PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
BENEDETTO DELLA VEDOVA, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 99, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta odierna .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2281-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 febbraio 2025, n. 19, recante misure urgenti in favore delle famiglie e delle imprese di agevolazione tariffaria per la fornitura di energia elettrica e gas naturale nonché per la trasparenza delle offerte al dettaglio e il rafforzamento delle sanzioni delle Autorità di vigilanza.
Ricordo che nella seduta del 15 aprile si è concluso l'esame degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, siamo di fronte a un decreto, intervenuto in emergenza, che si è dimostrato tardivo e insufficiente. Tardivo perché l'emergenza è in corso da ottobre e l'intervento ha richiesto, semplicemente, nel senso che poteva essere fatto velocemente, di spostare una posta di bilancio a un'altra posta di bilancio. Insufficiente perché non è minimamente accompagnato da misure strutturali per una crisi che, invece, è strutturale, grave e che minaccia permanentemente il potere d'acquisto delle nostre famiglie e la competitività delle nostre imprese.
Il caro bollette - non lo ricordiamo, per l'ennesima volta, con confronti imbarazzanti con altri Stati europei - è solo l'ultima tassa occulta, nemmeno più di tanto occulta, visto che siamo di fronte a un provvedimento che cerca di nasconderla, senza riuscirci, che però questo Governo sta imponendo alle famiglie e alle imprese. È una tassa occulta di questo Governo perché siamo di fronte all'inerzia del Governo su un tema gigantesco, che, evidentemente, non si lascia blandire dai semplici slogan di questa maggioranza.
Lo abbiamo già detto, avete preso soldi pubblici per versarli su un vero e proprio incendio e lo avete fatto tardivamente, facendo in modo che questo incendio divampasse ulteriormente; però, fin qui, si può dire il dovuto, quanto necessario. Non avete, però, pensato minimamente a una soluzione per evitare che l'incendio continui a propagarsi.
Vi mostrate chiaramente impreparati di fronte al problema della sicurezza e dell'approvvigionamento energetico del nostro Paese, nonché dei costi che devono essere sostenuti, con rinvii, sottovalutazioni e complicazioni; e mi riferisco agli ultimi due anni e mezzo di lavoro che hanno addirittura visto, fin dal concepimento di questo decreto nel Consiglio dei ministri, proprio il susseguirsi di queste caratteristiche. Almeno questa volta avete messo dei soldi perché, se ci fossimo rimessi al vostro consueto atteggiamento di fronte ai problemi del Paese - di solito, cercate delle scappatoie mediatiche - c'è da pensare che ci avete messo tanto perché, non trovando le scappatoie mediatiche, avete provato la seconda che di solito cercate: mi invento un nuovo reato, aumento delle pene, trovo un capro espiatorio, magari un cattivone che turba il mercato, qualche regola europea. Niente, per quanto attiene il problema del caro energia il problema è tutto, tutto italiano, tutto, tutto nazionale.
È un problema che, peraltro, se aveste cercato di eludere, correvate pure il rischio che qualcuno vi ricordasse che proprio voi siete stati tra quelli che più di altri, di fronte al referendum sulle trivelle, avete voluto spegnere i rifornimenti di gas italiani e oggi ci troviamo, appunto, a dover cercare gas all'estero, che è uno dei motivi per cui, in una contingenza di mercato come questo, siamo costretti a pagarli a caro prezzo.
Siete passati dal no-Triv ad andare da cercando di supplicare qualche favore, speriamo con successo per il nostro Paese; però, sicuramente, non è stato fin qui un successo né uno spettacolo decoroso. Avete poi aggiunto, come di consueto - duole dirlo -, una sostanziale incapacità di ascolto nei lavori in Commissione (questa è proprio una caratteristica che non riuscite a scrollarvi di dosso) sia verso le parti audite, che hanno portato dei suggerimenti per andare oltre l'emergenza, che verso le proposte dei parlamentari, addirittura quando erano congiunte tra maggioranza e opposizione. Niente da fare, un silenzio respingente che chissà che cosa vuole nascondere. Non riuscite proprio a scrollarvi dalla politica dell'annuncio, dell'emergenza, come se non fosse chiaro da tempo, dal primo giorno del vostro Governo, che il tema dell'energia, del costo e della sicurezza energetica è centrale per qualsiasi politica di sostegno alle famiglie, di sviluppo e competitività dell'impresa.
L'incendio divampa, voi offrite un piccolo sollievo momentaneo alle famiglie italiane che lavorano - e ciò dovrebbe far riflettere sulla platea cui questo contributo è rivolto, una platea molto ampia di 8 milioni di famiglie, di famiglie lavoratrici - e pur essendo famiglie lavoratrici, magari con due redditi al proprio interno, non potete non riconoscere che vanno in crisi per l'aumento delle bollette; e questo va anche un pochino a smentire la narrazione che state cercando, anche molto bene devo dire, di portare avanti di un Paese che cresce, di un Paese che sta bene; purtroppo, i dati dicono il contrario e sembra che in questo caso ve ne siate accorti anche voi e che, in fondo, l'intervento per allargare la platea sia un'ammissione di questo problema che, del resto, è sotto gli occhi di tutti. Ancor più preoccupante se, nel contempo, nulla lascia intendere circa la vostra capacità, di questo Governo e di questa maggioranza, di mettere mano, in maniera strutturale, all'emergenza, recentemente aggravata dallo sconvolgimento dei mercati con l'introduzione dei dazi sovranisti - quindi qualche cosa che dovreste conoscere molto bene ma che, purtroppo, colpisce anche noi e i nostri concittadini - che suonano come un vero e proprio schiaffo al nostro sistema produttivo e che non tarderanno a ripercuotersi come effetto generalizzato non solo su quei settori e quei prodotti che i dazi li subiranno direttamente, ma anche in termini di perdita di competitività e di capacità di acquisto delle famiglie e delle imprese italiane. Non avete messo mano alle misure strutturali di cui si parla continuamente, il disaccoppiamento o il tema degli approvvigionamenti sicuri.
Sulla questione degli oneri accessori applicati alle società distributrici occorre fare chiarezza, mettere ordine, uscire da questa giungla che impedisce, poi, interventi più strutturali di quelli a cui siete costretti in emergenza.
Sulla questione del maggior gettito IVA, anche qui, fate il gioco delle tre carte: da una parte, riconoscete che lo Stato ci sta pure lucrando su questi aumenti, dall'altra, dopo aver preso dalle tasche dei cittadini, prevedete un'eventualità di restituzione. Con un po' più di coraggio l'IVA si potrebbe abbassare, si potrebbero fare interventi preventivi, ma il coraggio non è quello che possiamo trovare non solo in questo decreto ma nei vostri interventi in generale.
Tuttavia, il capolavoro voi lo fate per quanto riguarda gli oneri accessori che avete previsto in legge di bilancio, allorquando avete deciso il rinnovo per le società distributrici di energia elettrica. Voi stessi, in quella norma, dite che questi oneri - che non si capisce bene quindi a che titolo vengano versati, in che modo possano contribuire a rendere migliore o non migliore il piano industriale che presenteranno - verranno riversati in bolletta, lo dite voi per norma. Ecco, è davvero inconcepibile che, alla luce dell'aumento delle bollette, proprio nel DL Bollette, laddove praticamente tutte le forze di opposizione vi hanno mostrato con più emendamenti che non era opportuno nemmeno riscuoterli questi oneri, ma comunque che era necessario indicare per norma che non avrebbero pesato sulle bollette, ebbene, avete scelto di bocciare questa norma nel silenzio e soprattutto - è grave -, proprio ieri, nemmeno vi siete presi il coraggio di dare un parere favorevole a un ordine del giorno che chiedeva semplicemente: “non aumentate le bollette per vostra scelta, non mettete tasse occulte”.
Ancora una volta - lo avete già fatto in legge di bilancio sulle banche - voi usate i cittadini, i privati, per fare cassa, per fare banca, perché quello sarà un prestito, un prestito che però pagheranno gli italiani, lo pagheranno sulle bollette, e non potete quindi chiedere un voto favorevole sul DL Bollette proprio quando con una mano date ma, con l'altra, prendete con gli interessi, e che interessi !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Sì, grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signora Vice Ministra, noi abbiamo votato contro la fiducia a questo decreto perché ne contestiamo il metodo e il merito, ma non mi pare che ci sia grande soddisfazione neanche da parte della maggioranza, visti i tanti emendamenti presentati in Commissione, poi ritirati e trasformati in ordini del giorno, e vista anche l'assenza di qualche componente del MASE ieri durante la discussione. Ha dovuto assistere ai lavori il Sottosegretario alla Giustizia; è una cosa piuttosto curiosa per un provvedimento che sembrerebbe, invece, essere importante. Ma come si potrebbe mai accordarvi la fiducia quando portate avanti provvedimenti propagandistici che promettono, come in questo caso, una riduzione dei costi delle bollette ma si traducono in un'enorme presa in giro? Siamo davvero preoccupati, perché, nonostante la Presidente del Consiglio vada in giro a raccontare che l'Italia prospera, una persona su quattro nel nostro Paese è a rischio povertà.
Persino chi lavora, spesso, vive sotto la soglia di povertà, e sapete perché? Perché abbiamo gli stipendi più bassi d'Europa, che son cresciuti negli ultimi trent'anni solo dell'1 per cento contro una media europea del 32,5 per cento; perché in Italia non esiste il salario minimo legale e voi non avete alcuna intenzione di introdurlo e di superare l'insopportabile ossimoro del lavoro povero; perché, a differenza di altri Paesi europei, non c'è una presenza pubblica dello Stato nell'economia che faccia da regolatore, da tramite, anche dal punto di vista degli stipendi; perché in Italia non esiste alcun meccanismo di redistribuzione della ricchezza legato soprattutto al sistema fiscale e in questo momento siamo il Paese europeo con il sistema meno redistributivo in assoluto.
Il risultato di tutto questo - lo ripeto, perché mi sembra davvero molto significativo - è che una persona su quattro in Italia è a rischio di povertà. Sono tantissime le persone in condizioni di povertà energetica, in particolare, che rinunciano persino a riscaldarsi per la paura di non riuscire a pagare le bollette.
Sarebbe questa l'Italia che prospera, di cui parla la Presidente Meloni, ci chiediamo? La verità, purtroppo, è un'altra ed è certificata dai dati dell'Istat, ma anche dal Governo, proprio attraverso questo provvedimento.
Diversamente non sarebbe necessario umiliare le persone con mancette e regalie, utili forse nell'immediato, ma inutili ad affrontare l'emergenza economica ed energetica del nostro Paese. L'Italia è il Paese in Europa con la maggiore dipendenza dalle importazioni fossili, tra i più alti costi dell'energia, il maggior numero di vittime da inquinamento dell'aria e il più colpito dagli eventi climatici. E il Governo che fa? Anziché lavorare per potenziare il e rafforzare le fonti rinnovabili vuole trasformare l'Italia in un del gas, diventata vera e propria merce di scambio, di trattativa, prima con la Russia di Putin e ora con l'America di Trump Cosa andrà a fare la Presidente Meloni a Washington per arginare il problema dei dazi? Andrà a promettere l'acquisto di armi e gas dagli Stati Uniti, rendendo il nostro Paese schiavo delle politiche scellerate del nuovo corso americano.
Dovreste anche piantarla con la bufala del nucleare, sappiamo tutti che non servirà affatto a ridurre i costi energetici, ma che anzi li farà ulteriormente aumentare, ammesso e non concesso che negli anni del vostro mandato riuscirete a vedere anche solo l'installazione di uno , cosa che ritengo piuttosto improbabile. I dati dell'OCSE ci dicono che dal 2008 il reddito delle famiglie ha perso, in termini di potere d'acquisto, l'8,7 per cento e che sotto questo aspetto l'Italia ha la peggiore tra i Paesi del G20. Gli stipendi calano e il costo della vita aumenta, anche a causa dell'aumento dei costi dell'energia. Voi cosa fate per abbattere questi costi insostenibili? Non mettete certo in campo politiche che consentano l'abbattimento dei costi energetici, non prevedete di utilizzare gli extraprofitti, ma continuate a rapinare gli italiani utilizzando i proventi delle loro tasse per dare un contributo straordinario, di 200 euro sulle forniture di energia elettrica per i clienti domestici con un ISEE fino a 25.000 euro. Ma di chi stiamo parlando esattamente? Parliamo di circa 8 milioni di nuclei familiari, oltre un terzo delle famiglie italiane, considerando che i nuclei familiari dovrebbero essere circa 26.200.000, composti approssimativamente da due lavoratori di livello medio-basso: un lavoratore a tempo pieno e indeterminato, più un , che ha dei figli, un mutuo, un affitto. Cosa dice, quindi, questo decreto? Dice che in un Paese che prospera neanche chi ha un lavoro riesce a pagare le bollette Infatti, con questa misura state certificando che un terzo delle famiglie italiane, pur lavorando, pur avendo un ISEE fino a 25.000 euro, ha bisogno di un sussidio per poterle pagare. Peraltro, questo magnifico , , da 200 euro, rischia di non coprire neanche l'incremento dei prezzi subito dalle famiglie nel periodo che va tra ottobre 2024 e gennaio 2025, durante il quale è stato stimato un aumento medio della bolletta stagionale del 5,9 per cento rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti. Ma non è mica finita qui? La maggior parte delle previsioni hanno una copertura molto discutibile, persino fittizia, direi. L'articolo 2, ad esempio, che riguarda i clienti vulnerabili, prevede l'utilizzo fino al 50 per cento delle risorse previste dal Piano sociale per il clima, impegnando preventivamente risorse di un Piano che sarà definito solo per fine giugno, ma che pone anche un limite a misure di questo tipo al 37,5 per cento delle risorse del Piano stesso, vincolandole, peraltro, a contrastare gli impatti sociali provocati dalla decarbonizzazione dei sistemi di produzione e consumo di energia. Come fate a stabilire un tetto che va oltre le norme dello stesso Piano prevedendo un uso distorto per queste risorse, che non possono essere utilizzate per coprire i prezzi dell'energia prodotta dal fossile? Non ci avete ancora voluto rispondere, ma l'inganno è evidente.
L'articolo 3 ha un sapore profondamente discriminatorio perché preclude l'accesso al Fondo per la transizione energetica nel settore industriale - le cui produzioni sono in calo costante da 25 mesi - alle imprese con potenza installata inferiore a 16,5 kilowatt che, secondo l'analisi dell'Osservatorio Energia di Confcommercio, rappresentano i due terzi del totale, determinando un'ingiustificata disparità di trattamento e non tutelando la maggior parte delle imprese del terziario di mercato estremamente vulnerabili agli energetici dei prezzi. Voglio ricordare, infatti, che nel 2024 il costo totale delle bollette elettriche di tali imprese è ammontato a circa 5 miliardi di euro, di cui 1,3 solo per la voce degli oneri di sistema. Io non so che calcoli abbiate fatto, che strategia avevate in mente quando avete deciso di prendere ancora una volta in giro gli italiani mettendo su questo “decreto farsa”, ma sta di fatto che avete scelto di sacrificare gran parte del settore economico e produttivo del nostro Paese in un momento di crisi e in un momento in cui i costi dell'energia, anche a causa delle vostre politiche scellerate e “climafreghiste”, continuano a crescere.
Per le imprese del terziario di mercato la proiezione sul costo totale delle bollette di energia elettrica e gas per il 2025 prevede una spesa di circa 12,5 miliardi di euro, quasi 2 miliardi in più rispetto ai 10,7 del 2024 e quasi 4 in più rispetto agli 8,6 del 2019. Anche se avete accolto alcune misure per rafforzare e promuovere le comunità energetiche, per valorizzare gli investimenti in impianti di generazione di energia rinnovabile, sappiamo che le vostre scelte vanno in tutt'altra direzione. Manca completamente una prospettiva di lungo respiro; manca una politica energetica seria che possa stabilizzare, se non abbattere, i prezzi e garantire la sicurezza energetica; manca una politica seria sulle rinnovabili.
In Italia la produzione elettrica avviene per più del 40 per cento ancora da centrali termoelettriche a gas e il meccanismo di formazione dei prezzi di Borsa è influenzato dai prezzi di generazioni più alti, il cosiddetto prezzo marginale, tanto che i recenti rialzi del prezzo del gas hanno coinciso con altrettanti elevati rialzi del prezzo dell'energia elettrica. Cosa pensate di fare? Stiamo continuando così, facendoci del male
Il punto più basso l'avete toccato con l'articolo 4. Quest'articolo, infatti, è una vera e propria presa in giro, poiché prevede che l'eventuale maggior gettito IVA, derivante dall'aumento del prezzo del gas, sia destinato a misure di sostegno per le famiglie e le microimprese vulnerabili per contenere il maggior onere da queste sostenuto per la fornitura di gas naturale ed energia elettrica derivante dall'aumento del prezzo internazionale del gas naturale sul costo finale di tali prodotti.
Non solo le somme derivanti dall'IVA non possono essere utilizzate per nuove spese, ma solo per migliorare i saldi della finanza pubblica - dunque, state promettendo un aiuto senza che ci sia copertura finanziaria, e questo suona davvero come un'intollerabile presa in giro per chi, anche secondo voi, ha bisogno di sostegno -, ma in più prevedete che il contributo sia erogabile solo nel caso in cui il prezzo medio del gas superi del 20 per cento il valore di riferimento del prezzo del gas naturale indicato nell'ultimo Documento di programmazione inviato alle Camere. Visto che, nonostante i costi folli, oggi abbiamo aumenti che non sono arrivati ancora al 20 per cento, ci chiediamo se dobbiamo preoccuparci rispetto a nuovi e continui aumenti o se abbiate architettato questo imbroglio privo di copertura finanziaria perché, di fatto, queste condizioni non si verificheranno mai.
Insomma, non avete pianificato alcuna strategia di lungo periodo per stabilizzare e abbassare i costi dell'energia, avete previsto dei che non servono neanche a colmare gli aumenti dei costi delle bollette subiti dai nostri cittadini e dalle imprese, non avete individuato coperture finanziarie adeguate e neanche vi preoccupate di accompagnare i cittadini, specie i più vulnerabili, nella selva dei contratti. Le misure introdotte per aumentare la trasparenza e la confrontabilità delle offerte, infatti, non consentono un'agevole leggibilità delle offerte e dei contratti. Insomma, ancora una volta utilizzate la decretazione d'urgenza per introdurre misure del tutto insufficienti e inadeguate per superare gli enormi costi dell'energia e il grave problema della povertà che attanaglia il nostro Paese. Per tutte queste ragioni il gruppo dell'Alleanza Verdi e Sinistra voterà convintamente contro questo provvedimento
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Dieci minuti per spiegare il nostro voto contrario a questo decreto d'urgenza. Non è semplicissimo spiegare un voto contro a degli aiuti, a dei soldi che sono previsti per le famiglie e le imprese italiane. Ma il punto è che questo decreto Bollette non interviene in nulla, né nel metodo né nel merito sulla risoluzione del problema.
Noi stiamo semplicemente traducendo, traslando, alcuni aiuti che ci sono stati nel passato al futuro, senza affrontare il tema. Io credo che un decreto Bollette che avrà il nostro voto a favore sarà un decreto Bollette che immagina - fra 2, 5, 10 anni - che non serva più un decreto Bollette. Oggi, di tutto questo, non c'è nulla né dal punto di vista del merito né dal punto di vista del metodo. Parto dal primo, che è quello più noioso, cioè quello normativo. Noi stiamo giocando con una coperta che è sempre la stessa, cioè stiamo traslando alcuni fondi che già c'erano, allargando la platea. È evidente che, se i fondi sono gli stessi, ma la platea si amplia, grazie a tantissimi emendamenti che in Commissione hanno aiutato le piscine, gli istituti sanitari, non possiamo raccontare ai cittadini che gli arriverà un aiuto maggiore rispetto a quello che oggi hanno.
La seconda, ed è un punto critico, è quell'articolo 4, contestato moltissimo in Commissione bilancio, che usa delle risorse incerte, che dovrebbero essere vincolate peraltro ad altro, per questi aiuti. Dobbiamo raccontarlo ai cittadini. Stiamo semplicemente dicendo che, siccome aumentano i costi energetici e quello che pagate di tasse nella bolletta, un pezzo di questo vi viene restituito. Questi non sono aiuti, questo non è un intervento strutturale e una misura che va nei confronti delle famiglie e delle imprese italiane. È una partita di giro, come si dice tecnicamente, per cui pagate alcune risorse maggioritarie che in qualche modo vi vengono restituite.
Ma il tema non è questo. Il tema è che non c'è nulla per far sì che a giugno, a settembre, a dicembre, nel 2026, 2027, 2028, noi non dovremo essere qui a parlare di una decretazione di urgenza sulle bollette. Noi alcuni di questi decreti li abbiamo anche votati. Mi ricordo il primo giorno in quest'Aula, quando la Commissione speciale, cioè quella che trasportava i decreti di urgenza tra il vecchio Governo e il nuovo, si trovò per prima cosa ad affrontare la conversione di un decreto di aiuti sull'energia da parte del Governo Draghi.
Era una situazione emergenziale: prezzi del gas che non sono paragonabili a quelli attuali e una condizione delle bollette che era davvero emergenziale rispetto ad oggi. Noi lo votammo perché era una condizione per cui bisognava intervenire, ma allo stesso tempo ricordo che, accanto a quel provvedimento, che immaginava di aiutare imprese e famiglie, c'era una visione per trovare nuove fonti di approvvigionamento del gas, fonti alternative al gas e una visione di Paese diverso dal punto di vista del energetico.
Oggi di tutto questo non c'è nulla. In questo provvedimento, ma non solo in questo, nell'attività del Governo noi non capiamo come immaginiate di abbassare le bollette non solo attraverso dei a famiglie, che peraltro vedremo quanta copertura hanno, o un pezzettino alle aziende, ma sul permettere alle famiglie e alle aziende di pagare una bolletta più bassa nel futuro non c'è nulla sulla valutazione del prezzo. Certo che è complicato separare il prezzo dell'energia dal prezzo del gas, certo che è una battaglia europea.
Ma cosa avete fatto su questo? Avete accolto alcuni emendamenti che dicono di fare le contrattazioni di lungo periodo, quelle che permettono a chi produce energia di venderla a un prezzo deciso a priori con il gestore, che può fare degli accordi addirittura con le aziende, certo. Ma, se il prezzo è 190 e questi accordi vanno a 189, avremo guadagnato 1 euro, ma non abbiamo risolto il problema delle bollette di questo Paese se non mettiamo un prezzo equo, se non diciamo che oggi chi produce energia elettrica da fonti rinnovabili sta avendo degli introiti che sono molto maggiori rispetto a 3, 4, 5 anni fa e che ci sono degli extraprofitti che stanno ricevendo.
È ovvio che li stanno ricevendo perché hanno collegato il prezzo a un prezzo che non è il loro, hanno gli stessi costi di 5 anni fa e su questo non si interviene. Avete perso un'occasione. Noi sentiremo dopo gli interventi della maggioranza rivendicare che, grazie ai suoi emendamenti, ha risolto il problema dei vulnerabili, ma ha risolto un problema che avete creato voi. Ve lo siete creati, ve lo siete risolti e vi dite che siete bravi nell'averlo creato e nell'averlo risolto. È davvero allucinante questa cosa, perché rivendicate di avere risolto tutto ciò che avete creato voi.
C'è un altro tema rispetto a tutto ciò, che è quello di visione. Nel lungo periodo come creiamo un energetico in questo Paese che ci permetta di avere delle bollette più basse e un'energia con un tasso di sicurezza più alto? Non c'è nulla. Per prima cosa, avete uno strumento: Transizione 5.0. Sono 6,3 miliardi di euro appostati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza che le aziende vorrebbero spendere velocemente per la transizione energetica ed ecologica dei loro impianti produttivi, per l'autoconsumo e per essere autonomi rispetto a questi costi dell'energia.
Forse ne hanno richiesti mezzo miliardo dei 6,3 e ne abbiamo erogati 200.000 circa. È uno strumento che non sta funzionando e manca un anno. Che il Governo si attivi per trovare delle soluzioni e per permettere di spendere queste risorse. C'era uno strumento che funzionava, si chiamava Industria 4.0. Replicate le medesime regole, non è difficile; le medesime regole di uno strumento che funzionava le applichiamo a un nuovo strumento, che non è più semplicemente sul macchinario, sul cespite, ma che va a vedere la visione innovativa, ecologica e digitale, e che ci permetterebbe di avere aziende che si tolgono da questa cosa.
Il secondo punto è il nucleare. Dobbiamo darci una svegliata su questo, al di là di Salvini che ha già trovato siti di impianti non esistenti, perché sta promettendo a Milano impianti che ancora non esistono e su cui la ricerca deve fare ancora passi in avanti. Peraltro, eviterei che la politica si sostituisse ai tecnici nell'individuazione delle aree idonee a un impianto nucleare. Sul nucleare avete fatto un grande passo avanti: quello di riaprire un dibattito, quello di riportarlo all'interno del energetico. Ma avete solo rimandato la decisione al prossimo Governo, perché avete dato una legge delega che va nel lungo periodo, che non vedrà attivare nessuna centrale esistente e sicura in questo momento, nei prossimi anni.
Quindi, noi sappiamo già che partiamo in ritardo di altri 3 anni rispetto a 30 anni di ritardi, questo è un tema. C'è il tema anche della burocrazia, questo decreto è pieno di burocrazia anche sulle rinnovabili. Noi sappiamo che, guardando agli obiettivi del futuro, 2030 o 2050, l'unico energetico che ci permette di stare in piedi è un tra rinnovabili e nucleare. Sul nucleare abbiamo solo detto “apriamo il dibattito”, e lo faremo. Sulle rinnovabili questo decreto è pieno di contraddizioni. Noi vorremmo fare il degli impianti attuali, che magari hanno 15 anni, e in 15 anni è cambiata la tecnologia.
Ma gli diciamo: se fai il , però devi riattivare completamente la procedura da capo; se fai il , però non puoi aumentare la potenza a parità di quelli che sono gli impianti. Ma come si può pensare che avvenga questo in un Paese moderno?
L'ultimo tema è la trasparenza. Le bollette sono anche alte per una mancanza di concorrenza e per una mancanza di trasparenza. Su questo non c'è nessun intervento in questo provvedimento.
Non c'è e non avete accolto dei sacrosanti emendamenti, peraltro non del nostro gruppo, sul fatto che, quando uno riceve una chiamata commerciale, possa capire che è una chiamata commerciale. È un emendamento sacrosanto, su cui stiamo lavorando in Commissione con dei provvedimenti , e voi non siete riusciti ad accettare né gli emendamenti, né gli ordini del giorno. Credo di aver spiegato in 10 minuti tutte le ragioni per cui il voto di Azione sarà contrario a questo decreto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie. Presidente. Onorevoli colleghi, Vice Ministro Vannia Gava, parto annunciando immediatamente il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati a questo decreto-legge, che raggiunge degli obiettivi per noi molto importanti. Intanto il sostegno alle famiglie con basso reddito contro il caro bollette, poi il supporto alle imprese produttive. Sono esattamente i due pilastri della società. Da sempre noi sottolineiamo quanto le politiche del Governo e del centrodestra siano le politiche giuste perché aiutano quelli che sono i fondamenti della nostra società.
Aiutare famiglie e imprese vuol dire dare un segnale di fiducia e di aiuto su un tema che è quello del caro energia, sul quale fin da subito il Governo ha cercato di lavorare, considerate le criticità che intorno a questo contesto si generano, innanzitutto la dipendenza dall'estero. Noi, purtroppo, siamo esattamente esposti alle tensioni internazionali e alle criticità degli approvvigionamenti. Da quando il Governo Meloni ha iniziato questo importante percorso, non abbiamo voluto intervenire stanziando miliardi e abbassando le accise, ad esempio sul caro benzina, che per noi era una strada assolutamente sbagliata.
Ma abbiamo deciso di intervenire sui Paesi che forniscono, sui Paesi fornitori di energia, facendo nuovi accordi e nuove intese e alzando l'autorevolezza e la capacità di interlocuzione del nostro Paese con i Paesi fornitori.
Abbiamo piuttosto preferito destinare risorse al taglio del cuneo fiscale e all'abbassamento dell'Irpef per 12 miliardi. Parte di quei 20 miliardi li abbiamo indirizzati, esattamente, verso investimenti e verso strategie di sviluppo. E crediamo che questo provvedimento sia importante per incoraggiare imprese e famiglie, ma anche per avere una maggiore trasparenza del mercato elettrico, perché assegna più poteri di controllo all'Autorità nel processo di liberalizzazione in atto, che è un altro tema di tutela verso le realtà più fragili del nostro Paese.
Allo stesso tempo, quando parliamo di questione energetica, oltre alla dipendenza dall'estero, non possiamo non affrontare il tema della decarbonizzazione, ovvero la cosiddetta transizione ecologica. Già nel termine, siamo convinti che ci debba essere una gradualità. Sono sbagliate le posizioni ideologiche che certe volte ci arrivano anche dall'Europa, un'Europa in cui noi crediamo assolutamente. Siamo - Noi Moderati - del Partito Popolare Europeo. Però, crediamo che, quando le posizioni ideologiche arrivano improvvisamente a vietare addirittura la produzione di macchine termiche dal 2035… sono decisioni improvvise, dettate da posizioni ideologiche che cercano di colpire più la pancia di chi ideologicamente ha queste visioni, piuttosto che ragionare seriamente in un contesto - come quello europeo - che è fatto, in particolar modo in Italia, da aziende che producono, da aziende manifatturiere.
Da poco abbiamo raggiunto il primato di essere il quarto Paese esportatore al mondo, perché produciamo, perché abbiamo talenti, abbiamo capacità. E quindi le posizioni ideologiche che arrivano addirittura a pensare e a dire che l'uomo è dannoso per l'ambiente, che è quasi una figura da mettere da parte perché crea problemi alla qualità dell'ambiente, credo che siano delle posizioni estreme e folli: l'uomo è parte della natura, è parte dell'ambiente e garantisce la sua sopravvivenza se lavora in modo intelligente per la qualità dell'ambiente, se lavora in modo intelligente e produttivo, ma anche sostenibile.
Queste, ad esempio, sono le tante tematiche che nell'Intergruppo che ho creato sullo sviluppo sostenibile abbiamo affrontato, partendo esattamente dall'idea che non si possono avere le posizioni ideologiche del “no-TAV, no-TAP, no rigassificatori, no idrogeno, no nucleare”.
Con la politica dei “no”, con queste posizioni estreme, noi abbiamo trasformato il Paese in un Paese dipendente dai fossili, non abbiamo fatto nessun passo in avanti. Questo Governo, invece, ha iniziato a farsi carico di pensare a rendere il nostro Paese indipendente da un punto di vista energetico, facendolo certamente con la politica della responsabilità, quindi pensando a un energetico, che non può che essere fatto, e certamente al tema delle rinnovabili che sono un elemento importante: basti pensare al solare, all'agrivoltaico, ovviamente continuando con la tradizione della produzione di energia idroelettrica, al geotermico, all'eolico, che noi preferiamo sia piuttosto che sul territorio del nostro Paese.
Tuttavia, non è sufficiente il tema delle rinnovabili, che deve essere sviluppato e portato avanti con certezza e con regole chiare, con interlocutori forti e autorevoli, ma è anche necessario il energetico con il nucleare, e questo il Governo ha iniziato a farlo. Ha lavorato sulle rinnovabili, con un ottimo lavoro sul decreto-legge Ambiente, sul testo unico, ma come sa bene la Vice Ministra Gava, quest'ultimo è da migliorare, da adattare meglio rispetto alle esigenze del privato e ai diritti dei cittadini.
E ha iniziato a lavorare anche sul tema del nucleare, prevedendo la legge delega sul nucleare, che è stata varata a febbraio e che a breve vedrà il suo iter in Parlamento. Allora anche noi abbiamo fatto - come Noi Moderati - una proposta sul nucleare e i tempi sono stati rispettati. C'è stata rapidità nell'intervenire su questo argomento e adesso dobbiamo spingere ancora di più verso la concretezza, perché il nostro Paese possa essere realmente indipendente. E quando si è indipendenti e si decide la politica energetica, ci sono anche le condizioni perché si abbassino i prezzi. Questa è l'autonomia che un Paese può avere. D'altronde alcune situazioni, cari colleghi, le abbiamo ereditate - non le abbiamo determinate noi - e il lavoro che si è fatto in questi quasi tre anni di legislatura è sicuramente già molto e dovremmo concretizzarlo.
Presidente, voglio solo dare alcuni dati per superare le barriere ideologiche, ad esempio, su un tema come quello del nucleare di cui il nostro Paese è circondato. Tra l'altro, il nostro Paese è, da sempre, un Paese nucleare: basti pensare agli strumenti di diagnostica, nell'ambito della medicina, che produciamo proprio nel nostro Paese. Infatti, noi abbiamo una grande tradizione industriale, di ricerca e di sviluppo in Italia, da questo punto di vista.
Però, voglio dare dei dati su quello che succede in Europa e nel mondo. In Europa ci sono 121 centrali in funzione, nel mondo ce ne sono 400 di nuova ideazione, la Finlandia ha appena inaugurato una mega centrale nucleare. Noi vogliamo passare dalla dipendenza dal gas russo a una nostra indipendenza e, certamente, non vogliamo passare dalla dipendenza dal gas russo a quella dal nucleare cinese. Intanto, da quella fonte noi prenderemo energia: allora, è meglio averla noi e produrla in modo assolutamente autonomo.
Qualcuno potrà obiettare che ci vorrà troppo tempo per arrivare a questo punto, ma nel frattempo - tra 10-15 anni riusciremo ad avere le nostre centrali nucleari - possiamo operare con i piccoli reattori nucleari. Ci sono decine di aziende, di multinazionali, che stanno già immaginando di avere dei piccoli reattori nucleari per poter soddisfare le proprie esigenze.
D'altronde, credo che dobbiamo sapere quanto si incrementerà il consumo di energia. Oggi, parliamo di terawatt, una nuova unità di misura: in Italia consumiamo dai 310 ai 320 terawatt. Nel 2050 sono previsti 600 terawatt, il raddoppio. Ma è naturale che sia così perché se, oltre alla transizione ecologica, vogliamo la transizione digitale, l'intelligenza artificiale e gli strumenti che utilizziamo ogni giorno, è inevitabile che ci sia un incremento di energia e, quindi, che l'Italia e tutto il continente europeo diventino sempre più energivori.
E allora - e concludo - il metodo europeo non è quello giusto. Credo che gli europei - gli elettori europei - abbiano dato un segnale molto chiaro: siamo convintamente europeisti ma il metodo delle regole soffocanti e asfissianti, non funziona, rischia di far rifiutare un'istituzione come quella europea. E quello del merito, ovvero della troppa ideologia, non ci ha portato da nessuna parte.
Allora, io concludo Presidente, ovviamente confermando il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati a questo provvedimento, convinti che aiutare imprese e famiglie sia la strada giusta per dare un segnale di fiducia al Paese.
Sappiamo che è un decreto che tampona, che aiuta in questo momento, ma la strategia dello sviluppo energetico - che so stare molto a cuore alla Vice Ministra Gava - è la strada giusta che il Governo ha intrapreso e che Noi Moderati sosterrà. Infatti, avere un Paese indipendente rende l'Italia più forte, rende l'Europa più forte e rende i Paesi democratici in grado di confrontarsi su altri temi, su altre questioni, con gli altri interlocutori internazionali.
Grazie e fiducia assoluta al lavoro che il Governo sta portando avanti.
PRESIDENTE. Prima di andare oltre, saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore Piaget-Nobiliore-Diaz di Roma. Grazie di essere qua, benvenuti a Montecitorio .
Ha chiesto di parlare il deputato Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Gentili colleghi, rappresentante del Governo, di che stiamo parlando, in quest'Aula? Di una legge di conversione di un decretino: il decretino Bollette.
La Presidente Meloni vola negli Stati Uniti per negoziare con il Presidente Trump l'acquisto di carissimo gas naturale liquefatto. E perché questo è un problema? È un problema perché, se il costo delle bollette in Italia è stellare, questo dipende dal fatto che nel nostro energetico abbiamo troppo gas, che è la fonte, non più economica, ma più costosa del energetico.
Allora, per abbassare il costo delle bollette, cosa facciamo? Aumentiamo l'importazione di gas naturale liquefatto che è il gas naturale che costa di più E finché stiamo qui a discutere di un decreto che dovrebbe ridurre di quattro soldi le bollette degli italiani, andiamo a stipulare accordi per aumentare invece le importazioni del gas che aumenteranno le bollette .
Io penso che tutto questo sia folle; folle perché dal costo elevato dell'energia deriva anche la competitività del tessuto imprenditoriale del nostro Paese e, in Italia, dove siamo al venticinquesimo mese consecutivo di crollo della produzione industriale; un Governo responsabile qualche riflessione sul costo dell'energia e sugli errori strategici che sono stati fatti sul energetico dovrebbe farla, perché, se oggi siamo maggiormente dipendenti dal gas rispetto a ieri, è stato per quel progetto folle di creare in Italia un del gas quando avevamo bisogno di fonti energetiche economiche, che sono disponibili oltre a essere anche sostenibili dal punto di vista ambientale.
Quindi, paradossalmente, per evitare i danni al 20 per cento di aziende che esportano negli Stati Uniti, la Presidente Meloni rischia di fare danni per rincari energetici al 100 per cento delle aziende italiane; all'opposto, guardiamo, ad esempio, la Spagna. La Spagna si sta emancipando da gas e nucleare grazie alle rinnovabili. Perché? Perché costano di meno e in questo modo ha ridotto le bollette dei cittadini, ha ridotto le bollette delle imprese e ha registrato una crescita del prodotto interno lordo che è cinque volte superiore a quella dell'Italia Non dobbiamo inventare niente, guardiamo cosa stanno facendo loro!
Signor Presidente, la caratteristica che è emersa maggiormente dagli interventi della maggioranza durante la discussione e anche adesso, durante le dichiarazioni di voto, è l'ipocrisia: ipocrisia, come recitare una parte, fingere, dissimulare. Riferito alle forze politiche di maggioranza, significa accusare di avere comportamenti che sono in contrasto con quello che dichiarano pubblicamente. Ebbene, trovo che sia ipocrita incensarsi per aver cercato, peraltro con scarsissimi risultati, di tamponare le conseguenze nefaste della fine del mercato tutelato, quando è stata proprio la maggioranza ad aver voluto la fine del mercato tutelato ! Ma non era più semplice evitare di chiudere il mercato tutelato? Direte: la fine del mercato tutelato è stata una decisione imposta dal PNRR; ma maggioranza e Governo hanno dimostrato, quando hanno voluto, di saper chiedere e ottenere modifiche al PNRR; maggioranza e Governo hanno dimostrato, ad esempio, che le gare per i balneari si potevano tranquillamente rinviare, per motivi clientelari, ma si potevano rinviare Per quanto riguarda la proroga della fine del mercato tutelato invece, nonostante fosse più che giustificata da due conflitti armati e da una grave crisi energetica, ebbene, non è stato neppure fatto un tentativo con l'Unione europea per ottenerla.
Altra questione, che è opposta, è quella del dispacciamento. Mentre siamo qui a discutere di come ridurre le bollette degli italiani, arriva la richiesta di limitare l'accesso degli operatori al mercato del dispacciamento; questo è un mercato importante, che è necessario per bilanciare la rete e che incide in maniera significativa sulle bollette dei cittadini e delle imprese. Ebbene, che cosa proponete? Che cosa propone il Ministro? Propone di limitare l'accesso a pochissime grandi aziende, condannando quindi il mercato del dispacciamento a diventare un oligopolio e questo in violazione di tutte le norme sulla concorrenza, oltre che in violazione delle norme di buon senso, perché la conseguenza sarà un ulteriore aumento dei costi in bolletta per famiglie e imprese.
Insomma, da una parte, la fine del mercato tutelato, con la quale avete gettato milioni di famiglie in balia del mercato in un momento di grave crisi energetica e avete detto: vabbè, ma è necessario perché c'è più concorrenza; dall'altra, ve ne infischiate della concorrenza e chiudete la possibilità a moltissime aziende di accesso al mercato del dispacciamento.
Da queste due iniziative sorge un doppio danno per i cittadini che vedranno lievitare le bollette. Insomma, il Governo con una mano offre quattro spiccioli, che peraltro potrebbero anche non venire affatto erogati, perché sono condizionati al verificarsi di condizioni che potrebbero non accadere; e con l'altra, crea le premesse per certi aumenti in bolletta per cittadini e imprese
Qualcuno in maggioranza ha citato anche il REPowerEU, la Missione 7 del PNRR, per la riduzione dei costi dell'energia; ma lo sapete - dovreste saperlo - quanto è stato realizzato di questo Piano dal Governo? È stato realizzato l'1 per cento: questa è la cifra dell'impegno del Governo per ridurre le bollette ai cittadini italiani. Significa che oltre 11 miliardi rischiano ora di essere dirottati verso le armi di Crosetto e questo - lasciatemelo dire - è veramente inaccettabile.
E ancora: che cosa fa il decreto in esame per affrontare il problema dell'Italia, che è il primo Paese in Europa per la dipendenza da fonti fossili, che sono le prime responsabili dell'alto costo dell'energia? Nulla. Che cosa fa il decreto per affrontare il problema del rallentamento della transizione energetica, che è la soluzione al caro bollette? Nulla. Che cosa fa il decreto per aumentare le rinnovabili nel energetico, così da ridurre i costi dell'energia per famiglie e imprese? Nulla. Cosa fa il decreto per accelerare i contratti d'acquisto a lungo termine e le aste competitive che disaccoppiano i prezzi tra rinnovabili e gas, in particolar modo nella pubblica amministrazione? Nulla. Poiché l'elettrificazione dei consumi riduce i costi, che cosa fa il decreto per elettrificare i consumi, ossia per avere più veicoli elettrici, più pompe di calore, più bassa induzione? Nulla di nulla. E ancora: che cosa fa il decreto per agevolare l'abbandono dei combustibili fossili, che sono più costosi e inquinanti, come il carbone, l'olio combustibile e, in prospettiva, anche il gas? Nulla, anzi, questo Governo dà pure loro incentivi con il .
Infine, che cosa fa il decreto, per promuovere tutti i provvedimenti che spingono le bollette verso l'alto, come il decreto Aree idonee, che vieta le fonti energetiche più economiche nel 99 per cento del nostro territorio; o il decreto Agricoltura, che vieta la realizzazione di impianti anche su 4 milioni di ettari di terreno incolti e abbandonati o il testo unico sulle rinnovabili, che introduce ostacoli su ostacoli, limitando perfino la possibilità di ammodernare gli impianti esistenti? Che cosa fate? Nulla Eppure, questi tre provvedimenti, che avete fatto voi, dovrebbero essere abrogati, se vogliamo sostenere la transizione energetica nel nostro Paese.
L'unica risposta che arriva dal Governo e, fortunatamente, solo da una parte della maggioranza è che sarà il nucleare da fissione a portare una riduzione dei costi dell'energia. Peccato che sia falso! Ma scusate, a chi dovremmo credere? Al Ministro Salvini, che passerà alla storia per il suo record mondiale di treni in ritardo, diplomato - pare - in una scuola superiore, unica esperienza di lavoro conosciuta il ? Oppure dovremmo credere al Premio Nobel per la fisica Parisi, audito in Commissione attività produttive, che ha dichiarato esattamente il contrario di quanto afferma il Ministro , ovverosia che il nucleare - ben che vada - aumenterà anche di tre volte le bollette dei cittadini? Senza contare che il nucleare in Italia non si farà mai, perché questo Governo non è riuscito neppure a fare il deposito delle scorie nucleari, rimandandolo addirittura al 2039 per non scontentare le comunità locali. Figuriamoci se dovesse individuare centinaia di siti necessari per alloggiare altrettante piccole centrali nucleari, come previsto dal PNIEC.
Per tutti questi motivi - e concludo - non possiamo che esprimere un voto contrario su questo decreto che serve solo al Governo per poter dire: “abbiamo fatto qualcosa”; ma il problema è che bisogna fare qualcosa di utile e, soprattutto, di strutturale per ridurre le bollette dei cittadini. E in questo decreto non c'è nulla di tutto questo. La ragione di questa assenza è molto semplice: le soluzioni reali contro il caro bollette collidono con gli interessi dei fornitori di energia da fonte fossile, che sono protetti dal Governo E fintanto che ci sarà un Governo che tutela maggiormente gli interessi di questi ultimi piuttosto che quelli dei cittadini e delle imprese, nel nostro Paese, in Italia, sarà veramente difficile vedere calare le bollette energetiche. Per questo motivo voteremo contro questo decreto
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Tenerini. Ne ha facoltà.
CHIARA TENERINI(FI-PPE). Grazie, Presidente, Vice Ministro, colleghi. Le nuove norme introdotte dal Governo con il decreto-legge approvato in CdM il 28 febbraio potenziano e ampliano, per il 2025, i meccanismi di protezione delle famiglie a basso reddito, delle piccole e medie imprese, e delle imprese energivore, in relazione ai costi per i consumi energetici, attraverso lo stanziamento di risorse per circa 3 miliardi di euro, senza la creazione di nuovo deficit per il bilancio pubblico.
Un lavoro importante quello svolto dalla Commissione attività produttive. Al testo sono state apportate rilevanti modifiche ed introdotti ben 13 articoli aggiuntivi. Diverse le nostre proposte approvate, volte principalmente a favorire: l'autoproduzione, l'autoconsumo, gli accumuli di energia, la produzione da fonte rinnovabile, contratti a lungo termine tra produttori rinnovabili e imprese. Tutto funzionale a ridurre il costo delle bollette energetiche.
Abbiamo proposto, come Forza Italia, e approvato, la norma volta ad ampliare le possibilità di partecipazione alle comunità energetiche delle pubbliche amministrazioni, degli enti, in particolare i consorzi di bonifica, delle imprese e dei cittadini, e se n'è semplificata la costituzione. Tutto questo favorirà l'attuazione del PNRR che prevede l'entrata in esercizio, entro giugno 2026, di 2 gigawatt prodotti e consumati secondo questo modello energetico.
Sempre con riferimento alla produzione delle comunità energetiche, la Commissione ha aggiunto l'articolo, sottoscritto anche da Forza Italia, nel quale si precisa che possono far parte delle comunità energetiche gli impianti entrati in funzione entro un termine di 150 giorni prima del decreto attuativo di tali comunità, a condizione che sia provata la sua destinazione al servizio di tale configurazione energetica.
Rilevanti le norme contenute nell'articolo 3, che si occupa delle misure di riduzione del costo dell'energia per le imprese. Si dispone la destinazione, per l'anno 2025, di 600 milioni di euro per il finanziamento del Fondo per la transizione energetica nel settore industriale. I relativi oneri sono coperti mediante utilizzo di parte dei proventi derivanti dalle aste delle quote di emissione di CO2, in deroga agli ordinari criteri di ripartizione. Si prevede, inoltre, un'agevolazione per la fornitura di energia elettrica per i clienti non domestici in bassa tensione, con potenza disponibile superiore a 16,5 kilowatt, rappresentata dall'azzeramento per un semestre della parte della componente ASOS (la componente degli oneri generali di sistema a sostegno delle energie da fonti rinnovabili, applicata all'energia prelevata). Alla copertura dei costi, stimati in circa 800 milioni di euro, si provvede mediante l'uso dei rimborsi, riconosciuti dalla Commissione europea a fronte di spese anticipate dallo Stato, per misure di riduzione dei costi in materia energetica.
La Commissione ha inserito un articolo 3-, proposto da Forza Italia, che chiarisce che nell'ambito dei sistemi semplici di produzione e consumo (che sono quelli in cui una linea elettrica collega uno o più unità di produzione, gestite da uno o più produttori, con i clienti finali) sia eliminato il vincolo che tutti i produttori debbano essere dello stesso gruppo societario. Con tale previsione si permette ai clienti industriali di diversificare gli investitori da cui approvvigionarsi, stimolando la concorrenza e riducendo l'incidenza del costo dell'energia sulla produzione. Con una riformulazione, che incorpora anche due emendamenti proposti da Forza Italia, la Commissione ha aggiunto un articolo 3- che riformula l'elettrico, introdotto con l'articolo 16- del decreto-legge del 1° marzo 2022, n. 17, al fine di favorire la diffusione di contratti a lungo termine tra impianti di generazione a fonte rinnovabile e i consumatori finali industriali. Si prevede che il GSE stipuli i contratti per differenza a due vie tramite procedure concorsuali al ribasso dal lato dell'offerta, la cui disciplina è demandata al MASE secondo regole operative predisposte dal GSE. I contratti sono stipulati su base volontaria, con una durata di cinque anni, e la loro sottoscrizione non è compatibile con altri schemi di supporto.
Abbiamo sbloccato i sistemi di accumulo innovativi. L'articolo aggiuntivo, proposto da Forza Italia, estende le disposizioni sugli iter autorizzativi degli impianti di accumulo elettrochimici anche ai processi di installazione di impianti basati su un meccanismo innovativo, come quello termomeccanico. Tecnologie come quella termomeccanica permettono infatti di rafforzare l'indipendenza dalla Cina e di promuovere materiali presenti in Italia e in Europa, in un settore altamente strategico per il nostro Paese.
L'articolo 4 prevede che l'eventuale maggior gettito IVA, derivante dall'aumento del prezzo del gas, sia destinato a misure di sostegno per le famiglie e le microimprese vulnerabili, al fine di contenere il maggior onere da questo sostenuto per la fornitura di gas naturale ed energia elettrica derivante dall'aumento del prezzo internazionale del gas naturale sul costo finale di tali prodotti.
La Commissione ha precisato che la misura spetta alle microimprese vulnerabili aventi diritto al servizio a tutele graduali. Per utilizzare le possibili maggiori entrate IVA, derivanti dall'aumento del prezzo del gas, a favore di nuovi interventi sulle bollette energetiche di famiglie e imprese, sarà necessario il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari.
Abbiamo approvato in Commissione alcune modifiche urgenti al Testo unico rinnovabili. Con un emendamento proposto da Forza Italia, la Commissione ha inserito un articolo 4- che modifica il testo unico per le rinnovabili, con un riferimento all'eolico , agli impianti mini idroelettrici, agli impianti agrivoltaici e per il rifacimento degli impianti eolici.
Con l'articolo 5 si introducono disposizioni volte ad incrementare, attraverso l'intervento di ARERA, le misure occorrenti per aumentare la trasparenza e la confrontabilità delle offerte di energia elettrica e di gas ai clienti finali domestici sul mercato libero. In maniera da consentire un'agevole leggibilità delle offerte e dei contratti.
Con un emendamento sottoscritto anche da Forza Italia, la Commissione ha introdotto un articolo 5-, con il quale si riconosce la figura professionale del consulente alla vendita dei servizi energetici. Si sancisce un'importante evoluzione nella difesa dei diritti degli utenti, nella promozione di un mercato trasparente, equo e responsabile. Gli utenti, anche non domestici, avranno nel consulente, che è soggetto a certificazione di qualità, un alleato per orientarsi tra contratti, tariffe, normative e diritti.
Ho citato solo alcune delle misure contenute ed introdotte nel decreto, ma sono molte le norme che, solo per ragioni di tempo, non ho trattato. Purtroppo, sono anche diversi i temi urgenti su cui non si è raggiunto ancora un accordo trasversale e penso, per esempio, al tema delle concessioni. Ma abbiamo lavorato nella direzione giusta, l'unica percorribile nell'immediato. È fondamentale arginare le oscillazioni di prezzo che minano la competitività delle nostre industrie, sostenere imprese e cittadini, creare un sistema normativo chiaro, snello e capace di accompagnare la transizione e l'innovazione, senza ostacolarla. Tenendo però a mente che i risultati veri si ottengono con visione, con provvedimenti strutturali di politica energetica e industriale, che pure il Governo sta portando avanti.
Abbiamo sentito dire che in questo decreto non c'è niente. È una frase che, forse, fa affetto nei titoli, ma che non regge alla prova dei fatti. A meno che l'opposizione non consideri “niente” il sostegno ad oltre 4 milioni di famiglie vulnerabili sul fronte dell'energia elettrica, o non consideri “niente” l'estensione del sociale, il rafforzamento dei poteri di ARERA e la trasparenza obbligatoria nelle offerte delle compagnie di gas e luce.
Oggi, i 5 Stelle si stracciano le vesti sul caro bollette, ma non si ricordano che hanno fatto campagna elettorale da sempre contro ogni infrastruttura energetica, contro le trivelle, contro i termovalorizzatori, contro i gasdotti . Hanno sabotato l'indipendenza energetica italiana nel nome del “no” a tutto! Avete sabotato l'indipendenza di questo Paese nel nome del “no” a tutto. Poi, però, è arrivata la guerra in Ucraina e abbiamo pagato il conto. Ecco chi devono ringraziare, oggi, gli italiani . La vera transizione ecologica non si fa con le prediche da salotto, ma si fa mettendo in sicurezza il Paese sul fronte energetico. Oggi, per accompagnarlo verso il cambiamento del domani. Dobbiamo sbloccare però ancora interventi e investimenti strategici e abbattere quegli ostacoli burocratici che, finora, hanno frenato lo sviluppo. E con questo provvedimento Forza Italia conferma il proprio impegno, insieme al Governo, per un'Italia più competitiva, per il sostegno ai cittadini e alle imprese, per una transizione sostenibile e sicura, promuovendo quelle scelte che possono contribuire in modo concreto all'indipendenza energetica e alla decarbonizzazione. Per questo, ringraziando ancora una volta, come Forza Italia, il lavoro fatto dal Ministro Pichetto Fratin, dal Vice Ministro, dal Governo, dichiaro il voto a favore di Forza Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gusmeroli. Ne ha facoltà.
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, Vice Ministro Gava, noi come Lega sgombriamo il campo. Faremo una dichiarazione di voto assolutamente positiva perché crediamo che questo provvedimento sia un buon decreto. Oggi, ho sentito - ma anche ieri nella discussione - discussioni sull'energia, su temi a medio-lungo termine.
Qui si parla non di un decreto Energia, si parla di un decreto Bollette, questo è l'oggetto del decreto. Per cui è assolutamente incomprensibile il voto contrario nel momento in cui, con un grande lavoro del Governo e un grande lavoro parlamentare, riusciamo a dare 3 miliardi, di cui 1,6 miliardi alle famiglie e 1,4 miliardi alle imprese . È assolutamente incomprensibile perché molti parlano di assoluta ininfluenza del Parlamento e qui c'è la dimostrazione della centralità del Parlamento.
Perché? Perché in un decreto da 7 articoli ci sono 13 articoli aggiuntivi approvati in Commissione, quindi un grandissimo lavoro della Commissione, proprio per evidenziare il lavoro del Parlamento. Ebbene, entriamo nel merito. Famiglie: ovviamente si interviene per un breve periodo, ma è la prima volta in assoluto che vengono date delle somme sino a 25.000 euro di ISEE per il caro bollette. Questo è un cambiamento fortissimo nell'aiuto alle famiglie, è la prima volta che si interviene su un tema che nel caro energia, nella transizione energetica, nella transizione ecologica viene spesso trascurato, cioè il risparmio di energia.
Nella manovra di bilancio è entrato, grazie all'intervento della Lega, un progetto di legge che cerca di aiutare le famiglie a risparmiare energia. È stato chiamato incentivo per il ricambio degli elettrodomestici, che ha una grande visione, perché è proprio sul risparmio dell'energia che si gioca anche il tema ecologico, perché ogni volta che noi risparmiamo energia, se il 70 per cento circa di quell'energia è fossile, noi inquiniamo meno. Quindi quell'emendamento approvato in Commissione per rendere operativo il elettrodomestici permette a tante famiglie di cambiare gli elettrodomestici di casa, spesso molto vecchi, che consumano molto di più, fino al 30 per cento in più, e consumare di più vuol dire inquinare di più.
Questo è un emendamento approvato dalla Commissione. Un secondo passaggio è tutta la promozione che è stata fatta nell'ambito delle comunità energetiche in questo decreto Bollette, che è un altro modo per aiutare le famiglie con gli incentivi sia per chi installa pannelli solari, sia per chi consuma e partecipa alle comunità energetiche. Un tema che riguarda comuni, che riguarda piccole e medie imprese, che riguarda tantissime famiglie. Terzo momento importante di questo decreto Bollette è la tutela dei vulnerabili. La politica deve avere il massimo dell'attenzione proprio sulle persone vulnerabili.
Prima è stato detto che è cessata la maggior tutela e la colpa è stata scaricata sul Governo. Allora, intanto era un obbligo dell'Unione europea, primo aspetto. Secondo aspetto, proprio grazie al grande lavoro di Commissione e al grande lavoro della Lega al Governo, ricordo che nel decreto Concorrenza è passato un emendamento che permette, sino al 30 giugno del 2025, di far transitare 11,5 milioni di vulnerabili, che ricordo essere tutte le persone sopra i 75 anni, persone diversamente abili e fragili economici, dal mercato libero o dal mercato tutelato al servizio a tutele graduali.
Però non ho visto nessun intervento da parte delle opposizioni a informare i cittadini che entro il 30 di giugno c'è questa possibilità. Nella mozione approvata 3 settimane fa non c'è nessun riferimento a questa possibilità, che da subito permette di risparmiare mediamente, se si è nel mercato libero e si finisce nel servizio a tutele graduali, quasi il 30 per cento della bolletta, proprio quello che vogliamo fare noi oggi con il decreto Bollette.
Nel decreto Bollette è stato approvato un emendamento della Lega per mettere al riparo i vulnerabili che transitano nel servizio a tutele graduali anche da marzo 2027, quindi è proprio il lavoro della politica tutelare le fasce deboli della popolazione e averne cura . Ma attenzione, le contraddizioni della politica: quell'emendamento che dà la possibilità sino al 30 giugno di confluire nel servizio a tutele graduali ha visto il voto contrario, negativo da parte delle opposizioni; ma poi, nel decreto Bollette, sono state presentate dalle opposizioni richieste di proroga di quel termine.
Questa è la contraddizione della politica, questo è il motivo per cui la gente poi non si avvicina alla politica, perché non la capisce. Allora quell'emendamento del decreto Concorrenza doveva vederci tutti uniti, come tutti uniti ci deve vedere a informare i cittadini, gli 11,5 milioni che possono risparmiare da subito fino al 30 giugno sulla bolletta. Invece ci sono comuni che lo stanno facendo, stanno aiutando i cittadini, perché in Commissione noi abbiamo fatto un'indagine conoscitiva sull'intelligenza artificiale e da lì è emerso che solo il 46 per cento degli italiani che hanno tra 16 e 74 anni hanno una minima dimestichezza con il computer.
Allora ve le vedete persone 75, diversamente abili, che si spostano dal mercato libero al servizio a tutele graduali per cercare di risparmiare il 30 per cento, non aiutate da nessuno? Ma voi dell'opposizione non solo non le aiutate, ma nemmeno le informate . Allora, invece di pensare ai massimi sistemi, aiutiamo le persone vulnerabili, e noi lo abbiamo fatto sia nel decreto Concorrenza che in questo decreto. Abbiamo ottenuto un ordine del giorno molto importante sul aggressivo, e il lavoro che si sta facendo, sia in Commissione attività produttive che in Commissione trasporti, sul , sul progetto di legge del , potrà vedere questo ordine del giorno essere assolutamente utile.
Quindi nel decreto Bollette abbiamo tantissime cose che vanno a favore, tantissimi interventi che vanno a favore del cittadino. Dobbiamo, però, ricordarcelo quando approviamo dei cambiamenti legislativi, ma poi non facciamo nulla per informare il cittadino, e invece quello è un dovere della politica: non parlarci solo qua dentro, ma parlare alla gente e confrontarsi con la gente. È quello che fa la Lega ed è il motivo per cui oggi approviamo con stra-convinzione questo decreto Bollette .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Peluffo. Ne ha facoltà.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Rappresentante del Governo, colleghi deputati, il decreto-legge che abbiamo in conversione in Aula è del 28 febbraio, vuol dire che è in scadenza, vuol dire che arriva all'altro ramo del Parlamento praticamente blindato, in ritardo, come tanti altri provvedimenti.
Questa è una prassi che continua a essere fatta dal Governo e che è sbagliata. Ma il ritardo più grave, Presidente, di questo decreto è nei confronti delle famiglie e delle imprese che, da mesi, si trovano con bollette salate, che durante l'inverno sono letteralmente schizzate alle stelle.
Questo decreto è stato fatto troppo tardi ed è troppo poco rispetto al problema dei costi dell'energia.
Troppo tardi: perché interviene pressoché alla fine dell'inverno, quando i picchi di consumo in larga parte sono passati. Per tante famiglie il costo delle bollette incide profondamente sulla capacità di spesa; per troppe famiglie, ormai c'è l'impossibilità a far fronte al peso delle bollette. Per le imprese ci sono aggravi, quantificati fino a 10 miliardi di euro in corso d'anno, per il caro energia con il rischio per intere filiere di andare fuori mercato.
È tardi anche rispetto all'evidenza del problema in queste stesse Aule parlamentari: lo aveva chiesto l'opposizione; c'è stata l'informativa del Ministro Pichetto Fratin, lo scorso 23 gennaio, in cui aveva consegnato in quest'Aula la dimensione del problema (è agli atti, non richiamo quei numeri). Ricordiamoci, però, che il costo dell'energia italiano è il più alto in tutta Europa. Quando si parla della differenziale di competitività sul costo dell'energia tra Europa e Cina, tra Europa e Stati Uniti, ricordiamoci sempre che siamo quelli che pagano il più alto costo dell'energia in Europa.
Ed è troppo poco. Infatti, si tratta di soluzioni di carattere temporaneo per un solo trimestre. Per le famiglie, c'è il contributo straordinario di 200 euro con ISEE fino a 25.000 euro e riguarda 8 milioni di nuclei familiari. Ogni volta che si dà una mano, va bene, ma riguarda soltanto tre mesi e lascia fuori tante famiglie in difficoltà che non hanno altri strumenti di sostegno rispetto all'erosione della capacità di spesa.
Per le imprese c'è il Fondo, c'è l'agevolazione per la fornitura di energia elettrica, che riguarda la bassa tensione con potenza disponibile superiore a 16,5 kWh, che taglia fuori tantissime imprese, soprattutto le piccole e medie imprese. Per questo abbiamo insistito con emendamenti per allargare questo tetto.
Non c'è niente per le produzioni manufatturiere ad alto consumo di gas che quindi sono esposte alla perdita di competitività, per le quali non è mai partita neppure la . Sono in sofferenza gli enti locali. Quando dico “troppo poco”, Presidente, da parte di questo decreto, è perché il Governo non ci ha neppure provato ad intervenire sui nodi strutturali, a partire dal meccanismo di formazione del prezzo dell'energia, a partire dall'elettricità.
Si è sviluppato il dibattito in queste settimane: tutti a indicare che il problema è dato dal fatto che il prezzo dell'elettricità dipende dal costo del gas e, quindi, è necessario sganciare l'elettricità dal gas. Diversi esponenti di Governo si sono soffermati su questo, ma qui è necessario agire! Non basta indicare un problema.
Le strade sono diverse. C'è la possibilità di intervenire con un disaccoppiamento a livello nazionale, come hanno fatto Spagna e Portogallo, che hanno caratteristiche peculiari, una scarsa interconnessione e integrazione con i restanti mercati europei; questa strada non l'avete neanche presa in considerazione. C'è la strada maestra del disaccoppiamento a livello europeo, ma non basta indicare una strada per poi dire che non ci si riesce. Bisogna provarci.
Qui serve che il Governo assuma un'iniziativa, cosa che non avete fatto. Serve una strategia complessiva per ottenere i risultati, a partire dalla proposta del completamento del mercato unico europeo dell'energia, tra l'altro, una proposta in campo, visto che è contenuta nel rapporto di Enrico Letta consegnato alla Commissione. Il Governo ci provi a portare avanti il disaccoppiamento, si trovi gli interlocutori giusti in Europa. Questo è un terreno su cui si dimostra come gli interessi nazionali di questo Paese si fanno nella dimensione europea, non contro l'Europa.
In ogni caso, Presidente, quello che si può fare da subito per sganciare, di fatto, il prezzo dell'elettricità dal gas è aumentare le rinnovabili, semplificare la vita a chi vuole fare gli investimenti. Non come avete fatto voi. Basta pensare all'anno e mezzo per i decreti attuativi delle comunità energetiche rinnovabili o al pasticcio del testo unico sulle rinnovabili. Serve puntare decisamente sui contratti a lungo termine, sul meccanismo dei PPA che consentono di strutturare contratti bilaterali tra le parti per stabilizzare il prezzo delle rinnovabili nell'arco di 5, 10 anni.
Con la proposta di legge del PD, abbiamo proposto il rafforzamento dell'acquirente unico, come l'approvvigionamento centralizzato, la gestione dei vulnerabili, allargando anche ai non vulnerabili.
Avete preso alcune delle proposte, come il rinvio delle aste per i clienti vulnerabili, in parte quelle dell'acquirente unico; certo, non ci aspettavamo che ci ringraziaste per il suggerimento, però più coraggio nel portare avanti questo tema, sì. Poi, sul meccanismo di formazione del prezzo del gas, è evidente che, nella sua volatilità di prezzo, dipende da fattori geopolitici, dal fatto che si ricorre sempre di più al GNL. Ma c'è da ricordare un numero, ossia il costante differenziale di 2 euro MWh tra il punto di scambio virtuale, che è il luogo di scambio e cessione di gas naturale sulla rete nazionale, e il TTF di Amsterdam, che ormai abbiamo imparato tutti a conoscere. Questo numero, questa cifra è ingiustificata, perché la maggior parte del gas in Italia adesso proviene da rotte diverse dal Nord Europa, che continuano a formare il prezzo marginale, e il livello dei prezzi del mercato finale non riflette correttamente i costi della materia prima e del trasporto, generando extraprofitti per un numero ristretto di operatori.
Ed è troppo poco questo decreto, perché manca completamente di interventi per l'efficientamento energetico degli immobili. Avete stoppato, di fatto, il recepimento della direttiva case ; avete ridotto drasticamente l'agevolazione fiscale in legge di bilancio. Invece, abbiamo bisogno di insistere su questo, perché l'efficienza energetica significa risparmiare energia, inquinare di meno e pagare di meno.
Poi, in Commissione, questo provvedimento è diventato un provvedimento arlecchino, con toppe qua e là, senza modifiche sostanziali, con alcuni piccoli accorgimenti, che non cito per questioni di tempo.
Però, c'è un aspetto su cui è intervenuto adesso il presidente Gusmeroli: l'emendamento che prevede che, alla scadenza del sistema a tutele graduali, i clienti vulnerabili non vadano automaticamente nel mercato libero, ma vadano nella vulnerabilità o nella maggior tutela. Bene, ma la vita, ai vulnerabili, gliela avete complicata voi ! È da marzo dello scorso anno che questo Parlamento sa dall'Autorità che i vulnerabili, a partire dal 1° luglio, avrebbero pagato di più. Questo è il paradosso su cui era necessario intervenire da subito. Non l'avete fatto. Avete aspettato la legge di concorrenza; avete fatto una norma scritta male, perché l'ARERA ha fatto una delibera in cui prevedeva il passaggio automatico al mercato libero in ragione della norma che avete scritto voi. Quindi, adesso è stato fatto un emendamento che mette una toppa; bene, ma anche meno trionfalismi! Visto che avete creato voi il problema, almeno cercate di dire: abbiamo fatto una stupidata, abbiamo cercato di recuperare.
Presidente, c'è poi il pasticcio all'articolo 4 nel meccanismo di finanziamento, perché come l'avete scritto è impraticabile. Infatti è in violazione del quadro normativo interno in materia di contabilità e finanza pubblica e delle nuove regole di economica europea.
Infine, Presidente, agli articoli 5 e 6, c'era una serie di emendamenti delle opposizioni, che riguarda la possibilità di intervenire da subito per fermare il fenomeno di selvaggio a cui i cittadini sono sottoposti da mesi. Bastava approvare quegli emendamenti per interromperlo da subito, bastava anche forse votare gli ordini del giorno di ieri per dare una chiara direzione di marcia.
Non lo avete fatto, è un'occasione persa, come è un'occasione persa questo decreto. È un intervento insufficiente, manca di coraggio rispetto alle scelte per ridurre strutturalmente il costo dell'energia. Per questo, il voto del gruppo del Partito Democratico sarà un voto contrario
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zucconi. Ne ha facoltà.
RICCARDO ZUCCONI(FDI). Signor Presidente, Governo, colleghi, al di là delle legittime considerazioni che ognuno può fare dal punto di vista politico, credo che, quando si critica il Governo, benché abbia destinato più di 3 miliardi a fronteggiare i rincari delle bollette, si sbaglia, e si sbaglia per vari motivi. Il primo motivo è perché si sminuiscono ingiustamente i contenuti e le finalità di un decreto che non poteva essere strutturale, non aveva questa intenzione.
Si sbaglia, in secondo luogo, perché non si ammette che l'Italia si deve muovere oggi pagando un enorme ritardo nelle politiche energetiche nazionali maturato negli anni, e in quegli anni le forze che fanno la critica oggi erano casualmente al Governo. Terzo motivo: si sbaglia perché non si vuole considerare l'evidenza, e cioè che si deve comunque fare i conti con un Patto di stabilità che al momento prevede che l'Italia abbia un tasso di crescita nominale della spesa netta che non superi l'1,3 per cento nel 2025 e l'1,6 per cento nel 2026, che non è sospeso come nel 2022.
Il quarto motivo: si sbaglia perché non si considera appieno che la situazione geopolitica internazionale continua a essere grave e sottopone la nostra Nazione a un nuovo in un settore strategico come l'energia, e questo dovrebbe vedere tutti fare un fronte comune, questa è la realtà. Allora, il primo motivo, le finalità del decreto in conversione non le sto a ripetere, le abbiamo già ascoltate negli interventi precedenti. Ricordo 1,6 miliardi per le famiglie e 1,4 miliardi per le micro e piccole imprese. Questo credo che sia un dato di fatto.
Ricordo soltanto alcuni emendamenti di Fratelli d'Italia sugli elettrodomestici, sulla definizione di aziende vulnerabili, sull'impignorabilità dell'appartamento, sulle semplificazioni per gli impianti di accumulo, il contributo al disaccoppiamento della remunerazione di lungo termine della produzione esistente da fonti rinnovabili dal prezzo formantesi nel mercato elettrico. Una lunga lista a cui si aggiungono certamente anche gli emendamenti approvati, e giustamente, alle opposizioni. Quindi un buon lavoro fatto, testimoniato anche dai 13 articoli aggiuntivi.
Il secondo motivo: un decreto come questo non può che avere effetti circostanziati, limitati, seppure efficaci, ma è evidente che oggi noi paghiamo gli errori di ieri, e questo vale a prescindere da come ognuno di noi la pensi. È un dato oggettivo e non di parte: la mancanza di politiche strategiche sulle energie ci ha messo negli anni nella condizione di essere dipendenti da una fonte energetica che non abbiamo, quella del gas. Un dato, visto che si parla tanto, soprattutto da parte dei partiti che si dichiarano ambientalisti, delle rinnovabili: nel decennio 2011-2020, l'aumento di produzione da fotovoltaico e eolico è stato assolutamente inferiore a quello di Spagna e Germania.
Si è attestato a una media di 1,5 gigawatt annui, mentre nel 2023 - sentite, sentite -, Governo Meloni, è stato addirittura di 5,7 gigawatt. Cioè, la crescita è stata di molto superiore con un Governo di destra rispetto ai precedenti. Allora potrei far notare questo, ma, invece, preferisco far notare un'altra cosa: siamo d'accordo tutti che è un dato positivo? Sì, e allora andiamo avanti su questa strada e smettiamola con le contrapposizioni fra buoni e cattivi, perché non sono confortate dai dati, sono novelle e basta
Arrivo all'ultimo punto, che forse è il più importante: il cambio di postura. Sarebbe opportuno, secondo noi, che su questioni strategiche nazionali, e le energie lo sono, tutte le forze politiche avessero un atteggiamento di responsabilità e di coesione. Fratelli d'Italia lo ha fatto anche quando era all'opposizione, votando i provvedimenti di chi era al Governo sulla guerra in Ucraina, sulle spese militari, su molte leggi di rispetto dei trattati europei, degli impegni NATO, e infine, convertendo in legge il decreto Aiuti-, degli impegni che aveva preso il Governo Draghi.
Non dimentichiamolo questo, perché era il novembre 2022 e, se andate a vedere i voti, Fratelli d'Italia ha votato a favore. Molti dei partiti che oggi si contrappongono anche a questo provvedimento o si sono astenuti o hanno votato contro. Allora, un atteggiamento e una postura diversa. Credo che ieri abbiamo raggiunto il punto più basso in questo senso: il collega Ricciardi si è trasformato in modalità divinatoria…
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi, non si riesce a sentire. Colleghi…
RICCARDO ZUCCONI(FDI). …e ci ha comunicato che lui vede e prevede tutto. Sa già che il Presidente del Consiglio Meloni andrà negli Stati Uniti, ma fallirà clamorosamente, tornerà con le pive nel sacco, farà addirittura danni, perderà la borsa e le scarpe. Una cosa incredibile, non l'avevo mai sentita: . La virgola ce l'ha messa lui. Ora, già Seneca e Cicerone avevano dileggiato l'attendibilità degli aruspici, ma crediamo che questa non sia la postura. Ci consenta, Presidente, non vogliamo fare come Cicerone e Seneca, ma qualche gesto scaramantico ieri, quando abbiamo ascoltato le parole di Ricciardi, lo abbiamo fatto
Quando sono in ballo gli interessi nazionali, augurarsi che un Presidente del Consiglio italiano fallisca, mai, mai, mai. Bene, allora ci vorrebbe una politica comune, perché chiaramente tanti problemi che noi abbiamo sulle energie si risolvono ormai assolutamente in Europa. La creazione di un mercato unico europeo dell'energia sarebbe l'obiettivo, ma intanto potremmo svincolare i prezzi del gas dai meccanismi del TTF e cercare in Europa, tutti insieme, di portare avanti quelli sulla formazione dei PPA, per esempio. Questa potrebbe essere una battaglia che ci accomuna, e farebbe onore sicuramente non soltanto a chi governa, ma anche a chi è forza di opposizione.
Collega Benzoni, le direttrici il Governo le ha già date, le ha date da tempo: privilegiare le fonti nazionali di produzione di energia, quelle mature, idroelettrico e geotermico soprattutto; il Piano Mattei, che non va dileggiato e non va preso in questo modo, perché sta portando già i buoni risultati, senza parlare dell'accordo di 40 miliardi con gli Emirati Arabi Uniti, che mi pare, anche quello, sia già un ottimo risultato; guardare al nucleare di nuova generazione. Ha ragione Benzoni, cerchiamo di fare prima dei 12 mesi previsti dalla legge di delega, siamo d'accordo su questo.
Quindi, se parliamo poi dei problemi, forse ci intendiamo. Ma il mercato UE incide anche sul disaccoppiamento, e anche il disaccoppiamento ha delle problematiche che vengono dall'Europa, non è possibile pensare di riformare in beata solitudine un mercato dell'energia in Europa. Ancora, sugli extraprofitti il giudizio di legittimità costituzionale in corso, secondo me, potrebbe influenzare l'applicazione futura di tali misure, ma, in generale, la valutazione è anche che sono strumenti che possono essere attivati solo per periodi brevi di grande emergenza, per non causare danni generali all'economia di sistema del settore, per evitare la fuga delle sedi fiscali all'estero e la fine degli investimenti.
Ricordo tra l'altro che, fra i provvedimenti del Governo Draghi e quelli del Governo Meloni, le cifre stanziate e ricevute sono le solite. Certo, Cappelletti - volevo risponderle sulle aree idonee -, siamo d'accordo con il suo ragionamento, però il buon esempio potrebbe essere dato anche da regioni come Sardegna, Puglia e Toscana, che invece sui decreti e sull'applicazione del decreto delle aree idonee stanno facendo tutto il peggio possibile. Arriviamo al geotermico, che è l'unica fonte, insieme all'idroelettrico, matura in Italia e per la quale noi non dipendiamo dall'estero.
Perché voglio ricordare che per il fotovoltaico e per l'eolico, invece, noi abbiamo un dato: il 90 per cento dei pannelli fotovoltaici installati oggi in Italia è di origine asiatica, cioè vengono sicuramente da altri Paesi.
Non è un caso, infine, che la Cina, in risposta ai dazi, abbia subito limitato l'esportazione di 7 terre rare e di materie critiche indispensabili per settori come la difesa, le energie rinnovabili e l'elettronica. Parliamo del cobalto: ognuno di voi ha un telefonino dove dentro ci sono 7 grammi di cobalto. Il cobalto viene prodotto in Congo e viene raffinato in Cina. Quindi, volendo, potenzialmente, la Cina domani potrebbe impedirci di produrre o di acquistare prodotti di questo tipo.
Chiudo dicendo che sono problemi complessi, rispetto ai quali l'azione deve coniugarsi fra strategie internazionali, fra le quali, ad esempio, l'imprescindibile obiettivo del Piano Mattei, e il sostegno alle famiglie e imprese, come previsto appunto dai contenuti e dalle finalità perseguite in questo decreto, a cui il gruppo di Fratelli d'Italia darà il suo convinto e pieno consenso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà, per due minuti.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Ma, insomma, lo volete sapere? Questo decreto lo avrei anche votato, perché in realtà non contiene niente di male, anzi, contiene alcune cose giuste, per lo meno quello che è possibile fare nel breve periodo e con le risorse disponibili. Invece voterò contro per la ragione più noiosa di tutte, ma probabilmente quella più importante di tutte, che si chiama “regole”. La maggioranza che cosa fa in questo decreto? Dice: i soldi in più che ci metto li prendo dalle entrate che arriveranno in corso d'anno a legislazione vigente. Ora, c'è un problema, che questa cosa non è che non si può fare in virtù delle nuove regole europee, ma non si può fare neanche in virtù delle vecchie regole nazionali, e lo sanno tutti.
Allora, se in un'azione di Governo si perde il rispetto per le regole di finanza pubblica e si perde la terzietà degli organi di controllo, stiamo facendo un danno che va oltre l'orizzonte di questo Governo e anche orizzonti più estesi. Usare le entrate maggiori che arriveranno in corso d'anno per qualsiasi cosa è una cosa che, secondo la nostra legge di contabilità, non si può fare, e ancor di più non si può fare in virtù delle regole europee nuove. Se noi creiamo un precedente del genere, come state creando, si va a colpire nel cuore il bene pubblico delle regole di finanza pubblica, che non sono né della maggioranza, né dell'opposizione, ma sono di tutti. Per questo motivo, il mio voto, quello del Partito Liberaldemocratico, sarà contrario.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2281-A: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 febbraio 2025, n. 19, recante misure urgenti in favore delle famiglie e delle imprese di agevolazione tariffaria per la fornitura di energia elettrica e gas naturale nonché per la trasparenza delle offerte al dettaglio e il rafforzamento delle sanzioni delle Autorità di vigilanza".
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della relazione delle Commissioni III (Affari esteri e comunitari) e IV (Difesa) sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali per l'anno 2025, adottata il 19 febbraio 2025 (anno 2025) (Doc. XXV, n. 3) e sulla relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita all'anno 2024, anche al fine della relativa proroga per l'anno 2025 (Doc. XXVI, n. 3).
Ricordo che nella seduta del 14 aprile 2025 sono state presentate le risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, Fratoianni ed altri n. 6-00168, Braga ed altri n. 6-00169, Richetti ed altri n. 6-00170, Boschi ed altri n. 6-00171 e Pellegrini ed altri n. 6-00172.
Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo Guglielmo Marconi di Palagianello, in provincia di Taranto, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il Sottosegretario di Stato per la Difesa, Matteo Perego di Cremnago, che invito altresì ad esprimere il parere sulle risoluzioni presentate.
MATTEO PEREGO DI CREMNAGO,. Grazie, Presidente, e auguri al Presidente Mattarella di pronto recupero, anche in qualità di capo supremo delle Forze armate italiane . Un ringraziamento ai 7.751, fra donne e uomini con le stellette, che operano in 39 missioni internazionali, 21 sotto l'egida dell'Unione europea. Lo fanno con spirito di sacrificio e di dedizione, lontano da riflettori, 24 ore su 24, 365 giorni all'anno.
Credo che a loro vada il tributo non soltanto delle istituzioni, ma del popolo italiano. L'Italia è il primo contributore, in termini di personale, dei Paesi occidentali nelle Nazioni Unite ed è il secondo contributore della NATO. Le missioni internazionali sono il segno della politica estera del nostro Paese e della statura nel nostro Paese, in continuità con i Governi precedenti. In particolare, alcuni settori credo che meritino un approfondimento.
In particolare, il quadrante del Fianco est, dove, per l'aggravarsi della situazione dettata dal conflitto in Ucraina, la Difesa ha dispiegato un dispositivo di con l'Aeronautica, di forze di terra e di forze navali, oltre che di sostegno all'Ucraina con la missione EUMAM e la missione NATO. E poi i Balcani: l'Italia è al comando di KFOR, la missione in Kosovo. Una missione importante, per la quale ci vengono riconosciute grande professionalità e capacità.
In Africa, ad esempio in Libia, ricordo il , sottoscritto nel 2017, fra l'allora Presidente Gentiloni e il Presidente Serraj, in un quadro, quello libico, dove, così come allora, si vedono il Governo di Tripoli, sostenuto dalle Nazioni Unite, e il Governo della Cirenaica, che controlla anche parte del Fezzan; in questo senso si inserisce l'iniziativa italiana. Mi preme sottolineare anche come il nostro sia l'unico Paese ad effettuare evacuazioni d'emergenza dalla Libia, Paese fra i più vulnerabili.
Così come l'importanza delle missioni nel Sahel, in Tunisia, che hanno prodotto, tra le altre cose, una significativa riduzione dei flussi migratori irregolari dal 2023, con un meno 80 per cento.
E ancora, la crisi mediorientale, il nostro impegno in Medio Oriente: a partire dall'invio della nave , ad Al Arish, in Egitto, a sostegno della popolazione civile di Gaza, con cure mediche prestate a bordo, così come il trasferimento di bambini attraverso i vettori dell'Aeronautica, il Piano , l'impegno fornito dalle nostre Forze armate, dall'Arma dei carabinieri, nella missione di addestramento delle Forze di sicurezza palestinesi, la missione Miadit.
E poi ancora, il Libano: ricordo come le missioni in Libano vengano da lontano, dalla Missione Italcon del 1982, e oggi vi è la missione Unifil, che impiega circa 1.000 militari, così come la missione di addestramento alle Forze armate libanesi. E ancora, l'introduzione delle Forze di altissima prontezza, fino a un massimo di 2.900, previa autorizzazione del Parlamento, che si inseriscono nel quadro della .
Tutto questo per dire che l'impegno del nostro Paese è un impegno come di sicurezza, come stabilizzatore e portatore di pace in tutti i teatri operativi dove siamo coinvolti. Lo facciamo sotto ombrelli multilaterali, quello delle Nazioni Unite, della NATO, dell'Unione europea e anche in accordi bilaterali. E credo che questo sia uno sforzo importante da parte del nostro Paese, che conferisca non soltanto prestigio, ma sia il senso della professionalità delle nostre Forze armate.
Presidente, mi accingo adesso a dare i pareri rispetto alle risoluzioni.
Sulla risoluzione Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, il parere è favorevole sulle premesse e sul dispositivo.
Sulla risoluzione Fratoianni ed altri n. 6-00168, il parere è: contrario sulle premesse; favorevole sul dispositivo, limitatamente alle parti del dispositivo che autorizzano le missioni e gli interventi già contenuti nella risoluzione di maggioranza, ove non contengano né condizioni, né impegni aggiuntivi; contrario su condizioni e impegni aggiuntivi contenuti nel dispositivo (schede n. 3/2025 e n. 5/2025); contrario sulla parte del dispositivo che non autorizza una serie di missioni (schede n. 2/2025, n. 6/2025, n. 7/2025, n. 20/2025, n. 21/2025, n. 9/2025, n. 10/2025, n. 11/2025, n. 14/2025 e n. 15-/2025).
Sulla risoluzione Braga ed altri n. 6-00169, il parere è: contrario sulle premesse; favorevole sul dispositivo, limitatamente alle parti del dispositivo che autorizzano le missioni e gli interventi già contenuti nella risoluzione di maggioranza, ove non contengano né condizioni, né impegni aggiuntivi; contrario su condizioni e impegni aggiuntivi contenuti nel dispositivo (schede n. 7/2025 e n. 23/2025); contrario sulla parte del dispositivo che non autorizza la proroga della missione di assistenza alle istituzioni libiche preposte al controllo dei confini marittimi (scheda n. 21/2025) e della missione bilaterale in Tunisia (compresa nella scheda n. 6/2025).
Sulla risoluzione Richetti ed altri n. 6-00170, il parere è: contrario sulle premesse; favorevole sulla parte dispositiva (di fatto autorizza tutte le missioni e gli interventi contenuti nella risoluzione di maggioranza, senza prevedere impegni o condizioni).
Sulla risoluzione Boschi ed altri n. 6-00171, il parere è: contrario sulle premesse; favorevole sulla parte dispositiva, limitatamente alle parti del dispositivo che autorizzano le missioni e gli interventi già contenuti nella risoluzione di maggioranza, ove non contengano né condizioni, né impegni aggiuntivi; contrario su condizioni e impegni aggiuntivi contenuti nel dispositivo (schede n. 6/2025, n. 7/2025 e n. 23/2025); contrario sulla parte del dispositivo che non autorizza la proroga della missione di assistenza alle istituzioni libiche preposte al controllo dei confini marittimi (scheda n. 21/2025).
Sulla risoluzione Pellegrini ed altri n. 6-00172, il parere è: contrario sulle premesse; favorevole sulla parte dispositiva, limitatamente alle parti del dispositivo che autorizzano le missioni e gli interventi già contenuti nella risoluzione di maggioranza, ove non contengano né condizioni né impegni aggiuntivi; contrario su condizioni e impegni aggiuntivi contenuti nel dispositivo (schede n. 2/2025, n. 3/2025, n. 5/2025, n. 7/2025, n. 10/2025, n. 11/2025, n. 22/2025, n. 24/2025 e n. 15-/2025); contrario sulla parte del dispositivo volta a non autorizzare la missione NATO , (compresa nella scheda n. 2/2025) e la missione di assistenza alle istituzioni libiche preposte al controllo dei confini marittimi (scheda n. 21/2025).
PRESIDENTE. La ringrazio, Sottosegretario. Una richiesta: se ci può consegnare i suoi pareri, così noi possiamo distribuirli ai rappresentanti d'Aula per consentire a tutti di seguire meglio i suoi pareri. Se ci può fare questa cortesia, li fotocopiamo e glieli riconsegniamo.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare la deputata Maria Elena Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Come ha appena ricordato anche il Sottosegretario, il nostro Paese è impegnato in 39 missioni internazionali e siamo, in termini di personale, il primo contributore per le missioni dell'Unione europea e secondi, subito dopo gli Stati Uniti, per quelle NATO, e i primi tra Paesi occidentali per le missioni sotto l'egida dell'ONU.
Non c'è dubbio, quindi, che il contributo italiano in termini quantitativi sia significativo e che, a fronte di questo impegno, il Governo debba provvedere con una dotazione finanziaria adeguata alle nuove sfide, anche tecnologiche, di un impegno sempre crescente dei nostri contingenti all'estero.
Ma è soprattutto da un punto di vista qualitativo che il contributo nelle missioni internazionali, sia dei militari che dei civili impegnati, è sicuramente riconosciuto e apprezzato anche a livello internazionale. E noi dobbiamo dire grazie agli uomini e alle donne delle Forze armate e al personale civile impegnato, per la professionalità, la competenza e la dedizione del loro impegno costante.
E non possiamo che inginocchiarci, ricordando le vittime e coloro che hanno perso la vita nelle missioni internazionali, e inchinarci alle loro famiglie, che ogni giorno pagano un tributo di dolore per la nostra Patria…
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, ascoltiamo.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Proprio per questo, noi chiediamo che ci sia anche un rafforzamento della protezione del personale militare e civile all'estero, e anche adeguate tutele da un punto di vista assicurativo.
Noi sappiamo che è importante garantire la prosecuzione del nostro impegno nelle missioni internazionali, per garantire una cornice di difesa, di sicurezza internazionale e di contrasto al terrorismo.
Al tempo stesso, però, sappiamo che è fondamentale che ci siano anche relazioni di carattere politico, diplomatico ed economico, e queste si fanno anche attraverso la cooperazione internazionale. E i tagli che il Governo ha applicato alla cooperazione internazionale, Sottosegretario, non li condividiamo e, anzi, ci preoccupano.
Con riguardo alle specifiche missioni, io voglio dire, anche qui, parole chiare sul nostro impegno in Ucraina, perché la posizione di Italia Viva non è cambiata: era la stessa quando eravamo in maggioranza con il Governo Draghi e, coerentemente, rimane la stessa oggi che siamo all'opposizione del Governo Meloni.
Noi pensiamo che sia doveroso un impegno a fianco dell'Ucraina. E lo voglio dire con parole chiare anche in quest'Aula, dopo settimane di bugie e sull'Ucraina, che, purtroppo, non arrivano soltanto dalla solita propaganda russa, ma anche da oltreoceano. E vogliamo dire, quindi, al Presidente Trump che la guerra in Ucraina è iniziata perché la Russia ha invaso l'Ucraina . Lo voglio dire con parole chiare, perché non è che improvvisamente, Presidente Trump, Zelensky diventa un dittatore solo perché non vuole svendere le terre rare del suo Paese agli Stati Uniti o perché difende la dignità del suo popolo. Difendendo il suo popolo, l'Ucraina difende anche i valori di libertà e democrazia nei quali noi ci riconosciamo.
Per questo voglio anche dire grazie e mandare un abbraccio affettuoso da parte del gruppo di Italia Viva e un augurio di pronta guarigione al Presidente Mattarella , perché il Presidente Mattarella è stato capace sempre di avere parole chiare e nette sul conflitto russo-ucraino e siamo orgogliosi che al Quirinale ci sia un galantuomo come Mattarella, che ha tenuto la schiena dritta nonostante le polemiche e le minacce che gli sono state rivolte.
Accanto, però, al sostegno militare, noi chiediamo al Governo che ci sia un impegno vero, politico e diplomatico, per costruire le condizioni della pace, perché noi sappiamo che non ci potrà essere una vittoria militare dell'Ucraina. Ovviamente, se avessimo abbandonato l'Ucraina, oggi avremmo Putin a Kiev e questo sarebbe un problema non soltanto per il popolo ucraino, ma per tutta l'Europa e per tutti i Paesi che si riconoscono nei valori della democrazia e dello Stato di diritto. Per questo noi chiediamo al Governo di non essere spettatore, da un punto di vista politico e diplomatico, e ribadiamo la richiesta che l'Unione europea nomini un inviato speciale per l'Ucraina, che facciamo dal primo giorno dell'aggressione russa.
Non voglio tralasciare alcune considerazioni sulla tragedia di Gaza. La nostra posizione è diversa da quella delle altre opposizioni. Noi siamo per il riconoscimento dello Stato palestinese e guardiamo con favore all'impegno di Francia e Arabia Saudita, che hanno organizzato per giugno di quest'anno un incontro di alto livello a Riad, proprio per discutere del riconoscimento dello Stato palestinese. Ma per noi il diritto ad esistere dello Stato palestinese deve andare di pari passo con il diritto - e io dico il dovere - di esistere dello Stato di Israele . E questo diritto di esistere per lo Stato di Israele, oggi non soltanto non è riconosciuto, ma è minacciato da Hamas e da altri integralisti islamici. Da quando eravamo al Governo con Renzi sosteniamo i due popoli e i due Stati. Per questo, però, ci saremmo aspettati dal Governo Meloni parole più nette e più dure di condanna rispetto alla pagliacciata di Trump e del video che ha mostrato Gaza come se fosse una nuova Las Vegas, dimostrando che l'interesse dell'attuale amministrazione alla Casa Bianca è più di carattere immobiliare che geopolitico.
E allora, Presidente, nel ribadire il nostro sostegno alla prosecuzione delle missioni, dobbiamo però marcare delle differenze nette del gruppo di Italia Viva rispetto alla maggioranza, rispetto al Governo. C'è grande preoccupazione, Sottosegretario, da parte nostra - e non solo da parte nostra - per quello che sta avvenendo in Niger. Noi sappiamo che non soltanto Francia e Stati Uniti sono stati costretti a lasciare il Paese; Belgio e Germania hanno lasciato il Niger e adesso è stato imposto anche alla Croce Rossa internazionale di lasciare il Paese. Non è garantito lo Stato di diritto, non sono stati garantiti i diritti fondamentali e ci preoccupa molto il ruolo di destabilizzazione nell'Africa occidentale, insieme a Mali e Burkina Faso. E ci preoccupano soprattutto le connessioni sempre maggiori con Russia e Iran. Per questo noi chiediamo di sapere dal Governo quali sono i confini del nostro impegno e quali sono i nostri interlocutori, visto che anche il Governo italiano non riconosce il Governo golpista militare che nel 2023 ha preso il potere nel Niger.
E voglio ribadire la nostra contrarietà, invece netta, a proseguire l'impegno in Tunisia e in Libia. La Tunisia, dopo il 2022, dopo la svolta della Costituzione, non garantisce più i diritti fondamentali: sono iniziati veri e propri processi politici nei confronti degli oppositori, di giornalisti, di imprenditori non allineati. Ma soprattutto è ormai acclamato e conclamato che le forze militari, le forze di Polizia tunisine preposte al controllo dei confini, sono implicate e coinvolte direttamente nel traffico di esseri umani: vendono uomini e donne migranti. È altrettanto conclamato che nei centri di respingimento ci siano violenze sessuali e torture di ogni tipo. Noi non pensiamo che un Paese con la tradizione, la cultura giuridica, la tutela dei diritti e la Costituzione dell'Italia possa essere in nessun modo, nemmeno indirettamente, complice di quello che sta avvenendo in Tunisia.
Lo stesso, a maggior ragione, vale per la Libia. La situazione è molto diversa da quella del 2017, lo sa anche lei, Sottosegretario. Allora, non c'erano nemmeno informazioni su quello che avveniva. Adesso che le organizzazioni internazionali hanno avuto accesso a quelli che sono i campi cosiddetti profughi, veri e propri campi di concentramento, abbiamo potuto avere anche testimonianze dirette di chi da quei campi è fuggito, anche qui alla Camera, qualche settimana fa. Noi non possiamo far finta di non sapere quello che avviene in Libia: le violenze, gli omicidi, gli abusi di ogni tipo che ci sono in quei campi.
Proprio per questo noi pensiamo che debba immediatamente essere interrotta la collaborazione della nostra Guardia di finanza con la Guardia costiera libica. Anche perché, tra i principali responsabili di quelle violenze, di quegli omicidi, addirittura dello stupro nei confronti di un bambino, c'è il generale libico Almasri, che la nostra DIGOS aveva messo in galera, grazie a un mandato di arresto internazionale della Corte penale internazionale, e che il Governo Meloni ha deciso di liberare e di rimandare in Libia con tanto di volo di Stato.
Allora, guardi, Sottosegretario, Presidente, noi chiediamo al Governo di smettere di intercettare illegalmente gli attivisti, i sacerdoti che si impegnano per i diritti dei migranti, forse anche i giornalisti, e cominciare a dare davvero la caccia ai trafficanti di esseri umani, a cominciare dal generale Almasri, a cominciare dall'interrompere ogni forma di collaborazione con la Guardia costiera libica, da subito, perché ognuno si deve assumere le proprie responsabilità.
A me ha colpito molto l'intervento dell'arcivescovo di Torino di qualche giorno fa, che ci ha ricordato come noi spesso siamo particolarmente lucidi nel condannare i crimini, le atrocità che sono state compiute nel passato e non altrettanto vigili rispetto a quello che avviene nel presente. E un giorno qualcuno potrà chiederci: ma voi dove eravate, allora? Perché siete rimasti indifferenti? Ecco, di fronte ai crimini, alle ingiustizie, a veri e propri crimini contro l'umanità, a violazioni dei diritti fondamentali, noi non vogliamo restare indifferenti, noi non vogliamo essere nemmeno indirettamente complici. Per questo chiediamo al Governo di assumersi la responsabilità di chiudere ogni accordo con la Guardia costiera libica .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Roseto 1” di Roseto Degli Abruzzi, in provincia di Teramo, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Grazie, di essere venuti qui, benvenuti a Montecitorio. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, siamo di nuovo qui, a un appuntamento che ormai ha una cadenza rituale nella discussione di quest'Aula. Lo abbiamo sottolineato nella discussione in Commissione, lo abbiamo detto l'anno scorso, l'anno prima: ogni volta il Parlamento si riunisce e affronta il tema della proroga e qualche volta della nuova autorizzazione delle missioni internazionali, come fosse un fastidioso orpello burocratico.
È un modo molto sbagliato di discutere di una vicenda, invece, molto rilevante, che ha a che fare col mondo, con la geopolitica, con la nostra politica estera o che, almeno, dovrebbe avere a che fare con una politica estera in grado di disegnare priorità, problemi, criticità, strategie e, soprattutto, in grado di esercitare la funzione fondamentale della politica, che ha l'onere della decisione, quella della valutazione.
Ora, lo dico a lei, signor Sottosegretario; è al Governo in questo ruolo da qualche anno, nelle legislature precedenti, però, succedeva lo stesso, ho già riconosciuto al Ministro Crosetto il merito di aver lievemente anticipato questo passaggio: siamo alla metà di aprile, sono passati quattro mesi e mezzo dall'inizio dell'anno, di solito ne passavano sei, abbiamo guadagnato un mese e mezzo. Non è un risultato straordinario, perché noi autorizziamo missioni che stiamo finanziando da quattro mesi e mezzo. Non funziona così. Ci sono Parlamenti in giro per l'Europa - il Bundestag è l'esempio forse più virtuoso - che, prima della fine dell'anno, discutono delle missioni, fanno delle valutazioni singole, verificano che cosa è successo, che cosa hanno prodotto, verificano se sono cambiate le condizioni nei Paesi con i quali quelle missioni in qualche modo interagiscono. E, poi, all'inizio del nuovo anno, anzi alla scadenza, autorizzano per l'anno successivo.
Sarebbe l'ora di cominciare anche noi ad assumere una pratica che abbia almeno qualcuna di queste caratteristiche; qualcuna, scegliete voi. La più importante, dal mio punto di vista, dovrebbe essere quella che mette in grado il Parlamento, ma anche il Governo, di fare una valutazione, perché, altrimenti, succede, come in questo caso, che ci chiedete di autorizzare la proroga di una missione, quella in Niger, che non si capisce con quale interlocutore si interfacci . Signor Sottosegretario, voi, il vostro Governo, riconoscete l'attuale gruppo dirigente al potere in Niger? Mi risponda, a me risulta di “no”, non credo di poter essere smentito.
Allora, mi spieghi: con quali istituzioni vi interfacciate per autorizzare, gestire ed espletare una missione militare di questo tipo? Io trovo questa cosa enorme. Dovrebbe essere sufficiente a prendere questo decreto e a rimandarlo indietro, determinando, non voglio dire una penitenza, ma qualche gesto di contrizione. Questo approccio è il problema principale che caratterizza questa discussione e ogni volta che ne discutiamo colgo dai banchi del Governo - una volta è il Ministro, una volta è lei, una volta è un altro - cenni, non dico di consenso (non mi permetto), ma di riconoscimento di un qualche puntino di verità nelle mie parole. Ma mai che poi ci sia, a seguito non di questi cenni, ma di questa discussione, un qualche elemento di approfondimento, perfino successivo. Guardi, mi accontenterei: facciamolo dopodomani, ricominciamo in Commissione, ma una buona volta si sottragga a una materia così rilevante dalla retorica e dalla sua dimensione burocratica , altrimenti continuiamo qui a dire quanto sono importanti le nostre Forze armate, che siamo solidali, che fanno un lavoro importantissimo. In tantissimi casi è vero, in alcuni casi fanno un lavoro che considero, invece, molto meno onorevole, come nella pletora di missioni, queste sì, con un impianto politico e strategico molto chiaro e molto preciso, che hanno un solo obiettivo: rafforzare il controllo dei flussi migratori, ma nel segno del respingimento, della violazione sistematica dei diritti umani, delle torture, degli stupri, degli assassini, dell'orrore puro! Lo voglio dire a lei, naturalmente, ai colleghi e alle colleghe, ma anche ai colleghi e alle colleghe dell'opposizione, che pure, in questi anni, su alcune di queste missioni - e lo riconosco come un fatto molto importante e positivo; considero ogni passo in avanti sempre un passo positivo ed importante -, su determinate questioni, hanno maturato convinzioni più nette, come sulla scheda n. 21, quella che ha a che fare con la cosiddetta cooperazione tra la nostra Guardia di finanza e la cosiddetta Guardia costiera libica. Lì siamo proprio alla complicità esplicita con gli stupratori ! Lì noi stiamo da anni replicando… Lo dico preventivamente ai colleghi e alle colleghe della maggioranza, per suo tramite Presidente, evitate nei vostri interventi di alzarvi e dire: ma il lo ha fatto Gentiloni! Lo so, ho votato contro, però penso sia arrivato il momento, visto che anche voi dalla parte del Governo dite che, sì, ci sono problemi, criticità (alla faccia delle criticità!), che forse bisogna occuparsi di tutelare i diritti umani. Infatti, in quel c'è pure scritto, ma noi, come nell'Accordo di associazione Ue-Israele, siamo abituati a mandare avanti il o gli Accordi, al cui interno è scritto che devono essere sospesi o rivisti in caso di violazione dei diritti umani e, poi, quando quelle violazioni sono conclamate, esplicite, brutali e clamorose facciamo finta di niente ! Allora lo dico preventivamente: non venite a spiegarmi che l'ha fatto un altro Governo, perché lo so. Era un errore allora, è stato un errore replicarlo in tutti questi anni, è arrivato il momento di prendere il toro per le corna. Noi, di Alleanza Verdi e Sinistra, chiediamo che il Parlamento per tempo discuta, quando arriverà il momento del rinnovo di quel che non può essere rinnovato in quella forma, va stracciato !
Non vuol dire girarsi dall'altra parte e rifiutarsi di avere relazioni con un Paese complesso come la Libia, ma vuol dire collocare quelle relazioni dentro una strada in grado di affrontare i problemi giganteschi che le relazioni, che abbiamo costruito in questa forma, pongono non alle coscienze, non solo (comunque le coscienze andrebbero ogni tanto protette, accarezzate nel mondo terribile che abbiamo davanti), ma alla dignità della politica, alla responsabilità della nostra Repubblica, ai suoi valori costituzionali, che dovrebbero rendere impraticabile continuare ad avere rapporti di complicità con tagliagole, assassini, aguzzini, trafficanti di uomini, stupratori perché di questo si tratta! Ma lo sappiamo, non solo reiteriamo le missioni, ma addirittura quando li acchiappiamo, li liberiamo e li riportiamo a casa con un volo dei servizi segreti, perché altrimenti era troppo poco.
Su questo fronte, quello che davvero emerge come il cuore della questione - ci sono tantissime missioni molto positive ed importanti; noi ne autorizziamo la larga maggioranza, come facciamo da molti anni ed è giusto fare così, vorremmo autorizzarle tutte, saremmo più contenti - è che di missioni sul controllo delle frontiere ce ne sono tante. Ecco, qui mi rivolgo anche ai colleghi e alle colleghe dell'opposizione che almeno sulla scheda n. 21 e su qualche altra scheda, quella che in particolare riguarda la missione in Tunisia, la scheda n. 6, hanno maturato in questi anni una posizione molto positiva e importante. Ma le missioni che hanno questo obiettivo sono diverse; solo in Libia ce ne sono altre quattro: MIASIT Libia, EUBAM Libia, personale di Polizia EUBAM Libia.
Sono tutte missioni che hanno esattamente lo stesso obiettivo, non c'è scritto cooperazione con la Guardia costiera. Se andate a leggere il mandato di quelle missioni, hanno tutte lo stesso obiettivo: formazione di personale ai fini del controllo delle frontiere, formazione di Polizia, formazione amministrativa. È tutto legato al controllo dei migranti, ma sappiamo che cos'è il controllo di migranti e le missioni legate al controllo dei migranti sono altre, perché c'è Mediterraneo Sicuro, , EUNAVFOR Med Irini. Sono tutte missioni, anche queste, che hanno a che fare col controllo navale del Mediterraneo in diverse forme - e non solo -, che hanno come obiettivo prioritario quello dell'assistenza alla Marina libica, del rapporto con la Libia e del controllo di quella rotta, non sul terreno necessario - che anche qui sarebbe meritevole di un plauso da parte nostra, altro che di un'autorizzazione -, ossia quello dell'allestimento di missioni di ricerca e soccorso per evitare le morti in mare, per fare il lavoro che dovrebbero fare le istituzioni invece delle organizzazioni non governative che voi, anche qui, invece di ringraziare, perché fanno il lavoro che voi vi rifiutate di fare, criminalizzate mettete sul banco degli imputati, perché siamo in un Paese nel quale - da quando governa la destra, ma anche qui c'è qualche precedente che con la destra non ha nulla a che fare, tanto per non farci mancare nulla -, se qualcuno salva le persone diventa un criminale. Il mondo è diventato così tanto alla rovescia che, se qualcuno salva una vita, è un criminale, se qualcuno chiude i porti, si gira dall'altra parte e mette in campo leggi restrittive per chi salva le vite, invece, è un campione della civiltà e della democrazia.
Lo stesso potremmo dire per quelle legate al Niger. Anche qui, il problema non è soltanto che non c'è un interlocutore istituzionale, è che, anche quando c'era, quelle missioni nel Sahel, nel Niger come in altri Paesi del Sahel, avevano lo stesso obiettivo: tentare di impedire che dai Paesi del Sahel i migranti arrivassero in Libia e, poi, dalla Libia andassero da qualche altra parte, col risultato che la rotta… Noi discutiamo sempre di molte rotte, quelle dei migranti, quella libica, quella nel Mediterraneo, quella dei Balcani, ma c'è una rotta di cui si discute pochissimo, è quella del deserto, dove muore un sacco di gente anche lì, grazie anche al nostro sforzo che in questi casi non è uno sforzo di cooperazione, non è uno sforzo di stabilizzazione e di pacificazione - tutti sforzi encomiabili e che noi riconosciamo e sosteniamo -, ma è uno sforzo di complicità
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo Marconi di Palagianello, in provincia di Taranto, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Colleghi, rappresentante del Governo, signor Sottosegretario, intanto mi lasci iniziare con una parola di apprezzamento, ma veramente sentita al lavoro dei nostri militari, alle donne e agli uomini che tutti i giorni ci difendono e difendono la democrazia non solo in questo Paese, ma in tanti Paesi del mondo, difendono vite umane, passano le loro giornate anche in climi molto complicati, molto difficili, a fare un mestiere che sanno fare bene. Ci viene riconosciuto ovunque. Io so che tanti colleghi qui, come me, sono andati a incontrare i nostri militari in tanti luoghi, dove operano. Io ho avuto la fortuna di parlare in tante occasioni con le autorità locali, con i nostri sia in Afghanistan, dove abbiamo svolto un ruolo importante, sia in Kosovo, sia in Libano. Tutti riconoscono agli italiani quella caratteristica speciale, particolare, di avere una capacità che, sì, sul piano militare fa il suo mestiere, ma sul piano politico e sociale è capace di rispondere a esigenze che sono spesso di ricostruzione di tessuti lacerati da conflitti, che hanno bisogno non solo di protezione militare, ma anche di capacità di ricostruzione. Dico questo e lo sottolineo con forza, perché, analizzando le nostre missioni, questa parte qui non può essere cancellata. Sembra che siamo nel mondo solo a fare i guardiani, a sparare contro qualcuno.
Noi andiamo nel mondo con le nostre forze militari a fare operazioni di cooperazione internazionale e di vigilanza che i conflitti siano limitati. Andiamo a svolgere un'operazione che serve per salvaguardare le popolazioni civili, andiamo prima di tutto a fare questo. Dopo salvaguardiamo anche gli interessi del nostro Paese perché è una cosa che, in ambito internazionale, è giusto fare, come le nostre missioni che sono nel Mar Rosso a tutelare i nostri traffici, che sono missioni che hanno anche una valenza economica fondamentale per il nostro Paese.
Però non voglio non toccare alcuni punti su cui in quest'Aula ci sono sensibilità molto diverse. Comincio con l'Ucraina su cui continuo a vedere colleghi e gruppi parlamentari che hanno una posizione che è veramente quella di mettere la testa sotto la sabbia. Sono coloro che parlano di pace - ci parlano di pace - e dopo vorrebbero che sospendessimo i nostri aiuti a chi si sta difendendo da un'aggressione. Io inviterei molto pacatamente a guardare cosa succede in Bielorussia perché dopo, quando dobbiamo incontrare le opposizioni in Bielorussia, le incontriamo tutti. Tutti parliamo con gli oppositori in Bielorussia - quei pochi che sopravvivono e che riescono a venire in Europa, in Italia o a girare per i Paesi occidentali - e tutti portiamo solidarietà a questi poveri bielorussi che cercano di riportare la democrazia nel loro Paese. Anche chi dice che non dovremmo aiutare più gli ucraini e cioè che dovremmo consentire a Putin di trasformarla in una seconda, più grande, Bielorussia. Perché questa è l'alternativa. Putin non ha un altro modello. Ha solo il modello della Bielorussia - quando va bene - perché poi c'è anche il modello dell'annessione. Ecco, allora io credo che questa ipocrisia non possa trovare luogo in un'Aula della democrazia. Abbiamo il dovere di dare risposte che siano coerenti. E chi dice che quelle missioni vanno fermate è incoerente rispetto a tutto quello che accompagna il suo dire di difesa della democrazia.
E così mi soffermo sulla missione della Libia che è una missione difficile, difficilissima. La Libia è sul nostro confine di casa. Noi abbiamo fatto gravi errori in Libia, ma non li abbiamo fatti nel 2017 quando abbiamo iniziato una missione, peraltro iniziata in maniera molto intelligente, molto complicata e molto informata, dell'allora Ministro Minniti. Era una missione molto informata del Ministro Minniti: non è che non sapesse; sapeva quello che faceva e per fortuna lo ha fatto perché conosceva la situazione. Quella missione oggi serve ancora purtroppo.
La risposta che ci dobbiamo dare non è cosa succede in Libia, che è una domanda che va fatta in termini politici, in termini umanitari e in termini di sicurezza e bisogna continuare a pensare come aiutare quella popolazione lì e come aiutare quella situazione. La risposta che dobbiamo darci è: ma senza la nostra missione in Libia starebbero meglio ? Questo è il punto. Io penso che in Libia, senza la nostra missione, starebbero peggio. Per questo dico che c'è stato un grandissimo errore e questo errore è stato costruito alla nostra sinistra e alla nostra destra nel 2019 quando c'era un Governo che si chiamava Governo Conte 1. Quel Governo ha risposto - anzi, non ha risposto - ad Al-Sarraj quando nel 2019 ha chiesto ufficialmente aiuto all'Italia. Ha detto: veniteci ad aiutare; venite ad aiutare, mandate una missione internazionale qui, a guida italiana, perché voi conoscete la Libia. E a quella richiesta fu risposto di “no”, tanto che poi arrivano le truppe turche che si fanno accompagnare da 18.000 - 18.000 - miliziani di una divisione siriana che è andata lì e ha fatto quello che continua a fare.
Pensiamo che abbiamo fatto un'operazione intelligente, quella volta, rispondendo di no a quella richiesta di aiuto? Forse oggi la Libia sarebbe in una situazione diversa, se avessimo risposto di sì. Perché le missioni internazionali servono e vanno lette anche nella misura dell'effetto della propria assenza. Allora, chi critica oggi quello che succede in Libia ha ragione - anche noi siamo critici su quello che succede in Libia e vorremmo fare molto di più - ma dovrebbe assumersi la responsabilità del suo “no” e delle risposte che ha dato in quel momento in cui aveva una responsabilità.
Vado a chiudere, signor Presidente. Io voto missioni internazionali da parecchi anni in quest'Aula. Le ho sempre votate. Le ho sempre votate quando ero in maggioranza e quando ero in opposizione. Sempre! Perché sono sul merito. Noi qui votiamo sul merito. C'è chi vota le missioni in maniera diversa, a seconda se sta in maggioranza o in opposizione, dicendo che sono cambiate le cose. Sempre cambiano le cose! La valutazione dei nostri militari, che sono sul campo, cambia ogni giorno rispetto a quello che fanno. Cambia ogni giorno il loro approccio sulle diverse situazioni. Quello che non dovrebbe cambiare è il nostro sostegno a quei militari a seconda se sei in maggioranza o in opposizione . Perché è troppo facile, troppo facile. Noi qui votiamo sul merito. Noi qui votiamo a favore di un provvedimento che serve all'Italia, non al Governo. Le missioni internazionali sono le missioni del nostro Paese e sono la faccia con cui ci presentiamo. Il nostro rigore morale si misura esattamente su questo: sulla capacità di essere coerenti quando si è in maggioranza e anche quando si è in opposizione. Noi lo vogliamo essere .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo n. 2 “Pietro Borrotzu” di Nuoro, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bicchielli. Ne ha facoltà.
PINO BICCHIELLI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. In premessa mi faccia fare, anche a nome di tutto il gruppo di Noi Moderati, gli auguri al nostro Presidente Mattarella. In questa sede, in qualità di relatore, ho già avuto modo di illustrare i contenuti dei documenti che oggi votiamo. Mi sono soffermato sulla nuova missione internazionale finalizzata a costituire un contingente di forze ad alta e altissima prontezza operativa da impiegare con una procedura accelerata al verificarsi di crisi o situazioni di emergenza, che il Governo appunto intende avviare in base alla deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata il 19 febbraio di quest'anno, in merito proprio alla partecipazione dell'Italia ad ulteriori missioni internazionali. Ovviamente, mi sono soffermato sull'analisi delle missioni attualmente in essere nell'ambito della relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione al fine della relativa proroga, ponendo l'attenzione sulle missioni di cui il Governo chiede appunto la proroga.
Oggi vorrei, signor Presidente, concentrarmi essenzialmente sulle finalità di queste missioni. Nei Balcani siamo presenti sotto l'egida della NATO nel Joint Enterprise per fornire assistenza umanitaria e supporto per il ristabilimento delle istituzioni civili nell'ambito dell'attuazione degli accordi sul cessate il fuoco. In Ucraina ci occupiamo di addestramento e fornitura dell'equipaggiamento delle forze ucraine intente a difendere l'integrità nazionale e la popolazione civile.
In Medio Oriente con l'UNIFIL siamo ancora impegnati in prima linea per creare condizioni di pace e di sicurezza in Libano. Siamo inoltre in Iraq ancora una volta con scopi addestrativi e formativi, come così a Gibuti e in Somalia. Siamo presenti nel Mediterraneo nell'ambito dell'operazione Mediterraneo sicuro, nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden, nel Golfo Persico, con EUNAVFOR Aspides.
Non intendo citare tutte le missioni, ma solo quelle che riteniamo più rilevanti per ragioni e fattori differenti.
A tutto questo si aggiungono il controllo dello spazio aereo europeo, le missioni di cooperazione allo sviluppo, lo sminamento umanitario, gli interventi di sostegno ai processi di pace, stabilizzazione e rafforzamento della sicurezza. Di questo, signor Presidente, noi parliamo quando ci riferiamo a delle spese militari, di questo. Questa è la proiezione all'estero dello strumento militare italiano: sicurezza, pace, sviluppo, cooperazione, formazione. E vorrei che questo concetto, anzi, questi concetti fossero chiari a chi si oppone alle spese militari, a chi contrappone la parola “pace” alla difesa militare.
La pace, colleghi, non si fa sventolando bandiere oppure urlando slogan in piazza. La pace la fanno le donne e gli uomini delle nostre Forze armate impiegati nei diversi teatri critici al fianco delle popolazioni locali. Come dicevo, siamo presenti ovunque, in Europa, in Asia, in Africa. Contrastiamo sul campo il traffico di esseri umani, garantiamo la libera circolazione delle merci, addestriamo le Forze di Polizia a difendere la propria popolazione, contrastiamo le minacce terroristiche.
E quindi il nostro Paese, con i nostri militari, con queste missioni, costruisce la pace, garantisce la pace e supporta la pace. Signor Presidente, quanti errori si commettono quando si indugia nella retorica, quando si indugia nella banalità e nella superficialità. A me viene quasi da ridere quando qualcuno pensa che, riducendo le spese militari, assicuriamo la pace. In questi 2 anni di missioni che abbiamo fatto con la Commissione difesa ho un ricordo, ed è quello dei bambini che hanno questi volti pieni di gioia quando incontrano il nostro personale militare. Quello mi ha fatto capire che cosa vuol dire dare supporto reale e concreto alle popolazioni.
Le nostre divise, le divise dei nostri militari sono sinonimo di sicurezza, di pace, di sostegno, di aiuto. Allora come possiamo immaginare di ribaltare quest'immagine, pensando di ottenere la pace tagliando le spese? Lo strumento militare, purtroppo, è un elemento essenziale della politica estera, orientato a mantenere la sicurezza, a costruire e riportare la pace, a scongiurare conflitti, funzionale alla cooperazione con tutte le altre Nazioni e nell'ambito dei consessi internazionali.
Difendiamo, signor Presidente, interessi comuni, difendiamo la libertà, difendiamo i diritti, portiamo avanti valori essenziali. E di questo parliamo, di questo dovremmo solo parlare, quando ci riferiamo a spese militari. Dovremmo parlare solo di questo, di sicurezza, di pace, di sviluppo, di cooperazione, di formazione. Tutto il resto non ci appartiene. Sarebbe però sciocco ignorare che la pace si fa anche con le forme di deterrenza, ed è appunto in questo senso che va la costituzione di una forza ad alta e altissima prontezza operativa.
Si tratta di contingenti da inserire nell'ambito delle Forze di reazione alleate della NATO, una forza multinazionale altamente reattiva e versatile, pronta a intervenire in qualsiasi momento per proteggere gli interessi degli alleati e garantire la stabilità nella regione euroatlantica. Le unità terrestri, aeree, navali, le unità speciali che la compongono sono altamente addestrate ed equipaggiate per operare in un ampio spettro di missioni, e nell'attuale scenario, che è in continua e rapida evoluzione, con livelli di minaccia diversificati, minacce non convenzionali, guerre ibride, la rapidità di reazione in questi casi diventa essenziale. È un modello sicuramente che dobbiamo sviluppare per rendere ancora più completo ed efficiente il nostro strumento militare.
Signor Presidente, questo Governo ha il pieno sostegno di Noi Moderati agli obiettivi contenuti nei 2 documenti oggi al voto dell'Aula. Siamo fermamente convinti dell'utilità delle missioni di cui si chiede la proroga e delle nuove missioni di deterrenza, su cui l'Esecutivo chiede l'approvazione del Parlamento.
Non solo, noi siamo fortemente orgogliosi delle nostre forze militari e del lavoro che loro svolgono quotidianamente in tutte le aree stabili del mondo, e sappiamo bene, e su questo sono convinto che tutto l'emiciclo è d'accordo con me, di dover dire loro grazie.
Un vero grazie per la pace e la sicurezza di cui beneficiamo, delle libertà e dell'indipendenza di cui godiamo. È davanti a queste piccole e semplici verità che crolla tanta inutile retorica, e resta chi? Restano loro, signor Presidente, restano le donne e gli uomini delle Forze armate, che, con i colori della mimetica, portano nel nostro Paese e in molti altri luoghi in difficoltà la pace. Pertanto, volgendo ai nostri militari il ringraziamento sempre rinnovato per il loro impegno e sacrificio, annuncio il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Le missioni internazionali costituiscono una delle modalità con cui si esplicita e si esplica la politica estera del nostro Paese. Missioni che devono essere sempre uniformate alle norme e, in modo speciale e particolare, ai principi che i nostri padri e madri costituenti hanno scritto, cioè assegnando all'Italia un ruolo di portatore di pace nel mondo, non certo quello di un soggetto aggressivo, che pretenda di risolvere le controversie internazionali con la forza delle armi.
Proprio in merito al rispetto delle norme, e in particolare della legge n. 145 del 2016, che tra l'altro recentemente è stata parzialmente riformata, voglio sottolineare che, a nostro parere, la legge non è stata correttamente applicata in questo caso. Mi riferisco all'articolo 2, comma 2, della legge n. 145 del 2016, che prevede, apro virgolette, quindi leggo testualmente, che: “il Governo indica, per ciascuna missione, l'area geografica di intervento, gli obiettivi, la base giuridica di riferimento, la composizione degli assetti da inviare, compreso il numero massimo delle unità di personale coinvolte”. L'articolo, nella versione invece modificata, introduce poi anche il concetto dell'interoperabilità con altre missioni nella stessa area geografica.
Ora però il Governo, al contrario di quanto ho appena letto e di quanto prescrive la norma, ha redatto le schede esclusivamente sul concetto di accorpamento ai fini dell'interoperabilità, e quindi ha omesso la puntuale descrizione che è imposta dalla legge, come ho appena letto, per ciascuna missione. E quindi in questo modo l'individuazione delle singole voci, sia a livello di assetti, sia di unità di personale, sia del fabbisogno finanziario riferito a ciascuna missione, è praticamente quasi impossibile o difficile da individuare, perché le voci, come ho appena detto, risultano accorpate.
Quindi, di fatto, il Parlamento sta decidendo di autorizzare la proroga di missioni internazionali di cui non si conoscono esattamente gli aspetti che invece sono necessari per esercitare un voto consapevole. Aggiungo poi anche che il Governo, sempre con la riforma, ha abrogato la procedura di emanazione del decreto del Presidente del Consiglio di riparto delle risorse del fondo, quindi autorizzando direttamente il Ministero dell'Economia a provvedere, con propri decreti, al riparto dei fondi in oggetto, e quindi anche in questo caso si è escluso per gli organi parlamentari ogni possibilità di controllo.
Queste fattispecie, Presidente, che ho appena ricordato evidenziano e testimoniano ancora una volta, direi oltre ogni ragionevole dubbio, l'allergia o il fastidio che questa maggioranza di Governo ha per il controllo parlamentare dei suoi atti. Abbiamo assistito, in questi 2 anni e mezzo, a una lunga scia di leggi e proposte di legge, dal premierato al DDL Sicurezza, ora tramutato in decreto-legge Sicurezza, all'intervento sulla Corte dei conti, quindi tutti provvedimenti che vanno nella direzione di una svolta autoritaria, perché quello è, in cui c'è una sola persona al comando, una donna al comando, che è la Presidente Meloni, e le Camere vengono relegate al ruolo di “pigiabottoni”, con meccanismi di controllo parlamentare, e anche quelli della magistratura, praticamente azzerati oppure ridotti al lumicino.
Voglio affermare in questa sede - tanto lo rifaremo fino alla fine della legislatura - e dire alla maggioranza, alla Presidente Meloni e al Governo tutto: non vi fate illusioni; noi contrasteremo, innanzitutto in Parlamento, ma anche fuori, nelle strade e nelle piazze con i cittadini, questo disegno, perché vogliamo applicare in tutto e per tutto la Costituzione , quella Costituzione che è nata dalla Resistenza e dalla liberazione dal nazifascismo, di cui celebreremo l'ottantesimo anniversario fra qualche giorno.
Ci troviamo, Presidente, in un quadro internazionale che è veramente drammatico, che ha dei profili di incertezza terribili e sono sempre più rischiosi questi conflitti e questi profili di rischio, considerate, appunto, le situazioni delle guerre in atto, e mi riferisco a quella russo-ucraina, a quella in Medio Oriente e mi riferisco anche alla mutata postura che hanno assunto gli Stati Uniti per mezzo del suo Presidente Trump.
A proposito dell'Ucraina, però, voglio segnalare un'altra circostanza davvero spiacevole e l'ho già fatto davanti alle Commissioni riunite, III e IV, nel corso dell'esame di questo provvedimento. Voglio segnalare un'anomalia che, dal nostro punto di vista, è davvero grave, perché nella scheda n. 2 è stata inserita l'iniziativa NATO , che è stata istituita al vertice NATO di Washington tra il 9 e l'11 luglio 2024, che ha il compito di coordinare la fornitura di equipaggiamento militare e addestramento per l'Ucraina da parte di alleati e . È del tutto evidente, Presidente, che questa iniziativa è di nuovo avvio e, quindi, non poteva stare in un provvedimento che proroga missioni già esistenti; quindi, averlo fatto ha ancora una volta bypassato il Parlamento e ha impedito al Parlamento di esercitare le proprie prerogative.
Ripeto: sono fatti gravi che abbiamo denunciato e il Ministro della Difesa, interpellato nelle Commissioni, ha risposto, devo dire in maniera un po' confusa, che si tratta di pochi militari italiani che vengono inquadrati in ambito NATO, che sono, quindi, già dall'anno scorso e, secondo lui, non riguardavano i contingenti nazionali della NATO. Queste noi le riteniamo autentiche falsità, perché le deliberazioni che facciamo e che abbiamo sempre fatto - che il Parlamento ha sempre fatto - hanno sempre compreso le partecipazioni a missioni NATO. È sempre successo così. È chiaro che anche in questo caso si tratta di una partecipazione, anche se marginale, a una nuova missione della NATO, che il Parlamento non ha mai autorizzato e che, quindi, non può ovviamente - come ho appena detto - essere prorogata. Questo è un modo di fare, Presidente, che davvero fa cadere le braccia e testimonia - come ho detto prima - ancora di più il disprezzo per questo Parlamento. Spero che anche la Presidenza e gli Uffici di Presidenza di questa Camera vogliano attivarsi in merito, proprio per scongiurare il ripetersi di questi fatti incresciosi.
Mi riferisco velocemente a quello che sta accadendo in Medio Oriente, dove la situazione è davvero drammatica; è un fronte che può condizionare, anzi, condiziona gli equilibri mondiali. C'è una crisi umanitaria praticamente senza precedenti e questa crisi è stata, tra l'altro, aggravata ancora di più dalla decisione di Israele di bloccare l'ingresso degli aiuti nella Striscia di Gaza. È una decisione disumana che poi, tra l'altro, considera e usa gli aiuti militari come uno strumento militare e, invece, non dovrebbe mai essere così, trattandosi di popolazioni civili costituite per larghissima parte da donne e da bambini. Devo dire che, anche su questo aspetto, il Governo italiano non ha mosso un dito e non ha emesso un fiato nemmeno su questa questione degli aiuti
Quindi, non solo non ha sostanzialmente fatto nulla - non ha protestato, non ha richiamato l'ambasciatore e non ha votato risoluzioni dell'ONU che potevano in qualche modo limitare quello che sta facendo il Governo di Israele e il criminale di guerra Netanyahu -, ma continua in questo suo silenzio; anzi, per bocca del Vicepresidente del Consiglio, nonché Ministro degli Affari esteri - interrogato da giornalisti e, segnatamente, da -, ha affermato: no, Israele non ha non ha commesso alcun atto contrario al diritto umanitario internazionale. Quindi, riguardo alle continue immagini che arrivano da quel Paese, e ultime quelle relative al ritrovamento agghiacciante, che ha fatto davvero gelare il sangue nelle vene, di soccorritori e di vigili del fuoco che erano stati prima ammazzati dall'esercito israeliano e poi sepolti con i loro automezzi, ovviamente il solito portavoce dell'esercito israeliano aveva detto: no, ma era sostanzialmente colpa loro, perché si muovevano di notte senza le luci accese e senza dispositivi atti a individuarli e poi, sfortunatamente per loro, è venuto fuori un video, che era sul telefonino di una delle vittime, e sono stati per l'ennesima volta sbugiardati. Ebbene, anche in questa occasione questo Governo non si è sentito in dovere di dire una parola e, di fatto, è complice di tutto ciò che sta succedendo a Gaza
Concludo, Presidente. Rimarchiamo la necessità di attribuire alla cooperazione allo sviluppo un ruolo maggiore e un significato politico centrale nella politica internazionale dell'Italia…
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
MARCO PELLEGRINI(M5S). …contribuendo in modo significativo - concludo davvero - alla riduzione della povertà e delle diseguaglianze e alla promozione dei diritti umani e della pace. Questo è il nostro indirizzo e faremo di tutto affinché questo Governo, che finora ha fallito da questo punto di vista, cambi direzione
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bagnasco. Ne ha facoltà.
ROBERTO BAGNASCO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Ovviamente, come altri colleghi, mi unisco per fare gli auguri al nostro Presidente Mattarella, anche - in questo caso - come supremo Capo delle nostre Forze armate ma soprattutto, ovviamente, per il ruolo che in tutti i settori ha svolto e svolgerà nei prossimi anni in maniera esemplare. Quindi, gli auguri ci sono e sono auguri sinceri che, credo, possano interpretare il sentimento - almeno me lo auguro - di tutto il Paese.
Onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, intervengo a nome del gruppo di Forza Italia per annunciare convintamente il nostro voto favorevole alle relazioni relative alla partecipazione italiana alle missioni internazionali per il 2025. Lo facciamo nel segno della responsabilità, della visione strategica e della coerenza con la nostra collocazione storica nel campo euroatlantico, che costituisce da sempre la bussola della nostra politica estera e di difesa. Ho sentito giustamente alcuni colleghi rivendicare la coerenza del loro comportamento; ebbene, lo faccio anch'io a nome di Forza Italia e lo faccio con grande convinzione. Evidentemente anche noi, quando siamo stati in opposizione, quando siamo - come in questo caso - al Governo, non abbiamo condizionato la nostra posizione in politica estera agli interessi del momento o alla speculazione politica del momento (ne sono convinto). Quindi, in questo caso, Forza Italia credo che abbia le carte in regola, come sempre, per poter dire qualcosa di credibile, di creduto e, soprattutto, di assolutamente responsabile.
Ci troviamo oggi a discutere un provvedimento che non è solo un atto tecnico, ma è un atto profondamente politico, che definisce l'identità dell'Italia nel mondo e il contributo che il nostro Paese intende continuare ad offrire per la sicurezza internazionale, la stabilità regionale e la promozione dei valori democratici in contesti di crisi. Il documento in esame è il frutto di un lungo lavoro di ascolto, confronto e sintesi tra Governo e Parlamento, e anche qui credo di poter smentire molto facilmente il fatto che si sia cercato di superare il Parlamento. No, il Parlamento su questi temi è stato coinvolto giustamente, come deve essere, in maniera piena, totale e assoluta.
Il documento in esame, frutto di un lungo lavoro di ascolto, confronto e sintesi tra Governo e Parlamento, rappresenta una pietra angolare della nostra azione internazionale. Con la proroga delle missioni esistenti e l'avvio della nuova missione di forze ad alta e altissima prontezza operativa, l'Italia si conferma protagonista attivo, credibile, rispettato nelle grandi alleanze di cui fa parte, la NATO, l'Unione europea e l'ONU. La nuova missione, in particolare, risponde con prontezza alle esigenze imposte da un contesto internazionale purtroppo sempre più volatile, frammentato e assolutamente imprevedibile. L'istituzione di contingenti ad alta reattività, capaci di essere schierati in pochi giorni nei teatri più delicati, è la dimostrazione concreta che l'Italia non si limita a reagire ma anticipa, prevede e progetta. E questa capacità di visione è figlia di una politica che oggi, grazie al Governo Meloni, mostra coerenza, determinazione e credibilità a livello globale.
Le cifre parlano molto chiaro: oltre 12.000 unità impegnate nei teatri operativi, con una presenza che si estende dai Balcani all'Iraq, dal Libano al Sahel, dal mar Rosso all'Indo-Pacifico; oltre 1,5 miliardi di euro stanziati per garantire la sicurezza collettiva, ma anche per sostenere - e lo ripeto con grande convinzione, anche in questo caso - interventi umanitari, sì, anche per sostenere interventi umanitari, percorsi di stabilizzazione, programmi di formazione e cooperazione con i Paesi . In questo campo, sempre in prima linea l'Italia, e di questo ne siamo assolutamente orgogliosi. È un investimento in sicurezza, certo, ma anche in pace, sviluppo e diritti umani. Ed è qui che voglio soffermarmi su un punto per noi fondamentale: le missioni militari non camminano da sole, accanto ad esse vi è un impegno crescente nel campo della cooperazione allo sviluppo, nella diplomazia umanitaria, nella promozione dello Stato di diritto. Con 363 milioni di euro, previsti nel 2025, per progetti in Africa, Medio Oriente, Balcani e Asia, l'Italia dimostra che la sua forza non è solo nelle armi ma nella capacità di costruire ponti, rafforzare istituzioni e tutelare le fasce più vulnerabili delle popolazioni civili.
Forza Italia ha sostenuto con forza questo approccio integrato che unisce la fermezza alla solidarietà, la difesa alla cooperazione, la sicurezza al rispetto dei diritti e lo ha fatto nel solco della sua storia, che ha visto come Silvio Berlusconi contribuire in modo determinante alla collocazione euro-atlantica dell'Italia, alla costruzione del partenariato con gli Stati Uniti e alla valorizzazione del ruolo dell'Italia nel Mediterraneo allargato. Oggi raccogliamo e proseguiamo quell'eredità, e lo facciamo con il contributo di un Governo che, a partire dalla Presidente Meloni, dai Ministri, in particolare il Ministro Tajani, con la sua autorevolezza internazionale ha saputo rilanciare il protagonismo italiano sui dossier globali, coniugando valori e interessi, fermezza e dialogo.
Non possiamo ignorare le molteplici minacce che siamo chiamati ad affrontare: la guerra in Ucraina, il conflitto in Medio Oriente, l'instabilità del Sahel, la pressione migratoria, il terrorismo transnazionale, la disinformazione ostile, i rischi per le catene di approvvigionamento globali. Ma sarebbe miope rispondere chiudendosi in noi stessi. L'Italia sceglie, ancora una volta, come sempre direi, di esserci, di assumersi responsabilità, di lavorare con coraggio e determinazione per un ordine internazionale basato sulle regole, sulla giustizia e sulla pace.
Colleghi, approvare questa relazione non significa solo autorizzare un impiego di risorse, umane prima e finanziarie poi, significa ribadire una scelta di campo, quella dell'Italia che costruisce, che protegge, che guida. Un'Italia che non si chiama fuori ma che, al contrario, rafforza ogni giorno la propria credibilità internazionale. Per questo Forza Italia vota “sì”, e lo fa con la fierezza di chi sa che, grazie al lavoro di squadra nella maggioranza, il nostro Paese è oggi più forte, più stabile e più rispettato. L'Italia che partecipa alle missioni internazionali è l'Italia che non rinuncia mai alla pace. Sì, lo ripeto, l'Italia che partecipa alle missioni internazionali è l'Italia che non rinuncia mai alla pace, che fa la sua parte, è l'Italia che ci rende orgogliosi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Billi. Ne ha facoltà.
SIMONE BILLI(LEGA). Grazie, Presidente, Sottosegretario Perego. Anche noi ci uniamo agli auguri per il nostro Presidente della Repubblica, anche come Capo delle Forze armate. Auguri di pronta e veloce guarigione.
Cari colleghi, la partecipazione dell'Italia a missioni NATO, a missioni dell'Unione europea e a missioni dell'ONU, rappresenta un pilastro della nostra politica estera che è ancorata saldamente all'Alleanza atlantica, all'Unione europea e al multilateralismo. È necessario, sì, valutare attentamente l'efficacia, i costi e gli interessi strategici coinvolti in tali missioni in modo pragmatico e selettivo. La partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali deve essere solo quando chiaramente orientate alla promozione della pace e della sicurezza. Bisogna evitare coinvolgimenti in conflitti senza una strategia ben definita. La partecipazione del nostro Paese alle missioni internazionali deve essere orientata innanzitutto alla tutela degli interessi nazionali ed evitare coinvolgimenti in operazioni che non apportino benefici concreti al nostro Paese.
È necessario rafforzare la sicurezza interna dell'Italia piuttosto che impegnarsi in missioni militari in contesti incerti. Deve essere orientata alla difesa delle nostre comunità italiane all'estero, alla difesa dei nostri confini, non solo italiani, anche dell'Unione europea. Deve essere orientata al contenimento delle minacce, anche ibride, che arrivano dal Mediterraneo allargato, dal mar Rosso ai Balcani, fino al Sahel.
L'Italia, Presidente, impiega circa 8.000 soldati in missioni all'estero, con una spesa superiore al miliardo di euro all'anno. Così come anche riportato dal nostro Vicepremier e Ministro, Matteo Salvini, è necessaria una gestione oculata delle nostre risorse. Accogliamo con favore l'istituzione della nuova missione Forze ad alta e altissima prontezza operativa, nel senso che risponde alle necessità di reazione rapida in scenari di crisi ed emergenza, in coerenza con le nuove sfide geopolitiche, con senso di responsabilità, nel rispetto dei nostri militari e operatori civili impegnati all'estero per la difesa della pace, della sicurezza e dell'interesse nazionale. Sottosegretario Perego, come già lei ricordava la scorsa settimana, i nostri militari, i nostri ragazzi e le nostre ragazze, sono stimati e apprezzati in tutto il mondo. Io aggiungo, spesso sono anche amati dalle popolazioni locali. Cari ragazzi, care ragazze, siete il nostro orgoglio . Lavoriamo, quindi, affinché il 2025 sia un anno di pace. Contrastiamo chi alimenta conflitti, anche attraverso le parole. In conclusione, Presidente, la Lega-Salvini Premier esprime il proprio voto favorevole a questa risoluzione, nella convinzione che la presenza dell'Italia nel mondo debba sempre essere autorevole, utile e al servizio dei nostri concittadini .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto “Guglielmo Marconi-Margherita Hack” di Bari, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Benvenuti, grazie di essere a Montecitorio. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fassino. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi voteremo, come abbiamo sempre fatto, con convinzione, il sostegno alle missioni internazionali di pace e di stabilità che vedono impegnati i nostri soldati, a cui, anche da parte del nostro gruppo, va un sentimento di gratitudine. Lo facciamo sulla base di presupposti che, credo, dobbiamo avere chiari. Il primo è che la sicurezza è un bene indivisibile.
Per molti anni, quando succedeva un qualche conflitto lontano da noi, si usava la categoria di “guerre locali”. Nel linguaggio geopolitico questa espressione è sparita perché non ci sono più guerre locali, ci sono conflitti che, ovunque accadano, impattano sulla sicurezza del pianeta intero. Ce lo ha dimostrato - ed è stato lì il discrimine che ha fatto cambiare anche il linguaggio - l'attentato alle Torri gemelle del 2001.
Da questo presupposto ne deriva un altro: che ogni Paese deve concorrere alla sicurezza, che non può più essere delegata - come è stato a lungo nell'epoca bipolare - alle due potenze nucleari, ma invece ciascun Paese è chiamato a essere non solo fruitore di sicurezza, ma anche costruttore di sicurezza.
L'Italia lo è. Lo è perché - come è stato ricordato - abbiamo un impegno in 39 missioni di pace, per un totale di forze mobilitabili di 12.000 soldati, siamo tra i Paesi che più contribuiscono alle missioni dell'ONU e alle missioni dell'Unione europea. E questo è tanto più vero oggi per uno scenario - non ho bisogno ovviamente di spiegarlo - caratterizzato da conflitti crescenti alle porte di casa, dalla guerra russo-ucraina, a quello che accade nel Mediterraneo, a situazioni non meno esplosive e critiche in contesti anche più lontani.
Tanto più oggi è necessario affrontare il tema della sicurezza quando il tema, questo tema, si declina anche con nuove modalità, se solo pensiamo appunto alla e all'utilizzo delle tecnologie digitali. Non a caso, l'Unione europea si è dotata di una Bussola strategica e la NATO si è dotata di un nuovo Concetto strategico. Non richiamerò tutte le missioni - sono 39 e giustamente in pochi minuti non sarebbe possibile -, ma mi concentrerò sulle questioni principali.
Primo, sosteniamo con convinzione le nostre missioni nei Balcani, dove segnalo che sono evidenti i segni, i rischi di processi dissolutivi: il rischio di una separazione della Bosnia, la non risoluzione del conflitto tra Kosovo e Serbia, l'instabilità politica in Serbia, instabilità che si dirama anche a macchia d'olio su altri Paesi della regione, dal Montenegro alla Macedonia. E, quindi, la nostra è una presenza essenziale che va accompagnata però - come mi pare il Governo stia facendo e in questo lo sosteniamo - dall'insistere con l'Unione europea sul fatto che non si può ulteriormente dilazionare il processo di integrazione europea di questi Paesi, a cui abbiamo promesso l'integrazione nel 2003 con il Consiglio europeo di Salonicco; sono passati 22 anni, non uno di quei Paesi è ancora entrato e l'unico dividendo che abbiamo ottenuto da questa dilazione è che nei Balcani sono entrati la Cina, la Turchia, la Russia, gli Emirati e l'Europa rischia di essere vista sempre di più come un soggetto che promette, ma non realizza.
Ovviamente, la seconda missione a cui mi dedico è la questione dell'Ucraina, dove continua - come sappiamo - una guerra, nonostante si evochi costantemente una pace che appare molto lontana. Una guerra che vorrei che noi avessimo chiaro ha destabilizzato gli equilibri europei, violando quello che era stato - come dire - il pilastro dell'architettura di sicurezza europea: gli accordi di Helsinki, che prevedevano, tra i principi lì sanciti, l'inviolabilità delle frontiere e il riconoscimento della sovranità di ogni Paese.
Sostenere l'Ucraina in ogni modo - e ribadiamo questo nostro impegno e, quindi, il sostegno alle missioni che vanno in questa direzione - è fondamentale non perché noi si pensi che l'Ucraina possa vincere una guerra (tutti comprendiamo come ciò sia assai complesso), ma perché per andare a un tavolo di negoziato occorre andarci in condizioni forti e di parità, tanto più nel momento in cui, con una sciagurata - e non esito a usare questo aggettivo - scelta del Presidente americano, si stanno preparando le condizioni per una pace ingiusta e umiliante per il Paese aggredito, premiando il Paese aggressore.
Quindi, io penso che l'Europa e l'Italia con l'Europa debbano, su questo, avere una posizione che invece non concede. La pace va cercata, ma la pace si cerca con fermezza e non con i cedimenti, come si rischia di fare in Ucraina. E naturalmente il sostegno all'Ucraina significa anche il sostegno a tutte le missioni che sono di contesto, per così dire, di rafforzamento sul fianco est da parte della NATO e dell'Unione europea.
Terza questione è il Mediterraneo. È evidente che il cuore delle vicende mediterranee, che sono molte come sappiamo, perché è un'area di grande instabilità… se noi guardiamo una carta geografica dall'Iran fino al Marocco c'è una sequenza di instabilità crescenti in ogni Paese e, quindi, certo è una situazione particolarmente delicata; non il Marocco in quanto tale, ma fino ai confini del Marocco. Quindi, io credo che dobbiamo essere ben attenti. Ovviamente il cuore è la vicenda israelo-palestinese, sulla quale noi sosteniamo gli impegni che le nostre missioni hanno, sia di carattere civile, sia di polizia.
È evidente che il tema, però, è come ci si riesce. Chiediamo un impegno più determinato e più forte al nostro Paese e all'Europa per tornare al cessate il fuoco, per determinare finalmente la liberazione degli ostaggi - ricordo che le Nazioni Unite chiesero che la liberazione degli ostaggi fosse incondizionata, mentre, da quando è cominciata questa tragedia, la liberazione è oggetto di un continuo negoziato, quindi una contraddizione di cui la comunità internazionale dovrebbe essere almeno consapevole - e, naturalmente, la possibilità, con il cessate il fuoco, con la liberazione di ostaggi, con una decisione sulla gestione interinale di Gaza che garantisca sicurezza e stabilità, di rimettere in moto un processo di pace il cui obiettivo è “due popoli, due Stati”. Anche se io credo - dobbiamo saperlo tutti - che questo obiettivo è di lungo periodo. Oggi, se noi parliamo con un dirigente israeliano di qualsiasi schieramento politico, come con un dirigente palestinese, constatiamo un grande scetticismo e una grande diffidenza. E qui c'è la responsabilità della comunità internazionale, dell'Europa e anche dell'Italia, di lavorare per ricostruire le condizioni che consentano quella soluzione e, in questo percorso, il riconoscimento dello Stato palestinese, come uno degli elementi per la realizzazione della soluzione “due popoli, due Stati” che dia sicurezza a Israele, sicurezza ai palestinesi e pace e stabilità nella regione.
Naturalmente questo è il cuore di una condizione però di instabilità molto più larga, che ci vede impegnati in Iraq, ci vede impegnati a sostenere il processo di stabilizzazione in Siria, in Libano dopo l'accordo di cessate il fuoco e l'elezione di un nuovo Presidente della Repubblica in quel Paese; che ci vede impegnati nel Mar Rosso a garantire la libertà di navigazione; che ci vede impegnati insomma a garantire che la regione non venga investita da un incendio che la travolga.
In questo quadro, Libia e Tunisia sono le uniche missioni su cui noi abbiamo un atteggiamento diverso. Finisco subito, Presidente. Non siamo favorevoli a confermare il nostro impegno in Tunisia perché siamo in presenza di un regime politico che viola ogni diritto umano, viola ogni regola di democrazia e che quindi - come dire - non sta a quelli che erano i patti sottoscritti nel momento in cui avevamo deciso di sostenere quel Governo.
Così come sulla Libia, mentre sosteniamo una serie di iniziative che il nostro Paese continua a fare, confermiamo il nostro giudizio negativo sul sostegno alla Guardia costiera per ragioni che sono evidenti, e che abbiamo più volte ribadito, di palese e indiscutibile violazione di fondamentali diritti umani nei confronti delle persone, nei confronti degli immigrati, nei confronti dei naufraghi.
Ed esprimiamo un'astensione nei confronti del sostegno al Niger perché, intanto, quello è un regime che noi non abbiamo riconosciuto. Avvertiamo naturalmente - non siamo inconsapevoli di questo - l'esigenza di non abbandonare il Sahel, che è stato investito da una sequenza di colpi di Stato che hanno alterato gli equilibri di quella regione e, quindi, una presenza ha un senso. Però, così come è stata caratterizzata, ci sembra opaca nelle finalità e nei modi, e per questo vi è l'astensione.
Naturalmente - finisco - sottolineo che tutto il nostro impegno è un impegno di stabilità e di pace. La stabilità e la pace si perseguono con lo strumento militare, ma anche con la cooperazione allo sviluppo, con ogni iniziativa di tutela dei diritti umani, con iniziative di ricostruzione civile…
PIERO FASSINO(PD-IDP). …e il nostro Paese deve essere impegnato con altrettanta determinazione su questi fronti. Insomma, la pace non basta evocarla, la pace bisogna costruirla. Noi la vogliamo costruire in assoluta coerenza con l'articolo 11 della Costituzione, che bandisce l'uso della violenza e della guerra nella risoluzione dei conflitti, ma impegna a partecipare a tutto ciò che bandisce coloro che usano la guerra e la violenza per risolvere conflitti che, invece, vanno risolti con gli strumenti della parola, della politica e del negoziato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Chiesa. Ne ha facoltà.
PAOLA MARIA CHIESA(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario Perego, intervengo in quest'Aula, a nome del mio gruppo, Fratelli d'Italia, su una delle delibere più importanti per le nostre Forze armate, su una delle delibere più importanti per la nostra grande famiglia della difesa: la delibera sulle missioni internazionali. Ho ascoltato con attenzione tutti gli interventi che si sono succeduti in quest'Aula, ho partecipato nelle scorse settimane a tutte le audizioni, a tutte le Commissioni, e, purtroppo, ho ascoltato molte volte la parola “riarmo”.
Riarmo, riarmo, riarmo. Qualcuno ha perfino detto che questa delibera contiene una preoccupante deriva bellicistica. No, Presidente, non è questo lo spirito con il quale affrontare questa delibera, perché i protagonisti di questa delibera, perché i protagonisti delle missioni internazionali sono i nostri militari. Militari che sono il nostro orgoglio , militari che tengono alta la bandiera della nostra Italia nel mondo, sempre e ovunque. Non si può sentire, Presidente, che i nostri militari a volte hanno svolto un lavoro meno onorevole.
No, Presidente, in quest'Aula questo proprio non si può sentire. Con il proliferare delle crisi internazionali è aumentato l'impegno dell'Italia all'estero. All'inizio si trattava di missioni in ambito bilaterale, in ambito multilaterale, ma con le missioni in Libano dal 1982 al 1984, con le missioni del Golfo Persico, in Albania, in Afghanistan, in Kosovo e in Somalia è stata riconosciuta dai principali attori in campo la capacità operativa militare dell'Italia, in più occasioni ci è stato detto. Tutti gli attori in campo vogliono i militari italiani: vogliono i militari italiani nelle missioni di ; vogliono i militari italiani nelle missioni di cooperazione internazionale; vogliono i militari italiani sempre, perché i nostri militari italiani sanno fare sempre la differenza .
Militari che svolgono un lavoro encomiabile con capacità, professionalità, coraggio, abnegazione, profondo senso del dovere e umanità. Ed è proprio l'umanità che è riconosciuta da tutti. Davanti a tutti i caduti delle missioni internazionali mi inchino. Come molti colleghi, anch'io ho visto i nostri militari sul campo. Nel 2013 sono stata in Afghanistan, ma recentemente sono stata anche in Niger con le nostre forze speciali. Li ho visti i nostri militari sul campo: uomini coraggiosi, uomini che davvero tengono alta la nostra bandiera.
È importante investire in difesa, lo abbiamo fatto e lo faremo sempre di più, ma non perché vogliamo riarmare l'Italia, come ho sentito troppe volte dire. Noi non vogliamo armare l'Italia, noi vogliamo aumentare la capacità di difesa della nostra Nazione. Investiremo di più, sì, ma non perché vogliamo la guerra, ma perché la guerra si allontani investendo in difesa, perché la guerra si allontani investendo in deterrenza.
Guerra, una parola che nel 2025 nessuno vorrebbe mai pronunciare, ma questa è la realtà e con la realtà dobbiamo fare i conti, perché purtroppo non viviamo nel mondo dei sogni. Purtroppo, non siamo più nel periodo in cui finanziavamo le operazioni a supporto della pace, non ci sono più quei momenti. Dobbiamo fare i conti con la realtà e dobbiamo fare i conti con quello che ci circonda, perché, Presidente, i tempi sono cambiati. Noi non dobbiamo aumentare i soldi della difesa perché ce lo chiede la NATO, dobbiamo aumentare i soldi della difesa perché ce lo chiedono i tempi.
Fratelli d'Italia ha accolto favorevolmente la proposta di togliere le spese della difesa dal Patto di stabilità; una vittoria nostra, una vittoria tutta italiana. Perché le spese per la difesa non devono essere in concorrenza con le spese dell'istruzione, con le spese della sanità e con le spese del , perché le spese della difesa sono il prerequisito della sanità, dell'istruzione e del . Perché, Presidente, senza difesa non c'è niente, senza difesa non c'è democrazia, senza difesa non c'è libertà.
Trentanove missioni: qualcuno è andato a polemizzare sul fatto che su 39 missioni le schede sono meno; qualcuno è andato a polemizzare sui punti e le virgole in Commissione. Ma no, non è questo lo spirito, l'ho detto all'inizio, per affrontare questa votazione. Fratelli d'Italia voterà a favore di questa delibera, lo farà con la mano sul cuore e lo farà a testa alta, proprio perché i protagonisti sono i nostri militari. Voteremo a favore perché votare a favore significa dare una possibilità di difesa a questa Nazione, perché la difesa di questa Nazione si fa anche con i nostri militari in missione all'estero.
Voteremo a favore perché lo dobbiamo a loro, alle nostre Forze armate, lo dobbiamo a noi stessi, ma lo dobbiamo soprattutto alle nostre famiglie, ai nostri figli, perché lo dobbiamo al nostro futuro. Un voto contro queste missioni internazionali è un voto contro l'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Avverto che i dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167 e Richetti ed altri n. 6-00170 sono identici, in quanto volti ad autorizzare tutte le missioni.
Avverto, altresì, che sono state avanzate dai gruppi diverse richieste di votazioni per parti separate, tenendo conto del complesso delle quali la Presidenza porrà in votazione, congiuntamente, ove ne sussistano i presupposti, i dispositivi di tutte le risoluzioni presentate, limitatamente alle missioni che risultano autorizzate in tutti gli atti di indirizzo.
Seguirà la votazione congiunta dei dispositivi delle risoluzioni - che saranno indicate dalla Presidenza prima di passare al voto - limitatamente alle missioni che risultano autorizzate solo da alcuni atti di indirizzo.
Come fatto in precedenti occasioni, si passerà quindi distintamente alla votazione delle risoluzioni per le parti che non risultano già approvate o respinte dalle precedenti votazioni. In particolare, per ciascuna risoluzione, si procederà alla votazione degli impegni aggiuntivi riferiti a una o più missioni, ove formulati, fermo restando che saranno considerate precluse le parti dei dispositivi in cui si prevedono condizioni all'autorizzazione di una missione, ove tali missioni siano state precedentemente autorizzate.
Seguirà, per ciascuna risoluzione, la votazione delle premesse.
Per consentire a tutti i deputati di avere piena contezza delle votazioni da effettuare, la Presidenza ha già consegnato al rappresentante di ciascun gruppo l'elenco di tutti i voti.
Per quanto riguarda le votazioni per parti separate, faccio presente che i presentatori delle risoluzioni, ove necessario, hanno prestato il consenso previsto a seguito delle riforme regolamentari.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, Fratoianni ed altri n. 6-00168, Braga ed altri n. 6-00169, Richetti ed altri n. 6-00170, Boschi ed altri n. 6-00171 e Pellegrini ed altri n. 6-00172 con riferimento alle missioni: relative all'Europa, recate dalle schede n. 1, n. 17 e n. 18; relative all'Asia, recate dalle schede n. 3, n. 4 e n. 19; relative all'Africa, recate dalla scheda n. 6, limitatamente alla missione UNSMIL Libia, e dalla scheda n. 8; relative al potenziamento di dispositivi nazionali e della NATO, dell'Unione europea e dell'ONU, recate dalle schede n. 9, limitatamente alle missioni NATO per la sorveglianza navale e Dispositivo aeronavale nazionale per attività di presenza, sorveglianza e sicurezza nel Golfo di Guinea, e dalle schede n. 12, n. 13, n. 15 e n. 16; e relative a interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, recate dalle schede n. 22, n. 24 e n. 25, che tutti gli atti di indirizzo presentati sono volti ad autorizzare.
Premetto che il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal Gruppo AVS, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, Braga ed altri n. 6-00169, Richetti ed altri n. 6-00170 e Boschi ed altri n. 6-00171 per la parte in cui autorizzano le missioni recate dalla scheda n. 2, relativa all'Europa. Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal Gruppo AVS, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, Braga ed altri n. 6-00169, Richetti ed altri n. 6-00170, Boschi ed altri n. 6-00171 e Pellegrini ed altri n. 6-00172, per la parte in cui autorizzano la missione di cui alla scheda n. 5, relativa all'Asia.
Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal Gruppo AVS, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, Braga ed altri n. 6-00169, Richetti ed altri n. 6-00170, Boschi ed altri n. 6-00171 e Pellegrini ed altri n. 6-00172 limitatamente alla parte in cui autorizza la missione MIASIT Libia di cui alla scheda n. 6, relativa all'Africa.
Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal Gruppo AVS, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, Braga ed altri n. 6-00169, Richetti ed altri n. 6-00170, Boschi ed altri n. 6-00171 e Pellegrini ed altri n. 6-00172 limitatamente alla parte in cui autorizza la missione NATO Framework for the South, di cui alla scheda n. 6, relativa all'Africa.
Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dai Gruppi AVS, Partito Democratico e Italia Viva, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, Richetti ed altri n. 6-00170 e Pellegrini ed altri n. 6-00172 limitatamente alla parte in cui autorizzano la missione bilaterale di cooperazione in Tunisia, recata dalla scheda n. 6, relativa all'Africa.
Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dai gruppi AVS, Partito Democratico e Italia Viva, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, Richetti ed altri n. 6-00170 e Pellegrini ed altri n. 6-00172, limitatamente alla parte in cui autorizzano la missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger-MISIN di cui alla scheda n. 7, relativa all'Africa.
Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dai gruppi AVS e Partito Democratico, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, Richetti ed altri n. 6-00170 e Boschi ed altri n. 6-00171, limitatamente alla parte in cui autorizzano la missione bilaterale per il supporto alla Repubblica del Burkina Faso, di cui alla scheda n. 7, relativa all'Africa.
Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal Gruppo AVS, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, Braga ed altri n. 6-00169, Richetti ed altri n. 6-00170, Boschi ed altri n. 6-00171 e Pellegrini ed altri n. 6-00172 per la parte in cui autorizzano la missione recata dalla scheda n. 20, relativa all'Africa.
Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dai gruppi AVS, Partito Democratico e Italia Viva, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167 e Richetti ed altri n. 6-00170, per la parte in cui autorizzano la missione contenuta nella scheda n. 21, relativa all'Africa.
Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal gruppo AVS, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, Braga ed altri n. 6-00169, Richetti ed altri n. 6-00170, Boschi ed altri n. 6-00171e Pellegrini ed altri n. 6-00172, limitatamente alla parte in cui autorizzano le missioni Operazione Mediterraneo Sicuro, Operazione NATO Sea Guardian e EUNAVFOR MED Irini, di cui alla scheda n. 9, relativa al potenziamento di dispositivi nazionali, della NATO, dell'Unione europea e dell'ONU. Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal gruppo AVS, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, Braga ed altri n. 6-00169, Richetti ed altri n. 6-00170, Boschi ed altri n. 6-00171 e Pellegrini ed altri n. 6-00172 per la parte in cui autorizzano le missioni recate dalla scheda n. 10, relativa al potenziamento di dispositivi nazionali, della NATO, dell'Unione europea e dell'ONU. Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal gruppo AVS, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, Braga ed altri n. 6-00169, Richetti ed altri n. 6-00170, Boschi ed altri n. 6-00171 e Pellegrini ed altri n. 6-00172 per la parte in cui autorizzano le missioni recate dalla scheda n. 11, relativa al potenziamento di dispositivi nazionali, della NATO, dell'Unione europea e dell'ONU. Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal gruppo AVS, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, Braga ed altri n. 6-00169, Richetti ed altri n. 6-00170, Boschi ed altri n. 6-00171 e Pellegrini ed altri n. 6-00172 per la parte in cui autorizzano la missione recata dalla scheda n. 14, relativa alla partecipazione di personale della Difesa alle missioni civili. Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal gruppo Italia Viva, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, Fratoianni ed altri n. 6-00168, Braga ed altri n. 6-00169, Richetti ed altri n. 6-00170 e Pellegrini ed altri n. 6-00172 per la parte in cui autorizzano la missione recata dalla scheda n. 23, relativa ad interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione. Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sulla base della richiesta di votazione per parti separate avanzata dal gruppo AVS, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, congiuntamente, sui dispositivi delle risoluzioni Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, Braga ed altri n. 6-00169, Richetti ed altri n. 6-00170, Boschi ed altri n. 6-00171 e Pellegrini ed altri n. 6-00172 per la missione recata dalla scheda n. 15-, riferita alle missioni internazionali delle Forze armate. Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Essendo stato già approvato integralmente il dispositivo della risoluzione Calovini, Billi, Bagnasco, Bicchielli ed altri n. 6-00167, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione medesima. Il parere del Governo è favorevole.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo ora alla risoluzione Fratoianni ed altri n. 6-00168.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla missione bilaterale di addestramento delle Forze armate palestinesi (MIADIT) di cui alla scheda n. 3. Il parere del Governo è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Poiché, a seguito delle votazioni precedenti, il dispositivo della risoluzione Fratoianni ed altri n. 6-00168 è stato in parte approvato, in parte precluso e in parte respinto, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione medesima. Il parere del Governo è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla risoluzione Braga ed altri n. 6-00169.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla missione di cui alla scheda n. 23. Il parere del Governo è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
A seguito delle votazioni precedenti, il dispositivo della risoluzione Braga ed altri n. 6-00169 è stato in parte approvato, in parte precluso e in parte respinto. Indìco, quindi, la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione medesima. Il parere del Governo è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Essendo stato già approvato integralmente il dispositivo della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00170, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione medesima. Il parere del Governo è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla risoluzione Boschi ed altri n. 6-00171, il cui dispositivo, a seguito delle votazioni precedenti, è stato in parte approvato e in parte precluso.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione medesima. Il parere del Governo è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla risoluzione Pellegrini ed altri ed altri n. 6-00172, di cui residuano le sole parti del dispositivo recanti impegni aggiuntivi rispetto alle missioni già precedentemente autorizzate, che porrò ora distintamente in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Pellegrini ed altri n. 6-00172, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla missione bilaterale di addestramento delle Forze armate palestinesi (MIADIT), di cui alla scheda n. 3. Il parere del Governo è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Pellegrini ed altri n. 6-00172, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 5. Il parere del Governo è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Pellegrini ed altri n. 6-00172, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger-MISIN, di cui alla scheda n. 7. Il parere del Governo è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Pellegrini ed altri n. 6-00172, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla missione EUNAVFOR Aspides, di cui alla scheda n. 10. Il parere del Governo è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Pellegrini ed altri n. 6-00172, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 11. Il parere del Governo è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Pellegrini ed altri n. 6-00172, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 22. Il parere del Governo è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Pellegrini ed altri n. 6-00172, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 24. Il parere del Governo è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Pellegrini ed altri n. 6-00172, limitatamente alla parte recante un impegno aggiuntivo riferito alla scheda n. 15-. Il parere del Governo è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione Pellegrini ed altri n. 6-00172. Il parere del Governo è contrario.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse fra i gruppi, l'esame degli ulteriori argomenti per i quali sono previste votazioni, iscritti all'ordine del giorno della seduta odierna, è rinviato alla prossima settimana.
PRESIDENTE. Comunico che è deceduto l'onorevole Francesco Calvanese, membro della Camera dei deputati nella XII legislatura.
La Presidenza della Camera ha già fatto pervenire ai familiari le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidera ora rinnovare anche a nome di tutta l'Assemblea.
A questo proposito ha chiesto di intervenire, per un breve ricordo, l'onorevole Mari. Prego, onorevole. Colleghi, ascoltiamo, per cortesia.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Francesco Calvanese, anzi Franco, è stata una personalità forte, centrale, in tutta la storia della sinistra salernitana e non solo, campana, meridionale. È stato, come lei ha detto, tra l'altro, deputato della XII legislatura, dal 1994 al 1996, ma prima, cosa che gli stava particolarmente a cuore, dal 1985 al 1990, era stato consigliere comunale della città di Salerno. Franco Calvanese è stato soprattutto, per tutta la vita, fino a questa mattina, fino ad oggi, un militante politico e un dirigente comunista, un intellettuale in ognuno dei ruoli che ha avuto.
È stato docente universitario e sociologo particolarmente impegnato e attento, oltre che impegnato dal punto di vista scientifico e accademico, all'analisi dei flussi migratori. Questo lo ha portato ad avere un ruolo centrale anche nella FILEF, la Federazione italiana dei lavoratori emigranti e delle loro famiglie. Insomma, un intellettuale e un dirigente politico allo stesso tempo, che ha segnato tutta la vicenda politica della sinistra meridionale negli ultimi decenni, proprio per la sua costante attenzione al mondo del lavoro e alla storia del movimento operaio in tutte le sue espressioni.
Presidente, Alleanza Verdi e Sinistra, tutta la sinistra salernitana e io stesso, per la fortuna e l'onore che ho avuto di essergli vicino in momenti particolari anche della mia formazione, ci uniamo al dolore della sua famiglia e alla tristezza di tutti quelli che lo hanno conosciuto, per la grande perdita che ci è venuta in queste ore .
PRESIDENTE. Onorevole Mari, la ringrazio ulteriormente e anch'io mi associo alle sue parole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Andrea Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Onorevole Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, intervengo a nome del gruppo del Partito Democratico per annunciare la richiesta di un'informativa urgente del Ministro Zangrillo. Noi vogliamo avere un momento di confronto con il Ministro Zangrillo sull'azione di rinnovamento e di rafforzamento della pubblica amministrazione in atto nel Paese. Anche nella notte di ieri, in un momento di confronto dei lavori da noi fortemente richiesto, nell'ambito delle Commissioni I e XI, che stanno affrontando il nuovo, ennesimo decreto PA, sono emersi numeri importantissimi: 350.000 assunzioni nell'ultimo biennio, un milione di persone che andranno in quiescenza entro il 2033.
Ci sarebbe tutto lo spazio, tutta la possibilità e tutta l'opportunità per procedere, affiancando alla nuova, grande stagione di concorsi che si sta portando avanti nel Paese anche un investimento su quegli interventi normativi indispensabili, attraverso gli scorrimenti e le proroghe necessarie a garantire che tutte le risorse immediatamente disponibili possano essere dispiegate per offrire servizi migliori ai cittadini. E invece, lo ha rivendicato anche ieri a gran voce, la priorità del Governo, la priorità del Ministro è quella di insistere su assurde scelte e norme blocca-idonei.
Da questo punto di vista, noi pensiamo che ciò sia gravissimo e che sia ancora più grave la motivazione che abbiamo sentito dare dal Ministro del perché di questo impianto normativo. Di fronte alla nostra segnalazione del fatto che nel precedente decreto PA fosse stato inserito un limite assurdo, cioè al 20 per cento - ma come fai a sapere, prima dell'entrata in vigore di quelle graduatorie, quante persone effettivamente serviranno? - e di fronte al fatto che lo stesso Ministro Zangrillo, nel decreto successivo, ha dovuto sospendere, perché era impossibile andare avanti con una norma di questo tipo, e l'ha dovuta sospendere di fronte alla nostra legittima richiesta di non sospendere, ma eliminare questo limite, che va contro il buon senso, non va solo contro le graduatorie, lui ci ha risposto testualmente che per lui gli idonei sono bocciati ai concorsi.
Non solo ha detto questo, non solo ha detto quest'assurdità dal punto di vista giuridico, dal punto di vista politico e dal punto di vista della conoscenza della realtà, ma nel suo discorso ha anche poi detto che i concorsi non sono tutto e che lui vuole costruire una pubblica amministrazione dove si possa fare carriera anche senza studiare e anche senza procedure ad evidenza pubblica.
Questo non è solo un pugno in faccia a una generazione fatta di centinaia di migliaia di persone che hanno fatto sacrifici, che hanno studiato, che hanno sacrificato il proprio tempo per partecipare a dei concorsi, per superare tutte le prove, per raggiungere un punteggio di idoneità, e sono costrette ad aspettare troppo tempo per avere lo scorrimento di quelle graduatorie che possa consentire loro di realizzare ciò per cui si sono impegnati.
Non è solamente uno schiaffo nei confronti di chi già lavora nella pubblica amministrazione - migliaia e migliaia di persone - e preannunciamo anche un'interpellanza urgente con cui chiederemo di sapere quante sono le persone che sono entrate nella pubblica amministrazione attraverso lo scorrimento di graduatorie , perché queste persone devono sapere che il Ministro della Funzione pubblica gli ha detto che erano stati bocciati al concorso, che non hanno titolo a fare il lavoro che fanno. E, invece, ogni giorno lo fanno con passione, con impegno. Noi li dovremmo ringraziare, non li dovremmo insultare.
Non solo tutto questo, ma c'è un aspetto pericoloso ed è un aspetto eversivo, che è quello di rompere un patto non scritto. Quel patto non scritto che, attraverso lo studio, attraverso l'impegno, attraverso le prove, si possa fare carriera. Che l'obiettivo, per fare carriera, sia quello, invece, di compiacere chi detiene il potere politico e seguire altre strade, noi su queste strade non vi seguiremo mai. Ieri, grazie all'intelligenza artificiale - di cui parla il Ministro Zangrillo, ma evidentemente non la usa, perché sarebbe bastato fare una domanda a ChatGPT per rendersi conto della differenza abissale tra la definizione di idonei e la definizione di bocciati a un concorso - noi abbiamo provato a spiegare questo al Ministro. Ma vogliamo avere un momento di confronto in Parlamento, perché la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non può più fare finta di niente. Quando era all'opposizione, da quei banchi faceva chiedendo scorrimenti, proroghe di graduatorie, per rinnovare e rafforzare la pubblica amministrazione. Adesso sta mandando al macero una generazione e lo sta facendo dicendo il falso in questo Parlamento.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ANDREA CASU(PD-IDP). Perché non è vero - e sono pronto a qualunque momento di confronto - che chi è idoneo è bocciato al concorso. Invece è vera una cosa, chiaramente, plastica, dimostrata ieri, che l'unico vero non idoneo è il Ministro Zangrillo .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti del liceo scientifico “Anna Maria Enriques Agnoletti” di Campi Bisenzio (Firenze), che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Grazie di essere qui, benvenuti a Montecitorio.
Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Ovviamente mi unisco alla richiesta avanzata dai colleghi del Partito Democratico, innanzitutto per le medesime motivazioni, per le cose che abbiamo ascoltato ieri dalla bocca del Ministro Zangrillo in riferimento a coloro che superano un concorso, non risultano idonei, ma per il Ministro, ahimè, sarebbero bocciati.
Ma io voglio aggiungere una cosa, perché, leggendo puntualmente dal resoconto della seduta di ieri, voglio riferire altre parole del Ministro. Letteralmente quello che c'è scritto nel resoconto: sul tema dei salari in ingresso nella pubblica amministrazione, dice il Ministro, lo stesso fa notare che essi siano in linea con i valori di mercato. Cosa siano i salari in linea con i valori di mercato è un mistero. Tra l'altro, lui fa l'esempio dei giovani sfruttati negli studi professionali, come se fossero un punto di riferimento. E, dunque, dice: siano assolutamente concorrenziali. Beh, guardate, queste espressioni - salari in linea con i valori di mercato e salari assolutamente concorrenziali - sono le parole di chi ha il mandato di abbassarli i salari, non di alzarli, perché i salari concorrenziali sono quelli che stanno sul livello più basso possibile. Salari su valori di mercato sono quelli che il Governo del Paese ritiene di non dover portare al di sopra di una certa soglia. Qui si è disgregato, quindi, un altro elemento della cultura e delle idee che anima l'azione di governo di questo Ministro. E noi, anche per questo, chiediamo la sua presenza qui.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Urzì. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO URZI'(FDI). Grazie, Presidente. No, noi non siamo favorevoli a questa informativa urgente, anche perché ieri abbiamo vissuto in Commissioni congiunte, affari costituzionali e lavoro, a una situazione del tutto paradossale, con la richiesta proprio di una presenza del Ministro Zangrillo che straordinariamente, nonostante avesse impegni istituzionali già previsti, ha ritenuto di dover aderire alla richiesta. Abbiamo assistito ad un'azione che è stata al limite dell'agguato e del linciaggio morale che…
PRESIDENTE. No, no, colleghi! Colleghi, però per cortesia!
ALESSANDRO URZI'(FDI). …ecco, sul modello, Presidente, di quella che è la reazione a queste mie parole, identica
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego.
ALESSANDRO URZI'…. che ha sostanzialmente impedito al Ministro di poter articolare tutte le posizioni che rendessero giustizia al provvedimento, che è in corso di discussione in Commissione. Io ritengo, Presidente, che paradossale sia stato anche l'aver ceduto nel corso del dibattito all'intelligenza cosiddetta artificiale - evidentemente supplendo all'intelligenza naturale e personale - il dibattito. Aver ceduto sostanzialmente a un ospite virtuale l'articolazione di riflessioni che sono state strumentalmente utilizzate contro l'impianto della misura, che è in discussione in queste ore nelle Commissioni congiunte, stravolgendone sostanzialmente tutti i valori e i contenuti, è stata, sostanzialmente, la rappresentazione, Presidente, di un approccio che guarda più al Medioevo, piuttosto che a un Paese moderno e lanciato nel futuro .
PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi! Ha chiesto di parlare l'onorevole Tucci. Ne ha facoltà.
RICCARDO TUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Mi unisco alla richiesta di informativa urgente del Ministro Zangrillo. Ieri sera intanto abbiamo appurato tutti quanti di aver bisogno di un nuovo collega in Commissione, l'onorevole ChatGPT, che evidentemente è stato d'aiuto. Ma quello che dico, che vorrei dire, è che chi dovrebbe utilizzare l'intelligenza artificiale, prima ancora dei commissari della Commissione, è il Ministro Zangrillo, che si è prestato a scrivere un decreto sulla funzione pubblica, sulla pubblica amministrazione, non conoscendo le basi del funzionamento dei concorsi.
Ad esempio, Presidente, ieri abbiamo scoperto che il Ministro Zangrillo non conosce il decreto legislativo n. 165 del 2001, che prevede che la mobilità, rispetto ai concorsi, ha priorità per quanto riguarda la selezione dei dipendenti della pubblica amministrazione. Addirittura ha provato a correggere il sottoscritto, dicendo: la correggo, funziona al contrario. Carte alla mano, abbiamo dimostrato che non è così. Primo dato che non conosce il Ministro della Funzione pubblica: attenzione, non è un Ministro che si occupa di altre cose, di giustizia, di difesa o di interni, no, si occupa per l'appunto di concorsi. Quindi, disconosce questa differenza.
Secondo dato: disconosce cosa significa essere idoneo a un concorso. Un idoneo chi è? Un idoneo è una persona che partecipa a un concorso, lo supera, ne supera le prove, supera tutte le cose che sono previste, ma, suo malgrado, c'è qualcuno che ha occupato prima di lui i posti previsti. Sei idoneo, non vincitore. Secondo il Ministro Zangrillo, queste persone sono bocciate. Quindi, non conosce questa differenza .
Terza cosa Presidente: questo è un dato grave, ancor più grave, perché ieri è passato un messaggio devastante: un Ministro della Repubblica ieri ha detto che lui preferisce le brave persone, permettere di far carriera alle brave persone rispetto a chi si impegna con sacrifici, studia, con spese personali, magari si allontana dai propri affetti, dai propri cari. Allora, lui preferisce chi? Preferisce le brave persone. Alla domanda: chi giudica chi è una brava persona e chi no? La risposta è stata: non certo i concorsi. Allora, ci domandiamo: da una parte, ci dice che i concorsi hanno priorità rispetto alla mobilità, dall'altra ci dice che i concorsi non possono però giudicare chi è la brava persona. Alla fine, abbiamo capito che vuole selezionare solo lui in base alle sue esigenze, ai suoi interessi, chi deve essere quello che fa carriera o meno .
Ecco Presidente, sulla base di tutto ciò, davanti a un Ministro della Repubblica che o è ignorante o è in malafede - delle due l'una - chiediamo che venga a riferire in Aula sul perché e come ha fatto a scrivere un decreto sul funzionamento della funzione pubblica, lui che non la conosce !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, ma su un altro argomento, l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Presidente, voglio rassicurare in premessa l'onorevole Urzì Ma che intervento è?: quando l'opposizione chiede…
PRESIDENTE. Altro argomento, la prego.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). ...quando l'opposizione chiede che un Ministro venga in Commissione non fa…
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). …un agguato, rivendica il diritto…
PRESIDENTE. Grazie, però…
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). …a poter ascoltare …
PRESIDENTE. Grazie, grazie…
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). …chi governa e fa…
PRESIDENTE. La prego, manteniamoci su altro argomento.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Detto questo, io vorrei dire una cosa molto semplice a proposito di una notizia che sta allarmando milioni di persone. I condoni presentano sempre il conto, signor Presidente, soprattutto a chi li fa, che si è presentato come l'alfiere dell'abolizione della riforma Fornero e non riesce nemmeno a bloccare l'aumento dell'età pensionabile Sull'ordine dei lavori?
PRESIDENTE. Chiedo scusa, aspetti onorevole Scotto. Chiede un'informativa urgente? Per capire.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Esatto.
PRESIDENTE. Perfetto, era per qualificare l'intervento.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Dunque, noi chiediamo alla Ministra Calderone, laureata in fuga dalla realtà, di poter venire qui in Aula per spiegarci se è vero che c'è un buco di quasi 7 miliardi nel bilancio dell'INPS per effetto dei condoni che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni. Lo certifica il Consiglio di indirizzo e vigilanza, organo ufficiale, carte alla mano.
Quei numeri non sono strumentalizzabili, come ha dichiarato il Sottosegretario Durigon, sono cose vere e, purtroppo, fanno il paio rispetto a un'approssimazione sul tema previdenziale che abbiamo potuto constatare, nel corso degli ultimi anni, da parte di un Governo che aveva promesso ben altro e che ha sabotato Opzione donna. Sta facendo aumentare in maniera automatica l'età pensionabile, ha eliminato tutti gli istituti di flessibilità in uscita e oggi presenta il conto a quei lavoratori dipendenti che hanno sempre pagato le tasse fino all'ultimo centesimo, consegnandogli un buco all'INPS. Chiediamo che la Calderone venga in Aula
PRESIDENTE. Avverto che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, è stata definita la seguente nuova articolazione dei lavori per la restante parte del mese di aprile.
Esame del disegno di legge n. 2308 - Conversione in legge del decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25, recante disposizioni urgenti in materia di reclutamento e funzionalità delle pubbliche amministrazioni
Seguito dell'esame del disegno di legge n. 2308 - Conversione in legge del decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25, recante disposizioni urgenti in materia di reclutamento e funzionalità delle pubbliche amministrazioni
- : dichiarazioni di voto sulla preannunciata questione di fiducia;
- : votazione per appello nominale;
- : seguito dell'esame.
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.
Eventuale seguito dell'esame del disegno di legge n. 2308 - Conversione in legge del decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25, recante disposizioni urgenti in materia di reclutamento e funzionalità delle pubbliche amministrazioni
Seguito dell'esame della proposta di legge n. 741 e abbinata - Disposizioni per la prevenzione e la cura dell'obesità.
Seguito dell'esame delle mozioni Richetti ed altri n. 1-00410, Scerra ed altri n. 1-00416, Lucaselli, Candiani, Pella, Romano ed altri n. 1-00429 e Ghirra ed altri n. 1-00430 concernenti il monitoraggio e lo stato di attuazione del PNRR.
Seguito dell'esame della proposta di legge n. 2067 e abbinate - Disposizioni per favorire la stipulazione di contratti volti alla riduzione dell'orario di lavoro.
Seguito dell'esame del disegno di legge n. 2126 e abbinate - Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane
Seguito dell'esame della proposta di legge n. 441 e abbinate - Istituzione della Giornata nazionale “Enzo Tortora” in memoria delle vittime di errori giudiziari.
Al termine dell'esame del disegno di legge n. 2308 avrà luogo l'esame e la votazione delle questioni pregiudiziali riferite al disegno di legge n. 2355 - Conversione in legge del decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell'usura e di ordinamento penitenziario
Nella giornata di giovedì 24 aprile avrà luogo in Aula la celebrazione della ricorrenza dell'80esimo anniversario della Liberazione.
Discussione sulle linee generali della proposta di legge n. 1074 - Modifiche all'articolo 132 del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, concernenti l'acquisizione di dati relativi al traffico telefonico e telematico per esigenze di tutela della vita e dell'incolumità fisica del soggetto interessato.
Discussione sulle linee generali della mozione Bonafe' ed altri n. 1-00403 concernente iniziative volte a fronteggiare la crisi del settore della moda.
Svolgimento di interpellanze urgenti.
Il Presidente si riserva di inserire nel calendario dei lavori l'esame del documento di finanza pubblica, nonché di progetti di legge di ratifica deliberati dalle Commissioni e di documenti licenziati dalla Giunta per le autorizzazioni.
A questo punto sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Seguirà, a partire dalle ore 16,15, lo svolgimento delle due discussioni generali previste ai punti n. 7 e n. 8 dell'ordine del giorno dell'odierna seduta.
La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'Università e della ricerca, il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica e il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Tassinari ed altri n. 3-01900 .
La deputata Tassinari ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01900 , per un minuto.
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Ministro, negli ultimi tempi, stiamo assistendo a una tendenza internazionale di riduzione dei fondi pubblici destinati alla ricerca scientifica. Questa situazione sta creando, soprattutto ai centri di ricerca e alle università estere, una difficoltà a mantenere i progetti di ricerca a livello ottimale e a sostenere le infrastrutture più adeguate. Questa situazione potrebbe portare ad una inversione di tendenza rispetto a quanto accaduto negli ultimi tempi, in un passato anche recente rispetto al quale anche e soprattutto i ricercatori italiani hanno deciso di trasferire all'estero la propria attività.
Le chiedo quindi quali misure, come Ministro dell'Università, intenda mettere in atto per arginare questo fenomeno e soprattutto fare in modo che i ricercatori italiani ed europei possano svolgere la loro attività di ricerca in Italia e questo sotto un profilo di maggiore strutturazione e di circolazione dei saperi e delle esperienze virtuose.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie, Presidente. Grazie onorevole Tassinari. Come Governo e come Ministero, ci siamo posti l'obiettivo di fare dell'Italia la meta dei ricercatori di tutto il mondo, una casa accogliente per la ricerca di oggi e di domani.
Stiamo spalancando le nostre porte alle prossime generazioni di scienziati, innovatori e talenti. Investiamo per costruire ponti di conoscenza dove altri - come lei, onorevole Tassinari, ha giustamente ricordato - mettono limiti o veti. Do solamente l'ultima delle informazioni scientifiche che riguardano questo percorso di avvicinamento all'attrattività dei ricercatori: da ieri è possibile partecipare a un avviso pubblico, già presente dall'8 aprile, su cui abbiamo investito 50 milioni, destinato ai vincitori di bandi ERC che sarebbero prestigiose borse di studio internazionali.
È questa l'Italia che vogliamo: accogliente, attrattiva, competitiva e inclusiva. Questo è il manifesto per un'Italia capitale della ricerca internazionale. Le risorse non mancano: abbiamo capitale umano e infrastrutture. Abbiamo autentici gioielli dove si fa sperimentazione e innovazione d'avanguardia: 5 centri di ricerca nazionali, ecosistemi dell'innovazione, partenariati estesi e infrastrutture di ricerca. Ricordo, per questioni di tempo, solamente alcuni dei nostri gioielli. A Cascina, c'è uno dei pochi rilevatori di onde gravitazionali, Virgo, e chi vuol fare ricerca in questo ambito deve venire in Italia. Ed è proprio sulla scia di questa nuova frontiera della scienza che vogliamo portare in Sardegna l'Einstein Telescope, un rivelatore di onde gravitazionali di terza generazione per un'Italia sempre più protagonista nello studio dell'universo, con grandi ricadute sulla qualità della vita delle persone, oltre che sull'industria.
Ricordo i laboratori nazionali del Gran Sasso, tra i più grandi laboratori sotterranei al mondo dedicati alla fisica delle particelle, e il supercomputer Leonardo, una delle strutture di calcolo più avanzate del mondo e tra i primi posti nella classifica top 500 dei supercomputer più potenti a livello globale e secondo in Europa.
Solo investendo in infrastrutture avanzate è possibile attrarre talenti. Innovare vuol dire connettere capitale umano e tecnologico. Il nostro è un piano preciso - e con questo concludo Presidente - non solo per fare rientrare cervelli, ma per assicurare ai ricercatori di tutto il mondo che l'Italia è il posto giusto per chi crede nella libertà della ricerca.
Abbiamo già compiuto un primo importante passo che va in questa direzione .
PRESIDENTE. La deputata Tassinari ha facoltà di replicare, per due minuti.
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Grazie, Presidente. La ringrazio, Ministro Bernini, a nome di tutto il gruppo di Forza Italia, per l'esauriente risposta di cui ci dichiariamo assolutamente soddisfatti. In un contesto globale, in cui la ricerca rischia di essere marginalizzata dai tagli e da una miopia di corto respiro, l'Italia sceglie invece di rilanciare, di investire, di credere nell'intelligenza e nella creatività come architravi del proprio futuro.
È una scelta di campo coraggiosa e lungimirante. L'innovazione non è un lusso per tempi migliori, ma il motore stesso del cambiamento sociale ed economico. Ogni investimento nella conoscenza genera nuove possibilità di crescita, di inclusione e di progresso. La ricerca trasforma le comunità, crea opportunità, cura le malattie, innova le imprese e riscrive il rapporto tra uomo e ambiente. Forza Italia sostiene con convinzione questa sua visione. La nostra responsabilità è costruire un Paese in cui i nostri giovani non debbano più emigrare per essere ascoltati e dove anche chi oggi è lontano possa trovare motivi solidi per tornare.
Per questi motivi, le chiediamo di proseguire quest'azione con la forza e la determinazione che, già ad oggi, ha dimostrato .
PRESIDENTE. La deputata Pastorella ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bonetti ed altri n. 3-01901 di cui è cofirmataria, per un minuto.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, Trump, da quando è Presidente, ha sferrato molteplici attacchi agli atenei americani, non da ultimo la lettera pervenuta ad Harvard che minaccia tagli di investimenti, se l'Ateneo non si piegherà a varie richieste retrograde del Governo. Questo ha creato incertezze e preoccupazione tra ricercatori, istituzioni e programmi scientifici, tanto che migliaia di ricercatori hanno espresso l'intenzione di abbandonare gli Stati Uniti.
Per ora il nostro Paese non ha messo in campo iniziative volte ad attrarre e trattenere questi talenti. Non ha firmato l'appello di 13 Paesi dell'Unione europea per tutelare la libertà della ricerca scientifica. Non ha ascoltato e non ha risposto agli appelli di vari accademici e istituzioni, come, per esempio, l'Accademia nazionale dei Lincei, sul tema del finanziamento della ricerca.
Quindi, ci domandiamo cosa intenda fare il Governo per attrarre e trattenere i ricercatori internazionali in e, in particolare, statunitensi, che si apprestano a fuggire da Trump.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie, Presidente. Onorevole Pastorella, non mi permetto di revocare in dubbio la sua interpretazione dell'attività del Governo. Voglio solo mettere insieme alcuni dati e poi sarà lei a valutare se abbiamo o meno operato nella direzione da lei auspicata. Lo scorso 8 aprile - lo ricordo, già lo menzionavo prima - il Ministero e quindi il Governo hanno pubblicato un avviso da 50 milioni di euro per attrarre in Italia ricercatori di alto profilo che potranno presentare proposte entro il 4 giugno prossimo. Puntiamo a finanziarie almeno 50 progetti di talentuosi ricercatori - almeno 500 - vincitori di bandi ERC, e .
Voglio evidenziare che non si tratta di un intervento isolato, ma di un vero e proprio piano che si innesta in un più generale percorso di potenziamento degli strumenti utili a rendere più attrattivo il sistema italiano della ricerca nel suo complesso. Undici miliardi su infrastrutture di ricerca, stanziati dal 2022 fino al 2026, 465 milioni sul Fondo italiano per la scienza, fondamentale per alimentare la ricerca innovativa. Anche nel contesto del Piano Mattei, il MIUR ha implementato azioni per attrarre scienziati, ricercatori e studenti. Penso, tra gli altri, al bando di grande successo che riguarda non solamente le università e gli enti di ricerca, ma anche l'alta formazione artistica e musicale, e, quindi, accademie e conservatori, che - come lei sa - sono strettamente interconnessi, e che supporta la propria attività di ricerca basata sulla cooperazione e sulla collaborazione.
Ricordo, inoltre, che stiamo per affrontare il negoziato sul futuro Programma quadro dell'Unione europea per la ricerca e l'innovazione. In questo contesto, vogliamo che ci si orienti sui temi e per questo abbiamo creato una piramide di collaboratori ed esperti Horizon, partente dal Ministero, in cui l'Italia eccelle, che si traduce anche nel consentire l'accesso ai bandi ai ricercatori dei Paesi terzi, garantendo che quello europeo sia un territorio in cui la libertà scientifica resti un principio inviolabile, così come è stato sino ad ora, come inviolabile è in Italia, dove l'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La libertà, infatti, non è solo un diritto dei ricercatori, ma è la condizione necessaria per il progresso di tutto il sistema dell'innovazione e della ricerca in Italia e nel mondo.
Investire nella libertà della ricerca, come stiamo facendo e come faremo, significa per noi investire nel nostro futuro basato sulla conoscenza, sulla giustizia e sulla dignità della persona.
PRESIDENTE. La deputata Grippo ha facoltà di replicare, per due minuti.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Ministro. Ovviamente noi apprezziamo qualsiasi investimento che venga fatto in ricerca, e quindi apprendiamo positivamente questi interventi. Riteniamo, però, che non siano strutturali e non rispondano, nello specifico, al bisogno che abbiamo illustrato oggi. Altri Paesi stanno attivando delle politiche specifiche di risposta a questo dato, che è un dato nuovo di esodo culturale che arriva dagli Stati Uniti, e su questo la interrogavamo. Al contempo, però, non possiamo non cogliere l'occasione per dire che l'Italia tutto è, al momento, tranne che attrattiva per chi vuole ricercare e lavorare nelle nostre università.
Ci riferiamo a chi dovrebbe venire dall'estero, ci riferiamo anche ai nostri ricercatori. Più di una volta abbiamo parlato di cervelli in fuga in quest'Aula e a tutt'oggi non abbiamo visto politiche importanti per attrarre e investire. Non solo, ma quando in bilancio, per esempio rispetto alla riduzione di 14 milioni sui collegi di merito o le borse di studio, abbiamo presentato degli emendamenti, lei non ha avuto la forza di imporre al Governo questo investimento, che invece è importante. Quindi apprendiamo con favore che lei sia riuscita a fare qualche piccolo passo; a oggi per noi è completamente insufficiente.
PRESIDENTE. L'onorevole Piccolotti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01902 .
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Grazie, Ministra. Fino ad ora ha risposto ad interrogazioni sull'attrattività dei ricercatori dall'estero, invece le vorrei porre una questione che riguarda ricercatori e ricercatrici che sono già in Italia e che rischiano di dover interrompere bruscamente il loro percorso professionale. Sono circa 35.000 i precari che operano nelle nostre università e sono 6.000 i precari su 25.000 addetti nei nostri enti di ricerca. Sappiamo che, a causa dei tagli e dell'assenza di risorse, circa due terzi di questi rischiano di dover emigrare verso l'estero, in cerca di posizioni meglio retribuite e più stabili che gli altri Paesi europei e del mondo offrono.
Quindi le chiediamo se ha intenzione, anche per impedire questa grande espulsione di ricercatori e ricercatrici, di varare un nuovo piano straordinario di reclutamento di ricercatori in e anche un piano di stabilizzazioni, perché di questo c'è bisogno, presso gli enti di ricerca .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie, Presidente. Onorevole Piccolotti, prima di condividere con lei le iniziative intraprese per valorizzare il sistema della ricerca, voglio ribadire, ed è importante, che non c'è, non c'è stato alcun taglio delle risorse al sistema universitario, perché, oltre a tutte le forme di finanziamento che sono state riversate, saranno riversate e sono attualmente riversate sulle università e sugli enti di ricerca dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Fondo di finanziamento ordinario è progressivamente aumentato, passando da 7,5 miliardi di euro del periodo pre-COVID ai 9,4 miliardi di euro del 2025.
Ovviamente non sono le mie parole, ma numeri, e i numeri sono numeri e hanno la testa dura, certificati dalle tabelle allegate alla legge di bilancio. Abbiamo voluto destinare alle università le risorse necessarie per premiare e selezionare i migliori talenti e favorire la mobilità nazionale e internazionale, perché, onorevole Piccolotti, lei ha ragione, ma non possiamo fare una distinzione tra ricercatori domestici e internazionali, soprattutto ora, perché la ricerca è fatta non di confini, ma di connessioni.
Ricordo che, sempre nell'ultima legge di bilancio, abbiamo escluso dalla riduzione del al 75 per cento proprio i ricercatori universitari, per consentire le assunzioni, e il personale degli enti pubblici di ricerca. Abbiamo finalmente dato concretezza al contratto di ricerca, sbloccando la trattativa con Aran, e soprattutto mettendo a disposizione risorse finanziarie che prima non c'erano. Ma non ci fermiamo, non è sufficiente, lavoriamo per trovare altre soluzioni e sappiamo che il contratto di ricerca è uno strumento importante, ma rigido, e non basta, perché la ricerca è innanzitutto flessibilità e rapporti internazionali.
Stiamo potenziando tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, anche per rispondere ad appelli di parte della comunità scientifica che ci chiede di ampliare il ventaglio contrattuale. Con il terzo bando del Fondo italiano per la scienza abbiamo stanziato 465 milioni di euro proprio per i ricercatori, per finanziare altri progetti di ricerca di elevato contenuto scientifico del valore minimo di 1 milione di euro, fino a un massimo di 1,9 milioni di euro. È anche in questo modo che confermiamo il nostro impegno per stabilizzare le risorse alla ricerca. Il futuro del Paese passa dalle nostre università, dai nostri centri di ricerca e dai giovani. A noi il compito di continuare a migliorare per accogliere e valorizzare talenti, mi permetto di dire, di ogni nazionalità.
PRESIDENTE. La deputata Piccolotti ha facoltà di replicare.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Ministra, non siamo noi ad avere distinto fra ricercatori domestici o ricercatori internazionali, noi vogliamo semplicemente che si amplino i fondi per assumere ricercatori in questo Paese, e questo obiettivo non è stato colto da questo Governo. Lei continua a dire che non ci sono tagli, ma le segnalo che ci sono state mobilitazioni e anche prese di posizione non solo da parte delle organizzazioni dei ricercatori, ma anche da parte dei rettori, che segnalano delle difficoltà a chiudere i bilanci e, soprattutto, segnalano l'impossibilità di costruire una prospettiva di carriera per tanti e tantissimi ricercatori italiani.
Quindi la sua risposta è evasiva, noi chiediamo invece impegni concreti per centinaia di milioni di euro che questo Governo ha a disposizione. Perché, come si è visto sulla vicenda dei dazi, avete trovato miliardi per le imprese, ci sono miliardi per assumere poliziotti e anche soldati; credo che si possano trovare le risorse che servono a dare una prospettiva alla ricerca italiana, cioè alle migliori menti di questo Paese. E non ci si nasconda dietro al tema degli strumenti contrattuali e del contratto di ricerca, perché non è possibile sostenere che sia necessario pagare di meno questi ricercatori per assumerne di più a risorse date.
Quello che va fatto è aumentare le risorse, altrimenti dovremmo dire che, siccome non abbiamo sufficienti Vigili del fuoco, allora bisogna inventare una figura contrattuale “Vigile del fuoco ” da pagare di meno. Non è questa la soluzione, lei lo sa, e quindi ci aspettiamo che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi questo Governo decida di cambiare strada e aumentare gli stanziamenti, perché ce n'è tutta la possibilità .
PRESIDENTE. Il deputato Barbagallo ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01903 .
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Ministro Salvini, la situazione dei trasporti in Italia è disastrosa, mai come adesso. Nel testo dell'interrogazione abbiamo evidenziato alcuni ritardi clamorosi delle ultime settimane che hanno riguardato il trasporto ferroviario, con ritardi anche fino a 6 ore. Onestamente il tema non riguarda solo i treni, ma anche le strade. Nella mia regione, la Sicilia, i ritardi e il numero dei cantieri hanno trasformato la Catania-Palermo e la Catania-Messina in veri e propri percorsi ad ostacoli più che in autostrada. Il tutto nel suo silenzio.
In questi giorni, in vista della Pasqua, per i passeggeri, oltre al danno, pure la beffa. La beffa di vedere aumentati i costi dei biglietti dei treni di oltre il 50 per cento, per emulare, ahimè, quanto già accade sui costi dei biglietti aerei e su cui il Governo non ha posto in essere nessuna misura efficace. Insomma, le chiediamo quali provvedimenti intenda adottare per realizzare un immediato cambio di passo, anche in vista della stagione estiva.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie. È chiaro che, in premessa, ogni tipo di disservizio sulla linea ferroviaria non può essere accettato come normalità. Precisiamo adesso i numeri, non le opinioni o le impressioni che il suo intervento mi permette di precisare. Nei primi mesi del 2025 è cresciuta la puntualità di tutti i servizi ferroviari erogati. Alla fine del mese di marzo scorso i treni in orario si attestano per l'alta velocità all'82,8 per cento, per gli Intercity all'89,4 per cento, per i regionali al 91,3 per cento.
È un risultato che nasce da un lavoro di una grande squadra, composta da migliaia di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno sono in prima linea, anche a rischio della loro sicurezza, per garantire un servizio ferroviario puntuale e di qualità. A tutti loro rinnovo il mio personale ringraziamento. Evidentemente, come ho avuto modo di rappresentare in numerose altre occasioni in quest'Aula, è un periodo non semplice per i collegamenti ferroviari, visto che abbiamo più di 1.200 cantieri aperti su tutta la linea per garantire l'attuazione degli investimenti nei tempi previsti e abbiamo anche registrato un aumento dei treni in circolazione al massimo storico, e quindi una intensificazione del traffico di linea, tanto che c'è stato il record di viaggiatori trasportati nel 2024, superando il mezzo miliardo di persone.
È chiaro che in questo periodo di transizione, dopo anni di investimenti congelati - anche nella Sicilia da lei citata - da chi c'era prima di noi e di opposizione ideologica all'avvio di ogni nuovo cantiere, noi siamo proiettati sull'estensione delle linee di servizio non solo ad alta velocità ma anche regionali e pendolari. È chiaro che i benefici dello sforzo in corso in questi mesi saranno misurabili solo a nuove opere concluse e inaugurate. In attesa di queste innovazioni, comunque, non siamo fermi: in primo luogo, sono state adottate dal gestore ferroviario misure di prevenzione e gestione delle emergenze per essere più veloci; in secondo luogo, sono stati rafforzati gli interventi di manutenzione preventiva e installati sistemi di diagnostica; è stato cambiato il sistema di Smart Refund, con sistema attivo dal 25 settembre scorso, con oltre 200.000 domande di rimborso gestite in media di 25 secondi.
Per quello che riguarda il tema del prezzo dei biglietti per i servizi Intercity, Intercity Notte e regionali, confermo, come già più volte detto, che non sono stati registrati aumenti sulle tariffe base rispetto a quanto stabilito nel vigente contratto di servizio MIT-Trenitalia. Con riferimento, invece, ai servizi ad alta velocità di Trenitalia, ricordo che questa categoria di treni è soggetta a libero mercato e negli ultimi quattro anni non si è registrato alcun incremento dei listini tariffari.
Concludo dicendo che l'obiettivo di tutti - suo, mio, di lavoratrici e lavoratori - è che si debba fare sempre di più e sempre meglio per migliorare l'offerta attuale e vi garantisco che la squadra di Ferrovie dello Stato è ogni giorno convintamente al lavoro in questa direzione e per questo li ringrazio.
PRESIDENTE. La deputata Ghio, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare per due minuti.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro Salvini, noi non possiamo essere soddisfatti della sua risposta perché, ancora una volta, sta negando la realtà, una realtà che ogni giorno continua a lasciare pendolari, lavoratori e studenti senza la possibilità di poter programmare le proprie giornate.
Lei, signor Ministro, aveva più volte annunciato interventi risolutivi, ma ancora oggi, nonostante questi interventi non ci siano stati, continua con la politica degli annunci o delle negazioni e, nonostante la sua credibilità in tal senso sia fortemente compromessa, lei ha la precisa responsabilità del ruolo, ovvero di dare risposte concrete ai cittadini per i disagi che continuano a subire.
Infatti, ancora oggi, dopo un'estate di passione e un inverno fra guasti e ritardi, nonostante i mille annunci, nonostante sì, come ha detto lei, certamente il grande impegno dei lavoratori del sistema ferroviario, la realtà è che siamo ancora allo stesso punto e lo dicono proprio i numeri: i 23.000 minuti di ritardo accumulati giornalieri che ancora in questi giorni di aprile continuiamo a registrare e non può nemmeno più accampare scuse, signor Ministro, attribuendo parte dei disservizi a presunti sabotaggi. La relazione della Polfer di questi giorni ci dice che così non è; disconosce le ipotesi che lei ha fatto per scaricare ancora una volta le sue responsabilità. Non è accettabile che i disservizi siano la nostra normalità. Ha il dovere istituzionale di dare soluzioni ai cittadini che non hanno neanche i dovuti i rimborsi, oltre agli incrementi di cui parlava il collega.
Quindi, Ministro Salvini, invece che impiegare il suo tempo nei tentativi di sostituirsi al collega Piantedosi, dovrebbe fare il Ministro dei Trasporti, ruolo che fino ad oggi le è sfuggito sotto ogni profilo, responsabilità, peraltro, che è sfuggita anche alla Presidente Meloni, costantemente in silenzio di fronte al protrarsi della negazione del diritto alla mobilità.
Quindi, concludo, signor Ministro. Le prossime giornate saranno giornate calde, giornate di spostamenti intensi. Ci auguriamo che lei abbia un piano e non lasci le persone senza la certezza dell'arrivo .
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01904 per un minuto .
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, il tema sono sicuro che le è noto, ovvero i lavori sulla linea Milano-Genova, il ponte sul Po a Bressana Bottarone nella tratta Bressana-San Martino-Cava Manara. È chiaro che i lavori bisogna farli, ma il è sembrato poco opportuno in ragione del fatto che queste tre fasi, che partono da giugno e arrivano a settembre, coprono tutta la stagione estiva, con ripercussioni e preoccupazioni che non sono state sottolineate solo da noi interroganti ma anche da imprese, Confcommercio, eccetera.
Quindi, la domanda è: quali iniziative di competenza intende adottare per garantire la continuità dei collegamenti, limitando gli impatti negativi esposti in premessa e valutando l'opportunità di attivare, per il periodo interessato, un piano operativo, in collaborazione con RFI e Trenitalia, finalizzato a ridurre i ritardi massimi a non oltre 30 minuti, attraverso l'utilizzo di treni sostitutivi o altre misure, e di introdurre agevolazioni nell'acquisto dei biglietti ferroviari per incentivare i turisti a scegliere comunque la Liguria come meta vacanziera.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere per tre minuti.
MATTEO SALVINI,. La ringrazio. È chiaro che sono i tecnici, ovviamente, a decidere come e dove cominciano e quanto durano i cantieri e non è la politica.
In premessa, ricordo che anche quest'estate la regione Lombardia, la regione Liguria, Trenitalia e Trenord hanno rinnovato il servizio di potenziamento dei collegamenti ferroviari tra le due regioni, servizi aggiuntivi che garantiranno concrete opportunità ai turisti e a tutta l'utenza di spostarsi da varie località lombarde verso le spiagge della riviera di Levante e di Ponente della Liguria.
Come da lei ricordato, sulla linea Milano-Genova sono previsti lavori necessari e urgenti di manutenzione straordinaria del ponte sul Po di Bressana Bottarone, volti a garantire la sicurezza dell'infrastruttura, che è prioritaria, e a migliorare il sistema trasportistico dei territori interessati. I lavori relativi al ponte sul Po sono volti sia alla manutenzione straordinaria dell'opera che all'adeguamento della struttura ai carichi stradali e ferroviari attualmente vigenti. In particolare, sull'impalcato ferroviario sono previsti interventi sia di carattere manutentivo che di rinforzo, che consentiranno, a lavori conclusi a settembre, l'innalzamento della velocità nell'ambito del progetto di velocizzazione della linea Milano-Genova a 180 chilometri all'ora, cosa attesa da tempo. I lavori si articoleranno in tre fasi che prevedono: l'interruzione di binario fra il 1° giugno e il 20 luglio; l'interruzione di linea fra il 21 luglio e il 29 agosto e l'interruzione di binario fra il 30 agosto e il 28 settembre, prima della ripresa alla normalità con una nuova infrastruttura. Conseguentemente, l'offerta commerciale dovrà essere adeguata alla programmazione di tali interventi.
Con specifico riferimento al quesito da lei posto, relativo al periodo di interruzione della linea fra il 21 luglio e il 29 agosto, sono attualmente in corso riunioni e interlocuzioni fra il gruppo Ferrovie dello Stato e le regioni interessate per la definizione delle fasi operative del cantiere e in considerazione della necessità di conciliare i necessari lavori di aggiornamento dell'infrastruttura con le esigenze del territorio. Le soluzioni alternative per il periodo dell'interruzione sono in via di definizione. I treni della direzione Genova-Milano saranno deviati via Alessandria e via Piacenza e si prevede anche l'effettuazione dei servizi mediante bus sostitutivi. In conclusione, ricordo che le cantierizzazioni di oggi sono destinate a tradursi in più servizi domani, maggiore puntualità e qualità del servizio.
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di replicare per due minuti.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, signora Presidente. Signor Ministro, intanto non mi ha risposto all'ultima domanda, quella degli sconti; quindi, penso che la risposta sia no all'agevolazione all'acquisto di biglietti ferroviari. Poi chi le parla non è uno che non capisce quando devono essere fatte le opere. Infatti, il riferimento era al di queste opere in ragione del fatto che la stagione estiva per la Liguria non è proprio un aspetto così banale. Se è vero che non è la politica che decide se fare le opere, però la politica può decidere anche quando farle (io credo che sia questo).
Poi lei ha fatto riferimento al quadruplicamento. Sa bene, visto che sono costante nei miei interventi e ogni sei mesi le faccio il quesito relativo al quadruplicamento della tratta Genova-Milano, quanto sia importante. Quindi, ben venga la velocizzazione a 180 chilometri su quel ponte e in quella zona, ma lei sa meglio di me che gli altri pezzi sono, a parte il primo tra Rogoredo e Pieve Emanuele, un po' indietro.
Quindi, dalla politica mi sarei aspettato intanto una scontistica - una riflessione su quello - e un'agevolazione tariffaria, perché i tempi si allungano, e poi magari, visto che l'isolamento della Liguria e di Genova dal punto di vista dei trasporti - quello aereo ma anche quello ferroviario - è noto a tutti, avrei pensato, giusto perché l'ha citato anche lei, magari di lavorare un po' su quell'idea di far deviare una media velocità sulla tratta Voghera-Piacenza, cosa che è prevista anche in questa fase di chiusura totale ma che evidentemente può essere una soluzione buona anche per il futuro per collegare meglio la città sia a Milano sia a Bologna, cosa che oggi non esiste. Quindi, secondo me, la politica deve lavorare su queste soluzioni, perché è proprio il territorio che lo chiede e lei sa bene che abbiamo un suo Vice Ministro che viene proprio da Genova e, quindi, sarebbe stato forse un esercizio utile anche a questa discussione.
Concludo rappresentando anche delle perplessità perché nel periodo di chiusura, quello del ponte, io ho letto che i treni regionali veloci tra Genova e Milano passeranno da Mortara, dalla linea Milano-Mortara. Le segnalo che quella linea è a binario unico. Quindi, chiedo a lei e alla politica di rendersi garante di un servizio e di un collegamento che ha necessità di essere mantenuto e mi permetto di ricordarle e di suggerirle anche di individuare qualche soluzione dal punto di vista del risparmio dei costi per pendolari, lavoratori e turisti.
PRESIDENTE. La deputata Morfino ha facoltà di illustrare l'interrogazione Carmina ed altri n. 3-01905 di cui è cofirmataria.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, tra quattro giorni lei sarà felicemente spensierato, seduto dinanzi a tavole imbandite per festeggiare la Santa Pasqua con la sua famiglia. Buon per lei.
Però, per migliaia di nostri cittadini della Sicilia e della Sardegna il pranzo pasquale in famiglia sarà salatissimo. Costerà oltremodo caro. Parliamo di centinaia di euro, perché la speculazione in atto sui biglietti aerei per le isole - forse a lei non interessa - è un vero e proprio taglieggio.
E allora, Ministro, quello che noi oggi chiediamo: ci dica cosa pensa di fare per mettere fine a questo continuo furto nei confronti degli isolani. Perché mille euro di biglietto aereo per andare a pranzare con la propria famiglia è un vero furto con scasso. Buona Pasqua, Ministro .
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. È curioso che chi chiede di spendere meno per arrivare in Sicilia sia contro il ponte sullo Stretto di Messina che permetterà di arrivare in Sicilia più velocemente, spendendo meno . Però, lascio a lei le valutazioni.
Io rispondo leggendo quello che un altro Ministro ha risposto, perché ha sbagliato indirizzo. Infatti, il Ministro che si occupa di voli e di tariffe aeree è il Ministro Urso. Quindi, io le porto la risposta del Ministro Urso, dicendole che è un altro ufficio quello che lei dovrebbe interpellare.
Comunque, il Ministero del collega Urso ha comunicato che gli uffici del Garante per la sorveglianza dei prezzi effettuano un duplice monitoraggio, sia sui prezzi dei biglietti aerei, sia sui prezzi minimi rilevati .
Allo stato attuale, secondo i dati provvisori pubblicati da Istat con riferimento ai voli nazionali, a marzo 2025 c'è stata una diminuzione dei prezzi del 2,6 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Inoltre, dai dati forniti dalle compagnie aeree al Garante, è emerso che, sempre nel confronto col marzo dell'anno scorso, c'è una maggiore richiesta di voli relativi alle tratte da Cagliari, Palermo e Catania verso Roma e Milano, e una diminuzione nelle tratte inverse.
Per quanto riguarda le iniziative attuate dal mio Ministero - che, ripeto, non ha competenza sui prezzi dei biglietti aerei - iniziative volte a garantire la mobilità di tutti i cittadini, in particolare degli isolani - come da lei ricordato, Sardegna e Sicilia, ma non solo: penso anche alle isole minori su cui vi è stato un incontro col presidente Schifani, al Ministero, proprio questa mattina - le ricordo che è un settore liberalizzato nel quale gli operatori attuano le proprie scelte in piena autodeterminazione.
In ogni caso, già con la legge di bilancio 2023, è stato istituito un fondo per garantire un completo ed efficace sistema di collegamenti con Sicilia e Sardegna, finanziato con 13 milioni di euro e 15 milioni di euro annui a decorrere dal 2024, destinato a categorie di residenti che più risentono degli svantaggi derivanti dall'insularità.
In attuazione di tali misure, a settembre 2023 e, poi, nel maggio 2024, come Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, abbiamo adottato i decreti attuativi che fissano le modalità e i criteri di utilizzo del fondo per i contributi da erogare ai cittadini siciliani e sardi sotto forma di rimborso del prezzo del biglietto aereo.
Inoltre, nell'ottica di individuare le rotte da onerare, sulla base della selezione dei servizi effettivamente qualificabili come necessari, il Ministero ha avviato un confronto con le regioni e gli enti locali. L'auspicio, evidentemente, è che le proposte che abbiamo mandato anche alla Commissione europea sugli scali di Cagliari, Alghero e Olbia, possano essere valutate positivamente a Bruxelles, al fine di definire un sistema di continuità territoriale aerea più coerente con le esigenze di mobilità dei territori. Buona Pasqua anche a lei.
PRESIDENTE. La deputata Carmina ha facoltà di replicare per due minuti.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, non posso ritenermi affatto soddisfatta per la sua risposta. Da siciliana, le dico che io e i miei corregionali siamo stanchi di vederci costantemente trattati come cittadini di serie B, di ascoltare promesse vane e di finanziamenti che non arrivano, e sono largamente insufficienti.
Anzitutto, la risposta è tardiva. Tra quattro giorni è Pasqua e le tariffe dei voli da e per la Sicilia hanno subito rincari spropositati, fino ad oltre il 400 per cento. È concepibile che, per Pasqua, un biglietto andata e ritorno da Torino per Catania possa costare più che un volo per New York? E voi non ve ne siete accorti? Lei sa bene che il Ministro Urso non è competente o certamente non è l'unico competente, atteso che il famoso decreto è a sua prima firma, e mirava proprio ad impedire le speculazioni delle compagnie aeree, ma è stato inutile.
Quindi, mentre non si trovano modi e risorse per sostenere i siciliani e consentire loro di tornare a casa dai propri cari, si trovano 9 milioni di euro per aumentare gli stipendi e le poltrone della società Stretto di Messina Spa, ed è uno sfregio inaccettabile per tutti noi che continuiamo a essere presi in giro con la propaganda del ponte sullo Stretto, per poi rimanere isolati dal resto del Paese, costretti a combattere ogni giorno con infrastrutture stradali e ferroviarie fatiscenti e inadeguate. Si pensi alla strada statale Palermo-Agrigento, la 189: in 12 anni solo otto chilometri di ammodernamento , e tanto altro.
Il Governo Meloni, fra l'altro, ha derubato i fondi dello sviluppo e coesione per la Sicilia per dirottarli sul ponte dello Stretto, e non miglioreranno le condizioni di isolamento dei siciliani della zona centromeridionale.
E così è chiaro, voi sottoponete i siciliani ad una tassa odiosa: la tassa del ricongiungimento familiare che grava su coloro che vorrebbero riabbracciare i propri cari almeno nelle festività più importanti, il Natale e la Pasqua. Non avete fatto niente, quando la solitudine si fa più pesante e la malinconia penetra l'anima.
Ebbene, Ministro, io le dico una cosa: io e il MoVimento 5 Stelle tutto non ci arrenderemo, e lotteremo fino in fondo, fino a quando i siciliani non subiranno più discriminazioni odiose .
PRESIDENTE. Il deputato Di Mattina ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01906 .
SALVATORE MARCELLO DI MATTINA(LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, le imprese balneari rivestono un ruolo fondamentale per l'economia italiana e per lo sviluppo del turismo, creando occupazione e reddito, e contribuendo alla crescita di tutto l'indotto turistico.
Tuttavia, oltre alle difficoltà legate ai costi operativi, inclusi quelli energetici e delle materie prime, il settore si trova a dover fronteggiare anche problematiche endemiche e peculiari: tra queste, vi è la carenza, registrata nel corso dell'ultimo triennio, di un numero adeguato di figure professionali di assistenti bagnanti, denunciata da tutte le aziende che si occupano di servizi di salvamento, che riferiscono di centinaia di figure mancanti necessarie in vista della prossima stagione estiva.
Il Ministro interrogato, con il decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti del 29 maggio 2024, n. 85, si è prontamente attivato per regolare, in modo dettagliato e stabile, le procedure per il rilascio delle abilitazioni all'esercizio dell'attività di assistenza ai bagnanti, dopo anni di inerzia.
Molti hanno evidenziato che nel decreto, pur riconoscendo il diritto dei sedicenni di frequentare i corsi di formazione e ottenere il brevetto di bagnino, non viene loro consentito l'esercizio dell'attività e che ciò avrebbe comportato il rischio per la prossima stagione estiva di avere ben oltre il 35 per cento delle coste italiane sprovvisto di bagnini di salvamento.
PRESIDENTE. Concluda onorevole.
SALVATORE MARCELLO DI MATTINA(LEGA). A parere degli interroganti sono inoltre necessari ulteriori interventi di lungo periodo per rendere più attrattiva la professione e per affrontare la questione della stagionalità e di come renderla omogenea su tutto il territorio nazionale.
Le imprese balneari hanno espresso di recente chiarimenti in merito alla possibilità di prescindere dalla presenza dell'assistenza bagnanti nei periodi dedicati all'elioterapia…
PRESIDENTE. Onorevole, devo chiederle di concludere. Ha un minuto.
SALVATORE MARCELLO DI MATTINA(LEGA). …e non all'attività di balneazione. È, infatti, necessario garantire - ho finito - alle imprese flessibilità nella gestione degli stabilimenti, tenuto conto che la stagione balneare copre un periodo limitato dell'anno, ma che, al di fuori di tale periodo, ci possono essere esigenze di aperture per attività di ristorazione o elioterapica.
PRESIDENTE. Collega, deve concludere.
SALVATORE MARCELLO DI MATTINA(LEGA). Le chiediamo se e quali iniziative abbia adottato o intenda adottare per adeguare la regolazione dell'apertura della stagione balneare, in relazione anche all'attività di salvamento bagnanti.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. Ricordo - come lei ha giustamente ricordato - che, con il decreto del 2024, finalmente, per la prima volta, dopo anni di vuoto normativo, abbiamo dato un quadro giuridico ai corsi di formazione e ai brevetti per l'attività di assistenti bagnanti. L'interrogazione da lei fatta al Ministro giusto, questa volta, arriva all'inizio della stagione balneare e, quindi, è particolarmente importante.
In risposta alle preoccupazioni delle decine di migliaia di imprenditori balneari e, quindi, di tutti i turisti che speriamo affolleranno le spiagge italiane sulla carenza degli operatori, con l'ultimo decreto-legge Milleproroghe abbiamo confermato fino al 30 settembre 2025 la validità dei brevetti in essere fino all'anno scorso e inoltre, per tutta la stagione balneare 2025, abbiamo sospeso il requisito della maggiore età per l'esercizio della professione.
In aggiunta a tali modifiche, mi è inoltre stato segnalato il problema delle asimmetrie legate alla definizione del calendario della stagione balneare, che poteva cambiare da regione a regione. Ho ritenuto indifferibile l'emanazione di una norma unica su tutto il territorio nazionale, che andremo a normare con il decreto Infrastrutture in arrivo. La notizia che le posso dare è che proprio oggi il Comando generale delle capitanerie di porto ha emanato un'ordinanza che definisce il periodo della stagione balneare, valido in tutto il Paese, tra la terza settimana del mese di maggio e la terza settimana del mese di settembre. In questo periodo, le strutture e gli stabilimenti dovranno obbligatoriamente attivare il servizio di salvataggio attraverso postazioni dedicate agli assistenti bagnanti. Resta ferma, ovviamente, la possibilità di apertura di tutte le strutture balneari al di fuori del predetto periodo - quindi a partire dalla prossima Pasqua - per attività di ristorazione e per fini elioterapici, ovviamente stando in spiaggia, senza assistenza bagnanti, segnalando il fatto che non c'è assistenza bagnanti.
Ricordo infine che, dopo un lungo e positivo confronto con gli operatori del settore, il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti che ho l'onore di accompagnare ha predisposto lo schema di regolamento sugli indennizzi da riconoscere ai concessionari uscenti in caso di aggiudicazione della concessione ad un diverso operatore economico. Lo schema di regolamento è attualmente al vaglio del Ministero dell'Economia e delle finanze, per poi essere trasmesso al Consiglio di Stato e, contestualmente, alla Commissione europea.
Chiudo con l'auspicio che un settore così importante come quello balneare, per troppo tempo limitato nelle sue potenzialità di sviluppo dalle incertezze regolatorie dovute alla complessa interlocuzione dell'Unione europea, possa finalmente trovare un quadro di regole chiaro e sostenibile a beneficio di tutta l'Italia.
PRESIDENTE. Il deputato Di Mattina ha facoltà di replicare, per due minuti.
SALVATORE MARCELLO DI MATTINA(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie, signor Ministro, desidero esprimere la nostra grande soddisfazione e rivolgerle un sentito ringraziamento per l'attenzione e la sensibilità che da sempre lei ha dimostrato nei confronti di un comparto, quello balneare, che rappresenta un settore fondamentale di sviluppo turistico del nostro Paese e della nostra Nazione.
È un momento di apertura degli stabilimenti balneari e, quindi, la possibilità di esercitare un'attività che non sia legata alla balneazione, ma semplicemente un'attività di ristorazione o di elioterapia è qualcosa di fondamentale per garantire anche lo sviluppo turistico di determinati territori e garantire anche livelli occupazionali piuttosto importanti. Quindi la ringrazio per il suo impegno, per l'attenzione che da sempre ha nei confronti del settore dei balneari. Il segnale di oggi è stato un segnale molto rassicurante, grazie ancora .
PRESIDENTE. Il deputato Alessandro Colucci ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-01907 di cui è cofirmatario, per un minuto.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, a partire dall'anno 2024, a Milano - e lei lo sa bene, perché conosce Milano quanto noi - sono emersi rilievi e conseguenti indagini relative ad alcune norme urbanistiche che hanno provocato il blocco dell'urbanistica ed un danno grave per le famiglie che hanno acquistato immobili e che sono vittime incolpevoli.
Il Parlamento è intervenuto per tentare di superare i dubbi di applicazione delle norme urbanistiche, con una proposta di legge comunemente denominata “salva Milano” ed approvata alla Camera lo scorso novembre, votata da tutta la maggioranza e da buona parte dell'opposizione. Il sindaco di Milano ha fatto sapere che il comune non sostiene più l'approvazione di questa legge che, a nostro giudizio, permetterebbe di risolvere lo stallo dell'urbanistica che, purtroppo, continua a lasciare migliaia di famiglie in una situazione di difficoltà e di incertezza, avendo investito i propri risparmi nell'acquisto di un'abitazione. La scorsa settimana, il presidente del comitato che riunisce le famiglie che hanno investito in immobili coinvolti dallo stallo dell'urbanistica ha dichiarato che i nuclei familiari coinvolti da questa vicenda a Milano sono 15.000.
Quindi, signor Ministro, il gruppo di Noi Moderati le chiede cosa intenda fare per tutelare i risparmi di queste famiglie, che sono vittime incolpevoli di quanto sta accadendo a Milano.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. La ringrazio da Ministro e da milanese per l'interrogazione. Come lei osservava in premessa, le vicende giudiziarie e amministrative relative alle operazioni della cosiddetta demo-ricostruzione nel comune di Milano non possono ricadere su 15.000 famiglie che, in completa buona fede, hanno comprato un'abitazione, investendo su tale abitazione tutti i propri risparmi e le proprie aspettative. Quindi, la battaglia di tali famiglie a tutela della propria casa è una battaglia di civiltà, che ha tutto il mio rispetto e tutto il mio impegno.
In questa prospettiva, circa un anno fa - lei lo ricordava -, nel mese di maggio 2024, mi ero messo a disposizione del comune di Milano e dei comuni per trovare una soluzione normativa al problema. Dal confronto nacque la proposta emendativa, sostenuta dal mio Ministero nel corso dell'esame del decreto-legge Salva casa - che, poi, è stato convertito in legge - che, purtroppo, per volontà di diverse forze politiche che non la pensavano come me e come la Lega, non ha avuto alcun seguito. Nelle more di un organico riordino del settore, con tale proposta si intendeva, infatti, dare piena base giuridica ai procedimenti di demo-ricostruzione in esame, superando quindi la situazione di incertezza denunciata da lei sia sul piano urbanistico che edilizio.
Nel pieno rispetto delle prerogative parlamentari, quindi, a luglio 2024, il Ministero ha preso atto della scelta di affrontare il problema con una proposta di legge d'iniziativa parlamentare, che è stata presentata da lì a poche settimane con la firma di tutti i gruppi di maggioranza e, come Ministro, mi sono messo a disposizione della Commissione per accompagnare l'istruttoria del provvedimento, che si è conclusa in prima lettura alla Camera lo scorso novembre. Il provvedimento approvato in quest'Aula è ora all'esame del Senato e, allo stato dei fatti, spetta alla Commissione competente valutare il prosieguo dell'iter; nel frattempo, qualcuno ha cambiato idea.
Io avrei risolto già il problema l'anno scorso e staremmo qui a parlare di altro. Purtroppo, evidentemente, le scelte sono state diverse. Mi auguro che il sindaco di Milano abbia chiara la linea da seguire, perché - lo dico da milanese - l'esigenza di fare chiarezza sul tema è legata sia alla tutela delle famiglie incolpevoli sia al rilancio di un settore economico e produttivo strategico per la città, oggi in grave fase di stallo perché nessuno, ovviamente, si prende la briga di firmare più alcunché.
Per quanto di competenza, quindi - concludo -, come già preannunciato nei vari tavoli di settore, sono a disposizione per accompagnare l'iter che le amministrazioni locali saranno interessate a portare avanti. Aggiungo che siamo al lavoro come Ministero per l'intera riscrittura del testo unico dell'edilizia e per il disegno di rigenerazione urbana che tanto potrà essere utile. Quindi conto che queste migliaia di famiglie milanesi non rimangano ancora a lungo ostaggio delle incertezze che la sinistra ha su questo tema e non solo su questo tema.
PRESIDENTE. Il deputato Alessandro Colucci ha facoltà di replicare, per due minuti.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, grazie per la sua risposta, che dimostra l'impegno e l'attenzione che sta dedicando a questo tema. Noi, come lei, abbiamo un obiettivo, forse il più importante: proprio la tutela delle famiglie. Certamente, non trascuriamo tutte le conseguenze molto gravi dello stallo dell'urbanistica, anche da un punto di vista economico, da un punto di vista di minori oneri di urbanizzazione, che potrebbero essere risorse da investire, ad esempio, nel recupero delle periferie; evidentemente, questa cosa all'amministrazione di Milano e al sindaco Sala interessa proprio poco. Però ci preoccupa moltissimo la tutela delle famiglie che hanno acquistato una delle case, delle proprietà che sono all'interno del caos dell'urbanistica di Milano, alle quali è giusto dare rassicurazioni e certezze.
Ha lavorato molto sul Salva-casa, lo sappiamo. Abbiamo visto lo stallo che soprattutto la maggioranza di Milano ha creato come minoranza nel Senato, e quindi la norma Salva Milano non procede, ma credo che tutti si debbano assumere una grandissima responsabilità, perché le 15.000 famiglie di Milano, sono vittime inconsapevoli; non sono ricchi che acquistano case da ricchi, ma sono persone che avevano un risparmio, che hanno messo da parte i soldi per loro, i loro figli e le loro famiglie. Allora è molto importante l'impegno di tutti noi, del Parlamento, il suo.
Ho appreso che ci sono nuovi strumenti che potremmo utilizzare, oltre al Salva Milano, ed è importante che tutti i soggetti coinvolti - oltre al Governo e al Parlamento, il comune, che ha una grave responsabilità, e la procura - si possano rendere conto che ci sono famiglie preoccupate, che rischiano di perdere i soldi e che le istituzioni, insieme, devono assolutamente tutelare. Quindi, grazie di questo lavoro. Lavoreremo insieme e spero veramente che tutte le istituzioni capiscano che non c'è un colore che fa le cose, ma, quando si lavora per la gente, si lavora per l'interesse del popolo italiano, che è l'obiettivo che tutti noi dobbiamo avere.
PRESIDENTE. Il deputato Del Barba ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-01908 di cui è cofirmatario, per un minuto.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministro Pichetto Fratin, archiviato questa mattina il DL Bollette, ci ritroviamo, però, il problema, che è urgente. Sappiamo che i prezzi dell'energia in Italia sono di oltre il 25 per cento rispetto alla Germania, del 40 per cento rispetto alla Francia, del 48 per cento rispetto alla Spagna e di oltre il 220 per cento rispetto ai Paesi scandinavi. Il problema, dunque, rimane nelle sue dimensioni più importanti.
L'aumento che si prevede per il 2025 è stimato attorno ai 10 miliardi, quindi ci siamo già belli che fumati i miliardi di cui abbiamo parlato questa mattina. Allora, siccome sappiamo bene che il problema italiano è doppio e deriva dal fatto che sia il gas sia l'energia elettrica dipendono dal prezzo del gas, le chiediamo se intenda aumentare le estrazioni italiane di gas e di petrolio e se, per quanto riguarda il GNL, il Governo intenda realizzare nuovi accordi, in particolare con gli Stati Uniti, visto che è di grande attualità il vostro viaggio.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente. Un grazie agli interroganti. In relazione al quesito posto dagli interroganti, il Governo è da sempre impegnato a garantire stabilità e accessibilità alle forniture di energia, anche mediante il perseguimento degli obiettivi di diversificazione delle fonti di approvvigionamento e di sostenibilità del sistema energetico nazionale.
Con specifico riferimento al quesito posto, si rammenta che già con la misura , introdotta con l'inizio del conflitto in Ucraina, si è inteso incrementare la produzione nazionale di gas da destinare a prezzi calmierati al settore industriale nazionale a elevato consumo di gas.
L'annullamento del PiTESAI e la revisione del meccanismo della misura , avvenuta con il DL Ambiente, hanno creato un contesto più favorevole per l'iniziativa degli operatori di settore, con l'obiettivo di valorizzare le risorse esistenti. Ad oggi, sono già stati restituiti agli operatori diversi permessi di ricerca e, in aggiunta, è stato rilasciato un nuovo permesso di esplorazione di gas nell' adriatico.
Sono, inoltre, in fase di avanzata istruttoria ulteriori procedimenti che potrebbero concludersi positivamente nel breve termine, favorendo l'avvio di una nuova fase di sviluppo dell'attività di ricerca in Italia, con l'obiettivo di incrementare la produzione nazionale di idrocarburi.
In merito al tema delle importazioni del GNL, l'obiettivo è da sempre la diversificazione delle forniture per gli approvvigionamenti. Ricordo che, ad oggi, possiamo contare su 28 miliardi di metri cubi di rigassificatori, quindi circa la metà della domanda nazionale.
Per quanto riguarda la fornitura dagli Stati Uniti e la trattativa sui dazi, si rammenta che il negoziato con le controparti è condotto dalla Commissione europea, di cui al titolo, con il supporto e sotto il controllo degli Stati membri, e noi siamo uno Stato importante anche come numero di abitanti e forza economica. Tuttavia, al momento, non sono ancora stati enucleati i relativi ambiti oggetto di discussione e, pertanto, non è possibile stabilire se sarà richiesto l'aumento delle importazioni di prodotti energetici statunitensi diretti alla UE, ricordando che circa il 50 per cento nel 2024 del GNL era di provenienza statunitense.
PRESIDENTE. Il deputato Del Barba ha facoltà di replicare, per due minuti.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Ministro, prima di tutto per la sua personale cortesia nella risposta, poi mi conforta sempre ascoltarla, perché dalle sue parole intuisco la buona volontà che ravviso sia nella volontà, appunto, di aumentare le prospezioni italiane - ed era ora - sia nel riconoscere che è bene l'Italia che si affidi all'Europa per quanto riguarda trattative così importanti, ma anche nel riconoscere che abbiamo le nostre responsabilità e non ci possiamo nascondere, come ci pare stia facendo la Premier Meloni.
Ma venendo al punto, proprio questa mattina esponenti della maggioranza addossavano alle opposizioni la responsabilità del passato di aver impedito nuove trivellazioni. Tuttavia, se si fossero guardati a vicenda, avrebbero scoperto che, reciprocamente, hanno fatto parte di chi era dalla parte no-Triv. Oggi corriamo da chi dice: “. Ecco, c'è un po' di schizofrenia, che ci è costata cara, perché abbiamo rinunciato all'1,8 per cento del gas nazionale e a quasi l'1 per cento del petrolio. Oggi stiamo recuperando; non potremmo farlo, come abbiamo visto oggi, cercando di scaricare il barile sul passato, è finito questo tempo. Ci auguriamo che il Governo davvero faccia seguito alle sue parole, al suo esempio e non continui a seguire o a cercare capri espiatori, perché non è così che usciamo da questa grave crisi energetica.
PRESIDENTE. Il deputato Caiata ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-01909 di cui è cofirmatario, per un minuto.
SALVATORE CAIATA(FDI). Grazie, Presidente, buon pomeriggio. Ministro, il Piano del Mare, approvato il 31 luglio 2023, ha riconosciuto grande rilevanza alla dimensione subacquea, ritenuta una straordinaria fonte di risorse e di opportunità, ma anche un nuovo terreno di incontro, di scontro e di competizione internazionale tra ambizioni e interessi diversi.
L'ambiente subacqueo sta acquisendo una crescente rilevanza per la presenza di importanti infrastrutture di valenza strategica in comparti quali quello energetico (pensiamo a gasdotti, oleodotti, elettrodotti), quello della comunicazione (i cavi in fibra ottica abilitano il 99 per cento del traffico dati globale) e quello estrattivo. In particolare, il tema della sicurezza delle attività subacquee assume rilevanza trasversale, interessando sia la sicurezza dei mezzi e dei lavoratori, sia la sicurezza delle infrastrutture, essenziali per gli approvvigionamenti e le comunicazioni.
Le chiediamo, quindi, Ministro, quali siano i suoi intendimenti in materia di regolamentazione dell'attività subacquea, con particolare riferimento al tema della sicurezza
PRESIDENTE. Il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.
NELLO MUSUMECI,. Grazie, signora Presidente. Ringrazio anche gli onorevoli interroganti per aver voluto guardare alla dimensione subacquea, oggi centro di una crescente antropizzazione, spazio dove insistono attività industriali, infrastrutturali, scientifiche e turistiche, spesso tra loro sovrapposte. Per questo motivo, in linea - come lei ricordava - con il Piano del Mare, il Governo ha promosso un disegno di legge che interviene in maniera sistematica e innovativa, ponendo l'Italia all'avanguardia nel panorama internazionale nella specifica materia.
Il disegno di legge, che è stato presentato proprio ieri al Senato, è finalizzato a rendere l'accesso agli abissi sottomarini sempre più sicuro. Per farlo, si interviene su più fronti, dando risposta essenzialmente a tre grandi esigenze.
La prima riguarda la necessità di prevenire in modo efficace le interferenze tra le diverse attività che si svolgono nella dimensione subacquea. Proprio per questo il disegno di legge prevede l'istituzione dell'Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee, che è un nuovo soggetto pubblico, incaricato di coordinare le attività civili, assicurando, al contempo, una separazione da quelle militari e di sicurezza in generale. La seconda esigenza è di natura regolatoria. In un contesto in cui i mezzi e le tecnologie subacquee evolvono rapidamente, è necessario colmare il vuoto normativo che caratterizza questo settore.
L'episodio citato fino a poche settimane fa di un sottomarino turistico nel Mar Rosso rappresenta un ulteriore campanello di allarme. È un episodio che richiama l'urgenza, quindi, di disporre in Italia di strumenti adeguati a prevenire particolari situazioni. Il disegno di legge introduce un quadro di regole per disciplinare la navigazione subacquea e l'utilizzo dei mezzi, fornendo, per la prima volta, una cornice giuridica unitaria e aggiornata. La terza esigenza al centro della riforma pone la tutela delle persone. Il testo riconosce l'importanza e la delicatezza del lavoro svolto dagli operatori subacquei e iperbarici, stabilendo i principi fondamentali per il loro impiego in sicurezza.
L'intento del Governo - e concludo - non è solo quello di regolamentare un settore ormai in rapida espansione, ma di garantire che questa espansione avvenga nel rispetto delle esigenze di sicurezza e di sostenibilità ambientale. La dimensione subacquea oggi più che mai è un patrimonio da governare con responsabilità e con visione. Il disegno di legge rappresenta un passo decisivo in questa direzione, ragione per cui si auspica la sua approvazione parlamentare nel più breve tempo possibile e con la più ampia convergenza possibile.
PRESIDENTE. La deputata Frijia ha facoltà di replicare, per due minuti.
MARIA GRAZIA FRIJIA(FDI). Grazie, Presidente. Vorrei ringraziare il signor Ministro per la risposta puntuale e articolata e per l'attenzione che dimostra verso un tema che riteniamo strategico per l'intero sistema Paese. Desidero, a nome del gruppo Fratelli d'Italia, esprimere quindi piena soddisfazione per l'impegno del Governo riservato a quella che rappresenta una dimensione strategica e fondamentale per l'Italia, la dimensione subacquea, appunto.
Il Polo nazionale della subacquea, tra l'altro, che si inserisce in questo percorso, fortemente voluto dal Governo Meloni, e il lavoro messo in campo nel sostenerne lo sviluppo, riconoscendone il valore in una visione integrata che comprende sicurezza, innovazione, tecnologia, formazione specialistica e sviluppo territoriale, dimostrano il coraggio di questo Governo di investire e la capacità di immaginare il futuro, mettendo a terra progetti concreti di rilancio della nostra Nazione, che partono da una visione strategica di ampio respiro internazionale.
Il mondo subacqueo può e deve diventare volano di cultura, innovazione e tecnologia, un settore su cui puntare per garantire la sicurezza nazionale e promuovere la crescita economica. In questo contesto, il ruolo del Ministero per le politiche del mare, di concerto con il Ministero della Difesa e dello Sviluppo economico, si conferma centrale, catalizzatore di competenze e promotore di sinergie tra istituzioni pubbliche, mondo accademico e imprese private. Vorrei, quindi, esprimere pieno sostegno all'iniziativa del Governo volta a istituire l'Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee.
L'istituzione di questa Autorità rappresenta un passo fondamentale per dotare il nostro Paese di un quadro normativo e operativo adeguato alla crescente antropizzazione, come ha detto prima il Ministro, dell'ambiente subacqueo. Ci tengo poi, concludendo, come parlamentare eletta in Liguria e spezzina di nascita, a sottolineare il ruolo strategico della città di La Spezia, sede del Polo nazionale della subacquea, inaugurato dal Governo nel 2023. Come Fratelli d'Italia, riteniamo che l'istituzione di questa Agenzia, in stretta collaborazione con il Polo nazionale della subacquea, possa rappresentare un modello virtuoso di sinergia tra istituzioni, mondo militare, industria e ricerca, rafforzando la sovranità tecnologica e la competitività industriale della nostra Nazione. Quindi grazie, Ministro.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. Sospendo, a questo punto, la seduta, che riprenderà alle ore 16,15. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta odierna.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2126-A: “Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane” e delle abbinate proposte di legge nn. 699-1059.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
I presidenti dei gruppi parlamentari Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle ne hanno chiesto l'ampliamento.
La V Commissione (Bilancio) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Vanessa Cattoi.
VANESSA CATTOI, . Grazie, Presidente. Ministro, onorevoli colleghi, oggi ci troviamo in questa sede per iniziare la discussione del disegno di legge sulle disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane. Il testo giunge ora in discussione in Aula dopo un approfondimento e un iter che è passato prima dal Senato, è stato approvato nell'altro ramo il 31 ottobre 2024, e a seguito di questo è stato approfondito l'iter all'interno della Commissione bilancio e, devo essere sincera, ringrazio soprattutto il Ministro per l'ampia disponibilità dimostrata non solo al dialogo e al confronto con tutti i commissari membri della Commissione bilancio, ma anche perché è cosa comprovata il fatto che è la prima volta in questa legislatura che un provvedimento in seconda lettura permette la possibilità di avere visto la luce di ben 55 proposte emendative che sono state approvate in questa fase parlamentare, e quindi all'interno della Commissione bilancio.
Questo comprova ancora di più l'evidente attenzione che è stata dedicata soprattutto all'esame del provvedimento, che è stato seguito in tutte le fasi, come dicevo prima, dal Ministro Calderoli, che ringrazio. Il disegno di legge cosa si prefigge? Innanzitutto, vuole definire, soprattutto in modo organico e sistematico, tutto l'insieme delle politiche destinate ai territori di montagna, raccogliendo in un'unica cornice normativa tutte le misure in favore delle zone di montagna. In questo senso, il provvedimento dà seguito a quello che è un obbligo, di fatto, costituzionale, perché l'articolo 44 della nostra Costituzione, al secondo comma, reca come “la legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane”.
Ecco quindi che con questo disegno di legge viene richiamata l'attenzione del legislatore ad un preciso impegno, al quale noi diamo seguito grazie a questo disegno di legge, a sostegno proprio della crescita economica, ma anche dello sviluppo economico delle zone di montagna, e quindi cercando di migliorare quelle che sono la qualità dei servizi che vengono erogati, ma anche le opportunità economiche che possiamo ritrovare nelle aree interne e soprattutto nelle terre alte.
Ecco quindi che viene fatta una nuova classificazione dei comuni montani, che è definita all'interno dell'articolo 2, e quindi del Capo I del disegno di legge, che reca una nuova classificazione che verrà stilata e che verrà fatta superando, di fatto, quella che è la legge n. 97 del 1994, quindi andando a considerare due parametri fondamentali, che sono quelli dell'altimetria e della pendenza. Nel complesso, poi, il provvedimento prevede una quantificazione di circa 200 milioni di euro, che vengono messi a disposizione dei comuni montani.
Come dicevo prima, a seguito della fase migliorativa emendativa che è stata portata avanti in Commissione bilancio, passiamo da 30 articoli a 33 articoli, articolati in sei Capi. Nella mia relazione, Presidente, mi soffermerò, per ragioni di tempo, soprattutto sulle disposizioni più significative del provvedimento, quindi rinvio per maggiori dettagli al testo scritto della relazione, che le chiedo di essere autorizzata a depositare. Entrando quindi nel merito del Capo I, le norme generali, come dicevo prima, dell'articolo 2 definiscono quelli che sono i parametri della nuova classificazione dei comuni montani, e quindi il parametro altimetrico e della pendenza. Mentre nel Capo II, che si articola dagli articoli 3 a 5, andiamo a parlare e a puntualizzare cos'è la definizione della Strategia per la montagna italiana, e quindi l'adozione di una strategia che permetta di definire quelle che sono le priorità, e quindi dare un mandato preciso per fare in modo che vi siano delle priorità politiche che permetteranno di implementare quelli che saranno i migliori servizi in favore dei comuni montani.
Vorrei soffermarmi soprattutto sullo stanziamento economico di 200 milioni di euro, perché in Commissione bilancio molti colleghi, soprattutto delle opposizioni, hanno fatto delle precisazioni sul fatto che forse si poteva anche ritrovare una maggiore disponibilità. Io vorrei ricordare che inizialmente per i comuni montani la dotazione iniziale - se andiamo a guardare anni addietro - ricopriva un importo di pochi milioni di euro. Ad oggi, abbiamo una disponibilità di 200 milioni di euro. Se abbiamo Standard and Poor's che, comunque, innalza il dell'Italia e, quindi, abbiamo la credibilità anche dei mercati finanziari, è dovuto al fatto che questo Governo sta portando avanti una politica, soprattutto grazie al Ministro Giorgetti, di prudenza e responsabilità in termini di bilancio. Quindi, questi 200 milioni di euro non sono un punto d'arrivo ma sono un punto di partenza e, comunque, permetteranno innanzitutto di partire con una serie di misure che andranno articolate e che ci permetteranno, negli anni, di vedere implementato anche il Fondo stesso.
Entrando, poi, nel merito del Capo III, che si riferisce alla materia dei servizi pubblici, tengo a sottolineare soprattutto l'articolo 6. L'articolo 6 è una disposizione volta a favore della sanità di montagna e prevede un'allocazione di circa 40 milioni di euro. Quindi, a fronte di un di 200 milioni di euro, noi allochiamo 40 milioni sulla sanità di montagna e questo è un segnale molto importante perché cerchiamo di fare in modo che gli operatori sanitari e i medici abbiano degli incentivi puntuali, che sono definiti in modo preciso all'interno di questo articolo, per cercare di fare in modo che vadano ad operare anche nei comuni montani. Come abbiamo fatto? Abbiamo inserito un raddoppio del punteggio per cercare di incentivare il personale sanitario e sociosanitario ad andare nei comuni montani, piuttosto che un titolo preferenziale, come l'attività prestata per almeno tre anni nei comuni montani, che darà modo, quindi, di avere questo titolo preferenziale, piuttosto che i crediti d'imposta sia per l'allocazione sia per l'accensione di mutui. Vorrei sottolineare come questi crediti d'imposta siano maggiorati soprattutto se il personale sanitario va ad operare nei comuni montani ove siano presenti delle minoranze linguistiche. Quindi, anche qui abbiamo attenzionato quelle che sono delle caratteristiche anche culturali legate proprio ai territori montani. Inoltre, abbiamo inserito un emolumento di natura accessoria, proprio per cercare di stimolare ancora di più l'insediamento di questi operatori sanitari nei comuni montani.
L'articolo 7 parla, invece, delle scuole di montagna e, quindi, ci inseriamo nell'ambito educativo. Anche qui molti sono stati i miglioramenti. Abbiamo un impegno economico di circa 20 milioni di euro sulla questione legata all'educazione scolastica. Anche qui andiamo ad inserire delle misure di flessibilità per fare in modo che si possano superare i limiti dei dimensionamenti scolastici e del numero minimo degli alunni per classe. Questo perché permette di tener vive delle sezioni, soprattutto nei territori dove la natalità non è così elevata. Anche sulla natalità abbiamo inserito un articolo , l'articolo 28, che richiamerò in seguito. Ritornando all'articolo 7, per cercare di favorire ulteriormente queste forme di progetti innovativi per sostenere un sistema integrato di servizi educativi è stato inserito un emendamento, a mia prima firma, che va proprio in questa direzione, anche e soprattutto per la costituzione di poli per l'infanzia nei comuni montani, cercando di agevolare queste forme di compartecipazione che permettono di avere anche dei servizi sperimentali nuovi in favore soprattutto delle fasce dei piccoli alunni.
Nell'articolo 11, poi, c'è un altro tema che è stato molto dibattuto all'interno della Commissione e che ha trovato una rivisitazione e un percorso di modifica per cercare di garantire - quindi, all'interno dell'articolo 11 - le disposizioni in materia dei servizi di telefonia riguardo alle connessioni digitali. È un altro ambito molto importante, perché i territori di montagna, se sono collegati, riescono comunque a sviluppare tutti quei servizi legati alla pubblica amministrazione e non solo ai servizi delle amministrazioni comunali: penso allo sviluppo della telemedicina e anche alle possibilità che vengono date alle , soprattutto quelle innovative, di effettuare un trasferimento tecnologico soprattutto verso il tessuto produttivo locale di montagna.
Per quanto riguarda il Capo IV, entriamo nel merito della materia della tutela del territorio. In questo ambito anticipo l'articolo 18, prima di entrare nel merito della gestione dei grandi carnivori, che è stata toccata, comunque emendata e anche approfondita all'interno della discussione in Commissione bilancio. Quindi, anticipo l'articolo 18, un articolo molto importante che dà degli incentivi pari a circa 4 milioni di euro annui, dal 2025 al 2027, sia agli agricoltori che ai silvicoltori di montagna, con un credito d'imposta che è riferito a investimenti sostenuti fino al 31 dicembre 2027 relativamente ai servizi ecosistemici e ambientali che determinino effetti positivi per l'ambiente e per il clima, in favore di imprenditori agricoli e forestali.
Abbiamo poi, come dicevo prima, la questione del Capo IV relativo alla tutela del territorio e, quindi, la questione legata alle attività agricole e pastorali nelle zone di montagna. In Commissione XIV, proprio in queste ore, si sta dibattendo la questione dei lupi, quindi quanto questo fenomeno - la presenza di questo predatore - metta a rischio non solo le economie di montagna ma anche quanto possa determinare lo spopolamento delle stesse aree di montagna. Sono state prese in considerazione queste necessità e all'interno del Capo IV abbiamo inserito con appositi emendamenti, di cui uno a prima firma del collega Bruzzone, un sistema di recepimento automatico del declassamento del lupo, che permetterà di intervenire direttamente non appena l'iter dell'attuazione della Convenzione di Berna sulla conservazione della vita selvatica nell'ambiente naturale del lupo verrà concluso.
Un altro messaggio importante è stato dato soprattutto sulla gestione dei grandi carnivori, anche qua con l'ampliamento dell'utilizzo dello anti-orso: una misura fortemente voluta dai territori di montagna, che permette di tutelare soprattutto gli operatori.
Vado, quindi, a concludere - se mi consente - dicendo come poi gli articoli del Capo V hanno determinato un altro impatto importante soprattutto per quanto attiene agli incentivi volti a sostenere le attività produttive di montagna.
Però, vorrei arrivare soprattutto alla fase conclusiva - quindi, rimando tutto alla relazione puntuale che depositerò - dicendo cosa? Molti sono gli interventi che sono stati fatti all'interno di questo disegno di legge e molti sono i punti che sono stati approfonditi. Io penso che il tema importante da portare all'attenzione di tutti sia quello legato al fatto che la montagna non è solo data da altitudine e pendenza, ma è soprattutto un modo di vivere la vita che è diverso rispetto a quello che ci si può aspettare, perché c'è un rispetto totale dell'ecosistema, le persone e i popoli di montagna vivono in equilibrio con questo ecosistema, lo preservano e, quindi, la loro attività non è solo attività economica e vivere il territorio, ma è una forma di preservazione importantissima e fondamentale.
Mi auguro, quindi, che l'iter del provvedimento possa presto volgere al termine, per permettere a tutti i territori e ai comuni di montagna di poter usufruire di questi importanti incentivi, che permettono sicuramente di valorizzare le aree e, soprattutto, le terre alte.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole, ovviamente è autorizzata.
Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, che si riserva di farlo in un secondo momento.
È iscritto a parlare il deputato Franco Manes. Ne ha facoltà.
FRANCO MANES(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Oggi siamo chiamati a discutere un provvedimento di particolare rilevanza per l'identità, la coesione e lo sviluppo del nostro Paese. La salvaguardia e la valorizzazione delle zone montane sono princìpi sanciti dalla Costituzione, la quale, all'articolo 44, prevede che “la legge disponga provvedimenti a favore delle zone montane”. Pertanto, il disegno di legge sulle disposizioni, il riconoscimento e la promozione delle zone montane rappresenta, per noi, un testo che intende finalmente cercare di dare attuazione all'articolo 44 della Costituzione. Parliamo di territori che coprono quasi la metà della superficie nazionale, che comprendono 4.000 comuni. Parliamo di comunità che vivono in condizioni spesso svantaggiate in termini di accesso ai servizi, opportunità economiche e infrastrutture. Parliamo anche di luoghi ricchi di cultura, di biodiversità, di tradizioni e di risorse naturali e umane, che costituiscono un patrimonio strategico per tutto il Paese.
Questo provvedimento rappresenta, quindi, un passo in avanti importante. Esso cerca di delineare una visione integrata per lo sviluppo sostenibile della montagna, con misure che spaziano dalla sanità all'istruzione, dalla fiscalità agevolata all'incentivazione di imprese giovanili, dal supporto ai servizi essenziali al contrasto dello spopolamento. Noi viviamo, infatti, periodi straordinari, ma la montagna ha bisogno di certezze e di ordinarietà e non solo di provvedimenti Ha bisogno di norme chiare e puntuali, ordinarie per l'appunto, e soprattutto di risorse. Ha bisogno di stabilità.
Va, quindi, riconosciuto al Ministro Calderoli l'impegno politico a superare, con questo provvedimento, la precedente legge n. 158 del 2017, cosiddetta legge Realacci, di fatto una legge mai attuata e concretizzata, che è rimasta un libro dei sogni.
Ci auguriamo, invece, che oggi finalmente si possa dare avvio, con questo disegno di legge che andremo ad approvare, a un nuovo percorso, che ritorni a dare concretezza e dignità alle popolazioni che questi luoghi abitano e mantengono.
È riconosciuto, infatti, che le aree montane del nostro Paese - comprese le specificità di quelle insulari - pur costituendo importanti risorse antropiche, culturali, naturalistiche e ambientali, soffrono di uno svantaggio strutturale permanente, legato alle specifiche caratteristiche altimetriche, morfologiche e climatiche. Tale svantaggio affligge, in particolare, le aree più marginali, gravate da crescenti difficoltà di accesso ai servizi di base, da criticità di collegamenti, da scarse opportunità di lavoro.
Ai territori abbandonati, signor Presidente, corrispondono spesso situazioni di potenziale dissesto, con costi sempre più rilevanti e crescenti per la comunità nazionale. Il presidio della montagna garantisce, quindi, da sempre, la necessaria manutenzione di un territorio dagli equilibri tanto complessi quanto strategici per le risorse naturali, per la produzione e la conservazione delle risorse energetiche, a beneficio dell'intero Paese, soprattutto in un momento in cui i cambiamenti climatici hanno evidenziato bene che il primo sistema che è andato in crisi è proprio quello dell'ambiente montano, soprattutto delle Alpi.
La montagna è una risorsa e un'opportunità da riscoprire. L'altimetria non può costituire in sé un problema né tantomeno un limite. Però, non possiamo dimenticare che la montagna non rappresenta solo la metà della superficie territoriale nazionale, ma che le zone montane, rurali e periferiche costituiscono anche l'80 per cento del territorio dell'Unione europea, ospitano il 57 per cento della sua popolazione e generano il 46 per cento del valore aggiunto lordo.
È necessario avviare, in maniera concreta, azioni sul piano non solo nazionale, ma anche e soprattutto europeo, tenendo conto che, durante la seduta plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, nel 2018, era stata approvata un'importante risoluzione che prevedeva la realizzazione di un'agenda europea per le zone montane, rurali e remote. Purtroppo, molti anni sono passati e la risoluzione non ha trovato ancora opportuna attuazione.
Signor Ministro, sembra quasi che, alla fine, a una certa politica nazionale ed europea non interessi veramente la montagna come risorsa e opportunità, non solo territoriale, ma soprattutto identitaria. Purtroppo, non riusciamo ancora a capire che l'abbandono continuo di questi territori e il calo demografico delle nostre vallate determineranno sempre più stravolgimenti ambientali e territoriali in pianura e nelle terre basse. Abbandonare queste aree sarà l'errore più grande che la politica, anche europea, potrà fare, se non agirà velocemente, cambiando strategie e paradigma.
Nel nostro Paese, quindi, dobbiamo accelerare l'attuazione dei contenuti di questo provvedimento legislativo che stiamo analizzando e lo dobbiamo fare inserendo maggiori fondi, con un programma attuativo realistico e definito, riconoscendo ai territori e alle regioni un ruolo autonomo e determinante. È necessario chiarirci, una volta per tutte, sul concetto di comune montano, sul concetto di montagna, dizioni queste che, spesso e volentieri, confondiamo con termini quali “aree interne”, “aree marginali” e “aree rurali”. La montagna contiene tutti questi elementi, ma rappresenta una realtà specifica, che necessita di attenzioni e strategie mirate. Ad oggi, purtroppo, vi è stata troppa confusione, a qualsiasi livello.
Vedete, parlare di montagna, per noi deputati della componente Minoranze linguistiche, è qualcosa di innato e naturale - veniamo da territori montani, sicuramente con caratteristiche diverse - e non ce ne vogliano i colleghi delle altre regioni, ma rappresentiamo bene le tematiche e le problematiche di questo ecosistema. Per onestà intellettuale, dobbiamo comunque sottolineare che le questioni territoriali di queste aree meno tutelate e più svantaggiate, come quelle di montagna, sono diventate elementi di grande interesse, soprattutto negli ultimi anni, da parte di tutte le istituzioni e della politica.
La fragilità dell'ecosistema montagna e di questi territori non deve essere intesa, quindi, come debolezza, perché la fragilità presuppone comunque che si possa superarla attraverso buone politiche. La fragilità può, quindi, diventare un per fare meglio, per superare gli ostacoli. È necessario, quindi, ritornare a posare i piedi per terra. Basta proclami populisti e ragionamenti ai massimi sistemi, ci vuole concretezza. La montagna non deve essere più sinonimo di marginalità e isolamento, di ambiente immutabile e non più antropizzabile, ma deve essere vista come una realtà con problemi di sviluppo diversi da altre parti del territorio nazionale. È necessario, quindi, ricucire il Paese attraverso i territori e crediamo che lo sforzo fatto dal Ministro, con questo disegno di legge, sia un primo positivo passo in avanti. Lo spopolamento è il vero dei nostri territori. Dobbiamo elaborare sistemi condivisi di inclusione e di sostegno alle popolazioni e alcune misure inserite nel disegno di legge vanno in questo senso.
In Italia, però, il fenomeno dello spopolamento lo stiamo gestendo, purtroppo, come qualcosa di statico, invece è qualcosa in divenire, che si interfaccia quotidianamente con le spinte antropiche, urbanistiche e sociali. Non si deve quindi parlare di montagna, ma di montagne, a cui devono essere applicate strategie diverse e azioni mirate. Ecco perché l'autonomia gestionale delle regioni e degli enti locali rappresenta una forza. Il disegno di legge lo prevede, ma è giusto sottolineare che le imprese e il tessuto produttivo locale continuano a investire sui territori e noi dobbiamo fornire loro sempre più i mezzi. Deve formarsi, soprattutto, un patto territoriale nuovo. Dobbiamo creare una comunità che sia capace di plasmare se stessa, in modo da diventare importante e centrale, in quanto costruisce opportunità territoriale e sviluppo sostenibile.
Fondamentale è l'autonomia dei territori. L'attuazione di questa legge dovrà avvenire attraverso atti semplici e immediati. Lo Stato e le istituzioni devono ritornare ad avere fiducia nei cittadini. In montagna, una volta, bastava una stretta di mano. Questo vuol dire che lo Stato deve semplificare e credere nell'autonomia di gestione dei territori. E, come Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige/Südtirol, lo sappiamo bene quanto questo sia importante.
La lotta ai cambiamenti climatici e la creazione di posti di lavoro sono priorità assolute per contrastare il degrado della montagna, nell'ottica di un'economia a misura d'uomo, contro la crisi climatica, e di un'economia circolare e sostenibile, come ben evidenziato, ad esempio, nel Manifesto di Assisi di qualche anno fa. È sempre più necessario, quindi, una definizione e un rafforzamento delle politiche nazionali e regionali in favore dei territori e dei cittadini residenti in queste aree, sia riguardo ai servizi, sia allo sviluppo e al mantenimento dell'attività produttiva, espressione di economie locali che testimoniano, inoltre, le irrinunciabili identità e tipicità italiane. Ciò avrebbe evidenti quanto benefici effetti per l'occupazione.
È importante, quindi, l'introduzione, in questo provvedimento, del contributo per la natalità nei comuni montani con meno di 5.000 abitanti: una risposta concreta a una delle più gravi emergenze nei nostri territori interni.
La tutela della montagna è anche, però, tutela dell'artigianato, delle nostre tecniche di allevamento e dell'agricoltura eroica di montagna, come scrigno della memoria, della conoscenza e della tradizione. Non possiamo accettare l'omologazione della montagna come qualcosa di immutabile, cristallizzato e non modificabile. Da sempre, la montagna rappresenta la fotografia delle scelte umane, sia in positivo che in negativo, e di questo dobbiamo essere coscienti. Le visioni populiste estreme diventano, se non condivise con le popolazioni locali, elementi incentivanti del degrado stesso della società montanara. La montagna, è vero, è un bene di tutti, soprattutto delle generazioni future, ma è giusto ricordare e rispettare i popoli che qui risiedono e producono ogni giorno. Diciamolo chiaramente: rispettare i montanari veri e non solo quelli dei salotti buoni.
Vede, signor Ministro, è profondamente ingiusto e illegale trattare allo stesso regime normativo, sanitario e fiscale chi da una parte pratica un'agricoltura di basso o nessun impatto ambientale, fondata sulla tradizione familiare, su una scelta di vita legata a valori di benessere, ecologia, giustizia o solidarietà più che a fini di arricchimento e profitto, e chi, invece, pratica un'agricoltura orientata solo al profitto, all'ottenimento di premi e contributi, spesso fondata su monoculture monovarietali, erosiva della biodiversità, dell'acqua e della fertilità del suolo, disattenta per la salute di chi lavora la terra e i suoi prodotti e di chi la consuma.
Questi sono concetti e parole non mie, ma di don Milani, espresse nel 1967: concetti assolutamente attuali, che inquadrano bene il quotidiano vivere nelle terre alte e che dimostrano quanto ancora, soprattutto a livello europeo, si debba ancora fare per questi territori.
Ma in montagna si vive se i servizi esistono, se i trasporti funzionano, se si dà ai giovani serenità e sicurezza nell'investire in questi territori, se si aiutano concretamente i giovani a recuperare il patrimonio storico esistente nei nostri borghi e villaggi. Questo disegno di legge già prevede diverse misure che vanno in questo senso, ma è necessario implementare il fondo in maniera rilevante, perché ogni euro investito in queste aree determina ricadute positive almeno cinque volte superiori nelle terre basse.
Forse, infatti, più che prevedere polizze assicurative per gli eventi catastrofali e climatici, bisognerebbe iniziare a eliminare i problemi di questi eventi eccezionali lì dove nascono, cioè, nelle terre alte. Fondamentale è anche il riconoscimento del diritto alla sanità e all'istruzione, attraverso incentivi per i professionisti che scelgono di operare nelle aree montane e deroghe al numero minimo di alunni per classe per evitare la chiusura delle scuole.
Scelta, quest'ultima, che in Valle d'Aosta è già una realtà da diversi anni. Tuttavia, non possiamo nascondere alcune criticità. La prima riguarda le risorse finanziarie: sebbene il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane sia stato rafforzato sensibilmente, resta al momento distante da quanto auspicato dalle associazioni di rappresentanza come l'UNCEM.
Una legge ambiziosa richiede mezzi adeguati per diventare realmente efficace, ma su questo siamo sicuri, signor Ministro, che lei riuscirà prossimamente ad aumentare le risorse a disposizione.
C'è, poi, il tema della coerenza tra obiettivi dichiarati e le altre politiche del Governo: non possiamo promuovere la montagna se, contemporaneamente, si riducono in parte gli investimenti in sanità pubblica e territoriali, si depotenziano i servizi sui territori marginali oppure si tagliano le risorse agli enti locali.
Capiamo bene, signor Ministro, che la coperta è quella che è: come la si tiri scopre qualcos'altro. Ma siamo fortemente convinti che sostenere le terre alte in maniera convinta da parte di tutto il Governo rafforzi l'azione politica di questo Parlamento, perché in automatico, a medio e lungo termine, daremo risposte importanti anche alle aree di pianura, alle aree conurbate e alle aree periferiche delle nostre città e ad interi comparti produttivi del nostro Paese.
Una legge come questa può, quindi, diventare un pilastro della coesione territoriale, se inserita in una strategia ampia, strutturale e duratura. La montagna non ha bisogno di slogan, ma ha bisogno di scelte concrete e coraggiose. Chi vive in montagna - pensiamo ai giovani, ai giovani allevatori, ai sindaci di piccoli comuni, ai dipendenti pubblici, alle piccole imprese, ai piccoli commercianti, agli insegnanti che ogni giorno affrontano strade innevate per raggiungere una scuola con pochi alunni - merita il nostro rispetto e il nostro sostegno incondizionato.
Riconosciamo a lei, signor Ministro, l'onestà intellettuale e politica di aver voluto fortemente questa legge e, come componenti delle Minoranze Linguistiche, ringraziamo la relatrice, onorevole Cattoi, per aver cercato insieme a noi, sino all'ultimo, di completare il percorso che era iniziato in Senato, grazie ai senatori delle nostre realtà autonomiste (valdostana, trentina e sudtirolese), per arrivare finalmente a chiarire la responsabilità oggettiva, personale, di chi la montagna la frequenta, utilizzando non solo i percorsi escursionistici, ma anche le strade agricole, interpoderali, forestali, pubbliche o private. Un risultato, secondo noi, epocale, che nella passata legislatura, in ben due stati generali della montagna, non si era mai riusciti a portare a casa.
Riteniamo, quindi, che questo disegno di legge sia un fatto positivo e lo dico da valdostano, lo dico da residente di un piccolo comune di 500 anime che si chiama Doues ed è posto a circa 1.200 metri di altitudine, perché sarebbe scorretto non ammetterlo solamente per una diversa ideologia politica di appartenenza.
La montagna invece ha bisogno di unità e condivisione. È vero, forse si sarebbero potute fare scelte diverse, in alcuni casi più incisive, ma non si può non essere d'accordo sullo sforzo legislativo e politico fatto.
Per questo ritengo, come presidente dell'Intergruppo parlamentare per il sostegno alla montagna e ai piccoli comuni, che il nostro compito oggi è duplice: approvare una buona legge e vigilare affinché essa sia attuata con risorse, tempi e strumenti adeguati. Solo così potremo dire di aver davvero dato voce e futuro a chi abita, lavora e ama la montagna .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Giorgianni. Ne ha facoltà.
CARMEN LETIZIA GIORGIANNI(FDI). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, con questo provvedimento la montagna esce finalmente da quel cono d'ombra in cui è stata per troppo tempo relegata, una marginalità che l'ha vista evocata solo per redigere norme fiscali o turistiche, dimenticando che è molto di più. La montagna è una realtà viva, abitata, fatta di comunità, di fatica, di bellezza e di impegno quotidiano.
Viviamo in un mondo che corre, che consuma e che dimentica. Invece, la montagna è uno dei pochi luoghi in cui il tempo si dilata e si vive nella sua autenticità. In un'epoca che rischia di disumanizzarci, ci ricorda da dove veniamo e dove possiamo tornare per ritrovare senso, equilibrio, comunità.
Non commettiamo l'errore di considerare questa legge come una semplice sommatoria di articoli. È molto di più, è una dichiarazione d'amore, di responsabilità verso territori che per troppo tempo sono stati invisibili alle politiche nazionali.
Ridiamo finalmente dignità e giustizia territoriale a chi ha scelto di vivere e a chi ha scelto di restare lì. A chi tiene in vita paesi, strade, tradizioni, paesaggi, a chi giorno dopo giorno lavora per custodire la montagna e per renderla un futuro possibile.
Il disegno di legge sulla montagna che oggi esaminiamo ha un valore strategico, simbolico e profondamente umano. Non è una legge per la montagna, ma una legge dalla montagna, costruita attorno a chi la vive, pensata per riconoscere che le terre non sono solo patrimonio ambientale, ma un presidio di civiltà.
Vivere in montagna non è per niente una scelta comoda, è una scelta di identità, è una scelta che comporta sacrifici, ma che restituisce anche orgoglio e senso di appartenenza. Con questo provvedimento superiamo la logica dell'assistenzialismo e riconosciamo il ruolo essenziale che le popolazioni montane svolgono nella tutela del loro territorio, nella conservazione della biodiversità e nella salvaguardia dell'equilibrio idrogeologico e climatico del Paese.
Ricordiamolo: il 49 per cento del nostro territorio è montano, ma troppo spesso viene governato da logiche urbane, con norme pensate per la pianura e applicate meccanicamente a contesti completamente diversi. Con questa legge, finalmente, si attua un cambio di paradigma.
Dopo trent'anni dalla precedente normativa, il ripopolamento, la promozione e lo sviluppo delle aree montane diventano obiettivi di interesse nazionale e lo diventano attraverso una strategia concreta, pluriennale, strutturata con risorse reali e strumenti pensati sulle specificità dei territori.
Voglio citare alcuni passaggi velocemente - perché poi l'hanno fatto già i colleghi - che testimoniano la portata innovativa di questo provvedimento: in campo sanitario, ad esempio, dove sono previsti punteggi doppi per i professionisti che lavorano nei comuni montani; titoli preferenziali per i direttori sanitari; contributi per affitti e acquisti di abitazioni. Sono misure che mirano a contrastare la carenza di medici, di pediatri e infermieri in territori che, spesso, ne restano scoperti.
In ambito scolastico, poi, ci sono agevolazioni per i docenti che prestano servizio nelle scuole di montagna, veri presidi culturali nelle società, nelle piccole comunità. Si promuovono la residenzialità, si valorizza il servizio con punteggi aggiuntivi nelle graduatorie, si difendono i plessi scolastici nelle valli meno popolate, perché dove chiude una scuola si spegne un'intera comunità.
Sul fronte della digitalizzazione si investe per garantire una connettività efficiente che permetta lo , abbattendo barriere fisiche e tecnologiche. Abitare in montagna non deve più significare isolamento.
In ambito economico vengono introdotti incentivi per le imprese giovanili; sgravi fiscali; per la ristrutturazione delle abitazioni principali; misure per incentivare la natalità e tutelare le professioni tradizionali in montagna.
Sul piano ambientale si interviene con misure per la gestione attiva e sostenibile di pascoli, borghi, ghiacciai e bacini idrici. Si incentivano il turismo responsabile, l'artigianato locale e la cultura, non per musealizzare la montagna, ma per renderla protagonista di un nuovo modello di sviluppo radicato nei territori, ma aperto al futuro. È questa la chiave: rompere la logica dell'assistenzialismo e promuovere una visione strutturata, dinamica, strategica della montagna come bene comune nazionale.
Vivere in montagna è una scelta, è un onore e, talvolta, anche un grande sacrificio, ma chi coltiva un campo a 1.500 metri, chi riapre una scuola di paese, chi presidia un rifugio durante una tormenta di neve non lo fa per convenienza, lo fa per amore. Quello che oggi riconosciamo con questa legge non è un privilegio, ma una giustizia dovuta .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Si sta parlando di provare, in qualche modo, a rendere un po' più compiuto questo articolo 44 della Costituzione. Credo che non si possa prescindere dall'idea che nel nostro Paese ci siano diverse aree svantaggiate. Tra queste rientra a pieno titolo tutta l'area montana, rientrano tutte le nostre zone montane, che stanno soffrendo in maniera significativa questa fase economica e sociale che nel nostro contesto è rappresentata, essenzialmente, da una crisi demografica importante, ma direi, soprattutto, dalla scarsa attrattività che i luoghi montani rappresentano. Quindi, c'è una sorta di spopolamento significativo di queste aree. Se si pensa che, grosso modo, le stime delle organizzazioni internazionali parlano di un 80 per cento della popolazione mondiale che potrebbe fare riferimento ai grandi centri urbani, già questo spiega fortemente questo calo di attrattività che le zone montane rappresentano.
È un calo importante che va assolutamente contrastato, se possibile. Va contrastato perché le zone montane rappresentano delle risorse inestimabili, non solo da un punto di vista paesaggistico o turistico, ma proprio da un punto di vista strutturale del sistema. Abbiamo visto bene anche il cambiamento climatico quanti guai può causare: pensiamo solo a tutti gli eventi alluvionali recenti che si sono scatenati, con frane incredibili e con isolamenti veri e propri di intere comunità. Quindi è evidente che queste aree andrebbero valorizzate, anche solo per bonificare il nostro territorio.
Tuttavia, la lotta allo spopolamento non può prescindere dalla capacità che noi dovremmo avere di dare forza e valore a queste comunità montane. È evidente che nelle comunità montane cominciano a non esserci servizi di utilità generale. Mi riferisco, per esempio, agli uffici postali e agli uffici bancari che chiudono, ai servizi sanitari di cui le zone montane sono assolutamente carenti, alle infrastrutture - non solo alle strade, ma anche alle infrastrutture tecnologiche, a Internet -, ai negozi che chiudono, al lavoro che non c'è. Mi riferisco anche alle tasse che spesso, rispetto a servizi come acqua, luce, gas e rifiuti, sono più care che altrove, perché, con il sistema del dare in convenzione e in appalto questi servizi così importanti, alla fine, per fare i loro guadagni fanno anche tariffari assolutamente differenziati. Tuttavia, questo sarebbe il meccanismo sicuramente virtuoso che potrebbe consentire, perlomeno, un non allontanamento, un non spopolamento di queste aree.
Se noi trascuriamo queste aree è evidente, che tra l'invecchiamento e il calo demografico, rischiano di morire. Eppure, nel nostro Paese rappresentano più della metà della superficie nazionale. Chi vive in questi luoghi è portatore di valori culturali assolutamente importanti. Spesso chi ci vive lo fa per scelta, ma questa scelta deve essere incoraggiata, altrimenti se ne vanno, non c'è verso. Sono scelte di vita, perché i tempi di vita di chi vive in montagna sono completamente diversi dai nostri.
Da questo punto di vista, credo che questo disegno di legge abbia alcuni aspetti che potrebbero, ancora, ad oggi, subire dei miglioramenti perché, di per sé, il provvedimento non ci soddisfa molto e, in questo senso, vorremmo anche dare un contributo più significativo rispetto a queste dinamiche. Provo a fare un minimo di sintesi rispetto a questo tema.
Se noi partiamo dall'articolo 1, che è quello che riguarda le finalità del provvedimento, che vuole promuovere lo sviluppo socioeconomico, la tutela ambientale, l'accesso ai servizi essenziali, il ripopolamento, la valorizzazione del patrimonio culturale e turistico, esso non risulta particolarmente critico, ma c'è una possibilità di sovraccaricare di obiettivi senza chiarire alcune priorità. Io credo che, da questo punto di vista, andrebbe ripensato un minimo il modello che ci proponiamo e non rimanere solo su un aspetto assolutamente generico.
L'articolo 2 riguarda la classificazione dei comuni montani, basata su parametri altimetrici e socioeconomici, e la delega al Governo per un riordino delle agevolazioni. Intanto, ci sono tempi stretti per questo decreto attuativo - si parla di 90 giorni - e l'esclusione di misure esistenti che già ci sono, come la politica agraria comune, rischia in coerenza normativa, così come si rischia discrezionalità nella definizione dei criteri di sostegno.
L'articolo 3 riguarda il piano triennale per i servizi essenziali, il turismo e la gestione associata dei servizi. Ha come criticità un coordinamento complesso con altre strategie - per esempio, le strategie che si utilizzano per le aree interne o per la - e la mancanza di dettagli su finanziamenti e meccanismi operativi di queste misure. Quindi, è una strategia per la montagna italiana - così è denominato l'articolo 3 -, dal nostro punto di vista, ancora un po' troppo fumosa.
Altri aspetti. L'articolo 4 riguarda il Fondo per lo sviluppo: c'è una conferma e ampliamento del Fondo - e questo lo riconosciamo -, ma è una ripartizione basata su criteri esclusivamente territoriali, con rischi di sperequazione nella distribuzione delle risorse e una discrezionalità regionale nella programmazione, con possibilità di inefficienze importanti.
Andiamo all'articolo 6 che, forse, è l'articolo che mi interessa di più, dato che sono medico e che, in passato, mi sono battuto in maniera abbastanza significativa rispetto al punto 9.2.2 del decreto ministeriale n. 70 sugli standard ospedalieri, ossia quel capitolo che prevede che ci siano dei servizi ospedalieri di base nelle zone disagiate, giustappunto, quindi anche nelle aree montane.
Il problema è che nessun Governo - quindi, non lo sto attribuendo a questo Governo - è riuscito, ad oggi, a definire i criteri per identificare queste zone disagiate. Se nel decreto ministeriale n. 70 si parla genericamente di zone disagiate, laddove c'è una comunità che è distante almeno 90 minuti dal primo presidio sanitario, e che va soddisfatto il loro bisogno di presidi sanitari di base, anche questa volta c'è questa evidente carenza.
Vengono sicuramente previsti degli incentivi per il personale sanitario, con punteggi in concorsi e crediti d'imposta, però, dal nostro punto di vista, c'è un equivoco enorme, perché, per esempio, c'è un riconoscimento dell'attività privata nei concorsi pubblici, svantaggiando il Servizio sanitario nazionale. Non solo, ci sono incentivi insufficienti per risolvere la carenza cronica di personale pubblico.
Atteso che il problema per le comunità montane è in realtà quello di non trovare personale sanitario che voglia lavorare nelle strutture pubbliche e che sia comunque disponibile a garantire i servizi e le prestazioni del Servizio sanitario nazionale, non si capisce quale sarebbe il beneficio delle comunità montane nel ricorrere a pagamento alle strutture private; peraltro neanche convenzionate è previsto in questa proposta di legge.
Noi abbiamo avanzato proposte che vanno in questa direzione, incrementando il 30 per cento della tariffa oraria nelle prestazioni aggiuntive, suggerendo di dare un'anzianità di servizio annuale ai fini pensionistici per chi ci lavora per almeno un quinquennio, attraverso anche il riconoscimento del tetto di spesa, posto al riconoscimento del credito d'imposta. Avevamo previsto l'articolo 6-, che prevedeva una serie di misure: la presenza diurna e notturna di mezzi di soccorso; la presenza per ogni comune dell'infermiere di comunità; la possibilità di accesso a un maggior numero di prestazioni specialistiche, a un servizio di distribuzione e consegna dei farmaci; la realizzazione di una rete dedicata tra le varie figure operanti in zona; una telemedicina efficiente. Sono tutti emendamenti che poi non sono stati presi in considerazione.
Un altro emendamento garantiva la presenza, notturna e diurna, dei mezzi di soccorso avanzato nelle zone montane. Infine, c'era un ragionamento sul fatto di realizzare una rete dedicata fra le varie figure operanti nella zona, con riferimento sia al tema della garanzia della telemedicina, sia al tema, svincolandolo dall'emendamento generale, della garanzia della presenza in ogni comune dell'infermiere di comunità. Ecco, noi rimettiamo questi emendamenti a disposizione per la discussione qui in Aula.
Proseguendo, all'articolo 7, c'erano i punteggi aggiuntivi per i docenti e i crediti di imposta per gli alloggi. Io ci vedo delle criticità nell'applicazione di questi parametri di dimensionamento scolastico, perché c'è un rischio reale di penalizzare le piccole scuole montane e questo è un tema significativo in tal senso.
All'articolo 12 c'è un tema che a noi sta particolarmente a cuore, laddove si parla della gestione dei grandi carnivori, della definizione di tassi di prelievo per il lupo e dell'estensione di strumenti di autodifesa. Dal nostro punto di vista è critico perché sono condizioni che autorizzano abbattimenti controllati ma favorendo interessi venatori, con il rischio di squilibri ecologici e di conflitto con normative UE per la protezione della fauna. Anche questo è un tema che non possiamo assolutamente trascurare.
Il lavoro agile è previsto all'articolo 22. C'è un esonero contributivo per imprese che promuovono il lavoro agile. L'agevolazione è limitata al 2030, è condizionata dalla residenza, con un impatto peraltro temporaneo e c'è la possibilità di escludere i lavoratori 41. Anche il lavoro agile è una nostra battaglia; dovremmo implementarlo dappertutto. È chiaro che, se non si dà questa possibilità a chi abita in zona montana, alla fine costui avrà costi enormi, anche solo di spostamento, quindi anche questo è un tema che non possiamo assolutamente trascurare.
All'articolo 23 sono previste agevolazioni per le abitazioni; c'è un credito d'imposta per acquisto o ristrutturazione di immobili; c'è un limite di età - 41 anni - con l'esclusione degli immobili di lusso. In montagna, quando ristrutturi un rustico, io questa esclusione non l'avrei fatta, l'avrei considerato come un'abitazione assolutamente da valorizzare. Poi possiamo naturalmente fare tutta una serie di considerazioni su chi prende la residenza in quel luogo, se ci sta davvero, si fanno le verifiche, ma non l'avrei assolutamente escluso.
Poi mancanza di interventi paralleli sul lavoro e servizi per attrarre i residenti, questo è evidente.
E poi arriviamo a un'altra nota dolente: gli incentivi di natalità. Contributo per nascita e adozioni in comuni sotto i 5.000 abitanti. Noi lo riteniamo un approccio del tutto superficiale, lo spopolamento è legato a carenze strutturali, a problemi di lavoro, dei servizi, non alla natalità o comunque non solo al problema della denatalità. Poi ha un importo limitato, 5 milioni, e peraltro di inefficacia dimostrata su tutti i La disposizione, ingiustamente, ripropone poi la logica secondo cui il problema dello spopolamento è legato alla capacità procreativa delle donne e non, ad esempio, alla carenza di lavoro e servizi. Quindi noi avevamo fatto delle proposte per cui il contributo fosse dato a tutti i nuclei familiari che si trasferiscono per almeno un quinquennio continuativo nei comuni montani, indipendentemente dalla nascita dei figli. Ecco, questo è un altro degli elementi che ci fanno essere critici rispetto a questo progetto di legge.
Poi c'è un censimento dei terreni abbandonati per ripristino produttivo - all'articolo 26 - con evidenti criticità in termini di difficoltà operative nel censire i terreni e garantire il recupero effettivo e rischi di burocrazia e conflitti con i proprietari assenti. A tutto questo ci sono poi da aggiungere criticità trasversali.
Per quanto riguarda i finanziamenti il Fondo per le montagne è ridotto per coprire altre misure, per esempio il natalità di cui si parlava prima, limitando risorse per interventi strutturali. C'è mancanza di chiarezza sulle fonti di copertura. Il coordinamento istituzionale soffre di una sovrapposizione con competenze regionali e mancanza di sinergie tra i livelli di governo.
C'è un rischio di non conformità con le norme UE. C'è un rischio di violazione di direttive ambientali - per esempio la protezione del lupo di cui si parlava prima - e regole sugli aiuti di Stato. E in più, c'è una frammentazione, troppi interventi settoriali senza una visione integrata con il rischio di inefficacia.
Quindi, mi avvio alle conclusioni Presidente, la legge affronta temi cruciali ma presenta criticità significative nella praticabilità, coerenza normativa e sostenibilità finanziaria. Servirebbero maggiori risorse, un approccio integrato e modifiche per allinearsi alle politiche UE
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Bruzzone. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BRUZZONE(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro. Contrariamente a chi mi ha preceduto, noi siamo soddisfatti dei contenuti di questo disegno di legge, per tanti motivi. perché affronta finalmente il tema della montagna che ha un valore inestimabile; è una di quelle realtà che meritano - come si propone il disegno di legge - di essere tutelate, incentivate e, in modo particolare, meritano aiuto e incentivi le popolazioni che vivono, che fanno economia e che tutelano anche l'ambiente e la biodiversità in quelle realtà. Ringrazio anche la relatrice Cattoi, nella quale mi riconosco in pieno, soprattutto per i contenuti della sua relazione.
Partirei da un dato importante: finalmente abbiamo criteri per riconoscere veramente le aree montuose, le aree di montagna, perché in questo Paese, in passato, si è fatta tanta confusione sulle aree montuose o non montuose e quindi, conseguentemente, è stato fatto, anche in passato, un uso strumentale di questo posizionamento, finalizzato ad avere contributi, aiuti o quant'altro. Grazie per questo. Io non ho preparato un intervento organico o corposo, ma sicuramente va messo in rilievo il fatto che questo disegno di legge è completo perché va a toccare tutte quelle tematiche - che interessano la gente di montagna - che meritano di essere affrontate e meritano di avere risposte, senza andare qua e là a cercare specchi su cui arrampicarsi, semplicemente, perché sei all'opposizione e, in qualche modo, devi avere fantasia per inventarti qualche cosa per non essere contento. Poi vediamo ormai tutti i giorni che i colleghi del MoVimento 5 Stelle non sono mai contenti su niente, quindi abbiamo confermato ormai una regola costante.
Lo sviluppo economico, che viene affrontato in modo importante, e lo sviluppo sociale. Vi cito velocemente i punti che rendono completo questo disegno di legge: il sostegno agli operatori sanitari e sociosanitari; alle scuole di montagna; ai servizi educativi; alle strutture - proprio a dimostrazione della completezza - addirittura dei tribunali e delle università di montagna; alla copertura delle reti di comunicazione e delle reti Internet; alle iniziative per la tutela del territorio e della biodiversità come ho detto prima e fra un po' cercherò di approfondire questo aspetto; alle attività economiche collegate all'escursionismo e finalmente abbiamo un richiamo, in quanto vengono individuati dei criteri per l'individuazione e per la classificazione vera e concreta dei percorsi escursionistici; alle professioni di montagna e a quelle che da altre parti non ci sono; al sostegno al lavoro tramite sgravi contributivi per i datori di lavoro, perché va fatto anche questo tipo di agevolazione in questo tipo di aiuto; alle agevolazioni fiscali per i mutui per l'acquisto della prima casa e agli incentivi per la natalità, travisati, non so se volutamente o meno, da chi mi ha preceduto, ma se vogliamo che quelle realtà rimangano popolate è necessario anche affrontare questo tema.
Vengo ai contenuti dell'articolo 12, perché mi piace farlo e sono portato notoriamente a farlo. Il tema della gestione faunistica in questo Paese interessa l'intero Paese, ormai purtroppo anche le aree non montane e addirittura le aree urbanizzate. Però, il dato importante che dobbiamo far emergere è la necessità che si passi velocemente all'applicazione del principio della gestione faunistica, perché questo significa tante cose, ad iniziare anche dalla protezione, perché la protezione della fauna selvatica rientra nel principio della gestione faunistica. La gestione faunistica è uno degli elementi principali per il mantenimento della biodiversità, perché fauna non significa soltanto la tipica e ormai nota fauna selvatica, ma si parte dagli insetti e dagli animali del sottosuolo a tutto il resto, perché quella è la vera biodiversità.
La protezione di quegli ambienti passa necessariamente anche tramite l'intervento dell'uomo, perché la storia degli ultimi decenni di questo Paese ha dimostrato che gli ambienti naturali e che gli ambienti di montagna abbandonati a se stessi, dove l'uomo non ha potuto intervenire, non hanno avuto miglioramenti ambientali; hanno avuto dei peggioramenti, hanno avuto delle mancanze, dei vuoti e una mancanza di gestione, anche dal punto di vista del territorio, e mi viene in mente la tematica degli incendi che ha, purtroppo, visto lamentare il fatto che l'uomo non ha potuto o non ha voluto intervenire anche per scelte.
Purtroppo, ancora oggi in questo Paese c'è questa teoria, questa filosofia che qualcheduno sta portando avanti, cioè che l'uomo dovrebbe tralasciare quella parte ambientale.
L'uomo fa parte della biodiversità e io dico sempre, forse in modo un po' improprio, che la biodiversità la si tutela con l'intervento dell'uomo. Questo è uno dei dati importanti a tutela della montagna e delle popolazioni che ci vivono, ma anche di tutte quelle persone che non vivono in montagna e che vanno, spesso e volentieri, ad apprezzare le qualità positive della montagna, perché trovano l'ambiente bello, perché trovano il prato, perché trovano il bosco, ma questo non è casuale. Se c'è il prato non è casuale: è perché qualcheduno quel prato lo cura, lo gestisce, perché magari porta del bestiame agli alpeggi, perché se non fai quello il prato dopo qualche anno non c'è più perché diventa bosco e l'aumento delle superfici boscate nel nostro Paese è principalmente legato all'abbandono di questo tipo di attività. Non è accettabile, non possiamo accettare il principio secondo cui l'uomo dovrebbe ritirarsi per lasciare spazio ad altri .
Sono tematiche di queste ore; queste sono ore che hanno una rilevanza, perché piano piano sta prendendo corpo una decisione presa a livello europeo, che parte da una modifica della Convenzione di Berna fatta per tutelare gli animali selvatici, che si basava e si basa su un principio: la fauna selvatica che ha bisogno di essere tutelata viene classificata come fauna particolarmente protetta, quindi con un elevatissimo e giusto livello di tutela, ma quando non c'è più bisogno, perché c'è un cambiamento, ci può essere un adeguamento e, quindi, può esserci uno scalare da animale particolarmente protetto a protetto.
Proprio oggi il Consiglio UE ha deliberato il declassamento di un grande carnivoro e i dati ISPRA, che ci sono stati comunicati un'ora e mezza fa in Commissione politiche dell'Unione europea della Camera, ci dicono che in Italia ci sono il doppio dei lupi presenti negli Stati Uniti, che sono grandi 26 volte l'Italia. Non lo dico io, non lo dice Bruzzone: lo dice il direttore dell'ISPRA in un'audizione che abbiamo fatto poco fa.
Allora, questo tipo di quadro influisce in modo forte sulle attività di montagna, perché tutte quelle attività, soprattutto quelle tese al mantenimento dell'ambiente naturale e all'uso corretto e giudizioso dell'ambiente naturale per fare economia, sono andate a cozzare ormai negli ultimi anni contro l'eccessiva presenza di un soggetto, di un animale, bello finché vogliamo, ma che va a impedire e a ostacolare questo tipo di attività e, quindi, a mettere in crisi anche le attività di montagna, anche quelle attività agro-silvo-pastorali e di allevamento che, oltre che dare economia, danno anche importante mantenimento e tutela della biodiversità.
Quindi, la ringrazio - ringrazio la collega per il lavoro svolto insieme in Commissione, insieme agli altri commissari - per aver fatto una cosa normale, cioè aver adeguato e aver scritto questo processo che oggi è in corso e che si concluderà a breve con un voto del Parlamento europeo. Infatti, manca quel passaggio: previ pareri degli Stati. Il lavoro che stiamo facendo nelle Commissioni è finalizzato in Italia, come in altri Paesi europei, a dare un parere rispetto a questo tipo di declassamento di questo grande carnivoro, per concludersi con un recepimento a livello nazionale.
Lo dico apertamente non a lei, Ministro, che so che sa di cosa sto parlando e che conosce bene la realtà, ma lo dico a tutto quel mondo che ignora la verità: qui non si tratta - ne sentivo addirittura parlare - di incentivazione dell'attività venatoria collegata al lupo. Mi viene da ridere, non soltanto perché conosco bene il tema ma soprattutto perché conosco bene la norma. Quindi, oggi l'auspicato controllo di questo animale - auspicato non soltanto dagli operatori, ma anche da istituti scientifici, ISPRA - passa attraverso dei piani di controllo che non c'entrano nulla con l'attività venatoria. Ringrazio le associazioni venatorie a livello nazionale che unanimemente hanno ribadito il fatto che questo grande carnivoro con la caccia non c'entra niente e che i cacciatori non saranno mai interessati, neanche per cultura o per tradizione, rispetto a quello che sarà necessario fare nei confronti di questo animale.
Sarà necessario non perché lo diciamo noi oggi qui, ma perché ce lo dice la realtà, perché ce lo dicono le esigenze che arrivano da fuori ma, soprattutto, perché ce lo dice la scienza e chi oggi contraddice la scienza contraddice lo stesso ISPRA, che è l'istituto principale che oggi abbiamo in questo Paese e che io, peraltro, ho criticato tante volte nel passato, ma quando ci sono dei dati certi e importanti come questi allora devono essere usati per perseguire questo tipo di obiettivo Grazie, signor Ministro; andiamo avanti su questa strada e, soprattutto, grazie per aver avuto il coraggio di dare voce e speranza - una speranza concreta con contenuti di legge, ma con contenuti anche importanti e significativi - a tutte quelle popolazioni di montagna, alpine o appenniniche, che ne hanno bisogno e che tutti quanti, anche coloro che non abitano lì, devono ringraziare perché ci danno tutto.
Chiudo veramente, Presidente, con una riflessione che faccio ogni tanto quando mi siedo a tavola o quando bevo un bicchiere d'acqua: tutto quello del quale ci nutriamo, a cominciare dall'acqua, arriva dal territorio agro-silvo-pastorale e arriva dall'ambiente naturale. Dall'interno dei grandi centri abitati, se togliamo la piantina di pomodoro che cresce sul balcone di qualcheduno, non arriva nulla.
Tutto quello di cui noi ci nutriamo arriva da quel mondo là, nei confronti del quale dobbiamo portare rispetto, dobbiamo aiutarli e, soprattutto, dobbiamo riconoscergli che ci danno la possibilità di vivere bene e, da italiani, anche con i nostri prodotti, di vivere sano .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Signor Ministro, riteniamo questa iniziativa normativa sulla montagna l'ennesima occasione persa, l'ennesima occasione persa di questa legislatura non solo per migliorare le condizioni di una parte del territorio dello Stato fortemente in crisi, tra spopolamento e carenza di servizi, ma anche per garantire un sano e proficuo confronto parlamentare.
Per avere chiare le dimensioni del problema, basti pensare che, oggi, ben 3.524 comuni su 7.904, nel nostro Paese, sono comuni in cui il territorio ricade interamente nel territorio montano, mentre ulteriori 652 comuni sono comuni parzialmente montani. A fronte delle migliaia di comuni interessati emerge il primo grande punto di debolezza di questa proposta normativa: non ci sono le risorse. Non ci sono risorse aggiuntive rispetto alla legge di bilancio, neanche le briciole. Gli annunciati 100 milioni di euro, infatti, che certamente, per queste dimensioni di comuni interessati e di territorio interessati, sono una cifra irrisoria, non sono altro che uno spostamento dal Fondo per la montagna, già previsto nella legge di bilancio del 2022. Insomma, la maggioranza si appresta a votare l'ennesima legge , che andrà bene solo per qualche comunicato stampa o qualche convegno, ma che, certamente, non migliorerà le condizioni della montagna italiana.
Il secondo grande , il secondo grande punto di debolezza, è l'ambito di applicazione. Sostanzialmente, restano senza risorse i comuni montani del Sud e i comuni montani delle due grandi isole. Insomma, i comuni montani più poveri. La circostanza che il 49 per cento del territorio italiano sia territorio montano avrebbe dovuto imporre e spingere il Governo a proporre criteri incontestabili, che individuassero le priorità di intervento, garantendo la distribuzione delle poche risorse disponibili verso le criticità maggiori e più urgenti, ma anche per consentire un rilancio vero dei comprensori montani. Rinviare, invece, a un successivo provvedimento, alla luce dei criteri di altimetria e pendenza, significa tagliare fuori dai benefici i comuni del Sud e delle isole, ed è quello che denunciamo in quest'Aula, con forza, davanti al Paese. Una scelta nefasta che condanna ancor di più una porzione del nostro territorio che oggi è particolarmente in crisi. Per essere eloquenti, come è già accaduto con la legge sull'autonomia differenziata, il Governo e lei, signor Ministro, prediligete i territori più ricchi a discapito di quelli più poveri del Paese.
La tanto attesa legge per la montagna italiana avrebbe dovuto poi affrontare, in modo dirimente e anche in modo semplice, il tema della carenza dei servizi pubblici, la difficoltà dei trasporti, la difficoltà nella formazione delle classi per la scuola pubblica e l'inadeguatezza anche delle deroghe sono in atto in questo momento, i servizi sanitari territoriali spesso inesistenti perché, nei comuni montani e nella montagna italiana, i cittadini e gli abitanti di quei territori sperimentano l'assenza di pronto soccorso, l'assenza di un'assistenza sanitaria adeguata, anche, spesso, la mancanza del pediatra di base. Questo erano i nodi che la legge avrebbe dovuto affrontare e, invece, nulla di tutto ciò.
Il passare del tempo senza che arrivi sostegno economico o proposte credibili non fa altro che spingere i comuni, poi, a trovare delle soluzioni autonome, come quella, signora Presidente, delle case a un euro che, in alcune realtà del Mezzogiorno, è diventato un pannicello caldo per evitare la definitiva compromissione e il depauperamento del patrimonio architettonico montano. Comuni ricchi di storia, come castelli medievali, palazzi nobiliari, immobili signorili, che, oggi, giorno dopo giorno, subiscono il logorio inesorabile dello spopolamento e dell'abbandono.
Lo Stato, di fronte a questa situazione, non può voltarsi dall'altra parte, ce lo impone anche la nostra Carta costituzionale all'articolo 44, a proposito della coesione territoriale; ne va anche di una fetta consistente della promozione turistica del nostro Paese. Le zone montane del Sud e delle isole che il Governo oggi esclude hanno tutte le caratteristiche per diventare un attrattore turistico significativo: turismo lento, qualità dell'aria e della vita, natura, passeggiate a cavallo e la straordinaria qualità dell'enogastronomia italiana, per non parlare poi degli usi, dei costumi, delle tradizioni di quei territori.
Questo modello, però, sembra lontano anni luce dalle intenzioni del Governo, non solo suo, signor Ministro, ma anche della Ministra Santanche', che sembra molto più presa dai grandi eventi turistici mondani che da questo modello di sviluppo del territorio.
Depauperare il patrimonio montano significa, per sempre, perdere una parte di noi, del nostro Paese. Per questo ci batteremo per proporre con specifici emendamenti misure di finanza agevolata, anche per la sua riqualificazione, fruizione e ricettività turistica. Noi crediamo che in tanti borghi ci siano le condizioni per garantire reddito e ricchezza anche alle giovani generazioni, che potranno magari, poi, decidere di emigrare altrove per scelta, ma non per necessità, come oggi, invece, fanno da tante parti del nostro Paese.
L'occasione del confronto sul testo di legge, poi, dovrebbe stimolare anche un confronto vero non soltanto tra le forze politiche e parlamentari, ma anche con le regioni. Confronto con le regioni anche a proposito di alcune misure messe in campo, come quelle che alcune regioni hanno proposto, come la fiscalità di vantaggio per i cittadini stranieri che decidono di trascorrere l'età pensionabile trasferendosi in alcuni territori italiani. Confronto vero con le regioni per capire come sostenere al meglio i grandi attrattori della montagna italiana, che oggi sopportano anche i temi legati al costo dell'energia - penso al costo dell'energia per il funzionamento dei comprensori sciistici, per le piste da sci -, i cui aumenti, ahimè, spesso si riverberano sul consumatore finale, sull'utente finale.
Per essere più chiari, pensiamo a una giornata sugli sci, oggi, con i costi dello : noi pensiamo che debba essere un modello di attività sportiva a portata di tutte le famiglie e non può continuare ad essere, come è in questo momento, uno sport di . Anche alla luce dei successi delle nostre campionesse nello sci che ci inorgogliscono, come Federica Brignone, neo-campionessa del mondo, e Sofia Goggia, di fronte a questo modello dello sci alpino italiano, servirebbe garantire l'attività sportiva a tutti i bambini, a tutti i ragazzi, andrebbe consentito di coltivare un sogno. E in atto - lo denunciamo anche in quest'Aula - ci sono speculazioni preoccupanti sui costi di accesso alle piste. Più volte abbiamo ribadito l'importanza dello sport di base, dello sport per tutti. Ecco, questo degli sport invernali, del loro costo, rappresenta un tema che la politica, in un testo che riguarda la montagna italiana e la sua fruizione, è chiamata ad affrontare e risolvere.
Infine, abbiamo fatto riferimento al confronto con le regioni, ma noi riteniamo che un confronto con le regioni vada fatto anche sul tema delle competenze, dell'architettura istituzionale. Mi riferisco a una vicenda in particolare, a quella deplorevole che riguarda il Parco dell'Etna, ridotto oggi ad ostaggio della regione siciliana, che lo tratta come uno stipendificio, con meno di 10 persone e senza un minimo di risorse per la promozione e la fruizione di uno dei siti naturalistici più desiderati al mondo. In proposito chiediamo da tempo che l'Etna diventi parco nazionale. È stato calendarizzato da poco un nostro provvedimento in tal senso, con tutto quello che ne consegue.
Concludo, signor Presidente. Per le ragioni esposte siamo molto delusi dalla proposta normativa che approda in Aula, oggi. Nelle prossime ore formuleremo una serie di emendamenti, confidando che la maggioranza e il Governo, signor Ministro, si pongano in una posizione di ascolto e confronto, e non procedano, invece, a una sterile ratifica del pessimo testo approvato in Aula dal Senato .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Nel nostro Paese la montagna ha non solo un valore paesaggistico e di natura ambientale, ma anche un valore simbolico.
Lì, infatti, si radicò la Resistenza durante la Seconda guerra mondiale e da lì nacquero i primi movimenti di liberazione dalla dittatura fascista. Nel 1947 il senatore Gortani diceva che la politica si ricorda della gente di montagna solo per imporre tributi, redigere norme assurde e prelevare soldati. Membro dell'Assemblea Costituente, fu ispiratore proprio dell'articolo 44 che, al secondo comma, parla nello specifico proprio di “zone montane” come realtà da tutelare e da difendere.
Oggi, vivere in montagna è una scelta di vita che, però, per tanti si trasforma in un vero e proprio sacrificio. Nessuno vuole abbandonare la montagna per scelta, ma sono costretti a farlo per necessità, perché mancano o sono carenti i servizi di prima necessità.
Assistiamo un po' inermi anche alla crisi climatica che sta davvero colpendo duramente le zone montane e gli ecosistemi fragili, ma fondamentali per la biodiversità, la regolazione idrica e la cultura dei territori.
Di fronte a queste emergenze è, quindi, proprio necessario pensare a strategie integrate, che tutelino l'ambiente montano e, allo stesso tempo, ne promuovano lo sviluppo sostenibile, sociale ed economico, capace di fermare lo spopolamento in corso.
Ecco, partire proprio dalla consapevolezza della crisi a cui sono sottoposti gli ecosistemi montani potrebbe aiutare a superare le incertezze e a orientare le scelte, anche legislative, come quella di cui stiamo trattando, contrastando quindi il degrado delle terre montane.
Sappiamo che per affrontare la crisi sono indispensabili efficaci politiche pubbliche di riequilibrio territoriale e non periodici di attenzione generati da allarmi o, peggio ancora, da tragedie. La montagna dovrà essere sempre più considerata una risorsa del Paese, perché ricca di materie prime rinnovabili che generano servizi ecosistemici: acqua, foreste, energie, biodiversità.
Sappiamo, però, che la montagna è stata troppe volte male assistita e, da questo punto di vista, la responsabilità politica è a 360 gradi, anche delle regioni. Pensiamo al Nord, a quante regioni che sono governate dal centrodestra. Spesso le risorse disponibili non sono servite a invertire la curva dello spopolamento e dell'abbandono dei paesi. Hanno spesso creato illusioni di sviluppo basato sulle infrastrutture turistiche; però, nel giro di pochi decenni, molte di queste sono diventate davvero delle cattedrali nel deserto.
Ecco, nonostante i tanti punti di forza, alla montagna però non viene mai riconosciuta l'importante funzione di presidio territoriale. Rappresenta, di fatto, una percentuale considerevole del territorio nazionale, con circa 4.000 comuni. Molto probabilmente la sua marginalità economica ed elettorale - perché stiamo parlando di una popolazione residente che non supera i 13 milioni di abitanti - ha pesato rispetto alle scelte politiche.
Invece, servono strategie condivise e non ricette trasferite in maniera verticale da una scrivania sui territori. Servono quindi competenze che nei piccoli comuni montani vanno favorite per il neo-popolamento di persone che decidono e scelgono proprio di trasferirsi lì. C'è chi vuole investire e scommettere anche nelle piccole comunità locali, dove c'è bisogno di lavoratori, di assistenti alla persona e di bambini che rianimino luoghi silenziosi. Tutto possibile, se puntiamo sull'integrazione e forniamo servizi essenziali a queste comunità - sanità, scuola, qualità ambientale, trasporti - oltre a favorire il lavoro e la produzione di beni e di prodotti di qualità attraverso misure di sostegno per le imprese locali; mentre spesso ci troviamo di fronte micro imprese che non hanno il tempo per gestire la burocrazia cervellotica di grandi progetti o dei bandi. Invece qui servono davvero finanziamenti sicuri.
C'è bisogno di aiuti e di investimenti proprio per il mantenimento del paesaggio e degli alpeggi tradizionali, per il ripristino dei pascoli abbandonati e dei prati stabili, per favorire l'allevamento brado e la transumanza, nonché per favorire la gestione forestale sostenibile delle risorse e delle filiere boschive.
Ecco, nel tempo però la montagna ha acquistato comunque notorietà rispetto all'importanza e alla valorizzazione di parchi e riserve naturali. Allo stesso tempo, è diventata attrattore di flussi turistici. Ma la montagna deve liberarsi anche da questa idea devastante di continuare a spendere risorse solo per infrastrutture e impianti che molto spesso sono limitati, chiaramente, anche da un punto di vista temporale, nel corso dell'anno. Tutto ciò senza osservare, invece, i cambiamenti climatici e la riduzione delle precipitazioni nevose, che renderanno sempre più difficile avere neve sulle piste, in coincidenza, tra l'altro, con le vacanze degli italiani.
Dobbiamo superare anche questo tipo di modello turistico, basato su questi impianti di risalita come unica possibilità di turismo per questi territori. Quindi, da questo punto di vista, la preoccupazione che facciamo emergere è anche rispetto a nuovi progetti di impianti sciistici, laddove sappiamo che la neve non ci sarà, anche solo per altitudine. Sappiamo già che lì dovrà necessariamente essere utilizzata neve artificiale, con tutto quello che ciò comporta anche in termini ambientali e di consumo di acqua.
È necessario, invece, promuovere un turismo sostenibile a basso impatto ambientale che valorizzi i prodotti e le tradizioni locali. Bisogna tutelare e ripristinare gli ecosistemi perché la crisi climatica aumenta il rischio di frane, alluvioni e incendi. Pertanto, occorrono progetti di riforestazione e di gestione sostenibile delle foreste, nonché il ripristino dei prati alpini e dei pascoli naturali. Occorrono interventi per conservare la biodiversità, con incentivi per pratiche agro-ecologiche. Bisogna incentivare le comunità energetiche locali per l'autosufficienza e sostenere i giovani agricoltori e le filiere locali, valorizzando - come dicevo poco fa - i prodotti tipici.
Ecco, per promuovere le zone montane bisogna renderle vivibili, migliorando la sanità, la scuola, la comunicazione e la rete Internet, e promuovendo anche il lavoro a distanza e le attività digitali. Le zone montane possono diventare laboratori di resilienza climatica, ma serve un impegno concreto da parte di tutti, a partire dalle istituzioni e, poi, chiaramente, anche dalla società civile e dai cittadini che ci credono. È certamente deludente il fatto che si affronti invece in questo modo un tema molto serio per il nostro Paese, quale quello dei comuni montani e delle difficoltà che vivono, con risorse e servizi davvero limitati.
Siamo tutti d'accordo sul fatto che si debba lavorare per la promozione delle zone montane. Chi non lo è in quest'Aula? Questo provvedimento, almeno dal titolo, sembrava andare in questa direzione. Il disegno di legge in esame è pieno di buone intenzioni e di buoni propositi, peccato però che il Governo, quando poi è stato il momento di metterci le risorse economiche, ha pensato di fare le nozze con i fichi secchi.
Quindi gli obiettivi sono, sì, ambiziosi e li condividiamo negli intendimenti, però poi di fatto le risorse da destinare a questo provvedimento non sono chiaramente sufficienti. Ci ritroviamo, ad esempio, un Governo che in questo momento pensa di impegnare un miliardo di euro in Albania, pensando così di risolvere il problema dell'immigrazione, mentre sulla montagna ne investirà circa il 10 per cento rispetto a quello che andrebbe a investire per il protocollo Albania. Quindi, è una questione di scelte, scelte politiche.
Quello che manca in questo provvedimento, quindi, è proprio una visione più a lungo termine rispetto al futuro economico per le aree montane. La grande assente in questo provvedimento è una strategia per il futuro di queste aree, perché quando parliamo di zone montane e del loro sviluppo non stiamo parlando per noi ma per le nuove generazioni, e quando si parla alle nuove generazioni dobbiamo prestare molta attenzione a non vendere illusioni.
Quindi, in questo provvedimento mancano stanziamenti adeguati che rendano credibili gli impegni che si prendono nei confronti di queste popolazioni delle aree montane del nostro Paese, che vivono in condizioni di fragilità e di difficoltà, che scontano un accesso ai servizi fondamentali più difficile rispetto a tutto il resto del Paese e che avrebbero bisogno di scelte serie e concrete, meno propagandistiche di quelle contenute in questo provvedimento. Quindi, di fatto, con i soldi che sono stati stanziati, il provvedimento ha le sembianze di un pacco vuoto, di una matrioska che man mano diventa sempre più piccola.
Credo che si debba quindi mettere l'accento anche sui forti limiti di questo provvedimento, soprattutto laddove riteniamo che ci sia un'assenza di fondi adeguati, che abbiamo più volte evidenziato. Quindi, da questo punto di vista - anche per rispondere tra l'altro al collega Bruzzone, che prima criticava le opposizioni per il fatto che ritengono insufficienti i fondi all'interno di questo provvedimento - dico al Governo e alla maggioranza di lasciare alle opposizioni almeno il diritto di potersi esprimere e di poter criticare liberamente i provvedimenti, soprattutto perché le opposizioni sono qui anche a dar voce a coloro che in realtà non vengono ascoltati dal Governo.
Per quanto riguarda l'articolato, proprio rapidamente, ci sono alcuni articoli, in particolare, il cui testo cercheremo anche noi di migliorare con alcuni emendamenti. Ci riproveremo anche qui in Aula e speriamo davvero che ci sia un'apertura da parte del Governo, lasciamo credito al Governo rispetto alla possibilità di accogliere i nostri emendamenti.
All'articolo 2 (Classificazione dei comuni montani e delega al Governo per il riordino delle agevolazioni in favore dei medesimi), tra i criteri da valutare per la classificazione dei comuni, oltre ai parametri altimetrici e di pendenza, si ritiene opportuno considerare anche i fattori ambientali, tra quelli richiamati all'articolo 1, per dare significatività a tale richiamo, tenendo conto dei comuni che fanno parte di aree naturali protette e dei siti della Rete natura 2000. Si propone di tenere conto anche dei servizi ecosistemici prodotti dal capitale naturale del contesto montano di riferimento.
All'articolo 3, laddove si parla della Strategia per la montagna italiana, si propone di aggiungere che la tale Strategia tenga conto della Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e della Strategia nazionale per la biodiversità e contribuisca all'attuazione della Convenzione delle Alpi, della Convenzione degli Appennini e delle politiche di sistema per le aree naturali protette, di cui alla legge n. 394 del 1991. Proponiamo un riconoscimento unitario allo spazio appenninico in tema di strategie e programmazione nazionale, per promuovere gli Appennini tra le reti europee di cooperazione territoriale della montagna.
All'articolo 6, dove si parla di sanità di montagna, oltre agli opportuni incentivi al personale medico e sanitario, occorre migliorare i servizi erogati alle persone che abitano in montagna, richiamando i livelli minimi essenziali di prestazione del servizio di assistenza sanitaria e delle politiche sociali. Tale dotazione deve garantire la sicurezza dell'assistenza sanitaria e sociale e la dotazione di servizi e strutture obbligatori per le zone montane.
All'articolo 7, laddove si parla di scuole di montagna, sono opportuni gli incentivi per il personale scolastico, ma servono deroghe ai limiti all'incremento dell'organico per le scuole di montagna ed è necessario attuare quanto previsto dalla legge n. 158 del 2017 sui piccoli comuni. Si deve necessariamente investire di più nelle strutture scolastiche, nella loro sostenibilità e qualità, nella diversificazione dell'offerta e nel trasporto scolastico pubblico.
Con riferimento all'articolo 10 (Servizi di comunicazione), dotare la montagna di efficienti servizi di comunicazione e di trasporto e digitale è necessario proprio per combattere lo spopolamento. Occorre garantire il diritto alla mobilità, meglio se sostenibile, e l'accesso ai servizi digitali, utilizzando tecnologie economiche e sicure, anche ai fini dell'incremento della telemedicina.
All'articolo 11 (Valorizzazione dei pascoli e dei boschi montani), non servono ulteriori linee guide su una materia “pascoli e foreste”, che hanno già una sufficiente legislazione, servono invece piani e programmi di attuazione con risorse adeguate. La Strategia per la montagna italiana dovrà contenere le misure e le azioni necessari alla valorizzazione dei pascoli e dei boschi montani.
All'articolo 12, a proposito degli ecosistemi montani, ai fini della tutela non comporta nessun vantaggio pratico considerare a sé stanti le zone floro-faunistiche montane; è inopportuno e pericoloso quanto previsto sul prelievo della specie del lupo. Si chiede quindi di abolire assolutamente questo articolo.
A proposito dell'articolo 13 (Monitoraggio dei ghiacciai e bacini idrici), la sua formulazione è confusa. Oltre alle attività di monitoraggio e studio, sono previste altre attività potenzialmente in contraddizione. Si consiglia proprio una riformulazione dell'articolo - e lo proponiamo con alcuni emendamenti -, per chiarire che le attività di gestione e manutenzione possono avvenire a fronte di una fase di monitoraggio e studio dei ghiacciai e dei bacini idrici.
All'articolo 20 (Professioni della montagna), si propone di riconoscere anche le attività di guida ambientale escursionistica e di guida del parco tra le professioni di montagna.
Infine, con riferimento all'articolo 25, relativo agli incentivi per la natalità nei comuni montani - ne ho citati solo alcuni -, si condivide la misura che punta a contrastare lo spopolamento nei comuni montani attraverso un contributo, tuttavia la somma di 5 milioni all'anno a nostro parere è davvero insufficiente contro la crisi demografica.
Come dicevo, sono numerosi i suggerimenti che poi sono confluiti e confluiranno negli emendamenti. Ad ogni modo davvero con questo provvedimento il Governo e la maggioranza potevano e dovevano fare molto di più. E quindi da questo punto di vista come AVS riteniamo che questa sia ancora una volta un'occasione persa.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, Ministro, chiarisco subito che l'importanza e il numero dei comuni montani nel nostro Paese non può che trovarci attenti rispetto all'iniziativa del Governo su questa materia. Stiamo parlando del 35 per cento del territorio italiano che oggi è definito “montuoso”. Parliamo di 3.538 comuni montani, il 43,7 per cento delle amministrazioni comunali distribuite in tutte le regioni e in particolare al Nord.
Voglio ricordare, a 150 anni dalla sua nascita, un grande geografo trentino, conosciuto più come irredentista, che si chiamava Cesare Battisti. In un saggio di geografia fisica e antropogeografia del 1898 scriveva: “La vita montanara è semplice, ma piena di dignità. Ogni valle ha un'anima, ogni cima una voce”. Così scriveva, ricordandoci quanto la montagna sia il cuore geografico e simbolico del nostro Paese. Oggi, oltre un secolo dopo, siamo chiamati a scegliere se trattare questi territori come margini o come risorse strategiche. Cito ancora Meuccio Ruini, ex parlamentare, che, nel 1919, scriveva: “Se il mare, alzandosi di pochi metri, ricoprisse quel golfo di terra che è la valla padana, l'Italia sarebbe una sola e grande montagna”. Ci ricordava che stiamo parlando di qualcosa di profondamente importante per il nostro Paese. In questo senso e solo in questo senso l'idea del Governo di proporre al Parlamento un testo di legge che ha l'ambizione di occuparsi in maniera organica dei territori montani non poteva che essere accolta con favore dal nostro partito. Di più, la consideravamo e la consideriamo ancora una priorità. Purtroppo, però, tra le buone intenzioni del titolo e la realtà dell'articolato, si apre un solco profondo, che non si può non vedere. Anche questo provvedimento rivela i limiti della destra al Governo, che svuota di senso gli obiettivi che dichiara.
Il provvedimento in discussione nasce, infatti, con buone premesse, ma si rivela un'operazione politica che, tra ambiguità e contraddizioni, finisce per illudere proprio quelle comunità che dice di voler sostenere.
Per chiarire la nostra posizione, ripercorro brevemente l' di questo testo. Ancora una volta, il Governo parte da una buona proposta che arriva da un'associazione di categoria - in questo caso l'UNCEM -, talmente condivisibile che anche il gruppo del Partito Democratico ne aveva ripreso buona parte dei contenuti nella proposta di legge n. 699 a prima firma Girelli. Ma poi sono state aggiunte disposizioni che ne hanno stravolto e ne hanno contraddetto il senso, a tal punto da renderla non più condivisibile.
Gli elementi di criticità nel merito riguardano la nuova classificazione dei comuni montani e le fonti di copertura degli interventi previsti nell'articolato, che si sommano a un più generale errore di impostazione, su cui tornerò.
Per punti, l'articolo 2 disciplina le norme per stilare una nuova lista dei comuni montani sulla base di parametri altimetrici e di pendenza. All'interno di questo elenco, un successivo DPCM individuerà - in base a criteri socioeconomici che però il testo non definisce chiaramente - i comuni ritenuti svantaggiati, destinatari di specifiche misure di sviluppo e valorizzazione.
Durante la discussione, il Ministro ha spiegato - mi permetto di citarlo - che questa nuova classificazione serve “a definire cos'è montano e cosa non lo è”, perché solo il 35 per cento del territorio italiano è montano, ma più del 51 per cento dei comuni italiani riceve contributi del FOSMIT, il famoso Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane. E ancora ha aggiunto, e mi scusi, Ministro, se la cito nuovamente: “Se ho una torta da dividere fra 2.000 soggetti che sono realmente montani, la fetta della torta avrà una certa dimensione, se invece il numero è più del doppio, verrà meno della metà”.
È un ragionamento che forse ha senso da un punto di vista matematico, ma che politicamente rivela un intento ben chiaro: restringere la platea dei beneficiari delle risorse del Fondo, con il rischio però concreto di lasciare indietro territori fragili. Anche volendo assumere per buono il principio - e noi lo condividiamo -, la modalità con cui si intende attuarlo è tutt'altro che neutra. I criteri individuati sono così vaghi da configurarsi come l'ennesima vera e propria delega in bianco affidata al Governo e la loro difficile integrazione rischia di produrre alla fine una classificazione disomogenea, incoerente e lontana dagli obiettivi originari. Abbiamo provato, provato e provato, con proposte emendative puntuali, a colmare queste lacune, chiedendo che i criteri per la classificazione fossero più dettagliati, oggettivi, trasparenti. Abbiamo anche chiesto che il Parlamento venisse coinvolto attivamente in questo processo di definizione, ma ogni proposta è stata respinta; una chiusura totale che, con la stessa logica che anima il progetto di autonomia differenziata, alimenta inevitabilmente il sospetto che, dietro la volontà di selezionare, si nasconda l'intenzione di operare un importante trasferimento di risorse - e non certo, davvero, a favore della montagna povera - con il rischio che sia a danno proprio di quei territori che più avrebbero bisogno di tutela e sostegno.
Arrivo a parlare delle risorse, l'altro grosso problema di questo provvedimento, perché con esso non solo il Governo non stanzia un euro in più per i comuni montani; al contrario, le nuove misure vengono finanziate sottraendo risorse già esistenti, a chi? Alle regioni e agli enti locali. Un fondo che oggi finanzia le iniziative delle regioni e degli enti locali viene utilizzato, viene condizionato in buona parte, diciamo per la metà, per gli obiettivi di questo provvedimento. Avevo in realtà capito, Ministro, che lei si volesse caratterizzare per essere il Ministro delle regioni, il Ministro delle autonomie regionali. Questo provvedimento, invece, sta andando a fare un'operazione di forte centralismo che delega allo Stato la decisione su come applicare questi obiettivi di contrasto allo spopolamento della montagna non nelle sedi più vicine ai luoghi fragili, a quei luoghi che si stanno spopolando, ai luoghi che hanno bisogno di un intervento ma, invece, a livello nazionale.
Il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane era stato potenziato dal Governo Draghi con 100 milioni per il 2022 e 200 milioni a partire dal 2023. Oggi quel Fondo viene depotenziato, utilizzato come Bancomat per sostenere interventi aggiuntivi ma senza alcun incremento strutturale. Durante la discussione il Ministro ha affermato, e lo cito di nuovo: anch'io avrei voluto più risorse a disposizione, ma non le ho, quindi devo utilizzare quello che c'è.
Vorremmo sommessamente ricordare al Ministro che fa parte di un Governo che sta letteralmente buttando 12 miliardi di euro in un'opera inutile, come il ponte sullo Stretto, e un miliardo per un accordo con l'Albania, per non parlare degli interventi a pioggia finanziati dalla “legge mancia” inserita nell'ultima legge di bilancio. Di più, lo stesso Ministro, che a parole ha sempre difeso l'autonomia delle regioni, sottrae loro risorse senza averne spiegato i motivi.
Dunque, questo provvedimento, che rischia di essere soltanto di facciata e che non riesce a garantire un vero contrasto allo spopolamento, illude, crea aspettative che non potrà mantenere e tutte le disposizioni, in assenza di risorse adeguate, rischiano di rimanere sulla carta, belle, condivisibili (quelle sulla scuola, sulla sanità, sul trasporto pubblico, sulle infrastrutture digitali). Peccato però che si stia rischiando di mettere in campo molti annunci privi di reale efficacia.
Posso soltanto dire una cosa, questo sì, lasciatemi riconoscere il lavoro fatto con la relatrice sul provvedimento sui grandi carnivori che, ovviamente, non può non interessare anche il mio territorio, che è il Trentino, che è oggi il territorio che vive questo problema, laddove abbiamo condiviso insieme l'estensione dell'utilizzo dello anti-orso anche alla Protezione civile.
Chiudo. Il diritto allo studio, alla salute e al lavoro non può dipendere dall'altitudine del comune in cui si nasce o si risiede, e quindi non ha molta credibilità un Governo che, su questi temi, ha tagliato 5.600 docenti, sta privatizzando la sanità, ha sottratto circa 8 miliardi di euro di spesa corrente agli enti territoriali e che ora, per sostenere le imprese contro i dazi dell'amico Trump, si prepara a revocare miliardi di euro destinati ai comuni tramite il PNRR.
A questo punto dichiaro che, se al Senato il gruppo del Partito Democratico si è astenuto, chiedendo al Governo di modificare il provvedimento sulle norme citate, e questo provvedimento, in Commissione bilancio…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
SARA FERRARI(PD-IDP). …qui alla Camera è stato modificato senza accogliere alcuna delle nostre proposte, noi speriamo ancora che, da qui al voto in Aula, vengano accolte alcune delle nostre iniziative, altrimenti il nostro voto…
SARA FERRARI(PD-IDP). …sarà necessariamente negativo .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice, anche se ha esaurito i suoi tempi, che rinuncia.
Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo. Prego, Ministro.
ROBERTO CALDEROLI,. Grazie, Presidente. Anche per porre qualche puntino sulle “i” sia rispetto al passaggio in Commissione sia rispetto al passaggio in Aula. Diversi colleghi hanno ricordato l'articolo 44 della Costituzione: “La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane”, uno dei tanti punti della Costituzione che non trova ancora attuazione perché le leggi a favore della montagna o sono state abrogate o hanno esaurito gli effetti oppure di effetti proprio non ne hanno avuti.
Partiamo da quello che citava l'onorevole Ferrari in merito alla definizione e al riconoscimento della montagna, di cos'è montagna, perché è ora di finirla di giocare con le parole. Il 35 per cento, come ricordava correttamente, del territorio italiano, secondo l'Istat, è montano e più del 50 per cento dei comuni italiani riceve finanziamenti destinati alla montagna. Perché? Perché accanto a criteri geomorfologici sono stati inseriti: il reddito agrario, il fatto di aver subito danni nelle ultime due guerre mondiali, piuttosto che parametri socio-economici che fanno sì - diciamolo alla luce del sole - che città come Roma siano città montane o parzialmente montane, così come Bologna, così come Reggio Calabria, così come Palermo; e io credo che un euro che debba andare alla montagna deve andare alla montagna e non a quello che montagna non è. Altri canali serviranno, per esempio, per le aree interne, per le altre zone di difficoltà, ma non sicuramente i soldi della montagna.
Ho fatto quell'esempio della torta e mi sembra che sia estremamente espressivo, perché ancor più se, come dicono i colleghi dell'opposizione, la torta è piccola - anche se quando c'erano loro la torta era ancora più piccola rispetto a quella di oggi - un conto è dividerla per 10 e un conto è dividerla per 1.000. Oggi la stiamo dividendo per più di 4.000 comuni, in alcuni dei casi, che con la montagna non hanno nulla a che vedere.
Io credo che questo provvedimento debba restituire prima di tutto una cosa che non ho mai sentito citare, la dignità a coloro che vivono in montagna, e ringrazio l'assessore della Val d'Aosta che ha proposto l'inserimento della popolazione delle zone montane perché la prima cosa da restituire è la dignità. Non possono esistere più, partendo proprio dalla montagna, i cittadini di serie A, di serie B, di serie C e anche oltre. Tra i molti, magari, di quelli intervenuti anche in Commissione o in Aula non so quanti montani ci siano - tranne un paio che conosco direttamente perché vengono da zone montane -, ma la montagna non è quello che è nel comune pensare, ossia il posto dove andare a sciare d'inverno oppure a fare le passeggiate d'estate.
La montagna è quel posto dove vivere durante l'anno, invece, è dura ed è talmente dura che la gente se ne va. Quindi, noi dobbiamo, da una parte, contrastare lo spopolamento e, dall'altra, favorire il ritorno.
Noi, a titolo simbolico, abbiamo sempre festeggiato, come Dipartimento, l'11 dicembre, la Giornata internazionale della montagna, sempre in realtà come Edolo, perché c'è l'università della montagna, piuttosto che Scanno, Miralago, Frabosa Soprana, Sottana, cioè tutte realtà di piccole dimensioni che vivono sì di turismo, ma durante il resto della settimana le difficoltà sono enormi.
Come venire incontro a questi problemi? Alcuni esempi sono stati citati: dalla sanità, dall'istruzione. Io credo che si sia dimenticato di dire qualcosa rispetto al discorso della famiglia che, per me, è un punto fondamentale, perché senza il nucleo familiare la montagna veramente muore completamente. Qualcuno ha citato il casa. Io dico: avessi avuto di più, avrei fatto di più. Sicuramente non mi aspettavo che, da parte di chi si colloca ideologicamente nel centrosinistra, venga, invece, indicato che mi sono dimenticato di metterci anche le case di lusso oppure il recupero dei castelli medievali. Non lo so: pensavo che fossero cose che, invece, non fossero previste da quel tipo di atteggiamento ideologico.
Sul bebè il deputato Quartini dice che bisognava farlo anche per quei comuni sopra i 5.000 abitanti. Se avessi avuto le risorse, lo avrei fatto ben volentieri. Però, è anche da ricordare che il bebè montagna va a sommarsi al bebè nazionale. Quindi, è comunque qualcosa in più, così come gli asili nido sperimentali, così come il fatto che la strategia della montagna debba prevedere il ritorno dei punti di riferimento per gli uffici postali, per le banche, per le bollette, che devono avere - mi auguro - dei prezzi calmierati, per l'attività di impresa e per le professioni. È stato ricordato l'ambiente; qualcuno ha ricordato anche che chi tiene questo ambiente deve essere aiutato e sostenuto in quel mantenimento.
Veniamo alle critiche. Pochi soldi: 200 milioni del Fondo Fosmit della Montagna, 100 e rotti sono destinati a questa legge. Ha ricordato bene la deputata Ferrari quando io ho detto, in Commissione, che, nel 2021 c'era qualche milione. Quindi, è vero che c'era un detto: fate quel che dico e non quel che faccio, ma non governavo mica io o il centrodestra nel 2021. Eppure, i milioni erano quelli: nel 2022 100 milioni, nel 2023 e a seguire 200 milioni. Sono risorse sottratte alla regione? No, il Fondo ordinario della strategia della montagna italiana è un fondo statale e regionale. Quando noi abbiamo proposto questo disegno di legge, le regioni si sono espresse in maniera positiva. Quindi, c'è anche la loro condivisione.
Quello che è certo è che io sono convinto che non è più sufficiente fare dei finanziamenti a pioggia per riuscire a mantenere la popolazione in zone difficili, perché sebbene sia bellissimo avere il recupero - e sentivo l'altro giorno, da parte di un collega, su un bel mulino: “Ho recuperato il mulino” - non è quello, però, che mi riporta alla vita una zona montana, così come tutte quegli interventi microscopici che poi venivano fatti anche con questa ripartizione del Fosmit. Io credo che sia più utile l'utilizzo di una strategia che porti complessivamente a una strategia della montagna, ma a tutto tondo e con tutti i servizi; se, invece, si tratta di dare l'aiutino a un comune piuttosto che a un altro, non si va da nessuna parte.
Qualcuno ha accennato alle aree che sono parzialmente montane o lo sono più per questioni di distanza rispetto ad alcuni servizi. Il Fosmit ha una quota che, comunque, verrà ripartita alle regioni e, una volta assegnata alle regioni, le regioni stesse, nella loro autonomia, potranno destinarla alle aree montane oppure anche a quelle parzialmente montane. Questa è l'autonomia delle regioni.
Chiudo, rispetto ai riferimenti a tutte le aree di disagio e di difficoltà, cioè le cosiddette aree interne. Io ho partecipato, proprio la settimana scorsa, a una cabina di regia con il Ministro Foti, dove si è approvato il Piano strategico delle aree interne. Credo che quello che noi stiamo cercando di fare nella montagna o sulla montagna dovrà essere ripercorso anche per le aree interne, perché, a proposito di risorse, per il periodo considerato, che andrà dal 2020 al 2027 e forse fino al 2029, sono stati stanziati 1,2 miliardi per le aree interne, che sono stati già assegnati, per cui c'è già una previsione di spesa: sono 400 milioni; spesi 280.
Allora, se ancora possiamo permetterci di tenere nel cassetto, così come è accaduto in passato per altri fondi, delle cifre di quelle dimensioni lì, a me sembra veramente una bestemmia. Quindi, sono pochi 200 milioni? Facciamoli rendere al massimo. Quelli per le aree interne ci sono, cerchiamo di farli rendere altrettanto al massimo .
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge n. 441: «Istituzione della Giornata nazionale "Enzo Tortora" in memoria delle vittime di errori giudiziari» e delle abbinate proposte di legge nn. 1657-1694.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
Ha facoltà di intervenire il presidente della Commissione, deputato Ciro Maschio, per riferire sui lavori svolti dalla Commissione.
CIRO MASCHIO, . Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, intervengo, come mio compito, in questa sede per illustrare quale sia stato l'iter in sede referente di questa proposta di legge, volta ad istituire la Giornata nazionale in memoria delle vittime di errori giudiziari.
La Commissione ne ha avviato l'esame il 9 ottobre 2024. Ho provveduto a conferire l'incarico di relatori ai colleghi Pellicini e Bonifazi, quest'ultimo rappresentante in Commissione del gruppo di Italia Viva, che è il gruppo che ha fatto richiesta di inserire il provvedimento in quota opposizione nei lavori dell'Assemblea.
In avvio di esame, sono state abbinate a questa proposta d'ufficio le proposte Bisa e Pittalis, in quanto vertenti su identica materia.
Nella successiva seduta del 27 novembre si è preso atto, in modo unanime, che non vi fossero le condizioni per concludere l'esame entro la data del 29 novembre, data in cui era iscritta nel calendario dei lavori d'Assemblea, peraltro con la clausola “ove concluso dalla Commissione”, in ragione del fatto che non erano decorsi due mesi dall'avvio dell'esame.
Ulteriori due sedute si sono tenute il 29 novembre e il 3 dicembre, in vista della nuova data fissata dal calendario dell'Assemblea il 9 dicembre 2024. Anche in questa fase la Commissione ha convenuto di chiedere un ulteriore rinvio. Trattandosi di un provvedimento iscritto in quota opposizione, come da prassi le richieste di disporre di un maggior tempo per la fase referente sono sempre state, ovviamente, condivise con i rappresentanti del gruppo interessato. Nella citata seduta del 3 dicembre la Commissione ha, quindi, adottato come testo base un testo unificato presentato dai relatori e si è deliberato di svolgere su di esso un ciclo di audizioni. Sono stati, quindi, acquisiti i contributi in audizione dell'Associazione nazionale magistrati, di avvocati e professori universitari.
Chiusa la fase istruttoria, si è, quindi, proceduto all'esame delle 37 proposte emendative, di cui 26 presentate dai gruppi di opposizione e 11 da rappresentanti della maggioranza.
Nelle sedute dell'11 dicembre 2024 e del 14 gennaio 2025 i relatori hanno rappresentato l'esigenza di proseguire le interlocuzioni tra i gruppi sulle proposte emendative presentate, chiedendo di poter disporre di un tempo ulteriore per effettuare i necessari approfondimenti.
In ragione di ciò, sempre con la condivisione dei rappresentanti del gruppo proponente di Italia Viva, la Commissione ha promosso il rinvio al successivo calendario, sia nel mese di gennaio che in quello di febbraio del 2025.
In vista, poi, dell'avvio dell'esame in Assemblea per la data odierna, nelle sedute di Commissione del 2 e 8 aprile, ho invitato i gruppi a verificare se fosse possibile concludere nei tempi previsti l'esame in sede referente. In alternativa, ho verificato l'eventualità di convenire su una nuova richiesta unanime di rinvio dell'esame. Nessuna delle due condizioni si è verificata e, pertanto, la Commissione ha concluso l'esame in sede referente senza procedere all'esame degli emendamenti, senza acquisire i pareri delle Commissioni consultive e, quindi, ovviamente, senza poter conferire il mandato ai relatori. Come da prassi in casi simili, la Presidenza ha quindi informato la Commissione che avrebbe reso edotta l'Assemblea, nel corso della discussione generale, sull'esito dei lavori della Commissione. Ho altresì avuto occasione di precisare che l'effetto del mancato conferimento del mandato è anche la caducazione delle deliberazioni effettuate in Commissione, con particolare riguardo all'adozione del testo unificato come testo base. Pertanto, la discussione in Assemblea torna ad avere ad oggetto il progetto di legge indicato dal gruppo di opposizione interessato, cioè quello di Italia Viva, nella sua versione originale, a cui le altre proposte restano abbinate.
Questo è quanto avvenuto nei lavori della Commissione e, quindi, ora sarà l'Aula a decidere come procedere.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo: s'intende che vi abbia rinunciato.
È iscritto a parlare il deputato Enrico Costa. Ne ha facoltà.
ENRICO COSTA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Che in quest'Aula si discuta di errori giudiziari e di vittime degli errori giudiziari è un inedito, e per chi, come il sottoscritto, ne ha fatto una battaglia quotidiana è una grande occasione. È una grande occasione per spiegare a coloro che ritengono che questa proposta di legge non abbia senso, e in particolare agli esponenti dell'Associazione nazionale magistrati, che non vedono le ragioni, non vedono un senso in questa scelta. Io cercherò di spiegare, dal mio punto di vista, quali sono le ragioni che la fondano e cercherei di spiegarlo anche a coloro che ritengano, e sono tanti, che nel nostro Paese gli errori giudiziari non esistano. O meglio, io ho avuto occasione, qualche anno fa, di parlare, nel momento in cui ero Vice Ministro della Giustizia, con un autorevole magistrato - autorevolissimo magistrato -, al quale chiesi spiegazioni, che cosa ne pensasse di tutti questi casi di ingiusta detenzione. Eravamo non ancora a 30.000, agli oltre 30.000 di oggi; erano tantissimi casi. La risposta mi spiazzò: li ritenne fisiologici, fisiologici effetti collaterali. È evidente che di fronte a una risposta di questo genere è necessario cercare di argomentare. Innanzitutto partiamo da una premessa, ossia che questa proposta, l'enfatizzazione del tema dell'errore giudiziario non vuole soffocare il lavoro dei magistrati né umiliare il lavoro dei magistrati né far perdere credibilità al lavoro dei magistrati, ma vuole esaltarlo. Perché il negare, l'evitare di discutere di questo tema - questo sì - fa perdere credibilità alla giustizia.
Allora, gli errori giudiziari, tecnicamente intesi, sono esclusivamente quelli che derivano dalla revisione del processo. Io però, quando parliamo di vittime degli errori giudiziari, vorrei allargare l'angolo di visuale e parlare delle vittime del sistema giustizia, perché il sistema della giustizia porta tanti risultati ma, talvolta, il sistema della giustizia commette degli errori e produce delle vittime. E non sono soltanto coloro che a seguito di una sentenza di revisione vengono poi assolti, così come non sono soltanto le persone che vengono arrestate e poi assolte e che, magari, ottengono la riparazione per ingiusta detenzione. Noi sappiamo quante sono: sono oltre 30.000 persone, con lo Stato che ha pagato, dal 1992 ad oggi, quasi un miliardo per riparazioni per ingiusta detenzione. E teniamo conto che queste persone non esauriscono la platea di tutti coloro che hanno subito un'ingiusta detenzione. Questi sono coloro che hanno chiesto la riparazione e che l'hanno ottenuta. Ci sono tantissimi che non l'hanno chiesta, perché non volevano più avere a che fare con il sistema giustizia, e ci sono tanti che l'hanno chiesta e non l'hanno ottenuta, non perché non fossero vittime di un errore giudiziario, ma perché si annida nelle norme del codice di procedura penale una clausola: il non aver dato causa all'errore del magistrato con dolo o colpa grave.
Ora, aver dato causa all'errore del magistrato che ti arresta con dolo è autolesionista, sarebbe autolesionista. Allora, la giurisprudenza è andata a interpretare il concetto di colpa grave: chi può, con colpa grave, causare un errore del magistrato che ti arresta? Allora, la giurisprudenza si è inventata che la persona che viene arrestata, ma poi si avvale, una volta arrestata, della facoltà di non rispondere e, poi, venisse assolta un giorno, avrebbe cagionato concorso all'errore del magistrato, che peraltro ti aveva già arrestato prima; come se una persona che risponde al magistrato e risponde “sono innocente” venisse immediatamente scarcerata.
Nella scorsa legislatura abbiamo cambiato la legge e abbiamo stabilito che questa ragione non può essere più addotta come elemento di colpa grave, ma ce ne sono ancora tante altre - come, per esempio, l'aver frequentato dei pregiudicati o altro - che vengono considerate dalla giurisprudenza come elementi per concorrere all'errore del magistrato, e quindi negare l'ingiusta detenzione. Questo per dire che sono tanti coloro che vengono ingiustamente arrestati, ma che non vengono risarciti.
Ma, poi, la platea più ampia è una platea diversa: è la platea di coloro che vengono processati quando il processo non dovrebbe tenersi, perché è chiara, evidente e palese la loro innocenza fin dal momento delle indagini. Sono i cosiddetti processi nati morti. Per due ragioni, ci sono processi nati morti. Una è la ragione burocratica: piccoli reati, citazione diretta, fanno scrivere la citazione a giudizio direttamente dalla Polizia giudiziaria che ti manda a processo. Qui non sono i colletti bianchi, come diranno tanti, questa è gente che non dovrebbe andare a processo, però ti mandano a processo per ragioni burocratiche. “Vabbè, vedrà poi il giudice come risolvere la questione”, con un duplice effetto negativo: il primo sul sistema giustizia, perché accavalla nelle aule del tribunale fascicoli che non dovrebbero esserci; il secondo sulla persona, che si trova a processo e ogni volta che deve fare una dichiarazione deve scrivere che è in quella situazione, sotto processo. Un processo che dura anni, con famiglie che si rompono, famiglie che soffrono, lavori che traballano in molti casi, credibilità, reputazione e immagine che sono molto a rischio. Questi sono gli effetti.
Poi c'è l'altra situazione: quei processi nati morti, perché? Perché, mediaticamente, sono state enfatizzate a tal punto le indagini che anche quando si chiarisce, durante le indagini, che quella persona non deve andare a processo, il pubblico ministero non è più in condizione di fare retromarcia. Ti manda a processo, sapendo che il processo durerà tanto e, quando il processo si concluderà con l'assoluzione, lui sarà pensionato o trasferito o promosso.
Queste sono le ragioni, e sono tantissime le persone che sono vittime di questo meccanismo della giustizia, che probabilmente non avrebbe degli effetti negativi come sono oggi se non ci fosse il collegamento con il profilo mediatico. Noi oggi abbiamo delle indagini che rappresentano delle clave dal punto di vista mediatico e colpiscono in un modo che non è più rimarginabile. Uno Stato che rispetti i princìpi costituzionali è tenuto a garantire il massimo rispetto della presunzione di innocenza, affinché l'assolto e il prosciolto non siano intaccati da effetti pregiudizievoli per il solo fatto di essere stati chiamati a rispondere di un reato.
Oggi, purtroppo, essere a processo o essere sotto indagini rappresenta già di per sé una pena. Io, a proposito del processo temerario, quel processo che è nato morto - e si capiva fin da subito che c'erano gli elementi non per condannare, come dice oggi la legge, ma per assolvere -, vorrei citare le parole di qualche anno fa del presidente del tribunale di Torino, Massimo Terzi, il quale dichiarò che facendo questo mestiere da un po' di anni ho sempre avuto la percezione che questo sistema non rispetti i diritti delle persone. Siccome sono anche un patito di numeri, mi sono procurato le statistiche. E sono rimasto scandalizzato. Ogni anno finiscono sotto processo 150.000 persone che poi verranno assolte. Significa che nei 30 anni dall'entrata in vigore del nuovo codice - era qualche anno fa questo - questa esperienza è toccata a più di 5 milioni di italiani. Se non si interviene, nei prossimi trent'anni toccherà la stessa sorte ad altri 5 milioni. E cosa facciamo, guardiamo a questa prospettiva con ? Io penso che sia intollerabile. Questo presidente aggiunse poi che bisognerebbe costringere in modo imperativo e stringente, con una modifica di legge, le procure a portare a processo solo gli imputati la cui colpevolezza è chiara oltre ogni ragionevole dubbio.
Questo, noi, lo abbiamo fatto nella scorsa legislatura: ragionevole probabilità di condanna. Ti mando a processo se c'è la ragionevole probabilità di condanna, è scritto nella legge. Qual è la sanzione per chi sbaglia questa prognosi? Nessuna. Non c'è sanzione. E quindi è evidente che, se non c'è sanzione, tutti continueranno a fare esattamente come prima. Continua Terzi: nella realtà, il libero convincimento del giudice non esiste: nel processo penale le prove ci sono o non ci sono. I casi davvero controversi, quelli in cui la valutazione è soggettiva, sono così pochi da essere statisticamente insignificanti. Il 50 per cento di assolti vuol dire semplicemente che le indagini sono state fatte male e che la procura ha portato in aula processi che non stanno in piedi.
Allora, a questi numeri, io voglio aggiungere, per poi concludere - ovviamente, queste sono alcune ragioni sintetiche che mi portano e ci portano a sostenere questa proposta di legge -, alcuni numeri significativi sull'abuso della custodia cautelare nel nostro Paese. Custodia cautelare in carcere, anno 2024: 27.261 persone, quasi 3.000 in più del 2023 e del 2022, quindi c'è stato un aumento di arresti in carcere nel 2024. Domiciliari più carcere, persone che nel 2024 sono state private della libertà personale, mandate ai domiciliari o in carcere: 48.149; nell'anno precedente, nel 2023, erano: 43.783, 4.500 arresti in più dell'anno precedente. Quindi, la custodia cautelare è in continuo aumento, guardate anche la situazione delle nostre carceri. Ma dal 2017 al 2024, quindi in questi sette anni, noi abbiamo avuto 5.933 persone risarcite per ingiusta detenzione. Non tutti gli ingiustamente detenuti, solo quelli risarciti: lo Stato ha pagato 254 milioni di euro. Allora, paga solo lo Stato nel nostro Paese? Sì, paga solo lo Stato, perché chi sbaglia, chi commette un errore, non paga. E vi spiego perché. Ripeto: 5.933 risarciti, quante azioni disciplinari? Ottantanove azioni disciplinari nei confronti dei magistrati. Quante condanne? Nove, lo 0,15 per cento dei 5.933 errori. È evidente che, in questo Paese, chi sbaglia non paga. Paga il medico. Il presidente Santalucia ha detto: non fate la giornata per le vittime di errori medici. No, non la facciamo. Ovviamente è un tema che potrebbe essere affrontato, però di fronte a un errore medico c'è chi paga per le proprie responsabilità.
Mi accingo a concludere. C'è la rappresentante del Governo, che non è la rappresentante del Ministero della Giustizia, ma, anche per rappresentare l'urgenza di questo tema, sapete quante azioni disciplinari sono state avviate su quei 5.933 casi che ho citato prima dal Ministro della Giustizia? Poi riflettete voi. Due nel 2021, una nel 2022, tre nel 2023, zero nel 2024. È probabile che l'Ispettorato del Ministero della Giustizia si debba dare anche una svegliata.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signora Presidente. Se posso chiederle la cortesia, inusualmente, di aiutarmi e segnalarmi quando sono arrivato a 9 minuti. La ringrazio molto e mi consenta anche di ringraziare la collega Ascari, che mi consente di parlare in anticipo per poter fare il mio intervento.
Signora Presidente, signora Sottosegretario, colleghi, in realtà, noi oggi stiamo celebrando una farsa e siamo alla presenza di attori, anche ipocriti. Ovviamente, la stima e l'amicizia che ho nei confronti del collega Costa mi portano a dire che condivido perfettamente tutte le cose che ha detto. Il piccolo particolare - che lui sa perfettamente, esattamente come tutti coloro che stanno affrontando questa discussione, a cominciare dal presidente della Commissione - è che noi stiamo mettendo in campo un'assoluta presa in giro, perché la maggioranza allargata ha già deciso di affossare questa proposta di legge. Quando ho sentito il presidente ricostruire l'iter delle riunioni, del tempo preso, della disponibilità dei presentatori e via dicendo, era la fotocopia precisa di quello che è successo sul provvedimento sulla liberazione anticipata speciale. E, a conferma di come si comportano questa maggioranza e il Governo, non hanno neanche il dono di metterci la faccia.
Quindi, succederà che, nelle prossime settimane, dopo questa finta discussione generale, arriverà la richiesta di rinvio in Commissione, rimandandola ad altri momenti, perché c'è l'ipocrisia e c'è anche la paura. Una paura un po' strana, però, signora Presidente, perché ci è stato spiegato ampiamente sui giornali e nelle interviste che non si vuole fare questo provvedimento così devastante per non urtare la sensibilità dei magistrati, in particolare dell'Associazione nazionale magistrati, che - adesso arriveremo - si sono messi contro questa proposta di legge e non li si vuole, come dire, irritare perché già c'è il provvedimento principale, quello sulla separazione delle carriere, che dev'essere portato in porto. A parte il fatto che, se qualcuno mi avesse spiegato all'inizio che sull'altare della separazione delle carriere si sarebbe ammazzata qualunque riforma, anche la più sensata e la più utile, io probabilmente ci avrei ripensato a dare una tale urgenza alla separazione delle carriere. Ma, a parte questo, la cosa divertente è che non si possono fare cose che irritano l'Associazione nazionale magistrati, ma poi c'è il Sottosegretario Mantovano, il Sottosegretario più di fiducia della Presidente Meloni, che, quando si alza la mattina e decide di menare fendenti e bordate contro l'Associazione nazionale magistrati, contro i magistrati che fanno politica, eccetera, allora va bene, perché qui c'è qualcuno che, evidentemente, pensa di non irritare, dicendo cose molto peggiori di quello a cui può portare un'iniziativa di questo tipo, e gli altri devono, come dire, sottacere.
E qui veniamo al perché. Perché l'allora presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Santalucia, ha fatto sapere di considerarla incomprensibile ai più, perché i cittadini non sarebbero in grado di cogliere tecnicamente il significato di errore giudiziario; inutile, demagogica e perfino pericolosa, perché potrebbe far apparire come liberticida il nostro sistema giudiziario, insomma ingiustificata, addirittura dicendo: perché, allora, non istituite la giornata degli errori medici?
Allora, intanto bisogna spiegare all'allora presidente dell'Associazione nazionale magistrati che c'è una piccola differenza: i medici, quando sbagliano, pagano. Non accade, come nel nostro Paese, che i magistrati sbagliano - e i dati citati dal collega Costa sui 5.933 casi, solo questi, che sono stati risarciti dallo Stato, pagati da noi - e non pagano. Non c'è la responsabilità diretta del magistrato e non c'è neanche la responsabilità disciplinare, visto che, in base ai dati che sono stati forniti, si contano sulle dita di una mano i magistrati che, accertata la responsabilità rispetto agli errori giudiziari, hanno pagato qualcosa.
Quindi, bisognerebbe spiegare all'ex presidente dell'ANM, ma anche all'attuale presidente dell'ANM, che il paragone che fa non gli conviene, perché se facessimo esattamente quello che succede per i medici, penso che ci sarebbe qualche problema per i magistrati, che invece non hanno, minimamente. È una farsa. Questa proposta ormai è difesa soltanto da noi e da +Europa. Siamo gli unici che, fin dall'inizio, lo abbiamo chiesto; addirittura ci eravamo resi disponibili, per non irritare con il richiamo a Enzo Tortora, a quello che Gaia Tortora, la figlia di Enzo Tortora, aveva chiesto espressamente, cioè fare in modo che fosse salvaguardata la data del 17, perché ovviamente rappresenta un momento storico per questo Paese - in negativo, certamente -, ma che fosse tenuto fuori il nome di Enzo Tortora, proprio per evitare, anzi, per cercare forse di semplificare l'andatura di questa legge.
E tutti avete utilizzato il nome di Enzo Tortora e la storia di Enzo Tortora a ogni piè sospinto, quando vi conveniva, per parlare della tragedia della giustizia in questo Paese; vi siete sciacquati la bocca e la coscienza, denunciando il suo calvario, ed ora dimostrate fino in fondo quello che siete, dei pusillanimi, politicamente parlando - ma forse anche non solo politicamente parlando -, degli opportunisti e di quelli che Leonardo Sciascia definiva “quaquaraquà”.
E ci siete tutti, devo dire, salvo il MoVimento 5 Stelle, perché almeno ci ha sempre messo la faccia, ha avuto sempre una assoluta coerenza rispetto alle questioni della giustizia e ha mantenuto una posizione che almeno è riconoscibile. Dai colleghi del Partito Democratico, che avevano annunciato che si sarebbero astenuti per ragioni di opportunità temporale - se non ho capito male -, ai voltafaccia di Forza Italia… Ma Forza Italia ci ha abituato a questo: lo ha fatto sulle madri detenute, lo ha fatto sulle carceri, lo ha fatto, addirittura, signora Sottosegretaria, sulla custodia cautelare! Ci siete venuti a spiegare che il problema delle carceri intasate è la custodia cautelare e che avreste fatto la riforma della custodia cautelare! Siete ormai portatori della più grande pratica del gioco delle tre carte, a cominciare dal Ministro camaleonte Nordio, che l'altro giorno - udite, udite! - ho sentito sostenere sulla legge Severino: non intendiamo cambiare la lotta alla criminalità amministrativa. Il Ministro camaleonte Nordio - dopo il Sottosegretario Churchill, abbiamo il Ministro camaleonte Nordio - è stato il presidente del comitato dei referendum della Lega, che aveva, all'interno dei referendum, esattamente il referendum che prevedeva l'abolizione di quella parte della legge Severino.
Ma cosa non si fa, ancora, per mantenere un pezzo di poltrona - per non usare un termine che non posso usare in quest'Aula - e stare ancora lì, rinnegando e nascondendo la storia stessa di questa persona? Lo sta facendo su tutto e continua a farlo, cioè quello che è stato il presidente dei referendum che prevedevano un tema specifico. C'era anche quello su una parte della custodia cautelare, questo lo dico ai colleghi della Lega. Lì pure c'è la coerenza, almeno, di Fratelli d'Italia, che, quello, non l'ha appoggiato e, quindi, oggi può rivendicare che probabilmente loro sono per portare la custodia cautelare per altri sedici anni. Ma la Lega ha fatto il referendum sulla riforma della custodia cautelare. Avete fatto il referendum sulla Severino e in tutte le cose che riguardano la giustizia vi comportate allo stesso modo, cioè esattamente come dei “quaquaraquà”.
E allora, alla luce di questo, almeno non ci prendete in giro, almeno, metteteci la faccia; quando le 30.000 persone, ciascuna delle quali ha famiglie coinvolte, le decine di migliaia di persone che sono in galera in custodia cautelare, la metà delle quali saranno assolte, e che coinvolgono le loro famiglie, i loro amici (e stiamo parlando di centinaia di migliaia, milioni di persone), abbiate almeno il buongusto di dire loro: noi siamo questo, facciamo “”, facciamo finta, poi, alla fine, di chi soffre per i mali della giustizia non ce ne frega assolutamente nulla .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato La Salandra. Ne ha facoltà.
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). Grazie, Presidente. Io ho ascoltato con molto interesse gli interventi in discussione generale dei colleghi. Solo una piccolissima premessa: non credo che Fratelli d'Italia possa essere accusato di essere un partito “quaquaraquà”, posto che la storia di Fratelli d'Italia è sempre stata quella che si è caratterizzata in ordine a due postulati: che il processo sia giusto e che la pena sia certa.
Onestamente, non credo che questa proposta di legge, per i suoi contenuti - perché ogni tanto dovremmo discutere di quello che una legge contiene, di quello che nella legge è scritto e non di quello che semplicemente pensiamo -, possa costituire in alcun modo un momento di contrasto tra la legittima azione di Governo o la legittima azione del potere legislativo e il legittimo esercizio della giurisdizione, la legittima attività dei magistrati, che compiono un ruolo particolarmente importante nel sistema democratico in cui viviamo.
Io ho letto la proposta di legge. È una proposta di legge che assomma a sé diverse proposte di legge - e questo è un fatto oggettivo - che recano come prima firma parlamentari di diversi partiti. E questo che cosa significa, fino a prova contraria? Che c'è una sensibilità particolare, che riguarda un po' tutti i partiti politici rispetto al tema che caratterizza questa legge.
Io non voglio scendere in polemiche, perché ritengo particolarmente importante la data individuata, quella del 17 giugno, così come già so che qualcuno polemizzerà sul tema della istituzione delle giornate, ma io credo che l'istituzione delle giornate sia anche qualcosa di positivo, perché ogni tanto dovremmo fermarci tutti quanti a riflettere, noi come legislatori, ma anche e soprattutto i cittadini, che sono destinatari dei nostri provvedimenti.
La Giornata dedicata a Enzo Tortora. Enzo Tortora ha rappresentato tanto. Scherzavo con la mia capogruppo, con l'onorevole Carolina Varchi, con il presidente Maschio, come dovremmo anche ricordare altre figure, lo stesso Franco Califano, che è stato condannato, poi è stato assolto ed è stato ritenuto colpevole sostanzialmente perché era Franco Califano, o anche altri protagonisti del mondo dello spettacolo. Così come dovremmo ricordare anche, ad esempio, Daniele Barillà, la cui colpa - caso particolarmente significativo - era, forse, quella di avere origini calabresi, perché talvolta anche questo succede: le proprie origini segnano anche nelle vicende giudiziarie che possiamo vivere.
Ho provato a leggere. Il 20 febbraio 1987, Enzo Tortora torna in televisione e usa questa frase come introduzione: “Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo grazie a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo.
L'ho detto e aggiungo un'altra cosa: sono qui e ci sono anche per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi. Sarò qui, resterò qui anche per loro. Ed ora cominciamo, esattamente come una volta”. Non voglio ricordare il mio professore di procedura penale, quando ci spiegava l'errore giudiziario, ma voglio ricordare il mio professore di filosofia del diritto, professor Luigi Capozzi che, prima di diventare un professore universitario, lo definivo un nobile tra i baroni dell'Università degli Studi di Napoli, di Salerno, di Bari e anche della mia università di Foggia, ci insegnava la libertà di pensiero e aveva una capacità tutta quanta sua di regalarci degli appunti.
Ci regalò in quell'occasione, quando si parlò di giustizia, una riflessione molto profonda, perché la giustizia si basa sulla legge e la legge comunque ha una sua componente umana, ha una sua vitalità, ed è questa che va assolutamente rispettata. Nelle relazioni introduttive sono stati citati dei numeri. Non voglio citare i soldi, cioè quanto gli errori giudiziari hanno inciso sulle casse dello Stato, ma voglio soffermarmi sui numeri, sulle vite che sono state coinvolte.
Se andiamo a vedere i numeri, ci troveremo con dei numeri quasi spaventosi. L'articolo 1 è importante, perché il comma 3 ci dice testualmente, lo leggo: “In occasione della Giornata nazionale di cui al comma 1, gli istituti scolastici di ogni ordine e grado promuovono, nell'ambito della propria autonomia e competenza, nonché delle risorse disponibili a legislazione vigente, iniziative volte alla sensibilizzazione degli studenti.” Questa è una legge che si rivolge essenzialmente alle giovani generazioni. Condivido anche l'idea che questa legge sia dedicata ad Enzo Tortora, perché Enzo Tortora è stato condannato, è stato assolto, ma credo che Enzo Tortora - e il collega Costa lo ha detto, forse anche con una polemica non opportuna - sia stato condannato da una certa stampa.
Un altro appunto, del 7 maggio 1984. Tortora dice: “Io ormai divido la gente in due categorie molto semplici: quelli che conoscono sulla pelle l'infamia di una carcerazione in un regime cosiddetto democratico, protratta all'infinito, protratta per anni; e quelli che non hanno la iattura di conoscerla. E allora, se non la conoscono, dovrebbero quantomeno cercare di calarsi nei panni di chi vive questo tormento, ma è un esercizio che quegli italiani difficilmente fanno. Parlano ed emettono sentenze, anche belle in molti casi. Morali così tonificanti, soprattutto per coloro che non hanno la sventura di trovarsi di fronte all'Italia com'è e non come si dice che sia. Io ho avuto l'amaro privilegio, da questo osservatorio spaventoso nel quale vivo da un anno, di vederla questa Italia”.
Presidente, Sottosegretario, questa è una legge che si rivolge agli studenti, si rivolge agli studenti e si rivolge alle scuole, perché le scuole, non noi legislatori, pongano in essere quello che dice la Costituzione, quello che dice l'articolo 33. Ricordino, almeno una volta all'anno, il valore della libertà, della dignità personale, della presunzione di innocenza quale regola di giudizio, oltre che quale regola di trattamento di coloro che sono ristretti in custodia cautelare prima e durante lo svolgimento del processo; del principio del giusto processo quale unico strumento volto a garantire, entro tempi ragionevoli, l'accertamento della responsabilità penale in contraddittorio tra le parti e davanti a un giudice terzo ed equidistante tra accusa e difesa.
Questo dice la legge, il resto è chiacchiericcio da bar o da . In economia, gli economisti tendono a dire che tutto quanto ha un valore. Credo che il vero valore sia insegnare agli studenti quello che viene indicato significativamente all'articolo 1, comma 3, lettere e perché questo è importante, questo è assolutamente importante, perché non si ripetano più quelle affermazioni che alcuni giornalisti hanno portato sulle loro testate, in cui, prima ancora di una sentenza, avevano condannato Enzo Tortora sulla base di una serie di pregiudizi.
Perché dobbiamo anche ricordare che giornalisti come - lo dico io - Enzo Biagi, Giorgio Bocca e anche lo stesso Indro Montanelli scrissero all'allora Presidente della Repubblica, ponendo il dubbio su quello che stava succedendo, perché, come diceva Luigi Einaudi, giustizia è lì dove c'è libertà. Noi agli studenti dobbiamo insegnare, e questa legge ce lo consente, l'importanza del valore del concetto di giustizia, ma soprattutto il concetto di libertà .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Oggi siamo veramente, qui, nel teatro dell'ipocrisia. Noi, posso dire sinceramente, stiamo qui a perdere tempo. Tutto questo che sta avvenendo è una farsa, perché questa maggioranza e questo Governo si sono sottratti, letteralmente sottratti, dall'affrontare un tema così delicato che è quello dell'errore giudiziario. Noi, in Commissione giustizia, avevamo presentato numerosi emendamenti costruttivi, anche per spiegare l'errore giudiziario, che esiste, per fare dei dibattiti pubblici negli enti locali, nelle università e negli ordini professionali.
Noi non ci siamo sottratti dall'affrontare questo tema così importante e delicato, che, dietro ai numeri, ha dei volti e delle persone. Anche perché l'errore giudiziario, lo ripeto, esiste e, per quanto mi riguarda, ho cercato di portarlo all'attenzione all'interno di questo Parlamento, soprattutto con riferimento a un caso che mi sta particolarmente a cuore, che ho affrontato nella scorsa legislatura in Commissione antimafia, il caso dei cosiddetti “Mostri di Ponticelli”. Siamo nel 1983 e indagini frettolose e accuse non verificate hanno segnato per sempre la vita di tre allora giovani ragazzi, Ciro Imperante, Giuseppe La Rocca e Luigi Schiavo, che, agli occhi dell'opinione pubblica, diventarono nel giro di poche settimane i “mostri di Ponticelli”, accusati di avere seviziato, ucciso e dato alle fiamme due bambine, Barbara Sellini e Nunzia Munizzi, di 7 e 10 anni.
Un quartiere sotto e un Paese che pretendeva risposte, una giustizia che, pur di darle, ha scelto la via più facile, non quella più giusta. Erano innocenti, ma hanno passato 32 anni in carcere. È difficile anche solo dirlo e pensarlo. Ciro, Giuseppe e Luigi hanno scontato - lo ripeto ancora una volta, in quest'Aula istituzionale - 32 anni di carcere, e, una volta usciti, si sono ricostruiti una vita, ma continuano ancora oggi a chiedere la revisione della sentenza e a dichiararsi vittime di quello che io dico e ritengo, a titolo personale, essere uno dei peggiori errori giudiziari della nostra storia di cronaca nera più recente. Voglio spiegare il perché lo dico.
Perché ho avuto modo in Commissione antimafia, nella scorsa legislatura, di affrontare il caso, di leggere gli atti processuali, le testimonianze. I testimoni sono stati tutti minacciati, intimoriti e arrestati. Quelli soprattutto a discarico di Luigi, Ciro e Giuseppe sono stati accusati di falsa testimonianza. I tre ragazzi, oggi adulti, allora hanno subito, all'interno della caserma Pastrengo, come loro stessi hanno denunciato più volte e in tutte le sedi, torture, acqua e sale, cinghiate, percosse, privazione del sonno, digiuno.
A Giuseppe La Rocca addirittura è stata cambiata la maglietta, che era diventata ormai imbevuta di sangue, e gli hanno prestato una camicia per uscire. Dalle foto che emergono di allora Luigi Schiavo ha una macchia di sangue sulla maglietta bianca che viene coperta con la mano da un carabiniere. A Salvatore La Rocca, che è stato sentito (fratello di Giuseppe la Rocca), a Salvatore, una persona vulnerabile e fragile, è stato addirittura perforato un timpano con una penna - di cui riporta ancora oggi le conseguenze - e fatte continue minacce di essere lanciato in un pozzo. Ha rilasciato una dichiarazione, che poi ha ritrattato, ma che ha segnato la condanna definitiva nei confronti del fratello Giuseppe.
Il testimone chiave nelle prime fasi dell'indagine ha dichiarato di non essere a conoscenza dei fatti, di non sapere nulla e ha continuato a frequentare tranquillamente Ciro, Giuseppe e Luigi. Dopo essere stato però rinchiuso nella caserma Pastrengo con il pentito Mario Incarnato, che ci tengo a ricordare è lo stesso pentito che ha accusato Tortora e le cui accuse poi si sono rivelate tutte false - quindi, entra in gioco anche in questa vicenda -, cambia completamente la versione del testimone chiave ed è stato costruito il teorema accusatorio. E per ogni testimone che è stato sentito, in certi momenti, si legge nei verbali “pausa di riflessione” perché nel mentre c'erano le minacce da parte delle Forze dell'ordine, come hanno dichiarato gli stessi testimoni. Così come il teste chiave che ha ritrattato più volte la sua versione dei fatti.
Allora, ovviamente in Commissione antimafia, in cui ho portato il caso, ho posto delle domande di competenza ovviamente della Commissione antimafia. Innanzitutto mi sono chiesta e ho chiesto ai colleghi e alle colleghe: perché un pentito interroga i testimoni e perché picchia gli indagati? Luigi Schiavo ha ricevuto un pugno in volto che gli ha rotto i denti e questo fatto non ha avuto alcuna conseguenza.
Poi mi sono chiesta perché i minori, testimoni oculari che avrebbero potuto e hanno dato inizialmente importantissime informazioni per arrivare all'assassino o agli assassini, sono stati tutti sentiti, a tutte le ore del giorno e della notte, più volte, senza i genitori, e molti di questi si sono poi allineati alla posizione dell'accusa perché sentiti in maniera inidonea.
Non sto poi a parlare della ricostruzione dei fatti perché fantasiosa e veramente non entro nel merito: le prove inesistenti, 4 foto della scena del delitto, inquinata tra l'altro dalla presenza di cittadini, cittadine e giornalisti.
Soprattutto veramente tutto questo ha avuto un attore principale - il vero attore di questa vicenda dell'orrore - che è la camorra. La camorra ha avuto veramente il ruolo centrale e cruciale nel determinare la condanna di Ciro, di Luigi e di Giuseppe. Anche perché - lo ripeto - avrei voluto approfondire oltremodo il ruolo che hanno avuto la camorra, i pentiti, le Forze dell'ordine e quant'altro. Anche perché - ci tengo a dirlo - grazie a un lavoro di inchiesta de , è stato fatto un approfondimento. Ringrazio veramente e pubblicamente in quest'Aula istituzionale Giulio Golia e Francesca Di Stefano che hanno risentito tutti i testimoni, hanno sentito quei collaboratori di giustizia che noi, in Commissione antimafia, avevamo chiesto di sentire (con lo scioglimento anticipato delle Camere non abbiamo potuto farlo); uno, in particolare, ai microfoni de ha dato una testimonianza e una dichiarazione veramente importante. Secondo questo collaboratore di giustizia i tre ragazzi, oggi adulti, Ciro, Giuseppe e Luigi, sono assolutamente estranei ai fatti, sono innocenti e tutto quello che è avvenuto, soprattutto per imputarli e poi condannarli, è tutto dovuto a una strategia elaborata da un pentito per acclarassi la posizione di pentito e rendersi credibile per ottenere i benefici di legge. Siamo nel 1983, bisogna ricordarlo, è la prima legge sulla collaborazione e quindi c'è ancora veramente molta confusione in merito al luogo.
E poi questo collaboratore di giustizia ai microfoni dice che, oltre a questo pentito, che ovviamente ha fatto pressioni e soprattutto voleva ottenere i benefici per paura di perderli, c'era bisogno di ripristinare l'ordine dei traffici illeciti in termini di pizzo, di usura, di spaccio di droga, di prostituzione anche perché il caso terribile di Ponticelli ha suscitato la prima attenzione mediatica su un caso di cronaca, con la presenza, quindi, di Forze dell'ordine nel quartiere, di giornalisti. Allora tutto doveva essere ripristinato per mantenere, ovviamente, la camorra, il controllo su un quartiere. Ed è strano che proprio quel pentito, ovviamente, a capo di quel quartiere, sia lo stesso che poi ha ottenuto quei benefici. E, ancora, coprire il reale o meglio i reali colpevoli che anche in questo caso sono connessi alla camorra.
E, allora, mi chiedo, all'interno del Parlamento, come possa essere considerato valido un processo in cui un testimone chiave ritratta la sua deposizione mille volte, di cui ci sono dubbi di pressioni fortissime su questo testimone stesso. E, tra l'altro, voglio ricordare che lui - credo veramente preso dalla disperazione e lo dico a titolo personale - a un certo momento, al processo, ha detto: loro non c'entrano niente, non c'entrano assolutamente niente. Poi dal fondo dell'aula si sente una voce - la voce della mamma - che gli dice: no, non farlo! Dì la verità, continua a dire la verità. E quella verità andava detta, perché altrimenti ritornava in quella caserma in cui sarebbe stato sottoposto a minacce, a intimidazioni, a violenze, a digiuno, a privazione del sonno.
E allora, ovviamente, come si può arrivare a una giustizia di questo tipo e soprattutto come si fa ad arrivare a una dichiarazione di colpevolezza se viene infilata una biro nell'orecchio di una persona? Che giustizia è questa e come si può ritenere tutto questo normale?
Io ritengo che in questo caso, nel caso del massacro di Ponticelli, ci siano solo e unicamente vittime: due bambine - bambine piccolissime - Nunzia e Barbara, che sono state uccise in un modo aberrante e veramente la mia massima solidarietà e vicinanza vanno alle famiglie; ma credo ci siano anche tre ragazzi che sono stati accusati veramente sulla base di un abominio, di un'aberrazione, soprattutto di testimonianze che sono state rese con la minaccia, con la violenza, con la sopraffazione e tutto questo ovviamente non ha niente a che fare con la giustizia.
Tutto questo è stato fatto presente in Commissione giustizia: la vostra ipocrisia, la vostra sciatteria nell'affrontare temi così delicati.
E soprattutto l'abbiamo fatto presente in Antimafia. Perché due anni e mezzo fa, in qualità di capogruppo della Commissione antimafia, è stato richiesto di continuare un lavoro, un lavoro d'inchiesta, un lavoro serio, un lavoro veramente fatto con professionisti; e ci tengo a ringraziare la dottoressa Luisa D'Aniello, l'investigatore Giacomo Morandi, persone straordinarie, che da oltre vent'anni seguono la vicenda e sono al fianco di Luigi, Ciro e Giuseppe per arrivare alla verità. Però, purtroppo, ad oggi, non è stato fatto ancora nulla. Ma qui ci arriverò perché voglio fare un approfondimento.
Ma soprattutto, io mi chiedo, colleghi della maggioranza: cosa diciamo a loro, a Luigi, a Giuseppe e a Ciro? Il Parlamento abbandona il vostro caso per istituire, però, la Giornata in memoria delle vittime di errori giudiziari. Ovviamente così ci puliamo la coscienza, però non affrontiamo un caso oggettivo presente in Commissione antimafia.
Anche perché voglio dirvelo, colleghe e colleghi, e ve lo dico veramente con la massima sincerità: la vostra coscienza è veramente sporca, perché a voi non importa nulla, non vi importa veramente nulla delle vittime degli errori giudiziari. Questo è l'ennesimo provvedimento che nasce in un contesto di delegittimazione della magistratura e, soprattutto, con l'obiettivo anche di andare, sulla base delle vostre modifiche, a indottrinare, nelle scuole di ogni ordine e grado, i bambini e le bambine per alimentare la sfiducia nei confronti della magistratura. Soprattutto, vorrei chiedervi: come può comprendere un bambino di 7 anni il principio di presunzione di innocenza, quando già all'università si fa fatica a capire? Ma, soprattutto, io vi chiedo: perché, invece, non si va ad inserire una legge fondamentale, cioè quella relativa ai percorsi di educazione affettiva e sessuale dai primi anni di scuola, che sarebbe una legge fondamentale dal momento che nel nostro Paese viene ammazzata una donna ogni tre giorni ?
Cosa dire poi, colleghi e colleghe della Commissione antimafia? Lasciatemi aprire veramente una parentesi di sofferenza, perché nella scorsa legislatura abbiamo lavorato tantissimo in Commissione antimafia, ce l'abbiamo messa tutta, un lavoro serio, d'inchiesta. Invece, in questa legislatura, la presidente della Commissione antimafia, Chiara Colosimo, è più preoccupata di mettere dei limiti al lavoro della stessa Commissione a causa della paura che ha rispetto a un'opposizione, come quella del MoVimento 5 Stelle, che chiede di lavorare, chiede semplicemente di lavorare, di portare luce su tutti questi casi che invocano giustizia. Questa presidente invece non lo fa, forse perché a questa presidente, a questa maggioranza e a questo Governo della giustizia e della verità non importa nulla. Lo ripeto: nulla. Sono solo slogan vuoti e arroganza.
Voglio chiedere pubblicamente, adesso che ne ho la possibilità, all'interno di quest'Aula istituzionale - che io rispetto ogni giorno quando vi entro -, alla presidente Colosimo perché ha impedito e continua ad impedire di proseguire il lavoro sul massacro di Ponticelli, dove due bambine innocenti - lo voglio ricordare - sono state seviziate, violentate, uccise e barbaramente date alle fiamme per tentare di nascondere, ovviamente, ogni traccia e dove la camorra è stata la prima depistatrice per evitare di punire i veri colpevoli.
La presidente Colosimo lo deve spiegare - mi auguro - alle cittadine e ai cittadini della Campania e a tutta l'Italia, perché ogni dubbio su un coinvolgimento della camorra deve essere fugato, ovviamente, nelle sedi istituzionali, soprattutto nella Commissione antimafia. A tal proposito, abbiamo fatto una richiesta formale, ormai depositata due anni fa, su cui attendo ancora una risposta per sapere perché non viene continuato il lavoro di inchiesta della scorsa legislatura, che aveva chiesto di sentire i collaboratori di giustizia. Questo lavoro - un lavoro di sinergia, sicuramente, con la magistratura - avrebbe portato a una revisione per quanto riguarda l'avvocatura, nel caso gli avvocati avessero ritenuto di adottare la relazione della Commissione antimafia della scorsa legislatura, che, voglio ricordarlo, è stata approvata all'unanimità da tutte le forze politiche, anche perché chi ha veramente a cuore la giustizia non vedrebbe l'ora di tornare a fare luce su questi casi e non di ignorarli, come sta facendo la presidente Colosimo.
Per questo faccio appello anche a tutti coloro che hanno a cuore la vera giustizia e non quella usata a fini personali diversi dallo stabilire la verità. La giustizia di cui questo Paese ha bisogno è fatta da persone, uomini e donne in carne ed ossa che hanno il coraggio di guardare in faccia la verità, hanno il coraggio di riconoscere eventuali errori, hanno il coraggio di rimediare e di cambiare, altrimenti non la possiamo chiamare giustizia, ma arroganza, disumanità e, soprattutto, ingiustizia.
Presidente, mi avvio alla conclusione, però ci tengo a dire questo: che l'istituzione di una Giornata nazionale in memoria delle vittime di errori giudiziari non risolve la causa dell'errore, non va alla radice. Da domani tutto resterà uguale, ci sarà solo questa bandierina che, ovviamente, verrà messa per dare l'illusione di aver fatto qualcosa. La vita delle vittime degli errori giudiziari resterà uguale, perciò - e chiudo - quello che io chiedo è che sui casi come quello dei cosiddetti mostri di Ponticelli si lavori in Commissione antimafia, per arrivare a verità e giustizia. È questo quello di cui le vittime di errori giudiziari hanno bisogno: di verità e di giustizia, non di una giornata in loro memoria.
Io continuerò, ci tengo a dirlo, a restare al fianco di Giuseppe, di Ciro e di Luigi, perché, lo ribadisco ancora, ritengo che il loro caso…
STEFANIA ASCARI(M5S). …sia uno dei peggiori errori giudiziari della nostra storia di cronaca nera più recente .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Qualche collega che è intervenuto prima ha detto: questa è una farsa, perché il Governo ha già deciso di affossare il provvedimento e, dunque, la discussione generale che oggi teniamo, a differenza delle altre situazioni nelle quali è propedeutica all'approvazione del provvedimento, in questo caso rappresenta solo una tappa finale di questo provvedimento. Forse ha usato parole forti, ma, di fatto, è quello che è emerso nei lavori della Commissione giustizia, che sono stati bloccati nell'approfondimento sull'esame degli emendamenti, che non è mai avvenuto, con rinvii su rinvii chiesti dalla maggioranza, fino a quando ai proponenti di Italia Viva è risultato chiaro che non ci sarebbe stato il via libera della maggioranza e del Governo. E, dunque, il provvedimento arriva qui, in Aula, senza il mandato al relatore, senza l'esame in Commissione, con la scelta e la decisione del Governo di arrestare e bloccare questo provvedimento.
E quando la Presidente dell'Aula, oggi, ha chiesto al presidente della Commissione, Maschio, di argomentare sul lavoro in Commissione, il presidente è stato tecnicamente ineccepibile, glielo riconosco, ha detto la verità, ha fatto riferimenti precisi e puntuali. Ma, politicamente, il fatto è che avrebbe potuto esaurire il suo intervento dicendo: la Commissione non ha mai esaminato questo provvedimento.
Devo dire che questo provvedimento è stato pendente in Commissione molto a lungo perché, presentato dal collega Faraone due anni e mezzo fa, assegnato alla Commissione oltre due anni fa, è stato incardinato in Commissione già all'inizio di ottobre. E l'unica occasione nella quale la Commissione è stata chiamata ad esprimersi è stata un'occasione estremamente fugace, nella quale, a inizio dicembre, il testo unificato, modificato dalla maggioranza insieme al proponente, nel corso della Commissione, è stato presentato velocemente a tutti i commissari della Commissione. E da allora, nuovamente, il silenzio. Non è stato possibile entrare nel merito di questo provvedimento, che tocca temi importantissimi.
Io credo che il Governo sia chiamato a un'operazione di trasparenza, e la maggioranza pure. È nella legittimità politica che compete al Governo e alla maggioranza scegliere la sorte dei provvedimenti, ma bisogna dirlo con chiarezza, e io dico anche, fin dall'inizio, se non c'è l'intenzione di aprire un confronto di merito.
Aggiungo che noi, pur essendo una forza di opposizione, avevamo dato la disponibilità ad affrontare nel merito questo provvedimento, lo avevamo fatto verso la maggioranza, che ha i numeri per decidere le sorti dei provvedimenti e anche il contenuto dei provvedimenti. E, ancora una volta, come è spesso successo, abbiamo ricevuto nemmeno un “no”, porte sbattute in faccia, perché non è interesse di questa maggioranza e di questo Governo interagire su temi che toccano la vita dei cittadini, che attengono al sistema della giustizia italiana con l'opposizione. E ripeto, avevamo dato su questo tema, come su altri delicati e importanti, la nostra disponibilità. Ma, evidentemente, per il Governo è più importante provare a trovare una faticosa mediazione interna, piuttosto che - capisco che possa essere complesso - aprire un confronto anche con le forze di opposizione.
Questo provvedimento tocca temi importanti. Anche se il collega Giachetti è andato via e non è presente, la delegazione di Italia Viva ha citato alcuni orientamenti espressi dal Partito Democratico. Lui non era in Commissione e forse non ha avuto l'opportunità di leggere i resoconti stenografici, ma in realtà il Partito Democratico non ha dichiarato che si sarebbe astenuto su questo provvedimento né ha citato motivi di opportunità.
Anzi, su quel testo unificato - che peraltro non è più quello che arriva oggi in Aula, perché è decaduto ed è tornato a vivere il testo originario -, che ci fu presentato velocemente in Aula, esprimemmo un'astensione con disponibilità a lavorare con la maggioranza nelle fasi successive, anche con l'attività emendativa, per trovare una convergenza più ampia, cosa che - ripeto - non è stata possibile, perché non si è tenuta una sola Commissione che abbia esaminato nel merito il provvedimento.
Questa iniziativa del collega Faraone tocca - ripeto - un tema importante e merita l'apprezzamento, non solo per avere posto all'attenzione dell'agenda del Parlamento la questione che attiene alle vittime dell'errore giudiziario, le cui vite vengono stravolte insieme alle vite delle persone loro care e dei loro amici, ma io credo anche per averlo correttamente inquadrato - in particolare nell'articolo 1, al secondo comma - in relazione ai principi della presunzione di innocenza e del giusto processo.
Se il principio del giusto processo trovasse un radicamento profondo e la presunzione di innocenza, che è collegata al principio del giusto processo, trovasse un radicamento profondo, non solo nel procedimento penale ma generalmente nella società e in coloro che si occupano, anche da esterni, del processo penale, noi riusciremmo a costruire un sistema che riduce l'errore giudiziario, che invece può diffondersi maggiormente in un contesto nel quale il principio del giusto processo non è tutelato e la presunzione di innocenza è messa in discussione. Io credo che il collega Faraone abbia correttamente individuato questa relazione: errore giudiziario, presunzione d'innocenza, principio del giusto processo. È una relazione che non esaurisce l'errore giudiziario, che può anche non essere collegato a questi temi, ma che certamente può radicarsi nella violazione di questi principi.
Con l'occasione dei lavori della Commissione avevamo immaginato di poter contribuire a sviluppare anche ulteriori aspetti. Alcuni li ha citati il collega Costa in modo piuttosto trasparente, quando ha detto che questa iniziativa importante, toccando il tema delle vittime di errori giudiziari, rischia di non toccare il tema delle vittime di ingiusta detenzione, perché il nostro ordinamento divide questi due istituti; eppure, per ogni cittadino è del tutto evidente che anche l'ingiusta detenzione, che pure non arriva a essere considerata nel codice di procedura penale un errore giudiziario, di fatto è un errore giudiziario che determina sofferenze e pregiudizio nei confronti dei cittadini.
Dunque, il lavoro in Commissione poteva servire, ad esempio, per toccarlo. Era faticoso farlo - non c'è dubbio - perché c'è il rischio anche di alimentare divisioni, ma poteva essere l'occasione per una riflessione seria sull'errore giudiziario e sul tema delle ingiuste detenzioni, che - ripeto - il codice separa ma che nell'orientamento comune difficilmente possono essere separate. Oppure io credo sarebbe stato utile - c'era attività emendativa anche in questo senso - riflettere anche su un allargamento della impegnativa di questa proposta di legge, che si esaurisce nella relazione tra la riflessione in occasione della Giornata per le vittime di errore giudiziario e gli istituti scolastici. Ad esempio, non tocca il tema dei consigli giudiziari, che pure possono essere luoghi e istituzioni coinvolti, invece, in iniziative connesse alla Giornata; non affronta il tema delle università e, in particolare, dei percorsi universitari in studi giuridici; non tocca il tema - e questo è un ulteriore tema che merita o meritava, io credo, un ulteriore nostro interessamento - dell'allargamento dell'impegno culturale e sociale sui temi del giusto processo, della presunzione di innocenza, della tutela e della difesa delle persone vittime di errore giudiziario, al fine di estenderlo e di non lasciarlo confinato dentro la dinamica del processo penale o del procedimento penale, perché se quella dinamica può essere estremamente invasiva lo è ancora di più la dinamica che si instaura esternamente al processo penale, con attori e soggetti esterni che si trasformano in giudici ed emettono sentenze.
Anche in questi giorni abbiamo assistito a un dibattito - io credo a volte condotto dalla politica in modo davvero inopportuno - riguardante alcuni calciatori professionisti sul tema delle scommesse. Alcuni di questi hanno già pagato il loro conto con la giustizia, sono ripartiti, eppure, per il solo fatto che sono emersi alcuni risultati di attività di indagine connessi a fatti precedenti rispetto ai quali hanno già pagato, questa è stata l'occasione ancora una volta - da parte politica, anche devo dire da alcuni politici che si dichiarano garantisti che stanno nel centrodestra - per dare giudizi su quelle persone e sulla dignità morale di quelle persone. Ma se anche di fronte a un errore commesso rispetto al quale una persona poi ha pagato basta una scintilla per determinare ancora una volta un tribunale popolare su quelle persone, allora stiamo andando fuori strada.
Allora, io credo che questo sia un tema importante: quanta influenza c'è rispetto all'aspetto tecnico, alla tecnicalità del processo, rispetto a quello che succede fuori, nella società, e quanto questo incide anche sulle persone. Insomma, tutte occasioni credo molto utili di approfondimento, grazie all'iniziativa del collega Faraone, che però - dobbiamo riconoscerlo e bisogna dirlo con chiarezza - la maggioranza non ha voluto o non ha potuto fare, a fronte di una decisione del Governo, che, peraltro, è emersa pubblicamente ormai da alcune settimane su tutti i giornali, non smentita, e si è conclamata poi nella scelta di non esaminare il provvedimento in Commissione e mandarlo in Aula in assenza di mandato al relatore, che è di fatto la pietra tombale sul provvedimento. È un'occasione persa rispetto a un'iniziativa che raccoglie un sentimento importante che merita di essere approfondito.
Poi, alcuni colleghi hanno discusso sul fatto che il Parlamento non possa limitarsi al valore simbolico delle giornate della memoria, perché ha soprattutto il compito di legiferare e risolvere storture, se esistono. Io concordo ma - come dire - i due temi non sono necessariamente in contrasto. Rilevo che spesso questo Parlamento sui temi della giustizia non è in grado di fare un salto di qualità in avanti, di affrontare i temi in modo scientifico e serio; è spesso mosso da orientamenti ideologici che io credo ci allontanino - e molto - dagli obiettivi di una giustizia giusta nell'interesse dei cittadini.
In questi giorni stiamo sentendo parlare ancora una volta del tema delle misure cautelari, col Ministro Nordio che dice di risolverle. Sono curioso di vedere come intenderà risolverle rispetto al Governo di cui fa parte, che continua a sfornare reati su reati che per pene alte prevedono le misure cautelari, comprese quelle del carcere. È un'evidente contraddizione, quindi non verrà sanato e non verrà risolto quel problema perché, qualora venisse messa in campo una proposta su quel tema lì, troverà sicuramente delle contrapposizioni. Insomma, c'è troppa ideologia ed è un peccato che sino ad oggi su questo provvedimento sia mancata la volontà di confrontarsi serenamente e seriamente per portare a casa un risultato importante, cioè quello di avere una giustizia giusta che non umilia i cittadini, che non li condanna prima ancora di aver iniziato un procedimento penale con attori che stanno dentro il processo e altri che stanno fuori dal processo che si fanno giudici prima che le sentenze siano arrivate.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Io, Presidente, credo di aver sbagliato, però, discussione generale, perché io avevo preparato l'intervento sull'atto Camera n. 441 a prima firma Faraone, intitolato «Istituzione della Giornata nazionale “Enzo Tortora” in memoria delle vittime di errori giudiziari» ed effettivamente, ascoltando gli interventi di numerosi colleghi che mi hanno preceduto, in particolare della maggioranza, credo proprio che o ho sbagliato io oppure loro non hanno parlato di questa proposta di legge. Al di là dell'ironia, di fatto, però, non abbiamo sentito davvero parlare, eccetto rari accenni, del tema di questo disegno di legge ed è un peccato perché il tema errori giudiziari e, in particolare, ingiusta detenzione meriterebbero, invece, un approfondimento di natura politica serio e davvero un ragionamento e un confronto tra tutte le forze politiche.
Io ho sentito, infatti, parlare soprattutto di riforma delle misure cautelari. Benissimo: se vogliamo lo facciamo, apriamo il dibattito, presentiamo proposte di legge e via di seguito. Soprattutto, ho sentito parlare di responsabilità disciplinare dei magistrati, quando, invece, il tema chiaramente era quello delle vittime di errori giudiziari e, quindi, anziché parlare delle vittime qui si è parlato solo di errori giudiziari. Perché?
È evidente che quindi l'obiettivo non dichiarato sul testo di legge, ma dichiarato qui in Aula dalla maggioranza, da chi è intervenuto è quello di andare a colpire in particolare la magistratura. Fa parte del disegno della maggioranza e del Governo, tutte quelle misure che vanno a delegittimare, a cercare di delegittimare la magistratura, quindi metterla di fronte all'opinione pubblica e darne un'immagine distorta, come se il primo compito del magistrato sia quello di creare, magari a tavolino volutamente, un errore giudiziario, cosa questa che noi respingiamo totalmente perché noi invece dovremmo far quadrato attorno a coloro che da Costituzione hanno l'obbligo, il dovere di tutelare i diritti dei cittadini e lo fanno quotidianamente con le fatiche e anche, molto spesso, con il limitato supporto di risorse nonostante il ruolo importante della magistratura.
Se si voleva davvero parlare di ingiusta detenzione e di errori giudiziari saremmo stati i primi a volerlo fare, ma invece che cosa succede? Succede che in Commissione c'è una sorta di pasticcio e non è certo responsabilità del presidente di Commissione, ma dei rapporti tra i gruppi di maggioranza.
Abbiamo presentato emendamenti, poi ne parlerò, almeno di due che ho presentato, ma non sono andati chiaramente in votazione, perché c'è stata tutta un'altra storia in Commissione. Non abbiamo, quindi, dovuto avere i pareri anche delle altre Commissioni, non c'è il mandato ai relatori, decadono, quindi decade anche il testo base. Adesso sono qui un po' più per la mia autostima, in realtà no, mi sono accorto che effettivamente sto facendo la discussione generale sulla proposta di legge corretta, evidentemente è qualcun altro che ha deviato un pochino l'attenzione. Perché deviare l'attenzione rispetto a questo tema? Perché crea imbarazzo nella maggioranza, perché hanno tanto proclamato l'importanza di questa Giornata in memoria delle vittime di errori giudiziari e poi, alla fine, probabilmente tornerà Commissione e poi da lì queste proposte di legge, in particolare quella Faraone decadrà e, quindi, non avrà più un seguito. Ha ragione il collega Gianassi quando prima ha parlato di una farsa, però questa farsa umilia quest'Aula, perché oggi - al di là chiaramente degli interventi singoli dei deputati che fanno parte della Commissione giustizia e che quindi sono qui a discuterne - di fatto non ci sarà un dibattito a livello politico e nel Paese.
Arrivo ai due emendamenti che avevo - ne abbiamo presentati di più come AVS, ma almeno mi concentro su questi due - presentato in Commissione e che chiaramente non sono potuti andare in votazione. Riguardo al primo: non si comprende come mai, poi, nei lavori, nelle proposte emendative e in vista del testo base, che poi è stato approvato, era scomparso il riferimento ad Enzo Tortora. Questo per noi era molto grave, tant'è vero che avremmo con un emendamento ripristinato il riferimento diretto ad Enzo Tortora. Non una giornata così, scollegata, al di là del giorno specifico, alla memoria generica delle vittime, ma un riferimento specifico anche al caso di Enzo Tortora, che avrebbe assolutamente meritato all'interno del titolo la sua presenza.
Il tema vero è quello dell'espressione: “vittima di errori giudiziari”. Anche lì, o noi riusciamo a dare una vera definizione - che qui non c'è e che comunque sia sarebbe stato tutto molto vago - di errori giudiziari altrimenti, come avevo proposto con un emendamento, era meglio mettere il riferimento all'ingiusta detenzione. Lì, sì, che abbiamo già un riferimento normativo, una nozione specifica di ingiusta detenzione. Allora se proprio bisognava tenere il testo, sarei stato d'accordo al riferimento alle vittime dell'ingiusta detenzione, dove c'è stato già un vaglio specifico indirizzato.
Quindi, lì avremmo aperto tutto il dibattito sulla presunzione di innocenza che, essendo un valore costituzionale, spero, immagino che stia a cuore a tutti i deputati e quindi a coloro che sono oggi in quest'Aula - noi tre - ma anche a tutti coloro che chiaramente in questo momento non sono presenti.
Se noi andiamo a vedere anche l'elenco di tutte le giornate nazionali - l'ho recuperato anche dal quand'è che noi abbiamo vittime che sono poi riconosciute anche a livello statale, nazionale? Le vittime del terrorismo. Ma lì chiaramente stiamo parlando di atti di terrorismo, posti in essere da terroristi e, quindi, giustamente, lo Stato li contrasta; la stessa cosa per le vittime delle mafie: atti di mafia e, quindi, giustamente il contrasto dello Stato. Qui arrivavamo a mettere vittime di errori giudiziari. Ma chi commette errori giudiziari? I magistrati. E, quindi, cosa si fa? Creiamo un corto circuito all'interno, lo Stato che celebra l'errore di un organo costituzionale, che oltretutto è uno dei poteri dello Stato? A mio parere, davvero c'era il rischio di creare un corto circuito interno a questa proposta di legge. Diverso - ribadisco - se il tema era quello della ingiusta detenzione, lì si può aprire un dibattito.
Concludo il mio intervento auspicando che il testo possa proseguire il suo esame se non qui in Aula, in Commissione, dove volete voi, ma ripartendo comunque da questo testo, perché, secondo me, non deve essere buttato tutto al macero, mettendo però al centro il tema dell'ingiusta detenzione che è collegata, è strettamente collegata al principio costituzionale della presunzione di innocenza. Su quello si può riflettere, anche come giustamente si parla nel testo di legge Faraone, di coinvolgimento anche degli istituti scolastici in iniziative di sensibilizzazione su vari temi, vari principi, quale appunto la presunzione di innocenza.
Io con un altro emendamento chiedevo anche di poter precisare meglio laddove si parla del valore della libertà; io lì avrei precisato “libertà personale”, così come prevede la Costituzione, e non di libertà generica, perché se parliamo di libertà generica, allora potremmo includere tutto e nulla. Quindi, il tema della “libertà personale”.
Da questo punto di vista auspico davvero che non sia questa, come l'impressione attuale, una farsa, cioè che oggi noi siamo in Aula soltanto perché dovevamo farlo, ma che il testo possa invece proseguire e si possa arrivare a un dibattito serio e utile al Paese.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e, pertanto, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il presidente della Commissione giustizia: rinuncia. Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo. Prego, Sottosegretaria.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Sono molto felice di aver partecipato a questo dibattito, perché ho ascoltato degli interventi che davvero fanno onore alle istituzioni e che ho condiviso dall'inizio alla fine. Onorevole Dori, questa, sì, è la Giornata delle vittime degli errori giudiziari e credo sia molto importante perché dà un riconoscimento istituzionale a quelle tante, troppe vittime che in questo Paese sono state per troppo tempo invisibili, difese soltanto da poche autentiche, anche se autorevoli, voci.
Questa Giornata è importante perché un cittadino che vive nella legalità, che non commette reati e poi si trova investito da un processo ingiusto, si trova, magari, colpito da una misura cautelare, privato della propria libertà personale, non soltanto vive un dramma, ma si trova smarrito, incredulo perché chi vive nella legalità è convinto, crede interiormente che le istituzioni, che la giustizia debbano garantirlo. Quindi, questo senso di smarrimento e di incredulità non riguarda soltanto la vittima, riguarda noi tutti. Perché si perde fiducia nelle istituzioni, si perde fiducia nello Stato. Questo non riguarda soltanto la vittima dell'errore giudiziario, ma riguarda tutti noi.
Ho sentito un po' di contraddizioni: che questa Giornata è inutile, oppure è uno strumento che il Governo utilizza contro la magistratura, anche se è una proposta di legge parlamentare di opposizione. Io ritengo che non sia inutile, che non sia solo simbolica, ma sia di sostanza; e lo dimostra l'opposizione ferma da parte dell'Associazione nazionale magistrati che ritiene che l'errore giudiziario sia soltanto la revisione del processo, tecnicamente e anche di fatto. Quindi, questo significherebbe che quei 30.000 disgraziati che sono stati incarcerati ingiustamente non sono, di fatto, delle vittime di errori giudiziari, ma sono considerati - come diceva bene l'onorevole Costa - dei fisiologici effetti collaterali.
Quindi, è chiaro che questo non può essere condivisibile: significa negare la realtà. Ripeto, l'onorevole Ascari, del MoVimento 5 Stelle, ha detto che utilizziamo questa proposta di legge parlamentare di opposizione per andare contro i magistrati. Altri, invece, dicono che è una farsa, perché il Governo vuole rinviarla. Quindi, in questo, colgo una profondissima contraddizione. E poi, guardate, il Governo non vuole alimentare lo scontro con i magistrati. Il Governo vuole aprire un tavolo di confronto, ma il tavolo di confronto - e questa legge ci deve far riflettere - non può partire, se un potere dello Stato ritiene di essere infallibile, di non sbagliare mai, e si trova di fronte a un altro potere dello Stato - il legislativo o l'esecutivo - che invece, a prescindere, sbaglia, quando, in qualche modo, vuole riformare la giustizia, vuole proporre norme in materia di giustizia. Noi auspichiamo questo confronto, perché la partecipazione di tutti i poteri dello Stato, per le riforme, è veramente importante per la loro efficacia.
Dopodiché, sento particolarmente cara questa giornata, perché è dedicata ad Enzo Tortora. Enzo Tortora rappresenta tantissime vittime della malagiustizia. E poi, oltre ad Enzo Tortora, ci sono le famiglie che entrano nei processi, che vengono colpite da questa tragedia e ci sono i figli, come Gaia, che continuano le battaglie per i padri. Non sono battaglie di vendetta, sono battaglie di giustizia, di verità e di dignità. E anch'io continuo la battaglia per mio papà che è stato colpito da un'ingiusta misura cautelare: ha fatto cinque mesi di carcere, vittima di un'inchiesta giudiziaria veramente farlocca - che poi è finita, infatti, con un'archiviazione -, basata su indizi veramente irrisori che, appunto, non avevano alcuna giustificazione; non era un'inchiesta giustificata da quegli indizi inesistenti.
Quindi, comprendo che questa giornata abbia valore sia per le vittime che per le loro famiglie. Auspico davvero che si apra una discussione e una riflessione su questo tema, affinché le vittime, che in questo Paese sono fin troppe, siano sempre meno.
E poi, in chiusura - l'onorevole Giachetti non è presente -, vorrei rispondere rispetto alla coerenza di questo Governo. Questo è il Governo che forse ha fatto di più in tema di giustizia, in tema di garantismo. Mi riferisco non soltanto alla madre di tutte le riforme, che è la separazione delle carriere, al sorteggio del CSM, ma anche all'abolizione dell'abuso d'ufficio, all'approvazione della legge che limita a 45 giorni le intercettazioni - quindi, che vuole limitare l'abuso delle intercettazioni -, al recepimento della direttiva sulla presunzione di innocenza, con il divieto di pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare sui giornali. Questo Governo ha fatto tanto, quindi non possiamo accettare lezioni di coerenza da un gruppo parlamentare, di cui ho rispetto e stima, soprattutto dell'onorevole Giachetti, che però si è trovato a dover fare una dichiarazione di voto di astensione sulla riforma sulla separazione delle carriere. Quindi, vi ringrazio per questo prezioso contributo dato oggi a quest'Aula e auspico che, veramente, si apra un dibattito proficuo su questo testo.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Il Presidente del Senato ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è assegnato, ai sensi dell'articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla I Commissione (Affari costituzionali): S. 1425. - “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 marzo 2025, n. 27, recante disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e referendarie dell'anno 2025” (approvato dal Senato) (2362) - Parere delle Commissioni V, VII, XI e XII e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96- è altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
PRESIDENTE. Avverto che, nell' al resoconto stenografico della seduta odierna, sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per la discussione generale della proposta di legge recante modifiche all'articolo 132 del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, concernenti l'acquisizione di dati relativi al traffico telefonico e telematico per esigenze di tutela della vita e dell'integrità fisica del soggetto interessato .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà. Ha un minuto e mezzo, collega.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, signora Presidente. Sarò brevissima. Voglio rammentare a lei e a chi ci ascolta - ahimè, siamo pochi oramai in Aula - che ci sono tante persone nel nostro Paese che hanno studiato, che hanno investito tempo per la loro formazione, che lavorano lontano da casa - spesso tanti chilometri lontano dalla propria famiglia - che lasciano la famiglia il lunedì e rientrano il venerdì, e, tra questi, tanti insegnanti. E, tra questi insegnanti, che fanno tanti sacrifici e lavorano fuori, ce ne sono alcuni che rischiano, signora Presidente, di restare fuori dal sistema scolastico, e non per colpa loro; per colpa di un ritardo del Ministero. Parlo, per la precisione, di chi è nelle classi di concorso A057 e A058: queste persone non riusciranno a inserirsi nelle graduatorie provinciali per le supplenze, perché non sono stati ancora avviati i percorsi abilitanti da 30 CFU per queste classi di concorso. Io ho già presentato un'interrogazione ai Ministeri competenti, ma non ho avuto alcuna risposta. È un'interrogazione che giace, insieme a tante altre. Eppure una risposta ci dovrebbe essere e dev'essere anche urgente, signora Presidente, perché queste persone, l'anno prossimo, corrono il rischio di non poter lavorare, e non per colpa loro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cherchi. Ne ha facoltà, anche lei, per un minuto e mezzo.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Grazie, signora Presidente. Questa è la cronaca: a Peschiera Borromeo hanno trovato i resti di 5 cani abbandonati dentro delle scatole sigillate con cura. Le piste che stanno battendo le Forze dell'ordine sono tante, dal canile abusivo ai combattimenti clandestini. Si fa appello ad eventuali testimoni e si esaminano le telecamere della zona per trovare i responsabili di questa agghiacciante scoperta. Una scatola è stata trovata lungo il ciglio della strada, le altre nascoste dietro una siepe. Il rinvenimento risale all'11 aprile, durante un normale controllo. Il comando della Polizia locale ha rivolto appelli ai cittadini, visto che l'abbandono in due punti diversi farebbe pensare che gli autori di questo abominio siano stati disturbati durante le loro azioni, magari dal passaggio di qualcuno che potrebbe aver notato la scena. Martedì eseguiranno l'autopsia sui poveri resti.
Ma, al di là della mera notizia, vorrei porre l'attenzione sulla assoluta pericolosità sociale che ricoprono questi mostri. È stato provato che molti hanno iniziato la loro attività utilizzando animali, creaturine indifese, e poi sono passati agli esseri umani. Sono mostruosi. Sembrano uomini, ma in realtà sono demoni, pericolosi e psicopatici, che si accaniscono su chi è più debole, che non ha voce e non ha la possibilità di difendersi, perché sono anche vili, vigliacchi e pericolosi. Andrebbero individuati per evitare che possano nuocere ancora. Andrebbero isolati in strutture specializzate atte a tentare il difficile recupero.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
Conversione in legge del decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25, recante disposizioni urgenti in materia di reclutamento e funzionalità delle pubbliche amministrazioni. (C. 2308)