatto, entro nel merito del decreto. Dopo un doveroso passaggio sul ruolo dei commissari straordinari, che volete sempre più potenti, abdicando alla possibilità di fare le cose bene, trasparenti, pulite e in modo ordinario, arrivo subito all'articolo 6. Signor Ministro, nella foresta di Sherwood, c'era un uomo che rubava ai ricchi per dare ai poveri, stava dalla parte del popolo. Lei ha messo in scena la versione rovesciata: Robin Hood al contrario. Il testo da lei licenziato in Consiglio dei Ministri scippava 10 milioni di euro alla parte più fragile del sistema calcio - il progetto Zola, i settori giovanili, i dilettanti, le dilettanti del calcio femminile -, per darli a 12 società che hanno una squadra di calcio professionistica femminile. Tra queste, 9 hanno alle spalle società di serie A maschile che destinano al settore femminile una quota simile al costo dei parastinchi e dei palloni. Togliere quei soldi al Lumezzane, all'Ascoli, al Trento, all'Alcione per darli alla Roma, all'Inter o alla Lazio del senatore Lotito - guarda un po' - sembrava, per lei, un'idea geniale: un milione di euro a testa, omaggio del Ministro Abodi, che passa pure, poi, per quello che vuole sostenere il calcio femminile.
Guardi, mi ascolti bene, il Partito Democratico rivendica di aver aperto la strada al professionismo nel calcio femminile Proprio per questo, le abbiamo offerto 2 alternative che avrebbero permesso di trovare più risorse di quelle di cui stiamo parlando e per tutta la filiera del calcio femminile, dilettanti, settori giovanili, calcio a 5. Lei ha detto due volte “no”; ha detto: dovete fidarvi di me, troverò i soldi da altre parti. Noi, per definizione, non ci fidiamo, ma non si è fidata neppure la sua maggioranza che, dopo il suo invito al ritiro di un emendamento tutelato dalla nostra sottoscrizione, ha diviso in 2 le risorse: metà a testa. Due feriti e nessun morto. Ministro, si riscatti! Ci dimostri che terrà fede alle sue promesse, trovi i 5 milioni che ha scippato al progetto Zola; ne trovi altri 5, magari di più, per le società professionistiche di calcio femminile.
Che dire, poi, del definanziamento da 30 milioni a 2 del Fondo Dote famiglia per accedere alla pratica sportiva in caso di ISEE basso o delle mancette che mette a disposizione per le borse di studio per gli studenti universitari. Guardi, non ho il tempo di spiegarle qui che cosa sia una riforma vera per la nascita dei gruppi sportivi universitari, un modello che possa rappresentare un'alternativa all'unico che voi proponete, quello dei gruppi sportivi militari, di una militarizzazione dello sport; da oggi impariamo anche di base. Vada a leggerla quella proposta. Il Partito Democratico ha depositato da tempo proprio una proposta di legge sullo sport universitario, sui gruppi sportivi universitari. È l'atto Camera n. 1111.
Poi, l'articolo 8: la riforma dell'Unione Italiana Tiro a Segno. Guardi, lei è il Ministro che parla a ogni piè sospinto di condivisione, di e ha scritto, sotto dettatura di un commissario, un testo che ha occupato 25 pagine di un fascicolo di questo decreto per creare un piccolo Ministero che cannibalizza la parte sportiva. Senza nessun confronto, con nessuno! Nessun confronto con le 300 sezioni del tiro a segno. Hanno dovuto comprare spazi pubblicitari su quotidiani per denunciare la porcheria che stava avvenendo. Senza rispetto e confronto, non solo del tiro a segno italiano e della sua storia sportiva, ma, per esempio, nessun confronto sulle procedure per l'addestramento all'utilizzo delle armi che lei in quel testo, quello originale, rivendicava di voler rendere scalabili e commerciabili. Ventisei commi che disegnano nuovi vertici di nomina politica: un altro poltronificio, un altro posto dove sistemare amici, come Walter De Giusti, per 11 anni segretario generale della Unione Italiana Tiro a Segno, poi commissario che, d'incanto, si accorge che tutto era un disastro, che tutto è da rifare e deve trovare spazio in una decretazione d'urgenza a pochi mesi dalla fine della legislatura.
Guardi, di fronte al suo ennesimo inchino al potere e agli amici, di fronte all'ennesimo naufragio che lei guarda seduto dalla sua zattera di salvataggio, bisognerebbe dirle: Ministro, risalga a bordo. Risalga a bordo, altrimenti il suo mandato verrà ricordato come quello di colui che sapeva e che non ha agito, che dichiarava e che non faceva corrispondere i fatti alle parole, come nel caso della giustizia sportiva e della sua responsabilità politica per avere permesso la costruzione di una scenografia di paglia e una commissione per la riforma, e per aver permesso che venisse affidata quella commissione a un presidente federale per il quale non regge neppure l'esempio di Dracula all'AVIS.
Infine, per avere proposto, dietro a porte ancora più chiuse - ma, Ministro, lei non era quello della condivisione? -, una riformicchia che diminuiva il potere e il controllo delle federazioni sui giudici federali, sì, aumentando quello del Governo, dell'Esecutivo di turno. Guardi, è stato tutto spazzato via. Quella commissione di paglia, quella riformicchia di paglia sono state spazzate via da una sentenza della Corte di giustizia europea, che smonta definitivamente il recinto chiuso dei tribunali domestici delle federazioni. Sarà la Bosman della giustizia sportiva.Sa qual è la verità, Ministro? Che la sede per fare quella riforma c'era ed era questo Parlamento. Ho richiesto un'indagine conoscitiva sulla giustizia sportiva che è ferma da un anno Il luogo c'era, la nostra volontà c'era, non c'era la vostra. Avete lasciato che decidesse un tribunale europeo, pur di non decidere voi. E adesso, come sempre, ci fa sapere che finalmente tutto dovrà cambiare. Ma con chi pensa di avere a che fare, Ministro? Chi pensa di prendere in giro?
Ecco, ho spiegato perché votiamo “no”: votiamo contro l'idea che lo sport sia un bottino da spartire, una collezione di poltrone, un ufficio di collocamento per gli amici, un recinto blindato dove le regole valgono per gli atleti, ma non per chi comanda. Quando libereremo lo sport dalle vostre mani, sarà un giorno bellissimo. Il Partito Democratico dice “no” al suo modo di intendere lo sport, al vostro grande , al vostro sport scenografato per sembrare bello, come lo stadio di paglia del Foro Italico della primavera del 1938 .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mollicone. Ne ha facoltà.
FEDERICO MOLLICONE(FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Ministro Abodi, a nome del gruppo di Fratelli d'Italia, annuncio subito, con convinzione e orgoglio, il nostro voto favorevole
Siamo di fronte a un provvedimento organico: non abbiamo gestito soltanto le emergenze, ma abbiamo unito la risposta immediata a una visione strategica di lungo periodo per lo sviluppo del sistema Italia. Desidero rivolgere un ringraziamento, appunto, al Ministro Abodi per l'apertura al confronto dimostrata in Commissione con il Parlamento, un dialogo proficuo che ha visto la Commissione - ringrazio il relatore Cangiano - svolgere un lavoro centrale. Ringrazio tutti i capigruppo, e tra questi, ovviamente, l'onorevole Amorese.
L'Italia è tornata a essere una Nazione credibile e protagonista nel panorama internazionale, capace di attrarre i grandi eventi. Lo abbiamo visto con i Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano-Cortina. E con questo testo oggi forniamo coperture e strumenti tecnici indispensabili per altre 3 grandi sfide che ci attendono. Ci sono gli Europei di calcio del 2032. La scelta del Governo di affidarsi a una struttura commissariale per la semplificazione e la velocizzazione delle procedure amministrative segna una discontinuità storica: non si tratta solo di presentare all'UEFA la lista degli stadi entro settembre, come ironizzava il collega Berruto, ma di dotare finalmente la Nazione di un'impiantistica sportiva moderna. Ci sono i Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026, per cui abbiamo previsto altri interventi di forte significato politico. Le risorse stanziate garantiranno una preziosa eredità infrastrutturale per una città simbolo del riscatto nazionale per tutto il Mezzogiorno. Infine, l'America's Cup di Napoli 2027 e le sue imminenti regate preliminari, un evento internazionale unico che dimostra la capacità delle istituzioni di fare squadra per moltiplicare gli investimenti, promuovere il blasone italiano nel mondo e creare reali opportunità occupazionali.
Ma, colleghi, rivendichiamo anche con forza il valore politico del lavoro parlamentare svolto in Commissione sul testo dell'articolo 6, che smentisce quello che è stato appena detto dal Partito Democratico. Proprio grazie all'emendamento promosso dal collega di Fratelli d'Italia, Caiata, e poi condiviso dall'intero arco parlamentare, abbiamo impresso una svolta fondamentale sul calcio: destinare una quota dei diritti audiovisivi alla Serie A femminile, colmando un intollerabile vuoto di contributi federali registrato negli ultimi 2 anni, e un'ulteriore quota alla Lega Pro per il progetto Zola. È una misura di profonda equità sociale e di programmazione che garantirà risorse certe per lo sviluppo dei vivai maschili e femminili.
Quindi, il decreto pone lo sport al centro della vita delle famiglie e della crescita educativa. Questa settimana abbiamo approvato un emendamento vitale e urgente sulla sicurezza delle piscine, per la chiusura degli impianti con bocchettoni di aspirazione non a norma: un'urgenza non più rinviabile, una disciplina che sarà completata con un disegno di legge specifico, a cui sta lavorando il Ministro Musumeci.
Ebbene, sulla UITS è però necessario un approfondimento. La riforma nasce da un'esigenza istituzionale e morale non più rinviabile, colleghi dell'opposizione: eliminare ogni zona grigia nel controllo di un settore dove sono in gioco armi, certificazioni e sicurezza pubblica. E i dati dimostrano che non si tratta di singoli episodi: circa 6 anni di commissariamento negli ultimi 10 anni, 106 procedimenti disciplinari, 80 persone deferite in 10 casi particolarmente rilevanti, almeno 7 filoni penali, colleghi dell'opposizione, segnalazioni o procedimenti in materia di certificazioni, e insicurezza, 94 commissariamenti o rinnovi riguardanti 44 sezioni, circa una su cinque, circa 2,6 milioni di euro di crediti UITS verso le sezioni, 6 vittime nei due episodi più gravi degli ultimi anni, 4 nella strage di Fidene del 2022 e 2 nell'incendio del poligono di Prato nel 2024. E poi, colleghi dell'opposizione che fate finta di non sapere, sul TSN di Milano e le polemiche su De Giusti, la decisione del tribunale federale UITS del 3 dicembre 2025 ricostruisce una gestione gravemente compromessa e parla di una somma complessivamente sottratta alla sezione, tra il 2018 e il 2024, di quasi 2 milioni di euro. E quindi non è una decisione commissariale, ma della giustizia federale.
La stessa decisione accerta un episodio che vi dovrebbe indignare, colleghi dell'opposizione, sul rispetto della storia sportiva italiana: medaglie d'oro appartenenti alla sezione di Milano, alcune di rilevante valore storico e identitario, fuse - fuse! -, in poco più di 20 lingotti da 5 grammi, e successivamente vendute senza deliberazione autorizzativa, senza contabilizzazione e senza tracciabilità del ricavato. Non è stata, quindi, una decisione del commissario Walter De Giusti. Commissario su cui però, colleghi, avete la memoria corta, perché Walter De Giusti è entrato nella UITS per selezione pubblica, mentre prima di lui il segretario era mandato alla UITS dal CONI. In 8 mesi è stato impiegato un milione e mezzo di euro del PNRR per digitalizzare almeno 25 sezioni, è stato stabilizzato personale con Sport e Salute dopo più di 10 anni, cioè dopo che governavate voi, è stato costruito il modello di gestione Prisma che è alla base di questa riforma. E in ogni caso De Giusti, colleghi Berruto e Amato in particolare, era segretario già con il Ministro Pinotti ed è stato confermato da due commissari straordinari , anche sotto il mandato del Ministro Guerini! Quindi non è “amichettismo”! Non è amico di nessuno, ma è un tecnico stimato anche dai vostri Governi!
E, cari colleghi, anche a Parma, ad esempio, ci sono stati esposti su profili particolarmente delicati. Per carità di patria, non proseguo con questo corollario di infrazioni e di violazioni, anche penali. Noi rispondiamo dunque a questa urgenza: da un lato, una pubblica, con un presidente nominato con decreto presidenziale per le funzioni di sicurezza, impianti e agibilità dei poligoni; dall'altro, una democratica, eletta secondo i principi del CONI, per la piena autonomia dello sport. Si tratta, quindi, di un intervento di trasparenza, equità e responsabilità, che metterà in sicurezza gli impianti, sosterrà le realtà territoriali e restituirà alla disciplina sportiva la dignità e la certezza che meritano.
Signor Presidente, questo provvedimento è la dimostrazione che esiste un'Italia orgogliosa, pragmatica e con una visione strategica. È l'Italia che dice “sì” ai grandi eventi, “sì” alle pari opportunità, “sì alla trasparenza, “sì” alle nuove generazioni di sportivi. Con questo decreto, in conclusione, diamo forza anche a chi combatte ogni giorno nei campi di periferia; diamo certezza agli atleti che indossano il tricolore e consegnano al mondo un'Italia efficiente, orgogliosa e vincente.
È per questo che oggi dichiariamo il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2988-A: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 108, recante disposizioni urgenti in materia di sport, per lo svolgimento di grandi eventi e l'efficacia del documento di identità”.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'assegnazione di proposta di legge a Commissione in sede legislativa.
Propongo alla Camera l'assegnazione in sede legislativa della seguente proposta di legge, della quale la I Commissione permanente (Affari costituzionali) ha chiesto il trasferimento in sede legislativa, ai sensi dell'articolo 92, comma 6, del Regolamento:
S. 282. - Senatori Croatti ed altri: «Istituzione della Giornata nazionale per il diritto al divertimento in sicurezza» (1296).
Se non vi sono obiezioni, rimane così stabilito.
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PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse, l'esame degli ulteriori argomenti con votazioni iscritti all'ordine del giorno della seduta odierna si intende rinviato alla prossima settimana.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Furgiuele. Ne ha facoltà.
DOMENICO FURGIUELE(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo per una richiesta di informativa urgente al Ministro per la Protezione civile e al Ministro dell'Interno, per un'emergenza che sta attanagliando il territorio del Parco nazionale del Pollino e un'ampia porzione di territorio calabrese.
Dal 16 luglio, un incendio di dimensioni molto importanti sta lambendo territori come Morano Calabro, Castrovillari, Frascineto, Saracena e San Basile. Non stiamo parlando soltanto di alberi che bruciano, ma stiamo parlando - come lei sa, Presidente - di un patrimonio naturale inestimabile. Noi pensiamo che il Governo debba intervenire in Aula per dirci quali mezzi vuole porre in essere, per dirci se il contingente dei Vigili del fuoco rimarrà in modo permanente su quel territorio, se verrà implementato anche il contingente dei Vigili del fuoco con i , quali saranno le risorse che eventualmente verranno impiegate per ripristinare i luoghi, e cosa si farà per quello che oggi è una vera piaga: la piaga degli incendi dolosi.
Anche per questo, intendiamo ascoltare le intenzioni del Ministro Piantedosi: per chiedergli cosa sta facendo il prefetto di Cosenza e cosa sta facendo il questore. Signor Presidente, quello che sta accadendo in Calabria, nel Pollino, non è una questione di carattere locale. Se è stata chiusa anche l'autostrada del Mediterraneo, è chiaro che è una questione di carattere nazionale . Non viene colpito soltanto il Pollino: viene colpita la Calabria e, dunque, viene colpita la Nazione. Signor Presidente, il Parco nazionale del Pollino non è una questione territoriale, non è una questione che si può risolvere solo e soltanto lasciando gli interventi ai pur valorosi Vigili del fuoco, alla Protezione civile, a Calabria Verde, ai Carabinieri forestali e ai volontari, che si stanno dando un gran daffare, ma non possono essere lasciati da soli.
Signor Presidente, la Calabria merita risposte, non promesse, e per questo chiediamo al Governo di venire qui a riferire immediatamente prima che si spenga l'incendio e che rimanga solo cenere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sul medesimo argomento l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, signor Presidente. Anch'io per chiedere un'informativa urgente al Governo su quanto sta accadendo in Calabria che, al pari della Sicilia, sta bruciando.
Sta bruciando per l'ennesima volta durante la stagione estiva, ma ciò che è più grave è che sta bruciando a causa della mano dell'uomo, perché, dalle prime ricostruzioni, non solo questi incendi risultano essere dolosi, ma addirittura appiccati con una crudeltà che non dovrebbe appartenere all'essere umano. Addirittura dei gatti sono stati fasciati con bende imbevute di benzina, quindi è una crudeltà che va oltremodo la ragionevolezza umana.
Ma c'è da dire che la regione Calabria non è la prima volta che viene messa a fuoco e fiamme. C'è da dire che, da questo punto di vista, c'è una regione, una giunta regionale e un governatore, Occhiuto, che si sono vantati, nel corso del tempo, di aver attivato tutto un sistema di monitoraggio degli incendi attraverso i droni. La verità è che questo sistema di monitoraggio evidentemente è fallimentare ed è altrettanto evidente che, invece, l'investimento che va fatto è sulla prevenzione , perché, se si arriva a questo livello di crudeltà, se si arriva a questo livello di incapacità di riuscire a prevenire, è perché manca una cultura della prevenzione.
E allora io ringrazio ovviamente i Vigili del fuoco, tutte le forze della Protezione civile, tanti cittadini e tante realtà che si sono adoperate per intervenire, purtroppo, in una situazione che è diventata pericolosissima per molti centri cittadini: Castrovillari, Cassano allo Ionio. La rete ferroviaria nella tratta da Reggio Calabria a Lamezia Terme è stata interrotta più volte nei giorni passati e la stessa autostrada del Mediterraneo ha subito delle chiusure.
Quindi, un accorato appello al Ministro Musumeci affinché riferisca in Aula rispetto a quanto sta accadendo e anche un accorato appello alla politica regionale, che governa appunto la Calabria, di fare meno chiacchiere e più fatti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sul medesimo argomento l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie. Presidente. Vorrei ricordare che i roghi sono nel 99 per cento dei casi frutto della mano umana. Sono persone che appiccano gli incendi, sono persone, in alcuni casi anche criminali, che lo fanno in modo sistematico. E quello che stiamo vedendo - il Parco del Pollino, in Calabria, poi in Sicilia e, purtroppo, temo vedremo anche in altre regioni - è un disastro annunciato, frutto anche di una politica sbagliata che continua a non valorizzare le risorse del nostro Paese, come i Vigili del fuoco.
Un minuto fa ho letto l'ultimo comunicato sindacale dei Vigili del fuoco: invece di chiamarci eroi - dicono - dateci le risorse, fate assumere nuovo personale. Noi continuiamo a invocare, a dire che i Vigili del fuoco devono fare di più, senza investire un euro su questo, per non parlare, ovviamente, della Polizia e dei Carabinieri. Ed è evidente che il risultato è che chi rischia e chi interviene... Ricordiamo il Vigile del fuoco che è morto in Sicilia recentemente, a cui va il nostro ricordo, e le nostre più sentite condoglianze alla famiglia e alla comunità. Ma il tema è sempre lo stesso: si immagina di abbandonare il territorio, non si investe nulla, ovviamente si lascia mano libera a piromani e a criminali, e il risultato è il disastro, il disastro ambientale voluto e strutturato.
E a questo aggiungo l'ultima novità, che purtroppo non è una novità, perché è già successo in passato. Questa volta, però, è stato denunciato addirittura da esponenti della Protezione civile, che hanno raccontato di aver trovato cadaveri di gatti, il cui pelo era stato imbevuto di materiale infiammabile. Se fosse confermato - come hanno denunciato -, stiamo parlando di barbarie in modo assoluto. E, rispetto a questo, le risposte sono deboli, non sono vicine ai territori, non investono sulla battaglia e sulla prevenzione e non investono sui corpi specializzati, ma si limitano solo a dare pacche sulle spalle. Si pensa che, poiché queste tragedie non sono al centro dell'attenzione mediatica - perché noi abbiamo normalizzato anche questo -, non esistano, ma la verità dei fatti e delle tragedie è più forte di qualsiasi propaganda e chi è responsabile del disinteresse e del disimpegno nella lotta contro i roghi dovrà risponderne davanti a tutti i cittadini italiani.
PRESIDENTE. Prima di passare alla discussione generale della proposta di legge n. 2961 in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti, sospendo brevemente la seduta.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2961: Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per la discussione generale è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La II Commissione (Giustizia) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Matone.
SIMONETTA MATONE, . Buongiorno a tutti. Comunico che deposito, a questo punto, la relazione.
PRESIDENTE. È autorizzata. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo. Prendo atto che si riserva di intervenire.
È iscritta a parlare la deputata Bisa. Ne ha facoltà.
INGRID BISA(LEGA). Presidente, Sottosegretaria Siracusano, il provvedimento oggi all'esame dell'Aula affronta una delle questioni più complesse del sistema penitenziario italiano, quella dei detenuti affetti da tossicodipendenza e alcoldipendenza. È una materia che richiede equilibrio tra l'esigenza irrinunciabile della certezza della pena e il dovere dello Stato di perseguire il recupero della persona; equilibrio tra la tutela della sicurezza dei cittadini e la concreta possibilità di interrompere quei meccanismi di dipendenza che troppo spesso alimentano la commissione di reati.
Per questo, annuncio fin da subito che il gruppo Lega, ovviamente, sostiene con convinzione questo provvedimento. Lo sostiene, perché non siamo di fronte a un provvedimento ideologico, né tantomeno a uno “svuota carceri”, come qualcuno ha superficialmente cercato di rappresentare anche in Commissione. È esattamente il contrario. Qui non si cancella la pena, non si sostituisce automaticamente il carcere, non si concedono scorciatoie, ma si introduce, invece, una misura rigorosamente disciplinata, destinata esclusivamente a soggetti ben individuati, sottoposti a controlli stringenti e vincolati all'effettivo svolgimento di un serio programma terapeutico e riabilitativo.
Il principio è semplice: se la causa della condotta criminale è strettamente collegata ad una grave dipendenza, combattere quella dipendenza significa ridurre concretamente il rischio di nuovi reati. Non significa essere indulgenti, ma significa essere efficaci. L'articolo 27 della Costituzione afferma con chiarezza che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Questa disposizione non è un'affermazione astratta, è un principio che impone allo Stato di interrogarsi continuamente sull'efficacia degli strumenti utilizzati. Se un soggetto entra in carcere tossicodipendente e ne esce ancora tossicodipendente, lo Stato non ha realmente risolto il problema, ma ha semplicemente rinviato il momento in cui quel disagio potrebbe nuovamente tradursi in comportamenti criminali: ecco perché questo provvedimento rappresenta una scelta di responsabilità verso il detenuto, ma soprattutto responsabilità verso la collettività, perché recuperare una persona significa ridurre la recidiva.
Ridurre la recidiva significa aumentare la sicurezza. Ed è proprio questo il punto che troppo spesso viene dimenticato: la sicurezza non si garantisce soltanto costruendo nuovi istituti penitenziari, pur necessari, ma la sicurezza si costruisce anche evitando che chi esce dal carcere torni a delinquere. Il nuovo istituto della detenzione domiciliare terapeutica, infatti, è subordinato a precisi requisiti. Occorre l'accertamento della condizione di tossicodipendenza o alcoldipendenza; occorre dimostrare il collegamento tra quella condizione e il reato commesso; occorre aderire a un programma terapeutico predisposto da strutture autorizzate; occorre rispettare integralmente le prescrizioni e, in caso contrario, la misura viene revocata e il soggetto rientra in carcere. Non esistono automatismi, non esistono benefici concessi in modo indiscriminato. Esiste soltanto un percorso serio, controllato dall'autorità giudiziaria e accompagnato dai servizi sanitari. È una differenza sostanziale rispetto a chi continua a definire questo provvedimento uno “svuota carceri”. Chi utilizza questa espressione probabilmente non ha letto il testo, perché qui il beneficio non dipende dalla semplice condizione di detenuto, ma dipende dalla volontà concreta di cambiare vita, e questa volontà deve essere dimostrata ogni giorno.
La finalità è recuperare persone che, se curate e reinserite efficacemente nella società, avranno minori probabilità di commettere nuovi reati. Anche per questo il Governo accompagna questa riforma con un importante investimento economico. Infatti, viene creato un fondo dedicato, con risorse superiori a 19 milioni di euro annui, destinato a sostenere concretamente l'attuazione della nuova disciplina e i programmi terapeutici. Siamo davanti a una scelta nella quale lo Stato investe risorse, organizzazione e responsabilità.
Inoltre, è significativo che il Senato abbia ulteriormente rafforzato il testo, prevedendo il coinvolgimento dell'Ufficio per il processo presso i tribunali di sorveglianza, così da garantire tempi più rapidi nelle valutazioni e nelle decisioni. Questo dimostra la volontà di costruire un sistema realmente funzionante.
Vorrei, infine, rivolgere un pensiero alla Polizia penitenziaria, agli operatori sanitari, ai magistrati di sorveglianza e a tutti coloro che ogni giorno lavorano negli istituti penitenziari. Sono loro i primi a conoscere quanto sia difficile gestire situazioni nelle quali la dipendenza diventa elemento di continua instabilità, violenza e degrado. A loro questo Parlamento deve fornire strumenti efficaci, non slogan, non propaganda, ma strumenti concreti. Questo provvedimento va proprio in questa direzione, perché riafferma un principio fondamentale: la pena deve essere certa, ma deve anche essere utile: utile alla persona, utile alla società, utile alla sicurezza dei cittadini.
Non esiste alcuna contrapposizione tra fermezza e recupero. Al contrario, la vera fermezza consiste nel pretendere che chi ha commesso un reato affronti fino in fondo il proprio percorso di responsabilizzazione. La vera sicurezza consiste nel ridurre le cause di recidiva. La vera giustizia consiste nel dare una possibilità a chi dimostra concretamente di voler cambiare, senza mai abbassare la guardia, nel rispetto delle regole. Ecco, questo provvedimento va proprio in tal senso.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Allora, abbiamo davanti un provvedimento, a mio avviso, molto complesso e molto articolato, che si pone un problema: il problema delle persone detenute tossicodipendenti o alcoldipendenti.
Sappiamo - lo diceva la collega che mi ha preceduto e lo sappiamo anche noi - che sono dei soggetti, tra l'altro, con i quali è anche complicato, durante la permanenza negli istituti penitenziari, potremmo dire così, relazionarsi. Lo sanno bene gli agenti di Polizia penitenziaria e lo sanno bene anche gli educatori, quindi i funzionari giuridico-pedagogici. Lo sa bene la comunità carceraria che, in effetti, lo stato di tossicodipendenza o di alcoldipendenza compromette in qualche modo anche la bontà e l'efficacia di qualsiasi percorso rieducativo.
Chi vi parla è profondamente convinta che non ci possa essere rieducazione se prima non c'è una disintossicazione vera e propria, una liberazione dalle dipendenze, che siano dipendenze da sostanze stupefacenti o che sia dipendenza dall'alcol e che, quindi, questo sia il presupposto per abbracciare un vero e proprio percorso di rieducazione, per far sì che la finalità rieducativa della pena abbia un senso reale e concreto nei confronti di questi soggetti. Sappiamo anche che un altro intento - è inutile che ci nascondiamo dietro un dito - per cui il Governo arriva a proporci questo provvedimento è quello di dare una risposta o tentare di dare una risposta - eventualmente è sicuramente una risposta assai tardiva - al problema del gravissimo sovraffollamento carcerario. Ci sono numeri ormai veramente indecenti e intollerabili nelle nostre carceri. Vediamo un Governo che nulla fa se non raccontarci, quando lo richiediamo noi, tra le altre cose, lo stato dell'arte rispetto all'edilizia penitenziaria, ma nulla di più.
Allora, comprendo che c'era questa necessità di riposta, che, ripeto, è tardiva. Quindi, è apprezzabile finalmente la presa in carico del problema, è condivisibile la finalità, ma dobbiamo denunciare in quest'Aula, per onestà intellettuale, che è una presa in carico tardiva di questo problema e che le soluzioni adottate sono piene di criticità e ce lo hanno raccontato anche gli auditi che abbiamo sentito in Commissione giustizia qui alla Camera.
Però, io vorrei partire anche da un dato di realtà che è questo: non è che il legislatore non si era mai posto il tema delle persone detenute tossicodipendenti perché, guardate, noi abbiamo l'articolo 94 del testo unico sugli stupefacenti che parla di affidamento in prova in casi particolari. Ve ne do lettura, perché questo poi mi consentirà anche di farvi comprendere, da una parte, se e quali sono le novità di questo provvedimento rispetto al panorama legislativo già vigente, ma mi aiuterà, dall'altra, anche a farvi comprendere che probabilmente la soluzione alla poca applicazione di questo articolo 94, che è già vigente, non la si trova in questo provvedimento che abbiamo all'esame. Faremo anche comprendere le differenze e, quindi, anche a cosa andiamo incontro con questo provvedimento in esame.
Come vi dicevo, partiamo dal dato vigente, l'articolo 94 del testo unico sugli stupefacenti: “Se la pena detentiva deve essere eseguita nei confronti di persona tossicodipendente o alcooldipendente che abbia in corso un programma di recupero o che ad esso intenda sottoporsi, l'interessato può chiedere in ogni momento di essere affidato in prova al servizio sociale per proseguire o intraprendere l'attività terapeutica sulla base di un programma da lui concordato con un'azienda unità sanitaria locale o con una struttura privata autorizzata (…). L'affidamento in prova in casi particolari può essere concesso solo quando deve essere espiata una pena detentiva, anche residua e congiunta a pena pecuniaria, non superiore a sei anni” - sei anni: ricordatevi questo limite - “od a quattro anni” - ricordatevi anche questo - “se è relativa a titolo esecutivo comprendente reato di cui all'articolo 4- (…)” dell'ordinamento penitenziario.
Cosa prevede poi il procedimento? Che, alla domanda - quindi di essere ammessi all'affidamento in prova in casi particolari -, deve essere allegato, a pena di inammissibilità, una certificazione rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da una struttura privata accreditata, attestante lo stato di tossicodipendenza o di alcooldipendenza. Deve essere, quindi, allegata pure questa certificazione in cui c'è la procedura con la quale è stato accertato l'uso abituale di sostanze stupefacenti psicotrope o alcoliche, l'andamento del programma concordato, eventualmente già in corso, e la sua idoneità ai fini del recupero del condannato. Questo affidamento in prova si può chiedere anche prima che l'ordine di carcerazione sia stato eseguito oppure quando l'ordine di carcerazione è stato già eseguito, quindi quando il soggetto è già entrato nell'istituto penitenziario. In questo caso, questa domanda verrà presentata ed esaminata dal magistrato di sorveglianza, il quale deve svolgere anche ulteriori valutazioni, ad esempio deve valutare il grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione, qualora non vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza del pericolo di fuga. Quindi, ad esempio, si deve porre il tema se l'affidamento in prova ai servizi sociali, quindi la fuoriuscita del soggetto dall'istituto penitenziario, possa esporre il soggetto in questione al pericolo di fuga. Ancora un'altra serie di elementi che, invece, poi ritroveremo anche nel nuovo procedimento per la concessione di questa nuova misura alternativa speciale della detenzione in strutture residenziali o semi-residenziali per i tossicodipendenti.
Comunque, lo stato dell'arte è questo per coloro i quali devono scontare una pena residua che sia congiunta o meno a pena pecuniaria o, comunque, residua rispetto a un cumulo di pene, cioè ancora sei anni o quattro anni, se si tratta di condannati a uno dei reati di cui all'articolo 4- dell'ordinamento penitenziario che, ricordo a me stessa, sono i cosiddetti - o quantomeno lo erano - reati ostativi, quindi di particolare gravità, di particolare rilevanza, tant'è vero che prima era condizione per accedervi la collaborazione e oggi sappiamo che non è più esattamente così, però non c'è una preclusione assoluta - per farvi comprendere di cosa stiamo parlando - e ci sono dei requisiti e, quindi, ne possono beneficiare anche i soggetti che effettivamente sono stati condannati per reati molto, molto gravi. Però, ripeto, lo stato dell'arte è questo, perché il pensiero di fondo è - come vi dicevo ed è condivisibile - che non c'è rieducazione, se non c'è preventivamente un recupero della persona sotto il punto di vista prima di tutto sanitario e terapeutico, che è la vera e propria disintossicazione.
La normativa attuale perché non ha funzionato? Non ha funzionato per due motivi, ci viene detto - e non lo dice il MoVimento 5 Stelle, non lo dice Valentina D'Orso, ma lo dicono gli auditi, i quali a domanda rispondono, come si suole dire. Un primo motivo, quello più eclatante e più plateale, è semplice e ha a che fare, come sempre al solito, con le risorse finanziarie che si mettono nelle misure: la mancanza di posti nelle strutture che accolgono questi soggetti e che sono attrezzate - potremmo dire così - per lo svolgimento di questi trattamenti di riabilitazione e terapeutici. Non sono molte le strutture o le comunità terapeutiche, non ce ne sono tante nel nostro territorio nazionale e quelle che ci sono evidentemente non riescono, già oggi, a soddisfare la richiesta che c'è di utenza - potremmo dire - rispetto a questa problematica. Quindi, il primo punto sarebbe… è vero, ci sono delle risorse, ma io mi limiterei a dire che ci sono come risorse nuove solo 14.436.000 euro e non altro. E mi chiedo e vi chiedo: sono sufficienti? Perché per il resto, in realtà, abbiamo 5 milioni, che sono il solito gioco delle tre carte, cioè viene abrogato il Fondo in cui sono messi - proprio per il pagamento delle rette delle strutture residenziali e semiresidenziali per questo problema - e vanno messi in quest'ulteriore Fondo che si istituisce per questo provvedimento. Quindi, 5 milioni sono il gioco delle tre carte e non li consideriamo - sono quelli che già ci sono e a questo servono - e quelli in più sono circa 14 milioni. Saranno sufficienti? Chi è venuto in audizione delle perplessità le ha mostrate.
Poi, il secondo punto che è emerso, come difficoltà forse rispetto all'insufficienza di questo articolo 94 del testo unico sugli stupefacenti già esistente, è che la pena residua di sei anni è una pena troppo limitante, perché non si riesce a far entrare in questi programmi di recupero e di riabilitazione tantissimi soggetti che hanno una pena residua molto superiore per via del cumulo delle pene. Quindi, quello che ci viene detto è: il cumulo delle pene fa sì che sei anni in effetti sono un limite troppo basso, che circoscrive troppo e, allora, avete proposto di innalzare ad otto anni. Io vi ho seguito nel ragionamento sul cumulo delle pene e ho fatto un emendamento in cui dicevo proprio questo. Va bene alzare a otto anni e, quindi, coloro che devono ancora espiare una pena di otto anni, che è una pena importante, possono accedere a questa misura alternativa, estendendo così la platea dei soggetti, però vi avevo detto: se quella è la motivazione, cioè il cumulo delle pene che poi porta a queste pene residue così alte, presento un emendamento per far sì che allora quegli otto anni devono essere il frutto di un cumulo di pene. Però, lo avete bocciato. Quindi voi prendete in considerazione, in realtà, che quegli otto anni possano essere anche una condanna secca e otto anni sono per reati un po' importanti, a nostro avviso. Quindi questa è un po' la prima criticità.
Andiamo avanti, però, con le ulteriori criticità, perché se dobbiamo affrontare questo problema, che è serio e complesso, secondo me non dobbiamo chiudere gli occhi e accontentarci di dire che è un primo passo, una sorta di sperimentazione sul campo, anche perché io vi dico che tutto quello che noi oggi presentiamo come sperimentazione avrà, però, un impatto sulle persone detenute - sulla vita di queste persone -, ma anche sulle esigenze di sicurezza della collettività ci sarà un impatto. Quindi, continuiamo con le criticità. Sulla platea vi ho detto qual è la nostra preoccupazione: è la preoccupazione di estendere a una platea di soggetti con un vissuto, con un criminale importante.
Andiamo avanti. Perché ho citato prima la normativa vigente? Perché oggi, con questa normativa che introducete, a nostro avviso, comunque c'è un allentamento di alcune garanzie e di una istruttoria molto piena che, invece, l'articolo 94 del testo unico vigente prevede. Vi faccio un solo esempio: non si chiede più con questo provvedimento nuovo, vostro, di allegare la certificazione rilasciata dalla struttura pubblica o privata accreditata, attestante lo stato di tossicodipendenza o alcol-dipendenza, perché questa certificazione viene sostituita da un rinvio - non meglio precisato che fate - a linee guida che ancora non esistono, che dovrebbero essere emanate da una commissione centrale che è ancora tutta da istituire. E, quindi, il tema è questo. Il tema intanto è che questo provvedimento non potrà avere immediata applicazione, perché dipende da troppi elementi che mancano, che devono essere ancora definiti: l'istituzione di questa commissione centrale, la predisposizione di linee guida che ci raccontino chi, come, in cosa consista lo stato di tossicodipendenza o alcol-dipendenza - che, tra l'altro, molti auditi vi hanno detto che, ancora oggi, è molto controverso in giurisprudenza. Sarebbe stato pertanto opportuno agganciare questo stato - come fa l'attuale articolo 94 - ad una certificazione rilasciata dai SerD.
Altra cosa: inserite la richiesta - che, invece, nell'articolo 94 non c'è - della correlazione tra tossicodipendenza o alcol-dipendenza e il reato per cui il soggetto è stato condannato. Questo elemento è stato criticato da tutti gli auditi per vari motivi, sicuramente anche per quello più lineare, che è: ma chi deve certificare e dimostrare? Come si fa questa correlazione? Noi stiamo infatti parlando di soggetti che sono già detenuti, quindi io mi chiedo: ma, se nel processo non è emersa questa circostanza della correlazione tra lo stato di dipendenza e il reato, adesso chi deve accertare questa correlazione? Il magistrato di sorveglianza? È sufficiente la mera indicazione della correlazione allegata, senza nessuna dimostrazione per ritenersi sussistente questo elemento? Oppure è l'ennesima cosa che deve accertare la magistratura di sorveglianza, che ha un carico di lavoro già fin sopra i capelli? Anche questo è molto fumoso. Sicuramente c'è una cosa da dire. Noi abbiamo chiamato in audizione la FeDerSerD - quindi, la federazione che riunisce gli operatori dei SerD, che sono le persone che, forse, il Ministero avrebbe dovuto mettersi al fianco per scrivere questo benedetto provvedimento - e loro una cosa ci hanno detto: non vi venga in testa di chiedere a noi, operatori dei SerD, di certificare o di dire cosa sia la correlazione tra lo stato di dipendenza e il reato, perché non siamo noi che siamo chiamati a farlo, non c'è nulla di sanitario in questo elemento, quindi non saremo noi. E - ripeto - vi chiedo e mi chiedo: chi sarà ad accertare questa correlazione?
Ancora, tutti gli auditi hanno rilevato un'altra criticità, che è quella della revoca automatica del trattamento terapeutico o di riabilitazione per violazione delle prescrizioni. Perché questo? Perché non avete tassativamente indicato di quali prescrizioni si tratti. Tutte le prescrizioni? Anche quelle più lievi? Ma, poi, di quali prescrizioni - ripeto - stiamo parlando? Le ipotesi di ricaduta - vi hanno detto tutti - sono o no violazioni di prescrizioni? Costituiscono o non costituiscono il fallimento del programma? Tutti infatti vi hanno detto che le ipotesi di ricaduta - cosiddette, perché così si chiamano e nemmeno avete usato la terminologia giusta nello scrivere il provvedimento - sono fisiologiche e non patologiche all'interno di un trattamento terapeutico e di recupero, in questo senso.
E ancora: nel caso di revoca colpevole, cioè per violazione di non meglio identificate prescrizioni, si introduce una preclusione assoluta rispetto alla possibilità, nell'ulteriore prosieguo di espiazione della pena, di accedere a qualsivoglia concessione di misura alternativa, tutte le misure alternative possibili, per tutto il resto della pena, quindi del trattamento sanzionatorio. Ora, questa è una norma che - ve l'hanno detto tutti - verrà censurata con certezza dalla Corte costituzionale, perché le preclusioni assolute sono saltate già da una vita e non potete introdurre in questo provvedimento una preclusione assoluta di questo genere.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Ancora, vi avevamo sottoposto un'ulteriore criticità: non è precisato chi debba redigere il programma terapeutico che deve essere allegato alla domanda per la concessione di questa misura alternativa speciale. Dovranno essere i Serd? Chi li dovrà contattare? Il detenuto dal carcere? Comunque graverà sul singolo detenuto? Questa sarà una difficoltà per il detenuto che vuole accedere, perché, probabilmente, se non è già seguito da un SerD, non avrà neanche la possibilità di contattare il personale preposto del SerD e farsi fare questa relazione. Quindi non è neanche corretto lasciarla all'assoluta responsabilità e all'iniziativa del soggetto detenuto.
E ancora, vi avevamo sollevato una preoccupazione e questa forse è la più forte di tutte: quando abbiamo davanti un condannato per uno dei reati di violenza di genere, vogliamo quantomeno scrivere, nero su bianco, già in questo provvedimento, che può accedere esclusivamente a programmi che prevedano la collocazione presso strutture residenziali, cioè che, in qualche modo, siano anche dotate di un minimo di vigilanza, un minimo di sicurezza? E vi avevo anche detto: mettiamo già nero su bianco che una condizione per accedere alla misura sia comunque l'apposizione del braccialetto elettronico? Perché qual è la preoccupazione? La preoccupazione è che un soggetto condannato… e guardate che la correlazione spesso e volentieri c'è tra i reati, per esempio, di maltrattamenti in famiglia, tentato omicidio, anzi tentato femminicidio, e quant'altro, con uno stato di dipendenza da alcol o da sostanze stupefacenti. Vi avevamo chiesto questo e non l'avete neanche preso in considerazione.
Poi c'è una macchia finale. Mi prendo questo minuto finale, vi prego, perché…
PRESIDENTE. Trenta secondi, però.
VALENTINA D'ORSO(M5S). …trenta secondi. La macchia finale è l'articolo 94-: lì, infatti, non c'è neanche un problema di sovraffollamento carcerario a cui dover dare una risposta, perché si introduce una forma di patteggiamento speciale per cui, se io decido, abbraccio la possibilità di accedere a un programma terapeutico e - vi richiamo solamente un reato: omicidio stradale aggravato dall'alterazione per consumo di stupefacenti o alcol, otto anni - patteggio una pena di otto anni per omicidio stradale aggravato, praticamente non vedrò un giorno di carcere. Ma quale tipo di messaggio volete dare? E lo dico alla Lega: come fate ad inasprire l'omicidio stradale aggravato dall'uso di sostanze stupefacenti o alcol e, poi, a ritenere che possa essere ammesso un patteggiamento speciale, che darà al soggetto la possibilità…
PRESIDENTE. Onorevole, concluda.
VALENTINA D'ORSO(M5S). …di essere subito inserito - e chiudo - presso una struttura, senza poi ulteriormente proseguire in un percorso rieducativo da sostenere in un istituto penitenziario? Domanda che vi lascio .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Pulciani. Ne ha facoltà.
PAOLO PULCIANI(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea affronta una delle questioni più complesse del nostro sistema penale: il rapporto che c'è tra la dipendenza patologica da sostanze stupefacenti, l'esecuzione della pena e la sicurezza della collettività.
È un tema sul quale è anche facile dividersi tra posizioni ideologiche contrapposte: da una parte, chi ritiene che il carcere possa essere sempre e comunque l'unica risposta possibile; dall'altra, invece, chi considera la detenzione uno strumento superato, in favore di quello che è previsto dalla Costituzione, come la riabilitazione del detenuto. Credo che entrambe queste impostazioni, però, siano lontane dalla realtà. Il legislatore ha il dovere di misurarsi - come ha fatto in questo caso - con i problemi concreti e di individuare soluzioni che siano insieme rigorose, efficaci e coerenti con i propri principi costituzionali. Questo è lo spirito con cui è stato elaborato il disegno di legge che oggi discutiamo in Aula. È questo lo spirito di questo testo, che non nasce per attenuare la risposta dello Stato nei confronti di chi delinque, ma per renderla, se possibile, anche più efficace.
Per comprendere il significato, occorre partire da un dato che emerge con chiarezza dalla relazione tecnica che è allegata al provvedimento: una quota molto rilevante della popolazione detenuta è costituita da persone affette da tossicodipendenza. Non si tratta di un fenomeno pertanto marginale, ma di una realtà strutturale del sistema penitenziario italiano. Ignorare questa realtà significherebbe rinunciare a comprendere una delle principali cause della recidiva. Ed è proprio la recidiva il punto centrale oggi di questa riflessione e anche, se vogliamo, lo scopo ultimo di questa legge, perché il compito dello Stato non si esaurisce nell'accertamento della responsabilità penale, ma lo Stato deve anche fare in modo che la responsabilità non si traduca, una volta espiata la pena, nella commissione di nuovi reati. La sicurezza dei cittadini non dipende soltanto dal numero delle persone detenute, dipende soprattutto dal numero di persone che, una volta terminata la pena, non tornano a delinquere, e questa è la prospettiva nella quale deve essere letta questa riforma. Essa si colloca nel solco dell'articolo 27 della Costituzione, che ho richiamato, che afferma un principio semplice e profondo: le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Questo principio non rappresenta un limite dell'azione dello Stato. Ne rappresenta, invece, uno dei più alti punti di forza, perché la pena capace di recuperare una persona è anche la pena che meglio tutela la collettività.
L'articolo 1 del provvedimento, che andiamo ad esaminare, introduce nel testo unico in materia di stupefacenti due nuovi istituti: gli articoli 94- e 94-, che rafforzano il sistema di misure alternative per le persone tossicodipendenti o alcoldipendenti. È vero che l'articolo 94 già prevedeva forme alternative di detenzione al carcere, ma a volte erano collegate a una commisurazione della pena residua fin troppo bassa rispetto ai reati per i quali sono stati condannati gli stessi carcerati. È vero che, in alcuni casi, la legge sugli stupefacenti, anche lo spaccio di droga, parte da 8 a 20 anni, salvo che non sia prevista un'ipotesi lieve di cui all'articolo 5. Quindi l'estensione temporale e anche la possibilità di configurarlo in tutti quei reati o cumuli di pena nei quali il reato è collegato funzionalmente all'utilizzo della sostanza, cerca di ampliare questa possibilità, di renderla tra virgolette “appetibile” al carcerato. Se non ha infatti funzionato l'attuale previsione, dobbiamo interrogarci sul perché, perché molto spesso i carcerati non amano fare un percorso riabilitativo e magari a quello stesso percorso preferiscono lo stato di detenzione, proprio per questo si cerca di incidere anche con uno strumento nuovo.
Il nuovo articolo 94- disciplina una particolare forma di detenzione domiciliare terapeutica. È importante chiarire fin da subito che non si tratta di un beneficio automatico: non basta dichiararsi tossicodipendente, né basta presentare una semplice domanda. L'accesso alla misura è subordinato a una rigorosa verifica da parte del tribunale di sorveglianza. La domanda deve essere accompagnata da un programma terapeutico individualizzato, dalla certificazione dello stato di dipendenza e dalla dimostrazione della correlazione tra dipendenza e reato commesso. Sarà il giudice - e qui la risposta anche alle sollecitazioni che sono state mosse negli interventi precedenti - a valutare se quel percorso sia o meno concretamente idoneo al recupero del condannato e alla prevenzione del rischio di nuovi reati. Questo passaggio è fondamentale.
La legge, quindi, non attribuisce un diritto soggettivo alla misura alternativa, ma attribuisce al magistrato un potere-dovere di valutazione rigorosa. È il giudice che decide, è il giudice che prescrive la modalità del programma, è il giudice che controlla il rispetto delle condizioni previste dalla legge. E proprio perché si tratta di una misura fondata sulla responsabilità personale, il testo introduce un articolato sistema di controlli: il responsabile della struttura terapeutica è tenuto a trasmettere relazioni periodiche sull'andamento del programma; il servizio pubblico per le dipendenze e l'ufficio di esecuzione penale esterna svolgono un ruolo essenziale nel monitoraggio del percorso; il tribunale di sorveglianza mantiene costantemente il controllo dell'esecuzione della pena. Se il condannato viola le prescrizioni, si allontana dalla struttura o tiene comportamenti incompatibili con il programma terapeutico, la misura viene revocata. Anche sotto questo profilo, il messaggio è chiaro: la fiducia dello Stato non è incondizionata, è fondata su questo principio di responsabilità, di assunzione di responsabilità. Viene meno, quando quella responsabilità viene tradita.
Accanto a questa innovazione, il nuovo articolo 94- introduce una forma di definizione anticipata del procedimento, modellata sull'istituto del patteggiamento, ma caratterizzato da una diversa finalità. Il fulcro dell'accordo non è la riduzione della pena. Il fulcro - l'abbiamo già detto - è la modalità della sua esecuzione: l'imputato manifesta la volontà di intraprendere un percorso terapeutico, il pubblico ministero esprime il proprio consenso e il giudice verifica tutti i presupposti previsti dalla legge prima di autorizzare tale programma. Si tratta, quindi, di una disciplina innovativa che responsabilizza tutte le parti del processo e valorizza anche il ruolo della magistratura.
Il provvedimento interviene, poi, sull'articolo 656 del codice di procedura penale, coordinando la disciplina dell'ordine di esecuzione con la nuova misura introdotta dal legislatore e rafforzando il ruolo del magistrato di sorveglianza nella tempestiva valutazione delle istanze. Anche questa modifica dimostra che non siamo di fronte a un intervento isolato, ma ad una riforma organica costruita con attenzione e necessari raccordi tra il diritto sostanziale e quello processuale.
Cari colleghi, so bene che su questo provvedimento potrebbero essere formulate diverse obiezioni, molte delle quali le abbiamo già ascoltate dai banchi dell'opposizione. Potrebbe, altresì, essere sostenuto che, in qualche modo, ci sia un indebolimento della risposta penale, ma non è così: la pena resta, la condanna resta e il controllo giudiziario si rafforza. Ciò che cambia è il modo in cui lo Stato sceglie di perseguire il proprio obiettivo fondamentale: impedire che il reato si ripeta. La vera alternativa non è, pertanto, tra carcere e comunità: la vera alternativa è tra una pena che produce recidiva e una pena che può produrre recupero. Ed è proprio con questo criterio che il legislatore ha legiferato.
Una democrazia matura non misura la forza dello Stato soltanto dalla severità delle sanzioni, ma la misura dalla capacità delle Istituzioni di rendere queste sanzioni realmente utili alla sicurezza della collettività. Per questa ragione, ritengo che il disegno di legge rappresenti un punto di equilibrio tra la fermezza e l'umanità, tra la certezza della pena e la funzione rieducativa, tra tutela della società e possibilità di recupero della persona. È una riforma che non chiede indulgenza, ma chiede responsabilità: la responsabilità dello Stato nel costruire strumenti più efficaci, la responsabilità della magistratura nel valutarne, opportunamente, l'applicazione, nonché la responsabilità, in ultimo, del condannato nel dimostrare, con i fatti, di voler cambiare.
Signor Presidente, concludo richiamando, ancora una volta, pertanto, l'articolo 27 della Costituzione. I padri costituenti ci hanno insegnato una concezione della pena che unisce giustizia e civiltà giuridica e questa riforma si muove esattamente in quella direzione. Non sostituisce il rigore con il buonismo; non contrappone la sicurezza e il recupero. Ci ricorda, piuttosto, che la sicurezza più duratura è quella che nasce dalla riduzione della recidiva e dal reinserimento di chi dimostra concretamente di voler rispettare le leggi. È con questo spirito che invito l'Assemblea ad approvare questo provvedimento nella convinzione che esso rappresenti un passo avanti verso una giustizia più efficace, moderna e più fedele ai valori della nostra Costituzione.
Aggiungo che, da ultimo, sovente chi opera nelle aule dei tribunali si trova nella condizione anomala di trovarsi parenti, spesso i genitori di un detenuto, preoccupati dell'imminente scarcerazione del proprio familiare o figlio, quando questo versa in una condizione di tossicodipendenza. A volte, anche la difficoltà di procurarsi sostanze all'interno delle carceri diventa, nel momento in cui si è liberati, nel momento in cui è cessata la pena, facilmente causa di , di decessi per e di tante altre complicanze dovute all'abuso, immediatamente successivo alla liberazione, di sostanze stupefacenti. Verso quelle famiglie, verso quei genitori e verso quelle persone che hanno i propri cari in quello stato di detenzione, questo provvedimento credo possa essere una risposta efficace non solo sotto il profilo dell'esigenza di giustizia, di cui si è parlato, ma anche sotto il profilo della riabilitazione e della solidarietà a queste famiglie
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Michela Di Biase. Ne ha facoltà.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Grazie, Sottosegretaria Siracusano, colleghe e colleghi, oggi discutiamo un provvedimento che per noi ha un valore importante. È un provvedimento che interviene su un tema che reputiamo estremamente delicato: la possibilità di favorire percorsi di detenzione domiciliare per persone detenute tossicodipendenti e alcoldipendenti attraverso programmi terapeutici. È un tema che riguarda, contemporaneamente, la sicurezza, la salute, la funzione rieducativa della pena e la dignità delle persone.
Ora penso che, in quest'Aula - lo abbiamo fatto ogni volta che abbiamo parlato di carcere -, non si possa discutere di questo tema così importante senza dare uno sguardo alla realtà del sistema penitenziario italiano. Rifacendomi ai dati dell'amministrazione penitenziaria riferiti al maggio 2026, nelle carceri italiane oggi sono detenute 64.741 persone; solo il mese prima erano 230 in meno. Questo per dire che leggiamo un aumento costante degli ingressi negli istituti penitenziari. Dunque, possiamo dire che il sovraffollamento carcerario non è più un'emergenza, non va definita come tale: purtroppo ha ormai assunto una dimensione strutturale e cronica che da anni viene denunciata da questi banchi.
Crediamo che su questo ci sia una responsabilità politica importante del Governo Meloni e, in particolare, del Ministro Nordio per la continua introduzione di nuovi reati e l'aumento delle pene che naturalmente hanno comportato e determinato questa situazione. Sottosegretaria, mi faccia citare - non potrei non farlo in questo intervento perché, purtroppo, parliamo troppo poco delle ricadute - la situazione degli istituti penali minorili italiani che, a seguito del decreto Caivano, hanno visto il sovraffollamento, questione che prima riguardava solamente gli istituti per adulti.
All'interno delle carceri italiane manca tutto. Ci sono dati drammatici su questo: mancano educatori, mediatori culturali, assistenti sociali e personale sanitario. L'altro grande tema è quello della salute mentale: in molti istituti l'accesso alle cure è insufficiente e i servizi per la salute mentale risultano del tutto inadeguati.
Per quattro anni, abbiamo provato a portare in quest'Aula dei suggerimenti, un punto di vista diverso e vi abbiamo chiesto con forza di affrontare in modo diverso la questione penitenziaria. Sono stati presentati atti di indirizzo, richieste, interrogazioni, proposte. Sono arrivati gli appelli del Presidente della Repubblica, della magistratura, del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, dell'associazionismo, degli operatori penitenziari e della Polizia penitenziaria. Purtroppo tutti questi appelli sono caduti drammaticamente nel vuoto e sono rimasti senza una risposta.
Oggi - lo dico in apertura del mio intervento -, registriamo positivamente il fatto che il Governo abbia deciso di occuparsi di un tema tanto serio, tanto delicato. Lo fa per la prima volta dall'insediamento di questo Governo. Quindi non possiamo che guardare in modo benevolo a questo vostro cambio di atteggiamento, perché è la prima volta che in quest'Aula parliamo dell'esecuzione della pena. Proprio perché per la prima volta finalmente si affronta questo tema, dal mio, dal nostro punto di vista, appare ancora più evidente quanto purtroppo questo provvedimento sia insufficiente rispetto alla dimensione del problema.
Con questa proposta di legge, prevediamo l'inserimento di 2 articoli, il 94- e il 94-, all'interno del testo unico degli stupefacenti. Il tema delle dipendenze è naturalmente uno dei nodi centrali che riguardano il sistema penitenziario italiano. Oggi tutti sappiamo di non avere una stima puntuale; purtroppo non esistono statistiche sulla percentuale delle persone tossicodipendenti e alcoldipendenti. Però, da alcune stime possiamo dire che circa il 31 per cento delle persone detenute ha questo tipo di dipendenze. I numeri sono abbastanza noiosi, ma ci aiutano a raccontare il problema: sono circa 26.000 persone. Naturalmente, non tutte potranno accedere alle misure previste dal provvedimento. La platea potenziale interessata riguarda circa 14.000 detenuti per il nuovo articolo 94- e circa 8.000 per l'articolo 94-. Ma anche rispetto a questa platea il problema rimane evidente, perché le risorse che sono state stanziate non sono tali da consentire, secondo le stime, l'attivazione necessaria. I numeri che ho detto non potranno essere soddisfatti perché, purtroppo, le risorse stanziate potranno soddisfare le richieste di qualche centinaio di persone. E, dunque, sarà una percentuale marginale quella che potrà beneficiare di questo provvedimento.
Esiste un'altra questione, che abbiamo posto anche nel confronto al Senato su questo provvedimento. Le comunità terapeutiche sono nate per curare. Non sono istituti di pena. Questo provvedimento rischia di attribuire loro funzioni che appartengono al sistema dell'esecuzione penale, chiedendo di svolgere un ruolo per il quale non sono state progettate e che molte di esse, tra l'altro, hanno esplicitato in qualche modo di non voler assumere. La comunità terapeutica è un luogo di cura fondato sulla relazione terapeutica, sull'adesione volontaria a quel percorso da parte della persona tossicodipendente e, soprattutto, sulla costruzione di una volontà personale. Una struttura detentiva, chiaramente, risponde a tutt'altro tipo di logiche, completamente differenti, e confondere e sovrapporre questi due modelli significa indebolirli entrambi. Questa è una nostra osservazione e un nostro timore. Anche il richiamo all'articolo 94 del testo unico sugli stupefacenti appare contraddittorio sotto questo profilo. L'affidamento in prova previsto dall'ordinamento vigente costituisce una misura alternativa alla detenzione; qui invece si costruisce un modello che mantiene la natura detentiva della misura, pur collocandola all'interno di strutture terapeutiche. È una scelta che, dal nostro punto di vista, solleva interrogativi giuridici e organizzativi.
Durante l'esame parlamentare - lei lo sa, perché, tra l'altro, è stata presente durante alcune audizioni e nostre discussioni in Commissione - noi, come Partito Democratico, abbiamo avanzato proposte concrete per migliorare il provvedimento. Abbiamo contestato la scelta di escludere automaticamente i recidivi dall'accesso alla misura. E questo, mi lasci dire, è probabilmente l'aspetto meno convincente dell'intero impianto, perché chi conosce il fenomeno delle dipendenze sa perfettamente che la reiterazione dei reati rappresenta - purtroppo, molto spesso - una conseguenza della stessa condizione della dipendenza. Escludere proprio coloro che hanno reiterato condotte direttamente collegate alla propria tossicodipendenza significa restringere l'ambito di applicazione della misura proprio nei confronti delle persone che, invece, potrebbero trarne il maggior beneficio. Si tratta di una scelta che difficilmente appare coerente con la finalità dichiarata dal provvedimento: favorire il recupero e ridurre la recidiva attraverso percorsi terapeutici. Anche questa proposta è stata respinta - era un nostro emendamento -, senza che si sia potuto entrare realmente nel merito.
Abbiamo evidenziato un ulteriore problema: la concreta attuazione della riforma dipenderà dalla disponibilità di strutture capaci di accogliere le persone destinatarie di questa misura. Ma il testo non affronta adeguatamente, dal nostro punto di vista, il tema delle risorse, non rafforza le reti di comunità, non investe sui servizi per le dipendenze, non incrementa il personale sanitario e socio-educativo, non potenzia gli uffici per l'esecuzione penale esterna, non rafforza la magistratura di sorveglianza che già oggi, lo sappiamo, è gravata da un carico di lavoro abnorme.
Ecco, senza questi investimenti, il rischio è che una parte significativa delle disposizioni rimanga solo sulla carta e questo, francamente, mi pare un rischio su cui il Governo dovrebbe lavorare maggiormente. Io penso che sia esattamente questo il punto politico. Noi non riteniamo che il problema della condizione carceraria per le persone con dipendenza possa essere affrontato attraverso interventi episodici. Serve una strategia complessiva, che investa seriamente nell'esecuzione penale esterna, rafforzando gli uffici e intervenendo sulle condizioni materiali di detenzione, e ancora sostenendo i SerD, i servizi territoriali, le strutture pubbliche dedicate alle dipendenze e il personale educativo, sanitario e sociale. Molti emendamenti che sono stati presentati, pur con impostazioni diverse, da tutte le opposizioni, andavano in questa direzione. Chiedevano di rendere effettivo quel principio costituzionale, che oggi ho sentito più volte ripetere, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione della persona che è stata condannata, perché la sicurezza - è bene dirlo, ma mi fa piacere ricordarlo anche ai colleghi, che certe volte vedo distratti su questo - non si costruisce semplicemente aumentando il numero delle persone detenute. La sicurezza si costruisce abbattendo e riducendo quella che è la recidiva.
Questo provvedimento, dicevo, ha dal nostro punto di vista uno spettro di azione ristretto rispetto a quello che è il problema che vediamo emergere nelle carceri italiane. Anche qui un accenno, brevissimamente, al tema del disagio neuropsichiatrico all'interno delle carceri italiane. Noi ormai davvero viviamo una situazione allarmante, e anche su questo non abbiamo i dati aggregati, perché le ASL spesso non li pubblicano. Anche qui, le associazioni che si occupano di questo tema ci rammentano che naturalmente, non esistendo un dato aggregato, è anche difficile poter poi rendersi conto di qual è la mole e la gravità del problema che abbiamo davanti, ma noi sappiamo, perché su questo degli studi sono stati fatti, che sono moltissime all'interno delle carceri le persone che hanno disagi neuropsichiatrici gravi, per le quali lo stato di salute non è compatibile, invece, con una detenzione all'interno delle carceri, quindi quelle persone non dovrebbero proprio essere all'interno degli istituti penitenziari. E poi sappiamo che, sempre sul tema della salute mentale, c'è un ricorso eccessivo a farmaci e, naturalmente, antidepressivi e sonniferi.
Noi pensiamo che anche su questo tema ci sia la necessità di risorse e investimenti concreti, e purtroppo questo Governo continua a rinviare, pur avendo invece approvato - io lo ricordo sempre - i nostri ordini del giorno che andavano in questa direzione. Noi abbiamo chiesto, per esempio, un'indennità specifica per il personale sanitario che lavora in carcere, la troviamo una norma di buonsenso, risorse per l'ufficio per l'esecuzione penale esterna e investimenti sulla formazione del personale. Le nostre proposte hanno un obiettivo chiaro: rafforzare la risposta sociosanitaria e psicologica negli istituti penitenziari e nelle strutture penitenziarie, dunque nelle REMS, affrontando due tra le emergenze chiave del sistema carcerario e dell'esecuzione penale, che sono la gestione del rischio suicidario e la cura dei disturbi della salute mentale.
Concludo, signora Presidente. Questo provvedimento compie un passo, lo abbiamo già detto, ma è un passo molto limitato. Riconosciamo il tentativo, ma riteniamo che il Parlamento e il Governo abbiano perso un'occasione, un'occasione di approvare una legge più coraggiosa, più coerente e soprattutto più capace di incidere realmente sulla condizione delle carceri italiane. Il sistema penitenziario ha bisogno di risorse, personale, servizi e misure che rendano effettiva la funzione rieducativa della pena.
Noi su questa strada continueremo a presentare proposte e a chiedere che il Parlamento torni a occuparsi delle carceri, non solo quando l'emergenza diventa impossibile da ignorare e non solo quando le carceri vengono abitate da personaggi che alla destra fa comodo tirare in ballo, ma noi pensiamo che questo tema, la discussione sulle carceri italiane, sia una responsabilità che richieda davvero l'impegno di tutte e tutti noi .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Avrei voluto iniziare il mio intervento, riconoscendo come effettivamente, per la prima volta, il Ministro Nordio elabora un testo di legge, un disegno di legge, già approvato dal Senato, che si occupa del tema delle carceri. Ma, proprio pochi minuti fa, poi arriva un'agenzia che dice che sostanzialmente nel Consiglio dei ministri di oggi, alle ore 17,30, tra i temi che verranno affrontati - leggo testualmente - c'è proprio un disegno di legge con le modifiche in materia di imputabilità del minore. Già speravo che quel disegno di legge che era stato incardinato in Commissione giustizia, di fatto a firma del partito che si ritiene di garantismo sulla carta e negli intendimenti, ma non concretamente, cioè Forza Italia… In realtà, già quello mi aveva stupito, cioè il fatto che venisse incardinato in Commissione giustizia. Invece, evidentemente, il Governo cerca di rilanciare e, quindi, porterebbe oggi - così si legge -, in Consiglio dei ministri, un disegno di legge sull'imputabilità del minore. Evidentemente si stabilisce l'abbassamento a 13 anni dell'età imputabile, così come nel disegno di legge di Forza Italia in Commissione giustizia.
Questo è connesso al tema che stiamo affrontando oggi con questa discussione generale, perché di fatto è in continua linea con le politiche repressive di questo Governo. Ormai abbiamo perso davvero il conto del numero di nuovi reati che sono stati introdotti in questa legislatura. Il tema è stato posto anche da alcuni colleghi poco fa rispetto ad un nuovo problema che è insorto in questi ultimi 2 anni, cioè il sovraffollamento anche negli istituti penali minorili. E ancora, ci sono altre iniziative che sono esclusivamente volte non alla prevenzione e non ad affrontare un problema, ma semplicemente a mettere una bandierina, oltretutto completamente errata anche da un punto di vista non solo sociale, ma anche da un punto di vista penale. Su queste, spero che ci sia anche un moto d'orgoglio giuridico da parte anche dell'intera magistratura, opponendosi a un intendimento di questo tipo sull'abbassamento dell'età imputabile.
Ma passiamo più nello specifico a questo provvedimento che, in realtà, come AVS, davvero apprezziamo rispetto agli intendimenti, perché effettivamente la volontà è quella di cercare di alleggerire il nostro sistema carcerario, cioè quella di dare una soluzione a quel circa 25 per cento di detenuti che, invece, sono in una situazione di tossicodipendenza tale per cui il carcere stesso non fa altro che peggiorare questa situazione. Per chi versa in quella condizione certamente non è il carcere la soluzione per poter andare in quell'ottica rieducativa che, invece, è prevista dalla nostra Costituzione. Quindi, da questo punto di vista, apprezziamo la volontà di cercare una soluzione rispetto al tema dei detenuti tossicodipendenti, anche con questi programmi, in modo da prevedere un'alternativa alla detenzione intramuraria.
Da questo punto di vista, però, dobbiamo fare un rilievo rispetto ai fondi. Infatti, era stato posto anche con degli emendamenti dalle opposizioni, non solo qui alla Camera, ma anche al Senato, perché, se abbiamo anche uno strumento che va potenzialmente nella direzione giusta, ma non ci sono poi le sufficienti risorse per mettere tutto a regime, chiaramente il rischio è quello che risulti veramente inefficace. Però, da questo punto di vista, la è giusta, perché il tema del sovraffollamento noi, come opposizione e come AVS, lo poniamo dall'inizio della legislatura. Quante volte abbiamo chiesto anche al Ministro Nordio di poter venire qui in Aula a riferire rispetto al dramma del sovraffollamento e, quindi, a tutti i drammi che ne conseguono, a partire dai suicidi all'interno delle strutture carcerarie? Dall'altro lato, abbiamo invece sentito spesso risposte addirittura inquietanti da parte del Ministro Nordio, quando diceva che tutto sommato il sovraffollamento aiuta a una forma di reciproco controllo tra i detenuti, anche in un'ottica preventiva dei suicidi; e questo veramente è aberrante.
Ad ogni modo, avevamo posto vari temi relativi al sovraffollamento: pensiamo alle misure alternative alla detenzione - questo va bene -, ma anche la liberazione anticipata; insomma, varie proposte. Diciamo che, quindi, la norma è un passo in avanti dal punto di vista meramente normativo. Dal punto di vista pratico, il timore invece è proprio che rimanga carta morta rispetto a quei fondi che sono stati inseriti nell'ultimo articolo di questo disegno di legge. Quindi, se questo servirà davvero ad alleggerire - anche solo parzialmente - il sovraffollamento, certamente avremo reso un buon servizio al Paese. Ecco il motivo per il quale poi, quando arriverà il provvedimento in Aula, non esprimeremo un voto contrario, ma comunque un voto di astensione perché, dal punto di vista normativo, è comunque un passo in avanti. Ci chiediamo però poi se non siano insufficienti queste risorse rispetto alle strutture, rispetto agli operatori. In molte regioni, i per le dipendenze coprono davvero una parte esigua dei posti accreditati; le comunità terapeutiche, le strutture del privato sociale sono già in forte sofferenza oggi; ci sono liste di attesa lunghissime e vi è una cronica carenza di personale qualificato.
Pongo anche un'ulteriore riflessione critica rispetto alle soluzioni adottate nel provvedimento. Le comunità terapeutiche per tossicodipendenti sono realtà che, per loro natura, sono strutturate per la socializzazione. Sono strutture aperte e però, nel momento in cui andiamo ad inserirvi dei detenuti assieme ai quali ci saranno chiaramente anche tutti gli altri, già ospiti di queste strutture, chiaramente il rischio che le due finalità possano andare in conflitto è evidente: non è soltanto quindi sulla carta. Da questo punto di vista, quindi, ribadisco che questo programma terapeutico, basato sulla volontarietà da parte di colui che è tossicodipendente, sembra una soluzione concreta che rappresenta già un primo passo per affrontare il tema, eppure chiaramente lascia aperto non solo il tema della tossicodipendenza, ma anche quello degli psichiatrici all'interno delle strutture detentive, altro tema importante, che, ad oggi, nonostante gli annunci, non è stato affrontato. Però, almeno per una volta, il Governo non arriva con la solita soluzione, rinviando a chissà quale data, del tipo “creiamo nuove strutture carcerarie”, ma cercando finalmente almeno di alleggerire quel sovraffollamento che è il padre o la madre di tutti i problemi all'interno delle strutture carcerarie.
Ciò non toglie e lo ribadisco - e qui concludo Presidente - la nostra preoccupazione rispetto alle ulteriori iniziative del Governo che, purtroppo, se verrà confermato già in questo Consiglio dei ministri di oggi pomeriggio, invece, va in una direzione diametralmente opposta, quella di uno Stato meramente repressivo, mentre l'approccio nei confronti dei minori, anche a fronte di atti gravi, deve essere quello di natura rieducativa, un po' come avevamo cercato di fare - continuo a tornarci - con quella modifica all'articolo 25 del regio decreto legge 1404 del 1934, modificato dalla legge Antibullismo col voto unanime di quest'Aula e anche del Senato, all'inizio di questa legislatura. Quindi, davvero, dal punto di vista normativo un passo in avanti c'è stato e, invece, dal punto di vista delle risorse - veramente scarse - il rischio è che questo provvedimento resti carta morta, grazie.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, presidente della Commissione giustizia, il deputato Ciro Maschio.
CIRO MASCHIO, . Grazie, Presidente. In realtà, in questa fase non vedo motivi particolari per replicare, se non ringraziare, ovviamente, sia gli uffici, sia tutti i colleghi per il lavoro di confronto trasversale che si è fatto su questo provvedimento, dando atto al Governo, alla Sottosegretaria Siracusano e anche al Sottosegretario Mantovano di aver dimostrato una capacità e una volontà di dialogo, di confronto, di condivisione che, su un tema così delicato e sentito, sono sicuramente apprezzabili, quindi è una bella occasione di collaborazione parlamentare con il Governo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo, Sottosegretaria Siracusano. Prego, Sottosegretaria.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Anch'io ci tenevo a rivolgere un ringraziamento sentito al relatore, a tutti i componenti della Commissione, agli uffici, perché effettivamente il lavoro che è stato svolto nel corso dell'esame in Commissione è stato animato da uno spirito assolutamente costruttivo e l'approccio adottato da tutti i commissari è stato assolutamente positivo. D'altronde questo provvedimento nasce dal confronto pluriennale tra tutti gli attori, tra tutti i soggetti quotidianamente impegnati nel contrasto, nella prevenzione, nella cura dei tossicodipendenti, nel contrasto, nella lotta appunto alle tossicodipendenze. Infatti questo testo nasce, appunto, dal confronto con il servizio pubblico, con il privato sociale, con i SerD, con la società scientifica.
Questo provvedimento aggiorna la normativa esistente che ha già dato alcuni segnali positivi. Si registrano elementi positivi rispetto all'articolo 94 del testo unico sugli stupefacenti, con l'istituto dell'affidamento terapeutico, però è chiaro che sono state rilevate anche delle lacune che riteniamo con questi strumenti si possano colmare. Parlo ovviamente della detenzione domiciliare speciale nelle comunità di recupero, del patteggiamento speciale, dell'innalzamento del tetto sanzionatorio a otto anni, dimezzato per i reati di cui all'articolo 4- della legge sull'ordinamento penitenziario, quindi i cosiddetti reati ostativi, ad eccezione però della rapina aggravata e dell'estorsione aggravata, che sono tipicamente reati connessi alla tossicodipendenza.
Un elemento chiave di questo provvedimento è il fatto che la tossicodipendenza debba essere connessa al comportamento criminale, quindi al reato commesso. Diceva l'onorevole D'Orso: come si potrà individuare questo elemento e chi lo farà? È prevista, appunto, l'istituzione di una commissione speciale composta da esperti che individuerà le linee guida per certificare questa correlazione. Inoltre, tra le obiezioni poste, appunto, nel corso di questo dibattito, vi era quella dei posti limitati, delle risorse limitate, ma, come ha ampiamente ribadito il Sottosegretario Mantovano, si tratta di un punto di partenza di un provvedimento che potrà essere esteso. E quindi auspichiamo che, poi, i risultati siano positivi e che questo possa avvenire in futuro.
Sono però convinta che tutti in quest'Aula, nonostante le legittime differenze e le sensibilità diverse, sono certi che il carcere non sia la soluzione per i tossicodipendenti, che la pena in carcere non sia rieducativa per i tossicodipendenti e che lo Stato abbia il dovere, il coraggio di far sì che la tossicodipendenza non rappresenti una condanna definitiva. Quindi oggi penso che possiamo essere tutti orgogliosi, perché ogni tanto qualcuno pensa che in questi palazzi ci occupiamo di cose distanti dalle esigenze reali dei cittadini e, invece, questo provvedimento, come altri, dimostra che possiamo realizzare cose importanti, possiamo risolvere problemi importanti e dare un aiuto concreto a chi soffre davvero.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare il deputato Cangiano. Ne ha facoltà.
GEROLAMO CANGIANO(FDI). Grazie, Presidente. Sono qui oggi per esprimere la mia solidarietà alla cooperativa sociale “Raggio di sole”. Questa cooperativa gestisce un caseificio sociale nel comune di Casapesenna, caseificio sorto su un bene confiscato al clan Zagaria ed inaugurato solo due settimane fa.
Qualcuno ha provato, con un atto intimidatorio, a lanciare un messaggio negativo su un territorio così delicato. All'inaugurazione di qualche settimana fa, erano presenti tantissimi colleghi deputati - il presidente Fico, il Sottosegretario per l'Interno Wanda Ferro - ed era presente il presidente della commissione anticamorra della regione Campania, Santangelo.
A questi vigliacchi diciamo che lo Stato non arretra. E, a nome mio e del gruppo di Fratelli d'Italia, rinnovo la vicinanza alla cooperativa, ai suoi lavoratori, al consorzio Agrorinasce, perché lo Stato non arretra: continuerà ad essere presente ancora con maggiore forza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, signora Presidente. Millesettecento sono gli operatori sanitari palestinesi uccisi a Gaza, dal 2023, dal Governo terrorista israeliano; 95 gli operatori sanitari palestinesi detenuti nelle carceri israeliane in condizioni disumane, sottoposti a violenze e torture indicibili. E detenuti con quale accusa? L'accusa di essere umani, l'accusa di aver salvato delle vite umane dalla violenza sionista, come, per esempio, il dottor Hussam Abu Safiya, un pediatra direttore di un ospedale pediatrico che ha salvato bambini e bambine; o come il dottor Mohammed Obeid, ortopedico che, da oltre 600 giorni, si trova in isolamento senza poter vedere la sua famiglia.
Tutto questo è inaccettabile, è disumano, perché il Governo genocida israeliano deve essere isolato, processato, condannato e sanzionato per i crimini di guerra e contro l'umanità che commette ogni giorno. Per questo chiediamo che ci siano atti concreti dal punto di vista diplomatico, affinché il dottor Hussam Abu Safiya venga liberato, così come tutti gli operatori sanitari palestinesi detenuti in modo illegale e criminale.
Ritornate ad essere umani e basta complicità con il genocidio a Gaza .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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