PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO TRAVERSI, legge il processo verbale della seduta del 6 agosto 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 94, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza petizioni, il sunto e l'assegnazione delle quali, ai sensi della deliberazione della Giunta per il Regolamento del 19 febbraio 2025, saranno pubblicati nell' al resoconto stenografico della seduta odierna .
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 7 agosto 2026, ha presentato alla Presidenza, a norma dell'articolo 77 della Costituzione, il seguente disegno di legge, già presentato al Senato il 7 agosto 2026 e trasferito dal Governo alla Camera, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alle Commissioni riunite V (Bilancio) e VIII (Ambiente):
«Conversione in legge del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, recante disposizioni urgenti per la funzionalità della pubblica amministrazione e degli enti territoriali, nonché in materia di Protezione civile» (3083) – exbis.
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera pervenuta in data 1° settembre 2026, ha presentato alla Presidenza, a norma dell'articolo 77 della Costituzione, il seguente disegno di legge, già presentato al Senato il 26 agosto 2026 e trasferito dal Governo alla Camera, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VI Commissione (Finanze): «Conversione in legge del decreto-legge 26 agosto 2026, n. 153, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali» (3086) – .
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3043-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 luglio 2026, n. 127, recante misure urgenti e indifferibili per lo svolgimento dei procedimenti civili e penali a seguito del crollo dell'immobile degli uffici giudiziari di Bolzano.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La II Commissione (Giustizia) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, presidente della Commissione giustizia, deputato Ciro Maschio.
CIRO MASCHIO, . Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, l'Assemblea avvia oggi l'esame in sede referente del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 127 per misure urgenti e indifferibili per lo svolgimento dei procedimenti civili e penali a seguito del crollo dell'immobile degli uffici giudiziari di Bolzano. Il provvedimento si è reso necessario a seguito del crollo dell'immobile in cui hanno sede il tribunale di Bolzano e la procura della Repubblica presso il medesimo tribunale, avvenuto lo scorso 16 luglio 2026.
Tale evento ha determinato l'impossibilità materiale di accedere alla sede giudiziaria e, conseguentemente, di celebrare le udienze civili e penali, di compiere gli atti dei procedimenti pendenti e svolgere le connesse attività di cancelleria e di segreteria. La relazione illustrativa precisa che, in base agli accertamenti tecnici compiuti e alle informazioni assunte, non è oggettivamente possibile garantire prima del 30 settembre 2026 il ripristino della piena funzionalità della sede del tribunale e della procura, né il reperimento di una sede alternativa nella quale svolgere l'attività giudiziaria.
Per tale ragione il presente decreto è volto ad assicurare, per il tempo strettamente necessario al ripristino delle funzionalità degli uffici giudiziari coinvolti, il regolare e ordinato svolgimento dei procedimenti civili e penali. In ragione dell'oggettiva situazione di emergenza, la Commissione ha concluso l'esame in sede referente senza modifiche di carattere sostanziale. Chiedo alla Presidenza se posso depositare la relazione integrale e concludo l'illustrazione.
PRESIDENTE. La ringrazio, presidente Maschio. Lei è autorizzato a depositarla e la ringraziamo per questo.
Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo: non intende intervenire.
È iscritto a parlare il deputato Giandonato La Salandra. Ne ha facoltà.
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). Grazie, Presidente. Innanzitutto, auguri di buon lavoro a lei e a tutti i colleghi. Quello che ci apprestiamo a discutere non è un provvedimento che riguarda la riforma della giustizia, ma è un provvedimento che affronta una condizione di emergenza che, peraltro, non coglie questo Parlamento impreparato. Come correttamente ha evidenziato il relatore, si è verificato un evento assolutamente infausto che ha interessato il tribunale e la procura della Repubblica di Bolzano rendendo necessaria l'adozione di una serie di misure urgenti e indifferibili in materia di giustizia civile e penale. Questo perché? Perché tale evento ha determinato l'impossibilità materiale e assoluta di accedere alla sede giudiziaria, di celebrare le udienze civili e penali e, finanche, di compiere quegli atti procedimentali pendenti e di svolgere le connesse attività.
Questo Parlamento è già stato interessato da un provvedimento analogo; in passato, si è verificata tale situazione presso il tribunale di Bari; misure urgenti ed indifferibili sono state adottate anche durante il periodo COVID-19 e in occasione di eventi quali quelli che hanno interessato Ischia o, nel 2023, l'Emilia-Romagna.
Il provvedimento è estremamente chiaro nel prevedere, all'articolo 1, comma 1, un rinvio d'ufficio, a una data successiva al 30 settembre 2026, di tutte le udienze civili e penali fissate dinanzi al tribunale di Bolzano. La specificità consiste nel fatto che tale rinvio opera d'ufficio senza determinare oneri o incombenti a carico delle parti, degli avvocati o, meglio, in generale, di tutti gli operatori di giustizia.
Il comma 2 stabilisce, poi, la sospensione, per il medesimo periodo, del decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto relativo ai procedimenti pendenti, ivi inclusi gli atti introduttivi, i procedimenti esecutivi, le impugnazioni e, aspetto cruciale, dei termini di durata della fase delle indagini preliminari. Quest'ultima previsione si è resa assolutamente indispensabile poiché l'inagibilità ha colpito anche la procura della Repubblica rendendo impossibile l'accesso ai fascicoli.
Un punto che sinceramente mi sembra meritevole di essere posto all'attenzione di quest'Aula è il bilanciamento operato dal provvedimento tra l'esigenza di sospensione e la tutela dei diritti indifferibili; ciò viene chiarito al comma 3 che, appunto, chiarisce, in maniera inequivocabile, il rispetto di quella esigenza tra il rigore e il dettaglio delle eccezioni che vengono portate.
Nel settore civile vengono salvaguardati i diritti delle persone minorenni, gli alimenti, l'assegno divorzile, i procedimenti cautelari, le tutele e le amministrazioni di sostegno, le interdizioni, i trattamenti sanitari obbligatori, l'interruzione volontaria di gravidanza, gli ordini di protezione contro gli abusi familiari e le controversie elettorali; oltre, ovviamente, a tutte quelle altre cause in cui la ritardata trattazione recherebbe un grave pregiudizio alle parti.
Nel medesimo senso, anche nel settore penale l'architettura delle tutele è altrettanto rigorosa in quanto restano pienamente attivi i procedimenti di convalida dell'arresto, del fermo, dell'allontanamento d'urgenza e del sequestro; i procedimenti nei quali scadono i termini di custodia cautelare previsti dal codice di rito; quelli con misure di sicurezza detentive; i casi di incidente probatorio, nonché i procedimenti in cui gli imputati e difensori richiedano espressamente di procedere.
Il provvedimento in sé reca un ulteriore elemento particolarmente importante, un fondamentale presidio di legalità, contenuto proprio nel comma 4, per cui la sospensione dei termini delle indagini preliminari non si applica ai procedimenti per delitti di criminalità organizzata e di terrorismo. Questo è da porre in continuità con l'idea per cui lo Stato non può in alcun modo arretrare dinanzi alla lotta alla criminalità organizzata, assicurando tutti quei presidi di legalità che possano portare a una continuità investigativa in settori così importanti e di così elevato allarme sociale.
Il provvedimento reca infine ulteriori disposizioni in ordine al periodo di sospensione sterilizzando gli effetti di questo periodo ai fini del computo della ragionevole durata del processo.
Signor Presidente, concludo il mio intervento in discussione generale evidenziando come, ancora una volta, il sistema giustizia trova questo Parlamento pronto, con una piena capacità di resilienza e di vicinanza concreta ai territori colpiti da eventi calamitosi quale quello che ha colpito il tribunale e la procura di Bolzano. Per questo sento pacificamente di poter anticipare il voto favorevole del mio gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il provvedimento che oggi discutiamo origina da una situazione eccezionale e chiede, quindi, doverosamente al Parlamento di intervenire in modo celere, concreto e responsabile. Il 16 luglio una parte del palazzo di giustizia di Bolzano è crollata al suolo, rendendo inagibili gli uffici del tribunale e della procura della Repubblica ed è stata sfiorata una tragedia. Il cedimento è avvenuto nelle prime ore del mattino quando, per fortuna, gli uffici non erano ancora entrati nella loro piena attività; poche ore dopo, con magistrati, avvocati, personale amministrativo e cittadini, presenti nell'edificio, le conseguenze ovviamente sarebbero state terribili e tragiche.
Quindi, esprimiamo, ovviamente, la vicinanza alla comunità di Bolzano, alla magistratura, all'avvocatura e al personale amministrativo impegnato nel lavoro quotidiano sui temi della giustizia a Bolzano e che ha dovuto affrontare una situazione emergenziale.
Proprio perché siamo di fronte a un fatto grave, insieme al sollievo per una tragedia solo fortunatamente evitata, dobbiamo anche chiedere ovviamente che venga fatta piena luce perché la sicurezza degli edifici, tutti, privati e pubblici, degli uffici, nei quali viene amministrata la giustizia, sia ovviamente una priorità non rinunciabile. Quindi, si accertino le cause del crollo, si verifichino la qualità dei lavori in corso e le modalità di progettazione ed esecuzione; insomma, si verifichi come sia stato possibile questo infausto avvenimento.
Ora, la giustizia ha molti problemi e, certamente, tra i problemi della giustizia, vi è l'edilizia che spesso è carente e non dotata di strumenti adeguati e di condizioni di lavoro dignitose.
È un tema generale; nello specifico, ora, di fronte a questa emergenza, occorre intervenire celermente ed è per questo che il decreto-legge di oggi, sottoposto alla nostra conversione, merita di essere sostenuto. Noi sosteniamo questa misura perché, di fronte a un'emergenza, occorrono risposte immediate. Il crollo ha reso materialmente impossibile l'accesso alla sede del tribunale e della procura e, quindi, lo svolgimento ordinario delle udienze, delle attività di cancelleria, di segreteria e il confezionamento, il deposito degli atti processuali; insomma, il decreto doveva e deve intervenire per evitare che questa situazione produca ulteriori conseguenze negative sull'attività giudiziaria e, quindi, sui cittadini, sulle parti interessate, sui difensori, sul funzionamento della giustizia.
All'articolo 1 viene disposto il rinvio d'ufficio delle udienze civili e penali, fissate davanti al tribunale di Bolzano nel periodo compreso tra il 16 luglio 2026 e il 30 settembre 2026, a una data successiva al 30 settembre; è, dunque, una disposizione che coglie nel segno e merita di essere sostenuta. Non viene, quindi, chiesto alle parti e ai difensori di presentare istanze per ottenere ciò che è determinato dall'inagibilità dell'edificio.
Ovviamente, l'emergenza non può trasformarsi in un ulteriore aggravio burocratico per chi già è impegnato nella propria attività professionale o istituzionale che è compromessa dall'inagibilità della struttura.
Il decreto tutela la validità delle udienze che sono state regolarmente svolte prima della sua entrata in vigore: anche questo è un elemento di ragionevolezza.
Un ulteriore intervento riguarda la sospensione dei termini processuali: dal 16 luglio 2026 al 30 settembre 2026 è sospeso il decorso dei termini per il compimento di tutti gli atti dei procedimenti civili e penali pendenti presso il tribunale e la procura. La norma ha una formulazione ampia e, quindi, comprende i termini per gli atti introduttivi del giudizio, dei procedimenti esecutivi, quelli per le impugnazioni e i termini relativi alle indagini preliminari e, più in generale, tutti i termini procedurali. Scelta necessaria e, quindi, anche questa, meritevole di essere sostenuta.
Il decreto disciplina anche le modalità mediante le quali devono essere computati questi termini; sono disposizioni tecniche, ma certamente fondamentali per garantire la certezza del diritto ed evitare contenziosi interpretativi.
Rilevante anche il comma 3 che stabilisce l'eccezione della sospensione perché l'emergenza non può giustificare una sospensione indiscriminata della tutela giudiziaria; quindi, sono fuori dalla sospensione i procedimenti che richiedono trattazioni urgenti e non differibili come quelli relativi ai diritti alle persone minorenni, agli assegni di mantenimento, agli alimenti e ai procedimenti cautelari, quelli relativi alla tutela e all'amministrazione di sostegno, all'interdizione; insomma, tutti i procedimenti relativi ai diritti fondamentali non rinviabili, così come quelli relativi agli accertamenti e ai trattamenti sanitari obbligatori, quelli in materia di ordini di protezione contro gli abusi familiari, i procedimenti elettorali. Insomma, tutti i provvedimenti che non possono essere rinviati.
Vi è, poi, una clausola generale: non sono sospesi i procedimenti la cui ritardata trattazione possa produrre grave pregiudizio alle parti e sarà il capo dell'ufficio giudiziario o il giudice istruttore per le cause già iniziate a dichiararne l'urgenza.
Il decreto interviene anche sul versante penale.
Sono esclusi dalla sospensione i procedimenti di convalida dell'arresto e del fermo, quelli relativi all'allontanamento d'urgenza dalla casa familiare e i sequestri disposti d'urgenza. Sono, inoltre, disciplinate situazioni nelle quali sono in gioco la libertà personale ed esigenze cautelari non differibili. Il decreto prevede anche la prosecuzione dei procedimenti nei quali sono applicate misure di sicurezza detentive e, in determinate condizioni, anche procedimenti nei quali sono applicate misure cautelari o di sicurezza personale quando gli imputati o i loro difensori chiedono espressamente che si proceda. Particolare attenzione è riservata anche all'incidente probatorio, che non viene sospeso, perché può riguardare prove che rischiano di non poter essere assunte successivamente o persone che potrebbero essere non più disponibili al dibattimento. Anche questa è una previsione condivisibile.
Vi è poi un intervento sulle indagini preliminari. La regola generale, anche qui, è la sospensione dei termini, ma vengono previste deroghe quando occorre procedere con la massima urgenza. La sospensione dei termini delle indagini preliminari non opera per i procedimenti relativi, ad esempio, ai delitti di criminalità organizzata e terrorismo. È una scelta che garantisce che l'emergenza della sede giudiziaria non determini un rallentamento delle attività investigative in settori cruciali nei quali la tempestività delle indagini è essenziale. Per i procedimenti penali interessati dal rinvio e dalla sospensione il corso della prescrizione e i relativi termini, previsti dagli articoli 303 e 308 del codice di procedura penale, sono sospesi per lo stesso periodo.
Il provvedimento interviene anche sul computo della ragionevole durata del processo: il periodo determinato dall'emergenza e dal conseguente rinvio non viene considerato ai fini della disciplina sull'equa riparazione per la violazione del termine ragionevole. Anche questa è una previsione comprensibile e ragionevole.
Inoltre, vi è un intervento sul rapporto con la sospensione feriale dei termini processuali. Il legislatore sceglie un'unica disposizione speciale riferita all'intero periodo dell'emergenza.
Si tratta, quindi, di un provvedimento di soli 3 articoli, circoscritto al caso specifico, all'emergenza che si è determinata per il crollo. Vi è poi una clausola di invarianza finanziaria e poi il successivo articolo 3 disciplina l'entrata in vigore. Insomma, è un intervento emergenziale limitato nel tempo e nell'oggetto, che ha l'obiettivo di accompagnare il sistema giudiziario fino al pieno ripristino della funzionalità degli uffici o alla disponibilità di una sede alternativa.
Come Partito Democratico sosteniamo l'urgenza della risposta all'emergenza che si è creata, perché è prioritario garantire che la giustizia a Bolzano non si fermi e che comunque il suo svolgimento sia compatibile con la situazione relativa all'edilizia che si è verificata. Ripeto: sosteniamo l'intervento specifico e circoscritto in via emergenziale. Resta ovviamente la questione più generale sul tema degli investimenti in materia di edilizia, sul personale, sull'organizzazione, sulle infrastrutture, sulla digitalizzazione, sulla programmazione e sulla continuità amministrativa, temi sui quali da sempre contestiamo limiti, lentezze e inefficienze dell'attività ministeriale. I problemi della giustizia italiana sono noti e quei problemi ricadono su cittadini e imprese e meriterebbero ben altra trattazione.
Anche i dati relativi al PNRR ci lasciano profondamente insoddisfatti, perché quello strumento, necessario per riqualificare la giurisdizione italiana, è ben lontano dal raggiungere gli obiettivi che erano prefissati. Insomma, occorrerebbero una riflessione seria e un intervento deciso ma non è questa la sede, se non per ricordarlo a margine dell'intervento che ho fatto. Oggi era necessario - ed è necessario - intervenire in via d'urgenza per rispondere all'emergenza che si è creata a Bolzano e su quello noi facciamo la nostra parte, mettendoci a disposizione per la conversione di questo decreto .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, deputato Ciro Maschio, presidente della Commissione giustizia, che rinuncia.
Ha facoltà di replicare il rappresentate del Governo, che rinuncia.
Il seguito del dibattito è rinviato alla parte pomeridiana della seduta odierna.
Colleghi, sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno la Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, il Ministro dell'Università e della ricerca, la Ministra del Lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica.
Colleghi, essendo in corso la diretta televisiva, vi invito caldamente a un rigoroso rispetto dei tempi
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno. Il deputato Fabrizio Benzoni ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bonetti ed altri n. 3-02857, di cui è cofirmatario.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Grazie, Ministra. La storia di Lorena Isceri credo abbia colpito tutti come parlamentari, ma anche come cittadini. Dietro l'ennesimo femminicidio non c'è una statistica, c'è una donna che non c'è più, c'è una famiglia distrutta. Ma c'è anche una domanda che ci perseguita, che è questa: avremmo potuto fare qualcosa, intervenire prima? Su questa battaglia serve un'assunzione di responsabilità comune. Il contrasto alla violenza contro le donne non può diventare terreno di divisione politica proprio oggi che alcune forze politiche arrivano a mettere in discussione la priorità di questa battaglia e persino la specificità di questo fenomeno.
Per questo va ribadito anche il significato del reato di femminicidio: non è una risposta esaustiva, perché nessuna norma penale può da sola risolvere il problema, ma riconoscere la natura specifica di questa violenza significa non negarla. La vera sfida è prevenire: la scuola, l'educazione, i centri antiviolenza, la formazione degli operatori…
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). …la protezione delle vittime. Le chiediamo, quindi, in che stato di attuazione sia il Piano strategico nazionale contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica 2025-2027 e quali azioni intenda intraprendere il Governo.
PRESIDENTE. La Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, ha facoltà di rispondere.
EUGENIA ROCCELLA,. Grazie Presidente e grazie onorevoli colleghi per il quesito che ci dà modo di ribadire il grande impegno profuso in questa legislatura contro la violenza sulle donne, e di farlo qui, in Parlamento, nel luogo in cui molto spesso siamo riusciti a raggiungere su questo tema una significativa unità. È in Parlamento che è stata approvata all'unanimità la legge n. 168, che abbiamo promosso fra i nostri primi atti per rafforzare il codice rosso e gli strumenti di prevenzione.
E sempre all'unanimità è stato votato il reato autonomo di femminicidio, che non serve a stabilire classifiche di gravità morale in base al sesso della vittima, ma ad inquadrare giuridicamente quella specifica forma di violenza che rifiuta la libertà delle donne, una libertà fondamentale che è parte della nostra identità e civiltà. Rassicuro gli interroganti: abbiamo fortemente voluto questa legge e non abbiamo certo cambiato idea perché qualcuno sostiene che il femminicidio non esiste.
Tutte queste norme hanno consolidato una legislazione già robusta e hanno posto l'Italia all'avanguardia internazionale nel contrasto della violenza, come ha riconosciuto l'Organizzazione delle Nazioni Unite e come emerge dall'analisi comparata condotta dalla Commissione parlamentare sul femminicidio. Ancora, i fondi per i centri antiviolenza e le case rifugio sono stati raddoppiati, le misure di sostegno economico alle vittime, come il reddito di libertà, sono state potenziate e rese strutturali, e proprio in questi giorni abbiamo stanziato ulteriori risorse per coprire altre richieste pregresse arrivate dalle regioni. A queste risorse è stato affiancato un Fondo per il reinserimento lavorativo delle donne coinvolte in situazioni di violenza.
La diminuzione del numero dei femminicidi registrata nel primo semestre di quest'anno in rapporto allo stesso periodo dell'anno scorso è un primo segnale incoraggiante, non certo un punto d'arrivo. Ce lo ricordano, purtroppo, come è stato detto, i casi recenti, come l'inaudita ferocia che si è scatenata contro Lorena. Non è un punto d'arrivo, ma una spinta che ci sollecita ad andare avanti soprattutto nel lavoro di formazione, un lavoro rafforzato dalle leggi approvate in questa legislatura, dal Libro bianco elaborato dal Comitato tecnico scientifico dell'Osservatorio antiviolenza, dai protocolli stipulati con diverse associazioni di categoria.
È un lavoro che deve andare avanti con la collaborazione di tutti, a cominciare dalla magistratura. Sempre in tema di formazione e di educazione delle giovani generazioni, le indicazioni del Piano antiviolenza si sono concretizzate nei programmi curricolari di educazione al rispetto nelle scuole, nei progetti di sensibilizzazione per gli studenti, come il concorso di cortometraggi “Da uno sguardo (…)”, e nel decreto interministeriale per la prevenzione nelle scuole di primo grado appena firmato, perché la lotta alla violenza non conosce sosta. Due milioni di euro in quest'ultimo caso.
Il Piano antiviolenza varato in questa legislatura prevede, per la prima volta, un monitoraggio costante per avere contezza di tutto ciò che viene realizzato. Continueremo a fare tutto ciò che serve contro questa piaga, con la consapevolezza di avere profuso dal primo giorno il massimo insieme e di averlo fatto nello sforzo di essere uniti.
PRESIDENTE. La deputata Bonetti ha facoltà di replicare.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Innanzitutto grazie, Ministra, per avere accolto la nostra richiesta di rispondere al nostro quesito in quest'Aula. Condividiamo che sul piano legislativo l'Italia ha fatto molto, e io voglio credere che continueremo a fare molto con norme che possano rafforzare la prevenzione e il contrasto alla violenza maschile contro le donne. Ma è indubbio che la tragedia, la grande e disumana tragedia che ha colpito Lorena Isceri e la sua famiglia, così come le tante, troppe donne uccise prima di lei, oggi ha suscitato nel Paese un senso di impotenza diffusa.
A questo senso di impotenza noi dobbiamo dare una risposta rilanciando un nuovo patto che coinvolga l'Italia intera in questa battaglia e in questo contrasto. Quindi, Ministra, le facciamo due proposte molto concrete: il Governo convochi i per costruire con loro un patto straordinario contro la violenza e per destinare spazi quotidiani di sensibilizzazione e di prevenzione che parlino di questo fenomeno, che diano informazione e che sollecitino le coscienze, tutti i giorni, e non solo nel mese di novembre; la seconda proposta riguarda il mondo del lavoro, che, accanto a quello della scuola, è uno dei mondi che maggiormente può creare cultura e diffondere informazione e sensibilizzazione.
Chiamiamo le imprese e chiediamo loro di organizzare percorsi di prevenzione, sensibilizzazione e formazione, e diamo loro strumenti per farlo, informativi, ma anche economici, attraverso sgravi fiscali, come il rafforzamento della certificazione per la parità di genere, proprio magari introducendo questo come filone.
Azione, nella prossima legge di bilancio, presenterà un'iniziativa in questo senso per defiscalizzare e sostenere questo tipo di attività. Crediamo e speriamo che possa essere questo un terreno che ancora una volta unisca questo Parlamento, il Paese intero e il Governo, perché alle donne che ancora oggi sono vittime di violenza noi dobbiamo continuare a destinare ogni secondo del nostro impegno politico .
PRESIDENTE. La deputata Tassinari ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02858 .
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Ministro Bernini, il nostro Paese, nell'ambito dell'offerta delle residenze per studenti universitari, per anni si è attestato al di sotto della media europea, in particolare nei centri che ospitano atenei più piccoli e nelle città universitarie del Mezzogiorno. Per fronteggiare questa criticità il PNRR, nell'ambito della riforma della legislazione degli alloggi per studenti, ha destinato più di un miliardo di euro per la messa a disposizione di 60.000 alloggi, per fare in modo che la disponibilità potesse passare da 40.000 alloggi a 100.000 per i posti letto degli studenti fuori sede.
Siamo in una fase in cui il termine per la realizzazione degli alloggi è scaduto il 31 agosto 2026 e siamo in apertura dell'anno accademico. Quindi, sono a chiedere al Ministro quale sia il numero dei nuovi alloggi universitari realizzati in tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento al Mezzogiorno, i criteri di assegnazione e anche i costi che graveranno sugli studenti.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie all'onorevole interrogante. Grazie, Presidente. Siamo arrivati con le tende - onorevole Tassinari, glielo dico per il tramite del nostro Presidente - e lasciamo 63.223 studentati in più. Ne siamo profondamente soddisfatti non solo per l'attività di questo Governo, ma perché questa è una necessità che il nostro Paese avverte da sempre. Nel 2022, quando siamo arrivati, i posti letto erano 40.000; quando lasceremo - quando sarà, comunque nel 2027 - saranno quasi 120.000.
Questo è certamente un risultato di questo Governo e di questo Ministero, ma è un risultato per il Paese, per i ragazzi e le ragazze che studieranno dove vorranno studiare e non dove le loro condizioni economiche consentono loro di farlo, è un risultato per le loro famiglie, è un risultato per il Paese, perché diritto allo studio significa opportunità di studio e libertà di scegliere. Noi abbiamo garantito ai ragazzi e alle ragazze 63.220 luoghi che possono chiamare “casa”, anche lontano da casa, dove già adesso, a partire dal 1° settembre, si sono accesi computer e connessioni Internet, dove si sono aperti libri e dove i ragazzi hanno cominciato a socializzare.
Questo per noi significa dare uno sfondo vero al diritto allo studio. Lei ci chiede: quali sono i costi di tutto questo? Da una valutazione di Scenari Immobiliari, i posti letto creati con il PNRR costeranno l'80 per cento in meno in termini di valore rispetto ai posti letto esistenti a mercato, il che significa che noi avremo un 30 per cento di posti letto gratuiti per effetto del diritto allo studio e della quota riservata dal diritto allo studio secondo il bando PNRR. Quindi, di questi 63.000 posti letto circa 20.000 saranno gratuiti e comunque tutti i posti letto avranno un 18 per cento di valore in meno rispetto al valore medio di mercato. Questa - ripeto - non è un'affermazione del Governo o del Ministero, che mi onoro di servire, ma è scritto nelle carte dei contratti che sono stati predisposti - comune per comune, strada per strada - presso l'Agenzia delle entrate.
Quindi, tutto questo per noi non rappresenta solamente un numero, rappresenta un traguardo: migliaia di ragazzi e ragazze potranno avere un luogo dove dormire e per noi hanno rappresentato sin da subito una priorità. Lo ripeto e con questo chiudo: quando siamo arrivati abbiamo trovato le tende. A differenza di alcuni dell'opposizione che, facendo una politica un po' polemica e un po' pretestuosa, hanno utilizzato le tende per fare , per fare dentro le tende e per solidarizzare con gli studenti, noi abbiamo aperto i cantieri e possiamo dire con orgoglio che, dopo aver aperto i cantieri, li abbiamo chiusi, abbiamo raggiunto il e l'abbiamo superato e ora consegniamo nelle mani degli studenti le chiavi delle loro nuove case.
PRESIDENTE. La deputata Tassinari ha facoltà di replicare.
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Prendiamo atto con grande soddisfazione della risposta del Ministro, soprattutto della determinazione e della volontà che il Ministro e tutto il Ministero hanno messo in atto per raggiungere questo che era sicuramente complesso e difficile. Quindi, ora abbiamo in disponibilità 63.200 posti attivati, che rappresentano effettivamente un risultato importante e concreto. Questo dà agli studenti la possibilità e la libertà di scegliere il proprio percorso universitario senza che l'abitare costituisca un ostacolo. Anche l'aspetto economico è significativo, perché comprendiamo che il fatto di avere comunque degli affitti che siano calmierati e a misura delle persone e degli studenti che devono spostarsi fuori sede sia, anche questo, un elemento di grandissima importanza.
Infatti, voglio sottolineare anche il cambio di passo rispetto alla legge n. 338 del 2000, che per anni ha rappresentato il principale strumento di sostegno alla realizzazione delle strutture universitarie residenziali ma che non prevedeva vincoli sotto il profilo del canone di locazione. Quindi, non c'era un limite, un prezzo massimo. Ora anche questo paradigma è cambiato in maniera assolutamente necessaria e ottimale, perché con il PNRR è stato stabilito comunque un tetto. Quindi, chi ha realizzato i nuovi alloggi con questi contributi ha un tetto massimo rispetto al quale non può elevare la quota di locazione e questo è un ulteriore sistema per poter aiutare gli studenti. Quindi, da questo punto di vista siamo doppiamente soddisfatti: non solo abbiamo realizzato tanti alloggi, ma sono stati realizzati, da un punto di vista economico, anche in maniera assolutamente affrontabile dalle famiglie.
Quindi, per Forza Italia, garantire a un giovane la possibilità di studiare, senza che il costo dell'abitare rappresenti un ostacolo, significa rafforzare il merito, la mobilità sociale e anche la libertà di scegliere il proprio futuro, nella logica ovviamente dell'esercizio del diritto di studio. È questa la direzione nella quale riteniamo debba proseguire l'azione del Governo, che condividiamo. È una politica che mira a rendere effettivamente accessibile l'università, intervenendo contemporaneamente sulla qualità dell'offerta e sul suo costo. Ci auguriamo che il Governo continui a investire sull'sociale universitario - non abbiamo dubbi - perché garantire a un giovane la possibilità di studiare nella città e nell'ateneo che ha scelto significa investire sulla libertà, sul merito e sulla crescita del Paese .
PRESIDENTE. Il deputato Alessandro Colucci ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02859 di cui è cofirmatario.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, secondo Eurostat la popolazione italiana diminuirà da 59 milioni a 44 milioni e mezzo nel 2100, con un contestuale invecchiamento. È quindi necessario assicurare la qualità del nostro sistema di protezione sociale.
La risposta a queste sfide è il lavoro. Per questo, come Governo e come maggioranza di centrodestra, abbiamo promosso l'occupazione stabile, l'inclusione lavorativa e il sostegno alla genitorialità, come ad esempio l'aumento della retribuzione dei congedi parentali, il nascite, il asili nido e la decontribuzione per le madri lavoratrici. Anche la previdenza complementare è importante per integrare la previdenza tradizionale. Infatti, nella legge di bilancio 2026 è stata prevista una riforma, ovvero l'adesione automatica alla previdenza complementare per i lavoratori di prima assunzione.
Come Noi Moderati, sosteniamo le nuove generazioni e sosteniamo strumenti innovativi, come il libretto previdenziale per i nuovi nati, che potrebbero prevedere un iniziale contributo pubblico e successivi versamenti da parte di genitori e parenti per integrare le prestazioni previdenziali tradizionali.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Signor Ministro, alla luce di questo contesto e di queste novità, il gruppo di Noi Moderati le chiede quali sono le prospettive a cui sta lavorando in materia di previdenza per le future generazioni.
PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, il quesito posto riguarda un tema centrale per il futuro del nostro sistema di protezione sociale, in particolare per le prospettive previdenziali delle giovani generazioni. Il Governo è pienamente consapevole delle trasformazioni demografiche che interessano il nostro Paese e delle sfide che pongono alla sostenibilità e all'adeguatezza del sistema pensionistico.
Per questo motivo, sin dall'inizio della legislatura abbiamo perseguito una strategia fondata su un principio molto chiaro: rafforzare il sistema previdenziale significa anzitutto rafforzare il lavoro, aumentare l'occupazione, sostenere la crescita dei redditi e dei versamenti contributivi e favorire percorsi lavorativi stabili e di qualità, perché la prima politica previdenziale resta una buona politica del lavoro.
I risultati conseguiti in questi anni confermano la validità di questa impostazione. Più occupazione, maggiore stabilità dei rapporti di lavoro e continuità delle carriere contributive significano una base più solida sulla quale costruire pensioni adeguate e garantire nel tempo la sostenibilità del sistema.
In questa direzione si collocano le misure introdotte con la legge di bilancio 2026: il nuovo meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare per i lavoratori interessati, ferma restando la libertà di scelta individuale, l'innalzamento a 5.300 euro del limite annuo di deducibilità fiscale e gli ulteriori interventi volti a rendere più efficace e flessibile la costruzione della posizione previdenziale.
Secondo gli ultimi dati Covip, gli iscritti alle forme pensionistiche complementari hanno raggiunto quasi 10,5 milioni, con una crescita del 4,8 per cento rispetto all'anno precedente e un tasso di partecipazione nelle forze di lavoro pari al 39 per cento. Inoltre, sempre in questa prospettiva si inserisce il portale sulla previdenza complementare, realizzato dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali in collaborazione con il Consiglio nazionale dei giovani e il Mefop, che mette a disposizione dei cittadini strumenti e contenuti per favorire una maggiore consapevolezza delle scelte previdenziali, utile anche grazie alla sezione in aggiornamento costante delle FAQ.
È proprio all'interno di una strategia complessiva di sostegno alla posizione previdenziale delle giovani generazioni che si colloca anche il tema, richiamato dagli interroganti, relativo a un libretto previdenziale o dote previdenziale pubblica per i nuovi nati. L'apertura sin dalla nascita di una posizione individuale destinata alla costruzione della futura tutela pensionistica, alimentata da un contributo pubblico iniziale e aperta anche a successivi versamenti volontari della famiglia, rappresenta una delle opzioni che il Governo sta valutando per rafforzare ulteriormente la protezione previdenziale delle nuove generazioni. L'idea di fondo è semplice: anticipare il momento nel quale iniziamo a costruire la sicurezza previdenziale della persona, sfruttando un orizzonte temporale molto lungo e gli effetti della capitalizzazione per creare progressivamente una dotazione destinata ad accompagnarla fino all'età pensionabile.
È una logica, sviluppata nelle ipotesi di studio, di una posizione individuale capitalizzata fin dalla nascita e una prospettiva coerente con il lavoro che abbiamo avviato sulla previdenza complementare: allargare progressivamente l'orizzonte della tutela dall'ingresso nel mercato del lavoro fino ai primi anni della vita, rafforzando la cultura del risparmio previdenziale e la responsabilità tra generazioni. Abbiamo davanti una sfida, quella di costruire un sistema capace di proteggere le generazioni presenti senza scaricare costi su quelle future e, nello stesso tempo, di offrire ai giovani strumenti nuovi per costruire per tempo una pensione adeguata.
PRESIDENTE. Il deputato Lupi ha facoltà di replicare.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, il nostro gruppo, Noi Moderati, si dichiara molto soddisfatto della risposta che lei ci ha dato. Va esattamente nella direzione dei quattro anni di lavoro di Noi Moderati, di battaglie a sostegno della famiglia, della natalità e, in particolare, di questa alleanza lavoro-famiglia, lavoro-impresa, che diventa fondamentale. Ricordo, fra tutte, la battaglia di Noi Moderati sul congedo parentale e sulla possibilità, approvata dal Governo, di dare a papà e mamma la possibilità di stare - oltre al congedo di maternità - per tre mesi a casa con i propri figli all'80 per cento dello stipendio e non più al 30 per cento.
Questa proposta - a cui lei ha anche partecipato in sede di stati generali del di Noi Moderati e con la collega Polverini, e che noi abbiamo avanzato con forza e porteremo con forza nella prossima legge di bilancio - di una dote o libretto previdenziale per i nuovi nati va esattamente in questa direzione. E la possibilità di garantire un futuro ai nostri nuovi nati - che sono purtroppo 347.000-350.000 l'anno - è fondamentale. Un contributo - come lei ha sottolineato - anche iniziale di 1.000 euro all'anno da parte del pubblico e la possibilità da parte dei familiari, dei genitori e dei nonni, di contribuire con un loro versamento nel libretto previdenziale, magari anche con un vantaggio fiscale.
Questo darebbe non solo una risposta concreta di futuro a questi giovani, che a 18 anni si troverebbero con un patrimonio da investire per il loro futuro, ma in particolare anche un'indicazione politica fondamentale sull'attenzione che noi dobbiamo avere per le prossime e future generazioni. È un investimento che lo Stato fa, è un investimento che le famiglie fanno ed è, da questo punto di vista, incomprensibile l'obiezione delle opposizioni, che vedono per l'ennesima volta l'invasione di chissà quale demonio privato - le assicurazioni private - all'interno di un provvedimento che dovrebbe vedere l'accordo di tutte le forze politiche presenti in questo Parlamento. I giovani saranno il futuro del nostro Paese .
PRESIDENTE. Il deputato Giaccone ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02860 .
ANDREA GIACCONE(LEGA). Presidente, Ministro, quello della previdenza è un tema centrale per il Paese; lo è per chi ha lavorato e versato contributi per una vita e lo sarà per i giovani che entrano oggi nel mercato del lavoro.
Proprio per chi entra nel mercato del lavoro, con la legge di bilancio per il 2026 è stata introdotta una riforma della previdenza complementare di portata fortemente innovativa, che prevede tra l'altro un meccanismo di adesione automatica per i lavoratori dipendenti di prima assunzione, innalzando il limite massimo di deducibilità fiscale dei contributi versati. Questo allo scopo di assicurare, alla fine della carriera lavorativa, pensioni dignitose, integrando e affiancando il sistema di previdenza pubblica.
Alla luce di questa misura, chiediamo quali siano le prospettive attese della riforma della previdenza complementare e quali iniziative di informazione ed educazione previdenziale intenda promuovere per favorire e diffondere una consapevole cultura in materia previdenziale.
PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Grazie, signor Presidente. Onorevoli deputati, la necessità di garantire nel tempo pensioni adeguate, soprattutto alle generazioni più giovani, impone di affiancare a un primo pilastro pubblico e professionale forte un secondo pilastro sempre più diffuso, accessibile e capace di accompagnare il lavoratore lungo l'intera vita professionale. La previdenza complementare non rappresenta un'alternativa alla previdenza pubblica, ma ne rappresenta il naturale completamento.
Per questa ragione, soprattutto per le generazioni più giovani il tempo costituisce una risorsa previdenziale fondamentale. Iniziare a costruire una posizione complementare fin dai primi anni di lavoro consente di utilizzare pienamente l'orizzonte di lungo periodo proprio del risparmio previdenziale, massimizzandone i vantaggi fiscali nel momento di erogazione della prestazione. I dati presentati da COVIP nella relazione annuale 2025 mostrano un sistema in crescita.
Come si diceva prima, le adesioni alle forme pensionistiche complementari hanno raggiunto quasi 10,5 milioni, con un incremento del 4,8 per cento rispetto al 2024, e il tasso di partecipazione rispetto alle forze di lavoro è salito al 39,9 per cento rispetto al 33,8 per cento di cinque anni fa. Parallelamente, sono cresciute le risorse destinate alle prestazioni: alla fine del 2025, hanno raggiunto 262 miliardi di euro, con un incremento del 7,7 per cento nell'arco di un anno, arrivando a rappresentare l'11,6 per cento del prodotto interno lordo. Le novità introdotte con la legge di bilancio del 2026 assumono la portata di riforma della previdenza complementare, poiché intervengono in modo organico sui diversi momenti del percorso previdenziale: l'adesione, l'investimento delle risorse, l'erogazione delle prestazioni. Il punto centrale della riforma è il rafforzamento del meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare, operativo dal 1° luglio 2026 per i lavoratori dipendenti del settore privato, secondo le condizioni stabilite dalla nuova disciplina.
In caso di adesione automatica, non confluisce nella previdenza complementare soltanto il TFR maturando, ma, ove previsti, i contributi a carico del datore di lavoro e del lavoratore, secondo la disciplina collettiva applicabile. Anche le modalità di investimento delle risorse derivanti dalle adesioni automatiche sono state ripensate, superando la tradizionale destinazione automatica al comparto garantito e orientandole verso soluzioni coerenti con l'età dell'aderente e con l'orizzonte temporale di investimento; un cambio di impostazione significativo.
La riforma deve essere accompagnata da un secondo investimento altrettanto importante, quello sulla cultura previdenziale. Su questo punto, abbiamo più volte richiamato la necessità di mettere le persone nelle condizioni di conoscere e programmare il proprio futuro previdenziale. In questa prospettiva, abbiamo, come Ministero, rafforzato gli strumenti di informazione e orientamento, anche attraverso un nuovo portale della previdenza complementare e la collaborazione con i soggetti impegnati nell'educazione previdenziale.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. La diffusione della previdenza complementare rafforza l'adeguatezza delle prestazioni future. Il futuro della previdenza italiana passa, quindi, dalla capacità di costruire un sistema realmente multi pilastro: un primo pilastro pubblico e professionale solido, sostenibile, universale nella sua funzione di protezione e un secondo pilastro più ampio e accessibile, costruito lungo l'intera vita lavorativa e una relazione sempre più stretta tra i due, capace di garantire sostenibilità finanziaria e adeguatezza delle pensioni future.
PRESIDENTE. Il deputato Giaccone ha facoltà di replicare.
ANDREA GIACCONE(LEGA). Ringrazio il Ministro per la risposta. È chiaro che il nodo demografico con l'invecchiamento della popolazione impone delle riflessioni e delle misure e il Governo è già intervenuto in questa legislatura attraverso lo sviluppo dell'occupazione stabile - abbiamo infatti il record di occupati -, la promozione di una sempre maggiore inclusione lavorativa, l'introduzione di interventi di sostegno alla genitorialità e, appunto, l'elaborazione di soluzioni normative mirate in materia di previdenza complementare per pensare al futuro dei giovani. Questo Governo, in un contesto internazionale difficile e complicato, ha ridato credibilità al Paese e, grazie al lavoro del Ministro Giorgetti, ha rimesso in sicurezza i conti pubblici. Noi crediamo, signor Ministro, che, dopo questa importante misura per i giovani lavoratori, occorra pensare anche a chi ha lavorato tutta una vita, pagando i contributi e meritandosi di andare in pensione a un'età adeguata. La Lega lo ha fatto nel triennio 2019-2021 con “quota 100”, consentendo a centinaia di migliaia di lavoratori di poter scegliere se uscire dal mercato del lavoro. E, come Lega, riteniamo che nella prossima legge di bilancio occorra avere il coraggio di studiare misure per dare ai lavoratori la possibilità di avere forme di flessibilità in uscita, superando i rigidi meccanismi della legge Fornero e ridando la dignità di scelta alle persone .
PRESIDENTE. La deputata Viggiano ha facoltà di illustrare l'interrogazione Braga ed altri n. 3-02861 di cui è cofirmataria.
FRANCESCA VIGGIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Signora Ministra, Beko, Electrolux ed ex Ilva sono vertenze diverse, ma raccontano tutte la stessa debolezza di questo Governo: il lavoro assume rilievo quando la crisi è già esplosa, in assenza di una vera e propria politica industriale ed occupazionale. Non parliamo solo di stabilimenti, ma di territori, famiglie ed intere comunità. Negli scorsi giorni, 2.500 lavoratori dell'indotto ex Ilva hanno rischiato il licenziamento. Ieri quelle procedure sono state ritirate, ma non può essere questo il modello di gestione delle crisi industriali.
Non si può continuare a rincorrere le emergenze, lasciando al Ministero il solo compito di intervenire con gli ammortizzatori sociali. Ministra, il lavoro non può essere l'ultimo capitolo di una crisi industriale, deve essere il punto dal quale partire e a Taranto deve essere tutelato insieme a salute e ambiente, senza arretrare di un millimetro. L'indotto, poi, non può diventare visibile solo quando arrivano le lettere di licenziamento.
Per questo, signora Ministra, le chiediamo quali urgenti iniziative, anche normative, intenda promuovere affinché nella gestione delle crisi industriali la tutela dei livelli occupazionali e delle professionalità sia garantita attraverso un ruolo finalmente attivo e centrale del Ministero del Lavoro .
PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, le questioni poste riguardano crisi industriali sulle quali il Governo è concretamente impegnato, nella consapevolezza che la salvaguardia del patrimonio produttivo nazionale e la tutela dell'occupazione costituiscono parti di una medesima strategia. È proprio questa la linea seguita in questi anni, attraverso un'azione coordinata tra il Ministero del Lavoro e il Ministero delle Imprese e del insieme all'iniziativa del Governo in ogni sede opportuna e, nello specifico, nelle sedi europee: intervenire sulle condizioni di competitività del nostro sistema industriale, accompagnare le imprese nei processi di trasformazione e, nello stesso tempo, tutelare l'occupazione, le competenze e i territori coinvolti e i risultati del mercato del lavoro dimostrano che questa azione si inserisce in un quadro complessivamente positivo. A luglio 2026, gli occupati hanno raggiunto 24.370.000 unità, 307.000 in più rispetto a un anno prima, e sappiamo perfettamente che il tasso di disoccupazione è sceso al 5,8 per cento.
Non sottovalutiamo le difficoltà che interessano specifici settori, al contrario le affrontiamo attraverso strumenti industriali e occupazionali e di politica europea che sono integrati tra loro. Nel settore degli elettrodomestici, alla contrazione della domanda europea si è aggiunta una crescente pressione delle produzioni extra-UE. Secondo APPLiA, tra il 2021 e il 2024 le vendite europee di grandi elettrodomestici sono diminuite del 16,1 per cento e la quota dei prodotti realizzati in Europa è scesa dall'81,3 per cento del 2014 al 71,4 del 2024. Per questo l'azione del Governo non può limitarsi alla gestione delle singole vertenze. L'Italia ha promosso, insieme a Germania, Francia e Polonia, un'iniziativa per rafforzare la protezione della produzione europea, che sarà portata all'attenzione della Commissione europea in occasione del Consiglio Competitività del prossimo 24 settembre. Analoga, per noi, è l'impostazione seguita sulla siderurgia, settore strategico nel quale il Governo ha sostenuto in Europa la necessità di contrastare gli effetti della sovraccapacità produttiva globale, della concorrenza asimmetrica e di assicurare condizioni che consentano all'industria europea dell'acciaio di continuare a produrre e a investire.
In questo quadro, rispetto alla vicenda ex Ilva, ieri, 8 settembre, a Palazzo Chigi il Governo ha incontrato enti locali, associazioni datoriali e organizzazioni sindacali. Come dicevano gli interroganti, le imprese dell'indotto hanno accettato di sospendere le procedure di licenziamento che interessano 2.500 lavoratori. Non risponde al vero che il Governo non si sia già impegnato e il Ministero del Lavoro non abbia messo in campo misure per i lavoratori dell'indotto, perché ricorderete che, con norme di legge precedenti, già dal 2024 ci siamo occupati di questo settore. Stiamo proseguendo il lavoro per assicurare una prospettiva industriale allo stabilimento. Sono in corso le valutazioni delle manifestazioni di interesse per l'acquisizione dell'ex Ilva, compresa quella della cordata italiana alla quale hanno aderito 14 importanti aziende siderurgiche. Significa lavorare per garantire a Taranto un futuro industriale, accompagnando la necessaria transizione verso una produzione siderurgica sostenibile con la tutela dell'occupazione e delle competenze. Per questo vi voglio rassicurare che il Ministero del Lavoro è attivo e soprattutto attento a quelle che sono le ricadute occupazionali…
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. …di tutte quelle che sono le scelte. In questo caso, vi confermo non solo la nostra attività nell'utilizzare tutti quelli che sono gli strumenti a nostra disposizione, ma anche e soprattutto l'impegno a riformare quegli strumenti che necessitano un adeguamento per quelle che sono le esigenze del momento, a partire dall'assegno di ricollocazione CIGS, che sarà ancora più efficace per le procedure di transizione, riqualificazione e riaccompagnamento insieme a tutte le altre politiche attive che noi stiamo mettendo in campo.
PRESIDENTE. La deputata Braga ha facoltà di replicare.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Ministra, la sua risposta ci lascia del tutto insoddisfatti. Ha fatto un lungo elenco di “faremo”, “vedremo”, “ci misureremo”. Governate da quattro anni e in questi quattro anni che cosa avete fatto ? La sua risposta conferma il giudizio, la motivazione della nostra interrogazione e la marginalità del suo Ministero di fronte alle tante vertenze aperte. Ho ricordato i 450 licenziamenti di Electrolux, il mancato rispetto degli accordi su Beko, dopo gli esuberi e le dimissioni volontarie, ma potrei aggiungere Natuzzi, i tanti casi e i tanti rischi di delocalizzazione. L'unico contributo necessario, ma insufficiente, che lei nemmeno ha rivendicato nel suo intervento - guardi, lo faccio io - sono stati gli ammortizzatori sociali. Nessuna misura per prevenire iniziative dirompenti, come l'avvio delle procedure di licenziamento dei 2.500 lavoratori dell'indotto dell'ex Ilva che solo ieri tardivamente sono state temporaneamente sospese. Intervenite sempre dopo, sempre troppo tardi, con risposte insufficienti, parziali e senza avere neanche la contezza di quello che potrebbe fare il suo Ministero. Oggi non è stata in grado di dire se è nelle condizioni di fare quello che le hanno chiesto ieri gli amministratori, cioè di coprire, con i fondi a disposizione del suo Ministero per le aree di crisi industriali complesse, la cassa in deroga anche per i lavoratori dell'indotto per garantire il mantenimento dei livelli occupazionali. Questo non ce l'ha detto.
Ieri a Palazzo Chigi con grande ritardo si è consumato un altro passaggio preoccupante per Ilva, privo di ogni strategia: la Presidente del Consiglio, Meloni, ha ritenuto che la gravità della situazione non necessitasse della sua presenza, ma l'unico impegno, dopo anni di giri a vuoto, è stata la promessa di avviare un tavolo di confronto permanente a Palazzo Chigi, e viene da dire “finalmente”. Ma perché ci avete messo quattro anni a commissariare il Ministro Urso che è stato del tutto incapace di gestire quella situazione di crisi ? Perché non avete preso un impegno sul mantenimento delle attività siderurgiche per la difesa di un intero comparto e per l'ambientalizzazione? Sono le risposte che Taranto, i cittadini e i lavoratori di Taranto e di tutte le imprese legate all'ex Ilva si aspettano da tempo.
L'Italia non ha una politica industriale. In questi quattro anni non siete stati in grado di metterla in campo - e non la potete fare con i comunicati stampa o i comizi - e la vivono quotidianamente le persone che vivono questa condizione. Noi vi chiediamo di cambiare rapidamente direzione. Non siete in grado di guidare questo Paese, di agire in Europa per ottenere davvero gli strumenti utili per governare le transizioni, la formazione dei lavoratori, la difesa dei salari e dei diritti, perché è di questo che parliamo, anche di salario minimo e di misure contro la precarietà e lo sfruttamento.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Mentre gli altri Paesi stanno decidendo qual è il loro futuro industriale, voi abbandonate la siderurgia e l'acciaio a un declino irreversibile e questo non è accettabile, perché un Paese che decide di abbandonare il proprio futuro industriale rischia semplicemente di essere un Paese senza futuro .
PRESIDENTE. La deputata Gadda ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02862 .
MARIA CHIARA GADDA(IV-CR). Grazie, Presidente. Ministra Calderone, la fuga di giovani talenti italiani all'estero ci costa salatissimo: 16 miliardi di euro all'estero. Se non ci saranno interventi strutturali, da qui al 2035 ben 760.000 laureati in termini cumulati mancheranno al nostro Paese e questo comporterà una perdita di prodotto interno lordo per il Paese di 307 miliardi. Il 58 per cento dei nostri ragazzi appena finito il corso di studi se ne va all'estero, quindi non ci provano nemmeno a lavorare nel nostro Paese. Se pensiamo ai numeri - li confronto con gli altri Paesi europei -, nella fascia 20-29 anni il nostro tasso di occupazione è al 47,6; se guardiamo alla Germania abbiamo il 77 per cento e l'84 per cento nei Paesi Bassi.
Noi le chiediamo, siccome le abbiamo messo sul tavolo da più di un anno alcune proposte, dalla allo stop dei contratti extracurriculari gratuiti, qual è la vostra . Governo, la legislatura è quasi finita: cosa vogliamo fare per i nostri giovani italiani ?
PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Grazie, Presidente. Il tema posto è sicuramente centrale, anzi, certamente centrale. La capacità di offrire ai giovani delle opportunità di lavoro, crescita professionale, autonomia e allo stesso tempo di attrarre e riportare in Italia competenze e esperienze maturate all'estero rappresenta una delle condizioni essenziali per la competitività futura del Paese.
È precisamente su queste condizioni che il Governo ha scelto di intervenire fin dall'inizio della legislatura attraverso una strategia che ha riguardato occupazione stabile, redditi, autoimprenditorialità, competenza e attrazione del capitale umano qualificato. Con il decreto Coesione abbiamo introdotto il giovani attraverso un esonero contributivo totale per le assunzioni a tempo indeterminato degli 35 che non abbiano mai avuto un'occupazione stabile, rafforzando le regioni della ZES unica; abbiamo introdotto il donne, nuovi strumenti per sostenere l'autoimpiego e l'avvio di attività imprenditoriali da parte delle nuove generazioni.
A questi interventi si sono aggiunte le misure delle successive leggi di bilancio, da ultimo quelle adottate nel 2026, per continuare a sostenere l'assunzione e la stabilizzazione dei giovani. La direzione è chiara: non favorire soltanto l'ingresso nel mercato del lavoro, ma costruire le condizioni perché i giovani possano avere carriere solide e prospettive professionali durature nel nostro Paese. I risultati raggiunti sul versante occupazionale rappresentano un primo importante riscontro.
Sappiamo naturalmente che resta aperta una sfida fondamentale: fare in modo che sempre più giovani qualificati possano scegliere di costruire il proprio futuro in Italia e che coloro che hanno maturato esperienze professionali all'estero possano trovare conveniente tornare. Anche su questo il Governo è intervenuto: con la riforma della fiscalità abbiamo mantenuto uno specifico regime agevolativo per i lavoratori rimpatriati che trasferiscono la propria residenza fiscale nel nostro Paese.
Siamo consapevoli, tuttavia, che la politica per il rientro dei talenti non possa esaurirsi nelle agevolazioni fiscali, ma nel lavorare costantemente per rendere l'Italia attrattiva, creare lavoro stabile, sostenere redditi, favorire l'impresa giovanile, investire sulle competenze, e costruire un mercato del lavoro capace di riconoscere adeguatamente professionalità e merito rimane la sfida principale.
È in questo quadro che si collocano le proposte volte a rafforzare le opportunità per i giovani e l'attrattività del nostro Paese, dalla cosiddetta , richiamata dagli interroganti, alle ipotesi di una tassazione agevolata degli incrementi retributivi dei lavoratori più giovani, sulla scia di quanto già fatto nell'ultima legge di bilancio per i rinnovi contrattuali, nonché l'istituzione di un reddito di merito destinato agli studenti universitari più capaci.
Si tratta di iniziative che per i rispettivi profili fiscali e finanziari richiedono le valutazioni delle amministrazioni competenti, ma rappresentano una priorità e un'attenzione particolare per il Governo. In questi anni abbiamo dimostrato di voler intervenire sulla tassazione del lavoro: continueremo a valutare senza preclusioni ogni proposta sostenibile che possa rafforzare l'occupazione giovanile, migliorare le retribuzioni, creare condizioni sempre più favorevoli affinché i nostri giovani possano scegliere di costruire in Italia il proprio futuro.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Nell'ambito della legge di bilancio 2027, oltre a rinnovare l'impegno sul fronte della tassazione agevolata degli aumenti contrattuali e della premialità, inseriremo anche delle misure specifiche a sostegno dei giovani, dei giovani che rientrano e dei loro redditi.
PRESIDENTE. La deputata Gadda ha facoltà di replicare.
MARIA CHIARA GADDA(IV-CR). Ministra Calderone, meglio tardi che mai. Il punto è che Italia Viva aveva fatto proposte sulla che significa 10 per cento di Irpef per gli 30, 20 per cento di Irpef per gli 40, e ho detto tutto, perché per noi, in Italia, i giovani sono anche i quarantenni che dovrebbero avere già definito il loro percorso di vita e lavorativo. Vi avevamo proposto lo stop e il fermo dei contratti extracurriculari, che sono sostanzialmente dei lavori non pagati, gratuiti e che sfruttano i nostri giovani.
Poi vi abbiamo chiesto e vi avevamo proposto già un anno fa, appunto, il reddito di formazione. Vedremo se in legge di bilancio ci saranno queste misure e noi saremo contenti di votarle con voi. Il punto è che i dati, che spesso vengono dati, di soddisfazione non corrispondono a quello che pensano i nostri giovani, né quelli che rimangono qui in Italia, né quelli che se ne sono già andati all'estero. I nostri giovani non sono felici, e uso questo termine di cui la politica dovrebbe anche tenere conto ogni tanto. Perché non rientrano i ragazzi, i nostri giovani talenti dall'estero?
Non soltanto i laureati, noi abbiamo bisogno anche dei camerieri, dei pizzaioli, delle estetiste, delle cassiere. Abbiamo bisogno di tante professionalità. Non rientrano perché i salari sono troppo bassi: se guardiamo i numeri, dal 2000 al 2024 - me li sono segnati - il divario del salario tra noi e la Spagna è passato dall'1 al 7 per cento; rispetto alla Germania dal 14 al 36 per cento; rispetto alla Svizzera dal 39 al 71 per cento.
E poi ci sono i servizi, le politiche per la casa. Quel Piano casa di cui voi avete parlato va riempito di contenuto, perché è una caratteristica essenziale per rientrare. Concludo, Presidente. Poi c'è il merito, opportunità di lavoro legate alle effettive professionalità e ai percorsi, perché senza merito il nostro Paese e il nostro mercato del lavoro rimarrà asfittico .
PRESIDENTE. La deputata Zanella ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02863 .
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Ministro, poniamo alla sua attenzione la questione relativa a una nuova edificazione prevista da un piano attuativo urbanistico del comune di Venezia che prevede l'edificazione di ben 77 villette. Dove? Nell'Oasi «Ca' Roman», uno dei pochi siti litoranei conservati dell'Alto Adriatico. Noi le chiediamo, Ministro, di intervenire, perché lei ha tutte le possibilità - io già prevedo cosa risponderà -, perché questo è un sito tra i pochi mantenuti integri, come dicevo, dell'Alto Adriatico. Non è possibile prevedere lo sfruttamento a fini privatistici, ma rilanciarne l'uso pubblico e pienamente sostenibile .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, signor Presidente, e un grazie agli interroganti. Con riferimento al quesito posto dall'onorevole interrogante, non ravvisandosi chiaramente competenze del MASE, abbiamo avviato interlocuzioni con la regione Veneto, che ha fornito gli elementi informativi. Per il piano urbanistico attuativo relativo al progetto «Ca' Roman», la commissione regionale competente in materia di VAS si è espressa sul rapporto ambientale prodotto con un parere favorevole, subordinato al corretto recepimento di una serie di prescrizioni necessarie a prevenire impatti significativi sull'ambiente.
Sono state altresì valutate tre diverse alternative possibili, ossia lo stato di fatto, il piano oggetto di valutazione e il mantenimento integrale di tutti gli edifici, con la conferma della destinazione d'uso della colonia marina. I contributi resi dai numerosi soggetti consultati competenti in materia ambientale non hanno evidenziato la permanenza di elementi di criticità o carenza rispetto ai contenuti del rapporto ambientale.
Al fine di salvaguardare lo stato dei luoghi, la progettazione ha altresì individuato alcuni accorgimenti tecnici attuativi concernenti un eventuale inquinamento luminoso o acustico, e alla presenza antropica. Tali cautele sono state tradotte e rafforzate nel quadro prescrittivo del parere motivato, che coinvolge il PUA (piano urbanistico attuativo) in ogni sua fase: quella antecedente all'approvazione, quella di definizione progettuale e quella di attuazione.
Inoltre, prima dell'approvazione dovrà essere definito con il comune di Venezia un piano di monitoraggio ambientale per le diverse fasi di attuazione, ossia demolizione, cantierizzazione ed esercizio. In merito alla tutela dei siti rete Natura 2000, l'autorità regionale competente ha dato atto della positiva conclusione della valutazione di incidenza di secondo livello, valutazione appropriata, con puntuali prescrizioni su specifiche limitazioni riguardanti gli sviluppi progettuali del PUA, l'esecuzione dell'intervento e la fruizione dei luoghi.
Tali prescrizioni sono idonee, nell'insieme, a garantire un'attenuazione delle interferenze attese nei confronti degli e delle specie dei siti Lido di Venezia-Biotopi litoranei, Laguna medio-inferiore di Venezia e Laguna di Venezia, anche se esterne all'ambito del PUA.
Le modalità attuative e le connesse misure precauzionali dovranno essere riportate in uno specifico elaborato da produrre all'atto dell'approvazione del Piano urbanistico e concordate con il comune.
Infine, l'amministrazione comunale di Venezia segnala che la più recente proposta progettuale risolve e supera tutte le criticità rilevate dai giudici amministrativi, stante la piena conformità delle nuove previsioni progettuali alla vigente disciplina urbanistica contenuta nella variante al Piano regolatore generale per l'isola di Pellestrina.
PRESIDENTE. La deputata Zanella ha facoltà di replicare.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Non ci riteniamo per niente soddisfatti della risposta e della sua interlocuzione con la regione. Io oggi porto la voce della popolazione e delle associazioni ambientaliste. Proprio ieri mi è arrivata una lettera da parte di ricercatori e di esperti che spiegano quali sono le ragioni per cui un biotopo di questo genere non sostiene alcuna privatizzazione, alcun intervento edificatorio. Parliamo di 77 villette in un'isola a ridosso di Pellestrina - non so se lei, Ministro, conosce il territorio -, uno dei luoghi, dei siti di transizione tra l'ambiente lagunare e il mare Adriatico sopravvissuti ad una speculazione edilizia insopportabile.
Qui il 4 settembre abbiamo avuto una manifestazione di centinaia di persone del Lido di Venezia, di Pellestrina, di Chioggia, proprio per difendere ciò che non può essere ulteriormente oggetto di speculazione e di depredazione perché, Ministro, esiste l'articolo 9 della Costituzione ma soprattutto, Ministro, serve un cambio di passo da parte del suo Ministero a fronte del caos climatico, dell'insopportabilità, della non conservazione di quel poco che rimane di integro e che deve essere salvaguardato, e magari che venga prevista e implementata la fruizione, che è già presente, da parte dei ricercatori, di un turismo sostenibile in collaborazione…
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
LUANA ZANELLA(AVS). … - e chiudo - con le associazioni ambientaliste, ma anche con l'università e gli altri soggetti che già sono impegnati nella salvaguardia della laguna. Allora magari approfondisca, Ministro, la prego, e intervenga .
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02864 .
LUCA PASTORINO(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, stiamo parlando del Parco di Portofino, istituito con legge n. 205 del 2017, che è rimasto fermo per 5 anni per chiara volontà della regione Liguria, in particolare della componente della Lega Nord, che lo considerava quasi un problema. Poi è riemerso ed è arrivato, dopo lunghi travagli, ad una perimetrazione esattamente uguale a quella del Parco regionale, ovvero a tre comuni: Camogli, Santa Margherita Ligure e Portofino. Dopodiché, il ricorso dell'associazione: il TAR boccia questa perimetrazione, la regione ricorre in Consiglio di Stato e il Consiglio di Stato boccia il ricorso della regione, e quindi dovremmo tornare indietro.
Detto questo, ci troviamo di fronte alla vigilia della Conferenza di servizi di domani dove la bozza di decreto, invece, aggira sostanzialmente la sentenza: ripropone il Parco a tre comuni e parrebbe, appunto, da quello che abbiamo visto, che verrebbe pure soppressa l'area marina protetta di Portofino, cioè uno dei posti più belli d'Italia.
Quindi, volevamo sentirlo da lei, e la domanda è: alla luce delle sentenze chiediamo che tipo di perimetrazione vorrà dare realmente questo decreto e se nella Conferenza unificata di domani, in quell'occasione, verrà annunciata anche l'abolizione dell'area marina protetta di Portofino con conseguenti gravi ripercussioni ambientali, ma anche lavorative, a danno delle professionalità che vi operano da sempre.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente, un grazie all'interrogante. Come noto, l'iter per l'istituzione del Parco nazionale di Portofino è stato caratterizzato da un complesso percorso amministrativo e da un articolato contenzioso giuridico, incentrati principalmente sulle modalità di perimetrazione provvisoria dell'area protetta.
Segnatamente, l'ipotesi della limitazione circoscritta a tre comuni è prevalsa rispetto all'estensione a 11 comuni poiché è invisa a gran parte dei comuni interessati, stante la ferma contrarietà della regione Liguria.
Si rammenta, infatti, che è presupposto necessario, per la conclusione della procedura, l'intesa con l'amministrazione regionale, formalmente espressa per la soluzione prescelta. Si è inteso raggiungere un punto di equilibrio garantendo le esigenze di tutela ambientale del territorio, sulla scorta delle indicazioni tecnico-scientifiche acquisite, e, al contempo, assicurando certezza giuridica e stabilità dell'assetto istituzionale dell'area protetta in un contesto caratterizzato da incertezze di lunga data cagionate dalle diverse pronunce dei giudici amministrativi, come lei ha citato.
Tutto questo non preclude un ulteriore sviluppo e un eventuale allargamento della tutela a quei comuni che manifestino la volontà di entrare nel Parco, come peraltro più volte è accaduto in altri parchi nazionali. Tale possibilità potrà compiersi nell'alveo delle valutazioni già fornite da Ispra in sede di perimetrazione provvisoria e, ovviamente, previo accordo con regioni ed enti locali interessati.
In merito alla tutela dell'area marina protetta, si rappresenta che la volontà del legislatore è chiara e consiste nella creazione di un Parco nazionale con estensione a mare. Difatti, il testo della norma istitutiva chiarisce che il territorio del nuovo Parco comprende la già istituita area protetta di Portofino. In particolare, nella fattispecie in esame, non ci sono due soggetti distinti, ma un unico soggetto giuridico, ossia il Parco nazionale di Portofino, che presenta una parte a terra e una parte a mare. Pertanto, la continuità della tutela e conservazione dell'area marina protetta, sino ad oggi garantita dal Consorzio di gestione, è assicurata dalle disposizioni, contenute nel DPR di istituzione definitiva ed in fase di presentazione alla Conferenza unificata, che individuano, quindi, l'ente Parco quale soggetto gestore.
La e l'organizzazione del Parco, comprensivo dell'area marina protetta, così come configurate nel decreto istitutivo, potranno garantire, quindi, più adeguati livelli di tutela sia per quanto riguarda la parte terrestre sia per quanto riguarda la parte marina.
PRESIDENTE. Il deputato Luca Pastorino ha facoltà di replicare.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, signor Presidente. Guardi, signor Ministro, io non sono soddisfatto. È vero che c'è stata una complessità di eventi ed è vero anche quello che ho detto io, cioè che nei primi cinque anni la regione Liguria ha lasciato lì il tema: non se ne occupava nessuno, quasi fosse un problema. E, infatti, poi lo è diventato perché, come dice lei, la volontà della regione Liguria era ben chiara. Poi l'estensione - io faccio anche il sindaco di un comune lì intorno - era a 11 e poi a 18, no? Quindi, comunque c'erano problemi… la volontà di alcuni territori di aderire al Parco non coincideva, evidentemente, con quella della regione. Però, intanto, non capisco nella sua risposta, che rileggerò bene, se è vero che, domani, per l'adozione del decreto occorrerà l'accordo con la regione Liguria che è fondamentale e non si capisce perché, invece, una sentenza del Consiglio di Stato non sia altrettanto fondamentale. Questo, però, non me lo deve spiegare... Io ho letto una relazione in cui si aggira la norma: praticamente, l'estensione del parco la si fa a mare. Non da terra, ma la si fa a mare.
E, poi, è anche vero quello che dice lei - perché, insomma, il Ministro lo fa lei, io faccio il sindaco di paese - ossia che comunque il testo della norma prevedeva l'inclusione dell'area marina protetta; però, poco più in là, alle Cinque Terre, abbiamo un modello differente che tutela anche la storicità di quest'area marina protetta ovvero il Parco nazionale delle Cinque Terre dove, a fronte di una gestione unica, come dice lei, ci sono due realtà che salvaguardano specificità diverse ancorché complementari: il Parco nazionale delle Cinque Terre e l'area marina protetta delle Cinque Terre.
Qui, invece, mi conferma quello che c'è scritto nella bozza di decreto di giugno, ossia che l'area marina protetta viene soppressa; questo è quello che ha detto e questo è quello che è scritto.
Io spero che, da qui a domani, la notte porti consiglio perché, tanto, daremo battaglia su questa cosa qui che non tutela l'ambiente.
Se, poi, le premesse sono quelle dei ragionamenti fatti in questi anni dalla regione Liguria, mi permetta di dire che le manderò una cartolina, una fotografia del promontorio di Portofino, di San Fruttuoso di Camogli, di quei posti che negli anni hanno beneficiato di un livello di conservazione che, ancora oggi, consente di avere un mare di una qualità eccellente, profili …
LUCA PASTORINO(MISTO-+EU-SUEU). … a tutela di un paesaggio che è unico in Italia. Io credo che questo sia un grave errore e questa operazione abbia bisogno di un supplemento di riflessione, diversamente torneremo sull'argomento, soprattutto dal territorio.
PRESIDENTE. La deputata Patty L'Abbate ha facoltà di illustrare l'interrogazione Ilaria Fontana e altri n. 3-02865 di cui è cofirmataria.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. In questi quattro anni avete continuato a ripetere in quest'Aula che la crisi climatica, quindi il cambiamento climatico, era un'ideologia. Ora, io non voglio mettere qui tutti i scientifici che mostrano il contrario, ma guardiamo quello che avviene nella realtà: le alluvioni non sono un'ideologia; la siccità non è un'ideologia; gli incendi e il caldo estremo non sono un'ideologia; tutti i danni e i costi che ricadono nelle tasche dei cittadini e delle imprese non sono un'ideologia, ma la realtà. Ora, noi abbiamo fatto anche delle proposte: da due anni, ho tentato di portare avanti il discorso acqua, equo-efficienza, i certificati blu che sono fermi lì. Poi, la collega ha fatto un sacco di altre cose; poi, anche, abbiamo parlato, ultimamente, di rifugi climatici per le città, per difendere, chiaramente, anche la salute dei cittadini, dei più fragili. Allora, io ho queste domande, Ministro …
PATTY L'ABBATE(M5S). … il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici è rimasto sulla carta? Il Piano nazionale di ripristino della natura c'è o non c'è? Ma quando si adotterà il sano principio della prevenzione? Io, allora, dico che forse dovreste cercare di trovare un senso a quello che state facendo perché finora quello che avete fatto un senso non ce l'ha .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente e grazie all'interrogante. In relazione al quesito posto, nel breve tempo a disposizione, cercherò di menzionare quelle che sono le principali linee di azione che il Governo sta portando avanti sul tema della lotta al cambiamento climatico sul quale, collega Patty L'abbate, sono convinto.
, l'Italia sta finalizzando il proprio Piano nazionale di ripristino della natura che, in questo momento, è in fase di concertazione con gli altri Ministeri: è stato trasmesso ed è finita la consultazione. Le misure di questo Piano, che contemplano interventi di prevenzione e adattamento, contribuiranno, nel medio e lungo termine, a fronteggiare gli impatti combinati di cambiamento climatico e perdita di biodiversità, altro tema molto rilevante. Inoltre, al fine di favorire il contrasto alle isole di calore urbane e la riduzione della vulnerabilità climatica delle città sono state previste specifiche risorse per interventi di forestazione e verde urbano volti ad incrementare la copertura arborea, le infrastrutture verdi e la deimpermeabilizzazione dei suoli. Le misure del Piano daranno continuità ad azioni già intraprese nell'ambito del PNRR come quelle relative alla tutela e valorizzazione del verde urbano ed extra-urbano, il ripristino della tutela dei fondali e degli marini e la rinaturazione di alcune aree come quella del Po.
In linea con la strategia europea per la resilienza idrica, il Ministero considera particolarmente rilevante il ricorso a fonti idriche non convenzionali come il riuso delle acque reflue depurate e la desalinizzazione da sviluppare quando risultino tecnicamente, economicamente ed ambientalmente sostenibili e come integrazione alla tradizionale politica di tutela della risorsa idrica. Bisognerà proseguire, inoltre, anche sulle politiche relative alla sicurezza e all'approvvigionamento idrico e al miglioramento e alla resilienza della rete. Con il Piano di azione nazionale per il miglioramento della qualità dell'aria sono stati investiti 2,6 miliardi di euro con interventi legati alla mobilità, all'agricoltura e al riscaldamento civile. Con il Piano sociale per il clima, di cui parlerò successivamente, complessivamente impegneremo oltre 9,3 miliardi. Con il programma di sono stati selezionati i progetti, per circa 12 milioni, relativi alla parte progettuale delle cosiddette città intelligenti e a impatto climatico zero. Sul tema del dissesto idrogeologico, accanto alla gestione delle ordinarie risorse e alla programmazione annuale dell'opera di prevenzione, sono state stanziate ulteriori risorse nella programmazione del FSC 2021-2027, anche in raccordo con il Dipartimento Casa Italia perché questi temi investono più Ministeri naturalmente. Si tratta di iniziative concrete e coordinate volte a rafforzare la capacità del Paese di adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici, che tengono conto delle azioni del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici…
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. …e il coordinamento tra i vari livelli istituzionali coinvolti. Ubbidisco.
PRESIDENTE. Grazie, signor Ministro. Il tempo è tiranno. La deputata Ilaria Fontana ha facoltà di replicare.
ILARIA FONTANA(M5S). Ministro, la sua risposta conferma esattamente quello che denunciamo da sempre: da quattro anni voi, anziché governare la crisi climatica, la raccontate come qualcosa che non vi tocca. Lei è venuto qui, ci ha raccontato con piani, idee, numeri e risorse cosa volete fare e cosa farete. Forse siete un po' in ritardo perché tutto ciò che voi avete fatto e i risultati che state portando avanti sono pari a zero. Noi abbiamo fatto una richiesta precisa sulle tempistiche, sulle risorse; abbiamo chiesto delle soluzioni, quello che farete da qui ai prossimi mesi. Ma la risposta è stata anche qui molto, molto blanda e molto molto vaga. Anche perché poi, se penso al Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, è un piano di carta perché è rimasto sulla carta, così il Piano sociale per il clima: che cosa ci viene a dire? Che ci sono 9 miliardi a disposizione? Anche quello rimarrà un piano di carta anziché essere invece operativo .
Sta finendo un'estate in cui purtroppo l'Europa ha avuto 35.000 vittime per il caldo estremo con relativi danni all'economia e all'ambiente. Ministro, ma le è chiaro che ogni euro che lei toglie alla sicurezza del territorio, alla mitigazione, all'adattamento e alla prevenzione lo pagheremo il doppio, il triplo in salute e nell'economia del nostro Paese ? Perché poi all'Italia costerà 6 punti di PIL il cambiamento climatico entro il 2030. Voi in questi quattro anni dovevate fare una cosa semplice: investire nella transizione ecologica e non vederla come un mostro da abbattere, dovevate aiutare i comuni ad affrontare e ridurre le isole di calore, dovevate fare una con le migliori intelligenze del nostro Paese. Vede, Ministro, il punto non è prevedere quale sarà la prossima emergenza, ma costruire un Paese capace di assorbirne gli effetti. È una sfida complessa, è vero, ma è una sfida su cui voi non avete neanche messo il cuore per iniziare a portarla avanti. Ci penseremo noi perché voi non ne siete assolutamente capaci .
PRESIDENTE. Il deputato Lampis ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02866 di cui è cofirmatario.
GIANNI LAMPIS(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, per Fratelli d'Italia la transizione ecologica è una sfida che la nostra Nazione deve affrontare con serietà, ma anche con un principio che per noi è irrinunciabile: la sostenibilità ambientale deve contemperare le esigenze di stabilità economica e sociale finalizzate alla crescita e allo sviluppo del nostro sistema produttivo. Vogliamo essere estremamente chiari ancora una volta: i costi della decarbonizzazione e del nuovo sistema ETS2 non possono ricadere su famiglie, imprese, cittadini e imprenditori che questo Governo ha già più volte protetto e difeso dalle follie delle sinistre domestiche ed europee. Quei 9,35 miliardi destinati ad edilizia, mobilità e sostegno ai soggetti più vulnerabili sono il fulcro del Piano sociale per il clima. Ribadiamo, quindi, che con responsabilità vogliamo accompagnare, sì, la transizione, senza trasformarla, però, in nuove tasse per gli italiani. Le chiediamo, quindi, signor Ministro a che punto sia la finalizzazione del Piano sociale per il clima e quali siano le principali misure che il Governo intende mettere in campo per tutelare concretamente famiglie e imprese italiane.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere. Prego.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente, e grazie agli onorevoli interroganti.
Il Piano sociale per il clima rappresenta uno strumento fondamentale per accompagnare la transizione energetica, garantendo quindi equità sociale e tutela dei soggetti più vulnerabili. Come riportato nel Piano stesso, il Governo ha già completato la fase nazionale di elaborazione. Lo stesso è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026 e trasmesso alla Commissione europea il 6 agosto; contestualmente, il Ministero ha pubblicato sul proprio sito ufficiale la versione integrale del documento e una sintesi in relazione agli esiti della consultazione, assicurando così la massima trasparenza e piena conoscibilità del percorso seguito.
Il Piano impegna complessivamente 9,3 miliardi di euro - e non rimarrà sulla carta anche per un motivo - di cui circa 7 miliardi di euro provenienti dal Fondo sociale europeo per il clima e oltre 2,3 miliardi di euro di cofinanziamento nazionale. Le principali linee di intervento riguardano innanzitutto il settore dell'edilizia, al quale sono destinati oltre 3,2 miliardi di euro per la riqualificazione energetica dell'edilizia residenziale pubblica e degli immobili delle microimprese vulnerabili.
L'obiettivo è migliorare l'efficienza energetica, ridurre i consumi e alleggerire i costi sostenuti da famiglie e imprese. Un secondo ambito riguarda l'elettrificazione dei consumi domestici, con oltre 95 milioni di euro destinati a sostenere le famiglie vulnerabili nell'adeguamento delle proprie utenze e dei propri impianti. Particolarmente rilevanti sono poi le misure per la mobilità sostenibile, che possono contare su oltre 4,6 miliardi di euro: da un lato, si prevede il potenziamento del trasporto pubblico collettivo e condiviso; dall'altro, viene introdotto il cosiddetto Conto mobilità, che consentirà ai beneficiari di accedere al servizio di trasporto sostenibile attraverso contributi annuali modulati in base al livello di vulnerabilità.
Per attenuare gli effetti economici dell'introduzione dell'ETS2 è inoltre previsto il Bonus Sociale Energia Plus, con una dotazione di 1,34 miliardi di euro per il periodo 2028-2031, destinato alle famiglie con un ISEE fino a 25.000 euro e rivolto a circa 4 milioni di nuclei familiari ogni anno. Infine, il Piano investe 85 milioni di euro anche nel rafforzamento della capacità amministrativa attraverso sistemi informativi, sportelli di assistenza, attività di comunicazione e strumenti di monitoraggio.
In conclusione, il Piano combina misure immediate di sostegno al reddito e interventi strutturali di lungo periodo, con l'obiettivo di garantire che la transizione climatica non pesi in modo sproporzionato su famiglie, microimprese e utenti più vulnerabili, ma rappresenti un'opportunità di sviluppo sostenibile e inclusivo per tutto il Paese.
PRESIDENTE. Il deputato Milani, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
MASSIMO MILANI(FDI). Grazie. Esprimiamo soddisfazione per le parole appena ascoltate dal Ministro e per il grande lavoro che è stato fatto per la presentazione di questo Piano sociale per il clima. Si tratta, come già ricordato, appunto, di investimenti importanti: si è scelto di mettere i soldi lì dove occorre, e quindi soprattutto su edilizia residenziale pubblica e su trasporti, principalmente pubblici, ma anche e soprattutto, con il Conto mobilità, a sostegno delle fasce sociali più deboli.
Così come per l'elettrificazione dei consumi domestici, molte volte ho sentito in quest'Aula quanto questa maggioranza sarebbe contraria anche a processi di transizione energetica e di elettrificazione; a dimostrazione arriva, appunto, questa norma, che aiuta chiaramente coloro che hanno più bisogno, e quindi coloro che sono definiti come vulnerabili già nella normativa attuale. È un Piano sociale per il clima, quindi, che possiamo definire veramente sociale, che investe laddove serve di più, per il contrasto e per l'adattamento al cambiamento climatico, e a sostegno, ripeto, di chi ne ha più bisogno.
Un breve cenno su ETS2, a cui lei ha fatto cenno, signor Ministro: mi auguro che ci sia un ripensamento in sede europea sull'applicazione di questa nuova imposizione fiscale sulle nostre attività produttive perché ci si deve rendere conto che c'è una situazione molto difficile. Quindi, questi soldi, che pure sono importanti, sarebbero - ahimè - ben poca cosa se ci sarà l'attuazione di questi ETS2. Quindi, mi auguro che ci sia un ripensamento e so che il nostro Governo sta lavorando in maniera importante in tale direzione. La invitiamo a continuare con decisione affinché si possa applicare in maniera più spostata nel tempo e venga procrastinata questa norma .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16,20. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 94, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Comunico che, con lettera in data 16 agosto 2026, il deputato Mirco Carloni ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di Presidente della XIII Commissione (Agricoltura).
PRESIDENTE. Colleghe e colleghi, nel corso della sospensione estiva dei lavori si è proceduto in Aula alla sostituzione dei terminali di voto, che sono ora dotati di un utilizzabile anche per procedere alle votazioni, salvo quelle a scrutinio segreto che, per evidenti ragioni, dovranno continuare ad essere effettuate con la pulsantiera presente nella tasca del terminale. Colleghi, vi sto dando un avviso che vi servirà per le votazioni, quindi, se volete dare ascolto, bene, viceversa, poi non chiedete che io ripeta.
Al di là del metodo scelto - utilizzazione dei pulsanti o dei tasti digitali sullo schermo -, si avrà contezza del voto espresso a seguito dell'accensione di una banda sullo schermo, con l'indicazione di favorevole, contrario o astenuto, e di una lampada sul terminale di colore rosso, verde o bianco.
Sullo schermo è inoltre possibile visualizzare l'ordine del giorno della seduta, l'oggetto e l'esito di ciascuna votazione, il numero delle votazioni effettuate e quelle alle quali ciascun deputato ha partecipato, mentre, attraverso la scansione di un apposito , si potranno avere a disposizione gli atti parlamentari e la relativa documentazione predisposta.
Per i capigruppo sono inoltre disponibili informazioni aggiuntive: in relazione a ciascuna votazione, le percentuali riassuntive di partecipazione dei deputati appartenenti al gruppo e i voti espressi da ciascuno di loro, oltre al contingentamento dell'argomento in esame, aggiornato in tempo reale, con l'indicazione dei tempi assegnati, aggiuntivi, trascorsi e residui.
Il cambio delle postazioni assegnate ai deputati sarà sempre possibile nel rispetto dei tempi necessari allo spostamento di un dispositivo ad alto livello tecnologico.
I nuovi terminali sono già operativi e gli uffici sono a disposizione in Aula per la necessaria assistenza. Sono state altresì collocate sugli scranni apposite informative: sostanzialmente questo cartoncino. Per quanto riguarda poi l'intervento relativo al sistema audiovideo, si tratta della conclusione di un processo sollecitato anche mediante ordini del giorno al bilancio interno, attraverso la sostituzione integrale delle telecamere, delle strumentazioni di regia e della modalità di emissione delle riprese audiovideo.
Tutto ciò, colleghi - ci tengo a sottolineare -, è stato reso possibile grazie al lavoro incessante che, durante il mese di agosto, mentre noi eravamo in ferie o comunque lontani dall'Aula, i dipendenti della Camera hanno effettuato con grande sacrificio. Quindi a loro va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto .
Torniamo ai nostri lavori.
PRESIDENTE. Abbiamo degli interventi sull'ordine dei lavori. Ha chiesto di parlare il deputato Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere una informativa urgente al Ministro dell'Interno Piantedosi in merito alla vicenda del molestatore sessuale bengalese di 42 anni che ha posto in essere violenze nei confronti di una bambina di 13 anni, qualche settimana fa, all'interno di un mini- a Torino. Prima è stato arrestato, in seguito alla denuncia dei genitori e anche alla visione del filmato delle videocamere di sorveglianza e, dopo 48 ore, è stato scarcerato dal GIP, semplicemente per aver chiesto scusa.
Oggi apprendiamo dai giornali che il molestatore bengalese avrebbe rilasciato queste dichiarazioni...
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). ...avrebbe rilasciato queste dichiarazioni a una trasmissione televisiva: non ho fatto nulla di sbagliato, l'Italia è un Paese di umanità, qui sono sicuro di avere giustizia.
Quindi, il bengalese molestatore di una bambina prima chiede scusa - e incredibilmente un giudice lo scarcera nonostante l'orrore del quale si è reso protagonista - e poi ci sbeffeggia, dicendo che non ha fatto nulla di male.
Chiediamo questa informativa al Ministro dell'Interno soprattutto in riferimento alle affermazioni del Ministro stesso in merito ad una sua eventuale valutazione della revoca del permesso di soggiorno, ed eventualmente una riflessione anche sullo di titolare di protezione umanitaria. Al Ministro Piantedosi Futuro Nazionale con Vannacci chiede di togliere il permesso di soggiorno all'istante al molestatore. C'è poco da riflettere, lo avrebbe dovuto espellere immediatamente, e non lo chiede soltanto Futuro Nazionale, lo chiedono tante donne e tanti uomini italiani, e non per un fatto ideologico, ma per necessità.
Siamo stanchi di leggere un quotidiano bollettino di guerra causato dalle “risorse” tanto care alla sinistra, ma contro cui il centrodestra del Governo Meloni ha fatto molto poco. Portate - lo dico soprattutto ai colleghi di Fratelli d'Italia - in Consiglio dei ministri un decreto remigrazione, e noi ve lo votiamo subito. Non sottovalutate, non deridete, non sminuite questa richiesta di Futuro Nazionale, la remigrazione; uscite dal palazzo e tornate a parlare con la gente comune, quella che non vive nella ZTL e non ha l'auto di servizio, e vi dirà che non ne può più di molestatori, di spacciatori, di rapinatori e di clandestini.
E invece cosa ha fatto il Governo di centrodestra? Cosa fa il Governo Meloni? Ha mandato il Ministro degli Affari esteri, il di Forza Italia, Tajani, a stipulare un patto in Egitto per far entrare ancora più immigrati. È questa la destra del Governo Meloni? È quella che ci vuole riempire ancora di più di islamici?
Infine, Presidente, un messaggio da parte di Futuro Nazionale, e mi avvio alla conclusione, per il molestatore bengalese, che ha dichiarato di non avere fatto niente di male - forse nel suo Paese è lecito, ma qui in Italia non si molesta una bambina di 13 anni -, che l'Italia è un Paese di umanità e che lui in Italia è sicuro di avere giustizia. Ebbene, Futuro Nazionale promette a lui e a tutti quelli come lui che, una volta al Governo di questo Paese grazie al consenso popolare, Futuro Nazionale con Vannacci li caccerà ad uno ad uno .
Più nessuno spazio per questa gente nel nostro Paese! E ad ottenere giustizia saranno gli italiani, che torneranno ad essere sicuri e che potranno mandare la loro bambina a comprare una bibita senza che un clandestino ci metta le sue luride mani addosso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Dico subito che Alleanza Verdi e Sinistra si rivolge alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che, devo dire, da troppo tempo è assente anche per quanto riguarda il e per la necessità di avviare un confronto in Parlamento sulle grandi emergenze e questioni che coinvolgono questo Paese. Come è noto, 12 Paesi hanno deciso di sanzionare i coloni israeliani, vietando il commercio di beni con gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi in Cisgiordania.
Una decisione che è stata assunta da Gran Bretagna, Canada, Francia, Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia. Chi manca? Manca il Governo italiano. Abbiamo letto una irricevibile e insopportabile dichiarazione del Ministro degli Affari esteri, Tajani, che ha affermato che le decisioni sulle sanzioni ai coloni spettano all'Unione europea, anche perché c'è il rischio di distorcere il mercato interno. Allora, Tajani dovrebbe dire con molta onestà intellettuale, se ce l'ha - ma dubitiamo che su questa circostanza l'abbia -, che l'Italia è colei che vota “no” alle sanzioni ai coloni israeliani .
E allora non si può chiedere che sia l'Unione europea a decidere, quando l'Italia è contraria. C'è una questione che riteniamo inaccettabile dal punto di vista del diritto internazionale, perché in Cisgiordania sta accadendo un qualcosa di inaccettabile, come è inaccettabile quello che è accaduto a Gaza: una pulizia etnica che porta all'abbandono delle case da parte dei palestinesi, sta portando alle demolizioni in Cisgiordania delle case dei palestinesi, sta portando all'abbandono delle scuole da parte dei bambini palestinesi , sta portando all'omicidio di bambini palestinesi da parte di questi infami coloni israeliani terroristi, che non si vuole assolutamente sanzionare.
E allora io dico a Giorgia Meloni, alla Presidente del Consiglio: lei si inalbera se noi diciamo che c'è una complicità politica da parte del Governo italiano rispetto a quello che sta accadendo, ma come vogliamo decifrare il comportamento di un Governo che dice “no” alle sanzioni perché dice che deve decidere l'Unione europea, ma, quando l'Unione europea deve decidere, l'Italia vota “no” ? E allora questa è complicità, è complicità rispetto a una pulizia etnica, rispetto a un orrore, rispetto a una questione per cui la storia già ci chiama all'appello.
E allora, proprio ieri, il quotidiano israeliano ha pubblicato una notizia secondo cui Benjamin Netanyahu era stato informato dell'attentato del 7 ottobre dal Presidente degli Emirati Arabi, bin Zayed; non aveva informato i servizi segreti, avevano ritenuto di non intervenire. Bene, noi qualche dubbio lo avevamo sempre avuto, ovvero che la più potente nel mondo si fosse fatta trovare così impreparata di fronte a quell'attacco, infame attacco terroristico da parte di Hamas.
Di fronte a questo, ancora una volta il Governo Meloni dice “no” alla sospensione dell'Accordo commerciale UE-Israele, dice “no” alle sanzioni ai coloni israeliani, allo stop al commercio illegale dei beni israeliani. Intanto il popolo palestinese subisce una pulizia etnica, i bambini non possono andare a scuola, le case dei palestinesi vengono demolite di fronte agli occhi della comunità internazionale, che non fa nulla. Questa è complicità, è una complicità politica. Venga Giorgia Meloni qui a spiegare agli italiani perché si è schierata dalla parte sbagliata della storia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Noi ci associamo alla richiesta di informativa urgente perché davvero gli accadimenti delle ultime settimane non hanno fatto altro che aggravare una situazione già gravissima. Come diceva prima il collega Bonelli, è in corso in Palestina una feroce e spietata pulizia etnica, che viene messa in atto da milizie armate. Noi li chiamiamo, in maniera benevola, “coloni”, ma in realtà sono, di fatto, delle milizie armate che terrorizzano gli abitanti della Palestina, della Cisgiordania, ma anche di Gerusalemme, Gerusalemme Est. Ovviamente a Gaza hanno compiuto un genocidio.
Il loro è quello, l'obiettivo è la pulizia etnica, cioè cacciare tutti i palestinesi che risiedono tra Gerusalemme, la Cisgiordania e Gaza. E, tra l'altro, questo era l'obiettivo di Netanyahu e di tantissimi altri. Basta andare su un motore di ricerca e mettere, appunto, la stringa “Netanyahu pulizia etnica” e viene fuori un vecchio filmato in cui Netanyahu - è di parecchi anni fa, ma era ben chiaro il suo orizzonte politico - diceva: noi dobbiamo rendere la vita impossibile ai palestinesi.
Ed è quello che è esattamente avvenuto, specie negli ultimi anni, perché la pulizia etnica si è aggravata dopo i fatti tragici del 7 ottobre, dell'attacco terroristico di Hamas, ma l'attacco terroristico di Hamas, ovviamente, non può e non deve giustificare tutte le violenze che le milizie armate, protette dall'esercito israeliano, stanno commettendo ai danni di bambini, di gente indifesa. E lo vediamo, purtroppo, tutti i giorni.
Il Governo italiano finora non ha fatto null'altro che magari, anche qualche ora fa… Io ho qui il collega che ha posto la stessa domanda in Commissione; il Governo ha risposto: sì, noi lo riteniamo inaccettabile. Ma che cosa vuol dire “inaccettabile” per il Governo ? Che cosa avete fatto in questi anni? Nulla ! Di fatto, il Governo è stato complice del Governo terrorista di Netanyahu. Ha comprato armi e tecnologia, ha venduto armi, ha affidato la cybersicurezza, o meglio, una parte della cybersicurezza, della sicurezza del nostro Paese, agli israeliani.
Non c'è stato modo di interrompere i rapporti commerciali e nemmeno quelli militari, non è stato possibile nemmeno mettere in , in costanza di genocidio, l'Accordo tra Italia e Israele. Guardate, quello che sta succedendo negli ultimi tempi - noi lo vediamo - ha un maggiore risalto mediatico, ma è ordinaria amministrazione.
Io cito due fatti, e mi avvio a concludere, Presidente. Il villaggio Taybeh è un villaggio palestinese abitato interamente da cristiani di confessione cattolica o greco-ortodossa. Ebbene, anche quel villaggio - non c'è Hamas, non c'è terrorismo, non c'è alcuna scusa per portare avanti una pulizia etnica - viene attaccato continuamente, tutti i giorni, tanto che il cardinale Pizzaballa, il 15 agosto, si è recato appunto a Taybeh a celebrare una messa, nella ricorrenza dell'Assunta, proprio per segnalare una situazione davvero inaccettabile. Ancora una volta, il Governo italiano, la Presidente del Consiglio e il Ministro Tajani non hanno detto una parola. E non hanno detto una parola nemmeno in occasione di un altro caso eclatante, che però, ripeto, è ordinaria amministrazione: quando, nel villaggio di Qusra, alcuni coloni, come al solito aiutati e supportati dall'Esercito israeliano, avevano assediato una casa all'interno della quale c'erano cinque attivisti italiani, che sono praticamente stati sequestrati per giorni, non potendo uscire da quella casa. Davanti a quella casa c'erano le milizie armate dei coloni e l'Esercito, e il Ministro Tajani e questo Governo non hanno detto niente .
MARCO PELLEGRINI(M5S). Allora basta, davvero, con questa complicità con questi criminali, basta fornire armi, basta opporsi alle sanzioni. Dobbiamo cambiare passo. Noi non vi daremo tregua finché non cambierete passo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Provenzano. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). Grazie, Presidente…
PRESIDENTE. È la rivoluzione industriale che non funziona. Aspetti, cambi microfono… tecnologico-industriale. Prego.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Chiediamo che la Presidente Meloni e il Ministro Tajani vengano in Aula, perché ieri Ed Miliband - con un discorso che un Ministro degli Esteri che volesse imparare il proprio mestiere avrebbe il dovere di ascoltare - ha annunciato una scelta non solo doverosa, ma normale. Perché mettere al bando i commerci con le colonie illegali e sanzionare i coloni è una scelta normale, in quanto è una scelta di legalità. E infatti, Presidente, con il Regno Unito, la Francia, la Spagna, il Portogallo, Governi di ogni colore politico - in tutto, 12 Paesi -, si sono uniti in questo piccolo atto di dignità delle nostre democrazie fondate sul diritto. Vergognosamente, l'Italia non c'era e noi chiediamo al Governo perché. Per la verità, Presidente, non siamo del tutto stupiti perché, davanti all'espansione degli insediamenti - che ormai è diventata una vera e propria pratica di annessione -, davanti alla violenza dei coloni, con il sostegno del Governo di Netanyahu e la copertura dell'Esercito in molti casi, davanti alla pulizia etnica in Cisgiordania e al genocidio a Gaza, ogni volta che potevate fare qualcosa, anche solo qualcosa per fermare Netanyahu, non lo avete fatto.
Ma restano alcune domande. Perché il Ministro Tajani continua a parlare di “due popoli, due Stati”, quando l'occupazione è la negazione della prospettiva dei “due popoli, due Stati” e, contro di essa, tutte le volte che è possibile fare qualcosa, il Governo non lo fa? Perché, a parole, si condanna la violenza dei coloni come se fosse un'eccezione e non un elemento costitutivo dell'occupazione, che è illegale non per i singoli atti, ma è illegale in sé, nella sua interezza, Presidente? Perché non si è ancora capito che la Palestina non è solo la Palestina, ma è il simbolo di tutta l'ingiustizia del mondo e dell'impunità dei potenti.
E un'ultima domanda a me rimane, Presidente: perché un grande Paese come l'Italia, fondatore dell'Europa, perché un Governo che si vanta di calcare la scena internazionale ha paura di schierarsi dalla parte del diritto internazionale e ogni volta che è necessario farlo rispettare c'è qualcosa da rinviare, qualcosa da aspettare, da far valere fino a un certo punto? Forse c'è paura: sì, paura di disturbare Trump, che ha coperto Netanyahu, vero responsabile della tragedia israeliana, come viene accusato in questi giorni da tutte le opposizioni nel suo Paese.
L'annuncio di Ed Miliband ha scatenato una reazione furiosa del mondo MAGA e del Governo israeliano, che ha persino accusato di antisemitismo un figlio di scampati alla Shoah. Un'infamia. Quello che hanno fatto il Governo britannico e gli altri 11 Paesi è solo un piccolo atto, tardivo, ma necessario, che noi da tempo, Presidente, come forze di opposizione, abbiamo chiesto al Governo e alla maggioranza. Abbiamo presentato da tempo la stessa identica proposta in Parlamento e io qui, in attesa di ascoltare le risposte a questi “perché” da parte del Governo, mi appello a ogni singolo parlamentare, a ciascuno di voi, che sa, in cuor suo, che questo è solo un piccolo atto di giustizia. Di fronte a quello che è accaduto, avere la possibilità di agire, di compiere anche un solo piccolo atto e non farlo, non è semplicemente ignavia: potete ribellarvi quanto volete a questa parola, ma è complicità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Intervengo per non associarmi alla richiesta, ed ora proverò a spiegare perché. Devo dire la verità, quando ho visto alzarsi il rappresentante di Alleanza Verdi e Sinistra e il rappresentante del MoVimento 5 Stelle pensavo prendessero la parola per scusarsi, e fra un attimo dirò perché.
Non ci associamo a questa richiesta di informativa, perché la condanna del partito che rappresento, il Partito Liberaldemocratico, verso le violenze compiute dai coloni in Cisgiordania è totale. È la stessa condanna che ha espresso il Ministro degli Esteri israeliano quando ha parlato di terrorismo nei confronti dei propri concittadini ed è stessa condanna che ha espresso il Presidente della Repubblica israeliana, Herzog. Però, stranamente, qui non si sono viste queste dichiarazioni, perché le dichiarazioni israeliane che fanno moda in Occidente sono solo quelle di Ben-Gvir, non sono quelle della stragrande maggioranza della politica israeliana, che si è espressa verso le violenze dei coloni in termini anche più duri rispetto a quelli che ho sentito in quest'Aula.
Le sanzioni, per come vengono impostate, non sono sanzioni verso i coloni che hanno fatto queste violenze, sarebbero sanzioni verso gli agenti economici che non operano solo in Cisgiordania, operano in Cisgiordania e in Israele. Se io sanziono una banca che opera a Nablus, secondo questa impostazione, sto sanzionando la stessa banca che opera a Tel Aviv, a Gerusalemme e che magari aiuta, in qualche modo, anche il commercio con l'Italia. Così facendo, si getta solo benzina sul fuoco dell'estremismo di Ben-Gvir, di Smotrich e di tutti quegli estremisti lì.
Chiudo, Presidente, dicendo che mi sarei aspettato che il deputato Bonelli e il senatore Pirondini si dissociassero da quello che pochi minuti fa è accaduto qui fuori, quando al contro il disegno di legge Antisemitismo, che era un convocato per dire “secondo noi questo disegno di legge è troppo illiberale” - un'opinione, che io non condivido, ma è un'opinione -, ci sono state persone che hanno urlato “viva Hamas”, “viva Hezbollah” e “gloria eterna a Nasrallah”, che era l'ex di Hezbollah. Ora, a quella manifestazione hanno aderito ufficialmente AVS e MoVimento 5 Stelle: io mi sarei aspettato che, in quest'Aula, i rappresentanti di quei partiti si dissociassero da quelle dichiarazioni vergognose che hanno fatto. Non lo avete fatto, e a vergognarvi di essere in quella piazza dovete essere voi oggi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, Presidente. Sono qui a chiedere un'informativa urgente al Ministro Urso per le palesi violazioni del contratto di servizio, che lega questo Paese alla RAI e che prevederebbe - pensi un po', sembra distopico - la tutela del giornalismo d'inchiesta. A me viene da dirvi, colleghi di maggioranza: guardate che più fate così più dimostrate che state perdendo, più fate così più state perdendo, più fate così più state perdendo. Ve lo dico veramente con grande rispetto, non tanto per chi tra di voi, anche non in quest'Aula, calpesta ogni giorno i valori della Costituzione, magari anche dall'alto di cariche altissime, ma lo dico innanzitutto per rispetto di questa istituzione che abbiamo l'onore di rappresentare.
Avete già perso perché siete costretti a fare la guerra a , a un programma televisivo, costretti a far fuori un conduttore che probabilmente non sta simpatico alla maggioranza di noi qui dentro, perché fa le pulci a tutti, il che non significa che sia perfetto o che non possa sbagliare, nessuno ha mai pensato questo. Io peraltro i miei dubbi su su una sua inchiesta li ho detti in una telefonata che poi il Paese ha potuto leggere sui giornali, voi le vostre conversazioni invece le tenete belle chiuse dentro le casseforti .
Voglio farvi notare una piccola differenza evidente: uno dei primissimi atti del Presidente Fico, regione Campania, è stato proprio quello di ritirare la querela che la precedente amministrazione aveva fatto nei confronti della trasmissione. Ecco una differenza plastica tra noi e voi: noi ritiriamo le querele, voi fate cacciare il conduttore.
Noi ci permettiamo di rilevare che a questo dovrebbe servire la RAI: dovrebbe proteggere proprio quei giornalisti che fanno bene il loro mestiere, che fanno le pulci a tutti, in particolare a chi è al Governo. E invece che succede? Succede che delinquenti, pare mossi da un arrampicatore sociale, gli mettono una bomba sotto casa. Tra l'altro le auto coinvolte, cosa che non sento spesso ripetere nelle migliaia di articoli che hanno raccontato tutti i dettagli di questa situazione, avevano il serbatoio a GPL, che se fossero esplosi avrebbero fatto saltare in aria tutto. Quindi non questo - c'è anche un pizzico di fortuna -, non la bomba, ha fermato Ranucci, ci ha pensato un dispaccio di viale Mazzini, della vostra RAI, del vostro amministratore delegato. Quindi abbiamo una procura che lo chiama vittima, gli avvocati dei bombaroli che lo chiamano vittima e invece questa maggioranza, questo Governo e la sua azienda che lo trattano da imputato. Evidentemente questo non bastava per giustificare il fatto di cacciarlo via dal ruolo della conduzione e allora avete mosso un esercito di scribi per fare rumore, casino e schizzi di fango, migliaia di articoli in un solo mese tutti dedicati a lui - manco fosse John Lennon - per potere infine cacciarlo. Attenzione, quando dico scriba non sto insultando i giornalisti, sto descrivendo una condizione che è indecente di questo Paese, perché parlo di gente che è ricattata dai propri editori , gente pagata pochi euro al pezzo costretta a scrivere qualsiasi cosa per mettere il piatto a tavola e quindi incapace di poter dire di no. Ecco perché l'Italia è il fanalino di coda in materia di libertà di stampa nel mondo per Reporter senza frontiere: siamo cinquantaseiesimi al mondo in questa classifica; 7 posizioni perse in un anno; la Germania è quattordicesima, la Francia è venticinquesima; siamo ultimi, dietro tutti e il caso Ranucci è la fotografia del perché.
Guardate la sequenza, noi abbiamo avuto un Ministro Salvini che chiede pubblicamente una pausa per Ranucci. Ma come è possibile? Parlava di opacità, lui che ha in casa, in famiglia, un suocero che è a processo per corruzione per ANAS, una società compartecipata di cui lui è il Ministro. E lui parla di opacità? Ma di che cosa stiamo parlando, ma siamo su ? Come se non bastasse La Russa si dice felice di questo cambio, un Presidente del Senato che parla di un conduttore della RAI. Ma dove stiamo vivendo? Ma in quale realtà distopica stiamo vivendo?
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Allora, noi abbiamo un regolamento. C'è il che ci dice chiaramente verso che direzione andare, ed è quella di un Governo che non si occupi della RAI, di una politica che non si occupi della RAI. Noi verso quello dovremmo andare, e voi state dimostrando, invece, qual è la situazione attuale: è una situazione che non volete cambiare, perché stiamo vedendo la discussione in Commissione al Senato, le proposte che state facendo, e sono quelle di blindare questa oscenità che state facendo. Allora io dico basta! La RAI è di tutti, il canone lo pagano tutti gli italiani ed è indecente e inaccettabile quello che state facendo, quello che avete fatto a Ranucci e quello che state facendo con la RAI, con con il giornalismo …
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Carotenuto. È andato già molto oltre, la ringrazio.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3043-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 luglio 2026, n. 127, recante misure urgenti e indifferibili per lo svolgimento dei procedimenti civili e penali a seguito del crollo dell'immobile degli uffici giudiziari di Bolzano.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è conclusa la discussione generale e il relatore e il rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito il relatore e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere. Prego, onorevole Maschio.
CIRO MASCHIO, Grazie, Presidente. Sull'articolo aggiuntivo 1.02 Urzi' il parere è favorevole. Sull'articolo aggiuntivo 1.03 Ziello si formula un invito al ritiro altrimenti il parere è contrario.
PRESIDENTE. La ringrazio.
CIRO MASCHIO, Ci sono poi degli ordini del giorno che richiamano il tema.
PRESIDENTE. Poi li facciamo dopo. Sottosegretario Ostellari, il parere del Governo?
ANDREA OSTELLARI,. È conforme.
PRESIDENTE. Dunque, colleghi, passiamo ai voti.
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.02 Urzi'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.02 Urzi', con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Allora, colleghi, vi ricordo che votiamo con il nuovo sistema. Se si vota con il sistema toccando il bisogna tenere il ditino lì. Se invece si vuole votare con la tasca bisogna comunque tenere il ditino lì. Ditino, non pallina, ditino.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva all'unanimità .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.03 Ziello. Ha chiesto di parlare l'onorevole Davide Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Abbiamo presentato il nostro articolo aggiuntivo in un'ottica anche di collaborazione, ma chiedendo non solo quello che riguarda il decreto-legge, ma anche una visione futura sulla ricostruzione del palazzo del tribunale di Bolzano.
Ci sarebbe piaciuta una maggiore attenzione da parte del Governo e della Commissione proprio perché vogliamo guardare al futuro di questo palazzo e alla possibilità di mantenere la sua architettura storica, anche per mantenere l'identità della città di Bolzano, proprio perché quel palazzo rappresenta una parte del patrimonio culturale del nostro Paese.
Quindi ci dispiace che sia stato formulato un invito al ritiro. Chiediamo al Governo, eventualmente, se possa rivedere il nostro articolo aggiuntivo, perché non chiede una varianza sulla finanza pubblica, ma va solamente a mantenere e a preservare il nostro patrimonio culturale nazionale.
PRESIDENTE. Colleghi di Italia Viva, sarete anche bellissimi, ma non si fa.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Urzi'. Quindi, l'articolo aggiuntivo rimane nella sua interezza; vediamo poi il Governo se interviene. Intanto l'onorevole Urzi', prego.
ALESSANDRO URZI'(FDI). Grazie, Presidente. C'è tutta l'attenzione dovuta al caso della ricostruzione del tribunale di Bolzano. Tuttavia, occorre precisare che qui stiamo elaborando il testo di una norma e fare riferimento alla ricostruzione prendendo come soggetto della ricostruzione lo Stato, quando la proprietà è di un altro ente, ossia della provincia, è del tutto incongruente.
Quindi questo articolo aggiuntivo, Presidente, ha un valore che, d'altronde, cogliamo anche noi nei nostri ordini del giorno in maniera netta e precisa: il tribunale va ricostruito nella sua forma originaria e quell'elemento architettonico si inserisce nel contesto, nell'insieme della città, e quindi come tale va preservato. Ebbene, questo percorso va attuato non con una norma di legge che vincola un soggetto che non è proprietario. Non può accadere, è incongruente, non può essere sostenuto e approvato. Lo spirito di questo articolo aggiuntivo, se ha uno spirito, viene raccolto nella nostra iniziativa che è riassunta in un ordine del giorno che auspico quest'Aula voglia raccogliere.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Schullian. Ne ha facoltà.
MANFRED SCHULLIAN(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Per suo tramite, vorrei assicurare ai colleghi che non c'è l'intenzione di realizzare un Palazzo di giustizia in stile asburgico. Lo stile attuale dell'edificio va mantenuto, però devo far presente che comunque circa 10 anni fa è stato innalzato di un piano e va rispettato, ovviamente, anche quello stile.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire e non avendo intenzione il Governo di mutare il parere, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.03 Ziello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Colleghi, avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo, Sottosegretario Ostellari, ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
ANDREA OSTELLARI,. Sì, grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/3043-A/1 Benzoni il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/3043-A/2 Urzi' il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/3043-A/3 D'Orso il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/3043-A/4 Ziello il parere è favorevole se riformulato come l'ordine del giorno n. 9/3043-A/2 Urzi'.
PRESIDENTE. Cioè come l'impegno dell'ordine del giorno n. 9/3043-A/2 Urzi'?
ANDREA OSTELLARI,. Esatto.
PRESIDENTE. Ma anche le premesse o solo l'impegno?
ANDREA OSTELLARI,. Anche le premesse, certo.
PRESIDENTE. Tutto quanto.
ANDREA OSTELLARI,. Sull'ordine del giorno n. 9/3043-A/5 Schullian il parere è favorevole previa la seguente riformulazione: escluse le premesse quarta e quinta, “impegna il Governo a valutare l'opportunità di assumere iniziative volte a sospendere o a prorogare ulteriormente il termine massimo di permanenza presso il medesimo ufficio dei magistrati in servizio presso il tribunale di Bolzano e la procura della Repubblica presso il tribunale di Bolzano qualora, in conseguenza del crollo del Palazzo di giustizia, la disciplina complessiva introdotta dal decreto-legge n. 100 del 2026 non sia sufficiente a garantire la piena funzionalità del tribunale e della procura della Repubblica di Bolzano”.
PRESIDENTE. La ringrazio.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3043-A/1 Benzoni. C'è un parere contrario: onorevole Benzoni, chiede di intervenire? Chiede di porlo in votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3043-A/1 Benzoni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/3043-A/2 Urzi', il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/3043-A/3 D'Orso, il parere è contrario. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3043-A/3 D'Orso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3043-A/4 Ziello: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3043-A/5 Schullian: accetta la riformulazione? Sì.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Manfred Schullian. Ne ha facoltà.
MANFRED SCHULLIAN(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Il crollo parziale del palazzo di giustizia di Bolzano è stato un evento scioccante che ha colpito profondamente tutta la città e tutta la provincia. Fortunatamente, non ci sono state vittime, ma è evidente che le conseguenze avrebbero potuto essere ben più gravi.
Il decreto-legge, oggi al nostro esame, contiene una serie di misure di carattere processuale necessarie ad assicurare la continuità e la regolare prosecuzione dei procedimenti civili e penali di competenza degli uffici giudiziari di Bolzano, evitando che un evento così grave possa compromettere il funzionamento della giustizia e i diritti dei cittadini.
Per questo motivo desidero innanzitutto ringraziare il Governo per aver adottato tempestivamente questo provvedimento e per aver individuato, in tempi rapidi, gli strumenti necessari per affrontare l'emergenza. Ringrazio anche per aver accolto, poi, con la riformulazione che abbiamo ascoltato, il nostro ordine del giorno relativo alla questione della permanenza nell'incarico, presso lo stesso ufficio, dei magistrati, auspicando che, in caso di effettiva esigenza, vengano adottati i provvedimenti necessari.
Preannuncio, pertanto, il voto favorevole della componente delle minoranze linguistiche .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto Davide Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Futuro Nazionale anticipa che esprimerà un voto favorevole su questo decreto e lo farà proprio partendo da una considerazione molto semplice, perché, quando è in gioco il funzionamento della giustizia, le istituzioni, come la nostra, hanno il dovere di intervenire con tempestività, responsabilità e concretezza. Il crollo che ha interessato l'immobile del tribunale di Bolzano, determinato da una situazione eccezionale, purtroppo ha impossibilitato, in questo frangente, l'esecuzione dei processi e il prosieguo dei lavori della magistratura; quindi, questo decreto-legge nasce per affrontare questa situazione straordinaria e per impedire che questa emergenza si trasformi in un pregiudizio per la giustizia, per tutti i procedimenti in corso.
È una risposta sicuramente necessaria, ma, come ho detto prima, durante la spiegazione dell'emendamento, nonostante anche le indicazioni che ha dato il collega Urzi', avremmo voluto che, all'interno di questo provvedimento, si prevedesse anche quello che sarà il futuro del palazzo del tribunale di Bolzano proprio per mantenere quella estetica. Capiamo che il palazzo sia stato destinato alla provincia autonoma di Bolzano, ma sappiamo benissimo che, anche nel decreto, si poteva inserire che, anche a fronte del trasferimento patrimoniale, l'immobile resti comunque iscritto, a pieno titolo, in quell'alveo del demanio culturale dei beni storici-culturali che avrebbero il diritto di essere preservati, perché rappresentano comunque una parte della nostra storia e una parte dell'architettura del Novecento. Questo palazzo, che fu progettato nel 1930 e i cui lavori iniziarono nel 1939, rappresenta un'identità per quella città, così come tanti palazzi, non solo quelli governativi, non solo i palazzi che rappresentano la storia, le nostre chiese.
Sono dei palazzi che sono diventati edifici pubblici all'interno del nostro Paese e che hanno una caratteristica che rappresenta anche quello che è stato il nostro passato. Quindi, noi siamo consapevoli che si debba dare un proseguimento a tutte le operazioni del tribunale in questi mesi ed è stata chiesta questa emergenza con la sospensione fino al 30 settembre, ma siamo altrettanto consapevoli che, durante la sua ricostruzione, si dovrebbe tenere conto di quanto ho appena esposto.
Con la consapevolezza che con l'edificio che dovrà sorgere al posto di quello attuale ci sia la necessità sicuramente di modernizzare e di rendere con nuove tecnologie più efficiente la giustizia, ma modernizzare ed efficientare non significa cancellare la nostra storia, la nostra cultura e le nostre tradizioni . Quindi, ribadisco il concetto che avremmo richiesto una maggiore attenzione sul nostro emendamento, perché non aveva ulteriori costi e c'era anche un'apertura dal punto di vista collaborativo nel dare un contributo al decreto; nonostante questo, in un'ottica di responsabilità verso i cittadini di Bolzano, verso l'apparato della giustizia e tutti i professionisti, magistrati, avvocati e cancellerie che lavorano quotidianamente per dare il giusto corso alla giustizia, esprimo il nostro voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie, Presidente. Noi voteremo a favore di questo provvedimento, che è, sostanzialmente, un atto dovuto ed è un provvedimento che porta misure urgenti per garantire il regolare e ordinario svolgimento dei procedimenti civili e penali. Come sappiamo, a seguito del crollo che c'è stato dell'immobile in cui hanno la sede il tribunale e la procura della Repubblica di Bolzano - qualcosa che è accaduto a metà del luglio scorso -, l'evento ha determinato l'impossibilità materiale di accedere alla sede giudiziaria e, conseguentemente, di celebrare le udienze civili e penali, di compiere atti dei procedimenti pendenti e di svolgere le connesse attività di cancelleria e di segreteria.
Quindi, come evidenzia anche la relazione illustrativa, in base agli accertamenti tecnici compiuti e da informazioni assunte, non è oggettivamente possibile garantire, prima del 30 settembre 2026, il ripristino della piena funzionalità della sede del tribunale e della procura della Repubblica, né il reperimento di una sede alternativa nella quale svolgere attività giudiziaria. Quindi, sicuramente ricorrono i termini di necessità ed urgenza per sanare un problema che, ovviamente, non ha alcuna ragione politica o di altro tipo, ma, purtroppo, è un evento che è accaduto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Ci troviamo, finalmente, di fronte a un decreto-legge che - raramente avviene con questo Governo - ha effettivamente i requisiti costituzionali della straordinaria necessità e urgenza, come previsto dalla Costituzione. Certo, ci troviamo di fronte a un fatto grave ed estremamente inquietante, cioè quello del crollo di un immobile, di un tribunale, degli uffici giudiziari di Bolzano. Questo è estremamente inquietante e, per fortuna, non siamo qui a dover commentare almeno danni a persone.
Da questo punto di vista, quindi, è assolutamente un provvedimento necessario. Per fortuna, qui, in Aula, poco fa, abbiamo approvato anche un emendamento della maggioranza che prevede uno stanziamento, perché, purtroppo, in origine era prevista anche l'invarianza finanziaria, che invece in questo caso, nello specifico, non può esserci. Quindi, bene l'aggiunta di fondi. Chiaramente, da questo punto di vista, come AVS, voteremo convintamente a favore di questo provvedimento perché è assolutamente necessario consentire al tribunale di Bolzano il suo funzionamento.
Allo stesso tempo, dobbiamo ricordarci come purtroppo la situazione dei nostri tribunali non sia assolutamente rosea. Ci troviamo di fronte, molto spesso, a condizioni estreme di disagio anche per coloro che lavorano all'interno dei tribunali; quindi il personale amministrativo, i magistrati, ma anche tutti coloro che ne devono fruire, dai cittadini agli avvocati e quant'altro. Da questo punto di vista, pensiamo, ad esempio, a tribunali e uffici senza aria condizionata, ad ascensori molto spesso non funzionanti; pensiamo a coloro che, invece, non hanno la possibilità, anche per problemi di mobilità, di raggiungere i piani superiori senza l'utilizzo di un ascensore che molto spesso non funziona.
Quindi, è una situazione comunque generale. È vero che con questo provvedimento stiamo andando a incidere su un caso specifico, quello del tribunale di Bolzano, ma non possiamo dimenticarci di una situazione generale. Una situazione generale che effettivamente, anche attraverso il PNRR… Pensiamo all'Investimento 1.2, cioè quello relativo alla costruzione di edifici, alla riqualificazione e al rafforzamento dei beni immobili dell'amministrazione della giustizia, che ha come obiettivo quello di riqualificare e valorizzare il patrimonio immobiliare dell'amministrazione della giustizia anche in chiave ecologica e digitale, intervenendo tempestivamente anche in tutte quelle situazioni in cui la presenza di strutture inadeguate incide o rischia addirittura di inficiare l'erogazione del servizio giustizia.
Ecco, l'Investimento 1.2 del PNRR prevedeva uno stanziamento di risorse di oltre 411 milioni di euro e a oggi ne sono stati spesi circa 341 milioni. Quindi, ci sono ancora circa 70 milioni da spendere e ci sono anche tanti cantieri ancora aperti: su 60 cantieri avviati ne restano ancora in sospeso 19. Quindi, da questo punto di vista, è necessario l'intervento con questo decreto-legge, che quindi sosteniamo.
Bene l'aggiunta di risorse, ma chiedo al Governo in maniera forte di non dimenticarsi di tutte le altre situazioni, di provvedere tempestivamente con gli investimenti già stanziati, per poter davvero arrivare a una situazione nella quale la manutenzione, la corretta manutenzione degli uffici giudiziari consenta una vera e propria fruizione della giustizia. Quindi, Presidente, come AVS esprimiamo un voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. C'è stato un vero e proprio scampato pericolo. Per fortuna, quindi, nessuna persona coinvolta, ma dei grandi disagi, per i quali esprimiamo vicinanza e solidarietà a tutti gli operatori. Ovviamente, la magistratura procederà con i doverosi accertamenti, ma oggi ci troviamo a votare in ordine a una proposta di risorse con riferimento a una situazione di emergenza assoluta. Un evento che ha veramente determinato una situazione di urgenza e di indifferibilità, perché le strutture dei tribunali e della procura di Bolzano sono totalmente inutilizzabili.
Per cui c'è un contesto eccezionale che determina provvedimenti eccezionali. Noi voteremo “sì”, Presidente, perché è un provvedimento che prevede, appunto, delle misure immediate, come il rinvio d'ufficio delle udienze civili e penali, che verrà disposto d'ufficio, naturalmente. Quando i rinvii vengono disposti d'ufficio, non gravano, con riferimento a incombenze, sulle parti, che non devono fare istanze attraverso i loro legali. C'è la sospensione dei termini processuali tutti, con peraltro delle precisazioni che eviteranno anche dei contenziosi e delle conflittualità interpretative.
Ci sembra un provvedimento che merita anche sotto questo profilo il voto favorevole. Fuori dalla portata del provvedimento, invece, i casi urgenti e non differibili che tutelano diritti fondamentali e che non sono rinviabili. Anche con riferimento all'ambito penale c'è stato un delicato bilanciamento tra la necessità di rinvii, di sospensioni inevitabili, ma anche la necessità di non fermare la macchina della giustizia.
È una risposta urgente, voteremo favorevolmente, con tutta la necessità, però, Presidente, di attenzionare i problemi dell'edilizia giudiziaria. Problematiche tuttavia che vanno doverosamente segnalate, ma decisamente rinviate ad altra sede, in altro momento. Oggi, senza indugi, non possiamo che votare “sì” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Il decreto-legge in conversione è la risposta doverosa e doverosamente tempestiva a quanto accaduto lo scorso 16 luglio, quando intorno alle 6,15 del mattino, a causa di un improvviso cedimento strutturale, collassava una consistente parte del solaio di copertura e, a cascata, i solai dei quattro piani sottostanti dell'immobile sede del Palazzo di giustizia di Bolzano. Il cedimento ha interessato un quarto dell'edificio e solo grazie al cielo - lo possiamo ben dire - l'evento non ha provocato una vera e propria strage. A quell'ora della mattina stavano entrando in servizio gli addetti alle pulizie e, infatti, l'unica persona rimasta ferita è proprio una signora che espletava tale servizio, a cui va - colgo questa occasione - tutta la nostra vicinanza.
Fosse accaduto però poche ore dopo, si sarebbero contate decine di morti tra personale amministrativo, avvocati, magistrati, consulenti, cittadini e cittadine, parti, testimoni dei processi in corso innanzi a quel tribunale.
Io stessa, allora, ho immediatamente evidenziato la gravità della vicenda depositando un'interrogazione, affinché si facesse piena luce sull'accaduto e anche su eventuali responsabilità perché, dalle prime notizie di stampa, emergeva che l'immobile, all'epoca del crollo, era oggetto di un intervento di ristrutturazione e consolidamento strutturale.
Con la stessa interrogazione sollecitavo iniziative volte, da un lato, a salvaguardare l'incolumità di tutti coloro che lavorano presso i locali interessati dal crollo, ripristinando quanto prima le condizioni di agibilità e sicurezza dell'immobile; d'altro lato, in qualche modo sollecitavo anche iniziative volte ad assicurare comunque la continuità dell'attività giudiziaria.
Questa interrogazione, per inciso, non ha trovato sino ad oggi risposta e la risposta completa non può chiaramente trovarsi nel decreto-legge oggi in esame. Infatti, il provvedimento, molto opportunamente comunque, dispone solo la sospensione delle udienze civili e penali e dei termini processuali relativi a tutti i procedimenti civili e penali incardinati presso il tribunale e la procura di Bolzano, fatta eccezione, in ambito civile, per i procedimenti cautelari, per alcune cause relative ai diritti delle persone minorenni in materia di famiglia, ossia tutti quei procedimenti la cui ritardata trattazione potrebbe produrre grave pregiudizio per le parti coinvolte; mentre, in ambito penale, differimento e sospensioni non riguardano e non riguarderanno, fino al 30 settembre 2026, i procedimenti che impattano immediatamente sulla libertà personale né la fase delle indagini preliminari nei procedimenti per delitti di criminalità organizzata e terrorismo.
Il provvedimento era originariamente privo di copertura finanziaria e questa era francamente una evidente criticità di questo decreto-legge; per fortuna, una criticità che è stata superata, potremmo dire in , dall'emendamento proposto e appena approvato in Aula. Probabilmente è un appostamento di risorse non sufficiente perché si tratta solo di 1 milione, ma sicuramente una necessaria dotazione di partenza.
Annuncio, quindi, che anche per noi ci sarà un voto favorevole, anche perché sostanzialmente le disposizioni ricalcano quanto già disposto in altre occasioni di eventi imprevedibili, eccezionali e calamitosi come, ad esempio, l'emergenza COVID, come le alluvioni che colpirono Ischia nel 2022 e l'Emilia-Romagna nel 2023.
Voteremo a favore non solo per il merito, ma anche per il metodo, perché forse nel corso di questa legislatura è la prima volta che ci troviamo davanti a un provvedimento che corrisponde al dettato costituzionale in tema di decretazione d'urgenza perché ha i requisiti di straordinarietà, necessità ed urgenza.
Oltre 110 decreti-legge sono stati emanati dal Governo Meloni dall'inizio del suo insediamento e sottoposti al Parlamento, un ritmo di un decreto-legge ogni 9 giorni su tutte le materie possibili. Molte norme penali sono state introdotte con decreto-legge, provvedimenti che il più delle volte sono provvedimenti, contenitori in cui entra di tutto e di più, senza alcuna omogeneità o filo conduttore.
Invece, in questo provvedimento - lo ripeto e lo ribadisco perché ci tengo - finalmente troviamo quelle caratteristiche che la Costituzione impone per la decretazione d'urgenza che ha un senso affrontare quando siamo davanti ad eventi come quello di cui stiamo parlando.
Però, dobbiamo anche riflettere: sono eventi, questi, che non dovrebbero proprio mai accadere, che vanno prevenuti con una costante opera di monitoraggio perché, come dicevo, un evento del genere avrebbe potuto avere conseguenze ben peggiori in termini di perdita di vite umane.
Credo che le immagini circolate in video e sulla stampa abbiano scosso un po' tutti e tutti ci siamo sicuramente fermati a pensare alle condizioni di sicurezza e decoro in cui versano gli immobili adibiti all'esercizio della giurisdizione nel nostro Paese.
È vero che, grazie al PNRR, che prevedeva un'apposita linea di investimento nell'edilizia giudiziaria, è stato fatto molto: manutenzioni straordinarie, ristrutturazioni, interventi di efficientamento energetico e di adeguamento antisismico, installazione di impianti di climatizzazione oggi più che mai necessari. Ma possiamo dirci onestamente che non è stato fatto ancora abbastanza e che le cittadelle giudiziarie, che vedono la concentrazione di tutti gli uffici in un unico complesso immobiliare appositamente realizzato per essere destinato a sede dell'attività giudiziaria, sono ancora poche; mentre tantissimi uffici giudiziari scontano ancora soluzioni non definitive e la collocazione in edifici vetusti, la cui destinazione originaria era ben altra, con vari uffici sparpagliati in immobili anche lontani tra loro, con pregiudizio per le condizioni di lavoro, in particolare degli avvocati, costretti a correre da un luogo a un altro. Ancora oggi, poi, ci sono problemi con gli impianti di climatizzazione, appunto, là dove ci sono.
Da ultimo, io posso parlare della realtà che conosco meglio. Proprio questa settimana, mentre noi qua stiamo discutendo, le attività giudiziarie da espletare in uno degli edifici sede del Palazzo di giustizia di Palermo sono sospese a causa del fermo dell'impianto di climatizzazione, così come per il medesimo motivo sono sospese le udienze presso l'ufficio del giudice di pace di Palermo. Ecco, con le temperature raggiunte in questa estate di fuoco, è chiaro che risulta impossibile lavorare in aule di piccole dimensioni che si surriscaldano in un batter d'occhio.
Dispiace, quindi, francamente, che il Governo, proprio poco fa, abbia dato parere contrario al mio ordine del giorno, con cui si prendeva atto dell'esistenza di un residuo di oltre 70 milioni di euro rimasti ora che il PNRR si è chiuso. È un residuo dovuto al fatto che sono stati definanziati alcuni interventi previsti originariamente, ma poi non realizzati probabilmente per motivi di tempo; e finanziati, sembrerebbe, con altre risorse, prese da altre fonti.
Ecco, molto opportunamente, io penso che quel residuo sarebbe stato doveroso investirlo per far fronte a tutto quello che ancora manca, anche per far fronte a una maggiore implementazione delle infrastrutture digitali, perché anche quelle sono un problema infrastrutturale che affligge il nostro sistema giustizia e che impatta sull'efficienza.
Ecco, parliamo proprio dell'efficienza, perché a fare le spese di tutto questo è l'efficienza della giustizia, ma anche la credibilità del sistema giustizia, perché dietro a ogni udienza rinviata a data da destinarsi c'è magari un imprenditore in difficoltà che deve riscuotere un credito o c'è una cittadina che deve ottenere un risarcimento per un sinistro che ha subito o c'è un lavoratore che deve essere reintegrato nel posto di lavoro. E potrei fare tanti altri esempi di cittadini su cui i ritardi della giustizia, da qualunque causa siano prodotti, comunque impattano. Ci sono vite che rimangono appese agli esiti dei processi e non parlo solo dei processi penali, ma parlo anche dei processi civili. Tutti gli esempi che ho fatto, peraltro, sono proprio dei processi civili.
L'efficienza e la credibilità del sistema giustizia passano anche dalle condizioni di decoro e sicurezza degli immobili dove si esercita la giurisdizione. Sono immobili pieni di vita, potremmo dire così. Quindi, un'attenzione particolare va data.
Noi auspichiamo la massima attenzione e investimenti congrui nell'edilizia giudiziaria, magari partendo proprio dalla prossima legge di bilancio, su cui vigileremo affinché il comparto giustizia non subisca tagli e definanziamenti, come è avvenuto per alcune voci nelle precedenti leggi di bilancio del Governo Meloni.
Ma saremo molto attenti anche per un altro motivo, perché, nella prossima legge di bilancio, comunque il Governo Meloni non potrà più godere delle risorse del PNRR. Quindi, sarà chiamato ad assumersi davvero una responsabilità: non vivere più della rendita che ha trovato grazie al Governo “Conte 2”, che ha portato tantissimi milioni in Italia, spesi anche per l'edilizia giudiziaria, ma dovrà fare una scelta di campo e dovrà trovare dei soldi, appunto, per continuare nell'opera di ammodernamento del sistema giustizia. E sarà lì, in quel momento, che si vedrà quanto effettivamente il Governo Meloni tiene al comparto giustizia e se davvero ci tiene
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bellomo. Ne ha facoltà.
DAVIDE BELLOMO(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Intervengo solo per comunicare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia. Consegnerò il discorso evidenziando soltanto un parallelismo: quando c'era il Ministro Bonafede accadde la stessa cosa al tribunale di Bari. Furono necessari ben due mesi per cercare di risolvere il problema e abbiamo fatto le udienze in tende da campeggio.
Questo Governo ci ha messo solo sette giorni per provvedere a quello che mi sembrava giusto e che è giusto fare, ossia cercare di definire tutti i termini e di consentire agli avvocati di espletare il proprio lavoro in maniera concreta ed efficace .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cattoi. Ne ha facoltà.
VANESSA CATTOI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, siamo qui oggi per votare questo provvedimento. L'urgenza è già stata sottolineata dai colleghi: mi riferisco al crollo di una parte dell'immobile che ospita gli uffici giudiziari di Bolzano. Ma non è stato soltanto un problema di natura edilizia: è stato un evento che, di fatto, ha colpito un presidio fondamentale dello Stato, mettendo in difficoltà non solo il tribunale e la procura della Repubblica, ma creando problemi anche agli stessi cittadini.
Lo Stato - quindi, il Governo - ha risposto prontamente a questa emergenza ed è stato già sottolineato anche questo aspetto da parte del collega che mi ha preceduto, il collega Bellomo.
Di fronte a un'emergenza di questo tipo, bisogna dare immediatamente delle risposte. Il primo dovere delle istituzioni è proprio garantire che la giustizia non si fermi e con questo provvedimento noi abbiamo fatto proprio questo.
È un provvedimento che non sta introducendo una sospensione indefinita dell'attività giudiziaria, ma stiamo adottando una disciplina temporanea, circoscritta e straordinaria, necessaria per affrontare le conseguenze di un evento altrettanto straordinario per la comunità di Bolzano.
L'articolo 1 interviene innanzitutto sulle udienze civili e penali, fissate dal tribunale di Bolzano nel periodo compreso proprio tra il 16 luglio e il 30 settembre 2026, prevedendone il rinvio d'ufficio, salvo ovviamente che siano regolarmente svolte prima dell'entrata in vigore del decreto-legge. È una scelta di buonsenso, perché ovviamente sarebbe stato irragionevole pensare che col crollo di una parte del tribunale di Bolzano si potesse procedere con le normali attività e quindi con il normale calendario delle udienze.
Allo stesso modo, il decreto dispone la sospensione dei termini processuali per il medesimo periodo, prevedendo però specifiche esclusioni proprio per dare garanzia anche ai cittadini stessi.
La sospensione infatti non significa un abbandono della tutela giurisdizionale. Al contrario, significa organizzare l'emergenza in modo da concentrare le risorse disponibili proprio laddove la tutela non può essere assolutamente differita.
Il provvedimento, inoltre, presta particolare attenzione al settore penale. È importante anche ricordare che il nostro ordinamento conosce da tempo strumenti straordinari che di fatto noi stessi abbiamo già adottato. Ricordo sommessamente la sentenza n. 278 del 2020 proprio per l'emergenza COVID, perché, comunque, i caratteri di straordinarietà sono già stati gestiti e abbiamo già precedenti proprio su questo. Ecco, questo precedente è importante ricordarlo, perché ci ricorda, appunto, che le garanzie costituzionali di fatto non vengono meno nell'emergenza, ma, anzi, devono essere applicate con una particolare attenzione proprio durante il periodo dell'emergenza. Quindi, da una parte, dobbiamo garantire i diritti di tutti coloro che attendono una risposta della giustizia, ma, dall'altra, dobbiamo anche impedire che un evento materiale, come il crollo di una parte del tribunale di Bolzano, che è quindi un evento completamente estraneo alla volontà degli operatori della giustizia, produca conseguenze processuali ingiuste o irreversibili.
Questo decreto cerca precisamente di realizzare questo tipo di equilibrio e lo fa attraverso una misura temporalmente delimitata al 30 settembre. Questa delimitazione è fondamentale. Perché è fondamentale? Perché, come dicevo prima, l'emergenza deve essere di una durata definita e la straordinarietà deve restare straordinaria.
L'obiettivo deve essere proprio quello di consentire al sistema giudiziario di tornare progressivamente alla piena operatività e a condizioni di sicurezza necessarie.
Come parlamentare del Trentino-Alto Adige, vorrei sottolineare anche un altro elemento. Le nostre comunità, quelle della regione Trentino-Alto Adige, conoscono molto bene il valore dell'efficienza amministrativa e soprattutto della presenza concreta delle istituzioni sul territorio. Pertanto, Bolzano è un capoluogo nel quale la giustizia svolge una funzione essenziale non soltanto per l'amministrazione ordinaria dei procedimenti, ma anche per la certezza del diritto per le imprese, per i lavoratori, per le famiglie, per tutti i cittadini; per questo la risposta dello Stato non può limitarsi alla gestione dell'emergenza processuale. È necessario accompagnare questa misura, quindi, con un impegno concreto e di fatto l'emendamento che abbiamo poc'anzi approvato va in questa direzione.
Quindi, colleghi, la politica deve dimostrare di saper intervenire quando la realtà pone effettivamente dei problemi che non possono essere affrontati con gli strumenti ordinari e questo provvedimento nasce proprio da questa esigenza. Non introduce assolutamente privilegi per un territorio, non sospende indiscriminatamente la giustizia e non cancella le garanzie. Introduce, invece, una disciplina eccezionale per un evento eccezionale e limitata nel tempo e anche con specifiche salvaguardie per i procedimenti urgenti e per il contrasto alla criminalità più grave. È una risposta che riteniamo necessaria, proporzionata e coerente con l'ordinamento costituzionale.
Per chi come me, Presidente, rappresenta il Trentino-Alto Adige c'è anche un significato ulteriore. Quando una comunità attraversa una difficoltà, noi siamo abituati che la politica è presente e deve assolutamente esserci. Deve esserci con rapidità, ma anche con equilibrio; deve esserci con decisione, ma senza sacrificare i diritti; deve esserci non soltanto nell'emergenza, ma anche nel percorso che porta al ritorno della normalità.
Questo provvedimento, Presidente, rappresenta esattamente tutto questo: una risposta concreta, temporanea, per garantire alla giustizia bolzanina di superare una situazione veramente straordinaria senza lasciare indietro nessuno, né istituzioni né tantomeno i nostri concittadini.
Per queste ragioni, esprimo il voto favorevole del gruppo della Lega .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Erano le ore 6,20 del 16 luglio scorso quando nel quartiere di Gries-San Quirino si è udito un boato provenire da piazza del tribunale. Una porzione centrale del palazzo di giustizia di Bolzano è crollata di colpo, causando il cedimento di quattro piani. Nessun morto o ferito grave, fortunatamente. L'orario mattutino, infatti, ha evitato una strage, dato che l'edificio sarebbe di lì a poco stato affollato.
All'interno di quell'edificio storico erano in corso interventi di ristrutturazione.
A seguito del crollo, il Governo italiano e la provincia di Bolzano hanno attuato una riorganizzazione d'emergenza della macchina giudiziaria per evitare la totale paralisi delle attività e garantire la sicurezza del personale. A quel punto il Governo è dovuto intervenire, il 24 luglio, con il decreto che ci accingiamo a convertire oggi.
Tale decreto, dunque, reca misure urgenti e indifferibili per garantire il regolare e ordinato svolgimento dei procedimenti civili e penali a seguito del crollo. L'evento ha determinato l'impossibilità materiale di accedere alla sede giudiziaria e, conseguentemente, di celebrare le udienze civili e penali, di compiere gli atti dei procedimenti pendenti e di svolgere le connesse attività di cancelleria e di segreteria.
Dunque il provvedimento dispone misure processuali urgenti per l'inagibilità della sede giudiziaria, il rinvio d'ufficio delle udienze civili e penali e la sospensione dei termini processuali per il periodo dal 16 luglio al 30 settembre, con esclusione di taluni procedimenti connotati da urgenza e indifferibilità. Si ricorda, a tale proposito, che in passato si è già intervenuti con analoghe disposizioni.
In questo provvedimento viene disposta anche la sospensione nei procedimenti penali, per il medesimo periodo, del corso della prescrizione e dei termini di durata massima della custodia cautelare e delle misure coercitive e interdittive diverse dalla custodia cautelare.
Voglio a questo punto sottolineare che l'avvocatura distrettuale di Bolzano avrebbe segnalato l'esigenza di ricomprendere in questo rinvio anche le udienze davanti al giudice di pace penale, rispetto alla sospensione dei termini di prescrizione. Poiché nel testo questo non è precisato, voglio sperare che vi potranno essere ulteriori eventuali interventi normativi compensativi di questa mancanza.
Il decreto prevede, inoltre, che le amministrazioni interessate - ed è la provincia autonoma di Bolzano - provvedano agli adempimenti previsti dal presente decreto-legge con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Sottolineo che l'articolo aggiuntivo del collega Urzi', che abbiamo condiviso e poc'anzi approvato, in realtà ovvia a questa invarianza finanziaria, perché stanzia un milione di euro da parte statale, cosa che abbiamo ovviamente condiviso.
Per garantire il ripristino dell'operatività del polo giudiziario, già il 25 luglio, la provincia autonoma di Bolzano aveva individuato, attraverso bando pubblico, due edifici atti ad ospitare l'uno il tribunale e l'altro la procura della Repubblica. I contratti di locazione avranno una durata di sei anni. Il tutto, comprese le locazioni e la spesa per il trasferimento, prevede un costo complessivo stimato, per la provincia autonoma di Bolzano, al fine di gestire le emergenze e procedere con il ripristino, attorno ai 25 milioni di euro.
Per le istanze urgenti, il tribunale di Bolzano ha invitato l'utenza a procedere per via telematica in questo periodo e, nell'immediato -crollo, i circa 150 dipendenti sono stati messi in modalità o flessibile.
Le indagini e le perizie tecniche sul crollo del palazzo in piazza del Tribunale a Bolzano hanno subito un'accelerazione decisiva a ridosso delle ultime settimane. La procura ha formalizzato le accuse e circoscritto le tesi investigative a problemi strutturali legati direttamente al cantiere. La pista principale seguita dagli inquirenti non attribuisce più l'evento a una casualità o al logoramento del tempo, ma punta il dito contro l'esecuzione stessa degli interventi.
Al momento, le spese sono anticipate interamente dalla provincia autonoma di Bolzano per garantire la continuità dei servizi. Tuttavia, la provincia si è già mossa come parte lesa e sta strutturando una maxi-richiesta di risarcimento danni da decine di milioni di euro, in rivalsa sulle ditte appaltatrici o sui soggetti privati, se l'inchiesta giudiziaria dovesse accertare responsabilità e negligenze nel cantiere. La procura è tornata operativa dal 30 agosto, mentre la data ufficiale per la piena ripresa è fissata al 1° ottobre.
Voglio sottolineare che, grazie all'azione politica del nostro Governo di centrosinistra, sia a livello statale che regionale, nel 2017 la regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol ha ottenuto dallo Stato un trasferimento della delega in materia di giustizia. Questa storica delega rappresenta un in Italia, introducendo una forma di regionalizzazione della gestione burocratica dei tribunali, pur mantenendo la giustizia, ovviamente, sotto l'egida dello Stato. La regione ha assunto da allora la responsabilità di tutte le funzioni amministrative e organizzative di supporto agli uffici giudiziari del territorio. Nel dettaglio, la regione si occupa di personale amministrativo e personale tecnico, di edilizia giudiziaria, per l'appunto, e della gestione di beni e servizi. Rimangono ovviamente di competenza esclusiva dello Stato i magistrati, i dirigenti amministrativi e, chiaramente, la competenza legislativa.
Quella scelta visionaria del 2017, di cui sono anche personalmente orgogliosa essendone stata partecipe, è stata figlia di una fase politica in cui l'autonomia era un esercizio vero di responsabilità e ha dato luogo a una crescita di standard di qualità e di efficienza della giustizia in ragione proprio della gestione amministrativa territoriale. Come ha detto il Presidente Mattarella il 5 settembre scorso alle celebrazioni per l'80° anniversario dell'Accordo internazionale siglato a Parigi dai rappresentanti dei Governi austriaco e italiano, Gruber e De Gasperi, che ha dato origine al riconoscimento dell'autonomia della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, l'autonomia speciale della regione è un pilastro dell'architettura democratica della Repubblica, nato in netta contrapposizione e discontinuità rispetto al centralismo fascista e al modello statale prefascista, e gioca un ruolo sussidiario nell'esercizio di competenze, senza indebolire per questo lo Stato.
Gli sviluppi più recenti della delega sulla giustizia hanno visto il culmine il 25 marzo di quest'anno, con l'atto di nascita della nuova Agenzia regionale della giustizia: un ente che ha l'obiettivo di centralizzare, velocizzare e ottimizzare tutti i servizi di supporto logistico e digitale ai tribunali e ai giudici di pace, sollevando i magistrati dalle incombenze burocratiche. In questo processo di responsabilizzazione nella sussidiarietà territoriale, sarebbe certamente più opportuno che il Governo Meloni, anziché pensare di costruire un costoso, inutile, dannoso e disumano CPR a Trento e forse uno a Bolzano, desse finalmente qualche risposta positiva ad una richiesta forte, che arriva da molto tempo e in modo politicamente trasversale dal consiglio regionale, di una gestione regionale delle carceri.
Nell'esercizio dell'autonomia e per una più efficace qualità dell'azione amministrativa, il consiglio regionale del Trentino-Alto Adige/Südtirol ha chiesto più volte formalmente allo Stato l'istituzione di un provveditorato regionale autonomo dell'amministrazione penitenziaria. In più legislature, fin dal lontano 2018, abbiamo condiviso in modo trasversale - il collega Urzi' potrà confermarlo - la necessità di intraprendere tutte le iniziative necessarie nei confronti dello Stato, delle due province autonome, delle Commissioni dei Sei e dei Dodici, per realizzare questo passaggio…
SARA FERRARI(PD-IDP). …permettendo alle istituzioni autonome di contribuire in modo diretto all'amministrazione della giustizia.
Mentre affrontiamo questa emergenza dobbiamo, però, mantenere lo sguardo sulla questione più generale. La giustizia ha bisogno di edifici sicuri, di strumenti adeguati e di condizioni di lavoro dignitose. Questo di oggi è un intervento emergenziale limitato nel tempo e nell'oggetto, ma la politica della giustizia deve essere altra cosa. Detto questo, esprimo il parere favorevole del Partito Democratico a questo provvedimento, in ragione del fatto che si tratta di un provvedimento di conversione di un decreto necessario a un'esigenza imprescindibile di gestione della giustizia nella provincia autonoma di Bolzano .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Urzi'. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO URZI'(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, lo abbiamo sentito: era l'alba di giovedì 16 luglio, erano le 6,20 del mattino e si è sgretolata, piegandosi su sé stessa, tutta la parte centrale del Palazzo di giustizia di Bolzano, il “tribunale” come dicono sbrigativamente i cittadini di Bolzano. Ma quella non è la sede solo del tribunale: dovrà tornare ad essere la sede del tribunale sicuramente - sezione civile e penale -, ma anche della procura della Repubblica, della corte d'assise, con la sua imponente sala udienza, così simile a tante altre sale udienza di corti d'assise in tutta Italia. Quattro i piani interessati, fra questi quello dell'archivio, ma anche gli uffici principali del presidente del tribunale o del procuratore capo della Repubblica, nonché le sale occupate dall'Ordine degli avvocati. Inagibile anche il grande archivio delle dichiarazioni di appartenenza ai gruppi linguistici dei cittadini residenti in quella porzione di Italia così speciale, tanto che ci si deve dichiarare italiani, tedeschi, ladini o altro.
Il fatto ha creato, Presidente, grandissima impressione in tutta Italia. Erano in corso lavori di consolidamento proprio delle colonne portanti. Ora sarà - e senza ironia della sorte - proprio la giustizia a doversi occupare di eventuali responsabilità o ad accertare la tragica fatalità, nella consapevolezza che il tonfo sordo di quella mattina poteva essere ancora più tragico, se solo il personale di pulizia già impegnato nel palazzo si fosse trovato nel momento sbagliato, nell'ala sbagliata del Palazzo di giustizia o se pensiamo che due o tre ore più tardi quel palazzo sarebbe stato un brulicare di personale, magistrati, avvocati, imputati, parti interessate. Invece oggi contiamo i danni materiali, ma non quelli alle persone e basta questo, Presidente, a rinfrancarci, ma non a disinteressarci dei nostri doveri di ristoro e ricostruzione.
Ora, questo provvedimento ha un grande merito: quello di avere raccolto immediatamente da parte del Governo - siamo infatti in sede di conversione - l'esigenza di prevedere misure urgenti e indifferibili per lo svolgimento dei procedimenti civili e penali a seguito del crollo. Si è disposto il rinvio d'ufficio delle udienze civili e penali fissate dinanzi al tribunale di Bolzano tra il 16 luglio e il 30 settembre del 2026, ad eccezione delle udienze regolarmente tenutesi prima del 24 luglio 2026, data in cui è entrato in vigore il decreto-legge.
La Corte costituzionale, che è stata già chiamata a giudicare la legittimità delle disposizioni relative alla sospensione dei termini procedimentali civili e penali in altri contesti, ha precisato che la sospensione dei termini processuali collegata a circostanze naturali straordinarie o prevista per breve tempo e in via del tutto eccezionale non incide sul diritto di difesa dei cittadini, sull'obbligo di iniziativa dell'azione penale da parte del PM e, in genere, sull'esercizio dell'attività giurisdizionale. Inoltre, l'eccezionale normativa di carattere generale - perché riguarda la totalità dei cittadini della zona colpita - pare chiaramente ispirata da ragioni di solidarietà sociale, e quindi non crea alcuna discriminazione suscettibile di infrangere il principio di uguaglianza. Ciò ha creato la certezza giuridica utile per intervenire nel caso di Bolzano, come lo si era fatto in precedenza già con diversi, svariati altri provvedimenti relativi a situazioni di emergenza particolare, in Abruzzo nel 2008, a Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo nel 2012, a Bari nel 2018, come ci ha ricordato il collega Bellomo, allora, per responsabilità del Governo, non con la tempestività con cui si è intervenuti in questo frangente. E poi ci sono state le eccezioni in epoca COVID.
Si è prevista la sospensione, per il medesimo periodo, anche dei termini processuali, con esclusione di alcuni procedimenti, di quei procedimenti connotati da urgenza e indifferibilità. Sono stati esclusi evidentemente dalla sospensione delle indagini preliminari i procedimenti per delitti di criminalità organizzata e terrorismo. I procedimenti penali le cui udienze fissate nel periodo 16 luglio-30 settembre 2026 sono state sospese hanno visto sospeso, per il medesimo periodo, anche il corso della prescrizione, nonché i termini di durata massima della custodia cautelare e delle misure coercitive e interdittive diverse dalla custodia cautelare. E di conseguenza, ai fini del computo della ragionevole durata del processo, non si conteggerà il periodo fra la data originaria dell'udienza rinviata e il 30 settembre 2026 per i procedimenti rinviati, né il periodo 16 luglio-30 settembre per i procedimenti con termini sospesi. Le disposizioni sono già state applicate in deroga alla sospensione feriale ordinaria dei termini. Come si vede, Presidente, è una sospensione temporanea. I cittadini pretendono chiarezza dei procedimenti giudiziari e con questo provvedimento chiarezza l'hanno avuta, evidentemente tenendo conto dell'eccezionalità della situazione.
E, inoltre, è stata autorizzata - lo abbiamo visto - la spesa di un milione di euro per il ripristino delle infrastrutture di rete e di sicurezza informatica, l'acquisizione di postazioni di lavoro fisiche e virtuali, l'installazione di sistemi di multi-videoconferenza, i servizi professionali specialistici e l'allestimento tecnologico delle sedi temporanee. Ma qui mi permetta una digressione, Presidente. Questo provvedimento introduce, in questa sede così alta, il dovere di rilevare anche un valore immateriale, morale, culturale e anche identitario del complesso del palazzo di giustizia del tribunale di Bolzano, nel contesto del capoluogo altoatesino. Il palazzo di giustizia fu realizzato fra il 1939 e il 1956, con dei rallentamenti causati dallo scoppio della Seconda guerra mondiale. Progetto di Paolo Rossi de Paoli e Michele Busiri Vici, costituisce un significativo esempio di architettura razionalista, che si inserisce nel contesto urbanistico da “città di fondazione” del quartiere, sorto attorno agli uffici pubblici della “città nuova” - così chiamata - di Bolzano, realizzata sulla sponda destra del torrente Talvera, a completamento del centro storico medievale e di epoca romantica, con forte caratterizzazione pangermanista sulla sponda sinistra. Caratteristica è la facciata concava del palazzo, che dialoga con quella convessa dell'ex Casa Littoria, oggi sede degli uffici finanziari, definendo la composizione architettonica della piazza prospiciente che si affaccia su due snodi stradali fondamentali all'interno del reticolo urbanistico della “città nuova”.
Qui c'è da rilevare un dato culturale e politico che non può essere sottovalutato: la popolazione, nella sua stragrande maggioranza, ha mostrato di essere rimasta scossa e turbata per i danni causati dal crollo, manifestando rammarico. Alcune organizzazioni di orientamento secessionista hanno colto il pretesto per imbastire una squalificante campagna mediatica tesa a sostenere l'abbattimento non solo del tribunale tutto nella sua parte esteriore più caratteristica, di impianto razionalista, banalmente ribattezzato “tempio fascista”, ma anche di intere porzioni di edilizia pubblica monumentale e razionalista di Bolzano nel suo complesso, all'insegna di un incomprensibile e presunto, se non con il metro del pregiudizio ideologico, impegno antifascista. Arriva sino a qua un delirio revisionista capace di trascinare anche le architetture, Presidente, nello scontro di contrapposizione etnica e secessionista, che va chiaramente censurato.
Mi preme rilevare che tutte le principali autorità locali hanno mostrato ferma indignazione nei confronti di tali strumentalizzazioni politiche, ritenute inopportune a fronte di un evento di tale gravità, addirittura perché espresse nei momenti in cui ancora non si sapeva se potevano esserci vittime sotto le macerie. Va riconosciuto al Governo di avere accolto con un ordine del giorno, poco fa, l'impegno a promuovere iniziative a sostegno di quelle già avviate dalla provincia autonoma di Bolzano, a cui competono le infrastrutture della giustizia, al fine di garantire il recupero della piena leggibilità storica del complesso del palazzo di giustizia, preservandone il valore architettonico e il corretto inserimento nel contesto urbanistico e monumentale della città di cui costituisce una parte integrante, ciò nel rispetto, Presidente, delle sovrapposizioni dei caratteri urbanistici e architettonici originali ed autentici, tanto più in una città di confine costruita sulla sovrapposizione di pietre che parlano anche lingue diverse, che poi, a ben guardare, sono il nostro stesso senso di identità quelle pietre e anche il senso di appartenenza, questo anche a Bolzano. L'identità e l'appartenenza sono valori ancora più ampi e solidi, perché quotidianamente sottoposti, a Bolzano e in Alto Adige, alle sollecitazioni che una realtà plurilingue, pur nella forza della sua natura di opportunità, in ogni caso sempre impone .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 3043-A: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 luglio 2026, n. 127, recante misure urgenti e indifferibili per lo svolgimento dei procedimenti civili e penali a seguito del crollo dell'immobile degli uffici giudiziari di Bolzano”.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del seguente documento: Relazione della Giunta per le autorizzazioni su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti di Vittorio Sgarbi, deputato all'epoca dei fatti (Doc. IV-, n. 18-A).
La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale in questione concernono opinioni espresse da Vittorio Sgarbi nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, deputato Andrea Gentile.
ANDREA GENTILE, . Grazie, Presidente. Presidente, colleghi, signor Sottosegretario. La Giunta per le autorizzazioni riferisce oggi su una richiesta di deliberazione in materia d'insindacabilità trasmessa dal tribunale di Viterbo nell'ambito di un procedimento penale per diffamazione a carico dell'onorevole Vittorio Sgarbi, deputato all'epoca dei fatti. Prima di illustrare le ragioni della proposta della Giunta è opportuno ricostruire brevemente la vicenda da cui trae origine il procedimento.
I fatti risalgono al 2018 e si collocano in un contesto di forte conflittualità politica sviluppatasi nel comune di Sutri dopo le elezioni amministrative del mese di giugno. Alessio Vettori era stato eletto consigliere comunale nella lista Rinascimento Sgarbi per Sutri, sostenuta dal Movimento Popolare.
Nel settembre dello stesso anno, Vettori uscì dal gruppo di maggioranza e confluì nel gruppo Misto. Nei mesi successivi, anche a seguito di alcune decisioni dell'amministrazione in materia di viabilità, i rapporti tra il sindaco Sgarbi e gli esponenti del movimento popolare divennero sempre più aspri, dando luogo a comunicati e a prese di posizione pubbliche attraverso la stampa locale. In questo clima, il 6 dicembre 2018 l'onorevole Sgarbi diffuse un primo comunicato contenente espressioni fortemente polemiche nei confronti di Vettori e degli altri appartenenti al movimento popolare. Per tali dichiarazioni il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Viterbo ha successivamente disposto l'archiviazione.
Il procedimento sul quale invece oggi siamo chiamati a pronunciarci riguarda un successivo comunicato, pubblicato l'8 dicembre 2018 da alcune testate giornalistiche locali e successivamente diffuso anche sulla pagina “Ufficio stampa Vittorio Sgarbi”. In quel comunicato l'onorevole Sgarbi affermava, tra l'altro, che il Movimento popolare costituiva per metodi, intimidazione e ignoranza un'espressione di mentalità familistica e mafiosa, che si sarebbe infiltrata nel movimento politico Rinascimento per esprimere i propri rappresentanti in consiglio comunale. Annunciava inoltre l'intenzione di denunciare ai Carabinieri e alla procura quella che definiva una falsa realtà politica a Sutri, espressione di famiglie.
Nello stesso testo Vettori veniva definito minaccioso e caprino. Da queste dichiarazioni hanno avuto origine le querele e il successivo procedimento penale per diffamazione aggravata.
Va ricordato ancora che la procura della Repubblica di Viterbo aveva inizialmente chiesto l'archiviazione, ritenendo che le affermazioni dell'onorevole Sgarbi fossero riconducibili all'esercizio del diritto di critica politica su questioni di interesse pubblico. Il giudice per le indagini preliminari ha invece respinto la richiesta con riferimento al comunicato dell'8 dicembre, disponendo la formulazione dell'imputazione.
Nel corso del giudizio, la difesa dell'onorevole Sgarbi ha invocato, tra l'altro, l'articolo 68 della Costituzione. Il tribunale ha respinto l'eccezione di insindacabilità, ma ha sospeso il procedimento e trasmesso gli atti alla Camera affinché questa esercitasse la competenza che le è attribuita dalla legge. È importante chiarire, dunque, quale sia esattamente la decisione che compete oggi all'Assemblea: non siamo chiamati a stabilire se le espressioni utilizzate siano offensive né se integrino o meno il reato di diffamazione; questa è una valutazione che spetta esclusivamente all'autorità giudiziaria. La Camera deve invece rispondere a una domanda diversa e più circoscritta, ovvero se quelle opinioni siano state espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari e siano quindi coperte dalla garanzia prevista dall'articolo 68 della Costituzione.
Su questo punto assume particolare rilievo l'evoluzione della giurisprudenza costituzionale sulla prerogativa dell'insindacabilità. In proposito occorre rilevare che, secondo il costante insegnamento della Consulta, l'insindacabilità non costituisce un privilegio personale del parlamentare, ma tutela la libertà della funzione rappresentativa e, attraverso di essa, l'autonomia del Parlamento nell'equilibrio tra i poteri dello Stato. La nostra Costituzione, inoltre, non adotta un criterio semplicemente spaziale, la tutela non riguarda cioè soltanto le parole pronunciate all'interno di quest'Aula o nelle sedi parlamentari. Il criterio è invece funzionale e possono essere protette anche dichiarazioni rese all'esterno del Parlamento, quando rappresentino una proiezione dell'attività politica e rappresentativa del parlamentare. Ciò risponde anche alla trasformazione delle più moderne forme della comunicazione politica, posto che l'esercizio del mandato parlamentare è naturalmente destinato a proiettarsi all'esterno delle Camere nel confronto con i cittadini e con l'opinione pubblica attraverso gli organi di informazione.
È vero che tradizionalmente la Corte costituzionale ha valorizzato, per le dichiarazioni rese fuori dalle sedi parlamentari, il criterio della sostanziale corrispondenza con contenuti di precedenti atti parlamentari e quello della vicinanza temporale tra questi e le dichiarazioni esterne; tuttavia, occorre dare atto che è anche vero che la giurisprudenza più recente ha chiarito che tali elementi costituiscono indici particolarmente significativi, ma non requisiti rigidi e inderogabili. L'assenza di uno specifico atto parlamentare precedente non chiude quindi automaticamente la questione: bisogna verificare se nel caso concreto esista comunque un nesso evidente e qualificato tra quelle dichiarazioni e l'esercizio della funzione parlamentare.
Proprio per questo aspetto la Giunta ha ritenuto sussistente la garanzia costituzionale in questione: nel caso dell'onorevole Sgarbi non risultano in effetti specifici atti parlamentari riferiti al movimento popolare di Sutri o alle vicende oggetto del comunicato; tuttavia le dichiarazioni contestate, pur originate da un conflitto politico-amministrativo locale, non si esauriscono, secondo la valutazione espressa dalla Giunta, in una controversia personale o municipale; esse investono temi di più ampia rilevanza politico-istituzionale, quali la legalità della competizione democratica, il rapporto tra rappresentanza politica e centri di influenza radicati sul territorio, il rischio del condizionamento delle funzioni pubbliche, l'autonomia degli organismi elettivi rispetto a pressioni esterne. Anche le espressioni più forti utilizzate nel comunicato, compreso quel riferimento a “mentalità familistica e mafiosa”, si inseriscono in questo contesto di denuncia politica e sono rivolte al modo in cui, secondo l'autore di quelle dichiarazioni, si stava svolgendo il confronto istituzionale in atto in quella comunità. Il punto, dunque, è la natura della presa di posizione: un'esternazione resa pubblicamente da un parlamentare su questioni concernenti il funzionamento delle istituzioni, la legalità democratica, la libertà della rappresentanza politica.
Neppure la circostanza che tutto abbia tratto origine da una vicenda comunale appare decisiva in senso contrario. Il parlamentare, infatti, come è noto, ai sensi dell'articolo 67 della Costituzione, rappresenta la Nazione. Fatti territorialmente circoscritti possono, quindi, assumere rilievo nell'esercizio della funzione rappresentativa quando siano interpretati e denunciati come manifestazione concreta di questioni politiche di portata più generale.
Occorre poi, infine, dare atto che in questo senso si è orientata, anche in precedenti occasioni, la prassi della Giunta per le autorizzazioni con riferimento a dichiarazioni di parlamentari riguardanti infiltrazioni mafiose nei consigli comunali, condizionamenti degli enti locali e alterazioni della libera dialettica istituzionale.
Dunque, Presidente, alla luce di questi elementi e soprattutto dei più recenti principi affermati dalla recente giurisprudenza costituzionale, la Giunta ha ritenuto che nel caso concreto sussista quel nesso evidente e qualificato con l'esercizio della funzione parlamentare. Per queste ragioni, la Giunta propone all'Assemblea di deliberare che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale, oggi in discussione, concernono opinioni espresse dall'onorevole Vittorio Sgarbi, nell'esercizio delle sue funzioni parlamentari, e insindacabili ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Questa vicenda nasce con due querele sporte nei confronti dell'onorevole Sgarbi dal signor Alessio Vettori; una in proprio, si potrebbe dire, e una insieme a Bruno Chiricozzi, Guido Cianti, Giorgio Marconi, Filippo Cerquetta e Angelo Faraoni: tutti membri, appunto, dello stesso consiglio direttivo ed esponenti di un movimento, quel Movimento popolare di Sutri.
Ecco, all'onorevole Sgarbi è contestato il reato di diffamazione a mezzo stampa o altro mezzo di pubblicità, contenuto nell'articolo 595, primo e terzo comma, del codice penale. Gli viene contestato, in particolare, di aver offeso l'onore e il decoro dello stesso Vettori, il consigliere comunale di Sutri, e degli altri appartenenti al Movimento popolare, a causa delle espressioni contenute in un comunicato: un comunicato pubblicato l'8 dicembre 2018 dalle testate locali , e e poi condiviso sulla pagina dell'ufficio stampa proprio di Vittorio Sgarbi.
Le dichiarazioni contestate vanno lette all'interno di una vicenda di forte conflittualità politica e istituzionale maturata in quel comune all'indomani delle elezioni amministrative. Vettori fu eletto consigliere comunale nella lista Rinascimento Sgarbi per Sutri, sostenuto, appunto, dal suo partito Movimento popolare. Nel mese di settembre il consigliere Vettori ufficializzò l'uscita dal gruppo di maggioranza, costituendo il gruppo Misto. Successivamente, alcune decisioni della maggioranza in materia di viabilità determinarono un ulteriore irrigidimento, se possiamo dire così, dei rapporti politici tra il sindaco Sgarbi e gli esponenti, appunto, di Movimento popolare. Da entrambe le parti furono pubblicati comunicati e prese di posizione su testate giornalistiche locali.
Il comunicato che ha originato il procedimento penale fu invece pubblicato l'8 dicembre 2018, appunto, dalla stampa locale e poi diffuso tramite quella pagina “Ufficio stampa Vittorio Sgarbi”. In quel comunicato, dal titolo “A Sutri clima politico infuocato. E nuove minacce. Che Vittorio Sgarbi, sindaco dallo scorso giugno, denuncerà lunedì in procura”, l'onorevole Sgarbi affermava: “Oggi posso dire che, per metodi, l'intimidazione, l'ignoranza, il “Movimento popolare” è una espressione di mentalità familistica e mafiosa, che si era infiltrata in “Rinascimento”, per esprimere suoi interessati e servili rappresentanti in consiglio comunale. Lunedì denuncerò al comando dei Carabinieri e alla procura (…)”, eccetera, eccetera.
Nel medesimo comunicato, l'onorevole Sgarbi faceva riferimento al minaccioso e caprino Vettori, e va evidenziato che sul piano processuale la procura di Viterbo ha, appunto, chiesto quell'archiviazione del procedimento. Ha cioè ritenuto che le dichiarazioni dell'onorevole rientrassero nell'esercizio del diritto di critica politica legato a interessi pubblici in discussione. Ma il giudice per le indagini preliminari, con il provvedimento del 3 novembre del 2022, ha invece respinto la richiesta di archiviazione limitatamente alla dichiarazione contenuta nel comunicato dell'8 dicembre 2018. Ha così disposto che il pubblico ministero formulasse l'imputazione per il reato di diffamazione aggravata.
È noto, come voi sapete, che l'articolo 68, primo comma, della Costituzione, sottrae appunto i membri del Parlamento alla responsabilità giuridica per le opinioni espresse e i voti dati nell'esercizio delle loro funzioni. Come più volte affermato dalla Corte costituzionale, questa prerogativa non tutela la posizione individuale del singolo parlamentare. È invece finalizzata alla salvaguardia della libertà della funzione rappresentativa e, in ultima analisi, dell'autonomia delle Camere nell'equilibrio, ovviamente, dei poteri stessi.
La stessa Consulta ha inoltre evidenziato che la Costituzione non adotta un criterio meramente spaziale, ossia che limiti l'insindacabilità solo alle opinioni espresse all'interno dell'Assemblea. Significa che l'insindacabilità vale non solo per le opinioni espresse nel corso delle attività parlamentari tipiche, ma anche per quelle rese , chiamiamole così: proiezione esterna. Ecco, come è noto, su queste opinioni espresse al di fuori delle Aule parlamentari, la giurisprudenza costituzionale ha tradizionalmente individuato parametri per dimostrare la presenza di un nesso funzionale: la sostanziale corrispondenza nei contenuti con gli atti parlamentari, il legame temporale con l'attività . Tuttavia, la più recente evoluzione costituisce solo degli indici sintomatici, sia pure particolarmente qualificanti. Pertanto, l'assenza di un atto tipico non esaurisce l'indagine che la Camera è chiamata a svolgere. Da questo punto di vista - ho finito - certo le affermazioni rientrano potenzialmente nell'ambito della critica politica, seppur aspra. Tuttavia manca, a nostro parere, il nesso funzionale con l'attività parlamentare. Non vi è, e non c'è collegamento con nessun atto e nessun riferimento alla funzione parlamentare.
Con questo voto la maggioranza afferma che è sufficiente un contenuto di natura politica espresso da un parlamentare per coprire così con l'insindacabilità tutte le sue affermazioni. Ma se affermiamo questo - e ho finito - arriviamo a snaturare…
MARCO GRIMALDI(AVS). …la costituzionale, che invece presuppone il collegamento con l'elemento fondante. Per questi motivi, come Alleanza Verdi e Sinistra, esprimiamo un voto di astensione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Siamo di fronte ad una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità trasmessa dal tribunale di Viterbo nei confronti dell'onorevole Sgarbi, deputato all'epoca dei fatti.
Presidente, per velocizzare i lavori ometto la ricostruzione dei fatti, perché già effettuata dai colleghi che mi hanno preceduto. È chiaro che la portata dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, sottrae i membri del Parlamento alla responsabilità giuridica per le opinioni espresse e i voti dati nell'esercizio delle loro funzioni. Qui, però, la questione sostanzialmente attiene all'accertamento della riconducibilità delle dichiarazioni all'esercizio della funzione parlamentare, ai sensi, appunto, dell'articolo 68.
Con riferimento alle perplessità, per così dire, territoriali, la Consulta - è vero ed è stato segnalato - non adotta un criterio spaziale, ma un criterio funzionale per cui le vicende di un consiglio comunale possono considerarsi entro il perimetro di applicazione della previsione costituzionale. Tuttavia, occorre valutare l'applicabilità nel caso di specie. Il rigido criterio della necessità di produzione di un atto parlamentare è superato con il tempo, applicato in maniera molto più elastica. Ma, visto che non c'è un atto parlamentare prodotto, in questa circostanza, è possibile o no collegare direttamente l'attività del parlamentare con le sue dichiarazioni? Noi abbiamo delle perplessità e ci orientiamo su un voto di astensione.
Dunque ci asterremo, Presidente, ma occorre segnalare che ci troviamo spesso in questa circostanza, cioè dinanzi a parametri un po' elastici, criteri che vanno meglio delineati. È il solito discorso dell'attività , consentita, che determina improcedibilità ma con un necessario vincolo rispetto all'attinenza inerente agli argomenti trattati in Parlamento. Non vi è chi non veda quanto l'elasticità possa, a volte, determinare una discrezionalità così ampia da sfociare non proprio nell'arbitrio, ma, sicuramente, in valutazioni che rischiano di essere soggettive e poco ancorate a indici oggettivi. Forse, dovremmo fare una riflessione: una riforma legislativa e regolamentare oggi è necessaria alla luce di un contesto storico diverso anche perché caratterizzato da velocità e mezzi di comunicazione diversi rispetto al passato.
Ci esprimiamo con un voto di astensione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la deputata Carla Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Il caso che ci occupa in questa sede riguarda una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità trasmessa dal tribunale di Viterbo nell'ambito di un procedimento penale instaurato nei confronti dell'onorevole Sgarbi, deputato all'epoca dei fatti. Questa richiesta trae origine dalla denuncia-querela presentata dal signor Alessio Vettori, in proprio, e dall'ulteriore querela, sporta nei confronti dell'onorevole Sgarbi, dallo stesso Vettori unitamente ad altri esponenti del partito Movimento Popolare di Sutri. All'onorevole Sgarbi, in particolare, è contestato il reato di diffamazione a mezzo stampa per aver asseritamente offeso l'onore e il decoro dello stesso Vettori, consigliere comunale di Sutri e di altri esponenti appartenenti al Movimento Popolare, mediante espressioni contenute in un comunicato, pubblicato l'8 dicembre del 2018, su diverse testate giornalistiche locali.
Le dichiarazioni contestate si collocano all'interno di una vicenda di accentuata conflittualità politico-istituzionale maturata nel comune di Sutri all'indomani delle elezioni amministrative tenutesi nel giugno 2018. In particolare, Alessio Vettori fu eletto consigliere comunale nella lista “Rinascimento Sgarbi per Sutri”, sostenuta dal partito di appartenenza Movimento Popolare. Nel mese di settembre 2018, il consigliere Vettori ufficializzò l'uscita dal gruppo di maggioranza costituendo un gruppo misto e, successivamente, si determinò un ulteriore irrigidimento dei rapporti politici tra il sindaco Sgarbi e gli esponenti del Movimento Popolare con la pubblicazione, da entrambe le parti, di comunicati. In questo contesto, l'onorevole Sgarbi pubblicò un comunicato in cui affermava che “per metodi, l'intimidazione, l'ignoranza, il «Movimento popolare» è una espressione di mentalità familistica e mafiosa, che si è infiltrata nel «Rinascimento» per esprimere i suoi interessati e servili rappresentanti in consiglio comunale”.
Ebbene, nel caso di specie, l'onorevole Sgarbi ha certamente utilizzato espressioni estremamente colorite che, tuttavia, non si sono tradotte in attacchi personali diretti al consigliere comunale, Alessio Vettori. Infatti, sulla base di quanto si evince dal capo di imputazione, le critiche non hanno avuto, come oggetto specifico, il consigliere comunale Vettori, ma la forza politica alla quale lo stesso appartiene. Quindi, da un lato, l'onorevole Sgarbi ha utilizzato un registro linguistico senz'altro polemico e ai limiti della critica politica, ma non ha rivolto critiche volte a colpire personalmente e direttamente il querelante. Dall'altro lato, tuttavia, noi riteniamo evidente che le dichiarazioni rese dall'onorevole Sgarbi, non presentino un nesso funzionale con l'attività parlamentare svolta.
Quindi, in considerazione di tutto quanto sopra, dichiaro l'astensione del MoVimento 5 Stelle con riguardo alla proposta avanzata dal relatore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il deputato Andrea Gentile. Ne ha facoltà.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Allora, noi riteniamo, in aderenza alla decisione della Giunta, che, nel caso di specie, sussista il nesso funzionale, evidente e qualificato, tra le dichiarazioni rese e l'esercizio della funzione politica tale da garantire l'esercizio della guarentigia parlamentare.
Per queste ragioni, in aderenza e rinviando alle motivazioni già espresse nella relazione, esprimo il voto favorevole di Forza Italia sulla proposta di insindacabilità delle opinioni espresse.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la deputata Ingrid Bisa. Ne ha facoltà.
INGRID BISA(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, la questione sulla quale siamo chiamati a pronunciarci è precisa: stabilire se le dichiarazioni rese dall'onorevole Sgarbi siano riconducibili all'esercizio della funzione parlamentare e siano, quindi, coperte dalla garanzia prevista dall'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Non siamo chiamati a valutare la durezza delle parole utilizzate né la loro eventuale rilevanza penale. Il nostro compito è esclusivamente quello di verificare l'esistenza di un nesso funzionale tra quelle opinioni e l'esercizio del mandato parlamentare. Ed è proprio alla luce della più recente giurisprudenza costituzionale che, nel caso in esame, tale nesso deve essere riconosciuto. Ciò che occorre verificare è se vi sia un evidente e qualificato nesso con l'esercizio della funzione parlamentare, considerando che il parlamentare, ai sensi dell'articolo 67 della Costituzione, rappresenta la Nazione e che la sua attività politica, naturalmente, si proietta anche al di fuori delle Aule parlamentari.
Nel caso dell'onorevole Sgarbi, questo collegamento risulta evidente. Le dichiarazioni contestate nascono certamente da una vicenda amministrativa locale, quella del comune di Sutri, ma riguardano questioni di carattere politico e istituzionale ben più generale: la legalità nella competizione democratica, l'autonomia degli organi elettivi, il rischio di condizionamenti sull'esercizio delle funzioni pubbliche e la tutela delle istituzioni rispetto a pressioni e intimidazioni. Non siamo quindi di fronte a una controversia privata, a un attacco riconducibile a rapporti personali. Siamo di fronte a una presa di posizione politica, certamente aspra, attraverso la quale un parlamentare denuncia, pubblicamente, metodi che ritiene incompatibili con il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche.
La dimensione locale della vicenda non può escludere l'applicazione dell'articolo 68. Un parlamentare rappresenta la Nazione e può assumere i fatti territorialmente circoscritti come occasione per porre all'attenzione dell'opinione pubblica questioni di interesse generale. Del resto, anche in precedenti occasioni, la Giunta ha riconosciuto l'insindacabilità di dichiarazioni parlamentari relative a infiltrazioni di tipo mafioso negli enti locali e il contrasto alla criminalità organizzata.
Vi è, infine, un elemento significativo: nello stesso procedimento, il pubblico ministero aveva chiesto l'archiviazione ritenendo sussistente l'esimente del diritto di critica politica.
Per tutti questi motivi, la Lega voterà a favore della proposta del relatore .
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la deputata Antonella Forattini. Ne ha facoltà.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. La deliberazione sottoposta oggi all'Assemblea riguarda l'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, alle dichiarazioni rese dall'onorevole Vittorio Sgarbi nel dicembre 2018, quando egli era contemporaneamente deputato e sindaco del comune di Sutri.
Come è stato correttamente ricordato nel corso dell'esame in Giunta, non spetta alla Camera stabilire se le espressioni contestate abbiano carattere diffamatorio né pronunciarsi sulla responsabilità penale dell'interessato. Queste valutazioni appartengono, esclusivamente, all'autorità giudiziaria. La Camera deve rispondere a una domanda diversa e più circoscritta: se quelle dichiarazioni costituiscano opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari e siano, pertanto, coperte dalla prerogativa dell'insindacabilità prevista dall'articolo 68 della Costituzione.
Questa prerogativa rappresenta una garanzia essenziale della libertà del mandato parlamentare. Non è, però, un privilegio personale né può trasformarsi in una generale immunità per qualsiasi dichiarazione resa da chi rivesta la carica di parlamentare. La sua applicazione richiede sempre l'esistenza di un collegamento evidente e qualificato tra le opinioni espresse e l'esercizio della funzione rappresentativa.
Nel caso in esame, gli elementi raccolti non consentono, a nostro giudizio, di giungere a una conclusione univoca. Da una parte, le dichiarazioni dell'onorevole Sgarbi si collocano all'interno di una vicenda politico-amministrativa strettamente locale e caratterizzata da un conflitto diretto e maturato nel consiglio comunale di Sutri; esse riguardano i rapporti tra il sindaco, un consigliere comunale e gli esponenti di una formazione politica territoriale. Non risultano, inoltre, precedute o accompagnate da atti parlamentari specificamente riferibili alla vicenda né da iniziative nelle quali l'onorevole Sgarbi abbia affrontato, in sede parlamentare, i medesimi fatti. Questi elementi inducono a dubitare che le dichiarazioni costituiscano una proiezione esterna dell'attività parlamentare e non piuttosto l'espressione del ruolo amministrativo e politico-locale esercitato in quel momento dall'interessato.
D'altra parte, non possiamo ignorare che le affermazioni contestate richiamano questioni che, almeno in astratto, oltrepassano la dimensione meramente personale: la legalità nella competizione politica, la trasparenza delle istituzioni locali, l'autonomia degli amministratori e il pericolo di condizionamenti impropri nell'esercizio della rappresentanza democratica. Si tratta di temi sui quali il Partito Democratico ha sempre mantenuto una posizione inequivocabile. Il contrasto alle mafie e a ogni forma di infiltrazione criminale nelle amministrazioni pubbliche non può essere ridotto a una formula retorica; richiede strumenti efficaci, istituzioni autorevoli, trasparenza amministrativa e una cultura della legalità concretamente praticata. Proprio la rilevanza di questi temi impone, tuttavia, particolare rigore: il richiamo alla mafia e alla criminalità organizzata non può essere impiegato con leggerezza nella polemica politica né può diventare uno strumento per delegittimare l'avversario. Accuse di tale gravità devono essere sostenute da fatti, atti e comportamenti verificabili, perché incidono sulla reputazione delle persone e sulla credibilità delle istituzioni.
La più recente giurisprudenza costituzionale ha chiarito che l'assenza di un precedente atto parlamentare non esclude automaticamente l'insindacabilità delle dichiarazioni rese fuori dalle Camere. Al tempo stesso ha ribadito che deve comunque sussistere un nesso evidente e qualificato con l'esercizio delle funzioni parlamentari. Nel caso che oggi esaminiamo, questo nesso non appare chiaramente dimostrato, ma la natura politica del contesto e la rilevanza generale dei temi evocati non consentono neppure di escluderlo in termini assoluti. Ci troviamo, dunque, in quella che in Giunta abbiamo definito “una zona grigia”, una fattispecie nella quale convivono elementi che possono essere letti in direzioni opposte e nella quale non riteniamo corretto forzare la decisione né verso il riconoscimento pieno dell'insindacabilità né verso la sua esclusione categorica.
L'astensione non rappresenta…
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). …una valutazione di merito sulle condotte contestate, tantomeno una condivisione delle parole utilizzate, ma esprime una posizione di rigore istituzionale di fronte a un caso nel quale il confine tra conflitto politico locale e funzione rappresentativa nazionale non risulta sufficientemente definito. Per questa ragione, ci asterremo come Partito Democratico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dondi. Ne ha facoltà.
DANIELA DONDI(FDI). Grazie, Presidente. Annuncio sin da ora il voto favorevole sulla proposta della Giunta per le autorizzazioni a favore della non procedibilità nei confronti dell'onorevole Vittorio Sgarbi, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Noi oggi non siamo qui per esprimere un giudizio sulla condivisibilità politica, sul tono o sul linguaggio utilizzato nelle dichiarazioni oggetto del procedimento, non siamo qui per stabilire se quelle espressioni siano state opportune, eleganti o persuasive e non siamo nemmeno chiamati a sostituirci al giudice nella valutazione della loro eventuale rilevanza penale. Oggi dobbiamo verificare se le dichiarazioni rese dall'onorevole Sgarbi rientrino nell'ambito delle opinioni espresse nell'esercizio della funzione parlamentare secondo la garanzia prevista dall'articolo 68, primo comma, della Costituzione. La Giunta ha svolto questa verifica e ha concluso in senso positivo.
All'onorevole Sgarbi, come è già stato detto, è stato contestato il reato di diffamazione a mezzo stampa per aver offeso l'onore e il decoro di Alessio Vettori e degli altri membri del consiglio direttivo del partito Movimento popolare di Sutri, a seguito delle dichiarazioni diffuse nel dicembre 2018, nel pieno di una forte conflittualità politica e amministrativa maturata nel comune di Sutri dopo le elezioni comunali. Le dichiarazioni contestate si inseriscono, dunque, in una controversia pubblica, sviluppatasi attraverso comunicati, prese di posizione e interventi rivolti all'opinione pubblica. Non siamo di fronte a una vicenda privata o a un conflitto estraneo alla dimensione istituzionale.
L'articolo 68, primo comma, della Costituzione stabilisce che “i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni”. Questa disposizione non è un privilegio personale del parlamentare, è una garanzia posta a tutela della libertà della funzione rappresentativa e dell'autonomia del Parlamento nell'equilibrio tra i poteri dello Stato.
La giurisprudenza costituzionale ha chiarito che l'articolo 68 non deve essere interpretato secondo un criterio esclusivamente spaziale. La funzione parlamentare non si esaurisce nelle dichiarazioni pronunciate in Aula o nelle sedi formali della Camera. La comunicazione politica contemporanea si svolge anche attraverso la stampa, le interviste, i comunicati e i . L'attività parlamentare, per sua natura, è destinata a proiettarsi al di fuori delle Aule parlamentari, perché il rapporto con l'opinione pubblica costituisce una componente fisiologica della rappresentanza democratica.
La Corte costituzionale ha, inoltre, riconosciuto che, in presenza di un evidente e qualificato nesso con l'esercizio della funzione parlamentare, la garanzia può operare anche per dichiarazioni rese fuori dalle sedi parlamentari e non necessariamente precedute da uno specifico atto tipico. La Giunta ha svolto una valutazione istituzionale, ha verificato se quelle opinioni fossero riconducibili all'esercizio della funzione parlamentare. Questa distinzione è fondamentale per preservare l'equilibrio tra Parlamento e magistratura: la Camera, infatti, non può trasformarsi in un giudice e non deve stabilire se un'espressione integri o meno il reato di diffamazione.
Per questi motivi il gruppo Fratelli d'Italia ritiene che la proposta del relatore debba essere accolta.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento di cui al doc. IV-, n. 18-A concernono opinioni espresse da Vittorio Sgarbi, deputato all'epoca dei fatti, nell'esercizio delle funzioni parlamentari, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
Colleghi, chi intende esprimersi per l'insindacabilità delle opinioni espresse deve votare “sì”, dunque tasto verde, mentre chi intende esprimersi per la sindacabilità deve votare “no”, tasto rosso.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del seguente documento: Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti di Vittorio Sgarbi, deputato all'epoca dei fatti (Doc. IV-, n. 22-A).
La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale in questione concernono opinioni espresse da Vittorio Sgarbi nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, il deputato Alessandro Palombi.
ALESSANDRO PALOMBI(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, la Giunta per le autorizzazioni riferisce all'Assemblea in merito a una richiesta di deliberazione in materia d'insindacabilità che trae origine da un procedimento penale pendente presso il tribunale di Brescia a seguito di una denuncia-querela sporta nei confronti di Vittorio Sgarbi, deputato all'epoca dei fatti, dal dottor Luca Gaglio e dalla dottoressa Tiziana Siciliano, entrambi sostituti procuratori della Repubblica presso il tribunale ordinario di Milano, per il reato di diffamazione aggravata, di cui all'articolo 595 del codice penale. La richiesta è stata trasmessa alla Camera in data 13 novembre 2025 dal tribunale di Brescia, I sezione penale.
Secondo quanto emerge dalla documentazione agli atti, che comprende anche l'atto di costituzione di parte civile del dottor Gaglio e della dottoressa Siciliano nonché una memoria difensiva dell'onorevole Sgarbi, la querela del dottor Gaglio e della dottoressa Siciliano consegue alle affermazioni che Vittorio Sgarbi ha reso nel corso della puntata del 24 marzo 2019 del programma televisivo , condotto da Massimo Giletti, andato in onda sull'emittente LA7. Nel suo intervento l'onorevole Sgarbi, a detta dei querelanti, avrebbe espresso giudizi diffamatori dell'operato dei pubblici ministeri, definendo la loro inchiesta come caratterizzata da vigliaccheria e assurdità. Nel corso del suo intervento avrebbe anche caratterizzato questa inchiesta come assurda e come un grande scandalo che i PM abbiano perso tempo e lo perdano in un processo come questo oltre ad altre affermazioni che vengono contestate all'onorevole Sgarbi. Ritenendo tali affermazioni gravemente lesive della loro reputazione personale e professionale, i procuratori Gaglio e Siciliano hanno dunque sporto querela nei confronti dell'onorevole Sgarbi.
Con memoria difensiva dell'8 e del 13 febbraio 2025, la difesa dell'onorevole Sgarbi ha chiesto in via preliminare la sospensione del processo e la trasmissione degli atti alla Camera, invocando l'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Sul punto la stessa difesa ha evidenziato come il giudice abbia l'obbligo, ai sensi dell'articolo 3 della legge n. 140 del 2003, di investire la Camera di appartenenza della questione, affinché questa possa deliberare sulla sussistenza o meno del nesso funzionale tra le dichiarazioni rese e l'attività parlamentare.
Prima di entrare nel merito della proposta che la Giunta intende sottoporre all'Assemblea, sembra opportuno richiamare sinteticamente il quadro costituzionale di riferimento. È noto che l'articolo 68, primo comma, della Costituzione, sottrae i membri del Parlamento alla responsabilità giuridica per le opinioni espresse e i voti dati nell'esercizio delle loro funzioni. Come ripetutamente affermato dalla Corte costituzionale, tale prerogativa non tutela la posizione individuale del singolo parlamentare, ma è finalizzate alla salvaguardia della libertà della funzione rappresentativa e, in ultima analisi, dell'autonomia delle Camere nell'equilibrio fra i poteri dello Stato.
La stessa Consulta ha inoltre evidenziato che la Costituzione non detta un criterio meramente spaziale, ossia un criterio che limiti l'insindacabilità alle sole opinioni espresse all'interno dell'Assemblea di appartenenza. Essa predilige, invece, un criterio funzionale, analogamente a quanto avviene in altri sistemi, come, ad esempio, quello previsto per il Parlamento europeo. Ne consegue che l'insindacabilità può operare non solo con riguardo alle opinioni espresse in occasione dello svolgimento di attività parlamentari tipiche, ma anche con riferimento a dichiarazioni rese , quando esse costituiscono la proiezione esterna dell'attività politica e rappresentativa del parlamentare.
Come è noto, con riferimento alle opinioni espresse al di fuori delle Aule parlamentari la giurisprudenza costituzionale ha tradizionalmente individuato alcuni indici sintomatici della sussistenza del nesso funzionale, quali la sostanziale corrispondenza contenutistica fra dichiarazioni esterne e atti parlamentari nonché il legame temporale con l'attività . Non di meno, la più recente evoluzione giurisprudenziale ha chiarito che tali parametri non hanno carattere rigido né indefettibile, ma costituiscono solo indici sintomatici, sia pure particolarmente qualificati. Pertanto, l'assenza di un previo atto tipico non esaurisce l'indagine che la Camera è chiamata a svolgere, potendo l'articolo 68, primo comma, della Costituzione, trovare applicazione anche con riguardo a dichiarazioni rese per le quali sia comunque ravvisabile un evidente e qualificato nesso con l'esercizio della funzione parlamentare. In questo senso le celeberrime sentenze n. 133 del 2018, n. 104 del 2024, n. 194 del 2024 e la recentissima n. 19 del 2026.
In questa prospettiva la Corte, rivedendo in maniera significativa il proprio orientamento giurisprudenziale in materia consolidatosi negli ultimi 25 anni, ha precisato che possono considerarsi entro il perimetro di applicazione della citata previsione costituzionale anche quelle opinioni che, iscrivendosi in un contesto politico, siano funzionali all'esercizio dell'attività parlamentare. Deve trattarsi, dunque, di opinioni che incanalino nel processo politico proprio di una democrazia pluralista i diversi e divergenti interessi riferibili al popolo, al fine di trovare nell'esercizio della rappresentanza della Nazione, di cui all'articolo 67 della Costituzione, una mediazione tra gli stessi rispondente all'interesse generale. Tale rappresentanza, sancita dall'articolo 67, costituisce invero il fondamento primo e al tempo stesso il limite dell'insindacabilità delle opinioni prevista all'articolo 68, primo comma, della Costituzione. È una funzione così alta che la Costituzione protegge con un'immunità che si protrae anche oltre la scadenza del mandato parlamentare, citando testualmente la sentenza n. 104 del 2024.
Nel caso di specie, benché dalla documentazione acquisita non emergano atti o interventi parlamentari dell'onorevole Sgarbi specificatamente riferibili al procedimento denominato Ruby-, deve nondimeno rilevarsi che, alla luce del più recente orientamento della giurisprudenza costituzionale, cui ho appena fatto cenno, l'assenza di siffatta corrispondenza non vale di per sé a esaurire l'ambito dell'indagine demandata alla Camera. Infatti, come sottolineato dalla Consulta, l'articolo 68, primo comma, della Costituzione può trovare applicazione con riferimento a dichiarazioni rese , non necessariamente connesse ad atti parlamentari, ma per le quali si ritenga nondimeno sussistente un evidente e qualificato nesso con l'esercizio della funzione parlamentare.
Ebbene, alla luce dei criteri interpretativi più di recente affermati dalla Corte costituzionale, la Giunta ritiene che le dichiarazioni oggetto del presente procedimento presentino nel loro complesso quel nesso evidente e qualificato con l'esercizio della funzione parlamentare che l'articolo 68, primo comma, della Costituzione richiede ai fini dell'insindacabilità. Ora, nel caso in esame, le affermazioni dell'onorevole Sgarbi furono rese nel corso di una trasmissione televisiva di approfondimento politico, all'interno di un confronto pubblico avente ad oggetto il procedimento denominato Ruby-, vale a dire una vicenda giudiziaria che per il suo rilievo mediatico, istituzionale e politico aveva ampiamente oltrepassato la dimensione del singolo procedimento penale, divenendo tema di discussione nazionale sul rapporto tra giurisdizione, uso dell'azione penale, impiego di risorse pubbliche e incidenza delle iniziative giudiziarie sulla competizione politico-democratica. Si era dunque in presenza non di un contesto privato o meramente personale, ma di un contesto eminentemente politico, nel quale il parlamentare era chiamato a esprimere una valutazione pubblica su una questione percepita dalla collettività come attinente al funzionamento complessivo delle istituzioni.
In tale cornice i pubblici ministeri querelanti, peraltro mai citati nominativamente, non appaiono assumere rilievo come bersaglio di un'aggressione personale fine a sé stessa, bensì quali soggetti titolari di pubbliche funzioni. In altri termini, essi sono evocati dall'onorevole Sgarbi in quanto protagonisti di una determinata iniziativa giudiziaria, che è assunta, nel discorso politico dell'interessato, a emblema di un più generale problema concernente l'esercizio del potere requirente. Le opinioni espresse, dunque, non risultano indirizzate alla sfera privata dei pubblici ministeri, né si risolvono in un dileggio individuale avulso da un tema di interesse generale. Esse si innestano, piuttosto, in una critica politica rivolta al modo in cui un potere dello Stato viene esercitato in una vicenda di straordinaria esposizione pubblica.
Sotto questo profilo, la critica ai magistrati requirenti costituisce il veicolo concreto attraverso cui il parlamentare manifesta un giudizio politico e istituzionale sul rapporto tra la giustizia e la democrazia rappresentativa. Ed è proprio questo il punto che, ad avviso della Giunta, radica il nesso funzionale. Le dichiarazioni dell'onorevole Sgarbi si iscrivono in quel circuito di responsabilità politica verso l'opinione pubblica che è parte integrante della funzione parlamentare. Il parlamentare, infatti, non rappresenta soltanto istanze e orientamenti entro i luoghi formali della deliberazione, ma è chiamato anche a renderli conoscibili all'esterno, a sostenerli nel dibattito pubblico e a sottoporli al giudizio dell'elettorato.
Né può ritenersi che il linguaggio polemico o aspro di per sé considerato valga a recidere il nesso funzionale. La giurisprudenza ha chiarito, infatti, che il perimetro dell'insindacabilità non è riservato a espressioni necessariamente misurate o tecnicamente formulate, poiché la dialettica politica può legittimamente manifestarsi anche attraverso toni accesi, formule di denuncia, giudizi perentori o intransigenti e argomentazioni iperboliche, a condizione che esse restino riconducibili come strumentali alla manifestazione di una posizione politica su temi di interesse pubblico.
Occorre, quindi, ribadire che il fondamento dell'insindacabilità, secondo la sentenza n. 104 del 2024, risiede nell'articolo 67 della Costituzione. La rappresentanza della Nazione costituisce il presupposto, ma anche il limite della prerogativa. Per queste ragioni la Giunta ritiene che nel caso concreto le opinioni espresse dall'onorevole Sgarbi debbano essere considerate come manifestazione di una posizione politica inerente all'esercizio di pubbliche funzioni e al loro impatto sul sistema istituzionale. Esse risultano, pertanto, assistite da quel rapporto funzionale con il mandato parlamentare che giustifica l'applicazione della prerogativa di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
D'altra parte, per concludere, la stessa Consulta, nella recentissima sentenza n. 19 del 2026, ha sottolineato che le dichiarazioni rese dal parlamentare possono svolgere una funzione di informazione nei confronti dell'elettorato e di assunzione di responsabilità politica anch'essa propria del mandato rappresentativo, specie quando il parlamentare medesimo espliciti pubblicamente valutazioni e critiche su condotte o scelte istituzionali che ritiene incidere sul corretto funzionamento delle istituzioni.
Alla luce delle considerazioni che precedono, la Giunta è dell'avviso che le dichiarazioni rese dall'onorevole Vittorio Sgarbi nel corso della trasmissione televisiva del 24 marzo 2019 presentino un nesso evidente e qualificato con l'esercizio del mandato parlamentare. Per tali ragioni, si propone all'Assemblea di deliberare che tali dichiarazioni costituiscano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e siano, pertanto, insindacabili ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Questa vicenda trae origine da un procedimento penale pendente presso il tribunale di Brescia. La denuncia-querela fu sporta nei confronti di Vittorio Sgarbi, deputato all'epoca dei fatti, dal dottor Luca Gaglio e dalla dottoressa Tiziana Siciliano. Entrambi sono dei sostituti procuratori della Repubblica presso il tribunale ordinario di Milano. Il reato contestato è quello di diffamazione, contenuto nell'articolo 595, primo, secondo, terzo e quarto comma del codice penale.
La querela nasce dalle affermazioni rese da Vittorio Sgarbi durante la puntata di del 24 marzo del 2019, condotta, come ricorderete, da Massimo Giletti e andata in onda su La7. Le dichiarazioni ritenute diffamatorie erano rivolte ai magistrati titolari del procedimento penale noto come Ruby-. Ecco, il dibattito in studio scaturì dalla notizia della morte improvvisa della giovane Imane Fadil, una delle testimoni del processo. Nel suo intervento l'onorevole Sgarbi, a detta dei querelanti, avrebbe espresso giudizi diffamatori dell'operato dei pubblici ministeri, definendo l'inchiesta come caratterizzata da vigliaccherie e assurdità.
Le espressioni ritenute diffamatorie sono, tra le altre, le seguenti: “l'accusa è un'accusa fasulla, di magistrati incapaci che perdono tempo in ricerche morbose”; la seconda: “è una balla totale della giustizia”; la terza: “sono morbosi”; la quarta: “lavorano nel male, lavorano davanti al demonio, nel male lavorano”; la quinta: “magistratura criminale”; la sesta: “magistrati senza decoro”; la settima: “deve vergognarsi chi ha aperto questa inchiesta, vergogna”. I dottori Luca Gaglio e Tiziana Siciliano hanno ritenuto tali affermazioni gravemente lesive della loro reputazione personale e professionale, da qui la querela.
Nell'atto viene rimarcato che i messaggi offensivi lascerebbero intendere che il processo sarebbe frutto di una menzogna dei pubblici ministeri, PM incapaci di svolgere i compiti che l'ordinamento attribuisce loro e ossessionati esclusivamente dalla volontà di indagare sulla persona di Silvio Berlusconi. I magistrati sottolineano anche come l'aggettivo “morboso”, più volte ripetuto da Sgarbi nel corso della trasmissione televisiva, investe aspetti strettamente personali, colpendo nel profondo la sfera più intima e la loro dignità.
La giurisprudenza ammette la critica nei confronti del potere giudiziario - ce ne sarebbero tante: la Cassazione penale, sezione V, n. 34432 del 5 giugno del 2007; la Cassazione civile, sezione III, n. 4931 del 12 marzo del 2015 -, ma a condizione che essa non sfoci mai nell'insulto personale. Non solo: quando si basa su un fatto specifico, la critica deve trovare riscontro in una corretta e veritiera riproduzione della realtà; non può, insomma, risolversi in una ricostruzione mirata solo ad attirare l'attenzione negativa nel pubblico.
Nel caso in questione non pare sussistere alcuna connessione tra l'attività parlamentare dell'onorevole Sgarbi e le espressioni da lui utilizzate. Manca, quindi, il nesso causale, essenziale per ritenere operante l'insindacabilità delle opinioni espresse nello svolgimento del mandato parlamentare. Insomma, il linguaggio polemico o aspro in sé non recide necessariamente il nesso funzionale. La giurisprudenza costituzionale, infatti, ha chiarito che il perimetro dell'insindacabilità non è riservato a espressioni necessariamente misurate o formulate tecnicamente. Infatti, la dialettica politica può manifestarsi legittimamente anche attraverso toni accesi, formule di denuncia, giudizi perentori o intransigenti. Tuttavia, nel caso specifico, al di là del contenuto delle affermazioni di Sgarbi, le sue dichiarazioni non risultano riconducibili a un'attività parlamentare, non emergono come proiezione esterna di atti o iniziative riconducibili all'esercizio del mandato.
A nostro parere, insomma, in assenza del nesso funzionale l'applicazione della prerogativa dell'insindacabilità si estenderebbe oltre i limiti costituzionalmente tracciati, e così sarebbe alterato il delicato equilibrio tra la libertà della funzione parlamentare e la responsabilità giuridica. Per queste ragioni, il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra voterà contro la proposta della Giunta, ritenendo sindacabili le opinioni espresse dall'onorevole Sgarbi, essendo al di fuori del perimetro tracciato dalla Costituzione e dalla giurisprudenza costituzionale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Si tratta di un procedimento penale pendente presso il tribunale di Brescia, a seguito di denuncia-querela sporta nei confronti dell'onorevole Sgarbi, all'epoca dei fatti deputato. Anche qui ometto la ricostruzione dei fatti, perché già effettuata dai colleghi che mi hanno preceduto, e ometto anche di segnalare nuovamente le espressioni che ha utilizzato l'onorevole Sgarbi.
Nel merito, è stato innanzitutto, tra gli altri, sollevato il tema della riconoscibilità dei destinatari, che non vengono menzionati dall'onorevole Sgarbi, ma il processo è quello, è unico, per cui i due magistrati inquirenti, il dottor Gaglio e la dottoressa Siciliano, sono assolutamente identificabili come destinatari, appunto, delle dichiarazioni dell'onorevole Sgarbi.
Anche noi voteremo contro la proposta della Giunta. È vero che le dichiarazioni rese possono rientrare nell'ambito della insindacabilità, ma è pur vero che permane l'esigenza di una verifica attenta e rigorosa rispetto al collegamento con la funzione rappresentativa. Qui c'è - sì, è vero - un dibattito pubblico sul tema trattato, ma manca la possibilità di ricondurre le dichiarazioni in modo diretto all'attività parlamentare. Né ovviamente si rinvengono atti o iniziative interni all'esercizio del mandato - perché questo ovviamente sarebbe stato un elemento dirimente - di cui quelle dichiarazioni possono essere considerate una eco esterna. Quindi l'assenza di questo nesso qualificato, in caso di valutazione positiva della insindacabilità, estenderebbe all'infinito la stessa; dunque, a nostro avviso, oltre i limiti costituzionali. Per di più, le modalità espressive eccedono, evidentemente, la funzione di critica politica che caratterizza e deve caratterizzare il mandato parlamentare.
In chiusura, Presidente, anche qui una considerazione generale: resta da segnalare la necessità di criteri meglio delineati, al fine di dirimere casi un po' dubbi che, in questa sede, lasciano il rischio di valutazioni che possono essere soggette ad interpretazioni personali e soggettive. E dunque, anche in questa sede, segnaliamo la necessità di perimetrare in modo più chiaro, con linee di demarcazione più nette, la portata applicativa dell'articolo 68.
Voteremo in senso contrario rispetto alla proposta della Giunta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Anche oggi parliamo del fatto che un parlamentare non risponde, né civilmente né penalmente, dei voti dati e delle opinioni espresse nell'esercizio della sua funzione. Anche oggi ci ritroviamo a discutere un altro caso che interessa l'onorevole Sgarbi, l'ennesimo. Dal primo caso che abbiamo discusso è passata un bel po' di acqua sotto i ponti - parlo del primo caso che riguardava l'onorevole Sgarbi - e, nello stesso tempo, c'è stata anche un'evoluzione della giurisprudenza costituzionale, tra l'altro sottolineata dal relatore, proprio in relazione ai limiti in cui opera l'insindacabilità.
Il relatore ha evidenziato che proprio l'inciso “nell'esercizio delle sue funzioni” è stato oggetto di una revisione interpretativa della Corte delle leggi, che ha superato, con le più recenti sentenze, un indirizzo giurisprudenziale che era consolidato da circa 25 anni. E, infatti, le più recenti sentenze della Corte costituzionale hanno superato la rigidità del nesso funzionale tra l'attività tipica del parlamentare e le dichiarazioni fatte fuori dal Palazzo, “” come siamo soliti dire. In particolare, l'ultima di queste sentenze, la n. 19 del 2026, ha ribadito testualmente che: “(…) il mancato riscontro nell'atto tipico non vale di per sé ad escludere l'esercizio della funzione parlamentare. Possono, in casi particolari, farsi rientrare nel perimetro di applicazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione anche dichiarazioni non necessariamente connesse ad atti parlamentari (…)”, però attenzione, purché sussista “un evidente e qualificato nesso con l'esercizio della funzione parlamentare”.
Ora, in questo caso, ditemi: dov'è il nesso con l'esercizio della funzione parlamentare ? Qui c'è semplicemente un attacco offensivo, in diretta TV, a due magistrati facilmente individuabili - si tratta del dottor Gaglio e della dottoressa Siciliano -, definiti, tra le altre cose, “incapaci che perdono tempo in ricerche morbose”, “magistrati senza decoro” e altri epiteti ancora che già ho sentito dagli interventi che mi hanno preceduto. Io penso che sia assolutamente risibile sostenere che con queste frasi si eserciti una funzione parlamentare e, in particolare, che si affronti il tema dell'equilibrio tra poteri dello Stato; una cosa che ho sentito anche in Giunta dal relatore. Mi sembra assolutamente risibile. Qui siamo, Presidente, esclusivamente in presenza di una gragnuola di insulti.
Allora, a questo punto, veniamo proprio a quello che dicono le sentenze che sono state citate dal relatore. Ebbene, queste sentenze dicono che gli insulti, al pari delle minacce, di meri comportamenti materiali, o anche l'attribuzione di una circostanza di fatto idonea a integrare un reato, nonché la consapevole affermazione di fatti oggettivamente falsi e lesivi della reputazione altrui restano fuori dall'applicazione della guarentigia di cui all'articolo 68 della Costituzione. Del resto non potremmo pensare diversamente, perché, altrimenti, dovremmo riconoscere una guarentigia dell'insindacabilità che non ha limiti e ciò è in contrasto con i principi costituzionali, oltre che con l'articolo 68, ma anche con il principio di uguaglianza sancito dalla Carta fondamentale.
Per questi motivi, il MoVimento 5 Stelle esprime un voto a favore della sindacabilità delle espressioni usate dall'onorevole Sgarbi, oggetto della presente deliberazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gentile. Ne ha facoltà.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, vado avanti sulle modalità del fatto e sulla vicenda, che è stata ampiamente riassunta dal relatore e dai colleghi che mi hanno preceduto. Io vado dritto al punto e dico anzitutto che occorre precisare, come ho già fatto poc'anzi, che la prerogativa dell'insindacabilità non è una forma di privilegio personale, ma una garanzia funzionale alla libertà della rappresentanza politica e alla tutela dell'autonomia delle istituzioni parlamentari e governative nell'ambito del sistema costituzionale dei poteri.
Le espressioni utilizzate da Sgarbi nel caso in questione sono state certamente dure e in alcuni passaggi persino aspre e polemiche, tuttavia la dialettica politica vive anche di critica, di contrapposizione e, talvolta, di toni esasperati. Noi oggi siamo chiamati - e questo è il punto - a stabilire se quelle opinioni pronunciate da un parlamentare, in un contesto di dibattito pubblico su una vicenda di evidente rilievo politico e istituzionale, siano riconducibili o meno all'esercizio del mandato.
Il dibattito politico contemporaneo non si svolge esclusivamente nell'Aula parlamentare, lo abbiamo detto: oggi prevale un criterio funzionale, soprattutto alla luce della recente giurisprudenza della Corte costituzionale. La comunicazione politica pubblica è diventata parte integrante del rapporto tra rappresentanti e cittadini: un parlamentare interviene sui mezzi di informazione per spiegare posizioni politiche, criticare l'operato di altri soggetti e partecipare al confronto su temi di interesse generale, e la giurisprudenza costituzionale ha più volte chiarito che la garanzia prevista dall'articolo 68 della Costituzione non si limita alle opinioni espresse nell'ambito strettamente parlamentare, ma può estendersi a dichiarazioni rese anche all'esterno, purché risultino connesse in modo qualificato all'esercizio della funzione politica.
Ora, nel caso in esame, le affermazioni dell'onorevole Sgarbi furono rese nel corso di una trasmissione televisiva di approfondimento politico all'interno di un confronto pubblico avente ad oggetto il procedimento denominato Ruby-, vale a dire una vicenda giudiziaria che, per il suo alto rilievo mediatico, istituzionale e politico, aveva ampiamente oltrepassato la dimensione del singolo procedimento penale, divenendo un tema ampio di discussione nazionale, di dibattito politico sul rapporto tra giurisdizione, uso dell'azione penale, impiego di risorse pubbliche e incidenza delle iniziative giudiziarie sulla competizione politico-democratica.
Si era dunque in presenza di un contesto eminentemente politico, nel quale il parlamentare era chiamato a esprimere una valutazione pubblica su una questione percepita dalla collettività come attinente al funzionamento complessivo delle istituzioni, laddove le espressioni contestate, per quanto severe e fortemente critiche, appaiono comunque funzionalmente inserite in una contestazione politica dell'iniziativa giudiziaria e del suo significato istituzionale. Ecco perché, signor Presidente, in aderenza alla decisione della Giunta, alla luce di tali principi, noi riteniamo che nel caso di specie sussista quel nesso evidente e qualificato tra le dichiarazioni rese e l'esercizio della funzione politica tale da giustificare l'applicazione della guarentigia di cui all'articolo 68 della Costituzione.
Per queste ragioni, dunque, esprimo il voto favorevole di Forza Italia sulla proposta di insindacabilità delle opinioni espresse.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giaccone. Ne ha facoltà.
ANDREA GIACCONE(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, ringraziamo il relatore per il lavoro svolto.
Noi riteniamo che le espressioni utilizzate dai parlamentari debbano essere valutate anche alla luce della più recente evoluzione giurisprudenziale della Corte costituzionale, a partire dal 2024 fino alla sentenza n. 19 del 2026. In particolare, rileva che i criteri dell'identità di contenuto e la prossimità temporale rispetto all'atto parlamentare in senso stretto sono stati progressivamente ricondotti dalla Corte costituzionale nell'ambito dell'attività parlamentare complessivamente intesa, e quindi del mandato parlamentare di cui all'articolo 67 della Costituzione.
È una tematica più volte sviscerata - è stata anche ricordata da altri colleghi - e ripetuta quella secondo cui, soprattutto alla luce dei nuovi strumenti di comunicazione, l'attività del parlamentare si estende anche alle dichiarazioni : fuori dalla sede del Parlamento, nei programmi televisivi, nei , in dichiarazioni alla stampa. Nel caso specifico non possiamo poi non ricordare le numerose iniziative politiche dell'onorevole Sgarbi sul tema della magistratura e sui rapporti tra i poteri dello Stato.
Riteniamo, quindi, che le dichiarazioni dell'onorevole Sgarbi, per quanto aspre e colorite, durante una trasmissione televisiva vadano lette e si inseriscano in un dibattito più ampio relativo al tema della giustizia e rientrino nell'ambito di un diritto di critica di un parlamentare. Per cui, voteremo a favore della proposta sulla insindacabilità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lacarra. Ne ha facoltà.
MARCO LACARRA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. La deliberazione oggi sottoposta all'Assemblea riguarda le dichiarazioni rese dall'onorevole Vittorio Sgarbi nel corso della trasmissione televisiva del 24 marzo 2019, con riferimento ai magistrati che conducevano le indagini nel procedimento cosiddetto Ruby-.
Anche in questo caso è necessario delimitare con precisione l'oggetto della nostra decisione. Non spetta alla Camera accertare se le espressioni contestate integrino il reato di diffamazione. Non dobbiamo anticipare il giudizio del tribunale di Brescia, valutare la sussistenza delle aggravanti o stabilire se siano stati superati i limiti del diritto di critica. Tali questioni appartengono alla competenza esclusiva dell'autorità giudiziaria. Siamo chiamati unicamente a stabilire se quelle dichiarazioni siano state rese nell'esercizio delle funzioni parlamentari e siano conseguentemente insindacabili, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
La posizione del Partito Democratico è contraria alla proposta della Giunta. Questa conclusione si fonda proprio sui principi costituzionali richiamati nella relazione. L'insindacabilità garantisce la libertà della funzione parlamentare e protegge l'autonomia delle Camere. Non tutela, invece, la persona del parlamentare in quanto tale e non può tradursi in una generale irresponsabilità per qualsiasi affermazione resa nel dibattito pubblico.
È vero che la giurisprudenza costituzionale più recente ha superato una lettura eccessivamente formalistica dell'articolo 68, ma la prerogativa può estendersi anche a dichiarazioni rese fuori dalle sedi parlamentari e può operare pure in assenza della puntuale riproduzione di un precedente atto tipico. Questa evoluzione non elimina la necessità del nesso funzionale; al contrario, rende ancora più importante verificare, rigorosamente, che le dichiarazioni siano effettivamente strumentali all'esercizio del mandato rappresentativo. Nel caso in esame, tale collegamento non risulta sufficientemente dimostrato. Le dichiarazioni dell'onorevole Sgarbi non riproducono il contenuto di un atto parlamentare, non sviluppano una sua iniziativa svolta alla Camera e non si presentano come la proiezione esterna di un'attività riconducibile all'esercizio del mandato.
Il fatto che esse siano state pronunciate durante una trasmissione televisiva e abbiano riguardato un procedimento giudiziario di rilievo nazionale non è, da solo, sufficiente. Se la rilevanza pubblica dell'argomento bastasse a determinare l'applicazione dell'articolo 68, qualsiasi dichiarazione di un parlamentare su un tema politico, giudiziario o istituzionale sarebbe automaticamente sottratta alla responsabilità giuridica. La prerogativa costituzionale verrebbe così estesa senza un limite effettivo.
Occorre, inoltre, distinguere tra la critica politica all'amministrazione della giustizia e l'attacco rivolto a singoli magistrati. La critica, anche severa, all'operato della magistratura è pienamente legittima in una democrazia: il Parlamento può discutere il funzionamento della giustizia, la durata dei processi, l'impiego delle risorse pubbliche e le scelte di politica giudiziaria, ma l'insindacabilità non può essere riconosciuta in base alla sola circostanza che il parlamentare abbia espresso un giudizio sull'attività giudiziaria. Nel caso specifico, le espressioni oggetto del procedimento appaiono indirizzate, in modo riconoscibile e diretto, ai magistrati titolari delle indagini. La loro qualificazione giuridica spetterà al giudice, ma il contenuto e le modalità con cui sono state formulate non permettono di ricondurle, sul piano costituzionale, a una funzione parlamentare identificabile.
Il Partito Democratico difende l'autonomia e l'indipendenza della magistratura non come interesse di una categoria, ma come garanzia di tutti i cittadini e, nello stesso tempo, difende il diritto della politica di discutere e criticare le decisioni e il funzionamento delle istituzioni giudiziarie. Questi due principi non sono incompatibili: richiedono, però, che il confronto tra i poteri dello Stato si svolga nel rispetto delle rispettive funzioni e della responsabilità di ciascuno. Allargare l'ambito dell'insindacabilità fino a ricomprendere dichiarazioni prive di un collegamento evidente e qualificato con il mandato parlamentare altererebbe il delicato equilibrio tra libertà della rappresentanza politica, autonomia della giurisdizione e il principio di uguaglianza davanti alla legge.
L'articolo 68 deve restare una garanzia dell'istituzione parlamentare, non uno scudo personale. Applicarlo oltre i confini costituzionalmente tracciati non rafforzerebbe il Parlamento, ma rischierebbe di indebolirne l'autorevolezza. Per queste ragioni, confermando la posizione espressa in Giunta, il gruppo del Partito Democratico voterà contro la proposta di dichiarare insindacabili le opinioni espresse dall'onorevole Vittorio Sgarbi.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento di cui al Doc. IV-, n. 22-A, concernono opinioni espresse da Vittorio Sgarbi, deputato all'epoca dei fatti, nell'esercizio delle funzioni parlamentari, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
Chi intende esprimersi per la insindacabilità delle opinioni espresse deve votare “sì”, mentre chi intende esprimersi per la sindacabilità deve votare “no”.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito dell'esame del testo unificato delle proposte di legge in materia di cinema è rinviato alla seduta di domani a partire dalle ore 9,30.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Colleghi, per favore, uscite in silenzio.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Congedo. Ne ha facoltà.
SAVERIO CONGEDO(FDI). Signor Presidente, colleghi, prendo la parola per ricordare Lorena Isceri, vittima, pochi giorni fa, di un brutale femminicidio. Proprio oggi, a Squinzano, la sua comunità si è stretta attorno alla famiglia per darle l'ultimo saluto e oggi, anche da quest'Aula, credo sia doveroso ricordarla e far sentire ai suoi cari la vicinanza delle istituzioni.
È un dolore che sento forte anche perché Lorena era una figlia della mia terra: originaria di Squinzano, in provincia di Lecce, aveva trascorso nel Salento parte dell'estate con la sua famiglia prima di tornare in Toscana, dove viveva e lavorava e dove ha trovato la morte. Una vita spezzata a soli 45 anni, perché aveva deciso di interrompere una relazione, perché aveva deciso di dire basta.
Le circostanze della sua morte sono terribili. È stata aggredita, sequestrata e rinchiusa nel bagagliaio di un'auto. Persino in quei momenti ha avuto la lucidità e la forza di cercare aiuto: ha chiamato il 112, ha provato a salvarsi, ma non ce l'ha fatta. Il suo assassino l'ha gettata da un cavalcavia quando era ancora viva. Il suo nome si aggiunge purtroppo a quello di troppe donne.
Dall'inizio dell'anno sono 56 le donne vittime di femminicidio; 36 di loro sono state uccise da mariti, ex mariti, compagni o ex compagni, uomini che avrebbero dovuto amarle e proteggerle. La Presidente Giorgia Meloni ha ricordato quanto è stato fatto in questa legislatura con il contributo di tutte le forze politiche, ma ha anche sottolineato: “Davanti a tragedie come quella di Lorena nessuno può pensare che quanto fatto sia sufficiente”. Non possiamo infatti rassegnarci, come cittadini, come padri, come fratelli, come familiari, come amici e, ancor più, come rappresentanti delle istituzioni, a questa macabra conta di vite spezzate, di famiglie e affetti devastati.
In conclusione, Presidente, da quest'Aula, voglio esprimere la vicinanza mia, del gruppo di Fratelli d'Italia e, ne sono certo, dell'intera Camera dei deputati alla famiglia Isceri, alla comunità di Squinzano e a tutta la provincia di Lecce, che sente Lorena come una propria figlia. Soprattutto voglio raccogliere l'appello di suo padre che, pur travolto dal dolore, ha trovato la forza di rivolgersi alla politica, perché quel “mai più”, che troppe volte abbiamo pronunciato, diventi responsabilità, prevenzione, educazione e capacità delle istituzioni di intercettare il pericolo prima che sia troppo tardi perché ad ogni donna sia sempre garantito il diritto di scegliere, il diritto di essere libera e, prima di ogni altro, il diritto di vivere.
Riposa in pace, Lorena .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giagoni. Ne ha facoltà.
DARIO GIAGONI(LEGA). Grazie, Presidente. Torno in quest'Aula per sollevare un'emergenza che richiede risposte immediate e non più rinviabili. La sicurezza in Sardegna ha raggiunto un livello di forte criticità pari a quello delle grandi città della penisola. Stiamo parlando della città di Cagliari, di Sassari, di alcune aree del Sulcis, di Olbia sino ai piccoli centri all'interno. Immigrati irregolari, spaccio e microcriminalità hanno reso invivibili strade e quartieri. È un fenomeno che purtroppo si sta allargando nei piccoli comuni e nei pressi dei centri di accoglienza, innescando pesanti tensioni sociali, esasperando soprattutto i residenti.
Alcuni cittadini, in confidenza, mi hanno detto che notturni consegnano la droga ai residenti dei centri. A Olbia la situazione ormai è emblematica: penso alla recente ennesima aggressione nel centro cittadino dove sono state accoltellate ben quattro persone da parte di un extracomunitario o ai roghi intimidatori contro mezzi di lavoro e strutture. Episodi gravissimi dietro cui si allungano le ombre della criminalità organizzata e di un regolamento di conti legato alla droga, droga non pagata. Non possiamo permettere che criminali e di qualsiasi nazionalità occupino il territorio e facciano da padroni a casa nostra.
Mi rivolgo a lei, Presidente, affinché si faccia portavoce presso il Ministro dell'Interno, per richiedere più militari nelle nostre strade sarde e nelle caserme dei piccoli centri. Chiediamo il trasferimento anche immediato degli immigrati irregolari dai centri sardi alle strutture della penisola. Ogni giorno sbarcano 40, 50 o 60 immigrati sulle coste del Sulcis. La Sardegna…
PRESIDENTE. C'è un problema di microfono, onorevole Giagoni. Aspetti, c'è un problema tecnico… Provi a cambiare microfono... Ha ripreso. Vada avanti.
DARIO GIAGONI(LEGA). Riprendo chiedendo a lei il trasferimento immediato degli immigrati irregolari dai centri sardi alle strutture della penisola. Ogni giorno sbarcano 40, 50 o 60 immigrati sulle coste del Sulcis. La Sardegna ha già difficoltà sanitarie e geografiche e quest'ultima non può trasformarsi in una trappola.
Ringraziando soprattutto le Forze dell'ordine per il lavoro svolto e il Governo che ha messo in campo molte risorse, chiedo a nome anche dei cittadini sardi, anche da rappresentante di questa terra, che si possa tornare a vivere la serenità di un tempo, quella di poter lasciare le porte di casa aperte o la chiave nella serratura, senza dover montare grate, senza dover montare ringhiere, e veder uscire e tornare anche i nostri figli da soli e sicuri senza la necessaria scorta di amici o dei genitori .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Giorgia Meloni ha annunciato di voler aumentare la produzione di petrolio in Basilicata.
Ecco, in questo minuto e mezzo, Presidente, mi sia consentito di leggere cosa diceva Giorgia Meloni in merito alle stesse identiche dichiarazioni fatte qualche anno fa dall'allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi: “La Basilicata non è il deserto libico né Renzi può permettersi di decidere arbitrariamente dove, come e quanto sfruttare ulteriormente le risorse di una terra che già contribuisce notevolmente al portafoglio energetico italiano con il suo petrolio e con il suo gas, senza aver visto nessun ritorno in termini di riscatto economico e sociale. Matteo Renzi non può essere un uomo solo al comando, perché non è un campione né un fuoriclasse e, prima di decidere di aumentare indiscriminatamente la produzione di petrolio in Basilicata, dovrebbe capirne il contesto ambientale, il tessuto sociale e la vocazione economica. Fratelli d'Italia (…) è pronta a contrastare il modo di agire di questo Governo che quotidianamente calpesta il popolo italiano, tutelando interessi particolari, come quelli, in questo caso, delle del petrolio. Come gruppo parlamentare, daremo tutto il nostro sostegno istituzionale e politico alle proposte sul petrolio che Fratelli d'Italia Basilicata ha presentato in regione (…) attraverso una proposta di legge regionale che prevede: l'aumento delle al 25 per cento, lo stop a nuove estrazioni per i prossimi dieci anni e la riduzione del costo dei carburanti eliminando le accise nazionali”.
Tradotto, Presidente, e concludo: Giorgia Meloni racconta balle, nient'altro che balle, miserevoli balle
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO(M5S). Grazie, Presidente. Mayki è un ragazzo di 26 anni abruzzese, italiano, cuoco presso un noto locale di Francavilla al Mare, in provincia di Chieti. Ebbene, venerdì sera è stato accerchiato e pestato da giovani e giovanissimi. Mayki è caduto e ha provato a difendersi, ma l'aggressione è continuata. Quindi, non si è trattato di una lite, non si è trattato di una bravata. È stato un pestaggio vero e proprio, con un probabile movente razzista, che ha reso l'accaduto molto più grave.
Presidente, io oggi mi sento di rivolgermi da questo Parlamento soprattutto ai giovani e chiedo loro di non assumersi la responsabilità di diventare strumento di odio, soprattutto strumento di chi incita all'odio razziale e alla discriminazione. Perché, cari ragazzi, essere razzisti e fare i bulli non vi rende più forti, ma vi rende protagonisti di violenza. Allora tenetevi lontani da chi vi spinge a disprezzare un qualunque essere vivente, tenetevi lontani da tutti quei politicanti che oggi usano termini complessi, Presidente, come remigrazione, non per risolvere il problema, ma per creare nemici, per alimentare odio sociale, odio razziale e comprimere i diritti.
A Mayki va tutta la mia solidarietà e quella di tutto questo Parlamento, perché a lui dobbiamo dire una cosa semplice, Presidente, ossia che non bisogna avere paura di sentirsi abruzzesi e di sentirsi italiani, perché questa è anche casa loro. E quindi noi siamo tenuti, è un dovere, a fare un passo in più per rendere questa vita in questa casa un po' più serena e senza timori .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Da circa una settimana c'è un rogo che sta asfissiando il territorio di Airola, nel beneventano, ma in realtà tutto il comprensorio, è arrivato fino a Caserta, in provincia di Napoli, in particolare ad Acerra. L'ennesimo rogo di un'azienda che teoricamente si doveva occupare di smaltire i rifiuti e che, invece, sta appestando il territorio. L'ennesimo, perché attorno a queste aziende si è creato un sistema di criminalità, connivenza, strafottenza e incapacità amministrative che non ha precedenti.
In questo caso ci troviamo davanti a un'azienda che teoricamente è sotto amministrazione giudiziaria; è stata sequestrata nel 2022 dal tribunale perché la Guardia di finanza li aveva accusati di autoriciclaggio. Quindi arriva un amministratore giudiziario. Ma qua arriva il fatto più clamoroso: nel 2024 viene di nuovo sequestrata. Cioè, un'azienda sotto amministrazione giudiziaria viene a sua volta sequestrata una seconda volta dai NAS. Perché? Perché viene considerata un'azienda che fa inquinamento e smaltisce illecitamente i rifiuti.
E qua arriva l'elemento ancora più clamoroso, perché i soggetti che sono coinvolti risultano ancora attivi nello smaltimento di rifiuti in altre regioni. E allora la nostra domanda è: i cittadini di Airola e quel comprensorio quanto devono pagare, quanto devono aspettare per avere giustizia e per non morire intossicati? Pensate, e concludo, che la vicenda è ancora più grave, come racconta l'associazione “Altra Benevento è possibile”, perché nel 2022 l'azienda viene sequestrata per autoriciclaggio, ma incredibilmente i soci di questa azienda, in particolare l'amministratrice della società Ilaria Valletta e Falzarano Stefano, figlio di Lorenzo, vengono indagati dalla procura della Repubblica di Bari.
Hanno l'azienda sequestrata in provincia di Benevento e, mentre l'azienda è sequestrata, vengono indagati dalla procura di Bari perché, con alcune intermediazioni, hanno smaltito illecitamente a San Martino Valle Caudina e in altri paesi pugliesi ingenti quantitativi di rifiuti speciali non recuperabili, provenienti dal proprio impianto di trattamento sequestrato.
Presidente, noi presenteremo un'interrogazione parlamentare molto dettagliata, perché non possiamo permettere che i cittadini muoiano e vengano intossicati mentre si fanno affari sporchi e criminali .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
SCHLEIN ed altri; MOLLICONE ed altri; AMATO ed altri; GRIPPO; LATINI: Disposizioni in materia di cinema. (C. 2360-2578-2731-2794-2969-A)
: CANGIANO.