PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
RICCARDO ZUCCONI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 97, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente al Ministro Tajani per la situazione in Libano: 3.516 morti, 10.674 feriti, 200 bambini morti e 800 bambini feriti. Siamo all'alba di una nuova Gaza e su questo il Ministro Tajani deve venire a riferire. Sappiamo che tra le condizioni per il cessate il fuoco tra l'Iran e gli Stati Uniti c'è la sospensione dei bombardamenti sul Libano e, mentre si chiede questo, Israele continua a bombardare il Libano e continua a marciare su Beirut. Su questo atteggiamento di Israele, che si sente il padrone del mondo, dobbiamo assolutamente intervenire, perché il Libano non può essere l'ennesima Gaza e non possiamo essere complici di un nuovo genocidio. A Israele è stato permesso di tutto: di invadere Paesi sovrani, di realizzare un genocidio di oltre 100.000 morti.
Ad oggi sul Libano e sulla richiesta del cessate il fuoco dell'Iran per procedere alle trattative non si sta spendendo una parola. Per questo chiediamo un intervento con azioni precise e politiche vere e non le misere dichiarazioni di solidarietà che sono state fino ad oggi pronunciate, anche con un misero balbettio, da parte del Ministro Tajani È intollerabile! Sono due anni e mezzo che Israele si crede il padrone del mondo e noi non possiamo stare ancora in questa inerzia vergognosa
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Per una volta vorrei citare Trump che, rivolgendosi a Netanyahu, dice quello che forse ognuno di noi ha pensato in questi anni: “Sei un …” - ovviamente non posso dire una parolaccia - “pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me”. Trump ha davvero ragione. “Ti sto salvando il…”. Anche questo non si può dire. “Tutti ti odiano adesso. Tutti odiano Israele per questo”.
Presidente, parliamo di due persone, Netanyahu e Trump, che hanno violato il diritto internazionale; hanno umiliato l'ONU e la comunità internazionale. Siamo talmente abituati all'orrore che ci siamo già dimenticati o, almeno così… l'opinione pubblica ormai metabolizza il fatto che Trump abbia minacciato un'intera civiltà, l'Iran, di scomparire da un momento all'altro. Nelle guerre, di solito, i primi a scomparire sono le persone, i civili inermi, le infrastrutture, gli ospedali.
Quello che sta succedendo in Libano è molto simile a quello che Gaza ha subito per più di 24 mesi di fila. A soccombere non sono solo i civili, le infrastrutture e il diritto internazionale, ma è addirittura un pezzo di storia. A dircelo è il CNR che ci dice che, sotto le bombe israeliane dell'IDF, scompaiono anni di paleolitico, di preclassico, di ellenismo, i fenici, i lasciti romani e quelli medievali come il castello di Beaufort.
Ecco, io credo che, davanti a tutto questo, il silenzio e i balbettii di Tajani e del nostro Governo siano lo specchio di quello che è stato. Alla fine non siamo nemmeno riusciti a dire la metà della metà di quel fuori onda di Trump. Abbiamo balbettato qualcosa quando sono arrivati vicino ai nostri militari, dopo gli interventi che hanno fatto vedere che cosa pensa Israele delle autorità internazionali, dell'ONU e della missione UNIFIL, così come che cosa pensa Israele del Santo Padre e di chi si occupa di relazioni internazionali.
Presidente, non cade solo Beaufort e anni e anni di umanesimo e di storia: cade, sotto ogni bomba d'Israele, anche una parte di noi. In quella cenere e in quei ruderi, lì dietro, ci sono ancora tantissimi bambini che soffrono. Ancora ieri ne sono morti diversi, così come continuano a morire a Gaza. È stato bombardato un intero palazzo in cui sono morti quattro bambini. Ecco, noi ci rifiutiamo di normalizzare questo lutto continuo e questa carneficina. Voi avete paura di chiamare il genocidio con il suo nome, ma queste idee puzzano di apartheid, puzzano di suprematismo e col suprematismo voi avete qualche problema .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, intervengo a nome del gruppo del Partito Democratico per unirci anche noi nella richiesta di informativa urgente. È necessaria la presenza in Aula del Ministro Tajani, perché il Governo italiano non può continuare a fare finta di non vedere quello che sta accadendo.
Il salto di qualità nel conflitto, frutto delle scelte del Governo guidato da Netanyahu e dell'amministrazione guidata da Donald Trump, rischia di travolgere non solo il Medio Oriente, ma l'intero mondo. Il prezzo della destabilizzazione permanente della regione lo stiamo già pagando in termini economici. Un prezzo che questo Governo, in termini politici, non è in grado di pagare. Lo abbiamo visto anche con le iniziative insufficienti che sono state prese per sostenere le famiglie e le imprese, di fronte alle conseguenze dirette delle scelte sbagliate che abbiamo visto.
Ecco, di fronte a tutto questo, vi è la necessità di un'iniziativa politica e di un'iniziativa diplomatica, non solo di dichiarazioni e balbettii. È necessario vedere qual è l'azione politica del Governo italiano. Noi vediamo altri Paesi europei, come la Francia, prendere iniziative. Abbiamo la necessità di vedere l'Europa esprimersi. E vediamo l'assenza della posizione del Governo italiano.
Pensiamo che il Parlamento debba essere il luogo dove il Governo deve rispondere a una semplice domanda: di fronte a tutto questo, l'Italia che cosa fa ?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Gianluca Vinci. Ne ha facoltà.
GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, Presidente. Per una migliore gestione dei lavori odierni, direi di continuare con le dichiarazioni di voto sul DDL Energia nucleare. Quindi, chiedo l'inversione, anticipando direttamente il punto 7.
PRESIDENTE. Quindi, c'è una richiesta di inversione dell'ordine del giorno, nel senso di passare direttamente al punto 7, recante il seguito della discussione del disegno di legge n. 2669-A in materia di energia nucleare sostenibile. Dunque, darò la parola ai sensi dell'articolo 41, comma 1, del Regolamento a un deputato contro e a uno a favore per non più di cinque minuti ciascuno. Ci sono interventi contro questa richiesta? Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Presidente, noi ovviamente ci opponiamo a questa inversione dell'ordine dei lavori per una ragione molto semplice. Sembra che quasi le opposizioni siano ostaggio dei diktat della maggioranza. Francamente, a questo punto, non riusciamo a comprendere il valore di quanto disposto nella Conferenza dei capigruppo, cioè si decide una cosa qualche giorno prima e poi si viene in Aula e si cambia sentimento. Già ieri abbiamo assistito a questa inversione dell'ordine dei lavori, alla quale ci siamo opposti, visto e considerato che, comunque, ci sarebbero dovuti essere in Aula provvedimenti sicuramente di maggiore urgenza. Invece, si è andati avanti con questo provvedimento che, come dicevamo già ieri, non riveste assolutamente il carattere dell'urgenza. Ciononostante, abbiamo continuato a esaminare questo provvedimento. Ora, anche stamattina, ci ritroviamo la stessa questione, la solita richiesta di inversione dell'ordine dei lavori, alla quale noi ovviamente ci opponiamo proprio perché altrimenti viene vanificato quanto viene poi deciso in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo.
PRESIDENTE. C'è qualcuno che intende parlare a favore? No, dunque passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di inversione dell'ordine del giorno, nel senso di passare direttamente all'esame del punto n. 7 all'ordine del giorno.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 83 voti di differenza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Volevo capire come proseguiamo dopo questo provvedimento. Per organizzare i nostri lavori e, ovviamente, eventualmente allertare i colleghi che devono intervenire, volevamo capire quali provvedimenti discuteremo dopo questo relativo al nucleare, quindi dopo le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Deputato Fornaro, per la Presidenza si riprende dall'ordine del giorno originario, quindi si torna al punto 1: Discussione della Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta…. al netto, ovviamente, di altre richieste. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Vinci. Ne ha facoltà.
GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, Presidente. Sempre per una migliore organizzazione dei lavori, vista l'urgenza del provvedimento di proroga termini, ci sarà un'ulteriore richiesta di inversione dell'ordine del giorno, se la Camera lo voterà, per passare, ripeto, al provvedimento di proroga termini. Non si poteva fare in contemporanea, quindi c'è da farlo provvedimento per provvedimento.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2669-A: “Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile” e dell'abbinata proposta di legge n. 1742.
Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.
Colleghi, c'è un po'di turbolenza questa mattina alla mia destra. Cerchiamo di rimanere composti e di ascoltare gli interventi dei colleghi in dichiarazione di voto. Chi vuole parlare può accomodarsi altrove.
Prego, la ascoltiamo.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, Ministro Pichetto Fratin, quello di oggi non è un referendum sul nucleare, altrimenti ce la saremmo cavata con un “sì”. Quello di oggi, però, qualcuno lo sta trasformando in un referendum sul nucleare. Noi avremmo detto “sì” al nucleare, perché lo diciamo da sempre. Quello di oggi, in realtà, è un provvedimento nel quale occorre entrare nel merito e valutare la capacità di questo Governo di affrontare un tema così importante per il nostro Paese.
Un tema che si è fermato nel 1986 con l'incidente di Chernobyl e che, paradossalmente, riprende la sua grande attualità proprio partendo di nuovo da Chernobyl, l'emblema della guerra russa-ucraina, che ha posto in maniera nuova, drammatica e urgente il tema dell'energia per il nostro Paese come tema strategico, di sicurezza, come tema di sviluppo e di competitività.
E allora questo tema di sicurezza rimane e bisogna prendere atto che, come per la sicurezza allora si disse un “no”, oggi le tecnologie sono cambiate, ma non troppo, le valutazioni politiche cambiano e il concetto stesso di sicurezza cambia. Ci sono domande nuove, non scontate, che non ho sentito in quest'Aula. Ad esempio, se dovessimo parlare del futuro nucleare, è più sicura una grande centrale nucleare o tante piccole centrali diffuse, oggi, dove vediamo che la guerra è una guerra ibrida e che colpisce le infrastrutture civili?
Ma è soprattutto un tema ambientale, lo era prima della guerra russo-ucraina. Il regolamento sulla tassonomia europea è stato integrato e precisa che le attività connesse all'energia nucleare sono catalogate come attività a basse emissioni di carbonio, cioè non costituiscono energia da fonti rinnovabili, e questo è un tema innegabile. Eppure, la nostra volontà di pervenire a un sistema decarbonizzato deve fare i conti con questo tema.
Sempre lo stesso regolamento, poi, precisa qual è l'uso corretto dell'energia nucleare, e non si può non giungere alla conclusione che l'energia nucleare sia un pilastro complementare alle rinnovabili per raggiungere la decarbonizzazione al 2050, che, al di là dell'urgenza sicurezza del momento, rimane il tema prevalente, il filtro, la lente con la quale dobbiamo vedere la questione del nucleare. L'Unione europea vincola il sostegno finanziario al nucleare al rispetto di criteri di sicurezza e sostenibilità, e crediamo che questa sia una posizione di buonsenso, alla quale anche noi dobbiamo attenerci.
E quindi la nostra valutazione nell'affrontare questo provvedimento consiste nel capire come, con quale capacità, il Governo sia stato in grado di affrontare questi temi, o se abbia fatto altro. In particolare, il tema di non arrecare un danno significativo ad altri obiettivi ambientali e, naturalmente, il fatto che gli investimenti sul nucleare si debbano basare sugli standard di sicurezza più elevati in ogni fase: nella fase di progettazione, nella fase di esercizio, nella fase di smantellamento e sulla gestione sicura dei rifiuti.
Non è pertanto una questione ideologica, non è un referendum; è finalmente e tardivamente - ve lo diciamo, Governo, tardivamente - una questione di merito, e anche una questione finanziaria, perché pure come si finanziano questi interventi e come voi prevedete che si possa creare una piattaforma di ricerca, di sviluppo e di produzione rende la valutazione sul vostro provvedimento positiva o negativa. Quindi, riepilogando, ci sono aspetti climatici, non danni ambientali, e c'è un tema di sicurezza.
Noi abbiamo bisogno di ridurre - importante - la quota fossile della nostra energia, e la risposta è sì. Nel contempo, per farlo, dobbiamo sviluppare celermente le rinnovabili; la risposta è sì. E qui, ahinoi, tocca già fare i conti con l'incapacità che fin qui ha avuto il Governo di sviluppare celermente le rinnovabili. Una cosa è certa: non ci possiamo permettere un altro ventennio di Hormuz, di Putin e perfino di Trump. Noi dobbiamo progettare e programmare un prossimo ventennio in cui usciamo dallo stallo in cui ci troviamo per questioni esogene e anche perché questo Governo non sa minimamente indicare una soluzione, una via d'uscita.
Allora quali sono gli strumenti che ci troviamo di fronte e che, tuttavia, vengono quantomeno indicati nel provvedimento? Sicuramente l'evoluzione delle generazioni di nucleare ci porta a guardare con interesse gli SMR, i piccoli reattori nucleari. Perché? Perché la produzione, che si spera in serie, potrebbe quantomeno risolvere il tema dei costi. Ma dobbiamo dircelo con molta franchezza: l'Europa sta investendo, è giusto che noi investiamo su questa ricerca, ma al momento il tema della possibilità di ridurre i costi sulla produzione in serie è ancora un tema aperto. Bene, lavoriamoci, dobbiamo andare in questa direzione.
Ancora meglio per quanto riguarda gli AMR, i reattori modulari avanzati, cosiddetti di quarta generazione. Qui la sicurezza è massima, e anche la questione dei rifiuti radioattivi è affrontata nel migliore dei modi, ma anche in questo caso, ce lo dobbiamo dire, stiamo parlando di una situazione in cui occorre investire in ricerca e aprire prospettive di sviluppo, ma sempre di fissione stiamo parlando.
Cioè la tecnologia è quella, quindi per chi invoca e richiede di abbandonare la tecnologia a fissione, ciò è fuori dalle disponibilità che noi abbiamo in questo momento. È come dire un “no” ideologico al nucleare, che però io non ho sentito in quest'Aula. Lo voglio dire alla maggioranza: guardate che tutte le opposizioni che sono intervenute, anche con sfumature diverse dalle nostre, hanno posto, però, temi reali. La questione della fusione è una questione abbastanza lontana. Lo stesso PNIEC eventualmente prevede una quota nel 2050, ma non c'era bisogno di questo provvedimento. L'Italia è in testa alla ricerca sulla fusione. Quello che facciamo a Frascati con l'ENEA è già uno degli elementi più avanzati con la DTT presso il centro di ricerca.
Questo è lo scenario. Dentro questo scenario come se la sta cavando il Governo? Guardiamo, ad esempio, un tema importante, quello del , all'articolo 2. Qui si vede chiaramente come siete poco credibili. Dopo quattro anni che state lì abbiamo una previsione di 55 mesi per avere l'autorizzazione a smaltire le scorie - 34.000 metri cubi di rifiuti radioattivi che vagano nel nostro Paese - e che, ad andar bene, si prevede nel 2039 potranno essere smaltiti. E stiamo parlando dello smaltimento dei rifiuti. Ma ci rendiamo conto di qual è la scala temporale dentro la quale voi, con la vostra inoperosità, state collocando una decisione così importante e così strategica per il nostro Paese? Non abbiano timore i detrattori del nucleare, perché con il ritmo che il Governo ci pone davanti non lo vedremo mai e questo, per noi, è un problema che vi vogliamo segnalare oggi.
Quindi, c'è la questione della sicurezza, c'è la questione delle tecnologie, c'è la questione dei rifiuti, del e c'è una questione di costi. E come affrontate il compitino dei costi? Ci sono delle stime che dicono che il costo a megawattora del nucleare si aggiri dai 140 ai 220 dollari. Questo ci dice chiaramente due cose: la prima che quello che alcuni di voi stanno facendo, di propagandare questo provvedimento sul nucleare come la soluzione al caro bollette che stiamo vivendo, è una grande . Cioè, anche dal punto di vista finanziario, se anche fosse possibile fare qualcosa domani, stiamo parlando di qualche cosa che non s'ha da realizzare e non ha nulla a che vedere con la vostra incapacità di non far crescere le bollette. Prima . Smettetela, toglietela dal tavolo.
Ma la seconda è che le previsioni secondo il principio “chi inquina paga” - che qui vengono messe e che giustamente pongono in capo di chi fa l'investimento il compito anche di smaltire i rifiuti - ci dicono che i privati non saranno in grado da soli di fare questo investimento, almeno non nei prossimi anni e finché i costi saranno questi, perché non potranno rientrare sull'investimento. E voi non ci dite assolutamente nulla di quello che vuole fare lo Stato, dei soldi che vuole mettere, al di là dei giusti pochi milioni che servono per creare cultura sull'argomento.
In conclusione, Presidente, tornando all'inizio del provvedimento…
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). …è chiaro che noi siamo favorevoli al nucleare. Peraltro, vorrei dire alla maggioranza che tutte le obiezioni che sono state fatte non sono state ideologiche, anche dai colleghi. Meglio tardi che mai, allora? No, non è un meglio tardi che mai, perché voi arrivate tardi e male.
Oggi vi presentate chiedendo una delega in bianco e avendo già dimostrato, in questi quattro anni, che siete del tutto incapaci di affrontare anche questioni più semplici. Arrivate con un provvedimento vuoto e pretendete di avere un applauso e cercate pure di spacciarlo per la soluzione ai costi dell'energia nel nostro Paese. Il nostro partito crede nelle capacità industriali delle imprese italiane del settore.
PRESIDENTE. Deve concludere.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Auspica che si creino rapidamente le condizioni per investire in ricerca e in produzioni, non crede nelle vostre capacità di farlo. Per questo motivo, annuncio il nostro voto di astensione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ilaria Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro e colleghi, oggi votiamo un provvedimento che non è soltanto tecnico ma profondamente politico e di visione per il futuro. Mi onoro di essere relatrice insieme ai colleghi Squeri, Zinzi e Zucconi, che ringrazio per il lavoro svolto insieme alle Commissioni congiunte VIII e X.
Noi Moderati, come gruppo, siamo orgogliosi di aver contribuito a questo risultato. La nostra proposta di legge è stata presentata nel febbraio del 2024 a firma dell'onorevole Lupi, il nostro capogruppo, a nome di tutto il gruppo, ed è stata la prima in questa legislatura a chiedere una strategia nazionale di sviluppo delle tecnologie nucleari di nuova generazione. È stata quindi abbinata a questo disegno di legge delega al Governo e, grazie anche agli emendamenti che abbiamo presentato in sede di Commissione, è stata recepita nei suoi principi di fondo, perché abbiamo creduto per primi che l'Italia non potesse permettersi di restare ferma mentre il mondo e l'Europa correvano e corrono.
Abbiamo fatto questo, abbiamo fatto da apripista di questo dibattito serio, perché una forza politica moderata deve avere il coraggio della responsabilità, che oggi significa garantire al Paese energia pulita, sicura, continuativa, competitiva e in grado di ridurre la dipendenza da fonti fossili e da Paesi terzi. L'Italia ha le competenze tecnico-scientifiche e le capacità industriali necessarie per vincere questa sfida. Se c'è una cosa di cui dobbiamo fare autocritica, semmai, è che siamo arrivati tardi a questa approvazione che forse si poteva fare in anticipo.
Si tratta dell'approvazione di una delega che è chiara e circoscritta: definire un quadro normativo organico sulla produzione e l'utilizzo di energia da fonte nucleare sostenibile, inclusi i reattori modulari di piccola e media taglia, gli SMR, rispettando gli obblighi europei e internazionali, gli obiettivi di decarbonizzazione e di contenimento dei costi per imprese e famiglie.
Non è questa una delega in bianco, come abbiamo invece ascoltato sostenere dall'opposizione, ma si tratta di regolamentare l'intero ciclo di vita degli impianti, dalla sperimentazione alla localizzazione, dalla gestione dei rifiuti radioattivi al riprocessamento del combustibile. Quella che ci stiamo prendendo è una responsabilità istituzionale e non propaganda. Sostenere - e abbiamo visto ieri le agenzie, per esempio, della capogruppo del PD - che approvare questa legge è propaganda, addirittura esercizio retorico, ebbene, dicevo, sostenere questo significa semplicemente crearsi un alibi. Noi non cerchiamo alibi, ci prendiamo responsabilità e parliamo con chiarezza.
In Commissione abbiamo presentato emendamenti importanti. Incidono soprattutto sull'articolo 1. Un emendamento definisce l'energia nucleare sostenibile - e questo è quello che noi abbiamo fatto inserire - secondo la tassonomia dell'Unione europea. Non è un tema soltanto lessicale, ma significa rendere oggettivo e non discrezionale il parametro e il perimetro di questa delega, evitando appunto che ci sia discrezionalità, perché l'Unione europea lega esplicitamente la costruzione e l'esercizio sicuro di nuove centrali nucleari all'ausilio delle migliori tecnologie disponibili, in conformità alle prescrizioni della direttiva del 2009 Euratom e ai parametri tecnici più recenti della Agenzia internazionale per l'energia atomica. Inoltre - lo ricordiamo - l'Unione europea inserisce l'energia nucleare tra le fonti utili alla decarbonizzazione.
Come Noi Moderati abbiamo insistito affinché il provvedimento riguardasse anche la costruzione di una filiera industriale nazionale ed europea del settore, perché vogliamo che l'Italia sia protagonista nella progettazione, nella componentistica, nella ricerca. Abbiamo ottenuto questo concetto e questo principio con un emendamento del collega Colucci, inserito nell'articolo 1, quello centrale. Quindi, questa delega al Governo è per disciplinare la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile secondo la tassonomia europea, ma anche nell'ottica di promuovere una filiera nazionale ed europea del settore.
Con altri emendamenti abbiamo valorizzato e riconosciuto la competenza, ad esempio, del Comando dei carabinieri sulla tutela dell'ambiente e rafforzato il coordinamento con il PNIEC.
Fondamentalmente riteniamo che il nucleare di nuova generazione sia la soluzione non più rinviabile per raggiungere, insieme alle energie rinnovabili, l'indipendenza nel medio periodo dalle fonti fossili. Non è una scelta contro le rinnovabili, che sono e restano centrali. Credo che nessuno in quest'Aula possa mettere in discussione il loro ruolo.
Noi siamo impegnati per lo sviluppo del fotovoltaico, dell'eolico, dell'efficienza energetica e di tutte le tecnologie pulite. Detto questo, serve anche coerenza in politica e non si può sostenere pubblicamente la transizione energetica e poi ostacolarla sui territori. Non si può e troppo spesso vediamo che qui a Roma - e in quest'Aula - si è favorevoli alle rinnovabili e poi si diventa contrari quando devono essere applicate sui territori . E lo dico all'onorevole Pavanelli: noi non saremo certo… non ci troverete con le magliette di qualche comitato in piazza per dire “no” ai nuovi impianti che stiamo sostenendo con questa legge, non lo faremo; mentre stiamo vedendo, ad esempio da parte del MoVimento 5 Stelle, un chiaro sostegno al fotovoltaico qui e, poi, quando andiamo nei territori, troviamo una Presidente come la Todde che, invece, nella sua Sardegna il fotovoltaico lo blocca. Serve coerenza e serve chiarezza, altrimenti si rallenta la transizione energetica italiana. Dire che le rinnovabili, con tutto quello che abbiamo premesso, da sole siano sufficienti a garantire stabilità, sicurezza e affidabilità al sistema energetico significa ignorare la realtà tecnica dei sistemi energetici.
Il PNIEC fissa - entro il 2050 - l'obiettivo che la quota di energia nucleare copra tra l'11 e il 22 per cento della domanda elettrica nazionale. Tutti gli scenari dicono che si prevede una crescita di fabbisogno di domanda elettrica dovuta alla elettrificazione dei trasporti, del riscaldamento, dell'industria, della produzione dell'idrogeno, dell'attività dei . Terna stima che il fabbisogno elettrico nazionale potrebbe superare i 580 terawattora al 2050. In questo scenario, la sfida non è soltanto produrre energia pulita, ma produrne molto di più rispetto a oggi, garantendo la disponibilità in ogni ora del giorno e in ogni stagione dell'anno.
Il contributo del nucleare deve essere complementare alle rinnovabili e non alternativo a esse; e pensare che basti aumentare la potenza installata da fonti intermittenti, senza affrontare il problema della continuità della produzione, significa ignorare la realtà fisica del sistema elettrico. La vera sfida non sarà soltanto quella di installare più pannelli o più pale eoliche, ma garantire sicurezza energetica, stabilità della rete, prezzi sostenibili per famiglie e imprese. L'autonomia energetica è l'obiettivo strategico, l'obiettivo di fondo di questo provvedimento. Non possiamo continuare a importare il 25 per cento dell'energia elettrica dalla Francia nucleare - 6,1 terawattora soltanto a febbraio - e fingere che il problema non esista.
L'introduzione di una quota di nucleare - e lo dicono diversi studi, come quello della Piattaforma nazionale sul nucleare sostenibile, i lavori di RSE, Ricerca sul sistema energetico -, con riferimento a questo provvedimento, all'introduzione del nucleare sostenibile, risponde a tre obiettivi: raggiungere la decarbonizzazione contenendo il costo complessivo del sistema; incrementare la sicurezza del Paese, riducendo la dipendenza dalle importazioni; favorire le ricadute sul PIL della spesa energetica.
Uno studio di Confindustria ci dice che introdurre il nucleare di nuova generazione significa un impatto sul Paese di 50 miliardi di euro, pari al 2,5 per cento del PIL e a 117.000 posti di lavoro. Nell'ultima assemblea, il Presidente Orsini ha parlato con forza della necessità del ritorno al nucleare nel energetico italiano per coprire la domanda crescente ed ha espresso disponibilità delle imprese e dei distretti ad ospitare piccoli reattori modulari nei propri stabilimenti. Le opposizioni, ovviamente, hanno criticato, sotto diversi aspetti, costi, tempi.
E poi i referendum: gli italiani si sono espressi giustamente su una tecnologia - erano il 1987 e il 2011 - dopo Chernobyl, in un contesto diverso. Ora ci sono nuovi standard di sicurezza, nuove tecnologie: non lo si può ignorare.
Per quanto riguarda i costi, sono stati citati costi medi da fonte nucleare più alti di quelli delle rinnovabili, ma non si è tenuto conto, invece, dei costi di sistema. Quando il sole non c'è e il vento non soffia, devono intervenire questi costi del sistema. E una ricerca di RSE ci dice che, al 2050, una quota di nucleare fino al 20 per cento è la soluzione a minor costo per la decarbonizzazione.
Concludo: con questo voto - ovviamente un voto favorevole - non siamo contro il passato, ma per il futuro delle prossime generazioni. Questa è la scelta di chi crede in un energetico equilibrato: rinnovabili dove è possibile, nucleare dove è necessario per stabilità, efficienza e decarbonizzazione vera. Mai come in questo momento sappiamo che garantire una vera autonomia energetica vuol dire migliorare la qualità della vita dei cittadini, permettere lo sviluppo e la crescita delle nostre imprese. L'Italia ha in sé tutte le qualità - vogliamo ripeterlo - e le capacità di ricerca e di innovazione…
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). …per essere all'avanguardia in questo settore. Non vogliamo continuare a guardare al passato: lavoriamo oggi nel presente per costruire il futuro. La nostra idea di politica è questa: il coraggio di scelte anche difficili oggi, per costruire un'Italia protagonista domani .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo statale “Bucchianico”, in provincia di Chieti, come anche gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Castelverde” di Roma, che sono qui ad assistere ai nostri lavori in tribuna . Li ringraziamo per la loro visita e gli auguriamo ogni fortuna.
Ha chiesto di parlare il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, era l'8 novembre 1987: 29.862.000 italiani dissero “no” al nucleare, mettendo “sì” all'abrogazione della legge. Era il 12 giugno 2011: 25.609.000 italiani dissero “no” al nucleare con la legge voluta da Silvio Berlusconi, mettendo “sì” all'abrogazione della legge. Cinquantacinque milioni di italiani hanno detto “no” negli anni scorsi, nei decenni scorsi, con ben due distinti referendum .
Ecco, voi state facendo carta straccia della democrazia, della volontà popolare. Vi ergete a essere qualcosa di superiore. Ho sentito tante cose, francamente, estremamente fastidiose, come dire: ma sa, 55 milioni di italiani hanno sbagliato, non ci capiscono nulla. Poi arrivano quattro lobbisti, cinque lobbisti che fanno vedere tanti soldi in giro e in realtà, poi, saranno soldi pubblici, come vedremo, , perché la torta è sempre quella: mettere le mani nelle tasche degli italiani e disprezzare la democrazia. Quello che oggi state facendo è infatti scrivere una pagina nera della storia della Repubblica italiana, disprezzando il voto popolare che negli anni si è espresso con ben 55 milioni di italiani che dissero “no” al nucleare .
Ma, signor Ministro, lei più di una volta ha detto in queste ultime settimane - devo dire non è stato il solo, anche il Ministro Ciriani lo ha detto - che ci sarà un referendum. Sì, ci sarà un referendum, signor Ministro: saranno le prossime elezioni politiche. Quando le vinceremo, andrete a casa . E faremo, costruiremo una vera transizione ecologica in nome del popolo italiano per abbassare l'energia e per fare esattamente il contrario di quello che voi avete fatto, perché in questi anni Giorgia Meloni ha messo veramente le mani nelle tasche degli italiani o meglio - preciso - ha consentito alle lobby energetiche italiane, attraverso l'aumento del caro energia, di alzare il costo delle bollette e rendere più poveri gli italiani. Le famiglie in povertà energetica sono arrivate a 2,7 milioni; è quello che avete fatto.
E allora perché oggi fate un'operazione che non andrà da nessuna parte? Vi spiegherò perché non andrà da nessuna parte e devo dire che la conosco troppo bene per sapere che anche lei sa che il nucleare in Italia non si farà. Ma state trasformando questa operazione in un'operazione politica del grande fallimento di Giorgia Meloni che, in quattro anni, non è riuscita a costruire una strategia energetica che liberasse l'Italia dal peso delle lobby, che stanno facendo pagare l'energia agli italiani. Il gas e il petrolio: avete reso l'Italia dipendente dal gas e dal petrolio, la cortina fumogena è questa.
Parliamo oggi del nucleare, di un qualcosa che forse, se ci sarà, sarà nel 2050. Ma infatti l'avete messo nero su bianco nel PNIEC, voi avete messo l'obiettivo di 7,6 gigawatt al 2050, pensate un po'. Ma oggi che cosa dite agli italiani? Come abbassate l'energia? E questa arrampicata sugli specchi che ha fatto Giorgia Meloni ieri, cantando vittoria: “abbiamo la clausola di salvaguardia sull'energia”… Non può cantare vittoria, ne è uscita sconfitta.
Deve fare, ad esempio, esattamente quello che noi, come Alleanza Verdi e Sinistra, diciamo da tempo: puntare sulle energie rinnovabili, cosa che non avete fatto a tal punto che il suo Governo, il Governo di Giorgia Meloni, signor Ministro, ha tenuto nascosta nel cassetto la proposta di Elettricità Futura che raggruppa un di imprese imponenti che fa riferimento, tra l'altro, guardi, a Confindustria. Sono abbastanza “distanti” da noi - tra virgolette - su alcune questioni, ma parleremo anche con Confindustria per far capire qual è la truffa nucleare che voi state facendo agli italiani. Avete tenuto nascosta questa proposta che prevedeva di realizzare in due anni e mezzo 60 gigawatt di potenza installata di rinnovabili, con investimenti di 85 miliardi di euro e, se fosse stata realizzata, oggi ci saremmo liberati da 15 miliardi di metri cubi di gas, ovvero l'equivalente del gas qatariota e del gas di Donald Trump.
Però parliamo del nucleare, signor Ministro, gli SMR. Questa tecnologia che voi volete portare per 7,6 gigawatt nel nostro Paese, lei lo sa che è stata realizzata in due parti del mondo? Una in Cina, a Shidao Bay, e l'altra in Russia, su una nave mercantile russa: la prima da 110 megawatt, la seconda da 25 megawatt. Signor Ministro, lei è una persona perbene. Il film , in cui Totò voleva vendere la fontana di Trevi, lo lasci alla storia , non lo faccia lei. Non venga qui, in Parlamento, a svendere cose che non può vendere. Quello lasciamolo alla storia, a una bellissima storia del neorealismo italiano degli anni Sessanta e Settanta.
Siamo nel 2026, il futuro è nelle rinnovabili. Ma lei lo sa, signor Ministro, quanto è stata la produzione di energia rinnovabile nel 2025? Produzione, non capacità installata: 10.700 terawattora. Lei lo sa quanto è stata la produzione di energia nucleare? È stata 2.700 terawattora. Il nucleare si sta spegnendo lentamente, perché le rinnovabili oggi generano maggiori investimenti privati. Solo nel 2025, le rinnovabili hanno generato 800 miliardi di investimenti. Voi state ponendo l'Italia fuori dalla storia e state facendo pagare un prezzo economico agli italiani incredibile da questo punto di vista.
E ancora, lei non ha parlato, perché non siete in grado di dirlo - più che non siete in grado, non lo volete dire agli italiani -, di quanto costa questo nucleare. Ma basta andare a vedere la Francia, tanto questo esempio della Francia. Nella centrale di Flamanville, i lavori sono iniziati nel 2007: 1,6 gigawatt di potenza installata. Il costo doveva essere di 3,6 miliardi. Hanno terminato i lavori nel 2025. Adesso ci sono dei blocchi, perché ci sono dei problemi alle valvole di sicurezza. Sono le generazioni più avanzate, la “terza generazione ”. Il costo da 3,7 è passato a oltre 20 miliardi.
Potrei continuare con Olkiluoto in Finlandia, con Hinkley Point in Inghilterra, dove la stima iniziale dei lavori era 18 miliardi di sterline e adesso sono a 48 miliardi di sterline. Sono interventi fuori scala, che necessitano assolutamente di interventi pubblici onerosi. A tal punto che in Francia - lei si ricorderà il commissario europeo Pierre Moscovici, che adesso è diventato presidente della Corte dei conti francese - la Corte dei conti francese, alcuni mesi fa, ha posto rilievi, chiedendo al Governo francese di fermarsi nel programma nucleare EPR2, perché non è chiaro, anzi, è preoccupante l'elemento debitorio, fortemente debitorio, a tal punto che EDF, la società elettrica francese, è stata nazionalizzata per i forti debiti.
Quando voi dite che il nucleare in Francia porta l'energia elettrica a costare meno, lei sa benissimo che esiste un provvedimento francese che stabilizza il prezzo dell'energia nucleare a 70 euro/MWh: lo stabilizza per legge, ovviamente con un intervento dello Stato. Ditele queste cose. Devo dire che Macron è stato bravo a ottenere una cosa che, dal mio punto di vista, ovviamente è in aperta violazione della concorrenza. Ma noi abbiamo Giorgia Meloni in Italia, che dice che ha vinto e ha vinto e, invece, ha preso una tranvata incredibile l'altro ieri, perché dovrà fare le rinnovabili e non potrà fare i , gli sconti. Da questo punto di vista, non avete una visione, non avete una strategia energetica.
E poi, signor Ministro, guardi, le voglio dire che l'emendamento di ieri, che lei ha tentato… io le riconosco l'onestà intellettuale nel passaggio di ieri, gliela riconosco pubblicamente e in Parlamento. Mi riferisco all'emendamento in cui diciamo che non si deve usare il nucleare per scopi militari, ma solo per scopi civili. Ci avete bocciato questo emendamento. Ce lo avete bocciato con una riformulazione sull'ordine del giorno che è incredibile.
Glielo ribadisco qua, tanto per far capire a chi ci sta vedendo, ascoltando. C'era un grande detto che mia mamma mi diceva sempre: “Angelo, mangiati la mela, che una mela al giorno ti toglie il medico di torno”. Ebbene, voi conferite e date ai deputati dell'opposizione l'ordine del giorno, perché così ti levi il deputato di torno: te lo levi, insomma, levi il problema. No, il problema c'è. Voi avete bocciato un emendamento di Alleanza Verdi e Sinistra che diceva chiaramente che, se volete fare il nucleare, lo dovete fare solo per uso civile. Noi invece lo abbiamo chiesto e voi lo avete respinto.
Abbiamo anche detto chiaramente che non deve avere usi militari. Perché lo avete respinto? Perché il Ministero della Difesa è intervenuto a gamba tesa, ieri, nel dibattito in Parlamento, imponendo al Ministero, al suo Ministero, di cambiare posizione? Io so che lei avrebbe potuto dare parere favorevole, però il Ministero della Difesa ci deve dire che cosa vuole fare. Giorgia Meloni ci deve dire cosa vuole fare di questa operazione. Siete impegnati con Leonardo in una ricerca attiva sugli armamenti nucleari? Avete un impegno di questo tipo? Lo dovete dire al Paese. Da questo punto di vista, il “no” di Alleanza Verdi e Sinistra al nucleare è un “no” che non è ideologico.
Voi siete quelli - e concludo, signor Presidente - che, con i vostri parlamentari, i deputati di Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia, tanto parlate di nucleare e siete quelli che sono sfilati per dire “no” al deposito di scorie radioattive. Ma vi rendete conto ? Siete fuori di testa: dite “no” al deposito di scorie radioattive e volete fare le centrali nucleari in Italia! Smettetela di prendere in giro gli italiani!
ANGELO BONELLI(AVS). Vi state semplicemente limitando a mettere le mani nelle tasche degli italiani per fermare un grande processo, che distribuisce l'energia in maniera democratica, popolare, per far pagare di meno l'energia agli italiani, invece di continuare a mettere le mani nei portafogli degli italiani
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, è un dibattito che abbiamo ascoltato con interesse nel corso delle Commissioni delle scorse settimane, nel corso anche della giornata di ieri. Potevamo affrontare questo tema facendo solo due errori e credo che li abbiamo fatti entrambi, dividendo quest'Aula in una guerra assurda tra chi è a favore delle rinnovabili e chi è a favore del nucleare, come se ci fosse un discrimine su questo, e non comprendendo che, in un energetico che debba esistere e contemplare diverse fonti energetiche, c'è chi pensa che il nucleare sia quella fonte energetica che possa compensare la mancanza delle rinnovabili e c'è chi, evidentemente, pensa che si debba andare avanti come si va oggi, o con il gas o con il carbone, perché di altre grandi soluzioni e di Paesi nel mondo che vanno al 100 per cento con le rinnovabili ancora non ne vediamo, nonostante qualcuno ce lo spieghi.
Questo è il primo dato. Perché dire che Azione è un partito a favore del nucleare e che pensa che il nucleare sia una delle soluzioni di medio o di lungo periodo per il nostro Paese, e compensarlo dicendo “siete contro le rinnovabili”, non solo è una falsità e non solo è una bugia, ma è anche completamente sbagliato rispetto al ragionamento che stiamo facendo. Ben vengano le rinnovabili, continuiamo ad investirci, continuiamo a investire sulle rinnovabili ma, nel contempo, bisogna trovare nel energetico qualcosa che dia le risposte ai cittadini
La seconda: questo provvedimento non risponde all'abbassamento delle bollette dell'energia degli italiani. Grazie, grazie a chi ce lo ha spiegato. Stiamo votando una legge delega che vedrà un investimento e un ragionamento di lungo periodo. Finalmente in questo Parlamento torniamo a parlare di lungo periodo e di ragionamenti di lungo periodo e non solo dei prossimi 2 anni. Ecco che ci spiegano: ma non risolveremo il problema delle bollette energetiche. È vero, non lo risolveremo con il nucleare, ma stiamo facendo sì che magari fra 30 anni questo problema non ci sia più, perché abbiamo fatto delle scelte lungimiranti quando dovevano essere fatte e non rimandandole come sempre, dicendo che siamo in ritardo.
Questo è un provvedimento che, evidentemente, apre. È una legge delega molto larga. Noi voteremo a favore - lo anticipo - di una legge delega che ha un po' un vizio di forma, che è il problema che noi vediamo, cioè quello dei tempi. C'è solo un motivo per cui non ci convince, ossia che diamo una delega al Governo di un anno, che sembra un po' una scusante per dire che rimandiamo la palla in tribuna. Facciamo questo ragionamento, perché sappiamo che è importante. Facciamolo, perché vogliamo mettere un punto politico, cioè la riapertura di un dibattito sul nucleare e la visione strategica di un energetico futuro che lo contempli, ma mettiamo dei tempi di attuazione della legge delega che vadano oltre a quelle che sono le prossime elezioni, in modo tale che capiamo cosa succederà. Certo, è un primo passo. Non ci sottraiamo dal votare e dal supportare questo passo, ma siamo anche consapevoli che non può e non deve restare una macchietta elettorale rispetto a quelle che sono, invece, le occasioni e le necessità del nostro Paese.
Però arriviamo a un punto, perché è quello che nel dibattito non si è raccontato. Perché l'energia costa così tanto nel nostro Paese? Il primo punto di cui nessuno parla, al di là di come, quando e con cosa produciamo l'energia, è il tema della rete. Lo sanno molto bene le nostre aziende e le nostre famiglie che, quando ricevono la bolletta, il costo energetico è una parte marginale - anche fondamentale - di quel costo, ma il resto di quel costo è dovuto alla rete, alla trasmissione, all'accumulo, agli oneri che l'energia ha in bolletta. Su questo noi siamo molto indietro, perché è proprio da lì che, al di là del energetico, di come lo produciamo e di come quel costo energetico sarà più basso, il tema della rete, del trasporto e dello stoccaggio andrà comunque affrontato.
È bellissimo raccontare dei profitti di chi si occupa di questo, degli extraprofitti di chi fa trasporto e stoccaggio di energia. Vorremmo raccontare agli italiani, però, che questo è un settore del nostro Paese che è regolamentato, è un settore che è remunerato attraverso delle condizioni di Stato. E allora siccome stiamo governando e state governando, forse potete cambiare quelle remunerazioni di chi oggi quel servizio lo fa a costi che non sono più quelli di mercato e, quindi, fa dei profitti che forse potremmo distribuire alle nostre aziende e alle nostre famiglie.
C'è un altro tema della rete: in primo luogo, che siamo molto indietro nello sviluppo; in secondo luogo, che noi oggi stiamo producendo energia dove non ci serve e quando non ci serve, mentre non abbiamo l'energia dove ci serve e quando ci serve. C'era un bellissimo articolo del l'altro giorno: produciamo tante rinnovabili nei momenti in cui non ci servono le rinnovabili. E abbiamo un tema che ci spiegano tutti: dobbiamo investire sugli accumulatori, dobbiamo investire sulle batterie, dobbiamo investire in questo, senza spiegare agli italiani che questi investimenti sono costosi, perché questo sistema di accumulazione delle batterie costa qualche miliardo di euro, che poi ci dimentichiamo di raccontare. Va tutto in bolletta, è tutto remunerato da chi fa l'investimento? È un ennesimo costo che andrà nelle tasche degli italiani, se andrà fatto.
C'è un altro tema, che è quello delle rinnovabili. Ci sono tanti impianti di rinnovabili che potrebbero partire, ma che sono fermi ed è il tema della burocrazia.
Abbiamo un enorme problema burocratico in questo Paese, ma abbiamo anche un secondo problema: che stiamo continuando a chiedere di autorizzare impianti rinnovabili in quei luoghi dell'Italia in cui c'è un di produzione di energia rispetto alle necessità e non li abbiamo dove l'energia è richiesta e abbiamo una rete che, da Sud a Nord, non riesce a trasportare tutta l'energia che produciamo, tant'è che ne buttiamo via tanta e va detto.
E poi c'è questo surrealismo per il quale noi facciamo il principio al contrario, perché siamo a livello parlamentare in cui combattiamo per le rinnovabili tutti uniti che bisogna investirci, ma gli stessi partiti che sono protagonisti di questa battaglia sono quelli che poi, a livello locale, bloccano ogni investimento e ogni impianto fotovoltaico, eolico, , qualsiasi cosa. Io ho stampato la rassegna delle ultime due settimane: dalla Sardegna a Bitonto, dal Friuli all'Umbria, ogniqualvolta c'è un grande investimento di energia rinnovabile, ci sono i comitati capeggiati dal MoVimento 5 Stelle e da AVS che vogliono bloccare quegli impianti fotovoltaici . Dobbiamo metterci d'accordo, perché se ai cittadini spieghiamo che quella è la soluzione, poi non bisogna, a livello locale, bloccarli, quando quegli investimenti ci sono.
E poi c'è l'ultimo tema cioè da dove arriva la nostra energia. Noi non raccontiamo che quasi il 20 per cento dell'energia che abbiamo la stiamo importando, la compriamo. E quand'è che la compriamo? La compriamo di notte, esattamente quando il fotovoltaico non funziona. E la compriamo dai Paesi vicini che la producono con il nucleare. Con un tema: che non la paghiamo per quello che è il costo che pagheremmo producendola; la paghiamo con un grande e questo è un grave danno per i nostri cittadini e ce ne stiamo avvedendo.
Il tema dell'energia, però, e della rete è fondamentale. C'è solo un Paese, in Europa, che paga l'energia più di noi - diciamo nell'Europa per come la conosciamo - ed è il Regno Unito. Il Regno Unito, guarda caso, ha un energetico che sarebbe perfetto secondo quello che stiamo dicendo: un pezzo di nucleare, quasi il 15 per cento, tanto rinnovabile, tanto rinnovabile , quello che in tanti qua auspicano anche se poi ostacolano le pale eoliche nel mare di fronte alle loro regioni. Il tema dell'energia è tutto, ancora una volta, sulla rete: non ha una rete efficiente ed efficace. Allora, mentre guardiamo ai prossimi 20 anni e cerchiamo di arrivare ai prossimi 20 anni con un piano anche sul nucleare, forse è il caso di investire principalmente anche sul tema della rete.
E poi ci sono alcuni temi. Io ho scaricato lo stenografico di ieri sera, perché è stato molto divertente rileggere alcuni interventi. Mi sono molto divertito, perché gli stessi interventi ripetuti dicono esattamente il contrario dell'intervento precedente. Andiamo al tema delle risorse: questa legge delega non mette alcuna risorsa, è una bugia, non investiamo, piccolezze. Allo stesso tempo dite: state impegnando, con questo provvedimento, miliardi che bloccheranno le future generazioni. Delle due l'una: o avete messo le risorse o non le avete messe.
La seconda questione è quella dei luminari contro i folli. Abbiamo fatto decine di audizioni in Commissione. Quando alcuni professori dicevano quello che AVS e il MoVimento 5 Stelle volevano sentirsi dire erano dei luminari. Quando spiegavano, invece, l'importanza - gli stessi professori - del nucleare per avere un energetico e per poter avere una sostenibilità economica, erano dei folli. Allora, delle due l'una: i professori vanno rispettati e le loro competenze anche.
Arrivo sull'ultima questione, che è quella delle scorie, perché ieri, in quest'Aula, siamo riusciti a dire che le scorie rimarranno per 300.000 o 400.000 anni. Allora, ci vuole anche un segno di decenza quando si dicono le cose - sono andato a riprenderlo, perché pensavo avessero sbagliato l'unità di misura, ma l'hanno ripetuto due volte. Ecco, non siamo riusciti ancora a trovare ancora un deposito per le scorie e su questo noi accusiamo il Governo di accelerare questa decisione, ma dopodiché diciamo agli italiani non frottole, ma la verità. E, sulle scorie che produciamo ogni giorno anche in ospedale, dovremmo trovare una soluzione…
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). …ma lo dobbiamo fare in questi tempi. Annuncio il nostro voto favorevole su questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Enrico Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Presidente, gentili colleghe e colleghi, se oggi gli italiani pagano l'energia più cara d'Europa le cause sono le scelte sbagliate, sempre a favore delle aziende che operano nel settore del fossile, assunte dal Governo Meloni. Siamo maglia nera in Europa anche per crescita del PIL e queste due cose non sono affatto separate. È chiaro che in Italia, in tema di politiche energetiche, avete sbagliato tutto. La Spagna, per dirne una, 5 anni fa pagava l'energia come noi, nonostante il nucleare. Oggi le famiglie e le aziende spagnole pagano l'energia la metà di quelle italiane e la Spagna cresce 5 volte più dell'Italia.
Da questo punto di vista, chi è che ha fatto l'interesse dei cittadini, Sanchez o la Meloni? Quando la Presidente Meloni è in evidente difficoltà, fa quello che le viene meglio: l'illusionista. Tira fuori dal cappello proposte utili per gettare fumo in faccia ai cittadini, per vendere loro l'idea che esista una soluzione semplice ad un problema complesso come quello dell'energia. Adesso è la volta del nucleare, ma la storia si ripete. C'è il problema, nel Paese, dell'immigrazione illegale? Vendiamo ai cittadini il blocco navale. Ovviamente quanto ai risultati, lo sappiamo: non esiste una soluzione semplice a un programma complesso. I risultati del blocco navale sono stati, ovviamente, fallimentari: più 50 per cento di sbarchi illegali e, addirittura, crollo dei rimpatri, ma questo è un altro discorso.
Mi chiedo: ma se il nucleare fosse la panacea di tutti i mali, perché è in crisi da 40 anni in tutto il mondo? Perché i Paesi a noi vicini, come la Spagna e la Germania, hanno deciso di abbandonarlo? Perché Bankitalia, così come tutte le principali organizzazioni nazionali e internazionali, dichiarano che non abbasserà le bollette, anzi, il rischio è che le aumenterà e di molto? Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha dichiarato di augurarsi l'introduzione dei piccoli reattori nucleari modulari, gli SMR, nelle aree industriali italiane e perfino nelle fabbriche per ridurre i costi energetici. Presidente Orsini, mi cita gentilmente un altro posto al mondo, uno solo, dove questo avviene? Cioè, dove ci sono impianti SMR che abbiano effettivamente ridotto i costi energetici alle imprese e ai cittadini nel mondo? Ma come si fa a dichiarare che gli SMR faranno ridurre i costi energetici quando tutti i centri studi nazionali e internazionali dichiarano esattamente l'opposto?
E chi li pagherebbe poi questi impianti? Chi garantirebbe i crediti necessari per gli investimenti e l'acquisto a caro prezzo dell'energia prodotta? È vero che l'Italia paga l'energia più cara d'Europa, e questo è un gravissimo problema, ma come si fa a dare fiducia, per la soluzione di questo problema, a chi il problema lo ha creato , portando peraltro a 36 mesi il calo continuativo della produzione industriale nel nostro Paese? Da Confindustria, mi sarei aspettato una visione più concreta, indirizzata a soluzioni realizzabili e, soprattutto, con un rapido impatto sui prezzi dell'energia.
Mi riesce difficile capire perché i suoi vertici si schierino a favore di un azzardo economico e di una prospettiva che, verosimilmente, non si concretizzerà mai e questo quando le soluzioni tecnologiche, economiche e sicure, per ridurre il costo dell'energia in Italia, ci sono già e possono essere messe in piedi immediatamente. Lavoriamo, piuttosto, per sbloccare i 131 gigawatt di impianti rinnovabili in attesa di autorizzazione che giacciono a prendere la polvere nei cassetti dei Ministeri anche perché, se questo problema dell'energia più cara d'Europa venisse risolto ora, non avremmo più bisogno del nucleare.
Si badi bene: la posizione del MoVimento 5 Stelle sul nucleare non è ideologica. Noi siamo a favore della neutralità tecnologica, se ciò significa valutare ciascuna fonte, confrontandola con le altre rese disponibili dalla tecnologia, guardando anche alle migliori esperienze degli altri Paesi. Questa legge delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile però appare come una proposta tesa ad illudere i cittadini e a manipolarli, una proposta che poggia sulla disinformazione e su una narrazione distorta. Identifica lo scopo della legge con il contenimento dei costi dei consumi energetici, quando sappiamo tutti che il nucleare avrà un esito diametralmente opposto: aumentare le bollette. Chiedo un bicchier d'acqua, se è possibile.
PRESIDENTE. Possiamo portare un bicchiere d'acqua al collega Cappelletti? È in arrivo. Intanto, sospendiamo un attimo il tempo, per favore. Va meglio? Vediamo. Aspetti che riaccendiamo il microfono. Porti pazienza. Prego.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Diciamo la verità: il vero obiettivo di questa spinta nucleare è quello di rallentare ulteriormente la corsa alle rinnovabili e questo per tutelare gli interessi dell'azienda del fossile. Insomma, sembra solo un diversivo per rallentare la transizione.
Eppure, ci sono intere aree del nostro Paese che già adesso potrebbero avere energia da fonti rinnovabili, comprensiva dei costi di accumulo, in modo continuo, con un'affidabilità perfino superiore a quella di un reattore, a un prezzo molto ridotto rispetto a quello che pagano ora. Basterebbe dare esecuzione alla norma che introduce i prezzi zonali, una norma che viene tenuta nel cassetto, con la conseguenza di non rendere evidente ai cittadini i vantaggi economici delle rinnovabili.
Se il nucleare ovunque nel mondo è in affanno, la crescita delle rinnovabili è, invece, a livello globale, esplosiva. Siamo in una fase di crescita esponenziale accelerata dal fatto che, negli ultimi venti anni, i costi dei pannelli solari si sono ridoti, addirittura, del 90 per cento e, entro il 2030, i costi dovrebbero dimezzarsi ulteriormente.
Quella del riscaldamento globale è, probabilmente, la più grande sfida della storia umana. Abbiamo poco tempo, meno di 30 anni, e una pervasività del sistema fossile che dobbiamo contrastare. Abbiamo altri strumenti straordinari per vincere questa sfida: le rinnovabili, l'efficientamento e l'elettrificazione. Crediamo che ce la possiamo fare; dobbiamo farlo per i nostri figli e per i nostri nipoti.
In conclusione, Presidente, noi voteremo contro questa legge delega, perché non ridurrà i costi dell'energia, anzi, il rischio è che il nucleare renda necessario mantenere elevato il prezzo dell'elettricità, perché le centrali nucleari sono beni ad alta intensità di capitale, con costi fissi elevatissimi, che ovviamente devono venire recuperati. Voteremo contro questa legge, perché il nucleare è la fonte meno adatta ad integrare le rinnovabili a causa di un'estremamente bassa flessibilità, ma voteremo contro, anche perché l'Italia può arrivare al 100 per cento di rinnovabili. Molti studi hanno dimostrato che non solo è fattibile, ma che è anche la soluzione economicamente più vantaggiosa per i cittadini e per le imprese .
Voteremo contro questa legge, perché parla di un nuovo nucleare, ma si prepara a realizzare il vecchio; perché i tempi del nucleare non sono compatibili con quelli della transizione energetica; perché i costi giganteschi e i rischi economici degli impianti ricadranno sulla fiscalità; perché il problema delle scorie non è stato nemmeno abbozzato; perché è una tecnologia in declino in tutto il mondo; perché non risolverà il problema dell'autonomia energetica, ma al contrario rischia di portare la sicurezza del Paese nelle mani della Russia di Putin; perché l'incidente di Fukushima, avvenuto in un Paese con la massima cultura della sicurezza antisismica, conferma che, anche una progettazione attenta, non riesce a prevedere tutti i rischi; perché il nucleare, proposto da questa legge, non è sostenibile per la tassonomia europea.
Voteremo contro questa legge per rispetto dei cittadini che si sono già espressi, a grandissima maggioranza, in due referendum sul nucleare e invitiamo tutti coloro che i cittadini li vogliono rispettare a fare lo stesso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Squeri. Ne ha facoltà.
LUCA SQUERI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Facciamo un passo indietro, da dove siamo partiti. Siamo a inizio legislatura. L'Europa è sconvolta dall'inizio della guerra Russia-Ucraina, un impatto devastante sul sistema energetico che mette in crisi quello che è il trilemma energetico: la sicurezza energetica, dove andiamo a prendere il gas, arrivano costi insostenibili e, poi, c'è il terzo elemento, la decarbonizzazione che è la novità di questo millennio, per cui trovare energia pulita e decarbonizzata.
L'Italia, rispetto ai suoi europei, è in una situazione molto penalizzante. Abbiamo un'enorme dipendenza dal gas: complessivamente dipendiamo all'80 per cento dal fossile, con il 20 per cento di fonti rinnovabili, per la produzione di energia elettrica che è un quarto della produzione complessiva. Siamo al 60 per cento dal fossile e al 40 per cento da rinnovabili. Questo è il nostro che dobbiamo colmare.
Inizia qui questo cammino, con la presentazione, a marzo 2023, della mozione e l'approvazione, da parte del Parlamento, che dà il via libera al Governo di riprendere in mano il nucleare che serve per dare una risposta che, da sola, non può dare. Nessuna fonte energetica, da sola, può dare la risposta. La risposta sta nel energetico.
Vi ho detto come il nostro energetico sia penalizzante. Facciamo un confronto con chi, per delegittimare il nucleare, prende ad esempio la Spagna. Sì, è vero, la Spagna ha numeri invidiabili, però, facciamo un passo di approfondimento: la Spagna ha 200.000 chilometri in più di territorio, vuol dire nove volte la Lombardia in più; ha 10 milioni di abitanti in meno per cui ha la possibilità di installare impianti rinnovabili che, sappiamo, trovano ostilità, anche loro, nelle comunità locali. Nonostante ciò, voi sapete quanti gigawatt installati di solare ha la Spagna? Ha 41 gigawatt. E sapete quanti ne ha l'Italia? Ha 43 gigawatt.
Noi abbiamo più solare installato rispetto alla Spagna. Loro hanno più sole per cui rende di più. Hanno più vento per cui anche l'eolico dà un contributo, ma la vera grande differenza tra noi e la Spagna è che la Spagna produce energia elettrica con il 20 per cento dal nucleare. Questa è la grande differenza . Altro che prendere la Spagna per contrastare l'iniziativa del Governo.
Vogliamo parlare della Germania, che si sta pentendo amaramente di essere uscita dal nucleare, con il risultato di essere diventato da Paese esportatore di energia a Paese importatore di energia, dovendo intensificare, ancora di più, l'utilizzo delle centrali a carbone?
È chiaro che il energetico penalizza, fortemente, la nostra competitività, perché, con il mercato all'ingrosso, le aziende sono veramente in difficoltà e questo Governo, nell'ultimo decreto Bollette, volendo sgravare dal gas le tasse per la produzione di energia elettrica, vuole dare una risposta concreta a questo tipo di problema. Ma parliamo delle bollette. Una bolletta media di 2 MWh per famiglia costa mensilmente 59 euro. La Spagna è messa un po' meglio (54 euro), ma non è che ci sia questa grande differenza. E la Germania sta peggio: 73 euro. Questo perché? Perché l'Italia ha un'efficiente rete distributiva che incide la metà di quanto, invece, incida la rete distributiva degli altri Paesi in termini di oneri.
Adesso voglio entrare nel merito del dibattito che c'è stato ieri e confutare veramente le tante affermazioni lontane dalla realtà che sono state fatte. La prima: questo Governo vuole agevolare l'utilizzo del gas. Ma questa è una barzelletta! I veri nemici del nucleare, a partire dagli anni Cinquanta, sono stati i petrolieri, i produttori di petrolio e di gas. L'unico petroliere che è andato controcorrente chi fu? Fu Mattei che non faceva, diciamo, l'impresa per guadagnare: faceva l'impresa ENI per supportare il Paese nella crescita e, dunque, capì subito che, a fianco di petrolio e gas, il nucleare era fondamentale. Tant'è che aprì la prima centrale nucleare in Europa, una delle prime, a Latina .
Altre falsità: noi siamo contro le rinnovabili, questo Governo è contro le rinnovabili. Questo Governo ha battuto il record nel 2024 e nel 2025 di installazione di potenza rinnovabile oltrepassando i 7 gigawatt, molto più dei Governi precedenti. Basta dire queste falsità ! E poi la tifoseria: rinnovabili “sì” e nucleare “no” o viceversa. Non sta né in cielo né in terra. Noi diciamo, avendo una visione lucida e dovendo intervenire sul energetico che, a fianco delle rinnovabili che stiamo implementando, per decarbonizzare, ci vuole il nucleare perché tutto rinnovabile è una barzelletta . Non è possibile.
L'altro tema: quello di far passare questa iniziativa del Governo come un'iniziativa mediterranea dell'Italia che si inventa qualcosa di non realistico. Ma io ricordo che, nel mondo, ci sono 438 centrali nucleari, 203 sono in costruzione o in pianificazione. Quarantuno Paesi ce l'hanno, Paesi come il Giappone, dove c'è stato l'incidente di Fukushima, che ne ha 33 e ne sta costruendo 2; la Cina, continente preso ad esempio per le rinnovabili, ne ha 60 e ne sta costruendo 39; perfino l'Ucraina, dove c'è stato Chernobyl, ne ha 15 e ne sta costruendo 4; gli Emirati Arabi hanno le centrali nucleari e la Russia, che galleggia su gas e petrolio, ha 34 centrali nucleari e ne sta costruendo altre 7. Altro che invenzione italiana! Altro che andare troppo oltre le esigenze! Con questa iniziativa cerchiamo di agganciarci al presente, perché il nucleare è necessario per dare una risposta che sta nel energetico.
Parlo agli ambientalisti adesso: con la X Commissione sono andato a visitare impianti nucleari in Canada, dove si sta costruendo il primo SMR occidentale e in un'università, guarda caso, c'è un reattore nucleare. Dentro un'università! E c'è un , dove presentavano questo che rappresenta 20 grammi di uranio. Cari ambientalisti, questi 20 grammi di uranio sostituiscono 400 chili di carbone, 410 litri di petrolio, 350 metri cubi di gas, numerosi campi di calcio coperti da pannelli solari ! In questo e non è un caso che le associazioni ambientaliste illuminate, tipo Amici della Terra, nata in America contro il nucleare, adesso dicano che il nucleare è necessario.
Vado a concludere, Presidente, dicendo che sono confortato dal sondaggio che è stato pubblicato dalla stampa, sondaggio fatto dall'analista Ghisleri, secondo il quale il 55 per cento degli italiani è a favore del nucleare, il 31 è contrario e il 14 non sa, non risponde. Questo è confortante. Allora, lasciatemi dire che aveva ragione il Presidente Berlusconi quando, il giorno dopo la sconfitta del referendum nel 2011 che impedì il ritorno del nucleare in Italia, disse: quando l'opinione pubblica sarà più serena e tornerà a comprendere la necessità assoluta, per noi e per il mondo, del nucleare, ricominceremo il cammino.
Ecco, Presidente, con l'approvazione di questa legge ricominciamo il cammino
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alberto Luigi Gusmeroli. Ne ha facoltà.
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, si è parlato - per chi è contro questa delega al Governo sul nucleare - del referendum. Noi ci siamo posti, in Commissione attività produttive, proprio questo tema e, proprio perché ce lo siamo posti con serietà, abbiamo voluto affrontare il tema del nucleare con serietà.
Quindi, prima ancora che il Governo depositasse la delega sul nucleare sostenibile, abbiamo iniziato e realizzato un'indagine conoscitiva sul nucleare: abbiamo ascoltato oltre 70 tra associazioni, enti e realtà che operano nel mondo del nucleare in Italia, in Europa e non solo in Europa. Abbiamo lavorato per 6 mesi e abbiamo ascoltato chi era a favore e chi era contro. Dopodiché abbiamo consegnato questo lavoro al Governo che ha realizzato la delega e l'ha depositata presso la nostra Commissione e abbiamo affrontato un'ulteriore opera di ascolto, altre 80 realtà spesso non sovrapponibili con quelle che avevamo ascoltato precedentemente. Tutto ciò proprio per rispetto - rispetto - del voto che era stato fatto contro il nucleare.
Ma non ci siamo fermati. Infatti, come presidente ho organizzato due mesi fa un viaggio… e al riguardo vorrei contrastare quello che ha detto prima AVS: esiste un SMR in costruzione in questo momento, ha superato l'iter autorizzativo che è durato dal 2023 al 2025, ed è iniziata l'attività di costruzione. E noi due mesi fa siamo andati a vedere questo in costruzione che verrà ultimato tra il 2029 e il 2030. Ha costi contenuti, sono piccoli reattori, da mettere dove? Nelle industrie, in siti che sono già urbanisticamente… e, proprio perché sono siti produttivi, sono già, diciamo, in qualche modo adatti a ricevere moduli di questo tipo. Ma perché? Perché sempre vogliamo e abbiamo sempre voluto rispettare la volontà popolare e, quindi, abbiamo affrontato il tema del nucleare con serietà.
Il Governo ha approvato anche emendamenti della minoranza proprio per accoglierne, in massima parte, gli spunti, nonché anche alcuni emendamenti della maggioranza relativamente all'informazione, che è giusto aumentare. La gente deve essere assolutamente informata su temi del genere. Quindi, massimo rispetto.
Ricordo che, malgrado non ci siano centrali nucleari in esercizio in Italia, l'Italia è al mondo nella costruzione della componentistica, tant'è vero che in Canada in quegli SMR ci sono componenti di industrie italiane e l'abbiamo potuto verificare personalmente. Nel 1966, l'Italia era la terza produttrice di energia nucleare al mondo, col 6,4 per cento di copertura di energia.
Ricordiamoci che nel futuro, tra , intelligenza artificiale e tutto ciò che ne deriva, avremo sempre più bisogno di energia. Quindi, l'energia non è solo un tema di costi, è un tema anche di indipendenza economica del Paese e di sicurezza del Paese.
Ricordiamoci anche che a 200 chilometri dall'Italia abbiamo centrali nucleari in Francia, in Svizzera e in Slovenia. Ricordiamoci che l'Italia compra nucleare dalla Francia, perché viceversa dovrebbe spendere e trovare altre fonti di energia, magari pure fossili e aumentare, quindi, altre fonti di energia più inquinanti. Ricordiamoci anche che Paesi come la Spagna, la Francia, come si è detto, e la Gran Bretagna, nel energetico tra rinnovabili - quindi eolico, solare, idroelettrico e geotermico - hanno una quota di nucleare.
Dobbiamo avere un approccio meno ideologico. Qui non si tratta di dire “no” al solare, all'eolico, al geotermico, all'idroelettrico e “sì” al nucleare, ma si tratta di dire energie rinnovabili e nucleare per toglierci dalla dipendenza del fossile e, quindi, del gas. È un approccio totalmente diverso da quello tenuto in questi anni e che abbiamo potuto sperimentare in queste indagini conoscitive.
Oltre 30 Paesi al mondo hanno oltre 400 centrali nucleari. Il tema probabilmente sarà proprio quello degli SMR, cioè di questi piccoli reattori da mettere nelle industrie che consumano tantissima energia, quindi le acciaierie, i grandi siti produttivi, le cartiere. Quindi, bisogna avere un approccio assolutamente meno ideologico.
Allora, oggi perché è importante questo voto? Questo voto è importante perché noi, con questa delega, apriamo a qualsiasi ipotesi futura, guardando al futuro anche della ricerca. Qui si dice “sì” al nucleare da fissione, si dice “sì” agli SMR e si dice “sì”, quando sarà, anche alla fusione, cioè qui noi possiamo farlo col nostro voto e qui è un voto di coraggio. Quindi, ci fa piacere che alcuni delle minoranze abbiano questo coraggio, un coraggio che dovrebbe avere anche il più grande partito della minoranza, che nel , fuori dai microfoni, è a favore del nucleare, ma qui deve avere il coraggio di essere il politico non per le elezioni, ma lo statista che ragiona a favore delle future generazioni. Allora, questo è il coraggio che dobbiamo metterci oggi .
Non basta dire, come ho sentito: non sono d'accordo su questa delega, perché ha questa “cosettina” o quest'altra “cosettina”. Bisogna dare questa delega, perché bisogna dire al Paese che ci vuole molta rinnovabile, ma ci vuole, se ci si vuole togliere dalla dipendenza estera e da fonti fossili come il gas, anche il nucleare. Oggi è il voto del coraggio che consegniamo non alle elezioni dell'anno prossimo, ma alle future generazioni e i giovani, che spesso sono molto più avanti di noi, sono quelli a cui consegniamo questa delega.
La Lega, poiché sono anni che è a favore del ritorno al nucleare, voterà coscientemente e convintamente a favore
PRESIDENTE. A proposito di nuove generazioni, saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Castelverde” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Lo avevamo già fatto per una precedente delegazione poco fa. Li ringraziamo per la loro presenza e auguriamo loro ogni fortuna.
Ha chiesto di parlare il deputato Alberto Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, signor Ministro, la delicata questione del nucleare deve essere discussa e deve essere inserita in una riflessione seria che parta dalla ricerca.
Deve essere attualizzata alla luce del progresso scientifico e certamente non può essere aggirata con una delega generica affidata ai decreti di un Governo, senza che il Parlamento sia chiamato a decidere nulla di sostanziale, proprio come in questo caso. Qui sta il primo vizio fondamentale di questo provvedimento, che non è una scelta, ma è una delega. Non è una scelta di politica energetica, ma è un mandato in bianco.
Credo che quello che abbiamo visto in queste ore, cioè la vostra esultanza per un'apertura dall'Europa, così come viene narrata, che vale circa 7 miliardi, ancora una volta dimostra la vostra incapacità, quella per cui non possiamo consentire nessuna delega in bianco, appunto, perché ciò che vi chiederà probabilmente l'Europa ci riporta indietro di 4 anni ed è quello che la Presidente del Consiglio fino ad oggi non ha fatto: è accelerare sullo sviluppo delle rinnovabili, è abbandonare un'avventura nucleare che non è sostenibile da nessun punto di vista - né da quello economico-finanziario né da quello tecnologico -, è imboccare l'unica strada che può dare al nostro Paese una strategia vera e seria di sicurezza e di prospettiva energetica che servirebbe.
Questa delega, invece, che cosa fa? Copre un arco tematico straordinariamente ampio e affida tutto questo alla discrezionalità del Governo, con il Parlamento, purtroppo, ridotto a spettatore chiamato ad esprimere pareri non vincolanti su decisioni già prese. Noi tutto questo non possiamo accettarlo. Non possiamo accettarlo su una materia come questa e non possiamo dare una delega a un Governo che ha già dimostrato di non saper assumere decisioni di politica energetica a favore degli italiani.
La maggioranza ci racconta dell'ossimoro del nucleare sostenibile, come una scelta chiavi in mano. È un'illusione. Il Ministro Urso, addirittura ancora in un del mese scorso, ha dato la colpa all'assenza dell'approvvigionamento energetico da nucleare tra le mancate iniziative a favore delle aziende specializzate in produzione siderurgica, come se fosse una soluzione per domani, ma sappiamo tutti che non è così. È piuttosto un tema di sguardo, quello sì forse, che non siete capaci a dare, perché la modernità si misura sulla capacità di risolvere i problemi in tempo utile, con costi sostenibili e con benefici verificabili.
I numeri su questo sono impietosi. Il rapporto Lazard del 2025 indica per il fotovoltaico su scala industriale un costo livellato tra i 35 e i 50 dollari per megawattora. Per il nucleare lo stesso costo si colloca tra i 141 e i 220 dollari per megawattora. Negli ultimi anni, il costo del fotovoltaico è diminuito di cinque volte, mentre invece quello del nucleare ha seguito una traiettoria del tutto opposta: è aumentato ed è stimato attorno al 49 per cento in più dal 2009 a oggi.
Ecco, ci vengono presentati i piccoli reattori modulari come la grande novità, come la risposta tecnologica che cambierà tutto, ma guardiamo che cosa è successo nella realtà: il progetto NuScale, tra i più avanzati negli Stati Uniti, ha visto i costi stimati quasi triplicare, passando da circa 4 a 9 miliardi di dollari, prima di essere definitivamente abbandonato nel 2023. In Occidente non esiste ancora un singolo impianto commerciale operativo di questa tipologia. L'EPR in Francia doveva costare 3 miliardi di euro e doveva essere completato in 6 anni, ne è costato 20 e ha richiesto 15 anni di lavoro. Quando un impianto accumula ritardi di questa portata, non si immobilizzano soltanto dei capitali, ma si sottraggono risorse, attenzione e politica pubblica ad alternative già disponibili, già economicamente competitive, già in grado di produrre energia oggi.
Nel 2025, in Europa, solare ed eolico hanno prodotto insieme il 30 per cento dell'elettricità dell'Unione, superando sia le fonti fossili sia il nucleare. Il solo nuovo fotovoltaico installato in quell'anno ha generato una quantità di energia equivalente a 3 reattori da 300 megawatt in funzione per oltre 8.000 ore l'anno. Ecco, questo è il presente. Il nucleare che ci viene promesso, che ci volete propagandare, nelle migliori delle ipotesi è un futuro a decenni di distanza. Se possiamo contare su un orizzonte a 10, a 15 anni, dobbiamo utilizzarlo per realizzare il sistema energetico del futuro, non per perseguire delle soluzioni che, invece, costringono il Paese ad una corsa senza alcun traguardo.
Quella del Governo, più che la definizione di una strategia energetica, sembra la costruzione di un'illusione. Peccato che il Paese abbia bisogno di energia vera, cosa che, invece, il Governo disattende. Parliamo di ciò che l'Italia, invece, ha già oggi davanti a sé: le stime più ottimistiche indicano l'individuazione per il deposito nazionale unico entro il 2029 e l'operatività non prima del 2039. La domanda che poniamo è ineludibile: un Paese che non sa ancora dove mettere le scorie di ieri come può spiegare ai cittadini che è già pronta una soluzione per quelle di domani?
Con i nostri emendamenti abbiamo chiesto che la delega stabilisse un principio elementare, di sequenza logica. Prima si adottano i decreti sul , sulla gestione dei rifiuti esistenti, poi si può procedere con quelli sulla nuova produzione. La maggioranza ha respinto questa proposta, una scelta che dice molto sulla serietà di questo provvedimento. E poi mancano le garanzie. Abbiamo presentato emendamenti su alcune direttrici fondamentali, ma su tutte c'è stata contrarietà da parte della maggioranza.
Abbiamo chiesto un'analisi economica comparativa, il costo livellato dell'energia, il confronto con le alternative rinnovabili, la quantificazione degli effetti sulle bollette prima di esercitare questa delega, ma niente. Abbiamo chiesto che ogni decreto attuativo fosse corredato da analisi costi-benefici verificabili e una quantificazione degli impatti tariffari, ma, anche su questo, non abbiamo ottenuto alcuna risposta.
Abbiamo chiesto che l'istituzione di un'autorità indipendente per la sicurezza nucleare fosse obbligatoria, non eventuale. La direttiva Euratom del 2009 lo impone già, è un obbligo, non è una facoltà.
Abbiamo chiesto poi misure compensative certe e obbligatorie per quei territori che potrebbero ospitare gli impianti, produrre di fatto una partecipazione pubblica, un dibattito pubblico preventivo e vero.
Abbiamo chiesto, poi, protezione esplicita per le bollette di famiglie e imprese, nessun meccanismo tariffario che trasferisca il rischio degli investimenti nucleari sugli utenti finali, nessun componente parafiscale per coprire i costi di costruzione, gestione e .
E abbiamo chiesto un controllo parlamentare reale, termini adeguati per i pareri, l'eliminazione del silenzio assenso, relazioni periodiche sull'attuazione della delega.
Ecco, su tutto questo la risposta è stata la stessa, è sempre stata un “no”.
Allora, Presidente, il risultato di questa discussione è un provvedimento che non ha migliorato nessuno dei punti essenziali. Rimane, purtroppo, una delega in bianco su una materia che proprio non lo consente. Rimane un'autorità di sicurezza eventuale, invece, che obbligatoria. Rimane la mancanza di qualsiasi analisi economica preventiva. Rimane l'assenza di un principio di priorità che metta il del pregresso davanti alla nuova produzione. Rimane il rischio concreto che i costi vengano scaricati sulle bollette dei cittadini attraverso dei meccanismi che non sono trasparenti.
Noi siamo per la ricerca sulla fusione, siamo per il rafforzamento delle competenze scientifiche, per un dibattito serio e fondato sui dati, ma c'è una differenza netta tra ricerca e propaganda, tra prospettiva scientifica di lungo periodo e la pretesa di presentare delle ipotesi di lavoro come soluzione cantierabili che invece non sono. È la differenza tra visione ed illusione. E su questo banco di prova il provvedimento che ci viene proposto è completamente insufficiente, Ministro.
Mentre questo Parlamento discute di ipotetici reattori, che forse vedremo tra due decenni, le famiglie italiane pagano le bollette tra le più alte d'Europa, le imprese subiscono costi energetici che erodono la loro competitività. Il sistema produttivo del Paese ha bisogno di risposte oggi, non di promesse tra qualche decennio. La vera scelta di responsabilità oggi è accelerare…
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). …sulle rinnovabili, sull'innovazione già disponibile, investire nell'efficienza energetica, nello stoccaggio, nelle reti intelligenti, nelle comunità energetiche. È costruire quella filiera industriale italiana che può creare occupazione di qualità, ridurre le importazioni di combustibili ed abbassare strutturalmente il costo dell'energia.
Per tutto ciò che il Governo ha scelto di non fare, per tutte queste ragioni, il Partito Democratico voterà contro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zucconi. Ne ha facoltà.
RICCARDO ZUCCONI(FDI). Grazie, signor Presidente. Colleghi, membri del Governo, io sono rimasto abbastanza deluso dal dibattito che c'è stato in Aula in questi giorni, in parte anche da quello che si è sviluppato nelle Commissioni, perché va di scena, si vuol far andare in scena, ancora una volta, la contrapposizione fra rinnovabili e nucleare.
Oggi, invece, in quest'Aula, secondo me, si sarebbero dovute definire le posizioni politiche rispetto a un disegno di legge che si propone di reintrodurre in Italia la produzione di energia da fonte nucleare come sostegno all'endemica carenza di energia che abbiamo in Italia.
L'Italia ha due problemi: non ha energia sufficiente. Noi sappiamo che entro il 2050 il consumo di energia in Italia raddoppierà. Come pensiamo di farci fronte? Attualmente lo facciamo andando a comprare fuori dai confini nazionali un'energia che, quando riusciamo a reperire, evidentemente ci costa molto di più di quanto costa alle altre Nazioni che se la producono nei confini nazionali. Noi dobbiamo trovare il modo di renderci indipendenti. Il costo dell'energia all'ingrosso nel nostro Paese, il PUN, oscilla stabilmente tra i 120 e i 134 euro per megawattora, con le conseguenze che sappiamo tutti per le imprese e per le famiglie.
Il Governo Meloni ha speso 40 miliardi di euro per calmierare questi aumenti che si sono avuti nel tempo, a fronte anche delle crisi internazionali, come hanno fatto del resto i Governi che si sono trovati di fronte alla crisi russo-ucraina. Ma noi dobbiamo prendere atto che sia i Governi precedenti sia il nostro Governo stanno curando i sintomi, non stiamo curando la malattia. Questa è la realtà di cui tutti dovrebbero rendersi conto.
Allora, qui c'era una classe prima, sulle tribune, di giovani studenti, e allora non venite a parlare di propaganda. Questo Governo sta pensando a loro, sta cercando di risolvere un problema che si riproporrà nel tempo, si aggraverà nel tempo, e non lo facciamo per le prossime elezioni, non lo facciamo perché si dia così modo a qualche oppositore di questo Governo di precostituire un'eventuale propaganda per un futuro referendum, perché forse ci sarà qualche soddisfazione elettorale, ma non si risolveranno i problemi che abbiamo in Italia.
L'Europa, in questi giorni, il 10 di marzo, ha definito un piano strategico per supportare la produzione di SMR. Una volta l'Europa, in tema ambientalistico, veniva citata dall'opposizione come il punto di riferimento. Ecco, vi segnaliamo questo: il 10 marzo, la Commissione europea ha approvato questo Piano, a cui hanno già aderito Polonia, Repubblica Ceca e Francia, che hanno già notificato a Bruxelles i loro piani di sostegno pubblico al nuovo nucleare.
E allora, bisognerà che ci rendiamo conto se abbiamo ancora gli stessi obiettivi per cui elogiavamo tanto l'Europa. La decarbonizzazione interessa ancora oppure, siccome il nucleare è brutto e cattivo, dobbiamo continuare a bruciare il gas o i combustibili fossili? Perché questa è la realtà; l'accusa di sostenere le aziende che forniscono combustibili fossili potrebbe essere rigirata a carico di chi osteggia il nuovo nucleare, senza neppure cercare di andare in quella direzione per vedere se sia realizzabile.
Noi siamo in trappola. Produciamo male da combustibili fossili, perché inquiniamo e aggraviamo il problema dei gas serra; ci andiamo a pagare ancora gli ETS sopra e quindi aggraviamo ulteriormente il costo. Questo va detto, deve essere chiaro a tutti: le bollette salgono anche per questo. E il Governo Meloni in Europa sta facendo una battaglia per sospendere gli ETS non perché è contro il risanamento ambientale, ma per dare un attimo di respiro alle aziende…
PRESIDENTE. Deputato Zucconi, perdoni…
RICCARDO ZUCCONI(FDI). …per dare una prospettiva di lavoro all'interno delle aziende.
PRESIDENTE. …perdoni un secondo. Vediamo se l'Aula si degna di osservare il silenzio necessario per non disturbare la sua dichiarazione di voto. Aspettiamo insieme che ciascuno guadagni la propria postazione, si segga, smetta di parlare ovvero si rechi fuori dall'Aula per farlo.
Prego, prosegua.
RICCARDO ZUCCONI(FDI). Grazie. Ancora sulle rinnovabili, una cortesia: smettete di artefare le posizioni di Fratelli d'Italia e di tutti i partiti che compongono il Governo Meloni sulle rinnovabili. Io voglio segnalare che il Governo Meloni, nel triennio 2023-2025, ha portato ad un aumento della produzione da impianti di fonti rinnovabili di circa 21 gigawatt, quando nel triennio precedente - quindi i Governi Conte e Draghi - l'aumento era stato soltanto di 5,4 gigawatt installati. Quindi il Governo Meloni - non diciamo queste cose - sta implementando gli impianti di rinnovabili.
C'è poi naturalmente la questione delle logiche NIMBY da cui non sono esclusi neanche i presidenti. Vorrei dire al collega Cappelletti, che ha più vicinanza, di parlare con il presidente della regione Sardegna, Todde, e di chiedergli perché stia bloccando tutti gli impianti . Ci vuole un minimo di coerenza.
E però, vedete, sono anche d'accordo con quei cittadini, con quegli agricoltori che, ipotizzando che qualcuno voglia lastricare totalmente la superficie del territorio nazionale di pannelli fotovoltaici, hanno le loro preoccupazioni. Il principio della fisica per cui nulla si crea e nulla si distrugge vale anche per questo. Noi dobbiamo rispettare il territorio, ecco perché è importante il tecnologico, ecco perché è importante cercare altre fonti di approvvigionamento. Infatti, le rinnovabili non possono risolvere tutto.
Io, signor Ministro, sarei uno che implementerebbe anche la campagna di informazione per la costruzione di impianti domestici - certamente quella è una risposta, ancora, sui conti dell'energia -, per installare i pannelli fotovoltaici sui capannoni industriali; ma non possiamo lastricare il nostro Paese. L'Italia ha 70.000 chilometri quadrati di superficie piana, ci sono infatti gli Appennini, le città, le Alpi, a fronte di molti più chilometri quadrati di cui dispone la Spagna. Dobbiamo cercare di ragionare anche su questo, perché la salvaguardia dell'ambiente si fa anche rispettandolo l'ambiente , i paesaggi, rispettando questo!
Quindi benissimo le rinnovabili, che però sono intermittenti e producono soltanto per circa 2.000 ore l'anno. Le sappiamo queste cose, non continuiamo a dircele: sembriamo gli , ma loro si rivolgono al loro signore, noi ci rivolgiamo purtroppo reciprocamente a noi stessi. Queste cose le sappiamo. Smettiamo di citare, per cortesia, la Spagna e la Francia, perché Spagna e Francia producono anche dal nucleare. Bravi, hanno fatto un tecnologico virtuoso: la Spagna per il 20 per cento, la Francia addirittura per il 68 per cento. Sapete cosa vuol dire? Che gli costa meno l'energia e che sono indipendenti. - visto che si parlava di Francia: andiamo anche noi in questa direzione. Perché osteggiare un percorso di questo tipo?
I tempi e le tecnologie: guardate che le tecnologie aiutano a ridurre i tempi. Non a caso l'Europa è andata a incidere proprio sulla dinamica di costruzione degli SMR, che hanno tempi infinitamente inferiori, che sono molto, molto meno costosi e, avendo una modularità, abbattono anche i costi della energia prodotta. Allora, direi che, anche qui, richiamando le rinnovabili, quando si calcola il costo dell'energia prodotta da rinnovabili - che è il più basso -, poi però, se siamo seri, ci dovremmo andare a mettere anche gli impianti di accumulo, con altro consumo di territorio e con aggravamento del costo.
Ecco, allora, non ci sono gli SMR costruiti nel mondo. Prima il collega Gusmeroli e il collega Squeri parlavano di quello a Darlington, in Canada, che diventerà produttivo alla fine degli anni Venti, però in Cina ce n'è già uno molto presente e anche molto produttivo. Dal 2021 c'è un reattore, un piccolo reattore modulare che è in funzione in Cina. Ora, siccome tra l'altro veniva citato il fatto che in Cina costruiranno ancora reattori nucleari, che nel mondo, in questo momento, ce ne sono decine e decine in costruzione e non credo che siano tutti…
RICCARDO ZUCCONI(FDI). …pazzi scatenati, allora dico: un pochino più di duttilità. Le criticità esistono come sempre, i costi vanno governati con l'intelligenza finanziaria. La ringrazio Presidente, dico soltanto questo inciso: lì dobbiamo andare a incidere, perché nella Repubblica Ceca, ma anche in Finlandia, hanno trovato gli strumenti finanziari e il costo dell'energia prodotta dagli SMR si abbassa, se si abbassa il costo degli interessi che sono necessari per realizzarli.
Questo disegno di legge ci apre una prospettiva che dobbiamo affrontare senza ideologismi artefatti e propagandistici, ma con realismo; non contro qualcuno, ma per il futuro dei nostri figli e delle nostre imprese. È il momento di scegliere .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto comprensivo statale “Enrico Di Nicola”, di Casalnuovo di Napoli, in provincia di Napoli, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Li ringraziamo e gli auguriamo ogni fortuna.
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Marattin. Ne ha facoltà.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. A nome del Partito Liberaldemocratico, io voterò a favore di questo disegno di legge per due motivi: uno è che io sono in questo Parlamento, perché nel 2022, mi candidai assieme ad altri colleghi con una forza politica, che fu chiamata Terzo polo, che aveva il nucleare nel programma elettorale e, anche se la coerenza in politica è merce rara e anche un po' sopravvalutata, se non cambiano le circostanze, essere coerente col mandato elettorale è sempre qualcosa di particolarmente piacevole .
Il secondo motivo è di metodo. Io ho seguito la discussione in Commissione e in Aula, e non sono riuscito a trovare, da parte dei colleghi, motivi fondati per il “no”. Il primo motivo era: eh, ma ci vuole troppo tempo per farle le centrali nucleari. Pensate se una persona, con una grave malattia, a cui prospettano una cura che per farla necessita di tempo, dicesse: non mi curo, tanto ci vuole un sacco di tempo per farlo. È un argomento che non ho mai capito.
E il secondo argomento che viene fatto è il seguente: siccome i colleghi riconoscono che non potremo mai arrivare al 100 per cento di fabbisogno energetico soddisfatto dalle rinnovabili, alla fine, dicono: meglio il gas o le fonti fossili che il nucleare. E io, a fronte di questo argomento, sventolo la bandiera dell'ambientalismo e dell'ecologismo, perché le fonti fossili inquinano, il nucleare, invece, non inquina.
Un di rinnovabili e nucleare avrebbe il pregio di renderci indipendenti dalle fluttuazioni geopolitiche estere e di non inquinare. E a volte l'ambientalismo e l'ecologia sono un qualcosa da rispettare anche nella pratica e non solo negli .
Quindi, a nome del Partito Liberaldemocratico, un voto favorevole a questo disegno di legge .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare, per un breve ringraziamento, il relatore, onorevole Luca Squeri. Ne ha facoltà.
LUCA SQUERI, . Grazie, Presidente. A nome anche dei colleghi relatori, volevo ringraziare gli uffici della X e dell'VIII Commissione per il solito lavoro di diligenza e supporto che hanno dato ai membri delle Commissioni per portare avanti questo provvedimento importante.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2669-A: "Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile".
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva Sblocchiamo le rinnovabili, abbassiamo le bolletteLe centrali nucleari dove potrebbero essere in Italia?Centrale di FlamanvilleCentrale di Hinkley Point CCentrale di Olkiluoto
Togliamo i cartelli, per cortesia. Invito gli assistenti a provvedere a togliere i cartelli che, come è noto, sono vietati . L'esposizione di questi cartelli non è consentita.
Dichiaro così assorbita l'abbinata proposta di legge n. 1742.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Vinci. Ne ha facoltà.
GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere l'inversione dei lavori, con l'anticipazione del punto n. 5. Quindi, passare direttamente al disegno di legge recante proroga di termini per l'esercizio di deleghe legislative di competenza del Ministero dell'Interno, che riguarda di fatto i Vigili del fuoco, che ha già avuto un forte intervento e lavoro da parte del Ministero e di collaborazione anche con tutte le associazioni sindacali. Visto che il tema è assolutamente urgente, chiedo l'inversione, quindi l'anticipazione del punto n. 5.
PRESIDENTE. Sulla richiesta di inversione, che era già stata annunciata, dell'ordine del giorno, nel senso di passare direttamente al punto n. 5, recante il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2865 recante proroga di termini per l'esercizio di deleghe legislative di competenza del Ministero dell'Interno, darò la parola, ai sensi dell'articolo 41, comma 1, del Regolamento, a un deputato contro e ad un deputato a favore, per non più di cinque minuti ciascuno.
Chi chiede di parlare contro? Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Non possiamo che ribadire il disagio già espresso ieri. Siamo ormai al menù: abbiamo sostituito il calendario deciso nella Conferenza dei presidenti di gruppo da un menù alla carta, che la maggioranza decide di consumare a seconda delle sue esigenze. Per di più, lo ribadisco, signor Presidente, questo provoca il fatto di un sostanziale spostamento al prossimo calendario di due mozioni “Presidente!”…
PRESIDENTE. Ricordo che è vietato fare foto in Aula, oltretutto in maniera così palese. Veramente, non c'è proprio regola. Perdoni, deputato Fornaro. Prego, prosegua.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Vede, Presidente, le ribadisco il disagio, che spero comprendano anche i colleghi della maggioranza. In questa maniera saltano dal calendario due mozioni, che erano in quota, delle opposizioni: quella relativa al gioco d'azzardo e quella relativa al Patto di stabilità.
Quindi io mi chiedo, a questo punto, che calendario avremo la prossima settimana, perché poi, ovviamente, la prossima settimana si inizierà - credo, stando alle notizie a nostra conoscenza - con il decreto cosiddetto 1° maggio e conseguentemente tutto scivola e tutto scivola, guarda caso, con provvedimenti che erano in quota delle opposizioni.
Così non va, glielo diciamo con grande franchezza, e chiediamo, quindi, che nella prima Conferenza dei presidenti di gruppo possibile si possa definire meglio - e lo dico alla maggioranza - ed evitare anche queste forzature continue che non aiutano, perché, come ha ricordato meglio di me e forse con maggiore passione il collega Giachetti ieri, di qua a luglio abbiamo diversi decreti e non sarà un calendario facile e tranquillo. Se si inizia con le forzature, dovete attendervi che, a questo punto, ogni tanto l'opposizione, coi metodi previsti e nel rispetto del Regolamento, proverà a restituire queste forzature, in particolare quest'ultima che è veramente con poco senso politico. Mi pare che sia un inutile tentativo di dimostrare che avete i numeri. I numeri non sono in discussione, evidentemente: nessuno li mette in discussione. È in discussione un corretto rapporto e - lo sottolineo, Presidente - anche il rispetto del Regolamento, che prevede una quota a carico delle opposizioni.
Le chiedo, quindi, se gli uffici possono fare una verifica del rispetto di queste quote negli ultimi tre mesi e, alla luce di questo, eventualmente impostare il calendario del prossimo mese per recuperare eventuali ritardi, nel rispetto di questa che - lo ricordo - è una prerogativa spettante alle opposizioni .
PRESIDENTE. Chi chiede di parlare a favore? Allora, mi pare che ci siano diverse richieste di intervento. Quindi, come abbiamo fatto ieri, applichiamo l'articolo…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, chiedo di parlare a favore…
PRESIDENTE. A favore? Ha chiesto di parlare a favore il deputato Giachetti. Colpo di scena. Prego, ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Anch'io cerco di essere fedele al programma elettorale, signor Presidente. Voterei a favore e invito a votare a favore e non capisco come il collega Fornaro continui a farci perdere del tempo con queste considerazioni di fronte al fatto che il collega Vinci, con la sua solita signorilità e con il suo solito garbo, ci informa e ci spiega che casualmente un altro provvedimento, sulla base del menù così come descritto dal collega Fornaro, è urgente, è urgentissimo. Stiamo parlando sempre di una delega. È urgentissimo!
Allora, mentre stavo seduto, non volevo parlare a favore, però ho pensato di utilizzare la possibilità di parlare a favore per dare un suggerimento al Presidente della Camera. Guardando l'Aula, ho visto che abbiamo due spazi liberi in fondo, lì, tra i vari spazi, dove ci sono “Quando è nata la Repubblica” e via dicendo. In quegli ultimi due spazi noi potremmo mettere una scritta fissa: “Questo è urgente, l'ha detto Vinci ” e la lasciamo là. Così ce lo ricordiamo ogni volta, abbiamo la motivazione e non perdiamo neanche il tempo dei cinque minuti a favore e contro.
Se fosse possibile, signor Presidente, finendo la mia dichiarazione a favore, perché io penso che il collega Fornaro ci faccia solo perdere del tempo e, anzi, lo prego di evitare di fare queste considerazioni, l'ultimo spazio invece non con una scritta fissa, ma possibilmente con una scritta di quelle che cambiano, in cui, di volta in volta, ci scrivete il menù di quello che voi pensate che noi dobbiamo fare in quest'Aula. Così abbiamo risolto il problema e l'urgenza è rispettata anche nel non perdere tempo in queste cose banali, che sono la rivendicazione di quelli che dovrebbero essere non dei diritti dell'opposizione ma di un minimo di rispetto da parte della maggioranza nei confronti di chi sta dall'altra parte
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di inversione dell'ordine del giorno, nel senso di passare direttamente all'esame del punto n. 5 all'ordine del giorno.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 58 voti di differenza.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2865: Proroga di termini per l'esercizio di deleghe legislative di competenza del Ministero dell'interno.
Ricordo che nella seduta del 3 giugno si è conclusa la discussione generale.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge . Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
EMANUELE PRISCO,. Sugli ordini del giorno n. 9/2865/1 Baldino e n. 9/2865/2 L'Abbate, espunte le rispettive premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di”.
PRESIDENTE. Allora, colleghi, quanto all'ordine del giorno n. 9/2865/1 Baldino, l'onorevole Baldino accetta la riformulazione, e l'onorevole L'Abbate suppongo altrettanto, in relazione al suo ordine del giorno n. 9/2865/2. Bene.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Stavo pensando: addirittura potremmo fare una riforma del Regolamento grazie alla quale, per non perdere tempo, evitiamo anche che si facciano gli interventi. Tutto sommato, consegniamo e abbiamo risolto il problema. In questo caso, però, siamo ancora nel regime pseudo-democratico, quindi due parole le diciamo.
Il provvedimento che oggi esaminiamo, signor Presidente, ha un contenuto apparentemente semplice ed è la proroga dei termini per l'esercizio di due deleghe legislative che sono già state conferite al Governo. Si tratta del riordino del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e dell'aggiornamento del sistema delle liste elettorali attraverso processi di digitalizzazione e semplificazione amministrativa. Dietro una proroga formale vi sono però due questioni importanti per il funzionamento dello Stato e per il rapporto tra le istituzioni e i cittadini. La prima riguarda … ma non avevamo detto che sospendevamo per 5 minuti per fare le cose…? No. Questo può essere anche un altro sistema per risolvere le cose più rapidamente, basta urlare.
La prima riguarda, dicevo, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che è una delle istituzioni che gode della maggiore fiducia da parte degli italiani. Ogni giorno uomini e donne del Corpo garantiscono sicurezza, soccorso e protezione in contesti che sono sempre più complessi. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad emergenze sempre più frequenti e impegnative: eventi climatici estremi, incendi boschivi, dissesto idrogeologico, incidenti industriali e attività di Protezione civile di varia natura. È evidente che il ruolo dei Vigili del fuoco sia oggi ancora più centrale rispetto al passato. Per questo riteniamo condivisibile concedere al Governo il tempo necessario per completare una riforma che non si limiti ad interventi marginali ma che valorizzi, in qualche modo, realmente le professionalità presenti all'interno del Corpo. Occorre investire nelle competenze, favorire percorsi di crescita professionali, trasparenti e meritocratici, aggiornare gli assetti organizzativi e riconoscere le nuove specializzazioni richieste dall'evoluzione delle attività operative. Pensiamo al personale sanitario impegnato nel soccorso, alle professionalità tecniche altamente specializzate ed anche alle responsabilità dirigenziali, che richiedono capacità che devono essere sempre più complesse.
Una pubblica amministrazione moderna deve essere capace non solo di chiedere professionalità elevate, ma anche di valorizzarle e, se possibile, anche di trattenerle. In questo quadro merita certamente attenzione anche il contributo del personale volontario che in molte aree del Paese… in questo quadro, dicevo, merita attenzione anche il contributo del personale volontario che, in molte aree del Paese, rappresenta una componente essenziale della capacità di intervento dello Stato. Valorizzare questa esperienza significa rafforzare la resilienza delle comunità e rendere più efficace l'intero sistema del soccorso pubblico. Per queste ragioni, noi condividiamo la scelta di concedere una proroga che consenta di completare il percorso di riordino con la necessaria attenzione.
Il secondo tema riguarda l'aggiornamento delle liste elettorali e il loro progressivo collegamento con l'Anagrafe nazionale della popolazione residente. Anche in questo caso siamo di fronte a una riforma che può apparire tecnica ma che incide direttamente sul rapporto tra i cittadini e l'amministrazione. L'Italia ha bisogno di una pubblica amministrazione più semplice, più efficiente e più digitale. Troppo spesso continuiamo a chiedere ai cittadini adempimenti che potrebbero tranquillamente essere svolti automaticamente grazie all'interoperabilità delle banche dati e all'utilizzo delle tecnologie già disponibili. Le liste elettorali rappresentano un esempio concreto di questa esigenza: aggiornamenti anagrafici, cambi di residenza e variazioni delle posizioni elettorali devono poter essere gestiti in modo più rapido e automatizzato, riducendo errori e duplicazioni e alleggerendo il carico burocratico per cittadini ed enti locali.
Si tratta di un passaggio coerente con il percorso di modernizzazione della pubblica amministrazione con una visione che noi di Italia Viva sosteniamo da sempre con meno burocrazia, più efficienza e servizi migliori. Condividiamo inoltre - e vado a concludere, signor Presidente - la scelta di non realizzare una riforma di questa portata in concomitanza con importanti appuntamenti elettorali. Quando si interviene sugli strumenti che regolano l'esercizio del diritto di voto occorre sempre garantire precisione, sicurezza e soprattutto certezza delle procedure. Il rinvio del termine consente di lavorare con maggior serenità e di assicurare la piena affidabilità dell'intero sistema.
Per noi di Italia Viva la digitalizzazione non è uno slogan, ma una politica pubblica concreta. Significa semplificare i processi, migliorare i servizi, ridurre i costi e costruire uno Stato più vicino ai cittadini. Per queste ragioni esprimiamo una valutazione positiva sul provvedimento e confermiamo il voto favorevole del nostro gruppo, con l'auspicio che il tempo aggiuntivo che viene concesso al Governo sia utilizzato per completare due riforme importanti: una per rafforzare un presidio fondamentale della sicurezza nazionale come il Corpo dei Vigili del fuoco e l'altra per rendere più moderna ed efficiente, oltre che accessibile, la nostra amministrazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Per approfondire le ragioni del nostro convinto voto favorevole a questo disegno di legge rimando alla relazione che chiedo al Presidente di poter depositare. Faccio solo due considerazioni. Quello che siamo chiamati a votare è un provvedimento tecnicamente essenziale, composto da soli due articoli. Eppure, dietro questa apparente semplicità, si nascondono due obiettivi strategici di assoluto rilievo per il Paese: il rafforzamento operativo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e la modernizzazione del sistema di tenuta e aggiornamento delle liste elettorali.
È un provvedimento che vedrà certamente il nostro sostegno, anche perché confermiamo l'importanza e la centralità del Corpo nazionale dei vigili del fuoco che, ogni giorno, opera in prima linea per la sicurezza di tutti noi. E sosteniamo la volontà di modernizzare il sistema elettorale rendendolo più efficiente, trasparente e al passo con la digitalizzazione del Paese. In concreto, proseguiamo nell'impegno per una buona amministrazione che privilegi la qualità e la sicurezza delle procedure rispetto alla fretta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Annuncio il voto di astensione del mio gruppo su questo provvedimento, ma questa astensione è accompagnata da profonde riserve nel merito e nel metodo. Troppe volte il Governo è negligente rispetto alle deleghe, perché riesce a far passare i molti mesi che vengono concessi senza mettere in campo i provvedimenti necessari per l'applicazione delle leggi.
Questo ricorso costante alla delega, che poi non viene esercitata e spesso, come in questo caso, viene chiesta la proroga dei termini, credo sia un malcostume al quale il Governo non deve abituare il Paese. È necessario che, quando si affrontano problemi seri, ci sia una legislazione puntuale e il ricorso alla delega sia un evento eccezionale. E comunque, nel momento nel quale c'è il ricorso alla delega, i tempi devono essere assolutamente rispettati, perché altrimenti quei problemi, che sono affrontati nel provvedimento, slitteranno ancora più nel tempo.
Il nostro voto di astensione è un voto per senso di responsabilità, perché viene affrontato effettivamente un problema molto importante come quello del riordino dei Vigili del fuoco. Crediamo che questa sia davvero un'emergenza, e speriamo che questi ulteriori otto mesi chiesti dal Governo possano portare a finalmente ad affrontare il problema del riordino dei Vigili del fuoco, i quali - lo dico e poi consegnerò il mio intervento - svolgono una funzione fondamentale nel Paese, sempre più importante. Non sono più soltanto degli spegnitori di incendi, come forse una volta potevano essere, ma svolgono una funzione importante rispetto ai grandi cambiamenti e alle grandi trasformazioni del nostro tempo, a cominciare dai disastri ambientali causati dai cambiamenti climatici, e, da questo punto di vista, i Vigili del fuoco sono effettivamente il Corpo dello Stato che per primo interviene.
Pensiamo ai numerosissimi e sempre più frequenti, purtroppo, incendi estivi causati dalla siccità, dai cambiamenti climatici, pensate alla vulnerabilità dei nostri territori e ai grandi danni causati da queste catastrofi. Davanti a questi disastri, troviamo sempre e soltanto i Vigili del fuoco. È necessario, quindi, dare la possibilità a questo Corpo di svolgere al meglio le proprie funzioni, crescere in termini qualitativi, in termini di qualità professionali e di sicurezza del lavoro. Speriamo che la delega e la proroga concessa oggi possano permettere effettivamente al Governo, in questi ultimi otto mesi, di risolvere questo problema.
L'altro problema importante è quello delle liste elettorali. È un elemento fondamentale, ha una sua chiara emergenza. Da questo punto di vista, voglio invitare il Governo a fare in fretta, perché intorno alla revisione delle liste elettorali e alle relative modalità c'è un pezzo fondamentale del diritto di partecipazione, di contare e di decidere dei cittadini e delle cittadine italiane. Consegno il mio testo e ringrazio il Presidente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Anche io cercherò di essere molto rapido. Questo provvedimento ha ad oggetto la possibilità di consentire al Governo di avere una proroga sui termini già convenuti per legiferare su alcune materie, ovvero riordino del Corpo dei Vigili del fuoco e riorganizzazione delle liste elettorali e dell'elettorato attivo.
Provvedimento semplice, su temi però molto importanti. I Vigili del fuoco, Corpo importantissimo e valoroso che si è distinto sempre per coraggio, per prontezza, per abnegazione, per tecnica e per specializzazione; un Corpo indispensabile, come indispensabile e necessario è il suo riordino, con riferimento sia alla progressione di carriera, sia relativamente al trattamento economico.
L'altra materia è l'adeguamento e l'aggiornamento delle liste elettorali, in linea con un processo di modernizzazione, efficienza e regolarità per garantire la partecipazione alle competizioni elettorali. Naturalmente, centrale diventa il tema della digitalizzazione, evitando anche la continua stampa di tessere elettorali, eccetera. A fronte di materie il cui riordino non possiamo ovviamente ostacolare, il buonsenso e il senso di responsabilità che guida le nostre linee politiche ci impongono di non votare contro. Ovviamente ci asterremo, perché la responsabilità di tempi che si allungano è evidentemente specchio del lavoro non organizzato e non tempestivo dell'Esecutivo e ciò non può essere addebitato a noi. Non voteremo contro perché la tentazione di sottolineare l'incapacità del Governo sui tempi impiegati, che però resta, viene, per quanto ci riguarda, superata dall'esigenza di avere sempre come stella polare i bisogni del nostro Paese e delle nostre comunità. Per tutte queste ragioni ci asterremo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alfonso Colucci, che al momento non è in Aula. Intanto passiamo al deputato Paolo Emilio Russo, che ha chiesto di parlare. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Questo provvedimento rafforza le capacità operative dei Vigili del fuoco, che sono un Corpo benemerito che soccorre e sostiene i cittadini, specie nei momenti più difficili di crisi. Questa legge consentirà l'aggiornamento delle liste elettorali, che vengono finalmente digitalizzate. È una grande, piccola misura che può rendere l'espressione suprema, massima della democrazia, cioè il momento del voto, più rapido, facile e sicuro. La digitalizzazione è un processo nel quale crediamo moltissimo, e sul quale bisogna continuare a investire per rendere più facile la vita dei cittadini e meno costose le strutture dello Stato. Per tutte queste ragioni, il gruppo di Forza Italia voterà a favore del provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Grazie, Presidente. I Vigili del fuoco rappresentano un importante presidio sul nostro territorio; un presidio di sicurezza soprattutto per i cittadini, sia per gli immobili e sia per l'ambiente, di fronte alle tante e nuove emergenze che dobbiamo fronteggiare. Con questo provvedimento diamo una prima risposta organizzativa a una delle loro questioni più importanti. Per questo, la Lega voterà convintamente favorevolmente a questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Voglio innanzitutto annunciare il voto di astensione del gruppo del Partito Democratico. Questo provvedimento riguarda la proroga dei termini di due leggi di delegazione. Si tratta della disciplina in materia di funzioni, compiti e rapporto di impiego del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, dopo il passaggio del rapporto d'impiego dal regime privatistico a quello di diritto pubblico. L'altra proroga dei termini è sulla legge per la revisione del testo unico delle leggi per la disciplina dell'elettorato attivo e per la tenuta e la revisione delle liste elettorali attraverso processi di digitalizzazione.
Ora mi sia concesso, però, Presidente, di fare alcune brevi, anzi brevissime, osservazioni critiche che spiegano il perché del voto di astensione del nostro gruppo. Intanto si tratta di una proroga, la proroga dell'esercizio di una delega al Governo, che aveva già una scadenza che il Governo non ha saputo rispettare. E da questo punto di vista è apparsa prima un po' singolare la richiesta del collega Vinci di invertire l'ordine dei lavori, motivandola proprio con la richiesta di un'urgenza di una proroga, che, se fosse stata così urgente, probabilmente non saremmo qui a votare la proroga di un provvedimento di proroga.
L'altra considerazione, Presidente, è che nella XIX legislatura questo Parlamento ha approvato ben 22 leggi di delega complessive, che conferiscono, quindi, deleghe al Governo. Alcune sono deleghe, altre sono proroghe di deleghe già esistenti e altre, ahimè, sono proposte di legge presentate dalle opposizioni e svuotate dei loro contenuti e trasformate dalla maggioranza in deleghe per il Governo.
Una prassi che, anche in questa occasione, io voglio assolutamente stigmatizzare. L'altro punto è che spesso queste deleghe che vengono conferite al Governo, il Governo, poi, non le esercita, come in questo caso. Chiede ulteriore tempo rispetto al tempo che era già concesso per poterle esercitare. Questo dimostra un modo, secondo noi, davvero raffazzonato di legiferare; un modo che rincorre le scadenze e che, invece, non mette a sistema e non ha visione nei processi legislativi.
A questo si aggiunga anche il record di decretazione di urgenza che questo Governo è riuscito ad ottenere e l'accentramento nelle mani del Governo di una funzione che dovrebbe essere funzione legislativa, e anche quando le norme provengono dal Governo con leggi delega e passano al Parlamento, molte volte la discussione è talmente blindata che non è data al Parlamento la possibilità nemmeno di apportare emendamenti.
Questo, purtroppo, è successo anche su una legge costituzionale, lo ricorderanno bene i colleghi, sulla separazione delle carriere, che, per fortuna, ci ha pensato poi il referendum popolare a sottolineare come almeno sulle leggi costituzionali sarebbe opportuno coinvolgere e far funzionare bene il potere legislativo del Parlamento. Ora, noi ci auguriamo che su questo provvedimento si proceda diversamente, anche perché si tratta di due questioni importanti: le liste elettorali e, soprattutto, i Vigili del fuoco. Ora, sui Vigili del fuoco voglio dire due parole in più.
Noi pensiamo che sia necessario riorganizzare questo Corpo a 170 anni dalla fondazione. Mi sia anche permesso, con questa occasione, di esprimere il grande sentimento di gratitudine per il lavoro che i Vigili del fuoco svolgono con grande professionalità, dai piccoli interventi alle grandi emergenze e alle grandi catastrofi , le alluvioni, i terremoti, gli incendi. Ed è un lavoro che svolgono non solo con grande professionalità, ma con grande umanità di tutto il personale dei Vigili del fuoco, che è sempre pronto a intervenire per sostenere le popolazioni colpite.
Però è evidente che non bastano le pacche sulle spalle e non bastano gli applausi quando intervengono in situazioni delicate; bisogna velocizzare i percorsi interni per le loro progressioni di carriera, per il trattamento economico e, aggiungo, anche pensionistico del personale, come dovrebbe fare questa legge delega. Aggiungo che servono interventi urgenti anche per risolvere la grande questione aperta, ossia la carenza del personale, che oggi è sottodimensionato, e, in particolar modo, del personale specialista. Questo serve anche per garantire l'efficienza del loro lavoro e la possibilità di intervenire tempestivamente.
Noi, su questo, abbiamo più volte presentato interrogazioni come gruppo del Partito Democratico, però non ci è ancora stata data risposta. Così come abbiamo presentato altre interrogazioni su un tema che a noi sta molto a cuore e che, in parte, sta anche all'interno di questa delega, che ha a che fare con la tutela della salute del personale dei Vigili del fuoco; abbiamo più volte chiesto di rendere pubblico lo studio relativo all'esposizione dei PFAS, avviato dal Dipartimento dei Vigili del fuoco in collaborazione con l'Università di Bologna, visto che alcune categorie professionali, fra cui i Vigili del fuoco, risultano particolarmente esposte a queste sostanze, che provocano, ahimè, effetti nocivi sulla salute umana.
Questo io credo che sia il motivo che debba spingere, questa volta sì, all'urgenza nell'emanare questo provvedimento e mi auguro che questo Parlamento non sia coinvolto un'ulteriore volta per prorogare i termini di questioni che è diventato necessario affrontare .
PRESIDENTE. Recuperiamo, in via del tutto eccezionale, l'intervento del collega Alfonso Colucci per un numero di minuti che sia compatibile, perché l'abbiamo chiamata, e quindi, in teoria, dovrebbe essere decaduto. Però, insomma, è già accaduto altre volte e quindi volentieri la ascoltiamo.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Questo è anche un effetto dell'inversione continua dell'ordine dei lavori che produce queste anomalie. Presidente, colleghe e colleghi, il provvedimento che votiamo oggi è un provvedimento breve; si tratta di due articoli di poche righe, due proroghe di termini per l'esercizio di deleghe legislative di competenza del Ministero dell'Interno. Così le Camere vengono chiamate a concedere altro tempo, quando, invece, dovrebbero entrare nel merito di scelte che incidono direttamente sull'organizzazione dello Stato e sui diritti dei cittadini. È un metodo che è già noto a questa Assemblea: delega, rinvio, proroga e così via.
Il primo articolo contiene una proroga che riguarda la delega in materia di funzioni, compiti e ordinamento e il rapporto di impiego del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco; proprio quel Corpo che oggi viene ricordato solo dopo le emergenze. Una riforma che riguarda i Vigili del fuoco avrebbe meritato, invece, serietà, tempi certi e risorse adeguate, in modo da dare al Corpo la possibilità di operare prima, durante e dopo le emergenze. Siamo in una fase in cui i cambiamenti climatici moltiplicano gli eventi estremi, la fragilità del territorio e i rischi per le comunità aumentano e la transizione energetica pone questioni nuove di sicurezza, prevenzione, intervento e formazione. E davanti a questo scenario servirebbero organici adeguati, mezzi moderni, presidi territoriali, sicurezza sul lavoro, formazione continua e risorse vere.
Il secondo articolo di questo provvedimento riguarda la proroga della delega per la revisione del testo unico in materia di elettorato attivo e di tenuta e revisione delle liste elettorali: si tocca il diritto di voto, il cuore della democrazia rappresentativa. È vero, lo condividiamo, il sistema va aggiornato. Le liste elettorali, l'iscrizione degli elettori, l'integrazione con l'Anagrafe nazionale della popolazione residente, la digitalizzazione delle procedure, tutto questo potrebbe aiutare i comuni a ridurre gli adempimenti inutili e rendere più efficiente l'amministrazione, ma questo provvedimento riduce il diritto di voto ad una questione di mera gestione informatica, Presidente, e questo è molto, molto grave.
Una maggioranza seria, quando chiede una delega, sa come esercitarla, in quali tempi, con quali effetti sugli uffici, sui comuni, sulle procedure e sui cittadini, ma questa maggioranza arriva a ridosso delle scadenze e chiede al Parlamento di mettere una toppa, l'ennesima toppa ancora una volta, e alla fine il prezzo lo pagano i cittadini, i lavoratori della pubblica amministrazione, gli enti locali, i comuni, cioè il livello istituzionale più vicino alle persone. Questo testo conferma, quindi, un metodo che noi contestiamo: deleghe ampie, Parlamento marginalizzato, tempi non rispettati, proroghe chieste come atti dovuti, nessuna vera assunzione di responsabilità politica.
Noi, Presidente, e qui concludo, ci asterremo, come MoVimento 5 Stelle, perché noi sappiamo distinguere le esigenze dello Stato dagli errori di chi oggi lo governa. I Vigili del fuoco meritano attenzione vera, non bastano le proroghe. Il diritto di voto merita garanzie, mentre la vostra è semplice improvvisazione. Il Parlamento merita rispetto e non può essere convocato solo per concedere altro tempo a chi quel tempo non sa gestirlo.
Per tutte queste ragioni, annuncio il voto di astensione del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Urzi'. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO URZI'(FDI). Grazie, Presidente. Provvederò a depositare la relazione, però non posso esimermi dal fare due brevissime considerazioni.
Innanzitutto, questo provvedimento è necessario e urgente, non è un atto squisitamente formale, ma è importante per garantire il completamento di una politica di intervento strutturale di sostegno rispetto a ciò di cui anche molti colleghi dell'opposizione hanno parlato, ma, evidentemente, non cogliendo sino in fondo il senso della responsabilità di questo Parlamento, che è di garantire la continuità dei percorsi.
Questo provvedimento serve, per esempio, a recepire anche istanze sindacali grazie alle quali sarà possibile mettere in circuito un ulteriore pacchetto fino a 20 milioni di euro nella proiezione verso il 2028. Quindi, complessivamente, 56 milioni annui, e tutto ciò, evidentemente, serve a dare un sostegno concreto alle politiche di rafforzamento rispetto al ruolo di quella struttura, di quella realtà importante, i Vigili del fuoco, che sono il presidio rispetto alle emergenze quotidiane, ma anche nelle sfide ambientali del nostro tempo, di fronte alle catastrofi. Chi è in prima linea e si pone al servizio della comunità ha il diritto di poter contare su un Governo che attraverso questa legge delega avrà la possibilità di mettere in circuito positivamente gli investimenti sino a questo momento avviati.
Poi c'è l'altro capitolo - e concludo, Presidente - che è quello della digitalizzazione, dell'innovazione, anche nel campo delle liste elettorali. È un provvedimento atteso, evidentemente si è persa anche la lettura perfetta, precisa e puntuale delle ragioni di questo provvedimento, utili a permettere un intervento da parte degli enti che sovraintendono alle liste elettorali in periodi nei quali non saranno gravati da turni elettorali. Quindi, a maggior ragione, questo provvedimento risulta utile, necessario e - posso anche ribadire quello che è stato già detto dal collega Vinci - urgente.
Grazie, Presidente e grazie anche al Sottosegretario Prisco per l'attenzione con cui ha accompagnato tutto questo percorso. Grazie, Presidente.
Annuncio il voto favorevole ovviamente del gruppo di Fratelli d'Italia.
PRESIDENTE. È autorizzato alla consegna. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2865: S. 1781 - "Proroga di termini per l'esercizio di deleghe legislative di competenza del Ministero dell'interno" .
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 4 giugno 2026, il deputato Erik Umberto Pretto ha comunicato di dimettersi dal gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier chiedendo di essere conseguentemente iscritto al gruppo parlamentare Misto.
PRESIDENTE. Comunico che la Giunta delle elezioni, nella seduta del 4 giugno 2026, ha verificato non essere contestabili le elezioni dei seguenti deputati: VIII Circoscrizione - Veneto 2: collegio uninominale n. 01-Rovigo: Alberto Di Rubba; collegio uninominale n. 02-Selvazzano Dentro: Giulio Centenaro.
Concorrendo negli eletti le qualità richieste dalla legge, la Giunta ha, pertanto, deliberato di proporne la convalida.
Do atto alla Giunta di queste proposte e dichiaro convalidate le suddette elezioni.
PRESIDENTE. Avverto che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito dell'esame degli ulteriori argomenti con votazioni è rinviato ad altra seduta.
Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 12,50 con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, la Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, il Ministro dell'Economia e delle finanze e il Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.
Invito gli oratori a un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. La deputata Ravetto ha facoltà di illustrare l'interrogazione Ziello ed altri n. 3-02706, di cui è cofirmataria.
LAURA RAVETTO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Ministro, la componente straniera in Italia è dell'8,5 per cento rispetto ai residenti. Eppure, le assegnazioni di alloggi di edilizia residenziale pubblica sono superiori a favore degli stranieri rispetto agli italiani del 40 per cento in alcune aree territoriali, con picchi del 50 per cento in alcuni comuni. Questo per via dell'applicazione dei criteri, che sono per lo più quelli dell'ISEE o del numero di figli, che vanno tutti a favore dei non comunitari o neo-comunitari.
Ora, il Governo potrebbe pararsi dietro le argomentazioni che questa assegnazione compete alle regioni; tuttavia, sappiamo bene che in realtà è lo Stato che ha la competenza esclusiva delle linee guida nell'individuazione dei criteri, competenza che è stata rafforzata dalla Consulta, la quale non ha escluso l'applicabilità di criteri più stringenti, alternativi, come la continuità lavorativa, retributiva o fiscale.
Quindi, con questo siamo a chiederle quali iniziative urgenti intenda adottare il Ministero per trovare dei criteri che riequilibrino questa disparità di assegnazione a sfavore dei cittadini italiani .
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie. Proprio stamattina stavo lavorando con i tecnici del Ministero per il Piano casa. È imminente la nomina del commissario e l'obiettivo è, entro un anno, di mettere sul mercato 60.000 alloggi popolari ad oggi inutilizzati. È il più grande intervento riservato all'edilizia residenziale pubblica e sociale degli ultimi decenni.
Per quello che riguarda le graduatorie, come lei ricordava, le competenze sono divise fra comuni e regioni, e da autonomista, ovviamente, rispetto le autonomie locali e non voglio centralizzare nulla. Dove governano la Lega e il centrodestra sono state approvate diverse leggi regionali, come di competenza, per dare una priorità a chi da più anni è residente o cittadino.
Ebbene, la Consulta, purtroppo, la Corte Costituzionale - “purtroppo” lo dico io, perché qualcuno sarà contento a sinistra - in 6 successive sentenze riguardanti le legislazioni delle regioni Liguria, Veneto, Piemonte, Toscana, Friuli-Venezia Giulia e della provincia autonoma di Trento ha bocciato i criteri della cittadinanza e della residenza da più anni per dare una priorità nell'assegnazione.
Siccome l'obiettivo è agevolare chi vive da più tempo in Italia e da più tempo in Italia ha pagato le tasse e ha pagato quelle case, le regioni, di cui è la competenza, stanno già lavorando. Cito la regione Friuli-Venezia Giulia, con il disegno di legge n. 80 del 2026 per l'edilizia convenzionata, presentato in consiglio regionale proprio lo scorso 24 aprile, per valorizzare come criterio la data più antica di presentazione della domanda, quindi bypassando, con la data di prima presentazione della domanda, i criteri bocciati dalla Consulta della cittadinanza e della residenza da più tempo. Quindi, si suppone che chi ha presentato la domanda da più tempo ed è in graduatoria da più tempo sia residente sul territorio da più tempo.
Il tema è di primario interesse anche per altre regioni, come la Lombardia e il Veneto, sempre amministrate dalla Lega e dal centrodestra.
Non escludo che ci possano essere delle linee guida, ripeto, in ossequio delle sentenze della Consulta anche a livello nazionale. Resta fermo l'impegno straordinario posto in essere da questo Governo con il decreto-legge sul Piano casa di cui facevo cenno.
Ultima riflessione: questo Governo, per la prima volta, prevede un budget per il pagamento dell'affitto per i genitori separati che perdono l'alloggio dopo la separazione o il divorzio. Ho chiesto ai tecnici di eliminare il concetto dell'ISEE per la concessione di questi requisiti, mettendo la dichiarazione dei redditi, per eliminare qualche furbetto che altrimenti ne approfitta. Quest'anno conto di dare i primi 5.000 assegni ai genitori separati per il pagamento dell'affitto, affinché riconquistino dignità e la possibilità di vedere i figli nel fine settimana .
PRESIDENTE. Il deputato Ziello ha facoltà di replicare.
EDOARDO ZIELLO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la normativa è statale. Le linee guida permetterebbero a lei di invitare i presidenti di regione - lei ne ha elencati diversi - a inserire dei criteri per l'attribuzione dei punteggi funzionali alla formazione di graduatorie pubbliche per garantire una priorità e una premialità ai cittadini italiani. Può farlo direttamente lei, inviando linee guida, visto che le ultime, quelle che ho in mano risalgono al 2008, signor Ministro.
È una vergogna da questo punto di vista, senza contare il fatto che la giurisprudenza della Corte costituzionale, con sentenza n. 44 del 2020, le dice una cosa diversa rispetto a quello che le hanno scritto i suoi tecnici del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Dice che la residenza non può essere inserita come condizione di accesso per fare domanda, ma può essere utilizzata per dei criteri premiali per l'attribuzione di punteggi per quelle famiglie italiane che attendono da tanti anni un posto tra i primi posti delle graduatorie pubbliche, e invece, per colpa sua e della sua assoluta inefficacia da un punto di vista politico, si vedono sempre superare da cittadini stranieri.
Vado oltre, Ministro. Pensavamo che in questi 4 anni lei avesse fatto un lavoro certosino al Ministero, funzionale a premiare i cittadini italiani che aspettano da anni l'assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica. Eppure, non ha fatto niente. Io mi ricordavo un Salvini che riempiva le piazze - un tempo, ovviamente – con lo slogan “prima gli italiani”, portando il partito che lei guida a oltre il 30 per cento dei consensi. Adesso quella percentuale ce l'hanno in alcuni comuni delle regioni che lei ha citato all'interno delle graduatorie pubbliche.
Ecco, per noi di Futuro Nazionale con il generale Vannacci gli italiani devono essere messi veramente, prima di tutto, all'interno delle graduatorie pubbliche, cosa che lei non sta facendo, e noi le staremo addosso, con il fiato sul collo, perché la staneremo anche su questa ulteriore dimostrazione di incoerenza .
PRESIDENTE. Il deputato Zaratti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02707 .
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro, con avviso pubblico del 29 maggio 2025, il suo Ministero ha avviato la procedura di gara per l'affidamento in concessione del corridoio intermodale Roma-Latina. Al paragrafo 7 si prevede che, se il promotore ovvero il proponente non risultasse aggiudicatario, potrà esercitare entro 15 giorni il diritto di prelazione. Come lei sa, il nostro Paese è già in procedura di pre-infrazione da parte della Commissione per quanto riguarda l'autostrada A22, ritenendo illegittima questa procedura.
Noi le vogliamo chiedere se lei non intenda esercitare quel processo di proporre l'annullamento in autotutela di questa gara, proprio perché ormai sia la Corte di giustizia europea, sia la Corte dei conti e sia il Consiglio di Stato si sono già espressi in merito .
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie. No, non intendiamo assolutamente annullare la gara. Il collegamento Roma-Latina rappresenta una delle infrastrutture più attese e strategiche per tutto il Lazio e per l'intero sistema della mobilità del Centro Italia.
Per troppo tempo cittadini, lavoratori e imprese hanno dovuto fare i conti con ritardi, rinvii e occasioni mancate. Come Ministro delle Infrastrutture, ho sempre considerato prioritario questo intervento, che, infatti, risulta inserito tra gli investimenti prioritari di interesse nazionale ed è affidato a un commissario straordinario, il dottor Mallamo, che ringrazio per l'enorme lavoro che ha fatto e che farà. Ricordo, a questo proposito, che la legge di bilancio per il 2026 ha rafforzato il ruolo del commissario straordinario, attribuendogli espressamente anche la gestione delle procedure di affidamento relative al collegamento Roma-Latina mediante finanza di progetto.
In coerenza con tale quadro normativo, a seguito della presentazione di una proposta per la progettazione e la realizzazione della gestione dell'opera in regime di finanza di progetto e della verifica di interesse pubblico dell'iniziativa, il MIT ha pubblicato, in data 29 maggio 2025, un avviso avente carattere esclusivamente esplorativo, finalizzato a verificare l'eventuale interesse del mercato alla presentazione di ulteriori proposte. In esito a tale avviso, sono pervenute altre due proposte da parte di operatori economici. Al momento, pertanto, non è stato ancora pubblicato alcun bando di gara. Siamo in una fase preliminare prevista dal codice dei contratti pubblici, finalizzata a individuare la soluzione migliore.
Col decreto n. 1 del 2026 del commissario straordinario, infatti, è stata nominata la commissione incaricata di valutare le proposte presentate sotto il profilo della fattibilità, della sostenibilità economico-finanziaria e della loro coerenza con l'interesse pubblico. La valutazione comparativa delle alternative progettuali non rappresenta un rallentamento del percorso, ma una garanzia di serietà e trasparenza dal punto di vista infrastrutturale. La commissione incaricata concluderà i lavori ed è prevista entro la fine del prossimo mese di luglio questa scadenza. Solo all'esito di questa fase, se sarà individuata una proposta coerente con gli obiettivi dell'intervento, si procederà alla pubblicazione del bando di gara. Tutto ciò avverrà nel pieno rispetto della normativa e della giurisprudenza nazionale ed europea, compresa la questione relativa al diritto di prelazione oggetto del quesito dell'interrogante.
D'altronde - ci tengo a sottolinearlo e vado a chiudere - la pronuncia non ha inibito la prosecuzione di tante iniziative di in corso e sul tema il Ministero è al lavoro, insieme alla Presidenza del Consiglio, per recepire al più presto con modifiche normative gli effetti della pronuncia della Corte di giustizia. La Roma-Latina non è soltanto una strada: è un'infrastruttura che significa più sicurezza per chi ogni giorno si sposta per lavoro e una nuova prospettiva di crescita per tutto l'Agro Pontino.
PRESIDENTE. Il deputato Zaratti ha facoltà di replicare.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente. Proprio perché siamo in una fase preliminare, signor Ministro, sarebbe necessario correggere errori evidenti che ci sono in questa procedura che è appena iniziata.
Io le voglio ricordare, insomma, che non soltanto la Corte di giustizia europea, ma anche la Corte dei conti, con deliberazioni del 14 e 15 febbraio 2026, ha stabilito che il diritto di prelazione del non può essere riconosciuto neppure nelle procedure già avviate e si avvisano le stazioni appaltanti di disapplicare la norma, in applicazione del principio del primato del diritto dell'Unione. Quindi, le amministrazioni e i giudici nazionali sono tenuti, appunto, a disapplicare questa norma.
Del resto, le voglio dire che non siamo nel merito della discussione sulla Roma-Latina. Quello è un altro discorso e lo faremo in altre occasioni. Qui si tratta semplicemente di verificare se le procedure, che state mettendo in atto, sono compatibili o meno.
Del resto, lei stesso, rispondendo alle contestazioni fatte dall'Unione europea per la pre-infrazione DLGE (2026) 11231, alla domanda dell'Unione europea risponde esattamente in questo modo. La domanda è: le autorità italiane possono illustrare come intendano procedere? Lei risponde: Ai fini del prosieguo della procedura di gara, si conferma che la lettera di invito, da inviare ai quattro operatori economici prequalificati dopo l'acquisizione del parere CIPESS (stiamo parlando dell'autostrada A22) sullo schema di concessione, sarà predisposta in stretta aderenza ai contenuti della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. La medesima, pertanto, non prevederà il riconoscimento del diritto di prelazione in favore del promotore non aggiudicatario.
Lo dice lei. Lei dovrebbe sapere quello che ha detto all'Unione europea e dovrebbe essere coerente su questo. Quindi, è del tutto evidente che la procedura di gara iniziata sul corridoio Roma-Latina, che prevede all'articolo 7 il diritto di prelazione, va modificato e va cancellato, difendendo gli interessi nazionali, caro Ministro, cosa che lei troppo spesso si dimentica di fare .
PRESIDENTE. Il deputato Bagnasco ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02708 .
ROBERTO BAGNASCO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, in Liguria c'è un'opera che da troppo tempo vive sospesa tra annunci, aspettative e rinvii: è il tunnel Rapallo-Fontanabuona. Qualche anno fa - tanti, il 1995 - ero sindaco di Rapallo ed era uno dei temi sul quale si discuteva; non solamente, naturalmente, a Rapallo, ma su tutto il territorio. Questo per far comprendere le tempistiche di quest'opera.
Parliamo di un collegamento quindi atteso da un intero territorio, sul quale si era trovata la convergenza - ed è un fatto per lei che ha una grande esperienza - di tutte le cittadine e i paesi del territorio. Non c'è stata alcuna contrarietà sul modo di fare questo tipo di collegamento e su dove sarebbe dovuto uscire. Quindi sembrava ovviamente tutto risolto ed è stato considerato strategico per unire la costa all'entroterra…
ROBERTO BAGNASCO(FI-PPE). …migliorare la sicurezza della viabilità e sostenere lo sviluppo economico di una delle aree più dinamiche della nostra regione. Eppure, nonostante gli impegni assunti e i passi avanti compiuti negli ultimi anni - e di questo devo darne atto…
ROBERTO BAGNASCO(FI-PPE). Chiudo. …devo darne atto - sia da parte del Governo, sia da parte del Vice Ministro Rixi, sia da parte, anche o soprattutto, della nostra regione, nonostante questi passi avanti compiuti, siamo ancora al punto di prima, almeno sul piano effettivo. E continuiamo a non avere una risposta definitiva sui tempi e sulle risorse necessarie per trasformare questo progetto in un cantiere reale.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. Ringrazio l'interrogante per il quesito su un'opera strategica. Mi permetto però di partire da un dato di fatto: nell'interrogazione lei fa riferimento a presunte incertezze sullo stato dell'opera, sulle tempistiche e sul percorso amministrativo. È vero esattamente il contrario. Quindi, se lei voleva stimolare, bene: lo stimolo viene raccolto.
I presupposti di partenza sono totalmente errati. Il progetto del collegamento Rapallo-Fontanabuona ha infatti compiuto, negli ultimi mesi, passi concreti e decisivi che vado a dettagliare nel minuto e mezzo che mi viene concesso. Autostrade per l'Italia ha trasmesso il progetto aggiornato, recependo le prescrizioni del Consiglio superiore dei lavori pubblici e le osservazioni emerse durante la consultazione pubblica. Successivamente, il Ministero ha rilasciato il nulla osta per l'avvio delle procedure necessarie alla Conferenza dei servizi.
L'elemento più rilevante è che il 29 aprile scorso si è conclusa positivamente la Conferenza dei servizi su tutto il territorio. Si tratta di un passaggio fondamentale, perché sostituisce tutti gli atti di assenso richiesti, determina la localizzazione dell'opera e consente la realizzazione dell'infrastruttura, anche in variante agli strumenti urbanistici.
Non siamo quindi di fronte a un progetto fermo ed incerto, ma a un'opera che ha già superato una delle fasi più complesse del proprio iter autorizzativo. Attualmente la concessionaria sta predisponendo il progetto esecutivo, recependo le osservazioni formulate da tutti gli enti coinvolti. L'invio al Ministero di questo progetto è previsto entro ottobre di quest'anno. Successivamente saranno completate le procedure di approvazione ed entro l'anno 2026 potrà essere avviata la gara per l'affidamento dei lavori. Anche sotto il profilo delle tempistiche esiste quindi un cronoprogramma definito e trasparente.
Proprio per accelerare ulteriormente la realizzazione dell'opera e ridurre al minimo i tempi tra la conclusione dell'iter autorizzativo e l'apertura dei cantieri, il Ministero sta valutando, d'intesa con i soggetti competenti, tutte le soluzioni consentite dall'ordinamento, compresa l'ipotesi di affidare alcune lavorazioni attraverso strumenti . Anche di questo ho parlato ieri con il governatore Bucci e il Vice Ministro Rixi che sono assolutamente operativi e sul pezzo. L'obiettivo è chiaro: anticipare quanto più possibile l'avvio delle attività operative e creare le condizioni affinché i lavori possano essere cantierizzati entro l'inizio del prossimo 2027, dando finalmente una risposta concreta a un territorio che attende questa infrastruttura da troppo tempo.
Quanto al coinvolgimento del territorio esso non rappresenta un obiettivo futuro, ma una realtà già concretamente perseguita.
In conclusione, il Governo conferma il massimo impegno per la realizzazione di un'infrastruttura attesa da decenni. Dopo anni di discussioni e di polemiche, oggi esistono autorizzazioni, procedure concluse e un percorso amministrativo chiaro che sta portando l'opera finalmente verso la fase realizzativa. Più chiaro di così non potevo essere .
PRESIDENTE. Il deputato Bagnasco ha facoltà di replicare. Mi raccomando i tempi.
ROBERTO BAGNASCO(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Sì, mi scuso e cercherò di recuperare il tempo che ho perduto prima, ma l'interesse nei confronti di quest'opera è talmente forte che, evidentemente, fa perdere anche un pochino la cognizione del tempo.
Avrei voluto finire il mio intervento dicendo che volevo chiedere al Ministro di indicare con chiarezza le risorse disponibili e il cronoprogramma per l'avvio dei lavori. Il Ministro mi ha risposto. Il cronoprogramma non l'ha dettagliato, ma, comunque, è stato abbastanza preciso e puntuale.
Sta di fatto che il mio intervento - come il Ministro può avere compreso tranquillamente - non era certo critico, ma era la volontà forte, non solo mia, ma di tutto il territorio, non solo della maggioranza, che in qualche modo rappresento, ma anche delle minoranze che, devo dire, su questo tema, almeno a parole si sono trovate d'accordo.
La differenza tra noi e quelli che c'erano precedentemente è che le minoranze erano d'accordo, ma facevano poco o niente. Il nostro Governo ha fatto molto, come ha fatto molto anche la regione Liguria per cercare di arrivare in fondo. Però le difficoltà ci sono. L'idea è di andare avanti, me ne rendo conto.
Non mi ha risposto precisamente solo su un fatto, sulla questione economica, che è un fatto di non poco Ebbene, spero e mi auguro che anche questo sia completamente definito. Ovviamente l'augurio è che… Io qui ci sto ancora un anno e qualcosa, un anno e sei mesi, perché questo è il termine della legislatura.
ROBERTO BAGNASCO(FI-PPE). Non vorrei dover ritornare qui solamente per indicare ancora al Ministro che non abbiamo fatto le cose, ma sono sicuro che questo non succederà, signor Ministro.
PRESIDENTE. La deputata Pastorella ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02709 .
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, in Italia mancano 20.000 autisti di camion e almeno 7.000 di autobus, ad essere ottimisti. E questo, ovviamente, implica rischi per la capacità del sistema nazionale del trasporto di passeggeri e merci.
Sono tantissime le azioni che il Governo potrebbe fare per compensare, alcune sono più complesse e di lungo termine, altre più facili e immediate. E in quest'ultima categoria ricade aggiornare una legge del 1995 che impedisce la formazione a distanza per il conseguimento della patente. Cioè, facciamo le operazioni chirurgiche a distanza, ma la teoria per la patente no.
La domanda, Ministro, quindi è questa: quando eliminerà questo assurdo divieto in modo da ampliare l'accessibilità dei corsi e ridurre anche i costi?
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. Grazie per l'interrogazione, perché il tema della sicurezza stradale è assolutamente fondamentale.
Sono usciti i dati della Polizia stradale e dell'Arma dei carabinieri per i primi cinque mesi di quest'anno e continua il calo del numero di morti dall'approvazione del nuovo codice della strada. Speriamo sia una tendenza costante.
La formazione dei futuri conducenti - e siamo al tema - è una responsabilità enorme. Da essa, appunto, dipende la sicurezza di milioni di persone che ogni giorno viaggiano e lavorano su strada. Non è un'attività qualunque, non può essere improvvisata. Servono professionalità vere, controlli rigorosi e un percorso formativo che non lasci zone d'ombra.
Il ruolo delle autoscuole, da questo punto di vista, è strategico e determinante. Ricordo che sono circa 6.700 i soggetti formatori presenti nel Paese che ogni anno impartiscono circa 120.000 corsi per patenti A e B e 15.000 corsi per patenti superiori e professionali.
Per quanto riguarda il tema da lei posto relativo all'utilizzo di strumenti digitali nelle autoscuole, ricordo che la normativa vigente allo stato attuale, come lei ricordava, non consente l'impiego di tali modalità. Nella consapevolezza, però, dell'importanza delle semplificazioni amministrative per le imprese e i cittadini, abbiamo in ogni caso voluto inserire il tema da lei citato nell'ambito della delega per la revisione complessiva del codice della strada.
Ricordo che sulla delega è all'esame del Senato il disegno di legge di proroga, già approvato da questo ramo del Parlamento. In questo contesto, stiamo lavorando all'aggiornamento di tutte le regole con un principio semplice e di buonsenso: semplificare e innovare senza però abbassare la qualità della formazione, né mettere a rischio la serietà delle autoscuole autorizzate.
Per garantire standard elevati, percorsi tracciabili e controlli efficaci stiamo portando avanti un confronto costante con le associazioni del settore - e il suo contributo, ovviamente, sarà il benvenuto -, perché chi lavora ogni giorno nelle autoscuole conosce meglio di chiunque altro i problemi, le esigenze degli utenti e le soluzioni percorribili. Ascoltare questi operatori non è un atto formale, è il modo più serio per costruire regole concrete, applicabili, utili e davvero condivise. L'obiettivo è raccogliere indicazioni chiare sulle innovazioni funzionali, che, attraverso l'utilizzo di strumenti digitali da lei ricordati, possano favorire la frequenza dei corsi di formazione del più alto numero di utenti, assicurando però - e lo ribadisco - nel contempo tracciabilità e trasparenza delle attività formative.
Da un lato, vi è, infatti, una forte esigenza di semplificazione delle regole per favorire l'accesso ai titoli abilitativi e da parte dei soggetti interessati al conseguimento di una patente a uso professionale - gli autisti di tir, di cui lei parlava -, dall'altro, serve garantire l'insegnamento a distanza, prevenendo comportamenti irregolari e assicurando, in ogni caso, che la formazione resti nelle mani di professionisti qualificati.
PRESIDENTE. La deputata Pastorella ha facoltà di replicare.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Ministro. Io apprezzo che lei apprezzi il mio contributo, ma in realtà questa richiesta non viene tanto da Azione, non solo da Azione, ma viene anche dalle stesse scuole guida che, in un protocollo firmato proprio qui alla Camera la settimana scorsa, hanno chiesto con forza quello che, tra l'altro, la sua maggioranza ha più volte richiesto con emendamenti a vari decreti.
Quindi direi che siamo tutti concordi sul fatto che questa innovazione deve accadere, proprio per evitare quello che dice lei, cioè quelli che non vanno a fare l'con le scuole guida vanno sulle , sui video disponibili , con risultati che ovviamente sono subottimali.
La domanda è: perché siamo ancora qua? Il codice della strada è stata un'occasione persa su tanti fronti dell'innovazione, penso alla guida autonoma, ai simulatori, dove ci siamo lasciati passare sotto un sacco di occasioni. E per questo, ancora una volta, siamo alla proroga della delega che forse eventualmente arriverà.
Io mi aspettavo, auspicavo una tempistica, qualche tipo di data per sapere quando questo sarà sdoganato, pur - lo ripeto - mantenendo tutti gli standard di sicurezza. E non è solo questione di poter formare più autisti. Pensiamo anche agli istruttori di scuola guida che, in questa maniera, potranno liberare del tempo per andare magari a fare più pratiche. E poi pensiamo anche a tutte le altre innovazioni.
Io mi auguro che, se si andrà a rivedere il tema della scuola guida e del conseguimento delle patenti, si ascolteranno anche altre richieste, per esempio il conseguimento di patenti in lingua inglese o spagnola che possono, ancora una volta, ampliare la platea di autisti di cui abbiamo disperatamente bisogno.
Quindi, se dovete fare questo decreto della proroga della delega, fatelo presto, perché il nostro sistema logistico e di trasporto passeggeri è veramente in sofferenza. Lei lo sa meglio di me, quindi cerchiamo di lavorarci .
PRESIDENTE. Il deputato Casu ha facoltà di illustrare l'interrogazione Sarracino ed altri n. 3-02712 di cui è cofirmatario.
ANDREA CASU(PD-IDP). Signor Ministro, di fronte alle calamità naturali, alle conseguenze del surriscaldamento globale, agli effetti della frusta climatica che trasforma sempre più spesso improvvise precipitazioni in emergenze, non esistono confini regionali.
La destra al Governo non solo nega il cambiamento climatico, presta il fianco alla disinformazione, non garantisce le risorse e gli interventi necessari a prevenire il dissesto idrogeologico, adesso rischia anche di compromettere un'eccellenza del nostro Paese: la Protezione civile.
Noi le chiediamo se si renda conto che rinunciare alle sue deleghe in quattro regioni serve solo a nutrire la propaganda della maggioranza. La vostra ossessione di spaccare l'Italia, il vostro fallimento sull'autonomia differenziata non lo devono pagare i territori nel momento dell'emergenza.
Non vi permetteremo di dividere, anche su questo cruciale fronte, gli italiani in cittadini di serie A e cittadini di serie B .
PRESIDENTE. Il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, ha facoltà di rispondere.
NELLO MUSUMECI,. La ringrazio, signor Presidente.
Innanzitutto, occorre una precisazione. Gli schemi di intesa preliminare, di cui parla l'onorevole interrogante, riguardano esclusivamente le emergenze di rilievo regionale, quindi interessano soltanto una parte del territorio nazionale. Si tratta di emergenze diverse da quelle di rilievo nazionale; per le emergenze e per i fenomeni di tale rilevanza nessun potere derogatorio è conferito alle regioni.
Gli schemi di intesa, inoltre, prevedono numerosi limiti di carattere temporale, di carattere sostanziale, di carattere procedurale. In particolare, sul piano procedurale, si impone la preventiva autorizzazione del Consiglio dei Ministri. E, qualora ragioni di comprovata urgenza non consentano di attendere la deliberazione, è richiesto sia il preventivo parere del capo Dipartimento nazionale della Protezione civile, che deve essere comunque sentito al riguardo, sia un'immediata valutazione del Consiglio dei ministri, che può anche negare l'approvazione dell'ordinanza regionale emessa nelle more. Ancora una volta, quindi, si tratta di vincoli funzionali ad assicurare un'uniforme protezione dei beni fondamentali sul piano nazionale. Le ordinanze, peraltro, operano per un tempo non indefinito, ma limitato.
Giova anche ricordare all'onorevole interrogante che la possibilità di applicare l'autonomia differenziata alla materia della Protezione civile è stata prevista dalla riforma costituzionale del 2001, votata dal centrosinistra. Del resto, il collegamento tra unità e indivisibilità della Repubblica da una parte, e l'autonomia delle regioni accresciuta grazie alla differenziazione dall'altra, è assicurato proprio dal principio di sussidiarietà. Tenendo conto di tali considerazioni - per concludere -, nel corso dei negoziati sugli schemi di intesa preliminari sono state acquisite apposite griglie della sussidiarietà, che sono state elaborate sulla base delle caratteristiche della funzione e dello specifico contesto territoriale di riferimento.
Resta ferma, infine, la possibilità di ricordare che analoghe richieste, nell'esercizio della propria autonomia, siano presentate dalle regioni interessate cioè l'esercizio dell'autonomia differenziata non è per tutte le regioni, è facoltativo, è a richiesta Infatti noi la chiediamo. È normale, è facoltativo e non è a tempo indefinito. Laddove il confine e il perimetro del pericolo dovesse andare oltre i vincoli regionali o per la portata stessa del fenomeno, interviene la dichiarazione di stato di emergenza nazionale.
Vogliamo soltanto facilitare le regioni in un intervento tempestivo dal punto di vista amministrativo e operativo, sotto il controllo del Dipartimento nazionale, e sempre per facilitare le prime operazioni di soccorso. Credo che sia un'opera che non può che essere condivisa, anche dall'opposizione.
PRESIDENTE. Il deputato Sarracino ha facoltà di replicare.
MARCO SARRACINO(PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Ministro, quindi lei ha cambiato idea, perché un po' di tempo fa aveva detto altre cose.
Quindi lei, nonostante conosca i rischi dell'autonomia differenziata per il Paese e per il suo Ministero, ha scelto, alla fine, di condividere questa scelta. Perfetto, ma ha capito che da domattina il suo Ministero, Ministro, non esisterà più? Lei non sarà più soltanto un Ministro senza portafoglio, lei sarà un Ministro senza Ministero. Noi abbiamo capito che a qualche leghista evidentemente non interessa, ma quando si verificano, Ministro, fatti come quello di Niscemi o dei Campi Flegrei, quelle sono emergenze nazionali, non sono questioni locali e per gestirle, caro Ministro, c'è bisogno della Protezione civile nazionale.
Lei, Ministro, sta legittimando quei governatori di regione del Nord che già in passato parlavano di voler chiudere i confini regionali. Ma le do una notizia, Ministro: l'articolo 120 della Costituzione stabilisce che le regioni non possono impedire il transito e la circolazione delle persone. Le è chiaro? Non potete ridicolizzare così un'eccellenza nazionale del nostro Paese, come appunto la Protezione civile.
E infine, Ministro, lei come me è un uomo del Sud, ma come fa a tradire così il suo territorio, sostenendo una legge che praticamente legittima l'idea che in Italia esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B, per cui diritti e opportunità dipendono dal luogo in cui si ha la fortuna o la sfortuna di nascere? Con quale coraggio lei sta tradendo la Sicilia, la Campania, la Puglia, tutto il Mezzogiorno? Già sarete ricordati per essere il Governo più antimeridionalista della storia repubblicana.
Si passi una mano sulla coscienza, Ministro, e fermi questa ennesima schifezza contro il Sud e contro l'Italia tutta .
PRESIDENTE. La deputata Carfagna ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02713 di cui è cofirmataria.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signora Ministro, come sappiamo, i sono diventati ormai una componente strutturale nella vita quotidiana dei minori e sappiamo anche che sono stati progettati per creare dipendenza, per tenere letteralmente incollati, ore e ore, i minori agli schermi dei loro . Sappiamo anche i danni che questo provoca sulla loro salute e sulla crescita psicofisica dei minori: ce lo dice una copiosa letteratura scientifica che abbiamo a disposizione.
Le rivolgiamo questa interrogazione, signora Ministro, perché crediamo che il Ministero per le pari opportunità possa e debba farsi capofila dello sforzo parlamentare che serve per arrivare all'approvazione di una buona legge, prima che questa nuova dipendenza crei danni irreversibili anche nel rapporto e nell'approccio delle nuove generazioni al tema della parità e del rispetto della donna: valori che sono minacciati da un uso indiscriminato dei .
PRESIDENTE. La Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, ha facoltà di rispondere.
EUGENIA ROCCELLA,. Grazie, Presidente. Ringrazio anche gli interroganti per aver sollevato una questione così delicata e importante.
L'Italia è stata tra i primi Paesi a porsi il problema della tutela dei minori nell'ambiente digitale. Siamo, per esempio, il primo Paese europeo che si è dotato di una disciplina specifica per impedire ai minori di accedere a siti pornografici attraverso sistemi di verifica dell'età. Questo risultato è stato raggiunto grazie al cosiddetto decreto Caivano, il 15 settembre 2023, mentre l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nel maggio 2025, ha definito il modello tecnico di attuazione.
Va ricordato, però, che una recente sentenza del TAR del Lazio, l'11 marzo 2026, pur confermando la validità dell'impianto elaborato dall'Agcom, è intervenuta con ulteriori e complesse richieste procedurali, che dovranno quindi essere espletate prima di rendere la verifica dell'età pienamente efficace. Intanto, il Dipartimento per la trasformazione digitale è impegnato nello sviluppo di un sistema nazionale di verifica dell'età, concepito nell'ambito del portafoglio digitale italiano, l'IT-Wallet, progettato per risultare interoperabile con il portafoglio digitale europeo.
Questo Governo ha introdotto e rafforzato l'utilizzo del , oggi disponibile gratuitamente, sempre grazie al decreto Caivano, sui nuovi dispositivi elettronici e sui servizi di comunicazione. Si tratta di uno strumento fondamentale, che consente alle famiglie di esercitare una funzione educativa, di accompagnamento e di controllo nell'utilizzo delle tecnologie digitali.
Proprio per valorizzare il fondamentale ruolo educativo dei genitori e della comunità educante, nel 2024 e nel 2025, oltre 100 milioni del Fondo per le politiche della famiglia sono stati destinati anche al finanziamento di attività di formazione digitale e mediatica, con l'obiettivo di garantirne una diffusione il più possibile capillare attraverso i centri per la famiglia.
La protezione dei minori non può però essere affidata esclusivamente a divieti o limitazioni di accesso: la sfida che abbiamo davanti non riguarda solo l'accesso ad alcuni siti o ai . È necessario quindi costruire un vero ecosistema digitale a misura di minore che coinvolga le famiglie, le istituzioni, la scuola, gli operatori tecnologici e anche le piattaforme, e che sia modulato in funzione dell'età e del livello di maturazione dei ragazzi. Vorrei fare un esempio. La modulazione per età, gestita dalle famiglie, è la stessa che adottiamo in tanti altri settori: per esempio, un bimbo di pochi anni può guidare un'automobilina a pedali; poi magari, con qualche anno di più, una piccola vettura elettrica in un parco; a 14 anni può muoversi con un motorino e infine, con la maggiore età, può prendere la patente e avere un'auto propria. L'obiettivo è rendere l'intero spazio digitale più sicuro e più adeguato alle esigenze di crescita delle nuove generazioni.
In questa prospettiva, guardiamo con attenzione anche al lavoro parlamentare in corso. Sono infatti all'esame delle Camere diverse proposte di legge che affrontano il tema della tutela dei minori . Il Governo seguirà con interesse questo confronto, nella convinzione che, su una materia così delicata, sia necessario continuare a rafforzare gli strumenti di protezione, prevenzione ed educazione, mantenendo sempre al centro il superiore interesse dei minori.
PRESIDENTE. La deputata Carfagna ha facoltà di replicare.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. La ringrazio, signora Ministro, per la risposta e anche per l'impegno portato avanti da lei e dal Governo su questo tema. Noi sosteniamo i suoi sforzi, gli sforzi del Governo e pensiamo che si debba fare un passo in avanti.
Come sa, è depositata qui alla Camera, a mia prima firma, e al Senato, a firma della collega Gelmini, una proposta di legge che vuole introdurre un divieto di accesso ai per i minori di 13 anni e un regime speciale, protetto, diversificato, per i minori di età compresa tra i 13 e i 16 anni, attraverso l'attivazione di profili dedicati che prevedono la disabilitazione di quegli algoritmi che creano dipendenze e anche l'introduzione di strumenti di controllo parentale che siano semplici, accessibili ed effettivi. Il tutto reso efficace da un sistema di certificazione dell'età digitale che sia idoneo, effettivo, che funzioni davvero e che superi il meccanismo dell'autocertificazione, che è facilmente aggirabile.
Come lei ha ricordato, ci sono analoghe iniziative depositate da diversi gruppi parlamentari e politici. Noi pensiamo che si debba utilizzare l'ultimo anno di legislatura per approvare una buona legge: ce lo chiedono le famiglie; ce lo chiedono le scuole e gli insegnanti, che vedono i loro sforzi educativi vanificati da quella che si può definire una vera e propria diseducazione digitale.
Concludo, Ministro. Non possiamo consentire che un'intera generazione sia bruciata da una nuova forma di dipendenza e non possiamo consentire passi indietro sul tema della parità e del rispetto delle donne. Lo dico a lei, che si occupa di questi temi, perché in rete circola un'immagine della donna svilente, degradante, umiliante. È una cultura misogina nemica della parità e dell'uguaglianza, che faticosamente abbiamo conquistato con anni e anni di battaglie fuori e dentro il Parlamento.
È il momento di agire adesso, prima che sia troppo tardi.
PRESIDENTE. La deputata Sportiello ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02714 .
GILDA SPORTIELLO(M5S). In poco meno di tre mesi, siamo venuti a conoscenza e abbiamo letto di episodi di violenza con protagonisti minori giovanissimi di 11, 13 e 17 anni. Una docente è stata gravemente ferita, accoltellata. C'è stato un tentativo di accoltellare un altro docente, sempre all'interno di una scuola, davanti a tutti gli altri studenti. Altri minori sono stati indagati per odio razziale: avrebbero incoraggiato azioni violente contro persone migranti e persone LGBTQIA+. Sono stati indagati per detenzione e diffusione di materiale pedopornografico e per detenzione illegale di armi. Un altro minore è stato arrestato, perché progettava una strage a scuola, indiziato per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa e per detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
Ebbene, Ministra, le risposte del Governo sono state sensazionalistiche, propagandistiche, vuote, come al solito, e assolutamente incapaci di cogliere la complessità di questi fenomeni. Quindi, le chiedo: lei, come autorità delegata, cosa sta facendo? Ha capito cosa ci troviamo davanti ?
PRESIDENTE. La Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, ha facoltà di rispondere.
EUGENIA ROCCELLA,. Grazie, Presidente. Il Governo è pienamente consapevole che l'evoluzione delle tecnologie digitali, se da un lato offre straordinarie opportunità di crescita, partecipazione e accesso alla conoscenza, dall'altro comporta rischi concreti legati alla diffusione di contenuti manipolati e all'emergere di nuove forme di violenza. Per questo, la tutela dei minori nell'ambiente digitale è stata una delle nostre priorità.
A questo fine, l'azione di Governo ha previsto strumenti normativi, misure di prevenzione, protezione e supporto psicologico, sostegno alle famiglie, percorsi strutturati di alfabetizzazione digitale e di educazione civica: quindi, un panorama multiplo e complesso di interventi. Come ho già detto nella precedente risposta, l'Italia è stata il primo Paese europeo a introdurre una disciplina specifica per impedire ai minori l'accesso ai siti pornografici attraverso sistemi di verifica dell'età previsti dal decreto Caivano.
Ricordo che la connessione tra violenza contro le donne e frequentazione precoce di tali siti è ormai riconosciuta da numerosi studi internazionali di settore. Sempre nel decreto Caivano è stato inserito anche l'obbligo di fornire gratuitamente la fondamentale opzione di controllo parentale nei nuovi . Il Governo ritiene tuttavia che la tutela dei minori non possa essere affidata esclusivamente a limitazioni di accesso, ma debba fondarsi anche su percorsi di educazione e accompagnamento.
In questa direzione si colloca, tra le tante azioni promosse dal Ministero dell'Istruzione e del merito, per esempio il progetto , così come diverse iniziative di alfabetizzazione digitale rivolte a studenti, docenti e famiglie. A ciò si aggiungono le attività dei centri per la famiglia, per le quali il mio Ministero ha già stanziato 115 milioni, finalizzate anche a promuovere un uso consapevole del digitale, oltre che servizi per l'ascolto e il dedicati sia agli adolescenti che ai loro genitori.
Con la stessa visione si è intervenuti sul sostegno psicologico agli studenti. La legge n. 207 del 2024 ha istituito presso il Ministero dell'Istruzione un fondo dedicato, con una dotazione di 10 milioni di euro per il 2025 e di 18,5 milioni di euro a partire dal 2026 per garantire servizi di supporto psicologico nelle scuole. Anche la piattaforma digitale AscoltaMI offre uno spazio qualificato di ascolto e orientamento, consentendo agli studenti di confrontarsi con professionisti nelle situazioni di difficoltà, fragilità o disagio.
Nell'ambito del Programma nazionale inclusione e lotta alla povertà 2021-2027 il Governo ha dedicato un investimento complessivo di oltre 300 milioni di euro per creare centri di aggregazione gratuiti e sicuri per adolescenti e giovani, con particolare attenzione alle aree più svantaggiate del Paese. Nel breve tempo dedicato alla risposta all'interrogazione non mi è possibile elencare tutti i numerosi interventi del Governo in questo ambito. Le iniziative citate, però, mi sembra già indichino con chiarezza che l'urgenza di affrontare il problema a cui fanno riferimento gli interroganti è pienamente condivisa dal Governo e, soprattutto, che non parliamo di promesse o di progetti futuri, ma di azioni già intraprese e risorse già stanziate, con un percorso che il Governo si impegna a proseguire e rafforzare.
PRESIDENTE. La deputata Sportiello ha facoltà di replicare.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Ministra, glielo dico chiaramente e senza giri di parole: lei non può concedersi il lusso di non sapere, come ha fatto, di che cosa stiamo parlando.
Neanche per un attimo ha parlato di radicalizzazione , perché è di questo che stiamo parlando, è questo il filo rosso che tiene unite le questioni di cui le ho parlato. Allora, sa che giorno è oggi, Ministra? È il 4 giugno. Sa cosa succederà fino a settembre, alla metà di settembre e ad ottobre? Succederà che le scuole saranno chiuse e questi ragazzi cosa pensa che faranno in tutti questi mesi, mentre i genitori sono a lavoro? Cosa pensa che faranno se non possono uscire in strada perché le città sono roventi con il caldo a 40 gradi? Dove andranno se non ci sono spazi e l'istituzione li lascia vuoti perché non li vede, non li pensa e non prende in carico il loro benessere?
Allora, Ministra, io voglio parlare delle cause per cui questi ragazzi poi trovano, all'interno di queste piattaforme, un senso di appartenenza, sviluppano dei legami, decidono di superare prove come l'autolesionismo e le violenze contro gli altri per farsi accettare da quelle comunità e spesso vengono adescati da in cui giocano bambini piccolissimi. Allora, io voglio parlare di cause e voglio parlare anche dei mezzi.
Voglio parlare di un Governo che abbia il coraggio politico di discutere della trasparenza degli algoritmi e di chiedersi perché un ragazzo di 10 anni che si collega su una piattaforma con un algoritmo, di cui non conosciamo il funzionamento, si ritrova a guardare questo materiale. Voglio parlare di responsabilizzazione delle piattaforme, che non possono sempre essere esonerate da quello che è il loro ruolo. Sa cosa mi viene? Mi viene il dubbio che queste sottoculture misogine, neonaziste, suprematiste, fasciste e nichiliste, in fondo in fondo, a una parte di questa maggioranza piacciono e va bene che vada avanti così.
Concludo dicendo che ci vuole la volontà politica, quella che vi è mancata quando il 24 maggio vi ho chiesto di discutere con urgenza di una legge sull'esposizione dei minori ai e questa maggioranza l'ha negata al Parlamento. Le parole le porta via il vento. In 4 anni niente avete fatto e, ancora una volta, l'unica immagine che abbiamo in mente è quella della Presidente Meloni seduta accanto agli oligarchi della Silicon Valley.
È questa la vostra volontà politica, altro che tutela dei minori .
PRESIDENTE. La deputata Gadda ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02715 .
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministro Giorgetti, i cittadini italiani hanno fiducia nel volontariato e nel Terzo settore, tant'è che nel 2025 18.460.316 contribuenti hanno destinato la loro quota del 5 per mille in dichiarazione dei redditi per sostenere queste attività.
Considerate le cifre ammesse, le cifre accantonate per gli enti non ammessi che faranno ricorso, le chiediamo se la quota stabilita dei 610 milioni come tetto è superata e soprattutto cosa intende fare il Governo, perché il 5 per mille è una misura in cui i cittadini italiani credono e sono risorse degli italiani e del Terzo settore. Chiedo come intendete modificarla in modo strutturale perché, appunto, il è ormai evidente rispetto al superamento di questo tetto.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.
GIANCARLO GIORGETTI,. Signor Presidente, onorevole Gadda, l'istituto del 5 per mille dell'Irpef, introdotto nell'esercizio finanziario 2006 e successivamente prorogato fino all'attuale messa a regime, risulta una misura che è strutturalmente caratterizzata da una predeterminazione normativa nell'ammontare massimo delle somme erogabili, ovverosia uno specifico limite di spesa che è stato costantemente aggiornato nel corso degli anni.
A decorrere dal 2026, l'articolo 1, comma 24, della legge di bilancio 2026 ha ulteriormente incrementato detto limite di spesa, innalzandolo a 610 milioni di euro annui. Lo scorso 21 maggio, l'Agenzia delle entrate ha comunicato gli elenchi dei beneficiari della ripartizione delle scelte per la devoluzione della quota del 5 per mille dell'Irpef, relativa all'anno finanziario 2025, determinata in base alle preferenze espresse dai cittadini nelle dichiarazioni presentate lo scorso anno. Gli ammessi al contributo sono 96.540, per un importo complessivo pari a 602.470.200,08.
Alla luce di questi recentissimi dati, preso atto anche dell'incremento crescente delle scelte dei contribuenti, è mia intenzione promuovere comunque, nell'ambito della prossima legge di bilancio, un adeguamento normativo diretto a garantire costantemente il monitoraggio e l'allineamento dell'ammontare delle risorse frutto delle scelte dei cittadini con le somme effettivamente erogate per le previste finalità, assicurando, al contempo, una verifica attenta e un'eventuale revisione dei criteri in base ai quali i beneficiari possono accedere alle risorse pubbliche.
Ciò deve significare anche un accurato monitoraggio sull'effettiva destinazione delle risorse medesime, al fine di evitare abusi e garantire che l'opzione del contribuente consenta di realizzare i previsti fini sociali.
PRESIDENTE. La deputata Maria Chiara Gadda ha facoltà di replicare.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministro, il 5 per mille è costituito da risorse delle tasse degli italiani, che possono essere investite in attività di interesse generale, nel nella sanità, nell'ambiente, nelle tante misure che rendono più coese le nostre comunità. Il 5 per mille è uno strumento importante, che ha una storia lunga, che va però riformato, perché i numeri ormai ci dimostrano che il è questo: già in un anno sono 500.000 le persone che, in dichiarazione dei redditi, hanno indicato, con il codice fiscale e la precisa ragione sociale, enti del territorio, dalle grandi reti nazionali alla più piccola associazione.
Quindi, io le faccio una proposta, anzi due, con il gruppo di Italia Viva. La prima: quella di pensare ad un tetto mobile, perché il Ministero e l'Agenzia delle entrate hanno gli indicatori che possono essere in grado di adeguare queste misure, perché, quando si raggiunge la soglia, tenendo la soglia fissa, significa che, quando la si supera, quelle risorse non vengono erogate. Quindi, il 5 per mille, come l'anno scorso, era diventato il 4,3. L'altra proposta: ci sono tantissimi piccoli enti che non hanno molta capacità nel promuovere le loro attività proprio perché sono piccoli.
Allora usiamo le campagne istituzionali per promuovere lo strumento del 5 per mille, perché ancora il 40 per cento dei contribuenti non lo indica in dichiarazione dei redditi, ma, soprattutto, i piccoli enti hanno bisogno di queste risorse perché la loro efficacia si vede sul territorio. Se noi oggi, con un bottone, schiacciassimo e mettessimo stop alle tante attività di interesse generale che svolgono questi enti, noi avremmo molti servizi mancanti nel Paese proprio per le persone più fragili, legate alle tante attività.
Quindi, io credo che oggi sia giunto il tempo per modificare uno strumento che ha avuto successo e che, però, necessita di un tagliando. Un tetto mobile credo sia la scelta giusta perché altrimenti, ogni anno, ci troveremo a fare una corsa affannosa e il tetto verrà sempre superato. Questo è un dato positivo, ma non è positivo che le risorse non vengano assegnate.
PRESIDENTE. La deputata Cavandoli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-0270
LAURA CAVANDOLI(LEGA). Grazie, Presidente. Il tema della sovranità alimentare si intreccia con quello del commercio internazionale. Gli accordi commerciali internazionali se, da un lato, consentono di ampliare e consolidare nuovi mercati, dall'altro, rischiano però di consentire l'ingresso di prodotti provenienti da Paesi terzi che non rispettano i nostri standard sanitari, ambientali e sociali. Quindi, a fronte delle potenzialità di questi accordi, fra cui quello del Mercosur, in vigore in via provvisoria dal 1° maggio scorso, potrebbero derivare delle criticità in relazione proprio alle grandi aree di produzione, che sono prive di regole che riguardano la tutela e la qualità dei nostri prodotti.
Cosa che, invece, riguarda e caratterizza le nostre produzioni, che sono un'eccellenza mondiale per quello che riguarda la sicurezza, la qualità e la sostenibilità. La Commissione europea, su richiesta dell'Italia, si è impegnata a tutelare il comparto agricolo europeo con controlli perché vengano rispettati gli standard sanitari e fitosanitari, e, quindi, a rafforzare i controlli. Proprio recentemente l'Unione europea ha disposto il blocco, dal 3 settembre 2026, delle importazioni di carne avicola e bovina dal Brasile a causa dell'utilizzo negli allevamenti brasiliani…
LAURA CAVANDOLI(LEGA). …di antibiotici e antimicrobici non conformi agli standard europei. Chiedo, quindi, al Ministro se intenda sostenere e verificare in sede europea, per quanto di competenza, il pieno rispetto delle clausole di salvaguardia e reciprocità affinché i prodotti agroalimentari importati abbiano gli stessi standard…
PRESIDENTE. La ringrazio.
LAURA CAVANDOLI(LEGA). …rispettati dai prodotti nazionali.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, ha facoltà di rispondere.
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA,. Grazie, Presidente. Grazie, collega Cavandoli, mi permette di specificare e spiegare anche qual è la posizione di una Nazione come l'Italia, che ha una forte vocazione all', come lei stessa ricordava. È logico guardare con favore, da questo punto di vista, agli accordi internazionali con i quali si eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie, anche con riferimento al Mercosur, che consente il progressivo abbattimento dei dazi per prodotti come vino, olio extravergine di oliva, formaggi, mele e altri prodotti di cui l'Italia è indiscussa, oltre a proteggere 57 indicazioni geografiche, che costituiscono le eccellenze del nostro patrimonio agroalimentare.
Però, sin da subito, il Governo italiano ha posto una condizione fondamentale per l'adesione dell'Unione europea a trattati commerciali come il Mercosur: le regole che valgono per i nostri produttori in materia sanitaria e ambientale devono valere anche per i prodotti degli Stati terzi che entrano in Europa a competere con i nostri sul prezzo. Si chiama reciprocità ed è garanzia per le nostre imprese perché impedisce forme di concorrenza sleale di produttori che non sono in grado di garantire sicurezza dei prodotti, salvaguardia dell'ambiente e dignità dei lavoratori.
Da questo punto di vista, l'accordo Mercosur, entrato in vigore in via provvisoria il 1° maggio, è molto diverso da quello avviato 20 anni fa. Grazie all'impegno italiano nell'ultima fase del negoziato, oltre alla previsione delle clausole di reciprocità, sono state concordate robuste clausole di salvaguardia contro le perturbazioni del mercato e un rafforzamento del sistema dei controlli per le merci all'ingresso dell'Unione europea, proprio quello che lei sottolineava importante.
Nell'ultimo incontro con il commissario alla salute, Várhelyi, oltre agli incontri con Hansen e con Šefcovic, rispettivamente commissari all'agricoltura e al commercio, abbiamo ragionato esattamente dei controlli e della loro efficacia. Nel frattempo, l'Italia ha attuato ogni forma di controllo: in queste ore sono in corso controlli nel porto di Genova per prodotti provenienti in questo caso dalla Cina, nel porto di Salerno, e ce ne sono altri coperti da segreto istruttorio, sui quali, ovviamente, non posso entrare. Come lei ricordava, sono state bloccate carni dal Brasile: questo significa che i controlli ci sono e devono essere ancor di più implementati.
Da questo punto di vista ricorderà che l'ultima legge sulla tutela del sistema agroalimentare italiano, approvata il 15 aprile dalla nostra maggioranza, ha posto in essere tutta una serie di sistemi sanzionatori e un aumento di controlli, tra cui l'istituzione per legge della Cabina di regia del sistema agroalimentare, dove sono presenti tutte le Forze dell'ordine, gli ispettorati, la dogana e tutti i soggetti che possono concorrere a controlli severi proprio a garanzia delle nostre produzioni. Abbiamo bisogno di mercati, abbiamo bisogno di esportare, ma abbiamo altrettanto bisogno di proteggere il nostro sistema primario.
PRESIDENTE. La deputata Cavandoli ha facoltà di replicare.
LAURA CAVANDOLI(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per la risposta e per le rassicurazioni che vanno dirette a tutela dei consumatori, della salute dei consumatori, che sanno, quindi, di poter avere a disposizione alimenti controllati dal punto di vista sanitario, antimicrobico, con controlli effettivi identici a quelli che gravano sui nostri prodotti nazionali. Come lei ben sa, sono gli agricoltori e gli allevatori italiani che si sono sempre opposti alla ratifica dell'accordo di libero scambio con il Mercosur, temendo l'invasione di alimenti provenienti da prodotti in larga scala dal Sudamerica che hanno costi di produzione molto inferiori rispetto ai nostri.
Il Mercosur, secondo le associazioni del mondo agricolo, permette una vera concorrenza sleale verso gli agricoltori italiani, e questo chiaramente noi della Lega lo abbiamo sempre sostenuto, e siamo sempre stati scettici sull'opportunità di ratificare il Mercosur.
Troppe volte, infatti, abbiamo visto situazioni in cui, a fronte del guadagno di pochi, il nostro mercato è stato invaso da prodotti a basso costo che, purtroppo, hanno colpito gravemente la nostra economia agricola. Come Lega, però, abbiamo evidenziato la forzatura europea dell'applicazione in via provvisoria, prima, quindi, della decisione della Corte di giustizia, che doveva verificare se la Commissione europea potesse scindere e, quindi, escludere il Parlamento nazionale dal voto per quello che riguarda la parte commerciale. Penso che sia importante per tutto il nostro Paese, perché in questo modo si va a limitare ancora di più la nostra sovranità.
Quindi è giusto ricordare la reciprocità, che ci deve essere: ci deve essere dal punto di vista economico, dal punto di vista della salute, ma anche dal punto di vista sociale. I Paesi terzi non hanno la nostra lotta nei confronti del caporalato e verso le produzioni che, purtroppo, sfruttano il lavoro minorile e il lavoro irregolare.
Per quello che riguarda gli impegni presi ad aumentare i controlli, chiaramente noi concordiamo sul suo impegno e concordiamo sul fatto che debbano essere sempre di più, sempre più presenti e sempre più scientificamente adatti a portare nelle tavole degli italiani quello che deve essere un prodotto di qualità. Questo ci tengo a dirlo, perché il prodotto della nostra agricoltura è un prodotto eccellente che, come lei ben sa, ha portato il nostro Paese ad avere il riconoscimento UNESCO della cucina italiana e, quindi, della nostra filiera .
PRESIDENTE. Il deputato Malaguti ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02711 di cui è cofirmatario.
MAURO MALAGUTI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il settore agricolo italiano sta attraversando una fase particolarmente complessa, segnata dall'aumento dei costi di produzione, dalle tensioni geopolitiche internazionali e dagli effetti di alcune politiche europee che negli ultimi anni hanno finito per penalizzare la competitività delle nostre imprese. In questo contesto apprezziamo le iniziative già messe in campo da lei, signor Ministro, e dal Governo: dal credito d'imposta per l'acquisto di fertilizzanti e gasolio agricolo all'azione svolta in sede europea per la sospensione dei dazi sui fertilizzanti a base di azoto e per la revisione dei meccanismi dell'Unione europea nell'.
Le chiedo, pertanto, quali ulteriori iniziative il Governo intenda promuovere, sia a livello nazionale sia nell'ambito dell'Unione europea, per difendere gli agricoltori italiani dagli effetti delle politiche ideologiche, che hanno aumentato i costi di produzione e ridotto la competitività delle nostre imprese agricole, in modo da garantire, al contempo, redditività alle aziende, tutela del e piena sovranità alimentare per la nostra Nazione.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, ha facoltà di rispondere.
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA,. Grazie, Presidente. Grazie, collega Malaguti, ringrazio il gruppo di Fratelli d'Italia per aver sottolineato come il nostro Governo sia il Governo che più ha investito nel settore primario, proprio per garantire una resilienza delle nostre imprese anche in fasi difficili come l'attuale. E siamo intervenuti anche nell'attuale con risorse che possono calmierare l'aumento dei costi di produzione. La crisi mediorientale e, in generale, le tensioni geopolitiche globali continuano, infatti, ad incidere su energia e fertilizzanti, con il rischio di ridurre i redditi dei nostri agricoltori.
Di fronte ai rincari, il Governo Meloni ha lavorato incessantemente a sostegno di imprese e cittadini, con misure tempestive mirate a cercare soluzioni che potessero anche essere condivise con l'Unione europea, come è dimostrato dagli eventi delle ultime ore.
Come ricordato anche dall'interrogante, oltre al taglio generalizzato delle accise, del quale beneficia in maniera proporzionale anche il settore agricolo, con gli ultimi decreti-legge il Governo ha previsto un contributo straordinario sotto forma di credito d'imposta per l'acquisto di carburante, a beneficio del settore agricolo e del settore della pesca, con uno stanziamento complessivo di oltre 100 milioni di euro. Lo scorso 22 maggio ho firmato, insieme al Ministro Giorgetti, il decreto attuativo del decreto d'imposta per le imprese della pesca, che renderà operativa la misura entro brevissimo tempo.
Sosteniamo i pescatori anche con un'altra misura eccezionale, varata dalla Commissione dell'Unione europea, su richiesta proprio del nostro Governo nell'ambito del FEAMPA. Si tratta di una misura di crisi che consente agli Stati membri di riconoscere compensazione finanziaria a pescatori, imprese dell'acquacoltura, trasformatori e operatori della filiera, i cui redditi risultano compromessi dagli effetti delle crisi internazionali. Una vittoria dell'Italia che mobilita risorse complessive per circa 760 milioni di euro a livello europeo. Per le imprese agricole, inoltre, particolarmente attenzionata è la riserva per il costo dei fertilizzanti. Al riguardo, con il decreto-legge del 26 maggio scorso, è stato previsto un credito d'imposta del 30 per cento, a beneficio delle imprese agricole, per l'acquisto di fertilizzanti nei mesi di marzo, aprile e maggio, con uno stanziamento di 40 milioni di euro. Particolarmente importante è la misura della sospensione dei dazi sui fertilizzanti provenienti dai Paesi terzi. Anche lì, in Agrifish, il 7 gennaio, ancora prima della crisi, l'avevamo chiesta e, grazie all'impegno della Presidente Meloni, ottenuta.
Inoltre, il 19 maggio 2026, la Commissione europea ha annunciato un piano d'azione sui fertilizzanti per la sicurezza dell'approvvigionamento. Allo stesso tempo, la Commissione, su richiesta dell'Italia, sta valutando l'aumento dell'importo della riserva di crisi a compensazione dell'aumento dei costi dei fertilizzanti, interventi ulteriori a quelli che ha già rendicontato.
Il problema, tuttavia, richiede anche azioni congiunte a livello globale. Per questo motivo, il prossimo 8 giugno, è stata convocata una riunione straordinaria dei Ministri dell'Agricoltura del G7 dedicata ai temi dei fertilizzanti, nella quale si discuterà dell'obiettivo di rendere maggiormente indipendenti gli Stati rispetto all'approvvigionamento di materie prime. Sottolineo che gli errori del passato li stiamo pagando in questa stagione. Un obiettivo che l'Italia persegue da tempo, come dimostrano le misure che valorizzano i sottoprodotti agricoli e zootecnici come il digestato; una richiesta forte che stiamo portando in Europa e che intendiamo sperimentare in Italia molto rapidamente, almeno in alcune regioni ad alta vocazione agricola.
Le misure che ho ricordato dimostrano la vicinanza del Governo al settore dell'agricoltura e della pesca sin dal suo insediamento, ma, soprattutto, nei momenti di grande difficoltà come questi.
PRESIDENTE. Il deputato La Salandra ha facoltà di replicare.
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). Grazie, signor Presidente. Grazie, signor Ministro, per la pragmaticità con cui lei ha risposto ad una interrogazione che risponde fedelmente a quelle che sono le criticità che il mondo agricolo oggi affronta. La ringrazio, soprattutto, per il modo con cui lei guida il Ministero, avendo modo, in passato ed oggi, anche di restituire dignità all'agricoltura e agli agricoltori. La ringrazio perché dalla sua risposta emerge un evidente atteggiamento pragmatico rispetto ai problemi dell'agricoltura e, soprattutto, rispetto a quelli che sono gli ultimi interventi, che possono pacificamente essere definiti come concreti e pratici. Concreti e pratici, perché? Perché generano quella che gli agricoltori chiedono immediatamente: una vera e propria liquidità immediata. Si interviene chiaramente su quello che è il delle aziende agricole. E questo perché? Perché le spese per la semina, per le concimazioni, per le lavorazioni, devono essere necessariamente sostenute prima del raccolto, e così operiamo una vera e propria riduzione di quello che è il debito operativo, creando, attraverso il credito d'imposta, una vera e propria liquidità di ritorno.
Ma interveniamo anche su quelli che sono gli ad alto costo. Lei ha parlato correttamente dei fertilizzanti e la ringrazio. Perché? Perché queste misure, poste in essere dal Governo e dal suo Ministero, ci consentono di affrontare - consentono al mondo agricolo di affrontare - con pragmaticità quella che è una crisi generalizzata. Lei ha perfettamente ragione: paghiamo oggi il prezzo di politiche agricole distratte, e le misure relative al gasolio agricolo, sia per gli agricoltori sia per gli “agricoltori del mare”, i pescatori, ci consentono di affrontare con serietà il futuro. È di oggi anche il dell'Agea…
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). …che riconosce come, nell'ultimo anno, ben 10 miliardi di euro sono stati stanziati in favore degli agricoltori.
Signor Ministro, qui non c'è semplicemente da essere soddisfatti, qui c'è da essere grati per la serietà con cui lei - e il Governo Meloni - affronta le problematicità del settore primario, fornendo una risposta concreta e una prospettiva per il futuro
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Avverto che, con lettera in data 3 giugno 2026, il presidente della XII Commissione (Affari sociali) ha rappresentato l'esigenza - sulla quale ha convenuto all'unanimità l'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti di gruppo della Commissione medesima - di posticipare alla seduta di lunedì 29 giugno l'avvio della discussione del disegno di legge n. 2700, recante delega al Governo in materia di professioni sanitarie e responsabilità professionale, attualmente previsto per la seduta di lunedì 8 giugno.
Conseguentemente, secondo le intese intercorse tra i gruppi, la relativa discussione sulle linee generali sarà inserita quale primo argomento all'ordine del giorno della seduta di lunedì 29 giugno, mentre il relativo seguito sarà previsto a partire dalla seduta di martedì 30 giugno dopo il seguito dell'esame della proposta di legge n. 2822 e abbinate.
Ricordo infine che, come anticipato ai gruppi per le vie brevi, nella seduta di mercoledì 17 giugno, alle ore 16,15, avrà luogo la commemorazione dell'onorevole Gianni Mattioli.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare il deputato Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Ancora una volta, per la sesta volta, la magistratura italiana ha posto fine alle infamanti accuse nei confronti di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri su presunti contatti o rapporti con la mafia.
L'archiviazione da parte del gip del tribunale di Firenze, che risale al gennaio 2026 e di cui abbiamo notizia solo oggi, chiude definitivamente una delle pagine giudiziarie più vergognose della nostra storia repubblicana.
Ci sono voluti ben 30 anni per arrivare a una verità, che oggi risulta acclarata dopo anni di sospetti, di insinuazioni e di fango mediatico, indegnamente riversato contro un nei confronti del quale si sono costruiti teoremi fondati sul nulla, teoremi che sono serviti ad alimentare una lettura distorta della storia italiana con riferimento alla stagione delle stragi, come sta emergendo in Commissione antimafia a proposito dell'inchiesta mafia-appalti, all'isolamento che Borsellino viveva all'interno della procura di Palermo e alle ingiuste archiviazioni di inchieste da parte della stessa procura.
Si è voluto testardamente indagare e sottoporre ad un doloroso calvario giudiziario Silvio Berlusconi, perché rappresentava un elemento troppo scomodo per un certo sistema politico e di potere. E qui voglio ricordare che, con il Governo di Silvio Berlusconi, sono stati posti in essere gli strumenti più efficaci e più rigorosi per contrastare le organizzazioni criminali e mafiose. E questo è il sentimento oggi mio e del gruppo di Forza Italia in relazione a questa penosa vicenda, che ha avuto costi enormi per le persone coinvolte sul piano umano, politico e reputazionale, costi che speriamo qualcuno paghi.
Intanto va la nostra vicinanza e solidarietà alla famiglia del senatore Dell'Utri e ai familiari, tutti, del Presidente Silvio Berlusconi, il cui ricordo speriamo, una volta per tutte, che non venga ancora infangato da iniziative improvvide di certa magistratura e, soprattutto, da parte di certe forze politiche che dell'insulto hanno fatto il loro modo di proporsi nella scena politica italiana .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà per due minuti.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Il 1° giugno ha terminato la sua attività la stazione di Casalnuovo, una delle più antiche d'Italia. In sua sostituzione doveva aprire un'altra stazione, sempre realizzata dalle Ferrovie dello Stato, ma non sono riusciti a spendere in tempo i soldi, per cui hanno chiuso una stazione e non ne hanno aperta un'altra, che tra l'altro è anche distante da dove si trova attualmente quella storica di Casalnuovo e hanno previsto un autobus che parte dal Casertano e arriva fino a Napoli. Quello che prima erano vagoni con 300, 400, 500 posti, adesso sono sostituiti da un autobus da 50 posti.
Ovviamente, tutti ci immaginiamo cosa stia succedendo in questi giorni. Le Ferrovie dello Stato hanno comunicato che ci sarà un disagio solo per un mese e hanno previsto gli autobus sostitutivi solo per un mese. Peccato che, poche ore fa, abbiamo saputo che, per ora, non si sa neanche se entro agosto sarà aperta la nuova stazione e che, per ora, non sono previsti neanche i parcheggi per chi deve lasciare la macchina lì. Ebbene, prima un cittadino di Casalnuovo ci metteva 15 minuti per arrivare a Napoli; adesso, con l'autobus sostitutivo, ci mette 50 minuti e non sa nemmeno se riuscirà a salire sull'autobus. Ma, , dal 1° luglio non ci saranno neanche gli autobus sostitutivi.
Presidente, tramite la sua persona, le chiedo di far intervenire il Ministro competente, perché le Ferrovie dello Stato, ancora una volta, hanno lavorato male e a danno dei cittadini del Mezzogiorno e, nel caso particolare, dei cittadini di Casalnuovo.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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