PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
RICCARDO ZUCCONI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 80, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dalla Camera e modificata dal Senato, n. 2822-B: Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Ricordo che nella seduta di ieri è stata da ultimo approvata la questione di fiducia posta dal Governo sull'articolo 2 del provvedimento e relativo allegato nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato.
Ricordo che, secondo quanto convenuto nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 1° ottobre, avranno ora luogo le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta sull'articolo 3 cui seguirà, a partire dalle ore 10,50, la votazione per appello nominale. Al termine di tale votazione e fino alle ore 13,30, avranno quindi luogo l'esame e la votazione dell'articolo 8. A partire dalle ore 16,15, con eventuale prosecuzione notturna, si passerà all'esame degli ordini del giorno sino alla loro conclusione.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo, dunque, alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta dal Governo sull'articolo 3 del provvedimento e relativi allegati nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato.
Ha chiesto di parlare il deputato Davide Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Ancora una volta ci troviamo qui, in quest'Aula, a dover votare una fiducia chiesta dal Governo su un provvedimento molto importante, perché è il provvedimento della legge elettorale. La legge elettorale che, ovviamente, decide quelle che saranno le sorti politiche del Paese, chi dovrà governare il Paese e, come abbiamo detto anche nella giornata di ieri, dovendo esprimere il nostro voto sulla fiducia sugli articoli 1 e 2, ci sono diverse storture. Perché è una legge elettorale che parla di preferenze, ma sono preferenze non vere, quindi si racconta una bugia agli elettori, poiché abbiamo un capolista bloccato, le preferenze dal secondo in lista, e quindi non è ciò che chiedeva Futuro Nazionale.
Futuro Nazionale chiedeva preferenze vere, preferenze per tutti, per dare proprio la possibilità agli elettori di scegliere i loro rappresentanti all'interno di quest'Aula. Crediamo che sia un principio fondamentale della democrazia e che sia stato anche inserito questo emendamento proprio a causa della richiesta di Futuro Nazionale, che, attraverso il generale Vannacci, chiede da sempre preferenze vere. Da quel momento in poi è comparso quell'emendamento, che ha avuto anche un esito non proprio positivo all'interno di quest'Aula durante la prima lettura della legge elettorale, per rincorrere quella che era una nostra richiesta.
Quindi si è tentato, probabilmente, di raccontare agli elettori che ci seguono da casa che questa legge prevede le preferenze, ma poi non lo sono. Oggi ci troviamo a votare l'ennesima stortura sull'articolo 3, all'interno di questa legge elettorale, che riguarda principalmente la regione del Trentino-Alto Adige, quindi una regione che, tutti sappiamo, è a statuto speciale. Una regione che, anche all'interno di questa legge elettorale, mantiene inalterato il proprio impianto della legge elettorale, ma, allo stesso tempo, contribuisce a formare quel 42 per cento di cui sentiamo parlare dall'inizio di questa legge elettorale, che andrà ad assegnare 70 seggi aggiuntivi all'interno di quest'Aula e 35 al Senato.
Quindi, riteniamo che sia una stortura perché chiediamo ai residenti del Trentino-Alto Adige di contribuire al premio, ma di non avere il beneficio di quel premio: se fossimo in una società, sarebbe come chiedere agli azionisti di mettere il denaro per costituire la società, ma gli stessi azionisti poi non avranno mai diritto agli utili di quella società. Crediamo che sia una stortura istituzionale, che vada a creare delle disparità anche tra l'elettorato, pur sapendo che il Trentino-Alto Adige mantiene quell'impianto elettorale con i seggi uninominali maggioritari e proporzionali che rimarranno invariati.
Di fronte agli elettori emerge solo una cosa: questo Governo ha creato una legge elettorale per cercare di favorire chi sta governando il Paese, cercando di sfavorire chi non sta governando oggi il Paese, ma soprattutto cercando di colpire quelle forze politiche nuove, come Futuro Nazionale, che sono entrate nell'ultimo anno sulla scena politica nazionale.
Futuro Nazionale ha dimostrato con i numeri dei sondaggi - ma, più che con i numeri dei sondaggi, con le persone che ci stanno seguendo nelle piazze, con le persone che riempiono le sale quando ci troviamo all'interno dei nostri territori - di essere una realtà che si sta consolidando sul territorio . Anche qui la stortura della raccolta firme, che è stata cambiata più volte con la legge elettorale, cercando di punire proprio un partito come Futuro Nazionale.
Lo abbiamo detto più volte anche nella giornata di ieri: noi non abbiamo paura della raccolta firme perché abbiamo la forza dei cittadini italiani, che ci dimostrano ogni giorno sulle piazze, ce la dimostrano quotidianamente con l'attività parlamentare che stiamo facendo insieme ai colleghi che rappresentano questa componente, e credo che questo ci premierà; premierà, ma gli italiani non possono continuare ad essere presi in giro da una legge elettorale che non diventerà rappresentativa dei territori, ma diventerà rappresentativa di quelle segreterie di partito che vogliono mantenere inalterata la poltrona all'interno della Camera e del Senato, proprio per avere spesso, come succede, degli che rispondono esclusivamente a logiche di partito .
Logiche di partito che purtroppo, come accade spesso all'interno di quest'Aula, non vanno in linea con le esigenze degli italiani. Noi continueremo a batterci a fianco degli italiani anche su argomenti che a volte possono sembrare scomodi, ma è quello che ci chiedono gli italiani, perché continueremo sempre a stare dalla loro parte, e anche su questa legge elettorale voteremo “no” alla fiducia, anche sull'articolo 3, perché crediamo che una legge elettorale avrebbe meritato di essere discussa in Parlamento, all'interno di quest'Aula, che rappresenta la democrazia, rappresenta la nostra Costituzione, e avrebbe avuto la necessità di un dibattito parlamentare molto più ampio, partendo dagli emendamenti che sono stati presentati in Commissione anche da Futuro Nazionale e che sono stati prontamente votati in modo contrario, come succede oramai nella maggior parte delle volte su qualsiasi provvedimento che viene presentato.
Noi continueremo ad andare avanti perché, come ho detto prima, Presidente, abbiamo la forza degli elettori, abbiamo la forza degli italiani e dimostreremo sul campo quanto gli italiani hanno voglia di cambiare e quanto gli italiani abbiano veramente voglia di essere rappresentati all'interno di quest'Aula, non dal segretario di turno del partito, che magari decide quali parlamentari far entrare una volta e quanti farne stare a casa la volta successiva.
Noi vorremo sempre, all'interno di quest'Aula, avere la forza del nostro elettorato, la forza del popolo, come si suole dire, perché questo è quello che noi dobbiamo fare all'interno delle istituzioni. Confermo che voteremo “no” alla fiducia anche sull'articolo 3 .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Martina Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, credo che oggi sia importante dirci con chiarezza che cosa stiamo votando, perché l'articolo 3, preso da solo, può sembrare una norma molto tecnica: modifica la delimitazione dei collegi uninominali del Senato nella provincia autonoma di Bolzano. Ma sappiamo molto bene che una legge elettorale non è soltanto una questione tecnica. Quando decidiamo come si disegna un collegio, decidiamo anche come si organizza la rappresentanza, decidiamo come territori diversi vengono messi in relazione tra di loro; decidiamo, in definitiva, alcune delle condizioni attraverso cui il voto di un cittadino arriva fin dentro quest'Aula.
E allora credo che anche la questione di fiducia vada letta per quella che è. La fiducia posta dal Governo ha un significato preciso: assumere fino in fondo la responsabilità politica di questa scelta. Perché, quando si interviene sulle regole della rappresentanza, non si può pensare che sia una questione soltanto tecnica o procedurale. È una scelta politica e istituzionale e, come tale, deve essere sostenuta da una maggioranza che se ne assume la responsabilità. La fiducia non cancella il confronto parlamentare che c'è stato.
Io ricordo che siamo arrivati a questo voto dopo un percorso parlamentare: prima lettura qui, seconda lettura in Senato e ora di nuovo alla Camera. A un certo punto, però, il Parlamento deve anche decidere, e decidere significa che chi ha la responsabilità di governare deve dire con chiarezza “su questa scelta noi ci siamo”. Ed è quello che stiamo facendo oggi e lo facciamo su una disposizione che riguarda ovviamente un territorio particolare, che merita qualche parola in più.
Perché parlare dei collegi di Bolzano significa parlare dell'Alto Adige e parlare dell'Alto Adige significa parlare di una storia istituzionale che non possiamo trattare come una qualunque questione amministrativa. Ci sono comunità linguistiche diverse, c'è un'autonomia speciale, ci sono garanzie costruite nel tempo e ci sono impegni internazionali che hanno accompagnato questo percorso. Tutto questo deve essere tenuto presente quando si modifica la delimitazione dei collegi. Vorrei evitare anche su questo punto due semplificazioni. La prima è pensare che qualsiasi modifica dei confini di un collegio metta automaticamente in discussione la tutela delle minoranze.
La seconda è pensare che, proprio perché esistono delle garanzie, allora ogni delimitazione territoriale debba rimanere immutata. Non è così: le garanzie vanno preservate, ma le regole possono cambiare. La questione è capire se, cambiando le regole, quelle garanzie rimangono effettive. Noi riteniamo che con questo articolo sia così. Il numero e l'impianto generale dei collegi vengono mantenuti, l'intervento riguarda la distribuzione territoriale dei comuni e deve essere valutato guardando al sistema nel suo complesso, alla rappresentanza, agli equilibri demografici e alla composizione linguistica dei territori.
È giusto porsi delle domande sugli effetti di questa scelta, ma è altrettanto giusto non trasformare ogni discussione sulla delimitazione di un collegio in una discussione sulla sopravvivenza delle garanzie dell'autonomia, perché le garanzie dell'Alto Adige sono molto più solide di una singola linea tracciata su una carta: sono dentro la Costituzione, dentro gli accordi, dentro la storia delle relazioni tra le comunità e dentro il rapporto tra l'Italia e l'Austria. Proprio sul rapporto con l'Austria credo sia importante mantenere un tono serio e istituzionale. Non servono polemiche, serve continuità.
In prima lettura, il Governo ha accolto l'ordine del giorno n. 9/2822-A/27 Steger impegnandosi, per eventuali future modifiche della disciplina elettorale che incidano sulla rappresentanza delle minoranze linguistiche della regione, a trasmettere preventivamente il relativo disegno di legge alla Repubblica d'Austria. È un impegno che va nella direzione di un rapporto trasparente e rispettoso degli impegni assunti. Questo, per noi, conta, perché l'autonomia dell'Alto Adige non si difende alzando la voce, si difende mantenendo fede agli impegni, garantendo le minoranze e facendo funzionare le istituzioni.
Ed è qui che torno al tema della fiducia, perché c'è una discussione che ritorna ogni volta che si interviene sulla legge elettorale, quella secondo cui una maggioranza, quando modifica le regole del voto, lo farebbe necessariamente pensando al proprio interesse. Ma la risposta non può essere quella di rinunciare a modificare le regole ogni volta che governa una maggioranza. La risposta deve essere assolutamente un'altra: approvare regole che siano chiare, conoscibili e difendibili sul piano istituzionale e, poi, assumersene la responsabilità. Una maggioranza non deve avere paura di votare una legge elettorale; deve avere paura, semmai, di non riuscire a spiegare perché la vota. E noi, oggi, sappiamo perché la votiamo: la votiamo perché riteniamo necessario dare certezza alla disciplina dei collegi; la votiamo tenendo conto della specificità dell'Alto Adige; la votiamo nel rispetto delle garanzie delle minoranze linguistiche; la votiamo sapendo che quando si interviene sulle regole attraverso cui si elegge il Parlamento non si può ragionare soltanto nell'ottica della legislatura in corso. Ed è proprio questa, secondo me, la misura della serietà con cui una maggioranza deve affrontare una legge elettorale.
Le regole del voto non possono appartenere a chi governa, devono appartenere alle istituzioni; ma, una volta che il Parlamento è chiamato a scegliere, una maggioranza deve anche avere la forza di scegliere. Questo è il senso del voto di fiducia di oggi: non è un modo per evitare la responsabilità, come ho sentito dire, è, invece, un modo per dichiararla questa responsabilità.
Noi diciamo che questa scelta la sosteniamo: la sosteniamo con attenzione alle comunità linguistiche; la sosteniamo nel rispetto dell'autonomia; la sosteniamo, Presidente, mantenendo un rapporto istituzionale corretto con l'Austria; ma, soprattutto Presidente, la sosteniamo perché riteniamo che il Parlamento debba poter disporre di regole elettorali certe e definite.
Presidente, alla fine credo che la questione sia molto semplice: una maggioranza ha il diritto di proporre, ha il dovere di ascoltare e, alla fine, ha la responsabilità di decidere. Questo noi, oggi, lo abbiamo fatto. Su questa decisione ci mettiamo la faccia, ci mettiamo il voto e, mi permetto di dire - qui c'è il collega Alessandro Colucci, che tanto ha seguito questo provvedimento -, ci mettiamo un grandissimo lavoro, serio e puntuale, e ce ne assumiamo la responsabilità davanti al Parlamento e davanti ai nostri cittadini. È per queste ragioni, Presidente, che, a nome del gruppo Noi Moderati, dichiaro il voto favorevole sulla questione di fiducia posta sull'articolo 3 .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Siamo giunti alla terza fiducia per blindare questo provvedimento, ed è chiaro che la fiducia non è tanto rivolta a noi, ma è rivolta a quei banchi vuoti che presto si riempiranno, quelli degli alleati, quelli che hanno tradito qualche mese fa, ma ne riparleremo domani se ci sarà qualche altro colpo di scena.
La fiducia naturalmente è parte di un tema più grande. Se ci pensate, il Governo dovrebbe essere assente da questa discussione, invece addirittura pone sotto ricatto la sua maggioranza; mancano forse soltanto i controllori o addirittura la Presidente in Aula, cosa che ha già minacciato e probabilmente succederà.
Gli emendamenti dell'opposizione erano così pochi da non rendere neanche giustizia a questa discussione: avrebbero potuto essere discussi e votati addirittura in una sola seduta. E pensare che i parlamentari avrebbero diritto a quel voto segreto, perché non hanno nessun vincolo di mandato. Questo lo sapete bene, infatti siete scivolati come sul vostro primo scostamento - ma su questo ritorneremo presto -: un tonfo che ha fatto discutere molto e che ha portato alle nuove minacce del voto anticipato e forse qualcuno l'altro ieri si è lasciato scappare la data effettiva. Però, colleghe e colleghi, una buona notizia c'è: questa legge la subirete voi e vi state di fatto sabotando da soli, perché perderete, perderete male. Intanto avete però inferto un altro colpo alla Carta costituzionale. Come pensate di superare quel vaglio? Io non credo che possiate pensare che questa legge superi tutto questo: il provvedimento è fragile, la vostra vittoria si allontana, così come le bollette insostenibili, i salari da fame, l'emergenza abitativa e il dissesto della sanità pubblica.
Di fronte ai problemi reali ancora una volta scegliete di truccare le carte. Ma davvero - lo dico alla Ministra - venite in quest'Aula a sostenere che la legge grazie alla quale avete conquistato una maggioranza schiacciante e governato più a lungo di chiunque altro non garantirebbe la stabilità? Ma è contro ogni evidenza scientifica, è una contraddizione clamorosa. Questa legge vi ha dato il potere e oggi ne negate l'efficacia solo perché non vi conviene più. Conoscete - lo chiedo di nuovo alla Ministra - un solo Paese, un solo Paese democratico, in Europa o nel mondo, uno soltanto, in cui si possa cambiare la legge elettorale a colpi di fiducia? Lo chiedo al Presidente della Camera. Mi dice un Paese, un Paese in Europa, in cui si cambiano le regole a un anno dal voto? Me ne può parlare e citare uno, uno dei grandi Paesi europei?
Questa non è una riforma delle regole, è un'alterazione deliberata dell'ordinamento democratico, è una manomissione; è una fuga in avanti destinata però ad arrestarsi presto, perché la realtà prima o poi presenta il suo conto. Sia chiaro, noi questa riforma non la vorremmo nemmeno se fosse pensata per garantire la nostra vittoria elettorale, perché qui non è in gioco la convenienza di una parte ma la tenuta delle istituzioni. Questo è l'ennesimo colpo inferto all'impianto democratico e alla credibilità delle regole comuni con il Parlamento di nuovo svilito.
Si aboliscono i collegi uninominali, che erano una di quelle poche cose che consentivano all'elettore di percepire chi stava votando e di scegliere la persona che rappresentava parte di quel territorio; si stringe la morsa sulle prerogative di garanzia del Presidente della Repubblica, come accade ormai troppo spesso.
La situazione è grave ma non è seria, perché questa riforma non è soltanto sbagliata, è una sorta di riforma “pacco”: avete annunciato il premierato e invece proponete di indicare una sorta di Premier, la Premier, una Premier di fatto di cartapesta, per evitare una nuova sconfitta. Ministro, ce lo dica, lo dica: avete fatto questa scelta perché dopo il referendum sulla separazione delle carriere avete preso una grande batosta.
Poi c'è la retorica del ritorno delle preferenze. Ecco, la retorica del ritorno alle preferenze forse è quella che lo dimostra di più: si ordina in un modo e arriva a casa in un altro. Infatti, se mantenete i capilista bloccati e i listini maggioritari, la gran parte delle preferenze - lo dico agli italiani che ci ascoltano - sarà data al macero.
Poi c'è la terza vicenda che grida vendetta: ringrazio tutte le colleghe che a luglio hanno alzato la testa. Tante e tanti di noi hanno bocciato uno dei limiti più grandi di questa legge. Ma lei, Ministra, non si sente un po' responsabile di tutto questo? Già, perché il patriarcato colpisce ancora: non c'è alcuna alternanza di genere per i capilista! Non siete riusciti nemmeno a ottenere questo. Nessuna effettiva parità all'accesso di quelle posizioni sicure.
L'alternanza confinata all'elenco dei sei candidati è un equilibrio apparente che lascia intatti i meccanismi di potere: le donne in panchina e gli uomini nei posti blindati.
Con questa legge sarà persino possibile un Parlamento nella stragrande parte pieno di uomini. È un'ipotesi inaccettabile che ci fa orrore anche soltanto immaginarla. E lo diciamo: complimenti Presidente Meloni, complimenti. Sei riuscita a essere come tutti i maschi che ti hanno preceduta. Altro che anomalia. Altro che alterità. Avete quadruplicato il numero delle firme necessarie per presentare una lista: 450.000 complessive. Io non so se chi ci ascolta si renda conto: siamo passati da 1.500 a 6.000 per collegio. È una scelta che restringe in modo deliberato l'accesso alla competizione elettorale. E lo dico così: non c'è uno - uno! - che, in quest'Aula, ci abbia spiegato il senso o abbia avuto una giustificazione plausibile. Infatti, la realtà smentisce ogni vostro alibi: già alle ultime elezioni il numero di liste era il più basso della storia e non c'era alcuna proliferazione da contenere. Invece c'è una partecipazione politica sempre più chiusa, sempre più ristretta, che rende fragile ognuno di noi - tutti noi -, eppure voi scegliete di alzare ancora un muro.
Ma vi rendete conto che in Molise bisognerà raccogliere 6.000 firme, vuol dire quasi… non lo so: è come se un partito del 4 per cento per presentarsi deve già avere quel numero in tasca. Ma cosa dovete chiedere a Mattarella? Cosa dovete chiedere alla Corte costituzionale? Lo sapete già che è un imbroglio, è un illecito. Io lo dico per tutte le liste, per tutti i cittadini che vogliono diventare parte della democrazia: questa è una delle cose più piccole, ma più brutte, più tremende, che, appunto, non sapete giustificare. Una barriera politica costruita scientificamente per impedire a nuove forze di entrare. E chi teme il giudizio delle persone cerca sempre di restringere il campo prima ancora che gli elettori possano esprimersi.
Poi c'è il premio di maggioranza: è un premio abnorme, l'hanno detto in tanti. La Costituzione impone che il rapporto tra consenso elettorale e rappresentanza parlamentare non sia alterato, deformando la volontà popolare. Cercate di cambiare la sostanza, senza assumervi la responsabilità di cambiare quella carta. Non avete più il coraggio - come dicevo - dopo la batosta del referendum. Ma le leggi elettorali non sono strumenti nelle mani di una maggioranza, nemmeno di questa, che, di turno, governa da più tempo negli ultimi vent'anni.
Il voto popolare a questa democrazia parlamentare non serve - o non servirebbe - a eleggere il Capo. Serve a eleggere il Parlamento, che rappresenta la pluralità del Paese. La nomina del Presidente del Consiglio è una prerogativa - e rimarrà tale - del Capo dello Stato e non sarete voi ad abbattere questa democrazia parlamentare. Non lo farà proprio nessuno, perché, se dovesse tornare la scelta, credo che i cittadini sapranno cosa fare.
Ecco, questa riforma nasce dalla vostra paura: avete paura di perdere, come hanno paura di perdere Trump, Netanyahu e tutti i vostri alleati sovranisti. Ma le regole del gioco si definiscono per durare, non si cuciono addosso a chi governa in quel momento. Per questo sarete vittime della vostra arroganza.
Voi sperate di vincere per avere le mani ancora più libere al prossimo giro: sottomettere la magistratura, neutralizzare la Corte, reprimere il dissenso, comprimere il diritto allo sciopero, imporre magari una revisione di questo Stato, garantire a caporali e sfruttatori una forma di lavoro più ricattabile, ai padroni del fossile gli extraprofitti, ai produttori di armi affari sempre più lucrosi e proteggere le ricchezze accumulate dalla crisi.
Questo è il vostro progetto, ma anche per questo verrete bocciati. Ho finito. Noi oggi respingiamo questo provvedimento e neghiamo la fiducia. Siamo qui per dare forma e organizzare la speranza. Voi siete la crisi che state alimentando e, prima o poi, saranno gli italiani a mandarvi a casa con il voto, nel pieno esercizio democratico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Siamo di fronte al terzo voto di fiducia sulla legge elettorale, già fa ridere così; una legge elettorale dovrebbe essere qualcosa di condiviso e di lungimirante, qualcosa che unisce il Parlamento nel trovare delle regole del gioco condivise, ma che invece viene votata a colpi di fiducia.
La domanda vera che riecheggia in quest'Aula è: di cosa avete paura? Voi avete paura di perdere. Il problema è che questa paura si trasforma in una legge elettorale, e questo è ancora più grave. Una legge elettorale che doveva pensare a regole per tutti, regole che valgano sia quando si è maggioranza, sia quando si è opposizione; una legge elettorale che dovrebbe essere pensata per durare, per dare stabilità non solo al Governo, ma anche a come si andrà alle elezioni nel futuro. Invece, è stata una legge elettorale - come mai in passato - basata sui sondaggi. Ogni giorno cambiavano i sondaggi e cambiava anche il meccanismo della legge elettorale: prima con le liste bloccate, poi con le preferenze, poi con il capolista bloccato, poi con il premio di maggioranza che cambiava ogni giorno - 42, 41, 39 -, in base a quello che SWG diceva il lunedì sera su ; poi c'è il ballottaggio, poi non c'è più. Un casino allucinante per portare qui, oggi, una legge blindata e costringere i parlamentari a votarla.
In tutto ciò non c'è nulla che ragioni sulle regole del gioco democratico, che guardi a regole che valgano per tutti. È come se stessimo facendo le regole di un guardando il tabellone con il risultato per capire, per comprendere come, in mezzo alla partita, cambiare le regole per vincere quella partita.
C'erano tante domande a cui potevamo rispondere con questa legge elettorale, ad esempio, come riavvicinare gli elettori a questo Parlamento e alla politica. Potevamo domandarci come combattere l'astensionismo; potevamo domandarci come dare continuità di mandato al lavoro dei parlamentari legandoli ai propri territori, legandoli all'attività parlamentare che, come da tradizione, si svolge sul territorio. Si poteva immaginare come governare e dare stabilità di Governo dovessero essere, al contempo, una visione di pluralità e di rispetto di tutte le forze politiche e di tutte le opinioni. Invece, abbiamo scelto di rispondere a una sola domanda: come proviamo a vincere anche le prossime elezioni? L'avete fatto con tante assurdità.
Parto dalla prima che è quella delle preferenze. In tutti i partiti - penso -, ma anche in questo Parlamento c'è stata una lunga discussione tra chi era a favore dell'introduzione delle preferenze e chi no, di solito tra chi rispetta molto il territorio da cui è stato eletto e chi meno, ma non è questo il tema. Voi oggi state convincendo gli italiani di aver introdotto le preferenze: ma sono preferenze, e lo sapete bene. State vendendo una vittoria, con l'avvicinamento degli elettori che potranno scegliere, ma sapete benissimo che potranno scegliere di meno, perché a scegliere saranno, nelle segrete stanze, i segretari di partito, che faranno le loro purghe interne, all'interno dei vostri partiti. È il motivo per cui su questo siete ricaduti e per il quale chi ha lavorato sui territori e correrà con le preferenze, al contrario, avrà una possibilità molto bassa di essere eletto, se non pari allo zero. Questa è la verità di una legge che non avvicinerà gli elettori a chi viene eletto, ma li allontanerà.
Ma voi state lanciando una pillola, dicendo: forse, se siete bravi, se ci votate tutti insieme, anche qualcuno con le preferenze verrà eletto. Credo sia sbagliato non tanto il meccanismo, ma come la state vendendo e come raccontate agli italiani una cosa che non è vera.
C'è un secondo tema, quello della rappresentanza femminile, ne ha parlato già ieri Elena Bonetti. La legge attuale ha garantito un Parlamento con il record di donne in quest'Aula; la vostra legge sicuramente - lo sappiamo già - toglierà ogni rappresentanza femminile e creerà il fatto che quei famosi segretari di partito faranno le liste senza alcun vincolo rispetto alle quote di genere. Qualcosa che è davvero assurdo è che, invece di portarci avanti nel mondo, ci porta indietro.
Torno alle tre fiducie, perché - continuo a ribadire - sulla legge elettorale è abbastanza inusuale, per dire che, se avete bisogno di tre fiducie, evidentemente, non avete bisogno di convincere l'opposizione di cui non vi fidate; avete bisogno di convincere la vostra maggioranza. Infatti, sapete benissimo che dentro la vostra maggioranza sono in tanti coloro che non condividono questa legge elettorale.
Lo si vede quando nei voti segreti bisogna controllare che tutti poi votino veramente perché altrimenti il rischio è quello che si vada sotto, su tanti punti di una legge non condivisa neanche al vostro interno.
Su questa legge c'è molto altro da dire, perché è una legge che sicuramente non camminerà sulle proprie gambe in futuro. È una legge che non potrà durare perché, quando non sarete più maggioranza, cercherete di cambiarla; è una legge che impone a tutti i parlamentari: “o la votate o andate a casa”. È l'unico modo che avete per farla passare; è un'imposizione dall'alto rispetto a una scelta che non ha preso questo Parlamento o questa maggioranza, ma che ha preso, in palazzi fuori da qui, chi comanda e chi oggi vuole dire e vuole mettere sul tavolo: “o votate questa legge elettorale o andate tutti a casa”.
E quindi, mentre spiegate ai cittadini che sarà una legge che li avvicina al voto e alle possibilità di scegliere, non date ai parlamentari questa possibilità, perché evidentemente sono tutti sotto ricatto. “Scegliete ma non troppo”: è lo slogan di questa legge elettorale. “Votate ma come diciamo noi”: è quello che avviene in quest'Aula. Esattamente come per i capilista: la paura che qualcuno in quest'Aula possa pensare liberamente è quella che ha governato i principi con cui avete costruito questa legge ed è tutto il contrario di quello che dovrebbe essere il principio democratico.
Chiudo con due elementi. Il primo: avevate annunciato il premierato e non l'avete fatto, forse spaventati dal referendum che avete perso. E allora inserite l'indicazione del Premier ma nell'indicazione del Premier dite: “ma noi non tocchiamo le prerogative del Presidente della Repubblica, noi indichiamo il Premier ma il Presidente della Repubblica può fare poi quello che vuole”.
Credo sia una presa per i fondelli nei confronti non solo di quest'Aula, ma di tutti gli italiani che sanno benissimo come questa indicazione del Premier sia un finto modo per imporre al Presidente della Repubblica una scelta e per non fargli rispettare le sue prerogative.
L'ultimo elemento riguarda le regole, che non devono dipendere dai sondaggi. Tanti in quest'Aula, in passato, hanno costruito leggi elettorali per cercare di vincere e la storia ci insegna che normalmente non gli è andata bene. E allora, se lo chiamate “Stabilicum” con un obiettivo, cioè quello di far durare il Governo, voi oggi siete il Governo che è durato di più con un'altra legge. E nonostante questo non basta durare, bisogna anche governare, bisogna anche fare qualcosa e di questo non potete sicuramente vantarvi.
Allora cambiare la legge per durare di più, quando questa legge vi ha fatto durare, è la ragione per la quale voi state cambiando la legge elettorale semplicemente perché sono cambiati i sondaggi.
Ecco le ragioni per cui voteremo “no” anche a questa fiducia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Presidente, membri del Governo, colleghe e colleghi, oggi il Governo chiede a quest'Aula la fiducia sulle regole del gioco democratico, sulla legge che decide come i cittadini scelgono chi li rappresenta: è senza dubbio il gesto di chi ha paura. Paura del Parlamento, perché la fiducia serve a cancellare gli emendamenti e a spegnere la discussione. Paura della vostra stessa maggioranza, perché serve a togliere il voto segreto e a mettere in riga chi tra di voi, a luglio, in quest'Aula, ha già dimostrato di non credere a questa legge. Paura degli italiani, perché una maggioranza convinta di vincere non riscrive le regole a pochi mesi dal voto.
L'articolo 3, su cui oggi votiamo la fiducia, è il cuore di questo provvedimento ed è proprio sul cuore della legge che ci impedite di discutere e di votare liberamente. L'avete chiamata “Stabilicum”, ma qui di stabile c'è solo la vostra poltrona: 70 seggi in regalo alla Camera, 35 al Senato, un premio che trasforma una minoranza del Paese in padrona del Parlamento.
In un'Italia dove ormai vota un cittadino su due, state costruendo una maggioranza blindata sulle spalle di un quarto degli italiani. E con quella maggioranza si eleggono il Presidente della Repubblica, i giudici costituzionali, i componenti del CSM: volete vincere le elezioni e insieme prendervi anche gli arbitri. Riguardo ai capilista bloccati, avevate promesso ai cittadini che avrebbero scelto. Invece, i nomi che contano li scriveranno ancora una volta le segreterie di partito, in via della Scrofa, non gli elettori nelle urne.
Questa fiducia, colleghi della maggioranza, è rivolta a voi prima che a noi, è il vostro guinzaglio. Chi vi guida non si fida del vostro voto libero e ve lo sta dicendo in tutti i modi, ve lo sta gridando in faccia. Siete il Governo che si vanta di essere il più stabile della storia repubblicana e avete bisogno della fiducia per far votare ai vostri la legge che dovrebbe garantire la stabilità.
Ma vi rendete conto di cosa state ammettendo? La Corte costituzionale ha già bocciato il Porcellum e ha già bocciato l'Italicum, lo sapete benissimo. Infatti che cosa fate? Correte. Correte perché sperate che il giudizio arrivi quando sarà troppo tardi, a urne già chiuse. Questa è una scommessa cinica contro la Costituzione, non la prima che vediamo in quest'Aula, non la prima che noi contrastiamo. E mentre voi passate mesi di vertici notturni a contarvi i seggi, fuori da questo Palazzo c'è il mondo reale, il Paese reale, quello che voi avete dimenticato.
Avevate promesso di tagliare le accise e sono ancora lì. Avevate promesso di abbattere le liste d'attesa, ma gli italiani aspettano mesi per una visita e chi non può pagare e rinuncia a curarsi è sempre un numero altissimo di italiani. Avevate promesso di difendere i salari - sono tra i più bassi d'Europa - e avete detto anche “no” al nostro salario minimo. Avete promesso sicurezza sul lavoro e invece si continua a morire: nel primo semestre 2026, 342 donne e uomini, lavoratori morti. Avete promesso crescita, invece la produzione industriale arretra, le bollette schiacciano le famiglie e le imprese; e sempre più giovani fanno le valigie. Avete promesso il blocco navale e invece avete speso centinaia di milioni per centri vuoti in Albania. Avete promesso di unire la Nazione e invece la state barattando pezzo per pezzo con l'autonomia differenziata per tenervi i voti della Lega su questa legge; il Sud, la mia terra, paga il conto del vostro accordo di potere.
Questo è il bilancio di quattro anni. E siccome sui risultati non potete chiedere evidentemente il voto degli italiani, provate a cambiare il modo in cui gli italiani votano. Ma c'è una cosa che nessuna legge elettorale può darvi: il consenso che avete perso. Potete porre la fiducia in quest'Aula, ma non potete porre la fiducia al Paese; quella, la fiducia degli italiani, l'avete tradita e nessun premio di maggioranza ve la restituirà.
Per queste ragioni il MoVimento 5 Stelle vota “no”: vota “no” a questa fiducia, “no” a questa legge, “no” a questo modo di trattare il Parlamento e la democrazia .
PRESIDENTE. Cogliamo l'occasione per salutare studenti e insegnanti del liceo scientifico “San Giuseppe” di Grottaferrata, in provincia di Roma, che sono presenti in tribuna ad assistere ai nostri lavori. Li ringraziamo per questo e auguriamo loro ogni fortuna . Stiamo svolgendo le dichiarazioni di voto su un provvedimento; tra breve l'Aula sarà piena e si procederà, appunto, alle votazioni.
Ha chiesto di parlare il deputato Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, la legge elettorale non è una norma neutra, una norma tecnica. Anzi, è la più politica delle decisioni perché tratteggia la civiltà che vogliamo contribuire a creare per l'Italia dei prossimi anni; una scelta che plasma la fisionomia dei partiti, la struttura della rappresentanza e la qualità della decisione pubblica.
Le leggi elettorali non sono mai modelli astratti che funzionano in ogni condizione. E questo vale nonostante duecento anni di studi e di comparazioni: le leggi elettorali sono e devono essere in costante dialogo con la società. Lo Stabilicum, che stiamo votando in questi giorni, affronta i problemi che l'Italia ha oggi, corregge disfunzioni e limiti degli ultimi sistemi e lancia una sfida coraggiosa - e lasciatemi dire, generosa - al principale problema del nostro sistema politico e mi riferisco evidentemente all'astensione.
Abbiamo scelto una legge con un impianto proporzionale perché tutte le correzioni in senso maggioritario di questi decenni hanno generato, contrariamente alle intenzioni, instabilità: 19 Governi dal 1993, con una durata media di un anno e 9 mesi, con una sola clamorosa eccezione rappresentata dal Governo in carica, il Governo guidato da Giorgia Meloni, cui oggi votiamo nuovamente la fiducia. Questa è una legge che consente a ciascun elettore di affermare le proprie idee senza concedere troppo alla polarizzazione, che sembra ormai diventata il male di questa stagione politica in tutto il mondo.
Una dinamica in cui si contendono lo scettro a chi grida di più e a chi raggranella più voti l'estrema destra e l'estrema sinistra, con il risultato che la società si ritrova divisa, frammentata, rissosa. Fateci caso: perfino i toni di una certa violenza politica sono purtroppo ritornati nel dibattito pubblico. Qui la polarizzazione: dagli eccessi a Cesare Lombroso e all'inaccettabile uso del termine “invertito”, che è stato fatto ieri per definire un omosessuale. Fermiamoci, io dico. Fermiamoli, soprattutto.
Questo impianto garantisce che il candidato Premier, i programmi e le alleanze siano chiari sin da subito. Ma non si traduce in un bipartitismo forzato: obbliga a una scelta di campo ma lascia spazio a chi ha buone idee, consente ai moderati di trovare uno spazio politico agibile. Ed è esattamente questo lo spazio politico all'interno del quale si muove il gruppo di Forza Italia, quello di un riformismo che non è mai gridato, della sicurezza che si fa con la prevenzione e con l'educazione, dello sviluppo che si crea ascoltando le categorie e concertando le soluzioni. Perché, vedete, c'è chi pensa che fare politica significhi alzare la voce, indicare un nemico al giorno ed eccitare i rancori. Noi crediamo, al contrario, che la buona politica debba cucire le ferite del Paese, non riaprirle.
La governabilità di cui ha bisogno l'Italia non è la dittatura della maggioranza di turno, ma la capacità di decidere senza spaccare in due la Nazione. Il percorso di questa legge elettorale è stato un percorso vero, di confronto - lo dicevano i colleghi poco fa -, fatto di correzioni e anche di autocorrezioni. E non dobbiamo vergognarci - lo dico ai colleghi della maggioranza -, perché solo gli stolti non cambiano mai idea.
Questa legge non è figlia della paura, come pure ho sentito dire: tutt'altro. Ad oggi, com'è noto a tutti, chi vota questa legge potrebbe essere addirittura pesantemente penalizzato tra un anno, quando si tornerà a votare. Ma è proprio questo il modo in cui si dovrebbe sempre scrivere una legge elettorale: non lo dico io, lo aveva detto il filosofo John Rawls, che parlava di un “velo di ignoranza”. Le regole si fanno giuste quando chi le scrive non sa quale posizione occuperà domani: questo è il modo giusto di scrivere le regole.
Questa è una legge che valorizza, reintroducendo le preferenze, chi vive nei territori, che riannoda il filo, troppo spesso spezzato, tra il Paese reale e il Parlamento. E lo fa, attenzione, senza togliere ai partiti politici il loro dovere fondamentale - e sottolineo dovere -, che è quello di fare da filtro istituzionale e di promuovere una classe dirigente di qualità, preparata, radicata e responsabile.
Consente anche, e lo voglio sottolineare, di investire sulle donne. Perché è vero, come segnalavano i colleghi, che non esiste un obbligo, un numero, una quota di donne capilista, ma nessuno vieta ai partiti che faranno le liste di scegliere tutte donne capilista. Quindi, non esiste un ostacolo pregresso, sono delle scelte politiche che ci auguriamo tutti facciano in maniera illuminata.
La misura che abbiamo scelto, quella delle tre preferenze che seguono il capolista, è una misura di equilibrio.
Con questa legge imprimiamo, infine, una svolta storica, poco ricordata durante il dibattito, e di questo mi dispiaccio, perché per la prima volta diamo la possibilità a tutti i fuori sede di partecipare al voto, di votare. Credo di conservare ancora a casa il volantino di un'organizzazione giovanile, nella quale militavo più di trent'anni fa, e si parlava proprio di concedere il voto ai fuori sede. Sono passati trent'anni, sono passate tante cose, oggi finalmente ci siamo e io non esito a definire questo risultato come un risultato storico.
Così come è stato importante includere la categoria dei tra le categorie di fuori sede che potranno partecipare al voto dalla prossima volta.
Per concludere: nessuna legge è perfetta, lo sanno gli scienziati della politica, ma lo abbiamo visto anche noi con le nostre esperienze personali. Ma lo Stabilicum consentirà certamente di avere un Parlamento più forte, autorevole e capace di affrontare le sfide del futuro. Questo gruppo è orgoglioso di aver dato un contributo per scrivere questa legge e del sostegno che, dall'inizio della legislatura, ha dato, sta dando e continuerà a dare al Governo di Giorgia Meloni, rispetto al quale, ovviamente, voteremo convintamente la fiducia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Maffioli. Ne ha facoltà.
MANUELA MAFFIOLI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, il provvedimento in esame, la legge elettorale modificata, mira nel suo complesso, come già ampiamente sottolineato, a contemperare due esigenze, entrambe essenziali: la rappresentatività e la governabilità.
Quindi, lo ricordiamo, lo riassumiamo: a tal fine vengono soppressi i collegi uninominali - fatti salvi i casi particolari previsti per Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige -, ed è proprio di questo che tratta l'articolo 3, oggetto dell'odierna questione di fiducia posta dal Governo.
I seggi sono attribuiti con metodo proporzionale, è previsto un premio di governabilità. Rappresentatività e governabilità. L'obiettivo è che dal risultato elettorale emerga, quindi, una maggioranza in grado di assumersi con chiarezza la responsabilità dell'azione di governo.
È prevista inoltre l'indicazione del nominativo da proporre per l'incarico di Presidente del Consiglio all'interno del programma elettorale, ferma restando la tutela delle prerogative del Presidente della Repubblica, sia rispetto all'articolo 92, che all'articolo 67, rispettivamente sulla nomina del Presidente del Consiglio stesso e sull'assenza di vincolo di mandato.
La legge interviene infine sul rapporto tra elettore e candidato, riconoscendo al cittadino la possibilità di incidere direttamente sulla scelta dei propri rappresentanti anche attraverso l'introduzione delle preferenze.
In particolare, venendo all'articolo 3 oggetto della presente questione di fiducia, esso modifica i confini territoriali dei tre collegi uninominali della provincia di Bolzano per l'elezione del Senato della Repubblica: il numero resta invariato, aggiornando l'elenco dei comuni ricompresi in ciascuno di essi. In particolare, rispetto ai collegi vigenti, un numero di sedici comuni - che oggi appartengono al collegio uninominale di Bolzano - vengono ricollocati nel collegio di Merano nel numero di quindici e uno nel collegio di Bressanone.
Aggiornare la delimitazione dei collegi significa consentire una disciplina elettorale meglio ancorata alla rappresentazione del territorio, nonché mettere le regole nelle condizioni di funzionare correttamente, soprattutto in un territorio come il Trentino-Alto Adige/Südtirol, caratterizzato da una particolare articolazione istituzionale, linguistica, territoriale. Un'attenzione voluta e dedicata, con buona pace di coloro per i quali il Paese reale resta un concetto, uno slogan astratto da brandire in funzione retorica.
Non è un articolo di sistema, ma riguarda un territorio con caratteristiche proprie, dove la composizione linguistica della popolazione e la tutela delle minoranze rendono la designazione dei collegi una questione di equilibrio, non di semplice geometria, che risponde a un'esigenza concreta, un intervento funzionale a rendere il voto più equo e coerente con lo spirito dell'autonomia.
A fronte di tutto questo, esprimo, a nome del gruppo della Lega, un voto convinto e favorevole sulla fiducia al Governo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ascani. Ne ha facoltà.
ANNA ASCANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, se immaginassimo questo scempio politico, di cui vi assumete tutta la responsabilità, come un tavolo, un tavolo di legno storto - e non c'entra Kant, non c'entra la filosofia: ho preferito dire storto, per non dire marcio, già marcio -, allora potremmo dare ad ognuna delle quattro gambe su cui si regge, malconcio, un nome: paura, menzogna, disprezzo e fallimento.
Sono proprio questi i caratteri della vostra legge elettorale, voluta , nell'ultimo anno di legislatura, infischiandosene delle indicazioni della Commissione di Venezia e gestita, sia alla Camera, che al Senato, con il chiaro mandato di non aprire nessun dialogo con le forze di opposizione.
Una proposta di legge elettorale che, oltre a mettere sotto i riflettori la vostra insicurezza, illumina spietatamente l'idea che avete dei rapporti democratici e del Parlamento. Nulla di nuovo.
Paura, dunque: per evitare il rischio di essere bocciati dagli elettori, vi siete cuciti addosso un abito su misura da fare invidia ai migliori sarti della Penisola; del resto, la vostra arroganza è l'unico che avete provato a tutelare davvero, al di là delle chiacchiere e delle passerelle della Premier .
Poi, naturalmente, le cose non vanno sempre come nei sogni e spunta fuori una formazione che vi sfida a destra, più becera e volgare di quanto avevate osato essere voi, prima di entrare a Palazzo Chigi.
Ed ecco ancora all'opera la paura, per inventare qualche trappola nuova: cambiamo la soglia per il premio di maggioranza, anzi, colpo di genio, introduciamo il ballottaggio. Poi ripensamento, meglio di no, perché rischiamo, e via discorrendo, in un vortice tanto folle da riportare alla mente l'apologo di Kierkegaard sulla nave precipitata nelle mani del cuoco di bordo, che almeno sapeva cucinare, però. Voi, è chiaro ormai, dopo 4 anni, non sapete fare nulla, se non rincorrere la vostra paura di perdere il potere .
E la paura vi ha indotto anche a mettere sotto il tappeto, come fastidiosa polvere, la madre di tutte le riforme, per evitare di prendere un'altra sonora sberla dagli italiani come al referendum sulla giustizia. Quei 15 milioni di “no” hanno scritto a lettere cubitali, nei seggi e nelle piazze, che la Costituzione non si può stravolgere a piacimento di una parte. E voi? Premesso che quella batosta ha determinato la caduta, sia detto con tutto il rispetto, di qualche testa non proprio di prima linea, mentre chi, come suo solito, diceva di metterci la faccia - poi la faccia l'ha tirata via come niente fosse -, voi vi siete inventati di usare la legge ordinaria per introdurre di soppiatto una forma di premierato nel sistema, giocando con le parole sull'intangibilità delle prerogative del Capo dello Stato.
Un atto di responsabilità politica fondato sulla menzogna. La menzogna, appunto, qui si va facile. Avete raccontato agli italiani che lavoravate per la stabilità, mentre gli altri, cioè tutti quelli che mettevano a nudo la vostra bugia, volevano il pantano. E tra una lode e l'altra del sistema abborracciato e non si sa quanti vertici dei capi, avete trovato il modo di alzare i calici e intonare cori per festeggiare la longevità del Governo, che, particolare passato sotto silenzio, è frutto dell'esistente legge elettorale, quella, appunto, del pantano.
Un esempio lampante, forse il più lampante, dell'imbroglio ai danni dell'elettore è quello delle preferenze, che dite di avere riportato alla luce dopo diversi lustri, e così di avere rimesso nelle mani dei cittadini la scelta del proprio rappresentante. Balle, per come è congegnato il meccanismo i nominati saranno non meno dell'80 per cento, mentre nel frattempo spariscono i collegi uninominali in cui gli elettori sceglievano, per davvero, circa il 40 per cento di deputati e senatori. Fin qui roba degna dell'indimenticabile conte Mascetti di .
E così passiamo al terzo sostegno raffazzonato su cui si regge male questo progetto scellerato: il disprezzo, il disprezzo della centralità assoluta delle cosiddette regole del gioco che appartengono a tutti e non sono nella disponibilità di chi governa, che dovrebbe ricordare che governare non è comandare, almeno non in democrazia . Disprezzo soprattutto della Costituzione, starei per dire che si fa prima ad elencare gli articoli usciti indenni dai cingoli del vostro blindato che quelli da voi calpestati. Mi sento profondamente ferita, però, per come è stato tradito l'articolo 51, nato per favorire la parità di genere. Avete cancellato ogni garanzia di bilanciamento tra donne e uomini nei capilista, gli unici sicuramente eletti, ed è avvenuto con una maggioranza e un Governo guidati da una donna, la prima donna Presidente del Consiglio, che ha dimostrato, come sottolineato dal mio collega Cuperlo, che tra donne da promuovere e uomini fedeli da compiacere ella preferisce sempre la seconda strada .
E con che tempismo, colleghe e colleghi, lo avete fatto proprio nell'anno in cui celebriamo l'80° anniversario del voto alle donne, in cui abbiamo ricordato tutti in quest'Aula l'eccezionale contributo offerto alla stesura della Carta dalle Madri costituenti. È avvenuto nel silenzio, ma non degli innocenti, innocenti qui non ce ne sono. Chi vota questa legge è responsabile di questo scempio. Uomini e soprattutto donne, colleghe, che tuttavia spero abbiano ancora un sussulto in queste ultime fasi di esame.
Fallimento, infine.
In campagna elettorale il vostro slogan, efficace, lo riconosco, è stato: siamo pronti. Dopo quattro anni e nulla da dichiarare in tema di giustizia, sicurezza, sanità, salari, pensioni, natalità, giovani, tasse - qui è proprio meglio che non diciate una parola, anzi, basta un numero, 43,5 per cento di pressione fiscale -, lotta alla povertà e via elencando, il minimo sarebbe riconoscere che tanto pronti non eravate. Invece “stiamo facendo la storia”, notava, con la consueta sobrietà, la Presidente del Consiglio un po' di tempo fa. No, avete fallito.
Famiglie, imprese, donne, giovani, pensionati, ceto medio e i settori più fragili ed esposti della nostra comunità ne stanno pagando il conto e, purtroppo, come ci ha detto l'Istat solo l'altro giorno, grazie soprattutto alle sciagurate guerre avviate dai vostri amici, Trump e Netanyahu, i mesi che ci attendono saranno ancora più difficili e costosi. E per scappare dal giudizio degli italiani, provate a cavarvela con questo scempio politico e istituzionale a cui assegnate anche un'altra missione: consegnarvi le chiavi, attraverso quello spropositato premio di maggioranza, per occupare gli organi di garanzia ed eleggere da soli il Capo dello Stato.
È questa la vostra vera ossessione . Tutto quanto detto finora trova una fulminante sintesi nell'articolo 3 della legge, quello su cui avete posto l'ennesima questione di fiducia. Qui non stiamo discutendo di un criterio generale e astratto per la delimitazione dei collegi, stiamo approvando per legge i nuovi confini di tre specifici collegi uninominali della provincia di Bolzano. Non è una modifica neutra, cambia profondamente la composizione dei collegi. È per questa ragione che abbiamo parlato già durante il primo esame qui, alla Camera, con la collega Ferrari e il collega Fornaro, di . significa una cosa molto precisa: modificare i confini di un collegio elettorale in modo tale da alterarne la composizione e produrre un possibile vantaggio competitivo per una parte politica.
Il vostro maestro è Donald Trump ed è esattamente questo il punto politico che poniamo alla maggioranza: quali criteri generali, neutrali e verificabili giustificano questa nuova geografia elettorale? Una domanda alla quale non è stata data una risposta convincente. E la questione è ancora più grave perché riguarda l'Alto Adige, dove la delimitazione dei collegi non può essere trattata come un semplice esercizio cartografico, dove la memoria di Alexander Langer e della sua battaglia contro quelle che chiamava “gabbie etniche” dovrebbe ispirare chiunque voglia interrogarsi sulla specificità di quel territorio, che investe la rappresentanza di gruppi linguistici e un equilibrio istituzionale costruito attraverso decenni di storia autonomistica.
E l'assenza dell'SVP nel dibattito di oggi la dice molto lunga . Ma a rendere ancora più indegna questa operazione è il metodo. Su questo articolo non c'è alcun ostruzionismo da superare: c'è soltanto un voto e poiché poteva essere segreto il Governo ricorre alla fiducia. Riecco la paura, questa volta tutta rivolta verso i propri parlamentari. La fiducia, dunque, non serve a proteggere il testo dall'ostruzionismo, ma ad impedire che si manifesti liberamente la volontà dei vostri parlamentari. Altri pezzi di Costituzione calpestati come se niente fosse !
Per queste ragioni il nostro voto sarà contrario, per il merito della scelta compiuta e per il metodo con cui oggi si impedisce alla Camera persino di pronunciarsi liberamente su quella scelta. E perché su quelle quattro gambe - paura, menzogna, disprezzo, fallimento - si è retto fin troppo non solo questo progetto orrendo di legge elettorale, ma anche il legno ormai marcio, sì, del vostro Governo. È ora che cada, che venga giù, è ora che vi facciate da parte, consegnando ai cittadini la possibilità di liberarsi di questo mostro, longevissimo , di immobilismo e propaganda .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Urzi'. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO URZI'(FDI). Grazie, Presidente. Ci sono anni che cambiano indubbiamente la storia, per l'Italia il 1946. Nel 2 giugno si elesse la Costituente e gli italiani scelsero anche la Repubblica, dopo le intemperie della guerra e della dittatura. Certo, Presidente, non parteciparono al voto in quel 2 giugno 1946 tutti gli italiani: quelli del confine orientale, sotto occupazione, non poterono; non parteciparono nemmeno i cittadini della provincia di Bolzano, perché era da risolvere il tema degli optanti per il Terzo Reich, dopo le opzioni del 1939.
C'era un problema di cittadinanza di fondo. Eppure, sempre in quell'anno, nel 1946, il 5 settembre, i Ministri degli Esteri italiano ed austriaco, De Gasperi e Gruber, firmarono la base di un sistema di tutela delle minoranze linguistiche, per conservare il Trentino e l'Alto Adige all'interno dei confini italiani. Si anticipò in un certo qual modo anche l'articolo 6 che avrebbero scritto i Costituenti nella Costituzione promulgata nel 1947: l'Italia riconosce e tutela le minoranze linguistiche.
Quindi, per capire l'articolo 3, Presidente, dobbiamo avere presenti tutti queste tappe; se non lo facciamo, non lo capiamo. Ce ne sono molte altre invero: il “Los von Trient” - Via da Trento - del 1957; la controversia aperta dall'Austria all'ONU; e poi la Commissione dei 19, il pacchetto del 1969 su cui si fondò il secondo statuto di autonomia del 1972; infine, nel 1992, la quietanza liberatoria: l'Austria riconosce che l'Italia ha fatto tutto, anche di più, per tutelare le minoranze linguistiche e per pacificare il territorio.
Presidente, quando guardiamo i casi dell'Ucraina, noi ci rendiamo conto di come l'Italia abbia saputo affrontare le tematiche che riguardano i confini e le comunità con un'intelligenza e una preveggenza che ha saputo anticipare la storia.
La misura 111 del Pacchetto, dicevamo, è quella che prevede la modifica delle circoscrizioni elettorali del Senato per “(…) favorire la partecipazione al Parlamento” - sto leggendo integralmente - “dei rappresentanti dei gruppi linguistici italiano e tedesco della provincia di Bolzano, in proporzione alla consistenza dei gruppi stessi”.
Ecco, questo è stato fatto con l'articolo 3: si costruisce un collegio che sia delimitato, che abbia un perimetro e che permetta di creare una maggioranza di cittadini di lingua italiana tale da poter garantire l'espressione al Senato di un senatore su tre del gruppo linguistico italiano, uno italiano e due tedeschi, la proporzione dei gruppi linguistici. La sinistra ha gridato allo scandalo, Presidente, eppure gli altri due collegi sono a stragrande maggioranza - 80,6 e 78,7 - del gruppo linguistico tedesco, ma questo non ha suscitato alcun commento.
Presidente, non si può con la legge - e non lo si fa nemmeno con l'articolo 3 - precostituire un risultato, ma si favorisce la contendibilità, anche da parte del gruppo linguistico italiano, di uno su tre collegi senatoriali. Io comprendo, Presidente, che sono geometrie ed equilibrismi linguistici difficilmente comprensibili al di fuori della provincia di Bolzano, ma tutto il sistema dell'autonomia di cui altri si riempiono la bocca è fondato proprio sul riconoscimento delle differenze linguistiche; ciò è servito per il contenimento delle spinte più estreme, anche quelle secessionistiche, che purtroppo oggi sono estremamente presenti nel panorama politico locale.
In questo quadro, Presidente, quindi, si inserisce lo scambio di note di cortesia con l'Austria da parte del Governo italiano, nello spirito di amicizia e di dialogo, rispetto alla vicina e sorella Repubblica austriaca: un'informazione sul ricorso al metodo interno consensuale con le rappresentanze locali delle minoranze linguistiche, anche in materia elettorale, e che era stato posto come metodo sin dal tempo della chiusura della controversia internazionale con il rilascio nel 1992, da parte dell'Austria, della quietanza liberatoria. Lo stesso metodo, Presidente, quello consensuale, con i rappresentanti della minoranza linguistica che abbiamo seguito a vantaggio di tutti i gruppi linguistici per la prima volta in maniera molto netta e chiara con la riforma dello Statuto di autonomia.
L'articolo 3, Presidente, non è un'eccezione nel sistema elettorale italiano, ma è un tassello di un mosaico in cui tutto si completa. La legge ha una prospettiva nazionale per il Governo nazionale, ma dà la garanzia di rappresentatività di una complessità di un territorio plurilingue in cui ha diritto di rappresentanza la minoranza linguistica tedesca. Ma, lo rivendico con forza, ha diritto di rappresentanza anche la comunità italiana, minoranza linguistica sul territorio
E questo abbiamo fatto: ci sono nella legge diverse soglie di accesso rispetto al sistema nazionale, certo, ma per garantire la partecipazione proprio delle minoranze linguistiche, eppure anche questo è stato contestato dalla sinistra. Ebbene, Presidente, si introduce però, con l'articolo 3, con il sistema complessivo, il diritto da parte di qualunque lettore in provincia di Bolzano di poter partecipare alla formazione dei risultati dei partiti nazionali che hanno scelto e delle coalizioni. Un dato scontato? No. Nel passato, con le leggi scritte dalla sinistra, questo non accadeva; c'era un'enclave al di fuori del territorio nazionale che votava per se stessa e spesso con coalizioni diverse rispetto a quella nazionale. Anche questo lo si supera e non viene applicato il premio di stabilità; anche questo a tutela dell'equilibrata rappresentatività delle minoranze linguistiche, ma si introduce il principio delle quote di genere nelle candidature all'uninominale.
Vorrei concludere, Presidente. Oggi e domani voteremo una legge che di base è proporzionale, cioè è la fotografia reale del Paese. Una legge su cui insiste un premio di stabilità per una maggioranza che abbia, in entrambi i rami del Parlamento, superato la soglia del 42 per cento; una legge che prevede - noi l'abbiamo fatto, gli altri ne hanno parlato - le preferenze che dal 1993 non erano rintracciabili dai radar delle leggi elettorali italiane.
Abbiamo, Presidente, introdotto un cardine fondamentale, cioè che gli italiani sapranno il giorno prima del voto chi li governerà nel caso in cui vincerà la propria coalizione . Niente più inciuci o accordi di palazzo: gli italiani sapranno di poter contare sull'indicazione, da parte della propria coalizione preferita, del candidato Premier che sarà presentato al Capo dello Stato alle consultazioni. Lo sapranno prima del voto e non dopo.
Noi capiamo, Presidente, il disorientamento della sinistra. Lo capiamo perfettamente perché, per candidarsi a guidare il nostro splendido Paese, bisognerebbe avere una coalizione con un programma unitario e la sinistra non ce l'ha; bisognerebbe avere una propria visione di e la sinistra unitaria non ce l'ha; bisognerebbe avere una visione sulle grandi infrastrutture - come TAV e ponte sullo Stretto - e la sinistra non ce l'ha ; bisognerebbe avere, Presidente, come coalizione che si candida a governare l'Italia, una visione sulle politiche che riguardano la legalità e la sinistra non le ha; una visione unitaria sulle politiche che riguardano il contrasto all'immigrazione clandestina e la sinistra non le ha.
Solo per rimanere all'articolo 3, Presidente, la sinistra, i Verdi si sono posti di traverso ad una norma che riconosce il diritto alla rappresentanza di tutti i gruppi linguistici al Senato della Repubblica. E con questo, Presidente, siete riusciti a smentire anche la vostra retorica sulla convivenza e sull'autonomia. Presidente, per governare l'Italia bisogna avere una visione unitaria della società che la sinistra non ha; bisogna avere anche una visione sulla collocazione dell'Italia sulla scena internazionale che la sinistra non ha; una visione del rapporto dell'Italia con l'Unione europea e la sinistra non ha nemmeno questa. Ma, Presidente, mi sono fortemente turbato quando ho scoperto che neanche sulla lotta all'antisemitismo la sinistra ha una posizione condivisa : tre voti diversi in Commissione sulla legge contro l'antisemitismo. Siete ostaggio - per la lotta, ovviamente, all'antisemitismo - del modo in cui vorreste rappresentare voi stessi, ma diventate grotteschi. Ma per candidarsi, Presidente, a governare l'Italia, bisognerebbe soprattutto avere un a cui affidarsi: la sinistra non ha nemmeno questo. Noi ci candidiamo a governare l'Italia perché abbiamo un programma e una coalizione che esiste dal 1994, una che si è affermata con la sua autorevolezza sulla scena internazionale in questi quattro anni di Governo .
ALESSANDRO URZI'(FDI). Noi abbiamo l'Italia nel cuore, Presidente. Sono le ragioni per cui annuncio il voto favorevole di Fratelli d'Italia sull'articolo 3, che è, attenzione, un tassello fondamentale di una legge che serve solo all'Italia e agli italiani .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta dal Governo sull'approvazione dell'articolo 3 del provvedimento e relativi allegati nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato.
Poiché in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo è stato convenuto che la votazione per appello nominale abbia luogo non prima delle ore 10,50, sospendo la seduta fino a tale ora. La seduta è sospesa e riprenderà alle 10,50.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione sulla questione di fiducia.
Ricordo che l'estrazione a sorte del nome del deputato dal quale la chiama avrà inizio è stata già effettuata dalla Presidenza nella seduta di lunedì 5 ottobre.
La chiama avrà quindi inizio dal deputato Giorgetti.
Indico la votazione per appello nominale sull'articolo 3 del provvedimento e relativi allegati nel testo della Commissione, identico a quello modificato dal Senato.
Invito i deputati Segretari a procedere alla chiama.
PRESIDENTE. Dovremmo ora passare all'esame dell'articolo 8, al quale non sono stati presentati emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto… Colleghi, se riprendete la vostra… Va bene. C'è una diffusa richiesta di breve sospensione. Sospendo la seduta per 5 minuti, riprenderà alle ore 11,55.
La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 8, al quale non sono stati presentati emendamenti.
Ha chiesto di parlare la deputata Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo in dichiarazione di voto su questo articolo - che, di fatto, è l'unico di questa legge elettorale sul quale ci è stata data la possibilità di votare - per esprimere l'astensione del gruppo del Partito Democratico.
Noi accogliamo con favore, all'interno di questo articolo, l'inserimento della possibilità che viene data anche ai di votare fuori sede, cioè nel luogo in cui si trovano domiciliati al momento del voto. Devo dire che questa è una richiesta che il Partito Democratico aveva fatto; era stato anche presentato e approvato un nostro ordine del giorno che andava in questa direzione.
Siamo contenti che al Senato si sia presa in considerazione questa opportunità anche perché ricordo che stiamo parlando di circa 5 milioni di cittadini che oggi vivono in un comune che… Presidente, resta complicato intervenire…
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, manteniamo il silenzio.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Dicevo, appunto, che stiamo parlando di 5 milioni di cittadini che oggi vivono in un comune diverso da quello di residenza e che non avrebbero avuto, senza queste modifiche, la possibilità di votare.
Ricordo che il voto è un diritto e ricordo che, in quanto diritto, va garantito; quindi, con la modifica che era stata fatta in prima lettura alla Camera, era stata introdotta la possibilità per i fuori sede e, con la modifica al Senato, si è inserita anche la possibilità di dare questo diritto ai .
Ci asterremo perché, in generale, seppur riconosciamo che sia stato fatto un passo in avanti, non è esattamente quello che noi avremmo voluto; infatti, noi avevamo presentato una proposta di legge, che era stata trasformata in una legge delega, e che è tuttora ferma al Senato. Però, riconosciamo comunque che è stato fatto un passo in avanti importante; ci sono ancora alcuni ostacoli burocratici e, fra questi, il fatto che il voto valga laddove si voti e non nel comune di residenza, il che potrà creare una serie di problemi di rappresentatività. Per questi motivi ci asterremo.
Riteniamo che sia stato fatto un passo avanti, anche se un piccolo passo avanti non fa, nel complesso, una buona legge. Il giudizio complessivo su questa legge elettorale per noi resta assolutamente negativo, ma su questo non sveliamo nessuna notizia e avremo modo di dirlo anche nelle nostre dichiarazioni di voto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Anche noi valutiamo positivamente l'introduzione di questa norma all'interno della legge che consentirà anche ai di votare fuori sede.
Anche noi, durante la discussione che c'è stata alla Camera, abbiamo molto insistito su questo punto, così come sul diritto di tutti i fuori sede, di tutti coloro che sono domiciliati temporaneamente lontano dal luogo di residenza per motivi di lavoro o di studio e anche di coloro che, purtroppo, sono costretti, dovendo seguire parenti o amici malati, a stare lontano dal luogo di residenza, a esercitare - ben 5 milioni di cittadini italiani - il diritto di voto.
Ecco, su questo siamo molto soddisfatti, anche se devo aggiungere che la norma che è stata adottata per quanto riguarda il voto dei fuori sede, secondo noi, è ancora insufficiente: troppo farraginosa per permettere veramente a tutte e a tutti di esercitare, con facilità, il diritto al voto, che dovrebbe essere uno dei principali obiettivi che dovremmo avere, non soltanto per i fuori sede, ma anche per tutti gli altri e tutte le altre cittadine italiane.
Ovviamente, diciamo così, questa piccola goccia di positività non può cambiare di fronte al mare delle incostituzionalità e delle ingiustizie che questa legge mette in campo rispetto alle prossime elezioni, alla possibilità dei cittadini di esprimere liberamente il loro voto.
Non voglio, qui, ovviamente ricordare quali sono le molte incostituzionalità e quali sono le molte ingiustizie di questa vostra legge elettorale; comunque, riteniamo, anche per dare una dimostrazione a voi tutti, cari colleghi e care colleghe della maggioranza e cari esponenti del Governo, che, quando c'è la possibilità di discutere positivamente su una norma, l'opposizione c'è, come c'era anche prima. È che proprio non avete voluto affrontare la questione della legge elettorale attraverso un confronto con il Parlamento; c'è stato il della vostra Presidente Meloni e non è stato possibile, alla fine, approvare alcun emendamento; non è stato possibile cambiare su nulla la legge che voi avete voluto. Se ci fosse stata la disponibilità di una discussione aperta e franca, come dimostra, appunto, il voto di astensione che adesso esprimeremo, avremmo potuto affrontare positivamente altre proposte, ripeto con un'altra disponibilità al dialogo da parte di questa maggioranza. La maggioranza è stata chiusa, voteremo contro - compattamente contro e convintamente contro - questa legge ma su questo punto esprimiamo il voto di astensione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Anche noi esprimiamo una valutazione favorevole a quest'articolo, a questo correttivo che è stato inserito al Senato e che ci viene, oggi, proposto qui in votazione. Ci asterremo, però, sulla votazione perché riteniamo che tutto il percorso del voto fuori sede avrebbe avuto una strada maestra che il Senato ha scelto di non perseguire, che era quella di votare la legge delega che nasceva dalla discussione in quest'Aula, che ha visto unificare quattro testi comuni, fra cui quello di Azione. Quattro testi di maggioranza e opposizione che avrebbero semplificato e consentito di votare a più di 5 milioni di persone - ricordiamocelo sempre, il 10 per cento degli elettori - nel luogo in cui stabiliscono il proprio domicilio.
Si fa un piccolo passo in avanti con questa proposta che estende la possibilità di votare ai , ma anche questa volta, come era avvenuto per gli studenti fuori sede nelle elezioni precedenti, lo si fa con una farraginosità burocratica che sembra sempre voler fare un passo avanti, ma con ritrosia. Intanto perché la platea non è indistinta, ma richiede che ci sia assistenza, almeno di tre mesi, a persone ricoverate presso strutture fuori regione oppure a genitori di minori con disabilità. Quindi, per esempio, se si è di un maggiorenne che viene curato a casa non si avrà diritto a questa esenzione. E poi perché, come al solito, invece di semplificare la vita dei cittadini, la complichiamo; quindi le modalità di registrazione, i tempi.
Noi viviamo una fase tragica in tutto il mondo, ma anche in Italia, di disamore, disaffezione e poca partecipazione dei cittadini al voto; la nostra è che dovremmo sempre procedere semplificando le procedure che portano a iscriversi alle liste elettorali e a poter partecipare alle scelte democratiche. Purtroppo, in questo senso, questo emendamento è un'occasione mancata.
Quindi, nello stile di Azione, non voteremo contro quest'articolo perché qualsiasi passo avanti, per quanto incompleto, lo valutiamo favorevolmente.
Non possiamo votare a favore sia perché, così come è formulato, non risolve le problematiche, sia perché si inserisce in una proposta di riforma della legge elettorale che Elena Bonetti, ieri, e gli altri colleghi del gruppo Azione hanno ampiamente illustrato, rilevando perché sia fortemente antidemocratica e fragile in tutto il suo impianto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, signor Presidente. Per dichiarare il voto di astensione del MoVimento 5 Stelle rispetto a quest'articolo. Nella prima lettura abbiamo votato a favore, consegnando al Paese un voto - credo - all'unanimità di questa Camera rispetto alla possibilità che i fuori sede possano finalmente votare alle elezioni politiche.
Lo abbiamo dichiarato: non consideravamo e non consideriamo questa soluzione che ci è stata offerta dalla maggioranza come la soluzione perfetta, quella che avremmo proposto noi, per una serie di ragioni, alcune sono state già esternate dalla collega Bonafe'. Riteniamo che il fatto che ci sia un problema di rappresentatività e il fatto che i fuori sede possano votare in una regione diversa rispetto a quella di residenza possa creare un problema di rappresentatività, soprattutto in quelle regioni che sono già svuotate di servizi: credo che svuotarle anche di rappresentanti possa essere un ulteriore problema. Però, abbiamo votato a favore, nonostante le criticità che abbiamo rilevato e lasciato agli atti, perché ritenevamo e riteniamo che fosse un primo passo.
Le criticità riguardavano anche questo aspetto che è stato inserito al Senato, cioè la possibilità che anche i potessero votare fuori sede. Ma, anche qui, si tratta di una soluzione che, a nostro avviso, contingenta troppo, senza alcun motivo, perché escludere dalla possibilità di votare fuori sede i che non sono familiari oppure i familiari di persone che necessitano di assistenza presso il proprio domicilio e non presso una struttura sanitaria o i che necessitano di assistenza che non sono più minorenni… cioè, una persona che necessita di assistenza, necessita di assistenza, a prescindere dall'età. Una persona che deve assistere, un , colui o colei che deve assistere una persona che ha difficoltà non può spostarsi dal comune di domicilio, anche se quella persona è maggiorenne, anche se quella persona non è ricoverata in una struttura sanitaria ma viene assistita a domicilio.
Quindi, sinceramente, troviamo incomprensibile questo contingentamento e non va nella direzione di aiutare le persone che assistono familiari o che assistono altri, quindi non necessariamente familiari.
Perciò, per tutte queste ragioni, pur apprezzando lo sforzo di includere i , lo riteniamo insufficiente, anche illogico da un certo punto di vista, e quindi ci asteniamo .
PRESIDENTE. Se non vi sono altri iscritti a parlare, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 8.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Secondo quanto convenuto in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, sospendo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà a partire dalle ore 16,15.
Non abbiamo finito, quindi cortesemente chi deve uscire lasci l'Aula, perché noi dobbiamo riprendere. Aspettiamo un secondo, onorevole Ricciardi, porti pazienza, per far intervenire meglio lei. Colleghi, per cortesia, non abbiamo finito, quindi se potete allontanatevi dall'Aula in maniera celere.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Ricciardi. Ne ha facoltà. Silenzio, colleghi.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo perché la scorsa settimana è successo un fatto che noi riteniamo gravissimo a livello istituzionale. I due capigruppo di Fratelli d'Italia, di Camera e Senato, hanno chiesto ai due capigruppo del MoVimento 5 Stelle, di Camera e Senato, di rimuovere Roberto Scarpinato dalla Commissione antimafia. Allora noi … sì, sì, aspetta, aspetta che ora arrivo a voi.
Noi, non solo ce lo teniamo stretto Roberto Scarpinato …
PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi! Colleghi, per cortesia.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …ma riteniamo che, se la Commissione antimafia fosse composta tutta da persone come Scarpinato, oggi potremmo confermare quello che in realtà già sappiamo. Che cos'è che sappiamo Depistaggio! Depistaggio!?
PRESIDENTE. Silenzio, silenzio che richiamo all'ordine... Silenzio, colleghi! Onorevole Donzelli, per cortesia.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Vediamo chi ha depistato, in questo Paese, a partire da Portella della Ginestra a Capaci . Vediamo chi ha depistato! Cominciamo ! Cominciamo, passando per la strage di Bologna, l'omicidio di Piersanti Mattarella, Piazza della Loggia . Sapete perché volete depistare e coprire le tracce di quelle stragi? Perché tutte quelle stragi portano a casa vostra (! Portano alla casa dei neofascisti…
PRESIDENTE. Onorevole Ricciardi, onorevole Ricciardi...
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …di Ordine Nuovo, di Avanguardia Nazionale, della P2 …
PRESIDENTE. Silenzio, silenzio. Onorevole Ricciardi, si rivolga alla Presidenza!
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …della nascita di Forza Italia. Portano tutte a casa vostra !
PRESIDENTE. Onorevole Ricciardi, la invito a moderare i toni e a rivolgersi alla Presidenza.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Questo è depistaggio di Stato! Andiamolo a vedere nel …
PRESIDENTE. Onorevole Ricciardi, si rivolga alla Presidenza.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Presidente…
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi, in silenzio, non urliamo, non è uno stadio.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Presidente, non è colpa mia…
PRESIDENTE. Per cortesia, avrete modo poi di riprendere.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …non è colpa mia !
PRESIDENTE. Silenzio… onorevole Loperfido! Onorevole Kelany! Ho richiamato l'onorevole Ricciardi a rivolgersi alla Presidenza e a moderare i termini. Poi, avrete modo … Colleghi, colleghi, ho detto di moderare i termini. Quindi, dopo l'onorevole Bignami avrà possibilità di prendere la parola, per cortesia. Facciamo concludere l'onorevole Ricciardi.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Non siamo noi, ma il Presidente della Commissione cultura della Camera, Mollicone, che ha celebrato in una conferenza alla Camera la figura di Gianadelio Maletti, condannato per favoreggiamento e depistaggio nella strage di Piazza Fontana.
Non siamo noi, ma il Presidente del Senato La Russa, che partecipò ai funerali di Nico Azzi, l'uomo che nel 1973 voleva far saltare un treno, travestito da militante di sinistra . Non è la nostra presidente di Commissione antimafia, ma la vostra, Chiara Colosimo , che faceva le foto con Ciavardelli, condannato per la strage di Bologna. Non è il nostro, è il vostro !
RICCARDO RICCIARDI(M5S). E non ho il tempo qui di parlare di Mangano, che lavorava ad Arcore, di D'Ali', di Dell'Utri, dell'inizio dei soldi di Berlusconi . Non abbiamo qui il tempo, ma tutto quello che fate, tutto quello che fate è infangare persone come Scarpinato … sì, continuate… e vi appellate alle sentenze.
Bene, quello che la Commissione antimafia dovrebbe fare è unire il filo oltre le sentenze e il MoVimento 5 Stelle ha chiesto, con un documento di 57 pagine, redatto da Scarpinato, da Cafiero De Raho e da tutti i componenti della Commissione antimafia … vi ha fatto delle domande, voi le avete stracciate queste domande . E queste domande erano: chi aggiunse una dose supplementare di esplosivo nel furgone Fiorino collocato in via dei Georgofili?
Chi collocò un'autobomba in via dei Sabini il 2 giugno 1993, dove passava il Presidente Ciampi? Chi indusse Riina a non ammazzare Falcone a Roma, ma a Palermo? Chi soppresse i dell'agenda elettronica di Falcone? Chi ha sottratto l'agenda rossa di Paolo Borsellino ? Uomini dello Stato! E lì non c'erano questioni di appalti, lì c'era la verità per cui è morto Falcone. E oggi toglietela quella borsa di Borsellino !
PRESIDENTE. Concluda, onorevole, deve concludere.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Perché a noi interessa quello che è dentro la borsa di Borsellino, che uomini dello Stato hanno tolto. E allora concludo, Presidente. Questo messaggio che state dando voi è per fermare i giovani magistrati . Gli state dicendo: indagate, fate le indagini, ma non toccate i potenti.
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Presidente, loro stanno dicendo: non ci fermeremo di fronte a nulla, noi infangheremo persone come Scarpinato, non ci fermeremo mai. Vi diamo una notizia: anche noi non ci fermeremo mai . Perché l'Italia è piena di persone come Scarpinato, che alzerebbero la testa e alzeranno la testa se vedono che la politica, tutta, è dalla loro parte .
PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Non ci fermeremo mai perché noi siamo dalla parte della verità, voi siete dalla parte dei depistaggi Depistaggio! Depistaggio!.
PRESIDENTE. Silenzio, colleghi. Silenzio. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bignami. Ne ha facoltà.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo sempre come richiamo al Regolamento, ma anche in seguito all'intervento svolto dal collega Ricciardi, che non ho capito a che titolo fosse, però va comunque bene, perché sicuramente ci sarà stato un appiglio. Mi permetto, prima tuttavia di entrare nella vicenda, di precisare che, trattandosi di persona coinvolta anche nella strage di Bologna, che ha segnato la nostra città, è Ciavardini e non Ciavardelli, il che dimostra una certa ignoranza sul tema .
Il che si associa anche a una certa dimenticanza, perché con tutte queste domande che sono state formulate verrebbe da chiedersi: perché, quando il presidente della Commissione antimafia era del MoVimento 5 Stelle, non avete indagato nel tentativo di fare chiarezza ? Avete infilato la testa sotto la sabbia? E per quanto riguarda le responsabilità della strage di Portella della Ginestra, segnalo che era il 1947 e credo che nessuno di noi fosse nelle condizioni di condurre delle stragi , quindi non venivano da casa nostra.
Però, onorevole Ricciardi, vennero a casa nostra, anzi, a casa mia, quelli che spararono dieci colpi a mio padre nel tentativo di ucciderlo , perché persona di destra. Non confonda le vittime con chi, invece, cercò di uccidere le persone, perché questa confusione lei la fa anche su Scarpinato.
E allora noi non abbiamo alcun tipo di nei confronti di Scarpinato, altrimenti ne avremmo anche chiesto la rimozione dal Copasir , anzi, ne chiediamo la rimozione dal Copasir, perché, nel momento in cui questa persona, non secondo Fratelli d'Italia, ma secondo un giudice, nell'esercizio delle sue funzioni ha compiuto attività di depistaggio e inquinamento … non Fratelli d'Italia, un giudice... Portate rispetto per la magistratura, colleghi del MoVimento 5 Stelle !
Allora gliela dico pari, perché nella lettera avevamo cercato di usare garbo: voi prendete i voti delle persone perbene, chiedendo di fare la lotta alla mafia, e poi aiutate chi invece non fa lotta alla mafia, ma sta dalla parte sbagliata ! Voi siete strumento di quella roba lì che neanche voglio pronunciare, perché l'attività che la presidente Colosimo sta facendo è quella che voi avreste dovuto fare in passato e adesso abbiamo capito perché avevate messo la testa sotto la sabbia. Perché non si voleva che gli italiani venissero a sapere che le persone che voi mandate in Commissione antimafia invece depistano le indagini , inquinano le prove, cercano di portare lontano dai fatti la verità per la strage che ha compiuto la mafia contro Paolo Borsellino, contro Giovanni Falcone, contro tutti i servitori dello Stato, che voi evidentemente non rispettate !
Allora, collega, sia ben chiaro, ed è il motivo per il quale abbiamo scritto, ma approfittiamo della presenza del Presidente Fontana per dirlo: se il MoVimento 5 Stelle vuole essere, come si dimostra essere, strumento in mano a persone che vogliono depistare le indagini per l'attentato e la morte di Paolo Borsellino, faccia pure il MoVimento 5 Stelle. Ma, Presidente, la Camera dei deputati, il Senato della Repubblica, le nostre istituzioni, non possono permettersi di essere uno strumento in mano alla malavita organizzata . Presidente, intervenga!
PRESIDENTE. Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, il Ministro dell'Università e della ricerca e il Ministro per lo Sport e i giovani.
Colleghi, sapete che siamo in diretta televisiva, quindi, per cortesia, atteniamoci ai tempi previsti dal nostro Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno. La deputata Forattini ha facoltà di illustrare l'interrogazione Ferrari ed altri n. 3-02924 di cui è cofirmataria.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, con questa interrogazione noi le chiediamo chiarezza sul futuro della concessione autostradale A22 del Brennero che è scaduta, ricordo, il 30 aprile del 2014. Lei ci aveva promesso lo scorso marzo che avrebbe chiuso questa procedura entro l'anno, ma, da quello che capiamo - e ne prendiamo atto - questo non succederà mai. Su questa procedura, oggi, pesa un ulteriore elemento, che è quello che l'Autorità di regolazione dei trasporti ha espresso rilievi significativi sullo schema di convenzione del piano economico-finanziario, con particolare riferimento all'equilibrio della concessione, alla remunerazione del capitale e alla dinamica dei pedaggi. Non sono aspetti secondari: riguardano l'interesse pubblico e il rischio di maggiori costi per gli utenti.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). Per questo le chiediamo, Ministro, di chiarire se abbia già risposto ai rilievi dell'ART, quali siano i prossimi passaggi e, soprattutto, se sia ancora realistico concludere che la procedura entro fine anno verrà conclusa.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. La risposta è “sì”. Sì a un problema che risale al lontano 2014 su cui tutti i Ministri che mi hanno preceduto evidentemente sono stati meno fortunati nella soluzione del problema. Come lei ricordava, la concessione A22 Brennero-Modena è scaduta il 30 aprile del 2014. Siamo a ottobre 2026.
L'istruttoria sta procedendo a ritmi serrati: il 16 settembre, l'Autorità di regolazione dei trasporti ha espresso il proprio parere sullo schema di convenzione, sul PEF e sul piano regolatorio. Il Ministero ha immediatamente recepito le osservazioni dell'ART e il 28 settembre ha trasmesso i documenti aggiornati. Esaminata la documentazione integrativa il 1° ottobre - la settimana scorsa - l'ART, che lei citava, ha rilevato l'assenza di elementi ostativi alla prosecuzione dell'iter. Tale passaggio ha consentito di avviare l'acquisizione del parere del CIPESS attraverso la trasmissione lo scorso 5 ottobre, l'altro ieri, di tutta la documentazione sulla procedura di evidenza pubblica. Il percorso è quindi tracciato.
Attualmente è in corso l'istruttoria del CIPESS, propedeutica all'adozione della delibera di competenza, che dovrà poi essere sottoposta alla Corte dei conti per la registrazione prevista entro il mese di dicembre. All'esito della registrazione, sarà inviata la lettera di invito agli operatori prequalificati per la presentazione delle offerte. In sintesi, la procedura in corso e le incertezze sul regime di affidamento sono state superate. Il Ministero sta procedendo celermente - come sto parlando io, ahimè, troppo celermente - secondo il cronoprogramma; l'obiettivo è di valorizzare il rapporto tra A22 e tutti i territori interessati.
Colgo l'occasione per sottolineare che questo principio di coinvolgimento e valorizzazione dei territori è un obiettivo del Ministero su altre concessioni autostradali: penso, ad esempio, alla Brescia-Padova. Stiamo lavorando perché questo sia il primo evidente esempio di una nuova stagione di autonomia infrastrutturale. Autonomia significa una cosa molto semplice: una strada percorsa dai veneti, che viene gestita dai veneti, pedaggi pagati dei veneti che vengono reinvestiti per migliorare le strade dei veneti. È questa la direzione nella quale stiamo lavorando dopo anni di lontananza della politica dai territori.
PRESIDENTE. La deputata Ferrari ha facoltà di replicare.
SARA FERRARI(PD-IDP). Signor Ministro, non ci racconti favole, come quella sul ponte che sarà aperto nel 2034. La verità è sotto gli occhi di tutti: l'intero sistema concessorio è bloccato dalla sua palese incapacità. I piani economico-finanziari non vengono approvati e, sulla vicenda della A22, i ritardi sono davvero non più scusabili.
Il suo colpevole ritardo - le ricordo - nel far uscire il bando di gara il 31 dicembre 2025 ha di fatto compromesso l'esercizio del diritto di prelazione per il pubblico. Con questa ennesima esitazione ha messo in grave difficoltà l'attuale sistema concessorio pubblico, di cui lei parlava poco fa, ma ha anche ingolfato l'intero procedimento in una spirale infinita di pareri e contro pareri.
Ha persino sbagliato gli indici di remunerazione del capitale provocando il duro intervento dell'Autorità di regolazione dei trasporti. I rilievi pesantissimi su convenzioni, extra profitti e dinamiche dei pedaggi costringono l'amministrazione a rallentare ancora una volta. La situazione è grave. Mentre lei rinvia le ricadute economiche per i nostri territori sono bloccate: opere pubbliche fondamentali e collegate alla concessione restano al palo, proprio in un momento di forte difficoltà economica. Ma lei si rende conto di quanto sia importante quell'arteria autostradale non solo per i bilanci degli enti pubblici soci, ma anche per l'indotto economico che sviluppa e favorisce e non solo per l'impatto fondamentale delle politiche ambientali che impone e che devono rimanere saldamente nelle mani del controllo pubblico? Lei promette, fa annunci trionfalistici sui giornali come quello dell'assegnazione entro la fine di quest'anno, ma poi non controlla, non gestisce il sistema di cui è al vertice.
SARA FERRARI(PD-IDP). Mentre lei gioca un ruolo da Ministro dell'Interno mancato, si dimentica di essere il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. È evidente - a nostro avviso - che lei non vuole assumersi la responsabilità di portare fino in fondo questa operazione e sceglie deliberatamente di rinviare tutto, scaricando la patata bollente sulla prossima legislatura.
SARA FERRARI(PD-IDP). A questo punto, visti i suoi numerosi errori, forse dovremmo esserne contenti .
PRESIDENTE. Il deputato Davide Faraone ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02925 di cui è cofirmatario.
DAVIDE FARAONE(IV-CR). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la situazione è drammatica per quello che riguarda il tema dell'aumento dei costi del gasolio per le imprese, per gli autotrasportatori, oltre che per le famiglie, per le imprese del Terzo settore, per le imprese agricole, per le imprese della pesca. Noi stiamo parlando, ad esempio, di gasolio industriale che è aumentato del 54,3 per cento, con oltre 11.000 euro di costi aggiuntivi per ogni mezzo pesante.
Ministro, noi abbiamo la sensazione che voi dormiate rispetto all'emergenza che in questo Paese sta esplodendo. Non avete una politica e avete manifestato grandi contraddizioni. Oggi auspichiamo di avere qualche risposta che dia un minimo di certezze alle imprese.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. Stiamo seguendo da mesi il tema del caro carburanti, soprattutto sul tema dell'autotrasporto che lei sta citando. Ricordo che abbiamo introdotto, fin da subito, un contributo straordinario sotto forma di credito d'imposta per sostenere concretamente le imprese dell'autotrasporto di merci e passeggeri. I numeri dimostrano che si tratta di una misura attesa e necessaria: attraverso la piattaforma dedicata sono state presentate circa 31.000 domande, riferite ai soli mesi da marzo ad agosto. A fronte di una domanda così elevata abbiamo messo a disposizione non chiacchiere, ma risorse per 434 milioni di euro. Al Ministero dell'Economia e delle finanze abbiamo chiesto di predisporre le coperture necessarie per far fronte ad ulteriori 50 milioni di euro per richieste aggiuntive di contributi trasmesse dalle imprese beneficiarie per le fatture fino ad agosto. Inoltre, per aprire alla presentazione delle istanze relative alle fatture dei mesi di settembre e ottobre, abbiamo chiesto sempre al MEF un adeguamento della normativa sui tempi di utilizzo del credito d'imposta. In parallelo, puntiamo a sostenere il settore dell'autotrasporto con l'erogazione di contributi pari a 590 milioni di euro, fino al 2031, per il rinnovo veicolare dei mezzi per il trasporto merci.
Noi siamo pronti, come Ministero, a pubblicare il decreto e ad attivare la relativa piattaforma non appena il MEF concluderà l'istruttoria sul provvedimento.
Anche se i dati degli ultimi giorni sembrano registrare una prima inversione di tendenza rispetto ai picchi registrati nelle settimane precedenti, resta comunque al vaglio la possibilità di prorogare, con decreto del Ministero dell'Economia, di concerto con il Ministero dell'Ambiente, le misure di riduzione delle accise mediante l'utilizzo dell'extragettito IVA stimato per il mese di settembre 2026.
Perché queste misure possano produrre risultati tangibili, anche a favore dell'autotrasporto, è essenziale però che l'impegno sul fronte nazionale si affianchi ad un'azione negoziale a livello di Unione europea.
In tale prospettiva ringrazio gli interroganti, perché mi permettono di ricordare all'Aula e a tutti gli italiani che il costo del gasolio alla pompa è solo la punta dell'di anni di politiche fallimentari portate avanti da Bruxelles. Invito, pertanto, gli interroganti e l'intero Parlamento, soprattutto chi sostiene la maggioranza della Presidente von der Leyen, a rivolgersi, insieme a noi, ai vertici della Commissione europea, esortandoli ad andare incontro alle richieste del Governo italiano per rivedere immediatamente il fallimentare , vincoli, regole, regolamenti e tasse europee, come l'ETS, che stanno mettendo in forte difficoltà l'industria e l'agricoltura italiana ed europea .
PRESIDENTE. Il deputato Faraone ha facoltà di replicare.
DAVIDE FARAONE(IV-CR). Ministro Salvini, lei forse dimentica che Fitto, che è un esponente di Fratelli d'Italia, lo stesso partito della Meloni, siede accanto alla von der Leyen e che il Presidente Mule', alle sue spalle, è esponente di un partito che sostiene la von der Leyen. Per cui, quando lei dice che qualcuno si deve rivolgere alla Commissione europea, innanzitutto dovrebbe rivolgersi ai suoi compagni di coalizione.
Poi, Ministro Salvini, nonostante abbiate fatto una serie di provvedimenti sulla sicurezza e sui blocchi stradali, in queste settimane, sfidando i vostri provvedimenti sui blocchi stradali che prevedono l'arresto per chi li dovesse compiere, in Campania, in Sicilia, in Calabria, in Puglia e in Basilicata si stanno moltiplicando i casi di blocchi stradali di autotrasportatori che protestano, di pescatori che protestano e di tutto quello che lei ha detto queste persone non hanno visto nulla, altrimenti non si capirebbe il motivo per cui decidono di bloccare le strade.
Per cui la nostra sensazione è che voi siete andati al Governo e dovevate tagliare le accise e il primo provvedimento che avete fatto è stato ripristinare il taglio delle accise, che era stato fatto dal Governo Draghi. Poi, avete fatto tutta una serie di altri provvedimenti: un taglio di 17 centesimi, poi 12, poi 6,1; poi vi siete affidati al dell'ENI e di tutte le aziende che hanno seguito ENI, addirittura dicendo prima che bisognava fare un provvedimento soltanto per alcune fasce sociali, poi dicendo che non ce n'era più bisogno visto che queste aziende erano state così brave che avevano ascoltato lei, perché altrimenti avrebbe messo la tassa sugli extraprofitti - su cui, naturalmente, è isolato nel Governo, perché tutti gli altri sono contrari - e, invece, quello che si sta verificando è…
DAVIDE FARAONE(IV-CR). …che la confusione regna sovrana, il caos regna sovrano. Avremmo bisogno di certezze, invece abbiamo un Governo assolutamente latitante che fa soltanto chiacchiere .
PRESIDENTE. La deputata Elisa Montemagni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02926 .
ELISA MONTEMAGNI(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per essere qui oggi a trattare di un tema fondamentale per gli italiani: il tema della casa. In questi anni sono state messe in campo da lei misure tese a rafforzare le politiche abitative, attraverso il recupero del patrimonio edilizio esistente e la rigenerazione urbana.
Il 9 settembre la Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento , volta a intervenire nelle aree con maggiore pressione abitativa. Desta preoccupazione l'insieme delle condizionalità che potrebbero derivare da questa nuova normativa, soprattutto se incidessero sulle competenze degli Stati o addirittura sulla libertà dei proprietari di disporre dei propri immobili. Tra gli ambiti interessati risultano le locazioni a breve durata che, secondo la Commissione, inciderebbero sulla disponibilità e sull'accessibilità economica degli immobili.
Oggi siamo qui a chiederle quali iniziative intenda promuovere nell'ambito del negoziato europeo affinché l'obiettivo di una maggiore disponibilità di abitazioni sia perseguito attraverso l'incremento dell'offerta e il recupero, senza inserire limitazioni al diritto dei proprietari di disporre liberamente dei propri beni.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Ringrazio il gruppo della Lega per aver sollevato un tema di cui mi sto occupando personalmente fin dall'insediamento, quattro anni fa, dopo decenni di assenza, soprattutto da parte dei partiti di sinistra, che oggi scoprono il tema della casa .
Siamo partiti con il Salva Casa, semplificando le regole; stiamo riformando il testo unico dell'edilizia e delle costruzioni; abbiamo rafforzato la legalità contro le occupazioni abusive, con 6.000 sgomberi dall'insediamento di questo Governo. Qualcuno a sinistra occupa le case e viene eletto al Parlamento europeo, noi vogliamo restituire le case ai legittimi proprietari .
Per quello che riguarda il Piano casa, c'è una norma con 10 miliardi di euro di investimenti pubblici per aumentare l'offerta abitativa. La crisi della casa non si risolve alla spagnola, limitando la proprietà privata, ma aumentando l'offerta di abitazioni. Il regolamento europeo da lei citato è estremamente preoccupante ed è stato da subito contestato da questo Governo, perché rischia di limitare quello che per noi è sacro, ovverosia il diritto a utilizzare la proprietà privata: la proprietà privata difesa dalle norme e dalla Costituzione. Lo ribadisco: questo Governo ritiene che il perno delle politiche sulla casa non possa essere considerato l'esproprio delle case altrui, ma la messa a disposizione di nuove case .
Personalmente stiamo lavorando per restituire 60.000 case popolari, oggi vuote, a chi è regolarmente in lista d'attesa da anni in una graduatoria, favorendo gli investitori privati che metteranno sul mercato, al 30 per cento di sconto rispetto al prezzo di mercato, gli immobili che verranno costruiti.
La nostra posizione, quindi, è molto semplice: difendere la casa come bene economico, sociale e culturale. Se a Bruxelles lo capiscono bene, altrimenti sarà come nel caso della disapplicazione della cosiddetta direttiva Case che - lo ricordo a chi è in Aula e a chi è a casa - costerebbe 40.000 euro a famiglia, perché noi siamo votati e pagati per difendere la casa e i risparmi degli italiani e questo continueremo a fare .
PRESIDENTE. La deputata Montemagni ha facoltà di replicare.
ELISA MONTEMAGNI(LEGA). Grazie, Ministro. Non avevamo dubbi, però è sempre importante ribadire la nostra posizione per quanto riguarda la casa degli italiani. La casa è uno dei beni primari nel nostro Paese e riteniamo che la tutela del diritto fondamentale di proprietà sia sacrosanta, a differenza di qualcuno - e mi viene in mente Firenze, dove il sindaco limita gli affitti brevi - e di qualcun altro che addirittura invoca gli espropri proletari, cose che veramente ci riportano indietro a decenni che non vogliamo nemmeno ricordare .
È ovvio che le misure messe in campo - ha ricordato il Salva Casa, che è stato uno dei primi provvedimenti che porta i cittadini a poter adeguare le piccole difformità, o addirittura il Piano casa, che dovrà sbloccare 60.000 alloggi - sono la strada giusta da percorrere, anche contro quell'Europa che spesso, in maniera del tutto strumentale e totalmente scollegata dalle realtà dei vari Stati e dalle realtà territoriali, cerca di mettere in difficoltà non solo i Governi ma soprattutto i cittadini. È importante ricordarlo in quest'Aula: questo Governo non tutela gli interessi, tutela i cittadini. I cittadini sono proprietari perché quella casa se la sono sudata con il lavoro, se la sono guadagnata e hanno tutto il diritto di poterne disporre liberamente e come vogliono.
Quindi, quanto detto in quest'Aula ci rassicura, ci rincuora e siamo sicuri che, come sempre ha fatto il Ministro Salvini, anche in questo caso ci metterà tutto sé stesso per portare avanti gli interessi degli italiani .
PRESIDENTE. Il deputato Borrelli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02927 .
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Il monopattino elettrico rappresenta - o meglio rappresentava - una soluzione ideale per il problema del cosiddetto ultimo miglio, molto diffuso nell'ambito della mobilità condivisa. Questo mezzo permette - o meglio permetteva - di colmare la distanza tra le fermate del trasporto pubblico e le destinazioni finali - università, posti di lavoro -, riducendo ovviamente la dipendenza dall'auto e contrastando congestione e inquinamento.
Il Ministro Salvini da metà luglio ha fatto introdurre l'assicurazione RC anche sui monopattini. Il risultato, però, è che si è creata un'immediata sperequazione tra le assicurazioni del Centro-Nord e quelle del Sud, eppure nessuno aveva mai commesso sinistri fino a metà luglio di quest'anno.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Addirittura in alcune regioni, tipo la Campania, si paga dai 400 ai 500 euro, un costo addirittura superiore a quello del monopattino stesso.
Per queste ragioni chiediamo di sapere quali iniziative di competenza, anche di natura normativa, intenda porre in essere il Ministro per promuovere l'utilizzo della micromobilità interna e l'uguaglianza tra tutti i cittadini.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. Allora, monopattini: i dati sull'incidentalità - che fornirò al collega che evidentemente non li ha seguiti - confermano che quella che lei definisce mobilità dolce, ovverosia i monopattini, tra il 2022 e il 2025, ha portato a 25 morti e 3.700 feriti. Io potrei risolvere il tema da lei sollevato come hanno fatto alcune amministrazioni del suo colore politico di sinistra, cioè mettendo fuorilegge i monopattini: penso a Parigi e penso a Firenze. Ma siccome sono più democratico di quelle amministrazioni a cui lei fa riferimento, abbiamo cercato di mettere ordine in una giungla: quindi, casco obbligatorio, dispositivi di illuminazione e segnalazione, assicurazione e contrassegno identificativo.
Con particolare riguardo alla copertura assicurativa, ricordo che dal 16 luglio è in vigore l'obbligo di stipulare una polizza con una compagnia assicurativa. Il sistema sta funzionando: oltre 87.000 monopattini risultano già assicurati e sono stati effettuati più di 352.000 controlli tramite la piattaforma dedicata.
Quanto al costo delle polizze e alle eventuali differenze territoriali, ricordo che parliamo di prezzi operanti in regime di mercato; vi sono anche sulle auto e sulle moto, come immagino lei sappia. Sul tema, in ogni caso, ho sollecitato il Ministero delle Imprese, che è competente - come lei saprà -, per un intervento volto a garantire piena corrispondenza tra il prezzo dell'assicurazione e il rischio effettivo, premiando i conducenti dei veicoli virtuosi e riducendo il peso delle variabili territoriali.
Inoltre, nuovi presidi di sicurezza per la circolazione con monopattino saranno introdotti nella riforma integrale del codice della strada cui stiamo lavorando con decine di associazioni. In particolare, intendiamo rafforzare l'obbligo di controllo sulla sosta selvaggia da parte delle imprese di : non possono occupare i marciapiedi a discapito di mamme incinte, anziani e disabili. Sarà, inoltre, specificato il divieto di condurre monopattini elettrici in sede promiscua con movimenti a zig-zag, ribadendo l'obbligo di casco e di assicurazione, come dicevo.
Un conto è agevolare la mobilità dolce, un conto sono il e la mancanza di rispetto per gli utenti della strada. Chi usa il monopattino deve rispettare le regole che usano tutti gli altri cittadini italiani .
PRESIDENTE. Il deputato Borrelli ha facoltà di replicare.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Egregio Ministro, chi usa il monopattino deve rispettare le stesse regole, ma deve pagare le stesse tasse. Lei ha fatto l'ennesimo favore alle delle assicurazioni - perché ci hanno guadagnato solo loro -, portando avanti una sperequazione che già esiste per le auto - infatti non avete fatto la tariffa unica RC auto - e facendo una distinzione: perché un cittadino che è virtuoso con il monopattino a Napoli e a Caserta o in altre regioni del Sud deve pagare dieci volte di più rispetto a uno che si comporta allo stesso modo a Milano o a Forlì? Questo è il grande tema, Ministro. Non c'è uguaglianza. Siamo tutti uguali davanti alla legge, ma non davanti alle assicurazioni, che voi favorite danneggiando il Mezzogiorno.
Lei prima ha parlato di dati. Io ho letto i dati e quelli che dice lei non corrispondono assolutamente alla verità. Nel 2024, un pedone è morto investito da un monopattino, due persone sono state sanzionate per aver trasportato illegalmente delle persone e c'è stato un ferimento di 368 individui. Sa quanti sono i morti per le auto, che lei continua ad incentivare, costruendo la sperequazione tra il Nord e il Sud, in cui noi paghiamo molto di più, a differenza del Centro-Nord, con una RC auto vergognosa? Infatti lei, da oltre dieci anni al Governo - perché non stava solo in questo Governo, stava anche nei Governi precedenti -, ha aiutato a costruire un sistema ingiusto e iniquo nei confronti dei cittadini del Sud, come quello del carburante e come tutte quelle cose che state facendo che aumentano la tassazione ai cittadini. Perché la verità è questa: ci state massacrando di tasse e, addirittura, avete trovato un sistema per colpire anche chi va sul monopattino.
Onestamente, trovo assolutamente irricevibile la sua risposta. Certo, la ringrazieranno le delle assicurazioni: quest'anno hanno avuto un utile di 11,4 miliardi di euro, che hanno levato a povera gente…
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). …a gente che, invece, non riesce a portare il piatto in tavola. Bella soddisfazione, Ministro, ci sorrida pure!
PRESIDENTE. Il deputato Caramiello ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02928 .
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Ministro Lollobrigida, in questi giorni, in tutta Italia si susseguono proteste di agricoltori, allevatori e pescatori contro la situazione di crisi che sta caratterizzando il comparto primario: caro carburanti, crisi dei redditi agricoli e costi di produzione sempre più elevati.
Le mobilitazioni stanno interessando indistintamente tutte le regioni italiane, da Nord a Sud, e tutti i settori. Ministro, stanno manifestando contro il Governo per denunciare le gravi situazioni economiche che stanno vivendo ormai da troppo tempo. I nostri pescatori e gli agricoltori sono allo stremo e chiedono un contributo sul gasolio agricolo, interventi mirati e strutturati per le filiere strategiche in crisi, il sostegno alla liquidità e al credito e il rafforzamento del contrasto alle pratiche commerciali sleali.
Quindi, Ministro, la domanda che le faccio oggi è semplice: dopo quattro anni, quali azioni vuole mettere in campo per rendere effettiva la sovranità alimentare del nostro Paese, garantire un reddito adeguato alle imprese di tutta Italia, dal Nord al Sud …
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). …mantenendo operative le produzioni e scongiurare l'abbandono delle campagne e della nostra filiera ittica, in modo da non continuare ad aggravare la fragilità economica dei territori - soprattutto, di quelli già fragili - e delle famiglie italiane che, ormai, arrivano a fatica già alla seconda settimana del mese ?
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, ha facoltà di rispondere.
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA,. Grazie, Presidente. Grazie, collega, il Governo Meloni ha posto tra i suoi obiettivi principali il sostegno al comparto agricolo e della pesca con fatti molto concreti. Oltre 17 miliardi di euro stanziati per il settore primario: una cifra che non trova precedenti nella storia repubblicana. L'Italia è tornata protagonista sui tavoli europei. Ed è noto che è merito del nostro Governo l'avere evitato il taglio del 22 per cento della politica agricola comune della futura programmazione 2028-2034 proposto lo scorso anno dalla Commissione, ottenendo per l'Italia un budget superiore di 10 miliardi rispetto alla proposta iniziale della Commissione e una dotazione superiore di un miliardo rispetto a quella attuale. Abbiamo così evitato la chiusura di migliaia di imprese che hanno nella politica agricola comune un incentivo indispensabile.
La complessa congiuntura economica a livello mondiale, causa oggettiva degli aumenti, impone di intervenire prontamente utilizzando sia strumenti nazionali, che regionali, che europei. Per far fronte alla richiesta di immediata liquidità da parte degli agricoltori, abbiamo disposto l'immediata liquidazione degli anticipi della politica agricola europea a partire dalla fine di luglio, ottenendo questo risultato storico di aver anticipato di due mesi questo pagamento che avveniva sempre nel mese di ottobre.
Siamo intervenuti sul fronte del caro fertilizzanti: l'Italia ha investito 136 milioni di euro per ridurre gli aumenti. Abbiamo attivato misure specifiche per affrontare il rincaro del costo del gasolio agricolo, che si aggiungono al taglio orizzontale delle accise varato sin dal mese di marzo. Con la misura del credito d'imposta, in particolare, abbiamo destinato 100 milioni di euro nazionali - 90 milioni agli agricoltori e 10 ai pescatori - per coprire i maggiori costi sostenuti per i carburanti.
Il nostro impegno non si ferma e continuiamo a proporre nuovi interventi. Pochi giorni fa, infatti, nel Consiglio dei ministri dell'Unione europea ho chiesto alla Commissione di utilizzare una nuova misura per riuscire a fare quello che si è fatto sui fertilizzanti anche sul gasolio agricolo.
Nella sua interrogazione lei richiama le mobilitazioni, in particolare richiama quella della Coldiretti a Roma. Ma su quel palco forse si sarà reso conto che c'era l'assessore di Fratelli d'Italia Giancarlo Righini e che gli agricoltori hanno ringraziato lo stesso per un piano straordinario di 45 milioni di euro per portare il costo del carburante nella regione Lazio a circa un euro. Voglio, però, cogliere l'occasione per ringraziare tutti gli assessori regionali che si stanno muovendo per trovare risorse e coadiuvare l'azione del Governo.
Abbiamo investito fondi, tramite Ismea, per aiutare il settore olivicolo e il settore della pesca, con stanziamenti senza oneri derivanti da interessi per cinque anni.
Voglio, però, chiudere questo mio intervento dandole un dato. Dal 2010 al 2022 i fondi per l'agricoltura sono rimasti, più o meno, gli stessi: nel triennio 2017-2019, con i Governi Gentiloni e Conte 1, l'investimento in agricoltura era di 34,3 miliardi; nel triennio successivo 2020-2022, con i Governi Conte 2 e Draghi - nel quale il MoVimento 5 Stelle aveva il Ministro dell'Agricoltura -, l'intervento è stato di 36 miliardi. Il Governo Meloni, nel triennio 2023-2025, ha investito sull'agricoltura 55,3 miliardi. Io credo che questa sia la risposta più chiara di quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo .
PRESIDENTE. Il deputato Caramiello ha facoltà di replicare.
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Grazie, Presidente. No, Ministro, non ci siamo proprio. Forse sul palco di Coldiretti, a Roma, c'era qualcuno dei vostri, ma non c'era nessuno in Calabria, in Sicilia, in Puglia, in Campania, in Molise e in Basilicata .
Ministro, l'agricoltura e la pesca in Italia sono in ginocchio e la colpa è soltanto sua, che in quattro anni non è riuscito a fare nulla. Ha peggiorato la vita degli agricoltori, degli allevatori e dei pescatori italiani. Ministro, altro che sovranità alimentare e . Ho sempre nutrito dubbi sulla sua capacità e visione politica, ma oggi me li ha fugati tutti. Lei, Ministro, è un incapace politico .
Le uniche cose per cui sarà ricordato in questa legislatura sono le sue : è riuscito a fermare un treno, ha detto che i poveri mangiano meglio dei ricchi, che bevendo troppa acqua si può morire, che fortunatamente la siccità aveva colpito il Sud, anziché il Nord. Lei continua a vivere in una realtà parallela, Ministro, fatta di annunci a favore di telecamera come da Istituto Luce, mentre fuori da questo Palazzo gli agricoltori italiani sono in ginocchio.
Gasolio agricolo più che raddoppiato, costi di produzione e di gestione insostenibili, pratiche sleali da parte dei produttori extra-Unione europea. E lei cosa ha fatto, cosa ha decantato? Nulla. Ministro, ho visto agricoltori piangere, dichiarare di voler regalare la loro impresa agricola; ho visto allevatori versare centinaia di litri di latte sull'asfalto, blocchi stradali, pescherecci fermi sulle banchine. E lei che cosa ha fatto? Lei e la Meloni cosa avete fatto? Voi dovevate tagliare le accise, invece stanziate miliardi per le armi e per cercare di costruire un ponte e non per aiutare chi produce, chi coltiva la nostra eccellenza italiana, il nostro cibo!
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Ministro Lollobrigida, non intervenendo con misure strutturali, non stanziando fondi necessari per il comparto, gli agricoltori non coltivano, i pescatori non escono in mare. E cosa arriverà sulle nostre tavole?
PRESIDENTE. Deve concludere.
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Ministro Lollobrigida - Presidente, vado a concludere -, lei ha governato e ha fallito, è arrivato il momento di farsi da parte. Ora tocca a noi risollevare un fondamentale del nostro Paese visto che voi, con la vostra becera propaganda politica, avete fallito .
PRESIDENTE. L'onorevole Marina Marchetto Aliprandi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami e altri n. 3-02929 di cui è cofirmataria.
MARINA MARCHETTO ALIPRANDI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, l'attuale congiuntura economica internazionale sta incidendo pesantemente sul nostro sistema agroalimentare, aumentando i costi di produzione e mettendo sotto pressione la redditività delle nostre imprese. I dati sono molto chiari: il gasolio agricolo registra un aumento del 38 per cento su base annua, mentre l'urea è cresciuta del 40 per cento. Incrementi che pesano direttamente sui bilanci delle aziende e rischiano di colpire alcune filiere strategiche per il e la nostra sovranità alimentare, come cereali, semi oleosi, olivicoltura e nocciole.
A questa situazione si aggiungono le difficoltà della pesca, dove l'aumento dei costi di carburante ed energia grava su un comparto che, negli ultimi 10 anni, ha già perso oltre il 20 per cento dei battelli attivi, con una riduzione del 38 per cento dei volumi prodotti e del 25 in valore e con gli occupati scesi da 26.000 a 19.000. Ciò potrebbe compromettere anche il recupero del reddito agricolo italiano, che negli ultimi due anni è risultato primo a livello europeo.
È quindi necessario intervenire nell'immediato, ma anche ottenere un cambio di passo a livello europeo, come lei stesso ha chiesto nel recente Agrifish del 29 settembre. Le chiediamo, quindi, quali iniziative il Governo intenda assumere per contrastare l'aumento dei costi di produzione, tutelare il reddito dei nostri agricoltori e pescatori e salvaguardare le filiere strategiche nazionali.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, ha facoltà di rispondere.
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA,.
Grazie ai colleghi di Fratelli d'Italia per avere nuovamente posto una questione cercando di argomentare, a differenza di altri gruppi, gli elementi che possono essere di sostegno al nostro mondo produttivo. Il Governo Meloni ha posto al centro del suo interesse l'agricoltura e la pesca fin dal primo giorno . Gli stanziamenti e le risorse ingenti garantiti a questi settori non sono mai sufficienti, e lo dico da Ministro dell'Agricoltura e della pesca, ma abbiamo portato un'inversione di tendenza: più 46 per cento di risorse per questi settori rispetto a tutti i Governi che ci hanno preceduto.
L'Italia si è confermata, grazie anche a questi interventi - lo dice l'Istat -, per valore aggiunto, la prima Nazione europea dal 2024, superando Francia e Germania. Un vero record che ci riempie di orgoglio, ma che segna anche come questo valore aggiunto debba essere ripartito in maniera equilibrata all'interno delle filiere. E poi ci sono altri dati: l' italiano nell'agroalimentare segna 72,6 miliardi, un dato storico. Abbiamo lavorato sulle emergenze, l'ho ricordato poc'anzi con i dati finanziari che vedono interventi per calmierare il costo del carburante, che non è cresciuto per colpa del Governo, ma è cresciuto per la condizione internazionale.
Basta vedere i prezzi del carburante agricolo nel resto d'Europa e ci si renderà conto che sono allineati e l'Italia non è certo quella dove si paga di più. È sempre troppo ed è per questo che regioni e Governo stanno investendo, con il credito d'imposta, con interventi che costano decine e decine di milioni, per aiutare i nostri produttori a continuare a garantire quello che è indispensabile: una produzione agricola certa per il loro reddito, anche per le nostre tavole e per l'accessibilità dei consumatori ai nostri prodotti.
Abbiamo lavorato anche su una visione strategica: in questi giorni verrà approvato il “Coltiva Italia”, oltre un miliardo di intervento aggiuntivo e straordinario per filiere strategiche della nostra Nazione; l'olivicoltura, piuttosto che la filiera delle carni rosse, e anche un fondo di sovranità alimentare che permetterà di intervenire ulteriormente su quelli che sono più in difficoltà tra gli agricoltori.
E poi il ricambio generazionale: 150 milioni di euro destinati ai nostri giovani per aiutarli ad aprire imprese, accanto alla disponibilità della terra. E poi leggi su protezioni del sistema, della tutela dell'agroalimentare: la legge n. 75 del 2026, una legge che veniva attesa da decenni e che questo Parlamento ha realizzato su proposta del Governo. Abbiamo garantito a 547.000 agricoltori italiani un intervento sui fertilizzanti con 136 milioni di euro, per intervenire sull'aumento dei rincari su produzioni che l'Europa ha smesso di realizzare in maniera cieca nel tempo e che oggi abbiamo bisogno di comprare e dobbiamo tornare a produrre.
Su questo ci stiamo battendo in Europa, dove abbiamo rimesso al centro l'agricoltura, abbiamo difeso la politica agricola comune. È grazie a questo Governo che in Europa abbiamo evitato il taglio del 22 per cento sulla politica agricola comune. Per la prima volta l'Italia non solo avrà i 9 miliardi che abbiamo recuperato per la nuova programmazione, ma ne avrà uno in più; i nostri agricoltori avranno più del settennato precedente, è la prima volta che accade nella storia. Abbiamo fatto tanto, ma non è mai abbastanza per i nostri agricoltori e pescatori. Continueremo a lavorare .
PRESIDENTE. Il deputato La Salandra, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, signor Ministro, mi ritengo pienamente soddisfatto, perché, contrariamente a quanto affermato da un rappresentante dell'opposizione, per fare agricoltura serve competenza, e nel tempo, nel corso di questi anni, non solo lei ha dimostrato competenza, ma lei ha dimostrato un senso dello Stato che, nei precedenti anni, precedenti Ministri non hanno mai avuto. E se oggi abbiamo una sovranità alimentare piena lo dobbiamo esclusivamente al Governo Meloni e al suo Ministero.
Sì, è vero, l'aumento dei costi è significativo, il gasolio è a più 38 per cento, l'urea al più 40 per cento; è vero anche che sul comparto della pesca si è avuta una riduzione più significativa, però qualcuno dovrebbe ricordare due cose: innanzitutto che l'aumento dei costi che l'agricoltura sta vivendo non dipende dalle politiche nazionali, ma dipende da una delle congiunture internazionali più complesse. Così come anche dovrebbe ricordare come, se per anni l'Europa ha proposto una politica dei tagli, negli Agrifish a cui lei ha partecipato l'Italia ha dettato la linea della politica agricola europea.
E dico questo perché? Perché vorrei ricordare a qualcuno che, in una serie di accordi concitati, raggiunti dopo oltre 40 ore, se la pesca nel Mediterraneo, se i pescatori italiani possono continuare ad andare per mare, devono dire grazie al Ministro Lollobrigida. Signor Presidente, ci sono due modi di stare accanto agli agricoltori: o speculando o consentendo agli agricoltori di andare avanti e rendere merito a quello che costituisce il comparto primario di una grande Nazione, quale è la nostra .
PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02930 di cui è cofirmataria.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie Presidente. Signor Ministro, il contesto internazionale e l'aumento generalizzato dei prezzi continuano a pesare sulle famiglie, soprattutto su quelle più fragili. L'Istat ci dice che la spesa media delle famiglie italiane per alimenti e bevande è di 532 euro, su una spesa totale mensile di 2.755 euro. È stato annunciato l'avvio della quarta edizione della carta “Dedicata a te”, una misura che prevede un contributo di mille euro per oltre un milione di famiglie italiane, tra la fine del 2026 e il primo semestre del 2027. Su questa misura è stato sostenuto un investimento di 2,7 miliardi in totale.
Le chiediamo quali siano stati, in questi quattro anni, i principali risultati della carta e quali ulteriori iniziative intenda assumere per rafforzare ulteriormente il sostegno ai consumi delle fasce più deboli della popolazione, soprattutto per quanto riguarda il sostegno delle spese alimentari.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, ha facoltà di rispondere.
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA,. Grazie, collega Cavo, per aver illustrato quello che è stato un intervento che il Governo ha pensato fin dal suo insediamento. Già nella prima finanziaria, finanziammo la carta “Dedicata a te” per aiutare le famiglie che erano in difficoltà a rimanere in una fascia di acquisti, soprattutto di qualità. Questa carta si pone nella condizione di aiutare oltre un milione di famiglie italiane, ma anche di orientarle verso un consumo di qualità che corrisponda alle filiere italiane, affinché i soldi degli italiani possano restare in Italia e garantire ricchezza, reddito e lavoro. Questo è stato l'obiettivo che ci siamo posti.
Nei primi tre anni i risultati sono stati pregevoli: abbiamo aiutato le famiglie e le filiere e abbiamo coinvolto il mondo della grande distribuzione italiana, verso il quale si è orientata la maggior parte della comunità che ha avuto la possibilità di utilizzare la carta, acquisendo anche sconti ulteriori del 15 per cento applicati a tutti i detentori della carta che la grande distribuzione ha messo a disposizione, aggiungendo quindi allo stanziamento di 2,7 miliardi una parte del 15 per cento.
Quest'anno abbiamo finanziato per due anni la carta, fino alla conclusione dell'esperienza di Governo attuale e, vista la fase congiunturale che lei ha ricordato di particolare criticità, interveniamo con due finanziamenti: uno di 500 euro, nel mese di novembre, e un altro di 500 euro, nel mese di aprile; ciò per dare la possibilità a oltre 1.197.000 famiglie di utilizzare quella carta per acquistare i beni di prima necessità.
Questo intervento non è l'unico che abbiamo messo in campo, ci sono altri interventi importanti che coinvolgono lo straordinario mondo del Terzo settore. Quando siamo arrivati, c'erano solo 5 milioni di euro per garantire beni alle famiglie in grande difficoltà, attraverso il Terzo settore.
Abbiamo messo 50 milioni di euro l'anno, strutturali, che permettono di acquisire sempre generi alimentari italiani per dare qualità alle famiglie meno abbienti e dare risorse anche alle nostre filiere di produzione. Così come interventi per oltre 130 milioni vengono dalla collega Calderone, attraverso Agea, attraverso il lavoro che stiamo facendo insieme, sempre finalizzati a questo: aiutare le famiglie.
Non siamo come altri che millantano di aver cancellato la povertà, certamente abbiamo lavorato per alleviarla .
PRESIDENTE. La deputata Semenzato, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per la sua soddisfacente replica, che ci consegna un dato importante: la carta “Dedicata a te” ha dato una risposta concreta alle famiglie che hanno bisogno di essere sostenute ed è giusto riconoscere questo sforzo.
Il cibo non è soltanto ciò che compriamo, è cultura, è relazione ed è dignità. Lo sappiamo bene, in una terra come il Veneto, dove il cibo racconta il territorio, il lavoro delle nostre famiglie e delle nostre aziende agricole, tradizioni che si tramandano da generazioni.
Per questo non possiamo accettare che la qualità del cibo diventi una questione di reddito, che chi ha meno debba necessariamente mangiare peggio. C'è un'esperienza che racconta bene cosa può accadere quando una comunità si assume la responsabilità.
Con le donne di Coldiretti abbiamo promosso i “prodotti gentili”, i prodotti agricoli venduti nei mercati di Campagna Amica, destinando parte del ricavato a sostenere le donne vittime di violenza e creando opportunità di accoglienza e, soprattutto, di lavoro.
È la dimostrazione che anche un gesto quotidiano, come fare la spesa, può diventare un gesto di responsabilità, Ministro. E qui vedo un'affinità con la carta “Dedicata a te”: non soltanto aiutare una famiglia a comprare, ma anche aiutare a scegliere e, nello stesso tempo, dare valore a chi, quel cibo, lo produce. Il cibo di qualità non deve essere un lusso, deve essere una possibilità. E, allora, la sovranità alimentare non significa soltanto produrre ciò che mangiamo, significa anche fare in modo che tutti possano permettersi di mangiare bene, e la carta “Dedicata a te” va in questa direzione.
PRESIDENTE. La deputata Tassinari ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02931 .
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Presidente, Ministro Bernini, il Fondo integrativo statale rappresenta il principale strumento nazionale per sovvenzionare e finanziare le borse di studio per gli studenti meritevoli e capaci che non hanno risorse economiche per poter fronteggiare gli studi.
Il significativo potenziamento, realizzato negli ultimi anni, delle misure e delle risorse destinate al sostegno allo studio - attraverso un sistema di interventi sempre più articolato che riguarda non solamente il sostegno economico, ma anche le politiche abitative e i servizi rivolti agli studenti, volti al benessere, e anche l'aspetto che riguarda il sostegno psicologico -, rende oggi necessario che questo strumento diventi strutturale, fondamentalmente, con un assetto che possa essere il più possibile stabile, anche utilizzando le risorse del PNRR che sono state utilizzate negli anni.
Tale esigenza, tanto più, emerge…
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). …nel momento in cui assistiamo a un costo della vita crescente e, quindi, alla necessità di compensare anche questi incrementi, soprattutto, come dicevo, per le famiglie più bisognose e che hanno necessità di aiutare i figli nel completamento del percorso scolastico.
Chiedo, quindi, quali iniziative il Ministro abbia assunto o intenda assumere per proseguire nell'azione di rafforzamento di queste politiche per il diritto allo studio, consolidando i risultati conseguiti e assicurando un sistema stabile ed efficace e quanto più possibile omogeneo sull'intero territorio nazionale .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie, Presidente. Grazie, onorevole Tassinari. Come lei ha giustamente ricordato, una borsa di studio o un posto letto può fare la differenza tra scegliere un'università o dovervi rinunciare. È da qui che siamo partiti: mettere il diritto allo studio al centro delle nostre scelte, perché nessuno studente, nessuna studentessa, debba vedere le proprie possibilità limitate dai redditi delle proprie famiglie.
In quattro anni abbiamo quasi triplicato le risorse statali per le borse di studio: nel 2022 abbiamo trovato circa 307 milioni e abbiamo portato il monte borse, quest'anno, a 846 milioni, con un picco di 880 milioni nel 2025. È un investimento che sta concretamente cambiando la vita delle persone, delle studentesse, degli studenti e delle loro famiglie.
Ma il sostegno agli studenti non si ferma alla borsa, anche questo lei lo ha ricordato. Abbiamo aumentato anche le risorse per aiutare chi deve sostenere l'affitto: dai 4 milioni nel 2023 siamo passati a 23,2 milioni nel 2025, con altri 16 milioni nel 2026. Soprattutto, però, al sostegno economico abbiamo affiancato una vera politica per gli alloggi universitari: quando siamo arrivati, nel 2022, i posti letto erano 40.000, realizzati in circa vent'anni; in quattro anni, abbiamo attivato oltre 63.000 posti letto - esattamente 63.220 posti letto -, di cui 33.000 già pronti. Quindi, quest'anno sono state consegnate 33.000 chiavi nelle mani di 33.000 studentesse e studenti e 30.000 saranno pronti per la metà del 2027, quindi quattro anni esatti; con circa 20.000 destinatari, studenti capaci e meritevoli ancorché privi di mezzi.
Nessuno deve restare indietro. Per gli studenti diversamente abili e con necessità di sostegno intensivo abbiamo reso permanente l'assegno di cura, estendendolo anche agli studenti dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica: dal 2026/27 passa da 10.000 a 15.000 euro per studente. Dal 2024 sono stati stanziati, complessivamente, 4,3 milioni di euro dedicati proprio a questa posta.
Per noi, questo è diritto allo studio: non una parola, ma un percorso. Dare a ciascuno le condizioni per studiare, per vivere la propria università - l'università di propria scelta -, costruire il proprio percorso e seguire i propri talenti, senza che il reddito o una condizione di disabilità rappresentino un ostacolo. Quindi, investiamo sui giovani, sulla loro libertà di scegliere e sulla possibilità dell'Italia di non perdere alcuno dei suoi talenti.
PRESIDENTE. Il deputato Bicchielli, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Signora Ministra Bernini, la ringraziamo e ci riteniamo pienamente soddisfatti della sua risposta, perché è una risposta che conferma che il diritto allo studio non è più un intervento emergenziale, ma è una politica che lei e il Governo Meloni state rendendo stabile, finalmente stabile.
Come ci ha detto - ci ha dato dei dati importantissimi - avete portato le risorse nazionali per le borse a ben 846 milioni di euro nel biennio 2026-2027, ed è il passaggio che noi chiedevamo. Lo sforzo di questi anni non deve restare legato alla straordinarietà delle risorse, ma deve diventare patrimonio stabile delle nostre politiche universitarie.
Soddisfa anche - mi faccia dire - il dato sulla copertura degli idonei, ormai vicina al 100 per cento, con l'adeguamento degli importi. In un contesto di costo della vita ancora alto non basta però aumentare il fondo: la borsa deve rimanere adeguata, altrimenti un diritto formale rischia di diventare una possibilità concreta solo per chi se lo può permettere. Signora Ministro, abbiamo apprezzato soprattutto che la sua risposta abbia guardato al diritto allo studio nella sua dimensione complessiva: una borsa è fondamentale, ma da sola non basta se uno studente non sostiene il costo dell'affitto, dei trasporti e della vita quotidiana.
Di qui, poi, il secondo pilastro: gli alloggi. Ci ha spiegato, ci ha dato i numeri: non c'è libertà di studiare se non abbiamo un tetto sulla testa. La sua risposta ci indica 63.000 posti letto attivati, di cui 20.000 destinati agli studenti che rientrano nel diritto allo studio. È su questa doppia leva - sostegno all'affitto e posti letto - che si misura la concreta possibilità di restare in università. Sostenere il diritto allo studio significa tenere insieme due principi, che non sono mai in contraddizione tra di loro: il merito e l'uguaglianza delle opportunità. Lo Stato deve fare in modo che la condizione economica di partenza di una ragazza o di un ragazzo non sia mai la condizione che gli consente poi di diventare quello che diventeranno nella loro vita . Non è dove si nasce o come si nasce che deve condizionare il futuro di ognuno di noi e noi non dobbiamo quindi garantire solo l'iscrizione, dobbiamo garantire che possa restare, concludere il percorso e costruire, attraverso lo studio, il proprio futuro, perché investire nel diritto allo studio…
PINO BICCHIELLI(FI-PPE). …non significa solo sostenere gli studenti, significa sostenere il sistema Paese. Come Forza Italia continueremo a seguire con attenzione l'attuazione di tutte queste promesse, per questo riteniamo importante, anzi ne siamo convinti, che il Governo prosegue e proseguirà su questa strada .
PRESIDENTE. La deputata Daniela Ruffino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02932 .
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, siamo a chiederle quali iniziative intenda adottare affinché agli atleti con disabilità intellettive e del neurosviluppo siano garantite le medesime opportunità riconosciute agli altri atleti con disabilità. Questo con particolare riferimento all'accesso ai gruppi sportivi militari e ai corpi civili dello Stato e anche alle relative forme di tutela, riconoscendo, nelle politiche italiane per lo sport di alto livello, il circuito internazionale Virtus e Virtus Global Games. In particolare e concludo questo mio intervento riprendendo quanto è stato detto dalla Ministra Bernini prima: nessuno deve rimanere indietro.
PRESIDENTE. Il Ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, ha facoltà di rispondere.
ANDREA ABODI,. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti per l'occasione di rispondere in merito a una questione che investe principi fondamentali del nostro ordinamento quale l'inclusione, le pari opportunità e il diritto allo sport per tutti.
Lo sport costituisce sempre di più - anche alla luce del riconoscimento operato dall'articolo 33 della Costituzione e grazie al quotidiano impegno del Governo - uno strumento fondamentale di crescita personale, partecipazione sociale e promozione del benessere psicofisico. Tali finalità assumono un rilievo ancora maggiore quando coinvolgono le persone con disabilità, per le quali l'attività sportiva costituisce non soltanto un percorso di affermazione agonistica, ma soprattutto un fondamentale veicolo di inclusione sociale e di piena realizzazione della persona, a partire dai bambini e dagli adolescenti. E, qui, ricordo la progettualità dei nuovi Giochi della gioventù, nel programma dei quali sono previste due discipline integrate, appunto, il e il .
In questo contesto, il Governo è pienamente consapevole della rilevanza delle problematiche evidenziate dagli interroganti, con particolare riguardo agli atleti con disabilità intellettive e del neurosviluppo e sta valutando ogni iniziativa utile a favorirne la piena valorizzazione e ad ampliare le opportunità loro offerte nell'ambito del sistema sportivo nazionale, per dare risposte certe, chiare e ampiamente condivise.
Tanto premesso, mi preme innanzitutto chiarire che il circuito internazionale Virtus - richiamato dall'interrogazione, quale organizzazione di riferimento a livello internazionale per lo sport degli atleti con disabilità intellettiva - è già pienamente inserito nel sistema sportivo paralimpico nazionale attraverso la Federazione italiana sport paralimpici degli intellettivo-relazionali, riconosciuta dal Comitato italiano paralimpico, e ad essa affiliata e, attraverso il CIP, dal Governo sostenuta.
Per quanto concerne, invece, l'accesso ai gruppi sportivi militari e ai corpi civili dello Stato, occorre ricordare che la relativa disciplina rientra nelle competenze delle singole amministrazioni a cui tali gruppi fanno capo; le quali, interessate sul tema oggi in esame, hanno evidenziato diversi ostacoli di natura tecnica legati alla necessità di coordinare i requisiti generali di idoneità al servizio con quelli di accesso ai gruppi sportivi, al fine di poter includere, all'interno dei gruppi sportivi, atleti con disabilità differenti rispetto a quelle già individuate dalla normativa vigente per l'accesso alle rispettive sezioni paralimpiche.
Questa situazione l'abbiamo affrontata, soprattutto, collaborando con il tavolo tecnico interministeriale denominato “Atleti olimpici con disabilità: accesso ai gruppi sportivi militari e dei corpi civili dello Stato”, cui hanno partecipato tutte le amministrazioni e gli organismi competenti e che dal 16 giugno 2026 è operativo presso l'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. È un tavolo tecnico interministeriale che viene coordinato anche dalla Ministra Roccella e al quale noi partecipiamo.
I lavori del tavolo hanno consentito di sviluppare un approfondito confronto sui profili normativi applicativi della materia, facendo emergere l'esigenza di garantire anche agli atleti di interesse nazionale che presentano condizioni di disabilità o di salute, non riconducibili alle classificazioni paralimpiche tradizionali, la possibilità di accedere ai gruppi sportivi, evitando che tali condizioni possano costituire un'automatica causa di esclusione, ove risultino compatibili con lo svolgimento dell'attività agonistica di alto livello.
Si tratta di un percorso lungo che il Governo sta affrontando con la massima attenzione e senso di concretezza, nella consapevolezza della delicatezza dei rilevanti interessi sociali coinvolti e con l'obiettivo di intervenire con tempestività ed efficacia. In conclusione, il Governo conferma il proprio impegno a tenere il Parlamento aggiornato in merito all'avanzamento del lavoro già avviato, al fine di individuare soluzioni anche normative, equilibrate ed efficaci che consentano di ampliare le opportunità offerte agli atleti con disabilità intellettive e del neurosviluppo, rafforzando il carattere inclusivo del sistema sportivo nazionale nel rispetto dei principi costituzionali di uguaglianza sostanziale e partecipazione, nonché delle esigenze ordinamentali poste a tutela della funzione di sicurezza e dell'ordine pubblico.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la deputata Ruffino.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente e signor Ministro. Bene il tavolo, bene quanto ci ha raccontato. Siamo però all'ultimo miglio, molto probabilmente a fine legislatura e, quindi, è opportuno decidere concretamente che cosa fare.
Scartabellando qui e là, io ho visto che c'è, ad esempio, una normativa di accesso alla sezione paralimpica delle Fiamme Azzurre, che parla espressamente di disabili con disabilità fisiche o sensoriali. Quindi, il problema che ho sollevato ha una normativa concreta e significa che, anche nel 2026, la Difesa ha continuato a bandire posti nel proprio gruppo sportivo paralimpico. Questo aspetto, ovviamente, mi fa ben sperare. La ringrazio, comunque, per le tante informazioni date.
C'è un elemento che per noi è importante ed è quello che una disabilità riconosciuta ai fini della classificazione sportiva non può trasformarsi, paradossalmente, nella ragione per escludere un atleta dalle opportunità che il nostro ordinamento riconosce agli altri atleti paralimpici. Di che cosa sto parlando? Sto parlando di ragazze e ragazzi che rappresentano l'Italia e rappresentano l'Italia nelle competizioni internazionali, che si allenano ad altissimo livello, che raggiungono dei risultati importanti e che nel circuito Virtus competono ai massimi livelli dello sport internazionale.
E allora proprio a questi atleti con disabilità intellettive e del neurosviluppo viene pregiudicato l'accesso ai gruppi sportivi militari e ai corpi civili. Quindi, in questo caso, c'è lo Stato che mette una barriera; una barriera che potrebbe essere superata con una valutazione concreta e individuale delle effettive capacità della persona.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Concludo, signor Presidente. Desidero ancora dire che “inclusione” non significa abbassare i requisiti e che, quindi, dobbiamo passare dalla logica della diagnosi alla logica delle capacità e delle opportunità, esattamente come recita l'articolo 33 della Costituzione. Lo sport come strumento di inclusione, partecipazione e piena realizzazione della persona .
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02933 .
LUCA PASTORINO(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, stiamo parlando delle o ovvero quelle aree dello stadio sviluppate appositamente per gli spettatori in modo che possano assistere alla partita in piedi. Dopo una fase sperimentale in Europa e in molti Paesi, in occasione di questo campionato, ma anche nelle competizioni internazionali, queste aree sono state autorizzate ufficialmente, mentre in Italia c'è ancora il problema dell'impedimento a realizzarle dato dall'articolo 6 del decreto ministeriale del 18 marzo 1996.
Questa questione è tornata in auge attraverso la tifoseria dei tifosi del Genoa, nella prospettiva di una ristrutturazione dello stadio Luigi Ferraris e, quindi, di un contenimento dei posti. Io so che lei conosce questo tema, la domanda è se intenda promuovere, per quanto di competenza, un tavolo di confronto con il Comitato olimpico nazionale italiano, la Federazione italiana giuoco calcio e gli altri organismi evidentemente responsabili della sicurezza degli impianti sportivi…
PRESIDENTE. Il tempo nel frattempo è andato, magari riaccendiamo il microfono così diamo la possibilità di finire l'intervento. Era finito il tempo, onorevole Pastorino. Prego.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, e scusi Presidente. Dicevo, un confronto con gli organismi responsabili della sicurezza degli impianti sportivi, al fine di giungere a una soluzione che, mediante una modifica di quel decreto, porti a un aggiornamento delle disposizioni relative a quello che ho detto prima.
PRESIDENTE. Il Ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, ha facoltà di rispondere.
ANDREA ABODI,. Grazie Presidente e grazie all'onorevole Pastorino per l'occasione di fare chiarezza sulla priorità assoluta della sicurezza di tutti gli spettatori che assistono a una manifestazione sportiva, tanto più calcistica, in previsione anche degli Europei 2032. La questione dei posti in piedi negli stadi di grandi dimensioni va analizzata nell'ambito del quadro europeo di normative e protocolli tecnici che disciplinano la materia, emessi dall'ente sportivo internazionale e regolatore, in raccordo con la normativa nazionale rilevante. L'UEFA, infatti, a decorrere dalla fine degli anni Ottanta, a seguito delle tragedie dell'Heysel e dell'Hillsborough, in occasione delle quali persero la vita complessivamente 136 persone, delle quali 32 italiane, a causa di una serie di fattori e, soprattutto, dell'inciviltà di alcune tifoserie, ha per decenni stabilito un divieto assoluto per gli stadi di propria competenza di prevedere posti in piedi.
Tutt'oggi il regolamento sulle infrastrutture degli stadi dell'UEFA, all'articolo 18.03, impone un divieto tassativo per gli stadi di categoria 2, 3 e 4, cioè quelli più rilevanti, di prevedere posti in piedi. Ciò premesso, tuttavia, la sperimentazione condotta tra il 2022 e il 2024 ha consentito all'UEFA stessa, a decorrere dalla stagione in corso e previo rispetto di specifiche condizioni di sicurezza, di prevedere una deroga che permetta per alcune competizioni la presenza di tali posti all'interno degli stadi, qualora autorizzata anche dalle singole legislazioni nazionali.
Tale deroga non è prevista per i campionati europei di calcio Euro 2032. Nella legislazione italiana, come sottolineato dall'interrogante, tale possibilità è vietata, per gli stadi di dimensioni più grandi, dall'articolo 6, comma 1, del decreto ministeriale del 18 marzo 1996, che, al comma 2, pone l'ulteriore obbligo, imposto da evidenti ragioni di sicurezza, di prevedere nei medesimi impianti seggiolini fissi. Ciò premesso, per quanto attiene allo specifico caso della ristrutturazione interna dello stadio comunale Luigi Ferraris, candidato a ospitare le competizioni previste per Euro 2032, dagli elementi acquisiti dagli uffici delle strutture tecniche competenti emerge come lo stesso progetto, da tempo presentato in ambito comunale, non contempli la previsione di posti in piedi.
E non potrebbe essere diversamente, vista la citata candidatura, a fronte del divieto previsto dalle norme tecniche dell'UEFA per la medesima competizione. Dopodiché, è del tutto evidente che c'è una piena disponibilità a ritrovarsi attorno a un tavolo con tutti i soggetti che saranno interessati e, quindi, raccolgo la sua richiesta, che peraltro è arrivata anche dal territorio, dalle istituzioni territoriali, ferme restando le premesse che determinano un'alternativa: o partecipare alla competizione per Euro 2032 o scegliere un percorso diverso, uscendo dalla procedura europea, e quindi andare a lavorare su un progetto che preveda questa nuova fattispecie che altri Paesi, ripeto, stanno sperimentando.
Sicuramente vi sono argomentazioni condivisibili alla base di tale richiesta, tra le quali anche la maggiore sostenibilità economica dei biglietti da parte degli utenti e la consequenziale maggiore partecipazione degli stessi alla visione dal vivo degli eventi sportivi, che garantirebbe anche un coinvolgimento più ampio delle fasce di età più giovani, evitando il rischio di consolidamento del fenomeno dell'intrattenimento passivo.
È dunque doveroso valutare e ponderare queste istanze, il tutto però nell'ambito di un percorso partecipato da parte di tutti i portatori di interesse coinvolti, a partire proprio dalle amministrazioni centrali e territoriali, nonché gli enti sportivi nazionali e internazionali. Tale percorso deve, però, prescindere da quello che porterà, come ho già detto, verso gli Europei del 2032, nell'ambito dei quali l'UEFA appunto non ha autorizzato tale possibilità. Resta inteso che trasmetterò gli effetti della mia risposta anche al Ministro dell'Interno, che è il titolare della materia in oggetto.
PRESIDENTE. Il deputato Luca Pastorino ha facoltà di replicare.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Signor Ministro, io sono soddisfatto e la ringrazio intanto per l'ultima parte, ovvero quella relativa alla disponibilità, perché, come diceva lei, il tema c'è. A partire dagli eventi drammatici dell'Heysel in poi le cose sono cambiate in Europa; comunque esistono queste zone e un argomento di discussione in questo senso è il fatto che Euro 2032 non preveda questo tipo di possibilità, ma in Europa adesso la curva del Borussia Dortmund, per fare un esempio, è un caso emblematico ed è una curva molto importante.
Affrontare congiuntamente con tutti i soggetti che ho richiamato nell'interrogazione e che lei giustamente ha integrato con il Ministero dell'Interno ha gli effetti positivi di aumentare i posti popolari, quindi aumentare la capienza dei posti popolari; aiuta a combattere il caro biglietti, riportando anche i giovani allo stadio, inserendo quindi di nuovo quell'inclusione intergenerazionale che forse si era un po' persa; e aumenta anche la sicurezza, perché evitare posizioni in piedi sui seggiolini… Insomma, io ci vado ancora allo stadio in gradinata e le posso garantire che stare in piedi sul seggiolino non è proprio la cosa… sono ancora abbastanza atletico, però qualcuno che cade in terra le garantisco che tutte le domeniche c'è.
Così come aiuta la gestione e la velocizzazione delle uscite, nel senso che comunque ci sono delle zone degli stadi dove oggettivamente, al di là del fatto che vengono ridotti gli spazi, i seggiolini sono una cosa che stona con l'evidenza di quello che accade, ovvero le persone stanno tutte in piedi su dei supporti che oggettivamente non sono fatti per tenere persone in piedi.
Quindi avremo certamente altre occasioni, perché questo movimento che è partito da Genova sta evidentemente abbracciando un coinvolgimento più nazionale, e spero avremo altre occasioni di confronto, come lei ha detto.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16,15. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 79, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Il Presidente del Senato ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è assegnato, ai sensi dell'articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VIII Commissione (Ambiente):
S. 2023. - “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 agosto 2026, n. 154, recante misure urgenti per assicurare la continuità operativa di impianti di interesse strategico nazionale” (3131) - bis.
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96- è assegnato al Comitato per la legislazione.
Poiché il suddetto disegno di legge è iscritto nel calendario dei lavori dell'Assemblea a partire da lunedì 19 ottobre 2026, ai sensi del comma 5 dell'articolo 96- del Regolamento, il termine di cui al comma 4 del medesimo articolo è conseguentemente adeguato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori il deputato Davide Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Il mio intervento è per chiedere un'informativa urgente al Ministro Nordio su una vicenda che riteniamo molto grave emersa a Padova nel mese di marzo. Sembrerebbe che sia stata costituita una Camera arbitrale islamica italiana, che sarebbe un organismo che andrebbe a regolare i rapporti di giustizia all'interno del nostro Paese, seguendo, però, quello che è il tribunale sciaraitico.
È già stato presentato un esposto su questa vicenda ma il fatto ancora più preoccupante è che si parla -all'interno di questo regolamento - che queste controversie vengano decise prioritariamente attraverso i sistemi della , proprio attraverso i concetti della , mentre al diritto italiano rimarrebbero solo quei concetti residuali. Quindi, riteniamo che sia una cosa assurda, soprattutto a fronte del fatto di ciò che prevede la legge della : voglio ricordare che esistono ancora pene corporali, addirittura fino ad arrivare alla pena di morte.
Quindi si chiede, come Futuro Nazionale, che il Ministro Nordio venga all'interno di quest'Aula con estrema urgenza, per capire quali sono le regolamentazioni che andrebbero, appunto, a regolare questi principi che sarebbero portati avanti da questo tribunale islamico, che sarebbe sorto a Padova, e soprattutto se sia a conoscenza di quanto sta avvenendo in quella città.
Chiediamo al Ministro Nordio di venire in Aula al più presto, perché sappiamo che la libertà religiosa è sicuramente garantita all'interno della nostra Costituzione, ma sappiamo benissimo che nessuna religione può sostituirsi a quella che è la legge italiana e la nostra Costituzione. Quindi, auspichiamo che il Ministro venga al più presto a riferire .
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dalla Camera e modificata dal Senato, n. 2822-B.
Ricordo che, nella parte antimeridiana della seduta, è stato da ultimo approvato l'articolo 8.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Avverto che gli ordini del giorno n. 9/2822-B/2 Bonelli, n. 9/2822-B/3 Fratoianni, n. 9/2822-B/5 Ghirra, n. 9/2822-B/6 Mari e n. 9/2822-B/8 Piccolotti sono stati ritirati dai presentatori.
Avverto inoltre che la Presidenza non ritiene ammissibili, in quanto non recanti istruzioni o impegni al Governo relativi a specifiche disposizioni del provvedimento in esame, come invece previsto dall'articolo 88, comma 1, del Regolamento, gli ordini del giorno: n. 9/2822-B/11 Enrico Costa e n. 9/2822-B/33 Ascani, concernenti l'utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale durante le campagne elettorali, n. 9/2822-B/38 Pozzolo, concernente le cause di ineleggibilità alla carica di deputato e di senatore di presidenti di giunta e assessori regionali e n. 9/2822-B/39 Forattini, concernente interventi in materia di durante le campagne elettorali, laddove il provvedimento interviene unicamente in materia di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, voto all'estero e voto fuori sede.
Invito la Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/1 Zanella il parere è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/4 Dori, perché gli ordini del giorno n. 9/2822-B/2 Bonelli e n. 9/2822-B/3 Fratoianni sono ritirati.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/4 Dori il parere è contrario.
PRESIDENTE. Andiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/7 Zaratti, perché gli ordini del giorno n. 9/2822-B/5 Ghirra e n. 9/2822-B/6 Mari sono stati ritirati.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/7 Zaratti il parere è contrario.
PRESIDENTE. Andiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/9 Borrelli, perché l'ordine del giorno n. 9/2822-B/8 Piccolotti è stato ritirato.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/9 Borrelli il parere è contrario. Il parere è contrario anche sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/10 Grimaldi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno n. 9/2822-B/11 Enrico Costa è stato ritirato.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Sugli ordini del giorno n. 9/2822-B/12 Alfonso Colucci, n. 9/2822-B/13 L'Abbate, n. 9/2822-B/14 Berruto, n. 9/2822-B/15 Di Biase, n. 9/2822-B/16 Boldrini, 9/2822-B/17 Braga, n. 9/2822-B/18 Scotto, n. 9/2822-B/19 Cuperlo e n. 9/2822-B/20 Ciani il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/21 Graziano il parere è favorevole con riformulazione. Chiedo di espungere tutta la parte motiva della premessa, ad eccezione del primo capoverso, e sulla parte dispositiva: “impegna il Governo a valutare l'opportunità”.
L'ordine del giorno n. 9/2822-B/22 Barbagallo è uguale. Gli ordini del giorno n. 9/2822-B/21 Graziano, n. 9/2822-B/22 Barbagallo, n. 9/2822-B/23 Fornaro e n. 9/2822-B/24 Bonafe' sono identici. Quindi, il parere è uguale, cioè…
PRESIDENTE. Cioè, la riformulazione, espungendo le premesse, nell'impegno, con la premessa che il Governo… sta bene, come ha detto prima.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Sugli ordini del giorno n. 9/2822-B/25 Casu, n. 9/2822-B/26 Scarpa e n. 9/2822-B/27 Gribaudo il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/28 Furfaro il parere è favorevole con riformulazione, espungendo dalla parte motiva tutto, ad eccezione del primo capoverso, e sulla parte dispositiva: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/29 Stumpo il parere è contrario.
Anche sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/30 Toni Ricciardi il parere è favorevole con riformulazione, espungendo tutta la parte motiva, ad eccezione del primo capoverso, e sull'impegno al Governo, nella parte dispositiva, aggiungere: “a valutare l'opportunità di”.
L'ordine del giorno n. 9/2822-B/31 Magi è accolto come raccomandazione, con l'espunzione di tutta la parte motiva della premessa, ad eccezione del primo capoverso, e con riformulazione della parte dispositiva.
PRESIDENTE. Nel senso di?
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Nel senso…
PRESIDENTE. Cioè, con riferimento alla parte dispositiva, la riformulazione è, come abbiamo detto prima, con l'impegno “a valutare l'opportunità di”?
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. No, è una riformulazione… se vuole Presidente la leggo…
PRESIDENTE. Sì, per cortesia. Un attimo solo. Colleghi, per favore, altrimenti poi abbiamo difficoltà quando votiamo.
Allora, vediamo la riformulazione di quest'ordine del giorno n. 9/2822-B/31 Magi.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Allora, ho detto di espungere tutta la parte delle premesse, ad eccezione del primo capoverso.
Per quello che riguarda, invece, la parte dispositiva la riformulazione è: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di verificare se, ai fini delle sottoscrizioni per la presentazione delle liste e delle candidature, vi siano le condizioni di fattibilità tecniche e organizzative per estendere le modalità digitali già previste con riferimento alla raccolta delle sottoscrizioni richieste dagli articoli 75 e 138 della Costituzione, tenendo in adeguata considerazione le esigenze della sicurezza cibernetica e le differenze fra le finalità connesse alle due tipologie di consultazioni popolari”.
PRESIDENTE. Dunque, si tratta di una raccomandazione con questa riformulazione e poi la esamineremo. Qual è il parere sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/32 Morfino?
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/32 Morfino il parere è contrario.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno n. 9/2822-B/33 Ascani è stato dichiarato inammissibile.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/34 Pierro il parere è contrario, come è contrario sugli ordini del giorno n. 9/2822-B/35 Ravetto, n. 9/2822-B/36 Sasso e n. 9/2822-B/37 Furgiuele.
Sugli ordini del giorno n. 9/2822-B/40 Ferrari e n. 9/2822-B/41 Ghio il parere è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/1 Zanella, sul quale il parere del Governo è contrario. Onorevole Zanella, intende metterlo ai voti? Sì.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/1 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/4 Dori, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/4 Dori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/7 Zaratti, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/7 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/9 Borrelli, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Come gruppo AVS ci siamo fortemente battuti contro questa riforma, che fa qualcosa di unico ed è anche un precedente pericoloso per la nostra democrazia parlamentare. Noi stiamo riapprovando in terza lettura alla Camera quello che avevamo bocciato, che la maggioranza del Parlamento aveva bocciato già qualche mese fa. Abbiamo bocciato una norma; viene riproposta esattamente come era stata bocciata dal Parlamento, dalla Camera dei deputati, e poi viene riproposta e rivotata.
Voi vi rendete conto che è una cosa particolare quella che noi stiamo andando a fare. Non è che sia arrivata una nuova legge, anche perché i nostri capigruppo - parlo del Senato e del campo progressista - avevano addirittura presentato una proposta per mettere le preferenze libere, quindi sarebbe stata una modifica sostanziale. Invece vengono bocciate in Senato le preferenze libere, cioè le preferenze senza alcuna forma di listino bloccato, e viene riproposta esattamente la norma che anche una parte della maggioranza aveva bocciato; e ogni forma di miglioramento, come quest'ordine del giorno, della qualità della democrazia, della possibilità di partecipare ai cittadini… Vogliamo ricordare a tutti che, a mano a mano che stiamo andando a votare, con il passare degli anni, più modifichiamo le leggi elettorali, meno cittadini partecipano. Certo, c'è il disgusto nei confronti della politica, c'è la disaffezione rispetto ai partiti, ma probabilmente c'è anche una visione negativa da parte dei cittadini rispetto alla proposta e al sistema elettorale, alla possibilità democratica di partecipare.
E su questa legge sono stati fatti solo passi indietro non solo rispetto alla qualità della democrazia del nostro Paese, ma anche a un passaggio fondamentale che era stato compiuto, ossia l'alternanza uomo-donna. Noi negli anni abbiamo garantito, giustamente, la proporzionalità tra gli eletti di ambedue i sessi e questo è stato eliminato; è stato eliminato con un Governo guidato da una donna. Il che appare paradossale, non perché in automatico dovesse tutelare qualsiasi azione fatta dalle sue colleghe, ma pare incredibile che sia proprio una donna a intestarsi - perché l'ha voluta testardamente e caparbiamente lei - questa norma, di cui il Paese non sentiva la necessità.
Non credo che i cittadini stiano venendo sotto il Parlamento per chiedere di votare una nuova legge elettorale; non l'hanno chiesto. I cittadini sono esasperati dalle tasse - incredibile a dirsi, avete aumentato le tasse voi che dovevate essere il baluardo - e dal costo della benzina. E hai voglia a dire che dipende dalla congiuntura internazionale e mondiale; non siamo andati noi a fare i video fuori dalle pompe di benzina per dire che avremmo eliminato le accise.
C'è un'esasperazione dei costi e una sperequazione nel Paese. Una su tutte: l'RC-auto. Voi aumentate tutto, favorendo molto spesso le . E anche in questo caso abbiamo ricreato la figura della casta. C'è un Paese che è in difficoltà e noi pensiamo alla legge elettorale, cioè pensiamo a noi.
Abbiamo bloccato questo Parlamento per mesi per parlare di noi stessi mentre il Paese vuole altro, mentre la gente era in strada, mentre gli agricoltori e altri cittadini protestano. Domani, qui fuori, giustamente ci saranno i cittadini dei Campi Flegrei. E mentre noi siamo in difficoltà - e nessun Ministro è venuto a interloquire con noi, tranne Musumeci, una volta, di “stramacchio”, - voi pensate alla legge elettorale che cerca di eliminare qualsiasi forma di partecipazione democratica.
Guardate che le porcate, come le chiamò all'epoca, assieme a Berlusconi, il promotore della prima legge elettorale, definita da lui stesso “porcata” - sto citando testualmente il Ministro Calderoli -, hanno introdotto un'idea completamente sbagliata. Perché viene fatta questa legge elettorale? C'è un Governo solido e avete recentemente festeggiato per aver battuto il record… noi non facciamo i Governi per governare ma facciamo i Governi per battere i record. E quindi è stato battuto un grande record di permanenza sulla poltrona. Benissimo, ma gli italiani si ricorderanno di questo Governo perché è durato più a lungo degli altri o perché sono aumentate le tasse, è stata distrutta una parte del settore sociale del nostro Paese ed è stata massacrata l'idea di uguaglianza per cui si è sempre di più allargato il divario tra Nord e Sud, tra ricchi e poveri?
Ecco, tutte queste cose ricorderanno i cittadini. Quali grandi riforme avete portato a casa? Neanche sulla sicurezza e sulla giustizia. Avete fatto la guerra ai magistrati, immaginando che risolvesse i problemi della giustizia; i poliziotti aspettano ancora la promessa che ha fatto in Aula il Ministro Piantedosi di pagare loro gli straordinari, che vengono pagati a distanza di due anni. Volete più sicurezza, ma non fate nulla per la prevenzione e nulla neanche per pagare chi si occupa di queste cose. Però dobbiamo fare la legge elettorale. Qual è il motivo per cui un Governo solido fa un'altra legge elettorale? Perché la modifica? Perché, come hanno fatto altri prima dell'attuale Governo, si pensa di costruire un disegno elettorale, una legge elettorale, fotografando l'esistente. È la cosa peggiore che si possa fare.
Noi abbiamo avuto due vere leggi dal dopoguerra ad oggi che, per fortuna, hanno garantito governabilità e qualità democratica: sono state la legge proporzionale pura dal dopoguerra fino a che non si è fatta la legge sui collegi uninominali. Sono leggi che hanno garantito governabilità, alternanza e rappresentanza territoriale in modo corretto. Da quel momento in poi è stato fatto uno sfacelo e questa legge non migliora, ancora una volta, lo : lo peggiora. Con un'idea sbagliata, ogni volta si crea un precedente. Lo ha creato Berlusconi, poi sono arrivati altri dopo di lui.
Sia chiaro, ognuno fa la legge elettorale, a pochi mesi dalle elezioni, per cercare di ottenere con essa il massimo risultato possibile al di là dei voti. Non credo che questa sia una cosa sana per la nostra democrazia e non credo che sia sano respingere i nostri ordini del giorno, che quantomeno chiedevano al Governo di porre attenzione sulla qualità democratica, sulla partecipazione, compreso quello sul voto elettronico, sulla possibilità di avere un controllo molto serio del sistema democratico del nostro Paese al fine di permettere a chi non ha deroghe, nella raccolta delle firme, di partecipare in modo corretto, senza dover raccogliere un numero di firme abnorme. Beh, tutto questo ci è stato respinto ed è un errore che alla fine pagherete, non solo voi purtroppo, ma il Paese intero. Ed è per questo che noi insistiamo nella nostra proposta politica, che è totalmente differente dalle vostre.
Domani noi saremo con i cittadini in piazza, che diranno: voi state nel Palazzo a votare una cosa che interessa solo voi, noi stiamo fuori a parlare dei problemi del Paese .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/9 Borrelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/10 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/10 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/12 Alfonso Colucci. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Quest'ordine del giorno interviene su un tema fondamentale di questa legge elettorale, quello del numero di firme necessarie per accedere alla competizione elettorale: un numero di firme che, a seguito di un emendamento approvato al Senato, è cresciuto in maniera esponenziale rispetto alla vigente disciplina. È stato quadruplicato, per cui da 1.500 firme necessarie si è passati a 6.000 firme. Quindi una forza politica che non sia oggi rappresentata in Parlamento, entrata in vigore questa nuova legge elettorale, dovrà raccogliere un numero di firme abnorme non per entrare in Parlamento, ma per poter pensare di accedere alle liste elettorali, di poter competere democraticamente alle elezioni.
Parliamo di un numero di firme abnorme, perché per la Camera sono circa 270.000, per il Senato sono circa 135.000; sommate insieme, per aspirare a voler competere in entrambe le Camere, parliamo di oltre 400.000 firme. Quindi una forza politica non rappresentata in Parlamento, secondo questa proposta di legge che domani vi accingete a votare, dovrebbe raccogliere oltre 400.000 firme per poter legittimamente presentare la propria proposta politica nelle liste elettorali, per poter essere poi sottoposta al voto elettorale dei cittadini stessi. È un'abnormità, è un vero e proprio collo di bottiglia alla rappresentanza democratica. Sono le forche caudine che questa maggioranza impone a chi non appartiene già alla cerchia, a chi non appartiene già alle formazioni politiche che siano in Parlamento, tra l'altro stabilendo un regime di esenzione che non ha alcuna razionalità, fissando un termine al 31 dicembre 2025, termine che non ha alcuna logica istituzionale, elettorale e politica, se non nella necessità della maggioranza di fotografare la situazione in un determinato momento, ad un determinato tempo, che è quello ritenuto da questa maggioranza più favorevole per escludere la libera competizione democratica. E pensare che, nel 2013, il partito di Giorgia Meloni, che non era rappresentato in Parlamento, dovette raccogliere 40.000 firme per entrare in Parlamento. Oggi quello stesso partito chiede che vengano decuplicate, 400.000 firme; Giorgia Meloni entrò in Parlamento, nel 2013, avendo raccolto 40.000 firme.
Quella esperienza politica è cresciuta, è diventato partito di maggioranza relativa in Italia e ha prodotto la Presidente del Consiglio attuale, appunto Giorgia Meloni. Tutta questa esperienza è stata possibile proprio perché il numero di firme che allora potevano essere raccolte era un numero contenuto, che dava luogo ad un blocco accettabile e democratico, che dava davvero il senso della serietà della proposta politica. E invece qui si crea uno sbarramento, che incide profondamente su diritti costituzionali che attengono non solo all'elettorato passivo, e cioè al diritto costituzionale di chi abbia una solida proposta politica di poter competere e di poter contribuire alla vita politica e istituzionale del Paese, ma anche all'elettorato attivo, e cioè la possibilità dei cittadini di poter esprimere liberamente la propria preferenza politica in un'offerta che non sia preselezionata dai partiti in base a criteri che sono eccessivamente restrittivi. Pensiamo infatti che in alcune regioni - penso, ad esempio, al Molise o alla Basilicata - il numero di firme richieste per accedere alla competizione elettorale rappresenta addirittura il 2,4 per cento del corpo elettorale di quelle regioni. L'assurdità di questo meccanismo è che ad una forza politica non rappresentata in Parlamento viene richiesto, in quelle regioni, di avere un consenso preliminare per la presentazione della propria offerta politica nelle liste elettorali addirittura del 2,4 per cento: è un'assurdità costituzionale.
Sì, è assurdo, perché non avete pensato di commisurare il numero di firme all'effettiva dimensione delle circoscrizioni di riferimento, ma lo avete reso fisso, con ciò creando un discrimine tra regioni con un'ampia popolazione, con un ampio corpo elettorale, e invece regioni più piccole, con un piccolo corpo elettorale. Anche questa discriminazione, all'interno del territorio dello Stato e in relazione alle varie circoscrizioni elettorali, io credo che verrà sollevata all'attenzione della Corte costituzionale e verrà anche abbattuta dalla scure della Corte stessa, il giudice della legittimità costituzionale delle nostre leggi.
E pensare che, in tutto questo, avete pensato di confermare una raccolta cartacea delle firme attraverso lo strumento - mi verrebbe da dire ottocentesco - della raccolta cartacea, dell'autenticazione cartacea. E non avete accolto i nostri emendamenti tesi ad introdurre la firma elettronica, la raccolta di queste firme attraverso il modello digitale. E in questo faccio riferimento all'ordine del giorno n. 9/2822-B/31, presentato dall'onorevole Magi, al quale in questo momento va il mio saluto e l'auspicio che la sua democratica e civile protesta non produca danni sulla sua salute fisica . Si arriva addirittura a questo, a dover mettere a rischio e a repentaglio la propria salute per proteggere i principi di democrazia e di libera partecipazione dei cittadini.
Ora, con questo non voglio stabilire una relazione tra la modalità informatica della raccolta delle firme e il numero delle firme, perché sono due temi diversi, ma è evidente che, noi sommiamo la difficoltà, che voi imponete, di dover raccogliere questo numero abnorme di firme con la difficoltà pratica di non poter accedere alla piattaforma telematica, quella stessa piattaforma telematica che viene ormai utilizzata per la raccolta delle firme per il referendum costituzionale, per i referendum abrogativi, e non si capisce perché, per quelle funzioni, quella modalità telematica e gratuita vada bene e invece per questa, cioè la raccolta delle sottoscrizioni per accedere alla lista elettorale, alla competizione elettorale, invece non vada bene. Non si comprende davvero perché tutto questo accada. Allora, Presidente, non voglio stabilire una relazione, ma è evidente che il combinato disposto di queste due difficoltà è teso ad escludere.
Voi volete conservare il potere solo per voi. State costruendo una legge elettorale che serve solo a questa maggioranza , la quale persegue il suo tentativo disperato di rimanere al potere, imbullonata alle proprie poltrone, approvando, alla vigilia delle elezioni, una legge che pregiudica e danneggia i cittadini e la libera volontà del consenso elettorale: una legge di potere e non una legge di servizio .
PRESIDENTE. Colleghi, prima di andare avanti, vorrei partecipare, insieme all'Assemblea, al grave lutto che ha colpito il collega Gianni Cuperlo: la perdita della madre.
La Presidenza della Camera ha già fatto pervenire le espressioni della più sentita partecipazione al suo dolore, che desidero ora rinnovare anche a nome dell'intera Assemblea .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Molto brevemente, voteremo a favore di quest'ordine del giorno, perché crediamo che questo sia un punto chiave di questa legge e mi permetto di dire che il Governo avrebbe potuto utilizzare quest'ordine del giorno per lasciare aperta una piccola porta. Infatti, è del tutto evidente che il fatto di aver quadruplicato le firme, senza ancorarlo ad alcun elemento oggettivo, non risponde a un principio di ragionevolezza, che è uno dei principi che la Corte, nelle sue pronunce, ha posto tra le fondamenta di una legge elettorale. Quindi, noi voteremo a favore, perché questa è una questione grave, che - lo ricordo - altera la competizione elettorale .
PRESIDENTE. Sottoscrive l'onorevole Pellegrini. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/12… Onorevole Magi, vuole intervenire? Allora, revoco la votazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EU-SUEU). La ringrazio, Presidente. Ci tenevo ad aggiungere alle argomentazioni dei colleghi alcuni numeri che dimostrano che quanto stiamo chiedendo non è un vezzo e neanche un'opinione. A causa dell'innalzamento delle firme richieste per presentare le liste elettorali, in alcune circoscrizioni si arriva a chiedere un numero che è pari a oltre il 2 per cento degli aventi diritto al voto: se, anziché parametrare il numero delle firme richieste agli aventi diritto, si considera chi ha votato alle scorse elezioni, si arriva al 4 per cento. Ministri, voi avete messo la fiducia su una legge che, per potersi candidare, chiede di raccogliere firme pari al 4 per cento dei voti assegnati alle ultime elezioni. Dovete confrontarvi con questi numeri.
Noi, in questo momento - e chiedo alla Ministra Casellati di accantonare quest'ordine del giorno -, vi stiamo dando la possibilità di evitare di arrivare davanti alla Corte costituzionale con punti che saranno platealmente incostituzionali. Platealmente! Non si può richiedere quasi mezzo milione di firme per presentarsi alle elezioni, quando al Governo - lo abbiamo già detto -, con tutto il rispetto per tutti i colleghi e per tutte le forze politiche rappresentate in quest'Aula, ci sono forze politiche che hanno raccolto in voti - e sono al Governo - meno delle firme che voi chiedete per partecipare, cioè semplicemente per essere presenti sulla scheda, per dare la possibilità ai cittadini italiani, in un Paese in cui va a votare la metà degli aventi diritto, di trovare un'offerta politica più ampia! Ministri, fermatevi un attimo! Accantonate questa cosa, prendete un impegno!
Magari nel decreto Elezioni ci sarà la possibilità - come è avvenuto in passato, quando non si modifica la legge elettorale -, poi nel decreto Elezioni ci si mette la testa e si fanno scelte meno avventate, meno dettate dalla foga di arrivare primi. Questa è una questione di democrazia. Fatelo ora, nel Parlamento, altrimenti lo farà la Corte
PRESIDENTE. Chiedo al Ministro Casellati se intenda accogliere la proposta di accantonamento oppure se andiamo avanti. Basta un cenno: no, non ritiene di accogliere la proposta di accantonamento.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/12 Alfonso Colucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/13 L'Abbate, sul quale il parere del Governo è contrario. Onorevole L'Abbate, non la vedo in Aula... Ha chiesto di parlare l'onorevole Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Presidente, colleghi, colleghe, quest'ordine del giorno, che chiedo di sottoscrivere, riguarda un gravissimo di questa legge elettorale, ossia quello di aver tradito sostanzialmente le donne, perché la parità di genere è un dovere morale e costituzionale non più rinviabile. L'articolo 3 e l'articolo 51 della Costituzione non richiamano soltanto l'uguaglianza formale, ma mirano all'uguaglianza sostanziale, tant'è che la legge costituzionale n. 1 del 2003 aveva previsto le cosiddette “azioni positive”, mettendo un secondo comma all'articolo 51, che richiamava l'articolo 3, secondo comma.
Oggi, però, questa legge elettorale, mentre in prima battuta alla Camera prevedeva un'alternanza o comunque delle quote di genere fra i capilista, al Senato ha abolito la percentuale delle quote di genere fra i capilista. Di fatto, questo significa un arretramento fortissimo nella possibilità delle donne di partecipare alla vita politica e di essere elette. Ci saranno magari donne formalmente inserite nelle liste, ma, di fatto, noi sappiamo - le proiezioni sono chiare - che i capilista saranno l'80 per cento degli eletti e che le preferenze sono farlocche. Ma non solo sono farlocche: le donne sono - è scientificamente dimostrato - più deboli nelle preferenze, perché hanno minore tempo, minore aggressività e anche perché sono economicamente più deboli. E una campagna elettorale fatta con le preferenze - lo sappiamo tutti - richiede risorse economiche non ingenti, ma che le donne sicuramente hanno in misura minore rispetto agli uomini.
Poi, c'è anche un fatto culturale: queste norme, che garantivano le quote di genere, non garantiscono i privilegi. Ci sono donne che non hanno bisogno di quote di genere e ce la fanno, ce l'hanno fatta e ce la farebbero ugualmente, altre no. È negare l'evidenza non ammettere questa realtà: la vera uguaglianza si ha quando si danno pari opportunità di partenza e, in questo caso, non si hanno, perché la nostra società ancora non garantisce la parità di genere. Addirittura, con nuove ricerche, si attestava che, mentre in precedenza la parità di genere si sarebbe conseguita intorno al 2050, oggi siamo a un tale punto di arretramento che si garantirà nel 2200: noi cioè non la vedremo la parità di genere attuata.
E le norme valide che erano state inserite a tutela delle donne, questa “lunga marcia” verso concessioni di diritti - e non di privilegi - viene stoppata, guarda caso, dal Governo col primo Premier donna, che fa fare un passo indietro enorme rispetto alla tutela delle donne. Perché a che cosa serve essere la prima donna Premier se si usa il proprio potere per smantellare la garanzia delle donne? È un vero e proprio tradimento. Togliere la tutela di genere ai capilista significa chiudere a chiave l'ingresso del Parlamento alle altre donne, dopo esserci entrate.
È davvero, dico, abominevole. Sarà perché guardo sempre alla realtà, sono stata insegnante per trent'anni in una scuola di periferia e conosco ragazze a cui, ancora oggi, i fidanzati dicono: non andare più a scuola. Conosco donne, magari plurilaureate, a cui si dice: ma a che serve che vai a lavorare? Non ti basta? Puoi vivere con lo stipendio di tuo marito. Oppure che vivono affrontando le sfide della società per affermare la propria personalità - cosa a cui tutti hanno diritto - e subiscono un senso di colpa sociale e personale, perché la dimensione della cura - diciamolo francamente - è affidata prevalentemente alle donne. E chi non ha cura dei propri figli e della propria famiglia per dedicarsi, magari, a una vocazione lavorativa o politica, poi finisce col sentirsi in colpa, subire una sorta di . E noi oggi consentiamo questo?
Io non so davvero se voi abbiate piena consapevolezza: parlate tanto di , di introdurre il divieto del nelle scuole. In trent'anni di insegnamento non ho mai visto una ragazza immigrata con il venire nella mia scuola, a parte che è pure vietato . Non ne ho mai vista una. E alle scuole elementari non si va con il , perché non hanno ancora superato la fase di menarca, a cui è legato l'obbligo il velo o la relazione della donna.
Ebbene, io davvero faccio un appello a tutte le donne, a prescindere dalle donne di sinistra o di destra: voi state tradendo le altre donne. Rifletteteci. Invito il Ministro o, meglio, la Ministra Casellati a fare una riflessione in più. Su quest'ordine del giorno ripensateci, perché state facendo subire un grave atto di arretramento alle altre donne che hanno lottato per questa parità. Sapete, è brutto, mi è capitato: quando ero giovane - ho sempre amato la politica - mio padre mi diceva: non ti sposare se vuoi fare politica. Ma questa cosa, a un uomo, viene detta? Viene detto: non ti sposare se vuoi fare politica, perché trascurerai la famiglia? Io credo di no, io credo che non venga detto. Ebbene, noi dobbiamo garantire veramente la parità dei diritti per costruire una società migliore, soprattutto noi che viviamo in un contesto in cui le violenze sulle donne proliferano.
Non tradiamo le altre donne, ma facciamo ancora questa battaglia, che non è conclusa .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/13 L'Abbate, con il parere contrario del Governo. Tutto il gruppo del MoVimento 5 Stelle sottoscrive l'ordine del giorno.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/14 Berruto.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, il dovere di rappresentanza che ciascuno di noi porta con sé in quest'Aula, ovviamente, è sempre lo stesso e dovrebbe essere sempre sentito con la stessa intensità, ma forse diventa anche più forte quando una cosa che ti è capitata personalmente, quando una ingiustizia che hai vissuto sulla tua pelle ti si ripresenta nel momento in cui occorre esercitare il proprio ruolo di legislatori. A me è successo più di una volta, nonostante avessi una certa passione per la politica - perché, evidentemente, se non fosse stato così, credo che non sarei qui e il mio essere qui lo dimostra -, di non essere stato nella possibilità di esercitare il diritto di voto, non certamente per disinteresse, ma perché quel giorno ero in trasferta con la mia squadra, in Italia o all'estero. Ricordo bene quella sensazione di sentirsi cittadini a metà, ai quali la legge, nonostante un po' di fatica e un passo in avanti, non dà ancora risposta.
Voglio incominciare da un fatto. L'articolo 8 affronta, finalmente - lo ripeto -, un po' a fatica, il problema di chi vive stabilmente in un'altra regione: lo studente, il lavoratore trasferito, eccetera. Gli consente di votare dove abita, ma l'atleta ha un problema diverso: il suo problema non è dove vive, ma dove si trova quel giorno, chiaramente non per scelta, ma per motivi professionali. Aggiungo, banalmente, che le elezioni si tengono di domenica: la domenica è il giorno delle partite per chi fa sport agonistico. Magari si tiene un turno anche il lunedì, ma il lunedì spesso è il giorno delle trasferte. E spesso succede che in una partita in trasferta, a centinaia di chilometri di distanza dalla propria residenza, naturalmente quello non sia un domicilio. Ho parlato di partite, ma posso parlare di raduni, raduni delle nazionali, ritiri, tornei, gare di Coppa: ripeto, obblighi professionali a cui gli sportivi sono sottoposti.
Poi c'è un secondo ostacolo: per iscriversi all'elenco, anche per gli atleti che regolarmente sono fuori sede, servono nove mesi di domicilio, come dice la legge. Chi conosce lo sport sa che spesso non è così: ci sono contratti stagionali, trasferimenti, prestiti, magari trasferimenti a metà stagione, campionati che si chiudono prima. Un atleta non sa esattamente a settembre dove sarà a giugno, certamente non sa a giugno dove sarà a settembre.
Aggiungo che non parlo solo di atleti, parlo di coloro che con loro si muovono: allenatori, preparatori, fisioterapisti, medici, dirigenti e accompagnatori, arbitri, ufficiali di gara, cioè una comunità di decine di migliaia di persone che, ogni settimana, si sposta non per disimpegno, ma per lavoro o per professione. Il paradosso è che un atleta che gioca in un campionato all'estero può votare per corrispondenza, invece un atleta che è impegnato in una trasferta in Italia, nel suo Paese, non può votare.
Chiediamo spesso a chi fa sport di rappresentarci, indossando la maglia azzurra, riceviamo nei palazzi delle istituzioni chi vince con la maglia azzurra, ma poi dobbiamo dire loro che, nel giorno in cui si scelgono i rappresentanti dei cittadini, la loro voce non conta, perché in quel momento erano impegnati, magari con una partita.
Ora, la soluzione non va inventata, perché il nostro ordinamento la conosce. L'articolo 49 del DPR n. 361 del 1957 consente, per esempio, ai militari, alle Forze di polizia e ai Vigili del fuoco di votare nel comune in cui si trovano per servizio. Lo fanno con un'attestazione, un modello collaudato. Il poliziotto, per esempio, si presenta nel seggio del comune dove presta servizio con la tessera elettorale e con un attestato che certifica che lui è lì per quel motivo; viene annotato in una lista aggiuntiva e può votare.
Chiedo al Governo, con quest'ordine del giorno, semplicemente di valutare un meccanismo analogo per lo sport agonistico. Si tratta di consentire il voto nel comune in cui si svolge l'impegno sportivo, magari sulla base di una certificazione rilasciata dalla Federazione, dalla società, da convocazioni, da calendari ufficiali: sono tutti documenti tracciabili, pubblici, programmati con largo anticipo. So bene che questa non è la sede per riscrivere l'articolo 8. Questo è un ordine del giorno e non chiedo qui di riscrivere l'articolo, so qual è il limite dell'ordine del giorno. Chiedevo un impegno, un impegno a completare un percorso che quest'Aula - ripeto - un po' a fatica, ha avviato nel riconoscimento del diritto al voto per i fuori sede.
Lo sport è entrato in Costituzione con l'articolo 33, che ricorda i valori educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico che la Repubblica oggi riconosce. Io credo che sia fondamentale essere capaci di dimostrare allo sport e agli sportivi che il loro esercizio del diritto al voto, e quindi dell'articolo 48 della Costituzione, debba essere rispettato come quello di tutti gli altri cittadini e di tutte le altre cittadine .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Intanto, chiedo al collega se posso sottoscrivere il suo ordine del giorno.
Concordo che l'articolo 8 mostra diverse criticità e, anzi, collega, se posso contraddirla, vorrei solo dire che forse l'articolo 8 andrebbe riscritto completamente. Vorrei far notare alla maggioranza e alla Ministra che al comma 9 - e mi auguro che sia un errore - è scritto: “nel caso in cui l'elettore non soddisfi i requisiti di cui ai commi 2, 3, 4 e 5”. Mi auguro che, in realtà, invece della lettera “e”, sia “o 5”, altrimenti credo che nessun cittadino praticamente potrà votare fuori sede, perché non possono essere, secondo me, tutti collegati questi commi. Anche perché il comma 5, che è stato quello votato oggi dalla maggioranza, riguarda i . E comunque consiglio alla maggioranza e al Governo, magari, di rivedere il testo.
Credo che l'articolo 8 in generale dovrebbe essere rivisto per numerosi motivi e che quest'ordine del giorno sia uno di questi motivi, perché se pensiamo agli sportivi, giustamente questi viaggiano in giro per il nostro Paese, come ha detto il collega, sono anche solitamente tutti certificati, ovviamente parlando di professionisti, adulti aventi diritto al voto.
Parlando sempre dell'articolo 8 di questa legge, possiamo dire che oggi, anzi, da domani sera dovremmo fare una grande campagna per dire ai cittadini che hanno poco più di un mese per iscriversi nei comuni, pensando alle elezioni del 2027, altrimenti non potranno votare. E mettiamo anche il caso che questi cittadini nei prossimi mesi si iscrivano nei comuni per poter votare da fuori sede e magari, da qui alle prossime elezioni, non sapendo nemmeno la data, tra l'altro, nel frattempo cambieranno luogo di abitazione o per motivi di studio o per motivi di lavoro e, a quel punto, si dovranno reiscrivere ad un altro comune entro 45 giorni. Allora, intanto abbiamo fatto lavorare il primo comune a vuoto, ma il primo comune, che ha ricevuto la prima richiesta, magari non va a comunicare con il secondo comune e con quello di residenza. Io trovo abbastanza anomalo tutto questo, perché potrebbe capitare il giorno del voto che abbiamo cittadini che vadano a votare in più sedi. Se questo è l'iter, io mi auguro che ci saranno poi decreti attuativi molto specifici con il decreto Elezioni, perché il rischio è enorme e questo direi che è un problema.
Il secondo problema è il sovraccarico di lavoro dei comuni, che non è un problema indifferente, perché, come sappiamo bene, gli uffici elettorali dei comuni non sono sempre uffici con tantissimi funzionari. Come sappiamo bene, tutti i comuni hanno un problema di un sottorganico di funzionari e questo ovviamente creerà un secondo problema non indifferente. Insomma, cari colleghi, l'articolo 8 lo avete votato voi, ve ne prendete ovviamente la responsabilità, ma credo che l'attuazione di quel modello sia basata, tra l'altro, sul nulla, visto che per i referendum e per le elezioni europee c'era un modello consolidato, un modello che di fatto negli esperimenti ha funzionato.
Non si comprende il motivo per il quale il Governo abbia scelto di mettere in questa legge una norma che non sta né in cielo, né in terra, la cui attuazione diventa molto complicata e molto burocratica, quando oggi dovremmo essere sempre meno burocratici e sicuramente semplificare le normative, ovviamente con tutti i controlli del caso. Ho appena dimostrato che, invece, ci sarà troppa burocrazia e forse anche un rischio di truffe .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/14 Berruto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/15 Di Biase. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Biase. Ne ha facoltà.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Grazie, Presidente. Torno su un tema che è stato lungamente dibattuto da colleghe e colleghi in quest'Aula, forse una delle cose più gravi che avete fatto all'interno di questa legge elettorale. Mi riferisco anche qui al tema della rappresentanza di genere. Noi siamo profondamente preoccupate e preoccupati per quanto accadrà nel futuro Parlamento e l'ordine del giorno chiede una cosa molto semplice: favorire l'istituzione di un centro di ricerca indipendente che possa valutare l'impatto che questa legge elettorale avrà nella composizione parlamentare, come questa diversa composizione avrà un impatto sulle istituzioni.
Facendo un po' di ordine, molti hanno detto: la prima Presidente del Consiglio fa questa norma a scapito delle altre donne, da lei non ce lo aspettavamo. Io, invece, sono qui a dire che purtroppo me lo aspettavo, perché sono 4 anni… Ho provato veramente in questi dieci minuti a riflettere su quali fossero le cose che la Presidente del Consiglio Meloni ha messo sul piatto, a volte le abbiamo definite “polpette avvelenate”, comunque, insomma, i regali che la Presidente Meloni ha fatto alle donne italiane. Ne cito giusto qualcuno, l'ultimo, che è di qualche giorno fa, forse proprio di ieri, sì, è di ieri: all'interno del già citato decreto Scuola, quello che prevede quel tetto vergognoso del 30 per cento per gli studenti stranieri, con l'aiuto complice del Ministro Valditara, noi assistiamo a un definanziamento per andare a finanziare un Fondo sul cyberbullismo. Naturalmente, questo è un argomento su cui noi ci siamo battuti, per finanziare quel Fondo, ma giusto a voi può venire in mente di finanziare il Fondo sul cyberbullismo, togliendo 4 milioni di euro dal Fondo che è destinato, invece, al contrasto della violenza contro le donne , a fare educazione all'affettività all'interno delle scuole nel contrasto alla violenza contro le donne. Lo dico perché è inutile che veniate qui e vi riempiate la bocca di quanto è importante lavorare contro la violenza, se poi ogni volta, scientemente, decidete di finanziare… Tra l'altro, Presidente, con un emendamento al Senato che era stato chiesto dal gruppo del Partito Democratico: dovete mettere giù le mani dai fondi contro la violenza sulle donne! Ve lo diciamo adesso, speriamo di non doverci tornare più.
Poi ce ne sono state altre di cose gravi che sono state fatte, le ricordo perché penso che sia utile. Per esempio, vi ricorderete quando nel 2024 la Presidente Meloni fece il regalo a tutte le donne italiane di fare entrare all'interno dei consultori i movimenti pro-vita, che hanno l'unico obiettivo reale all'interno dei consultori di dissuadere le donne dal praticare l'interruzione volontaria di gravidanza. Questo è un altro dei regali che ci ha fatto la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e anche di questo dobbiamo ringraziarla.
Per non parlare, sul fronte lavorativo, della scelta - questa veramente incomprensibile - dell'azzeramento di Opzione donna: anche di questo grazie, Presidente Meloni, siamo veramente grate che la prima Presidente donna ci faccia tutte queste concessioni e questi regali.
Poi avete detto di no al congedo paritario, perché come facciamo a votare una norma di buonsenso che finalmente rendeva paritario l'impegno tra uomini e donne nella funzione genitoriale? Siamo matti? Nella dinamica “madre cristiana di destra”, non ci può essere una giusta rappresentanza e una giusta distribuzione dei carichi di lavoro, perché è evidente che a casa ci debbano rimanere le donne. Infatti è per questo che, anche qui, non abbiamo potuto discutere questa proposta e ne abbiamo visto la bocciatura.
Non c'è stata alcuna misura, anche se noi lo abbiamo richiesto, per il contrasto al involontario che, purtroppo, riguarda le nostre ragazze e le donne che lavorano e a cui spesso sono costrette. Non è una scelta fare il per molte donne: le donne sono costrette a fare il , perché altrimenti non riescono a prendersi cura dei figli che hanno a casa posto il carico di lavoro ancora grava sulle donne.
Io mi sento, come dire, fuori luogo a dover fare questo intervento in questi termini, ma tant'è. Perché veramente sono ormai anni - anni - che ci abituate a questo atteggiamento. Quindi, arriviamo a questa legge elettorale che, come dire, fa un carpiato all'indietro rispetto ad anni di battaglia, perché la rappresentanza delle donne in Parlamento e i risultati che le donne sono riuscite a conseguire in Parlamento non sono il frutto di una gentile concessione… Per far sì che il dettato della nostra Costituzione, all'articolo 51, veda una piena attuazione, c'è bisogno di legiferare in quella direzione, c'è bisogno che le donne vengano garantite, c'è bisogno di una normativa che li accompagni anche in termini di rappresentanza. Allora, quando al Governo c'eravamo noi, le abbiamo fatte alcune cose, perché la doppia preferenza di genere all'interno dei comuni è una norma che abbiamo voluto noi e che ha consentito a moltissime elette di sedere oggi all'interno dei consigli comunali e - dove governavamo - anche dei consigli regionali.
La situazione che abbiamo davanti è questa: è stata fatta una scelta: una scelta - guardate - che è discriminatoria nei confronti delle donne. E io ritengo che una democrazia, per dirsi realmente compiuta, non possa escludere più della metà della popolazione dalle aule in cui quelle donne, invece, dovrebbero rappresentare le altre donne , perché altrimenti, Presidente, c'è qualcosa che non torna. Concludo il mio intervento ancora una volta facendo appello alle donne sedute in quest'Aula, perché, Presidente - il mio è veramente un accorato invito -, non facciamo come già avvenuto per altre questioni e cito ancora una volta la norma sul consenso, rispetto alla quale tutte noi sapevamo dov'era il punto di equilibrio e la cosa giusta da fare. Poi è arrivato qualche maschio che ha sussurrato all'orecchio parole sbagliate e il risultato è quello che abbiamo visto: ossia che siete riusciti a far affossare anche quella norma
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/15 Di Biase, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/16 Boldrini sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Presidente, mi legge nel pensiero ormai.
PRESIDENTE. Insomma, adesso non esagererei, avevo capito…
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). E aveva capito bene, Presidente. Sa perché? Perché quest'ordine del giorno mi dà la possibilità di rivolgermi alle colleghe della maggioranza. E in questo frangente ci tengo particolarmente, perché l'ordine del giorno si concentra sul taglio della rappresentanza femminile che produrrà questa legge elettorale. Allora voglio ricordare alle colleghe che, qualche anno fa, nel 2016, quando ero Presidente della Camera - alcune di loro se lo ricorderanno, sicuramente la presidente Casellati se lo ricorderà -, inaugurammo la Sala delle donne. E c'erano le foto delle Madri costituenti, c'erano le foto delle prime sindache, della prima presidente di regione, della prima donna Ministra e anche della prima Presidente della Camera. Ora, non avevamo le foto per tutte le cariche, perché ancora non erano state ricoperte da donne. Allora che facemmo? Ci mettemmo gli specchi. Eravamo, però, pronti a sostituirli con le foto delle donne che, finalmente, avrebbero rappresentato le istituzioni e ricoperto quei ruoli. Ora, non ci interessava particolarmente il destino delle singole persone, delle singole donne, quanto il fatto che, se una donna fosse arrivata così in alto, avrebbe certamente rappresentato un vantaggio per tutte le altre donne. Infatti, la logica ci portava e ci porta a pensare questo. Mai, Presidente, avremmo immaginato che la prima donna Presidente del Consiglio avrebbe fortemente voluto una legge elettorale che, senza alcun dubbio, ridurrà la presenza delle donne nel Parlamento italiano, perché non è prevista alcuna quota di genere per i capilista bloccati, che costituiranno - e lo sappiamo bene - la gran parte degli eletti sia alla Camera che al Senato.
Allora, ecco l'appello. Care colleghe della maggioranza, voi sapete bene che - e questo lo ricordava la collega Bonetti ieri in un suo intervento molto incisivo -, fino ad oggi, la presenza delle donne nelle istituzioni è andata progressivamente crescendo, certo in modo ancora tutt'oggi insufficiente, ma sempre progressivamente avvicinandosi a quanto previsto dall'articolo 51 della Costituzione che - cito - prevede condizioni di eguaglianza tra i sessi per accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive. Invece che succede, Presidente? Succede che, per la prima volta nella storia della Repubblica, si torna indietro, perché questo ha voluto la prima donna Presidente del Consiglio: una beffa. Non ci si può credere che dovevamo aspettare la prima Presidente del Consiglio per tornare indietro. Allora, colleghe, ribellatevi! Ribellatevi a questa vergogna ! Non cedete ai ricatti, alle false rassicurazioni: ci penserà il partito. E, soprattutto, non abbiate paura, dite “no”, ditelo insieme a noi. Questa è sorellanza. In passato è stato fatto, negli anni Novanta è stato fatto. Non ci riportate indietro.
Paura, Presidente. Questa era la parola d'ordine chiave, questa è la legge della paura, Presidente, per tre ragioni. Vado a stringere, lo so. Il primo motivo è perché volevate la riforma costituzionale e instaurare il premierato, “la madre di tutte le riforme” l'avevate chiamata, ma, dopo la sconfitta al referendum sulla magistratura, avete avuto paura, di nuovo paura del giudizio popolare. Quindi che avete fatto? Avete fatto una specie di premierato per via ordinaria. Poi è la legge della paura - secondo motivo -, perché nasce appunto dalla paura di perdere le prossime elezioni. È la legge della paura - terzo punto -, perché per approvarla avete posto tre volte la fiducia, temendo la libertà di scelta dei vostri deputati e, soprattutto, delle vostre deputate. Quindi, avete anche adottato strumenti di controllo: vi alzavate in piedi per vedere come erano posizionate le mani. E non c'è male, Presidente, per una donna a capo del Governo, che sempre parla di coraggio. Accidenti che coraggio!
Voi, quindi, togliete potere alle donne, togliete potere agli elettori con una finzione di preferenza, togliete rappresentanza agli italiani all'estero. È una vergogna. Colpite le prerogative del Presidente della Repubblica. Avete moltiplicato per sei le firme necessarie per presentare le liste alle elezioni, quindi per impedire nuova partecipazione. Allora, se casta ci deve essere, chi meglio di voi, che vi barricate, oggi rappresenta la casta?
Chiudo, dicendo un'altra volta alle colleghe della maggioranza: ribellatevi, ribellatevi alla vostra esclusione e ribellatevi all'esclusione delle donne dal Parlamento !
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/16 Boldrini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/17 Braga.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Roggiani. Ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sottoscrivo l'ordine del giorno della collega Braga e voglio anche io portare l'attenzione di quest'Aula su uno scempio, uno dei tanti che state per realizzare con questa legge elettorale: voler calpestare scientemente l'articolo 51 della Costituzione.
Oggi stiamo in un Parlamento che ha poco più del 33 per cento di donne elette, a fronte di un Paese dove le donne sono, quantomeno, la metà. Ecco, noi oggi non siamo assolutamente rappresentativi del nostro Paese. Voglio dire che questo è l'anno in cui abbiamo celebrato gli 80 anni della nostra Costituzione e raccontato delle Madri costituenti - le 21 Madri costituenti, una strenua minoranza, a fronte degli oltre 500 maschi che qui hanno scritto la Costituzione insieme a loro -, le abbiamo celebrate e raccontate. Oggi, invece, con questo voto che voi farete, calpestate la possibilità per altre donne di essere lette. E sapete perché? Perché voi lo sapete benissimo cosa faranno i vostri partiti. Noi non eleggeremo con le preferenze o, meglio, gli unici partiti che eleggeranno con le preferenze saranno il Partito Democratico e Fratelli d'Italia, e solo per una parte minuscola, gli altri saranno tutti capilista bloccati. E i vostri partiti avranno la possibilità e la volontà - perché sono quei partiti di destra che hanno deciso così di cambiare questa legge - di mettere tutti maschi. Un Parlamento fatto per la stragrande maggioranza di maschi. Questa cosa è uno schiaffo da parte della prima Presidente donna, che evidentemente odia le donne e non vuole aprire le porte ad altre donne.
E, allora, io voglio riportare in quest'Aula le parole di alcune delle Madri costituenti, perché magari ci ricordiamo quanti passi sono stati fatti prima di noi per permettere a noi donne di essere qui, oggi, e anche il compito che noi oggi dobbiamo sentire sulle nostre spalle: non fare passi indietro rispetto a quanto è stato ottenuto da chi, prima di noi, ha lottato per i nostri diritti.
Lina Merlin: per troppo tempo le leggi italiane hanno trattato le donne come eterne minorenni, equiparandole ai codardi, agli imbecilli. La nostra presenza qui non è una concessione galante, ma il riconoscimento di una realtà storica che la Resistenza ha reso inequivocabile. Teresa Mattei: noi non possiamo ammettere che alle donne rimangano chiuse porte che sono invece aperte agli uomini; se la democrazia italiana vuole essere una cosa seria, non può negare la parità dei diritti delle cittadine italiane.
Bianca Bianchi: la donna che entra in Parlamento non vi porta solo le proprie rivendicazioni di genere, ma vi porta l'esperienza di chi ha saputo custodire la dignità umana nei momenti più bui della dittatura. Il nostro compito è far sì che la politica non sia più un affare privato dei soli uomini.
Lo ripeto: il nostro compito è far sì che la politica non sia più un affare privato di soli uomini: ricordiamocelo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Grazie, Presidente. Per il suo tramite, mi voglio indirizzare alla Ministra Casellati e alla Ministra Roccella, che sono presenti qui.
Io posso comprendere che gli ordini del giorno precedenti potessero avere un parere negativo, perché chiedevano di creare un centro di ricerca indipendente. Non comprendo, però, il parere negativo su quest'ordine del giorno, Ministra, che chiedo alla collega di poter sottoscrivere. Non comprendo il parere negativo, Ministra Casellati, perché quest'ordine del giorno chiede di valutare gli effetti applicativi. Non ha oneri, non vi sta chiedendo di cambiare subito la legge. Per me è grave perché non si capisce voi di cosa abbiate paura di quest'ordine del giorno, perché vi crei paura: vi chiede di valutare. Voi siete donne e, prima ancora di arrivare all'articolo 51 della Costituzione - perché la Costituzione voi non la considerate e, sinceramente, abbiamo visto come è andata a finire in precedenza -, voi non andate a considerare, signora Ministra, neanche quello che dice l'articolo 1 del codice delle pari opportunità, che è molto chiaro. Dice che il principio della parità non osta al mantenimento o all'adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato.
Voi qui non andate a dare i vantaggi, ma neanche la parità di trattamento. Sapete perfettamente che questo modo di fare la creazione di capilista bloccati genererà una riduzione delle donne in Parlamento. E non venite a dire che dipenderà dalla forza che potranno avere le donne all'interno, quando si dovrà decidere chi andare a candidare e chi andare a bloccare, perché la storia è tutt'altra. Sappiamo quello che succederà. Proprio voi che siete donne dovreste, in realtà, pensare a tutelare e a ripresentare, a rapportare, a dare quella parità; non lo state facendo. Voi di cosa avete paura? Di certificare, in maniera inequivocabile, che ci sarà questa riduzione.
E mi rivolgo anche alle colleghe della maggioranza, a quelle che voteranno “no”, che voteranno contro quest'ordine del giorno: dovreste avere un sussulto di dignità e di orgoglio su quest'ordine del giorno e non votare contro, ma astenervi, non votare. Non vi chiederei mai di votare a favore, perché, chiaramente, andate per scuderia di partito, però io mi rendo conto - e dovreste rendervene conto anche voi - che è assurdo. Al di là del fatto che qui, probabilmente, solamente Fratelli d'Italia e PD eleggeranno persone oltre ai capilista bloccati, questo vale anche per tutti gli altri. Dovreste rendervi conto che con questa legge elettorale state danneggiando il percorso di pari opportunità che si è creato nel tempo in questo Paese. E almeno su un ordine del giorno, che vi chiede di valutare gli effetti applicativi - e mi dispiace che la Ministra non stia sentendo: qui c'è solo da valutare gli effetti applicativi -, io credo che dovreste rivedere il parere, perché non crea assolutamente alcun problema, neanche all'impianto di questa legge, che per me è un obbrobrio; non crea assolutamente alcun problema.
Ministra, dovreste rivedere il parere o, quantomeno, dare libertà a quest'Aula di esprimersi su quest'ordine del giorno, così vediamo se almeno le donne della maggioranza avranno il coraggio di rispettare quello che è un percorso di pari opportunità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. “È forse per vendetta, ma forse per paura, o forse per pazzia, ma da sempre tu sei quella che paga di più, se vuoi volare ti tirano giù, se inizia la caccia alle streghe, la strega se tu”: di Bennato. Ma state facendo una caccia alle streghe? Cioè, ci rendiamo conto che, dopo 80 anni che abbiamo dato finalmente il voto alle donne, noi stiamo facendo un passo indietro? Fuori le donne dal Parlamento. Domani cosa accadrà in questa società voluta da una Presidente del Consiglio che finalmente è una donna? Anche, magari, nelle imprese si inizierà a dire: eh no, portiamo avanti gli uomini, ma perché dobbiamo fare questo riconoscimento?
Perché questa caccia alle streghe? Noi non riusciamo realmente a capirlo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Presidente, io vorrei ringraziare il collega Dell'Olio per il suo intervento, perché questo dimostra che non tutte le donne sono femministe e non tutti i femministi e le femministe sono donne : ci sono femministi uomini e donne che non sono femministe, che, anzi, sono maschiliste. E io capisco quello che dite: io ce l'ho fatta, potrebbe dire la Presidente del Consiglio, che si fa chiamare “il” Presidente del Consiglio, e questo la dice lunga su quanto sia femminista . Lei può dire: io ce l'ho fatta.
La Ministra Casellati… Posso chiamarla “Ministra”? Ministra Casellati, che peraltro mi risulta si sia contraddistinta nel suo mandato da Presidente del Senato per una battaglia a favore delle donne, voi ce l'avete fatta. Ma non è detto che, per il fatto che voi ce l'abbiate fatta, tutte le altre ce la possano fare da sole . Forse c'è ancora bisogno di una legge che tuteli tutte le altre. Il fatto che voi ce l'abbiate fatta non vuol dire che sia vero che non ci sia bisogno di tutelare tutte le altre. E noi oggi qui vi stiamo chiedendo, con quest'ordine del giorno, di valutare l'applicazione di questa norma, per valutare che quello che voi dite - cioè che questa nuova legge elettorale non comporterà una diminuzione della presenza femminile - si verificherà. Perché se tutto questo non si verificherà, il prossimo Parlamento dovrà intervenire. E noi qui oggi chiederemo che, se questo non si verificherà, il prossimo Parlamento dovrà intervenire. Quindi chiediamo a tutte le donne di questo Parlamento, di questa Camera, se siano effettivamente femministe e se vogliano fare effettivamente questa lotta per tutte le altre, che non è detto che ce la possano fare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Ministra Casellati, lei, se non sbaglio, è stata una delle prime senatrici donne elette in Senato, è stata la prima Presidente donna del Senato. E durante il suo mandato - ero senatrice durante il suo mandato - ricordo bene come aveva impostato il suo mandato, “per” e “a” favore delle politiche per le donne. Aveva avviato un'indagine importante sulla sanità rivolta alle donne. Lei ha una sensibilità molto spiccata per quanto riguarda le politiche per le donne. E, allora, mi stupisco - e ringrazio la collega Braga per quest'ordine del giorno - che la maggioranza e il Governo non votino a favore nemmeno su un ordine del giorno di questo genere. Mi stupisco che le colleghe donne, che molto probabilmente si ritroveranno a casa nella prossima legislatura, non votino a favore. Io credo che sia veramente un appello che stiamo facendo tutte e tutti, perché la prima Presidente del Consiglio donna, il Governo di questa Presidente del Consiglio… La Ministra, che ha fatto delle politiche per le donne una sua lotta durante tutti gli anni di mandato da senatrice e da Presidente del Senato, ora che è Ministra e può fare la differenza, non lo fa. Mi dispiace. È veramente un grandissimo peccato fare questi passi indietro per le donne e soprattutto è un brutto segnale per le nuove generazioni .
PRESIDENTE. Sottoscrivono l'onorevole Serracchiani e l'onorevole Romeo. Altri colleghi che intendono intervenire? Sottoscrive tutto il gruppo del MoVimento 5 Stelle. Sottoscrive l'onorevole Ascani e tutto il gruppo del Partito Democratico.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/17 Braga, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/18 Scotto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Signor Presidente, quest'ordine del giorno chiede una cosa banale, che dovrebbe essere persino condivisa da tutta l'Aula. Siccome avete alzato le firme a 450.000 per chi volesse depositare una lista e siccome i tempi sono molto stretti per poter raccogliere una tale mole di firme, si chiede di poter iniziare la raccolta delle firme dal 1° gennaio. Si prova a eliminare una delle barriere all'ingresso che avete introdotto. Vedete, non è un fatto tecnico, è un fatto profondamente politico, che ci parla della qualità della nostra democrazia, che ci parla degli istituti della partecipazione, che ci parla del fatto che in un Paese dove vota un cittadino su due, comprimerla è un atto - passatemi il termine un po' forte - tecnicamente eversivo. Infatti, in un Paese dove ci troviamo, sempre di più, nel precipizio di una democrazia senza popolo, l'idea che per candidarsi alle elezioni devi provare a raccogliere le firme per il 4 per cento del corpo elettorale attualmente votante, come dice il collega Magi, è qualcosa di sconvolgente.
Vedete, in una fase in cui la democrazia declina, in cui ci sono poteri oligarchici che comandano e i Governi si limitano ad amministrare l'esistente, occorrerebbe dare sfogo alla rappresentanza, occorrerebbe moltiplicare le occasioni di partecipazione.
E, invece, la stretta. La stretta oggi voi la fate sul Parlamento, ricorrendo alla fiducia. Io ricordo una dichiarazione dell'attuale Presidente del Consiglio di qualche anno fa, nel 2017, durante il Governo Renzi; dichiarò testuali parole: è uno scandalo mettere la fiducia sulla legge elettorale. Sono d'accordo con Giorgia Meloni, è sempre un errore . E non è che è giustificato perché lo fecero Governi di altro colore politico. Quando si tratta delle regole del gioco comune, diceva Piero Calamandrei, i banchi del Governo dovrebbero essere vuoti.
E vedete, siccome ci sono i precedenti, lo dico ai colleghi della maggioranza, che domani dovranno fare un voto difficile: badate, tutte le volte che qualcuno ha immaginato di fabbricare la legge elettorale per se stesso, cambiando le regole del gioco a poche miglia dalla fine della legislatura, è sempre andato a sbattere. Succederà anche questa volta nei vostri confronti !
Occorrerebbe un'altra strada. Occorrerebbe interrogarsi su cosa sta diventando la democrazia italiana. Occorrerebbe interrogarsi sulle strette securitarie che attraversano tutte le democrazie europee, quando vediamo gli studenti in piazza, in un Paese come la Francia, che rivendicano la scuola pubblica, che rivendicano il diritto all'istruzione, che rivendicano il diritto al futuro rispetto a un orizzonte di precarietà. E, invece, la risposta sono i manganelli o chili e chili di decreti Sicurezza, come avete fatto in questi ultimi anni, senza risolvere nulla, ma provando a mettere la museruola al dissenso, che fosse uno studente universitario, uno studente medio o un operaio in cassa integrazione costretto a fare un blocco stradale perché gli è arrivata la lettera di licenziamento.
Questa è stata la vostra risposta alla domanda di democrazia e di partecipazione. Ed è una risposta purtroppo pericolosa, perché poi qualcuno prende sul serio le cose. L'attacco ai corpi intermedi, l'attacco al sindacato confederale. È di oggi la notizia della conferma in appello della condanna a Fiore e Castellino, che assaltarono la sede nazionale della CGIL qualche anno fa . E c'era qualcuno, all'epoca all'opposizione, speriamo presto di nuovo all'opposizione, che si interrogava allora sulla matrice di quell'attacco.
La matrice era chiara: era la matrice fascista che voleva combattere e colpire il sindacato più grande dei lavoratori italiani e la libertà di chi lavora di organizzare la democrazia, perché la democrazia - e concludo, signor Presidente - non è solo il giorno del voto, la democrazia non è soltanto mettere una scheda nell'urna. La democrazia è partecipare ogni giorno, la democrazia è costruire occasioni di confronto con i cittadini, non respingere sempre di più ai bordi quelli che in questi anni hanno rinunciato a partecipare, quelli che pensano che la democrazia non gli cambi più la vita. È una preoccupazione che non dovrebbe vivere solo su questi banchi, dovrebbe vivere in ciascuna e ciascuno di noi che ha l'onore di sedere in questo Parlamento .
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, colleghi, vorrei salutare, insieme a voi, il Presidente dell'Assemblea nazionale della Repubblica di Corea Cho Jeong-sik, che oggi è in visita ufficiale alla Camera dei deputati, alla guida di una delegazione composta da alcuni membri del Parlamento della Repubblica di Corea. Benvenuti alla Camera dei deputati .
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/18 Scotto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/19 Cuperlo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cuperlo. Ne ha facoltà.
GIANNI CUPERLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Le leggi elettorali possono fallire e falliscono quando producono degli effetti che sono contrari a quelli annunciati. Nel 1923 la legge Acerbo voleva garantire la stabilità del Governo, ma aprì la strada al regime peggiore. Trent'anni dopo la legge truffa voleva proteggere il centrismo, ma finì con il consumare il suo stesso ispiratore. Quella Calderoli, più vicina a noi, nel 2005, ha creato maggioranze esigue e disomogenee tra Camera e Senato per due elezioni di seguito. L'Italicum, infine, un decennio dopo, ha conosciuto il fallimento preventivo sotto il giudizio della Consulta.
Tutto questo, Presidente, per dire che la vostra legge elettorale, quella voluta dal Governo e dalla maggioranza, per molte ragioni noi pensiamo che sia destinata a compiere lo stesso tragitto, cioè sia destinata a fallire e nel caso di quest'ordine del giorno… perché con il pretesto della stabilità colpisce il diritto alla rappresentanza, punendo quelle liste e quelle formazioni politiche non ancora rappresentati da un gruppo già costituito in questo Parlamento e, peraltro, lo fate nel clima di un astensionismo dilagante, che infierisce da molto tempo sulla qualità della nostra democrazia, ma soprattutto lo fate per conservare un potere che sentite vacillare sotto il peso di sondaggi e di urne negative, come nell'ultimo referendum sulla giustizia.
Il punto è che la storia, maestra di vita, non vi ha insegnato quasi nulla, direi proprio nulla. Così siete ricaduti nell'abbaglio dell'ultimo quarto di secolo: usare le regole elettorali all'ultimo miglio per comprimere la libertà dei partiti di presentarsi agli elettori nella forma che essi ritengono la più congeniale e la più giusta. In questo senso il numero illogico di firme che avete previsto per presentare nuove liste ha una sola vera finalità, che è sgomberare il campo da qualunque inciampo verso il traguardo che pensate di conseguire, alterando le regole anziché battendovi per conquistare un vero consenso nel Paese.
E però il punto - vedete, colleghi e colleghe della maggioranza - è che io penso che voi non facciate i conti - oltre a tutte le cose che abbiamo già detto e che avete ascoltato in questi giorni - con la legge filosofica e morale sulla eterogenesi dei fini, di cui è costellata la storia. Come nella parabola dello scienziato Oppenheimer e del Progetto Manhattan o, in un tempo molto più remoto, quel tradimento di Giuda che non condusse alla distruzione del disegno divino ma si fece salvezza per la redenzione dell'umanità, oppure - scendendo di rango spirituale e storico - la crisi dei mutui nel 2008, con il collasso della finanza globale, o il proibizionismo in America, regalo al mercato delle mafie, o il Trattato di Versailles, all'origine dello spirito di vendetta della Nazione tedesca e genesi del secondo conflitto mondiale.
Ora, fatte le debite proporzioni, questa vostra riforma assurda si rivelerà una trappola maldestra per il vostro autocomplotto. Avete detto “stabilità”, ma non sarà la vostra stabilità. Avete detto “da qui in avanti, il popolo elegge il Capo del Governo”, ma senza fare i conti con la Costituzione, quella che - insisto - voi non avete scritto ma vi ostinate anche a non leggere. Avete finto di dire “avanti le donne” e le avete escluse da ogni garanzia sui capilista; abbiamo appena ascoltato l'ordine del giorno della presidente Braga, l'esposizione della collega Roggiani e di altre colleghe. È vero: dai vostri banchi voi ci rispondete che una su mille ce la fa. Il punto è che noi abbiamo molto a cuore le altre 999 () che a voi sembrano interessare molto, molto meno. Avete detto “ora le preferenze”, ma le sole preferenze espresse sono per i vostri capibastone. Infine, avete detto “raccogliete 6.000 firme per ogni circoscrizione” con il solo risultato, sinora, di avere condannato e costretto il collega Magi - a cui va la nostra solidarietà e il nostro affetto () - a fare, ancora una volta, del proprio corpo uno strumento di lotta e di indignazione.
Con un corollario finale - e chiudo, Presidente - che è questo: tra un minuto, anzi meno, tra trenta secondi voi boccerete quest'ordine del giorno, però a noi resterà la prova - questa volta la prova filmata, non solo verbale - di cosa sia una legge del contrappasso in politica e dentro quest'Aula. Per noi quella legge del contrappasso è aver assistito, negli ultimi due giorni per tre volte di fila, a mesti colleghi e colleghe della maggioranza transitare nel corridoio qui sotto, davanti a me, per dichiarare il loro “sì” a una pessima riforma che congederà, anche immeritatamente, molti e molte di loro da quest'Aula. Perché, poi, credo che ci sia modo e modo di lasciare questi banchi: può accadere per età, per numero di mandati, per bisogno di rinnovamento, per bisogno di un dissenso politico da esprimere. Uno solo credo sia il modo peggiore ed è rinunciare a battersi per le proprie ragioni confidando solamente nella benevolenza della sovrana o della sciamana, perché poi nella politica come nella vita, colleghe e colleghi, si può anche perdere, ma quella che non si dovrebbero mai smarrire è la propria coerenza e la propria dignità ().
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/19 Cuperlo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/20 Ciani. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie. Presidente, sentivamo decisamente il bisogno nel nostro Paese di una norma che limitasse la possibilità di partecipare alle elezioni, perché, vede, è risaputo che in un Paese come il nostro, in cui l'affluenza al voto è tra il 98 il 99 per cento degli aventi diritto, in cui la fiducia verso i politici e i partiti è al massimo storico, in cui le istituzioni pullulano di giovani e di donne in tutti i ruoli e a tutti i livelli istituzionali ed elettivi, effettivamente sentivamo il bisogno di una norma che limitasse la partecipazione alle elezioni.
Effettivamente, dobbiamo ringraziare la maggioranza e il Governo perché questa è una necessità molto sentita nel Paese. E così, l'avete voluta inserire in questa splendida riforma della legge elettorale e avete previsto che chi vuole presentare una nuova lista dovrà raccogliere fino a 7.000 firme in ogni collegio: quattro volte di più di quelle previste oggi, circa mezzo milione in tutta Italia. Chi invece ha già un gruppo in Parlamento non dovrà raccoglierne nemmeno una.
Il risultato, Presidente, è un paradosso e vale la pena ricordarlo: a chi vuole entrare chiedete di portare, prima ancora che si voti, più firme - praticamente il doppio - di quanti voti abbiano preso alle ultime elezioni delle liste che oggi ne sono esentate. Le firme sono nate per verificare che una candidatura fosse seria; così, diventano uno sbarramento che scatta prima delle urne.
L'articolo 49 della nostra Costituzione dice che “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere a determinare la politica nazionale”; tutti, non soltanto chi è già seduto qui. E chi ha fatto politica sa che vuol dire raccogliere le firme: i banchetti in piazza, i volontari e le volontarie che impegnano il loro tempo, gli autenticatori da trovare - almeno per chi le raccoglie seriamente -, le persone con cui parlare. È la democrazia, è una cosa bella. Ma le firme devono potersi raccogliere, non devono essere un ostacolo.
Ho sentito dire cose curiose anche da colleghi che dovrebbero conoscere bene questa pratica: ho sentito nominare la raccolta di firme per le elezioni comunali; ma per le elezioni comunali si raccolgono tra le 1.000 e le 1.500 firme; nello stesso collegio bisognerà raccoglierne 12.000 o 14.000. Di che cosa stiamo parlando?
Oggi con questa vostra riforma decidete che qualcuno debba rimanere fuori dal Parlamento; e in questa discussione, su quest'ordine del giorno, che arriva dopo tre voti di fiducia, dopo tre giorni in cui ponete la fiducia su tutto, dimostrando che il vero problema non è approvare una legge, ma aver paura anche dei propri parlamentari, di non poterla approvare, oggi ci ritroviamo a ricordarvi una cosa: partecipare non è un delitto; in politica partecipare è quello che tutti vorrebbero e tutti dovrebbero poter fare.
E allora, con quest'ordine del giorno - visto che ad abbassare quel numero non pensate per niente - vi chiediamo almeno più tempo, che la raccolta possa cominciare dal giorno dopo l'entrata in vigore della legge; cosicché, chi parte da zero abbia almeno la possibilità di farcela.
Se proprio volete alzare l'asticella, lasciate a tutte e a tutti lo spazio per prendere parte a questa competizione politica: è il minimo.
E il fatto che diciate “no” anche a questo, dice una sola cosa: che non cercate regole più serie, come andate dicendo nei vostri interventi, cercate meno concorrenti; e una democrazia sicura di sé non ha paura di chi bussa alla porta. Chi il consenso ce l'ha davvero non teme nuovi avversari, li aspetta alle urne e, soprattutto, li rispetta: cosa che non avete fatto e cosa che certo non è un punto d'onore per voi .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/20 Ciani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge ().
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/21 Graziano. Onorevole Graziano, accoglie la riformulazione? No, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/21 Graziano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/22 Barbagallo. Onorevole Barbagallo, accoglie la riformulazione? No, ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente, ha letto anche me nel pensiero.
PRESIDENTE. Mi devo cominciare a preoccupare…
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Non posso accettare la riformulazione proposta dal Governo. Con l'ordine del giorno chiediamo un'adeguata campagna di informazione sulle modalità di voto e sull'espressione delle preferenze. La chiediamo perché siamo preoccupati rispetto a quanto è accaduto l'ultima volta in alcune zone del nostro Paese, segnatamente in Sicilia, quando, nel giorno delle votazioni delle elezioni politiche, ci fu la concomitanza con le elezioni regionali. Migliaia di elettori hanno sbagliato a esprimere la preferenza perché hanno inserito la preferenza nella scheda delle politiche e tanti hanno sbarrato con la croce il simbolo senza inserire la preferenza nella scheda relativa alle elezioni regionali. Insomma, c'è stata una grande confusione, in quel caso alimentata anche dalle dimissioni di ben 170 presidenti di seggio solo nel comune di Palermo.
Una confusione che, però, alla luce delle scelte della maggioranza di modificare, perché secondo alcuni organi di stampa c'è il rischio di elezioni anticipate in primavera, quindi verrebbe meno il tempo di un anno previsto dalla Convenzione di Venezia e, quindi, non ci sarebbe nemmeno il tempo per gli elettori di assimilare le nuove modifiche… quindi, in sostanza, questa maggioranza e questo Governo stanno innescando ulteriore confusione nell'elettorato. E, allora, chiediamo almeno che ci sia non soltanto un'adeguata pubblicità, ma anche congrui investimenti per evitare pasticci.
A fronte di questa nostra richiesta, l'unica preoccupazione, invece, che è emersa nel dibattito, lungo, d'Aula nella prima e nella seconda lettura qui alla Camera, è quello che avete immaginato soltanto ed esclusivamente modifiche su misura per la nuova legge elettorale. È stato più volte ribadito, proprio dai banchi del Partito Democratico, che, da un lato, guardavate i di Excel con i voti di preferenza presi dai partiti di maggioranza l'ultima volta e, dall'altro, invece del banco, controllavate la proposta che prevedeva l'eliminazione dei collegi uninominali e un “collegio mondo” cucito per rompere la logica dei seggi assegnati alle opposizioni. Insomma, un atteggiamento e un comportamento d'Aula che stridono anche con la logica della democrazia.
E poi restano le ferite più profonde di questo dibattito d'Aula, che sono quelle relative alle violazioni della Carta costituzionale e di quanto statuito dalla Consulta con la pronuncia n. 1 del 2014, perché viene sacrificata la rappresentanza in favore della stabilità; poi la violazione dell'articolo 48, nella parte in cui stabilisce che “il voto è personale ed eguale, libero e segreto”, perché, chiaramente, con un premio di maggioranza così consistente si rompe il principio dell'eguaglianza del voto.
Più volte abbiamo lamentato da questi banchi come siano state colpite anche le prerogative dei partiti e del Capo dello Stato, a proposito dell'indicazione del Premier. E, da ultimo, anche questa presa in giro sulle preferenze e lo dice uno che è eletto con le preferenze da sempre.
È insopportabile questa narrazione farlocca delle preferenze, quando la maggioranza e il Governo sanno bene che, alla fine, con le preferenze verranno elette soltanto le briciole del nuovo Parlamento. Serve una reazione di orgoglio, uno scatto, che sembra lontano dall'atteggiamento dell'Aula in queste ore. Il Partito Democratico alimenterà e continuerà la battaglia politica nelle piazze, ma anche con l'annunciato contenzioso davanti alla Corte costituzionale, per chiedere a gran voce che la Corte si pronunci prima dell'applicazione della legge, perché il testo stride veramente in modo manifesto con la nostra Carta costituzionale.
Da ultimo, Presidente - e concludo -, la ferita più profonda resta quella della mancata garanzia di bilanciamento per i capilista donna; un passo indietro, come è stato ribadito anche nella trattazione degli ordini del giorno questo pomeriggio. È un testo che riporta veramente le lancette a tanti e tanti anni fa. Da un Presidente del Consiglio donna veramente non ce lo aspettavamo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/22 Barbagallo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/23 Fornaro. Onorevole Fornaro, accetta la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/23 Fornaro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/24 Bonafe'. Onorevole Bonafe', accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/24 Bonafe', con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/25 Casu. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il parere contrario a quest'ordine del giorno è preoccupante. Io temevo che non avrei avuto la possibilità di intervenire perché pensavo che sarebbe stato ovvio avere una risposta positiva. Nel senso che noi chiediamo che ci siano istruzioni chiare e uniformi per gli uffici elettorali di sezione sulle modalità di espressione, validità e attribuzione dei voti. È il minimo sindacale: una legge elettorale deve essere compresa dagli elettori, ma deve essere compresa soprattutto dalle donne e dagli uomini, che dovremmo sempre ringraziare, che lavorano ai seggi, i presidenti, gli scrutatori e i rappresentanti di lista.
Mi sono chiesto: perché essere contrari a spiegare esattamente come funzionerà questo voto, come saranno attribuiti i voti, anche a coloro i quali quei voti li raccoglieranno e grazie ai quali tutti quanti potremmo valutare ed esercitare il nostro diritto di voto? Io penso che la ragione principale sia che questo Governo e questa maggioranza hanno estremamente paura che gli italiani capiscano effettivamente come si voterà. Perché, nel momento in cui si capisce come si vota, ci si rende conto della promessa che Giorgia Meloni aveva fatto.
Io mi sono andato a cercare un intervento a di 12 anni fa, l'ho trovato sul canale di Fratelli d'Italia, ha avuto 414.000 visualizzazioni, quindi immagino che tanti di quelle donne e quegli uomini che lavoreranno ai seggi lo abbiano visto e fra loro ci saranno tanti elettori di Fratelli d'Italia. Quale era l'impegno che era stato presentato, che avevate presentato e che state portando avanti nella vostra narrazione? Giorgia Meloni diceva: “Chiediamo una cosa, una: che ci siano le preferenze, che si dica basta alla vergogna di tre persone che decidono, in nome e per conto degli italiani, i loro rappresentanti e che si dia la possibilità agli italiani di sceglierseli, scrivendo un nome. Una cosa banale”.
L'aspetto in assoluto più vergognoso di questa legge elettorale è che voi state dicendo una bugia agli italiani.
Gli state dicendo che potranno scegliere i loro eletti con le preferenze quando, nella stragrande maggioranza delle liste, nella stragrande maggioranza dei collegi, nessuno dei candidati che si saranno presentati con le preferenze sarà eletto. E quando gli italiani comprenderanno questa cosa, si renderanno conto che la truffa è una truffa doppia nei loro confronti, perché vengono anche illusi di potersi esprimere, ma non si esprimono effettivamente in una possibilità che può essere determinante, decidente, rispetto a quelle che sono le sorti.
Rimane solo la possibilità di presentare capilista bloccati, che saranno, come ha contato l'onorevole Fornaro, l'80 per cento degli eletti nel prossimo Parlamento e ci sarà una minoranza. Poi ci sono tantissime questioni, lo ha spiegato Michele Ainis molto bene oggi, per cui questa è, in realtà, una scelta che calpesta tanti articoli della Costituzione. Li abbiamo visti: l'articolo 3, perché mette delle questioni che sono discriminazioni irragionevoli; l'articolo 49, perché toglie la possibilità a tutti i cittadini di concorrere direttamente alla politica nazionale; l'articolo 57 sulla base regionale.
Siamo di fronte a un premierato in maschera, che avete travestito da legge elettorale. Però l'aspetto del voto che faremo nella giornata di domani è anche il calpestare così pesantemente un articolo a cui io sono molto legato, ci penso ogni volta che entro in quest'Aula, che è l'articolo 67. Quello che ricorda a ciascuno di noi che ogni membro del Parlamento, ciascuno di noi, rappresenta la Nazione senza vincolo di mandato.
Ma cosa vuol dire non avere un vincolo di mandato imperativo? Significa che siamo liberi, che, quando entriamo in questo Parlamento, siamo donne e uomini liberi, che non hanno solo il diritto, ma hanno anche il dovere di votare contro norme che pensiamo vadano in una direzione sbagliata. Liberi significa che dobbiamo essere liberi di votare senza preoccuparci di chi sta controllando il nostro voto dietro di noi, di chi sta facendo foto dagli spalti per poter zoomare sulla posizione del dito che mettiamo all'interno della postazione in cui si vota.
Liberi significa che dobbiamo votare secondo coscienza e non possiamo dire agli italiani che questa legge restituisce la possibilità di scegliere i propri eletti, perché questa legge serve esclusivamente a questa maggioranza, a questa destra, per cercare di fare quello che pensano possa essere un vantaggio. Ma non è un vantaggio, perché il primo danno che porta con sé questa legge elettorale è la perdita totale di credibilità di chi aveva promesso che avrebbe introdotto un voto di preferenze e invece truffa gli elettori, nascondendo dentro questo voto di preferenze una scelta di capilista bloccati, talmente chiaramente da non dare nemmeno parere favorevole alla richiesta di spiegare come funziona questa legge perlomeno a coloro i quali lavoreranno all'interno dei seggi elettorali .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/25 Casu, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/26 Scarpa. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scarpa. Ne ha facoltà.
RACHELE SCARPA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghi, il voto fuori sede, la possibilità di votare fuori sede è forse l'unica cosa vagamente positiva all'interno di questa legge elettorale, certamente con delle imperfezioni. Ci sono diverse barriere e ostacoli alla partecipazione anche in questa introduzione del voto fuori sede che abbiamo approvato al Senato, in sede di discussione degli emendamenti, a sottolineare e a correggere più e più volte.
Visto che praticamente tutti gli emendamenti in questo senso sono stati bocciati, il mio ordine del giorno chiedeva una cosa di una banalità spaventosa, ovvero garantire la piena operatività e l'uniformità della possibilità di votare fuori sede alla prossima tornata elettorale. Incomprensibilmente, il parere a quest'ordine del giorno, così vago e semplice, è contrario.
Sarebbe stato, io credo, il minimo impegnarsi formalmente in questo senso, nel momento in cui non si è voluta fare l'unica cosa che aveva senso fare in questi 5 lunghi anni di legislatura, cioè dare al voto fuori sede, a questo diritto sacrosanto, la dignità di avere una legge apposita, che lo metta nero su bianco, a prescindere dai destini mutevoli di questa o quella legge elettorale, visto che lo sport nazionale sembra essere quello di cambiare la legge elettorale l'ultimo anno prima del voto e di farlo in base a come conviene.
Peraltro, ho già ascoltato dichiarazioni di colleghi di maggioranza che si fingono stupiti per il nostro voto di astensione sull'articolo 8 e che probabilmente si diranno anche meravigliati quando voteremo contrari alla legge elettorale, in virtù del fatto che contiene il voto fuori sede.
Lasciatemi mettere a verbale che io penso che sia svilente avere il voto fuori sede all'interno di una legge che ammazza la democrazia, impedendo alle piccole formazioni non già presenti in entrambe le Camere di presentarsi alle elezioni se non raccogliendo un numero assolutamente irragionevole di firme e, peraltro, senza neanche poterle raccogliere digitalmente; è svilente inserirlo all'interno di una legge che azzoppa la rappresentanza femminile, che va contro l'articolo 51 della Costituzione, perché toglie la norma di salvaguardia di genere per i capilista bloccati; è svilente farlo all'interno di una legge che allontana l'eletto dall'elettore con questo sistema di preferenze farlocche, dove i capilista bloccati saranno la stragrande maggioranza degli eletti all'interno del Parlamento, probabilmente tutti maschi, e poi ci sarà anche il listone bloccato del premio di maggioranza, dove le pluricandidature impediranno assolutamente all'elettore di sapere chi effettivamente sta eleggendo con il suo voto. Mettere il voto fuori sede vincolato a una legge del genere, che è scritta per preservare il proprio potere, per cercare in tutti i modi, con i sondaggi alla mano, di arginare una potenziale sconfitta elettorale per la destra italiana, è svilente rispetto a quello che dovrebbe essere un diritto sacrosanto.
Allora, noi vi chiediamo non solo di tornare indietro su quest'ordine del giorno, che chiede semplicemente di attuare uniformemente ciò che dovrebbe essere ovvio voler attuare e su cui ci siamo detti tutti d'accordo, ma vi chiediamo anche, dal giorno successivo all'approvazione di questa legge elettorale, da domani, di ritornare tutti insieme, come forze parlamentari, sulla proposta di legge “Voto dove vivo”, perché è indegno che il diritto sacrosanto di poter votare, a prescindere da quanti soldi hai per pagarti o meno il trasporto e dalla possibilità che hai di andare o meno in ferie, sia vincolato ai vostri giochi di potere .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/26 Scarpa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/27 Gribaudo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/27 Gribaudo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/28 Furfaro. Onorevole Furfaro accoglie la riformulazione del suo ordine del giorno? Ha chiesto di parlare l'onorevole Furfaro. Ne ha facoltà.
MARCO FURFARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Tramite lei vorrei dire una cosa alla Ministra Casellati, che ha cambiato le parole di questo atto che impegnava il Governo. Ministra, noi ci dividiamo sicuramente sulla legge elettorale: pensiamo che sia una legge elettorale non democratica, che sia politicamente un obbrobrio, che ucciderà la parità di genere, che toglierà ogni scelta agli elettori e alle elettrici, però pensavo e pensavamo che almeno nei confronti delle persone con disabilità avessimo un indirizzo comune. Forse mi sbagliavo, perché i tagli effettivamente fatti dalla Ministra Locatelli, in questi anni, ai fondi per le persone con disabilità già raccontavano.
Però, Ministra, la Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa, nel 2024, non ci dice solo che bisognerebbe evitare di fare le leggi elettorali un anno prima - almeno un anno prima - della scadenza della legislatura per garantire una stabilità elettorale ma ce lo dice anche per un altro motivo, perché ci sono magari persone che non sono come noi, nella bolla della politica, e che hanno bisogno di avere informazioni, cioè hanno bisogno di un diritto al voto, dice la Commissione, informato e consapevole.
Quest'ordine del giorno diceva esattamente e semplicemente di impegnare il Governo a fare in modo che le informazioni e le istruzioni per la nuova legge elettorale fossero rese accessibili alle persone con disabilità e impegnava il Governo - affinché queste potessero arrivare - a rimuovere le barriere che possono ostacolare l'effettivo esercizio del diritto di voto.
Ministra, la sua risposta - lo dico tramite il Presidente - è che, anziché prendere un impegno di assicurare alle persone con disabilità l'accesso alle informazioni disponibili e l'eliminazione delle barriere per garantire il diritto di voto, il Governo, dicevo, mi chiede di mettere in quell'atto che valuterà l'opportunità di garantirgliele.
Cara Ministra, glielo dico tramite il Presidente: non solo non accettiamo, ma anzi assumiamo… e voi, cara maggioranza, oggi ratificherete esattamente questo, che per il Governo e per lei, cara Ministra, il voto delle persone con disabilità è un'opportunità da valutare, invece per noi è un impegno da prendere .
PRESIDENTE. Sottoscrivono i deputati Gnassi e Laus, mi pare di capire. Altri colleghi no.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/28 Furfaro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/29 Stumpo, su cui il parere del Governo è contrario.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stumpo. Ne ha facoltà.
NICOLA STUMPO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sarò breve, però sento il bisogno di dire qualcosa, perché approvare la legge elettorale con tre voti di fiducia, come è accaduto in questi giorni, è qualcosa di veramente incredibile dal punto di vista della democrazia, delle nostre regole del gioco. Almeno sarebbe stato opportuno, per quello che valgono gli ordini del giorno, che ci fosse stata un po' più di attenzione da parte del Governo a quelle che erano delle giuste rivendicazioni che sono state inserite in diversi ordini del giorno.
Io parto dal mio ordine del giorno, dove non si chiedeva niente di così particolare. Vista l'abnormità di firme che erano state richieste, si chiedeva di verificare e capire le ragioni per le quali vi erano state eventuali bocciature visto il grande numero di firme. Niente! Voi siete andati diritti per un ragionamento semplice: avete fatto una legge su misura, secondo voi, in cui avete cancellato la parità di genere, avete inserito delle finte preferenze, avete inserito un finto premierato, perché non siete riusciti a farlo con modifica costituzionale e dal vostro punto di vista avete fatto bene, visto come è finito poi il referendum in genere sulle riforme costituzionali. Come da notizie dei giornali - ma nessuno di voi l'ha smentito -, dopo il primo voto segreto fatto qui alla Camera siete corsi indietro, avete approvato al Senato, e adesso state promettendo che in cambio di una modalità diversa di quel voto segreto si andrà alle elezioni a settembre. Questa è la modalità con la quale voi state affrontando l'approvazione delle regole del gioco: state dicendo a quelli che non erano d'accordo della maggioranza di stare tranquilli, perché qualche mese di stipendio in più sarebbe comunque arrivato facendo i bravi.
Volevo dirlo con molta franchezza: io credo che questa promessa che vi è stata fatta è la stessa che è stata fatta agli italiani per quanto riguardava le accise , per quanto riguardava il taglio del costo dei bancomat e quant'altro. È un po' una promessa che si può fare ai tacchini il giorno prima del Ringraziamento, dicendogli che sarà un giorno del Ringraziamento vegetariano, che non solo non sarete nel menù, ma sarete accontentati perché ce ne sarà per tutti. Non sarà così e se qualcuno di voi vuole avere un sussulto di dignità e avere anche la possibilità di votare a settembre dovrà bocciare questa legge, perché soltanto bocciando questa legge potrete continuare per qualche mese a stare in Parlamento.
Non è la nostra richiesta. Noi vi chiederemmo di andare al voto subito, perché siamo stanchi, per noi e per gli italiani, di vedervi ancora gestire l'Italia come la state gestendo in questa fase, in questi lunghi quattro anni.
Lo dico per chi ha avuto la promessa di poter restare qualche mese in più: se volete restare, votate contro domani. Altrimenti, ad aprile, tutti a casa per il bene degli italiani .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/29 Stumpo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/30 Toni Ricciardi. Onorevole Toni Ricciardi, accetta la riformulazione? Non accetta la riformulazione e chiede di parlare. Prego.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Quando si mette mano alla legge elettorale, generalmente, ci si pone una domanda: perché lo si sta facendo? E allora, di solito, la risposta immediata è quella di poter garantire maggiore rappresentatività… un minimo di silenzio, Presidente, se posso…
PRESIDENTE. Colleghi, il collega Ricciardi invoca un po' di silenzio. Vediamo di accontentarlo. Prego.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Allora, dicevo, per garantire maggiore rappresentatività o per altri interessi. E diciamo che voi alla rappresentatività delle persone che devono essere rappresentate - come, in questo caso, gli italiani nel mondo -, avete scelto invece l'interesse di bottega. Ed è legittimo. Peccato, colleghi e colleghe, che sarebbe interessante ricostruire il percorso tortuoso che ha portato alla rappresentanza degli italiani all'estero.
La prima richiesta fu del 1908, nella Conferenza coloniale. Dopodiché, si affacciò la richiesta addirittura in Assemblea costituente, nel 1947, con un emendamento di Fernando Schiavetti che fu respinto e, parimenti, Vittorio Foa, avvertì l'esigenza di sancire, nell'articolo 35, la libertà di emigrazione, tanto da caratterizzare l'essenza identitaria della neonata Repubblica.
Ma veniamo alla fase repubblicana. Nel 1955 - lo dico ai colleghi di Fratelli d'Italia - fu il senatore Ferretti il primo a depositare una proposta di legge chiedendo la rappresentanza di coloro che vivono all'estero. Bisognerà attendere il 2001: Mirko Tremaglia portò finalmente il voto per coloro che vivevano all'estero. Bisognava attendere il 2026, il Governo di Giorgia Meloni, per distruggere la rappresentanza degli italiani all'estero Un capolavoro. Benissimo.
Avete le attenuanti generiche - perché la rappresentanza degli italiani all'estero fu già sfregiata dalla folle stagione dei tagli della rappresentanza parlamentare -, però, alla fine, voi siete andati oltre. Siete riusciti nel capolavoro. E perché siete riusciti nel capolavoro? Lo dico a qualche collega che, ieri, ci faceva la lezioncina di geografia sul fatto che New York non è Miami e non è Toronto, Helsinki non è Parigi e Lisbona non è Berlino. Ma detto questo, caro collega Di Giuseppe che voterai a favore, qualcuno di voi mi potrà spiegare come si farà a fare una campagna elettorale mondiale? Perché vi siete inventati il senatore mondiale : sarà straordinario, ma veramente straordinario, assistere a come ella, collega Di Giuseppe - ove mai -, svolgerà la sua campagna elettorale sull'intero globo, senza difficoltà, perché è abituato, come ci ricordava ieri, a viaggiare.
La verità è un'altra, e chiudo Presidente. Questo è l'ennesimo sfregio che fate agli italiani nel mondo: avete iniziato con 55 milioni di tagli lineari ai fondi per la rappresentanza degli italiani nel mondo; avete proseguito con lo sfregio della cittadinanza, con riferimento alla trasmissione della cittadinanza - ci sono figli e figlie che nasceranno in giro per il mondo, di italiane e italiani, che domani non saranno più italiani -, e completate questa stagione con il taglio della rappresentanza.
Guardate, io credo che mai sia stata più felice la parafrasi che ha usato questa mattina la Presidente Anna Ascani quando ha detto che voi siete amanti del : quello della sartoria, della cucitura su misura dell'abito e delle regole. Ma guardate - esattamente come ci ricordava poc'anzi il collega Cuperlo, l'eterogenesi dei fini -, probabilmente tra qualche mese - speriamo presto, speriamo il più presto possibile - gli italiani nel mondo vi sapranno rispondere e anche loro, per l'ennesima volta, vi manderanno finalmente a casa .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/30 Toni Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/31 Magi. Onorevole Magi, accetta la trasformazione del suo ordine del giorno in raccomandazione? No, e chiede di parlare. Prego.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Io ho una fiducia inestinguibile, inesauribile nel dialogo, altrimenti non porterei avanti un digiuno da una settimana. Questa è l'occasione per ringraziare i colleghi che mi hanno espresso solidarietà e sostegno, anche le personalità al di fuori di quest'Aula e anche le oltre 130 persone che, in questo momento, stanno portando avanti un digiuno a staffetta .
Il dialogo, però, è fatto anche di “no”. Io mi trovo in una condizione particolare, lo dico con il rispetto e anche con il ringraziamento per il lavoro fatto dalla Ministra Casellati: di solito si accoglie come raccomandazione un ordine del giorno così come è scritto. Io ho il privilegio di ricevere la richiesta di accettare come raccomandazione un mio ordine del giorno, con una riformulazione che è fatta in questo modo, non voglio farvi sorridere colleghi. Le premesse sono completamente cancellate, anche la premessa in cui io dicevo, Ministra, che le modificazioni introdotte al Senato portano il numero delle sottoscrizioni da 1.500-2.000 a 6.000-7.000 firme. L'ho copiato dal , è la realtà, è un fatto oggettivo. Perché doverlo cancellare? Dicevo anche che c'è un regime differenziato per i gruppi politici a seconda che si siano costituiti nel dicembre del 2025 o che l'abbiano fatto dopo.
In più, mi trovo un dispositivo che non è quello che avevo posto io. Mi fosse stato chiesto di accettare come raccomandazione il mio dispositivo, ci avrei pensato bene; mi avrebbe messo in difficoltà, Ministra. Lei, però, mi chiede di accettare un impegno “a valutare l'opportunità di verificare”. Io penso che il Governo avrebbe già dovuto verificarla questa cosa, semplicemente perché era scritto nella legge attualmente in vigore. Il Rosatellum del 2017, pensate, già diceva ai Governi - perché ci sono stati diversi Governi con quella legge elettorale vigente - di verificare l'applicabilità della firma digitale per le liste. Poi lei mi adduce dei rischi di sicurezza cibernetica e delle differenze tra le finalità per le liste dei referendum e le liste elettorali. Ora, la legge italiana non fa alcuna differenza fra queste sottoscrizioni: i requisiti di veridicità, autenticazione, validità delle firme sono gli stessi, semplicemente perché la legge è la stessa. Si tratta di firme autenticate. Aggiungo che i rischi di corruzione delle firme da un punto di vista cibernetico oggi non ci sono, perché la piattaforma che funziona per i referendum è una piattaforma fatta dal Governo italiano e ogni firma raccolta è certificata in Rete con l'anagrafe pubblica dei residenti, cioè con quel sistema in cui tutti i comuni d'Italia hanno riversato le proprie liste elettorali.
Aggiungo anche un'altra cosa, perché noi qui stiamo tentando di legiferare su una cosa su cui la Corte costituzionale già si è espressa. La Corte costituzionale nel 2025 - insisto, Ministra, ne abbiamo parlato anche a quattrocchi ed evidentemente leggiamo diversamente quella sentenza - ha chiarito per le persone che hanno gravi problemi di disabilità che le loro firme, raccolte in questo modo, sono valide per le liste elettorali. Lei non mi vorrà dire che la veridicità di quelle firme vale solo per le condizioni di quelle persone, perché questo non è quello che la Corte costituzionale ha detto.
È una questione - e concludo - di volontà politica. Voi la volontà politica di fare questa cosa non ce l'avete e non introducete la firma digitale nel momento in cui alzate a dismisura - a dismisura! - le firme: le quadruplicate! Questa è la cosa grave. E l'introduzione della firma digitale non avrebbe sanato questo aumento abnorme, ma almeno avrebbe dato degli strumenti di semplificazione ai cittadini.
Concludo, sapete quante delle 94 richieste di referendum depositate sulla piattaforma hanno raccolto le firme? Cinque. Vuol dire che i cittadini non firmano tutto quello che gli capita davanti, perché non è come mettere un a un su un , è una firma autenticata: ci si autentica, la procedura non è neanche immediata. Vi assumete una grave responsabilità politica. Ovviamente, noi andremo avanti con questa lotta .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/31 Magi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/32 Morfino, sul quale il parere del Governo è contrario. Sottoscrive l'onorevole Pellegrini. Onorevole Morfino, lei vuole intervenire? No.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/32 Morfino, con il parere contrario del Governo…
Ah, lei vuole intervenire? No, pensavo volesse sottoscrivere. Chiedo scusa, revoco la votazione. Prego onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. In realtà volevo anche sottoscrivere l'ordine del giorno e faccio anche l'intervento.
Vorrei iniziare questo mio intervento facendo una citazione. Cito testualmente, tra virgolette, “approvare con il voto di fiducia, quindi impedendo al Parlamento di discutere una legge elettorale che impedirà ai cittadini di scegliere il proprio Governo e di scegliere i propri rappresentanti, sarebbe semplicemente scandaloso. E la domanda che Fratelli d'Italia ha è: ma il Presidente Mattarella dov'è? Ci appelliamo a Mattarella nel caso dell'utilizzo del voto di fiducia perché pensiamo che le regole del gioco non possano essere decise con la fiducia. In questo caso, si impedisce assolutamente che si voti qualunque cosa. La domanda che io ho è:” - sto continuando sempre a citare - “ma se questi partiti non hanno neanche i voti dei loro parlamentari che devono mettere il voto di fiducia perché non si fidano di come voteranno i loro parlamentari, poi vogliono i voti degli italiani?” Chiudo le virgolette. Queste sono parole e musica di Giorgia Meloni - sempre sia lodata, ovviamente! - prima di una delle sue ennesime giravolte, perché ovviamente ora sta imponendo con la sua maggioranza a questa Camera di votare non un voto di fiducia, ma ripetuti voti di fiducia, e quindi sta facendo esattamente quello che nel 2017 imputava a Renzi.
Quella, tra l'altro, era una dichiarazione che era alla vigilia dell'approvazione del Rosatellum, che tra l'altro - voglio ricordarlo - era un'altra legge elettorale sartoriale, fatta esattamente per impedire al MoVimento 5 Stelle di vincere le elezioni e invece poi, come sempre succede quando una forza politica o una maggioranza fa una legge elettorale tagliata su misura contro o a favore di qualcuno, immancabilmente si sortisce il risultato opposto; infatti, il MoVimento 5 Stelle stravinse quelle elezioni, con oltre il 32 per cento. Quindi, Presidente, non è un bel viatico per questa maggioranza aver imposto al Paese questa legge elettorale, perché io sono sicuro che il Paese invece vi manderà, manderà a casa questa maggioranza perché non ha fatto proprio nulla.
Questa legge elettorale è davvero il manifesto dell'ipocrisia e delle valanghe di bugie che questa maggioranza ha raccontato agli italiani. Da un lato questo Governo si vanta di essere quello più longevo e più duraturo della Repubblica - e quindi si deduce che questa legge elettorale non impedisca affatto la stabilità -, dall'altro questa maggioranza ci racconta che c'è bisogno di cambiare la legge elettorale proprio perché c'è bisogno di stabilità.
Ma la presenza di questo Governo in queste Camere per quattro anni filati, senza alcun cambiamento, è testimone appunto della stabilità, anzi io direi della vostra immobilità, perché in quattro anni non avete fatto una sola cosa a favore degli italiani se non favorire i vostri amichetti, le e le , che sono il vostro unico riferimento . E quindi per continuare a essere il riferimento di queste forze e per imbullonarvi a questa poltrona, voi avete bisogno di cambiare la legge elettorale, perché dal vostro punto di vista è l'unico metodo, l'unico modo per tentare di vincere le prossime elezioni; cosa che, ripeto, sicuramente non avverrà, mi prendo il rischio di fare questa previsione.
In questi quattro anni questa maggioranza ha protetto, come dicevo prima, soltanto le , i gruppi di potere economici e finanziari, le banche, i colossi energetici e le industrie delle armi. Tutte queste compagnie hanno fatto utili colossali sulla pelle dei cittadini, ma non perché sono state più brave in questi ultimi anni e in questi ultimi mesi perché hanno fatto più investimenti, perché hanno tirato fuori dei prodotti e dei servizi diversi o perché improvvisamente hanno fatto qualcosa di nuovo. No, solo perché hanno sfruttato delle congiunture internazionali, hanno speculato su situazioni di crisi che sono esogene rispetto all'Italia e che hanno consentito loro di fare - ripeto - utili colossali sulla pelle dei cittadini. Crisi spesso, come l'ultima, innescata da Trump, che è un idolo di questa destra che è maggioranza di Governo: andavano in giro con i cappellini MAGA e con le magliette.
E tra l'altro con tutto quello che è successo negli ultimi mesi da parte del guerrafondaio Trump, una persona evidentemente sociopatica, questa maggioranza, anzi suoi esponenti importanti, come Salvini e la Presidente Meloni, volevano addirittura proporre Trump come premio Nobel per la pace.
Trump che qualche ora fa, durante un comizio elettorale per le elezioni di , ha detto che se anche il nemico colpisse le città di Los Angeles e di San Diego sarebbe un danno collaterale accettabile se questo fosse il preludio a una vittoria. Cioè, noi abbiamo a che fare con Capi di Stato che la pensano in questo modo. Ovviamente questa dichiarazione ha sortito degli effetti negli Stati Uniti e ovviamente è stato attaccato, mentre in Italia continua a essere osannato da questa destra.
Io mi avvio a concludere, Presidente. Questa legge, l'ho detto più volte, è davvero indegna. E per ciò che riguarda la truffa delle preferenze ci sono queste false preferenze, perché tutte le proiezioni - i soggetti più accreditati hanno provato a fare previsioni - danno che circa il 70 o l'80 per cento degli eletti saranno sostanzialmente provenienti o dal listone nazionale bloccato o dai capilista bloccati.
Quest'ordine del giorno cercava proprio di correggere un evidentissimo errore, ma non è un errore, è un'espressione di volontà, perché a parole questa maggioranza, Fratelli d'Italia, dice di voler far scegliere i parlamentari ai cittadini, ma in realtà non è così perché saranno scelti dalle segreterie di partito, saranno scelti secondo criteri di assoluta fedeltà e non perché rappresentano il territorio che invece li elegge. Quindi noi abbiamo presentato quest'ordine del giorno che tenta di correggere uno dei tantissimi errori, una delle tantissime oscenità di questa legge che davvero grida vendetta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Io ho ascoltato tutto il dibattito che c'è stato fino ad adesso su questa legge elettorale. Effettivamente, tutto quello che è stato detto, che la state cucendo su misura, è assolutamente realistico, anche perché, come è stato detto, evidentemente avete paura di perderle queste elezioni. Ma è altrettanto vero che, durante tutta la discussione per gli ordini del giorno, avete deciso di avere paura anche del monitoraggio stesso di questa legge, perché tutti gli ordini del giorno che chiedevano di fare un monitoraggio su quello che potrebbe essere successo sul voto alle donne, sul numero di firme da raccogliere, sui capilista bloccati, li avete rigettati tutti.
Avete paura della trasparenza . Avete paura di qualunque agenzia indipendente che vi possa giudicare. Anzi, oggi avete deciso di giudicare in negativo anche Gimbe, avete deciso di definire comunista Nino Cartabellotta, avete deciso che le agenzie indipendenti in questo Paese non devono lavorare. Ma noi non ve lo consentiremo naturalmente, ma ci mancherebbe altro!
Nel 1953 un tentativo di modifica della legge elettorale fu definito la “legge truffa”. Ecco, io credo che questa sia la legge truffa elevata all'ennesima potenza. Questa è una legge che truffa gli italiani cinque volte! La prima volta è sul premio di maggioranza. La “legge truffa” stabiliva un premio di maggioranza con il 50 per cento più uno dei voti. Voi lo avete abbassato al 42 e mezzo... Ma roba da non credere! Il livello di truffa rispetto al premierato è un livello di truffa straordinario. Io credo che sia una legge truffa aggravata, nel vero senso della parola .
La seconda truffa la state facendo a danno delle donne, questa è la seconda truffa. Il fatto di non favorire la rappresentanza di genere è una truffa vera e propria, sapendo benissimo che non c'è equità rispetto alla possibilità di fare campagna elettorale, di avere finanziamenti e di garantire una rappresentanza di genere. E questa è una truffa nei confronti anche delle donne di destra, perché anche loro la pagheranno cara. Poi c'è la truffa sulle firme, quella è una cosa incredibile.
Io credo che si debba ringraziare Magi per il coraggio che sta dimostrando rispetto alla sua pervicacia nel voler garantire democrazia in questo Paese. Questa è una cosa incredibile, ma incredibile sul serio. Infine, ci sono le finte preferenze con i capilista bloccati. Avete deciso un'altra truffa con i capilista bloccati. L'80 per cento dei parlamentari all'interno di quest'Aula non verrà scelto dai cittadini e neanche il famoso listino del premio di maggioranza verrà scelto dai cittadini.
Ma di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di un sistema truffaldino aggravato, che si ripercuoterà sulla democrazia stessa di questo Paese. Noi non ci stiamo, noi pensiamo che anche l'introduzione del finto premierato, perché questo è, all'interno della coalizione, il dover definire in anticipo chi sarà il Premier , a dispetto di quello che potrà scegliere il Presidente della Repubblica, che sarà condizionato pesantemente dalla scelta dei cittadini, sia qualcosa di inaudito! Credo fortemente che gli italiani ve la faranno pagare nelle urne ).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Anch'io voglio sottoscrivere l'ordine del giorno della collega Morfino. Ovviamente, quello che ha detto il collega Quartini nel suo intervento infuocato lo condividiamo appieno, ma tiriamo un po' le somme di questo dibattito, anche perché siamo quasi in chiusura, quindi ci resta ancora poco da discutere. Che cosa si può dire? Nessun dialogo con le forze di opposizione, nemmeno adesso che stiamo discutendo gli ordini del giorno e nemmeno su questioni importanti come le quote di genere o l'abnorme numero di sottoscrizioni che viene richiesto ad alcune forze politiche, che probabilmente le porterà fuori dal Parlamento e dalla possibilità, ovviamente, di presentare le liste.
Ma nemmeno nessuna meraviglia per la posizione della questione di fiducia, ce lo potevamo attendere da un Governo che sta virando verso una deriva autoritaria: la decretazione di urgenza ne è la prova. E quindi anche la posizione della questione di fiducia sulla legge elettorale, un provvedimento così importante, alla fine non ci desta più meraviglia, l'ho già detto e lo ripeto ancora. Ma, soprattutto, nessuna verità nei confronti dei cittadini, nessuna. Il ritorno delle preferenze è semplicemente uno elettorale ed è bene che i cittadini lo sappiano, perché, tra capilista bloccati e candidati che sono nel listino per l'attribuzione del premio di maggioranza, quanti candidati verranno poi eletti grazie alle preferenze?
Una minima parte, e per i partiti più piccoli nessuno di questi verrà eletto. Allora è bene che i cittadini lo sappiano, che vengano informati. Tutto questo quando si sta consumando - sì, è questo il termine - il rapporto tra corpo elettorale ed eletti, l'ho sentito dire anche da qualche collega ieri. La fiducia nei confronti della politica è ai minimi storici e l'astensionismo ne è la prova più lampante. La gente non crede più nella classe politica, ma dobbiamo interrogarci su questa cosa. Perché avviene questo?
E poi era questo il momento per varare una nuova legge elettorale, al di là delle considerazioni che sono state fatte, ossia che è poco corretto fare, produrre in Aula un provvedimento poco prima del prossimo appuntamento elettorale? Ma non è solo questo: noi abbiamo un Paese che soffre, sono altre le cose che chiedono i cittadini. Abbiamo salari fermi, i salari reali sono fermi da più di 20 anni in Italia. Mentre l'Europa e gli altri Paesi europei crescono, qui siamo al palo, abbiamo la produzione industriale in calo. Adesso, a breve, approveremo la richiesta della misura della clausola di salvaguardia alla Commissione europea.
Quindi un nuovo scostamento di bilancio, perché i conti, nonostante le misure di rigore, sono in rosso, la gente non riesce ad andare avanti. Ma insomma, dobbiamo svegliarci! E noi che cosa facciamo in quest'Aula? Cerchiamo di stabilire le regole con cui dovremo cercare più o meno di restare qui imbullonati - termine che è stato riproposto più volte - alla poltrona. E la gente? Il popolo? La politica sta diventando autoreferenziale, non c'è più alcun rapporto con i cittadini, non li ascoltiamo più. Mi rivolgo soprattutto alla maggioranza: destatevi !
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/32 Morfino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge ().
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/34 Pierro, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/34 Pierro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione...
Chi vuole intervenire? Siamo sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/34, sì… Ci doveva pensare prima, però…
Allora, revoco la votazione. Ma io gliel'ho chiesto tre volte se vuole intervenire, onorevole Pierro, stiamo un po' attenti. Prego.
ATTILIO PIERRO(MISTO-FNV-F). È l'ordine del giorno n. 9/2822-B/34 Pierro?
PRESIDENTE. Sì. Non stiamo a fare tombola…
ATTILIO PIERRO(MISTO-FNV-F). Ma non funziona…
PRESIDENTE. No, funziona, è che lei non ha sentito.
ATTILIO PIERRO(MISTO-FNV-F). Allora, Presidente, è l'ordine del giorno n. 9/2822-B/34 Pierro?
PRESIDENTE. Sì. Ma gliel'ho detto tre volte, lei era impegnato a fare altro, prego.
ATTILIO PIERRO(MISTO-FNV-F). Scusate. Grazie Presidente. Onorevoli colleghi, sulla legge elettorale si discute spesso di formule e di meccanismi. Noi oggi poniamo una domanda molto semplice: quando conta davvero la scelta dell'elettore? L'articolo 48 della Costituzione stabilisce che “il voto è personale ed eguale, libero e segreto”. A questo principio bisogna stare e dare sostanza. Il cittadino deve poter scegliere il simbolo e anche la persona che ritiene più adatta a rappresentarlo.
Il provvedimento in esame introduce il voto di preferenza. Resta però una contraddizione evidente: i capilista vengono esclusi dalla possibilità di essere votati tramite preferenza e, di fatto, occupano una posizione stabilita prima del voto. In questo modo, alcuni candidati affrontano pienamente il giudizio degli elettori, mentre altri partono da una posizione garantita.
E allora rischiamo di avere una preferenza soltanto apparente. Si dice al cittadino che può scegliere, ma il capolista rimane fuori dalla scelta. Basta guardare a ciò che già accade nel nostro Paese: il voto di preferenza esiste a livello comunale, a livello regionale, a livello europeo. Gli italiani conoscono questo sistema e già lo utilizzano per scegliere i propri rappresentanti; e vi posso dire e garantire che lo sanno fare anche bene.
Per quale motivo questa possibilità dovrebbe fermarsi proprio quando eleggiamo Camera e Senato (? Qui la scelta del cittadino dovrebbe avere ancora più peso.
Ma questa battaglia non nasce oggi. Futuro Nazionale ha presentato un emendamento che puntava ad eliminare il vantaggio riconosciuto automaticamente ai capilista, facendo pesare realmente il consenso ottenuto dagli elettori. Quell'emendamento è stato respinto e su questo va fatta una riflessione: quando c'era la possibilità concreta di sostenere la proposta di Futuro Nazionale sulle preferenze quel sostegno non è arrivato. Le dichiarazioni, a un certo punto, devono fare i conti con i comportamenti; a parole è facile dirsi favorevoli alle preferenze, però al momento del voto le cose cambiano.
Evidentemente, questo sistema fa comodo anche al centrosinistra, perché lascia la scelta nelle mani delle segreterie. Se questa è la posizione, almeno si abbia la coerenza di sostenerla apertamente.
Alla maggioranza diciamo una cosa altrettanto chiara: annunciare il ritorno alle preferenze e lasciare la posizione garantita ai capilista significa prendere in giro gli italiani .
Il cittadino sente dire che finalmente potrà scegliere, poi entra nella cabina elettorale e scopre che quella scelta vale per alcuni candidati e per altri no. È qui che nasce il problema.
Da anni vediamo crescere la sfiducia e l'astensionismo. Con regole di questo tipo, rischiamo di offrire ai cittadini un motivo in più per restare a casa. Li chiamiamo alle urne, chiediamo partecipazione e poi una parte importante della scelta è stata già compiuta. Da chi? Dalle segreterie dei partiti. Così, la politica si allontana ancora di più dalle persone.
Ma le preferenze hanno anche un altro valore molto concreto: responsabilizzano chi viene eletto. Chi prende direttamente i voti sul territorio sa bene da dove arriva quella fiducia: deve tornare tra quella gente, ascoltare i problemi e dare risposte. Un conto è essere collocati in una posizione favorevole nella lista, un altro è conquistare personalmente il consenso di migliaia di cittadini. Ed è quel rapporto diretto che rende più forte il legame tra un parlamentare e il territorio che rappresenta. Noi di Futuro Nazionale lo vogliamo: pensiamo a chi passa anni tra amministratori, associazioni, imprese, famiglie, a chi costruisce, giorno dopo giorno, credibilità e fiducia nella propria comunità. Quel consenso deve contare.
Il nostro ordine del giorno chiede, quindi, al Governo tre interventi concreti: consentire fino a tre preferenze per tutti i candidati della lista, compresi i capilista; informare con chiarezza i cittadini sulle modalità con cui esprimere la propria preferenza; e, infine, dare indicazioni uniformi ai presidenti di seggio affinché le schede vengano valutate con gli stessi criteri e sia rispettata la volontà espressa dall'elettorato. Su quest'ultimo aspetto, il principio è molto semplice: quando è chiaro chi il cittadino ha voluto scegliere, quella volontà deve essere rispettata .
Una formalità non può cancellare una scelta espressa in modo riconoscibile. Su questo chiediamo coerenza, anche a chi sostiene di volere le preferenze. Quando Futuro Nazionale ha portato questa proposta al voto, l'occasione per sostenerla c'era. Adesso, quella scelta torna davanti alla politica. Al comune gli italiani scelgono, alla regione scelgono, al Parlamento europeo scelgono. Facciamoli scegliere fino in fondo anche al Parlamento italiano .
PRESIDENTE. Onorevole Ravetto, prego. No? Siccome ha alzato il dito…
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/34 Pierro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/35 Ravetto, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ravetto. Ne ha facoltà.
LAURA RAVETTO(MISTO-FNV-F). Sì. Siamo stupiti del parere contrario su quest'ordine del giorno, che riguarda il cosiddetto bilanciamento di sesso o di genere, come direbbe la sinistra.
Cosa chiediamo noi con quest'ordine del giorno? Chiediamo che si mettano in atto le azioni normative per dare la possibilità di non seguire un ordine alternato nel listino plurinominale. Cioè, oggi, in questa legge elettorale, si dice che nel listino plurinominale, a pena di inammissibilità, i partiti dovranno indicare un maschio e una femmina. Vedete, con questa legge elettorale, siete riusciti in un miracolo: il miracolo di scontentare sia chi voleva questo equilibrio di sesso, di genere, sia chi, come noi, non lo voleva da nessuna parte. Questo si è visto anche oggi in quest'Aula, perché vari ordini del giorno si lamentavano dell'assenza dell'equilibrio di sesso e ora io, invece, mi lamento della presenza di questo equilibrio.
E perché? Perché avete eliminato il bilanciamento nei cosiddetti capilista: non c'è più quel 40-60 tra maschi e femmine nei capilista, perché avete seguito l'indicazione di Futuro Nazionale che vi aveva chiesto di eliminarla ; vi aveva rimandato anche alle vostre responsabilità di passate dichiarazioni in cui eravate contrari e l'avete eliminata. E, così, avete scontentato il Partito Democratico e avete scontentato - anche se non lo dichiareranno mai apertamente - molte donne di Forza Italia, della Lega e anche molte colleghe di Fratelli d'Italia. Poi, però, avete introdotto questo meccanismo di equilibrio all'interno del listino in verticale, proprio laddove la meritocrazia dovrebbe essere più attuata, perché è dove c'è l'espressione di preferenza da parte dell'elettore.
Allora, non si capisce perché abbiate eliminato l'equilibrio di sesso - e, ripeto, ne siamo ben contenti - dove c'è l'imperio delle segreterie, che teoricamente potranno mettere come capilista o tutti uomini o tutti donne, ma lo introducete dove c'è la possibilità per l'elettore di esprimere la preferenza . Questo è assolutamente illogico e contraddittorio, anche perché il principio dell'equilibrio di sesso - più che altro, della possibilità eguale tra i sessi di partecipare alla vita politica -, portato dall'articolo 51 della Costituzione, è già stato declinato dalla Corte costituzionale, la quale ha precisato che è sufficiente che non ci sia una prevalenza del 65 per cento di un sesso rispetto a un altro all'interno delle candidature generali.
Ma la cosa che più ci ha scioccati è stato l'intervento… mi rivolgo a lei, Presidente, perché non mi posso rivolgere direttamente alla collega Carmina dei 5 Stelle, la quale in quest'Aula ci ha spiegato che l'equilibrio di genere - e cioè l'aiutino di Stato per le donne - è necessario perché le donne non sarebbero abbastanza brave, abbastanza capaci, come gli uomini, a prendersi le preferenze. Due considerazioni: la prima è che metà dell'elettorato è femminile, allora non si capisce perché metà dell'elettorato di donne non dovrebbe scegliere delle donne. Ma poi soprattutto, purtroppo, è la dimostrazione che spesso siamo noi stesse donne che non abbiamo fiducia nelle altre donne e arriviamo a dire: dobbiamo dare l'aiutino perché non siamo abbastanza capaci.
Quindi, Presidente, noi proponiamo quest'ordine del giorno. Non speriamo in un cambio di parere del Ministro Casellati, però speriamo, magari, in un ravvedimento di qualche collega, soprattutto di Fratelli d'Italia. Perché con questo voto si vedrà chi, come noi, crede che le donne brave non abbiano bisogno di scorciatoie procedurali e che le donne brave, soprattutto, non abbiano proprio paura di competere con gli uomini .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/35 Ravetto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/36 Sasso, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Prima di entrare nel merito di quest'ordine del giorno, faccio una considerazione politica. Io, ovviamente, denuncio una disparità di trattamento da parte del Governo rispetto al collega Magi, che ha depositato l'ordine del giorno n. 31 e che ha comunque ottenuto una raccomandazione con riformulazione, caso più unico che raro; perché anche quest'ordine del giorno parla di raccolta digitale delle firme, ma il Governo di centrodestra moderato è un po' pavido e non ha dato neanche un parere, non ha neanche declassato il presente ordine del giorno . Quindi, Magi ha ottenuto qualcosa e Futuro Nazionale no, perché è chiaro ed evidente che stiamo assistendo a un ulteriore tentativo di penalizzare Futuro Nazionale.
Allora, io tengo a dire, Presidente, anche a nome delle migliaia di persone che hanno aderito a Futuro Nazionale e a tutti i nostri militanti, che noi non abbiamo paura di raccogliere le firme con i nostri militanti, i nostri banchetti e i nostri gazebo da Nord a Sud.
Però si tratta di contestare, oltre a questa disparità di trattamento e agli evidenti tentativi - che saranno, alla fine, mal riusciti - di penalizzare Futuro Nazionale, perché noi ci ricordiamo quando il Governo ha posto il 31 dicembre 2025 come termine per esonerare i gruppi parlamentari dalla raccolta delle firme… quindi, ancora una volta, il Governo ha voluto colpire Futuro Nazionale e, in questo caso, favorire Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e Azione di Calenda.
Detto questo, cercherò di entrare nel merito in estrema sintesi. In questo momento chiediamo ai colleghi - gli stessi colleghi che ogni volta si sciacquano la bocca con la digitalizzazione delle firme quando ci sono delle proposte referendarie - di votare il nostro ordine del giorno, perché non è ammissibile che nel 2026 si faccia ricorso ancora una volta, come dire, a prassi quasi medievali: raccolta di firme, timbri e bolli. Eppure, oggi potremmo dare la possibilità ai cittadini di avvicinarsi ancora di più alla politica, appunto, attraverso la digitalizzazione. E poi non capisco il motivo per cui sia lecito per il Governo raccogliere le firme dei cittadini attraverso protocolli abbastanza rigidi per i referendum e non per sottoscrivere le liste elettorali.
È inutile che ci giriamo intorno. Io sento sempre amici, colleghi, deputati del centrodestra, dire che Futuro Nazionale si colloca al di fuori di questo perimetro.
Ci dite sempre voi: non votate la fiducia. Io ricordo quando la prima volta, alla prima occasione utile, Futuro Nazionale votò favorevolmente alla fiducia e, in cambio, ha ricevuto solo ostracismo. Proprio a partire dalla legge elettorale: avete convocato tutti gli schieramenti tranne noi.
Chiedetevi, alla fine, di chi sarà eventualmente la responsabilità di consegnare il Paese alla sinistra. Aggiungo anche la considerazione che un'eventuale interlocuzione deve passare dal rispetto. Poi ci si può anche sedere e parlare di programmi, di linee rosse invalicabili; io lo ricordo, se il centrodestra moderato continua a pensare di dare i soldi degli italiani a Zelensky, in un periodo di emergenza come quello che stiamo vivendo, per una guerra che non è la nostra, i voti di Futuro Nazionale non contribuiranno mai a perorare questa linea che è politicamente suicida . Perché fuori da qui gli italiani la pensano come noi, soprattutto in un periodo di crisi energetica come quello che stiamo vivendo.
Allora cercate di essere sinceri quando dite che noi votiamo con la sinistra. Nove volte su dieci abbiamo votato favorevolmente ai decreti-legge di questo Governo e questo non lo potete negare, altrimenti sareste dei disonesti intellettuali. Però, per fortuna, lo sento dire soltanto da qualche in caduta libera, non dai singoli deputati che vivono qui dentro insieme a noi.
E allora vengo, vostro malgrado, alla conclusione. Chiedo un ripensamento, per suo tramite, Presidente, al Ministro Casellati, perché almeno ci dia il piacere di essere equiparati a Riccardo Magi. La destra vera le chiede di prendere in considerazione il nostro ordine del giorno.
In fin dei conti, chiediamo di prendere in considerazione la possibilità di essere al passo con i tempi. Capisco che qualcuno, nei Ministeri, abbia nostalgia e voglia mantenere queste usanze medievali del bollo, del timbro, della raccolta di firme, però, insomma, pensateci un attimo. La popolazione gradirebbe molto, soprattutto i tanti ragazzi che sono nativi digitali, che vengono ai nostri comizi e che quando dici loro: “guarda, poi devi venire a mettere una firma: carta, penna e documento d'identità in sezione”, ci rispondono: “come siete vecchi”. Non siamo noi i vecchi, noi guardiamo al futuro. Siete voi i vecchi, dentro soprattutto .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/36 Sasso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/37 Furgiuele sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Furgiuele. Ne ha facoltà.
DOMENICO FURGIUELE(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Non mi sorprende, non ci sorprende che il Governo non accolga quest'ordine del giorno. Un ordine del giorno che pone una questione molto semplice: le regole devono essere uguali per tutti.
Allora, siamo d'accordo, per quello che è previsto dal Regolamento, per quello che era già stato stabilito, i gruppi che sono già costituiti, che hanno avuto una legittimazione all'interno dell'urna nella sua rappresentatività, devono avere l'occasione di essere esentati dalla raccolta firme. Però, questa riforma della legge elettorale introduce privilegi solo per alcune forze che si sono formate durante l'arco della legislatura, che si sono formate in deroga, quindi andando oltre quello che prevedeva il Regolamento, e che sicuramente oggi vivono una condizione che non li rappresenta realmente nel Paese.
È una posizione diametralmente opposta a quella che vorrebbe una condizione di normalità. Per cui, oggi ci sono formazioni politiche, nuovi partiti che, fuori da questo palazzo, sono veramente rappresentati e veramente coinvolgono il cittadino. Ma questi devono ancora - nell'era digitale, nell'era dello SPID - raccogliere firme, aumentate nel numero, e usare ancora la carta, la penna e il calamaio, qualcuno potrebbe dire .
Quest'ordine del giorno apre una discussione molto importante, perché probabilmente in queste settimane il Parlamento si è arrovellato sulla riforma della legge elettorale: prima alla Camera, poi al Senato, poi ritorna alla Camera, poi alle Commissioni, poi all'Aula, poi i seggi, poi le firme, poi la raccolta delle firme che aumentano . Tutto legittimo, ma proviamo per un attimo ad uscire da quest'Aula, proviamo a chiederci se realmente le esigenze dei cittadini italiani siano relative a quello che poi sarà il futuro Parlamento: chi sarà eletto, quanti saranno eletti e come saranno eletti.
Siamo in un momento storico, signor Presidente, in cui andare a fare la spesa è una tragedia ; in cui fare il pieno, utilizzare il carburante, è diventato proibitivo. Produrre è diventato difficile. E mentre noi parliamo di legge elettorale, in Calabria, in Puglia, in Sicilia, gli agricoltori sono costretti a scendere in piazza , perché messi in ginocchio dall'impossibilità di poter lavorare proprio per l'aumento, soprattutto, dei carburanti.
E il Governo che cosa fa? Il Governo si dimentica addirittura di rinnovare lo sconto, cosa che oggi fa aumentare proprio il gasolio di 6,1 centesimi, quindi proprio quel carburante che è fondamentale per quel tipo di produzione. E ancora cosa fa il Governo? Spera nell'aiuto di qualcuno. E qualcuno viene in soccorso: evidentemente in soccorso viene il vero Governo, arriva Descalzi, che coinvolge altre aziende che abbassano il prezzo del carburante. Qualcuno direbbe “ha buon cuore per i cittadini”, ma noi di Futuro Nazionale sappiamo come chi lavora e chi vive soltanto di mercato prima o poi presenterà un conto salato e sappiamo che quel conto salato probabilmente lo pagheranno, ancora una volta, gli italiani.
E allora questo provvedimento pone il Governo di fronte, ancora una volta, alla sua mancanza di sovranità.
Perché? Perché, ancora una volta, vuole delegittimare il cittadino; ancora una volta, non vuole andare al cuore del problema; ancora una volta, non vuole rappresentare la realtà, che è fatta di quegli agricoltori, signor Presidente, a cui oggi viene chiesto di produrre, sempre supportando, questo Governo, Ursula von der Leyen, l'Unione europea, che fa produrre questi agricoltori con regolamenti, con costi, con limiti, con divieti, in un mercato nel quale poi la stessa Unione europea che è supportata da questo Governo inietta l'olio tunisino.
E allora, mentre noi ancora parliamo della legge elettorale, l'Unione europea è pronta ad inserire per il 2026 un contingente di 58.000 tonnellate di olio tunisino, che abbatterà ulteriormente il costo a chilogrammo, a 3,5 euro a chilogrammo, e che, dunque, manderà in frantumi l'agricoltura italiana e, in particolare, l'agricoltura del Mezzogiorno. Questa non è competizione; questa, signor Presidente, non è sovranità. Questo Governo potrà festeggiare i suoi record di longevità, ma non potrà festeggiare il record di sovranità.
Le leggi elettorali si possono modificare, si possono adattare, le regole si possono cambiare, ma quello che resta sono gli italiani, e oggi gli italiani ci chiedono carburante ad un prezzo equo, ci chiedono sanità, ci chiedono infrastrutture, ci chiedono scuola, ma, soprattutto, gli agricoltori del Mezzogiorno ci chiedono di poter produrre senza essere schiacciati .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pozzolo. Ne ha facoltà.
EMANUELE POZZOLO(MISTO-FNV-F). Grazie, signor Presidente. Intervengo su quest'ordine del giorno perché mi viene preclusa la possibilità di intervenire su un ordine del giorno che, come Futuro Nazionale, avremmo voluto poter discutere in quest'Aula. Non capisco, non capiamo, la per cui quest'ordine del giorno sia stato dichiarato inammissibile, ma tant'è. Dopo che è da 4 anni che questo Parlamento subisce il sopruso di fiducia su fiducia su provvedimenti parlamentari che meriterebbero di essere, quantomeno, discussi in quest'Aula, dopo questi 4 anni noi ci troviamo a votare una delle leggi, anzi, la legge strumento per eccellenza, che consentirà ai cittadini italiani di poter tramutare il loro consenso, il loro voto in atto che eleggerà il prossimo Parlamento, e che quindi influirà direttamente sulla vita di tutto il popolo italiano, ci troviamo pure in questa circostanza a dover subire tre voti di fiducia in 2 giorni, penso sia quasi un nella storia repubblicana.
E in più che cosa succede? Che ci troviamo addirittura che, a parte tutti gli emendamenti, cioè tutti gli atti che i parlamentari potrebbero proporre a correzione o a miglioria di quella stessa legge, che è la legge fondante, sostanzialmente, la procedura democratica per le elezioni dei parlamentari, vengano dichiarati inammissibili alcuni ordini del giorno, che sono atti che chiedono un indirizzo al Governo, una presa di impegno al Governo, su dei temi che sono assolutamente attinenti alla legge elettorale che stiamo per votare.
Noi con l'ordine del giorno successivo a questo, successivo al n. 9/2822-B/37 Furgiuele, e dunque con il n. 9/2822-B/38 Pozzolo, chiedevamo semplicemente che venisse esaminata da questo Parlamento l'ipotesi di poter valutare l'ineleggibilità, salvo il rispetto di determinati periodi di raffreddamento, di presidenti di regione e di assessori regionali. Questa, non sfugge a nessuno, è la vera: un presidente di regione o un assessore regionale come può competere normalmente con un qualunque altro candidato, dal momento che ha una forza propulsiva , una capacità esecutiva notevolissima?
Tutto questo chiedevamo, ma neanche di questo si può più discutere. Io credo che sia un vero alla democrazia: perché neanche questo? Guardate che non stiamo votando una legge che si chiama Stabilicum, non stiamo votando il Melonellum: questo è il “Pasticcellum” assoluto , e in queste giornate il Parlamento, la Camera dei deputati, ha fatto una figuraccia a dichiarare inammissibile quest'ordine del giorno .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/37 Furgiuele, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/40 Ferrari. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi della destra, oggi interrompete un percorso lento, ma progressivo, di emancipazione femminile in questo Paese. Sapete quante erano le 21 Costituenti su 556 eletti? Il 3,8 per cento. La prima legislatura ha visto il 5 per cento di donne. Per 30 anni sono state meno del 10 per cento, poi c'è stata una crescita negli anni Settanta in corrispondenza alle battaglie per i diritti civili. Finalmente, nel 2003, l'articolo 51 della Costituzione, promuovendo le pari opportunità nelle cariche elettive, fa compiere un balzo fino al 2006, con il 20 per cento circa.
Nel 2018, con l'introduzione delle quote, si arriva al 35 per cento. Oggi siamo al 33 per cento. Ebbene, ci troviamo qui oggi con voi, donne e uomini della destra, che vi assumete la responsabilità di interrompere quel percorso virtuoso di riconoscimento della rappresentanza di tutti i cittadini e tutte le cittadine. Lo chiedo a tutte quelle colleghe che affermano di non volere le quote perché sono “riserve indiane”, ma vogliono esserci perché qui siamo le uniche brave, perché sono brave: ma davvero potete affermare che qui siamo le uniche donne brave perché le altre candidate, che non ce l'hanno fatta, non erano all'altezza, e non per dinamiche di potere alle quali le donne non partecipano?
La misura del 60-40 per cento viene sempre raccontata come un privilegio, una riserva per le donne: il 40 per cento! Ma vogliamo essere onesti? Era la garanzia di un privilegio per gli uomini di occupare fino al 60 per cento , ma era pur sempre un limite, e lo avete tolto.
Per questo noi abbiamo sempre proposto la vera democrazia paritaria, che rispecchia la composizione del corpo elettorale, 50 e 50 per cento: non ci sono vantaggi - supposti o veri - per nessuno.
Ma veniamo alla norma dell'inganno delle preferenze, che valgono solo per gli elettori del Partito Democratico e di Fratelli d'Italia e per eleggere, tra l'altro, una parte minoritaria del Parlamento. Ebbene le due preferenze - non le tre che avete inserito nella norma - sono il simbolo della parità. Non costituiscono il risultato, ma creano un'abitudine, per elettori ed elettrici, a riconoscere competenze, capacità di rappresentare gli interessi collettivi anche per le candidate di genere femminile.
Le vostre tre preferenze costituiscono, invece, un ulteriore tradimento al percorso di parità effettiva, perché non interrompono i maschili e rischiano di riprodurre, semplicemente, lo del 30 per cento. Negate, con questa legge, le misure previste dall'articolo 51 della Costituzione per la parità nell'accesso alle cariche di rappresentanza. Vi chiedo, con quest'ordine del giorno, di rimediare, almeno con uno sforzo, per garantire una vera parità di visibilità nelle trasmissioni televisive e con campagne istituzionali per sostenere anche il voto alle donne.
La partecipazione delle donne alle decisioni per tutti e tutte è un valore per il Paese. Voi, oggi, non negate solo un diritto, ma un vantaggio: un Paese che sa valorizzare anche le competenze, le esperienze e le capacità delle donne e non le censura è più competitivo, oltre che più giusto. Voi negate le opportunità a metà della popolazione per assicurare il privilegio della storia e della tradizione all'altra metà.
Colleghe e colleghi della destra, vi assumete oggi anche la responsabilità di negare un vantaggio competitivo al Paese per confermare un vantaggio competitivo al genere maschile. Negate un diritto costituzionale per assicurare un privilegio storico, come storico è il passo indietro che vi porterete sulle spalle, insieme alla prima donna Presidente del Consiglio che, a questo punto, per un motivo in più, ci auguriamo che, con il favore di questa legge, non diventi mai Presidente della Repubblica
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/40 Ferrari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2822-B/41 Ghio. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2822-B/41 Ghio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EU-SUEU). Presidente, sul Regolamento…
PRESIDENTE. Sul Regolamento, prego. Colleghi, per favore.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente, articoli 49 e 55. La ringrazio per avermi dato la parola in merito alla votazione su questo provvedimento che stiamo esaminando, la legge elettorale, e sulla votazione che si terrà domani mattina. Io chiedo alla Presidenza di chiarire cosa intenda fare per garantire l'effettiva segretezza del voto. Mi spiego, e faccio riferimento poi all'articolo preciso del Regolamento. Noi abbiamo visto in occasione delle votazioni sulle pregiudiziali, che si sono tenute nei giorni scorsi, qualcosa che non ha precedenti nella storia del Parlamento e che, credo, la Presidenza debba impedire che si ripeta domani mattina. Tutti i giornali e tutti i siti hanno documentato ampiamente un sistema di sorveglianza e di pressione nei confronti dei deputati e della libera espressione del voto. Io, da qui, dalla mia postazione, quando sono seduto, riesco a vedere come votano i colleghi della fila sottostante - e anche i colleghi a me vicino -, se votano e se gli è richiesto di votare dai capigruppo e dai di partito con un solo dito. Perché questo sistema consente l'effettiva segretezza solo se tutta la mano, tutte le dita vengono introdotte nell'apposita fessura. Dico questo per prevenire una risposta. Infatti, il nostro Regolamento, all'articolo 55, comma 1, dice chiaramente che: “La votazione per scrutinio segreto normalmente ha luogo mediante procedimento elettronico”; e, al comma 2, che: “In caso di difetto dei relativi dispositivi, il Presidente fa apparecchiare due urne. Ad ogni votante sono date due palline, una bianca e una nera, da deporre nelle urne”.
Io credo che siamo di fronte a un'inadeguatezza funzionale di questo sistema. Non è un malfunzionamento tecnico, ma è un'inadeguatezza funzionale di questo sistema, nel momento in cui non si è in grado di evitare che i deputati e le deputate abbiano quel tipo di pressione e di richiesta. L'effettiva segretezza del voto la Presidenza riesce a garantirla solo se nessuno può intuire effettivamente come si vota, solo se c'è una protezione effettiva.
Quello che noi abbiamo visto, colleghi - e concludo, Presidente - è gravissimo. Noi abbiamo visto le riprese video, oltre che le risate e gli sghignazzi in questo momento; abbiamo visto responsabili dei partiti politici fare avanti e indietro sulle scale per verificare come votavano i deputati di quei gruppi. Io chiedo che ci sia una verifica e, soprattutto, che ci sia una constatazione che questo sistema non è in grado di garantire la segretezza.
PRESIDENTE. Perfettamente chiara la questione. Prima di darle una risposta, ha chiesto di parlare l'onorevole Auriemma, sempre sul Regolamento. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi abbiamo la necessità di chiedere a questa Presidenza di tutelare l'onore di quest'Aula. Guardi, Presidente, ci sono delle scene che, secondo me, resteranno nella storia di questa legislatura. Vedere dei colleghi a mo' di colonnello, piantati sopra per controllare i propri colleghi, è stata una scena vergognosa, che ha leso la dignità di questa istituzione e di ognuno di noi, indipendentemente da dove siamo seduti .
La Presidenza deve tutelare l'onore di quest'Aula, e anche - ahimè - dei giornalisti. Vedere i giornalisti che fotografavano e che controllavano il voto è stato qualcosa di veramente lesivo dell'immagine e della dignità di tutti quanti noi. Per questo noi chiediamo che la Presidenza domani garantisca la libertà di voto di ognuno di noi; e lo può fare soltanto garantendo la segretezza, evitando cambi di posto, evitando, appunto, queste scene che sono raccapriccianti per la nostra democrazia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Intervengo per associarci alle osservazioni dei colleghi che mi hanno preceduto, in particolare del collega Magi. Io credo che non sfugga a nessuno l'importanza del voto di domani. Avremo tutti addosso gli occhi dell'opinione pubblica. Quindi, quello che noi le chiediamo di trasmettere al Presidente della Camera, auspicando la sua presenza al momento del voto ovviamente, è che tutto avvenga nel rispetto dell'articolo 67 della Costituzione.
Il voto segreto ha questo significato. In passate riforme regolamentari è stato molto ridotto, giustamente, perché non può essere neanche lo strumento con cui si pone continuamente sotto ricatto il Governo. È stato limitato soltanto ad alcune materie e ad alcune situazioni particolari, come quella della legge elettorale.
Le chiediamo, quindi, di mettere in campo, signor Presidente, da parte degli uffici tutti gli accorgimenti affinché il voto avvenga nel pieno rispetto della segretezza, a cominciare da un aspetto che si è verificato nell'ultimo voto segreto, cioè quello per cui tutti noi dobbiamo essere seduti nella nostra posizione e non ci deve essere nessuno in posizione eretta, cioè in piedi.
Perché questo ovviamente favorisce il controllo su cosa viene fatto nei banchi davanti. Così come chiediamo che ci sia il massimo rigore nelle presenze nelle tribune, compresa la possibilità di fare video, fotografie. Insomma, ognuno domani - vale anche per noi, non è che vale solo per la maggioranza - sarà chiamato a un voto di coscienza e chiediamo che questo voto di coscienza avvenga nel pieno rispetto dell'articolo 67 .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Intervengo anch'io per unirmi, intanto, alla preoccupazione espressa dai colleghi. È una preoccupazione che non riguarda soltanto i componenti dell'opposizione, ma questa preoccupazione è anche per riconoscere la giusta dignità a quest'Aula e anche ai colleghi della maggioranza.
Non è bello, non è stato bello vedere alcuni dei nostri colleghi e delle nostre colleghe in piedi a cercare di spiare quello che gli appartenenti al loro gruppo stessero facendo. È accaduto anche in occasione del voto segreto sulle pregiudiziali, laddove la Presidenza più volte ha richiamato tutti quanti e tutte quante a mettersi seduti, perché è del tutto evidente che questa modalità sulla quale abbiamo costruito l'aggiornamento della nostra Aula - che è molto bella e funziona bene, ringraziamo gli uffici - non garantisce la segretezza del voto perché la buca, nella quale effettivamente… è eccessivamente ampia e credo che sia sotto gli occhi di tutti il fatto che io posso addirittura vedere come voterà la persona al banco del Governo.
Penso che questo sia un elemento incontrovertibile. Credo sia anche nella volontà della maggioranza garantire al massimo la segretezza del voto e non soltanto un'esigenza dell'opposizione, perché credo che anche loro vogliano uscire da questa competizione democratica - chiamiamola così - con le carte in regola, con il fatto di sapere per certo che hanno vinto una battaglia, diciamo così, considerando le garanzie, che devono essere date a tutte le deputate e a tutti i deputati, del voto segreto.
Io ho sollevato anche una questione, il Presidente Mule' era presente e cortesemente mi ha detto che avrebbe riferito al Presidente: con il nostro Regolamento, con il fatto che si può porre la fiducia su qualunque provvedimento, anche quelli che sono soggetti a voto segreto, si limita un diritto fondamentale dei deputati e delle deputate, ossia quello della segretezza, in base a quelle norme del Regolamento con cui si concede che alcune votazioni possano essere segrete e che il diritto del voto segreto per ogni deputata e deputato è prevalente anche rispetto al voto di fiducia.
Quindi ci sono molte cose da rivedere, ma certamente non possiamo non convenire che, se oggi il Presidente, la Presidenza scegliesse di utilizzare l'urna per garantire il voto segreto a tutte e a tutti, credo che avrebbe l'encomio e l'applauso di tutto il Parlamento, dei colleghi della maggioranza .
PRESIDENTE. Non ci sono altri colleghi che vogliono intervenire su questo. Onorevole Magi, provo a dare a lei, alla collega Auriemma, al collega Fornaro e al collega Zaratti alcune delucidazioni.
Lei ha chiesto che la votazione finale del provvedimento, per la quale è stato chiesto lo scrutinio segreto, sostanzialmente non abbia luogo mediante procedimento elettronico ma attraverso il sistema manuale. Lei ha fatto cenno - e lo faccio adesso anche io - all'articolo 55, comma 2, del Regolamento, che prevede che la votazione a scrutinio segreto abbia luogo mediante il deposito di palline nelle urne solo in presenza di un difetto nel funzionamento - come lei richiamava - dei dispositivi elettronici, che invece in questo caso risultano attualmente perfettamente funzionanti.
La Presidenza si è sempre attenuta a questo principio in tutte le precedenti analoghe circostanze in cui, in vista dell'effettuazione di una votazione a scrutinio segreto, è stato chiesto di procedere con urne e palline. D'altronde, come precisato nelle occasioni che ho appena citato, non è in alcun modo possibile equiparare un comportamento evidentemente politico da parte di un singolo parlamentare, anche eventualmente espressione di un indirizzo da parte del gruppo di appartenenza, al difetto di funzionamento dei dispositivi elettronici, che invece è richiesto dal citato articolo 55. Questo si tradurrebbe, infatti, in una palese violazione del Regolamento da parte della stessa Presidenza.
A questo punto, occorre precisare che si tratta di due profili distinti: da un lato, vi è quello della tutela della segretezza del voto, che è stato anche richiamato da altri suoi colleghi che spetta senz'altro alla Presidenza garantire; cosa diversa è la scelta da parte di ciascun deputato di adottare un comportamento materiale - avete fatto cenno alle dita, eccetera - che può incidere, in concreto, sull'effettiva segretezza del voto.
Per quanto riguarda il primo aspetto, quindi la tutela della segretezza, è dovere della Presidenza assicurare tutti gli strumenti astrattamente idonei a garantire la libertà di voto conformemente alle prescrizioni regolamentari e costituzionali, in particolare sotto il profilo della libertà di esercizio del mandato parlamentare.
Da questo punto di vista, non può essere messo in dubbio che la Presidenza - anche nel caso di specie - assicura, nel pieno rispetto della prassi consolidata, tutte le condizioni per garantire la segretezza e la libertà di espressione del voto da parte dei deputati. Sotto questo profilo, peraltro, nulla è mutato a seguito della sostituzione dei terminali di voto.
Per quanto riguarda il secondo aspetto - quindi il comportamento materiale che incide in concreto sull'effettiva segretezza -, la Presidenza non può che ribadire come l'effettività del diritto alla segretezza del voto del singolo deputato dipenda comunque dall'adozione, da parte di ciascuno, di comportamenti materiali responsabili e idonei a rendere concretamente efficaci gli strumenti tecnici predisposti. In tali casi, la Presidenza non può che limitarsi a fare appello al senso di responsabilità di ciascuno nell'esercizio in concreto del suo diritto di voto e in tal senso la Presidenza si richiama integralmente ai princìpi più volte affermati dai Presidenti della Camera delle passate legislature nelle diverse sedi dell'Assemblea, della Giunta per il Regolamento e della Conferenza dei presidenti di gruppo.
Alla luce di tali elementi, l'Assemblea procederà, quindi, alla votazione a scrutinio segreto mediante procedimento elettronico nel pieno rispetto di quanto previsto dall'articolo 55, comma 2, del Regolamento.
Devo un'ultima precisazione rispetto al richiamo del cambio dei posti. Quanto ai cambi di posti, è noto che tutti i gruppi all'interno del settore che è stato assegnato possono disporre cambi di posizione, anche all'ultimo momento. Questo è ciò che prevede e questo è ciò che è successo e che succederà. Tanto vi dovevo. Sulle riprese c'è già stata un'indicazione della Presidenza chiara in tal senso, sia sulle riprese che sulle presenze in tribuna, su ciò che è permesso e non è permesso fare dalle tribune. Grazie, colleghi .
A questo punto noi interrompiamo l'esame del provvedimento. Lo riprendiamo domani a partire dalle 10,30 per lo svolgimento delle dichiarazioni di voto finale, con ripresa televisiva diretta degli interventi dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto, e per lo svolgimento della votazione finale da effettuare non prima delle ore 12,30.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Vorrei ricordare in quest'Aula l'ultimo morto sul lavoro. Si chiamava Salvatore, era di Orta di Atella, un paese in provincia di Caserta al confine con Caivano. L'hanno trovato agonizzante sotto un albero pieno di rifiuti; non si è ancora capito da dove sia caduto. Si sa che lavorava per un datore di lavoro fino a qualche mese prima, poi, dopo l'incidente, è risultata un'assunzione il giorno prima dello stesso episodio, con due questioni inquietanti. La prima, non si è capito ancora come è arrivato lì. La seconda è che nessuno lo ha soccorso. Pensate che chi l'ha visto ha telefonato al pronto soccorso, al 118, ma non si è fermato a soccorrerlo. Ecco, questa è una strage che continua, continua nell'indifferenza generale e in un'idea padronale; l'altro giorno stavo in un locale e una persona ha chiamato il suo datore di lavoro “padrone”.
Dobbiamo tornare all'idea che il datore di lavoro è una persona seria che deve assumere una persona, ma che è uno scambio e che le morti sul lavoro sono una vergogna di cui il nostro Parlamento non si è occupato abbastanza. A Salvatore e a tutti i morti come lui, che non meritano di essere dimenticati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Michelotti. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MICHELOTTI(FDI). Grazie, Presidente. Esiste un luogo a Pistoia, uno spazio cimiteriale, realizzato dalla Misericordia e dedicato alla sepoltura dei bambini mai nati, un luogo per conservare la memoria, per permettere alle famiglie di raccogliere il loro dolore, un luogo di preghiera.
Ebbene, ieri, Presidente, durante il consiglio comunale, la massima assise cittadina, una consigliera di AVS ha avuto parole allucinanti nei confronti di questo luogo, dicendo che di fatto quei bambini mai nati sono bambini mai esistiti e che quel posto sarebbe un posto per recriminare qualcosa alle donne che decidono di abortire. Ma la cosa più grave, la cosa più sconcertante, è che il sindaco di Pistoia ha difeso quelle parole e ha detto che quelle sono parole a difesa dei diritti e delle libertà individuali.
Ora, o il sindaco di Pistoia non ha capito niente di quello che avveniva, e ci sta , oppure - ancora più grave - è in assoluta malafede. Perché vede, Presidente, noi vogliamo ribadire che chi guida un'amministrazione deve tutelare tutti, anche quelle famiglie che esprimono il loro dolore, purtroppo, perché hanno perso un bambino che avrebbero voluto e che, purtroppo, non è venuto alla luce oppure è venuto alla luce per pochi attimi, perché la vita è sacra fin dal concepimento e noi vogliamo ribadire e tutelare questo valore. Ha una sua dignità la vita, una vita mai nata e una vita che è durata anche pochi attimi, e quelle famiglie hanno tutto il diritto di esprimere e raccogliere il loro dolore senza che nessun carico di ideologia, evidentemente, vada a profanare quel luogo, quello spazio, quella dignità.
Rispetto per i bambini mai nati, rispetto per quelle famiglie, rispetto per tragedie personali e familiari che vengono vissute. Si vergogni il sindaco di Pistoia e si dimetta la consigliera di AVS .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Sì, Presidente, grazie…
PRESIDENTE. Prima c'è l'onorevole Orrico, però, poi c'è lei. Prima l'onorevole Orrico, prego. Orrico e poi Carotenuto. Prego, onorevole Orrico.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. In tutta la Calabria da una settimana ormai gli agricoltori bloccano arterie stradali importanti e l'accesso a molte infrastrutture: porti, aeroporti, stazioni ferroviarie.
Che cosa chiedono? Dignità, ovvero che gli venga riconosciuta la dignità come persone, imprenditori e lavoratori.
Protestano a causa del caro carburante e non solo, per un settore che soffre e che soffre da troppo tempo. Il prezzo del carburante agricolo ha raggiunto 1,60 euro al litro e i costi di produzione sono alle stelle, mentre i prezzi riconosciuti ai prodotti agricoli, come il grano, le verdure e la frutta, sono irrisori. Agli agricoltori si sono aggiunti anche gli autotrasportatori, soffocati dal caro gasolio e dall'asimmetria contrattuale che caratterizza il rapporto con la committenza.
Ora, la domanda che vorrei rivolgere al Governo Meloni è: non lo sapevate che si sarebbe arrivati a questo punto foraggiando in maniera complice le guerre di Trump, anche solo con il silenzio?
La crisi di questi comparti e la perdita di centinaia di posti di lavoro non è una novità ed è evidente che, oltre al sostegno economico, non sufficiente, serve un intervento strutturale, soprattutto nel braccio di ferro con la grande distribuzione e con la presenza, nel nostro mercato, di prodotti che scimmiottano il . Il tema dell'accesso al credito è un'altra questione fondamentale, come anche le tutele contrattuali per i lavoratori.
Allora, in una regione come la Calabria, che ha una povertà strutturale, non riconoscere agli agricoltori e agli autotrasportatori il diritto di poter dignitosamente portare avanti la propria attività imprenditoriale significa mettere definitivamente una pietra su qualunque possibilità di crescita e di sviluppo economico e sociale per una terra - lo ripeto - flagellata da una povertà che è diventata strutturale e dall'insinuazione della criminalità organizzata nel tessuto amministrativo e anche in quello economico.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Molti - non dico quelli regionali, che ne hanno parlato, ma molti nazionali - continuano a ignorare il grido di dolore di questi agricoltori e di questi autotrasportatori, ma sicuramente questo grido di dolore non viene ignorato dal MoVimento 5 Stelle .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Presidente, mi associavo al discorso di fine seduta del collega Borrelli. Per questo c'è stato un frainteso, perché anche io volevo sottolineare questa strage infinita dei lavoratori che muoiono, che è tremenda. Infatti, non c'è nulla di peggio per una famiglia che tragedie di questo tipo: lasciano dei solchi e una sofferenza che è inimmaginabile.
E allora qua ci stiamo occupando di tutte cose che con questo non hanno niente a che fare: ci occupiamo di legge elettorale, ci occupiamo di , di mancette e di giornate di memoria, ma questi problemi non si stanno affrontando. Addirittura ce la si prende con delle misure che ancora in qualche modo tutelavano soprattutto quelle persone che oggi si trovano costrette ad accettare dei lavori pericolosi, perché altrimenti alla fine del mese non ci arrivano.
Ancora oggi ho letto delle interviste della Ministra Calderone che si vantava dei risultati sul lavoro dopo aver tolto il reddito di cittadinanza. Ma di che cosa c'è da vantarsi? Non c'è proprio niente di cui vantarsi rispetto alle tragedie che sta determinando questa scelta, perché ci sono file alla Caritas che non finiscono più, perché la gente è costretta a prendersi dei lavori che sono pericolosi e poi finiscono per morire, come è successo a Salvatore e come è successo a Patrizio Spasiano, il cui processo, tra l'altro, inizia giovedì, domani mattina, e speriamo che abbia un po' di giustizia, contrariamente a quello che è successo a Luana D'Orazio, il cui assassino - perché così vanno chiamati quegli imprenditori che sono così lestofanti da diventare degli assassini quando manomettono quei macchinari e finiscono per mettere a repentaglio le vite dei loro lavoratori - non ha fatto un giorno di carcere.
Allora, bisogna cambiare queste regole. Questo è ciò che bisogna fare: non cambiare la legge elettorale, cambiare queste regole .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
BIGNAMI ed altri: Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (Approvata dalla Camera e modificata dal Senato). (C. 2822-B)
: PAGANO, ALESSANDRO COLUCCI, IEZZI e ANGELO ROSSI, per la maggioranza; FORNARO, MAGI, AURIEMMA e ZARATTI, di minoranza.