PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
STEFANO VACCARI, legge il processo verbale della seduta di ieri .
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 93, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la consegna del testo delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.
Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Giorgia Meloni. Prego, signora Presidente.
GIORGIA MELONI,. Grazie, Presidente. Come correttamente ha detto lei, sono qui solo per consegnare il testo delle dichiarazioni che ho reso al Senato in vista del dibattito che ci sarà oggi pomeriggio. La ringrazio e, ovviamente, ci vediamo più tardi
PRESIDENTE. Grazie a lei, signor Presidente del Consiglio. Prendo atto della consegna del testo delle sue comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente, da lei rese nella giornata odierna al Senato della Repubblica, che saranno pubblicate integralmente in calce al resoconto della seduta odierna.
Come previsto dal vigente calendario dei lavori, la discussione su tali comunicazioni avrà inizio, nella seduta odierna, alle ore 16.
Le risoluzioni alle comunicazioni potranno essere presentate non prima dell'inizio della discussione e non oltre un'ora dall'inizio della medesima discussione.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori la deputata Gilda Sportiello. Ne ha facoltà. Colleghi, facciamo silenzio per favore. Prego, onorevole.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Stamattina ci siamo svegliate con l'ennesima notizia di un femminicidio, che è avvenuto in Sicilia: Daniela Zinnanti, 50 anni, è stata brutalmente uccisa dal suo compagno, femminicidio. È stata uccisa con decine e decine di coltellate.
Siamo a marzo, neanche a metà del mese, l'Osservatorio di “Non una di meno” - e grazie a loro sappiamo quanti femminicidi esistono nel nostro Paese - conta già 11 femminicidi, considerando quello di Daniela. Veramente l'emozione che mi prende, e mi dispiace che la Presidente Meloni sia andata via proprio adesso perché a lei avrei voluto dire che, davanti a uno Stato… e se i colleghi mi dessero un po' di attenzione e di silenzio… davanti a un Parlamento che sembra quasi assuefatto davanti all'ennesima notizia di femminicidio, ebbene, io vorrei che questo Parlamento, ogni volta che arriva una notizia così atroce, ogni volta, almeno nella manifestazione più grave della violenza di genere, si fermasse, si fermasse davanti a quelle vittime per capire e per dire che quello non è un fatto privato, è un fatto collettivo che ci riguarda a maggior ragione perché siamo qui dentro e perché dobbiamo fare qualcosa. Allora, ogni volta che leggeremo di un femminicidio - e speriamo davvero che ci siano interventi da parte nostra per evitare di leggerne ancora - ebbene, questo Parlamento si deve fermare, deve commemorare quelle vittime, deve capire che l'assunzione di responsabilità è comune. Allora per questo chiedo a quest'Aula, ora, di fare un minuto di silenzio per Daniela Zinnanti e per le vittime di femminicidio .
PRESIDENTE. Onorevole Sportiello, nel frattempo lei ha concluso?
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Facciamo così allora. Siccome sullo stesso argomento ha chiesto di parlare l'onorevole Varchi, ascoltiamo l'onorevole Varchi e poi daremo, eventualmente, seguito alla sua richiesta. Prego, onorevole Varchi.
MARIA CAROLINA VARCHI(FDI). Grazie, Presidente. Naturalmente, a nome mio personale e a nome dell'intero gruppo di Fratelli d'Italia, esprimo il nostro profondo rammarico per quello che è accaduto a Messina, per l'ennesima uccisione. Però la politica, questo Parlamento ha il dovere di interrogarsi anche secondo le proprie responsabilità perché vede, Presidente, quello che riportano gli organi di stampa è preoccupante, perché abbiamo letto di un omicida reo confesso che indossava un braccialetto elettronico, essendo sottoposto ad una misura di restrizione della libertà personale. Ora, se queste notizie fossero vere - e noi abbiamo depositato un'interrogazione parlamentare per saperlo -, sarebbe molto preoccupante, e quindi il dovere della politica, il dovere di questo legislatore è non solo di fare le migliori leggi - e noi, soprattutto su questo tema, ci proviamo in modo trasversale ed unanime -, ma anche di vigilare affinché gli strumenti che queste leggi prevedono a tutela delle vittime, a tutela delle denuncianti e a tutela di tutte le donne effettivamente funzionino.
Quindi, la nostra volontà su questo caso specifico è di andare a fondo per capire cosa non abbia funzionato rispetto ad una morte che appare assolutamente evitabile al pari, purtroppo, di tante altre. L'invito che io mi permetto di rivolgere a quest'Aula è di non cadere nel tentativo di strumentalizzazione, ma di interrogarci su quali siano le responsabilità, anche di vigilanza e controllo, di questo Parlamento. Naturalmente, ci associamo alla proposta di ricordare con un minuto di silenzio la vittima, Daniela Zinnanti di Messina .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Biase. Ne ha facoltà.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per unirci alla richiesta dell'onorevole Sportiello a osservare un minuto di silenzio su questo ennesimo femminicidio che, sì, richiama quest'Aula a una riflessione, naturalmente, come detto da ultimo, su quelli che sono il monitoraggio e l'attuazione delle leggi e delle misure poste in essere a sostegno delle vittime, ma io vorrei ricordare a questo Parlamento che sono passati pochi mesi da quando, in quest'Aula, abbiamo licenziato la legge sul femminicidio; una norma che, abbiamo detto, da sola è insufficiente rispetto a quello che nel nostro mondo accade, a quella che, purtroppo, ancora è la cultura della violenza tanto radicata e che riguarda il genere femminile.
Vorrei, ancora una volta, ribadire come non basta - per quello che riguarda i femminicidi, per quello che riguarda la cultura della violenza, la cultura dello stupro - continuare a immaginare solamente misure che siano misure punitive che arrivano, purtroppo, quando il reato è compiuto. Allora, dobbiamo far seguire a un attento monitoraggio rispetto alle leggi anche un'attenzione ai temi che riguardano l'educazione all'affettività nelle scuole.
Noi ci siamo alzate tante volte in questo Parlamento per sostenere le ottime ragioni che la politica avrebbe, che questo Parlamento avrebbe a legiferare sull'educazione all'affettività e sull'educazione sessuale perché, ripeto, ogni volta ci troviamo a parlare quando il femminicidio è accaduto, quando la donna è morta, quando non è più possibile intervenire, anche sulle generazioni future. Per questo, ancora una volta, colgo la tragedia che è successa a Messina di questa donna che è stata massacrata da decine di coltellate per richiedere a questo Parlamento di fare ciò che dovrebbe fare: lavorare a una norma sull'educazione all'affettività, perché, se noi non partiamo dai nostri ragazzi, purtroppo non sarà l'ultima volta che dovremo alzarci in questo Parlamento a chiedere strumenti adeguati.
Quindi, davvero, una preghiera affinché quella responsabilità, cui la collega Varchi richiama il Parlamento, non cada nel vuoto, ma, anzi, che sia di impulso per fare norme che servono e che servono alle nostre bambine e ai nostri bambini per crescere in modo consapevole, per amare in modo consapevole, per rispettarsi in modo consapevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ravetto. Ne ha facoltà.
LAURA RAVETTO(LEGA). Grazie, Presidente. A nome della Lega naturalmente esprimo anch'io il cordoglio per la famiglia di Daniela Zinnanti, in particolare per la figlia, per questa tragedia che è occorsa a Messina, però spiace vedere che, talvolta, in quest'Aula si utilizzino anche tragedie come questa per creare polemiche e strumentalizzare. Vedete, la Commissione femminicidio sta portando avanti un'indagine sull'applicazione delle leggi che vengono fatte in quest'Aula perché siamo tutti d'accordo che la politica debba essere impegnata, però è altrettanto vero che questo Parlamento e questo Governo sono assolutamente in prima linea e all'avanguardia sulla normativa.
Il tema spesso è l'applicazione e proprio questo pare un esempio specifico: l'aggressore, l'omicida - a quanto apprendiamo da notizie - era sottoposto a braccialetto elettronico e ai domiciliari. Allora, forse, non è tanto una questione di leggi, ma di applicazione delle leggi e, soprattutto, di valutazione della pericolosità del soggetto che già è stato denunciato per atti intimidatori o per Nell'indagine conoscitiva portata avanti dalla Commissione femminicidio - la presidente Semenzato potrà confermarlo - emergerà che, in 9 casi su 10, in cui viene comminato il braccialetto elettronico, quando ci sono state delle violazioni, 1 caso su 10 è dovuto al malfunzionamento del braccialetto elettronico; per gli altri casi ci sono state mancate idonee valutazioni sulla pericolosità del soggetto che non deve essere con il braccialetto elettronico o ai domiciliari; deve essere già in carcere.
Quindi, benissimo l'appello, benissimo l'impegno comune, ma deve essere da parte di tutte le istituzioni, specialmente dei magistrati e dei valutatori nell'ambito processuale
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Mi unisco, ci uniamo, alla richiesta di questo segno di cordoglio e di partecipazione a una tragedia che colpisce non solo una donna, una famiglia, una comunità, ma tutta la realtà che, in questi anni, più si è mossa per contrastare e reprimere il fenomeno del femminicidio e di ogni forma di violenza maschile sulle donne. Ecco, mi meraviglia che siano soprattutto le donne ad assumere su di sé - basta vedere la composizione della Commissione sul femminicidio - una questione soprattutto in capo al genere, al sesso maschile. Guardate che una delle tante proposte dell'opposizione sull'educazione sessuale, sull'educazione alle relazioni nell'ambito della scuola, non è affatto strumentale. È una delle proposte - e risposte - a cui noi crediamo fermamente, senza pensare che possa essere risolutiva, perché finché non viene riconosciuto dalla parte maschile della nostra società, perfino del nostro Parlamento, che questo è un problema soprattutto di resistenza al cambiamento degli uomini, dei maschi … questo è il problema vero… le donne hanno fatto di tutto e di più, lottando nei posti di lavoro - lo dico sempre -, nelle camere da letto, nelle parrocchie, nelle accademie per modificare e per spingere gli uomini ad assumere la necessità di una trasformazione. Allora, questi fenomeni sono fortunatamente eccezionali perché mica tutti gli uomini colpiscono le donne in questo modo e mica tutti gli uomini sono violenti e sono contrari alla libertà femminile, però non c'è abbastanza assunzione di responsabilità per creare le condizioni affinché ci sia una trasformazione della È un problema vostro, cari colleghi, più che nostro
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rita Dalla Chiesa. Ne ha facoltà.
RITA DALLA CHIESA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghi, è chiaro che siamo tutti sconvolti dalla notizia di questa ennesima donna che è stata massacrata in modo violento, è stata massacrata con tante coltellate da un ex compagno. Io credo che - lo diciamo spesso - sia tutto da riportare al rispetto: al rispetto che si deve sempre a un essere umano, al rispetto per la propria compagna, per il proprio compagno, per i propri figli. Questa parola può risolvere tutto: rispetto. Il rispetto dove lo impari? Lo impari a scuola, ma lo impari soprattutto a casa, nel vedere il comportamento dei tuoi genitori. Parlo per i ragazzi, i ragazzi più piccoli: se tu vedi affetto, se tu vedi un abbraccio, se tu vedi un sorriso, se tu non senti toni di voce alti e, soprattutto, se non capisci che c'è violenza psicologica da parte di un compagno nei confronti della compagna… questa è già una cosa che sarebbe giusto fare.
Quindi, noi di Forza Italia accettiamo e vogliamo insieme a voi questo minuto di silenzio per questa ennesima vittima di una casa, di una famiglia, di un uomo, di un ex amore, perché sembra incredibile, ma queste persone si amavano prima e arrivare a essere uccise con tante coltellate è la cosa che fa ancora più male .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Provo a fare una riflessione come presidente della Commissione femminicidio. Ecco, penso che innanzitutto non ci debba essere generalizzazione e continuo a dire che non ci deve essere strumentalizzazione. Qui siamo di fronte a un caso specifico. I femminicidi vanno provati a risolvere in una prospettiva futura, assolutamente, ma vanno provati a risolvere anche nell'oggi. Qui siamo di fronte a un caso in cui il soggetto, l'omicida, ha ucciso la donna.
Questo lo dico: ha fatto bene l'onorevole Ravetto, che è segretario della Commissione femminicidio, a evidenziare il grossissimo lavoro che noi stiamo facendo sui braccialetti elettronici. È un lavoro puntuale, è un lavoro fatto di ascolto, è un lavoro che ha coinvolto la polizia, che ha coinvolto magistrati, che ha coinvolto procuratori, quindi persone che sistematicamente lavorano su questo argomento.
Il grande tema dell'oggi - lavoreremo anche sulle future generazioni, ma dobbiamo affrontare anche l'oggi -, sui braccialetti elettronici, è la valutazione del rischio che sta in capo ai magistrati ed è una riflessione profonda che dobbiamo fare perché, quando leggerete questa inchiesta - tra l'altro affidata a un consulente particolare, un ex procuratore con una specificità su questo caso, su questi casi - vi accorgerete che tantissimi dei problemi legati ai braccialetti elettronici stanno in capo alla valutazione del rischio. Uomini violenti non devono stare a casa, non devono avere la possibilità di avvicinarsi alle donne, non devono avere il braccialetto elettronico, che non va dato con troppa generosità, ma devono essere messi in una misura custodiale cautelare molto più rigida, intendo in carcere, perché le donne si salvano anche così
Su altre questioni di educazione delle nuove generazioni e di educazione al rispetto, è un percorso che riguarda le future generazioni, ma sull'oggi, se ci si presenta davanti un uomo violento, va tenuto lontano dalla donna, così la salviamo, anche in questo caso, anche se, mi conoscete, di solito, io non intervengo mai a caldo, perché come ci è stato detto le indagini sono importanti e vanno rispettate.
PRESIDENTE. Colleghi, noi oggi siamo sgomenti rispetto a quello che è accaduto, a Messina, a Daniela Zinnanti. Per uno strano gioco del destino, un anno fa, esattamente un anno fa, sempre a Messina, rimanemmo sgomenti davanti all'omicidio di Sara Campanella, 22 anni . È passato un anno e ci ritroviamo ancora oggi con lo stesso sgomento.
Quindi, l'avete detto chiaramente, in questo momento il cuore è lacerato, la mente vaga nel cercare di capire gesti che sono inaccettabili. Dunque, accolgo volentieri la vostra richiesta di dedicare un minuto di silenzio. Lo facciamo davanti alle studentesse e agli studenti dell'Istituto comprensivo “Leonardo da Vinci” di Pistrino (Citerna) e San Giustino, in provincia di Perugia.
È bello farlo davanti a loro per quella cultura del rispetto che deve cominciare dall'educazione e dalla scuola .
PRESIDENTE. Colleghi, andiamo avanti con i nostri lavori.
Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Costa. Ne ha facoltà.
ENRICO COSTA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Io ho letto questa mattina le frasi attribuite tra virgolette al procuratore Gratteri rivolte ad una giornalista de . Le leggo: “Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio” …
PRESIDENTE. Allora, scusate colleghi, io sto ascoltando un intervento sull'ordine dei lavori. Prima fatemi ascoltare e, poi, eventualmente intervenite … No, senza no “A che titolo?”…
Allora, colleghi, per favore. Colleghi! Onorevole Costa, anticipi, per favore, se è una richiesta di informativa urgente, così Prego. Colleghi, per favore, ognuno fa il suo lavoro.
ENRICO COSTA(FI-PPE). Grazie, Presidente.
ENRICO COSTA(FI-PPE). Il PD prima vuole le conclusioni e poi le motivazioni: va bene …
PRESIDENTE. Onorevole Costa, la prego. La prego … Colleghi, per favore, senza alzare inutilmente la voce. Ma perché alzate la voce? Scusate. Scusate…
ENRICO COSTA(FI-PPE). Ma…
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Costa “Non sono le conclusioni!”… Allora, onorevole Casu, lei non deve alzare la voce! Non deve alzare la voce. Ho chiesto all'onorevole Costa: può, per cortesia, anticipare se ha una richiesta di informativa? Prego.
ENRICO COSTA(FI-PPE). Chiedo un'informativa al Ministro della Giustizia anche agganciandomi alle considerazioni che sono state fatte ieri da alcuni partiti di opposizione, perché ho letto oggi, su delle frasi attribuite al procuratore di Napoli, Gratteri, rivolte ad una giornalista de tra virgolette: “Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti”. “I conti?”, chiede la giornalista. “Nel senso che tireremo una rete”.
Ora, mi sembra che siano frasi sconcertanti. Mi chiedo cosa significa che un procuratore della Repubblica si rivolga a un giornalista dicendo “faremo i conti”. Cosa significa “tireremo una rete”? Quale rete tirerà? La rete a strascico? Io non lo so, però, ritengo che un approfondimento vada fatto, perché qua non si tratta più di questioni di campagna referendaria, ma si tratta di una frase che, diciamo, io giudico controversa - non voglio dire che è una minaccia perché vorrei approfondire -, molto controversa, nei confronti di un giornale, nei confronti di una giornalista, nei confronti di giornalisti.
Per molto meno la sinistra in quest'Aula avrebbe alzato le barricate . Per molto meno la Federazione della stampa si sarebbe mobilitata. Per molto meno tutti gli altri giornaloni avrebbero stampato degli editoriali indignati . Oggi, per molto meno, a parti invertite - a parti invertite, a parti invertite! - se un giornalista avesse scritto le stesse cose di un procuratore della Repubblica, il Consiglio superiore della magistratura avrebbe aperto una pratica a tutela.
Oggi, quindi, dopo aver diviso, da una parte, le persone perbene, dall'altra, gli indagati e gli imputati, dimenticando che molti, un milione di indagati e imputati, sono risultati nell'ultimo biennio innocenti, oggi il procuratore Gratteri ci dice questo.
Io vorrei che fosse chiarito il contenuto di queste frasi, perché, se un procuratore della Repubblica, per il sol fatto di essere stato criticato su una valanga di ingiuste detenzioni che ha determinato nel suo percorso e nella sua carriera, si permette di dire questo - ossia “faremo i conti” e “tireremo la rete” - allora, mi sembra che qua gli equilibri dei poteri abbiano qualche scricchiolamento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
Cortesemente, onorevole Giachetti, se, in premessa, mi dice se aderisce o meno alla richiesta di informativa urgente, così evitiamo di essere assaliti. Prego.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Guardi, signor Presidente, io vorrei dirle che non aderisco alla richiesta.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Le vorrei dire che non aderisco per la ragione semplice che è capitato centinaia di volte in quest'Aula, quando vi sono state delle minacce, delle aggressioni, delle intercettazioni fasulle nei confronti dei giornalisti - non è necessario che quest'Aula si pronunci attraverso la richiesta sull'ordine dei lavori, ma dovrebbe avere la sensibilità di denunciare una cosa inaccettabile, a prescindere dall'ordine dei lavori - cosa che è successa decine, centinaia e migliaia di volte… .
Mi meraviglio, dopo il dibattito che abbiamo fatto ieri, nel quale si è detto che è giusto - e io torno a farlo oggi - chiedere le dimissioni del capo di gabinetto del Ministro Nordio per le parole che ha detto a proposito dell'intervista televisiva; dicevo ieri che, però, non sento, quando accadono determinate cose dall'altra parte, reazioni non dico simili, ma vicine all'indignazione che proviamo per il capo di gabinetto.
E, puntualmente, ci siamo. Cioè, non solo noi oggi non sentiamo dall'altra parte una presa di posizione nei confronti del capo del comitato del “no” al referendum, nei confronti di un'aggressione pacifica a una giornalista - non mi pare che Gratteri abbia smentito nulla, è vero che avrà i suoi tempi, ma non ha smentito nulla - non solo non sentiamo la denuncia, ma vediamo che ci si innalza a urlare perché il collega Costa fa quello che abbiamo fatto altre centinaia di volte r).
Solidarietà a per gli attacchi che ha avuto da Gratteri .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Intervengo per associarmi alla richiesta del collega Costa e per dire al collega Giachetti che, quando si toccano gli affetti più cari, è normale avere delle reazioni .
Io credo che le frasi riportate da siano terribili, attendiamo una smentita, siamo fiduciosi che arriverà. Perché quando il capo della procura più importante d'Europa si permette di rivolgersi a un potere dello Stato - perché l'informazione è il “quarto potere”, avrebbe detto qualcuno - dicendo “poi faremo i conti” e questo avviene dopo una serie di affermazioni del procuratore Gratteri - ricordiamo quella sull'identificazione di chi siano coloro che votano “sì”: andiamo dai delinquenti agli indagati, ai mafiosi, ai massoni deviati, eccetera - tutto questo non fa altro che avvelenare un clima che, in un Paese normale, non dovrebbe essere così.
In un Paese normale dovremmo discutere del merito della riforma, farlo indipendentemente dalle nostre appartenenze politiche e farlo senza insultarci, senza minacciare la stampa e senza avvelenare il clima in questa maniera. Quelle dichiarazioni, che speriamo siano smentite a breve, rappresentano un'ennesima ferita a un modo corretto di fare un dibattito pubblico. È un'ennesima ferita alla democrazia liberale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Matone. Ne ha facoltà.
SIMONETTA MATONE(LEGA). Io ovviamente aderisco alla richiesta di un'informativa urgente per le parole gravissime pronunciate da Gratteri. Vorrei ricordare che, all'inizio, la regola che noi, perlomeno noi del fronte del “sì”, ci eravamo dati - dovete credermi, anche se non mi crederete - era che avrebbe dovuto essere una competizione pacifica, una competizione non politica, una competizione nella quale addirittura le forze politiche dovevano rimanere fuori. Purtroppo - so che adesso griderete, come fate sempre quando io prendo la parola - l'avete trasformata, per paura di perdere, in una lotta nel fango senza esclusione di colpi, estrapolando frasi, scegliendo solo quello che vi pare tra le cose che si dicono. Stavolta le parole di Gratteri sono inequivocabili, ma il vostro campione di legalità, vi ricordo, è costato allo Stato, nel distretto di corte d'appello dove lui imperava, quattro volte i risarcimenti che mediamente vengono riconosciuti per ingiusta detenzione a. Il suo è un record di assoluzioni per processi totalmente infondati che sono costati ai nostri cittadini quattro volte … cioè la percentuale dei rinviati a giudizio è del 10 per cento, con Gratteri arriva al 37 per cento. Vorrei verificare il numero di ordinanze di custodia cautelare. Io il numero che ho non ve lo do perché è talmente imponente che mi auguro di essere smentita, ragion per cui noi dobbiamo ricondurre questo referendum alla ragione, ma voi dovete ricondurre alla ragione anche i vostri campioni di legalità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Devo dire la verità, per quanto la Camera la prossima settimana probabilmente…
PRESIDENTE. Scusi, si associa o no alla richiesta?
MARCO GRIMALDI(AVS). Lo sto per dire…
PRESIDENTE. Me lo deve dire subito, sennò mi saltano addosso. Prego: si associa o non si associa ?
MARCO GRIMALDI(AVS). No, guardi, lei il suo mestiere lo sa fare bene quando vuole.
PRESIDENTE. Va bene, le sto chiedendo …
MARCO GRIMALDI(AVS). Allora, lei sa …
PRESIDENTE. Onorevole Grimaldi …
MARCO GRIMALDI(AVS). …che quando noi chiediamo le informative…
PRESIDENTE. … le sto chiedendo …
MARCO GRIMALDI(AVS). … ci avviciniamo prima. Lei con la maggioranza non fa lo stesso, Presidente .
PRESIDENTE. Onorevole Grimaldi, le sto chiedendo… Non alzi la voce con me!
MARCO GRIMALDI(AVS). Mi associo!
PRESIDENTE. Le sto chiedendo con la cortesia….
MARCO GRIMALDI(AVS). Mi associo! E lo faccio col sorriso.
PRESIDENTE. Onorevole Grimaldi…
MARCO GRIMALDI(AVS). …e rispetti le regole anche lei, perché non è al di sopra di nulla.
PRESIDENTE. Onorevole Grimaldi, la richiamo all'ordine! Perché io le regole le rispetto. Le ho chiesto, con grande cortesia ed educazione, se lei si associava o meno. Punto, fine. Si associa o non …
MARCO GRIMALDI(AVS). Ma dieci secondi di premesse li posso fare o no?
PRESIDENTE. Perché prima i suoi colleghi del Partito Democratico mi hanno assalito Assalito?…
MARCO GRIMALDI(AVS). No, guardi…
PRESIDENTE. Quindi, la prego. Si associa? Bene, andiamo avanti .
MARCO GRIMALDI(AVS). Presidente, la vedo agitata, come vedo agitato tutto il fronte del “sì”, perché addirittura in Aula parlano come il fronte del “sì”. Allora, noi le diciamo dal fronte del “no” che non vediamo l'ora; ci associamo e non vediamo l'ora di vedere il Ministro Nordio qui in Aula a dichiarare la fine del contratto di collaborazione con la sua capo di gabinetto perché è indegno, è indegno, è indegno che qualcuno in Aula faccia a noi la morale dopo che ha trattato un'istituzione - i giudici italiani - come un “plotone di esecuzione”. Ma stiamo scherzando, Presidente? Il Presidente della Repubblica ha chiesto a tutti noi di abbassare i toni Anche a Gratteri!. Non passa un giorno, non passa un giorno in cui Giorgia Meloni non prende il suo cellulare e, invece che venire qui a discutere dei problemi del Paese, ci spiega - ci spiega - ogni sentenza, ogni scarcerazione, ogni fatto di cronaca Ma viene oggi!. È da più di un anno che va avanti questa “sassaiola”. “Sassaiola”!
Continuate a dire una cosa molto semplice ed è per questo che state perdendo il referendum. Continuate a dire che i giudici devono stare sotto il potere esecutivo, devono remare nella stessa direzione del Governo.
Sapete colleghi, è la cosa più sbagliata e più indegna che si possa dire. I magistrati devono essere autonomi e si assumono la responsabilità anche delle cose che dicono . Non è Nordio a punirli. Non è Nordio a spiegare che cosa deve dire un magistrato o no. Invece, lo diciamo così, da Alleanza Verdi e Sinistra: noi siamo dalla parte dei giornalisti, lo siamo sempre . Di tutti i giornali, anche di quelli che ci attaccano ogni giorno. Gli vogliamo bene, facciamo emendamenti addirittura per trovare risorse perché pensiamo che la democrazia si basi esattamente sul rispetto e sull'autonomia. Nessuno deve assoggettare i giudici e nessuno deve assoggettare la libera informazione. Dico di più: stiamo ancora attendendo che il Governo faccia qualcosa per questo, contro le querele temerarie, contro chi spia i giornalisti con Paragon, contro chi continua ad attaccare il servizio pubblico .
Allora, colleghi, arriviamo all'ultima settimana referendaria. È questo il tono che volete assumere davanti al Paese? Continuate a dire: “non parliamo di una riforma, non volete entrare nel merito di una riforma che non è vero che è di destra”. Ogni volta che negate, ogni volta che dite che non volete i pieni poteri e ogni volta che nella comunicazione usate un “no” state esattamente parlando di quell'elefante nella stanza. State per perdere il referendum? Benissimo, venga Nordio e discutiamo di questo referendum, se volete farlo in pubblico. Non è questo il ruolo della Camera, ma se proprio volete entrare in questo agone, noi siamo prontissimi e alla luce del sole vi diremo perché i “no” ai pieni poteri sono esattamente “no” alla vostra narrazione e al vostro mettere i giudici sotto processo per quello che fanno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche da parte del Partito Democratico intendiamo esprimere solidarietà al giornale e al suo direttore e riteniamo che ci siano parole che siano irricevibili da parte di chiunque le pronunci . Presidente, non abbiamo però notato la stessa determinazione…
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Serracchiani, perché non ho capito. Si associa o no alla richiesta di informativa urgente?
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Certo, perché in quella informativa urgente, Presidente…
PRESIDENTE. Va bene. Prego.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). …noi riteniamo che vi siano tante cose che vadano dette e che non abbiamo ascoltato ancora. Presidente, con la stessa determinazione e puntualità, non abbiamo ancora ricevuto notizia dell'informativa che abbiamo chiesto al Ministro Nordio che ha definito, in quanto Ministro della Giustizia in carica, para-mafiosi i magistrati che compongono il CSM .
Non abbiamo ancora ricevuto notizia dell'informativa urgente che abbiamo chiesto al Ministro Nordio rispetto alle parole che sono state dette dal suo braccio destro, la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. Credo che le conosciate tutti, ma lo ripetiamo, perché credo che in quest'Aula ci sia un certo sbigottimento non soltanto da questa parte dell'emiciclo, ma anche dall'altra parte dell'emiciclo, a non vedere quella persona fare un passo indietro e neppure scusarsi , perché quello che abbiamo letto ieri grida vendetta, penso anche per un semplice senso delle istituzioni. Non solo non ci sono state scuse, c'è stata addirittura la rivendicazione di quanto era stato detto. E voglio ribadire che è stato detto che con il “sì” si toglie di mezzo la magistratura.
Presidente, penso che queste siano parole gravissime che avrebbero giustificato il passo indietro e che avrebbero anche giustificato una presa di posizione della Presidente Meloni che ha perso 13 minuti del suo preziosissimo tempo per ricordare agli italiani le ragioni, non tutte veritiere, per votare “sì”, ma non ha perso un secondo per prendere le distanze e dissociarsi da quelle parole che sono gravissime - gravissime - per la magistratura tutta, per i magistrati che hanno sacrificato la loro vita in nome delle istituzioni , per quei magistrati che vengono ricordati spesso a sproposito e che non vengono ricordati nel modo in cui è giusto che vengano ricordati, soprattutto da una magistrata e soprattutto se lo fa in Sicilia .
Perché questo è il fatto più grave, perché questo è il motivo che avrebbe giustificato il passo indietro, perché questa è la gravità delle parole che sono state dette. Ed è questa la gravità della mancata dissociazione da parte della Presidente del Consiglio e anche del Ministro Nordio, che sembra quasi sfiorare il ridicolo quando pensa di giustificare parole che sono inaccettabili da parte di chiunque le pronunciasse, e che sono non solo inaccettabili, ma intollerabili, se le pronuncia una persona che oggi occupa un ruolo importante all'interno del Ministero della Giustizia.
Presidente, attendiamo con ansia quell'informativa per difendere la libera informazione, per difendere l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, ma - me lo faccia dire - anche per difendere la dignità di questo Parlamento, che è stato calpestato troppe volte in queste settimane e per il quale non si è alzata la voce di nessuno dall'altra parte dell'emiciclo per difendere la nostra dignità, il nostro lavoro, la nostra posizione e - perché no - anche il nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bignami. Ne ha facoltà.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Grazie, Presidente. Innanzitutto mi permetto di annunciare, rispetto alla richiesta dell'onorevole Costa, le valutazioni positive, quindi aderiamo, Presidente. Mi permetto anche di evidenziare - non che lei ne abbia bisogno - che, in un'analoga circostanza in cui io ritardai nell'affermare che ci esprimevamo a favore di una richiesta di informativa urgente, lei giustamente mi riprese. Mi permetto di dirlo, perché credo che il Presidente Mule' - e lo dice chi venne ripreso dal Presidente Mule' - abbia svolto, allora ed ora, in maniera del tutto equanime, il proprio ruolo . E lo dico contro i miei interessi.
Però, visto che mi pare che qui qualcuno evochi delle Repubbliche fondate sulle procure, partirò con delle pregiudiziali di rito. La pregiudiziale di rito è, evidentemente, nel fatto che ho sentito dei colleghi richiamare gli eventi avvenuti due giorni fa con le parole della capo di gabinetto, li ho sentiti riecheggiare quest'oggi. Mi sembra che la richiesta di informativa dell'onorevole Costa fosse dettagliata rispetto alle parole del procuratore Gratteri, che, a capo della procura più grande d'Europa, evoca un qualche cosa che credo non dovrebbe far piacere a nessuno di noi, perché gettare la rete è un'espressione maldestra.
Passando dalle pregiudiziali di rito alle preliminari di merito, mi permetto anche di dire che ho apprezzato le parole della collega Serracchiani. Credevo ricordasse quando era a favore della separazione delle carriere , della terzietà e dell'imparzialità del giudice, però non voglio rubarle l'intervento. Credo che però avesse ragione allora e quindi - noi riconosciamo quando dei colleghi del PD hanno ragione - aveva ragione, onorevole Serracchiani: la terzietà e imparzialità del giudice è un tema ineludibile. Quindi, vede che noi sappiamo dar ragione all'avversario.
Al riguardo, ci permettiamo anche di valutare con attenzione le parole dell'onorevole Grimaldi, che - garantisco - pondereremo, perché, quando dice che il Presidente del Consiglio si è cimentato in sassaiole, a noi non sembra, ma, detto da chi va a fianco durante le manifestazioni di chi davvero le sassaiole le fa , essendo lui esperto in materia, forse il tema effettivamente bisogna porselo. Già che c'è, onorevole Grimaldi, visto che c'era, ha dato un contributo a individuare chi ha preso a martellate il poliziotto o ha preferito dirlo al procuratore Gratteri in privato ?
Venendo al merito, riteniamo doveroso partire dalla solidarietà nei confronti del direttore Cerasa e di tutto , però vogliamo anche dire una cosa, e lo diciamo noi stessi: il Parlamento non crediamo sia stato calpestato o umiliato, perché, grazie al cielo, le istituzioni sopravvivono a tutti i presenti oggi e al dibattito politico, e così la Costituzione. Noi assistiamo a prese di posizione di opportunismo rispetto al tema del referendum, legittime, ma, nel merito, tanti colleghi di sinistra si erano espressi a favore dei temi della riforma. Allora, noi comprendiamo che ci sia la volontà di usare questo tema per dare una spallata al Governo, uso le espressioni del presidente del PD Bonaccini, con cui ha, appunto, detto che è importante infliggere la prima sconfitta al Governo Meloni. Noi facciamo un altro ragionamento - è legittimo il vostro, chiediamo il riconoscimento della legittimità del nostro -, cioè di fare una riforma che serve agli italiani . E a dirlo non siamo noi, ma i tanti esponenti di sinistra che in passato l'hanno detto. Per questo riteniamo che dire dopo il referendum getteremo una rete sia qualche cosa che dovrebbe inquietare tutti.
Allora va bene il dibattito politico, va bene il confronto, va bene anche accendersi nei toni, ma, se davvero volete preservare l'istituzione, dovreste anche guardare questo tipo di atteggiamento, che credo meriterebbe un po' di attenzione da parte di tutti noi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Ho una domanda - per suo tramite - per la collega Matone, perché abbiamo ascoltato. Ci chiediamo se quello che ha conferito in quest'Aula può essere detto pubblicamente o sono le cose che vi dite voi in privato ? Ma veramente stiamo facendo? Avete avvelenato i pozzi. E ora adesso…
PRESIDENTE. Perdoni, onorevole Auriemma, sempre la premessa, se...
CARMELA AURIEMMA(M5S). Mi associo alla… certo che ci associamo…
PRESIDENTE. No, perché sennò poi…
CARMELA AURIEMMA(M5S). Mi associo, perché noi aspettiamo che il Ministro Nordio venga qui e la prima cosa che faccia sia chiedere scusa per le parole oltraggiose . Quindi questo intervento e questa passione che voi mettete in difesa de ma senza spendere una parola per le parole oltraggiose, è solo ipocrisia. Quindi noi chiediamo assolutamente che venga Nordio, lo stiamo aspettando, lo abbiamo chiesto, ma vogliamo in primo luogo le scuse, perché lui, più che altro, lui che rappresenta il mondo della giustizia, ha avvelenato i pozzi con delle dichiarazioni infamanti. E sono pubbliche: non oso immaginare quello che vi dite nelle riunioni private che la stessa collega Matone dice che non possono essere dette.
Quindi non provate ad addossare al procuratore Gratteri la colpa di avvelenare i pozzi. Siete voi che l'avete fatto, con il vostro massimo rappresentante, con delle parole scandalose. Ad oggi non abbiamo avuto una sola parola di distanza rispetto alle dichiarazioni della sua capo di gabinetto. Lo aspettiamo celermente, siamo ancora in attesa di avere una risposta e di avere una dichiarazione pubblica di distanziamento rispetto a questa posizione che ha preso e che ha fatto vergognare tutti quanti noi, perché non è possibile parlare di “plotone di esecuzione”, con un linguaggio violento che voi avete e continuate ad avere, e poi oggi, adesso, fare tutta una pantomima sulle parole del procuratore Gratteri .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Dico subito che mi associo, così lo dico in maniera chiara. Parlo da parlamentare del gruppo di Noi Moderati, che ovviamente non ha lasciato inascoltate le parole del Presidente della Repubblica e ha ritenuto e ritiene che ci sia necessità di abbassare i toni e di affrontare il dibattito su questa riforma nel merito.
Purtroppo, quello che abbiamo ascoltato anche dall'opposizione in Aula questa mattina non è un abbassamento dei toni, è un ribadire concetti che non attengono a quella che è la richiesta che è stata posta oggi in Aula. Non stiamo dibattendo sul concetto errato che continuate a proclamare nel contrastare questa riforma e che sarebbe l'assoggettamento della magistratura al potere esecutivo. Non è questo il tema - perché avremmo argomentazioni, e parla la legge, parla la riforma -, il tema è se assoggettare la libera stampa alle parole che sono state pronunciate oggi e se sono parole che hanno necessità o meno di una spiegazione.
Allora, parlo anche con la parte giornalistica che ho - questo è il mio mestiere, questa è la professione da cui provengo - e ritengo, anche da giornalista e per la parte giornalistica che posso rappresentare, che queste parole, “faremo i conti” e “tireremo la rete”, siano parole che debbano essere capite, chiarite e contestualizzate.
Non possono essere lasciate cadere, come mi sembra di capire, l'opposizione sta facendo, mischiando concetti e altri ragionamenti. Il punto è se ci associamo a questa richiesta; mi associo con il mio gruppo alla richiesta che è stata fatta, sperando che arrivino delle spiegazioni molto chiare con una presa di distanze da quella che appare l'interpretazione attuale e nell'auspicio che anche quello che sta chiedendo - l'intervento dell'Ordine dei giornalisti e della Federazione nazionale della stampa - arrivi, perché sicuramente in questo momento da parte e nei confronti di quella redazione, del direttore e dei giornalisti non può che arrivare, in attesa di ulteriori spiegazioni, solidarietà. Quindi, associazione da parte del mio gruppo alla richiesta che è stata avanzata.
PRESIDENTE. Se su questo argomento non c'è nessun altro, mi pare di capire che i gruppi siano intervenuti, andiamo avanti con i nostri lavori.
PRESIDENTE. Comunico che la Giunta delle elezioni, nella seduta del 10 marzo 2026, ha verificato non essere contestabili le elezioni dei seguenti deputati nei collegi plurinominali delle Circoscrizioni sul territorio nazionale:
XI Circoscrizione - Emilia-Romagna
Collegio plurinominale n. 01: Ylenia Lucaselli; Collegio plurinominale n. 02: Gianluca Vinci.
XII Circoscrizione - Toscana
Collegio plurinominale n. 01: Irene Gori; Collegio plurinominale n. 02: Francesco Michelotti.
XXI Circoscrizione - Puglia
Collegio plurinominale n. 03: Francesca Viggiano.
XXVI Circoscrizione - Sardegna
Collegio plurinominale n. 01: Mario Perantoni.
Concorrendo negli eletti le qualità richieste dalla legge, la Giunta ha, pertanto, deliberato di proporne la convalida.
Do atto alla Giunta di queste proposte e dichiaro convalidate le suddette elezioni.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 2212-A: Modifica alla legge 4 aprile 1956, n. 212, e altre disposizioni per prevenire l'alterazione o la manipolazione delle campagne elettorali e referendarie attraverso la diffusione di contenuti ingannevoli prodotti mediante sistemi di intelligenza artificiale.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per il seguito della discussione è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
Ricordo che nella seduta del 20 febbraio si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge e delle proposte emendative presentate .
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
In particolare, il parere della Commissione bilancio reca due condizioni volte a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, che sono pubblicate nel fascicolo degli emendamenti e che saranno poste in votazione ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento.
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative riferite agli articoli della proposta di legge la deputata Anna Ascani. Ne ha facoltà.
ANNA ASCANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Come stiamo vedendo in questa campagna elettorale - diciamo con risultati altalenanti - esistono regole stringenti che riguardano i giornali e le televisioni e la . Sappiamo però che quelle stesse regole che di fatto ci consentono di avere delle garanzie a tutte e a tutti, ai non si applicano e sono inapplicabili per certi versi. Sappiamo anche però, Presidente, che il 75 per cento degli italiani e delle italiane sono attivi sui e da qualche anno sappiamo che gli italiani che si informano sul hanno superato numericamente quelli che si informano sui giornali e sulle televisioni.
Guardate, è un dato che attraversa le generazioni: non sono solo i più giovani, non è soltanto la Gen Z. Nel frattempo dal 2022 è arrivata l'intelligenza artificiale nella sua forma generativa sempre più potente e già oggi - lo sapete e lo sappiamo bene, perché tutti vediamo quello che sta succedendo - rende di fatto impossibile distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è e influenza le dinamiche del consenso, perché di fatto influenza le dinamiche con cui la libera informazione funziona e sulla base delle quali poi si determina l'espressione del consenso.
Facendo così la democrazia si indebolisce e chissà tra un anno cosa sarà capace di fare questa tecnologia. Faccio due esempi di due parti diverse di questo emiciclo: ricorderete sicuramente il video che ritraeva l'onorevole Donzelli, autorevole esponente di Fratelli d'Italia, pronunciare parole che mai aveva detto contro un giornalista, un video che circolò moltissimo e ci volle molto tempo perché circolasse altrettanto la notizia che quel video, che pure ritraeva quel deputato con la sua voce e con la sua gestualità, era effettivamente falso.
Passando di qua, solo qualche giorno fa - ho già avuto modo di denunciarlo - addirittura una eurodeputata della Lega sui suoi profili pubblicava un'immagine della segretaria del Partito Democratico in un abbraccio con il sanguinario Khamenei, che ovviamente non c'è mai stato, che ovviamente era un . Nel corso di questa campagna referendaria sono sicura che se ci fermiamo un attimo ciascuno di noi avrà in mente un contenuto di questo tipo, da qualunque parte esso provenga.
Allora mi viene detto: “Ma delle regole già ci sono. Abbiamo introdotto con il DDL n. 132 del 2025 il reato di ”. Vi pare che stia funzionando, colleghe e colleghi? La risposta ce l'avete davanti, ce l'avete sui vostri : no. E non funziona perché affinché un reato penale venga effettivamente perseguito ci vuole tempo e il tempo di una campagna elettorale è molto più veloce, non siamo in grado di intervenire con quello strumento lì.
Mi viene detto: “Ma c'è il DSA”. Certo che c'è il DSA, certo che è uno strumento importantissimo, meno male che c'è il DSA dell'Unione europea. Ma di nuovo: guardando i vostri vi pare che abbia risolto il problema legato strettamente alle competizioni elettorali? La risposta è no, anche perché le competizioni elettorali nazionali sono proprio l'ambito di stretta sovranità che voi, che siete i sovranisti per eccellenza qui dentro, dovreste rivendicare come tale.
Allora io non capisco perché - di fronte a questo dato che evidenzia un vuoto legislativo chiaro, è chiaro che questo è un problema oggi, che c'è un inquinamento del meccanismo con cui i cittadini si informano - la maggioranza non ha proferito parola, perché non c'è una proposta di legge presentata da voi su questo tema, perché non c'è un emendamento firmato dalla maggioranza su questo tema? Io purtroppo una risposta me la sono data e vorrei essere smentita da voi, colleghe e colleghi: io credo che una parte di voi sia convinta di essere favorita da questo tipo di funzionamento del sistema credo che sia questo il tema.
Colleghi, potrebbe anche sembrare vero in certi momenti che sui accade questo, che c'è una spinta, però attenzione vi do due dati. Il primo viene dall'Università di Urbino, che collezionando quello che è successo dalle elezioni europee in poi e andando ad analizzarlo ha dimostrato che le pagine estremiste, cioè quelle che fanno riferimento a partiti e a gruppi politici che sono fuori da questo emiciclo, hanno avuto più visualizzazioni di tutte le pagine dei parlamentari che fanno riferimento all'arco di questo emiciclo. Vi rendete conto della sproporzione che c'è, di quello che sta succedendo lì dentro e che arriverà anche su di voi, colleghe e colleghi? Perché questo è il flusso nei .
Secondo dato che vi do e sul quale vi invito a riflettere: Zuckerberg, Musk e Bezos qualche anno fa li consideravate degli odiosi progressisti, li consideravate delle persone che appoggiavano i democratici negli Stati Uniti d'America; oggi vi sembrano i più grandi alleati di Trump. Vi do una notizia: sono imprenditori e stanno lì perché lì vedono un guadagno e, quindi, in questo momento sponsorizzano le destre, lì e qui, perché vedono un vantaggio. Perché sponsorizzano i contenuti contro l'Unione europea? Per fare in modo che chi si oppone alle regole dell'Unione europea abbia un consenso.
Colleghi, però questo flusso può cambiare e non è possibile che la nostra democrazia debba dipendere dalle opinioni di 3 o 4 imprenditori americani che si posizionano lì . Non è possibile, non è giusto! E vi ripeto: il vento cambia; arriveranno le elezioni di , qualcosa cambierà lì. Volete rendervi conto del rischio che corriamo soltanto quando vedrete cambiare il flusso? Io credo che sia grave. Nessuno di noi qui ha contribuito direttamente a fondare la Repubblica di cui celebriamo gli ottant'anni, ma tutti noi - i più anziani, i più giovani, quelli che sono alla prima, alla quarta, alla quinta legislatura e così via - abbiamo ricevuto con le elezioni un compito: preservare la democrazia, proteggerla.
Ed io posso dirvi che, senza una legge su questo tema, la democrazia sarà più fragile ! Sarà più fragile, colleghe e colleghi.
Oggi vi assumete una responsabilità grave e - peggio - lo fate nel silenzio, senza discutere, senza metterci la faccia, senza spiegare perché assumete questa posizione.
Colleghi, non lasciate che la testardaggine ottusa di qualche membro del Governo condizioni il parere del Parlamento. Ho sentito tante e tanti di voi dirmi, in privato, che una legge serve. Ditelo qui! Votate di conseguenza. Non abbiate paura di rispondere al mandato parlamentare e al popolo che vi ha eletti.
Qualcuno di voi si dice populista con orgoglio: questo è il momento di dimostrare che è al popolo che rispondete e non all'ottusità di qualche membro del Governo. Anzi, abbiate il coraggio di richiamare il Governo alla propria responsabilità.
Per me c'è sempre tempo per fermarsi. C'è tempo per legiferare su questo. Oggi, possiamo dimostrare insieme che il Parlamento esiste ancora e, quando serve, sa compiere il suo dovere. Fate il vostro dovere, colleghe e colleghi. Facciamolo insieme. Io vi assicuro che faremo fare un passo in avanti a una democrazia che, così, rischia davvero di sfracellarsi, e sarà un danno per tutti, non certo per una parte .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti del Collège Lycée Le Caousou di Tolosa in Francia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti alla Camera dei deputati. .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Sulla necessità che il nostro Paese si doti di una legge che ci permetta di intervenire sull'intelligenza artificiale in relazione alle campagne elettorali credo che non ci sia nulla da discutere. E devo dire che desta una certa perplessità il fatto che la maggioranza non abbia saputo cogliere questa occasione per aprire una discussione franca, chiara; una discussione che portasse finalmente ad avere delle norme che possano consentire di arginare questo strapotere di poteri spesso soltanto economici, tesi a influenzare l'opinione politica dei Paesi.
Lo diceva prima la collega Ascani che, per prima, ha presentato questa proposta di legge e lasciatemi dire che, forse, questa era una delle priorità che una maggioranza e un Governo si dovevano porre. Questa proposta non doveva venire soltanto dall'opposizione.
Certo, voi siete spesso - come dire - interessati e siete molto concentrati su altre priorità. Avete cominciato la legislatura con il che ha determinato, in tre anni, zero condanne: ecco, quella è stata la priorità che voi vi siete dati. Però, la proposta di legge per regolamentare la funzione dell'intelligenza artificiale nelle campagne elettorali è una cosa che non avete pensato di fare .
Diceva prima la collega Ascani che personaggi come Musk, Bezos, Zuckerberg un tempo venivano, tra virgolette, accusati di essere tra i promotori e i principali sostenitori - i cavalieri addirittura - del Partito Democratico e ora sono collocati in modo diverso e, in futuro, chissà dove li porteranno i loro interessi, quelli legati al fatto di aumentare ancora di più i loro patrimoni fantastici, di centinaia e centinaia di miliardi di euro .
Cosa ci faranno con queste risorse che sono maggiori di quelle a disposizione degli Stati Uniti d'America? Come utilizzeranno queste risorse? Però, io vorrei dire, e su questo dissento dalla collega Ascani: guardate che ormai i tempi sono cambiati. I grandi potenti della Terra, le grandi multinazionali del non hanno più bisogno della politica, sono loro che decidono che cosa si deve fare. Non si devono più appoggiare al Partito Democratico o al Partito Repubblicano ma sono loro che determinano chi vince e determinano direttamente le scelte dei singoli Paesi.
Ci troviamo in una forma di dittatura occulta delle grandi multinazionali del che impongono il loro volere attraverso l'utilizzo dei e attraverso l'utilizzo, sempre più massiccio, dell'intelligenza artificiale incontrollata.
Questo è il quadro nel quale noi, tutti quanti, siamo chiamati a far fronte: salvare la democrazia non soltanto perché bisogna, ovviamente, garantire la trasparenza delle procedure democratiche nel momento in cui un popolo sceglie il suo Governo, ma scegliere di regolamentare perché è giusto che i popoli possano decidere, che le persone possano decidere in base alle loro convenienze, in base alle loro convinzioni, in base ai loro interessi, in base ai loro valori. Che scelgano i popoli, le persone che, invece, in questo modo, sono totalmente espropriate di questo diritto, ingannate dalle immagini fraudolente che vengono costruite in campagna elettorale e, fuori di esse, dall'intelligenza artificiale.
Ma come non ricordare, in questa occasione, quel famoso video diffuso dalla piattaforma di proprietà di Donald Trump - poi, insomma, ci sarebbe da dire che il Presidente degli Stati Uniti d'America abbia contemporaneamente anche una piattaforma di questo tipo - insomma, quell'immagine che ritraeva il Presidente Obama e Michelle Obama con i corpi di scimmie e le loro facce. Un video pubblicato dal Presidente degli Stati Uniti d'America. In che modo si può giustificare tutto questo?
Certo, qualcuno di noi avrà pensato che, in quel modo, Trump ha raggiunto veramente il più basso livello possibile, il razzismo più sfrenato; ma voi che siete i suoi sostenitori non vi preoccupate, farà anche di peggio in futuro. Sempre di peggio.
E allora, questa proposta di legge, che io considero anche nostra, ha la finalità di cercare di mettere un argine, di creare quelle norme che possano consentire, appunto, che i cittadini possano essere informati correttamente, che non vi siano sui delle ricostruzioni tramite l'intelligenza artificiale che possano fuorviare il pensiero anche degli stessi protagonisti della politica.
Quanto sta accadendo a livello internazionale negli altri Paesi è quello che sta accadendo nel nostro Paese. È stato citato l'esempio di Donzelli, ma altri se ne potrebbero assolutamente fare.
È necessario regolamentare e stupisce davvero, ancora una volta, il vostro diniego ad affrontare un problema come questo. È l'ennesima volta che voi, come maggioranza - e pure una maggioranza numericamente ampia all'interno della Camera, del Parlamento -, non riuscite ad affrontare il problema di una proposta che venga dall'opposizione. Le bocciate tutte a prescindere, come state facendo, ancora una volta, in questo caso, senza avere la capacità di mettere in campo un'idea diversa, una proposta diversa sulla quale confrontarci. E, allora, perché questo avviene? Perché voi siete così ciechi da non vedere il pericolo che noi tutti corriamo? Perché siete così indifferenti a questa questione?
Io temo che non sia così. Io penso che, invece, voi pensate, in fondo in fondo, che da questa non regolamentazione, da questa giungla nel , da questa delle norme, ve ne possiate avvantaggiare , perché sono proprio i vostri esponenti internazionali ai quali fate riferimento che le utilizzano più spesso. Sono i vostri sostenitori che le utilizzano sempre più spesso.
Voi vi volete avvantaggiare attraverso questo nel , utilizzando l'intelligenza artificiale per mantenere il vostro potere, a cominciare dalle questioni del referendum sulla giustizia per poi continuare in vista delle politiche. Siete talmente tanto abbarbicati alle vostre poltrone che avete paura di perderle e siete disposti a fare qualunque cosa per continuare a mantenere questo potere che, ricordatelo, anche adesso, anche al momento delle elezioni del 2022, era un potere minoritario nel Paese.
Non avete mai avuto la maggioranza dei voti in questo Paese e, adesso, cercate anche di mettere in campo una proposta di legge che, con solo il 40 per cento dei voti, vi consente di avere una maggioranza assoluta alla Camera e al Senato. Avete uno strano concetto della democrazia, più simile all'autocrazia, più simile agli Stati autoritari che alla storia democratica, costituzionale e repubblicana del nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Sì, grazie, Presidente. A questo provvedimento le risposte più comuni che ho sentito sono state: la propaganda c'è sempre stata, le che non chiamavano così, ci sono sempre state; tante volte abbiamo visto manipolazioni delle campagne elettorali, una volta erano cartacee e poi, pian pianino, per radio, televisione e quindi… Ma quindi cosa? Quindi che bisogno c'è? Mi collego a quello che ha detto la collega Ascani, ossia che forse non ci stiamo rendendo conto che stiamo per andare a schiantarci. E qui voglio parlare di un evento che sembra lontanissimo nel tempo, ma che, all'epoca, è stato davvero uno spartiacque, ovvero lo scandalo . All'improvviso, dopo quello scandalo, ci siamo resi conto di aver sottovalutato completamente un intero mondo dell'informazione, di quello che non doveva essere informazione, ma che si è rivelato informazione, che ha fatto sì che intere campagne politiche su elementi chiave - dalla Brexit alle elezioni americane a quant'altro - siano state fortemente influenzate - non c'è nulla di male nel tentare di influenzare l'opinione, questo è normale; noi come politici tentiamo di influenzare l'opinione pubblica - ma in maniera subdola, quasi in modo subconscio, con l'utilizzo di dati personali in maniera molto efficace e all'improvviso abbiamo aperto gli occhi.
Cos'è successo da allora? In realtà tanto, tantissimo ed è per quello che, quando ho letto la proposta della collega Ascani, ho avuto qualche dubbio sull'opportunità di alcuni dettagli, perché sono successe tante cose a livello europeo, dal DSA, più volte menzionato, dove a queste piattaforme, che pure non sono piattaforme di informazione, si chiede chiaramente di fare attenzione e di fare qualcosa quando ci sono rischi sistemici. È arrivato l', in cui l'articolo 5 chiede esattamente le stesse cose di questa proposta. C'è stato, forse, un problema di tempistiche, lo capisco, però si vedano l'etichettatura, la trasparenza sui contenuti di intelligenza artificiale, le eccezioni previste anche dall'sulla satira, le altre espressioni normali dell'opinione pubblica, sulla trasparenza dell'essere o meno un ; c'è proprio un divieto sulla manipolazione subliminale e la proibizione di sfruttare vulnerabilità di gruppi specifici attraverso i propri dati personali. Quindi, tanto è già stato fatto, anche e precisamente sulle campagne elettorali. Penso al regolamento europeo sulla pubblicità elettorale, che impedisce - fatti molto concreti all'ordine del giorno - che, tre mesi prima di qualunque campagna elettorale, potenze straniere non possano più pagare la pubblicità a fini elettorali. Quindi non è che non sia successo nulla, è successo tanto, troppo. Qual è il problema vero? Il problema non è che manchi la normativa italiana. Il primo problema macro è che questi regolamenti faticano ad essere implementati, faticano ad arrivare le indagini e le sanzioni. Tutti abbiamo visto il caso Grok, in cui c'erano nudi non consensuali chiaramente definiti dal DSA come contenuti illegali che vanno non solo tirati giù immediatamente, ma che non dovrebbero essere diffusi affatto eppure siamo ancora, con calma, in una fase istruttoria. Potrei fare questo esempio, come potrei farne tantissimi altri, ma abbiamo un problema del cosiddetto , ossia che le regole ci sono, ma non vengono applicate.
Il secondo macro problema, per chi come me è un difensore della libertà di parola, è che trattiamo i e adesso anche le piattaforme di intelligenza artificiale come se fossero giornali, televisioni, radio; ovvero ci aspettiamo che piattaforme private, che non sono nate per quei fini e che non sono state inquadrate nel processo legislativo come un organo di informazione, rispettino quelle stesse regole che noi abbiamo dato ai nostri organi di informazione che, come si ricordava, sono uno dei poteri che giocano nella nostra democrazia. Quindi, c'è una contraddizione di fondo: chiediamo loro di rispettare delle regole, di essere molto ligi anche, addirittura, la con un'altra proposta dei colleghi sempre del Partito Democratico, eppure non abbiamo il coraggio, a livello europeo, di definirle come tali, e quindi abbiamo questa tensione che non riusciamo a sciogliere. E questa tensione che non riusciamo a sciogliere non la sciolgono neanche gli italiani, perché il 76 per cento degli italiani ritiene di non saper riconoscere ciò che è vero da ciò che è falso, ciò che è , ciò che è disinformazione. Quindi, siamo in un di confusione che porta a fare scelte elettorali basate sull'ultimo video di Salvini in cui migranti con gli occhi oscurati, fatti chiaramente dall'intelligenza artificiale, vengono spacciati per verità. Che cosa voglio dire, quindi? Voglio dire che, forse, questo provvedimento non era perfetto e io ho sottolineato che cosa già esiste, che cosa è ridondante e che cosa, magari, poteva essere migliorato, però se addirittura la Cina - la Cina! - etichetta tutti i contenuti fatti con l'intelligenza artificiale - questa è una normativa cinese - noi siamo ancora qua a domandarci se sia opportuno o inopportuno intervenire a livello nazionale, se non si muove qualcos'altro.
Come Azione, abbiamo più volte affrontato questo tema. Abbiamo proposto in Senato, con il nostro collega Marco Lombardo, uno scudo democratico, che è precisamente un tentativo di proteggere la nostra democrazia da ingerenze straniere, manipolazione e disinformazione, che non significa limitare la libertà di parola, quella deve essere al cuore di qualunque campagna e la manteniamo come principio saldo e cardine di qualunque competizione elettorale. Ma per essere vera libertà di parola, deve essere libera, deve essere libera di informarsi, di basarsi su fatti veri, di non essere fuorviata in maniera manipolatrice e che ciascun elettore sia libero davvero di compiere le proprie scelte.
Quindi, per questo voteremo contro gli emendamenti soppressivi e voteremo a favore della proposta, perché, benché imperfetta, mette il dito in un problema enorme che rischia di minare le nostre democrazie e a cui ancora non abbiamo né saputo né voluto, in questo caso, dare risposta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo sul complesso degli emendamenti, ma, innanzitutto, ringraziando la Presidente Ascani per aver voluto porre al centro dei lavori della I Commissione e oggi di quest'Aula il tema assai importante dell'alterazione e manipolazione delle campagne elettorali e referendarie mediante l'uso di contenuti ingannevoli prodotti mediante sistemi di intelligenza artificiale. Un tema, questo, che consideriamo centrale proprio al fine di restituire il senso della fiducia nel complesso democratico della nostra organizzazione statuale.
La nostra Costituzione definisce il voto come personale, libero e segreto. Un elemento fondamentale della libertà del voto è la garanzia del processo di formazione della volontà elettorale, che può essere fortemente inquinato dall'utilizzo improprio di questi sistemi prodotti dall'intelligenza artificiale. Quindi, questa proposta di legge intende offrire forme di garanzia e di trasparenza proprio nella comunicazione politica nei momenti così importanti e strategici delle campagne elettorali e referendarie. Già, le campagne referendarie così importanti, quali, ad esempio, l'ultima, ossia quella che stiamo vivendo in questi giorni che vede, purtroppo, la Commissione di vigilanza Rai completamente bloccata. Siamo quindi privati di un presidio istituzionale di prima grandezza e di prima necessità teso a garantire la correttezza della comunicazione da parte del servizio pubblico.
Il caso Romania avrebbe dovuto insegnare alla I Commissione (Affari costituzionali) della Camera e all'Aula oggi la necessità di intervenire su questa materia. La Corte costituzionale romena, in virtù di una norma costituzionale che le assegna espressamente questo potere, ha invalidato infatti l'elezione del candidato Presidente della Repubblica della Romania avendo accertato la grave interferenza a mezzo di strumenti e di intelligenza artificiale prodotti da un Paese straniero.
La nostra Costituzione non prevede un analogo controllo da parte della Corte costituzionale e, tutto sommato, è probabilmente meglio che la nostra Corte suprema sia posta al di fuori da un controllo di questo tipo, perché ne verrebbe inevitabilmente politicizzata, ed è il motivo per cui questa proposta di legge si pone sul piano della legge ordinaria e non già della legge costituzionale.
Ma il caso Romania, che ha avuto in sé gli anticorpi per evitare che venisse eletto un Presidente della Repubblica che, evidentemente, subiva interferenze da parte di Paesi stranieri - e in quel caso, era esattamente da parte della Russia -, avrebbe dovuto insegnarci. Così come avrebbe dovuto aiutarci, oggi, la lettura dei famosi Epstein, quei che rivelano in Italia, tra il 2018 e il 2019, una strategia tesa proprio a compattare la galassia dell'ultradestra europea, mediante strumenti di influenza di natura politica, ma anche economica. Era quello il periodo - voi ricorderete - del primo mandato di Donald Trump, l'attuale Presidente degli Stati Uniti d'America. In quei si leggono resoconti di flussi di danaro proprio per l'alterazione delle campagne elettorali nei Paesi europei. In particolare, nella corrispondenza tra Epstein e Bannon si parla di manipolazione elettorale, si parla di soldi, si parla di triangolazioni, si parla, in particolare, di un importante flusso di danaro in favore di Marine Le Pen e di Matteo Salvini, il nostro attuale Vicepresidente del Consiglio, anzi si legge letteralmente, e qui leggo esattamente quanto riportato dalla stampa: “(…) in modo che possano candidarsi con liste complete”. Ricordo che in quel momento Salvini chiese i pieni poteri e sappiamo, poi, come tutta quella questione si sia evoluta e quali siano stati gli esiti di tutto questo.
La lettura dei Epstein oggi avrebbe dovuto spingerci ad interrogarci sull'approvazione di una proposta di legge volta proprio ad evitare queste influenze nelle campagne elettorali e referendarie da parte di entità straniera. Il voto deve essere libero - ripeto -, ma, con emendamenti di natura soppressiva, la maggioranza boccia questa proposta di legge, esattamente come ha bocciato altre proposte di legge delle opposizioni. Mi riferisco, ad esempio, una e per tutte, a quella sul salario minimo.
Allora mi chiedo, rivolgendomi alla maggioranza attraverso il Presidente: voi, patrioti da operetta, state appaltando la democrazia italiana ai poteri forti. Voi, in questo modo, rendete l'Italia schiava dei centri di potere miliardari stranieri , che fanno ciò che fanno per propri interessi di natura economica e geopolitica, interessi estranei all'interesse nazionale italiano. Voi - mi rivolgo alla maggioranza -, nazionalisti di serie B, state rendendo la nostra Italia sempre meno sovrana, la rendete suddita di improprie influenze straniere.
Allora mi chiedo, e qui concludo questo intervento: ma perché? Perché state facendo tutto questo? Per incapacità? Per interessi economici? Per cercare di galleggiare politicamente? Noi una risposta a queste domande ce l'abbiamo, ma iniziano ad averla anche i cittadini italiani, che stanno davvero capendo cosa si cela dietro queste politiche del Governo Meloni. Noi vogliamo un'Italia libera ed è per questo che voteremo contro gli emendamenti soppressivi e a favore di questa proposta di legge, a prima firma della presidente Ascani .
PRESIDENTE. Se nessuno altro chiede di intervenire, invito il relatore e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli della proposta di legge.
PAOLO EMILIO RUSSO, Grazie, Presidente. Sull'emendamento 1.100 Urzi', il parere è favorevole. Sull'emendamento 1.101 Ascani…
PRESIDENTE. L'emendamento 1.101 Ascani è precluso dall'emendamento 1.100 Urzi', però il parere lo deve dare.
PAOLO EMILIO RUSSO, Sull'emendamento 1.101 Ascani, il parere è contrario.
Sull'emendamento 2.100 Urzi', il parere è favorevole, mentre sui successivi emendamenti 2.101 e 2.102 Ascani e 2.6 Onori, il parere è contrario.
Sull'emendamento 2.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, il parere è favorevole.
Sugli emendamenti 2.103 e 2.104 Ascani, 2.7 Onori e 2.9 Onori, il parere è contrario.
Sugli identici emendamenti 3.100 Urzi' e 3.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, il parere è favorevole, mentre sull'articolo aggiuntivo 3.02 Onori, il parere è contrario.
PRESIDENTE. Vice Ministro Valentini?
VALENTINO VALENTINI,. Parere conforme.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.100 Urzi' soppressivo dell'articolo 1, sul quale la Commissione e il Governo hanno espresso parere favorevole.
Avverto che, in caso di approvazione di tale emendamento, risulterà precluso l'emendamento Ascani 1.101, nonché la votazione dell'articolo 1.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Io annuncio il voto contrario a tutti gli emendamenti soppressivi che la maggioranza ha organizzato e presentato per cancellare l'intero contenuto di questa giusta proposta della presidente Anna Ascani. Voteremo contro perché questo tema, il tema che è al centro di questa proposta di legge - quello della manipolazione delle campagne elettorali attraverso contenuti prodotti con l'intelligenza artificiale - non è un tema secondario, non è un tema tecnico per esperti del o comunicatori, ma è il principale tema democratico che abbiamo davanti in questo momento .
È gravissimo che la maggioranza stia affossando questa legge in piena campagna referendaria e avendo di fronte la campagna per le elezioni politiche, perché il nostro Paese e tanti altri Paesi europei, negli ultimi 10 anni, sono stati oggetto di quella che Steve Bannon, agli esordi di Cambridge Analytica, definiva una guerra psicologica, una guerra cognitiva, tesa a manipolare il pensiero dell'opinione pubblica e a cambiare la cultura dei Paesi europei. È incredibile - lo dico con tutta sincerità - che un Paese che ogni giorno discute di sicurezza, che stanzia miliardi per acquisire armamenti, che nella retorica del Governo dovrebbero servire alla sicurezza della nostra sovranità, invece si giri completamente dall'altra parte rispetto ad azioni che fanno parte della guerra ibrida che altri soggetti, fuori dai confini UE, fanno dentro i nostri spazi per destabilizzare le opinioni pubbliche.
È davvero clamoroso che respingiate questa proposta di legge. È clamoroso perché, per esempio, all'articolo 3, la proposta di legge individua finalmente l'autorità deputata a vigilare sull'applicazione del regolamento europeo sulla pubblicità politica. Attualmente, questa autorità non esiste. Allora io, Sottosegretario - lo dico non con tanta calma -, sono andata qualche giorno fa all'Agcom a denunciare una campagna organizzata di profili per il “sì”, di finti , di finti profili che producono , che sono tesi a influenzare dall'esterno la nostra campagna referendaria. E l'Agcom, giustamente, mi ha risposto: bene, sono tutte segnalazioni interessanti, ma noi non siamo l'autorità deputata a vigilare sull'applicazione del regolamento europeo, perché il Governo non ci ha ancora nominati autorità deputata.
Allora, per quale motivo non state individuando questa autorità? Per quale motivo non avete intenzione di fare alcunché per fermare la manipolazione della mente dei cittadini italiani? Perché, guardate, i casi che la presidente Ascani ha citato - i finti video di Donzelli, i finti video di Ilaria Salis, i finti video che arriveranno su ognuno di noi - sono tesi a demolire la nostra credibilità pubblica, sono tesi a demolire la nostra credibilità democratica e, quando arriveremo al punto che i cittadini non potranno più distinguere - come già in parte è ora - il vero dal falso, tutte le nostre parole diventeranno completamente vuote e vuota sarà la democrazia. Allora è gravissimo il voto di oggi, è gravissimo. Noi ci aspettiamo che, chiusa questa proposta di legge con questo voto vergognoso, voi corriate a fare i decreti che servono alla nomina delle autorità che devono vigilare , che devono prendere provvedimenti, che devono fermare questo schifo.
Perché, in assenza di un vostro intervento, l'unica lettura possibile sarà che siete complici, perché pensate che vi faccia comodo, perché pensate che il vostro successo politico sia dovuto all'utilizzo di queste tecniche. Questo è completamente inaccettabile. Chiudo ribadendo solamente una nostra richiesta: negli Epstein Steve Bannon, che è il mago di queste tecniche di condizionamento, ha detto chiaramente di aver agito a favore di alcune forze politiche europee, alcune anche italiane.
Noi abbiamo chiesto una Commissione d'inchiesta parlamentare e la pretendiamo perché vogliamo che sia fatta completa chiarezza e trasparenza su questa massa gigantesca di immondizia - dico così, ma Steve Bannon usava un'altra parola, non troppo elegante - con cui state invadendo il nostro spazio informativo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Credo che l'intervento della Presidente Ascani sia stato molto chiaro, molto utile e speravo che facesse riflettere anche la maggioranza e il Governo. Perché credo che sia sotto gli occhi di tutti quanto sia necessario un intervento su questi temi che ormai toccano ciascuno di noi indistintamente. Sono molto d'accordo con le parole della collega Piccolotti, credo che ci sia veramente la necessità di un intervento. E questa volontà del Governo di affossare ancora una volta una proposta di legge delle opposizioni è un po' il senso che voi ormai avete dato al vostro essere Governo, al vostro essere maggioranza.
Presidente, scusi, se magari può alzare un attimo gli occhi e far notare che stiamo parlando e che saremmo in Aula e che sarebbe utile il silenzio…
PRESIDENTE. Che pazienza…Sì, onorevole. Non è che alzo gli occhi o abbasso gli occhi… Ho scampanellato. Dopodiché abbasso gli occhi… la guardo, ma i colleghi dovrebbero fare silenzio.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Con insufficiente determinazione, di solito lo fa di più.
Allora, dicevo, Presidente, che è talmente importante, in questo momento storico, credo anche alla luce di quello che vediamo e leggiamo tutti i giorni, quanto sia utile un intervento normativo. Noi spesso ci lamentiamo che la politica non legga i cambiamenti prima che i cambiamenti arrivino.
Ora i cambiamenti li abbiamo letti, anzi li abbiamo vissuti e li tocchiamo con mano, direi anche che li abbiamo sulla carne viva. Ebbene, ciononostante, questo provvedimento così importante viene per l'ennesima volta affossato come se non fosse necessario, invece, un intervento normativo.
Volevo per questo dire all'Aula che, proprio in queste ore, mi sono decisa a denunciare alla procura della Repubblica un sito di un'associazione, che si definisce culturale e politica - tale associazione si chiama: “Son Giusto” -, che nel proprio profilo utilizza, con l'intelligenza artificiale, immagini che mi riguardano, facendo comunicazione, ovviamente falsa, rispetto alla mia posizione anche su questo referendum. Allora, Presidente, siccome c'è una notizia di reato, mi sono decisa a procedere giudiziariamente, anche perché credo che dobbiamo farla finita - noi politici per primi - a passare sopra a queste cose e dobbiamo iniziare a denunciare, a denunciare sempre perché credo che anche il nostro ruolo abbia una dignità che va difesa. Ebbene, questa denuncia verrà fatta sulla base di un articolo, che è stato introdotto, peraltro molto importante, il 612-del codice penale, che prevede proprio in queste ipotesi la possibilità di una denuncia affinché venga impedito l'utilizzo dell'intelligenza artificiale per propaganda, notizie false e anche per utilizzare immagini, seppure pubbliche, che vengono utilizzate con argomentazioni falsate, se non addirittura di una certa gravità, quando queste avvengono nell'ambito, poi, di una campagna, come quella referendaria, che abbiamo visto essere così importante anche per il nostro Paese.
Quindi, mi dispiace particolarmente che proprio nei giorni nei quali questo avviene e nei giorni nei quali, quindi, sarà la magistratura, ancora indipendente e autonoma, a difendere i diritti e le garanzie di noi cittadini italiani… Bene, fintanto che questa magistratura autonoma e indipendente sarà in grado di intervenire, lo farà prima di una proposta di legge che, sotto gli occhi di tutti, era necessario approvare oggi proprio per dare la possibilità di un quadro normativo che ci consentisse di dare prime risposte a questi fatti così gravi. La politica deve anche sapersi difendere e dispiace che non vengano dati strumenti alla politica per poterlo fare. Non basta prevedere una norma di reato, non basta inasprire le pene, non basta farlo, se poi non c'è un quadro normativo chiaro e non c'è una politica che decide di difendere il proprio ruolo e di farlo rispetto alle falsità e all'utilizzo distorto che si fanno degli strumenti tecnologici e innovativi. La procura della Repubblica, anche questa volta, arriverà prima della politica. Mi dispiace che questa maggioranza, che si dice attenta agli interessi dei cittadini, non comprenda che questo “no”, ancora una volta, toglie diritti, toglie tutele e toglie garanzie a tanti cittadini italiani e cittadine italiane. Se ne renderanno conto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. È un vero peccato che non riusciamo a discutere almeno o anche approvare questa proposta di legge, perché avrebbe tutelato anche voi della maggioranza, perché non so se ve ne siete accorti, ma sta girando un video in cui Giorgia Meloni da un benzinaio dice che abolirà le accise sulla benzina . Quello è sicuramente un video . Così come c'è un altro video dove c'è il Ministro Salvini che dice che non sa quando ci sarà la data del ponte e non dà più date del ponte, perché il ponte non lo farà. Quelli sono video che vi danneggiano e non sono veri penso. Forse, non sono veri.
Il tema è proprio questo. Il tema è proprio che non si discute di una delle più grandi rivoluzioni che ci stanno permeando, stanno permeando la nostra cultura e stanno permeando la nostra società, cioè lo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Questa proposta di legge affrontava questo argomento. Si poteva ulteriormente modificare e cambiare, ma la discussione era importantissima, perché quello che manca nella società in cui viviamo, un ecosistema digitale, è la capacità di avere un pensiero critico, ancor prima delle sanzioni e ancor prima delle autorità che possono sanzionare eventuali falsità che girano sul ; un pensiero critico che ci faccia capire, usando i , e trovare subito e quali notizie invece possono avere un senso e una verità. Questo dobbiamo farlo… Questa è un'occasione persa, perché il Governo deve investire sulla creazione di un pensiero critico già nelle scuole e far capire come funzionano gli strumenti come l'intelligenza artificiale, perché l'intelligenza artificiale si può usare per fare , ma si può usare anche come strumento per migliorare il proprio processo cognitivo e per capire quando si tratta di ; ma non solo per capire che siamo di fronte a , ma per capire come funziona la nostra società e per affrontare argomenti complessi in maniera più democratica.
Invece, voi state andando verso un mondo in cui spingete l'intelligenza artificiale, ma per utilizzarla per gli scopi di alcuni grandi multinazionali, che possono anche veicolare l'informazione, invece di investire nell'altra grande industria - chiamiamola anche capacità e possibilità di difenderci - che è l'istruzione e la scuola . Noi dobbiamo investire nella scuola. Dobbiamo investire nella scuola per far capire come questi strumenti, che verranno usati sempre più in futuro, cambiano la società. Non lo state facendo, non lo stiamo facendo.
È questa l'occasione persa. In questa proposta di legge si citava il pensiero critico e si citava proprio perché è un'arma possibile. È chiaro che anche trovare agenzie che possano bloccare i e che possano multare è importante. Devo dire che, dal punto di vista pratico, è molto complessa questa possibilità. Però, possiamo veramente avere l'occasione storica di affrontare questo argomento con serietà, ma voi ce la state facendo perdere; ma non lo fate perché siete ignoranti o perché non conoscete l'argomento, ma perché vi fa comodo; perché voi avete vissuto, in questi anni di campagna elettorale permanente, sui e su queste notizie false che girano in maniera vorticosa e virale e che aiutano la vostra propaganda, perché in realtà voi non avete fatto assolutamente nulla.
Quindi, è per questo motivo che era importante oggi almeno discutere in Parlamento questo provvedimento, sempre che il Parlamento per voi abbia ancora un significato
PRESIDENTE. Saluto le studentesse, gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Teodoro Gaza” di San Giovanni a Piro, in provincia di Salerno, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti alla Camera dei deputati .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Anch'io annuncio che voteremo contro tutti gli emendamenti soppressivi della proposta per ragioni di merito, che rapidissimamente illustrerò, ma anche per ragioni di metodo.
Per quanto riguarda il merito, signor Presidente, io capisco perfettamente che, di fronte a una proposta di legge dell'opposizione, da parte della maggioranza si possa ritenere che quella impostazione non vada bene. Il confronto parlamentare, che si richiama in continuazione, rispetto alla correttezza dei rapporti e via dicendo, dovrebbe comportare che la maggioranza, avendo la maggioranza, si misura con una proposta dell'opposizione ed eventualmente modifica quello che ritiene non vada bene nell'impostazione data dall'opposizione, a meno che non si ritiene che il tema non esiste, ma mi pare obiettivamente difficile, atteso che il tema delle e il tema della “droga”, che viene immessa nel dibattito pubblico da tutta una serie di costruzioni surreali non vere, ma che poi vengono inevitabilmente assorbite come vere dal pubblico, è un fatto oggettivo che tocca tutti noi.
Quindi, rifiutare di affrontare il tema è una cosa assolutamente surreale. Lo è a maggior ragione perché oggi mi sono ripreso il testo del Presidente del Consiglio al Senato, dove parlava nelle dichiarazioni, e a un certo punto tocca anche questo argomento, perché a un certo punto dice che i fatti smentiscono la propaganda del Cremlino, purtroppo ancora forte anche in Italia. Sappiamo perfettamente che la propaganda del Cremlino rispetto all'Ucraina passa, spesso e volentieri, attraverso , al di là dei suoi commilitoni che si ritrovano nel nostro Paese e che fanno propaganda per il Cremlino.
Allora, la domanda che rivolgo alla maggioranza è: ma se addirittura la Presidente del Consiglio, cosa che non potrebbe non fare, riconosce che questo problema c'è, atteso che voi potreste non essere d'accordo con la proposta, che potrà essere migliorata, modificata e via dicendo, presentata dalla collega Ascani, che senso ha rimandare tutto in caciara, rimettere tutto dentro il cassetto e negare e non affrontare il problema? Qui scatta la questione di metodo. Lo dico ai colleghi della maggioranza: è diventato insopportabile che, ogni volta che c'è un tema che non vi aggrada, voi in questo modo scippate l'opposizione della possibilità di fare un dibattito parlamentare sulle proprie proposte, magari poi in seguito accusandoci che noi non proponiamo niente, ma siamo soltanto contro quello che voi proponete. È l'ennesima volta che vi presentate in Aula e l'unica cosa che sapete fare sono dei soppressivi volti esclusivamente a impedire il dibattito su determinate materie e a impedire il dibattito non all'interno dell'opposizione, che è già ricco e vivace in tanti campi, ma soprattutto a impedire il dibattito anche da parte della maggioranza, seguendo lo stile - e così chiudo - di come avete iniziato il percorso delle riforme costituzionali, con il quale avete impedito, anche a chi era favorevole alla proposta che avevate avanzato, di poter interloquire attraverso delle modifiche, confrontarsi attraverso delle modifiche e produrre e proporre delle modifiche a quel testo. Siete in una camera stagna e andate avanti come se niente fosse e come se l'opposizione fosse un fastidio, salvo poi oggi sentire la Presidente del Consiglio, che ha fatto benissimo, all'inizio del suo intervento al Senato, auspicare, in un momento così difficile, così particolare e via dicendo, una sorta di unità nazionale, di unità di intenti da parte dell'opposizione con la maggioranza. Ma se poi questo spirito voi lo tradite in ogni occasione in cui l'opposizione propone qualcosa, che sia il salario minimo o che siano anche altre materie sulle quali io, magari, non sono d'accordo, e non vi misurate nel merito, ma chiudete completamente lo spazio del dibattito, che senso ha? È una presa in giro dire che volete un rapporto col Parlamento. Siete voi che di fatto negate la funzione del Parlamento.
Quindi, per ragioni di merito, che ho spiegato, e per ragioni di metodo, noi saremo contrari a tutti gli emendamenti soppressivi che sono stati presentati .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.100 Urzi', con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sono così preclusi l'emendamento 1.101 Ascani e la votazione dell'articolo 1.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.100 Urzi' soppressivo dell'articolo 2 e, conseguentemente, degli articoli 4 e 5, sul quale la Commissione e il Governo hanno espresso parere favorevole. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Mi è capitato di dirlo in Commissione e lo ripeto in Aula: questa è una occasione perduta e, se mi è consentito, non una bella pagina, perché le questioni che sono al centro della proposta di legge della collega Ascani riguardano la nostra vita, riguardano la democrazia italiana e dovrebbero interessare tutti. Ed invece, ancora una volta si sceglie la scorciatoia di bocciare, con i soppressivi, le proposte che in essa sono contenute, nonostante - vorrei ribadirlo - in sede di Commissione la collega Ascani, a più riprese, avesse dato la piena e completa disponibilità a interloquire, a modificare, a emendare, in una fase così difficile della vita delle democrazie. Le democrazie in Europa, e non solo, sono fragili, sono esposte ai venti di soluzioni autoritarie, ma soprattutto stiamo assistendo a un avvelenamento dei pozzi della conoscenza. Questo è un elemento grave, che ha portato alcuni a parlare anche di “post-verità”.
Allora, partiamo da un dato che non è un dato di parte, è un dato che ci forniscono gli esperti: le (le notizie false) - è vero - sono sempre esistite. Nell'antica Grecia, nel Medioevo, di fronte a grandi battaglie si diffondevano nelle giornate precedenti voci false sulla salute del comandante piuttosto che sulla possibilità di vittoria o di sconfitta. C'è una piccola differenza ed è che oggi le notizie hanno una tale velocità e uno strumento che consente loro di circolare che non è assolutamente comparabile, ed è l'oggetto che abbiamo tutti in tasca e che hanno in tasca oltre 6 miliardi di persone nel mondo. Le - ci dicono gli esperti - si diffondono sei volte più rapidamente di quelle vere e hanno il 70 per cento di probabilità in più di essere condivise dagli utenti . Allora questo che cosa consente? Come impatta nelle campagne elettorali? Impatta con le campagne di disinformazione, di misinformazione, di condizionamento di Stati stranieri nelle libere elezioni democratiche. Da ultimo il caso della Romania, ma dovremmo anche ripercorrere quella che fu la campagna elettorale statunitense del 2016. E quindi giriamo la testa dall'altra parte? Non ce ne occupiamo? Ci occupiamo di stare attenti se c'è uno spazio per i manifesti in più o in meno in un comune, e protestiamo se quel sindaco magari si è dimenticato o ha ridotto quegli spazi, e non ci rendiamo conto di quello che sta capitando ? Vogliamo continuare a far finta di niente? Vogliamo continuare a far finta di niente, guardate, rispetto a un problema che ci riguarda tutti? Il tema è che oggi l'opinione pubblica fa fatica a discernere - come diceva prima la collega Piccolotti - il vero dal falso. E guardate, l'opinione pubblica e la sua formazione è una delle fondamenta di una democrazia. Una democrazia sana si fonda su un'opinione pubblica che abbia una capacità critica e sappia discernere il vero dal falso.
Credo quindi che abbiate sbagliato, che stiate commettendo un errore grave - non tanto pensando, io credo, a vantaggi immediati da parte vostra - è un errore perché nascondere la testa sotto la sabbia, fare gli struzzi, in questa fase potrebbe essere molto pericoloso.
Perché, come ha detto prima la collega Ascani, che ringrazio ancora per aver portato avanti questa proposta, ci sono poteri che una volta stanno di qua e una volta stanno di là, e il loro condizionamento rischia di mettere in discussione la democrazia, che è il bene più grande che abbiamo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Guardi, sarò brevissima. Come ha appena concluso il collega, quello che mi premeva dirvi è che affossare questa proposta di legge significa che, a questo punto, in una democrazia vince chi manipola meglio la realtà.
E, quindi, è come se stessimo impedendo ai cittadini di avere un voto libero. Infatti, come fanno ad avere un voto libero, se devono leggere delle cose che sono errate? E noi qui dentro - noi - dovremmo evitare che questo succeda, perché, se vogliamo… Tutti quanti ci possiamo trovare sia da una parte che dall'altra, ma tutti vorremmo che le cose venissero fatte in un modo corretto. Quindi, la democrazia è veramente messa in discussione. E - giustamente - in passato, queste cose ci sono sempre state, ma purtroppo adesso, da una parte, magari positivamente, l'intelligenza artificiale ci dà la possibilità di velocizzare una serie di attività, e dall'altra, ahimè, l'intelligenza artificiale - che come ogni tecnologia è neutra, ma dipende dalla mano di chi la usa - può essere anche utilizzata per danneggiare la democrazia, per danneggiare un voto libero e far sì che i cittadini vengano presi in una morsa di confusione, così da non capire più qual è la realtà.
Per questo, veramente, vi chiediamo di riflettere e di evitare di effettuare un altro danno. La collega ha effettuato questa proposta di legge, portiamola avanti proprio nel nome della democrazia.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Avverto che, in caso di approvazione dell'emendamento, risulteranno preclusi tutti gli ulteriori emendamenti riferiti all'articolo 2, ad eccezione dell'emendamento 2.500 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, che risulterà assorbito. Risulterà altresì preclusa la votazione degli articoli 2, 4 e 5.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.100 Urzì, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Colleghi, essendo giunti alle 12,32 e poiché alle 12,45 è previsto lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata, occorre sospendere l'esame del provvedimento, che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, riprenderà nella parte pomeridiana della seduta a partire dalle ore 14,30. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, il Ministro della Salute e il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Il deputato D'Alessio ha facoltà di illustrare l'interrogazione Pastorella ed altri n. 3-02546 di cui è cofirmatario.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. L'articolo 193 del codice della strada sancisce che tutti i veicoli a motore debbano essere coperti da un'assicurazione RCA per poter circolare. Abbiamo quasi 3 milioni di veicoli circolanti in Italia che risultano privi di copertura. Nel confronto dell'Italia con i Paesi europei, siamo il Paese con la più alta evasione dell'obbligo assicurativo e, a fronte di questi dati preoccupanti, ad oggi non è ancora operativo il controllo da remoto, perché mancano i provvedimenti attuativi.
Sappiamo bene che la presenza su strada di veicoli non assicurati non solo aggrava i rischi per gli utenti, ma genera oneri sul Fondo di garanzia per le vittime della strada e penalizza le persone che correttamente assolvono questo dovere, perché pagano di più. Chiediamo quali iniziative di competenza intenda adottare per contrastare questo grave fenomeno .
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. Ringrazio gli interroganti che sollevano un problema assolutamente reale, che è uno dei primi che ho affidato ai tecnici al Ministero. Non è accettabile che chi non rispetta le regole scarichi i costi su chi, invece, le rispetta, come gravosità dell'RC auto. Diamo qualche numero e, poi, arriviamo alla soluzione a cui si sta lavorando. Lo scorso anno, su 1,5 milioni circa di veicoli controllati, la Polizia stradale ha accertato circa 30.000 violazioni dell'obbligo di assicurazione. Si tratta di risultati raggiunti con uno sforzo cospicuo di forze e mezzi, ai quali rinnovo il ringraziamento per il loro impegno quotidiano, ma è evidente che serve andare oltre. L'obiettivo primario è abbattere radicalmente il numero dei veicoli non assicurati, che lei ricordava con una media ben al di sopra della media europea, e riportare l'Italia su livelli coerenti con di civiltà.
Ferme restando le misure sul fronte sanzionatorio di cui ho accennato, è evidente, quindi, l'importanza di intervenire soprattutto sul rafforzamento degli strumenti di controllo e di prevenzione. Grazie alle innovazioni legislative degli ultimi anni e all'evoluzione tecnologica, la mancanza di copertura assicurativa può oggi essere accertata anche attraverso dispositivi automatici già in uso per altre violazioni, come quelli per il controllo degli accessi alle ZTL, senza la presenza fisica degli agenti di Polizia.
Il Ministero è impegnato in prima linea sulla complessa attuazione di tale misura. Dov'è il problema? Spesso e volentieri, il Garante della . Noi oggi possiamo usare le telecamere, le ZTL, area B, area C, area D - quello che vuole lei -, per trattenere la targa in caso di infrazione; se non c'è l'infrazione, io non posso trattenere quel dato. Cosa stiamo facendo? Abbiamo aperto un tavolo tecnico con Polizia stradale, Ministero dell'Interno e tutte le altre amministrazioni competenti per definire le specifiche tecniche dei sistemi di rilevamento a distanza, inclusi quelli usati per il controllo degli accessi alle ZTL. Le confermo, per darle una tempistica (prima di venire qui ho sentito i tecnici per darle un lasso temporale), che il provvedimento - che deve essere una norma di legge, non può essere un decreto - a cui i tecnici stanno lavorando per allegarlo al codice della strada, sarà adottato di concerto con il Ministero delle Imprese e del , sentiti l'IVASS e il Garante per la protezione dei dati personali. L'obiettivo è di approvarlo entro la prossima estate.
PRESIDENTE. Il deputato Sottanelli, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
GIULIO CESARE SOTTANELLI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, apprezziamo la sua buona volontà, ma non siamo assolutamente soddisfatti della sua risposta, perché, vede, da 14 anni, gli italiani stanno aspettando un decreto attuativo, rispetto alla legge del 2012, per cercare di fare quello che lei prima ci stava raccontando. Di questi 14 anni di ritardi, tra la sua presenza nel Governo Conte I al Ministero dell'Interno, che è anche competente per l'attuazione di questo provvedimento, e la sua presenza al MIT nel Governo Meloni, la sua responsabilità è di oltre 6 anni.
Ci dispiace, perché significa che 3 milioni di veicoli creano danni a tutte quelle persone che, invece, pagano l'assicurazione e che, quando subiscono un incidente, devono ricorrere al Fondo per le vittime della strada con ritardi e disagi che i singoli cittadini sono costretti a sopportare.
Aggiungo che, come Stato italiano, perdiamo tanti soldi, perché, se ci sono 3 milioni di veicoli a un premio medio di 420 euro, stiamo parlando di oltre un miliardo, di cui lo Stato intercetta il 28 per cento, in parte per il sistema sanitario nazionale, in parte per le imposte, e in parte alimenta - il 2,5 - il Fondo per le vittime della strada. Quindi è un danno all'erario e un danno al cittadino, perché gli facciamo pagare di più, lasciando libero chi, invece, va in giro senza assicurazione.
Io ritengo che lei debba subito convocare un tavolo tecnico, coinvolgendo IVASS e ANIA, come ha detto il suo collega dell'Interno, e dare attuazione o tramite l'atto del decreto-legge o tramite una legge specifica che superi i problemi della .
PRESIDENTE. Saluto le studentesse, gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Via XVI Settembre”, del plesso “Alessandro Cialdi”, di Civitavecchia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02547 .
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, questa interrogazione segue un'altra del 21 gennaio 2026 e interviene specificamente sugli operatori del trasporto pubblico locale in relazione al settore degli autoferrotranvieri, perché il percorso sulla sicurezza è rimasto un po' indietro ed ha affrontato più la parte ferroviaria. Lei, il 21 gennaio, ci aveva riferito che altre norme sarebbero state messe nel decreto Sicurezza a cui stiamo lavorando, ma poi, invece, per gli autoferrotranvieri non c'è nulla.
Quindi il quesito è se, spiegando le ragioni tecnico-giuridiche che hanno portato alla mancata previsione all'interno del decreto n. 23 del 2026 di misure specifiche a tutela degli operatori del trasporto pubblico locale, voglia illustrare quali ulteriori iniziative vorrà porre in essere.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. La sicurezza del trasporto pubblico, di cui sono utente come milioni di italiani, è una priorità per me e per l'intero Governo, senza discriminazioni fra lavoratori di un settore o dell'altro. Per consentire interventi mirati ed efficaci delle Forze dell'ordine abbiamo avviato un importante lavoro di monitoraggio sistematico degli episodi di violenza e delle situazioni di rischio sul trasporto pubblico locale e regionale.
Lo scorso 5 febbraio - quindi un mese fa - il gruppo di lavoro istituito tra Ministero dell'Interno, Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, regioni, ANCI, associazioni datoriali e associazioni sindacali ha approvato il nazionale sulle aggressioni sulla rete locale e regionale, che ci consentirà, puntualmente, di intervenire secondo le linee e le fasce orarie più critiche. Tra le principali iniziative rientrano: il potenziamento dei sistemi di videosorveglianza, i dispositivi di emergenza a bordo dei mezzi, il monitoraggio delle tratte delle fasce orarie più a rischio, come dicevo, il rafforzamento del coordinamento con le Forze di polizia per garantire interventi più rapidi, nonché iniziative di formazione e di tutela del personale del settore.
Sul piano normativo, abbiamo elaborato un pacchetto di misure ispirato al modello già adottato per la tutela del personale sanitario, prevedendo aggravanti specifiche per i reati di violenza e minaccia, la procedibilità d'ufficio e l'ampliamento dell'arresto obbligatorio e della flagranza differita. Nel nuovo decreto Sicurezza da lei ricordato, attualmente in fase di conversione nell'altro ramo del Parlamento, abbiamo previsto misure ancora più severe per chi detiene armi o strumenti atti ad offendere, con aggravanti specifiche per chi transita o agisce in stazioni ferroviarie, metropolitane e aree di sosta dei mezzi del trasporto pubblico. Nel corso dell'iter parlamentare potranno, ovviamente, essere valutati ulteriori rafforzamenti dei presidi di sicurezza, estesi a tutti i lavoratori, compresi quelli del trasporto pubblico locale. Da parte mia, sentendo il collega che ne è responsabile al Ministero dell'Interno, c'è la massima disponibilità.
Oltre alle norme, stiamo introducendo soluzioni tecnologiche concrete, sia nelle stazioni sia a bordo dei mezzi: paratie di protezione per i conducenti, sistemi di geolocalizzazione, dispositivi di chiamata di emergenza.
Infine ricordo che entro il 2026, in coerenza con gli obiettivi PNRR, è previsto un importante rinnovo della flotta del trasporto pubblico locale, con l'immatricolazione di almeno 3.000 nuovi autobus. Per promuovere concretamente la sicurezza dei conducenti e dei passeggeri, l'accesso ai finanziamenti è stato subordinato all'acquisto di mezzi dotati di sistemi di videosorveglianza e dispositivi di protezione del conducente, perché investire nel trasporto pubblico significa investire nella sicurezza, nella legalità e nel rispetto di chi lavora.
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di replicare.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, facciamo così: io prendo, noi prendiamo, la seconda parte come impegno, perché, come diceva lei, c'è la conversione del decreto Sicurezza. Non so se avverrà qua o al Senato, ma noi proporremo un emendamento specifico perché, in effetti - ed era il tema delle interrogazioni precedenti - la parte che riguarda gli autoferrotranvieri non c'è nel decreto Sicurezza. Non c'è, quindi è un no? Se questo è l'intendimento suo e del Ministro Piantedosi, se ho capito bene … perché avrà visto negli ultimi giorni altri episodi di violenza su autobus. Quindi, mentre la parte ferroviaria è stata attenzionata sul modello sanitario - come diceva lei -, la parte degli autoferrotranvieri no, in un decreto che comunque, invece, per esempio, fa al suo interno anche regole sugli arbitri, su tutte le manifestazioni sportive. Per carità, va bene, però se ci dimentichiamo gli autoferrotranvieri si pone un problema.
Quindi, in effetti, poi il punto vero è che il percorso legislativo, già iniziato nel 2022, culminato con il documento di marzo di questo tavolo di lavoro, è rimasto un po' lì. Quindi, nello spirito collaborativo che anima questo tipo di relazione che ormai sta diventando quasi settimanale, le chiederei di intervenire direttamente o di considerare, così come ci ha descritto, le proposte emendative puntuali - che su questo tema prevederanno un allargamento delle tutele e che a vario titolo sono state giustamente proposte per il settore ferroviario - ed estenderle anche al settore degli autoferrotranvieri, in ragione di episodi che, tutti i giorni, negli ultimi giorni, stanno caratterizzando la cronaca - ahinoi - di tante città.
PRESIDENTE. La deputata Gadda ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02548 di cui è cofirmataria.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministro Salvini, credo che possiamo concordare sul fatto che la sicurezza stradale e la certezza normativa siano degli obiettivi importanti per cui lavorare. Ebbene, cosa vogliamo fare? Cosa volete fare sul tema degli autovelox? Perché in questo momento vige quel su cui lei doveva porre ordine. Ci sono tante prefetture, tanti territori che hanno spento gli autovelox in attesa di capire cosa fare sulle omologazioni. Quindi, Ministro, vogliamo oggi una risposta chiara perché sono passati alcuni mesi dall'approvazione del codice della strada e l'incertezza vige sovrana.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, in realtà il l'abbiamo trovato: non si sapeva quanti erano gli autovelox, dove, quanti omologati, quanti non omologati e con quali motivazioni installati. Quindi, preso atto di questa situazione di assoluto non controllo, dell'anarchia dell'autovelox che spuntava dalla sera alla mattina, abbiamo operato. Abbiamo istituito una piattaforma nazionale presso il Ministero che ha segnato la fine di questa anarchia e oggi finalmente, dopo anni di incertezza, disponiamo di un quadro completo e trasparente sul numero e sulle tipologie di autovelox in uso. Sul sito del Ministero e sul Portale dell'automobilista sono infatti disponibili, anche in questo momento a chi ci segue da casa, per ciascun dispositivo informazioni puntuali su marca, modello, matricola, decreto di omologazione e collocazione chilometrica.
Ogni cittadino può verificare in piena autonomia la regolarità dell'apparecchio da cui proviene un eventuale sanzione, rafforzando trasparenza e fiducia nell'azione amministrativa. Grazie a questa iniziativa è stato possibile accertare che, a fronte di circa 11.000 autovelox informalmente rilevati sul territorio, i dispositivi legittimi oggi registrati sulla piattaforma dagli enti locali sono circa 3.900.
Di questi, solo il 29 per cento risulta coerente con i requisiti di omologazione previsti nello schema di decreto ministeriale sulle modalità di omologazione, tarature e verifiche dei dispositivi. Ricordo che lo schema di provvedimento è stato esaminato il 21 gennaio di quest'anno dal tavolo tecnico, con il Ministero dell'Interno, il Mimit e l'ANCI, che rappresenta i comuni. Veniamo ai tempi e alle certezze che lei chiedeva. A seguito delle osservazioni ricevute, il 30 gennaio il testo è stato trasmesso al Ministero del per l'avvio della procedura di informazione prevista dalla norma ed è stato pubblicato sulla piattaforma europea TRIS, con scadenza per eventuali osservazioni fissata al prossimo 4 maggio, cioè fra due mesi. Parallelamente, il provvedimento è stato sottoposto al parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, come previsto dal codice della strada.
Fino al 4 maggio, quindi, per le osservazioni siamo in una fase di attesa.
Nel merito, il decreto mette finalmente ordine in un settore dove per anni è mancata assolutamente chiarezza. In particolare, tutti i dispositivi approvati dal 2017 in poi saranno considerati automaticamente coerenti con i requisiti di omologazione; quelli approvati prima del 2017 potranno essere utilizzati solo se il relativo prototipo sarà adeguato ai nuovi requisiti tecnici. Quindi superiamo - e vado a chiudere - l'idea dell'autovelox usato solo per fare cassa e riaffermiamo che la sicurezza stradale viene prima di tutto .
PRESIDENTE. La deputata Gadda ha facoltà di replicare.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Ministro, ma su quegli 11.000 autovelox è stato lei il megafono più importante, in questi ultimi anni, della disinformazione, perché lei ha fatto campagne elettorali su campagne elettorali sulla questione degli autovelox. Le ricordo che voi state al Governo da quattro anni e quindi ben venga che ci sia un'accelerazione perché in questo momento i territori, quelli a cui voi, in passato, come Lega eravate molto legati, stanno nel caos più totale perché addirittura i sindaci rischiano nell'incertezza di essere - magari tra qualche mese - passibili di danno erariale.
Voi, Ministro, sul tema degli autovelox avete fatto una giungla normativa, siamo pieni di ricorsi e quindi, da questo punto di vista, chiederei meno arroganza. Verificheremo poi se dal 4 maggio questa situazione si sarà sistemata, ma esiste comunque una certezza: voi ce l'avete con i viaggiatori perché è sotto gli occhi di tutti come questo Governo non stia facendo niente rispetto all'aumento dei pedaggi, non state facendo niente rispetto all'aumento dei carburanti - ieri c'è stato un Consiglio dei ministri su cui il tema dei carburanti è passato, diciamo, nel dimenticatoio -, voi avete costruito per anni una propaganda che poi è sempre smentita dai fatti .
PRESIDENTE. Il deputato Gabellone ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02549 di cui è cofirmatario.
ANTONIO MARIA GABELLONE(FDI). Grazie, Presidente, al Ministro della Salute. Premetto che, sin dal suo insediamento, il Ministero interrogato ha avviato un'importante riforma organica del sistema sanitario nazionale, pensata per la prima volta in una visione unica tra medicina territoriale e ospedaliera; una riforma che punta a integrare ospedali di eccellenza e medicina territoriale per una sanità più moderna e accessibile a tutti. In particolare, l'agenda sanitaria del Governo Meloni ha dovuto affrontare le vecchie e nuove sfide dettate da cambiamenti demografici, epidemiologici e tecnologici avvenuti in questi anni: dai nuovi bisogni di salute legati all'invecchiamento della popolazione e quindi al conseguente aumento di patologie croniche che drenano le risorse in maniera molto significativa; all'attenzione rivolta al tema della salute mentale; dalla consapevolezza di rendere il sistema pubblico più attrattivo per medici e infermieri, affrontando la carenza di personale; alla digitalizzazione della sanità in un'ottica di sostenibilità. In questo scenario, il Governo ha dettato un cambio di paradigma nella gestione dei temi sanitari: non più solo un Servizio sanitario che investe nelle cure, ma soprattutto una politica sanitaria impegnata nella prevenzione.
ANTONIO MARIA GABELLONE(FDI). Altro punto di forza è l'integrazione tra territorio e ospedali. Il territorio, infatti, è quello che ha avuto maggiori problemi durante il periodo pandemico, motivo per cui i fondi del PNRR sono stati indirizzati principalmente per rafforzare la medicina territoriale e potenziare le strutture del territorio…
PRESIDENTE. Ma deve concludere…
ANTONIO MARIA GABELLONE(FDI). Le chiedo se e quali ulteriori iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere per affrontare le sfide presenti e future in materia sanitaria per garantire una sanità più moderna e più vicina alle esigenze di tutti i cittadini.
PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.
ORAZIO SCHILLACI,. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti e lo faccio con vera convinzione, perché l'interrogazione fotografa con precisione ciò che questo Governo sta facendo e dove sta andando. Partiamo da un dato essenziale: la riforma del Servizio sanitario nazionale ideata dal Governo Meloni ha una visione d'insieme che mancava da anni. Non interventi non rattoppi di bilancio. Un cambio vero di paradigma, non più un sistema che cura la malattia quando si è già manifestata, ma uno Stato che investe sulla salute prima che diventi emergenza. Territorio ed ospedali integrati, non in competizione.
Questa visione si traduce in tre grandi cantieri aperti. Il primo, la riforma strutturale del sistema. All'esame del Senato c'è il disegno di legge A.S. 1825, la delega per la riorganizzazione dell'assistenza territoriale e ospedaliera, che prevede ospedali come centri di eccellenza di terzo livello a bacino nazionale, strutture elettive per la gestione programmata, standard minimi ed omogenei su tutto il territorio. L'obiettivo è uno solo, che un cittadino non debba più salire su un treno per farsi operare, magari a mille chilometri da casa, perché nella sua regione non ci sono le competenze. Quella non è mobilità sanitaria, è la sconfitta dello Stato.
Il secondo, i professionisti sanitari. Senza medici e infermieri motivati qualsiasi riforma resta sulla carta. Il disegno di legge A.C. 2700 sulle professioni sanitarie affronta i nodi veri: formazione aggiornata, lavoro flessibile, incentivi per le aree svantaggiate, semplificazioni burocratiche, e un punto, poi, che mi sta veramente a cuore, la responsabilità professionale limitata alla sola colpa grave quando vengono rispettate le linee guida. La medicina difensiva costa al sistema miliardi di euro ogni anno e svuota la professione del suo senso più profondo.
Il terzo, prevenzione e digitalizzazione. Il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031, il Piano oncologico con l'estensione degli , il fascicolo sanitario elettronico, la telemedicina per i pazienti cronici e le aree interne sono le fondamenta sulle quali si costruisce la sanità del prossimo decennio. L'intelligenza artificiale sta già cambiando la diagnostica, il nostro compito è governare questa trasformazione. I risultati di questo metodo concreto, verificabile e privo di demagogia si misurano nel tempo.
I segnali già ci sono: 7,4 miliardi di euro di incremento sul Fondo sanitario nazionale nel 2026; oltre mille ospedali che hanno migliorato la del 20 per cento grazie al decreto sui tempi d'attesa; la riduzione del di spesa sanitaria rispetto alla media europea. Sono numeri reali, non promesse. La sanità italiana è più forte di quanto il catastrofismo di professione voglia farci credere. I 23.500 centenari italiani, aumentati del 130 per cento negli ultimi anni, ce lo dimostrano ogni giorno. Il nostro compito è rafforzarla ancora, renderla più equa, lasciarla alle generazioni future con serietà, con rigore, con responsabilità.
PRESIDENTE. Il deputato Maccari, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
CARLO MACCARI(FDI). Grazie, signor Presidente, grazie signor Ministro. Per dire innanzitutto che siamo soddisfatti della risposta e siamo soddisfatti sicuramente dell'attività in genere e in generale dal suo Ministero, del Sottosegretario Gemmato e di tutta la struttura. Mi pare di vedere in questa sua risposta l'arrivo in orizzonte del secondo tempo del modello organizzativo che ci siamo detti più volte, anche in quest'Aula, volere applicare.
Il primo faceva riferimento - ed è una cosa che ai telespettatori può anche interessare, oltre che ai colleghi dell'Aula - alla raccolta di un finanziamento significativo a sostegno dell'attività. E quel modello legava la valorizzazione dei professionisti - c'è un provvedimento in arrivo alla Camera dei deputati significativo esso stesso - e l'approntamento di nuovi modelli organizzativi. È la prima volta che il Ministero si assume la centralità di mettere il naso su attività che erano solo ed esclusivamente di competenza regionale.
Oggi, questo secondo giro invece parla di cose molto più attive e molto più interessanti: il rapporto tra le cure territoriali - il PNRR sta diventando un punto di riferimento importante -, l'alta specializzazione e, in mezzo, la prevenzione, che noi crediamo essere il baluardo vero di una potenza occidentale come la nostra. Il collante di questa attività non può essere altro che un utilizzo interessante ed intelligente della tecnologia e della digitalizzazione, non solo nell'utilizzo domiciliare. Il fascicolo sanitario elettronico, ad esempio, altra modifica fatta, può davvero diventare il collante di qualche cosa che i cittadini si aspettano da tempo. Concludo facendo la considerazione che ha fatto lei, Ministro. La nostra è una delle migliori sanità al mondo. Dobbiamo prendercene cura esattamente come sta facendo questo Governo .
PRESIDENTE. La deputata Ferrari ha facoltà di illustrare l'interrogazione Simiani ed altri n. 3-02550 di cui è cofirmataria.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. La sciagurata ed illegale aggressione militare preventiva di Trump e Netanyahu all'Iran, oltre a causare migliaia di morti civili, a far esplodere quell'area geografica e a generare instabilità internazionale, ha anche generato uno energetico, che immediatamente ha fatto schizzare i prezzi dei carburanti. Con questa interrogazione il Partito Democratico chiede al Governo cosa intenda fare per garantire l'approvvigionamento e la riduzione dell'impatto sui cittadini e sulle imprese del rincaro dei carburanti.
La nostra segretaria Schlein vi ha chiesto di ridurre le imposte sulla benzina, compensate dall'aumento delle entrate dell'IVA. Una battaglia, a parole, della stessa Premier Meloni, quella sulle accise, di cui però, da quando governa, si è dimenticata. Ma se non è questo il momento di agire per aiutare i consumatori, i lavoratori e le aziende, quando lo fate? Al momento nessuna risposta dal Consiglio dei ministri e dall'intervento in Senato di oggi della Premier Meloni. Ci dice qualcosa lei, Ministro della sicurezza energetica ?
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti della Scuola secondaria di primo grado “Giuseppe Lozer” di Pordenone, che fanno parte dell'Istituto comprensivo “Pordenone Torre”, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente. Un grazie agli interroganti. In relazione ai quesiti posti dagli onorevoli interroganti sotto il profilo della sicurezza energetica, già a partire dalla crisi del 2022 il Governo aveva adottato una politica di diversificazione degli approvvigionamenti di gas e delle relative rotte, che, insieme ad un livello di stoccaggi superiore alla media dell'Unione europea, ha rafforzato la resilienza del sistema energetico nazionale.
L'esigenza nell'immediato è continuare a perseguire la diversificazione, consapevoli delle criticità. Sono in ogni caso in corso attività di costante monitoraggio rispetto alla sicurezza e alla volatilità dei mercati, in stretta sinergia e coordinamento con l'Unione europea, gli altri Stati membri e con l'Agenzia internazionale dell'energia. Ieri ho fatto la giornata proprio con la IEA e anche il G7. In tale contesto, si sta lavorando per accelerare l'attuazione di programmi e misure volte ad accrescere l'indipendenza energetica grazie allo sviluppo di nuove capacità di generazione da fonte rinnovabile, a favorire il disaccoppiamento dei prezzi dell'energia elettrica dal prezzo del gas naturale.
Come avete avuto modo di vedere, già lo stesso decreto Bollette (o Energia), oggi in fase di conversione in questo ramo del Parlamento, reca specifiche misure per la riduzione del costo dell'energia elettrica e del gas in favore delle famiglie e delle imprese, per la competitività delle imprese e per la decarbonizzazione delle industrie. L'incentivazione di contratti di approvvigionamento a lungo termine può contribuire in modo significativo a sostenere il processo di decarbonizzazione dei consumi energetici dell'industria, anche attraverso l'autoproduzione, e a promuovere una maggiore stabilizzazione dei costi delle forniture, con una minore esposizione alla volatilità dei prezzi nei mercati .
Ulteriori misure sono in fase di valutazione con l'obiettivo di facilitare l'accesso dei consumatori e delle imprese a prezzi energia che garantiscono il potere d'acquisto e la competitività internazionale al tessuto produttivo, così come le eventuali misure che intervengono sulle accise rispetto all'IVA che sono all'esame, in questo momento, da parte delle strutture dei Ministeri.
PRESIDENTE. Il deputato Simiani ha facoltà di replicare.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, devo dirle che per lei e per il Governo, soprattutto in questi giorni, sembra che in Italia vada tutto bene: la benzina è bassa, i prodotti energetici sono bassi, le famiglie hanno una bolletta molto leggera. La realtà, fuori, è totalmente diversa, signor Ministro. È totalmente diversa!
Ecco perché noi crediamo che oggi si debba fare un'azione aggiuntiva e non solo perché il decreto Bollette non sta dando alcun risultato, anzi, il gioco delle carte è chiaro e noi lo porremo in discussione anche nella X Commissione già nella prossima settimana. Ecco perché noi chiediamo da subito che ci sia un nuovo decreto che metta mano alle accise, che metta mano agli aiuti alle famiglie, alle imprese, alla pesca, all'agricoltura, a settori importanti, primari, alla logistica.
Sa quanto può costare oggi la bolletta per un autotrasportatore che si mette in marcia per portare gli alimenti in giro per l'Italia? Sa quanto può costare oggi la bolletta del gas per una famiglia che non arriva a fine mese? In questo caso, non si tratta di quanti soldi gli stanno entrando nel portafoglio attraverso lo stipendio, ma di quanti gliene rimangono a fine mese, e oggi sono sempre meno.
Ecco perché credo che il Governo debba agire velocemente, debba trovare… e, poi, un'altra cosa: non ci dica un'altra volta, così come ha detto altre volte, che ci sarà il nucleare. Il nucleare ci sarà fra 15 anni, forse, se ci sarà. Ma il problema c'è ora. È qui…
MARCO SIMIANI(PD-IDP). … che dobbiamo andare sull'efficientamento energetico, sulle fonti rinnovabili. Ma, soprattutto, c'è un fatto: che forse una strategia lei ce l'ha o, comunque, il Governo ce l'ha: forse, è quella di abituarci a vedere che i prezzi sono sempre uguali e che comunque va sempre bene .
PRESIDENTE. La deputata Andreuzza ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02551 .
GIORGIA ANDREUZZA(LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il perdurare dell'instabilità geopolitica internazionale, aggravata dalle tensioni in Medio Oriente, oltre che dal conflitto russo-ucraino e dalle criticità nello Stretto di Hormuz, sta producendo effetti rilevanti sull'incremento dei prezzi del carburante e dell'energia. Gli aumenti del prezzo del petrolio, del gas e dei carburanti si stanno manifestando con pesanti ricadute immediate sui costi di produzione e sui trasporti. Penso, in particolare, al settore della logistica, a molte attività produttive, al settore agricolo e alla pesca, che dipendono direttamente dal costo dell'energia e del carburante e che, inevitabilmente, trasferiscono questi aumenti lungo tutta la filiera con conseguenti ricadute sul costo della vita.
In questo scenario, diventa fondamentale intervenire tempestivamente per mitigare l'impatto economico su famiglie e imprese anche con la riduzione delle accise nei prossimi mesi.
Per questo, le chiedo se il Governo intenda attivare meccanismi di sconto o azzeramento delle accise sui carburanti o altre misure di contenimento degli oneri sulle bollette.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente, un grazie agli interroganti. In relazione a quanto evidenziato dagli onorevoli interroganti, come Governo abbiamo rafforzato sin da subito i meccanismi di vigilanza sui prezzi per limitare le conseguenze economiche della crisi in Iran e nel Golfo Persico.
Abbiamo rafforzato il monitoraggio della struttura “Mister Prezzi”, in questo caso del MIMIT, su tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione, per impedire che le tensioni in Medio Oriente diventino un pretesto per speculazioni o rincari ingiustificati, e ho predisposto un immediato piano operativo di intervento della Guardia di finanza.
Inoltre, l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) ha annunciato di aver attivato una nuova unità di vigilanza energetica con il compito di controllare l'andamento dei prezzi all'ingrosso e al dettaglio di gas ed elettricità. L'unità avrà il compito di analizzare l'evoluzione dei prezzi, valutare gli effetti sulle tariffe applicate ai clienti finali e fornire, in questo caso al Governo, Parlamento e istituzioni, elementi tecnici e di analisi.
In più, sono in corso valutazioni da parte del Ministero dell'Economia e del MIMIT per attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili, che questo Governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023 compatibilmente, naturalmente, con la realtà dello scenario attuale.
Sul tema del caro energia, in ogni caso, sono urgenti misure di carattere europeo. È particolarmente necessaria una rimodulazione, anche temporanea, del meccanismo di tassazione del carbonio, i cosiddetti ETS, sulla produzione di energia, in attesa di una rapida e più ampia revisione del meccanismo per affrontare anche i temi delle quote gratuite, della volatilità delle tariffe ETS, nonché dell'interazione del meccanismo ETS con le regole del mercato elettrico europeo. Un discorso molto tecnico, molto complicato, ma che pesa tantissimo sulle nostre bollette. Solo un taglio dei costi energetici e un miglioramento del funzionamento del mercato interno possono davvero garantire alle imprese europee quella competitività necessaria a sopravvivere alle sfide globali del nostro tempo. Quindi, è una questione nazionale, ma è una questione anche europea.
PRESIDENTE. La deputata Andreuzza ha facoltà di replicare.
GIORGIA ANDREUZZA(LEGA). Ministro, la ringrazio per la risposta articolata ed esaustiva. La situazione che stiamo osservando sui mercati energetici conferma quanto sia importante mantenere alta l'attenzione su questo tema, che incide direttamente sulla sicurezza economica del nostro Paese. Si stanno già verificando gli effetti negativi concreti sull'andamento delle materie prime energetiche e sui prezzi dei carburanti. In un sistema economico come quello del nostro Paese, fortemente manufatturiero ed esportatore, questi aumenti rischiano di propagarsi rapidamente lungo tutta la filiera produttiva.
Come ho già detto, il settore dell'autotrasporto, la logistica, l'agricoltura, la pesca e la distribuzione rappresentano l'ossatura della nostra economia, e quando aumentano i costi dei carburanti l'aumento inevitabilmente si trasferisce sulle merci e questo si riflette sui prezzi dei beni, con effetti diretti sul costo della vita delle famiglie.
Apprezziamo l'intervento immediato del Governo, che ha attivato tutte le misure di controllo per la verifica di speculazioni ingiustificate, e siamo certi che il Governo saprà mettere in campo, con la massima attenzione, tutte le misure necessarie per tutelare famiglie e imprese anche intervenendo, se necessario, con la riduzione delle accise, come proposto dalla Lega.
Allo stesso tempo però, come gruppo Lega, chiediamo che anche l'Europa faccia pienamente la propria parte dimostrando maggiore consapevolezza rispetto alle difficoltà che stiamo affrontando sul fronte energetico e sospenda tutte quelle misure, che da tempo segnaliamo, che stanno mettendo fuori mercato importanti settori strategici del nostro Paese.
Ministro, in un contesto internazionale così instabile, la capacità di proteggere il nostro sistema produttivo, il lavoro e il potere di acquisto delle famiglie è oggi una priorità fondamentale e per questo, da parte del gruppo della Lega, ci sarà il massimo supporto per attivare le misure necessarie a tutela di famiglie e imprese e della nostra economia .
PRESIDENTE. Il deputato Cappelletti ha facoltà di illustrare l'interrogazione Pavanelli ed altri n. 3-02552 di cui è cofirmatario.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Signor Ministro, ma le sembra normale che i cittadini italiani, le famiglie e le imprese pagano l'energia più alta di tutta Europa? Ma le sembra normale che, dopo 4 anni dalla crisi energetica del 2022, siamo ancora, come Paese, completamente dipendenti dalle importazioni delle fonti fossili, che peraltro sono la ragione dei costi elevati dell'energia nel nostro Paese? Ma non pensate neanche un momento che sia la conseguenza degli errori del suo Governo che, anziché prendere la strada di sostenere la transizione energetica, è andato nella direzione opposta, e avete sostenuto il gas? Ma non è che, se io cambio spacciatore perché ho una dipendenza da gas, risolvo il mio problema di dipendenza, signor Ministro ! Sono dipendente da una parte e pure dall'altra.
Ora le chiedo - poiché il Presidente Trump ci espone ad una nuova crisi energetica gigantesca dalla quale gli USA almeno avranno beneficio dalle vendite di GNL - quali sono gli effetti per il mercato italiano dell'attacco di Israele e Stati Uniti ai danni dell'Iran e quali sono i rischi conseguenti all'ulteriore atteso aumento dei costi delle bollette per la tenuta economica del nostro Paese .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente, un grazie agli interroganti. In merito al quesito posto, come ricordato anche nella precedente risposta, la politica di diversificazione degli approvvigionamenti di gas e delle relative rotte, portata avanti da questo Governo insieme ad un livello di stoccaggi superiore alla media dell'Unione europea, ha rafforzato la resilienza del sistema energetico nazionale. Il 5 marzo scorso, in una riunione della dell'Unione europea convocata dalla Commissione europea, i rappresentanti degli Stati membri e della Commissione hanno discusso di sicurezza e prezzi dell'energia alla luce degli sviluppi in Medio Oriente.
In tale occasione è stato evidenziato che non vi sono immediati rischi per la sicurezza dell'approvvigionamento, in linea con le conclusioni della riunione dei gruppi di coordinamento per il petrolio e il gas del 4 marzo. Valutazioni confermate anche nei internazionali che si sono tenuti nella giornata di ieri e ai quali ho partecipato, compreso il G7.
Per quanto riguarda il nostro Paese, meno del 10 per cento della domanda italiana dipende dal GNL proveniente dal Qatar. Tuttavia, non si riscontrano attuali rischi per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici in ragione - come accennato - sia della politica di diversificazione attuata ormai da tempo, con i rigassificatori, sia sul fronte delle che abbiamo a livello di Paese, naturalmente, e sia attraverso quindi gli stoccaggi, oggi pari a oltre il 40 per cento, più verso il 50 per cento dello stoccaggio, ovvero il più alto rispetto a quelli raggiunti dagli Stati membri europei.
In ogni caso, per il prossimo venerdì 13 marzo è stato convocato il Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio, cui prendono parte i principali operatori della filiera del gas in Italia. In tal sede, si discuterà della situazione attuale e dell'opportunità di adottare modifiche, di adottare naturalmente specifiche ed eventuali ulteriori misure di rafforzamento della sicurezza degli approvvigionamenti di gas in Italia, in particolare concernenti sia la campagna di riempimento degli stoccaggi di imminente inizio nel mese di aprile, sia la massimizzazione delle importazioni.
Poi, sul rapporto tra gas e rinnovabili, vorrei fare un appello a tutti, in particolare alla vostra forza politica, che è una di quelle che rappresenta le regioni che dicono “no” a tutte le rinnovabili. L'appello in questo caso lo faccio io, come Governo, nei confronti della forza politica.
PRESIDENTE. La deputata Pavanelli ha facoltà di replicare.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, la sua risposta non ci rassicura affatto, anzi, ci preoccupa profondamente, perché quello che sta accadendo dimostra una verità ineludibile: l'Italia oggi è tra i Paesi più esposti alla crisi di fornitura del gas. Non lo dice l'opposizione, ma lo dicono i fatti.
Infatti, nel 2025 il nostro Paese è stato principale destinatario europeo di GNL qatariota, con quasi 5 milioni di tonnellate, circa l'11 per cento, Ministro. Ora i rubinetti si chiudono, i prezzi esplodono e l'Italia si scopre, ancora una volta, l'anello debole d'Europa. È qui che emerge la vostra responsabilità politica, perché siete stati voi a voler diventare del gas per l'Europa.
Allora, mentre il resto d'Europa corre verso l'autonomia energetica, verso le rinnovabili e l'elettrificazione, voi avete scelto di raddoppiare sulla scommessa delle fonti fossili.
Ministro, vorrei ricordarle che è lei ad aver tagliato i fondi per le rinnovabili nel decreto PNRR ed è lei che in alcune regioni, come l'Umbria, ha bocciato la legge sulle aree idonee. Siete voi che state impedendo l'avanzamento delle rinnovabili, cosa che permetterebbe al nostro Paese di essere maggiormente indipendente e continuate a voler dipendere da Paesi esteri, quando vediamo continuamente che le crisi geopolitiche sono, purtroppo, all'ordine del giorno e mettono in pericolo la nostra sicurezza energetica e ovviamente la nostra sicurezza nazionale.
EMMA PAVANELLI(M5S). Questa non è sicurezza energetica, Ministro, questa è fragilità energetica costruita per una scelta politica .
PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02553 di cui è cofirmataria.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, torniamo anche noi, come gruppo, su questa tematica. La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, che si è allargata ad altri Paesi della regione, ha causato un drammatico aumento dei prezzi e dell'energia. Il petrolio ha superato i 93 dollari al barile, con un rialzo del 36 per cento, il più alto dal 1983.
La crisi nello Stretto di Hormuz alimenta speculazioni e instabilità. Lei, Ministro, ha affermato che l'Italia ha lo stoccaggio più alto d'Europa e fonti diversificate senza rischi sui quantitativi. Ieri ha tenuto il G7 dell'energia. L'Italia punta all'indipendenza energetica, diversificando il produttivo, e il Governo si è impegnato nella riattivazione del nucleare, tema a cui noi siamo molto vicini. Le chiediamo quali ulteriori iniziative intenda assumere e promuovere, a livello nazionale ed europeo, per mitigare gli effetti immediati dell'aumento dei costi e raggiungere l'indipendenza energetica nel lungo periodo.
PRESIDENTE. Il Ministro Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente. Un grazie all'interrogante. Come riportato dall'onorevole interrogante, al momento non ci sono conseguenze della crisi sulla sicurezza degli approvvigionamenti nel breve periodo. Questa fase di instabilità si riflette particolarmente sui prezzi e, in particolare, sui prezzi sia quelli a pronti che a termine, soprattutto nei Paesi con stoccaggi meno pieni. In questo l'Italia si trova in una situazione relativamente migliore rispetto al resto d'Europa. Gli stoccaggi dall'Unione europea sono mediamente al di sotto del 30 per cento. L'Italia è in questo momento ancora al di sopra del 45 per cento.
Quanto alle azioni che si possono intraprendere sul fronte energetico, si osserva, in primo luogo, che l'aumento del prezzo del gas rende ancor più importante approvare una modalità per sterilizzare l'effetto ETS sul termoelettrico e sul prezzo dell'energia elettrica. Come Governo dobbiamo continuare nella strategia di diversificazione energetica, anche massimizzando, dove è possibile, le importazioni via tubo, per poter avere gas a prezzi più bassi.
In questo frangente, l'Agenzia internazionale per l'energia potrebbe avere un ruolo importante per una facilitazione degli scambi commerciali tra Paesi produttori e Paesi consumatori, nonché una collaborazione per meccanismi trasparenti di scambio di informazioni tra Paesi produttori e importatori di GNL. Al G7 Energia straordinario, convocato ieri a Parigi, al quale ho partecipato, abbiamo esaminato la situazione internazionale e le difficoltà che vengono a crearsi con la chiusura dello Stretto di Hormuz.
Su questo è nato l'impegno da parte dei Paesi ad una solidarietà reciproca, utilizzando gli stoccaggi per sopperire alla carenza di disponibilità a livello mondiale.
Nella giornata di oggi stiamo definendo il calcolo della quantità da mettere a disposizione di una quota comune di solidarietà, una quota comune - complessivamente a livello mondiale - che dovrebbe essere di circa 400 milioni di barili equivalenti. Nel medio periodo è fondamentale quindi la produzione energetica, oltre che naturalmente da rinnovabili, che sono geotermico, idroelettrico, fotovoltaico, eolico, ma è fondamentale la produzione energetica anche da fonte nucleare, per rafforzare l'autonomia strategica e la competitività dell'Italia e dell'Unione europea. E in questo contesto l'Italia ha deciso di aderire all'impegno per la triplicazione della capacità nucleare globale entro il 2050. Il nostro obiettivo è un energetico sicuro, decarbonizzato e competitivo, capace di integrare tutte le fonti sostenibili in una logica di neutralità tecnologica.
PRESIDENTE. La deputata Ilaria Cavo ha facoltà di replicare.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Grazie, signor Ministro per quanto ci ha riferito, anche in riferimento alla riunione di ieri e anche alle scelte che ne sono conseguite. Apprendiamo anche da questa sua ultima risposta il tema della solidarietà, per quanto riguarda quella quota che si sta definendo - ritengo sia una notizia che lei ci ha dato in maniera chiara in questa risposta - che, però, parte dal presupposto iniziale, cioè gli approvvigionamenti e il fatto che l'Italia sia sostanzialmente al di sopra della media europea per quanto riguarda gli approvvigionamenti. Chiaramente, questo non può toglierci e non può esimerci dal riflettere, invece, sull'andamento dei prezzi.
Quindi, sommando anche tutto quello ascoltato in quest'Aula, chiaramente non possiamo che sostenere il contrasto alla speculazione, laddove c'è, e gli obiettivi, che mi sembra siano stati ribaditi, soprattutto per quanto riguarda la necessità di sterilizzare in questo momento il meccanismo ETS, chiaramente per avere poi un risvolto sulle bollette, e quindi evitare che questo meccanismo poi ricada, come ultimo anello, sulle bollette.
Insisto su un aspetto - sarebbero tantissimi quelli da trattare - che è quello del nucleare, perché quello che lei diceva, cioè diversificazione delle fonti, ci vede assolutamente a sostegno. Siamo ovviamente per questo e si vedrà anche negli emendamenti che abbiamo presentato anche al decreto Bollette, che vanno proprio nel senso della diversificazione e valorizzazione della diversificazione. È chiaro che l'obiettivo non può che essere il nucleare, lei lo ha detto chiaramente.
Condividiamo quanto lei ha sostenuto. Abbiamo presentato, come Noi Moderati, una pdl in tal senso, abbinata poi al disegno delega del Governo. Anche l'obiettivo, che lei ha ribadito, del 2050, in un energetico, ma con il nucleare, non può che vederci a sostegno e impegnati. Continueremo a seguire, nell'obiettivo chiaramente di pensare a famiglie, soprattutto vulnerabili, e imprese, in questo tema che è attuale e che ci troverà nel monitoraggio costante .
PRESIDENTE. Il deputato Zaratti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02554 .
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, mentre gli eventi internazionali e la guerra stanno facendo salire i prezzi dell'energia nel nostro Paese, noi ci troviamo nella condizione che praticamente tutti gli impianti che si vogliono realizzare, di energie rinnovabili sono bloccati negli uffici dei Ministeri. Voglio ricordare che, su 1.781 progetti basati su fonti rinnovabili, ben 1.234, il 69,3 per cento, sono ancora in attesa della conclusione della valutazione VIA. Addirittura 17 aspettano dal 2021, altri 160 aspettano la determina della Presidenza del Consiglio, ben 45 in più rispetto allo scorso anno, e 80 sono i progetti bloccati dal Ministero della Cultura.
Lei sa benissimo che l'Italia non ha gas, non ha petrolio e non ha neanche uranio, checché lei ne dica, ma invece l'Italia è ricca di sole e vento. Quando mai vi deciderete a non bloccare gli impianti che producono energia pulita ed energia gratuita nel nostro Paese ?
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente. Un grazie agli interroganti. Con riferimento al quesito posto, è doveroso rammentare che lo scorso anno le fonti rinnovabili hanno coperto il 41 per cento della domanda, derivante principalmente dal record annuale di produzione fotovoltaica. Secondo le rilevazioni di Terna, considerando tutte le fonti rinnovabili, nel 2025 l'incremento di capacità in Italia è stato pari a circa 7.200 megawatt (7,2 gigawatt). Al 31 dicembre si registrano oltre 83.500 megawatt di potenza installata ed in particolare oltre 43.500 di solare e 13.600 di eolico.
Rispetto a quanto previsto dalla normativa sulle aree idonee del 21 giugno 2024, il fissato per il quinquennio 2021-2025 di nuove installazioni è stato superato di oltre 1.600 megawatt. Per quanto riguarda lo stato della valutazione ambientale e i lavori della Commissione tecnica PNIEC-PNRR, alla data del 31 gennaio 2026, è vero che risultavano in istruttoria 1.756 progetti relativi a impianti da fonte rinnovabile, dei quali 1.721 erano procedibili. Al 30 giugno 2026 i progetti in attesa del parere della Commissione ammontavano a 1.372, dato calcolato al netto delle procedure archiviate, quindi con un intervento anche abbastanza massiccio.
Questi numeri testimoniano, quindi, quello che è anche l'impegno degli uffici, pur in un contesto che non neghiamo essere complesso, caratterizzato da un volume eccezionalmente elevato di procedimenti e da una dotazione organica non ancora pienamente allineata a quanto previsto dal quadro normativo. Infine, nel breve periodo si inizieranno a vedere gli effetti concreti della semplificazione amministrativa avviata con il decreto legislativo n. 190 del 2024, successivamente integrato e modificato con il decreto n. 178 del 2025.
Con tali provvedimenti vengono esentate dalla valutazione ambientale alcune fattispecie progettuali che saranno realizzate in attività libera o abilitate attraverso procedura abilitativa semplificata. Ciò porterà senz'altro un effetto deflattivo sulle attività della Commissione PNRR-PNIEC e delle competenti strutture regionali. È stata, inoltre, recentemente rivista la disciplina delle aree idonee, con ulteriore semplificazione delle procedure per l'installazione delle fonti rinnovabili. A tal proposito, auspico una fattiva collaborazione delle regioni per giungere rapidamente alla definizione delle aree nei rispettivi territori per una corretta pianificazione delle FER.
Infine, la nuova disciplina per la cosiddetta saturazione virtuale fornirà un adeguato quadro normativo per l'accelerazione delle procedure, in grado di gestire in modo efficiente l'elevato numero di domande di connessione, favorendo la realizzazione e l'allaccio di progetti solidi, che sono, quindi, indispensabili al raggiungimento dei di decarbonizzazione.
PRESIDENTE. Il deputato Zaratti ha facoltà di replicare.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Ministro, io veramente vedo che lei ostenta una serenità invidiabile. Non so se sia incoscienza o inconsapevolezza di quello che sta accadendo in questo Paese. Le famiglie non hanno i soldi per pagare le bollette dell'energia, le imprese sono in crisi perché pagano l'energia più alta d'Europa e lei ci parla tranquillamente degli obiettivi raggiunti. Ma lei ci deve parlare degli obiettivi che non si raggiungono. Invece di raccontare al Paese le fandonie, come quella del nucleare, che è una fandonia grossa come una casa, lei dovrebbe dirci come intende determinare l'autonomia energetica del nostro Paese, se non puntando e rafforzando sempre di più le energie rinnovabili.
Le voglio ricordare che, secondo i dati del , le compagnie americane che esportano gas liquido all'Italia in questo periodo di crisi avranno extraprofitti di un miliardo di euro a settimana. Le bombe sull'Iran le stiamo pagando noi, le stanno pagando gli italiani attraverso gli extraprofitti che le compagnie americane realizzano. Allora, signor Presidente e signor Ministro, è ora che voi vi mettiate davvero dalla parte delle cittadine e dei cittadini e permettiate finalmente a questo Paese di avere autonomia energetica pulita e totalmente democratica, cioè scevra dalle guerre che si fanno nel mondo. In questo modo favoriremo la possibilità delle famiglie e delle imprese di reagire alla crisi, come sta facendo la Spagna, che è il Paese più resiliente proprio perché ha puntato fortemente sulle energie rinnovabili .
PRESIDENTE. Il deputato Squeri ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02555 .
LUCA SQUERI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Il conflitto in atto ha una ripercussione diretta dal punto di vista dell'approvvigionamento del gas, perché è coinvolto il Qatar. Il Qatar produce il 25 per cento del GNL a livello mondiale; di questo 25 per cento, l'80 per cento va nei mercati asiatici, il 20 per cento arriva in Europa e una parte è per l'Italia. Per cui c'è un problema non solo quantitativo, perché l'Asia, non avendo questa possibilità di approvvigionamento, sicuramente si rivolgerà ad altri Paesi, riducendo la quantità disponibile e - ahimè - aumentando la quotazione del prezzo. Per cui la nostra domanda è cosa intenda fare il Governo su una risposta concreta che si può dare, cioè quella di aumentare la produzione di gas nazionale .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente. Grazie all'interrogante. In relazione al quesito posto dagli onorevoli interroganti, la recente disposizione del decreto Bollette introduce innovazioni decisive per garantire che il gas nazionale raggiunga effettivamente le imprese a prezzi competitivi.
La principale innovazione volta a rendere la misura immediatamente efficace, riguarda la semplificazione e le tempistiche certe del procedimento unico di autorizzazione, che assorbe tutte le fasi di parte istruttoria e si applica anche nel caso di concessioni esistenti che riprendano la produzione per il meccanismo del .
Altro aspetto rilevante è la massima tutela del cliente finale, in quanto una clausola specifica impone agli aggregatori di trasferire il 100 per cento dei benefici economici ai singoli clienti finali, consentendo il recupero dei soli costi operativi documentati. Ciò impedisce che i vantaggi della misura vengano trattenuti dagli intermediari. Inoltre, si prevede un meccanismo di subentro in caso di fallimento o risoluzione del contratto tra il GSE e il cliente finale. Il GSE assicura così che i diritti sul gas nazionale siano riallocati immediatamente, garantendo che il quantitativo incrementale non resti inutilizzato.
Dal punto di vista amministrativo, a seguito dell'annullamento del PiTESAI, le strutture del Ministero hanno adottato 62 provvedimenti, di cui 29 decreti, 26 note di ripristino per permessi e istanze di ricerca e 7 note di annullamento dei precedenti vincoli in vigenza di PiTESAI. Tale attività è stata declinata nel perimetro di sicurezza definito dal decreto-legge Ambiente, che conferma il divieto assoluto per la nuova ricerca di idrocarburi liquidi e armonizza la fascia di rispetto marino a nove miglia nautiche, bilanciando tutela ambientale e necessità energetica. Grazie anche a questa ottimizzazione amministrativa sinora svolta, nel 2025 la produzione nazionale è risalita a 3,3 miliardi di metri cubi, invertendo un pluriennale decrescente attraverso l'efficientamento di concessioni già attive e sicure. Dall'implementazione del si attende un incremento di gas annuale estratto per circa 600 milioni di metri cubi.
PRESIDENTE. Il deputato Squeri ha facoltà di replicare.
LUCA SQUERI(FI-PPE). Grazie, signor Ministro, ma è significativo quello che ha detto. Nel 2005 noi producevamo 12 miliardi di metri cubi di gas, ed è stato un fino ad arrivare a poco più di 2 miliardi. Finalmente, con questo Governo è stata invertita la tendenza, ed abbiamo aumentato. Sicuramente con i provvedimenti già contenuti nel decreto Bollette, tra l'altro rafforzato, fatemi dire, da un emendamento presentato Forza Italia, si renderà ancora più facile la possibilità di produzione. Penso che questo contributo importante del prodotto nazionale sul gas sia davvero auspicabile. Tra l'altro, non possiamo non sottolineare quanto questo Governo si sia mosso dal punto di vista dell'approvvigionamento: abbiamo adesso dieci canali di ingresso con gasdotti piuttosto che cinque punti sul mare, per quanto riguarda la rigassificazione del GNL. Per cui tanto si sta facendo e l'impostazione di aumentare la produzione interna è sicuramente un ulteriore tassello.
Concludo, facendo riferimento all'importante incontro che si è svolto ieri in Europa, dove - non certo domani, ma in prospettiva… ma bisogna cominciare adesso perché questa prospettiva si realizzi - c'è stato questo impegno europeo per rilanciare il nucleare, dove l'Italia sarà protagonista, perché addirittura non si parla di rilancio ma di reingresso del nucleare in Italia, per cui davvero questo sarà un atto fondamentale per far sì che la transizione energetica non sia fatta solamente a parole, ma con atti concreti, cioè implementando le fonti rinnovabili, abbinandole alle fonti nucleari .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendiamo, colleghi, a questo punto la seduta, che riprenderà alle 14,30 per il seguito dell'esame, con votazioni, della proposta di legge n. 2212-A. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 92, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione della proposta di legge n. 2212-A, recante modifiche alla legge 4 aprile 1956, n. 212, e altre disposizioni per prevenire l'alterazione o la manipolazione delle campagne elettorali e referendarie attraverso la diffusione di contenuti ingannevoli prodotti mediante sistemi di intelligenza artificiale.
Avverto che nella parte antimeridiana della seduta è stato da ultimo approvato l'emendamento 2.100 Urzi'. Risultano quindi preclusi tutti gli ulteriori emendamenti riferiti all'articolo 2, ad eccezione dell'emendamento 2.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, che risulta assorbito. Risulta altresì preclusa la votazione degli articoli 2, 4 e 5.
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 3.100 Urzi' e 3.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, entrambi soppressivi dell'articolo 3, sui quali la Commissione e il Governo hanno espresso parere favorevole.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, è il terzo voto, sul terzo articolo, ed è la terza occasione che avete come parlamentari di maggioranza…
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Casu. Colleghi, vi prego, cominciamo in letizia e non in mestizia. Quindi accomodatevi in silenzio, ascoltate in silenzio, fate i bravi. Prego, onorevole Casu.
ANDREA CASU(PD-IDP). Ed è la terza occasione che avete di intervenire, perché la questione che la proposta di legge a prima firma Ascani, che discutiamo oggi e che grazie all'impegno del gruppo del Partito Democratico e dei gruppi di opposizione è arrivata in Aula e oggi ci consente di confrontarci, affronta un tema che ci riguarda tutti: l'alterazione o la manipolazione delle campagne elettorali e referendarie attraverso la diffusione di contenuti ingannevoli prodotti mediante sistemi di intelligenza artificiale.
Vedete, questo è un tema cruciale, lo è per i numeri - abbiamo visto i dati: 44 milioni di italiani attivi sui , il 75 per cento della popolazione, un italiano su due che si informa prevalentemente su Internet - e lo è per gli effetti; lo stiamo vedendo in altri Paesi, lo stiamo vedendo nelle ultime elezioni europee, ci stiamo accorgendo di quanto possa essere decisivo l'impatto di queste nuove tecnologie sui risultati.
Ora noi, in questo articolo 3, chiediamo al Governo di fare quello che dovrebbe fare, cioè di indicare quella autorità che ha il compito di vigilare che le regole, le norme, gli interventi, ciò che viene deciso per cercare di mettere un freno a quella che è una corsa senza controllo, poi vengano effettivamente rispettati. Noi abbiamo dato un'indicazione, rivolgendoci all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e al Garante per la protezione dei dati personali, perché pensiamo che si possa e si debba ricorrere ad autorità già esistenti e operanti per cercare di essere immediatamente attivi e operativi per trovare questa risposta. Ma se questo percorso non vi convince, se pensate che debba essere diversa, che occorra creare una nuova autorità o rivolgervi attraverso un percorso differente da quello da noi indicato, cogliete l'occasione in Aula di esprimervi. Il problema, però, è che il vostro silenzio rischia di avere una conseguenza molto negativa, perché, se non indichiamo un'autorità garante e non pensiamo che ci debba essere un potere terzo e indipendente in grado di intervenire laddove è necessario per far sì che le regole che scriviamo a livello europeo, comunitario, nazionale non restino esclusivamente sulla carta, purtroppo rischiamo di non riuscire ad avere alcuna incidenza in questi processi.
Vorrei dire il vero non detto di questa discussione. Io vi invito veramente a un'ulteriore riflessione prima di questo voto, prima dell'ultimo voto che ci sarà, perché siamo ancora in tempo per intervenire prima del referendum, ma, soprattutto, prima delle prossime elezioni politiche. Qualcuno è tentato dal pensare che questa deriva che stiamo affrontando possa avere una parte del manico, che ci possa essere una parte politica che può avere una convenienza in questa accelerazione senza controlli, che questa radicalizzazione così feroce che vediamo quando leggiamo certi commenti così violenti anche ai nostri , che questa direzione che sta prendendo la comunicazione possa, in qualche modo, favorire qualcuno e danneggiare altri. No, non è così, non c'è una parte del manico, questa è una lama che rischia di trafiggere tutta la democrazia e tutte le forze politiche, e i partiti che non intervengono oggi e che non interverranno per cercare di creare un meccanismo di regole che determini questi cambiamenti sono tutti complici di un processo che rischia veramente di far sprofondare la nostra democrazia e il nostro dibattito.
Quindi il nostro è un appello, almeno su questo terzo articolo e almeno per i voti che mancano, ad aprire un confronto vero in Parlamento: vogliamo sentire anche la vostra voce, non possiamo pensare che su un tema così importante non abbiate niente da dire .
PRESIDENTE. Saluto le studentesse, gli studenti e i docenti dell'Istituto superiore liceale “Matilde di Canossa” di Reggio Emilia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Avverto che, poiché gli emendamenti in votazione sono interamente soppressivi dell'articolo 3, ai sensi dell'articolo 87, comma 2, del Regolamento, porrò in votazione il mantenimento dell'articolo.
Pertanto, chi intende sopprimere l'articolo 3 deve votare contro il mantenimento, chi invece intende mantenerlo deve votare a favore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul mantenimento dell'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge
Passiamo ora all'articolo aggiuntivo 3.02 Onori.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ascani. Ne ha facoltà.
ANNA ASCANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Faccio questo intervento provando a chiudere un po' il cerchio di un dibattito per il quale voglio ringraziare i colleghi e le colleghe, perché credo che abbiamo portato all'attenzione di quest'Aula un tema serio e vero e ringrazio anche la collega Onori per aver presentato questo emendamento e i colleghi che hanno portato un contributo. Purtroppo, la maggioranza non l'ha fatto, ha scelto di non farlo e ripercorrere un po' la storia di questa proposta di legge, in chiusura, credo che sia utile.
Abbiamo provato in ogni modo - l'ha ricordato prima il collega Fornaro -, parlando col relatore e con il Governo, a convincere la maggioranza almeno a presentare una sua proposta su questi temi, a presentare un emendamento, uno, anche uno solo simbolico, che dimostrasse che avevate compreso l'importanza del tema, quell'importanza di cui tante e tanti di voi mi hanno parlato, in privato però. A me dispiace che quelle convinzioni non abbiano trovato spazio nel dibattito di quest'Aula, perché, colleghi, qui non c'è maggioranza di Governo che tenga, lo ripeto ancora una volta: si tratta della tenuta della nostra democrazia.
Abbiamo chiesto semplicemente che, se un contenuto generato con l'intelligenza artificiale e non identificato come tale si ritiene venga pubblicato per manipolare il consenso degli elettori, ci sia un'autorità in grado di intervenire perché quel contenuto venga immediatamente rimosso e perché le piattaforme, che non provvedono a rimuoverlo, possano essere sanzionate. Colleghi, dov'è il problema? Quale di queste cose non vi convince? È tutto talmente ovvio che a me stupisce anche l'imbarazzo che avete nel prendere posizione su questo tema. Lo sapete benissimo che è un problema e che lo sarà sempre di più, che non possiamo affrontare le prossime elezioni politiche senza regole chiare in questo ambito. Sarà impossibile distinguere il vero dal falso, colleghi, e non sarà un problema dell'opposizione; sarà un problema di tutti. Noi abbiamo posto il tema, compattamente come opposizione abbiamo cercato di farvi ragionare, ma dall'altra parte c'è stato un muro di silenzio e in questo caso trovo più grave il silenzio che il prendere la parola motivando la contrarietà; lo trovo gravissimo. Lo trovo gravissimo. E oggi voi vi assumete la responsabilità di incrinare, ancora un poco, quei meccanismi democratici che sappiamo sono minoranza nel mondo. Sappiamo che le democrazie non sono la maggioranza dei sistemi nel mondo e sappiamo che difenderle dipende da noi, dalla nostra capacità e anche dal fare leggi buone a tutela di quella fragilità che è insita, oggi, nei nostri meccanismi democratici, straordinariamente esposti alla volontà di qualcuno che potrebbe volerli influenzare e piegare. Potenze straniere potrebbero farlo domani con una facilità impressionante, potenti oltre oceano lo stanno già facendo oggi.
Colleghe e colleghi, il prezzo che pagheremo sarà altissimo. Attenzione, attenzione a quello che state facendo. Facciamo un passo insieme di qui alle prossime politiche perché una legge su questo tema ci serve. Ci serve, non possiamo farne a meno. Abbandonate l'ideologia e la convinzione che questi strumenti vi stiano favorendo, perché una volta che il nostro sistema democratico sarà indebolito nessuno di noi potrà dirsi favorito, colleghe e colleghi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Io penso che la collega Ascani abbia descritto bene la situazione di forte difficoltà ad accettare la vostra posizione così ostile a questa proposta di legge. La descrizione è particolarmente significativa se noi andiamo a vedere la risoluzione di maggioranza che questo Governo ha presentato testé al Senato. C'è un punto che dice: “ribadire l'importanza di combattere la disinformazione, la guerra ibrida e le ingerenze esterne come strumenti utilizzati da attori esterni per influenzare i processi democratici degli Stati membri, sensibilizzando in particolare le giovani generazioni e tenendo conto dei possibili rischi dei fenomeni di interferenza mediante l'utilizzo dell'intelligenza artificiale generativa”. Ma quale ipocrisia state portando avanti? Queste sono parole scritte nell'acqua, forse nel petrolio, forse nell'olio di ricino ? Scusate, perché è veramente grave che, da un lato, andate a sostenere come manifesto un'ipotesi attraverso la quale volete riportare nella cornice della democrazia il tema della disinformazione e qui bocciate una proposta di legge! Vergognatevi !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorella. Ne ha facoltà.
Onorevole Pastorella, tocca a lei. Mi scuso, ma prima avevo un'indicazione diversa. Le chiedo scusa. Prego, onorevole Pastorella.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Non c'è assolutamente problema. Il problema è il rammarico che mi trovo a dover esprimere per la non conclusione in maniera positiva di un iter che credevo fosse nell'interesse di tutti. Già prima, quando sono intervenuta sul complesso degli emendamenti, ho evidenziato quali potessero essere le limitazioni o il fatto che alcuni dei provvedimenti contenuti in questa legge in realtà fossero già stati superati da normative esistenti, soprattutto a livello europeo. E tuttavia con quest'ultimo emendamento cercavamo di salvare in - se così possiamo esprimerci - questo importante problema dicendo: beh, magari possiamo cominciare col capire il fenomeno. Io credo che i dati già ci siano, siano già chiari, siano sotto gli occhi di tutti. Non più tardi di un paio di settimane fa, durante le Olimpiadi Milano-Cortina, abbiamo visto campagne di disinformazione contro gli atleti ucraini, che partivano da video falsi, finti che si sono diffusi e quello sì, è un evento importante, un evento internazionale, ma si tratta semplicemente di un evento sportivo. Pensate le stesse cose applicate alle campagne elettorali e non stiamo pensando a fantascienza.
Quindi, cosa abbiamo proposto? Abbiamo proposto, così come l'abbiamo proposto in Senato, di istituire un organo indipendente, non politico, non legato a partiti, con addirittura l'obbligo, anzi, al contrario, dei suoi membri di non essere affiliati, né eletti in alcuna maniera durante il proprio mandato, proprio per analizzare, monitorare a tutela dell'integrità delle campagne elettorali, per capire il fenomeno, per guardare alla sua ampiezza e anche per proporre azioni come programmi di alfabetizzazione civica digitale. Quindi è una cosa che più neutra e blanda, ma efficace non si poteva vedere; eppure, anche su questo abbiamo trovato parere negativo. Quindi: nel giustissimo rispetto delle parti e del fatto che non si voglia, magari, dare seguito a una proposta che porta una firma che non sia della maggioranza, però la domanda è: ci rendiamo tutti conto del problema?
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Siamo tutti d'accordo che qualcosa va fatto? E non credo neanche che sia questione di chi favoriscono questi strumenti perché questi strumenti sono utilizzati in maniera molto diciamo da tutti, dalle potenze straniere per fare quelle ingerenze che vediamo tutti i giorni, ma anche da quelle nostrane e anche da partiti e forze di tutti gli schieramenti.
Sono strumenti che non sono controllabili da una parte o dall'altra, che non favoriscono una parte o l'altra. Quella che però sfavoriscono non è, come dicono alcuni, soprattutto dell'estrema destra, che vedono in questo tipo di attenzione una censura… Io lo dico da liberale: nessuno sta cercando di censurare nessuno. Cercare di capire e controllare i fenomeni e la diffusione di informazioni false, di campagne di disinformazione, che possono essere anche da una o dall'altra parte politica…ma è nel meccanismo con cui sono diffuse. La Commissione europea definisce la disinformazione non tanto nel contenuto di quello che si diffonde, quanto nella maniera in cui si diffonde, nei e in tutti quegli altri strumenti che permettono di raggiungere un pubblico amplissimo in tempi molto brevi, senza una vera presenza umana. E quindi l'invito che vi facciamo come gruppo di Azione non è tanto quello di ripensare questa proposta che temo, oramai, sia stata affossata, nella mancanza totale di dibattito parlamentare, di dibattito tra maggioranza e opposizione, ma di non lasciare cadere il tema. Noi l'abbiamo sollevato in Senato, lo continueremo a sollevare anche qui alla Camera. Abbiamo adesso una campagna referendaria, ma poi ci aspettano anche la prospettiva e la scadenza della campagna per le elezioni politiche.
Non possiamo farci trovare impreparati davanti a quella che è una sfida che tocca tutti noi e di cui ciascuno di noi, ma soprattutto ciascun elettore, potrebbe essere vittima .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare a titolo personale, per un minuto, la deputata Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Io colgo questa occasione per un sentito ringraziamento alla collega Ascani, che ha dimostrato, con questa proposta di legge, senso di responsabilità. Ora, se nel mondo 6 miliardi di persone si informano attraverso i e oggi i sono a base di messaggi fuorvianti, inventati con utilizzo di intelligenza artificiale, noi abbiamo un problema, voi avete un problema.
Allora, colleghi, perché avete detto “no”? Chi ha seguito il dibattito oggi qui in quest'Aula non lo può sapere, non avete detto una parola. Voi pensate che sia sbagliato prevenire l'alterazione o la manipolazione delle campagne elettorali e referendarie attraverso la diffusione di contenuti ingannevoli? Pensate che sia sbagliato? Oppure pensate di trarre una motivazione…
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). …cioè un vantaggio, diciamo, a che non si faccia nulla. Ebbene, Presidente, non si salva nessuno se non si pone un rimedio, perché se non si pone un rimedio lo spazio democratico verrà completamente chiuso, devastato, perché nessuno…
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). …crederà più a niente, nessuno crederà più a niente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Credo che il parere contrario anche a un emendamento così blando, sostanzialmente di creazione di una struttura di vigilanza, la dica lunga sulla reale mancanza di volontà di questa maggioranza di provare a intervenire su questi temi e io trovo che sia davvero un po' particolare e un po' strana questa mancanza di volontà, perché noi, in quest'Aula, abbiamo più volte, ad esempio, discusso di querele temerarie. Noi da questo lato dell'Aula sosteniamo la necessità di difendere i giornalisti, appunto, dalle querele temerarie e dall'altro lato dell'Aula ci è sempre stato risposto che queste norme non si devono approvare e che, anzi, bisogna approvare la norma sulla diffamazione, perché in questo Paese non può esistere il diritto di diffamare le persone.
Ebbene, vi comunico che in questo Paese esiste il diritto di diffamare le persone e si rende fattivo attraverso i , perché se domattina creiamo 100 finti che, come questo che mostra qui , si chiamano “cittadino zero”, “cittadino uno”, “cittadino due”, “Robespierre” - e chi più ne ha più ne metta - e copriamo la reale identità della persona che ha creato la pagina in cui compare un volto rassicurante con l'intelligenza artificiale, quel “cittadino zero” ha la totale libertà di diffamare qualcuno, sapendo che mai e poi mai verrà scoperto. Questo è quello che sta accadendo da anni in questo Paese. Ci sono campagne organizzate di diffamazione di persone, diffamazione di esponenti politici, diffamazione di giornalisti, diffamazione di intellettuali alle quali non si vuole porre fine perché a qualcuno fa comodo questo meccanismo diffamatorio.
Allora, io penso che dobbiate un attimo fare i conti con voi stessi: o il diritto di diffamare non esiste e allora dovete approvare queste norme, oppure, se il diritto di diffamare esiste, allora ci dovete spiegare con quali strumenti vengono organizzate queste campagne, perché qui dietro a cittadino zero - e io credo che prima o poi verrà fuori -, non ci sono singoli cittadini che approfittano dell'anonimato; ci sono agenzie di comunicazione, ci sono flussi di denaro che vengono anche dall'estero, ci sono agenti di condizionamento dell'opinione pubblica che stanno organizzando forme di interferenza nel nostro dibattito politico pubblico e parlamentare.
Allora, guardate che questo voto di oggi diventa un voto di complicità, perché chi lascia fare - che siano russi, siano statunitensi o siano israeliani poco ci importa -, sostanzialmente è convinto di avere vantaggi da questo sistema. E allora probabilmente si spiega anche come mai alcune forze politiche in questo Paese abbiano avuto una crescita repentina in pochissimi anni, che dopo è appassita su sé stessa in un arco di tempo altrettanto breve, e forse si spiega anche come mai la nostra Presidente del Consiglio, il Governo e la maggioranza tutta non riescono a esprimere alcuna posizione di autonomia e indipendenza dal Governo di Donald Trump. Probabilmente è perché tra le prime file dell'insediamento di quel Governo sedevano tutti i CEO e i proprietari delle più grandi mondiali.
Questo è il punto e oggi questo punto, in quest'Aula e in questo Parlamento, si manifesta per quello che è. C'è qualcuno che pensa che il controllo degli algoritmi e dei dati, da Meta a Peter Thiel e a Palantir, passando per qualsiasi altra società tecnologica, sia utilizzabile per manipolare i processi democratici e questo io penso che sia davvero una lesione della nostra sovranità che mai ci saremmo aspettati di vedere inflitta dal Governo primo sovranista d'Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Urzi'. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO URZI'(FDI). Grazie, Presidente. Sarò estremamente semplice e conciso per dare alcuni elementi di chiarezza rispetto all'interessante dibattito che si è svolto oggi, così come è stato interessante anche quello in Commissione, nel quale erano già stati fissati dei punti fermi per rendere chiarezza rispetto ai contorni del quadro entro il quale lo abbiamo collocato.
La proposta di legge sulla quale abbiamo innescato il dibattito è del 25 gennaio 2025, però possiamo anche recuperare alla memoria la legge che successivamente il Parlamento - la Camera dei deputati e il Senato - ha approvato il 23 settembre 2025, la legge ribattezzata , e ricordo che, peraltro, in questa legge, che è una legge delega al Governo, è stato ufficialmente anche introdotto il reato di nel codice penale , quindi la possibilità di sanzionare comportamenti con pene anche estremamente pesanti qualora ci siano lesioni gravi che rientrano esattamente nella cornice di quanto è stato riferito da molti colleghi dell'opposizione in questa sede.
Voglio ricordare che, peraltro, la legge approvata da questo Parlamento reca dei principi molto solidi in materia di ricerca, sperimentazione, sviluppo, adozione e applicazione di sistemi e di modelli di intelligenza artificiale. Promuove, però, allo stesso tempo un utilizzo corretto, trasparente e responsabile in una dimensione antropocentrica dell'intelligenza artificiale, volta a coglierne le opportunità, e garantisce la vigilanza sui rischi economici e sociali e sull'impatto sui diritti fondamentali. Voglio ricordare ancora che l'influenzamento delle elezioni si classifica con il più alto rischio.
Quindi, tutta questa materia non solo è stata già oggetto di un ampio e approfondito dibattito in questo Parlamento, con la produzione di impegni precisi e anche con l'adozione di provvedimenti cogenti, ma è anche oggetto della europea, che ha prodotto un regolamento che è entrato in vigore il 1° agosto 2024 e diventerà pienamente operativo proprio nell'agosto 2026, dunque esattamente in tempo per quelle che saranno le prossime scadenze elettorali ed esattamente nello spirito di quanto quest'Aula ha richiamato all'attenzione più ampia nel corso di questo approfondito dibattito.
Quindi riteniamo che, Presidente, l'azione che il Parlamento e le istituzioni dell'Unione europea hanno svolto in questa direzione vadano esattamente nella direzione di garantire il rispetto dei diritti fondamentali da parte dei cittadini anche nelle circostanze più critiche, come possono essere quelle che coincidono con i momenti elettorali .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Zaratti. Ne ha facoltà per un minuto.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente. Vorrei ringraziare pubblicamente, davanti a tutti, il collega Urzi' che ci ha tranquillizzato sul fatto che tutto funziona perfettamente, che esistono già le norme necessarie a garantire trasparenza rispetto all'utilizzo dell'intelligenza artificiale e ai che effettivamente ci sono, che questo non sta accadendo in questo momento, perché le norme che ha citato Urzi' ci garantiscono e che quindi non è necessario alcun intervento legislativo della Camera.
Davvero complimenti amici della destra. Complimenti! Fate e continuate a fare la politica dello struzzo , perché questa è l'unica cosa che siete in grado di fare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Come dire, quando il gioco si fa duro, arriva Urzi' che risolve i problemi della mistica antropologica della gestione umana.
Allora, se ho capito bene, collega Urzi', lei, in buona sostanza, ci sta dicendo che siete d'accordo, tuttavia, l'opera che tutti stanno riconoscendo della Presidente Ascani è inutile, perché c'è qualcuno che, attraverso una delega, ha dato indicazioni che tardano a venire, perché l'Unione europea sta deliberando che poi entrerà... Sembra la canzone di Branduardi, , “che alla fiera mio padre comprò”.
Allora, capisco, colleghe e colleghi, che avete l'ariete Urzi' che giustifica le siffatte condotte politiche, ma quantomeno la decenza di una risposta di dignità a quest'Aula e all'opposizione che, unita, vi sta chiedendo di legiferare su un tema così delicato .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire per dichiarazione di voto, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.02 Onori, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Avverto che, essendo stati soppressi tutti gli articoli di cui si compone il testo ed essendo stato respinto l'articolo aggiuntivo 3.02, il provvedimento risulta respinto nel suo complesso.
Non procederemo, pertanto, né all'esame degli ordini del giorno, né alla votazione finale.
Sospendiamo la seduta che riprenderà alle ore 16 con la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.
La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori ().
Ricordo che, nella parte antimeridiana della seduta, il Presidente del Consiglio dei ministri ha consegnato il testo delle comunicazioni.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
È iscritta a parlare la deputata Carfagna. Ne ha facoltà.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Presidente del Consiglio, Ministri, colleghi, dico subito che Noi Moderati condivide la linea espressa in Senato dalla Presidente del Consiglio e non lo dico per dovere di coalizione, ma lo dico perché siamo convinti che la linea tenuta dal Governo italiano in questo scenario particolarmente critico e complesso sia l'unica in grado di tutelare davvero gli interessi nazionali e proteggere cittadini, famiglie e imprese dalle conseguenze anche economiche e sociali delle molteplici crisi in corso.
Pensiamo che la linea tenuta dal Governo italiano sia anche l'unica in grado di spingere l'Unione europea verso una direzione nuova, quella alla quale lavorano da sempre i Popolari europei, la famiglia politica di appartenenza del partito di Noi Moderati. Per questa ragione, condividiamo e apprezziamo le posizioni che lei porterà in Consiglio europeo, dove finalmente si affronteranno temi cruciali grazie anche alle sollecitazioni italiane; temi cruciali per rendere l'Europa più forte, più resiliente, più competitiva e più autonoma, dal punto di vista strategico, sulla difesa, sull'energia e, ci auguriamo presto, anche sulla questione dell'approvvigionamento di materie prime critiche vitali per l'Italia e per l'Europa. In particolare apprezziamo le proposte - anche perché ci abbiamo lavorato noi stessi - contenute nel documento bilaterale che lei ha sottoscritto con la Germania; proposte per favorire la competitività dell'Unione europea, sulle semplificazioni, sulla riduzione degli oneri che gravano sulle imprese, per ridurre gli ostacoli, i dazi interni che frenano lo sviluppo dell'Unione europea. Così come condividiamo le proposte per proteggere e rafforzare il settore dell', finalmente realizzando il principio della neutralità tecnologica, e condividiamo e sosteniamo la proposta per una sospensione temporanea degli ETS, in attesa di una loro revisione.
Grazie a questa azione ferma e decisa del Governo italiano, riteniamo che la svolta verso un'Europa più pragmatica e meno ideologica sia a portata di mano e lo sia grazie anche all'azione che il Governo sta svolgendo in Europa, alla faccia di chi dice che il Governo è, invece, isolato in Europa. Al contrario, noi vediamo e apprezziamo l'europeismo che sta ispirando il Governo anche in questo scenario di crisi internazionale. D'altronde, Noi Moderati non potrebbe mai sostenere una linea di politica estera che allontanasse l'Italia dal solco dell'europeismo e che la isolasse in Europa: non per un astratto dogmatismo, ma perché siamo davvero convinti che gli interessi italiani si difendano stando in Europa e non stando fuori dall'Europa. Quindi, riteniamo positiva la convergenza strategica che lei ha ricercato e ha ottenuto nel formato “E4”, così come riteniamo positivo il confronto costante con i europei sulle misure da prendere per fronteggiare la crisi del petrolio e del gas e l'impegno a difendere gli Stati membri minacciati, come Cipro, e a sostenere gli Stati del Golfo sotto attacco dell'Iran. Mi sembra che non ci sia alcun dubbio rispetto all'ancoraggio dell'Italia all'Unione europea.
E alla sinistra, che continua ad accusare il Governo di essere isolato in Europa, vorrei chiedere a che cosa si riferiscano esattamente o, forse, sarebbe meglio chiedere a quale Governo si riferiscano, visto che l'unico Governo che ci sembra essere isolato in Europa, a 11 giorni dall'inizio del conflitto, sia quello spagnolo, quello che voi esaltate: il Governo di Pedro Sanchez, che ha ostentato un rifiuto a Trump, salvo poi rendersi conto che i Trattati NATO lo obbligavano a concedere le basi e lo farà, così come lo faranno tutti gli altri Paesi europei. Peccato, perché pensavamo che i progressisti, insieme ai popolari, dovessero rappresentare un argine contro i populisti. Mi sembra invece che, così facendo, non facciano altro che alimentare i peggiori populismi europei.
Altra questione complessa che lei ha affrontato e che vogliamo affrontare anche noi: il rapporto con gli Stati Uniti d'America. Condividiamo - perché pensiamo che anche questo sia nell'interesse nazionale - lo sforzo che lei fa di tenere unito il fronte occidentale e di preservare il legame con gli Stati Uniti d'America, che prescinde dai Presidenti in carica e va protetto, chiunque si trovi ad occupare la Casa Bianca. Ha agito allo stesso modo qualunque Governo precedente, con qualunque maggioranza e con qualunque formula. Certo, c'è chi è stato fortunato perché ha avuto a che fare con Presidenti semplici, con Presidenze semplici e apprezzate in tutto il mondo. A lei, e a noi che la sosteniamo, il compito più difficile di salvare questa alleanza preziosa per l'Italia e per l'Europa, con una Presidenza spesso contestata, imprevedibile e anche impopolare. Ma, guardate, noi pensiamo che il nostro mestiere non sia quello di esprimere, dichiarare la nostra affinità ideologica o la nostra incompatibilità ideologica con l'attuale Presidenza americana. Penso che il nostro compito, il nostro mestiere sia quello di attrezzare l'Italia, le famiglie italiane e le imprese italiane a fare fronte a questa fase di incertezza, e mi sembra che lo stiamo facendo con serietà e con velocità.
Lei ha detto: le crisi di oggi non ammettono né debolezza, né ambiguità. Siamo assolutamente d'accordo e, per questo, come Noi Moderati, intendiamo contribuire a rafforzare la solidità con cui la maggioranza di centrodestra sta affrontando questa crisi. E guardate che la compattezza della coalizione al Governo non è una cosa da poco, né un fatto scontato. Lo dico veramente senza polemica, pensando all'alternativa, perché, se oggi governasse la sinistra - lo vedremo anche qui, tra poche ore, quando si voteranno diverse risoluzioni -, noi avremmo almeno cinque linee di politica estera diverse e forse avremmo avuto tre crisi di Governo - una sull'Ucraina, una su Gaza e, poi, una sull'Iran -, e invece di discutere di petrolio, di bollette, di difesa e di energia, oggi saremmo qui a discutere di come risolvere l'ennesima crisi di Governo.
Mi sembra, invece, che il centrodestra abbia, anche questa volta, una posizione unitaria, chiara e condivisa, pur con diverse sensibilità presenti al suo interno, cosa che assolutamente non vogliamo negare e non vogliamo nascondere. Ma la posizione chiara si fonda, intanto, sul fatto che giudichiamo gli attacchi all'Iran fuori dal diritto internazionale; rifiutiamo la guerra come strumento di risoluzione delle controversie, ma, al tempo stesso, siamo consapevoli della natura dell'autocrazia iraniana, che è uno Stato canaglia, uno Stato terrorista, che fonda il suo potere sullo sterminio e sulla repressione degli oppositori interni e sul sostegno al terrorismo internazionale, per vincere la sfida all'interno del mondo islamico tra sunniti e sciiti, per sabotare ogni prospettiva di pace nel Medio Oriente, a cominciare dagli Accordi di Abramo, e per distruggere Israele e ogni traccia di Occidente dalla cartina geografica del Medio Oriente. Se qualcuno, in preda ai deliri di antiamericanismo, di antioccidentalismo, volesse in qualche modo solidarizzare con gli faccia pure, noi di certo non li seguiremo.
In conclusione, davanti a questa crisi e davanti alle potenziali e gravissime conseguenze che possono impattare sul nostro Paese, la nostra cultura politica di moderati, di popolari, ci spinge, ancora una volta, a chiedere e a ricercare l'unità delle forze politiche, quella coesione a cui lei ha fatto riferimento nel suo intervento in Senato. Sappiamo, purtroppo, che, anche questa volta, questo nostro appello cadrà nel vuoto, ed è davvero un peccato.
È avvilente vedere le opposizioni trincerarsi dietro accuse ideologiche che non hanno alcun riscontro nella realtà, è un peccato che questo accada. Significa - lo diciamo con dispiacere - non essere all'altezza del ruolo che la storia ci ha affidato. In altri tempi, altre donne e altri uomini hanno avuto e hanno agito con un ben diverso senso di responsabilità verso l'Italia e verso gli italiani: è quello che noi continueremo ad avere, lavorando e rimboccandoci le maniche, perché questo è il nostro stile e noi ne siamo orgogliosi .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Luigi Marattin. Ne ha facoltà per due minuti.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, buon pomeriggio. Lei ha fatto una relazione in larga parte condivisibile, tranne in alcuni punti. Io credo che in tutto questo dibattito ci sia, non nella sua relazione, ma in generale, un eccesso di ipocrisia su questa storia del diritto internazionale. Forse siamo frenati dai sondaggi, come spesso accade. Io cercherò in 2 minuti, anzi, 1 minuto e 50 ormai, di tirarle fuori, più di quanto non abbia fatto nella sua relazione, qualche sforzo per dissipare questa ipocrisia che c'è nel dibattito pubblico.
Lei nella relazione dice: c'è stato un punto di svolta quando la Russia ha invaso l'Ucraina, da lì è iniziata o si è accentuata la crisi del diritto internazionale. Secondo me, no. Secondo me, è iniziato prima. L'unico momento in cui, in questo pianeta, siamo andati vicino a una situazione di multilaterale, di primato del diritto internazionale, sono stati gli anni Novanta. Negli anni Novanta avevano vinto le liberaldemocrazie, era caduto il comunismo, Francis Fukuyama diceva: è finita la storia. La Russia partecipava ai nostri vertici e andavamo a prendere i criminali di guerra in Jugoslavia e li processavamo. Sembrava fatta.
Si rompe quando il terrorismo islamico attacca, l'11 settembre, la Cina diventa piano piano la seconda economia del mondo - e a quelli non gliene può fregare di meno dei diritti della liberaldemocrazia - e la Russia cambia postura, Presidente, molto prima dell'invasione dell'Ucraina, dalla Georgia 2008, eccetera. Allora, a noi che interessa veramente tornare a un diritto internazionale vigente, la condizione è avvicinarsi il più possibile a quello che eravamo negli anni Novanta, cioè far vincere le liberaldemocrazie, non esportando la democrazia con le bombe, come faceva Wolfowitz, perché Bush e i arrivano da Wolfowitz 1996, perché non si esporta la democrazia dove non c'è domanda di democrazia. Ma io chiudo con una domanda per sapere se lei condivide questa analisi e se condivide questa cosa. Se io avessi una bacchetta magica, baratterei tutti gli interventi fatti finora, dal Vietnam alla Somalia, alla Libia, all'Iraq, perché non rispettavano queste condizioni di aiutare la domanda endogena di democrazia…
LUIGI MARATTIN(MISTO). …e li baratterei, però, con l'intervento in Iran, perché qui siamo di fronte a un Paese con 2.500 anni di storia…
PRESIDENTE. Deve concludere.
LUIGI MARATTIN…qui siamo di fronte a un Paese di 90 milioni di abitanti, che chiedevano democrazia e si prendono proiettili in faccia. Lì ha senso portare la liberaldemocrazia. Condivide o no, Presidente ?
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Giulio Tremonti. Ne ha facoltà.
GIULIO TREMONTI(FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, la bozza preliminare che è stata preparata a Bruxelles per i prossimi lavori del Consiglio è una bozza che inverte la prassi che per anni ed anni concentrava la discussione del Consiglio sul mercato europeo. È una bozza che inizia, invece, concentrando la discussione sulla dinamica della guerra russa in Ucraina e sul Medio Oriente, e tutto questo è perfettamente in linea con quanto da lei notato, secondo cui la crisi è diventata strutturale con l'invasione dell'Ucraina.
Per verificare questo, basta andare un po' indietro nel tempo, indietro fino al settembre del 2021, quando il G20 di Roma, basato sulla formula , celebrava la pace globalista, e per questo si recava alla Fontana di Trevi per il rituale e propiziatorio lancio della moneta. Non si accorgevano di essere in 18 e non in 20, mancando il russo e il cinese, e dopo appena 5 mesi c'era la guerra in Ucraina. È, dunque, una domanda ancora oggi attuale: erano quegli statisti o piuttosto solo turisti della storia?
Anche per questo, forti della nostra tradizione politica, abbiamo qualche difficoltà ad andare dietro ai globalisti pentiti, ai mercatisti, ai crematisti, a tutti quelli che oggi, per sopravvivere, dicono l'opposto di quello che per decenni hanno, invece, detto e fatto per vivere. Diversa è la nostra tradizione politica e, comunque, noi non confondiamo gli effetti con le cause. Prevedendo la crisi della globalizzazione, già nella primavera del 2008 basavamo il nostro programma su 2 parole: paura e speranza. Paura: si notava già allora che aveva inizio la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza.
Si notava già allora che la storia, quando compie una delle sue grandi svolte, quasi sempre ci presenta l'imprevedibile, l'irrazionale, l'oscuro, il violento, e non sempre il bene. Già altre volte il mondo è stato governato anche dai demoni, come oggi e in tante parti del mondo, dove appaiono vecchi e nuovi demoni; demoni presi da imperialistiche follie ancestrali, da furori biblici e da futurismo informatico. Ma c'era allora e c'è ancora la parola “speranza”. Se la prima tappa dell'Unione è stata economica - “federate i loro portafogli, federerete i loro cuori”, questo è il detto di Jean Monnet -, oggi, federati in qualche modo i portafogli, il cammino europeo deve poi avanzare nel campo della politica.
Una nuova struttura geopolitica dell'Europa sta, in effetti, via via emergendo in vari luoghi e in varie forme. È così negli accordi dell'Unione europea con il Mercosur e India; è così con la difesa dell'Ucraina, finanziata con titoli di debito europei; è così con l'Accordo di Northwood sul nucleare tra Regno Unito e Francia; è così con l'allargamento a tutti gli Stati europei, in base all'articolo 49, l'allargamento dell'Unione - va notato che la Serbia ha appena dichiarato la sua preventiva rinuncia al diritto di veto - ed è così con l'accordo Meloni-Merz su una nuova agenda di azione europea.
In questa prospettiva, citerò qui, infine, un testo in qualche modo discusso. Non parlerò della parte finale di quel testo, in effetti è stato un testo collettivista, basta leggere quello che ne pensava Einaudi. Parlerò della parte iniziale del Manifesto di Ventotene, scritto nell'agosto del 1941, quando i carri tedeschi erano alle porte di Mosca. Troviamo qui la visione di una federazione europea - si noti, non di una unione, ma di una federazione europea -, in specie, di un'Europa vista tanto come scrigno della civiltà dell'Occidente quanto, ed è fondamentale, come ponte visionario necessario tra America ed Asia.
Ed è così che, partendo dal lato giusto della storia, dovrà e potrà essere sviluppato il nostro futuro. Come ha scritto Goethe, il primo passo è facoltativo, gli altri sono obbligatori. Dunque, per tutto questo, buon lavoro, Presidente! Buon lavoro, Giorgia !
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, andiamo subito dritti al punto: noi abbiamo un gruppo di uomini bianchi, violenti e affamati di sangue, che potremmo definire “coalizione Epstein”, che, dopo essersi riuniti in una roba che si chiama dove noi abbiamo mandato il Ministro degli Affari esteri della nostra patria, che se ne è ritornato con un cappellino che diceva di far ritornare l'America grande, hanno deciso di bombardare un Paese nell'area più strategica, probabilmente, dal punto di vista economico - questa è la realtà dei fatti -, facendola precipitare nel caos e facendo precipitare nel caos tutto il mondo.
Ora, neanche Trump - io glielo ricordo, Presidente, visto che lei non lo menziona mai nella sua relazione: il Presidente degli Stati Uniti, causa di tutto questo, si chiama Donald Trump - si è premurato di velare le azioni in Venezuela e in Iran come guerre umanitarie. Perfino lui ha detto la verità.
Chi è che vela di ipocrisia tutto questo? Voi, i suoi servi sciocchi Voi parlate di guerre umanitarie come i servi sciocchi della miglior tradizione delle commedie classiche, che sono talmente spudorati che perfino il padrone li sbeffeggia. E ci volete far credere che vi interessi qualcosa delle donne iraniane? Voi avete permesso a questa gente di sterminare il popolo palestinese e volete farci credere che le vostre coscienze si contorcano per il destino di un popolo che sta passando da un padrone a un altro? Perché se domani arriverà un dittatore sanguinario, che, però, sarà amico di Trump e permetterà a Netanyahu di fare quello che vuole, ovvero essere l'unica potenza dell'area, quel dittatore andrà benissimo a tutti quanti voi, come va benissimo in Siria, come va benissimo negli altri Paesi del Golfo, come va benissimo in tante altre Nazioni del mondo.
Lei, pur di non disturbare i suoi amici nell'imminenza dell'attacco - non proprio nell'imminenza dell'attacco; ci ha messo qualche giorno - ha detto: “non ho elementi per prendere una posizione”. Ci ha stranito questa cosa, perché lei, quando deve parlare di sentenze, pur non avendo elementi, le scrive le sentenze veda Rogoredo e veda la famiglia nel bosco.
A proposito di famiglia nel bosco, lei si è premurata di dirci che è l'interesse dei bambini. La voce di Hind Rajab - bambina palestinese di 5 anni, crivellata con 335 colpi dall'esercito israeliano, che lì non ha saputo distinguere una terrorista da una bambina di 5 anni, mentre va a prendere Khamenei chirurgicamente a casa sua - risuona ancora, in un video, però, solamente purtroppo in un video. Se la può andare a riascoltare, perché le voci di tutti i bambini sono uguali a tutte le latitudini del mondo .
Lei riscrive la storia a suo piacimento. Lei ci dice: tutto è iniziato il 7 ottobre, come se prima in Palestina tutto andasse bene, e l'Iran, ricordiamo, finanziava Hamas, quindi sostanzialmente si merita quello che sta accadendo. Hamas era finanziato ampiamente dal Qatar e da Netanyahu, per sua stessa ammissione, per indebolire le forze moderate in Palestina Per lo stesso Netanyahu, che in questo momento è uno dei criminali più pericolosi sulla faccia della terra, noi avremmo voluto avere almeno una condanna, io non dico per il genocidio, ma per aver fatto inchinare i carabinieri in Cisgiordania , per aver sparato sull'ONU dove c'erano dei militari italiani. Voi non solo non avete condannato, ma avete continuato a farci degli affari insieme ed oggi Netanyahu è inarrestabile, in tutti i sensi.
Ma perché siamo in questa situazione? Questo si ricorda poco, però ci dovete spiegare come mai nel 2023 avete appaltato tutta la nostra cybersicurezza a Israele. Forse siamo sotto ricatto, Presidente, perché altrimenti non si spiega , oppure era una brillante idea del Ministro Crosetto, il fondatore del suo partito, lobbista, ex lobbista delle armi, che ancora ci deve spiegare cosa stava facendo a Dubai nell'imminenza dell'attacco . Noi speriamo che stesse lavorando per il Paese e non, invece, per i suoi vecchi soci in affari.
Lei rivendica un atteggiamento responsabile, di equilibrio rispetto a un caos mondiale, per cosa? Per le nostre alleanze e per i nostri interessi economici? Bene, sulle nostre alleanze le sta tutelando così tanto che neanche ci avvertono quando stanno attaccando un Paese, quindi questo è il rispetto dei nostri alleati. Il rispetto dei nostri alleati che Trump è riuscito a offendere la memoria dei nostri militari, morti per le guerre degli Stati Uniti, dicendo che combattevano in seconda linea e solamente per queste parole il nostro Ministro degli Esteri al avrebbe dovuto ribaltare il , restituire il cappellino e andarsene, ma forse i re al nostro Ministro piacciono e gli piacciono molto.
Qual è il nostro interesse economico? Averci estorto il 5 per cento del PIL da comprare in armi americane? Averci fatto pagare il gas americano? Aver creato questo caos a livello energetico? Qual è il nostro interesse nazionale nel seguire tutta questa follia? Ce lo deve spiegare. Il problema, vede, è che il suo atteggiamento, Presidente Meloni, non è responsabile. È lo stesso atteggiamento di chi striscia per non inciampare mai . Questo è il problema: il problema è che inciampa e cade il Paese.
Guardi, non si nasconda dietro il fatto che tutta Europa sta facendo così, perché noi lo stiamo dicendo dal 2022 che l'Europa si sta suicidando politicamente e che lei è perfettamente a suo agio nella classe politica d'Europa più misera di sempre Quindi, nascondersi dietro tutta Europa… noi glielo diciamo dal 2022 e se il diritto internazionale non esiste più è perché a Putin si dà il ventesimo pacchetto di sanzioni mentre a Trump e a Netanyahu non si dice niente e il diritto internazionale, se oggi vale - e per qualcuno vale e per qualcun altro no -, poi crolla. E sapete perché crolla? Perché il diritto internazionale ha bisogno, innanzitutto, di una cosa che si chiama dignità morale a supportarlo .
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Il problema è che di questa arroganza e di questa ipocrisia se ne sta accorgendo tutto il mondo, della violenza che noi Occidente stiamo riversando perché, purtroppo, il vero pericolo per l'umanità siete voi .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Isabella De Monte. Ne ha facoltà.
ISABELLA DE MONTE(FI-PPE). Grazie. Presidente, il Consiglio europeo del 19 e 20 marzo si tiene in una fase in cui le crisi esterne incidono già direttamente sulla sicurezza, sull'energia, sull'industria e sul potere d'acquisto in Europa. Medio Oriente e Ucraina, competitività, difesa, migrazione e quadro finanziario pluriennale non possono più essere trattati come separati. Oggi stanno dentro lo stesso problema politico: proteggere gli interessi europei in un contesto più instabile, più costoso e più competitivo. Nel Medio Oriente l'interesse italiano ed europeo è impedire l'allargamento del conflitto, riaprire uno spazio per la proteggere i civili, tenere aperte le rotte commerciali e contenere gli effetti economici della crisi.
L'Iran resta un fattore di destabilizzazione regionale. Ilnucleare continua a destare la massima preoccupazione e la pressione diplomatica deve servire a contenere la crisi. L'Italia deve portare a Bruxelles una linea chiara: iniziativa diplomatica per contenere la crisi; pieno coinvolgimento dell'AIEA sul nucleare iraniano; tutela degli interessi italiani; sostegno ai dell'area colpiti dagli attacchi. La successione apertasi dopo la morte di Ali Khamenei ha confermato una linea di stretta continuità tra apparato religioso e apparato securitario. La scelta dell'attuale guida suprema non apre una fase nuova: conferma la chiusura del regime, la durezza della repressione e un quadro che continua a pesare sulla stabilità regionale. Per questo l'Europa deve tenere insieme i diversi piani: nella regione, fermezza sul nucleare e piena consapevolezza della natura del regime. Sì, perché l'aspetto umano deve essere sempre presente. In un equilibrio precario, tra venti di guerra e tensioni globali, dalle strade di Teheran alle piazze di tutto il mondo, il popolo iraniano ha trasformato il dolore per le violente repressioni del regime islamista in coraggio, gridando all'unisono che il diritto alla libertà e la dignità di donne e di uomini non conoscono confini, né padroni. Ebbene, noi in quelle piazze italiane siamo stati, ma è stato un peccato vedere che non tutta la nostra politica ha colto l'importanza di superare le proprie divisioni per difendere una causa così universale.
Ancora, il raccordo con i Paesi del Golfo resta essenziale. La condanna degli attacchi iraniani, la libertà di navigazione, la tutela delle infrastrutture energetiche e commerciali e il coordinamento politico con i arabi devono tradursi in una linea operativa. Le richieste di assistenza dei del Golfo sono già arrivate e il Parlamento ha già impegnato il Governo a concorrere alla protezione dei Paesi dell'area, delle infrastrutture strategiche e degli interessi italiani con strumenti di difesa, sorveglianza e supporto logistico.
Accanto al confronto con l'Iran, l'Italia e i europei devono sostenere il cessate il fuoco a Gaza, l'ingresso degli aiuti umanitari, le iniziative utili alla stabilizzazione e il sostegno all'Autorità nazionale palestinese, anche nel suo percorso di riforma. Senza un interlocutore palestinese credibile, nessuna prospettiva politica seria può reggere.
Su questo sfondo, l'Ucraina non può scivolare in secondo piano. L'aggressione russa resta il principale banco di prova della credibilità europea e la crisi mediorientale non può diventare un pretesto per attenuare il sostegno a Kiev.
L'Italia, in ambito europeo, deve sostenere la continuità dell'assistenza politica, finanziaria e militare, un'attenzione prioritaria alla sicurezza energetica e alle infrastrutture critiche ucraine e ogni iniziativa negoziale volta a una pace giusta e duratura, purché non comprometta la sovranità, la sicurezza e l'integrità territoriale dell'Ucraina. Una pace seria non si costruisce indebolendo il Paese aggredito. Si costruisce mettendolo nella condizione di reggere, anche in stretto coordinamento con gli Stati Uniti, la NATO e i del G7.
La discussione sulla difesa e sulla sicurezza europea va portata su un terreno operativo. L'interesse italiano è rafforzare la capacità europea senza duplicazioni inutili e dentro una cornice pienamente coerente con la NATO. I diversi scenari geopolitici mostrano come l'Unione sia, nel suo complesso, carente sul piano della difesa anti-drone, della protezione delle infrastrutture critiche, della mobilità militare, della cybersicurezza, degli approvvigionamenti comuni, della rapidità delle procedure e del pieno coinvolgimento della base industriale europea della difesa. Rafforzare la difesa europea oggi significa proteggere non soltanto il fianco Est dell'Europa, ma anche quello Sud, le rotte del Mediterraneo allargato e la resilienza delle nostre infrastrutture.
Sul terreno della competitività, l'Italia deve chiedere un cambio di passo molto preciso. Il mercato unico deve tornare ad essere uno strumento di scala, di investimenti e di riduzione dei costi sistemici, non un contenitore in cui si sommano regole, frammentazioni e prezzi dell'energia fuori mercato.
Servono, quindi: completamento del mercato unico dell'energia e dei capitali, riduzione degli oneri amministrativi e regolatori, correzione del funzionamento dell'ETS per ridurne la volatilità e l'impatto sul prezzo dell'elettricità, sostegno alla crescita di imprese innovative e rimozione di ostacoli che ancora segmentano il mercato europeo.
Da questo punto di vista, l'Italia ha già indicato una direzione precisa: energia accessibile, revisione dell'ETS, mercato unico dell'energia, difesa della manifattura e del , sostegno ai settori industriali strategici, decisivi per la sicurezza, la salute e lo sviluppo dell'Europa e del Paese.
Su questo si innesta anche il confronto col prossimo quadro finanziario pluriennale. L'Italia deve sostenere un bilancio europeo capace di finanziare competitività, sicurezza e difesa, ma senza scaricare il costo delle nuove priorità sulla politica agricola comune e sulla coesione.
Modernizzare il quadro finanziario è necessario; svuotare le politiche che tengono insieme il progetto europeo sarebbe un errore.
Sulle migrazioni, il nodo è, ormai, l'effettiva capacità dell'Unione di tradurre le decisioni assunte in risultati concreti. Procedure più rapide, rimpatri effettivi, cooperazione coi Paesi d'origine e di transito, attuazione piena del Patto europeo su migrazione e asilo e gestione ordinata dei canali legali di ingresso: è su questo che l'Italia deve chiedere passi in avanti reali. La dimensione esterna della politica migratoria deve includere investimenti, energia, infrastrutture, formazione e lavoro nei Paesi africani. È qui che il Piano Mattei conserva la sua utilità fondamentale anche in sede europea, insieme alla strategia del .
Non va perso poi di vista il capitolo dell'allargamento. Per l'Italia, i Balcani occidentali restano una priorità geopolitica. Il processo deve restare fondato sul merito, sulle riforme e sullo Stato di diritto, ma non può essere lasciato in una sospensione indefinita. Il Montenegro resta il test più avanzato in questa fase e mostra bene qual è l'interesse europeo: un allargamento credibile, graduale e basato su risultati verificabili, capace di rafforzare stabilità, sicurezza e crescita nel nostro vicinato.
Il Consiglio europeo sarà utile se produrrà scelte politiche coerenti con la fase che abbiamo davanti. Oggi all'Europa non viene chiesto di aggiungere dichiarazioni, ma di difendere i propri interessi con maggiore coerenza, più rapidità decisionale e strumenti adeguati alla gravità delle crisi aperte.
Su questi punti, il Governo ha già definito un orientamento politico preciso, che noi condividiamo e sosteniamo. Adesso conta far valere questa impostazione nel negoziato europeo, e siamo certi che il Presidente del Consiglio saprà sostenerla con la necessaria determinazione .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Governo, signora Presidente del Consiglio Meloni, lei oggi si è presentata in quest'Aula e al Senato, peraltro dopo molto tempo, con una relazione tutto sommato condivisibile - tranne in alcuni punti, gli unici su cui tornerò -, al punto che diventa perfino superfluo in questi pochi minuti ricalcare le tematiche all'ordine del giorno.
Però, vede, allora mi sembra importante riflettere su quanto sia credibile l'atteggiamento che venite oggi a proporci, perché ricordo altri passaggi in cui, sempre lei, in occasioni simili, è venuta a provocare questo Parlamento. Il Presidente Tremonti ricordava Ventotene, e mi ricordo come Ventotene sia stato strumentalizzato proprio per cercare questa divisione con le opposizioni.
Allora, viene da domandarsi come mai oggi, da modalità , si sia presentata in questa modalità Calimero. E le risposte, vede, ce le diamo non tanto perché vogliamo ridimensionare il suo ruolo, ma perché siamo preoccupati appunto sulla credibilità e l'affidabilità di quello che oggi ci state dicendo.
Del resto, non siamo stati noi, siete stati voi a venire più volte in quest'Aula dicendoci che mai come oggi l'Italia era considerata all'estero come punto di riferimento oppure che questo Governo stava svolgendo il ruolo di pontiere tra l'Europa e gli Stati Uniti.
Ecco che allora, oggi, quando torniamo molto più coi piedi per terra - un'affermazione che ci ricorda che nella geopolitica mondiale oggi l'Italia non può certo essere il soggetto che detta l'agenda -, non lo facciamo per ridimensionare ulteriormente il ruolo dell'Italia, ma per andare a vedere quanto sono credibili le posizioni, anche condivisibili, che oggi il Governo porta in questa stessa Aula.
Quindi, basta gonfiarsi il petto, una dimensione umile che cerca unità… Ecco, però ricordo che l'unità, prima di cercarla la si offre, prima di chiederla la si offre. Nella replica in Senato, per la verità, apprezziamo questa novità: da domani la offrirete. Bene, noi saremo pronti per questo appuntamento, ma non basta nemmeno questo, e comunque vedremo se la verità dei fatti lo confermerà.
Il problema è su quale piattaforma voi cercate l'unità di questo Paese. Perché anche sulla vicenda del Medio Oriente, laddove lei, Presidente Meloni, si limita a chiosare “non condivido, non condanno”, ebbene, noi non vogliamo negare che effettivamente si tratti di una vicenda controversa e che, nel caso dell'Iran, ci sono moltissime buone ragioni per andare in soccorso di quella popolazione, ma, sull'altro piano, ci sono anche moltissime opacità in ordine a quale sia la vera finalità di questa missione.
Non vogliamo negare che ci siano delle ragioni per essere a favore e per essere contro e, quindi, la complessità nel prendere posizione, ma d'altra parte non possiamo nemmeno accettare che il Governo italiano abbia questa modalità da sibilla, tutta da interpretare, a cui affidarsi, e vediamo da che parte tira il vento. Perché non lo possiamo accettare?
Non che si pretenda da lei quello che non è chiaro nemmeno alla comunità internazionale, ma perché in questi anni, su tutti i temi che stanno ridefinendo la geopolitica mondiale e in tutti i luoghi in cui l'Italia avrebbe dovuto esercitare la sua parte autorevole - dall'Unione europea alla NATO al Tavolo dei volenterosi alla questione della Groenlandia e adesso si rifugia in questa idea dell'Occidente -, ci sembra che, anziché esercitare quella che noi pretendiamo debbano essere la capacità e il ruolo autorevole dell'Italia come Stato, Paese fondatore dell'Europa, si stia cercando in maniera un po' ipocrita o comunque ambigua un posizionamento che non avete ancora trovato. E quando di fronte all'imbarazzo di questo mancato posizionamento ve ne uscite dicendo “ma noi lavoriamo nell'interesse dell'Italia”, è lì che denunciate che non l'avete trovato, perché questa è una tautologia. Tutti noi lavoriamo nell'interesse dell'Italia. Ogni Governo giura di lavorare nell'interesse dell'Italia. Quindi, se questa è la vostra posizione, state semplicemente ammettendo che non avete ancora una posizione. E non l'avete perché avete fallito nelle posizioni che con chiarezza avete assunto in passato. Non siete e non potete essere il pontiere tra l'Europa e gli Stati Uniti; di questo ci spiace, perché sarebbe stato utile, ma serviva anche la capacità di esercitarlo, quel ruolo, perché per essere ponti bisogna stare almeno saldamente sul fronte europeo.
Ecco, come vede, non abbiamo messo in mezzo ipocritamente la questione del diritto internazionale, perché ci rendiamo conto che questa nuova ricerca di equilibri geopolitici ha sospeso il diritto internazionale, ma è proprio per questo che serve un ruolo politico autorevole, per ricercare quegli spazi di dialogo e questi equilibri e questa garanzia per i nostri popoli che stanno dentro il diritto internazionale. Sul tema della difesa comune, non vorremmo che diventasse come il tema dell'energia nucleare, quel nuovo da ripetere, ma da portare solo ai convegni. Ci sono strumenti concreti per perseguirla, anche un disegno di legge proprio in quest'Aula per arrivare alla difesa comune europea.
Un ultimo accenno: la questione della sterilizzazione dell'ETS. Ci sono buoni motivi per ragionare in questa fase di come l'ETS possa essere rimodellato.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Quindi non avete realizzato un disaccoppiamento. Abbiamo abbassato il prezzo dell'energia a discapito delle rinnovabili. Per favore, presentatevi in Europa cercando una vera rimodulazione e non cercando, per l'ennesima volta, un alibi: “sono loro che ci hanno detto di no”. Nell'interesse dell'Italia, rendete grande l'Italia. Ricordatevi che siamo un Paese fondatore dell'Unione europea .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Bagnai. Ne ha facoltà.
ALBERTO BAGNAI(LEGA). Grazie, Presidente. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, Ministri, intanto vorrei fare un'osservazione. Sono rimasto un po' male quando il signor Presidente del Consiglio è stato accusato di essere in qualche modo un sostenitore o un fautore della - leggo - “classe politica d'Europa più misera di sempre” . Confesso che anche io, anzi più di chi ha lanciato questa accusa, ho perplessità, per esempio sulla signora von der Leyen, che si è accorta a ottobre scorso che i pannelli solari vengono prodotti in Cina e che quindi le politiche verdi condizionano la nostra autonomia strategica; o che si è accorta pochi giorni fa che con riferimento al fatto di spegnere le centrali nucleari tedesche - perché c'era stato un terremoto di 6 minuti, di magnitudo 9 della scala Richter in Giappone, che è un evento che si può verificare una volta ogni un certo numero di secoli, secondo le statistiche - sulla base di quell'evento probabilmente è stata presa una decisione un po' emotiva, di cui peraltro la signora von der Leyen non è direttamente responsabile. Ma il dato è che questa classe politica - e in particolare la signora von der Leyen - si è affermata grazie a nove voti decisivi di chi oggi ritiene che la classe politica guidata dalla stessa signora von der Leyen sia la più misera di sempre.
Allora i colleghi forse ci dovevano pensare nel 2019, perché lei invece sulla base di sue valutazioni e del suo partito, ha sempre votato - come peraltro il nostro - coerentemente contro e voglio anche ricordare che, quando lei ha espresso il suo voto contrario, era qualche tempo fa; si era all'inizio, non proprio all'inizio, ma insomma nelle prime fasi di un percorso di crescita di questo Governo che non aveva ancora tutta l'autorevolezza internazionale che adesso ha acquisito, che è quella autorevolezza che gli consente di dire ogni tanto qualche “no”.
È più facile farlo adesso, ora che l'Italia è diventata un Paese che può essere indicato come esempio per stabilità del Governo e anche per razionalità delle posizioni prese, di quanto non lo fosse qualche tempo fa. Ma lei ha avuto coraggio e non ha cambiato idea. Invece, chi cambia idea, adesso viene ad accusarla .
Vorrei tornare sul testo delle sue dichiarazioni di oggi. Io vorrei fare solo due osservazioni per indicare due punti. È sempre molto interessante e piacevole ascoltare le sue comunicazioni. Ci sono due punti che oggi ho trovato particolarmente importanti: il primo è la difesa del principio di unanimità e il secondo è l'affermazione del fatto che non dobbiamo prendere esempi da nessuno. E allora sul principio di unanimità non possiamo che sottolineare con grandissimo consenso la sua affermazione, secondo la quale non consideriamo praticabile aggirare il principio di unanimità.
E questo ci rassicura, perché è un cardine del progetto europeo, così come esso è stato inizialmente concepito. Tuttavia, ci sono elementi che vorrei mettere in evidenza, non per nulla togliere a questa affermazione o all'azione del Governo, ma semplicemente per porli come spunto di riflessione, come penso si debba fare in una discussione generale. Intanto, vediamo che il principio di unanimità, seppure non sia stato abolito - anche perché per abolirlo ci vorrebbe, se non ho capito male, l'unanimità, quindi siamo in una specie di “comma 22” - è stato spesso aggirato. E questo ci deve far suonare un campanello d'allarme, non per altro, ma perché, quando rivendichiamo la bontà del progetto europeo, ne rivendichiamo il primato morale e giuridico, cioè la capacità di creare un sistema basato su regole. È vero che la saggezza popolare ci insegna che “fatta la legge, trovato l'inganno”; d'altra parte, però, dopo non si possono andare a dare lezioni di morale ad altri Governi e ambiti politici, per esempio con una applicazione strumentale del concetto dello Stato di diritto e con le condizionalità ad esso legate. Ma c'è anche un altro tema. Lei si è espressa su un tema che è molto caro a noi, è molto all'interno della nostra attenzione, che è quello dell'allargamento. Il collega senatore Borghi al Senato ha fatto un'osservazione che, dal punto di vista economico, è fattualmente condivisibile: nell'attuale contesto geopolitico, per dove possiamo allargarci noi, l'allargamento è necessariamente al ribasso dal punto di vista economico. È difficile - diceva il collega Borghi - che la Norvegia e la Svizzera entrino, è più facile che entrino Paesi con un reddito medio inferiore a quello europeo e questo, naturalmente, porrebbe una serie di problematiche che si riflettono su tante scelte che in questo momento il Governo deve prendere.
Ad esempio, nel quadro finanziario pluriennale mi sembra evidente che domandare un allargamento del bilancio europeo - che è una cosa che pure si sente ogni tanto proporre anche in Italia - ha un valore diverso per un Paese che è contribuente netto e ha un valore diverso per un Paese che è beneficiario netto. Il beneficiario netto dall'allargamento trae un beneficio netto e il contribuente netto deve metterci più risorse. Quindi, di questo dobbiamo essere consapevoli, non per grettezza, perché la solidarietà che anima il progetto europeo è assolutamente commendevole. Dobbiamo però chiederci quanto sia politicamente sostenibile un sostegno dato a Paesi , che sono in condizioni economiche peggiori delle nostre, attraverso questo meccanismo dell'allargamento in senso stretto. Anche perché l'allargamento confligge con l'aspirazione a mantenere l'unanimità. Infatti, al di là del dato materiale - che può essere considerato anche “gretto” - del non voler far entrare persone non “facoltose” all'interno del nostro , esiste il fatto che più si allarga questa Unione e più si diversifica lo spettro delle sensibilità politiche dei Paesi che ne fanno parte e più difficile diventa condividere il principio di unanimità. E naturalmente allargando il numero di Paesi o si restringe lo spettro di temi dei quali ci si occupa, oppure bisogna immaginare qualcos'altro. Lo dico non come critica, ma come spunto per una discussione che forse lei oggi e anche gli altri colleghi, pressati dall'urgenza dei fatti bellici, potrebbero ritenere intempestiva, ma non possiamo continuare a parlare dell'Europa senza chiederci esattamente che Europa abbiamo in mente.
Perché questa Europa è una transizione verso un'Unione sempre più stretta, ma mi chiedo, e penso mi sia capitato di chiedermelo altre volte in quest'Aula: quando sarà abbastanza stretta questa Unione stretta? Prima è stato evocato un pensatore forse meno brillante di quanto sembrava ai suoi tempi, quello che aveva teorizzato la fine della storia. Noi dovremmo chiederci: ma come finirà questa storia, la storia dell'Unione europea? Nel senso di qual è il punto d'arrivo? Quale è la forma istituzionale verso la quale stiamo tendendo, se ce n'è una? E anche: dove finirà geograficamente questo progetto? Abbiamo in mente un'Europa unita che sia l'Europa culturale? E, allora, il limite sono gli Urali, sostanzialmente, e questo pone una serie di sfide, se ci pensiamo, in un contesto come quello attuale. Quindi, anche su questo, forse, bisognerebbe riflettere.
D'altra parte, noi non possiamo accontentarci della visione espressa da altri illustri pensatori, come Jean Monnet, che diceva che l'Europa si farà nelle crisi e sarà la somma delle soluzioni portate a queste crisi, perché questo ragionamento è poco democratico, sia come metodo che come punto di arrivo. Innanzitutto, nelle crisi non c'è molto spazio per la democrazia: non sempre, la nostra forza è quella di aderire a certi principi, però, oggettivamente, nelle crisi le forzature sono possibili. Poi guardiamo quello che sta succedendo adesso: per esempio, lei ha giustamente rivendicato di aver promosso una riunione dei quattro esponenti politici oggettivamente più significativi dal punto di vista del Paese che li ha espressi in questo momento e, quindi, in questo momento c'è un gruppo… è per il mio tempo o per…?
PRESIDENTE. Ha un minuto.
ALBERTO BAGNAI(LEGA). Benissimo. Vede, questa Europa a geometria variabile ci porta in un contesto che è quello che ha descritto il Presidente Trump nelle sue linee strategiche: di avere, al vertice di un processo decisionale, dei personaggi politici che, tranne lei, che è ancora forte di un grande consenso sia personale che politico, perché è pur sempre il del partito di maggioranza relativa, non hanno alcuna legittimazione democratica, hanno un consenso personale in tracollo e, in molti casi, non sono neanche i del partito di maggioranza relativa nel loro Paese e non verrebbero molto probabilmente rieletti.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ALBERTO BAGNAI(LEGA). Forse su questo tipo di assetto dovremmo porci delle domande. È chiaro che bisogna fare il pane con la farina che si ha, però è anche chiaro che la farina dei progetti politici non pensati con sufficiente ponderazione rischia di finire in crusca .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente. Signora Presidente del Consiglio, le dico una cosa che avevo già detto la settimana scorsa al Ministro Tajani: non me ne voglia, ma questo suo intervento importante arriva troppo tardi rispetto all'Iran e troppo presto rispetto al Consiglio europeo. Io credo che avrebbe fatto molto meglio a venire lei la settimana scorsa sull'Iran e a venire anche la settimana prossima, visto che le agende potrebbero cambiare rapidamente, sul Consiglio europeo.
Ho ascoltato il suo intervento al Senato e ho anche apprezzato il tono che lei ha usato per affrontare un tema così complicato come quello della crisi iraniana, della guerra israelo-americana contro Teheran. Sia chiaro: nessun rimpianto da parte nostra, ma proprio nessuno, rispetto alla morte di un assassino e violento di una dittatura militare e fondamentalista religiosa come quella di Khamenei. Credo che lei concordi con la nostra preoccupazione, però, che questo intervento non finisca per essere un tradimento, a quel punto definitivo, per gli auspici di libertà delle decine di migliaia di persone che sono state trucidate dal regime iraniano. Non vorremmo, cioè, che tutto finisse, magari per brevità e solo per interessi, a questo punto, interni ed economici, sostituendo un dittatore con un altro, perché l'Iran non è il Venezuela.
Ho apprezzato il suo sostegno all'Ucraina e le parole che lei ha utilizzato, siamo con lei dal primo momento su questo. Io ho trovato riluttante la sua posizione rispetto all'Europa e ai volenterosi, però c'è un punto su cui voglio richiamare la sua attenzione oggi. Lei ha parlato dell'Europa, ma c'è un punto, e mi aiuta il collega Bagnai che ha enfatizzato questo punto: c'è una contraddizione enorme, Presidente Meloni, che lei deve risolvere, che è quella tra il sostegno alla volontà dell'Europa e la sua stentorea volontà di difendere il diritto di veto. Non ci siamo, Presidente Meloni, non può pensare che l'Europa si costruisca difendendo il diritto di veto: cambi idea su questo prima che passi troppo tempo, perché, altrimenti - io mi auguro che la prossima legislatura la farà all'opposizione, dove si trovava tanto bene -, cambierete idea anche su questo, come su tutto il resto, come sull'Europa, passando da Salvini a Tajani, se posso mettere un po' di zizzania tra i suoi due Vice. E non può difendere il veto parlando di Orbán, perché Orbán e la costruzione europea non stanno insieme. E io ho trovato, signora Presidente Meloni, lunare la sua partecipazione a un video di promozione elettorale di Orbán, assieme a tutti gli altri della destra. Ma lei è il Primo Ministro dell'Italia e fa propaganda per Orbán, che sta facendo una campagna contro l'Europa, contro Bruxelles, a favore di Putin, contro Zelensky. Queste cose, signora Presidente, emergono, non si può far finta di niente.
Quindi, va bene la retorica positiva che lei usa sull'Europa, ma, poi, non può sostenerla e trasformarla in azione politica se dice che bisogna tenere il diritto di veto, se dice che sul quadro finanziario bisogna andare all'unanimità, se dice anche di non usare in modo strumentale la condizionalità e lo Stato di diritto. Questo io me lo aspetto da Orbán, non me lo aspetto dal Primo Ministro italiano. Anche sull'allargamento, noi con Pannella e Bonino lo chiedevamo 30 anni fa: prima dell'allargamento, approfondimento delle funzioni istituzionali in Europa. Anche sull'allargamento il diritto di veto è una clamorosa contraddizione.
Chiudo, signor Presidente. Come area , se posso usare questa espressione, noi abbiamo presentato una mozione comune, che credo possa essere utile anche a lei, ci aspettiamo un parere positivo, ma sull'Europa, signora Presidente del Consiglio, o si sta col diritto di veto o si sta con gli altri grandi . Le due cose insieme non possono stare. Con il diritto di veto si sta con Orbán e, se si sta con Orbán, non si sta per la costruzione europea, non si sta per la politica estera e di sicurezza, che implica la fine del diritto di veto, si sta con i peggiori sovranisti. Lei su questo deve scegliere. Lasciamo perdere Trump e l'Occidente, ma almeno sul Consiglio europeo della prossima settimana: o Orbán o l'Europa .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti del Collegio di Merito “Don Nicola Mazza”, università LUISS Guido Carli di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
È iscritto a parlare l'onorevole Edoardo Ziello. Ne ha facoltà.
EDOARDO ZIELLO(MISTO). Grazie, Presidente. Primo Ministro, noi di Futuro Nazionale siamo estremamente preoccupati per la destabilizzazione che si sta registrando in Medio Oriente a causa dell'attacco di Netanyahu e del Presidente degli Stati Uniti Trump ai danni dell'Iran, questo perché, sostanzialmente, la guerra che è in corso non va nell'interesse della nostra Nazione. Questo per una serie di motivi: abbiamo avuto un'impennata dei costi del gas - si parla, addirittura, di aumenti del 90 per cento -, del petrolio - del 40 per cento -, centinaia di euro come costi che si registreranno, a breve, sulle bollette di milioni di famiglie italiane e rincari sul carrello della spesa.
Ci aspettavamo che il Consiglio dei ministri di ieri varasse delle misure straordinarie e forti, in grado di calmierare, di abbassare questa impennata dei prezzi e di proteggere le famiglie italiane, ma questo non è avvenuto, purtroppo. Mentre l'economia del nostro Paese rischia di perdere più dello 0,2 per cento del PIL, la Lega fa dissertazioni in quest'Aula di diritto dell'Unione europea. Evidentemente è completamente fuori dalla realtà. Dopo l'attacco che Trump e Netanyahu avevano sferrato all'Iran lo scorso giugno, dopo il quale il Presidente degli Stati Uniti aveva dichiarato che aveva neutralizzato la minaccia nucleare dell'Iran, a che cosa è servito attaccare nuovamente quel Paese?
EDOARDO ZIELLO(MISTO). A che cosa è servito devastare l'economia globale in questo senso? E quale interesse avrebbe il Presidente Putin in tutto ciò, visto che gli Stati Uniti guadagnano ogni settimana, dal conflitto, quasi un miliardo di dollari? Noi non vediamo alcun interesse da questo punto di vista, anzi, il nostro interesse dovrebbe essere quello di riprendere le relazioni con la Federazione Russa per proteggere i risparmi…
PRESIDENTE. Deve concludere.
EDOARDO ZIELLO(MISTO). …delle famiglie italiane, al fine di pagare un costo del gas e del petrolio molto più basso rispetto a quello che stiamo pagando adesso per colpa delle scelte sciagurate dell'Unione europea .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, mentre parlava Benedetto Della Vedova, che si augurava che la prossima legislatura la potesse fare all'opposizione, le è scappato un “lo spero anch'io”, immagino frutto di un momento difficile. Poi ho sentito il collega Ziello, che fa parte della sua maggioranza, e le volevo esprimere tutta la mia vicinanza e comprensione e so che non è un momento facile, ma ce la faremo per il bene del Paese.
Posso seguire l'intervento che lei ha fatto in Senato questa mattina? Perché io l'ho trovato un intervento molto centrato rispetto alla delicatezza di questo passaggio e la sua presenza mi impone di affrontare insieme alcune questioni molto puntuali. Lei ha detto: il Governo non è colpevole delle conseguenze economiche che questa crisi può avere su cittadini, famiglie e imprese. Questa guerra non l'ha voluta questo Governo, né la maggioranza, né l'opposizione. Questo Governo e questo Parlamento si trovano ad affrontare le conseguenze di questo conflitto.
Per voce del mio collega Ettore Rosato, quando sono venuti i Ministri Tajani e Crosetto, abbiamo chiesto e supplicato di avere un atteggiamento preventivo di dialogo con maggioranza e opposizione. Cioè, veniamo in Parlamento dopo un lavoro di confronto che non ci porti a fare 18 risoluzioni, la polemica sul “vi hanno avvertito o non vi hanno avvertito”, ma ci concentriamo sui problemi del Paese. Sa che cosa ha preceduto, nella giornata di ieri, la discussione di oggi? Che i miei colleghi del Campo largo hanno fatto le pre-primarie per capire se l'iniziativa di fare la mozione unitaria dell'opposizione la faceva Conte o la Schlein, e il risultato è che ce ne sono 18.
E che i colleghi della maggioranza, ieri, mentre io so che lei provava a costruire soluzioni sull'energia e sulle bollette degli italiani, hanno presentato un emendamento al decreto Bollette che scongiura le gare di fronte alla fine delle concessioni dell'idroelettrico. Forza Italia, Lega e Noi Moderati, riprendendo un emendamento del collega Peluffo, hanno presentato un emendamento che dice “rinnovo diretto delle concessioni”.
Allora, Presidente Meloni, siccome questo tema lo conosce benissimo, se vuole che affrontiamo insieme il tema dei costi dell'energia per gli italiani, la smettiamo di dire cavolate , perché mi voglio proprio misurare, dopo Ziello non posso fare altro. Di dire cavolate. Se si rinnovano le concessioni senza gara, noi perdiamo - e lei lo sa - la possibilità di rivedere la costruzione del prezzo dell'energia prodotta con le rinnovabili, che vanno incentivate, che vanno sostenute, ma, se non si cambiano le condizioni, noi proroghiamo una situazione nella quale imprese e famiglie pagano l'energia elettrica sulla base del costo dell'energia prodotta sul gas e non quello delle rinnovabili, che costa molto meno.
Noi le chiediamo che su questo ci sia coerenza rispetto agli obiettivi che si è data. Crediamo, Presidente Meloni, che il tema degli ETS vada affrontato, perché io trovo surreale che l'Europa, che si ritrova in questi giorni a dirsi come affrontiamo insieme le conseguenze sulle famiglie e sulle imprese del caro energia, non tocchi e non sospenda una tassa che rende le imprese europee meno competitive per il tema delle emissioni.
Sia chiaro, io penso che la transizione debba essere accompagnata, sostenuta, e vada disincentivato tutto ciò che inquina, ma siccome rischiamo di giocarci l'osso del collo, perché con il petrolio a oltre i 100 dollari al barile, con le conseguenze… Abbiamo letto che oggi la Germania sblocca le riserve sul petrolio. Beh, io non penso che uno stesso Paese dentro all'Europa possa sbloccare le riserve di petrolio e tenersi gli ETS. Insomma, se vogliamo rendere più competitive le imprese e le famiglie italiane, bisogna che almeno apriamo una fase straordinaria.
Su questo, però, serve la coerenza, non solo tra il detto e il fatto di questo Governo, ma anche dell'operato della maggioranza. Guardi, lei ha detto “mi auguro che sappiamo compattarci e, con una sola voce, che l'appello possa essere accolto”. C'è un punto: io non voglio farla diventare né anti-trumpiana, né antiamericana, perché sarebbe l'errore della nostra vita. Ma c'è un punto di fondo, noi non possiamo riflettere circa la crisi di tutti gli organismi sovranazionali, la crisi dell'ONU, la crisi delle Nazioni Unite - il Ministro Tajani su questo ci torna spesso -, la crisi della NATO.
Perché io sono membro dell'Assemblea parlamentare e il dibattito è tutto sugli Stati Uniti che pongono il tema dell'Europa che si deve arrangiare da sola, che non rispetta le regole sui pagamenti, che in Afghanistan siamo stati le seconde file, che siamo un branco di parassiti. Ma insomma, ci vorrà una reazione, con dignità, dell'Europa di fronte a questo! E allora il punto è non l'antiamericanismo, ma essere consapevoli che il colpo di grazia al multilateralismo e alle organizzazioni sovranazionali lo ha dato Donald Trump.
Perché c'è l'ipocrisia, che, devo dire, Presidente, è trasversale a tutte le forze politiche, di coloro che dicono “ah, ma io sono felicissimo che l'sia stato mandato in soffitta e non abbiamo più Khamenei, però sono contro l'intervento armato”. Perché è un'ipocrisia? Anch'io sono un pacifista, anch'io non voglio le guerre, dopodiché sappiamo anche che il regime dell' ce lo siamo tenuti per anni.
Come si supera una crisi democratica di qualunque Paese del mondo se non si recupera una dimensione sovranazionale, con istituzioni riconosciute? Se mettiamo in crisi tutto, e Trump ci ha provato anche con l'Europa a metterla in crisi, definendola come l'ha definita e provando a spezzare un processo di integrazione europea. Riprendo la considerazione che ha fatto il nostro segretario nazionale questa mattina al Senato. Qui il tema è che, secondo me, ci troviamo ad affrontare insieme un ritorno di una modalità che noi abbiamo definito neoimperialista. Perché quando Trump decide che il Venezuela è uno Stato canaglia, si interviene e si fa l'operazione sul Venezuela. Non serve a nulla dire “manco a me Maduro era simpatico”. Il tema è che prendi atto di un intervento fatto con la forza e con la violenza.
Netanyahu ritiene che l'Iran sia uno Stato canaglia e si interviene. Putin ritiene che l'Ucraina sia un branco di nazisti e si interviene. Ma se domani la Cina dice che Taiwan è uno Stato sul quale… Ma chi è in grado di fermare questa dinamica?
L'unico modo, Presidente, è tornare a dare forza agli organismi sovranazionali e farlo in una dimensione europea, perché l'unico spazio del mondo che può porre un tema in difesa del funzionamento democratico degli Stati è l'Europa. E, o questo diventa il nostro orizzonte, la nostra prospettiva, oppure ci troviamo… E io lo comprendo - poi lei è in una posizione particolarmente difficile, perché io non faccio la polemica sul fatto che lei aveva fatto la campagna elettorale, il video per Orbán, che io manco l'ho visto -, però c'è un punto di fondo che riguarda il Paese: come facciamo a stare contemporaneamente a sostegno di Kiev? Lei oggi ha usato parole, per l'ennesima volta, senza nessuna ambiguità: l'Italia resta fermamente al fianco di Kiev, del suo popolo e delle sue istituzioni, a sostegno della sua integrità territoriale.
E quindi non possiamo manco prenderci un caffè con quell'altro là, perché Orbán è arrivato alle minacce sull'oleodotto di Druzhba, l'altro giorno, con Zelensky. Ha sequestrato 7 ucraini, il Ministro lo sa, poi rilasciati, ovviamente, ma il problema è che fa la quinta colonna di Putin in Europa. E allora il problema non è fra la destra e la sinistra, sovranista o anti-sovranista, ma è dare forza a un asse di guida dell'Europa che non abbia ambiguità sul riconoscere la necessità di rompere questo neoimperialismo.
Perché, Presidente, se uniamo i puntini e mettiamo gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, e prendiamo la difesa, l'energia e la tecnologia, abbiamo trovato la chiave sulla quale queste tre autoproclamate potenze del mondo si giocano l'idea di come si esercita l'imperialismo, cioè con la difesa, con la tecnologia e con l'energia. Non è un caso che tutti i conflitti riguardino questa dimensione.
Allora, Presidente, questo Tavolo che abbiamo chiesto, questa modalità di incontro che siamo pronti ad agire funziona solo se sull'europeismo e sulla democrazia liberale condividiamo i valori di fondo .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Angelo Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signora Presidente del Consiglio, viviamo in un tempo in cui la guerra e i conflitti hanno tolto la fiducia agli uomini e alle donne di questo pianeta e noi, invece, dovremmo costruire speranza. Ci svegliamo ogni giorno con una violazione della legalità internazionale alimentata dalla logica della forza, ovvero di chi esercita la supremazia militare. Ogni giorno vediamo cose che non avremmo ritenuto possibile che accadessero. Ogni giorno qualcuno ci dice quali devono essere i nostri nemici da combattere che, in realtà, sono i suoi nemici.
Presidente, lei ha detto che non condivide e non condanna la guerra di Trump e Netanyahu in Iran perché non ha elementi necessari per prendere una posizione certa: la sua è una posizione ipocrita che non tutela gli interessi dell'Italia. Ma se non ha elementi per prendere posizione o lei è circondata da apparati che non la informano adeguatamente, o lei è inadeguata a svolgere una funzione , e quindi a tutelare gli interessi degli italiani. Delle due non so quale sia la peggiore. Del resto, lei ha un Ministro degli Esteri che, a poche ore dalla guerra in Iran, ha lanciato una serie di appelli imbarazzanti. Lei ha avuto modo di ascoltarli, signora Presidente? Così, guardi: oggi come sono stati i bombardamenti? E ancora: quando ci sono questi droni vanno sempre nei , l'invito è di non affacciarsi e di non andare per strada. Guardi, il Ministro Tajani, con il massimo rispetto, manda però un messaggio positivo ai giovani e anche ai meno giovani: non abbiate timore, tutti possono fare il Ministro degli Esteri .
Lei ha chiesto unità all'opposizione in nome degli interessi nazionali, ma ci deve spiegare su cosa dovremmo essere uniti, non lo ha detto. E non ha avuto il coraggio di dire “no” a chi, probabilmente, potrà chiedere le nostre basi, perché lei non se la può cavare dicendo: informeremo il Parlamento. Lei ci deve dire qual è la sua opinione. Le darà o non le darà le basi agli Stati Uniti o a chi è coinvolto nel conflitto militare? Vede, la storia insegna che dalla Libia all'Afghanistan all'Iraq le bombe non portano democrazia, ma solo povertà, instabilità e morte. Noi condanniamo il regime sanguinario degli , che auspichiamo possa essere sostituito dalla democrazia, con la mobilitazione del popolo iraniano, e che l'esercito iraniano si schieri dalla parte del popolo iraniano per ristabilire la democrazia. Ma Trump e Netanyahu sono interessati non alla democrazia e alla difesa dei diritti umani in Iran, ma solo ai propri interessi: il primo venderà più armi e gas, il secondo estenderà il suo dominio militare e politico nell'area mediorientale, dopo aver compiuto un genocidio a Gaza e mentre i coloni continuano a uccidere e usano la violenza nell'occupazione criminale della Cisgiordania.
Non è vero quello che lei ha affermato, che questa guerra nasce dall'atto terroristico del 7 ottobre 2023. Nasce dalla logica di chi usa la guerra per imporre il proprio dominio e i propri interessi politici ed economici : Putin, Trump, Netanyahu. Lei non può cancellare la storia, signora Presidente del Consiglio, decenni di repressione e di sterminio del popolo palestinese che avvenivano prima del 7 ottobre, nel silenzio della comunità internazionale. A Gaza, in questo momento, in queste settimane, si continua a uccidere. L'esercito israeliano continua a uccidere, continua a bombardare i campi profughi, continua a occupare la Cisgiordania , continua a uccidere i coloni, continua a demolire le case dei palestinesi nel silenzio della comunità internazionale, nel suo silenzio, nel silenzio di chi continua a cooperare economicamente e militarmente con chi uccide donne e bambini.
Su cosa ci chiede unità, signora Presidente del Consiglio, lei che vorrebbe dare il premio Nobel a Trump, colui che ha realizzato, anche con il suo consenso, il per speculare sulle terre di Gaza che grondano di sangue? Lei è totalmente allineata a Trump nella demolizione del diritto internazionale, dalla Corte penale all'ONU. Lei difende la cultura politica MAGA di Trump, quella che mette le manette ai bambini per andare a prendere i genitori! Su questo ci chiede unità? Su cosa ci chiede unità? Guardi, sì, lei per noi è responsabile delle conseguenze economiche derivanti da questa guerra . Sa perché? Perché lei ha costruito una politica energetica che si basa esclusivamente sulla dipendenza del gas: da Putin l'abbiamo spostata agli arabi e a Trump. Una guerra su cui ci guadagnano le industrie delle armi e del petrolio, ci guadagna Trump.
Secondo il , nell'ultima settimana, le industrie dell'americane hanno avuto profitti aggiuntivi pari a un miliardo di dollari a settimana e nelle prossime settimane questo guadagno potrebbe arrivare a 20 miliardi di dollari al mese. Lei ha fermato la transizione energetica ed ecologica per una questione ideologica, per rispondere a interessi economici che non sono quelli degli italiani, ma di chi in Italia, da quando lei governa, ha accumulato profitti per oltre 70 miliardi di euro, del caro energia. Sono soldi degli italiani, li può andare a vedere nei bilanci delle società quotate in borsa e non solo; sono profitti che hanno realizzato e hanno ingrassato le società energetiche italiane. Guardi, nell'arrivare a concludere, le ho fatto un delle sue affermazioni sulla transizione ecologica che poi, gentilmente, le consegnerò. Lei sul tema della transizione ecologica e del sistema ETS ha parlato di una serie di questioni. La prima frase è stata: in molte Nazioni europee una parte rilevante del costo dell'energia è legata direttamente o indirettamente al sistema europeo di tassazione del carbonio, il cosiddetto ETS. È falso. L'ETS incide in modo marginale sul prezzo finale dell'elettricità in Italia. I dati della Banca centrale europea mostrano che la quota ETS nel prezzo finale dell'elettricità in Italia è pari al 6,8 per cento, siamo quartultimi in Europa. Lei ha affermato che, con il sistema ETS, si finisce per determinare il prezzo di tutte le forme di energia, anche quelle rinnovabili, che non pagano questa tassa, con punte che, per la nostra Nazione, toccano i 30 euro al . È assolutamente inesatto. Questo si verifica, signora Presidente, solo quando è il gas a determinare il prezzo marginale dell'elettricità, ma, man mano che crescono le rinnovabili, cala il prezzo , quello che lei non vuole fare!
Lei ha affermato che state chiedendo di sospendere urgentemente l'applicazione dell'ETS alla produzione di elettricità da fonti termiche, almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti energetiche fossili non torneranno ai livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente. È un danno per l'Italia questa sua posizione, perché sospendere l'ETS per il termoelettrico non riduce la dipendenza dal gas, la consolida, e l'ETS è lo strumento che consente di implementare le rinnovabili e abbassare il prezzo dell'energia!
Altro punto. Lei ricorda che il Governo ha recentemente varato un decreto Energia che ha scontentato le grandi aziende energetiche, ma in compenso è stato accolto con grande favore da tutto il mondo produttivo. È falso! Gli appelli alla sospensione dell'ETS sono stati accolti con gli applausi da Confindustria e dalle grandi società energetiche che, in questo Paese, hanno fatto 70 miliardi di euro di profitti.
E continuo. Sempre il suo punto di vista, la lotta alla competitività, la transizione ecologica sta determinando una deindustrializzazione che minaccia il nostro continente a causa delle politiche ideologiche miopi e autolesionistiche del recente passato. È falso, perché il non causa la deindustrializzazione, né lede la competitività. Al contrario, è l'unico strumento per liberare l'industria e le persone dalla causa principale dell'elevato costo energetico dall'instabilità del pianeta, dalle guerre , dai conflitti, di chi vuole controllare i giacimenti di petrolio con le armi, con le bombe! E questo le è chiaro? E costruire una politica energetica rinnovabile significa costruire una politica per la pace, esattamente il contrario di quello che voi state facendo.
E per ultimo, signora Presidente, la smetta di attaccare i magistrati, perché aspettiamo ancora le vostre scuse per gli ignobili che avete fatto, tra l'altro uno del suo capogruppo Bignami, quando sulla vicenda di Rogoredo ha detto: andiamo a votare “sì”, dobbiamo difendere il poliziotto. Dopodiché, abbiamo scoperto tutti quanti, grazie ai magistrati che voi attaccate ogni giorno, che quel delinquente di quel poliziotto, è bene ha fatto il Capo della Polizia Pisani a difendere l'onore di tutti gli altri poliziotti, ha difeso l'onore della Polizia, ma è avvenuto grazie alla magistratura che voi attaccate, perché dietro quel progetto c'è un progetto di demolire la nostra Costituzione! Non lo consentiremo, sì, perché lei ne ha dette di cotte e di crude, di bugie, a partire dal fatto… Signora Presidente, ci può ascoltare? A partire dal fatto che ancora la Bartolozzi sta là, quella che vuole togliere…
ANGELO BONELLI(AVS). …la magistratura di torno. E a lei, con tutte le vostre bugie, vi diciamo un “no” grande .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Lia Quartapelle Procopio. Ne ha facoltà.
LIA QUARTAPELLE PROCOPIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, io ho ascoltato questa mattina il suo intervento con il suo invito all'unità nazionale e l'apertura, poi, che ha fatto nelle repliche sui voti alle risoluzioni. L'ho ascoltato con orecchie nuove perché penso che, in una fase così drammatica, si debba provare ad accantonare quello che divide e si debba provare a capire se si può ragionare insieme… Stavo parlando dell'apertura che lei ha fatto alle opposizioni, capisco…
LIA QUARTAPELLE PROCOPIO(PD-IDP). …mi faccia dire, però, Presidente, che, se vogliamo, se lei vuole davvero dialogare con le opposizioni, dobbiamo chiarirci su alcune cose.
In primo luogo, un riconoscimento. Anche se non le diamo necessariamente ragione, qui, tutti all'opposizione stiamo cercando di agire nell'interesse dell'Italia. Sono modi diversi di interpretare l'interesse nazionale. Nei Paesi maturi, a cui lei si è richiamata, nei momenti di crisi, per iniziare, ci si riconosce legittimità, poi si cercano convergenze e, infine, ci si unisce.
Quella di oggi è una discussione che è un primo passo per un confronto; a nostro giudizio, è un passo tardivo perché sono passati 12 giorni dall'attacco statunitense e israeliano contro Teheran. Negli altri Paesi europei, il Presidente o il Capo del Governo hanno parlato alla Nazione: Macron con un lungo discorso. In tanti Paesi lo hanno fatto, in tanti Paesi lo hanno fatto in modo diverso. Il suo è un passo che rischia di essere frettoloso, a meno che lei non voglia, la prossima settimana, ripetere questa offerta nel momento in cui sarà noto l'ordine del giorno del Consiglio europeo. Altrimenti, mi dispiace, ma la sua offerta rischia di restare un po' vacua e di concludersi, al massimo, in una piccola astensione su alcuni punti delle risoluzioni. Ma non è questo il confronto che un Paese merita per affrontare una fase delicata come quella che stiamo affrontando.
Nel suo intervento - io l'ho ascoltata - lei ha spiegato che stiamo facendo esattamente come fanno gli altri Paesi europei. Ha addirittura detto che, sull'uso delle basi, l'Italia sta facendo come la Spagna di Sanchez. Sarebbe bello, se fosse vero.
C'è una differenza sostanziale, per noi, tra l'atteggiamento del suo Governo e quello degli altri Paesi europei. È vero, l'Italia manda navi a proteggere Cipro; è vero, si sta provando a coordinarci di più con alcuni Paesi europei. Ma il suo Governo è l'unico che non ha chiarito le condizioni con cui collaborare con gli Stati Uniti. Non mi sto riferendo solo a Sanchez, che possiamo accantonare. Penso al Primo Ministro britannico, Starmer, che ha reso pubblico un parere legale dei suoi consiglieri che argomenta che la guerra viola il diritto internazionale e per questo l'uso delle basi è un uso esclusivamente difensivo. Penso al Presidente francese che, per esempio, subito dopo i bombardamenti contro Teheran, ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per discutere di un'esplosione di guerra con gravi conseguenze per la pace e la sicurezza internazionale. Il Cancelliere tedesco, sicuramente più prudente, anche a causa del legame che il suo Paese ha con Israele, non si è, però, lasciato sfuggire l'occasione di dare un segnale di maggiore autonomia rispetto agli Stati Uniti, ragionando con la Francia su un meccanismo di deterrenza nucleare, non firmando, ma ragionando. Ecco, la Germania che discute di nucleare con la Francia è già un segnale di quanto stia cambiando il mondo e di quanto tutti quanti dobbiamo ragionare in forma diversa.
Lei, questa mattina, ha detto che siamo un Paese ben radicato nel Mediterraneo: ovviamente, questa non è solo un'annotazione suggestiva, ma è una cosa molto concreta; significa che, se c'è una guerra in Medio Oriente, se si bloccano i traffici marittimi, se aumenta il prezzo del petrolio, il nostro Paese ne subisce subito le conseguenze. Le mie non sono ipotesi, è la realtà che il suo Governo si trova ad affrontare ed è una realtà che avviene a causa dell'intervento statunitense e israeliano, che è un intervento arbitrario, fuori dalla legalità internazionale e con obiettivi incerti, perché nessuno crede che ci siano gli stessi obiettivi tra Israele e gli Stati Uniti.
L'instabilità che vediamo è causata anche dalla risposta iraniana. Tant'è, non lo devo spiegare a lei perché il suo Governo, in questo momento, sta proprio correndo ai ripari per affrontare i guasti derivanti dall'aumento dei prezzi dell'energia e dalle minacce iraniane contro il territorio europeo.
Stare dalla parte dell'Italia, a nostro giudizio, vuol dire, nelle alleanze, ribadire agli alleati, anche quando sono forti, che sbagliano e significa dirgli quando danneggiano i nostri interessi.
Lei, in questa fase, può garantire al Parlamento di avere chiarito agli Stati Uniti di Donald Trump che per l'Italia, per il nostro Paese, quella campagna militare arbitraria, dagli obiettivi incerti e dalla durata infinita, sta danneggiando il nostro Paese? Lei lo ha mai detto con questa chiarezza? La differenza è tutta qui.
Noi vediamo gli altri Capi di Stato e di Governo difendere la sovranità del proprio Paese, mettendo limiti e condizioni o, addirittura, negando l'appoggio alle operazioni statunitensi e israeliane. Certo, le condizioni che loro mettono sono molto costrette dalla dipendenza che abbiamo come Europa, ancora oggi, dagli Stati Uniti, che è una dipendenza energetica, tecnologica, digitale e della difesa. Lo ha detto qui, la settimana scorsa, con franchezza brutale, il Ministro Crosetto, quando ci ha spiegato che il nostro Paese non può fare niente per far terminare un'azione che è arbitraria ed illegale. Una franchezza che, tra l'altro, stride molto con l'affermazione che lei e i suoi Ministri continuate a fare secondo cui l'Italia mai è stata così centrale.
Se il Ministro Crosetto ha ragione, cioè se davvero è poco quello che il nostro Paese può fare, io mi aspetterei che il suo Governo metta in campo qualsiasi iniziativa per aumentare la capacità del nostro Paese di incidere in questa fase così agitata e pericolosa.
Questo passa solo dall'Europa, da una sua maggiore autonomia energetica, digitale, tecnologica e della difesa, e vuole dire essere disposti a guidare un cambiamento.
Ogni Paese, oggi, è troppo piccolo per le sfide che dobbiamo affrontare e le istituzioni di Bruxelles, nate per un tempo di pace, non bastano più per un tempo di guerra. Ed è qui che noi non la vediamo: lei non ha il coraggio di provare a cambiare le regole di Bruxelles. L'abbiamo sentita, al Senato, difendere il diritto di veto dell'Ungheria, diritto di veto che l'Ungheria in questo momento sta mettendo su una sua idea: è una sua idea quella del prestito di 90 miliardi a Kiev, Orbán mette il veto e lei non difende una sua idea, una proposta dell'Italia…
LIA QUARTAPELLE PROCOPIO(PD-IDP). … difende il diritto di un altro a dire di “no”. A fronte della lentezza di Bruxelles, alcuni Stati europei stanno prendendo decisioni per cambiare: lo fa la Germania di Merz, lo fa Macron, lo fa la Danimarca, discutono di deterrenza nucleare e di responsabilità per la sicurezza dell'Ucraina. Tutte iniziative che sono l'ossatura di quel “federalismo pragmatico” di cui ha parlato Mario Draghi. Anche in questo caso, il suo Governo non c'è. Noi vogliamo vedere l'Italia cambiare l'Europa, aumentare la capacità di incidere del nostro Paese, proteggere gli interessi nazionali…
PRESIDENTE. Deve concludere.
LIA QUARTAPELLE PROCOPIO(PD-IDP). …e lavorare per la pace .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Emanuele Loperfido. Ne ha facoltà.
EMANUELE LOPERFIDO(FDI). Grazie, Presidente. Governo, colleghi, Presidente del Consiglio, da parte del sottoscritto un ringraziamento sincero, non personale, non in quanto rappresentante del gruppo di Fratelli d'Italia, ma soprattutto come rappresentante eletto del popolo italiano.
Di fronte a un mondo attraversato da conflitti, tensioni e instabilità, probabilmente senza precedenti dal dopoguerra a oggi, e a una situazione che intimorisce noi, noi stessi e tutti gli italiani, con il suo discorso ha rassicurato la Nazione, restituendo fiducia agli italiani. Ha dimostrato visione, determinazione, coraggio e chiarezza.
Questo è un Governo che dimostra di essere pronto a difendere i nostri connazionali, i nostri militari in missione, i nostri valori, la nostra economia e soprattutto l'interesse nazionale.
È significativo, Presidente del Consiglio, che mentre l'opposizione la convoca quotidianamente in Aula - la stessa opposizione che si aggrappa, di volta in volta, un giorno alla sinistra inglese e un giorno al modello spagnolo di Sanchez -, nel panorama dei Parlamenti europei, Presidente, lei è stata l'unica, l'unica nei Parlamenti europei e non in televisione o nelle conferenze stampa, l'unica ad affrontare, con trasparenza, tempestività e davanti al Parlamento, le questioni che stanno ridefinendo gli equilibri internazionali.
Veniamo allo scenario globale. Coloro i quali si richiamano costantemente, in modo anche un po' saccente e in modo un po' selettivo, al diritto internazionale sono gli stessi che continuano a richiamarsi alle Nazioni Unite, sorvolando sul fatto che all'interno del Consiglio di sicurezza sieda una Russia che da quattro anni invade e bombarda l'Ucraina, massacrando civili, infischiandosene del diritto internazionale e dei diritti umani, o sul fatto che le Nazioni Unite sono le stesse che a febbraio, un mese dopo la brutale repressione delle proteste dei giovani iraniani - evidentemente sorvolando sulle giovani vite sterminate dalla teocrazia iraniana -, hanno pensato bene di nominare il rappresentante iraniano quale vicepresidente del Comitato sulla Carta delle Nazioni Unite. È evidente che, di fronte a tutto ciò, esiste un problema di credibilità.
In tutto questo, diventa impellente sapere da che parte stare. Noi non possiamo rimanere neutrali, alla Sanchez. Non possiamo voltare le spalle ai giovani iraniani che chiedono libertà, ai quali voi stessi avete chiesto di scendere in piazza per cercare di bloccare il regime. Non possiamo voltare le spalle alle donne perseguitate. Non possiamo voltare le spalle a quelle giovani sportive, in Australia, che chiedono asilo politico, sapendo bene cosa significa per i loro parenti che rimangono in patria. Non possiamo voltare le spalle a un popolo oppresso da una teocrazia che calpesta i diritti umani. Non possiamo ignorare il ruolo destabilizzante di un regime che finanzia il terrorismo, arma Hamas, arma Hezbollah, addestra gli Houthi, alimenta le tensioni regionali e mette a rischio la sicurezza di Israele e, conseguentemente, anche dei nostri militari in missione in Libano. Non possiamo voltare le spalle di fronte a tutto ciò. Questa è la realtà, la realtà dell'Iran, un Paese che ha come interesse e obiettivo quello di distruggere Israele, di destabilizzare l'Occidente, i nostri valori, e generare il caos. Non possiamo voltare le spalle ai nostri amici del Golfo, indiscriminatamente attaccati da parte dell'Iran, e non possiamo essere ignavi di fronte a tutto ciò.
Per fortuna, quindi, che di fronte a questa realtà, per fortuna dell'Italia, c'è il Governo Meloni Con il centrosinistra, cari colleghi, avremmo una politica estera frammentata e un'Italia fragile e irrilevante. Avremmo coloro i quali si fanno dettare la linea della politica estera dalla , avremmo i fiancheggiatori di Hamas, avremmo i nostalgici di Maduro, avremmo i pacifisti tanto amici e apprezzati da Putin e soprattutto - per coloro i quali ci fanno le lezioni di diritto parlamentare rispetto agli interventi dell'Italia tramite le basi -, se ci fosse il centrosinistra al Governo, ci sarebbe un Presidente del Consiglio, un D'Alema qualsiasi, che verrebbe in Aula per comunicarci che i nostri aerei sono di ritorno dopo aver bombardato Belgrado . Questa è l'Italia del centrosinistra, questa è l'Italia del centrosinistra ipocrita.
Quindi, è bene che ci sia il Governo Meloni ed è bene che con questa credibilità il Presidente del Consiglio venga in Parlamento a chiedere mandato per lavorare con i europei, per aprire spazi diplomatici e favorire la stabilizzazione del Medio Oriente, per condannare con fermezza il ruolo destabilizzante dell'Iran, per garantire la sicurezza al rientro dei nostri connazionali, per proteggere le famiglie e le imprese dall'impatto economico della crisi energetica, per difendere i confini e la sicurezza dell'Europa, per mantenere alta la pressione sulla Russia affinché si apra un serio percorso di pace, per rafforzare la competitività europea e per governare con fermezza - con una via italiana - il fenomeno migratorio attraverso partenariati strategici con i Paesi di origine.
EMANUELE LOPERFIDO(FDI). Quindi, signor Presidente, è un Governo che in Europa ha lanciato la via italiana alla lotta all'immigrazione e un nuovo impulso, insieme alla Germania, per il rilancio dell'economia europea.
Per queste ragioni, signor Presidente del Consiglio, di fronte alle sue comunicazioni e alla richiesta di mandato che rivolge al Parlamento, da quest'Aula non può che levarsi una risposta convinta, chiara e forte: sì al mandato, da parte di questo Parlamento, in Europa
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Sì al mandato di questo Parlamento a fare cosa non si è capito, onestamente. Comunque, grazie Presidente. Come primo atto, io vorrei accodarmi, come MoVimento 5 Stelle, alla solidarietà che il Presidente ha chiesto rispetto alla tragica morte dei bambini in Iran, a nome di tutto il MoVimento 5 Stelle. Mi lasci dire una cosa, però, più come essere umano che come politico: sentire una solidarietà sul tema dei bambini e degli infanti dopo due anni, quando il Presidente non è riuscito a dire una parola per 30.000 bambini morti, trucidati morti di fame, lasciati a morire tra le amputazioni senza anestesia, è veramente - lasciatemelo dire - imbarazzante, anche perché quando l'indignazione, soprattutto per quanto riguarda i bambini, diventa selettiva, quando l'indignazione cambia a seconda di chi muore e di chi uccide, allora questa non è umanità, questo è squallore elettorale .
Vengo al punto, comunque. Sono passati quattro anni e siamo già al secondo energetico: prima la guerra ucraina, adesso quello che sta succedendo in Iran. Ogni volta questo Governo scopre, per la prima volta, che legarsi mani e piedi alle fonti fossili, nel 2026, vuol dire essere condannati a un'instabilità e a una crisi economica. Quattro quinti della nostra energia arriva da Paesi che hanno economie di cui noi non possiamo minimamente fidarci, o perché sono legate al terrorismo o perché poi gli approvvigionamenti energetici vengono usati come ricatti politici, come, ad esempio, il candidato al premio Nobel per la pace, Donald Trump, che usa questi ricatti per governare i Paesi su cui vuole influire, i Paesi satelliti. È un fenomeno che lei, Presidente Meloni, conosce bene, semplicemente perché lo subisce.
Lei davanti a questa evidenza come reagisce? Attua politiche strategiche che sono volte all'indipendenza energetica, quindi alla sovranità? No, il contrario, noi facciamo il contrario. L'anno scorso siamo riusciti a utilizzare più gas di quello utilizzato negli anni precedenti per produrre energia elettrica. Questo, vede, non è un tema o un problema ideologico, questo è un problema di sicurezza nazionale, perché la transizione energetica non è affatto una moda, è il modo più veloce per allontanarci il più possibile dalla dipendenza da mercati instabili. È paradossale che proprio chi parla continuamente di sovranità nazionale faccia la guerra alle uniche fonti energetiche che ci permetterebbero davvero di essere sovrani, perché non c'è nulla di più sovranista del sole che batte e produce energia proprio nella nostra terra. Quella è un'energia, Presidente, che nessuno può usarci contro. Il sole non ci ricatterà mai come fa il suo candidato al premio Nobel per la pace, Donald Trump .
Lei ha usato questi giorni per continuare ad attaccare la magistratura per dire che le tolgono il primato della politica.
Ora, sarebbe interessante sapere a cosa le serve questo primato della politica. Per stare zitti mentre, in questi anni, le banche fanno extraprofitti sulle nostre imprese, sulle nostre famiglie e sui mutui ? Le serve per condonare 2 miliardi di tasse ad Amazon, per poi mettere, invece, 2 euro di tasse a chi compra i pacchi sotto i 100 euro? Oppure le serve per andare in Senato e - come ha fatto poche ore fa - dire: se ci accorgeremo che ci saranno speculazioni, siamo pronti ad intervenire. Se? Se vi accorgerete? Cioè, ancora non vi siete accorti di quello che sta succedendo ? E oggi lei viene a dire: se ci accorgeremo?
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Lei non si è accorta che un TIR che porta le nostre merci nei nostri scaffali, e che pagheranno tutti quanti, per fare un pieno, prima, metteva 500 euro e, adesso, 700? Ve ne accorgete adesso?
Concludo, Presidente, perché, proprio in nome di quell'unità nazionale che lei ha richiamato, voglio addirittura spezzare una lancia a suo favore, perché molti l'hanno accusata di non aver preso una posizione su questo tema dell'Iran. Io sicuramente in questo ci vedo invece un enorme passo avanti, almeno rispetto a quando lei girava per l'Italia … o per i paesi … e, a proposito di provincialismo, scommetteva sulla vittoria dell'Ucraina .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, in questo dibattito le vorrei porre due temi molto specifici, che, nella complessità del momento storico e geopolitico che stiamo vivendo, rischiano di non essere considerati con attenzione adeguata.
Il primo è di tipo umanitario. Nella guerra in corso, rischia di uscire dai l'esodo che è attualmente in corso dal Sud del Libano, di più di 700.000 persone, che rischia di arrivare a un milione. Credo che il nostro Paese debba porre tale questione in sede europea proprio per la tradizione e per la solida cultura umanitaria che il nostro Paese ha sempre avuto. Quindi questo è un primo elemento, Presidente, che desidero sottoporre alla sua attenzione, perché credo che non possa essere dimenticata l'emergenza che centinaia di migliaia di bambini e di donne stanno vivendo in questo momento e per cui la comunità internazionale non deve voltare la faccia.
Il secondo aspetto è di tipo economico, perché sono molto chiari gli effetti di quanto sta succedendo nella nostra economia sul fronte delle importazioni di beni primari, di mezzi tecnici di produzione e di carburanti, che incidono e che stanno già incidendo profondamente sui costi di produzione delle nostre aziende e sulla loro competitività. Però le vorrei porre l'altra faccia della medaglia, che riguarda le esportazioni. Le esportazioni del sono un vanto per il nostro Paese, un vanto e un orgoglio che consegue alla fatica che le nostre imprese eccellenti hanno raggiunto, hanno conseguito nel portare i loro prodotti nell'area del Golfo. L' verso il Golfo raggiunge i 28 miliardi, 21 proprio nei Paesi che sono maggiormente oggetto del conflitto. E, appunto, in questi numeri, rischiano di essere dimenticati quei prodotti altamente deperibili che noi esportiamo verso quei Paesi. Sono dei prodotti di nuova esportazione: penso ai fiori, ai kiwi, alle mele, a quei prodotti agroalimentari eccellenti di cui quei Paesi del Golfo hanno bisogno - perché quei Paesi, in modo lungimirante, stanno pensando alle loro scorte di materie prime, soprattutto in termini agroalimentari -, che in questo momento, in queste ore, sono fermi nei nostri porti. La Sicilia rischia di perdere 100 milioni di euro soltanto in fiori, fermi nei porti perché, ovviamente, i costi di spedizione, i tragitti più lunghi, il blocco delle navi rischiano davvero di portare a delle situazioni che hanno un effetto a catena sulla competitività delle nostre imprese e sui costi che hanno già affrontato.
Un elemento che le pongo con assoluta serietà, perché lei ha richiamato l'attenzione soprattutto delle forze di opposizione al senso di responsabilità, è il seguente: io credo che al nostro Paese non giovi continuare ad alimentare quella narrazione per cui va sempre tutto bene. Perché il nostro Paese è sempre più esposto, addirittura anche rispetto al confronto con i nostri europei, agli effetti, alle stagioni geopolitiche, che prescindono dalla nostra volontà. E questa maggiore esposizione viene dal fatto che ancora oggi facciamo fatica a programmare, ad avere una seria programmazione, ad esempio in materia di scorte agroalimentari, in materia di energia, in materia di logistica. Lo hanno fatto di più e maggiormente altri Paesi europei, e quindi io credo che in questo momento, essendo soddisfatti dei numeri importanti, dell'eccellenza del nostro , non possiamo mettere sotto la sabbia, però, le criticità che le nostre filiere agricole e agroalimentari hanno e continuano ad avere in modo più grave proprio a causa di questi accadimenti esterni, perché, se aumentano i mezzi tecnici di produzione, se aumenta il costo dei fertilizzanti, il nostro Paese perde in competitività.
Lei, il 19 e il 20 marzo, sarà in Europa. Io le chiedo con forza di rinsaldare e di avere delle parole più chiare dalla Presidente von der Leyen rispetto agli sviluppi che avrà la politica agricola comune. Noi abbiamo ricevuto, nei mesi scorsi, delle rassicurazioni rispetto al mantenimento delle risorse per le nostre filiere agricole e agroalimentari, ma quegli accordi devono essere mantenuti, perché sono tutt'altro che messi nero su bianco, sono tutt'altro che “rassicurati”. Quindi io le chiedo fermamente questo, insieme a un altro elemento. Noi abbiamo, nel nostro Paese, diverse filiere che sono in difficoltà - i cereali, l'ortofrutta, la filiera del latte - e l'aumento dei costi energetici rischia di renderle ancora meno competitive.
Quindi, Presidente del Consiglio, non esistono soltanto le speculazioni, e se esistono vanno prevenute e controllate, però esiste anche quello che fate voi o che non fate voi, perché è indubbio - come ha ricordato anche il presidente Renzi questa mattina -, è scritto nero su bianco nella legge di bilancio, che ci sono 500 milioni di euro in più di entrate - per il Governo, per lo Stato - sulle accise, a cui si aggiunge l'extragettito dell'IVA. E, quindi, se noi dobbiamo pensare a mantenere il nostro sistema produttivo resiliente, forse dobbiamo anche imparare a indirizzare le risorse laddove servono, perché, altrimenti, in ogni situazione contingente, in ogni situazione esterna, le nostre imprese pagheranno doppio anche rispetto ai europei .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Giglio Vigna. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Primo Ministro, Governo, una risoluzione di maggioranza con molti, moltissimi punti chiave cari alla Lega, che già da giorni abbiamo portato all'attenzione del dibattito nazionale e oggi trovano la loro sintesi in questo testo.
Applicare immediatamente strumenti di sterilizzazione delle accise: non siano i nostri cittadini e le nostre imprese a dover pagare il conto. Tolleranza zero sulle speculazioni, sui rincari di carburante e di energia, e - lo diceva anche lei, Primo Ministro Meloni - arrivare a punire chi applica tali intollerabili stratagemmi.
Autonomia strategica: non dobbiamo, come Paese, dipendere dall'estero. Nei fatti, in molti settori Bruxelles vorrebbe portarci nella direzione opposta. Lo dicono le politiche di Bruxelles, lo dicono i regolamenti e le direttive pensati da questa Commissione, come, per esempio, sull', con la follia dell'elettrico a tutti i costi. E da questo Parlamento, ovviamente ci opponiamo a questa ideologia, a queste idee, con tutti i mezzi a nostra disposizione.
E quindi stop alla burocrazia europea, stop ai dazi interni, stop a ideologie ambientaliste che distruggono il nostro sistema produttivo , che distruggono il sistema produttivo di questo Paese. Sì alla neutralità tecnologica, apriamoci a tutte le possibili tecnologie. Oggi è dimostrato che tecnologie come il biogas inquinano meno dell'elettrico al 100 per cento. Sospensione di quell'eurotassa chiamata ETS, questo è il momento di sospendere l'ETS. Diversificazione, ma guardiamo a quella che è la fonte rinnovabile per eccellenza, il nucleare di ultima generazione
QFP: la Lega sta con gli agricoltori e vogliamo ribadirlo in quest'Aula, dopo avere chiesto e ottenuto che fosse messo nero su bianco nella risoluzione. Siamo preoccupati per questa riforma della PAC e vogliamo ribadire che qualsiasi politica che metta o che metterà in difficoltà i nostri agricoltori troverà una ferma opposizione da parte della Lega. Una ferma opposizione da parte della Lega. Sull'agricoltura promettiamo a Bruxelles barricate: siamo pronti in questo Parlamento e siamo pronti ad andare a Bruxelles con gli agricoltori, se sarà necessario, e questo deve essere un punto molto chiaro e per la Lega è un punto all'interno del nostro programma, ma soprattutto nel DNA più profondo del nostro partito.
Sarò altrettanto chiaro sull'argomento sicurezza: in questo momento non esiste una distinzione fra tema difesa e tema immigrazione. Difesa e immigrazione sono un unico punto all'ordine del giorno . Evitare l'arrivo di cellule terroristiche in Italia, questo è il momento di arrivare a sbarchi zero, e il Ministro Piantedosi sta già facendo tantissimo , questo Governo sta già facendo tantissimo. Nonostante l'opposizione extrapolitica di certa parte della magistratura, l'Europa deve fare la propria parte, e come Lega siamo pronti ad accompagnare il Governo in questo percorso di sensibilizzazione, di continuare a sensibilizzare i europei.
Questo è il momento di sbarchi zero! Rimpatri, bene, bene la strategia dei rimpatri. Quartiere per quartiere lotta al radicalismo e alla radicalizzazione islamica, e naturalmente, ancora una volta, lo ribadiamo, incentivare quello strumento potentissimo che è Strade sicure , andare avanti con Strade sicure in questo momento, soprattutto in questo momento. In questa complicata contingenza la Lega è proiettata alla difesa del Paese, la difesa degli interessi e la difesa della sicurezza dei nostri cittadini.
Per un partito di territorio e di amministratori non può che essere così, è la nostra natura, questa è la natura della Lega. Grazie Primo Ministro, grazie Governo e grazie onorevoli colleghi .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, oggi abbiamo molto apprezzato i toni e le parole che lei ha usato nell'Aula del Senato, sia rispetto alle comunicazioni che ha fatto al Parlamento sia nella replica che poi ha utilizzato. Abbiamo apprezzato la richiesta di unità, forse un po' tardiva, di questo Parlamento di fronte a una situazione internazionale di grande criticità; abbiamo apprezzato la richiesta di un mandato a lei per la ricerca di un'unità europea di fronte a questa situazione.
Le forze, come noi, responsabili non possono non cogliere questa apertura che oggi lei ha fatto, ma non possiamo neanche negare che è per noi una novità questo atteggiamento rispetto alle azioni che il suo Governo e lei stessa ha posto in atto negli scorsi mesi. Sono tanti gli screzi che i suoi Ministri hanno avuto con i europei, che ci hanno, non sempre, reso unitari. Anche oggi parte della sua maggioranza ha fatto interventi che forse l'unità proprio non cercavano all'interno di questo Parlamento. Non ha nemmeno aiutato la sua ricerca di rapporti bilaterali privilegiati con del mondo, come Trump e Orbán, che superasse un dialogo fatto in maniera unitaria con il resto dell'Europa, due peraltro che in qualche modo cercano spesso di dividere l'Europa e di renderla più debole.
Allora oggi bene le sue parole di chiarezza, e ci mancherebbe, sul superamento del diritto internazionale in questo attacco all'Iran; peraltro parole chiarissime anche del Ministro Crosetto l'altro giorno in quest'Aula. È un superamento, però, quello del diritto internazionale, che non vediamo da oggi; è un superamento che assume maggiore gravità quando fatto da quei Paesi che siedono nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU che sono responsabili del mantenimento di questi diritti internazionali.
E allora questa chiarezza dobbiamo averla in tutti i conflitti che abbiamo visto nel corso degli ultimi mesi: da quello che è avvenuto in Palestina con uguale chiarezza a quello che si sta combattendo ancora in Ucraina, su cui un pezzo della sua maggioranza non mi pare la pensi così, a quello che è avvenuto pochi mesi fa in Nigeria, in Venezuela e in Iran, alle minacce ventilate alla Groenlandia e a Cuba. Quale sarà il prossimo Paese, rispetto a ogni superamento di questo diritto internazionale e, soprattutto, a che numero di attacco riproporremo il Nobel per la pace a Trump?
Allora gli amici si vedono nel momento del bisogno e questi rapporti privilegiati si sono rivelati anche un boomerang quando, per esempio, come tutti gli altri, abbiamo scoperto di un attacco all'Iran solo a cose fatte; un attacco che, in un allargamento abbastanza ovvio, che oggi coinvolge 13 Paesi, ha messo in difficoltà i nostri connazionali presenti in tutta quell'area e ha messo, e sta mettendo in difficoltà, le Forze armate impegnate, per esempio, nelle missioni UNIFIL in Libano, a cui va il nostro sentito ringraziamento, le stesse truppe che il Presidente Trump ha definito codarde nei precedenti conflitti.
C'è una cosa da dire: escludiamo con chiarezza che il denominatore comune di tutti questi superamenti del diritto internazionale sia la salvaguardia della democrazia, sia la liberazione dei popoli oppressi, sia la salvaguardia dei diritti umani. Mi pare evidente che tutti questi attacchi siano dovuti a interessi economici, al controllo delle materie prime e delle rotte commerciali. Quindi non nascondiamoci dietro un dito: siamo tutti contenti che forse il popolo venezuelano e il popolo iraniano possano avere un futuro che è diverso da quello attuale, ma non è di sicuro quella la traccia delle motivazioni per le quali sono avvenuti gli attacchi. Idem sul tema nucleare.
Lei ha ragione, stamattina ha detto: c'è grande preoccupazione che il regime potesse avere un'arma nucleare, peraltro con una potenza missilistica - lo stiamo vedendo in questi giorni - che si avvicinasse sempre più all'Europa. Tuttavia eravamo rimasti, sempre in quest'Aula, dopo la guerra dei 12 giorni, che l'intero programma nucleare era stato smantellato, addirittura Trump lo aveva definito “obliterato”. E allora o ci hanno mentito un anno fa, quando il programma era stato distrutto, o ci mentono oggi, quando la causa è smantellarlo.
Chiudo con due appelli a lei, soprattutto nel Consiglio d'Europa che l'aspetta. Il primo: non togliamo l'attenzione, oggi concentrata su questo grandissimo conflitto in Medio Oriente, rispetto alla situazione ucraina. Il popolo ucraino non solo oggi sta combattendo e si sta difendendo dall'invasione russa, ma oggi ha anche annunciato l'invio di alcune sue forze nei Paesi degli Emirati Arabi per aiutare a contrastare i droni che arrivano e su cui il popolo ucraino è abituato a rispondere. Non nascondiamoci anche su quello che sta accadendo in Cisgiordania, dove nel silenzio di tutti continua l'occupazione dei territori.
Allora, di fronte a questa crisi, noi le chiediamo di ribadire questa linea, quella che oggi finalmente troviamo: un'unica risposta, quella di un'Europa forte, quella di un'Europa unica, quella di un'Europa che abbia una voce finalmente unitaria…
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). …con il rafforzamento degli organi internazionali.
Lei ci ha detto oggi che abbandonare Trump e Orbán sarebbe un errore. Certamente lo sarebbe, ma almeno andiamo a fare sintesi con quelli che sappiamo che sono i nostri alleati: gli alleati europei .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Luana Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Signora Presidente, in uno dei momenti più drammatici di questo nuovo secolo, lei, prima donna Presidente del Consiglio della nostra Repubblica, dimostra di non avere il coraggio necessario, il coraggio che ci si aspetta da una donna nella sua posizione.
Lei ha detto: “Non chiedetemi di schierarmi di qua o di là”. È un messaggio, mi consenta, che disorienta il Paese, un messaggio pavido mentre divampa una guerra folle, ancora una volta scatenata sfacciatamente fuori dalle regole internazionali, mentre la furia delle armi devasta case, scuole, ospedali e infrastrutture indispensabili alla vita quotidiana e alla sopravvivenza dei popoli.
Da che parte sta, Presidente? Con l'articolo 11 della nostra Costituzione , con il ripudio della guerra, con le donne delle 10, 100, 1.000 piazze per la pace che stanno organizzando manifestazioni e iniziative per il 28 marzo, o sta dalla parte della dottrina e dell'etica di Netanyahu e Trump che, senza nemmeno avvertire i propri alleati, scatenano una guerra che produce morte e disastri, anche ambientali, con conseguenze devastanti per l'intero mondo? È questa la giusta via per sconfiggere il feroce regime teocratico iraniano che tutte e tutti condanniamo, o si è innescata, invece, la più insensata e ingovernabile destabilizzazione di un'area esplosiva come quella mediorientale?
Presidente, lei ha espresso parole di commozione, di doverosa pietà verso le ragazze trucidate lo scorso 28 febbraio nella scuola femminile iraniana abbattuta da un missile; ma crede che basti per assolvere il suo compito? Ma lei pensa che si tratti di un danno collaterale? Di un costo tra i tanti alla fine accettabile in nome delle superiori ragioni della guerra di Trump e Netanyahu, di cui lei è fedele alleata? Ma lei sa che sono oltre 500 milioni le bambine, i bambini e gli adolescenti presenti in zone di conflitto e di guerra? E il fenomeno è in crescita, Presidente. Sono creature - che lei, cattolica, e noi, tutti e tutte, dovremmo sentire come sangue del sangue nostro - che subiscono violenze inaudite, uccise, mutilate, rapite, che rimangono orfane, che perdono l'accesso a beni e servizi essenziali, al cibo, alla protezione e alle cure mediche. Perché? Se lo chiede il perché? Perché c'è la violazione grande delle leggi globali di protezione dell'infanzia e dell'adolescenza, ma grande sacrilegio dell'umanità?
Far cessare questo sterminio di innocenti, di bimbi, di bimbe, di donne, di persone disarmate, di anziani: non dovrebbe essere questo il primo punto dell'agenda nazionale ed europea ? Presidente, dopo aver visto in faccia questo aspetto truce della guerra contemporanea, in Ucraina, in Sudan e a Gaza - soprattutto a Gaza -, dovrebbe almeno avere la decenza di ritirare la partecipazione a qualsiasi titolo dal e prendere le distanze dall'apoteosi, da una vera apoteosi, della falsità e della mistificazione .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Roberto Speranza. Ne ha facoltà.
ROBERTO SPERANZA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, a Bruxelles le consiglio di portare l'articolo 11 della nostra Carta costituzionale: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” . Poche parole meravigliose, luminose, che dicono chi siamo. Legga e rilegga queste parole: è il patrimonio ideale e culturale del nostro Paese di cui tutti, in quest'Aula, senza distinzioni, dobbiamo essere interpreti e orgogliosi. I Governi cambiano e a volte cambiano velocemente, ma i valori fondamentali, come quelli della prima parte della nostra Carta costituzionale, non cambiano mai restano sempre gli stessi, come autorevolmente ci ha ricordato anche ieri il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a cui va la nostra gratitudine .
Lei, Presidente Meloni, ha avuto del coraggio nella sua vita politica - e io ne sono in qualche modo testimone, glielo riconosco -, ma oggi avere coraggio significa dire “no”, significa, senza paura e senza ambiguità, dire “no” a una guerra che è illegittima, ingiusta e pericolosa . Illegittima, ingiusta e pericolosa!
È illegittima perché è fuori da ogni regola del diritto internazionale. Non è una guerra difensiva. La guerra di Trump e Netanyahu dà un altro colpo al multilateralismo e alle organizzazioni internazionali e afferma che l'unico principio che conta è la legge del più forte, come lei stessa diceva in quest'Aula solo pochi anni fa. È una guerra ingiusta, perché la democrazia non si è mai esportata con le bombe. Lo abbiamo già visto in Iraq come in Afghanistan. Noi siamo stati e saremo sempre al fianco delle donne e dei manifestanti iraniani, ma non crediamo che la strada dei bombardamenti porterà, né in Iran né in Medio Oriente, alcun miglioramento. Poi è una guerra pericolosa, perché non si capisce quale sia il punto di caduta e ogni giorno stiamo rischiando l'allargamento di questo conflitto, con conseguenze nefaste sulla vita di milioni e milioni di persone.
Dinanzi a tutto ciò, Presidente, trovi il coraggio che finora è mancato al suo Governo: dica “no”, “no” alla follia di questo conflitto Questa è la richiesta che arriva dal profondo del Paese e che noi vogliamo interpretare. Faccia rialzare la testa a un'Italia che oggi appare supina agli interessi di Trump e Netanyahu. Loro difendono gli interessi dei loro Paesi, lei difenda quelli dell'Italia
Me lo faccia dire onestamente, con amarezza in cuore: quanto è stata umiliante l'immagine del nostro Ministro degli Affari esteri, comprensibilmente imbarazzato, con quel cappellino rosso in mano, “”, alle tribune del . Dove sono finiti i patrioti ? Dove? Ci spieghi dove sono finiti i patrioti? Dove? Dov'è l'orgoglio per il nostro Paese?
La storia dell'Italia è un'altra storia. È la storia di quelli che dialogano, che costruiscono ponti di pace e oggi, invece, siamo finiti a fare semplicemente i servi sciocchi di Trump e Netanyahu.
Stendo un velo pietoso sulle sue parole di accostamento del Presidente Trump al premio Nobel per la pace. Governare, Presidente Meloni, non è facile, io lo so bene. A lei è capitata una fase terrificante tra le mani: questa è la verità. Evapora la lezione di due guerre mondiali, salta il multilateralismo, tornano gli imperi, riparte la corsa al riarmo. Sono processi terrificanti, più grandi di ciascuno di noi. Questo dovremmo capire. Ma il punto qual è? Dentro questo disastro noi che facciamo? Da quale lato proviamo a mettere la nostra prua? L'Italia - me lo faccia dire - ha un ruolo solo se ha la forza di schierarsi sempre dal lato della pace e della costruzione di un nuovo multilateralismo possibile.
L'Italia ha un ruolo se è protagonista di un'Europa nuova e diversa da quella balbettante che ancora vediamo - ahimè - in queste settimane e in questi giorni, di un'Europa autonoma e capace di superare i nazionalismi senza senso che possono solo alimentare tensioni e conflitto.
Presidente, sinceramente avrei voluto ascoltare da lei le parole dignitose e orgogliose pronunciate dal Premier spagnolo Pedro Sanchez, ma lei purtroppo non ha avuto il coraggio di farlo Aveva l'occasione, Presidente, di rappresentare tutta l'Italia, non una parte di essa, come sta facendo, tra l'altro, in queste ore, sul referendum costituzionale, che sembra la sua principale ossessione. Me lo faccia dire: anche stamattina con una mano chiede la coesione nazionale e con l'altra mano fa un attacco, ancora violentissimo, alla magistratura e non prende le distanze dalle parole vergognose del capo di gabinetto della Giustizia
Allora, Presidente, ho la sensazione, purtroppo, che lei abbia scelto un'altra strada: quella di rappresentare non l'interesse dell'Italia, ma gli interessi di Trump e di Netanyahu e solo per questo - mi ascolti bene - noi saremo dall'altra parte. Lo dico convintamente con amarezza, perché dentro le crisi - e questa è una crisi tremenda - il Paese dovrebbe unirsi e non dividersi, ma nessuna unità è possibile sulla linea folle di Trump e Netanyahu . Nessuna unità è possibile su una linea pericolosa per tutto il mondo e contro gli interessi del nostro Paese, sulla linea della logica degli imperi e della legge del più forte come regola dominante.
Allora, Presidente, le dico con forza che noi saremo dall'altra parte, ossia dalla parte degli italiani, che per la stragrande maggioranza, lo stanno già dicendo in queste ore, non vogliono la guerra, sono convintamente contro la guerra. Stanno già pagando un enorme prezzo con l'impennata dei costi della benzina e del gas, su cui chiediamo immediatamente di intervenire. Saremo uniti dalla parte di chi chiede la pace e dalla parte di chi chiede un Paese diverso e impegnato ad essere costruttore di pace. La mia opinione - e concludo - è che questo Paese già c'è, è forte e presente e difende la Costituzione. Il Paese di fuori, che vuole la pace e che chiede la pace, è già maggioranza, a prescindere dai voti e dai numeri di quest'Aula Noi presto daremo a questa maggioranza e a questo Paese reale la giusta rappresentanza che merita .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Lucaselli. Ne ha facoltà.
YLENJA LUCASELLI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, il Consiglio europeo che sta per aprirsi si colloca in una fase difficilissima. Per la verità non è la prima volta che questo accade nel corso del suo mandato, ma, a differenza delle altre volte, avverto nelle opposizioni una strana urgenza di correre più che di capire e una fretta nel farle dire se è bianco o nero, se è giusto o sbagliato, se è bello o brutto. Ecco, probabilmente hanno nostalgia delle lunghissime conferenze stampa, a cui gli italiani sono stati abituati a cavallo fra il 2020 e il 2021. A me personalmente non mancano. Anzi, continuo a ripetere quello che mi diceva mia madre: la prudenza non è mai troppa. Lo dico a beneficio degli “sventuristi”. Ci sono alcuni esponenti politici che hanno la dote di essere profeti di sventura. Lo dico perché in questo dibattito, che, secondo me, avrebbe dovuto essere più profondo, nessuno si è posto una domanda. C'è una crisi, probabilmente questa crisi può diventare estremamente grave. A che punto è l'Italia? Da quale punto partiamo? Se si fossero fatti quella domanda, si sarebbero anche risposti che, grazie alla stabilizzazione del Governo, avvenuta fra il 2024 e il 2025, l'Italia entra in quella che potrebbe essere una grave crisi con prezzi più stabili, un'inflazione più bassa della media dell'Eurozona e quindi più attrezzata a reggere lo bellico, senza perdere drasticamente il potere d'acquisto. Questo Governo ha già gli strumenti collaudati per contenere l'impatto sulle bollette, sui carburanti e sui prezzi al dettaglio. Certo, non è soltanto questo quello che serve oggi e non è soltanto questo quello che servirà, ma sicuramente è un ottimo dato di partenza.
A questo dobbiamo aggiungere una riflessione che, secondo me, è importante. Nelle ore immediatamente successive all'esplosione del nuovo conflitto in Medio Oriente abbiamo visto, ancora una volta, un copione che conosciamo fin troppo bene. Prima ancora che fosse chiaro se e quanto i flussi fisici di gas e petrolio sarebbero stati realmente compromessi, i prezzi sui mercati europei sono schizzati verso l'alto. Non erano cambiate le esigenze delle nostre famiglie, non era cambiato il volume di produzione delle nostre imprese, era cambiato l'umore dei mercati. È salita la paura e quella paura è stata trasformata probabilmente in margini per chi specula e sicuramente in costi per chi lavora. Ecco, questa dinamica noi l'abbiamo già vissuta. L'abbiamo vissuta all'inizio della guerra in Ucraina, quando in poche settimane il prezzo del gas al mercato TTF è passato da valori gestibili a picchi mai visti prima, trascinando con sé bollette, inflazione e costi di produzione. Allora l'Europa fu costretta a intervenire in emergenza: , stoccaggi coordinati, tassazione sugli extraprofitti, flessibilità temporanea sugli aiuti di Stato. Furono passi necessari, ma in larga misura tardivi, spesso frutto di compromessi faticosi e non di una vera strategia preventiva.
A questo dobbiamo aggiungere un dato che è importante riportare in quest'Aula. Oggi, rispetto alle ipotesi del Documento di finanza pubblica, ci troviamo con prezzi più alti di circa il 9 per cento. Quindi, nonostante lo scenario sia estremamente complesso, l'Italia è in grado di comprimere i margini e di evitare l'erosione drastica del potere di acquisto. Oggi però abbiamo un dovere su tutti: abbiamo il dovere di dimostrare di aver imparato la lezione. Se a pochi giorni dall'inizio del conflitto in Iran i prezzi, dopo l'iniziale impennata, tornano a scendere, lo abbiamo visto anche oggi dal valore del mercato borsistico, questo è il segno che i mercati energetici restano permeabili sia alle valutazioni sulla capacità di gestione e contenimento sia a una componente speculativa che nessuno può fingere di non vedere. Quando la speculazione è sui prezzi dell'energia, le sue conseguenze non restano chiuse nelle pagine finanziarie dei giornali, ma arrivano dritte nelle bollette delle famiglie, negli investimenti delle imprese, nel costo del denaro e nella competitività dell'Europa.
Di fronte a questa inflazione di costi, è positiva la reazione della BCE, perché rispondere con l'automatismo di una nuova stretta monetaria significherebbe usare lo strumento sbagliato sul paziente sbagliato. Ora però la politica europea deve assumersi la responsabilità di fissare obiettivi chiari e di difendere la competitività del sistema produttivo. È mancata in tutti questi anni una vera politica energetica e abbiamo navigato a vista.
Questa assenza di strategia ha presentato il conto con la guerra in Ucraina e lo presenta oggi, quando ogni tensione in Medio Oriente si traduce immediatamente in una nuova ondata di aumenti. Il Governo Meloni ha scelto di rompere questo schema: mettere l'energia al centro dell'agenda. Questa non è soltanto una scelta tecnica, ma è una scelta politica, vuol dire considerare l'energia come il primo fattore di competitività del Paese, non come un capitolo accessorio; vuol dire lavorare su diversificazione delle fonti e delle rotte, potenziamento delle infrastrutture, sviluppo responsabile delle rinnovabili.
Tra le lezioni della guerra in Ucraina, ce n'è una che riguarda direttamente la competitività, cioè il sistema ETS. Io non ho ben capito, lo ammetto e confesso, la “teoria bonelliana” sugli ETS. Ho, invece, ben chiaro che abbiamo la necessità di bloccare la crescita dei prezzi sulle bollette che pagano tutti gli italiani. Noi abbiamo la necessità di stimolare un meccanismo nuovo e, per questo, è necessario che l'Italia faccia sentire la propria voce. La richiesta di sospensione degli ETS è fondamentale, così come lo è richiedere una riforma del sistema che lo renda più prevedibile, meno volatile, più legato a percorsi di investimento reali e meno esposto alla speculazione. La transizione non può essere una nuova tassa sulla manifattura italiana, deve essere un'occasione per renderla più forte, più efficiente, più competitiva. Ecco, su questo punto, oggi il Premier Meloni è stato molto, molto, chiaro.
Vede, Presidente - e concludo -, il collega Speranza chiedeva prima, con una solerte veemenza, dove sono i patrioti, dove è l'amore per la propria Nazione. Ecco, concludo rispondendo a lui e a tutti: i patrioti sono da questa parte dell'emiciclo, sempre con lei, Presidente, in Europa .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Donno. Ne ha facoltà, per 4 minuti.
LEONARDO DONNO(M5S). Grazie, Presidente. Dopo essere stata in giro, tra radio e TV, impegnata in monologhi senza contraddittorio e video propagandistici, finalmente si è degnata di venire in Aula, Presidente Meloni. Qualche giorno fa lei, parlando delle opposizioni, ha detto: “(…) mi chiedo se sia questo il momento nel quale la priorità è fare propaganda spicciola (…) in giorni che sono chiaramente difficili (…)”. Ma guardi, Presidente Meloni, qui non si tratta di fare propaganda, quella la fate voi per coprire i vostri disastri. Noi facciamo proposte e critiche serie al vostro Governo che, di fatto, non rappresenta gli interessi degli italiani. Tra l'altro, con voi sono sempre giorni difficili, non solo questi ultimi, perché, Presidente, a causa vostra, noi siamo di fronte ad un disastro economico e sociale.
Elenco solo alcuni di questi disastri: tre anni di crollo della produzione industriale, crescita praticamente a zero da tre anni; bollette di luce e gas sempre più alte; un Patto di stabilità, che avete firmato voi, che condanna l'Italia a tagli e nuove tasse; e ancora, 6 milioni di cittadini in povertà assoluta; famiglie che devono scegliere quotidianamente se pagare il mutuo o le bollette o fare la spesa. Questa è la situazione, però è evidente che a voi di questo non importa nulla .
Lei, Presidente, ha detto: “I cittadini possono tranquillamente cacciarmi fra un anno, perché io se sbaglio pago”. Ma dove? Ma quando? Qui il problema è che la vostra incapacità e i vostri errori li stanno pagando solo gli italiani da quattro anni a questa parte; lei non ha pagato nulla. Tra questi milioni di italiani, ci sono milioni di lavoratori poveri, ai quali avete negato il salario minimo. Però sa che cosa ha fatto lei, Presidente Meloni? Lo stipendio a qualcuno lo ha aumentato: ai suoi Ministri e ai suoi Sottosegretari non eletti . Ma vuole dire una parola su questo? Si vergogna un po' per questo o no, Presidente Meloni?
E sul caro carburanti ha detto: “Noi siamo determinati a combattere la speculazione e impedire che questa faccia esplodere i prezzi”. Ma, allora, dovreste combattere voi stessi, Presidente Meloni: lei doveva abolire le accise ). Ma se lo ricorda il suo video ridicolo al benzinaio, che ha fatto il giro del globo terracqueo? Se lo ricorda? Che cosa ha fatto lei, però, quando è arrivata al Governo? Le accise le ha abolite? No, le ha aumentate nella scorsa legge di bilancio. Ma ci siete o ci fate, Presidente Meloni?
E poi, guardi, sulla guerra in Iran, dopo giorni di silenzi, abbiamo ascoltato le sue parole. Lei ha detto che non condivide né condanna l'attacco contro l'Iran perché non ha gli elementi. Non ha gli elementi? Ma lo ha capito o no che lei è la Presidente del Consiglio del Governo italiano ? Presidente Meloni, qualunque persona minimamente informata avrebbe espresso un'opinione, avrebbe preso una posizione. Lei, invece, si limita a dire che non ha elementi. Veramente imbarazzante. E, in questo imbarazzo, invece di tacere, vi permettete di criticare chi ha governato a testa alta , come il Presidente Giuseppe Conte. Voi, invece di pensare ai problemi degli italiani, cercate scuse e ve la prendete con chi è andato in Europa - quello sì - a farsi rispettare ed è tornato in Italia con oltre 200 miliardi di euro, Presidente Meloni . Ve la prendete con chi è riuscito a dire di “no” a Trump, come sulla Via della seta o per l'aumento delle spese in armi e armamenti. Invece voi le armi e gli armamenti li state portando al 5 per cento del PIL.
Presidente Meloni - e concludo -, questa è la differenza tra chi ha governato con la schiena dritta facendo l'interesse degli italiani, il Presidente Giuseppe Conte, e chi invece, come lei, obbedisce ed esegue…
LEONARDO DONNO(M5S). …solo gli ordini . E, allora, invece di pensare agli altri, pensate a governare, perché state collezionando solo tradimenti e fallimenti. Altro che patrioti, collega Lucaselli, chiedete scusa…
PRESIDENTE. Ha esaurito il suo tempo, concluda.
LEONARDO DONNO(M5S). … e andate a lavorare .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato De Luca. Ne ha facoltà.
PIERO DE LUCA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, sono trascorsi 12 giorni dall'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran. Il Parlamento italiano ha dovuto attendere 12 lunghi giorni per ascoltare la voce della Presidente del Consiglio. Presidente, mi permetta di dire che lei è giunta qui, oggi, fuori tempo massimo : lei doveva essere qui, in Parlamento, la settimana scorsa. La presenza oggi per il Consiglio europeo è un obbligo, la presenza dopo l'attacco in Iran era un dovere e un atto di responsabilità, invece lei ha preferito evitare il confronto parlamentare. E anche la forzatura di unire due discussioni differenti oggi, costringendoci a votare risoluzioni, con un ordine del giorno ancora provvisorio sui temi europei, è una scelta per noi inaccettabile, è un'offesa grave al ruolo del Parlamento italiano che noi contestiamo con forza, Presidente .
Per giorni non abbiamo avuto notizie della posizione del Governo, quella ufficiale, sull'attacco all'Iran. Poi, dalle sue dichiarazioni in TV, abbiamo compreso le ragioni di questa fuga. Le ragioni sono imbarazzo e subalternità nei confronti di Trump. Lei ha detto una cosa che ci ha lasciato senza parole, è stata ripetuta in questo dibattito stamattina: non condivido e non condanno l'attacco all'Iran. Presidente, lei non è un opinionista, lei dovrebbe essere protagonista del confronto politico internazionale . Come è possibile che galleggi senza una linea chiara? Oggi sembra aver corretto un po' il tiro al Senato, ma aveva il dovere di dire subito una cosa netta, senza tentennare: l'attacco unilaterale di Stati Uniti e Israele è illegale, va condannato con forza, perché contrario al diritto internazionale, punto. Questo avrebbe dovuto dire subito.
Capiamo la volontà di non indispettire Trump, ma c'è un limite a tutto. Una cosa è l'alleanza, un'altra è la sudditanza, Presidente. L'equilibrio e il giustificazionismo non sono un valore in questo momento storico, sono un errore, Presidente, perché l'Italia ha sempre avuto una forte tradizione diplomatica, soprattutto nel Mediterraneo, e un afflato europeista che voi state calpestando.
Guardate, nessuno rimpiange il sanguinario regime teocratico in Iran, e noi, come PD, siamo stati da sempre in prima linea accanto al popolo iraniano, accanto alle donne che manifestavano, accanto agli studenti e anche alle ragazze vittime della scuola barbaramente colpita dal di Trump e Netanyahu, e siamo stati accanto alle donne, agli studenti e al popolo iraniano quando altri erano distratti. Ma l'attacco al multilateralismo, i principi delle guerre preventive, la democrazia da esportare con le bombe, quelli che stanno infiammando il mondo, sono per noi inaccettabili e l'Italia dovrebbe distanziarsi con forza.
Guardi, ci sono europei che hanno parlato con chiarezza. Bene, è positiva l'attivazione del meccanismo di solidarietà europea verso Cipro, ai sensi dell'articolo 42, comma 7, del Trattato. Avreste dovuto mostrare, come Governo, però, solidarietà e vicinanza politica anche al Premier spagnolo Pedro Sanchez, attaccato volgarmente da Trump non perché era un Premier progressista, ma perché ha detto quello che dovevate dire voi: “no” alla guerra, “no” alla distruzione del diritto internazionale. Quello dovevate dirlo voi. Il vostro silenzio, invece, ci fa scivolare in una guerra non nostra.
Guardate, lei dice che non siamo in guerra, ma ci stiamo scivolando, una guerra contraria ai nostri valori, una guerra a nostra insaputa. Lei non può rinviare a un futuro dibattito quella che è una questione centrale da dirimere oggi. Lei deve dire chiaramente oggi che l'Italia non metterà mai a disposizione le basi militari italiane per alimentare questo conflitto e questa guerra illegale. Questo è quello che lei deve dire oggi, non perché lo chiede il PD, ma perché lo impone la nostra Costituzione, l'articolo 11, quell'articolo, Presidente, che state calpestando quando inviate il Ministro degli Affari esteri Tajani come osservatore al .
Se volete occuparvi davvero di Gaza, visto che è uno dei punti all'ordine del giorno del Consiglio, fate una cosa subito: invece, di riconoscere questo club privato di Trump, riconoscete immediatamente lo Stato di Palestina, come hanno fatto altri 150 Paesi nel mondo . Questo dovreste farlo subito e, allo stesso modo, vi chiediamo di tenere la barra dritta sul pieno sostegno all'Ucraina. Con voi al Governo - è un dato di fatto - l'Italia è scivolata nelle retrovie della diplomazia, isolata in Europa e distante dai volenterosi. Per essere credibile lei dovrebbe smentire le continue sortite filo-putiniane di Salvini. Ma non la imbarazza il plauso della Zacharova alle posizioni del suo Vice Premier, Presidente? Come fa a non essere imbarazzato il suo Governo ? Inoltre, dovrebbe prendere le distanze da Orban quando dice che sostenere l'Ucraina è un ricatto. Non è un ricatto, perché vuol dire difendere la resistenza di un popolo aggredito, vuol dire difendere la legalità internazionale e la sicurezza stessa dell'Europa. Per questo chiediamo che si lavori ancora oggi a un cessate il fuoco e a un'iniziativa diplomatica per una pace vera, giusta, sicura e duratura, che non sia fatta sulle spalle e sulla testa di Kiev e veda l'Europa pienamente protagonista . Questo è ciò che dovrebbe fare l'Italia.
Presidente, le attuali tensioni, peraltro, stanno producendo anche conseguenze economiche drammatiche enormi per famiglie e imprese. Le poniamo una domanda semplice: cosa intende fare il Governo per alleggerire il prezzo dei carburanti, ridurre le bollette ed evitare aumenti a cascata del carrello della spesa? Finora siete rimasti immobili e lei è arrivata qui a mani vuote, questa è la verità. Fate una cosa semplice, il Partito Democratico ha fatto una proposta, la segretaria Elly Schlein: utilizzate l'extragettito IVA per abbassare le accise sui carburanti col meccanismo delle accise mobili. Lei ha detto che valuterà, ma non è più tempo di valutazioni, Presidente, o di buone intenzioni; è tempo di azioni serie, concrete e immediate, se volete aiutare davvero le famiglie. D'altra parte, aspettavamo anche sui dazi i 25 miliardi di ristori annunciati per proteggere il nostro sistema economico. Che fine hanno fatto, Presidente? Siamo ancora in attesa.
In questo quadro, allora, con spirito costruttivo e senso di responsabilità, noi chiediamo che si faccia una sola cosa, perché c'è una sola rotta per difendere la pace, la sicurezza, l'economia e il nostro modello sociale, e quella rotta si chiama Europa. Basta ambiguità, Presidente. L'Europa non è la causa dei nostri problemi, ma è l'unica possibile soluzione agli stessi. Per questo dobbiamo rafforzarla, costruendo - l'ha citata anche lei - una vera autonomia strategica a partire dall'energia. Per essere indipendenti e abbassare i costi su famiglie e imprese, bisogna innanzitutto diversificare i canali di approvvigionamento e attivarsi per separare il prezzo dell'energia elettrica da quella del gas.
Sugli ETS, invece - mi perdoni -, lo sa che eravate voi al Governo quando è stata approvata l'attuale direttiva sugli ETS? Si rivolga al Ministro Pichetto Fratin se non la condivide, guardi al suo interno. Sul punto, noi le diciamo che per noi bisogna non indebolire la transizione ecologica ed energetica, ma bisogna rafforzarla con strumenti e fondi europei per sostenere i costi di famiglie e imprese. Serve, poi, un piano di investimenti comuni per rilanciare le imprese, le filiere industriali e la competitività. Bisogna, quindi, consolidare il bilancio europeo e prevedere un nuovo Le diamo una notizia: senza questo Piano straordinario da oltre 200 miliardi per l'Italia, il PNRR che voi non avete voluto, l'Italia oggi sarebbe in recessione. Fortunatamente c'eravamo noi e l'abbiamo ottenuto noi a livello europeo. Va reso strutturale questo strumento e va fatto in una sola direzione di marcia: quella direzione di marcia si chiama eurobond. Presidente, perché non ne ha parlato oggi? Bisogna mettere in comune gli sforzi, bisogna farlo sulla sicurezza, sulla difesa comune, su cui chiediamo impegni chiari.
Lasci perdere, Presidente, la propaganda sull'Albania. Quei centri non funzionano non per colpa dei giudici, per colpa vostra. Sono incompatibili anche con le nuove norme europee e invece di attaccare la magistratura anche oggi, per coprire i vostri fallimenti, inizi a prendere le distanze allora dalle dichiarazioni vergognose della capo di gabinetto del Ministro Nordio. Altro che attaccare i giudici, pensi al suo Governo, Presidente. Non si difendono così, come sta facendo, i nostri interessi. Doveva fare da pontiere è diventata portabandiera. È tempo di eliminare il diritto di veto, è tempo di eliminare l'unanimità, è tempo di rafforzare l'Europa. Smetta di inseguire in modo subalterno gli Stati Uniti di Trump. Inizi a costruire…
PIERO DE LUCA(PD-IDP). …da protagonista gli Stati Uniti d'Europa. Il vostro silenzio - e chiudo - e l'immobilismo nei confronti di Trump non sono più ambiguità, oggi sono complicità. Non vi consentiremo di essere complici dell'attacco al diritto internazionale, ai valori dell'Europa e al ruolo stesso dell'Italia nel mondo .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Giangiacomo Calovini. Ne ha facoltà.
GIANGIACOMO CALOVINI(FDI). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, Presidente Meloni, siamo tutti consapevoli, all'interno di quest'Aula, che negli ultimi anni abbiamo assistito ad una progressiva erosione dell'ordine internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale, fondato sul rispetto della sovranità degli Stati, sul ruolo delle istituzioni multilaterali e su un sistema di regole condiviso, che per decenni hanno contribuito a garantire stabilità e cooperazione nelle relazioni tra gli Stati. Tuttavia, l'emergere di nuove potenze globali, l'intensificarsi della competizione strategica tra grandi attori e l'utilizzo sempre più frequente di strumenti di pressione economica, tecnologica ed energetica stanno progressivamente trasformando la natura della competizione internazionale. In questo quadro, la sicurezza degli Stati non dipende più esclusivamente dall'equilibrio militare, ma anche dalla resilienza dell'economia, dalla sicurezza delle catene di approvvigionamento e dalla capacità delle istituzioni democratiche di preservare la propria autonomia decisionale in un contesto di crescente interdipendenza globale.
Quindi, bene ha fatto, Presidente Meloni, questa mattina in Senato a ricordare a tutti noi il dramma ucraino, che è più attuale che mai, e bene ha fatto a sottolineare che l'invasione russa dell'Ucraina ha rappresentato un autentico spartiacque nella sicurezza europea e nel mondo intero. Per questa ragione il sostegno a Kiev non rappresenta soltanto un dovere morale nei confronti di un popolo aggredito, ma anche una necessità strategica per la sicurezza dell'intero continente europeo. Difendere l'integrità territoriale, la sovranità e l'indipendenza dell'Ucraina significa, infatti, difendere un principio fondamentale dell'ordine internazionale, quello secondo cui i confini degli Stati non possono essere modificati con la forza. Allo stesso tempo, gli sviluppi degli ultimi anni dimostrano, con crescente evidenza, come le crisi che attraversano il sistema internazionale non possano più essere interpretate come fenomeni isolati e il Medio Oriente oggi rappresenta, da questo punto di vista, uno degli epicentri più sensibili del sistema internazionale. Le tensioni registrate nelle ultime settimane, gli attacchi avvenuti nella regione e il rischio di una possibile dimostrano quanto l'equilibrio di quest'area rimanga fragile e quanto gli sviluppi regionali possano generare conseguenze ben oltre i confini del teatro mediorientale.
È per questa ragione che l'Italia continua giustamente a sostenere ogni iniziativa volta a favorire la e a riportare stabilità all'interno della regione. Bene, colleghi, che in questi giorni il Governo abbia promosso un costante coordinamento con Francia, Germania e Regno Unito, quel perimetro europeo che tutti noi auspichiamo, condividendo valutazioni e armonizzando le rispettive risposte nazionali di fronte a una crisi che può definirsi ormai di certo globale Questo coordinamento tra le principali democrazie europee rappresenta uno strumento essenziale per garantire una risposta efficace alle crisi internazionali e dimostra come l'Italia sia pienamente inserita nei principali processi decisionali europei, a dispetto di chi, mentendo, dice il contrario. Parallelamente, è fondamentale mantenere un dialogo costruttivo con i Paesi della regione del Golfo, strategici con i quali l'Italia intrattiene relazioni politiche ed economiche di primaria importanza. È un dialogo che ci può permettere di ridurre le perturbazioni che, verificandosi in una regione strategica come il Medio Oriente, tendono inevitabilmente a produrre effetti a cascata sui mercati globali.
Per questo motivo, contribuire alla stabilizzazione dell'area significa anche tutelare gli interessi strategici dell'Italia e dell'Unione europea ed è per questo che voltarsi dall'altra parte, dichiarando in modo utopistico di essere contrari alla guerra, non porta alcun risultato concreto e tangibile per nessuno .
Siamo consapevoli che accanto alla dimensione geopolitica della crisi ci sono implicazioni economiche ed è per questo che serve rafforzare la resilienza economica del continente. Bisogna lavorare al tavolo europeo con lucidità e determinazione, come ha fatto sempre il nostro Esecutivo in questi anni, consolidando gli accordi commerciali esistenti con strategici come gli Stati Uniti e, allo stesso tempo, sviluppare nuove opportunità di cooperazione economica con economie emergenti come l'India, che rappresenta una scelta di grande rilevanza per il futuro dell'Europa e del nostro continente. In un sistema internazionale sempre più competitivo la diversificazione dei partenariati economici costituisce, infatti, uno strumento essenziale per rafforzare le capacità dell'Europa per affrontare geopolitici ed economici che sono ormai sempre più dietro l'angolo.
Le trasformazioni che stiamo osservando dimostrano, poi, come sicurezza, economia e geopolitica sono oggi sempre più interconnesse e la sicurezza europea non può essere considerata separatamente dalla sicurezza energetica, dalla stabilità delle rotte commerciali e dalla capacità industriale del continente.
È per questo che l'Europa è chiamata a rafforzare la propria capacità di azione nel campo della sicurezza e della difesa, in piena complementarietà con la NATO.
Una maggiore responsabilità europea nel campo della sicurezza non significa duplicare il ruolo dell'Alleanza atlantica, ma, anzi, rafforzarne il pilastro europeo e contribuire, in modo più efficace, alla stabilità del continente intero. Così come per noi deve essere prioritario lavorare per un Mediterraneo allargato, un Mediterraneo stabile, un Mediterraneo che abbia più centralità e legami con l'Italia e con l'Europa.
Quest'area rappresenta, infatti, uno spazio geopolitico nel quale si concentrano alcune delle principali dinamiche che stanno ridefinendo l'equilibrio internazionale. Per la sua posizione geografica e per la sua tradizione diplomatica, l'Italia si trova naturalmente al centro di queste dinamiche.
Bene, Presidente, è giusto continuare il nostro impegno per il Piano Mattei per l'Africa. Non è stato ancora detto all'interno di quest'Aula, oggi, durante il dibattito, ma il Piano Mattei rappresenta uno degli strumenti più ambiziosi della politica estera italiana degli ultimi anni. Promuovere investimenti, infrastrutture energetiche e cooperazione economica nel Mediterraneo e in Africa significa, infatti, contribuire a costruire condizioni di stabilità duratura e rafforzare il ruolo dell'Italia come ponte tra Europa, Mediterraneo e Continente africano.
Nel corso degli anni, il nostro Paese ha contribuito e ha costruito una credibilità riconosciuta come attore affidabile nella gestione delle crisi internazionali, capace di coniugare presenza diplomatica, cooperazione multilaterale e capacità operative sul terreno. Questa credibilità rappresenta un patrimonio politico e strategico, che deve essere preservato e rafforzato.
L'Italia non può limitarsi a osservare le trasformazioni dell'ordine internazionale, deve contribuire a orientarle, rafforzando il coordinamento europeo e consolidando le alleanze strategiche. La stabilità internazionale non è infatti un bene acquisito una volta per tutte, è il risultato di un equilibrio complesso tra potere, cooperazione e responsabilità politica. È proprio nei momenti in cui questo equilibrio appare più fragile a tutti noi che le democrazie sono chiamate a dimostrare la loro capacità di . L'Italia, Presidente Meloni, grazie a lei e al suo Governo, sta svolgendo questo ruolo di Lo ha fatto fino ad ora e siamo certi che lo farà anche domani
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Arnaldo Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, qual buon vento, mi verrebbe da dirle, se non fossimo tutti a conoscenza del fatto che lei oggi interrompe il periodo di latitanza dal confronto con il Parlamento, perché è semplicemente obbligata ad essere qui, oggi, in vista del Consiglio dell'Unione europea. Ma avevamo qualche speranza di capire, dopo tante dichiarazioni contrastanti, quale fosse la sua posizione rispetto a quanto sta accadendo in Medio Oriente e, invece, anche oggi restiamo a bocca asciutta. Quello che abbiamo raccolto, invece, sono le solite contraddizioni. Gliene dico una temporale: qualche giorno fa lei ha rilasciato un'intervista dove diceva che la crisi in Medio Oriente, ciò che sta avvenendo in Medio Oriente, ha la sua genesi nel conflitto russo-ucraino, nell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia; oggi, semplicemente sposta le lancette al 7 ottobre 2023. Ma guardi, c'è una dimenticanza, ci sono dei pregressi storici che sono invece importanti per ricostruire i fatti e cioè prima del 7 ottobre ci sono stati decenni di occupazioni illegali, decenni di violenze, decenni di nei confronti del popolo palestinese. Anche dopo il 7 ottobre c'è una storia da raccontare, quella del genocidio sugli abitanti di Gaza, i palestinesi di Gaza. Avete ripetuto all'infinito la storia dell'aggredito e dell'aggressore sull'Ucraina e avete raccolto l'unanimità da parte di questo Parlamento. Non abbiamo raccolto, invece, l'unanimità per quanto è avvenuto in Venezuela, dove il Presidente Trump rapisce il Presidente Maduro, ma poi decide di lasciare lì, a governare quel Paese, i suoi fedelissimi. Altro che lotta al narcotraffico, altro che lotta per i diritti civili dei venezuelani! Stessa cosa per Cuba e stessa cosa per l'Iran, con la differenza che oggi gli aggressori sono addirittura due. Ma ci avete fatto capire che ci sono alcune cose che potete dire e altre cose che non potete dire, anche di fronte alla strage di 170 bambine assassinate da un americano. Sulle basi americane chiediamo una presa di posizione netta, perché, di fronte agli accordi tecnico-militari - come dice lei -, non tiene un accordo del genere, anche pregresso, di fronte alla violazione di una pluralità di norme del diritto internazionale.
Tornando all'aggressione dell'Iran e alle dichiarazioni che abbiamo ascoltato in questi giorni, tutte contrastanti tra loro, dove il Ministro Tajani dice che le prove non ci sono, ma si vedrà dopo, intanto bombardiamo, lei oggi ci dice, invece, che queste prove, forse, molto probabilmente, ci sono… Certo, ho citato Tajani, quello della validità del diritto internazionale, ma fino a un certo punto, quello del divieto di affacciarsi in caso di droni, manco fosse il Santo Padre… Basta droni, basta bombe atomiche, basta missili. Mi verrebbe da dire: basta panna nella carbonara. Chi l'ha detto? Il Ministro degli Esteri della Repubblica italiana
Ma lei non può, perché lei è il Ministro di un Paese del G7. Lei è il Primo Ministro di uno degli Stati che ha fondato questa Europa e da lei non ci aspettiamo che dica: non condanno, non so che dire, non ho elementi per giudicare. Non può fingersi morta. Guardi, del resto, quanto siete assuefatti alla doppia morale e ai doppi standard è evidente a tutti, perché voi dite di essere sovranisti di un Paese autonomo, ma nella realtà dei fatti, nella sostanza, voi siete viceré di un protettorato degli Stati Uniti d'America .
Su questo è molto alta la probabilità che, come tutti i viceré europei, andrete in ginocchio da Putin a chiedere di ricontrattare e di riformulare le forniture di gas e di energia, però lo farete senza la credibilità e con un Paese molto impoverito.
Vede, è notizia di lunedì, dove la Russia dice che è pronta a garantire ai Paesi dell'Unione europea la fornitura di gas e di energia per far fronte ai rincari dei costi energetici dovuti alla guerra in Iran. Sta mentendo? Sta bluffando? Io andrei a vedere questa carta - sto per concludere, Presidente - perché almeno ci potremmo giocare l'unica finestra temporale che ci rimane per cercare di avviare un discorso diplomatico con la Russia.
Se continua ad obbedire ai di Trump, crea disaffezione non soltanto nel Paese, ma anche in questo Parlamento. L'abbiamo visto con chi è scappato dalla propria casa come i “Vannacciani” però voglio tranquillizzarla su queste fughe, su questi “scappati di casa”, Presidente, perché erano pavidi ieri, quando votavano la qualunque sulle armi in Ucraina, sono pavidi oggi, quando votano la fiducia a un Governo che dicono di contrastare, saranno pavidi un domani…
ARNALDO LOMUTI(M5S). … quando li accoglierete nella vostra maggioranza . Noi esortiamo…
ARNALDO LOMUTI(M5S). … a seguire l'esempio di Trump, ma ce ne sono tanti altri. E allora, se non vuole seguire quello, quantomeno la smetta di eseguire almeno gli esempi o, meglio, gli ordini di Trump
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Chiara Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, lei ha impiegato 2 settimane per venire in Parlamento, ma la sua presenza qui, oggi, non è un capriccio delle opposizioni e nemmeno una loro vittoria. È semplicemente quello che la nostra Costituzione prevede, il segno concreto di quel rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento, che rappresenta la sovranità popolare e che si esercita in questo luogo solenne - direi quasi sacro -, certamente più solenne di un su perché il Parlamento non è un cinematografico per un'arringa populista sul referendum - come quello che lei ha trovato il tempo la scorsa settimana di mettere in scena, anziché venire qui a confrontarsi con tutte le forze politiche - o un palcoscenico per uno per il “sì”, come con l'attacco ai giudici che ha fatto questa mattina in Senato, giudici colpevoli, a suo dire, di voler tutelare un uomo condannato per stupro di bambini. Mi chiedo, Presidente: lei dov'era quando invece il suo Governo ha deciso di riaccompagnare Almasri con un volo di Stato, quello, sì, condannato per stupri di bambini, violenze e crimini contro l'umanità e ricercato da un tribunale internazionale?
Lei è fuggita per giorni dal Parlamento, eppure sappiamo che il valore della presenza lo conosce bene. Lo ha dimostrato, ad esempio, quando ha ritenuto necessario far sedere l'Italia, attraverso il suo Vice Premier, in sedi internazionali prive di vere garanzie di legalità, che pretendono di preparare la pace e che, invece, mortificano gli organismi multilaterali escludendo persino una delle parti in conflitto. Ecco, in quei casi per lei la presenza diventa doverosa, non per rispetto delle istituzioni democratiche, ma per deferenza, verso unpotente e prepotente, che non ammette distanze, che impone fedeltà, anche quando questo rischia di mettere in discussione gli stessi interessi del nostro Paese, come è stato sui dazi. Il problema, Presidente, è che da semplici osservatori al vi siete trasformati, di fatto, in osservatori anche di questa guerra.
Lei ha scelto di parlare di Iran e, insieme, del prossimo Consiglio europeo in un modo del tutto irrituale, per annacquare le sue posizioni e usare l'Europa come copertura per il suo imbarazzo. State smantellando decenni di credibilità italiana nel Mediterraneo. Non è solo una questione di eccessiva vicinanza, appiattimento a Trump; il vero nodo è la vostra incapacità di credere e di scommettere sull'Europa e di impegnarvi per renderla quel soggetto politico di cui oggi c'è più che mai bisogno.
Vi opponete al superamento del diritto di veto e al debito comune per i grandi investimenti europei, non scommettete sull'Europa quando rifiutate la difesa comune e il . Un rifiuto che vuol dire una cosa sola: continuare a finanziare l'industria bellica americana, persino a scapito della nostra sovranità . Così come nella vostra cieca battaglia contro il intendete colpire adesso il meccanismo ETS, uno dei pilastri della politica climatica europea, che pure il vostro Governo, con il vostro Ministro, ha votato. Un meccanismo che si può migliorare? Certo, ma non funzionerà in questo caso il gioco solito di buttare addosso all'Europa la vostra incapacità di dare una risposta al caro energia, così come il ritardo, le mancate promesse e le risposte sulle accise. Perché difendere il significa difendere l'Europa, significa difendere anche gli interessi dell'Italia. Ma per voi, no: è meglio comprare grandi quantità di gas naturale liquefatto da Trump, demonizzare le rinnovabili - come ha fatto questa mattina - azzoppando un pezzo del nostro sistema industriale, vagheggiare di un nucleare che non esiste, rallentare l'uscita dalle fonti fossili, mentre in realtà non siete in grado di fare nulla di davvero efficace per ridurre le bollette per le famiglie e le imprese italiane.
“Non saremo complici di qualcosa che è negativo per il mondo e contrario ai nostri valori e interessi”. Sono le parole del Premier spagnolo Pedro Sanchez, parole che lei non ha mai pronunciato.
Lei oggi ha detto che, se ci verrà chiesto l'impegno delle basi, verrà in Parlamento. Ecco, però lei è già in Parlamento. Oggi c'è stata, al Senato e alla Camera. Perché non ha detto subito con chiarezza che, se anche questo avvenisse, non consentiremo l'uso delle basi per una guerra illegale che viola il diritto internazionale ? La crisi del diritto internazionale causata da Putin l'abbiamo condannata tutti, noi per primi, ma quando ad aggravarla è il suo amico Trump, pensa di potersela cavare con: “così va il mondo”. Non funziona così, perché, quando la parola più cliccata nel è - guerra -, lei ha il coraggio di dire “non condivido e non condanno”, ma intanto i cittadini là fuori chiedono pace, perché pace significa diritti umani, democrazia, significa libertà, dignità, giustizia, solidarietà e sviluppo.
Oggi tutto questo viene messo in discussione: il diritto internazionale che protegge i più deboli, la tutela delle popolazioni civili, il rifiuto della guerra e della forza come strumento di soluzione dei conflitti.
Voglio ribadire un punto, semmai ce ne fosse necessità, per evitare ogni equivoco. Nessuno rimpiange il regime teocratico di Teheran; tutt'altro. La nostra condanna è stata sempre forte e netta, siamo stati e restiamo al fianco del popolo iraniano, delle donne e dei giovani che da anni pagano un prezzo altissimo per la repressione sanguinaria di quella dittatura. Noi eravamo nelle piazze dove anche in Italia si protestava contro il regime, non da oggi. E voi dove eravate? Silenti e ignavi come sempre. Ma dobbiamo dire le cose come stanno: a Netanyahu e a Trump non interessa il destino del popolo iraniano. Guardate, forse nemmeno gli interessa se hanno o no l'arma nucleare. Perché la democrazia non si esporta con le bombe. È la storia a dircelo. Dopo questa guerra non staranno e non staremo meglio. Ogni guerra è sbagliata a modo suo, ma quella che oggi incendia il Golfo ha caratteristiche nuove e ancora più inquietanti. Non è chiaro chi ne trarrà vantaggio, non è chiaro dove possa portarci. E senza una politica lungimirante, questo conflitto rischia di allargarsi sempre di più. E allora la domanda è una sola: che cosa vuole fare l'Italia? Che cosa volete che faccia l'Europa? Come volete cambiare, rafforzare l'Europa in questo momento strategico della storia?
Qualche giorno fa un giornale americano si chiedeva: Donald Trump può vincere una guerra che non riesce nemmeno a spiegare perché l'ha iniziata? È una domanda che pesa, perché oggi gli Stati Uniti guidati da Trump sono entrati in guerra con l'Iran senza un obiettivo chiaro, senza una strategia credibile, e noi rischiamo di precipitarci dentro senza nemmeno sapere perché. Per questo vi chiediamo parole chiare, di impegnarvi con decisione per il cessate il fuoco immediato, per il ritorno alla diplomazia, per una posizione europea unitaria e per la liberazione di chi è ancora intrappolato e imprigionato da quel regime.
Allora, noi chiediamo che l'Italia torni a svolgere un ruolo protagonista in Europa, non subordinata a Trump, non silenziosa spettatrice: protagonista! La storia purtroppo ci insegna sempre la stessa lezione: la diplomazia torna di moda solo dopo i lutti e le macerie. E di fronte a tutto questo, noi non possiamo rassegnarci all'impotenza e all'ignavia del suo Governo. La storia ce ne chiederà conto e ne chiederà conto anche a voi .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Filini. Ne ha facoltà.
FRANCESCO FILINI(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Presidente Meloni, per la sua relazione e grazie per aver riportato un po' di razionalità e buon senso al dibattito.
Dispiace però che il suo appello all'unità sia purtroppo caduto nel vuoto, perché, come abbiamo sentito anche dai toni che ha utilizzato l'opposizione, non mi sembra che siano predisposti a entrare nel merito della questione e affrontare insieme al Governo, insieme alla maggioranza, una crisi così importante. Toni che hanno toccato anche vette abbastanza pesanti, secondo me, perché, quando si arriva a dire che lei ha la postura di chi striscia per non inciampare, è evidente che si sta esagerando un pochettino con i toni. Io non credo che lei abbia mai strisciato in questi anni e di questo noi siamo orgogliosi , perché finalmente l'Italia ha un Presidente del Consiglio che, con la schiena dritta, si rapporta con tutti i internazionali.
Se proprio devo cercare invece la postura di chi striscia per non cadere, mi viene in mente quel Presidente del Consiglio che è riuscito a passare da un giorno all'altro da un'alleanza con la destra all'alleanza con la sinistra . Fortunatamente non la destra di Fratelli d'Italia, perché siamo orgogliosi di non aver mai avuto nulla a che fare con quel Presidente del Consiglio, che era lo stesso che, per non cadere, magari, strisciava verso le cancellerie europee; anche quello, insomma, è diventato un po' un tratto distintivo. Strisciava per non cadere perché non era mai stato eletto da nessuno , è diventato Presidente del Consiglio quando non lo conoscevano gli italiani e sicuramente non lo conoscevano nemmeno i membri del suo stesso partito, perché era un perfetto sconosciuto che è entrato a far politica direttamente dalla porta principale e si è ritrovato a fare il Presidente del Consiglio. Ecco, io non so se il capogruppo del MoVimento 5 Stelle, Ricciardi… si guardi intorno, magari riconosce dall'identikit a chi ci riferiamo.
Stiamo attraversando una crisi, Presidente, molto, molto pesante, credo che sia una delle più pesanti degli ultimi decenni. Ci verrebbe da dire che siamo quasi abituati, perché da quando si è insediata le crisi sono diventate sempre più costanti, sempre più pesanti, una dietro l'altra. Però siamo attrezzati. Dallo Stretto di Hormuz passavano, prima di questa crisi, circa 3.000 navi al mese; ora sono bloccate.
Il 20 per cento del gas mondiale e del petrolio mondiale passa dallo Stretto di Hormuz: è inevitabile che una crisi del genere porti inevitabilmente anche all'aumento dei prezzi dei carburanti e via via tutto il resto. Per di più ci sono stati gli attacchi di Teheran nei confronti dei Paesi del Golfo; hanno risposto così a Stati Uniti e Israele. E ciò ha comportato l'abbattimento della produzione di petrolio perché i Paesi produttori di petrolio, di fronte a questi attacchi, hanno abbassato il livello della produzione.
Ecco, ci sarebbe da chiedersi perché uno Stato come l'Iran attacca l'Arabia Saudita, attacca il Qatar, attacca gli Emirati Arabi e addirittura la Turchia. Ecco, se vogliamo cercare chi non vuole che il Medio Oriente si stabilizzi, credo che questo debba rintracciarsi nello Stato fondamentalista degli dell'Iran, così come anche nei suoi Hamas, Hezbollah e tutti quelli che abbiamo raccontato.
Ecco, Presidente, abbiamo sempre avuto chiaro da che parte stare. Per capirci, non abbiamo mai fatto conferenze stampa con i fiancheggiatori di Hamas . E di fronte alla crisi del Golfo sappiamo che il Governo farà tutto quanto è nelle sue possibilità per cercare di arginare la speculazione. Perché - lo abbiamo visto - ogni crisi si porta dietro degli speculatori.
Lo abbiamo visto anche con il COVID e, ringraziando Dio, la Commissione d'inchiesta sul COVID sta facendo luce sulla grande speculazione che c'è stata sulle mascherine farlocche comprate dal Governo italiano e pagate 3 volte tanto: qualcuno si è arricchito e gradiremmo sapere chi ha fatto i soldi sulle spalle degli italiani che affrontavano quella crisi. Ma, oltre agli speculatori finanziari, esistono anche gli speculatori politici, che sono quelli che, anziché pensare all'interesse nazionale, puntualmente pensano e mettono sempre prima di tutto avanti l'interesse del proprio partito. Questo è un po' il marchio di fabbrica della sinistra italiana. Addirittura le è stato imputato di avere aumentato e alzato le accise sul diesel. Ecco, io credo che su questa vicenda toccherebbe fare un po' di chiarezza: noi abbiamo ereditato degli impegni, anche decennali, che non abbiamo preso noi, li ha presi qualcun altro Questi impegni prevedevano la cosiddetta abolizione dei SAD, ovvero dei sussidi ambientalmente dannosi. In poche parole, significa alzare le accise sui carburanti per aumentare il costo dei carburanti . Perché sussidi ambientalmente dannosi? Perché, secondo una certa dottrina, i carburanti fanno male al clima, e quindi vanno penalizzati. Di fronte a questi impegni, il Governo ha dovuto alzare le accise sul diesel, ma, allo stesso tempo, ha abbassato le accise sulla benzina, e questa è una realtà. Questo Governo ha abbassato le accise sulla benzina , e se c'è una controprova è facile andare a qualsiasi distributore e vedere che oggi - lo so che la verità vi fa male, lo so, ma è così - la benzina costa meno del diesel proprio perché questo Governo ha abbassato le accise sulla benzina.
PRESIDENTE. Colleghi, lasciate parlare il deputato Filini. Avete parlato tutti.
FRANCESCO FILINI(FDI). So che dà fastidio la verità, ma tant'è. Poi oggi ci vengono proposte le cosiddette accise mobili, e qui credo che Elly Schlein abbia preso una bella cantonata. Sì, perché quello che sta proponendo Elly Schlein è esattamente quello che era scritto nel programma di Fratelli d'Italia nel 2022 e che il Governo ha realizzato subito a inizio del 2023. Leggo testualmente…
PRESIDENTE. Colleghi! Scusi!
FRANCESCO FILINI(FDI). Prego, prego, se mi fa recuperare il tempo…
PRESIDENTE. Cerchiamo di capirci: qui, in quest'Aula, ci si esprime attraverso i propri interventi, non disturbando gli interventi degli altri. Prego, prosegua.
FRANCESCO FILINI(FDI). Grazie, Presidente. Dicevo, nel programma di Fratelli d'Italia leggo testualmente: totale trasparenza sui prezzi dell'energia, sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti e automatica riduzione di IVA e accise. Queste sono le cosiddette accise mobili. Ma, visto che stiamo leggendo i programmi, leggiamo anche quello che dicevano i programmi della sinistra. PD: ridurremo progressivamente i sussidi dannosi per l'ambiente. Bene. MoVimento 5 Stelle: i sussidi dannosi per l'ambiente dovranno essere sostituiti da misure economiche di supporto verdi di pari entità. AVS: come da impegno G7, vanno aboliti i sussidi fossili dal valore di oltre 20 miliardi l'anno entro il 2025.
Praticamente, se dovessimo applicare i programmi della sinistra, aumenteremmo subito le accise su carburante, benzina e diesel, perché questo avete scritto nei vostri programmi. Ma c'è di più: siccome almeno in questo siete stati coerenti, avete presentato in questi anni pacchi e pacchi di emendamenti a ogni legge di bilancio che come unica copertura avevano l'abolizione dei SAD, ovvero l'aumento delle imposte su benzina e diesel.
Se avessimo dovuto dar retta alle opposizioni in questi anni, oggi la benzina probabilmente sarebbe stata di 5 euro o 10 euro al litro, a seconda di come la dobbiamo mettere .
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
FRANCESCO FILINI(FDI). Concludo, Presidente, ma mi dispiace perché mi è stato tolto del tempo (), ma diciamo che…
PRESIDENTE. No, no. Il tempo se lo prende tutto, non si preoccupi. Qui è tutto sotto controllo.
FRANCESCO FILINI(FDI). Grazie, Presidente. Quindi, per fortuna il Governo Meloni, in questi anni, ha provveduto ad estendere il congedo parentale, altra cosa che avete proposto con la copertura dei SAD, senza aumentare la benzina a nessuno. Spero che almeno sulla richiesta di sospensione degli ETS, che il Governo italiano porterà al Consiglio europeo, ovvero sulle tasse per le emissioni da utilizzo di energia fossile, la sinistra vorrà essere coerente ed appoggiare la richiesta, visto che si tratta di abbassare le bollette e i costi dell'energia. Direi che anche su questo, purtroppo, siete divisi...
PRESIDENTE. Concluda. Ha esaurito il suo tempo.
FRANCESCO FILINI(FDI). …perché siete divisi su tutto, però, di fronte a un livello così basso di speculazione politica, di fronte a uno scenario internazionale così complesso, è importante continuare a muoversi con razionalità e con senso di responsabilità, come sta facendo la Presidente Meloni. Gli italiani hanno capito bene da quale parte sta la speculazione politica e da quale sta, ovviamente, la difesa dell'interesse nazionale .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, Presidente. Il lungo discorso di questa mattina al Senato del Presidente del Consiglio diciamo che si può condensare nell'ormai proverbiale espressione “non condanno e non condivido”, perché, ha aggiunto il Presidente del Consiglio, “non ho gli elementi, non c'ero”. Siamo comunque felici che oggi abbia trovato gli elementi per condannare quantomeno l'attacco alla scuola di Minab, anche perché siamo sicuri che, se quel missile, piuttosto che americano, fosse stato russo, anche solo questo elemento sarebbe stato per lei sufficiente per esprimere una ferma condanna non dopo 12 giorni, ma dopo 12 secondi .
VITTORIA BALDINO(M5S). Comunque, lei ha detto che ha scelto da che parte stare. Però ha anche detto, Presidente, subito dopo, che non si farà dire da noi di scegliere da che parte stare perché questo tradirebbe una visione provinciale della politica. Bene. Peccato che di questa visione provinciale della politica voi siate stati i più strenui cultori, visto che sono 4 anni che ci chiedete di stare dalla parte dell'aggredito o di stare dalla parte dell'aggressore, salvo poi scoprire che, quando l'aggressore è un vostro alleato, scegliere da che parte stare è diventato provinciale . Ma comunque ha detto che siete pronti: “siamo pronti a fare la nostra parte”. Presidente, è questo che mi preoccupa. Mi preoccupa il fatto che diciate che siete pronti, perché intanto tanto pronti non ci siete sembrati, perché abbiamo visto l'unico Ministro della Difesa europea che si trovava sullo scenario di guerra era il Ministro Crosetto, anche se ci risulta che altri Stati europei, come ad esempio l'Austria, avessero preventivamente avvisato i propri connazionali già 2 giorni prima che ci sarebbe stata un'accelerazione del conflitto, e invece il nostro Ministro della Difesa ci dice “no, non era prevedibile”. E poi abbiamo avuto il Ministro Tajani, che, purtroppo, è diventato un'interfaccia un po' sbiadita della tradizionale diplomazia italiana, della tradizione della diplomazia italiana, che, purtroppo, ha fatto sfigurare con delle dichiarazioni improvvide.
È riuscito a dire ai nostri connazionali bloccati a Dubai - l'unica cosa che è riuscito a dire - è che non dovevano affacciarsi alle finestre e che non dovevano togliere il posto sull'autobus alle altre persone che avevano prenotato . Mi dispiace, Ministro, devo dirlo . Devo dirlo, purtroppo per lei ormai il suo volto è diventato un , e questo non fa onore alla tradizione diplomatica italiana
Ci avete detto che eravate pronti a far funzionare i centri in Albania, per esempio, salvo poi, quando non funzionano, dare la colpa ai giudici, perché, secondo voi, libererebbero degli stupratori di minori. Peccato che gli unici ad avere liberato uno stupratore di minori siete stati voi , quindi, se deve prendersela con qualcuno e deve ricercare una responsabilità si dovrebbe guardare allo specchio. Non mi pare che abbiate fatto una legge costituzionale per punire chi libera gli stupratori di minori con un volo di Stato, e questo siete pronti a fare. Siete pronti a togliere di mezzo la magistratura, come ha dichiarato candidamente il capo di Gabinetto Bartolozzi, che io non condanno, ma ringrazio. Ringrazio perché è stata sincera e ha squarciato quel velo di ipocrisia che state portando avanti da mesi .
A proposito dell'unità del Paese in un momento difficile, poi peraltro detto da lei …
VITTORIA BALDINO(M5S). Presidente, ho ancora un minuto e mezzo.
PRESIDENTE. No, ha 30 secondi.
VITTORIA BALDINO(M5S). Però, c'è una cosa che non è stata pronta a dire, Presidente, cioè che quella cattiva opzione, che siete stati costretti a scegliere, non ha origine né nel liberare popoli oppressi né nello scongiurare il rischio dell'atomica. Quella cattiva opzione, che siamo costretti a scegliere, deriva da una pretesa egemonica sull'approvvigionamento delle fonti fossili da parte degli americani e da una pretesa di dominio territoriale da parte di Israele nel Medio Oriente. Questo è quello che avrebbe dovuto dire, che avrebbe dovuto avere il coraggio di dire. Quello che le chiediamo - Presidente, concludo - è: fino a che punto è pronta a trascinare il nostro Paese in una guerra di dominio? Con quali vantaggi per l'unità dell'Occidente? A che prezzo per l'equilibrio mondiale e per l'economia italiana ed europea? È su questo che deve essere pronta a rispondere, altrimenti il suo discorso rimarrà - per citare Gramsci - soltanto un piagnisteo di eterni innocenti.
PRESIDENTE. Concluda! Deve concludere!
VITTORIA BALDINO(M5S). Allora, Presidente, tra le due opzioni - concludo, sto concludendo - c'è una terza opzione: stare dalla parte di chi non si rassegna che l'unica legge che vale è quella del più forte. Abbia il coraggio di dirlo e da allora, solo da allora, ci troverà dalla sua parte .
PRESIDENTE. È così conclusa la discussione.
PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Mantovani, Giglio Vigna, Rossello, Carfagna ed altri n. 6-00242, Richetti, Boschi, Magi ed altri n. 6-00243, Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00244, Zanella ed altri n. 6-00245 e Braga ed altri n. 6-00246. I relativi testi sono in distribuzione ().
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni.
GIORGIA MELONI,. Presidente, sarò abbastanza breve. Molte delle risposte ai temi che sono tornati le ho già date questa mattina al Senato e credo che la relazione stessa fosse esaustiva, ma aggiungo volentieri alcuni elementi.
Intanto, due informazioni, che per ragioni di tempistica non avevo dato al Parlamento questa mattina. La prima è che si è tenuta, durante la pausa tra la mia presenza al Senato e questa presenza alla Camera, una riunione del G7, ovviamente per parlare della crisi, per parlare di come evolve e per parlare di come affrontare le conseguenze. Tra le altre cose, l'Italia ha proposto un'analoga riunione del G7 insieme ai Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo.
Ho detto questa mattina - e ribadisco - quanto considero importante in questa fase il ruolo, la solidarietà e la cooperazione con i Paesi che nella regione sono protagonisti e anche maggiormente in difficoltà e, quindi, poiché, tra l'altro, su questo non ho sentito dubbi, neanche all'interno di quest'Aula, ho cercato di formalizzare anche nel G7, nel quale ho ribadito le cose che ho detto a voi questa mattina, questa proposta che non avevo condiviso.
La seconda notizia che devo dare all'Aula è che, tra le misure per contenere gli impatti della crisi sul mercato energetico, l'Agenzia internazionale per l'energia, di cui, come sapete, l'Italia fa parte, ha appena annunciato di avere concordato all'unanimità il graduale rilascio sui mercati di 400 milioni di barili delle riserve strategiche degli Stati membri . A memoria credo si tratti del volume più corposo mai concordato. Rappresenta, ovviamente, una misura di mitigazione immediata delle perturbazioni che questa crisi sta avendo e per questo obiettivo il ruolo del G7 è stato molto importante.
Dopodiché, come dicevo, cerco di dare alcune risposte. Partendo dal collega Marattin, ho trovato molto interessanti, ovviamente, le sue valutazioni, collega, e anche la domanda che lei faceva. È un antico dibattito. Noi sappiamo che la tentazione di esportare la democrazia e il modello valoriale occidentale, basato sulla libertà e basato sul rispetto della dignità umana, con la forza è da molti anni argomento di dibattito. Io, personalmente, ho detto in molte occasioni che non ne sono mai stata una fervida sostenitrice, ma chiaramente è un dilemma molto complesso: da una parte, il rischio di dar vita a un atto di arroganza tipica di una visione, se vogliamo, eurocentrica del mondo; dall'altra, il dubbio se sia giusto rimanere inermi di fronte al massacro di innocenti, quando si avrebbe la possibilità di agire. Non a caso, dicevo, è un dibattito che va avanti da lungo tempo ed è anche un dilemma particolarmente complesso.
Però, mi consenta di aggiungere che c'è un dilemma ancora più complesso di questo ed è capire come sia possibile che alcuni sposino l'una e l'altra tesi con la stessa convinzione in modo altalenante con una disinvoltura sorprendente e qui faccio riferimento ad alcuni degli interventi che ho sentito particolarmente, in questo caso, dai colleghi del PD, De Luca e Braga, che parlavano… la democrazia non si esporta con le bombe. Signori, scusate: viva gli americani che liberano l'Europa dal nazifascismo, ma “no” agli americani che liberano dalla dittatura altri popoli in altre parti del mondo; viva i bombardamenti degli Stati Uniti di Bill Clinton alla Serbia per fermare i massacri di civili in Kosovo… viva, dicevo, i bombardamenti degli Stati Uniti di Bill Clinton alla Serbia per fermare i massacri di civili in Kosovo e la partecipazione italiana a quei bombardamenti senza passare dal Parlamento della Repubblica italiana , ma “no” agli interventi militari per fermare i massacri in Iran o in altre parti del mondo; viva gli attacchi americani sotto Obama in Libia per rimuovere l'impresentabile dittatore Gheddafi, ma “no” a rimuovere il presentabilissimo dittatore Maduro.
Ora, io francamente non condivido questo strabismo . Non condivido questo strabismo ed è difficile, oggettivamente, capire come questo possa stare insieme, cioè non credo che il tema del diritto internazionale si possa risolvere stabilendo che un attacco unilaterale, un bombardamento o la rimozione di un dittatore vanno bene quando a capo degli Stati Uniti c'è un Governo democratico e non vanno più bene quando a capo degli Stati Uniti c'è un Governo repubblicano.
Dopodiché, sul tema dell'energia, collega Del Barba - ma diversi ci sono tornati - diversi hanno detto: voi cercate con l'Europa, con gli ETS un capro espiatorio. Noi non stiamo, ovviamente, cercando un capro espiatorio. Noi siamo intervenuti per le materie che sono di nostra competenza. Siamo intervenuti, secondo me, anche con coraggio con un decreto abbastanza recente che, ricordo anche a quest'Aula, ha investito circa 5 miliardi di euro per calmierare il prezzo delle bollette per le famiglie e le imprese di questa Nazione, ha di fatto favorito l'introduzione di un disaccoppiamento, ha aumentato l'IRAP sulle società energetiche, quindi la tassazione sulle società energetiche - mi pareva che, almeno su questo, fossimo d'accordo -, e propone la sospensione dell'ETS sul termoelettrico, che però è una materia di competenza dell'Unione europea e che necessita di un lasciapassare da parte della Commissione europea. Dopodiché, chiaramente, è intervenuta la crisi che stiamo vivendo e, all'esito dell'intervento di questa crisi, stiamo proponendo di sospendere il meccanismo fino a quando non avremo un ritorno ai prezzi che sono precedenti.
Così come non è vero quello che si continua a dire: che noi avremmo bloccato o demonizzato le rinnovabili. Assolutamente no: i provvedimenti di questo Governo dimostrano che non è così. Noi abbiamo fatto, semmai, un'altra cosa: siamo intervenuti sulle enormi speculazioni che si annidavano dietro le rinnovabili . In particolare, siamo intervenuti su quelle rendite eterne, che i consumatori pagano in bolletta, su impianti che sono già stati pagati dai consumatori in bolletta. Quindi, sì, su questo siamo intervenuti.
Quindi, la posizione del Governo è: sì alle rinnovabili, no alle speculazioni per le rinnovabili, e anche questo mi pare un tema sul quale ci si potrebbe tranquillamente trovare. Collega Richetti, sull'idroelettrico, non so, adesso, non conosco francamente l'emendamento al quale lei faceva riferimento, presentato da alcuni partiti della maggioranza. Lei sa che sull'idroelettrico ci sono dei vincoli posti dal PNRR sul tema delle gare, a mio avviso con scelte che sono discutibili. La più discutibile delle quali rispetto alle gare è il fatto di mandare a gara questi impianti, che ricordo essere gli unici impianti di un'energia sovrana e costante che noi abbiamo, per concessioni di 5 anni.
Perché lei capisce meglio di me che, se noi facciamo concessioni di 5 anni in 5 anni, rischiamo che nessuno faccia mai degli investimenti , e noi abbiamo dei problemi sugli investimenti. Quindi, la materia è abbastanza complessa, ma le aggiungo anche che, fermo restando, ripeto, che noi siamo vincolati da quello che dice il PNRR, in linea teorica, in ogni caso, nessuno dice che il rinnovo delle concessioni nel caso dovrebbe mantenere i vincoli delle precedenti concessioni.
Questo sta alla trattativa e alle regole che il Governo, eventualmente, dovrebbe stabilire. Sul caos internazionale, credo sempre Richetti diceva che l'unico organismo che può difendere il diritto internazionale è l'Unione europea. Io credo che l'unico organismo, ma insomma anche su questo dovremmo essere d'accordo, che avrebbe la competenza di difendere il diritto internazionale sono le Nazioni Unite, solo che noi sappiamo che c'è un problema di efficacia oggi delle Nazioni Unite .
È un dibattito che ho tentato di portare all'attenzione di questo Parlamento, non solamente citando l'anomalia, ovviamente, di un membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che invade, ai fini dell'annessione, un proprio vicino, ma citando anche fatti non meno gravi, come l'ultimo che ci racconta come, un mese dopo che il regime degli ha massacrato migliaia di pacifici manifestanti in strada, le Nazioni Unite abbiano scelto come vicepresidente della Commissione che, tra le altre cose, si occupa di lotta alla violenza un esponente del regime iraniano
Un problema oggettivamente c'è e di quel problema vale la pena parlare, ma lo dico anche per ricordare che l'Italia è impegnata da tempo, e non solo con l'avvento di questo Governo, già da prima, sul tema della riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sul tema complessivo di una riforma seria, efficace, efficiente delle Nazioni Unite.
Dopodiché, collega Bonelli, un passaggio veloce sulla questione sempre degli ETS: il prezzo marginale dell'energia elettrica è stabilito dal gas, mediamente, nel 55 per cento delle ore. Quindi, nel 55 per cento delle ore famiglie e imprese pagano sull'energia una sovrattassa dovuta agli ETS che non è giustificata.
Questo è il tema che noi poniamo e che stiamo ponendo. Non capisco, francamente, perché dovremmo lasciare questo margine speculativo alle aziende energetiche, e mi aspettavo francamente di trovarla al mio fianco su questa battaglia, perché mi pareva che almeno sulla lotta alla speculazione fossimo d'accordo, e invece no .
Dopodiché, sempre Bonelli, non capisco: allora, da una parte, il collega Bonelli, ma anche altri, ci dicono che a Gaza la guerra, di fatto, non è finita - lo sapevamo che sarebbe stata una tregua molto fragile -, dall'altra, però, ci dicono anche che noi non dovremmo partecipare dove si discute di come rafforzare un piano di pace, che è l'unica opzione che attualmente abbiamo sul tavolo “Per fare affari!”.
Quel luogo, che è figlio di una risoluzione delle Nazioni Unite “Non è vero!”, al quale partecipano tutti i Paesi della regione, tutti gli attori coinvolti, è il . Noi abbiamo deciso di non aderire al , ma non vedo perché dovremmo rinunciare a portare il nostro contributo a quel confronto e a quelle discussioni “È una speculazione immobiliare!”.
Guardi, io non so che cosa lei dica che è; io so che quello è il luogo dove oggi si sta discutendo come si rafforza e si implementa l'unico Piano di pace che abbiamo sul tavolo , e proprio perché ho a cuore Gaza e la ho a cuore anche quando non c'è più la guerra e forse non è più utile per il nostro dibattito, ritengo che l'Italia debba partecipare alle discussioni e portare il suo contributo, che non toglie nulla a nessuno, che non vincola nulla e nessuno, che certamente non vincola noi, ma che può offrire un aiuto “Senza i palestinesi!”.
Questa è la posizione che l'Italia ha portato e, guardate, non è la posizione dell'Italia e basta, perché vi ricordo che è la stessa posizione che con noi ha condiviso la stragrande maggioranza dei Paesi europei e la Commissione europea, proprio perché tutti capiscono l'importanza di partecipare alla discussione e tutti capiscono quanto sarebbe sbagliato autoescludersi da una dinamica così importante, molto più importante per il nostro futuro e per il nostro quadrante geopolitico di quanto lo sia per gli altri attori che sono presenti in quella realtà .
La collega Quartapelle, e con lei rispondo anche ad altri colleghi che più o meno hanno detto la stessa cosa, diceva: intanto, sul diritto di veto e sull'unanimità lei difende il diritto di un altro a dire di no. Io difendo la libertà, certo, difendo la libertà di ciascuno di difendere i propri interessi nazionali, perché non accetto che nessuno mi impedisca di difendere i miei interessi nazionali
Dopodiché, sulla presenza in Parlamento, l'ordine del giorno, adesso io ringrazio - perché non lo sapevo neanche io, sono onesta - alcuni colleghi della maggioranza che hanno ricordato che nelle grandi democrazie europee, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, nessun Capo del Governo o Presidente della Repubblica, in questa fase, ad oggi, è andato a confrontarsi con il Parlamento su questa crisi. Non lo ha fatto neanche il campione della democrazia Pedro Sanchez, che, giustamente, prendiamo a punto di riferimento ).
Quindi, sarà tardivo, ma è sicuramente, attualmente, un caso unico. Dopodiché alla collega Quartapelle e agli altri colleghi del PD che subordinano la possibilità di organizzare un luogo nel quale continuare a confrontarsi, a Palazzo Chigi nello specifico, su questa crisi con il Governo, al mio ritorno in Aula la prossima settimana, quando ci sarà l'ordine del giorno del Consiglio europeo… Colleghi, consentitemi, l'ordine del giorno del Consiglio europeo intanto c'è da mesi. Noi abbiamo fatto un Consiglio europeo di preparazione di questo Consiglio europeo. Non è che c'è l'ordine del giorno, c'è la bozza delle conclusioni, quindi quello che io vi ho portato oggi in Aula è quello che accade fra una settimana.
Allora, perdonatemi, ma devo dirvi quello che penso: non volete accogliere l'appello, va bene, lo capisco, avete sicuramente le vostre ragioni, ma vi prego, non vi trincerate dietro questioni che non stanno né in cielo, né in terra . Rispondete “non riteniamo di doverci confrontare con il Governo sulla crisi” e io rispetto la vostra posizione. Se cambierete idea, la mia proposta rimarrà valida, però, vi prego, non diciamo cose che non stanno in piedi.
Collega Gadda, sulle accise ho già risposto questa mattina. Noi non abbiamo - devo dire che qui ha risposto e ho condiviso quello che ha detto il collega Filini nell'intervento - aumentato le accise, noi abbiamo allineato le accise tra diesel e benzina, rispondendo a un impegno che il Governo precedente aveva messo nel Piano nazionale di ripresa e resilienza come gli impegni che si sarebbe assunto di fronte all'Unione europea. Quindi, il Governo che ha scritto la prima versione del PNRR. Dopodiché, per realizzare quell'impegno, noi avevamo sostanzialmente tre strade: potevamo allineare le accise al rialzo tra benzina e diesel, ma non volevamo farlo; potevamo allinearle al ribasso, ma non avevamo le risorse per farlo, perché costava circa 3 miliardi di euro l'anno.
Abbiamo scelto di allinearle a metà strada, cioè di aumentare le accise sulla forma più inquinante, che è il diesel, e in pari misura diminuire le accise sulla forma meno inquinante, che è la benzina. Questo è quello che ha fatto il Governo e io, visto che so che la segretaria Schlein interverrà in dichiarazione di voto… Anche qui, anche io voglio chiederla questa cosa che mi chiedo da svariati mesi. Allora, come si fa a sostenere che bisogna, da una parte, tagliare le accise e, dall'altra, che le coperture ai provvedimenti per miliardi e miliardi di euro si devono prendere dai sussidi ambientalmente dannosi? Prendere dai sussidi ambientalmente dannosi significa aumentare le accise. Questo è . Oppure io non sono preparata e voi, però, se poteste chiarire a me e all'Aula quali sono i sussidi ambientalmente dannosi che volete tagliare per miliardi e miliardi … perché, per carità, potrebbero essere altri, potrebbe essere l'IVA agevolata per l'energia elettrica a uso domestico o altri che io non conosco, ma sarebbe, secondo me, un fatto anche questo di chiarezza, visto che puntualmente viene proposta come copertura agli emendamenti, a tutti gli emendamenti che si fanno in legge di bilancio, sarebbe sicuramente un elemento che chiarisce.
Il collega Speranza mi legge l'articolo 11 della Costituzione, come se l'Italia stesse partecipando a una guerra. Devo ricordare al collega Speranza - perché lui era già, da quello che credo di sapere, un militante della sinistra giovanile - che è stato un Governo di sinistra a partecipare a una guerra, bombardando la ex Jugoslavia con gli americani, senza passare dal Parlamento; e immagino che sia stato assertivo come allora.
Collega De Luca, sul meccanismo sulle accise mobili subito. Dunque, il meccanismo delle accise mobili - come voi sapete - è un meccanismo che ha modificato questo Governo, perché esisteva dal 2008 ma era di fatto molto difficile da utilizzare. Anche qui, voi sapete che, quando eravate in maggioranza con il Governo Draghi non fu possibile utilizzarlo e lo abbiamo modificato nel senso che oggi ricordavate, e cioè, nel caso di un aumento strutturale del prezzo, si recupera la maggiore IVA che deriva dall'aumento e si usa per tagliare le accise. Confermo di essere disponibilissima ad attivare il meccanismo. Perché non lo abbiamo fatto nel Consiglio dei ministri di ieri? Perché chiaramente, dopo pochi giorni di aumento del costo del diesel, se noi prendessimo i proventi dell'IVA e li mettessimo ora sulle accise, il beneficio sarebbe inesistente, perché la somma che noi abbiamo a disposizione è minima, estremamente minima, e quindi spalmata sulle accise non ci darebbe una risposta. È il motivo per cui il meccanismo si attiva con un aumento diciamo stabile, ecco, ma confermo che sono disponibile e anzi, quando il Partito Democratico lo ha proposto - e vi ringrazio per questo -, ne avevamo già discusso e lo avevamo già messo allo studio.
Dopodiché, colleghi del Movimento 5 Stelle, il collega Silvestri parlava dei profitti delle banche. Io posso solo rivendicare, ma per un fatto di amor di verità, che questo è un Governo che con due leggi di bilancio è stato l'unico - l'unico - a chiedere contributi per miliardi al sistema bancario italiano . Sarà insufficiente, collega Silvestri, non mi è chiaro perché non lo abbiate fatto quando stavate al Governo, nonostante i proventi miliardari che le banche facevano grazie ai vostri provvedimenti .
Collega Ricciardi, voi continuate a raccontare un mondo che non esiste, anche se … Sì, sì… anche se mi rinfranca che per trovare un argomento efficace dobbiate in fin dei conti dire delle cose che non sono vere. Vale per quello che lei ha detto sulle parole del Presidente Trump relativamente ai soldati in Afghanistan, sul quale mi corre l'obbligo di ricordare che c'è stato un intervento chiaro e fermo del Ministro degli Esteri, del Ministro della Difesa, del Presidente del Consiglio dei ministri e anche per quello che lei ha detto sull'episodio inaccettabile dei Carabinieri italiani che venivano fatti inginocchiare, sul quale ricordo che l'ambasciatore di Israele è stato convocato dal Ministro degli Esteri, Tajani, poche ore dopo l'accaduto; e noi abbiamo inviato una lettera ufficiale che conteneva la nostra ferma protesta per un'aggressione inaccettabile e chiedeva di agire con la necessaria fermezza, anche assicurando i responsabili alla giustizia. Così come sulla scuola iraniana, vedete, io, all'esito di questo dibattito, mi sono convinta di una cosa: che vi è un po' dispiaciuto, ad alcuni in quest'Aula è dispiaciuto, che stamattina la condanna del Governo sia stata chiara e ferma . Speravate che il Governo non lo facesse; speravate che il Governo non lo facesse perché speravate su questo di costruire un pezzo della vostra polemica . Ora vedete, io penso che voi vogliate per forza continuare a raccontare la vostra storia; penso che vogliate per forza continuare la narrazione che state portando avanti e che qualsiasi cosa questo Governo dovesse decidere di fare non sarà per questo mai sufficiente.
Noi siamo stati chiari su moltissime cose, siamo stati chiari, molto chiari, anche sull'attuale conflitto in Iran. La posizione del Governo italiano è stata molto chiara . Sono certa che voi al posto mio avreste saputo fare meglio; immagino che questi toni assertivi che usate in quest'Aula li avreste usati anche se foste stati al posto mio, non lo sapremo mai, forse sì, un giorno lo sapremo. Però voglio dire, davvero voi, di fronte a un'iniziativa unilaterale degli Stati Uniti nei confronti dell'Iran, che può generare una crisi molto ampia, considerate insufficiente dire che l'obiettivo del Governo è evitare un'ulteriore che rischierebbe di superare un punto di non ritorno? Che siamo preoccupati, ma soprattutto vigili? Che stiamo facendo e faremo il possibile per garantire la sicurezza dei nostri militari? È insufficiente questo“Sì”? Sì. È da vigliacchi? Sì. Perfetto, molto interessante, colleghi, perché queste sono le parole utilizzate dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte all'indomani ( … all'indomani…
PRESIDENTE. Colleghi, facciamo concludere il Presidente! Colleghi, facciamo concludere il Presidente, per cortesia!
GIORGIA MELONI,. Sono le parole utilizzate dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, all'indomani dell'attacco unilaterale con il quale gli Stati Uniti, nel gennaio del 2020, uccisero in territorio iracheno il generale iraniano Qasem Soleimani fuori dalle regole del diritto internazionale, rischiando un' militare che avrebbe avuto conseguenze pesanti. Posso chiedervi …
Posso chiedervi perché … Colleghi, per favore, è anche tardi cerchiamo … Posso chiedervi perché allora nessuno - né il presidente Conte ma neanche, lo devo dire, i Ministri del Partito Democratico che erano al Governo con lui - dichiarò che quella scelta ordinata dal Presidente Trump era contraria al diritto internazionale? Perché nessuno la condannò come chiedete di fare a me oggi? E guardate, non lo dico solo perché sia chiaro a chi dovesse ascoltarci quanta propaganda ci sia in quello che viene detto e quanta incoerenza ci sia tra quello che si faceva al Governo e quello che si pretende all'opposizione. Lo dico soprattutto per segnalare una differenza fondamentale tra voi e me.
Quando gli Stati Uniti effettuarono il contro il generale Soleimani, questa fu la mia dichiarazione da dell'opposizione: la complessa questione mediorientale non merita tifoserie da stadio, ma necessita di grande attenzione : “Brava!” - . Questa fu la mia dichiarazione da dell'opposizione. Non dissi: “complimenti, Giuseppe Conte”, come ha fatto il MoVimento 5 Stelle in questi giorni con la sottoscritta, parlando di rincaro dei prezzi, facendo credere che la crisi fosse colpa mia.
Non chiesi a Conte di condannare quell'attacco e non lo definii un vigliacco o un servo per fare un po' di propaganda a buon mercato su una crisi che non dipendeva da Conte e sulla quale semmai tutti quanti dovevamo tentare di lavorare insieme .
Ma questa è la differenza che esiste, colleghi, tra le persone serie e quelle che sono disposte a usare qualsiasi cosa pur di raggranellare consenso facile. Sono molto contenta di essere diversa da voi in questo
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, per l'espressione del parere sulle risoluzioni presentate. Cortesemente silenzio, perché il Ministro Foti deve dare i pareri, che sono sempre importanti. Prego, Ministro Foti.
TOMMASO FOTI,. Sì, signor Presidente. Accogliendo l'invito del Presidente del Consiglio, ho esaminato tutte le risoluzioni, vedendo quei punti delle stesse che per il Governo possono avere parere favorevole. Ovviamente, poi sarà di competenza del Parlamento decidere se e come votare per parti separate. Il Governo esprime parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 6-00242 unitaria di maggioranza, a firma degli onorevoli Mantovani, Giglio Vigna, Rossello, Carfagna ed altri.
Il Governo esprime la seguente posizione rispetto alla risoluzione n. 6-00243 a firma degli onorevoli Richetti ed altri: parere contrario sulle premesse; parere contrario sugli impegni 1), 11) e 14); parere favorevole sugli impegni 2), 8), 10) e 13); parere favorevole sull'impegno 3), con la seguente riformulazione: “a definire in sede europea una strategia volta al rafforzamento della capacità militare dei Paesi UE che sia in grado di assicurare requisiti comuni che garantiscano l'interoperabilità e una più efficiente razionalizzazione delle spese militari”; parere favorevole sull'impegno 4), con la seguente riformulazione: “a proseguire il rafforzamento del pilastro europeo in piena complementarità con la NATO credibile ed interoperabile mediante una sempre maggiore integrazione di capacità, pianificazione e catena di comando e controllo, sostenendo altresì altre iniziative necessarie al sostegno dell'Ucraina”; parere favorevole sull'impegno 5), previa espunzione delle parole da: “nonché” fino alla fine del periodo; parere favorevole sull'impegno 6), con la seguente riformulazione: “a valutare ogni eventuale richiesta di messa a disposizione di sistemi italiani di difesa aerea, antimissilistica, antidrone e di sorveglianza da parte di Paesi extra UE, assicurando in ogni caso la priorità alla difesa del territorio nazionale e di quello dei Paesi UE, alla protezione dei contingenti già impegnati nelle aree di crisi e alla continuità del sostegno all'Ucraina”.
Sull'impegno 7) il parere del Governo è favorevole, previa sostituzione delle parole: “ad adoperarsi” con: “a continuare ad operarsi”. Sull'impegno 9) il parere del Governo è favorevole, con l'espunzione delle parole: “già nel 2027”. Sull'impegno 12) il parere del Governo è favorevole, sostituendo le parole: “a elaborare un Piano europeo volto a mitigare” con le seguenti: “a continuare a lavorare in sede europea per mitigare”.
Quanto alle ulteriori tre risoluzioni dell'opposizione, sulla risoluzione Ricciardi ed altri n. 6-00244 vi è parere contrario del Governo sulle premesse, parere favorevole sugli impegni 10), 11) e 14) e parere contrario sugli impegni 1), 2), 3), 4), 5), 6), 7), 8), 9), 12), 13), 15), 16), 17), 18), 19), 20), 21), 22) e 23).
Quanto alla risoluzione Zanella ed altri n. 6-00245, vi è parere contrario del Governo sulle premesse, parere favorevole sugli impegni 1), 2), 4) e 6) e parere contrario sugli impegni 3), 5) e 7) e dall'impegno 8) all'impegno 23).
Quanto alla risoluzione Braga ed altri 6-00246, vi è parere contrario del Governo sulle premesse, parere contrario sugli impegni 1), 4), 6), 7), 8), 9), 10), 12), 15), 16), 17), 18), 19) e 20), poiché è previsto che si debba evitare di indebolire il sistema degli ETS, 24), 25) e 26). Parere favorevole sugli impegni 2), 3), 5), 11), 14) e 21); parere favorevole sull'impegno 13), previa espunzione delle parole: “anche attraverso” fino a: “congelati”; parere favorevole sull'impegno 22), previa espunzione delle parole da: “che preveda” fino alla fine del periodo; parere favorevole sull'impegno 23), previa espunzione delle parole: “prevedendo” fino alla fine del periodo.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Non abbiamo capito, Presidente Meloni, se lei ancora ritenga che vada conferito il premio Nobel per la pace a Trump. In questo caso saremmo noi a dover candidare voi al Nobel per la satira politica, una satira amara, perché il vostro sforzo creativo merita di essere premiato. Siamo passati da “il diritto internazionale vale fino a un certo punto” del Ministro Tajani al “non condanno, né condivido” dopo l'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran.
Questa sera, poco fa, la Presidente Meloni ci ha mostrato come per lei non c'è differenza tra riconoscere la crisi degli organismi internazionali, la crisi del diritto internazionale, la crisi del multilateralismo, e contribuire a smantellarli. Quello che ha detto sul poco fa ci dimostra che non ha alcuna idea di come si possa essere argine a questo smantellamento e non vuole che il nostro Paese provi ad esserlo. Avete la capacità di non dire nulla, di far compiere alle parole un giro del globo terracqueo, pur di non ammettere che l'Italia non ha una linea in politica estera, non ha un peso strategico, non ha il ruolo di ponte tra Unione europea e Stati Uniti che lei aveva fatto credere ai suoi elettori.
Presidente Meloni, la storia bussa alla sua porta e le chiede un cambiamento radicale delle sue posizioni sull'Europa, oppure il Paese che lei governa, il nostro, rischia di essere travolto dalla storia insieme all'intero continente europeo. Ormai è chiaro a tutti che Trump ha una visione dell'Occidente molto diversa dalla nostra e che l'unica strada per proteggere le famiglie e le imprese italiane è quella di rafforzare l'Europa in senso federale. È esattamente ciò che abbiamo proposto con la nostra risoluzione al primo punto, che voi non avete accettato con i pareri che ci avete dato poco fa.
Sulla difesa, sull'energia, sulle materie prime, siamo in grave ritardo, perché i sovranisti hanno bloccato ogni tentativo di integrazione federale. Lei stessa si dice contraria al superamento del diritto di veto e fa propaganda elettorale per Orbán, che altro non è se non un agente di Putin all'interno delle istituzioni europee. Questa mattina, lei, Presidente Meloni, ci ha detto queste parole: “un'Europa divisa è il vero regalo che potremmo fare a Mosca”.
Ma come fa poi a fare propaganda, a fare campagna elettorale, per il principale alleato di Putin, all'interno dell'Europa, per il principale traditore dell'Europa, per il principale parassita del sistema europeo? Questa è la contraddizione più grande che lei porta ed è la debolezza più grande per la strategia di difesa e di benessere per i cittadini italiani ed europei. Non ci sono altre scelte da fare, altre parole da trovare se non spingere, in questo momento, per un rilancio dell'integrazione politica europea. L'unica sovranità da difendere e da rafforzare oggi è la sovranità europea.
Purtroppo lei, Presidente Meloni, ci ha dimostrato ancora una volta di non avere chiaro questo.
Noi non ci daremo per vinti e oggi lo facciamo avendo messo insieme, in questo Parlamento, un numero di forze più grandi che hanno le idee chiare su questo punto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Quattro anni fa ci siamo svegliati, abbiamo aperto le finestre e ci siamo trovati davanti a una guerra causata dall'aggressione russa all'Ucraina.
Due anni dopo ci siamo svegliati con la carneficina compiuta da un'organizzazione terroristica nei confronti di un popolo fratello davanti alla porta di casa, con tutte le drammatiche conseguenze umane che ancora ci portiamo dietro.
Qualche giorno fa ci siamo svegliati la mattina e ci siamo resi conto che una guerra che poteva apparire distante, con gli attacchi a Cipro, in realtà, ce l'avevamo in casa, nella nostra Europa.
Noi, oggi, parliamo di una situazione complessa e difficile ma sappiamo che nel giro di qualche settimana, forse di qualche giorno, la situazione può diventare anche drammatica sul piano non solo militare ma anche economico.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). La crisi internazionale che stiamo vivendo contiene in sé una serie di domande senza risposta figlie di un disorientamento collettivo di fronte a un'dei conflitti che la politica attuale non è più in grado di prevenire, né di prevedere. La nuova geometria del mondo, ormai impossibile da comprendere o affrontare applicando categorie novecentesche, ci dice che in assenza di grandi monoliti ideologici in cui riconoscersi il rischio di dirimere i conflitti con le armi per difendere interessi singoli è sempre più una possibilità, se non talvolta la via più breve e conveniente per riuscirvi.
In particolare, la crisi della politica a livello generale fa il paio con la crisi delle diplomazie, delle grandi organizzazioni internazionali e, di rimando, si connette a stretto giro con l'universo dei diritti e nello specifico anche allo stesso diritto internazionale della cui violazione tanto si è parlato in questi giorni.
La guerra in Ucraina che scoppiava quattro anni fa, a mio personale avviso, non è la causa dell'bellica a cui assistiamo spesso inerti negli ultimi periodi, ma è un tassello più che coerente con il caos globale che ci si palesa di fronte quando la nuova geografia che ci si prospetta non è più di facile lettura, perché non più divisibile per blocchi ben definiti o definibili. Un caos globale in cui singoli interessi si intersecano fatalmente con pezzi di mondo dove libertà e diritti sono calpestati, luoghi in cui atavici conflitti si risolvono lanciando missili o minacciando il diritto ad esistere di altri Stati, luoghi in cui la distanza geografica e statuale rispetto alle nostre comode democrazie ci assolve rispetto all'urgenza di intervenire, salvo poi risvegliarci se magari un missile finisce a colpire le coste di Cipro nel cuore dell'Europa.
Tutto questo per dire che la guerra che USA e Israele stanno conducendo contro l'Iran e dunque contro un regime che imperversa da quarant'anni, sottraendo libertà fondamentali e massacrando quotidianamente migliaia di giovani nel generale silenzio dell'opinione pubblica si colloca all'interno di questo disallineamento, ne è in qualche modo figlia e contiene in sé anche tutte le legittime domande sul dopo, ma può indubitabilmente costituire un colpo durissimo al fondamentalismo di matrice islamica in un'area geografica in cui, al contrario, i Paesi del Golfo ormai da tempo hanno imboccato la strada di una linea riformista. Allo stesso modo, non possiamo non considerare che la caduta dell'ultimo Ayatollah significa seccare i pozzi di Hezbollah, di Hamas e degli Houthi, ovvero di tutti coloro che negano il diritto all'esistenza di Israele.
Viviamo una stagione in cui la politica estera non è più materia per specialisti, ma il cuore della sicurezza, dell'economia e della libertà dei cittadini europei. L'ordine internazionale, che abbiamo conosciuto negli ultimi 30 anni, sta cambiando sotto i nostri occhi. La guerra è tornata nel continente europeo, gli equilibri globali si ridefiniscono tra grandi potenze e il mondo non è più unipolare. Davanti a noi torna la durezza di un'incompiuta: l'Europa. In questo scenario l'Italia ha davanti a sé una scelta semplice, ma storica: essere protagonista della costruzione di un'Europa forte oppure rassegnarsi alla marginalità geopolitica. Come spesso ricorda Matteo Renzi, non esiste una politica estera nazionale credibile senza una politica estera europea, perché oggi nessuno Stato europeo può essere da solo di fronte ai giganti del mondo: gli Stati Uniti, la Cina, le grandi potenze emergenti.
Veniamo al ruolo dell'Italia ed è qui che si misura la statura della classe dirigente. L'Italia è uno dei Paesi fondatori dell'Europa, è la seconda manifattura del continente, è una potenza culturale e diplomatica, ma per essere rispettati nel mondo non basta rivendicare la propria storia, serve avere una linea chiara.
In queste settimane, il dibattito internazionale è dominato da una domanda fondamentale: che tipo di Europa vogliamo? Che tipo di Europa vogliamo costruire? Un'Europa che sia semplicemente un mercato oppure un'Europa che diventi una vera potenza politica e strategica? Noi crediamo nella seconda opzione: un'Europa capace di difendere la democrazia, sostenere l'Ucraina e parlare con una sola voce nelle crisi internazionali, perché senza Europa forte anche l'Italia diventa inevitabilmente più debole .
È qui, Presidente, che emerge il punto politico, perché su questi grandi temi l'Italia non può permettersi ambiguità. Invece, troppo spesso la politica estera del Governo appare segnata da prudenza tattica, quando servirebbe coraggio strategico. Un giorno europeisti convinti, il giorno dopo ammiccanti verso i sovranismi. Un giorno atlantisti inflessibili, il giorno dopo silenziosi di fronte alle spinte isolazioniste. La verità è che lei continua a cercare di stare con tutti, ma nella politica internazionale chi prova a stare con tutti finisce per non contare per nessuno. Il punto più evidente riguarda il rapporto con Donald Trump. In Europa, signora Presidente, c'è chi, come il Premier spagnolo Pedro Sanchez, prova a costruire una sinistra che si contrappone agli Stati Uniti quasi per riflesso ideologico. Noi non siamo d'accordo, ma allo stesso modo non possiamo accettare una destra europea che appiattisce la propria visione sulla politica americana di turno, come se il destino dell'Europa dipendesse dalle elezioni di Washington.
Lei ha puntato moltissimo sul ruolo dell'Italia Nazione e non più, a suo dire, a ricasco delle altre dei maggiori Paesi europei, ma addirittura come ponte scelto nel rapporto con gli Stati Uniti in un legame privilegiato col Presidente Trump. Un legame talmente privilegiato che nessuno ha ritenuto opportuno informarla allo scoppio di una guerra di tale portata e di tali implicazioni. Un legame talmente privilegiato che, nell'urgenza di un barcamenarsi tipicamente nostrano, siamo stati liquidati con la frase “L'Italia cerca sempre di aiutare”, forse più adatta, Presidente, a comprimari di buona volontà che a interlocutori di primo piano.
Si badi bene: io non sono contrario a un ruolo di supporto, laddove necessario, né mi scandalizzo per certe affermazioni di Trump. Quello che mi scandalizza, mi delude e in parte mi preoccupa è constatare che, nell'immediatezza dello scoppio del conflitto, mentre tutti i europei esprimevano una posizione quasi a reti unificate rispetto a quanto stava accadendo, la nostra Nazione e questo Parlamento erano qui ad ascoltare il Ministro Tajani senza che nessuno ancora conoscesse la posizione ufficiale della Presidente del Consiglio, che sembrava fuggire da questo Parlamento. Sarà anche vero, probabilmente, Presidente, quello che lei diceva, però, magari, gli altri non erano a Radio 102.5 a dare il messaggio alla Nazione, ma hanno scelto altre sedi.
Io penso che il Parlamento sarebbe stata la sede più adeguata. Mi delude il fatto che affermare di non condividere, ma di non condannare, l'intervento americano in Iran significa autodenunciare la propria assenza di . Significa ammettere che credibili, autorevoli e, visto che parliamo di politica estera, statisti non ci si nasce, ma ci si può diventare, a patto che ci si sappia assumere dei rischi. Nessuno è mai diventato uno statista, senza il coraggio delle proprie scelte e senza rischiare. Nessuno può definirsi un capace se, al momento delle vere difficoltà, sceglie di non scegliere per i propri interessi, per sopravvivere politicamente.
Lei, signora Presidente, è una donna intelligente e capace. Almeno, come sa, questa è la mia opinione. Io penso che lei, nonostante tutto, abbia ancora una grande possibilità e una grande occasione: quella di invertire la rotta e portare davvero l'Italia ad essere il motore di una svolta nella costruzione europea. Lei ha un Governo politico, non tecnico. Esca dal cerchiobottismo, esca dai feticci più o meno ideologici che ancora la incatenano al passato, lavori per un'Europa che abbia il ruolo che merita, abbandoni il retaggio dell'unanimità, si faccia promotrice di una politica estera e della difesa comune, scelga l'elezione diretta del Presidente della Commissione e punti dritta verso gli Stati Uniti d'Europa. Lei sa che quella è la strada per avere la forza di cambiare il corso delle cose. Apra pure il tavolo a Palazzo Chigi, ma non lo faccia per una inutile passerella. Lo faccia per consentire davvero a tutte le forze politiche, che lo vorranno, di contribuire a costruire un futuro per i nostri figli .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Signor Presidente del Consiglio e onorevoli colleghi, vorrei nel mio intervento motivare il sostegno convinto di Noi Moderati alla risoluzione di maggioranza, ancora di più perché la risoluzione di maggioranza declina quanto abbiamo ascoltato nella relazione fatta dal Presidente del Consiglio al Senato e in particolare nella sua replica.
Tre sono i punti che vogliamo sottolineare in maniera sintetica. Li elenco e poi vorrei svilupparli. Il primo è l'appello forte, che lei ha posto all'inizio, all'unità e alla coesione. Il secondo è la posizione netta e chiara, in una situazione drammatica come questa, che il Governo ha tenuto. Il terzo è affrontare con serietà e responsabilità le conseguenze economiche che, purtroppo, drammaticamente, questa situazione, che non abbiamo voluto, ci impegna ad affrontare.
Sul primo vorrei partire dal suo appello e ricordarlo non solo ai colleghi presenti, ma anche a chi ci ascolta. Dobbiamo agire con lucidità e serietà e affrontare queste nuove sfide in uno spirito di coesione. Ecco, noi crediamo convintamente che questa sia, in una situazione come questa e nella storia democratica di questo Paese, la posizione da cui partire: unirsi in difesa degli interessi nazionali per un'unità dell'Occidente, dove l'Europa torni ad essere protagonista.
Siamo di fronte ad una crisi, ormai acclarata da tutti, del diritto internazionale e del multilateralismo. Dobbiamo prenderne atto e dobbiamo anche impegnarci a capire come il nuovo multilateralismo può affrontare le grandi sfide nuove che avremo davanti. Un mondo, come diceva lei nella sua relazione, e su questo dovremmo fare una lunga riflessione, che rischia di costringerci a scegliere tra cattive opzioni. Una guerra, da una parte, che noi non abbiamo voluto e dove non intendiamo entrarci - lo ha detto con molta chiarezza - e che comunque avrà conseguenze economiche e di sicurezza, incidendo sulla vita dei nostri cittadini. Dall'altra, un regime sanguinario che finanzia i terroristi, che vuole l'eliminazione dello Stato di Israele, che uccide in 48 ore 40.000 cittadini che manifestavano liberamente e che crea, in una strategia evidente, come quella a cui noi stiamo assistendo, un caos economico per tutto l'Occidente. Questo rende evidente - per questo è stato molto importante e ci dispiace che non venga accolto questo suo invito, questo nostro invito - che ci sono momenti nella storia in cui bisogna lavorare insieme. Ha fatto bene lei, Presidente, a ricordare, perché ne è stata protagonista, che in un altro momento drammatico - l'invasione da parte della Russia all'Ucraina - di fronte alla stessa situazione drammatica il suo partito, che era all'opposizione, rispose in maniera assolutamente diversa in quel momento e passaggio difficile storico.
Ci permettiamo noi di citare, proprio perché siamo in questo Parlamento, un altro passaggio fondamentale da parte - la storia è sempre maestra di vita - di uno dei padri fondatori della Repubblica. Era il 1944, Alcide De Gasperi fece parte del Governo di unità nazionale. Decise di scegliere, all'interno di quel Governo di unità nazionale, di diventare Ministro degli Esteri. Se andate a vedere le discussioni dell'epoca, nonostante l'unità nazionale, Togliatti era contrario a che Alcide De Gasperi prendesse quel Dicastero. Nel 1947, con un viaggio negli Stati Uniti, decise la collocazione dell'Italia nel Patto atlantico con il Piano Marshall, la NATO; la scelta chiara, nella collocazione dell'area, nella contrapposizione tra i due poli, di stare da quella parte. Quel fondatore della Repubblica, Alcide De Gasperi, aveva ben chiaro che doveva costruire l'Europa, ma che l'Europa doveva collocarsi all'interno di un'alleanza molto chiara: quella con gli Stati Uniti d'America; Europa e Stati Uniti d'America, dove l'Italia tornava ad essere protagonista.
Ricomporre - questo è il compito e il lavoro che spetta all'Italia, non disgregare - l'unità dell'Occidente senza un finto - e questo è un passaggio fondamentale - neutralismo, ma con un giudizio chiaro anche nei confronti dei nostri amici alleati, e da questo punto di vista è inaccettabile l'accusa che viene rivolta a questa maggioranza e a questo Governo. Un giudizio chiaro: non abbiamo mai avuto timore di dire che questa guerra ha violato il diritto internazionale, l'ha detto il Ministro della Difesa Crosetto in quest'Aula; che non ci appartengono e che non appartengono alla cultura politica, da cui noi tutti veniamo, termini come “andiamo e li massacriamo tutti”; che la posizione netta e chiara è: in Ucraina bisogna lavorare per la pace, ma siamo senza se e senza ma a fianco dell'Ucraina, perché non bisogna dimenticarsi mai chi è stato l'aggressore e chi è stato aggredito, e quindi dobbiamo lavorare per una pace giusta; e che “datti una mossa”, quando civili ancora oggi muoiono sotto le bombe russe, non è un bellissimo incitamento. Però, a chi invoca neutralità ricordo che, sempre De Gasperi, rispondendo alla Chiesa che voleva in quel momento storico la neutralità, del non schierarsi tra i due poli del mondo che si stavano costituendo, diceva: neutralità, ideale da tutti agognato, è raggiungibile o in un mondo di inermi o garantito da una forte difesa di natura e armi. Quindi, unità politica, unità politica interna, unità politica dell'Occidente - e ha fatto bene a porre la questione dell'Occidente -, dialogo con i nostri alleati americani e con i nostri dei Paesi del Golfo.
Secondo: la posizione dell'Italia è chiara, lavoriamo per una e perché la parola torni alla diplomazia. La prima parola - e ha fatto bene, anche qui, a dirla con molta chiarezza - che la democrazia deve pronunciare è difesa delle vittime innocenti, civili e bambini, come ha chiesto ancora oggi, ancora una volta, Papa Leone XIV riferendosi alla popolazione libanese.
La dobbiamo ringraziare di cuore, Presidente del Consiglio, perché nel suo passaggio ha voluto citare e ricordare padre Pierre El Raii, parroco rimasto ucciso in un bombardamento per soccorrere i suoi parrocchiani. Tra l'altro, padre Pierre era noto anche in Italia e lavorava con una ONG italiana, l'AVSI. Abbiamo perso un amico, come ha detto il Papa, un vero pastore che è rimasto sempre accanto al suo popolo.
Una seconda parola che la diplomazia deve pronunciare è “sicurezza”: sicurezza dei nostri concittadini che sono in quelle zone di guerra, sicurezza dei cittadini europei, sicurezza dei Paesi del Golfo, investire in sicurezza nella costruzione di un sistema di difesa europeo. Quanto ritornano di grande attualità - e forse, qualche riflessione dovremmo farla tutti - le discussioni fatte mesi fa sulla necessità di investire per un sistema di difesa, italiano ed europeo. Oggi rischiamo di trovarci tutti inermi rispetto a quello che sta accadendo. Terzo punto, e concludo: le conseguenze economiche sulla vita delle persone in Italia. Ha fatto bene a porre la questione sull'energia, sul costo dell'energia.
Su questo lei è stata molto chiara, e il gruppo Noi Moderati non vuole ripetere le sue parole in questa dichiarazione di voto, perché le sottoscrive. Però c'è una questione fondamentale che emerge anche in questa situazione: l'autonomia energetica. Questa autonomia energetica, nel medio e lungo periodo la si raggiunge, da una parte, con il nucleare e, dall'altra, con le energie rinnovabili. Ricordiamo solo per memoria che, nel 1990, un terzo dell'elettricità europea proveniva dal nucleare, oggi siamo solo al 15 per cento. Quella fu una scelta sbagliata e un errore strategico da parte dell'Europa. Occorre, quindi, investire in reattori nucleari di terza e quarta generazione, una scelta per l'Italia e per l'Europa che faciliterebbe crescita e stabilità. Ricordo, anche qui, solo che l'Italia, a metà degli anni Sessanta, aveva in questo campo tecnologie all'avanguardia: era il terzo Paese nel mondo per energia nucleare dopo Stati Uniti e Gran Bretagna.
La forza, allora, è quella di recuperare il tempo perduto. Ritroviamo, quindi, la possibilità di cogliere sempre questa opportunità. Dobbiamo ritrovare la coscienza della nostra storia - concludo, Presidente -, della nostra cultura, delle nostre capacità. Siccome abbiamo iniziato citando De Gasperi, vorremmo chiudere citando De Gasperi in un grande intervento che fece. “L'Italia”, diceva De Gasperi, “non è un piccolo Paese, ma un grande Paese, può dimostrare ai nostri contraenti di essere all'avanguardia di un mondo nuovo per la fratellanza”. E lo può dimostrare così: “noi dobbiamo avere la capacità di unire più forze per il bene comune”. Ecco, coincidono, queste parole con l'appello che oggi noi abbiamo rivolto, lei ha rivolto a tutte le forze politiche. Non erano belle parole ed è stato dimostrato dalla nostra storia. Se vogliamo un futuro e vogliamo che un futuro possa essere costruito da tutti e che sia di sviluppo e di pace, mettiamoci insieme per costruirlo con realismo e determinazione. Per questo, Noi moderati voterà “sì” convintamente alla risoluzione di maggioranza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Nicola Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signora Presidente Meloni, alla fine non ce l'ha fatta neanche oggi: l' istituzionale, l'appello all'unità, il tavolo, vediamoci, discutiamo. Devo dire ce lo aveva proposto, forse, con troppo anticipo questo tavolo e sarebbe stato comunque meglio e più saggio aspettare ancora un po', 12 giorni sono pochi, poi mancano tutti gli elementi per avere un quadro chiaro della situazione. Tuttavia, insomma, facciamola breve, tutto questo è rapidamente scivolato via nel suo comizio finale, nello a cui ormai ci ha abituato quando replica assai innervosita alle osservazioni dell'opposizione. Ma la verità però è che questo signora Presidente, non cambia la sostanza; vede questo è il problema, non cambia la sostanza. Lei è venuta molto tardi nel Parlamento della Repubblica a discutere con il Parlamento - non con le opposizioni, con il Parlamento - di una guerra, di una guerra illegale scatenata dal suo amico Donald Trump il suo amico Donald Trump, insieme al suo amico - suo e di Donald Trump - Benjamin Netanyahu. È venuta molto tardi, lo ha fatto dopo due informative. Aveva mandato avanti i suoi Ministri Tajani e Crosetto che per due volte, prima in Commissione e poi in Aula, erano venuti a fare quello che ha fatto lei, cioè a non dirci niente.
La sostanza non è cambiata e noi siamo ancora qui ora, in sede di dichiarazioni di voto, a farle la stessa domanda: che cosa pensa di questa guerra ? Non è che può dirci “prendiamo atto. Sapete che c'è, colleghi, non siamo abbastanza grandi, non siamo abbastanza forti, non chiedeteci di fare la pace con un colpo di bacchetta magica”, perché nessuno di noi glielo ha chiesto. Noi le abbiamo chiesto una cosa semplice, a cui continua a non dare una risposta: condanna o meno l'attacco illegale degli Stati Uniti e di Israele? Non ce lo ha detto. Ci ha detto: prendiamo atto che questa guerra è al di fuori... E poi ci ha detto, però: siate pazienti colleghi - ci ha detto -, ma come, non ve ne siete accorti? La legalità internazionale è morta perché Putin, che era membro del Consiglio di sicurezza, ha invaso un altro Paese. Certo, ha violato la legalità internazionale, lo abbiamo detto tutti, l'abbiamo condannata tutti quella guerra, vorrei però che avesse un poco di pietà della storia. La legalità internazionale, purtroppo, non è in crisi solo dal 2022. A violare la legalità internazionale dall'interno del Consiglio di sicurezza sono stati in diversi parecchie volte, hanno cominciato assai prima. Esattamente come non è utile cercare di raccontare al Paese e al mondo che questa guerra ha come origine e dunque come scusa e dunque come giustificazione, perché le parole, le subordinate, le principali hanno un senso nella nostra lingua… non è utile raccontare che la causa, la ragione e dunque la giustificazione sia il 7 ottobre. Sa perché non è utile farlo? Non solo perché è falso, palesemente falso dal punto di vista storico, degli interessi concreti, degli obiettivi dichiarati e di quelli non dichiarati di questa aggressione illegale, ma perché, quando si usa un avvenimento per quanto tragico, terribile - come il terribile, tragico e inaccettabile attacco terroristico contro i civili di Hamas del 7 ottobre -, quando si usa un evento come giustificazione di un altro evento, questa catena non finisce mai e allora fa sì che qualcuno possa dire che il 7 ottobre in fondo c'è stato perché ci sono stati decenni di occupazione, di violazione delle norme del diritto internazionale, di occupazione illegale della Palestina, di stragi.
Sa, quando noi, condannando il 7 ottobre, dicemmo… lo feci io, lo fecero altri e altre del nostro gruppo, di Alleanza Verdi e Sinistra, del Parlamento tutto…dicemmo: “condanniamo senza ma e senza però” perché il “però” e il “ma” sono l'inizio di una catena dalla quale diventa impossibile fuoriuscire.
Ecco, vede, lei, nella costruzione semantica del suo intervento, ha rivelato qual è la sua posizione e io glielo riconosco, su questo lei ha una coerenza; ha citato perfino la sua dichiarazione quando fu ucciso il generale Soleimani in Iraq. Fece lo stesso che ha fatto oggi. Non disse niente. Quella dichiarazione è il vuoto come quella di oggi : “Non condanno e non approvo”. Né con lo Stato, né con le BR, è così, sto un po' qui e sto un po' là, non dico niente. E invece sa qual è il problema, signora Presidente del Consiglio? Che chi fa il Presidente del Consiglio, ma anche chi fa il parlamentare dell'opposizione, chi insomma non si dedica all'analisi dei fatti o al dibattito del bar, ha un dovere: quello di schierarsi. Ed è inutile che lei continui a dirci “non potete chiedermi di schierarmi”, perché questo è esattamente il suo dovere. Da quale parte della storia intende schierare il nostro Paese ? E il fatto che lo schieramento, l'assunzione di un punto di vista non sia di per sé sufficiente a rimuovere i mali, le crisi che il mondo nostro sta attraversando, non giustifica il fatto di non farlo. Ha capito? Sanchez non risolve con la sua dichiarazione sulla guerra la guerra in Iran. Lo sappiamo tutti, ma l'ha fatta e c'è una bella differenza tra posizionare il proprio Paese, tra chi difende il diritto internazionale e punta a ricostruirne l'agibilità, la forza e chi invece si schiera con coloro che hanno come obiettivo dichiarato demolirne fino in fondo le ultime fondamenta, le ultime spoglie.
E in fondo anche questo ce lo ha confessato perché, poi, le cose scappano no? Il … intanto, anche qui, un poco di decenza: smettetela di raccontare - perché non ci crede nessuno - che il sia figlio di una risoluzione delle Nazioni Unite, che ha a che fare con l'accordo di tregua e non con quello che ne è scaturito, su iniziativa privata e personale di Donald Trump, del suo amico Donald Trump, no? Quello che appunto, mentre dice ancora oggi a Pedro Sanchez che è pessimo, è cattivissimo e che forse bloccherà ogni relazione commerciale con la Spagna, continua a dire in ogni occasione che lei è brava, bravissima e che lo aiuta sempre in ogni situazione. Ce ne siamo accorti , se ne stanno accorgendo anche i cittadini italiani che il patriottismo alla Donald Trump è quanto di più antipatriottico oggi esista . Perché, se lei vuole difendere l'interesse nazionale, ha il compito di spiegare ai cittadini e alle cittadine italiane perché loro pagheranno i costi di questa guerra, mentre grazie a questa guerra le tasche del suo amico Donald Trump continuano a gonfiarsi . Perché questo è il punto, no? E anche qui, per venire alla crisi energetica…possiamo discutere all'infinito, diciamo tendo a fidarmi delle valutazioni analitiche dell'onorevole Bonelli sull'energia, sugli ETS per ragioni diciamo di ormai lunga frequentazione, oltre che di profonda stima e io non mi addentro, invece, in questo dettaglio; c'è però una cosa che anche qui appare evidente, no? L'Europa tutta, il nostro Paese in particolare in questa condizione mostra tutta la sua fragilità, la sua dipendenza energetica dai combustibili fossili.
Questa potrebbe essere l'occasione nella quale, come dice lei, per cercare di mitigare, di gestire una situazione che comunque ci siamo trovati davanti, un Governo mette in campo un'iniziativa di respiro. Si pone il problema, certo, di intervenire, magari noi abbiamo dato qualche suggerimento, come una tassa più seria sugli extraprofitti, perché anche qui le risorse si possono prendere in tanti modi. Noi spesso e volentieri abbiamo proposto di usare i SAD o almeno una parte dei SAD, che sono fatti di tante voci diverse.
Anche qui, qualche semplificazione in meno, almeno da parte sua, che governa questo Paese, aiuterebbe.
Ma noi abbiamo proposto di farlo riducendo le spese militari, quelle che invece voi avete deciso di aumentare in ossequio al suo amico Donald Trump , perché è sempre lì che casca l'asino. Possiamo trovare molti strumenti per intervenire dentro l'emergenza, ma poi c'è bisogno di indicare una strategia, una prospettiva. Come si costruisce un'iniziativa pubblica del Governo che faccia dell'investimento sulle rinnovabili?
Che sono l'unica cosa che non può essere bloccata neanche dal blocco dello Stretto di Hormuz, che non possono essere bloccate neanche da chi detiene il monopolio, o quasi, del gas liquido. Perché le energie rinnovabili, come è stato ricordato molte volte, non sono solo pulite, sono anche democratiche. E questo è il motivo per cui sono osteggiate da chi invece continua ad investire sul controllo dell'economia fossile come strumento di potere nel riequilibrio del mondo che abbiamo davanti.
Allora era possibile fare un'altra scelta, bisognava volerlo fare. Ma la verità è questa, è inutile, per cui mi impegno, non dirò più che non avete una posizione: ce l'avete e l'avete dichiarata. State da quella parte lì, noi stiamo dall'altra parte ! Un'ultima cosa ho da dirle, signora Presidente. Guardi, non c'è nessuno, credo, in quest'Aula - certamente non noi di Alleanza Verdi e Sinistra - che si è rattristato perché ha condannato l'attacco che ha ucciso decine e decine di bambini nella scuola femminile di Teheran.
Anzi, le voglio dire che non solo ne sono stato contento, ma che su questo riconosco anche un avanzamento, perché ci ha messo solo una settimana a condannare quell'attacco. Ancora aspettiamo parole di condanna chiare e nette per le decine di migliaia di bambini sterminati da Benjamin Netanyahu a Gaza . C'è un miglioramento e noi questo glielo riconosciamo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Presidente, Ministri, noi confessiamo che l'estrema gravità della situazione nella quale ci troviamo l'abbiamo riscontrata nel tono e nella postura della relazione che ha condiviso con questo Parlamento, dove abbiamo trovato anche elementi condivisibili. Abbiamo apprezzato, apprezziamo l'apertura al dialogo con le opposizioni, con la proposta di un tavolo a Palazzo Chigi. È una cosa che noi abbiamo chiesto. Sarebbe semplice dirle, Presidente, un po' tardiva, nel senso che oggi, purtroppo, siamo arrivati ad una condizione nella quale questa unità di convergenza non si è costruita.
E non si è costruita perché è mancato un appello da parte del Governo e da parte della maggioranza. Lei lo ha ricordato quando con il Governo Draghi ha avuto il coraggio - glielo dobbiamo riconoscere, lo abbiamo riconosciuto, lei non era l'unica opposizione, c'era anche il collega Fratoianni -, ma lei ha avuto il coraggio, invece, di stare al tavolo con il Governo e di sostenere quell'iniziativa di difesa all'Ucraina, ma questo è stato fatto a seguito di un appello e di un'iniziativa della maggioranza.
Dopodiché mi lasci però dire, Presidente, che invece io, dopo il dibattito di quest'Aula, un po' la capisco. E un po' la capisco perché i toni che abbiamo sentito dalle altre opposizioni sono stati toni fatti da pregiudizi , devo dire conditi con odiosi, odiosi riferimenti filorussi e filoputiniani, che ancora risuonano in quest'Aula come un insulto a quello che dovrebbe essere, invece, il pilastro della nostra democrazia, da cui prendiamo totalmente le distanze, come è ben noto.
Ma noi siamo diversi, siamo diversi e, in virtù di questa diversità, con grande rispetto, ma anche con amore di verità, noi le vogliamo dire che, in realtà, sulle critiche che abbiamo mosso a quanto manca nella sua relazione, su cui lei ha fatto una replica che non ci ha completamente convinto, io vorrei tornare. Allora io capisco, Presidente, lei oggi ha invitato quest'Aula a dire che noi dobbiamo ricordare che chi ha il ruolo e la responsabilità di governare e guidare un grande Paese deve rifarsi a quelli che sono i principi della diplomazia.
Ma la diplomazia, per esistere, deve avere e richiede fermezza di ideali e una corrispondenza delle azioni rispetto ai fini che questi ideali ispirano. La sobrietà non può significare reticenza e ambiguità. Ecco, noi chiediamo a questo Governo di agire in modo non ambiguo e non reticente. Allora, per fare questo, se noi vogliamo, come tutti vogliamo - almeno una parte di questo Parlamento vuole -, rafforzare l'Unione europea, come lei ha richiamato, anche nell'Alleanza atlantica, noi le diciamo, Presidente, che stare nell'Alleanza atlantica da protagonisti significa non essere sempre costretti a subire i falli di reazione in qualche modo, cioè, a mettere in campo falli di reazione, subendo, tutte le volte, l'azione che il Presidente Trump mette in campo, perché noi possiamo stare a quel tavolo di quell'Alleanza atlantica per rafforzare l'Alleanza atlantica come europei dettando noi l'agenda su come si sta nel contesto internazionale.
La prima cosa per farlo è condannare ogni atto di unilateralismo, anche portato avanti dagli Stati Uniti, e nei nostri principi, in particolare del negare che la guerra può essere uno strumento di risoluzione dei conflitti, dichiarare che un'azione unilaterale, che provoca un attacco di guerra, apre una crisi in questo principio. Dopodiché, al di là della condanna, bisogna iniziare ad agire e a costruire le alternative. Allora, sul tema del la cosa è un po' più semplice rispetto al tanto rumore che è stato fatto. Se noi diciamo, come è vero, che le Nazioni Unite sono in crisi, allora dovremmo cercare di agire per riformare quell'organismo.
Dopodiché, i tempi della riforma delle Nazioni Unite sono lunghi? Bene, se le Nazioni Unite danno un mandato agli USA di portare avanti un nell'ambito di una risoluzione e se il presidente Trump costruisce un organismo che nulla ha a che vedere con questa risoluzione, perché è un organismo autocratico, pur essendo l'unica possibilità in campo dove si parla di pace anche con i Paesi del Golfo - cosa che è fondamentale, ma mancano i palestinesi in quel , questo apparentemente sembra un dettaglio e non lo è -, se è l'unica possibilità e non funziona, ma sarà compito di una grande potenza, quale è l'Europa, costruire una possibilità alternativa, che, invece, sia corrispondente al mandato delle Nazioni Unite e ottenga l'obiettivo di arrivare al tavolo e alla corrispondenza della pace?
Stessa cosa per la questione dell'Ucraina: Presidente, sulla questione ucraina lei usa e agisce parole che noi siamo non solo qui a dirle che sosteniamo, ma che portiamo avanti con grande fermezza. Ma, allora, servirebbe anche su questo un po' di coerenza, cioè: se noi vogliamo sostenere l'Ucraina, l'operazione dei 90 miliardi di prestito che lei si è intestata, e ha fatto bene, come un grande successo anche dell'iniziativa del Governo italiano, se questa iniziativa che lei si intesta viene bloccata per il veto di Fico e Orbán, io capisco che lei, giustamente, dice “devo cercare di dialogare per convincerli a non porre il veto su questa iniziativa”, però intanto cominciamo a dire che il diritto di veto è un ostacolo ad un'azione celere e incisiva dell'Unione Europea e, secondo punto, magari evitiamo di sostenere politicamente Orbán, augurandoci che venga rieletto.
Io penso che noi dovremmo augurarci che venga rieletto non Orbán, ma qualcuno che ha una sensibilità europea e meno filo-putiniana di Orbán nelle prossime elezioni democratiche, augurandoci che siano democratiche. Questo è il tema su cui noi oggi vogliamo anche chiamare e richiamare questo Governo, perché è chiaro che, Presidente, oggi ci troviamo ad un bivio anche dell'identità del funzionamento dell'Europa. Allora, bisogna avere il coraggio anche di dismettere le vecchie vesti.
L'Europa oggi sta dimostrando di non avere avuto una capacità di adeguare le proprie riforme e le proprie istituzioni per avere un potere decidente e un'autonomia strategica per esercitare un ruolo che dovrebbe esercitare. Bene, questo è purtroppo un vincolo con cui tutti noi dobbiamo confrontarci, ma anche se non abbiamo scelto questo tempo negativo, a noi sta la responsabilità di agire e reagire per cambiare queste condizioni.
Per farlo, da un lato, bisogna essere forti in Europa per riformare queste istituzioni e questi processi decisionali: uno tra tutti, il tema del diritto di veto. Dall'altro lato, però, Presidente, si faccia promotore, al prossimo Consiglio europeo, dell'attivazione di quei meccanismi di azione veloce e incisiva che oggi devono essere messi in campo, non domani. Nessuno ne ha parlato, ma occorre mettere in campo azioni coordinate di federalismo pragmatico. Lo state portando avanti sul tema della difesa, fatelo su tutte le questioni che riguardano l'autonomia strategica dell'Europa, ivi compreso il tema dell'energia che oggi è cruciale, al di là di quello che si può dire nei racconti da difesa del che nulla hanno a che fare, in questo momento, con quello che serve all'Europa, alle imprese e ai cittadini italiani. Perché altrimenti il grande rischio - e qui arrivo alla conclusione - è che il principio fondamentale su cui si fonda l'Europa, che è la democrazia, nel momento in cui diventa non decidente, rinnega sé stessa, perché di fatto toglie il potere al popolo non solo di decidere, ma anche di agire per cambiare e decidere del proprio destino.
Ecco, questo elemento di condannarci a una democrazia non decidente e non agente è il rischio più grande che abbiamo. Questa è la sfida grande che abbiamo e l'abbiamo tutti insieme, in tempi durissimi che richiederanno decisioni inedite e coraggiose, a cui tutti - maggioranza e opposizione - dobbiamo essere chiamati.
Allora, Presidente, questa unità che lei oggi ha richiamato - glielo chiediamo - la pratichi. Ma allo stesso tempo, abbia il coraggio, oggi, di assumere, come Italia, non come Presidente di una parte di questo Parlamento, il coraggio di un'iniziativa italiana in seno all'Europa, per dare davvero quel pieno compimento non solo al sogno, ma al dovere e alla responsabilità che oggi la nostra Europa, che è la culla della liberaldemocrazia, può e deve esercitare nella storia
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuseppe Conte. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CONTE(M5S). Signor Presidente, signora Presidente, onorevoli colleghi. Signora Presidente, non ce l'ha fatta: anche in un momento così drammatico ha perso l' e ha iniziato a gettare fango. Lei ha detto bene. Lei non è come noi, come me, perché è certo che siamo diversi. A me non sarebbe mai venuto in mente addirittura di scendere a un tale livello di spregiudicatezza. Ha dimostrato una condotta così priva di scrupoli da paragonare l'attacco di un drone americano per reazione all'attacco all'ambasciata americana a Baghdad, che ha riguardato un singolo generale iraniano, al silenzio complice di un genocidio per 20.000 bambini palestinesi . E finisco qui.
Veniamo a cose serie, ad atteggiamenti seri. La sua dichiarazione: “Non condanno, né condivido, non ho elementi”. Questa è una dichiarazione che non può essere fatta da un Presidente del Consiglio. Può essere fatta da un passante, da un comune cittadino che prende un caffè al bar, ma è sconcertante nella bocca di un Presidente del Consiglio dell'Italia, un Paese del G7.
Sono altrettanto sconcertanti - intendiamoci - anche le dichiarazioni del Ministro della Difesa Crosetto. Era in ferie a Dubai. Tutti quanti ci aspettavamo un attacco americano in Iraq.
Parimenti sconcertanti le dichiarazioni del Ministro Tajani, cari cittadini italiani che siete in Medio Oriente, chiudete le finestre; caro Governo iraniano, non reagite con droni e missili
“Non ho elementi”, lei dichiara. Presidente Meloni, però ci faccia capire: quando si tratta di attaccare i magistrati, lei diventa una provetta giurista, ne sa più dei giudici e degli avvocati che hanno in mano i fascicoli di Garlasco, di Rogoredo, dove ha preso una cantonata micidiale. Addirittura, adesso è diventata esperta di tutti i fascicoli, di tutte le perizie sulla famiglia nel bosco. Però, attenzione, quando poi si tratta di discutere e di affrontare la crisi più drammatica degli ultimi anni, lei dice: non ho elementi. Fa la bella addormentata nel bosco per ritornare …
Guardi che questa è veramente la crisi più drammatica, perché c'è il rischio per gli italiani che ci siano attacchi terroristici, ondate massicce di migrazioni e, poi, stiamo già vedendo il record del caro energia degli ultimi anni.
Allora, se lei non ha gli elementi, glieli diamo noi. Guardi, si tratta di un ripetuto e insistito attacco che configura, da parte degli Stati Uniti di Trump e di Netanyahu, una sistematica violazione del diritto internazionale, che non rientra affatto nell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.
E ancora, il direttore generale dell'AIEA, Grossi, ha dichiarato che l'Iran non possiede l'arma nucleare. Non solo: nel giugno scorso - lei lo ricorderà - il suo amico Netanyahu, insieme a Trump, ha già bombardato i tre impianti nucleari, mettendoli fuori uso. Non c'è alcuna prospettiva di una transizione democratica. A parte il fatto che il 72 per cento della popolazione vive in regimi autocratici e illiberali, che facciamo, andiamo ad attaccarli tutti?
Però qui, guarda caso, il suo amico Trump attacca soltanto Paesi che conservano riserve energetiche - si tratti del Venezuela, si tratti dell'Iran -, le maggiori riserve energetiche di gas e petrolio al mondo .
Allora, non si esprima male. A lei non mancano elementi, manca il coraggio, la schiena dritta , perché è soffocata, sopraffatta dalla subalternità a Trump.
Questa mattina, al Senato, all'inizio ha detto una cosa che mi ha colpito molto: “Non siamo complici di decisioni altrui”. Allora, qui - chiariamo - il problema è serio. Nessuno ha mai pensato che l'Italia da sola possa essere risolutiva per risolvere scenari di crisi, però non si sottovaluti con la sua subalternità. Qualche tempo fa - un passo indietro -, quando Trump ha attaccato il Venezuela, lei è stata l'unica che ha dichiarato legittima quest'azione difensiva. Secondo lei questo non è favoreggiamento? Non è incoraggiamento ? Se tutti l'avessero condannato, non pensa che forse ci avrebbe pensato due volte?
E così sul genocidio: prima ha appoggiato Biden, poi Trump, e lì per tre anni c'è stato un genocidio. Tutto bene, grazie alla copertura politica e militare del suo amico, del vostro amico Netanyahu.
E ancora, se poi va a L'Aia e sottoscrive al 5 per cento delle spese folli che non possiamo sostenere alla NATO, non pensa che anche questo sia un incoraggiamento, un favoreggiamento ?
E ancora, se poi arrivano i dazi e dice che questo è un buon compromesso, quando le filiere italiane che soffrono per l' negli Stati Uniti non ce la fanno, non pensa che sia un ulteriore incoraggiamento? E attenzione, non si sottovaluti mai, perché se qui è stata complice in tutti questi passaggi, poi è diventata addirittura responsabile, autrice della violazione del diritto internazionale.
Il caso Almasri: siete stati vergognosi. Per la prima volta, l'Italia è stata considerata internazionalmente uno Stato canaglia , è stata deferita all'Assemblea degli Stati della Corte penale internazionale.
E, allora, non ci ha chiarito oggi perché Trump ha dichiarato che “Giorgia è un'amica, ci aiuta sempre”. Ma perché non ce l'ha chiarito ? Io non sono mai stato subalterno, la smetta , la smetta! Ho tenuto a testa alta il Paese. Perché allora… Le vorremmo dire, guardi (… Smettetela con questa pagliacciata . Allora, le volevo dire - stiamo parlando di cose serie - guardate che le nostre basi non devono essere offerte come rampe di lancio per gli attacchi militari. Ma chiariamolo. La nostra Costituzione prevale su qualsiasi accordo. Neppure come basi di supporto logistico e di , intendiamoci; e ci siamo intesi.
Lei non ha elementi neppure sull'economia, perché oggi si presenta a mani vuote. Eppure, qui dovremmo cancellare l'aumento delle accise che avete deciso nell'ultima legge di bilancio. Dovremmo finalmente - lo so che siete molto restii - introdurre una seria tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche. E poi dovremmo, guardi, di corsa, sospendere quel Patto di stabilità e crescita che lei ha sottoscritto, quindi richiamare von der Leyen, Macron, Merz … La smetta. Guardi, è inutile chiamare Sal Da Vinci, è inutile.
Qui c'è un ultimo punto. Lei oggi ha detto un'infamia e lo ha fatto da quello scranno che è della Presidenza del Consiglio. È veramente un attacco proditorio e diffamatorio quando ha dichiarato, addirittura, che durante il periodo della pandemia sono stati spesi miliardi a favore di truffatori sulle mascherine farlocche. Allora, io non ci giro intorno, non faccio il vigliacco come lei. Lei sta accusando Domenico Arcuri, commissario all'emergenza No, sta accusando lei!”.
Domenico Arcuri è stato tre volte archiviato e mai rinviato a giudizio “No, sta accusando lei!”! E allora - e concludo -, se vuole occuparsi di truffe COVID, si occupi della sua Santanche'! Sì, Santanchè - glielo ripeto -, perché è plurindagata, anche per la truffa COVID. Ve la siete scudata e adesso che avete confezionato questa legge di riforma costituzionale, volete scudare tutti i casi Santanche' futuri e Governi futuri contro le inchieste della magistratura. Non ci riuscirete! Non ci riuscirete. Votiamo contro la risoluzione della maggioranza con orgoglio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rossello. Ne ha facoltà.
CRISTINA ROSSELLO(FI-PPE). Presidente, colleghi, riconosciamo nella risoluzione presentata dalla maggioranza una linea coerente con le priorità dell'Italia e la collocazione europea e atlantica che Forza Italia ha sempre sostenuto. Per questa ragione, esprimeremo voto favorevole.
Riteniamo giusta un'impostazione che chiede all'Unione di essere più solida nelle crisi, più consapevole dei propri interessi e più capace di difenderli. Su questo terreno, misuriamo la serietà della nostra posizione europea nella capacità di tenere insieme sicurezza, credibilità internazionale, tenuta economica e stabilità del vicinato. Nel Medio Oriente, l'interesse italiano ed europeo è impedire l'allargamento del conflitto, proteggere i civili, tutelare la sicurezza energetica e commerciale e riportare tutte le parti in un quadro di e di negoziato. È corretto essere orientati ad aiutare il popolo iraniano, che, malgrado la feroce oppressione di un regime dispotico e le sofferenze dovute ai bombardamenti e alla guerra in corso, deve essere aiutato a trovare la strada verso la libertà e la pace. Ed è questo ruolo che sta svolgendo l'Europa e il Governo italiano con essa.
Esiste un fattore di destabilizzazione regionale per il suo programma nucleare e missilistico, per il sostegno ad attori armati e ostili e per la repressione interna. Proprio per questo, serve una linea europea ferma, ma insieme pienamente orientata alla diplomazia, al coinvolgimento dell'AIEA e alla tutela dei della regione colpiti dagli attacchi. “Non deragliamo dalla via della diplomazia e ascoltiamo la voce dei popoli sofferenti”, ricordiamo le parole di Papa Leone. Particolarmente apprezzabile è stato l'intervento, nella comunicazione della Presidente del Consiglio, sulle priorità al lavoro diplomatico e anche la condanna della strage delle bambine nella scuola di Minab. La repressione interna, le violazioni di diritti umani, il ruolo destabilizzante nella regione e il programma nucleare e missilistico persistono in una linea rigida sul piano interno e regionale, con una continuità fra apparato religioso e apparato securitario. Ma le religioni devono essere portatrici di pace e non di conflitto e aiutare l'individuo, liberandolo verso la sua realizzazione.
In questi giorni, il Ministro Tajani ha insistito su questi aspetti: il lavoro per la e il pieno coinvolgimento dell'AIEA nella verifica del preoccupante programma nucleare iraniano. È la sua un'impostazione che mette al centro la verifica internazionale e la necessità di ricondurre il nucleare iraniano entro un quadro di controllo effettivo. In questa direzione si colloca anche la videoconferenza del 9 marzo fra vertici europei e dei Paesi del Medio Oriente, che ha rimarcato la necessità della , del sostegno ai della regione, della tutela della sicurezza energetica e dell'assistenza ai cittadini europei presenti nell'area. Anche in questo caso, vivo apprezzamento per aver ringraziato tutte le Nazioni del Golfo, il Ministero degli Esteri, l' e la Protezione civile per il lavoro dei voli e i convogli per il rimpatrio di circa 30.000, sani e salvi, nostri connazionali . Grazie al Ministro Tajani.
Il Golfo e il Mediterraneo orientale vanno tenuti distinti, ma appartengono allo stesso problema di sicurezza europea. Nel Mediterraneo orientale la crisi ha già toccato direttamente anche un territorio dell'Unione, come mostra il caso di Cipro. L'Italia ha già contribuito con proprie forze e disponendo l'invio della fregata Martinengo, nel quadro di un assetto europeo volto alla protezione dell'isola e della libertà di navigazione. Nel Golfo il punto politico resta la tutela dei regionali, della libertà di navigazione e della sicurezza energetica. Anche qui va riconosciuto al Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e a tutto il personale della Farnesina a partire da ambasciatori, consoli, corpo diplomatico e unità di crisi il lavoro svolto in queste settimane per assistere i connazionali presenti anche nell'area e per garantire, ove necessario, un rientro in sicurezza. Grazie, Ministro Tajani
È in questo contesto che acquistano rilievo le missioni marittime europee: Aspides e Atalanta, uno strumento concreto di protezione della navigazione e delle vie marittime critiche e delle catene di approvvigionamento; sostenerle è la storia del traffico commerciale per adeguarsi alla situazione dell'evoluzione della crisi.
Sulla situazione palestinese il punto non è soltanto mantenere aperto il canale umanitario, ma è evitare che Gaza resti sospesa fra emergenza permanente e vuoto politico. Per questo sono necessari il consolidamento del cessate il fuoco, il sostegno dell'Autorità nazionale palestinese e un quadro internazionale capace di accompagnare una fase di stabilizzazione reale, in coerenza con la risoluzione n. 2803 del Consiglio di sicurezza. In assenza di istituzioni palestinesi credibili, riformate e capaci di governo nessun percorso di stabilizzazione però può consolidarsi.
L'attenzione europea verso l'Ucraina non può ridursi neppure mentre si apre un'altra crisi: se il sostegno a Kiev si attenua ogni volta che si moltiplicano i fronti si indebolisce la tenuta politica dell'Unione e dell'Occidente. Per questo sosteniamo una linea che tiene insieme il sostegno politico, finanziario, militare ed energetico all'Ucraina, coordinamento con l'Unione europea, con gli Stati Uniti, con la NATO, con i del G7 e pressione sulla Russia con strumenti diplomatici e sanzionatori diretti ad aprire un negoziato serio, una pace giusta e duratura richiede questo equilibrio.
In tutto questo scenario rispettiamo la posizione della Presidente Meloni sul voto all'unanimità, ma Forza Italia, partito fortemente europeista, ritiene che questo principio vada superato, il tema si porrà soltanto qualora si aprisse un dibattito sull'argomento. Anche la difesa europea va misurata sulla capacità di ciò che manca: difesa aerea anti-drone, protezione delle infrastrutture critiche, mobilità militare, , interoperabilità, prontezza operativa, capacità industriali, aree in cui l'Unione deve crescere rapidamente; si aggiunga la difesa dello spazio informativo europeo, delle interferenze estere, della propaganda ostile, dei e della manipolazione che incidono sulla qualità del dibattito pubblico e sulla tenuta democratica.
Sul versante economico occorre perseguire una linea che riporti la competitività al centro delle scelte europee: Forza Italia sostiene da sempre una linea che tiene insieme competitività, sicurezza industriale e sostenibilità dei costi. Per noi questo significa semplificare, rafforzare il mercato unico e intervenire sul costo dell'energia. In questo quadro rientra anche la revisione degli ETS, non per indebolire gli obiettivi ambientali, ma per evitare che, in assenza di piena reciprocità coi concorrenti, il combinato fra ETS e CBAM penalizzi i settori di base, l' manifatturiero e gli investimenti industriali, imponendo alle industrie di pagare le proprie emissioni ed estendendo questo costo alle varie importazioni tipo acciaio, cemento e alluminio. Anche il negoziato sul prossimo bilancio europeo va misurato su nuove priorità strategiche senza scaricare il costo dell'adattamento sulle politiche tradizionali dell'Unione: competitività, sicurezza, difesa e resilienza non possono essere finanziate comprimendo la politica agricola comune e la coesione. Per questo va adottata una linea che chieda insieme modernizzazione e semplificazione del bilancio europeo.
Sulle migrazioni la lista europea dei Paesi di origine sicura, la revisione del concetto di Paese e il nuovo quadro del Patto europeo su migrazione e asilo entrerà in applicazione dal 12 giugno 2026. In questo contesto, risulta molto di rilievo il Piano Mattei, il e il nuovo Patto per il Mediterraneo. Sull'allargamento resta una scelta geopolitica e strategica dell'Unione, sicuramente una novità politica rilevante, perché dice 2 cose insieme: che l'allargamento va avanti, ma che va avanti in modo credibile e più coerente con l'interesse dell'Unione.
Per questo, Presidente, abbiamo apprezzato il suo intervento e anche il suo apporto pieno di responsabilità e di senso delle istituzioni. Grazie, saremo favorevoli .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Stefano Candiani. Ne ha facoltà.
STEFANO CANDIANI(LEGA). Grazie, Presidente. Non volevo farlo, ma anche stavolta sono dovuto andare a ricordarmi se era proprio giusto. È l'articolo di Tommaso Labate del : “Giuseppi l'americano, la lunga amicizia tra Donald Trump e Conte”. Non è un delitto avere per amico Donald Trump se sei il Presidente del Consiglio dei ministri certamente è un po' curioso averlo avuto per amico quando eri il Presidente del Consiglio dei ministri e cominciare, invece, a usare la cosa come fosse una macchietta quando ti trovi in opposizione.
Attenzione, perché poi l'equilibrio va tenuto in tutte le stagioni, sia quando si è in maggioranza al Governo sia quando si è in opposizione, altrimenti è difficile immaginare che ci possa essere - magari questo lo dico ai suoi colleghi del PD - una credibilità di una qualsivoglia proposta che un giorno vuole essere magari proposta ulteriore di Governo. No, non è un percorso facile, Presidente, quello che ci troviamo a vivere tutti assieme. È un percorso che vede l'Iran scatenato nei confronti di tutti i Paesi del Golfo, di tutti gli Emirati e di tutti i Paesi di quell'area. È un Paese, l'Iran, che da sempre cerca l'instabilità in tutto lo scacchiere mediorientale.
Noi oggi non ci troviamo in una condizione che abbiamo voluto. Presidente, l'onorevole Fratoianni prima diceva: ma qual è la posizione del Governo? Beh, bastava ascoltare quello che ha detto il Presidente del Consiglio dei Ministri questa mattina, pagina 5, ultima riga: non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra, punto . Per noi questo non basta, di più, è chiarissimo, ma è evidente, tranne a chi, ovviamente, vuole fare speculazione su questa drammatica situazione. L'Italia non è in guerra e l'Italia non vuole entrare in guerra, quindi ha tutte le sue attività diplomatiche in corso, cosa che per altri Paesi è impossibile, per riuscire a tenere dei rapporti che sono utili e necessari non solamente all'Italia, ma anche al resto d'Europa, perché da quella parte dello Stretto di Hormuz passa il commercio mondiale del greggio e del gas.
Occorre trasparenza, la trasparenza che abbiamo trovato nel Governo non l'abbiamo vista negli altri Paesi europei. Siamo venuti qua, abbiamo chiesto di poter audire il Ministro della Difesa e il Ministro degli Affari esteri, sono venuti, il Governo è venuto, oggi c'è il Presidente del Consiglio dei ministri. Non si parla solo di Consiglio europeo, ma si parla anche della situazione in Iran. Questa è trasparenza, e di questo siamo correttamente contenti rispetto al Governo. Poi certamente c'è l'appello che è giusto fare, l'appello che ha fatto il Presidente Meloni all'opposizione.
Potete non raccoglierlo quell'appello, è stato detto qualche ora fa, ma la verità, Presidente Meloni, è che, se anche volessero, non potrebbero raccoglierlo questo appello, perché tra di loro non hanno una posizione comune. Hanno una posizione comune nel venire contro il Governo , nello speculare sulla situazione, ma non hanno un denominatore comune di politica estera, e lo dimostrano, per l'ennesima volta, le 4 risoluzioni che hanno presentato, punto, è tutto lì. Anche se lo volessero non potrebbero mettersi d'accordo.
Se vogliamo in questo c'è anche nella loro proposta una coerenza, perché chiedere di rimuovere il vincolo dell'unanimità in sede europea è esattamente quello che oggi gli consente di presentare quattro risoluzioni, esattamente la stessa cosa C'è un'opposizione che attacca il Governo Meloni, che attacca il Governo e che attacca la Lega. Quando non possono attaccare il Governo, attaccano direttamente la Lega. Non gli sembra vero utilizzare anche questa situazione.
Occorrerebbe dare, invece, un segnale di unità, occorrerebbe dare un segnale anche di coesione: la questione è la maturità che deve avere chi è in opposizione, comprendendo che ci sono circostanze che, se vengono viste dall'esterno, vengono prese come debolezza. Noi oggi vogliamo garantire con il voto di maggioranza - le anticipo che il voto della Lega sarà favorevole alla risoluzione di maggioranza - unità, coesione e determinazione, affinché possa andare in sede europea a rappresentare l'Italia pienamente.
Ahimè, l'opposizione ha scelto di cercare di sfruttare, facendo le polemiche del caso, per l'ennesima volta, questa circostanza. Non passa però inosservato che ci sono delle questioni che sono oggettivamente cambiate, ma, ovviamente, nella relazione del Governo e nel suo intervento troviamo già una risposta. Sta cambiando tutto, sì, è evidente. Con una guerra in corso, come è stato ai tempi quando si è aperta la guerra in Ucraina, cambieranno anche le preoccupazioni dei nostri concittadini. Cambia il livello di pressione dei costi, cambia il costo del petrolio, cambiano i costi della benzina alla pompa.
Giusto essere attenti e giusto quello che è scritto anche nel suo intervento, Presidente Meloni, e vado a citarlo direttamente: “il messaggio che voglio dare agli italiani, ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese, è: consiglio prudenza perché faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi”.
Noi questo chiediamo al Governo, di essere non solo vigile, ma anche attivo, con tutte le azioni che possono e che devono essere fatte per stroncare, fin dalla nascita, qualsiasi azione di speculazione . Non possiamo permetterci di tornare in una crisi economica per una situazione che non abbiamo voluto e per una situazione la cui lunghezza speriamo, ovviamente, sia la più breve possibile, ma che certamente sta già dando effetti negativi sull'economia.
Chiediamo che si prosegua nelle azioni che devono essere fatte a livello europeo affinché in questa circostanza, Presidente Meloni, sia chiaro che alcune ubriacature ideologiche sul abbiano definitivamente ad essere accantonate. Questa è una situazione straordinaria, non si può rispondere con azioni ordinarie. Se tutto funzionasse bene, potrei già essere quasi d'accordo su alcune scelte di , anche se non le condividiamo, ma è assurdo e addirittura dannoso continuare su questa strada in un momento in cui le nostre imprese pagano dei prezzi per una guerra che non abbiamo fatto e che non stiamo combattendo noi e che sono insostenibili.
E allora, correttamente, in tema di ETS, chiediamo che vengano affrontate altre due questioni fondamentali: la proroga delle quote garantite per le industrie energivore, che comprendono, come sapete, alcuni dei settori chiave del , come la siderurgia, le cartiere, la lavorazione del vetro, la ceramica, e la riduzione della volatilità del prezzo delle quote ETS attraverso l'introduzione di un , oppure escludendo dal mercato degli ETS gli attori non industriali, così da limitare ogni speculazione. Sottoscriviamo ogni parola. Questo è quello che la Lega vuole dal Governo, che ci siano azioni chiare e che impediscano la speculazione , e soprattutto, in questo caso, che impediscano di perdurare in errori che hanno già fatto il loro tempo.
Ecco, c'è una considerazione, Presidente Meloni, che vorrei porre alla sua attenzione. Noi abbiamo sentito parlare di situazioni straordinarie quando è partita la drammatica situazione del COVID, abbiamo discusso qui dentro di situazioni straordinarie quando è partita la guerra in Ucraina, sentiamo ancora oggi parlare in questi termini, di cose straordinarie. È indubbio il vuoto da parte dell'Unione europea nel dare delle risposte che siano cogenti e che siano in grado di risolvere la questione. Dobbiamo essere noi in grado di dare una linea a livello europeo e far comprendere che, se ci sono, ripeto, delle visioni ideologiche che sono addirittura agli antipodi rispetto alla realtà, oggi bisogna metterle da parte.
Il paradosso reale è non affrontare ancora a livello europeo una soluzione per la fornitura di energia elettrica e l'autonomia e l'indipendenza energetica italiana ed europea. Ho sentito prima l'intervento del collega Bonelli, Presidente, ma a sentirlo parlare pare che l'Italia, fino a 4 anni fa, fosse indipendente dal punto di vista energetico e che in 4 anni, invece, abbiamo messo l'Italia nella completa dipendenza di Stati Uniti e Russia. Questa è veramente ridicola come posizione. Noi ci troviamo, al contrario, oggi, a dover accelerare su delle visioni e su delle scelte che per tanti anni, per questioni ideologiche (penso al nucleare), sono state messe da parte.
Abbiamo una posizione all'interno dell'Europa. Non abbiamo bisogno di andare a fare le fotografie o i comizietti davanti a sottomarini nucleari per affermare la nostra autorevolezza . Abbiamo la certezza di essere autorevoli a partire dalla maggioranza che sostiene il Governo e dall'unità di visione che sta sostenendo questo Governo in una situazione tanto complicata. Bene, Presidente, esporti in sede europea questa determinazione.
Affrontiamo le situazioni con chiarezza. Non abbiamo dalla nostra parte da darle delle verità assolute come le hanno gli altri, anzi la metto in guardia dall'ascoltare quelli che hanno la verità assoluta in tasca perché o sono dei chiaroveggenti o sono dei cialtroni.
Stiamo vivendo in una situazione nella quale ciascuno di noi vive in presa diretta la situazione. Occorre il pragmatismo, questo sì. Questo contraddistingue da sempre le proposte politiche della Lega e su questo le chiediamo anche di essere, quindi, coerente a livello europeo. Porti il nostro pragmatismo a livello europeo e aiuti il contesto internazionale a districarsi da questo ingarbugliato problema di guerra e di forniture di energia elettrica e di difficoltà internazionale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Elly Schlein. Ne ha facoltà.
Perdoni, onorevole Schlein, una cortesia. Siccome il Ministro Foti doveva dare delle precisazioni sui pareri, se le diamo adesso così ne prendiamo atto anche in preparazione del voto. Prego, Ministro Foti.
TOMMASO FOTI,. Sì, semplicemente sulla risoluzione Richetti, Boschi, Magi ed altri 6-00243 il parere del Governo è contrario anche sul punto 3) e non riformulato.
PRESIDENTE. Grazie, Ministro Foti. Prego, onorevole Schlein, ha facoltà di intervenire.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Grazie. Presidente, posi la clava. Guardi, non è il caso, nella situazione in cui siamo e con il mondo che scivola in guerra. Chi ci guarda, chi la guarda, merita uno spettacolo diverso. Non merita di vedere la lotta nel fango, dove ci vuole portare. Il suo appello all'unità, che è arrivato 12 giorni in ritardo, è durato giusto un paio d'ore, poi è tornata in lei.
Di questa guerra illegale, che nemmeno doveva iniziare, non si intravede nemmeno la fine. Serve un cessate il fuoco immediato e noi chiediamo questo, Presidente. Siamo tutti d'accordo che il regime deve fermare le ritorsioni inaccettabili ma, per noi, si devono fermare anche le bombe di Trump e di Netanyahu . Almeno iniziate a dirlo. Il Governo deve insistere per tornare alla via negoziale e politica per scongiurare un ulteriore allargamento di questa guerra che potrebbe avere conseguenze incalcolabili, per ottenere la liberazione di tutti i prigionieri politici del regime, per garantire la sicurezza dei nostri connazionali e dei nostri militari nella regione. È giusto coordinarsi con gli altri Paesi europei, come è stato fatto, per contribuire alla difesa del suolo europeo, come Cipro è suolo europeo e come prevedono i nostri Trattati.
Voglio essere molto chiara: qui nessuno rimpiangerà il regime teocratico di Teheran, che abbiamo sempre condannato. Khamenei era un dittatore sanguinario e non ci mancherà. E siamo sempre stati al fianco del popolo iraniano nella lotta per la libertà contro la repressione brutale di un regime sanguinario. E noi, nelle piazze del movimento “Donna, vita, libertà” ci siamo stati sin dal 2022, dall'uccisione brutale di Mahsa Amini. Non mi ricordo di avervi visto . Siamo tutti convinti che il regime non possa sviluppare un'arma nucleare ma pensiamo che il modo per ottenere questo obiettivo fosse continuare il negoziato in corso e non i bombardamenti, perché se si smantella il diritto internazionale rimane solo la legge del più forte e non siamo certo noi. Chi sarà, quindi, il prossimo? Qual è il criterio?
La storia ci ha già insegnato, come in Iraq, che la democrazia non si esporta con le bombe, così la si indebolisce. E non ci parli, Presidente, del Venezuela, perché se il punto fosse stato la liberazione del popolo dal regime oppressivo di Maduro magari non sarebbero ancora tutti lì , perché il punto era il petrolio.
Qual è, quindi, la strategia di Trump? Ce l'ha una strategia? Noi pensiamo che la transizione democratica e pacifica debba essere nelle mani del popolo iraniano che lotta per la libertà e per la democrazia. Pensiamo che quello che sta accadendo in Iran non possa e non debba distogliere l'attenzione dal fatto che a Gaza si continua a morire di stenti, di fame, di mancanza di medicine, di mancanza di cibo per quei crimini del Governo Netanyahu che ancora non vi abbiamo sentito condannare .
Parlando degli attacchi militari unilaterali di Trump e Netanyahu, lei ha detto nei giorni scorsi che non condanna né condivide e, quindi, prende atto. Ci ha messo 12 giorni a dire che questi attacchi sono fuori dal diritto internazionale, ma ora che l'ha detto ne tragga le conseguenze e dica già ora che escludete, anche se ve lo chiedono, l'autorizzazione all'utilizzo delle basi militari in Italia per sostenere gli attacchi illegali di Trump all'Iran.
Lei si è contraddetta su questo stamattina, perché dice che l'Italia fa come la Spagna, eppure lei stessa ha chiarito che la Spagna ha aggiunto che al di fuori degli accordi non ci sarà nessuna autorizzazione. Perché non lo dice anche lei già da ora? Perché non riesce a escludere già da ora qualsiasi supporto vi chiedesse Trump per questi attacchi illegali? Il contesto può anche cambiare, Presidente. Ciò che non cambia è il diritto internazionale e voi dovete dire già da ora al Paese che escludete qualsiasi tipo di supporto a questi attacchi, che sono fuori dal diritto internazionale, perché violerebbero l'articolo 11 della nostra Costituzione, secondo cui l'Italia ripudia la guerra
In questi giorni lei ha commentato la situazione, dicendo che sono saltate le regole del diritto internazionale. È vero, è vero, però, non basta, Presidente, perché lei guida una grande democrazia europea e non si può limitare a commentare, ma deve difendere il diritto internazionale e le sedi multilaterali. In linea con quella che è la storia diplomatica del nostro Paese, dovete quindi avere il coraggio di dire anche agli alleati irrinunciabili quando sbagliano. Può persino prendere esempio da sé stessa. Ho sentito che prima si è citata, voglio farlo anch'io. Otto anni fa, in quest'Aula, era lei a dire che l'Italia deve scegliere se difendere il diritto internazionale e quindi dire “no” alle azioni militari unilaterali, oppure stabilire che vige la legge del più forte . Prenda esempio da sé stessa. Lei deve difendere il diritto internazionale, come lo difendiamo in Ucraina, dove da quattro anni prosegue l'invasione criminale di Putin e noi continuiamo a sostenere il popolo aggredito. Al contempo, dobbiamo dire con chiarezza che non si può fare un negoziato per una pace giusta senza che a quel tavolo ci siano anche l'Ucraina e l'Unione europea, perché serve uno sforzo diplomatico e politico da parte dell'UE per arrivare alla pace, garantendo gli interessi di sicurezza ucraini ed europei. Di certo, non lo farà Trump.
Vogliamo sapere come sosterrete la nostra economia di fronte alle conseguenze di questa nuova guerra, perché le borse hanno bruciato 900 miliardi in pochi giorni, il petrolio è arrivato a sfiorare i 100 dollari, l'inflazione riprende a salire. Quindi, oltre ai danni della guerra commerciale, che ci ha dichiarato Trump con i suoi dazi, si aggiunge il costo delle sue azioni militari, sempre a spese delle famiglie, delle imprese e dei lavoratori italiani.
In questi giorni vi abbiamo fatto una proposta, quella di attivare il meccanismo delle accise mobili. Avevo apprezzato, Presidente, la sua apertura, ma ci aspettavamo che agiste nel Consiglio dei ministri di ieri. Ancora non l'avete fatto. Sbrigatevi perché, mentre voi valutate, le persone in fila per la benzina hanno già pagato oltre 2 euro al litro e nel Paese che negli ultimi quattro anni ha visto il carrello della spesa aumentare del 25 per cento, mentre gli stipendi reali diminuivano di 9 punti percentuali, siete sempre in tempo a cambiare idea e ad approvare un salario minimo e ad agire per scollegare il prezzo dell'energia da quello del gas. Lei ha richiamato il decreto Bollette, Presidente, che è già invecchiato male con questa nuova guerra, ma noi abbiamo apprezzato l'intervento sul che va nella giusta direzione. Però, per smettere di dipendere dal gas, bisogna fare una cosa di cui non parla mai: investire sulle rinnovabili.
Lei viene qui a dire che bisogna sospendere l'ETS, che è il principale strumento europeo per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili. Non dice che da quando lei è Premier l'ETS ha fatto maturare 9 miliardi e che li ha usati per altro, anziché utilizzarli per sostenere la transizione e abbassare le bollette a famiglie e imprese Quindi, Trump scatena una guerra fuori dal diritto internazionale e voi, anziché chiedergli di fermarsi, chiedete di sospendere l'ETS, che è lo strumento per ridurre la nostra dipendenza, così passiamo dritti dritti dalla dipendenza dal gas russo di Putin alla dipendenza dal gas americano di Trump . Geniale, Presidente, geniale!
A proposito dei sussidi ambientali dannosi, quelli che chiedevamo di usare per assumere medici e infermieri erano quelli degli incentivi per le caldaie a metano che non saranno più installabili per norme europee dal 2040 . Quindi, non c'entra nulla con i suoi video al benzinaio, dove prometteva di abolire le accise e sappiamo come è andata. Il problema, guardi, non è solo la subalternità a Trump, è che non riuscite a scegliere fino in fondo l'Europa. Vi dite contrari al superamento dell'unanimità, quando servirebbero subito le cooperazioni rafforzate. Vi dite contrari alla difesa comune e anche alla clausola per rafforzare l'industria europea, che vuol dire comprare più armi da Trump. Oggi non ha detto una parola a favore del rafforzamento del bilancio europeo e a favore degli investimenti comuni europei necessari, che chiede anche il nostro mondo produttivo. Non capisco perché sugli eurobond sia così rinunciataria. Presidente, anche nel 2020 era una battaglia difficile, però si è fatta e si è vinta quella battaglia .
Serve un salto in avanti dell'integrazione europea, altrimenti rimarremo schiacciati. Ma questa battaglia non la fa per ragioni ideologiche, perché non sono d'accordo né Orbán né Trump. Eppure, così va contro l'interesse nazionale, perché questo è l'unico Governo che, davanti alla pretesa di comprare la Groenlandia, non è riuscito a dire chiaramente che la Groenlandia non si tocca. È l'unico che ha detto, davanti al Venezuela, che era legittima autodifesa. Avete minimizzato anche sui dazi e non avete detto di no al , perché lei ha detto che sarebbe folle tirarsi fuori, Presidente. Il problema è che è incostituzionale starci dentro, al .
Non avete detto di no a Trump quando vi ha chiesto di aumentare la spesa militare al 5 per cento, sapendo cosa vuol dire per la nostra economia e il nostro . Non avete detto di no a Trump nemmeno quando ha chiesto di esonerare le multinazionali americane che lo finanziano dalla tassa minima globale. Presidente, non può dire a Trump sempre di sì.
Stamattina non ha resistito a fare un attacco ai giudici anche da quest'Aula, Presidente. Mi faccia dire che non siamo sorpresi, visto che la capa di gabinetto del Ministro Nordio chiede il voto per togliere di mezzo la magistratura. Attenzione, mi direte: però, si è corretta, ha detto solo una parte della magistratura. È questo il punto: un Governo che vuole decidere chi può fare il giudice e chi no, magari a seconda di come gli piacciono e gli dispiacciono le decisioni che prendono . Noi non vogliamo il modello Trump! Ci teniamo stretti la nostra Costituzione. Saremo sempre disponibili al confronto, Presidente, e a fare le nostre proposte, come le accise mobili, ma non chiedete di votare una risoluzione che non chiede a Trump di fermarsi e che non esclude già da ora qualsiasi forma di supporto agli attacchi militari . Lavorate per difendere il diritto internazionale, lavorate per l'integrazione europea, lavorate per la pace
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Montaruli. Ne ha facoltà.
AUGUSTA MONTARULI(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Presidente Meloni …
PRESIDENTE. Scusi un attimo, onorevole Montaruli. Colleghi, per favore. Colleghi, che succede? Colleghi, per favore. Abbiamo fatto un dibattito sereno. Concludiamo il dibattito. Colleghi, per favore ! Che è successo? Ha sorriso? Che ha fatto Ci sta ridendo in faccia, Presidente! Cosa hai da ridere?, ? Onorevole Tajani, mi aiuti anche lei. Ma ha sorriso, non ha fatto nulla di male. Colleghi, che problema c'è? Si potrà anche ridere, colleghi, dai! Hanno riso. Colleghi, vi prego, per favore, non facciamo scadere il dibatto. Abbiate pazienza. Onorevole Montaruli, prego.
AUGUSTA MONTARULI(FDI). A proposito di abbassare le clave, mi riferisco alle parole della collega Schlein poco fa …
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia! Un attimo solo, onorevole Montaruli, mi scusi. Per favore, colleghi. Prego, onorevole Montaruli.
AUGUSTA MONTARULI(FDI). Grazie. Ricomincio dall'inizio, sperando che anche il minutaggio sia tale (.
PRESIDENTE. Aumentiamo da adesso 10 minuti. Prego.
AUGUSTA MONTARULI(FDI). Presidente Meloni, io credo che lei, ancor più di me, si aspettasse, all'esito di questa lunga giornata parlamentare, un livello un po' più alto di riflessione rispetto allo scenario internazionale che coinvolge il mondo in questo momento. Tanto per richiamare l'atto di posare la clava, come ha detto (…
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Montaruli. Allora, colleghi, quando siete intervenuti, tutti sono stati in silenzio. Posso chiedervi la stessa cortesia? Prego, onorevole Montaruli.
AUGUSTA MONTARULI(FDI). Dal presidente Schlein oggi noi abbiamo assistito in realtà a un elenco di irripetibili e scomposti insulti che tradiscono la funzione di questo Parlamento, soprattutto in un momento così delicato. Ci rendiamo conto che è tipico di una politica dell'uno vale l'altro, in cui non si sa cogliere la necessità di anteporre gli interessi nazionali e non piegare la politica internazionale di un Paese alla politica interna o al bisogno di un qualsiasi partito di rincorrere qualche timore. Poi chiudo gli occhi e immagino l'Italia che ci sarebbe se oggi governasse una parte dell'opposizione attualmente in Aula: sarebbe l'Italia che rompe con gli Stati Uniti; sarebbe l'Italia in difficoltà nel quadro della NATO; sarebbe l'Italia che lascia un Paese a poca distanza da sé e ai confini dell'Europa, magari, invaso da un vero e proprio regime; sarebbe l'Italia che lascia Paesi a 4 o 5 ore di volo da noi, con tantissimi italiani presenti in quei luoghi e lasciati soli, colpiti da droni che, in questi giorni, hanno colpito anche obiettivi civili ; sarebbe l'Italia che si piega al regime degli che non ha dato garanzie sul fatto che il programma nucleare sia ai soli fini civili, e non militari. E, tanto per chiarire chi sono i servi sciocchi delle guerre umanitarie, probabilmente sarebbe l'Italia principale sacca di raccolta fondi da destinare ad organizzazioni terroristiche come Hamas truccate da beneficenza. Oppure, tanto per parlare di incoraggiamento, Presidente Conte, o favoreggiamento, sarebbe l'Italia che solidarizza con un Hannoun qualunque, ma attacca la partecipazione dell'Italia stessa al perché questo è.
Ecco, quell'Italia non sarebbe solo un'Italia irresponsabile. Sarebbe un'Italia, sì, in quel caso complice, ma sarebbe soprattutto un'Italia in pericolo; sarebbe in pericolo lei e, a sua volta, metterebbe in pericolo l'Europa che tanto chiamate all'appello.
E invece, l'Italia governata da questo Esecutivo è l'Italia che tiene le comunicazioni aperte, è l'Italia del buon senso, è l'Italia della diplomazia, è l'Italia della mediazione. Quell'Italia che, non più di un anno fa, riportava in casa proprio da Teheran una nostra connazionale, Cecilia Sala e che in questi giorni sta riportando a casa oltre 25.000 italiani.
La Presidente Meloni ha fatto del suo discorso un pilastro di serietà e chiarezza. Si ripete solo agli stolti, ma vale la pena ulteriormente ripetere: l'Italia non prende parte e non intende prendere parte ad alcun intervento militare .
Vede Presidente, concordo con lei quando dice che, probabilmente, si aveva timore di questa risposta netta, perché anche quando lei specifica più volte nei suoi discorsi che questo concetto di un'Italia che non prende parte e non intende prendere parte del conflitto, che non vi è richiesta di uso delle basi italiane e che, se anche vi fosse una richiesta, questa posizione netta passerebbe comunque dal Parlamento, tutto lo scalpore e il timore delle opposizioni viene da sé, si vede. Ma qual è la coerenza di un'opposizione che ogni secondo chiede al Presidente del Consiglio di intervenire in Aula e, quando in una situazione così strategica, il Presidente del Consiglio richiama la centralità del Parlamento, critica - critica! - questo richiamo e questa funzione del Parlamento, qual è la coerenza di questa opposizione?
E allora, con altrettanta chiarezza, noi le diciamo che, evidentemente, non abbiamo le idee confuse come un'opposizione che si presenta con quattro risoluzioni diverse, ma le abbiamo ben chiare, e oggi le rafforziamo con questo voto del Parlamento nel dirle che vogliamo che continui sulla strada della mediazione, vogliamo che continui sulla strada di tutela degli interessi degli italiani.
Vada avanti nell'agire sui costi regolatori delle tariffe di trasporto delle rotte di importazione; vada avanti con lo scorporo dei costi diretti dell'ETS dal prezzo delle energie rinnovabili; vada avanti, così come ha già fatto con decreto, con il disaccoppiamento del prezzo dell'elettricità da quello del gas; vada avanti con il dare una lotta netta e chiara a chiunque speculi in questo momento.
L'opposizione ha avuto oggi un'occasione che non ha colto, quella di provare a dare autorevolezza innanzitutto a sé stessa e a contribuire all'autorevolezza dell'Italia che, grazie a Giorgia Meloni, si schiera dalla parte giusta della storia, che è quella dell'Italia.
Voi continuate a fare questa domanda perché la risposta non vi piace. Da che parte siamo della storia? Dalla parte dell'Italia . Da che parte ci collochiamo? Dalla parte dell'Italia. Ripetete con me: da che parte siamo (? In che parte siamo posizionati…
PRESIDENTE. No colleghi, per favore.
AUGUSTA MONTARULI(FDI). …nello scacchiere internazionale? Dalla parte dell'Italia. L'Italia, l'Italia …
AUGUSTA MONTARULI(FDI). …fortemente l'Italia, testardamente l'Italia . Non arretreremo…
AUGUSTA MONTARULI(FDI). …mai dagli interessi dell'Italia. Ripetete con me, forza …
PRESIDENTE. Colleghi, per favore!
AUGUSTA MONTARULI(FDI). …dalla parte dell'Italia!
PRESIDENTE. E non ripetete…
AUGUSTA MONTARULI(FDI). …non ci riuscite…
PRESIDENTE. … è banale no? Non lo ripetete, non dite nulla. Ascoltiamo e basta.
AUGUSTA MONTARULI(FDI). … non ci riuscite, non ci riuscite, e guardate, visto che siete così bravi…
PRESIDENTE. Andiamo avanti.
AUGUSTA MONTARULI(FDI). …nel conteggio dei giorni, un minuto, 12 giorni…
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza. Prego, continui pure.
AUGUSTA MONTARULI(FDI). …i vari giorni richiamati dalla presidente Schlein, ma neanche in 100 vite la sinistra italiana riuscirà mai a dire che è dalla parte dell'Italia. Non ce la fa! Ed è qui che si segna il solco tra chi è una statista, come chi è a capo di questo Governo, e una parte oggi dell'opposizione che non ha rinunciato a guardare al proprio ombelico, anziché guardare agli interessi dell'Italia: dalla parte dell'Italia !
AUGUSTA MONTARULI(FDI). Noi non perdiamo le speranze, prima o poi ce la farete anche voi, ma questa è la strada che noi tracciamo e la garanzia per tutti i cittadini italiani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Sasso, al quale la Presidenza accorda due minuti . Colleghi, colleghi, stessi diritti di tutti. Per favore, silenzio. Lo stesso rispetto che è stato accordato a voi abbiatelo per chi interviene in quest'Aula, in silenzio. Prego. Aspetti perché mi sono allargato, pensavo che… prego onorevole Sasso, adesso arriva il microfono.
ROSSANO SASSO(MISTO). Grazie, Presidente. Gli italiani sono stanchi di sacrificarsi e di pagare il conto per delle guerre che non sono nostre. Il regime islamico iraniano ci fa orrore, ma non è questo il punto. Quello che ci chiediamo è se queste guerre facciano oppure no gli interessi nazionali. Noi di Futuro Nazionale con Vannacci riteniamo di no, e non condividiamo il modo con cui il Governo sta reagendo perché, Presidente, nel momento in cui il popolo italiano è chiamato all'ennesimo sacrificio e a subire i costi di una guerra, l'ennesima, che non riguarda gli italiani, la maggioranza presenta una risoluzione nella quale rinnova il sostegno multidimensionale, cioè ulteriori risorse e soldi per Zelensky.
Dopo 13 decreti di invio di soldi degli italiani tramite contributi diretti e indiretti dei cittadini e con una guerra che ci apprestiamo a combattere a casa nostra contro il caro benzina, il caro vita e il caro bollette, Futuro Nazionale non crede che alle famiglie italiane, alle piccole e medie imprese e agli agricoltori interessi continuare a finanziare Zelensky. Noi di Futuro Nazionale con Vannacci avremmo voluto un sostegno multidimensionale, sì, ma per gli italiani; eppure niente. Nel Consiglio dei ministri di ieri nulla, nessun provvedimento a tutela degli interessi nazionali. Non sappiamo quanto dureranno le guerre in Iran e in Ucraina, ma gli effetti negativi hanno già colpito gli italiani e noi non pensiamo che si tutelino i loro interessi e quelli della Nazione, andando in Europa ancora una volta a dire “sì” a Ursula von der Leyen e prevedendo di inviare ancora soldi per Zelensky. Noi preferiamo il modello Orbán , quello di una destra vera, quello che da giorni ha messo un tetto al prezzo del carburante e che non ha mai inviato un centesimo a Zelensky…
ROSSANO SASSO(MISTO). …fregandosene delle procedure di infrazione dell'Unione europea. Su questa scia, Futuro Nazionale con Vannacci ha presentato tre emendamenti per le famiglie italiane, per un totale di 3 miliardi di euro. Vedremo chi li voterà e vedremo chi avrà il coraggio di dire che mancano le risorse, quando per Zelensky i soldi si trovano sempre. Presidente Meloni, glielo dico con il massimo rispetto: Futuro Nazionale voterà “no”, ma cercherà di continuare a essere un interlocutore del centrodestra, perché noi non vogliamo far vincere le elezioni…
ROSSANO SASSO(MISTO). …e far tornare al Governo progressisti, comunisti e, subito qui alla mia destra, questi simpatici…
ROSSANO SASSO(MISTO). …incompetenti, cialtroni, scappati di casa…
ROSSANO SASSO(MISTO). …del MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti . Colleghi, guardate che è una votazione difficile, quindi facciamo che ci parliamo, perché altrimenti … colleghi, ripeto, non sono facili, quindi datemi retta un attimo, poi litigate.
Allora, per quanto riguarda le votazioni per parti separate, faccio presente che i presentatori delle risoluzioni - ove necessario - hanno prestato il consenso previsto .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico sulla risoluzione Mantovani, Giglio Vigna, Rossello, Carfagna ed altri n. 6-00242, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo alla votazione della risoluzione Richetti, Boschi, Magi ed altri n. 6-00243.
Avverto che i presentatori hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo.
Avverto altresì che sono state avanzate richieste di votazioni per parti separate, nel senso di votare: dapprima, congiuntamente i capoversi 1°, 3°, 11° e 14° del dispositivo; a seguire, congiuntamente i capoversi 2°, 7°, 8°, 9°, 10° e 12° del dispositivo; quindi, il 4° capoverso del dispositivo; a seguire, congiuntamente, i capoversi 5°, 6° e 13° del dispositivo; infine, ove il dispositivo venga in tutto o in parte approvato, la premessa.
Tutto ciò premesso, cominciamo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 1°, 3°, 11°, e 14° del dispositivo della risoluzione Richetti, Boschi, Magi ed altri n. 6-00243, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 2°, 7°, come riformulato, 8°, 9°, come riformulato, 10° e 12°, come riformulato, del dispositivo della risoluzione Richetti, Boschi, Magi ed altri n. 6-00243, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 4° capoverso del dispositivo della risoluzione Richetti, Boschi, Magi ed altri n. 6-00243, con il parere favorevole del Governo, nel testo riformulato.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 5° e 6°, come riformulati, e 13° del dispositivo della risoluzione Richetti, Boschi, Magi ed altri n. 6-00243, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione Richetti, Boschi, Magi ed altri n. 6-00243, sulla quale c'è il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Colleghi, ho bisogno di ascoltare il Ministro Foti per un chiarimento sul parere della prossima risoluzione. Prego.
TOMMASO FOTI,. Grazie, Presidente. Avendomi la segreteria comunicato che i presentatori delle risoluzioni Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00244, Zanella ed altri n. 6-00245 e Braga ed altri n. 6-00246 non accettano la votazione per parti separate, evidentemente i pareri espressi favorevolmente su alcune delle parti che sarebbero dovute andare in votazione non possono essere mantenuti, perché si vota la risoluzione nel suo complesso, e quindi il parere del Governo su tutti i punti è contrario.
PRESIDENTE. Ne prendo atto, Ministro Foti.
Passiamo alla votazione della risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00244.
Avverto che, a seguito dell'approvazione della risoluzione n. 6-00242, risulta precluso il 23° capoverso del dispositivo limitatamente alle parole “non aderire, né a partecipare in qualunque forma al “” o ai suoi lavori, scongiurando qualsiasi forma di contribuzione finanziaria, al fine di non legittimare un organismo internazionale non conforme ai principi fondamentali previsti dall'articolo 11 della Costituzione, né a quelli del diritto internazionale, e”; pertanto, tale capoverso verrà posto in votazione per la parte restante.
Avverto, altresì, che, non essendo state avanzate richieste di votazione per parti separate sui capoversi del dispositivo su cui il Governo ha espresso parere favorevole, il parere, sentito poco fa il Governo, deve intendersi contrario alla risoluzione nella sua interezza.
Avverto, infine, che sono state avanzate richieste di votazione per parti separate nel senso di votare: dapprima la risoluzione nella sua interezza, ad eccezione dei capoversi 2° e 5° del dispositivo; a seguire, distintamente i capoversi 2° e 5° del dispositivo. Tutto chiarissimo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00244, per la parte non preclusa, ad eccezione dei capoversi 2° e 5° del dispositivo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 2° capoverso del dispositivo della risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00244, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 5° capoverso del dispositivo della risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00244, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00245.
Avverto che, a seguito dell'approvazione della risoluzione n. 6-00242, risulta precluso il 10° capoverso del dispositivo limitatamente alle parole “ritirare ogni forma di partecipazione italiana al cosiddetto e”; pertanto, tale capoverso verrà posto in votazione per la parte restante.
Avverto, altresì, che, non essendo state avanzate richieste di votazione per parti separate sui capoversi del dispositivo su cui il Governo ha espresso parere favorevole, il parere, sentito il Governo, deve intendersi contrario alla risoluzione nella sua interezza.
Avverto, infine, che è stata avanzata richiesta di votazione per parti separate nel senso di votare: dapprima il dispositivo, ad eccezione dei capoversi 13°, 14° e 15°; a seguire, il 13° capoverso del dispositivo; quindi, congiuntamente i capoversi 14° e 15° del dispositivo; in fine, ove il dispositivo venga in tutto o in parte approvato, la premessa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00245, ad eccezione dei capoversi 13°, 14° e 15°, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 13° capoverso del dispositivo della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00245, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 14° e 15° del dispositivo della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00245, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
In virtù della reiezione del dispositivo, non verrà posta in votazione la premessa.
Passiamo alla votazione della risoluzione Braga ed altri n. 6-00246.
Avverto che i presentatori non hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo e, non essendo state avanzate richieste di votazione per parti separate sui capoversi del dispositivo su cui il Governo ha espresso parere favorevole, il parere, sentito il Governo, deve intendersi contrario alla risoluzione nella sua interezza.
Avverto, altresì, che è stata chiesta la votazione per parti separate, nel senso di votare il 13° capoverso del dispositivo distintamente dalle restanti parti della risoluzione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Braga ed altri n. 6-00246, ad eccezione del 13° capoverso del dispositivo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 13° capoverso del dispositivo della risoluzione Braga ed altri n. 6-00246, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sono così esaurite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente.
PRESIDENTE. Avverto che, con distinte lettere, è pervenuta, da parte delle Commissioni competenti in sede referente, richiesta di rinvio dell'avvio della discussione in Assemblea del decreto-legge n. 21 del 2026, in materia di costo dell'energia elettrica e del gas - dalla seduta di martedì 24 marzo a quella di lunedì 30 marzo -, nonché degli ulteriori argomenti iscritti nel calendario dei lavori dell'Assemblea nella settimana 24-27 marzo.
PRESIDENTE. Vedo che tutto ciò ha suscitato il vostro grande interesse. Spero adesso che invece ne suscitino ancora di più gli interventi di fine seduta, sui quali però pretenderò silenzio, cominciando dall'onorevole Nisini. Onorevole Nisini, aspetti un attimo che i colleghi, gentilmente e rispettosamente… Onorevole Nisini, lei è pronta? Aspetti un secondo solo. Colleghi, per favore, noi dobbiamo ancora finire, vi prego. Colleghi, lasciate l'Aula in silenzio e lasciamo intervenire l'onorevole Nisini. Prego, onorevole Nisini, le assicuro che adesso ci sarà silenzio. Prego.
TIZIANA NISINI(LEGA). Grazie, Presidente. Intervengo con questo fine seduta perché credo che quest'Aula non possa restare indifferente di fronte ad una vicenda che sta creando sgomento ed indignazione. Mi riferisco al femminicidio di Eleonora Guidi, avvenuto a Rufina (Firenze) l'8 febbraio dello scorso anno per mano del suo compagno. Una giovane donna di 34 anni uccisa con 24 coltellate, mentre si trovava a casa e stava semplicemente preparando un caffè in presenza del figlio, che allora aveva poco meno di 2 anni.
Oggi apprendiamo, a distanza di 13 mesi, che l'uomo accusato di questo efferato delitto, dopo aver tentato il suicidio gettandosi dal terrazzo, sarebbe ancora ritenuto non in grado di partecipare al processo a suo carico. Ma non solo: secondo la perizia disposta dal tribunale non sarebbe nemmeno socialmente pericoloso e si dovranno attendere ancora 12 mesi.
Ma davanti a una situazione del genere è inevitabile che i cittadini si pongano delle domande: è giusto che una famiglia che ha perso una figlia, ha perso una sorella, ha perso una madre debba rimanere sospesa per anni in un limbo senza verità e senza giustizia? Alle istituzioni spetta il dovere di non lasciare sole le famiglie che chiedono verità e giustizia. Lo dobbiamo alla memoria di Eleonora, lo dobbiamo a suo figlio, lo dobbiamo alla sua famiglia, lo dobbiamo a tutte le vittime di femminicidio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Stefano Maria Benvenuti Gostoli. Ne ha facoltà.
STEFANO MARIA BENVENUTI GOSTOLI(FDI). Grazie, Presidente, anche per lo sforzo di declamare il nome per intero, non succede spesso…
PRESIDENTE. Mi chiamo anch'io Giorgio Filippo Maria, quindi ogni tanto lo riconosco… Prego, onorevole.
STEFANO MARIA BENVENUTI GOSTOLI(FDI). Grazie. Brevemente intervengo a fine seduta per esprimere un sentito ringraziamento alle donne e agli uomini delle Forze di Polizia, che in queste ore hanno condotto, con tempestività ed efficacia, un'importante operazione nel porto di Ancona. Mi riferisco all'arresto di tre presunti scafisti individuati subito dopo lo sbarco della nave operazione che è stata resa possibile grazie al lavoro attento e professionale della squadra mobile della questura di Ancona, sotto il coordinamento ovviamente dell'autorità giudiziaria.
Desidero rivolgere un particolare apprezzamento al questore di Ancona, ai funzionari, agli investigatori della squadra mobile e alla procura della Repubblica, con il sostituto procuratore che ha seguito le indagini, per la rapidità, la competenza investigativa e il senso dello Stato dimostrati.
Questo risultato dimostra, ancora una volta, quanto sia fondamentale la presenza sul territorio di Forze di Polizia preparate e determinate, capaci di individuare e assicurare alla giustizia chi sfrutta la disperazione di persone e mette a rischio vite umane organizzando viaggi illegali e pericolosi nel Mediterraneo.
Questa operazione dimostra un segnale importante: lo Stato c'è, lo Stato vigila e lo Stato interviene con fermezza contro chi alimenta il traffico di esseri umani.
Da parlamentare e da anconetano, mi lasci esprimere pubblicamente tutto il mio orgoglio e la mia gratitudine verso chi ogni giorno lavora, spesso lontano dai riflettori, per garantire la sicurezza, la legalità e il rispetto delle regole.
Quindi, a tutti coloro che hanno concorso e partecipato per raggiungere questo importante risultato i miei sinceri ringraziamenti .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Stefano Maria Benvenuti Gostoli.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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