PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO TRAVERSI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 92, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Davide Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Oggi chiedo, appunto, questo intervento per la richiesta di un'informativa urgente al Ministro Valditara per un grave fatto che è successo ieri all'interno di un istituto scolastico a Ferrara, il liceo “Ariosto”, dove un ragazzo di 15 anni, all'interno della scuola, all'interno dei bagni dell'istituto, è stato aggredito da un estraneo armato di coltello e fortunatamente il ragazzo è riuscito a divincolarsi e a fuggire, riportando solo lievi ferite. L'adulto è entrato all'interno dell'edificio scolastico e poi è stato arrestato dai Carabinieri, che vogliamo ringraziare perché prontamente sono riusciti ad identificarlo e ad arrestarlo, ma quello che ci chiediamo - e vorremmo che il Ministro venisse con urgenza appunto a riferire all'interno di quest'Aula - è come possa essere accaduto un fatto di questa gravità, perché riteniamo che la scuola debba essere un luogo sicuro per i nostri ragazzi e non riusciamo a capire come un estraneo possa introdursi all'interno dell'edificio, addirittura armato di coltello.
Chiediamo appunto, come Futuro Nazionale, che sia fatta chiarezza su quello che è il rafforzamento dei controlli all'interno degli istituti scolastici. Con questo non vogliamo sicuramente andare contro il personale che sappiamo essere in forte carenza di organico, quindi a volte anche il personale scolastico non riesce ad andare a ricoprire tutte quelle che sono le mansioni a causa della carenza di organico, ma crediamo che sia necessario fare chiarezza su questo episodio e che il Ministro debba assolutamente venire a riferire in quest'Aula per capire quali sono le possibilità di rafforzare i controlli sulla sicurezza e anche i famosi , perché crediamo, appunto, che in situazioni come queste sia fondamentale avere un presidio di sicurezza che permette ai nostri ragazzi di poter andare all'interno della scuola e alle famiglie di sapere che i ragazzi vivono in un luogo sicuro, perché non è ammissibile che un ragazzo di 15 anni vada a scuola e possa venire accoltellato da un estraneo all'interno dell'edificio .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Riferirò al Presidente della richiesta d'informativa appena esplicitata. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento e sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Per chiedere credo l'ennesima informativa sullo stesso tema al Ministro Nordio, ed è quella sulla situazione carceraria nel nostro Paese. Stanotte - penso l'abbiate vista tutti - è avvenuta l'ennesima rivolta in un carcere italiano, in particolare in quello di Pisa. Credo che sia ancora in corso la rivolta e quindi ci tenevo intanto a esprimere solidarietà a tutte le forze della Polizia penitenziaria che sono impegnate in questo momento a sedare la rivolta. Dall'altro lato, però, ci sono due temi che sono molto importanti: le condizioni di sovraffollamento di quel carcere - erano oltre il 150 per cento -, che è un tema che continuiamo ad affrontare. Stava subendo pesanti nuovi arrivi dal carcere di Sollicciano che, come sappiamo, ha ricevuto anche una sentenza di chiusura di parte dei padiglioni. La situazione di quest'estate è stata degenerante dai punti di vista delle continue rivolte in tutte le carceri italiane e delle aggressioni alle Forze di Polizia penitenziaria. Continuano a mancare formazione e lavoro all'interno dei nostri penitenziari e il Governo parla, con il gioco delle tre carte, dei 10.000 nuovi posti nelle nuove carceri; da quattro anni sono sempre quelli che girano, ma non se ne vede neanche uno attuato. Credo che sia arrivata l'ora che il Ministro Nordio non abbia paura di venire in quest'Aula e affrontare una discussione, da questo punto di vista, con il Parlamento su quello che sta accadendo e su una realtà così complicata.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci associamo a questa richiesta di informativa urgente. Purtroppo le notizie che arrivano dal carcere di Pisa sono notizie gravi, ma si uniscono alle tante notizie che arrivano quotidianamente da differenti istituti penitenziari italiani. Nonostante in questi anni si siano annunciati -più che fatti - tanti provvedimenti, la situazione delle carceri è una situazione molto grave ed è una situazione, come abbiamo denunciato e fatto presente molte volte, che colpisce tutto l'universo carcerario: i detenuti, gli agenti di Polizia penitenziaria, il personale civile, il personale sanitario, i cappellani, i volontari, perché il carcere è un microcosmo e quando si sta male si sta male tutti.
Allora, la rivolta è chiaramente un episodio deprecabile, ma è anche volta a denunciare e a sottolineare una situazione di vita impossibile. Ho sentito questa mattina un'intervista di un sindacalista della Polizia penitenziaria che, nel ricordare il problema risolto questa notte di quella sollevazione, ricordava pure i 20.000 detenuti in più rispetto all'accoglienza, il fatto che il piano di costruzione di carceri è rimasto sulla carta e i 20.000 poliziotti in organico mancante. Credo che siano risposte - a parte quelle che ci ha dato fino ad oggi, decisamente carenti - che il Ministro deve venire a dare all'Aula, ai parlamentari e soprattutto al Paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Ci associamo anche noi, come MoVimento 5 Stelle, a questa richiesta di informativa. La situazione delle carceri purtroppo sappiamo essere particolarmente esplosiva e lo abbiamo visto stanotte. Per fortuna, sembra sia tutto rientrato nella normalità. C'è un'agenzia di stampa di sette minuti fa, appunto, che ci dice che sul carcere di Pisa è successo questo.
Certo è che la presenza di microspie e la presenza di cellulari che hanno ripreso in diretta quello che stava succedendo inquieta. Inquieta perché all'interno delle strutture penitenziarie sappiamo che ci sono delle condizioni esistenziali assolutamente drammatiche. Si parlava prima di 20.000 detenuti in più, del sovraffollamento, delle condizioni igieniche, delle condizioni sanitarie, delle condizioni climatiche all'interno di quasi tutte le carceri nazionali. Ed è una cosa assolutamente insostenibile e assolutamente difficile da contenere.
Credo che il Governo abbia fatto tante promesse e tante uscite anche rispetto alla situazione penitenziaria, ma abbia delle responsabilità oggettive rispetto a questa gestione così scellerata delle strutture penitenziarie in questo Paese.
Sollicciano sta esplodendo. Sollicciano è una struttura assolutamente ingestibile e assolutamente fatiscente, con situazioni di degrado importanti. Lo abbiamo visto a Lucca, lo abbiamo visto ora a Pisa con tutte queste situazioni.
Credo davvero che sia doveroso, per l'ennesima volta, che Nordio venga in Aula a spiegare le strategie che questo Governo intende portare avanti rispetto alle strutture penitenziarie .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, signora Presidente. Ci uniamo alla richiesta di un'informativa urgente del Ministro Nordio sulla situazione esplosiva delle carceri nel nostro Paese. Il Governo è latitante, il Governo spesso in quest'Aula ha negato l'esistenza di un problema e ha fatto poi delle promesse e adottato dei provvedimenti che non hanno prodotto alcun miglioramento.
Allora, è necessario che il Governo si faccia carico di questa situazione per tutelare gli agenti e tutto il personale che lavora nelle carceri e per garantire i diritti fondamentali alle persone recluse.
In questo momento nelle carceri italiane, ormai da molto tempo, la Costituzione italiana non esiste. L'esecuzione penale ha perso la finalità che la nostra Costituzione, la nostra legge, le assegnano ed è quindi urgentissimo che il Ministro Nordio venga in quest'Aula .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'assegnazione di proposta di legge a Commissione in sede legislativa.
Propongo alla Camera l'assegnazione in sede legislativa della seguente proposta di legge, della quale la XII Commissione (Affari sociali) ha chiesto il trasferimento in sede legislativa, ai sensi dell'articolo 92, comma 6, del Regolamento:
S. 737. - Senatori Pirovano ed altri: «Istituzione della Giornata nazionale della meraviglia, al fine di sensibilizzare sulle sofferenze e far conoscere le fatiche dei bambini che vivono in guerra, per riflettere sul valore fondamentale del diritto alla meraviglia nella vita dei bambini e degli adulti» (1886).
Se non vi sono obiezioni, così rimane stabilito.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'assegnazione di proposta di legge a Commissione in sede legislativa.
Propongo alla Camera l'assegnazione in sede legislativa della seguente proposta di legge, della quale la VII Commissione (Cultura) ha chiesto il trasferimento in sede legislativa, ai sensi dell'articolo 92, comma 6, del Regolamento:
S. 983. - Senatori D'Elia ed altri: «Dichiarazione di monumento nazionale di Palazzo Fortunato in Rionero in Vulture» (2239).
Se non vi sono obiezioni, così rimane stabilito.
Per consentire alla stessa Commissione di procedere all'abbinamento richiesto dall'articolo 77 del Regolamento è quindi trasferita in sede legislativa anche la proposta di legge Amendola: «Dichiarazione di monumento nazionale del Palazzo Fortunato in Rionero in Vulture, nella provincia di Potenza» (1738).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3118: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 143, recante disposizioni urgenti in materia di obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi.
Ricordo che nella seduta del 30 settembre si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85- del Regolamento, il gruppo Italia Viva- Casa Riformista è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito il relatore e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere su quelle segnalate per la votazione.
MASSIMO MILANI, . Grazie, Presidente. Il parere è contrario su tutte le proposte emendative presentate.
CLAUDIO BARBARO,. Parere conforme.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo premissivo 01.02 Ferrari.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Evi. Ne ha facoltà.
ELEONORA EVI(PD-IDP). Rinuncio ad intervenire.
PRESIDENTE. Rinuncia. Allora passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo premissivo 01.02 Ferrari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo premissivo 01.03 Curti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo premissivo 01.03 Curti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo premissivo 01.04 Curti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo premissivo 01.04 Curti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.3 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.4 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Del Barba, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.5 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Gadda, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.6 Bonelli e 1.7 Ilaria Fontana. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.6 Bonelli e 1.7 Ilaria Fontana, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.9 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.9 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.10 Ilaria Fontana. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 Ilaria Fontana, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.11 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.11 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.12 Ilaria Fontana. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.12 Ilaria Fontana, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1000 Benzoni. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1000 Benzoni, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1001 Benzoni. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1001 Benzoni, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.03 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.03 Del Barba, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
CLAUDIO BARBARO,. L'ordine del giorno n. 9/3118/1 Girelli non è accoglibile.
PRESIDENTE. Scusi, il parere?
CLAUDIO BARBARO,. Non accoglibile.
PRESIDENTE. Contrario, quindi?
CLAUDIO BARBARO,. Sì. L'ordine del giorno n. 9/3118/2 Zaratti è accoglibile con la riformulazione: “a continuare” e il resto rimane invariato.
PRESIDENTE. Bene, favorevole con riformulazione. Se mi dice contrario o favorevole è più facile…
CLAUDIO BARBARO,. Sì, va bene.
PRESIDENTE. …perché ci siamo più abituati.
CLAUDIO BARBARO,. Sull'ordine del giorno n. 9/3118/3 Piccolotti il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/3118/4 Bonelli il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a completare il quadro delle misure recate dal provvedimento in esame in materia di responsabilità estesa del produttore con ulteriori iniziative, volte a: rafforzare, nell'ambito dei successivi interventi normativi e regolamentari, in materia di responsabilità estesa del produttore, il principio secondo cui i sistemi EPR assicurano la copertura dei costi necessari alla gestione dei rifiuti di imballaggio di loro competenza, determinati secondo criteri oggettivi, trasparenti, verificabili e coerenti con il principio di efficienza di cui all'articolo 8- della direttiva 2008/98/CE: promuovere, anche nelle competenti sedi europee, strumenti di sostegno temporaneo e mirato per le frazioni a basso valore, quali le poliolefine miste e il plasmix, nonché soluzioni per gli scarti di selezione non riciclabili, coerenti con il principio della responsabilità estesa del produttore e con la gerarchia dei rifiuti; promuovere anche…”
PRESIDENTE. Scusi, Sottosegretario, noi la sentiamo malissimo. C'è troppo caos in Aula e non si riesce a sentire quello che dice il Sottosegretario.
Se lei avvicina un po' il microfono… ok. Fate silenzio, colleghi, perché davvero non si capisce il parere. Poi, altrimenti, dobbiamo ripeterli tutti. Prego.
CLAUDIO BARBARO,. Dopo le parole: “la gerarchia dei rifiuti” rimane tutto invariato fino al termine.
PRESIDENTE. Poi, magari, se serve, colleghi, lo rivediamo quest'ordine del giorno.
CLAUDIO BARBARO,. Sull'ordine del giorno n. 9/3118/5 Ferrari il parere è favorevole con riformulazione.
PRESIDENTE. Me la deve leggere, scusi. Mi deve leggere la riformulazione…
CLAUDIO BARBARO,. Sì, ok: “impegna il Governo, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, in linea con le finalità del provvedimento in esame, a proseguire, nell'ambito del Tavolo plastiche istituito presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e anche nelle competenti sedi europee, le iniziative di competenza volte a: favorire, nel rispetto delle competenze dei comuni in materia di organizzazione del servizio di raccolta, il regolare ritiro e l'avvio a riciclo dei rifiuti di plastica conferiti dai comuni e dai gestori, anche attraverso il coordinamento con i sistemi di responsabilità estesa del produttore, così da scongiurare le conseguenze che eventuali interruzioni potrebbero avere sull'ambiente, sul decoro urbano, sulla salute e sulla sicurezza dei cittadini, nonché il contenimento dei relativi maggiori costi a carico della tariffa rifiuti; individuare misure per il contenimento dei costi industriali della filiera del riciclo delle plastiche, con particolare riguardo ai costi energetici e di trattamento, e sostenere la domanda di materie prime seconde, anche nell'ambito degli strumenti di responsabilità estesa del produttore, nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato”. Il resto rimane invariato.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/6 Evi il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a monitorare l'applicazione dell'articolo 14- del decreto-legge n. 19 del 2026, anche alla luce degli orientamenti della Commissione europea dell'8 settembre 2026, al fine di verificare l'idoneità dei parametri tecnici ivi previsti a garantire l'effettiva riutilizzabilità dei prodotti interessati; ad adottare, nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, ulteriori iniziative per rafforzare, in attuazione della direttiva (UE) 2019/904, la sensibilizzazione dei cittadini sulla riduzione del consumo di prodotti di plastica monouso e sul corretto utilizzo e conferimento delle alternative riutilizzabili, nonché a potenziare, per quanto di competenza (…)”. Il resto rimane invariato.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/7 Di Sanzo il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo, in linea con le finalità perseguite dal provvedimento, a proseguire (…)”. Il resto rimane invariato.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/8 Braga il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative di competenza, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e d'intesa con le amministrazioni competenti, volte a garantire la continuità e il completamento degli interventi finanziati nell'ambito della Linea C della Missione 2, Componente 1, Investimento 1.1, del PNRR, relativi all'ammodernamento e alla realizzazione di nuovi impianti innovativi per il trattamento e il riciclo dei rifiuti complessi, anche valutando il ricorso a fonti di finanziamento alternative, ivi inclusi gli strumenti europei quali la Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per la competitività (…)”. Il resto rimane invariato.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/9 Simiani il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, a proseguire le iniziative di competenza, in coerenza con il Regolamento (UE) 2024/1252 (…)”. Il resto rimane invariato.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/10 Curti il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/11 Forattini il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, a proseguire le iniziative (…)”. Il resto rimane invariato, salvo l'ultimo periodo con l'inserimento, dopo le parole: “materiali” della seguente frase: “e favorendo l'effettivo utilizzo delle risorse destinate alla copertura dei costi del servizio”.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/12 Sottanelli il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato (…)”. Il resto rimane invariato.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/13 D'Alessio il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/14 Benzoni il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato (…)”. Il resto rimane invariato.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/15 Ruffino il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo, nell'ambito delle iniziative volte a dare attuazione agli obiettivi del Regolamento (UE) 2025/40 in materia di prevenzione, raccolta, riutilizzo e riciclo degli imballaggi e dei relativi rifiuti, a valutare, anche alla luce degli esiti del programma sperimentale “Mangiaplastica” di cui all'articolo 4- del decreto-legge 14 ottobre 2019, n. 111 convertito con modificazioni, dalla legge 12 dicembre 2019, n. 141, e nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, previa verifica della sostenibilità dei costi di implementazione e della fattibilità tecnica e organizzativa, l'opportunità di ulteriori iniziative volte a favorire (…)”. Il resto rimane invariato.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/16 Perantoni il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/17 Ilaria Fontana, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo ad accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con iniziative di competenza atte a favorire, nel rispetto delle competenze dei comuni in materia di organizzazione del servizio di raccolta, il regolare ritiro dei materiali, anche attraverso il coordinamento con i sistemi di responsabilità estesa del produttore, a prevenire la saturazione dei siti di stoccaggio e dei centri di raccolta nei contesti territoriali più critici e a favorire l'avvio a riciclo dei rifiuti correttamente differenziati; a proseguire i lavori del Tavolo plastiche istituito presso il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, valutandone la stabilizzazione, al fine di garantire un flusso informativo costante e aggiornato sullo stato degli impianti e definire tempestivamente eventuali interventi per garantire la piena operatività del sistema; a valutare l'opportunità di adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato, ulteriori iniziative volte a introdurre strumenti di sostegno economico a favore della filiera del riciclo e dei comuni, al fine di mitigare l'impatto dei maggiori costi di gestione e di stoccaggio; a proseguire le iniziative volte a promuovere la domanda di plastica riciclata anche attraverso l'aggiornamento dei criteri ambientali minimi (CAM) negli appalti pubblici, sostenendo altresì in sede europea l'introduzione di criteri obbligatori di contenuto riciclato negli appalti pubblici e il rafforzamento dei controlli, nonché a valutare (…)”. Il resto rimane invariato.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/18 L'Abbate il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e nel rispetto della normativa europea, ulteriori iniziative (…)”. Presidente, questa riformulazione devo leggerla tutta perché ci sono diversi inserimenti altrimenti non si capirebbe bene il senso delle modifiche adottate.
PRESIDENTE. Va bene. L'unica cosa, colleghi, dobbiamo fare silenzio perché faccio fatica io a sentire il Sottosegretario, quindi, immagino i presentatori degli ordini del giorno cosa possano capire. Prego.
CLAUDIO BARBARO,. Ripeto: “a valutare l'opportunità di adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e nel rispetto della normativa europea, ulteriori iniziative atte ad introdurre misure di sostegno volte a ridurre i maggiori costi sostenuti dalle imprese agricole, ortofrutticole e di confezionamento per la progressiva sostituzione degli imballaggi in plastica convenzionale monouso, con particolare riferimento sia all'acquisto di imballaggi alternativi sia all'adeguamento, alla sostituzione e all'ammodernamento degli impianti e delle linee di confezionamento; a favorire, ove tecnicamente idoneo e nel rispetto delle esigenze di conservazione, sicurezza alimentare, integrità dei prodotti e prevenzione dello spreco alimentare, l'impiego di imballaggi riutilizzabili, a base cellulosica, biodegradabili e compostabili certificati e di altre soluzioni innovative a ridotto impatto ambientale; a sostenere la ricerca, la sperimentazione e l'innovazione finalizzate allo sviluppo di soluzioni di imballaggio capaci di ridurre l'impiego di plastica convenzionale monouso, garantendo contemporaneamente la conservazione e la sicurezza dei prodotti e la competitività delle imprese; a sostenere la ricerca, l'innovazione e gli investimenti della filiera nazionale delle bioplastiche biodegradabili e compostabili certificate, favorendone l'impiego nelle applicazioni nelle quali risultino tecnicamente e ambientalmente appropriate e funzionali ai sistemi di raccolta e trattamento della frazione organica; a promuovere, nella valutazione e nello sviluppo delle diverse soluzioni di imballaggio, l'applicazione di metodologie basate sulla valutazione del ciclo di vita (), al fine di considerare gli impatti ambientali generati nelle diverse fasi e individuare le soluzioni che consentano una effettiva riduzione complessiva dell'impiego di risorse, delle emissioni e della produzione di rifiuti; ad adottare iniziative, coerentemente con gli obiettivi europei e internazionali di contrasto all'inquinamento da plastica, volte alla progressiva riduzione dell'impiego non necessario di imballaggi in plastica convenzionale monouso, favorendo prevenzione, riuso, innovazione dei materiali, progettazione circolare e riciclo; a proseguire, anche nell'ambito del Tavolo plastiche istituito presso il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, le iniziative di competenza volte a favorire, nel rispetto delle competenze dei comuni in materia di organizzazione del servizio di raccolta, la continuità del ritiro, della selezione e del riciclo degli imballaggi in plastica, favorendo il contenimento di interruzione della filiera o di maggiori oneri a carico dei comuni, delle imprese e dei cittadini; a proseguire le iniziative volte a rafforzare e stabilizzare il mercato della materia prima seconda derivante dal riciclo, favorendone l'effettivo utilizzo nei processi produttivi, anche attraverso strumenti economici, criteri ambientali negli acquisti pubblici e misure dirette a sostenere la domanda di materiali riciclati; a valutare, nel rispetto della disciplina europea, l'adozione di iniziative volte a rendere maggiormente competitivo l'impiego di materia prima seconda proveniente dalle filiere nazionali ed europee rispetto all'utilizzo di materia prima vergine e di materiali riciclati provenienti da Paesi extra UE, garantendo condizioni di concorrenza coerenti con gli standard europei; a rafforzare, anche nell'ambito dei sistemi di responsabilità estesa del produttore, le misure di competenza volte a favorire il ritiro e l'avvio a riciclo dei materiali raccolti, adoperandosi affinché eventuali crisi di mercato non interrompano il ciclo della raccolta differenziata né determinino il trasferimento dei maggiori costi sui comuni e sui cittadini; a promuovere, anche nelle competenti sedi europee, misure strutturali volte a consolidare il mercato delle materie prime seconde e a garantire che la raccolta differenziata e il riciclo si traducano nell'effettivo reimpiego dei materiali nei nuovi cicli produttivi, secondo i principi dell'economia circolare; a proseguire, anche nell'ambito del medesimo Tavolo, il monitoraggio dell'andamento del mercato delle plastiche riciclate e delle materie prime seconde, coinvolgendo le amministrazioni competenti, i sistemi di responsabilità estesa del produttore, i gestori, i riciclatori e le rappresentanze delle imprese, e a promuovere in sede europea l'istituzione di un osservatorio dei mercati delle materie prime seconde al fine di individuare tempestivamente situazioni di criticità e prevenire nuove crisi della filiera” .
PRESIDENTE. No, collega Rosato, non si può. Poi vediamo come consegnare i pareri ai gruppi, perché è un po' complicato.
CLAUDIO BARBARO,. Sull'ordine del giorno n. 9/3118/19 Sergio Costa il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a proseguire le iniziative volte a dare piena e tempestiva attuazione alla legge 17 maggio 2022, n. 60, cosiddetta SalvaMare; a valutare l'opportunità di adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica” e tutto il resto rimane invariato.
PRESIDENTE. Colleghi, silenzio, che già è difficile.
CLAUDIO BARBARO,. Sull'ordine del giorno n. 9/3118/20 Santillo il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/21 Casu il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo ad adottare le opportune iniziative di competenza” e il resto rimane invariato.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/22 Gadda il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/23 Del Barba il parere è contrario.
PRESIDENTE. Adesso proviamo a passare ai voti. Poi se vediamo che c'è un problema con le riformulazioni capiamo come distribuirle, perché mi pare di capire che alcuni non siano riusciti a coglierle.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/1 Girelli, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare il collega Girelli. Ne ha facoltà.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Tramite lei vorrei invitare il Governo a un ripensamento, perché lo invito veramente a valutare il merito di quest'ordine del giorno. Volutamente il tema non è stato presentato sotto forma di emendamento, perché mi rendo conto che è un po' appiccicato l'argomento, però riguarda la sicurezza degli imballaggi degli alimenti distribuiti negli istituti di cura e nelle RSA, perché vorrei ricordare che, tra il febbraio e il marzo di quest'anno, su 558 visite dei NAS ben il 42 per cento di queste realtà hanno mostrato delle criticità che hanno un forte impatto sulla contaminazione, che hanno impatto sulla trasmissione di virus attraverso questo meccanismo e che hanno a che fare con la necessità di fare di più riguardo a questa questione.
Quindi, trovo davvero poco comprensibile che il Governo non accetti semplicemente di poter esaminare meglio la vicenda e stabilire delle norme specifiche che vadano a migliorare questa situazione. La salute passa anche attraverso questa forma di sicurezza ed è un fatto anche importante riuscire, nello stesso tempo, a tenere assieme quella che è una prossimità di cura con quello che è un concetto più generale di tutela dell'ambiente attraverso una maniera diversa di pensare al modo di concepire gli imballaggi. Invito davvero il Governo a una ulteriore riflessione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. È un ordine del giorno che chiediamo di sottoscrivere come gruppo. È assolutamente sensato e più che mai quelle strutture devono essere controllate e ritengo che il contenuto proposto dal collega Girelli sia attuale. Penso anche che il Governo e il Ministero competente non debbano sostenere alcun costo aggiuntivo, semplicemente una vigilanza più accurata con degli schemi predefiniti che possano, ovviamente, portare al raggiungimento dell'obiettivo legato alla tutela degli ospiti, sicuramente i più fragili: quindi, strutture per non autosufficienti, centri socio-terapici ed altro ancora. Quindi, mi associo e chiedo davvero al Governo una riflessione in tal senso.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3118/1 Girelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/2 Zaratti, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Va bene? Va bene.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/3 Piccolotti il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/4 Bonelli, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/5 Ferrari, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Va bene? Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Intanto stiamo facendo fare le copie dei pareri, se ci riusciamo. Prego.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Scusate, ma vorrei risentire la riformulazione perché non si capiva, Presidente, scusi.
PRESIDENTE. Appunto, adesso il Sottosegretario non ce l'ha perché gli abbiamo noi chiesto di poter fare delle copie. Quindi, a questo punto, devo sospendere per qualche minuto, in modo poi da potervi consegnare … no, colleghi, non c'è … ancora non può; come è arrivata la copia? Non abbiamo fatto le copie. Lei, Giachetti, ci legge nel pensiero. Adesso stanno arrivando. Intanto, magari, questa gliela diamo, così ce la legge e poi proviamo a fare le copie immediatamente dopo. Allora, era l'ordine del giorno n. 9/3118/5 Ferrari. Colleghi, stiamo provando a tenere insieme tutto, ma stamattina è complicato.
CLAUDIO BARBARO,. Devo rileggere?
PRESIDENTE. Sì, deve rileggerla perché la collega Ferrari e il collega Simiani, che sono i firmatari, non hanno sentito. Avvicini bene il microfono. Colleghi, facciamo silenzio, altrimenti andiamo avanti tutta la mattina così. Prego. Colleghi, silenzio lì.
CLAUDIO BARBARO,. “Impegna il Governo, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, in linea con le finalità del provvedimento in esame, a proseguire, nell'ambito del Tavolo plastiche istituito presso il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica e anche nelle competenti sedi europee, le iniziative di competenza volte a: favorire, nel rispetto delle competenze dei comuni in materia di organizzazione del servizio di raccolta, il regolare ritiro e l'avvio a riciclo dei rifiuti di plastica conferiti dai comuni e dai gestori, anche attraverso il coordinamento con i sistemi di responsabilità estesa del produttore, così da scongiurare le conseguenze che eventuali interruzioni potrebbero avere sull'ambiente, sul decoro urbano, sulla salute e sulla sicurezza dei cittadini, nonché il contenimento dei relativi maggiori costi a carico della tariffa rifiuti; individuare misure per il contenimento dei costi industriali della filiera del riciclo delle plastiche, con particolare riguardo ai costi energetici e di trattamento, e sostenere la domanda di materie prime seconde, anche nell'ambito degli strumenti di responsabilità estesa del produttore, nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato” e il resto rimane invariato.
PRESIDENTE. Collega Ferrari o collega Simiani? No. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ringrazio il Sottosegretario per aver ripetuto la riformulazione, ma non pensiamo che sia giusta, perché, al di là dell'intento del Governo di poter, in questo caso, aiutare il processo anche di possibile riciclo dei materiali per i comuni, che in questo caso hanno difficoltà a poter smaltire visto che in questo momento c'è questo rischio, soprattutto dopo il decreto Imballaggi, nel rapporto con l'Europa quello che non ha colto il Governo è tutto il resto che riguarda l'emergenza che oggi il settore ha per quanto riguarda il riciclo.
Sappiamo benissimo che il nostro Paese è oggi all'avanguardia, è il europeo per quanto riguarda il riciclo. Tuttavia, oggi c'è un problema oggettivo, che i mercati, in questo caso asiatici, fanno pagare molto meno la plastica rispetto alla nostra che in questo caso è riciclata. Questo settore logicamente è stato veramente fondamentale non solo per l'ambiente ma è stato anche un motivo di sviluppo, un motore di economia che comunque si è attivato non solo in Italia ma in tutta Europa.
Ecco perché noi vorremmo un'attenzione particolare, Sottosegretario, perché crediamo che su questo tema si doveva fare di più. Noi sappiamo benissimo che la direttiva imballaggi, anzi, il regolamento c'è dallo scorso anno. Esso, che logicamente va nell'intento di abbattere fortemente i rifiuti, ha bisogno di dover dare risposte certe per il supporto alle imprese, non solo per l'esistente, ma anche per i nuovi settori che oggi sono nella possibilità di riciclare, come le terre rare e altri sistemi che oggi sono in campo.
Noi vorremmo un supporto maggiore da parte del Governo. Ecco perché non accetteremo la riformulazione di quest'ordine del giorno; anzi, chiediamo al Sottosegretario, suo tramite, Presidente, se può accantonare per poter magari riformulare meglio l'ordine del giorno perché crediamo che oggi, al di là del decreto che noi riteniamo assolutamente importante, è opportuno affiancare una politica di supporto alle imprese, visto che oggi i consorzi e soprattutto le imprese dei consorzi hanno detto più volte a questo Governo - e il tavolo lo dimostra - che c'è difficoltà .
PRESIDENTE. Prendo atto che il deputato Peluffo sottoscrive. Ha chiesto l'accantonamento, ma vedo che il Governo non è d'accordo. Basta che mi fa un cenno, Sottosegretario. No, quindi, se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3118/5 Ferrari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/6 Evi, su cui vi è il parere favorevole, previa riformulazione. Anche lei ha bisogno di riascoltare. Stiamo facendo le copie, colleghi, dovete portare un po' di pazienza perché sono molte pagine.
Sottosegretario, intanto, mi rilegge il parere sull'ordine del giorno n. 9/3118/6 Evi? Poi spero che per il prossimo arrivino le copie. Silenzio, colleghi, perché altrimenti non riusciamo a sentire. Prego, sull'ordine del giorno n. 9/3118/6 Evi.
CLAUDIO BARBARO,. Dunque, la riformulazione è la seguente: “impegna il Governo a monitorare l'applicazione dell'articolo 14- del decreto-legge n. 19 del 2026, anche alla luce degli orientamenti della Commissione europea dell'8 settembre 2026, al fine di verificare l'idoneità dei parametri tecnici ivi previsti a garantire l'effettiva riutilizzabilità dei prodotti interessati; ad adottare, nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, ulteriori iniziative per rafforzare, in attuazione della direttiva (UE) 2019/904, la sensibilizzazione dei cittadini sulla riduzione del consumo di prodotti di plastica monouso e sul corretto utilizzo e conferimento delle alternative riutilizzabili, nonché a potenziare, per quanto di competenza (…)”. Tutto il resto rimane invariato.
PRESIDENTE. Collega Evi, accetta? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/7 Di Sanzo, su cui vi è il parere favorevole, previa riformulazione. Adesso stanno arrivando le copie. Comunque, intanto, Sottosegretario, le chiedo, spero per l'ultima volta, di rileggere, il parere sull'ordine del giorno n. 9/3118/7 Di Sanzo, mentre ringrazio gli assistenti che stanno distribuendo le copie dei pareri.
CLAUDIO BARBARO,. La riformulazione è la seguente: “impegna il Governo, in linea con le finalità perseguite dal provvedimento, a proseguire (…)”. Tutto il resto rimane invariato.
PRESIDENTE. Bene. Onorevole Di Sanzo? Accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/8 Braga, su cui vi è il parere favorevole previa riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Sì, va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/9 Simiani, su cui vi è il parere favorevole previa riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/10 Curti, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3118/10 Curti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/11 Forattini, su cui vi è il parere favorevole previa riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Sì, va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/12 Sottanelli, su cui vi è il parere favorevole previa riformulazione. Collega Sottanelli, accoglie la riformulazione? Accetta.
Sull'ordine del giorno n. 9/3118/13 D'Alessio il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/14 Benzoni, su cui vi è il parere favorevole previa riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/15 Ruffino, su cui vi è il parere favorevole previa riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/16 Perantoni, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3118/16 Perantoni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/17 Ilaria Fontana, su cui vi è il parere favorevole previa riformulazione. La sta guardando, portiamo un attimo di pazienza. Fa prima lei a guardarla che il Sottosegretario a rileggerla, penso. Sì, collega Fontana, la attendiamo un attimo, le copie sono arrivate pochi istanti fa. Quindi, proviamo a portare pazienza, noi abbiamo introdotto un nuovo metodo, questo fa precedente: la lettura in diretta della riformulazione. No, non va bene, lo votiamo. Chiede di intervenire? No, lo votiamo con il parere contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3118/17 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione. Il prossimo è l'ordine del giorno n. 9/3118/18 L'Abbate: ve lo dico, se intanto dovete guardare la riformulazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/18 L'Abbate, su cui vi è parere favorevole, previa riformulazione. Collega L'Abbate? Chiede di intervenire. Quindi, immagino, non accetta.
PATTY L'ABBATE(M5S). No, Presidente, un attimo. Volevo solo ringraziare il Sottosegretario perché lo ha spiegato punto per punto e ho capito che qualche passo avanti è stato fatto…
PATTY L'ABBATE(M5S). …perché ci sono cose importanti e io lo accetto.
PRESIDENTE. Quindi, lo accoglie. Benissimo. È accolto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/19 Sergio Costa, su cui vi è il parere favorevole, previa riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? No, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3118/19 Sergio Costa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/20 Santillo, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Santillo. Ne ha facoltà.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo perché con l'ordine del giorno andiamo a toccare un nervo che è aperto all'interno dell'intera filiera del riciclo degli imballaggi in plastica; si lamenta di una questione che non è più… capisco che finalmente posso parlare di un ordine del giorno in un'Aula che è piena, perché si parla di rifiuti e non di legge elettorale… quindi, c'è anche un grande vantaggio a parlare oggi di ambiente. Però, ecco, restiamo un poco sintonizzati perché il collega Colucci - a cui mi rivolgo attraverso di lei, Presidente - diceva che c'è un collegamento tra gli imballaggi e la legge elettorale e i rifiuti. Quindi, dicevo, interessa l'intero sistema del riciclo perché questo problema può paralizzare anche il servizio comunale. Mi sto riferendo in particolare all'accumulo incontrollato e prolungato di imballaggi in plastica perché ciò mette in seria sicurezza…
PRESIDENTE. Colleghi, il collega Santillo sta provando a intervenire. Abbassiamo il tono di voce, almeno. Vedo proprio che siamo presi in conversazioni, e per carità. Però, almeno a voce bassa perché io non riesco a sentirlo e immagino che per lui sia complicato. Collega Bergamini, collega Battilocchio… colleghi, ce la facciamo a stare in silenzio un attimo? Casasco... Grazie. Prego, collega Santillo.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Ci sarà qualche trattativa in corso… Dicevo, si mette a rischio seriamente la sicurezza degli impianti, oltre che aumentare il rischio incendio degli stessi impianti perché noi parliamo di accumuli di plastica che in alcuni siti hanno raggiunto - come nel caso di Airola, a Benevento - settanta volte il limite giornaliero. Immaginate quanta plastica in questi siti, che poi prendono fuoco.
Presidente, vedo che è veramente difficile parlare oggi, io…
PRESIDENTE. Collega, immagini quanto è difficile per me. Colleghi, per cortesia, so che ciascuno pensa di parlare a bassa voce, ma la somma di tutte le voci fa un caos che rende impossibile sentire il collega e, per lui, parlare. Quindi, dobbiamo stare in silenzio mentre parla, facciamo questo sforzo. Aspetti, proviamo a vedere se… bene, collega Santillo.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Grazie. Volevo ricordare gli ultimi accadimenti: 9 luglio 2025, Pastorano, provincia di Caserta, il capannone dell'azienda Sacco; 16 agosto 2025, Teano, provincia di Caserta, deposito della Campania Energia, sotto sequestro dal 2018, cioè da sette anni controllata dallo Stato; 12 luglio 2026, San Giorgio a Liri, Frosinone, stabilimento Remat; 31 agosto 2026, Airola, Benevento, impianto Eco Energy, prima sotto amministrazione giudiziaria e poi sottoposto a sequestro dal 2024.
Cari colleghi, stiamo dicendo che abbiamo siti - che sono soggetti prima ad amministrazione giudiziaria, e poi messi sotto sequestro - che prendono fuoco; com'è possibile? Questo controllo dove sta? E sto parlando di siti che sono in una vasta area che è piuttosto geograficamente individuata: l'Alto Casertano, il Beneventano, il Frusinate, il basso Lazio.
Quindi, vorrei capire perché il Governo - che oggi ha dato parecchi pareri favorevoli e riformulati - non accantona quest'ordine del giorno, all'interno del quale ci sono tre, quattro linee di indirizzo, alcune delle quali penso siano condivise anche dai colleghi della maggioranza che sono eletti nel Frusinate, nel Casertano, nel Beneventano, nel basso Lazio. Perché, con questi incendi, non solo si inquina l'aria, non solo si inquinano i prodotti agricoli e l'intera filiera del settore produttivo del del cibo; non solo si inquinano i suoli, ma anche le falde. Perché ci devono essere intere aree dell'Italia che non hanno incendi da rifiuti, soprattutto di plastica, e qui sì? Perché?
E vi do un'altra informazione, con cui chiediamo l'impegno, Sottosegretario, su cui potrebbe accantonare e rivedere almeno questo. Perché non provare ad aggiornare le linee guida ministeriali per la prevenzione incendi, che sono ferme al 2019? Per cui alcuni di questi impianti - dove il sistema antincendio non funziona e, quindi, prende fuoco e non viene spento subito - gli stessi Vigili del fuoco non possono andare a controllarlo, semplicemente perché non rientra all'interno dell'elenco dei siti che devono essere costantemente controllati. C'è una fortissima preoccupazione della filiera del riciclo degli imballaggi e delle persone che abitano lì.
E noi chiediamo anche che ci sia un tavolo di coordinamento tra i vari Ministeri, affinché vengano poste in essere misure concrete, certe. Ecco, mi rifiuto di pensare che i colleghi - almeno eletti in questi territori - non facciano pressione sul Governo per rivedere che cosa? Non un emendamento, ma un impegno. Sono tre, quattro linee, Sottosegretario. Le chiedo, per cortesia, di accantonare l'ordine del giorno e di darci un parere favorevole almeno alla prima di queste, rivedendola. Veramente non riesco a comprendere come un Governo, che dice di avere a cuore la salute dei cittadini, poi si giri dall'altra parte davanti a un impegno così semplice .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Io chiedo al mio collega di sottoscrivere proprio perché ha centrato il punto. Creare queste crisi per il fatto che non si trova una soluzione per il rifiuto plastico non fa altro che alimentare il ricorso a nuovi inceneritori, perché il rifiuto plastico è quello più appetibile per gli inceneritori, in quanto ha un alto potere calorifico. Quindi, cosa fa il Governo, che non vuole andare verso la gestione moderna dei rifiuti? Fa in questa maniera: non gestisce il recupero degli scarti della differenziata, della plastica e crea queste enormi bombe, che sono veramente pericolose dal punto di vista ambientale e anche della sicurezza, per poi dire: “dobbiamo fare per forza un nuovo inceneritore, voi siete contro il progresso, eccetera, eccetera”.
Io lo dico perché nella mia precedente esperienza lavorativa, in provincia di Torino, si era partiti con un'esperienza molto interessante di aumento della differenziata, che costava molto meno di un inceneritore, che finanziava i comuni e che aveva iniziato un percorso che, purtroppo, poi, negli anni, si è fermato per volontà politica di tutti quelli che sposano, come al solito, una soluzione costosissima e impattante che porta chiaramente tanti soldi verso l'unico operatore, che sono gli inceneritori.
Questo è il percorso che questo Governo chiaramente non ha ostacolato; anzi, come dire, ha anche evidenziato e messo come punto di programma tra i principali per quanto riguarda la gestione dei rifiuti. Devo dire che questo non solo non farà bene al pianeta, ma creerà ancora un altro problema da risolvere, un'altra criticità ambientale che chi governerà in futuro sarà costretto a prendere in considerazione. Se saremo noi, sicuramente, come abbiamo già dimostrato in passato, abbiamo soluzioni molto diverse che possono funzionare rispetto a quello che si sta facendo adesso .
PRESIDENTE. I deputati Morfino, Pellegrini, Alifano e Perantoni sottoscrivono. Ha chiesto di parlare il deputato Graziano. Ne ha facoltà.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere, se il collega lo permette, ma anche per chiedere al Governo un'attenzione su un tema che è diventato molto, ma molto forte da questo punto di vista. Io penso che un minimo di riflessione, almeno di accantonamento, su quello che è un impegno, si potrebbe tentare di fare. Faccio appello anche ai colleghi di maggioranza del nostro territorio per andare in questa direzione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Innanzitutto, chiedo al collega Santillo di sottoscrivere la proposta di ordine del giorno da parte mia e di tutto il gruppo; secondo, mi appello al Governo per l'accantonamento. Credo sia interesse del Governo che venga fatta una riflessione e che venga organizzata una risposta; è una questione assolutamente urgente. Mi auguro, quindi, che venga accolta questa richiesta che viene da più gruppi dell'opposizione .
PRESIDENTE. Sottosegretario, sull'accantonamento? Chiede di intervenire. Prego.
CLAUDIO BARBARO,. Confermo il parere contrario del Governo per due ordini di motivi: perché, così come è formulato, l'ordine del giorno risulta eccessivamente oneroso e ci sono anche complicazioni di carattere normativo. Per cui non posso far altro che reiterare il parere contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Governo. Mi permetto di insistere sull'accoglimento di quest'ordine del giorno che è di estrema importanza. Giustamente, il collega Santillo ha sottolineato come la questione degli incendi degli impianti di stoccaggio si ponga soprattutto in alcune zone del Paese e, in particolare, fra queste, in Sicilia, rispetto alla quale comprendiamo bene che c'è una questione legata al rapporto tra la gestione dei rifiuti e la mafia. Perché questo è uno dei problemi di fondo che, come dire, attanagliano certe zone del Paese.
E, allora, si crea, anche a seguito di questi incendi, un'emergenza ambientale e amministrativa e ne abbiamo un esempio concreto: il caso dell'incendio dell'impianto di stoccaggio Omnia Srl di Licata del 20 gennaio 2024. E la questione è ancora aperta perché, fra l'altro, la Regione siciliana ha scaricato sul comune l'obbligo di sostituirsi nella bonifica della zona e invece, come a volte capita, i comuni non hanno le risorse finanziarie per provvedere. Si tratta, fra l'altro, di un incendio molto vasto che ha anche un rischio idraulico, perché compromette il fiume Salso che scorre lì, in prossimità.
È quindi una situazione piuttosto grave, per cui la richiesta che il Governo attenzioni e preveda anche dei fondi per sostenere le bonifiche in questi casi è una questione non solo ambientale, ma anche di legalità e di salute dei cittadini.
Per cui non ci può essere indifferenza rispetto a una questione di tale gravità e di tale importanza, anche con riferimento alla legalità e alla sicurezza dei cittadini a tutto tondo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Io vi do proprio dei numeri chiari, perché c'è chi mi fa un elenco di tutti gli incendi: nel 2026 siamo arrivati a più di 30 e non è normale che avvengano 30 roghi in impianti che gestiscono la frazione di plastica.
Teniamo presente che parliamo di un materiale, la plastica, che ha all'interno anche il cloro, le diossine e gli idrocarburi policiclici aromatici, che sono cancerogeni per i cittadini. È vero che avvengono in modo puntuale: mi sono sentita con l'ARPA Puglia - perché qualcosa è accaduto anche in Puglia - e mi hanno detto che fortunatamente è una cosa puntuale, che va lì per alcuni giorni, abbiamo il picco di diossina o di idrocarburi che sono cancerogeni ma poi scende.
Ma i problemi di fondo, glielo dico, sono due: uno - lo dico chiaramente, perché mi è stato detto - è che in questi impianti, nel momento in cui ci sono i roghi, non c'è nessuno, non sono sorvegliati da nessuno. Vogliamo utilizzare un sistema di controllo? Vogliamo utilizzare i droni per il controllo delle centraline che, quando aumenta la temperatura, si rendono conto che c'è un incendio e si evita che poi vada a finire sia sul territorio sia sulla salute dei cittadini?
Il secondo punto è: perché ci sono gli incendi? Io dico solo una cosa: a partire da due anni fa ho presentato tre interrogazioni parlamentari. Purtroppo, se non creiamo un mercato chiaro di materia prima seconda del riciclato che viene fuori dalle nostre imprese, economia circolare - e il prezzo che facciamo in Italia deve essere competitivo rispetto a quello che arriva dall'estero, tipo dalla Cina, dalla Turchia, eccetera - problemi di questo tipo ne possiamo avere, come hanno detto i colleghi, anche sui comuni che bloccheranno la raccolta. Tutto insieme, tutte queste cose sono tutte collegate. Come possiamo fare?
Visto che i dazi non li possiamo mettere, possiamo chiedere che il materiale che arriva dall'esterno, tipo dalla Cina, eccetera, abbia delle caratteristiche particolari, perché i nostri impianti, in Italia, riciclano con delle norme specifiche di sostenibilità e hanno delle caratteristiche buone e particolari. Applichiamo queste caratteristiche a quello che arriva dall'esterno, perché sicuramente non è fatto come lo facciamo noi con i nostri parametri interni, in modo tale che non possa entrare e le imprese italiane possano vendere il proprio.
PRESIDENTE. La deputata Carmina sottoscrive l'ordine del giorno.
Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, signora Presidente. Io trovo veramente sconfortante il disinteresse della maggioranza per questo tema, perché parliamo della salute dei cittadini, parliamo della salubrità di interi territori.
Signora Presidente, qui, almeno nel mio territorio, assistiamo a un appuntamento di fine estate: in genere, tra luglio, agosto e inizio settembre, proliferano i roghi. Intere famiglie costrette a non poter uscire di casa, a tener chiuse le finestre. Ma dico io: è mai possibile che nessuno si interessi realmente di questo problema? Com'è possibile che anche i parlamentari di maggioranza che sono stati eletti in provincia di Caserta e in provincia di Benevento, ebbene, tacciano, non dicano nulla su questo tema? È veramente sconfortante .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3118/20 Santillo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/21 Casu, su cui il parere è favorevole con riformulazione. Va bene? Sì.
Posto che sull'ordine del giorno n. 9/3118/22 Gadda il parere è favorevole, passiamo all'ordine del giorno n. 9/3118/23 Del Barba, su cui il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3118/23 Del Barba, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.
Collega, la solita fortuna del primo, visto il caos che c'è.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Presidente, prima di iniziare la dichiarazione di voto, volevo sottolineare come un provvedimento che appare di natura essenzialmente tecnica, in realtà è un provvedimento che chiama in causa la mozione degli affetti, chiama in causa la dimensione familiare, chiama in causa le generazioni.
Le confesso che non ho potuto fare a meno, nell'approcciarmi a questi emendamenti, di pensare alla mia giovinezza, in particolar modo alle vacanze estive delle scuole primarie, quando con la famiglia ci si recava nelle case di montagna. Ebbene, Presidente, la mattina, la mamma mi chiedeva di andare a prendere il latte e non mi dava le 100 lire - anche perché, lei può immaginare, me ne sarei andato in America con quelle 100 lire - mi dava il secchiellino del latte e io me ne andavo lungo il prato Ragazzi! Ragazzi!…
PRESIDENTE. Collega Giachetti, no, a questo ci penso io, però! Collega Costa, colleghi di Forza Italia, se non volete ascoltare dovete uscire, io non so più come dirvelo. Se no dovete… collega Costa, per favore, almeno lei mi aiuti, la prego. Prego, collega Del Barba.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). Presidente, eravamo rimasti al…
PRESIDENTE. Intanto liberiamo anche i banchi del Governo, collega Girelli? Collega Girelli, deve liberare i banchi del Governo. Bene, grazie. Prego, collega Del Barba.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). Grazie, Presidente. Eravamo rimasti al secchiellino del latte. Il latte lo si andava a prendere con questo secchiellino di alluminio e magari nella stessa giornata, anzi era molto probabile, il pomeriggio si prendeva un secchiello molto più grande per andare a raccogliere i mirtilli. I mirtilli si prendevano a chili, un paio di volte all'anno, e quelli che erano un po' più passiti si mangiavano sul posto, tant'è che si tornava con le mani viola e le labbra completamente viola. E capitava, talvolta, di trovarli in negozio, perché noi ci riversavamo queste secchiellate di mirtilli, ma solo nei negozi di prossimità e solo nelle grandi cassette di legno, sempre a chili.
Ecco, oggi siamo in un'altra realtà. Sono passati, Presidente, più di cinquant'anni. Lo so, non mi guardi così, anche io penso che siano trenta e non di più, però sono passati più di cinquant'anni, non si direbbe, e naturalmente tutto questo è lontano dal nostro orizzonte.
Ma di fronte ai temi di questo provvedimento, è lecito chiedersi: torneremo verso una società di quel tipo? Torneremo al prodotto sfuso, a chilometro zero, a imballaggio zero? O rimarremo nella società del della plastica che sia riciclabile e biodegradabile, andando a ottimizzare il luogo in cui siamo? Non è una domanda così peregrina e nemmeno una domanda dettata dalla nostalgia.
Il tema è che noi non dobbiamo rispondere a questa domanda, ma dobbiamo rispondere a quello che ci chiede il periodo della transizione, altrimenti sarebbe una risposta, nell'Aula, data dalla mozione degli affetti, più che dalla responsabilità di dover guidare la nostra Nazione.
Allora, io credo che la domanda che ci dobbiamo fare oggi - e vede che bisogna anche mettere gli occhiali per testimoniare il cambiamento di questo passaggio - è: siamo davvero così bravi nel compostabile da avere una buona ragione per continuare a utilizzare alcuni imballaggi di plastica monouso che l'Europa dal 2030 vorrebbe invece eliminare? Perché il punto è questo. Conviene chiarirlo subito, perché altrimenti rischiamo di discutere di un'alternativa che qui non esiste, che è quella tra plastica riciclabile e plastica compostabile.
Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, per alcune specifiche categorie, compie una scelta più radicale: dal 1° gennaio 2030 vieta determinati formati di imballaggi in plastica monouso, quelli per meno di 1,5 kg di prodotti ortofrutticoli freschi preconfezionati, alcuni imballaggi per alimenti e bevande consumati nei locali per la ristorazione, le monoporzioni di condimenti, salse, pane, eccetera, alcuni imballaggi monouso per cosmetici e prodotti per l'igiene nelle strutture ricettive.
Sono precisamente queste le categorie richiamate dal provvedimento italiano. Il tema è: ma perché arriva questo provvedimento italiano, se un regolamento è immediatamente esecutivo? Perché il regolamento, una volta tanto, non è ottuso e dice agli Stati: sentite, qui è vietato usare la plastica, se però voi Stati avete un sistema consolidato ed efficiente lungo tutta la filiera, che vi consente di usare una plastica compostabile, in quel caso, potete fare alcune eccezioni. È la cosiddetta regola del nonno, una “”.
L'Europa, quindi, ci dà questa possibilità, non siamo noi ad andare in deroga. Il tema è che, ovviamente, c'è una scadenza per dire: entro quando uno Stato deve avere questo sistema consolidato? Era entro il 12 agosto. E qual è il punto debole di tutta questa vicenda che rende anche la domanda che ci siamo posti sull'oggi poco romantica? Il punto è che lo Stato arriva cinque giorni prima a fare un decreto d'urgenza per mettere in piedi questa filiera consolidata della plastica compostabile, creando le eccezioni nei settori che ho appena ricordato.
Allora, la domanda è: non è che forse lo Stato o meglio questo Governo arriva tardi, perché, come al solito, è distratto, cialtrone e gli si deve tirare la giacchetta per poter dimostrare che l'Italia ha anche delle virtuosità? E questo, purtroppo, lascia anche dubbi su queste virtuosità, perché, se il Governo avesse fatto bene il suo lavoro, se ci avesse portato i numeri, se avessimo potuto vedere quali sono le quantità di plastica compostabile che completano il ciclo - che vengono effettivamente compostate e non vanno a finire in altri tipi di smaltimento -, allora avremmo potuto votare con una certa leggerezza d'animo, pensando nostalgicamente a una società che non c'è più, ma anche pensando responsabilmente al fatto che non stiamo devastando quel ricordo, ma stiamo preparando una società migliore per i nostri figli; avremmo potuto pensare che tutte queste novità trovano un loro preciso fondamento.
Noi, comunque, ci abbiamo voluto credere, anche con gli emendamenti che hanno voluto addirittura migliorare questa possibilità di una transizione verso il compostabile. Però, rimane la domanda: “Siamo davvero ancora così bravi nell'intero ciclo del compostabile?”. E lo avrebbe dovuto dimostrare il Governo, categoria per categoria. Posso comprendere la logica di un piccolo imballaggio, fortemente contaminato da residui alimentari e naturalmente destinato a seguire il rifiuto organico; è però meno immediato comprendere il vantaggio ambientale di conservare una confezione monouso per 1 chilogrammo di frutta, quando, in quella confezione, determinate circostanze potrebbero non esserci affatto. Ma sappiamo bene dell'eccezione di alcuni casi dove, pensando anche ai mirtilli che avevamo la fortuna di consumare sul posto, giocando a renderci le mani e le labbra viola, evidentemente non si presta per chi di noi uscirà in pausa pranzo per mangiare qualche mirtillo e non potrà tornare qui in queste condizioni.
PRESIDENTE. Sottosegretario, le devo chiedere di sedersi ai banchi del Governo.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). Il Sottosegretario voleva subito uscire a prendere i mirtilli, perché capisco che stiamo parlando di cose irresistibili…
PRESIDENTE. Lei li ha citati, è una tentazione.
MAURO DEL BARBA(IV-CR). …stiamo parlando di cose irresistibili. Mi faccia vedere se le mani sono viola. L'imballaggio è realmente necessario? Quali soluzioni produce il miglior risultato ambientale lungo il suo intero ciclo di vita? Ecco, avremmo voluto ritrovare questo metodo nel provvedimento italiano: distinguere, misurare, motivare. Purtroppo, questa programmazione non la leggiamo. Leggiamo solo la necessità e l'urgenza con cui il Governo arriva, il 7 agosto, a portare questo provvedimento, che ci auguriamo, poi, sappia accompagnare lungo l'intera filiera con provvedimenti che dimostrino che non si è trattato di porre attenzione ai posti di lavoro e a una filiera industriale a discapito dell'ambiente, ma si è trattato di una vera scelta di transizione, che peraltro fa onore anche alla storia del nostro Paese.
Ecco, tutti questi motivi, anche un pochino nostalgici, ma sicuramente di responsabilità verso il futuro, ci hanno portato a esaminare il provvedimento, checché colposamente in ritardo da parte del Governo, con l'idea di contribuire a costruire una transizione corretta. Il Governo non ha fatto tutto quello che avrebbe dovuto, e questo giustifica il nostro voto di astensione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pierro. Ne ha facoltà.
ATTILIO PIERRO(MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi, diciamolo con franchezza: questo decreto non è un atto di governo, è un atto di obbedienza. Il regolamento europeo sugli imballaggi ci concedeva di salvaguardare la nostra filiera delle bioplastiche a una condizione precisa: che l'obbligo di compostabilità fosse in vigore prima del 12 agosto 2026. La scadenza era conosciuta, il Governo lo sapeva da mesi eppure si è atteso che fosse la Commissione il 6 luglio a richiamare l'Italia su questo punto. Da quel momento, è iniziata una corsa contro il tempo conclusa con un decreto d'agosto entrato in vigore appena quattro giorni prima del termine previsto.
Questo è il primo aspetto che contestiamo: la straordinaria necessità e urgenza dovrebbe servire ad affrontare situazioni che richiedono davvero un intervento immediato; qui parliamo invece di una scadenza nota da tempo, che poteva essere affrontata con maggiore anticipo e con un confronto parlamentare più ampio. C'era il tempo per lavorare con ordine, esaminare il problema e arrivare al provvedimento senza questa corsa finale, si è scelto un altro percorso. Allora, signor Presidente, chiamarla straordinaria necessità e urgenza è un insulto all'articolo 77 della Costituzione: l'unica urgenza qui è quella di chi ha dimenticato di fare i compiti. Il problema però non riguarda soltanto il ritardo con cui si è intervenuti: il conto di questa rincorsa lo paga anche il Parlamento.
Il testo ci arriva dal Senato e deve essere convertito entro il 6 ottobre. Il Parlamento deve poter discutere una legge, approfondirla, valutarne gli effetti e, se è necessario, modificarla. Fa parte del nostro ruolo. Arrivare a ridosso della scadenza riduce inevitabilmente questo spazio e indebolisce il confronto parlamentare. Il risultato alla fine è racchiuso in poche parole: non ci si chiede di legiferare, ci si chiede di firmare .
Poi c'è il merito del decreto. Si proclama la tutela di un'eccellenza italiana, quella delle bioplastiche. Parliamo di una filiera nella quale le nostre imprese hanno investito, hanno sviluppato competenze e hanno costruito negli anni una presenza importante. Proprio per questo sarebbe stato necessario dare a queste aziende un quadro più chiaro e più stabile. Da una parte si sostiene la compostabilità e si cerca di tutelare chi ha investito in questo settore, dall'altra rimane il divieto dei piatti monouso previsto dalla direttiva europea, che non distingue tra plastica che inquina e quella che si composta.
Le nostre imprese restano così aggrappate a una deroga nazionale che Bruxelles non ha mai accettato ed è qui che il problema diventa molto concreto: un'impresa deve programmare, deve decidere dove investire, quali prodotti sviluppare, quali macchinari acquistare e quali costi sostenere. Per farlo ha bisogno di conoscere le regole e soprattutto di sapere che quelle regole abbiano una prospettiva stabile. Un quadro incerto rende inevitabilmente più difficile ogni scelta. Una situazione simile riguarda l'ortofrutta: il decreto concede esenzioni, ma anche in questo caso tutto resta legato alle decisioni che potranno essere assunte successivamente dalla Commissione europea. Si interviene quindi senza riuscire a eliminare quelle condizioni di incertezza che pesano proprio sui soggetti che il provvedimento dovrebbe tutelare.
Poi arriviamo alle sanzioni: si parla di importi fino a 25.000 euro, che in alcuni casi possono essere quadruplicati. Dietro questi numeri ci sono ristoratori, albergatori e imprese, ci sono persone che ogni giorno devono fare i conti con costi, adempimenti, investimenti e responsabilità. È giusto chiedere a chi lavora di rispettare le regole, ma quelle regole devono essere chiare e devono permettere a chi ha un'attività di sapere cosa lo aspetta.
Nel decreto, invece, si rinvia tutto al 2030, ed è qui che emerge una delle contraddizioni più evidenti: un obbligo che nessuno è tenuto a rispettare per quattro anni è davvero un obbligo ? Cosa accadrà se, nel frattempo, la Commissione europea dovesse assumere una posizione diversa? Potremmo ritrovarci con imprese che hanno sostenuto costi, modificato processi produttivi, affrontato nuovi adempimenti e fatto investimenti senza aver ottenuto, alla fine, quella certezza di cui avevano bisogno.
Noi di Futuro Nazionale poniamo una questione chiara: chi produce e chi lavora deve contare su regole certe, tempi definiti e condizioni che permettano di programmare il futuro. La tutela di una filiera italiana passa anche da qui. Occorre muoversi per tempo nelle sedi europee, difendere gli interessi delle nostre imprese e costruire una normativa che possa essere applicata senza lasciare operatori economici e Parlamento nell'incertezza. In questo caso il Governo ha rincorso una scadenza che già conosceva. Il Parlamento si trova ad esaminare il provvedimento con margini estremamente ridotti e le imprese intanto continuano ad avere davanti diversi interrogativi. Questo è il risultato che contestiamo, perché le nostre filiere produttive meritano una politica capace di programmare e di affrontare i problemi prima che diventino emergenze . Qui siamo arrivati alla fine del percorso con poco tempo a disposizione e molte questioni ancora aperte. Per queste ragioni, signor Presidente, Futuro Nazionale esprimerà voto contrario sul provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Il gruppo di Noi Moderati voterà a favore della conversione in legge del decreto Imballaggi perché questo testo rappresenta, a nostro avviso, un esempio di quella linea che da sempre rivendichiamo: tutela dell'ambiente senza ideologia, rispetto delle regole europee senza subalternità, difesa delle filiere italiane senza chiusura protezionistica.
Il regolamento europeo sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio è già in vigore e si applica dal 12 agosto 2026. A partire dal 1° gennaio 2030, l'articolo 25 vieta l'immissione sul mercato di alcune tipologie di imballaggi in plastica monouso: quelli per meno di un chilo e mezzo di ortofrutta fresca preconfezionata; quelli per alimenti e bevande destinati al consumo nei locali della ristorazione e del ; le porzioni individuali di condimenti; gli imballaggi monouso per cosmetici; i prodotti per l'igiene nelle strutture ricettive. È un quadro rigido. Esiste, però, una deroga precisa: gli Stati membri possono imporre che questi stessi formati siano messi a disposizione per la prima volta sul proprio mercato solo se compostabili a due condizioni: la prima è che l'obbligo di compostabilità sia stato introdotto prima del 12 agosto di quest'anno; la seconda è che esistano sistemi di raccolta e impianti adeguati a far confluire quegli imballaggi nel circuito dei rifiuti organici.
Senza questo decreto-legge, l'Italia avrebbe perso la finestra temporale. Lo ha riconosciuto la Commissione europea nelle osservazioni formulate dopo la notifica TRIS: la deroga non è un diritto automatico e va esercitata nei tempi e nei modi previsti dal regolamento. Il Governo ha fatto bene a intervenire con urgenza: il decreto è stato pubblicato il 7 agosto di quest'anno, quindi prima della data di applicazione del regolamento europeo. Non è un dettaglio burocratico, è la condizione giuridica che consente al nostro Paese di non subire un divieto secco e di valorizzazione perché, invece, è un'infrastruttura che già esiste. L'Italia, infatti, non parte da zero: dal 31 dicembre 2021 la raccolta differenziata dell'organico è obbligatoria. L'articolo 182- del codice dell'ambiente già prevede che i rifiuti, anche di imballaggio certificati conformi alle norme, siano raccolti e riciclati insieme alla frazione umida.
Abbiamo una filiera industriale del compostaggio, un sistema di responsabilità estesa del prodotto dedicato ai manufatti biodegradabili e compostabili e un'industria della bioplastica che, in Europa, è un'eccellenza riconosciuta. Ignorare tutto questo in nome di una lettura meramente restrittiva del regolamento sarebbe stato un errore politico e un danno economico.
Il provvedimento, quindi, non salva la plastica monouso, dice una cosa diversa e più seria: se certi imballaggi devono ancora circolare, perché servono a proteggere il prodotto, a garantire l'igiene o a evitare sprechi alimentari, allora devono essere certificati da organismi accreditati come biodegradabili e compostabili, secondo gli standard europei o standard equivalenti. Non dichiarazioni di comodo, non etichette vaghe, non , ma certificazione. E per gli imballaggi flessibili del settore ricettivo il Senato ha giustamente aggiunto una condizione ulteriore: deve essere certificato che anche il prodotto contenuto sia biodegradabile e compostabile, quindi compatibile con i processi di compostaggio. Non ha senso immettere nel circuito dell'organico un flacone compostabile se ciò che contiene non lo è.
Altrettanto importante è ciò che il testo non fa. Rimane, ad esempio, il divieto di immissione sul mercato dei piatti di plastica monouso, previsto nella disciplina nazionale di recepimento della direttiva europea sulla plastica monouso, anche quando siano compostabili. Questo chiarisce un punto fondamentale: compostabile non significa automaticamente consentito.
Il lavoro del Senato ha migliorato il decreto in tre direzioni, che per noi sono decisive. La prima è il realismo agricolo. Nelle more degli orientamenti che la Commissione dovrà applicare entro il febbraio 2027, il nuovo comma 2-elenca i prodotti ortofrutticoli freschi per i quali transitoriamente l'obbligo di compostabilità non si applica. È il riconoscimento di un dato tecnico: alcune produzioni, se private di un imballaggio adeguato, perdono acqua, turgore, integrità oppure espongono il consumatore a rischi igienici. Lo stesso allegato V del regolamento europeo ammette esenzioni quando sia dimostrata questa necessità. Il Parlamento italiano ha fatto ciò che un legislatore responsabile deve fare: non attendere passivamente gli orientamenti di Bruxelles mentre le imprese restano nell'incertezza.
La seconda direzione è la tutela delle microimprese e della ristorazione. Il comma 2, come riscritto, prescrive che le microimprese del settore alberghiero, della ristorazione e del possono continuare a usare certi formati se è dimostrato che non è tecnicamente fattibile prescinderne o accedere a un sistema di riutilizzo. Ospedali, cliniche e residenze sanitarie restano tutelati per ragioni igieniche. Gli asporti pronti al consumo immediato restano fuori dall'obbligo. È il punto di equilibrio tra obiettivi ambientali e funzionamento concreto di un settore che in Italia è fatto di piccole imprese.
La terza e ultima direzione è la giustizia sanzionatoria. Le sanzioni scatteranno dal 1° gennaio 2030. Saranno da 2.500 a 25.000 euro, fino al quadruplo del massimo se la violazione riguarda quantitativi superiori al 10 per cento del fatturato. Sono sanzioni serie e devono esserlo, perché le dichiarazioni false e le diciture elusive vanificano lo scopo della norma. Ma il Senato ha introdotto una clausola di buona fede: non si applica la sanzione base all'operatore che dimostri di avere acquistato gli imballaggi sulla scorta di documentazione idonea del fabbricante, dell'importatore o del distributore, salvo che fosse a conoscenza della non conformità o che questa fosse evidente. È una correzione di civiltà giuridica: non si può scaricare su un ristoratore o sul piccolo commerciante la responsabilità di un vizio originario della filiera a monte. Restano fermi - e lo sottolineiamo - gli obiettivi sui materiali a contatto con gli alimenti e le regole già vigenti sulla gestione dei rifiuti compostabili. Nessuna scorciatoia sanitaria, nessun onere nuovo a carico della finanza pubblica.
Colleghi, c'è un modo sbagliato di fare ambientalismo, quello che misura la bontà di una norma dal numero di divieti, indipendentemente dagli effetti su sprechi alimentari, filiere agricole, turismo e lavoro. C'è un modo altrettanto sbagliato di fare politica industriale, quella che chiede sempre un rinvio, sempre un'eccezione, sempre un “dopo vedremo”.
Questo decreto sta in mezzo: usa lo spazio che l'Europa concede agli Stati che hanno già costruito un sistema di raccolta dell'organico; impone uno standard certificato; lascia tempo alle imprese, perché le sanzioni arrivano nel 2030; protegge i prodotti più fragili, in attesa degli orientamenti europei; non tocca i divieti della direttiva sulla plastica monouso; non costa un euro al bilancio dello Stato.
Per Noi Moderati questa è la linea giusta. L'Italia non deve subire la transizione ecologica come un catalogo di interdizioni scritto altrove: deve governarla con le proprie infrastrutture, con la propria industria della chimica verde e con il proprio sistema agroalimentare. Per queste ragioni, il gruppo di Noi Moderati esprime un voto favorevole alla conversione in legge di questo decreto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Il provvedimento in esame nasce, come è stato già detto, dall'entrata in applicazione del regolamento europeo sugli imballaggi, sui rifiuti da imballaggio. È un regolamento molto complesso e articolato, con un obiettivo molto chiaro: produrre meno rifiuti da imballaggio, eliminare quelli superflui, ridurre il monouso, aumentare il riutilizzo e la ricarica.
Il decreto-legge, nel suo testo iniziale, pur limitando questo obiettivo di fondo, seppur timidamente stabiliva obblighi e incompatibilità per alcune tipologie di imballaggi. Per questo motivo, pur rimanendo ferma la nostra critica, eravamo disponibili - come lo sono state tutte le opposizioni - a un confronto, dimostrato dalla presentazione di emendamenti precisi e atti di indirizzo presentati al Senato e che oggi abbiamo qui riproposto, direi quasi inutilmente.
Vorrei sottolineare che durante l'esame al Senato sono stati approvati dalla maggioranza emendamenti che, diversamente dal collega che mi ha preceduto, a nostro giudizio hanno notevolmente peggiorato il provvedimento, aggiungendo agli obblighi una lunga serie di eccezioni e licenziando un provvedimento, che oggi ci si chiede di approvare, in cui sia le eccezioni sia le deroghe svuotano sostanzialmente l'obiettivo che si sarebbe dovuto perseguire: produrre meno rifiuti da imballaggio, eliminare quelli superflui, ridurre il monouso, aumentare il riutilizzo e la ricarica.
Io direi che tutto ciò si rivela in perfetta armonia con la cultura eco-ambientale e anche europeista di questa maggioranza. Quanto vi apprestate ad approvare azzera le finalità del provvedimento, rendendolo peraltro sostanzialmente inapplicabile o, comunque, talmente confuso da risultare difficilmente gestibile. In pratica, si rischia di produrre l'effetto contrario rispetto a quello che si voleva perseguire, o meglio che si doveva perseguire.
La contraddizione più grande continua ad essere che qui si discute di quali materiali utilizzare per un imballaggio che spesso potremmo evitare del tutto; su questo, ovviamente, non c'è quasi nulla.
Sottolineo che con questo regolamento entrano in vigore i divieti sui PFAS negli imballaggi alimentari, e questa è una misura importantissima che avrebbe dovuto veramente imporre un drastico cambio di passo nell'approccio a tutta la materia e, quindi, alle soluzioni che vengono proposte in questo provvedimento.
Le modifiche che hanno peggiorato il testo vengono ancora una volta motivate rispetto alla necessità di tutelare le imprese rispetto ai presunti eccessi delle politiche di transizione ecologica.
E vi sento parlare anche oggi di tutela dell'ambiente senza ideologia. Cosa questa frase fatta voglia dire il Governo e la maggioranza potrebbero finalmente spiegarlo , perché è veramente una definizione che nulla ha a che fare con la gravità del problema che siamo qua chiamati a risolvere. Ricordo che, secondo i dati ISPRA, ogni italiano e italiana, neonati compresi, producono 507 chili di rifiuti all'anno: questo è il problema che noi dobbiamo assolutamente affrontare e risolvere.
E il fatto che non sia stata assunta in tutta la sua gravità la crisi della filiera del riciclo, che si vive e che abbiamo sotto gli occhi in Italia, e che il testo invece moltiplica, rischiando di penalizzare le imprese stesse, non affrontando di petto la questione che si è andata aggravando sempre di più… e le imprese incontrano, stanno affrontando problematiche significative sul riciclo, non tanto per quanto riguarda la questione della compostabilità, quanto per il fatto che il derivato dal petrolio costa meno della materia che risulta oggetto del riciclo della plastica.
Quindi, come ricordano e sottolineano le associazioni, la priorità dovrebbe essere innanzitutto quella della riduzione dei rifiuti. Qui non c'è alcuna politica, soprattutto degna di questo nome, che vada in questo senso per far fronte anche alla disomogeneità che abbiamo in Italia, che pure è un Paese che ricicla, è un Paese che ha affrontato questa politica, grazie soprattutto alle ottime pratiche di molti comuni, e anche regioni, in Italia.
Quindi, qui non si affronta uno dei problemi principali, cioè il contrasto che ci deve essere - e che è possibile effettuare con le tecnologie a disposizione - agli imballaggi inutili, costruendo sistemi di riutilizzo e di vuoto a rendere. Il vuoto a rendere è una cosa semplicissima che si potrebbe fare subito . Quindi, è il rifiuto che è già stato prodotto prima del riciclo e del compostaggio che doveva essere la questione iniziale e principale.
Noi ovviamente riconosciamo il valore del lavoro, della ricerca e delle competenze di tutta la filiera del riciclo, ne siamo stati promotori e promotrici. Tuttavia, riteniamo che l'obiettivo non possa che essere la sua riduzione, la riduzione dei rifiuti. Per questo e per le altre ragioni che sono state illustrate anche dai colleghi dell'opposizione il nostro voto sarà contrario .
PRESIDENTE. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto “Santa Sofia” di Civitavecchia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenute e benvenuti . Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Colleghe, colleghi e Governo, il provvedimento che oggi siamo chiamati a votare affronta un tema sul quale crediamo sia necessario partire da una posizione molto chiara, che è quella della sostenibilità ambientale.
La riduzione dei rifiuti, una migliore qualità della raccolta differenziata e la progressiva trasformazione degli imballaggi sono obiettivi che ovviamente condividiamo. E crediamo anche che su questi temi serva pragmatismo. La transizione ecologica funziona se è sostenibile, non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche dal punto di vista economico, industriale e sociale. Questo decreto interviene sull'obbligo di compostabilità per determinate tipologie di imballaggi. Già questa è una rivoluzione, e lo fa in un quadro che è profondamente interessato dalla nuova disciplina europea.
Riteniamo che ogni innovazione nella gestione dei rifiuti debba essere accompagnata dall'obiettivo di ridurre al minimo gli oneri che finiscono sulle bollette. Quindi efficienza ambientale ed efficienza economica devono procedere insieme. Troppi obblighi e pochi incentivi molto probabilmente potrebbero non funzionare, non raggiungere gli obiettivi che il Governo - ma penso anche noi, come gruppo, tutta la politica italiana - si dovrebbe porre, che si deve porre.
La transizione non dovrebbe funzionare, quindi, soltanto attraverso le prescrizioni e le sanzioni. Per accelerare il cambiamento servono l'innovazione, di cui ho parlato prima, l'innovazione industriale, la ricerca sui materiali, che è importantissima, gli adeguamenti degli impianti e gli incentivi ai comportamenti virtuosi.
Durante l'esame parlamentare, sono stati introdotti alcuni correttivi che giudichiamo positivamente: penso, ad esempio, alle esclusioni previste per alcune categorie di prodotti ortofrutticoli, che per le loro caratteristiche e per le esigenze di conservazione richiedono una maggiore attenzione; o, ancora, alla necessità di evitare che un operatore economico possa essere sanzionato quando abbia acquistato un prodotto sulla base di una documentazione che ne attestava la conformità e non avesse ragione di conoscere la non conformità. Sono correzioni, queste, di buonsenso.
Ma è proprio il numero delle correzioni e delle eccezioni introdotte che ci porta a una prima considerazione. Intanto, il decreto nasce per raccordare la disciplina italiana con il regolamento (UE) 2025/40, applicabile dal 12 agosto 2026; parallelamente, però, il Governo ha già una delega per l'adeguamento complessivo della normativa nazionale, che deve essere esercitata entro dicembre 2026. Questo offre un primo argomento: si interviene d'urgenza su un pezzo specifico mentre, purtroppo, il riordino generale è ancora in corso. E allora ci permettiamo di dire che è un quadro normativo poco lineare: le imprese hanno bisogno di sapere con chiarezza quali materiali utilizzare e quali investimenti fare.
Poi c'è il tema di cui ho parlato prima, dell'adeguamento degli impianti: se ci saranno troppe eccezioni, molto probabilmente gli impianti avranno tempi lunghi per l'adeguamento.
Poi c'è il ruolo dei comuni, che è troppo debole. Questo, secondo noi, è uno dei punti politici più utili… per il nostro intervento, a mio parere, occorrerebbe parlare sottovoce, perché è difficile intervenire con un sottofondo così pesante. Dicevo che il ruolo dei comuni è troppo debole e l'efficacia ambientale - questo è un altro tema importantissimo che purtroppo ha dei costi - è quella della raccolta, della corretta separazione dei rifiuti, della disponibilità degli impianti e della capacità territoriale di trattamento.
Allora, in sintesi, cosa serve e come occorre lavorare per raggiungere questi obiettivi? Intanto, c'è un aspetto, che è quello della premialità alle imprese, e i territori devono raggiungere dei risultati migliori. E poi serve coinvolgere le attività, le imprese, ma anche i cittadini, perché - e questo è provato - nessun sistema di raccolta differenziata funziona se non c'è la collaborazione delle persone. Se noi chiediamo ai cittadini di modificare le proprie abitudini, dobbiamo spiegare perché lo chiediamo, dobbiamo rendere semplice farlo e dobbiamo anche fare in modo che possano vedere un beneficio concreto, anche economico. Non soltanto per le imprese ma per i cittadini - lo diciamo da tanto tempo - ci deve essere una riduzione del costo in bolletta; ciò non succede e ogni anno il conto è più salato. Quindi un cittadino che differenzia correttamente, che produce meno rifiuti e che contribuisce a un sistema più efficiente dovrebbe, come dicevo, veder riconosciuto il proprio comportamento. La transizione ambientale, poi, deve diventare una grande operazione di partecipazione e di innovazione, non solo una successione infinita di nuovi adempimenti.
E poi dobbiamo evitare un altro errore: pensare che compostabilità e riciclo, riuso e riduzione degli imballaggi siano sinonimi. Non è così, perché sono strumenti diversi.
E poi, ancora, un obiettivo strutturale importante: gli imballaggi dovranno essere progettati per essere riciclabili, con requisiti progressivi. Ad esempio, per la plastica vengono introdotte percentuali minime di materiale; per esempio, dal 2030 le bottiglie monouso in plastica dovranno contenere almeno il 30 per cento di plastica riciclata. Quindi, semplificando molto, il Parlamento e il legislatore europeo dovranno cercare di passare da un “produco, consumo, raccolgo e provo a riciclare” a un “evito l'imballaggio inutile, lo riduco, lo riuso quando conviene, progetto quello restante perché possa essere ben riciclato”. È un cambio abbastanza significativo e può avere delle conseguenze industriali importanti per le aziende italiane, per Conai, per i produttori di plastica e carta, di vetro e grande distribuzione.
Durante il negoziato, il Governo italiano ha sostenuto la necessità di lasciare flessibilità agli Stati e alle imprese rispetto al riuso e monouso riciclabile, ha inoltre sostenuto che alcuni impieghi di monouso riciclabile possano avere delle prestazioni ambientali competitive e ha difeso le filiere nelle quali l'Italia ha investito molto, comprese quelle delle plastiche riciclabili, compostabili e delle tecnologie del riciclo.
Questa è una posizione che è stata dichiarata dal Governo. In parte sia sull'impianto, sia su queste dichiarazioni, con le riserve che ho detto, ci riconosciamo e, quindi, annunciamo il nostro voto di astensione .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti della Facoltà di scienze politiche dell'Università “La Sapienza” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare la deputata Ilaria Fontana. Ne ha facoltà.
ILARIA FONTANA(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, io vorrei chiarire subito una cosa: il MoVimento 5 Stelle non è contrario, ovviamente, ai materiali compostabili; non siamo contrari all'innovazione, alla bioeconomia o alle filiere italiane che hanno investito nella sostenibilità. Noi siamo contrari, invece, a un'impostazione che rischia di confondere il mezzo con il fine, perché il fine della politica ambientale non può essere sostituire un prodotto usa e getta con un altro prodotto usa e getta, ma il fine deve essere quello di produrre meno rifiuti, di investire nella prevenzione, di ridurre gli imballaggi, di eliminare quelli inutili, di favorire il riuso e solo dopo - per tutto ciò che noi non possiamo evitare, non possiamo riutilizzare - allora costruire delle filiere efficienti di riciclo e di recupero. È la stessa gerarchia indicata dal nuovo regolamento europeo sugli imballaggi ad indicarci la strada, a dirci proprio questo. E allora noi ci chiediamo e chiediamo al Governo: ma dov'è la visione in questo decreto? Dov'è la strategia per la prevenzione? Dov'è la riduzione strutturale del monouso? Dove sono le misure per rendere il riuso economicamente e anche materialmente conveniente?
Perché poi questo decreto sceglie di derogare agli obblighi di riciclabilità per determinate categorie di imballaggi monouso in vigore dal 1° gennaio 2030. Stiamo parlando di imballaggi per alimenti, per bevande, delle monoporzioni dei condimenti. Quindi, il problema non è tanto dire che quando il monouso è necessario allora il compostabile può rappresentare effettivamente una soluzione, il grande tema è trasformare un'eccezione in una strategia, anche perché non possiamo neanche raccontare ai cittadini e alle cittadine che compostabile vuol dire in maniera automatica sostenibile. Non possiamo dirlo perché non è vero: un imballaggio compostabile rimane sempre un imballaggio, perché richiede materie prime, energia per essere prodotto, una raccolta corretta e un circuito comunque di trattamento adeguato e, soprattutto, rimane un prodotto destinato prevalentemente a essere utilizzato una volta sola e poi diventa rifiuto. La vera economia circolare, invece, comincia prima che il rifiuto venga prodotto, anche perché ricordiamo sempre che il rifiuto è un errore di progettazione.
Però, c'è poi un altro punto, che per noi è fondamentale ed essenziale chiarire: noi non intendiamo alimentare una contrapposizione tra plastica tradizionale e bioplastica e neanche mettere in discussione una filiera nella quale l'Italia ha un importantissimo, ha sviluppato competenze industriali, tecnologiche e ambientali molto importanti.
Vedete, i prodotti e gli imballaggi realizzati in plastica biodegradabile e compostabile rappresentano da anni una componente significativa dell'innovazione italiana. Questa esperienza è cresciuta insieme anche alla qualità e alla diffusione della raccolta differenziata della frazione organica, e alla filiera del compostaggio, resa possibile anche grazie a misure che avevamo introdotto noi: penso, ad esempio, all'obbligo di raccolta differenziata dei rifiuti organici e alla previsione che i rifiuti, anche di imballaggi - aventi, ovviamente, analoghe proprietà di compostabilità e biodegradabilità -, possano essere raccolti e riciclati insieme. E guardate, questa è una peculiarità che dobbiamo valorizzare, anche perché, soprattutto oggi, con i cambiamenti climatici, produrre compost di qualità cosa significa? Significa restituire sostanza organica ai suoli e, quindi, ridurre il ricorso a di origine fossile, dentro però una più ampia strategia di bioeconomia circolare nazionale, che è quello che manca e su cui questo Governo non ha assolutamente visione. Ed è proprio questo il motivo per il quale noi riteniamo sbagliata anche una guerra tra filiere. Il problema vero è capire quale direzione vogliamo dare al sistema produttivo italiano nei prossimi anni.
E poi c'è un prima e un dopo di questo decreto, perché, quando è arrivato in Senato, il testo originale aveva utilizzato la possibilità prevista di imporre la compostabilità a una serie di categorie di imballaggi; poi il Senato è intervenuto con un emendamento, pessimo. Ed è qui che si apre una contraddizione, alla quale il Governo ad oggi non ha ancora risposto: è stata introdotta una disciplina transitoria che esclude dall'obbligo di compostabilità gli imballaggi in plastica monouso per il confezionamento di un elenco enorme di prodotti ortofrutticoli. Noi capiamo che il settore ortofrutticolo è quello che, ovviamente, rappresenta tantissimo questo tema, ma rimane comunque un dubbio, perché ancora non si è chiarito se queste nuove esenzioni rientrino, poi, nella regola tecnica notificata dalla Commissione europea. Cioè, entriamo di nuovo in una procedura di infrazione per aver accettato queste nuove deroghe? Quindi, questo è un dubbio che noi abbiamo.
Allora, chiediamo di nuovo quale sia la strategia industriale di questo Governo, in cui la bioeconomia circolare rientra al 100 per cento, o dovrebbe rientrare, perché da qui non si vede assolutamente la luce, da quello che state portando avanti. Anche perché, un quadro normativo dai risvolti applicativi così incerti rappresenta un fattore di instabilità per le imprese, ed è anche questo un punto importantissimo, perché le imprese hanno bisogno di sapere su quale tecnologia investire, quali impianti riconvertire, quali materiali sviluppare e quali saranno le regole da qui al 2030 e ai prossimi anni. Ecco perché non serve una guerra tra plastica tradizionale e bioplastica, ma serve una politica industriale della transizione. E guardate, “transizione” non è una parolaccia - come non è una parolaccia “” -, ma è una chiara visione e programmazione di dove si dovrebbe andare, ed è un percorso la transizione. Noi dobbiamo accompagnare le imprese verso la riduzione del monouso, il riuso, il riciclo di qualità e anche valorizzare le bioplastiche compostabili e la bioeconomia italiana, che veramente è un nostro .
Questa battaglia deve essere portata con forza, ma io dico anche con orgoglio, in Europa, perché la transizione deve tenere insieme gli obiettivi ambientali e anche la capacità di innovazione delle nostre imprese, dove la bioeconomia rientra a pieno regime. Ma, proprio per questo motivo, servono delle regole chiare, stabili, coerenti, non continui cambi di direzione.
E poi, come sappiamo, non basta scrivere solo “compostabile”, perché scrivere “compostabile” su un imballaggio vuol dire che c'è un intero sistema di regole e responsabilità, servono autenticità e controlli sulle certificazioni e sui marchi, una raccolta di qualità, una filiera industriale efficiente che accompagni il materiale dalla produzione al corretto riciclo, il coinvolgimento dei comuni, il rispetto dei CAM - i Criteri ambientali minimi - e, soprattutto, una corretta informazione ai cittadini. Perché, guardate, un materiale è davvero circolare solo se tutta la filiera funziona dall'inizio alla fine. La compostabilità ha senso, dal punto di vista ambientale, se il materiale viene correttamente intercettato e trattato nel circuito per il quale è progettato.
E proprio qui emerge il limite di questo decreto, perché interviene solo su un singolo segmento, senza invece costruire un'intera strategia, una strategia complessiva. Se vogliamo seriamente parlare di economia circolare, dobbiamo intervenire non solo sugli imballaggi, ma anche sui sistemi attraverso cui gli imballaggi vengono utilizzati, restituiti e riutilizzati: io penso al deposito cauzionale, ad esempio. Ecco, portiamo avanti anche questo tema. Soprattutto, serve un cambio di paradigma: bisogna considerare oggi l'imballaggio come una risorsa, perché conserva un valore e può tornare nel ciclo produttivo.
L'economia circolare non può diventare un'etichetta da applicare a valle, perché deve cambiare tutto ciò che noi facciamo a monte. E invece, ancora una volta, noi andiamo a introdurre regole, senza accompagnarle con una politica industriale, anche ambientalmente, adeguatamente sostenuta. Serve una strategia coerente, anche le imprese ne hanno bisogno, con regole certe; una politica industriale capace di accompagnare la transizione - lo dicevo prima -, ricordando sempre che il rifiuto ambientalmente migliore resta quello che noi non produciamo.
È questa la visione complessiva che questo provvedimento, purtroppo, non mette insieme: cerca di mettere una toppa, ma la mette male. Per queste ragioni, noi non possiamo che esprimere voto contrario a questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Battilocchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, ci troviamo di fronte a un provvedimento di grande importanza per le filiere italiane di produzione di plastiche compostabili, che, com'è noto, sono tra le più avanzate al mondo. Il comunicato del Consiglio dei ministri del 4 agosto ha chiarito che la misura in esame è volta a preservare la continuità produttiva della filiera nazionale delle bioplastiche compostabili e dei settori economici che ne impiegano gli imballaggi, garantendo il valore industriale ed economico degli investimenti effettuati negli anni nell'ambito delle tecnologie dedicate alla biodegradazione e alla compostabilità dei materiali.
Se non fosse stato prontamente emanato il decreto-legge, il sistema nazionale avrebbe subito, a partire dal 12 agosto 2026, un divieto di commercializzazione di alcuni contenitori, quindi sarebbe venuta meno la possibilità di applicare alcuni requisiti nazionali di compostabilità alle categorie di imballaggi individuate dalla norma. L'Italia - è importante ricordarlo - è tra i Paesi più avanzati nella gestione della frazione organica, con una rete di impianti di compostaggio industriale che permette di chiudere il ciclo dei materiali biodegradabili. Il nostro Paese è europeo nella produzione di bioplastiche e compostabile certificato. Alcuni numeri: la filiera italiana delle bioplastiche compostabili conta oggi 252 aziende, 2.838 addetti dedicati, 119.100 tonnellate di manufatti prodotti e un fatturato complessivo di 656 milioni di euro. Rispetto all'anno precedente, il 2025 ha visto una diminuzione del numero di imprese, dell'occupazione, del fatturato e dei volumi produttivi. Hanno continuato a pesare la concorrenza della produzione cinese, la diffusione di prodotti contraffatti e il contesto di regole europee incerte.
Il Tavolo plastiche del 28 luglio scorso, presso il Ministero dell'Ambiente, ha registrato una perdita di capacità di trattamento di circa 12.000 tonnellate al mese nell'ultimo anno, e 26 impianti di incenerimento su 30 sono già saturi. Ha segnalato addirittura il rischio di sospensione della raccolta differenziata in alcuni territori, per la saturazione dei punti di raccolta e la mancanza di sbocchi a valle.
Dunque, ci troviamo di fronte a un provvedimento che, esercitando il diritto di deroga, previsto in maniera esplicita dall'articolo 9 del regolamento (UE) 2025/40, e nelle more degli orientamenti che la Commissione europea dovrà pubblicare entro il 12 febbraio 2027, stabilisce che potranno essere immesse sul mercato le confezioni di ortofrutta fresca sotto il chilo e mezzo, gli imballaggi monouso per ristorazione e , le monoporzioni dei condimenti e i prodotti monouso alberghieri, a condizione che l'imballaggio sia compostabile e sia disponibile una filiera per il suo smaltimento e riutilizzo.
Opportunamente, il testo in esame stabilisce che il regime sanzionatorio relativo a queste nuove regole sia applicabile dal 1° gennaio 2030, prevedendo un congruo periodo transitorio.
Nel dibattito al Senato l'urgenza del provvedimento è stata condivisa da tutti gli schieramenti. L'opposizione ha contestato l'insufficienza e la frammentarietà del testo. Siamo consapevoli che ci si trova di fronte a un provvedimento emergenziale e che va sviluppato un sistema industriale in cui tutti gli attori - produttori, raccoglitori e riciclatori - esercitino un ruolo strategico per realizzare una filiera circolare che sia competitiva.
Ci troviamo in una fase che le aziende private operanti nel settore dell'igiene ambientale, dei servizi ecologici, dell'economia circolare e delle bonifiche definiscono di tempesta perfetta. Mentre l'industria a valle si ferma, la raccolta differenziata urbana continua a crescere del più 7,3 per cento nel 2025 su base annua, con picchi del più 10,4 a dicembre del 2025. Si crea così un imbuto: il materiale entra nel sistema, spinto dalla raccolta civica, ma non esce sotto forma di prodotto rigenerato.
Il Governo Meloni, che ci onoriamo di sostenere, ha ben compreso queste dinamiche e sta lavorando sia in Italia, sia in sede comunitaria, per disinnescare questi aspetti problematici delle politiche unionali. Non vengono posti in discussione gli obiettivi. Sono poste in discussione le modalità con cui si intendono raggiungere questi obiettivi.
Il provvedimento in esame è quindi un tassello importante di questa impostazione e per tali motivi Forza Italia voterà a favore del provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pizzimenti. Ne ha facoltà.
GRAZIANO PIZZIMENTI(LEGA). Grazie, Presidente. Rappresentante del Governo, colleghi, il gruppo Lega-Salvini Premier voterà a favore della conversione in legge del decreto Imballaggi, perché si tratta di un provvedimento indispensabile per poter garantire la competitività delle nostre imprese, in seguito all'entrata in vigore del regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi.
Senza questo decreto-legge, l'Italia avrebbe perso definitivamente la facoltà di ricorrere alla deroga prevista dallo stesso regolamento e di applicare, oltre alla riciclabilità, anche i requisiti di compostabilità di alcuni imballaggi, a tutela della filiera delle bioplastiche in cui è d'Europa.
Si tratta di ben 252 imprese e di circa 2.800 addetti, con fatturato sceso di oltre il 20 per cento in due anni tra e incertezza normativa, che ora rischiavano di chiudere definitivamente. Con il decreto-legge n. 143 del 2026 il Governo è riuscito a far entrare in vigore la possibilità di biodegradabilità e compostabilità per alcuni imballaggi entro il 12 agosto 2026, data ultima per usufruire delle deroghe concesse dall'Unione europea.
Si tratta di imballaggi di , di ortofrutta, dell'acronimo HoReCa, in plastica monouso, spesso a contatto con residui di cibo e, dunque, gestibili pienamente assieme all'umido urbano, che pertanto possono essere destinati alla raccolta e alla successiva gestione nella filiera del compostaggio per produrre fertilizzanti naturali per il suolo; ciò in quanto l'Italia già dispone delle infrastrutture adeguate di trattamento organico per gestire tali imballaggi, contribuendo altresì agli obiettivi di decarbonizzazione grazie all'uso di materie prime rinnovabili.
Il Governo ha voluto garantire continuità e certezza alle nostre imprese, rispettando la normativa europea, valorizzando innovazione ed eccellenze industriali che riducono l'utilizzo di determinate plastiche monouso e indirizzano specifici imballaggi verso materiali compatibili con il trattamento della frazione organica. Così si incide positivamente sulla transizione ecologica del nostro Paese, tutelando contestualmente il nostro sistema produttivo e occupazionale, creando sviluppo e competitività.
Il testo approvato dal Senato, quindi, ha cercato di trovare un giusto equilibrio tra compostaggio e riciclo. Infatti, l'Italia vanta una filiera del riciclo e del recupero di materiali, e in particolare della plastica e della carta, tra le più avanzate d'Europa; un'eccellenza industriale e civile costruita in anni di investimenti che va assolutamente difesa e valorizzata.
Ora l'Europa chiede a tutti gli Stati membri di spingere sulla riduzione dei volumi complessivi di , sul riuso e sul riciclo, per una reale promozione dell'economia circolare. Sono stati, infatti, individuati diversi prodotti ortofrutticoli freschi e preconfezionati ai cui imballaggi non si applica l'obbligo di compostaggio, nelle more dell'attuazione degli orientamenti della Commissione europea che dovrà pubblicare entro il 12 febbraio 2027.
Si tratta di modifiche introdotte accogliendo le istanze degli operatori economici verso la sostenibilità e l'economia circolare. Concludo dicendo che, secondo il nostro gruppo, la sostenibilità ambientale non deve essere pura ideologia, ma deve garantire anche la sostenibilità economica e la competitività industriale e occupazionale.
Per questi motivi, annuncio il voto favorevole del gruppo Lega-Salvini Premier al decreto-legge n. 143 del 2026, come modificato al Senato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il decreto Imballaggi è stato presentato alla Camera dei deputati, come sappiamo benissimo, pochi giorni fa. Abbiamo avuto pochissimi giorni per discuterlo per poter ragionare e credo che anche al Senato sia avvenuta la stessa cosa. Questo è un vero peccato, perché credo che potevamo fare un lavoro molto più esteso. Poteva essere più accurato nel percorso che l'Europa ci chiede in questo importante regolamento, che può dare un grande aiuto per la diminuzione del monte rifiuti; ma quell'aiuto doveva essere affrontato non solo nell'ambito culturale, ma anche nel rapporto con i cittadini e con le cittadine, ma soprattutto con le imprese.
E guardate: abbiamo avuto un anno di tempo - un anno di tempo! -, perché il regolamento, come sappiamo benissimo, è stato emanato lo scorso anno e solo oggi la Camera e il Senato lo stanno discutendo, con limiti abbastanza importanti. Non dico che oggi non ci sia stata un'attenzione su alcuni punti, perché comunque un regolamento è subito applicabile da parte del Governo, ma ci sono state alcune vere mancanze che, in questo caso, voglio elencare, al di là della deroga. La deroga sicuramente è un tema con il quale si vuole salvaguardare una filiera molto importante, quella del riciclo. Credo però che quella deroga avrebbe dovuto essere accompagnata, anche qui, da una concertazione vera con il Parlamento, con le forze politiche, con il sistema associativo.
So che su questo tema ci sono forti critiche anche dal mondo ambientalista e non solo; tuttavia, questo percorso porterà il nostro Paese a smaltire in maniera migliore e, soprattutto, a dare una risposta concreta non solo al riciclo, ma soprattutto alla possibilità di rendere compostabili molti dei materiali che oggi utilizziamo tutti i giorni. Ricordo che la deroga tocca alcuni materiali che noi utilizziamo quasi tutti i giorni, come quando andiamo a fare la spesa al supermercato o andiamo a mangiare un prodotto in qualsiasi bar o in qualsiasi o ristorante.
Noi sappiamo benissimo che oggi quello che è stato fatto è un punto di partenza, però poniamo un ulteriore problema, cioè quello dell'industria del nostro Paese perché il riciclo oggi, come ho detto anche prima, è un'importante industria del nostro Paese, che dà molti posti di lavoro e che rende sicuramente l'elemento dell'economia circolare un fatto assolutamente attuale. Per fare questo, però, non c'è stato da parte del Governo, ripeto, un sostegno alle imprese anche nell'ambito della formazione. I bandi per la formazione sono scaduti il 30 aprile - per suo tramite, Presidente, lo dico al Sottosegretario - così come altri bandi di sostegno.
Tutto questo percorso - del regolamento si parlava già da diverso tempo in Europa - doveva essere fatto molto prima, perché quel periodo transitorio, al termine del quale, comunque, il regolamento è diventato applicabile da subito nel nostro Paese - dal 12 agosto - non è stato corrisposto nel percorso che noi abbiamo indicato in molte discussioni, non solo nelle interrogazioni e negli emendamenti.
Basta pensare al deposito delle bottiglie di plastica: sappiamo benissimo che, per quanto riguarda il DRS, ovvero la questione del raggiungimento, nel 2029, dell'obiettivo di raccolta di tutte le bottiglie che dovranno essere riciclate, oggi siamo al di sotto delle aspettative. Nel 2025 doveva essere il 77 per cento, oggi non siamo nemmeno al 70 per cento e questo è molto rischioso, perché, se nel 2029 non arriveremo al 90 per cento, dovremo introdurre il deposito e questo logicamente comporterà, anche nel rapporto con i cittadini, un ulteriore elemento di difficoltà rispetto al DRS. Credo che su questo tema il Governo anche questa volta sia arrivato tardi.
Un'altra cosa sugli incentivi che riguardano la riconversione degli impianti: questo è un tema reale. Noi, oggi, abbiamo un problema e ne abbiamo discusso al tavolo che citava prima anche il Sottosegretario, un tavolo che sicuramente porterà alcune decisioni. Posso dire però una cosa: noi abbiamo una serie di azioni che dovremo fare anche per tutta una serie di materiali che oggi non sono ancora utilizzati o riciclati. Si parlava di materie prime critiche: c'è la questione del tessile, che è un tema sotto la lente di ingrandimento, viste le difficoltà che ci sono in molte città italiane per lo smaltimento.
Ci sono altri settori in cui, oggi, se lavoriamo insieme ai consorzi e alle imprese, possiamo offrire un aiuto alle aziende in difficoltà, visto che - è stato chiaro ed è stato detto più volte e l'ha detto anche il collega precedentemente - queste aziende si trovano in una difficoltà oggettiva per la concorrenza della plastica vergine che proviene dall'Asia, che costa assolutamente meno. Credo che, forse, nelle prossime azioni o in un decreto apposito o anche nella prossima legge di bilancio dovremmo creare condizioni utili per sostenere e supportare queste imprese.
E poi, un'altra cosa: lo dico perché credo che l'economia circolare sia una grande intuizione che è stata criticata da molti di voi. Dovremmo guardare i video, nelle varie legislature, di molti di voi che hanno criticato l'economia circolare. Come avete visto, era come l'acqua che si ferma con le mani: dovevamo per forza andare lì, perché non era solo un'opportunità di occupazione e di lavoro, ma soprattutto una difesa importante per il nostro Paese.
Noi abbiamo fatto un grande lavoro, una grande scommessa politica, anche come Partito Democratico, quando molte persone non ci credevano. E invece no, noi ci abbiamo creduto e, oggi, molti risultati stanno arrivando. E siccome ci sono obiettivi che vogliamo rispettare, come quello di chiudere le discariche nei prossimi anni - vi ricordo il 10 per cento a cui dovremmo arrivare -, quegli obiettivi dobbiamo raggiungerli. Ma se non riusciamo a raggiungerli, perché pensiamo che oggi alcune scelte, anche nello smaltimento dei rifiuti, debbano essere quelle tradizionali, credo che ancora non abbiamo capito quali possano essere le soluzioni che, invece, dobbiamo mettere in campo, cercando di lavorare sulla pianificazione, cercando di lavorare anche sul rapporto con le regioni. Perché le regioni devono attivare piani regionali, in questo caso per lo smaltimento dei rifiuti, che siano attuali rispetto alle norme europee e che possano garantire processi e un ciclo dei rifiuti che si possa veramente chiudere.
Aggiungo anche un aspetto che ho visto anche in molte vostre dichiarazioni: l'Europa è un fatto negativo per voi. No! L'Europa ha dato risposte positive. Quando c'è un regolamento, quando c'è una direttiva, c'è sempre stata una risposta utile, non solo dal punto di vista della salute dei cittadini, delle cittadine e dello sviluppo delle imprese del nostro Paese, ma anche per quanto riguarda gli elementi di trasparenza e di concorrenza, che più volte avete criticato. La concorrenza oggi è un elemento fondamentale per un'Europa sempre più complicata, più larga, ma che può essere una grande opportunità.
Credo che molto lavoro abbiamo ancora da fare sul tema dell'economia circolare: noi ce la metteremo tutta, ci investiremo molto, anche dal punto di vista di approfondimento politico. Noi ci asterremo nella votazione di questo decreto, perché pensiamo che il regolamento comunitario sia una grande partita…
MARCO SIMIANI(PD-IDP). … un grande obiettivo, ma credo che molto lavoro, come dicevo prima, sia ancora da fare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benvenuti Gostoli. Ne ha facoltà.
STEFANO MARIA BENVENUTI GOSTOLI(FDI). Grazie, signora Presidente. Colleghi e colleghe, siamo al voto finale sul decreto-legge che, in adeguamento alla norma europea, interviene sulla disciplina degli imballaggi, in particolare sulla possibilità di utilizzare determinati imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile.
Credo sia utile, prima di tutto, dire con chiarezza che cosa stiamo facendo oggi. Non stiamo approvando una norma che, in qualche maniera, liberalizza la plastica, né stiamo facendo un passo indietro rispetto alla tutela dell'ambiente, come qualcuno pretestuosamente vorrebbe lasciare intendere. Nemmeno stiamo mettendo in discussione gli obiettivi europei di riduzione di rifiuti, di riciclo e di economia circolare.
Ho sentito nelle dichiarazioni di voto, addirittura, parlare di azzeramento delle finalità del regolamento UE, da parte del gruppo AVS. In verità stiamo utilizzando una possibilità che lo stesso regolamento europeo riconosce agli Stati membri, per adattare queste regole alla realtà dei nostri territori, delle nostre imprese, dei nostri consumatori e dei nostri sistemi di raccolta dei rifiuti. E questo dovrebbe essere riconosciuto, da tutti, come un modo normale con cui uno Stato membro affronta la legislazione comunitaria.
L'Europa stabilisce obiettivi comuni, ovviamente, gli Stati membri li applicano tenendo conto delle proprie caratteristiche e delle proprie necessità peculiari, beninteso, quando e nei limiti con cui il diritto europeo lo consente. E oggi, nell'ambito del provvedimento che trattiamo, il regolamento europeo lo consente espressamente. Il nuovo regolamento UE sugli imballaggi prevede, in linea generale, una drastica limitazione dell'utilizzo della plastica degli imballaggi monouso e stabilisce dal 2030 il divieto di alcune specifiche tipologie di imballaggi monouso.
Ma lo stesso regolamento, all'articolo 9, riconosce agli Stati membri la possibilità di imporre, a determinate condizioni, l'utilizzo di imballaggi compostabili, ed è esattamente quello che fa questo decreto. Non inventiamo una deroga italiana, utilizziamo una possibilità prevista dal legislatore europeo. Questo è il primo punto che credo debba essere chiaro.
Il secondo riguarda la specificità italiana. L'Italia è uno dei primi Paesi che ha costruito una disciplina molto articolata sulla raccolta dell'organico e sull'impiego dei materiali compostabili, questo va detto e va riconosciuto. Nel nostro ordinamento esiste già una disciplina che consente la raccolta dei rifiuti organici attraverso sacchetti compostabili certificati secondo la norma europea e il decreto si inserisce esattamente dentro questo sistema, richiedendo per gli imballaggi interessati una certificazione di biodegradabilità e compostabilità, secondo la stessa norma e secondo gli standard europei equivalenti. Può essere, quindi, utilizzato soltanto un prodotto che rispetta determinati requisiti tecnici e che sia certificato. Questa distinzione è fondamentale, perché parlare genericamente di plastica, in quest'Aula e con i cittadini, non aiuta né l'ambiente, né gli italiani. Esistono materiali, utilizzi e caratteristiche molto diversi tra loro, ovviamente, e una norma seria li deve saper distinguere.
Ma c'è anche un'altra ragione per la quale questo provvedimento, giustamente, tiene particolarmente in considerazione le peculiarità italiane: è la nostra realtà alimentare. L'Italia ha una filiera agroalimentare straordinariamente articolata, una grande distribuzione di prodotti freschi, un patrimonio enogastronomico che rappresenta una parte importante della nostra identità e della nostra economia. Siamo un Paese nel quale, fortunatamente, si consumano moltissimi prodotti freschi, a differenza di altri posti d'Europa: frutta, verdura, ortaggi, prodotti della gastronomia, alimenti pronti, prodotti destinati al consumo e alla ristorazione. Quando parliamo di questi prodotti dobbiamo ricordarci una cosa molto semplice: l'imballaggio non serve soltanto a contenere l'alimento, serve a proteggerlo, a garantirne l'igiene, a conservarlo, a proteggerlo durante il trasporto e la distribuzione e, in molti casi, serve a evitare che un prodotto alimentare venga danneggiato o diventi inutilizzabile prima che arrivi al consumatore. Questo non significa che ogni imballaggio sia indispensabile, significa che la riduzione degli imballaggi deve essere intelligente e deve tenere insieme tutela ambientale, sicurezza alimentare, conservazione del prodotto e sostenibilità economica.
È proprio questo equilibrio che il provvedimento cerca di realizzare. Infatti, l'articolo 1 individua categorie precise: alcune confezioni per prodotti ortofrutticoli freschi, determinati imballaggi utilizzati nella ristorazione e nel settore alberghiero, confezioni monodose di condimenti e alcune confezioni flessibili destinate ai prodotti per l'igiene degli ospiti. Non stiamo, quindi, parlando di una deroga generalizzata; stiamo parlando di categorie puntualmente individuate.
E c'è un altro elemento che mi sembra importante ricordare, signora Presidente, anche perché nel dibattito di questi giorni ho sentito qualche ricostruzione che, francamente, mi sembra un po' semplicistica. I piatti monouso restano nella categoria dei prodotti vietati, anche se compostabili. Lo dice espressamente il provvedimento. Quindi, non è corretto raccontare questa norma come se introducesse una generale possibilità di continuare ad utilizzare qualsiasi prodotto monouso in plastica, purché lo si definisca . Non è così: la direttiva europea sulla plastica monouso continua ad applicarsi e i prodotti esclusi rimangono tali.
E allora, io credo che su questo tema dovremmo provare, almeno qualche volta, a lasciare da parte gli slogan. È molto facile dire: siamo per l'ambiente, vogliamo eliminare la plastica. È invece molto più difficile, ma più serio, scrivere una norma che consideri le reali necessità e stabilisca quale plastica biodegradabile sia consentita, per quale utilizzo, con quali caratteristiche, con quali certificazioni e con quale sistema di gestione del rifiuto. Questo decreto prova a fare proprio questo.
E lo fa anche introducendo un elemento importante di tutela per gli operatori economici. Dal 2030 sono previste sanzioni amministrative significative per chi immette nel mercato imballaggi non conformi: da 2.500 a 25.000 euro, con possibilità di aumento fino a 4 volte il massimo, in determinate condizioni.
Ma proprio perché le regole devono essere chiare, il Senato ha, giustamente, previsto una tutela per la buona fede, ovvero per l'operatore che abbia acquistato imballaggi confidando in una documentazione adeguata di conformità - fornita dal produttore, dall'importatore o dal distributore -, salvo che la conformità non ci fosse e fosse evidente che non ci fosse.
È un principio di buonsenso, perché la transizione ecologica non può essere costruita trasformando l'impresa che si comporta correttamente nell'ultimo anello della catena su cui scaricare comunque ogni responsabilità.
Poi c'è un ulteriore elemento di prudenza che giustamente è stato introdotto. Le regole devono essere rigorose certamente, ma devono anche essere comprensibili e applicabili. Il provvedimento prevede una disciplina transitoria, come è stato più volte detto in quest'Aula, in attesa degli orientamenti della Commissione europea, con specifiche esclusioni per determinate categorie di prodotti freschi. Anche questa è una scelta di responsabilità, perché quando cambiano contemporaneamente regole europee, norme nazionali, certificazioni e procedure di mercato bisogna evitare che imprese e operatori si trovino improvvisamente nella confusione e nell'impossibilità di sapere quale prodotto possono utilizzare e quale no. La certezza delle regole è essa stessa una forma di tutela ambientale, perché permette alle imprese di investire nella direzione giusta, invece di inseguire continuamente modifiche normative.
E allora, colleghe e colleghi, il punto politico di questo provvedimento è molto semplice. “Dov'è la visione?”, chiedeva il gruppo MoVimento 5 Stelle. Noi crediamo nella transizione ecologica certo, ma crediamo in una transizione ecologica che non sia fatta di divieti astratti; una transizione che tenga conto della realtà, della realtà delle imprese, della realtà dei consumatori, della realtà dei nostri territori, della sicurezza degli alimenti e della realtà dei nostri sistemi di raccolta e trattamento dei rifiuti. Questa non è una battaglia tra chi ama l'ambiente e chi non lo ama: si tratta di capire come raggiungere gli obiettivi ambientali senza imporre soluzioni che nella realtà quotidiana producono nuovi problemi invece di risolverli.
E permettetemi in conclusione una considerazione: in questi anni abbiamo spesso sentito dire che l'Italia deve semplicemente recepire ciò che viene deciso da Bruxelles; abbiamo sentito dire che l'Italia deve adeguarsi sempre in maniera pedissequa a quello che viene deciso da Bruxelles. Ma poi quando il Governo utilizza una facoltà, che Bruxelles stessa riconosce agli Stati membri, per adattare quelle regole alla realtà nazionale, qualcuno denuncia indignato l'eccezione italiana, come se non fosse una cosa consentita. Delle due l'una: o vogliamo un'Europa capace di fissare regole comuni, lasciando agli Stati lo spazio che trattati e regolamenti riconoscono loro; oppure pensiamo che ogni scelta nazionale sia per definizione sospetta e illegittima. Noi scegliamo ovviamente la prima strada: regole europee certamente, ma applicate con buonsenso, responsabilità e attenzione alle nostre peculiarità nazionali. Questo decreto va esattamente in quella direzione, ed è per queste ragioni che il gruppo Fratelli d'Italia esprime convintamente il proprio voto favorevole su questo provvedimento .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 3118: S. 2020 - “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 143, recante disposizioni urgenti in materia di obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi” .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 12 con il seguito della discussione della proposta di legge n. 2822-B, recante disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 12.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dalla Camera e modificata dal Senato, n. 2822-B: Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione generale e i relatori e la rappresentante del Governo sono intervenuti in sede di replica.
Ricordo altresì che sono state presentate le questioni pregiudiziali di costituzionalità Magi n. 1, Bonafe' ed altri n. 2, Alfonso Colucci ed altri n. 3, Zaratti ed altri n. 4 e Boschi ed altri n. 5.
PRESIDENTE. Passiamo quindi all'esame di tali questioni pregiudiziali.
A norma del comma 4 dell'articolo 40 del Regolamento, in caso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione. In tale discussione, ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 40, potrà intervenire uno dei proponenti (purché appartenenti a gruppi diversi), per illustrare ciascuno degli strumenti presentati, per non più di dieci minuti. Potrà altresì intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi non firmatari, per non più di cinque minuti.
Al termine della discussione si procederà, ai sensi dell'articolo 40, comma 4, del Regolamento, ad un'unica votazione sulle questioni pregiudiziali presentate.
Il deputato Magi ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 1.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EU-SUEU). La ringrazio, signora Presidente. Colleghe e colleghi, membri del Governo, il testo di legge che stiamo esaminando modifica in profondità il sistema elettorale vigente e incide sulle condizioni di accesso alla competizione, sulle modalità di espressione del voto, sulla selezione degli eletti, sulla trasformazione dei voti in seggi e sul rapporto tra competizione elettorale e formazione del Governo.
Nel corso dell'esame al Senato sono state introdotte modificazioni di particolare rilievo che riguardano, in particolare, l'introduzione delle preferenze - ad esclusione dei candidati e delle candidate capolista - e l'innalzamento abnorme del numero di firme necessarie per presentare delle liste di candidati.
Le scelte contenute nel testo incidono, quindi, direttamente sul principio democratico e sulla sovranità popolare di cui all'articolo 1 della Costituzione; sul principio di eguaglianza di cui all'articolo 3; sul carattere personale, eguale, libero e segreto del voto di cui all'articolo 48; sul diritto dei cittadini di associarsi in partiti per concorrere, con metodo democratico, a determinare la politica nazionale di cui all'articolo 49; sull'accesso alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza di cui all'articolo 51; sulla composizione e sulle elezioni delle Camere, in particolare sulla base regionale del Senato, articoli 55, 56, 57 e 58; sulla rappresentanza della Nazione e sul libero mandato parlamentare; sulla nomina, sul potere di nomina, da parte del Presidente della Repubblica del Presidente del Consiglio di cui all'articolo 92 e sul rapporto fiduciario tra Parlamento e Governo espresso nell'articolo 94.
La Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto, nota come Commissione di Venezia, ha affermato che gli elementi fondamentali della legislazione elettorale non dovrebbero essere modificati nell'anno precedente al voto. Non è stato possibile, perché il Parlamento, la maggioranza e il Governo con parere contrario hanno rifiutato che vi fosse in entrambe le letture una norma transitoria che prevedesse esplicitamente che, qualora si dovesse andare al voto prima, a distanza di meno di un anno dall'approvazione della nuova legge, si andasse con la legge precedente.
La stabilità delle regole elettorali è uno dei principi fondamentali. Vado rapidamente - perché, poi, i colleghi possono trovare stampata la pregiudiziale - a una delle questioni introdotte al Senato che io ritengo tra le più incostituzionali ed antidemocratiche: quella dell'innalzamento delle sottoscrizioni necessarie per presentarsi alle elezioni.
Grazie al combinato disposto di varie norme, che sono state introdotte in parte in prima lettura, in parte in seconda lettura, si vengono a determinare almeno tre livelli. Un'esenzione totale dalla raccolta delle firme per i soggetti che possedevano il requisito di un gruppo parlamentare - non si capisce bene perché - alla data del 31 dicembre 2025; cioè, si può capire perché, ma non c'è una diciamo, intellegibile da un punto di vista costituzionale. Un obbligo ridotto, 1.500-2.000 sottoscrizioni, per i soggetti costituiti in gruppi o componenti politiche alla data di entrata in vigore della legge, quindi un altro termine, che viene fotografato in un altro momento della legislatura. Poi, un obbligo ordinario dalle 6.000 alle 7.000 sottoscrizioni per gli altri soggetti politici.
Faccio un piccolissimo inciso, ricordando a me stesso e a tutti i colleghi, ma anche al Governo, che ogni norma dovrebbe essere motivata da una necessità, soprattutto quando va ad incidere sulla possibilità di presentare candidature in un'elezione democratica, quindi sulla possibilità di concorrere alle cariche elettive - come l'articolo 51 della Costituzione prevede - in condizioni di parità, cioè non in condizioni di discriminazione, di barriere discriminatorie.
Ci è stato detto da parte del portavoce dei relatori, durante i lavori - e lo ripetiamo qui a beneficio anche di eventuali valutazioni e giudizi di costituzionalità che dovessero esserci -, che la motivazione è di evitare la proliferazione incontrollata di liste. Ora, io sono andato a vedere la serie storica delle elezioni politiche nel nostro Paese. Non so se voi sapete - e mi riferisco anche al Governo e ai relatori - che nelle scorse elezioni siamo arrivati quasi al minimo storico… vedo che ridono, giustamente, i relatori, ma c'è poco da ridere da un punto di vista democratico. Collega Alessandro Colucci, il minimo storico di liste presentate, quasi il minimo. Il minimo è stato nel 1976, quando ci sono state 21 liste ammesse alla competizione; nel 2022 ne abbiamo avute 23. Quindi, voi dovete motivare perché si arriva a richiedere 450.000 firme per presentarsi a un'elezione, di fronte a questi dati che non sono i dati di una proliferazione incontrollata di liste: sono invece dati di un gioco democratico che già vede funzionare delle barriere all'accesso alla competizione.
Poi, ovviamente, se andiamo a vedere quali, tra la totalità delle liste ammesse, hanno conseguito degli eletti, sono sempre le stesse: sette, otto, dieci, tredici, nelle ultime cinque tornate elettorali. Questo lo dico perché deve essere chiaro che non c'è nessuna ragione, non c'è nessuna rispetto a questa norma, che è appunto del tutto irragionevole, discriminatoria.
Su un altro punto mi rivolgo - come si dice qui -, per il suo tramite, ma mi rivolgo anche direttamente, alla Ministra Casellati che, in una seduta parlamentare, ha ammesso qualcosa di estremamente grave, a mio avviso, sostenendo che oggi con la firma digitale non c'è un requisito di sicurezza, di certificazione, di garanzia di sicurezza e di legalità. Le voglio dire che questo è falso leggendo quanto la Corte costituzionale ha detto nella sentenza n. 3 del 2025: “in riferimento alla presentazione delle liste di candidati, sussiste l'esigenza sia di assicurare pari condizioni tra i soggetti che aspirano alla competizione elettorale, sia di evitare abusi e contraffazioni nella raccolta delle sottoscrizioni necessarie all'ammissione delle liste (…). Tali esigenze vengono però adeguatamente tutelate anche attraverso quella stessa firma elettronica qualificata (…) che, come si è ricordato, il legislatore ha previsto in riferimento alla raccolta delle firme per il referendum (…), ritenendo che tale modalità soddisfi l'esigenza di avere certezza della provenienza della sottoscrizione e del titolare di quella firma elettronica”.
Io non so se io e la Ministra Casellati abbiamo accesso a diverse fonti sulle sentenze della Corte costituzionale, perché la Ministra continua a sostenere che non ci siano garanzie di certezza, di trasparenza e di legalità di quella firma. In questo modo ci dà un allarme: ci dice che nel nostro Paese, ogni giorno, milioni di operazioni che i cittadini italiani compiono con l'Agenzia delle entrate, con i tribunali, con l'INPS e con le ASL sono a rischio. La Ministra Casellati, dicendo queste cose, ci sta dando un allarme di sicurezza nazionale. Purtroppo non è così. La Ministra Casellati sbaglia.
Purtroppo siamo di fronte a un atto di prepotenza, di prepotenza del Governo che sta, senza ragioni, impedendo l'apertura del gioco democratico.
Lasciate che siano i cittadini a decidere chi votare, ma lasciate almeno che sulla scheda ci sia l'opzione se votare altri. Mi pare che l'ossessione della governabilità vi porti a voler governare in anticipo anche il risultato finale delle elezioni.
Vado, quindi, a concludere sottolineando un altro aspetto che, a mio avviso, da un punto di vista costituzionale è lesivo delle norme costituzionali: quello dell'indicazione - concludo - del nome della Presidente del Consiglio che si vuole suggerire al Capo dello Stato di incaricare preventivamente. Qui non è un'indicazione politica, non è come scrivere sul simbolo delle liste “Berlusconi Presidente”, “Salvini Premier” o altre cose del genere - che poi non ha mai portato bene a quelli che lo scrivevano; sono diventati sistematicamente Premier altri -, è un vincolo giuridico, perché le liste che non fanno questa dichiarazione decadono al momento della presentazione . Quindi, questa è oggettivamente una lesione dei poteri e delle prerogative del Capo dello Stato, perché non è un'indicazione facoltativa - come avreste potuto fare - ma è un obbligo giuridico.
Tutte le altre motivazioni di incostituzionalità le trovate nella pregiudiziale stampata .
PRESIDENTE. Il deputato Cuperlo ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Bonafe' ed altri n. 2, di cui è cofirmatario.
GIANNI CUPERLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Parafrasando quell'antica formula, voi potevate scegliere tra la dignità di legislatori e il potere. Avete umiliato la dignità di eletti del popolo e, quale conseguenza, perderete il potere . Accadrà perché questa pessima riforma elettorale non solo ignora l'ammonimento della Commissione di Venezia di non cambiare le regole elettorali nell'ultimo anno di legislatura, ma perché scegliete di stravolgere articoli della Costituzione e lo fate sacrificandoli in nome di un interesse di parte che neppure avete provato a dissimulare.
Voi calpestate l'articolo 48 della Carta fondamentale, che sancisce che il voto sia personale ed eguale, libero e segreto. Il premio abnorme che avete previsto - 70 deputati e 35 senatori per la coalizione che supera il 42 per cento - è una lesione dell'uguaglianza del voto. Peraltro, scegliete di farlo ignorando la sentenza n. 1 del 2014 della Consulta, che ha chiarito come l'esigenza della stabilità non possa penalizzare il principio della rappresentatività popolare. In questo svuotate di sostanza anche gli articoli 56 e 57 della Carta, perché voi negate ai cittadini di conoscere gli effetti del loro voto, che si estenderà, oltre i nomi indicati sulla scheda, a tutti i componenti della lista premio nazionale.
Voi calpestate gli articoli 49 e 92, laddove imponete l'indicazione preventiva e obbligatoria del Capo del Governo, così violando la libertà dei partiti di scegliere come presentarsi al corpo elettorale e aggredendo le prerogative di questo Parlamento e del Presidente della Repubblica.
E non basta, perché incrinate anche gli articoli 67 e 94 e la previsione di Governi figli di una fiducia delle Camere espressa da ciascun parlamentare, che rappresenta la Nazione senza vincolo di mandato.
Il punto è che non avete avuto faccia e scorza per condurre a traguardo l'assurda riforma del premierato e, con un sotterfugio piuttosto indegno, volete trasformare la Repubblica parlamentare in qualcosa che, per concentrazione del potere, pretende di andare oltre la stessa logica presidenziale, il tutto simulando l'investitura popolare di un Premier ma senza i pesi e i contrappesi di un vero presidenzialismo. Insomma, la nomina di un capo orfana della separazione dei poteri: una miscela esiziale. E lo fate senza contegno, aggirando l'articolo 138 sulla revisione costituzionale e vendendo per una norma di chiarezza quello che è a tutti gli effetti un mutamento della forma di governo repubblicana.
E ancora voi calpestate l'articolo 51 sugli strumenti mirati a favorire un equilibrio di genere nella rappresentanza. Nessuna garanzia di bilanciamento tra donne e uomini nei capilista eletti, con l'effetto - perché questo avverrà, care colleghe della maggioranza - di stilare liste bloccate di uomini in una regressione della rappresentanza femminile nel futuro Parlamento . E tutto questo lo fate con buona pace della prima Presidente del Consiglio, che tra donne da promuovere e uomini fedeli da compiacere ha imboccato la seconda via.
Voi calpestate l'articolo 3 della Carta, lo avete fatto con un colpo di mano, aumentando di quattro volte - non due, quattro volte! - senza motivarne il criterio, in spregio al principio di ragionevolezza, il numero delle firme per candidare alle elezioni liste di cittadini non già presenti in una delle due Camere con un gruppo parlamentare costituito entro il 31 dicembre dell'anno passato. Tradotto: a chi volesse presentarsi agli elettori in un pugno di settimane imponete la certificazione di un numero di firme superiore ai voti assoluti raccolti alle ultime elezioni dalla quarta gamba della vostra maggioranza.
Quanto alle annunciate preferenze, state vendendo un biglietto di prima classe sul Frecciarossa di ultima generazione, ma la realtà è che sul binario avete approntato una vecchia littorina, perché la più larga maggioranza dei futuri parlamentari risulterà eletta senza alcun voto di preferenza .
Quanto ai nostri connazionali all'estero, con vivo sprezzo del ridicolo vi siete immaginati una sola circoscrizione globale, un assurdo collegio-mondo voluto per sanare la ferita di 7 parlamentari sui 12 complessivi eletti dal primo partito dell'opposizione , roba che al confronto quelli della Spectre erano dei rubagalline.
Tutto questo voi lo sapete benissimo, voi tutte queste cose le sapete benissimo, dalla prima all'ultima, ma non ve ne importa nulla, perché non conta che una cosa sia vera, conta soltanto che preservi la rendita della forza di maggioranza relativa, Fratelli d'Italia. Quanto agli altri - ve lo diciamo con rispetto in quest'Aula e, guardate, persino con una punta di affetto -, leghisti e liberali di Forza Italia, a ridosso del giorno del ringraziamento, preparatevi a fare la parte dei tacchini . Viene da chiedersi che cosa vi abbia indotto a spingervi così oltre una linea di assennatezza e, però, in fondo una ragione c'è: voi non avete voluto questo scempio costituzionale per garantire la stabilità dei Governi che verranno - motivazione paradossale, consentitemi, se fatta dall'Esecutivo più longevo della storia repubblicana -; la verità è che voi tenete alla stabilità più o meno quanto vi sta a cuore il 25 aprile.
Voi avete scritto, voi avete corretto, voi avete riscritto questo testo irricevibile avendo a mente un solo obiettivo: ritagliarvi l'abito più congeniale a mantenere quel potere che avete maneggiato spesso come una clava da calare su avversari dissenzienti. Abbiamo vinto e adesso, fuori e dentro questo Parlamento, comandiamo noi: troppe volte abbiamo ascoltato questo istinto autoritario. Lo abbiamo ascoltato ma, credeteci, non lo abbiamo mai subito, perché la democrazia non funziona così, perché il Parlamento non funziona così e perché non è cucendosi le regole elettorali su misura che si può coartare la volontà di un popolo sovrano o dettare le forme, i tempi e i contenuti del sistema politico e della sua rappresentanza.
Decenni fa quel disegno fu all'origine del regime più orrendo del nostro Novecento. Voi, colleghi della maggioranza, per fortuna - e lo sappiamo anche noi - non coltivate di quelle intenzioni, ma la politica è fatta di scatti improvvisi e sgambetti imprevisti, come è accaduto con una legge elettorale pensata prima che una formazione neofascista sbarcasse in quest'Aula costringendovi a cambiare in corso d'opera regole divenute rischiose pure per voi. E allora tra Chigi e via della Scrofa avete compulsato proiezioni e sondaggi con l'incubo di aver concepito un agguato alle opposizioni rivelatosi una tagliola che avete montato in casa vostra, al punto che oggi sentite il bisogno di vigilare sui vostri stessi alleati e i vostri stessi banchi, inviando sulle tribune qualche vedetta con l'incarico di controllare la postura delle dita che voteranno a scrutinio segreto questo provvedimento e il provvedimento finale. Questa è la verità, questa è la verità e lo sapete . Voi non vi fidate neppure della vostra coalizione, non vi fidate neppure dei vostri parlamentari. Osvaldo Soriano direbbe: “”.
Cari colleghe e colleghi, pochi giorni fa ricorreva il settantesimo anniversario della scomparsa di Piero Calamandrei. Quel grande giurista diceva che quando il Parlamento discuteva le regole fondamentali della democrazia, la Costituzione, i banchi del Governo - oggi ben pieni - dovevano rimanere vuoti. Ahimè, avete fatto l'opposto.
Per stravolgere le regole e piegarle a vostra immagine avete svuotato i banchi, sì, ma quelli del Parlamento. Pessima scelta che, ve lo assicuriamo da qui, non rimarrà priva di conseguenze. Perché, se questo vostro scempio sarà approvato - e fino all'ultimo noi faremo ogni cosa in nostro potere per impedirlo -, sappiate che dal giorno successivo la battaglia si trasferirà fuori da queste Aule.
Sarà una battaglia che vivremo nel Paese, nelle piazze e nel confronto con quell'Italia che non subisce, non china la testa, come è avvenuto a fine marzo in un referendum che avete clamorosamente perduto. E lo faremo anche con decine di ricorsi, consapevoli delle nostre infinite buone ragioni e convinti, come il mugnaio Arnold, che vi deve essere pure un giudice a Berlino. Perché, se quell'antica lotta servì a difendere un semplice mulino, state certi che non avrete pace e non vi daremo tregua nella difesa della Bibbia laica della nostra democrazia, nella difesa della Costituzione repubblicana .
PRESIDENTE. Il deputato Alfonso Colucci ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 3.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Oggi questo emiciclo è pieno. Ci sono tante deputate, tanti deputati, e poi Sottosegretari e poi Ministri. La Camera oggi è davvero un pullulare di discussioni.
Ma pensate che discutiamo dell'inflazione che è cresciuta al 4,2 per cento e che determina l'aumento del costo dei prodotti che compriamo al supermercato, l'erosione dei salari degli operai, dei lavoratori e delle lavoratrici italiane, in un Paese nel quale ci sono 5 milioni di , persone che lavorano regolarmente ma non riescono ad arrivare a fine mese? Pensate che trattiamo il tema delle lunghe liste d'attesa in sanità, in un Paese nel quale oltre 6 milioni di persone non riescono più a curarsi perché costa troppo? Pensate che stiamo trattando il tema delle scuole, la gran parte delle scuole italiane è priva di agibilità, e noi mandiamo lì i nostri bambini a studiare?
No, parliamo di legge elettorale . Eh sì, la legge elettorale, perché questa è la priorità di questa maggioranza e di questo Governo. Perché ci dice: noi dobbiamo garantire la stabilità e la governabilità. Incredibile! È il Governo più longevo della storia repubblicana. Ci ricordiamo del 4 settembre, quando la Presidente del Consiglio festeggiava con i suoi trombettieri a Bari il raggiungimento del limite, il 4 settembre: il Governo più longevo della Repubblica. È triste, però, Presidente, pensare che proprio il 4 settembre, a 200 chilometri da Bari, c'erano 2.500 operai dell'indotto dell'Ilva con le loro famiglie che piangevano: avevano avuto lettere di licenziamento .
E allora, Presidente, penso che, quando un film è brutto, è bene che sia anche breve. Questo brutto film del Governo Meloni è fin troppo lungo. Ed è il motivo per cui voi cambiate le regole del gioco: proprio per evitare di perdere le proprie elezioni, nel vostro disperato tentativo di rimanere imbullonati alle poltrone.
Ecco a cosa serve questa legge elettorale. Una legge di potere e non una legge di servizio. Nulla, nulla per i cittadini italiani: tutto solo per voi E ve lo illustro: un cittadino si reca con questa legge alle urne e, barrando la casella delle preferenze, vota Maria Rossi e pensa di poter concorrere all'elezione di Maria Rossi, la quale, immaginiamo, riceve in quel collegio 300.000 preferenze. Ebbene, quel voto di quel cittadino non comporterà l'elezione di Maria Rossi, bensì di Mario Rossi, il capolista in quel collegio.
Eh sì, perché avete stabilito che ci siano i capilista bloccati che hanno la preferenza rispetto a coloro che hanno avuto le preferenze e questo spiega perché si tratta di preferenze farlocche: una vera e propria offesa, una presa in giro ai cittadini italiani . Ma non solo, perché, nel votare Maria Rossi ma nel concorrere alle elezioni di Mario Rossi, quel cittadino concorre anche all'elezione di questi 105 parlamentari - quelli del listone, quelli che non ricevono un voto da nessuno - che quell'elettore, quel cittadino neanche conosce, perché si tratta di 105 personalità che riguardano tutti i collegi. E quindi, quel cittadino che vota Maria Rossi nel Lazio, sta concorrendo all'elezione di persone nel listone della Lombardia, della Sicilia, che non conosce, che non può conoscere e di conseguenza si perde la possibilità per il cittadino di capire quel suo voto dove finirà e a cosa potrà concorrere, all'elezione di chi.
Ed è evidente, in questo, la violazione dell'articolo 51 della nostra Costituzione, che conclama il diritto di elettorato, sia attivo e sia passivo. I cittadini escono del tutto mortificati da questa legge elettorale. Per non parlare, Presidente, della parità di genere: avevamo proposto delle norme attraverso emendamenti -con le opposizioni unite - per garantire che la partecipazione del genere meno rappresentato, la donna, potesse crescere in questo Parlamento.
Attualmente alla Camera dei deputati un terzo sono donne e gli altri due terzi naturalmente uomini. È evidente che questo non rappresenta, non fotografa la situazione del Paese nel quale le donne sono in maggioranza numerica rispetto agli uomini e quindi avevamo ipotizzato di stabilire preferenze al 50 per cento, in modo che si potesse favorire la partecipazione della donna alla vita politica e istituzionale del Paese.
E vedete, non l'abbiamo fatto per un rispetto solo della Costituzione o di una serie di norme che invece dovrebbero imporre al legislatore ordinario di favorire le donne; lo abbiamo fatto nella consapevolezza del grande apporto culturale che la donna determina e può determinare nella vita istituzionale e politica del Paese . Ed è incredibile che la prima Presidente del Consiglio donna di questo Paese, Giorgia Meloni, offenda in tal modo la donna italiana; è un'offesa alla donna italiana .
Per non parlare del numero abnorme delle firme che avete imposto a quelle forze che, non rappresentate in Parlamento, vogliano candidarsi: le avete quadruplicate, avete richiesto che tra Camera e Senato raccolgano non meno di 420.000 sottoscrizioni. È incredibile: 270.000 alla Camera, 130.000 al Senato, oltre 400.000 sottoscrizioni. È incredibile questo, se pensiamo che attualmente in Parlamento abbiamo una forza politica, Noi Moderati, che legittimamente è rappresentata in Parlamento, avendo conseguito 280.000 voti. Quindi, noi abbiamo oggi una forza politica in Parlamento che è entrata con 280.000 voti e pretende che, per presentare le liste, si debbano raccogliere oltre 400.000 voti: è un'assurdità.
Senza considerare che, in regioni piccole come il Molise o la Basilicata, si richiede, per poter accedere alle liste, di avere il 2,4 per cento delle sottoscrizioni rispetto al relativo elettorato. Si richiede ad una forza, che non è rappresentata in Parlamento, di raccogliere addirittura un consenso del 2,4 per cento dell'elettorato per poter accedere alla competizione elettorale. Per non parlare dell'obbligo di indicare il Presidente del Consiglio incaricato nel programma, a pena di esclusione delle liste. Ma come pensate che questo non impinga, non violi i poteri del Presidente della Repubblica, che sono conclamati dall'articolo 92 della Costituzione?
Si crea un vincolo, certo forse non giuridico, ma politico, a carico del Presidente della Repubblica. Pensate a una Repubblica dei , a una democrazia di , dove il Parlamento venga eletto per trascinamento del capo di turno! E con questo, introducete surrettiziamente in una legge ordinaria il premierato-, quel premierato che era in una riforma - che la Presidente del Consiglio aveva definito “la madre di tutte le riforme” - che era talmente scritta male da giacere, fortunatamente, in un polveroso cassetto del Senato e bene che la Ministra Casellati si era tanto spesa per questo fallimento.
Ebbene, la verità è che, con questo premio di maggioranza, pensate di poter eleggere le più alte cariche istituzionali nel 2027. Ma se voi pensate di poter portare al Quirinale Giorgia Meloni o Ignazio la Russa, noi ve lo impediremo ! Noi impediremo che le più alte cariche istituzionali possano essere rappresentate da persone che non hanno mai preso davvero le distanze dal fascismo e che hanno per questo tradito quel cuore fondativo della nostra Costituzione ! Ed è per questo che, nel votare favorevolmente rispetto a questa pregiudiziale, contro questa legge elettorale, noi continueremo la nostra battaglia nel Paese, a difesa della Costituzione e a difesa della democrazia !
PRESIDENTE. Il deputato Dori ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Zaratti ed altri n. 4, di cui è cofirmatario.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Con questo disegno di legge, il Governo Meloni e la maggioranza compiono un autentico capolavoro di incostituzionalità. La legge elettorale, infatti, non può essere modificata in autonomia e a ridosso delle successive elezioni politiche. La legge elettorale stabilisce come si forma la rappresentanza politica, che è il nocciolo del rapporto fra gli elettori e gli eletti. Per questo motivo va discussa con trasparenza e con il più ampio coinvolgimento delle opposizioni: non c'è democrazia senza trasparenza. La discussione è stata ridotta a una trattativa politica interna alle forze di maggioranza, a una trattativa condotta e costruita, peraltro, sulla base dei sondaggi, delle convenienze elettorali dei singoli partiti e non certo nell'interesse generale del Paese.
Nessuna legge elettorale è intoccabile, ovviamente, ma se la si modifica è per aumentare i livelli di democrazia e non per mettere al riparo la maggioranza dal rischio di perdere le successive elezioni. Il vizio originario di questa riforma è che non nasce dall'esigenza di rendere il sistema più rappresentativo, ma dal timore del risultato elettorale e ha quindi anche l'obiettivo di arginare le forze politiche che si stanno formando fuori dagli attuali perimetri esistenti. Essa nasce dalla volontà di costruire oggi, sulla base delle convenienze di parte, le maggioranze parlamentari di domani. Noi pensiamo invece che le regole del gioco, le regole democratiche debbano essere pensate per durare e non possono essere cucite addosso a chi governa in un determinato momento.
Il primo punto critico, che abbiamo segnalato tante e tante volte e che consideriamo davvero un enorme democratico, riguarda l'indicazione obbligatoria della persona garante di un programma elettorale, ma che di fatto è una proposta per l'incarico di Presidente del Consiglio. Si introduce così, con una legge ordinaria, una logica di investitura diretta del Presidente del Consiglio; anche se l'indicazione non figurerà sulla scheda di voto, ma la sua indicazione sul programma elettorale, non fa venir meno la questione di fondo. Si fa rientrare infatti dalla finestra quel premierato che era stato cacciato dalla porta. Si condizionano le prerogative che l'articolo 92 della Costituzione attribuisce al Presidente del Consiglio. Nel testo si afferma che le prerogative del Capo dello Stato e la libertà dei parlamentari restano salve, ma una dichiarazione inserita in una legge ordinaria non può certamente cancellare gli effetti materiali prodotti da quella stessa legge.
DEVIS DORI(AVS). La contraddizione è evidente: se l'indicazione sul programma non dovesse produrre alcun effetto, allora non si comprenderebbe perché debba essere obbligatoria e perché la sua omissione debba determinare l'esclusione dalla competizione elettorale. Se, viceversa, quell'indicazione producesse un effetto sostanziale, allora davvero si stanno comprimendo i poteri del Presidente della Repubblica e anche il libero mandato parlamentare.
In entrambi i casi siamo davanti a una norma totalmente irragionevole e, nel secondo caso, siamo anche dinanzi a una modifica sostanziale della forma di governo che viene compiuta, però, senza seguire il procedimento previsto dalla Costituzione.
La seconda grande criticità riguarda il premio di maggioranza, un premio fisso di 70 deputati e 35 senatori. Non quindi un'integrazione variabile e necessaria a raggiungere una determinata soglia, ma un blocco di seggi, super bloccati, assegnato per intero, senza considerare quanto sia ampio il consenso ottenuto e nemmeno quale sia la distanza tra la prima e la seconda coalizione. Insomma, anche poche migliaia di voti di differenza potrebbero determinare un'enorme distanza in Parlamento: ciò significa deformare il risultato elettorale.
Il rischio di un risultato incerto e di un Parlamento senza una maggioranza deve essere affrontato non per via normativa, ma attraverso la politica stessa, costruendo coalizioni credibili, programmi comuni, alleanze capaci di governare; non può essere eliminato in maniera artificiale alterando il peso dei voti. La questione diventa ancor più grave per il Senato, perché l'articolo 57 della Costituzione - come sappiamo - stabilisce che il Senato è eletto su base regionale, mentre il testo assegna i 35 seggi premiali sulla base di un risultato nazionale. Non basta distribuire preventivamente quei seggi tra le regioni per rendere regionale il premio: la misura stabilisce soltanto dove saranno collocati i seggi, ma il titolo per ottenerli resta nazionale. Può quindi accadere che una coalizione sconfitta in una regione riceva proprio in quella regione tutti i seggi del premio, perché risultata vincente a livello nazionale. La maggioranza quindi ci deve spiegare come possa essere rispettato l'articolo 57 quando i voti espressi in una regione possono essere rovesciati da un risultato formato altrove.
Inoltre, il premio scatta soltanto se la stessa coalizione arriva prima e se supera il 42 per cento in entrambe le Camere. Pensate voi: se la soglia viene raggiunta alla Camera, ma non al Senato, o viceversa, il premio non viene assegnato in nessuna delle due. In questo modo, la composizione di una Camera di fatto dipenderà dal risultato elettorale dell'altra: due organi costituzionali autonomi vengono trattati come se fossero un unico organo. Per il Senato, in particolare, la forzatura è doppia, perché il voto regionale viene prima sommato a livello nazionale e poi viene subordinato anche all'esito delle elezioni della Camera. Questo meccanismo, quindi, comprime l'autonomia delle Camere senza neppure assicurare l'obiettivo dichiarato: infatti, se il premio non viene attribuito possono comunque formarsi maggioranze differenti nei due rami del Parlamento.
Il terzo grande problema, Presidente, riguarda la libertà di scelta degli elettori: non possiamo continuare a sottrarre ai cittadini ogni possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Questa legge elimina i collegi uninominali, blocca i capilista, altera la rappresentanza, lede la base regionale del Senato, riduce la libertà degli elettori, condiziona le prerogative del Presidente della Repubblica, anticipa per via ordinaria una modifica della forma di Governo che la maggioranza non è riuscita a realizzare attraverso una revisione costituzionale. Pertanto, la nostra contrarietà è ferma e radicale: le regole democratiche non appartengono a chi governa, ma appartengono alla Repubblica e alla Costituzione, che non può essere aggirata con uno scambio politico, deformata attraverso una legge elettorale o piegata alla paura di perdere le elezioni.
Ciò che sta accadendo con questa legge elettorale non fa altro che palesare il completo stato di confusione e di caos nella maggioranza, che ha evidentemente paura: paura di perdere le elezioni e, con esse, posizioni di potere. Tutto viene calcolato e calibrato sulla base di alchimie, di possibili alleanze o non alleanze, in forza di sondaggi. Da questo punto di vista è evidente che il vostro interesse non è la democrazia rappresentativa dei cittadini, ma la democrazia rappresentativa degli interessi di qualcuno su altri. Questa legge elettorale è il frutto della paura, della vostra paura . Ma la politica è coraggio. È il coraggio di cambiare le cose, non la paura di cambiare il proprio posto.
Quindi, in conclusione, Presidente, ci rivolgiamo ai deputati di maggioranza, o almeno a quelli di Lega e Forza Italia: questo è il momento del coraggio. Avete la possibilità di votare con la massima libertà e non per appartenenza politica. Date un segnale forte alla Premier Meloni, fatele capire che non siete politicamente ricattabili. Abbiate il coraggio di fare ciò che è giusto.
Per tutte queste ragioni, quindi, Presidente, chiediamo a tutta l'Assemblea di approvare queste questioni pregiudiziali e di fermare questo provvedimento, pensando alla Costituzione e non agli eventuali esiti delle prossime elezioni politiche
PRESIDENTE. L'onorevole Giachetti ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Boschi ed altri n. 5, di cui è cofirmatario.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie, signor Presidente. Mi consenta preliminarmente di ringraziare, attraverso di lei, la Presidente del Consiglio, che ha evidentemente preteso uno schieramento così vasto del Governo, con Ministri, Vice Ministri, Sottosegretari e il Ministro degli Affari esteri. Ho visto il Ministro dell'Economia, il Ministro dell'Ambiente, il Ministro dell'Agricoltura, il Ministro del Turismo, il Ministro delle Pari opportunità, il Ministro della Giustizia, addirittura il Vice Ministro degli Affari esteri che, per un fatto di gentilezza, immagino, essendo io amico della Presidente del Consiglio, sono qui presenti per ascoltare me. D'altra parte, ragionando in modo concreto sul fatto che questo Paese ha problemi diversi da quello che stiamo affrontando di cui occuparsi, è meglio stare qui ad ascoltare, anche perché le mie sono sicuramente argomentazioni che aiuteranno sul piano puramente costituzionale a far magari cambiare idea al Governo.
Detto questo, signor Presidente, io mi concentrerò in particolare su due questioni: il tema del voto al cittadino, che riguarda secondo noi la violazione degli articoli 1, 3 e 48 della Costituzione, e quello dello di chi può essere eletto, in particolare parliamo della violazione degli articoli 51, 56 e 58. Però vorrei toccare prima altri articoli della Costituzione, e mi riferisco all'articolo 94, che riguarda il rapporto di fiducia tra il Governo e il Parlamento; all'articolo 70, che riguarda la funzione legislativa, e agli articoli 71, 76 e 77 che descrivono gli strumenti attraverso i quali il Governo interviene nel procedimento legislativo.
Signor Presidente e colleghi - anche se questo può apparire un elemento che riguarda soltanto noi dell'opposizione, però, siccome la ruota gira, un giorno potrebbe capitare anche a voi di stare all'opposizione -, io non so se qui ci sia una violazione palese degli articoli che ho richiamato dal punto di vista costituzionale. Quello che certamente si è realizzato, per l'ennesima volta, è l'umiliazione e la mortificazione del Parlamento e della sua funzione, usato ormai in maniera evidente, anche in questo caso, come organo asservito al Governo e alla sua maggioranza, impedendo lo svolgimento di un confronto se non sterile, perché qualunque confronto che non comporta la possibilità di migliorare, cambiare e modificare un testo è sostanzialmente inutile.
Avete fatto esattamente come quando avete fatto la riforma della giustizia. Quell'esito, ahimè, forse poteva esservi di monito per agire in un modo diverso, ma avete agito esattamente nello stesso modo: avete fatto una legge, l'avete blindata, avete fatto una finta discussione, avete audito centinaia di persone e poi non avete accolto alcun tipo di suggerimento. In questo ci stanno i temi riguardanti le violazioni palesi, a nostro avviso, della Costituzione. Comincerei dal tema dell'articolo 1: “La sovranità appartiene al popolo”, questo è quello che dice la Costituzione, e aggiunge che il popolo “la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Il voto dovrebbe essere lo strumento attraverso il quale il cittadino esercita concretamente la propria sovranità e qui, invece, una parte rilevante degli eletti viene sostanzialmente predeterminata dai partiti; il cittadino può trovarsi a votare una preferenza senza sapere se quella preferenza avrà realmente effetto sull'elezione del candidato; e il sistema delle pluricandidature e dei meccanismi di recupero può far sì che l'esito della preferenza non coincida con la scelta effettivamente determinante per l'elezione. Classico. Il limite costituzionale è molto semplice: non basta dare al cittadino una scheda e dirgli che può esprimere una preferenza, bisogna anche fare in modo che quella preferenza abbia un rapporto reale e comprensibile con la scelta di chi siederà in Parlamento. Su questo ci sono anche sentenze della Corte costituzionale, penso alla famosa sentenza n. 1 del 2014.
Poi c'è l'articolo 3, che è quello che riguarda l'uguaglianza e la ragionevolezza, signor Presidente. Ebbene, il voto dovrebbe avere un peso sostanzialmente uguale - dovrebbe -, in realtà il meccanismo del premio può attribuire una quantità molto elevata di seggi sulla base di una differenza di voti, che può essere anche solo di un pugno di voti; con un pugno di voti in più si possono avere 100 parlamentari di scarto tra uno schieramento e l'altro. Le preferenze possono avere effetti diversi a seconda della posizione del candidato e delle pluricandidature ed alcuni elettori possono concretamente scegliere il proprio rappresentante, altri certamente no. La Corte costituzionale, ancora in quella sentenza, ha affermato che un premio di maggioranza privo di un adeguato rapporto con il consenso ottenuto può comprimere l'eguaglianza del voto.
Andiamo all'articolo 48: il voto deve essere personale, eguale e libero. Il punto che voglio sottolineare è la scarsità di candidati che saranno effettivamente scelti dagli elettori. Faccio un esempio: io voto tre persone, una di queste ottiene più voti di un altro candidato ma, attraverso pluricandidature, listini e meccanismi di attribuzione dei seggi, può essere l'altro ad essere eletto. Segnalo anche l'ingiustizia per chi magari prende decine di migliaia di voti - che se lo fa in modo lecito comporta anche un'esposizione economica, perché le campagne elettorali costano e via dicendo - e poi, avendo preso 30.000 o 40.000 voti, si trova un altro che finisce al posto suo semplicemente perché stava nel listino. Qui il cittadino crede di scegliere, ma non ha la certezza che la sua scelta sia quella determinante. E ancora una volta nella sentenza del 2014 la Corte ha esaminato insieme proprio il problema del premio di maggioranza e quello dell'impossibilità per l'elettore di scegliere i candidati richiamati.
Adesso veniamo al tema dello di chi può essere eletto e qui siamo in particolare all'articolo 51 della Costituzione. L'articolo 51 stabilisce che tutti i cittadini dell'uno e dell'altro sesso possono accedere alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza e che la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.
Avete messo in piedi un meccanismo in ragione del quale, per celebrare gli 80 anni dal voto delle donne in Parlamento, grande risultato storico per il nostro Parlamento, vi siete inventati un meccanismo, senza neanche fingere e nasconderlo, attraverso il quale avremo la certezza che nel prossimo Parlamento ci sarà una rappresentanza di un genere - casualmente, signor Presidente, non so, provo a immaginare quello femminile - che sarà sicuramente penalizzato anche rispetto all'attuale non soddisfacente presenza del genere femminile in quest'Aula. Questo è il grande problema che vi si è aperto anche quando avete discusso all'interno della maggioranza, sembrava che ci fosse stato da parte delle donne della maggioranza un moto d'orgoglio, perché era evidente anche a loro come fosse stata strutturata questa legge, ma ve ne siete fregati, l'avete confermata e siamo andati avanti.
C'è poi il tema della rappresentanza parlamentare: qui tendenzialmente mettiamo insieme la violazione degli articoli 56 e 58 della Costituzione, ed è importante perché questo riguarda direttamente le elezioni della Camera e del Senato. Il tema fondamentale è quello della rappresentatività del Parlamento: liste bloccate, più pluricandidature, più premio, è chiaro ed è evidente che il combinato disposto di capilista bloccati, delle liste nazionali del premio, delle pluricandidature, delle preferenze che riguardano soltanto una parte degli eletti, dei meccanismi di recupero e del premio di maggioranza, fa sì che il risultato può essere e sarà una distanza significativa tra il voto espresso, il candidato votato e il candidato eletto.
Voglio poi segnalare che vi siete inventati un altro artificio, per me palesemente incostituzionale, che è quello per aggirare ciò che prevede l'articolo 57 della Costituzione, cioè l'elezione del Senato su base regionale. È stata fatta una mezza truffa, che comporterà, inevitabilmente, una distanza dal precetto costituzionale che nessuna legge elettorale ha potuto sormontare, perché è un blocco che sta lì, e voi l'avete fatto in maniera truffaldina.
Cosa dire - e ho finito, signor Presidente - della circoscrizione Estero?
Sono intervenuti tanti altri colleghi. Non mi ricordo chi mi ha preceduto, che ha parlato, giustamente, della circoscrizione Mondo: spiegatemi qual è la possibilità, per un eletto, di avere un rapporto con il suo elettore quando abbiamo una circoscrizione con milioni di persone. Ma potevate fare una cosa molto semplice: abolire gli italiani all'estero. Poi, magari, lo andavate a spiegare a qualche amico dell'onorevole Tremaglia, che ha fatto, in questa Camera, una grande battaglia. È una battaglia che non ha fatto perché c'era la possibilità che vi fossero più parlamentari di una parte piuttosto che dell'altra, l'ha fatta perché riteneva che gli italiani all'estero dovessero avere una rappresentanza eletta democraticamente. Avete messo in campo un altro modo per cui questa democraticità non c'è neanche per gli italiani all'estero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Grazie, Presidente. Io ho ascoltato con molta attenzione gli interventi che si sono susseguiti e ho anche letto le pregiudiziali e devo dire che rimangono forti le mie perplessità proprio su questa fase del dibattito, cioè quella delle questioni pregiudiziali di costituzionalità. Mi sembra che oramai si ripeta un rito, un po'stanco, con delle modalità che sono sempre uguali a sé stesse e, non a caso, le motivazioni che sono state sollevate in questa occasione sono identiche a quelle che erano state sollevate durante la prima lettura qui alla Camera.
In realtà, il lavoro che noi abbiamo fatto per venire incontro a tutte le perplessità sul fronte della costituzionalità è stato tanto. Io ricordo che ci sono state oltre 70 audizioni in prima lettura qui alla Camera e ce ne sono state altre decine in seconda lettura qui alla Camera, altrettante al Senato, e mi sembra che l'approfondimento che è stato fatto sui vari punti della legge elettorale sia stato notevole e, soprattutto, è stato ampio il lavoro di recepimento che, come forze di maggioranza, noi abbiamo fatto. Ricordo solo alcune delle questioni che sono state poste dai costituzionalisti e dalle opposizioni e che noi abbiamo toccato cambiandole: per esempio, il tetto dei parlamentari, il tetto al numero dei parlamentari eletti. Ricordo che era più alto e che lo abbiamo abbassato, in modo tale da impedire che una coalizione da sola possa raggiungere un numero tale per poter poi eleggere, da sola, durante i lavori del Parlamento, le figure che sono poste dalla stessa Costituzione a garanzia di tutti.
Siamo intervenuti sul tema dell'indicazione del Premier, sebbene, secondo me, non ce ne fosse neanche bisogno. Abbiamo chiarito che non è un'indicazione vincolante per il Presidente della Repubblica, però - ed è forse questo che dà fastidio alle forze di centrosinistra - è vincolante per i partiti , perché finalmente i partiti si prenderanno la responsabilità di dire, di fronte alla gente e di fronte ai cittadini, da chi vogliono essere governati e il nome che faranno al Presidente della Repubblica, con chiarezza e trasparenza. Io credo che sia questo che, più di tutto, vi preoccupa.
Poi, giusto per citare un altro esempio, la riconoscibilità dei candidati nel listone che viene assegnato con il premio di maggioranza. Anche qui abbiamo fatto uno sforzo, siamo venuti incontro a ciò che ci hanno detto i costituzionalisti e abbiamo reso obbligatoria la possibilità che il candidato nel listone poi venga candidato anche nei listini che concorrono per la parte proporzionale, proprio per rendere maggiormente visibili i nomi che sono oggetto di questa elezione.
Io ho sentito i vostri interventi e ci avete paragonato a dei tacchini il giorno del cenone di Natale. Io vorrei suggerirvi, invece, di non fare gli struzzi , che nascondono la testa sotto la sabbia e di cercare di guardare quelli che sono i problemi che ci sono stati nel nostro Paese negli anni passati, di capire che spesso i cittadini si sono espressi inutilmente perché, nonostante una continua sconfitta del Partito Democratico alle elezioni, lo si è sempre trovato al Governo di questo Paese . Allora, forse, bisogna un attimino cercare di porre dei rimedi a questo.
Io ho sentito che avete citato tanti articoli della Costituzione e tutti in maniera assolutamente legittima e corretta. Io vorrei citarne uno solo, l'articolo 1 della Costituzione, che dice che la sovranità appartiene al popolo. Questo è l'articolo più importante su cui si basano tutti gli altri: non al Nazareno, al popolo . Finalmente, con questa legge noi daremo la possibilità al popolo di decidere da chi essere governato, dalla coalizione che lo sostiene e i parlamentari da cui essere rappresentati.
Chiudo dicendo che noi oggi siamo qui proprio per esprimere la nostra contrarietà alle vostre pregiudiziali e poter finalmente avere una legge elettorale che rimette al centro il popolo e non le segreterie dei partiti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Noi voteremo a favore delle pregiudiziali. Innanzitutto c'è un rilievo già sollevato in prima lettura, cioè il lasso temporale tra l'approvazione definitiva del testo e il momento elettorale che è troppo ristretto e non è ammissibile cambiare le regole del gioco poco prima delle consultazioni elettorali. Soprattutto, se gli eventi politici dovessero, come si sussurra, condurre a un'ipotesi di anticipazione del voto rispetto alla scadenza naturale, si verificherebbe una modifica del sistema elettorale davvero a ridosso della consultazione, il che è da stigmatizzare per un duplice motivo.
Il primo è perché bisogna garantire l'effettiva attuazione della democrazia e garantire il diritto a un voto consapevole e informato e, quindi, non si cambiano le regole in corso.
La seconda cosa è perché i margini per un vaglio della Corte costituzionale ci devono essere e devono essere ampi e, poiché dalle audizioni che si sono avute c'è stata una palese evidenza di un rischio reale di incostituzionalità del testo, c'è il concreto pericolo di valutazioni della Corte che verrebbero a essere comunicate a ridosso del momento elettorale o addirittura dopo. Una cosa gravissima, perché ci sarebbe un'enorme e irreparabile ricaduta sulla legittimazione degli eletti e della legislatura. Se, cioè, la Corte costituzionale dovesse, in un momento successivo - si può verificare - alle elezioni stesse, evidenziare dei profili di incostituzionalità, il futuro Parlamento dovrebbe subito lavorare per una nuova legge elettorale, con consequenziali e immediate altre elezioni politiche.
Non si può tacere che, con riferimento al metodo, c'è necessità, quando si riscrivono le regole, di creare convergenze con le forze politiche, la qual cosa che non c'è stata. Probabilmente è una delle leggi elettorali meno condivise sotto il profilo del coinvolgimento del Parlamento. Ricordiamo, anche in questa sede, che l'ultima legge elettorale aveva coinvolto il voto della maggioranza e larga parte delle opposizioni.
Nel merito, il premio di maggioranza è troppo alto ed è un elemento che sbilancia tutto a discapito del criterio proporzionale e dell'esito espresso dalle urne. È stata invocata un'esigenza di stabilità che sembra l'ultimo dei problemi, visto che si è celebrata la longevità del Governo, e si è sbandierata per legittimare un premio di maggioranza che sbilancia il sistema e impatta patologicamente sulla rappresentatività. Si produce uno scarso collegamento tra il voto e il risultato, attraverso un illegittimo meccanismo premiale di listini e listoni.
Anche con riferimento, poi, alla valutazione sulle preferenze, c'era necessità di un ben altro ampio e sereno dibattito. Invece, non ci convincono i capilista bloccati, non ci convince la finta introduzione delle preferenze, perché siamo davanti a una finta introduzione delle preferenze. Si genera una mancata corrispondenza tra espressione del voto dei cittadini e i risultati elettorali. Basti pensare al caso in cui un candidato, che non riporta il gradimento degli elettori, si ritrova eletto a discapito di un candidato plurivotato della stessa lista che, però, non è stato inserito nei listini o nei listoni. Altro che voto nelle mani dei cittadini, il voto è nelle mani delle segreterie dei partiti.
E non è la sola incongruenza, ce ne sono tante. Tra queste tralascio l'indicazione del Premier, che lede assolutamente le prerogative del Presidente della Repubblica. Ma un capitolo a parte, e grave, è quello della parità di genere.
Qui c'è un tentativo di creare confusione dichiarando che la tutela di un bilanciamento di genere è prevista. Bisogna fare chiarezza su questo e, per la verità, la collega Bonetti si sta attivando alla grande, ha parlato di “Macellum”, ribattezzando il nome di questa riforma elettorale.
Deve passare un messaggio di verità: l'articolo 51 della Costituzione è completamente disatteso, la rimozione dell'ordine e delle percentuali, 60 e 40, e la circostanza di non avere vincoli sull'individuazione dei capilista, che possono essere tutti di sesso maschile o femminile, può condurre a un Parlamento composto di soli uomini. Questa è una cosa tecnicamente possibile.
Dunque, dubbi rilevanti di costituzionalità, anzi certezze di incostituzionalità, su quest'ultimo profilo. Per questi motivi, voteremo “sì” alle pregiudiziali .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gentile. Ne ha facoltà.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Colleghi e colleghe, dopo aver esaminato la questione pregiudiziale e aver ascoltato il dibattito in quest'Aula, io partirei da un quesito semplice, che vuole rispondere alla formulazione di queste questioni: dove sarebbe la violazione della Costituzione? Non stiamo discutendo se questa legge piaccia o meno, discutiamo se esiste una ragione di ordine costituzionale che impedisca a quest'Aula di esaminarla e di votarla oggi.
La Costituzione non impone un unico sistema elettorale, proporzionale o maggioritario, ma fissa dei principi e dei limiti: il voto deve essere libero e uguale, la rappresentanza deve essere rispettata e il pluralismo tutelato.
La scelta in ordine ai sistemi - proporzionali, maggioritari, proporzionali corretti da meccanismi premiali - rientra pienamente nella discrezionalità del legislatore ed entro questi limiti. Lo ha ricordato la Corte costituzionale a più riprese, ma, in particolare, con la sentenza n. 35 del 2017, esaminando l'Italicum, ha ammesso la possibilità di prevedere un premio di maggioranza in un sistema proporzionale e lo ha ritenuto non manifestamente irragionevole, con la soglia del 40 per cento, richiamando il bilanciamento tra rappresentatività dell'Assemblea, stabilità ed efficienza decisionale.
Bisogna dunque distinguere ciò che siamo chiamati a valutare oggi, perché occorre distinguere tra una scelta politica discutibile e una scelta legislativa lesiva dei principi costituzionali fondamentali.
La stabilità è l'obiettivo di questa riforma. La stabilità tanto decantata, tanto propugnata, non è un'esigenza astratta. Nella storia repubblicana, la durata media dei Governi è stata di circa 14 mesi. Un Paese che cambia frequentemente maggioranza e indirizzo fatica a programmare, a realizzare riforme, a dare risposte durature alle esigenze dei cittadini e, soprattutto, brucia risorse pubbliche. La stabilità rafforza la credibilità del Paese e consente di affrontare con continuità le questioni economiche e sociali del nostro tempo, ed è esattamente quello che questa legge si propone di realizzare.
Per questo, non c'è contraddizione nel fatto che un Governo, che ha già dimostrato solidità, promuova una riforma elettorale. È la prova che non si tratta di una regola costruita , o su un'opportunità del momento, o per favorire una parte politica, ma è la prova della scelta di conferire agli elettori maggiore chiarezza, conoscere prima chi chiede la loro fiducia e chi si propone di guidare il Governo.
Chi vince governa, chi perde svolge il ruolo di opposizione. Il voto diventa così più trasparente e direttamente legato alla responsabilità politica e soprattutto, mi sia consentito Presidente, si pone fine a quei giochi di palazzo che hanno consentito a chi era minoranza nel Paese di divenire maggioranza di Governo .
Il testo non prevede un premio svincolato dal consenso, anzi, lo subordina a una soglia del 42 per cento dei voti validi . Il premio è quantificato in 70 seggi alla Camera e 35 al Senato: non basta, quindi, richiamare la presenza di un qualsivoglia effetto maggioritario per concludere che vi sia una compressione sproporzionata della rappresentanza e una distorsione del voto.
Il testo mantiene il principio proporzionale e garantisce… signor Presidente, scusi, ci sono sempre quelle mosche che volano in Aula, se può farle … da un lato la rappresentatività dell'Assemblea, dall'altro la governabilità del Paese…
PRESIDENTE. Onorevole Iaria, per cortesia silenzio. Facciamo concludere l'onorevole Gentile. Prego, onorevole.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Se mi è consentito parlare in quest'Aula, con il permesso, potrei terminare.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Grazie. Il provvedimento, inoltre, introduce le preferenze, offrendo ai cittadini uno strumento ulteriore di scelta e rafforzando il rapporto tra eletti ed elettori: è un elemento che mancava nel nostro sistema dal 1992.
Ora qualcuno in quest'Aula grida alle preferenze farlocche, ma mi domando: perché questo qualcuno, in oltre 30 anni, non le ha messe le preferenze ?
Quanto all'indicazione della persona da proporre alla Presidenza del Consiglio, non bisogna confondere l'indicazione politica con la prerogativa costituzionale. Un conto sono le prerogative del Presidente della Repubblica: chi mai le ha toccate? L'articolo 92 della Costituzione resta pienamente operativo. Altro, però, è l'impegno di questo Governo, l'impegno politico verso gli elettori, fondato su trasparenza e responsabilità ed è importante che questo avvenga.
Lo stesso per gli allarmismi su una presunta deriva autoritaria e infine sull'ipotesi che una maggioranza possa eleggere da sola il Presidente della Repubblica: ma questo non mi pare, signor Presidente, sia di per sé un vizio di costituzionalità. Lo prevede la stessa Costituzione all'articolo 83: “Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta”. È la stessa Costituzione che prevede questa regola e nessuna disposizione del testo modifica tali garanzie, né tra l'altro potrebbe modificarle attraverso una legge ordinaria.
In conclusione, Presidente, la stabilità, la rappresentanza e la libertà di voto, da sempre propugnate dal Presidente Silvio Berlusconi e portate avanti con tenacia e determinazione dal nostro segretario Antonio Tajani, meritano un confronto serio nel merito e ritengo sarà il dibattito parlamentare a determinare l'esito di questa discussione.
Per queste ragioni Forza Italia voterà convintamente contro le pregiudiziali poste in quest'Aula oggi, che più che essere pregiudiziali nel merito sono pregiudiziali politiche .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vinci. Ne ha facoltà.
GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, Presidente. Dispiace aver sentito, su un tema così importante, le opposizioni che continuano a fare attacchi - le abbiamo sentite anche quest'oggi - sempre di natura politica e non nel merito del provvedimento. Oggi, spinti ancora di più dalla presenza di molte telecamere e dall'attenzione mediatica su questo provvedimento, si sono sbizzarriti nel fare attacchi di tipo politico e di merito che nulla hanno a che vedere con la Costituzione e con vizi di costituzionalità di questo provvedimento: un'ennesima occasione persa che anche questa volta, però, finisce per svilire quello che è uno strumento che sarebbe veramente importante, cioè la questione pregiudiziale di costituzionalità. Allora, entriamo nel merito, perché qui, diciamo, le opposizioni sono andate oltre e qualcosa sui loro testi l'hanno dovuta scrivere.
Allora, andiamo a vedere che cosa hanno scritto. Hanno scritto che sarebbe incostituzionale portare da 1.500 a 6.000 le firme per la presentazione in una circoscrizione di un partito politico, di una lista; ma vogliamo ricordare a tutti, ad esempio, che nelle elezioni comunali da sempre si raccoglie un numero di firme molto superiore a quello che chiediamo addirittura per le politiche e lo stesso avviene anche normalmente per le competizioni regionali, nelle quali si raggiungono e si raccolgono lo stesso numero di firme: 6.000 firme per una circoscrizione sono veramente un numero esiguo.
È stato qui portato l'esempio di alcune singole circoscrizioni, ma proprio come caso estremo, quando in realtà - come si è visto - basta presentare, ad esempio, le firme nel 50 per cento delle circoscrizioni previste nella norma. Quindi, le liste si possono tranquillamente presentare, anche se in una, due, tre, quattro, cinque, venti circoscrizioni non riescono a essere raccolte: non vi è nessun tipo di lesione, perché il numero è assolutamente esiguo.
Ma spieghiamo perché si è voluto mettere questo numero nella raccolta firme.
Semplicemente perché, quando si dice: “ah, gli elettori non verranno rappresentati!”, gli elettori, come è successo anche nell'ultima tornata elettorale, si sono trovati delle liste, che hanno raccolto lo 0,5, lo 0,8 o l'1 per cento, che probabilmente non sarebbero state in grado di raccogliere queste 6.000 firme. Beh, tutti quegli elettori non sono stati rappresentati in alcun modo in questo Parlamento, perché tutti quei voti sono andati persi, senza rappresentanza.
Noi in questo modo, perché tutti sappiamo che esiste uno sbarramento del 3 per cento, cerchiamo di avvicinare quella possibilità di rappresentanza dell'elettore a quei partiti che realmente possono raggiungere la soglia di sbarramento, non a tutte quelle piccole liste che, invece, per qualsiasi motivo vogliono, anche solo per questioni ideologiche, presentarsi e poi non dare alcun tipo di rappresentanza ai cittadini.
Poi vi è veramente, io direi, una battuta quasi comica sul fatto che si dia un premio di maggioranza sproporzionato. Allora, ad oggi, chi siede in questo Parlamento è stato eletto in collegi anche solo con il 37 per cento dei voti. Noi fissiamo un 42 per cento, quindi addirittura cinque punti superiori, per andare a ottenere il premio di maggioranza; un premio di maggioranza che può arrivare fino al 55 per cento, e non al 62 per cento come oggi e ci venite a dire che questo stravolgerà completamente la rappresentanza degli elettori.
È assolutamente il contrario e lo sapete benissimo. Non andiamo oltre con questa farsa e per questo motivo - è terminato il mio tempo - voteremo fermamente contro queste pregiudiziali .
PRESIDENTE. Colleghi, un po' di silenzio in Aula, per cortesia. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signori rappresentanti del Governo, oggi discutiamo di questioni che toccano il cuore del nostro ordinamento democratico: il rapporto tra rappresentanza e governabilità, la libertà del voto e la responsabilità delle istituzioni. Lo facciamo con rispetto per chi ha presentato queste pregiudiziali, ma con chiarezza nel dire che non condividiamo l'idea che ogni scelta politica sulla legge elettorale possa trasformarsi automaticamente in un vizio di costituzionalità.
La Costituzione non contiene una legge elettorale già scritta, contiene i principi e le garanzie entro i quali spetta al Parlamento costruire il punto di equilibrio tra rappresentanza, governabilità e libertà di scelta degli elettori. La Corte costituzionale lo ha affermato più volte: in materia elettorale il legislatore dispone di un'ampia discrezionalità entro i limiti della ragionevolezza e della proporzionalità. Una soluzione può quindi essere politicamente contestabile, senza essere per questo costituzionalmente illegittima.
Per questo riteniamo che le questioni sollevate meritino il confronto parlamentare, ma non dimostrino l'esistenza di un impedimento costituzionale tale da bloccare l'esame della legge. Il Parlamento deve poter discutere, emendare e decidere nel rispetto della Carta, assumendosi la propria responsabilità. È proprio per questo che noi voteremo contro le pregiudiziali, ma da un punto di vista politico. E visto che i colleghi si sono molto dilungati su questo, io vorrei sottolineare quanto respingiamo l'idea che questa legge elettorale sia stata fatta dalla maggioranza con arroganza e prepotenza, perché di emendamenti ce ne sono stati molti, ascoltando l'opposizione e ascoltando i rilievi costituzionali .
E contestualmente respingiamo l'idea che questa legge elettorale sia stata fatta da una maggioranza per tornare ancora alla guida del Paese, perché è solo garanzia che chi prende un voto più degli altri avrà la maggioranza per poter governare, 220 deputati e 135 senatori. Ci sarà la chiarezza nei confronti degli elettori di qual è la coalizione, di qual è il programma di quella coalizione, e quale sarà il nome, senza violare le prerogative del Presidente della Repubblica, che verrà indicato sul programma come candidato Premier da sottoporre all'attenzione del Presidente della Repubblica.
Sono elementi di chiarezza importanti, elementi di chiarezza preziosi, che noi crediamo possano fare esercitare in modo più serio la democrazia ai cittadini. E poi la possibilità di scegliere i parlamentari: anche per i partiti piccoli, il 65 per cento dei parlamentari verranno scelti con le preferenze, perché l'uso della pluricandidatura come candidati capilista permetterà di esercitare il voto, e quindi di dare importanza a chi prenderà le preferenze.
Allora, arrivando alla conclusione, io credo che le pregiudiziali non riguardino realmente una questione di costituzionalità, ma siano una questione tutta politica. Infatti, il Campo largo è diviso sulla politica estera, è diviso sulle riforme del lavoro, ha visioni diverse sul fisco, sul nucleare, sull'eolico, su tutti gli elementi programmatici. È diviso anche sulle alleanze e su chi dovrà essere il candidato Premier del Campo largo. È la ragione per cui l'opposizione è contro questa legge ed è, invece, la ragione per cui noi siamo a favore.
Infatti, diamo chiarezza e serietà alle elezioni e agli elettori, che non vedranno più come Premier un nome che non è comparso sulle liste o che non è apparso durante le campagne elettorali, ma ci sarà la chiarezza che chi vincerà quel Premier lo avrà indicato e quello farà il Presidente del Consiglio. Per questa ragione, per un'operazione di trasparenza e serietà, noi votiamo contro le pregiudiziali e respingiamo ogni accusa del Campo largo .
PRESIDENTE. Colleghi, abbiamo ancora un intervento, quindi chiedo un po' di silenzio in Aula, per cortesia. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ziello. Ne ha facoltà.
EDOARDO ZIELLO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Queste Aule così affollate si vedono soltanto nei momenti delle grandi occasioni e si vedono, tra l'altro, alcuni fantasmi di Montecitorio, che appaiono quando la posta in gioco è alta. Queste Aule affollate non si vedono mai quando dobbiamo parlare dei problemi veri degli italiani come il caro-carburanti, come l'immigrazione, ma si vedono soltanto quando c'è in ballo la poltrona su cui alcuni fantasmi di Montecitorio sono imbullonati .
Vedo, per esempio, l'onorevole Brambilla; manca, stranamente, l'onorevole Angelucci della Lega, mai presente in quest'Aula. In quest'Aula non si parla del prezzo dei carburanti, quando il prezzo medio ormai ha sfondato i 2,20 euro, e ho guardato i dati di oggi del MIMIT, non dell'ufficio studi di Futuro Nazionale. Non ci sono queste folle oceaniche di deputati quando bisogna affrontare il tema dell'immigrazione .
Con questo Governo di centrodestra - più centro che destra - dal 2023 a oggi sono arrivati 313.350 immigrati e di rimpatri ne sono stati fatti appena 23.815, pari al 7 per cento. Altro che blocco navale !
Entrando nel merito di questo provvedimento, qui tutti si sono improvvisati grandi scienziati del diritto costituzionale. Il ludibrio è ancora più intenso quando sento dichiarazioni a favore delle preferenze da parte dei deputati del MoVimento 5 Stelle, che non riuscirebbero a prendere le preferenze nemmeno dei loro familiari all'interno dell'urna . Ma da quale pulpito viene la predica sulle preferenze, non esistete sui territori!
I pochi eletti che avete non sanno fare politica, ma i deputati qui dentro, che non sanno neanche che cosa sia scrivere una preferenza, si lamentano delle preferenze meticce, andando a inseguire chi? Futuro Nazionale, perché tutti voi qui dentro seguite l'incubo di questa fase politica, che è il generale Vannacci .
Grazie a Vannacci la maggioranza ha previsto tre preferenze , copiando il nostro emendamento, ma, purtroppo, ancora non ci siamo. Ci sono ancora i capilista bloccati; ci sono ancora le pluricandidature, delle gabbie che obbligheranno quei partiti, come il nostro, che vogliono che i futuri parlamentari siano eletti con le preferenze, ad utilizzare quelle sporche gabbie che sono state introdotte per far correre i futuri deputati e i futuri senatori.
Purtroppo, con questa legge elettorale, con questo fenomeno delle pluricandidature, avremo ancora le varie Siracusano che vengono candidate in Sicilia, ma elette in Piemonte! Una formula contro la quale noi ci opporremo sempre e comunque! È una legge elettorale che scippa ancora di più la sovranità al popolo ed è per questo che ci opporremo a questa legge nelle sedi opportune. Ma non possiamo votare a favore di pregiudiziali ridicole, come ridicole sono state le argomentazioni proposte in quest'Aula da questa mandria di scappati di casa, Presidente !
PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità.
Avverto che, a norma dell'articolo 51 del Regolamento, è stata avanzata da parte dei gruppi Partito Democratico-Italia democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva - Casa Riformista e il deputato Magi, la richiesta di procedere alla votazione delle questioni pregiudiziali di costituzionalità in esame a scrutinio segreto.
Ricordo preliminarmente che il voto sulle questioni pregiudiziali, potendo determinare la reiezione dell'intero provvedimento e avendo, in tal caso, natura di deliberazione definitiva sul merito, deve essere effettuato con le stesse modalità adottabili per la votazione finale del progetto di legge.
Nel caso in esame le norme contenute nel provvedimento, introducendo significative modifiche al sistema elettorale vigente, rientrano senz'altro, sulla base di un giudizio di prevalenza, nell'ambito dell'articolo 49, comma 1, del Regolamento.
La richiesta di scrutinio segreto è pertanto accolta.
Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Ricordo che, chi intende votare a favore della questione pregiudiziale e non passare, quindi, al seguito dell'esame della legge elettorale, deve votare “sì”; chi invece intende respingerla e passare pertanto al seguito dell'esame, deve votare “no”.
State seduti, per cortesia. Tutti seduti. Cortesemente, chiedo a tutti di rimanere seduti Guarda a destra!.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità Magi n. 1, Bonafe' ed altri n. 2, Alfonso Colucci ed altri n. 3, Zaratti ed altri n. 4 e Boschi ed altri n. 5.
Dichiaro aperta la votazione.
.
State seduti mentre votate . Ve l'ho già detto, seduti mentre si vota.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito della discussione della proposta di legge n. 2822-B, recante disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, è rinviato alla prossima settimana sulla base di quanto sarà definito in Conferenza dei presidenti di gruppo, che è convocata, tra dieci minuti, presso la Biblioteca del Presidente.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà al termine della riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 79, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Avverto che, nell' al resoconto della seduta odierna, sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per l'esame della proposta di legge recante riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Antoniozzi. Ne ha facoltà.
ALFREDO ANTONIOZZI(FDI). Grazie, signor Presidente. In questi giorni si è compiuto un passaggio di grande rilievo per il nostro Paese: l'operazione di Poste Italiane su TIM. Un risultato importante non solo per le società coinvolte, ma soprattutto per il significato industriale che assume per l'Italia. Questo risultato si inserisce nel percorso sostenuto dal Governo di Giorgia Meloni, con l'obiettivo di rafforzare gli strategici del Paese e la nostra forza industriale.
Le telecomunicazioni sono, infatti, un'infrastruttura strategica e sono essenziali per la crescita, la competitività e la sicurezza nazionale. Per affrontare le sfide di un mercato europeo sempre più orientato verso operatori grandi e integrati servono, quindi, investimenti, solidità e, come si suol dire, spalle larghe. È in questa prospettiva che assume pieno significato l'incontro tra Poste Italiane e TIM. TIM, dal 2022, ha intrapreso un profondo percorso di trasformazione, semplificando la propria struttura, rafforzando la disciplina finanziaria e concentrandosi sul proprio , grazie al lavoro delle donne e degli uomini dell'azienda e alla sapiente guida di Pietro Labriola.
Parallelamente, Poste Italiane - sotto la guida di Matteo Del Fante e Giuseppe Lasco - ha ampliato e diversificato il proprio modello industriale, diventando una piattaforma sempre più integrata al servizio del Paese. Dall'incontro di questi due percorsi, nasce oggi un nuovo e ambizioso progetto industriale italiano. È un risultato costruito nel tempo, al quale hanno contribuito, con visione e coraggio, Labriola, Del Fante e Lasco e, sul piano istituzionale, il Governo.
Ma c'è anche un significato politico più ampio: dimostrare che l'Italia può tornare a scegliere, investire e contare nei settori strategici della propria economia. Questa è la direzione che il Governo ha indicato: difendere gli interessi nazionali, rafforzare la nostra autonomia strategica e costruire le condizioni perché l'Italia non sia spettatrice, ma protagonista delle grandi trasformazioni industriali che stanno ridisegnando l'Europa. Oggi, con Poste e TIM, facciamo un passo concreto in questa direzione: un'Italia più forte, più consapevole dei propri strategici e finalmente capace di giocare da protagonista la partita del proprio futuro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Presidente, quanto accaduto a Catania nei mesi di agosto e settembre, con migliaia di voli cancellati e milioni di euro di danni, dimostra quanto sia fragile il sistema aeroportuale siciliano e quanto sia urgente superare la concentrazione del traffico in pochi scali e mal distribuiti. È urgente, indispensabile e improcrastinabile uno scalo nella Sicilia centro-meridionale, nella provincia di Agrigento. Quando la Sicilia orientale va in affanno, l'intero sistema regionale rischia l'isolamento. Il sistema, quindi, va interamente ripensato, sia per la sua vulnerabilità, sia perché l'attuale distribuzione degli aeroporti rende difficile gestire la fase di emergenza, come dimostrato in questi giorni. La soluzione è proprio un aeroporto ad Agrigento, nella Sicilia centro-meridionale, più facilmente raggiungibile da tutte le province siciliane, che renderebbe, peraltro, giustizia ai cittadini della Sicilia centro-meridionale e, in particolare, agli agrigentini, che scontano una gravissima discriminazione infrastrutturale. Un paradosso per un territorio con una straordinaria vocazione turistica - si pensi alla Valle dei Templi o alla Scala dei Turchi - e un potenziale economico che merita risposta in termini di accessibilità e di coesione territoriale.
C'è un ulteriore paradosso: la posizione del Ministro Salvini. È su del 28 settembre la sua dichiarazione: la Sicilia non può più aspettare, sì all'aeroporto di Agrigento e la Lega della provincia di Agrigento rilancia. Chiedono risposte infrastrutturali per la Sicilia, ma c'è un piccolo particolare: il Ministro delle Infrastrutture è Salvini ed è lui che ha in mano la pratica, è lui che deve andare avanti immediatamente.
In realtà il progetto dell'aeroporto di Agrigento non parte oggi e dal nulla, ma ha radici lontane: c'è una legge del 1971 che lo prevedeva, insieme ad altri scali. Gli altri sono stati realizzati, quello di Agrigento no e non si comprende ancora il perché, vista la posizione strategica di Agrigento proprio al centro del Mediterraneo.
Non solo. In ultimo, con l'articolo 8 al decreto Sud, a mia prima firma, si è compiuto un passo ulteriore, con la possibilità di avviare l'iter per lo studio di fattibilità. Oggi c'è la finestra di opportunità per agire, perché il nuovo piano nazionale degli aeroporti 2026-2035 è attualmente nella fase di valutazione strategica. Chiediamo al Ministro Salvini e al Governo di integrare e rivedere formalmente la proposta di piano, prevedendo esplicitamente l'esigenza infrastrutturale della Sicilia centro-meridionale e inserendo il progetto di Agrigento. Una valutazione rapida, trasparente, concreta: basta parole, sono i fatti che vogliamo! Dotare la Sicilia centro-meridionale di un'alternativa operativa significa garantire la comunità territoriale anche quando gli eventi naturali fermano gli altri scali, perché il diritto alla mobilità non può dipendere dal luogo in cui si vive. Dimostriamo che la rete aeroportuale italiana sa davvero essere policentrica, moderna e vicina a tutti i territori senza discriminazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Presidente, grazie. Intervengo per denunciare che la situazione nel nostro Paese è sempre più grave: ci sono lavoratori che stanno incrociando le braccia perché il costo dell'energia e il costo del gasolio costano più di quanto guadagnano. Ci sono barche ferme, autotrasporti fermi, l'agricoltura si sta fermando. Stiamo veramente andando verso il collasso e ci sono delle persone che stanno protestando in queste ore, bloccando le autostrade, che ce lo stanno dicendo con le lacrime agli occhi, letteralmente. Ci chiedono di aiutarli e di fronte, invece, hanno solo Carabinieri: purtroppo non c'è lo Stato, denunciano l'assenza dello Stato.
Allora, voglio dire che noi stiamo provando a cambiare qualcosa, stiamo provando a dire che questo sistema economico è fallimentare, che la nostra posizione in campo europeo, sullo scacchiere geopolitico, è fallimentare, che dovremmo cambiare letteralmente tutto. Dovremmo tornare, ad esempio, a redistribuire la ricchezza: c'è stata quella misura, che è stata il reddito di cittadinanza, tanto attaccata e tanto vituperata, che durante il COVID ha sfamato milioni di persone letteralmente in difficoltà e oggi, cancellandola, si mette in crisi e si rischia veramente di mandare al collasso tutto lo Stato sociale.
Oggi vediamo le scelte della Meloni, che prima è andata a elemosinare da Trump, a fare le fusa alla Casa Bianca, e abbiamo visto che risultati hanno portato: niente. Abbiamo dovuto spendere di più, addirittura, per le armi, mentre c'è tutto questo sistema al collasso. Oggi prova a scrivere alla von der Leyen che cosa? Che cosa chiede il Presidente del Consiglio? Un'elemosina per dare soldi a chi? Agli stessi petrolieri a cui ha dato i soldi del PNRR, soldi che erano stati destinati al verde e che ha dato a quei petrolieri, che intanto continuano ad arricchirsi, e per loro non prevede neanche delle tasse per gli extraprofitti.
Oggi ci stiamo accontentando e stiamo ringraziando ENI e IP per questo mese a tasse ribassate. Ma cosa ci stanno dando? Loro rinunciano a 100 milioni al mese ma, con una tassa sugli extraprofitti, nel 2022 hanno pagato 1,4 miliardi di euro. Questa non è generosità da parte loro: è un'assicurazione che stanno facendo sulla pelle di questi cittadini che oggi protestano, che oggi sono con le lacrime agli occhi. E noi a quei cittadini proviamo a dire ancora una volta che qualcuno c'è, che c'è una parte politica che è dalla loro parte e che non si rassegna a un mondo così ingiusto, in cui i Governi rendono i ricchi sempre più ricchi e lasciano la gente in difficoltà, i lavoratori sulla strada a protestare con le lacrime agli occhi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, volevamo esprimere pubblicamente il nostro sostegno a tutti quei cittadini che sono, di fatto, truffati da questa vicenda vergognosa del caro carburanti. Una vicenda vergognosa per tre motivi. Il primo: siamo un Paese che si è inginocchiato davanti ai grandi petrolieri, davanti ai grandi industriali e speculatori e che non ha fatto nulla per essere autonomo. E per essere autonomi nell'energia c'è una sola cosa da fare, nel Paese con l'esposizione al sole e al vento migliore del mondo: investire sulle rinnovabili. Noi, invece, investiamo negli oligarchi e investiamo nei grandi speculatori. Il risultato? La benzina alle stelle.
Ma qui c'è una beffa ulteriore, perché qualcuno ha detto: beh, comunque il Premier se ne sta occupando, sta telefonando personalmente per avere gli sconti. Come se fossimo in un normale supermercato, anzi in un , in cui ognuno cerca di tirare dalla propria parte… Ma la domanda è: se si possono abbassare così facilmente i prezzi, perché non lo si è fatto prima? E - seconda cosa - se si possono abbassare così facilmente i prezzi, vuol dire che ci sono grandi speculazioni, grandi margini. Non a caso - lo voglio ricordare in quest'Aula -, secondo gli ultimi dati emersi, negli ultimi cinque anni, il 5 per cento degli italiani è arrivato a possedere il 50 per cento delle ricchezze del nostro Paese e si sono raddoppiati i poveri.
Ancora più grave - e concludo - è il fatto che anche lo sconto fatto da un'azienda partecipata dal nostro Stato, in realtà, è una beffa, perché nella gran parte delle stazioni, se non ci vai alle sei o alle sette del mattino, trovi la benzina già finita. Siamo in uno scenario da carestia o da pre o post-conflitto bellico e noi siamo in quest'Aula a votare sulla legge elettorale per tentare di imbullonare ancora di più chi sta al potere per altro tempo. Si è vantata la Premier di essere la più longeva - cioè quella che è riuscita a rimanere seduta sulla sedia più a lungo di tutti gli altri - dal dopoguerra a oggi; eppure, l'unico record che oggi i cittadini riconoscono è che è la Premier che ci ha portato al record storico di inflazione, di incapacità di spesa, di mancanza di assistenza sanitaria, di spesa invece bellica e di record della benzina. Io non ne sarei fiero.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari. (C. 2789-A)
e delle abbinate proposte di legge: PANIZZUT ed altri; SERRACCHIANI; CONTE ed altri; CANDIANI ed altri; FARAONE e GIACHETTI; CIANI ed altri; MALAVASI ed altri; TENERINI e DE PALMA; STEFANI ed altri; GIORGIANNI ed altri; CIOCCHETTI ed altri; ZANELLA ed altri. (C. 114-159-307-344-443-998-1426-1461-1507-1682-1690-2007)
: CIOCCHETTI e PANIZZUT.
3.
S.1004 - D'INIZIATIVA DEI SENATORI: ROMEO ed altri: Disposizioni per il contrasto all'antisemitismo e per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo (Approvata dal Senato). (C. 2830)
e delle abbinate proposte di legge: MALAGUTI ed altri; MOLINARI ed altri. (C. 2376-2383)
: PAOLO EMILIO RUSSO.