PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
RICCARDO ZUCCONI, legge il processo verbale della seduta del 2 ottobre 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 82, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
Saluto la delegazione per le relazioni con il Parlamento italiano del Parlamento svizzero, guidata dal Consigliere agli Stati Carlo Sommaruga, che è in visita in Italia e sta assistendo ai lavori dell'Aula dalle tribune del pubblico. Grazie per essere qui .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dalla Camera e modificata dal Senato, n. 2822-B: Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Ricordo che nella seduta di ieri il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, degli articoli 1, comprensivo dell', 2 e 3 del provvedimento e relativi allegati, nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato.
Ricordo inoltre che, secondo quanto convenuto nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 1º ottobre, dopo la votazione per appello nominale sulla questione di fiducia posta sull'articolo 1, avranno luogo le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta sull'articolo 2 e la votazione per appello nominale sul medesimo articolo.
PRESIDENTE. Passiamo, dunque, alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta dal Governo sull'articolo 1 del provvedimento e relativi allegati, nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato, comprensivo dell'.
Ha chiesto di parlare il deputato Benedetto Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EU-SUEU). Presidente, signora Ministro, noi non voteremo la fiducia. Primo, perché questo Governo ha il record di fiducie, per mese, tra i Governi politici; riuscite appena appena a fare meglio, in termini di fiducie al mese, dei due Governi tecnici Monti e Draghi. Era una fiducia non necessaria, perché avete una maggioranza spropositata. È vero che ci sono dei precedenti, ma, tranne quello del 1953 della cosiddetta “legge truffa”, che truffa non era, l'Italicum e il Rosatellum erano due leggi che bisognava fare perché nel primo caso ci si aspettava una riforma costituzionale e nel secondo caso eravamo senza legge elettorale.
Voi, invece, vi siete messi in testa di fare una legge elettorale che è, signora Ministro, il surrogato del surrogato. Avevate nel programma il presidenzialismo, fallimento totale; avevate trovato il surrogato del premierato, altro fallimento totale della maggioranza. E allora si è detto: vabbè, almeno facciamo una legge elettorale. Ma perché? Che bisogno c'era della legge elettorale? In Spagna si è dimesso il Primo Ministro ieri, in base alla Costituzione spagnola si è decretato lo scioglimento delle Camere e si vota a novembre con la stessa legge elettorale con cui votano, credo, da dopo il franchismo, con poche correzioni.
Voi, invece, avete pensato che servisse al Paese una nuova legge elettorale. Potevate correggere il Rosatellum, bastava introdurre il voto disgiunto, cioè fare collegi veri da una parte e proporzionale dall'altra. Dico solo una cosa tra le tante. Vi siete posti il problema della governabilità, mai più un Parlamento che non decide chi governa, però poi avete voluto togliere - signora Ministro, io non ho ancora capito perché - l'elemento vero di riforma che avevate messo nel testo iniziale, che almeno si diceva “vabbè, facciamo una riforma”, che era l'elemento del doppio turno.
Quello almeno si poteva discutere. In passato è stato un tema trasversale in quest'Aula tra le forze politiche e quella era una riforma: il doppio turno. Allora, facciamo in modo che si vada a votare e, se non c'è una maggioranza chiarissima che possa esprimere un Governo, gli elettori sceglieranno tra i due migliori, purché abbiano raggiunto un certo . Questa era una riforma. Questa schifezza su cui state mettendo la fiducia oggi e domani, che poi verrà votata definitivamente giovedì a scrutinio segreto, è una legge insulsa, incomprensibile.
In più siete partiti dalla fine. Cioè, visto che non abbiamo fatto il presidenzialismo e non siamo riusciti a fare il premierato, ma facciamo qualcosa, facciamo la legge elettorale, dobbiamo avere una maggioranza. Ma come facciamo a tenere la nostra maggioranza su una riforma della legge elettorale che nessuno vuole? Ah, ecco, ci inventiamo una cosa astrusa - che io penso e mi auguro la Corte costituzionale spazzerà via -, cioè un premio di maggioranza dato sulla base di un listino bloccato nazionale alla Camera e al Senato, che voi avete scritto solo per creare una stanza di compensazione sugli eletti, qualora possiate ancora vincere, e penso proprio di no, per dare un contentino alla Lega, magari un contentino a Forza Italia. Quindi una stanza di compensazione per dargli qualche seggio in più.
Siete partiti da questo, dall'interesse vostro, perché altrimenti non c'è alcun senso per quel listino. Bastava distribuire il premio di maggioranza in modo proporzionale - comprensibile a chiunque - e, invece, tre tipi di eletti: quelli del listino, i capilista e quelli eletti con le preferenze.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EU-SUEU). Chiudo. In più, avete introdotto un elemento aberrante, antidemocratico e anticostituzionale, prevedendo un numero di firme abnorme per coloro, le forze politiche, che volessero presentarsi per la prima volta, facendo figli e figliastri già all'interno delle forze politiche presenti - ma questo lo sappiamo - e introducendo - e chiudo, Presidente - un numero abnorme, ingiustificato, incomprensibile di firme per chi voglia accedere - una lista nuova - alla competizione elettorale. Per tutti questi motivi e tanti altri ancora, non voteremo la fiducia e, poi, voteremo contro questa legge elettorale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bof. Ne ha facoltà.
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi, nell'introduzione dirò che la legge elettorale, portare a votare i cittadini, è dare attuazione alla Costituzione nel punto in cui dice che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nei modi e nei limiti indicati dalla Costituzione. Quindi, cosa dovrebbe fare una legge elettorale? Dovrebbe indicare il modo con cui ci sia la massima rappresentatività della volontà dei cittadini. Ma, vedete, siccome molte volte, anche girando per le piazze, da casa, mi chiedono come funziona questa legge elettorale, cercherò di spiegarlo in maniera molto semplice, come la si racconterebbe in una narrazione.
Questa, in realtà, è la storia di Giorgia, Matteo e Antonio e la legge elettorale. Diventerà una fiaba. In questa fiaba, a un certo punto, c'erano Giorgia, Matteo e Antonio che stavano giocando al Governo e stavano governando il Paese. Ma a un certo punto si accorgono che con le regole di quel gioco, che li avevano portati ad avere una larghissima maggioranza in Parlamento, ahimè, non avrebbero più potuto continuare a giocare al Governo, perché, nel frattempo, Elly e Giuseppe, insieme ad Angelo, erano diventati tutti amici e, quindi - essendo loro diventati amici -, non potevano più avere la garanzia di vincere le prossime elezioni. Quindi, cosa dicono? Dobbiamo cambiare le regole di quel gioco, perché, se non cambiamo le regole di quel gioco, non possiamo continuare a giocare. Allora si arriva a una legge proporzionale, e si dice: facciamo una legge proporzionale e togliamo i collegi uninominali. E ben venga la legge proporzionale, però dobbiamo garantire la governabilità. Ma, se una legge proporzionale deve rappresentare la volontà dei cittadini in una Repubblica parlamentare, a cosa serve un premio di maggioranza? Poi, in Parlamento, si decide chi deve governare. No, dobbiamo trovare un sistema per cambiare la legge elettorale perché non dobbiamo perdere, però dobbiamo, comunque, garantire la governabilità con un proporzionale. E va bene, perché il gioco deve andare avanti: bisogna continuare a giocare a governare non in base alle indicazioni che danno i cittadini, ma in base a una legge elettorale che ci consenta di farlo.
Allora, si cambia, si cambia, si cambia, si arriva a un proporzionale, ma, a un certo punto, sulla scena di questo proporzionale, si prevede un premio di maggioranza, perché bisogna garantire la governabilità, giustamente, indicando nel listino quelli che sono più amici. Perché, nel gioco tra Giorgia, Matteo e Antonio, Matteo dice: ma se io non ho più i collegi uninominali, come faccio a garantire ai miei cortigiani che possono rientrare tutti? Eh no, ma non preoccuparti, ti facciamo mettere i nomi sul listino, così poi quelli, anche se non hanno i voti, entrano lo stesso, non preoccuparti di questo.
Ad un certo punto, arriva il generale Vannacci. E il generale Vannacci dice: se dobbiamo dare piena attuazione a quello che dice la Costituzione, cioè che la sovranità appartiene al popolo, facciamola esercitare in pieno e diciamo che i parlamentari devono essere indicati dagli elettori attraverso le preferenze . Ahimè, purtroppo, era la stessa cosa che diceva Giorgia all'inizio, diceva: anche a me piacciono le preferenze, però non ditelo a nessuno perché, se poi si sparge la voce, devo prevederle sul serio. E in realtà no, arriva il generale.
Allora, inizialmente, cosa si tenta di dire? Si dice: vabbè, siccome il generale non arriverà alla soglia di sbarramento, cerchiamo di mettere un limite che lo tenga fuori, che non gli consenta di arrivare in Parlamento. Allora alziamo la soglia dal 3 al 5 per cento, alziamo la soglia dal 3 al 6 per cento, alziamola, così il generale non entra. In realtà, poi, si accorgono e dicono: attenzione, perché, se noi alziamo troppo la soglia, anche Carlo diventa amico di Elly, di Giuseppe e di Angelo e, se diventano tutti amici ancora, perdiamo lo stesso. Allora non possiamo alzare la soglia di sbarramento, dobbiamo tenerla al 3 per cento, altrimenti perdiamo comunque; perché dobbiamo fare delle regole che ci consentano di vincere.
Allora avanti. Nel frattempo, però, il generale, che doveva essere compresso sotto il 3 per cento, comincia ad essere dato dai sondaggi al 6 o al 7 per cento. La gente ha capito che il generale è colui che vuole ridare la democrazia in mano ai cittadini, ridare la sovranità al popolo così come dice la Costituzione . Allora non bastano più le soglie di sbarramento e, a un certo punto, diciamo: quando si è costituito Futuro Nazionale? Si è costituito a febbraio. Allora inseriamo nella legge che tutti i gruppi che si sono costituiti dopo il 31 dicembre del 2025 devono raccogliere le firme. Una misura , praticamente, fatta per escludere il generale.
Ma, poi, si accorgono - incidente di percorso - che questa cosa, in realtà, non avrebbe colpito solo il generale ma avrebbe colpito anche +Europa, quindi rischiavano di fare più danni cercando di colpire il generale. E, quindi, per consentire di fare il gioco del Governo, fanno marcia indietro e dicono: possiamo, sì, arginare il generale, ma non possiamo fare un danno generalizzato, non possiamo colpire con la bomba atomica tutti semplicemente perché dobbiamo ucciderne uno. E, quindi, cosa fanno? Tolgono il limite del 31 dicembre del 2025, perché avevano capito che avevano fatto una cosa sbagliata, e a quel punto cosa tentano di fare? Prevedono che per le componenti che si erano costituite nel frattempo - togliendo la data del 31 dicembre 2025 - ci fossero degli scaglioni, per la raccolta delle firme, che in qualche modo potessero accontentare tutti e non ci fosse nessuno che piangesse, nessuno che potesse aversene a dolere di questa raccolta firme. Quindi, che ognuno potesse raccogliere le firme che era in grado di poter raccogliere, posto che Futuro Nazionale ha sempre detto: ma fatecene raccogliere anche 7.000, tanto, quando noi apriamo un gazebo, la gente viene con il codice fiscale a tesserarsi al nostro partito . Quindi raccogliere le firme, per Futuro Nazionale, sicuramente non è un problema, perché Futuro Nazionale sta dalla parte della gente, sta dalla parte di quell'articolo della Costituzione che dice che la sovranità appartiene al popolo.
Perché, vedete, siccome il generale continua a dire che la sovranità appartiene al popolo e i deputati devono essere eletti con le preferenze, a un certo punto, anche il Governo si sveglia e dice: allora, facciamo in modo di presentare un emendamento che preveda che i capilista siano bloccati, così posso garantire i miei cortigiani, sennò i miei cortigiani poi si arrabbiano e mi fanno la rivoluzione interna al castello. Quindi, per garantire i miei cortigiani, metto i capilista bloccati e agli altri facciamo prendere un po' di preferenze, così facciamo finta, davanti ai cittadini, che vogliamo le preferenze, ma, in realtà, sappiamo tutti non essere così.
Tant'è che, quando quell'emendamento arriva in Aula, la stessa maggioranza, quegli stessi cortigiani della Lega e di Forza Italia, a un certo punto, fanno un po' di confusione: con il ditino si vede qualche luce bianca accesa, si vede qualche Vice Ministro che, invece di votare, lascia lampeggiare la luce bianca. Ahimè, quell'emendamento salta, non viene approvato e, quindi, non si possono introdurre le preferenze, che, poi, vengono introdotte al Senato.
Vedete, noi diciamo semplicemente una cosa. C'è una volta in cui si può chiedere ai cittadini come vogliono che questo Paese sia governato: è la data del voto. La Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo. Ridiamo la sovranità al popolo con una legge elettorale con le preferenze , che rappresenti veramente la volontà dei cittadini, anche nelle persone che devono entrare in questo Parlamento. Questo vuol dire dare la sovranità al popolo e Futuro Nazionale sarà sempre dalla parte della sovranità del popolo. È il popolo che governa questo Paese, non sono le logiche di Palazzo e non sono le segreterie di partito .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Grazie, signor Presidente. Signora Ministra, colleghi, noi voteremo convintamente “no” alla fiducia al Governo.
Guardi, signora Ministra, non è che noi… Io, personalmente, non penso che sia educato stare con le spalle girate mentre uno parla, ma volevo dire un altro concetto. Non penso sia necessariamente uno scandalo il fatto che il Governo metta la fiducia sulla legge elettorale. Francamente, non penso neanche che sia uno scandalo che l'iniziativa su una materia, che è la materia elettorale, nasca dal Governo. E non dico questo perché è accaduto in passato; lo dico perché, se stiamo dentro le previsioni costituzionali e parlamentari, è legittimo che il Governo agisca in questo modo.
Qual è la differenza sostanziale rispetto al passato? Vogliamo definirla una forzatura? Io non credo che sia una forzatura, ma se pure la vogliamo definire una forzatura, la differenza sostanziale rispetto al passato è che in passato chi ha scelto questa strada ha messo in campo, per equilibrare, una disponibilità reale al confronto che non si traduce in un fatto puramente formale, ma assume un elemento sostanziale nella disponibilità a esaminare, in particolare, le proposte delle opposizioni e fare in modo che anche le opposizioni possano concorrere alla formazione di una legge che tutti diciamo essere molto importante, perché detta le regole del gioco e via dicendo.
Quando ci fu la precedente legge elettorale, che non diventò mai legge perché era legata alla riforma costituzionale - mi riferisco a quella di Renzi, che fu dichiarata incostituzionale dalla Corte soltanto perché era in funzione dell'esistenza di una Camera sola; noi, invece, con la bocciatura della riforma costituzionale ci ritrovammo con due Camere -, ricordo benissimo e credo che se lo ricordi anche la Ministra delle riforme costituzionali di allora, che siede accanto a me, quale fu il percorso parlamentare, non solo in Commissione, ma anche nelle letture che ci furono nelle due Aule del Parlamento, con un continuo tentativo da parte della maggioranza di cercare di andare incontro - nei limiti del possibile - alle richieste dell'opposizione.
Voi qui avete blindato un testo nel quale, come al solito, come purtroppo è accaduto, Ministro Nordio, anche sulla giustizia… Sembra proprio che le conseguenze di quella scelta, da una parte, parlamentare e, dall'altra, mediatica nella vostra campagna elettorale non siano servite a nulla, perché avete riproposto esattamente la stessa forma: una finzione di dibattito, abbiamo fatto tante audizioni, tante sedute e poi avete blindato la legge e l'avete… Se l'avete portata a casa lo vedremo domani, ma, insomma, tendenzialmente dovreste portarla a casa.
E le vorrei dire, signora Ministra, perché in un'occasione in cui io poi non ho più avuto la possibilità di replicare lei ci ha spiegato che “non siete proprio voi che dovete parlare di fiducia”, perché fu proprio il Governo Renzi a porre la fiducia Ah, scusi, Gentiloni… Chi fu il Governo che pose la fiducia sul Rosatellum? Comunque, un Governo di centrosinistra.
Sa qual è la differenza, signora Ministra, rispetto a quel percorso? Che tanto è vero quello che dico io, che quel percorso fu un percorso largamente condiviso - e c'è qui l'autore della legge, cioè colui che porta il nome della legge sul Rosatellum - che, nonostante la fiducia, che ovviamente non fu votata dalle opposizioni, il Rosatellum è la legge che ha preso in questo Parlamento più voti nella storia del Parlamento; è la legge elettorale che è stata votata anche da lei, signora Ministra! Votò contro la fiducia, ma il fatto che la maggioranza si fece carico di trovare un punto di concordia il più largo possibile portò a far sì che, nel voto finale, Forza Italia, la Lega e - immagino, ma adesso non ricordo - Lupi, oltre che la maggioranza, votarono a favore di quella legge elettorale. In questo c'è la differenza sostanziale rispetto a come voi vi state comportando in questo momento e in questa fase. Lasciamo perdere il presidenzialismo, il premierato, l'autonomia, le grandi riforme e via dicendo. Benissimo! Decidete che questa riforma è indispensabile, addirittura arrivando… Noi sappiamo che voi avete messo la fiducia e c'è una differenza tra le maggioranze passate e questa: questa, come voi ci avete raccontato, è una maggioranza solidissima, è quella che ha garantito il più lungo periodo di governo, che ci ha dato la stabilità e via dicendo. E noi sappiamo perfettamente - ma anche questo non è che mi scandalizza, signora Ministra - che avete messo la fiducia semplicemente perché eravate divisi dalla testa fino ai piedi, anche sulle cose più spicciole, che voi ritenete più spicciole; io, per esempio, le ritengo molto rilevanti e ci arriverò. Ma eravate chiaramente divisi. Tanto eravate divisi che c'è stato bisogno a ripetizione, ancora questa mattina, che la Presidente del Consiglio, attraverso i suoi colonnelli, facesse sapere non all'opposizione - e ci avrebbe reso felici, perché noi non vediamo l'ora di andare a votare -, ma alla vostra maggioranza ha fatto sapere che, se per caso domani ci fosse lo scherzetto da parte della maggioranza, si andrebbe subito alle elezioni.
Apro una piccola parentesi. Me lo insegna lei, che è Ministra ed è specializzata in materia costituzionale: c'è il piccolo particolare che se si va a votare o meno ancora non lo decide la Presidente del Consiglio. Forse quella sarebbe stata l'unica riforma, che credo sia stata prevista in tutte le riforme costituzionali che si sono avvicendate in questo Parlamento, che ci avrebbe portato a fare quello che si fa sicuramente in tutta Europa, ma forse in tutto il mondo e, cioè, che la decisione di sciogliere il Parlamento è una decisione che è in mano alla Presidente del Consiglio. Vanno a votare in Spagna? La decisione di andare a votare è stata presa dal Presidente del Consiglio. E così se ci spostiamo, e non parliamo della Gran Bretagna, della Germania e via dicendo.
Però, siccome non c'è ancora, perché tra le vostre grandi riforme non avete previsto neanche questa piccola riforma, si dà il caso che, se si va a votare o meno - è un piccolo particolare - lo decide il Presidente della Repubblica, non lo decidete voi. Quando mi viene spiegato che in realtà la protesta sul meccanismo delle preferenze con i bloccati eccetera è ingiustificata perché l'avevate inventata voi - preso atto del fatto che, anche in questa materia, forse le uniche cose che riuscite a fare sono quelle che copiate -, dico che non potete sottovalutare, signora Presidente e colleghi, che stiamo parlando di un'altra cosa. Perché, siccome la ragione di fondo a tutta questa legge elettorale è che dobbiamo arrivare alla stabilità, l'Italicum - che era quello che prevedeva i capilista bloccati e le preferenze - era una legge derivante dalla riforma costituzionale e non a caso fu espulsa dalla Corte costituzionale perché non passò; e l'Italicum valeva per la Camera dei deputati, che era quella che rimaneva in piedi. E, peraltro, l'Italicum, signora Ministra, prevedeva un piccolo passaggio che si chiamava ballottaggio. Le è chiaro che è un pochino diverso da quello che voi state mettendo in piedi? Ciò soprattutto perché la risposta, eventualmente, alla solidità e tenuta bisogna costruirla con elementi concreti. Che cosa succede? Quale stabilità garantite, signora Ministra, mettendo un premio al 42 per cento, se nessuno schieramento arriva al 42 per cento? Cosa succede? Quale sarà la maggioranza in Parlamento?
Avete costruito una legge che può realizzare due maggioranze diverse tra Camera e Senato; addirittura abbiamo la possibilità che vi sia un premio di maggioranza alla Camera che non scatta al Senato. E come lo spiegate agli italiani che questa sarebbe una legge elettorale che è stata necessaria per garantire stabilità? Io penso che, a situazione data, nel 90 per cento dei casi - ho finito, signor Presidente - questa legge non garantirà alcuna stabilità. E, quindi - ho concluso -, queste sono le ragioni per cui, signor Presidente - non so se sono stato chiaro, penso di sì -, noi voteremo contro la fiducia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ilaria Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signori Ministri e colleghi, intervengo per dichiarare il voto favorevole di Noi Moderati sulla questione di fiducia posta tecnicamente sull'articolo 1 e, in senso più politico e più ampio, su questa legge elettorale. Lo dico subito chiaramente, a nome del gruppo di Noi Moderati, la votiamo questa fiducia.
Qualcuno ha dichiarato questa legge elettorale un “colpo di Stato elettorale”. La formula è grave e proprio per questo va respinta con argomenti. Una maggioranza che modifica la legge elettorale ordinaria non sovverte l'ordinamento, esercita una competenza che la Costituzione attribuisce al Parlamento: legge ordinaria è stata nel 1953, nel 1993, nel 2005, nel 2015 e nel 2017. Si può giudicare inopportuno il momento - qualcuno può farlo, noi non lo facciamo - e si può contestare il merito, ma non si può trasformare un procedimento bicamerale in un atto eversivo. Siamo dentro l'ordinamento: passaggio al Senato, poi ritorno alla Camera e in questa lettura delimitazioni sulle modificazioni del Senato, secondo l'articolo 70, comma 2, del Regolamento.
Non regge neppure il richiamo alla legge Acerbo, lo abbiamo sentito: quella legge appartiene a un contesto in cui il pluralismo e le libertà parlamentari stavano venendo meno. L'analogia, se serve a discutere la soglia e la trasformazione dei voti in seggi, può essere un confronto ma, se serve a suggerire una parentela istituzionale, è una forzatura: la Repubblica non si difende inflazionando le parole con cui la si accusa.
Più grave è il richiamo alla legge del 1953, anche qui il paragone non regge. Quella legge, chiamata “legge truffa” - forse può piacere il termine come paragone -, era una legge completamente diversa: lì il premio era un premio abnorme, più ampio, pari a 380 seggi, che allora davano e garantivano un premio di maggioranza che arrivava al 64,4 per cento. Qui, entrando un po' più nel merito - ricordiamolo - chi dovesse ottenere il premio di maggioranza arriverebbe a un premio di 70 seggi e a un tetto massimo di 220 seggi, pari a un premio di maggioranza del 55 per cento: non c'è nessuna truffa, semmai il contrario.
Se vogliamo discutere seriamente di premio di maggioranza dobbiamo avere memoria della storia recente delle nostre leggi elettorali.
Il premio era previsto dall'Italicum, approvato dal Partito Democratico, durante un Governo guidato dal suo segretario. Il centrosinistra ha votato il Rosatellum e si è benevolmente astenuto sul Mattarellum, che introdusse una componente largamente maggioritaria nel sistema elettorale della Seconda Repubblica. Dunque, il punto non può essere stabilire se il premio sia democratico quando lo propone una parte e antidemocratico quando lo propone l'altra. Non può essere democratico un premio al 40 per cento proposto dal centrosinistra e un golpe se lo proponiamo noi al 42 per cento. La discussione seria è un'altra, appunto: quale soglia, quali condizioni e quali limiti debba avere per tenere insieme rappresentanza e governabilità? È su questo che dobbiamo confrontarci, non sulla memoria selettiva delle stagioni elettorali, ma sul meccanismo concreto che oggi sottoponiamo al voto.
Guardo a ciò che ha stabilito la Corte: con la sentenza n. 1 del 2014 ha censurato il premio del 2005 perché privo di soglia, non perché ogni premio debba scattare solo al 50 per cento. Ha censurato un meccanismo capace di attribuire la maggioranza anche con un consenso esiguo. Con la sentenza n. 35 del 2017 ha ritenuto non manifestamente irragionevole la soglia del 40 per cento dell'Italicum e legittimo l'obiettivo di bilanciare rappresentatività e governabilità, quindi l'obiettivo che vogliamo raggiungere con questa legge. Rispetto a quel modello la soglia è del 42 per cento: due punti in più. È stato eliminato il ballottaggio, il tetto è sceso da 230 a 220 seggi e il premio scatta solo se la lista o la coalizione è prima e supera la soglia in entrambe le Camere: non è il premio di chi arriva semplicemente primo, è un premio subordinato a una soglia significativa, a una doppia verifica e a un limite massimo.
È vero, il 42 per cento può dare la maggioranza dei seggi a chi resta minoranza nel Paese. È il punto del meccanismo. E un premio che scattasse solo al 50 per cento più 1 non sarebbe un premio di governabilità, sarebbe un'attestazione. La domanda è un'altra: è accettabile che una coalizione costruita prima del voto, visibile sulla scheda, con un programma e un nome indicato per Palazzo Chigi, ottenga una maggioranza operativa se supera una soglia alta e identica nelle due Camere? Noi riteniamo di sì.
L'alternativa l'abbiamo vissuta: maggioranze costruite dopo, in Aula, su accordi che l'elettore non ha visto. Non è il ricordo di una parte sola, è la cronaca di più legislature.
Gli articoli 92 e 94 della Costituzione restano intatti: il Presidente della Repubblica nomina, le Camere danno e tolgono fiducia, il nome indicato nel programma non compare in scheda e non vincola il Capo dello Stato, il divieto di mandato imperativo non è toccato. Se la coalizione premiata si spacca, il Parlamento può fare un altro Governo, il premio non è un'investitura, è un incentivo a presentarsi prima, in modo leggibile, sapendo che si prende solo insieme e solo sopra una soglia.
Non è, con questo, un premierato introdotto saltando l'articolo 138. Una revisione costituzionale cambia chi nomina e chi risponde, una legge elettorale cambia come si contano i voti. Indicare un candidato Premier è prassi europea, in Italia è prassi di fatto da trent'anni. Scriverlo nel programma, con la riserva esplicita delle prerogative presidenziali, non tocca la Costituzione, aumenta la chiarezza.
Sulla stabilità va detta una cosa franca: nessuna legge elettorale produce coesione. Il secondo Governo Prodi cadde con il premio del 2005. Il quarto Governo Berlusconi entrò in crisi con una maggioranza larga ed è vero che i seggi premiali, se la coalizione si scioglie, restano in Aula e possono complicare una maggioranza successiva. La stabilità non è garantita dal premio, è resa più probabile da una maggioranza nata in modo trasparente, non da una somma postuma. Il premio non impedisce la crisi, riduce l'ipocrisia della nascita. Chi si coalizza per il 42 per cento lo fa davanti agli elettori, non dopo lo spoglio.
Vengo alle preferenze, che per Noi Moderati non sono un dettaglio. In prima lettura, questo ramo aveva un testo senza scelta del candidato, fuori dal capolista. Noi le avevamo chieste, il Senato ha corretto: fino a tre preferenze per chi non è capolista, con l'obbligo di generi diversi, pena l'annullamento della scheda e della terza. Si elegge il capolista, poi la graduatoria delle preferenze. Non è la miglior soluzione, ma la miglior sintesi e lo dico da donna di preferenze, abituata a raccogliere il consenso sul territorio e a mantenere quel filo tra eletto ed elettore dopo il giorno del voto.
Si obietta che la correzione è parziale: capolista bloccato, lista del premio come altro canale, tetto del 60 per cento sul capolista venuto meno. Rispondo sul testo che votiamo: il capolista bloccato va letto dentro un sistema che introduce liste di sette candidati e restituisce agli elettori la possibilità di esprimere fino a tre preferenze. Noi siamo di fronte al modello delle liste integralmente bloccate del 2005. Qui, sotto il capolista esiste una competizione reale tra candidati, affidata alla scelta degli elettori.
Quanto alle liste circoscrizionali del premio, esse sono lo strumento tecnico attraverso il quale vengono attribuiti i 70 seggi del premio, soltanto se ne ricorrono le condizioni. Se il premio non scatta, quei candidati non vengono eletti. E anche qui la legge pone regole precise sulle pluricandidature: chi è candidato nella lista circoscrizionale del premio, deve esserlo anche in almeno un collegio plurinominale della stessa circoscrizione e può essere candidato con lo stesso contrassegno fino a un massimo di cinque candidature nei collegi plurinominali. La legge disciplina, inoltre, i casi di plurielezione stabilendo quale candidatura prevale.
Presidente, la discussione sull'articolo 1, quella che stiamo facendo in questo momento, ci porta a una questione fondamentale della democrazia parlamentare: il modo in cui una comunità politica organizza la propria rappresentanza e disciplina la formazione delle maggioranze. Ma dico di più: una legge elettorale non può essere valutata soltanto guardando alla formula con cui vengono assegnati i seggi, occorre considerare anche il ruolo che essa attribuisce ai partiti nella selezione delle candidature. Il sistema delineato dall'articolo 1 mantiene una funzione significativa delle organizzazioni politiche nella costruzione delle liste e nell'individuazione dei candidati. L'introduzione delle preferenze modifica questo rapporto, ma non lo elimina. Ne deriva una responsabilità politica precisa: la qualità della rappresentanza dipende anche dalla capacità dei partiti di costruire liste credibili, plurali e radicate nella società. Il tema della rappresentanza non riguarda, soltanto, il numero dei seggi: riguarda la qualità del rapporto tra eletti ed elettori, la pluralità della sensibilità politica, la presenza delle diverse realtà territoriali e le condizioni di accesso alla competizione.
E arriviamo al voto di oggi. Ribadisco che Noi Moderati vota questa fiducia per tre ragioni. La prima: si esce da un sistema misto…
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). …e al suo posto c'è un sistema proporzionale reggibile. La seconda: sotto il capolista, l'elettore sceglie. La terza: la governabilità non è il contrario della rappresentanza, è la condizione perché la rappresentanza abbia un interlocutore il giorno dopo. Per questo, Presidente, il voto di Noi Moderati sulla questione di fiducia sull'articolo 1 è favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Luana Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Signora Ministra, la richiesta del voto di fiducia su tre articoli della PDL di riforma della legge elettorale rivela la totale sfiducia di questo Governo nei riguardi della sua stessa maggioranza.
La Presidente del Consiglio, che si vanta tanto e addirittura celebra la longevità del suo Esecutivo, è costretta a ricorrere alla frusta del voto di fiducia, umiliando la sua stessa maggioranza e, con essa, tutto il Parlamento. D'altronde Meloni, in linea con le destre contemporanee, ha fatto di tutto per degradare l'organo legislativo, trasformandolo da assemblea rappresentativa della sovranità popolare e decidente, secondo il dettato costituzionale, in cinghia di trasmissione delle sue scelte, luogo di finzione della democrazia, della mancanza di rispetto delle opposizioni e dei compromessi al ribasso. Cosa è stato quindi l'iter di questa PDL, se non un continuo intrallazzo per cercare di accontentare i partiti che, nel segreto del voto in prima lettura alla Camera dei deputati, avevano affossato la riforma? E il coinvolgimento delle minoranze? Assolutamente assente. Un'indecente chiusura rispetto a revisioni di regole che riguardano tutto il Parlamento.
A qualche mese - non sappiamo nemmeno quanti - dalle elezioni politiche, cosa fa il Governo longevo e la sua Presidente, tanto amica dei regimi illiberali e autoritari? Propone una riforma elettorale confezionata su misura per sé, per tentare spasmodicamente di mantenere il potere che le è stato consegnato , ma che ritiene le appartenga per grazia ricevuta. Se lo vuole tenere stretto, come il bambino che si porta via la palla perché le regole del gioco non gli piacciono più. Poi racconta che lo fa per garantire la stabilità del Paese: ma che generosa, pensa al Paese! Dopo quattro anni della sua cura, l'Italia vede aggravati tutti i problemi, tutte le sofferenze che i Governi immediatamente precedenti, dopo avere superato la tragedia della pandemia, avevano affrontato con molta più serietà e costrutto, ottenendo finanziamenti europei per il PNRR per oltre 200 miliardi, senza i quali il Paese verserebbe ora in una vera e propria recessione. Se pensasse al Paese avrebbe a cuore i problemi concreti delle cittadine e dei cittadini: gli stipendi e i salari fermi al palo, le bollette in aumento, gli affitti arrivati alle stelle, l'inflazione, l'evasione fiscale, disoccupazione, precarietà, soprattutto di donne e giovani, crisi climatica ed energetica, il collasso del servizio sanitario pubblico, popolazione che invecchia e si infragilisce senza sostegno, il sistema scolastico e universitario sottofinanziato, e potrei continuare.
Inoltre, con la legge elettorale cerca di fare rientrare dalla finestra ciò che era stata costretta a far uscire dalla porta: il premierato. Dopo avere subito la bocciatura sonora della riforma della giustizia da parte dei 15 milioni di elettori ed elettrici referendari, il rischio di ripetere la dolorosa esperienza di un ulteriore scacco l'ha costretta a una veloce e mai motivata retromarcia. E con l'articolo 1, comma 6, introduce l'obbligo per i partiti e i gruppi politici di indicare nel programma elettorale il nominativo del proprio candidato alla Presidenza del Consiglio, alla faccia delle competenze del Presidente della Repubblica, come ampiamente illustrato anche oggi. Particolarmente illuminante - si fa per dire - è il legame tra l'indicazione del Premier e il premio di maggioranza esorbitante. previsto per la coalizione che superi il 42 per cento dei voti di entrambe le Camere, pari a 70 seggi della Camera e 35 del Senato, nonostante la Corte costituzionale, con due sentenze, una del 2014 e l'altra del 2017, abbia già messo in guardia dal fare una simile scelta, ricordando che il riparto proporzionale non può essere alterato artificialmente fino a produrre una sovrarappresentazione tale da distorcere il rapporto tra i voti e i seggi, compromettendo l'uguaglianza del voto.
Presidente, per finire, corre l'obbligo, da parte mia e del gruppo AVS che rappresento, di ribadire e di ricordare la scandalosa noncuranza di Meloni, prima Premier della storia della Repubblica, per le sue simili. Ha totalmente ignorato l'esigenza di garantire l'equilibrio tra elette ed eletti e di evitare la sciagura di un'ulteriore mascolinizzazione della rappresentanza parlamentare. Sul versante dei capilista, la soppressione del vincolo 60/40 consente, infatti, che tutte o quasi le posizioni dotate della maggiore possibilità di elezione possano essere attribuite a candidati, a uomini, con il rischio che la percentuale di donne nel prossimo Parlamento sia ancora più bassa dell'attuale, che ricordo essere del 33,6 per cento.
Perciò, Presidente, annuncio il nostro voto convintamente contrario, nella speranza, sì, di andare alle elezioni il prima possibile per evitare che facciate ulteriori danni. La nostra proposta programmatica sarà non solo radicalmente alternativa, ma in sintonia con il bisogno profondo e diffuso di giustizia, di salvaguardia della nostra democrazia e della nostra Carta costituzionale contro ogni vostro rinnovato tentativo di demolirne la forma e la sostanza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Elena Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Presidente, Governo, noi votiamo “no” alla fiducia. E votiamo “no” alla fiducia, perché vogliamo impedire una sciagura per la democrazia italiana, che voi state testardamente portando avanti: quella di cacciare le donne dalle istituzioni. Questo volete fare e lo avete nascosto nelle pieghe delle norme: articolo 1, comma 10, lettera ); articolo 1, comma 8, lettera ). Leggetele, colleghe, le parole che ci sono scritte in questi due articoli, perché c'è chiaramente scritto che i capilista bloccati previsti da questa legge potranno essere costituiti da soli uomini e che le donne che sono presenti nel listone del premio di maggioranza possono essere candidate al secondo posto. Chi vi dice il contrario per rassicurarvi vi sta mentendo.
E qual è l'esito di questa legge? Che noi potremmo avere il prossimo Parlamento italiano composto da soli uomini. Non è uno scenario apocalittico, è uno degli scenari possibili, concretamente possibili, previsti a norma di legge. Immaginatevi, il giorno dopo di un Paese che si sveglia con un Parlamento costituito da soli uomini, quale vergogna e onta nel contesto occidentale e internazionale stiamo aprendo.
È un atto di violenza e di discriminazione fatto sulla testa delle donne da parte dei partiti, perché la storia, quello che è accaduto, è molto semplice. La Presidente Meloni insisteva per inserire le preferenze in questa legge elettorale; in una stanza di , fatta - guarda un po' - da soli uomini, i suoi alleati si sono seduti al tavolo e le hanno detto: bene, noi siamo disponibili a concederti le preferenze, ma tu ci devi lasciare le mani libere di poter candidare solamente uomini nelle posizioni ad elezione sicura. Questa è stata la merce di scambio, esito di un potere veramente machista, ed è per questo che, alla fine, questa legge deve portare il nome di “Macellum”.
Avete tolto l'equilibrio del 40/60 per cento. C'è qui con me il collega Rosato, cui va comunque riconosciuto il merito di aver messo il suo nome sulla legge che ha permesso il maggior numero di donne elette nella storia della nostra Repubblica. Ebbene, Rosato racconta che, anche ai tempi del Rosatellum, non è che sia stato così semplice introdurre per i partiti il principio del 40/60 per cento. Si è dovuto lottare, perché anche lì c'era quel partito trasversale di soli uomini che non accettava il fatto che nei luoghi della rappresentanza si promuovesse una parità di accesso di donne e uomini, come prevede l'articolo 51 della nostra Costituzione. Ecco, oggi quel potere ha vinto. Ha vinto nelle stanze buie di un accordo che viene definito politico e che altro non è che un atto di violenza contro le donne, che le vuole cacciare fuori.
E a chi, colleghe, vi dice “state tranquille, c'è un accordo politico, un impegno politico e noi vi candideremo”, io rispondo: ma davvero, colleghe, siete disponibili oggi, nel 2026, a far sì che la vostra dignità, i vostri diritti e la dignità e i diritti delle donne che verranno dopo di noi, vengano ridati in mano alla benevola concessione di segretari che decidono se candidarci o non candidarci ? Davvero volete affermare il principio che un articolo della Costituzione venga declassato e garantito non già a norma di legge, ma per l'organizzazione e le decisioni interne ai partiti? Davvero, da oggi in poi, le leggi italiane non dovranno più impedire la discriminazione delle donne, perché tanto c'è una buona coscienza collettiva che, comunque, questi diritti li garantirà? È un passo indietro che mai la nostra Repubblica ha fatto in modo così grave e vergognoso.
Si sentono anche tanti altri argomenti, come quello di dire che, in fondo, le donne, quelle brave, ce la fanno. Ah sì? Davvero vogliamo dire, colleghe, che se siamo un terzo in questo Parlamento, un quarto nei consigli regionali, è perché siamo meno brave dei nostri colleghi uomini? C'è chi dice che, in fondo, l'Italia è un Paese maturo, perché ha finalmente una donna alla guida del proprio Governo. Davvero l'Italia è un Paese maturo sulla parità di genere, quando c'è ancora qualcuno che nega che esista il femminicidio, quando c'è ancora la discriminazione che c'è nella presenza delle donne nel mondo del lavoro, quando abbiamo il salariale che abbiamo, ultimi in Europa per il potere femminile finanziario ed economico? Davvero siamo maturi? Ma dove? Dove siamo maturi ?
Avete scritto una legge nella quale la prima donna Presidente del Consiglio può essere anche l'ultima. E allora, colleghe, io mi appello a voi, a voi e agli uomini che hanno ancora nella propria coscienza la responsabilità di garantire, per le proprie figlie e per le donne che verranno, un'Italia che sia migliore. Siamo, purtroppo, nelle vostre mani. Sì, colleghe, siamo nelle vostre mani, perché l'opposizione voterà compatta contro questa legge, questo “Macellum”, questo scempio. Sta a voi decidere da che parte stare della storia e che storia volete consegnare al futuro dell'Italia. Qui non c'è una terza via possibile: o scegliete, nella libera coscienza, di dire “no” a questo scempio, nel solco e nel dovere che ci hanno consegnato le Madri costituenti e, dopo di loro, tutte le donne che hanno seguito l'impegno di promuovere la parità di genere, oppure diventerete complici, colpevoli, di un arretramento del nostro Paese.
Mai prima di oggi è stato possibile, in quest'Aula, un voto di tale violenza e arretramento nei confronti dei diritti delle donne. Provate a pensarci: qual è stato l'altro momento nella storia della Repubblica che, a diritti conquistati dalle donne, ha fatto fare alla Repubblica un passo indietro? Non ce n'è stato uno. Magari ci siamo fermati o soffermati a lungo e non siamo andati avanti con testardaggine e incisività, ma mai c'è stato, prima di oggi, il rischio di un tale arretramento. A voi e alla vostra coscienza spetta oggi prendere la parola e dire: no, noi non ci stiamo. Altrimenti sarete ricordate e ricordati come i colpevoli di uno scempio per la nostra democrazia.
Noi la nostra parte l'abbiamo fatta e ci è anche costata, ma non abbiamo arretrato di un solo passo rispetto all'impegno che ci siamo assunti verso il Paese. Adesso tocca a voi, tocca a voi e al vostro coraggio e alla vostra libera coscienza. Fate la scelta giusta e dite “no” a questa legge, che è la vergogna della democrazia italiana .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, signor Presidente. “Approvare con il voto di fiducia, impedendo al Parlamento di discutere una legge elettorale, sarebbe semplicemente scandaloso. Se questi partiti non hanno neanche i voti dei loro parlamentari e devono mettere il voto di fiducia, perché non si fidano di come voteranno i loro parlamentari, poi vogliono i voti degli italiani?”. : non è Giuseppe Conte, non è Elly Schlein, non è Nicola Fratoianni, non è Angelo Bonelli. È Giorgia Meloni, nel 2017 quando il Governo Gentiloni mise la fiducia sulla legge elettorale. E allora, se non vi fidate dei vostri parlamentari, perché dovrebbero fidarsi di voi gli italiani? Questa è la domanda.
E allora, siccome ci state venendo a chiedere fiducia, ribaltiamola questa domanda: quanta fiducia avete restituito agli italiani, che vi hanno dato fiducia, facendovi vincere le elezioni con una legge che ora volete cambiare, perché dite che non garantisce stabilità, eppure dite di essere il Governo più longevo della storia della Repubblica? Quella fiducia era ben riposta? Dopo quattro anni e alla vigilia delle elezioni - perché, quando avremo approvato questa legge elettorale, finalmente questo Paese finirà di essere ostaggio di questa maggioranza, perché già lo state dicendo che andremo a votare a maggio -, vediamolo. Avevate chiesto la fiducia, dicendo che avreste abolito le accise, dicendo che avreste fatto il blocco navale, dicendo che avreste abbassato le tasse, che l'Italia avrebbe alzato la testa, che era finita la pacchia per i burocrati di Bruxelles, che non avreste più ossequiato le agenzie di e che avreste costruito una identità politica del Paese sulla parola “sovranità”. Poi? Poi vi siete accorti che governare è un'altra cosa, soprattutto in momenti di crisi.
Sono lontani i tempi in cui Giorgia Meloni urlava al Presidente del Consiglio che era un criminale, perché stava chiudendo gli italiani, volendo metterli in salvo da una pandemia . Le accise non sono state abolite - anzi, sono aumentate e, ancora oggi, registriamo un nuovo aumento del prezzo del carburante -, il blocco navale è rimasto uno slogan, la pressione fiscale è al record dal 2014, i salari reali sono ancora sotto il livello del 2021, il debito pubblico, nonostante la vostra austerità e il vostro mito del disavanzo, è aumentato.
E la sovranità? Sulla sovranità l'Italia che non si sarebbe inginocchiata, in realtà poi è diventata l'Italia che prima cerca di capire sulle varie questioni di rilevanza mondiale come la pensa Washington, come la pensa Berlino, come la pensa Bruxelles, finanche come la pensa Tel Aviv, e poi, dopo, decide quale posizione prendere. Avete ipotecato il futuro del Paese, il presente e il futuro dei nostri giovani dicendo “signor sì” alle richieste di Trump di aumentare fino al 5 per cento del PIL la spesa per le armi, per farvi accettare da quel club Lo avete ipotecato, perché stiamo parlando di 500 miliardi di euro in aggiunta sulla spesa per le armi: altro che sovranità!
Avete promesso che il vostro sarebbe stato il Governo soprattutto della legalità - legge, ordine -, salvo poi costringere i vostri parlamentari a scudare Delmastro Delle Vedove, che pare abbia fatto affari con una persona legata ad un clan camorristico. E oggi, non contenti, venite a chiedere le dimissioni dalla Commissione antimafia di Roberto Scarpinato, colui che la mafia l'ha combattuta per davvero, e non avete neanche vergogna ! E allora ci chiedete la fiducia? Noi dovremmo fidarci ancora di voi?
E chiedete la fiducia sul momento più delicato del rapporto tra i cittadini e le istituzioni, cioè il momento del voto. Ebbene, la legge elettorale dovrebbe avere l'obiettivo di garantire che il voto sia libero, consapevole, effettivo - cioè che la volontà popolare corrisponda poi all'assegnazione, alla rappresentatività, alla rappresentanza - e che riavvicini le istituzioni ai cittadini. Ma che cosa fate con questa legge elettorale? Fate esattamente il contrario, perché costruite maggioranze artificiali, cancellate il rischio della vostra sconfitta - questo è l'unico obiettivo - e fingete di introdurre le preferenze, introducendo invece un meccanismo cervellotico di assegnazione dei seggi, sostituendo il flipper della vecchia legge elettorale al Tetris, perché è quello che faranno i segretari di partito. Quindi, i cittadini non capiranno chi sarà effettivamente eletto, cioè dite loro: scegliete chi volete, ma solo dopo che noi abbiamo scelto chi non potete scegliere o chi, nonostante abbia preso un grande numero di preferenze, comunque non sarà eletto. Altro che libertà di scelta nei confronti dei cittadini!
Ma non basta, perché voi, non contenti dell'obbrobrio giuridico che avevate creato già alla Camera, usciti dalle riunioni di palazzo, avete reso ancora più difficile presentarsi alle elezioni per coloro che sono fuori dal Palazzo, cioè è praticamente quasi impossibile per una nuova formazione politica presentarsi alle elezioni. Quindi, da una parte c'è la narrazione e dall'altra la realtà: da una parte, raccontate di voler restituire il potere ai cittadini, dall'altra alzate sempre di più le mura intorno a questo Palazzo; questo è quello che state facendo.
E la cosa più grave è che non vi siete limitati a scrivere le regole tra di voi e per voi, ma avete anche deciso che di quelle regole qui dentro non si può più discutere, perché avete paura di quando si discute. E allora perché mettete la fiducia? La mettete perché abbiamo visto, diciamo all'andata, che cosa succede quando i vostri parlamentari si sentono liberi di votare. Il 14 luglio scorso il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con grande coraggio lanciava una sfida: ciascuno ci metta la faccia. Ci hanno messo la faccia, i vostri parlamentari hanno preso una decisione e siete andati sotto - noi abbiamo giustamente esultato, perché è una notizia che il Governo vada sotto in una votazione così importante - e quel giorno voi avete scoperto una cosa terribile per un Governo che vuole controllare tutto, che vuole controllare l'ANAC, che vuole controllare la magistratura, che vuole controllare la Corte dei conti, che vuole perfino controllare l'Istat. Avete scoperto che esiste il Parlamento, un Parlamento che pensa, un Parlamento che vota e un Parlamento che si ribella anche quando le cose proposte da Palazzo Chigi non gli piacciono.
E allora questa fiducia, cari colleghi e care colleghe, non è una prova di forza, non è muscolare, ma è un'estrema prova di debolezza politica. È una prova di paura: paura del Parlamento, paura dei franchi tiratori - oppure dei tiratori scelti, potremmo dire -, paura dei vostri parlamentari. Vedete, c'è infatti una contraddizione enorme nel sostenere di voler restituire libertà di scelta agli elettori, mentre negate questa libertà ai vostri parlamentari. E allora lasciate che loro votino gli emendamenti, lasciate che scelgano liberamente, che si sentano liberi di scegliere. Era Giorgia Meloni che lo chiedeva quando era all'opposizione, ora che governa invece non lo consente.
Vorrei però lanciare un messaggio a Giorgia Meloni: cambiare idea è legittimo, ci sta, è nelle cose, soprattutto quando si hanno ruoli di responsabilità, ma bisogna avere l'onestà intellettuale di dirlo: quando ero in opposizione, pensavo che mettere la fiducia sulla legge elettorale fosse scandaloso; ora che sono Presidente del Consiglio e che governo, penso che invece in alcune circostanze sia giusto . Lo dica, perché potrebbe essere politicamente discutibile, sicuramente attirerà delle critiche politiche, però sarebbe inesorabilmente e intellettualmente onesto. E invece no, siamo sempre alle solite: se altri mettono la fiducia sulla legge elettorale è uno scandalo, se lo fate voi è responsabilità; se altri mettono la fiducia, imbavagliano il Parlamento, se lo fate voi garantite governabilità; se gli altri cambiano la legge a fine legislatura truccano le regole del gioco, se lo fate voi garantite stabilità.
E allora - concludo, Presidente - le regole democratiche sono le regole che valgono soprattutto quando potrebbero convenire meno, perché la legge elettorale non è della maggioranza, ma è quella legge che serve ai cittadini per dire chi sarà maggioranza e chi sarà opposizione. Quindi, ritorno alla domanda originaria…
VITTORIA BALDINO(M5S). …se questi partiti non hanno neanche i voti dei loro parlamentari e devono mettere il voto di fiducia, perché non si fidano di come voteranno i loro parlamentari, poi vogliono i voti degli italiani? Niente da aggiungere, Presidente. Noi non ci fidiamo di voi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Nazario Pagano. Ne ha facoltà.
NAZARIO PAGANO(FI-PPE). Onorevoli colleghi, intervengo a nome del gruppo di Forza Italia sulla questione di fiducia posta sull'articolo 1. Lo faccio anche nella consapevolezza del mio ruolo di Presidente della I Commissione affari costituzionali e anche di relatore.
Ritengo però necessario, prima di discutere e di parlare dell'articolo 1, tirare un po' le fila di un discorso che riguarda l'impianto dell'intera riforma elettorale. La proposta di legge in esame, infatti, è una vera e propria riforma di sistema, che intende ricostruire il rapporto tra governanti e governati, nel quadro ovviamente di una democrazia moderna, perché è questo che intendiamo fare noi con questa riforma. Intende, questa riforma, valorizzare al massimo il momento elettorale, dunque l'elettore stesso e il potere decisionale che la Costituzione gli assegna. Intende, questa riforma, massimizzare le conseguenze della scelta elettorale, che non sono più limitate solo alla scelta dei rappresentanti in Parlamento, ma coinvolgono anche la scelta in ordine alla maggioranza parlamentare, al Governo e anche al Presidente del Consiglio dei ministri. Questo è ciò che interessa agli elettori nel 2026: contribuire a decidere delle sorti del proprio Paese.
Non ci si può lamentare della crisi della democrazia, non ci si può lamentare, come avviene, dell'astensionismo crescente e poi non comprendere che, per contrastare questi fenomeni gravi e profondamente moderni, è necessario farlo con gli strumenti della modernità, con strumenti che possono tenere il passo rispetto alla velocità dei fenomeni della comunicazione di oggi, alla velocità con cui vengono prese le decisioni internazionali, alle quali l'Italia, il nostro Paese, deve essere in grado di reagire con prontezza. Ebbene, questa riforma consente al popolo italiano di decidere l'indirizzo politico del Paese in modo molto più chiaro e netto di quanto non possa fare, invece, un sistema proporzionale puro o un maggioritario di collegio che, conoscendo i rapporti di forza elettorali nel territorio italiano, non può che produrre una situazione di stallo.
Questa riforma non ambisce solo a far questo, ambisce anche a farlo seriamente. Il premio di maggioranza che essa assegna a chi arriva primo è rigorosamente rispettoso dei dettami della giurisprudenza costituzionale: è assegnato solo a chi ottiene almeno il 42 per cento dei voti; assegna al massimo il 55 per cento dei seggi; assegna una quota minima garantita di seggi all'opposizione parlamentare; garantisce che non possano esservi esiti contrapposti fra le due Camere; assicura il pluralismo politico anche all'interno della coalizione vincente, perché prevede soglie di sbarramento basse. Ecco, tiene conto anche della riduzione del numero dei parlamentari, perché - voglio ricordarlo - il sistema vigente, il cosiddetto Rosatellum, con la complessa articolazione di collegi e di circoscrizioni non assicura un collegamento adeguato fra gli eletti, oggi 600, e gli elettori e l'esperienza della XVIII legislatura ha mostrato il rischio di uno stallo e della difficoltà di formare maggioranze coerenti. È stato sostenuto che il superamento dei collegi uninominali indebolisca la rappresentatività, ma voglio ricordare che il Rosatellum - che era stato pensato per 630 deputati e 315 senatori -, dopo la riduzione dei parlamentari, ha dei collegi che sono diventati territorialmente molto estesi, in pratica sono enormi e quindi la rappresentanza dei territori, di fatto, non è più la stessa.
In una parola, questa riforma, al contrario di quanto viene affermato dai gruppi di opposizione, cerca di rafforzare la democrazia piuttosto che indebolirla. E dire che questa riforma non assicura un vincitore, perché se nessuno prende il 42 per cento, il riparto è interamente proporzionale, conferma la serietà del sistema di cui parliamo. Se nessuno ha il 42 per cento è giusto che non ci sia un premio di maggioranza e che gli accordi si facciano in Parlamento, come si è sempre fatto. Se invece il 42 per cento viene raggiunto, è giusto dare l'opportunità, a chi lo ha ottenuto, di poter governare e di poterlo fare anche in modo tale che il Paese non abbia tentennamenti: a chiunque esso sia - si badi -, perché di tutte le critiche che si sentono, quella più incredibile e grottesca è quella secondo la quale il centrodestra starebbe facendo una legge a suo uso e consumo, in un momento in cui invece, guarda caso, i sondaggi forse dichiarano l'esatto contrario. Questa riforma aumenterà la capacità del sistema istituzionale di rispondere alle esigenze dei cittadini, aumenterà la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni ed aumenterà, ovviamente, anche la partecipazione politica.
Venendo quindi alla questione della scelta degli eletti e cioè della riforma che è stata introdotta dall'altro ramo del Parlamento, in Senato, le polemiche delle opposizioni sono a dir poco pretestuose. Il sistema che stiamo votando reintroduce le preferenze, al contrario che in passato - pensate che era dal 1993 che non si votava col voto di preferenza -, seppure temperandole con il capolista bloccato. Anche qui, però, la parola chiave è serietà: è necessario operare un bilanciamento tra il diritto degli elettori di selezionare i propri rappresentanti e il diritto dei partiti di assicurare la disciplina dei propri gruppi parlamentari, altrimenti la stabilità, che si cerca di ottenere tramite il premio, rischia di essere vanificata dalla frammentazione interna ai partiti. Quindi, è un giusto equilibrio tra il ruolo che ricoprono i cittadini e quello che ricoprono i partiti, che - si badi bene - sono inseriti nel nostro sistema costituzionale. Con il sistema proposto, il numero degli eletti a preferenza potrebbe facilmente arrivare fino alla metà del totale, se si considera l'impatto che su tale valore avrà l'uso delle pluricandidature. È difficile sostenere che questo non sia un significativo passo in avanti rispetto alla situazione attuale nella quale gli eletti a preferenza, di fatto, non esistono per niente. Quindi, tutta la polemica che riguarda questo sistema di scelta è veramente pretestuosa e incomprensibile.
Il percorso parlamentare - voglio poi ricordarlo - è stato ampio, approfondito in prima lettura e la Commissione ha dedicato alle proposte abbinate oltre quaranta sedute. Voglio dirlo orgogliosamente da presidente della Commissione affari costituzionali : sono state ventitré giornate, oltre sessantasette ore di discussione. Sono stati ascoltati - pensate - oltre sessanta esperti di diritto costituzionale e di materia elettorale. Dopo le audizioni, i relatori hanno presentato un nuovo testo e ciò vuol dire che hanno ascoltato molte delle indicazioni e dei suggerimenti che ci sono stati nel corso del dibattito parlamentare e si è svolto, dopo di questo, un ulteriore ciclo di ascolti. All'esame degli emendamenti sono state dedicate - pensate - oltre trenta ore. Molte proposte delle opposizioni sono state accantonate per consentire ulteriori approfondimenti e modifiche che sono poi state in parte accolte, non soltanto di maggioranza.
Dopo gli interventi del Senato sulle modalità di voto, sulle liste, sulla rappresentanza di genere, sulla presentazione delle candidature e sul calcolo delle cifre elettorali, la Camera ha svolto in terza lettura un nuovo esame in sede referente. Si sono tenute audizioni anche dopo la seconda lettura in Senato e, per tre giorni, oltre dieci ore di confronto sugli emendamenti presentati dai gruppi di opposizione. Le accuse pertanto di superficialità e di eccessiva rapidità non rendono giustizia, sono false e questo lavoro lo dimostra e i dati lo documentano.
Sono convinto che la legge, rispettando la volontà della maggioranza emersa dal voto e tenendo insieme rappresentanza e governabilità, possa restituire fiducia ai cittadini nel processo democratico e nelle istituzioni. Un esito chiaro aiuta il Paese a evitare alchimie, negoziati infiniti e accordi instabili.
Ringrazio pertanto, e concludo, caro Presidente, con sincera gratitudine, gli altri relatori che con me hanno condiviso questo ruolo, tutti i componenti della Commissione affari costituzionali, sia di maggioranza che di opposizione, voglio dirlo perché vi è stato un dibattito e un confronto sereno e democratico. Fatemi ringraziare anche il Ministro Casellati, che è qui con noi oggi in Aula, perché ha dato un contributo sia in prima che in seconda lettura e merita un applauso, perché ha contribuito con la sua presenza a dare davvero onore a quel ruolo che ricopre . Quindi grazie, caro Ministro. Ringrazio infine il Segretario generale e tutte le funzionarie e i funzionari della Camera, che hanno sostenuto questo lavoro complesso sia sul piano procedurale che nel merito.
Per queste ragioni, cari colleghi, annuncio, a nome del gruppo di Forza Italia, il voto favorevole sulla questione di fiducia posta sull'articolo 1 .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea Barabotti. Ne ha facoltà.
ANDREA BARABOTTI(LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, onorevoli colleghi, difendere la democrazia al tempo di oggi non significa soltanto difenderne astrattamente i valori o i principi. Le democrazie occidentali competono con autocrazia e dittature che garantiscono sì poche libertà, ma decidono velocemente, pianificano in modo lungimirante e difendono con determinazione i propri interessi. E mentre fuori questa competizione si fa sempre più feroce, dentro la nostra società cresce la sfiducia e la rabbia. Da una parte ci sono i parassiti che pretendono tutti i diritti e non vogliono sentir parlare di doveri, sono determinati a sfruttare lo Stato come una mucca da mungere fino allo stremo e spesso questi signori sono proprio gli ultimi arrivati; dall'altra parte ci sono i cittadini perbene, che fino in fondo osservano i doveri, ma che sempre più spesso sentono di non riuscire a far valere i propri diritti. Oggi, difendere la nostra libertà e le nostre democrazie significa dimostrare al mondo e anche ai nostri cittadini perbene che possiamo essere liberi, ma al tempo stesso rigorosi nel far rispettare le leggi. Possiamo essere pluralisti, ma al tempo stesso andare decisi verso le scelte che dobbiamo compiere. Oggi, per difendere la nostra democrazia dobbiamo dimostrare di saper guardare alle future generazioni e non soltanto alle prossime elezioni, perché quando le regole diventano paralisi, quando il pluralismo diventa instabilità e quando il confronto diventa incapacità di decidere, la democrazia diventa più debole.
Signor Presidente, per anni in Italia abbiamo parlato di stabilità e lo abbiamo sempre fatto coniugando questo termine sul campo economico: la stabilità finanziaria, la stabilità dei conti.
Ma con questo Governo, a partire dal 2022, abbiamo iniziato a parlare e a rivalutare la cosa fondamentale e più importante, che è la stabilità politica . Dopo anni di Governi tecnici, larghe intese, “Governi Frankenstein” che abbiamo, anzi, che avete costruito nei palazzi. E il merito, guardate, non è soltanto dei del centrodestra, non è soltanto dei parlamentari che siedono qua a Montecitorio. Più che di merito mi piace parlare di vincolo, e questo vincolo sta nel mandato che abbiamo ricevuto dagli italiani.
Questo Governo non nasce da alchimie parlamentari o da giochi di palazzo; è nato a partire da un progetto politico che abbiamo presentato alle elezioni e che ha avuto la fiducia dei cittadini, e oggi chi ha la responsabilità di governare lo fa sapendo a chi deve rispondere e rispetto a quali impegni deve rispondere. È questo che, con questa riforma elettorale, vogliamo rendere strutturale: trasformare la stabilità politica da circostanza provvidenziale, se vogliamo, a una propensione di sistema. Non per la destra, non contro la sinistra, ma per l'Italia.
Davanti a tempi nuovi servono regole nuove anche a disciplinare la competizione democratica, e noi lo stiamo facendo rendendo la nostra democrazia più trasparente e spostando il potere dalle stanze dei bottoni e dalle segreterie di partito nella cabina elettorale e nelle mani dei cittadini. Ecco la verità, cari colleghi, ecco che cosa vi spaventa di questa legge elettorale. Vi spaventa l'idea di dover costruire una coalizione con un programma chiaro prima del voto, da sottoporre ai cittadini; vi spaventa la necessità di individuare il da proporre ai cittadini come candidato di punta della vostra coalizione. In definitiva, ciò che vi spaventa è la necessità, per andare al Governo, di vincere le elezioni.
Perché dal 2022, guardando ai 10 anni precedenti, la sinistra ha preso parte a ben cinque Governi, per 8 anni di durata, e lo ha fatto senza mai vincere le elezioni. Ma veniamo a un altro aspetto innovativo e molto contestato di questa legge elettorale. Lo voglio fare, Presidente, senza perdere la pazienza, perché da questo tema emergono tutte le contraddizioni della sinistra. A farci la lezione su come, quando e perché avremmo dovuto reintrodurre le preferenze nella legge elettorale ci pensa quella stessa sinistra che votò il Rosatellum, che le preferenze non le prevedeva affatto.
Oggi, belli candidi, venite a spiegarci che diamo troppo poco potere agli elettori. Ma che fine ha fatto la vostra memoria? Voi vi autodefinite “sinistra progressista”, ma voi siete la “sinistra smemorina”, come la fata di Cenerentola, con la memoria corta rispetto al passato e con la bacchetta magica per quanto riguarda il futuro. Parliamo di bollo auto? Benissimo, noi cominciamo ad abolirlo. Lo facciamo per milioni di italiani, per voi non è sufficiente. E allora “Bibbidi-bobbidi-bu e il bollo non c'è più” .
Vi siete dimenticati però che dal 1998, a parte le battute, per i successivi 20 anni, quattro Governi a cui avete preso parte questo bollo lo hanno alzato non una, due o tre volte, ma ben quattro volte. Parliamo di salari? Noi abbiamo rafforzato la contrattazione collettiva, siamo andati verso il rinnovo di molti contratti nazionali, abbiamo investito sui rinnovi, abbiamo tagliato il cuneo fiscale - il taglio del cuneo fiscale più importante degli ultimi decenni -, e voi, invece, parlate come se il lavoro povero fosse un problema che affligge questo Paese dal 2022 ad oggi. E anche su questo “Bibbidi-bobbidi-bu” , ecco fatto: reddito di cittadinanza, salario minimo, sussidi e soldi per tutti. Con quali risorse?
PRESIDENTE. Colleghi Siamo in Parlamento!!
ANDREA BARABOTTI(LEGA). Non capisco perché si agitano, a me piacciono i film della Disney.
PRESIDENTE. Non si preoccupi, lei proceda con il suo ragionamento, la ascoltiamo. Chi vuole ascoltare, ascolta.
ANDREA BARABOTTI(LEGA). E anche su questo, reddito di cittadinanza, salario minimo, sussidi e soldi per tutti, salvo spiegare con quali risorse e a spese di chi. Sulla casa? Stessa storia. Con il Piano casa voluto dal Ministro Salvini recuperiamo alloggi inutilizzati, investiamo in sociale, aumentiamo l'offerta, facciamo lavorare insieme pubblico e privato per mettere a disposizione degli italiani, nei prossimi anni, oltre 100.000 alloggi.
E voi? E voi anche su questo “Bibbidi-bobbidi-bu”. Anzi, no. No, no, su questo non ha funzionato la magia della sinistra (. Perché in Italia hanno la Salis, che le case le occupa, e in Spagna, sulle politiche per la casa, il loro paladino progressista a casa ci è andato A casa ci è andato, perché voleva mettere le mani sulla proprietà privata. Questo siete voi!
ANDREA BARABOTTI(LEGA). E allora, Presidente, potrei continuare con la crisi dei carburanti, con la sanità, con l'immigrazione, con la sicurezza, ma il metodo di questa sinistra smemorata è sempre lo stesso: memoria corta rispetto al passato, bacchetta magica sul futuro. Per questo, Presidente, riteniamo che il Campo largo possa benissimo risparmiarsi le liti sulle primarie, perché la vostra non è una proposta politica; la vostra è una televendita miracolosa dove tutto è possibile, i soldi non finiscono mai e nessuno deve mai spiegare chi paga.
Il è praticamente già fatto, lo avete fatto qualche settimana fa al Campidoglio, credete a noi. La candidata perfetta l'avete recentemente ospitata e premiata al Campidoglio e si chiama Wanna Marchi “Campo largo per Wanna Marchi Presidente”, vi offro anche lo slogan, oltre che il candidato.
Noi invece rimaniamo umili (, la bacchetta magica non ce l'abbiamo, ma abbiamo la responsabilità di governare, quella sì, e perfino la responsabilità di offrire al nostro Paese la stabilità politica che servirà negli anni a venire. Signor Presidente, vado a concludere, perché, in definitiva, la nostra legge elettorale stabilisce alcune cose molto semplici: le coalizioni, i programmi, le proposte politiche si costruiscono prima del voto, per evitare che chi è avversario sulla scheda elettorale, come è successo in passato, si ritrovi all'interno dello stesso Governo (.
E sbaglia chi giudica questa riforma con lo sguardo rivolto alle prossime elezioni: questa è una riforma che guarda alle prossime generazioni, e ve lo dico con la massima serenità. Schermaglie a parte, se da domani gli italiani vorranno mandarci all'opposizione e affidarsi alle vostre ricette miracolose, ben venga. Saranno loro, però, a deciderlo, perché, al di là delle schermaglie, per noi una cosa vale su tutte: la volontà degli italiani. E per questo motivo voteremo assolutamente a favore della fiducia a questo Governo sull'articolo 1 .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Voteremo “no” convintamente a questa fiducia e vorrei andare subito al punto, perché di parole ne abbiamo sentite molte - alcune anche molto creative, fiabesche, mi viene da dire - dai banchi dell'opposizione. Peccato che la questione di cui stiamo parlando sia una questione maledettamente seria. Perché questa non è soltanto una legge elettorale, è la legge con cui una maggioranza decide oggi le regole con cui domani si formerà il Parlamento. E, proprio per questo motivo, non possiamo considerarla una semplice modifica del sistema di voto.
È una legge che ha una direzione precisa: meno rappresentanza, più concentrazione del potere. Iniziamo dal premio di maggioranza, che altera il rapporto tra i voti ricevuti e i seggi conquistati. La domanda è semplice: se una forza politica o una coalizione non raggiunge la maggioranza dei voti, perché mai dovrebbe ricevere una maggioranza parlamentare abnorme, costruita artificialmente? Una maggioranza può dirsi veramente tale e forte perché ha ottenuto consenso, non perché una legge le attribuisce una quantità sproporzionata di seggi.
Ci dite da 4 anni che il vostro Governo garantisce stabilità. E allora perché avete bisogno di una legge che altera così profondamente il rapporto tra consenso e rappresentanza ?
Vi vantate di essere il Governo più longevo della storia della Repubblica, ma questa stabilità non vi ha consentito di fare niente di quello che avevate promesso e, soprattutto, di cambiare in meglio la vita degli italiani. Inflazione, salari, sanità, politiche industriali, pressione fiscale e costo delle bollette: sono le cifre del vostro fallimento e non vi servirà una legge elettorale costruita su misura per ingannare, di nuovo, il Paese.
C'è, poi, un altro punto. State raccontando agli italiani che state restituendo il diritto di scegliere i loro rappresentanti in Parlamento: una gigantesca presa in giro. E, infatti, lasciate ancora che una parte rilevante delle candidature resti nelle mani dei vertici dei partiti: capilista bloccati e un listone di nomi per il premio di maggioranza, senza alcuna vera riconoscibilità per gli elettori che saranno chiamati a votare, sì, ma non a scegliere.
L'astensionismo nel nostro Paese ha raggiunto livelli che dovrebbero preoccupare tutti noi e, di fronte a questo fenomeno, una legge elettorale dovrebbe fare il contrario di quello che vi apprestate a fare. Dovrebbe ricostruire il rapporto tra eletti ed elettori; dovrebbe restituire ai cittadini la consapevolezza che il loro voto conta, che possono scegliere davvero, che la partecipazione democratica incide sulla composizione delle istituzioni. Ma, se l'elettore percepisce, come percepisce, che il Parlamento è determinato in larga misura dai meccanismi di premio e dalle scelte delle segreterie di partito, il rischio è di alimentare ulteriormente la distanza tra politica e partecipazione.
E questo, guardate, vale ancora di più quando parliamo della rappresentanza delle donne. Anche qui avete consumato un tradimento - l'ennesimo - sulla pelle delle donne . A ottant'anni dal diritto di voto alle donne, l'Italia continua ad avere una rappresentanza femminile del tutto inadeguata e insufficiente. Guardate, già oggi, in questo Parlamento, le donne sono poco più del 30 per cento; nessuna donna in questa Camera guida una delle 14 Commissioni parlamentari; nessuna donna guida uno dei gruppi di maggioranza. Perché sono meno brave? No di certo, lo posso dire con cognizione di causa . Perché gli uomini contribuiscono sempre di più a scegliere gli uomini e con questa legge nel prossimo Parlamento il quadro sarà sicuramente ancora più buio.
Quando vi abbiamo proposto strumenti concreti per garantire una rappresentanza equilibrata nei capilista bloccati avete detto di no e avete raccontato che ci penseranno i segretari dei partiti. Ma sapete bene - soprattutto voi, donne della maggioranza - che non sarà così, ne avete avuto prova molte, molte volte. La parità non si proclama, la parità si costruisce, anche attraverso le regole.
E vogliamo dirlo con chiarezza: questa non è una questione delle donne, è una questione di democrazia, perché una democrazia è più povera, se gran parte delle donne è costretta, per volontà precisa della prima Premier donna di questo Paese, a stare ai margini . Una democrazia nella quale metà della popolazione continua a essere sottorappresentata è una democrazia che non ha ancora completato il suo cammino e che con questa legge elettorale inverte la rotta di marcia e si appresta a fare un pericolosissimo e grave passo indietro.
E poi c'è, forse, il punto ancora più delicato: l'indicazione obbligatoria del candidato alla Presidenza del Consiglio. Rientra dalla finestra il premierato, morto e sepolto sotto i 15 milioni di no del referendum sulla giustizia. Ma una legge elettorale che lega il voto parlamentare alla figura del candidato Premier introduce un'opzione politica precisa, legata alla persona e ipoteca l'autonomia di scelta da parte del Presidente della Repubblica. Tutto questo si inserisce in un quadro più ampio di rafforzamento dell'Esecutivo, a scapito del Parlamento, di riduzione degli spazi di garanzia parlamentare, di indebolimento dell'istituzione più rispettata e apprezzata dai cittadini qual è la Presidenza della Repubblica.
Poi, al Senato, avevate l'occasione di rimediare ad alcuni errori e invece avete aggravato la gravità e le storture di questa legge elettorale; avete consumato un'altra frattura democratica, introducendo la previsione di un numero abnorme di firme per le liste non presenti in Parlamento. Una norma meschina che limita ancora una volta la rappresentanza e umilia la molteplicità dell'offerta elettorale .
E, infine, guardate, la beffa del collegio unico mondiale per gli eletti all'estero: una scelta miope e sbagliata che trasforma milioni di cittadini, di italiani come noi, in tutti i continenti, in un'unica indistinta circoscrizione, cancellando la rappresentanza territoriale. Questa non è semplificazione, anche questa è meno democrazia, perché, in fondo, il punto è proprio questo: voi avete una concezione della democrazia diversa da quella voluta dalla nostra Costituzione. Dopo il fascismo, le Madri e i Padri costituenti hanno costruito un sistema che prevede l'esistenza di pesi e contrappesi; hanno scelto una democrazia nella quale la maggioranza governa, sì, ma non diventa proprietaria delle istituzioni.
Una legge elettorale dovrebbe essere costruita cercando il massimo consenso possibile perché chi oggi è maggioranza domani potrebbe essere opposizione, chi oggi è opposizione domani potrebbe essere maggioranza e le regole devono durare più dei Governi e dei Parlamenti che le approvano. Invece avete chiuso a ogni dialogo vero con le opposizioni, avete respinto proposte che avrebbero rafforzato la libertà di scelta degli elettori e avete deciso, infine, di nascondere le vostre profonde divisioni e il fatto che questa legge elettorale l'avete modificata mille volte per rincorrere il sondaggio del giorno e ora vi trovate intrappolati dalla vostra stessa propaganda e demagogia .
Avete ignorato le criticità espresse da molti, i tentativi di sollevare dubbi della vostra stessa maggioranza, delle donne della vostra maggioranza, arrivando a imporre a questo Parlamento tre voti di fiducia che seguono un percorso parlamentare di discussione di questa legge elettorale che ha mortificato e ridotto ogni tentativo di ricerca di condivisione in Parlamento.
Questo è uno schiaffo al Parlamento, dettato dalla paura di vedere crollare le vostre continue forzature di fronte a quello che dovrebbe essere caro a tutti noi: la libertà e l'autonomia di giudizio dei vostri deputati. Altro che fiducia; una fiducia che non avete, che non avete tra voi e che non avete nei deputati che, tra qualche minuto, schiacceranno quei bottoni segnando davvero una delle pagine più tristi e più buie di questa legislatura.
Ma una democrazia forte non è quella in cui chi vince prende tutto: il punto non è avere un Governo forte, il punto è avere istituzioni forti per reggere anche all'ondata d'urto che sta attraversando il mondo, le nostre società. La democrazia non si protegge dando più potere a chi governa, si protegge garantendo che quel potere abbia dei limiti, che il Parlamento sia rappresentativo e che il pluralismo sia tutelato.
Le istituzioni non sono proprietà della maggioranza, sono la casa di tutti e le regole della democrazia devono essere scritte pensando a tutti. Per questo noi voteremo contro la fiducia che pretendete per una legge che sfida palesemente la Costituzione e quindi sfida l'Italia intera, libera e democratica , quella che noi continueremo a difendere qui e fuori da qui e che presto vi punirà per la vostra arroganza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rossi. Ne ha facoltà.
ANGELO ROSSI(FDI). Grazie, Presidente. Colleghi, in questi mesi siamo tornati molte volte su una domanda semplice: che cosa deve poter sapere un cittadino nel momento in cui vota? Deve poter scegliere i propri rappresentanti, deve conoscere la proposta politica che sta sostenendo e deve sapere quali conseguenze potrà avere il suo voto. È da qui che siamo partiti, perché una legge elettorale, prima ancora di essere un meccanismo tecnico, stabilisce il modo in cui la volontà degli elettori entra nelle istituzioni. La fiducia che siamo chiamati a votare riguarda proprio questo: il rapporto tra il consenso espresso dagli elettori, la loro rappresentanza in Parlamento e la possibilità che da quel voto nasca una maggioranza in grado di governare.
Rappresentanza e governabilità, è questo l'equilibrio che abbiamo cercato: rappresentare il voto e creare le condizioni perché possa tradursi in una maggioranza capace di governare.
È proprio sul consenso che vorrei soffermarmi. In queste settimane abbiamo sentito ripetere che questa legge sarebbe stata costruita dalla maggioranza per garantirsi un vantaggio alle prossime elezioni ma, se avessimo voluto difendere una convenienza, sarebbe bastato lasciare tutto com'era. È singolare sostenere che una maggioranza cambi una legge elettorale per paura del voto proprio quando decide di rinunciare a un sistema dal quale ha ottenuto un vantaggio.
Il sistema elettorale vigente ha prodotto effetti dei quali anche Fratelli d'Italia ha beneficiato: è un sistema nel quale il peso dei collegi uninominali può produrre un'assegnazione dei seggi che non corrisponde pienamente al risultato elettorale. Ne abbiamo beneficiato. Eppure, abbiamo scelto di cambiarlo per una ragione: una legge elettorale non può essere giudicata sulla convenienza di oggi, ma sulla qualità delle regole che lascia per il domani .
Abbiamo scelto un sistema a base proporzionale nel quale il premio di governabilità può scattare soltanto davanti a un consenso preciso e riconoscibile. E qui i numeri sono importanti, perché definiscono i limiti entro i quali quel premio può operare.
Il primo è il 42 per cento: è la soglia che deve essere raggiunta in entrambe le Camere dalla stessa lista o coalizione che ha ottenuto il maggior numero di voti. Il 42 per cento non è un numero accessorio, è il punto nel quale la legge chiede che esista già un consenso ampio prima che possa intervenire il premio. Se questa condizione non c'è, il premio non scatta. Il punto è semplice: il premio non crea il consenso, lo presuppone. Si può contestare il premio naturalmente, più difficile è sostenere che prescinda dal consenso, quando la legge stabilisce esattamente il contrario. Soprattutto, chi lo contesta - come ad esempio il collega Cuperlo - è lo stesso che pochi anni fa scriveva all'allora segretario di partito, Renzi, della necessità di una legge con, apro le virgolette, “un premio di maggioranza che incentivi la governabilità”.
Prima vengono i voti degli elettori, solo dopo e alle condizioni previste dalla legge può intervenire il premio. La sua funzione è trasformare un consenso già significativo in una maggioranza parlamentare capace di governare, non costruire artificialmente un consenso che non esiste.
Ma c'è un secondo limite: anche quando il premio interviene, la legge pone un tetto ai seggi: 220 alla Camera e 113 al Senato, dunque una soglia sotto la quale il premio non può scattare e un tetto oltre il quale non può spingersi.
È dentro questi due confini che abbiamo costruito il correttivo di governabilità ed è qui che entra la giurisprudenza costituzionale. Nel 2014 la Corte ha censurato un premio che poteva attribuire una maggioranza di seggi senza chiedere una soglia minima di voti. Nel 2017, esaminando un sistema diverso, ha invece ritenuto non manifestamente irragionevole la soglia del 40 per cento prevista per il premio al primo turno. La Corte non ha indicato una percentuale obbligatoria, ha indicato un principio: trovare un equilibrio ragionevole tra rappresentatività, eguaglianza del voto e stabilità di governo.
Invocare la Corte è sempre legittimo, meno convincente è attribuirle una regola che non ha mai scritto. È con questo principio che ci siamo misurati ed è qui che si colloca la scelta del 42 per cento, un correttivo ragionevole e proporzionato, capace di tenere insieme rappresentanza e stabilità. Ma la rappresentanza non si esaurisce nel rapporto tra voti e seggi, c'è una domanda più concreta: chi rappresenterà quei voti? Ed è qui che entrano le preferenze.
Su questo siamo stati chiari fin dall'inizio: per noi è prioritario che il cittadino possa scegliere il proprio rappresentante e non è una posizione nata con questa riforma. Già nel 2017, il nostro Presidente, Giorgia Meloni, insieme a Ignazio La Russa, presentò una proposta di legge elettorale che prevedeva espressamente il voto di preferenza e un premio di governabilità.
La differenza tra noi e loro, Presidente, è tutta qui: noi siamo coerenti con le nostre posizioni; invece, importanti esponenti del centrosinistra - quali Orfini, Verducci, Lauricella, Cuperlo, Speranza - hanno riempito gli archivi delle due Camere con proposte di legge e con premi di maggioranza, mentre oggi sono qui a contestare la costituzionalità della nostra proposta.
È una scelta che viene da lontano: restituire agli elettori più spazio nella scelta di chi li rappresenta.
Anche la soluzione che proponiamo ha precedenti chiari: l'Italicum prevedeva un capolista individuato dalla lista e fino a due preferenze per gli altri candidati. Il Rosatellum, che utilizziamo oggi, non consente invece di esprimere preferenze.
La nostra riforma mantiene al partito l'indicazione del capolista, ma consente all'elettore di esprimere fino a tre preferenze per gli altri candidati.
Oggi l'elettore non può esprimere alcuna preferenza, con questa riforma potrà esprimerne fino a tre: non significa scegliere tutti gli eletti, ma certamente avere più scelta di oggi. E se consideriamo anche l'obbligo di candidatura dei candidati nel listino di premio, nelle liste proporzionali, appare evidente che avremo un numero di eletti a preferenze molto maggiore di quello indicato dalle opposizioni.
Per anni ci è stato rimproverato che i cittadini non potessero scegliere abbastanza, oggi che restituiamo loro fino a tre preferenze, scopriamo che anche questo diventerebbe un problema. È una contraddizione che, francamente, faccio fatica a comprendere, Presidente.
Significa anche avvicinare la politica ai territori, facendo sentire gli elettori maggiormente rappresentati e più responsabili nella scelta di chi sarà chiamato a svolgere la funzione di parlamentare. A questo si aggiungono le garanzie sull'equilibrio di genere, l'alternanza nelle liste e le regole previste quando l'elettore esprime più preferenze.
Ma rendere più chiara la scelta dell'elettore significa anche rendere più chiara la proposta politica sul quale è chiamato a pronunciarsi. È questa la logica dell'indicazione della persona proposta per l'incarico di Presidente del Consiglio.
Su questo punto sono state sollevate molte obiezioni, ma la norma è precisa: non eleggiamo direttamente il Presidente del Consiglio; non tocchiamo le prerogative che l'articolo 92 della Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica e non viene meno il libero mandato dei parlamentari, previsto dall'articolo 67.
Dire agli elettori prima del voto chi si propone per guidare il Governo non significa sottrarre poteri al Presidente della Repubblica: significa sottrarre opacità alla proposta politica. Chiediamo alle forze politiche di dire prima del voto chi propongono per guidare il Governo.
Chi si presenta insieme presenta agli elettori una proposta riconoscibile, un programma, una coalizione e una persona proposta per la guida del Governo, prima del voto, non dopo. È questo il senso della chiarezza dell'offerta politica: consentire agli elettori di sapere quale proposta politica stanno scegliendo.
Se chiediamo a qualcuno di concorrere alla rappresentanza nazionale, entra in gioco un altro elemento: il radicamento. In questa logica va letto l'aumento delle sottoscrizioni richieste per la presentazione delle liste, dalle attuali 1.500-2.000 alle 6.000-7.000 firme per collegio plurinominale. È un aumento significativo, ma va rapportato alla dimensione della rappresentanza nella quale si concorre, quella nazionale. Questo è coerente con una legge che prevede un premio di governabilità nazionale. Chi concorre alla rappresentanza del Paese deve dimostrare un radicamento che abbia un respiro nazionale, e non solo localistico.
Ci viene contestato il numero troppo alto di sottoscrizioni, ma lo stesso Partito Democratico nei propri regolamenti per le primarie, come quello per l'elezione del segretario nazionale, prevede un numero di firme proporzionalmente superiore a quello necessario nell'attuale proposta per presentare le liste al Parlamento nazionale; per non parlare delle elezioni dei segretari regionali e dei sindaci a cui il Partito Democratico, per presentare le proprie candidature, chiede anche il 15 per cento delle firme degli aventi diritto al voto. Quindi, il PD contesta a noi un numero di firme che è inferiore all'1 per cento, e poi chiede il 15 per cento degli aventi diritto al voto per candidare i propri sindaci: alla faccia della coerenza!
Non è un criterio estraneo al sistema. Nelle elezioni comunali il numero delle firme cresce con la popolazione: da 25-50 nei comuni da 1.000 a 2.000 abitanti fino a 1.000-1.500 nei comuni con più di un milione di abitanti. Sono competizioni diverse e i numeri non vanno sovrapposti meccanicamente, ma aiutano a mettere nella giusta prospettiva le 6.000-7.000 firme richieste per concorrere alla rappresentanza nazionale.
Non è soltanto un argomento politico. La Corte costituzionale ha riconosciuto nella raccolta delle sottoscrizioni uno strumento per attestare la seria consistenza e un minimo di consenso delle candidature. Non si tratta, quindi, di impedire la partecipazione, ma di chiedere che dietro alla candidatura esista una base reale da rappresentare.
C'è, poi, un'altra critica alla quale credo sia necessario rispondere: quella secondo cui il Parlamento non avrebbe realmente inciso sulla riforma. Il percorso dice il contrario: ci sono state audizioni; c'è stato il confronto in Commissione e in Assemblea; sono stati discussi gli emendamenti; il provvedimento è passato alla Camera e al Senato; e oggi torna alla Camera, modificato su punti importanti. Gli effetti di quel confronto sono nel testo, non sono modifiche marginali. Dimostrano che il confronto parlamentare ha inciso sulla riforma. Si può essere contrari al risultato di quel confronto, ma non si può negare.
Non ignoriamo, invece, ciò che è accaduto in passato, quando leggi elettorali venivano fatte dal Partito Democratico senza discussione degli emendamenti, con la rimozione dei propri componenti non allineati al partito in I Commissione affari costituzionali, con la fiducia fin dalla prima lettura.
È su questo testo che il Governo ha posto la questione di fiducia, sull'articolo 1. La fiducia non cancella ciò che è avvenuto prima, un confronto parlamentare che ha inciso concretamente sul contenuto della riforma. Si può contestare la scelta della fiducia, ma non si può usare la fiducia di oggi per cancellare mesi di confronto parlamentare.
Alla fine, resta una regola semplice: se la soglia prevista dalla legge viene raggiunta…
ANGELO ROSSI(FDI). …alle condizioni stabilite, interviene il premio; altrimenti, il premio non viene attribuito e la distribuzione dei seggi resta proporzionale. Infatti, chi vince là non deve deciderlo la legge: dovranno deciderlo gli elettori.
Per queste ragioni Fratelli d'Italia voterà la fiducia posta dal Governo sull'articolo 1 .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta dal Governo sull'approvazione dell'articolo 1 del provvedimento e relativi allegati nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato, comprensivo dell'.
Ricordo che l'estrazione a sorte del nome del deputato dal quale la chiama avrà inizio è già stata effettuata dalla Presidenza nella seduta di ieri.
La chiama avrà quindi inizio dal deputato Giglio Vigna.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione sulla questione di fiducia.
Indico la votazione per appello nominale sull'articolo 1 del provvedimento e relativi allegati nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato, comprensivo dell' sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Invito i deputati Segretari a procedere alla chiama.
(Segue la chiama).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione dell'articolo 1 del provvedimento e relativi allegati nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato, comprensivo dell', sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia:
Presenti: ……………. 376
Votanti: …………….. 373
Astenuti: ……………. 3
Maggioranza: ………. 187
Hanno risposto : …… 226
Hanno risposto : …... 147
La Camera approva.
Si intendono così respinte tutte le proposte emendative presentate riferite all'articolo 1.
sì:
Albano Lucia
Almici Cristina
Ambrosi Alessia
Amich Enzo
Amorese Alessandro
Andreuzza Giorgia
Antoniozzi Alfredo
Arruzzolo Giovanni
Bagnasco Roberto
Baldelli Antonio
Barabotti Andrea
Barelli Paolo
Battilocchio Alessandro
Battistoni Francesco
Bellomo Davide
Bellucci Maria Teresa
Benigni Stefano
Benvenuti Gostoli Stefano Maria
Benvenuto Alessandro Manuel
Bergamini Deborah
Bicchielli Pino
Bignami Galeazzo
Billi Simone
Bisa Ingrid
Bordonali Simona
Boscaini Maria Paola
Brambilla Michela Vittoria
Bruzzone Francesco
Buonguerrieri Alice
Caiata Salvatore
Calovini Giangiacomo
Candiani Stefano
Cangiano Gerolamo
Cannata Giovanni Luca
Caparvi Virginio
Cappellacci Ugo
Caramanna Gianluca
Caretta Maria Cristina
Carfagna Maria Rosaria
Carloni Mirco
Caroppo Andrea
Carra' Anastasio
Casasco Maurizio
Castiglione Giuseppe
Cattaneo Alessandro
Cattoi Vanessa
Cavandoli Laura
Cavo Ilaria
Cecchetti Fabrizio
Centemero Giulio
Centenaro Giulio
Cerreto Marco
Cesa Lorenzo
Chiesa Paola Maria
Ciaburro Monica
Ciancitto Francesco Maria Salvatore
Ciocchetti Luciano
Cirielli Edmondo
Coin Dimitri
Colombo Beatriz
Colosimo Chiara
Colucci Alessandro
Comaroli Silvana Andreina
Comba Fabrizio
Congedo Saverio
Coppo Marcello
Cortelazzo Piergiorgio
Costa Enrico
Crippa Andrea
Dalla Chiesa Rita
Dara Andrea
D'Attis Mauro
De Bertoldi Andrea
De Corato Riccardo
De Monte Isabella
De Palma Vito
Deidda Salvatore
Delmastro Delle Vedove Andrea
Di Giuseppe Andrea
Di Maggio Grazia
Di Mattina Salvatore Marcello
Di Rubba Alberto
Dondi Daniela
Donzelli Giovanni
Ferrante Tullio
Ferro Wanda
Filini Francesco
Foti Tommaso
Frassinetti Paola
Frassini Rebecca
Freni Federico
Frijia Maria Grazia
Gabellone Antonio Maria
Gardini Elisabetta
Gatta Giandiego
Gava Vannia
Gemmato Marcello
Gentile Andrea
Giaccone Andrea
Giagoni Dario
Giglio Vigna Alessandro
Giordano Antonio
Giorgianni Carmen Letizia
Giovine Silvio
Gori Irene
Gruppioni Naike
Gusmeroli Alberto Luigi
Iaia Dario
Iezzi Igor
Kelany Sara
La Salandra Giandonato
Lampis Gianni
Lancellotta Elisabetta Christiana
Latini Giorgia
Lazzarini Arianna
Leo Maurizio
Loizzo Simona
Longi Eliana
Loperfido Emanuele
Lovecchio Giorgio
Lucaselli Ylenja
Lupi Maurizio
Maccanti Elena
Maccari Carlo
Maerna Novo Umberto
Maffioli Manuela
Maiorano Giovanni
Malagola Lorenzo
Malaguti Mauro
Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo
Mantovani Lucrezia Maria Benedetta
Marchetti Riccardo Augusto
Marchetto Aliprandi Marina
Marrocco Patrizia
Mascaretti Andrea
Maschio Ciro
Matera Mariangela
Matone Simonetta
Matteoni Nicole
Mattia Aldo
Maullu Stefano Giovanni
Mazzetti Erica
Mazzi Gianmarco
Messina Manlio
Michelotti Francesco
Miele Giovanna
Milani Massimo
Minardo Antonino
Molinari Riccardo
Mollicone Federico
Molteni Nicola
Montaruli Augusta
Montemagni Elisa
Morgante Maddalena
Morrone Jacopo
Mule' Giorgio
Mura Francesco
Nevi Raffaele
Nisini Tiziana
Nordio Carlo
Osnato Marco
Ottaviani Nicola
Padovani Marco
Pagano Nazario
Palombi Alessandro
Panizzut Massimiliano
Patriarca Annarita
Pella Roberto
Pellicini Andrea
Perissa Marco
Pichetto Fratin Gilberto
Pietrella Fabio
Pisano Calogero
Pittalis Pietro
Pizzimenti Graziano
Polidori Catia
Polo Barbara
Pretto Erik Umberto
Prisco Emanuele
Pulciani Paolo
Raimondo Carmine Fabio
Rampelli Fabio
Rixi Edoardo
Rizzetto Walter
Roccella Eugenia
Romano Francesco Saverio
Roscani Fabio
Roscioli Fabio
Rossello Cristina
Rossi Angelo
Rossi Fabrizio
Rosso Matteo
Rotelli Mauro
Rotondi Gianfranco
Rubano Francesco Maria
Ruspandini Massimo
Russo Gaetana
Russo Paolo Emilio
Saccani Jotti Gloria
Sala Fabrizio
Sbardella Luca
Schiano Di Visconti Michele
Schifone Marta
Semenzato Martina
Silvestri Rachele
Siracusano Matilde
Sorte Alessandro
Squeri Luca
Tajani Antonio
Tassinari Rosaria
Tenerini Chiara
Testa Guerino
Toccalini Luca
Trancassini Paolo
Traversi Roberto
Tremaglia Andrea
Tremonti Giulio
Urzi' Alessandro
Varchi Maria Carolina
Vietri Imma
Vinci Gianluca
Volpi Andrea
Zinzi Gianpiero
Zoffili Eugenio
Zucconi Riccardo
Zurzolo Immacolata
no:
Aiello Davide
Alifano Enrica
Amato Gaetano
Amendola Vincenzo
Appendino Chiara
Ascani Anna
Ascari Stefania
Auriemma Carmela
Bakkali Ouidad
Baldino Vittoria
Barbagallo Anthony Emanuele
Barzotti Valentina
Benzoni Fabrizio
Bergamini Davide
Berruto Mauro
Bof Gianangelo
Boldrini Laura
Bonafe' Simona
Bonelli Angelo
Bonetti Elena
Bonifazi Francesco
Borrelli Francesco Emilio
Boschi Maria Elena
Braga Chiara
Bruno Raffaele
Cafiero De Raho Federico
Calderone Tommaso Antonino
Cantone Luciano
Cappelletti Enrico
Caramiello Alessandro
Care' Nicola
Carmina Ida
Caso Antonio
Casu Andrea
Ciani Paolo
Colucci Alfonso
Conte Giuseppe
Costa Sergio
Cuperlo Gianni
Curti Augusto
D'Alessio Antonio
D'Alfonso Luciano
De Luca Piero
De Maria Andrea
De Micheli Paola
Del Barba Mauro
Della Vedova Benedetto
Dell'Olio Gianmauro
Di Biase Michela
Di Lauro Carmen
Di Sanzo Christian Diego
Donno Leonardo
Dori Devis
D'Orso Valentina
Evi Eleonora
Faraone Davide
Fassino Piero
Fede Giorgio
Ferrara Antonio
Ferrari Sara
Filippin Rosanna
Fontana Ilaria
Forattini Antonella
Fornaro Federico
Fossi Emiliano
Fratoianni Nicola
Furfaro Marco
Ghio Valentina
Ghirra Francesca
Giachetti Roberto
Gianassi Federico
Girelli Gian Antonio
Giuliano Carla
Gnassi Andrea
Graziano Stefano
Gribaudo Chiara
Grimaldi Marco
Grippo Valentina
Gubitosa Michele
Guerini Lorenzo
Iacono Giovanna
Iaria Antonino
L'Abbate Patty
Lacarra Marco
Lai Silvio
Laus Mauro Antonio Donato
Lomuti Arnaldo
Madia Maria Anna
Magi Riccardo
Malavasi Ilenia
Manes Franco
Manzi Irene
Marattin Luigi
Marino Maria Stefania
Mauri Matteo
Merola Virginio
Morassut Roberto
Morfino Daniela
Orfini Matteo
Orrico Anna Laura
Pandolfo Alberto
Pastorella Giulia
Pavanelli Emma
Pellegrini Marco
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido
Penza Pasqualino
Perantoni Mario
Piccolotti Elisabetta
Pierro Attilio
Porta Fabio
Pozzolo Emanuele
Prestipino Patrizia
Provenzano Giuseppe
Quartapelle Procopio Lia
Quartini Andrea
Ravetto Laura
Ricciardi Marianna
Ricciardi Riccardo
Ricciardi Toni
Richetti Matteo
Roggiani Silvia
Romeo Nadia
Rossi Andrea
Ruffino Daniela
Santillo Agostino
Sarracino Marco
Sasso Rossano
Scarpa Rachele
Scerra Filippo
Schlein Elly
Scotto Arturo
Serracchiani Debora
Silvestri Francesco
Simiani Marco
Sottanelli Giulio Cesare
Soumahoro Aboubakar
Speranza Roberto
Sportiello Gilda
Stefanazzi Claudio Michele
Stumpo Nicola
Tabacci Bruno
Tucci Riccardo
Vaccari Stefano
Viggiano Francesca
Zanella Luana
Zaratti Filiberto
Ziello Edoardo
:
Gebhard Renate
Schullian Manfred
Steger Dieter
:
Giorgetti Giancarlo
Lollobrigida Francesco
Meloni Giorgia
Onori Federica
Orsini Andrea
Rosato Ettore
PRESIDENTE. Sospendo brevemente a questo punto la seduta, al fine di consentire la predisposizione dell'elenco dei deputati in missione per la parte pomeridiana, il cui numero dovrà essere comunicato all'Aula alla ripresa della seduta. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 15.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 78, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta dal Governo sull'articolo 2 del provvedimento e relativo allegato nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato.
Prima di iniziare ad ascoltare gli interventi, saluto le studentesse, gli studenti e le docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Antonio Stradivari” di Cremona, che partecipano oggi alla giornata di formazione a Palazzo Montecitorio e che sono nella tribuna alla mia sinistra. Benvenuti alla Camera dei deputati .
Ha chiesto di parlare il deputato Tommaso Antonino Calderone. Ne ha facoltà.
TOMMASO ANTONINO CALDERONE(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Signori colleghi, anticipo che il gruppo parlamentare che rappresento voterà fermamente no alla questione di fiducia. È un voto che contesta il metodo e il merito.
Sul metodo: cari colleghi, la legge elettorale stabilisce normativamente le regole attraverso le quali il popolo italiano manifesta la propria volontà. Quindi, non vi è dubbio alcuno che sia una delle leggi più importanti e più significative che il Parlamento italiano possa emanare e prima ancora trattare. Ebbene, in maniera inopportuna, ingiusta oserei dire - per non volere trovare altri termini - viene posta la questione di fiducia.
Sulla legge che deve stabilire le regole questo Governo, per la terza volta - perché tra Camera e Senato è la terza volta -, pone in essere un'attività finalizzata a blindare una legge elettorale.
Io credo che basterebbe solo questo per votare no; basterebbe soltanto esaminare con dovuta attenzione la metodologia adottata da questo Governo, che è inaccettabile, anzi è insopportabile, sia dal punto di vista di merito e di metodo sia dal punto di vista politico. Continuate così. Continuate così: gli italiani osservano, gli italiani sono attenti, gli italiani si rendono conto di quali metodi questo Governo adotti per non andare al voto e per blindare - e passo al merito - i segnalati dalle segreterie politiche, perché di questo si tratta.
Anche qui, signori colleghi, si ha l'impressione o, meglio, si coltiva l'illusione - dico più correttamente - che gli italiani siano stupidi, che non si siano avveduti di questo meccanismo truffa, cioè quello del capolista bloccato. Diciamolo agli italiani, diciamolo a chiare lettere, diciamolo senza infingimenti, diciamolo con serietà e con quell'onestà intellettuale che deve caratterizzare un deputato che serve il Paese con onore e disciplina: questa è una legge truffa perché verranno eletti, nominati, i capilista delle segreterie politiche - tante volte, troppe volte e non talune volte - cioè coloro che fanno o farebbero fatica a essere eletti nel proprio condominio, perché senza un voto, senza un voto ! E noi consegniamo al Parlamento italiano uomini e donne senza consenso. Ed è una bella storia quella che sta scrivendo il Parlamento italiano: stiamo consegnando a questa prestigiosissima Aula e a quella del Senato deputati e senatori senza consenso, che magari sono bravi in altre attività, in altre dialettiche, quella di stare vicino al capo del partito, di portargli il caffè, se non la borsa, e dire: “sono qui, sono il tuo…”, non servo, per carità; non usiamo questi termini in Parlamento; neanche lacchè, “sono il tuo amico, non ti tradirò mai”.
No, non va bene. Diciamo la verità ai cittadini italiani, diciamo la verità alla Nazione: non c'entra niente questa legge con le preferenze. Che cosa aveva suggerito il mio partito Futuro Nazionale? Dare la possibilità a tutti gli italiani di scegliere, di votare secondo scienza e coscienza e di avere la minima pretesa di poter mandare al Parlamento la donna o l'uomo che ritenevano più adatto, più meritevole, più capace e più competente. No, assolutamente no.
Vedete, avete fatto una scelta, colleghi della maggioranza, ma seguitela con coerenza, dite la verità. La verità rende liberi. Ditelo che non è una legge sulle preferenze, basata sulle preferenze, dite la verità al popolo italiano, vivaddio. E invece no, avete anche quella sorta, neanche sofisticata, direi quasi rudimentale, arroganza di dire: eh, stiamo cambiando il mondo, abbiamo cambiato il mondo… preferenze. Non è così. È un esercizio dialettico volgare e sorretto da una sorta di mendacio inaccettabile.
Passiamo all'altra argomentazione, ancora più volgare - mi sia consentito - dal punto di vista tecnico-normativo, cioè le pluricandidature. Perché se il raccomandato della segreteria, per ipotesi, non riesce a farsi eleggere nella sua circoscrizione, nel suo collegio, il partito lo deve tutelare. E che cosa fa il partito, sulla scorta di questa legge inaccettabile? Lo candida in due collegi. È così asino o incapace da non essere eletto in due collegi; e che cosa fa questa legge? Colleghi della maggioranza: tre collegi. No, tre non bastano perché è troppo scarso, sebbene è blindato. E allora candidiamolo in quattro collegi; ma no, è così scarso che neanche quattro collegi sono sufficienti. Blindiamolo in cinque collegi.
Ma diciamo la verità al popolo italiano. Ma che legge stiamo votando? La legge per i raccomandati, non la legge per il popolo italiano e del popolo italiano . La legge che non solo blinda il primo, ma lo fa candidare in cinque collegi, in modo tale che quel signorsì possa e debba essere necessariamente eletto. No, non è una bella legge.
Mi avvio alle conclusioni, Presidente.
PRESIDENTE. Siamo già fuori, veda lei.
TOMMASO ANTONINO CALDERONE(MISTO-FNV-F). Lei è sempre molto severo con me.
PRESIDENTE. Severo ma giusto. Veda lei.
TOMMASO ANTONINO CALDERONE(MISTO-FNV-F). Sempre giusto, ci mancherebbe altro.
Concludo con l'alternanza di genere. Beh, quest'altro infingimento, quest'altro tentativo di truffa. Non esiste l'alternanza di genere. Il mio partito ha le idee chiare, perché il mio partito ritiene che debbano andare in Parlamento le donne e gli uomini più bravi, quelli con il consenso, non col recinto, col perimetro. Però qui non avete fatto neanche questo. Avete, come dire, camuffato questa norma, dicendo che è stata esaltata l'alternanza di genere e non è vero.
Quindi, da ogni punto di vista… e vorrei parlare delle firme, della raccolta delle firme, vorrei parlare anche - e concludo veramente, era il mio intervento sull'articolo 2 - degli altri 35 nominati. Cari colleghi, siccome non sono sufficienti quelli blindati come capilista, noi ne aggiungiamo altri 35, al 42 per cento - ricorderete la Corte costituzionale che sanzionò il 35 -, li blindiamo, li mandiamo in Parlamento, così la strada è libera.
No, non ci siamo. Futuro Nazionale è presente unicamente a difesa dei cittadini italiani, signori colleghi, ed è per questo, con orgoglio e con fermezza, che vota “no” a questa questione di fiducia .
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, salutiamo gli studenti della Facoltà di giurisprudenza dell'Università di Siena, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Li ringraziamo per questo e diamo loro il benvenuto alla Camera dei deputati .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Saverio Romano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, onorevoli colleghi, stiamo per votare la fiducia, nello specifico sull'articolo 2 della legge riguardante l'elezione al Senato, che finalmente prova a tenere insieme tre cose; tre cose che spesso nel passato abbiamo contrapposto: la rappresentanza, la responsabilità e la governabilità. Contrapposto perché si sono susseguite leggi, in passato, che garantivano la rappresentanza, ma non la governabilità; da ultimo, leggi che potevano garantire la governabilità, non sempre, ma nemmeno la rappresentanza. E, in questo, tutte e due non garantivano la responsabilità, cioè quell'elemento che fa sì che un partito, una coalizione, si presenti dinanzi agli elettori dicendo cosa vuole fare ed essere apprezzato, o meno, dagli elettori, ma gli elettori sanno, all'indomani del voto, se quella coalizione potrà governare o no il Paese.
Facendo un passo indietro, dovremmo chiedere a noi stessi: che effetto deve produrre una legge elettorale all'indomani del voto? Una legge elettorale non si giudica soltanto chiedendosi “quanti voti e quanti seggi prenderà il mio partito”; si giudica chiedendosi se, la mattina del voto, il cittadino può riconoscere nel Parlamento la propria scelta nel Governo e nella responsabilità di quella scelta.
La legge parte dalla proporzionalità, perché assegna alla proporzionalità la distribuzione dei seggi. Ma non si ferma alla proporzionalità, perché un sistema puramente proporzionale può rappresentare bene il Paese ma, allo stesso tempo, rendere difficile individuare una maggioranza capace di assumersi la responsabilità di Governo.
La risposta dell'articolo 2 è proprio il premio condizionato: il premio non decide chi deve governare, ma interviene quando gli italiani hanno già deciso e gli garantisce di governare in maniera stabile. Sarà proprio chi con forza essi hanno voluto. E non ci saranno possibilità di Governo e alleanze contronatura, alternative, perché prima viene il voto e poi il Governo; poi, soltanto se quel voto esprime determinate condizioni, può intervenire il correttivo.
L'articolo 2 incide proprio sulla dinamica dell'elezione al Senato, perché non basta ottenere soltanto in uno dei due rami del Parlamento il 42 per cento per avere quel premio che garantisce la governabilità, ma, proprio per evitare che ci siano maggioranze contrapposte, una diversa dall'altra, tra Camera e Senato, questo 42 per cento deve essere realizzato sia alla Camera sia al Senato.
Quindi, questa non è una legge che dice: “chi arriva primo prende tutto”. È una legge che dice: “chi vuole governare deve dimostrare di avere consenso largo, consenso omogeneo, consenso riconoscibile. Il premio, in parole povere, accompagna una maggioranza quando già c'è, non ne premia una non votata dagli italiani.
Se chi governa non è chiaramente riconducibile al voto degli elettori, diventa difficile attribuire responsabilità; se il Governo funziona, nessuno sa veramente a chi attribuirne il merito; se fallisci, tutti possono scaricare la responsabilità sugli altri. La governabilità non è un regalo alla politica, è un diritto degli elettori, il diritto di sapere a chi hanno dato mandato a giudicare, a chi hanno dato mandato a governare, e il diritto dopo di giudicarlo.
Ogni stagione politica ha costruito la legge elettorale che riteneva la più adatta. Oggi abbiamo il dovere di costruire una legge che non sia adatta a noi, ma che sia adatta all'Italia di oggi.
Io ricordo, ahimè, per il lungo tempo trascorso in quest'Aula che chi oggi critica questa legge elettorale in passato sperava, auspicava, chiedeva ci fosse una legge elettorale per eleggere il cosiddetto “sindaco d'Italia”: è quello che stiamo facendo, dando la possibilità a tutti i partiti di essere rappresentati.
Il recupero del cosiddetto “miglior sottosoglia” serve anche a questo dentro la coalizione: a dare la possibilità anche a chi non riesce a superare la soglia di sbarramento di poter comunque rappresentare una tribuna in questo Parlamento. A questo sistema largamente proporzionale si accompagna la possibilità di scegliere, perché indicato dalle coalizioni, chi dovrà governare il Paese.
I cittadini quindi sceglieranno il proprio partito di riferimento e, allo stesso tempo, una coalizione alla quale danno la fiducia per poter governare; l'indomani chi supererà il 42 per cento alla Camera e al Senato potrà tranquillamente formare il Governo assumendosi la responsabilità, perché noi abbiamo sperimentato il maggioritario, abbiamo sperimentato il proporzionale, abbiamo sperimentato sistemi misti, ma oggi scegliamo di partire dalla rappresentanza, e cioè di costruire sopra quella rappresentanza un Governo di responsabilità.
Una legge elettorale seria non è quella che garantisce la vittoria a chi la scrive.
Molti hanno criticato il fatto che il Governo si è impegnato su questa legge elettorale, anche mettendo la fiducia, perché ritengono che sia fatta ad uso del Governo stesso: non è così, perché questa è una legge che consente alle coalizioni di confrontarsi liberamente, e chi supererà la soglia del 42 per cento governerà il Paese. È un vantaggio per la democrazia, né per il Governo né per l'opposizione, né per la maggioranza né per la minoranza.
Quindi, noi votiamo perché chi riceve il consenso abbia la possibilità di assumersi la responsabilità, e perché chi si assume quella responsabilità sappia che alla fine della legislatura sarà ancora il cittadino a giudicarlo.
Non votiamo soltanto una norma sul modo in cui saranno distribuiti i seggi: votiamo il principio secondo cui il voto degli italiani deve poter diventare una scelta politica riconoscibile. Noi oggi diamo finalmente alle responsabilità una forma istituzionale.
Lo so, molti diranno: ma non è una legge perfetta, che può ricevere il consenso di tutti. È così, e vi chiedo di considerarla per quello che è, vale a dire un tentativo molto serio di restituire un rapporto più chiaro tra il voto, il Parlamento e il Governo. Una democrazia, infatti, non è più forte quando rende tutto più complicato, è più forte quando il cittadino può capire cosa ha scelto, chi ha ricevuto quella scelta e chi dovrà risponderne.
Io credo che sia questo il punto dal quale ripartire: dalla dignità che diamo al voto degli italiani, dalla responsabilità della politica e dalla possibilità per chi riceve la fiducia degli italiani di governare e, poi, di essere giudicato dagli italiani.
Per queste ragioni il gruppo Noi Moderati voterà la fiducia sia sull'articolo 2 e seguenti, sia, conclusivamente, sulla proposta di legge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signora Ministra, questo è il Paese che cambia la legge elettorale come se fosse una camicia, a seconda della moda e della convenienza.
In questi ultimi vent'anni è stata modificata quattro volte, questa è la quinta: nel 1993 il Mattarellum, nel 2005 il Porcellum, l'Italicum non ha fatto neanche in tempo ad esercitare la sua funzione, perché fu bocciato prima dalla Corte, il Rosatellum e, adesso, questa nuova proposta di legge.
Faccio presente che in tutti i Paesi del mondo e nei Paesi d'Europa la legge elettorale si cambia in modo generazionale. La legge elettorale americana è vigente dalla rivoluzione americana; la legge elettorale inglese vige dal 1800 e rotti; la legge francese dagli anni Cinquanta; la legge elettorale in Germania da dopo la guerra; la legge elettorale in Spagna da quando è finito il franchismo. In Italia noi la cambiamo, appunto, come una camicia sporca. Credo che questo sia un vero della democrazia italiana, perché non si può cambiare la legge a convenienza della maggioranza che sta governando, esattamente come voi state facendo .
Doveva essere questa, signora Ministra, la legislatura delle riforme. L'avete annunciato in pompa magna all'insediamento di questo Governo, all'alba di questo Governo. Delle grandi riforme, che dovevano stravolgere la Costituzione, non siete riusciti a fare nulla: l'autonomia differenziata è stata bloccata dalla Corte; il tentativo di fare il premierato è naufragato - lei lo sa bene, Ministro -, perché quel progetto di riforma giace in un cassetto nascosto del Senato e lì è morto; e poi la riforma della giustizia vi è stata bocciata dai cittadini e dalle cittadine italiane.
Voi avete paura dei cittadini! Voi avete paura della democrazia! Questo nasconde l'ennesimo tentativo di fare una legge che non garantisce rappresentanza e che deve svolgere soltanto la funzione di tutelare gli interessi della maggioranza, ma non di tutta la maggioranza, soltanto della parte di Fratelli d'Italia. Guardate, avete cercato di spaventare i deputati della Lega e di Forza Italia dicendo: guardate che, se non votate la fiducia, se non votate la legge, noi andremo a votare subito; invece, se voi voterete la legge, potrete stare in carica fino a ottobre 2027.
Le bugie hanno le gambe corte. Proprio ieri, infatti, Malan, capogruppo di Fratelli d'Italia al Senato, non l'ultimo arrivato, ha detto: guardate che, comunque, per quanto tardi si voti, si voterà a maggio. Allora, vi si sta chiedendo tutto questo sacrificio di votare una legge indigeribile per darvi altri due mesi di legislatura! Due mesi di legislatura! Non si voterà a marzo, ma al massimo a maggio.
Io credo che questo mercimonio su una legge fondamentale dello Stato, come la legge elettorale, sia una vergogna per il nostro Paese . Non vi inchinate alla potente di turno! Non vi inchinate a Fratelli d'Italia! Non fate i soci di questa cooperativa! Non fatevi svuotare elettoralmente da Fratelli d'Italia, come intendono fare.
Questa fiducia è contro di voi, non è contro di noi! È contro di voi e contro la democrazia, perché porre la fiducia su una legge elettorale è una vergogna che travalica il diritto di ognuno di voi e di ognuno di noi di votare segretamente, così come ci concede il Regolamento e come ci concede la legge.
Dentro questa legge ci sono alcuni obbrobri; non lo diciamo noi dell'opposizione, che siamo brutti, sporchi e cattivi, non lo diciamo noi, lo dicono tutti i costituzionalisti di questo Paese, quelli di destra, quelli moderati, quelli di sinistra: dicono che questa legge ha gravi limiti di costituzionalità. Non è riformabile in nessun modo! Lo dicono loro. E io penso che forse dovremmo dare retta anche a questi esperti.
Vedremo cosa farà la Corte costituzionale. Certo è che dopo il Porcellum ci sarà un'altra porcata nel nostro Paese, la porcata che si chiama Melonellum . Ma, Presidente Meloni, io glielo voglio dire: non la salverà dalla sconfitta elettorale una legge cucita su sua misura, non la salverà questa ennesima sopraffazione dei diritti del Parlamento, perché il Paese, in questo momento, sa bene che quello che deve fare è tutelare i propri interessi e i propri diritti; è un Paese dove l'inflazione galoppa, dove il potere d'acquisto diminuisce sempre di più, dove la produzione industriale è in calo ormai da 36 mesi - tre anni! -, senza che nessuno faccia niente, dove l'energia costa più di tutta Europa e dove, quando ci si avvicina alla pompa di benzina, sembra di andare nei negozi di Bulgari, per quanto costa il prodotto che vendono.
Ecco, questo è il Paese che soffre, è il Paese che quest'estate ha subito un disastro per i cambiamenti climatici, con sei ondate di calore: 23 miliardi di euro di danni e migliaia e migliaia di morti causate dalle scelte non fatte, dalle scelte di mitigazione che dovevano essere messe in atto.
Questi sono i grandi disastri che voi cercate di nascondere attraverso la legge elettorale, facendo una legge assolutamente infame - io ve lo voglio dire: una legge infame! -, perché una legge che pone il limite della raccolta di firme a 450.000 per presentare una lista è una legge infame e contro ogni forma di democrazia, che disincentiva qualunque forma di partecipazione! Voi la volete fare perché avete paura di quegli elettori, di quei cittadini che si possono organizzare.
Dovete sapere - e lei, Ministra, lo sa - che in tutta Europa non è così. In Inghilterra per presentare le candidature bastano dieci firme; in Francia per presentare i candidati non servono firme; in Germania bastano 2.000 firme a per presentare le liste e 27.500 firme per tutta la Germania. In Italia con la precedente legge erano necessarie 125.000 firme, il che faceva già dell'Italia il Paese dove bisognava raccogliere più firme in assoluto, ma portarle a 450.000 è una vergogna, perché in questo Parlamento siedono partiti che hanno preso 250.000 voti e hanno un gruppo parlamentare . Con la norma del miglior perdente, signora Ministra, nel prossimo Parlamento ci sarà un gruppo parlamentare che avrà preso meno voti di quante firme sono necessarie a presentare le liste . Questo è un attentato alla partecipazione, alla democrazia. Voi state costruendo uno Stato autoritario che limita le libertà delle persone attraverso i decreti Sicurezza e che non permette neanche di presentare le liste alle elezioni per portare la voce di quei cittadini e di quelle cittadine qui in Aula! È uno Stato autoritario di cui vi dovreste vergognare!
Ma noi non ve lo vogliamo permettere! Noi non vogliamo permettere la limitazione delle libertà, perché per arrivare qui, in questo Parlamento, dove ognuno di noi, di destra e di sinistra, ha il diritto e il dovere di parlare, ci sono stati migliaia di morti della Resistenza, in questo Paese c'è stata la necessità di fare un referendum che sancisse la fine della monarchia e dei Savoia - quella disgraziata e maledetta dinastia che ha governato il nostro Paese -, è stato necessario votare la Repubblica, la Costituente. I nostri Padri e Madri costituenti hanno detto - parole di Calamandrei - che, quando è necessario parlare di legge elettorale, i banchi del Governo devono rimanere vuoti; invece voi ponete la fiducia, addirittura sulla legge elettorale. Vergognatevi, vergognatevi ! Perché è una cosa insopportabile. Così come cercate di svuotare e di cacciare le donne dal nostro Parlamento attraverso una norma infame anch'essa, che è quella che prevede la possibilità di mettere capilista soltanto persone dello stesso sesso. È vero, non servono le riserve per le donne, ma queste riserve non devono essere messe neanche per gli uomini, per garantire i maschi dei vostri partiti .
Avete troppi maschi e quindi cambiate la legge e questo è assolutamente inaccettabile.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Permettetemi anche di esprimere, Presidente, un pensiero al collega Magi che in questi giorni sta facendo lo sciopero della fame per protestare contro questa legge infame e questa ingiustizia profonda, questo tentativo di trasformare la natura di uno Stato democratico in uno Stato autoritario. Noi vigileremo adesso in Parlamento, nelle piazze, nella società e anche nelle sedi opportune per tutelarci legalmente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Questa legge elettorale è nata male ed è cresciuta peggio e oggi ne abbiamo la dimostrazione: qui in Aula stiamo votando una fiducia - cosa, ammetto, non rara perché troppo di frequente le leggi elettorali hanno visto, purtroppo, un voto di fiducia - ma a questo voto di fiducia si accompagna anche una sorta di ricatto informale, come veniva ricordato da alcuni colleghi, rispetto alla data delle elezioni. È, quindi, il contrario di quello che dovrebbe essere un processo democratico il più possibile consensuale, perché, come diceva qualcuno molto più autorevole di me, la legge elettorale è una sorta di testimone, una sorta di lascito dell'Assemblea alle prossime generazioni. La domanda è quindi: che cosa stiamo lasciando e perché lo stiamo facendo?
La ragione fondamentale che ci è stata data dal Governo è: abbiamo bisogno di stabilità. E dopo quattro anni, il Governo più longevo della storia, eccetera, eccetera, sembra un pochino assurdo… ma, soprattutto, le serie storiche dei Governi dimostrano che la frequenza delle elezioni anticipate non dipende assolutamente dal sistema elettorale: accade più o meno in egual misura nei sistemi proporzionali e nei sistemi maggioritari. Altri colleghi hanno portato come esempio il fatto che, negli stessi Paesi dove vige la stessa legge elettorale da decenni, se non da centinaia di anni, l'andamento della stabilità del Governo non dipende assolutamente dalla legge elettorale, ma da circostanze politiche che esulano dalla stessa. Quindi, il sospetto che questa legge non sia stata fatta per una volontà di stabilità futura, quanto per contingenze presenti, è quantomeno lecito e questo sospetto lecito viene confortato dai continui correttivi che sono stati fatti correndo dietro, da una parte, ai temi di costituzionalità e, dall'altra parte, ai temi dei sondaggi.
Sui temi di costituzionalità la lista potrebbe essere lunga. Ovviamente, c'è il premio di maggioranza: un premio di maggioranza molto grande, che, tra l'altro, di maggioranza non è perché scatta quando la coalizione non raggiunge la maggioranza. Noi avevamo proposto che scattasse oltre il 50 per cento, per far fede alla denominazione di “premio di maggioranza” e invece questo non è successo. Vedremo se verrà considerato costituzionale.
Poi l'indicazione del Premier, che adesso è stata derubricata in fondo a un programma. Ma - non prendiamoci in giro - noi qui sappiamo che quella del Premier è solo un'indicazione, che sarà scritta nel programma, eccetera; per un cittadino là fuori però significa fondamentalmente arrivare a quel famigerato premierato al quale ci siamo opposti in tutte le maniere e che voi ci avete fatto - diciamo -digerire con questa ennesima fiducia. Quindi, anche sulla costituzionalità di questa indicazione del Premier e su cosa ne dirà il Colle bisognerà proprio vedere.
Veniamo poi alla raccolta delle firme. Anche qui c'è una nuova, anzi una vecchia, metodologia perché siamo ancora alle firme cartacee: possiamo fare tutto in digitale, persino le operazioni chirurgiche, però attenzione, sulle raccolte firme non esageriamo. E si richiedono numeri abnormi che fanno sì che, come si diceva prima, in questo Parlamento siederanno partiti che avranno meno voti delle firme necessarie ad altri partiti per accedere in questo Parlamento. Ora tutto è lecito, per carità, bisogna tramandare e far sì che chi già è in quest'Aula ci possa restare, però le assurdità di questa contraddizione credo siano evidenti a tutti.
Sulla seconda serie di correttivi - io li chiamo i correttivi da sondaggi, correttivi da “corri dietro all'ultimo numero” - il problema è che non hanno funzionato perché, da quando la legge elettorale è stata presentata ad oggi, abbiamo un nuovo attore sulla scena - qui alla sinistra, chiaramente non politica - e parliamo naturalmente del gruppo di Vannacci, che ha completamente scompigliato i conti fatti prima. E la conclusione di questi conti, ad oggi, è che nessuna coalizione ha il 42 per cento e quindi questa soglia sfugge a entrambi gli schieramenti, obbligando però, tuttora, a fare queste coalizioni, a farle nella speranza, un giorno, di arrivare a questa soglia. Come? Mettendo dentro tutto e il contrario di tutto: posizioni contrastanti, a destra e a sinistra, su economia, su politica estera, su qualunque cosa, raccontando agli elettori una proporzionalità finta. Perché il premio di maggioranza rende questa legge assolutamente maggioritaria, soprattutto per chi andrà con la propria matita - vedremo quando - a votare e si dirà: “io devo battere l'altro, io devo battere l'altra coalizione”, venendo meno a quel principio di rappresentanza e anche a quel rapporto con gli elettori, in base ai quali l'elettore dovrebbe andare e dire “chi voto?”, secondo quello che propongono, e non “chi voto?” perché altrimenti gli altri vanno al Governo.
Il relatore di Fratelli d'Italia, intervenuto prima, ha detto che gli elettori invece avranno la possibilità di votare programmi chiari. Ora, a questo punto, faccio un esperimento puramente teorico: pensate quanto sarebbe bello poter votare davvero su quello che i partiti vogliono fare, su un programma che rappresenti le vere identità, le vere ideologie - in senso positivo - e le vere visioni di questi partiti, in maniera proporzionale; e magari - un vano pensiero - votare anche i propri rappresentanti, senza ricorrere a questo letale tra liste bloccate, o meglio, capilista bloccati e preferenze per i candidati successivi, che onestamente non è né carne né pesce. Fa parte di quei correttivi compromesso che non ottengono nessuna delle due cose; è semplicemente utile a mettersi il blasone di “noi abbiamo reintrodotto le preferenze”, ma naturalmente queste preferenze, nella realtà, non esistono, non esisteranno per la maggior parte dei partiti, se non per quelli più grandi; quindi anche qui è stato fatto un bel pasticcio.
Ma la vera domanda - per andare verso la conclusione - che ci dovremmo porre tutti, nel momento in cui affrontiamo per l'ennesima volta, e troppo spesso, un cambio di legge elettorale, è: quali sono i criteri con cui si deve immaginare, se proprio si deve, una legge elettorale?
Io penso che si sia semplicemente lavorato con i presupposti sbagliati, con un'attenzione eccessiva allo scenario presente e non all'eredità, come dicevo, che vogliamo lasciare non tanto a chi siederà su questi banchi al cosiddetto prossimo giro, come si dice nei corridoi, ma soprattutto agli elettori che, là fuori, aspettano di potersi di nuovo esprimere e di potersi di nuovo fidare dei partiti che chiedono il voto. Proprio pochi minuti fa è uscito un ultimo sondaggio SWG che dice, pensate, che i partiti sono all'ultimo posto nella classifica della fiducia degli italiani, sotto ai sindacati, alle associazioni di categoria, persino alla Chiesa.
Quindi, colleghi, vi dico che noi abbiamo un problema: un problema di fiducia. E onestamente credo che questa legge, con le storture che ho raccontato, con i magheggi, i correttivi, i premi, eccetera, non solo non farà nulla per risolvere il problema della fiducia, ma darà l'ennesima prova che qui, in quest'Aula, invece di pensare a quello che c'è là fuori, pensiamo a quello che c'è qui dentro. In particolare, con questa forzatura della fiducia, è chiaro che non c'è neanche un consenso all'interno di quest'Aula. Quindi io, fossi in noi, farei un grande esame di coscienza; la maggioranza dovrebbe farsi un esame di coscienza, perché la legge elettorale non è fatta per chi siede in quest'Aula, ma per chi ci deve votare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scerra. Ne ha facoltà.
FILIPPO SCERRA(M5S). Presidente, colleghe e colleghi, credo che oggi dobbiamo partire da una domanda semplice: vorremmo capire per quale motivo questa maggioranza ha deciso di cambiare la legge elettorale giusto alla fine della legislatura.
Per rispondere bisogna fare, a nostro modo di vedere, un'analisi sulle condizioni attuali del Paese: nell'ambito della politica internazionale - parto da quella perché, purtroppo, è un tema che ci riguarda praticamente ogni giorno - Meloni ha scelto di stare dalla parte sbagliata della storia: ha scelto di tifare per la vittoria dell'Ucraina, ha scelto di assecondare le politiche imperialiste di Trump, non condannando l'aggressione unilaterale nei confronti dell'Iran, da cui è scaturita, come sappiamo, la crisi energetica e inflattiva che ha causato rincari pesantissimi per tutti gli italiani.
E probabilmente è proprio la parte economica quella che costituisce il fallimento più pesante del Governo Meloni. Posso elencare tutti i vari numeri che caratterizzano la gestione di questo Governo, posso partire dal record delle tasse, confermato ieri dall'Istat, fino ad arrivare alla crescita zero, al calo della produzione industriale, alle bollette e ai carburanti alle stelle, alle liste d'attesa infinite in sanità.
Ma mi fermo dicendo semplicemente che Meloni ha la responsabilità, in questi quattro anni, di aver contribuito a peggiorare la qualità della vita degli italiani, questo è il dato di fatto .
E allora, quando il Governo ha capito che le ferite arrecate al Paese sono tanto profonde da aver creato una distanza siderale fra il Governo e i cittadini italiani, è scattato l'allarme in via della Scrofa, dalla quale è venuta fuori l'unica possibilità che loro hanno visto, l'unica loro soluzione, che non è sicuramente quella di cercare di migliorare le condizioni del Paese, ma è: cambiamo le regole del gioco, cambiamo la legge elettorale alla fine della legislatura, in maniera da cercare di fermare le opposizioni.
Ed è così che, sondaggi e simulazioni alla mano, hanno subito individuato quello che è il primo punto da modificare immediatamente. I sondaggi dicevano in maniera eclatante che in tutti i collegi, dal Centro al Sud, in tutti i collegi uninominali, il centrodestra avrebbe praticamente perso. E allora, detto fatto.
Ma, vede Presidente, sebbene la legge attuale non sia una legge eccezionale quantomeno possiamo però dire che i collegi uninominali permettono o giustificano, diciamo così, un minimo di richiamo ad un confronto diretto: un candidato deve andare davanti agli elettori, c'è il suo nome scritto in maniera evidente, deve confrontarsi con gli altri candidati, deve spiegare quello che ha fatto e deve spiegare quello che vuole fare. E giustamente la maggioranza ha detto: ma con quale faccia andiamo davanti agli elettori a spiegargli che per quattro anni non abbiamo fatto niente? E con quale faccia gli dovremmo far capire che nei prossimi cinque anni faremo quello che non siamo riusciti a fare negli scorsi quattro anni? Ed è così che sono scomparsi i collegi uninominali. Questa è la spiegazione, Presidente.
Andiamo al secondo punto, vale a dire l'indicazione del candidato Premier. Sempre calcolatrice alla mano, in via della Scrofa hanno pensato che, da una parte - seppur fallimentare -, il candidato Premier ce l'hanno, dall'altra, magari, ancora non ce l'hanno.
E poi hanno pensato che c'è un fallimento, che è il fallimento più grave di questo Governo in questi quattro anni: non siete riusciti a fare una riforma costituzionale, nessuna. Partiamo dall'autonomia differenziata, che è stata solennemente demolita da parte della Consulta, fino ad arrivare alla riforma della giustizia, che è stata respinta dagli italiani, fino poi a quella che doveva essere la madre di tutte le riforme, cioè la riforma per la quale il Governo Meloni sarebbe passato alla storia per questo istituzionale che avrebbe dato al Paese. Ebbene, la riforma del premierato è rimasta nei cassetti di Palazzo Chigi semplicemente per il fatto che questo Governo non ha avuto il coraggio, per l'ennesima volta, di confrontarsi e di far esprimere gli italiani perché sapeva che sarebbe stato solennemente bocciato . E allora che cosa hanno pensato? Uniamo queste due esigenze, mettiamo il candidato Premier e trasponiamo quelli che sono i principi di una legge costituzionale in una legge ordinaria, che è un qualcosa di per sé incostituzionale. Quando, durante le sedute di Commissione, abbiamo più volte criticato i colleghi di maggioranza dicendogli: “Colleghi, ma voi così intaccate le prerogative del Presidente della Repubblica”, loro rispondevano: “Assolutamente no, il Presidente della Repubblica è libero di dare l'incarico a qualsiasi persona che può ottenere la fiducia in Parlamento”. Però, dall'altra parte, rivolgendosi ai cittadini italiani dicono: “Finalmente potete eleggervi il vostro Premier”. Però, signori, decidiamoci: o si possono eleggere il Premier o non se lo possono eleggere ; o la legge elettorale è incostituzionale o state prendendo in giro gli italiani; o forse tutte e due, perché siete bravi in tutte e due le cose
Andiamo ora all'altro punto, che ha evidenti vizi di incostituzionalità, una terza anomalia che caratterizza questa legge elettorale: il premio di maggioranza abnorme. Un premio che trasforma una minoranza nel Paese in una fortissima maggioranza, un premio che permetterà a 105 candidati decisi dalle segreterie di partito di essere improvvisamente catapultati in Parlamento. Stiamo parlando di 105 nominati che probabilmente gli elettori non conosceranno neanche e che si vedranno arrivare in Parlamento, mentre gli altri, i candidati di serie B, dovranno cercarsi le preferenze. È un qualcosa - anche questo - di incostituzionale, di profondamente ingiusto, Presidente. Una cosa è garantire la governabilità, un'altra cosa è costruire una maggioranza parlamentare che non abbia una corrispondenza ragionevole rispetto al consenso degli elettori. E, di fatto, state facendo questo. Ma noi diciamo, Presidente, che la governabilità non può essere il pretesto per svuotare il voto espresso dai cittadini italiani. E voi state facendo esattamente questo, state facendo un attacco al voto dei cittadini italiani .
Andiamo adesso a quella che forse è la presa in giro più grande, perché è quella più eclatante, cioè quella delle preferenze, quella delle preferenze farlocche. Tutti abbiamo capito che, con il meccanismo del listone dei 105 e con i capilista blindati, di fatto, l'80 per cento dei prossimi eletti saranno decisi dalle segreterie di partito. Ma allora voglio fare questa citazione, perché non posso non farla: approvare con il voto di fiducia una legge elettorale che impedirà ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti sarebbe semplicemente scandaloso. Questa cosa l'ha detta Giorgia Meloni - a dimostrazione che quella scandalosa è questa maggioranza e questo Governo - che, come al solito, si è rimangiata quello che aveva detto prima . Ed è gravissimo, per noi è molto grave, che con il primo Governo in cui c'è una Presidente del Consiglio donna non ci sia una norma che permetta l'equilibrio di genere, soprattutto sui capilista; è un qualcosa di veramente incredibile e chiediamo alle colleghe di maggioranza di ripensarci. Colleghe, ancora siete in tempo, non votate questa porcheria che ci fa andare di decenni indietro rispetto a lotte e lotte per la parità di genere .
Fra i vari punti - sto cercando di essere sintetico perché ce ne sono tantissimi - arriviamo purtroppo a uno dei peggiori, non so come classificarli, quello delle firme, perché questo è forse ancora peggio. Con questa norma i partiti non presenti in Parlamento, le nuove aggregazioni politiche, gli amministratori che vogliono dare il loro contributo e si vogliono candidare per entrare in Parlamento devono raccogliere addirittura 6.000 firme per collegio plurinominale. Un valore che è quattro volte superiore rispetto a prima, che praticamente gli impedisce di entrare in Parlamento. Presidente, questa è la norma dell'autoconservazione del potere, questa è la norma dell'arroccamento della casta, dei palazzi che si chiudono e che non permettono a chi è fuori di poterci entrare, di chi è dentro che rimane imbullonato alle poltrone e di chi è fuori che non può entrare e dare il proprio contributo alla cosa pubblica. È una cosa gravissima, Presidente, è un attacco vergognoso ai principi democratici del nostro Paese e voi state facendo esattamente questo .
Vado a concludere, Presidente: nonostante questo becero tentativo di cambiare le regole in maniera autoritaria a fine legislatura - magari i membri della maggioranza stanno pensando di aver fatto uno smacco ai membri dell'opposizione, uno smacco enorme a chi è fuori dal Parlamento -, noi pensiamo che voi non siete capaci, non avete la capacità di cambiare lo stato attuale del Paese e soprattutto non siete nelle condizioni di cambiare quella che è la volontà degli italiani. Nonostante quello che state facendo noi siamo ottimisti, nel 2027 voi andrete a casa, perché questo è il Governo più longevo, ma anche il Governo peggiore della storia. Toccherà a noi ricostruire il Paese dalle vostre ceneri, noi saremo pronti. Grazie Presidente e votiamo “no” alla fiducia a questo Governo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Battilocchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signora Ministro, onorevoli colleghi, Forza Italia esprimerà un voto convintamente favorevole. Lo faremo perché riteniamo che il testo al nostro esame rappresenti un punto di equilibrio ragionevole tra due esigenze che troppo spesso nel dibattito sulle leggi elettorali vengono artificiosamente contrapposte. Da una parte garantire la rappresentanza delle diverse sensibilità politiche presenti nel Paese, dall'altra mettere gli elettori nelle condizioni di scegliere una maggioranza capace di governare e di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni per l'intera legislatura.
Vorrei però partire da un dato, che nel corso di questa discussione è stato talvolta trascurato. Questa proposta di legge non è arrivata al voto finale così come era stata inizialmente concepita, il Parlamento ha discusso, il Parlamento ha modificato. Nel corso dell'esame parlamentare è stata ridimensionata l'entità del premio di governabilità inizialmente prevista, perché non ci deve essere il minimo sospetto che si voglia in qualche modo aggirare il disposto costituzionale relativo alle maggioranze rafforzate previste per l'elezione del Capo dello Stato. È stata introdotta una modifica particolarmente significativa con la possibilità per gli elettori di esprimere le preferenze. È una modifica importante perché restituisce agli elettori uno spazio più ampio nella scelta dei propri rappresentanti.
È anche la dimostrazione concreta che il confronto parlamentare non è stato inutile e che il testo è stato modificato su questioni tutt'altro che marginali.
Forza Italia ha sempre sostenuto che una buona legge elettorale debba tenere insieme rappresentanza e governabilità. Rappresentanza significa rispettare il pluralismo politico, consentire alle diverse forze di concorrere alla formazione delle Camere, garantire agli elettori la possibilità di incidere sulla scelta dei propri rappresentanti. Governabilità significa, però, anche evitare che il giorno successivo alle elezioni inizi una nuova trattativa tra partiti per costruire maggioranze diverse da quelle presentate agli elettori. Perché la democrazia non consiste soltanto nel rappresentare: consiste anche nel decidere. E chi vince le elezioni deve essere messo nelle condizioni di governare, mentre chi perde deve svolgere con pienezza e dignità il ruolo fondamentale dell'opposizione.
È precisamente dentro questo equilibrio che va valutato il premio di governabilità previsto dalla proposta di legge. Su questo punto credo sia necessario sgomberare il campo da una rappresentazione che abbiamo ascoltato ripetutamente in queste settimane. È stato evocato, ancora una volta, il paragone con la cosiddetta “legge truffa” degli anni Cinquanta: noi pensiamo che questo paragone sia del tutto improprio, del tutto fuorviante. Qui non c'è nessuna truffa, non c'è nessun artificio nascosto, non c'è nessun meccanismo costruito per sottrarre agli elettori la possibilità di scegliere. C'è una regola scritta in maniera chiara e conoscibile prima delle elezioni, una regola che vale allo stesso modo per tutti: la lista o la coalizione che ottiene il maggior numero di voti può conseguire il premio di governabilità soltanto se raggiunge almeno il 42 per cento dei voti validi sia alla Camera che al Senato. Lo ripeto, sia alla Camera che al Senato: questo è un elemento fondamentale, anche perché nella XVII legislatura il premio che assicurò un'ampia maggioranza solamente in questa Camera ha consentito a tre Governi guidati da tre esponenti del Partito Democratico di governare per l'intera legislatura.
A differenza di quanto fu proposto con l'Italicum proprio nel corso di quella legislatura, oggi non siamo di fronte ad un premio attribuito a prescindere dal consenso ottenuto, non siamo di fronte a un meccanismo che trasforma automaticamente una minoranza qualsiasi in maggioranza; siamo di fronte a un premio subordinato al raggiungimento di una soglia significativa di consenso popolare e al verificarsi della medesima condizione in entrambe le Camere. Se queste condizioni non si verificano, il premio, semplicemente, non viene attribuito e opera il sistema proporzionale previsto dalla legge. Dov'è, allora, la truffa? Se per truffa si intende la possibilità che una coalizione che ottenga un consenso molto rilevante dagli elettori possa ricevere un premio finalizzato a consentirle di governare, allora stiamo attribuendo a questa parola un significato che non ha. Questa non è una truffa, è una scelta chiara di politica istituzionale ed è una scelta dichiarata apertamente agli elettori prima del voto.
Anzi, colleghi, la domanda che dovremmo porci è esattamente opposta: è più democratico stabilire prima delle elezioni che, superando una determinata soglia di consenso, una coalizione potrà disporre delle condizioni necessarie per governare, oppure assistere, dopo le elezioni, alla formazione di maggioranze parlamentari che, magari, non erano state mai presentate agli elettori? Noi preferiamo la chiarezza, preferiamo che siano i cittadini ad indicare con il proprio voto quale maggioranza debba assumersi la responsabilità di governare.
E c'è un altro elemento che dovrebbe contribuire a riportare questa discussione sul terreno della realtà. Questa legge, oggi, non garantisce la vittoria a nessuno; non è una legge costruita per assegnare preventivamente il Governo del Paese al centrodestra. Le regole che stiamo approvando sono uguali per tutti. Se guardiamo alle rilevazioni e ai sondaggi che circolano, vediamo una situazione nella quale il centrodestra e il centrosinistra possono entrambi concorrere per raggiungere la soglia prevista. La partita è aperta e questo dovrebbe essere il migliore argomento contro chi sostiene che si stia approvando una legge elettorale costruita per predeterminare il vincitore. Non sappiamo chi vincerà le prossime elezioni, ma sappiamo che chi vincerà avrà i numeri per governare; se non ne sarà capace ne risponderà all'elettorato, senza poter accampare scuse.
Le leggi elettorali sono destinate a durare più delle maggioranze parlamentari che le approvano: una maggioranza è temporanea; una regola elettorale deve, invece, essere pensata avendo come riferimento il funzionamento delle istituzioni e non la convenienza contingente di una parte politica.
C'è un ultimo aspetto sul quale Forza Italia vuole richiamare l'attenzione: l'Italia ha bisogno di stabilità. In questi anni, la voce del nostro Paese è stata una voce forte, credibile, autorevole, rispettata e ascoltata in tutti i contesti internazionali. Stabilità non significa comprimere il Parlamento, non significa ridurre il pluralismo, non significa alterare la volontà popolare; stabilità significa consentire a chi riceve un mandato sufficientemente forte dagli elettori di trasformare quel mandato in un'azione di Governo coerente; significa poter programmare una politica economica su cinque anni, significa poter assumere impegni credibili in Europa e sul piano internazionale, significa realizzare riforme che richiedono tempo, significa, soprattutto, poter dire agli elettori, alla fine della legislatura: noi avevamo promesso questo, abbiamo avuto la possibilità di governare, giudicateci per quello che abbiamo fatto. Questa è responsabilità democratica.
Colleghi, noi voteremo convintamente a favore di questa fiducia prevista sull'articolo 2. Io mi auguro che sia chiaro il concetto che questa non è una legge per una parte o per l'altra, ma è una legge che deve fare il bene del nostro Paese e noi, convintamente, la voteremo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi, invece, voteremo convintamente contro la fiducia e contro questa legge elettorale che nasce da una paura: dalla paura di Giorgia Meloni di perdere le elezioni di fronte a un centrosinistra unito.
E, infatti, avete pensato bene - rigorosamente alla fine della legislatura - di cambiare le regole del gioco, che dovrebbero riguardare tutti, non per un interesse generale, non per garantire il buon funzionamento delle istituzioni democratiche o per restituire la fiducia ai cittadini, ma per un puro e semplice interesse di parte, il vostro. E lo avete fatto, per di più, con una leggerezza che dovrebbe preoccupare quest'Aula, perché a guidare non è stata una riflessione seria sul funzionamento del sistema elettorale o un confronto sulle esigenze della democrazia italiana, in una fase storica dove arriva a votare - quando va bene - poco più di un italiano su due. Avete portato avanti la modifica della legge elettorale con il sondaggio del giorno sottomano e questo, colleghe e colleghi, dice già moltissimo dello spirito con cui è stata scritta questa legge.
Ma come se non bastasse, siete andati avanti senza il minimo coinvolgimento delle opposizioni, come, invece, sarebbe buona prassi fare quando si toccano le regole fondamentali della democrazia. La legge elettorale non è una normale legge, ma è quella che traduce il voto degli elettori in seggi e, quindi, in indirizzo politico; e chi oggi è maggioranza, domani può diventare opposizione. Ecco perché la legge elettorale non riguarda chi governa , ma riguarda tutti.
Ma di questo principio base voi non ve ne siete fatti carico: le modifiche che avete portato avanti - tra la proposta originale e il testo definitivo nei vari passaggi - non sono arrivate perché avete ascoltato le nostre proposte, come state dicendo, sono arrivate perché i costituzionalisti auditi in Commissione vi hanno detto che stavate andando a sbattere contro il muro della Costituzione .
E, nel tentativo di mettere qua e là una pezza sugli elementi più macroscopicamente incostituzionali, siete riusciti persino a fare peggio.
Va detto, intanto, che questa è una legge farsa che, nelle parole sempre molto sobrie della Presidente del Consiglio, rimetterebbe finalmente nelle mani dei cittadini la possibilità di eleggere chi li deve rappresentare in Parlamento, con la reintroduzione delle preferenze dopo più di 20 anni.
Ecco, niente di più falso: a essere eletti in Parlamento saranno pressoché solo i capilista bloccati; solo una percentuale minima sarà scelta con preferenze, e solo per i partiti più grandi i cittadini avranno la possibilità di eleggere qualcuno espresso con la loro preferenza. Altro che potere di scegliere ai cittadini! Il potere di scelta di chi dovrà entrare in Parlamento rimarrà ben stretto nelle mani delle segreterie dei partiti. State prendendo in giro gli elettori.
Noi abbiamo presentato emendamenti per reintrodurre i collegi uninominali e le vere preferenze, le preferenze per tutti, e quegli emendamenti sono stati tutti bocciati. Sono stati bocciati anche da chi, per anni, ha detto di essere favorevole alle preferenze.
E, allora, una domanda alle colleghe e ai colleghi della maggioranza o, meglio, del partito di maggioranza relativa, Fratelli d'Italia: dov'è finita la vostra coerenza? È rimasta nei vostri programmi elettorali? Perché, quando eravate all'opposizione, le preferenze erano un principio fondamentale del rapporto tra eletto ed elettore e adesso che siete al Governo sono diventate un problema ?
Non avete bloccato solo i capilista, ma bloccate - anzi stra-bloccate - sono anche le liste del premio di maggioranza: 70 deputati e 35 senatori di cui gli elettori non sapranno nemmeno tutti i nomi. Al confronto, viene da arrossire pensando alla cosiddetta “legge truffa”. Almeno, allora, il premio scattava solo al raggiungimento effettivo della maggioranza dei voti. Qui, invece, voi prevedete un premio che permette a una minoranza del 42 per cento nel Paese - che magari vince di un solo punto percentuale rispetto a un'altra coalizione - di diventare maggioranza in Parlamento e di esercitare un potere enorme. E noi diciamo che questo non può essere il modo di intendere la nostra democrazia; la governabilità non può diventare il pretesto per comprimere la rappresentanza.
Quello che è ancora più grave è il tema della rappresentanza di genere. Avete levato ogni riferimento vincolante alla rappresentanza di genere nei capilista, che saranno i soli ad avere la certezza di essere eletti: una vergogna. Ci fate fare un passo indietro di anni e fate carta straccia di tutte le battaglie trasversali delle donne per avere più rappresentanza nelle istituzioni.
Ancora vi stiamo chiedendo per quale motivo avete fatto questa modifica: ci sono forse troppe donne in Parlamento? Direi di no, le donne sono circa il 30 per cento. Allora, forse, pensate che una Presidente del Consiglio donna possa compensare una minor presenza delle donne in Parlamento? O, forse - suggerisco la risposta -, ci sono in maggioranza troppi uomini da dover garantire nelle liste e nei posti sicuri, alla faccia delle tante e brave e competenti colleghe che ne rimarranno, invece, fuori?
Guardate che questa non è una questione simbolica e non è nemmeno una questione che riguarda solo le donne: è una questione di qualità della rappresentanza, è una questione di qualità della democrazia.
Noi, dopo quattro anni di Governo Meloni, siamo il Paese fanalino di coda in Europa per la partecipazione femminile al mercato del lavoro. Siamo una Repubblica fondata troppo spesso sul lavoro precario e sottopagato delle donne e, adesso, rischiamo di diventare anche un Paese nel quale si arretra sulla presenza delle donne nelle istituzioni, che già rispetto ad altri Paesi europei non vanta, certo, le percentuali migliori.
Ma non è finita qui. Altra questione che ci vede fermamente contrari è l'introduzione del premierato mascherato. All'inizio della legislatura, la riforma “madre di tutte le riforme” - parole sempre della Presidente del Consiglio - era il presidenzialismo. Non avete avuto il coraggio di andare avanti con una modifica costituzionale dopo lo schiaffo dei 15 milioni di italiani al referendum sulla giustizia e introducete con legge ordinaria l'indicazione obbligatoria, pena il decadimento della lista, del candidato alla Presidenza del Consiglio. Una scelta che modifica la forma di governo del nostro Paese e che lede le prerogative del Capo dello Stato, figura di garanzia delle nostre istituzioni.
E, ancora, questa è una legge che - con l'intento giusto di limitare il proliferare di liste - mortifica il pluralismo della rappresentanza con l'introduzione di un numero di firme per accedere alla competizione elettorale. È una legge che introduce il “senatore del mondo”, che non è uno scherzo ma colui che gli italiani all'estero - dalla Nuova Zelanda al Brasile - avranno per farsi rappresentare in Parlamento.
La domanda è: perché fate tutto questo? Ci avete raccontato che modificate la legge elettorale a fine legislatura per evitare il pareggio e dare stabilità al Paese. Ci avete detto che questa legge serve per garantire la governabilità.
Ma voi, proprio voi, quelli che hanno fatto del Governo più longevo della storia della Repubblica l'unico risultato della legislatura, venite a parlarci di stabilità e, soprattutto, di governabilità? Avete avuto numeri parlamentari enormi, avete avuto una maggioranza che vi ha consentito di approvare praticamente tutto quello che avete voluto con un'arroganza che qua dentro si è vista poche volte. E che cosa avete fatto di questa forza? Avete governato? Governare significa occuparsi dei problemi. E allora avete risolto i problemi degli italiani? Avete rilanciato i salari e l'economia? Avete abbassato il costo dell'energia per le imprese? Avete dato risposte ai problemi del potere d'acquisto delle famiglie? Avete ridotto le accise sui carburanti, come avevate promesso? Avete restituito fiducia a chi lavora e a chi non riesce più ad arrivare alla fine del mese? La risposta è semplice: no, i numeri vi sono serviti per galleggiare. E oggi venite a dirci che servono ancora più numeri, ancora più potere, ancora più meccanismi per garantire la governabilità.
Ma la governabilità senza risultati non è governabilità, è semplicemente occupazione del potere e c'è da dire che su questo siete stati davvero molto efficaci .
Se questa legge elettorale dovesse essere votata, verrà ricordata, nella migliore delle ipotesi, come l'unica riforma che vi è riuscita e, dopo quattro anni e i problemi del Paese ancora sul tavolo, direi che c'è da preoccuparsi fortemente. Ma, nella peggiore delle ipotesi, verrà ricordata come la legge con cui una maggioranza che teme di perdere le elezioni cambia le regole prima che gli italiani possano giudicarla.
Sicuramente non verrà ricordata come la legge che ha dato stabilità e governabilità al sistema, che ha migliorato il funzionamento delle istituzioni, che ha ridato fiducia e potere di scelta agli elettori, come invece state erroneamente dicendo.
Ecco perché, in conclusione, noi non solo voteremo contro questa legge e contro le altre fiducie che avete posto su questa legge e che evidentemente dimostrano che non vi fidate nemmeno di voi stessi, ma faremo opposizione a questa legge elettorale qui dentro e nel Paese, perché pensiamo che prima dell'interesse di parte venga l'interesse della nostra democrazia, che evidentemente merita molto di più .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Giuseppe. Ne ha facoltà.
ANDREA DI GIUSEPPE(FDI). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, Governo, credo che oggi, discutendo di legge elettorale, dovremmo avere il coraggio di andare oltre le formule, i collegi e le percentuali, perché dietro ogni legge elettorale esiste una domanda molto più semplice: chi deve avere paura di chi? Deve essere il cittadino ad avere la sensazione di non contare nulla di fronte alla politica? Oppure deve essere la politica a sapere che, prima o poi, dovrà tornare davanti al cittadino, guardarlo negli occhi e chiedere di scrivere un nome?
Noi pensiamo che una democrazia funzioni quando è la politica che si deve inchinare davanti alla volontà popolare e, secondo me, è questa la chiave più profonda dell'articolo 2, perché una buona legge elettorale non è quella che rende più comoda la vita degli eletti, è quella che gliela rende più difficile ; è quella che li obbliga a conquistare una fiducia, a conservarla e soprattutto a meritarla nuovamente.
Con questa riforma teniamo insieme due esigenze che troppo spesso vengono presentate come incompatibili: rappresentanza e governabilità. Da una parte, un Paese deve poter essere governato, un Governo deve avere una maggioranza sufficientemente stabile per decidere, programmare e assumersi davanti agli italiani la responsabilità delle proprie scelte. Dall'altra parte, c'è qualcosa di altrettanto importante: chi entra in Parlamento deve sapere che è qui e soprattutto grazie a chi.
Ecco perché considero il ritorno delle preferenze un passaggio politico molto più profondo di quanto possa sembrare. L'elettore non sceglie soltanto una lista: può indicare fino a tre persone e può scegliere chi, dentro quella proposta politica, ritiene degno di rappresentarlo. Questa è una battaglia che Fratelli d'Italia ha sostenuto da sempre e con chiarezza: riportare la scelta dei rappresentanti nelle mani degli elettori . Perché la preferenza non è un regalo al candidato, è esattamente il contrario: eleva la struttura dello stesso.
Con le preferenze cambia la direzione dello sguardo: l'eletto non deve più guardare soltanto verso l'alto, ma deve tornare a guardare fuori, verso la propria comunità.
Signori colleghi, personalmente conosco questo molto bene. Sono stato eletto dagli italiani residenti all'estero e chi è eletto con le preferenze comprende immediatamente una cosa: il rapporto con l'elettore non finisce il giorno delle elezioni, quel giorno comincia.
Quando qualcuno scrive il tuo nome su una scheda, ti sta affidando qualcosa. Ti sta dicendo: una parte della mia voce, per i prossimi anni, l'affido a te. E, allora, non puoi nasconderti dietro un simbolo.
Molte delle battaglie che personalmente ho portato avanti per gli italiani all'estero sono nate esattamente così: non da una stanza romana, ma dall'ascolto delle nostre comunità. Per questo, permettetemi una piccola parentesi proprio sul voto all'estero. Ho ascoltato con curiosità in queste settimane l'opposizione, in particolare il Partito Democratico, spiegarci con grande preoccupazione che, ampliando i collegi, diventerà impossibile rappresentare comunità geograficamente così lontane. Beh, sono smarrito. Devo confessare che, da deputato eletto nel Nord e Centro America, mi crea qualche problema pratico, perché sento parlare del mio collegio quasi come se fosse Rieti, con tutto il rispetto per Rieti ovviamente. Come se il venerdì pomeriggio potessi prendere la macchina, fare un giro tra gli elettori e tornare a Roma per cena. Il mio collegio oggi comprende già migliaia e migliaia di chilometri: New York non è Miami, Miami non è Toronto, Toronto non è Città del Messico. E, permettetemi, per raggiungerli non basta esattamente un regionale veloce.
ANDREA DI GIUSEPPE(FDI). Allora, mi domando, per quale misteriosa ragione istituzionale io sarei in grado di comprendere la problematica di un italiano che vive a Vancouver, ma improvvisamente incapace di comprendere quella di un italiano che vive a Sydney o a Buenos Aires ? Vedete, questo è il punto: la distanza geografica esiste, ma la rappresentanza degli italiani nel mondo non si misura con il contachilometri, si misura con le problematiche.
I problemi delle nostre comunità sono molto più simili di quanto qualcuno voglia far credere: servizi consolari, documenti, cittadinanza, sanità, previdenza, fiscalità, promozione delle imprese italiane, tutela del , rapporto con ambasciate e consolati. Sono problemi che incontro negli Stati Uniti, in Canada e in Messico e sarebbero sorprendentemente familiari anche a un italiano che vive in Australia o in Sud America, credetemi. Quindi, forse, il problema vero non è quanto è grande il collegio, ma quanto è bravo il rappresentante , quanto lavora, quanto ascolta, non delegando, magari, ai patronati di turno il proprio ufficio elettorale, quanto conosce davvero gli italiani che pretende di rappresentare.
E qui permettetemi un'altra osservazione: quando parliamo del voto all'estero, i problemi seri esistono, ma non sono quelli che qualche volta vengono raccontati. Il problema serio è garantire che ogni voto appartenga realmente a chi ha diritto di esprimerlo. Il problema serio è la sicurezza del voto, è impedire duplicazioni, manipolazioni e irregolarità . Infatti, su questo, la legge interviene introducendo ulteriori strumenti di verifica e controllo. Il problema serio è anche pretendere che chi vuole rappresentare gli italiani nel Parlamento italiano abbia un rapporto autentico con l'Italia, con la sua lingua, con le sue istituzioni e le sue comunità . Queste sono le questioni vere, signori, non stabilire se tra Toronto e Sidney ci siano troppi chilometri. Perché, se adottassimo questo criterio, temo che dovremmo già dichiarare incostituzionale il mio attuale collegio. Invece io penso esattamente l'opposto, penso che la Circoscrizione Estero ci insegni una cosa, che vale per tutta questa legge: il territorio non crea automaticamente rappresentanza, la responsabilità sì.
Poi c'è un altro aspetto, è una cosa molto strana. Nelle primarie del PD, all'articolo 3, si legge che il collegio estero è considerato in maniera univoca, poi, però, si torna nelle elezioni normali e immediatamente gli italiani all'estero perdono ogni tipo di rappresentanza . Ah ecco, vedete, benissimo…
Ed è precisamente qui che torniamo alle preferenze. Si dice che le preferenze diano più potere ai politici, io credo l'esatto contrario: le preferenze tolgono potere al politico che pensa che il proprio destino dipenda soltanto da chi scrive le liste e lo restituiscono al cittadino. Questo non indebolisce i partiti, li rende migliori, perché un grande partito non ha paura delle persone capaci di raccogliere il consenso, le ricerca. Un grande partito è una casa politica, capace di portare dentro le istituzioni, pezzi reali della società. Ed è per questo che considero sbagliata anche una certa nostalgia per la politica completamente protetta dalla società e dagli elettori. La politica non deve essere protetta dai cittadini, deve essere esposta ai cittadini.
Ed ecco il paradosso, sul quale vorrei concludere: un Governo deve poter essere forte, deve poter decidere, deve poter durare, deve poter rispondere delle proprie decisioni; un parlamentare, in una democrazia sana, per mantenere autorevolezza deve conservare una certa fragilità, deve sapere che il proprio posto non gli appartiene e che non è acquisito, che qualcuno fuori da questo Palazzo glielo ha affidato e che qualcuno potrà toglierglielo. Un Governo deve poter essere forte; un parlamentare deve poter essere fragile: forte abbastanza per assumersi una responsabilità, fragile abbastanza da ricordarsi, ogni giorno, da dove viene quella responsabilità e, quindi, esercitarla con forza . Perché, vedete, la politica, quando non teme più il giudizio, prima o poi smette di ascoltare e lentamente smette di abitare il Paese.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, tra molti anni nessuno ricorderà, probabilmente, il numero dei commi che abbiamo votato oggi, ma resterà una domanda molto semplice: in questa legislatura abbiamo avvicinato la politica ai cittadini o l'abbiamo allontanata? Con questa riforma, noi diciamo che chi governa deve poter governare, perché la stabilità è la base principale di ogni buon Governo e noi, di longevità, ne sappiamo qualcosa, penso.
E diciamo anche che chi rappresenta deve tornare in mezzo alla gente e, forse, questa è la cosa più controintuitiva della legge che stiamo votando. Parliamo apertamente di come attribuire il potere politico, ma uno dei suoi passaggi più importanti riguarda esattamente l'opposto: quanto potere siamo disposti a restituire al cittadino? Per me, per noi, la risposta è semplice: è il potere di scegliere, il potere di giudicare, il potere, se necessario, di cambiare chi lo rappresenta. Per queste ragioni, a nome del gruppo Fratelli d'Italia, annuncio il voto favorevole all'articolo 2 .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta dal Governo sull'approvazione dell'articolo 2 e relativo allegato nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato.
Ricordo che l'estrazione a sorte del nome del deputato dal quale la chiama avrà inizio è stata già effettuata dalla Presidenza nella seduta di ieri.
La chiama avrà quindi inizio dal deputato Cantone.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione sulla questione di fiducia.
Indico la votazione per appello nominale sull'articolo 2 del provvedimento e relativo allegato nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato.
Invito i deputati Segretari a procedere alla chiama.
(Segue la chiama).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione dell'articolo 2 del provvedimento e relativo allegato nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato.
Presenti: ……………….. 379
Votanti: ………………… 376
Astenuti: ……………….. 3
Maggioranza: …………... 189
Hanno risposto : ……… 227
Hanno risposto : …….. 149
La Camera approva.
Si intendono così respinte tutte le proposte emendative presentate riferite all'articolo 2.
sì:
Albano Lucia
Almici Cristina
Ambrosi Alessia
Amich Enzo
Amorese Alessandro
Andreuzza Giorgia
Antoniozzi Alfredo
Arruzzolo Giovanni
Bagnasco Roberto
Baldelli Antonio
Barabotti Andrea
Barelli Paolo
Battilocchio Alessandro
Battistoni Francesco
Bellomo Davide
Bellucci Maria Teresa
Benigni Stefano
Benvenuti Gostoli Stefano Maria
Benvenuto Alessandro Manuel
Bergamini Deborah
Bicchielli Pino
Bignami Galeazzo
Billi Simone
Bisa Ingrid
Bordonali Simona
Boscaini Maria Paola
Brambilla Michela Vittoria
Bruzzone Francesco
Buonguerrieri Alice
Caiata Salvatore
Calovini Giangiacomo
Candiani Stefano
Cangiano Gerolamo
Cannata Giovanni Luca
Caparvi Virginio
Cappellacci Ugo
Caramanna Gianluca
Caretta Maria Cristina
Carfagna Maria Rosaria
Carloni Mirco
Caroppo Andrea
Carra' Anastasio
Casasco Maurizio
Castiglione Giuseppe
Cattaneo Alessandro
Cattoi Vanessa
Cavandoli Laura
Cavo Ilaria
Cecchetti Fabrizio
Centemero Giulio
Centenaro Giulio
Cerreto Marco
Cesa Lorenzo
Chiesa Paola Maria
Ciaburro Monica
Ciancitto Francesco Maria Salvatore
Ciocchetti Luciano
Cirielli Edmondo
Coin Dimitri
Colombo Beatriz
Colosimo Chiara
Colucci Alessandro
Comaroli Silvana Andreina
Comba Fabrizio
Congedo Saverio
Coppo Marcello
Cortelazzo Piergiorgio
Costa Enrico
Crippa Andrea
Dalla Chiesa Rita
Dara Andrea
D'Attis Mauro
De Bertoldi Andrea
De Corato Riccardo
De Monte Isabella
De Palma Vito
Deidda Salvatore
Delmastro Delle Vedove Andrea
Di Giuseppe Andrea
Di Maggio Grazia
Di Mattina Salvatore Marcello
Di Rubba Alberto
Dondi Daniela
Donzelli Giovanni
Ferrante Tullio
Ferro Wanda
Filini Francesco
Foti Tommaso
Frassinetti Paola
Frassini Rebecca
Freni Federico
Frijia Maria Grazia
Gabellone Antonio Maria
Gardini Elisabetta
Gatta Giandiego
Gava Vannia
Gemmato Marcello
Gentile Andrea
Giaccone Andrea
Giagoni Dario
Giglio Vigna Alessandro
Giordano Antonio
Giorgianni Carmen Letizia
Giovine Silvio
Gori Irene
Gruppioni Naike
Gusmeroli Alberto Luigi
Iaia Dario
Iezzi Igor
Kelany Sara
La Salandra Giandonato
Lampis Gianni
Lancellotta Elisabetta Christiana
Latini Giorgia
Lazzarini Arianna
Leo Maurizio
Loizzo Simona
Longi Eliana
Loperfido Emanuele
Lovecchio Giorgio
Lucaselli Ylenja
Lupi Maurizio
Maccanti Elena
Maccari Carlo
Maerna Novo Umberto
Maffioli Manuela
Maiorano Giovanni
Malagola Lorenzo
Malaguti Mauro
Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo
Mantovani Lucrezia Maria Benedetta
Marchetti Riccardo Augusto
Marchetto Aliprandi Marina
Marrocco Patrizia
Mascaretti Andrea
Maschio Ciro
Matera Mariangela
Matone Simonetta
Matteoni Nicole
Mattia Aldo
Maullu Stefano Giovanni
Mazzetti Erica
Mazzi Gianmarco
Messina Manlio
Michelotti Francesco
Miele Giovanna
Milani Massimo
Minardo Antonino
Molinari Riccardo
Mollicone Federico
Molteni Nicola
Montaruli Augusta
Montemagni Elisa
Morgante Maddalena
Morrone Jacopo
Mule' Giorgio
Mura Francesco
Nevi Raffaele
Nisini Tiziana
Nordio Carlo
Orsini Andrea
Osnato Marco
Ottaviani Nicola
Padovani Marco
Pagano Nazario
Palombi Alessandro
Panizzut Massimiliano
Patriarca Annarita
Pella Roberto
Pellicini Andrea
Perissa Marco
Pichetto Fratin Gilberto
Pietrella Fabio
Pisano Calogero
Pittalis Pietro
Pizzimenti Graziano
Polidori Catia
Polo Barbara
Pretto Erik Umberto
Prisco Emanuele
Pulciani Paolo
Raimondo Carmine Fabio
Rampelli Fabio
Rixi Edoardo
Rizzetto Walter
Roccella Eugenia
Romano Francesco Saverio
Roscani Fabio
Roscioli Fabio
Rossello Cristina
Rossi Fabrizio
Rosso Matteo
Rotelli Mauro
Rotondi Gianfranco
Rubano Francesco Maria
Ruspandini Massimo
Russo Gaetana
Russo Paolo Emilio
Saccani Jotti Gloria
Sala Fabrizio
Sbardella Luca
Schiano Di Visconti Michele
Schifone Marta
Semenzato Martina
Silvestri Rachele
Siracusano Matilde
Sorte Alessandro
Squeri Luca
Sudano Valeria
Tajani Antonio
Tassinari Rosaria
Tenerini Chiara
Testa Guerino
Toccalini Luca
Trancassini Paolo
Traversi Roberto
Tremaglia Andrea
Tremonti Giulio
Urzi' Alessandro
Varchi Maria Carolina
Vietri Imma
Vinci Gianluca
Volpi Andrea
Zinzi Gianpiero
Zoffili Eugenio
Zucconi Riccardo
Zurzolo Immacolata
no:
Aiello Davide
Alifano Enrica
Amato Gaetano
Amendola Vincenzo
Appendino Chiara
Ascani Anna
Ascari Stefania
Auriemma Carmela
Bakkali Ouidad
Baldino Vittoria
Barbagallo Anthony Emanuele
Barzotti Valentina
Benzoni Fabrizio
Bergamini Davide
Berruto Mauro
Bof Gianangelo
Boldrini Laura
Bonafe' Simona
Bonelli Angelo
Bonetti Elena
Bonifazi Francesco
Borrelli Francesco Emilio
Boschi Maria Elena
Braga Chiara
Bruno Raffaele
Cafiero De Raho Federico
Calderone Tommaso Antonino
Cantone Luciano
Cappelletti Enrico
Caramiello Alessandro
Care' Nicola
Carmina Ida
Carotenuto Dario
Caso Antonio
Casu Andrea
Ciani Paolo
Colucci Alfonso
Cuperlo Gianni
Curti Augusto
D'Alessio Antonio
D'Alfonso Luciano
De Luca Piero
De Maria Andrea
De Micheli Paola
Del Barba Mauro
Della Vedova Benedetto
Dell'Olio Gianmauro
Di Biase Michela
Di Lauro Carmen
Di Sanzo Christian Diego
Donno Leonardo
Dori Devis
D'Orso Valentina
Evi Eleonora
Faraone Davide
Fassino Piero
Fede Giorgio
Ferrara Antonio
Ferrari Sara
Filippin Rosanna
Fontana Ilaria
Forattini Antonella
Fornaro Federico
Fossi Emiliano
Furfaro Marco
Furgiuele Domenico
Gadda Maria Chiara
Ghio Valentina
Ghirra Francesca
Giachetti Roberto
Gianassi Federico
Girelli Gian Antonio
Giuliano Carla
Gnassi Andrea
Graziano Stefano
Gribaudo Chiara
Grimaldi Marco
Grippo Valentina
Gubitosa Michele
Guerini Lorenzo
Iacono Giovanna
Iaria Antonino
L'Abbate Patty
Lacarra Marco
Lai Silvio
Laus Mauro Antonio Donato
Lomuti Arnaldo
Madia Maria Anna
Magi Riccardo
Malavasi Ilenia
Mancini Claudio
Manes Franco
Manzi Irene
Marattin Luigi
Marino Maria Stefania
Mauri Matteo
Merola Virginio
Morassut Roberto
Morfino Daniela
Orfini Matteo
Orrico Anna Laura
Pandolfo Alberto
Pastorella Giulia
Pavanelli Emma
Pellegrini Marco
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido
Penza Pasqualino
Perantoni Mario
Piccolotti Elisabetta
Pierro Attilio
Porta Fabio
Pozzolo Emanuele
Prestipino Patrizia
Provenzano Giuseppe
Quartapelle Procopio Lia
Quartini Andrea
Raffa Angela
Ravetto Laura
Ricciardi Marianna
Ricciardi Riccardo
Ricciardi Toni
Roggiani Silvia
Romeo Nadia
Rosato Ettore
Rossi Andrea
Ruffino Daniela
Santillo Agostino
Sarracino Marco
Sasso Rossano
Scarpa Rachele
Scerra Filippo
Schlein Elly
Scotto Arturo
Serracchiani Debora
Silvestri Francesco
Simiani Marco
Sottanelli Giulio Cesare
Soumahoro Aboubakar
Speranza Roberto
Sportiello Gilda
Stefanazzi Claudio Michele
Stumpo Nicola
Tabacci Bruno
Torto Daniela
Tucci Riccardo
Vaccari Stefano
Viggiano Francesca
Zaratti Filiberto
Ziello Edoardo
:
Gebhard Renate
Schullian Manfred
Steger Dieter
:
Costa Sergio
Giorgetti Giancarlo
Lollobrigida Francesco
Meloni Giorgia
Onori Federica
Richetti Matteo
Rossi Angelo
Zanella Luana
PRESIDENTE. Interrompiamo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà nella seduta di domani a partire dalle ore 9, con le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta sull'articolo 3.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo per richiedere un'informativa urgente al Ministro dell'Istruzione e del merito Valditara e per denunciare ancora una volta l'uso politico della scuola pubblica italiana da parte di docenti e dirigenti scolastici politicizzati.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Ancora una volta il Parastato gramsciano, quello che infesta le nostre scuole e le nostre università, cerca di fare proselitismo e cerca di indottrinare i nostri studenti.
Che ci fosse l'egemonia culturale - o presunta tale - della sinistra nelle nostre scuole lo sappiamo da oltre cent'anni, però, a questo punto, gli autori del Parastato gramsciano hanno perso ogni freno inibitore. Così infatti, due giorni fa, in un liceo di Novi Ligure, e stamattina in un'altra scuola che fra un po' citerò, si sono spinti oltre ogni immaginazione, arrivando a utilizzare uno strumento ufficiale di una pubblica amministrazione quale il registro elettronico, che è lo strumento con cui la scuola dà comunicazioni ufficiali alle famiglie e agli studenti sui voti, sulle assenze e sull'attività didattica.
Ebbene, in un caso, a Novi Ligure, abbiamo avuto un dirigente scolastico che ha ammesso candidamente di aver autorizzato la promozione di una manifestazione di parte. Io non entro neanche nel merito del contenuto della manifestazione, che in questo caso era l'ennesima manifestazione pro-Pal. Presidente, avrei fatto lo stesso intervento se si fosse trattato di manifestare in ricordo delle vittime del 7 ottobre, quindi qui non parliamo di attività didattica, ma parliamo di invitare la comunità studentesca a prendere parte a qualcosa che con la didattica non c'entra.
Ma questa mattina ho ancora un altro caso, in un'altra scuola, in un liceo dell' milanese: attraverso il registro elettronico è arrivato l'invito a partecipare ad un antifascista, organizzato dalla CGIL. Allora, vede, Presidente, gli insegnanti possono chiaramente, indubbiamente, avere tutte le idee che vogliono. L'insegnante può avere idee di destra, di sinistra, di centro, di sopra o di sotto, ma non può, nella maniera più assoluta, utilizzare la cattedra come palco per fare propaganda politica, che può essere di partito, che può essere filoislamica, che può essere pro agenda LGBT . Le sue idee rimangono tali.
Noi chiediamo che in cattedra, per assolvere la missione educativa, ci vadano persone capaci di stimolare la coscienza critica e non di imporre le proprie idee, perché in questo modo si viene meno alla funzione educativa.
Noi abbiamo chiesto al Ministro dell'Istruzione Valditara di fare luce sulla vicenda di Novi Ligure e da questa sede chiediamo di fare lo stesso per la scuola della provincia di Milano perché non basta inviare gli ispettori che, nella maggior parte dei casi, fanno anch'essi parte del Parastato gramsciano, messi lì dalla sinistra e dal MoVimento 5 Stelle, quando occupavano il Dicastero di viale Trastevere . Noi vogliamo che vengano individuati e sanzionati i responsabili , a meno che non si dia per scontato che, nel nome dell'autonomia scolastica e della libertà di insegnamento, sia giusto e consentito ai docenti fare propaganda politica.
Noi siamo venuti a conoscenza di questa situazione attraverso genitori coraggiosi. Si tratta di genitori coraggiosi che non si vogliono esporre pubblicamente perché addirittura ci hanno confessato di temere ripercussioni da parte dei docenti politicizzati nei confronti dei propri ragazzi. Siamo arrivati a questo, nel 2026; neanche fossimo negli anni Settanta quando, se facevi un tema che si discostava dalla narrazione del , capitava che il professore ti esponesse al pubblico ludibrio e che, magari, i collettivi antifascisti ti ammazzassero, come è successo al compianto Sergio Ramelli .
Detto questo, Presidente, chiediamo davvero un'informativa sull'esito delle ispezioni che il Ministro ha annunciato di inviare, ma chiediamo anche di ripensare, trent'anni dopo, la legge che ha confezionato l'autonomia scolastica, perché trent'anni fa aveva un senso; oggi dovrebbe avere maggiore rispetto per la tutela dei nostri studenti perché, in nome della libertà della ricerca o della libertà dell'insegnamento, non si possono autorizzare docenti a trasformarsi in attivisti politici.
Chi è docente ha il dovere di svolgere la propria missione educativa. Può avere tutte le idee del mondo, ma, nel momento in cui fa propaganda politica, è da considerare come un attivista politico, non come un educatore e come attivista politico va trattato. Fuori dalle scuole !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, l'onorevole Fornaro.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Intervengo per dissociarci da questa richiesta di informativa strumentale e assolutamente non corrispondente alla realtà dei fatti.
Quello che è avvenuto ieri nei confronti del liceo “Amaldi” di Novi Ligure è un'operazione di carattere squadristico, nei termini e nei modi che sono stati descritti oggi in quest'Aula . E in quest'Aula, prima di pronunciare il nome di Gramsci, il collega Sasso dovrebbe ricordare che Gramsci è morto nelle carceri fasciste, ha passato gli anni più importanti della sua vita non in libertà .
Il liceo “Amaldi” non ha organizzato, patrocinato e finanziato alcuna manifestazione pubblica. Ha segnalato l'esistenza di una manifestazione che è promossa da una rete di società civile e associazioni a carattere del tutto apartitico.
Da parte di un docente c'è stato l'invito a partecipare a titolo del tutto personale, volontario ed extrascolastico. Non è accettabile, signor Presidente, che venga messo alla berlina, nell'Aula di questo Parlamento, un dirigente scolastico, come quello che dirige il liceo “Amaldi”, stimato in tutta la città; liceo “Amaldi” che, soltanto nel 2023, il Ministro Valditara ha indicato ad esempio come liceo modello.
Insomma, non si può più permettere ed è inaccettabile che venga messo nel ventilatore l'odio nei confronti di chi opera all'interno della scuola, non è accettabile quello che è avvenuto e, soprattutto, la velocità con cui il Ministero ha risposto a queste richieste.
Ci saremmo aspettati e ci aspettiamo da parte del Ministro Valditara la stessa velocità quando dalle scuole si segnalano problematiche legate, per esempio, alla sicurezza.
Insomma, noi crediamo che sia stata una tempesta in un bicchier d'acqua, che il liceo “Amaldi” sia e rimanga uno dei licei migliori - non lo dico io, lo dicono, tutti gli anni, gli studi della Fondazione Agnelli - e che, quindi, non meriti questo accanimento.
Andranno chiariti evidentemente alcuni passaggi, come è giusto che sia. È stata fatta una rettifica rispetto al registro elettronico, con una nota di chiarimento che ha precisato la natura strettamente individuale e volontaria di qualsiasi eventuale partecipazione.
Dire le cose, fare le affermazioni che ho sentito in quest'Aula, ossia che altrimenti i genitori avrebbero avuto paura… il liceo “Amaldi” non è quello che è stato descritto qui dal collega Sasso. Io credo che prima di fare certe affermazioni, di invocare sanzioni, dovrebbe pensarci bene e avere maggiore rispetto di chi, come il direttore didattico di questa scuola, ha dedicato la sua vita all'insegnamento. E lo ha fatto nel rispetto dei valori della nostra Costituzione, che è anche - se lo ricordi, collega Sasso - una Costituzione nata dalla Resistenza e quindi che affonda i suoi valori nell'antifascismo .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare l'onorevole Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Io, Presidente, prendo la parola per denunciare la morte lenta del popolo cubano. Una morte lenta dovuta a un embargo che va avanti da circa 65 anni e che, a gennaio, è stato rincarato con un blocco energetico totale da parte del Presidente Donald Trump.
Vede, la dottoressa dell'ospedale Calixto Garcia de L'Avana ha rilasciato un'intervista in cui ha detto: bene, noi abbiamo sempre gli stessi malati, il numero anzi è in aumento, ma abbiamo sempre meno medicine, dobbiamo fare delle scelte e dobbiamo decidere chi salvare.
Ecco, questa è la situazione: non si può salvare tutti. E allora per questo noi, un gruppo di deputati e deputate del Partito Democratico e del MoVimento 5 Stelle - con me c'erano le colleghe Ferrari, Bakkali, Scarpa e gli eurodeputati Ruotolo e Tarquinio -, abbiamo deciso di partecipare a questa iniziativa, Energia per la pace, che è voluta dall'ARCI, dalla CGIL, dall'ANPI, da Nexus e dall'Associazione Italia-Cuba, per portare che cosa? Per portare beni di prima necessità: 500 chili di medicine, Presidente. Perché la vita a Cuba è un percorso ad ostacoli, non si sa se e quando ci sarà l'acqua, non si sa se e quando ci sarà l'elettricità, non ci si può muovere e manca il cibo.
Ecco, allora in questa situazione, L'Avana è irriconoscibile, è una città spettrale. Quella che era la città della vita, dei locali e della musica, oggi è una città che di notte non ha elettricità, non ci sono più locali, non c'è alcuna idea della musica e della gioia.
Quindi, noi siamo di fronte a una punizione collettiva: la punizione collettiva è un crimine secondo la Quarta Convenzione di Ginevra del 1949.
Ecco, di fronte a questo non si può rimanere a guardare: non ci si può appiattire sulle politiche criminali di Donald Trump, che vuole strangolare questo popolo perché detesta quel sistema di governo e vuole avere uno scalpo in mano.
E, allora, noi chiediamo al Governo di aumentare gli aiuti alla cooperazione internazionale, ma anche di farsi parte attiva presso l'Unione europea, di avere una politica diversa e di poter riuscire ad aprire un dialogo con le istituzioni cubane al fine di aprire una porta, quella porta che anni fa con il Presidente Obama si era aperta e che, purtroppo, dopo è stata chiusa dal Presidente Trump.
Quindi, signor Presidente, il nostro è un appello al Governo perché non rimanga indifferente di fronte a questo disastro umanitario che sta accadendo a Cuba .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Insieme alla collega Ascari, al collega Lomuti e ai colleghi del Partito Democratico abbiamo partecipato alla Carovana per Cuba e abbiamo verificato lo stremo della popolazione. Siamo di fronte a un vero e proprio crimine, io direi causato dal terrorismo di Stato americano. Questo è il dato di fatto. Siamo di fronte a un embargo criminale, a una violazione dei diritti umani, a un crimine contro l'umanità.
Sì, perché sottrarre Cuba… con ulteriori sanzioni, dopo 62 anni di embargo, inasprendo questo embargo dal 29 gennaio ed estendendolo a tutti coloro che dovessero esportare petrolio verso Cuba, è un atto criminale. Questo è il dato di fatto: senza petrolio la situazione è assolutamente drammatica, perché a Cuba le centrali elettriche funzionano grazie al petrolio. Gli Stati che dovessero commerciare con Cuba riceverebbero delle sanzioni dallo Stato terrorista americano. Credo che aver definito Cuba “una minaccia insolita e straordinaria” sia assolutamente enorme, da questo punto di vista. Il popolo cubano è di fatto un popolo pacifico, ed è giusto che si autodetermini.
Pensi, Presidente, che le agenzie internazionali per prime hanno detto che non è giusto penalizzare un popolo per controversie fra Stati, e questo è quello che sta succedendo. Abbiamo avuto un aumento di più del doppio della mortalità infantile in questo periodo, dal 4,6 per mille al 9,9 per mille. Abbiamo 100.000 persone che sono in attesa di intervento chirurgico, più di 15.000 persone che sono in attesa di radioterapia o di chemioterapia perché mancano farmaci, corrente elettrica e acqua: il popolo è sotto assedio da parte di questo embargo.
Noi ci associamo, naturalmente, nel ringraziare ARCI, CGIL, ANPI, Nexus e l'Associazione Italia-Cuba per quello che stanno facendo.
Abbiamo portato simbolicamente farmaci, pannelli solari e il materiale didattico per la scuola. Credo che davvero anche lo Stato italiano debba prendere una posizione , non è accettabile che si sia astenuto rispetto alle risoluzioni dell'ONU. Noi dobbiamo fare qualcosa in più, Cuba merita il nostro sostegno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giovine. Ne ha facoltà.
SILVIO GIOVINE(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per attenzionare l'Aula rispetto a dei fatti che, purtroppo, hanno portato alla ribalta della cronaca nazionale la mia città - Vicenza - sabato, quando è stata di fatto presa d'assalto da circa un migliaio tra maranza e immigrati di seconda generazione, chiamati a raccolta da un meglio noto sui come “ilvucumprà”. Il pretesto dell'appuntamento sarebbe stato quello di una consegna gratuita di indumenti, ma, come accade spesso in queste occasioni, il tutto è sfociato repentinamente in danneggiamenti, caos e violenze.
È stato veramente un pomeriggio di ordinaria follia, di cui la città berica evidentemente non sentiva il bisogno, giusto per usare un eufemismo. Una città che già oggi vive una forte difficoltà, a causa dell'assenza colpevole dell'amministrazione comunale sotto il profilo del contrasto al degrado.
Ma ora il tema non è solo che i responsabili dei danneggiamenti paghino per quello che hanno fatto ai danni della collettività, quanto piuttosto che iniziative di questo tipo, i cui esiti sono ben noti a tutti, non vengano più affrontate con la consueta superficialità da quella parte politica che, Presidente, è sempre la stessa purtroppo, e che si ostina a derubricare, magari talvolta per fini elettorali, un fenomeno che invece meriterebbe di essere affrontato con la giusta e dovuta serietà e responsabilità.
Questa rete di islamisti, seguita, purtroppo, da milioni di giovanissimi e che promuove messaggi violenti, diseducativi e incompatibili con il nostro ordinamento, dovrebbe trovare una condanna unanime da tutti i livelli istituzionali e questo, purtroppo, spesso e volentieri non accade.
Ora, vedete, noi abbiamo anche la fortuna di avere un Governo che su questi temi, sin dal suo insediamento, è riuscito assolutamente a garantire una novità rispetto al passato e ha previsto dei provvedimenti specifici che sono andati a incidere concretamente e immediatamente sul fronte della prevenzione, del contrasto e della punibilità dei minori che si rendono protagonisti di questi atti. Fratelli d'Italia per primo è tra i partiti che ha indirizzato la strada da percorrere sia sul fronte nazionale, con la proposta di responsabilizzare i genitori per i comportamenti dei figli minori, sia sul fronte locale, con i nostri sindaci che hanno cominciato, in questi mesi, a togliere i sussidi a quelle famiglie che evidenziano un fallimento di un progetto educativo, perché quando un padre e una madre non sono in grado di educare i figli alla convivenza civile è evidente che sono i primi a dover rispondere di questo fallimento.
Quindi, l'augurio e la speranza è che finalmente la sinistra apra gli occhi, la smetta con la demagogia, si assuma la responsabilità e soprattutto non continui a sottovalutare un fenomeno, come è accaduto purtroppo a Vicenza…
SILVIO GIOVINE(FDI). …dove il sindaco del PD non ha ritenuto opportuno neppure chiedere la convocazione - cosa che rientra tra le sue prerogative - del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. Quando le amministrazioni e le istituzioni mostrano queste negligenze purtroppo i primi poi a pagarne le conseguenze sono sempre i cittadini onesti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lacarra. Ne ha facoltà.
MARCO LACARRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, ieri a Bitonto centinaia di olivicoltori sono scesi in strada perché il prezzo dell'olio è crollato, mentre i costi di produzione continuano a salire. Non chiedono privilegi, chiedono di poter continuare a lavorare. Parliamo di un settore che in Puglia non è soltanto economia: è paesaggio, identità, presidio del territorio e lavoro per migliaia di famiglie. Oggi quel patrimonio rischia di essere messo in ginocchio da una crisi che non può essere affrontata con le solite promesse, come ha fatto questo Governo.
Le richieste degli agricoltori sono chiare e meritano risposte altrettanto chiare: il riconoscimento dello stato di crisi del comparto; un piano nazionale con risorse certe; un fondo straordinario; la sospensione dei mutui e del credito agrario; garanzie Ismea per rinegoziare i debiti; sgravi contributivi e sostegni concreti sui costi di produzione. Serve un premio straordinario per ettaro, perché oggi molti produttori sono arrivati al punto di chiedersi se convenga persino raccogliere le olive. Quando raccogliere non conviene più, significa che il sistema è già andato ben oltre il limite.
Ma c'è anche un tema di mercato e di trasparenza e lo diciamo da anni. Occorre intervenire in Europa sulle importazioni dai Paesi terzi, prevedere strumenti di salvaguardia nelle fasi di crisi e introdurre rapidamente il documento di trasporto elettronico per olive e olio, per garantire tracciabilità, provenienza e controlli seri. Il Governo ascolti quella protesta prima che dalle strade pugliesi arrivi fin qui a Roma, perché difendere gli olivicoltori significa difendere un pezzo essenziale dell'agricoltura italiana e significa restituire dignità a chi produce qualità e lavoro difendendo il territorio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Nisini. Ne ha facoltà.
TIZIANA NISINI(LEGA). Grazie, Presidente. Intervengo per denunciare l'abbandono di un quartiere di Firenze, il quartiere di San Jacopino. Domenica 27 settembre, alle 7 e mezza di sera, due bande rivali, una di nordafricani e l'altra di sudafricani, si sono affrontate tra viale Redi, via Pacini e via Maragliano, con cinghie, mazze da e, secondo i residenti, anche con un machete. Hanno danneggiato auto, hanno travolto un passante e hanno invaso un giardino pubblico, frequentato da famiglie e da bambini. Ma questo non è un caso isolato: spaccate, spaccio, risse, coltelli sono ormai la quotidianità.
Ci sono anche due palazzi dell'INPS: uno è in via Toselli, con oltre 30 appartamenti occupati abusivamente, in alcuni casi da più di 15 anni, e le famiglie regolari vivono ormai barricate in casa. L'INPS ha fatto la sua parte sporgendo denuncia e anche in via Monteverdi c'è un altro palazzo dell'INPS, che è già stata al centro di un degli alloggi. E il comune? Il comune nicchia tra tavoli, lettere e comunicati in cui dice di attendere sviluppi. Quindici anni di occupazione non sono una fatalità, sono il risultato di chi ha scelto di girarsi dall'altra parte. E parliamo anche di un quartiere vicino, dove si trova l'ex hotel Astor, dove è scomparsa la piccola Kata.
Il sindaco Funaro non vuole CPR, il sindaco Funaro non vuole dotare la Polizia municipale di ; dice “no” a tutto, ma non fa nulla. Un'amministrazione comunale che dice sempre “no” e non fa nulla è un'amministrazione che si arrende, che non governa, ma il conto lo pagano i residenti, che ormai sono sfiniti. Ringrazio le Forze dell'ordine e voglio ringraziare anche il comitato Cittadini Attivi San Jacopino, che da anni fa il lavoro che spetterebbe a Palazzo Vecchio.
Chi amministra una città deve garantire le regole a favore delle persone perbene. Io sono stata assessore delle politiche abitative e con la giunta, nel comune di Arezzo, abbiamo azzerato le occupazioni abusive. Non sempre ma spesso volere è potere e in questo caso è una questione di volontà. Al sindaco Funaro dico questo: smetta di dire “no” e cominci a fare, liberi i palazzi occupati, metta la municipale in strada ogni sera con gli strumenti necessari, con il per difendersi e per difendere i cittadini. La sottoscritta con la Lega si è presa un impegno nei confronti dei residenti di San Jacopino e con la Lega andremo avanti, perché sia resa giustizia alle famiglie perbene, che hanno diritto di vivere in sicurezza e in serenità .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
BIGNAMI ed altri: Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (Approvata dalla Camera e modificata dal Senato). (C. 2822-B)
: PAGANO, ALESSANDRO COLUCCI, IEZZI e ANGELO ROSSI, per la maggioranza; FORNARO, MAGI, AURIEMMA e ZARATTI, di minoranza.
2.