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Venerdì 08 Marzo 2024 ore 09:30
AULA, Seduta 258 - Interpellanze urgenti
Resoconto stenografico
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In Aula alle ore 9.30 lo svolgimento di interpellanze urgenti.
XIX LEGISLATURA
258^ SEDUTA PUBBLICA
Venerdì 8 marzo 2024 - Ore 9,30
Svolgimento di interpellanze urgenti (vedi allegato).
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Interpellanze urgenti (Svolgimento)
- (Iniziative di competenza circa il mancato riscontro all'istanza di accesso al Fondo previsto dal decreto-legge n. 36 del 2022, presentata da alcuni eredi delle vittime dell'eccidio di Cervarolo, in provincia di Reggio Emilia - n. 2-00325)
- Iniziative volte ad una revisione dell'assetto di ENAV ed al potenziamento del sistema di controllo del traffico aereo, con particolare attenzione al centro di controllo di Brindisi - n. 2-00288
- Organizzazione dei tempi di esame di mozioni
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
FRANCESCO BATTISTONI, legge il processo verbale della seduta del 5 marzo 2024.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 78, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta odierna .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all'ordine del giorno Andrea Rossi ed altri n. 2-00325 .
Chiedo alla deputata Malavasi se intenda illustrare l'interpellanza, di cui è cofirmataria, o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi portiamo in quest'Aula, come lei ha ricordato, una pagina di storia importante, accaduta nella mia provincia, nella nostra provincia, quella di Reggio Emilia. Non essendo un fatto di cronaca locale, ma una pagina di storia nazionale che ha segnato il cammino verso la liberazione dell'Italia dal nazifascismo, ci tengo a raccontarla in modo puntuale e dettagliato. Si parla di fatti risalenti al marzo del 1944, durante la Seconda guerra mondiale, a cui tutto il territorio reggiano - lo ricordo con orgoglio - ha dato un contributo fondamentale, partecipando attivamente e convintamente alla Resistenza e alla liberazione dal regime nazifascista.
Nella frazione di Cervarolo, nel comune di Villa Minozzo, nell'Appennino reggiano, il 20 marzo 1944 si è verificato un fatto tristemente noto come eccidio di 24 civili ad opera delle Forze armate della Germania nazista e dei loro alleati repubblichini. In seguito, infatti, alle gravi perdite subite nel corso di una battaglia svoltasi nei pressi, a Cerrè Sologno, nell'alto Appennino reggiano, il 15 marzo 1944, le truppe nazifasciste iniziarono un vasto rastrellamento della zona, con l'intento di attaccare e distruggere le formazioni partigiane che operavano in zona. La mattina del 20 marzo, dunque, gli abitanti di Civago e Cervarolo furono investiti dalle truppe tedesche, guidate dai loro alleati fascisti. Dopo aver ucciso, lungo la mulattiera per Civago, un ragazzo e ferito gravemente un anziano, giunsero a Civago, giustiziarono altre due persone e si diedero al saccheggio, bruciando una ventina di case e danneggiandone altre 30.
Carichi di questo bottino insanguinato, il primo della giornata, i tedeschi si unirono ad altri militi, che, allo stesso tempo, stavano saccheggiando la frazione di Cervarolo, sempre con la complicità di militi fascisti. Dopo aver ammassato all'interno del recinto di un'aia del paese - sorvegliandoli con le armi puntate - tutti gli uomini che riuscirono a catturare, si recarono dal sacerdote della comunità, don Giovanni Battista Pigozzi, obbligandolo a firmare un documento in cui avrebbe dovuto dichiarare che gli arrestati erano tutti i partigiani. Don Pigozzi, con grande coraggio, rifiutò di sottomettersi alle minacce, tanto che, dopo essere stato denudato e coperto di sputi, fu spinto anch'egli nell'aia, insieme a uomini di età compresa tra i 17 e gli 84 anni, tra cui una persona con grave disabilità. Dopo aver razziato quanto potevano, i tedeschi fecero allontanare le donne e mitragliarono a sangue freddo tutti i prigionieri, procedendo poi a dare alle fiamme le case del paese.
Furono 24 i civili trucidati a Cervarolo e voglio ricordare qui i loro nomi, per la dignità che meritano e il rispetto che a loro dobbiamo: Marco Alberghi, 26 anni, contadino; Egisto Alberghi, 18 anni, contadino; Giacomo Alberghi, 69 anni, contadino; Alfredo Alberghi, 63 anni, contadino; Emilio Alberghi, 68 anni, contadino; Mauro Alberghi, 69 anni, sfollato; Cesare Borea, 82 anni, contadino; Adolfo Croci, 43 anni, contadino; Ennio Costi, 45 anni, contadino; Lino Costi, 20 anni, contadino; Armido Ferrari, 17 anni, contadino; Paolo Fontana, 29 anni, contadino; Remigio Fontana, 76 anni, falegname; Amerigo Genesi, 61 anni, calzolaio; Sebastiano Maestri, 68 anni, contadino; don Giovanni Battista Pigozzi, 63 anni; Gaetano Paini, 75 anni, commerciante; Pio Paini, 42 anni, contadino; Antonio Rovali, 82 anni, paralizzato; Celso Rovali, 50 anni, contadino; Italo Rovali, 17 anni, contadino; Dino Tazzioli, 24 anni, ferroviere di Civago; Agostino Vannucci, 57 anni, contadino; Giovanni Vannucci, 34 anni, contadino.
Non si era mai vista fino a quel momento nel territorio reggiano una così atroce rappresaglia. Di fronte a questi fatti i fascisti locali non inorridirono - loro, che tanto avevano la Patria nel cuore - ma, anzi, parteciparono vigliaccamente a questa barbarie compiuta nei confronti di innocenti loro connazionali, come se fosse una semplice formalità o un ordine da eseguire. Una lunga scia di sangue nazifascista rimasta per decenni senza giustizia e riemersa solo dopo il 1944, grazie alla scoperta del cosiddetto “armadio della vergogna”: 695 dossier, un registro generale con 2.274 notizie di reato raccolte dalla procura generale del tribunale supremo militare, relative a crimini di guerra commessi in Italia fra il 1943 e il 1945 dalle truppe nazifasciste, archiviate, diciamo, temporaneamente, secondo una modalità che di fatto non esiste nell'ordinamento italiano. In quei fascicoli era presente anche la strage di Cervarolo, di cui oggi parliamo.
Fra le vittime anche i familiari dell'avvocato Italo Rovali, presidente dell'associazione vittime di Cervarolo, che prese il nome da suo zio e che perse all'epoca suo nonno, suo zio omonimo e il bisnonno, che non venne risparmiato dalla ferocia nazifascista nonostante fosse infermo. Lo voglio qui citare perché è grazie anche alla sua incessante e coraggiosa opera e tenacia che si giunse alla storica sentenza su Cervarolo, che ha segnato una pagina fondamentale nella giurisprudenza per i risarcimenti ai familiari delle vittime. Fu una sentenza storica. La corte, infatti, ha condannato lo Stato federale tedesco al pagamento dei risarcimenti alle parti civili in quanto corresponsabile morale.
Nel 2011, dopo 67 anni e 10 ore di camera di consiglio, il processo ai responsabili di quella strage è giunto a sentenza finale. Il tribunale militare di Verona ha emesso un verdetto inappellabile: 7 ergastoli per altrettanti ex ufficiali nazisti e lo Stato tedesco è stato riconosciuto parte in causa e condannato al risarcimento ai familiari delle vittime e delle spese. Tutti i condannati erano accusati, di fatto, per crimini contro l'umanità e, in quanto tali, non soggetti a prescrizione. Per giungere a quella sentenza del 6 luglio sono state necessarie 44 udienze, 6 ore di requisitoria finale e 12 ore per la sentenza. È una sentenza che ha riguardato una serie di eccidi nazisti del 1944 avvenuti lungo l'Appennino tosco-emiliano.
Ricordo, in particolare, le stragi di Monchio, Costrignano e Susano, nel modenese, Cervarolo, nel reggiano, e Vallucciole, in provincia di Arezzo. Parliamo di 350 vittime. L'accusa si è potuta avvalere delle testimonianze dei superstiti delle stragi, di intercettazioni telefoniche degli imputati, della collaborazione con la giustizia tedesca di ex militari pentiti. Ci sono, inoltre, le prove documentali dei rapporti redatti dai comandanti della divisione Göring, quella che fu la responsabile dell'eccidio durante le operazioni negli Appennini in quella primavera del 1944 e dei fonogrammi della Guardia nazionale repubblicana di Reggio Emilia che collaborò all'operazione.
La questione è stata ampiamente accertata, con effetto di giudicato, davvero da numerose sentenze. La Germania, però, non ha mai dato seguito a quelle condanne e ai risarcimenti e tocca, dunque, al nostro Paese farsi carico dei risarcimenti nei confronti degli eredi delle vittime della strage. Questa situazione sembrava essersi sbloccata nel 2022, quando con il decreto-legge n. 36 del 30 aprile 2022, un apposito decreto adottato dall'allora Governo Draghi, si era stabilito, all'articolo 43, un Fondo di 55 milioni presso il MEF, poi portato successivamente a 61, per procedere ai ristori. Si tratta di un Fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di guerra e contro l'umanità per la lesione di diritti inviolabili della persona compiuti sul territorio italiano o, comunque, in danno di cittadini italiani dalle forze del Terzo Reich nel periodo compreso fra il 1° settembre 1939 e l'8 maggio 1945, convertito, poi, con la legge n. 79 del 2022. Il criterio per poter accedere al Fondo, di cui ho detto, è di aver ottenuto una sentenza passata in giudicato, ove sia presente la liquidazione del danno avviata antecedentemente alla data di entrata in vigore del decreto.
In base a quanto previsto dalla norma, alcuni eredi delle vittime dell'eccidio, legalmente rappresentati, hanno presentato istanza di accesso a tale Fondo, allegando la documentazione richiesta - nello specifico le sentenze, i certificati di morte, le denunce di successione e le dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà -, ma nonostante tale istanza sia stata presentata nel giugno 2023 ancora non si è mosso niente. I fondi, dunque, ci sono, ma le cose non si sono ancora sbloccate. Ci sono oltre 20 sentenze definitive riguardanti stragi come quella di Cervarolo, ma gli indennizzi ancora non sono arrivati. Al tempo stesso l'avvocatura di Stato continua a tergiversare tra mille cavilli per rallentare forse il risarcimento dovuto. La domanda, quindi, sorge spontanea: ma i soldi, i fondi, ci sono ancora? Ma, soprattutto, c'è la volontà politica per riconoscere i risarcimenti dovuti? La nostra interpellanza ha proprio questo scopo: chiarire quale sia la posizione del Governo al riguardo. Chiediamo, quindi, se il Governo sia a conoscenza di questi fatti, se ritiene che i parenti delle vittime delle stragi nazifasciste abbiano diritto all'indennizzo, così come individuato dalla legge, e se intenda intervenire per verificare la situazione descritta e per assicurare il buon fine della procedura al fine di riconoscere i risarcimenti dovuti.
Chiudo, ricordando con orgoglio, anche da cittadina reggiana, che l'Italia, a cui il mio territorio ha dato un grosso contributo per la Liberazione, è fortunatamente un Paese antifascista .
PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze, Sandra Savino, ha facoltà di rispondere.
SANDRA SAVINO,. Grazie, Presidente. In riferimento all'interpellanza in esame, si ricorda che, in attuazione dell'articolo 43 del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, con il quale è stato costituito presso il Ministero dell'Economia e delle finanze il Fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra e contro l'umanità per la lesione dei diritti inviolabili della persona, compiuti sul territorio italiano dalle forze del Terzo Reich durante la Seconda guerra mondiale, è stato adottato il decreto ministeriale 28 giugno 2023, pubblicato il successivo 1° luglio 2023 in che individua le modalità per l'accesso al Fondo. L'articolo 3 di questo decreto prevede che le relative domande siano presentate utilizzando esclusivamente il modello reperibile sul sito istituzionale del Dipartimento dell'amministrazione generale del personale e dei servizi del Ministero dell'Economia e delle finanze, secondo le disposizioni procedurali dettate dal medesimo articolo 3, attestando, a pena di inammissibilità, la sussistenza delle condizioni soggettive ed oggettive previste per l'accesso al Fondo, indicando le somme ricevute o richieste dall'avente diritto a titolo di benefici o indennizzi.
Ciò posto, per quanto attiene all'eccidio avvenuto nella frazione di Cervarolo del comune di Villa Minozzo in provincia di Reggio Emilia, acquisite informazioni dai competenti uffici di questo Ministero si rappresenta che durante il mese di giugno 2023, quindi anteriormente all'entrata in vigore del citato decreto ministeriale, risulta essere stata presentata un'unica istanza da parte del legale rappresentante di alcuni eredi di vittime dell'eccidio in questione.
In particolare, l'istanza è pervenuta il 26 giugno 2023 e il competente ufficio ministeriale ha dato riscontro, il giorno successivo, con la nota n. 50855 del 27 giugno 2023, comunicata all'interessato mediante PEC, dichiarandone l'irricevibilità, in quanto non ha ancora adottato il decreto di attuazione dell'articolo 43 del decreto-legge n. 36 del 2022.
Successivamente, i medesimi uffici hanno contattato l'istante, per informarlo dell'avvenuta pubblicazione del decreto attuativo, invitandolo a ripresentare la domanda nei modi e nei termini stabiliti da tale decreto, utilizzando i pubblicati sul sito istituzionale del Dipartimento dell'amministrazione generale del personale e dei servizi.
PRESIDENTE. L'onorevole Andrea Rossi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
ANDREA ROSSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intanto, mi sia consentito, in questo 8 marzo, di rivolgere alla Sottosegretaria e ovviamente a tutte le donne che operano in questa istituzione i miei più sinceri auguri . Mi sembrava ovviamente doveroso, seppure in un'Aula un po' sola.
Sottosegretaria, intanto la ringraziamo per questa risposta. La nostra interpellanza - glielo dico sinceramente -, non muove solo ed esclusivamente da una questione meramente tecnica di risarcimento. Lo ricordava bene, prima, la collega Malavasi: questa è una pagina della storia che ha segnato profondamente un territorio, soprattutto quello dell'Appennino, che ovviamente ha pagato a caro prezzo la battaglia avvenuta tra il 1943 ed il 1945, che è stata anche elemento fondante della nostra Repubblica. Però, quella lotta di liberazione e soprattutto quelle stragi sono state vili, provocate nei confronti di 24 persone assolutamente inermi, di cittadini normali - come ci ricordava sempre prima la deputata Malavasi - e quindi per noi c'è un tema serio di ricordo e di memoria, perché io penso che il ricordo e la memoria siano il fondamento forte di quello che poi serve per affrontare le sfide del futuro. Lo facciamo, non solo nella terra di Reggio Emilia, ma nella stessa Villa Minozzo, che è il comune in cui rientra la frazione di Cervarolo, che è stato insignito di medaglia d'argento al valor militare proprio per la guerra di liberazione, con una specifica definizione per i sacrifici delle sue popolazioni, le quali, “sottoposte a fiera rappresaglia nemica, non si piegarono sotto il tallone tedesco”, a conferma appunto di quella gloriosa e tragica storia di cui è stato protagonista e che ancora oggi ispira i reggiani e noi che, oggi, qui vogliamo rappresentare. Dicevo che non c'è quindi, solo ed esclusivamente, una questione meramente economica: c'è una questione di ricordo, c'è una questione, ovviamente, di giustizia e c'è una questione che ritengo essere estremamente importante.
La sua risposta la accogliamo in parte anche in modo positivo, nel senso che sappiamo anche che, dopo questa interpellanza, c'è stata un'iniziativa, da parte del Ministero, di contatto dell'avvocato di riferimento delle famiglie, un'iniziativa appunto che cercherà - ne siamo convinti -, attraverso quello che lei ci ha risposto e la nuova modulistica, di arrivare, essendo stata la domanda presentata precedentemente all'uscita del decreto, a riprodurre lo stesso materiale, essendoci tutte le caratteristiche - come ricordava giustamente, anche qui, la collega -, perché noi siamo di fronte a una sentenza definitiva. Il Fondo istituito dal Governo Draghi parla chiaramente di sentenza definitiva e qui ci sono tutte le caratteristiche per andare a riconoscere i 680.000 euro di risarcimento alle famiglie.
Però, Sottosegretaria, la cosa che ci lascia, dal nostro punto di vista, un po' sorpresi - e lo dobbiamo dire - è che, se non ci fosse stata l'interpellanza, quella domanda, quella richiesta del 27 giugno 2023 sarebbe rimasta inevasa, è questo il punto. Oggi il Governo si è mosso ed è venuto in Aula perché c'è stata un'interpellanza, perché abbiamo presentato un'iniziativa di sindacato ispettivo ma, se non ci fosse stata questa iniziativa, ci sarebbe stato molto probabilmente silenzio da parte del Governo e questo silenzio, personalmente, da rappresentante delle istituzioni, posso dire che fa male.
Torno, infatti, a ripetere che non c'è solo ed esclusivamente la dimensione economica del dolore per la perdita di un caro, ma c'è un elemento di fondamento, su cui si reggono i valori della nostra Repubblica e della nostra Costituzione. Questo elemento di silenzio lo ritrovo anche in una risposta che, per l'amor di Dio, è assolutamente corretta - perché non possiamo dire che la sua risposta non sia corretta, seguendo in modo puntuale la differenziazione di tempistica della domanda rispetto al decreto -, però mi sia consentito di dire che è una risposta un po' notarile, troppo tecnica: non c'è nemmeno una parola di cordoglio e di vicinanza rispetto a quell'evento, come se fosse un elemento distaccato, ma lì c'è qualcosa di profondamente e significativamente legato alla storia del nostro Paese, quindi ci saremmo anche aspettati qualche parola.
Non mi riferisco personalmente a lei, Sottosegretaria, però, se prendo gli atti che si sono succeduti, ho l'impressione che questo Governo oggi, rispetto a quel tipo di Fondo e rispetto a quel tipo di iniziativa che è stata introdotta dal Governo Draghi, stia cercando tutte le strade possibili per non addivenire al riconoscimento, da un punto di vista economico, di quei crimini. Consideriamo, per esempio, l'iniziativa messa in campo dall'Avvocatura dello Stato, rispetto a quello che sta accadendo anche in situazioni processuali simili a quelle che hanno riguardato Cervarolo, attualmente ancora in corso presso il tribunale di Firenze: prima mette in campo, durante il processo di primo grado, una richiesta di rigetto dell'istanza delle famiglie, appellandosi a pretesti che definirei assurdi, tanto che lo stesso tribunale, a un certo punto, arriva a dire che la posizione dell'Avvocatura si pone in palese contrasto con gli interessi del popolo italiano - questo lo scrive in una sentenza di primo grado - e oggi, sempre l'Avvocatura, fa appello contro la sentenza stessa di primo grado, facendo quindi scattare quell'elemento che riguarda la sentenza definitiva, che è la condizione fondamentale per poter accedere al Fondo. E l'Avvocatura non mi sembra che si muova indistintamente e indipendentemente dalla volontà o dal volere del Governo. Non dimentichiamoci che, non più tardi di qualche mese fa, non sono stati accolti gli emendamenti utili a far sì che potesse scattare una proroga di qualche mese rispetto al 31 dicembre 2023, proroga sempre concessa nelle precedenti occasioni in cui è stata richiesta, perché comunque si è cercato di andare incontro alle famiglie, essendo comunque molto difficoltose la raccolta degli atti e tutte le indagini storiche da fare per presentare la documentazione necessaria per fare questo tipo di iniziativa. Essendoci comunque un Fondo e uno stanziamento, non si è accolta la richiesta di posticipare e di prorogare la data del 31 dicembre 2023. Quindi, Sottosegretaria, c'è sicuramente - come lei ci fa presente -, da questo punto di vista, un errore tecnico, una mancanza.
Noi le assicuro che faremo in modo di seguire i familiari e l'avvocato perché, attraverso la documentazione che lei ha evidenziato, si possa addivenire a presentare tutto in modo corretto e quindi ci adopereremo a questo fine, però non le nascondo che una certa preoccupazione, per come alcuni atti, anche politici, hanno segnato questi mesi, fa sì che, da parte nostra, ovviamente ci sia un po' di insoddisfazione per l'iniziativa condotta fino a oggi rispetto a questo Fondo.
Tuttavia, come ho detto, noi siamo qui, vigileremo e faremo tutto il possibile affinché queste famiglie possano vedersi riconosciute, soprattutto perché vorremmo che non ci fosse più, come è successo fino a oggi, quel silenzio che ha necessitato, da parte nostra, di un'iniziativa di sindacato ispettivo per poter riportare alla luce quei fatti.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente D'Attis ed altri n. 2-00288 .
Chiedo all'onorevole D'Attis se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
MAURO D'ATTIS(FI-PPE). Grazie, Presidente, vorrei illustrarla. La ringrazio, Sottosegretario Savino, per la disponibilità a rispondere da parte del Governo. Dopo essere stata diverse volte rinviata, finalmente siamo arrivati in Aula con questa interpellanza.
Devo fare una premessa, perché il Presidente, come da Regolamento, ha detto “D'Attis ed altri” ma voglio dire chi sono gli altri. Chiaramente, non è una responsabilità del Presidente, ma lo voglio dire perché è significativo. Si tratta dei deputati D'Attis, Caroppo e De Palma, di Forza Italia, Congedo, Iaia e Maiorano, di Fratelli d'Italia, e Di Mattina, della Lega. È praticamente un'interpellanza dei rappresentanti della maggioranza di Governo, cosa che, per me, ha anche un significato politico in premessa.
La società ENAV garantisce, nell'ambito del mercato regolato a livello europeo, i servizi di navigazione aerea in Italia, tramite 45 aeroporti e 4 centri di controllo di area che sono dislocati sull'intero territorio nazionale, erogando i propri servizi in Italia sotto la vigilanza del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e del regolatore nazionale ENAC. È quotata alla Borsa di Milano dal 2016, caso unico nel contesto mondiale per i servizi di gestione del traffico aereo, con un flottante del 46,7 per cento circa. Il socio di maggioranza, con il 53,3 per cento del capitale, è il Ministero dell'Economia e delle finanze. Per statuto la sua missione è: “Garantire la sicurezza ai passeggeri che volano nei cieli italiani e contribuire alla crescita del trasporto aereo nazionale ed europeo con efficienza e innovazione”.
Con il piano industriale 2018-2022, l'ENAV ha preannunciato la propria volontà di riconvertire l'unico ACC del Sud Italia, cioè il centro di controllo di area, collocato a Brindisi, spostandone i servizi di ACS, cioè il controllo degli aeromobili in fase di crociera, a Roma. Tale piano, rallentato dall'emergenza COVID, è stato poi confermato dall'attuale dirigenza, nominata da questo Governo, e prevede il “consolidamento” dei servizi di rotta attraverso la riduzione degli ACC italiani da 4 a 2. Questa previsione, come ricordiamo nell'interpellanza, sarà progressivamente attuata nei primi mesi del 2024 - quindi, ci siamo quasi - per essere pienamente operativa a decorrere dal 13 giugno 2024, lo stesso giorno, tra l'altro, in cui l'Italia ospiterà il G7 a Brindisi, per coincidenza.
Su tale impostazione va osservato che l'accorpamento prevede il trasferimento dell'erogazione dei servizi per circa il 40 per cento dello spazio aereo di attuale competenza e ben più in termini di volato. Si tratta di una scelta organizzativa controcorrente rispetto alle decisioni adottate dai europei di Spagna, Francia e Germania, che mantengono un assetto organizzativo con una media di 5 ACC ciascuno, anziché 2 singoli ACC di enormi dimensioni, cui affidare la gestione del traffico aereo della totalità della penisola. Roma, pensate, dovrebbe controllare 730.000 chilometri quadrati di spazio aereo.
L'iniziativa del cosiddetto cielo unico europeo è stata avviata nel 1999 con l'obiettivo di migliorare le attività di gestione del traffico aereo, triplicare la capacità dello spazio aereo, dimezzare i costi, migliorare la sicurezza e ridurre del 10 per cento l'impatto del trasporto aereo sull'ambiente. Nessun documento europeo, però, impone la chiusura/accorpamento di ACC, rimanendo tale eventualità di competenza ovviamente di ogni singolo Stato.
La Conferenza europea dell'aviazione civile (ECAC) ed Eurocontrol hanno previsto per l'Italia un ritorno nel 2023 ai valori di traffico del 2019; vedremo poi i risultati di riassunto. Una piena ripresa del traffico passeggeri è, quindi, attesa nel 2024. Si parlava già per il 2023 di un più 1,4 per cento. Faccio notare che l'interpellanza è stata depositata il 5 dicembre 2023. Il traffico passeggeri entro il 2027 sarà del 9,2 per cento in più rispetto ai livelli pre-COVID.
L'iniziativa di accorpare i centri di controllo, signora Sottosegretario, appare un controsenso rispetto al crescente traffico aereo. Si tratta di una decisione che espone il Paese ad un dimezzamento delle capacità di del sistema di sorveglianza aerea nazionale in caso di avarie. L'elenco delle avarie degli ACC italiani è consistente, anche a causa della vetustà del sistema operativo CDS2000 Open. La riduzione degli ACC avrebbe effetti esponenziali. All'avaria totale dei sistemi nella giornata del 28 agosto 2023 a Londra, con il loro singolo ACC, si è contrapposto quanto accaduto in contemporanea a Roma, dove gli altri 3 ACC oggi presenti hanno evitato il blocco, sopperendo Roma nella gestione del traffico e dei ritardi. Altro che accorpare ACC.
La scelta fatta appare priva di logica sotto il profilo aziendale perché ENAV, negli ultimi anni, nonostante i problemi creati dalla pandemia, ha sempre realizzato consistenti profitti, non sempre reinvestiti per incrementare efficacia e affidabilità del sistema di controllo del traffico aereo. Tale scelta contrasta, altresì, con gli obblighi statutari di ENAV, in quanto il piano si concentra su obiettivi terzi, invece di concentrarsi sul , ad esempio colmando i vuoti di organico e dotando i controllori del traffico aereo italiani di un sistema operativo aggiornato e potenziato, come hanno già fatto tutti gli altri europei. Il centro controllo d'area (ACC) di Brindisi, con un organico di circa 170 dipendenti di alta professionalità, oltre al personale militare dell'Aeronautica militare - circa 70 unità - presente per i compiti di difesa aerea nonostante sia sotto organico, ha la più alta produttività fra i 4 ACC italiani, con percentuali di incremento di traffico gestito, nel 2019, pari a più del doppio rispetto agli altri centri, che sono a Padova, Milano e Roma. Inoltre, la sua presenza al Sud - altro elemento che il Governo deve considerare - ha consentito di accedere ai fondi dell'Unione europea destinati ai programmi di sviluppo regionali quali FESR e PON Infrastrutture. Cioè, ENAV ha usufruito di una quantità enorme, esponenziale, di fondi destinati alla coesione, motivo per cui quel centro è stato finanziato per stare al Sud, in questo caso a Brindisi.
Dal 2015 ENAV ha ricevuto da questi fondi a vincolo di destinazione territoriale circa - pensate - 34 milioni di euro, dei quali 25,5 provenienti dall'Unione europea e altri 8,5 dal Fondo di rotazione. Avverso il suo accorpamento con Roma si sono schierate le istituzioni regionali, la gran parte dei parlamentari pugliesi, soprattutto quelli di maggioranza, e le rappresentanze sindacali. Unanimemente questi soggetti hanno contestato i contenuti del piano che è apparso insufficiente a impedire la perdita di competenze professionali e la dequalificazione dell'ACC che verrebbe utilizzato per la gestione dei segnali remotizzati - il controllo remoto - delle torri minori del Mezzogiorno.
La sicurezza dello spazio aereo nazionale, servizio pubblico essenziale, appare essere in contrasto con la forma giuridica di società per azioni che ENAV ha assunto e che è già stata oggetto di numerose interrogazioni parlamentari. A un certo punto della vita del Paese, ENAV, da parte di Governi precedenti, viene sostanzialmente privatizzata, con una maggioranza del 53 per cento in capo al Ministero dell'Economia e delle finanze.
I sottoscritti deputati - me compreso - D'Attis, Caroppo, Congedo, De Palma, Di Mattina, Iaia e Maiorano, interpellano il Governo per sapere se i Ministri e, in particolare, il Ministro dell'Economia e delle finanze, quale azionista di maggioranza, non intendano assumere le iniziative di competenza al fine di intervenire sul piano industriale ENAV.
Ciò allo scopo di mantenere e anzi potenziare l'ACC di Brindisi in termini di ampliamento dell'attuale area di responsabilità, anche usufruendo delle opportunità di investimento che offre la recente creazione, ad opera di questo Governo, della ZES unica per il Sud e mantenendo il ruolo finora svolto dal centro per la sperimentazione e verifica operativa delle nuove tecnologie realizzate anche attraverso i fondi europei. Si chiede, inoltre, di garantire, per quanto riguarda il controllo del traffico aereo, il livello di ridondanza collaudato dalla compresenza di più ACC, in grado di gestire situazioni di contingenza e il previsto aumento del traffico aereo; in ultimo, in termini di analisi su quanto è stato deciso dai precedenti Governi, di rivedere l'assetto di ENAV, valutando l'opportunità di renderlo nuovamente un ente pubblico economico senza scopo di lucro.
PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato Sandra Savino ha facoltà di rispondere.
SANDRA SAVINO,. Grazie, Presidente. L'Ente nazionale per l'assistenza al volo gestisce il traffico aereo civile mediante torri di controllo presso 45 rapporti commerciali e 4 centri di controllo di Roma, Milano, Brindisi e Padova, erogando servizi di navigazione nello spazio aereo e negli aeroporti nazionali.
Il recente piano industriale, in linea con quanto previsto dalla Commissione europea per la realizzazione del , di cui ENAV rappresenta uno dei principali attori, prevede una nuova organizzazione in coerenza con gli obiettivi di uso flessibile dello spazio aereo, di incremento di capacità e di , per rendere ancora più sostenibili ed efficaci le traiettorie disponibili per le compagnie aeree in fase di pianificazione.
Ciò comporta necessari accorpamenti tra gli ACC, integrazioni tra i servizi di controllo di avvicinamento (APP) e i medesimi centri di controllo, con un ricorso alla digitalizzazione per la remotizzazione dei servizi di torre.
Lo spazio aereo italiano è, come poc'anzi precisato, attualmente suddiviso in 4 zone, gestite ciascuna dai centri di controllo di Roma, Milano, Brindisi e Padova. La maggior parte delle rotte che passano sull'Italia ha traiettorie Nord/Sud, e quindi la scelta di avere solo 2 centri di controllo, uno per la gestione del Sud e uno per quella del Nord, risponde solo ad una logica di efficienza operativa e di miglioramento dei servizi di ENAV.
Avere 2 centri di controllo, anziché 4, consente di ridurre i coordinamenti, di gestire prontamente gli aumenti repentini e improvvisi di traffico, che saranno sempre più frequenti, senza generare ritardi, minimizzando la percorrenza degli aerei con evidenti vantaggi per i passeggeri, per i costi delle compagnie e per l'ambiente. Si precisa che il dato che misura l'efficienza e la produttività di un ACC è costituito dalle cosiddette (ore per controllo/voli). Brindisi gestisce 86.900 ore per controllo/voli l'anno, cioè un quinto della mole di traffico di Roma ACC (416.000 ore per controllo/voli) e un terzo di Milano ACC (250.000 ore per controllo/voli).
Per quanto attiene al confronto con l'estero, la Germania gestisce 2,6 milioni di voli l'anno contro 1,86 dell'Italia, ed è passata da 6 a 4 ACC, con il più piccolo che cuba 188.000 ore per controllo/voli. La Francia ha esattamente il doppio del traffico aereo italiano e ha 5 ACC, ed il più piccolo gestisce mediamente 255.000 ore di controllo/voli.
La Spagna, invece, ha 4 ACC, ma gestisce il triplo dello spazio aereo italiano con volumi ben più alti di traffico ed uno degli ACC è completamente dedicato al controllo oceanico. Il trasferimento dei servizi di rotta dal centro di Brindisi a quello di Roma avverrà in modo progressivo in alcuni anni per ragioni tecniche e di addestramento del personale operativo. Il 13 giugno 2024 non sarà dismesso l'ACC di Brindisi, ma verrà spostata sul centro radar di Roma la responsabilità della fornitura del servizio di rotta per una parte dello spazio aereo attualmente di competenza di Brindisi ACC.
Il centro di controllo d'area di Brindisi sarà riqualificato in un per la gestione delle torri digitali di controllo da remoto, divenendo uno tra i primi in Europa ed il più grande del Mediterraneo per dimensioni e per tecnologia, dal quale si gestiranno i movimenti di 13 aeroporti del Centro-Sud Italia.
Il progetto di digitalizzazione e remotizzazione di un certo numero di torri di controllo permetterà di operare anche sui piccoli scali con orario H24 e a costi contenuti per le compagnie aeree, che avranno così maggiore flessibilità nella programmazione dei voli su tali aeroporti, a tutto beneficio dello sviluppo economico e turistico dei territori. In ogni caso, preciso che il personale, costituito da 95 controllori di volo e da 16 dipendenti di staff appartenenti anche a Techno Sky, manterrà invariato il proprio assetto retributivo attuale e che la mobilità potrà avvenire esclusivamente su base volontaria, nell'ambito del piano di riorganizzazione che prevede nuove assunzioni per il triennio 2022-2024 di circa 450 nuove figure, di cui 200 risorse operative.
In conclusione, è utile ricordare che ENAV è una società per azioni a prevalente partecipazione pubblica, la cui forma giuridica non contrasta con lo svolgimento di servizi di pubblica utilità e la cui efficienza è riconosciuta a livello internazionale. Unitamente alle sue controllate, partecipa, infatti, attivamente ad importanti programmi di respiro comunitario e globale, risultando costantemente impegnata nella ricerca e nello sviluppo. Evidenzio a tal proposito, tra gli altri, il progetto di cooperazione tecnica e operativa per supportare la sicurezza aerea in Africa, in particolare nell'area settentrionale e in quella subsahariana, regioni nelle quali il gruppo ENAV è già attivo per la fornitura di servizi e competenze per la gestione del traffico aereo.
Inoltre, secondo i di Eurocontrol, la società offre il migliore servizio in Europa in termini di efficienza e puntualità.
L'Italia, grazie ad ENAV, è stata il primo Paese in Europa a introdurre con 4 anni di anticipo la procedura che consente agli aeromobili rotte dirette, con conseguente risparmio di carburante, diventata obbligatoria per tutta l'Europa a partire dal 2022. Infine, rappresento che, per gli interventi di ammodernamento e di digitalizzazione delle infrastrutture e dei sistemi previsti nel piano di investimenti per il periodo 2023-2028, ENAV ha ottenuto, alla fine dello scorso anno, appositi finanziamenti della Banca europea per gli investimenti.
PRESIDENTE. Saluto le ragazze e i ragazzi dell'Istituto comprensivo “Lucio Fontana” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Grazie di essere qui.
L'onorevole D'Attis ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
MAURO D'ATTIS(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Signora Sottosegretaria, grazie per aver illustrato la situazione del rapporto nazionale e internazionale di ENAV, ma non sono assolutamente soddisfatto della risposta; glielo dico anche a nome degli altri colleghi, con i quali, nel frattempo, ci siamo anche scritti in diretta, le tecnologie ci consentono di fare questo.
Non posso immaginare che, grazie a questa nuova riorganizzazione, in un passaggio della risposta si immagini di dare sviluppo turistico ed economico al territorio pugliese, perché non dipende da ENAV. È vero che forse dipende da quello che il Signore ci ha regalato, ossia coste bellissime, un paesaggio bellissimo, e quindi i turisti vengono in Puglia non credo per ENAV, ma perché è bella la Puglia.
Per quanto riguarda la questione delle assunzioni in questa risposta viene detto che c'è un piano di assunzioni. Sono costretto a presentare un'altra interrogazione, la preannuncio, per capire dove vengono fatte. Mi risulta che sono tutte assunzioni previste per Roma, quindi il piano industriale serve per assumere a Roma e non più al Sud; e noi stiamo parlando del Sud, il punto è il Sud, le politiche di coesione, gli investimenti al Sud.
L' che dovrebbe controllare le torri remote è una cosa che si scrive, è scritta qui, ma con riferimento alla loro realizzazione dobbiamo poi vedere che succede. Intanto è una previsione di una gestione meno, lo dico fra virgolette, “qualificata” rispetto a quella attuale.
Infatti, dicendola in termini non tecnici, una cosa è il personale adibito all'ACC direttamente, quindi al controllo degli aerei, anche quelli in crociera, e una cosa è chi, invece, tra l'altro in misura ridotta, deve controllare le torri di controllo, deve gestire le torri di controllo da remoto, in termini sia tecnologici, sia di personale applicato e di qualifica del personale.
Stiamo parlando di due mondi diversi. Quindi, sostanzialmente, cosa succederà? Che l'ACC di Brindisi e, probabilmente, anche l'ACC di Padova saranno dequalificati, via via, con questo piano e non sappiamo neanche, poi, se veramente si riuscirà a realizzare questa idea di controllare da remoto, da Brindisi, 13 aeroporti. Infatti, immagino, cara collega Sottosegretario, che nei posti in cui si dovrà licenziare la gente adibita alla torre di controllo degli aeroporti minori, non credo che staranno a guardare, e parliamo anche di altri aeroporti del Sud.
Invece, che determinare sviluppo, mi sembra che stiamo favorendo un'operazione finanziaria e, per una società governata dal Ministero dell'Economia e delle finanze per il 53,3 per cento, credo che questa valutazione vada fatta. Noi siamo qui, al Governo del Paese, e non possiamo neanche sottovalutare questo, considerato il fatto che questa società - come ho detto nell'illustrazione - si è avvalsa di una quantità di fondi pubblici ed europei enorme, destinata ad un particolare territorio, che è quello del Sud. Non le escludo - come abbiamo già detto in altre interrogazioni - che non trascureremo di attivare il punto di vista più attinente alla valutazione della Corte dei conti rispetto all'utilizzazione di fondi europei. Infatti, se tu utilizzi i fondi europei e, poi, l'investimento lo sposti da un'altra parte, mi devi dare le spiegazioni e, probabilmente, le devi dare a qualcun altro.
Pertanto, cara Sottosegretaria, non siamo assolutamente soddisfatti, siamo anche un po' dispiaciuti che il Governo continui su questa strada. Facciamo ancora in tempo a fare in modo che il Governo chiarisca bene questa posizione e chiami il di ENAV a una rivisitazione del piano industriale, così troppo facilmente e agevolmente pubblicizzato.
Sono stato invitato più volte dal di ENAV ad affrontare l'argomento, lo abbiamo affrontato, tra l'altro sono il parlamentare proprio del collegio di Brindisi, sono di Brindisi, ma, come ha visto, i colleghi pugliesi condividono la stessa preoccupazione e non ci siamo fermati. Immagino che non ci fermeremo e credo che il Governo di questo debba tenere conto.
Ho già preannunciato che presenteremo altre interrogazioni. So benissimo, collega Sottosegretaria Savino, che questa decisione non è nella responsabilità soltanto del MEF, è anche orizzontale all'interno del Governo, e che le decisioni che dovranno essere prese sono anche dell'attuale amministratore e del consiglio di amministrazione di ENAV. Però, francamente, le parole usate nella risposta - che, fondamentalmente, sono anche quelle contenute nel piano industriale -, per cui si immagina che ci sarà un e, addirittura, un'inversione positiva in termini di investimenti, rischiano di non rispettare anche l'onestà intellettuale degli interroganti che, invece, hanno fatto un'analisi su questo, ed evidentemente i numeri non sono gli stessi.
Quanto al confronto con gli altri Paesi, se è pur vero che in altri Paesi ci sono ACC che controllano un maggior numero di voli, è vero quello che abbiamo detto nell'interpellanza: che se non fosse stato per l'intervento di ACC, come quello di Brindisi ed altri funzionanti, a un certo punto, qualche mese fa, il controllo del volo aereo del Paese si sarebbe completamente bloccato, sarebbe andato in . Questa è cronaca, non è un racconto, non è un pettegolezzo, ma è cronaca, perché era andato in il sistema di gestione del controllo aereo di Roma Ciampino.
Quindi, davanti a questi dati, le nostre preoccupazioni restano. Rimane ferma la perplessità sulla decisione che fu presa all'epoca di rendere ENAV, che svolge un servizio pubblico importantissimo, cioè quello del controllo aereo, una società quasi privata, con l'ingresso in Borsa. È una decisione che non ha preso questo Governo. Rimaniamo anche su questo, sulla posizione di una valutazione che una classe politica è chiamata a fare a prescindere.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Avverto che nell'al resoconto stenografico della seduta odierna sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per l'esame delle mozioni concernenti iniziative per il rilancio del settore dell' e per la tutela dei relativi livelli occupazionali, nell'ottica della transizione ecologica .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 986 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 gennaio 2024, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di amministrazione straordinaria delle imprese di carattere strategico (Approvato dal Senato).
(C. 1759)
: MAERNA.
2.












