PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
BENEDETTO DELLA VEDOVA, legge il processo verbale della seduta del 25 luglio 2025.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 92, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza petizioni, il sunto e l'assegnazione delle quali, ai sensi della deliberazione della Giunta per il Regolamento del 19 febbraio 2025, saranno pubblicati nell' al resoconto stenografico della seduta odierna .
PRESIDENTE. A norma del comma 1 dell'articolo 72 del Regolamento, i seguenti disegni di legge sono assegnati alla V Commissione (Bilancio), in sede referente, con il parere di tutte le altre Commissioni permanenti e della Commissione parlamentare per le questioni regionali:
S. 1566. - “Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2024” (Approvato dal Senato) (2536);
S. 1567. - “Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2025” (Approvato dal Senato) (2537).
Le Commissioni, ai fini dell'espressione dei pareri e della conclusione dell'esame in sede referente, dovranno tenere conto delle determinazioni che saranno assunte dalla Conferenza dei presidenti di gruppo in relazione all'iscrizione dei due disegni di legge nel calendario dei lavori dell'Assemblea.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2526: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 giugno 2025, n. 90, recante disposizioni urgenti in materia di università e ricerca, istruzione e salute.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La VII Commissione (Cultura) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Beatriz Colombo.
BEATRIZ COLOMBO, Grazie, Presidente. Il decreto-legge, a seguito delle modifiche apportate al Senato, è composto da 10 articoli suddivisi in tre Capi.
Il Capo I, che è composto da solo un articolo, reca disposizioni in materia di enti pubblici di ricerca. In particolare, l'articolo 1, comma 1, modifica alcuni profili della disciplina relativa alla promozione e al sostegno da parte del Ministero dell'Università e della ricerca dell'incremento qualitativo dell'attività scientifica degli enti vigilati e del finanziamento premiale dei Piani triennali di attività e di specifici programmi e progetti, anche congiunti.
Il comma 2 autorizza in via sperimentale, per l'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1, la spesa di 40 milioni di euro per il 2025 e 60 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027. Il comma 3 dispone in relazione alla copertura degli oneri derivanti dal comma 2.
Il comma 3-modifica l'ambito soggettivo di applicazione delle procedure di stabilizzazione del personale presso il Consiglio nazionale di ricerca (CNR).
La novella in esame prevede, in particolare, che le procedure di stabilizzazione possano riguardare i soggetti che abbiano maturato i requisiti previsti dall'articolo 20, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 75 del 2017 entro il 31 dicembre 2024.
La disciplina posta dai medesimi commi 1 e 2 prevede invece che il requisito di tre anni di servizio o di contratto, anche non continuativi, negli ultimi otto anni debba essere stato maturato entro il 31 dicembre 2022 nel caso di assunzioni dirette di lavoratori dipendenti a termine, ed entro il 31 dicembre 2024 nel caso di procedure concorsuali riservate a soggetti titolari di contratto di lavoro flessibile. Resta fermo che il CNR e gli altri enti pubblici di ricerca richiamati dal comma 2-del medesimo articolo 20 del decreto legislativo n. 75 del 2017 possono ancora svolgere le due procedure di stabilizzazione in esame entro il termine specifico del 31 dicembre 2026.
Il Capo II, composto dagli articoli 2-6, reca disposizioni in materia di formazione, alta formazione e ricerca. Esso si ripartisce a sua volta in tre sezioni.
La sezione I reca disposizioni urgenti in materia di istruzione ed è composta dagli articoli 2, 2- e 2-.
L'articolo 2, comma 1, nelle more di conferimento degli incarichi di tutti gli uffici scolastici regionali, che sta avvenendo nell'ambito della riorganizzazione degli stessi, dispone la proroga degli incarichi di direttore di ufficio scolastico regionale fino al conferimento dei nuovi incarichi, e comunque non oltre il 31 ottobre 2025. La disposizione prevede, inoltre, che per gli incarichi dirigenziali di livello non generale di titolarità di uffici scolastici regionali la proroga è disposta con provvedimento del direttore generale per le risorse umane e finanziarie del Ministero dell'Istruzione e del merito. Il comma 1- dispone la clausola di invarianza finanziaria relativamente alle misure del comma 1.
Il comma 1-, con riferimento alle immissioni in ruolo dell'anno scolastico 2025-2026, dispone che sono assunti a tempo indeterminato, dalla data di conseguimento dell'abilitazione, tutti i vincitori dei concorsi per il personale docente abilitato entro il 31 dicembre 2025 e non solo, come attualmente previsto, quelli inseriti nelle graduatorie pubbliche tra il 31 agosto 2025 e il 10 dicembre 2025.
Il comma 1-, al fine di garantire la continuità delle attività degli educatori dei servizi educativi per l'infanzia dell'anno scolastico 2025-2026, introduce alcune modifiche alla disciplina in materia di anni scolastici e accademici di conseguimento dei titoli per l'accesso ai posti di educatore di servizi educativi per l'infanzia.
Al comma 1- autorizza la spesa di un milione di euro per l'anno 2025, al fine di garantire la prosecuzione dell'attività dell'Opera nazionale Montessori.
L'articolo 2- modifica la modalità di nomina dei tre componenti del Consiglio superiore della pubblica istruzione, la cui designazione spetta attualmente al nazionale delle Associazioni dei genitori, stabilendo che uno di tali componenti sia scelto in rappresentanza delle associazioni attive nell'ambito delle tematiche riguardanti la condizione di disabilità, e che i componenti stessi non siano più designati dal nazionale delle Associazioni dei genitori, ma siano nominati dal Ministro dell'Istruzione e del merito, tra quelli proposti dal .
L'articolo 2-, comma 1, rende permanente la nomina, attualmente transitoria, di cui all'articolo 18 del decreto-legge n. 48 del 2023, che estende ai settori dell'istruzione e della formazione - ivi comprese la formazione superiore (anche universitaria) e la formazione aziendale - l'ambito di applicazione dell'assicurazione INAIL contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. In base alla normativa ora confermata in via permanente - normativa che, nel testo finora vigente, concerne gli anni scolastici e accademici 2024-2025 e 2025-2026 -, le categorie di soggetti analiticamente individuate dal citato comma 2 dell'articolo 18 - operanti nei suddetti settori come docenti o con altre funzioni o ivi attivi come studenti o allievi - sono comprese nel regime assicurativo in relazione agli eventi, infortuni o malattie professionali occorsi in occasione delle attività di insegnamento-apprendimento. La norma finora vigente a regime comprende invece, nell'attribuzione dell'assicurazione INAIL, con riferimento ai summenzionati settori dell'istruzione e della formazione, esclusivamente gli infortuni o le malattie professionali occorsi in occasione di esperienze tecnico-scientifiche, esercitazioni pratiche o esercitazioni di lavoro, ferma restando l'inclusione nel regime assicurativo di alcune categorie di soggetti in relazione alle specifiche attività lavorative svolte. Il comma 2 reca la stima degli oneri finanziari derivanti dal comma 1 e la relativa copertura.
La Sezione II reca disposizioni urgenti per il potenziamento del Ministero dell'Università e della ricerca, ed è composta dal solo articolo 3.
L'articolo 3, al comma 1, autorizza il Ministero dell'Università e della ricerca a bandire, entro il 31 dicembre 2025 ed entro il limite del contingente legislativamente già autorizzato, una o più procedure concorsuali atte all'assunzione di personale a tempo indeterminato al fine di garantire il conseguimento degli obiettivi e assicurare la tempestiva realizzazione degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e in coerenza con il Piano triennale di fabbisogni del personale di riferimento.
Il comma 2 modifica la disciplina relativa alla procedura concorsuale per l'assunzione dei contingenti di personale autorizzati a livello legislativo. Nel dettaglio, esso elimina la previsione per cui è richiesto, quale requisito di partecipazione alle procedure concorsuali già legislativamente autorizzate, l'avvenuto conseguimento di uno fra i seguenti titoli: dottorato di ricerca, universitario di secondo livello o diploma di scuola di specializzazione -universitaria. Inoltre, elimina la valutazione dei titoli e l'attività di lavoro e formazione dalle fasi in cui devono essere articolate dette procedure concorsuali. Pertanto, dette fasi comprendono ora soltanto la prova scritta e la prova orale.
Il comma 5 incrementa di 150.000 euro annui, per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, la dotazione finanziaria destinata al personale - anche estraneo alla pubblica amministrazione - degli uffici di diretta collaborazione del Ministero dell'Università e della ricerca, al fine di assicurare il corretto adempimento delle funzioni di detto Ministero.
Il comma 5- incrementa da 7 a 10 milioni di euro per il 2025 l'autorizzazione di spesa in favore del Ministero dell'Università e della ricerca - disponendone altresì l'estensione al 2026 per un importo pari a 10 milioni di euro - relativa all'acquisizione di servizi professionali di assistenza tecnica per la trasformazione digitale, il , la definizione di strategie e soluzioni per il e per la , al fine di garantire l'attuazione degli interventi del PNRR e assolvere ai connessi adempimenti in tema di monitoraggio, rendicontazione e controllo degli investimenti. Il comma 5- reca la clausola di copertura degli oneri derivanti dall'attuazione del comma 5-.
La sezione III reca disposizioni urgenti in materia di sistema della formazione superiore e della ricerca. L'articolo 4 proroga l'esercizio delle funzioni del Consiglio nazionale universitario, nella sua composizione attuale, e il mandato degli attuali componenti, dal 31 luglio al 31 dicembre 2025, nelle more del più ampio e complesso procedimento di revisione dell'organo.
L'articolo 5, costituito da un solo comma, destina l'importo complessivo di 150 milioni di euro, già assegnato dalla legge di bilancio per il 2021 al Ministero dell'Università e della ricerca per promuovere la costituzione di Ecosistemi dell'innovazione nei territori nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, al conseguimento degli obiettivi definiti nell'ambito del Piano d'azione “RicercaSud - Piano nazionale ricerca per lo sviluppo del Sud 2021-2027” da realizzare nei territori delle medesime regioni.
L'articolo 5- reca l'interpretazione autentica della disposizione che ha previsto che alle borse di studio conferite dalle università per attività di ricerca -laurea non si applicano, rispettivamente, l'esenzione dall'imposta locale sui redditi e da quella sul reddito delle persone fisiche né la disposizione che estende ai dipendenti pubblici che fruiscano delle borse di studio la possibilità di chiedere il collocamento in congedo straordinario per motivi di studio senza assegni.
L'articolo 6 concerne l'inquadramento del personale non dirigenziale delle aziende ospedaliero-universitarie costituitesi in seguito alla trasformazione dei policlinici universitari a gestione diretta - “aziende ospedaliere universitarie integrate con il Servizio sanitario nazionale”.
BEATRIZ COLOMBO, . Il Capo III, infine, reca le disposizioni finali ed è composto dal solo articolo 7, che regola l'entrata in vigore.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire, se lo ritiene, il Ministro dell'Università e della ricerca, senatrice Anna Maria Bernini: si riserva di farlo.
È iscritto a parlare il deputato Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministra, prima di intervenire rispetto a questo provvedimento, mi pongo una domanda e, se vuole, mi permetto umilmente di porgliela. Non è tanto diretta esclusivamente a lei, ma, più che altro, a questo Paese, alla classe politica di questo Paese, a tutte e tutti coloro che l'hanno anche preceduta: l'Italia è un Paese che investe nell'università? È un Paese che investe in ricerca? Sa perché glielo dico, Ministra? Perché chi le parla lavora nell'università da più di 20 anni, da quasi 15 lo fa all'estero e, quindi, la domanda che le pongo ha, come dire, anche una sorta di nota autobiografica.
Detto questo, quando si fanno le analisi dei provvedimenti - so di aprire, probabilmente, anche una discussione che a taluni può piacere meno -, di solito noi siamo allenati e, quando ragioniamo in termini empirici rispetto alla valutazione dell'impatto di scelte politiche, la prima riflessione che facciamo, Ministra, qual è? È quella di capire quale è il rapporto degli investimenti di un Paese in un determinato settore rispetto al PIL. Partiamo dai fondamentali e facciamo una fotografia. E, allora, quanto investe questo Paese, in rapporto al PIL, in università e ricerca?
La media europea sfiora i due punti e mezzo percentuali. Paesi, come la Germania, superano il 3 per cento; la Francia è nella media europea con il 2,4; il Belgio supera il 3, la Svizzera il 3,3 e l'Italia è inchiodata all'1,33 per cento.
È chiaro, Ministra, non è che le si può buttare la croce addosso in questo triennio; lei ha ereditato una condizione certamente complicata, però, probabilmente, nell'ultimo triennio, questa condizione è stata un po' aggravata (la dico così).
Entriamo nel merito del provvedimento specifico. Si parla di questi famigerati 160 milioni per gli enti di ricerca, che, però, Ministra - lei mi consentirà, con il rispetto e il garbo istituzionale che non è che le debbo, ma che sento di porgerle -, mi sembra un tantino il gioco delle tre carte, nel senso che abbiamo delle risorse che togliamo da un posto e le spostiamo da un altro, però, alla fine, sono sempre della stessa famiglia. Noi stiamo facendo una riallocazione di risorse che sono, comunque, nel comparto specifico. E quando leggo che addirittura vengano sottratti 30 milioni di euro al CNR, per poi riallocarli da quest'altra parte, mi sembra un gioco un tantino non appropriato.
Perché accade questo Ministra? Secondo me, accade questo perché, ancora una volta, purtroppo, in questo Paese, si fa fatica ad avere una visione sistemica di cambiamento, di riforma o di sostegno all'università e alla ricerca. Questo è il tema vero. Il tema vero è che, da anni - e, purtroppo, mi dispiace doverlo constatare, Ministra, lei non è l'eccezione che conferma la regola, purtroppo -, facciamo fatica a immaginare uno scenario diverso per l'università italiana, per la ricerca italiana, sottovalutando un aspetto. Gliel'ho già detto in un altro provvedimento: lei ha l'onere di governare, dal mio punto di vista, uno dei Ministeri più importanti nell'era contemporanea, perché non esiste processo di innovazione, non esiste processo di cambiamento vero della società e anche del sistema produttivo, degli usi, dei costumi, se non attraverso la ricerca. E l'università è la culla, all'interno della quale, insieme agli enti di ricerca, la ricerca si espleta e si manifesta. Purtroppo, debbo segnalare che questa cosa non sta accadendo.
Ancora: avevamo bisogno, in questo Paese, di limare o quantomeno ridurre le forme di precariato. Guardi, Ministro, le sta parlando una persona che non è innamorata della stabilizzazione - mi spiego - nella misura in cui, la ricerca libera, tu la paghi il doppio, il triplo, il quadruplo rispetto a quello che dovresti fare normalmente, spingendo le persone a una mobilità, a una ricerca spinta e quant'altro; quando, invece, ti trovi in un contesto dato - ed è qui la responsabilità della politica -, dove le risorse non ci sono, allora devi poter offrire a queste persone la tranquillità e la stabilità psicologica e mentale del lavoro che fanno e offrirgli la possibilità, attraverso il lavoro, seppur non ben retribuito, di costruire un avvenire e, Ministro,- una famiglia e qualsiasi altra cosa.
Arriviamo al cuore dell'elemento economico-finanziario, perché ho imparato in questi tre anni, Ministro, che qui possiamo pensare a qualsiasi cosa, immaginare la legge più bella del mondo, ma, a un certo punto - credo che sarà capitato anche a lei, nonostante la sua lunga, lunghissima esperienza anche politica -, nel momento in cui tu puoi pensare alla legge più bella del mondo, cozzi con l'ufficio che, a un certo punto, ti chiede: sì, ma la quantificazione di questo provvedimento? I soldi dove li prendiamo e come diamo atto e seguito alla bella legge che avete pensato?
Se noi facessimo la fotografia dello stato dell'arte, potremmo dire che tutto sommato viene fatto un investimento economico, che non è straordinario certamente, ma intanto è un primo segnale. E fin qui, chi ci ascolta dall'esterno, chi legge i titoli dei giornali, dice: insomma, la Ministra ha prodotto risorse aggiuntive, nuove, per fare cose.
In realtà, però, non è così, perché tutto questo aveva un senso, se non ci fosse stato un taglio di 178 milioni al Fondo di finanziamento ordinario dell'università e della ricerca, se non ci fosse stato uno stralcio al Piano straordinario di 340 milioni, se non ci fosse stato il mancato adeguamento per gli stipendi e i contratti del personale (che ammonta, all'incirca, in questi anni, a 300 milioni), in sostanza, Ministro, se non ci fosse stato un taglio cascato addosso alle università e ai centri di ricerca, pari quasi a 1 miliardo di euro. Allora qual è la condizione nella quale ci troviamo e come, con questo provvedimento, lei, Ministra, interviene sul tema?
Di fatto, per quello che è il provvedimento, non c'è nulla che faciliti, agevoli l'elemento centrale dell'università e della ricerca - lo è sempre stato e lo è tuttora per i parametri internazionali -, che è la mobilità. Ministro, ormai ci siamo trasformati in un Paese dove gli atenei sono regionalizzati, se ti va bene, altrimenti sono provincializzati. Che cosa voglio dire? Per le ragazze e i ragazzi, per gli studenti e le studentesse, le famiglie non hanno più le condizioni economiche per far seguire i corsi ai propri figli in università diverse, se non in quelle vicino casa, perché non ci sono le condizioni economiche. Questo produce il fatto che, anche rispetto a un mondo che di per sé, per definizione, dovrebbe essere quello che costruisce l'ascensore sociale, che, attraverso lo studio e la formazione, consente anche a coloro che sono nate e nati in condizioni sociali, familiari ed economiche svantaggiate di colmare il , questo non è più possibile. Basti leggere le statistiche dell'ultimo decennio, ma, se vuole, anche degli ultimi vent'anni, e notare come la mobilità, in questo Paese, si sia pressoché fermata.
Secondo punto, Ministra, noi stiamo arrivando… Ricordo che ero ancora un giovane assistente universitario e ascoltavo i miei professori, quando ragionavano sul fatto che, in Italia, rischiavamo di trasformare le università italiane in licei . La liceizzazione - mi passi l'invenzione del termine inappropriato - degli atenei italiani. Noi stiamo avendo sempre più atenei che fanno didattica e sempre meno atenei che fanno ricerca. E non è un caso che tutta la , anche avanzata e sottolineata da Confindustria, rispetto alla funzione che debbano o non debbano avere le università telematiche, sta esattamente lì.
Guardi, non ho nessuna contrarietà per nessuna forma di insegnamento e di alta formazione. L'importante è che però ci capiamo su dove andiamo ad allocare le risorse e su come le allochiamo, perché lei, Ministra, oggi si sta già trovando dinanzi a una questione epocale: gli atenei, le università italiane sono ancora in grado, tutte, di produrre il minimo richiesto di ricerca o noi dobbiamo incamminarci verso una soluzione che immagina che ci siano atenei di solo insegnamento e atenei di eccellenza? Perché la ricerca di eccellenza, in Italia, si fa, Ministra e se ne fa tanta.
Ma non si è fatta, in questi anni, grazie agli interventi governativi, senza distinzione di colore, ma si è fatta intanto perché c'è un patrimonio, un capitale umano di talenti che si mettono in gioco. Il problema è che poi, a un certo punto, nel momento in cui il mondo della ricerca internazionale capisce che sono talenti e vede quello che pubblicano, seduta stante, vengono presi e gli vengono offerte opportunità in giro per il mondo. Non è un caso che noi abbiamo una quantità crescente.
Guardi, Ministra, ci sono corridoi interi delle università in giro per l'Europa: un giorno, se vuole, ci facciamo un giro insieme e lei potrà vedere che le “targhettine” fuori dagli uffici iniziano a mostrare sempre più cognomi italiani, che aumentano. Io ricordo che, quando ho messo piede per la prima volta nella mia università, nel 2011, erano ancora pochi; oggi, nei corridoi di molte università estere, un po' come accadeva nei cantieri negli anni Sessanta, la lingua di comunicazione è quasi l'italiano. E allora questa è una domanda che probabilmente lei soprattutto, Ministra, dovrebbe porsi. Ancora, ho la sensazione, Ministra, che noi tendiamo sempre più a vivere in un Paese dove l'università si è trasformata o, se vuole, è tornata ad essere un mestiere o un percorso per censo. Questo è un problema; questo è un problema serio perché, nonostante - uno fa quello che può - gli annunci, anche roboanti, maestosi, in realtà, la condizione strutturale di chi fa ricerca è ferma, com'è ferma in tutto il Paese. Purtroppo, quando abbiamo un problema salariale e di stipendi, non è che riguarda solo gli operai: no, riguarda tutti, a partire dal comparto della ricerca. Il problema, però, Ministra, dov'è? È che quando tu, a parità di funzione, ti sposti di 1.000 o di 500 chilometri nel contesto europeo e la stessa funzione, lo stesso lavoro ti è pagato cinque volte tanto, in una condizione diversa, Ministra, lei che cosa avrebbe fatto? Sarebbe partita. Allora, il tema sta lì… Ho capito, lei mi dice di no, però, Ministra, probabilmente, è così. Io mi auguro un giorno…
ANNA MARIA BERNINI,. Mi fido…
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Lei, diffida, ho capito che lei diffida…
ANNA MARIA BERNINI,. No, mi fido!
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Lei si fida? Eh, ho capito, però, probabilmente, decine di migliaia…
TONI RICCIARDI(PD-IDP). No, no, Presidente, stiamo interloquendo civilmente. Probabilmente, migliaia di ricercatrici e ricercatori si fidano un po' meno. È complicato fidarsi, quando tu hai la volontà anche di costruire famiglia o quando hai la volontà di sopravvivere e quando hai anche la volontà e l'esigenza legittima di vederti riconosciuta una professionalità e di poter lavorare in un certo modo.
Allora, quando si fa un provvedimento d'urgenza, ci saremmo aspettati che ci fosse una certa urgenza, a partire da una, se vuole: noi abbiamo un obiettivo fissato dal PNRR: 60.000 posti letto negli studentati. Siamo arrivati a realizzarne, sì e no, 11.000. La scadenza è nel 2026: mi auguro che, da questo punto di vista, si possa fare qualcosa, ma non lo troviamo.
E, ancora, la relatrice, giustamente, prima, nella sua relazione, elencava i punti significativi di questo provvedimento. Ai sensi dell'articolo 1 si ritiene importante promuovere e sostenere l'incremento qualitativo dell'attività scientifica, tecnologica, nonché le infrastrutture di ricerca, eccetera eccetera. D'accordissimo, Ministra, siamo tutti d'accordo, anzi la sosteniamo riguardo all'articolo 1. Però, poi, non capiamo come, un po' più avanti, nell'articolo 5, andiate a tagliare, a eliminare e a cancellare esattamente le reti integrate che, in un certo qual modo, si erano strutturate in questo Paese; per non parlare poi del Piano Sud e quant'altro.
Mi avvio a chiudere, cercando di fare osservazioni mirate rispetto ai punti qualificanti o dequalificanti di questo provvedimento. Voi avete fatto un provvedimento d'urgenza che, sostanzialmente, sulla visione generale dell'università, non dice nulla; di fatto, è un decreto attuativo; attua norme, attua scelte che la politica, da più parti, ha compiuto negli ultimi mesi. Ma entriamo nel merito della questione.
Punto primo. Bene, Ministra, lei finalmente va a dare attuazione al processo di stabilizzazione - poi, possiamo discutere se sei mesi prima, sei mesi dopo, ma non è questo il tema - delle ricercatrici e dei ricercatori del CNR. Grazie, Ministra, sono soldi nostri. Sono soldi delle opposizioni, a partire da Alleanza Verdi e SinistraAVS), Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle che, nell'ultima legge di bilancio, hanno messo insieme dal proprio fondo, fondino parlamentare… Quindi, non sono soldi che abbiamo strappato in legge di bilancio; sono soldi assegnati che abbiamo messo a disposizione, perché abbiamo fatto una scelta condivisa, politica, ovvero abbiamo visto che nel più importante, più grande centro nazionale di ricerca... E da parte nostra, come Partito Democratico rivolgiamo un “in bocca al lupo”: finalmente, Presidente, la Ministra ha individuato un presidente, il professor Lenzi. Voi rivendicate una cosa che, in realtà, abbiamo fatto noi. Allora, diciamolo così: la ringraziamo, Ministra, per la collaborazione, perché da parti diverse, la politica collabora; un Ministro è stato solerte - forse poteva essere un po' più veloce, ma meglio tardi che mai - nel dare attuazione a risorse che le opposizioni hanno stanziato per il CNR.
Dopodiché iniziano le domande: Ministra, ma posso capire la ragione? Perché, veramente, quando l'ho letto non l'ho capito. Ma glielo dico perché noi qui, in quest'Aula, trasversalmente, colleghi di opposizione e di maggioranza, stiamo portando avanti un provvedimento che lavora esattamente alla valorizzazione del dottorato di ricerca, per cercare di innovare la pubblica amministrazione.
Ora, io vorrei capire, Ministra: ma come è possibile? Ma chi l'ha pensato, Ministra? Che si tolgano master, dottorati di ricerca, scuole di specializzazione per partecipare ai concorsi? Lei mi risponderà: ma nessuno partecipa. E, allora, aumentate gli stipendi. Perché vorrei capire noi che stiamo facendo; cioè noi cancelliamo i titoli di alta formazione perché non partecipano. E, allora, non li vogliamo e se non li vogliamo, diciamolo. Diciamo che stiamo assumendo tipologia di personale diverso e va bene così. Ma è un deprezzamento del suo dicastero e del Paese, secondo noi.
Avete aumentato una direzione generale. Perché? Ci serviva? Era necessario per dissipare i problemi che abbiamo? Avete aggiunto 150.000 euro di consulenze l'anno. Delle due l'una, Ministra: togliamo i titoli preferenziali (dottorato di ricerca, master, scuole di specializzazione) perché poi dobbiamo pagare le consulenze esterne? Cioè non ho capito: l'innovazione, in questo Paese, si può fare solo in .
Chiudo, Presidente. Dieci milioni per la cybersicurezza: ma è mai possibile che ogni Ministero debba investire soldi per la cybersicurezza quando la linea è una? Ma, come Governo, potete fare un provvedimento di cybersicurezza che riguardi tutta la macchina dello Stato o ogni Ministero deve avere il suo? Francamente è una cosa che ancora non ho capito.
Chiudo così, forse con la cosa peggiore. Lei sì, Ministro, mi risponderà che ha uniformato, gliene do atto. Ma si può continuare, in questo Paese, a tassare - e chiudo, Presidente - le borse di ricerca? Ma è mai possibile che continuiamo a tassare le borse di ricerca, che sono già una miseria e continuano ad essere una miseria?
PRESIDENTE. Deve concludere.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). E, allora, per tutte queste ragioni, purtroppo, Ministra - purtroppo, perché guardavamo con attenzione profonda questo provvedimento -, saremo costretti a dover esprimere una posizione contraria a questo provvedimento che non risolve i problemi dell'università e della ricerca italiana.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Gerolamo Cangiano. Ne ha facoltà.
GEROLAMO CANGIANO(FDI). Grazie, Presidente. Prendo la parola per celebrare il lavoro svolto dal Governo con questo decreto. Ne approfitto subito per ringraziare il Ministro Bernini per il lavoro fatto . È un provvedimento che interviene in modo organico su pilastri strategici per il futuro del Paese - l'università, la ricerca, l'istruzione e la salute - in piena coerenza con gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Questo decreto-legge testimonia la visione di un'Italia che investe sul sapere, sulla formazione, sulla salute. Non si tratta di un semplice insieme di norme ma di un progetto di Paese, un progetto in cui conoscenze e benessere tornano al centro dell'azione politica come fondamenta irrinunciabili della crescita economica e sociale.
Il decreto in esame rappresenta una svolta decisa per la ricerca pubblica in Italia. Dopo anni di risorse scarse e cervelli in fuga, finalmente si inverte la rotta: stanziamenti importanti vengono destinati ai nostri enti scientifici e ai progetti di ricerca più innovativi. Fondi distribuiti su base triennale significano laboratori meglio attrezzati, rete di ricerca internazionale più forte, opportunità per i nostri ricercatori di lavorare su progetti all'avanguardia qui nel nostro Paese, senza doversi sentire costretti a cercare altrove il riconoscimento che, appunto, meritano i nostri ricercatori. È un investimento che guarda al domani; dalla ricerca di base alle applicazioni tecnologiche stiamo gettando i semi delle innovazioni che miglioreranno la vita dei cittadini e la competitività dell'Italia nei decenni a venire.
Abbiamo anche rivolto lo sguardo alle nostre università, custodi della tradizione e officine del futuro. Questo decreto destina risorse mirate a progetti degli atenei, promuovendo collaborazioni internazionali e il potenziamento delle infrastrutture di ricerca universitaria. È un segnale chiaro: l'università italiana deve essere protagonista nel mondo e, per farlo, va sostenuta, va messa, appunto, nelle condizioni di competere per attrarre i migliori docenti e per offrire ai nostri giovani un'istruzione di qualità e di eccellenza.
Ma anche sulla scuola siamo intervenuti con questo decreto, con decisione, per risolvere problemi annosi e dare un nuovo slancio al sistema di istruzione. Abbiamo semplificato le assunzioni nella scuola e avviato un grande piano di reclutamento di nuovi docenti, perché sappiamo che la qualità dell'insegnamento passa in primo luogo attraverso gli insegnanti, il loro entusiasmo e la loro preparazione. In vista dell'imminente anno scolastico, il Governo ha posto le condizioni per rimettere in ruolo decine di migliaia di insegnanti. Con questa misura proviamo a mettere la parola fine allo spreco di energie e vocazioni. Ogni cattedra assegnata in tempo significa una classe che a settembre trova ad accoglierla un docente preparato e motivato. Questo significa dare continuità didattica agli studenti e serenità alle famiglie. Abbiamo, inoltre, lavorato per snellire le procedure concorsuali legate all'intero processo di istruzione, dalla pubblicazione del bando all'entrata in ruolo, il tutto affinché diventi più rapido ed efficiente. Meno carta, meno attesa, più meritocrazia e trasparenza: questa è la scuola che vogliamo, una scuola che sa scegliere i migliori e sa metterli subito al servizio dei ragazzi.
Mi preme sottolineare anche un intervento specifico che questo decreto ha realizzato risolvendo una problematica che rischiava di esplodere: la questione degli educatori dell'infanzia. A causa di un cambiamento normativo pregresso, stavano per perdere la possibilità di esercitare in asili nido e scuole dell'infanzia migliaia di educatori in possesso di lauree conseguite negli anni recenti. Era a rischio il lavoro di migliaia di persone in tutta Italia, con conseguenze disastrose. Ebbene, siamo riusciti anche a risolvere questo problema.
Sempre nel capitolo scuola non possiamo dimenticare un ulteriore elemento di civiltà introdotto durante l'esame parlamentare del decreto, cioè l'estensione strutturale di tutela assicurativa a tutti gli studenti e al personale scolastico e accademico. Grazie, appunto, a un emendamento approvato in Senato, da quest'anno oltre 10 milioni tra studenti e lavoratori della scuola potranno beneficiare di una copertura assicurativa e questo è un segnale molto importante nel settore scuola.
Questo decreto non è un freddo testo di legge ma, consentitemi di dire, un manifesto politico di speranza e ambizione nazionale. È la dimostrazione che quando c'è visione, quando c'è coraggio e quando c'è unità di intenti una maggioranza di Governo può affrontare anche problemi più radicati e dare risposte concrete ai cittadini. Abbiamo affrontato emergenze e criticità con interventi mirati, ma senza mai perdere di vista la visione d'insieme.
Consentitemi di rivendicare con fierezza il metodo e il merito di quanto è stato realizzato. Il metodo è quello del dialogo e dell'ascolto: molte delle soluzioni inserite nel decreto nascono dal confronto con il mondo della scuola e dell'università, con gli enti di ricerca e con tutte le categorie coinvolte. Non a caso in diverse misure - pensiamo, appunto, come abbiamo detto prima, agli educatori dell'infanzia, all'assicurazione scolastica, al personale - abbiamo incontrato il plauso di chi ogni giorno opera in questi settori, perché erano attese da tempo e rispondono a esigenze reali. Il merito, poi, è sotto gli occhi di tutti: più investimenti, più assunzioni, più semplificazioni, più diritti da tutelare. In una parola semplice: più futuro per il Paese.
Questo decreto, appunto, è una risposta articolata e concreta all'urgenza di scuola e università, offrendo soluzioni normative e finanziarie in linea con gli obiettivi di coesione e innovazione del Paese. È la prova che l'Italia non solo sa progettare riforme sulla carta, ma sa anche realizzarle. Davanti a risultati del genere, credo sia doveroso provare un sentimento di orgoglio nazionale: orgoglio per gli insegnanti, i ricercatori, gli studenti, i medici e tutti coloro che avranno benefici da queste misure e potranno dare ancora di più al nostro Paese; orgoglio per un'Italia che torna a credere in se stessa, che investe sui propri figli, sul proprio ingegno, consapevole che lì risiede la chiave per un avvenire prospero; orgoglio per un Governo e per una maggioranza che hanno saputo mettere da parte le timidezze e l'immobilismo, scegliendo di agire, di innovare, di tracciare una rotta chiara verso il domani.
Colleghi, la storia del nostro Paese è illuminata da traguardi raggiunti grazie alla conoscenza: dalle università più antiche del mondo, alle scoperte dei nostri scienziati, all'umanesimo civile che ha alimentato il Risorgimento, fino alle grandi innovazioni mediche e tecnologiche del Novecento. Oggi con questo decreto torniamo a quella fonte di luce e torniamo, appunto, a dire che l'Italia farà della conoscenza, della cultura e della salute il proprio vessillo nel XXI secolo. È una sfida entusiasmante e noi siamo pronti ad affrontarla con umiltà e determinazione. Il Governo è e sarà il motore di cambiamento che abbiamo promesso ai cittadini, un cambiamento positivo, tangibile, che migliori la vita delle persone e restituisca speranza alle nuove generazioni. Confido nel sostegno convinto di questa visione e di queste misure. Continueremo a costruire l'Italia che vogliamo, un'Italia che crede in se stessa, un'Italia che non lascia indietro nessuno, un'Italia di cui essere tutti fieri
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Patty L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Ministra, colleghi, io parto dicendo, appunto, che sono nell'università da tempo. Quindi, adesso sono docente universitario, sono stata ricercatrice e veramente mi spiace molto quando sono qui, all'interno di un sistema che potrebbe e che deve fare la differenza, che deve migliorare la vita di tutti, quindi migliorando non solo la vita dei ricercatori, nel senso di avere degli alloggi, come è già stato detto, ma di avere la possibilità di studiare, di portare avanti quell'estro che c'è nei nostri giovani, e di poterlo fare, quindi, con un assegno dignitoso e farlo anche per lavorare per la propria comunità, perché la ricerca è importante, è ciò che ha mosso me anni fa ed è ciò che muove i nostri giovani, perché iniziamo a scoprire nuove cose, nuove cose che diventano quelle innovazioni necessarie non solo alla comunità, ma anche alla comunità delle piccole e medie imprese italiane che si trovano in un momento storico in cui devono fare una transizione, signori.
Allora la chiamiamo transizione ecologica o energetica - perché abbiamo problemi anche con l'energia, lo sappiamo -, ma è una transizione culturale che va fatta. È un cambiamento radicale perché altrimenti l'Italia resta indietro.
Come facciamo a non far restare l'Italia indietro? Secondo me, non lo facciamo costruendo un ponte o inserendo i risparmi o le risorse che abbiamo. Lo sappiamo che le risorse sono poche, Ministra. Ma se noi le mettiamo su dei grandi investimenti, che anche le stesse regioni stanno dicendo non ci servono, e non le mettiamo in ricerca, nel dare supporto e risollevare l'università, vorrei mettere anche la parola “pubblica” italiana - le private forse vanno già avanti da sé, nulla contro le private, funzionano benissimo, le conosco anch'io -, ma la pubblica, perché? Perché anche chi merita - e voi questa parola “merita” l'avete inserita come titolo in un Ministero -, chi merita, anche chi, magari non ha la possibilità, ma ha l'intelligenza, ha le capacità, può accedere a fare il ricercatore.
Quello che mi ha lasciata un po' perplessa - io ho delle cose che ho scritto, ma, ecco, mi viene un po' più spontaneo parlare così - è che cosa dico ai miei studenti quando mi chiedono: ma io vado avanti col dottorato? Cosa dico adesso che per accedere a questo concorso non c'è bisogno del dottorato, non c'è bisogno di un di secondo livello? Allora cosa facciamo? Si appiattisce tutto. Quindi, un ragazzo perché adesso deve continuare a studiare? E se studia - ripeto - se studia, quello che lui apprende lo mette a servizio della comunità, perché serve, servono delle persone che abbiano delle competenze. Ma chiaramente mi potrà dire: ma è inutile che io faccia il dottorato, tanto i titoli non mi servono se io vado a fare un bando. Non servono. Questo è critico. Io ho parlato con dei professori che gestiscono, anche a livello un po' più elevato, queste situazioni universitarie: sono veramente perplessi. Non possiamo appiattire tutto.
Parliamo di questo decreto: 160 milioni di euro per la ricerca. Ma sono purtroppo - lo stiamo dicendo e l'ha detto anche il collega - una ricollocazione di altri fondi; la realtà è questa, e i ricercatori sono un po' arrabbiati. Niente stabilizzazione, dicono quelli del CNR: siamo a 4.000 precari su 12.000 dipendenti. Le risorse previste ammontano a 160 milioni da destinare a specifici programmi di ricerca e al potenziamento di infrastrutture scientifiche. Quindi, che cosa abbiamo? Quaranta milioni per il 2025, 60 milioni per il 2026 e 60 milioni per il 2027. Però, lo ripeto, è una ricollocazione di fondi esistenti. Di che cosa parliamo, quindi? Stiamo parlando di investimenti che realmente non sono come avete detto: concreti, abbiamo avuto una visione di lungo periodo, sono in sinergia. L'approccio sistemico - di cui parlava anche il collega prima - purtroppo non c'è, perché non c'è nessuna visione strategica. Ma è un mascheramento, purtroppo, di nuovi tagli.
Perché se non ci sono risorse innovative o fondi - che avete preso da altre situazioni e avete inserito, proprio per dire: noi pensiamo ai nostri giovani, noi vogliamo che i nostri giovani restino in Italia e che facciano ricerca al servizio di questa comunità - scadranno anche i contratti di questi ricercatori del CNR, ma abbiamo 190 milioni per gli aumenti ai ministeriali. Anche qui, purtroppo, queste cose non le diciamo noi, le trovate su qualsiasi articolo di giornale, perché sono state dette dai nostri ricercatori, che sono delusi e stanchi. Quindi, ribadiamo: 15 milioni sono stati prelevati dall'esistente Fondo integrativo speciale per la ricerca, 25 dal Fondo italiano per la scienza, 90 dal Fondo italiano delle scienze applicate e 30 anche dal finanziamento del Consiglio nazionale delle ricerche. Non sono nuove risorse, risorse strutturali che permettano la stabilizzazione del personale e una programmazione delle attività almeno sul medio periodo. No, sono fondi che già esistevano.
Tutti quanti stanno dicendo il “gioco delle tre carte”, devo usarla anch'io questa espressione? Ma non mi piace usare questa espressione, perché a me intristisce, a me non fa piacere. Mi rendo conto delle problematiche della Ministra, che ha trovato una situazione critica. Io mi rendo conto di questo. Però mi farebbe piacere dire alla Ministra: è lei che deve puntare i piedi con gli altri Ministeri perché non possono spendere soldi su cose che non interessano ai cittadini italiani, che non servono ai giovani, che non servono per creare lavoro futuro.
Signori, noi abbiamo un'Italia ferma, noi abbiamo le imprese ferme. Non si cresce da tempo. Perché non si cresce? Non si cresce perché le imprese, soprattutto, non sono supportate da questo Governo; non si cresce perché non c'è nuovo lavoro. Ma come creiamo lavoro utile, lavoro , lavoro nuovo, se non iniziamo da una ricerca, da una ricerca applicata con progetti che poi diventeranno qualcosa di innovativo, che potrà essere utilizzata dalle imprese per andare avanti?
Signori, è un motore purtroppo, come dire, è una linea unica. È una specie di cerchio che si chiude: si parte dai nostri giovani, che saranno i che faranno un domani grandi le nostre società, le nostre imprese. Quindi, io ho dei adesso che devono andare all'estero. Chi mi resta in Italia? Chi mi resta a traghettare un'Italia che dovrebbe crescere e fare questa transizione? Non mi resta nessuno: è questo che mi sta preoccupando.
Abbiamo, poi, nel decreto un'altra cosa che sembra interessante: il Piano d'azione “Ricerca Sud”, per il quale vengono svincolati 150 milioni di euro. Lo scopo è quello di creare degli ecosistemi di innovazione, mi sta benissimo, in tutto il Mezzogiorno, mi sta bene anche questo. Quindi, significa rafforzare anche la sinergia fra atenei e imprese. Speriamo che sia così. Però, guardate, purtroppo non bastano. Perché bisogna ricordare che, stando alle dichiarazioni delle associazioni dei dottorandi italiani, nel 2026 saranno ben 2.000 i contratti di ricerca che scadranno e saranno soprattutto il Sud e le Isole a subirne gli effetti.
Allora, signori è inutile continuare a leggere i dati, il punto è questo ed è chiaro. Quando, si affronta un problema, si fa l'analisi di un problema - adesso parlo da ricercatrice - si fanno degli scenari futuri. L'analisi del problema significa che io prendo dei dati, verifico dei dati. Ma se i miei dati dicono già quanti sono i ricercatori precari e quanto servirebbe alle università per andare avanti, se il mio obiettivo futuro, lo scenario futuro è di risollevare il sistema Italia e di far restare i giovani, qui, a casa e, quindi, di sviluppare l'innovazione, l'intelligenza artificiale o tutte quelle che sono le dinamiche di ogni fascia - io ripeto di ogni fascia di ricerca: dalle scientifiche ma anche alle filosofiche, signori, perché servono anche quelle, servono tutte -, se è questo il mio obiettivo, se l'obiettivo è far crescere la mia Italia, io non capisco perché noi abbiamo solo spostato dei fondi che c'erano già.
E allora cosa vi devo dire che questo Governo non è stato capace di mettere nelle mani di questa Ministra del denaro, del denaro utile per poterla far lavorare? Perché io credo nella bontà della collega, assolutamente. Questo Governo ha purtroppo deciso di investire in altre cose. In altre cose che, a volte, anche noi, quando siamo qui e lavoriamo sui vari decreti, troviamo assurdo come soldi siano spostati su situazioni che per noi non servono a nulla o, almeno, il “nulla” per noi significa nulla che porti a un miglioramento della qualità della vita dei cittadini, delle famiglie e delle imprese. L'obiettivo di chi sta in questo Parlamento è questo. Noi siamo qui per questo: fare una fotografia della situazione italiana e migliorarla. Il decreto, che è un'urgenza, serve a questo, l'urgenza serve a risolvere i problemi. Quindi, il DL Università, che magari era tanto atteso e, magari, tutti si aspettavano qualcosa in più, purtroppo non ha nulla in più, niente, nulla di particolare. Abbiamo ancora le tasse elevate per le borse di ricerca. Quindi, signori, veramente io vi chiedo, come avete fatto decreti e decreti e magari li ripetete con lo stesso nome nel tempo, ripensateci. A me farebbe piacere se fra qualche mese si riparlasse in queste Aule di ricercatori, di università e finalmente riuscissimo a mettere le risorse necessarie per far muovere il Paese, per far muovere l'Italia. Evitiamo che continui a stare in questa fase di stagnazione. Non è una stagnazione solo economica, signori. Questa è una stagnazione anche, come dire, culturale. Tutto fermo. È tutto fermo.
Non possiamo muovere nulla. I soldi non so dove stanno andando, in direzioni assolutamente inutili. C'è uno spreco di denaro pubblico che deve essere - ripeto - investito prima di tutto per i nostri giovani, per le famiglie e le piccole e medie imprese.
Signori, è chiaro che, per il MoVimento 5 Stelle, questo decreto che state portando avanti non avrà assolutamente il nostro parere positivo .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, signora Ministra, per uno strano caso del destino questo decreto arriva in Aula alla Camera proprio due giorni dopo il raggiungimento dell'accordo sui dazi tra Stati Uniti e Unione europea. Questo accordo, signora Ministra, dal nostro punto di vista, è una grande sconfitta prodotta dall'inesistenza di alcuna reazione europea e indebolirà il nostro sistema produttivo e industriale, facendo perdere all'Italia e all'Europa punti di PIL e posti di lavoro.
Il Primo Ministro francese Bayrou ha detto che è un giorno buio quello in cui un'Alleanza di popoli liberi, riuniti per affermare i propri valori e difendere i propri interessi, si rassegna alla sottomissione. Il Premier ungherese Orbán, invece, ha gettato la maschera e ha esultato, dicendo che l'intesa è peggiore di quella siglata tra gli Stati Uniti e Gran Bretagna e che il Presidente Trump si è mangiato Ursula a colazione. Così facendo, esultando quindi per un accordo che fa male all'Europa, ha reso finalmente palese cosa noi di Alleanza Verdi e Sinistra intendiamo dire quando sosteniamo che esiste un'Internazionale nera che lega Trump ad alcuni europei, tra cui il vostro amico Orbán, la vostra amica Le Pen, la di AfD Alice Weidel e, infine, anche Matteo Salvini e Giorgia Meloni che agiscono in combutta con Trump anche dall'interno per la distruzione e l'indebolimento dell'Unione europea.
L'accordo, signor Presidente, signora Ministra, è frutto di una completa subalternità dell'Europa. È una resa che dà a Trump molto di quello che Trump voleva. Prevede, infatti, che gli Stati Uniti impongano dazi del 15 per cento sulla maggior parte delle importazioni dall'Unione europea, tra cui anche i prodotti dell'industria farmaceutica, i semiconduttori e le auto, e in più questo dazio del 15 per cento non si applicherà invece alle importazioni di acciaio e di alluminio, sui quali rimarranno in vigore dazi del 50 per cento.
Allo stesso tempo, l'Unione europea non imporrà dazi sulle importazioni di merci statunitensi e questa è una concessione importante, anche perché gli Stati Uniti sono il primo commerciale dell'Unione europea. L'Europa - e quindi anche l'Italia - si è inoltre impegnata ad acquistare gas ed energia per 750 miliardi di dollari e a investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti invece che sul proprio territorio.
È evidente quanto l'accordo sia asimmetrico, anche perché arriva dopo altre grandi concessioni ottenute dagli Stati Uniti negli scorsi mesi, anche dai Paesi europei, come l'impegno ad alzare al 5 per cento del PIL la spesa militare dei Paesi NATO e l'esenzione per le aziende statunitensi della nuova tassa globale sulle multinazionali.
Ciò che risulta più incredibile è che questo scellerato accordo, che il vostro Governo definisce “sostenibile” senza pudore alcuno, è stato accettato senza minacciare alcuna ritorsione. Il famoso bazooka, quello che andava usato sulle importazioni di servizi digitali americani, è rimasto nel cassetto. Le , le tecno-oligarchie americane, che sono il cuore del potere politico di Donald Trump, continuano a beneficiare di un via libera fiscale in Europa. Si è tanto parlato dell'attivazione dello strumento anti-coercizione europeo, cioè di questo bazooka che prevede di tassare i servizi digitali americani o di escluderli dai mercati pubblici europei, eppure l'Europa ha preferito accettare la coercizione, come Giorgia Meloni ha sostenuto fin dall'inizio di questa vicenda.
A voi, Ministra - questa è la verità -, dell'Italia non importa nulla, vi importa solo di mantenere le vostre relazioni internazionali. E perché parlo di tutto questo? Perché tutto questo metterà sotto forte pressione il tessuto economico europeo e italiano, aumentando la concorrenza e costringendo molte aziende, in particolare quelle italiane, che sono meno competitive dal punto di vista tecnologico, ad affrontare una crisi senza precedenti. Trump vuole reindustrializzare gli Stati Uniti, deindustrializzando l'Europa. Questo deve essere chiaro.
E qui, quindi, veniamo al dunque, cioè alla nostra industria e al nostro sviluppo economico. In uno scenario come questo, signora Ministra, un Governo che abbia a cuore i destini del Paese e il suo sviluppo economico e anche sociale avrebbe reagito annunciando almeno enormi investimenti nella ricerca pubblica, legandoli a un piano di politica industriale e dettagliando anche un grande piano di reclutamento che dia sollievo ai tanti straordinari ricercatori italiani. E non, come invece avete fatto, investimenti epocali e miliardari in armamenti, non follie come il ponte sullo Stretto, non ulteriori miliardi di favori fiscali ai super ricchi e agli evasori, ma invece investimenti su ciò che abbiamo di più prezioso per il futuro, ossia il sapere, la conoscenza e l'innovazione . Un piano come quello che noi di AVS proponiamo da molto tempo e che dovrebbe prevedere, per esempio, nell'arco dei prossimi 7 anni, un incremento degli organici di almeno 45.000 unità: 25.000 docenti associati, 5.000 tecnologi a tempo indeterminato, 10.000 tecnici amministrativi e bibliotecari e almeno 5.000 contratti di ricerca. Questo sarebbe urgente per risolvere la drammatica precarietà in cui vivono oggi oltre 30.000 precari, tra ricercatori a tempo determinato, assegnisti di ricerca e docenti a contratto, e per invertire la tendenza negativa iniziata - questo va detto - dal 2008 e che ha portato a una perdita di oltre 15.000 posizioni strutturate. Stiamo parlando di una perdita del 24 per cento delle posizioni strutturate.
Ecco, allora, solo un intervento serio e strutturale potrà consentire al nostro Paese di affrontare le nuove sfide competitive globali. Invece, oggi ci troviamo qui per esprimere con fermezza e chiarezza la nostra netta contrarietà a un decreto-legge - l'ennesimo - che interviene ancora una volta sul tema della ricerca, dell'università e dell'istruzione senza mettere in campo ciò che servirebbe.
Ancora una volta, si conferma un quadro complessivo in cui una norma dietro l'altra e gli annunci di facciata corrispondono a fregature e misure del tutto insufficienti. Siamo, infatti, di fronte all'ennesimo decreto che promette molto, almeno nei suoi annunci, ma non mantiene quasi nulla. È un provvedimento che definirei un vero e proprio inganno, un “gioco delle tre carte” ormai tipico della maggioranza che sostiene questo Governo. Si parla di risorse per ricerca e università, ma non si aggiungono fondi nuovi: si redistribuiscono semplicemente quelli esistenti, sottraendoli da altre voci di bilancio già destinate proprio alla ricerca e all'università stessa.
È grave, ad esempio, che i 160 milioni per gli enti di ricerca, di cui qui si parla, siano di fatto un'illusione tecnica, una partita di giro che ha spostato le risorse dal Fondo integrativo sociale, da quello per la scienza e da quello per le scienze applicate e ha usato tagli di 30 milioni addirittura al CNR, che erano stati stanziati dal Governo Draghi.
Così come anche i 150 milioni, che qui presentate per un fantomatico Piano di ricerca Sud, sono tecnicamente un'impostura, perché sono fondi già allocati per la creazione degli ecosistemi dell'innovazione nelle regioni meridionali e che non siete stati in grado di spendere.
Tutto questo mentre negli enti di ricerca ci sono almeno 6.000 ricercatori che attendono un contratto dignitoso e a cui non offrite percorsi sufficienti di stabilizzazione e non offrite nemmeno sufficienti concorsi. Evidentemente, preferite che se ne vadano e che le risorse del PNRR, investite sul loro lavoro in questi anni, si trasformino in uno spreco per l'Italia e in un vantaggio per qualche altro Paese.
Signora Ministra, questo decreto, al di là della retorica ufficiale, non contiene, come ho detto, un solo euro aggiuntivo. È una partita di giro che serve a generare titoli di giornale, ma che non produce alcun reale cambiamento strutturale.
Intanto, l'Italia rimane tra i Paesi europei che investono meno in ricerca e questo peserà nei prossimi anni, soprattutto alla luce dell'accordo sui dazi: appena l'1,4 per cento del PIL, contro una media europea del 2,2 e, di questo misero 1,4, la maggior parte deriva da fondi privati, mentre l'investimento pubblico rimane marginale. Senza un'inversione radicale di tendenza, la ricerca italiana continuerà ad arretrare. Questa situazione è aggravata, per giunta, dal fatto che, in Italia, la percentuale di laureati tra i 25 e i 34 anni è significativamente inferiore alla media europea: 26,8 per cento contro il 41,6 per cento europeo, con un rapporto docenti/studenti tra i peggiori in Europa: un docente ogni 29 studenti, ben distante dalla media UE di un docente ogni 14,3 studenti.
Questo dato parla di una Caporetto dell'Italia sul grande tema del diritto allo studio. Milioni di ragazzi e ragazze hanno enormi difficoltà a proseguire gli studi all'università, non riescono a pagare i libri, gli affitti sono ormai alle stelle e costano anche troppo i trasporti. Ministra, glielo dico: siamo tornati al tempo in cui solo i figli della borghesia potevano permettersi di studiare .
E voi, che dovreste risolvere questo gigantesco problema, che cosa fate? Nulla, non fate nulla. Per i giovani di questo Paese c'è solo sfruttamento o emigrazione forzata. Siete riusciti persino a buttare i fondi del PNRR che dovevano servire ad affrontare l'emergenza abitativa degli studenti universitari. Qui, Ministra, è proprio il caso di dire, anche se è spiacevole, che ve lo avevamo detto, perché abbiamo affermato decine di volte in quest'Aula che i fondi dovevano essere destinati a strutture pubbliche e non alla speculazione dei privati. E, invece, il risultato qual è stato? Che il PNRR aveva previsto 60.000 posti letto entro il 2026, e oggi ne sono stati realizzati appena 11.000. Le sembra un successo? A noi sembra un disastro, ma, tanto - questo è quello che pensano molti nella sua maggioranza, forse non lei, ma sicuramente molti parlamentari -, ci sono le università telematiche. I ragazzi e le ragazze delle famiglie più deboli e a basso reddito diventeranno polli da spennare grazie al grande delle università a distanza, che garantiscono, sì, il conseguimento di un titolo, ma non garantiscono la qualità della formazione e della didattica. Ecco, allora, quanti altri favori vi chiedono di fare i lobbisti del mondo delle telematiche che si aggirano nelle stanze di questo Parlamento? Siamo curiosi di vedere quali altre sorprese ci riserverà il futuro, visto che fin qui non siamo riusciti ad ottenere che le telematiche vengano regolamentate e che i loro criteri di accreditamento diventino uguali a quelli delle università pubbliche.
Infine, torniamo un attimo sul versante della precarietà, perché la situazione è davvero drammatica: oltre il 50 per cento del personale negli enti pubblici di ricerca vive in condizioni precarie e nelle università la quota raggiunge il 35 per cento. Noi avevamo già proposto, nella scorsa finanziaria, un piano straordinario di stabilizzazione, un aumento strutturale del Fondo ordinario per gli enti pubblici di ricerca, ma il Governo ha imboccato, con l'emendamento Occhiuto, la strada opposta e contraria: il ritorno ad una precarietà selvaggia, fatta di contratti pagati male, senza contributi pensionistici, senza maternità e senza malattia. Per voi la ricerca non è un lavoro e non è un lavoro subordinato, ma è una specie di sacrificio mistico che i giovani, idealisti e sprovveduti, devono accettare di svolgere a qualsiasi condizione di sfruttamento. La conseguenza concreta è che migliaia di giovani ricercatori e giovani ricercatrici - e questo ce lo dicono i numeri e i dati - fanno quel che possono e, cioè, fanno le valigie, abbandonando l'Italia o la ricerca stessa, provocando una drammatica perdita di talenti e di potenziale innovativo per il nostro Paese. Sono più di 30.000 i ricercatori e 40.000 i dottorandi che avete condannato, tagliando alle università italiane più di un miliardo. Avete operato un taglio diretto al FFO di 178 milioni, uno stralcio al Piano straordinario 2022 di 340 milioni, il mancato rimborso dell'aumento dei costi del personale per l'inflazione e per il rinnovo del contratto, pari a 300 milioni. E quindi, in conseguenza di queste misure, negli ultimi due anni, le università statali hanno dovuto bloccare il reclutamento, tagliare dei progetti di ricerca, utilizzare quei contratti precari e quelle docenze gratuite, che voi gli avete fornito sul piatto d'argento, come soluzione all'impossibilità di gestire i tagli senza bloccare l'intero sistema.
Dovremmo parlare anche di scuola, signora Ministra. Ho sentito che il collega Cangiano ha usato le parole “celebrare i successi del Governo”. Lo dovremmo fare, anche perché questo decreto sarebbe urgente anche in virtù dell'avvio dell'anno scolastico a settembre. Peccato che alla scuola dedichiate, come al solito, solo misere misure destinate a correggere qualcuno dei clamorosi pasticci che fate, rendendo il reclutamento degli insegnanti una , tra collezione di crediti formativi, abilitazioni, concorsi introvabili e inesistenti, costi esorbitanti dei concorsi che, anche una volta vinti, non garantiscono la cattedra, e quindi anni e anni di supplenze precarie; per poi, una volta che questi docenti riescano a sedersi finalmente in cattedra, trovare classi-pollaio, bambini con famiglie in difficoltà, per i quali non c'è alcuno strumento vero di aiuto e di sostegno, e ai quali volete che venga propinata quell'istruzione ideologica, quel Bignami di sovranismo e nazionalismo retorico, che ha ispirato le nuove indicazioni nazionali del Ministro Valditara. Mentre voi, con Cangiano, celebrate i vostri successi, noi, invece, facciamo assemblee con docenti esasperati, che ci telefonano dalla mattina alla sera per il caos e la confusione in cui si trovano a vivere. Mi chiedo, ogni tanto, se viviamo nello stesso Paese; probabilmente, no.
Allora, signora Ministra, tutto questo per noi è inaccettabile. Noi, ormai, non facciamo più un'opposizione semplicemente politica, noi facciamo un'opposizione civile ed etica.
Il si chiedeva, pochi giorni, mettendo la foto della Presidente Meloni in prima pagina: “Dove Giorgia Meloni sta portando l'Europa”. Ecco, noi, a guardare i vostri provvedimenti, uno dietro l'altro, abbiamo capito qual è la risposta: la porterà a sbattere, come sta portando a sbattere l'Italia. Arriverà il momento della verità e, purtroppo, sarà un momento triste e doloroso, perché sarà il momento in cui questo Paese si renderà conto di essere diventato un Paese anziano e povero, arretrato e oscurantista, indebolito e sfiancato. Ministra, noi preferiremmo non arrivarci. Vogliamo cambiarlo prima che sia troppo tardi, in nome delle giovani generazioni, del loro sapere e del loro futuro, e per questa ragione voteremo “no” anche a questo provvedimento .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice, deputata Beatriz Colombo: non intende replicare.
Ha facoltà di replicare il Ministro dell'Università e della ricerca, senatrice Anna Maria Bernini.
ANNA MARIA BERNINI,. La ringrazio, signor Presidente, grazie a lei… si muove un po' il microfono... grazie a lei, grazie relatrice Colombo, grazie a tutti coloro che sono intervenuti, a partire dall'onorevole Ricciardi, l'onorevole Cangiano, l'onorevole L'Abbate, l'onorevole Piccolotti. Grazie a tutti loro, che hanno dato a me e al Governo degli spunti di riflessione, perché credo che ognuno di noi sia consapevole del fatto che la critica vada sempre ascoltata e metabolizzata... scusi, ma io ho paura di toccarlo perché l'ultima volta mi è rimasto in mano…
PRESIDENTE. Vediamo se riusciamo a posizionare il microfono all'altezza giusta. Provi, perché non si sentiva benissimo.
ANNA MARIA BERNINI,. Come dicevo, per noi la critica è importante, tanto quanto è importante la precisione dei numeri. Io mi permetto di sottolineare alcuni elementi, da portare all'attenzione dei colleghi che sono intervenuti e di cui, vi assicuro, ho ascoltato con molta attenzione tutte, dico tutte, le argomentazioni.
Comincio da quello che ci sta più a cuore: il diritto allo studio. Tutti, più o meno, i colleghi che sono intervenuti sul punto, con diverse modulazioni di intensità e di frequenza, hanno parlato della necessità di dare all'università una valenza e una capacità di accoglienza sempre più inclusiva, democratica e aperta, ritenendo che, attualmente, l'università abbia irrigidito questi requisiti, diventando più legata al censo o, addirittura - mi sembra siano state queste le parole -, più escludente rispetto a soggetti che non hanno la possibilità di accedere all'università.
Ora, mi permetterò di dare numeri che sono certificati dalle leggi di bilancio, certificati da documenti ufficiali. Non mi permetterei mai di venire in quest'Aula, di cui ho un profondissimo rispetto, di parlare a colleghi, nei confronti dei quali nutro altrettanto rispetto, dando numeri che non siano esattissimi.
Allora, per quanto riguarda il diritto allo studio, che, ripeto, è la cosa che in assoluto ci sta più a cuore, vorrei significare ai colleghi che il 40 per cento delle studentesse e degli studenti che frequentano l'università italiana la frequentano gratuitamente, in quanto capaci, meritevoli, ancorché privi di mezzi e che questo Governo ha messo a disposizione 880 milioni di euro, unitamente alle regioni - perché, come sapete, il diritto allo studio ha valenza regionale, quindi, è cofinanziato dallo Stato, dal Governo, in questo caso dal Ministero dell'Università e della ricerca e dalle regioni -, fondi sufficienti per coprire, per la prima volta, una categoria orribile degli idonei non beneficiari, soggetti che avevano diritto alla borsa di studio, ma che non avevano sufficienti fondi per essere finanziati. Quindi, il 40 per cento degli studenti frequenta gratuitamente - quindi, offerta formativa, vitto e alloggio - l'università italiana. Il restante 35 per cento ha, comunque, agevolazioni, e quello che resta paga.
Una somma che, comunque, rispetto agli omologhi europei, per non parlare del modello anglosassone, ripeto: sono numeri certificati che - mi auguro che ciascuno di voi abbia sufficiente fiducia nella sottoscritta da pensare che siano veri - si possono verificare con molta facilità. Sono rette universitarie, che non sono minimamente paragonabili, quelle pagate dai restanti soggetti, che sono pochi, che pagano la retta per intero, sicuramente non al modello angloamericano che avete evocato, né tanto meno alle principali università europee, nonostante la qualità dell'offerta formativa garantita dalla nostra università sia straordinariamente alta.
Quindi, per quanto riguarda il diritto allo studio riferito all'accesso all'università, mi permetto di dissentire da quello che i colleghi hanno detto, perché l'accesso all'università è diventata vieppiù democratica, perché, nel 2022 questa percentuale si attestava intorno al 20 per cento.
: ho sentito citare, anche nella discussione generale dei vostri omologhi del Senato della Repubblica, 11.000 posti letto. Anche in questo caso, mi permetto di dare numeri diversi.
Noi abbiamo un bando PNRR a sportello, verificabile (ha un cruscotto), che, ad oggi, dà, tra domande ammesse, ammissibili e protocollate, il numero di 58.000, verificato ora, proprio per darvi il numero esatto. Verificabile. Noi abbiamo fatto un accordo con l'Agenzia del demanio, ogni settimana inauguriamo studentati, sia in base alla legge n. 338 del 2000, quindi cofinanziamento università-MUR, sia da bando PNRR, dove abbiamo messo a disposizione 1 miliardo e 200 milioni di euro che noi vogliamo spendere. Quindi, i conti si fanno alla fine, si fanno ad aprile-giugno 2026.
Come tutti voi sapete, non ho voluto rinunciare al dei 60.000 posti letto, perché ridurre il sarebbe stato inevitabilmente rinunciatario rispetto ad obiettivi che sono comunque rischiosi. È ovvio che 60.000 posti letto siano un obiettivo ambiziosissimo, calcolando che, prima, al 2022, ce n'erano 40.000 fatti in quarant'anni di storia repubblicana italiana. Noi, in tre anni, pretendiamo di farne 60.000. Che sia un progetto ambizioso va senza dirlo, è un principio, è un dato di realtà. Però, ci proviamo, perché, avendo a disposizione 1 miliardo e 200 milioni di euro, non possiamo permetterci di privare le studentesse e gli studenti dell'opportunità di avere un posto letto, perché noi passiamo, i posti letto restano.
Secondo elemento. Si è detto, nella discussione generale, che questo decreto non è risolutivo. Senza dubbio. È una tappa di percorso. Mi permetto di ribadire quello che ho sempre detto, a partire dal 2022, io non credo nella grande riforma. Credo in una visione che si realizza attraverso diversi provvedimenti di normazione primaria, da condividere con il Parlamento, e legati ai poteri che mi dà il Ministero che mi onoro di servire.
Quanti fondi alla ricerca? Quest'anno, il Fondo ordinario per gli enti pubblici di ricerca - stiamo parlando di enti pubblici di ricerca - ammonta a 1 miliardo e mezzo di euro - circa 15 milioni di euro in più rispetto all'anno scorso - a cui si aggiungono i 160 milioni di euro che voi vedete indicati da questo decreto, che ho dovuto ricollocare ora, perché lo consideravo meritevole, per tutti i motivi che voi avete giustamente elencato nei vostri interventi; in particolare, l'onorevole L'Abbate ha spiegato come sia importante attrarre ricercatori e l'unico modo per attrarli è potenziare le nostre infrastrutture di ricerca. L'unico modo per fare tornare i ricercatori, oltre che per non farli partire - ma il tema vero è farli tornare - e per far venire ricercatori stranieri dall'estero per potenziare la nostra comunità scientifica, è investire sulle infrastrutture di ricerca.
Quindi, questi 160 milioni di euro sono un premio che noi diamo agli enti di ricerca, che siano Istituto nazionale di fisica nucleare, Istituto nazionale di astrofisica, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, CNR, che hanno fatto investimenti su infrastrutture di ricerca che portano progetti di ricerca e quindi ricercatori; perché i ricercatori sono come le rondini, seguono i progetti di ricerca.
Fondi stanziati: 11 miliardi di euro PNRR, che sono stati allocati (anche in questo caso abbiamo numeri verificabili attraverso una certificazione MIUR che passa attraverso la Corte dei conti e la Corte dei conti europea, quindi non può essere oggetto di fraintendimenti o di numeri imprecisi da parte della sottoscritta), che sono stati investiti proprio in infrastrutture di ricerca. Perché la nostra visione è: l'unico modo per far crescere la ricerca in Italia, per aumentare quella percentuale - che, sono d'accordo, troppo bassa, di fondi investiti nella ricerca, sono d'accordissimo, è troppo bassa, deve essere alzata - è investire su infrastrutture di ricerca, su temi sfidanti, prospettici e dirompenti, , che portino la ricerca in Italia a rafforzarsi sempre di più e i ricercatori italiani ad essere sempre più capaci di interfacciarsi con comunità scientifiche che ritrovano anche nel loro paese. Un esempio: 320 milioni di euro sul Centro nazionale di ricerca in , capofila l'Università di Bologna, Tecnopolo di Bologna, che noi abbiamo upgradato per tre volte. In questo momento, il supercalcolo italiano è secondo nel mondo, dopo gli Stati Uniti e prima del Giappone. Verificare: Tecnopolo di Bologna. Verificare i numeri; sono pronta a qualsiasi verifica.
Secondo investimento: 320 milioni di euro - solo per cominciare - al Centro nazionale per lo sviluppo di terapia genica e farmaci a RNA, capofila Università di Padova. Qual è la caratteristica di questi centri nazionali che mettono insieme imprese, enti di ricerca, università e territori? Questo è l'ecosistema virtuoso e vincente per far sì che la ricerca italiana sia una ricerca stabile, stabilizzata, vincente e performante in Italia, in Europa e all'estero.
Terzo investimento: 320 milioni di euro sulla mobilità sostenibile, capofila Politecnico di Milano. Anche in questo caso, università, enti di ricerca, imprese, territori e, a volte, anche il Terzo settore e associazioni di categoria, come Confindustria, nel suo complesso.
Quarto: Centro nazionale . Agricoltura tecnologica.
Ora, l'agricoltura non si fa più solo con il lavoro della persona e con gli strumenti ordinari. Si fa con i droni, con i satelliti, con la genomica, con la metabolomica, con l'aerospazio. Noi su questo stiamo investendo; capofila la Federico II, fatto a Napoli di HPC di Bologna, che ha aperto recentemente un super computer dedicato alla cybersicurezza a San Giovanni a Teduccio - il suo nome è Megaride - che si occuperà di cybersicurezza e di assistenza alla piccola e media impresa. Tutto questo è pubblico. Ultimo, ma non meno importante, centro nazionale: 320 milioni, anche adesso; Napoli, sul contrasto alla perdita di biodiversità, capofila CNR. Adesso si uniscono partenariati estesi, ecosistemi dell'innovazione; adesso si uniscono fondi che noi abbiamo messo sul Fondo italiano per la scienza, 460 milioni; è aperto il bando per progetti di ricerca; è aperto ora.
Avete parlato degli Stati Uniti di Trump: ove i definanziamenti portassero alla scelta, da parte di ricercatori, magari italiani, europei, che sono andati in America, di tornare, abbiamo aperto un bando a sportello di 50 milioni (è ancora aperto, si chiuderà a brevissimo), per farli tornare; soprattutto i ricercatori dotati di ERC - quindi, diciamo, di capacità di ricerca già un po'evoluta - e che abbiano l'attitudine al trasferimento tecnologico perché è in assoluto quello che manca al nostro mondo. Abbiamo tanti uffici di trasferimento tecnologico, ma stiamo formando adesso i nostri .
Ancora, avete parlato di tagli all'università: io non so come sia calcolato questo miliardo di euro di tagli sul 2024, cioè se ci mettete la svalutazione; io non sono il MEF, non è mai successo che si sia calcolata, in un fondo di finanziamento ordinario, la svalutazione; l'aumento del costo della vita, non è mai successo. Questo è un tema a dir poco insidioso e un po' pretestuoso. Noi abbiamo aumentato il Fondo di finanziamento ordinario di 336 milioni e questo dato è oggettivo, è inserito in legge di bilancio, tabella di legge di bilancio, 336 milioni che saranno dedicati anche a quella ricerca che anche le università fanno. E non ci fermiamo qui: abbiamo aggiunto per la riforma di medicina 50…anzi 25 milioni l'anno scorso e 50 milioni quest'anno. Se c'è una cosa che non si può fare, non solo in Italia, ma in tutto il mondo, sono le riforme a costo zero e noi non abbiamo mai pensato di fare riforme a costo zero. Questi numeri - i numeri che mi sto permettendo di darvi a rischio di tediarvi, ma mi fermo subito - sono numeri verificabili, certificati - ripeto - da documenti, norme, tabelle di legge di bilancio, verifiche contabili da parte della Corte dei conti. Non ci permetteremmo mai di non prendere sul serio questo momento storico che è importantissimo.
Non è vero che la ricerca è sottofinanziata, non è vero che le università non hanno fondi, le università sono in attivo di un miliardo. Non esiste… Anche qui, mi permetto, non farei mai una sfida al Parlamento, ci mancherebbe, mi permetto di chiedere a ciascuno di voi di trovare un bilancio di un'università italiana che non sia in attivo; sono tutti in attivo.
Il tema da affrontare insieme sarà dal 2026 in poi quando, calando le riforme del Piano nazionale di ripresa e resilienza, si dovrà entrare a regime. Abbiamo già predisposto dei fondi, 300 milioni, sulla base di indicatori di KPI che abbiamo fatto insieme a Confindustria, per fare in modo che le infrastrutture di ricerca, che noi abbiamo creato, reggano a questo passaggio.
Quindi, per fare di una lunga storia qualcosa di breve, io lo ripeto: non voglio che i colleghi considerino questo decreto il Nadir e lo Zenit della nostra visione sulla ricerca, perché non è così, è solo un passaggio di tappa, è solo una parte di un percorso molto più ambizioso da condividere. Questo è un decreto-legge semplicemente perché devo appostare fondi in luoghi dove questi fondi sono più efficaci e più in grado di produrre frutti. Non posso permettermi di chiedere al contribuente italiano altri fondi perché tutto ciò che viene pagato nelle università pubbliche e negli enti pubblici di ricerca viene pagato dai soldi dei contribuenti. Quindi la prima cosa che io ho il dovere di fare è fare buona spesa in casa mia, altrimenti non potrei chiedere alle università di fare buona spesa in casa loro.
Collega Ricciardi, lei sa molto bene… Chiedo scusa, Presidente, ricordo al collega Ricciardi, che lo sa molto bene, che le università sono dotate di autonomia, quindi io non ho potere di dare istruzioni alle università; le università fanno come credono sia sotto il profilo della scelta della qualità dell'offerta formativa - e meno male, io lotterò per sempre perché questo continui ad avvenire, fino all'ultimo respiro - ma anche per la . Quindi noi possiamo dare suggerimenti alle università, vediamo anche noi che ci sono, diciamo, delle sostenibilità diverse da parte dei diversi atenei, ma possiamo solo dare dei suggerimenti. Un unico particolare ulteriore: lei ha indicato - e lo ha fatto anche la collega Piccolotti e in parte anche la collega L'Abbate -, con stupore, il fatto che noi abbiamo ridotto i criteri di selezione per partecipare a un concorso MUR. Mi permetto due considerazioni, la prima di carattere generale: i criteri di selezione, i requisiti di selezione non sono i criteri di valutazione. Noi diamo anche a chi non ha un dottorato e un di secondo livello la possibilità di accedere al concorso MUR. E mi permetto di ricordare - questa è una cosa molto più specifica - che proprio dal Partito Democratico, qualche anno fa, è arrivata al Ministero dell'Università la richiesta di ridurre questi requisiti perché sovradimensionati. Ripeto, altro è il requisito per l'accesso, altro sono i criteri di valutazione. Noi siamo per la valorizzazione dei dottorati, siamo assolutamente d'accordo e cercheremo di fare in modo che i dottorati vengano valorizzati anche e soprattutto nella pubblica amministrazione, dove lo sono troppo poco, ma il concorso MUR, il concorso MUR è altro; è un elemento singolo, non una generalità. Chi ha parlato di questa parte della norma ne ha parlato come se fosse una generalizzazione: non è così; ripeto, in parte risponde a una richiesta che ci viene dallo stesso Partito Democratico ma, voglio dire, solo i paracarri non cambiano idea, quindi ci mancherebbe.
Tutto ciò premesso, - ripeto - sono a disposizione, non ho fatto un provvedimento che non fosse condiviso; sulla riforma di medicina tutti sono testimoni del fatto che abbiamo aperto alla collaborazione di tutti i gruppi parlamentari di maggioranza e di opposizione; lo stesso faremo per l'abilitazione scientifica nazionale, le specializzazioni, per tutti i provvedimenti che passeranno per il Parlamento. Questa è la nostra linea, ma vi prego: non considerate un decreto-legge come l'inizio e la fine della visione del Ministero dell'Università e di questo Governo perché non è così. È semplicemente l'allocazione di fondi e la soluzione di problemi. Uno, ad esempio - avete parlato delle educatrici - che risale al 2017, è stato creato dal 2017; noi lo abbiamo risolto. Non è peccato, lo abbiamo risolto tutti insieme. Non è peccato, non fatecene una colpa; educatrici, dotate di un titolo, sarebbero rimaste senza la possibilità di lavorare. Non è peccato, riteniamo di avere fatto una buona cosa. Quindi, aiutateci ad aiutarvi, perché noi ci siamo e siamo disponibili ma sui numeri - quelli giusti -, non sulle strumentalizzazioni, perché su quello sinceramente, anche di fronte ai cittadini, di fronte alle persone che ci ascoltano non è opportuno confrontarsi. Facciamo un confronto leale, serio sui numeri quelli veri e su quello troverete sempre sia il Ministero dell'Università, sia questo Governo .
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato alla parte pomeridiana della seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni Zanella ed altri n. 1-00462 e Riccardo Ricciardi ed altri n. 1-00481 concernenti iniziative volte a contrastare l'aumento delle spese militari a favore di politiche in campo sociale e ad aderire al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari.
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
È iscritto a parlare il deputato Fratoianni, che illustrerà anche la mozione Zanella ed altri n. 1-00462 , di cui è cofirmatario. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signora Sottosegretaria, il 24 e il 25 giugno di quest'anno, quindi pochi giorni fa, a L'Aia si è svolto un vertice della NATO molto importante: è stato definito da molti il vertice del riarmo. In quell'occasione il nostro Paese, senza colpo ferire e senza coinvolgere il Parlamento della Repubblica preventivamente in una discussione su un punto così rilevante, ha sottoscritto un accordo - o, meglio, un'imposizione di Donald Trump - per adeguare la spesa militare e per la difesa del nostro Paese al 5 per cento del PIL. Si tratta di un aumento poderoso della nostra spesa militare e il nostro Governo ha dichiarato, qualche mese fa, di aver raggiunto finalmente - bontà loro - il 2 per cento del PIL in spesa militare. È una dimensione di investimento che a noi pareva e pare già di per sé molto al di sopra delle necessità, in un Paese nel quale le spese e gli investimenti necessari a rispondere ai bisogni della maggioranza dei cittadini e delle cittadine su tutte le questioni fondamentali, che hanno a che fare con la vita delle persone in carne e ossa, latitano o sono, comunque e strutturalmente, largamente insufficienti.
Nonostante tutto questo ci siamo impegnati a dire “sì” alle pretese di Donald Trump, a cui ormai quotidianamente diciamo “sì”, come abbiamo visto dai commenti entusiastici del nostro Governo al disastroso accordo sui dazi, alla capitolazione sui dazi sottoscritta da Ursula von der Leyen soltanto qualche ora fa in Scozia. Abbiamo detto “sì” a un aumento che porta, in termini concreti, la nostra spesa per il settore della difesa, per il settore militare e per le armi, dal 2 per cento nominale - e dico nominale perché, per la verità, quell'obiettivo dichiarato trionfalmente raggiunto dal nostro Governo è un obiettivo che si misura con qualche gioco contabile, inserendo, cioè, in quel anche spese che non hanno direttamente a che fare con la difesa o con il settore degli armamenti; tuttavia, lasciamo stare il gioco contabile, stiamo alle cifre nominali - al 5 per cento del PIL nel settore della difesa, che significa passare dai circa 32-33 miliardi di euro di spesa annua, cioè di spesa corrente - non stiamo parlando di una spesa , di un grande investimento che ci serve in quel momento per fare un salto di crescita, ma di una spesa corrente - , a una spesa corrente che sta intorno ai 100 miliardi di euro all'anno, cioè qualcosa come 66, 67 o 68 miliardi in più all'anno di spesa militare.
Si dice: ma non vi preoccupate perché abbiamo ottenuto un importante sconto; ci consentiranno di dilazionare questa spesa, perché abbiamo qualche problema, siamo esposti dal punto di vista del debito; insomma, lo sapete, facciamo già tanta fatica, siate buoni, consentiteci di arrivarci con calma. In ogni caso e anche alla luce di questo dilazionamento, che, per la verità, configura, persino dal nostro punto di vista, un'aggravante, vi siete presi la responsabilità di firmare anche per le prossime generazioni un aggravio sulla spesa pubblica così poderoso su un settore come quello della spesa militare.
Allora, andiamo per ordine. Ci avete detto e ci dite ormai quotidianamente, in un'impressionante normalizzazione della guerra come strumento naturale di risoluzione dei conflitti, che siccome il mondo è brutto e cattivo e nel mondo ci sono un sacco di persone brutte e cattive - questo, per la verità, lo sapevamo già - occorre difenderci e per farlo e per difendere la pace - bontà vostra - occorre aumentare la nostra capacità militare, la nostra prontezza di risposta militare.
Peccato, signora Sottosegretaria, che da quando la spesa militare ha ricominciato a correre in modo vorticoso - e negli ultimi anni ogni anno viene frantumato il record precedente a livello globale della spesa militare: nel 2024 si calcola che la spesa militare globale abbia sfondato il muro dei 2.700 miliardi di dollari a livello globale; un risultato mai raggiunto, superiore del 10 per cento a quello dell'anno precedente e di molti punti in più rispetto a quello dell'anno ancora precedente - quello che è accaduto nel mondo che abbiamo di fronte non ha nulla a che vedere con un tasso di maggiore sicurezza o con una riduzione dei conflitti.
Infatti, quello che vediamo nel mondo che abbiamo davanti è, invece, un impressionante aumento dei conflitti, della destabilizzazione, delle guerre. La scena che abbiamo davanti, anche in queste ore, è il genocidio in Palestina, su cui ancora una volta questo Governo è riuscito a non dire nulla, se non parole di circostanza e di ipocrisia, dicendo che, sì, è giusto riconoscere lo Stato palestinese, ma non è questo il momento. Allora, ne approfitto, anche con lei qui in Aula, per chiedervi, ancora una volta, quando arriverà il momento di riconoscere lo Stato palestinese ? Forse quando non ci sarà più un palestinese vivo in questo mondo e non ci sarà più nessuno a cui affidare la costruzione di uno Stato sovrano e indipendente? Lo vediamo, poi, dalla guerra in Ucraina, lo vediamo dalla guerra in Congo, dalla guerra in Sudan, da oltre 30, 40 conflitti armati, spesso dimenticati, che però continuano a infiammare il nostro pianeta, provocando, contestualmente, una catena infinita di lutti, di morte, di disperazione, di distruzione, di inquinamento e continuando a piegare alle ragioni della guerra un'economia che, invece, di fronte a questo mondo terribile, pieno di contraddizioni, gravato dalla crisi climatica che produce conseguenze sempre più devastanti, da una diseguaglianza che cresce a ritmi insopportabili, da una povertà che si allarga, avrebbe bisogno di investire in un'economia orientata a tutti altri obiettivi e a tutti altri bisogni.
Questo vale particolarmente in un Paese come il nostro, nel quale la spesa in rapporto al PIL per il sistema sanitario nazionale pubblico si attesta ormai al 6,2 per cento - ed è un dato che è destinato a decrescere ulteriormente, grazie soprattutto anche ai vostri interventi di definanziamento -, ben al di sotto della media OCSE (del 6,9) e della media europea (del 6,8); in un Paese come il nostro nel quale la spesa in istruzione sta al 4,1 per cento, meno di quella che avete sottoscritto per armamenti; in un Paese come il nostro nel quale la spesa in ricerca si aggira intorno all'1,5 per cento, molto al di sotto di quel 2,2-2,3 su cui si attesta la media europea.
Noi avremmo bisogno, signori e signore del Governo, di un potente e poderoso piano di investimenti pubblici, in grado di rispondere ai bisogni fondamentali dei cittadini e delle cittadine di questo Paese; avremmo bisogno di tornare a garantire per tutti e tutte un pieno diritto alla salute, cioè un diritto universale fondamentale alla sicurezza delle persone in carne e ossa; avremmo bisogno di garantire il diritto all'abitare, mentre tagliamo il Fondo affitti, mentre sono completamente scomparse politiche abitative in grado di rispondere ai bisogni della maggioranza dei cittadini e delle cittadine; avremmo bisogno di investire in ricerca, in ricerca pubblica, per salvare le nostre università, per renderle più competitive, per dare una risposta di futuro e di lavoro a decine di migliaia di giovani ricercatori e di giovani ricercatrici che oggi rischiano di essere espulsi dal circuito della ricerca e delle università e non hanno altra soluzione che cercare riparo fuori dai nostri confini. Altro che invasione; siamo di fronte alla grande evasione delle persone disperate, che non hanno più nessuna possibilità di costruire il loro futuro in questo Paese.
Allora, a nulla serve la retorica della natalità, della necessità di fare più figli, della sacra famiglia, quando non esistono politiche in grado di garantire alcun futuro ai giovani e alle giovani di questo Paese. Noi, signora Sottosegretaria, siamo un Paese nel quale gli stipendi sono tra i più bassi d'Europa: sono fermi al palo da 30 anni. Mentre l'inflazione corre velocissima, il potere d'acquisto dei nostri salari, dei nostri stipendi, ha perso, in 4 anni, l'11,5 per cento: è come se uno stipendio di 1.000 euro ogni mese perdesse 110 euro, altro che spesa militare. Avremmo bisogno di interventi normativi come quello che abbiamo presentato come Alleanza Verdi e Sinistra qualche giorno fa, lo sblocca-stipendi, in grado di riconnettere gli stipendi all'inflazione reale, di indicizzare i salari, di restituire ciò che è stato rubato alle tasche di milioni di lavoratori e di lavoratrici in questo Paese .
Invece voi avete messo un cappio al collo al di questo Paese e lo avete condannato al dissesto programmato. Non avremo più nessuna risorsa per rafforzare gli strumenti di protezione, per potenziare gli stipendi, per restituire salari, per restituire diritti a chi se li è visti strappati in questi anni da politiche miopi e sbagliate (ho finito, Presidente). Questo accordo, questa scelta, è incomprensibile e inaccettabile.
Noi chiediamo che venga rivisto, che venga revocato l'assenso a quel folle piano di investimenti nella spesa militare siglato a L'Aja e che, conseguentemente, le risorse vengano investite in tutt'altra direzione .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Carotenuto, che illustrerà anche la mozione Riccardo Ricciardi ed altri n. 1-00481, che ha sottoscritto in data odierna. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, Presidente. In questo tempo che ha confuso la sicurezza con il racconto della guerra, le affido un appello, un messaggio, che rivolgo certamente ai colleghi, ma anche alle future generazioni, per raccontare i paradossi che in quest'Aula abbiamo visto e denunciato. Noi potremmo dire di averci provato, perché abbiamo presentato, ad esempio, questa mozione, che segue ad altre, ad altri impegni che abbiamo destinato al Governo, senza mai trovare una risposta adeguata.
In questa mozione chiediamo che i soldi tornino a curare, a educare; abbiamo chiesto che la trasparenza tornasse ad essere una regola, che questo Parlamento tornasse a contare. Ma ci scontriamo con chi preferisce la cultura della guerra, con chi vota contro ad impegnarsi seriamente per la pace, accampando scuse che sembrano scritte da agenzie pubblicitarie di chi con la guerra ci fa industria e sui cadaveri dei bimbi morti riesce, chissà come, a dormire. Da questi scranni abbiamo visto denaro europeo scivolare verso industrie d'armi, verso finanziamenti e appalti che parlano di innovazione, mentre un video, magari, celebra il colpo intelligente su un uomo disarmato. C'è chi chiama questo progresso, io lo chiamo disumanità, coscienza , se volete.
Abbiamo visto un'Europa, quella di Ventotene, nata sulla pace, trasformarsi. In una sua recente risoluzione invita a educare i giovani alla difesa, con corsi, esercitazioni e giochi di ruolo. Nello stesso respiro promette inclusione nelle Forze armate, si usa la parola “educare”. Ebbene, “educare” e “includere” sono parole nobili, ma diventano ambigue se servono a preparare alla guerra più che a disinnescarla. Abbiamo visto - e lo abbiamo scritto, denunciato - armi e sistemi crudeli che violano il diritto, proiettili al fosforo che bruciano l'aria, bombe da 2.000 libbre che scavano crateri dove prima c'erano famiglie, ordigni più piccoli, ma letali, usati in spazi affollati, senza discriminazione alcuna. Abbiamo visto artiglierie che coprono quartieri interi, persino che selezionano in pochi secondi chi è un bersaglio. La tecnologia ha moltiplicato la velocità ma, evidentemente, ha dimenticato la saggezza.
E stiamo vivendo nel paradosso nucleare: si colpiscono siti e infrastrutture altrui in nome della non proliferazione e della trasparenza, mentre l'ordine parte da dove l'arsenale esiste e la trasparenza non è reciproca, e intanto l'ombra dell'atomica si allunga sui bilanci, sugli ammodernamenti, sui trattati inceppati. Abbiamo visto progetti che si chiamano “” per la pace e chiedono bilanci sempre più gonfi per gli Eserciti, mentre fondi nati per ricucire le fratture sociali cambiano etichetta. Ci viene detto che serve a dissuadere il nemico lontano, eppure, nel farlo, si riarmano le memorie che in Europa dovrebbero insegnare cautela, e non esibizione di forza. Abbiamo visto, e ci ha ferito, un attacco di cercapersone esplosi tutti quanti insieme, in un solo momento. Si dice che hanno colpito i bersagli e, poi, conti gli innocenti vicino a quei bersagli e di nuovo la parola sicurezza usata come alibi.
Combattere il terrorismo con metodi che terrorizzano - ecco il paradosso feroce a cui stiamo assistendo -, la tecnologia spacciata per progresso. Abbiamo visto persino chi censura la bacchetta di un direttore d'orchestra, simbolo di cultura e armonia e, nello stesso tempo, sostiene il riarmo come strumento efficace di pace, senza pudore. Si vieta un gesto di chi dirige musica e si promuovono, allo stesso tempo, fondi che armano i popoli.
E ora il punto più doloroso che voglio dirvi, senza giri di parole: parlo del genocidio del popolo palestinese. Noi abbiamo lottato per evitare l'onta di complicità, abbiamo chiesto di fermare forniture e coperture finanziarie, di non piegare i bilanci all'economia di guerra, eppure scelte d'acquisto, licenze da esportazione, subappalti, crediti e garanzie pubbliche hanno continuato ad alimentare, direttamente o indirettamente, la macchina che devasta Gaza. Non nel nostro nome. Abbiamo provato a fermarlo, ci ha provato Francesca Albanese, altri hanno votato contro.
Allora, Presidente, spero che si rileggeranno questi anni con gli occhiali di poeti. Penso, ad esempio, a Kipling, quando, con , ci ha insegnato a tenere la testa al suo posto quando attorno la perdono e a chiamare “coraggio” ciò che è davvero coraggio, e non l'eco della paura. Con quello spirito e quell'insegnamento abbiamo provato a frenare la militarizzazione dei bilanci, a difendere i fondi per la scuola e per la sanità, a dire che la sicurezza è relazione, ospedali aperti, lavoro buono, ponti che uniscono davvero, non solo recinti e minacce. Se perderemo questa battaglia, non perderemo la voce. Non ci troverà mai domi questa battaglia, non ci troverà domi chi confonde prudenza con viltà e chi, per farsi forte, rende più fragile la convivenza. E alle future generazioni voglio dire: quando vi diranno che non c'è alternativa…
DARIO CAROTENUTO(M5S). … fate domande semplici: quante vite salva? Quanta giustizia costruisce? Se una scelta non regge a queste domande, non regge.
E ai bambini chiedo scusa, imploro di insegnarci di nuovo a vivere insieme. I bambini lo sanno fare: dividono il cibo, fanno pace in dieci minuti, danno un nome a chiunque, a chi arriva, a chi si trovano davanti. Allora riportate quella semplicità nelle leggi, anche in queste Aule…
PRESIDENTE. Deve concludere.
DARIO CAROTENUTO(M5S). …anche nei bilanci, nelle cronache, e chiudo. Questo è costruire pace. Noi ci abbiamo provato a far andare le cose diversamente e non ci fermeremo. A voi il compito di riuscire se noi falliremo e, se cercherete dei compagni di strada, troverete i nostri nomi, ostinati, ancora qui, e mai domi .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato De Maria. Ne ha facoltà.
ANDREA DE MARIA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Presidente, colleghi, come Partito Democratico abbiamo detto da sempre parole chiare sui temi affrontati nelle mozioni che stiamo discutendo oggi. Siamo contrari all'obiettivo di aumentare al 5 per cento la spesa militare. Lo riteniamo un obiettivo sbagliato e irrealistico, una prova di subalternità alla prepotenza dell'Amministrazione Trump, una subalternità che, peraltro, si sta riproponendo in queste ore sulla vicenda dei dazi. A differenza del nostro Governo, il Presidente spagnolo Sánchez ha saputo dimostrare indipendenza e autorevolezza, spiegando che, a condizioni date, aumenterà l'acquisto militare da Paesi extra Unione europea - prima di tutto, gli Stati Uniti -, mettendo a rischio gli sforzi di costruire una vera difesa comune, aumentando, invece, l'interoperabilità delle Forze di difesa europee.
Per quanto riguarda il nostro Paese, uno spostamento di risorse così rilevanti metterà a rischio la stessa tenuta dello Stato sociale, rappresenterà il colpo di grazia alla sanità pubblica, al sistema formativo, alle pensioni, alle politiche industriali di sviluppo. È evidente che l'Unione europea, in questo scenario geopolitico, non può più affidarsi ad altri per la propria sicurezza. Ma per noi la strada è quella di costruire una vera politica estera e di difesa comune, un salto in avanti nell'integrazione verso un solo Esercito europeo e non certo la corsa al riarmo di 27 Eserciti nazionali privi di coordinamento ed efficacia deterrente.
Per noi la politica di difesa significa garantire la sicurezza del Paese nel rispetto dei valori costituzionali, prima di tutto il ripudio della guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali. Noi siamo orgogliosi dell'impegno delle nostre donne e dei nostri uomini in divisa proprio perché sono protagonisti in missioni di pace, perché lavorano per prevenire e risolvere i conflitti e non per scatenarli. L'Italia deve tornare nel gruppo di testa che guida e fa avanzare l'Europa verso un'Unione più integrata, per superare il principio dell'unanimità e dei veti nazionali, sapendo che, finché questi veti non si superano, l'Europa non sarà all'altezza delle sfide che ha di fronte. Noi vogliamo procedere subito a cooperazioni rafforzate con chi è disponibile per un piano di investimenti comuni europei che punti all'autonomia strategica dell'Europa in tutti i suoi aspetti: penso all'autonomia energetica. La subalternità a questa Amministrazione americana non fa l'interesse dell'Europa. Si deve essere amici degli Stati Uniti, ma con la schiena dritta, con la capacità di difendere davvero l'Europa, di affermare i valori della democrazia europea contro le derive populistiche.
Fatte queste considerazioni, voglio approfittare dello spazio di dibattito che garantisce una discussione generale per soffermarmi sul tema della proliferazione nucleare. Si tratta di un pericolo drammatico per tutta l'umanità che, però, è poco oggetto di dibattito, anche nel nostro Paese. All'equilibrio del terrore si è sostituito il nuovo disordine mondiale e l'arma nucleare sta sempre più diventando un'assicurazione per regimi autoritari e dittature. Non solo, si torna a parlare di utilizzo limitato di bombe atomiche - lo fa Putin in riferimento alla guerra in Ucraina -, mentre Paesi in conflitto, con forti tensioni fra loro, hanno la bomba atomica.
Pensiamo ai regimi autoritari e alle dittature. Non solo, si torna a parlare di utilizzo limitato di bombe atomiche: lo fa Putin, in riferimento alla guerra in Ucraina, mentre Paesi in conflitto, con forti tensioni fra loro, hanno la bomba atomica (pensiamo solo a India e Pakistan). Una logica di riarmo e di puro interesse nazionale incentiva questa pericolosissima corsa alle armi atomiche. È il momento di lanciare l'obiettivo del disarmo nucleare, in una cornice di accordi internazionali.
Nel 2025 ricorre l'ottantesimo anniversario di un evento che ha segnato profondamente la storia dell'umanità: i bombardamenti atomici a Hiroshima e Nagasaki. In quei giorni dell'agosto 1945 in poche ore morirono circa 140.000 persone; entro la fine dell'anno, il numero salì a oltre 210.000. È una tragedia e un monito che non possiamo dimenticare, perché riguardano non solo il passato ma il nostro presente e il futuro dell'umanità. Il riconoscimento del premio Nobel della pace 2024 alla Confederazione giapponese dei sopravvissuti alla bomba atomica ha rimesso proprio al centro della coscienza globale la testimonianza dei sopravvissuti. Le loro parole ci ricordano, con grande forza e umanità, che le armi nucleari non devono mai più essere usate.
Eppure dobbiamo constatare, con grande preoccupazione, che oggi i rischi legati all'uso delle armi nucleari, come ho ricordato prima, sono tornati a livelli altissimi, forse più gravi rispetto alla guerra fredda, dove, comunque, vi era l'equilibrio fra le due superpotenze. I dati forniti dalla campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari sono allarmanti. Nel solo 2024, gli Stati dotati di armamenti nucleari hanno speso oltre 100 miliardi di dollari; è un incremento dell'11 per cento rispetto all'anno precedente e del 48 per cento rispetto al 2021. Queste cifre non sono solo numeri perché, come ho ricordato prima, le spese di questo genere colpiscono altri settori fondamentali di spesa, come le politiche sociali e sanitarie.
L'Italia, nel 1975, ha ratificato il Trattato di non proliferazione nucleare, assumendo l'impegno solenne a non sviluppare armi nucleari e a contribuire attivamente al disarmo multilaterale. Questo impegno, tuttavia, non si è ancora tradotto nell'adesione al Trattato per la proibizione delle armi nucleari, adottato nel 2017 da 122 Paesi con l'obiettivo fondamentale di bandire completamente le armi nucleari. Tale Trattato vieta non solo la produzione, l'uso e il possesso di ordigni nucleari, ma anche ogni forma di collaborazione, diretta e indiretta, con attività connesse alla deterrenza nucleare. È un Trattato che riconosce esplicitamente l'impatto umanitario inaccettabile delle armi nucleari, i cui effetti devastanti non conoscono confini nazionali e si trasmettono per generazioni, minacciando la sopravvivenza stessa dell'umanità e ogni forma di vita sul pianeta. Nel nostro Paese, oltre 120 comuni e due regioni hanno espresso la volontà che l'Italia aderisca a questo Trattato. Questo è il segnale evidente di una sensibilità crescente e trasversale nella società che si batte contro le armi nucleari. L'Italia torni a essere protagonista, in tutte le sedi, di una fortissima iniziativa per promuovere il disarmo nucleare .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Fabrizio Comba. Ne ha facoltà.
FABRIZIO COMBA(FDI). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, intervengo a nome del gruppo di Fratelli d'Italia per esprimere la nostra ferma contrarietà alla mozione oggi in discussione, una mozione ideologica, anacronistica e del tutto scollegata dalla realtà geopolitica e sociale che il nostro Paese e il mondo intero stanno vivendo. Parto da un punto centrale e fondamentale: la difesa nazionale. Non è una spesa inutile: è un investimento strategico, è la garanzia di poter continuare a vivere in una società libera, democratica e sicura, è l'assicurazione che i nostri figli non crescano sotto la minaccia della violenza e della instabilità.
Parlare di scelte scellerate, riferendosi all'impegno per la sicurezza nazionale come indicato in mozione, significa non aver compreso il tempo in cui viviamo. Siamo nel pieno di un nuovo disordine globale, con una guerra nel cuore dell'Europa, con il Medio Oriente che brucia e con un'Africa destabilizzata. Il nostro alleato principale, gli Stati Uniti, ci chiede di assumerci maggiori responsabilità nella NATO e noi non possiamo girarci dall'altra parte. La mozione in discussione ci chiede di rifiutare l'aumento delle spese militari al 5 per cento del PIL, ma dimentica di dire che l'obiettivo non è immediato; è un traguardo graduale al 2035 e, soprattutto, non è un capriccio italiano, ma è un passo obbligato in un contesto in cui le minacce sono concrete (dalla guerra ibrida alla cybersicurezza fino allo spazio, all'intelligenza artificiale militare). Il mondo è cambiato, anche se alcuni continuano a ragionare con la logica del disarmo unilaterale tipico da Guerra fredda. Si accusa il Governo di usare trucchi contabili per calcolare il 2 per cento già raggiunto, ma è la NATO stessa ad accettare un'interpretazione estensiva che comprende anche spese per la sicurezza nazionale più ampia (protezione delle frontiere, cyberdifesa, missioni all'estero e così via). Non stiamo truccando o mistificando nulla, come provocatoriamente e in maniera non onesta intellettualmente dice l'opposizione: stiamo facendo sistema, stiamo costruendo un approccio integrato alla sicurezza mondiale.
Il nostro Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha parlato chiaro: l'obiettivo non è un numero, ma una capacità. Vogliamo che l'Italia sia in grado di difendersi, contribuire alla sicurezza dell'Alleanza atlantica e contare nei contesti internazionali. È facile invocare pace e disarmo, ma la pace si costruisce con la deterrenza, con la credibilità, con la capacità di dire: noi ci siamo. L'Italia è membro fondatore della NATO e, come tale, ha sottoscritto impegni vincolanti: il del 2 per cento del PIL per la difesa è stato assunto già nel vertice del Galles del 2014 e l'aumento al 5 per cento è oggi parte di un dibattito strategico multilaterale e non un obbligo unilaterale. Il Ministro Crosetto ha chiarito più volte che il 2 per cento non è una cifra fine a se stessa, ma il livello minimo per garantire prontezza operativa e sicurezza. Il 5 per cento, indicato da Rutte e Trump, include anche spese per la cyberdifesa, la sicurezza delle frontiere, la resilienza, il , già oggi coperte in larga parte da fondi nazionali non militari. Il nostro Premier Meloni ha detto chiaramente che l'Italia non parteciperà a una militare, ma che non può sottrarsi alla necessità di investire in capacità difensive moderne, vista la trasformazione delle minacce globali. Bloccare ogni adesione ad accordi NATO sarebbe contrario all'interesse nazionale, significherebbe perdere credibilità e influenza nei consessi internazionali, oltre a compromettere la nostra posizione strategica nel Mediterraneo.
Si chiede poi, in questa mozione, di non investire in difesa e piuttosto destinare 8 miliardi aggiuntivi alla sanità ma, ancora una volta, si contrappongono spese diverse come se fossero vasi comunicanti, ma sappiamo bene che non lo sono e non possono esserlo. Il Governo Meloni ha aumentato il Fondo sanitario nazionale a 134 miliardi nel 2025 e continuerà a farlo. Stiamo investendo nella sanità, ma con un approccio responsabile, sostenibile, senza false promesse. Non c'è bisogno di scegliere tra sicurezza e salute, le due cose vanno di pari passo. Nel frattempo, abbiamo approvato misure concrete per assumere più medici, aumentare gli stipendi degli operatori sanitari e rafforzare le strutture del territorio. Altro che tagli! Il Governo sta sanando ferite aperte da anni di sotto finanziamento e burocrazia soffocante, lasciate in eredità proprio da quelle forze politiche che oggi firmano questa mozione.
L'Italia ha aumentato la spesa sanitaria già nella legge di bilancio 2025, portandola a circa 136,5 miliardi di euro. Ulteriori aumenti verranno progressivamente valutati con la revisione del DEF e del Patto di stabilità. Come ricordato più volte da Giorgia Meloni, le risorse non sono illimitate: ogni aumento strutturale - 8 miliardi annui - deve essere coperto, altrimenti si crea un debito strutturale, penalizzando proprio i servizi pubblici essenziali nel medio e lungo termine. Il Ministro Crosetto ha più volte sottolineato come la spesa per la difesa non ruba fondi alla sanità, ma rappresenta un comparto industriale strategico per occupazione, innovazione tecnologica, cybersicurezza e protezione delle infrastrutture critiche, anche sanitarie. Sanità e difesa non sono alternative, sono complementari, in una visione di sicurezza integrata che comprende anche la resilienza sanitaria, in caso di emergenze belliche o biochimiche, come la pandemia ha insegnato.
C'è poi il tema del Trattato per la proibizione delle armi nucleari. È un Trattato che - va ricordato - non è stato firmato da nessun Paese NATO, né dagli Stati che possiedono armi nucleari; un Trattato velleitario, inefficace, privo di strumenti di verifica e deterrenza. L'adesione unilaterale dell'Italia lo renderebbe inapplicabile, causerebbe una frattura all'interno dell'Alleanza atlantica. Perché dovremmo ratificarlo da soli, isolandoci dai nostri alleati, mentre Russia, Cina e Corea del Nord sviluppano nuovi sistemi di arma ogni anno?
L'Italia è già impegnata nel Trattato di non proliferazione e sostiene il disarmo multilaterale graduale verificabile. Non abbiamo bisogno di gesti simbolici, ma di serietà diplomatica, che prevede una strategia multipolare, verificabile e progressiva per il disarmo ed è l'unico strumento efficace e universalmente accettato.
Come ha dichiarato il nostro Premier Meloni in più sedi, europee e internazionali, il disarmo nucleare non si impone unilateralmente, ma si costruisce nel quadro di un equilibrio strategico, altrimenti si andrebbe a indebolire la deterrenza e a incentivare la proliferazione da parte di attori non responsabili.
La deterrenza nucleare è ancora un pilastro fondamentale per l'equilibrio globale e, finché esisteranno minacce nucleari concrete, la presenza di testate USA in Europa resta coerente con la strategia NATO del .
Un altro passaggio della mozione riguarda la cooperazione allo sviluppo. Qui condividiamo l'obiettivo: raggiungere lo 0,7, anzi, lo 0,70 per cento del reddito nazionale lordo, ma serve realismo. L'obiettivo è un impegno ONU condiviso, ma da anni disatteso dalla stragrande maggioranza dei Paesi europei, non solo dall'Italia. L'Italia sta aumentando gli stanziamenti e lo sta facendo in una cornice europea coordinata e non ideologica.
Abbiamo dato concretezza al Piano Mattei per l'Africa, che è una svolta storica nella cooperazione bilaterale, centrato sulla dignità, sul lavoro e sulla crescita reciproca. Stiamo costruendo un rapporto nuovo, concreto e paritario con il Sud globale. L'incremento dello 0,7 in solo cinque anni comporterebbe uno sforzo finanziario aggiuntivo insostenibile, che solo un Paese con avanzo primario strutturale e riforme consolidate potrebbe affrontare senza squilibri macroeconomici. Come ha spiegato sempre il Ministro Crosetto, senza un presidio militare nei territori instabili, la cooperazione non può operare. Sicurezza e sviluppo sono due facce della stessa medaglia: non si può investire in scuole e ospedali dove comandano milizie o bande armate.
La mozione poi si spinge oltre: denuncia una presunta deriva liberticida in Italia, evocando persino l'austerità e la repressione. C'è qui un Governo che ha tagliato le tasse, aumentato gli stipendi, sostenuto le famiglie e le imprese con una manovra da 30 miliardi, un Governo che ha difeso i confini, ma nel rispetto delle leggi e che ha garantito ordine pubblico senza derogare ai diritti costituzionali. Noi sappiamo che la realtà è un'altra e governare significa affrontarla con coraggio, competenza e visione. È quello che stiamo facendo. Per questo respingiamo fermamente questa mozione, che rappresenta un manifesto ideologico contrario agli interessi del Paese, e confermiamo invece il nostro sostegno pieno all'azione del Governo Meloni, che sta restituendo all'Italia l'autorevolezza, la sicurezza, la responsabilità internazionale. L'Italia non abdica alla propria sovranità, ma esercita la sua sovranità in un contesto di alleanze vincolanti, con realismo, responsabilità e pragmatismo .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Arnaldo Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Circa un mesetto fa si è tenuto a L'Aia il vertice NATO, precisamente il 24 e il 25 giugno. Si è svolto in un clima di tensione molto preoccupante, di tensioni internazionali: dal conflitto russo-ucraino, al genocidio ai danni del popolo palestinese per mano di Netanyahu, fino all' in Iran.
Queste tensioni internazionali ci allontanano e allontanano la comunità internazionale dal perseguimento dell'obiettivo principale, quello cardine, cioè il raggiungimento di una pace duratura. E questo avviene perché siamo in totale assenza di una via diplomatica, del perseguimento della via del dialogo.
L'accordo che è stato sancito all'ultimo vertice NATO - cioè quello che impegna i Paesi dell'Unione europea ad alzare al 5 per cento del PIL, del proprio PIL, le spese per la difesa - rappresenta in maniera palese questo fallimento, cioè questa via della diplomazia che è stata soltanto decantata, ma mai attuata. Il problema, Presidente, è che questo accordo sul 5 per cento non fa male soltanto alla pace e ci fa abbandonare ogni speranza, ma fa male soprattutto - e farà molto male, in maniera molto pesante - al nostro , laddove si è capito che questo Governo, già in ordinaria amministrazione, non riesce a far fronte agli investimenti che servono per la spesa sanitaria, per far fronte alla disoccupazione, per le questioni ambientali, per le infrastrutture, per le strade, per l'istruzione, per i diritti sociali, per il in generale. Non fa nulla. Figuriamoci oggi: vogliamo capire dove andrà a prendere questi soldi. È chiaro che andrà a definanziare tutti questi comparti.
Il 5 per cento noi lo possiamo, quindi, rappresentare come la misura del fallimento non soltanto del Governo Meloni, ma di tutti quei europei, che io definisco dei fantasma, che stanno assassinando i principi dell'europeismo, del multilateralismo, della cooperazione internazionale, in nome del riarmo. Infatti, non si riesce a fare altro che correre all'acquisto di armi e, quindi, trasformiamo il nostro continente in un Bancomat globale. Questo avviene grazie al partito unico bellicista che, grazie a una propaganda becera, ormai vecchia di cent'anni, strausata, continua ad avere, purtroppo, i suoi effetti. E lasciamo stare per un momento il genocidio che sta avvenendo a Gaza, grazie al vostro amico Netanyahu - al vostro amico Netanyahu - per il quale un giorno noi dovremmo anche rispondere per le nostre coscienze. Lasciamo stare anche quello che è accaduto in Iran, dove America e Israele bombardano un altro Paese sulla base del sospetto che sta producendo armi nucleari. Ma vai a vedere chi lo ha bombardato: cioè Israele, quel Paese che si è auto-munito di testate atomiche senza alcun coordinamento , alcun controllo da parte della diplomazia internazionale. Tutto questo sta a dire del doppiopesismo di noi occidentali.
Ma andiamo sul conflitto ucraino: vi prego, non etichettateci come trumpiani o come putiniani, se diciamo che almeno Donald Trump sta cercando di trovare una soluzione diplomatica per uscire da quel conflitto. E, invece, noi no; noi corriamo al riarmo, al grido di “vincere e vinceremo”. È tutto sbagliato, Presidente.
Quello che stiamo dicendo noi, che vorremmo cercare di far capire a un Governo sordo, è che il problema dell'Ucraina non sta tanto nel rifornimento delle armi. Quel Paese ha un bisogno disperato di soldati. Ora, siccome l'Europa - per fortuna - fino ad oggi ha detto “no” a questa possibilità, affermando che non mandiamo i nostri uomini e le nostre donne sul fronte ucraino, a noi però viene il dubbio che, se un domani dovessero venire gli Stati Uniti d'America a dirci “dovete mandare gli uomini e le donne sul fronte ucraino”, noi obbediremo, perché quello stiamo facendo fino ad oggi: totale obbedienza agli Stati Uniti d'America.
Quando dico che il 5 per cento del PIL insieme al riarmo sono la rappresentanza plastica del vostro fallimento, voglio introdurre un altro aspetto. È il motivo per il quale noi crediamo che sia importantissimo, per raggiungere la pace nel mondo, che quantomeno tutti i bellicisti europei, in questo momento, debbano sparire, perché si trovano in un gigantesco, palese conflitto di interessi politico. Perché dico questo? Perché loro non possono andare dal loro elettorato e dire che, sul fronte ucraino, abbiamo sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare. Devono dire, invece, che stanno facendo la cosa giusta e che, quindi, bisogna perseverare con le armi.
Ecco, questo è successo, Presidente. Noi siamo un continente in conflitto di interessi politico, perché quando un accordo l'avevano trovato - non noi, ovviamente, ma i russi e gli ucraini - l'Occidente che fa? Manda Boris Johnson, si precipita da Zelensky per dire: no, tu non fare nessun accordo; anzi, ti assicuro che noi la Russia la batteremo sul campo attraverso le nostre armi. Quindi, l'hanno drogato, l'hanno imbottito di armi e oggi ci ritroviamo con un conflitto impantanato da tre anni, con centinaia di migliaia di morti, di giovani ucraini e anche russi.
Ora, la domanda è: chi se la prende la responsabilità di tutte queste morti, Presidente, visto che noi stiamo continuando a sbagliare per errori nostri o perché, forse, stiamo obbedendo al male assoluto di questo pianeta, che sono le industrie e le delle armi? Questa domanda nasce spontanea, perché, a differenza dei soloni nostrani che sanno tutto e sanno prevedere tutto, noi non abbiamo la sfera di cristallo.
Ora, rispetto a questa falsa propaganda che la Russia stia per invadere l'Unione europea, noi qualche domanda ce la poniamo. Ma vogliamo cedere anche a questo dubbio, e cioè che la Russia imperialista di Putin cercherà di invadere l'Unione europea. E allora, però, ci dobbiamo porre qualche domanda; anzi, io la voglio porre al Governo.
Secondo voi, la Russia, che si è impantanata per tre anni sul fronte ucraino, può mai pensare di invadere un continente, uno Stato dell'Unione europea, o un Paese - peggio mi sento - della NATO, ma soprattutto un Paese dell'Unione europea che, l'anno precedente, ha speso il 58 per cento in più in armi rispetto alla Russia? Secondo noi è una ; questi sono i dati di Cottarelli che non sono mai stati smentiti. Voglio dire un'altra cosa, Presidente. Non è vero che noi guardiamo la spesa militare come qualcosa di secondario, come qualcosa che serve e non serve. Per noi è una spesa prioritaria al pari di tutti gli altri comparti; è una spesa, però, sulla quale noi abbiamo delle opinioni e delle vedute diverse, semplicemente questo. Noi crediamo che ci debba essere un coordinamento di queste spese militari per avere una maggiore efficienza rispetto a tutti questi soldi che stiamo spendendo come risultato, in maniera più coordinata e, magari, domani avere un'Unione europea dove tutti gli Stati hanno le stesse armi in proporzione, laddove ci sia una esigenza maggiore o minore di difesa. Questo è quello che chiediamo, Presidente, né più né meno. Per noi la spesa sulla difesa è una spesa necessaria; solo che in questo contesto, Presidente, mi accingo a concludere; manca ancora un po' di tempo, Presidente, almeno secondo il mio cronometro sette minuti e mezzo, però, rispetto la sua imparzialità. Il costo…
PRESIDENTE. Un minuto e undici secondi…
ARNALDO LOMUTI(M5S). … Grazie. In questo clima festeggiano i mercanti di armi e prosperano pure gli apostoli americani e quelli israeliani della tecnoguerra. Ora, però, per cercare di capire e uscire dalla nebbia, alla quale assistiamo, su chi sta festeggiando veramente, io mi voglio riportare alla tabella Mil€x che riporta tutte le spese del nostro Ministro Crosetto per quanto riguarda gli anni 2025, 2026, 2027, che ha aumentato notevolmente la spesa rispetto agli anni passati, e voglio andare a leggere chi sono queste aziende. Quelle nazionali sono: Leonardo, Fincantieri, Iveco, Tekne, Rwm, Mbda Italia. I fornitori multinazionali europei sono: i consorzi Eurofighter per i caccia e Mbda per missili e bombe. Gli altri fornitori stranieri sono le americane Lockheed Martin, Raytheon, Boeing e General Dynamics, Aerovironment, Gulfstream e L3Harris, Flyer, Stellantis Usa.
Poi, ci sono le tedesche Rheinmetall, Krauss-Maffei Wegmann e Grob; la britannica Mbda Uk; le francesi Thomson-Brandt e Thales; la spagnola Indira e la svedese Saab. Poi, è in crescita, grazie al nostro Governo, l' di materiale bellico proveniente da Israele; abbiamo raggiunto circa 600, 700 milioni: nell'ultimo anno abbiamo quintuplicato le spese di armi che compriamo da Israele.
Vede, Presidente. Io su questo argomento…
PRESIDENTE. Deve concludere.
ARNALDO LOMUTI(M5S). … vorrei concludere dicendo che, quando acquistiamo armi da uno Stato che sta commettendo un genocidio e lo stiamo finanziando con la macchina bellica, questo fa di noi uno Stato canaglia e fa di noi uno Stato, un continente, quello europeo, che sta a guardare cosa succede negli altri Paesi. Concludo, Presidente, con una piccola parentesi sui dazi, perché è emblematico. Noi praticamente oggi pagheremo il 15 per cento dei nostri prodotti verso l'America e, in più, dovremmo acquistare 1.350 miliardi di beni tra i quali gas, che pagheremo cinque volte…
PRESIDENTE. La ringrazio.
ARNALDO LOMUTI(M5S). No, Presidente, io sono arrivato da poco a nove minuti, chiedo soltanto di concludere…
PRESIDENTE. Guardi, se permette i tempi li dà la Presidenza, non li dà lei.
ARNALDO LOMUTI(M5S). … che questa è un'operazione sulla quale noi credevamo…
PRESIDENTE. Le ho dato il preavviso di un minuto.
ARNALDO LOMUTI(M5S). … Noi credevamo …
PRESIDENTE. Sta a un minuto e cinque fuori.
ARNALDO LOMUTI(M5S). … Noi credevamo … Concludo, Presidente.
PRESIDENTE. Deve chiudere, sennò le tolgo la parola.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Va bene, sto concludendo, Presidente.
PRESIDENTE. Le regole sono queste e valgono per tutti, anche per voi.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Credevamo di avere un altro concetto del sovranismo, questo non è sovranismo, è servilismo puro .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Marco Pellegrini. Ne ha facoltà. Ha 9 minuti.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. La folle corsa al riarmo è anche figlia dell'irrilevanza politica e diplomatica dell'Europa e dei suoi presunti italiani in particolare. Questa totale e assoluta irrilevanza è testimoniata da tanti fatti anche recentissimi; basti pensare alla vera e propria nelle ultime ore sulla trattativa dei dazi statunitensi sulle merci europee, accettata in maniera servile dall'Italia e dall'Europa nella misura del 15 per cento, quando il Ministro Giorgetti aveva detto, non più tardi di due settimane fa, che sarebbero stati insostenibili dazi al 10 per cento. Nonostante le varie rassicurazioni di Tajani, di Salvini e compagnia bella in merito alla grande statura politica della Meloni, che avrebbe portato a casa, diciamo, un ottimo risultato, uno zero a zero (si parlava di uno zero a zero in virtù del rapporto privilegiato), Trump ha ordinato i dazi; Meloni ha eseguito e sono addirittura del 50 per cento su acciaio e alluminio; dazi che massacreranno le nostre aziende - costituisce quindi un attacco senza precedenti al nostro tessuto produttivo - e faranno perdere migliaia di posti di lavoro.
Però l'Europa e Meloni, la Presidente Meloni, hanno eseguito senza batter ciglio e, tra l'altro, Trump ha fatto altri ordini, visto che vede le sue controparti assolutamente, come dire, inconsistenti e incapaci di proporre un argine alle sue folli proposte; ha anche ordinato all'Europa di acquistare 750 miliardi di energia e, tra l'altro, la venderà a un prezzo quadruplo rispetto ad altri fornitori, diciamo, italiani.
Stessa cosa sulle spese NATO della difesa: qualche mese fa Trump aveva affermato che ogni Paese europeo dovesse spendere in armi il 5 per cento del proprio PIL. Sembrava, per la verità, una una barzelletta, una roba buttata lì, visto che era più del doppio di quello che era in previsione; peraltro, non raggiunto dalla maggior parte dei Paesi, mi riferisco al 2 per cento; sembrava appunto una cifra sparata lì per poi fare una mediazione. E invece no, i cosiddetti europei hanno fatto a gara a dare ragione a Trump. Rutte, che sarebbe il Segretario generale della NATO, lo chiama addirittura “paparino”, questo per fare capire in che mani siamo, in che mani è la nostra sicurezza. Così al Vertice dell'Aia, che si è tenuto un mese fa, è stato approvato il nuovo obiettivo che deve essere centrato in dieci anni entro il 2035. Quindi, nello specifico, si tratta di una spesa del 3,5 per cento del PIL da destinarsi alle spese militari, cosiddette pure, tradizionali, mentre il restante 1,5 per cento si deve spendere in sicurezza e in cybersicurezza, con l'eccezione della Spagna che ha concordato, invece, un obiettivo ben minore, del 2,1 per cento. Ma questi numeri, che stiamo enunciando da settimane, che cosa significano realmente per i cittadini? Io voglio citare i dati dell'Osservatorio Mil€x sulla spesa militare italiana che, ovviamente, sono molto più attendibili delle rassicurazioni che, invece, fa il Governo italiano che ovviamente non ha alcun interesse a terrorizzare gli italiani dicendo la verità sulla mostruosa cifra che, appunto, gli italiani dovranno spendere.
L'obiettivo del 5 per cento comporterà una spesa decennale, quindi, nei prossimi dieci anni di 965 miliardi, quindi vuol dire 445 miliardi in più rispetto a quello che avremmo speso se fossimo rimasti al 2 per cento. Quindi, cifre colossali che, a cuor leggero, questo Governo si è preso la responsabilità di accettare e quindi di spendere. Sono cifre che si capisce sono assolutamente insostenibili per il Paese, assolutamente insostenibili, visto che già ora si tagliava su tutti i settori che toccano la carne viva degli italiani: la sanità, la salute quindi, l'università, la ricerca, la scuola, lo stato sociale, il .
Ciononostante, si decide di proseguire su questa strada di folle spesa; questo Governo dice agli italiani che nulla cambierà, che quindi non ci saranno problemi e che sono spese assolutamente sostenibili. In più, questo Governo aggiunge un'altra perla e dice che tanto questa spesa produrrà ricchezza per il Paese, produrrà nuovi posti di lavoro e, ovviamente, si incaricano di smentire questa fandonia organismi che sono indipendenti; quindi Bankitalia, per mezzo del suo governatore, ha dichiarato: la difesa è necessaria, ma non è un volano per l'economia, ha un ritorno economico bassissimo. L'Ufficio parlamentare di bilancio che, ovviamente - lo dico a chi ci ascolta da fuori quest'Aula - è un organismo indipendente, tra l'altro, controlla la nostra azione sui conti, quantifica il moltiplicatore delle spese militari in una misura di gran lunga inferiore all'unità, cioè circa lo 0,5 per cento. Tra l'altro, visto che il nostro Paese, l'Italia, non ha una capacità illimitata di spesa, appunto, dove pensate che prenderà questi soldi? Li prenderà ovviamente dai comparti che ho appena citato.
Quindi, oltre a questa folle corsa al riarmo in ambito NATO, ne vediamo una analoga in ambito europeo, con il Piano che è stato proposto, anzi, io direi imposto, dalla von der Leyen e dalla Commissione europea che, anche in questo caso, prevede un incremento della spesa in armi del nostro Paese di 2 miliardi all'anno per il settennio. Quindi, Presidente, davvero siamo di fronte a una corsa verso il riarmo che è folle ed è slegata da qualsiasi realtà fattuale. Infatti, per convincerci, questo Governo, altri Governi europei, i soggetti che vogliono convincerci della bontà di questa scelta, ci dicono che la minaccia attuale è assolutamente concreta e che, se non ci difendessimo, se non ci riarmassimo fino ai denti, se non spendessimo tutto quello che possiamo spendere, anzi, se non spendessimo quello che non abbiamo, potremmo trovarci, addirittura, attaccati dall'oggi al domani, la Russia arriverebbe a Lisbona, come dicono i “soloni” di questa di questa teoria che non ha fondamento, per la verità. Questa è la situazione che ci troviamo di fronte.
Mi avvio a concludere, Presidente, dicendo che, oltre a questa visione, che è esclusivamente finanziaria dal punto di vista della spesa in armi, ci sono, invece, importanti istituti che propongono un approccio diverso, cioè di calcolare non soltanto l'apporto finanziario e, quindi, la percentuale di quanto si spende sul PIL, ma di calcolare il reale apporto capacitivo per le Forze armate. Ci sono organismi, anche statunitensi, molto prestigiosi, che propongono degli indici - che sono denominati e - secondo i quali, se applicassimo questi principi alla spesa italiana, risulterebbe che l'Italia sarebbe il terzo Paese in ambito NATO e che, quindi, non si dovrebbero spendere soldi in più perché, già da ora - secondo questi indici - l'Italia sarebbe un assolutamente affidabile, dando, anzi, già da ora, un suo contributo significativo all'Alleanza.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Tra l'altro - e concludo davvero, Presidente - fa sorridere, quando in questo settore, nel settore degli armamenti, si parla di percentuale sul PIL, quando, in quest'Aula, la Presidente Meloni, invece, parlando della spesa sanitaria ci ha detto: no, non ci si deve riferire alla percentuale sul PIL, valgono i termini assoluti. Allora, com'è, Presidente? Ci sono due pesi e due misure? Sulle armi vale la percentuale sul PIL, mentre sulla sanità oppure su tutto quello che ha a che fare con il …
PRESIDENTE. La ringrazio.
MARCO PELLEGRINI(M5S). …e con lo Stato sociale la percentuale sul PIL non ha interesse ? Noi abbiamo presentato la nostra mozione, che va nel senso…
PRESIDENTE. Ha esaurito il suo tempo, deve chiudere.
MARCO PELLEGRINI(M5S). …di ridurre assolutamente - grazie, Presidente, ho finito davvero e la ringrazio - la spesa per le armi e di investire queste risorse nello Stato sociale. Noi vogliamo far stare meglio i cittadini, non vogliamo che soffrano per anni per arricchire chi produce le armi. Se non lo farete, se, invece, farete il contrario, come appunto sembra, non lo farete assolutamente nel nostro nome .
PRESIDENTE. Non essendovi altri iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
Risulta alla Presidenza che il Governo si riserva di intervenire successivamente.
Il seguito della discussione è rinviato ad altra seduta.
Sospendo, a questo punto, la seduta, che riprenderà alle ore 14,30 con le dichiarazioni di voto finale e la votazione finale del decreto-legge in materia di grandi eventi sportivi.
Ricordo, inoltre, che alle 12,30 avrà luogo la riunione del Parlamento in seduta comune per l'elezione di un componente del Consiglio superiore della magistratura. La chiama avrà inizio dai senatori.
La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 93, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta odierna.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Comunico che la Giunta delle elezioni, nella seduta del 22 luglio del 2025, ha verificato non essere contestabili le elezioni dei seguenti deputati, nei collegi plurinominali delle Circoscrizioni sul territorio nazionale e, concorrendo negli eletti le qualità richieste dalla legge, ha deliberato di proporne la convalida. Ne do lettura:
Collegio plurinominale n. 1: Marco Grimaldi; Maria Cecilia Guerra; Antonino Iaria; Mauro Antonio Donato Laus; Marco Perissa; Daniela Ruffino.
Collegio plurinominale n. 2: Alessandro Manuel Benvenuto; Mauro Berruto; Gilberto Pichetto Fratin; Immacolata Zurzolo.
Collegio plurinominale n. 1: Federico Fornaro, Emanuele Pozzolo;
Collegio plurinominale n. 2: Enzo Amich; Chiara Appendino, Fabrizio Comba, Andrea Giaccone, Chiara Gribaudo, Luigi Marattin, Matilde Siracusano.
Collegio plurinominale n. 1: Gianni Cuperlo, Igor Iezzi, Lorenzo Malagola, Stefano Giovanni Maullu, Giulia Pastorella, Lia Quartapelle Procopio;
Collegio plurinominale n. 2: Fabrizio Cecchetti, Giuseppe Conte, Enrico Costa, Grazia Di Maggio, Matteo Mauri, Fabio Pietrella, Silvia Roggiani, Fabrizio Sala, Giulio Tremonti.
Collegio plurinominale n. 1: Umberto Bossi, Antonio Ferrara, Andrea Mascaretti;
Collegio plurinominale n. 2: Stefano Benigni, Chiara Braga, Devis Dori, Maria Chiara Gadda, Sara Kelany, Novo Umberto Maerna, Eugenio Zoffili.
Collegio plurinominale n. 1: Giulio Centemero, Vinicio Giuseppe Guido Peluffo, Andrea Tremaglia; Collegio plurinominale n. 2: Cristina Almici, Fabrizio Benzoni, Paolo Formentini, Gian Antonio Girelli, Luca Sbardella, Luca Squeri.
Collegio plurinominale n. 1: Valentina Barzotti, Paola Maria Chiesa, Mauro Del Barba, Antonella Forattini, Lorenzo Guerini, Carlo Maccari, Andrea Orsini, Luca Toccalini.
Collegio plurinominale n. 1: Gianangelo Bof, Piergiorgio Cortellazzo, Piero Fassino, Francesco Filini, Valentina Grippo, Marina Marchetto Aliprandi, Rachele Scarpa.
Collegio plurinominale n. 1: Enrico Cappelletti, Arianna Lazzarini, Gianmarco Mazzi, Nadia Romeo; Collegio plurinominale n. 2: Elena Bonetti, Rosanna Filippin, Erik Umberto Pretto, Alessandro Urzì, Luana Zanella;
Collegio plurinominale n. 3: Maria Paola Boscaini, Maddalena Morgante, Marco Padovani.
Collegio plurinominale n. 1: Isabella De Monte, Emanuele Loperfido, Nicole Matteoni, Graziano Pizzimenti, Debora Serracchiani.
Collegio plurinominale n. 1: Francesco Bruzzone, Maria Grazia Frijia, Valentina Ghio, Alberto Pandolfo, Matteo Rosso, Roberto Traversi.
Collegio plurinominale n. 1: Paola De Micheli, Andrea Rossi, Matteo Richetti, Gaetana Russo;
Collegio plurinominale n. 2: Stefania Ascari, Galeazzo Bignami, Beatriz Colombo, Naike Gruppioni, Elly Schlein e Stefano Vaccari;
Collegio plurinominale n. 3: Ouidad Bakkali, Davide Bergamini, Federico Cafiero De Raho, Andrea Gnassi, Rosaria Tassinari.
Collegio plurinominale n. 1: Alessandro Amorese, Andrea Barabotti, Deborah Bergamini, Marco Furfaro;
Collegio plurinominale n. 2: Laura Boldrini, Riccardo Ricciardi, Marco Simiani;
Collegio plurinominale n. 3: Simona Bonafe', Francesco Bonifazi, Giovanni Donzelli, Nicola Fratoianni, Andrea Quartini e Arturo Scotto.
Collegio plurinominale n. 1: Anna Ascani, Emma Pavanelli, Catia Polidori, Emanuele Prisco.
Collegio plurinominale n. 1: Lucia Albano, Antonio Baldelli, Augusto Curti, Giorgio Fede, Irene Manzi, Riccardo Augusto Marchetti.
Collegio plurinominale n. 1: Andrea Casu, Roberto Giachetti, Federico Mollicone, Patrizia Prestipino, Filiberto Zaratti;
Collegio plurinominale n. 2: Antonio Angelucci, Paolo Barelli, Maria Teresa Bellucci, Alfonso Colucci, Michela Di Biase, Andrea Volpi;
Collegio plurinominale n. 3: Maria Elena Boschi; Claudio Mancini; Angelo Rossi; Francesco Silvestri.
Collegio plurinominale n. 1: Maria Anna Madia; Massimo Milani;
Collegio plurinominale n. 2: Ilaria Fontana; Francesco Lollobrigida, Patrizia Marrocco, Giovanna Miele,
Matteo Orfini, Paolo Pulciani.
Collegio plurinominale n. 1: Luciano D'Alfonso, Nazario Pagano, Fabio Roscani, Rachele Silvestri, Giulio Cesare Sottanelli, Daniela Torto.
Collegio plurinominale n. 1: Elisabetta Christiana Lancellotta.
Collegio plurinominale n. 1: Raffaele Bruno, Marianna Ricciardi, Michele Schiano Di Visconti, Roberto Speranza, Gilda Sportiello.
Collegio plurinominale n. 2: Francesco Emilio Borrelli, Alessandro Caramiello, Annarita Patriarca, Ettore Rosato, Marco Sarracino, Marta Schifone.
Collegio plurinominale n. 1: Enrica Alifano, Marco Cerreto, Stefano Graziano, Agostino Santillo, Gianpiero Zinzi.
Collegio plurinominale n. 2: Edmondo Cirielli, Antonio D'Alessio, Piero De Luca, Tullio Ferrante, Michele Gubitosa, Francesco Mari.
Collegio plurinominale n. 1: Carla Giuliano, Giandonato La Salandra, Giorgio Lovecchio.
Collegio plurinominale n. 2 Gianmauro Dell'Olio, Marcello Gemmato, Marco Lacarra.
Collegio plurinominale n. 3: Patti L'Abbate, Giovanni Maiorano, Ubaldo Pagano.
Collegio plurinominale n. 4 Maria Rosaria Carfagna, Andrea Caroppo, Salvatore Marcello Di Mattina, Leonardo Donno, Antonio Maria Gabellone, Claudio Michele Stefanazzi.
Collegio plurinominale n. 1: Vincenzo Amendola, Arnaldo Lomuti, Aldo Mattia.
Collegio plurinominale n. 1 Alfredo Antoniozzi, Vittoria Baldino, Simona Loizzo, Giuseppe Tommaso Vincenzo Mangialavori, Anna Laura Orrico, Eugenia Roccella, Nicola Stumpo, Riccardo Tucci.
Collegio plurinominale n. 1: Gianluca Caramanna, Valentina D'Orso, Daniela Morfino, Giorgio Mule', Giuseppe Provenzano.
Collegio plurinominale n. 2: Ida Carmina, Davide Faraone, Antonio Giordano, Giovanna Iacono.
Collegio plurinominale n. 1: Maurizio Leo, Maria Stefania Marino, Angela Raffa.
Collegio plurinominale n. 2: Luciano Cantone, Anastasio Carra', Giuseppe Castiglione, Manlio Messina, Paolo Emilio Russo.
Collegio plurinominale n. 3: Anthony Emanuele Barbagallo, Eliana Longi, Filippo Scerra.
Collegio plurinominale n. 1: Susanna Cherchi, Salvatore Deidda, Francesca Ghirra, Silvio Lai, Francesco Mura, Pietro Pittalis.
Collegio plurinominale n. 1: Alessia Ambrosi, Sara Ferrari, Dieter Steger.
Comunico, inoltre, che la Giunta delle elezioni, nella seduta del 20 marzo 2025, ha verificato non essere contestabile l'elezione della deputata Alice Buonguerrieri, proclamata nella XI Circoscrizione Emilia-Romagna, collegio uninominale n. 8.
Concorrendo nell'eletta le qualità richieste dalla legge, la Giunta ha, pertanto, deliberato di proporne la convalida.
Do atto alla Giunta di queste proposte e dichiaro convalidate le suddette elezioni.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2488-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 96, recante disposizioni urgenti per l'organizzazione e lo svolgimento di grandi eventi sportivi, nonché ulteriori disposizioni urgenti in materia di sport.
Ricordo che nella seduta del 24 luglio si è concluso l'esame delle proposte emendative e degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ho notato che, quando ha letto i nomi del suo collegio, ha rallentato. È stata molto più istituzionale la lettura… Comunque, prendiamo atto di questa discriminazione per gli altri parlamentari eletti.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Ministro, quando siete andati al Governo del Paese - per la prima volta nella storia, come viene decantato sempre - con una Premier donna e con una Premier di destra, vi hanno spiegato che andava fatta una seria politica per lo sport. Io credo che voi abbiate capito male, Ministro, perché, anziché capire che dovevate occuparvi magari degli impianti sportivi o di come realizzarne di più e migliori, anziché occuparvi di come utilizzare lo strumento sportivo come strumento di inclusione, di integrazione in alcuni casi e di riscatto sociale o lo sport come salute per i più giovani e per gli italiani, avete pensato che l'applicazione della politica allo sport fosse l'occupazione delle poltrone legate allo sport.
E questo con un atteggiamento, nei confronti di qualcosa che in questo Paese ha sempre arricchito la vita degli italiani, pari a un elemento che doveva, invece, arricchire politicamente un partito politico o più partiti politici di maggioranza. Per cui, lo sport non è stato più lo strumento a disposizione degli italiani, ma è diventato lo strumento a disposizione di questo Governo e dei partiti politici che lo sostengono. Poi avete pensato che quell'occupazione delle poltrone dovesse servire, un po' come l'Opera nazionale Balilla, alla propaganda delle forze politiche che sostengono il Governo, per cui l'occupazione era funzionale alla crescita politica ed elettorale dei partiti che avevano occupato quelle istituzioni sportive.
Presidente, ci siamo ritrovati - pensavo ci fosse a presiedere Rampelli e, quindi, avrei anche dialogato con lui, ma c'è lei - con improbabili personaggi, più o meno anche in alcuni casi sovrappeso, che non avevano mai fatto sport in vita loro e magari neanche avevano portato a passeggio il cane, per quanto fossero restii al movimento. Hanno cominciato a occuparsi, invece, di una disciplina olimpica che è quella di corsa all'occupazione di poltrone, per cui persone che mai avevano seguito lo sport cominciano a interessarsi di sport. Il primo ad andarci sotto è stato il povero Malagò, ex presidente del CONI. Devo dire che anticipò tutti il Ministro Giorgetti, quasi mai presente in questo Parlamento, ma improvvisamente in un momento della discussione sul decreto Sport è comparso. Non ho capito che ci faceva nei banchi del Governo, però sembrava interessato all'argomento e, quindi, ha occupato i banchi che normalmente occupa raramente. Costituì questa Sport e Salute, che era questa grande società che serviva più a svuotare il CONI che a qualcosa di funzionale, nominando poi una persona a lui vicina alla presidenza. Naturalmente quando si è insediato il Governo Meloni, la prima cosa che ha fatto la Meloni è stata occupare la poltrona, che era stata messa su da Giorgetti, con Mezzaroma, grande amico della Meloni e, quindi, meritava quella poltrona.
Naturalmente abbiamo potuto assistere, tutti noi colleghi parlamentari, anche al periodo dell'elezione del presidente della Federazione nuoto, un periodo in cui Rampelli e Barelli - fa pure rima - neanche si salutavano. Percorrevano i corridoi di questo Parlamento e facevano finta di non conoscersi, di non vedersi, di non incrociarsi, perché naturalmente tutti e due, contemporaneamente esponenti politici ed esponenti dello sport, concorrevano alla stessa carica, per cui ci siamo ritrovati con due partiti che si confrontavano anche in una federazione sportiva. Poi naturalmente ci siamo ritrovati anche al momento in cui si doveva rinnovare il CONI. Anche lì ci siamo trovati in una situazione abbastanza comica, con l'incrocio tra esponenti dello stesso partito che si confrontavano con candidati diversi all'interno del CONI. Pertanto, ci siamo ritrovati con Gasparri, il capogruppo di Forza Italia al Senato, che sosteneva Malagò, e il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Barelli, che sosteneva l'avversario di Malagò. Dunque, colui che sosteneva Malagò al CONI e colui che era contro Malagò al CONI (quindi, Pancalli) e, pertanto, una situazione abbastanza surreale.
Gasparri ha fatto anche una bellissima intervista su arrivando a dire che il Ministro Abodi, essendosi schierato a favore del candidato del CONI che aveva perso, il povero Pancalli, perché era diventato, probabilmente a sua insaputa, candidato del Governo contro il candidato di Malagò, è oggi il numero 5 dello sport in Italia, perché metteva sopra di lui Malagò, per cui tifava Gasparri, poi naturalmente Buonfiglio, che è il nuovo presidente del CONI, Binaghi, che nonostante fosse nella corrente perdente però è il presidente della federazione tennis ed è comunque uno che in questo momento è quotato in ambito sportivo, poi Barelli e infine Abodi. Questo è quanto diceva di Abodi il capogruppo di Forza Italia al Senato, Gasparri, non l'ho detto io. Io sto solo riportando un'intervista a .
Quindi, noi ci ritroviamo in una situazione di cui, di fatto, i parlamentari si sono occupati in maniera ordinaria, in maniera tranquilla, come se tutto questo fosse normale. Parlamentari e Ministro si sono occupati di tutto quello che, invece, in autonomia lo sport avrebbe dovuto fare e cioè dotarsi degli strumenti di autogoverno. Invece, c'è stato un continuo voler mettere le zampe laddove non era opportuno che si facesse e voler controllare lo sport come strumento non a disposizione degli italiani, ma a disposizione dei politici che volevano utilizzarlo per costruire clientele e relazioni, che per noi dovrebbero essere lontane anni luce dalla politica.
Naturalmente, per completare il film - diciamo così - si è compiuta anche l'ultima nomina, quella dell'ACI, su cui abbiamo fatto un torto a La Russa, perché abbiamo letto le dichiarazioni del Presidente del Senato La Russa che diceva: io ero contrario a che Geronimo accettasse questo ruolo all'ACI, perché così mi si chiude lo studio legale; invece doveva stare lì. Quindi La Russa, al servizio dello Stato, ha visto nominare il figlio Geronimo presidente dell'ACI, in nome di quello che Ficarra e Picone hanno raccontato come la trasformazione del partito di Fratelli d'Italia in “Parenti d'Italia”. Anche lì la mia è una citazione, non è un mio pensiero; sono stati Ficarra e Picone, in un efficacissimo , che hanno detto dell'evoluzione da Fratelli a “Parenti d'Italia”, perché oggi non si tratta solo dei fratelli, ma anche delle sorelle, dei figli, dei papà, delle mamme e dei cognati. Quindi, io credo che in tutta la politica sportiva di questo Governo in questi tre anni ci sia tutto il peggio di quella che debba essere la gestione della politica in questo Paese: l'occupazione di uno strumento che dovrebbe essere a disposizione degli italiani e, invece, è a disposizione della politica, il nepotismo più sfrenato e tutto quello che non dovrebbe essere fatto e scritto nel manuale che avete scritto voi in questi tre anni.
Io credo che l'idea di questa occupazione dello sport si sia manifestata violentemente in questo decreto, perché c'è tutta la storia dell'ATP di Torino, per cui ti do soldi se mi nomini i personaggi che io ti indico - che poi è la stessa cosa che si è fatta su Milano-Cortina, cioè ti do soldi se nomini chi dico io - e pertanto non c'è l'utilità per il Paese di sostenere una manifestazione sportiva che rende e che dà prestigio all'Italia, ma c'è l'idea che quelle risorse te le destino soltanto se a controllare la spesa e a nominare le persone nei consigli di amministrazione è il Governo nazionale (chiudo, Presidente). Credo che - tra l'altro questo è stato spinto all'ennesima potenza - la mancanza di rispetto istituzionale non sia neanche legata al ruolo dell'istituzione, perché altrimenti il presidente della regione Campania sarebbe stato nominato laddove, invece, la maggioranza ha deciso che avrebbe dovuto stare fuori. Quindi, non si è lì dentro in nome della rappresentanza delle istituzioni per far funzionare al meglio la manifestazione sportiva; si è lì dentro in nome di una forza politica e si è fuori se si fa parte dell'opposizione. Per cui, Presidente, chiudo dicendo che proprio in questo decreto ci sta dentro tutto quello che avete mal fatto per il nostro Paese in ambito sportivo e, quindi, noi voteremo contro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra voterà contro questo provvedimento. La collega Piccolotti e gli altri deputati nel corso del dibattito ne hanno spiegato con precisione - nel dettaglio direi - le motivazioni e io riprenderò alcuni punti che ritengo particolarmente rilevanti, direi decisivi. Il primo riguarda i commissari straordinari, che da straordinari diventano strumento ordinario per l'organizzazione e lo svolgimento di grandi eventi sportivi o meno.
Non si tratta di calamità, non sono catastrofi improvvise e imprevedibili che giustificano quindi il ricorso al commissario straordinario, ma eventi programmati anche molto, molto tempo prima, che in genere impiegano ingenti risorse pubbliche e richiedono un'attività di controllo e trasparenza. I commissari straordinari godono, com'è noto, di amplissimi poteri, in particolare il potere di deroga in materia di appalti - e diciamo che non è poco -, di processo amministrativo, di ogni altra disposizione di legge che non sia penale. Si deve ricordare che storicamente, in relazione al commissariamento straordinario di grandi eventi, si sono svolte indagini, inchieste giudiziarie clamorose conclusesi con condanne per associazione a delinquere, come per esempio nel corso e in seguito al G8 della Maddalena, per la realizzazione di opere pubbliche in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia, un sistema pervasivo di corruzione che consentì a un gruppo di imprenditori e pezzi dello Stato di pilotare appalti milionari.
Ora - altro punto che affronterò - per i Giochi olimpici Milano-Cortina sono state previste ingenti risorse pubbliche, che nel corso degli anni hanno aumentato il loro ammontare in maniera paurosa. Il Ministro Abodi lo ha perfino giustificato, dicendo che sono aumentati i costi dell'energia e di altre risorse, ci sono stati altri aumenti connessi ovviamente agli interventi, peccato che analoga comprensione non ci sia da parte del Governo per i salari, per gli stipendi, per le pensioni che vengono erosi dall'inflazione, ma non viene previsto nessun meccanismo per adeguarne il potere di acquisto, nessuna forma di indicizzazione. Ebbene, la questione che voglio porre è che la contabilità quasi sempre - non dico sempre - sfugge al principio di responsabilità fiscale; invece la cittadinanza ha diritto a conoscere l'andamento della spesa, l'uso corretto dei soldi pubblici, ci deve essere - ripeto - monitoraggio e trasparenza. Le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 erano state presentate a costo zero per economia e ambiente, ma di decreto in decreto, da commissario straordinario in deroga a commissari vari, secondo l'analisi della rivista sono stati raggiunti quasi i 6 miliardi, a fronte di un iniziale di 1,36 miliardi.
Un anno fa, il procuratore della Corte dei conti del Veneto, nel porre in evidenza il deficit accumulato dalla Fondazione Milano-Cortina, al 31 dicembre 2023, metteva in guardia perché la Fondazione continuava ad operare e peggiorava il deficit, tanto è vero che il passivo del 2024, del bilancio 2024, è di 30 milioni, con un deficit patrimoniale di 150 milioni in quattro anni e ditemi se è poco. La sezione di controllo del Veneto ha lanciato un nuovo allarme perché lo squilibrio, alla fine della fiera e della festa, impatterà negativamente sui bilanci degli enti pubblici coinvolti in questa vicenda. E quindi la olimpica rischia di tradursi in debiti finali a carico dello Stato, delle regioni, eccetera. E la prima relazione al Parlamento del Consiglio congiunto olimpico, incaricato della supervisione al massimo livello dei Giochi olimpici del rispetto di massimi standard di trasparenza e rendicontazione in tutti gli aspetti di pianificazione, cosa ha fatto? A parte che si è costituito con estremo ritardo, ma solo entro il 30 giugno, o meglio, il 30 giugno di quest'anno, ha presentato una “relazioncina” - dico io - al Parlamento, che, secondo me, ci vuole un bel coraggio a chiamarla relazione. D'altronde, basta pensare che, quando ci fu l'iniziativa pubblica di monitoraggio civico “Open Olympics 2026”, promossa dalle associazioni Libera, WWF, CAI, Italia Nostra, Legambiente, Mountain Wilderness e altri ancora, questa iniziativa è stata tacciata di strumentalizzazione. Ma è inaccettabile, Ministro, Presidente.
E quindi, di cosa vogliamo parlare, a questo punto? Non ci resta che parlare di impatto ambientale, dell'aggressione - questa, sì, criminale - all'ambiente dolomitico, fragilissimo e instabile. Avete voluto costruire l'ultima pista di bob. Ne abbiamo discusso tanto e anche lei, all'inizio, non era tanto favorevole, io lo ricordo bene. Vengono spesi 124 milioni per una pista - mi viene da ridere per non piangere - e abbattuti 800 abeti secolari, un disastro ambientale di cui ho parlato tante volte. Ma cosa sono 124 milioni, Ministro? Per le tre varianti di Tai, di Valle e di San Vito di Cadore sono stati previsti 250 milioni, le quali dovrebbero costare il doppio di una pista: ma siamo veramente al di fuori di ogni criterio di buonsenso .
Non contenti, avete voluto anche l'impianto di risalita Apollonio-Socrepes, spacciandolo per una via alternativa alle auto che dovrebbero portare gli spettatori delle Olimpiadi, gli sciatori o non so chi. Insomma, uno che non è mai stato a Cortina, magari, ci crede. Ma per qualcuno come noi, come me, che, invece, conosce bene quei territori, questa è proprio una balla di quelle grandi come una casa.
Ma lasciamo stare - perché non abbiamo molto tempo - e parliamo un attimo di Simico, la società che gestisce tutti questi interventi, un po' meno di 100, credo. Abbiamo bloccato il tentativo leghista di prolungare la vita fino al 2033 di questa Simico: un regalo a Fabio Saldini, amministratore delegato, direttore generale, commissario straordinario. Anche l'Anac ha sollevato il problema di un amministratore delegato di una società che diventa controllore e controllato. E adesso cosa è successo? Ma con quale arroganza, con quale impudenza si ripresenta al Senato lo stesso emendamento? Veramente non ci siamo proprio. Ma la prima preoccupazione vostra, con tutto ciò che succede lì, proprio sulla statale 51 Alemagna, sarebbe la messa in salvaguardia del territorio. Ma non avete i soldi per farlo , perché avete rifiutato e respinto l'emendamento che abbiamo presentato noi, per 50 milioni, che sono niente rispetto al costo reale dell'impresa. Perfino l'assessore leghista Bottacin del Veneto, il 15 luglio, ha detto: io ho sempre detto, cito, che, invece delle varianti, bisognava fare un'operazione grande per la messa in sicurezza del territorio, perché noi facciamo variante e variante, dopo arriviamo a San Vito, cadono le frane e le colate detritiche, e si chiude tutto. Si chiude tutto!
Lei vada su : ci sono gruppi che si scambiano notizie e non riescono…
PRESIDENTE. Deve chiudere, onorevole Zanella.
LUANA ZANELLA(AVS). Se lei va a Cortina adesso, lei non sa se arriva a San Vito, se deve tornare indietro e passare per Auronzo, farsi il passo, eccetera. Capisce? Questo significa che bisogna pensare a salvaguardare il territorio e non a sfruttarlo, come invece proponete continuamente voi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Oggi, ci troviamo a trattare di un provvedimento importante, che riguarda i grandi eventi sportivi che si terranno nel nostro Paese nei prossimi mesi e nei prossimi anni.
Nell'annunciare il voto di astensione del gruppo di Azione, vogliamo provare a condividere con l'Aula e con lei, Ministro, le cose che in questo provvedimento ci convincono e quelle che, invece, ci lasciano più perplessi, con riguardo non solo al provvedimento che ci apprestiamo a votare, ma anche al percorso di analisi che in queste settimane abbiamo fatto in Commissione, poi in discussione generale e oggi con l'ultimo passaggio.
Di questo provvedimento, ci convince sicuramente l'idea che i grandi eventi si svolgano in Italia. Alcuni in quest'Aula si sono espressi in modo contrario, invece noi no. Lo ha detto anche la mia collega Ruffino, quando è intervenuta in discussione generale. Noi crediamo negli eventi sportivi, nei grandi eventi e negli eventi meno grandi, come veicolo per valorizzare il territorio e le discipline, per far conoscere il valore e dare corpo a quell'articolo della Costituzione dedicato allo sport, che tutti insieme, all'inizio di questa legislatura, abbiamo voluto inserire. Crediamo nei grandi eventi come occasione per attrarre investimenti in infrastrutture e sui territori, per far conoscere discipline che, a volte, non sono fra quelle più conosciute e più praticate, per riflettere, in termini sia di grande agonismo, sia di sport di base, su come lo sport sia un elemento ormai essenziale del nostro quotidiano, dallo sport agonistico a quello di base.
Riteniamo che eventi come la Milano-Cortina e l'America's Cup siano molto importanti dal punto di vista reputazionale per il Paese e aiutino l'immagine dell'Italia all'estero e la consapevolezza all'interno della Nazione. Sappiamo altresì che svolgono un importantissimo ruolo come volano economico.
Le riconosciamo, riconosciamo al Governo di aver fatto uno sforzo - non sempre questo avviene, anzi, molto spesso non avviene - per costruire una cornice più agile e stabile per eventi che, per loro natura, richiedono velocità decisionale, capacità organizzativa e snellezza. Questo serviva ed è il motivo per cui non avrà un voto contrario dal nostro gruppo, ma avrà un'apertura di credito rappresentata dall'astensione.
Ci sono, però, alcuni elementi che non ci convincono e rileviamo alcune criticità. Ci sembra che si potesse lavorare di più sulla visione sistemica, sul collegamento con la pianificazione urbana e territoriale, sul dialogo con gli enti locali, sull'inclusione dell'ascolto e sull'identificazione del “dove”. Per esempio, siamo rimasti perplessi del fatto che non si è voluto estendere a tutta l'area della città metropolitana di Napoli gli interventi che riguardavano l'America's Cup, perché, a nostro avviso, riuscire a fare anche un intervento parcellizzato di territorio per promuovere la vela di base, in occasione di un grande evento come l'America's Cup, era fondamentale. E ci ha stupito che, nel percorso in Commissione e in Aula, questa suggestione, così come altre di questa natura, non siano state recepite.
Allo stesso modo, abbiamo rilevato poco raccordo con il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, con riguardo alle politiche in favore delle persone con disabilità e alle politiche educative: questi aspetti, che non riguardano il Ministero dello Sport in senso stretto; a nostro avviso, non recepiscono appieno il potenziale che un evento ha, quando arriva su un territorio, di fare tutte quelle cose che ho detto in premessa, ossia di essere un volano di conoscenza e di valorizzazione del territorio, di sensibilizzazione dei più giovani, di lotta al bullismo, le tantissime cose che ci siamo sempre detti in quest'Aula che lo sport può fare, se però arriva fino all'ultimo miglio, alla scuola di periferia, alla piccola palestra, all'associazione sportiva, se il ragazzo, che, a Napoli, si avvicina alla vela, lo fa sapendo che lì vicino c'è il grandissimo evento internazionale. Ci sembra che questo anello di congiunzione non sia stato stressato a sufficienza.
Abbiamo qualche perplessità anche rispetto agli interventi che sono stati fatti per l'abbattimento delle barriere architettoniche. Si è rispettata - ci mancherebbe altro -, nelle nuove infrastrutture, la normativa per la fruizione degli impianti da parte del pubblico con disabilità o da parte di atleti con disabilità. Non si è colta però a sufficienza, a mio avviso, l'occasione per utilizzare le risorse per apportare cambiamenti a impianti già esistenti che potevano essere ammodernati in questo senso, per la fruizione autonoma da parte delle persone con disabilità. Così come vedo anch'io un rischio di opacità, laddove ci sono così tante deroghe. Ripeto - l'ho detto in premessa -, fra le opportunità date dalla maggiore snellezza e dalla possibilità di fare le cose e il rischio opacità, naturalmente, noi privilegiamo il fare al non fare. Questa è la cifra di Azione, abbiamo questo difetto. Ciò nondimeno, non possiamo non fare un sollecito per prestare grande attenzione, perché, laddove quei meccanismi previsti dalle norme per tutelare i processi non ci sono, gli strumenti, di cui ci si deve dotare, magari a valle e non a monte, per controllare che le cose siano andate in modo trasparente, evidentemente, diventano ancora più importanti.
Lo sport, Ministro, non vive solo di eventi eccezionali, ma ha bisogno di infrastrutture, accessibilità, investimenti nei territori e nei talenti, regole chiare del prima e del dopo l'evento. Di questo, ci stiamo occupando in Commissione.
Le devo dare atto di essere sempre presente ad ascoltare e a provare a recepire le sollecitazioni, ma sappiamo che, in Italia, fare cose straordinarie, intervenire con eventi, con finanziamenti, con interventi straordinari, è spesso più facile che fare l'ordinario. E, quindi, richiamo sempre qualsiasi organismo di Governo nazionale o locale ad utilizzare le occasioni di intervento straordinario, anche per riassestare la macchina ordinaria. Questo, purtroppo, non si è riuscito a fare, almeno ad oggi, in tutte le occasioni che andiamo a toccare con questo provvedimento.
Stresso nuovamente, avviandomi verso la conclusione, il rapporto con gli enti locali. So che è un elemento non di stretta competenza del suo Dicastero; cionondimeno, ritengo, ad esempio, un'occasione mancata di non aver inserito la regione Campania, in qualche modo, è chiaro a tutti noi che, per regolamentazione internazionale, non si potevano aggiungere membri all'organismo di controllo e di indirizzo dell'America's Cup, per richiamare la discussione che abbiamo già avuto in Commissione e in Aula. Cionondimeno, il Governo può fare tante nomine e continua ad aggiungere, ad emendare e a darsi la possibilità di farne. Si poteva trovare, in una di queste caselle, facendo anche qualche sacrificio, come Governo, uno spazio affinché l'ente locale fosse rappresentato, a nostro avviso. Il fatto che correttamente sulla Milano-Cortina, gli enti locali e la regione possano dire la loro e, invece, la regione Campania, che sarà poi il soggetto chiamato in molti dei temi (alcuni dei quali, peraltro, sono competenza esclusiva o concorrente della regione), a dire la propria, senza sedere nell'organismo di indirizzo, è, a nostro avviso, un macroscopico errore.
Ci stupisce che non si sia voluto trovare un altro modo - se quello lineare non era possibile -, per includere in questi organismi la rappresentanza territoriale e quella degli altri enti locali.
Quindi, Ministro, noi ci asterremo. Quest'astensione è un segnale di attenzione e di lavoro comune che lei ci ha visto fare in Commissione e ci vede fare qui, in Aula, però è anche un invito a lavorare tutti insieme, soprattutto lei, che è il Ministro, a una pubblica e di sistema sullo sport che non abbia sport di serie A e sport di serie B, grande evento e piccolo evento, ma che abbia una visione di sistema. Ormai voi governate da 3 anni, ci avviamo alla seconda metà della legislatura: ci aspettiamo che le leggi non siano delle occasioni sporadiche, ma rispondano a un disegno strategico, che sarebbe l'unica vera risposta alla previsione costituzionale che abbiamo tutti insieme voluto inserire a inizio legislatura .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bicchielli. Ne ha facoltà.
PINO BICCHIELLI(NM(N-C-U-I)M-CP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, Sottosegretario Siracusano, oggi discutiamo di un provvedimento di primaria rilevanza, che disciplina, appunto, l'organizzazione di grandi eventi sportivi internazionali, i Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, l'America's Cup, i Giochi del Mediterraneo. Un provvedimento, dunque, che rappresenta sicuramente un impegno concreto per garantire il successo di manifestazioni che porteranno l'Italia al centro della scena internazionale.
E questi eventi, colleghi, non costituiscono solo momenti di competizione, ma sono straordinarie opportunità per il nostro territorio, per la nostra economia, per la nostra immagine, per l'immagine del nostro Paese, dell'Italia nel mondo. Con lo sport che, ancora una volta, si conferma vettore universale di valori. Eventi come Milano-Cortina 2026 rappresentano sicuramente un volano per tutte le aree coinvolte. Parliamo di Milano, Cortina d'Ampezzo, la Valtellina, il Trentino-Alto Adige.
Tutti territori che beneficeranno di investimenti infrastrutturali significativi, 228 milioni di euro per interventi logistici e strutturali; e, come sappiamo, questi interventi non si esauriranno con la conclusione dei giochi, ma lasceranno un'eredità duratura, impianti sportivi modernizzati, infrastrutture di trasporto migliorate, strutture accessibili che favoriscano l'inclusione, proprio perché lì, come sappiamo, ci saranno anche i Giochi paralimpici. Quindi, quei territori diventeranno poli attrattivi per un turismo sportivo e per un turismo culturale, valorizzando le bellezze naturali e tutto il patrimonio locale.
Taranto, poi, con i Giochi del Mediterraneo vedrà un'importante opera di rilancio del suo tessuto urbano e sociale grazie al supporto di Sport e Salute, che promuoverà progetti di rigenerazione senza oneri diretti per la finanza pubblica. E com'è noto, gli eventi sportivi internazionali di questa levatura generano un impatto economico straordinario.
Milano-Cortina attrarrà milioni di persone tra atleti, delegazioni ufficiali e turisti, stimolando settori strategici come il turismo, l'ospitalità, la ristorazione e il commercio. Secondo studi su eventi analoghi, come furono le Olimpiadi di Torino del 2006, l'indotto economico può superare i miliardi di euro, con ricadute significative sulle piccole e medie imprese di tutti i territori coinvolti.
Poi, signor Presidente, l'America's Cup del 2027, una manifestazione che rafforzerà sicuramente il posizionamento dell'Italia come destinazione di eccellenza per le competizioni veliche internazionali, attirando investitori e da tutto il mondo. Mi faccia dire, l'istituzione di 2.100 borse di studio per meriti sportivi rappresenta, secondo me, un investimento strategico nel capitale più importante che abbiamo, il capitale umano, incentivando le giovani generazioni a coniugare sport e istruzione, con effetti positivi su tutto il tessuto produttivo e sociale del Paese.
E quindi ospitare eventi di questa portata proietta l'Italia al centro della scena globale. Milano-Cortina sarà una vetrina internazionale per dimostrare la nostra capacità organizzativa, per dimostrare la nostra creatività e il nostro impegno per l'eccellenza. L'Italia, come è stato poi evidenziato nell'analisi tecnico-normativa di questo decreto, ha assunto impegni vincolanti con il Comitato olimpico internazionale, e questo provvedimento ne garantisce il pieno rispetto, rafforzando la nostra credibilità a livello internazionale. America's Cup e Giochi del Mediterraneo contribuiranno a consolidare l'immagine dell'Italia come un Paese capace di coniugare la tradizione e l'innovazione, promuovendo un turismo sostenibile, promuovendo un turismo di qualità.
Questi eventi sicuramente rappresentano anche un'opportunità per raccontare al mondo la nostra storia, la nostra cultura, per raccontare la nostra ospitalità, lasciando un'impronta positiva nella percezione globale. E lo sport non è solo competizione, ma un linguaggio universale, un linguaggio che incarna valori fondamentali come l'inclusione, il rispetto, la determinazione e la solidarietà. Milano-Cortina, con i Giochi paralimpici, sarà anche un simbolo di accessibilità e uguaglianza, dimostrando che lo sport può abbattere tutte le barriere fisiche e sociali.
Signor Presidente, lo sport sicuramente educa le nuove generazioni al lavoro di squadra, le educa al sacrificio, al rispetto delle regole, valori che sono fondamentali per una società civile che vuole crescere. E le borse di studio, di cui parlavamo prima, rappresentano pienamente questa visione, premiando il merito e promuovendo un modello di vita equilibrato tra studio e attività fisica. Colleghi, questo decreto sicuramente non è soltanto un atto amministrativo, ma una chiara dichiarazione di intenti.
L'Italia, ancora una volta, vuole essere protagonista nel panorama sportivo mondiale, promuovendo valori di inclusione, di eccellenza e di legalità. Penso alle disposizioni come quelle, ad esempio, a tutela degli arbitri contro il , rispondendo alla necessità di rafforzare la fiducia in tutto il sistema sportivo. Inoltre, questo provvedimento è pienamente conforme ai principi costituzionali e all'ordinamento dell'Unione europea, come è attestato dall'analisi tecnico-normativa, garantendo piena stabilità giuridica.
Sostenere questo decreto, signor Presidente, significa investire in un futuro in cui l'Italia non solo ospiti grandi eventi sportivi, ma li trasformi in strumenti di crescita economica, coesione sociale e prestigio internazionale, valorizzando il turismo, l'economia locale e l'immagine complessiva del nostro Paese. Sicuramente, signor Ministro, noi la ringraziamo per il lavoro che è stato fatto da tutto il Governo. Questa per noi è un'occasione storica per lasciare soprattutto un'eredità concreta a tutti quei territori che saranno coinvolti per promuovere, anche attraverso lo sport, i valori che definiscono la nostra identità nazionale. Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Signor Ministro, signora Sottosegretaria, noi siamo favorevolissimi ai grandi eventi, siamo favorevolissimi a quelli fatti bene, ed è per questo che voteremo contro questo. E perché voteremo contro questo ? Perché dire che durante l'iter ci sono state delle forzature è sminuire quello che è successo, con emendamenti prima invitati al ritiro, poi accantonati, poi reintegrati, poi una riunione del Comitato dei nove, poi la seconda, poi ci vediamo la mattina e non va bene, poi sono rimandati al pomeriggio, poi arriviamo in Aula e interrompiamo di nuovo. Sa anche lei che sto dicendo la verità, mi può smentire in qualsiasi momento.
Per questo voteremo contro: perché questo provvedimento è una “insalata mista”, dentro ci avete messo di tutto! C'è Milano-Cortina, c'è l'America's Cup, ci sono i Giochi del Mediterraneo, c'è l'ufficio di collocamento per qualche amico. Vi siete dimenticati però di metterci i del campionato libico, che cominciano oggi a Milano, a porte chiuse: gli italiani non possono accedere allo stadio. Hai visto mai che trovino un altro Almasri là dentro , poi dobbiamo prendere un altro aereo di Stato per accompagnarlo a casa? E, invece, in concomitanza di Milano-Cortina, si gioca una partita di campionato (Milan-Como) e la mandiamo in Australia. Sono i miracoli dello sport in Italia! Ovviamente, signor Ministro, non lo addebito a lei, ci mancherebbe altro; lo addebito alla Federazione, l'ho trattata bene… E, come dicevo, erano giochi che dovevano partire a costi contenuti ma siamo già a 2,8 miliardi.
E adesso, per coprire uno sforamento di 300 milioni della Fondazione, voi cosa fate? Nominate un commissario e gli date 300 milioni di budget, esattamente quanto il deficit esistente. E in più, però, si presenta un emendamento che modifica le regole di ingaggio. Normalmente, quando qualcuno viene distratto dal proprio lavoro (quindi, quando c'è il comando ad altra cosa), perde parte dello stipendio. E invece no, per recuperare lo stipendio del commissario, da poter aggiungere al compenso per Milano-Cortina, facciamo un emendamento e lo approviamo. Però c'era un tetto agli stipendi pubblici; guarda caso, la Consulta l'altro ieri ha detto che questo tetto non c'è più. Ma qualcuno di voi sapeva per caso quello che stava per succedere ? Perché mi pare strano aver fatto un emendamento che permette al commissario di cumulare due stipendi, cosa che non si poteva fare fino a tre giorni prima.
E vogliamo parlare dei 43 milioni di euro tolti dal Fondo per le vittime di usura ed estorsione? E voi ci dite che erano in esubero. Certo, erano in esubero… ma non erano in esubero, anzi erano necessari quelli della prevenzione, che mancavano. Quindi eravamo anche d'accordo nel togliere quei 43 milioni di euro, ma avremmo preferito che li aveste messi su capitoli similari e non per Milano-Cortina, signor Ministro . La prossima volta, che facciamo? Li togliamo alle visite oncologiche? Li togliamo ad altro per metterli su Milano-Cortina? Avete detto che li rimetterete, senza però dirci quando. Vi state giocando le future entrate fino al 2030 e poi ci dite che le ritroverete e le rimetterete.
Durante il percorso di questo provvedimento abbiamo presentato emendamenti che non costavano molto. Abbiamo chiesto che si rispettassero le regole di tutela ambientale: qualcuno ce l'avete approvato, qualcun altro no; abbiamo chiesto un maggior controllo sui flussi delle scommesse e guarda caso ci avete detto di no; abbiamo chiesto che venisse integrato l'uso dell'intelligenza artificiale. Però poi, alla fine, ci ritroviamo con l'America's Cup che, a Napoli, non vede il coinvolgimento della regione. Guarda caso, in tutto quello che viene fatto nelle regioni Lombardia, Veneto e Piemonte c'è sempre un rappresentante della regione; nel caso della Campania il rappresentante della regione non c'è, ma l'evento è talmente tanto importante da dover prevedere, secondo noi, inizialmente i rappresentanti di città metropolitana e regione, perché nessuno più di loro potrebbe dare una mano a quell'evento. Non sappiamo che cosa succederà, ci auguriamo che vada tutto bene.
Ministro, non uso nemmeno i dieci minuti a disposizione, perché poi le cose da dire sono sempre le stesse. Alla fine, c'è stato un emendamento, di cui parlavamo: lo tolgo, lo metto, lo tolgo, lo metto. Poi è intervenuto il Presidente della Repubblica, che ha ritenuto che una società di scopo, nata per Milano-Cortina, non potesse essere affidata fino al 2033 alle stesse persone .
Ebbene, signor Ministro, se non lo sa, glielo dico io adesso: quell'emendamento è stato ritirato in Aula; è stato ripresentato paro paro al Senato, in un altro decreto . Nemmeno il Presidente della Repubblica riesce a fermare la bulimia di questo Governo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tassinari. Ne ha facoltà.
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Ministro, Sottosegretaria Siracusano, ascoltando gli interventi dei colleghi, in particolare quello dell'onorevole Faraone, mi viene da pensare che i retroscena siano qualcosa di irresistibile, un po' come essere nel di un . Io invece vorrei proporre qualcosa di rivoluzionario, cioè rimanere sul tema, che mi sembra una cosa più concreta e, soprattutto, più adatta al luogo in cui ci troviamo.
Il testo oggi in esame è frutto di un lavoro che non si è limitato all'approvazione di un decreto, ma che ha cercato di dare ulteriori risposte reali ai bisogni del mondo sportivo, alle aspettative dei territori, alle esigenze dei cittadini. Tutto ciò ha permesso, anche con un lavoro intenso con il Governo, di ampliare la portata del provvedimento, rendendolo articolato, efficace, aderente alla complessità delle sfide che il settore sportivo si trova a dover affrontare oggi.
Lo sport, come sappiamo, non è solo competizione e intrattenimento; è salute, inclusione, educazione, ma anche crescita economica; è uno strumento fondamentale per lo sviluppo del benessere individuale e collettivo, per la valorizzazione delle comunità locali, per la promozione dell'immagine del nostro Paese. Ed è proprio partendo da questa consapevolezza che si è sviluppato un lavoro condiviso, orientato all'interesse generale. In questo contesto, voglio evidenziare, con orgoglio, che Forza Italia ha dato un contributo concreto alla costruzione del testo. Alcune modifiche importanti sono state introdotte proprio grazie a emendamenti da noi proposti: interventi mirati che hanno arricchito il provvedimento, in particolare sui temi della sicurezza nelle attività sportive, sul rafforzamento delle misure organizzative per i grandi eventi e sul sostegno al sistema sportivo dilettantistico.
Abbiamo lavorato con spirito propositivo, senza contrapposizioni ideologiche, cercando soluzioni utili, concrete e praticabili e questo approccio ha trovato una sponda responsabile e aperta sia nel Governo che negli altri gruppi parlamentari - devo dire - di maggioranza.
Per questo oggi non stiamo semplicemente esprimendo un voto su un decreto, stiamo riconoscendo il valore di un metodo e di un risultato che va a beneficio di tutto il Paese: un passo in avanti verso una visione dello sport come politica pubblica strategica, come infrastruttura sociale fondamentale, come opportunità di crescita per l'Italia.
Il decreto-legge contiene disposizioni urgenti per l'organizzazione e lo svolgimento dei grandi eventi sportivi, per semplificare le procedure, per assicurare una gestione efficiente e trasparente delle risorse, ma non solo: interviene anche con ulteriori norme importanti dedicate alla pratica sportiva in generale, alla sicurezza e alla promozione dello sport a tutti i livelli; istituisce misure urgenti per la giustizia sportiva e altri aspetti tecnici che rappresentano strumenti essenziali per garantire trasparenza e integrità nello sport, all'insegna di pratiche corrette e sicure.
Il decreto integra importanti misure normative già in corso: proroga e modifica il decreto-legge 28 febbraio 2021, n. 36, che imponeva alle regioni e ai gestori piste di sci di adeguarsi entro il 30 giugno 2025. È un provvedimento che sosteniamo con convinzione, perché riconosciamo nello sport un volano di benessere psicofisico e di coesione sociale. Perché lo sport, oggi più che mai, è uno strumento straordinario di educazione e di prevenzione sanitaria; è un metodo per vivere meglio, per stare insieme e per crescere.
Per milioni di cittadini italiani l'attività motoria rappresenta un elemento vitale: contribuisce alla salute, alla socialità, alla formazione di uno stile di vita positivo. Promuovere lo sport significa investire nella qualità della vita e nella prevenzione sanitaria. Pensiamo ai giovani e ai bambini che cominciano con il mini-basket o il nuoto, alle famiglie che si ritrovano la domenica per una camminata in montagna, agli anziani che fanno attività motoria nei parchi. Promuovere lo sport significa investire nella salute di tutti, ridurre le spese sanitarie future, migliorare la qualità della vita e questo decreto va proprio in questa direzione.
Uno dei punti centrali del provvedimento - lo ripeto - è il supporto ai grandi eventi internazionali che l'Italia si prepara, con grande onore, ad ospitare: le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, i Giochi del Mediterraneo di Taranto, l'America's Cup a Napoli, le ATP di Torino. I grandi eventi sportivi non sono solo manifestazioni straordinarie ma rappresentano occasione di crescita economica e culturale, sono motore di sviluppo, occasione di promozione del territorio, opportunità occupazionali. Sono una vetrina di visibilità internazionale, ma sono, anche e soprattutto, una straordinaria fonte di ispirazione per i giovani; agiscono da stimolo, alimentando il desiderio di praticare sport, anche solo a livello amatoriale, perché quando un ragazzo vede un grande atleta in gara può accendere in sé il desiderio di cominciare a praticare uno sport, anche solo per passione, può trovare la motivazione per indossare scarpe da corsa o anche semplicemente correre in un parco. Lo sport genera entusiasmo, spirito di emulazione positivo, ed è proprio così che si costruisce una società più attiva, più sana e più coesa.
Questo decreto si propone di porre solide basi per un'organizzazione efficiente e sicura dei grandi appuntamenti. Infrastrutture, , fondi mirati, coordinamento tra enti: tutto questo si traduce in posti di lavoro, sviluppo dei territori, modernizzazione delle città ospitanti. Pensiamo a Milano, a Cortina, a Napoli, a Taranto, a Torino: interi territori che verranno valorizzati, anche grazie a nuove strutture sportive e all'impiantistica.
Il decreto interviene anche su un altro fronte fondamentale, quello della sicurezza. Voglio soffermarmi, in particolare, su questo tema, che riteniamo cruciale. Chiunque abbia avuto modo di andare in montagna d'inverno sa quanto sia diffusa la pratica dello sci, soprattutto a livello amatoriale, ma proprio perché diffusa e accessibile deve essere sicura. Le attività come lo sci sono pericolose, se non gestite con rigore. Ecco perché è urgente introdurre obblighi di sicurezza diffusi, come l'uso del casco su piste da sci, anche per i non agonisti, senza limiti di età, ed è quello che abbiamo fatto in questo decreto con un emendamento di Forza Italia accolto dal Governo.
I dati sono chiari: in Italia si verificano circa 11.121 infortuni all'anno legati a sci, e sport invernali, di cui circa il 4 per cento riguarda persone senza casco; si stimano circa 30.000 incidenti, di cui 1.500 con ricovero ospedaliero. Le fasce più colpite, tra l'altro, sono quelle fra i 10 e i 49 anni, quindi proprio i più attivi, i più sportivi e spesso, purtroppo, si tratta di infortuni gravi. I dati dicono anche che circa il 70 per cento delle cadute sono dovute a distrazione o sottovalutazione. In molti casi il casco può, quindi, fare la differenza tra una caduta senza conseguenze e un trauma serio.
Tutto questo si inserisce in un percorso più ampio che il nostro Governo ha portato avanti con coerenza e serietà fin dall'inizio della legislatura. Abbiamo sostenuto lo sport con atti concreti: dal rafforzamento e sostegno delle associazioni e società dilettantistiche alle borse di studio per studenti e atleti per meriti sportivi; dagli incentivi fiscali per chi investe nel settore e, più in generale, all'incentivazione dell'attività motoria in età giovanile. Abbiamo favorito la diffusione dello sport nelle scuole, nei quartieri, nelle periferie, perché crediamo che lo sport debba essere per tutti, non un lusso per pochi.
Negli ultimi anni il Governo di centrodestra ha sostenuto questa visione con misure concrete. Ecco perché questo decreto è importante, perché racchiude un'idea chiara di futuro in cui trova un posto di rilievo la promozione dello sport a tutti i livelli, dal grande evento alla pratica quotidiana, per un'Italia che investe nello sport, che crede nei suoi valori educativi e sociali, che vuole essere protagonista nel mondo ospitando grandi eventi internazionali, che mette la sicurezza delle persone al primo posto, perché si pone la valorizzazione del territorio e dell'immagine italiana con infrastrutture moderne, sviluppo turistico e posti di lavoro.
Per questo il nostro voto sarà favorevole. Crediamo che lo sport, quando è autentico, sappia commuovere più di ogni parola ed è nel silenzio prima del salto, nel respiro trattenuto prima del rigore, nella lacrima che scende a fine gara che si racchiude tutta la grandezza di ciò che siamo capaci di diventare, perché nello sport, come nella vita, ciò che conta davvero non è la vittoria, ma il coraggio di mettersi in gioco
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giovanna Miele. Ne ha facoltà.
GIOVANNA MIELE(LEGA). Grazie. Ministro, colleghi, giunge all'esame dell'Aula, dopo un meticoloso lavoro in VII Commissione, il disegno di legge di conversione del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 96, recante disposizioni urgenti per l'organizzazione e lo svolgimento di grandi eventi sportivi, nonché ulteriori disposizioni urgenti in materia di sport. Si tratta di un provvedimento che racchiude importanti misure che restituiranno un Paese più efficiente e competitivo.
L'articolo 1 reca disposizioni che hanno l'obiettivo di garantire, nell'ambito dei Giochi, la gratuità dell'assegnazione e dell'uso delle frequenze per gli operatori del settore e misure di semplificazione per il rilascio dei provvedimenti autorizzatori, ma anche le risorse del Fondo unico a sostegno del potenziamento del movimento sportivo italiano.
L'articolo 2 reca disposizioni per il potenziamento delle misure di sicurezza e soccorso pubblico connesse allo svolgimento dei Giochi, in considerazione dell'eccezionale afflusso di delegazioni di atleti, tecnici, rappresentanti del Comitato olimpico internazionale, del Comitato paralimpico internazionale e di enti loro collegati, nonché visitatori, spettatori, turisti interessati dalla manifestazione, e autorizza il Ministero dell'Interno alla spesa di 30 milioni per l'anno 2025. Si dispone anche l'applicazione delle deroghe alle disposizioni di legge in materia di contratti pubblici per realizzare un intervento che consenta di corrispondere alle esigenze tecnico-logistiche per l'impiego del personale delle Forze di Polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, destinato a svolgere i servizi per la tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, di prevenzione del terrorismo, nonché del soccorso pubblico.
Troviamo disposizioni necessarie a garantire la piena operatività della Fondazione Milano-Cortina 2026, assicurando la capacità di gestione delle risorse umane impiegate nelle attività svolte in qualità di comitato organizzatore dell'evento, come anche le misure necessarie per garantire l'organizzazione e lo svolgimento dei XIV Giochi paralimpici invernali Milano-Cortina 2026.
Siamo lieti che, in questo decreto, si prevedono anche misure per il contrasto ai fenomeni di frode sportiva, intesa come qualunque atto disonesto volto a compromettere una qualsivoglia manifestazione o competizione sportiva, anche in considerazione della rilevanza del tema nell'ambito della prevenzione e della lotta ai rischi di penetrazione della criminalità organizzata nel mondo dello sport.
È stato istituito, poi, un Fondo da 5 milioni di euro per borse di studio per studenti universitari-atleti e, grazie ad un nostro emendamento, potranno essere utilizzate nei collegi di merito. Grazie anche ad un altro nostro emendamento, saranno istituiti percorsi PCTO per offrire esperienze dirette esperienziali durante le manifestazioni.
Troviamo, poi, disposizioni per lo svolgimento dell'America's Cup a Napoli nel 2027 e il rispetto di tutte le obbligazioni assunte in merito dal Paese ospitante, anche con riferimento all'adeguamento delle aree che ospiteranno l'evento e, in particolare, quella di Bagnoli-Coroglio e quelle per la realizzazione della XX edizione dei Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026, ovvero per il funzionamento del nuovo Comitato organizzatore della XX edizione dei Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026, e poi, ancora, le misure per l'organizzazione e lo svolgimento delle Finali ATP di tennis per il periodo 2026-2030: grandi eventi che faranno grande l'Italia.
Va bene che ci siano misure in materia di sicurezza negli sport invernali, anche a seguito delle richieste emerse, in seguito di confronto con le regioni, nell'ambito del tavolo di lavoro appositamente convocato in seno alla Conferenza Stato-regioni in tema di pendenza e larghezza delle piste da sci blu e di quelli da slittino e bob. Plaudo, infine, soprattutto a due misure estremamente rilevanti: le nuove norme per il funzionamento della Commissione indipendente per la verifica dell'equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche e poi di quella - che è stata sempre una battaglia storica della Lega - relativa alla tutela degli arbitri. È previsto un sensibile inasprimento della pena per il reato di lesioni agli arbitri in occasione delle manifestazioni sportive. La modifica normativa equipara i direttori di gara ad altri ufficiali e prevede, per chi arreca gravi lesioni ad un arbitro, una pena di minimo 4 anni e un massimo di 10 anni di reclusione, che possono salire addirittura a 16 anni in caso di lesioni gravissime. Grazie alle disposizioni introdotte nel provvedimento si sta costruendo l'Italia del futuro: una Nazione moderna, competitiva, attrattiva, che cresce e che vuole continuare a farlo.
Olimpiadi Milano-Cortina: il suo piano infrastrutturato, legato ai Giochi, prevede un investimento complessivo di oltre 3,4 miliardi di euro. Sono 94 in totale i progetti, di cui il 30 per cento è riservato a 30 opere direttamente collegate all'evento, mentre il restante 70 è rappresentato da 64 interventi di , ovvero infrastrutture, strade e ferrovie pensate per migliorare, in modo strutturale, il collegamento tra i territori coinvolti. Lo sforzo economico è considerevole: parliamo di 945 milioni di euro destinati all'adeguamento e alla costruzione di impianti sportivi; 1,65 miliardi in infrastrutture stradali e 515 milioni a quelle ferroviarie.
Io direi che non è proprio non essere interessati allo sport. Si tratta di un insieme di interventi pensati per assicurare l'ottima riuscita dell'evento e lasciare in eredità un sistema di collegamenti più moderno e funzionale e, per questo, plaudo al nostro Ministro, Matteo Salvini . In particolare, nel Nord Italia è stato dato spazio alla costruzione dell'Arena Santa Giulia per l'hockey sul ghiaccio, del villaggio olimpico a Milano e alla riqualificazione di strutture a Cortina d'Ampezzo, tra cui il trampolino olimpico e la Medal Plaza, gli impianti sportivi di Livigno e la nuova pista di bob che verrà completata nei tempi previsti.
Entrato in carica, il Ministro Salvini ha trovato una situazione oggettivamente bloccata. Fino al 2023, era stato speso lo 0,05 per cento del a disposizione; oggi, sul fronte sportivo, risulta completata l'esecuzione di lavori per circa 400 milioni di euro, a fronte dei già citati 650 milioni. Con l'ultima legge di bilancio viene autorizzata la spesa di 50 milioni di euro per l'anno 2025 e di 57,8 per l'anno 2026, in un'ottica di miglioramento della capacità e della fruibilità delle dotazioni infrastrutturali esistenti e da realizzare.
Sempre per il 2026, sono stati messi a disposizione ulteriori 25 milioni di euro per il potenziamento del trasporto pubblico locale e per garantire l'accessibilità complessiva dei territori interessati dai giochi. Con l'articolo 15 dell'ultimo decreto Infrastrutture sono state attribuite all'amministratore delegato della società Infrastrutture Milano-Cortina 2020-2026 Spa funzioni di commissario straordinario per la realizzazione di taluni interventi strettamente funzionali allo svolgimento dei giochi olimpici, al fine di garantire il rispetto del cronoprogramma per la realizzazione delle opere.
Il decreto-legge n. 4 del 2022 ha autorizzato 150 milioni di euro per tre anni, per realizzare e recuperare impianti sportivi funzionali ai giochi di Taranto, inclusi interventi di accessibilità e sostenibilità ambientale. Oltre 30 impianti saranno costruiti o rigenerati, tra cui uno stadio di 21.000 posti, impianti natatori, centri nautici e di quartiere.
In tutta Italia, da quando è in carica il Governo Meloni, sono stati finanziati, con risorse PNRR, quasi un miliardo, 900.000, progetti sportivi, per circa 700 milioni, con la maggiore parte degli interventi rivolti ai piccoli comuni. A questi si aggiungono i 300 milioni previsti dal Piano per potenziare le palestre scolastiche su tutto il territorio nazionale. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha firmato due decreti che mettono in campo un piano complessivo di 335 milioni di euro, destinati al miglioramento delle palestre scolastiche, con l'obiettivo di rafforzare infrastrutture sportive nelle scuole e garantire pari opportunità formative a tutti gli studenti da Nord a Sud. Non si tratta soltanto di fondi PNRR, che erano ovviamente insufficienti, ma anche di fondi aggiuntivi ministeriali. È previsto, inoltre, un avviso pubblico specifico per le regioni del Mezzogiorno, a cui gli enti locali potranno aderire per ottenere ulteriori risorse provenienti dal PNRR e dalla programmazione nazionale 2021-2027.
Le infrastrutture dedicate allo sport sono soprattutto centri di aggregazione e condivisione che hanno un impatto di valore educativo e sociale e contribuiscono al benessere psicofisico delle persone che le frequentano. La Lega ritiene una priorità il miglioramento dei luoghi nei quali si praticano le varie discipline sportive e, per tale ragione, è stato riproposto il bando “Sport e Periferie” per investimenti di 110 milioni di euro, la cifra più alta degli ultimi anni, ai quali si aggiungono ulteriori 70 milioni di euro provenienti dal Fondo per lo sviluppo e coesione, con l'obiettivo di contribuire a realizzare nuovi impianti sportivi pubblici.
Solo negli ultimi 15 anni, mentre in Europa sorgevano più di 200 stadi, in Italia ne sono stati inaugurati 5: con il decreto Sport si provvede alla nomina di un commissario e la designazione dei sindaci e dei loro delegati, quali subcommissari, per riattivare i procedimenti bloccati ed avviarne di nuovi. La nuova procedura commissariale sbloccherà investimenti per 4,5-5 miliardi.
Mi avvio alla conclusione, Presidente. Dopo aver enunciato alcuni dei provvedimenti che non sono pubblicitari o elettorali, ma realtà, obiettivi e pianificazione, orgogliosamente promossi e avviati da questo Governo, ringrazio il qui presente Ministro Abodi. Siamo consapevoli che lo sport promuova la coesione sociale, formi il senso di appartenenza, sviluppi valori sociali, promuova la salute, riduca lo stress, migliori la qualità della vita, ed è per questo che le nostre politiche dello sport hanno e avranno un sempre più crescente impatto positivo, e per questo la Lega voterà a favore
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauro Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Presidente, Ministro Abodi, colleghe e colleghi, ho dedicato la mia vita allo sport, prima sul campo e oggi da parlamentare con il Partito Democratico. Sento, dunque, la necessità di una premessa, valida dentro e fuori da questa Aula: spiegare con chiarezza da che parte stiamo, ma soprattutto da che parte non stiamo.
Non stiamo con chi usa lo sport per occupare spazi di potere, incarichi, consulenze e poltrone. Non stiamo con chi, rapacemente, considera lo sport un feudo, terra di conquista elettorale, filiera di interessi e di consenso politico. Non stiamo, tuttavia, nemmeno con i micropoteri che da decenni dominano molte federazioni sportive, i cui presidenti vengono eletti, rieletti e rieletti ancora in assemblee sempre più condizionate da logiche clientelari e dal meccanismo medievale della raccolta delle deleghe, come in Corea del Nord. Non l'ho detto io, lo disse un anno fa l'onorevole Fabio Rampelli (Fratelli d'Italia), escluso dalla corsa alla presidenza della Federnuoto, che rielesse l'onorevole Paolo Barelli (Forza Italia), per il suo settimo mandato consecutivo.
Non stiamo con chi vuole fare dello sport un boccone, dell'autonomia sportiva un ricordo, dei luoghi dello sport una passerella, come a Caivano, dove i Ministri non mancano mai, ma le società del territorio denunciano di non poter avere accesso al nuovo impianto sportivo. Con la stessa chiarezza, non stiamo con chi rivendica l'autonomia dello sport, ma poi è incapace di riformarsi e rifiuta regole trasparenti. Non stiamo con chi ha paura di quel cambiamento che porterebbe alla luce conflitti di interesse, doppi incarichi, voti controllati, flussi di denaro pre-elettorale opachi.
Non stiamo con la gerontocrazia delle federazioni, dove le donne continuano a essere escluse dai ruoli apicali, mentre poi sul campo continuano a emozionarci e a vincere, come hanno fatto le nostre calciatrici e pallavoliste ; donne che si allenano, raggiungono l'eccellenza, ma poi - guarda un po' - non vanno bene per guidare una federazione o il CONI, e non vanno bene neanche se, nel corso della loro carriera di atlete, si fermano per una gravidanza e perdono ogni di lavoratrice , come leggiamo in questi giorni. Servono regole, Ministro, non solo solidarietà.
Non stiamo con enti di promozione sportiva diventati organi di partito, né con enti pubblici usati come centri di collocamento per amici. Chi vuole verifichi da sé sulla sezione “Società trasparente” del sito di Sport e Salute. Non stiamo con quelle federazioni che gestiscono i rapporti con il Governo tra colleghi, in virtù del paradosso che in Italia un presidente federale può essere parlamentare. Non stiamo con chi passa dal conflitto d'interesse all'apologia di interesse : è intollerabile in un Paese normale. Non stiamo con chi vuole che la giustizia sportiva resti un regno separato dal diritto e dal buon senso, dove i presidenti federali nominano i giudici che saranno chiamati a giudicarli. Non stiamo con chi difende una giustizia sportiva usata come clava per demolire i propri avversari, per annientare coloro che hanno l'ardire di criticare o porsi come alternativa.
Mi smentisca, se può, chi conosce il mondo dello sport. Lo sappiamo tutti che Paese siamo diventati, se 5 degli 8 aspiranti alla presidenza del CONI e due esclusi si sono dovuti candidare, senza alcuna speranza di elezione, solo per poter parlare e denunciare le ingiustizie subite .
Ho chiesto che questo Parlamento apra, nella Commissione competente, un'indagine conoscitiva. Qualcuno è insorto, come se avessi inviato gli incursori nelle sedi federali. No, ho solo chiesto un'indagine conoscitiva nella casa della democrazia. Ma certe reazioni mi hanno fatto venire alla mente le parole del generale dei Carabinieri Enrico Cataldi, super procuratore del CONI, quando si dimise dal ruolo nel 2018. “Qui c'è un muro che si oppone a ogni cambiamento”, disse al : “la giustizia deve restare cosa delle federazioni e nessun deve poterci mettere il naso. Ho passato la vita a lottare, cercando di fare giustizia, seguendo casi difficilissimi. Ora mi rendo conto che nello sport l'impresa è superiore alle mie forze”, disse il generale dei Carabinieri, Cataldi.
Lo sport è politica, lo è da 2.800 anni, da quando Pindaro cantava gli atleti che rappresentavano la propria ai Giochi di Olimpia. Lo sport è un atto politico e, come tale, deve essere anche un atto etico. E allora lo dico una volta per tutte: noi crediamo in una terza via, né con chi occupa poltrone, né con chi le difende senza trasparenza. Stiamo con quella moltitudine di persone che apre tutti i pomeriggi una palestra in un quartiere difficile, allena ragazze e ragazzi, insegna loro la bellezza della fatica, del rispetto delle regole e costruisce comunità, crea valore per il nostro Paese e ha la nausea delle lotte per una poltrona in più, ha la nausea della demolizione della rappresentazione democratica nelle federazioni. Gente che lo sport lo fa funzionare e si sente oggi come gli italiani agli inizi degli anni Novanta, al tramonto della Prima Repubblica.
In quel caso finì sotto un lancio di monetine. Questo decreto, Ministro, non parla di sport, ma solo del vostro modo di esercitare il potere. Sosteniamo certo i Giochi olimpici di Milano-Cortina e, naturalmente, la loro sicurezza, ma troviamo vergognoso, inaccettabile, inaudito che le risorse vengano prese dai risparmi del Fondo per le vittime di mafia, usura, e orfani di femminicidio. Vi abbiamo chiesto di usare quel denaro per uno scopo coerente ai motivi per cui è stato stanziato. Vi abbiamo chiesto di fermarvi, proposto tre diverse alternative: non lo avete voluto fare.
Invece, vi ha fermato il Quirinale su un emendamento che voleva, a tavolino, prorogare di 7 anni, fino al 2033, la competenza della Società Infrastrutture Milano Cortina, ma a voi non basta. Lo state ripresentando identico, con un emendamento dei relatori, nel decreto fiscale all'esame del Senato, senza pudore e senza vergogna. Come nel caso dell'America's Cup a Napoli e del vostro ostracismo, che, invece, vi porta a escludere dai ruoli organizzativi chi non vi garba, in questo caso, clamoroso, la regione Campania.
Le ATP invece, dopo avere generato 500 milioni di euro di ricaduta sul territorio, rischiano di andarsene dall'Italia per il cambio della che imponete in forma retroattiva per decreto. Insomma, spalti vuoti a Wimbledon, dove nessun patriota del Governo è andato a sostenere Jannik Sinner, ma poltrone strapiene quando si tratta di spartire potere E come sceglierete i commissari ai Giochi paralimpici e agli stadi? Competenti o fedeli? Guardi, faccio un esempio, signor Ministro: mesi fa è nato l'organo indipendente di controllo dei bilanci delle società di calcio e basket.
In VII Commissione dovevamo votarne il presidente, il professor Umberto Lago, perfetto, esperienza in UEFA proprio su quel tema. Il suo nome non era su un'agenzia, era sulla convocazione ufficiale della Commissione. Poi sono spariti sia quella convocazione che il nome del professor Lago, sostituito da quello del suo capo di gabinetto, Ministro, che tra l'altro, poi, al Senato ha incassato il voto di Claudio Lotito, proprietario di uno di quei che dovrà controllare. Tutto ciò perché? Perché 17 anni fa il professor Lago aveva fatto l'assessore in una giunta di centrosinistra a Vicenza.
E dire che proprio lei, Ministro Abodi, fu nominato presidente dell'Istituto di credito Sportivo il 16 ottobre 2017, Governo Gentiloni, Ministro per lo Sport Luca Lotti, Partito Democratico. Lo prenda come un complimento e anche come : si può fare ! Apprezziamo l'accoglimento dell'emendamento del Partito Democratico che istituisce l'equilibrio di genere in quelle da voi cannibalizzate, degli eventi sportivi, tuttavia ci spiace, ma non è sufficiente.
Sento il dovere politico e civile di questa dichiarazione di voto, non per interesse personale, non per fare carriera, non per popolarità e neanche per farmi nuovi amici. Dallo sport ho ricevuto tutte le cose più belle della mia vita, non ho bisogno di altro; voglio solo restituire e denunciare quello che non funziona, anche quando fa rumore o dà fastidio, anche quando qualcuno, sottovoce, consiglia o chiede esplicitamente di lasciar perdere. Voteremo contro questo decreto perché pensiamo che uno sport democratico non sia un'utopia, ma semplicemente la battaglia che ci compete e che vale la pena combattere.
Proprio per questo ho un'ultima denuncia da fare, politica ed etica insieme, ed è questa: anche lo sport giochi il suo ruolo per fermare l'olocausto di Gaza . Lo sport può essere strumento di propaganda, lo sapete bene, e sapete bene che vale anche il contrario: la disintegrazione dello sport è un'arma che, quando si vuole cancellare un popolo, colpisce in profondità lo spirito che lo tiene vivo.
Di fronte a 635 atleti uccisi, all'85 per cento delle infrastrutture sportive rase al suolo a Gaza, all'urlo di dolore del Comitato olimpico palestinese, che dice che per 10 anni non sarà possibile riprendere nessuna attività sportiva nella Striscia, di fronte perfino alla fame usata come strumento di guerra, di sterminio, di genocidio, lo sport rivendichi la sua funzione politica ed etica. Dal 1948 in poi sono state bandite dalle competizioni sportive internazionali Germania, Giappone, Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Kuwait, Indonesia, Guatemala, Corea del Nord, Rhodesia, Pakistan, Ciad, Myanmar, Congo.
Il Sudafrica per 24 anni è stato fuori dai Giochi olimpici per l', la Russia è fuori oggi per l'aggressione all'Ucraina. Basta doppie morali, il Governo e le autorità sportive italiane chiedano a CIO, FIFA e UEFA che lo Stato di Israele, per responsabilità politica e morale di Benjamin Netanyahu, sia sospeso da tutte le competizioni sportive internazionali Ora basta, basta, basta !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Federico Mollicone. Ne ha facoltà.
FEDERICO MOLLICONE(FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo a nome del gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia per esprimere il nostro convinto voto favorevole alla conversione in legge di questo decreto. Voteremo a favore perché con questo provvedimento, a differenza di quello che ha appena detto il collega Berruto, che, come il marziano di Flaiano, ha scoperto di essere, appunto, in un'Italia dove lo sport è solo conflitti di interesse, finalmente l'Italia si dota degli strumenti necessari per affrontare da protagonista le importanti sfide che ci attendono nei prossimi anni sul fronte sportivo, economico e istituzionale.
Il nuovo articolo 33 della Costituzione, storicamente, finalmente, prevede il riconoscimento del valore educativo, sociale e del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme, e si cristallizza e si manifesta anche attraverso i grandi eventi. Il decreto che oggi votiamo nasce da una visione chiara e determinata del Governo e del Parlamento, del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro per lo Sport e i giovani Andrea Abodi; una visione che mette lo sport finalmente al centro di una strategia complessiva di sviluppo, valorizzazione territoriale, rilancio economico e promozione internazionale dell'Italia.
Un indirizzo già sancito da importanti piani dell'Esecutivo, come appunto il modello Caivano, che il collega Berruto ha dimenticato di citare. Non si tratta, quindi, di un semplice intervento tecnico o emergenziale: questo decreto rappresenta davvero l'architettura operativa e normativa che consentirà al nostro Paese di ospitare nel migliore dei modi manifestazioni di portata mondiale, come i Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-cortina 2026, l'America's Cup di Napoli nel 2027, i Giochi del Mediterraneo di Taranto e le ATP di tennis del 2026 a Torino fino al 2030.
Un elemento che voglio evidenziare con forza è la collaborazione interistituzionale che caratterizza questo decreto. In ciascuno dei grandi eventi citati lo Stato interviene senza prevaricare le autonomie locali, anzi, mettendosi a fianco delle regioni, dei comuni, degli organismi sportivi, in uno spirito di leale collaborazione . Penso, ad esempio, ai margini di manovra finanziaria concessi agli enti territoriali, come la deroga ai vincoli di spesa per Napoli, affinché possano contribuire efficacemente alla realizzazione di questi progetti.
Come presidente della Commissione cultura e sport della Camera voglio anche sottolineare che, nonostante le proteste che hanno accompagnato l'approvazione in Aula e anche diversi interventi critici che ci sono stati da parte dei colleghi dell'opposizione, in realtà contano i numeri: il 25 per cento degli emendamenti approvati sono stati presentati dall'opposizione, e questo testimonia, in realtà, un dialogo aperto al confronto sia con il Parlamento, sia con il Governo, che, come sappiamo, dà i pareri. Colleghi, le esperienze internazionali dimostrano come i grandi eventi sportivi abbiano un impatto positivo e moltiplicatore su economia, occupazione e attrattività territoriale.
L'impatto economico dell'America's Cup, ad esempio, è stimato in 690 milioni di euro, una cifra che quasi raddoppia e arriva fino a 1,2 miliardi di euro con l'indotto, considerando anche gli effetti reputazionali di indotto evento. Come ha ben spiegato il Ministro Abodi, colleghi dell'opposizione, non si possono confondere i fondi per gli investimenti da quelli utilizzati per la spesa corrente: chi lo fa evidentemente o è un analfabeta o è in malafede. Decidete voi .
Parliamo, poi, dell'occupazione creata nel lungo periodo, che sarebbe pari a 11.000 posti di lavoro, di cui dai 1.000 ai 2.000 permanenti nel settore turismo, nautica e servizi. È stato previsto un incremento dal 5 al 10 per cento nel flusso di visitatori, con una spesa media aggiuntiva che andrà dai 200 ai 400 milioni di euro all'anno per il biennio successivo all'evento. Fra i potenziali beneficiari, come sottolinea il rapporto della Luiss Business School, si trovano i cittadini napoletani, i turisti, gli studenti, gli attori economici e le associazioni sociali e ambientali. Un quadro, colleghi dell'opposizione, che è esattamente il contrario di quello che state dando voi.
Grandi eventi come questo, infatti, possono rappresentare anche un fondamentale strumento di formazione. Grazie a un emendamento specifico approvato in Commissione e grazie al lavoro del Ministro Valditara sono stati previsti rafforzamenti a percorsi di orientamento. In particolare, si intende valorizzare la funzione formativa e orientativa dei PCTO, offrendo nell'ambito della manifestazione dell'America's Cup una possibilità concreta e qualificata di apprendimento esperienziale per gli studenti, soprattutto nell'ambito della filiera 4+2. Il progetto offrirà agli studenti, infatti, un'opportunità concreta di crescita e orientamento professionale.
Il decreto contiene, poi, misure puntuali e pragmatiche, semplificazioni normative, deroghe mirate, coordinamento interistituzionale, controlli finalmente chiari e trasparenza nella gestione dei fondi, come non c'è stata magari in un lontano passato. Le novità legislative e amministrative…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore!
FEDERICO MOLLICONE(FDI). Presidente…
PRESIDENTE. Aspetti un attimo…
FEDERICO MOLLICONE(FDI). … ci vuole uno sforzo …
PRESIDENTE. Un attimo, un attimo…
FEDERICO MOLLICONE(FDI). ...veramente sportivo…
PRESIDENTE. No, un attimo, onorevole Mollicone, la prego perché è impossibile andare avanti così. Facciamo silenzio, per favore. Onorevole, Patriarca. Colleghi, facciamo silenzio altrimenti non andiamo avanti. Prego, onorevole Mollicone.
FEDERICO MOLLICONE(FDI). Grazie. Le novità legislative e amministrative garantiranno rapidità decisionale, efficienza esecutiva e responsabilità amministrativa. Si tratta di una sportiva innovativa che mette a sistema pubblico o privato enti locali, federazioni e territori sotto la regia dello Stato. La società Sport e Salute Spa sta dimostrando la propria centralità su questo coordinamento. Lo farà a partire dalle Finali ATP di Torino e ci sarà anche sull'America's Cup, grazie a cui si terrà qui, in Italia, la manifestazione.
Accanto, poi, alla dimensione economica e organizzativa, questo decreto promuove, con forza, il valore sociale e culturale dello sport, lo sport anche di chi, appunto, lo fa proprio per lavoro, per professione: gli arbitri, gli ufficiali di gara, i dirigenti e i volontari. L'articolo 15, infatti, prevede una piena inclusione della loro tutela nel codice penale per chi commette violenze o lesioni durante le competizioni sportive. Lo abbiamo fatto con i docenti a scuola ed era giusto farlo con chi ha comunque un ruolo di pubblica utilità. È il segno che lo Stato è presente non solo per costruire impianti, ma anche per proteggere chi lo sport lo garantisce con passione, competenza e professionalità.
Il decreto poi rafforza i presìdi contro le scommesse illecite e la manipolazione dei risultati sportivi, promuovendo un modello di collaborazione tra Agenzia delle dogane, CONI e procura generale dello sport. È un passo importante nella lotta al cosiddetto che mina la credibilità delle competizioni. Sul fronte della sicurezza sono previsti oltre 13 milioni di euro a favore del Ministero della Difesa per supporto logistico e operativo. Persino l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale riceverà risorse dedicate per prevenire minacce digitali durante i Giochi. È quindi, colleghi, una visione complessiva della sicurezza e dello sport, che va dalla protezione fisica degli eventi alla salvaguardia delle infrastrutture digitali.
Onorevoli colleghi, Fratelli d'Italia vota “sì” a questo provvedimento perché incarna l'Italia che vogliamo, un'Italia che investe nello sport non solo per vincere medaglie, come stiamo facendo, ma per costruire benessere, inclusione e identità. Questi grandi eventi saranno l'occasione per dimostrare al mondo che l'Italia sa organizzarsi, sa eccellere e sa guardare lontano. In Parlamento, vedete, spesso si votano provvedimenti storici senza apprezzarne realmente la loro portata. L'America's Cup, ad esempio, si riporta a figure storiche fondamentali per l'immaginario nazionale come quella di Guglielmo Marconi, da poco celebrato con libri, mostre e , e alle prime storiche radiocronache. Nel 1899, pensate, Guglielmo Marconi, che aveva 24 anni, in occasione della regata di Kingstown dalle acque di Dublino fece la prima radiocronaca sportiva della storia dell'America's Cup. Dietro ogni grande evento sportivo esiste, quindi, una narrazione, un patrimonio immenso di racconti, di eventi e di personaggi che rimangono nella storia - e non solo in quella dello sport - e che ci emozionano ancora. Nel 1983, ricordo - avevo 13 anni - la passione di massa per il successo di ; ricordo, poi, nel 1992 alla Quercia del Tasso, insieme a migliaia di appassionati, per tifare e, infine, le imprese e le sfide di . La Coppa America è un grande evento, al pari delle Olimpiadi e del tennis internazionale a Torino, che penso, tuttavia, siano condivisi da tutti noi e che formino l'identità comunitaria nazionale.
In conclusione, è per sostenere questa passione oggi che Fratelli d'Italia vota “sì” per lo sport, per i territori, per le infrastrutture e soprattutto per la memoria comunitaria che questi grandi eventi saranno in grado di generare
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Soumahoro. Ne ha facoltà.
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). Grazie, Presidente. La pratica dello sport è un diritto dell'uomo. Ogni individuo deve avere la possibilità di praticare lo sport senza discriminazioni di alcun genere. È nello sport e nello spirito olimpico che si esige mutua comprensione, spirito di amicizia, solidarietà e .
Presidente, uno dei passaggi della Carta Olimpica è dedicato appositamente proprio al principio di uguaglianza ed allo spirito di amicizia. Nel nostro contesto odierno fare vuol dire fare dello sport uno strumento e un momento di condivisione, di incontro con l'alterità, ma vuol dire fare dello sport un veicolo per lo scambio culturale e per cultura, Presidente, intendo la cultura come elaborazione del sé, per cultura, Presidente, intendo la cultura come disciplina del proprio io interiore e per cultura intendo la cultura come presa in possesso della propria personalità.
Presidente, non posso concludere senza sottolineare quanto il Governo abbia fatto, proprio alla luce di questi principi sanciti dalla Carta del gioco olimpico, rispetto al mio emendamento, che poneva al centro, soprattutto in occasione di grandi eventi sportivi come i Giochi olimpici o paralimpici invernali, come Milano Cortina, il fatto di salvaguardare il principio di non discriminazione, il pluralismo, la diversità, l'inclusione e l'uguaglianza di genere, come, appunto, stabilito dal codice etico del Comitato olimpico internazionale.
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). Per questo motivo - concludo, Presidente -, motivo con questi elementi e con tanti altri il mio voto contrario a questo provvedimento
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Il Ministro dello Sport ha chiesto alla Presidenza di potersi rivolgere all'Assemblea per un breve ringraziamento. Ne ha facoltà.
ANDREA ABODI,. Grazie, Presidente. Da parte mia, con profonda riconoscenza, voglio ringraziare il lavoro che è stato svolto in Commissione, grazie al presidente Mollicone e a tutti i deputati e le deputate che hanno contribuito al dibattito e al confronto, anche attraverso emendamenti, subemendamenti e ordini del giorno. Ringrazio anche deputati e deputate che in Aula oggi hanno fatto le proprie dichiarazioni di voto, a partire da quelli dell'opposizione. Saprò trarre spunto da tutto quello che è stato detto, è uno degli stimoli maggiori.
Cercherò di metterlo a disposizione di una più puntuale, corretta e efficace informazione delle cose fatte, perché da molti degli interventi, evidentemente, si evidenzia una lacuna nel modo con il quale abbiamo trasmesso, anche al Parlamento, le attività che abbiamo svolto, che spesso abbiamo svolto di concerto, facendo dello sport terreno di collaborazione e non di scontro, e che abbiamo portato avanti anche nella collaborazione con gli enti del territorio e gli enti locali, proprio nello spirito che è stato spesso enunciato.
Così come ringrazio i deputati e le deputate della maggioranza, perché hanno riconosciuto il valore del lavoro svolto e hanno dato stimoli propositivamente, perché ancora abbiamo molto da fare.
Una parola in chiusura la voglio dire anche a chi ha aperto una linea di credito .
PRESIDENTE. Sta chiudendo, un attimo. Prego, Ministro.
ANDREA ABODI,. Credo che l'astensione a questo provvedimento rappresenti una critica costruttiva, di cui sapremo tener conto, e questo aumenterà il profilo dell'impegno e anche della concertazione, perché ci avviamo a una stagione di riforme, e questo potrà essere il viatico migliore
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2488-A: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 96, recante disposizioni urgenti per l'organizzazione e lo svolgimento di grandi eventi sportivi, nonché ulteriori disposizioni urgenti in materia di sport".
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Presidente, siamo qui per chiedere, ovviamente io a nome del gruppo, che Giorgia Meloni venga in Aula a riferire sulla questione dei dazi, perché non è come dice lei. Il 15 per cento non è sostenibile ed è una mazzata per il sistema produttivo e per le nostre imprese. Quindi, chi nega questo mente sapendo di mentire. Allora lo dico subito, Presidente: Giorgia Meloni deve venire in Aula.
Però non è che può fare il solito copione, che abbiamo già visto, e il solito schema che recita, quello che ha già usato di fronte alla sanità, che in realtà è al collasso, quello che ha usato sulla sicurezza, quando le città stanno sempre peggio, e quello che ha usato sugli stipendi, dicendo che sono alti, mentre in realtà la gente non arriva a fine mese. Quello che ha usato su tutto, dove non riesce a risolvere i problemi. Allora, sui dazi non è che può venire qui e ripetere lo stesso film.
Perché, Presidente, ma come si fa a dire che va tutto bene? È un disastro totale, e a pagare il prezzo non è Giorgia Meloni, sono le nostre imprese . Lo dico, tramite lei, ai colleghi di maggioranza: questa non è ideologia, questa è fredda matematica. Contrazione dello 0,2 per cento del PIL che arriverà, 23 miliardi di euro di italiano che bruceranno, l'acciaio al 50 per cento. Ma ci vuole coraggio, Ministro Urso, a venire qui a riempirsi la bocca con una cosa di questo tipo.
Allora, Presidente, risparmio a quest'Aula, per decenza istituzionale, l'elenco dei regali scellerati che l'Europa e Giorgia Meloni hanno già fatto agli Stati Uniti: armi, gas, esenzioni, investimenti, di tutto e di più. Però questa sciagura dei dazi, purtroppo, è ancora più grave, perché non è che arriva in un momento casuale, ma arriva dopo due anni di crollo della produzione industriale, la crisi nei settori strategici, la svalutazione dollaro-euro, il della cassa integrazione, le migliaia di imprese che hanno già alzato bandiera bianca, Presidente, e hanno già chiuso .
Allora, diciamolo: questa è una nuova pandemia. Le nostre imprese stanno vivendo una nuova pandemia, che è quella economica . La triste verità, per cui chiediamo un'informativa, è che l'Europa, messa alla prova, purtroppo non solo ha fallito, si è proprio suicidata. Allora diciamolo senza mezzi termini: domenica, con quell'immagine, con quella foto, con quella firma di non sappiamo ancora che cosa, peraltro, precisamente, l'Unione europea è economicamente, socialmente, politicamente e moralmente morta, defunta ! E neanche ha la dignità di ammetterlo.
La domanda è: vi è un delitto, chi ha compiuto questo delitto? Io credo che la Presidente von der Leyen entrerà nei libri di storia. Una Presidente che ha l'elmetto in testa, che si inginocchia davanti a Washington, che difende gli interessi di pochi a scapito di tanti cittadini europei che avrebbero bisogno di risposte e che ha umiliato - ha umiliato! - tutti noi. Ha umiliato l'Europa, ha umiliato noi europei . È come se l'Europa fosse stato un Titanic, guidato da lei, dritto e forte contro un iceberg. Ha fatto affondare tutti.
Allora, diciamolo, noi lo diciamo, lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: la Presidente von der Leyen deve andarsene a casa, deve andare via . Allora, Presidente, mi rivolgo ai colleghi di centrodestra, tramite lei, perché non è che siamo proprio scemi. Non è che von der Leyen ha agito proprio da sola, ma ha dei complici. Allora, ai colleghi di destra, vi definite patrioti? Ma una volta abbiate il coraggio di andare fino in fondo, dimostratelo! Ritirate Fitto da Vicepresidente, perché non è che sta difendendo benissimo gli interessi degli italiani . Lo abbiamo già visto sul PNRR.
Questa Europa è quella che avete plasmato voi dopo tre anni di Governo. Questa è l'Europa a immagine e somiglianza di Giorgia Meloni. Non è che potete nascondervi dietro a un dito. È l'Europa degli 800 miliardi in armi tolti alla sanità. È l'Europa del nuovo Patto di stabilità, di tagli e tasse. È l'Europa codarda, che non ha il coraggio di essere conseguente sul criminale di guerra Netanyahu e si volta dall'altra parte .
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
CHIARA APPENDINO(M5S). Chiudo, Presidente. Io sono, noi siamo europeisti convinti, e per questo di questa Europa ci vergogniamo. Ci vergogniamo e non ci sentiamo rappresentati. Allora mi chiedo e mi rivolgo qui anche agli amici di centrosinistra: ma come si può ancora sostenere von der Leyen ? Vi chiedo, insieme, fermiamola, togliamo il sostegno. Togliamo il sostegno!
CHIARA APPENDINO(M5S). Chiudo, Presidente. Von der Leyen deve andare a casa subito, anzi, già domenica, e lo deve fare chiedendo scusa insieme alla sorella armata, Giorgia Meloni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. A nome del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra noi chiediamo un'informativa urgente della Presidente Meloni. Perché la Presidente Meloni? Perché la situazione economica, rispetto all'accordo che è stato raggiunto in Scozia tra la Presidente della Commissione europea, von der Leyen, e il Presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, delinea un disastro economico e sociale a cui va data una risposta.
Ma non siamo noi a dire che delinea un disastro economico e sociale, ma - pensi - è l'Ufficio studi di Confindustria, che indica in maniera molto chiara quali saranno le conseguenze del 15 per cento di dazi: meno 23 miliardi di e meno 118.000 posti di lavoro. Quindi, una situazione molto, molto grave dal punto di vista economico e sociale. Ma non finisce qua, perché in quell'accordo ci sono 600 miliardi di investimenti negli Stati Uniti. Dentro quei 600 miliardi c'è una parola, ahimè, molto brutta per la nostra economia, che si chiama delocalizzazione.
Per quanto riguarda il settore dei farmaceutici, su questo punto, il Presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump ha detto, in maniera molto chiara, che il punto non è trovare un accordo sui dazi, ma è spostare la produzione negli Stati Uniti d'America, perché solo così gli Stati Uniti d'America potranno stare al sicuro.
E poi ci sono i 750 miliardi dei prodotti energetici, in sintesi gas liquido. Ad aprile, Giorgia Meloni era andata - anticipando tutti i europei - negli Stati Uniti, dicendo che avrebbe costruito un ponte di dialogo tra gli Stati Uniti e l'Europa. Ha promesso a Trump, in quella sede, di acquistare gas e armi. Io rivolgo una domanda e spero che la Premier venga in Parlamento a spiegare come intende dare una risposta all'allarme che molte imprese italiane, la totalità, stanno lanciando. Ora si trova in Etiopia, continua a parlare del Piano Mattei dicendo che non è un Piano predatorio, poi ci spiegherà che cosa significa trasformare aree agricole in biocarburanti, sottraendo territori agricoli a chi è in un luogo dove si muore per fame. Ma, detto questo, ci deve spiegare cosa intende fare. Vuole levare le risorse dal Piano nazionale di ripresa e resilienza? Vuole fare una manovra correttiva? Sempre di soldi degli italiani si tratta.
Il punto è che è stato costruito un ponte o, meglio, la Premier Meloni ha costruito un ponte tra l'Italia e gli Stati Uniti, pensando di costruirlo tra l'Europa e gli Stati Uniti, ma questo ponte è servito a Trump per avviare anche un grande processo di colonizzazione dell'Europa dal punto di vista economico. Quell'accordo non è un accordo giuridicamente vincolante, quello che è stato fatto in Scozia non è un accordo giuridicamente vincolante e io mi aspetto, noi ci attendiamo che la dei patrioti d'Italia difenda veramente gli interessi dell'Italia e non faccia e non agisca per procura di Trump come quel Vicepremier Salvini che, ancora oggi, ci deve spiegare, deve spiegare agli italiani come è possibile che i dazi siano una grande opportunità per gli italiani. Io non riesco proprio a capacitarmi da chi siamo governati, in una situazione di gravità di questo genere.
Quindi, signor Presidente, spero che, attraverso il Presidente Fontana, si faccia presente al Governo che non è possibile che il Governo se la cavi con dichiarazioni fatte da una parte e dall'altra. Va restituita centralità al Parlamento rispetto a una questione che mette in ginocchio, rischia di mettere in ginocchio il nostro sistema economico e occupazionale e, quindi, conseguentemente, sociale. La Premier Meloni deve venire in Aula e spiegare se, ancora oggi, ritiene sostenibile - come lei ieri ha detto, oggi ha detto - un dazio al 15 per cento, quando Confindustria, CNA dicono che di fronte a noi abbiamo veramente un disastro economico e sociale. Sono scollegati con il Paese, la Premier venga in Aula .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi unisco anch'io alla richiesta urgente di avere in Aula la Presidente Meloni. Credo che sia un dovere del Governo - mi stupisce che abbiamo ripreso i lavori di questa settimana dopo la decisione annunciata di un accordo di cui non conosciamo i contenuti e di cui scopriamo non sono definiti gli aspetti giuridicamente vincolanti - venire in Parlamento e restituire in questa sede e al Paese i contenuti di quell'accordo e quali sono le prossime mosse che il Governo italiano deve fare. È un dovere nei nostri confronti, è un dovere nei confronti dei lavoratori, delle imprese italiane, di fronte a quella sberla, come l'ha definita il presidente di Confindustria Orsini, commentando i dazi al 15 per cento che, invece, qualcuno nel Governo si ostina a definire come qualcosa di sostenibile. Non è per niente sostenibile per un Paese che ha una produzione industriale bloccata da 26 mesi, che ha una crescita al minimo sul PIL, che ha sacche di povertà che crescono, un potere d'acquisto delle famiglie che si riduce di giorno in giorno e che vede interi settori colpiti pesantemente oltre che da un elemento di incertezza che si trascina da mesi, dall'effetto di dazi di cui non conosciamo in nessuna misura le compensazioni, le esenzioni.
Noi abbiamo assistito in questi mesi ad una scena imbarazzante, a tratti anche surreale. Prima, Meloni ci ha spiegato che non c'era niente da temere, perché lei avrebbe fatto valere la sua amicizia, i suoi buoni rapporti con il Presidente Trump; poi ha minimizzato sulla questione dei dazi, ha cercato di dire con qualcuno, con le parole dei suoi Vicepremier che erano addirittura un'opportunità. Nessuna influenza è stata esercitata dal Governo italiano, dalla Presidente Meloni, se non un'influenza negativa, nefasta nell'indebolire la posizione europea nella costruzione di un negoziato che avrebbe dovuto mettere in campo decisamente delle contromisure per colpire, in questa folle guerra commerciale, gli interessi delle americane, gli interessi del mondo che sostiene queste scelte scellerate di Trump. Nulla di questo è avvenuto e in questi mesi, in queste settimane, quando bisognava esercitare un peso politico che l'Italia e anche altri Governi europei hanno e dovevano avere, si è, invece, indebolita ulteriormente una posizione dell'Europa, che oggi si scopre del tutto, diciamo, di resa rispetto agli obiettivi molto chiari perseguiti dall'Amministrazione americana.
Le è stato detto dai colleghi: quello che è stato condiviso è un accordo capestro di cui non conosciamo i contenuti fondamentali, cioè non sappiamo quali siano le compensazioni, le esenzioni, non sono mai state discusse, ma sappiamo, invece, molto chiaramente che abbiamo accettato supinamente i dazi al 15 per cento orizzontali, che non sappiamo quali saranno i settori merceologici esclusi e abbiamo accettato altre condizioni ancora più gravose, dopo avere detto di “sì”, senza nessuna condizione, all'aumento delle spese militari e aver cancellato l'entrata in vigore della tassa globale sulle grandi multinazionali, che era necessario invece tenere come posizione, come strumento e come leva contrattuale.
L'acquisto per 750 miliardi in energia, di GNL, l'acquisto di armi che noi ci impegneremo a fare nei prossimi anni dagli Stati Uniti, l'impegno a favorire investimenti europei per 600 miliardi sul territorio americano: cosa sono queste, se non concessioni a costo zero di fronte a una totale assenza di chiarezza di quale sia la responsabilità del Governo italiano? Perché, se oggi le imprese sono in crisi, sono preoccupate e non sanno come reagire, è anche perché, qualche mese fa, Giorgia Meloni aveva annunciato un grande piano di 25 miliardi di sostegno alle imprese. Dove è finito quel piano? Dove sono le misure per tamponare gli effetti di questa crisi, ma anche e, soprattutto, per rispondere con una vera politica industriale che non c'è, che manca, con un grande piano di investimento che l'Europa dovrebbe mettere in campo sul modello del per reagire a questa offensiva, che rischia di gravare e di colpire pesantemente la nostra economia?
Su queste cose noi vi chiediamo di venire qui a confrontarvi in Aula, non è più possibile rinviare un confronto da cui siete sfuggiti per mesi. L'immobilismo, l'assenza di chiarezza, l'assenza di risposte è una condizione che non possiamo più accettare e chi si dipinge come difensore degli interessi italiani dovrebbe sentire il dovere morale di venire qui a spiegare e a rappresentare di fronte al Parlamento. Per questo, chiediamo al Presidente Fontana di attivarsi per avere, in questi giorni, una informativa urgente della Presidente Meloni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente. Mi unisco ai colleghi nella richiesta di un'informativa, una presenza urgente da parte della Presidente del Consiglio sulla vicenda dei dazi, anche per chiedere a Meloni - essendo lei e, quindi, essendo stato il nostro Governo in prima linea con tutte le dichiarazioni, penso a quelle reiterate del Ministro Urso sul “no” alla guerra dei dazi, “no” alla guerra commerciale, “no” allo scontro negoziato (questo è quello che, poi, è accaduto) - di spiegarci se è vero che la posizione dell'Italia, della Presidente Meloni, congiuntamente a quella del Cancelliere Merz, ha spinto nella direzione di quello che poi, inevitabilmente, si è rivelato un con Trump, che la guerra commerciale ha dichiarato e sta praticando. Non bisogna scongiurarla, caro Ministro Urso, bisogna capire se scegliere l' o combatterla e capire, quindi, quale sia stata la posizione, quale sia stato il mandato che è stato dato a Ursula von der Leyen, che non è l'equivalente del Presidente degli Stati Uniti, purtroppo - aggiungo io -, e ci vengo alla fine.
Certo, l'idea che la Presidente della Commissione sia andata alla discussione finale - che poi non è finale, come abbiamo ascoltato -, a discutere su questo in un in Scozia, di proprietà del Presidente Trump, credo sia stato cedere alla prepotenza di Trump, che tutto travolge nelle regole scritte e non scritte dei rapporti internazionali; credo sia stato un grave errore.
C'è il tema del tipo di mandato, con riferimento agli Stati, ai Governi e anche alle organizzazioni sindacali e datoriali, se per mesi si è detto che non bisognava andare allo scontro, che non bisognava mettere sul tappeto - come io pensavo e in tanti pensavamo - il fatto che sia una menzogna che c'è un disequilibrio nei rapporti economici tra Stati Uniti e Unione europea, se si considerano i servizi finanziari e i servizi digitali, che si doveva essere pronti a usare l'armamentario, di cui pure la debole Unione europea dispone, per affrontare una guerra commerciale, anche in modo da attivare una deterrenza.
C'è il tema politico, di quale sarà la posizione dell'Italia in Consiglio e, magari, anche del partito di Meloni nel Parlamento europeo, se e quando i dettagli di questo Accordo arriveranno per la ratifica in Consiglio e al Parlamento.
Infine - e chiudo, signor Presidente - vorrei chiedere a Meloni e Salvini, rispetto ai dazi come opportunità e alla loro visione ideologica sovranista, se non ritengano che serva l'opposto, che l'Europa sia arrivata impreparata all'imperialismo mercantile di Trump, perché - faccio solo alcuni esempi - abbiamo fatto la Conferenza sul futuro dell'Europa, dove, nei documenti finali, è spiegato, per filo e per segno, quale sia, oggi, la debolezza dell'Europa, in un mondo che si organizza per confronto e scontro tra potenze, anche dal punto di vista commerciale, e quali possano essere le soluzioni e i salti di qualità dell'Unione europea nella direzione - dico io - degli Stati Uniti d'Europa.
Abbiamo discusso per mesi, c'è stata una discussione, un esercizio partecipato con i cittadini, le organizzazioni, gli , i Parlamenti nazionali, il Parlamento europeo, i Governi nazionali e la Commissione: una volta finito, è stato buttato nel cassetto. Stessa fine per il Rapporto Letta sul mercato interno. Stessa fine per il Rapporto Draghi sulla competitività. Tante parole e progetti, e poi l'Europa è ferma al palo. E questo è il dramma dell'Europa a trazione sovranista, dove gli altri - gli europeisti e i sovranisti - scelgono il breve termine delle elezioni nazionali, rispetto al medio-lungo termine dell'Europa, per cui o si fa Stati Uniti d'Europa, oppure quello che abbiamo visto ieri sarà solo un episodio, magari più eclatante di tanti altri, di un'Europa che sceglie il proprio declino per mancanza di coraggio. Vorremmo sapere da Meloni cosa pensa anche su questo: lei, sovranista e capo dell'ECR.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Anche noi abbiamo stigmatizzato in modo forte e netto quanto è accaduto tra la Presidente von der Leyen e il Presidente Trump. Abbiamo usato parole forti in cui crediamo: davvero l'ora più buia che ha vissuto l'Europa, il cedere senza dignità al ricatto certamente di un alleato, ma che non ci ha trattati da alleati e che sull'Europa ha esercitato, invece, un approccio predatorio e imperialista, che è ciò che Trump ha fatto, introducendo dei dazi e rispetto al quale l'Europa ha piegato la testa, senza nemmeno contrapporre una forza altrettanto efficace e competitiva, per arrivare ad una trattativa che tutelasse le imprese italiane ed europee.
I dazi al 15 per cento non sono sostenibili e non è sostenibile oggi parlare di un rilancio della competitività europea su scala internazionale, quando l'Europa umilia se stessa, come è accaduto nel di proprietà di Trump, nel di golf. E, quindi, sì, chiediamo che, con chiarezza, il Governo dica in che modo intende stare nei tavoli europei, sapendo che quel balbettio che abbiamo sentito che in fondo dalla maggioranza i dazi sono qualcosa di sostenibile e accettabile nulla ha a che fare con la tutela reale dell'interesse delle imprese e dell'industria italiana.
Con altrettanta forza, però, ci permetta di dire, Presidente, che, invece, non ci associamo alla richiesta - arrivata dai banchi dell'altra opposizione - di chiedere al Governo di dissociarsi dalla politica della difesa europea che la Commissione sta portando avanti. Così come non accettiamo lezioni di europeismo da chi dice che difendere l'Europa e i suoi confini sia qualcosa che piega la testa rispetto a non si sa quale dittatore. Infatti, se da una parte abbiamo detto che non ci si doveva piegare di fronte a Trump, con ancora più forza, ribadiamo che noi, di fronte a Putin, non ci vogliamo piegare, né sulla questione della difesa e del sostegno all'Ucraina, né sull'acquisto del gas russo, sul quale sia il Partito Democratico sia i Cinquestelle stanno, in qualche modo, cercando di riaprire! Su questo siamo e rimaniamo nettissimi, Presidente. E, altrettanto, diciamo che ci sembra indegno sistematizzare l'assenza di investimenti sulla sanità da parte del partito che ha voluto dire “no” al MES sanitario, in un momento nel quale, invece, con forza e unità, tutto il Parlamento dovrebbe difendere l'Italia e l'Europa contro l'aggressione che gli Stati Uniti stanno facendo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Presidente, la ringrazio. Presidente, sinceramente, mi sarei aspettato che il Governo, autonomamente, senza alcuna richiesta da parte delle forze di opposizione, si presentasse in Aula a discutere su un provvedimento che credo non sia di secondaria importanza, Presidente.
Devo dire anche autocriticamente che il fatto che le forze politiche richiedano costantemente informative in quest'Aula anche su argomenti minori, fa apparire le richieste di informative, quando sono effettivamente importanti, comunque, nel mazzo delle cose che si devono fare, tant'è che lei, Presidente, per tutto il tempo che abbiamo dedicato alla richiesta di questa informativa, non ha mostrato alcuna attenzione, perché la reputa una cosa assolutamente ordinaria.
Io credo che, invece, Presidente, sia indispensabile che il Governo venga a riferire prima della chiusura. Non so cosa sappia il Governo, visto che abbiamo ascoltato la Meloni - dopo essersi fatta promotrice della trattativa dell'Accordo che si sarebbe chiuso “zero a zero”, quindi, un vantaggio per l'Europa - dire, nelle sue dichiarazioni, che avrebbe dovuto guardare l'esito dell'incontro fra Trump e la von der Leyen.
Per cui, non stiamo qui a ragionare sul nulla, ma stiamo parlando di accordi che avranno ricadute sulla legge di bilancio che faremo, sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, visto che abbiamo sentito che si vogliono utilizzare risorse per compensare e ristorare le imprese. Quindi, ci saranno risvolti, dopo questi accordi fatti dalla von der Leyen con la partecipazione della Meloni, che avranno ricadute sui provvedimenti parlamentari che faremo.
Per cui, se non c'è nessuno del Governo che vuole venire spontaneamente in Aula, credo che la Presidenza debba chiedere al Governo di dedicare parte del suo tempo per informarci su un provvedimento in cui abbiamo deciso di essere sostanzialmente schiavi. Non più un Patto atlantico. Siamo diventati una colonia degli Stati Uniti d'America, perché, quando veniamo obbligati ad acquistare il gas dagli Stati Uniti d'America, quando veniamo obbligati a fare investimenti negli Stati Uniti d'America, quando loro mettono i dazi al 15 per cento e noi non mettiamo alcun dazio, quando ci impegniamo a non mettere tasse sulle che stanno qui a scorrazzare, in questo continente, senza alcuna azione che possa essere compiuta da Governi europei, questo è colonialismo, non è patto fra due potenze. E la von der Leyen e la Meloni sono coloro che hanno messo in campo questo colonialismo.
Io credo che avrebbero potuto anche consegnargli le chiavi delle loro case, così avrebbero fatto comprendere maggiormente quanto l'Europa dovesse piegarsi a un Presidente degli Stati Uniti, Presidente, per il quale prima tutti accorrevano a festeggiare.
Salvini l'abbiamo visto qui travestito da Trump, l'abbiamo visto ai convegni con i calzettoni a stelle e strisce. La Meloni si è precipitata per andare a festeggiare Trump ed era fiera di essere l'unica Presidente di uno Stato europeo a presentarsi a Washington. Dopodiché, oggi, sono tutti a fischiettare: io non l'ho fatto; è stata la von der Leyen; io non so i termini dell'accordo. Sembra che non c'entrano nulla con tutto quello che si è verificato in queste giornate. Per cui, Presidente, io le chiedo, a nome del gruppo, di farsi promotore nei confronti del Governo, di una richiesta che non è secondaria, è assolutamente decisiva perché in questo Parlamento abbiamo il diritto di conoscere il ruolo dell'Italia e quelli che sono stati i termini degli accordi .
PRESIDENTE. Certamente, in questo come negli altri casi, anche se siete in sei ad avere chiesto un'informativa urgente, la Presidenza ha informato e informerà il Ministro per i Rapporti col Parlamento per sensibilizzarlo rispetto alla richiesta che avete avanzato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2526: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 giugno 2025, n. 90, recante disposizioni urgenti in materia di università e ricerca, istruzione e salute.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è conclusa la discussione generale e la rappresentante del Governo è intervenuta in sede di replica mentre la relatrice vi ha rinunciato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito la relatrice e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere. Onorevole Colombo, mi dica lei come vuole procedere.
BEATRIZ COLOMBO, . Grazie, Presidente. Se me lo permette, darei i pareri in un'unica soluzione perché sono tutti invito al ritiro oppure parere contrario.
PRESIDENTE. La ringrazio. Il Governo, per favore.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Grazie, Presidente. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dalla relatrice.
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 1.1 Manzi e 1.2 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.1 Manzi e 1.2 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.3 Manzi e 1.4 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.3 Manzi e 1.4 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.5 Piccolotti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Questo è un emendamento che lascia ampi margini di decisione al Governo perché si tratta sostanzialmente di un'autorizzazione, di una delega al Governo a predisporre, entro 60 giorni dall'approvazione di questa legge di conversione, un piano straordinario di stabilizzazione del personale precario degli enti pubblici e di ricerca.
Dico che è un emendamento che lascia ampi margini perché lo abbiamo predisposto così, pensando, per l'appunto, che potesse essere approvato essendo il piano di stabilizzazione qualcosa di assolutamente necessario e imprescindibile, non prevedendo il nostro emendamento stanziamenti precisi di risorse. Dico che il piano di stabilizzazione è necessario e imprescindibile perché, nel CNR e negli altri enti di ricerca - la Sottosegretaria che è qui presente dovrebbe saperlo -, sono al lavoro attualmente circa 6.000 precari, 4.000 al CNR e circa 2.000 negli altri enti di ricerca.
Hanno tutti, quasi tutti, i contratti che scadono fra il 2025 e il 2026 proprio perché sono stati finanziati, per la maggior parte, con risorse del PNRR. E quindi o ci sarà un investimento da parte del Governo, e quindi un elemento di stabilizzazione, oppure questi ricercatori vedranno scadere i loro contratti con il rischio, molto concreto, che debbano fare le valigie, guardare all'estero o andare a cercare altrove un'occupazione. Questo costituirebbe persino uno spreco, perché abbiamo investito sul loro lavoro, sul loro , delle risorse italiane che poi verrebbero utilizzata a mo' di vantaggio da altri Paesi. Per questo chiedo alla maggioranza di rifletterci, di pensarci, perché semplicemente vi offriamo l'opportunità di prevedere un'azione che immaginiamo il Governo dovrà assolutamente fare .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.6 Caso. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento va a smontare una falsa narrazione che ha portato avanti la Ministra Bernini quando parlava di questo provvedimento con toni di giubilo, festeggiamento, perché parlava di un'azione di Governo che aveva portato a stanziare delle risorse aggiuntive per la ricerca italiana, per potenziare determinati programmi, progetti e infrastrutture scientifiche.
Uno direbbe bene, brava, parliamo di 160 milioni di euro. Però, perché la narrazione è falsa? Perché poi, quando andiamo a vedere questi soldi da dove arrivano, alla fine andiamo a scoprire che per coprire questi 160 milioni di euro i soldi sono presi dal Ministero stesso, sono presi da soldi che già erano a disposizione degli enti di ricerca. Quindi, totalmente una narrazione distorta della realtà, che vuole pubblicizzare un qualcosa che non esiste, che vuole fare un'opera di pura propaganda. E allora noi, con questo emendamento, cerchiamo non di togliere i finanziamenti verso questi progetti, anzi vi chiediamo di raddoppiarli perché poi, diciamocelo, 160 milioni di euro non sono neanche tanti. Quindi vi diciamo, mettiamone di più, spalmati come avete fatto voi all'interno di un triennio, però i soldi prendiamoli da un'altra parte. Prendiamoli da un'altra parte per non fare la solita partita di giro, per non fare il “gioco delle tre carte”, per dare veramente valore alla ricerca. Perché ricordo sempre che, all'interno della Comunità europea, siamo tra gli ultimi per quanto riguarda l'investimento in università e ricerca rispetto al nostro PIL. E quindi, quando parliamo di risorse aggiuntive, facciamolo veramente. Facciamolo veramente! Non facciamo che li prendo dagli altri fondi e li vado a mettere poi su altri, creando quindi semplicemente uno spostamento interno, nulla di aggiuntivo. Noi vi diamo una soluzione diversa, una prospettiva diversa, una soluzione che va veramente ad aggiungere questi finanziamenti e non porti avanti una semplice presa in giro. Semplicemente questo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Per dichiarare il voto a favore del gruppo di Azione su questo emendamento, giustificando il fatto che effettivamente l'investimento che viene prospettato nell'articolo 1 del decreto-legge che dà finanziamenti agli enti di ricerca in se stesso dovrebbe essere visto come una buona iniziativa da parte del Ministero. Qual è il problema? Che la copertura di questo articolo va a insistere su due fondi, il FIS e il FISA, che erano stati istituiti per il finanziamento della scienza e delle scienze applicate sul modello innovativo e competitivo europeo.
Questi fondi, che sono stati istituiti dalla Ministra Messa durante il Governo Draghi e che sono arrivati anche ad avere in modo strutturale, da parte di quel Governo, un finanziamento di 250 milioni all'anno, devono essere utilizzati attraverso degli avvisi e delle azioni esecutive da parte del Ministero. Cosa sta accadendo? Che in particolare il Fondo sulle scienze applicate, il cui funzionamento è stato congiuntamente scritto dalla Ministra Messa e dal Ministro Giorgetti, oggi vede i due Ministeri incapaci di trovare una reale sintesi e di fare dei bandi efficaci per investire in progetti che finanzino l'innovazione delle imprese italiane e delle università italiane in modo congiunto, anche sulla base, ad esempio, di quanto era stato fatto nell'ambito di Industria 4.0.
I soldi che oggi vengono usati e spostati da una parte all'altra non sono soldi in più dati alla ricerca, ma sono soldi sottratti all'innovazione delle imprese e delle università per spostarli su un altro capitolo, che ha un altro scopo. In un momento nel quale - ne abbiamo appena discusso - le imprese italiane avrebbero bisogno di investimenti strutturali anche nell'ambito dell'innovazione tecnologica, togliere ulteriori soldi alle imprese è l'ennesima prova dell'incapacità di una politica di investimento e di sostegno alle imprese che questo Governo sta portando avanti.
Probabilmente la questione è più nel Ministero delle Imprese e del che non nel Ministero dell'Università e della ricerca, possiamo anche supporlo. L'esito è che si stanno togliendo soldi alle imprese per spostarli su un altro capitolo, e questo noi riteniamo non sia una buona cosa .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 Caso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.7 Manzi e 1.8 Piccolotti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie, Presidente. In realtà per rimarcare anche con questo emendamento, e come avverrà anche sull'emendamento ulteriore all'articolo 2-, su cui non interverrò, quella che è la strategia di questo decreto, già denunciata anche dai colleghi. È un po' una strategia delle tre carte, mi verrebbe da dire, nel senso che le risorse vengono spostate, di fatto, da un capitolo all'altro, mantenendo sostanzialmente quella che è l'invarianza finanziaria. Non solo, tra l'altro, mantenendo l'invarianza finanziaria, ma andando a toccare, con gli interventi che vengono previsti, dei capitoli anche importanti e rilevanti.
Cito l'esempio dell'estensione, che di per sé è un provvedimento meritevole, una decisione meritevole, della tutela assicurativa INAIL a livello permanente al settore della scuola, ma che viene assicurata andando a togliere risorse dal Fondo sociale per l'occupazione e la formazione e dal Fondo per il sostegno alla povertà e all'inclusione attiva. Come spesso accade, certi temi, quello dell'inclusione sociale e quello del sostegno alla povertà, non sembrano essere particolarmente importanti e rilevanti per questa maggioranza di Governo.
E quindi con i nostri emendamenti - questo, ma anche gli emendamenti successivi - abbiamo cercato in realtà di offrire delle alternative, proprio per consentire il raggiungimento di obiettivi anche importanti e significativi, che di fondo vengono rimarcati da questi articoli. Ma non con quelle risorse, soprattutto non andando a togliere a settori importanti, non andando a spostare quelle che sono risorse, per esempio, già previste a favore del CNR, e smontando, se vogliamo, quella che è un po' la logica della propaganda di cui questo Governo spesso si alimenta, ovvero quella di annunciare fantomatici piani e programmi, che, però, in realtà poggiano sostanzialmente sul nulla, come avviene anche per questo decreto, che di fondo è stato uno degli elementi che ha motivato al Senato e che motiverà anche qui, nell'Aula della Camera, il nostro voto contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, per ribadire un concetto che per noi di AVS è molto importante. Se ci sono degli interventi di aumento di risorse su determinati temi e capitolati sui quali noi saremmo assolutamente d'accordo, che queste risorse non vengano levate ad altri settori della ricerca, dell'istruzione o di cose simili, perché altrimenti sono semplici e mere partite di giro, con risultati pessimi. Cioè, la coperta è sempre la stessa, noi avvantaggiamo uno anziché un altro, ma la coperta è sempre quella.
Noi ci saremmo aspettati da parte della maggioranza e del Governo un'azione completamente diversa, ma temiamo che non ci sia proprio la visione su questi temi di investimento, ed è il motivo per cui abbiamo sostenuto con la collega Piccolotti questo emendamento, trovando anche delle risorse, indi per cui continuiamo a invitare e a insistere sul fatto che o si sceglie di implementare le risorse per questi settori, e noi vi indichiamo anche come, o altrimenti emergerà in tutta la sua negatività il fatto che stiamo semplicemente spostando da una parte e mettendo dall'altra, ma sempre nell'ambito dello stesso settore .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.7 Manzi e 1.8 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.10 Piccolotti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, entriamo ancora una volta nello specifico. In questo emendamento noi proponiamo di levare delle risorse, non tante, alla realizzazione del ponte sullo Stretto, per darle a settori della cultura e dell'istruzione. La domanda che noi ci facciamo è la seguente. Noi vi abbiamo posto, ovviamente in termini concreti, lo spostamento di risorse da una parte all'altra, ma su temi diversi. Per noi è prioritario rispetto alla realizzazione di un ponte, se un giorno sarà realizzato, in un'isola che attualmente non ha autostrade, non ha alta velocità, spesso non ha neanche l'acqua, un tema che per noi è fondamentale.
Dopodiché continuiamo a insistere, dicendo al Governo che o si sceglie di aumentare le risorse quando si fanno decreti di questo tipo, spostandole e decidendo che si dà la priorità ad alcuni temi rispetto ad altri, oppure lo spostamento interno è semplicemente una partita di giro, che non porta alcun vantaggio, anzi, addirittura in alcuni casi sembra privilegiare alcuni settori della ricerca rispetto ad altri. E ovviamente ci domandiamo una cosa: il CNR è per il Governo un ente fondamentale o un altro ente di ricerca da combattere, visto che sembra che essere istruiti, colti, studiosi, scienziati o tecnici sia tra poco considerato quasi un reato ?
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.11 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.11 Manzi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.12 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.12 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2-.1 Caso e 2-.1000 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2-.1 Caso e 2-.1000 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2-.1 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-.1 Manzi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2-.2 Caso. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Signor Presidente, questo emendamento è troppo importante per non fare un intervento in quest'Aula, perché come sempre questo Governo toglie ai poveri per non dare ad altri poveri, quindi neanche un Robin Hood al contrario. Non si capisce, perché sostanzialmente con la norma che avete inserito in questo decreto per rendere strutturale la copertura assicurativa INAIL tanto per i docenti che per gli studenti vi è venuta la brillante idea di prendere questi soldi dal Fondo per la povertà e l'inclusione sociale.
È evidente che in Italia il nostro corpo docente non solo è sottopagato ma è anche il peggio retribuito rispetto a tutti i colleghi europei, però non è che possiamo andare a levare dei fondi importantissimi per il contrasto alla povertà, alle diseguaglianze, per rafforzare i percorsi di inclusione sociale per andare a fare un'altra cosa giusta, che è, appunto, rendere strutturale la copertura assicurativa per docenti e studenti. Sarebbe il caso, visto che il Fondo povertà lo avete già tagliato più volte nelle diverse leggi di bilancio, trovare degli altri soldi. Ad esempio, si potrebbero prendere i soldi destinati agli armamenti, i soldi destinati alle guerre e si potrebbero destinare non solo alle coperture assicurative per i nostri docenti e per i nostri studenti ma anche a migliorare il salario dei nostri professori, delle nostre professoresse e dei nostri insegnanti e anche a migliorare la condizione delle nostre scuole, che è sempre più trascurata e rende sempre meno agibili i nostri plessi scolastici, che sono sempre più insicuri. Invece no! Come dicevo all'inizio, per dare ai poveri tagliate ad altri poveri; insomma, un circolo vizioso che non rende onore a quest'Aula parlamentare, ma sicuramente vi contraddistingue come forze di maggioranza e come Governo di ultradestra .
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2-.2 Caso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 2-.04 Caso. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Non è la prima volta che in quest'Aula porto il tema del personale ATA delle scuole. In realtà l'abbiamo fatto, come MoVimento 5 Stelle, con costanza fin dall'inizio di questa legislatura. Ricordo - giusto per lasciarlo agli atti, ma per provare pure a smuovere un po' le coscienze di qualcuno - che questo era uno dei temi fortemente spinti da diversi colleghi che ora siedono nei banchi della maggioranza, da colleghi che sostengono o fanno parte di questo Governo, tutti che in campagna elettorale si lanciavano in grandi promesse all'organico aggiuntivo ATA e gli dicevano: vi porteremo a essere stabilizzati; siete indispensabili per il funzionamento delle nostre scuole. Poi, una volta arrivati al Governo, zero assoluto; anzi, anche peggio dello zero assoluto, perché - ricordiamolo tutti - nell'ultima legge di bilancio, insieme ai tanti vari tagli che, come classica tradizione di destra, anche questo Governo ha portato avanti, tagli che hanno colpito tanto l'università quanto la scuola - quindi siete andati anche sotto lo zero delle promesse, lo zero del mantenimento delle promesse -, avete deciso che all'interno del mondo della scuola debbano essere tagliati, tramite il blocco del 6.000 docenti e circa 4.000 persone del personale ATA, gli stessi a cui promettevate di essere stabilizzati. Questo è uno dei vostri tanti capolavori.
Allora, così come abbiamo fatto tante, tantissime volte all'interno di quest'Aula, ancora una volta, anche in questo provvedimento, vi chiediamo di avviare un'assunzione del personale ATA, che veramente serve per il corretto funzionamento delle nostre scuole. Lo dicono i numeri! Lo dicono i numeri, perché abbiamo la necessità, numeri alla mano, di coprire oltre 30.000 posizioni vacanti. Invece, quante ne avete coperte? Solo 10.000, solo 10.000 su 30.000. Quindi, ditemi come può funzionare un mondo della scuola che prevederebbe la necessità di avere 30.000 unità e, invece, ne mettete solo 10.000.
Allora, vi diciamo: siate seri, mantenete le promesse che voi, soprattutto, avete fatto in campagna elettorale e avviamo un serio piano straordinario di reclutamento. Questo chiede questo emendamento, di salvarvi la faccia, di mantenere le promesse che facevate in campagna elettorale e di avere un minimo di dignità
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere, a nome del gruppo di Azione, un articolo aggiuntivo che avevamo anche noi, nei lavori di Commissione, presentato e che ci stupisce moltissimo che non sia stato recepito. Il personale ATA è parte strutturale, è ossatura della scuola pubblica e più volte anche i colleghi di maggioranza hanno dichiarato di voler ampliare i numeri che, come si illustrava, sono coperti solo per un terzo. L'assenza del personale ATA non solo significa non aiutare il lavoro delle scuole, ma significa pesare, in particolare, su quel lavoro di supporto che il personale ATA riesce a fare, in particolare per gli studenti più fragili, per i progetti straordinari della scuola, per le aperture pomeridiane, per dare supporto a quello che Azione ha presentato nel suo piano scuola come essere un elemento fondamentale, che è, per esempio, l'estensione del tempo scuola, l'allungamento dell'orario scolastico specialmente nelle regioni del Meridione, dove solo 1 ragazzo su 4, 1 bambino su 4, può usufruirne.
Il fatto che sia stata completamente respinta ogni proposta emendativa e ogni suggerimento di modifica che andava ad aiutare a colmare le 30.000 posizioni vacanti dei posti del personale ATA ci ha veramente colpito e ci dispiace che questa sia l'ennesima occasione mancata per supportare un elemento così importante della scuola pubblica italiana.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2-.04 Caso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1 Manzi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.07 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.07 Caso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.1 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.01000 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.01000 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Revoco l'indizione della votazione. Onorevole L'Abbate, non l'avevo vista.
Ha chiesto di parlare l'onorevole L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo semplicemente per dire cosa contiene questo articolo aggiuntivo. Abbiamo cercato di inserire quelli che potevano essere i nuovi filoni di ricerca, dando supporto all'intelligenza artificiale, applicata magari alla metodologia della . È quindi una cosa innovativa, che può essere veramente interessante per i nostri ragazzi e per creare figure professionali che possono essere di supporto per l'innovazione dei prodotti e dei processi, per le nostre imprese italiane. Chiaramente, l'avete bocciato, ma volevo dirvi che era un ottimo impegno, qualcosa di innovativo.
PRESIDENTE. Sottoscrive l'onorevole Raffa.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.01000 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5-.01000 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5-.01000 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5-.01 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5-.01 Piccolotti… Chiedo scusa, revoco l'indizione della votazione. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo perché ci state inondando di decreti-legge che, spesso, non hanno nessuna caratteristica di necessità e urgenza e, spesso, neanche di omogeneità. In questo caso, forse, la necessità e l'urgenza ci sarebbero per un ambito su cui il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra è tornato numerose volte, che è quello della stabilizzazione dei precari.
I numeri li conosciamo, li ha ricordati anche prima la collega Piccolotti: parliamo di 6.000 precari che, tra il 2025-2026, rischiano di perdere il proprio posto di lavoro, con un depauperamento del nostro sistema di ricerca. Sono persone professionalizzate, specializzate, che arricchiscono il panorama culturale del nostro Paese, il settore della ricerca in particolare, ma sembra che non vogliate affrontare il problema.
Abbiamo proposto un emendamento aperto, che lasciava, di fatto, una delega in bianco per stabilire come stabilizzare questi precari, quante risorse stanziare e non l'avete accettato. Adesso, vi chiedo di fare una riflessione più approfondita su questo sull'articolo aggiuntivo che chiede di stanziare ulteriori 25 milioni per il 2025 e 100 milioni a decorrere dal 2026, da un lato, per promuovere lo sviluppo professionale di ricercatori e tecnologi di ruolo, che sono in servizio, e dall'altro - 10 milioni nel 2025 e 85 milioni a seguire - per assumere nuovo personale.
Grazie a un emendamento delle opposizioni, che avete accolto, è stata prevista la stabilizzazione di una parte dei lavoratori precari del CNR: parliamo di 150/180 posti su 2.700 precari. Occorre che il Governo si metta una mano sulla coscienza e stanzi risorse adeguate, affinché oltre 2.500 persone, che rischiano di non poter usufruire della legge Madia, possano essere incardinate all'interno delle nostre strutture di ricerca.
Presidente, chiedo alla Sottosegretaria di fare una riflessione su questa proposta emendativa: si può riformulare, si può trovare un'altra modalità, ma prima o poi, questo tema, lo dovrete affrontare.
È una questione di estrema importanza per le strutture e gli enti di ricerca italiani, su cui dovreste investire. Non potete continuare a far finta di niente e a infischiarvene .
PRESIDENTE. Il Governo non intende intervenire.
Onorevole Ghirra, mi pare di aver capito che lei chiede di accantonarlo.
Onorevole Colombo, c'è una richiesta di accantonamento.
BEATRIZ COLOMBO, . No, grazie.
PRESIDENTE. Quindi, è contraria.
Il Governo, in questo caso, non si esprime.
Onorevole Ghirra, non c'è alcun ripensamento.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5-.01 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5-.09 Manzi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Presidente, torno anch'io sul tema dei precari della ricerca che sono stati ricordati, anche questa mattina, in Aula, dal collega Ricciardi, durante la discussione generale, proprio perché, da parte del Governo, manca una strategia precisa in ordine a quelle che devono essere le azioni per garantire professionalità altamente qualificate, che ormai da molti anni vivono una condizione di precarietà non più accettabile.
In realtà, come opposizioni, avevamo dato al Governo uno strumento economico e finanziario: destinare una parte delle risorse a disposizione dell'opposizione, nel fondo parlamentare del bilancio, alle stabilizzazioni di una parte dei numerosi precari del settore della ricerca. Ad oggi, questo provvedimento individua, tra l'altro, i parametri rispetto ai quali applicare e quantificare il periodo di decorrenza della anzianità per l'avvio del processo di stabilizzazione.
Al di là dei tecnicismi giuridici, penso che la Ministra Bernini - che questa mattina era in Aula e che ha replicato anche alle nostre osservazioni - debba farsi carico di un intervento e di un piano di lungo respiro, di lungo periodo, che riguarda i ricercatori del CNR, ma non soltanto, che riguarda, più in generale, tutti gli enti della ricerca, proprio perché, qualche settimana fa, in quest'Aula, per iniziativa anche dei colleghi di Azione, abbiamo discusso su una serie di mozioni che riguardavano la ricerca e riguardavano addirittura le politiche di attrazione di quei ricercatori che dall'estero vorrebbero tornare in Italia.
In questo momento, però, non c'è la possibilità, per molti di loro, di fare questo, proprio perché manca una strategia, mancano interventi, mancano azioni, mancano risorse economiche da destinare a questo settore.
In questo decreto, che è fatto da tanti micro-provvedimenti e micro-misure, in realtà, è proprio la strategia che manca (e lo ricorderemo, poi, anche nelle dichiarazioni di voto). Con questo emendamento cercavamo di dare, a un provvedimento che è costituito, in realtà, da un mosaico di micro provvedimenti, un respiro più ampio e una visione anche più ampia. Bocciando il nostro articolo aggiuntivo, in realtà, confermate, ancora una volta, che visioni di lungo respiro, che vadano oltre l'orizzonte temporale del 2026 - e quindi del termine del Piano nazionale di ripresa e resilienza - non vi stanno particolarmente a cuore.
Vi assumete, in questo caso, una grave responsabilità rispetto alla competitività del nostro Paese, rispetto alla sua capacità di attrarre le migliori energie che dovrebbero contribuire alla crescita e allo sviluppo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5-.09 Manzi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5-.015 Caso.
Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5-.015 Caso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5-.03 Caso.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5-.03 Caso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5-.04 Caso.
Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5-.04 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5-.06 Caso.
Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5-.06 Caso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5-.05 Caso.
Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5-.05 Caso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5-.07 Caso.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo su questo articolo aggiuntivo per ricordare qualcosa che è successo qualche settimana fa, tramite un atteggiamento anche vigliacco - mi vien da dire - di questa maggioranza, quando ha portato avanti l'introduzione, nuovamente, di figure contrattuali precarie, poco garantite e senza diritti, all'interno del mondo universitario, tramite un semplice emendamento.
Riassunto, piccolo riassunto delle puntate precedenti: c'era un disegno di legge della Ministra Bernini, il cosiddetto disegno di legge sul preruolo universitario, che prevedeva l'inserimento di quello che la Ministra definiva “la cassetta degli attrezzi”, che null'altro era che una cassetta del precariato. Perché cosa faceva? Interveniva a fianco del contratto di ricerca, ovvero un contratto che prevede le giuste tutele, e io lo ricordo sempre, è un qualcosa di cui non dovremmo neanche stare a parlare: malattia, ferie, dei giusti contributi previdenziali, maternità.
Cose che noi diamo per scontato, ma, in realtà, per chi decide di fare ricerca nel nostro Paese non lo sono, e proprio per questo nello scorso Governo un po' tutte le forze, anche chi siede nei banchi della maggioranza, come Forza Italia e Lega, decisero di mettere fine a questa assurda mancanza dei diritti basilari all'interno dei contratti universitari e definire un contratto di ricerca che questi diritti li prevedesse. Diritti basilari, ricordo, nulla di trascendentale.
E allora si forma questo contratto di ricerca, che rientra ora anche tra le del PNRR. Proprio perché questo contratto non si poteva toccare per non far venir meno una delle missioni del PNRR, si era ben pensato, da parte della Ministra Bernini, di contornarlo di figure precarie e senza diritti, in modo che le università potessero scegliere anche queste forme contrattuali, bypassando, quindi, il contratto di ricerca. E perché le università poi deciderebbero di sottopagare e non dare dei diritti sacrosanti ai lavoratori e ai ricercatori dell'università? Semplicemente perché i soldi sono pochi.
Durante il dibattito che c'è stato alla fine la verità è venuta a galla netta, chiara, pure durante le audizioni, durante quel piccolo confronto che si ebbe durante le discussioni in Commissione. La realtà era semplice e chiara: se ho pochi soldi e ho a disposizione delle forme contrattuali che mi costano meno, posso fare più contratti. Però noi dobbiamo sempre tenere presente che un contratto costa meno quando ha meno diritti e meno garanzie.
Su quel disegno di legge, però, l'Associazione dottorandi in Italia, insieme alla CGIL, fece un ricorso in Europa, dicendo: guardate che in realtà è un bluff, non cancellano il contratto di ricerca, che è negli obiettivi del PNRR, ma, così facendo, mettendo tante altre figure precarie, si ritorna indietro, e quindi, in realtà, è un bluff. A quel punto la Ministra Bernini si ferma, accantona il disegno di legge, lo cestina. Ma cosa si fa con quello che è diventato ormai il famoso emendamento Occhiuto? Si prendono queste figure e le si infilano lo stesso.
Quindi, di nuovo, abbiamo l'equivalente di quello che erano gli assegni di ricerca, e qui l'ho raccontato più volte. Sono stato il primo ad averli e vi ho raccontato più volte che per noi, eccellenze del nostro Paese, ricercatori del nostro Paese, il contratto era un Cococo senza niente, senza alcun diritto. Questo emendamento ritorna sul tema e vi dice: va bene, lasciateli pure gli incarichi di ricerca e gli incarichi post-doc che avete voluto introdurre in modo codardo tramite un emendamento, senza una vera discussione, ma almeno facciamo in modo che siano delle forme contrattuali subordinate, perché alla fine poi la verità è venuta a galla. Quando si sono dovute attuare le misure contrattuali dell'emendamento Occhiuto…
ANTONIO CASO(M5S). …quello che è venuto fuori erano dei contratti parasubordinati, ancora senza malattia, ancora senza ferie, ancora senza diritti. Qui vi diciamo: tornate indietro, date dignità a chi sceglie di fare la ricerca in Italia .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5-.07 Caso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5-.08 Caso. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5-.08 Caso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5-.016 Manzi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, il tema è abbastanza semplice e richiama un po' già la discussione fatta nell'emendamento che mi ha preceduto. Qui la richiesta è di applicare le esenzioni fiscali e le agevolazioni fiscali per le borse di ricerca post-dottorali che vengono assegnate e conferite dalle università italiane. Il tema dov'è? Non è andare a chiedere un privilegio, ma è semplicemente immaginare di offrire uno strumento maggiore di attrattività per i cervelli e per le persone che, probabilmente, si trovano anche fuori, nonostante il fatto che il di queste borse sia molto più basso rispetto ai nostri europei.
È facile, colleghe e colleghi, non è tanto complicato. Allora, immaginando che si possano esentare dai carichi soprattutto delle addizionali territoriali queste borse di ricerca, probabilmente noi andiamo a fare un servizio utile, che possa prevedere la capacità, seppur piccola e marginale, di attrarre qualche persona o nel rientrare o, addirittura, nel voler sperimentare le proprie capacità di ricerca nelle università italiane.
Allora, per questa ragione, Presidente, suo tramite, chiederei un ulteriore approfondimento alla Sottosegretaria, se lo volesse quantomeno accantonare o immaginare di dare un giudizio diverso rispetto a questo emendamento .
PRESIDENTE. Chiedo alla relatrice se intende accogliere la richiesta di accantonamento. Prego.
PRESIDENTE. Parere contrario. Il Governo non vuole intervenire. Onorevole Ricciardi, a questo punto, se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5-.016 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.1 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.1 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.2 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.2 Caso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Grazie, Presidente. Sugli ordini del giorno n. 9/2526/1 Manzi e n. 9/2526/2 Toni Ricciardi il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/3 Orfini, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di reperire, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ulteriori risorse da destinare all'incremento del Fondo di finanziamento ordinario, volte a garantire agli atenei i fondi necessari per la valorizzazione della qualità della ricerca e della didattica in una prospettiva di lungo termine”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/4 Berruto, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “in linea con le finalità perseguite dal decreto-legge in esame, a valutare l'opportunità di proseguire nelle azioni di sostegno, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, degli studenti universitari fuori sede, per favorire la mobilità studentesca e promuovere l'equità di accesso all'istruzione universitaria, in coerenza con le politiche pubbliche in materia di diritto allo studio”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/5 Iacono, il parere è contrario, mentre l'ordine del giorno n. 9/2526/6 Malavasi è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/7 Ghio, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di proseguire nell'attività di sostegno psicologico degli studenti e delle studentesse, anche per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di violenza”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/8 Soumahoro, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare, in linea con le finalità perseguite con gli interventi recati dal Capo II, Sezione III del provvedimento in esame, l'opportunità di proseguire, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, con le azioni di sostegno a favore degli studenti meritevoli, anche se privi di mezzi, per affrontare il percorso universitario”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/9 Orrico, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/10 Caso, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di proseguire nell'azione di valorizzazione della ricerca e di promozione di politiche di reclutamento responsabili, in linea con i più elevati standard europei”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/11 Ilaria Fontana, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di proseguire nell'azione di valorizzazione della ricerca e di promozione di politiche di reclutamento responsabili, in linea con i più elevati standard europei”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/12 Pavanelli, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di proseguire con ogni iniziativa utile, anche di carattere economico, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, volta a sostenere il sistema universitario e della ricerca”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/13 L'Abbate, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di proseguire nell'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori interventi, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, volti a rafforzare il sistema universitario e della ricerca, favorendo strumenti di sostegno allo studio, l'innovazione scientifica tramite l'uso di tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale e la metodologia LCA”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/14 Amato, espunte le premesse, il parere è favorevole con la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2526/25 Ruffino, che leggo ora?
PRESIDENTE. Sì, è meglio, grazie. È l'ordine del giorno dell'onorevole Ruffino, così l'onorevole Ruffino si sintonizza.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Espunte le ultime due premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “in linea con le finalità del provvedimento, che reca, tra l'altro, disposizioni volte a garantire il regolare avvio dell'anno scolastico, ad accompagnare l'attuazione delle misure in materia di istruzione con la predisposizione, in vista dell'avvio dell'anno scolastico 2025-2026 e compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di un piano di assunzione a tempo indeterminato di personale ATA per la copertura dei posti vacanti e disponibili in organico”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/15 D'Orso, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di proseguire con ulteriori misure, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, volte a valorizzare il personale universitario, di ricerca e delle istituzioni AFAM”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/16 Sportiello, espunte la quarta, quinta e sesta premessa, il parere è favorevole con riformulazione: “tenuto conto della pubblicazione, in data 25 luglio 2025, dei dati aggiornati all'anno scolastico 2024-2025 della banca dati dell'Anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica, a valutare l'opportunità di riattivare l'Osservatorio nazionale per l'edilizia scolastica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/17 Carotenuto, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “impegna il Governo a continuare ad assicurare che le operazioni di convocazione del personale ATA si svolgano in modo celere e uniforme su tutto il territorio nazionale”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/18 Marianna Ricciardi, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di accompagnare le misure recate dal provvedimento e monitorare l'attuazione tempestiva delle stesse, sostenendo la piena operatività degli enti di ricerca, a partire dal CNR, al fine di salvaguardare la continuità e l'eccellenza delle attività scientifiche italiane”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/19 Dell'Olio, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di accompagnare l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame in materia di università con ogni iniziativa utile, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, finalizzata ad assicurare la qualità dell'offerta formativa delle università”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2526/20 Cerreto, n. 9/2526/21 Colombo e n. 9/2526/22 Mollicone, il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2526/23 Grippo, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/24 Pastorella, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “in linea con le finalità perseguite dal decreto-legge in esame, a valutare l'opportunità di accompagnare, con apposite iniziative normative, le misure di cui all'articolo 5- con ulteriori interventi volti a prevedere, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, un rifinanziamento del Fondo di cui all'articolo 1, comma 526, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, in coerenza con gli obiettivi di equità”.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno n. 9/2526/25 Ruffino si bacia normativamente con l'ordine del giorno n. 9/2526/14 Amato nella riformulazione. Ordine del giorno n. 9/2526/26 Bonetti?
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Sull'ordine del giorno n. 9/2526/26 Bonetti, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di accompagnare le misure recate dal provvedimento con ulteriori iniziative di carattere normativo volte a prevedere un incremento ulteriore rispetto a quello del 2025, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, del Fondo per il finanziamento ordinario delle università, di cui all'articolo 5, comma 1, lettera della legge 24 dicembre 1993, n. 537”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/27 Nisini, il parere è favorevole con riformulazione, premettendo a ciascun impegno: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/28 Piccolotti, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità di adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ogni iniziativa utile per valorizzare il personale dell'università e della ricerca”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/29 Grimaldi, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/30 Zaratti, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità di accompagnare le misure recate dall'articolo 1 del provvedimento in esame, con ulteriori iniziative normative, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, con risorse specificamente destinate al personale dell'INFN”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2526/31 Borrelli e n. 9/2526/32 Mari, il parere è contrario, mentre sull'ordine del giorno n. 9/2526/33 Loizzo, il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di sancire, anche attraverso l'istituzione di un apposito tavolo di lavoro per la riforma del decreto-legge n. 517 del 1999, la costituzione delle restanti aziende ospedaliere universitarie”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/34 Miele, espunta la penultima premessa, il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Colleghi, essendo trascorse poco più di tre ore dall'inizio della seduta, il vostro Presidente sospenderebbe la seduta, come a scuola, per la ricreazione. Facciamo per 6 minuti e ricominciamo alle 17,45, però iniziamo subito a votare. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/1 Manzi, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2526/1 Manzi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/2 Toni Ricciardi, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2526/2 Toni Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/3 Orfini. Onorevole Orfini, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/4 Berruto. Onorevole Berruto, accetta la riformulazione? Onorevole Berruto, accetta la riformulazione? Accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/5 Iacono, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2526/5 Iacono, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/6 Malavasi. Onorevole Malavasi, accetta la raccomandazione? Ha chiesto di parlare l'onorevole Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ho capito dalla Sottosegretaria che era accolto come raccomandazione e, in realtà, volevo intervenire per chiederle se può valutare un accantonamento, un ripensamento. Spiego il motivo: si tratta di un ordine del giorno che vuole, in modo costruttivo, invitare il Governo a prendersi un impegno, perché parliamo di una condizione puntuale, contingente che riguarda un'emanazione urgente di decreti che sono necessari per attivare i bandi che servono per far partire l'anno accademico 2025-2026. Parliamo, in particolare, dell'organizzazione dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria, che sono fondamentali per il reclutamento degli insegnanti della scuola dell'infanzia e della scuola primaria. L'unica cosa che sappiamo, ad oggi, è che il 12 settembre del 2025 - quindi, manca poco più di un mese - ci saranno gli esami di ammissione ai corsi di laurea. Ma, ad oggi, non abbiamo i decreti necessari per fare i bandi; non si conoscono le modalità, non si conoscono i contenuti dei test di ammissione per poter procedere e tanto meno c'è il riparto regionale del numero degli studenti che può partecipare ai bandi.
Quindi, è una richiesta urgente e mi sembra che una raccomandazione su una richiesta così puntuale, per il tempo necessario che serve per fare i bandi, non sia abbastanza cogente.
Anche questa mattina, la presidenza nazionale del coordinamento dei corsi di laurea ha scritto ai Ministri competenti, ai capi di gabinetto e i capi di dipartimento; ha sollecitato quasi settimanalmente per avere una risposta proprio perché, considerata anche la pausa estiva, c'è bisogno di organizzarsi per tempo per garantire, in trasparenza, l'emissione di questi bandi e, quindi, permettere che l'anno accademico parta regolarmente. Quindi, mancano i decreti che servono per definire le modalità e i contenuti dei test di ammissione (c'è un mese di tempo e il bando deve prevedere certi tempi di pubblicazione) e mancano anche le circolari e decreti per quanto riguarda i contingenti regionali dei di tirocinio, che sono figure fondamentali, che servono per pianificare correttamente l'attività formativa. Anche l'anno scorso, i sono stati distaccati nel mese di ottobre. I sono figure che sono già inquadrate nei contingenti scolastici con la difficoltà, poi, di togliere personale dalla scuola e di reinserirlo in un contesto universitario e quindi un impoverimento dell'offerta formativa che può minare anche la qualità stessa. Quindi, poiché è una richiesta puntuale, fatta in modo corretto, senza alcuna polemica, proprio per provare a dare una mano e una risposta ai presidenti e ai coordinatori delle scienze di laurea che stanno attendendo, chiedevo alla Sottosegretaria la gentilezza di valutare un accantonamento proprio perché è una situazione urgente, impellente su cui gli uffici stanno attendendo una risposta dal Governo, dai suoi organismi, dai capi di Gabinetto, dai capi dipartimento; proprio per avere le notizie che servono per attivare i corsi accademici che non possono, ovviamente, partire in ritardo.
Quindi, l'esame sarà il 12 settembre, ma, ad oggi, non ci sono i decreti necessari per bandire questo bando e, quindi, per avere il numero dei docenti, le modalità del corso di laurea, i contenuti e ovviamente anche il contingentamento che va diviso sulle regioni per poter attivare i bandi
PRESIDENTE. Onorevole Sottosegretario, mi può dire? Lo accantoniamo?
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Accantoniamo, Presidente.
PRESIDENTE. La ringrazio. Mi scusi, così ne prendiamo nota.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/7 Ghio. Onorevole Ghio, accetta la riformulazione? No. Quindi, lo pongo in votazione…chiedo scusa, non avevo visto.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. No, non posso accettare la riformulazione, perché noi vi abbiamo chiesto di sostenere attività di prevenzione nelle università per quanto riguarda il tema della violenza contro le donne. Vi abbiamo chiesto di sostenere attività di sportelli antiviolenza e anche di sostenere percorsi di educazione al rispetto; avete risposto con l'indicazione della prosecuzione di percorsi di sostegno psicologico individuale. Come se, chi si rivolge all'università avesse bisogno di assistenza psicologica in questo caso.
Il nostro ordine del giorno nasce dalla convinzione che anche il mondo universitario debba essere un luogo sicuro, un luogo rispettoso e inclusivo per tutti. Partivo dal caso avvenuto qualche mese fa nell'università di Genova quando un docente è stato indagato per aver utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per generare materiale pornografico relativo alle studentesse. L'intento non è tanto quello di soffermarsi su questo singolo episodio. Però, non è un episodio isolato. In generale - lo sappiamo - le università, come altri posti, sono luoghi dove è fondamentale fare prevenzione su questo tema. Credo che sarebbe stata un'occasione, invece, per dare un segnale. La violenza maschile contro le donne, come abbiamo detto in tante occasioni, non può essere derubricata - gli abusi, le molestie e le discriminazioni in questo senso - a casi isolati. È il risultato di squilibri di potere, anche all'università, di stereotipi radicati e spesso della mancanza di strumenti adeguati ad affrontarli. Quindi, rispondere con percorsi psicologici di sostegno individuale significa non essere dentro il tema di cui stavamo parlando.
Noi abbiamo chiesto al Governo di impegnarsi a promuovere, in modo omogeneo (in Italia, ci sono già delle esperienze, ma non da tutte le parti), ovviamente nel rispetto rigoroso dell'autonomia degli atenei, sportelli antiviolenza, in collaborazione con i centri antiviolenza territoriali, che sono i veri detentori del sapere in questo senso, e, insieme, di investire nella prevenzione, partendo dalla cultura, partendo dall'educazione.
Invece, avete risposto, appunto, con altro, senza avere di nuovo su questo tema un indirizzo politico chiaro, ovvero il fatto che la lotta alla violenza di genere è una responsabilità collettiva. Non stiamo parlando di sostegni caso per caso, individuali. Educazione, prevenzione, ascolto, supporto: queste sono le parole chiave di una risposta che il Governo dovrebbe essere in grado di dare. Invece, crediamo che, ancora una volta, quando nell'ambito della violenza di genere si parla di prevenzione avete perso un'occasione di dare una risposta. Non mi verrebbe neanche da dire una risposta efficace; semplicemente non avete dato risposta .
PRESIDENTE. Dunque, non accetta la riformulazione. Il parere muta in contrario. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2526/7 Ghio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/8 Soumahoro. Onorevole Soumahoro, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/9 Orrico. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2526/9 Orrico, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/10 Caso. Onorevole Caso, accetta la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. n. 9/2526/10 Caso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/11 Ilaria Fontana. Onorevole Ilaria Fontana, accetta la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. n. 9/2526/11 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/12 Pavanelli. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Chiedo di intervenire perché per l'ennesima volta ci ritroviamo…
PRESIDENTE. Ma la premessa è: accetta o no?
EMMA PAVANELLI(M5S). … il Governo che riscrive i nostri ordini del giorno e, pertanto, non accetto. Non accetto questa riformulazione, anche perché - ripeto - stiamo parlando di ordini del giorno, non di emendamenti, e sono riscritti togliendo, tra l'altro, tutte le premesse, che proprio sono una delle parti più importanti dell'ordine del giorno. È un ordine del giorno che chiede al Governo un impegno chiaro e urgente, cioè reperire risorse necessarie per attuare pienamente i contratti di ricerca negli atenei e negli enti pubblici. Questo perché? Perché, colleghi? Perché dietro la parola ricerca non ci sono solo laboratori e università, ma c'è lo scheletro industriale di un Paese che vuole guardare avanti.
Senza ricerca, Presidente, non ci sono , senza ricerca non c'è innovazione nelle imprese e nella transizione ecologica, né tecnologica. Senza ricerca l'Italia non può ambire a giocare un ruolo importante nella frontiera dell'intelligenza artificiale, nella medicina personalizzata, nell'energia pulita. Allora, le competenze le importeremo da fuori, ma non sarà più un vantaggio competitivo, sarà una necessità. Perderemo la sovranità sulla conoscenza.
Noi non possiamo più accettare che i nostri migliori giovani trovino opportunità soltanto all'estero e poi ce ne lamentiamo. L'esodo dei ricercatori italiani e la mancanza di attrattività per quelli stranieri sono la cartina tornasole di un sistema che ha smesso di credere nel proprio potenziale. Scusi, Presidente, ma c'è un convegno nei banchi della maggioranza ed è veramente difficile intervenire. Sarebbe opportuno magari ascoltare i colleghi che sono qui comunque per cercare di fare la differenza per i nostri ricercatori e per il futuro del Paese.
PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Per favore, colleghi!
EMMA PAVANELLI(M5S). Oggi un ricercatore in Italia, Presidente, guadagna molto meno della media dei colleghi europei. È costretto a muoversi tra contratti precari senza tutele, senza prospettiva. Eppure, è da quelle menti che nascono brevetti, e innovazione che il mondo ci invidia. È da quelle menti che nasce ricchezza per il nostro Paese.
Pertanto, il contratto di ricerca, introdotto con la riforma del 2022, era un primo passo timido per ridare dignità al mestiere del ricercatore. Ma non si può fare una riforma senza finanziarla ed è grave che, invece di rafforzare quel contratto, si sia deciso di aggirarlo, reintroducendo forme precarie sotto nuovi nomi - incarichi di ricerca, postdoc, eccetera eccetera - che rischiano di riportarci indietro fino a compromettere l'attuazione di impegni presi con il PNRR.
Perciò chiediamo con quest'ordine del giorno, con forza, al Governo di cambiare rotta. Investire nella ricerca non è una spesa, è un moltiplicatore economico. È quello che consente alla nostra manifattura di evolvere, alle nostre di nascere, alle nostre imprese di competere nel mondo. È la base di una politica industriale degna di questo nome. O si investe oggi, Presidente, nella ricerca o domani saremo irrimediabilmente indietro e chi resta indietro in un mondo che corre è destinato a scomparire .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2526/12 Pavanelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/13 L'Abbate. L'onorevole L'Abbate accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/14 Amato. Onorevole Amato, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/15 D'Orso. Onorevole D'Orso, accetta la riformulazione? No.
Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2526/15 D'Orso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/16 Sportiello. La Sottosegretaria chiede di intervenire sull'ordine del giorno n. 9/2526/16 Sportiello per una precisazione. Prego.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Grazie. Sul parere favorevole venivano espunte la quarta, la quinta e la sesta premessa. Aggiungerei anche l'ultima premessa. Quindi, c'è un parere favorevole con riformulazione, espunte la quarta, quinta, sesta e ultima premessa.
PRESIDENTE. Onorevole Sportiello, accetta la riformulazione? No.
Se nessun chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2526/16 Sportiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/17 Carotenuto. Onorevole Carotenuto, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/18 Marianna Ricciardi. Onorevole Marianna Ricciardi, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/19 Dell'Olio. Onorevole Dell'Olio, accetta la riformulazione? Non l'accetta.
Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2526/19 Dell'Olio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sugli ordini del giorno n. 9/2526/20 Cerreto, n. 9/2526/21 Colombo e n. 9/2526/22 Mollicone il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/23 Grippo, su cui c'è parere contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Noi auspicavamo che tutti i nostri emendamenti e quelli delle altre forze politiche, in merito alla stabilizzazione dei precari e dei ricercatori, venissero presi in considerazione e auspicavamo che almeno un ordine del giorno, che si facesse carico dei 6.000 precari degli enti di ricerca che aspettano risposte, venisse preso in considerazione o riformulato. Mi stupisce che non si sia neanche valutata una riformulazione, ma si è deciso in blocco di rimandare indietro un ordine del giorno che di fatto suggeriva di stabilire un vincolo di destinazione - noi avevamo suggerito il 20 per cento delle risorse autorizzate, ma eravamo aperti anche ad altre valutazioni rispetto al triennio 2025-2027 - per valorizzare il personale degli enti pubblici di ricerca inquadrati nei livelli terzo e secondo.
Perché ci riferiamo a questi ricercatori? Perché sono ricercatori che sono il cuore pulsante delle nostre istituzioni, ma che - ahimè - rimangono in una situazione di precarietà per anni e anni della loro vita.
Noi abbiamo anche avuto modo di parlare in Commissione della necessità di far scorrere le graduatorie degli idonei. Parliamo degli idonei che si sono formati ai sensi dell'articolo 15 del decreto legislativo n. 218 del 2016 e avevamo anche dato un'indicazione per garantire la sostenibilità finanziaria di questo emendamento anche oltre la fase sperimentale. Viceversa, tutti gli emendamenti che andavano in questa direzione sono stati respinti, anche quest'ordine del giorno, che voleva suggerire al Governo, dal momento che non era in grado in questo provvedimento di farsi carico dei precari della ricerca, quantomeno di dare un segnale di attenzione verso quel mondo che è sostanziale, e anche la relazione della Ministra Bernini questa mattina ci ha fatto intendere di avere a cuore, attenzione alle condizioni di precarietà e di assenza di diritto di questa categoria, salvo poi, ogni volta che viene suggerita una modalità per dare risposte a questi giovani o non più giovanissimi ricercatori, avere una risposta negativa.
Per questo, ovviamente, noi chiediamo di mettere in votazione questo emendamento, sul quale il parere è contrario, ma chiediamo alla Sottosegretaria se non ci fosse spazio per una riflessione, una riformulazione di questo emendamento, quantomeno per rispondere a questa grande massa di ricercatori e di elementi centrali nel mondo della ricerca e della formazione italiana che c'è da parte del Governo almeno un'attenzione e una volontà di sedersi a un tavolo per trovare una risposta.
PRESIDENTE. Chiedo al Governo se intenda modificare il parere. La risposta è no, quindi permane il parere contrario.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2526/23 Grippo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/24 Pastorella. Onorevole Pastorella, accetta la riformulazione? Sì.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/25 Ruffino si accetta la riformulazione? Sì.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/26 Bonetti si accetta la riformulazione? Sì.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/27 Nisini si accetta la riformulazione? Sì.
Sull'ordine del giorno n. 9/2526/28 Piccolotti si accetta la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2526/28 Piccolotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/29 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2526/29 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/30 Zaratti. Onorevole Zaratti, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/31 Borrelli, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, in quest'ordine del giorno noi abbiamo chiesto che il Governo accompagni le misure contenute nella Sezione I del Capo II del presente provvedimento con ulteriori iniziative legislative finalizzate a dare priorità specifica ai vincitori di concorso senza cattedra nell'assegnazione di supplenze e far sì che il periodo di supplenza venga considerato ai fini dello svolgimento dell'anno di prova. Adesso poniamo due questioni. La prima: perché non dobbiamo dare priorità ai vincitori di concorso? A chi altro dovremmo dare priorità?
La seconda: ci sembra assurdo che proprio i vincitori di concorso senza cattedra non siano considerati prioritari nell'assegnazione delle supplenze. Aggiungiamo che il periodo di supplenza potrebbe essere considerato come anno di prova. Ci sembra una proposta di buonsenso e dal punto di vista di prospettiva che risolverebbe molti problemi. Noi continuiamo a insistere sul fatto che la priorità deve essere data ai vincitori di concorso, e ci sembra assurdo doverlo ancora una volta ribadire in quest'Aula, dove per tante vicende abbiamo dovuto fare battaglie per cose che dovrebbero essere elementari e pacifiche: vinci il concorso, hai la priorità; vinci il concorso, hai la priorità per avere la supplenza; vinci il concorso, ti può valere la supplenza come anno di prova. Sei vincitore di concorso.
Invece continuiamo a rimanere con questa vicenda dei concorsi come se fosse un titolo aggiuntivo. Il nostro Paese, senza meritocrazia, e già ne abbiamo troppo poca, se ne cade, e andare nell'altra direzione è ciò che di peggio possiamo lasciare e dare come indirizzo alle future generazioni .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2526/31 Borrelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/32 Mari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. n. 9/2526/32 Mari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/33 Loizzo: accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2526/34 Miele: accetta la riformulazione? Sì.
Dobbiamo adesso tornare sull'ordine del giorno n. 9/2526/6 Malavasi. Prego, onorevole Castiello.
GIUSEPPINA CASTIELLO,. Grazie, Presidente. Il parere si potrebbe modificare in un parere favorevole con l'espunzione della penultima e dell'ultima premessa e con la seguente riformulazione dell'impegno: “adottare iniziative di competenza per definire e pubblicare tempestivamente i contingenti nazionali e regionali dei di tirocinio, in coerenza con i parametri previsti dalla normativa vigente”.
PRESIDENTE. Onorevole Malavasi, accetta? Bene.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Signor Presidente, signora Sottosegretaria e colleghi, la cultura, la scienza, l'università, la ricerca e il mondo della conoscenza non possono più essere trattati come una questione di ripiego. Sono anni che lavoriamo affinché nel nostro Paese diventino una priorità, perché finisca questa irresponsabile lettura secondo la quale questo settore rappresenta soprattutto una spesa. Dovrebbe essere chiaro a tutti che o si investe sui temi strategici, come quello del mondo della ricerca e dell'università, o questo Paese non avrà mai una strategia per il futuro.
Passate gran parte del vostro tempo a parlare di immigrazione, come se fosse l'unico problema che vi sta a cuore, e dimenticate che c'è un flusso costante ed inarrestabile di talenti, giovani ragazzi e ragazze, sulla cui formazione scolastica abbiamo investito e che poi lasciamo andare. Ma, prima ancora che nel merito di questo provvedimento, dobbiamo ancora una volta mettere in evidenza e contestare lo strumento che viene adottato per una materia che certamente è di straordinaria importanza, ma che nulla ha a che vedere con i requisiti del decreto-legge.
Anzi, mi faccia rilevare che, proprio per la strategicità e l'importanza della materia in discussione, sarebbe stato doveroso da parte vostra, e da parte sua, in particolare, signora Sottosegretaria, assicurare un confronto vero in Parlamento, che certamente avrebbe potuto evitare tante criticità e insufficienze che così grandi si evidenziano nel testo che ci apprestiamo a votare. Ancora una volta, la prima questione che va messa in risalto è l'assoluta mancanza di coerenza tra ciò che dichiarate e ciò che effettivamente rendete possibile.
Mi riferisco, ovviamente, ancora una volta, all'inadeguatezza dei finanziamenti, i quali, una volta di più, ci portano a misurarci con delle declamazioni utili alla propaganda, ma del tutto inadeguate alle aspettative di questo settore: 40 milioni di euro nel 2025, 60 milioni per i successivi 2 anni, questo è il potenziamento della ricerca pubblica previsto dall'articolo 1. Parliamo di una partita a somma zero, che non affronta la sottodotazione cronica del nostro sistema. È chiaro a tutti che queste cifre sono del tutto inadeguate.
Ma voi, se è possibile, riuscite a fare anche di peggio, perché queste elemosine vengono reperite attraverso tagli ad altri strumenti fondamentali per il nostro sistema: penso al Fondo per la scienza e a quello per la scienza applicata, al Fondo integrativo speciale per la ricerca. Vi siete spinti persino ad intaccare il piano di rilancio del CNR con tagli sconsiderati, anche lì per finanziare questo provvedimento.
Stiamo parlando di finanziamenti inadeguati e che, comunque, riguardano qualche centinaio di milioni, mentre buttate al vento soldi per cose fallimentari. Penso solo al miliardo per il mitico centro in Albania o a quelli per i moduli prefabbricati per le carceri: tanti soldi, che avrebbero potuto essere utili per una condizione di ricerca innovativa e per creare università all'altezza del cambiamento.
Certo, so bene che il problema viene da lontano: basti pensare che, dal 2010, la quota del PIL destinata alla ricerca e allo sviluppo è passata dall'1,2 all'1,4 per cento, una crescita lenta e discontinua. Ma la cosa incredibile è che voi, con questo decreto-legge, riuscite a riportarla ancora più indietro. Questi numeri, da soli, rappresentano un giudizio molto severo che viene dato sulla nostra capacità di investimento nell'innovazione, nella cultura, nella ricerca e nell'università.
Ad accentuare questa inadeguatezza di interventi, non si può non denunciare che, mentre si destinano le briciole alla ricerca, continua a mancare una strategia per valorizzare il titolo di dottorato di ricerca, che in Italia è ancora troppo spesso considerato irrilevante nei concorsi pubblici e poco spendibile nel mercato del lavoro.
Ora, Presidente, sto sforzandomi, sto alzando la voce, ma se la collega Bergamini e il collega che le sta accanto se ne andassero fuori a parlare, io forse riuscirei a fare un intervento senza, come dire, dover interloquire con loro, indirettamente, però non so se questo sia possibile.
PRESIDENTE. Messaggio ricevuto. Prego.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Bene, la ringrazio molto. Dicevo che sottovalutare l'importanza degli investimenti e la necessità di uno sguardo lungo e lungimirante è davvero imperdonabile perché tutti sanno perfettamente che investire nel capitale umano significa investire nel futuro, significa scommettere sulle competenze, sulla conoscenza e sull'innovazione. È il fondamento stesso della crescita economica, ma anche della dignità sociale. Non esiste, Presidente, Sottosegretaria, colleghi, sviluppo economico sostenibile, senza un sistema universitario valido, una ricerca pubblica autonoma e ben finanziata, percorsi formativi che valorizzino il talento e offrano opportunità concrete ai nostri giovani. Continuano ad andare all'estero proprio perché sui talenti non si investe e non si creano condizioni di futuro per i nostri giovani. È proprio questo il grande limite del decreto-legge in discussione: manca una visione complessiva e coraggiosa su questi temi vitali.
E se pensiamo a quello che sta succedendo in America a causa dell'attacco che Trump sta portando al sistema universitario, la nostra incapacità, o peggio, la nostra non volontà di fornire un terreno attrattivo non solo per gli italiani che vogliono tornare nel nostro Paese, ma anche per tutti coloro che, delusi e spaventati, cercano un'alternativa al di fuori degli USA per il proprio futuro, appare ancor più colpevole e segno di una miopia assoluta.
Avete, peraltro, rivendicato la scelta di rafforzare le retribuzioni di chi già lavora nell'università: peccato che, nella sostanza, lo avete fatto a discapito delle nuove leve. Avete così ridimensionato la portata dei quattro piani straordinari lanciati durante il Governo Draghi, che erano stati pensati per rafforzare il personale accademico e migliorare il rapporto numerico tra docenti e studenti, che, alla fine, ne escono invece fortemente ridimensionati. Per i primi due, attivati nel 2022, le assunzioni potranno essere addirittura rinviate fino alla fine del 2026: vi rendete conto della gravità di questa scelta? Stabilite così che anche chi vince un concorso rischia di non lavorare per due anni interi. Gli ultimi due piani, poi, sono stati invece completamente snaturati: li avete trasformati in risorse liquide da usare per coprire spese ordinarie e stipendi, anziché per assumere o promuovere nuovi ricercatori. Da qui nascono le proteste studentesche che accusano di rubare il futuro e, francamente, a ben guardare, è difficile dare loro torto. Di questo, stiamo parlando oggi, non di altro. Stiamo parlando di nuove generazioni, di quei precari del mondo della ricerca che vorrebbero una stabilizzazione definitiva.
Voi sapete perfettamente che il PNRR aveva temporaneamente sostenuto il sistema, permettendo l'ingresso di tanti ricercatori a tempo determinato. Ma questa crescita artificiosa si sta esaurendo, lasciando spazio a una fase di progressiva paralisi e impoverimento. I grandi atenei, specie quelli con molti iscritti in ambito medico e scientifico, avranno sicuramente maggiori capacità di resistere, ma il rischio di collasso è generale, come denunciato, lo scorso ottobre, da ben 39 società scientifiche nazionali.
Signor Presidente, non è ancora chiaro se la prossima legge di bilancio aggraverà ulteriormente la situazione con nuovi tagli alla ricerca, oggi però le premesse non sono incoraggianti. Voci provenienti dal Ministero dicono che qualcuno pensa che l'università abbia ricevuto troppe risorse negli ultimi anni e che, quindi, ora, debba essere necessariamente ridimensionata. Contemporaneamente, si ipotizzano modifiche all'uso dei fondi del PNRR. Sembra che la vostra intenzione sia quella di non finanziare più con quei fondi le residenze per gli studenti, una scelta che aggraverebbe una situazione già difficilissima per molti ragazzi che non trovano alloggi, o li trovano con rette altissime, con affitti carissimi, in particolar modo nelle grandi città.
Da ultimo, signor Presidente, Sottosegretaria, colleghi, lasciatemi denunciare la gravità di quanto fate con l'articolo 6 che interviene in modo unilaterale sull'inquadramento contrattuale del personale delle aziende ospedaliere universitarie, ignorando completamente le regole della contrattazione collettiva e realizzando una grave invasione di campo ancor più inaccettabile, perché interviene su un accordo quadro, quello per il triennio 2025-2027, che è stato appena rinnovato.
Queste, signor Presidente, sono le ragioni per le quali consideriamo il provvedimento di oggi non solo un'occasione persa, ma anche un danno in un settore che invece avrebbe bisogno di essere fortemente potenziato. E queste sono quindi le ragioni del nostro voto convintamente contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo, partendo da un punto, perché proprio stamattina la Ministra Bernini ci ha un po' accusati di strumentalità, di fare polemiche inventate e, quindi, vorrei ricordare alcuni interventi usciti sui giornali in queste settimane, interventi sicuramente non di esponenti dell'ecologismo o della sinistra radicale.
Lo scorso 21 luglio, infatti, con un editoriale sul , Francesco Giavazzi che, come è noto, non è un iscritto di Alleanza Verdi e Sinistra, rivolgeva una domanda allarmata a Giorgia Meloni e al suo Governo, quindi anche alla Ministra Bernini. Dopo aver comparato, infatti, la qualità della ricerca in Cina e negli Stati Uniti relativamente ai settori più importanti per la crescita, come gli acceleratori per aumentare la capacità di calcolo di un computer, i magneti, i superconduttori, gli strumenti ottici per le comunicazioni, i processori del linguaggio e via di seguito, e dopo aver rilevato l'indiscussa superiorità cinese nei confronti degli Stati Uniti, l'autorevole economista si chiedeva se l'Italia potesse permettersi di perdere, in soli 18 anni, dal 2008 al 2025, ben 33.000 ricercatori.
D'altronde, per chi resta - segnalava ancora Giavazzi nell'editoriale - il lavoro c'è, senz'altro più di un decennio fa, ma si tratta di lavori con salari da fame in settori a basso valore aggiunto, come i servizi e il terziario
Alla prima domanda, allora, Sottosegretaria, ne seguiva una seconda altrettanto inquietante. L'economista si chiedeva se l'Italia vuole diventare come gli Emirati. Negli Emirati, infatti, gran parte dei giovani se n'è andata all'estero, sostituita da migranti, che spesso vengono dal Bangladesh, che svolgono lavori umilissimi, pagati poco o niente, vivendo per giunta segregati in quartieri ultra-periferici. Con evidenti preoccupazioni, Giavazzi si chiedeva: “È questo” - cioè il modello degli Emirati - “il Paese che vogliamo lasciare ai nostri nipoti? Un Paese di serviti da immigrati e con figli in Paesi lontani?”, tutti emigrati.
Lo scorso 26 luglio, un altro intervento del genere sulle pagine de . Stiamo parlando di Giovanni Tria, ex Ministro dell'Economia che, al pari di Giavazzi, non ci risulta militante della sinistra radicale, il quale, descrivendo le radici del successo economico della Cina, ammoniva che convogliare risorse massicce verso le università per la ricerca di eccellenza è il primo passo di ogni politica che guardi alla crescita economica e alla competitività delle imprese del proprio Paese.
Poco sotto, lamentando l'irresponsabilità di non pensare già ora a cosa accadrà quando termineranno le risorse del PNRR, indicava: non si tratta solo di spendere in modo accelerato ma di considerare attentamente il futuro della nostra istruzione universitaria e del contesto complessivo in cui essa opera. In pochi giorni, Sottosegretaria, due allarmi autorevoli di persone che non sono sicuramente di questo gruppo parlamentare che il decreto-legge in conversione, che questa maggioranza si appresta ad approvare anche alla Camera, neanche minimamente prende in considerazione. Sono temi che non vi interessano.
Un decreto-legge, questo bisogna dirlo, che ancora una volta in qualche modo mortifica la discussione parlamentare fingendo criteri di urgenza che non esistono. E ancora, un decreto-legge che nel suo primo articolo - perché c'è anche la beffa - spaccia per potenziamento dell'attività scientifica e tecnologica degli enti pubblici di ricerca lo spostamento di risorse che erano già stanziate su fondi per gli enti pubblici di ricerca come il Fondo integrativo speciale per la ricerca, il Fondo italiano per la scienza e il Fondo italiano per le scienze applicate. Una furbizia contabile.
Ve l'abbiamo detto e ve lo ridiciamo perché qui si tratta di discutere di questioni che riguardano la sostanza e non la propaganda insopportabile vostra e della Ministra Bernini.
Fate riforme a costo zero, per l'appunto, ma in questo settore le risorse a costo zero non esistono. Significa che state facendo arretrare la ricerca italiana. Naturalmente a me piacerebbe soffermarmi sul fatto che stamattina l'onorevole Gimmi Cangiano ha detto che questi successi vanno celebrati, che siete orgogliosi dei grandi risultati di questo Governo, però il tempo è tiranno e allora passiamo alle sconcertanti dichiarazioni che proprio stamattina la Ministra Bernini ha rilasciato in quest'Aula, dicendo che voleva essere proprio attenta alla precisione dei numeri e che voleva dire numeri esattissimi.
Ebbene, la Ministra ha detto che il 40 per cento degli studenti universitari frequenta l'università gratuitamente, vitto e alloggio. In tutta franchezza, Sottosegretaria, sono saltata sulla sedia perché conosco le storie di tantissimi studenti universitari che fanno fatica a pagare l'affitto, che non possono permettersi di comprare i libri, che hanno rinunciato ad andare fuori e che stanno sul territorio vicino casa proprio perché l'unico alloggio che trovano è quello a casa di mamma e papà. E allora abbiamo controllato i numeri del servizio statistico del MUR, in modo da fare noi un po' di precisione di fronte a un mare di propaganda fatta dalla Ministra.
È vero che il 40 per cento degli studenti non paga le tasse, ma questo è valido solo se si considerano gli studenti delle università statali, perché invece, se si allarga a tutti gli studenti questa percentuale scende intorno al 30 per cento. Questo perché gli studenti più ricchi, naturalmente, se ne stanno fuggendo verso le università private.
Ma soprattutto, l'innalzamento della fino a 22.000 euro di ISEE, che è quello che, appunto, permette a questi studenti di non pagare le tasse, non è una misura presa da questo Governo, è una misura presa dai Governi che si sono succeduti fra il 2017 e il 2021; in particolare, è stato un impegno del Ministro Fioramonti, che oggi è iscritto a questo partito, del Ministro Manfredi, con Sottosegretario Peppe De Cristofaro che è iscritto a questo partito e si batteva per permettere l'innalzamento della ; infine, della Ministra Messa. Quindi, come si vede, se c'è qualcosa di buono non lo avete prodotto voi.
Ma andiamo avanti sul vitto e l'alloggio. Perché noi abbiamo guardato i dati su quanti siano gli studenti borsisti in Italia e viene fuori che solo il 18 per cento degli studenti ha una borsa di studio. Anche qui, questo risultato è stato raggiunto non grazie a voi ma grazie alle risorse del PNRR che coprono il 36 per cento complessivo delle borse. Quindi, Sottosegretaria, lo faccia lei, visto che la Ministra non è qui; spieghi alla Ministra che deve rileggere i numeri del suo Ministero perché, quando noi segnaliamo dei problemi da questi banchi, lo facciamo sapendo di che cosa stiamo parlando . Probabilmente non è lo stesso dall'altra parte e sa perché? Non è lo stesso perché c'è qualcuno a cui poco importa dei figli delle famiglie delle persone comuni, dei figli degli operai, dei figli dei lavoratori a basso reddito. C'è qualcuno che pensa che studiare all'università sia qualcosa che tocca ai figli della classe dirigente. Ecco, noi a tutto questo ci ribelliamo perché classicamente si tratta di una questione, per l'appunto, di ingiustizia sociale e siamo qui per combatterla.
In ultimo - e ho chiuso - ci sono altre menzogne della Ministra sui fondi tagliati alle università. Ha detto proprio qui che non capisce come facciamo a dire che è stato tagliato più di un miliardo alle università, perché le tabelle riportano 300 milioni in più nel 2025. Peccato che nel 2024 - e qui vi spieghiamo i vostri numeri - avete tagliato 173 milioni dal Fondo di finanziamento ordinario e gli atenei hanno dovuto tirar fuori circa 300 milioni di euro in più per l'adeguamento Istat degli stipendi del personale.
Infine, non ci stancheremo mai di ricordare che il precedente Governo, con il Ministro Manfredi, aveva stanziato oltre 700 milioni per il reclutamento straordinario dei ricercatori, che naturalmente voi avete utilizzato per fare dell'altro. In più ci sarebbe l'inflazione, perché i costi aumentano per tutti e, visto che li aumentate per le opere di Milano-Cortina, forse dovreste tenere conto di questo anche per le università; e invece a voi dell'inflazione sul settore universitario non importa.
Chiudo dicendo solamente una cosa: usare numeri falsi per confondere le acque e omettere gli stanziamenti passati, che ci sono stati e che l'attuale Governo ha dirottato altrove, è davvero scandaloso. State facendo politica in un modo intollerabile solo per cercare di nascondere i danni che fate alle giovani generazioni, e questo davvero, Sottosegretaria, non è giusto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ci troviamo oggi a discutere la conversione in legge del decreto-legge n. 90/2025. Ne abbiamo parlato ampiamente e oggi questo provvedimento ci è stato presentato dalla Ministra come un provvedimento strategico per l'università e la ricerca, ma alla prova dei fatti, come emerso ampiamente nella discussione, è un testo che delude, ridimensiona e sottrae risorse, anziché rilanciare. Ed è per questo che annunciamo con convinzione il nostro voto contrario.
Ma vediamo punto per punto. Il finanziamento premiale agli enti di ricerca viene fatto con uno spostamento contabile a spese della ricerca libera. Il Governo parla di finanziamento premiale dei piani triennali per gli enti vigilati come il CNR e non lo fa mettendo risorse aggiuntive, come dovrebbe fare un Governo che creda e che voglia fare un investimento, ma sottraendo soldi a strumenti già esistenti, essenziali per l'intero ecosistema della ricerca. Nel dettaglio, dei 40 milioni destinati al finanziamento premiale per il 2025, ben 25 vengono sottratti al Fondo italiano per la scienza (il FIS, il cosiddetto ERC italiano), che sostiene la ricerca di base, di eccellenza e indipendenza, quello su cui noi dovremmo investire, quello su cui la Ministra Bernini ha detto di voler lavorare bene. Gli si tolgono le risorse per spostare una cortissima coperta da una parte all'altra. Si tagliano 5 milioni all'anno per tre anni al Fondo integrativo speciale per la ricerca. Addirittura, si prevede di utilizzare 45 milioni per ciascuno degli anni 2026 e 2027, sottraendoli al FISA, il Fondo italiano per le scienze applicate, uno dei pochi strumenti nazionali che servono a stimolare la collaborazione fra ricerca pubblica e impresa.
Questi non sono semplici aggiustamenti di bilancio, questi sono tagli che colpiscono direttamente la capacità del nostro sistema di essere competitivo sia nella ricerca di base che nella ricerca applicata, e colpiscono soprattutto i giovani ricercatori, quelli che accedono ai bandi cosiddetti del FIS, che rappresentano normalmente oltre il 60 per cento dell'intero finanziamento.
Naturalmente, poi, non scordiamoci l'elemento pratico, ossia che i bandi del FIS sono in ritardo cronico. Quindi, c'è un paradosso: il Governo è in ritardo nel fare i bandi, quindi risparmia non perché quelle risorse non servono, ma perché non è in grado di assegnarle, e le rialloca da un'altra parte con una specie di partita di giro, che toglie alla ricerca e risparmia le risorse.
Veniamo alle stabilizzazioni del CNR, ne abbiamo parlato. Questa iniziativa ha lo straordinario pregio di non rispondere a nessuna delle esigenze, talvolta contrapposte, che ci arrivano dagli enti di ricerca: non riesce a stabilizzare gli idonei e i precari - non sono stati accolti gli emendamenti che avevamo proposto in questo senso per far scorrere le graduatorie degli idonei, così come anche un nostro ordine del giorno in questo senso è addirittura stato respinto - né, al contempo, riesce a risolvere il problema strutturale del reclutamento.
Quindi, non si stabilizza chi c'è, né si aprono le finestre alle nuove energie e alle nuove risorse. Anzi, in assenza di un disegno organico, si finisce per bloccare i concorsi aperti, e si ripropone un sistema opaco e disfunzionale, senza venire a capo delle questioni.
Personalmente, siamo contrari a soluzioni tampone che cristallizzano i meccanismi. Riteniamo che ci fosse la possibilità di mettere le risorse che avrebbero sia consentito di stabilizzare i precari e far scorrere gli idonei, sia di far funzionare i nuovi concorsi rendendoli più efficaci, più efficienti e facendo entrare nuove energie.
Altra questione gravissima: la tassazione sulle borse di studio laurea. Sembra un paradosso per chi si occupa di ricerca. In un momento come questo, chiunque di noi conosca un ricercatore sa quali risorse abbia a disposizione per vivere, per mantenersi e per quanti anni, in modo precario, prenda così poco come borsa di ricerca. Ebbene, noi che facciamo? Aumentiamo le borse di ricerca? No, noi aumentiamo la tassazione sulle borse di ricerca: l'articolo 5- del decreto sopprime il regime fiscale agevolato sulle borse di studio universitarie per attività di ricerca laurea. Una scelta semplicemente incomprensibile e profondamente iniqua. Parliamo di borse già estremamente modeste - spesso siamo intorno ai 1.000 euro al mese - e adesso il Governo decide di tassarle.
Parliamo tanto di fermare la fuga di cervelli, ma poi si comincia proprio col rendere più poveri e più vulnerabili i pochi giovani che decidono di restare. La domanda è semplice: come pensa il Governo di trattenere in Italia i giovani ricercatori o di attrarne dall'estero - adesso che, per esempio, leggiamo di fughe dagli Stati Uniti - se tassiamo loro le borse di studio, se tagliamo loro i fondi alla ricerca di base come il FIS, se riduciamo i fondi alla ricerca applicata con le imprese tagliando il FISA, se disincentiviamo ogni possibilità di carriera stabile e trasparente? Questo è l'esatto contrario di quello che stanno facendo gli altri Paesi europei, che aumentano i finanziamenti, stabilizzano le carriere, attraggono i talenti.
Un passaggio sul personale ATA. Avevamo provato a inserire con le altre forze di opposizione alcuni emendamenti che consentissero di dotare le scuole di quelle 30.000 unità di personale così importanti per la vita dei nostri istituti. Il Governo ha previsto uno stanziamento di 135 milioni nel 2025, 400 nel 2026 e 450 nel 2027, ma nel frattempo nella manovra economica sono già stati tagliati quasi 2.200 posti ATA e 973 unità distaccate, che non sono mai state sostituite.
Non è, quindi, assolutamente vero che state rafforzando il personale scolastico: si sta coprendo a fatica una parte delle perdite già subite e lo si sta facendo con ritardo e parzialità. Stiamo parlando di chi lavora ogni giorno nelle segreterie, nei laboratori, nei servizi di base delle scuole italiane. Chiunque ci lavori sa che il personale è insufficiente e stremato.
Per questo noi diciamo che questo decreto manca di visione: non è un investimento sulla conoscenza, ma un riassetto contabile che impoverisce il sistema. Le risorse vengono semplicemente spostate, in invarianza finanziaria, da un capitolo all'altro, senza mai mettere davvero nuove risorse a disposizione. Si parla di rilancio, ma si taglia il CNR; si parla di eccellenza, ma si indebolisce il Fondo unico per la scienza; si parla di trasferimento tecnologico dalla scienza alle imprese, ma si depotenzia il Fondo per la scienza applicata; si parla di giovani, ma si tassano le loro borse di studio.
È stato detto: nel frattempo, si trovano le risorse per un centro internazionale in Albania, per provvedimenti inutili. Quando si vuole, le risorse si trovano.
Quindi, colleghi, io non invidio la Ministra Bernini: essere Ministro dell'Università, in un Governo che non crede e non ha tra le sue priorità l'investimento sulla cultura, sulla scuola, sul sapere, sulla conoscenza, deve essere frustrante. Le premesse del suo discorso di oggi sono sicuramente autentiche e sentite. Quando poi ha dovuto, però, trarre le conseguenze e dirci con quali risorse avrebbe fatto le cose che prometteva - ahimè - ha dovuto tradire il fatto che all'interno del suo Governo nessuno dà retta a quelle priorità e a quelle urgenze che lei ci ha pure brillantemente illustrato.
Il testo che votiamo oggi è un testo timido, quando non dannoso, costruito su spostamenti contabili e promesse disattese: penalizza i ricercatori, disincentiva i giovani, ignora la scuola, colpisce la credibilità internazionale del nostro sistema della conoscenza. Noi, nel votare contro - concludo, Presidente - diciamo con forza che la ricerca non è un costo da contenere, ma un investimento da difendere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretaria, a me, come sempre, tocca dare un'altra prospettiva su questo provvedimento. Il provvedimento che stiamo per votare non riguarda solo il mondo accademico e degli addetti ai lavori, riguarda il futuro dell'Italia, la fiducia nei nostri giovani, la capacità del Paese di crescere e competere in Europa e nel mondo. Dobbiamo dare un segnale chiaro, ossia che l'Italia non intende restare alla finestra, ma vuole essere protagonista nella grande competizione globale della formazione e della ricerca. Il decreto Università rappresenta un passo deciso e concreto verso un obiettivo chiaro: mettere università, ricerca e formazione al centro dell'agenda nazionale.
Allora, partiamo da un dato politico. Per troppi anni università e ricerca sono state considerate un costo e non un investimento. Questo decreto segna un passo avanti: 160 milioni di euro per gli enti di ricerca e altri 150 milioni dedicati al Mezzogiorno, risorse che arriveranno subito, che si trasformeranno in laboratori, in borse di studio, in infrastrutture; fondi che sono la base di un progetto più ampio, che guarda al 2030 e oltre. Perché un Paese che non investe stabilmente in ricerca è un Paese condannato a dipendere dalle innovazioni altrui.
Noi invece vogliamo che l'Italia produca conoscenza, produca brevetti, produca tecnologie, che sia capace non di rincorrere, ma di guidare le grandi sfide legate all'intelligenza artificiale, alla transizione ecologica, alla sanità del futuro.
Ho sentito parlare di partita di giro, ho sentito parlare di distrazione, di opacità, di mancanza di visione. Invece noi diciamo che ogni euro che va, ogni euro che si mette nella ricerca italiana, è un euro che produce futuro, lavoro qualificato e sviluppo.
Secondo punto: la dignità del lavoro dei ricercatori. Con questo provvedimento allarghiamo i requisiti per la stabilizzazione, introducendo chi ha maturato titoli fino al 31 dicembre 2024. È un atto di giustizia verso centinaia di professionisti che hanno tenuto alto il nome dell'Italia, pur tra mille difficoltà e precarietà. Non possiamo accettare più che i nostri cervelli fuggano all'estero perché qui non trovano certezze; non possiamo più permetterci di finanziare la formazione dei nostri migliori talenti per poi regalarli ad altri Paesi.
Ogni ricercatore che emigra rappresenta un pezzo di futuro che perdiamo. Con questo decreto affermiamo un principio politico chiaro: chi merita deve poter restare e contribuire alla crescita dell'Italia.
Terzo punto: i servizi educativi per l'infanzia. Garantiamo il riconoscimento dei titoli per oltre 30.000 educatori, salvando non solo i loro posti di lavoro, ma, soprattutto, la continuità di servizi fondamentali per migliaia di famiglie. Investire nell'infanzia è la prima forma di politica familiare e sociale, perché non c'è crescita senza servizi educativi di qualità e accessibili.
Quarto punto: la sicurezza. Abbiamo reso finalmente strutturale la copertura INAIL per studenti e personale scolastico. Non più proroghe, non più incertezze: chi studia e chi lavora a scuola e in università sarà tutelato. È un segnale di civiltà, che qualifica l'Italia tra i Paesi che non solo parlano di sicurezza, ma la praticano. La scuola e l'università devono essere luoghi di crescita e non di rischio.
Quinto punto: la continuità istituzionale. Abbiamo prorogato la validità di organi come il Consiglio universitario nazionale e gli uffici scolastici regionali. Perché, in un sistema complesso come quello dell'istruzione, la continuità non è burocrazia, è responsabilità. Una solida è la condizione necessaria per realizzare riforme serie e durature.
Sesto punto: la formazione medica. In un'Italia che chiede più medici ed infermieri, non possiamo permetterci di sprecare tempo e di perdere talenti. Le nuove procedure per il personale delle scuole di specializzazione in medicina vanno esattamente in questa direzione: più efficienza, più qualità, più medici formati.
Colleghi, qualcuno in quest'Aula dirà - come sempre, ormai siamo stanchi di sentirlo - che non basta. Certo, non basta mai. Ma la differenza è che noi facciamo, mentre gli altri si limitano a criticare; noi mettiamo le risorse, noi diamo risposte concrete, noi ci assumiamo la responsabilità di governare. Annuncio quindi, a nome del gruppo di Noi Moderati, che voteremo a favore di questo provvedimento, perché crediamo che università e ricerca non siano capitoli di spesa, ma la più grande leva di crescita per l'Italia e perché pensiamo che ogni euro investito oggi in istruzione e ricerca sia un euro risparmiato domani in disoccupazione, in disuguaglianza, in arretratezza.
Con questo voto, Presidente, diciamo “sì” al futuro dei giovani italiani, diciamo “sì” ad un'Italia che non ha paura di investire nella conoscenza, diciamo “sì” ad un Paese che vuole essere protagonista in Europa, non solo con le sue tradizioni, ma con la sua innovazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Questo decreto che - diciamocelo - è poca roba, è stato però presentato dalla Ministra Bernini con toni solenni: stiamo investendo con decisione nella ricerca perché crediamo che sostenere la scienza significhi dare forza al futuro del Paese; oppure: abbiamo stanziato risorse aggiuntive per potenziare specifici programmi, infrastrutture scientifiche e progetti di collaborazione nazionali e internazionali. Però, se andiamo a leggere, poi, veramente le misure di questo decreto, la realtà è sempre e solo una, ed è quella che, in realtà, caratterizza l'intera azione del Governo Meloni e possiamo racchiuderla in una sola parola: propaganda. Questo sempre : una becera propaganda che, costantemente, mistifica la realtà dei fatti, che racconta costantemente un mondo che non c'è.
State provando a portare avanti una narrazione distorta, che addirittura vi porta a raccontare che state stanziando nuove risorse, ad esempio, per la scuola, per l'università e per la ricerca, come state dicendo con questo provvedimento. Però, poi - lo dicevo prima -, andiamo a guardare gli atti, andiamo a guardare le tabelle di bilancio, andiamo a vedere i dettagli dei vari provvedimenti e risulta invece chiaro, palese, scritto nero su bianco, che l'unica cosa che state facendo è tagliare i finanziamenti e mortificare sempre di più il mondo della scuola e della ricerca. Questo è quello che, poi, viene fuori. E vi nascondete spesso - l'abbiamo sentito oggi dalla Ministra, l'abbiamo sentito anche nei suoi interventi al Senato - dietro artifizi e operazioni di contabilità creativa per giustificare poi i vostri tagli. Annunciate, addirittura, finti record di stanziamenti, però, poi, in realtà, quando non tagliate, fate semplici partite di giro oppure, ancora una volta, vendete come vostri dei finanziamenti del PNRR che il presidente Conte ha portato in Italia, di certo non voi .
Prendiamo ad esempio uno dei punti di questo provvedimento: nuove risorse aggiuntive per la ricerca, 160 milioni di euro per potenziare programmi e infrastrutture scientifiche. Questo - lo dicevo - racconta la Ministra, però, se andiamo a vedere - lo dicevo -, è l'ennesimo gioco delle tre carte, l'ennesima menzogna perché di aggiuntivo non c'è nulla, non c'è proprio nulla. Queste risorse esistevano già, erano già a disposizione della ricerca, degli enti di ricerca, e quello che avete fatto voi non è stato null'altro che prenderle da alcuni capitoli di spesa e spostarle in altri. Solo questo, questi sarebbero i vostri grandi successi. Complimenti.
Mi rivolgo - per capirci meglio, forse - a chi è fuori da quest'Aula, ai cittadini che ci ascoltano per spiegare come questa maggioranza, come il Governo Meloni continuino a prendervi in giro, ci provano, come provano a fare i furbi, a raccontarvi delle realtà che non esistono, e lo fanno sempre, lo fanno su tutto - lo fa, ad esempio, Giorgia Meloni quando vi racconta che il finanziamento alla sanità non è mai stato così alto -, però, poi, sono ben attenti dal dirvi che parlano, ad esempio, di valore nominale, non lo rapportano al PIL né, tantomeno, tengono conto di un'inflazione che ormai sta crescendo terribilmente. Per capirci - un esempio pratico -, è come se il vostro datore di lavoro vi dicesse: ti aumento lo stipendio di 50 euro, sei contento? Tu ovviamente sei contento - come non può essere altrimenti -, però, poi, vai a prendere la busta paga e vai a vedere che i 50 euro di aumento ci sono, te li trovi, ma, leggendo meglio la busta paga, vai a vedere che, ad esempio, le spese dell'auto aziendale sono aumentate di 150 euro. Quindi, tu cosa fai? Festeggi per i 50 euro in più o inizi ad imprecare per i 150 euro che ti hanno tolto? È questa la furbizia che fanno, è questo quello che, poi, fa anche la Ministra Bernini quando racconta che ha raggiunto il record con i finanziamenti del Fondo per l'università e per la ricerca, il Fondo di finanziamento ordinario. Un inganno, un dato falso, perché, poi, non racconta e nasconde che ha tagliato i soldi che il precedente Governo aveva già stanziato per queste annualità. Quindi sono soldi in meno che lei, addirittura, nasconde dietro dei record di finanziamenti. Nasconde che c'è stato un taglio di 178 milioni, che è stato stracciato il Piano straordinario di reclutamento di 340 milioni, che non hanno coperto l'aumento dei costi degli stipendi e dei rinnovi contrattuali per i docenti universitari. Non racconta che, negli ultimi due anni, le università statali, tutte, tranne sei, hanno dovuto tagliare le spese perché si sono viste ridotti i finanziamenti per quasi un miliardo di euro, hanno dovuto bloccare le prese di servizio che erano state programmate, hanno dovuto tagliare i programmi di ricerca. E, furbescamente, invece, si continua a raccontare tutt'altro, una realtà che non esiste.
E c'è, poi, un'altra dichiarazione della Ministra che, in merito a questo provvedimento, mi ha lasciato basito più delle altre, più di quella dei falsi numeri. Diceva la Ministra che, se i ricercatori se ne vanno - quindi lo si riconosce -, l'unico modo per farli tornare è creare infrastrutture di ricerca che diano loro un luogo in cui fare le loro ricerche in Italia e che diano loro un senso per fare le loro ricerche qui, in un contesto per quanto possibile amichevole per la ricerca, creare un contesto amichevole per la ricerca.
Cara Ministra, se i ricercatori se ne vanno, è perché qui hanno degli stipendi da fame, è perché qui non hanno futuro, e questo è a causa delle vostre azioni , perché proprio voi, qualche settimana fa, appena qualche settimana fa, rispetto a questa dichiarazione in cui si vuole creare un ambiente amichevole per la ricerca, avete portato quel famoso emendamento Occhiuto e avete deciso che nell'università devono tornare dei contratti che non danno dignità alle persone, dei contratti senza malattia, dei contratti parasubordinati, dei contratti sottopagati, senza ferie, senza malattia, senza diritti.
È questo, quindi, il contesto amichevole che state creando per la ricerca. Ma un po' di dignità, quando si dicono queste cose, ce l'avete? Ce l'avete? Mi sembra proprio di no, perché poi la verità è che, entro luglio 2026, quasi 9 ricercatori su 10 perderanno il loro lavoro. La verità è che tutti i vostri provvedimenti stanno demolendo, un pezzo alla volta, sia il mondo dell'università, sia il mondo della scuola: i tagli in bilancio che abbiamo visto nello scorso bilancio, la riforma del preruolo, l'eliminazione dell'abilitazione scientifica nazionale incardinata al Senato, il decreto che salva le università telematiche e cancella il precedente decreto Messa.
Sia il Ministro Valditara che la Ministra Bernini, furbamente, stanno spezzettando le loro riforme su scuola e università proprio per provare ad aggirare un vero confronto, un vero confronto politico su questi temi, ma proprio per evitare anche che si organizzi una giusta protesta di dissenso contro la loro operazione di smantellamento della scuola e dell'università pubblica. Lo stanno facendo in modo furbesco e studiato, un pezzettino alla volta.
Presidente, le poche cose positive in questo decreto che riguardano, ad esempio, finalmente, la stabilizzazione di solo parte dei ricercatori del CNR, sono fatte con i soldi che noi opposizione abbiamo messo nell'ultimo bilancio, che dovevano essere solo un segnale per voi, perché, lo sapete, da opposizioni possiamo muovere poco, ma lo abbiamo fatto per dirvi: guardate, si può fare, seguite questa strada. E invece no, assolutamente no.
Noi avremmo voluto trovare tutt'altro in questo decreto, tante cose che non ci sono, tante cose su una gestione dignitosa dei fondi del PNRR per gli alloggi universitari, che non sta avendo successo come dice la Ministra. Avremmo voluto trovare qualcosa che rimediasse al caos che si è generato nella gestione dei concorsi per la scuola, qualcosa sul personale ATA che avete ingannato durante le elezioni. Proprio per questo il voto del MoVimento 5 Stelle sarà contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dalla Chiesa. Ne ha facoltà.
RITA DALLA CHIESA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, oggi, con il voto sulla conversione del decreto-legge n. 90 del 2025, siamo chiamati a compiere un atto importante e necessario per il presente e per il futuro del nostro Paese. Noi parliamo di università, ricerca, istruzione e sanità: non sono semplici comparti dell'amministrazione pubblica, ma pilastri su cui si regge la coesione sociale, la competitività economica e l'equità territoriale della nostra Nazione. È un provvedimento che affronta temi cruciali per il futuro del Paese, che, come Forza Italia ha sempre sostenuto, sono l'anima di una Nazione che guarda avanti con ambizione e competenza.
Il decreto nasce con l'ambizione di affrontare nodi strutturali irrisolti ormai da troppo tempo. Lo fa in modo concreto e articolato: 9 articoli che intervengono sulla degli enti di ricerca, sull'avvio dell'anno scolastico, sul funzionamento del Ministero dell'Università e sul Consiglio universitario nazionale, sul riequilibrio Nord-Sud fino alle aziende ospedaliero-universitarie. Il testo che oggi esaminiamo arriva migliorato, più equo, più efficace, più concreto e coerente, anche grazie all'apporto responsabile di Forza Italia.
Siamo intervenuti con idee chiare e proposte precise, guidati dalla concezione di un'Italia che non spreca risorse, ma investe in capitale umano; che non crea disparità, ma valorizza i talenti ovunque si trovino; che non lascia indietro chi ha il merito, ma non ha i mezzi. Noi viviamo il mondo dell'università e della ricerca, il mondo dell'istruzione, non come una torre d'avorio, ma come una frontiera dell'innovazione e della crescita sociale. Dobbiamo superare le precarietà, valorizzare il merito, ridare dignità a chi investe nello studio, nella scienza e nella cura.
Questo decreto rafforza il Ministero dell'Università e della ricerca prevedendo maggiori risorse per incentivare le attività scientifiche degli enti pubblici di ricerca, con nuove linee di finanziamento e potenziamento del personale. Per aumentare la qualità dell'attività degli enti di ricerca vigilati dal MUR, si prevede uno stanziamento aggiuntivo, in chiave premiale, di 40 milioni di euro nel 2025 e di 60 milioni nel 2026 e nel 2027; fondi non distribuiti a pioggia, ma seguendo criteri chiari, trasparenti, tenendo presente sempre il merito.
Abbiamo voluto premiare la qualità, la progettualità, la capacità di attrarre collaborazioni internazionali. Questo è un segnale forte che Forza Italia ha voluto dare: la ricerca è una priorità nazionale e non è un comparto residuale. Abbiamo sostenuto con decisione queste misure perché vanno nella direzione giusta per favorire l'eccellenza scientifica italiana . Non più assistenzialismo, ma merito! Non solo, con questo decreto, l'attività di promozione e sostegno da parte del Ministero è indirizzata non solo all'attività scientifica, ma anche a quella tecnologica, ed è destinata anche alle infrastrutture di ricerca e alle aggregazioni nazionali e internazionali.
A questo si aggiunge l'introduzione di una misura che interviene sulle procedure di stabilizzazione del personale del Consiglio nazionale delle ricerche, che è da tempo impegnato in attività di ricerca presso il CNR, ma con contratti di lavoro precari. Anche in questo caso, non dimentichiamo di voler riconoscere un ruolo importante al merito, e la stabilizzazione in oggetto può avvenire solo in presenza di precisi requisiti.
Abbiamo anche lavorato per migliorare il funzionamento del Ministero dell'Università e della ricerca, perché, per affrontare con serietà le sfide del sistema universitario, non bastano le risorse, servono anche le istituzioni che funzionano. Ecco perché abbiamo sostenuto interventi sulla macchina amministrativa, perché ogni ritardo e ogni inefficienza ricadono sulle università, sui docenti, sui ricercatori e sugli studenti. Sul piano della universitaria, Forza Italia ha ottenuto un rafforzamento del Consiglio universitario nazionale: più strumenti, tempi certi, maggior peso nei processi decisionali , una riforma che va nella direzione della partecipazione, della responsabilità e della qualità del confronto istituzionale.
Colleghe e colleghi, anche sul fronte dell'istruzione il provvedimento in esame si propone di perseguire efficacia ed efficienza delle procedure, perché il corretto funzionamento delle nostre istituzioni scolastiche costituisce per questa maggioranza un compito e un obiettivo di primaria importanza. Le misure introdotte per garantire il regolare avvio dell'anno scolastico ci hanno visto in prima linea per evitare che le proroghe dei dirigenti scolastici regionali diventassero un elemento di incertezza.
Abbiamo insistito affinché questa misura straordinaria fosse accompagnata da un chiaro coordinamento nazionale, per garantire omogeneità nei criteri organizzativi e tutelare il diritto allo studio degli studenti in ogni angolo d'Italia. Non perdiamo di vista l'importanza del percorso educativo dei nostri bambini, dei nostri ragazzi, dei nostri giovani. Prepararli al futuro in strutture funzionanti, assicurando continuità e competenza, è un principio a cui non rinunciamo in tutta la nostra attività parlamentare.
Mi preme segnalare la decisione che, tra i componenti del Consiglio superiore della pubblica istruzione, uno sia stato scelto in rappresentanza delle associazioni che si occupano di disabilità. La presenza di un punto di vista specifico nel CSPI contribuirà a fare delle nostre scuole luoghi inclusivi, maggiormente in grado di fornire gli adeguati strumenti al funzionamento complessivo del sistema e in grado di accogliere tutte e tutti.
Un passaggio centrale per il nostro gruppo è stato il rafforzamento del Piano Ricerca Sud: non è retorica dire che serve un riequilibrio territoriale, è la realtà, ma serve farlo con strumenti concreti, non soltanto con le dichiarazioni di intenti.
Noi abbiamo voluto inserire criteri rigorosi che premiassero i progetti validi e radicati nel territorio in modo da generare impatto, perché vogliamo un Sud che sia protagonista della modernità e non destinatario passivo dei fondi Mettiamocelo in testa, onorevoli colleghe e colleghi.
Forza Italia voterà a favore di questo decreto non solo perché ne condivide l'impostazione generale, ma perché ha contribuito attivamente a migliorarne il contenuto. Noi non ci limitiamo a sostenere, noi costruiamo; non ci accontentiamo di approvare, noi interveniamo, modifichiamo, indirizziamo. Questo provvedimento non risolve ovviamente ogni problema, ma pone basi solide e lo fa tenendo insieme tre principi che per noi sono irrinunciabili: merito, perché solo valorizzando le competenze noi possiamo costruire un sistema universitario che sia competitivo e credibile; equità, perché solo con un riequilibrio vero possiamo offrire pari opportunità sia a chi vive al Sud sia a chi vive al Nord; responsabilità, perché ogni euro pubblico speso nella ricerca, nella scuola, nella sanità deve produrre risultati concreti e misurabili. Per tutte queste ragioni, dichiariamo il voto favorevole del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente alla conversione in legge del decreto n. 90 del 2025 .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simona Loizzo. Ne ha facoltà.
SIMONA LOIZZO(LEGA). Grazie, Presidente. Non è poca cosa, onorevole Caso, il DL Università, perché abbiamo lavorato con determinazione: dalle risorse per rafforzare i progetti e le infrastrutture scientifiche al riconoscimento dei titoli di studio per gli educatori nei servizi per l'infanzia e gli sgravi fiscali per le borse per le attività di ricerca. Non è poca cosa: sono le principali misure per gli atenei e gli enti di ricerca previsti dal decreto-legge Università, che oggi stiamo per votare in quest'Aula.
Come ha detto la Ministra Bernini, abbiamo investito con decisione nella ricerca, perché crediamo che sostenere la scienza significhi dare forza al futuro del nostro Paese. Potenziare la ricerca vuol dire valorizzare le conoscenze acquisite, ma soprattutto trasformarle in nuove opportunità di sviluppo; significa creare un ambiente orientato all'innovazione, dove le imprese possano crescere e competere a livello internazionale.
L'impegno di questo Governo sarà rafforzare ogni giorno la capacità italiana di fare ricerca, di essere protagonista nelle grandi sfide globali costruendo un ponte - sì, un ponte - solido tra mondo scientifico, istituzioni e settore produttivo. Solo attraverso investimenti concreti, sinergia e una visione a lungo termine possiamo garantire un futuro in cui il nostro Paese non solo cresce, ma diventa punto di riferimento per la qualità e l'innovazione.
Non è poca cosa, perché ammonta a 160 milioni di euro lo stanziamento premiale per gli enti di ricerca vigilati dal Ministero dell'Università e della ricerca scientifica; risorse aggiuntive che potranno essere utilizzate per potenziare specifici programmi, infrastrutture scientifiche, progetti di collaborazione nazionali e internazionali. Dei 160 milioni, 40 saranno già stanziati quest'anno, 60 l'anno prossimo e i restanti 60 nel 2027. Le risorse premiali vanno ad aggiungersi allo stanziamento del MUR per il Fondo di finanziamento ordinario degli enti e istituti di ricerca che - ricordo a tutti e non è poca cosa - conta un miliardo e mezzo di euro.
Abbiamo svincolato i 150 milioni di euro per la realizzazione del piano d'azione “Ricerca Sud”, finalmente. Il piano rafforza la capacità di ricerca e innovazione nelle aree meno sviluppate del Paese e fa del Meridione un polo di eccellenza per la ricerca scientifica e tecnologica, rafforzando la collaborazione tra atenei, imprese, istituzioni locali. L'obiettivo è promuovere la costituzione di ecosistemi dell'innovazione, finalmente nei territori delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, anche e soprattutto ricerca in sanità.
Viene prorogato a fine 2025 il mandato dei componenti del CUN. Tra le altre misure previste dal DL Università, il mandato dei componenti del consiglio universitario nazionale viene finalmente prorogato al 2025. Un rinvio necessario per permettere di portare a termine la riforma del CUN stesso, che anche voi dell'opposizione avevate richiesto.
Agevolazioni fiscali per le borse e per le attività di ricerca: la modifica del regime fiscale si applicherà solo per le borse di ricerca conferite dagli atenei a partire da ieri, dal 7 giugno 2025, mentre le borse assegnate in data precedente continueranno a beneficiare del regime fiscale agevolato per tutta la loro intera durata (non è poca cosa). Viene così eliminato ogni dubbio interpretativo che voi avete fomentato circa l'applicabilità del regime fiscale agevolato per le borse per lo svolgimento di attività di ricerca .
Educatori nei servizi all'infanzia. Voglio ringraziare il senatore Marti per aver dato finalmente validità a questo titolo di laurea, per aver condotto magnificamente la Commissione cultura del Senato ad approvare in Senato il DL Ricerca.
Tutto questo è ancora in essere, perché noi, col Governo, vogliamo proseguire le attività di incentivazione della ricerca scientifica nel nostro Paese e vogliamo soprattutto aiutare i nostri ricercatori - e soprattutto i precari del CNR - sbloccando finalmente la stabilizzazione. Non è poca cosa sbloccare le procedure per la stabilizzazione dei ricercatori, dei tecnologi, dei tecnici amministrativi del CNR. Il DL Università finalmente adegua i requisiti necessari per la stabilizzazione del personale assunto a tempo determinato con forme contrattuali flessibili. Tale misura valorizzerà ulteriormente le figure professionali presenti all'interno dell'ente e, soprattutto, faciliterà la non dispersione del acquisito.
Un ultimo pensiero va a un ordine del giorno che la Lega ha fortemente voluto sulle aziende ospedaliere universitarie. Sono circa 31 le aziende ospedaliere universitarie italiane che non sono coperte da un decreto giuridico di definizione della Presidenza del Consiglio dei ministri. Solo una città, Salerno, ha avuto questo riconoscimento. Con quest'ordine del giorno ci auguriamo finalmente che le aziende ospedaliere universitarie di tutta Italia trovino la loro collocazione giuridica.
Esprimo, pertanto, il voto favorevole del gruppo Lega-Salvini Premier a questo magnifico decreto, che non è poca cosa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Irene Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Signor Presidente, non posso condividere l'uso dei superlativi assoluti rispetto a questo decreto che, di fatto, di università, istruzione e ricerca parla sostanzialmente soltanto nel titolo, perché andando a vedere il contenuto di questo provvedimento - lo abbiamo ripetuto spesso in quest'Aula questo pomeriggio - in realtà di misure sostanziali, reali ed efficaci, realmente efficaci, troviamo davvero pochissimo spazio.
Ci tengo a sgombrare il campo da una cosa: ci sono delle disposizioni che sono state inserite nel passaggio al Senato che ci hanno trovato d'accordo. Penso allo stanziamento a favore dell'Opera nazionale Montessori; penso alle disposizioni anche relative all'assicurazione INAIL, su cui poi tornerò; penso alle disposizioni che hanno tutelato i laureati in scienze dell'educazione. Su questo permettetemi, però, di ringraziare anche le colleghe Malavasi e Rando, le amministrazioni, tra tutte, di Reggio Emilia e di Modena, che sin da subito, anche attraverso interrogazioni e sollecitazioni rivolte al Ministero, si sono mosse e si sono attivate perché si arrivasse a questo tipo di soluzione.
Qui voglio dire, appunto, che ci siamo posti in modo totalmente neutrale rispetto a un provvedimento che, però, fa il “gioco delle tre carte” (consentiteci di dirlo). Fa il “gioco delle tre carte” perché sposta risorse da una parte all'altra, perché di solito questo Governo, quando non mantiene l'invarianza finanziaria nella migliore delle ipotesi fa i tagli e questo, purtroppo, almeno in questo caso non è avvenuto.
Mi piace notare nei colleghi della maggioranza questo grande entusiasmo rispetto a un tema come quello dei precari del CNR. Mi fa piacere, perché la norma contenuta in questa disposizione, in realtà, prevede l'investimento sulle risorse che, insieme ai colleghi dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e MoVimento 5 Stelle, abbiamo voluto stanziare nella legge di bilancio, assegnando - lo ricordavo poco fa -, i fondi parlamentari spettanti ai gruppi parlamentari, lo ricordava stamattina anche il collega Toni Ricciardi.
Ecco, mi fa piacere che finalmente anche voi vi siate accorti che c'è un problema relativo alle stabilizzazioni dei precari del CNR, e su questo, permettetemi, tra l'altro, di fare le congratulazioni e gli auguri al nuovo Presidente del CNR appena nominato, che aspettiamo, tra l'altro, e con cui mi auguro ci potrà essere un confronto proficuo proprio su questi temi nelle Commissioni di Camera e Senato. Ma torno a quello che manca in questo provvedimento: mancano realmente non solo risorse, ma una strategia di lungo periodo, manca una strategia rispetto a un piano strutturale della ricerca rispetto alle figure e alle garanzie che devono essere offerte alle figure dei ricercatori nel nostro Paese.
Al momento, il bilancio che possiamo tracciare rispetto a questo provvedimento, ma, più in generale, rispetto alla politica del Governo, è quello che parla del taglio al Fondo di finanziamento ordinario delle università, al blocco del che era stato stabilito nella legge di bilancio e al fatto di aver caricato sulle università i costi aggiuntivi degli aumenti stipendiali.
Vogliamo condividere una domanda, lo abbiamo fatto anche questa mattina con la Ministra, che era in Aula: cosa avverrà dopo il 2026? Qual è la vostra strategia post PNRR? Come pensate di intervenire? Penso al tema degli studentati, ma non solo. Su queste emergenze, al momento, c'è un silenzio totale, se non, appunto, i superlativi assoluti che abbiamo sentito in quest'Aula, se non le entusiaste affermazioni della Ministra, che nominalmente sosteneva che il Governo, in realtà, non ha tagliato il Fondo di finanziamento ordinario, ma l'avrebbe aumentato. In realtà, ha tagliato le risorse che c'erano prima, quelle del Governo Draghi, quelle che prevedevano, appunto, un piano straordinario relativo alla ricerca, e il conto non va mai in pareggio, in questo caso, tutt'altro.
In quest'Aula, vogliamo ricordare una cosa, che, in questo momento, il sistema universitario, il sistema della ricerca sta vivendo una situazione di grande, grave e forte stress, di disgregazione e di rischio, davvero, di sopravvivenza. Le uniche realtà che possono dirsi entusiaste delle politiche di questo Governo sono le realtà rappresentate dalle università telematiche, e non lo dice solo il Partito Democratico. Basta leggere le dichiarazioni che pochi giorni fa il presidente di Confindustria ha reso proprio rispetto alle università telematiche, sostenendo la necessità di fare una grande lotta, affinché ci sia una regolamentazione differente, molto più rigida rispetto a questa realtà. Ecco, questo trionfalismo e questi superlativi assoluti non valgono per il settore dell'università, come non valgono per il settore dell'istruzione.
Qualche giorno fa, il Ministro Valditara ci ha annunciato che consegnerà una lunga lista dei grandi successi realizzati da questo Governo. Ecco, noi la aspettiamo, però penso che già due termini possano essere ricordati, annoverati tra i successi di questo Governo: il dimensionamento scolastico, il taglio di 5.660 posti di organico e di 2.000 e più che, nel successivo anno scolastico, riguarderanno il personale ATA, quei tagli che cadranno nel prossimo anno scolastico e con cui gli istituti scolastici, gli uffici scolastici regionali hanno già iniziato a fare i conti. Ecco, penso che meno propaganda e meno superlativi assoluti aiuterebbero ad essere molto più concreti.
In questo decreto, quindi, non possiamo non ravvisare una serie di provvedimenti e di micro misure , micro misure che non possono vederci soddisfatti e rispetto alle quali ribadiamo - come già fatto al Senato - il nostro voto contrario. La Ministra in quest'Aula ha ricordato stamattina la grande disponibilità al dialogo che questa maggioranza avrebbe su questi temi.
Mi piace citare due esempi concreti. Il primo riguarda il Ministero dell'Università, ovvero l'emendamento Occhiuto, che è stato ricordato anche dagli altri colleghi dell'opposizione. Presentare un emendamento da parte di un senatore di maggioranza, che va a rivedere completamente la disciplina degli assegni di ricerca senza possibilità di interlocuzione, devo dire che non è un grande esempio di dialogo e di confronto. Come non è un esempio di dialogo e di confronto quanto abbiamo visto ieri, all'interno della Commissione cultura della Camera; non riguarda la Ministra Bernini in questo caso, riguarda il Ministro Valditara, che mi piacerebbe rispondesse a questo tema. Abbiamo visto, rispetto a un provvedimento molto delicato, che riguarda il consenso informato delle famiglie rispetto ad attività inerenti alla sessualità, un vero e proprio , ovvero la decisione della maggioranza di troncare all'improvviso lo svolgimento di audizioni e di fissare il termine per gli emendamenti da qui a otto giorni. Si dirà: in fondo otto giorni non sono pochi per presentare gli emendamenti. In realtà, non è tanto una questione di tempi, è una questione di metodo, con cui voi impostate un lavoro sul confronto reale, su quel confronto che non interessa e che non riguarda soltanto le forze politiche, ma sul confronto con il mondo della scuola, con il mondo dell'istruzione, dell'università e della ricerca. E quel confronto, ogni volta che viene da voi invocato o viene da noi richiesto, non c'è mai. Invece, da parte nostra troverete sempre un'apertura al dialogo, una apertura al confronto sul merito, per migliorare le condizioni della scuola; per ottenere finalmente finanziamenti nel settore della formazione, dell'istruzione, della ricerca all'altezza della media OCSE, per ottenere retribuzioni dignitose e con piene tutele per i docenti, per i ricercatori, per i docenti universitari.
Finora non l'abbiamo visto e questo è un grande rammarico. Anche questa volta questo provvedimento si rivela un'occasione persa. Di occasione persa in occasione persa, in realtà, il sistema dell'istruzione e della formazione continua ad avere ulteriori conferme da parte vostra.
Quindi, è proprio per questo, per questo provvedimento e per la politica che, in questi mesi, avete attuato rispetto a settori così determinanti e così importanti, che sono a ribadire il voto contrario del gruppo del Partito Democratico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Maggio. Ne ha facoltà.
GRAZIA DI MAGGIO(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario, oggi siamo chiamati non soltanto ad esprimere un voto, ma anche a tracciare una rotta. Possiamo decidere se restare, ad esempio, impantanati nell'inerzia del passato o imboccare con coraggio una strada, la strada di un'Italia che crede in se stessa e ora a me tocca anche ripristinare la verità. Perché guardate, colleghi, siamo di fronte a un provvedimento fortemente atteso, un provvedimento necessario che credo difficilmente sia contestabile nel merito. Infatti, ci saremmo aspettati da parte delle opposizioni un atteggiamento sicuramente diverso, un atteggiamento in cui non avremmo assistito a critiche ideologiche, che molto spesso non c'entravano nulla con il merito del provvedimento, e, invece, dobbiamo ripristinare la verità. Siamo di fronte a un provvedimento che sicuramente non è un decreto qualunque. Infatti, si parla di un atto di visione, si parla di una dichiarazione politica chiara e inequivocabile. Questa è la prova tangibile che esiste un Governo che sa decidere, un Governo che sa scegliere, che sa investire dove per troppo tempo altri hanno fatto tagli, hanno fatto finta di nulla e hanno rinviato - e forse è proprio per questo che dà così tanto fastidio -, ma soprattutto è il risultato di un lavoro rigoroso e concreto da parte del gruppo di Fratelli d'Italia, lo abbiamo visto in 7a Commissione al Senato, un lavoro concreto che porta a risultati a cui seguono azioni.
Dopo anni, come dicevo poc'anzi, di nulla di fatto, di silenzi, abbiamo affrontato temi ignorati e, soprattutto, grazie a questo impegno, oggi consentiamo a quest'Aula, con un decreto, di intervenire con interventi, con misure storiche. Pensiamo, ad esempio, ad un'Italia che non ha paura della competizione globale, ma che si attrezza per vincerla, un'Italia che non si rassegna più alla fuga dei cervelli, ma che li richiama con opportunità vere, una Nazione che restituisce la dignità a chi troppo a lungo è stato lasciato indietro, perché qui non si tratta soltanto di distribuire risorse anche ingenti, si tratta di imprimere una svolta, di dire con i fatti da che parte stiamo e Fratelli d'Italia, senza se e senza ma, sta dalla parte di una scuola che funziona, di un'università che innova, della ricerca che produce sviluppo.
Dunque, partiamo proprio dalla ricerca, che è fiore all'occhiello troppo spesso dimenticato. Noi per anni, Presidente, abbiamo assistito a convegni pieni di buone intenzioni, ma, poi, con bilanci pieni di tagli. Oggi invertiamo quella rotta e lo facciamo stanziando 160 milioni di euro . Centosessanta milioni di euro tra il 2025 e il 2027 per infrastrutture scientifiche, per collaborazioni internazionali, per progetti di eccellenza. Questi non sono annunci da campagna elettorale: queste sono risorse vere, già pianificate e già stanziate .
Soprattutto, Presidente, voglio anche sottolineare come non basti aumentare i finanziamenti, occorre anche sapere dove indirizzarli. Questo Governo banalmente lo sa. Lo fa con metodo, lo fa ascoltando il mondo accademico, i centri di eccellenza e gli enti territoriali. E, finalmente, dopo anni in cui si parlava soltanto di partenze, oggi stiamo mettendo anche i ricercatori nelle condizioni di poter restare, di essere stabilizzati, di creare opportunità e di restare in Italia con dignità e stabilità .
La verità, colleghi, è che la sinistra ci ha lasciato in eredità un comparto universitario, un mondo della ricerca pieno di contraddizioni, celebrato totalmente nelle parole - come abbiamo sentito anche negli interventi che mi hanno preceduto - ma umiliato nei fatti, con un capitale umano trasformato in precarietà diffusa.
Noi, oggi, invece, parliamo di stabilizzazioni vere, di piani di assunzione, di riconoscimento dei diritti dei ricercatori, a partire dal CNR. Infatti, con la proroga delle procedure di stabilizzazione al Consiglio nazionale delle ricerche, noi stiamo dando finalmente continuità a un percorso di giustizia e dignità per lavoratori troppo a lungo ignorati.
Stabilizzare vuol dire offrire una prospettiva di vita, una prospettiva di carriera a migliaia di uomini e donne che, da anni, mandano avanti la macchina dell'innovazione.
E, sempre nella logica di uno Stato che accompagna e non abbandona, noi guardiamo con coraggio anche al Mezzogiorno, ma senza l'ipocrisia di un assistenzialismo che ha fatto da paravento per decenni. Noi interveniamo con un Piano concreto “Ricerca Sud”, finanziato con 150 milioni di euro. L'obiettivo non è più soltanto compensare, ma valorizzare il Sud, farne un motore di ricerca, di innovazione e di sviluppo. Basta con l'Italia a due velocità. Il Sud non ha bisogno di elemosine, ha bisogno di infrastrutture, di opportunità e di investimenti strategici. Questo intervento risponde anche in questa direzione.
E, poi, si è parlato tanto di dignità professionale. Ebbene, io non posso non menzionare l'intervento risolutivo sugli educatori dell'infanzia, una categoria che, per anni, per decenni, è rimasta prigioniera di un vero e proprio pasticcio legislativo, che la sinistra non ha mai avuto il coraggio di risolvere. Con questo decreto noi abbiamo superato definitivamente il problema del riconoscimento professionale per gli educatori della fascia 0-6 anni e stiamo restituendo valore alle competenze e certezze alle famiglie . Non per convenienza, ma per convinzione.
Altre misure sono la proroga degli incarichi dirigenziali negli uffici scolastici regionali, per garantire stabilità all'avvio dell'anno scolastico, e l'estensione dell'assegno di cura agli studenti con disabilità anche gravissime, nelle istituzioni AFAM. Questo è un segno di potente civiltà, perché l'inclusione, colleghi, non è un concetto astratto, ma è un principio che deve diventare realtà, in ogni scuola, in ogni accademia e in ogni conservatorio.
E, voglio anche sottolineare un altro passaggio cruciale: con questo decreto viene finalmente superata la disparità di trattamento che aveva penalizzato i vincitori del concorso PNRR, assicurando equità, rispetto del merito e parità di condizioni per tutti.
E, ancora, non meno importante è la norma che rende strutturale la tutela assicurativa per personale scolastico e per studenti: non più interventi temporanei, ma una protezione permanente e stabile per chi vive ogni giorno la scuola.
E, poi, se parliamo anche di continuità, lasciateci rivendicare il sostegno all'Opera nazionale Montessori, per assicurare futuro a un modello educativo, che ha fatto grande il nome dell'Italia nel mondo.
Presidente, noi sappiamo bene che, mentre il Governo lavora, c'è chi continua a fare opposizione senza proposte, senza visione, con slogan, con indignazioni, con riflessi condizionati. Tutto questo arriva da parte di una sinistra che oggi finge di difendere ciò che ieri ha ignorato per anni. Parlano di fondi, ma dimenticano che sotto i loro Governi venivano stanziati appena 40 milioni per la ricerca, mentre si trovavano miliardi per l'assistenzialismo. Noi invece stanziamo 160 milioni per innovazione e scienza. La differenza è nei numeri, la differenza è nei fatti .
Mentre in questi giorni qualcuno di loro si agitava criticando anche questo provvedimento nei , noi scrivevamo le riforme. Mentre loro organizzavano e conferenze stampa, noi assumevamo, stabilizzavamo e investivamo. Questo è un cambio di passo, questo è il Governo Meloni: una forza che non si lascia intimidire, che non fa annunci e che agisce con serietà . Gli italiani questo lo sanno bene, perché oggi, anche con questo provvedimento, vedono la differenza tra chi promette e poi non fa nulla e chi invece realizza. Noi siamo qui per questo.
Presidente, concludo dicendo che questo decreto è la dimostrazione di un'Italia che sicuramente alza la testa, può alzare la testa e lo fa in tutti gli ambiti, anche quello dell'università, della ricerca, della salute e dell'innovazione.
Fratelli d'Italia ha avuto e continuerà ad avere il coraggio di guidare questa trasformazione con serietà, con competenza e con passione, perché questa è una battaglia culturale prima che legislativa. È l'affermazione di un nuovo paradigma: quello in cui lo Stato non è più un ostacolo, ma un alleato dei suoi cittadini, in cui la formazione è un diritto, ma anche un dovere, in cui il talento viene premiato e non soffocato e in cui la scuola non è un campo di battaglia ideologico, ma è un luogo di crescita.
Quindi, per tutte queste ragioni, non mi resta che dichiarare convintamente il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2526: S. 1553 - "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 giugno 2025, n. 90, recante disposizioni urgenti in materia di università e ricerca, istruzione e salute" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame e la votazione delle questioni pregiudiziali Pavanelli ed altri n. 1 e Bonelli ed altri n. 2 riferite al disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2527: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2025, n. 92, recante misure urgenti di sostegno ai comparti produttivi.
A norma del comma 4 dell'articolo 40 del Regolamento, in caso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione. In tale discussione, ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 40, potrà intervenire uno dei proponenti (purché appartenenti a gruppi diversi), per illustrare ciascuno degli strumenti presentati, per non più di dieci minuti. Potrà altresì intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi non firmatari, per non più di cinque minuti.
Al termine della discussione si procederà, ai sensi dell'articolo 96-, comma 3, quarto periodo, del Regolamento, ad un'unica votazione sulle questioni pregiudiziali presentate.
Il deputato Alfonso Colucci ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Pavanelli ed altri n. 1, che ha sottoscritto in data odierna.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, discutiamo oggi un decreto che nelle intenzioni del Governo dovrebbe rappresentare un intervento urgente e strategico finalizzato a rilanciare l'industria e a tutelare l'occupazione. Ma se guardiamo oltre la patina delle parole e scendiamo nel merito, ci troviamo davanti all'ennesimo atto di una lunga e logora sceneggiatura, ossia quella del cosiddetto Salva Ilva. Un copione che si ripete con lievi variazioni sul tema da ormai oltre 10 anni. Con questo decreto siamo alla 14a reiterazione. Solo questo Governo ne ha varati ben 9. Nove!
Altro che misura straordinaria, siamo di fronte allo svuotamento del principio costituzionale di eccezionalità e di urgenza. E non lo dico per ragioni di parte, lo dico guardando ai fatti: con la maggioranza di destra, l'eccezione è diventata la norma . La logica del caso speciale viene reiterata così a lungo da diventare sistema, con una torsione silenziosa del nostro ordinamento costituzionale.
L'articolo 77 della Costituzione non è un , è un presidio, è il punto di equilibrio tra Governo e Parlamento. Quando viene aggirato, come in questo caso, non è solo una forzatura giuridica, è anche e, soprattutto, uno strappo politico, si produce un'alterazione della forma di Governo. È inaccettabile che, nel 2025, il Parlamento sia ridotto al ruolo di passacarte, obbligato a ratificare atti adottati altrove, senza una vera discussione, senza una visione complessiva, senza una strategia. Per non parlare, poi, della funzione di indirizzo e controllo, essenziale per l'opposizione, che viene da voi del tutto mortificata. In una sola volta riuscite a combinarne ben tre: il Parlamento esautorato, la Costituzione piegata, Taranto sacrificata . E non basta. L'Italia è stata già condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per non aver garantito un ambiente salubre ai cittadini di Taranto. Eppure, invece di rimediare, proseguite imperterriti nella stessa direzione.
E allora, diciamolo con chiarezza: questo decreto-legge non presenta i requisiti costituzionali minimi per essere convertito, e non per il MoVimento 5 Stelle, ma per chiunque legga con onestà il testo. Che lo si voglia o no, le misure contenute hanno effetti differiti, sono subordinate ad adempimenti futuri, sono tutto fuorché urgenti. E, soprattutto, non sono nuove: sono la ripetizione, ormai stanca, di formule già adottate mille volte e mai risolutive; una ripetizione che non solo tradisce il disposto e lo spirito dell'articolo 77, ma mina il principio di responsabilità finanziaria, sancito dall'articolo 81: si spendono soldi pubblici, senza valutare l'efficacia e la sostenibilità degli interventi.
Ma il punto non è solo il metodo, è anche e, soprattutto, il merito perché, mentre Meloni dice che il decreto serve a garantire la continuità produttiva, nei fatti autorizza per l'ennesima volta la prosecuzione di un'attività industriale che continua a produrre inquinamento, malattia, diseguaglianza, senza affrontare le cause strutturali del disastro, e lo fa stanziando altri 200 milioni di euro, senza condizioni vincolanti, senza alcun serio piano di decarbonizzazione e mantenimento dell'occupazione
Inoltre, quei fondi vengono garantiti dallo Stato come credito prioritario, mentre le imprese dell'indotto, i fornitori, gli artigiani e le piccole e medie imprese attendono ancora pagamenti da anni: una disparità che grida vendetta . Si continua così a promuovere un modello industriale insostenibile, che negli ultimi dieci anni ha già assorbito oltre 2 miliardi di euro di denaro pubblico. E, mentre i fondi per la bonifica ambientale vengono dirottati sulla continuità produttiva, mentre i creditori dell'indotto restano senza risposte, il Governo decide di cancellare anche il vincolo che imponeva l'uso di idrogeno da fonti rinnovabili per gli impianti futuri. Con un colpo di penna, sono scomparse anche le norme europee che impongono il rispetto delle linee guida sugli aiuti di Stato per il clima e per l'energia. Si abbandona così la traiettoria verde per tornare al gas, in piena contraddizione con gli obiettivi del PNRR e con gli impegni presi davanti all'Europa, rinunciando persino all'idrogeno prodotto in Italia. È questo il vostro concetto di transizione ecologica? Togliere rinnovabili dalla legge per fare spazio al gas e a privati, selezionati con gare già annullate dai tribunali ? E, infatti, lo dico apertamente: la gara per l'impianto DRI è stata dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato dopo il ricorso che ne ha smascherato le profonde anomalie.
Ma questo non ha fermato nulla, andate avanti comunque, come se la legalità sia per voi un dettaglio e la trasparenza sia per voi una scocciatura. E, nel frattempo, la produzione a Taranto prosegue, fino a 6 milioni di tonnellate annue per altri 12 anni. Lo stabilimento resta lì, in funzione, mentre la popolazione di Taranto, che da anni aspetta giustizia, continua a subire. Il tutto con una nuova AIA concessa in deroga, ignorando i pareri contrari di regione, di provincia, di comuni interessati, ed impedendo perfino alle associazioni ambientalistiche di presentare osservazioni, in violazione palese della Convenzione di Aarhus sulla partecipazione democratica alle decisioni ambientali.
Non potete sacrificare Taranto, Taranto è una città della Repubblica e i suoi cittadini hanno diritto alla salute, alla vita, alla dignità , al lavoro, come chiunque in questo Paese. Ed ecco che così, per causa vostra, esplode la rabbia a Taranto, una rabbia comprensibile, ma che non giustifica le ingiurie al sindaco Bitetti, a cui va la nostra solidarietà .
E allora, diciamo tutto, anche ciò che la maggioranza non vuole sentire. La nuova AIA è stata approvata contro il parere della regione, della provincia, dei comuni; contiene 477 prescrizioni ambientali, ma nessuna garanzia per la loro attuazione. La sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 25 giugno 2024, che obbliga gli Stati a sospendere gli impianti pericolosi, non viene nemmeno menzionata. Eppure la Corte costituzionale ha parlato chiaro: con la sentenza n. 58 del 2018 ha detto che la salute non può essere sacrificata in nome della produzione; con la sentenza n. 105 del 2024 ha ribadito che ogni deroga va contenuta nel tempo e deve tendere al risanamento, non a una proroga infinita. Qui, invece, non ponete alcun limite, nessun orizzonte, solo la prosecuzione del disastro. Un disastro ormai sistemico, che non è più solo tecnico-ambientale, ma è il frutto di una scelta deliberata, reiterata: la scelta di privilegiare interessi industriali opachi, a danno della salute pubblica e della legalità costituzionale. E, in tutto questo, il Governo continua a usare il lavoro come uno scudo: promette posti, proroga casse integrazioni, accende luci su un comparto che, intanto, perde pezzi; non investite nella formazione, nel reimpiego, nella sicurezza. Parlate di lavoro, ma condannate i lavoratori a rimanere prigionieri di un impianto malato. E i sindacati andranno a Palazzo Chigi, ma, ancora una volta, troveranno la porta chiusa.
Eppure, un'altra strada è possibile. Un piano nazionale serio per la decarbonizzazione, fondato sull'idrogeno verde, sulla riconversione produttiva, sull'accompagnamento sociale, sull'uscita dignitosa dal rischio sanitario per migliaia di famiglie. E, allora, diciamo basta: basta raccontare che non ci sono alternative, basta rinviare decisioni, basta fare di Taranto un laboratorio dove sperimentare l'impossibile a spese dei cittadini. Noi non ci stiamo e non ci stiamo in nome della Costituzione, degli articoli 9 e 41, che tutelano l'ambiente e impongono che l'iniziativa economica sia compatibile con la salute, dell'articolo 77 che non consente scorciatoie…
ALFONSO COLUCCI(M5S). …quando si tratta di potestà legislativa, dell'articolo 117, che impone il rispetto degli obblighi europei. Questo decreto viola tutto questo e non può andare avanti, non per bloccare lo sviluppo, ma per fermare lo spreco, il danno, l'umiliazione di un'intera comunità. Noi del MoVimento 5 Stelle diciamo basta . Noi stiamo con Taranto, noi stiamo con la Costituzione e, per queste ragioni, chiediamo all'Aula di accogliere la questione di pregiudizialità che ho appena illustrato e di non procedere oltre all'esame di questo provvedimento .
PRESIDENTE. Il deputato Devis Dori ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Bonelli ed altri n. 2, di cui è cofirmatario.
DEVIS DORI(AVS). Sì, grazie, Presidente. Il caso Ilva è emblematico del necessario bilanciamento che va sempre compiuto fra interessi costituzionalmente garantiti. Potremmo definirlo un caso di scuola quello dell'ex Ilva di Taranto, dove si incontrano, si scontrano e si confrontano diritti tutelati dalla Costituzione, e vi è la necessità quindi di bilanciarli tra di loro in modo che nessuno di questi venga eccessivamente compresso. Però la scelta di quale diritto comprimere o quale espandere è una scelta politica.
Scelta politica chiara, quindi, è quella della maggioranza e del Governo con questo decreto-legge, dove la tutela della salute e la tutela dell'ambiente sono sacrificati sull'altare della continuità produttiva degli stabilimenti siderurgici ex Ilva. Non si introducono, infatti, misure strutturali volte a tutelare la salute dei cittadini dagli effetti pregiudizievoli delle emissioni nocive del siderurgico e a predisporre rimedi effettivi per ottenere la bonifica dell'area coinvolta dall'inquinamento.
La contaminazione ambientale dell'area di Taranto è ampiamente dimostrata da studi scientifici e da sentenze della magistratura che hanno accertato l'impatto devastante dell'inquinamento siderurgico sulla salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto. In questo caso lo Stato, invece di farsi carico di garantire la bonifica non effettuata dai precedenti proprietari, cui sono stati sequestrati e confiscati i fondi poi portati all'estero, continua a elargire risorse per alimentare la continuità produttiva di un'industria ancora connotata da gravissimi impatti ambientali e sanitari in quel territorio.
In questo decreto-legge non vi è alcun riferimento al recepimento della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 25 giugno 2024, con la quale è stata data un'interpretazione puntuale di determinate disposizioni della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali… mi scusi Presidente, però qui c'è un dibattito dietro di me per cui è impossibile sentirsi.
PRESIDENTE. E dietro di lei ci sono i colleghi suoi e del Partito Democratico . Prego, prego.
DEVIS DORI(AVS). …e in particolare dell'obbligo di sospendere…
PRESIDENTE. Onorevole Amendola, dai, andiamo avanti. Andiamo avanti, dai, colleghi.
DEVIS DORI(AVS). …e in particolare dell'obbligo di sospensione degli impianti in caso di violazioni delle condizioni di autorizzazione di impatto ambientale che comportino un pericolo immediato, grave e rilevante per l'integrità dell'ambiente e della salute umana, come nel caso che stiamo affrontando. Quindi, legittimare la continuità della produzione di acciaio a 6 milioni di tonnellate all'anno, senza decarbonizzare alcunché per i prossimi decenni, delinea uno scenario che pone ancora una volta fortemente a rischio la salute degli abitanti tarantini, violando quindi numerosi articoli della Costituzione, a partire dagli articoli 9, 32 e 41.
L'ambiente va inteso come un bene unitario, comprensivo delle sue specifiche declinazioni, rappresentate dalla tutela della biodiversità e degli ecosistemi, ma riconosciuto in via autonoma rispetto al paesaggio e alla salute umana, per quanto ad essi naturalmente connesso, collegato. Esso quindi vincola esplicitamente, dopo la riforma del 2022, tutte le pubbliche autorità ad attivarsi in vista della sua efficace difesa, a tutela degli interessi delle future generazioni, e dunque di persone ancora non venute nemmeno ad esistenza, ma nei cui confronti le generazioni attuali hanno un preciso dovere di preservare le condizioni perché pure esse possano godere di un patrimonio ambientale il più possibile integro e le cui varie matrici restino caratterizzate dalla ricchezza e diversità che le connotano.
La tutela dell'ambiente assurge così a limite esplicito della stessa libertà di iniziativa economica, il cui svolgimento non può recare danno, oltre che alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute e all'ambiente. Con riferimento al bilanciamento degli interessi potenzialmente contrapposti di cui parlavo all'inizio del mio intervento, va altresì evidenziato che la Corte costituzionale ha già affermato che il diritto alla salute attiene alle esigenze basilari della persona e deve essere immediatamente tutelato, tanto più che l'articolo 41 della Costituzione, quando si parla di salute, non privilegia alcun bilanciamento e afferma, senza ombra di dubbio, che le esigenze economiche e produttive non possono mai prevalere sul diritto alla salute.
Di conseguenza, come affermava ed evidenziava la sentenza, con queste normative di favore il legislatore ha finito con il privilegiare in modo eccessivo l'interesse della prosecuzione dell'attività produttiva, trascurando, invece, del tutto le esigenze di diritti costituzionali inviolabili legati alla tutela della salute e della vita stessa, cui invece deve ritenersi inscindibilmente connesso il diritto al lavoro in un ambiente sicuro e non pericoloso.
In più, sempre la Corte costituzionale ha aggiunto che il sacrificio di tali fondamentali valori, tutelati dalla Costituzione, porta a ritenere che la normativa impugnata non rispetti i limiti che la Costituzione impone all'attività di impresa, la quale, ai sensi dell'articolo 41, si deve esplicare sempre in modo da non recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Rimuovere quindi prontamente i fattori di pericolo per la salute, l'incolumità e la vita dei lavoratori costituisce condizione minima e indispensabile perché l'attività produttiva si svolga in armonia con i principi costituzionali, sempre attenti, anzitutto, alle esigenze basilari della persona.
Tutto questo, quanto affermato dalla Corte costituzionale, cosa significa? Che, di fronte al diritto alla salute, il diritto alla continuità produttiva deve arretrare, articolo 41 e articolo 32. La salute, quindi, come interesse preminente, che sfugge - cosa che invece fanno oggi con questo decreto-legge il Governo e la maggioranza - anche alla discrezionalità del legislatore in quel bilanciamento a cui ho fatto cenno. Ciò dimostra, di fatto, l'incostituzionalità di questo decreto-legge.
Quindi, per questi motivi, come Alleanza Verdi e Sinistra, voteremo a favore delle questioni pregiudiziali che sono state presentate, e che quindi non si proceda all'esame del disegno di legge in esame
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marco Lacarra. Ne ha facoltà per 5 minuti.
MARCO LACARRA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, la questione pregiudiziale che poniamo oggi non è un atto di mera opposizione formale, è la difesa dei principi costituzionali contro l'ennesimo abuso dello strumento d'urgenza da parte di questo Governo. Innanzitutto, come al solito, c'è un tema di omogeneità. Il provvedimento spazia, senza alcuna coerenza, dal destino dell'ex Ilva fino al sostegno alla filiera della moda: è il sintomo di un uso distorto della decretazione d'urgenza, che svuota l'articolo 70 della Costituzione, mortifica il dibattito parlamentare e relega le opposizioni parlamentari a un ruolo di mere spettatrici.
La straordinarietà e l'urgenza non possono essere una formula rituale. In questa legislatura il Governo ha adottato più di 100 decreti-legge: una media superiore a 3 al mese, un che è divenuto ordinario. A ciò si aggiunge che molte norme contenute in questo provvedimento producono effetti differiti, quando non addirittura subordinati ad atti successivi. Altro che urgenza, siamo alla legislazione a promessa, che moltiplica l'entropia normativa e mina la certezza del diritto.
Il profilo di incostituzionalità più grave riguarda il bilanciamento tra interessi economici e diritti fondamentali. L'articolo 9, come riformato nel 2022, tutela ambiente, biodiversità ed ecosistemi nell'interesse delle future generazioni; l'articolo 41 ribadisce che l'iniziativa economica non può svolgersi in danno della salute e dell'ambiente.
Qui, invece, si persiste in un modello derogatorio, che privilegia la continuità produttiva a scapito di salute pubblica e tutela ambientale, e a dimostrarlo ci sono alcune scelte puntuali, che si trovano nero su bianco in questo decreto. L'articolo 2, ad esempio, che espunge qualsiasi riferimento al PNRR e alla necessaria alimentazione da idrogeno verde del preridotto, aprendo la possibilità di impianti DRI basati su fonti fossili.
Praticamente l'opposto di quanto si è tentato di costruire negli ultimi anni; una contraddizione in termini rispetto alla linea dettata nel 2021 e convintamente orientata alla decarbonizzazione degli stabilimenti e alla transizione energetica. Non solo, perché anche l'articolo 117, che impone il rispetto dei vincoli dell'Unione europea, viene malamente calpestato.
La sentenza della Corte di giustizia del 25 giugno 2024 in materia di emissioni industriali, che impone la sospensione degli impianti in presenza di violazioni, con pericolo immediato e grave per ambiente e salute, viene completamente ignorata. E ciò non significa soltanto esporre il nostro Paese a nuove procedure di infrazione, ma ancor prima e ancor più gravemente significa aver abbandonato i cittadini di Taranto ! Significa aver anteposto ancora una volta gli interessi economici al benessere di una comunità e alla salvaguardia di un intero territorio. Eppure anche la giurisprudenza costituzionale parla chiaro, quando afferma che il diritto alla salute non tollera bilanciamenti al ribasso, come ha chiarito la sentenza n. 58 del 2018.
Così come in una pronuncia più recente, la sentenza n. 105 del 2024, si è ribadito che le misure straordinarie devono essere rigorosamente temporanee e funzionali a ricondurre l'attività entro i limiti di sostenibilità nel minor tempo possibile. Qui, al contrario, si consolidano deroghe e si prorogano modelli produttivi inquinanti. Ne è un esempio ciò che è successo con l'AIA appena due settimane fa, approvata con il parere contrario degli enti territoriali e con 472 prescrizioni, che, in attesa di capire chi se ne farà carico, resteranno sospese e inevitabilmente inattuate.
Nel frattempo, però, si autorizza una produzione tre volte superiore a quella attuale, da 2 a 6 milioni di tonnellate annue per 12 anni e senza alcuna garanzia di rimozione dei fattori di rischio. Infine, l'ennesimo prestito pubblico: 200 milioni in assenza di un piano strutturale di bonifica e tutela sanitaria.
Dopo anni di commissariamenti, scudi, iniezioni di danaro, rimane un passivo ingente e un territorio martoriato. Questo non è sostegno ai comparti produttivi, è elusione delle regole costituzionali e rinvio delle soluzioni.
Per tutte queste ragioni, per rispetto degli articoli 9, 41, 77 e 117 della Costituzione, per rispetto dei cittadini di Taranto, che, ancora una volta, rischiano di rimanere vittime di un raggiro da parte di chi dovrebbe tutelarli, dichiaro il voto favorevole del Partito Democratico sulle questioni pregiudiziali che sono state poste .
Chiediamo di fermare un decreto palesemente illegittimo nella forma e pericoloso nella sostanza e pretendiamo dal Governo una proposta organica, trasparente e conforme ai principi costituzionali e ai vincoli europei e finalmente capace di coniugare lavoro, salute e ambiente, come è stato più volte promesso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Battilocchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Se la Presidenza consente, consegneremo le dichiarazioni di voto con le nostre riflessioni e le nostre considerazioni.
Il Ministro Pichetto Fratin ha sottolineato come il nuovo quadro regolatorio sia stato elaborato anche in risposta alle indicazioni della Corte di giustizia dell'Unione europea, segnando un allineamento concreto con le normative comunitarie in materia di sostenibilità e prevenzione del danno sanitario.
Quindi, riteniamo strumentali queste pregiudiziali di costituzionalità presentate e voteremo convintamente contro .
PRESIDENTE. Ovviamente, è autorizzato a consegnare.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Nell'annunciare il voto contrario del gruppo di Azione su queste pregiudiziali, naturalmente, mi attengo alla discussione odierna, che è sullo strumento della pregiudiziale di costituzionalità. Evidentemente, alcune delle riflessioni che hanno fatto i colleghi nelle loro osservazioni, nei loro interventi sono pure condivisibili e ci riserviamo tutte le osservazioni sul provvedimento, che è piuttosto articolato nella discussione che proseguirà sul merito delle questioni. Riteniamo però - l'abbiamo detto più volte, l'ha detto il collega D'Alessio, intervenendo spesso sul tema delle pregiudiziali - che lo strumento della pregiudiziale di costituzionalità sia uno strumento molto importante, che non deve essere banalizzato e al quale non si fa un grande servizio, se ne abusiamo, anche dall'opposizione, come strumento per la discussione ordinaria rispetto a provvedimenti che non apprezziamo. È infatti uno strumento prezioso e se, in questa legislatura, l'avessimo usato solo nelle occasioni in cui veramente vedevamo un attentato ai valori costituzionali, forse non sarebbe diventato un voto scontato, dove, in modo routinario, vediamo coloro, che sono contrari al provvedimento, votare favorevolmente sulla pregiudiziale e, viceversa, coloro che sono a favore del provvedimento, votare contro.
Noi andremo avanti con la discussione. Siamo d'accordo con il fatto che, con gli oltre 100 decreti che sono stati portati in quest'Aula, l'abuso della decretazione d'urgenza - che non è certo iniziato con questo Governo, ma che con questo Governo ha visto delle dimensioni macroscopiche - è un atteggiamento irrispettoso di quest'Aula e della discussione così come dovrebbe andare, ma, in questo caso specifico, riteniamo di dover intervenire sul merito e di votare contrariamente sulla pregiudiziale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vinci. Ne ha facoltà.
GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, Presidente. Anche questa volta, ho provato a leggere con attenzione le pregiudiziali depositate dalle opposizioni, pregiudiziali che, in realtà, non parlano molto di diritto. Cercano di entrare nel fatto, ma quello che è il merito lo valuteremo successivamente nei voti e non è questa sede, quella delle pregiudiziali, la sede per esaminare il merito.
Non posso però che osservare come si sia di nuovo perso tempo a contestare la necessità di un decreto-legge, quando, per stessa ammissione del MoVimento 5 Stelle, la crisi dell'ex Ilva dura da oltre 10 anni e, in questi 10 anni, hanno amministrato sia il PD sia i 5 Stelle, anche assieme: allora, perché non siete stati voi a risolvere in altro modo questa questione ? Perché oggi ci venite a dire che serve un lungo iter parlamentare di conoscenza piena e non servono i decreti, se quando c'eravate voi usavate i decreti-legge, mentre oggi ce li contestate? Perché ci venite a dire che non serve un iter lungo, ma, per gestire un'azienda, ancora funzionante, bisognerebbe avere un lungo iter legislativo? Chi dice questo sicuramente non sa o non vuole sapere che cos'è un'azienda che funziona, un'azienda che deve pagare gli stipendi, un'azienda che non può aspettare un iter legislativo lungo per fare scelte di tipo aziendale.
Soprattutto trovo da contestare con forza il fatto che queste pregiudiziali si oppongano, contestino la cassa integrazione salariale straordinaria, inserita in questo decreto, e dicano che non è uno strumento valido per risolvere questa crisi. Sicuramente, non la può risolvere, ma è uno strumento che va utilizzato a tutela di tutti i lavoratori. Voi cosa facevate? Non la rinnovavate? Voterete contro il rinnovo della cassa integrazione di quelle migliaia di lavoratori? Abbiate il coraggio , allora, di andare a dire a Taranto che voi siete contro il rinnovo della cassa integrazione, perché è quello che scrivete in queste pregiudiziali! Allora, un minimo di coerenza: andate, fate i comizi a Taranto, in tutta Italia, raccontate che cosa avete scritto in queste pregiudiziali.
Noi siamo più coerenti e, proprio perché un'azienda ha bisogno anche di azioni veloci e rapide per continuare a sopravvivere, crescere e, in futuro, essere affidata a privati e trovare un nuovo futuro, saremo a favore del decreto e assolutamente contrari a queste pregiudiziali .
PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi sulle questioni pregiudiziali.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali Pavanelli ed altri n. 1 e Bonelli ed altri n. 2.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
Colleghi, noi non abbiamo finito. Quindi, per favore, lasciate l'Aula in silenzio. Colleghi, lo ripeto: in silenzio, perché noi non abbiamo finito. Prego, onorevole Grimaldi.
MARCO GRIMALDI(AVS). Presidente, con grande stupore e, ci faccia dire, con parole che provano a sotterrare la rabbia, abbiamo sentito la Presidente del Consiglio dire che sarà pronta a riconoscere lo Stato di Palestina solo quando questo Stato ci sarà. Vorremmo dare una notizia a Giorgia Meloni: i territori palestinesi sono occupati, sono occupati da uno Stato che lascia andare in giro coloni armati e li difende col suo esercito.
Ieri è successo l'ennesimo crimine. Odeh Hadalin, di 31 anni, uno dei leader del movimento non violento di Masafer Yatta, è stato sparato. Gli hanno sparato davanti a tutti, in diretta, perché c'erano i cellulari a riprendere, gli attivisti. Quel colono - chiamiamolo così, ma in realtà possiamo dirlo, quel cittadino israeliano difeso dai militari israeliani - era stato sanzionato dagli Stati Uniti. E sa cosa è successo, Presidente? Che nel frattempo, arrivata l'era Trump, Trump ha tolto quelle sanzioni. Sanzioni: rimaniamo lì.
Sa cosa ha fatto Trump, a proposito di quell'uomo a cui baciate la pantofola ogni giorno, anche oggi, anche se davanti ai dazi ho visto scomparire un po' di cappellini MAGA? Sa cosa ha fatto Trump, a proposito di sanzioni? Ha voluto sanzionare una donna, una cittadina italiana, per cui non avete ancora detto nulla, nemmeno se difende il nostro onore, ma soprattutto le Nazioni Unite. Sa qual è il crimine di quella donna? È che ha parlato di come l'economia dell'occupazione, di cui le stavo parlando, in Cisgiordania, in West Bank, nei territori palestinesi occupati è diventata economia del genocidio. Sì, perché è quell'economia che ha continuato a fare affari, anzi ha utilizzato l' prima e oggi l'uccisione di quei 60.000 palestinesi nella Striscia di Gaza, ha utilizzato la tecnologia di quei droni, ha utilizzato addirittura l'idea di poter colpire i nemici coi , facendo del terrorismo di Stato, perché li ha fatti esplodere in mezzo ai mercati, ai funerali, in mezzo alle scuole.
Davanti a tutto questo, davanti al genocidio della Striscia di Gaza, le parole di Giorgia Meloni sono un insulto, un insulto a tutti noi, un insulto a tutta la comunità internazionale, perché le chiediamo ancora oggi cosa sta facendo per fermare quella propaganda, che ancora oggi nega che a Gaza c'è una carestia. Le Nazioni Unite, ancora oggi, ci ricordano di essere state espulse e che la malattia, la fame e la sete sono diventate un'arma di distruzione di massa. Non possiamo più attendere, Presidente. Quest'Aula ha bisogno di sentire le parole di Giorgia Meloni . Che punto di vista ha su questa vicenda? Se non la vuole chiamare genocidio, come la vuole chiamare? Da più di due anni non si va a scuola a Gaza; come la vuole chiamare, “scuolecidio”? A Gaza non si raccoglie l'immondizia; sono sommersi da 250.000 tonnellate di rifiuti perché le case sono rase al suolo, così come tutta l'economia. Come la vogliamo chiamare, ecocidio? Presidente, glielo chiedo: a Gaza non dormono, non dormono da due anni per i droni, per le bombe e perché non c'è più vita a Gaza. Come la volete chiamare? Noi la chiamiamo con questo nome: genocidio. Non ne troviamo un altro. Ma noi vi chiediamo: cosa state facendo per fermare tutto questo, per fermare il piano di annessione, per fermare la pulizia etnica? .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Prima la collega Appendino ha chiesto un'informativa per capire come mai il Governo Meloni ha abbassato la testa a Trump e alla von der Leyen. Ora io chiedo un'informativa al Presidente Meloni per capire con che coraggio è riuscita ad abbassare la testa anche davanti a un criminale come Netanyahu, perché, vedete, quello che sta succedendo lì non è, come dice il presidente Tajani, una crisi umanitaria, ma è una carestia indotta, cioè la fame viene usata come strumento di morte contro un popolo assolutamente inerme . È questo quello che sta avvenendo, ma tutto questo, per il criminale Netanyahu, non sta succedendo. A Gaza non c'è una carestia, a Gaza non c'è una fame e voi avete deciso di accodarvi a queste bugie.
Per lui i bambini palestinesi morti non esistono. Beh, esistono per noi, perché per noi è impossibile rinnegare, ad esempio, la vita di Joud Fayyad, 9 anni, morta senza più un goccio d'acqua in corpo, completamente disidratata; è impossibile per noi scordare la vita deceduta di Yazan al-Mastri, 5 mesi, morto di fame tra le braccia di una madre completamente inerme; è impossibile dimenticare la vita di Rimas al-Kafarneh, 5 anni, che quando è stata trovata pesava come un neonato; è impossibile rinnegare la vita di Maysa Abu al-Atta, 13 anni: non mangiava da giorni, completamente morta.
Questa è solo una piccola parte di quello che è successo, perché, vede, ogni genocidio ha sempre due vittime: i corpi massacrati e la verità. Ogni genocidio si porta sempre dietro qualche propagandista del negazionismo e voi avete abbassato la testa a tutto questo. Ma, guardate, quello che voglio dire in faccia al Presidente Meloni - non nei banchi vuoti del Governo e della maggioranza in questo momento, ma in faccia al Presidente Meloni - è che loro non riusciranno mai a rinnegare la verità. L'unica cosa che sta rinnegando Fratelli d'Italia e il Presidente Meloni è la loro identità, la loro storia politica, che è stata fatta, negli anni passati, anche di azioni pro-Palestina per riconoscere lo Stato palestinese, manifestazioni per la Palestina: tutto sacrificato sul banco del sacrificio rispetto a un propagandista, sempre a inseguire il padrone di turno, che in questo caso è Netanyahu.
Allora, la propaganda si porta sempre dietro queste situazioni. Durante la gli ebrei non venivano messi su un treno per andare ai campi di sterminio, no, ma erano dei lavoratori che venivano portati in dei centri di transito; in Ruanda quando qualcuno gridava al genocidio veniva tacciato di esagerare e veniva condannato; altro succedeva in Myanmar, dove le comunità locali venivano stuprate, cacciate e uccise: eppure era un'operazione di controllo del terrorismo. È questa propaganda che voi oggi avete sulle spalle e sulla coscienza, perché oggi quello che si dice a Gaza è che 30.000 bambini morti non sono un effetto collaterale. Non è un genocidio, è un effetto collaterale, come se i bambini fossero un errore. Allora chi denuncia diventa un problema, come Francesca Albanese , che noi oggi abbiamo portato qui, in Parlamento, a denunciare quella che è un'economia del genocidio.
Allora, la Meloni in tutto questo ha avuto la faccia di rilasciare un'intervista dove dice che non è il momento di riconoscere la Palestina. Presidente Meloni, una domanda le vorrei fare qui, quando verrà e se verrà: quando è il momento di riconoscere lo Stato della Palestina? Quando Israele l'avrà completamente occupata? Quando non ci sarà più un palestinese da riconoscere?
Un metro quadro di Palestina da riconoscere? Quando sarà il momento? Allora, vede, voi non riuscite a dirla la verità. Per voi, come Netanyahu, la Palestina non esiste e non avete il coraggio di dirlo, a differenza di Netanyahu.
È per questo che io voglio chiedere al Presidente Meloni di venire qui e di dire quello che dice nelle trasmissioni, dove gli impacchettano le interviste. Ma ce lo deve venire a dire qui, in faccia, davanti a noi che la Palestina non esiste e che oggi non è il momento. Vediamo se avrà il coraggio, ma come al solito scapperà
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Laura Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Sì, anche noi ci associamo a questa richiesta perché, a questo punto, è necessario capire che cosa sta facendo il Governo italiano.
Oggi abbiamo visto che anche la Gran Bretagna annuncia il riconoscimento dello Stato di Palestina; la Francia l'aveva già annunciato pochi giorni fa; la Spagna lo ha già fatto; la Norvegia lo ha già fatto; la Slovenia lo ha già fatto. Ad oggi, i Paesi che lo hanno già fatto sono 147. Questi Paesi hanno tutti colto l'importanza del riconoscimento dello Stato di Palestina.
Ecco, come mai, signor Presidente, tutti capiscono l'importanza di fare questo riconoscimento dal punto di vista politico, dal punto di vista del diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese, tutti lo capiscono come forma di pressione verso il Governo criminale di Netanyahu, tutti ne colgono l'importanza, tranne Meloni e Tajani?
Meloni e Tajani che dicono frasi imbarazzanti. Hanno detto: serve il riconoscimento reciproco. Il riconoscimento reciproco? Ma io voglio immaginare che abbiano chiaro in testa che Israele è stato riconosciuto dall'OLP e dall'Autorità nazionale palestinese nei primi anni Novanta. Quindi, di quale reciprocità stiamo parlando? Poi, arrivano a dire che non è il momento appunto, ora non è il momento di riconoscerlo. E chissà perché gli altri Governi lo stanno invece facendo? Devono essere strani questi altri Governi a farlo proprio adesso.
La domanda che vorremmo fare alla Presidente del Consiglio è proprio questa: quando sarebbe il momento, Presidente? Quando? Se questo non è il momento, aspettiamo che Benjamin Netanyahu, che ha basato tutta la sua lunga carriera politica sul non riconoscimento dello Stato di Palestina, si convinca a farlo? È questo che vuole la Presidente del Consiglio? Questo non accadrà mai.
Ecco, allora quando sarebbe il momento? Quando Benjamin Netanyahu ha deportato oltre 2 milioni di persone a Gaza? Quando ha abbattuto anche l'ultima casa ancora in piedi? Quando ha raso al suolo l'ultima scuola, l'ultima università, l'ultimo ospedale? Quando, Presidente? Non è chiaro, perché, vede, siamo a circa 20.000 bambini uccisi dalle bombe, dalle mitragliatrici e dalla fame, parliamo di un'intera generazione di palestinesi, un'intera generazione che è stata cancellata.
E allora non è ancora il momento, Presidente? Io lo chiedo a lei: secondo lei, di fronte alla cancellazione di una generazione di bambini non è il momento di fare nulla? Rimaniamo a guardare? No, me lo dica. Di fronte al tentativo di annessione della Cisgiordania rimaniamo a guardare? Quando è il momento? Quando i coloni avranno occupato tutte le terre dei palestinesi? Quando avranno ammazzato tutti i pastori e i contadini che vivono lì da sempre? No, quando sarà, quando sarà il momento?
Ecco, io ho una domanda, veramente, oltre a queste sul momento. Leggere quell'intervista è stata una cosa, veramente… ho pensato che fosse uno scherzo. C'è anche un'altra domanda: io vorrei chiedere alla Presidente del Consiglio: quando è il momento in cui questo Governo smetterà di essere complice di quello che tutti i più grandi esperti di diritto internazionale al mondo chiamano “genocidio”? Quando questo Governo smetterà di trascinare l'Italia dalla parte dei carnefici e non dalla parte delle vittime?
Ecco, queste sono le domande che noi vogliamo fare alla Presidente del Consiglio. Quest'Aula, Presidente, deve sapere, ha il diritto di sapere e il Governo ha il dovere di venire qui a spiegare. Perché il Governo non può più nascondersi su questo. Quando c'è un genocidio in corso, non si scappa, ci si assume le proprie responsabilità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori, su un altro argomento, il deputato Francesco Emilio Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Presidente, la nostra richiesta è che il Ministro competente venga a riferire in Aula su quello che sta succedendo o, meglio, che è sempre successo, ma che è stato un po' dimenticato dalla politica e dal Parlamento italiano, cioè la continua strage di lavoratori che muoiono per la mancanza di sicurezza del lavoro e - aggiungiamo noi - anche per la mancanza di controlli di sicurezza sul lavoro.
Gli ultimi episodi. L'ultimo è avvenuto poche ore fa a Portici e un altro il giorno prima. Per fortuna, l'operaio di Portici non lotta tra la vita e la morte, ma quello coinvolto nell'episodio successo a Pompei, l'altro giorno, sì: uno dei due, purtroppo, è ancora in prognosi riservata. E poi voglio ricordare i nomi: Vincenzo Del Grosso di 54 anni (a 54 anni si va sopra i cestelli al sesto, settimo, ottavo piano a lavorare), ma era il più piccolo; c'erano anche Ciro Pierro di 62 anni e Luigi Romano di 67 anni che doveva andare in pensione tra pochi giorni. Sono morti tutti e tre.
Noi ci poniamo un tema, perché abbiamo sostenuto un referendum, in cui ponevamo il problema della sicurezza del lavoro, nel senso di avere responsabilità certe su tutta la filiera che fa appalto, subappalto, sub-sub-sub-sub-subappalto. Perché, sapete, quando è emersa questa vicenda, abbiamo scoperto che la stessa ditta in cui sono morti questi tre operai - sono venuti a parlarmi la famiglia e gli avvocati - per una vicenda assolutamente simile, è stata protagonista della caduta di un signore, il signor Iaquinangelo che, 10 anni fa, nel 2015, cadde anche lui, mentre faceva dei lavori. E sapete che cosa è successo? Prima di prestargli soccorso e aiutarlo (questo è stato possibile verificarlo grazie alle immagini di videosorveglianza di una banca che si trovava di fronte, altrimenti sarebbe scomparsa tutta la vicenda), gli hanno messo a fianco - a fianco del signor Iaquinangelo - le imbracature di sicurezza che avrebbe dovuto avere.
La domanda che noi ci poniamo, per cui chiediamo che il Ministro venga a riferire e per cui crediamo debba esserci un cambio di rotta, è la seguente. Posto che l'istinto umano quando vede una persona in difficoltà la aiuta, se invece tu la prima cosa che fai è tentare di trovare delle prove per discolparti da una situazione del genere, vuol dire che nella tua testa c'è un'idea criminale della gestione del lavoro. Infatti, si può sbagliare, ma come è possibile che il primo atto che viene fatto è quello di tentare di inquinare le prove ? Quindi, lo sapevano che bisognava mettere quelle imbracature e hanno scelto di fregarsene.
Vogliamo darvi un dato. Il bilancio delle morti sul lavoro in Italia nell'anno 2024 è drammatico: ci sono state 1.090 vittime. C'è un aumento del 4,7 rispetto all'anno precedente.
Presidente, noi non ne facciamo una questione ideologica, mettiamola così, ne facciamo una cosa ideale. Per noi un lavoratore deve avere il rispetto e la dignità per il lavoro che svolge, un equo compenso e non deve rischiare la vita. Ci sembra, come dire, il minimo che dovrebbe garantire uno Stato come il nostro. Non sono - e concludo - errori umani o singole negligenze quelle che sono successe: sono il sintomo di una fragilità sistemica, nel nostro sistema sociale.
Perché noi diciamo sempre “Stato sociale, giustizia sociale e giustizia ambientale”? Perché, altrimenti, se viene a mancare questo, un uomo viene considerato meno di niente, con tecniche carenti, certe volte soltanto messe sulla carta e controlli che non ci sono.
E per fortuna - glielo voglio dire, Presidente - il sopravvissuto, quello di 10 anni fa, non ha avuto il risarcimento perché il reato dal punto di vista penale è andato in prescrizione e dal punto di vista civile è ancora in corso la causa. Sa perché questa persona può sopravvivere, Presidente? Perché, per fortuna, c'è ancora un po' di Stato sociale, perché l'INAIL ha pagato subito. Lo Stato ha fatto lo Stato e lo dovrebbe fare di nuovo, col Ministro presente in Aula e una nuova normativa che tuteli di più i lavoratori e anche i veri imprenditori, ma che colpisca coloro che si comportano in modo indegno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Presidente, siamo di nuovo qui a commentare non degli incidenti sul lavoro, ma degli omicidi sul lavoro, perché quello di Ciro Pierro, Luigi Romano e Vincenzo Del Grosso, venerdì scorso, non è un fatto di cronaca, ma l'ennesimo atto di accusa contro un sistema che continua a tollerare tutte le zone d'ombra in cui si muore di lavoro.
Tra gennaio e maggio di quest'anno le vittime sono state oltre 250. Tre persone al giorno che escono di casa, magari hanno fatto colazione con la famiglia, li salutano pensando di ritornare magari a cena con loro e invece non vi fanno più ritorno. Dietro a queste cifre ci sono famiglie spezzate e processi che - bisogna dirlo: anche proprio grazie a una visione che questa destra ha dei processi, quella che nasconde dietro l'alibi del garantismo il sopruso sui più deboli - spesso finiscono in prescrizione. Nel caso di venerdì scorso il titolare della ditta era già stato condannato in primo grado nel 2022 per un grave infortunio. Poi, è stato prescritto in appello. Allora, bisogna dirlo chiaramente: se i controlli fossero stati sistematici ed efficaci forse oggi non saremmo qui a piangere queste tre vittime e non sono certamente un'eccezione. Speravamo che la tragedia di Luana D'Orazio, uccisa da una macchina manomessa, avesse chiuso per sempre gli occhi su certe prassi, tanto più che le norme esistono. Il testo unico sulla sicurezza n. 81 del 2008 riconosce al lavoratore il diritto di allontanarsi in caso di pericolo grave e immediato senza subire delle conseguenze. Ma mi domando: quanti lavoratori lo conoscono? Quanti possono esercitarlo, soprattutto senza timore di ritorsioni ?
A questo punto il Governo, a fronte di questa immane tragedia, aveva annunciato una stretta. Il 1° maggio scorso ci aveva fatto sapere di aver stanziato risorse fino a 1,2 miliardi per la sicurezza. Ma noi siamo qui, a questo punto, a chiedere conto di questi impegni. Qual è la ripartizione delle somme per gli ispettorati, per le ASL, l'INAIL, per la formazione e l'innovazione tecnologica nei cantieri e nelle fabbriche? Quanti ispettori in più sono stati effettivamente assunti e messi sul campo, con quali obiettivi di controllo e con quali tempi? Vogliamo parlare della patente a crediti? A fronte di annunci roboanti, i risultati non ci sono: quasi metà delle imprese edili non ci risulta che l'abbia nemmeno attivata. Allora, noi chiediamo, però, dei dati ufficiali: il numero di imprese abilitate, sanzionate o sospese, quanti cantieri sono stati fermati per violazioni, quali indicatori misurabili dimostrano che la patente, come l'avete prevista voi, sta prevenendo infortuni, perché al momento ci risulta fuffa normativa che non incide sulla realtà dei cantieri e non perché l'idea non fosse buona, perché l'abbiamo presentata anche noi, ma voi avete deciso di bocciare tutte le nostre proposte che l'avrebbero resa efficace. Nel frattempo i tavoli aperti con le parti sociali e le imprese si sono arenati. Apprendiamo che nuovi interventi sarebbero rinviati all'autunno, ma autunno significa altri funerali e questo non è accettabile.
Allora, per queste ragioni, a nome anche del mio gruppo, chiediamo formalmente un'informativa urgente alla Ministra del Lavoro Calderone, per chiedere delle risposte puntuali ai seguenti quesiti : innanzitutto, lo stato di attuazione del cronoprogramma e degli stanziamenti annunciato il 1° maggio; il piano straordinario di potenziamento dei controlli; il fabbisogno e la copertura degli organici dell'Ispettorato nazionale del lavoro e dei servizi SPSAL; il calendario dei concorsi; obiettivi territoriali e settoriali. A che stiamo? Inoltre, i risultati della patente a crediti, i tassi di adesione, i controlli eseguiti, le violazioni accertate, le sospensioni, l'impatto su infortuni e irregolarità. A che punto siamo? E che dire delle misure immediate per impedire la manomissione dei dispositivi di sicurezza? La sospensione automatica dell'attività e la ? Tutte queste cose che sono state dette a parole ma che poi, nei fatti, non stiamo riscontrando.
Poi noi riteniamo tre riforme assolutamente non più rinviabili: il piano straordinario nazionale per la sicurezza, con investimenti mirati su formazione obbligatoria e continua; la procura nazionale del lavoro, per coordinare indagini e contrastare la prescrizione; l'introduzione del reato di omicidio sul lavoro per i casi di violazioni gravi e consapevoli, come quelle di cui stiamo parlando, perché le vite di Patrizio Spasiano e di Satnam Singh, esattamente come quelle di Ciro, Luigi e Vincenzo, ci chiedono di agire subito. Non chiediamo un'informativa per riempire l'ordine del giorno o per impegnarla fino a quest'ora, Presidente, ma la chiediamo per fermare una strage silenziosa.
Allora il Ministro venga in Aula, venga a riferire, nelle prossime ore, con numeri, atti e tempi certi, perché lo deve non solo a noi, ma ai lavoratori italiani e a tutti i familiari delle vittime, che aspettano da noi una risposta, perché la sicurezza non è un costo accessorio, è un diritto costituzionale e uno Stato serio, un Governo serio, la garantisce ogni giorno e in ogni luogo di lavoro .
PRESIDENTE. Comunico che, in data 29 luglio 2025, il Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria il deputato Marco Pellegrini, in sostituzione del deputato Emiliano Fenu, cessato dal mandato parlamentare.
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per la semplificazione la deputata Ida Carmina, in sostituzione del deputato Emiliano Fenu, cessato per dimissioni dal mandato parlamentare .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Grazie, Presidente. “Aveva tentato con le armi di colpire la Decima”: c'è una foto che si trova facilmente in rete e mostra questa scritta su un cartello messo al collo del cadavere, appeso a una forca, di Ferruccio Nazionale, giovane operaio e partigiano impiccato dalla Xa Divisione MAS a Ivrea, il 29 luglio 1944, nella piazza del Municipio, che oggi porta il suo nome.
La storia di Ferruccio Nazionale è una storia come tante altre, è la storia di un giovane che decide di prendere le armi e combattere contro la dittatura fascista e l'occupazione tedesca, decisione che lo porterà al sacrificio estremo in nome della libertà e della costruzione di un mondo diverso.
A 22 anni decide di aderire alla lotta armata. Con il nome di battaglia “Carmela”, si unisce ai partigiani canavesani inquadrati dal Partito Comunista nella 76a Brigata Garibaldi, che opera tra la Valchiusella e le campagne intorno a Ivrea, diventando una spina nel fianco di repubblichini e nazisti, soprattutto grazie al grande sostegno popolare di cui gode. Per queste ragioni nell'area del Canavese viene dislocata la Xa Divisione MAS, reparto dell'Esercito italiano che, dopo l'8 settembre, aveva aderito alla Repubblica Sociale Italiana.
Nel corso di un'azione militare, uomini della compagnia “O”, la più violenta della Xa MAS, lo bloccano, lo pestano, lo trascinano in caserma e infieriscono con ferocia sul suo corpo. A Ferruccio Nazionale viene mozzata la lingua e vengono cavati gli occhi. Viene torturato a morte. Poi i fascisti impiccano il cadavere nella piazza del Municipio, costringendo la popolazione a passare lentamente davanti a quel corpo martoriato e con quel cartello appeso al collo: “Aveva tentato con le armi di colpire la Decima”.
Noi abbiamo, nei confronti di Ferruccio e di tutti gli altri martiri partigiani, un debito inestinguibile, perché sono stati loro, spesso con il sacrificio della vita, a regalarci la libertà di cui oggi godiamo. A chi, dopo 81 anni, evoca il nome della Xa, ne fa degli e la usa per fare battute, come se fosse un mediocre attore di commedia all'italiana, uno di quelli che proprio non riescono a far ridere, dico che gli occhi cavati e la lingua mozzata di Ferruccio Nazionale e di tutti i martiri della Resistenza sono diventati la nostra possibilità di vedere e di parlare, perfino della sua.
Se quella lezione che la Xa MAS voleva impartire ai cittadini e alle cittadine di Ivrea, facendoli scorrere lentamente davanti al corpo martoriato di Ferruccio Nazionale, fosse passata, probabilmente io non sarei qui, noi non saremmo qui e non sarebbe al Parlamento europeo chi oggi invita a votare facendo una Xa sulla scheda elettorale. La Xa, quella vera, quella della Repubblica Sociale Italiana, il suo segno non lo metteva su una scheda elettorale, ma sul corpo dei giovani che combattevano per la loro e per la nostra libertà.
Grazie, partigiano “Carmela”, grazie Ferruccio Nazionale, medaglia di bronzo al valore militare. Il tuo nome, oggi, risuona ogni volta che qualcuno, a Ivrea, va nella piazza dove sei stato massacrato e oggi, esattamente 81 anni dopo il tuo sacrificio, risuona anche qui, nell'Aula del Parlamento, a testimonianza che il tuo martirio non è stato invano .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 1561 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2025, n. 92, recante misure urgenti di sostegno ai comparti produttivi (Approvato dal Senato). (C. 2527)
: MAERNA, per la X Commissione; MALAGOLA, per la XI Commissione.
2.
3.