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Lunedì 26 Ottobre 2026 ore 12:00
AULA, Seduta 733 - Tutela equidi e mozione disabilità invisibili, discussione generale
Resoconto stenografico
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XIX LEGISLATURA
733^ SEDUTA PUBBLICA
Lunedì 26 ottobre 2026 - Ore 12
1. Discussione sulle linee generali della proposta di legge:
ZANELLA ed altri: Norme per la tutela degli equidi e loro riconoscimento come animali di affezione. (C. 2187)
e delle abbinate proposte di legge: BRAMBILLA; CHERCHI; EVI ed altri.
(C. 48-2270-2585)
2. Discussione sulle linee generali della mozione Barzotti, Malavasi, Zanella ed altri n. 1-00559 concernente iniziative in materia di disabilità invisibili (vedi allegato).
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Proposta di legge: Zanella ed altri: “Norme per la tutela degli equidi e loro riconoscimento come animali di affezione” (A.C. 2187) e delle abbinate proposte di legge: Brambilla; Cherchi; Evi ed altri (A.C. 48-2270-2585) (Discussione)
- ZANELLA ed altri: Norme per la tutela degli equidi e loro riconoscimento come animali di affezione.(C. 2187) e delle abbinate proposte di legge: BRAMBILLA; CHERCHI; EVI ed altri. (A.C. 48-2270-2585)
- Discussione della mozione Barzotti, Malavasi, Zanella ed altri n. 1-00559 concernente iniziative in materia di disabilità invisibili
- Modifica nella composizione di gruppi parlamentari
- Interventi di fine seduta
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO GIACHETTI, legge il processo verbale della seduta del 23 ottobre 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 85, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
Saluto gli studenti, le studentesse e i docenti dell'Istituto comprensivo 4 di Chieti, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenute e benvenuti .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge n. 2187: “Norme per la tutela degli equidi e loro riconoscimento come animali di affezione” e delle abbinate proposte di legge nn. 48-2270-2585.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea.
Do la parola al Vicepresidente della Commissione, la deputata Maria Cristina Caretta, per riferire sui lavori svolti dalla Commissione.
MARIA CRISTINA CARETTA, . Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, intervengo in questa sede per illustrare quale sia stato l'iter in sede referente di questa proposta di legge volta a introdurre norme per la tutela degli equidi come animali d'affezione.
La Commissione, nella seduta dell'11 febbraio 2026, ha avviato l'esame in sede referente della proposta di legge A.C. 2270 Cherchi, cui, fin dall'inizio, sono state abbinate d'ufficio le proposte A.C. 48 Brambilla e A.C. 2187 Zanella, in quanto vertenti su identica materia.
L'incarico di relatore è stato svolto, fino alla seduta del 20 ottobre scorso, dal deputato Bruzzone. Il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra ha chiesto l'inserimento della proposta di legge A.C. 2187 Zanella nel calendario dei lavori dell'Assemblea per il mese di aprile 2026.
Nella riunione del 1° aprile 2026, l'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi della Commissione, ha concordato con il gruppo di AVS di posticipare l'avvio della discussione in Assemblea al successivo calendario dei lavori dell'Assemblea, comunque non prima della fine del mese di maggio 2026.
È stato quindi svolto, dal 21 aprile al 1° luglio 2026, un ampio ciclo di audizioni informali - 38 gli auditi - ai fini dell'istruttoria legislativa sui provvedimenti in esame.
Nella seduta del 7 ottobre 2026 è ripreso l'esame in sede referente dei provvedimenti, anche in considerazione del fatto che, nel frattempo, la Conferenza dei presidenti di gruppo aveva stabilito, per il 26 ottobre 2026, la nuova data per l'inizio dell'esame in Assemblea. Nella medesima seduta del 7 ottobre è stato disposto l'abbinamento d'ufficio della proposta di legge A.C. 2585 Evi in quanto vertente su identica materia.
Nella seduta del 13 ottobre 2026 è stata adottata, quale testo base per il seguito dell'esame, la proposta di legge A.C. 2187 Zanella ed è stato fissato, per il 15 ottobre 2026, alle ore 12, il termine per la presentazione degli emendamenti. Sono stati presentati nove emendamenti, tutti ammissibili.
Nella seduta del 20 ottobre 2026 è stato nominato relatore sul provvedimento il deputato Borrelli, rappresentante in Commissione del gruppo di AVS, in sostituzione del precedente relatore, onorevole Bruzzone, il quale, nel frattempo, era stato eletto presidente della Commissione.
Nella medesima seduta del 20 ottobre, stante la contrarietà del gruppo di AVS a chiedere un ulteriore rinvio dell'inizio dell'esame in Assemblea e l'impossibilità di esaminare adeguatamente gli emendamenti presentati entro la data del 26 ottobre prevista per l'inizio dell'esame del provvedimento in Assemblea, si è preso atto di non procedere alla votazione sul conferimento del mandato al relatore.
Come da prassi in casi simili, la Presidenza ha quindi informato la Commissione che avrebbe reso edotta l'Assemblea, nel corso della discussione generale, sull'andamento dei lavori della Commissione. La Presidenza ha precisato che l'effetto del mancato conferimento del mandato è anche la caducazione delle deliberazioni effettuate in Commissione con particolare riguardo all'adozione del testo base.
A tale proposito, la Commissione ha convenuto che la discussione in Assemblea abbia ad oggetto la proposta di legge A.C. 2187 Zanella, inserita in calendario su richiesta del gruppo AVS e alla quale restano abbinate le altre proposte di legge.
Passando a sintetizzare il contenuto della proposta di legge A.C. 2187 Zanella, secondo quanto affermato nella relazione illustrativa, essa è volta a colmare un vuoto normativo che ha lasciato, fino ad oggi, i cavalli e gli altri equidi sprovvisti di un'adeguata tutela, in controtendenza rispetto alla sensibilità che, in questi anni, è andata diffondendosi nei confronti di questi animali.
La proposta, all'articolo 1, attribuisce allo Stato il compito di salvaguardare le condizioni di vita degli equidi, di promuoverne la protezione nonché di educare le nuove generazioni al rispetto di tali animali. La disposizione prevede il riconoscimento come animali d'affezione a cavalli, , asini, muli e bardotti, nonché agli ibridi di cavallo e zebra e agli ibridi di asino e zebra. Viene altresì vietata, su tutto il territorio nazionale, la macellazione degli equidi, così come la loro importazione ed esportazione a tale fine.
Si introduce, inoltre, un espresso divieto di utilizzare gli equidi in tutte le attività che comportano l'esecuzione di esercizi pericolosi, stressanti o dannosi per l'equilibrio psicofisico o contrari alla dignità degli animali stessi, nonché il divieto di utilizzare gli equidi per la produzione di carne, pelli, pellicce o farmaci.
L'articolo 2 reca disposizioni in materia di identificazione degli equidi. In primo luogo, si prevede l'obbligo di registrazione nel registro anagrafico per coloro che detengono equidi. A tal fine, è istituito, presso le ASL, un apposito registro anagrafico degli equidi tenuto dai servizi veterinari delle ASL stesse e i cui dati sono trasmessi ai competenti uffici del Ministero della Salute che gestiscono l'anagrafe degli equidi. Il servizio veterinario della ASL competente per il territorio nel quale l'equide è custodito, oppure il veterinario libero professionista, provvede a identificare l'animale mediante inoculazione di un di identificazione, rilasciando un documento nel quale sono indicati gli estremi dell'animale, del proprietario o del detentore, nonché il luogo di custodia dell'equide e il codice di stalla.
L'articolo 3 della proposta di legge introduce disposizioni in materia di riconversione degli allevamenti, prevedendo che, con decreto del Ministero della Salute, di concerto con i Ministri dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e delle Imprese e del , sentita la Conferenza Stato-regioni, siano stabilite le linee guida per promuovere la transizione degli allevamenti di equidi destinati alla produzione alimentare verso forme di allevamento che tengano conto dello di animale d'affezione.
L'articolo 4 stabilisce che, a seguito dei processi di riconversione degli allevamenti, gli equidi in esubero possano essere affidati ad enti e associazioni non aventi scopo di lucro, ivi compresi quelli aventi ad oggetto la protezione degli animali, a strutture private che dispongano di tutte le necessarie autorizzazioni per la detenzione degli equidi con cui svolgono attività di , a pensionati e centri di recupero già esistenti sul territorio. La definizione dei criteri e dei requisiti per l'affidamento degli equidi è demandata a un decreto del Ministro della Salute da adottarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della predetta proposta di legge, previa intesa in sede di Conferenza Stato-regioni.
L'articolo 5 istituisce, nello stato di previsione del Ministero della Salute, il Fondo per la riconversione degli allevamenti di equidi, finalizzato a concedere incentivi economici per le finalità di conversione degli allevamenti, e ha una dotazione di 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027. La definizione dei criteri e delle modalità di utilizzo delle risorse del Fondo sono demandate a un apposito decreto del Ministro della Salute, da adottarsi di concerto con il Ministro dell'Economia e delle finanze.
Per quanto concerne le sanzioni, l'articolo 6 stabilisce una sanzione amministrativa pecuniaria, fino a 50.000 euro, per i casi di violazione delle disposizioni contenute nella proposta di legge.
Nei casi di violazione dei divieti attinenti alla macellazione e alle altre attività indicate all'articolo 1 è prevista la pena della reclusione da dieci mesi a sei anni e una multa fino a 100.000 euro. Infine, le entrate derivanti dalle sanzioni pecuniarie sopra illustrate vanno a confluire nel Fondo per la riconversione degli equidi di cui all'articolo 5.
PRESIDENTE. Nel prendere atto di quanto precisato dalla vicepresidente Caretta in ordine alla decisione della Commissione di scegliere come testo base la proposta di legge n. 2187 Zanella, anche ai fini della presentazione degli emendamenti in Assemblea, dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo: si intende che si riserva di farlo in seguito.
È iscritto a parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Vorrei iniziare questo mio intervento sottolineando una cosa: se un gruppo politico assume la responsabilità di presentare una norma, deve cercare in tutti i modi di portarla in Parlamento e farla votare. È evidente che il gruppo AVS, essendo composto soltanto da dieci persone, essendo minoranza di questo Parlamento, raramente o quasi mai, come la gran parte, ovviamente, delle opposizioni, è riuscito a far approvare delle norme.
C'è un Governo di colore diverso, e quindi i parlamentari di opposizione difficilmente riescono ad approvare le norme che propongono, anche se, per fortuna, i Regolamenti del nostro Parlamento ci permettono quantomeno di aprire una discussione e di portare, poi, ai voti dell'Aula anche le proposte dell'opposizione. Nel caso mio specifico è successo, ad esempio, sulla vicenda tariffa unica RC-auto, che è arrivata al voto di quest'Aula sia come legge, sia come mozione, sia come emendamento, ed è stata sempre bocciata.
In questo caso, però, c'è un altro elemento: mentre per altre norme ci trovavamo a essere totalmente in minoranza, cioè non c'erano proposte simili anche dalla maggioranza, in questo caso vi sono norme non tutte quante uguali, ma sostanzialmente, come giustamente e correttamente ha detto prima la Vicepresidente, varie proposte che, in modo più o meno simile, affrontano il tema della tutela degli equidi come animali di affezione. Tra queste proposte voglio ricordare che ce n'è anche una di un esponente dell'attuale maggioranza.
Non mi sembra di vederlo, però mi risulta che ci sia una proposta di AVS, una proposta del PD, una proposta dei 5 Stelle e una proposta di un esponente della maggioranza. Per questo motivo noi ci saremmo aspettati un'attenzione completamente diversa. Questa legge arriva in Aula in questo modo perché, alla fine, ci è sembrato che noi, e lo rivendico come gruppo di AVS, se presentiamo una legge siamo convinti di portarla avanti e anche di votarla come gruppo, altrimenti io ritengo poco serio - sto parlando ovviamente in generale, ma questo è un episodio di scuola - presentare norme che poi non si vogliono approvare.
Se presento delle leggi e il mio gruppo le sostiene e le firma… Io sono ovviamente firmatario della legge sulla tutela degli equidi del mio gruppo parlamentare. Trovo molto poco serio proporre leggi nella speranza di poterlo dire in campagna elettorale o in generale nei confronti del mondo animalista, facciamo un esempio, però in realtà queste leggi non si ha alcuna intenzione di farle approvare. È il motivo per cui, come gruppo di AVS, abbiamo insistito, essendo una delle nostre prerogative, come abbiamo fatto sulla tariffa unica. Poiché noi sentiamo di rappresentare la cultura di un animalismo, ovviamente, intelligente e di prospettiva, abbiamo portato avanti questa norma.
Perché la portiamo avanti con tanta convinzione? Io ho partecipato a tutte le audizioni che abbiamo fatto, sia ascoltando il mondo animalista e dell'associazionismo ambientalista, sia coloro che lavorano e operano, ovviamente, nel mondo degli equidi, sia gli allevatori che i venditori di carne di cavallo. Ovviamente, si sono scontrate diverse visioni. Una di queste, lo dico a me stesso, è: ma come facciamo ad accettare il fatto che possa crollare il mercato della carne di cavallo, perché, se non la vendiamo noi, la vendono altri? La modernità ha sempre portato avanti delle posizioni per cui cui alcuni Paesi sono stati precursori e altri hanno seguito.
Abbiamo avuto la schiavitù nel nostro pianeta e per molti era legittima e normale, perché uno non può fare lo schiavo? C'erano delle argomentazioni anche ben strutturate. Un tempo si mangiavano i cani e i gatti. Perché oggi non li mangiamo più? Perché man mano si va avanti. Ci sono dei Paesi in cui cani e gatti sono regolarmente mangiati e noi ci indigniamo, ma a norma di legge si possono mangiare cani e gatti. Per noi è incredibile, però se li mangiano. Quindi che significa? Che noi non affronteremo mai questo tema finché tutto il pianeta non smetterà di mangiare carne di cavallo.
Noi abbiamo un altro punto di vista, che è frutto anche di un'analisi molto serrata che abbiamo fatto. La stragrande maggioranza degli italiani, così come è contro la caccia, ritiene oramai che i cavalli siano animali di affezione. Quindi siamo partiti da un'idea: diamo anche al cavallo lo di animale di affezione. Qualcuno potrà ribattere: ma allora siete contro, in generale, gli allevamenti? Sicuramente AVS è per il superamento degli allevamenti intensivi, bisogna superarli e andare verso il futuro, sia dal punto di vista ambientale che nel rapporto con gli animali.
È chiaro che per noi l'idea di non utilizzare, stressare e far soffrire degli animali solo per mangiarli, quando casomai non ce n'è più necessità o, addirittura, ci sono alternative nutrizionali che ci permettono di non far soffrire altre specie, sì, è una prospettiva. Quindi partiamo da un punto, dal cavallo. Il cavallo è considerato, oramai, un animale, ovviamente di una grandezza diversa da un cane o da un gatto, che gli italiani considerano di affezione, e allora non lo dobbiamo più mangiare.
E allora non va più sfruttato con le carrozze, come se i cosiddetti “”… Molti comuni, per fortuna anche quello di Palermo, le stanno eliminando, anche se, con il caro benzina e la speculazione in atto, su cui incredibilmente il Governo ha scelto di non intervenire, potremmo dover ragionare di nuovo sull'utilizzare gli asini e i cavalli per muoverci, perché il costo della benzina sta talmente crescendo che potrebbe essere un'opzione.
Il tema è: noi possiamo continuare a immaginare che gli animali debbano esistere non nella loro specificità, ma per il nostro divertimento o il nostro nutrimento? Noi riteniamo di no e quindi siamo per il superamento graduale. Ovviamente, la nostra è una proposta aperta, nel senso che ci rendiamo conto delle difficoltà e abbiamo inserito la possibilità, per chi oggi gestisce gli allevamenti, di poterli gradualmente chiudere ed essere indennizzati.
È evidente che non riteniamo che chi svolge quest'attività debba essere criminalizzato e immediatamente stoppato, però, oggettivamente parlando, la nostra è una proposta chiara, come erano chiare le altre proposte. Oggi, per quanto riguarda la proposta della maggioranza, è addirittura scomparsa anche chi l'aveva proposta e noi la invitiamo a tornare in Aula, perché poi è l'Aula, è il momento pubblico che qualifica il comportamento. Se presenti le leggi a favore degli animali, le devi votare; se sei contro la caccia, devi votare contro la caccia. Noi non riteniamo che una posizione chiara, da questo punto di vista, possa essere oggetto di strani nascondimenti, di strane situazioni in cui all'improvviso… ovviamente tra virgolette nascondimenti…
Il secondo punto che noi riteniamo particolarmente qualificante: in un tempo come quello di oggi, in cui anche gli ippodromi non riescono più ad attrarre tutto il pubblico che vorrebbero, incredibilmente i cavalli vengono utilizzati in un mercato infame, nel quale, effettivamente, già esistono delle leggi. Su questo, io non posso che dire pubblicamente che noi sappiamo benissimo che esistono delle leggi, però sono delle leggi che difficilmente vengono applicate, perché mancano gli uomini, manca la preparazione.
Più volte in Commissione e anche con la Commissione ecomafie, di cui sono vice presidente, siamo stati nel siciliano e, in particolare, in alcune zone del catanese, per verificare quello che avviene. Quanti animali utilizzati per le corse dei cavalli negli ippodromi diventano anziani come spetterebbe loro di diritto? Perché sappiamo bene che un animale, un cavallo, che ha svolto un'attività di corsa in un ippodromo, non può essere macellato, per tutta una serie di motivazioni, anche di carattere sanitario. E, quindi, qui si nota il grande amore per questi animali. Animale d'affezione significa che, se tu ce l'hai, vuoi godere del rapporto con questo animale, non che lo sfrutti e poi lo smaltisci come se fosse un ferro vecchio. Anche da questo punto di vista, per noi, il vero amore nei confronti dell'animale non è possederlo, è amarlo. E allora la domanda che ci poniamo è: come mai la gran parte dei cavalli che supera il periodo di attività dentro gli ippodromi finisce a fare corse clandestine in alcune zone del nostro Paese e, in particolare, in Sicilia? E come mai, riguardo ai controlli sulla vendita - per strada addirittura, in alcune zone della Sicilia - di carne di cavallo macellata, in modo assolutamente improprio, non si vede nessuno stop? Come mai? Come mai non si interviene? Perché si continua a portare avanti un sistema che è noto?
Una parte consistente dei cavalli da corsa negli ippodromi, superato il periodo in cui possono svolgere la loro attività di corsa, viene spedita prevalentemente in Sicilia in modo legale, voglio dire. Noi abbiamo fatto anche dei sopralluoghi all'interno del centro storico di Catania, dove abbiamo trovato - non li avevamo visti, però abbiamo sentito l'odore - dei cavalli detenuti in situazioni ignobili, dentro a delle cantinole o a delle catapecchie. Questi animali, tenuti così, erano “microchippati”. Addirittura, una signora anziana, che stava allettata da non so quanti anni, era proprietaria di 50 cavalli. Nessuno aveva controllato che risultava lei titolare di tutti questi cavalli. Quando hanno fatto - rare volte - dei controlli a tappeto, abbiamo scoperto che parte della carne di cavallo che vendevano per strada era stata macellata dopo aver utilizzato e sfruttato ulteriormente gli animali per fare corse clandestine. Le chiamiamo corse clandestine, secondo me, impropriamente, perché vengono fatte in diretta , quindi in mezzo alle strade pubbliche. Quindi è clandestina così, : un tempo, “clandestino” significava “di nascosto”; queste, invece, sono in diretta e su strade pubbliche, asfaltate, quindi completamente visibili. Una volta sfruttati questi cavalli, che non possono più correre negli ippodromi legali, vengono utilizzati per le cosiddette corse clandestine, per concludere la loro esistenza macellati illegalmente e venduti, con il rischio di creare anche dei problemi di salute in coloro che li mangeranno, perché sono animali che sono stati, in alcuni casi, sottoposti all'utilizzo anche molto pesante di antibiotici o altri medicinali di questo tipo.
Noi riteniamo che il percorso sia diverso rispetto a quello compiuto fino ad oggi. Oggi, secondo noi, i cavalli non vengono sufficientemente rispettati. C'è una frase di uno degli auditi che fa l'allevatore di cavalli, che utilizza, macella e poi vende carne da cavallo, legittimamente ovviamente, secondo le norme attuali, a cui ho detto: lei come fa a dire che ama gli animali se, poi, li macella? Lei si è mangiato il suo cavallo? E lui ha risposto, con onestà intellettuale - non me lo dimentico, ovviamente, è agli atti della Commissione -, che il suo cavallo lui non l'aveva macellato, ma l'aveva fatto morire e l'aveva seppellito. Il suo. Questo cosa significa? Che gli altri cavalli, che giustamente non sente suoi, li può tranquillamente macellare. Questo è il motivo per cui noi vogliamo che tutti… perché lui, in quel caso, quel cavallo con cui aveva creato un rapporto - lui, macellatore di cavalli -, con il quale casomai galoppava, con il quale si vedeva, per il quale sentiva un affetto e così via, non l'aveva trattato come gli animali che normalmente utilizza per il macello, ma gli aveva dato una degna fine di vita e una degna sepoltura.
Allora, ecco il nostro punto di vista: è necessario aumentare e continuare in questo percorso di non trasformare i cavalli in animali d'affezione? Secondo noi si può fare una svolta, in modo graduale: noi non proponiamo un taglio netto, proponiamo la gradualità. È chiaro che noi lo vediamo come prospettiva, è chiaro che noi riteniamo che la prospettiva dell'uomo non sia di continuare a realizzare allevamenti intensivi o di sfruttare ogni forma di vita fino alla distruzione. Riteniamo invece che, anche con la nostra tecnologia, dobbiamo cercare di trovare sistemi alternativi di rispetto nei confronti di tutti gli esseri del creato - altrimenti, la nostra sembra una religione un po' a fasi alterne - e, poi, ovviamente, nei confronti degli animali. Noi abbiamo come patrono d'Italia San Francesco, ma ci siamo dimenticati qual era la sua caratteristica: che parlava e stava con gli animali.
E allora, rispetto a questo - ovviamente non si vuole demonizzare chi fa oggi ancora uso di carne, né chi ha svolto questa attività, è semplicemente una prospettiva -, noi riteniamo che la modernità, come si è fatto in tante altre situazioni, debba essere capacità di legiferare in questa direzione. E lo stiamo facendo coerentemente, avendo proposto questa legge che, dal nostro punto di vista… anzi, vogliamo ringraziare Animal Equality, che è stata una delle associazioni che maggiormente ha promosso questa norma; ci sono anche alcuni animalisti, come Enrico Rizzi, e altre associazioni come la LAV e la LIPU che hanno sponsorizzato pesantemente questa legge, come ovviamente la battaglia contro la caccia.
È che noi abbiamo una caratteristica: se si tratta di ammazzare gli animali, legiferiamo per ammazzarne sempre di più, vedi la riforma sulla caccia. Vanno quasi in parallelo, nel senso che noi stiamo per arrivare in Aula con una norma che viene definita da tutte le associazioni animaliste e ambientaliste “legge sparatutto” e, dall'altra parte, c'è un'altra visione. Da una parte, io voglio uccidere quanti più animali possibili anche solo per divertimento, quindi non solo per mangiarli, ma anche per non mangiarli, solo per il piacere di uccidere; dall'altra parte, c'è chi propone un'altra visione: noi dobbiamo ridurre sempre di più il consumo di carne - che, tra l'altro, è una cosa che per la nostra salute, da quello che dicono i medici, è utilissima - e aumentare il rispetto per gli animali. Sono due filosofie completamente diverse. Eppure, se sulla caccia non si è trovato un punto di equilibrio, perché la maggioranza ha deciso di andare avanti come un carro armato, sulla questione dei cavalli si potrebbe trovare un punto di equilibrio.
Il punto di equilibrio è nei tempi: noi siamo disponibili a trattare sui tempi e sulla gradualità dell'attuazione della norma, sulla differenziazione di alcune cose. So benissimo che alcuni pongono dei temi su alcune tradizioni legate agli equidi. Quello su cui, ovviamente, non siamo disponibili a trattare è che non se ne discuta, che non si affronti il tema, perché se c'è una filosofia - tra virgolette - che ritiene giusto aumentare le possibilità per chi ha piacere fisico nello sparare agli animali o ad altri esseri viventi, noi vogliamo affermare con forza che c'è un'altra filosofia che, invece, li vuole proteggere, che vuole dare più possibilità di vita e di sopravvivenza a questi animali; che non ritiene che l'uomo sia al centro di tutto, ma ritiene che l'uomo debba convivere con tutte le altre specie e con la natura. Il che, secondo noi, è l'unico modo per salvare il pianeta.
Ed è il motivo per cui abbiamo insistito per la calendarizzazione, perché un'altra cosa che non ci piace è comunicare ai cittadini cose che, poi, non si vogliono veramente fare. Se c'è una cosa insopportabile della politica, che purtroppo molto spesso si riscontra in tutte le coalizioni e in tutti i gruppi politici, è il fatto che chi è presente in un'area, in realtà propone cose in cui non crede o cose che non ha alcuna intenzione di fare. Noi ne abbiamo veramente l'intenzione e, se avremo la possibilità di andare al Governo, AVS proporrà con estremo rigore il tema della tutela e della difesa degli animali sia rispetto alla legge “sparatutto” sulla caccia, sia rispetto alla tutela degli equidi, sia rispetto a tutte le tutele che in questi ultimi anni, ahinoi, nonostante la presenza ultratrentennale di alcuni esponenti dell'attuale maggioranza nelle file di questo Parlamento, e nonostante l'attuale maggioranza abbia governato con forme diverse ed abbia espresso negli ultimi 25 anni diversi Presidenti del Consiglio, dalla Premier Meloni che ha fatto il record, ma al secondo posto abbiamo “Berlusconi II”, al terzo posto abbiamo “Berlusconi IV”… insomma la destra ha governato negli ultimi 25 anni ampiamente per il 60-70 per cento del tempo e, in questo tempo, gli animali sono stati sempre meno protetti.
Non basta farsi la foto e il video con Dudù per dire che si amano gli animali o fare come il Presidente del Senato, ossia far entrare un cagnolino: la vera tutela degli animali si fa legiferando e tutelandoli. Ed è questa la battaglia ed il motivo per cui noi, come AVS, insisteremo fino all'ultimo giorno di questa legislatura, affinché siano approvate norme in difesa del mondo animale.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato La Salandra. Ne ha facoltà.
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). Grazie, Presidente. Ringrazio anche il collega Borrelli per il suo intervento in cui è riuscito a distinguere un animalismo intelligente da un animalismo non intelligente. E dico questo, perché devo dire la verità, voglio dare anche un principio di solidarietà al collega Borrelli che su questa proposta di legge mi sembra non abbia trovato, il della propria coalizione. E, devo dire la verità, la mia solidarietà al collega Borrelli, attraverso di lei, Presidente, è tale per cui riesco anche a capire le difficoltà nell'esporre questo testo di legge, avendo discusso di tutto e del contrario di tutto .
Vorrei però provare a concentrare il mio intervento su una parola, che è “agricoltura”. E dico questo, perché noi non possiamo pensare di non comprendere quanto la classificazione giuridica determini una serie di effetti. C'è un problema in questa legge che, nell'intervento del collega Borrelli, è evidente e immagino anche in quello della collega che mi seguirà: il provare a distinguere il mondo in buoni e cattivi. Il mondo non è fatto di buoni e cattivi. Un legislatore non si deve occupare della divisione tra buoni e cattivi, ma si deve preoccupare di produrre norme i cui effetti portino una serie di conseguenze positive per il comparto a cui sono destinate. Io ricordo sempre Eisenhower - ogni tanto lo cito -, quando sosteneva che è facile parlare di agricoltura, quando si è convinti che un aratro sia una penna e si vive migliaia di miglia lontano da un campo di grano.
Voglio però entrare nel merito di questa proposta di legge e lo voglio fare, superando quello che è lo schema dei buoni e dei cattivi. Il collega Borrelli correttamente ha evidenziato come la proposta di legge Zanella, Dori, Borrelli ed altri, la proposta di legge del gruppo parlamentare AVS, abbia incontrato il di altre proposte di legge. Ora, io non entro nel merito del senso di responsabilità politica che deve albergare in ognuno di noi, però qualche considerazione anche su questo va fatta. Con onestà, riconosco ai presentatori il merito di questa proposta di legge, ossia aver evidenziato come il rapporto tra l'uomo e il cavallo, oggi, sia profondamente mutato rispetto alla sua evoluzione nel tempo. Ma noi dobbiamo essere attenti - sempre per quella tra buoni e cattivi - ad evitare che l'attenzione alla sensibilità di qualcuno o di ognuno di noi possa portare delle conseguenze negative, perché noi siamo chiamati non semplicemente a legiferare, ma anche ad assumerci la responsabilità di ciò che facciamo.
Il collega ha parlato di gradualità. Ha parlato di gradualità, ma io, nel testo, questa gradualità non l'ho letta in alcun punto; anzi, rispetto alla parola “gradualità”, leggendo le norme, ho individuato una evidente radicalità degli interventi. E questo perché? Perché nelle disposizioni che sono state portate all'attenzione della Commissione agricoltura e, oggi, della Camera, è di tutta evidenza come, ancora una volta, si abbia un atteggiamento ideologico, che però non ha riguardo in alcun modo a quella che è la cosiddetta gradualità sostenibile degli interventi. Questo non lo dico io, ma è evidente anche dai , che evidenziano come i divieti che vengono imposti vanno, di fatto, a cancellare un'intera branca dell'economia zootecnica, trasformando un patrimonio produttivo in un costo fisso di mantenimento non remunerato.
Vede - ed entro sempre nel merito -, la collega Zanella aveva individuato uno stanziamento intorno ai 6 milioni di euro e, andando a vedere più o meno i numeri, anche in relazione a quanto è emerso in sede di audizione, è di tutta evidenza che questo stanziamento sia assolutamente inadeguato rispetto agli obiettivi che il testo si poneva. Ed è per questo che da parte mia, ma sono sicuro anche da parte del gruppo, si riscontra una criticità rispetto al testo che si pone nel senso della sua inadeguatezza rispetto al comparto su cui si vuole intervenire.
Vado quindi ancora avanti, in ordine a quella che è la qualità della disciplina. Ad esempio, se andiamo a prendere l'anagrafe, le proposte istituiscono un registro presso le ASL con l'obbligo di iscrizione tramite entro termini stringenti. L'Italia è già dotata di questo sistema di identificazione proprio per quanto riguarda gli equidi: questo sistema di identificazione va avanti dal 2022 ed è conforme alle regole europee. Mi riferisco al regolamento (UE) 2016/429 e al decreto legislativo n. 134 del 2022. Ma il tema qual è? È che le proposte di legge, così come avanzate nel loro complesso, non solo determinano una sovrapposizione normativa, ma per come sono presentate - da qui il concetto di inadeguatezza del testo -, comportano anche un rischio inevitabile di conflitto tra norme proprio a tutela degli equidi, cioè si portano avanti legittimamente le proprie idee - e io apprezzo sempre il collega Borrelli per questo -, ma bisogna anche fare il paio con ciò con cui le proprie idee o contrastano, rispetto al Regolamento, oppure portano un danno rispetto a chi si vuole tutelare.
Vado però avanti anche rispetto ad altri testi normativi. Ad esempio, mi riferisco - lo dico serenamente - alla proposta di legge della collega Brambilla che prevedeva di dimensioni minime prestabilite, , eccetera. Sono tutti obiettivi condivisibili ma, di fatto, il Ministero della Salute già regolamenta tali condizioni ossia abbiamo una duplicazione normativa che, con riguardo alle precedenti proposte, oltre a duplicare la normativa, rischia di determinare una serie di contrasti. Con riguardo a questa, abbiamo una duplicazione cioè andiamo a regolamentare ciò che il Ministero sostanzialmente già fa.
Il collega è riuscito a discutere di tutto e del contrario di tutto, ha parlato anche della caccia. Non voglio dilungarmi su questo, ma voglio intervenire sempre sul merito delle proposte di legge che esaminiamo. Le proposte di legge, signor Presidente, proprio perché parlano all'agricoltura, cioè al sistema degli equidi, mancano totalmente di un raccordo con le regioni. È un po' come con la caccia, collega. Io lo dico serenamente, perché conosco la tua onestà intellettuale ed io ho la certezza di quanto tu abbia consapevolezza del testo che stiamo esaminando in Commissione. Le regioni, sulla regolamentazione della caccia, sono assolutamente libere. Su questa proposta di legge, le regioni si trovano a essere vincolate da una normativa nazionale e, fino a prova contraria, l'agricoltura è normativa concorrente, cioè andiamo a discutere di una legge che verosimilmente aumenterà anche i conflitti costituzionali.
Signor Presidente, mi avvio serenamente alle conclusioni. Io non ritengo che il mondo possa dividersi così semplicisticamente in buoni e cattivi, ma ritengo che quando si discute di agricoltura, quando si discute di equidi, così come ho riconosciuto la sensibilità dei presentatori di questa proposta legge rispetto all'evoluzione del rapporto tra l'uomo e il cavallo, devo riconoscere come questa proposta di legge non solo abbia incontrato la contrarietà quasi unanime delle associazioni di categoria che rappresentano il mondo legato al comparto agricolo, ma presenta una serie di profili di criticità anche costituzionali nel rapporto con le regioni, a differenza di quello che viene raccontato nella normativa sulla caccia dove sono assolutamente libere di regolamentare il fenomeno, escludendo, quindi, questa narrazione dello “sparatutto”. Questa proposta di legge espone, di fatto, il comparto agricolo, per come è formulata, ad una serie di problematicità che ritengo possano essere serenamente superate in un altro modo e non attraverso una impostazione ideologica, frutto di quella divisione classica di una certa sinistra tra buoni e cattivi .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Cherchi. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Grazie, Presidente. Volevo dire al collega, tramite lei, Presidente, che amare e rispettare gli animali non ha niente di ideologico. È l'atteggiamento della maggioranza che è ideologico, perché risponde sempre, esclusivamente, a interessi economici, sia quando si parla degli italiani, sia quando si parla degli animali. Ideologia qua non ce n'è; qui per noi è importante… ed è la sensibilità degli italiani che ce lo chiede, perché la maggior parte degli italiani è contraria alla macellazione degli equidi ed è contraria alla caccia. Ricordiamocelo, questo. È inutile dire: molto gentilmente, io vorrei… No, bisogna dirle veramente le cose: gli italiani sono contrari alla caccia e contrari alla macellazione. Questo va bene?
Oggi discutiamo di una proposta di legge che io considero una battaglia di civiltà, perché questa è civiltà: il fatto di andare avanti e di rispettare gli animali è una battaglia di civiltà. In Grecia, è già dal 2020 che non si macellano gli animali. In più cosa succede? Gli animali, che non vengono macellati, vengono controllati in modo che non possano essere venduti all'estero. Sarebbe, infatti, una contraddizione non macellarli e poi venderli all'estero e fargli fare 500-600 chilometri senza acqua, sotto il sole, ammassati, con le zampe che si spezzano perché uno contro l'altro. Sarebbe, lo ripeto, una contraddizione. Dice: io non li macello. No, quelli che non vengono macellati vengono anche controllati e non vengono venduti all'estero: questa è civiltà. Quindi, per me, è una battaglia di civiltà.
Così come una battaglia di civiltà… anche se, poi, il collega dirà che io ho parlato di tutto e del contrario di tutto, come ha fatto con l'onorevole Borrelli; io, invece, penso che l'onorevole Borrelli fosse assolutamente coerente nel modo di parlare… Anche in Spagna stanno annullando le corride. Ma vi rendete conto che è una tradizione secolare? I ragazzi non le vogliono più vedere, non vogliono più vedere un toro che viene ucciso con una spada. Oppure, addirittura, c'è una festa in Spagna in cui le corna del toro vengono bagnate di benzina e queste corna bruciano. Non verranno mai più fatte queste cose, perché sono andati avanti, sono un po' più civili e rispettare gli animali è civiltà.
Volevo ricordare anche un'altra cosa, ne ha parlato il collega: per San Francesco, le creature viventi fanno parte della stessa famiglia e tutte hanno origine da Dio, tutte derivano da Dio. Voi parlate di padre, madre, famiglia, cristianità, Dio, patria: tutte queste belle parole, questi paroloni stupendi, però quando si tratta di soldi, Dio si dimentica. Il suo insegnamento, l'insegnamento di San Francesco ci invita a comprendere che l'uomo non è superiore e questa non può diventare una giustificazione per esercitare crudeltà sugli esseri più indifesi, perché deriviamo tutti da Dio, ricordiamocelo.
Adesso parliamo degli equidi, dei cavalli, degli asini, dei muli e dei bardotti, animali straordinari che ci hanno accompagnato durante la storia, condividendo con l'uomo lavoro, fatica, guerre, sofferenze e, spesso, anche solitudine. Abbiamo un debito morale, grande come una casa, nei loro confronti e i debiti si onorano. Voi conoscete le mulattiere? Si chiamano così perché sono stradine piccole, dove possono passare soltanto gli asini, che gli uomini facevano lavorare avanti e indietro a portare dei pesi. E hanno lavorato veramente, hanno lavorato per noi e con noi. E quindi i debiti si onorano. Oggi queste cose, le mulattiere esistono, ma non vengono più utilizzate, sperando che, con questa crisi, non verranno riutilizzate di nuovo.
Gli animali ci accompagnano nello sport, nelle attività ricreative, nelle terapie assistite. Eppure, nonostante tutto questo, continuiamo a considerarli, in determinate circostanze, animali da macello. È una contraddizione che dobbiamo avere il coraggio di superare. Un cavallo non può essere amato vent'anni, vivere in una famiglia, diventare un compagno inseparabile e poi, magari, come ha fatto quel signore che dice: il mio cavallo non lo macello… quindi, questo cavallo, che ha la fortuna di vivere in una famiglia per tanti anni, è considerato un animale d'affezione, ma l'altro, poverino, che è identico al primo per sensibilità, intelligenza, capacità di soffrire, di amare, può essere allevato, trasportato e ucciso per finire nelle nostre tavole. Ma qual è la differenza? Nella natura dell'animale, nella sua capacità di provare dolore, nella sua sensibilità? Non credo proprio. Soltanto nella destinazione economica che l'essere umano ha deciso di attribuirgli. Questo per ricordarci le parole di San Francesco: gli uomini non sono superiori e non devono esercitare crudeltà sugli esseri più indifesi. Questa è la logica che dobbiamo cambiare: un cavallo non diventa meno degno di vivere, perché qualcuno ha deciso, per soldi, che la sua carne può essere venduta.
Colleghi, chi conosce veramente i cavalli - io ne so qualcosa, perché ne ho avuto uno - sa di che cosa sto parlando. Il cavallo è un animale sensibile, intelligente, capace di riconoscere le persone, di instaurare legami profondi, di ricordare le esperienze positive e negative. Tra cavallo e cavaliere nasce un rapporto straordinario. Quando monti sempre lo stesso cavallo, ti accorgi un secondo prima che sta per sgroppare. Infatti, è talmente forte il contatto di ogni giorno che ti accorgi un secondo prima che ha paura e sta per scartare l'ostacolo. È proprio un contatto, un rapporto strettissimo quello che instauri con il tuo cavallo; è un rapporto fatto di rispetto e collaborazione. So cosa significa guardarlo e capire a cosa sta pensando. Ritengo quindi che sia inaccettabile che i cavalli possano essere considerati un prodotto alimentare. Non possiamo continuare ad amare i cavalli fino a quando ci fanno divertire e considerarli carne da macello quando non servono più. Questo è il punto fondamentale.
Qui voglio affrontare una questione che considero importante: il destino dei cavalli anziani. Troppo spesso, infatti, il problema nasce proprio quando il cavallo invecchia, quando non può più gareggiare, non può più essere montato, quando non ti può più far divertire. Un cavallo può vivere anche trent'anni, talvolta di più, però la sua vita lavorativa finisce prima. Ma cosa può succedere? Succede che quei cavalli che hanno veramente dato tutto, che hanno lavorato per anni, che magari hanno partecipato alle competizioni e che ti hanno regalato tante soddisfazioni, troppo spesso, alla fine, diventano un costo, un peso. Trovo ingiusto che il valore della vita di un animale venga misurato sulla base della sua utilità economica. Un cavallo anziano non è un cavallo inutile. Ha diritto a trascorrere serenamente gli ultimi anni della propria esistenza, deve essere curato, alimentato e rispettato; ha diritto a non essere abbandonato, quando non produce più reddito e, soprattutto, ha diritto a non essere mandato al macello, come ricompensa per una vita trascorsa al servizio dell'uomo. Questo principio deve diventare fondamentale nella nostra legislazione: non possiamo più accettare una società nella quale un animale viene considerato prezioso finché giovane, finché produttivo e, quando invece è vecchio, si butta via, viene sacrificato. Se è veramente una concezione fondata sul profitto, io la respingo.
Signor Presidente, questa proposta di legge affronta un problema attraverso il riconoscimento degli equidi come animali di affezione. È una scelta importante che deve essere accompagnata da strumenti concreti: non basta affermare un principio, se poi non siamo capaci di garantirne l'applicazione.
Voglio soffermarmi, quindi, sugli articoli che riguardano la riconversione degli allevamenti. L'articolo 3 prevede disposizioni per la riconversione degli attuali allevamenti di equidi destinati al consumo umano, secondo criteri compatibili con il riconoscimento dei cavalli come animali di affezione. È un passaggio fondamentale. Dobbiamo avere il coraggio di dire che la macellazione degli equidi deve cessare! Tuttavia, dobbiamo anche accompagnare concretamente gli allevatori in questa trasformazione. Non possiamo ignorare le realtà economiche che oggi operano nel settore: esistono aziende e famiglie che hanno costruito la propria attività intorno agli allevamenti degli equidi. La transizione deve essere seria, programmata e sostenuta economicamente. Dobbiamo offrire alternative concrete, fornendo attività compatibili con la tutela degli animali. Penso all'allevamento non destinato alla macellazione, alle attività educative, al turismo equestre responsabile - infatti, il turismo equestre deve essere responsabile; attenti a montare un cavallo, se non lo avete mai fatto prima: il cavallo, infatti, è particolare -, agli interventi assistiti con gli animali, ai centri di recupero e alle strutture dedicate alla loro cura. Non vogliamo sostituire una sofferenza con un'altra; vogliamo costruire un sistema diverso nel quale il benessere degli animali e la dignità del lavoro possano convivere. Naturalmente, queste attività devono rispettare le esigenze etologiche degli equidi. Dobbiamo riconoscere un animale come un essere senziente, il che vuol dire anche impedirne lo sfruttamento, qualunque forma esso assuma.
L'articolo 4 è un altro problema decisivo: l'inserimento e l'utilizzo degli equidi in esubero provenienti dagli allevamenti oggetto di riconversione. È proprio su questo punto che dobbiamo prestare la massima attenzione: che fine fanno questi animali? Verranno trasferiti? Dove? Chi garantirà il loro mantenimento? Chi controllerà che non finiscano, attraverso passaggio di proprietà o trasferimento all'estero, proprio in quei circuiti di macellazione che questa legge vuole superare? Non possiamo permettere che il divieto di macellazione in Italia poi si trasformi in uno spostamento del problema: sarebbe un'ipocrisia intollerabile, perché oltre confine magari vengono massacrati. Quindi, dobbiamo dichiarare di voler salvare i cavalli, però non possiamo chiudere gli occhi davanti alla possibilità che vengano trasportati per migliaia di chilometri per essere uccisi altrove, sarebbe assurdo. Dobbiamo garantire la tracciabilità, i controlli e la tutela effettiva per tutta la vita dell'animale. Come dicevo prima, in Grecia fanno così: garantiscono la tracciabilità per tutta la vita dell'animale. Occorrono, quindi, strutture adeguate, programmi di affidamento responsabile, centri di accoglienza, sistemi di verifica e, soprattutto, dobbiamo evitare che gli equidi anziani o malati vengano dimenticati, perché sono proprio loro gli animali più vulnerabili.
L'articolo 5 riguarda gli incentivi alle aziende per la riconversione degli allevamenti e le relative coperture finanziarie. Anche questo è un punto essenziale: una legge che vuole cambiare un intero settore produttivo deve prevedere risorse adeguate. Non possiamo chiedere agli allevatori di modificare radicalmente la propria attività senza offrire un sostegno concreto, ma dobbiamo essere altrettanto chiari: i finanziamenti pubblici devono servire a realizzare una vera riconversione, non a mantenere indirettamente i sistemi di sfruttamento degli animali. Servono criteri rigorosi e verifiche sull'effettivo utilizzo delle risorse. Ogni euro investito deve contribuire a costruire un modello diverso, nel quale la vita degli equidi venga finalmente tutelata.
L'articolo 6, infine, disciplina le sanzioni per le violazioni. E anche qui bisogna essere chiari: le sanzioni devono essere efficaci e dissuasive. Una legge senza controlli e senza conseguenze concrete, per chi la viola, rischia di rimanere una dichiarazione di buone intenzioni e basta. Dobbiamo contrastare i circuiti illegali, le false dichiarazioni sulla destinazione degli animali - e ce ne sono tante, mi creda, nell'ambiente; tante false dichiarazioni -, le irregolarità nell'identificazione e ogni tentativo di aggirare le disposizioni. La tutela degli equidi non si può fermare sulla carta, ma deve diventare una realtà verificabile.
E, poi, ricordiamoci una cosa: gli equidi che non sono destinati alla produzione alimentare sono quelli che fanno concorsi e per i quali spesso, quando hanno dolori eccetera, vengono utilizzate medicine che certamente non fanno bene all'uomo. Quindi, è importante controllare che gli animali che non sono destinati alla produzione alimentare non devono - ripeto: non devono! - essere macellati attraverso circuiti strani, perché fa male anche all'uomo. Le medicine che danno ai cavalli sono medicine da cavallo, cioè le quantità sono veramente impressionanti, quindi quelle quantità fanno male all'uomo, perché non sono le quantità che prendiamo noi in fialette, sono quantità enormi. Quando si dice “da cavallo” lo capiamo cosa vuol dire. Quindi, non possono essere destinati alla produzione alimentare.
Ma la questione politica è un'altra: perché dobbiamo distinguere una categoria destinata al macello e l'altra no? Stiamo parlando degli stessi animali, della stessa capacità di soffrire. C'è anche un problema sanitario che non possiamo sottovalutare, che è quello di cui ho parlato prima. Io ritengo che la soluzione più coerente sia superare definitivamente la destinazione degli equidi alla produzione di carne: nessun cavallo deve nascere con una condanna a morte già scritta nei suoi documenti.
Voglio chiarire un altro aspetto: io non sono contraria - ovviamente, l'ho fatta - alle attività sportive, quando vengono praticate nel rispetto degli animali. L'equitazione è un'esperienza meravigliosa. Il rapporto tra cavallo e cavaliere può essere una straordinaria forma di collaborazione, fondata sul rispetto e non sulla costrizione, sul benessere e non sullo sfruttamento, e soprattutto non deve smettere quando il cavallo smette di gareggiare. Il rapporto con il proprietario, che poi è brutto, con la persona che lo ha montato e che lo ha cavalcato per tanti, tanti, tanti anni, chi sceglie un cavallo deve sapere che si assume una responsabilità per tutta la vita. Chi sceglie un animale, chiunque, qualsiasi animale, deve capire che per tutta la vita, fino a quando l'animale non ci lascia, noi lo dobbiamo seguire, aiutare, fino a quando non è anziano o magari muore di malattia; dobbiamo comunque seguirlo sempre, mai lasciarlo solo, mai abbandonarlo. Questo deve valere per tutti: per gli allevatori, per i proprietari, per chi pratica sport.
Abbiamo compiuto progressi straordinari nella scienza e nella medicina, conosciamo sempre meglio la capacità cognitiva degli animali: provano dolore, paura, stress e poi sappiamo che instaurano relazioni affettive. Io apro e chiudo velocemente una parentesi: il mio cavallo, dopo che io ho finito di fare equitazione, l'ho portato in un paradiso terrestre, un posto meraviglioso, dove ha conosciuto una cavallina, Bianca, e avevano un rapporto strettissimo loro due. Purtroppo, il mio Nibbio è morto di blocco intestinale. I cavalli, forse non lo sapete, ma non possono vomitare, scusate il termine. Quindi, una volta che c'è un blocco intestinale, deve aggiustarsi, tra virgolette, da solo, perché non si può fare niente per aiutare il cavallo, se non farlo passeggiare. Comunque, lui è morto di blocco intestinale e, dopo tre minuti, tre minuti, Bianca, la cavallina, è morta di infarto perché ha capito che Nibbio era morto e lei è morta di dolore. Allora, questo non è amore? Non è un sentimento? È un sentimento umano, quasi umano, anzi, forse più che umano.
Siamo davanti a una scelta: possiamo considerare gli animali strumenti al servizio dell'uomo oppure finalmente riconoscere che la loro vita ha un valore che va oltre qualsiasi interesse economico. Non parliamo più di interesse economico. Io so da che parte stare, so che devo stare dalla parte di chi non ha voce…
PRESIDENTE. Concluda.
SUSANNA CHERCHI(M5S). …dalla parte degli esseri più deboli, dalla parte degli animali che hanno accompagnato l'uomo per secoli e che, troppo spesso, sono stati ripagati con sfruttamento, abbandono e morte. Sto dalla parte dei cavalli anziani, di quelli malati, di quelli che non servono più a nessuno, ma che hanno ancora il diritto di vivere. E voglio dirlo con chiarezza: nessun cavallo deve finire al macello, questa deve essere la nostra battaglia, perché i cavalli che vanno al macello spesso li scuoiano ancora vivi…
PRESIDENTE. Onorevole deve concludere, ha esaurito il suo tempo.
SUSANNA CHERCHI(M5S). …non li hanno colpiti quanto avrebbero dovuto, quindi c'è una sofferenza immane.
Allora dico una cosa: quando mangiate carne, pensate a quanta sofferenza c'è dentro quel pezzo di carne. E se la sofferenza venisse trasferita nella carne? Beh, allora auguri .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la vicepresidente della Commissione, deputata Maria Cristina Carretta: si intende che vi abbia rinunciato.
Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo: si intende che vi abbia rinunciato.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Barzotti, Malavasi, Zanella ed altri n. 1-00559 concernente iniziative in materia di disabilità invisibili .
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
È iscritto a parlare il deputato Quartini, che illustrerà anche la mozione Barzotti, Malavasi, Zanella ed altri n. 1-00559 , di cui è cofirmatario.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Oggi torniamo a parlare di disabilità, torniamo a parlarne con una mozione e cercheremo di…
PRESIDENTE. Onorevole, può avvicinarsi un po' al microfono oppure forse parlare un po' più forte, perché la sento molto piano.
ANDREA QUARTINI(M5S). Posso andare alla mia postazione?
PRESIDENTE. Se è migliore, sì.
ANDREA QUARTINI(M5S). Penso che funzioni.
PRESIDENTE. Va bene, perché in questo momento non la sento bene. Allora aspettiamo un attimo, raggiunga il banco e vediamo se, da lì, riusciamo a sentirla un po' meglio.
ANDREA QUARTINI(M5S). È più alto, effettivamente.
PRESIDENTE. Infatti è vero, ha ragione. Prego.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Dicevo che oggi, per fortuna in un'Aula come questa, così importante, parliamo nuovamente di disabilità. Noi dobbiamo provare a guardare oltre le apparenze e, quindi, a costruire anche delle risposte concrete.
In questa mozione, noi vorremmo cercare di fare un cambiamento di prospettiva. La domanda di partenza è: quante volte giudichiamo le difficoltà o le capacità di una persona basandoci unicamente su ciò che riusciamo a vedere a prima vista? C'è un paradosso in questo, si potrebbe chiamare paradosso della normalità apparente. Molte persone studiano, lavorano, prendono mezzi pubblici, sorridono, conducono una vita in apparenza priva di ostacoli. Tuttavia, dietro questa apparenza possono celarsi patologie autoimmuni, dolore cronico, disturbi dello spettro autistico, condizioni neurologiche, sofferenze psichiche o disturbi dell'apprendimento. Noi, con questa mozione, vorremmo cercare di andare oltre le barriere visibili.
Siamo abituati a riconoscere la disabilità solo quando si manifesta con ausili visibili, tipo una sedia a rotelle o un bastone. Quando il segno non c'è, subentra il sospetto o il dubbio. La mancata visibilità diventa così una seconda barriera. La persona si trova costretta a dimostrare o giustificare continuamente la propria condizione per ottenere tutele o adattamenti che dovrebbero essere dei diritti fondamentali. Quindi l'obiettivo qual è? Dal nostro punto di vista, è quello di superare la presunzione che ciò che non si vede non esista, passando dall'atteggiamento di sospetto all'ascolto e, soprattutto, al rispetto della dignità personale.
Abbiamo alcuni numeri da dare: la dimensione globale della disabilità, secondo l'OMS, riguarda 1,3 miliardi di persone, il 16 per cento di tutta la popolazione mondiale. Sono persone che convivono con la disabilità, in particolare con questa disabilità invisibile. In Europa, l'incidenza supera il 20 per cento tra gli adulti e raggiunge quasi il 50 per cento sopra i 65 anni. In Italia, si pensa che siano almeno 3 milioni le persone che devono affrontare gravi limitazioni nelle attività quotidiane. Più del 21 per cento della popolazione riferisce importanti limitazioni funzionali. Non si tratta, quindi, di una questione marginale, ma di una realtà importante e strutturale.
Da un punto di vista normativo, vale la pena di ricordare che, secondo la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che è stata ratificata nel 2009, la disabilità non è più intesa solo come una condizione medica individuale, ma come il risultato dell'interazione fra le condizioni di salute e le barriere ambientali e culturali. Di fatto, si è sposato, ed è giusto che sia così, il modello biopsicosociale. Poi abbiamo dei riferimenti nazionali: la legge 5 febbraio 1992, n. 104; la legge 12 marzo 1999, n. 68; la legge “Dopo di noi”. Quindi, l'Italia possiede un'impalcatura normativa avanzata, tuttavia la vera sfida resta l'effettiva e omogenea applicazione sul territorio. Abbiamo sicuramente alcuni aspetti rispetto all'inclusione lavorativa e alle barriere organizzative. Quanto alla realtà occupazionale in Italia, sappiamo che solo il 33 per cento delle persone con disabilità in età lavorativa sono occupate. A livello europeo, oltre il 50 per cento dichiara di avere subito delle vere e proprie discriminazioni o trattamenti ingiusti. Quindi c'è una rigidità dei sistemi che cozza con la capacità della persona.
Spesso i sistemi aziendali pretendono che la persona si adatti a ritmi e strutture rigide, invece di rendere le organizzazioni più intelligenti e flessibili. Chi necessita di flessibilità oraria, o ambienti di lavoro -dipendenti non è meno competente e meno motivato, ma rischia di essere ingiustamente giudicato come poco affidabile. Ci sono delle soluzioni concrete: gli accomodamenti ragionevoli, il lavoro agile, il potenziamento del collocamento mirato e le politiche di non sono concessioni o privilegi, ma strumenti indispensabili per permettere a ciascuno di esprimere il proprio potenziale.
Poi abbiamo degli strumenti anche di sensibilizzazione. Parliamo rapidamente del cosiddetto cordino girasole. Che cos'è? È un laccetto verde decorato con girasoli, nato nel 2016 nel Regno Unito, che segnala in modo discreto che chi lo indossa ha una condizione non visibile e potrebbe necessitare di più tempo, attenzione e supporto. Ha alcune opportunità e limiti, chiaramente, perché è un simbolo importante: permette di comunicare un bisogno, senza dover rivelare i propri dati sanitari, e deve basarsi ovviamente su volontarietà, inclusione e dignità. Non è una soluzione sostitutiva, perché un simbolo aiuta a cambiare la sensibilità collettiva, ma non sostituisce servizi accessibili. Il personale formato, le risorse adeguate e i diritti formalmente garantiti chiaramente non possono essere sostituiti da un simbolo.
Noi, con questa mozione, che cosa chiediamo? Chiediamo di passare dalle dichiarazioni di principio, su cui io credo tutta quest'Aula, Presidente, sia completamente d'accordo, a delle azioni concrete. La mozione, infatti, impegna il Governo su diversi assi prioritari. Il primo asse è dato dal riconoscimento e da politiche pubbliche che vadano in quella direzione, quindi inserire esplicitamente le disabilità invisibili nelle politiche sanitarie, sociali, educative e lavorative, garantendo i livelli essenziali delle prestazioni sociali su tutto il territorio. Un secondo asse riguarda l'accertamento e i dati: adottare criteri valutativi multidisciplinari sull'impatto funzionale della patologia e raccogliere dati disaggregati con Istat, per monitorare discriminazioni e bisogni reali. Il terzo asse è quello della formazione e della scuola: è assolutamente importante formare operatori sanitari, scolastici, sociali e amministrativi, diffondere l'istruzione universale e contrastare lo stigma e il bullismo. Il quarto asse riguarda l'accessibilità universale: integrare i principi dell'nei trasporti, nei servizi digitali, negli spazi pubblici, sostenendo anche i progetti di vita indipendente.
Concludo, Presidente, soltanto con una ultima frase. L'inclusione non è un atto di gentilezza o una concessione fatta a una minoranza, ma la misura della qualità democratica di una società. Un Paese veramente civile non rimuove soltanto le barriere architettoniche visibili, ma abbatte le barriere culturali, abbatte le barriere amministrative, abbatte le barriere sociali che rendono invisibili i diritti di milioni di persone .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, il mio intervento oggi in quest'Aula non può che partire da una considerazione, che oggi è un bel giorno per il mondo: prima la notizia della straordinaria vittoria della lista degli studenti alle elezioni parlamentari in Serbia, nonostante la repressione del Governo, che mette fine a oltre 12 anni di potere illiberale di Vučić, e poi la rielezione di Lula in Brasile, che sconfigge Flavio Bolsonaro. È un giorno importante, una giornata storica, che dimostra come partecipazione, libertà, democrazia e la speranza di milioni di persone possano sconfiggere gli autocrati e costruire un futuro migliore per il proprio Paese e per il mondo.
In questo giorno, quindi, è con un po' di emozione che interveniamo anche su questa mozione, che affronta un tema importante, di grande rilevanza sociale e civile, cioè il riconoscimento e la tutela delle persone con disabilità invisibili. È un tema che ci riguarda tutti, perché tutti noi conosciamo, sappiamo, ci rendiamo conto, nella nostra esperienza quotidiana, anche familiare, di quanto sia difficile la condizione di queste persone e interroga il modo in cui concepiamo la disabilità, il significato che attribuiamo ai diritti, alla capacità delle istituzioni di rispondere ai bisogni delle persone, senza pregiudizi e senza lasciare indietro nessuno.
La domanda da cui partiamo, per questa mozione, per queste considerazioni, per la battaglia politica che vogliamo accompagnare alla difesa di questo testo, è quante volte, nella nostra società, abbiamo riconosciuto una difficoltà soltanto quando era immediatamente visibile ai nostri occhi? Troppo spesso siamo abituati ad associare la disabilità a ciò che si vede, a una limitazione fisica evidente, a un ausilio o a un segno riconoscibile, eppure vi sono condizioni che possono incidere profondamente sulla vita quotidiana, sulle relazioni, sul percorso scolastico, sull'attività lavorativa e sull'autonomia personale senza essere immediatamente percepibili dall'esterno. È per questo - perché la disabilità non diventa meno reale se non è immediatamente visibile, un bisogno non diventa meno legittimo perché non è comprensibile a uno sguardo superficiale - che noi pensiamo che sia indispensabile introdurre un principio di civiltà, dare piena attuazione all'articolo 3 della Costituzione, garantire un'eguaglianza non solo formale, ma anche sostanziale e adempiere a quelli che sono gli obiettivi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che ci indicano chiaramente la strada di superare una concezione esclusivamente medica della disabilità e riconoscere il ruolo delle barriere ambientali, culturali, organizzative e sociali nel determinare l'esclusione.
Questo significa che una società inclusiva non deve chiedere alle persone di adattarsi a un sistema che le esclude, deve essere il sistema a rimuovere le barriere e a rendersi accessibile. Il primo terreno, quindi, è quello del riconoscimento e dell'accertamento della condizione di disabilità: non possiamo accettare che l'accesso ai diritti dipenda dalla maggiore o minore visibilità nella condizione, né possiamo permettere che persone con limitazioni significative siano costrette a percorsi amministrativi complessi, ripetitivi e spesso estenuanti per ottenere il riconoscimento della propria condizione e dei propri bisogni. È necessario, quindi, rafforzare il sistema di valutazione realmente multidisciplinare e multidimensionale, coerente con il modello biopsicosociale e capace di considerare non soltanto la diagnosi clinica ma anche l'impatto concreto nella condizione della vita quotidiana. La riforma della disabilità, avviata nel 2021, ha aperto una prospettiva importante. Questa prospettiva deve tradursi in un miglioramento tangibile dell'esperienza delle persone e delle famiglie: non bastano procedure nuove se non sono accompagnate da servizi accessibili, personale formato, tempi certi e risorse adeguate e, soprattutto, non possiamo accettare che la tutela dei diritti vari in maniera sostanziale a seconda del territorio in cui si vive. Per noi, per il Partito Democratico, il rafforzamento dei livelli essenziali delle prestazioni sociali e sociosanitarie è una questione centrale: i diritti delle persone con disabilità non possono dipendere dal codice postale, dalla disponibilità economica della famiglia, dalla profondità della tasca della persona o dalla capacità del singolo di orientarsi in una burocrazia complessa. La Repubblica deve garantire livelli adeguati e omogenei di assistenza, sostenendo i comuni, i servizi territoriali del sistema sociosanitario pubblico e deve farlo attraverso finanziamenti sufficienti, monitoraggio dei risultati e strumenti capaci di ridurre concretamente le diseguaglianze territoriali.
Il secondo terreno, per noi fondamentale, è quello del lavoro. I dati richiamati nella mozione evidenziano una distanza ancora troppo ampia tra le opportunità occupazionali delle persone con disabilità e quelle del resto della popolazione. Flessibilità degli orari, adattamento delle mansioni, tecnologie assistive, modalità del lavoro agile, quando compatibili con le funzioni svolte, e procedure riservate per richiedere gli accomodamenti possono fare la differenza. Serve però anche una responsabilità precisa nel mondo del lavoro per valutare le persone, per le loro competenze e per il contributo che possono offrire non sulla base di stereotipi o pregiudizi.
Inoltre, l'altro aspetto fondamentale della mozione è quello della scuola, quello dell'università e dell'inclusione scolastica. Uno studente con una condizione neurologica, cognitiva, sensoriale o psichica non immediatamente riconoscibile può incontrare difficoltà che, se non comprese, vengono interpretate erroneamente come scarso impegno, indisciplina o disinteresse. Da qui può nascere isolamento, discriminazione o dispersione scolastica. La risposta non può essere affidata soltanto alla sensibilità del singolo insegnante o della singola famiglia, ma serve formazione continua, materiale accessibile, metodologie didattiche flessibili, adeguamenti, strumenti di supporto e una collaborazione stabile tra scuola, famiglia, servizi e associazioni. Serve soprattutto una cultura educativa che insegni il rispetto delle differenze e il valore dell'inclusione. La scuola, infatti, non deve trasmettere soltanto conoscenze, ma deve contribuire a costruire una società nella quale nessuno venga umiliato, isolato o penalizzato per una condizione di salute che gli altri non riescono a comprendere.
Un ulteriore aspetto che merita attenzione è la necessità di migliorare la raccolta dei dati, la conoscenza del fenomeno e, in questo quadro, noi pensiamo che sia indispensabile sancire alcuni principi. Conoscere non significa etichettare, significa rendere visibili i bisogni per poterli affrontare, senza trasmettere le informazioni raccolte in strumenti di esclusione e stigmatizzazione.
In questo quadro, si colloca anche il tema del cordino girasole. Si tratta di uno strumento semplice, volontario e riconoscibile che può aiutare a segnalare la possibile presenza di una disabilità non immediatamente visibile e a favorire un atteggiamento più attento da parte degli operatori e della cittadinanza. Può essere utile negli aeroporti, nelle stazioni, in luoghi pubblici, nei servizi sanitari e negli spazi caratterizzati da grande affluenza. Può evitare incomprensioni, facilitare e ricordare a tutti che ogni difficoltà è visibile. Per questo riteniamo importante promuoverne la conoscenza, coinvolgendo le associazioni delle persone con disabilità, enti territoriali e operatori dei servizi, ma sottolineiamo un punto: il cordino girasole deve essere uno strumento di libertà e consapevolezza, non una condizione per ottenere il riconoscimento dei propri diritti. Nessuno deve essere obbligato a indossarlo, nessuno deve essere costretto a rendere pubblica la propria condizione di salute, nessuno deve vedersi negare un'assistenza perché non porta con sé un simbolo. Il simbolo deve poter aprire una porta, ma è compito delle politiche pubbliche fare in modo che quella porta resti sempre aperta per tutti, anche per coloro i quali non lo portano. Non basta chiedere alle persone con disabilità invisibili di farsi riconoscere: dobbiamo costruire istituzioni, servizi e ambienti capaci di riconoscere e rispettare le pluralità dei bisogni.
In definitiva, il tema della disabilità degli invisibili ci richiama a una responsabilità che riguarda l'intera società. Ci chiede di superare l'idea che esistano bisogni legittimi solo quando sono immediatamente comprensibili, ci chiede di abbandonare una cultura che troppo spesso confonde la differenza con un problema e la richiesta di aiuto con una pretesa, perché dietro ogni condizione ci sono persone, storie, capacità, aspirazioni e progetti di vita. L'inclusione deve essere una misura concreta della qualità della democrazia e della giustizia sociale, perché una società è davvero libera quando le persone possono partecipare, scegliere, lavorare, studiare e vivere con dignità, senza essere costrette a superare ostacoli che le istituzioni avrebbero dovuto rimuovere.
Per questo, la nostra valutazione della mozione deve tradursi in un impegno preciso: passare dalla sensibilizzazione all'attuazione, dalle dichiarazioni di principio a politiche verificabili, dai riconoscimenti formali a diritti effettivamente esigibili attraverso risorse, servizi, personale, procedure, dati affidabili e un coordinamento istituzionale che abbia un obiettivo, un'ossessione, che è quella di riuscire a ridurre effettivamente le diseguaglianze e garantire che la riforma della disabilità produca risultati concreti nella vita delle persone, che i livelli essenziali delle prestazioni siano effettivamente assicurati e che nessuno venga lasciato solo di fronte alla complessità della burocrazia o all'insufficienza dei servizi.
La dignità di una persona non deve dipendere dalla capacità degli altri di riconoscerne immediatamente le condizioni, una disabilità invisibile non deve mai tradursi in diritti invisibili. Per questo, vogliamo costruire un Paese nel quale l'inclusione non sia affidata alla fortuna di incontrare qualcuno disposto a capire, ma sia garantita dalle istituzioni, capaci di ascoltare, riconoscere e rispondere ai bisogni di tutte le persone, nessuna esclusa, perché una comunità giusta non è quella che si limita a vedere chi ha bisogno, è quella che si organizza perché nessuno debba lottare per essere visto, ascoltato e rispettato.
PRESIDENTE. Non essendovi altri iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
Il Governo intende intervenire o si riserva? Si riserva di farlo successivamente.
Il seguito della discussione è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 26 ottobre 2026, la deputata Simonetta Matone, già iscritta al gruppo parlamentare Lega-Salvini Premier, ha dichiarato di aderire al gruppo parlamentare Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE.
La presidenza di tale gruppo, con lettera pervenuta in pari data, ha comunicato di aver accolto la richiesta.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Vogliamo cogliere l'occasione della seduta per lanciare un appello al Governo. Dato che è stato così solerte nell'intervenire a favore delle banche e delle grandi multinazionali - addirittura si è mosso subito per individuare, con la precettazione, lo stop alle proteste, del tutto legittime, di agricoltori e trasportatori -, allora domandiamo al Governo: visto che c'è una parte consistente del nostro Paese che sta soffrendo, che ha il diritto di protestare, ma che ha anche il diritto di essere ascoltata, perché il Governo non interviene contro la speculazione indegna che si sta facendo adesso in buona parte delle pompe di benzina? Perché non interviene nei confronti di chi sta speculando sul cibo? Abbiamo prodotti che sono venduti dagli agricoltori a 60 centesimi e rivenduti a 11 euro.
Un Governo che è al soldo… o che ritiene i principali interlocutori speculatori e grandi multinazionali e se ne strafrega dei disagi del popolo non è destinato a durare. Lo ha dimostrato Lula, lo ha dimostrato la Serbia. Non sempre si vince con la forza, bisogna avere anche il coraggio di ascoltare i più deboli.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
3.
Delega al Governo in materia di professioni sanitarie e disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie. (C. 2700-A)
Relatrice: SCHIFONE.
4.
IEZZI ed altri: Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di acquisto e di revoca della cittadinanza. (C. 2124-A)
Relatrice: BORDONALI.
5.
ALFONSO COLUCCI ed altri: Riduzione dei termini per la liquidazione del trattamento di fine servizio dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche e rivalutazione dei limiti di importo per l'erogazione rateale del medesimo trattamento (C. 1254)
e dell'abbinata proposta di legge: BAGNASCO ed altri. (C. 1264)
6.
CARFAGNA ed altri: Istituzione del Registro nazionale degli orfani per crimini domestici. (C. 2715-A)
Relatrice: CARFAGNA.
7.
ZANELLA ed altri: Norme per la tutela degli equidi e loro riconoscimento come animali di affezione. (C. 2187)
e delle abbinate proposte di legge: BRAMBILLA; CHERCHI; EVI ed altri.
(C. 48-2270-2585)
8.
9.
D'ATTIS ed altri: Interventi per la prevenzione e la lotta contro il virus dell'immunodeficienza umana (HIV), la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS), il papilloma virus umano (HPV) e le infezioni a trasmissione sessuale. (C. 218-A)
e delle abbinate proposte di legge: ZANELLA; SPORTIELLO ed altri; GIRELLI. (C. 948-1078-1198)
: D'ATTIS.














