PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANNARITA PATRIARCA, legge il processo verbale della seduta del 24 luglio 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 93, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 27 luglio 2026, ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VI Commissione (Finanze):
“Conversione in legge del decreto-legge 27 luglio 2026, n. 133, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alla ulteriore crisi dei mercati internazionali e disposizioni in materia di ILVA S.p.A. in amministrazione straordinaria” (3045) - .
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Benzoni n. 3-02821 .
Il Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione.
GIANMARCO MAZZI, . Signor Presidente, onorevoli deputati, il quesito posto dall'onorevole mi consente di affrontare in questa sede un tema di particolare attualità e di grande rilevanza per il sistema turistico nazionale, quale l'impatto delle tensioni geopolitiche internazionali sulle imprese turistiche e sulla mobilità. Il Governo è pienamente consapevole delle tensioni internazionali, dell'aumento dei costi del carburante, dell'incertezza sulla continuità di alcune rotte e del clima di preoccupazione che può accompagnare le decisioni di viaggio. Per questo motivo, il Ministero del Turismo è intervenuto prima di tutto sul piano della comunicazione istituzionale, attraverso la campagna “Viaggia organizzato. Vacanza assicurata”, realizzata in collaborazione con il Dipartimento per l'Informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri. La campagna nasce con l'obiettivo di agevolare e tutelare il viaggiatore nella fase di organizzazione, ponendo l'attenzione sul turismo organizzato, in quanto i e le agenzie di viaggio offrono assistenza e maggiori tutele, contrastando così gli effetti di un allarmismo che rischia di frenare le decisioni dei viaggiatori.
Un ulteriore intervento a sostegno del turismo organizzato riguarda l'approvazione, su nostra proposta, della norma di esenzione delle agenzie di viaggio dall'obbligo della ritenuta d'acconto per i compensi percepiti per la vendita, l'emissione, la prenotazione o l'intermediazione dei documenti di viaggio. La legge di bilancio 2026, infatti, aveva esteso l'obbligo di ritenuta anche alle agenzie di viaggio, in tal modo determinando nuovi problemi di liquidità per un settore già in difficoltà e ulteriormente penalizzato dalle tensioni in Medio Oriente.
Onorevoli colleghi, allo stato attuale è necessario intervenire con un'azione condivisa e coordinata, che coinvolga tutte le istituzioni, a partire da quelle europee. Il Ministero del Turismo lo sa bene e, proprio in ambito europeo, partecipa attivamente ai lavori del di coordinamento per la gestione delle crisi nel settore turistico. È un tavolo fortemente voluto dall'Italia, che si è fatta promotrice del dialogo tra la Commissione e gli Stati membri per affrontare le crisi che hanno colpito, e che potrebbero ancora colpire, l'intero ecosistema turismo.
Ma non ci fermiamo qui, perché anche a casa nostra manteniamo un confronto costante con gli operatori della filiera, con le associazioni di categoria e con gli altri Ministeri competenti, per seguire l'evoluzione delle prenotazioni, delle cancellazioni e della domanda turistica e di prevedere tempestivamente eventuali situazioni di criticità.
Ancora, non possiamo limitarci a monitorare gli effetti della crisi sul comparto, dovendo invece puntare su strumenti strutturali a sostegno delle imprese turistiche, che consentano a queste di programmare e investire. In questa direzione si inserisce l'avvio operativo del Fondo GreenTour, con una dotazione di 109 milioni di euro, destinato a sostenere la transizione ecologica, l'efficienza energetica e la riduzione dei consumi.
Accanto a questo, abbiamo introdotto i contratti di filiera turistica, con uno stanziamento iniziale di 150 milioni di euro per il triennio 2026-2028, con l'obiettivo di rendere strutturale il rifinanziamento della misura. Vogliamo così dare un segnale chiaro al mercato: chi investe nel turismo italiano deve poter contare su strumenti certi e su una prospettiva pluriennale.
Lo scenario attuale è quello di un settore che continua a dimostrare una straordinaria capacità di resilienza. Del resto, i dati lo confermano. Partendo dai flussi turistici degli italiani verso l'estero, nel mese di marzo sono state registrate oltre 20 milioni di presenze, con una crescita del 3 per cento rispetto allo stesso mese del 2025. Per quanto concerne i flussi in entrata, invece, solo nel mese di aprile abbiamo rilevato 13 milioni di arrivi, pari al più 21 per cento sul 2025, e 36 milioni di presenze, pari al più 22 per cento sul 2025: una crescita nettamente superiore a quella della Spagna e in decisa controtendenza rispetto alle flessioni di Germania e Grecia. Per non parlare di maggio 2026, un mese da record per l'Italia, con arrivi e presenze aumentati, rispettivamente, del 13 per cento e del 19 per cento rispetto allo stesso mese del 2025.
Nello stesso periodo, da un'indagine sul comparto delle agenzie di viaggio, è emersa una maggiore propensione dei viaggiatori verso destinazioni considerate più sicure e facilmente accessibili. Il Paese registra un tasso di occupazione OTA, ovvero quell'indicatore importantissimo che ci dice la percentuale di strutture e posti letto di una zona che risultano occupati o venduti sui più grandi portali di viaggio - che sono Booking o Expedia, cioè questo tipo di portali - rispetto al totale disponibile, del 51,2 per cento, superiore a quello della Spagna, che è dietro di dieci punti - 42,8 per cento - e alla Francia che addirittura è indietro di 20 punti e l'Italia si conferma la meta più attrattiva d'Europa per le vacanze estive, indicata dal 54 per cento dei viaggiatori europei.
Ancora, per luglio e agosto 2026, le previsioni dell'Istituto nazionale ricerche turistiche - ISNART - stimano 172 milioni di presenze turistiche complessive, con una crescita media di quasi il 5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025 e con due agenzie di viaggio su tre che, secondo quanto comunicato dall'Osservatorio dell'Associazione italiana distribuzione turistica - Aidit - Federturismo Confindustria di luglio 2026, vedono le vendite stabili o in crescita.
Concludendo, onorevoli, questi numeri ci consegnano una certezza: il turismo italiano non si arrende di fronte a nessuna crisi. Ci chiede, però, di essere tutelato e messo nelle condizioni di continuare a crescere, innovare e guardare al futuro con fiducia, anche nei momenti più difficili.
PRESIDENTE. Il deputato Benzoni ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Mi devo ritenere soddisfatto anche per una questione di metodo. Era da molto che non si decideva di rispondere a delle interrogazioni sul tema del turismo, quindi la ringrazio per essere qui e per avere scelto anche un confronto su un tema molto importante. Molto bene la campagna che avete avviato di promozione dei perché è una campagna che effettivamente sta funzionando e va nella direzione di promuovere quel turismo organizzato che evidentemente è in forte crisi.
Io mi permetto tre considerazioni. Quello che sta accadendo, che non dipende da lei, non solo perché è da pochi mesi al comando del Ministero ma perché dipende da questioni internazionali, sta modificando completamente il modo di fare turismo e di vivere il turismo. Il primo punto è dovuto alla sempre maggiore vicinanza tra il momento della prenotazione e il momento dell'arrivo, le famose prenotazioni che diventano, però, sempre di più - diciamo così - la maggioranza di quelle che abbiamo, la richiesta totale di flessibilità, quindi possibilità di cancellazioni e un aumento anche delle cancellazioni all'ultimo minuto proprio dovute alle considerazioni internazionali. Il maggior ricorso all'assicurazione di viaggio in questi evidentemente può aiutare rispetto al viaggio , al viaggio autorganizzato, e la scelta delle destinazioni proprio in base a quello che accade settimana per settimana in giro per il mondo. Di fronte a questo, la sfida ovviamente spetta ai , ma anche al Ministero nell'accompagnamento di tutto ciò.
Il secondo tema però, che è quello principale, è: possiamo essere pronti quanto vogliamo, ma il tema dei costi è un tema molto importante. Appunto, lei ha citato molte statistiche, ma le tre voci di costo che stanno aumentando di più in Italia dal punto di vista del trasporto - e su questo c'è un grosso problema: il lo sappiamo, non dipende da noi, ha subito un rincaro e, di conseguenza, i voli aerei, ma anche il trasporto ferroviario, stanno subendo degli incrementi molto, molto elevati, che superano il 5 per cento rispetto all'anno scorso - sono il tema energetico, che è un costo sempre più attuale che riguarda tutto il viaggio, nonché il tema della ristorazione e degli alloggi, che sono anch'essi in forte crescita. Il problema vero per i è che, anche di fronte ad arrivi costanti o in parziale crescita, aumentano i fatturati ma non aumentano i ricavi, perché il tema vero è che i si stanno facendo carico, anche parzialmente, di quelle che sono le maggiorazioni di costo per riuscire a vendere e a continuare a promuovere l'Italia. Quindi, un sostegno ai credo che sia fondamentale.
C'è poi il tema, appunto, dei costi, che sono sempre più rilevanti rispetto ai . Quando si sceglie un viaggio, la parte di spostamenti interni diventa sempre più rilevante. Io immagino chi la settimana scorsa avesse voluto prenotare un viaggio in giro per l'Europa, questa settimana avrebbe avuto qualche difficoltà. L'abbiamo avuta noi ad arrivare a Roma oggi, perché non ci sono treni che ci impiegano meno di otto ore dal Nord Italia; ieri erano esauriti e, almeno stamattina, non c'erano più aerei da Milano che arrivassero a Roma. Credo che questo sia un tema di svantaggio nei confronti del turismo rispetto ad altre mete dove, sia per costo che per disponibilità, questo c'era.
Il terzo è il tema tutto interno, nel senso che gli italiani sempre più scelgono - ed è una bellezza anche per l'arricchimento del patrimonio nazionale - di fare le vacanze in giro per il mondo. Aumentano gli italiani che decidono di viaggiare e di visitare altri Paesi, ma sta calando la possibilità degli italiani di fare le vacanze all'interno del nostro Paese. Sono sempre di più le famiglie che hanno difficoltà, soprattutto quelle monoreddito con bambini, nell'effettuare vacanze in Italia e su questo bisogna fare un ragionamento. Penso che il Ministero possa farlo per aiutare le famiglie a poter fare le vacanze in Italia. Da questo punto di vista, il tema dei rincari dei trasporti credo che abbia un'incidenza molto, molto elevata e quindi l'interlocuzione col suo collega al Ministero dei trasporti è fondamentale per andare in questa direzione. Grazie ancora per la risposta.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per la Salute, Marcello Gemmato, ha facoltà di rispondere all'interrogazione La Salandra n. 3-02798 .
MARCELLO GEMMATO,. Grazie, Presidente. Con riferimento ai fatti e ai relativi quesiti posti dall'onorevole La Salandra, rappresento che il Ministero ha richiesto ogni utile elemento alla regione Puglia. Attualmente non è ancora giunta una risposta, ma sarà cura del Ministero fornirla al parlamentare non appena possibile.
Ciò premesso, per quanto riguarda gli aspetti di esclusiva competenza del Ministero della Salute, riferisco che, nell'ambito del monitoraggio LEA è previsto un indicatore dedicato all'emergenza sanitaria territoriale, denominato “Intervallo di allarme dei mezzi di soccorso”, che misura il tempo di arrivo dei mezzi di soccorso del servizio 118 dalla chiamata telefonica per interventi classificati in codice rosso. L'ultimo monitoraggio disponibile è riferito all'anno 2024 e per la regione Puglia l'indicatore risultava di 18 minuti, in miglioramento rispetto al 2023, anno in cui il medesimo indicatore si attestava intorno ai 19 minuti. La soglia di sufficienza per tale indicatore è inferiore a 21 minuti, mentre quella ottimale risulta inferiore a 18 minuti.
Con riferimento alla richiesta di adottare misure urgenti per rafforzare il sistema dell'emergenza-urgenza, evidenzio che questo Governo ha posto in essere numerosi interventi, sia per fronteggiare la carenza del personale sia per valorizzarlo sotto il profilo economico, destinando ingenti risorse al rinnovo dei contratti collettivi e all'incremento delle indennità di specificità del personale medico, veterinario, infermieristico e della dirigenza sanitaria non medica. Sono stati, inoltre, introdotti benefici fiscali e misure volte a valorizzare il personale operante nei servizi di pronto soccorso - nell'emergenza-urgenza - per il quale la legge di bilancio per il 2026 ha previsto - articolo 1, comma 366 - in via sperimentale una maggiore flessibilità nell'utilizzo dei fondi destinati alla retribuzione delle condizioni di lavoro e della premialità.
Particolare rilievo assumono, inoltre, le disposizioni poste in essere da questo Governo in materia di reclutamento. L'articolo 1, comma 362, della legge di bilancio per il 2026, autorizza, infatti, assunzioni straordinarie a tempo indeterminato da parte degli enti del Servizio sanitario regionale, in deroga ai vigenti vincoli di spesa, entro il limite previsto di 450 milioni di euro annui a decorrere dal medesimo anno. Sempre in materia di assunzioni, l'articolo 1, comma 365, proroga al 31 dicembre 2026 il termine per le procedure di stabilizzazione del personale sanitario, socio-sanitario, amministrativo, tecnico e professionale degli enti e delle aziende del Servizio sanitario nazionale, nel rispetto dei limiti di spesa previsti per il personale del Servizio sanitario regionale e in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni di personale. Gli enti e le aziende del Servizio sanitario nazionale possono, altresì, avviare procedure selettive per il reclutamento del personale da destinare alle funzioni re-internalizzate. A tali interventi si aggiungono ulteriori misure straordinarie introdotte da questo Governo con il decreto-legge n. 200 del 2025, prorogate anche per il 2026, finalizzate a garantire i livelli essenziali di assistenza in presenza di persistenti carenze di organico.
Tra queste rientrano la semplificazione dei requisiti di accesso ai concorsi per la dirigenza medica nei reparti di emergenza-urgenza, la possibilità di trasformare il rapporto di lavoro del personale prossimo al pensionamento, la proroga della disposizione che prevede per gli operatori di professioni sanitarie appartenenti al comparto sanità la non applicazione, al di fuori dell'orario di servizio, delle incompatibilità con ogni altro rapporto di lavoro dipendente pubblico o privato, il ricorso a medici specializzandi tramite incarichi temporanei e il conferimento, con procedure semplificate, di incarichi a tempo determinato al personale sanitario e socio-sanitario.
In tale quadro si inseriscono, infine, anche le disposizioni introdotte dall'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2026, che hanno ulteriormente rafforzato gli strumenti di riserva dei posti e di stabilizzazione del personale già impiegato presso gli enti del Servizio sanitario nazionale.
PRESIDENTE. Il deputato La Salandra ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). Grazie, signor Presidente, e grazie, onorevole Sottosegretario Gemmato. Grazie, sostanzialmente, per quello che lei fa al Ministero. Grazie al Ministero per l'impegno che profonde sistematicamente per la regione Puglia.
Nelle dinamiche dell'essere o non essere soddisfatto credo che, in realtà, in questa occasione, il mio concetto di soddisfazione sia assolutamente relativo. Infatti, mi sento profondamente soddisfatto della disamina tecnica che riguarda quanto di competenza del Ministero; vorrei essere soddisfatto anche nella misura in cui la regione Puglia mi mettesse nelle condizioni di poter rispondere a un quesito che origina rispetto a un fatto anche abbastanza risalente.
Non avrei voluto essere soddisfatto, perché purtroppo stiamo parlando di un evento assolutamente infausto: stiamo parlando di una persona che ha perso la vita, e stiamo parlando di una persona che ha perso la vita in ragione di una serie di negligenze che si sono cristallizzate nel sistema della regione Puglia. Perché poi, quando parliamo di sanità, dobbiamo anche essere un po' onesti intellettualmente: per quanto grande possa essere l'impegno del suo Ministero, poi le regioni dovrebbero rispondere delle loro responsabilità, perché la politica è fatta di responsabilità.
Sottosegretario, lei sa benissimo che stiamo parlando di un Governo che è arrivato a stanziare per il sistema sanitario nazionale oltre 143 miliardi di euro; e stiamo parlando di previsioni che lo porteranno a 144 miliardi di euro. La regione Puglia ha beneficiato, credo soltanto nell'esercizio corrente, di quasi 9 miliardi di euro. E credo sia proprio delle scorse settimane un ulteriore impegno per quanto riguarda l'edilizia sanitaria di ulteriori 620 milioni di euro.
Però, la regione Puglia continua a pagare un debito rispetto alla gestione della sanità, se andiamo a guardare le perdite strutturali delle ASL, che la porta a un buco di oltre 130 milioni di euro; se poi andiamo a guardare i costi delle RSA, delle liste d'attesa e di questo mostro giuridico che è Sanitaservice, parliamo di ulteriori 50 milioni.
Sottosegretario, lei si ricorderà che sul sistema sanitario della regione Puglia sono intervenuto anche in altre occasioni. Non so se ricorda quando la regione Puglia parlò di un attacco ai servizi informatici, e poi si rivelò che i sistemi informatici erano semplicemente vecchi; oppure si ricorderà quando i medici del Policlinico di Foggia furono aggrediti e, il giorno dopo, la regione Puglia è intervenuta nell'individuare delle misure di sicurezza.
Ecco, Sottosegretario: sì, io sono soddisfatto della sua risposta, ma non posso in alcun modo essere soddisfatto di quello che è il sistema sanitario della regione Puglia. Perché resto convinto che i pugliesi meritino di più, meritino di meglio e, soprattutto, meritino un'attenzione maggiore rispetto alle esigenze dei pugliesi e anche rispetto alla qualità altissima che è rappresentata dai professionisti della sanità, che probabilmente meriterebbero una maggiore attenzione dalle strutture regionali che governano fisicamente la sanità pugliese .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 13. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 95, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Comba. Ne ha facoltà.
FABRIZIO COMBA(FDI). Grazie, signor Presidente. Chiedo la parola per sollecitare un'informativa urgente del Governo, nello specifico da parte del Ministro dell'Interno, in merito ai gravissimi e brutali atti di violenza eversiva registrati nelle ultime ore nei cantieri della Torino-Lione in Val di Susa.
In qualità di parlamentare piemontese, nonché di segretario del mio partito nella mia regione, avverto il dovere istituzionale e morale di portare in quest'Aula la voce di un territorio ferito che non intende piegarsi al ricatto della violenza bruta! Che non intende piegarsi al ricatto della violenza bruta di questi incivili delinquenti!
Quanto è accaduto tra sabato 25 e domenica 26 luglio non ha nulla a che vedere con il legittimo dissenso: si è trattato di una vera e propria azione di terrorismo premeditato ! Guai a chi osi sfiorare una donna e un uomo in divisa! Guai! Sfruttando come scudo il Festival dell'Alta velocità, anzi, dell'Alta felicità, come la chiamano taluni a Venaus, diverse centinaia di militanti dell'ala più oltranzista e antagonista del movimento No-TAV, spalleggiati da frange violente di black bloc arrivate dall'estero, hanno aggredito con violenza cieca ogni presidio di legalità presente in zona. Armati di maschere antigas, cesoie e scudi, i criminali - perché di criminali trattasi - hanno preso d'assalto i cantieri di Chiomonte e di San Didero utilizzando tecniche militari, lanciando pietre, bombe carta, razzi e bottiglie direttamente contro le Forze dell'ordine: volevano forse uccidere?
Il bilancio è intollerabile per uno Stato democratico. Si contano oltre 120 feriti tra il personale in divisa, suddivisi tra 58 poliziotti, 48 carabinieri e 20 militari della Guardia di finanza. A loro va la nostra totale e incondizionata solidarietà .
I delinquenti - perché di delinquenti trattasi - sono riusciti a penetrare all'interno del cantiere di Chiomonte appiccando il fuoco a quattro mezzi delle Forze dell'ordine e distruggendo persino le centraline di monitoraggio dell'ARPA. I danni stimati sono ingenti.
Presidente, non possiamo più tollerare che un'opera strategica internazionale venga tenuta in ostaggio da professionisti del caos, del disordine e della violenza, ai quali dovrebbero essere applicati altri criteri: i criteri della detenzione, perché si tratta di delinquenti e di persone che hanno cercato anche di uccidere. Per queste ragioni chiediamo che il Governo venga con urgenza in Aula a riferire sulle dinamiche di questo assalto eversivo e sulle misure di sicurezza immediate atte a blindare, in futuro, i cantieri della TAV di Susa; sulle iniziative di cooperazione internazionale volte a fermare il flusso di ecoterroristi stranieri che vengono in Italia a farne di ogni! Chiediamo la massima severità anche in questo caso, che non ci siano geometrie variabili. E guai a chi si permette di toccare una donna e un uomo in divisa, sia ben chiaro. Lo ripeto: sia ben chiaro !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sullo stesso argomento, sull'ordine dei lavori, la deputata Chiara Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Presidente, vogliamo anche noi che Piantedosi ci venga a spiegare come è potuto accadere quello scempio che abbiamo visto sabato in Val di Susa, perché chi tira pietre e bombe carta contro le Forze dell'ordine è un delinquente, punto. Ma non basta, Presidente. Noi vogliamo di più. Noi vogliamo anche che venga il Ministro Salvini, perché in Val di Susa non c'è solo un problema di ordine pubblico, c'è un altro problema: un cantiere che sta devastando la valle da anni ed è fermo .
Allora Salvini, Presidente, ci deve venire a spiegare: con quali soldi va avanti quest'opera, visto che continuano a lievitare? Con quale tunnel, visto che - noi l'abbiamo visto, ci siamo stati - sul versante italiano sono zero i chilometri e i metri che sono stati scavati ? E con quale coraggio - con quale coraggio! - si ostina a portare avanti un progetto morto, mentre i pendolari di tutta Italia si fanno il segno della croce quando salgono su un treno perché non sanno se arrivano alla meta ?
Allora la verità è che Salvini ha una passione viscerale per le opere bocciate dall'analisi costi-benefici, che ingoiano miliardi, che restano immobili per anni. Vogliamo pensarne un'altra? Il ponte sullo Stretto. E allora noi non ci nascondiamo, Presidente: eravamo, siamo e saremo contrari alla Torino-Lione. Io lo ero da attivista, andavo con la bandiera ai cortei; lo ero da sindaca quando, come gesto, abbiamo ritirato la città di Torino dall'Osservatorio; e lo sono oggi, perché vedete, noi non cambiamo le nostre idee per convenienza. Io non le ho cambiate quando, da sindaca, ho sgomberato un covo di anarchici che fabbricavano bombe, che sono legati , lo sottolineo, a quelli che erano in Valle sabato. No, non le cambio e non le cambio oggi perché ci sono dei violenti che delinquono: si chiama coerenza.
E allora, Presidente, ci sono 120 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri che sono finiti in ospedale. Lo Stato deve essere loro vicino, chiaro, e deve avere tolleranza zero verso chi ha aggredito, punto. E in un Paese normale la questione finirebbe qui, cioè con i delinquenti in tribunale e un Paese che discute di un'opera che continua ad andare avanti contro ogni raziocinio, perché, vede, da 72 ore, invece, stiamo assistendo a una strumentalizzazione folle.
E allora la domanda che ci dobbiamo porre è: ma chi è che ci guadagna? Ci guadagnano i violenti, perché hanno visibilità anche grazie alle passerelle della Presidente del Consiglio, e ci guadagnano i Sì-TAV. I Sì-TAV ci guadagnano, sapete perché? Perché anziché parlare dei 15 miliardi, di questi conti che continuano a lievitare del 126 per cento, dice la Corte dei conti europea… non parliamo di questo, parliamo degli scontri; non parliamo del fatto che non è stato scavato un metro di tunnel, no. Parliamo dei violenti. E poi ci guadagnate voi, ci guadagna questa destra. Guardate, io vi immagino con il ghigno quando vedete le immagini di quelle orrende e deplorevoli violenze, perché ogni telecamera puntata su un'auto che viene infiammata perché un delinquente ci ha buttato qualcosa sopra è una telecamera che è distratta da che cosa? Dai vostri fallimenti sulla sicurezza , e voi ne siete felici.
I violenti forniscono l'ossigeno della vostra propaganda. Loro, che sono professionisti del caos e arrivano da mezza Europa, creano il disordine e voi lo cavalcate per inventare nuovi reati. Loro tirano le bombe carta e voi costruite comunicati stampa e passerelle per nascondere i vostri fallimenti, e la visita di Giorgia Meloni ne è la prova.
Presidente Meloni, io sono d'accordo con lei quando dice: 120 agenti feriti uno Stato normale non li tollera. Ma dopo quattro anni di Governo lo ha capito che non è lì per commentare, ma è lì per agire e prevenire ? Perché io non dimentico. In fretta e furia, dopo Torino, avete raccontato il decreto Sicurezza e il fermo preventivo come la soluzione di tutti i problemi. Lo abbiamo visto. Sabato c'è stato l'assalto più grande: il maggior numero di incappucciati è entrato nel cantiere lì da sempre.
È questo il risultato del vostro fantastico fermo preventivo? Veniteci a spiegare perché con l', i droni, i cinque decreti Sicurezza e i 1.800 identificati non è successo nulla. Altro che video-passerella, dovreste chiedere scusa per la vostra inadeguatezza .
Chiudo, Presidente, le nostre idee non le cambiamo, non le cambiamo per convenienza, non le cambiamo per intimidazione e non per la vostra becera propaganda. Noi l'abbiamo sempre condannata la violenza e lo faremo sempre, ma non accettiamo lezioni morali da chi, invece, quella violenza se la tiene stretta come un alibi perché, Presidente Meloni, il suo video di ieri non ferma una sola pietra, non ripara un cantiere…
CHIARA APPENDINO(M5S). …non protegge un solo agente, è solo propaganda per nascondere i fallimenti. Ma dai vostri tradimenti, Presidente Meloni, con un video non si scappa, nemmeno se hai un elicottero che ti porta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Anche il gruppo del Partito Democratico si associa alla richiesta di un'informativa urgente al Ministro dell'Interno, e vorrei in premessa - e non vuole essere una frase di rito - ribadire quello che ha detto la nostra segretaria non più tardi di ieri: abbiamo visto delle violenze inaccettabili, gravi, che non si giustificano mai . Noi condanniamo sempre la violenza. Lo abbiamo fatto quando questi attacchi ai cantieri venivano realizzati in presenza di Governi in cui noi eravamo protagonisti, lo abbiamo fatto e continueremo a farlo senza tentennamenti e ovviamente, come nelle ore successive agli avvenimenti ha fatto il nostro responsabile nazionale della sicurezza, Matteo Mauri, esprimiamo piena solidarietà alle Forze dell'ordine aggredite in Val di Susa .
Allo stesso modo, però, vorrei dirlo con grande chiarezza: non accettiamo i tentativi di strumentalizzazione per provare a buttare questi fatti addosso alle opposizioni inventando connivenze che non esistono. E lo dico con forza: la storia, a cui ogni tanto bisogna guardare, ci ricorda che per fermare le derive violente che periodicamente si affacciano sulla scena pubblica occorre l'unità delle forze politiche democratiche e delle istituzioni, e non invece il tentativo di sfruttare a meri fini propagandistici proprio questi fatti e questi avvenimenti.
Lo dico con estrema nettezza: quello che è successo, questi fatti violenti non hanno nulla a che vedere con la storia e la cultura politica della sinistra italiana, nonostante si cerchi continuamente di provare a ricercare, per poche pagine sui giornali, questi collegamenti. E anche la storia ci ricorda, o ci dovrebbe ricordare, che si commette un errore esiziale se si confondono i manifestanti non violenti - che sono la stragrande maggioranza in queste occasioni, come è non violenta la stragrande maggioranza di chi non approva quest'opera, cioè il cosiddetto popolo no-TAV - e frange violente, che sono e rimangono una ristretta minoranza.
Chiediamo che venga il Ministro Piantedosi anche perché io credo che occorra fare un bilancio di questo di decreti Sicurezza che stanno avendo questo risultato - non paradossale, perché noi lo abbiamo denunciato in quest'Aula -, ossia di mandare a processo manifestanti non violenti e non stanno bloccando i violenti . Questo dovete spiegarcelo, credo che questa sia una questione che vada affrontata in quest'Aula per bloccare i violenti, per evitare il ripetersi di quelle immagini, per evitare le aggressioni alle Forze dell'ordine.
E poi, lo dico con grande rispetto, credo che non sia eccessivo domandarsi dov'era e dov'è l' italiana quando entrano in Italia decine e decine di antagonisti violenti, i cosiddetti . Insomma, ci sono, credo, tutte le condizioni per affrontare un'informativa e un dibattito serio perché, lo ripeto, noi riteniamo quelle violenze inaccettabili e gravi e dobbiamo, insieme, le forze politiche democratiche e questo Parlamento, fare in modo che attorno a quelle violenze non ci possano essere né giustificazioni, ma neanche strumentalizzazioni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Elena Maccanti. Ne ha facoltà.
ELENA MACCANTI(LEGA). Grazie, Presidente. Anche il gruppo della Lega si unisce alla richiesta di informativa al Governo, al Ministro Piantedosi e al Ministro Salvini, sui gravissimi fatti che sono avvenuti in Val di Susa, sabato 25 luglio. Prima di entrare nel merito, Presidente, intendo rinnovare, a nome della Lega, la solidarietà, la vicinanza e il rispetto alle nostre Forze dell'ordine che da anni sono a presidio di quel territorio ed è da anni che prendono pietrate per difendere un'infrastruttura strategica . Alle Forze dell'ordine noi siamo vicini sempre, Presidente, anche di fronte a tentativi biechi e pericolosi di strumentalizzazioni e di delegittimazioni. Poi, Presidente, voglio esprimere una grande vicinanza alla popolazione della Val di Susa, a cittadini residenti, imprenditori, operatori economici, amministratori locali che non si riconoscono in quanto è avvenuto questo fine settimana in Valle. Perché una cosa deve essere chiara: quello che è accaduto in Valle questo fine settimana non rappresenta la Valle di Susa che, anzi, vede in quest'opera, davvero, un'occasione di sviluppo. Infine, la nostra vicinanza ai lavoratori di TELT, che da anni lavorano in condizioni davvero difficili, sotto minacce e intimidazioni. L'opera, credeteci, andrà avanti anche per loro.
Adesso qualche dato, Presidente, perché sabato 25 luglio abbiamo registrato 124 poliziotti feriti, quattro mezzi delle Forze dell'ordine incendiati, la chiusura di tutta la Valle con l'autostrada e anche la ferrovia bloccate, danni all'opera per oltre un milione di euro, che come sempre pagherà la collettività. Allora, da questi numeri, vediamo come non si possa trattare di una manifestazione di dissenso, ma di veri e propri atti criminali che non esitiamo a definire terroristici e, dietro ai quali, vediamo anche una regia eversiva.
Una regia eversiva, Presidente, che vede la sua base locale nel centro sociale Askatasuna, per troppo tempo protetto da un clima di benevola tolleranza anche da parte del centrosinistra e l'affidamento di un immobile, da parte del comune di Torino, ad Askatasuna ne è stato un drammatico esempio; fortunatamente quell'immobile, nel dicembre scorso, è stato sgomberato dopo 25 anni dalla Polizia e da questo Governo .
Dicevamo, una matrice eversiva e, allora, la risposta deve essere ferma, lo dico a tutti, e la condanna deve essere unanime, senza se e senza ma, anche se, purtroppo, questa condanna unanime, invece, tarda ad arrivare. Se è vero, come è vero, che ieri, in consiglio comunale a Torino, il Partito Democratico ha rifiutato di votare un ordine del giorno di condanna di questi episodi. Una vergogna, un episodio decisamente vergognoso.
Tuttavia, noi andiamo avanti su questa opera, Presidente. Andiamo avanti con grande determinazione e, proprio in queste ore, inizieremo a esaminare il decreto Infrastrutture che stanzia oltre 50 milioni di euro per 11 comuni della Val di Susa interessati da quest'opera. Così come andremo avanti sulla tutela rafforzata per le nostre Forze dell'ordine introducendo il reato di terrorismo di piazza, da troppo tempo, richiesto dalle nostre Forze dell'ordine.
Andremo avanti anche su una proposta di buonsenso della Lega, ossia quella che gli organizzatori delle manifestazioni versino una cauzione perché chi spacca, in questo Paese, deve pagare.
Allora - concludo, Presidente - sempre “sì” alle manifestazioni e, ovviamente, alle manifestazioni anche di dissenso, ma assolutamente “no” a chi devasta, a chi attenta alle nostre strutture e alle nostre infrastrutture strategiche, a chi mette in pericolo la vita degli appartenenti alle nostre Forze di Polizia e anche a chi devasta sempre a spese della collettività. Basta davvero !
PRESIDENTE. Informo che nella giornata odierna ci sono due tecnici che monitorano il buon funzionamento dei nostri microfoni e la buona qualità anche dell'acustica.
Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori e sempre sullo stesso argomento, il deputato Ziello. Ne ha facoltà.
EDOARDO ZIELLO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Noi di Futuro Nazionale ci uniamo alla richiesta di informativa al Ministro Piantedosi, perché pensiamo che quanto è accaduto in Val di Susa e nei soliti cantieri funzionali alla realizzazione di un'opera infrastrutturale strategica sia l'ennesimo schiaffo allo Stato di diritto e allo Stato democratico, con la solita messa in scena: da un lato, la sinistra che attacca le Forze dell'ordine e, dall'altro lato, il centrodestra che prende ovviamente le parti delle Forze dell'ordine, però, di fatto, si dimentica, purtroppo, che governa questo Paese e gli scontri che si registrano costantemente in quell'area non sono certamente, purtroppo, una novità.
Quindi, a quasi quattro anni di mandato di questo Governo il problema permane, anche se ci dovessero essere delle proposte fantasmagoriche come, per esempio, l'introduzione di norme volte a far pagare una cauzione agli organizzatori. Io lo dico a chi propone questa norma: ma chi volete prendere in giro? Ma, secondo voi, un no-TAV va a pagare una cauzione? Secondo voi un no-TAV chiede l'autorizzazione alla questura per devastare un cantiere? Ma in che mondo vivete? Ma perché dovete prendere in giro le persone anche di fronte a una devastazione terroristica come quella? Sulla sicurezza, signor Presidente, bisogna essere molto seri e non dobbiamo vivere di slogan.
Lì la situazione è molto semplice: di fronte alle presenze inquietanti di questi terroristi - perché non si possono definire in alcun modo - c'è bisogno dell'impiego delle Forze armate (, reggimenti di paracadutisti che vanno lì e ripuliscono l'area. Altro che parole, bisogna agire con dei fatti concreti. Come anche la modifica delle regole d'ingaggio delle Forze dell'ordine. Anziché dire cose scontate, come “siamo dalla parte delle Forze dell'ordine”, modificate le regole di ingaggio, date la possibilità alla Polizia di sparare colpi di gomma, date la possibilità alle Forze dell'ordine di utilizzare gas e lacrimogeni seri e non quelli che usano adesso. Date la possibilità alle Forze dell'ordine di agire con vera sicurezza perché, senza questo accorgimento da parte del Governo, vedremo sempre le solite scene e sempre, questo Paese, ospiterà la solita commedia, che ormai ha stufato: dove c'è la sinistra dalla parte dei manifestanti e il centrodestra che dà la solidarietà che, mi sembra ovvia, alle Forze dell'ordine. Chi governa non risolve mai questo problema, che dovrebbe essere risolto soltanto come dice il generale Vannacci, piaccia o no .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà (.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie. Non vorrei disturbare questa... Fa parte sempre di quello straordinario scenario che le configuravo un po' di tempo fa, Presidente. Ci aspetta qualche mese di avanspettacolo proprio (.
Grazie, signor Presidente. Lo dico per gli ascoltatori: stavano litigando la Lega e i vannacciani a proposito del… Ma, d'altra parte, se le menano dalla mattina alla sera, quindi, non mi meraviglio.
PRESIDENTE. Su questioni ordinarie, abbiamo visto di peggio. Prego.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Assolutamente sì, Presidente. Io e lei, poi, hai voglia!
Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta di informativa al Ministro Piantedosi, però vorrei mettere subito nero su bianco. Innanzitutto, la assoluta solidarietà e vicinanza, da parte di Italia Viva, alle Forze dell'ordine, vicinanza e solidarietà che abbiamo manifestato immediatamente, dal primo momento in cui ci si è resi conto di che cosa stava accadendo.
La seconda questione, che vorrei chiarire subito, è che per noi non ci sono “ma”, c'è quello che è accaduto in Val di Susa, c'è quello che è accaduto a Bologna, c'è quello che abbiamo visto in altre parti e, prima di discutere di qualunque altra cosa, per quanto ci riguarda si parla di questo fenomeno e su questo non ci sono “ma”. Stiamo parlando di delinquenti, di criminali che hanno solamente intenzione di sovvertire l'ordine pubblico.
Guardi che le rivendicazioni che sono state fatte in televisione da parte dei responsabili di quei movimenti, che non solo hanno giustificato quegli atti ma hanno detto di essere simmetrici o sovrapponibili ai famosi , se possibile sono ancora più gravi, perché prefigurano qualcosa che in questo Paese non finisce con quello che è accaduto. Vorrei essere altrettanto chiaro: per quanto ci riguarda, come detto già in occasione dei disordini di Bologna, queste manifestazioni - vorrei dire queste operazioni - sono innanzitutto contro la libertà di manifestare di tutti i democratici di questo Paese , a cominciare sicuramente da chi è dentro questo Parlamento ma anche dalle centinaia di migliaia di persone che normalmente agiscono e manifestano in modo assolutamente non violento sulla base delle proprie convinzioni.
Ma questi signori sono utilissimi anche per consentire a questa destra e a questa maggioranza di costruire un racconto inverecondo di quello che sta accadendo ormai da alcune settimane su vari episodi che si sono susseguiti, un racconto inverecondo che gli sta riuscendo, anche perché hanno il monopolio sostanzialmente dell'informazione televisiva, su presunte connivenze e complicità da parte delle opposizioni di fronte a manifestazioni, dalle quali immediatamente si sono prese le distanze, e di contorno anche presenze della Presidente del Consiglio e del Ministro Piantedosi, che si recano in determinati posti, in qualche modo cucendo uno che è vergognoso per quello che dovrebbe essere il rapporto tra forze politiche all'interno della nostra democrazia.
Infatti, se qualcuno pensa di usare queste cose per gettare discredito sulla parte opposta, deve sapere che purtroppo poi su queste cose si agisce in termini di responsabilità, ma vivono anche di riflesso su se stessi. Non so se e quanto pagheranno, ma certamente stanno costruendo un clima in questo Paese che aggiunge, a quello che abbiamo visto e che abbiamo ovviamente contestato, una replica nei confronti delle opposizioni in una costruzione voluta dal Governo.
Io penso che questo sia sbagliato per il normale svolgimento del confronto tra maggioranza e opposizione. Vorrei anche dire che ha perfettamente ragione il collega Fornaro: al di là del mascherare, grazie a questo , il fallimento del primo, del secondo, del terzo, del quarto, del quinto, del sesto e del settimo decreto Sicurezza - e da qui alla fine della legislatura avremo altri 15 decreti Sicurezza, comprese le norme sulle presunte cauzioni da pagare - vorrei dire che tutto questo che stiamo facendo - e, come dicevo, ha ragione il collega Fornaro - ci deve portare a chiedere però al Ministro dell'Interno, che si occupa di Caivano, che si occupa dei , e magari al Sottosegretario Mantovano: è possibile e immaginabile che migliaia di persone arrivino dall'estero e vengano a fare quello che hanno fatto senza che nessuno sia in grado di prevedere, prevenire e contrastare un fenomeno del genere? Ma lo si fa rispetto agli stadi, lo si fa rispetto ai tifosi e non lo si riesce a fare di fronte a persone che ormai ce l'hanno scritto in fronte quello che vengono a fare ? C'è quasi il dubbio, ma non voglio crederlo - ho finito, Presidente -, che magari si cerchi di non vedere perché poi che accadano queste cose tutto sommato torna buono .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Solo per associarci anche noi a una richiesta di informativa che arriva da tutto l'arco costituzionale, perché quello che è accaduto mi sembra meriti l'attenzione di questo Parlamento e lo meriti al di là del clima di campagna elettorale in cui siamo entrati, ma nella consapevolezza che quanto è accaduto è estremamente grave. Io penso che ci sarà una occasione di merito, perché sono certo che il Governo verrà qui a fare l'informativa e, quindi, sarà quella l'occasione in cui ci possiamo confrontare.
Penso che, però, questa occasione - quella della richiesta dell'informativa - debba essere accompagnata da una sincera e seria solidarietà verso tutte le vittime di quanto è accaduto, a cominciare dalle Forze di polizia, che vivono in un contesto sempre più complicato, perché la reazione di un poliziotto a un'aggressione viene oggi misurata in maniera diversa da come è misurata l'aggressione stessa. Questo è normale perché chi è un pubblico ufficiale ha dei doveri in più, certo, ma non è normale che un poliziotto, un uomo delle Forze dell'ordine, non possa svolgere il suo lavoro nella consapevolezza che lo Stato tutto, che le istituzioni tutte siano dalla sua parte perché lui sta difendendo le istituzioni.
Quindi, io penso che noi su questo dobbiamo dare un chiaro segnale, perché non penso che in quest'Aula ci siano forze politiche che non stiano dalla parte delle Forze di polizia, ma bisogna dirlo con efficacia e, soprattutto, bisogna mettere gli strumenti efficaci affinché anche chi opera tutti i giorni in una situazione sempre più complicata senta la presenza delle istituzioni al proprio fianco. Io credo che su questo noi dobbiamo fare un lavoro molto più serio di quanto fatto finora, e non può essere un lavoro divisivo, in cui c'è un pezzo del Parlamento che sta con le Forze di polizia e un pezzo che non ci sta. Quindi, in questo, la responsabilità sta prima di tutto in chi governa, ma anche in chi sta tra i banchi dell'opposizione e su questo deve dare risposte serie. Perché la struttura stessa dello Stato, la natura stessa dello Stato sta nella capacità delle sue Forze di polizia di essere uno strumento a difesa di tutti. Quindi, io credo che questa responsabilità noi non possiamo non coglierla fino in fondo.
La nostra solidarietà, poi, va agli abitanti della Valle, va ai lavoratori di quelle imprese che stanno facendo delle opere indispensabili per la collettività e che devono farlo scortati. Un lavoratore va a lavorare e deve essere preoccupato per le aggressioni: non degli incidenti sul lavoro, non degli infortuni, non delle difficoltà tecniche delle cose che sta facendo, ma di essere aggredito perché va a lavorare. Io credo che tutto questo debba far riflettere molto anche sul clima politico che si viene a creare quando si esasperano le cose. E la responsabilità qui, sì, sta nella politica, nel non esasperare, non portare lo scontro politico in uno scontro di piazza. La capacità delle forze politiche tutte, anche quelle che sono più estreme nelle tesi che portano, sta nel togliere lo scontro dalle piazze e portarlo nelle istituzioni, non nel fare il contrario. In questo, io penso che questo Parlamento sia stato maestro in anni molto complicati. E noi non possiamo non essere all'altezza di quella sfida che oggi dobbiamo saper cogliere, facendo anche tesoro dell'esempio di quelli che sono stati qui seduti in anni molto complicati, in cui sono stati capaci di riportare - ho concluso - gli scontri che stavano in piazza in questa sede, per dargli delle risposte politiche, che non sono mai violente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Mi sembra ovvio ribadire che la guerriglia non fa parte delle nostre pratiche, la violenza ci fa schifo, così come l'odore acre del fuoco ci fa schifo come la militarizzazione della Valle e come i cinque pacchetti sicurezza che palesemente hanno fallito. Lo avete detto tutti. Due giorni di posti di blocco, di caselli autostradali fermi, di controlli a uno a uno, su ogni manifestante. Ero lì, al “Alta Felicità”: non c'è un ragazzo o una ragazza che non siano stati controllati all'uscita. Ero proprio lì, domenica, alla fine del concerto. Tutto questo dispiegamento di forze, le norme speciali, non sono serviti a nulla.
Allora, noi lo diciamo: se si conosce l'identità di chi ha agito, a che cosa sono servite quelle misure preventive verso quei ragazzi? La verità è che, se si vuole la pace, non si prepara un assetto di guerra, un laboratorio della repressione. Quello che volete in Val di Susa, ma che, poi, lasciate libero, così come a corso Regina. A un certo punto si è aperto per la zona rossa e, anche lì - caso strano -, l'unico cantiere della TAV libero, libero di incendiare tutto. Ma, guardate, non chiederemo l'informativa a Piantedosi, la chiediamo a Salvini, non perché, dopo le dimissioni di Piantedosi, venga Salvini, ma perché venga a parlarci per una volta delle sue materie, uno che continua a stanziare risorse per un'opera su cui non si apre mai una discussione.
Ecco, a proposito, adesso arriva il coro dei “non si discute, è vitale, è indispensabile”. Sono trent'anni che ogni argomento critico viene trattato alla stregua di “minchiate”. E uso questa parolaccia… non l'abbiamo detta noi, l'ha detta oggi il commissario di TELT. Non l'abbiamo detta noi, l'ha detta chi rappresenta anche il Governo. Così ha detto verso le nostre critiche. È inaccettabile o no, Presidente, questa citazione? Non la farò più, non si preoccupi. Ed è così che siamo arrivati a questo grado di conflittualità…
PRESIDENTE. Anche perché siamo alla Camera dei deputati, quindi quello che accade fuori ci interessa limitatamente. Qui dentro cerchiamo di avere un contegno e di usare un linguaggio consono.
MARCO GRIMALDI(AVS). Mi scusi, ho citato apposta. Purtroppo, è così che si rivolgono alle nostre critiche le autorità. Quel milione di danni intanto arriva dalle nostre tasse, dalle tasse dei lavoratori, e verranno ripagati dalle tasse dei lavoratori. Per questo, a proposito di sprechi, questa vicenda racconta una devastazione e uno sperpero lungo 35 anni, di cui nessuno vuole parlare. È un fallimento inversamente proporzionale alle percentuali infime di realizzazione di quel .
A giugno del 2026, lo scavo di gallerie ferroviarie ha raggiunto 21 chilometri, il 18 per cento del totale. Gli studi e i lavori preliminari sono partiti 25 anni fa; i lavori di scavo sono in corso da 10 anni, esclusivamente nel territorio francese, a ritmo di poco più di 2 chilometri l'anno. Tra il 2016 e il 2019, una sola macchina automatica di scavo ha realizzato 9 chilometri. Nel 2019-2025, nessuna macchina di scavo. Gli scavi sono proseguiti con le modalità tradizionali e, poi, ci sono voluti 10 anni per arrivare a un'altra “talpa” e sono stati avviati altri 10 mesi di lavori. Sapete quanti metri ha fatto? Ha fatto 300 metri, invece che 3 chilometri, perché ha incontrato gli stessi problemi geologici di quella precedente. Certo, perché si sta bucando una montagna in basso, come nessuno ha fatto, e ci sono sette ere geologiche lì in mezzo. Ed è questo che non capite. Al momento è l'unica al lavoro. Ne erano previste sette: quattro sono ferme in Germania e una non è stata ancora ordinata.
Che cosa c'entrano i no-TAV? Questo è il fallimento di un'opera, di un'opera pensata male. Ma dov'è questo binario morto? Da Kiev a Lisbona non c'è più. C'è solo nell'arroganza di chi difende tutto questo. Io lo dico così. Se questa veemenza l'aveste utilizzata per le politiche industriali, mica ci sarebbe il deserto a Mirafiori. Ma che cosa volete portare dall'altra parte, che è tutto vuoto? Abbiamo il sito meno produttivo d'Italia perché non volete altri produttori. Avete fatto il deserto. Lo avete fatto in Val di Susa e lo avete fatto a Torino. Se aveste utilizzato anche solo una parte di quelle risorse: ma la linea 1 della metropolitana di Torino è ancora ferma a Rivoli, basterebbero 30 milioni. Ho finito, Presidente. Se aveste utilizzato tutta questa veemenza per il trasporto pubblico: certo, i pendolari non arrivano in ritardo per colpa della TAV, ma la gran parte delle risorse le avete utilizzate nei luoghi sbagliati, come il ponte sullo Stretto, e continuate a farlo. Sono gli stessi errori di sempre, sono gli stessi errori di ieri. Se aveste messo le risorse, oggi la linea 2 della metropolitana non sarebbe solo su carta e gli italiani viaggerebbero più veloci. Quel binario morto è un binario morto anche per le nostre istituzioni. Ho finito, Presidente. Non c'è cosa peggiore che trattare quei 30.000 ragazzi, che erano lì ad “Alta Felicità”, e dirgli che sono eversori. No, loro difendono il pubblico…
PRESIDENTE. Deve concludere.
MARCO GRIMALDI(AVS). …difendono l'idea che la democrazia può anche pensare. Se c'è qualcuno che dice che, per non dare ragione ai no-TAV, quest'opera è indiscutibile, allora noi stiamo facendo un grandissimo danno, soprattutto alla democrazia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, signor Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente del Ministro Tajani, del Ministro Crosetto e della Primo Ministro Meloni, affinché spieghino e diano una parola di serietà e di certezza al Parlamento su quella che rischia di essere sempre più una pantomima, cioè l'accesso ai fondi SAFE da parte dell'Italia.
I fondi SAFE sono frutto dell'emissione di eurobond da parte della Commissione europea che possono essere utilizzati pro quota dai Paesi dell'Unione per spese per la difesa da farsi congiuntamente con altri Paesi in una direzione ancora timida della difesa comune europea.
Ma perché voglio un'informativa urgente? Io avevo presentato anche due - uno a Tajani e uno a Giorgetti - e nessuno aveva risposto. Stamattina eravamo in audizione al Senato, audizioni congiunte Camera e Senato in Commissione esteri e difesa, e finalmente il Ministro Tajani ha dato la notizia. Leggo l'ANSA delle 10,03. Tajani: “Abbiamo deciso di chiedere SAFE per 14,9 miliardi”. Dal mio punto di vista, dico finalmente. È nell'interesse dell'Italia, sono fondi che permettono di smarcarsi dal bilancio ordinario e sono un prestito a lunghissima scadenza, contratto con l'Unione europea a tassi bassi. Perfetto, era ora dico io. Questo nella sede propria delle Commissioni riunite in audizione.
Leggo un'altra ANSA delle 10,51. Tajani precisa: “Prenotati 14,9 miliardi del fondo SAFE, decideremo entro l'anno”. Ora è una cosa abbastanza grottesca, nel giro di meno di un'ora il Governo italiano ha cambiato posizione totalmente su una questione così rilevante. Nel frattempo era uscita una doppia nota della Lega, prima del senatore Borghi, poi da fonti della Lega, che dice: “decide il Parlamento”.
È ovvio che decida il Parlamento alla fine, è un debito, ma deve essere una proposta del Governo. Ora io capisco che per la maggioranza e per il Primo Ministro Meloni SAFE, MES o qualsiasi cosa contenga “Europa” nell'acronimo non vada bene e vada rifiutata, ma non è vero - lo dico al Ministro Tajani che oggi ha detto una cosa, l'ha smentita e, insomma, si informi meglio prima di dare informazioni al Parlamento - che c'è tempo fino a dicembre.
È già intervenuto il commissario preposto ed è intervenuto il portavoce della Commissione a dire che non è vero che c'è tempo fino a dicembre. Soprattutto, Ministro Tajani, non c'è nessuna prenotazione. Quei 150 miliardi sono stati allocati in prima battuta pro quota a seconda della dimensione del Paese. Noi dobbiamo solo dire se li vogliamo utilizzare, come io penso sarebbe serio e nell'interesse del Paese fare, oppure no. Ci hanno anche spiegato di decidere in fretta, perché altrimenti questi fondi - i 14,9 miliardi ai quali l'Italia dovesse rinunciare - potranno essere riallocati agli altri Paesi che vogliono fare investimenti sulla difesa, usando fondi europei, certamente da restituire, ma con caratteristiche completamente diverse da quelle del debito ordinario, anziché fondi del proprio bilancio.
Quindi, io chiedo un'informativa urgente perché questa cosa si sta trascinando in modo irresponsabile e anche un po' ridicolo e determina una posizione dell'Italia in Europa di totale inaffidabilità, oltre a tutto il resto. Vengano in Parlamento e ci dicano per tempo quello che hanno deciso. Ma devono decidere loro e il Parlamento poi si esprimerà su una proposta del Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Francesco Silvestri. Ne ha facoltà. Poi passiamo al provvedimento e gli altri interventi finiscono a fine seduta.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Mi scuso perché pensavo avesse visto la mano e, invece, magari, ho sottovalutato io la questione. Intervengo sempre sullo stesso argomento, probabilmente con un indirizzo politico completamente diverso, però poi la questione non cambia, perché, a prescindere dai punti di vista che si hanno in questo Parlamento, avere un Ministro degli Esteri che prenota i fondi di un prestito europeo come si prenota una cena al ristorante, quindi scambiandoli per una cena al ristorante, è un problema per il nostro Paese, a prescindere dall'indirizzo europeo. Questo fa capire la chiarezza del Governo nei confronti del Parlamento.
Il Ministro oggi è arrivato a spiegare la direzione del Governo dal mio punto di vista in una maniera totalmente inadeguata. Quando un Ministro degli Esteri italiano parla in Commissione e dice che comunque i fondi verranno prenotati a dicembre, che vedremo… e tutta una serie di cose poi sconfessate, e dall'UE filtra, dopo poco, una notizia di agenzia che dice: “sui fondi SAFE l'Italia chiarisca, non c'è tempo da perdere. L'annuncio di oggi è positivo, ma procedere alla firma per i prestiti” ciò vuol dire che l'UE ha detto una cosa chiara: che ad oggi la linea del Governo su questi fondi non è chiara e non si sta capendo niente. Ed effettivamente non abbiamo capito niente nemmeno noi.
Quindi, al di là dell'indirizzo politico completamente differente, noi pensiamo che un Paese che chiede 21 miliardi di euro per le spese in armi proprio negli stessi giorni in cui si emana un decreto per 125 milioni di euro per ciò che stanno affrontando le nostre famiglie sul caro benzina - 21 miliardi e 125 milioni di euro - sia un Paese che si sta suicidando - suicidando - con le proprie mani. Ma al di là della differenza di visioni, c'è un minimo comune multiplo tra il mio intervento e l'intervento che mi ha preceduto: mi riferisco al fatto che questo Governo non sta facendo capire nulla non solo all'opposizione, ma anche alla maggioranza che dalla voce del collega Borghi - quindi, un'autorevole voce di maggioranza - smentisce il Ministro degli Esteri addirittura rispetto ai passaggi parlamentari. Quindi, chiediamo di alzare un pochino il livello del dibattito e di farci capire qualcosa, opposizione o maggioranza che sia .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della relazione delle Commissioni riunite III (Affari esteri e comunitari) e IV (Difesa) sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali per l'anno 2026, adottata il 14 maggio 2026 (anno 2026) (Doc. XXV, n. 4) e sulla relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita all'anno 2025, anche al fine della relativa proroga per l'anno 2026 (Doc. XXVI, n. 4) (Doc. XVI, n. 5).
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione e sono state presentate le risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280, Braga ed altri n. 6-00281, Lomuti ed altri n. 6-00282, Fratoianni ed altri n. 6-00283, Richetti ed altri n. 6-00284, Boschi ed altri n. 6-00285 e Ziello n. 6-00286.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Sottosegretario Perego di Cremnago, che invito anche a esprimere il parere sulle risoluzioni presentate. Sottosegretario, a lei la parola.
MATTEO PEREGO DI CREMNAGO,. Grazie, Presidente. Avendo ascoltato gli interventi degli onorevoli presenti, colgo l'occasione per esprimere ovviamente la piena solidarietà a tutti gli operatori delle Forze dell'ordine e sarà il Ministro Piantedosi, molto più qualificato del sottoscritto, a entrare nel merito della questione. Però ci tengo a riportare un dato che credo debba far riflettere, ovvero il numero di agenti feriti nel corso delle manifestazioni nel 2025: sono 500, con un tasso di incremento del 200 per cento. E dico questo perché è strettamente connesso al tema della sicurezza e delle missioni internazionali, quindi alla difesa di cui parliamo oggi.
Credo che siamo tutti chiamati a un senso di responsabilità, come rappresentanti delle istituzioni, non soltanto a esprimere la solidarietà e la vicinanza a queste donne e questi uomini dello Stato, che rappresentano lo Stato e, nel momento in cui indossano una divisa, sono privati dei diritti dei cittadini comuni. E nel farlo non si può non registrare che questi dati, questi incrementi siano un dato allarmante; lo sono per tutte le istituzioni, nel momento in cui gli uomini e le donne in divisa sono le istituzioni italiane.
E dico questo affinché anche il dibattito sulle missioni internazionali e sulle spese per la difesa, come è stato fatto poco fa, ci richiami alla consapevolezza del contesto geopolitico in cui viviamo, dalle minacce multiformi alle nostre istituzioni nel dominio e nei domini tradizionali alla libertà di navigazione a Hormuz così come nello Stretto di Bab el-Mandeb, con la recente iniziativa dei ribelli Houthi volta a limitare il traffico in quella regione importante per i nostri commerci.
Ecco, tutto questo credo sia parte di uno stesso schema nel quale siamo tutti richiamati a riconoscere le tematiche di sicurezza e difesa come prioritarie per la difesa dei nostri interessi e della nostra Nazione.
Allora, in questo senso, credo che vada un debito di gratitudine, ancora una volta, alle circa 12.000 unità, fra donne e uomini, impegnate in circa 40 missioni internazionali a garanzia della stabilità, della pace, della tutela della sicurezza e dei nostri interessi nazionali, in aree molto complesse - in questo momento ci sono 57 conflitti attivi -, e credo che possiamo essere orgogliosi del ruolo delle nostre Forze armate non soltanto per la grande professionalità, ma anche per l'empatia con le popolazioni locali con cui entrano in contatto, con il carattere di umanità tipico dei militari italiani.
E questo proprio perché mai come oggi si registra un numero di conflitti... basti pensare all'Ucraina, la cui durata ha superato la Prima guerra mondiale, e questo ancora una volta rafforza il valore e l'operato dei nostri militari nel mondo. Lo fanno nel fianco Est, con l'attività di , così come con la presenza significativa di nostri militari in Bulgaria; lo fanno nel fianco Sud, così importante per la nostra sicurezza e per i nostri interessi, anche in quell'area del Sahel, in particolare in Niger, dove si registra una recrudescenza del fenomeno di terrorismo di matrice islamica, che si diffonde in tutto il Sahel fino al Corno d'Africa; e in tutti i teatri in cui siamo chiamati, in particolare in Medio Oriente, con l'importanza che viene attribuita alla città di Roma, e quindi al nostro Paese, per il dialogo e per la possibilità di addivenire a una soluzione negoziale pacifica fra Israele e Libano.
MATTEO PEREGO DI CREMNAGO,. Quindi, credo che vada riconosciuto che questo sforzo dei nostri militari produce non soltanto degli effetti reputazionali, ma degli effetti significativi a difesa dei nostri interessi.
Presidente, mi accingo a leggere i pareri sulle risoluzioni. Sulla risoluzione Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280 il parere sulle premesse e sul dispositivo è favorevole.
Sulla risoluzione Braga ed altri n. 6-00281 il parere sulle premesse è contrario e il parere sul dispositivo è favorevole, limitatamente alle parti del dispositivo che autorizzano le missioni e gli interventi già contenuti nella risoluzione di maggioranza, ove non contengano condizioni né impegni aggiuntivi; è contrario su condizioni e impegni aggiuntivi contenuti nel dispositivo - schede 7/2026 e 24/2026 - e sulla parte del dispositivo volta a non autorizzare una serie di missioni - la scheda 6, la scheda 22 e la scheda 22-.
Sulla risoluzione Lomuti ed altri n. 6-00282, il parere è contrario sulle premesse ed è, sugli impegni, favorevole limitatamente alle parti del dispositivo che autorizzano le missioni e gli interventi già contenuti nella risoluzione di maggioranza, ove non contengano condizioni né impegni aggiuntivi; è contrario su condizioni e impegni aggiuntivi contenuti nel dispositivo - schede 2, 3, 5, 7, 10, 11, 16 e 23 - e sulla parte del dispositivo volta a non autorizzare una serie di missioni - le schede 2, 6, 21, 22 e 22-.
Sulla risoluzione Fratoianni ed altri n. 6-00283, il parere è contrario sulle premesse e, invece, sugli impegni è favorevole limitatamente alle parti del dispositivo che autorizzano le missioni e gli interventi già contenuti nella risoluzione di maggioranza, ove non contengano condizioni né impegni aggiuntivi; è contrario su condizioni e impegni aggiuntivi contenuti nel dispositivo - schede 2, 3, 5, 10, 11, 16 e 23 - e sulla parte del dispositivo che non autorizza una serie di missioni - schede 2, 6, 7, 9, 21, 22 e 22-.
Sulla risoluzione Richetti ed altri n. 6-00284, il parere è contrario sulle premesse e favorevole sulla parte degli impegni in cui autorizza tutte le missioni e gli interventi contenuti nella risoluzione di maggioranza senza prevedere impegni o condizioni.
Sulla risoluzione Boschi ed altri n. 6-00285, il parere è contrario sulle premesse ed è favorevole sugli impegni limitatamente alle parti del dispositivo che autorizzano le missioni e gli interventi già contenuti nella risoluzione di maggioranza, ove non contengano condizioni né impegni aggiuntivi; è contrario su condizioni e impegni aggiuntivi contenuti nel dispositivo - le schede 7 e 26 - e sulla parte del dispositivo che non autorizza una serie di missioni, in particolare la scheda n. 22/2026 e la scheda n. 22-/2026.
Sulla risoluzione Ziello n. 6-00286, il parere è contrario nelle premesse ed è contrario negli impegni. In particolare, relativamente all'ultimo impegno, si esprime un parere contrario significando che, fermo restando l'auspicio e l'impegno nazionale a favore di un cessate il fuoco stabile, sino ad ora il Paese aggressore, ovvero la Russia, non ha manifestato una reale volontà di giungere a una conclusione del conflitto verso il Paese aggredito, ovvero l'Ucraina.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente, e grazie al Governo. Oggi siamo qui, in quest'Aula, a valutare quelle che sono le missioni internazionali e l'impegno dei nostri militari all'estero. Uomini e donne che vogliamo ringraziare per il lavoro che svolgono quotidianamente su scenari internazionali anche ad alto rischio.
Noi di Futuro Nazionale, in occasione di questo provvedimento, abbiamo presentato in Commissione otto emendamenti: non ci aspettavamo sicuramente un voto favorevole da parte della sinistra, ma sicuramente ci saremmo aspettati dal centrodestra un occhio di riguardo. Perché si trattava di otto emendamenti di buonsenso, emendamenti che andavano nell'ottica di salvaguardare i nostri militari impegnati nelle missioni all'estero.
Chiedevamo una maggior tutela dei militari nel caso in cui, in alcune missioni, gli scenari di guerra fossero cambiati ovvero fossero resi più pericolosi per i nostri militari, valutando anche - faccio riferimento, ad esempio, alla missione UNIFIL in Libano - un ritiro dei nostri uomini e donne. Perché, se si trovano in una situazione di pericolo, voglio ricordare che ad oggi il nostro Paese non è in guerra con nessuno e che i nostri militari sono impegnati in missioni di pace. Missioni per mantenere e salvaguardare determinati equilibri all'interno di territori stranieri, a cui l'Italia partecipa sicuramente con grande professionalità; ma dobbiamo sempre ricordarci che, non essendo in guerra, dobbiamo principalmente salvaguardare i nostri uomini e donne impegnati su quei territori .
Un'altra parte degli emendamenti era ancora più semplice da votare, perché chiedeva una cosa semplice, pratica e democratica. Chiedeva al Governo, nel caso in cui queste missioni avessero avuto sviluppi differenti da quella che era la loro origine, di venire in quest'Aula - a cadenza bimestrale, a cadenza annuale, in base alle missioni comprese all'interno di questo provvedimento - per discuterne e affrontarle insieme al Parlamento; quindi, per portare la voce del Parlamento rispetto a missioni internazionali ad alto rischio, che vedevano scenari cambiare rispetto a quella che era la loro origine. Ci sembrava un emendamento di buonsenso che, magari, qualcuno all'interno della maggioranza poteva aver dimenticato.
Noi volevamo dare un utile supporto, ma purtroppo abbiamo dovuto vedere il voto contrario su tutti gli emendamenti, come il voto contrario di oggi sulla risoluzione che abbiamo presentato come Futuro Nazionale. Questo ci dispiace, perché non è tanto un torto ai parlamentari di Futuro nazionale o al generale Vannacci, ma è un torto che si sta facendo ai nostri militari impegnati nelle missioni all'estero .
Quindi, chiediamo a questo Governo di rivalutare anche la risoluzione di oggi perché quello che noi chiediamo oggi con la risoluzione - e faccio preciso riferimento allo scenario russo-ucraino di cui abbiamo parlato anche stamattina, durante l'audizione con il Ministro Crosetto e il Ministro Tajani, a Commissioni riunite - è una semplice delucidazione.
Siccome anche durante l'incontro di Ankara è emerso che il pericolo vero per l'Italia non è il fronte Est, ma è il fronte Sud del Mediterraneo - il Nord Africa è il pericolo per l'Italia -, noi chiediamo maggiore attenzione e chiediamo, contestualmente, di rivedere l'impegno dell'Italia nei confronti dell'Ucraina. Un impegno che è costato, ad oggi, 3 miliardi di euro di risorse che sono degli italiani.
Risorse che aumenteranno ancora di più, perché voglio ricordare al Governo che rimpiazzare gli armamenti destinati all'Ucraina, da una valutazione e dalle stime che sono inserite all'interno delle relazioni tecniche che abbiamo ricevuto, avrà un valore di circa un 30 o 40 per cento in più.
Quindi non sono più 3 miliardi, ma si parlerà quasi di 4 miliardi per rimpiazzare gli armamenti che abbiamo dato all'Ucraina. L'Ucraina - lo ricordo a tutti in quest'Aula - non fa parte dell'Europa. Ricordo che il continuo riarmare l'Ucraina non ha portato ad oggi a nessun beneficio evidente, perché la guerra continua incessantemente e continua a fare ancora più morti di prima, perché per assurdo i morti sono aumentati, le vittime sul campo sono aumentate.
Noi diciamo di portare avanti un'azione diplomatica, investire risorse, investire diplomazia per riuscire a fermare questa guerra e riportare la pace all'interno di quei Paesi, perché credo che nessun italiano che ci sta seguendo da casa si senta minacciato da un carro armato russo, ma si senta invece più minacciato da uno straniero che si trova all'interno del nostro Paese in modo illegale e che, magari, lo accoltella, come è successo in questi giorni .
Abbiamo davanti agli occhi degli scenari non solo italiani, ma all'interno di tutta l'Europa, e come Futuro Nazionale non riusciamo a capire perché questa Europa continua a intestardirsi su scenari di guerra che non hanno nulla a che fare con quella che è la sicurezza nazionale del nostro Paese. Quindi, chiediamo di fermare qualsiasi tipo di armamento nei confronti dell'Ucraina, rivedere immediatamente i Trattati di pace con i Paesi e riprendere anche le diplomazie con la Russia, perché noi ci dimentichiamo sempre che la guerra è fra Russia e Ucraina.
Non possiamo mantenere una linea diplomatica solo con gli ucraini perché in questo momento probabilmente fa comodo anche a qualcuno. Voglio sempre ricordare all'Aula che, riallacciandoci a quelle che sono le politiche del , prima la Germania ha dismesso le auto con il motore a scoppio e oggi cosa fa per riuscire a finanziare e per far contribuire tutta l'Europa a quell'armamento verso l'Ucraina? Va a prendere le aziende che producevano armi e casualmente iniziano a produrre armamenti. Quindi, crediamo che questa sia una filosofia che non piace a nessuno.
Non piace ai nostri cittadini che si vedono togliere risorse importanti da settori strategici e dalla sicurezza interna del nostro Paese. Quindi, chiediamo, di quei tre miliardi che sono stati spesi per l'Ucraina, di rivederli, di prendere una parte e rimetterla per le nostre Forze di Polizia, per la nostra sicurezza interna e per le strumentazioni, perché vi è la necessità di avere uomini e donne delle Forze di Polizia all'interno del Paese.
Questo è quello che chiede Futuro Nazionale. Non ci sembra di chiedere nulla di strano. Come ho detto prima, credo che nessun italiano ad oggi si senta minacciato da un carro armato russo. Credo che nessun agricoltore si senta minacciato da un sottomarino russo, ma semmai si sente minacciato da un probabile ingresso dell'Ucraina all'interno dell'Europa , che, come ho detto stamattina, potrebbe diventare un ulteriore appesantimento per il comparto agricolo, perché si mangerebbe una grande fetta della PAC dei nostri agricoltori. Questo dobbiamo avere il coraggio di dirlo, signor Presidente, perché, se non abbiamo il coraggio di dirlo come rappresentanti dei territori, non glielo va sicuramente a raccontare Zelensky dall'Ucraina che in questo momento si stanno togliendo risorse fondamentali allo sviluppo, alla crescita e alla sicurezza dei nostri cittadini.
Voglio ricordare in ultimo, ma non per ultimo, quello che è il costo dell'energia che questa guerra ha portato con le famose sanzioni verso la Russia, che oggi fa pagare ai nostri concittadini bollette molto più salate e il gas molto più caro. Ci stiamo avvicinando alla fine dell'estate, quindi all'inizio del prossimo inverno e quello che ha chiesto anche il generale Vannacci è di riaprire immediatamente la possibilità di acquistare gas dalla Russia, perché è l'unico modo per riuscire a sostenere i costi energetici del nostro Paese e delle nostre aziende a un prezzo che sia accettabile
Oggi ricordo a tutti che continuiamo - e concludo, signor Presidente - ad acquistare GNL dagli Stati Uniti, con dei costi di trasporto e di rigassificazione enormi. Questo, purtroppo, ancora una volta, va nelle tasche dei nostri concittadini. Per tutti questi motivi, annuncio che sul provvedimento valuteremo il voto se favorevole o contrario in base alla possibilità di poterlo votare per parti separate sulle singole missioni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi e Governo, il provvedimento che stiamo affrontando, che riguarda le missioni internazionali dell'Italia nell'anno 2026, arriva in un momento particolarmente delicato nella storia dell'umanità e non è certo una burocratica. Le fonti, infatti, ci dicono che il 2025 è stato il terzo anno più violento dal 1946. Abbiamo registrato, cioè, 65 conflitti armati, le vittime civili sono passate da 14.000 a oltre 76.000 in un solo anno. Siamo di fronte, colleghi, a un incendio globale che non risparmia nessuno: dall'invasione russa dell'Ucraina, che da sola ha causato 370.000 morti, al dramma di Gaza, ai massacri silenziosi in Sudan e Congo.
In questo scenario, l'Italia non può essere un semplice spettatore. Dobbiamo essere operatori di pace, il che significa agire con visione. La nostra risoluzione sottolinea che l'Italia deve farsi promotrice di un'autonomia strategica europea. Non basta inviare contingenti, serve un esercito unico europeo, una difesa comune europea, un mercato unico della difesa per non essere dipendenti - e questo è uno dei punti centrali - da strategie eterodirette e per rispondere con una voce sola alle sfide del Mediterraneo e del fianco Est.
Passando agli scenari operativi, dunque, confermiamo con fermezza il nostro “sì” al supporto all'Ucraina, alla scheda 2. La difesa di Kiev è prima di tutto la difesa del diritto internazionale, è anche una difesa dell'Europa, dei valori dell'Europa e, come indicato nella nostra risoluzione, questo supporto deve essere finalizzato a una composizione politica e negoziale. Non vogliamo un' infinita, non si può ascoltare l'equazione che è stata sostenuta che aiutare Kiev a difendersi significa prolungare la guerra. Abbiamo visto dove la Russia è arrivata, abbiamo visto le fosse comuni, gli stupri, le uccisioni di massa, il rapimento dei bambini.
È questo che voi intendete quando ci chiedete di non aiutare Kiev a difendersi dall'invasione russa? Non vogliamo un'infinita, ma una pace giusta e duratura, che passi attraverso una deterrenza credibile, fatta di sanzioni verso i russi, ma fatta di strumenti di difesa per il popolo ucraino. In Medio Oriente sosteniamo l'operazione Levante. L'impegno umanitario per Gaza è un imperativo, è divenuto un imperativo categorico, ma la diplomazia italiana deve spingere per il disarmo di Hamas - che va completato - e la soluzione “due popoli, due Stati”.
Non è possibile che questa soluzione tramonti dallo scenario internazionale per prendere atto di circostanze che sono inaccettabili. Vorrei sottolineare come in questi giorni, parlando di ciò che ostacola quella soluzione, con una lettera 600 ex funzionari di Mossad, Shin Bet, Polizia e servizio diplomatico di Israele hanno chiesto a Trump di impedire che continui la politica dei coloni in Cisgiordania. In Libano la situazione è critica. Gli attacchi israeliani, che hanno colpito anche posizioni UNIFIL, sono inaccettabili; serve, tuttavia, anche qui una forza di deterrenza che neutralizzi Hezbollah, per garantire la sicurezza della popolazione civile.
Signor Presidente, arrivo al punto che ci distingue nettamente dalla maggioranza. Italia Viva non autorizza il rifinanziamento della missione in Libia e l'avvio di una nuova missione in Tunisia. Non è una scelta ideologica, guardate, è una scelta di dignità. In Libia le prove di torture sistematiche nei centri di detenzione sono innumerevoli, settori della Guardia costiera libica sono collusi con i trafficanti di esseri umani. Citiamo un caso emblematico che dovreste conoscere: il generale libico Almasri, sospettato di crimini contro l'umanità, è stato rimpatriato dall'Italia con un volo di Stato, nonostante un mandato di arresto internazionale. Continuare in questa situazione, con accordi bilaterali opachi, significa rischiare di essere complici di queste atrocità. In Tunisia stiamo assistendo a una regressione dello Stato di diritto senza precedenti. Esponenti delle opposizioni, giornalisti e attivisti vengono perseguitati, ma c'è di più.
Fonti denunciano abusi orribili sui migranti che vengono abbandonati nel deserto o, peggio, diventano vittime di un presunto traffico di organi negli ospedali o nelle accampate situazioni in cui questo avviene.
L'Italia non può addestrare la tunisina ignorando queste denunce. Chiediamo una missione europea trasparente, che sostituisca questo fallimentare approccio bilaterale. Sull'Africa occidentale, la scheda 7, la nostra astensione è dovuta al fatto che il Niger oggi è guidato da una giunta militare che ha espulso i occidentali e intensificato i rapporti con Russia e Iran. Chiediamo al Governo estrema chiarezza: con chi stiamo parlando? Quali forze di sicurezza stiamo addestrando? Non possiamo rischiare di legittimare regimi golpisti in nome di una stabilità di facciata. Vi chiediamo solo chiarezza. Vogliamo capire meglio come stanno le situazioni rispetto a questa missione, da cui la nostra astensione.
Allo stesso modo, approviamo le nuove missioni in Iraq e nel Corno d'Africa. È fondamentale proteggere i flussi commerciali dalla pirateria e dal terrorismo degli Houthi nel Mar Rosso, poiché la libertà di navigazione è il polmone della nostra economia. Mi consenta il Governo di aggiungere qualche parola sull'Iraq, non fosse altro che per una mozione degli affetti personale, ma soprattutto perché quello è un quadrante particolarmente delicato per i futuri assetti di tutta l'area del Golfo, sul quale questo Governo, però, continua a mantenere, dal nostro punto di vista, delle ambiguità ingiustificabili, probabilmente prodotte anche dagli alleati statunitensi, ma vorremmo che il nostro Governo fosse più chiaro. Mi riferisco al fatto che con la nuova scheda 4- - sulla quale, ripeto, abbiamo dato il nostro parere favorevole - l'Italia avvia una missione bilaterale che prevede l'impiego di 196 unità e 5 mezzi aerei. Stiamo parlando di combattere Daesh - almeno così viene motivata quella missione - e sappiamo bene che quello è stato il luogo in cui si è combattuto e fermato Daesh. Tuttavia ci chiediamo: qual è la reale di questo nuovo impegno bilaterale? Perché, mentre noi autorizziamo questo dispositivo per contrastare la minaccia mai sopita di Daesh, non possiamo ignorare che il contesto si sta svuotando di certezze. Le fonti e il dibattito internazionale ci dicono che il contingente statunitense lascerà il territorio entro la fine di settembre 2026 e che la stessa coalizione internazionale anti-Daesh è in scadenza.
Ecco, in questo scenario di progressivo disimpegno americano, il Governo non ha fornito alcuna informazione chiara su come questa nostra nuova missione si coordinerà con quelle già esistenti, come la NATO Mission Iraq. C'è un rischio concreto di sovrapposizione e confusione operativa. Non basta sbandierare l'interoperabilità se poi non si chiarisce qual è il ruolo politico dell'Italia in una zona dove la tensione tra Iran e Stati Uniti sta tornando a livelli d'allerta. Sosteniamo la stabilità dell'Iraq, ma pretendiamo che il Governo non ci trascini in impegni bilaterali poco focalizzati, che rischiano di lasciarci isolati in un teatro così esplosivo. E me lo lasci dire: già una volta non solo gli arabi, gli iracheni, sciiti o sunniti, ma soprattutto i curdi iracheni sono stati lasciati soli nel bel mezzo della difesa nostra nei confronti di Daesh e non vorremmo che, in questo caso, anche i nostri militari si trovassero in una situazione di ambiguità.
Concludo, Presidente. Infine, una nota di censura al metodo di questo Governo: stiamo parlando delle missioni del 2026 e siamo oramai oltre la metà dell'anno; riteniamo grave che si arrivi con questi tempi, sia per quanto riguarda l'approvazione in Consiglio dei ministri ma soprattutto per il dibattito in Parlamento, che di fatto rendono il passaggio di oggi almeno per la metà inutile, perché metà dell'anno se ne è già andata. Inoltre, denunciamo l'uso distorto dell'interoperabilità. Accorpare missioni diverse in un'unica scheda geografica rende il fabbisogno finanziario e gli assetti poco chiari. Si mina la trasparenza e si svuota il significato del potere autorizzatorio del Parlamento. Per questo motivo, noi di Italia Viva abbiamo testé indicato di approvare tutte le missioni, salvo il voto di astensione dichiarato e i due voti contrari dichiarati .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carfagna. Ne ha facoltà.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Noi Moderati voterà a favore della risoluzione di maggioranza perché pensiamo rappresenti una scelta di responsabilità nazionale e di credibilità internazionale tanto più importante e necessaria nella fase storica di straordinaria complessità che stiamo vivendo a livello globale. Tra la guerra in Ucraina, l'altissima tensione in Medio Oriente, la crescente competizione tra grandi potenze, la forte instabilità in alcune aree dell'Africa e le minacce ibride, siamo in quello che il Ministro Crosetto ha giustamente definito qualche settimana fa “(…) uno scenario estremamente degradato, caratterizzato da instabilità diffuse e da crisi sempre più interconnesse (…)”.
Di fronte a questo scenario in costante e imprevedibile evoluzione, con ricadute dirette sulla sicurezza dell'Europa e dell'Italia, la proroga della partecipazione italiana alle missioni internazionali in corso e l'autorizzazione alla partecipazione alle tre nuove missioni in Iraq, in Somalia e in Tunisia assumono un significato politico che va ben oltre il loro pur rilevante profilo operativo. Quello di oggi non è un voto di . È un voto che conferma, davanti al Paese, l'impegno a tutela di interessi strategici e della sicurezza nazionale ed è un voto che ribadisce ai nostri alleati che l'Italia non arretra dal proprio ruolo internazionale, non si sottrae agli impegni assunti in sede euroatlantica e continua a offrire un contributo credibile alla sicurezza e alla stabilità internazionale.
La scelta che faremo qui oggi contribuirà a definire il ruolo che l'Italia intende continuare a svolgere nello scenario internazionale: quello di un Paese capace di coniugare sicurezza, cooperazione e promozione della pace nel rispetto degli impegni assunti con i nostri alleati e nel solco della nostra politica estera, storicamente fondata sulla costruzione della pace e del dialogo. Siamo tra i fondatori dell'Unione europea, siamo da sempre un alleato leale della NATO e non possiamo rimanere sullo sfondo mentre il mondo cambia rapidamente sotto le forti pressioni di eventi di portata epocale. Dobbiamo esserci per contare, sapendo che un'Italia presente è anche un'Italia più sicura e più forte. Essere atlantisti non significa coltivare una cultura della guerra, ma significa difendere il diritto internazionale, contrastare ogni forma di terrorismo, sostenere le democrazie aggredite e contribuire, insieme ai nostri alleati, a creare le condizioni affinché la pace possa essere giusta e duratura ovunque.
Grazie alle nostre Forze armate abbiamo sempre svolto e continuiamo a svolgere un ruolo di primissimo piano in tutti i teatri internazionali dove siamo stati e dove siamo tuttora impegnati. Permettetemi allora, in questa sede, di ringraziare, ancora una volta, tutte le donne e tutti gli uomini che operano all'estero, spesso in contesti di crisi delicatissime, con coraggio, dedizione e professionalità, portando in alto il nome del nostro Paese nel mondo. Loro rappresentano il volto migliore dell'Italia e contribuiscono ogni giorno a rafforzare il prestigio del nostro Paese nello scenario internazionale.
Entrando nel merito della risoluzione, particolarmente significativa è l'attenzione rivolta al Mediterraneo allargato e all'Africa, aree decisive per il nostro futuro. È in questo spazio strategico che si intrecciano sicurezza energetica, rotte commerciali, terrorismo, traffici illeciti e pressione migratoria, sfide che incidono direttamente sulla sicurezza e sulla prosperità dell'Italia. Abbiamo assunto una scelta che punta a prevenire le crisi, nella consapevolezza che la sicurezza dei confini, il contrasto al terrorismo, ai traffici illeciti e alle reti criminali, così come la gestione ordinata dei flussi migratori, richiedono una presenza internazionale credibile e una cooperazione sempre più stretta con i Paesi . In questo quadro, il Piano Mattei rappresenta un'opportunità importante per costruire rapporti di sviluppo condiviso e crescita reciproca, superando una logica puramente emergenziale e un approccio predatorio.
Importanti sono anche le tre nuove missioni autorizzate. In Iraq, l'Italia accompagna la progressiva evoluzione della coalizione internazionale contro Daesh verso una più strutturata cooperazione bilaterale con le istituzioni di sicurezza irachene.
Nel Corno d'Africa rafforza la cooperazione con la Somalia in un momento delicatissimo nell'area, attraverso attività di formazione, assistenza e , essenziali per la stabilità di un quadrante fragile, ma cruciale.
In Tunisia sostiene il rafforzamento della Guardia nazionale marittima tramite la Guardia di finanza: un intervento concreto per rafforzare le capacità di controllo marittimo della Tunisia, contribuendo così al contrasto dei trafficanti di esseri umani e alla sicurezza del Mediterraneo centrale.
Non si tratta di nuove avventure militari, ma dell'evoluzione coerente di impegni che il Parlamento ha già ampiamente sostenuto negli anni precedenti. L'Italia non abbandona i teatri nei quali ha costruito credibilità internazionale. Sceglie piuttosto di consolidare rapporti di cooperazione con i locali, investendo sulla formazione, sul rafforzamento delle capacità istituzionali e sulla prevenzione delle crisi, nella consapevolezza che la stabilità si costruisce anzitutto mettendo gli Stati nelle condizioni di garantire autonomamente la propria sicurezza.
Vorrei sottolineare questo elemento che qualifica politicamente le nuove missioni: la scelta della dimensione bilaterale. In Iraq e in Somalia, l'Italia sviluppa un rapporto diretto con le istituzioni locali, valorizzando una competenza riconosciuta a livello internazionale nel campo dell'addestramento, del e della cooperazione civile e militare. È un modello che rafforza il peso politico del nostro Paese in aree decisive per la sicurezza energetica, per le rotte commerciali, per il contrasto al terrorismo internazionale e per una gestione più efficace dei fenomeni migratori.
Lo stesso approccio ispira anche la missione della Guardia di finanza in Tunisia, che rappresenta un esempio concreto di cooperazione operativa con un essenziale nel Mediterraneo. Investire nella capacità dei Paesi di controllare il proprio territorio e le proprie acque significa affrontare le cause dell'instabilità prima che i loro effetti si riversino sulle nostre frontiere.
Non possiamo dimenticare certo che proprio in Iraq, a Nassiriya, l'Italia pagò un prezzo altissimo. E quel sacrificio continua a ricordarci che, dietro a ogni missione internazionale, vi sono donne e uomini che servono la Repubblica, mettendo quotidianamente a rischio la propria vita. A loro, alle Forze armate, alla Guardia di finanza, al personale civile, diplomatico e della cooperazione internazionale impegnato nei teatri operativi desideriamo, ancora una volta, rivolgere il nostro ringraziamento e la nostra riconoscenza.
C'è poi, in conclusione, un punto che considero essenziale. Troppo spesso il dibattito pubblico contrappone diplomazia e difesa come se fossero strumenti alternativi. Non è così, la diplomazia è tanto più efficace quanto più è credibile la capacità degli Stati democratici di difendere gli impegni assunti. La cooperazione internazionale produce risultati solo quando esistono condizioni minime di sicurezza. Lo sviluppo può consolidarsi soltanto dove vi sono istituzioni stabili. Difesa, diplomazia, cooperazione e sviluppo non rappresentano politiche concorrenti, ma dimensioni complementari di una stessa strategia di politica estera.
Viviamo una stagione nella quale l'ordine internazionale è sottoposto a tensioni profonde: l'aggressione russa all'Ucraina ha rimesso in discussione i principi fondamentali del diritto internazionale; il Medio Oriente continua a essere attraversato da crisi che producono conseguenze ben oltre i confini regionali; il terrorismo jihadista non è scomparso e le fragilità del Mediterraneo allargato incidono direttamente sulla sicurezza europea. Davanti a questo scenario, sarebbe illusorio immaginare che l'Italia possa tutelare i propri interessi rinunciando alle proprie responsabilità istituzionali. La neutralità non aumenta la sicurezza, l'isolamento non rafforza l'interesse nazionale. Al contrario, è attraverso la partecipazione alle alleanze, il rispetto degli impegni assunti e la capacità di contribuire alla stabilità internazionale che il nostro Paese difende efficacemente la propria sicurezza oltre che la propria credibilità e reputazione internazionale. Per una forza politica europeista e atlantista come la nostra, la collocazione europea e atlantica dell'Italia non è una scelta contingente, è una bussola strategica. È il quadro entro cui difendiamo gli interessi nazionali, costruiamo relazioni di fiducia con i nostri e contribuiamo alla difesa della libertà, della democrazia e dello Stato di diritto.
Per queste ragioni, esprimeremo un voto favorevole convinto, perché la pace non si difende con gli slogan, ma con istituzioni credibili, alleanze solide, una diplomazia autorevole e la capacità di assumersi la responsabilità che deriva dalla nostra storia e dalla nostra collocazione internazionale. Questa è la scelta che oggi compiamo ed è la scelta che Noi Moderati rivendica con convinzione: un'Italia presente, affidabile, autorevole e capace di contribuire alla sicurezza internazionale per difendere, innanzitutto, la sicurezza e l'interesse nazionale. Grazie per l'attenzione
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Signor Presidente, abbiamo esaminato bene le relazioni, le schede. Troviamo grave, Presidente, lo dico al Sottosegretario, che il Parlamento sia chiamato a ratificare, a luglio, missioni internazionali attive già dal 1° gennaio. D'altra parte, stiamo parlando della politica estera del nostro Paese e non credo sia una discussione burocratica, come quella che stiamo vivendo in queste ore, una sorta di rituale stanco.
Ecco, il Parlamento deve poter valutare l'efficacia di ogni singola missione, di ogni nostra presenza militare. Discutere e votare proroghe di missioni, in corso da mesi, significa, di fatto, ratificare scelte già prese e così continuiamo a reiterare, anno dopo anno, missioni che, in alcuni casi, vanno avanti anche da 10, 15 anni. Ecco, mai, in nessun luogo, si discute nel merito di quell'andamento, dei loro risultati. Nemmeno quest'oggi. Alcune sono, addirittura, già scadute nel momento in cui le discutiamo e approviamo.
Soprattutto, continuiamo a non discutere del tema più importante, anche in queste ore: la spesa militare ormai ha raggiunto delle cifre incredibili. Soprattutto, a livello mondiale, arriviamo, nel 2025, a un nuovo record storico: 2.887 miliardi di dollari. Voi non credete a tutto questo, ma quell'aumento di spese militari fa crescere il rischio di conflitti - alla faccia, appunto, della deterrenza e di questa dottrina ormai dominante -, conflitti che fanno sparire dal quadro, per esempio, il collasso climatico, l'emergenza climatica che è già qua, l'adattamento climatico che è parte di questa discussione, la crescita esponenziale di quelle disuguaglianze che generano altre migrazioni ed altri conflitti. Si tratta di spese militari che erodono, ancora, le risorse per i servizi pubblici essenziali, già cronicamente sottofinanziati in tutto il globo.
Esatto: più armi portano a più guerre. Ci sono 49 Stati dove sono in corso conflitti armati: un livello di conflittualità nel mondo senza precedenti dalla fine della Guerra Fredda. Ecco, quando Trump scatena guerre commerciali, minaccia alleanze pluriennali e pluridecennali, si ritira da organizzazioni e accordi internazionali, queste sono cose di cui non parlate mai e questo Governo scappa da questa discussione. Taglia i fondi per la cooperazione e voi sapete benissimo cosa ha in testa e cosa sta facendo: sta compromettendo il sistema multilaterale di relazioni internazionali nato dopo la Seconda guerra mondiale.
Dopo l'attacco di Israele e USA, in Iran, dopo 106 giorni di guerra, la Repubblica islamica, i , i Guardiani della rivoluzione si sono solo rafforzati. Avete il coraggio di dirlo? Chi ha fatto soldi? Sono sempre gli stessi: i giganti dell'economia fossile che hanno fatto miliardi sulla pelle di tutte e tutti noi.
La situazione economica è crollata. La guerra non ha toccato il sistema di potere, ma, invece, ha distrutto la vita quotidiana delle persone già vittime di quel sistema. La crisi nello Stretto di Hormuz non si è risolta e, senza un accordo che coinvolga l'Iran, nessuna missione militare italiana potrà svolgersi. L'intervento nello Stretto di Hormuz per la bonifica delle mine è subordinato al voto del Parlamento e a un'autorizzazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
In Libano prosegue l'invasione di Israele. Lo possiamo dire? Perché c'è il vostro silenzio? L'accordo, siglato sotto la mediazione USA, non è condiviso con le forze politiche libanesi, visto che perdurano l'occupazione militare e lo sfollamento forzato di decine di migliaia di persone. Abbiamo già 4.300 morti, 12.000 feriti e almeno 100.000 bambini potrebbero ritrovarsi senza scuola all'inizio del prossimo anno.
La missione ONU era nata nel 1978, dopo l'invasione israeliana e ora giunge al termine. Ma qual è l'obiettivo della nuova missione delineata con la Francia? Vogliamo saperlo e il Governo, anche su queste, è silente. A Gaza, gli annunci di cessate il fuoco sono stati ripetutamente violati con bombardamenti, incursioni militari, operazioni terrestri. Soprattutto, sono palesi i progetti israeliani di occupazione permanente della Striscia di Gaza e continuano a crescere gli insediamenti illegali della Cisgiordania. Succede tutto questo, nel vostro silenzio
L'attività dell'UNRWA è bloccata da una legge israeliana del 2025: il suo quartier generale, a Gerusalemme Est, è stato demolito. Dal 7 ottobre 2023, i israeliani hanno ucciso almeno 390 operatori delle Nazioni Unite; i gazawi sopravvivono con meno di 6 litri d'acqua pulita al giorno; 132.000 bambini, sotto i cinque anni, sono colpiti da malnutrizione acuta - altro che Gaza: non mi faccia parlare. In tutto ciò, non esistono corridoi sicuri.
E arriviamo agli altri conflitti, quelli che durano anche da più tempo, come in Ucraina. Oltre quattro anni di guerra hanno prodotto centinaia di migliaia di vittime, devastazione economica e sociale, milioni di profughi e instabilità dell'intero continente europeo. Noi, da sempre, sosteniamo che una pace, giusta e duratura, possa essere costruita solo con un percorso diplomatico e multilaterale; un' di pace diplomatica che voi non invocate e che non mettete in campo.
In Siria, a più di un anno dalla caduta del regime di Assad, la ricostruzione dell'economia nazionale è ancora lontana. I territori curdi del Rojava sono sotto il dominio di Damasco dopo operazioni militari condotte dalla milizia jihadista, supportata dalla Turchia, e con la compiacenza degli Stati Uniti, dopo che le forze a guida curda, per anni, hanno condotto la guerra contro il Daesh, contro l'ISIS, che si sta riorganizzando e lo sta facendo nel silenzio di questo dibattito pubblico.
Da oltre tre anni, invece, il Sudan è devastato e dilaniato da un terribile conflitto: più di 13 milioni di profughi, 200.000 vittime, violenze sistematiche, stupri e riduzioni in schiavitù. Anche di questo non volete parlare. Anche su questo, il Governo sta in silenzio. Il controllo delle miniere aurifere e del commercio dell'oro, delle principali fonti di finanziamento del conflitto, in particolare per le forze di intervento rapido, sostenute - lo diciamo qui - soprattutto dagli Emirati Arabi.
Gli Emirati sono anche il principale per il controllo e il commercio dell'oro proveniente dal Sudan. Anche la crisi umanitaria nel Sahel è arrivata a un punto di non ritorno, con una delle emergenze più gravi del pianeta: circa 24,3 milioni di persone nelle regioni necessitano di assistenza salvavita. Avete capito bene: sono i numeri di un disastro epocale.
E, intanto, ormai è certo che, tra Tunisia e Libia, esiste una tratta, proprio una tratta, che colpisce soprattutto le donne nere e i migranti. Questa tratta è possibile anche grazie ai fondi europei per il controllo delle frontiere, anche alle missioni che voi vi voterete da soli, a terra e in mare, con le imbarcazioni intercettate proprio dalla cosiddetta Guardia costiera libica, che finanziamo e continuiamo a sostenere anche grazie a queste missioni.
L'Italia si rende partecipe di questo scenario di violenze grazie al dell'Italia del 2017, rinnovato fino ad oggi, e grazie al sostegno operativo e materiale della Guardia costiera e di tutte le politiche di esternalizzazione di quelle frontiere. Voi volete prorogare l'assistenza della nostra Guardia di finanza alle istituzioni libiche. Con l'operazione Mediterraneo sicuro fate esplicito riferimento a tutta l'attività di collegamento. L'operazione Irini serve alla formazione della Guardia costiera della Marina libica ed EUBAM Libya della Polizia di Stato supporta quella libica nel rafforzamento dei servizi di frontiera. Non ci troverete mai al vostro fianco in queste porcherie.
Nel 2021, con l'accentramento dei poteri nelle mani di Saied, la Tunisia ha visto una pesante stretta autoritaria: dilaga la repressione contro gli oppositori politici, la magistratura e i . Considerare la Tunisia un Paese sicuro è aberrante e proporre una nuova missione, a supporto della Guardia costiera tunisina, è complicità con quel regime .
Noi non sosterremo le missioni e gli interventi di cooperazione a sostegno di quei processi, così come la partecipazione alle iniziative NATO, UE e bilaterali nell'Ucraina e l'addestramento militare che è concentrato, appunto, sull'integrità...
La missione bilaterale di addestramento delle forze di sicurezza palestinesi e l'impegno per ripristinare la piena operatività di UNRWA: solo così potremo dare il nostro avallo. La partecipazione di personale militare nelle missioni ONU, le iniziative di cooperazione allo sviluppo e di sminamento umanitario.
Ecco, non voteremo a favore dell'impiego del dispositivo in Libia, né nell'Africa occidentale, né nella partecipazione della Polizia nelle missioni dell'Ucraina e, appunto, dell'EUBAM Libya, né alla partecipazione del personale del Corpo della Guardia di finanza alla missione bilaterale. Diciamo “no” all'operazione Mediterraneo Sicuro, al Sea Guardian e, appunto, al progetto EUNAVFOR. Non sosterremo l'impegno di disposizioni militari e iniziative in presenza, sorveglianza e sicurezza nel Golfo di Guinea, né la partecipazione della Guardia di finanza alla missione in Tunisia.
Chiediamo, insomma - ho finito -, un cambio di passo nella politica estera italiana: al centro, i diritti umani, la riduzione delle disuguaglianze e i servizi per la comunità. Basta controllo dell'immigrazione e cooperazione militare con chi viola i diritti umani e il diritto internazionale. Chi vuole la pace prepara la pace .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Leggendo le schede che accompagnano questa autorizzazione nelle nostre missioni internazionali, ci si rende conto di come il nostro pianeta sia sempre più complicato, complicato da guerre continue dove l'Italia, peraltro, è presente con le sue missioni internazionali in molti luoghi, con la competenza e la capacità delle sue donne e dei suoi uomini a portare, dove può, con la maggior energia possibile, strumenti per stemperare, dove è possibile, conflitti, per portare capacità di dialogo, per portare cooperazione internazionale, per portare quello che i nostri militari fanno continuamente, cioè cercare di evitare conflitti, cercare di frapporsi tra le diverse fazioni per evitare morti tra i civili e mettere la loro capacità al servizio delle Nazioni Unite e delle relazioni internazionali per evitare che situazioni complesse diventino più complesse ancora. Io penso che dalla riconoscenza ai nostri militari debba partire qualsiasi nostro messaggio e qualsiasi nostra discussione anche in quest'Aula.
La seconda osservazione che voglio fare riguarda quanto abbiamo sentito in queste ore dal Ministro Tajani, stamattina l'annuncio dell'utilizzo dei fondi SAFE per la difesa. Capiremo, nelle prossime ore, in più e meglio quante di queste risorse saranno effettivamente attivate, se serviranno effettivamente per ottemperare alle richieste e agli impegni che l'Italia ha fatto in sede NATO per potenziare le sue Forze armate. Bisogna però dire, fuori dalla retorica, che quelle risorse servono anche per dare ai nostri militari più strumenti, più garanzie e più protezione, perché negli scenari di guerra si può andare più protetti o si può andare meno protetti e noi vogliamo mandarli il più protetti possibile. Per mandarli più protetti possibile, bisogna investire anche in strumenti di protezione e in armamenti. Questa è una cosa che deriva anche dall'utilizzo delle risorse che noi dobbiamo necessariamente mettere a disposizione delle Forze armate nazionali.
Io dico sempre, perché ci credo veramente, che nessuno di noi vorrebbe spendere soldi negli armamenti, nelle Forze armate, ma nemmeno nelle Forze di Polizia. Ci piacerebbe che questo mondo fosse più pacifico. Solo che, per ottenere sicurezza nelle nostre città, bisogna investire nelle Forze di Polizia e, per ottenere sicurezza nel nostro mondo, bisogna investire purtroppo nelle Forze armate, per avere quella deterrenza che impedisce di essere aggrediti. Visto che il mondo è sempre più complesso, abbiamo bisogno di maggior deterrenza: ne abbiamo bisogno come sistema Italia e ne abbiamo bisogno come sistema Europa che, naturalmente, non può che funzionare in maniera integrata. Quindi, bene questo annuncio sugli investimenti con le risorse SAFE, serviranno anche per proteggere meglio i nostri militari impegnati nelle missioni internazionali. Quindi, a tutti quelli che dicono “bene, sì alle missioni internazionali, bene alle missioni internazionali, che bravi che siamo a fare questo e quello”, dico che bisogna essere conseguenti e anche dare gli strumenti a chi fa le missioni internazionali per avere quelle dotazioni militari che servono quando si va a fare una missione in uno scenario di guerra.
Mi lasci fare un piccolo accenno a quella vergogna nazionale che è rappresentata da Futuro Nazionale: qui abbiamo sentito delle cose veramente allucinanti. Le abbiamo sentite, poi, da un parlamentare che era uscito dalla Lega perché era condizionato da Vannacci, è andato via dalla Lega perché era condizionato da Vannacci . Dopodiché, ce lo troviamo a dire qui cose che non hanno né un capo né una coda. Il loro comandante è un generale che dice: sa, andiamo via dal Libano, perché è pericoloso. Quale militare noi abbiamo in Libano che dice: mandateci via perché è pericoloso? Non ne abbiamo uno. Ci dicono, magari, dateci disposizioni più serie, metteteci delle coordinate chiare per poter essere operativi, ma non mandateci a casa, perché è pericoloso. Solo quelli di Futuro Nazionale la pensano così.
Non dico niente... È evidente che qui abbiamo la voce di un altro soggetto, un soggetto che è uno Stato, sì, ma non è uno Stato europeo, perché sentire dire quelle cose sull'Ucraina… sono le stesse identiche cose che dice la portavoce di Putin Sono le stesse identiche cose e le sentiamo dire nel Parlamento italiano. È una vergogna, una vergogna nazionale. È vero, è una vergogna nazionale, che speriamo non sia il nostro futuro, perché siamo un Paese serio e vogliamo continuare ad esserlo.
Siamo molto preoccupati per gli scenari internazionali che vediamo intorno a noi. Siamo preoccupati per il Medio Oriente e speriamo che gli incontri sul Libano portino ad avere una prospettiva in cui il Libano torni ad avere il suo territorio libero dall'occupazione di eserciti che non devono stare lì, a cominciare da quello israeliano, perché Israele ha tutto il diritto di difendersi, ma non ha nessun diritto di occupare un Paese come il Libano. Bisogna combattere insieme Hezbollah, bisogna combattere ed ottenere che Hezbollah venga disarmato fino in fondo. E, per fare questo, ci vuole l'impegno del Governo libanese, che, però, va supportato, anche militarmente, altrimenti non riusciranno mai.
Allora, bisogna sapere che, per liberare quei territori e per togliere l'occupazione israeliana che c'è in quei territori, bisogna armare, difendere e sostenere militarmente il Libano per poter fare quello che un Paese sovrano deve fare, cioè consentire che ci sia la prerogativa solo delle Forze armate libanesi di essere armate in quel territorio. Hezbollah non può essere armato, Hezbollah è una componente terroristica, non ha una dignità politica: sono terroristi, operano come terroristi e non possono che essere trattati come un gruppo terrorista. E tutte le connivenze possibili e impensabili che sentiamo ogni tanto vanno combattute, perché i terroristi non vanno legittimati politicamente, i terroristi vanno combattuti. In questo, bisogna che l'Unione europea faccia con forza la sua parte.
Qui entra anche un altro meccanismo, nel ragionamento di questi pochi secondi che posso ancora utilizzare: il rapporto tra Europa e Stati Uniti deve ritrovare un equilibrio, deve ritrovare un equilibrio dalla sponda atlantica che va verso gli Stati Uniti, perché l'equilibrio lì è stato completamente perso. Noi, purtroppo, ne paghiamo le conseguenze con un assurdo conflitto con l'Iran e non perché l'Iran sia un Paese da considerare in maniera diversa da quello che è, ossia un Paese con un regime dittatoriale, prima di tutto, nei confronti di un pezzo importante della sua popolazione, un Paese che utilizza il finanziamento del terrorismo come strumento di politica estera, un Paese pericoloso per quanto attiene anche all'arricchimento dell'uranio che, è dimostrato, ha provato a fare in tutte le maniere, arrivando sicuramente a un livello molto preoccupante.
Tutto questo, però, non può giustificare quello che abbiamo visto in questi mesi, che purtroppo non ha prodotto nessun risultato, se non rafforzare quel regime. Infatti, quello che è successo è che abbiamo rafforzato il regime iraniano e lo vediamo purtroppo. E questa è una responsabilità che sta tutta in capo a Washington, per una politica - quella di Washington e quella di Netanyahu - che ha prodotto solo il risultato di rendere più complessa la situazione in Medio Oriente. I risvolti economici di quella situazione li stiamo pagando anche noi: li stiamo pagando nel prezzo del greggio, li stiamo pagando nell'instabilità politica, li stiamo pagando in una tensione che non dimostra di potersi risolvere, se non con sporadiche chiusure delle colluttazioni e dei bombardamenti che, poi, si dimostrano essere tregue troppo, troppo labili. Su questo, penso che l'Unione europea debba mettere in campo una voce più forte nei confronti degli Stati Uniti.
Chiudo con l'ultima osservazione che voglio fare su un delicato: quello della Libia, della missione in Libia, che noi continuiamo a sostenere. Venne realizzata nel Governo Gentiloni, la costruì in maniera molto intelligente Marco Minniti, Ministro dell'Interno, con i servizi, con la nostra . Nessuno ha saputo trovare una cosa migliore. Nel 2017, c'è stata una richiesta di al-Sarraj, che chiese all'Italia un sostegno con una missione internazionale di interposizione. Il Governo, allora, era il Governo Conte 1: decise di non dare quel supporto. Arrivarono le truppe turche, con i mercenari siriani, con le conseguenze che poi vediamo. Quindi, o si sostituisce quella missione con un'altra missione - che bisogna capire qual è - oppure ci saranno più morti in mare. Queste sono le conseguenze. Quindi, noi pensiamo che, fino a quando non ci sarà un'altra missione che sostituisca quella, quella purtroppo è la migliore soluzione possibile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Siamo arrivati alle missioni internazionali, anche quest'anno - non è, ovviamente, una procedura di questo Governo -, con colpevole ritardo. La legge quadro sulle missioni internazionali dice che, in questo Parlamento, questa discussione sarebbe dovuta avvenire a gennaio e, invece, noi la stiamo facendo adesso. La relazione sulle missioni è arrivata al Parlamento il 19 maggio. Questa è una procedura che magari, prima o poi, qualcuno spezzerà, perché, se la legge quadro dice e dà dei tempi certi, c'è un motivo, non lo fa così, per sport.
Ma veniamo nel merito. Le missioni internazionali che tratteremo oggi sono importanti per tanti motivi e tanti aspetti. Parto dalla questione del Mar Rosso. È una questione che ci interessa e sta interessando proprio adesso la nostra attualità rispetto al riaccendersi del conflitto tra Stati Uniti ed Iran. È un conflitto che noi abbiamo definito folle fin dal primo momento. Adesso, forse, nelle nostre teste è quasi normalizzato; abbiamo quasi normalizzato il fatto che ci sia una guerra con l'Iran e che tutto nella nostra vita è aumentato a dismisura. E perché è stato normalizzato? Perché siamo in una bolla speculativa per cui la maggior parte degli attori multinazionali, internazionali e nazionali, oggi sta guadagnando da questa guerra. Allora, c'è un racconto quasi scontato, in cui per noi è quasi normale che questo conflitto, che sta massacrando la nostra economia, sia in corso.
Il punto - venendo nel merito della missione Aspides - è che noi vorremmo avere una presa di posizione del Governo un po' più chiara. Quello che sta succedendo non comporta solo un problema per la nostra economia, visto che gli Houthi hanno annunciato che sono pronti anche a bloccare la navigazione marittima nel Mar Rosso - da lì passa il 40 per cento del nostro commercio, quindi sarebbe un tracollo totale a livello economico -, ma coinvolgerebbe anche direttamente nel conflitto la nostra flotta che opera nella missione Aspides. Noi non abbiamo capito in quale posizione si è messo il Governo per evitare tutto ciò.
Ci preoccupano, e non poco, i risultati del vertice di Ankara, perché l'introduzione delle nuove regole di ingaggio, per i Paesi NATO nelle missioni nei Paesi Baltici, per noi comporta un problema molto serio. Infatti, dare maggiore libertà ai piloti dei caccia, che sorvegliano quel territorio, di abbattere i veicoli russi ritenuti minacciosi, quando fino a poco fa venivano semplicemente intercettati e accompagnati all'uscita, alza di gran lunga la possibilità di un incidente che possa portare il nostro Paese e la NATO al conflitto.
Vedete, se pensiamo - anche qui stiamo normalizzando un po' di concetti - a quello che si diceva in quest'Aula pochissimi anni fa, una manciata di mesi fa, dove ogni cosa rivolta all'Ucraina era semplicemente per armamenti di difesa, semplicemente “sosteniamo con armi di difesa” - e vi dicevamo “guardate che l' di quello che state dicendo è matematica” -, è chiaro che cominciando così si sarebbe arrivati a questo punto e oggi stiamo parlando dell'estensione NATO a poter attaccare direttamente caccia russi. È quindi ovvio che il rischio di quello che può essere un incidente, che possa compromettere il nostro stato già precario, si alza di gran lunga.
Non autorizziamo la nuova missione bilaterale di assistenza alla guardia costiera tunisina per le stesse ragioni per le quali non l'autorizziamo a quella libica, ovvero le sistematiche violazioni dei diritti umani nei confronti dei migranti richiedenti asilo e dei rifugiati, documentate ormai in tutti i modi - ormai in tutti i modi sono documentate queste violazioni. Secondo noi, autorizzare quelle missioni vuol dire avallare quel sistema e avallare quel sistema vuol dire aumentare l'instabilità in quei luoghi e aumentare l'instabilità. E partecipare all'instabilità in quei luoghi vuol dire aumentare le possibilità di un'immigrazione incontrollata. Quindi, la diretta conseguenza di non controllare e di non portare in quei Paesi un livello dei diritti umani accettabile è direttamente collegata ai flussi migratori irregolari.
Stiamo vedendo un altro atteggiamento che ci convince poco, cioè continuare ad aumentare le spese militari e poi registrare, invece, l'ennesima contrazione da parte del Ministero degli Affari esteri di risorse destinate alla cooperazione e allo sviluppo, che diminuiscono di 8,5 milioni. Allora, da una parte si aumentano gli investimenti militari e dall'altra, per l'ennesimo anno, si continuano a sottrarre soldi e fondi alla cooperazione internazionale. Dietro questi che possono sembrare numeri sterili, però, c'è una politica, c'è una strategia, perché quando si sottraggono fondi alla cooperazione vuol dire che si vuole risolvere in un altro modo. E sull'armamento militare, quando si diceva, anche prima si diceva “sì, vorremmo tutti vivere in uno Stato dove non ci sono guerre e quindi non finanziare” - lo sentivo dal ragionamento di chi mi ha preceduto – “la nostra difesa”, prima di tutto qui nessuno ha mai detto di non finanziare la difesa. Quindi, anche questo continuo - continuo! - pensare che da questo lato del Parlamento ci sia una forza politica che voglia risolvere questioni internazionali e geopolitiche così complesse con i fiori nei cannoni, chiaramente è una distorsione di chi vuole etichettare semplicemente un discorso di piena ragionevolezza, che è quello che il MoVimento 5 Stelle sta facendo sotto il piano economico. Da qui a permettere che si investano continuamente fondi per armamenti, pensando che questo possa avere un effetto di deterrenza, è un'illusione di chi vuole dare e vuole gettare, nella massa della popolazione italiana, fumo negli occhi, perché non so se ci siamo accorti di una cosa: ogni anno si aumentano le spese militari, ogni anno stanno aumentando i conflitti. Vi dovrebbe venire in mente che, quindi, questo ragionamento di aumentare le spese in armi e in deterrenza non sta funzionando , anzi sta procurando altri conflitti, banalmente perché quando si investono fondi in armi, poi quei fondi devono fruttare in qualche modo e miliardi di euro spesi in armi senza un conflitto non possono essere sostenibili: ecco perché le due cose non possono andare di pari passo.
Qui nessuno ha le fette di prosciutto davanti agli occhi. Per questo continuiamo a dire che c'è un Governo che, negli stessi giorni - l'ho detto prima, aspettiamo il Ministro che venga qui a spiegarci come mai -, continua a guadagnare e a mettere una tassa sui pendolari e su chi va in vacanza con l'aumento delle accise, con cui il Governo sta guadagnando in questo momento, perché, per quello che sta avvenendo e che si sta denunciando sulle strade italiane, il Governo attualmente sta guadagnando miliardi di euro sulla pelle dei pendolari e sulla pelle di chi sta andando, dopo mesi di lavoro, a farsi una vacanza. Dunque, non capiamo la concentrazione di un decreto ridicolo - ridicolo! - di 125-150 milioni, che non cambia assolutamente nulla. Quindi, questa è l'attenzione del Governo per quello che sta avvenendo nella nostra economia reale. Dall'altra parte, ascoltiamo piani di investimento pluriennali, accendiamo prestiti e facciamo scostamenti di bilancio. Tutto per cosa? Per le questioni salariali? No. Per le questioni energetiche? No. Per aumentare le armi, per creare una deterrenza fantomatica che non sta funzionando e si sta vedendo nello stato delle cose.
Allora noi, davanti a queste prese in giro, non ci stiamo. Siamo quella forza politica che continuerà a dirlo in ogni dove, in ogni piazza, in ogni radio e in ogni TV, perché questo fumo negli occhi nella comunicazione di massa non crediamo sia giusto e crediamo che le tasse degli italiani debbano andare per il rilancio della nostra produttività ed economia industriale, perché credo che sia lì che bisogna fare politiche e non tanto per una deterrenza che non esiste ed è semplicemente un palliativo di questo Governo per non perdere consenso elettorale rispetto a investimenti che non hanno né arte né parte, se non per l'industria delle armi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, signor Sottosegretario per la Difesa, consentitemi di aprire questo mio intervento con un ringraziamento e un omaggio commosso a tutti i militari italiani che tengono alto nel mondo l'onore della nostra Nazione . Lo fanno con professionalità, con umanità e con spirito di sacrificio, spesso affrontando gravi pericoli, talora pagando un prezzo di sangue alla causa della pace, della stabilità, del soccorso umanitario e anche del prestigio della bandiera.
Penso con emozione ai tanti militari italiani che sono stati barbaramente uccisi per questo, da Kindu nel 1961 a Nassiriya nel 2003 e a Kabul nel 2009. Sono in totale 173 gli italiani, militari e civili, che hanno dato la vita, nel dopoguerra, in missioni internazionali di pace . Abbiamo un dovere verso la loro memoria, abbiamo un dovere verso le ragazze e i ragazzi in divisa che svolgono queste difficili missioni: far sentire loro che il Paese è unito e compatto nel sostenerli, nell'incoraggiarli e nel difenderli, se necessario. Ognuno di loro è anche un protagonista di una politica estera e di difesa che fa della pace, del multilateralismo e della capacità di dialogo le costanti in ogni teatro di crisi, una politica di equilibrio e di moderazione, ma chiarissima nella scelta atlantica ed europea, che non sono convenienze contingenti ma sono, invece, gli aspetti strutturali dei valori fondanti della nostra democrazia, della nostra libertà e della nostra società aperta ed inclusiva.
In questo senso, saluto con favore l'annuncio dato poche ore fa dal Ministro Tajani sull'accesso dell'Italia al Fondo SAFE per la difesa europea. L'azione dell'Italia, teatro per teatro, è ispirata a questi principi. Lo è nei confronti della guerra contro l'Ucraina, un conflitto insensato e drammatico nei suoi effetti sanguinari, un conflitto che vorremmo veder cessare, ma non possiamo permettere che il buon diritto del popolo ucraino a decidere liberamente il suo futuro venga messo in discussione. L'Italia non è in guerra con Mosca, anzi noi speriamo che in futuro un grande Paese come la Russia, parte integrante della storia e della cultura europea, torni a svolgere un ruolo importante nel nostro continente, ma questo non avverrà mai - e lo ripeto, mai - fino a quando non avrà abbandonato una postura aggressiva nei confronti non solo dell'Ucraina, ma verso i Paesi vicini, a cominciare dai Paesi baltici fino alla Georgia e agli altri Stati che furono sovietici. L'aiuto all'Ucraina, onorevoli colleghi, non è soltanto un fatto militare, è l'aiuto alla ricostruzione di un Paese che ha dimostrato capacità di resilienza incredibili.
Ma in Europa non solo l'Ucraina merita attenzione. Vi sono i Balcani occidentali, i nostri dirimpettai che condividono con noi - per così dire - il cortile di casa. La presenza italiana in Bosnia e in Kosovo è davvero esemplare. Non per caso, nel prossimo autunno, assumeremo ancora una volta la guida della missione KFOR e partecipiamo attivamente al complesso progetto EULEX in Kosovo, mentre siamo presenti in Bosnia Erzegovina attraverso EUFOR Althea. Sono entrambi progetti europei. L'impegno dei nostri soldati e delle nostre Forze dell'ordine per la stabilizzazione e il rafforzamento degli Stati e dello Stato di diritto in questi Paesi è funzionale anche ad avvicinare il loro auspicato ingresso in Europa.
Onorevoli colleghi, anche in Medio Oriente l'Italia svolge una funzione importante grazie alla nostra capacità di dialogo e alla nostra coerenza. Siamo orgogliosi dell'operazione Levante, che ha arrecato soccorso - e continuerà a farlo - alla popolazione di Gaza, in stretto accordo con le Nazioni Unite e con le parti coinvolte. Il nostro impegno in Medio Oriente si colloca nell'ambito di scelte chiare: la storica amicizia e alleanza con Israele non può in nessun caso essere messa in discussione. Questo non ci impedisce di essere severamente critici verso i comportamenti irresponsabili, e talora criminali, di alcuni coloni, verso le aggressioni ingiustificate a comunità pacifiche come quelle cristiane, verso gli atteggiamenti di alcuni Ministri dell'estrema destra israeliana. La pace in cui noi crediamo deve basarsi sul principio “due popoli, due Stati”: un principio difficile, al quale, però, noi caparbiamente non rinunciamo malgrado queste difficoltà. È una pace che deve basarsi sul disarmo totale di Hamas e degli altri movimenti terroristici e che deve vedere come protagonista un'Autorità palestinese rafforzata e rinnovata.
È una pace che deve estendersi al Libano, Paese martoriato da decenni ad opera di forze straniere che ne hanno limitato la sovranità. Israele ha il pieno diritto di vedere garantita la sicurezza della sua popolazione al nord, ma questo si ottiene con una sola strada, si ottiene con il disarmo di Hezbollah e con la restaurazione della sovranità effettiva dello Stato libanese e del suo esercito nel proprio territorio. L'Italia è giustamente a fianco del Governo del Libano, mentre il ruolo svolto dai nostri soldati nell'ambito della missione UNIFIL si è rivelato, anche in questi mesi difficili, assolutamente prezioso. Anche per questo il Governo è stato giustamente fermissimo nel condannare gli attacchi subiti dalle nostre truppe, e anche per questo chiediamo che la missione UNIFIL - che scade a fine anno - sia sostituita dalle Nazioni Unite con altro strumento più aggiornato e più adeguato.
Sulle drammatiche vicende del Golfo Persico voglio essere chiaro: noi non siamo neutrali fra l'Iran e gli Stati Uniti, fra una teocrazia totalitaria e una democrazia liberale. E questo vale al di là di chi, in quella democrazia, ricopra responsabilità di vertice. Con altrettanta chiarezza, però, devo dire che l'Italia segue la via del dialogo con tutte le parti, anche - e forse soprattutto - con quelle più lontane da noi. Noi consideriamo del tutto inaccettabile che l'Iran possa munirsi dell'arma atomica. Noi condanniamo con la massima fermezza le continue violazioni dei diritti umani, in particolare dei diritti delle donne. Noi esigiamo che lo Stretto di Hormuz venga riaperto in modo conforme al diritto internazionale. Per quest'ultimo obiettivo, le nostre navi dragamine sono pronte a intervenire. Ma tutto questo deve avvenire solo in un contesto di pace e di sicurezza responsabile, un contesto che mette al sicuro le rotte energetiche e che garantisca i Paesi arabi del Golfo, aggrediti senza ragione in questi mesi. Noi non parteciperemo mai ad una guerra, ma siamo pronti a impegnarci a fondo per una pace giusta e sicura.
Signor Presidente, l'impegno dell'Italia per la stabilità riguarda ogni quadrante sensibile. Siamo presenti nell'Artico, per il quale il Governo ha elaborato una nuova e importante strategia che tiene conto degli aspetti ambientali, scientifici, commerciali e militari.
Riguarda l'Africa, il continente dove si giocherà il futuro del mondo. Il fatto che in alcuni Paesi, come il Niger, la presenza delle truppe italiane sia la sola fra i Paesi occidentali ad essere ancora accettata e gradita, nonostante i diversi rivolgimenti interni, è emblematico e nasce dall'approccio rispettoso e collaborativo che sempre caratterizza la presenza italiana. È l'approccio che, del resto, ritroviamo nel Piano Mattei, che non è solo un'operazione economica, ma è soprattutto uno strumento di collaborazione e fiducia reciproca.
L'attenzione dell'Italia si rivolge anche all'Asia e all'estremo Oriente, con grande impegno a favore del Progetto IMEC per realizzare vie commerciali più sicure e più efficienti fra l'Europa, l'India e l'estremo Oriente, mentre siamo, senza esitazioni, per la libertà di navigazione e il mantenimento dello nello stretto di Taiwan.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi avvio a concludere richiamando quello che dicevo in premessa: tutto questo non sarebbe possibile se migliaia di militari italiani non svolgessero ogni giorno il loro compito di pace con coraggio, con saggezza, con senso dell'onore e del dovere nelle aree più difficili del pianeta. Intorno a loro - lo ha ripetuto tante volte il Presidente Berlusconi - tutta l'Italia deve essere unita .
Per questo, Forza Italia voterà con profonda convinzione a favore della risoluzione della maggioranza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carra'. Ne ha facoltà.
ANASTASIO CARRA'(LEGA). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori membri del Governo, ancora una volta siamo chiamati ad esprimerci sulla deliberazione con la quale il Governo dispone la prosecuzione della partecipazione italiana alle missioni internazionali già in corso e autorizza l'avvio di nuovi interventi nel quadro degli impegni assunti dal nostro Paese in ambito internazionale e delle iniziative di cooperazione allo sviluppo finalizzate alla promozione della pace e della stabilità. Si tratta di un provvedimento di particolare rilievo che investe direttamente la politica estera, la sicurezza nazionale e la credibilità internazionale italiana.
La presenza dei nostri contingenti militari nei principali teatri di crisi, così come l'impegno della Marina militare, dell'Aeronautica militare, dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e delle altre Forze di Polizia nelle missioni internazionali non rappresentano l'espressione di una politica di potenza estranea alla nostra storia e ai valori della Repubblica. Al contrario, sono la risposta responsabile ad una realtà internazionale caratterizzata da una crescente instabilità, dall'emergere di nuove minacce ibride, dal terrorismo internazionale, dalla criminalità organizzata transnazionale, dalla pirateria, dalla pressione migratoria irregolare e da conflitti che, anche quando sembrano attenuarsi, possono riaccendersi improvvisamente con conseguenze gravissime per la sicurezza di tutta la collettività.
L'Italia è una Nazione che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, secondo quanto stabilisce l'articolo 11 della nostra Costituzione. Proprio per questo principio, tuttavia, non impone l'indifferenza di fronte alle crisi internazionali, bensì richiama il nostro Paese alla responsabilità di concorrere, insieme alla comunità internazionale, alla costruzione di un ordine fondato sulla pace, sulla cooperazione fra gli Stati e sul rispetto del diritto internazionale. Le missioni internazionali alle quali partecipano le Forze armate italiane rispondono esattamente a questa logica: prevenire l'aggravarsi dei conflitti, favorire la stabilizzazione delle aree più fragili, sostenere le popolazioni civili e, soprattutto, contribuire alla sicurezza comune.
La deliberazione oggi all'esame dell'Assemblea prevede anche l'avvio di nuove missioni in Iraq, in Somalia e in Tunisia. I due interventi in Iraq e in Somalia sono affidati al Corpo militare volontario della Croce rossa italiana e testimoniano, già nella loro configurazione, una chiara vocazione umanitaria. Essi confermano come l'Italia intenda coniugare la sicurezza con l'assistenza sanitaria, la protezione delle popolazioni civili e il rafforzamento delle capacità locali.
Di particolare importanza appare anche la missione affidata alla Guardia di finanza in Tunisia, destinata a rafforzare le capacità operative della Guardia marittima tunisina nel contrasto all'immigrazione clandestina e ai traffici illeciti che prosperano lungo le rotte del Mediterraneo centrale. La Lega considera questo intervento un tassello importante di quella strategia che individua nella cooperazione con i Paesi di origine e di transito lo strumento più efficace per governare i flussi migratori, contrastare i trafficanti di esseri umani e prevenire tragedie che, troppo spesso, si sono consumate e si consumano nel Mediterraneo.
Accanto alla dimensione della sicurezza, la deliberazione dedica, giustamente, ampio spazio agli interventi di cooperazione allo sviluppo. Si tratta di iniziative fondamentali, perché non può esistere sicurezza senza sviluppo, così come non può esistere sviluppo senza sicurezza. La ricostruzione economica e il sostegno alle istituzioni, la formazione amministrativa e il rafforzamento dello Stato di diritto costituiscono strumenti essenziali per restituire prospettive ai territori colpiti dalle guerre e per ridurre le cause profonde di quella che è un'immigrazione clandestina. Aiutare i Paesi più fragili a ritrovare condizioni di stabilità significa anche affrontare il fenomeno migratorio alla radice, con una politica lungimirante e soprattutto molto responsabile.
Dal nostro punto di vista, la ricerca della stabilità internazionale e il consolidamento delle istituzioni democratiche nei Paesi usciti da conflitti armati, costituiscono un preciso interesse nazionale dell'Italia. Un Mediterraneo più sicuro, un Medio Oriente più stabile, un Corno d'Africa meno esposto alla violenza e all'instabilità, significano maggiore sicurezza anche per i cittadini italiani. A tal proposito desideriamo, inoltre, rivolgere un sincero ringraziamento agli uomini e alle nostre donne delle Forze armate, delle Forze di polizia e ai volontari che sono impegnati in tutte le missioni internazionali . Essi operano spesso in condizioni estremamente difficili, lontano dalle loro famiglie e in contesti caratterizzati da elevati livelli di rischio e dimostrano, ogni giorno, professionalità, equilibrio, umanità e uno straordinario spirito di servizio. Il Parlamento ha il dovere, morale e istituzionale, di assicurare loro pieno sostegno e piena riconoscenza.
Siamo altresì consapevoli dell'importanza svolta dalla Marina militare e dall'Aeronautica militare nella protezione delle rotte marittime, delle infrastrutture energetiche e delle linee di approvvigionamento dalle quali dipendono la sicurezza economica e l'autonomia strategica di tutto il nostro Paese.
Viviamo una fase storica segnata da profondi mutamenti degli equilibri internazionali. Le tensioni nell'area euro-mediterranea, i conflitti che interessano il vicino Oriente, il protrarsi della guerra nel continente europeo e la crescente competizione tra le grandi potenze, impongono all'Italia di mantenere una politica estera seria, prudente e pienamente inserita nel quadro delle alleanze di cui noi facciamo parte. Ciò non significa rinunciare alla ricerca della pace, ma al contrario significa contribuire con responsabilità alla sua costruzione, sostenendo ogni iniziativa diplomatica credibile e favorendo il dialogo tra le parti, accompagnando i processi di stabilizzazione attraverso la presenza delle nostre missioni internazionali. L'Italia non può certamente risolvere da sola le grandi crisi del nostro tempo, può però offrire un contributo concreto, autorevole e apprezzato dalla comunità internazionale, mettendo a disposizione competenza, professionalità e una lunga tradizione di equilibrio e, soprattutto, di dialogo. È questa la migliore tradizione delle nostre Forze armate: essere strumenti di pace e di stabilizzazione e di cooperazione internazionale.
Signor Presidente, noi confidiamo che l'attuale stagione di instabilità possa essere progressivamente superata attraverso il rafforzamento della diplomazia e il rispetto del diritto internazionale e il rilancio del dialogo con gli Stati Uniti. Fino ad allora, riteniamo che l'Italia debba continuare a fare responsabilmente la propria parte, sostenendo le missioni internazionali che contribuiscono alla sicurezza, alla stabilità e alla tutela degli interessi nazionali.
Per tutte queste ragioni che ho elencato, il nostro gruppo “Lega Salvini-Premier” esprimerà convintamente voto favorevole alla deliberazione oggi sottoposta all'esame di questa Assemblea.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amendola. Ne ha la facoltà.
VINCENZO AMENDOLA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io credo che una discussione meccanica sulla riproposizione di schede di decreto Missioni sia qualcosa - nel contesto geopolitico di oggi - irrituale. Una discussione burocratica su cui noi proseguiamo, inseguendo i ritardi, pensando che l'oggetto del nostro lavoro sia riproporre, guardare, analizzare e vedere gli effetti, ma se il punto di partenza, che tutti qui hanno evocato, è che viviamo in un contesto geopolitico nettamente mutato, un incendio come qualcuno l'ha definito, descrivendo i quasi 60 conflitti che ci riguardano, io credo che responsabilità e interesse generale sia guardare a quelle 12.000 persone, che noi mandiamo in missione, con grande dignità e onore - e noi le ringraziamo e analizzare quello che è il contesto geopolitico di oggi.
Responsabilità non significa rinnovare in maniera meccanica quello che abbiamo fatto per anni, perché forse quello che abbiamo fatto per anni, diversi Governi, oggi deve vedere una nuova analisi di scenario. Perché lo dico? Cari membri del Governo, le missioni hanno un fondamento e il fondamento è il multilateralismo e il diritto internazionale. Tutte le missioni che noi approviamo, che abbiamo approvato, vengono non da una scelta rituale, meccanica di un Parlamento, ma da un contesto in cui il diritto internazionale e il multilateralismo hanno portato uomini di diverse Nazioni a costruire operazioni di pace. Noi siamo orgogliosi di quelle operazioni, perché sappiamo bene, al di là delle “fanfaluche” come il 5 per cento e la NATO, che quei soldi sono stati spesi in un'alleanza per costruire soluzioni di pace. L'abbiamo visto in giro per il mondo. Ma se questo è il contesto cambiato, noi non possiamo evitare di guardare la realtà così com'è.
Qui, in quest'Aula, tutti si interrogano sull'ordine e il disordine globale e gli storici direbbero che “l'ordine globale non è mai esistito”, quello che è esistito, dalla Seconda guerra mondiale ad oggi, è un ordine cosiddetto “liberale”, un multilateralismo asimmetrico, dove c'era un egemone, ma c'era un limite nella costruzione di un'architettura istituzionale: che quella egemone non poteva prescindere dalle scelte che quelle istituzioni facevano. Il multilateralismo per settant'anni ha significato questo: che si decideva, si guardava al mondo. E sappiamo bene che i conflitti sono perduranti, ma i conflitti erano un'eccezione, non era la normalità disumana che stiamo vivendo oggi: quando c'era l'ordine liberale, ognuno contava e ognuno poteva entrare in quella che era un'operazione di missione di pace in base alla Carta delle Nazioni Unite e costruire soluzioni politiche. Mi spiace, caro membro del Governo, noi quando parliamo di missioni, innanzitutto parliamo di politica estera e se oggi non c'è un ordine multilaterale, non è perché c'è la candidatura di Infantino a Segretario generale dell'ONU, ma perché c'è un nazionalismo revisionista che ha deciso che quell'assetto e quell'istituzionalità multilaterale non deve più esistere.
Noi dobbiamo analizzare qual è la nostra visione, qual è il nostro scenario, qual è la responsabilità di mandare 12.000 uomini e in quale contesto. Quattro dittatori stanno mettendo in ginocchio il mondo, citiamo Papa Leone. Fuori dal diritto internazionale c'è la barbarie, dice il Presidente Mattarella. E noi discutiamo qui, in maniera meccanica, di missioni, senza capire che il quadro su cui quelle missioni sono nate o si stanno concludendo - come quella in Libano - sono figlie di una cultura e di una civiltà che è il diritto internazionale.
Mi spiace che qui tutti usino riempirsi la bocca della parola “Nazione”, ma quando il nazionalismo delle grandi potenze sta decostruendo quella che era una gabbia, addirittura costruita da loro in base a regole, a funzioni, a gestione del quadro internazionale, noi non possiamo prescindere da un'analisi di politica estera. Le missioni sono figlie di questa civiltà, sono figlie di un ingaggio che noi abbiamo costruito nel tempo per portare pace, costruire pace e costruire soluzioni politiche. Questo è il tempo che ci tocca vivere e a noi tocca vivere come europei e non possiamo essere una piccola patria, in una piccola Europa, mentre c'è quella che è la militarizzazione dell'interdipendenza: grandi forze, o anche piccole e medie potenze, che costruiscono soluzione politica.
Dov'è, prima della deterrenza militare, la deterrenza politica dell'Unione europea e dell'Italia, quando i conflitti vengono mediati da piccole potenze, medie potenze come Turchia, Pakistan, Qatar e, quando c'è da costruire soluzioni nel quadro del diritto internazionale, noi ci presentiamo spesso con il cappellino in mano a delle organizzazioni che decostruiscono quello che è il diritto e quello che abbiamo costruito in tanti decenni di civiltà ? Caro membro del Governo, noi non vogliamo vivere nell'assioma di un equilibrio delle grandi potenze, ergersi come Europa, come Italia a costruire un equilibrio. Dovremmo piuttosto pensare a un bilanciamento dei rischi e in base a quello guardare a noi stessi, ma si torna al punto di partenza, scheda per scheda.
Ogni missione ha bisogno di una politica estera, ogni missione ha bisogno di un'azione, di un'idea, di una tensione a costruire alleanze e a rafforzare il diritto che viene decostruito oggi. Come si fa a ragionare prescindendo da questo, come se questo Parlamento fosse una procedura meccanica di missioni che nel tempo si ripropongono? Guardiamo ai quadranti, scegliamo di analizzare, continente per continente, quello che è lo sforzo che questi 12.000 italiani produrranno. Dove li mandiamo e in base a quale politica estera? Guardiamo il quadrante più vicino a noi, quello del Maghreb. Noi scegliamo di riproporre un'idea, in Libia come in Tunisia, prescindendo da quello che è il nostro compito in quei Paesi. Non solo lo rifiutiamo per la disumanità delle strutture che controllano l'immigrazione, ma lo rifiutiamo anche per l'assenza completa di un'idea di pacificazione e stabilizzazione per la Libia , lo rifiutiamo per un'idea di negazione della dittatura tunisina, dove le ONG e i politici vengono arrestati e dove, nel deserto tra Libia e Tunisia, si muore in una tratta di moderna schiavitù. Questo è il punto: non è solo la missione, non è solo l'ingaggio con forze negative, ma è l'idea mancante che c'è su quei Paesi.
Guardiamo al Sahel. Voi ci chiedete delle missioni in Niger. Negli ultimi anni …
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, un po' di silenzio.
VINCENZO AMENDOLA(PD-IDP). Lasci stare lasci perdere, non si preoccupi.
Negli ultimi anni, nel Sahel ci sono stati quattro colpi di Stato: Mali, Niger, Burkina Faso. È scoppiata l'ira di Dio in quella parte del mondo. Possiamo sapere qual è la nostra politica estera? Noi costruiamo una missione senza comprendere qual è l'oggetto, qual è lo strumento, qual è l'alleanza, da soli, pensando che una soluzione bilaterale possa servire. È questo il punto che manca, Presidente, su tutti i quadranti.
Noi qui analizziamo il Medio Oriente, il Medio Oriente di oggi che è un' dopo l'altra, dove l'idea stessa di costruzione di una soluzione è schiacciata quotidianamente da 100 bombe in 10 minuti e ci venite a proporre una missione Levante - che noi faremo, che sosterremo per la dignità del popolo palestinese -, mentre a Gaza stanno costruendo - ve li ricordate i grattacieli e le discoteche di Kushner? - un muro di 23 chilometri per chiudere quello spazio di rifugiati. In Cisgiordania c'è una pulizia etnica e questo Governo non riesce a dire una parola di condanna, non di due Ministri, ma di un Governo che vuole cancellare per sempre l'idea di “due popoli, due Stati”. Certo che la voteremo, così come sosterremo anche l'operazione in Libano, così come sosterremo anche operazioni finanziate sotto l'egida delle Nazioni Unite - Aspides -, ma non ci venite a raccontare che l'operazione a Hormuz ha un quadro internazionale, perché non è così, perché lo vediamo nella quotidianità di questo conflitto illegale che sta squassando tutto il Medio Oriente.
Così come a Est sosterremo le missioni nei Balcani, Presidente, sapendo che in quella parte del mondo il disimpegno degli Stati Uniti peserà. E le sosterremo anche come abbiamo sempre fatto in Ucraina, perché il sostegno a quel popolo, così come passo dopo passo l'idea di un'azione diplomatica, è necessario, ma, anche qui, dov'è la politica del Governo? Perché ogni missione che noi votiamo ha bisogno sempre di un preciso indirizzo, quella che è la nostra visione di scenario, il cambiamento che c'è, il diritto che crolla e i valori del nostro Paese.
Mi permetta anche, infine, di dire che il rammarico totale è per i tagli alla cooperazione. Noi andiamo in giro per il mondo disarmati. Il fondo americano scompare, le Nazioni Unite sono al collasso e noi tagliamo ancora la spesa. E chi mi viene a parlare del Piano Mattei si andasse a leggere la relazione: milioni di euro buttati in operazioni di cui non sappiamo niente in maniera trasparente. E questo fa sì che - e lo dico con molta responsabilità in chiusura, caro Presidente - noi facciamo la nostra parte a votare queste missioni, ma questo Parlamento, così come il prossimo, se non torna a discutere di politica estera e di responsabilità nell'invio delle missioni, credo che si troverà in una meccanica che ci porterà a guardarci, a guardare il cielo e a sperare che tutto vada bene. Non è nell'interesse di un grande Paese .
PRESIDENTE. Passiamo all'ultimo intervento. Ha chiesto di parlare la deputata Chiesa. Ne ha facoltà.
PAOLA MARIA CHIESA(FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario per la Difesa Perego, onorevoli colleghi, viviamo una fase storica caratterizzata da una forte instabilità. Il quadro geopolitico internazionale è complesso, è degradato, ci sono crisi spesso interconnesse e l'evoluzione di queste crisi spesso è imprevedibile.
All'interno di questo quadro complesso dobbiamo inserire e inquadrare le missioni internazionali, la proroga delle missioni internazionali per l'anno 2026 e l'avvio di tre nuove missioni internazionali: la missione bilaterale in Somalia, la missione bilaterale in Iraq e la missione in Tunisia della Guardia di finanza, per un totale di 50 missioni internazionali, comprese anche quelle inattive, quelle che non abbiamo ancora attivato, e comprese le missioni delle Forze ad altissima e alta prontezza operativa, con una consistenza media di 7.459 unità e un contingente massimo autorizzato di 11.642 militari. Spesso, Presidente, l'opinione pubblica vede queste missioni internazionali come un qualcosa di astratto, come un qualcosa che niente ha a che vedere con la vita quotidiana dei cittadini. Ma la realtà è un'altra, la realtà è ben diversa, perché con quelle missioni internazionali si fanno gli interessi dei cittadini, con le missioni internazionali si fanno gli interessi dell'Italia in termini di difesa e in termini di sicurezza. Le missioni internazionali non sono solamente delle presenze simboliche, non sono solamente degli esercizi di prestigio internazionale. Le missioni internazionali sono utili e indispensabili e ogni missione internazionale, che andiamo a prorogare, e le nuove missioni internazionali, che andiamo ad avviare oggi votando a favore, sono nell'interesse dell'Italia.
Sappiamo tutti che le crisi oggi non chiedono il permesso, sappiamo tutti che le guerre non chiedono il permesso, ma grazie alle missioni internazionali possiamo andare a vedere, possiamo intercettare momenti di crisi e di instabilità e possiamo prevenire che le conseguenze di queste crisi e di queste instabilità arrivino nella nostra amata Italia. Sentiamo spesso parlare di guerra in quest'Aula, ma io voglio parlare di pace, una pace che non è così scontata, una pace che va conquistata, che va costruita e va difesa. I primi a volere la pace, Presidente, sono i nostri militari , i primi ambasciatori di pace all'estero sono i nostri uomini e sono le nostre donne delle Forze armate, che tengono alta la nostra bandiera, che per noi di Fratelli d'Italia non è un drappo ma è uno spirito.
Tutti, Presidente, all'estero vogliono i militari italiani. Tutti chiedono i militari italiani, perché i militari italiani in missione sono sinonimo di professionalità, capacità, responsabilità e umanità. È l'umanità che contraddistingue i nostri militari e io questa qualità, Presidente, l'ho vista nel 2013 in Afghanistan, ma l'ho vista anche in questi quattro anni come capogruppo in Commissione difesa. L'ho vista due volte in Kosovo, due volte a Gibuti, in Libano, in Somalia, in Bosnia, in Romania, in Bulgaria, in Niger. Io li ho visti, Presidente: è una capacità tutta italiana quella di farsi temere dal nemico di turno, ma anche quella di farsi amare dalla popolazione locale. Tutti vogliono i nostri militari, che - lo ripeto - sono ambasciatori di pace , che sono garanti nel mondo di stabilità e di sicurezza.
Tra le missioni più criticate, Presidente, all'interno del , all'interno del pacchetto missioni che andiamo ad approvare, vi è sicuramente quella a sostegno dell'Ucraina. Ma io mi chiedo: come si fa, Presidente, ad essere contrari all'aiuto in Ucraina? Come si fa a tifare una Nazione che ha aggredito un'altra Nazione? La posizione di Fratelli d'Italia è sempre stata la stessa dall'inizio della guerra. Nel difendere l'Ucraina abbiamo deciso di aiutarla non solo a parole, perché le parole da sole non bastano. Noi continueremo ad aiutare una Nazione aggredita, continueremo ad aiutare l'Ucraina con tutto quello che possiamo fare, non solo a parole, perché, ripeto, le parole da sole non bastano.
Un'altra missione criticata in Commissione, durante le audizioni e in quest'Aula, è quella in Niger, una terra che ho imparato ad amare nel 2024, quando mi sono recata con le nostre Forze speciali. Ma ci rendiamo conto che noi siamo gli unici presenti ancora in quella terra e non perché le altre Nazioni se ne sono andate, perché le altre Nazioni sono state cacciate! E le stesse Nazioni vogliono tornare al nostro fianco in quella terra, perché, grazie anche a quella missione, noi riusciamo a difendere i nostri interessi nazionali : interessi di sicurezza, sicuramente, interessi di difesa, ma anche economici, anche commerciali, e anche di protezione dei cosiddetti flussi incontrollati di immigrazione.
Ma il dato politico che voglio far notare in quest'Aula è che, mentre la maggioranza ha presentato una sola risoluzione, l'opposizione ne ha presentate ben sei: ogni partito dell'opposizione ha presentato una risoluzione . E questo testimonia che, forse, l'opposizione non ha le idee chiare, non ha idee comuni nemmeno su questo provvedimento, nemmeno sulle missioni internazionali. Ma votare contro la risoluzione di maggioranza non significa votare contro il Governo Meloni, non significa votare contro i partiti di maggioranza, significa votare contro l'Italia , perché le missioni internazionali, i nostri militari, non fanno solamente difesa, ma sono l'Italia, rappresentano l'Italia nel mondo.
Ecco perché Fratelli d'Italia voterà a favore, e lo farà ringraziando il COVI, il Comando operativo di vertice interforze, nella persona del comandante, del generale Iannucci, che è costantemente esempio per tutti i nostri militari. Fratelli d'Italia voterà a favore con una mano sul cuore, perché Fratelli d'Italia, come tutta la maggioranza, ha capito che la sicurezza della nostra Nazione, la sicurezza dell'Italia è garantita anche dalla stabilità internazionale, stabilità internazionale garantita, a sua volta, dai nostri militari, che sono la parte migliore della società.
Io non voglio più sentire, Presidente, in quest'Aula, che aumentando i soldi della difesa vogliamo la guerra, perché, se noi aumentiamo i soldi della difesa, è perché vogliamo allontanare la guerra dalla nostra Nazione . Ecco perché, Presidente, Fratelli d'Italia voterà a favore, ecco perché voteremo a favore su tutte le missioni internazionali. E un voto contro la risoluzione di maggioranza, un voto contro queste missioni, è un voto contro l'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo, dunque, ai voti.
Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Avverto che i dispositivi delle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280 e Richetti ed altri n. 6-00284 sono identici, in quanto volti ad autorizzare tutte le missioni.
Avverto altresì che sono state avanzate dai gruppi diverse richieste di votazioni per parti separate, tenendo conto del complesso delle quali la Presidenza porrà in votazione, congiuntamente, ove ne sussistano i presupposti, i dispositivi di tutte le risoluzioni presentate, limitatamente alle missioni che risultano autorizzate in tutti gli atti di indirizzo.
Seguirà la votazione congiunta dei dispositivi delle risoluzioni - che saranno indicate dalla Presidenza prima di passare al voto - limitatamente alle missioni che risultano autorizzate solo da alcuni atti di indirizzo.
Come fatto in precedenti occasioni, si passerà quindi distintamente alla votazione delle risoluzioni per le parti che non risultano già approvate o respinte dalle precedenti votazioni. In particolare, per ciascuna risoluzione, si procederà alla votazione degli impegni aggiuntivi riferiti a una o più missione, ove formulati, fermo restando che saranno considerate precluse le parti dei dispositivi in cui si prevedono condizioni all'autorizzazione di una missione, ove tali missioni siano state precedentemente autorizzate. Seguirà, per ciascuna risoluzione, la votazione delle premesse.
Per consentire a tutti i deputati di avere piena contezza delle votazioni da effettuare, la Presidenza ha già consegnato al rappresentante di ciascun gruppo l'elenco di tutti i voti.
Per quanto riguarda le votazioni per parti separate, faccio presente che i presentatori delle risoluzioni, ove necessario, hanno prestato il consenso previsto.
Passiamo ora alle votazioni dei dispositivi delle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280, Braga ed altri n. 6-00281, Lomuti ed altri n. 6-00282, Fratoianni ed altri n. 6-00283, Richetti ed altri n. 6-00284 e Boschi ed altri n. 6-00285.
Ricordo che i dispositivi di tali risoluzioni verranno posti in votazione, congiuntamente, limitatamente alle missioni che risultano autorizzate in tutti gli atti di indirizzo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui dispositivi relativi alle missioni recate dalle schede: Europa nn. 1, 18 e 19; Asia nn. 3, 4 e 20; Africa nn. 6, limitatamente alla missione UNSMIL, e 8; Potenziamento di dispositivi nazionali e della NATO, dell'Unione europea e dell'ONU e di coalizione nn. 9, limitatamente alle missioni Dispositivo NATO per la sorveglianza navale e Dispositivo aeronavale nazionale per attività di presenza, sorveglianza e sicurezza nel Golfo di Guinea, 10, limitatamente alle missioni EUNAVFOR Atalanta, Combined Maritime Forces, Multinational Force and Observers (MFO), 11, 12, 13, 15 e 17; Partecipazione di personale della Difesa alle missioni civili n. 14; Forze ad alta e altissima potenza n. 16; Interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione nn. 23, 24, 25 e 26; Missioni internazionali delle Forze armate nn. 4 e 8-. Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal gruppo AVS, in relazione alle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280, Braga ed altri n. 6-00281, Richetti ed altri n. 6-00284 e Boschi ed altri n. 6-00285, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi che recano l'autorizzazione delle missioni relative alla scheda Europa n. 2, limitatamente alla missione EUMAM Ucraina. Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal gruppo AVS, in relazione alle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280, Braga ed altri n. 6-00281, Lomuti ed altri n. 6-00282, Richetti ed altri n. 6-00284 e Boschi ed altri n. 6-00285, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi che recano l'autorizzazione delle missioni relative alla scheda Asia n. 5. Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione… Scusate ho girato il foglio contemporaneamente, quindi colpa mia che ho girato due fogli insieme. Revoco la votazione che innanzi avevo proposto. Mi si sono girati due fogli insieme, quindi abbiate pazienza tutti quanti. Abbiamo revocato la votazione relativa all'Asia. Passiamo ora a quella che avevo inavvertitamente girato.
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal gruppo AVS, in relazione alle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280, Braga ed altri n. 6-00281, Richetti ed altri n. 6-00284 e Boschi ed altri n. 6-00285, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi che recano l'autorizzazione delle missioni relative alla scheda Europa n. 2, limitatamente alla missione NATO . Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Adesso ritorniamo a quella che ho dovuto revocare necessariamente.
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal gruppo AVS, in relazione alle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280, Braga ed altri n. 6-00281, Lomuti ed altri n. 6-00282, Richetti ed altri n. 6-00284 e Boschi ed altri n. 6-00285, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi che recano l'autorizzazione delle missioni relative alla scheda Asia n. 5. Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal gruppo AVS, in relazione alle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280, Braga ed altri n. 6-00281, Richetti ed altri n. 6-00284 e Boschi ed altri n. 6-00285, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi che recano l'autorizzazione delle missioni relative alla scheda Africa n. 6, limitatamente alla missione NATO . Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Il collega Carotenuto ha problemi tecnici? Abbiate pazienza, colleghi, c'è forse un problema tecnico. Se diamo la parola, devo revocare la votazione. La votazione è revocata. Ha chiesto di parlare la collega Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Se posso, giusto per maggiore chiarezza per l'andamento delle votazioni, anche perché qui oramai siamo abbastanza disallineati anche con quanto ci è stato fornito dagli uffici, che ci hanno dato, con grande cortesia e anche con grande lungimiranza, una scheda che riporta tutto il calendario delle votazioni. Il punto è che adesso abbiamo constatato che c'è un primo disallineamento e credo anche uno successivo.
Per cui, con le votazioni non abbiamo… C'era già un voto che - mi rivolgo al banco della Presidenza - non seguiva, parlo del voto precedente, quello che era stato riportato sulla scheda. Quindi ci ritroviamo un po' disorientati, perché seguivamo il programma della scheda che ovviamente facilitava le operazioni di voto, quindi siamo andati avanti seguendo quello che era stato dato da questo , però adesso ci ritroviamo, ovviamente, in una situazione un po', devo dire la verità, di confusione, perché non riusciamo a seguire più questo calendario così come dato, ma vediamo che le votazioni sono diverse.
PRESIDENTE. Collega, posso proporre una cosa? C'è un fatto tecnico. Se tutti i colleghi sono d'accordo, ma penso tutti lo siano, per due minuti venite qua, così vi illustriamo le schede come sono state tecnicamente compilate. I colleghi avranno la pazienza di attendere proprio due minuti, due. Prego, venga qui, collega. Sì, sospendiamo per due minuti, proprio per due minuti. Mi affido alla vostra cortesia. Sospendiamo per due minuti.
PRESIDENTE. Collega Alifano, possiamo procedere, allora? Devo dare la precedenza al diritto di voto. Allora, ci siamo, colleghi. Credo che possiamo procedere. Ringrazio tutta l'Assemblea per avere avuto la pazienza di attendere questi due minuti. Procediamo, allora, con la votazione che ho dovuto necessariamente revocare.
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal gruppo AVS, in relazione alle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280, Braga ed altri n. 6-00281, Richetti ed altri n. 6-00284 e Boschi ed altri n. 6-00285, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi che recano l'autorizzazione delle missioni relative alla scheda Africa n. 6, limitatamente alla missione NATO. Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal gruppo AVS, in relazione alle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280, Braga ed altri n. 6-00281, Richetti ed altri n. 6-00284 e Boschi ed altri n. 6-00285, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi che recano l'autorizzazione delle missioni relative alla scheda Africa n. 6, limitatamente alla missione MIASIT Libia. Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal Gruppo AVS, in relazione alle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280, Richetti ed altri n. 6-00284, Boschi ed altri n. 6-00285, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi che recano l'autorizzazione delle missioni relative alla scheda Africa n. 6, limitatamente alla Missione bilaterale di cooperazione in Tunisia, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal Gruppo AVS, in relazione alle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280 e Richetti ed altri n. 6-00284, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi che recano l'autorizzazione delle missioni relative alla scheda Africa n. 7, limitatamente alla Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger-MISIN, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal Gruppo AVS, in relazione alle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280 e Richetti ed altri n. 6-00284, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi che recano l'autorizzazione delle missioni relative alla scheda Africa n. 7, limitatamente alla Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Burkina-Faso, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal Gruppo AVS, in relazione alle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280, Braga ed altri n. 6-00281, Richetti ed altri n. 6-00284, Boschi ed altri n. 6-00285, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi che recano l'autorizzazione delle missioni relative alla scheda Africa n. 21, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal Gruppo AVS, in relazione alle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280 e Richetti ed altri n. 6-00284, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi che recano l'autorizzazione delle missioni relative alla scheda Africa n. 22, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal Gruppo AVS, in relazione alle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280, Braga ed altri n. 6-00281, Lomuti ed altri n. 6-00282, Richetti ed altri n. 6-00284, Boschi ed altri n. 6-00285, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi che recano l'autorizzazione delle missioni relative alla scheda n. 9, Potenziamento di dispositivi nazionali, della NATO, dell'UE e dell'ONU, per la parte rimanente relativa all'autorizzazione delle missioni Operazione Mediterraneo Sicuro, Operazione Nato Sea Guardian e EUNAVFOR MED Irini, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal Gruppo AVS, in relazione alle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280, Braga ed altri n. 6-00281, Lomuti ed altri n. 6-00282, Richetti ed altri n. 6-00284, Boschi ed altri n. 6-00285, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi che recano l'autorizzazione delle missioni relative alla scheda n. 10, Potenziamento di dispositivi militari nell'area del Mar Rosso e dell'Oceano indiano nord-occidentale, limitatamente alla missione EUNAVFOR Aspides, sui quali il Governo ha espresso parere favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal gruppo AVS, in relazione alle risoluzioni Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280 e Richetti ed altri n. 6-00284, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi che recano l'autorizzazione delle missioni relative alla scheda Missioni internazionali della Guardia di finanza n. 22-, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo alla votazione delle premesse, ove ne ricorrano i presupposti, e degli impegni aggiuntivi recati da ciascuna risoluzione.
Avverto che per la risoluzione Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280 verrà posta in votazione esclusivamente la premessa, essendone stato già approvato integralmente il dispositivo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione Chiesa, Formentini, Orsini, Carfagna ed altri n. 6-00280, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Cos'è successo? Cosa è accaduto? Prego, onorevole Francesco Silvestri. C'è un problema tecnico? Scusate, colleghi, perché non si riesce a capire cos'è successo. Prego.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Semplicemente vogliamo correggere il voto, in tasto rosso da tasto bianco, perché c'è stato un problema semplicemente nell'individuare il numero della votazione, ma, politicamente, vorremmo correggere con il tasto rosso. Tutto il gruppo ovviamente.
PRESIDENTE. Il voto ovviamente è registrato così com'è, ma, politicamente, registriamo questa precisazione. Ringraziamo il collega Francesco Silvestri.
Passiamo alla risoluzione Braga ed altri n. 6-00281, della quale è stato in parte approvato il dispositivo. Sarà, quindi, posto in votazione l'unico impegno aggiuntivo e la premessa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Braga ed altri n. 6-00281, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 24 relativa alla missione Interventi di sostegno ai processi di pace, stabilizzazione e rafforzamento della sicurezza, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione Braga ed altri n. 6-00281, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla risoluzione Lomuti ed altri n. 6-00282, della quale è stato in parte approvato il dispositivo. Saranno, quindi, posti in votazione gli impegni aggiuntivi e la premessa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Lomuti ed altri n. 6-00282, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 3 relativa alla missione Proroga dell'impiego di un dispositivo militare, incluso il personale del Corpo militare volontario e del Corpo infermiere volontarie della Croce Rossa, nell'area del Libano e del Mediterraneo orientale, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Lomuti ed altri n. 6-00282, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 5 relativa alla missione Proroga dell'impiego di un dispositivo militare, incluso il personale del Corpo militare volontario e del Corpo infermiere volontarie della Croce Rossa e altri organi interagenzia, per il contributo nazionale in esito al conflitto Israele-Hamas - Operazione Levante, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Lomuti ed altri n. 6-00282, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 10 nell'ambito della missione EUNAVFOR , con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Lomuti ed altri n. 6-00282, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 11 relativa alla Proroga della partecipazione di un dispositivo aereo nazionale per il potenziamento dell' e dell' della NATO ed il potenziamento della sorveglianza dello spazio aereo dell'Alleanza, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Lomuti ed altri n. 6-00282, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 16 relativa alle Forze ad alta e altissima prontezza operativa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Lomuti ed altri n. 6-00282, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 23 relativa alle Iniziative di cooperazione allo sviluppo e di sminamento umanitario, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione Lomuti ed altri n. 6-00282, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo adesso alla risoluzione Fratoianni ed altri n. 6-00283, della quale è stato in parte approvato il dispositivo. Saranno quindi posti in votazione gli impegni aggiuntivi e la premessa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Fratoianni ed altri n. 6-00283, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 2 nell'ambito della missione EUMAM Ucraina, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Fratoianni ed altri n. 6-00283, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 3 nell'ambito della Missione bilaterale di addestramento delle Forze armate palestinesi (MIADIT), con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Fratoianni ed altri n. 6-00283, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 11 relativa alla Proroga della partecipazione di un dispositivo aereo nazionale per il potenziamento dell' e dell' della NATO ed il potenziamento della sorveglianza dello spazio aereo dell'Alleanza, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Fratoianni ed altri n. 6-00283, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 16 relativa alle Forze ad alta e altissima prontezza operativa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Fratoianni ed altri n. 6-00283 limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 23 relativa alle Iniziative di cooperazione allo sviluppo e di sminamento umanitario, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione Fratoianni ed altri n. 6-00283, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della premessa della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00284, essendone già stato approvato integralmente il dispositivo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00284, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della premessa della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00285, essendone stato in parte approvato il dispositivo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00285, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
In relazione alla risoluzione Ziello n. 6-00286, avverto che, avendo approvato i dispositivi delle risoluzioni che recavano l'autorizzazione delle missioni di cui alla scheda Europa n. 2, l'unico impegno della risoluzione, vertendo sul diniego all'autorizzazione di tale missione, risulta ovviamente precluso. Conseguentemente la premessa non verrà posta in votazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il presidente della Commissione giustizia, l'onorevole Maschio. Ne ha facoltà.
CIRO MASCHIO, . Grazie, Presidente. Intervengo solo per chiedere una brevissima sospensione per il Comitato dei nove sul provvedimento.
PRESIDENTE. Quanto tempo, per cortesia?
CIRO MASCHIO, . Cinque, dieci minuti.
PRESIDENTE. Allora, sospendiamo la seduta, su richiesta dell'onorevole Maschio, che riprenderà alle ore 16,15. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2961: Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per il seguito della discussione è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea.
Ricordo che nella seduta del 23 luglio si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo sono intervenuti in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85 del Regolamento, i gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva-Casa Riformista sono stati invitati a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi degli articoli 86, comma 1, e 89, comma 1, del Regolamento, in quanto estranei rispetto ai contenuti del provvedimento in esame, i seguenti articoli aggiuntivi, non previamente presentati in Commissione: Ziello 1.0100, volto a modificare la legge sull'ordinamento penitenziario intervenendo sui presupposti per la concessione della detenzione domiciliare ove il reato sia stato commesso in conseguenza di stati emotivi; Giachetti 2.0100, non segnalato per la votazione, volto a modificare la legge sull'ordinamento penitenziario intervenendo sulla disciplina della liberazione anticipata.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ziello. Ne ha facoltà.
EDOARDO ZIELLO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Noi di Futuro Nazionale avevamo presentato questo emendamento che aveva un contenuto che andava a rispondere a un'esigenza che ha animato, nelle ultime settimane, la stampa e l'opinione pubblica. In questo emendamento, che abbiamo inserito in un provvedimento, che, tra l'altro, si occupa della gestione penitenziaria dei detenuti, andavamo a chiedere che cosa? Che le persone condannate per reati collegati a cause di giustificazione, quindi anche con riferimento alla questione legata all'emotività del comportamento, potessero beneficiare dell'accesso ai domiciliari.
Traduco questa parte tecnica in concreto e lo dico per chi ci ascolta. Se questo emendamento fosse stato inserito nel fascicolo e quindi non fosse stato dichiarato inammissibile… Perché noi lo sappiamo che non è colpa ovviamente degli uffici della Presidenza della Camera se è stato dichiarato inammissibile, ma questa è una chiara scelta politica. Non ci nascondiamo dietro … Qui cadono tutti gli alibi, colleghi di maggioranza.
Potevamo salvare Mario Roggero dal carcere, se questo emendamento fosse stato inserito nel fascicolo, perché andava, di fatto, a prevedere l'applicazione della misura cautelare dei domiciliari a una persona di cui tutti i partiti di maggioranza si sono riempiti la bocca nella propria narrazione e, addirittura, c'è stato qualcuno che, impropriamente, non conoscendo minimamente il diritto penale, ne ha proposto la candidatura, prendendo in giro lui, una comunità politica che ha creduto in Mario Roggero e tutti quelli che hanno avanzato anche una proposta di grazia. Ma quale grazia! Ci sono i provvedimenti che, se fossero approvati, potrebbero garantire quel risultato che tutti auspicano o che almeno voi auspicate a parole.
Con questo emendamento andavamo ancora una volta a dimostrare con i fatti che il tempo degli slogan è finito. C'è bisogno di fare provvedimenti concreti per garantire quello che viene detto in televisione e quello che viene rilasciato ai giornali. Ancora una volta avete tradito una persona che, purtroppo, per colpa di una riforma che non avete voluto approvare, perché non avete voluto approvare il nostro emendamento che avevamo presentato al decreto Sicurezza - che andava a superare il concetto di proporzionalità nella legittima difesa -, patirà le pene dell'inferno in carcere e con lui un'intera comunità politica. Complimenti !
PRESIDENTE. Colleghi, allora, rispetto all'articolo aggiuntivo 1.0100 - ovviamente voglio precisare, a nome della Presidenza, che non si fanno scelte politiche, si applica il Regolamento - la Presidenza non può che ovviamente confermare la dichiarazione di inammissibilità dell'articolo aggiuntivo 1.0100, il suo, onorevole Ziello, non previamente presentato in Commissione e volto ad introdurre un oggetto estraneo al dibattito svolto in tale sede, nonché ai contenuti del provvedimento.
A tale proposito, ricordo infatti che il provvedimento all'esame è esclusivamente finalizzato ad ampliare la platea dei soggetti, condannati ad una pena detentiva e con condizione accertata di tossicodipendenza o alcoldipendenza, che possono accedere a programmi di trattamento, disintossicazione e recupero al di fuori delle strutture penitenziarie, mentre, come già precisato, l'articolo aggiuntivo è unicamente volto ad intervenire sui presupposti per la concessione della detenzione domiciliare ove il reato sia stato commesso in conseguenza di stati emotivi.
Andiamo quindi oltre. Ha chiesto di parlare sul complesso degli emendamenti l'onorevole Di Biase.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, nel corso della discussione generale abbiamo ampiamente illustrato le ragioni per cui, a nostro avviso, questo provvedimento risulta ancora insufficiente rispetto alla complessità del fenomeno delle dipendenze e alle criticità del sistema penitenziario. Dunque, in questa sede non torno su quelle considerazioni.
Oggi siamo chiamati a una discussione per correggere alcuni degli aspetti del testo che riteniamo più problematici. Spiace che il Governo abbia espresso sui nostri emendamenti un invito al ritiro o parere contrario, perché la volontà del Partito Democratico è stata sempre quella di rendere più coerente questo provvedimento. Come sa bene la Sottosegretaria, in Commissione c'è stata una discussione utile in cui noi abbiamo spiegato le nostre motivazioni e abbiamo cercato, cerchiamo con i nostri emendamenti di renderlo più coerente anche rispetto alla finalità che il provvedimento stesso dice di voler perseguire, ovvero quella di favorire percorsi terapeutici che siano realmente efficaci, dunque capaci di accompagnare le persone fuori dalla dipendenza e dunque, proprio per questo, ridurre la recidiva e, come conseguenza naturalmente diretta, rafforzare anche la sicurezza.
C'è stato un filo conduttore in tutti i nostri emendamenti e, guardi, se potessi riassumerlo, lo farei con una considerazione molto semplice: ogni volta che questo testo si trova di fronte alla scelta di affidarsi alla valutazione del caso concreto oppure di introdurre automatismi legislativi, la scelta che si è fatta è proprio la seconda; appunto quella degli automatismi legislativi. Noi naturalmente questo modo di procedere non lo condividiamo, perché le dipendenze non sono un fenomeno che può essere governato attraverso presunzioni rigide. Sappiamo - ce lo hanno detto anche gli intervenuti in discussione in Commissione - che sono percorsi complessi, diversi da persona a persona e nei quali la valutazione del magistrato, il contributo dei servizi sanitari e il lavoro delle comunità terapeutiche dovrebbero avere un ruolo centrale.
Il primo grande tema riguarda proprio la preclusione di questi fenomeni che vediamo ripetersi in modo automatico. Noi riteniamo che una legge che si propone di favorire il recupero delle persone non possa costruire categorie di soggetti a cui, poi, queste norme, in qualche modo, siano precluse; mi riferisco in particolare al nostro emendamento, 1.8 Gianassi, dove chiediamo di non precludere automaticamente l'accesso ai programmi terapeutici a soggetti che sono recidivi. Chi conosce, infatti, il fenomeno delle dipendenze sa che la reiterazione dei comportamenti rappresenta molto spesso una delle manifestazioni della stessa problematica ed escludere automaticamente i recidivi significa in molti casi escludere proprio coloro che, invece, avrebbero maggiore necessità di un percorso terapeutico strutturato.
Del resto, la stessa Corte costituzionale ci ricorda da anni che il trattamento penitenziario deve essere individualizzato e che gli automatismi legislativi dovrebbero rappresentare l'eccezione e non la regola.
Altri emendamenti, come gli emendamenti 1.33 e 1.34 Gianassi, intervengono su disposizioni che dal nostro punto di vista sono problematiche. Infatti, il testo stabilisce che, una volta che la misura sia stata revocata, la pena residua non possa essere sostituita con nessun'altra misura alternativa. Anche qui la logica che seguite è sempre la stessa: una regola rigida valida per tutti, che elimina qualsiasi spazio di valutazione.
Ma c'è un secondo aspetto - e vado velocemente - sul quale il nostro gruppo ha reputato necessario intervenire. Una legge che disciplina i percorsi terapeutici deve essere coerente con quella che è la realtà clinica delle dipendenze e anche sotto questo profilo il testo contiene alcune scelte che ci lasciano perplessi. Penso al nostro emendamento, l'emendamento 1.13 Gianassi. La proposta, infatti, pretende che il programma terapeutico individui una correlazione tra le condizioni di tossicodipendenza e alcoldipendenza e il reato commesso. Noi abbiamo proposto di eliminare questo requisito.
Certamente la condotta illecita è rilevante, ma sappiamo che la realtà è molto più complessa. Le dipendenze non producono automaticamente un determinato comportamento, così come i reati commessi da una persona dipendente non sono quasi mai il risultato di un'unica causa, ma le vicende individuali sono il frutto di condizioni sociali, di fragilità personali, di marginalità economica, di contesti familiari difficili e di problemi di salute mentale. Pretendere, appunto, di dimostrare che vi sia una correlazione rischia di introdurre un requisito tanto incerto quanto difficile poi da soddisfare, restringendo inutilmente l'accesso alla misura, invece, a coloro che ne avrebbero diritto.
Non solo la correlazione è difficile da provare ma, per come è scritta la norma, il soggetto che viene deputato a verificare questa correlazione dovrebbe essere una commissione ministeriale, così come previsto dall'articolo 1, comma 4, a cui viene demandato il compito di definire il programma terapeutico finalizzato al recupero, la valutazione relativa all'accertamento delle condizioni di tossicodipendenza, l'idoneità del programma terapeutico e l'indicazione della relativa procedura di accertamento. La commissione, la cui composizione è demandata a un decreto del Presidente del Consiglio, di concerto con i Ministri della Giustizia e della Salute, non si insedierà prima di 120 giorni e dovrà successivamente redigere le linee guida. Il Sottosegretario Mantovano ha dato rassicurazioni in Commissione che i tempi saranno celeri. Vorrei dire in questa sede che sarà nostra cura verificare che lo siano davvero, perché a nostro avviso questa legge rischia di non trovare attuazione in tempi utili, tali da mitigare la situazione drammatica in cui versano le carceri italiane.
C'è poi un terzo profilo sul quale abbiamo concentrato il nostro lavoro emendativo. Una misura alternativa non è efficace solo perché è prevista dalla legge, è efficace se è costruita in modo da poter accompagnare realmente il percorso terapeutico. Riteniamo, infatti, che le relazioni periodiche sull'andamento del programma terapeutico debbano essere trasmesse anche al magistrato competente. Qui la ragione mi pare evidente: se affidiamo al magistrato il compito di vigilare sul corretto svolgimento del programma terapeutico, non possiamo poi permettere che il magistrato non abbia anche un ulteriore incarico quando emergono criticità che a quel punto sarebbero irreversibili. Dunque, la funzione di controllo deve poter accompagnare il percorso nel suo compimento.
Lo stesso dicasi per l'emendamento 1.30 Gianassi. Il testo stabilisce che il trasferimento del detenuto presso altre strutture possa avvenire per non più di due volte. Ci siamo chiesti quale fosse la e francamente non l'abbiamo compresa. Abbiamo velocissimamente presentato un emendamento che consideriamo particolarmente importante sotto il profilo dell'equità, e mi riferisco alla proposta di riconoscere gli stessi benefici anche ai detenuti che, pur presentando i requisiti richiesti dalla legge, sono costretti a svolgere il programma terapeutico all'interno dell'istituto penitenziario esclusivamente per ragioni indipendenti dalla propria volontà, magari perché non ci sono abbastanza posti disponibili o perché ci sono ritardi organizzativi dell'amministrazione. Io penso che questa sia una questione di giustizia, prima ancora che di organizzazione. A questo aggiungo una valutazione di carattere politico: sul territorio nazionale c'è il rischio di una disomogeneità delle strutture e dei posti realmente disponibili e mi preme sottolineare che le risorse stanziate in questo provvedimento rischiano di essere del tutto inadeguate, a fronte di una popolazione carceraria che potenzialmente potrebbe usufruire delle misure introdotte da questo provvedimento.
Concludo veramente con un'osservazione. Stamane sono stata al carcere di “Regina Coeli”: su una popolazione di circa 1.000 detenuti, ci viene riferito che circa il 60 per cento è positivo a sostanze stupefacenti e il 25 per cento - ora mi permetta, vado un po' a spanne a percentuali - invece è considerato tossicodipendente o alcoldipendente. Rendiamoci conto di quanto tendenzialmente possa essere la popolazione che accede a questa misura. Naturalmente, non tutto il 25 per cento, ma io penso che non dobbiamo escludere nessuno da questa possibilità, perché la funzione rieducativa della pena passa naturalmente attraverso la riabilitazione e il fatto di non commettere più recidive
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso degli emendamenti, l'onorevole Dori. Ne ha la facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Brevemente, sul complesso degli emendamenti, perché purtroppo siamo consapevoli che gli emendamenti che abbiamo presentato hanno un parere contrario e quindi, di fatto, verranno bocciati. Secondo noi c'erano comunque tutti i margini per un miglioramento di questo testo, così come è emerso già nei lavori al Senato anche attraverso le audizioni. Certamente è condiviso anche dalla nostra parte politica l'obiettivo, che è quello di evitare che chi versa in una situazione di tossicodipendenza possa davvero eseguire la propria pena all'interno di una struttura carceraria, dove oggettivamente non ci sono le condizioni per avere un trattamento adeguato, anche in ottica rieducativa. Quindi, ben venga l'obiettivo.
Certo è che la criticità maggiore di questo provvedimento - come ci ricordava anche durante il Comitato dei nove la Sottosegretaria - è più di natura anzitutto sperimentale, come tutte le volte che si attua una riforma e si inizia un percorso. Tuttavia, bisognava probabilmente crederci, anzi certamente crederci molto di più con i fondi, altrimenti il rischio è quello che il provvedimento sia carta morta e sia davvero a livello più sperimentale. Ma il numero di coloro che ne potranno beneficiare è veramente esiguo rispetto, invece, al dramma complessivo e anche alla percentuale di persone che sono tossicodipendenti in carcere.
Per quanto riguarda il tema del sovraffollamento carcerario, certo non abbiamo visto, in questi quattro anni - soprattutto da parte del Ministro Nordio - delle soluzioni, cosa che invece come opposizioni avevamo più e più volte sollecitato e proposto. Nello specifico, invece, rispetto ad alcuni nostri emendamenti - come AVS - che saranno in votazione fra poco, a nostro parere, è particolarmente importante il mio emendamento 1.9, laddove vi è una forma di applicazione provvisoria di queste misure alternative secondo le condizioni che abbiamo inserito; ma sicuramente è altrettanto importante lo sganciamento, attraverso gli emendamenti che non solo AVS ha presentato, dell'indicazione e della correlazione tra la tossicodipendenza, l'alcoldipendenza e il reato.
Lo troviamo proprio nel comma 1 del nuovo articolo 94-, così come elaborato, che prevede proprio che alla domanda è allegata, a pena di inammissibilità di questa domanda, l'indicazione di questa correlazione. Il rischio è quello che davvero venga esclusa anche una parte considerevole della popolazione carceraria, che pure è in una situazione di tossicodipendenza e alcoldipendenza, che pure invece ha necessità, al di là di questa correlazione, di un trattamento specifico, di cui, purtroppo, sappiamo non poter godere all'interno delle carceri, con tutto il dramma che ne consegue.
Il dramma del sovraffollamento, che provoca poi quel numero elevatissimo - purtroppo l'anno scorso in un drammatico record - di suicidi all'interno delle strutture carcerarie, a dimostrazione del disagio nel quale versano i nostri detenuti. Altro tema che abbiamo posto con i nostri emendamenti è relativo all'organo che in realtà dovrebbe assicurare, come indicato nel quarto comma, compresa l'effettiva condizione di tossicodipendenza e alcoldipendenza e la sua attualità, l'uniforme applicazione a livello nazionale, con, però, l'elaborazione di linee guida relative proprio ai metodi di accertamento di questi presupposti, che, così com'è nel testo che oggi arriva in Aula ed è uscito dal Senato, è in capo alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento delle politiche contro la droga e altre dipendenze.
A nostro parere invece - ma era stato anche suggerito da alcuni auditi e noi lo riproponiamo con l'emendamento 1.16 - queste linee guida devono essere in capo al Ministero della Salute. Ad ogni modo ribadisco, pur chiaramente apprezzando l'obiettivo - da quanto tempo, dall'inizio di questa legislatura, continuiamo a sollecitare, anche come opposizione, il tema delle dipendenze all'interno delle strutture carcerarie -, certo è che la direzione, pur essendo quella corretta, se non ha i fondi necessari, rischia davvero di rimanere totalmente inefficace. Quindi questa criticità, che però non ha trovato alcun rimedio qui, alla Camera, continuerà a pesare purtroppo sulla realizzazione degli obiettivi di questo DDL .
PRESIDENTE. Se nessun altro intende intervenire sul complesso degli emendamenti, invito i relatori e la rappresentante del Governo a esprimere il parere sugli emendamenti e sugli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli del disegno di legge segnalati per la votazione. Quindi, chiedo al collega Maschio di intervenire. Prego.
CIRO MASCHIO, . Grazie, Presidente. Il parere è di invito al ritiro o contrario su tutti.
PRESIDENTE. Perfetto, grazie. Il Governo?
MATILDE SIRACUSANO,. Conforme al relatore.
PRESIDENTE. Colleghi, prima di passare ai voti, mi fa piacere annunciare una bella notizia: nella giornata di ieri, la nostra collega, Valentina Barzotti, è diventata mamma della piccola Angelica. A Valentina, alla piccola e al papà i migliori auguri miei e di tutta l'Assemblea
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.2 Ruffino. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Noi abbiamo scelto, nonostante il parere negativo, di non ritirare i nostri emendamenti, credendo all'utilità di questo provvedimento, ad esempio a partire proprio dal primo emendamento, dove chiediamo che il tempo trascorso ai domiciliari non sia un tempo vuoto ma abbia degli obiettivi, dei tempi di esecuzione, dove ci siano dei criteri di verifica, di monitoraggio - noi abbiamo scritto su base trimestrale, ma forse semestrale andrebbe bene comunque -, immaginando questi percorsi come percorsi di recupero, perché abbiamo un nemico grande da combattere, che è quello delle recidive, molte volte ne abbiamo parlato in quest'Aula.
I numeri sono importanti. È stato detto prima dalla collega: il numero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti in ogni carcere italiano è molto alto, come è alto il numero dei detenuti che fanno utilizzo di psicofarmaci. Ora, se vogliamo riuscire a dare una svolta a questi numeri così importanti, dietro ogni numero c'è una persona che sconta sicuramente una pena, ma il tempo che viene passato in carcere piuttosto che ai domiciliari non può essere un tempo vuoto, perché produce un unico risultato, l'ho detto prima, quello della recidiva.
Ora, bisogna che ci si capisca. Che cosa vogliamo? Vogliamo che ci sia una pena con un tempo da trascorrere in carcere o ai domiciliari con del tempo dove non si fa nulla e con dei controlli? E in questo senso noi distogliamo anche le nostre Forze dell'ordine dal territorio, se questo è l'obiettivo. Ma io immagino che l'obiettivo debba assolutamente essere un altro, e che quindi, in questo senso, il Governo assolutamente ne debba tenere conto, perché altrimenti il provvedimento perderebbe uno dei pilastri .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Ruffino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.5 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.6 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.4 D'Orso. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Grazie, Presidente. Noi, con questo emendamento, andiamo a chiedere che la misura della pena da espiare derivi da un cumulo di reati. Ma perché chiediamo questo? Chiediamo questo perché riteniamo necessario temperare la misura della pena da espiare: 8 anni ci sembra una pena troppo elevata. È una pena che comprende reati gravissimi, reati che poi non consentono successivamente, in fase di assegnazione a una struttura residenziale o semiresidenziale, alcun controllo. Abbiamo sentito nel corso delle audizioni magistrati, presidenti del tribunale di sorveglianza, che ci hanno riferito come questa sia una misura esageratamente ampia. E perché?
Perché proprio per il fatto che si riferisce a soggetti tossicodipendenti, ci troviamo di fronte a persone la cui affidabilità è enormemente ridotta. E da ciò deriva l'esigenza o di ridurre il limite della pena o di ritenere totalmente inadeguata la pena per i reati per i quali è prevista questa misura.
Anche noi siamo d'accordo, come tutti, che il carcere in questo momento è in condizioni gravissime, che i detenuti subiscono una pena che li colpisce nella dignità, ma non è questa la misura. Non è pensabile che chi ha commesso il reato di lesioni gravi nei confronti di pubblici ufficiali, carabinieri, poliziotti - la cui pena, voi della maggioranza avete portato nel limite di 8 anni - non sconti nemmeno un momento perché, essendo tossicodipendente, va direttamente in istituto. Non solo, ma pensate che può fare un'istanza di sospensione della pena e il giudice deve sospendere in attesa di valutare il programma terapeutico e la certificazione di tossicodipendenza. Nel frattempo, quella persona resterà in libertà. È pensabile questo? Non è assolutamente condivisibile. Se mettiamo un limite di pena così elevato, è evidente che vorremmo che quella persona vada in carcere, altrimenti è inutile fare propaganda con le pene alte senza che esse, poi, vengano effettivamente applicate .
Ma i giudici, non solo i giudici, ma gli stessi dirigenti penitenziari - che, appunto, sono legati da una confederazione - hanno riferito come questi detenuti o anche coloro che, liberi, vengono sottoposti al programma terapeutico, finiscono in sedi che non hanno alcun controllo. Esiste un responsabile, ma è il responsabile del SerD, o è il responsabile della struttura pubblica o, ancor peggio, della struttura privata, che dovrebbe denunciare eventuali violazioni. Ma non c'è alcun monitoraggio di queste strutture, non è previsto.
E allora, con un emendamento di questo tipo cerchiamo, innanzitutto, di mitigare la pena. Pensiamo a reati che siano meno gravi, quindi il cumulo di pene fa sì che esso corrisponda a diversi reati, ma reati sicuramente di una minore gravità, non reati che prevedono una pena a partire da 8 anni di reclusione. Il giudice solitamente applica la pena nel minimo, ma ci troviamo comunque di fronte a reati gravissimi. Gli stessi giudici del tribunale di sorveglianza hanno ricordato come coloro che si trovano in uno stato di tossicodipendenza, proprio perché hanno un abbassamento, un calo della capacità di autocontrollo, finiscono per commettere reati più gravi di violenza alle persone. E infatti, tutti i reati di codice rosso sono reati altamente a rischio proprio per la situazione che andiamo a creare con l'inserimento di una norma come quella che prevede la possibilità di essere accettati o sottoposti a un programma terapeutico, essendo stati condannati per un reato così grave.
E allora, Presidente, noi insistiamo affinché la maggioranza voglia accogliere questo emendamento che, quantomeno, abbassa quel limite di pena da 8 anni a limiti molto più bassi corrispondenti, quindi, a reati meno gravi .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 D'Orso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.8 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.8 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.9 Dori. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.9 Dori, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.10 Ruffino.
Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. In questo emendamento chiediamo un programma socio-riabilitativo, con percorsi di orientamento e di formazione al lavoro e con dei tirocini formativi. Vede, signor Presidente, nelle visite fatte alle carceri piemontesi, insieme al mio collega Benzoni, ciò che è emerso con grande chiarezza dai direttori, dagli educatori del carcere è proprio questo aspetto del: che cosa faranno i detenuti quando avranno terminato la pena. Ma questo vale sia per la permanenza in carcere sia per quella ai domiciliari. Probabilmente, nessuno di loro reggerà un lavoro con degli orari. Quindi, la necessità di creare questi percorsi, che possono tranquillamente essere avviati dalle agenzie formative; ne abbiamo tantissime. Mi rifaccio un po' all'intervento precedente, sempre legato al tempo che si trascorre in carcere piuttosto che ai domiciliari, e al futuro, al dopo, quando sarà terminata la pena. Che cosa pensiamo debbano fare questi soggetti? Uscire e diventare dei barboni che dormono sulle panchine oppure cercare di ricostruire un futuro? Premetto: io questo lo penso non soltanto per gli ex detenuti, ma per tutti gli italiani, perché ci sia dignità in questo senso, ma, in questo momento stiamo discutendo di questo provvedimento e, quindi, il qui ed ora è immaginare, se possibile, un futuro diverso .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 Ruffino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.12. Dori, 1.102 Giachetti e 1.13 Gianassi.
Ha chiesto di parlare la deputata Di Biase. Ne ha facoltà.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci tenevo a soffermarmi brevemente su questo emendamento, anche se ho già avuto modo di intervenire sul tema in discussione, sul complesso degli emendamenti. Noi qui chiediamo di eliminare l'obbligo di dimostrare che ci sia un nesso eziologico diretto tra la dipendenza e la commissione del reato. Ripeto: dimostrare questa conseguenza è davvero difficile, quindi su questo chiederemo alla Sottosegretaria uno sforzo in più, perché temiamo che, poi, sia davvero difficile individuare la condotta e, dunque, concedere i benefici a coloro i quali, invece, ne avrebbero diritto .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.12 Dori, 1.102 Giachetti e 1.13 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.14 D'Orso.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Ogni volta che questo Governo parla di violenza contro le donne riempie le conferenze stampa di slogan, proclama la tolleranza zero e rivendica nuove misure repressive che non sono altro che bandierine. Poi, quando arriva il momento di scrivere le leggi e, quindi, un atto concreto per aiutare le vittime di violenza, emerge tutta la distanza, lo scollamento che c'è tra la propaganda e la realtà. Questo vuol dire non comprendere e, soprattutto, non conoscere e non ascoltare le vittime di violenza di genere. Lo dico perché questo emendamento avrebbe dovuto essere approvato immediatamente, perché impone il programma terapeutico residenziale e il braccialetto elettronico solo per chi è condannato per i reati di cui all'articolo 4-, comma 1, dell'ordinamento penitenziario. Che cosa vuol dire questo? Si parla di quei reati pericolosi per le vittime, per le donne: maltrattamenti, violenze, abusi nei confronti delle donne. Questo lo dico perché, da prima firmataria del codice rosso, conosco bene quanto sia fondamentale proteggere le donne e prevenire la recidiva, ma proprio per questo non posso, non possiamo accettare norme costruite in modo incoerente.
La violenza di genere, colleghi e colleghe, non si combatte con gli annunci, non si combatte con gli slogan, non si combatte con le bandierine, ma si combatte garantendo strumenti efficaci ogni volta che una donna è realmente in pericolo, ascoltando chi ha le mani in pasta. Chi vi ha suggerito di presentare questo importante emendamento correttivo? Se il legislatore riconosce che il programma terapeutico residenziale e il controllo mediante braccialetto elettronico sono necessari per prevenire nuovi episodi di violenza, veramente, non si comprende perché tali misure debbano essere limitate solo ad alcune categorie di condannati, lasciando prive della stessa tutela tante altre vittime che affrontano rischi concreti in un Paese in cui viene ammazzata una donna ogni tre giorni.
Le donne non possono essere protette in base alla qualificazione giuridica del reato, alle esigenze della propaganda politica; devono essere protette sempre quando il rischio esiste. Ed è proprio questa la differenza tra chi usa la violenza di genere come slogan e chi, invece, prova a costruire un sistema che funzioni davvero. Le leggi devono essere coerenti e devono essere fondate sulla valutazione del rischio e sulla tutela effettiva delle vittime, non su interventi simbolici pensati per alimentare la comunicazione del Governo.
Chiudo, Presidente, dicendo che la sicurezza delle donne non può essere una bandiera da sventolare come avete dimostrato anche in questo caso. Deve essere una responsabilità concreta dello Stato e non lo state facendo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Vedete, stiamo chiedendo una cosa semplice che ci sembrava scontata e di buon senso. Qui si parla di detenuti tossicodipendenti che potranno essere affidati a strutture residenziali che non hanno - perché vi è stato già detto - dotazioni di vigilanza, non hanno personale di vigilanza che possa verificare, per tutto il tempo, la presenza in istituto del detenuto tossicodipendente che vi svolge il trattamento.
Allora, sentivamo la necessità di contemperare le esigenze di cura e di recupero del detenuto con le esigenze di tutela delle vittime. Perché se una donna è scampata ad un tentato femminicidio, se è scampata a lesioni gravissime, a maltrattamenti in famiglia, non credo che possa stare serena nel pensare che il proprio carnefice o potenziale carnefice sia in una struttura in cui non è vigilato in alcun modo. Quindi, ci sembrava veramente una misura di buonsenso stabilire che a queste persone che hanno sulle spalle questo tipo di reati, al fine di tutelare questo tipo di vittime…
VALENTINA D'ORSO(M5S). … sia apposto quantomeno il braccialetto elettronico per controllarne sempre la localizzazione. Ciò affinché siano ben lontani dalle vittime che stanno fuori e non si possono in alcun modo difendere .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.14 D'Orso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.15 Ruffino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.15 Ruffino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.16 Dori. Ha chiesto di parlare il deputato Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Torno su questo emendamento perché lo riteniamo, come AVS, particolarmente importante e significativo. Stiamo chiedendo questa modifica: attualmente, nel testo approvato e oggi all'esame dell'Aula, queste linee guida sui metodi di accertamento dei presupposti del programma terapeutico finalizzato proprio al recupero del condannato, così come dell'effettiva condizione di tossicodipendenza o alcoldipendenza e dell'attualità della stessa, sarebbero elaborate presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze, dove sarà istituita una Commissione.
A nostro parere, visto che stiamo parlando di tossicodipendenza anche in un'ottica di cura, il soggetto più competente non è il Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, che, invece, si occupa di politiche antidroga ed è la struttura di supporto della Presidenza del Consiglio dei ministri per la promozione e per l'azione di Governo in materia di dipendenze. Da questo punto di vista, riteniamo un errore di competenza quello di incardinare presso il Dipartimento della Presidenza del consiglio, e non presso il Ministero della Salute, l'organo che dovrà elaborare queste linee guida. Quindi speriamo che questo emendamento, visto che- ahimè - temiamo che sarà bocciato come tutti gli altri, possa essere oggetto di ulteriore riflessione da parte del Governo nei successivi provvedimenti
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.16 Dori, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.18 D'Orso e 1.19 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.18 D'Orso e 1.19 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.20 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.20 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.22 Dori e 1.23 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.22 Dori e 1.23 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.24 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.24 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.29 Dori. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.29 Dori, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.26 D'Orso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.26 D'Orso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.100 Giachetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.100 Giachetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.30 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.30 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.31 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.31 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.33 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.33 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.34 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.34 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.35 Dori. Ha chiesto di parlare il deputato Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. A nostro parere questo emendamento è importante perché va a introdurre la possibilità che questa revoca del provvedimento, quindi, del programma terapeutico, venga motivata ovviamente anche con riferimento alla relazione che viene predisposta dal responsabile della struttura o dell'ufficio di esecuzione penale esterna. Ecco l'importanza, a nostro parere, perché stiamo pur sempre parlando dell'ambito dei diritti e, quindi, dell'esecuzione della pena e, quindi, dell'ambito carcerario, che questa revoca debba essere comunicata al difensore dell'interessato entro 24 ore dalla sua adozione, in modo che il difensore dell'interessato possa depositare una memoria difensiva entro 48 ore dalla comunicazione. Da questo punto di vista, a nostro parere, è assolutamente fondamentale che possa esserci un ulteriore vaglio, quindi, ancora la possibilità che, anche attraverso il proprio difensore, l'interessato possa ovviamente far valere eventuali rilievi anche nell'ottica della prosecuzione di un percorso terapeutico che si auspica essere il più proficuo possibile .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.35 Dori, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.37 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.37 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.39 Gianassi. Ha chiesto di parlare la deputata Di Biase. Ne ha facoltà.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Con questo emendamento chiediamo che le medesime disposizioni vengano applicate anche a quei condannati che, pur avendo i requisiti per accedere ai benefici, non riescono ad accedervi in quanto vi sono cause che non sono imputabili alla loro volontà. Non possiamo accettare che due persone che versano nelle stesse condizioni vengano trattate diversamente soltanto perché, magari, per uno non si è trovato posto in una comunità mentre, invece, per l'altro detenuto si è riusciti a trovarlo. Insomma, sarebbe una disparità determinata non dal comportamento del detenuto - che però è l'aspetto che noi dobbiamo considerare - ma dalle difficoltà del sistema. Quindi, davvero, mi pare un emendamento di buon senso e mi auguro, anche su questo, che il Governo possa modificare il suo parere.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.39 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.41 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.41 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.43 D'Orso. Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. All'inizio di questa seduta abbiamo sentito i colleghi di Fratelli d'Italia e i colleghi della Lega sperticarsi e giustamente sgolarsi, denunciando le devastazioni e le aggressioni dei black bloc in Val di Susa, che hanno condannato e che anche noi abbiamo condannato. Voi dovete sapere, perché forse non avete letto bene questo provvedimento, che grazie ad esso - e ora vi spiegherò perché - quei black bloc che hanno picchiato selvaggiamente le Forze dell'ordine in Val di Susa potrebbero non scontare neanche un giorno di carcere. Basterà che, durante il processo, provino - in qualsiasi modo è possibile provarlo, perché non ci sono dei paletti in questo senso neanche per prove testimoniali - che siano tossicodipendenti e alcoldipendenti e che magari hanno fatto quelle devastazioni e quelle aggressioni mentre erano su di giri per il consumo di alcol, di cocaina o di altre sostanze stupefacenti. Questo avete scritto in questo provvedimento. E ve ne do lettura perché evidentemente chi stamattina urlava “nessuno tocchi le divise” o “noi siamo sempre con le divise” non ha letto questo provvedimento o sta prendendo in giro prima se stesso e poi tutti i suoi elettori.
Con questo provvedimento, infatti, non vi occupate soltanto delle persone attualmente detenute in carcere, ma state andando oltre la finalità dichiarata e pubblicizzata che, evidentemente, fa più comodo ed è più rassicurante. State andando ben oltre, perché introducete una figura, una forma di patteggiamento speciale per cui, al processo, io che dimostro di essere tossicodipendente e di avere compiuto questo reato, in correlazione… Questa ambigua e fumosa nozione di correlazione, che non avete scritto nero su bianco; quindi ho compiuto questo reato, ad esempio, di lesioni gravi e gravissime nei confronti delle Forze dell'ordine, ma potrei citarvi tutto l'articolo 583-del codice penale, che voi avete “imbottito” con lesioni gravi e gravissime al personale scolastico, agli arbitri, al personale sanitario e al personale dei servizi di trasporto pubblico, tanto caro al Ministro Salvini.
Bene, avete imbottito il codice penale di tutte queste norme penali, ma state dicendo che, se l'autore di uno di questi reati dimostrerà in qualsiasi modo - e lo sottolineo di nuovo, durante un processo che sarà tutto mirato proprio a dimostrare questo - di essere un tossicodipendente o un alcoldipendente, potrà patteggiare fino ad 8 anni - ed è proprio la pena che voi comminate per questo tipo di reati, andatevela a guardare - e andare direttamente in una struttura residenziale o semiresidenziale in cui sottoporsi ad un trattamento terapeutico e riabilitativo, e non vedrà mai un solo giorno di carcere.
Ora, io dico tutto, voi potete fare le scelte legislative che ritenete più opportune, però c'è una cosa che, da questa parte, non ammettiamo e che denunciamo: non dovete prendere in giro gli italiani . Voi questo non lo dovete fare e non lo potete fare. Oggi avete fatto un capolavoro di schizofrenia legislativa. Gettate la maschera e vi auto-boicottate anche le norme che avete introdotto, quindi bel capolavoro anche sotto questo punto di vista. Quindi, gettate la maschera: state raccontando che voi utilizzate il diritto penale soltanto per fare propaganda. Ed è questo il risultato, perché, poi, neutralizzate quelle norme con un provvedimento del genere.
Ebbene, con questo emendamento io faccio un'operazione semplice: elimino da questo provvedimento questo istituto, che nulla ha a che fare con il sovraffollamento carcerario. Perché questo istituto serve a ben altro, serve a non far entrare neanche un giorno in carcere persone che, anche strumentalmente… Perché non scrivete neanche bene le norme, e non avete neanche considerato che qualcuno può preordinatamente costituirsi uno stato di tossicodipendenza o alcol-dipendenza per compiere, poi, dei reati e avere un trattamento più favorevole. Ecco, mi dovreste solamente dire grazie, perché io con questo emendamento voglio sopprimere solo questa parte di questo provvedimento - che, per noi, però, è una macchia gravissima - e spazzare via questo abominio giuridico. Ripeto: se non lo fate, state certificando non solo tutte le vostre contraddizioni ma, ancora una volta, che tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, e che una cosa sono le cose che dite e una cosa sono le cose che fate. E io spero con tutto il cuore che, alle prossime elezioni, vi andrete a schiantare proprio con il vostro elettorato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. La collega D'Orso mi ha preceduto, infatti volevo sottolineare un fatto: mentre prima c'era la remora ad agire, a commettere atti illeciti in stato di ebbrezza o in stato di alterazione da sostanze psicotrope, adesso invece c'è l'incentivo a farlo. Perché chiunque si sentirà con le spalle più protette, qualora dovesse decidere di andare a commettere delle azioni, ripeto, illecite e, allora, si premurerà di riempirsi il corpo di sostanze alcoliche o di altro, per poter poi addurre il suo stato di alterazione e ottenere questo tipo di patteggiamento, nel quale la quantificazione della pena non è legata ad alcunché. Quindi parrebbe, da una prima lettura della norma, che anche un episodio grave, punibile con una pena di 15 anni, possa essere ridotto, e patteggiarsi fino a 8 anni, perché non c'è alcun parametro di riferimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la rappresentante del Governo. Ne ha facoltà.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Intervengo perché, dagli ultimi interventi che ho sentito, ho la sensazione che si stia travisando il principio che muove questo provvedimento. Qui non stiamo parlando di scagionare i delinquenti o, magari, pensando che un delinquente possa commettere un reato e, quindi, diventare tossicodipendente perché poi sarà scagionato; stiamo parlando di un'incompatibilità, a nostro avviso, della detenzione carceraria con il fine rieducativo della pena per chi è tossicodipendente . Noi crediamo che sia un principio condivisibile da tutte le forze parlamentari: quindi, rispetto agli interventi che sono stati fatti poc'anzi dal gruppo del MoVimento 5 Stelle, vorrei rassicurare tutti coloro che stanno ascoltando che il principio è assolutamente incompatibile con quello che è stato appena detto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà. Non è a titolo personale, ha fino a 5 minuti perché si è riaperto il dibattito. Prego.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Io rimango ancora più perplesso, perché voi lo fate spesso: fate delle leggi che servono a salvare qualcuno nella vostra cerchia fate delle leggi…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
ANTONINO IARIA(M5S). Sì, lo avete sempre fatto. Fate delle leggi che, poi, fanno in modo che in carcere non ci vadano neanche i delinquenti comuni, su cui però fate la propaganda dell'insicurezza, la propaganda del fatto che in giro c'è gente pericolosa. Questo mi sembra lo stesso identico modo di fare.
Io adesso non riesco a capire bene come il Sottosegretario possa affermare che voi avete colto nel segno perché una persona va in galera per quello che ha fatto e non perché è tossicodipendente, non perché è sotto l'influsso di alcol o di altre droghe. Come ha spiegato bene la mia collega Valentina D'Orso, avete creato un aiuto pazzesco per gli avvocati della difesa, perché loro proveranno, nella maggior parte dei casi o in molti casi, che c'è qualche tipo di dipendenza. Quindi, forse, è meglio scendere dal vostro piedistallo e pensare che fate delle leggi per la sicurezza, ascoltare chi veramente è del mestiere - come in questo caso il MoVimento 5 Stelle e, come in questo caso, anche la mia collega Valentina D'Orso - e provare a metterci una pezza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare di nuovo la Sottosegretaria Siracusano. Ne ha facoltà.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Non voglio assolutamente intraprendere un botta e risposta, però vorrei dire al collega Iaria, come a tutti i colleghi del MoVimento 5 Stelle, che forse c'è un piccolo cortocircuito, perché, avendo partecipato ai lavori del Senato, i vostri colleghi senatori hanno ritenuto questo provvedimento assolutamente condivisibile nei principi e, anzi, hanno ritenuto giusto astenersi proprio perché in Commissione sono stati accolti anche emendamenti del MoVimento 5 Stelle che hanno contribuito a migliorare il testo. Quindi, volevo semplicemente informare i colleghi, perché, forse, avevano trascurato questo dettaglio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata D'Orso. Ne ha facoltà, per un minuto, perché questa è stata una precisazione, non un intervento che riapre il dibattito. Abbiamo esaminato poc'anzi questa vicenda, quindi lei parla a titolo personale. Prego.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Preciso anch'io. Il Governo, però, non mi ha risposto che non è corretto quello che sto dicendo, cioè il Governo non mi ha detto che gli effetti che vi ho raccontato non si produrranno in forza di questo provvedimento. Questa era l'operazione verità che dovevate fare e non la state facendo. Anzi, la state facendo, perché nel modo di non rispondere avete certificato e confermato esattamente quello che io ho detto ed era questo l'obiettivo di questo intervento
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Grazie, Presidente. Voglio anche sottolineare un'altra cosa. È evidente che per il tossicodipendente occorra un programma terapeutico, ma ciò non toglie che chi viene condannato a 8 anni di reclusione poi debba anche essere controllato e non lasciato in uno spazio di libertà, dove può muoversi senza alcun controllo. Questo noi sicuramente critichiamo, così come critichiamo tante altre circostanze che emergono da questa legge, ma le diremo, poi, all'esito dell'articolo 1, quando ci darete la parola .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Io credo che questo emendamento abbia un senso per tutte le cose che hanno detto i miei colleghi, ma io vorrei sottolineare due aspetti. Il primo è la tutela della vittima. Oggettivamente la vittima, che vede scarcerare una persona che aveva ricevuto una condanna di 8 anni, è veramente una seconda vittima. Una seconda volta vittima . Ma, da medico che ha lavorato in questo campo, io vorrei sottolineare che, effettivamente, è anche un modo terapeutico fare capire al paziente che una pena la deve anche scontare in qualche modo
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.43 D'Orso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.45 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.45 Gianassi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.47 Giuliano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.47 Giuliano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Il MoVimento 5 Stelle naturalmente esprime la sua contrarietà all'articolo 1. Perché? Innanzitutto perché l'estensione della detenzione domiciliare ad un limite di pena residua fino a otto anni determina una contrarietà perché pene così elevate corrispondono a delitti particolarmente gravi che poco possono conciliarsi con spazi di libertà come quelli che vengono riconosciuti da questa legge a chi è sottoposto a un programma terapeutico e soprattutto a soggetti che presentano problematiche di affidabilità derivanti dalla condizione di dipendenza.
Quindi, sottolineiamo innanzitutto che è giusto che i tossicodipendenti facciano un percorso diverso da coloro che naturalmente hanno commesso reati in uno stato - come dire - di piena salute e non sono, quindi, tossicodipendenti. Ma qui non si mette in dubbio l'esigenza della cura, qui si mette invece in dubbio qualcosa di diverso, cioè il fatto che vengano posti in luoghi liberi soggetti che, anche senza aver scontato un giorno di carcere, finiscono per essere sottoposti a un programma senza alcun controllo.
Dal momento in cui hanno commesso il reato al momento in cui viene disposta l'esecuzione, se il soggetto fa istanza di essere ammesso al programma terapeutico per ciò stesso il giudice deve decidere innanzitutto sospendendo, il pubblico ministero, l'esecuzione. Quindi, emessa la condanna, il soggetto non va in galera e si attende che il medesimo venga valutato. Dopodiché, se effettivamente si ritiene possibile che sia sottoposto al programma terapeutico, viene posto in una delle strutture residenziali o semiresidenziali o in altro luogo idoneo, che la legge nemmeno precisa cosa sia. Cosa è l'altro luogo idoneo? È cosa su cui è anche stato chiesto di precisare e non lo si è fatto.
E allora va in totale libertà davanti a un medico evidentemente che lo segue e qui abbiamo i medici che appartengono al SerD, che sono coloro che sono specializzati in questa cura, ma nel frattempo il soggetto è totalmente libero ed è esente da qualunque controllo, cioè può anche andare altrove e la struttura non è detto che si accorga che il medesimo si allontani. Questi sono fatti gravi, tanto che noi abbiamo anche chiesto che potesse essere sottoposto a un braccialetto elettronico, che si possa fare qualcosa di diverso in modo da migliorare il controllo del medesimo, ma abbiamo chiesto anche che fosse diminuito il limite della pena.
Eppure ci troviamo di fronte a soggetti che sono stati condannati per reati molto gravi: otto anni di reclusione. Guardate, ad oggi presso il tribunale di Roma la misura dell'affidamento terapeutico viene data prevalentemente con prescrizioni rigide. Tra queste, il divieto di allontanamento dalla struttura ospitante e sono assolutamente rari gli affidamenti semiresidenziali o ai SerD, in quanto presuppongono gli spazi di libertà che i giudici non consentono.
Ma guardate, ancora, quello che ha affermato il presidente del tribunale di sorveglianza di Roma, che dice che ci troviamo di fronte a una misura che essi non saranno in grado di governare, perché abbiamo 258 magistrati a pieno organico deputati all'esecuzione penale di oltre 64.000 soggetti detenuti in carcere e a oltre 100.000 esecuzioni. Cioè, questi giudici si trovano di fronte a 100.000 esecuzioni rispetto alle quali devono disporre e sono numeri che non riescono assolutamente a governare. Quindi che senso ha una legge come questa?
Da un lato abbiamo i limiti di pena, dall'altro abbiamo dei soggetti, come il SerD, che devono affrontare problematiche gravi. Ma come si fa ad applicare una norma come quella prevista dall'articolo 1 in una situazione come questa, nella quale anche le strutture mancano? Allora, se dobbiamo affrontare il sistema carcerario...
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). ...e soprattutto il numero di detenuti, questi vanno affrontati con degli strumenti che siano immediati e che consentano di toccare una parte della popolazione che sicuramente non è così a rischio come quella che è stata condannata a otto anni di reclusione .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1 D'Orso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 D'Orso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.2 Gianassi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.2 Gianassi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 2.0101 Giachetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.0101 Giachetti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.1 Benzoni. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1 Benzoni, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.06 Cafiero De Raho. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Si parlava, qui, del finanziamento di progetti che possono aiutare sostanzialmente a predisporre anche una preparazione di coloro che devono essere sottoposti al programma terapeutico. Progetti che consentono, quindi, di adeguare in qualche modo la normativa a quelle che sono anche esigenze di predisposizione rispetto a un meccanismo che non vede attuato immediatamente il percorso di rieducazione e di risocializzazione.
Quindi, pensare a finanziamenti anche di aspetti che appaiono particolarmente significativi nell'ambito di un programma così complesso, quale quello terapeutico per soggetti sottoposti a misure come quelle dell'assegnazione a strutture residenziali o semiresidenziali, e, al tempo stesso - così come ci è stato detto anche dai dirigenti penitenziari -, accompagnare questo programma anche a percorsi che, quindi, li abituino, in modo da rendere meno rischiosa la risposta del detenuto tossicodipendente allo spazio di libertà in cui viene posto, sarebbe probabilmente qualcosa di utile.
Ecco, fondamentalmente, nell'ambito dell'articolo aggiuntivo ci poniamo questa finalità, che era già stata espressa nel corso delle audizioni .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.06 Cafiero De Raho, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.07 D'Orso. Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Con questo articolo aggiuntivo chiediamo di rafforzare l'organico della magistratura di sorveglianza, in particolare, tra l'altro, facendo una proposta anche ragionevole, perché chiediamo di ampliare l'organico di 120 unità - quindi, neanche numeri folli e proibitivi - e diamo anche le coperture economiche per poter far fronte a questo ampliamento di organico.
Tutti i presidenti dei tribunali di sorveglianza che abbiamo audito in Commissione su questo provvedimento - e li abbiamo chiamati da varie parti d'Italia proprio per avere uno spaccato il più uniforme e il più ampio possibile - ci hanno detto una cosa molto chiara, ossia che, a risorse umane invariate, nella magistratura di sorveglianza già oggi si fa fatica a evadere con tempi ragionevoli le istanze attualmente previste dalla legge per la concessione di benefici penitenziari ai detenuti. E tutti ci hanno detto che, ripeto, a risorse umane invariate, non potranno assolutamente far fronte alla potenziale valanga di istanze che, in forza di questo provvedimento e di questo nuovo istituto, potranno abbattersi sui tribunali di sorveglianza. Non hanno le risorse umane e le forze per poter licenziare, con la tempestività necessaria e anche dovuta e auspicata, attesa dai detenuti stessi, questo genere di istanze.
È una cosa che ripeto sempre: guardate che, tante volte, anche le tensioni all'interno del carcere, si alimentano con l'illusione, da un certo punto di vista, e poi la disillusione che il soggetto detenuto prova nel non vedere risposta alle istanze - magari avendone, tra l'altro, i requisiti di legge - che porta all'attenzione della magistratura di sorveglianza e, prima ancora, che porta all'attenzione del direttore dell'istituto penitenziario o dell'educatore, le cosiddette domandine.
Ora, una carica di frustrazione importante - correlata poi alla tensione e alla conflittualità che ci può essere all'interno delle carceri - è data proprio da questo: da una speranza disattesa, da una - come dire - illusione poi delusa.
Ecco, se non mettete un euro, se non rafforzate l'organico… e intervengo ora anche per un emendamento successivo, che è quello concernente il potenziamento dell'organico degli uffici di esecuzione penale esterna, che saranno coinvolti a 360 gradi in questo genere di istanze, per preparare l'istruttoria, forse, non si sa, per un minimo di monitoraggio; ma non si sa perché non lo avete scritto… Comunque, anche il personale degli UEPE, così si chiamano, sarà sicuramente gravato di nuove incombenze e di nuove attività da dover espletare. E anche lì, a risorse umane invariate, non si potrà far fronte alle numerosissime istanze che potranno essere, tra l'altro, contestualmente presentate da tanti detenuti che aspetteranno così delle risposte che purtroppo potrebbero metterci tanto, troppo tempo per arrivare, o potrebbero anche non arrivare mai.
Ecco, questa vostra pervicacia nel non accogliere e non investire adeguatamente su questo provvedimento ci fa purtroppo dubitare anche della determinazione reale, autentica, della volontà politica autentica sottesa a questo provvedimento; e ci fa purtroppo pensare che siamo, ancora una volta, davanti a un'operazione che è più un'operazione di facciata che non in realtà un provvedimento che potrà portare con sollecitudine dei vantaggi o, comunque, degli effetti positivi rispetto alle condizioni delle nostre carceri.
Nessuno merita di essere preso in giro, men che meno i detenuti che già hanno da sopportare delle condizioni carcerarie veramente faticose, se non disumane .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.07 D'Orso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.010 D'Orso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.010 D'Orso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.100 Giachetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.100 Giachetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.02 Ruffino. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Questo articolo aggiuntivo obbliga oppure obbligherebbe, dipende dai punti di vista, il Governo e il Ministro a lavorare sui numeri. Ad oggi, il Governo credo non sappia con esattezza quanti siano i soggetti tossicodipendenti in carcere. Ho provato anche a interrogare così come altre fonti: passiamo dai 17.000, ai 18.000 e ai 20.000. Balliamo comunque su 3.000 soggetti incarcerati: sono numeri importanti di cui tenere conto. E men che meno - a mio parere - si sa quanti detenuti sono sottoposti a percorsi terapeutici e, soprattutto poi, l'esito di questi programmi.
Eppure, abbiamo delle opportunità, abbiamo i SerD sul territorio, potrebbero essere utilizzati. Certo dovrebbe essere implementato il personale ma bisognerebbe implementarlo a prescindere, perché non è sufficiente. Tutto questo, ovviamente, conta e vale molto di più, se pensiamo alla detenzione domiciliare. Come dicevo prima, facendo un calcolo, ho visto che siamo all'incirca a 19.755 soggetti tossicodipendenti detenuti e parliamo del 32 per cento della popolazione carceraria. Dobbiamo aspettarci che all'uscita dal carcere, come dicevo prima, ci siano delle recidive; abbiamo un dato del DAP che ci dice che la recidiva era circa del 19 per cento per chi ha fatto un percorso alternativo al carcere contro il 68,45 di chi invece non ha fatto alcun percorso alternativo.
Anche in questo caso si tratta di numeri significativi: sarebbe importante se il Parlamento fosse informato su questi numeri e lo fosse il Governo: vorrebbe dire davvero tanto. In sintesi, però, che cosa succede? Succede che la cura della dipendenza riduce, in maniera sostanziale, il rischio di tornare a delinquere e questo dovrebbe anche essere il grande obiettivo a cui il Governo dovrebbe tendere
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.02 Ruffino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 5. Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Sì, grazie Presidente. Vorrei tornare sul tema delle risorse. Con questo articolo 5, in realtà, il Governo fa un gioco delle tre carte perché va ad abrogare un Fondo che è finalizzato già oggi a pagare le rette per le strutture residenziali che si occupano del recupero dei tossicodipendenti e degli alcoldipendenti, e le sposta su un nuovo Fondo che sta istituendo. Ecco, noi daremo un voto contrario rispetto a questa abrogazione e a questo spostamento perché ci sarebbe piaciuto che, in realtà, rimanesse ferma questa dotazione o comunque fosse una dotazione, ripeto, aggiuntiva, invece che essere spostata per le medesime finalità tra l'altro.
Quindi parlo di gioco delle tre carte proprio per questo: perché non c'è un nuovo appostamento rispetto a questi 5 milioni di euro annui, ma c'è soltanto un cambiamento di collocazione. Quindi nessuna risorsa aggiuntiva rispetto a questo appostamento, ma solo uno spostamento. Per cui saremo contrari all'abrogazione di questo fondo perché ci aspettavamo risorse aggiuntive e non un semplice spostamento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Si, grazie, Presidente. Solo per sottolineare rispetto all'abrogazione prevista da questo articolo che si prevede lo storno di risorse che erano in parte destinate al potenziamento dei servizi per le dipendenze presso gli istituti penitenziari a custodia attenuata. Quindi, il Governo sta togliendo risorse a quei detenuti che non potranno accedere alle misure previste da questa nuova disposizione di legge e non si sa, quindi, che fine faranno questi servizi e i servizi ad oggi previsti e finanziati in parte da questa norma che viene approvata a favore di quelle persone, viceversa, che dovranno rimanere all'interno delle carceri.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
MATILDE SIRACUSANO,. Sull'ordine del giorno n. 9/2961/1 Sportiello, espunte le premesse, il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/2 Marianna Ricciardi il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/3 Di Lauro il parere è favorevole con riformulazione. Occorre espungere le premesse e riformulare il dispositivo nei seguenti termini: “Impegna il Governo ad adottare ogni iniziativa di competenza, anche di carattere normativo, e d'intesa con le regioni, volta a garantire che le rette riconosciute per l'accoglienza e il trattamento delle persone ammesse alle misure alternative non siano inferiori alle tariffe stabilite dalle regioni per i corrispondenti moduli terapeutici, al fine di preservare elevati assistenziali, garantire la qualità delle cure, valorizzare il lavoro degli operatori e prevenire fenomeni di concorrenza al ribasso, incompatibili con la tutela della salute”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/4 Quartini il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/2961/5 D'Orso e n. 9/2961/6 Cafiero De Raho il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2961/7 Perantoni il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/2961/8 Ascari e n. 9/2961/9 Giuliano il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/10 Alifano, espunte le premesse, il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/11 Alfonso Colucci il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/2961/12 Auriemma e n. 9/2961/13 Baldino il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/14 Lomuti il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/15 Dori il parere è favorevole con riformulazione. Occorre espungere le premesse e riformulare il dispositivo nei seguenti termini: “A valutare l'opportunità di adottare, anche mediante successivi interventi normativi e compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, iniziative volte a garantire un finanziamento stabile e strutturale delle comunità, delle strutture residenziali e semiresidenziali e degli enti del Terzo settore impegnati nei percorsi di esecuzione penale esterna e reinserimento sociale”.
L'ordine del giorno n. 9/2961/16 Gianassi è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/17 Zanella il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/18 Zaratti il parere è favorevole, anch'esso con la riformulazione: “a valutare l'opportunità di (…), compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/19 Lacarra il parere è favorevole limitatamente al dispositivo, con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare ulteriori misure normative volte a valorizzare e finanziare in modo strutturale l'istituto della messa alla prova, potenziando i progetti educativi individualizzati focalizzati sull'età adolescenziale e giovanile”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/20 Serracchiani il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di (…), compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica”. Sull'ordine del giorno n. 9/2961/21 Di Biase il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative utili a predisporre un piano straordinario di interventi per la salute mentale, neuropsichiatria infantile e nella giustizia minorile, garantendo la presenza stabile e capillare di neuropsichiatri, psicologi dell'età evolutiva, educatori professionali e mediatori culturali all'interno degli istituti penali per minorenni e nei servizi sociali per minorenni, nonché a promuovere e finanziare una rete nazionale di comunità terapeutiche ed educative specializzate ad alta intensità assistenziale idonea ad accogliere minori e giovani adulti affetti da disturbi neuropsichiatrici e patologie da dipendenza, evitando la permanenza in carcere di soggetti il cui stato di salute risulta incompatibile con la detenzione”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/22 Scarpa il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a favorire, nell'ambito delle rispettive competenze, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, ogni iniziativa utile a dare attuazione delle disposizioni introdotte dal provvedimento, valorizzando il coordinamento tra amministrazione penitenziaria, servizi per le dipendenze, servizi territoriali e strutture terapeutiche coinvolte nei percorsi di recupero, e a favorire la continuità dei percorsi terapeutici e socioriabilitativi previsti dalla legge, in coerenza con le finalità di recupero e reinserimento sociale perseguite dal provvedimento”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/23 Borrelli il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di (…), compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/24 Grimaldi il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di (…), compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica”.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Iniziamo con l'ordine del giorno n. 9/2961/1 Sportiello. Accetta la riformulazione, lei o chi per lei? Sì o no? Non riesco a capire…
VALENTINA D'ORSO(M5S). Vorrei risentirlo.
PRESIDENTE. Prego, Sottosegretaria.
MATILDE SIRACUSANO,. Sono solo espunte le premesse.
PRESIDENTE. La accettate? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/2 Marianna Ricciardi, su cui vi è il parere contrario del Governo.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2961/2 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/3 Di Lauro. Accetta la riformulazione? Perfetto.
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/4 Quartini vi è il parere favorevole del Governo, quindi andiamo avanti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/5 D'Orso, su cui vi è il parere contrario del Governo.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2961/5 D'Orso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/6 Cafiero De Raho, su cui vi è il parere contrario del Governo.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2961/6 Cafiero De Raho, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/7 Perantoni il parere del Governo è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/8 Ascari, su cui vi è il parere contrario del Governo.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2961/8 Ascari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/9 Giuliano.
Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Con rammarico, diciamo…
PRESIDENTE. Chiedo un po' di silenzio, per favore. Colleghi.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Con rammarico e anche con stupore prendo atto della contrarietà del Governo su questo ordine del giorno perché, in fin dei conti, questo ordine del giorno in realtà chiedeva di ufficializzare e rendere uniforme, per tutto il territorio nazionale, quella che è una sperimentazione riuscita che è stata portata avanti dalla casa circondariale di Lodi. Noi abbiamo avuto contezza di questo protocollo, che è praticamente una sperimentazione per un trattamento intensificato e pre-comunità che è avviato negli istituti penitenziari. Si chiama progetto Spazio Zero - Cambiare Dentro.
Abbiamo appreso della bontà di questo progetto dal portavoce dei direttori penitenziari, che è proprio venuto a dirci una cosa fondamentale, perché loro toccano quotidianamente con mano, come direttori dei penitenziari, una realtà: il trattamento terapeutico di recupero e di riabilitazione del detenuto tossicodipendente è sempre - o quasi sempre - destinato a fallire se non c'è un percorso preparatorio che nasce già all'interno dell'istituto penitenziario. Questo progetto Spazio Zero - Cambiare Dentro fa proprio questo: fa entrare in contatto con gli operatori del SerD e con il personale che poi sarà preposto al trattamento di recupero e di riabilitazione presso strutture esterne rispetto al carcere - fa prendere contatto e anche il supporto psicologico in questo è fondamentale - in un momento propedeutico, precedente, rispetto alla eventuale misura di trattamento fuori dal carcere.
Infatti, c'è una cosa che è il presupposto di base per un trattamento che possa avere successo ed è che il soggetto tossicodipendente o alcoldipendente lo affronti con una volontà solida e matura e con la consapevolezza del percorso che lo attende, che è un percorso sempre molto faticoso, umanamente molto impattante. Quindi, se non si è preparati a tutto questo, come ci hanno raccontato i direttori degli istituti penitenziari, si vede sempre fallire, purtroppo, il trattamento terapeutico, che si svolge all'esterno del carcere, e alla fine si vedono i soggetti rientrare inesorabilmente dentro le mura del carcere con le stesse problematiche con cui sono usciti, perché non hanno retto a quello che li aspettava fuori e al tipo di percorso che li aspettava fuori, perché nessuno li aveva preparati dall'interno e aveva reso solida e matura la loro volontà di affrontare quel trattamento terapeutico e di riabilitazione.
Quindi, a noi sembrava francamente, proprio con questo ordine del giorno, di consegnarvi - ma facevamo, tra l'altro, semplicemente da intermediari - un'esperienza, una prassi virtuosa che esiste presso la casa circondariale di Lodi e che voleva essere messa a servizio, a disposizione, a beneficio anche di tutti gli altri istituti penitenziari, come a dire “fate come noi” perché noi stiamo avendo degli ottimi risultati preparando i detenuti a quel tipo di percorso e i buoni risultati sono che non ci sono ricadute rispetto all'uso di sostanze stupefacenti o alcoliche.
Se davvero vi ponete questo come obiettivo, se siete sinceri in questa volontà, io credo che non potevate non accogliere questo ordine del giorno. Ripeto: se mi spiegate magari le ragioni, perché davvero proprio su questo non le comprendo in modo assoluto. È un mistero. Chiaramente, io posso chiedere un supplemento di riflessione alla Sottosegretaria Siracusano, che è qui presente, e se non vi sarà un ripensamento rispetto al parere ne prenderò atto, ma vi troverete a bocciare una prassi virtuosa che la casa circondariale di Lodi ha avuto la lungimiranza di mettere su ed è qualcosa che funziona .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2961/9 Giuliano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/10 Alifano. Accetta la riformulazione? Sì.
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/11 Alfonso Colucci il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/12 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2961/12 Auriemma, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/13 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2961/13 Baldino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2961/14 Lomuti il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/15 Dori: accetta la riformulazione? No.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2961/15 Dori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/16 Gianassi, accolto come raccomandazione: accetta? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/17 Zanella: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/18 Zaratti: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/19 Lacarra: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/20 Serracchiani: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/21 Di Biase: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/22 Scarpa: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/23 Borrelli: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2961/24 Grimaldi: accetta la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2961/24 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Avverto che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, le dichiarazioni di voto finale e il voto finale sul disegno di legge al nostro esame avranno luogo nella seduta di domani che, secondo le medesime intese, sarà prevista con votazioni dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 16,15 alle 20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24.
Avverto, altresì, che il Governo ha comunicato alla Presidenza, per le vie brevi, che non intende porre la questione di fiducia sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge concernente interventi infrastrutturali e per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Pertanto, nella seduta odierna si svolgerà unicamente la discussione generale di tale provvedimento, mentre il seguito dell'esame sarà iscritto all'ordine del giorno della seduta di domani, dopo il voto finale sul disegno di legge in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti.
Prima di passare alla discussione generale, sospendo per cinque minuti la seduta, che riprenderà alle ore 18,20.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2987-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, recante disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nonché ulteriori disposizioni finanziarie urgenti.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
I presidenti dei gruppi parlamentari Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle ne hanno chiesto l'ampliamento.
La V Commissione (Bilancio) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Rebecca Frassini.
REBECCA FRASSINI, . Grazie, Presidente. L'Assemblea avvia oggi l'esame del disegno di legge che dispone la conversione in legge del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, recante disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Su un piano generale, segnalo che il decreto-legge, originariamente composto da 16 articoli, suddivisi in tre Capi, si compone ora, a seguito delle modifiche introdotte dalla Commissione bilancio nel corso del suo esame in sede referente, di 25 articoli.
Il Capo I, composto dagli articoli da 1 a 7-, reca disposizioni urgenti in materia di interventi infrastrutturali. In tale ambito, l'articolo 1, modificato nel corso dell'esame in sede referente, reca disposizioni in materia di infrastrutture ferroviarie, stradali e autostradali. In particolare, il comma 1, modificando l'articolo 9-, comma 2, della legge n. 118 del 2022, introduce il termine del 31 dicembre 2026 per l'avvio, da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, della procedura competitiva per l'affidamento dei contratti di servizio pubblico relativi ai servizi ferroviari Intercity di cui al citato articolo 9- e prevede il superamento dell'obbligo di suddivisione in lotti dei medesimi contratti di servizio.
Il comma 2 proroga di due anni, rispettivamente al 3 agosto 2028 e al 10 dicembre 2028, i termini per l'adozione dei decreti di esproprio riguardanti il completamento del collegamento intermodale Roma-Latina e del collegamento autostradale Cisterna-Valmontone. Il comma 2- prevede un contributo straordinario a favore del comune di Serravalle Scrivia, volto a consentire la realizzazione del progetto di fattibilità tecnica e del progetto esecutivo di nuove opere viarie di collegamento tra le aree urbanizzate nel relativo territorio comunale.
Il comma 2- autorizza una spesa di 1 milione di euro per il 2026 e di 1,5 milioni di euro per il 2027 per il potenziamento del trasporto pubblico locale nella provincia di Brescia. Il comma 2- novella il comma 474 dell'articolo 1 della legge n. 197 del 2022, prevedendo che il commissario straordinario nominato per la realizzazione degli interventi relativi al collegamento intermodale Roma-Latina possa avvalersi anche di società controllate direttamente o indirettamente dallo Stato o dalle regioni. Il comma 2-, alla lettera amplia l'elenco delle opere per le quali è disposta la nomina dell'amministratore delegato della società ANAS Spa quale commissario straordinario, mentre, alla lettera , include un intervento relativo alla linea Milano-Venezia tra le opere affidate alla gestione commissariale dell'amministratore delegato di RFI Spa.
Per quanto riguarda la lettera , gli interventi riguardano, in particolare, la strada statale 42 del Tonale e della Mendola, la strada statale 469 Sebina Occidentale e la strada statale 671 della Val Seriana. Il comma 3 reca un'autorizzazione di spesa volta a garantire la realizzazione delle opere compensative relative al progetto del nuovo collegamento ferroviario Torino-Lione, pari a 50,2 milioni di euro complessivi, in ragione di 0,3 milioni di euro per l'anno 2026, di 11 milioni di euro per l'anno 2027, di 10 milioni di euro per l'anno 2028, di 6,1 milioni di euro per l'anno 2029, di 22,8 milioni di euro per l'anno 2030, provvedendo altresì alla relativa copertura finanziaria.
I commi 3- e 3- concernono la realizzazione, da parte di soggetti privati, dell'impianto ferroviario di collegamento tra il polo industriale di Gazoldo degli Ippoliti e la rete ferroviaria nazionale, nonché del relativo binario di allaccio. In particolare, il comma 3- concentra in un unico atto - ovvero la determinazione conclusiva della conferenza di servizi semplificata - l'approvazione del progetto, il perfezionamento dell'intesa tra gli enti territoriali sulla localizzazione, l'effetto di variante urbanistica, i titoli edilizi, la dichiarazione di pubblica utilità e l'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio. Il comma 3- definisce il regime dell'opera, che resta di proprietà del soggetto privato, ponendo integralmente a carico di quest'ultimo tutti i costi, dalla progettazione alla manutenzione.
L'articolo 1-, introdotto nel corso dell'esame in sede referente, reca disposizioni finalizzate a fronteggiare le difficoltà di approvvigionamento e gli aumenti eccezionali dei prezzi dei materiali da costruzione, dei carburanti e dei prodotti energetici derivanti dai conflitti in corso nell'area del Medio Oriente. In particolare, il comma 1 autorizza le stazioni appaltanti, su richiesta dell'appaltatore, a sospendere temporaneamente il recupero dell'anticipazione del prezzo prevista dall'articolo 125 del codice dei contratti pubblici, con riferimento agli appalti pubblici di lavori in corso di esecuzione. La sospensione è ammessa per il tempo strettamente necessario, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2026. Il comma 2 esclude dall'ambito di applicazione della sospensione gli interventi finanziati, anche solo in parte, con risorse del PNRR.
L'articolo 2, comma 1, affida alla società Sogin Spa la realizzazione delle attività di trattamento, condizionamento e smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dalla disattivazione del reattore nucleare “RTS - 1 G. Galilei” della Marina militare, mentre il comma 2 subordina lo svolgimento delle predette attività ad un'autorizzazione da parte del Ministero della Difesa, sentito il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, previa presentazione, da parte della società Sogin, del piano delle medesime attività e del cronoprogramma procedurale e di spesa.
Il comma 3 stabilisce che agli oneri derivanti dall'attuazione dell'articolo 2 si provvede a valere sulle risorse destinate al finanziamento degli oneri nucleari, ai sensi dell'articolo 1, comma 22, della legge n. 197 del 2022.
L'articolo 2-, introdotto in sede referente, reca disposizioni volte a disciplinare il rimpatrio negli Stati Uniti d'America delle materie nucleari fissili speciali contenute nel convertitore , detenuto dall'università degli studi di Pavia, presso il Laboratorio di energia nucleare applicata. In particolare, segnalo che il comma 1 affida alla Sogin la realizzazione delle attività connesse al suddetto rimpatrio, mentre il comma 2, nel disciplinare il relativo procedimento autorizzatorio, prevede che lo svolgimento delle attività di competenza dello Stato italiano è subordinato all'autorizzazione del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, mentre il comma 3 reca la relativa copertura finanziaria.
L'articolo 3, alla luce della sopravvenuta insufficienza delle risorse per la realizzazione di impianti per la produzione di preridotto da idrogeno rinnovabile, di cui all'articolo 1, comma 1-, periodi dal sesto al decimo, del decreto-legge n. 142 del 2019, dispone che le risorse residue siano trasferite dal Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica al Ministero delle Imprese e del per finalità di sostegno alla decarbonizzazione dell'industria siderurgica, nel quadro della normativa dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato.
L'articolo 4, modificato nel corso dell'esame in sede referente, al comma 1, dispone la proroga, dal 30 giugno al 31 agosto 2026, del termine entro cui effettuare interventi di riqualificazione energetica, sostenibilità ambientale e innovazione digitale di importo compreso tra 500.000 e 10 milioni di euro, attraverso la concessione di contributi diretti afferenti all'attuazione della linea progettuale “Fondo rotativo imprese (FRI) per il sostegno alle imprese e gli investimenti di sviluppo”, nell'ambito dell'intervento 4.2 denominato “Fondi integrati per la competitività delle imprese turistiche”, della Missione 1, componente 3, del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Il comma 1- autorizza il Ministero del Turismo ad espletare, anche dopo il termine del 31 agosto 2026, la necessaria attività istruttoria relativa alla concessione delle agevolazioni del progetto “Fondo rotativo imprese (FRI) per il sostegno alle imprese e gli investimenti di sviluppo”, nell'ambito del PNRR. L'autorizzazione, nel limite delle risorse assegnate, è finalizzata al mantenimento degli obiettivi già conseguiti e rendicontati all'Unione europea.
Il comma 1- autorizza la spesa complessiva di 2,5 milioni di euro per il biennio 2027-2028, per la concessione di un contributo al comune di Tropea, finalizzato alla realizzazione di un ascensore per il collegamento tra il centro storico e il lungomare, anche al fine di sostenere la valorizzazione turistica delle aree interessate.
L'articolo 5, modificato anch'esso nel corso dell'esame in sede referente, reca disposizioni urgenti per la sicurezza e la continuità degli approvvigionamenti energetici degli impianti strategici. Il comma 1 prevede la nomina di un apposito commissario straordinario di Governo per gli impianti di rigassificazione di gas naturale liquefatto, che continuano a operare ai sensi dell'articolo 9, comma 5, del decreto-legge n. 32 del 2026, convertito con modificazioni dalla legge n. 71 del 2026.
L'incarico, per il quale non è prevista la corresponsione di gettoni, compensi e rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati, ha una durata di 9 mesi dalla data di efficacia del decreto di nomina. Il comma 2, modificato nel corso dell'esame in sede referente, introduce un meccanismo di subentro del commissario in tutti i procedimenti amministrativi in corso relativi agli impianti interessati, indipendentemente dalla loro denominazione e dalla fase procedimentale in cui si trovano, prevedendo che i procedimenti così acquisiti confluiscano in un procedimento unico, da concludersi entro il termine di 200 giorni mediante l'adozione di un provvedimento autorizzatorio unico.
Presidente, siccome la relazione è ancora molto corposa, se mi dà l'ok, io la depositerei.
PRESIDENTE. Sì, assolutamente. Anzi, grazie deputata Frassini. Quindi, è autorizzata a depositare la relazione. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze Albano, che si riserva.
È iscritto a parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente e buonasera a tutti. Interveniamo su questo provvedimento in base a una discussione fatta sicuramente in Commissione bilancio, dove il Partito Democratico ha più volte illustrato chiaramente gli aspetti negativi di questo provvedimento, ma non tanto per il nome. Logicamente, quando si parla di infrastrutture e di PNRR, il Partito Democratico vuole dare il suo contributo e vuole, in questo caso, anche determinare le scelte che riguardano il nostro Paese su temi così importanti, legati soprattutto al PNRR, perché sappiamo benissimo che questa è stata una scelta politica importante, che ha dato e darà al nostro Paese soluzioni rispetto a infrastrutture importanti che creeranno sviluppo con riferimento a economie di vario genere.
Su questo noi assolutamente vorremmo non solo valorizzare la scelta che facemmo qualche anno fa, ma soprattutto vorremmo che questa scelta fosse legittimata da parte di tutte le forze politiche. Perché vediamo, a volte, che questa legittimazione non c'è, non solo con riferimento alla concertazione di come si andranno a gestire anche le risorse che non sono state spese, ma soprattutto sulla storia che ha portato a quella scelta, non solo politica, ma anche di merito negli obiettivi, nelle missioni che sono state sviluppate in questi anni.
E, guardate, proprio la scelta del PNRR oggi porterà sviluppo, lavoro e, soprattutto, anche scelte concrete che riguardano l'innovazione; ma quello che effettivamente rimarrà in maniera plastica nella discussione anche di questo provvedimento è che non ci saranno, da qui in avanti, misure che potranno creare leve economiche o, comunque, sviluppo per creare ricchezza e produttività. E questo credo che sia sotto gli occhi di tutti, perché oggi non ci sono soldi e risorse per la programmazione, non avete messo un euro sulle scelte future, non solo sul contratto di programma di ANAS, ma anche su quello di RFI. Ma, soprattutto, non c'è un progetto o una leva economica che possa permettere, nei prossimi anni, una spinta propulsiva nell'ambito delle infrastrutture, nell'ambito dell'innovazione e in alcune scelte importanti e fondamentali che riguardano l'economia del nostro Paese.
Guardate, ormai è chiara la stagnazione del nostro Paese, perché i prezzi dei carburanti e i conflitti geopolitici che ci sono in giro per il mondo non permettono sicuramente questi grandi sciali. Però, possiamo, in questo caso, garantire - appunto, anche nel rapporto con l'Europa - progetti che possano invece assicurare processi economici, come l'efficientamento energetico e come, sicuramente, il sistema infrastrutturale, dove si può lavorare e produrre anche ricchezza.
Vi ricordo che voi non avete ancora staccato l'assegno di quasi 9 miliardi del Fondo sociale per il clima. E questo è un limite. È un grande limite di un Governo che non sa progettare e che non sa determinare scelte: anche nell'ambito della transizione ecologica, ma soprattutto sul fatto che quelle risorse, quei 9 miliardi potrebbero servire non solo per quanto riguarda la mobilità e il trasporto pubblico locale, ma soprattutto per la casa e per l'efficientamento energetico.
Vi ricordo che, comunque, ancora non avete chiarito e prodotto niente che riguardi le linee guida relative alla direttiva Case , quando l'Europa sta aspettando ancora un vostro indirizzo.
E, sulle scelte che avete fatto con questo provvedimento, ci sono alcune cose che io e il gruppo del Partito Democratico vorremmo chiarire. In questo provvedimento ci sono proroghe, rinvii, mance. Ecco, se noi dovessimo oggi descrivere questo provvedimento, noi dovremmo dire questo: mance, rinvii e proroghe. Nient'altro.
E guardate, una delle cose che veramente salta agli occhi non è solo la relazione della collega, ma quello che abbiamo visto sulla stampa in questi giorni: voi avete fatto un emendamento per quanto riguarda l'ascensore di Tropea! Ora, che un Governo e un Parlamento si debbano occupare dell'ascensore di Tropea…
Così come ci sono anche altre disposizioni che potrei evidenziare, che avete messo sul tavolo, anche in altri provvedimenti. Ecco, queste scelte non fanno parte di un Parlamento evoluto, non sono proprie di un Governo che sceglie di parlare di altre cose: di progetti e, in questo caso, anche di provvedimenti alti, del rapporto fra il Governo e le regioni, tra i Ministeri e le regioni, del rapporto con gli enti locali, della progettazione vera, che vada veramente a terra attraverso bandi e attraverso progetti.
Voi cosa avete fatto fino adesso? Non avete messo un euro o pochissimi soldi sul sistema infrastrutturale e nei contratti di programma di ANAS e RFI, ma avete - volta per volta, provvedimento su provvedimento - dato alla bisogna: ora volete rafforzare il Piemonte e la Lombardia, visto che sei di quelle otto infrastrutture sono in Lombardia e altre in Piemonte. Perché? Perché fra poco si vota e bisogna dare un contentino a quelle regioni. Ma non è così che si governa, lo dico chiaramente.
Noi dobbiamo invece pensare che ci sono oggi 21 miliardi - e lo dico per suo tramite, Presidente, visto che la Sottosegretaria ha una delega importante al MEF - che il Governo - anzi, che il Ministro Salvini - ancora non ha speso. Nel 2025, nell'ultimo rendiconto, ci sono 21 miliardi - 21 miliardi! - per opere che hanno nome e cognome, e che il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti non ha speso. E non lo dice il Partito Democratico, ma lo dice - in questo caso – la Nota del rendiconto che il Governo ha presentato. Ecco perché noi rimaniamo basiti da questo modo di governare: rimaniamo basiti dalla capacità di poter, invece, produrre mance e rinvii.
E, guardate, negli ambiti di discussione che ci sono stati, in questo dibattito, non solo in Commissione, ma sulle varie agenzie e sui vari quotidiani, è mancata una riflessione politica su quello che poteva essere e su quello che è stato il PNRR, nonché sulle funzioni che doveva avere, soprattutto nel futuro. Vedete, a oggi, dopo che è stato fatto un provvedimento del genere, che immette 200 miliardi nel sistema infrastrutturale, che tocca parti economiche, lavorative e sociali, non avete mai fatto un punto politico su quello che ne potrà derivare non solo dal punto di vista della ricchezza del Paese, ma anche riguardo ai risvolti e ai correttivi. Ma non solo oggi, anche nel domani, facendo un ragionamento “a lunga gittata”. Voi avete fatto solo una riflessione su come poter spendere le future risorse - che non sono state spese - attraverso un DPCM. Avete fatto un provvedimento su questo, senza pensare che, forse, la decisione di spendere quelle risorse doveva essere presa non solo con il Parlamento e con tutte le forze politiche, attraverso una discussione parlamentare, ma anche attraverso una scelta di poche persone, attraverso una lista che verrà gestita dal Ministro Foti insieme alla Premier Meloni.
Ecco, credo che questo sia un vero limite, una vera mancanza di rispetto del Parlamento, ma dimostra anche una scarsa capacità di avere un rapporto vero con le regioni, anche con le vostre, anche con le regioni che oggi governate, poiché i vostri governatori governano molte regioni. E credo che questo non solo sia sbagliato, ma non vi porterà assolutamente a niente.
Ci sono tanti altri aspetti che vorrei evidenziare, soprattutto quello del commissariamento del rigassificatore di Piombino. Abbiamo fatto uno studio - grazie anche al lavoro del Servizio Studi della Camera - e abbiamo visto chiaramente quello che è oggi genera in termini economici il sistema dei rigassificatori italiani. A parte che Snam chiude un bilancio da 1,42 miliardi di utili: un grande utile che sicuramente potrà dare ricchezza e dividendi a molte società. La ricchezza potrebbe essere un fatto positivo, ma il problema è che quel grasso guadagno non solo va a ricadere nelle difficoltà degli italiani, visto che molti italiani, a fine mese, hanno problemi con le bollette; c'è un altro aspetto, ossia non c'è alcuna ricaduta sociale ed economica per i comuni sede di impianto. Vi faccio un esempio: La Spezia. Oggi La Spezia ha un rigassificatore e non ha alcuna compensazione, perché l'infrastruttura è stata fatta prima della legge Marzano.
Un altro esempio: Livorno, due milioni e mezzo; infrastruttura fatta nel 2004. Questi sono tutti i rigassificatori che potrebbero arrivare molto più avanti. So che il rigassificatore di Piombino dovrebbe arrivare 22 anni più avanti, cioè fino al 2048. Oggi su Piombino non c'è alcuna compensazione. Rovigo: solo 2 milioni e mezzo. L'unico che, giustamente, ha fatto un buon lavoro è stato il comune di Ravenna, che ha preso i 25 milioni. Ecco, credo che un Governo che si rispetti non debba assolutamente condividere questa pericolosa azione che oggi sta facendo Snam nell'ambito del rapporto con gli enti locali, ma soprattutto nel rapporto con i cittadini. Guardate che quella sui rigassificatori è stata una scelta politica, dei cui effetti ci siamo fatti carico in un momento particolare, visto anche il conflitto ucraino-russo. Ma oggi serve una messa in discussione di quelle scelte e soprattutto una revisione della legge Marzano, che oggi è superata, perché questi rigassificatori stanno generando non solo numeri importanti, ma grossi utili che non hanno alcuna ricaduta sul territorio; soprattutto oggi sono un rischio per molti italiani visto che sappiamo benissimo quanto costa per una famiglia utilizzare il gas nelle proprie abitazioni.
Ecco perché credo che questo provvedimento poteva fare altro e non solo avere una chiara indicazione nell'ambito del PNRR: riuscire a capire come valorizzare questa grande scelta politica che ha fatto questo Paese nel rapporto con l'Europa. Secondo: attraverso sistemi di programmazione, non solo doveva individuare le risorse sul sistema infrastrutturale, non solo nel rapporto, come dicevo prima, con RFI, nel contratto di programma RFI e nel contratto di programma ANAS, ma doveva anche capire se ci fosse stato bisogno delle infrastrutture delle aree interne.
Sulle province, per esempio, si poteva fare un lavoro anche insieme e capire come attivare una programmazione seria per il futuro. Per quanto riguarda il dissesto idrogeologico, visto che oggi ci sono città, luoghi e comuni con grandi difficoltà, si poteva fare un ragionamento sul sistema idrico. Oggi ci sono studi importanti, fatti anche dal commissario Dell'Acqua, nei quali è stato detto chiaramente che per il Sud ci vogliono tre miliardi e mezzo. Noi potevamo anche mettere risorse importanti. Una città, come Potenza, ha il 70 per cento di perdite, ma di questa roba non ve ne sta importando nulla. Nulla! Fate solamente scelte politiche con cui si vanno a finanziare scelte locali solamente perché si va al voto in quel posto o in quell'altro.
Questa roba è da rimandare al mittente chiaramente. Ecco perché in questo caso, anche in Aula, nei prossimi giorni, avremo una discussione franca sul provvedimento. Faremo la nostra battaglia politica su ogni singolo emendamento, perché pensiamo che le nostre proposte siano proposte utili non solo per cittadini e cittadine, ma che rappresentano anche una visione diversa rispetto a quello che oggi fate con questo provvedimento su infrastrutture e PNRR. Lo faremo con grande capacità anche di pensare che, quando vinceremo le elezioni la prossima volta, sapremo fare meglio, perché pensiamo che anche quella scelta del PNRR fu una scelta importante e di grande responsabilità, su cui qualche partito votò contro e di cui oggi, invece, si fa bello senza avere alcuna idea .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Mascaretti. Ne ha facoltà.
ANDREA MASCARETTI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Presidente, Sottosegretario Albano, onorevoli colleghi, il provvedimento oggi all'esame dell'Aula è un provvedimento con un filo conduttore preciso: rimuovere gli ostacoli che rallentano gli investimenti strategici, le infrastrutture e l'attuazione del PNRR, introducendo anche misure urgenti di carattere finanziario.
Il provvedimento interviene su tre ambiti che rappresentano altrettante priorità strategiche per il Paese. Il primo riguarda la realizzazione delle infrastrutture, il secondo l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e il terzo la predisposizione di alcune misure finanziarie urgenti e necessarie per accompagnare questi processi.
Siamo di fronte a un decreto che affronta un problema molto concreto: ridurre i tempi della pubblica amministrazione, garantire continuità agli investimenti e mettere le amministrazioni nelle condizioni di rispettare gli impegni assunti con l'Unione europea. È questa oggi una delle principali sfide della competitività italiana. Realizzare un'infrastruttura significa non soltanto reperire le risorse finanziarie, ma anche assicurare certezza amministrativa, tempi prevedibili e capacità decisionale. Ogni eventuale ritardo si traduce in maggiori costi, perdita di competitività e minore capacità di attrarre investimenti.
Per questo il decreto interviene su numerose situazioni nelle quali era necessario superare rigidità procedurali e adeguare la normativa alla concreta evoluzione dei progetti. Penso innanzitutto alle disposizioni relative ai servizi ferroviari intercity. L'intervento introduce un termine certo entro il quale avviare la procedura competitiva per il nuovo affidamento del servizio, mantenendo la necessaria flessibilità organizzativa attraverso la possibilità di articolare il servizio in uno o più lotti. L'obiettivo è consentire di scegliere la soluzione organizzativa più efficiente, garantendo continuità del servizio, qualità delle prestazioni e rispetto degli impegni assunti nell'ambito del PNRR.
Di particolare rilievo sono poi le norme dedicate ai grandi investimenti infrastrutturali. La proroga dei termini relativi agli espropri per il collegamento Roma-Latina e Cisterna-Valmontone è una misura necessaria per consentire il completamento delle procedure già in corso e assicurare la realizzazione di opere attese da decenni, fondamentali per la mobilità della regione Lazio e dell'intero sistema logistico nazionale. Analogo ragionamento vale per il finanziamento delle opere competitive connesse alla Torino-Lione. Investire sulla Torino-Lione, infatti, significa investire sulla competitività del sistema produttivo italiano, sul trasporto delle merci, sull'intermodalità e sulla centralità del nostro Paese nei collegamenti europei.
Il decreto affronta poi un tema di particolare rilevanza strategica: la sicurezza energetica. La decarbonizzazione dell'industria siderurgica rappresenta una delle sfide più importanti della politica industriale europea. L'obiettivo non è soltanto ridurre le emissioni, ma è garantire che la transizione ecologica avvenga senza compromettere la capacità produttiva del nostro sistema industriale e la competitività delle imprese italiane.
Un secondo pilastro del decreto riguarda il PNRR. Sul PNRR vale la pena ricordare che il Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano consta di 194,4 miliardi di euro, articolati in 224 misure tra 156 investimenti e 68 riforme, con 575 obiettivi da conseguire. In questo contesto assolutamente complicato e sfidante, i risultati raggiunti in Italia sono oggettivamente significativi. Il nostro Paese ha conseguito tutti gli obiettivi previsti nei tempi stabiliti fino alla nona rata, raggiungendo 416 e pari a 72,4 per cento dell'intero Piano, una percentuale superiore alla media degli altri Stati membri dell'Unione europea.
Sul piano finanziario sono già stati ottenuti 166 miliardi di euro (oltre l'85 per cento della dotazione complessiva), mentre gli ultimi 28,4 miliardi saranno collegati al conseguimento degli obiettivi della decima e ultima rata. Si tratta di risultati riconosciuti anche a livello europeo.
Lo stesso vicedirettore generale Costello ha indicato l'Italia come il Paese con il migliore livello di attuazione del PNRR in Europa. Analoghi riconoscimenti sono arrivati dalla Banca centrale europea, dalla Banca d'Italia e da organismi internazionali che hanno evidenziato come il Piano stia producendo un rafforzamento della qualità istituzionale del nostro Paese grazie alle riforme della pubblica amministrazione, dei contratti pubblici, della concorrenza e della semplificazione amministrativa.
Anche sul territorio i numeri testimoniano la dimensione dello sforzo in corso. Il Piano finanzia circa 674.000 progetti, dei quali oltre 614.000 risultano già conclusi, mentre i restanti sono in fase di realizzazione o completamento. È il segno di un grande lavoro svolto dal Ministro Foti e dal Governo Meloni. Un lavoro che sta coinvolgendo amministrazioni centrali, enti territoriali e sistema produttivo, accompagnato da un costante monitoraggio e da un'attività di revisione che ha consentito di adeguare il Piano alle esigenze concrete del Paese, senza rinunciare agli obiettivi concordati con l'Unione europea. È proprio in questo quadro che si inserisce il provvedimento oggi all'esame dell'Aula. Le misure che stiamo discutendo non rappresentano un intervento isolato, ma un contributo per dare piena attuazione agli investimenti del PNRR, trasformando le risorse europee in infrastrutture, innovazioni, crescita industriale e nuove opportunità di sviluppo per il sistema produttivo italiano.
Gli articoli contenuti nel Capo II sono dunque estremamente importanti. Se la riforma del sistema di contabilità economico-patrimoniale delle amministrazioni pubbliche può sembrare una materia tecnica, in realtà rappresenta una delle riforme strutturali richieste dall'Unione europea per rendere la pubblica amministrazione più moderna, più trasparente e maggiormente orientata alla misurazione dei risultati. Disporre di sistemi contabili omogenei significa migliorare la qualità delle decisioni pubbliche, rafforzare il controllo della spesa e aumentare la capacità dello Stato di programmare gli investimenti.
Infine, il decreto contiene nel Capo III alcune misure finanziarie puntuali, tra cui quelle in materia di intelligenza artificiale e di disciplina doganale. Anche in questo caso il filo conduttore è chiaro: accompagnare il sistema produttivo italiano nei grandi cambiamenti tecnologici e organizzativi che stanno interessando l'economia mondiale.
Concludo, Presidente, la crescita economica del nostro Paese non dipende soltanto dalle risorse disponibili, ma anche dalla capacità delle istituzioni di trasformare quelle risorse in opere realizzate, investimenti produttivi, servizi efficienti e opportunità per i cittadini e le imprese. È esattamente questo lo spirito del decreto oggi all'esame dell'Aula, e credo sia importante riconoscere l'impostazione complessiva del provvedimento, che si muove lungo una direttrice precisa: accelerare gli investimenti, semplificare le procedure, rafforzare la capacità amministrativa dello Stato e garantire il rispetto degli impegni assunti col PNRR.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO(M5S). Grazie, Presidente. Io mi ero ripromessa di fare un intervento tranquillo, però, dopo aver sentito il collega elogiare questo Governo per i risultati sul PNRR, sinceramente rabbrividisco, perché siamo al 28 luglio e stiamo ancora parlando di PNRR, che invece doveva essere attuato entro il 30 giugno, collega. Quindi tramite lei, Presidente, davvero dovevo questa osservazione.
E siamo arrivati alla discussione generale di questo provvedimento, che nulla c'entra con il sostegno alle famiglie. Nessun taglio sul costo del caro carburante, nessun intervento sulla sicurezza delle infrastrutture e delle nostre strade e ancor meno soldi per famiglie e sanità. Questo è il decreto PNRR-Infrastrutture, che si scrive così, ma si legge “ennesima fregatura per il Paese”.
E allora ripartiamo da quello che è successo in Commissione giusto qualche ora fa, Presidente. Questo testo è arrivato, tempi strettissimi, e abbiamo fatto, come MoVimento 5 Stelle, quello che sempre si fa: studiare il testo e cercare di correggere tutte le storture; e abbiamo fatto anche di più: abbiamo chiesto dei soppressivi, abbiamo chiesto che alcune norme venissero stralciate e tolte da questo disegno di legge, perché le riteniamo semplicemente incompatibili con i buoni principi della amministrazione trasparente, perché, se ci sono due priorità quando si tratta di gestire la cosa pubblica, sono la trasparenza e soprattutto la partecipazione; cosa che non è avvenuta in Commissione, cosa che non avviene da parte di questo Governo e cosa che non avverrà, purtroppo, per i cittadini italiani. Ecco perché tra noi e voi ci sarà sempre un divario e viaggeremo sempre su due binari paralleli.
E voglio partire da uno degli esempi più evidenti, Presidente, perché prima ci veniva ricordato dalla relatrice, che pure saluto, l'articolo 5. Allora, l'articolo 5 di questo provvedimento sa, Presidente, che cosa recita? Ebbene, con la scusa di accelerare gli interventi strategici nel settore energetico, si crea il super commissario sul rigassificatore di Piombino. Una figura che cala dall'alto, che è dotata non di poteri straordinari ma di strapoteri - che è diverso, Presidente - e, in tempi strettissimi soprattutto, questo super commissario può autorizzare su tutto, quindi calpestando il diritto ambientale e senza guardare in faccia a nessuno.
Staranno bene i cittadini, i comitati di cittadini ad avanzare osservazioni sulla VIA, sulla VAS (sulla valutazione di impatto ambientale o sulla valutazione ambientale strategica), perché non sarà più possibile, perché questo super commissario farà tutto da sé, in barba a qualunque disposizione normativa; l'unica che resta in piedi, da osservare, è quella dell'antimafia, e ci mancherebbe pure, Presidente. Ecco, questo è quello che fa questo Governo. Altro che semplificare, velocizzare. No, no. Voi, Sottosegretaria, state mettendo in piedi un sistema diabolico, perché state mettendo le decisioni nelle mani di un uomo solo. E questo, d'altra parte, è ciò che vi ha insegnato la vostra Premier, perché è questo che fa Meloni: avere il potere decisionale nelle sue sole mani.
Bene, questo Governo continua ad avere un'idea molto particolare, Presidente, di semplificazione. Perché loro cosa fanno? Tolgono i controlli, accelerano e accentrano i poteri e tutto questo per loro è efficienza. Invece, per noi - cosa molto importante - la legalità resta una qualità, un requisito da perseguire mentre questo Governo, purtroppo, non sa neppure dove stia di casa.
E credetemi, è insopportabile non vedervi provare nemmeno un po' di vergogna per questo articolo 5 e quando scrivete questa roba.
Passo al secondo tema di questo disegno di legge: il PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha rappresentato la più grande occasione di investimento pubblico in Italia negli ultimi decenni. Nessuno ha saputo fare meglio, perché 209 miliardi di euro, portati dal Presidente Giuseppe Conte in Italia e lasciati in eredità a questo Governo, purtroppo, sono andati bruciati, perché ricorderete bene che Meloni, con la sua schiera di fratelli e sorelle, si era addirittura opposta. Oggi si vantano di poter usufruire di queste risorse - viva la coerenza - e davvero mi fa sorridere ascoltare le lezioni da chi si oppose a quel Piano. La verità è che in questi quattro anni avete soltanto provocato ritardi, continue rimodulazioni, obiettivi rinviati e risorse che oggi rischiano di andare perse, laddove non lo siano già.
E sapete perché? Perché ve l'avevamo detto e c'era solo una cosa da fare, una cosa semplicissima, Sottosegretaria: per gestire un piano straordinario ci voleva una macchina amministrativa straordinaria, ci volevano assunzioni, serviva formazione, serviva competenza, serviva rafforzare comuni, province e regioni. Lo abbiamo chiesto decine di volte, con centinaia di emendamenti, con centinaia di proposte, ma ci avete sempre risposto allo stesso modo: non ce ne frega nulla, bocciati! Ecco, però oggi il conto di quella bocciatura non lo paga il MoVimento 5 Stelle o queste opposizioni, lo paga il Paese, lo pagano i cittadini e lo pagano gli enti locali, che sono stati lasciati soli ad affrontare procedure troppo complesse con personale insufficiente e che molto spesso non ha gli strumenti necessari per poter andare avanti.
E questa non è una denuncia del MoVimento 5 Stelle, Presidente, perché, sa, io sono abruzzese, e in terra d'Abruzzo la Corte dei conti certifica una mala gestione di questi fondi del PNRR richiamando l'inefficienza e la difficoltà della macchina amministrativa.
Ma vogliamo dare la colpa sempre a quegli uffici che non hanno gli strumenti adeguati per potersi muovere? Eh no, perché, Sottosegretarie carissime, non basta scaricare la colpa sui sindaci, sui dirigenti e sugli uffici: la colpa è una responsabilità politica tutta vostra, del Governo centrale che per quattro anni ha bocciato tutte le nostre richieste per rafforzare la macchina amministrativa. Questa è la vostra politica menefreghista e propagandista.
E allora io rilancio una proposta, Presidente. Io so che le Sottosegretarie sono impegnate a parlare tra loro perché non si vedono da anni, ma di fatto adesso stiamo lavorando, cara Sottosegretaria, e quindi lasci che ci ascolti. Perché, visto che Fratelli d'Italia dimostra una certa sensibilità alle Commissioni parlamentare d'inchiesta, allora ricordatevi che c'è la richiesta di istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sul PNRR. Volete fare chiarezza?
Facciamola questa Commissione, vediamo quante occasioni sono state perse e quanti soldi sono stati dirottati, chissà dove e chissà perché. Certifichiamo quanta disattenzione avete dimostrato per le regioni, per gli enti locali e per i cittadini italiani. Perché, quando fallisce un progetto PNRR, non ha fallito il MoVimento 5 Stelle, Sottosegretaria, ha fallito un comune, ha fallito una comunità, ha fallito un'impresa, ha fallito l'Italia. Questo accade.
E arrivo all'ultimo tema, Presidente: le infrastrutture. Sapete qual è la differenza tra la vostra idea di infrastruttura e la nostra? Vi faccio un esempio breve e conciso. Per il Ministro Salvini la priorità sembra essere sempre la stessa: il ponte sullo Stretto. Per noi la priorità, invece, sono i ponti vicino o sotto casa dei cittadini italiani, perché questa è una differenza enorme. Mentre il Ministro continua a parlare di opere faraoniche, milioni di cittadini percorrono ogni giorno strade dissestate, attraversano viadotti e ponti che però aspettano una sola cosa, Sottosegretaria: manutenzioneuna parolina che vi fa paura, di cui non conoscete più il senso; su questo dovevate intervenire.
Se veramente volete dare sicurezza ai cittadini, se davvero volete che una madre porti a scuola il suo bambino, senza chiedersi se quella strada o quel ponte su cui passerà siano sicuri, allora dovevate fare investimenti sulla manutenzione delle strade. Altro che ponti, altro che TAV. E i soldi, invece, li trovate soltanto per la vostra propaganda, per queste opere che non serviranno a nessuno.
Poi, Presidente, vado davvero a chiudere perché il tempo è finito…
PRESIDENTE. Concluda per favore.
DANIELA TORTO(M5S). … dico soltanto una cosa alla Sottosegretaria che a volte sembra sensibile: prendetevi cura di ciò che esiste già, non pensate in grande, perché non ne siete capaci e non ne siete all'altezza: lo riferisca pure alla vostra Premier Meloni .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Mi verrebbe da dire “non ci resta che piangere”. In un Paese che sta soffrendo, come soffre il nostro Paese, sono 36 mesi che la produzione industriale registra il segno meno. Questo è il Paese dove i salari hanno perso potere d'acquisto, dal 1990 ad oggi, del 6,6 per cento mentre nello stesso periodo in tutta Europa i salari sono cresciuti del 35 per cento. È un Paese dove ci sono enormi difficoltà: basta vedere chi, purtroppo, si deve servire del sistema sanitario nazionale, le difficoltà che incontra nel trovare la strada giusta, per curare la propria patologia; per non parlare dei 165.000 giovani italiani che vanno via dal nostro Paese: i nuovi migranti. Altro che i migranti che arrivano nel nostro Paese, che vogliono invadere il Paese, così come dice la narrazione della destra.
Noi siamo ancora oggi un Paese di emigranti e perdiamo la parte migliore del nostro Paese, cioè le giovani e i giovani, che abbiamo formato nel sistema scolastico italiano, con un investimento importantissimo, dell'ordine di miliardi di euro; e poi ci ritroviamo a fare la fortuna dei Paesi a noi vicini. Ecco, questa è la situazione del Paese e, a fronte di una situazione così grave, una situazione così difficile, qual è l'ennesima e facile risposta della vostra maggioranza e del Governo? L'ennesimo provvedimento pieno di misure eterogenee; qualcuna sì, serve pure per accelerare l'attuazione finale del PNRR. A proposito, signora Sottosegretaria, adesso che il PNRR è finito come farete? Come faremo?
Voi che avete votato contro i fondi del PNRR, che avete sputato su quei contributi che arrivavano dall'Europa, i 204 miliardi non portati da voi, ma spesi male da voi: adesso che sono finiti questi fondi, la nostra economia come andrà avanti?
Questa è la risposta che avreste dovuto inserire in questo provvedimento e non mettere insieme materie che c'entrano poco l'una con l'altra: dalla pubblica amministrazione alle emergenze climatiche, ai cantieri, all'intelligenza artificiale; di tutto un po', tutti pezzettini che vi interessano, come per esempio i 120 milioni che avete messo e che volete regalare a Sogin per quanto riguarda il del reattore nucleare RTS-1 “Galileo Galilei” della Marina militare; ancora una volta 120 milioni a Sogin. Ma Sogin non è la stessa società che doveva procedere al di tutte le scorie nucleari, lasciate dalla precedente avventura nucleare italiana?
Non è la stessa società che prende circa 400 milioni l'anno dalle bollette elettriche del nostro Paese che doveva mettere in sicurezza le scorie di Caorso, di Trino, di Latina, del Garigliano? Non era anche quella società che doveva essere di supporto al Governo per trovare il Deposito nazionale delle scorie ? Non era quella società che è stata al centro di mille scandali e di mille interventi da parte del Parlamento per la poca trasparenza nella spesa dei soldi degli italiani? E voi sareste il Governo che vuole reintrodurre il nucleare in Italia? Non siete capaci neanche di gestire le scorie prodotte dal vecchio sistema nucleare italiano di 30 anni fa . Ancora non siete capaci di metterle in sicurezza, creando un problema vero anche di gestione della salute pubblica per le persone che vivono in quelle zone.
Voi non siete in grado di riaprire la pagina del nucleare in Italia. È una pagina sbagliata, è una strada sbagliata e l'abbiamo detto più volte, ma certo voi non siete in grado. La strada giusta, quella che avremmo voluto trovare dentro questo provvedimento, era chiedersi qual è la strada per la transizione nel nostro Paese e perché voi vi ostinate a lasciare indietro l'Italia da ogni forma di innovazione tecnologica. Infatti, mentre voi chiacchierate del blocco della transizione, mentre voi criticate il europeo, gli altri, a livello mondiale, investendo in tecnologie sulle rinnovabili, stanno creando una nuova filiera industriale.
Guardate quello che sta facendo la Cina. Lo dovete guardare, perché in pochi anni sono diventati il principale produttore di energia rinnovabile, in pochi anni sono riusciti a risanare l'aria nelle loro città, sono diventati nei motori elettrici e diventare in questi settori significa essere proprietari di tecnologia , che è l'unica cosa che ci permette di stare sul mercato internazionale. In un momento di difficoltà come questo, che pensate di vendere? Pensate di vendere il petrolio che non avete? Pensate di vendere il gas che non avete? Pensate di vendere il carbone che non avete? Pensate di vendere l'uranio che non avete? Noi abbiamo un'unica possibilità: puntare sulla ricerca e sull'innovazione, fare in modo, cioè, che l'Italia sia competitiva su questo settore delle nuove tecnologie. Invece, voi ci lasciate indietro, ancora una volta, in questo momento così difficile e drammatico.
E invece di pensare di trovare le risorse per investire in questi settori, fate quello che fa meglio di tutti il Ministro Tajani, che annuncia al Parlamento che l'Italia utilizzerà i fondi del SAFE, il prestito europeo per il riarmo in Italia, completamente entro la fine dell'anno, per poi smentire la notizia un quarto d'ora dopo. Il Ministro degli Affari esteri, il Vice Premier del vostro Governo non sa neanche quello che dice o, meglio, dice le verità e poi ne ha paura e le trasforma in bugie. E mentre la nostra industria soffre, mentre il nostro Paese soffre, mentre la nostra sanità soffre, voi continuate a investire in armamenti, continuate a fare mega-progetti di acquisto di armi. Ma dove li prenderete questi soldi, se non dalle tasche e dai piatti degli italiani e delle italiane? Sono lì i soldi per le vostre armi, non sono altrove.
Non avete pensato di mettere in campo una politica seria di transizione, non avete affrontato il problema della decarbonizzazione del sistema siderurgico italiano, non avete affrontato seriamente il problema dell'Ilva, a cui continuate a tagliare fondi. Questa è la realtà del vostro Governo: incapace di guardare al di là del proprio naso, chiuso nella propria visione ideologica, vecchia, conservatrice e soprattutto una visione che non permetterà al nostro Paese di guardare al futuro e di guardare in avanti. A proposito di articolo 5, avete nominato il commissario straordinario di Piombino fino al 31 dicembre. Questo la dice lunga sulla vostra visione sull'energia. Voi puntate ancora sui combustibili fossili, quando avete visto - e abbiamo visto insieme - cosa significa per gli italiani: significa pagare la benzina 2,4 euro al litro. È quello che sta accadendo nel nostro Paese , alla faccia delle promesse della vostra Presidente Meloni, che diceva che avrebbe addirittura tolto le accise. Ora 2,4 euro al litro. Sapete, nel 1990, quanto costava la benzina? Ve lo dico io: costava 1.400 lire al litro, 70 centesimi, quando gli italiani avevano un potere d'acquisto enormemente superiore a quello di oggi.
A proposito di commissari, voi avete nominato il presidente della regione Lazio commissario per il Policlinico Umberto I. Ma lo sapete come l'avete nominato? Non in quanto presidente della regione. Signor Presidente, mi ascolti: non avete nominato il presidente Rocca in quanto presidente della regione, ma gli avete fatto una nomina che va al di là anche della sua legislatura. L'avete nominato fino al 2030, ma le elezioni ci sono nel 2028. Avete assicurato il posto al presidente attuale della regione, Rocca, anche dopo che avrà perso le elezioni . Voi pensate sempre di sistemare i vostri affari personali e come in questo caso sistemate il vostro amico: sapete che perderà le elezioni regionali e gli avete assicurato due anni da commissario del Policlinico, sino a fine dei lavori. Ma vi pare, questo, il modo di governare un Paese?
E delle ondate di calore? A voi che vi importa? Che vi importa? Voi che siete i veri rappresentanti della ZTL, voi che siete i veri privilegiati, la vera casta, voi che state dentro alle vostre case, ai vostri uffici con l'aria condizionata, a voi cosa importa delle persone che vanno a lavorare in mezzo alla strada? Che vi importa dei lavoratori che stanno nelle campagne, dei lavoratori edili, di tutti coloro che provvedono ai servizi di questo Paese che, con un caldo eccessivo, continuano a morire in questo caso di lavoro per pochi spicci? A voi non interessa niente. Non vi interessa il fatto di mettere in campo quelle norme per la mitigazione ai cambiamenti climatici che più volte, più volte e più volte abbiamo chiesto in quest'Aula, sentendo le risate della vostra Premier che ci prendeva in giro. E oggi la situazione la vediamo tutti qual è: una situazione drammatica, una situazione che mette in serio pericolo la salute di chi? Dei più fragili, dei più poveri, degli anziani, dei bambini. Ma di tutto questo a voi non interessa.
A voi interessano i progetti del SAFE, vi interessano le grandi polemiche sulla sicurezza, ma la sicurezza è, prima di tutto, essere sicuri che le persone possano vivere e possano sopravvivere al caldo, ai cambiamenti climatici, a un mercato del lavoro sempre più difficile, a un mercato della casa che non consente a nessuno di accedere alla casa, a un mondo che ha sempre più difficoltà a seguito della guerra e dei cambiamenti climatici. Questa è la sicurezza che un Governo serio dovrebbe garantire.
Poi, alla fine, vi lamentate della carenza di personale della pubblica amministrazione. Ma chi lo dovrebbe assumere questo personale? Noi, oppure il Governo, oppure la pubblica amministrazione? E con un personale in numero così insufficiente come possono fare le pubbliche amministrazioni e soprattutto i comuni, che sono quelli più vicini ai cittadini, ad affrontare le enormi difficoltà che derivano da questo momento? Chi si trova in difficoltà, in questo Paese, va dal suo sindaco, va al suo comune, grande o piccolo che sia, per chiedere risposte e voi continuate a tagliare fondi, continuate a ignorare questa realtà. Io penso che questo sia un fallimento totale, incredibile. Per questo dico che non ci resta che piangere.
Il collega di Fratelli d'Italia - e lo dico tramite il Presidente, naturalmente - diceva che è necessario rimuovere gli ostacoli. Ecco, io sono d'accordo con quel collega: gli ostacoli siete voi . Siete voi che dovete essere rimossi se vogliamo un futuro per il nostro Paese, se vogliamo un futuro per le nostre donne, per i nostri uomini, per i nostri bambini, per i nostri anziani. Non è più il momento di traccheggiare. È necessario che si facciano scelte utili e fondamentali per garantire la vita al nostro Paese .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Daniela Morfino. Ne ha facoltà.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Sottosegretaria, c'è una domanda molto semplice che oggi dovrebbe rimbombare in quest'Aula: ma voi che idea di Paese avete?
No, perché ogni decreto che portate in Aula ha una visione ben precisa, e questo decreto racconta proprio la vostra visione, fatta di annunci, fatta di slogan, fatta di commissari straordinari - quelli non mancano mai, li infilate in ogni decreto -, di proroghe continue e di grandi opere trasformate in elettorali. Ma le do una notizia: l'Italia reale, quella dei pendolari, quella delle imprese che aspettano infrastrutture decenti da decenni, quella dei sindaci lasciati soli, quella dei cittadini che ogni giorno fanno i conti con i treni in ritardo, con le strade dissestate e i servizi pubblici insufficienti, quell'Italia, Sottosegretaria, continua ad aspettare da quattro anni. E, mentre gli italiani aspettano, voi fate quello che vi riesce meglio: cambiate le regole - quello vi riesce da Guinness dei primati, da Oscar -, spalmate i problemi nel tempo, rinviate, prorogate e commissariate. Insomma, fate tutto tranne quello che dovrebbe fare un Governo serio, cioè risolvere i problemi dei cittadini.
Poi c'è questo decreto, che viene presentato, anch'esso, come un provvedimento urgente. E che si fa? Non presentiamo un provvedimento urgente anche oggi? Ma sapete qual è l'urgenza che emerge davvero? L'urgenza di mettere una toppa ai vostri ritardi, l'urgenza di inseguire le scadenze che voi stessi avete mancato - non siete stati capaci neanche di rispettarle -, l'urgenza di correggere continuamente una programmazione che, evidentemente, non funziona perché non la sapete fare.
È curioso, però, Sottosegretaria: ogni volta che il Governo arriva in Aula con un decreto urgente scopriamo che l'urgenza è quasi sempre causata dal Governo stesso. È un po' come vedere un piromane presentarsi con l'estintore e pretendere pure gli applausi. E, a proposito di piromani e incendi, Presidente, veniamo alle infrastrutture. Lei lo sa che tutto il Sud va a fuoco in questi giorni? Lei lo sa che al Sud avete toppato sulla prevenzione e il fuoco è arrivato persino a bruciare le infrastrutture di base dissestate? No, non lo sa, perché il vostro unico pensiero è salvare il fondoschiena di Delmastro e rifilarci una legge elettorale di super-nominati, una legge fatta contro i cittadini e la loro libera scelta.
Tornando alle infrastrutture, glielo dico io perché avete toppato: da quattro anni raccontate agli italiani la favola del governare, del fare - il Governo dei cantieri, il Governo della velocità -, ma la realtà è ben diversa, perché i cantieri li annunciate molto più facilmente di quanto li aprite e, quando finalmente si aprono, spesso si trascinano tra rinvii, modifiche, proroghe e nuovi finanziamenti. E il risultato è sempre lo stesso: le conferenze stampa, quelle viaggiano ad alta velocità; le opere, invece, molto meno.
Poi c'è il PNRR, che doveva essere attuato entro il 30 giugno e, invece, siamo al 29 luglio. Sapete qual è il paradosso? Che oggi vi intestate ogni risultato possibile. Ma quando quel Piano è stato fortemente voluto e costruito, voi lo contestavate. Proprio il suo partito, Sottosegretaria, in Europa ha votato astensione e oggi, invece, fate finta che il PNRR sia nato da solo. Eh no, quel PNRR è stato voluto, costruito e negoziato dall'Italia grazie al lavoro immane fatto dal nostro presidente, Giuseppe Conte, che vi ha lasciato in eredità E voi, oggi, invece di valorizzarlo, avete scelto troppe volte la strada delle modifiche, dei rinvii e della fantomatica propaganda. Non avete gestito il PNRR, lo avete solo inseguito, e lo avete inseguito malissimo; e ogni mese arriva un nuovo decreto per rincorrere quello precedente.
Cara Sottosegretaria, questa non è una programmazione, è navigazione a vista. Oggi la invitiamo a guardare le priorità: nel Paese reale mancano medici, mancano infermieri; mancano docenti, mancano risorse per la scuola; mancano fondi sufficienti per la prevenzione sanitaria; mancano investimenti per le infrastrutture di base; mancano investimenti sulla sicurezza del territorio e mancano risorse per il dissesto idrogeologico. Però, quando si tratta di grandi annunci, di opere simbolo e faraoniche, di inaugurazioni con tanto di elmetto, felpa e fotografia, quando si tratta di acquistare armi come se stessimo entrando in guerra da un giorno all'altro, improvvisamente i soldi si trovano. Lì la coperta non è corta. È evidente che il problema non è l'assenza di risorse, il problema sono le vostre priorità, e tra le vostre priorità non ci sono le famiglie, non ci sono i giovani, non ci sono le piccole e medie imprese, non ci sono i pensionati e non ci sono le donne, alle quali avete cancellato anche Opzione donna, questo ve lo ricorderemo sempre ad ogni intervento. E vi assicuro che se lo ricorderanno anche loro durante le elezioni politiche. Perché, Sottosegretaria, governare significa scegliere, scegliere bene, e voi avete scelto di investire più sulla propaganda e sugli annunci che sulla vita quotidiana degli italiani.
E c'è un altro aspetto che colpisce. Ogni difficoltà la affrontate nello stesso modo: più deroghe, più commissari, più procedure eccezionali, come se la normalità fosse diventata un ostacolo, come se il funzionamento della pubblica amministrazione fosse un fastidio da aggirare. Ma un Paese non cresce commissariando tutto, cresce facendo funzionare le istituzioni ordinarie, cresce rafforzando gli uffici, cresce assumendo personale; cresce non alimentando il precariato, cresce programmando, non trasformando ogni problema in un'emergenza permanente. E lasciatemelo dire con un pizzico di ironia, ormai il vostro modello è semplice: se un'opera è in ritardo, nominate un commissario, perché un commissario per voi è per sempre, come i diamanti; se quell'opera continua ad essere in ritardo, fate una proroga; se continua ancora, arriva un decreto d'urgenza; se anche quello non basta, arriva una conferenza stampa come ciliegina sulla torta, nella speranza che gli italiani dimentichino il resto.
Ma gli italiani non dimenticano, non possono dimenticare e glielo spiego io il perché. Perché il pendolare continua ad aspettare il treno, l'automobilista continua a percorrere strade franate e in continuo cantiere, l'imprenditore continua a perdere competitività, le aree interne continuano a spopolarsi, i giovani vanno via all'estero, il Sud continua a pagare il prezzo di decenni di ritardi e di mancanza di prevenzione. Questa è la realtà, e la realtà non si cambia con gli slogan, si cambia con delle scelte ben precise e coraggiose, quelle vere però.
Ecco, noi abbiamo un'idea diversa di infrastrutture. Per noi un'infrastruttura non è un monumento da inaugurare: è un servizio da garantire, un treno che arriva puntuale, una strada sicura e senza interruzioni, una scuola raggiungibile, un ponte che collega i territori senza togliere risorse ad altri, e non quell'inutile opera fantomatica e faraonica del ponte sullo Stretto. Per noi l'infrastruttura è e deve essere un investimento che riduce le disuguaglianze e non uno elettorale; è un investimento sulla mobilità quotidiana, non quella costruita soltanto per diventare propaganda di campagna elettorale.
E allora concludo, Presidente. Potete continuare a raccontare la favola di Giorgia Meloni secondo cui va tutto bene, potete continuare a moltiplicare annunci, decreti e conferenze stampa, ma la distanza tra la vostra narrazione e la vita reale degli italiani cresce ogni giorno. Perché un Paese non si governa come fate voi, si governa con serietà, con visione e con scelte coraggiose e, soprattutto, con rispetto verso i cittadini e, a differenza vostra, noi continueremo a stare dalla loro parte .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice, deputata Frassini: rinuncia.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo: rinuncia.
Il seguito del dibattito è rinviato alla seduta di domani.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Oggi ricorre il tredicesimo anniversario della strage del bus di Monteforte Irpino. Il 28 luglio 2013, un pullman con a bordo cittadini di Pozzuoli, la mia città, precipitò nel viadotto di Acqualonga, lungo l'autostrada A16, mentre era in viaggio verso Pozzuoli.
Quaranta persone persero la vita mentre tornavano a casa. Non furono solo 40 vite spezzate. In quella tragedia, purtroppo, scomparvero intere famiglie: genitori, figli, fratelli e sorelle. Un dolore immenso che ha lasciato profonde, profondissime, ferite nella nostra comunità.
Presidente, oggi non parlo soltanto come rappresentante eletto in quel territorio, ma come parte di una comunità che quella tragedia l'ha vissuta da vicino e che ancora oggi ne custodisce il dolore nei volti e nelle storie delle tante famiglie.
La giustizia ha accertato che quella tragedia non fu una fatalità inevitabile, ma il risultato di gravi omissioni, negligenze e responsabilità.
Ricordare significa, quindi, stringersi, sì, ancora una volta, attorno ai familiari e ai sopravvissuti, ma anche rinnovare un impegno che dovremmo tutti rinnovare: fare in modo che la sicurezza e la vita delle persone vengano sempre, sempre, prima di ogni interesse, di ogni risparmio.
Allora, alle 40 vittime, ai loro parenti, alle amiche e agli amici, oggi, va il nostro più sentito pensiero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Nisini. Ne ha facoltà.
TIZIANA NISINI(LEGA). Grazie, Presidente. Intervengo a fine seduta per richiamare l'attenzione del Governo su una vicenda che sta assumendo contorni sempre più preoccupanti: parlo del caso dell'ASP Montedomini di Firenze. Non siamo più di fronte a un episodio isolato: giorno dopo giorno, emergono nuovi elementi che riguardano la gestione di un patrimonio pubblico destinato per sua natura a finalità sociali e assistenziali. Oggi la stampa riferisce addirittura di società costituite pochi giorni prima dell'aggiudicazione dei bandi, con un capitale sociale di appena 1.000 euro, chiamate a gestire immobili pubblici poi destinati agli affitti turistici.
Questa vicenda assume una rilevanza politica ancora maggiore per il ruolo ricoperto dal sindaco di Firenze: Sara Funaro è stata assessore al dal 2014 al 2024, per poi diventare sindaco del capoluogo, con delega al settore di cui Montedomini rappresenta una delle principali istituzioni cittadine. Per questo appare difficile sostenere che non sapesse o che non avesse quantomeno il dovere di vigilare su quanto stava accadendo.
Le dichiarazioni rese nelle ultime settimane, e soprattutto negli ultimi giorni, dal sindaco risultano sempre più in contrasto con i fatti che stanno emergendo: prima si parlava di casi isolati, poi sono emersi altri immobili, clausole contrattuali che consentivano l'utilizzo turistico e, adesso, società nate a ridosso dei bandi. È un quadro che impone piena trasparenza e risposte chiare.
Mentre il comune di Firenze porta avanti una battaglia contro i piccoli proprietari per quanto riguarda il tema degli affitti brevi, proprio all'interno del patrimonio di un ente pubblico si sarebbe sviluppato un sistema, il sistema Montedomini, che va nella direzione opposta.
È una contraddizione che mina la credibilità delle istituzioni e che non può essere liquidata con il silenzio. Concludo, Presidente. Per questo rivolgo nuovamente un appello al Governo affinché segua con attenzione gli sviluppi della vicenda nel pieno rispetto delle competenze degli enti coinvolti e affinché venga fatta piena luce sulla gestione del patrimonio pubblico, accertando eventuali responsabilità e garantendo la massima trasparenza.
I cittadini hanno diritto di sapere come sono amministrati i beni pubblici destinati alla collettività e meritano risposte che fino ad oggi non sono arrivate. Qualcuno si deve prendere la responsabilità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cherchi. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Grazie, Presidente. Naturalmente il mio argomento è sempre quello dei cagnolini, dei cani, dei canili che noi chiamiamo canili dove i cagnolini sono stipati - magari sono 7, 8, 10 - in una gabbietta piccolissima, e continuano a farne entrare altri in modo tale che i soldi arrivino, e poi non si sa che fine facciano. Quindi, è un problema che ormai il Sud deve affrontare assolutamente. Non pensiate che vi abbiamo dimenticato: questo lo dico ai gestori che ho visitato. Non vi ho dimenticato.
Presidente, con l'interrogazione parlamentare 4-05114, presentata il 27 maggio 2025, ho chiesto al Ministero della Salute di fare luce sulla situazione di questo canile di Macomer, in provincia di Nuoro. Durante l'ispezione che ho effettuato il 30 aprile, accompagnata dall'Arma dei carabinieri, dall'ex parlamentare Paolo Bernini e da alcune attiviste, abbiamo riscontrato una situazione veramente preoccupante: oltre 200 cani presenti nella struttura, in un anno, le adozioni si contano sulle dita della mano. Numerosi ingressi e pochissime adozioni. Il canile dovrebbe essere un canile-rifugio, non un luogo di permanenza a vita. Quando gli animali restano chiusi per anni, vuol dire che c'è qualcosa che non va, una ragione che è poco chiara.
Per questo chiedo al Governo di verificare il rispetto della normativa e l'utilizzo delle risorse pubbliche, che sono soldi nostri, che noi stiamo dando a questi canili, ed è importante sapere che fine facciano questi soldi.
Per questo mi rivolgo al Ministro della Salute affinché risponda al Parlamento e ai cittadini, perché, quando si parla di benessere degli animali, il silenzio delle istituzioni non è mai una risposta. Il silenzio in questa situazione ha regnato sovrano. Ci sono molti, moltissimi ingressi, ma non ci sono adozioni: quindi, c'è qualcosa che non va. Non può esserci un canile che si riempie di ingressi, senza che nessuno vada via.
Allora, Macomer appartiene alla provincia di Nuoro, e allora chiedo al sindaco di Macomer una maggiore sensibilità nei confronti di questi fratelli, che sono fratelli di un Dio minore che non hanno la possibilità di parlare, non hanno la possibilità di piangere, non sanno come dire che soffrono; però, ci dobbiamo essere noi ad aiutarli. Quindi, vi chiedo un aiuto per aiutare questi animaletti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Siamo in piena stagione estiva e si è riproposto nel nostro Paese il tema delle spiagge libere e delle spiagge in concessione. Intervengo di nuovo in Parlamento perché sembra che le leggi, le sentenze della Corte costituzionale, del TAR e del Consiglio di Stato non abbiano alcun valore per alcuni signorotti che ancora continuano a gestire spiagge pubbliche date in concessione come se fossero casa loro.
Voglio citare gli ultimi episodi, perché ci fanno rendere conto di quanto sia necessario e di quanto - tramite la sua persona, Presidente - dobbiamo dire che questo Governo è amico di qualsiasi o di qualsiasi azione predatoria nel nostro Paese, e mai dei più deboli e dei più fragili.
Pensi che un sindaco, il sindaco di Anacapri, ha giustamente applicato una norma regionale… perché la regione Campania ha fatto una norma che prevede che almeno il 30 per cento delle spiagge pubbliche sia dato in libera fruizione ai cittadini, cioè che non possano essere date in concessione.
Ebbene, sembra incredibile ma abbiamo la protesta dei ricchi. Cioè, lettini che sono dati per un importo fino a 150 euro mediamente, per un costo annuo di concessione - lo voglio ricordare - di 8.800 euro... A fronte di un canone di 8.800 euro, si pagano 120, 130, 150 euro a lettino, quindi praticamente rientrano nelle spese in due ore.
Ebbene, hanno fatto una protesta dicendo che, senza i lettini a 150 euro - messo nero su bianco, sembra incredibile -, ci sarà il degrado.
L'arrivo delle persone con le frittate di maccheroni - non si capisce perché chiunque vada su una spiaggia libera si debba portare la frittata di maccheroni - porterà il degrado. Il degrado è commisurato al fatto di non avere soldi.
Sulle spiagge libere ci possono andare tutti, anche persone che hanno i soldi e non vogliono spenderli, ma questa idea classista, da anni Cinquanta, per cui chi va su un lido e spende è una persona benestante, è veramente ignobile.
Aggiungo - e concludo - che, proprio in queste ore, grazie alla procura di Santa Maria Capua Vetere, è stato sequestrato un lido che, da diversi anni, aveva fatto delle costruzioni abusive sulla spiaggia. Ebbene, quel lido è stato sanzionato più volte, aveva concluso un accordo per l'autodemolizione - parliamo della zona del casertano, di Castel Volturno - e quando sono andati a ricontrollare sull'autodemolizione non avevano fatto nulla. I proprietari, non paghi del sequestro e del loro comportamento sbagliato e anche sprezzante nei confronti della procura, hanno fatto un messaggio pubblico per i cittadini dicendo: a causa della mala burocrazia purtroppo dobbiamo chiudere. No, a causa dell'azione predatoria, nei confronti del territorio e del non rispetto delle regole.
Per concludere, Presidente, voglio ricordare a tutti - tramite questa Camera - che il diritto ad andarsi a fare un bagno nel nostro territorio ed utilizzare le spiagge pubbliche è sancito e nessuno può impedirlo ai cittadini: camminare sulla battigia è per tutti e ovunque. Chi prende una spiaggia in concessione la prende per un determinato periodo di tempo, non è il proprietario di quel territorio, di quel pezzo del territorio e finché non si deciderà di essere implacabili… sono tantissimi - e concludo, Presidente - i gestori di spiagge che lo fanno in modo corretto, leale, attento alle esigenze dei cittadini, ma, ancora oggi, abbiamo dei padroncini che sono una vergogna.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 1635 - Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti (Approvato dal Senato). (C. 2961)
: MASCHIO, CALDERONE, MATONE.
2.
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, recante disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nonché ulteriori disposizioni finanziarie urgenti. (C. 2987-A)
Relatrice: FRASSINI.
3.
Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2025. (Doc. VIII, n. 7)
Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2026. (Doc. VIII, n. 8)
4.