PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANTONIO D'ALESSIO, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 103, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 9,50. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Elisabetta Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Qualche giorno fa, il Ministro Crosetto è intervenuto e, parlando degli scontri e delle violenze di Milano, ha detto che sono il frutto della guerra ibrida e delle nuove tecnologie che vengono utilizzate - ha detto il Ministro - da qualcuno fuori dall'Italia per condizionare le giovani generazioni, cambiarne la cultura, studiarne i i collegamenti con i comportamenti e diffondere messaggi di odio e di violenza, che poi sono, secondo il Ministro, capaci di spingere in piazza questi giovani. Sono affermazioni molto forti perché fanno riferimento a operazioni di interferenza straniera nella vita democratica del nostro Paese.
Il Ministro ha anche detto che lui lo sostiene da quattro anni che è stato sottovalutato, che non è stato ascoltato e che, proprio a valle di questa sottovalutazione, l'Occidente scopre di avere un problema con le giovani generazioni.
Presidente, chiediamo che il Ministro venga qui in Aula urgentemente - e lo chiediamo con molta forza e molta determinazione - a spiegarci quali sono gli elementi in possesso del Ministero della Difesa, di altre Forze dell'ordine e dei servizi segreti italiani che suffragano la sua tesi. Se è in corso una guerra ibrida, se è in corso una guerra cognitiva i cittadini devono saperlo e devono essere messi in condizione di difendere il proprio spirito critico e il proprio spazio informativo, di difendersi dalla valanga di messaggi d'odio e di violenza, dalle e dall'immondizia che circola . Dico “immondizia” non a caso, perché nel dibattito pubblico si è portati a pensare che la guerra ibrida e la guerra cognitiva in Europa siano state portate avanti, negli ultimi anni, esclusivamente da forze riconducibili alla Russia.
Naturalmente, questa guerra ibrida russa esiste ed è molto potente. Noi sappiamo che ci sono decine di migliaia di specialisti in agenzie russe dedicate alla disinformazione e alla guerra cognitiva, che lavorano ogni giorno sullo spazio informativo europeo, producendo l'avanzata poderosa delle destre estremiste, dei movimenti neonazisti e neofascisti di tutta Europa .
Ma ho parlato di immondizia perché non solo i russi mettono in campo queste operazioni: queste operazioni sono in atto, da più di un decennio, anche attraverso soggetti, agenzie, che si muovono dagli Stati Uniti per attaccare il dibattito pubblico europeo.
“Immondizia” è la parola che usò Steve Bannon, che disse che i media sono un pericolo, possono essere un ostacolo per l'avanzata delle forze sovraniste e, quando i media rappresentano per l'appunto un ostacolo, è necessario invadere lo spazio informativo di immondizia. Sappiamo dagli che Steve Bannon si è dichiarato di tutte le forze estremiste, tra cui anche quelle italiane. Ha detto di aver raccolto fondi per la Lega di Salvini, di aver operato affinché si creasse una maggioranza nel Parlamento europeo che potesse impedire all'Europa di legiferare sui in modo da limitarne l'espansione. E sappiamo anche che l'informatico che ha creato , la struttura con cui Steve Bannon ha operato…
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). …sul terreno della guerra cognitiva in Italia, disse di aver lavorato per un partito italiano. Presidente, noi, sui russi, sugli israeliani e sugli statunitensi che fanno la guerra ibrida in Italia, vogliamo sapere la verità e pretendiamo che il Ministro della Difesa venga qui e ci spieghi, poiché le sue parole non possono passare inosservate .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento e sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Graziano. Ne ha facoltà.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per associarci, come Partito Democratico, alla richiesta della collega Piccolotti. Ma anche per aggiungere alcune cose. Le parole dette dal Ministro Crosetto hanno un valore importante, ma anche preoccupante. È evidente a tutti che è in atto una grande operazione di comunicazione di distrazione di massa. A fronte di una grande questione sociale ed economica che c'è nel Paese, si prova a distrarre la comunicazione. Oggi c'è un tema forte ed è il tema economico-sociale, il caro carburanti.
La Meloni è costretta, oggi, a dover convocare il Consiglio dei ministri e non aspettare il 27, come invece aveva indicato il Ministro Salvini, immaginando che il problema fosse finto, probabilmente…
PRESIDENTE. Chiedo scusa, interrompo un secondo. Colleghi, intanto bisogna lasciare liberi i banchi del Governo, primo avviso… deputato Centenaro… Secondariamente, ricordo che non è obbligatorio stare qui in Aula, finché lo riterrete. Quindi, se i colleghi hanno bisogno di conversare possono farlo tranquillamente fuori dall'Aula senza disturbare gli oratori. Deputato Giordano a lei la parola, prosegua - Graziano… Graziano: c'è anche un altro Giordano, quindi ogni tanto si fanno delle mi perdoni.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Detto ciò, per quello che ci riguarda, il problema di fondo è evitare questo continuo operare nella comunicazione di distrazione di massa. Se ci sono elementi - e ci potrebbero essere - che riguardano la guerra ibrida e che riguardano, in particolare, l'attacco verso l'Italia e verso quello che sta accadendo, noi siamo i primi interessati a saperlo. Però bisogna dirlo con chiarezza, bisogna indicare le fonti, le questioni e il Parlamento ne deve essere informato. Invece, davanti a questo, ecco che continua ogni volta quello che si sta vedendo: far finta che non ci sia una questione sociale, in particolare sulle nuove generazioni.
Forse dovrebbero ascoltare di più anche le parole che ha detto ieri il Presidente Mattarella rispetto ai giovani, rispetto a una questione sociale grande, enorme che c'è. Ecco perché noi chiediamo, con forza, che venga il Ministro, che ci dica quali siano e come si stanno realizzando; ma, soprattutto, vorrei ricordare a tutti che il Ministro Crosetto è al Governo del Paese: ci deve indicare anche quali sono le soluzioni per difenderci e cosa ha messo in atto affinché questa difesa si possa realizzare. Fino ad oggi, mi sembra, come dire, di sentire alcuni che stanno al Governo come se stessero all'opposizione.
Questo Governo è al Governo da quattro anni e mi pare che sia un Governo che ha portato questo Paese in una condizione in cui l'Italia è più povera, meno sicura e - mi faccia dire - anche più indifesa. Per cui ci associamo con forza a quello che ha detto la collega Piccolotti e speriamo che arrivi presto, in Aula, il Ministro a informarci sulle parole che ha detto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Ziello. Ne ha facoltà.
EDOARDO ZIELLO(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Noi di Futuro nazionale ci opponiamo a questa richiesta di informativa verso il Ministro Crosetto perché quando sentiamo dire che le ultime manifestazioni che hanno messo a ferro e fuoco le nostre città, caratterizzate da incendi, saccheggi, deturpamento e devastazioni, sono il frutto di una guerra ibrida e non il frutto di un'immigrazione gestita male che è esplosa frutto di anni e anni di flussi migratori, che la sinistra ha fatto entrare nel nostro Paese, sinceramente pensiamo di vivere su Marte, sentendo certe dichiarazioni.
Come se i russi, gli statunitensi, gli israeliani, secondo addirittura l'esponente di AVS, che ha qualche problema con il congiuntivo durante le manifestazioni pubbliche, fossero loro i mandanti, quando in realtà, nel nostro Paese, il problema principale è la gestione dell'inclusione . Quando il Ministro Crosetto dice che certi ragazzi hanno subito una contro-educazione, noi lo condividiamo, perché sempre di più, all'interno degli istituti scolastici del nostro Paese, ci sono, evidentemente, non insegnanti, ma militanti di una sinistra radicale che indottrinano i nostri ragazzi a scuola . Non gli danno un'identità forte, non gli fanno esprimere amore verso il nostro Paese perché, semplicemente, nell'educazione che vogliono dare non ci sono riferimenti identitari: tutti devono essere uguali, tutti senza principi . Il risultato è che non c'è una cultura forte in grado di far amare a questi ragazzi la nostra Nazione.
L'esempio di Milano è la politica della sinistra attuata. Di fronte a questo, signor Presidente, e mi accingo a concludere, c'è bisogno da parte delle istituzioni che guidano questo Paese - quindi faccio riferimento al centrodestra - non di telefonate a chi protesta, non di decreti , ma c'è bisogno di fare riforme epocali, c'è bisogno di far tremare chi cerca di distruggere le nostre città , c'è bisogno di utilizzare la forza , perché, quando un manifestante supera l'asticella e, anziché fare una manifestazione per esprimere liberamente il proprio pensiero, incendia le città, distrugge i nostri monumenti, ruba all'interno dei negozi, c'è bisogno ovviamente di una misura non convenzionale, c'è bisogno di ridare forza alle Forze dell'ordine, integrate con le Forze armate, colleghi di centrodestra. Perché avete stralciato la norma che prevedeva l'attribuzione della qualifica di agente di Polizia giudiziaria ai militari ? Dovevate tenere il punto!
Dovevate dimostrare di essere forti davvero con i poteri forti dello Stato ! E invece avete fatto marcia indietro, avete annunciato 500 militari a Milano, come se i militari a Milano, da soli, senza una riforma in grado di far arrestare e perquisire i delinquenti, fossero nella stessa situazione e condizione delle Forze dell'ordine. Di fronte a questo, signor Presidente, c'è bisogno di un'assunzione di responsabilità.
C'è bisogno, da parte di chi ha l'onere e l'onore di guidare il nostro Paese, di capire che sulla gestione dell'ordine pubblico bisogna non soltanto inseguire Vannacci, ma bisogna attuare il programma di Vannacci sulla gestione dell'ordine pubblico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Mi verrebbe da chiedere agli amici di Futuro Nazionale con chi ce l'hanno quando parlano di poteri forti, perché mi sembra di capire che ce l'abbiano con il Presidente della Repubblica. Abbiano il coraggio di dichiararlo !
Vengo a noi, Presidente. Noi ci associamo alla richiesta di informativa del Ministro Crosetto in merito alle sue dichiarazioni, quando afferma che gli scontri e le violenze - quelle del 17 e 18 ottobre a Milano, dalle quali prendiamo le distanze in maniera netta - siano il frutto di una guerra ibrida, mossa da parte della Russia nei nostri confronti.
Precisamente, il Ministro Crosetto afferma che non è dovuta a un fenomeno spontaneo che nasce dalle periferie, ma è il frutto di un sofisticato comportamento, da parte dell'intelligenza russa e della Federazione Russa, di propaganda ai danni dei nostri giovani e della nostra società. Noi crediamo che queste siano affermazioni molto gravi, ancora più gravi se vengono da un Ministro della Difesa, gravi e preoccupanti, perché parliamo di un'ingerenza straniera nella nostra vita democratica.
Di conseguenza, ecco, è assolutamente necessario che il Parlamento venga informato su quali sono i dati, i sospetti concreti che ha Crosetto per lanciare accuse così gravi. Noi vogliamo capire quali sono gli elementi che ha in mano il Ministro della Difesa, quali sono gli indizi, le prove per abbandonarsi a queste dichiarazioni.
Anche perché, Presidente, noi vorremmo capire una cosa. Dentro il Governo c'è un po' di confusione: subito il Ministro Crosetto viene smentito dall' del Ministro dei Trasporti, Salvini. Allora, qua c'è un fra due , quella di Crosetto e quella di Salvini. Ma ciò non basta, perché stamattina è arrivata anche l' di Piantedosi e anch'essa ha smentito il Ministro Crosetto . Quindi, credo che questa informativa sia oramai obbligatoria, anche per uscire da questo porto delle nebbie ministeriali.
Presidente, se il Ministro Crosetto non ha in mano, non ci fornisce quegli indizi, quelle prove su quanto affermato o, peggio ancora, se dovesse rifiutarsi di venire a riferire in Parlamento, allora, Presidente, è lecito pensare alcune cose: ad esempio, che siamo di fronte all'ennesimo tentativo di terrorismo mediatico, perché è da quando è scoppiato il conflitto russo-ucraino che ce la menate su un imminente attacco russo nei confronti dell'Italia o che la propaganda russa stia infiltrando i cervelli dei nostri giovani . Ma lo fate perché dovete infondere paura nella popolazione.
Sarebbe anche lecito pensare un'altra cosa, Presidente, perché noi pensiamo che siamo dinanzi all'ennesimo procurato allarme, attraverso una grande operazione di massa. Grazie ai giornali piegati, grazie ai vostri propagandisti di sistema, voi oggi nascondete la verità, la confondete, perché dovete giustificare l'invio continuo di armi in Ucraina, senza mai mettere sul tavolo la parola diplomazia, trattativa , perché dovete giustificare un riarmo continuo e insostenibile - da un punto di vista economico e sociale - da parte di un Governo che ha un Ministro della Difesa che è un ex lobbista delle armi, Presidente.
E dobbiamo anche chiarirci allora, perché è lecito pensare un'altra cosa: perché no? Perché non addossare alla Russia e a Putin il disagio sociale dei nostri giovani? Perché non addossare alla Russia il fallimento di questo Governo? Perché non nascondere il vostro fallimento su un vostro cavallo di battaglia, che era quello della sicurezza?
Presidente, voglio accingermi a concludere: se il Ministro Crosetto intende attaccare il pensiero critico, noi il pensiero critico lo difendiamo. Se per il Ministro Crosetto chiunque metta in dubbio la linea della NATO è influenzato dalla propaganda russa, per noi questo è l'ennesimo attacco alla libertà di pensiero, che noi difendiamo. Perché il dissenso, quando legittimo e non violento, va difeso. Perché il dissenso, quando legittimo e non violento, non può essere etichettato come l'ennesimo attacco alla sicurezza nazionale .
Mi accingo a concludere, Presidente. Voglio chiedere dove è finito il vostro slogan sul sovranismo, quando il vostro Ministro va nelle televisioni estere a dire che se ne frega dell'opinione pubblica degli italiani…
ARNALDO LOMUTI(M5S). …quando il diritto dei giovani viene sacrificato ai esteri. Concludo, Presidente. Noi pretendiamo che il Ministro Crosetto venga qui a riferire in nome di un residuale sovranismo informativo, che venga qui a dire le cose come stanno e non nei consessi esteri .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Valentina Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Mi unisco alla richiesta di informativa al Ministro Crosetto, anche perché penso che il dibattito che ha accompagnato le richieste dei miei colleghi evidenzi l'esigenza di un chiarimento su quello che sta avvenendo.
Il Ministro ci ha detto che le violenze di Milano sono il frutto di quella che chiama guerra ibrida, portata - ha detto lui - nel Paese da strumenti non convenzionali chiamati , e altri . Siamo convinti che ci sia un fondamento sull'esigenza di controllare che cosa avviene, non solo nei contenuti che girano nella nostra Nazione, ma anche negli algoritmi che sono alla base di questa informazione. Non dimentichiamoci l'informazione uscita qualche mese fa, lasciata un po' in sordina, di come siano stati veicolati gli algoritmi verso un modello che incentiva la polarizzazione. Oggi gli di odio sulle piattaforme valgono e pesano cinque volte di più delle considerazioni equilibrate. Questo è frutto di una valutazione commerciale o è il frutto di una strategia che arriva dalla Cina, che arriva dagli Stati Uniti, che arriva dalla Russia?
Allora, se si ha questo sentore, se si ha questo timore, se si ha peraltro l'idea che queste fattispecie abbiano avuto a che fare con le violenze di Milano, è evidente che il Parlamento lo deve sapere, che il Paese lo deve sapere. Non dimentichiamo che non meno di un anno fa il Ministro Crosetto ci aveva illustrato, peraltro con un lavoro piuttosto dettagliato, una rassegna che ci parlava di attacchi ibridi che avvenivano quotidianamente sulle nostre piattaforme, sui nostri sistemi informativi e aveva ipotizzato, non ricordo i dettagli, di mettere a terra una di oltre 5.000 persone che mettesse insieme difesa, Agcom e Unione europea, in modo da dare attuazione al .
Oggi, peraltro, il Ministro Crosetto fa, purtroppo, una lettura preoccupante ma seria; altrettanto non possiamo dire di altri membri del Governo, che dicono: “avvengono cose buffe…” e contraddicono quello che dice il Ministro Crosetto. Quindi, che il Governo ci dica che cosa veramente c'è dietro gli accadimenti e le nostre piattaforme, che ci spieghino se quell'azione che avevano previsto, parlavano di 5.000 persone dedicate un anno fa, abbia poi avuto seguito, abbia degli esiti, si sia riusciti a eliminare, controllare e moderare quello che viene fatto.
Ne abbiamo parlato più volte nelle nostre risoluzioni e mozioni, sia quando ci occupavamo di guerre, sia quando parlavamo di Ucraina, sia quando parlavamo di disinformazione, lo abbiamo fatto a più riprese e a maggior ragione ora: se il Governo concorda che sia una priorità, che ci venga a riferire che cosa sta facendo per contrastarla .
PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-CR). Sì, Presidente. Ma io mi associo alla richiesta e non aggiungo molto altro a quello che sapientemente i miei colleghi hanno evidenziato. Vorrei semplicemente dire che qualcuno si lamenta perché noi chiediamo troppo informative. Ma il problema è l'opposto: se ogni mattina un Ministro si alza e dichiara cose di una certa rilevanza… Penso a ieri, al Ministro Lollobrigida, che rispondendo al della collega Gadda ha detto che vi sarebbero delle infiltrazioni criminali all'interno delle manifestazioni dei trasportatori in Emilia-Romagna, poi c'è un altro Ministro, che è il Ministro dell'Interno, che invece dice che questo non è vero, poi si alza il Ministro della Difesa che dice… io non so, noi siamo anche interessati a sapere se è vero o non è vero. Bisogna però che questi Ministri, oltre che darci queste notizie attraverso i giornali o attraverso canali esterni al Parlamento, soprattutto quando si parla di questioni così rilevanti che incidono anche su quello che accade a livello sociale in termini di manifestazione o meno, vengano innanzitutto in Parlamento e vengano a dire qui sulla base di che cosa fanno determinate affermazioni. Perché noi dobbiamo dare per scontato che queste affermazioni siano fatte sulla base non di un'opinione di un Ministro che si sveglia la mattina e dice: ho letto il giornale, oggi, ho letto l'articolo di Molinari, affermo questa cosa. No, si presume che, se fa un'affermazione del genere, un Ministro ha qualche cosa di più rilevante e di più concreto. E, se ce l'ha, è non solo necessario, ma doveroso che venga in Parlamento a riferire.
Siccome mi pare che, nelle ultime ore, di richieste alla Presidente del Consiglio e ai Ministri di venire a riferire ne sono state fatte non poche e non si è avuto alcun tipo di risposta, salvo il collega Deidda che ieri ci sollecitava: “incontriamo il Ministro, ma confrontiamoci col Ministro!”…confrontiamoci col Ministro! Io però non vado a casa del Ministro, sarebbe il caso che il Ministro venisse nella casa del popolo e dei suoi rappresentanti e ci venisse a dire su che cosa si basano, nelle diverse richieste che abbiamo fatto, le affermazioni che i Ministri fanno sulla stampa e che però non vogliono fare in Parlamento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta di un'informativa urgente da parte del Ministro Crosetto ma anche del Ministro dell'Interno, Piantedosi.
Quello che è accaduto in alcune città è, innanzitutto, un tema di ordine pubblico. I Ministri dovrebbero rispondere del fatto che l'ordine pubblico non sia stato garantito, spiegare il perché di questo fallimento totale, anziché addossare responsabilità di altra natura, spiegare dal punto di vista politico cosa intendono fare sulla sicurezza e sulle cause di questi eventi.
Ma, certamente, il Ministro Crosetto dovrebbe venire in Parlamento ad articolare meglio quello che ha detto riguardo a un fatto, un fatto noto da tempo, da lungo tempo, cioè riguardo alla guerra ibrida e cognitiva che c'è da tempo, da 10 anni. Pensiamo alla Brexit: sulla Brexit ci sono stati processi, ci sono state sentenze, ci sono stati condannati per aver lavorato per la Brexit, in nome e per conto della Russia di Putin; quindi queste non sono illazioni, sono fatti.
È un fatto che la guerra ibrida e cognitiva da parte di ambienti russi, bielorussi, iraniani, cinesi costantemente influenzi, in modo negativo e distruttivo, l'opinione pubblica dei Paesi occidentali, in particolare dei Paesi europei. È un fatto che questa sia una strategia deliberata, codificata, promossa dalla Russia di Putin e non solo. Non sono fumisterie o illazioni, sono fatti. Perché hanno capito che la guerra ibrida e cognitiva può colpire a fondo la società europea, utilizzando ciò che di più prezioso noi abbiamo: la società aperta, la libertà di opinione, anche rispetto al fatto che da dove questa guerra ibrida e cognitiva proviene, non è possibile rispondere, perché non si tratta di società aperte e libere, dove per le proprie opinioni si finisce in galera. Giustamente, in Europa qualsiasi opinione ha diritto di esserci.
Quindi, il Ministro Crosetto - non so se l'ha fatto o lo farà in sede Copasir, ma lo deve fare anche in Aula - deve portare informazioni, spiegare la posizione del Governo, ripeto, perché questa è una cosa che c'è da tempo, da lungo tempo, e sono d'accordo con i colleghi che l'hanno detto. Però, ovviamente, non può e non deve essere l'alibi per i fallimenti, in termini di tutela dell'ordine pubblico, a cui questo Governo è andato incontro nel corso dei lunghi 4 anni e, soprattutto, nel corso delle ultime giornate. Un fallimento di cui Piantedosi deve dare conto.
PRESIDENTE. C'è un altro argomento da sviluppare, sempre sull'ordine dei lavori. Ha chiesto di parlare il deputato Agostino Santillo. Ne ha facoltà.
Prima di darle la parola, voglio comunque avvisare, anche visti i tempi che si sono resi necessari per sviluppare questo primo giro di richieste di informative, che faremo queste richieste e le ulteriori due, a seguire, le rinviamo alla fine della votazione. Abbiamo già avvisato, ma era opportuno, comunque, dare la comunicazione all'Aula, in modo tale che si possa affrontare un provvedimento che penso sia nelle sensibilità di tutta l'Aula. Prego, a lei la parola, deputato Santillo.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Presidente, grazie. La mia richiesta di informativa urgente è alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ci aveva parlato di un robusto piano di investimenti privati - non pubblici - per realizzare il Piano casa. Poi però, da inchieste giornalistiche veniamo a sapere che di privato non c'è praticamente niente ed è sostanzialmente quasi tutto pubblico.
Andiamo avanti con ordine. Il Piano casa tanto annunciato e proclamato da questo Governo - e che per il momento è fermo a zero alloggi - era diviso in tre pilastri: edilizia residenziale pubblica, edilizia residenziale sociale ed edilizia integrata. Su questo ultimo pilastro, Presidente, la stessa Presidente del Consiglio Giorgia Meloni spiegava che coinvolgerà robusti investimenti privati e non fondi pubblici e correva il 30 aprile. È il pilastro che consente agli investitori privati di avere agevolazioni edilizie e urbanistiche, con una scontistica anche sui costi, purché, su 100 alloggi realizzati, 70 - ben 70 - siano veicolati attraverso un prezzo ridotto del 33 per cento rispetto a quello di mercato, sia in caso di affitto sia in caso di vendita.
Ma nel frattempo a muoversi è un privato, è il rampollo del settore immobiliare, un manager privato, Mario Abbadessa, che fa nascere una società, la ADD Capital, che fa nascere nel febbraio del 2026, proprio mentre si parla di Piano casa per investimenti privati, e arriva a una quota del 92 per cento di questa società nell'aprile 2026, un giorno prima - un giorno prima! - del varo del Piano casa, un giorno prima che il Piano casa uscisse sulla . Però, si fa il gioco delle tre carte e all'interno di questa società compare una società degli Emirati Arabi, attraverso un fondo, Mubadala, che va a comprare il 15 per cento delle quote con 1.500 euro. Colleghi, questa società degli Emirati Arabi, attraverso il fondo Mubadala - che potrebbe essere anche un fondo del Governo emiratino - che cosa acquista con questi 1.500 euro? Acquista il veto sulle decisioni della società per comprare e vendere immobili, fissare locazioni, fare prestiti, approvare il bilancio e gestire indagini governative, perché in quella società, per fare queste cose, ci vuole un di almeno il 90 per cento. La società ha il 15 per cento, quindi è chiaro che comanda la società.
Ma la questione è: dove va a prendere questi soldi Abbadessa? Sembrerebbe che questi soldi, che dovevano confluire in una società che doveva fare investimenti di capitali privati, invece arriverebbero anche da società controllate dal Ministero dell'Economia e delle finanze. Si parla di 425 milioni di Cassa depositi e prestiti, che è controllata per l'83 per cento dal MEF, di 40 milioni del Credito sportivo, controllato all'80 per cento dal MEF, di 600 milioni da parte di Poste, che ancora non ha risposto al riguardo, che sarebbe controllata - se non ricordo male - per il 52 per cento dal Ministero dell'Economia e delle finanze.
Qui stiamo parlando di oltre un miliardo di euro di soldi degli italiani - che si aggiungono anche ai 600 milioni del fondo degli Emirati Arabi - attraverso il fondo all'interno della società ADD Capital, che si chiama ADD Italy Living, che nei fatti è la società veicolata per essere destinata al Piano casa italiano. La ADD Italy Living è la stessa società che il 5 agosto il Consiglio dei ministri dichiara, con il programma da essa presentata, di preminente interesse strategico nazionale per realizzare alloggi a Roma, a Napoli, a Milano e a Genova. Avete capito bene, colleghi: la promessa è di fondi privati, ci troviamo una società con a maggioranza fondi pubblici, fondi dello Stato italiano, che realizza le politiche abitative nelle nostre città principali - Napoli, Milano, Genova e Roma - ma con fondi che sono pubblici.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Presidente, sì, vado a conclusione in questo minuto. Noi vogliamo capire, innanzitutto, questi soldi - attraverso le società controllate da parte dello Stato - come vengono dati a una società di Mario Abbadessa? Che procedura di gara c'è stata? È stata fatta una valutazione di mercato? È stata avviata una procedura di aggiudicazione? Ma, poi, vogliamo capire: come fa una società che ha il 15 per cento, seduta comodamente sopra un divano di un grattacielo degli Emirati Arabi, a indirizzare le politiche abitative del nostro Paese ? In un Paese che dovrebbe essere quello dei sovranisti, il Paese dei patrioti che ha già svenduto Alitalia, rete TIM, porti e strategici, Enilive e Plenitude a fondi esteri…
AGOSTINO SANTILLO(M5S). …e comunque a società riconducibili all'estero, non possiamo avere alcun tipo di ambiguità, Presidente . La Presidente Meloni deve venirci a dire se quei fondi sono privati o meno e se comanda la politica e gestisce la politica abitativa del nostro Paese un fondo emiratino. Lo deve per il rispetto di quelle 650.000 famiglie che sono in lista d'attesa per un alloggio pubblico o sociale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie. Per associarci, in maniera non formale, alla richiesta di informativa espressa poc'anzi dal collega Santillo perché, vede Presidente, il sottoscritto, a gennaio di quest'anno, aveva presentato un'interrogazione su questi temi, puntuale, chiedendo informazioni al Ministro dell'Economia e delle finanze, il Ministro Giorgetti. Come spesso capita - troppo spesso capita - in questo Parlamento, la risposta da parte del Ministero è stata un silenzio tombale.
Poi, per fortuna, ci vuole la capacità, l'intelligenza e la preparazione di una giornalista d'inchiesta come Milena Gabanelli e, quindi, siamo di nuovo qui a parlare di questa vicenda, che ha più di un elemento oscuro, a cominciare da questo fatto. A gennaio, quindi molti mesi prima che il Piano casa diventasse legge, si era mosso Mario Abbadessa - manager di cui nessuno mette in discussione capacità e preparazione - per creare quello che nel gergo si chiama un “veicolo”, per raccogliere fondi in funzione di un Piano casa che sarebbe avvenuto. E inizia a raccogliere fondi, prima da CDP e poi - attraverso chiaramente lo Stato italiano - non da un fondo qualsiasi, perché Mubadala è il fondo sovrano di Abu Dhabi, è il fondo dello Stato di Abu Dhabi. Quindi, crea alla fine questa società con sede in Lussemburgo, la ADD, e annuncia, a fine luglio, di aver raccolto 2,3 miliardi di euro. Seguitemi nel ragionamento, colleghi. Questo produce, per essere chiari, e produrrà alla fine di questa operazione, svariate decine di milioni di commissioni e il tema è molto chiaro.
Che cosa chiedevamo in quella interrogazione e chiediamo oggi al Ministro Giorgetti: perché si sceglie Mario Abbadessa? Perché lo si sceglie senza una gara, senza una selezione competitiva per l'assegnazione di una gestione che produrrà commissioni milionarie? Chi l'ha deciso? Per essere molto chiari - visto che poi, alla fine, su questi veicoli, accanto ai fondi che sono arrivati dal fondo di Abu Dhabi, ci sono fondi di CDP, fondi di Enasarco, fondi di ENPAM, fondi di altri soggetti a prevalente capitale pubblico -, la domanda è molto semplice: perché non si è usata CDP per fare questa operazione? Perché il di questa operazione, il di questa operazione, non è stata CDP e si sceglie, invece, la strada di un fondo che gestisce 2,3 miliardi di euro con sede in Lussemburgo?
Crediamo che ci sia più di un elemento da chiarire, oltre agli aspetti che il collega ha poc'anzi ricordato rispetto al sostanziale diritto di veto che Mubadala ha ottenuto, con un atto dal notaio, pur avendo una quota soltanto del 15 per cento.
Insomma, crediamo che questo Parlamento abbia il diritto di avere trasparenza. Si sta parlando di centinaia di milioni di euro che comunque arrivano attraverso società partecipate dal Ministero, e soprattutto continuiamo a ripetere ossessivamente: perché non è stata fatta una gara o una soluzione competitiva per l'assegnazione della gestione di questi fondi ?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Credo che sia venuto il momento che il Vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, venga in Aula. Abbiamo detto che il suo Piano casa era più in ritardo dei treni.
Qualcuno ridendo ci ha spiegato: “Ma come? L'Italia aveva bisogno di un Piano casa da cinquant'anni”.
Adesso abbiamo capito chi aveva bisogno di quel Piano: ne avevano bisogno i fondi immobiliari speculativi.
Noi siamo davanti a un Governo che fa la guerra al nelle scuole - : i nelle scuole non ci sono, non ce n'è nemmeno uno - e che poi, però, fa l'inchino ai copricapi degli speculatori che da Abu Dhabi all'Arabia Saudita con gli sceicchi fanno affari miliardari. Vi dovete vergognare, vi dovete vergognare ! State svendendo l'Italia ai fondi sovrani di altri Paesi!
Ma io me lo chiedo, c'è una domanda che aleggia in questa discussione. Guardate, sarà perché noi abbiamo un impianto culturale molto chiaro. Ci sono 600.000 italiani in lista d'attesa e voi fate un Piano casa per 60.000 alloggi in dieci anni. Già questo vi dovrebbe dire qualcosa: dove vanno gli altri 540.000 italiani in questi anni? Dove andranno? Poi, cosa volete fare? Sfrattarne altri, 100.000 l'anno. In dieci anni un altro milione di italiani fuori dalle case; italiani che non avranno nemmeno la possibilità dell'accesso alle case popolari, perché voi lo vietate.
Allora, lo dico in un modo molto semplice: se i soldi non li mette lo Stato, che interessi ha il privato a mettere quei soldi che non mette lo Stato? Se non ha una remunerazione del capitale investito - prima regola del mondo liberale -, che interessi ha? La verità è che voi volete vendere i nostri ! È una vergogna! Volete fare della casa un immobiliare, un capitalistico, predatorio!
Ma non vi fa schifo questa discussione ? Chiedo a voi, finti patrioti: avete capito di che cosa stiamo parlando? Sì, di fondi di Singapore e di Abu Dhabi, ma tanto per voi è normale.
Mandiamo 400 militari, all'insaputa del Parlamento, in Arabia Saudita a difendere le petromonarchie: questo è il vostro patriottismo sulle spalle degli italiani e di quei militari, tra l'altro.
Diciamoci la verità. C'è un'altra domanda alla quale dovete rispondere: ma voi sapete, in tutto questo, che a marzo, a due mesi dall'entrata in vigore del Piano, Abbadessa si dimette da Hines, dopo aver fondato a Milano la piattaforma ADD Capital, e che a maggio il 15 per cento di ADD Capital viene acquistata dal fondo arabo governativo Mubadala; un giorno prima che sia varato il decreto! Non iniziate a collegare i puntini?
Oggi vedo un'inchiesta sempre più grande sul ponte sullo Stretto. Ma non è che qualcuno fa affari con l'immagine di questo Stato e li fa fare agli altri? Non avete un po' paura che, a forza di sommare le inchieste… e ringraziamo la Gabanelli, perché voi potete pure non credere al giornalismo d'inchiesta, ma per fortuna continua a esistere, così come continua a esistere un'opposizione che continuerà a chiedervi che cosa fate in quelle segrete stanze . Che cosa state facendo? State svendendo l'Italia ad altri e quegli altri fanno profitti stellari, e voi state zitti .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto paritario “San Giovanni Battista” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Li ringraziamo e auguriamo loro ogni fortuna .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 2904: Modifica all'articolo 76 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, in materia di patrocinio a spese dello Stato in favore delle persone offese da reati commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, da cui consegua totale inabilità o decesso.
Ricordo che nella seduta del 19 ottobre si è conclusa la discussione generale e il relatore e il rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico della proposta di legge e dell'unico emendamento - l'emendamento 1.200 della Commissione - ad esso riferito .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
In particolare, la Commissione bilancio ha condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, il parere favorevole sul testo del provvedimento all'approvazione dell'emendamento 1.200 della Commissione stessa.
Ha chiesto di parlare, sul complesso degli emendamenti, il deputato Dario Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, Presidente. Ci accingiamo ad approvare il gratuito patrocinio per le vittime del lavoro e per le loro famiglie, e io vi chiedo: ma sapete cosa otterranno queste famiglie? Potreste farvelo raccontare da Emma, che in queste ore è proprio qui, alla Camera dei deputati. Andatele a chiedere come è morta sua figlia Luana, chi l'ha uccisa e com'è andato il suo processo. Soprattutto com'è andato il suo processo, mi verrebbe da dire.
Luana aveva 22 anni e un bambino di 5, è stata stritolata da un orditoio a cui erano state tolte le protezioni. Tolte, non rotte: non si erano rotte mentre lavorava, no, sono state proprio tolte per produrre di più, per produrre qualche centesimo in più l'ora. Com'è finito il processo? I titolari hanno patteggiato: due anni lei e un anno e mezzo lui. Pena, ovviamente, sospesa, non un solo giorno di carcere. Il risarcimento alla famiglia ha pesato sullo sconto, e sapete chi l'ha pagato, il risarcimento? L'assicurazione dell'azienda. Questi assassini hanno tolto la sicurezza per guadagnare qualche centesimo in più e la polizza gli ha pagato lo sconto di pena. Allora, se questa è la giustizia che otterranno i beneficiari di questa legge, forse se ne poteva pure fare a meno.
Oggi, qui a Roma, ci sono anche i genitori di Patrizio Spasiano. Patrizio aveva 19 anni ed era di Secondigliano; voleva imparare il mestiere di saldatore, lo hanno mandato in subappalto in uno stabilmente di Gricignano d'Aversa, senza competenze e - come denuncia sua madre Simona - senza un corso di sicurezza, in un luogo peraltro pericolosissimo. Ci siamo stati a ispezionarlo, erano presenti segnali di pericolo in ogni dove, in ogni angolo. Tra l'altro, qualche giorno prima di lui, era morto nella stessa fabbrica un altro operaio.
Patrizio è morto per una fuga di ammoniaca. Sua madre e suo padre non si arrendono, ovviamente, e da quasi due anni, tra rinvii e attese, chiedono una cosa sola: giustizia. E oggi, noi, cosa diamo loro? Giustizia? No, gli diamo un avvocato. Un avvocato gratis, senza aver toccato uno solo degli sconti di pena che, probabilmente, avranno gli assassini di Patrizio .
Gli paghiamo l'avvocato e gli lasciate la sentenza già scritta: ma che senso ha? Ma che senso ha? È proprio una questione di priorità, colleghi. Il problema è cosa succede ai colpevoli: prima ci si occupa di questo, poi ci si occupa di far avere un legale alle vittime.
Invece, permangono patteggiamenti, attenuanti, risarcimenti pagati dall'assicurazione, sospensione condizionale. Tutto questo è rimasto com'era, nonostante tutti i nostri appelli e anche la richiesta di una nuova fattispecie di reato di omicidio colposo sul lavoro. Niente, tutto questo è rimasto lettera morta, di tutte le nostre proposte è rimasto zero e, anche oggi, zero, silenzio, nessuna soluzione.
Allora, io voglio ricordare a quest'Aula l'articolo 1 della Costituzione: l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Sul lavoro, non sullo sfruttamento; sul lavoro e sui lavoratori quindi, su chi ogni mattina esce di casa e ha il diritto di tornarci vivo. Beh, voi in questi quattro anni avete aumentato le pene per tutto, per qualsiasi cosa, avete inventato reati nuovi a ogni decreto, vi siete accaniti su giovani, su minori, su chi protesta. A proposito, voglio mandare un abbraccio a chi in queste ore ancora continua a protestare nelle strade italiane , nonostante le minacce di finire in carcere.
Avete persino cancellato il diritto allo sciopero in questi anni: un'altra cosa che grida vendetta. Il carcere per voi è la soluzione per tutto, praticamente, ma per chi mette a rischio la vita di un suo lavoratore per lucrare qualche euro, niente, nemmeno un giorno di carcere in più. Questa per me è la violenza che in questo Paese si dovrebbe condannare: non quella di un ragazzo che blocca una strada, ma quella di chi stacca una fotocellula per produrre una percentuale in più di profitto o quella dei subappalti a cascata. Queste sono le violenze che questo Parlamento accetta che ci siano, che questa maggioranza - dico - accetta che ci siano.
Per questo, vi dico: oggi, nessuno di noi qui - né, tantomeno, voi - si sta pulendo la coscienza, ci stiamo solo lavando le mani, vi state lavando le mani. E chi tradisce così l'articolo 1, chi tradisce i valori su cui questa Repubblica è nata non è degno della carica di parlamentare. Perché Luana, Patrizio e gli oltre mille lavoratori morti che ogni anno non tornano a casa non chiedono un avvocato gratis, chiedono giustizia. Vi chiedono che qualcuno paghi per i loro omicidi senza sconti; non vi chiedono un legale, vi chiedono giustizia .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, invito i relatori e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sull'emendamento 1.200 della Commissione.
DANIELA DONDI, . Grazie, Presidente. Il parere è favorevole.
ANDREA OSTELLARI,. Parere conforme.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.200 della Commissione.
Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Con questo emendamento della Commissione assistiamo a una riduzione cospicua del budget che prima era stato preventivato nel testo di legge. A questo punto, la domanda sorge spontanea: ma verrà attuato questo provvedimento, visti i quattro spicci che vengono messi in campo ? Io penso: no, non verrà attuato, se si continuano a corrispondere gli onorari degli avvocati dopo anni dalla fine dei processi; no, non verrà attuato, se si continuano a gravare gli avvocati della produzione di tutta la documentazione del procedimento, che è già in possesso dell'amministrazione: questa è una follia amministrativa che va avanti da decenni e scoraggia pesantemente l'utilizzo del gratuito patrocinio. Io vorrei ricordare a quest'Aula che, ovviamente, è prioritaria la tutela delle persone offese, ma la tutela delle persone offese va di pari passo con il riconoscimento dei diritti degli avvocati .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.200 della Commissione, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Avverto che, consistendo la proposta di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
ANDREA OSTELLARI,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/2904/1 Morrone il parere è favorevole con riformulazione: nelle premesse chiediamo di togliere il sesto capoverso e l'impegno diventa: “a valutare di accompagnare l'intervento”, eccetera.
Sugli ordini del giorno n. 9/2904/2 Cafiero De Raho e n. 9/2904/3 D'Orso il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2904/4 Giuliano il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “impegna il Governo a continuare con l'azione tesa a coltivare ulteriori iniziative legislative volte a garantire la tutela legale per tutte le Forze dell'ordine”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2904/5 Ascari il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “impegna il Governo a valutare ulteriori iniziative normative volte ad estendere la portata dell'intervento in esame per l'applicazione della disciplina in deroga anche al processo civile, al fine di attuare compiutamente il diritto di difesa”.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2904/1 Morrone: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2904/2 Cafiero De Raho, sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2904/2 Cafiero De Raho, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2904/3 D'Orso.
Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Io sono un po' dispiaciuta rispetto al parere contrario su quest'ordine del giorno, perché almeno un'apertura come raccomandazione… perché noi oggi stiamo facendo un primo passo nella direzione giusta, nella tutela di coloro che rimangono vittime di infortuni sul lavoro o dei loro familiari, però, vedete, qui c'era un tema. Ripeto: poteva essere anche, in qualche modo, recepito come raccomandazione, potevate anche fare una circolare su questo.
Il tema è questo: l'ammissione al gratuito patrocinio è una procedura anche abbastanza complicata, per certi versi, ma, soprattutto, i presupposti che qui vengono richiesti sono due: il fatto di essere rimasti vittime di alcune fattispecie di reato ben individuate, ma poi, soprattutto, di avere riportato, in conseguenza del reato, un'inabilità totale.
Ora, il punto è questo: abbiamo la preoccupazione che questi due presupposti, soprattutto quello relativo al dato medico, possano essere ostacoli a un immediato accesso al beneficio del gratuito patrocinio. Perché, vedete, certe volte, il grado di inabilità è oggetto di un accertamento proprio in via giudiziale quindi, in qualche modo, la stabilità dell'inabilità che la vittima riporta è anche quella il frutto di accertamento durante il processo. E se funzionerà così anche l'applicazione di questa proposta di legge - che noi auspichiamo assolutamente che diventi legge, perché, ripeto, è un primo passo - potrebbe esserci una preclusione iniziale all'ammissione al gratuito patrocinio di soggetti che poi, a valle del procedimento o del processo addirittura, riscontriamo avere tutte le carte in regola per essere ammessi al beneficio fin dall'inizio delle fasi anche propedeutiche, rispetto al procedimento penale.
Cosa voglio dire? Cosa dicevamo, anche in modo consapevolmente annacquato, in quest'ordine del giorno? Dicevamo di ammettere, in via provvisoria, al gratuito patrocinio sulla base della documentazione disponibile all'inizio, nelle fasi anche propedeutiche rispetto al procedimento penale, in un momento in cui, probabilmente, ancora non si ha tutta la documentazione medica a posto, nel senso di avere già la certificazione di un'inabilità totale. Ecco, noi speravamo magari, ripeto, in un'apertura in questo senso, perché la preoccupazione, da queste parti, è appunto che, per molti casi, l'accesso al beneficio arrivi in uno stadio troppo avanzato o non arrivi neanche e si scopra il diritto ad accedervi in un momento in cui non ha più senso quel riconoscimento, in cui non può più essere di alcun aiuto, di alcun supporto.
In realtà, io vedo anche il Ministro qui, quindi chi, se non lui, può anche cambiare parere su quest'ordine del giorno. Ripeto, sto dicendo, addirittura, che magari lo potreste accogliere anche come raccomandazione; da questa parte c'è ampia disponibilità; anzi vi ringrazieremmo se lo faceste andare avanti come raccomandazione, perché potrebbe essere un nodo che sembra piccolo, ma è molto grande poiché riguarda la portata applicativa e la platea a cui si applica questo provvedimento; potreste sciogliere questo nodo anche nelle stanze ministeriali, probabilmente senza neanche passare da una legge che lo scriva nero su bianco, cioè stabilire che, in questi casi, quindi quando si ha davanti una vittima di un infortunio sul lavoro, una procedura di concessione del gratuito patrocinio possa in qualche modo basarsi sulla documentazione medica disponibile al momento in cui viene fatta la richiesta, quindi nella fase propedeutica. Parliamo, ad esempio, della fase delle indagini preliminari, perché comunque la persona offesa deve essere assistita, ha diritto di essere assistita; la parte civile ha diritto, appunto, di accedere al gratuito patrocinio fin dalle fasi iniziali del procedimento.
Quindi, io faccio un appello accorato al Ministro Nordio, qui presente, perché una semplice raccomandazione, come si suol dire, non costa nulla, davvero non avrebbe neanche alcuna ricaduta sotto il profilo economico questo tipo di richiesta. Proceduralmente si può fare, si può decidere all'interno delle stanze ministeriali, non ha un impatto economico perché è solo qualcosa che, però, incentiverebbe meglio i legali, soprattutto gli avvocati, a prendere su di loro l'assistenza di questa platea di soggetti, che chiaramente sono famiglie alle quali è già accaduta una tragedia che ha assolutamente sconvolto la loro esistenza. Sarebbe veramente un segnale di attenzione in più che - torno a dire - non costerebbe niente.
Quindi, invito il Ministro Nordio a fare quest'atto di coraggio e di disponibilità, non verso il MoVimento 5 Stelle o Valentina D'Orso, spersonalizziamo tutto, ma nei confronti dei cittadini, delle famiglie e nei degli avvocati che si trovano, magari, in difficoltà a dover assumere un incarico, senza sapere se mai verrà riconosciuto l'accesso al gratuito patrocinio oppure no; o, comunque, trovandosi nella difficoltà di non avere le carte, la documentazione adatta per inoltrare una richiesta, che sarebbe assolutamente fondata e legittima, quindi, per motivi di documentazione carente, non possono affrontare la richiesta. Ciò, a beneficio veramente di tutti, ma soprattutto per rendere efficace questa proposta di legge che abbiamo detto essere ancora un primo passo e aver bisogno di correttivi, ma questo è proprio veramente un correttivo per farla camminare sin da subito. Non è un'estensione, è un correttivo per farla camminare bene e metterla a terra fin da subito .
PRESIDENTE. Il Governo ha ascoltato, non mi pare che ci siano ripensamenti.
La deputata Gribaudo e tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle sottoscrivono l'ordine del giorno.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2904/3 D'Orso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2904/4 Giuliano c'è una proposta di riformulazione da parte del Governo, che viene accolta.
Sull'ordine del giorno n. 9/2904/5 Ascari c'è un'altra proposta di riformulazione del Governo, che viene accolta.
Prima di passare al voto finale, salutiamo gli studenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Antonio Cecchi” di Pesaro, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Li ringraziamo, li salutiamo e auguriamo loro ogni fortuna.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto Tommaso Antonino Calderone. Ne ha facoltà.
TOMMASO ANTONINO CALDERONE(MISTO-FNV-F). Signor Presidente e signori deputati, in premessa dico, a nome di Futuro Nazionale, che il nostro voto sarà favorevole. Non possiamo, però, evitare di dire - c'è il Ministro presente, signor Ministro, sono qui - che le norme bisognerebbe scriverle bene, perché inorridisce il giurista davanti a certe affermazioni che verrò a dire, da qui a qualche momento.
La finalità, mi correggo, le finalità sono condivisibili, ma bisogna scrivere bene le norme. Tra i sottoscrittori ci sono illustri avvocati deputati, a cui sicuramente sarà sfuggito qualche concetto. La norma prevede il gratuito patrocinio non soltanto per i prossimi congiunti delle persone venute a morte - ed è qui il -, ma anche nei confronti di coloro che sono totalmente inabili.
Signori colleghi, qual è il concetto giuridico di totalmente inabile? Forse ci si voleva riferire all'inabilità permanente e assoluta prevista dall'articolo 74 del DPR 30 giugno 1965, n. 1124, punto interrogativo?
Ma soprattutto, vi rappresento: il giudice penale che deve ammettere al gratuito patrocinio la persona offesa, come fa a stabilire che la persona che deve accedere al gratuito patrocinio, signor Ministro, sia totalmente inabile? Che fa? Ha la palla di vetro? Come funziona questa legge, inattuabile ? Che legge è? Che legge avete scritto?
La finalità è eccellente: fare accedere al gratuito patrocinio colui che ha subito un serio infortunio, che è tecnicamente inabile permanente e lo è in maniera assoluta, ma il giudice penale, che deve ammettere al gratuito patrocinio, si troverà di fronte… e lo deve fare in termini procedurali - lo ricordo a me stesso - piuttosto ristretti, mentre l'accertamento di inabilità da parte del giudice del lavoro o, comunque, da parte dell'istituto nazionale competente richiede mesi, se non anni.
Quindi, viene notificato alla persona offesa l'avviso che comincia il procedimento penale e la persona offesa chiede di accedere al gratuito patrocinio, perché magari i prossimi congiunti dovranno nominare il consulente tecnico per l'esame autoptico o dovranno nominare il consulente tecnico per gli accertamenti di natura tecnica e, quindi, hanno bisogno di pagare, di sborsare. Vanno dal giudice, dal magistrato per accedere al gratuito patrocinio e il magistrato cosa deve fare? Lo guarda e gli dice: tu mi sembri inabile totalmente, sì, a occhio e croce - perché è questo ciò che dice la norma - e io ti posso ammettere al gratuito patrocinio. Ma che norme scrive il Parlamento italiano? Ma chiedete un aiuto a Futuro Nazionale, che ve lo diamo, quando dovete scrivere le norme . Noi siamo a disposizione, perché la finalità - ripeto - è una bella finalità.
Poi, chiudo, ma non polemicamente: sono delle riflessioni amare, perché è una norma scritta male. Poi, vedete - e questo lo dico a margine o del mio intervento -, non è che tutte le persone che subiscono un grave infortunio o quelle che vengono a morte sono in precarie condizioni economiche. Lo dico al legislatore, lo dico al Sottosegretario, per il suo tramite, signor Presidente: il gratuito patrocinio è un istituto nobile, perché permette a persone che hanno o non hanno le possibilità economiche di potersi difendere e questo io lo ritengo una delle più belle luci che governa il procedimento penale italiano, però, attenzione, perché non tutti hanno bisogno del gratuito patrocinio. Eleviamo la soglia. Eleviamo la soglia e portiamola da 13.000 a 40.000, a 50.000, a 25.000 per alcuni reati. Vedete, vi confido che io sono persona offesa in un procedimento per atti persecutori. Il mio persecutore in questo momento è in carcere. Ebbene, io potrei accedere al gratuito patrocinio perché, per il reato di cui all'articolo 612-, l'articolo 76, comma 4-, del testo unico delle spese di giustizia prevede che io possa accedere al gratuito patrocinio. Vi sembra normale ? Sono in condizioni di pagare o di non pagare il mio avvocato? Allora, al di là dei populismi, pensiamo a scrivere buone norme, perché questa è la responsabilità che ognuno di noi ha. La finalità è nobile e noi voteremo questa norma, però attenzione: scrivere una legge non è come andare a fare una passeggiata in via del Corso, è una cosa assolutamente seria. Riflettiamo su quello che ho detto, cari colleghi. Futuro Nazionale, comunque, voterà “sì” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Maria Anna Madia. Ne ha facoltà.
MARIA ANNA MADIA(IV-CR). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, quasi 600.000 persone hanno denunciato lo scorso anno di aver subito un infortunio sul posto di lavoro o di aver contratto una malattia a causa del proprio lavoro. Di tutte queste denunce, oltre mille hanno riguardato persone che, per colpa di quegli incidenti o di quelle malattie, hanno perso la vita. Mille caduti sul lavoro in un anno. Sono più di tre persone al giorno per ogni giorno lavorativo e questa è una piaga insopportabile per un Paese che pretende di essere civile, per un Paese che nella propria Costituzione ha messo il lavoro come atto fondativo della Repubblica ed è, infatti, proprio sempre il Presidente della Repubblica che torna, a ogni occasione, a denunciare questo sfregio della dignità dei lavoratori e del lavoro e a chiedere l'applicazione e il rispetto di ogni misura necessaria da parte dei datori di lavoro, da parte dei lavoratori stessi, da parte delle agenzie pubbliche chiamate a vigilare, a intervenire e, in definitiva, da parte dello Stato.
Le cifre che ho citato riguardano le denunce presentate alla Polizia, agli ispettori del lavoro, alla magistratura, ma noi sappiamo, purtroppo, che la strage quotidiana ha numeri decisamente più alti per il motivo banale, ma terribile, che in Italia ci sono qualcosa come 3 milioni di lavoratori in nero, secondo le stime di Istat e Confartigianato e molti sono immigrati irregolari, ma non solo. È proprio in questo enorme bacino di lavoro sommerso che si nascondono le vere cifre della mortalità e della pericolosità di impieghi che sono, in grande maggioranza, attività manuali, situazioni dominate dalla precarietà, dalla paura, dall'assenza e dalla privazione di garanzie, di sicurezza e di tutele di qualsiasi natura. La precarietà e la paura di perdere quel poco che si ha fanno da schermo a impieghi, spesso anche molto pericolosi, svolti senza le adeguate protezioni e in condizioni spesso estreme. L'attività meritoria delle organizzazioni sindacali fa molto, certamente, ma non può fare tutto, non può arrivare ovunque e le strutture degli ispettorati del lavoro continuano a non essere adeguate, con una ormai cronica e drammatica carenza di organici. L'attuale Governo su questo punto non ha fatto nulla, proprio nulla, per dotare gli ispettorati delle risorse umane e tecnologiche che siano minimamente all'altezza dell'emergenza.
Forse non sarà il motivo principale della paura a venire allo scoperto, però, sicuramente, l'impossibilità di permettersi una tutela legale è uno dei fattori che scoraggiano dal fare la denuncia i lavoratori che rimangono vittime di incidenti invalidanti o che cadono in malattia a causa del mancato rispetto delle norme di sicurezza. Non è difficile immaginare, infatti, la condizione di difficoltà di un lavoratore precario o irregolare che, piuttosto che perdere il poco che ha, preferisce tacere su un infortunio, farlo passare per un incidente, magari accaduto altrove, far passare una malattia professionale per qualcos'altro, tutto nella speranza di conservare proprio quello stesso posto di lavoro che si è rivelato pericoloso o letale.
Noi dobbiamo aiutare queste persone, aiutarle a spezzare questa catena, una catena fatta di paura e di impotenza. La possibilità di accedere a una tutela legale e gratuita serve esattamente a questo e, infatti, molte delle fattispecie giuridiche nelle quali questo strumento è previsto presentano questa similitudine. Sono situazioni nelle quali la vittima, se sprovvista di mezzi, si trova in una condizione di particolare ed estrema subalternità rispetto a chi si rende responsabile nei suoi confronti di comportamenti illegali: violenze e maltrattamenti in famiglia, tentati femminicidi, violenze sui minori, incitamento e sfruttamento della prostituzione, abusi sessuali, soprattutto nei confronti di minorenni, riduzione in schiavitù.
Questa galleria degli orrori è popolata da soggetti deboli, sottoposti a trattamenti inumani, a pericoli per la propria vita e per la propria salute fisica e psichica. È sacrosanto, dunque, che lo Stato, oltre a prevedere pene pesanti per i responsabili di questi crimini, aiuti le vittime a venire allo scoperto, a denunciare, a portare la propria situazione e le proprie ragioni davanti a una corte di giustizia. Io penso che i reati commessi contro la sicurezza dei lavoratori rientrino, a pieno titolo, in questa galleria degli orrori e per questo l'estensione del gratuito patrocinio a questa fattispecie è una misura che dovrebbe risultare persino ovvia, casomai tardiva, questo sì, rispetto alle dimensioni del fenomeno. Aggiungo che sarà importante che questa possibilità offerta dalla legge non rimanga scritta sull'acqua, ma che il nostro sistema giudiziario sia rapido e sia efficace non solo nell'applicarla ma anche nel promuoverla. Sono tutti questi motivi che oggi portano il nostro gruppo di Italia Viva-Casa Riformista a dare un voto favorevole a questa norma .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Franco Tirelli. Ne ha facoltà.
FRANCO TIRELLI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Comunico il voto favorevole del gruppo Noi Moderati-MAIE e consegno il mio intervento.
PRESIDENTE. È autorizzato alla consegna. Ha chiesto di parlare il deputato Devis Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Anzitutto, da subito dico che AVS sosterrà e sostiene convintamente questa proposta di legge e per questo motivo ringrazio la collega Gribaudo, come prima firmataria, ma anche tutti i colleghi che hanno svolto il lavoro, quindi tutti i firmatari, anche il mio collega Mari.
Del resto, il patrocinio a spese dello Stato è l'istituto che assicura l'effettività del diritto di difesa, è quell'istituto che consente di rendere effettivo l'articolo 24 della Costituzione, laddove si afferma che anche i non abbienti hanno diritto alla difesa e, quindi, di agire e di difendersi davanti a ogni giurisdizione.
Si tratta pertanto di uno strumento essenziale, tanto più rispetto al tema che poi viene affrontato in questa proposta di legge, con riferimento alle persone offese da reati commessi in violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro e da cui consegua totale inabilità o decesso.
Quindi, è uno strumento di giustizia e di giustizia sociale, tant'è vero che come AVS siamo stati da sempre, dall'inizio di questa legislatura, fortemente impegnati sul rafforzamento dell'istituto del gratuito patrocinio: abbiamo presentato - ahimè, sempre bocciati da questa maggioranza - degli emendamenti in legge di bilancio - e questi emendamenti bocciati sono agli atti -, così come dei disegni di legge a mia firma.
Ho presentato ben tre proposte di legge sul gratuito patrocinio in questa legislatura concernenti, ad esempio, la parificazione dei criteri per la liquidazione dei compensi del patrocinio a spese dello Stato nel processo civile, penale, amministrativo, contabile e tributario; oppure quelli in materia di patrocinio a spese dello Stato per i soggetti beneficiari di amministrazione di sostegno; oppure quelli per i discendenti minorenni, ovvero inabili al lavoro, vittime del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. Tutte proposte di legge che mi sono stati sollecitate e che sono stati supportate anche da un punto di vista tecnico - lo voglio ricordare qui in Aula - dall'avvocato Alberto Vigani, prematuramente morto lo scorso anno, che era anche vicepresidente di un'importante associazione forense, il Movimento Forense, che sul tema del gratuito patrocinio si è speso molto proprio come strumento che guarda alla parte più debole della nostra società, sia che si tratti dei non abbienti sia che si tratti, come nel caso specifico, delle vittime di reato.
Voglio anche ricordare la battaglia che come AVS ho portato avanti in Commissione giustizia, anche sollecitando il MEF, quando nel 2023 colpevolmente non venivano aggiornati i limiti reddituali per l'accesso al gratuito patrocinio. Le risposte del Governo inizialmente furono evasive, negando che ciò fosse necessario, anzi dicendo che i limiti erano già stati aggiornati; finalmente, a un certo punto, il MEF lo ha ammesso e quindi - parliamo del periodo maggio-giugno 2023 - questi parametri, questi limiti reddituali, furono finalmente aggiornati a partire da queste nostre sollecitazioni.
Ricordo, però, altresì, che il tema del gratuito patrocinio deve essere affrontato anche nell'ottica di chi eroga il servizio del gratuito patrocinio, quindi l'avvocatura, e sappiamo come purtroppo lo Stato, anche qui colpevolmente, da sempre, non solo in questa legislatura, liquida i compensi degli avvocati che svolgono l'attività di gratuito patrocinio anni e anni dopo per il lavoro già svolto, oltretutto a servizio non solo dei cittadini ma anche dello Stato proprio nell'ambito di questo istituto, cioè del gratuito patrocinio.
Effettivamente, vari colleghi ricorderanno, ad esempio, la battaglia che portammo avanti anche con la collega D'Orso nella scorsa legislatura, quando invece nel periodo COVID finalmente vennero velocizzate le procedure di liquidazione, e quello fu anche uno strumento di supporto a questo istituto, proprio in quel periodo COVID.
Ecco, da questo punto di vista, quindi, è necessario pensare anche all'altro lato, a chi chiaramente eroga questo servizio davvero essenziale per lo Stato. E invece noi abbiamo visto come, purtroppo, qualche mese fa venne snaturato questo istituto da parte del Governo, in uno dei tanti decreti Sicurezza - non sappiamo quale sia davvero il numero -, quando addirittura nel provvedimento vi fu quella norma veramente incostituzionale sul cosiddetto “patrocinio infedele”, sostanzialmente incentivando gli avvocati a svolgere il loro lavoro, volendo, anche contro l'interesse del proprio assistito, quindi di fatto anche contro la deontologia forense.
Ricordo anche che si sta compiendo un lavoro - l'abbiamo fatto anche qui alla Camera qualche tempo fa e il lavoro non si è ancora concluso - sulla modifica dell'articolo 24 della Costituzione sul tema delle vittime di reato. Quindi, bisognerebbe poi svolgere un lavoro anche complessivo, una volta che quell'espressione figurerà all'interno dell'articolo 24 della Costituzione, più in generale sul tema del gratuito patrocinio e delle persone offese, quindi vittime di reato.
Ecco, tutto ciò l'ho proprio voluto ricordare perché davvero questo provvedimento è assolutamente importante. Benissimo, quindi, l'inserimento anche delle deroghe ai limiti reddituali previsti per queste situazioni particolarmente gravi, nel caso specifico con riferimento alla prevenzione degli infortuni sul lavoro. Ma è un lavoro - e lo abbiamo visto, ad esempio, anche con alcuni ordini del giorno, in particolare il n. 9/2904/4 Giuliano che poi è stato approvato con la riformulazione del Governo, con riferimento alle Forze di Polizia che sono persone offese dal reato commesso in occasione o a causa dell'espletamento del servizio - su cui come Parlamento e come Governo ci dobbiamo davvero impegnare e riflettere in maniera complessiva.
Ma non possiamo nemmeno prenderci in giro se lo Stato, in particolare il Governo, non crede poi in questo istituto, se i pagamenti avvengono come denunciato anche dall'avvocato Graziani, presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati di Roma, che qualche mese fa ha inviato una lettera al Ministro della Giustizia - e io ne ho fatto un'interrogazione parlamentare che, ahimè, da febbraio non ha ottenuto risposta - denunciando una situazione ormai diventata insostenibile e che incide in modo diretto sul funzionamento della giustizia e sulla tutela effettiva dei diritti fondamentali dei cittadini. Perché se poi il rallentamento dei pagamenti da parte dello Stato nei confronti degli avvocati diventa un modo per indurli a rinunciare, di fatto, a svolgere questo importante incarico, a causa dei ritardi nei pagamenti dei loro compensi, capite che ciò vuol dire che lo Stato non ci crede.
E anche sui limiti reddituali, come è stato possibile che nel 2023 fossero necessari dei in Commissione per sbloccare la situazione dell'aggiornamento di questi limiti reddituali? Tra l'altro, sono stati aggiornati senza nemmeno riuscire a compensare quella percentuale di inflazione che effettivamente i cittadini invece hanno sentito fortemente negli ultimi anni.
Quindi, se lo Stato crede in questo istituto, e ci deve credere, deve metterci i soldi; deve mettere soldi in legge di bilancio, e lo vedremo, anche per alzare proprio i livelli dei limiti reddituali per questo istituto.
Quindi, davvero, ringrazio i colleghi per questa importante proposta di legge nell'ambito degli infortuni sul lavoro, ma è una riflessione che poi potremmo riportare, ripeto, quando avremo anche la modifica all'articolo 24 della Costituzione, anche su tanti altri temi riguardanti persone offese dal reato e vittime di reato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Credo che questo sia un momento importante, edificante per quest'Aula, che produce oggi - si spera all'unanimità - un provvedimento importante.
Intanto, vorrei esprimere un ringraziamento ai membri della Commissione competente, in particolare alla presidente, collega, onorevole Gribaudo, per aver prodotto, ripeto, una proposta veramente condivisibile, importante, un segnale significativo. Credo che vada al di là di un mero elemento formale, ma che sia un contributo sostanziale su una tematica molto, molto delicata.
Tuttavia, non posso non fare un accenno, un po' doloroso, al quadro degli infortuni sul lavoro, che non è confortante. Abbiamo numeri che sono tristemente significativi nel nostro Paese, soprattutto nella comparazione penalizzante che abbiamo con gli altri Paesi europei. In questa sede, quindi, non possiamo glissare su quella che è la situazione della sicurezza sul lavoro: tanti decreti sulla sicurezza che non sbloccano, tanta attenzione soltanto formale e l'incapacità del nostro Paese di deviare il corso delle cose. Un Paese civile non resta indifferente, però non si limita nemmeno a mere enunciazioni di principio: deve attivarsi - lo dobbiamo fare - per rimuovere le condizioni che generano un problema enorme, appunto, quello degli infortuni sul lavoro.
Ci siamo occupati tante volte dei problemi del nostro Paese, in questo senso, sulla sicurezza. Abbiamo la necessità di implementare la formazione, la necessità assoluta di implementare i controlli: noi l'abbiamo ribadito più volte, perché, secondo noi, è quello il nodo che può far cambiare strada. C'è un lavoro di sensibilizzazione culturale che va fatto. Ci sono politiche premiali marcate che devono essere realizzate a favore di chi ottempera ai doveri sulla sicurezza e, invece, di condanna netta e di conseguenze importanti per chi non ottempera.
Gli investimenti dello Stato in tema di sicurezza sul lavoro non sono un costo - lo abbiamo detto più volte, non sono frasi fatte -, realizzano un diritto e, soprattutto, sono un investimento per evitare tristi tragedie, sulle quali, poi, finiamo col celebrare momenti di cordoglio che sono soltanto una mortificazione. L'abbiamo sottolineato più volte: la politica si ferma a vergognarsi, a commuoversi, a celebrare, si unisce al dolore, celebra solidarietà senza avere la capacità, però, di cambiare le cose.
Il mancato conferimento di risorse congrue, sufficienti per una politica che incida sul tema, finora è diventato una zavorra al fine di evitare che si producano dei numeri di morti e di infortuni sul lavoro tanto grandi.
Ci sono però momenti e momenti: oggi dobbiamo anche dire che celebriamo e scriviamo una pagina bella e utile, lo facciamo insieme. Nel merito, nell'istituto del gratuito patrocinio viene introdotta la possibilità che lo Stato si accolli le spese per chi, nell'espletamento del proprio lavoro, riporti conseguenze per un infortunio grave o laddove si sia determinata una tragedia con la morte del lavoratore, che sia di supporto ai propri familiari, in questo senso. È una deroga a un principio che è stato stabilito, cioè che si può accedere al patrocinio a carico dello Stato soltanto se si ha un limite reddituale che non si supera. Questo sbarramento reddituale lo abbiamo già glissato, l'abbiamo già motivatamente superato con i soggetti che sono vittime di reati molto gravi: oggi lo facciamo anche con riferimento alle morti sul lavoro e alle vittime di infortunio grave sul lavoro, a favore della vittima o della propria famiglia, proprio per lanciare, nei confronti di questi soggetti, di questi concittadini, un'ancora, un elemento di solidarietà reale che non si limiti, ripeto, a un dato formale. Quindi, in occasione di una tragedia, lo Stato non può abbandonare la vittima, che potrebbe, peraltro, decidere di non coltivare la fase giudiziaria per ragioni economiche o di opportunità. Subentra lo Stato con una solidarietà piena.
Naturalmente, condivido pienamente quelle che sono state le perplessità, le paure e le criticità evidenziate dai colleghi che mi hanno preceduto, cioè lo Stato deve investire. Anche io ho piena consapevolezza: avendo avuto l'onore di far parte di consigli dell'Ordine degli avvocati e anche di essermi occupato delle pratiche di gratuito patrocinio, mi sono reso conto di quanto farraginosa e lenta sia, poi, la fase di recupero, il che scoraggia spesso l'avvocato ad accettare l'incarico e la vittima a rivolgersi agli istituti del gratuito patrocinio. Quindi, la speranza è innanzitutto che lo Stato, il Governo e i Governi che verranno rimuovano, con una certa convinzione, gli ostacoli economici che, a volte, diventano una zavorra per un accesso fluido a questo istituto del gratuito patrocinio.
E allora, in conclusione, Presidente, noi voteremo favorevolmente, nella consapevolezza di un quadro generale - quello degli infortuni nel mondo del lavoro - che necessita di tanta attenzione, di monitoraggio, di risorse da dedicare a questo tema, di tanto cammino da fare per riempire di contenuti le intenzioni, per poter incidere sulla sicurezza sul lavoro. Oggi però votiamo in modo convinto un provvedimento che offre un contributo nella direzione giusta .
PRESIDENTE. Saluto studenti e insegnanti della scuola secondaria “Federico Barocci” di Mombaroccio, in provincia di Pesaro e Urbino, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Li ringraziamo per la loro presenza e auguriamo loro un ottimo futuro . Ricordiamo che siamo in dichiarazione di voto, a breve l'Aula si riempirà per il voto finale a questo provvedimento.
Ha chiesto di parlare il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Prendo la parola oggi, colleghe e colleghi, per affrontare un tema che tocca la carne viva del nostro Paese: un'epidemia, una strage silenziosa di morti sul lavoro. Più di 1.000 morti l'anno, tre al giorno, 600.000 denunce di infortunio: è una vera e propria epidemia. Qualcuno parla di emergenza, io direi che sarebbe davvero importante che riempisse ogni giorno, tutti i giorni, le prime pagine dei giornali e dei telegiornali, perché, di fatto, è un'epidemia invisibile.
Se ne parla solo per le stragi: da Brandizzo a Casteldaccia, dall'Esselunga di Firenze alla strage della centrale idroelettrica di Bargi. Non basta, non basta tutto questo. Occorre intervenire a monte; occorre una procura nazionale del lavoro; occorre cultura, prevenzione e formazione; occorrono ispettori; occorre eliminare il precariato e parlare di salario minimo e di riduzione dell'orario di lavoro; occorre intervenire sulla catena degli appalti e dei subappalti. Quindi, sono tante le cose su cui dovremmo intervenire.
Credo che sia una cosa assolutamente intollerabile e inaccettabile che un lavoratore o una lavoratrice esca di casa e non vi faccia ritorno. Non si consuma solo una tragedia familiare, ma è una sconfitta per l'intera Repubblica, fondata - come ci ricorda l'articolo 1 della nostra Costituzione - proprio sul lavoro, che non può essere un lavoro a cottimo, non può essere un lavoro in nero, non può essere un lavoro sfruttato.
La proposta di legge per l'estensione del gratuito patrocinio ovvero il patrocinio a spese dello Stato in deroga ai limiti di reddito per i familiari delle vittime sul lavoro e per chi subisce inabilità totali è senza ombra di dubbio un atto di civiltà giuridica e morale. È il segnale che lo Stato ci può essere e che non abbandona chi resta indietro a combattere contro colossi aziendali, assicurazioni o lungaggini burocratiche. Tuttavia, il nostro compito di legislatori, di giuristi e di cittadini non è solo quello di applaudire le buone intenzioni, ma di calarle nella dura realtà dei tribunali. Una norma giusta, se è scritta in modo incompleto, rischia di trasformarsi in una sorta di illusione ottica. Per questo, nei minuti che ho a disposizione, vorrei concentrarmi non solo e non tanto sui meriti, che sono evidenti e condivisi, ma sulle criticità e sulle aree di miglioramento di questo testo.
Il primo nodo fondamentale riguarda l'ambito d'applicazione. La proposta, nella sua principale, si concentra sulle vittime decedute e su chi subisce inabilità totali. Il rigido vincolo formale dell'inabilità totale avrebbe dovuto avere una determinazione che includesse anche chi subisce inabilità permanenti tali da compromettere gravemente l'autonomia personale e rendere necessaria un'assistenza continuativa. In questi casi, infatti, la famiglia non solo perde un reddito, ma deve farsi carico di un'assistenza con costi medici e logistici insostenibili. Limitare il gratuito patrocinio in deroga alle sole fattispecie segnalate, secondo noi, è riduttivo.
Il secondo aspetto migliorabile è forse il più tecnico, ma anche il più insidioso: il perimetro dell'assistenza legale. Sappiamo bene che le battaglie per i risarcimenti e per il riconoscimento delle responsabilità non iniziano nelle aule penali, ma molto prima; iniziano negli uffici dell'INAIL, nelle trattative con le compagnie di assicurazione, nelle fasi stragiudiziali e di mediazione.
Dobbiamo consentire l'ammissione al gratuito patrocinio, basandoci sulla documentazione iniziale, per evitare che le vittime da sole debbano affrontare spese legali, in attesa del lungo e definitivo accertamento clinico dell'invalidità. Spesso le famiglie, stremate dal dolore e dal bisogno economico, accettano risarcimenti irrisori in via stragiudiziale, proprio perché non hanno le risorse per pagare un avvocato specializzato che conduca la trattativa.
C'è un terzo rischio, Presidente, che definirei il “paradosso probatorio”: per accedere al gratuito patrocinio in deroga la famiglia o il soggetto inabile devono dimostrare di essere vittime di un reato legato alla sicurezza sul lavoro. Paradossalmente, accertare se un evento sia un vero e proprio infortunio sul lavoro dovuto a colpa del datore di lavoro e non, ad esempio, a un presunto malore o a una fatalità estranea è esattamente l'oggetto del processo che si deve ancora celebrare.
Se chiediamo alla famiglia di fornire prove troppo stringenti per accedere al beneficio legale, la inseriamo in un circolo vizioso. In pratica: ti pago l'avvocato, se mi dimostri che hai ragione, ma, per dimostrare che hai ragione, ti serve un avvocato .
Ecco, l'ammissione al patrocinio dovrebbe essere presuntiva e automatica sulla semplice base di una qualificazione formale del procedimento o delle prime indagini dell'Ispettorato del lavoro. L'eventuale revoca del beneficio dovrebbe essere solo e solo in caso di accertata malafede o dolo da parte del richiedente, non per la semplice assoluzione dell'imputato.
Non possiamo parlare di giustizia per le vittime senza parlare di chi, quella giustizia, la deve tecnicamente conquistare: gli avvocati. I processi per infortuni sul lavoro sono tra i più complessi dell'intero ordinamento. Richiedono competenze trasversali di diritto penale, civile, del lavoro, medico-legale e ingegneristico. Attualmente, il testo unico sulle spese di giustizia prevede che gli onorari per gli avvocati ammessi al gratuito patrocinio siano dimezzati. Inoltre, i tempi di liquidazione da parte dello Stato sono notoriamente biblici: si parla di anni d'attesa. Se non modifichiamo questo aspetto, il rischio è che gli avvocati più esperti e strutturati, quelli in grado di tenere testa agli agguerriti collegi difensivi delle multinazionali e delle assicurazioni, non accettino questi incarichi. Il patrocinio a spese dello Stato non deve tradursi in una difesa di serie B. Per i procedimenti legati alle morti sul lavoro occorre prevedere l'esclusione della decurtazione degli onorari e una corsia preferenziale per la liquidazione delle spese legali e, soprattutto, dei consulenti tecnici di parte. Senza medici, legali e ingegneri pagati dallo Stato, l'avvocato combatte a mani nude.
Infine, un punto che esula dalla stretta tecnica procedurale, ma tocca l'umanità del diritto; una famiglia che perde un padre o una madre, che un figlio schiacciato da un macchinario o caduto da un'impalcatura affronta un trauma paragonabile, se non superiore, a quello delle vittime di gravi fatti violenti.
Il concetto di patrocinio non dovrebbe limitarsi all'assistenza giuridica; dovremmo rimediare, introducendo norme che garantiscano, parallelamente al difensore legale, il diritto a un'assistenza psicologica gratuita, convenzionata con il Servizio sanitario nazionale, con un percorso preferenziale e immediato. Non possiamo chiedere a una vedova o a un orfano di testimoniare in un'aula di tribunale, rievocando i dettagli di una morte atroce, senza aver fornito loro un paracadute psicologico.
Presidente, una legge è come un ponte: non basta che sia orientato verso la direzione giusta; deve essere costruito con materiali in grado di reggere il peso di chi lo attraversa.
La proposta di legge sul gratuito patrocinio per i familiari delle vittime sul lavoro e su chi subisce un'inabilità totale è un faro nel buio, ma per far sì che illumini davvero la strada della giustizia dobbiamo colmare queste lacune, dobbiamo estenderla alle lesioni gravissime, farla partire, davvero, dalla fase stragiudiziale, semplificarne l'ammissione e garantire una difesa tecnica di altissimo livello, finanziando adeguatamente avvocati e periti.
Lo dobbiamo ai nomi incisi sulle lapidi dei cantieri, delle fabbriche e dei campi agricoli del nostro Paese, ma, soprattutto, lo dobbiamo a chi resta: madri, padri, figli e coniugi a cui è stato strappato il futuro. Quando bussano alla porta dello Stato chiedendo giustizia, lo Stato non può rispondere con un bollettino da pagare o un modulo incomprensibile; deve spalancare quella porta. Facciamo in modo che questa legge non sia solo un gesto simbolico per lavare la coscienza delle istituzioni, ma trasformiamola in uno strumento formidabile ed efficace nelle mani dei più deboli.
Voteremo a favore di questa legge. Vi ringrazio dell'attenzione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Patrizia Marrocco. Ne ha facoltà.
PATRIZIA MARROCCO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, oggi siamo chiamati a votare una proposta di legge che rappresenta un importante passo in avanti sul piano della civiltà, della giustizia e, soprattutto, dell'umanità. È una proposta che ho voluto sottoscrivere con convinzione, nata da un percorso condiviso, nel quale le diverse appartenenze politiche hanno saputo trovare una responsabilità comune.
Desidero, innanzitutto, ringraziare la presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni di lavoro, Chiara Gribaudo, per l'impegno, la sensibilità e la determinazione con cui ha portato avanti questo lavoro . Ringrazio tutti i componenti della Commissione. Voglio rivolgere un ringraziamento particolare anche alle colleghe Varchi e Lucaselli, alla Presidenza della Camera dei deputati, agli uffici e a tutto il personale che ha contribuito a rendere possibile l'approdo di questo provvedimento in Aula proprio oggi. Credo che questo abbia un significato particolare.
In questi tre giorni abbiamo vissuto la terza edizione degli Stati generali sulla salute e sicurezza sul lavoro; tre giornate di confronto, di ascolto e di testimonianze, durante le quali abbiamo parlato di prevenzione, di responsabilità e di diritti, ma, soprattutto, abbiamo incontrato persone che portano dentro di sé le conseguenze più drammatiche degli infortuni e delle malattie legate al lavoro. E, oggi, possiamo concludere questo percorso con un atto concreto, perché la politica deve saper trasformare l'ascolto in risposte e le parole in fatti.
Colleghi, dietro i numeri inaccettabili delle morti e degli infortuni ci sono persone, ci sono nomi, ci sono volti, ci sono storie, ci sono famiglie, ci sono padri e madri che escono di casa al mattino, salutando i propri figli e promettendo loro di tornare a casa la sera . Ci sono bambini e ci sono ragazzi che aspettano il rumore di una chiave dietro una porta, un abbraccio, una carezza prima di andare a dormire. Ci sono genitori che aspettano il ritorno dei propri figli e, qualche volta, quella porta non si apre più; quel padre non torna, quella madre non torna, quel figlio non torna. E da quel momento, per una famiglia cambia tutto: nulla è più come prima.
In questi giorni abbiamo ascoltato tante di queste testimonianze e credo che nessuno di noi le possa dimenticare. Abbiamo ascoltato Monica, la mamma di Mattia, morto sul lavoro a soli 23 anni. Ventitré anni, un'età in cui si dovrebbe pensare al futuro, a costruire i propri sogni, immaginare la propria vita, e invece quel futuro è stato spezzato.
Monica ci ha raccontato il dolore di una madre che perde un figlio, ma ci ha raccontato anche di aver affrontato 81.000 euro di spese legali per cercare giustizia: 81.000 euro. Può essere questo il prezzo della giustizia? Può una madre, che ha perso ciò che aveva di più importante nella vita, ovvero un figlio, affrontare anche un peso economico così grande per vedere riconosciuti i propri diritti?
Abbiamo anche ascoltato una figlia che ha perso il suo papà sul lavoro. Una figlia che ha avuto il coraggio di guardare le immagini delle telecamere che hanno ripreso gli ultimi istanti di vita di suo padre. Immagini che nessun figlio dovrebbe vedere, ma lei ha voluto guardarle perché aveva bisogno di sapere, aveva bisogno di conoscere la verità. Ha detto una cosa che mi ha profondamente colpito: non ricorderà suo papà attraverso quelle immagini, attraverso quegli ultimi momenti; lo ricorderà come il papà migliore del mondo, con il suo sorriso . Credo che in quelle parole ci sia tutto: il dolore di una figlia, il coraggio di cercare la verità e, soprattutto, un amore che neppure la morte può spezzare.
Abbiamo ascoltato una donna colpita da una gravissima malattia legata all'esposizione all'amianto, una donna che ha visto la propria vita cambiare profondamente e che ha dovuto rinunciare a progetti, abitudini e momenti di quotidianità che prima sembravano scontati. Perché il lavoro, quando non è sicuro, non provoca soltanto tragedie improvvise, ma a volte lascia conseguenze che accompagnano una persona per tutta la vita.
E poi abbiamo ascoltato un'altra figlia che ha perso il suo papà, anche lei, sul lavoro. Una figlia che oggi, attraverso una voce bellissima, attraverso il canto, cerca idealmente di raggiungere il suo angelo in cielo. Quella voce che si alza verso il cielo è il modo che questa figlia ha trovato per continuare a parlare al suo papà, per sentirlo ancora vicino.
Ecco, colleghi, queste non sono soltanto testimonianze: sono vite, sono famiglie, sono persone che ci chiedono di non dimenticare ed è proprio a loro che oggi dobbiamo dare una risposta. La proposta di legge che siamo chiamati a votare prevede il patrocinio a spese dello Stato, indipendentemente dal reddito, nei casi previsti di morte o inabilità permanente totale conseguenti a reati commessi in violazione delle norme antinfortunistiche. Significa affermare un principio semplice ma fondamentale: chi ha già pagato il prezzo più alto non deve essere costretto a pagare anche per cercare giustizia .
Significa riconoscere che l'accesso alla giustizia non può dipendere dalla possibilità economica di una famiglia. Significa che lo Stato deve esserci non soltanto con parole di cordoglio ma con strumenti concreti, con diritti effettivi, con tutele reali.
Questa è una proposta di legge di buonsenso e di civiltà, ma vorrei aggiungere una riflessione: non possiamo continuare ad accendere i riflettori sulla sicurezza sul lavoro soltanto quando accade una tragedia; non possiamo commuoverci per qualche giorno, esprimere il nostro cordoglio e poi lasciare che tutto torni come prima. Poche settimane fa, proprio qui a Roma, un giovane lavoratore ha perso la vita in un incidente nell'area del Colosseo: un'altra famiglia, un altro futuro spezzato. Non possiamo abituarci, non possiamo considerare normale ciò che normale non è. Il lavoro dovrebbe essere lo strumento attraverso il quale una persona costruisce il proprio futuro, realizza le proprie aspirazioni e garantisce serenità alla propria famiglia; non può diventare il luogo in cui quella vita viene spezzata.
La sicurezza non è un costo da contenere, né semplicemente un adempimento burocratico. La sicurezza è il rispetto delle persone e il rispetto della vita e per questo serve un vero cambiamento culturale. Alle imprese dobbiamo chiedere responsabilità, investimenti, formazione e prevenzione. Alle lavoratrici e ai lavoratori dobbiamo garantire la possibilità di partecipare alla costruzione di ambienti sicuri, ma anche la libertà di dire “no”: “no” quando non si sentono al sicuro, la libertà di segnalare un rischio, di fermarsi davanti a un pericolo senza paura di perdere il proprio posto di lavoro, perché nessuno dovrebbe mai trovarsi davanti alla scelta tra conservare il proprio posto di lavoro e proteggere la propria vita . Nessun lavoro vale una vita. Nessuno.
E allora dobbiamo chiederci che cosa può fare la politica. La politica deve prevenire, rafforzare le tutele, garantire controlli efficaci e verificare che le norme siano realmente applicate, ma deve anche stare accanto a chi ha subito le conseguenze più drammatiche di una mancata sicurezza.
Questa proposta di legge non risolve da sola il problema delle morti sul lavoro.
Il nostro primo obiettivo deve essere evitare che queste tragedie accadano, ma, quando purtroppo accadono, uno Stato civile deve garantire che chi ne subisce le conseguenze non debba affrontare anche ostacoli economici per ottenere giustizia. È per questo che considero particolarmente importante il percorso condiviso che ci ha portato fino a oggi. Perché oggi, su temi come questo, la politica può ritrovare il senso più alto della propria funzione: non siamo qui soltanto per rappresentare posizioni diverse; siamo qui, prima di tutto, per rappresentare i cittadini, difendere i loro diritti e dare risposte concrete ai loro bisogni.
Signor Presidente, colleghe e colleghi, vorrei concludere tornando alle persone che abbiamo ascoltato in questi giorni. A Monica, che continua a cercare giustizia per Mattia; a quella figlia che ha avuto il coraggio di guardare gli ultimi istanti di vita del proprio padre, ma che porterà sempre nel cuore il ricordo del migliore papà del mondo; a quella donna che ha visto cambiare la propria vita a causa della malattia; a quella figlia che, attraverso il canto, continua a cercare il suo papà, affidando alla propria voce tutto l'amore che neppure la morte ha potuto spezzare.
Noi non possiamo restituire loro ciò che hanno perduto, non possiamo cancellare il loro dolore, ma possiamo fare in modo che non si sentano soli. Possiamo trasformare quelle testimonianze in un impegno concreto e lavorare affinché siano sempre meno le famiglie costrette a raccontare storie come queste. Perché la sicurezza sul lavoro non è una questione di destra o di sinistra: è una questione di dignità, di giustizia, di umanità.
Vorrei che il significato di questa giornata fosse proprio questo: dopo tre giorni dedicati alla sicurezza sul lavoro, quest'Aula non si limiti ad ascoltare il dolore delle vittime e delle loro famiglie, ma compia un passo concreto per tutelarle, con la consapevolezza che il nostro impegno non finisce qui. Perché il traguardo più importante sarà quello di un Paese in cui ogni lavoratrice e ogni lavoratore possano uscire di casa, al mattino, con una certezza semplice, che dovrebbe essere scontata: poter tornare la sera a casa dai propri cari; e in cui nessuna madre, nessun padre e nessun figlio debba più raccontarci una storia come quelle che abbiamo ascoltato.
Per queste ragioni e con profondo senso di responsabilità, con convinzione, Forza Italia vota favorevolmente alla proposta di legge sul gratuito patrocinio .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto “DD1 Cavour” di Marcianise, in provincia di Caserta, che assistono ai nostri lavori dalle tribune: li ringraziamo per questa presenza e auguriamo loro ogni fortuna .
Ricordo che sono in corso le dichiarazioni di voto su questo provvedimento, il resto dei colleghi ci raggiungerà a minuti per il voto finale. Ha chiesto di parlare la deputata Bisa. Ne ha facoltà.
INGRID BISA(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, Sottosegretario Ostellari, oggi quest'Aula affronta un tema che riguarda uno dei diritti fondamentali della nostra Repubblica: il diritto alla tutela della vita, della salute e della sicurezza di ogni persona che lavora. Un tema che ci impone serietà, responsabilità e, soprattutto, la capacità di guardare oltre le appartenenze politiche. Perché, quando parliamo di incidenti sul lavoro, di persone che perdono la vita e di lavoratori che subiscono conseguenze irreversibili, non parliamo soltanto di numeri o di statistiche: parliamo di persone, di famiglie e di vite che cambiano per sempre. Parliamo di uomini e donne che escono di casa al mattino per svolgere il proprio lavoro e che, purtroppo, qualche volta non fanno più ritorno. Parliamo di madri, padri, figli e coniugi che si trovano improvvisamente ad affrontare non soltanto il dolore di una perdita, ma anche difficoltà economiche, burocratiche e giudiziarie; e parliamo di lavoratori che, a causa di un gravissimo infortunio, perdono definitivamente la possibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa e vedono compromessa la propria autonomia.
È a queste persone che dobbiamo pensare quando discutiamo il provvedimento oggi al nostro esame. La giustizia non può diventare un ulteriore ostacolo per chi ha subito una tragedia. Il diritto alla difesa, sancito dall'articolo 24 della Costituzione, rappresenta uno dei pilastri dello Stato di diritto. Ma un diritto, per essere realmente garantito, deve poter essere esercitato: non è sufficiente affermare che tutti possono rivolgersi alla giustizia se poi esistono condizioni economiche che, nella realtà, rendono difficile o, addirittura, impossibile farlo.
È proprio da questa considerazione che nasce questa proposta di legge. Un provvedimento che interviene sull'articolo 76 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, prevedendo l'accesso al patrocinio a spese dello Stato, indipendentemente dal limite di reddito, per le persone che abbiano subito un'inabilità permanente assoluta in conseguenza di reati commessi con violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro.
La stessa tutela viene riconosciuta, in caso di decesso della vittima, ai congiunti e alle persone legate alla vittima da una relazione stabile affettiva, secondo quanto previsto dal codice di procedura penale. Si tratta di un intervento preciso che riguarda situazioni di particolare gravità e vulnerabilità. La disciplina attuale, infatti, non sempre riesce a garantire un'effettiva tutela a chi si trova ad affrontare le conseguenze più drammatiche di un infortunio sul lavoro. Il limite reddituale previsto per accedere al gratuito patrocinio può escludere persone e famiglie che, pur non rientrando formalmente nei parametri economici, si trovano in una condizione di estrema difficoltà e noi sappiamo bene che una tragedia familiare può modificare radicalmente le condizioni di vita e le prospettive.
Signor Presidente, questa proposta di legge ha un significato istituzionale che merita di essere sottolineato. Il testo nasce dall'attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati ed è stato sottoscritto da tutti i presidenti dei gruppi parlamentari. Questo percorso dimostra che, su questioni fondamentali come la sicurezza dei lavoratori e la tutela delle vittime, il Parlamento può individuare obiettivi comuni. Le differenze politiche esistono e rimangono, ed è giusto che esistano perché rappresentano sensibilità, idee e visioni differenti, ma vi sono temi sui quali il confronto deve saper produrre risultati concreti.
Desidero richiamare anche il contributo che la Lega ha portato e continua a portare su questa materia. Infatti, la Lega ha presentato, già nel gennaio 2025, la proposta di legge a prima firma del presidente Molinari, l'atto Camera n. 2186, che interviene anch'essa su questo articolo 76 del testo unico. Quella proposta muove dalle medesime esigenze di rafforzare la tutela giudiziaria delle vittime dei reati commessi con violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro, ma prevede un ambito di applicazione più ampio. In particolare, propone di riconoscere il beneficio del patrocinio a spese dello Stato alle persone offese da tali reati, senza limitarlo esclusivamente alle ipotesi di inabilità permanente assoluta. Una scelta che nasce dalla consapevolezza che anche infortuni che non determinano una totale e definitiva incapacità lavorativa possono produrre delle conseguenze gravi. Pensiamo a chi subisce lesioni permanenti e a chi deve affrontare lunghi percorsi riabilitativi, a chi vede profondamente modificata la propria capacità di lavorare e di provvedere alla famiglia.
La proposta Molinari contiene anche un ulteriore elemento di particolare rilevanza: mi riferisco alla tutela dei componenti delle Forze di Polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco coinvolti in procedimenti penali per atti compiuti nell'esercizio delle proprie funzioni, donne e uomini che quotidianamente operano al servizio dello Stato, spesso in condizioni di rischio e in contesti particolarmente complessi . Sono persone che possono essere chiamate ad assumere decisioni difficili. Naturalmente nessuno deve essere sottratto all'accertamento della propria responsabilità, ma garantire il diritto alla difesa non significa garantire impunità.
Nel corso dell'esame in Commissione giustizia, e anche in quest'Aula, la Lega ha cercato di valorizzare questi contenuti con delle proposte emendative, emendamenti che, però, abbiamo ritirato con senso di responsabilità, perché consapevoli che era necessario un approfondimento dell'impianto complessivo del provvedimento con ulteriori coperture finanziarie. È stata una scelta, appunto, di responsabilità, che ha consentito di non compromettere il percorso della proposta oggi all'esame dell'Aula.
Voglio sottolineare un ulteriore punto. Il ritiro di questi emendamenti non significa rinunciare agli obiettivi che li hanno ispirati, significa piuttosto distinguere ciò che può essere realizzato oggi da ciò che richiede un ulteriore intervento normativo. Resta, quindi, aperta la necessità di approfondire l'estensione delle tutele alle altre vittime di gravi infortuni e al personale delle Forze di Polizia e dei Vigili del fuoco, secondo la finalità della proposta del presidente Molinari.
Questo provvedimento si inserisce in un quadro giuridico nel quale il nostro ordinamento già riconosce, per determinate categorie di vittime di reato, la possibilità, appunto, di accedere al gratuito patrocinio. Non stiamo, quindi, introducendo un principio estraneo al nostro ordinamento, stiamo estendendo una forma di tutela già riconosciuta. Quando parliamo di sicurezza sul lavoro dobbiamo ricordare che la prevenzione resta il primo e fondamentale obiettivo . La vera sfida è evitare che gli incidenti avvengano.
Concludo con una riflessione: dietro a ogni procedimento per un infortunio mortale sul lavoro c'è una famiglia che cerca risposte, una persona che non tornerà più a casa, figli che cresceranno senza genitore, genitori che hanno perso figli, coniugi e familiari che devono ricostruire la propria vita. Lo Stato di fronte a queste situazioni non può cancellare il dolore, né restituire ciò che è stato perduto. Può, però, garantire che quelle persone non debbano affrontare anche l'ostacolo economico dell'accesso alla giustizia. Può assicurare strumenti di tutela, può dimostrare, anche attraverso questa legge, che la dignità delle vittime non viene dimenticata.
Continueremo a lavorare affinché il sistema delle garanzie sia sempre più adeguato alle esigenze delle vittime, delle famiglie e di coloro che operano al servizio dello Stato, perché una giustizia realmente accessibile è una condizione essenziale di uno Stato che vuole essere vicino ai cittadini. Il lavoro deve essere fonte di dignità e di futuro, mai motivo di abbandono per chi ne subisce le conseguenze più tragiche e il Parlamento ha il dovere di trasformare questo principio in disposizioni e leggi concrete.
Per queste ragioni, per il valore delle tutele introdotte, per la responsabilità istituzionale che ha accompagnato il percorso di questo provvedimento, la Lega voterà a favore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Chiara Gribaudo. Ne ha facoltà.
CHIARA GRIBAUDO(PD-IDP). La ringrazio, Presidente. Oggi - mi auguro con ampio consenso - compiamo un passo avanti importante nell'attuazione dell'articolo 24 della Costituzione: rendere concreto il diritto alla giustizia per chi ha perso una persona sul lavoro. Con questo primo voto il Parlamento compie un atto di civiltà e dice a quelle famiglie una cosa precisa: lo Stato deve esserci, anche dopo.
In Italia, quasi 3 persone al giorno muoiono lavorando. Dietro ogni morte c'è qualcuno che è uscito di casa pensando di affrontare una giornata come tante, ha salutato i propri cari come tutti i giorni, convinto di rivederli la sera e poi quel ritorno non c'è stato. Sono rimaste vite spezzate: madri, padri, mogli, mariti, figlie e figli la cui esistenza è cambiata per sempre .
In questi tre anni di attività della Commissione sulle condizioni di lavoro in Italia, che ho l'onore di presiedere, abbiamo incontrato molti di quei familiari, abbiamo ascoltato il loro dolore, le loro domande, la richiesta di non essere lasciati soli. Da Brandizzo a Casteldaccia, davanti a tragedie che hanno scosso il Paese abbiamo scelto di esserci anche dopo: dopo il cordoglio, dopo che i riflettori si spengono e la cronaca ci porta altrove. Da quegli incontri è nata una responsabilità: trasformare l'ascolto in un impegno concreto. L'ho ribadito anche in questi giorni agli Stati generali sulla salute e sulla sicurezza del lavoro, promossi dalla Commissione che presiedo e dalla Camera: la vicinanza delle istituzioni deve tradursi in risposte.
Colleghi, nessuna legge è perfetta - e lo sappiamo - e nessuna legge, soprattutto, può restituire le persone care. Nessuna norma può cancellare quel dolore. Alla magistratura spetta accertare le responsabilità e rendere giustizia, a noi spetta rimuovere gli ostacoli che rendono quella giustizia più difficile da raggiungere .
Dobbiamo combattere quella che il Presidente della Repubblica, che ha sempre accompagnato i lavori degli Stati generali e il nostro lavoro di accertamento e di documentazione con le nostre relazioni, definisce come una “piaga intollerabile” e dobbiamo occuparci di chi resta. Da qui nasce il provvedimento di oggi: chi perde un familiare sul lavoro chiede di mantenere viva la memoria, perché ad altri non accada la stessa tragedia, e chiede giustizia, ma per ottenerla deve affrontare, insieme al lutto, percorsi giudiziari spesso lunghi, complessi e costosi, deve trovare la forza di ricostruire la propria vita mentre sostiene spese, raccoglie documenti, studia, affronta udienze, che riaprono continuamente le ferite.
In molte famiglie la persona che è venuta a mancare garantiva anche il principale sostegno economico. Alla perdita affettiva si aggiunge una fragilità materiale che può rendere ancora più difficile affrontare un processo. Allora, noi non possiamo accettare che la possibilità di far valere i propri diritti dipenda dalle risorse economiche di cui uno dispone .
Il diritto alla giustizia deve poter essere esercitato, anche da chi, insieme a una persona cara, ha perso la propria sicurezza economica. Estendere l'accesso al patrocinio a spese dello Stato significa questo, significa rimuovere quell'ostacolo che pesa su chi ha già subito una perdita irreparabile, dare concretezza a una garanzia costituzionale. È il cuore del provvedimento affermare che lo Stato deve essere presente, quando l'attenzione pubblica si spegne e per i familiari cominciano gli anni delle udienze, delle attese, delle difficoltà quotidiane, dei costi che aumentano.
Il nostro impegno però, non può esaurirsi qui. Questo è un primo passo, essenziale però. E proprio perché vogliamo che sia un passo concreto, dobbiamo dire con chiarezza quale sarà il successivo. Colleghe e colleghi, davanti al Sottosegretario e come abbiamo già fatto con il Ministro Nordio e con la Ministra Calderone, ci siamo presi, davanti alle famiglie, degli impegni di continuare questo percorso, e prendiamocelo anche qui, in modo solenne. Allargare la platea dei beneficiari, come hanno chiesto e come chiedono tutte le forze di maggioranza e di opposizione; sappiamo che dobbiamo estendere questa tutela agli inabili e ad altre categorie di lavoratori e lavoratrici .
Il voto di oggi deve aprire quel percorso con un diritto realmente esigibile e la volontà di andare avanti. Lo facciamo qui, in Parlamento, attraverso la condivisione, ed è una rarità, possiamo dircelo, colleghe e colleghi, di cui io credo dovremmo essere orgogliosi .
Sulla sicurezza sul lavoro dobbiamo sentirci tutti impegnati, lo abbiamo dimostrato e lo stiamo dimostrando, ma certo, dobbiamo cambiare passo però, politica, sindacati, imprese, istituzioni e società civile. Serve un patto nuovo nel Paese. Dietro i numeri ci sono vite umane e quei numeri ci impongono un impegno più concreto, meno burocratico, capace di produrre risultati. Il lavoro fatto su questa proposta dimostra che si può fare e allora si deve fare. In un momento difficile nel e per il Paese, il Parlamento può dimostrare di saper rispondere alle richieste dei cittadini con serietà, autorevolezza e decisioni concrete, e a me sembra importante ribadirlo.
Arrivare fin qui ha richiesto impegno e scelte condivise, soprattutto sulle coperture economiche e sulla delimitazione della platea dei beneficiari. Una scelta che ci è costata, certo, ma di cui siamo anche consapevoli. È stato un lavoro corale, del quale voglio ringraziare chi lo ha reso possibile: innanzitutto le colleghe e i colleghi della Commissione, grazie, grazie davvero , in modo particolare ai miei vicepresidenti. Ma voglio anche ringraziare - me lo consentirete, insomma - la mia capogruppo e la mia segretaria , perché sono sempre state al mio fianco in questo percorso che abbiamo voluto fare e io le ringrazio.
Così come voglio davvero ringraziare, naturalmente, i relatori e tutti i gruppi delle forze politiche: come veniva ricordato dalla collega della Lega poc'anzi, ma penso anche a quelli dei colleghi del MoVimento 5 Stelle, erano stati presentati degli emendamenti e abbiamo scelto di fare qualcosa oggi insieme, e dunque proseguiremo dopo la legge di bilancio, ne sono certa. Consentitemelo, però, un ringraziamento particolare alla collega Ylenja Lucaselli , in Commissione bilancio, un'alleata preziosa. Sarà un caso che questa legge parte dalle donne e ha un lavoro corale tra le donne che voglio sottolineare. Grazie, perché sappiamo in quale momento siamo di lavoro, anche degli uffici, anche loro li ringrazio, perché non era scontato, ma, insomma, io credo sia davvero importante quello che stiamo per fare qui, in quest'Aula.
Ma il grazie più grande va a chi è alle mie spalle e sopra di noi . Li voglio citare uno ad uno: Chiara e Gioele Raneri, Maria Alesi, Fabrizio Giordano, Carmela Lupo, Lidia Orastella, Teresa Aversa, Monica Michielin, Giuseppe Battistetti, Anna Battistetti, Dino Parelli, Maria Elena Dentesano, Monica Garofalo, Giuseppe Cucè, Sara Malaj, Carmen Cannistrà, Emma Marrazzo, Simona Esposito, Armando Spasiano, Mara Spasiano, Elena Francia. Questo provvedimento porta il segno della vostra dignità, della vostra tenacia, del coraggio con cui, dopo una tragedia, avete scelto di far sentire la vostra voce anche per gli altri: siete stati esempio, ci avete aiutato ad aprire gli occhi, la mente e il cuore. Ci avete chiesto di esserci e ci avete dato la forza di tradurre quell'ascolto in una norma, ripeto, di civiltà.
Questa legge resterà tra i lasciti più significativi, certamente, del lavoro di questa Commissione d'inchiesta. Porterà con sé il valore del vostro impegno e i vostri nomi, nel ricordo dei nomi dei vostri cari che non ci sono più. Alla loro memoria, al vostro esempio, annuncio il voto favorevole del Partito Democratico
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marcello Coppo. Ne ha facoltà.
MARCELLO COPPO(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, colleghi. Grazie, perché oggi dimostriamo che la politica può raggiungere un livello molto alto, molto alto perché quello che è una questione concreta e che va oltre quelle che sono le diversità di punti di vista, di opinioni, di ragioni, entra veramente in quella che è la carne della società. Fratelli d'Italia ha appoggiato, anche con la mia firma, questo provvedimento.
Questo provvedimento nasce dai lavori della Commissione d'inchiesta sulle condizioni di lavoro, una Commissione d'inchiesta dove cerchiamo di collaborare, uscire, ovviamente, dagli schemi e capire come, concretamente, poter dare delle possibilità e dare delle opzioni per migliorare quello che, purtroppo, è un cancro, che sono le morti sul lavoro. Morti sul lavoro - come è stato ricordato, non voglio ripetere troppo, ma è bene dirlo - che lasciano figli, madri, padri e fratelli con una domanda: non torna più a casa il mio caro, cosa devo fare? Ho delle responsabilità. Per chi rimane, c'è una responsabilità, dei figli da mantenere, purtroppo ci sono delle spese da pagare.
È brutto parlare di spese quando manca una vita e lo dico anche perché di mestiere io faccio l'avvocato e mi è capitato anche di seguire dei casi di morti sul lavoro e, quando arrivano in studio delle persone che, purtroppo, sono già distrutte da una tragedia, guardarle negli occhi e parlare di parcella è brutto. E solo chi fa questo tipo di mestiere può capire quanto sia brutto parlare di parcella e, quindi, dare il gratuito patrocinio dello Stato, togliendo anche quelli che sono i limiti reddituali, io ritengo sia una questione di civiltà . È una questione di civiltà, perché noi, oggi, piantiamo un seme: questo seme è in terreno fertile, fertile perché tutte le forze politiche sono d'accordo a piantare questo seme e tutte queste forze politiche sono pronte a coltivarlo, a portare del terreno fertile. Sono convinte che questo seme possa crescere, e quindi allargarsi anche ad altri soggetti beneficiari della norma.
E chi è che ha coltivato, che ha piantato questo seme? Ovvio, chi ha presentato la proposta, quindi il primo firmatario, che è il presidente della Commissione d'inchiesta, l'onorevole Gribaudo; tutti i capigruppo e tutti i componenti della Commissione d'inchiesta. Ma dei grazie bisogna dirli anche a chi ha reso possibile portare questo seme e farlo mettere dentro il terreno. I ringraziamenti sono già stati fatti: ringraziamo, ovviamente, chi ha lavorato perché i soldi arrivassero e fossero messi a bilancio, quindi un ringraziamento all'onorevole Lucaselli per il lavoro fatto. Un ringraziamento anche a chi ha dato la possibilità di inquadrarlo nella normativa: io devo dire che, per il mio partito, posso ringraziare l'onorevole Varchi, che è la nostra capogruppo in Commissione giustizia e, ovviamente, anche il presidente della Commissione, Ciro Maschio, che ha convocato in maniera veloce - ovviamente con l'accordo di tutti -, affinché si potesse discutere di questo provvedimento. Ringrazio anche la Commissione lavoro, non solo quella di inchiesta, perché anche il presidente Rizzetto e la capogruppo, l'onorevole Schifone, hanno contribuito a far sì che si riuscisse a trovare una quadra sulla normativa. Ma tutto questo non sarebbe stato possibile se anche i Ministri competenti non si fossero messi a disposizione per raggiungere questo accordo: quindi un “grazie” va anche al Ministro Nordio e al Ministro Calderone.
Ho sentito qualcuno, a volte, parlare in maniera un po' sminuente di questa norma, ma tutto il lavoro, che c'è stato dietro, è stato un grande lavoro, che ha azionato e ha reso partecipi buona parte dell'amministrazione statale e una parte importante del Governo. Io ritengo che questo metodo di lavoro, che ha portato a questo grande successo, possa essere anche un esempio per altri aspetti e per altre norme che possono essere ancora approvate a fine legislatura. Un grande tema della Commissione d'inchiesta sulle condizioni di lavoro è come anche l'intelligenza artificiale possa aiutare in ambito di sicurezza sul lavoro. Noi vediamo di non lasciare nulla indietro, da quelle che sono le esperienze alle nuove tecnologie e prospettive.
Io oggi sono felice e onorato di fare questa dichiarazione di voto e di poter dire che anche Fratelli d'Italia voterà a favore di questa proposta di legge sul gratuito patrocinio .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Prima di passare al voto, anche a nome del Presidente Fontana e di tutta l'Aula, saluto la delegazione di familiari di vittime sul lavoro che hanno seguito gli Stati generali su salute e sicurezza sul lavoro organizzati dalla Commissione d'inchiesta, che assistono alla nostra seduta dalle tribune. Un ringraziamento e un saluto affettuoso .
Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 2904: "Modifica all'articolo 76 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, in materia di patrocinio a spese dello Stato in favore delle persone offese da reati commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, da cui consegua totale inabilità o decesso".
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva all'unanimità .
PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito dell'esame degli ulteriori argomenti iscritti all'ordine del giorno è rinviato alla prossima settimana.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi sull'ordine dei lavori che la Presidenza aveva precedentemente rinviato al termine delle votazioni.
Ha chiesto di parlare il deputato Bof. Ne ha facoltà.
GIANANGELO BOF(MISTO-FNV-F). Presidente, colleghi, siamo a chiedere un'informativa al Ministro Piantedosi sui fatti di Milano, di Bologna e sui fatti accaduti nelle molte città italiane.
In questi giorni, abbiamo sentito parlare di giovani che vanno in piazza, di giovani che protestano. Noi, come Futuro Nazionale, diciamo che i giovani vanno ascoltati, perché comunque alzano un grido di protesta. Attenzione, però, perché i giovani che noi vogliamo tutelare, che noi vogliamo ascoltare, sono quei giovani che hanno paura a uscire di casa nei loro quartieri, che hanno paura di salire negli autobus per andare a scuola, che hanno paura di entrare nelle loro scuole perché qualcuno potrebbe entrare con il coltello e minacciarli . Noi siamo dalla parte della paura di quei giovani, di quei giovani che lanciano un grido di dolore, lanciano un grido di protesta, perché vorrebbero poter vivere in pace, vorrebbero poter studiare, vorrebbero poter imparare, vorrebbero poter crescere, vorrebbero poter lavorare.
Io chiedo al Ministro Piantedosi perché, ahimè, ho guardato i tanti video che sono circolati e le immagini televisive, e vorrei capire dal Ministro Piantedosi se quei giovani, che sono stati fermati per aver rotto le vetrine, per aver derubato i negozi, dalla parte dei quali noi non stiamo, siano di origine italiana o meno, se siano immigrati di seconda o di terza generazione. Noi non lo sappiamo, ma ce lo venga a riferire il Ministro Piantedosi, perché ahimè potremmo scoprire che, magari, il problema è l'immigrazione incontrollata: il problema potrebbe essere lo stesso che ci gridano i nostri giovani, la parte sana dei nostri giovani, quella foresta di giovani che cresce e che vuole un Paese civile.
E quindi noi dobbiamo ascoltare questi giovani e chiediamo al Ministro che venga a riferire in Aula, perché, poi, magari, gli stessi giovani che hanno spaccato le vetrine, gli stessi giovani che hanno derubato i negozi, sono gli stessi che creano il disagio a quella foresta di giovani che cresce e che vuole vivere e crescere in un Paese civile . Questa è l'Italia che noi vogliamo, questi sono i giovani che noi dobbiamo ascoltare, quei giovani che saranno il futuro del nostro Paese.
Ministro Piantedosi, ci riferisca chiaramente, perché ai giovani non possiamo raccontare bugie, non possiamo raccontare una narrazione che non è quella giusta, non possiamo strumentalizzare. Il Ministro Piantedosi ci dica realmente chi, come, cosa e perché, perché questo i giovani lo vogliono sapere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, la deputata Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. La richiesta è quella di un'informativa al Ministro Salvini, perché abbiamo appreso da notizie di stampa che il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha emesso un bando per raccogliere sponsorizzazioni private, fino a 250.000 euro, per la manifestazione in programma a Milano dal 13 al 15 novembre, promossa da RAM, societàdel Ministero.
La richiesta è quella di avere una spiegazione su quali garanzie sono state predisposte per assicurare la massima trasparenza nei rapporti fra e istituzioni. L'iniziativa prevede, infatti, che tra le sponsorizzazioni ci sia una fascia di , che può raggiungere fino a 250.000 euro.
Tra le opportunità offerte ai finanziatori, ci sono anche la partecipazione alla plenaria istituzionale e presenze di rilievo nella comunicazione. Noi crediamo che, quando un'amministrazione pubblica organizza un appuntamento istituzionale, la trasparenza debba essere il presupposto di ogni scelta, soprattutto se sono coinvolte aziende che hanno legittimi interessi nei settori di competenza del Ministero. Non basta, quindi, richiamare la legittimità, ma bisogna chiarire come vengono regolati i rapporti con i finanziatori, quali vantaggi sono riconosciuti e come si possa garantire che nessuno benefici di corsie preferenziali nel dialogo con le istituzioni.
Noi chiediamo chiarezza e informazioni sulle procedure adottate per evitare possibili sovrapposizioni fra interessi economici e attività istituzionale. Il tema è ancora più rilevante, perché si colloca in un momento in cui si discutono scelte strategiche per il settore delle infrastrutture e dei trasporti, anche in relazione alla legge di bilancio. Crediamo che le sedi istituzionali debbano essere luoghi aperti e imparziali e non contesti in cui la disponibilità finanziaria possa incidere come possibilità di interlocuzione per l'assunzione di decisioni pubbliche.
La fiducia dei cittadini nelle istituzioni è logora - ahimè -, è da recuperare ed è da sostenere; ciò passa anche dalla capacità di rendere comprensibili e verificabili le azioni e le decisioni assunte. Pertanto, chiediamo un'informativa al Ministro, perché ogni aspetto economico e organizzativo venga reso trasparente e venga escluso qualsiasi rischio di privilegiare interessi particolari .
PRESIDENTE. Sullo stesso argomento ha chiesto di parlare il deputato Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Devo dire che, appena ho sentito che il Ministro Salvini organizzava qualcosa, ho pensato a una sagra enogastronomica; invece non è così.
Devo dire che i dubbi che vogliamo sollevare, nel richiedere l'informativa, sono molto importanti. Infatti, non è vietato - voglio fare una premessa - fare delle manifestazioni del Ministero delle Infrastrutture sponsorizzate anche dall'esterno, ma il percorso con cui si è arrivati a questa manifestazione è tutt'altro che chiaro. A luglio, c'era una manifestazione di interesse libera per poter partecipare, sponsorizzare e contribuire a questo evento. A settembre, invece, questa libertà nel proporsi è venuta meno, perché la RAM Spa ha scelto. Non se ne capisce il perché ed è una delle tante domande sulla quale abbiamo fatto anche un'interrogazione parlamentare.
Dunque, ha scelto un raggruppamento temporaneo di imprese che è diventato il di questa manifestazione. La prima domanda è: con quali criteri, che saranno sicuramente legittimi, RAM ha scelto proprio quel raggruppamento temporaneo di imprese? Il tema è molto delicato, perché qui si parla di imprese che hanno, hanno avuto o potrebbero avere anche degli appalti legati al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.
Dal punto di vista dei conflitti di interesse, domando: da chi e come sono stati controllati questi conflitti di interesse? Uno dei presupposti delle sponsorizzazioni, infatti, è che si verifichi che non ci sia conflitto di interesse perché, se - come ho detto prima - è un evento organizzato da un Ministero del Governo, da un nostro Ministero pubblico, da un Ministero che dovrebbe dare conto ai cittadini, bisogna anche capire come si sponsorizza e da dove arrivano i soldi.
Anche sui soldi, non si capisce bene quanto costi. Infatti, sembra che non ci sia la copertura totale dell'evento sempre da parte di RAM Spa, pur avendo le sponsorizzazioni.
Abbiamo già presentato un'interrogazione e spero che a questa interrogazione venga data risposta subito. Però, quello che a me dispiace è che, qualunque cosa tocchi il Ministro Salvini, o è sempre fumosa o è un fallimento o è uno spreco di soldi . Quindi, alla fine, la domanda è semplice: chi finanzia questo evento del Ministero? Che visibilità pubblicitaria potrebbe avere? Come avete gestito gli eventuali conflitti di interesse? Qualcuno se ne è occupato?
Insomma, Salvini, preferivo quasi che avessi organizzato un evento culinario, perché su quello, secondo me, non avresti avuto nessun problema .
PRESIDENTE. Avverto che, nella giornata di domani, la seduta avrà inizio alle ore 10 anziché alle ore 9,30.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Sara Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, ci sono talvolta buone notizie. I pensionati con Quota 100 che hanno lavorato qualche giorno, dichiarandolo onestamente, devono restituire solo il reddito di quei giorni e non l'intero anno pensionistico. La Corte di cassazione lo ha scritto nella sentenza di pochi giorni fa, il 14 ottobre. Anche in questo caso, parliamo, però, di un problema risolto dalla magistratura e non dal vostro Governo, nonostante ogni anno avessimo chiesto in legge di bilancio di correggere la norma, di chiarire, e avete sempre bocciato i nostri emendamenti.
Eppure, a creare una situazione drammatica per migliaia di persone andate in pensione con Quota 100 - ma anche 102 e 103 -, è stata proprio la norma Salvini. Sto parlando del fatto che, dal 2020, quasi 10.000 pensionati hanno ricevuto cartelle di recupero INPS per violazione del cumulo di redditi da lavoro e pensione: parliamo di cifre richieste, trattenute dall'INPS, che variano dai 15.000 ai 25.000 euro a persona e corrispondenti, appunto, all'intera annualità pensionistica.
Di chi parliamo? Parliamo di Angelo, pensionato trentino con tre figlie da mantenere agli studi, che ha lavorato un mese per aiutare il cugino, dichiarando tutto, e si è visto sanzionare per 20.000 euro, di cui 12.000 già trattenuti. Pensiamo al pensionato di Ravenna che, per un solo giorno in un'azienda agricola, ha guadagnato 59 euro lordi e si è visto chiedere, dall'INPS, 19.000 euro di restituzione. O quello che, per aver fatto la comparsa in un film per 380 euro, si è visto recapitare una scure da 21.000 euro. O la donna milanese che ha lavorato per due giorni da addetta alle pulizie e, ora, ha vinto la causa.
La sentenza della Cassazione del 2024 dava ragione all'INPS e torto ai pensionati, confermando la punizione dell'intera annualità. Ma dove non è arrivata la politica con il buonsenso, è dovuta tornare la giustizia e la sentenza del 14 ottobre del 2026 ha ribaltato quel vecchio orientamento: la violazione del divieto di cumulo non fa perdere un anno.
Ecco, noi ora chiediamo al Governo circolari urgenti dell'INPS per bloccare immediatamente le cartelle esattoriali su trattenute integrali, sospendere…
SARA FERRARI(PD-IDP). …quei recuperi, disporre il riesame, restituire e applicare subito la proporzionalità, anche a Quota 102 e 103 e all'APE sociale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Stefania Ascari. Ne ha facoltà, per due minuti.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. La prossima settimana si voterà, presso l'Assemblea delle Nazioni Unite, una risoluzione che vede la fine dell'embargo commerciale, economico e finanziario imposto dagli Stati Uniti su Cuba.
Vorrei dire, in quest'Aula del Parlamento, che Cuba è una Gaza silenziosa , in cui non cadono delle bombe che fanno rumore, ma che hanno l'aspetto di restrizioni, di . E questo ci tengo a dirlo, perché noi siamo appena tornati da una missione, che è stata promossa dalla società civile, in cui ci hanno detto che non entra una goccia di petrolio da gennaio; questo comporta che non c'è elettricità in intere zone, non c'è acqua potabile, solo il 30 per cento delle ambulanze è attivo e ci sono rifiuti e spazzatura ovunque, perché non c'è la benzina da mettere nei furgoncini per portarla via. Una totale disumanizzazione nei confronti di una popolazione che, però, non si piega, rimane in piedi e dimostra una grandissima umanità al mondo intero.
Per questo, voglio e vogliamo dire che i genocidi non si combattono solo con le bombe, ma anche privando la popolazione dei beni essenziali , come sta succedendo a Cuba a causa di questo embargo criminale imposto dagli Stati Uniti, un vero e proprio terrorismo di Stato. Per questo, Presidente - e chiudo -, chiediamo all'Italia una posizione netta e ferma a favore della fine di questo embargo .
Cuba è un Paese di pace, vuole la pace e ha diritto alla pace, alla propria libertà e autodeterminazione . Dimostrate, per una volta, di non essere servi degli Stati Uniti e del padrone Trump che, ogni giorno, commette atti terroristici, privando di beni essenziali la popolazione cubana. Dimostrate per una volta di avere umanità e state al fianco del popolo cubano .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Davide Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI(MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Il mio intervento è per chiedere un'informativa urgente al Ministro Nordio su un fatto grave, avvenuto nei giorni scorsi a Rimini: un cittadino di 26 anni di origini africane, davanti ad una scuola materna, avrebbe gridato a un'insegnante: ti taglio la gola. Una seconda insegnante è intervenuta ed egli avrebbe esordito dicendo “sono due giorni che sono uscito dal carcere. Taci, brutta faccia di…” e poi mi fermo qui per rispetto dell'Aula istituzionale in cui ci troviamo in questo momento.
È intervenuta la Polizia di Stato e ringrazio ovviamente gli agenti per il lavoro quotidiano che fanno, nonostante le grandi difficoltà presenti all'interno delle nostre città proprio per opera di questi stranieri che girano indisturbati, nonostante, come in questo caso, il cittadino avesse già avuto, da parte del questore, nel 2025, un richiamo con il divieto di entrare in città. Anche questa volta è stato arrestato, perché conosciuto dalle Forze dell'ordine; solo una settimana prima aveva aggredito un sacerdote.
Ora, vogliamo chiedere al Ministro Nordio come sia possibile tutto questo e se sia informato su queste vicende che si stanno ripetendo quotidianamente all'interno delle nostre città , dove le Forze di Polizia, i Carabinieri, la Polizia di Stato, la Polizia locale, la Guardia di finanza vedono vanificato da un giudice il loro lavoro.
Anche in questo caso, è intervenuto ovviamente un avvocato, in quanto ogni cittadino ha sicuramente il diritto a una difesa, che ha chiesto di rivedere le capacità psicologiche di questo cittadino - quindi, ci risiamo, come già successo a Modena e in altri casi nell'Emilia-Romagna - e, nonostante il PM avesse chiesto il carcere, il giudice ha disposto tre giorni di obbligo di firma ad un cittadino senza fissa dimora, di origini africane, che continuerà a girare indisturbato nelle nostre città e, magari, la prossima volta il coltello non lo tirerà fuori solo per farlo vedere all'insegnante, ma probabilmente e sfortunatamente potrebbe andare anche a colpire a morte qualcuno che incontrerà per strada .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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