PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ALESSANDRO COLUCCI, legge il processo verbale della seduta del 4 agosto 2025.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 80, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo, a nome del mio gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, per chiedere un'informativa del Ministro degli Affari esteri e della Presidente del Consiglio, ma - mi permetta - qualcosa in più di un'informativa, per chiedere che le Aule del Parlamento dedichino una sessione della loro discussione a quello che sta accadendo in Medio Oriente, a Gaza.
Davvero non so più che cosa dire, è difficile anche trovare le parole utili, giorno dopo giorno, per descrivere una situazione la cui evoluzione ruba persino il tempo del pensiero. Ma è un'evoluzione tutta disastrosa: è la catena di un orrore che sembra non avere fine. È un orrore materiale quello che si scarica sui corpi disperati dei palestinesi e delle palestinesi, prigionieri di questa enorme prigione a cielo aperto, senza via di scampo, dove non c'è più nulla in piedi, tranne ombre che si muovono nella disperata ricerca di uno spazio di sopravvivenza.
Penso alle palestinesi e ai palestinesi della Cisgiordania, che vedono, anche loro, ora dopo ora, giorno dopo giorno, ridursi il loro spazio vitale. Le loro case vengono abbattute, le loro terre vengono bruciate o rubate dai coloni illegali, che si presentano così, da un momento all'altro, e con una pistola in mano uccidono un palestinese che in quella terra ha sempre vissuto. Lo uccidono senza alcuna ragione. E succede che, poco dopo, arrivi l'Esercito israeliano e, invece di arrestare quell'assassino, arresti 13 persone della famiglia dell'ucciso, liberando poco dopo il suo assassino, come se avesse rubato un ortaggio.
Di fronte a tutto questo, di fronte a questo orrore, al genocidio, alla deportazione, alla pulizia etnica - ed è utile ogni volta ripetere queste parole, una dopo l'altra , perché nessuno si dimentichi quello che sta accadendo -, occorrerebbe qualcosa. Per molto meno, nella nostra storia, sono state fatte guerre, le guerre umanitarie, si sono formate grandi coalizioni internazionali che andavano a bombardare chi era responsabile di quello che accadeva. Io sono notoriamente un pacifista. La mia storia e la storia dei miei compagni, delle mie compagne e di questo gruppo è la storia dei pacifisti e delle pacifiste, sempre contro le guerre umanitarie. Ma anche questo pacifismo vacilla, perché, di fronte a questo, a un certo punto viene da pensare: perché non lo fate qui, perché qualcuno non interviene ora. Invece, non siamo capaci neanche di dire che va interrotta una partita di calcio, come quella tra Italia e Israele - nemmeno questo siamo in grado di dire -, che gli atleti israeliani non dovrebbero più competere nel circuito internazionale e che servono delle sanzioni. Non siamo in grado come istituzioni, anzi non siete in grado, perché voi avreste il potere di farlo e voi avete il dovere di fare qualcosa. Non siete neanche in grado di questo, non di un intervento militare, neanche di questo; siete in grado soltanto di ripetere parole vuote e gli appelli alla moderazione. È intollerabile. Ogni tanto aggiungete qualche tono di indignazione un po' più alto, ma al quale mai segue un atto - uno - in grado di isolare il criminale di guerra Netanyahu, di fargli sentire la pressione internazionale e di dire “basta” . Ripetete: noi siamo amici, gli dobbiamo parlare. Amici di chi? Perché siamo amici di Israele? Perché? Non siamo di fronte a un'entità astratta, a un insieme di valori astratti, a una storia passata: siamo di fronte, qui e ora, a un comportamento criminale, ai crimini di guerra, ai crimini contro l'umanità. Non siamo amici di chi compie crimini contro l'umanità, di chi compie un genocidio , non possiamo esserlo e dovremmo essere conseguenti.
Ho finito, Presidente. Ancora una volta, quasi disperatamente - anzi, con una disperazione crescente, che è quella di chiunque con una coscienza guarda impotente a questo genocidio, in diretta televisiva e in diretta , ma voi non sareste impotenti -, fate qualcosa. Io ve ne prego: fate qualcosa, voi che potete .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi associo alla richiesta del collega Fratoianni rispetto a una presenza, a una comunicazione e al fatto che il Ministro degli Affari esteri e la Presidente del Consiglio dicano qualcosa, ma qualcosa di concreto, a cui, poi, appunto, conseguono atti, su una situazione, come quella che coinvolge la Striscia di Gaza, che è soggetta, proprio anche in questi giorni, a una continua che nessuno controlla e che, anzi, qualcuno approva; qualcuno dà il suo assenso, come il Presidente degli Stati Uniti, e altri, come il nostro Governo, stanno e continuano a stare in complice silenzio.
In queste ore il passo avanti in negativo è stato annunciato. Netanyahu è uscito dal Gabinetto di sicurezza con l'obiettivo di occupare l'intera Striscia, ridotta già a fame e macerie, con il via libera di Trump, parlando anche di deportazione di massa, obiettivo che da tempo mettono sul campo. Dicevo, abbiamo assistito e stiamo assistendo a una progressiva cancellazione della vita, una catastrofe umanitaria senza precedenti. Così oggi si aggiunge l'ultima decisione ai 60.000 morti e ai 18.000 bambini morti di carestia, di fame, di bombe, di malattia, i bambini morti perché erano in fila per l'acqua, perché cercavano di sopravvivere alla condizione drammatica in cui sono stati ridotti.
Tutti i dati di morte sono drammatici, ma ce ne sono alcuni che, a volte, uno ha l'auspicio che possano fare la differenza nello scuotere le coscienze. Nel solo mese di luglio sono morti di fame - non di bombe, di colpi, di proiettili, che sono altre macabre e drammatiche statistiche - 24 bambini sotto i cinque anni. L'Organizzazione mondiale della sanità sostiene che ci sono altri 71.000 bambini che hanno bisogno di urgenti cure nutrizionali. E a questo si aggiunge - è stato detto - la continua di attacchi dei coloni in Cisgiordania, con altre morti e altre distruzioni, anche con l'avallo delle decisioni della Knesset.
E mentre ci sono Paesi, come l'Olanda, che vietano l'ingresso nel proprio territorio a persone come Smotrich e Ben-Gvir, per aver invocato la pulizia etnica della Striscia, e mentre la Francia e il Regno Unito si aggiungono ai Paesi che riconoscono lo Stato di Palestina, che annunciano di voler riconoscere lo Stato di Palestina, perché è giustizia e può essere una forma di deterrenza in una situazione in cui nessuno interviene, ancora una volta, da parte vostra, il silenzio. E per non farci mancare nulla, la Lega non solo ha colpevolmente taciuto sui crimini di Netanyahu in questi 22 mesi, negando l'evidenza dei fatti, ma ora, con il disegno di legge in Senato, vuole anche criminalizzare le critiche al Governo israeliano per lo sterminio in atto.
Cosa deve ancora succedere? Voi continuate a dire che non è ancora il momento. Ma quando sarà il momento , dopo tante morti, dopo tanti bambini uccisi per fame, per le bombe? Cosa deve ancora succedere oltre allo sterminio di un'intera popolazione, oltre alla morte per fame di decine di bambini, oltre alla deliberata volontà del Governo israeliano di fare macerie, di fare bottino di guerra, territorio di conquista di un'intera popolazione, di terre non sue? Diteci voi cosa attendete per intervenire con determinazione - chiudo, Presidente -, per salvare le vite di questo popolo, per chiamare Netanyahu a rispondere dei crimini di guerra di cui è stato accusato da organismi internazionali.
Ci sono strumenti - sono stati proposti in sede europea in quest'Aula - che sono stati usati in altri casi, in casi anche meno cruenti e con meno morti: penso alla sospensione degli accordi, alla sospensione degli invii militari, alla sospensione del . Tutte cose che abbiamo chiesto, a cui avete risposto di no o con il silenzio.
Chiediamo, quindi, che sia più che urgente che il Ministro degli Esteri e la Presidente del Consiglio vengano in quest'Aula, riferiscano in quest'Aula, ma, soprattutto, si attivino, finalmente, con azioni concrete per provare a fermare, per dare il nostro contributo per fermare il massacro messo in campo ai danni della popolazione palestinese. Il peso sulle coscienze è già alto, che non diventi un macigno !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Il MoVimento 5 Stelle si unisce alla richiesta di Alleanza Verdi e Sinistra. Il massacro continuo che sta avvenendo a Gaza ci getta nella disperazione. L'ultimo atto, quello pronunciato da Netanyahu, che, dopo la riunione di gabinetto, ha affermato di voler occupare Gaza, è un macigno che continua ancora sulle coscienze nostre, ma che dovrebbe pesare anche su quelle di questo Governo. Invece così non è, così non accade, Presidente.
Noi siamo preoccupati, perché, se l'occupazione della Striscia di Gaza veramente avvenisse, produrrebbe ulteriore disastro, ulteriore massacro, non di soldati, soprattutto di civili, di donne, di uomini, di anziani e di bambini, perché questo sta accadendo. Togliamoci dalla testa questa parola: “guerra” a Gaza. Non c'è una guerra, c'è uno sterminio . Verrebbe anche difficile dire che Netanyahu sia un criminale di guerra. Netanyahu è un criminale e basta, lui, insieme ai suoi adepti di quel Governo di ultradestra, che esultano quando invadono la spianata delle moschee, un'ulteriore provocazione verso il mondo arabo, quel mondo che forse avrebbe tanto da insegnare al nostro mondo occidentale, soprattutto, forse, a questo Governo.
Non si può più sopportare la propaganda, quella che dice che a Gaza non è vero che non entrano gli aiuti. C'è un'organizzazione israeliana che, insieme a quella americana, sta distribuendo cibo, medicine e tutto: non è vero! È l'ennesima bugia alla quale noi non crediamo, ma siamo sicuri che anche questo Governo è il primo a non crederci; è solo che questo Governo ha deciso di schierarsi dall'altra parte (non di girarsi dall'altra parte), di schierarsi dalla parte di un criminale.
Perché quando bambini, persone, vanno a prendere del cibo, con la paura, non con la speranza, di non fare più ritorno a casa, è perché lì ci sono soldati israeliani e americani che fanno il tiro a segno sui bambini - e le notizie che ci arrivano ci dicono questo e non possono essere smentite, tant'è che non vengono smentite -, che vanno lì a fare la fila e c'è qualche soldato con la carabina che si diverte a sparargli in testa. Questo è quello che sta accadendo lì e rispetto al quale non possiamo più dire “non sapevamo”. Nessuno qui dentro un domani potrà dire: “noi non sapevamo”. Certo, risponderemo alle nostre coscienze, ma oggi basta con questa benevolenza nel dire: “abbiamo condannato”, “abbiamo chiesto”, “abbiamo voluto fare questo”.
Ci servono atti concreti. Dobbiamo ritirare i nostri ambasciatori, dobbiamo promuovere azioni concrete come, ad esempio, l'embargo, come ha fatto la Slovenia, che sta insegnando che cosa vuol dire la civiltà a un mondo intero . Dobbiamo andare in Europa a dire che quel Governo criminale bisogna trattarlo per quello che è, bisogna prendere misure a livello europeo, ma dobbiamo farlo da qui. Abbiamo un'occasione. Allora questo Governo, che sta fallendo tutto - questa legislatura non è mai partita; tranne qualche riforma contro quelli che vanno a ballare, contro quelli dei , da un punto di vista economico questa legislatura non è mai partita -, questo Governo ha fallito su tutto. E diamine, un'occasione, quella palestinese, per salvare almeno la faccia a questo Governo gliela stiamo offrendo. Intervenite, fate qualcosa. Noi non riusciamo più a compiere i gesti quotidiani senza pensare a quello che sta accadendo ai bambini di Gaza. Che coscienza avete? Che coscienza avete a girarvi dall'altra parte sempre e ad accettare quello che dice questo Governo? Perché l'omissione è tale e quale alla commissione: ci rende uguali a quei pazzi criminali, Presidente.
E l'idea di Netanyahu di portare avanti l'occupazione ha destato molta preoccupazione all'interno dello stesso esercito israeliano: il generale dell'esercito israeliano ha detto che è una pazzia, perché si andrebbe ad aumentare la carneficina, si destabilizzerebbe la sicurezza stessa di Israele. La risposta di Netanyahu è stata: “allora si dimetta”. Ma, oltre all'esercito, anche il Mossad ha detto che è un'azione molto pericolosa per la sicurezza di Israele. Allora, aiutiamo a sensibilizzare questa parte sana o quantomeno ragionevole dello Stato di Israele su quello che sta accadendo, a sensibilizzare su quello che dovremmo fare noi.
Presidente, vado a concludere…
PRESIDENTE. No, concluda, onorevole. Ha proprio esaurito i tempi.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Concludo, Presidente. È impossibile anche avallare la possibilità che un Ministro della Repubblica italiana vada a stringere la mano a un pazzo criminale che ha oltre 60.000 morti sulla coscienza e sulle spalle, e si fa consegnare anche un premio. Siamo al ridicolo, se non ci fosse l'orrore a Gaza…
ARNALDO LOMUTI(M5S). …saremmo al ridicolo. Mi verrebbe da dire, Presidente, allora organizziamo qui…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole.
ARNALDO LOMUTI(M5S). …un “premio Salvini” e andiamo a consegnarlo a Netanyahu.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Siamo veramente al ridicolo. Basta, Presidente…
ARNALDO LOMUTI(M5S). … noi chiediamo interventi seri a questo Governo .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai diversi gruppi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2551: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 95, recante disposizioni urgenti per il finanziamento di attività economiche e imprese, nonché interventi di carattere sociale e in materia di infrastrutture, trasporti ed enti territoriali.
Ricordo che, nella seduta di ieri, è stato da ultimo respinto l'ordine del giorno n. 9/2551/37 Aiello.
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame degli ordini del giorno presentati .
Passiamo quindi all'ordine del giorno n. 9/2551/38 Tucci, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole, ove riformulato: onorevole Tucci, va bene? Non va bene, si vota.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/38 Tucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Ci sono colleghi che stanno prendendo la scheda. Io lo ripeto, come ogni volta: i 10 minuti di preavviso servono per prendere le schede.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/39 Carotenuto, su cui c'è parere contrario.
Ha chiesto di parlare il collega Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, con quest'ordine del giorno vi chiediamo un sostegno per i lavoratori poveri. Credo che davvero non ci sia più tempo per gli slogan, perché la situazione è davvero preoccupante, fuori controllo, mi verrebbe da dire. Purtroppo, questo Governo e questa maggioranza stanno collezionando il record di lavoratori poveri. Fuori da questo Palazzo c'è un'Italia che lavora, ma resta povera. Dietro i proclami e i titoli di giornali che sbandierano i record di occupati, ci sono, in realtà, persone - con contratti che, magari, prevedono turni di notte, eccetera - che, a fine mese, devono scegliere tra l'affitto e la spesa. Questa è l'Italia dei : uno scandalo per il nostro Paese, che si fonda sul lavoro.
Avete scritto il destino di questi lavoratori con misure che hanno allargato a dismisura la precarietà, soprattutto perché, abolendo il reddito di cittadinanza, non avete offerto un'alternativa valida, avete tolto quella rete di protezione che offriva, in particolare quella parte che colmava il salariale, e avete avuto il barbaro coraggio di chiamare questo “riforma”. Avete confuso la povertà con una colpa e lo Stato con un punitore. Ma uno Stato che punisce i poveri non è uno Stato giusto .
Peraltro, avete cancellato il reddito di cittadinanza con questa narrativa dei furbetti, che fondamentalmente non esiste perché, in quasi cinque anni, le irregolarità hanno riguardato circa l'1,8 per cento dei beneficiari e molti procedimenti si sono chiusi con assoluzioni o errori formali, che non hanno avuto mai una prima pagina. Il garantismo a fasi alternate si anima con i benestanti e si placa, anzi, diventa implacabile giustizialismo con chi vive nelle difficoltà economiche.
Peraltro, adesso, con l'assegno di inclusione (ADI) non è cambiata la storia, è cambiato solo il numero dei percettori, che sono molto diminuiti, e questo ha determinato un record di povertà, ma, certamente, non sono calate le truffe. Le truffe non sono sparite di per sé, sono sparite solo dalle inchieste giornalistiche e dalle prime pagine dei giornali. Solo da lì sono sparite. Ma, per esempio, l'altro giorno, a Trieste, la Guardia di finanza ha denunciato 36 persone per indebita percezione e oltre 200.000 euro indebitamente percepiti con l'ADI. E, allora, che cosa è cambiato? È cambiato solamente che avete tolto un aiuto che era necessario per chi è in difficoltà e, in particolare, avete alimentato il lavoro povero.
A fronte di tutto questo, oggi vi chiediamo di passarvi una mano sulla coscienza e prendervi un impegno netto: accompagnare le misure dell'ADI con ulteriori iniziative per garantire - come politiche attive e di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione sociale - uno stile di vita dignitoso a chi lavora e resta al di sotto della soglia di povertà. Questo non è un favore che dovete ai lavoratori e agli italiani, ma è un diritto. Certo, non ci illudiamo, perché sappiamo di rivolgere questo invito a una maggioranza classista e a un Governo cinico, quello stesso Governo che riconoscerà lo Stato di Palestina forse dopo che l'ultimo bambino palestinese sarà morto, ucciso dalla fame o dai proiettili mentre è in fila per il pane.
Questo è lo specchio di un'insensibilità politica che seleziona le vite degne e nega dignità a chi è in difficoltà. In questo c'è coerenza, ve lo dobbiamo: lo fate in Italia, come altrove. Ma almeno basta ipocrisie, basta proclami e annunci, di fronte, ad esempio, ai morti sul lavoro, che non sono altro che figli dell'attacco al che avete fatto in questa legislatura. Se volete davvero contrastare le morti bianche e combattere l'assistenzialismo, i salari da fame, i “contratti pirata”, l'abuso del involontario, i subappalti a cascata, che scaricano rischi e tagliano le tutele, queste sono le cose che dovreste fare e riempire quel vuoto, di cui parlavo, lasciato dall'abolizione del reddito di cittadinanza.
Quello che chiediamo, quindi, è un impegno, che poi, tra l'altro, è estremamente correlato ai diritti costituzionali, perché c'è l'articolo 36, che dice che “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione (…) in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”; c'è l'articolo 38, che parla di diritto all'assistenza per chi è sprovvisto di mezzi e tutela la sicurezza sociale; e c'è l'articolo 3, che dice che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano la libertà e l'uguaglianza (…)”. Allora, votare contro questo impegno significa non solo tradire 3 milioni di e i 6 milioni che rischiano di diventarlo, ma è un tradimento dei valori che ci uniscono .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/39 Carotenuto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/40 Quartini, su cui c'è un parere contrario.
Ha chiesto di parlare il collega Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Io non mi meraviglio assolutamente del parere contrario del Governo a quest'ordine del giorno. Si era già visto con l'ordine del giorno n. 9/2551/4 che questo Governo e questa maggioranza sono particolarmente sensibili ai condizionamenti delle . L'abbiamo visto in maniera chiara. Noi sappiamo che esistono portatori di interesse e sistemi lobbistici molto significativi e molto forti. Mi riferisco a Big Tobacco, a Big Alcohol, a Big Pharma, mi riferisco al complesso militare-industriale, che condiziona pesantemente questa maggioranza. Ma non ci sono solo questi “Big”, esiste anche Big Food, purtroppo.
La vostra sensibilità, nei confronti di chi ha questa forza e questo potere condizionante, è particolarmente vergognosa, da questo punto di vista. Noi stiamo assistendo all'ennesima deroga sulla , una tassa che, di fatto, può contribuire in maniera significativa alla riduzione del consumo di bibite zuccherate. Il nostro Paese, in termini di obesità infantile, è al secondo posto in Europa. Probabilmente, il 50 per cento dei bambini sarà obeso o in sovrappeso nel 2035.
La tassa sulle bevande zuccherate esiste in 105 Paesi nel mondo. In Europa, è praticata in Norvegia, in Finlandia, in Francia, in Spagna, in Polonia e in Ungheria. Un recente studio sul del Regno Unito, dopo 11 anni di osservazione, afferma che una tassa di questo tipo è in grado di mitigare il rischio di estrazioni dentarie e il rischio di obesità nelle bambine. Quindi, questa tassa ha un suo significato. Ha un significato di prevenzione rispetto a una vera e propria epidemia, a una vera e propria sciagura, da un punto di vista sanitario, all'interno del nostro Paese. Lo ripeto, siamo ad oltre 3.300.000 bambini sovrappeso o in obesità. La raccomandazione è di non superare i 50 grammi di zuccheri al giorno. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, non si dovrebbe arrivare a 25 grammi. Invece noi ne consumiamo ben 83 grammi. Una Coca-Cola contiene 35 grammi di zucchero, 7 cucchiaini da caffè. La Sprite contiene 30 grammi di zucchero, 6 cucchiaini da caffè. La Fanta contiene 39 grammi di zucchero, 8 cucchiaini da caffè. Cucchiaino dopo cucchiaino, i nostri bambini vanno incontro a diverse patologie, non solo l'obesità. Si parla di sindrome metabolica, una malattia importante che implica steatosi epatica, ipertensione e rischio di diabete. Si parla di diabete. Si parla di tumori che ingrassano grazie agli zuccheri. Si parla di malattie cardiovascolari!
Allora, mi chiedo: da che parte sta questo Governo? Dalla parte della salute pubblica, visto che si potrebbe anche risparmiare, grazie all'introduzione di misure che possono essere veramente preventive, oppure sta dalla parte dei ricchi, sta dalla parte delle , sta dalla parte dei produttori di malattie ? Questa è la domanda!
Quando voi respingete un ordine del giorno, come questo, state dimostrando che la vostra presenza, in termini di prevenzione nel nostro Paese, non è altro che una maschera .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/40 Quartini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/41 Barzotti, con parere favorevole con riformulazione. Va bene la riformulazione, collega? Chiede di intervenire.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. Presidente, mi fa rileggere la riformulazione, cortesemente.
PRESIDENTE. Deve risentire la riformulazione? Scusi, non ho sentito.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Sì, grazie.
PRESIDENTE. Oggi, le abbiamo sui resoconti, però chiedo alla Sottosegretaria.
Nel caso qualcun altro avesse bisogno di leggere la riformulazione, la trova sul resoconto. Adesso, sull'ordine del giorno n. 9/2551/41 Barzotti, Sottosegretaria, le chiederei la cortesia di rileggerla.
SANDRA SAVINO,. Grazie, Presidente. Sì, la riformulazione è: “a valutare di adottare iniziative a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici che sono pericolosamente esposti alle emergenze climatiche, ivi inclusi coloro che effettuano consegne tramite piattaforme digitali (i cosiddetti ) e che sono sottoposti a turni e condizioni estremamente pericolose”.
PRESIDENTE. Grazie. Onorevole Barzotti, va bene? No, prego.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. No, non va assolutamente bene questa riformulazione, perché sono state espunte le premesse da quest'ordine del giorno, oltre al fatto che viene chiesto “di valutare l'opportunità di” e questo è assolutamente inaccettabile per vari motivi.
Per quanto riguarda le premesse, quello che è stato espunto riguarda innanzitutto il fatto che si va verso una miglior tutela dei lavoratori e delle lavoratrici del comparto turistico ricettivo, ivi inclusi quelli impiegati presso esercizi di somministrazione di alimenti e bevande. Questo, francamente, non lo riesco a comprendere, Presidente, perché facciamo riferimento a tutti i lavoratori nel loro complesso, ma, nello specifico, a queste categorie di lavoratori a bassa produttività, che già lavorano in un contesto molto complicato, perché hanno retribuzioni molto basse, quindi non riesco proprio a comprendere l'espunzione di questa premessa.
L'altra premessa riguarda il problema delle sospensioni e delle riduzioni dell'attività lavorativa dovute ad emergenze climatiche.
Quello che noi sosteniamo e che pensiamo che il Governo dovrebbe sapere, che, a tratti, sembra sapere ma, a tratti, “no”, è che l'emergenza climatica fa parte di una condizione ormai strutturale, perché abbiamo il cambiamento climatico in corso, e questo lo ritroviamo anche nelle premesse del “protocollo caldo”, che la Ministra Calderone ha sottoscritto, con le rappresentanze sindacali, il 2 luglio. Sottolineo: il 2 luglio! Ci chiedevamo allora e ci chiediamo ancora adesso cosa stesse aspettando la Ministra Calderone per sottoscrivere questo “protocollo caldo” , visto che lei stessa ci dice che è in corso il cambiamento climatico e questo si legge serenamente nell'allegato A del Protocollo sull'emergenza caldo. Quindi non riusciamo a capire questo. Inoltre non comprendiamo e non possiamo accettare quello che è accaduto, perché il ritardo che c'è stato rispetto a questa situazione di interventi di tutela per i lavoratori e le lavoratrici dovute ai rischi per l'emergenza caldo, ci ha portato a dover leggere cose incredibili, come le condizioni di Glovo, per esempio, un nome a caso, relative ai e agli incentivi caldo.
Presidente, per far capire di che cosa stiamo parlando ai colleghi, ma anche a casa, noi stiamo facendo riferimento a protocolli che prevedono, che prevedevano e che avrebbero previsto, se non ci fossimo assolutamente opposti, se le parti sociali non avessero dato battaglia su questo, incentivi economici del 2 per cento tra 32 e 36 gradi, del 4 per cento tra 36 e 40 gradi, fino all'8 per cento oltre i 40 gradi! Cioè parliamo di lavoratori che, lavorando sulle biciclette, pedalando oltre i 40 gradi, prendevano un incentivo oltre l'8 per cento. Ma a voi sembra normale, colleghi? Una cosa del genere è inaccettabile ! È lesione della dignità dei lavoratori e delle lavoratrici!
Allora, questo incentivo adesso è stato eliminato, per fortuna, però quello che chiediamo è maggiore attenzione su questo e, soprattutto, norme a livello nazionale, non protocolli, ma norme, che tutelino questi lavoratori, perché non è possibile rimettere alle regioni questo tipo di tutele, perché, altrimenti, è un .
Quindi, nell'ambito di quest'ordine del giorno, chiediamo questo e maggiori risorse, congrue e strutturali, per una condizione strutturale di lavoratori della , così come chiediamo misure sanzionatorie per i datori di lavoro che incentivino i lavoratori a lavorare in condizioni di rischio, di rischio alto, colleghi, quindi assolutamente non dovuta la prestazione lavorativa, perché li mette in pericolo. E poi, francamente, riteniamo che ormai sia il tempo per questo Governo di dare recepimento alla direttiva comunitaria in materia di lavoratori su piattaforma, perché, con questa direttiva, finalmente viene posto un limite. E spero che il Governo (monitoreremo questo), quando deciderà di attuarla, non crei ulteriori condizioni di , perché ci raccontate che la rende liberi i lavoratori, perché sono autonomi di decidere il loro tempo e il loro modo, ma, come dimostrano sia le sentenze dei tribunali, sia, Presidente, le vite e le storie di tantissimi lavoratori e lavoratrici, non è così. C'è precariato, c'è sfruttamento e servono maggiori tutele .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/41 Barzotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/42 Iaria.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Quest'ordine del giorno chiede una cosa semplice, che è quella di creare un piano pluriennale per il trasporto pubblico locale per le 15 città metropolitane e togliere i soldi al ponte sullo Stretto per fare questo piano pluriennale, per una cosa sicuramente più utile.
Ho detto prima, appunto, che sono 15 città metropolitane che potrebbero fare programmazione per il trasporto pubblico locale, utile per la cittadinanza, utile per creare anche tutta una serie di infrastrutture sostenibili, ma, più che altro, utile anche per far girare l'economia e far girare anche lavoro su infrastrutture che hanno un senso, non come quella del ponte sullo Stretto. Quindici ritorna anche come numero nei miliardi sprecati per il ponte, per il costo del ponte; c'è un altro “15”, che ho letto recentemente in un giornale, , che sono i 15.000 miliardi di dollari che, da qui al 2040, dovremmo investire in più per infrastrutture sostenibili. Come vedete, abbiamo 15 città metropolitane, abbiamo 15 miliardi di euro sprecati per il ponte sullo Stretto e abbiamo un'indagine internazionale economica che chiede di investire, in futuro, su infrastrutture sostenibili.
Il nostro Governo sta andando proprio in tutt'altra direzione e, cioè, va chiaramente verso lo spreco, lo spreco di risorse, con un danno anche all'economia, perché fare un'opera unica che drena tutte le risorse non è, dal punto di vista economico e anche strategico, utile a far girare il PIL; fare tantissime opere pubbliche, di cui la l'Italia ha bisogno e che l'Italia aspetta da anni che vengano finanziate e concluse - come, per esempio, opere legate al trasporto pubblico locale o alle strade, alla manutenzione delle strade, alla manutenzione delle scuole del nostro Paese -, ha tutto un altro senso.
Per quanto riguarda lo spreco, devo citare anche, per quanto riguarda la mia regione, lo spreco per il TAV: il famoso treno ad alta velocità che dovrebbe collegare Lisbona a Kiev, che da anni è lì fermo e da anni è semplicemente diventato un cantiere perenne che sta devastando la Val di Susa. Ma sul tavolo abbiamo una novità importante. L'Unione europea ha appena pubblicato una decisione di esecuzione, che è un documento che indica come bisogna procedere da qui in avanti per quest'opera, dicendo due cose fondamentali: l'Europa non finanzierà la parte rimanente dei costi del TAV, ma la Francia e l'Italia devono trovare i soldi per quest'opera; per il 50 per cento li devono trovare la Francia e l'Italia. La Francia non sta mettendo nei bilanci nulla sulla tratta Torino-Lione; l'Italia sta semplicemente buttando soldi per appalti che non fanno andare avanti nemmeno il cantiere, ma, di fatto, hanno militarizzato una valle. Militarizzando questa valle, hanno anche creato questa retorica del fatto che non si può dissentire verso quest'opera, prendendo ad esempio alcuni casi sporadici di attacchi al cantiere per far diventare quella come se fosse una zona di guerra.
Abbiamo l'occasione - avete l'occasione - di parlare ai cittadini del nostro Paese, che vivranno l'Italia del futuro, cambiando rotta. Ce lo dice anche l'economia globale: l'economia ci dice che le infrastrutture del futuro dovrebbero essere ambientalmente sostenibili, resilienti e avere un ritorno molto più diffuso per la popolazione, cosa che voi non fate assolutamente nella vostra politica di Governo.
Lo so che questo era semplicemente un ordine del giorno, so che è più un manifesto di idee, ma spero che, con queste poche parole, sia veramente limpido come il MoVimento 5 Stelle pensa di affrontare queste situazioni, perché non è il partito del “no”, ma è il partito delle opere che servono; è il partito della difesa del territorio; è il partito della redistribuzione dei lavori, in modo che molta più gente ne abbia beneficio e ne abbiano beneficio, in particolare, le classi più in difficoltà in questo momento .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/42 Iaria, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/43 Fede, parere favorevole con riformulazione: va bene? No, e chiede di parlare. Ne ha facoltà.
GIORGIO FEDE(M5S). Grazie, Presidente. Non accetto la riformulazione e voglio precisarlo per bene. In questo provvedimento, in cui all'articolo 3 si parla di disposizioni per il trasporto rapido di massa, noi chiedevamo al Governo un impegno per potenziare questo trasporto, motivandolo con dati, fatti e numeri circostanziati, per supportare anche quella regione, le Marche, che ha problematiche ataviche - riconosciamolo -, ma incrementate dalle scarse azioni di questo periodo.
Oramai, quando compare la parola “Marche” su un provvedimento, si innesca un sistema tipo quello che è raccontato dalla legge di Pavlov, del riflesso condizionato, ossia il Governo comincia a fare proposte spesso non motivate e, soprattutto, non supportate. Lo abbiamo visto l'altro giorno ad Ancona con la ZES, quando il triumvirato schierato in campagna elettorale, con costi istituzionali, ha approvato, in maniera bizzarra, strana e anomala, l'inserimento nella ZES di Marche e Umbria; quello stesso inserimento che un anno e mezzo prima, qui, in quest'Aula, dietro nostra proposta era stato negato; oltretutto un inserimento che non ha risorse, che è posto con una modalità di decreto-legge, che dovrà passare per il voto del Parlamento. Quindi, praticamente, è una pura marchetta elettorale e questo è quanto.
Purtroppo, stiamo vedendo che la paura di perdere una regione e di dare un colpo a Fratelli d'Italia, che la governa, vale più del senso di responsabilità e del dovere, che dovrebbe portare a fare scelte motivate. Perché dico questo? Perché, quando noi abbiamo fatto quest'ordine del giorno, facevamo riferimento ai dati drammatici delle Marche, che certifica la CISL - che non è proprio una forza sindacale vicina all'opposizione -, che conferma che il 77 per cento dei marchigiani è costretto a spostarsi con l'auto, perché è una regione priva del trasporto di massa, ma anche di quello di base, ma anche di bus, tant'è vero che i dati, sommando treno, bus e pullman delle Marche, valgono il 3,8 per cento, quando la media nazionale è dell'11,4 e nella zona del Centro Italia è del 13,7. Quindi è un terzo delle disponibilità di cui godono gli altri cittadini italiani.
Perché, allora, non supportare davvero questo territorio? Non perché si vota, ma perché ne ha bisogno e perché è giusto farlo. Perché buttare i soldi sul ponte sullo Stretto, che è una propaganda elettorale? Se vi fa comodo - lo dico ai colleghi dell'opposizione -, dite pure che questi mezzi potrebbero essere usati dai militari per combattere e difendere l'Italia, ma sostenetelo questo territorio, sostenetelo concretamente, non con questi atti pre-elettorali.
Perché, poi, Presidente, uno vede che a questa proposta sensata, motivata, articolata, viene dato un parere, sì, formalmente favorevole, ma poi con “valutare l'opportunità”, “qualora ci siano le condizioni economiche”, “semmai nel prossimo provvedimento utile”, “quando c'è la fattibilità tecnica”. Ebbene, la fattibilità tecnica l'abbiamo fatta noi, quando eravamo al Governo, per potenziare le infrastrutture delle Marche; l'abbiamo fatta per l'autostrada A14, per l'allargamento della terza corsia o arretramento. Queste risorse non sono state utilizzate, perché qui abbiamo concrete dimostrazioni, a 5 anni di Governo regionale e a 3 anni di Governo nazionale, di un'incapacità totale e di un disinteressamento, se non in periodi di campagna elettorale. Quindi, per questo, chiediamo che venga messo al voto .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/43 Fede, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/44 Scerra, parere favorevole con riformulazione. No? Lo votiamo.
Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/44 Scerra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'ordine del giorno n. 9/2551/45 Penza è stato ritirato, dunque, proseguiamo.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/46 Alfonso Colucci, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Va bene, collega? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/47 Orrico, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Va bene? No e chiede di votare. Se non ci sono interventi, lo pongo dunque in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/47 Orrico, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/48 Caso, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, signora Presidente. Come promesso ai miei concittadini, in ogni provvedimento utile avrei portato - e lo sto facendo - misure a sostegno dei Campi Flegrei. Sono, da un lato, contento che il Governo abbia avuto almeno il coraggio, che abbia avuto la decenza di dare un parere contrario, anziché fare la solita riformulazione ipocrita.
Ma andiamo a vedere cosa chiedeva il MoVimento 5 Stelle in quest'ordine del giorno, a cui avete dato parere contrario. Chiedeva misure per andare incontro ai residenti e alle attività economiche in difficoltà. Ma voglio soffermarmi non tanto su questo, quanto su una frase che abbiamo esplicitamente inserito nell'ordine del giorno, messa nero su bianco. Quando abbiamo inserito la richiesta di queste misure, abbiamo esplicitamente chiesto e sottolineato che lo si faceva analogamente a quanto previsto per i territori interessati dagli eventi sismici del 2016 nel Centro Italia.
Quindi - e chiedo l'attenzione dei colleghi -, stiamo dicendo che, ovviamente, va benissimo, è sacrosanto, doveroso che ci siano queste misure per il Centro Italia, ma avete deciso che, parimenti, ciò non spetta, invece, ai Campi Flegrei. Quindi, nero su bianco, ora state dicendo - e lo farete, probabilmente, con un voto contrario - che il Governo Meloni è discriminatorio con i cittadini dei Campi Flegrei: nero su bianco, state dicendo questo.
Io però, a questo punto, vorrei rivolgermi a chi è fuori da quest'Aula, direttamente ai cittadini flegrei: ricordate questo, ricordate che le forze di centrodestra - la Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia -, nelle prossime imminenti elezioni regionali, verranno a farvi false promesse , e lo faranno, lo faranno, perché già l'hanno fatto nelle ultime elezioni europee, quando, mentre erano qui a bocciare le nostre misure e richieste - le nostre misure, così come quelle delle altre opposizioni -, ad esempio, di attivare il super sisma , mentre erano qui a bocciarle, c'era Durigon lì in Campania a promettere ai cittadini flegrei che, invece, l'avrebbero fatto, che l'avrebbero portate avanti.
Quindi, lo rifaranno, lo rifaranno anche nella prossima campagna elettorale, e, quindi, vi dico, cittadini Flegrei: non fatevi ingannare! Quando verranno i candidati di centrodestra a dirvi che faranno di tutto per i Campi Flegrei, non credetegli, perché dovete ricordarvi che hanno detto “no”, con costanza, all'attivazione di misure per i Campi Flegrei, hanno detto “no” all'attivazione di un super sisma , hanno detto “no” a misure per i cittadini e per le aziende, hanno detto “no” a una vera sospensione dei mutui - e non a una farlocca, come è stata fatta nei decreti -, hanno detto “no” ad aiutare veramente i Campi Flegrei. Quindi, ricordatevi, ripeto, ricordatevi che il Governo Meloni non è amico dei Campi Flegrei .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/48 Caso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/49 Appendino, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Vede, sono settimane, anzi, mesi, che in quest'Aula e fuori dall'Aula sentiamo sempre la stessa solita litania, e cioè che l'accordo sui dazi, tutto sommato, è sostenibile - cosa volete che sia un 15 per cento? -, che le imprese non hanno bisogno di aiuti, perché poi, alla fine, in qualche modo, se la caveranno da sole, come hanno sempre fatto.
Ebbene, Presidente, questa è una follia, questo non corrisponde alla verità, perché la verità che c'è fuori e che vivono le imprese ogni giorno è quella di una pandemia economica.
Va chiamata per quello che è: una pandemia economica, lo ripeto, fatta di imprenditori, che, probabilmente, dovranno chiudere, perché sono schiacciati tra il caro bollette, questi nuovi costi, il tema della svalutazione dell'euro nel rapporto euro-dollaro e non ce la fanno più. È una pandemia economica fatta di lavoratori e delle loro famiglie che, da mesi, sono in cassa integrazione. Quando sei in cassa integrazione - non mi scorderò mai di dirlo a quest'Aula, a questa maggioranza, che non lo vuole sentire - non hai lo stipendio pieno, ma hai, se va bene, l'80 per cento e non ce la fai ad arrivare a fine mese. È una pandemia che distruggerà il tessuto industriale, e Giorgia Meloni verrà ricordata nei libri di storia per aver distrutto e massacrato il tessuto industriale del nostro Paese.
Allora c'è una categoria, Presidente, tra le tante, che voglio citare, su cui penso che questo Governo e questa maggioranza abbiano una grandissima responsabilità e siano colpevoli. Mi riferisco al settore agroalimentare. Vede, lì non c'è solo il tema dei dazi, lì c'è una responsabilità profonda, enorme che questa maggioranza cerca di negare. Ma vi ricordate, colleghi e colleghe - tramite lei, Presidente -, quando qui promettevate, con il petto gonfio, che Fitto, come Vicepresidente della Commissione europea, avrebbe difeso gli interessi italiani?
Allora, noi lo sapevamo che sarebbe stato un disastro, ci è bastato vedere come ha gestito il PNRR , fatto di tagli, rimodulazioni e ritardi. Noi l'avevamo capito, ma voi convinti avete detto agli italiani: sarà la nostra garanzia. Ebbene, cos'è questa garanzia? Lui, che si occupa di agricoltura, lui, che dovrebbe difendere i nostri agricoltori? Vediamola: tagli del 20 per cento, ripeto, del 20 per cento alla PAC, che non esiste più e, per la prima volta, sostanzialmente, non c'è più quel capitolo di spesa; tagli ai fondi di coesione sociale, che servono ai territori più fragili. Non solo. Commissariamento delle regioni, un'umiliazione totale per quanto riguarda i fondi di coesione e, ciliegina sulla torta, l'ultima: più tasse per le imprese europee, meno tasse per quelle americane. È così? È così che voi patrioti, tramite Fitto, che è diventato il valletto di von der Leyen, il re dei tagli di von der Leyen , difendete gli interessi delle nostre imprese e dei nostri agricoltori? Altro che difesa dell'Italia! Però, purtroppo, a pagare sono sempre gli italiani, mica i Fitto, mica i Meloni, mica i von der Leyen. E, allora, vede, Presidente, le imprese hanno bisogno di fatti, non hanno più bisogno di parole, perché le parole le abbiamo già sentite. Ricordiamo Meloni, quando diceva “non dobbiamo disturbare chi vuole fare”? E poi che fa? Fa Transizione 5.0 e li disturba eccome, perché blocca 6 miliardi di euro che alle aziende, magari, sarebbero serviti. Ma vi ricordate quando diceva “noi siamo amici delle imprese, difendiamo le imprese”? E poi, però, con il caro bollette, il caro mutui, il caro denaro, non le avete aiutate, le avete lasciate sole lì, con la paura di non arrivare alla fine del mese e di dover licenziare i dipendenti. Voi siete quelli che avete promesso 25 miliardi di aiuti sui dazi. La settimana scorsa, c'era qui il Ministro Giorgetti, l'abbiamo interrogato noi, gli abbiam chiesto: ma dove sono quei soldi? La risposta? Non solo “non ci sono”, ma “non ci sono mai stati”. E, allora, cos'erano? Balle? Sì, erano balle per fare articoli di giornali e calmare gli imprenditori!
Ma non può funzionare così. E con quest'ordine del giorno, Presidente, a cui questo Governo in modo codardo ha detto “no”, noi chiediamo semplicemente di aiutare le imprese: un piano di aiuti straordinario, un piano di sostegno fatto di crediti di imposta, ad esempio, perché dietro a un'impresa farmaceutica, per fare un esempio, non ci sono solo i bilanci, ci sono storie di persone. Chiediamo sgravi fiscali temporanei, perché per un'azienda che fa parte della filiera dell', dazi e ulteriori costi sono una botta, una mazzata finale sul settore che già è in crisi; è fatto di delocalizzazioni, di cassa integrazione.
Noi vi chiediamo, ad esempio, in quest'ordine del giorno, ristori legati alla perdita di , perché dietro una bottiglia di vino - che l'imprenditore, forse, non riuscirà più a vendere in America perché costerà troppo cara - c'è l'identità di un territorio, ci sono le storie di famiglie, ci sono persone che vi hanno dedicato la propria vita. Voi? No, niente, non ne volete sapere; anzi, peggio, Presidente: cosa dite? Bisogna aspettare un quadro certo. Ma mi chiedo: dobbiamo aspettare il morto, che sia anche sepolto, prima di dargli la cura, o forse possiamo capire che qualcosa dovremmo fare per aiutare le nostre imprese?
Presidente, vado a chiudere, perché mentre noi siamo qui a parlare, intanto le imprese stanno chiudendo; mentre noi siamo qui a discutere e voi dite l'ennesimo “no”, i lavoratori stanno perdendo il loro posto di lavoro e i territori si stanno spegnendo. Perché quando arriva una mazzata - perché questa dei dazi è una mazzata - non serve un quadro certo. No, colleghi e colleghe, non serve un quadro certo: serve aiuto e serve aiuto subito, immediato. Serviva anzi già ieri, perché quando annunciavano i dazi, le imprese già pagavano il prezzo; quando c'era l'incertezza, gli ordini già si fermavano, ma voi niente! Voi non volete vedere.
Presidente, credo allora di aver capito: voi proprio non volete aiutarli, cioè proprio non vi interessa. Non ve ne frega niente evidentemente, perché vedo due pesi e due misure: quando si tratta di aiutare davvero gli italiani e le imprese, i soldi non ci sono e la volontà non c'è; invece, quando ci sono amici, , qualcuno di vicino da accontentare, lì siete velocissimi.
Ricapitoliamo allora: i soldi per le pensioni non ci sono e avete massacrato Opzione donna. E oggi Durigon, in un'intervista, ci dice che c'è un calo fisiologico: ma che calo fisiologico? L'avete resa inutilizzabile ed è ovvio che le donne non la usano. Ma ripristinate Opzione donna com'era e vedrete che funzionerà, per usare un termine che tanto vi piace !
I soldi non ci sono per la sanità? E la sanità è a pezzi. I soldi non ci sono per le ridurre le tasse? E, infatti, le aumentate. I soldi non ci sono per la scuola? Niente aiuti per il caro libri, niente aiuti per chi non riesce neanche magari a comprare i libri per i propri figli, niente aiuti e niente interventi sulle scuole: lì i soldi non ci sono. Arrivederci e grazie ai nostri ragazzi.
E i soldi non ci sono nemmeno per le imprese. Però - però - per le armi a palate, per aumentare gli stipendi dei Ministri, come non ci fosse un domani, in 24 ore, e per le vostre passerelle elettorali, che sono spesso solo promesse, anche lì vi impegnate sempre.
Presidente, allora chiudo davvero: almeno oggi, almeno una volta, risparmiateci la farsa. Non venite a dire che non fate questo, che non aiutate le imprese perché non ci sono i soldi. La verità non è che non ci sono i soldi: il problema è che il Governo Meloni non trova i soldi per chi ne ha bisogno. In questo Paese, c'è una pandemia - non smetterò mai di dirlo - economica, che voi avete il dovere morale di vedere e di sostenere con aiuti .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/49 Appendino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/50 Pavanelli, sul quale il parere è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Sono tre anni che intervengo in quest'Aula sul dei dispositivi sanitari e non smetterò di farlo, perché voi state facendo chiudere migliaia di piccole e medie imprese, state facendo licenziare circa 190.000 lavoratori; 190.000 lavoratori! Finalmente, in questo decreto, avete deciso di fare qualche modifica alla follia del sanitario, per i dispositivi sanitari, però cosa avete fatto? Avete deciso di favorire solo le multinazionali, proprio coloro che non avevano bisogno di aiuti: avete deciso di aiutare loro e, invece, le microimprese, le piccole e medie imprese, coloro che rispondono alle gare d'appalto nel settore sanitario per i nostri ospedali, avete deciso di affossarli, di farli chiudere. Sì, è meglio farli chiudere. Avete deciso che non si può rivedere l'istituto del sanitario.
Avevo chiesto, con quest'ordine del giorno, Presidente, di abrogare questo meccanismo e, cioè, di esonerare le PMI dal meccanismo del sanitario. Questo perché queste imprese, che voi state affossando, sono quelle che portano i dispositivi medici nei nostri ospedali, che spiegano ai nostri chirurghi come utilizzarli nelle sale operatorie; quando a un ospedale manca un , i medici chiamano quell'azienda e quell'imprenditore lo porta, perché è in ballo una vita umana. Qui stiamo parlando della nostra sanità pubblica, stiamo parlando del lavoro dei nostri medici e stiamo ovviamente parlando delle nostre imprese.
Trovo allora veramente allucinante, vergognoso, che questo Governo non faccia una marcia indietro su un provvedimento nato sì, nel 2016, come una follia legislativa: chi lo ha fatto sicuramente ha sbagliato e, se non sbaglio, lo ha anche detto. Ma la follia è che oggi, nel 2025, dopo dieci anni, si va a chiedere alle imprese di co-partecipare alla sanità regionale a ritroso, cioè con i soldi di dieci anni fa. Questo perché? Perché voi, il Governo Meloni ha deciso di tagliare i fondi alla sanità, alle nostre regioni: ecco, questa è la follia.
Ve lo dico allora subito: le nostre regioni non riusciranno a tappare i buchi della sanità con il sanitario. Non ci riusciranno, perché purtroppo, nei prossimi mesi - e non smetterò di denunciarlo -, il Governo Meloni obbligherà questi imprenditori a portare i libri contabili nei tribunali e a dichiarare fallimento!
E voi - voi! - siete responsabili di questo disastro economico, di questo disastro per i nostri piccoli e medi imprenditori. E ciò riguarda tutta Italia, non riguarda una regione o un territorio, riguarda tutto il Paese. E avrete sulla coscienza anche 190.000 posti di lavoro .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/50 Pavanelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/51 Caramiello, sul quale il parere è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Caramiello. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Grazie, signora Presidente. Ormai non mi stupisco più di nulla di questo Governo. Domani entreranno in vigore i dazi americani anche per il comparto vitivinicolo - 15 per cento - con un danno previsto di 2 miliardi di euro. Cosa chiedeva quest'ordine del giorno?
Voglio ricordare a tutti, e dovremmo essere tutti d'accordo, che il comparto vitivinicolo rappresenta uno degli , dei pilastri economici e culturali dell'agricoltura italiana, con oltre 13 miliardi di fatturato, con un ruolo fondamentale nella salvaguardia dei territori e nella competitività del agroalimentare.
Nel dettaglio, in Lombardia il comparto è storicamente rappresentato da poli di eccellenza, come l'Oltrepò Pavese che, con la Cantina Terre d'Oltrepò, che ha sedi a Broni e a Casteggio, raccoglie circa 500 soci conferitori e rappresenta un patrimonio collettivo di enorme valore economico, agricolo e identitario .
Signora Presidente, oggi questa realtà rischia il collasso a causa dell'inerzia politica e istituzionale di questo Governo, tant'è che il Collegio sindacale ha lanciato un allarme formale: gli impianti non possono aprire, le manutenzioni non sono state fatte e la vendemmia del 2025 è a rischio, con centinaia di viticoltori che rischiano di non poter conferire le uve, con danni irreparabili.
Allora, che cosa chiede quest'ordine del giorno? Cosa impegna? Impegna semplicemente il Governo su tre punti specifici: “ad accompagnare le misure recate dall'articolo 15 del provvedimento in esame con ulteriori iniziative normative volte ad assicurare la costituzione di un fondo straordinario per la continuità produttiva in favore delle cooperative vitivinicole colpite da crisi di o insolvenza, nonché con ulteriori misure di agevolazione e sostegno, incluse misure a fondo perduto e di credito agevolato, a favore dei viticoltori impossibilitati a conferire le uve per cause non imputabili a una propria diretta responsabilità, e l'adozione di strumenti specifici finalizzati ad assicurare la continuità produttiva e la salvaguardia occupazionale della filiera nel comparto vitivinicolo lombardo e nazionale”.
Inoltre, quest'ordine del giorno chiede di “promuovere l'attivazione, d'intesa con le regioni, di un tavolo nazionale permanente per il rilancio del comparto vitivinicolo, con particolare riguardo agli investimenti, alla resilienza climatica, alla promozione internazionale e alla riforma delle strutture di ricerca e supporto tecnico del settore”; infine, signora Presidente, “con particolare riferimento alla Cantina Terre d'Oltrepò, ad assumere immediate iniziative di competenza per garantire la continuità produttiva della suddetta cantina, con l'obiettivo prioritario di salvaguardare la vendemmia 2025 e tutelare i conferimenti dei soci”.
Quindi, è inconcepibile e inaccettabile il parere contrario del Governo su quest'ordine del giorno.
Io chiedo, invece, a quest'Aula, per quest'ordine del giorno, di votare a favore, per difendere il comparto vitivinicolo nazionale, perché - come ripeto e ribadisco - è un fondamentale del nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barzotti. Ne ha facoltà, per 2 minuti e 55 secondi.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. Io ringrazio il collega Caramiello per aver presentato questo importantissimo ordine del giorno che tratta della crisi del comparto vitivinicolo e, in particolare, della crisi della cantina sociale Terre d'Oltrepò, che è una delle cantine più grandi della Lombardia. Evidentemente, un settore così delicato, come quello vitivinicolo, non può essere soggetto all'inerzia di questo Governo, non può subire questi dazi allucinanti ! Allucinanti, Presidente.
Quindi, quello che chiediamo sono misure immediate per la tutela di questo comparto e, in particolare, di questa cantina Terre d'Oltrepò, che è un'eccellenza della Lombardia e che deve essere preservata. Per cui, Presidente, un appello al Governo: introdurre misure straordinarie, risorse straordinarie per la tutela di questa cantina .
PRESIDENTE. Gli onorevoli Graziano e Scotto sottoscrivono.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/51 Caramiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/52 D'Orso. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Vede, il parere contrario del Governo su quest'ordine del giorno non mi sorprende, perché tratta alcuni temi per cui il Governo ha una sorta di orticaria. Tratta il tema delle condizioni di vita dei detenuti nelle carceri, tratta il tema della trasparenza, tratta il tema del coinvolgimento del Parlamento. Perché? Cosa prevede quest'ordine del giorno a mia prima firma? Intanto, facciamo un passo indietro, un salto a un anno fa, quando è stato approvato il decreto Carceri, nell'agosto del 2024, vado a memoria.
Ecco, quel decreto Carceri, l'avevamo detto, era una scatola vuota, però faceva una cosa, che era quella di nominare, istituire, un commissario straordinario per l'edilizia penitenziaria, che avrebbe dovuto presiedere al coordinamento, alla direzione della realizzazione di nuove carceri e alla ristrutturazione e riqualificazione di quelle esistenti, che abbisognano, evidentemente, perché ci sono davvero alcune strutture fatiscenti, di una notevole manutenzione.
Ebbene, a distanza di un anno, abbiamo visto soltanto l'avvicendarsi di provvedimenti in cui venivano rimaneggiate le risorse affidate a questo commissario straordinario, le competenze attribuite, lo e abbiamo visto rimpolpare la struttura commissariale di ulteriori risorse umane. Tuttavia, non vediamo quelli che dovrebbero essere gli effetti concreti di questa nomina, di quest'attività, di questa soluzione che è stata prospettata come panacea di tutti i mali.
Ancora. C'è un altro tema che vi sottopongo con quest'ordine del giorno, che guardate è di una semplicità, anche di una banalità - me lo dico da sola - inaudita. Ma voi - lo ripeto -, siccome siete refrattari al coinvolgimento del Parlamento e alla trasparenza, soprattutto, quando si parla di come vengano spese le risorse pubbliche, avete bocciato l'impegno di trasmettere ogni sei mesi alle Camere la relazione da parte del commissario straordinario sullo stato di avanzamento dei lavori, potremmo dire così, quindi sugli interventi messi in campo, sui tempi, sulle tempistiche e sulle modalità di realizzazione, con la precisazione su dove vengano prese le risorse, se vengono prese da piani di edilizia penitenziaria, che magari sono state stanziate nei precedenti Governi, da ulteriori misure messe in campo (perché si sono avvicendati diversi provvedimenti, in cui un po' toglievate, un po' mettevate, e non abbiamo neanche più la fotografia esatta di quanto sia stato stanziato per questa voce, per questi interventi), oppure anche la specifica di quanto state attingendo rispetto al Piano complementare al PNRR, che, ricordo a me stessa, prevedeva già un piano di edilizia penitenziaria.
Noi chiediamo soltanto che il Parlamento fosse informato su tutto questo. Mi state rispondendo picche, ma lo sappiamo, perché quello che volete fare è continuamente marginalizzare ed estromettere il Parlamento da qualsiasi tipo non solo di iniziativa, ma anche di controllo democratico. Noi siamo qua, siamo anche titolari di un sindacato ispettivo - si dice così - proprio per sottoporre a controllo - è previsto così - tutte le scelte del Governo, tutte le azioni di Governo.
Io dico, a nome anche del mio gruppo, che non mi arrendo nel chiedere trasparenza. Non mi arrendo. Già non mi sono arresa, perché abbiamo fatto un in Commissione per tentare di avere informazioni su questo fantomatico programma che, già da quasi sei mesi, dovrebbe avere messo in campo il commissario straordinario.
Ancora. Ho fatto richiesta di audizione del commissario straordinario e sembra che questa richiesta sia stata, in qualche modo, accolta e che, forse, a settembre, finalmente, ne conosceremo voce e volto, ma soprattutto conosceremo il lavoro, l'impegno che si sta mettendo, se di lavoro si tratta, se di impegno si tratta, su questo tipo di interventi.
Noi non ci arrendiamo, perché per noi la prima cosa è la trasparenza, per noi la prima cosa è verificare come vengono spesi i soldi pubblici, perché sono i soldi dei contribuenti, sono i soldi dei cittadini e delle cittadine di questo Paese. Non è possibile accettare che vengano sprecati un'altra volta, perché ricordo a me stessa che un piano carceri tanti, tanti anni fa era stato anche approntato e, poi, fu tutto un buco nell'acqua. Ecco, non vogliamo correre questo rischio, ma dobbiamo essere messi, come parlamentari, nella possibilità e nelle condizioni di esercitare le nostre prerogative. Ripeto, affinché tutti sappiano, anche fuori da quest'Aula: il Governo sta negando il fatto di poter controllare, come Parlamento, come vengano allocate le risorse che appartengono a tutti i cittadini e a tutte le cittadine. Non ci arrendiamo e continueremo, invece, con l'operazione di fiato sul collo
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/52 D'Orso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/53 Giuliano, parere favorevole con riformulazione: va bene, collega Giuliano? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/53 Giuliano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/54 Ascari, parere favorevole con riformulazione: va bene, collega Ascari? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/54 Ascari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/55 Cafiero De Raho, parere favorevole con riformulazione: va bene, collega? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/56 Perantoni, parere favorevole con riformulazione: va bene? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/56 Perantoni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/57 Bruno, parere favorevole con riformulazione: va bene? Colleghi, mi dite se va bene la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2551/57 Bruno? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/57 Bruno, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/58 Lomuti, sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Dichiaro aperta la votazione… chiede di intervenire? Revoco la votazione. Collega, era tutto un gesto molto complicato. Prego.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Chiedo scusa, Presidente.
PRESIDENTE. No, mi scusi lei.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Io vorrei semplicemente spiegare il motivo di quest'ordine del giorno, che riguarda alcune modifiche che il testo oggi in esame apporta al decreto legislativo n. 231 del 2007, con riguardo alla proliferazione delle armi di distruzione di massa, seppure le modifichi semplicemente nelle definizioni.
Penso che l'oggetto di quest'ordine del giorno sia di costante crescita all'interno anche della stessa nostra opinione pubblica, all'interno della nostra società, perché, a causa delle conseguenze dei conflitti ai quali stiamo assistendo, sia per quanto riguarda quello russo-ucraino, con riferimento al quale è stato paventato più volte il ricorso all'utilizzo delle testate nucleari, sia per quanto accaduto in Medio Oriente, con il bombardamento di 2 siti nucleari iraniani, credo che il tema delle testate nucleari, delle armi atomiche, comprese quelle di distruzione di massa, come le armi batteriologiche e le armi chimiche, sia tornato in auge.
Quest'ordine del giorno chiede al Governo di sensibilizzarsi, quindi di prendere le iniziative del caso e, magari, firmare quel Trattato, il TPNW, sul contrasto alla proliferazione delle armi nucleari. Le motivazioni del diniego risiedono nel fatto, a detta del Governo, che una simile scelta sia incompatibile con l'adesione alla NATO, ma questo non è vero, perché si può stare nella NATO, aderire al Trattato e, magari, iniziare anche una campagna di sensibilizzazione. L'Italia che si fa portavoce di una campagna di sensibilizzazione contro la proliferazione delle testate nucleari che, visti i tempi che corrono, da deterrente, a noi sembra un motivo in più di preoccupazione, anche perché l'utilizzo, ma anche il semplice incidente, che possa provocare un' militare che ci porti a un conflitto nucleare, non è da sottovalutare. È per questo che noi chiediamo al Governo una sensibilità in più, magari quel coraggio in più che porti il nostro Paese ad essere un Paese all'avanguardia su questo tema.
Il Trattato è stato firmato da moltissimi Stati; l'Italia nel 2017, quando aveva l'occasione, ha detto che era incompatibile con l'adesione alla NATO, ma questo, come ho detto prima, non è vero. Si può fare, si può intraprendere, oltre alla firma del Trattato, anche quell'iniziativa in più - magari, mi aspettavo una riformulazione da parte del Governo in questo senso -, cioè intraprendere quelle iniziative volte a promuovere e a sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema e anche gli altri Stati e andare verso l'apertura, la semplice riapertura di Trattati che vanno nel senso della diminuzione e, quindi, del disarmo dei Paesi che oggi detengono le testate nucleari.
Tutto qui, Presidente. Un semplice “no” da parte del Governo mi sorprende, anche perché era una cosa abbastanza innocua, un tema che viene molto sentito, tant'è che noi, nel nostro Paese, a Ghedi e ad Aviano deteniamo delle testate nucleari per la NATO. Sarebbe interessante anche capire cosa ne pensa la popolazione di quei territori: dai sondaggi sappiamo che i cittadini sono contrari a questo ricorso, a questo utilizzo, a questa proliferazione.
E allora, Presidente, io chiedo che venga votato in senso favorevole, più che altro perché mi sembra un ordine del giorno che vada nella direzione giusta, soprattutto che ponga il nostro Paese, il nostro Governo, finalmente controcorrente rispetto al ricorso, al grido sempre di armi, armi e armi. Io credo che un gesto del genere possa diventare anche un gesto distensivo, per promuovere anche quella diplomazia che noi abbiamo perduto perché, nel conflitto russo-ucraino e nei conflitti mediorientali, il nostro Paese, ormai, sulla diplomazia, ha perso ogni peso. Credo che questo potrebbe essere un ottimo segnale
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/58 Lomuti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/59 Amato, su cui il parere è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, signora Presidente. Noi siamo, da ieri, in quest'Aula a parlare di ordini del giorno. Io vorrei chiarire che cosa è un ordine del giorno a chi si è imbattuto, magari, in questa seduta d'Aula. L'ordine del giorno è una preghiera, è una richiesta al Governo di poter prestare un minimo di attenzione a un argomento che gli si suggerisce. Quindi, nessuna imposizione, è veramente solo una speranza di chi presenta l'ordine del giorno a che il Governo si interessi a quell'argomento. Ebbene, ieri, in quest'Aula, sono state bocciate due preghiere: una, che riguardava i bambini malati oncologici e una, che riguardava la proroga dell'APE sociale.
Giustamente, un collega ieri sottolineava l'importanza di questi due argomenti - e lo ringrazio per averlo fatto -, solo che aggiungeva che sono argomenti che vanno trattati seriamente, vanno trattati a fondo. Però, in questo provvedimento che discutiamo oggi, in questi ordini del giorno, non c'è nulla che tratti a fondo questi due argomenti.
C'è invece un'altra cosa: c'è la proroga di 7 anni di una società, di una struttura nata per uno scopo, per Milano-Cortina, che era stata tirata fuori dal DL sport e, meno di 24 ore dopo, inserita in questo provvedimento con firma dei tre relatori. Allora, mi è venuto un dubbio. Dico: ma perché questa insistenza? Ma cosa succede con questi 7 anni di proroga che sembravano una cosa più urgente dei bambini malati oncologici e della proroga dell'APE sociale? Ebbene, il signor Massimo Saldini, che è il direttore e l'amministratore, con questi 7 anni di proroga guadagnerebbe un altro milione e 260.000 euro. Allora, mi sono detto: deve essere un manager di altissimo livello, il signor Saldini, e non lo metto in dubbio.
Ho fatto una ricerca. Innanzitutto, a maggio 2025, la Corte dei conti ha aperto una verifica sulla gestione 2023, segnalando all'interno della Simico, di questa società che prorogate per 7 anni, anomalie relative alla sovrapposizione delle cariche tutte di Fabio Massimo Saldini e una transazione rilevante dopo la revoca di due dirigenti. Chi è questo Fabio Massimo Saldini? Dico: avrà fatto altre cose importanti. Sì. Precedentemente è stato dirigente presso Autostrada pedemontana lombarda e amministratore unico di Milano Serravalle. Porta in Simico competenza nel settore infrastrutturale. Solo che le pregresse perdite accumulate dal 2020 alla Pedemontana sono 97,9 milioni.
Al 31 dicembre 2024 il debito totale di Autostrada pedemontana lombarda ha superato 1 miliardo e 144 milioni. Il costo stimato del progetto è salito a 4 miliardi e 598 milioni. Ecco, allora mi sono detto: effettivamente porta un gran bagaglio, se si devono spendere soldi pubblici e, a maggior ragione, se deve intascare 1 milione e 260.000 euro di soldi pubblici. Non contano i bambini malati oncologici e non conta l'APE sociale
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Io entro un po' a gamba tesa su questo argomento, perché la proroga della società Milano-Cortina è fortemente collegata anche alla vicenda che riguarda tutti i problemi urbanistici edilizi, quello che poi noi chiamiamo comunemente “Salva Milano”. Il tema fondamentale è che c'è una connessione tra operatori che hanno qualche piccolo problema giudiziario con il “Salva Milano” e gli stessi operatori che stanno facendo delle opere proprio per Milano-Cortina, e mi riferisco al villaggio olimpico di Porta Romana.
Questa voglia del Governo di riuscire a trovare qualche deroga in qualsiasi provvedimento utile per andare a lavorare a Milano, con la prosecuzione di un modo di fare sbagliatissimo dal punto di vista della gestione urbanistica e della rigenerazione urbana della città, mi fa un po' pensare e mi fa anche preoccupare.
Trovo che questo Governo, come al solito, fa l'interesse di pochi e lavora veramente a stretto contatto con precise indicazioni soltanto di pochi gruppi imprenditoriali italiani e lascia la maggior parte delle imprese italiane con dei problemi economici che abbiamo già fatto presente oggi in quest'Aula .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/59 Amato, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/60 Cantone. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/60 Cantone, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/61 Baldino, parere favorevole con riformulazione. Onorevole Baldino, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/61 Baldino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/62 Cherchi, parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cherchi. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Grazie, Presidente. Ecco, prima di parlare del mio ordine del giorno, volevo porre l'attenzione su quello che è successo ieri da parte della maggioranza. Quindi, abbiamo capito che si può intervenire su ordini del giorno dell'opposizione - uno, due, tre: dipende - anche in modo scomposto. Volevo capire se questa nuova era, inaugurata dalla maggioranza, è un qualcosa che possiamo utilizzare anche noi e, quindi, se possiamo intervenire sempre su tutto, senza invece venire interrotti, come è successo ieri, da parte del Presidente di turno. Questa è una domanda che mi faccio. Poi, vengo al mio ordine del giorno.
L'articolo 15 del provvedimento portato in Aula reca disposizioni urgenti in materia di agricoltura. In particolare, il comma 2 incrementa la dotazione del Fondo per l'innovazione in agricoltura di 47 milioni per l'anno 2025, al fine di sostenere l'innovazione nei settori dell'agricoltura e favorire la modernizzazione delle imprese. Da qui la volontà di presentare un ordine del giorno su un tema importantissimo.
Apro e chiudo un'altra parentesi. Si fa tantissima pubblicità su questo argomento: “salvate le api” perché, quando non ci sarà più nessuna ape, moriremo tutti . In televisione praticamente lo dicono ogni giorno: salvate le api. Da qui la mia volontà di presentare un ordine del giorno sul tema importantissimo degli impollinatori, di cui, tra l'altro, è un grande estimatore il Ministro Lollobrigida, come mi è stato riferito da più parti. Non voglio dire da quali parti. Non tutti sanno che dalla salute delle api dipende un terzo del cibo che mangiamo. Ragazzi, un terzo del cibo che mangiamo! Grazie a loro, vengono garantiti il funzionamento dell'ecosistema e la sicurezza alimentare. Di fatto, le api e gli impollinatori sono responsabili per le loro funzioni del 75 per cento delle coltivazioni alimentari mondiali e della salute del 35 per cento dei terreni agricoli globali. Secondo l'ISPRA, il valore economico del lavoro degli impollinatori in Italia si aggira sui 2-3 miliardi. La moria delle api è un fenomeno che desta preoccupazione a livello globale, con conseguenze gravi per l'ambiente e l'agricoltura. È un problema multifattoriale le cui cause includono l'uso dei pesticidi - questo è importante -, i cambiamenti climatici, la perdita dell'habitat e la diffusione di malattie e parassiti.
Ma voglio mettere l'accento sull'uso dei pesticidi. Con quest'ordine del giorno intendevamo - intendevo - impegnare il Governo a promuovere la ricerca verso pratiche agricole sostenibili ed ecocompatibili che permettano la riduzione, se non l'azzeramento, dell'uso dei fitosanitari e dei pesticidi in agricoltura. E chiedevo, anzi pregavo, il Governo - come dice il mio collega: una preghiera - di sostenere le attività di monitoraggio degli allevamenti apistici italiani.
Quindi, il vostro parere negativo che cosa ci fa capire? Che a voi dell'agricoltura e degli agricoltori non interessa assolutamente niente ed è bene che si sappia.
Riprendo anche quanto detto dall'onorevole Caso. Non è che al Governo non interessino i Campi Flegrei: al Governo non interessa niente di niente di niente, se non favorire i soliti noti e comprare armi per continuare a massacrare i gazawi.
So che è inutile, ma dobbiamo ricordare - riprendo l'argomento delle api e dei fitofarmaci - che, se muoiono le api, moriamo tutti e, quindi, ne va del futuro dei nostri figli. È chiaro, so che è inutile dirvi “votate favorevolmente su questo mio ordine del giorno”. È assolutamente inutile, però io comunque chiedo, faccio una preghiera affinché votiate favorevolmente, per impedire che i pesticidi uccidano in modo definitivo le api e gli impollinatori in generale .
PRESIDENTE. I deputati Provenzano e Aiello sottoscrivono l'ordine del giorno in esame.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/62 Cherchi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Il Governo ha chiesto di intervenire perché deve cambiare due pareri. Sull'ordine del giorno n. 9/2551/63 Sergio Costa, Sottosegretaria? Colleghi, scusate…
SANDRA SAVINO,. Grazie, sì. Allora, modifico il parere sull'ordine del giorno n. 9/2551/63 Sergio Costa, che diventa favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di prevedere iniziative per la sperimentazione in campo delle tecniche di evoluzione assistita, al fine di valorizzare i risultati della ricerca scientifica e sostenere lo sviluppo del settore agricolo”.
PRESIDENTE. E poi sull'ordine del giorno n. 9/2551/68 Carmina, Sottosegretaria? Se me li dà insieme, così almeno…
SANDRA SAVINO,. Va bene, facciamo direttamente. Allora, per quanto riguarda…
PRESIDENTE. L'ordine del giorno n. 9/2551/68 Carmina…
SANDRA SAVINO,. Sì, sull'ordine del giorno dell'onorevole Carmina, lasciando le premesse e togliendo esclusivamente il primo e il quarto impegno, il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Quindi, parere favorevole con questa riformulazione.
L'ordine del giorno n. 9/2551/63 Sergio Costa ha un parere favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/64 Riccardo Ricciardi, su cui il Governo ha dato parere contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Parliamo di economia. Pensiamo di sentire una qualche posizione del Governo e una qualche misura del Governo, ma poi però vediamo che le posizioni vere e la politica vera, che si fa per le nostre future generazioni, il Governo Meloni le realizza in Europa, seguendo in Europa quello che la Commissione europea di Ursula von der Leyen fa e che, di fatto, influenza tutto quello che facciamo qua.
Quindi, una Commissione europea che, dopo le elezioni di Donald Trump, decide di rispondere con un piano di investimento che si chiama di 800 miliardi di euro e poi si trova sorpresa dai dazi, senza sapere sostanzialmente cosa fare e parlando di cifre a caso.
Questa è la Commissione che abbiamo e, quindi, noi oggi presentiamo quest'ordine del giorno, relativo all'accordo che è stato siglato in un campo da golf di Donald Trump; cioè, rispetto a questo accordo, che vincola migliaia di aziende e milioni di lavoratori, l'Unione europea non ha avuto neanche la forza di dire “facciamolo almeno in una sede istituzionale”. No, andiamo dal sovrano, nel suo campo da golf, e firmiamo un accordo.
E non abbiamo ancora capito la posizione della Premier Meloni. Io vorrei che qualcuno si alzasse e mi dicesse se la Premier Meloni ha detto che vanno bene i dazi al 15 per cento o non vanno bene. Non si capisce , anche da quello che ci dice Giorgetti, il nostro Ministro dell'Economia, che è in un partito che in realtà dice tutto e il contrario di tutto; quindi, davvero, siamo alla farsa.
E, poi, vi è un accordo su cui ieri Trump ha detto: “no, non va bene, dovete continuare a ridarmi i soldi”. Quindi, io credo che censurare l'operato della Commissione di Ursula von der Leyen sia fondamentale.
E, a proposito di quest'ordine del giorno, bisogna però avere un po' di memoria in questo Paese. Io ricordo quando la Premier Meloni e il Vice Premier Salvini, in piena pandemia, mentre eravamo nel pieno del dramma sanitario, accusavano il Governo di aver attivato il MES e gridavano al tradimento; e oggi - voi sì, col favore delle tenebre - attivate lo strumento SAFE: 14 miliardi di prestiti che spenderete in armi. Voi fate questo: indebitate il Paese per comprare armi. Questo state facendo!
Quindi, noi vorremmo che da questo Parlamento ci fosse una posizione chiara rispetto a questo accordo assolutamente negativo per le nostre imprese e per i nostri concittadini.
Ma tanto non la pagheranno le grandi realtà economiche a cui voi state facendo favori e a cui voi state, ovviamente, spianando sempre di più la strada. Tutto questo lo pagheranno le lavoratrici e i lavoratori di questo Paese. Perché la pagano sempre i più poveri, la pagano sempre i più fragili, la pagano sempre gli ultimi, ma a voi non interessa, andate avanti, tanto dovete sostenere questo indirizzo che date all'Europa.
Perché voi lo date un indirizzo all'Europa: voi siete i primi a parlare dell'importanza di investire in difesa, siete i primi a non disturbare il manovratore.
E siamo arrivati a quanto leggiamo nei libri di storia per cui, quando la realtà centrale dell'impero era in crisi, essa chiedeva alle zone più periferiche dell'impero di portare grano nella capitale, perché c'era bisogno di grano nella capitale. Questo sta succedendo: gli Stati Uniti stanno chiedendo grano alla periferia dell'impero, che siamo noi, e noi glielo stiamo portando e gli diciamo anche “grazie”. Questi sono i sovranisti, questi sono i patrioti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Un po' a conferma di quello che diceva il collega Ricciardi - di cui sottoscrivo l'ordine del giorno e lo sottoscrivo per un motivo politico -, io voglio leggervi per dieci secondi un'agenzia che è uscita ieri: Trump minaccia di imporre dazi al 35 per cento all'Unione europea se non rispetterà gli impegni di investimento. Apro virgolette: “L'UE ci ha assicurato 600 miliardi di dollari di investimenti per farci quello che vogliamo (…). L'unica ragione per cui li ho abbassati al 15 per cento è stata questa”. Tradotto: o mi pagate, o vi aumento i tassi. È l'atteggiamento dell'usuraio questo è quello che fa un “cravattaro”, si dice a Roma.
Allora, quello che voglio chiedervi è: come avete fatto a ridurvi in questa maniera? Il punto è che, nella vostra politica internazionale, tre cose rimarranno agli atti di questi tre anni. A parte le copertine che andate vantando - magari leggerei anche i testi, oltre alle copertine -, rimarranno tre cose: avete abbassato la testa di fronte alla von der Leyen quando avete accettato il Patto di stabilità (12 miliardi); avete abbassato la testa a Netanyahu quando avete deciso di aumentare l' delle armi verso Israele (triplicato, quadruplicato, 154 milioni di armi che stiamo importando da Israele): state finanziando un massacro e non ve ne rendete conto , avete abbassato la testa anche lì; avete abbassato la testa anche a Trump quando siete andati lì con gli sforzi, le tasse degli italiani a dire: “prenderemo il tuo gas al quadruplo del prezzo, compreremo le tue armi”.
Allora, la domanda vera è questa: quanto ci sta costando la vostra sottomissione? Questa è la domanda a cui voi dovete rispondere: se c'è un potere forte a cui non state abbassando la testa e se non vi vergognate a chiamarvi ancora “sovranisti” dopo tutto quello che state facendo in politica internazionale.
Se questo Governo ci vuole rispondere, ne saremmo assolutamente felici
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il collega Provenzano. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per una brevissima dichiarazione di voto favorevole su quest'ordine del giorno e per ricordare a tutto il Parlamento che, se avessero vinto i democratici americani, non sarebbe stato indifferente rispetto alla vittoria di Trump e sarebbe stato molto meglio per l'Italia e per l'Europa .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/64 Riccardo Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/65 Cappelletti, su cui c'è un parere favorevole con riformulazione: colleghi, mi dite se va bene? No? Quindi, lo votiamo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/65 Cappelletti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/66 Auriemma, su cui c'è un parere favorevole con riformulazione: va bene, collega? La accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/67 L'Abbate, su cui c'è un parere favorevole con riformulazione: la accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/68 Carmina, su cui c'è un parere favorevole con riformulazione: non la accetta e chiede di intervenire. Quindi il parere è contrario. Prego, ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Ringrazio il Governo per l'attenzione data ad alcuni punti degli impegni da me richiesti, ma non posso accettare per un motivo fondamentale. L'utilizzo dell'acqua dissalata rappresenta solo una pezza temporanea rispetto all'emergenza della siccità e non è ecologicamente neutra, perché produce la salamoia - che non è semplicemente sale - e ha costi del servizio altissimi.
Per questo, non posso accettare che venga espunto l'impegno “a promuovere un utilizzo contingentato degli impianti di dissalazione durante l'emergenza idrica”. Infatti, colleghi, questo potrebbe diventare un cavallo di Troia: da noi succede spesso che una cosa si faccia per motivi temporanei e poi diventi definitiva. Di ben altre soluzioni ha bisogno, in linea definitiva, la Sicilia contro l'emergenza idrica: soluzioni infrastrutturali, come il rifacimento delle reti.
Che senso ha immettere nelle reti dell'acqua, che costa da 5 a 25 volte di più di quella ricavata dai pozzi, che sarebbe a 0,10 centesimi, o di quella venduta da Siciliacque a 60 centesimi al metro cubo, fra le acque più care d'Italia? Prima - o contemporaneamente - bisogna provvedere al rifacimento delle reti idriche e all'adeguamento degli impianti di depurazione, per cui noi siamo in infrazione con l'Unione europea e paghiamo centinaia di milioni di euro! Così come bisogna provvedere al collaudo e alla messa in sicurezza delle dighe, perché diventino operative. Pensate che sfregio quando uno ha una diga piena, come la diga Trinità, ed è costretto a sversare il prezioso liquido in mare, perché la diga non è collaudata e si promette da tempo di collaudarla.
Con riferimento ai dissalatori di Trapani, Gela e Porto Empedocle, per Trapani se ne parlerà il prossimo anno, su Gela è calato il silenzio e Porto Empedocle è l'emblema del disastro causato da chi vive l'emergenza non come occasione per dare risposte celeri alle esigenze drammatiche di una società, ma come occasione di propaganda o, peggio ancora, magari per attuare logiche poco trasparenti e affaristiche, con la fretta di comunicare che si trasforma in . Infatti, si era promesso che questi dissalatori sarebbero stati operativi prima dell'estate, per portare sollievo nell'emergenza estiva.
Fra l'altro, quest'anno, abbiamo avuto temperature altissime, oltre i 40 gradi per mesi, con incendi devastanti e nessun sollievo rispetto alla sete. Così abbiamo visto due inaugurazioni, separate, lo stesso giorno, del dissalatore di Porto Empedocle, perché, rispetto a questa emergenza, abbiamo due cabine di regia e due commissari, uno regionale e uno nazionale, venuti separatamente. Di prima mattina, il presidente della regione Sicilia ha aperto il rubinetto: eccola là, l'acqua per Porto Empedocle e Agrigento! Ma si è guardato bene dal berla, perché, nei fatti, ancora non si sa neppure se quest'acqua sia potabile o immettibile nelle reti. E, subito dopo, verso mezzogiorno, è arrivato il Sottosegretario Morelli, con l'altro commissario dell'acqua, l'ingegner Dell'Acqua - , verrebbe da dire -, i quali hanno inaugurato lo stesso dissalatore. Di fatto, però, c'è sempre un rinvio, ma neanche quello è ancora operativo.
E c'è un ulteriore problema. Perché parlo di logiche affaristiche e di poca trasparenza? Fra l'altro, c'è anche la devastazione di un territorio. Infatti, a Porto Empedocle - a differenza degli altri due siti di Gela e Trapani, dove sono stati scelti i siti in cui erano già presenti dissalatori e potabilizzatori -, invece di scegliere il sito della zona industriale ad ovest della città, dove c'erano già ben due dissalatori, uno dei quali è uno dei più moderni della Sicilia, inopinatamente, si è scelto di collocare un dissalatore mobile in una zona centrale, in pieno centro, su una spiaggia pubblica destinata a fini balneari e turistici, un luogo identitario di grande pregio storico-paesaggistico, perché è la spiaggia citata e dove hanno vissuto sia Luigi Pirandello, che scrive “perché lì, sulla spiaggia urge la vita”, sia Andrea Camilleri, perché è l'inizio, l', della strada di Marinella.
L'emergenza non dà l'autorizzazione a devastare un territorio, impoverirlo, negargli il futuro e l'identità e a danneggiare cittadini e imprese di una città, peraltro, a vantaggio di un'altra città, perché quest'acqua, in realtà, è destinata non a Porto Empedocle, ma ad Agrigento. Allora, immaginate che vengano a casa vostra, dove manca l'acqua e sventrino la vostra casa per portare l'acqua nell'appartamento vicino; non si capisce perché voi dobbiate avere una rovina addosso, mentre l'acqua è destinata ad altri.
Per questo, in questo decreto Economia avevo chiesto un indennizzo attraverso quest'ordine del giorno per le città di Gela, Trapani e Porto Empedocle. Infatti, un dissalatore operativo 24 ore su 24 non è qualcosa di irrilevante dal punto di vista ecologico: pensate al rumore costante, essendo situato in pieno centro, fra l'altro, a ridosso della capitaneria di porto e degli alloggi dei militari, che costantemente sentono questo rumore, con una salamoia che viene riversata sulla spiaggia, a 70 metri dalla linea della battigia, con 150 litri di sale al secondo.
Per questo, avevo chiesto che l'uso fosse limitato al momento della vera emergenza. E penso che una seria riflessione su quanto accade vada assolutamente fatta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Con il consenso della collega Carmina, vorremmo sottoscrivere l'ordine del giorno, aggiungendo che quello che abbiamo visto in queste settimane sono delle vere e proprie scene da Istituto Luce, con il presidente della regione siciliana che apre il rubinetto, 30 secondi di video, e poi restano tutti i problemi a carico dei siciliani e dei malcapitati abitanti delle province, in particolare di Caltanissetta, Enna e Agrigento che, in questo momento, sono quelli che più patiscono la sete e l'assenza di misure idonee.
Resta tutta una serie di criticità, si è parlato di alcune zone d'ombra. Noi vorremmo ricordare che questi dissalatori realizzati con soldi pubblici oggi vengono gestiti e saranno gestiti, tutti, dai privati e continuano a mancare misure idonee per garantire un miglioramento strutturale delle reti idriche, che è quello che serve in Sicilia. Tanti finanziamenti promessi e ancora nessun intervento vero iniziato per lenire i disastri della rete idrica siciliana.
C'è una parte dell'ordine del giorno che è particolarmente rilevante, che è quella che riguarda anche gli indennizzi. Ci sono stabilimenti balneari, alberghi, imprese, attività legate alla viticoltura, che stanno subendo danni evidentissimi e, in alcuni casi, irreparabili. C'è questo aspetto degli indennizzi, su cui il Governo continua a fare melina, che, invece, è particolarmente urgente. Serve agire e serve agire presto .
PRESIDENTE. Gli onorevoli Aiello, D'Orso, Marino, Iacono, Scerra e L'Abbate sottoscrivono l'ordine del giorno in esame. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/68 Carmina, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/69 Morfino, con parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/69 Morfino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Gli onorevoli Aiello e D'Orso sottoscrivono l'ordine del giorno.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/70 Ilaria Fontana, accolto come raccomandazione: non va bene, lo votiamo. A questo punto, devo chiedere al Governo il parere sull'ordine del giorno n. 9/2551/70 Ilaria Fontana: era accolto come raccomandazione, ma non va bene; siccome lo votiamo, deve darci un'indicazione per l'Aula. Sottosegretaria, deve darmi un'indicazione per l'Aula sull'ordine del giorno n. 9/2551/70 Ilaria Fontana, perché lo votiamo. La collega Ilaria Fontana non ha accolto la raccomandazione. Parere contrario?
SANDRA SAVINO,. Parere contrario.
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/70 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/71 Santillo, parere favorevole con riformulazione: la riformulazione non è accolta. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/71 Santillo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/72 Torto, accolto come raccomandazione: non va bene.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO(M5S). Grazie, Presidente. Spero di essere breve, però questo Governo è micidiale. Io sto chiedendo quanto è contenuto in quest'ordine del giorno esattamente da due anni, dal 2023, quando il dissesto idrogeologico è diventato un problema per le realtà territoriali, quelle dove voi vi recate a stringere le mani a sindaci, vice sindaci, dicendo che risolverete tutti i problemi del globo terracqueo. Ebbene, a quei posti, voi, però, quando sedete su quei banchi, negate anche il più urgente aiuto. Mi riferisco all'ordine del giorno che ho presentato oggi e che questo Governo continua a non accettare: parlo dell'aiuto e del sostegno alle zone dei comuni di Chieti e di Bucchianico, che molti colleghi della maggioranza conoscono perché, addirittura, hanno spacciato ordini del giorno, come emendamenti in quel caso, come come “tutto è compiuto”, “abbiamo risolto il problema”.
Sottosegretaria, ieri il collega Rizzetto - tramite lei, Presidente -, diceva: colleghi, un ordine del giorno non è risolutivo. Ebbene, ci viene data una notizia da Fratelli d'Italia perché, durante la legge di bilancio, invece, gli ordini del giorno erano diventati “tutto è compiuto”. E sulla questione di Chieti e di Bucchianico, di questi due comuni, pensi un po', Sottosegretaria, lei non lo sa, ma venti giorni fa c'è stato un tavolo di lavoro presso il Ministero del Ministro Musumeci e la notizia che emergeva da questo tavolo, gliela leggo perché è stata questa: vertice al Ministero, fumata bianca; emergenza frane nel teatino, via libera al piano da 50 milioni di euro. E le dico anche il sottotitolo, perché mi piace raccontare queste cose, perché sono le cose che, poi, voi avete raccontato ai cittadini, ingannandoli. Ebbene, nell'incontro a Roma, il governatore (sarebbe il grande presidente di regione Abruzzo, Marco Marsilio), il sindaco (sarebbe il sindaco di Chieti), accompagnato dal vice sindaco di Bucchianico, il presidente del consiglio comunale e i parlamentari di maggioranza che siedono ora in quest'Aula - e vedremo cosa voteranno oggi - dicono: torniamo a casa con un percorso definito e condiviso; adesso l'obiettivo è velocizzare i tempi.
Pensi un po', Sottosegretaria. Oggi, a venti giorni, per aiutarvi a velocizzare i tempi - perché sono due anni che chiedo questa cosa e non avete fatto nulla -, ho detto: avete promesso 50 milioni di euro, datecene almeno 7,5 milioni; 7,5 milioni dei 50 promessi venti giorni fa dal Ministro Musumeci, che tutti in maggioranza applaudono. Avete detto: no, però, ragazzi, non possiamo approvarlo, perché abbiamo paura di non tener fede alle nostre promesse. E fate bene ad avere paura, però, grazie a Dio, con quest'ordine del giorno cade la maschera, perché voi non avete un euro per aiutare questi territori. E, allora, quello che andate raccontando ai giornali, che andate sventolando ai comitati di quartiere, sono soltanto balle.
E oggi, con riferimento a questa raccomandazione, quale raccomandazione le serve? Le raccomandazioni della nonna? Ma mi faccia capire: il Ministro dice che ha 50 milioni di euro e voi, oggi, non accettate di darcene 7,5 milioni? Con urgenza, Sottosegretaria. Sa perché le parlo di urgenza? Perché queste famiglie di Chieti e Bucchianico hanno dovuto lasciare le loro abitazioni due anni fa. E da due anni aspettano il vostro aiuto e voi, dopo due anni di ritardo, non solo rubate le idee di questa opposizione e ve le rivendete come vostre, ma non riuscite a dare neppure un parere favorevole ai vostri propositi. Quindi siete doppiamente ipocriti. Questa è una notizia che va data ai territori, perché così i sindaci e i vice sindaci, anziché venirvi a stringere la mano, vi diranno che crederanno a voi soltanto quando sarà tutto nero su bianco, perché delle chiacchiere ne abbiamo fin sopra la cima dei capelli.
E vi dico un'ultima cosa: che voi, oggi, avete svelato due verità. Da una parte è caduta la maschera e, dall'altra, adesso, Sottosegretaria, lei sarà costretta a dare un'indicazione all'Aula, e quando darà l'indicazione di un parere contrario, io sono curiosissima di sapere che cosa faranno i deputati di Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia abruzzesi, presenti in quest'Aula: al massimo, resterà loro la dignità di alzarsi e andare via, perché non sono riusciti a convincere neppure il loro Governo ad aiutare queste famiglie. E sono certa che arriveranno, domani mattina, nei nostri territori, a dire che è tutta una balla. Eh no, signori, non è una balla, perché 7,5 milioni non sono arrivati e voi non volete velocizzare i tempi: voi siete lì a racimolare voti per la campagna elettorale delle comunali che arriverà nel 2026. Ma, badate bene, noi la verità la racconteremo fino all'ultimo giorno e i cittadini ve ne chiederanno conto e vi daranno il responso, ne siamo sicuri .
PRESIDENTE. La Sottosegretaria, per le vie brevi, ci ha detto che il parere è contrario. Comunque, è l'ordine del giorno il n. 9/2551/72 Torto.
SANDRA SAVINO,. Contrario.
PRESIDENTE. Onorevole Sottanelli, vuole sottoscrivere?
GIULIO CESARE SOTTANELLI(AZ-PER-RE). Sì, l'ordine del giorno della collega.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/72 Torto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/73 Raffa. Onorevole Raffa, accoglie la riformulazione? No, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/73 Raffa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/74 Francesco Silvestri. Onorevole Silvestri, accoglie la riformulazione? No? Ha chiesto di parlare il collega Francesco Silvestri. Ne ha facoltà, per 5 minuti e mezzo.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). No, perché è una riformulazione che indebolisce un ordine del giorno già molto generico e sostanziale. Non riesco a capire perché non si accetti, un ordine del giorno che chiede: “ad accompagnare le misure recate dalla disposizione citata in premessa con l'adozione urgente delle opportune iniziative, anche di carattere normativo, volte alla riduzione del costo dell'energia al fine di sostenere e compensare economicamente famiglie ed imprese (…)”.
Vi chiedo come mai abbiate riformulato, in maniera da indebolirlo, un ordine del giorno del genere. Mi rifaccio un po' al piano dell' che il Ministro Tajani ha presentato quest'anno, che dice una cosa condivisibile, dal mio punto di vista: “Il sostegno a 360 gradi all'italiano è priorità di politica estera di questo Governo”. E sin qui ne siamo felici. Continua: “Il nostro potrà aumentare rilanciando la produzione, attraverso (…) l'abbattimento del costo dell'energia”. Dall'altra parte, invece, ci viene detta un'altra verità. Questo è “il favoloso mondo di Tajani”. Poi c'è un altro mondo, che è quello reale, dove ci vengono forniti dati completamente diversi: un'impresa ci ha detto che, nel 2024, le imprese italiane hanno pagato l'energia elettrica il 47 per cento in più rispetto alla Francia e il 42 per cento in più rispetto alla Spagna. Ora capite, colleghi - e questo lo dico in maniera costruttiva -, che non c'è competitività per le nostre imprese, se la bolletta di un nostro capannone o di una nostra impresa, che cerca di rilanciarsi nel mercato europeo, costa il 45 per cento in più rispetto a una francese o a una spagnola ! Non c'è competizione! Da qui, nasce quest'ordine del giorno, dalla vostra volontà espressa di aiutare la competitività internazionale, diminuendo il costo dell'energia.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Allora, alcune soluzioni ve le abbiamo date. Vi abbiamo proposto di disallineare, disaccoppiare, il prezzo dell'energia da quello del gas, di fare una riforma strutturale del mercato elettrico, di intervenire sugli oneri fissi, anche tassando gli extraprofitti energetici.
Mi rivolgo ai colleghi di Forza Italia e della Lega: con il Governo Draghi lo abbiamo fatto. Con il Governo Draghi abbiamo fatto una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche, che ha portato due miliardi di euro nelle nostre casse e da lì si è intervenuti. Può essere fatto di più, può essere fatto di meno. Benissimo, ma il principio era giusto. Che vi è successo? Cioè, con Draghi avete tassato gli extraprofitti delle società energetiche e con la Meloni no? Mi state dicendo che la Meloni, su questo, è più moderata di Draghi? Questa è una notizia ! Quindi il punto è questo, colleghi.
Benissimo, non vi vanno bene le nostre proposte? Ne avremmo altre 5, 6, 7. Se parliamo dal punto di vista dell'energia e si accende il microfono della collega Ilaria Fontana o di Emma Pavanelli, restiamo qui e torniamo direttamente a settembre, visto le proposte che hanno in questa materia. Però, non vi stanno bene. Benissimo. Allora diteci le vostre. Per quanto riguarda l'auspicio di Tajani di essere competitivi, addirittura in ambito internazionale, abbassando i costi dell'energia? Perfetto, ma è la lettera a Babbo Natale: diteci come. Non vi va bene quello che dice il MoVimento 5 Stelle? Diteci come. Non ci rispondete con “il nucleare tra 40 anni”. È oggi che abbiamo bisogno di risposte politiche ! Le nostre imprese hanno bisogno oggi!
Quindi, risparmiateci la retorica del nucleare e cercate di spiegarci come volete rilanciare il nostro settore produttivo, visto che siamo al ventiseiesimo mese di calo della produttività
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/74 Francesco Silvestri, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Onorevole Alifano, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/2551/75? Sì. Onorevole Sportiello, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/2551/76? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/76 Sportiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/77 Gubitosa. Onorevole Gubitosa, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/77 Gubitosa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'onorevole Buonguerrieri accetta la riformulazione del suo ordine del giorno n. 9/2551/78.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/80 Malavasi. Onorevole Malavasi, accetta la riformulazione? No. Ha chiesto di parlare l'onorevole Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. In quest'ordine del giorno parliamo dell'assegno di inclusione. In realtà, mi pare che la riformulazione che ha proposto la Sottosegretaria non sia coerente con quello che abbiamo chiesto. Infatti, nella riformulazione si parla genericamente della possibilità di valutare, compatibilmente con i vincoli della finanza pubblica, misure per semplificare le procedure di accesso e rinnovo delle misure di inclusione sociale.
In realtà, sappiamo bene come l'assegno di inclusione abbia presentato, fin dalla sua nascita, diverse criticità per la complessità e per la rigidità delle procedure e per la difficoltà di accesso di alcune fasce di popolazione, che hanno meno competenze digitali.
Tutto questo ha generato, ovviamente, un forte impatto delle procedure sugli operatori, in particolare sugli operatori sociali e sociosanitari, che hanno visto un aumento dei carichi di lavoro, essendo chiamati a gestire sia le procedure amministrative, sia tutte le attività di accompagnamento e di inclusione, tra l'altro, dovendo anche affrontare le tensioni che si generano tra chi fa le richieste e chi, invece, deve affrontare, a volte, anche dinieghi o difficoltà di mediazione.
A fronte di queste criticità strutturali su questo modello, abbiamo chiesto non soltanto di semplificare, che è una cosa di buonsenso. Abbiamo fatto una domanda precisa, proprio perché, quando l'assegno di inclusione viene rinnovato, si attiva con un rinnovo automatico (con un patto di attivazione digitale) e, entro 120 giorni, il beneficiario deve presentarsi di nuovo ai servizi sociali, rifare tutta la modulistica e riverificare tutti i criteri dell'accesso.
Visto che sono tutte famiglie già seguite e i beneficiari sono già seguiti da un anno o da 18 mesi (quindi, c'è una continuità della richiesta), crediamo sia una richiesta di buonsenso proporre l'esonero dall'obbligo di presentazione per il primo appuntamento presso i servizi sociali, ossia quello che deve avvenire entro 120 giorni.
Ricordo, tra l'altro, a tutti noi che i beneficiari sono tenuti a presentarsi anche ai servizi sociali o agli istituti di patronato ogni 90 giorni, con una continuità che continua, comunque, a generare una pesantezza e un carico di lavoro che, certamente, non aiutano l'efficacia e la celerità, neanche nel dare buone risposte ai nostri cittadini.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Ci chiedete di accettare una riformulazione un po' generica, che riguarda semplicemente un impegno ad adottare misure di semplificazione che non riguardano e non sono coerenti, invece, con la richiesta puntuale che abbiamo fatto.
Quindi, mi chiedevo se fosse possibile valutare una riformulazione, perché la richiesta che abbiamo fatto è puntuale e non generica, proprio perché crediamo che snellire le procedure burocratiche in fase di rinnovo, alleggerire il carico della burocrazia sui servizi che sono già oberati nel dare risposte alle nuove fragilità dei cittadini e ai nuovi bisogni sia una richiesta di buonsenso e anche un'ottimizzazione delle risorse e delle persone che lavorano e oggi hanno in carico tante povertà, sapendo bene quanto le povertà stanno aumentando .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/80 Malavasi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2551/81 Boschi il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/82 Faraone, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/82 Faraone, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/83 Gadda, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/83 Gadda, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/84 Del Barba, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/84 Del Barba, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/85 Giachetti, il parere è favorevole con riformulazione. Va bene? È indeciso? Sì.
Sugli ordini del giorno n. 9/2551/86 Centemero e n. 9/2551/87 Candiani il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/88 De Monte, il parere è favorevole con riformulazione. Onorevole, accetta la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/89 De Bertoldi, il parere è favorevole con riformulazione. Onorevole, accetta la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/90 Bonetti, il parere è favorevole con riformulazione. Va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/91 Benzoni, il parere è favorevole con riformulazione. Va bene? No, lo votiamo.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/91 Benzoni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/92 Toni Ricciardi, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2551/92 Toni Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2551/93 Girelli, il parere è favorevole con riformulazione. Onorevole, accetta la riformulazione? Va bene.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Steger. Ne ha facoltà.
Colleghi, sempre in silenzio l'uscita, per consentire al deputato Steger di fare il suo intervento.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Facciamo uscire?
PRESIDENTE. Vuole attendere che ci sia silenzio? Colleghi, vi prego di uscire in silenzio dall'Aula, qualora non voleste ascoltare gli interventi previsti, perché il collega Steger ha diritto di parlare nel silenzio dell'Aula. Lasciamoli un attimo defluire. Prego collega, proviamo.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Il decreto in questione è un provvedimento ampio, complesso, che tocca insieme infrastrutture e sostegno alle imprese, politiche sociali, Protezione civile ed enti territoriali. Un testo che nasce dall'urgenza, ma che deve poggiare su due pilastri essenziali: efficienza e crescita sostenibile.
Primo punto. Come liberale e convinto sostenitore dell'economia sociale di mercato, credo che lo Stato non debba sostituirsi al mercato, ma creare le condizioni perché il mercato funzioni: regole chiare, concorrenza leale, coesione sociale. Questo decreto contiene interventi che vanno in questa direzione: rifinanziamento di opere strategiche, sostegno a settori produttivi, valorizzazione dell'innovazione. Ma - e lo dico con chiarezza - ogni euro speso deve produrre crescita, lavoro e opportunità.
Secondo punto, infrastrutture: bene l'estensione del Fondo per l'avvio di opere indifferibili anche a interventi fuori dal PNRR, ma servono criteri chiari, pubblici e trasparenti. Propongo che ogni progetto sia accompagnato da analisi costi-benefici pubblica e pubblicata in un portale perché la trasparenza non è un orpello, è garanzia di fiducia.
Terzo punto, sostegno alle imprese. Apprezziamo il rafforzamento del Fondo di garanzia per le PMI e i fondi per l'innovazione agricola, ma, colleghi, il sostegno non può essere solo episodico. Serve passare a incentivi fiscali automatici, legati a chi investe in occupazione stabile, digitalizzazione e sostenibilità. Non sussidi a pioggia, ma leve che incoraggino il rischio imprenditoriale e premino chi crea valore.
Quarto punto, l'Ilva: sì, il provvedimento tocca anche il futuro dell'ex Ilva. La gestione commissariale viene prorogata, si apre a nuovi piani industriali e ad accordi di programma per garantire continuità produttiva e bonifica ambientale. Colleghi, l'Ilva è un banco di prova per la nostra politica industriale. Propongo che il piano di rilancio includa decarbonizzazione del ciclo produttivo, con operatori privati internazionali, tempi certi per le bonifiche. Non possiamo scegliere tra lavoro e ambiente, dobbiamo garantire entrambi.
Quinto punto, innovazione e capitale umano. Il sostegno all'Istituto italiano di ricerca sull'intelligenza artificiale è un passo avanti, ma, se vogliamo che l'innovazione diventi sistema, dobbiamo introdurre un credito d'imposta pluriennale per le imprese che investono in ricerca e sviluppo con università e centri pubblici. Solo così creeremo un ecosistema che trattiene talenti e attira investimenti.
Sesto punto, e responsabilità. Bene le norme di revoca per i progetti fermi, ma aggiungiamo un meccanismo premiale. Chi conclude le opere in anticipo e sotto deve poter reinvestire i risparmi in nuovi progetti sul territorio. Premiare chi fa bene è la migliore riforma possibile.
Colleghi, questo decreto non è perfetto, ma ha potenzialità reali. Con più trasparenza, più incentivi strutturali, un rilancio serio dell'Ilva e investimenti in innovazione e premi per l'efficienza, esso può diventare uno strumento di crescita concreta.
Per queste ragioni e con queste premesse, il nostro voto sarà un'astensione costruttiva, perché vogliamo un Paese che investe bene, che valorizza le sue imprese e che coniuga sviluppo e coesione sociale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, oggi siamo chiamati a esprimere il nostro parere e il nostro voto su un decreto-legge che porta un titolo molto rilevante: “Disposizioni urgenti per il finanziamento di attività economiche e imprese, nonché interventi di carattere sociale e in materia di infrastrutture, trasporti ed enti territoriali”, noto alle cronache giornalistiche con il nome di DL Economia. E quindi, di fronte a questa altisonanza, è lecito farsi delle aspettative. Aspettative che non possono che riguardare, ad esempio, il PIL già in diminuzione e per cui si prevede un'ulteriore diminuzione dello 0,5 per cento, se la vicenda dei dazi finirà così; oppure non possono che riguardare la vicenda dei dazi, con il settore del messo sotto pressione; o la vicenda della pressione fiscale, salita di oltre un punto percentuale, o della produzione industriale che anche a maggio ha confermato il periodo molto lungo di decrescita; o la questione degli investimenti stranieri nel nostro Paese: qua penso al comparto edile, che aveva ritrovato slancio con il tema della rigenerazione urbana e che, per le note vicende di Milano, rischia di farci uscire come un Paese inaffidabile; o la questione degli stipendi, del lavoro povero, dove c'è il crollo del potere d'acquisto delle famiglie, che hanno perso il 10,5 per cento in cinque anni; o i dati sull'occupazione tanto sbandierati, ma che riguardano per lo più gli 50, laddove i giovani se ne vanno laconicamente dal nostro Paese.
Ecco che allora c'è bisogno eccome di un intervento in economia, ma questa aspettativa è stata ovviamente tradita. È stata tradita perché, ancora una volta, i provvedimenti servono per gli annunci , per le riprese televisive e per i giornali, ma non servono per i veri problemi che riguardano il Paese. Ci troviamo così di fronte all'ennesimo decreto , che contiene un po' di tutto, che ha portato anche il collega Sottanelli a definirlo, simpaticamente, le “virtù teramane”, questo pranzo, prima del 1° maggio, in cui si raccoglie tutto quello che c'è nelle dispense.
Avete fatto un po' questo, ma non solo perché siamo alle soglie dell'estate, perché è diventato il vostro . Tutto questo non è solo una questione che può anche essere simpatica nei modi in cui l'ha richiamata il collega. Tutto questo ha delle conseguenze sul Paese, dal punto di vista politico e istituzionale non fa che fiaccarne la capacità di cambiamento e resilienza, laddove ci sono indubbiamente anche temi meritevoli nel provvedimento. Qui mi rivolgo al collega Pella, che ha lungamente insistito: come farete ad andare dai vostri sindaci e dire che avete votato contro questo, questo e questo.
Collega Pella, i nostri sindaci sono abbastanza avveduti da capire che, in un polpettone indigesto, ci può anche essere qualcosa di buono, ma il compito dell'opposizione è guardare al bene del Paese. È per questo che questo approccio, che oramai è la regola nei vostri interventi, indebolisce il Paese; oppure, dal punto di vista istituzionale, questo approccio nega strategia, ci mette in balia degli eventi, e, in tempi come i nostri, essere in balia degli eventi è molto pericoloso.
Mi rivolgo anche al relatore, collega Trancassini, che ha stigmatizzato l'intervento di una collega di opposizione, laddove peraltro si metteva in evidenza che, per l'ennesima volta, oltre al tema oramai incurabile del monocameralismo di fatto, non solo una Camera solamente è potuta intervenire, ma ci sono stati 30 minuti da quando il provvedimento è approdato in Aula a quando le Commissioni hanno espresso il loro parere, dedicandovi chi dai 3 agli 8 minuti. Tutto questo lascia intendere come questo polpettone indigesto, oltretutto, abbia anche il sapore amaro di qualche cosa che impedisce il confronto parlamentare.
Non è solo questione di averlo impedito in questa lettura, la questione è che sistematicamente gli emendamenti che vengono suggeriti trovano un'opposizione aprioristica, non ci sono spazi di confronto. Alle obiezioni e alle richieste di miglioramento, che anche i nostri sindaci avrebbero apprezzato, si risponde esclusivamente con il silenzio e con il voto, perché quello che conta per voi sono i . Allora a cosa servono queste insalatone estive, oltre ad alimentare il racconto mediatico, si intende? Servono a far credere che il Governo e la maggioranza siano sul pezzo?
Sono armi di distrazione di massa per distogliere l'attenzione degli italiani dallo sperpero di denaro che avete fatto in Albania, o dal modo scandaloso con cui avete trattato la vicenda Almasri, o dalla totale incapacità di stare sul terreno di fronte a problemi importanti come quello dei dazi, dove giocate a nascondino, per poi cercare di dare le colpe a qualcun altro? L'alibi dell'Europa, peraltro, lo avete sempre a disposizione e lo abbiamo ascoltato anche nelle dichiarazioni di voto sulla fiducia.
Non è solo questo l'aspetto grave di questo provvedimento, perché questi provvedimenti servono anche per infilare nottetempo quelle necessità, quelle piccole necessità che avete sui territori. È avvenuto in Senato: i relatori si sono presentati con 11 emendamenti, che poi sono stati sventati dalle opposizioni per la sfacciataggine che contenevano. È stato sventato il tentativo di togliere la priorità agli edifici scolastici nei lavori pubblici, così come è stato sventato il tentativo di rendere ancora più precario il lavoro dei precari.
Qui, in entrambi i casi, dobbiamo ringraziare, per quanto ci riguarda, tra le opposizioni, le nostre colleghe Paita e Furlan. Avete tentato di metterci i vostri bisogni politici di basso cabotaggio e questo davvero ci amareggia. Quello che, però, grida vendetta è quello che avete poi effettivamente fatto, che siete riusciti a fare: tagliare i 40 milioni da 18App. Rendiamoci conto, siamo di fronte a una vera e propria emergenza giovanile e voi, per finanziare questo polpettone, non trovate di meglio che andare a tagliare altri 40 milioni ai giovani, 40 milioni destinati alle loro letture, alla cultura, 40 milioni che, oltre ad avere questo fatto concreto, oggettivo, hanno pure il valore simbolico di portarli dentro la società, di dare loro il benvenuto, come fanno i sindaci allorquando, diciottenni, consegnano loro la Costituzione, senza farne naturalmente una questione di censo.
Voi siete riusciti ad arrivare a tanto, ma, anche dal punto di vista economico, lo fate in un momento in cui, all'ultima Fiera del libro, si è certificato il calo dell'editoria, un calo con una perdita netta di 15,9 milioni di euro, e il fatturato dell'editoria si ferma a 431 milioni. E, guardate un po', i dati dicono che proprio la drastica riduzione degli acquisti da parte dei diciottenni, passati da 45,9 milioni nel 2024 a 18,3 nel 2025, pesa su questo risultato.
Veniamo poi alla questione della proroga per la società Milano-Cortina fino al 31 dicembre 2033. Bene, vengo dalla Valtellina, quindi figuratevi se non mi fa piacere che ci sia attenzione ai lavori olimpici, ma vorremmo che questa attenzione innanzitutto fosse sinonimo di trasparenza e, poi, che fosse dedicata al rispetto dei cronoprogrammi per le opere per le Olimpiadi. In questo momento, per il quarto anno consecutivo, i valtellinesi non possono prendere il treno e non vi è nemmeno certezza che possano tornare a farlo con la riapertura delle scuole.
Qui si parla invece di prorogare la società Milano-Cortina fino al 2033, tema che davvero richiederebbe molta trasparenza. In mezzo a tutto questo, peraltro, in Valtellina è esploso il tema della chiusura delle scuole durante il periodo delle Olimpiadi oppure l'erogazione della DAD. Perché? Perché si teme che possano esserci ingorghi di traffico. Si tratta di un tema che, forse risolto grazie al provvido intervento delle istituzioni locali, lascia intendere come la scuola, sotto il vostro Governo, sia diventata la Cenerentola di tutte le vostre attenzioni.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Concludo allora dicendo che questo polpettone indigesto non è una leggera insalata estiva, e per questo motivo dichiaro il voto contrario di Italia Viva .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, lo abbiamo già detto, ancora una volta ci costringete a votare un coacervo di misure compresse in un provvedimento d'urgenza, una sorta di legge finanziaria e assieme che non ha nulla del decreto Economia. Lo fate, come sempre, per approvare in tempo record, per scongiurare ogni confronto parlamentare, eppure c'erano misure significative: il sostegno al Terzo settore, le misure per le il superbonus 110 per le aree terremotate.
C'era la possibilità di intervenire in materia di politica sociale. Insomma, un'altra occasione persa con dolo, ma non, possiamo dirlo, per interventi spudorati, come la proroga di 7 anni all'operatività della società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026. Noi proviamo a dirvelo da ambientalisti, sembra che non capiate che gli inverni sono sempre più brevi. Per voi, invece, durano di più, durano quasi 7 anni in più, come se una Olimpiade potesse davvero durante un decennio in più, quando si sa, è programmata, è lì. Eppure voi riuscite a farlo, il solito marchio di Salvini, che perverte in peggio, se è possibile, ogni vostro decreto.
Avete tentato di usare questo DL anche per dare un altro colpo a lavoratori e lavoratrici. Non ci siete riusciti, anche grazie alla nostra opposizione, ma intanto avete regalato qualcosa alle delle aziende produttrici di bevande edulcorate: l'ennesimo rinvio dell'entrata in vigore della , con 800 milioni di costi pagati dai cittadini.
Il vostro fisco amico è nemico anche della salute pubblica, bisogna dire grazie alla forte sensibilità di Giorgetti. In effetti, non usate la leva fiscale per redistribuire, figuriamoci se la utilizzate per rendere più sostenibili i nostri consumi, per contrastare lo sviluppo di patologie come obesità infantile, sindrome metabolica, diabete, tumori e malattie cardiovascolari. Voi la usate, come sempre, per sanatorie e condoni, questa volta proprio ad aziende fornitrici di dispositivi medici. Infatti, potranno finalmente chiudere il contenzioso relativo al degli anni 2015 e 2018 ed estinguere il proprio debito verso le regioni pagando solo il 25 per cento delle somme richieste. Questa volta l'invito all'evasione lo fate direttamente a scapito dei conti del Servizio sanitario nazionale.
Poi introducete, per non essere fraintesi, una misura decisivamente regressiva, cioè l'abbattimento di 5 punti percentuali dell'IVA. Su che cosa? Uno dirà sui tamponi, sui pannolini: no, sugli oggetti d'arte, da collezione e di antiquariato. Nessuna misura, per esempio, per restituire quello che il ha sottratto ai contribuenti. Il mamme? Diventa un intervento elettoralistico, iniquo e instabile. Per non dire dello scippo ai danni del Fondo per la povertà: i 35 milioni di euro sottratti servono a incrementare l'autorizzazione di spesa per la cosiddetta Ape sociale. Una vera guerra fra poveri, con conseguenze devastanti per i servizi rivolti ai più vulnerabili. In tutto il decreto, nessun riferimento, invece, alle clausole sociali, come diceva il collega Mari. Per la gestione dei numerosi fondi, un'ennesima centralizzazione del potere e delle decisioni, che sacrificano partecipazione e trasparenza. Nessuna trasparenza, invece, sulla scelta dei progetti rifinanziati fuori dal PNRR.
Ma non ripercorrerò di nuovo tutti i penosi passaggi di questo decreto: con tanti emendamenti abbiamo cercato di porvi un argine, sia al Senato che qui. Nulla è stato accolto. Per questo, il nostro voto sarà ovviamente contrario; per questo, ma non solo. Quale è, infatti, l'effetto di tutto ciò? Che oggi, dopo 28 mesi di produzione industriale negativa, abbiamo un decreto Economia che non contiene alcuna programmazione economica, nessun progetto sul futuro industriale del Paese, per non dire dell'occupazione e dei salari.
Intanto, trasferite le nostre risorse negli Stati Uniti e, infatti, ci costerà quasi 100.000 posti di lavoro, armi, acciaio e malattie, cacciabombardieri a capacità nucleare, missili Patriot. Mentre arricchiremo l'industria bellica statunitense, il nostro , il nostro agroalimentare, il nostro farmaceutico declineranno ancora di più. In questo decreto non c'è uno straccio di misura sociale, invece, i fondi politici sono elargiti senza alcun vincolo per le tutele dei lavoratori e delle lavoratrici. Un decreto per le rendite private, senza nemmeno l'ombra di una politica pubblica, apparecchiato mentre chinate la testa al cospetto di Trump. In Europa e in Italia cresceranno i disoccupati, mentre negli Stati Uniti si brinderà, con vini californiani, a patti su gas liquido e armi. L'accordo Trump-von der Leyen ci costerà più della pandemia. Pensate che, per il sostegno alle aziende, dovessimo anche solo recuperare parte dei dazi, ci costerebbe ben otto volte il . L'Europa, di fatto, si è preparata a questa lunga maratona di New York in pantofole, non ha saputo immaginare contromosse. Ha portato a casa un accordo che noi definiamo sporco; un accordo che avrà costi ambientali e sociali.
E il Governo Meloni ha fatto di peggio, perché in tutto questo c'è la retorica, la retorica dell'affossamento del . E lei è andata direttamente ad offrire al predatore Trump la resa totale. D'altra parte, siamo gli unici ad aver commentato, addirittura, positivamente la mediazione al 15 per cento sui dazi, fingendo che in quell'accordo non ci siano, tra l'altro, gli acquisti di gas liquido USA per 750 miliardi di dollari in tre anni, gli investimenti privati per 600 miliardi di dollari nell'economia statunitense, l'esenzione dalla decisa dal G7, la non applicazione della su tutte le statunitensi. Noi siamo, di fatto, i più zelanti: vogliamo essere fra quelli che porteranno le spese militari al 5 per cento del PIL e versare quelle somme nelle casse del complesso militare industriale statunitense.
In sostanza, fare da ponte tra Bruxelles e Washington ha significato anticipare e apparecchiare la resa totale di tutti: il cinquantunesimo Stato degli Stati Uniti, ma con i dazi degli amici-nemici europei. Tu chiamalo . Ecco il costo che fate pagare alla collettività dell'amicizia delle estreme destre con l'era Trump. E sperate di ammortizzarlo dirottando sui ristori tutti i vostri sbagli sul PNRR: 14 miliardi che voi non avete speso, da distrarre sulle imprese.
Chissà se vi è chiaro: nelle estorsioni, la volta successiva è sempre peggiore di quella precedente. Che cosa vedremo prossimamente? Non so se vi è chiaro che la guerra commerciale che sostenete di aver scongiurato è appena iniziata: dazi al 15 per cento in competizione con dazi al 25, al 30 e al 40. E, mentre la UE fa sapere che non rinuncia a contromisure per non irritare Washington, si apre un altro rischio: che la Cina prenda esempio - per esempio - da Trump, che il mercato europeo sia invaso da un aumento delle esportazioni che la Cina non riuscirà a destinare negli USA. Chissà se vi è chiaro che questa guerra commerciale è anche una guerra politica. D'altra parte, non ci aspettiamo nulla da europei che per decenni hanno praticato il neoliberismo più austero, per poi diventare falchi della guerra. Una trasformazione solo apparente, perché c'è una sola cosa che non cambia: l'obbedienza totale agli Stati Uniti, la stessa che resta in piedi oggi, nonostante i cazzotti in piena faccia di Trump.
Ma, sapete, un'alternativa esiste: il Governo spagnolo ha rifiutato i statunitensi sulle spese militari, ha bloccato le vendite di armi a Israele. Sánchez è andato in visita di Stato in Cina e in Vietnam, ha mostrato che è ancora possibile fare politica, basta volerlo. Una cosa ben diversa sia dalla guerra, sia dai vostri tappeti rossi mascherati da ponti, dai vostri pon-pon a stelle e strisce. Bella fine hanno fatto i sovranisti italiani. Almeno, lo dico così, smettetela di chiamarvi patrioti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretaria, colleghe e colleghi, io vorrei partire, nel mio intervento, richiamando l'attenzione di tutti su quello che stiamo facendo e quello che stiamo votando. Noi dovremmo votare la conversione di un decreto-legge volto a dare risposte e disposizioni urgenti per il finanziamento di attività economiche e imprese, nonché di interventi di carattere sociale e in materia di infrastrutture, trasporti ed enti territoriali. Allora, se vogliamo prendere sul serio il lavoro che stiamo facendo, uno legge il titolo di questo provvedimento e dice: urca, è quello che serve in questo momento al Paese, perché, evidentemente, le imprese del nostro Paese oggi stanno vivendo un'emergenza, che è urgenza per la politica, e quindi ci aspettiamo di trovare in questo provvedimento le risposte che urgentemente oggi servono al Paese. E la prima risposta che serve al Paese dovrebbe essere un sostegno, un incentivo, una difesa delle imprese del nostro Paese rispetto alla grande emergenza che è di questi giorni, il tema cioè la politica dei dazi che il Presidente Trump ha deciso di mettere contro l'Europa e contro le nostre imprese.
Noi lo abbiamo detto con chiarezza e lo vogliamo ribadire in quest'Aula: non c'è niente di positivo, non c'è nulla di bene nell'accordo che è stato siglato tra l'Unione europea e gli Stati Uniti - poi, la natura di questo accordo non è ancora ben chiara - e queste parole, “positivo” e “bene”, che vengono dalla voce del Governo e della maggioranza, non ci trovano minimamente d'accordo. Pensiamo che sia qualcosa di estremamente e drammaticamente dannoso, in primo luogo per le imprese del nostro Paese.
Proprio ieri il Presidente Trump ha nuovamente minacciato un aumento al 35 per cento dei dazi, se l'Europa non investe 600 miliardi negli Stati Uniti, non si capisce bene, tra l'altro, in che modo. Noi abbiamo ritenuto estremamente sbagliato approcciarci al dialogo con il Presidente Trump con la testa piegata e pensiamo che l'unico modo per fermare l'atteggiamento predatorio - ci dispiace dirlo di un alleato, ma non esitiamo a dirlo - del Presidente Trump nella guerra commerciale sia quello di mettere altri dazi e la .
Certo, questi provvedimenti e questi temi non potevano essere l'oggetto di questo decreto, ma almeno qualche minimo barlume forte ed efficace ce lo saremmo aspettato. Invece, il nulla che c'è suona anche con particolare rilevanza al limite di un'amara ironia, se confrontato con alcune norme. Per esempio, a me ha colpito molto la norma attraverso la quale avete ritenuto come provvedimento urgente, ripeto urgente per l'Italia, cambiare il nome e la destinazione del Centro italiano di ricerca per l', che, col Governo Draghi avevamo costruito - dopo aver anche messo un capitolo di spesa di 4,6 miliardi di investimento, che avete prontamente tagliato - e lo avete cambiato in Istituto italiano di intelligenza artificiale per l'industria.
Intanto sembra che ci sia un accanimento e tutto ciò che contiene la parola questo Governo, il Ministro Urso lo vuole cancellare Addirittura un centro di ricerca sull'! Dopo aver tagliato il tagliabile, avete tolto anche lo spazio della ricerca. Ma siete sicuri che sia la strategia migliore per rilanciare la stagnazione dell'industria italiana? Siete sicuri che cancellare qualsiasi traccia della parola e dell'industria dell' nel nostro Paese sia la strategia giusta di rilancio? Noi pensiamo di no, ma interrogatevi, colleghe e colleghi della maggioranza, è il momento che vi interroghiate.
Dopodiché uno dice: certo, investiamo in intelligenza artificiale per i processi all'interno di Industria 4.0. Di nuovo, signori? Ma finanziatela, Industria 4.0, facciamola ripartire, poi facciamo anche la ricerca sull'intelligenza artificiale, ma la vogliamo far ripartire Industria 4.0 o la teniamo nuovamente ferma nelle carte del Ministero guidato dal Ministro Urso?
Tornando alle ragioni d'urgenza, penso sia un dovere di verità essere anche coerenti con il testo. Certamente, ci sono norme che attirano l'attenzione degli attenti lettori, ma soprattutto di chi deve votare il provvedimento. Allora, come ragione d'urgenza, vorrei sottoporre all'attenzione delle colleghe e dei colleghi la proroga del tavolo tecnico del sisma in Sicilia del 1990. Cosa ci sia di urgente lo lascio ai posteri. Poi, altre norme di urgenza: il recupero della Casa del Teatro del comune di Vogogna, con tutto il bene che possiamo volere al comune di Vogogna. Ancora, l'assunzione di tre dirigenti a tempo determinato per i comuni di Lampedusa e di Linosa, anche questo un grande provvedimento di emergenza e urgenza per il nostro Paese. Ancora, con alcuni approcci anche positivi, per carità, ma avete ritenuto urgente abbassare l'IVA al 5 per cento per la compravendita di beni culturali e artistici e avete ritenuto urgente, per il nostro Paese, andare a implementare una misura di sostegno ai ristoratori, agli albergatori, perché solo loro, in tutto il Paese, possono avere agevolazioni per dare alloggi a prezzi calmierati ai loro dipendenti.
Scusate, e gli insegnanti che si devono muovere, le Forze di polizia, gli infermieri, i medici ? No? Questi non hanno diritto ad avere dei prezzi agevolati? Non è urgente per loro dare una risposta al tema del caro affitti?
Un'altra misura particolarmente urgente è l'implementazione del Fondo per le politiche per lo sport, della Presidenza del Consiglio dei ministri - è un fondo che può essere speso con una certa agevolezza - di 228 milioni di euro. Uno dice: abbiamo appuntamenti importanti. Ma mi spiegate perché in questo provvedimento avete dovuto mettere, come ragione d'urgenza, l'aumento del fondo, quando, nella stessa giornata di oggi, voteremo sulla conversione di un altro decreto-legge, che ci stiamo rimpallando tra Camera e Senato, dedicato allo sport? Lo chiedo anche per gusto estetico: non potevate metterlo dentro una misura coerentemente destinata alle politiche per lo sport? Sembra vi siate anche sforzati di creare un po' di cacofonia all'interno di questo provvedimento. Poi, certo, ci sono provvedimenti positivi, incentivi, misure per il Terzo settore. Qualcuno ha citato la misura per le lavoratrici madri. Vorrei far presente a tutte e a tutti noi che non stiamo introducendo un nuovo provvedimento per le lavoratrici madri, ma stiamo correggendo un errore, fatto nella legge di bilancio, ossia l'introduzione di un incentivo alle lavoratrici madri attraverso un meccanismo non attuabile. Ci state dando ragione, a distanza di otto mesi, perché vi avevamo detto che quel modo non sarebbe stato efficace. Il Ministero non è stato in grado di spendere quei soldi. Vi state avvicinando alla nostra proposta, che era una proposta semplice, semplice, e che sta già funzionando, dal 2022: si chiama Assegno unico universale, incentivo per le lavoratrici madri, che avrebbe permesso di non fare la discriminazione, che vi ostinate a fare, di togliere alcune categorie di lavoratrici, come le lavoratrici domestiche.
Al di là di tutto questo, al di là, come ho detto, della positività di alcune norme, vorrei arrivare a spiegare il motivo per cui invece voteremo convintamente contro questo provvedimento.
La questione è relativa al metodo con cui è stato costruito. Ieri, il collega Sottanelli lo ha paragonato al piatto “le virtù teramane”, ma, al di là delle metafore, anche gustose e divertenti, quello che è evidente e chiaro a tutti è che quello che avete fatto è stato chiedere ai singoli Ministeri - anzi, probabilmente, avete ricevuto, come me, la richiesta dei singoli Ministeri - errori da sanare, norme mancanti, pezzetti di bilancio da dover saltare e di cui vi siete accorti tardi. Voi avete fatto una fascicolazione, quasi a fotocopiatrice, di tutte queste cose, avete messo nel titolo “disposizioni urgenti” e su questo avete costruito un decreto. Allora, lo dico con grande onestà: questo modo di legiferare, ad accozzaglia, non ce lo possiamo aspettare da un Governo che, tra qualche giorno, raggiungerà il record per cui diventerà il quarto Governo per longevità della storia della nostra Repubblica. Infatti, se è vero che l'arte di governare non si improvvisa, dopo tre anni, ripeto, dopo tre anni qualcosa si sarebbe dovuto imparare.
E, allora, siccome di urgente, in questo provvedimento, c'è solo il colmare gli errori esecutivi e amministrativi che state portando avanti, ci siamo stancati e voteremo contro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi siamo chiamati a discutere sul cosiddetto DL Economia, un provvedimento di considerevole rilevanza che risponde alle esigenze del nostro Paese in materia di infrastrutture e trasporti, sostegno alle imprese, politiche sociali e rafforzamento degli enti territoriali. Questo decreto rappresenta un passo concreto verso la modernizzazione, la sostenibilità e il rilancio economico dell'Italia, in un momento storico in cui è fondamentale agire con rapidità e visione strategica. Entrando nel merito, la prima parte di questo decreto si concentra sul finanziamento e sulle autorizzazioni di spesa per infrastrutture e trasporti, ma interviene anche in materia di edilizia carceraria, Protezione civile regionale, assistenza sociale e cura.
L'articolo 1 garantisce anticipazioni di liquidità per gli interventi del PNRR finanziati anche dal Fondo per l'avvio di opere indifferibili. Questo meccanismo consente alle amministrazioni di rispettare i cronoprogrammi, evitando ritardi che potrebbero compromettere l'accesso ai Fondi europei.
L'articolo 2 stanzia risorse per opere prioritarie, come i 50 milioni per la diga foranea del Porto di Genova, un intervento cruciale per rafforzare la nostra capacità logistica nel Mediterraneo, affiancato all'investimento di 10 milioni per il Porto di Savona. Insieme, questi due provvedimenti dimostrano una strategia coerente per potenziare le infrastrutture italiane, rendendole più moderne e anche competitive. Il sostegno al trasporto rapido di massa è un altro pilastro di questo provvedimento: con stanziamenti di 173 milioni di euro, promuove la mobilità sostenibile nelle città metropolitane. Questi interventi non sono solo numeri, sono investimenti nel futuro delle nostre comunità.
In particolare, il comma 3 dell'articolo 3 fissa al 31 dicembre prossimo il termine per il perfezionamento delle obbligazioni giuridicamente vincolanti legate alla realizzazione di una serie di interventi che riguardano i collegamenti metropolitani essenziali per le nostre città, ma precisa che, in caso di mancato rispetto del termine, i soggetti beneficiari sono autorizzati a concludere le fasi autorizzative già avviate. Stiamo parlando di rilevanti infrastrutture di trasporto, come la linea C della metropolitana di Roma, il prolungamento della M1 a Milano, il sistema tram di Palermo, il collegamento tra la stazione di Afragola e la rete metropolitana di Napoli, il prolungamento della metro di Genova a Rivarolo, il completamento della stazione di Terralba.
Focalizzando l'attenzione sulla Protezione civile, il provvedimento prevede uno stanziamento importante, un rifinanziamento di 20 milioni di euro per il Fondo regionale della Protezione civile.
Non posso qui non cogliere l'occasione per ringraziare tutti i volontari che, anche in base a quanto disposto in questo provvedimento, hanno reso straordinario e ben riuscito un evento importante come il Giubileo dei giovani .
Registro senza poter entrare nel merito, nel tempo che abbiamo in queste dichiarazioni, anche la presenza di misure destinate alle aree colpite da eventi sismici e sull'assistenza sociale e cura. I finanziamenti concernono strutture, anche private accreditate, eroganti prestazioni pediatriche e trattamenti di specifiche neoplasie. Le misure qui adottate in campo sanitario non sono una privatizzazione mascherata, come qualcuno ha voluto far credere, ma un'integrazione del privato accreditato per rendere efficiente un Servizio sanitario nazionale che rimane pubblico.
Tengo a sottolineare il sostegno alla realizzazione, in progetti di partenariato pubblico-privato, di comunità estive per bambini e anziani, rete necessaria alle famiglie per la conciliazione dei tempi vita-lavoro.
Viene introdotta anche un'integrazione al reddito per le madri lavoratrici, con due o più figli, con una dotazione di 180 milioni di euro. È un altro segnale di attenzione verso le famiglie, così come il rafforzamento del buono per gli asili nido e l'incremento del Fondo di garanzia per la prima casa. Tutti interventi tangibili di sostegno alle famiglie e al tessuto sociale del nostro Paese. Come Noi Moderati, abbiamo sempre fatto battaglie da questo punto di vista. Sono i nostri temi e, quindi, non possiamo che accogliere favorevolmente queste misure.
Quando si parla di sociale non si può dimenticare il Terzo settore. Vi è un incremento del Fondo di 10 milioni di euro. In questo ambito, accogliamo con favore anche l'introduzione dell'articolo 6, con il quale si appresta una doverosa tutela nei confronti di coloro che dedicano il proprio tempo volontariamente al servizio della collettività. Ci riferiamo a tutti coloro che prestano soccorso di Protezione civile, pilastro essenziale per il nostro Paese, che non vengono più equiparati a datori di lavoro. Mi riferisco non soltanto alla Croce Rossa, ma anche alle pubbliche assistenze, alle Misericordie d'Italia, al soccorso alpino, alle strutture di Protezione civile nazionale e regionale. Riteniamo che il principio introdotto da questo articolo, quale interpretazione autentica, debba senz'altro estendersi a tutti i volontari con responsabilità di coordinamento, i quali operano nell'attività di soccorso e di Protezione civile ad ogni livello (nazionale, regionale, provinciale e locale).
Questo provvedimento tocca tanti aspetti. Semplifica il regime, ad esempio, per la cessione di beni usati, oggetti d'arte e antiquariato, favorendo un settore che rappresenta un'eccellenza italiana. Interviene sul Fondo per l'innovazione in agricoltura, tutelando quindi filiere corte e assicurando ai consumatori qualità e sicurezza.
Si autorizzano poi 280 milioni di euro per i grandi eventi sportivi, valorizzando lo sport come volano di crescita economica e sociale. Si istituisce il Fondo che promuove interventi di recupero e sostenibilità per le nostre città. Queste sono misure concrete che rispondono alle reali necessità dei territori.
Prima di arrivare alle conclusioni, vorrei soffermarmi su un tema che mi è particolarmente caro sia per la mia esperienza di giornalista, maturata anche nelle TV locali di cui ho potuto apprezzare l'importanza per la garanzia d'informazione che danno su scala territoriale, sia perché ritengo che il pluralismo rappresenti una delle garanzie fondamentali della democrazia. Mi riferisco alle risorse stanziate per il settore radiotelevisivo locale: 16,5 milioni di euro per il 2025, a cui si aggiungono 2,5 milioni per il 2026, previsti appunto per l'emittenza locale. Un intervento inserito durante l'esame al Senato, fortemente richiesto dalle associazioni di categoria e sostenuto da diverse forze politiche, inclusa la nostra. Questi fondi sono importanti, perché garantiscono la sostenibilità economica di un settore che è anche strategico per il rafforzamento culturale e cruciale per la coesione sociale del nostro Paese.
Questo provvedimento, in sostanza, rappresenta non solo una risposta alle urgenze del presente, ma anche un investimento nel futuro dell'Italia. È un'occasione per dimostrare che la politica può essere al servizio dei cittadini con misure concrete che migliorano la vita di tutti noi. Annunciamo pertanto il voto favorevole di Noi Moderati .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Grazie, Presidente. Governo, colleghe e colleghi, annuncio subito il voto contrario del MoVimento 5 Stelle a questo decreto-legge, proprio mentre l'Istat ci dice oggi che, a giugno 2025, siamo a 30 mesi di calo della produzione industriale su 32 del Governo Meloni. Basterebbe questo per mandare al macero un decreto impalpabile, disorganico e inconcludente che non propone una visione strategica coerente sull'economia nazionale e sulle priorità di intervento.
Si passa dal sanitario all'edilizia carceraria, dagli enti locali al Terzo settore, dal turismo all'emergenza idrica. Per carità, tutti temi importanti, ma non hanno quel filo comune che permetta di inserirli sotto un unico cappello normativo d'urgenza che l'articolo 77 della Costituzione richiede.
Inoltre, pecca anche sotto il profilo dell'omogeneità, così come dovrebbe essere un decreto-legge, come afferma la Corte costituzionale che, con varie sentenze, ha sancito in maniera inequivocabile che il contenuto normativo di un decreto-legge deve essere omogeneo e non ci devono essere emendamenti estranei all'oggetto del decreto-legge.
Avete sprecato l'ennesima possibilità di intervenire in modo organico sui problemi di questo Paese, specialmente considerando il delicato quadro economico che stiamo vivendo. Solo per citare i principali dati degli ultimi giorni, nel secondo trimestre del 2025 il PIL ha fatto segnare meno 0,1 per cento e lo dice l'Istat. Il Fondo monetario internazionale ha previsto per l'Italia, nel 2025, una crescita dello 0,5 per cento, che ci porterebbe dietro la media dell'Eurozona, dietro Francia e Spagna, ma anche dietro a potenze mondiali come Regno Unito, Canada e Stati Uniti.
Avete difficoltà a chiudere i progetti del PNRR che - vi ricordo - devono essere completati entro 329 giorni da oggi. L'inflazione, a luglio 2025, ha portato il costo del carrello della spesa a più 3,4 per cento su base annua, da un precedente 2,8 per cento, e quello dei beni alimentari non lavorati addirittura a 5,1 per cento.
I dazi al 15 per cento, sperando che non peggiorino, hanno un impatto sul PIL stimato dal Ministro Giorgetti in un meno 0,5 per cento cumulativo al 2026. Sì, i dazi: ve li ricordate? No, perché, fra una cosa e l'altra, come maggioranza, siete stati incapaci di proporre una vostra risoluzione sui dazi, perché non sapete come fare. Dicevo: i dazi dell'amico Trump, quello della , che sta ancora bullizzando l'Unione europea, minacciando - lo ha fatto proprio ieri - di alzarli fino al 35 per cento, se l'Unione europea non confermerà i maxi investimenti negli Stati Uniti per 600 miliardi di dollari concordati nel vertice in Scozia. Se questo è il risultato della pontieria Giorgia Meloni che voi citate, un minuto sì e l'altro pure, siamo a posto.
Questo è un provvedimento che ha 21 articoli originari che sono diventati 35, il che la dice lunga su quanto il provvedimento fosse ben pensato, se ci sono ben 14 nuovi articoli su 21 iniziali. Questo fa capire che o il Governo ha sbagliato totalmente approccio rispetto alle urgenze e non conosce le aree problematiche che sta trattando o ha dovuto allentare le briglie per permettere alla propria maggioranza di intervenire un po', dopo tanti provvedimenti in cui addirittura era sconsigliato presentare emendamenti; o, ancora, ha pensato di fare un bel pacco estivo prima delle vacanze – e, aggiungo, prima della legge di bilancio - in cui ha messo dentro un po' tutti i dei vari Ministeri, soprattutto quegli interventi localistici che in legge di bilancio non possono essere inseriti. Ma forse, in realtà, è un di queste motivazioni: il che conferma, ancora una volta, ove mai ce ne fosse ancora bisogno, che questo Governo non è certamente composto da statisti.
Iniziamo dall'articolo 2. È un'accozzaglia di interventi che mettono insieme i soldi dati a Venezia per le infrastrutture idriche con quelli dati alla Sicilia per i dissalatori, i soldi per l'edilizia carceraria e, infine, i soldi dati per la diga foranea di Genova; soldi che, però, in questo caso, vengono tolti da quelli assegnati nel 2022 a RFI per l'accelerazione degli interventi per l'alta velocità e l'alta capacità adriatica.
Voi, in pratica, spostate i soldi da qui a lì, con la speranza che nessuno comprenda che state operando una specie di schema Ponzi, i cui danni cadranno sul prossimo Governo. Un po' come l'adesione all'aumento delle spese militari rispetto al PIL, aumento che, guarda caso, avete dichiarato che interverrà solo dopo la fine di questa legislatura, quando voi non sarete più alla guida di questo Paese.
All'articolo 2, poi, avete inserito la norma relativa alla proroga della società Milano-Cortina fino al 2033, proprio quella norma sulla quale il Presidente della Repubblica aveva espresso forti perplessità, il che vi aveva spinto a ritirare l'emendamento che la introduceva nel DL Sport qui alla Camera. La norma non ha assolutamente alcun senso economico e io direi anche di pudore, perché l'allungamento della durata della società ben oltre la data dei giochi (7 anni) servirà a gestire la chiusura dei lavori non svolti, utilizzando i poteri speciali di cui la società è dotata e andando in deroga pressoché a tutto, oltre che a permettere anche assunzioni e posti di lavoro.
Insomma, consolidate un ennesimo “poltronificio” e lo fate oggi perché, forse, non ci sarà un altro provvedimento prima delle elezioni in Veneto. Ricordo che avreste potuto attendere un altro anno per capire davvero a che punto fosse la costruzione di infrastrutture e poi, a questo punto, avreste dovuto e potuto presentare qualcosa, e non già oggi.
Forse una delle poche norme valide presenti in questo decreto-legge è l'applicazione del Superbonus 110 per cento alle aree terremotate del 2009. Ma come? Fino a qualche decreto-legge fa, lo avete demonizzato in tutte le maniere, dopo averlo poi invece esaltato fino all'ultimo giorno di campagna elettorale del 2022, e adesso lo applicate alle aree terremotate? Credo che vi rendiate conto dell'incoerenza delle vostre azioni .
Però, per ridurre la norma positiva introdotta con l'articolo 4, ci pensate subito dopo, inserendo l'articolo 4, che è un “marchettone” incredibile al comune piemontese di Vogogna. Dopo avere inserito in legge di bilancio 2024 un finanziamento per il recupero della bulloneria Morino, per farne un museo, adesso vi permettete di usare il residuo dei soldi non spesi per andare a effettuare il recupero della Casa del Teatro. Ora, non ho assolutamente nulla contro il comune di Vogogna, ma siamo sicuri che il recupero di questi beni sia prioritario rispetto ad altri?
Evidentemente questo Governo e questa maggioranza hanno necessità di restituire agli italiani non in base al principio di uguaglianza e di equità, ma in base ad altri meccanismi, che non conosciamo e che forse è meglio che non dobbiamo conoscere. Avete messo 55 milioni di euro sull'Ape sociale, una somma che forse coprirà i bisogni di poco più di 8.000 persone, giusto per poter dire che avete messo i soldi sull'APE sociale. Un po' come quando avete messo i soldi sul decreto Sicurezza per dare assistenza legale ai poliziotti, ma vi siete guardati bene dal dire che quella misura sarebbe stata di supporto a 100 persone l'anno.
E quando i colleghi dicono che sono stati messi i soldi per gli asili nido nel provvedimento, forse non lo hanno letto, perché non ci sono soldi aggiuntivi, ma una norma di interpretazione, che, per carità, va benissimo, ma chiamiamo le cose col loro nome, facciamo politica dicendo cose corrette ai cittadini. Il rifinanziamento di 30 milioni del Fondo di garanzia prima casa per i giovani è una cosa giusta, va riconosciuto, ma perché non lo avete fatto quando lo chiedeva il MoVimento 5 Stelle? Perché, appunto, lo richiedeva il MoVimento 5 Stelle e non potevate lasciare spazio ad altri?
Vi riempite la bocca di dare aiuto ai giovani con una misura che già c'era e che semplicemente rifinanziate, ma non dite che siete stati voi a cancellare le agevolazioni fiscali per i giovani che acquistano la prima casa, le imposte di registro, ipotecarie e catastali. Anche per questa via, di fatto, aumentate le tasse. Eh sì, perché avete promesso agli italiani la riduzione delle tasse. Li avete imbambolati con un taglio fallimentare del cuneo fiscale, divorato dall'inflazione e dal e con una promessa di riduzione dell'Irpef al ceto medio, che inseguite e che non riuscite a raggiungere, mentre avete aumentato le tasse tra interventi diretti e indiretti, cancellato le agevolazioni sulle accise e i carburanti, quelle che la Meloni voleva cancellare prima, cancellato ben 15 agevolazioni fiscali edilizie, cancellato le detrazioni oltre un certo livello di reddito e aumentato l'IVA sui beni di prima infanzia e i prodotti di igiene femminile.
Sul sanitario si è discusso molto. Qui dico solo che noi volevamo tutelare le piccole e medie imprese, ma poi il Governo ha operato uno sconto orizzontale, che di fatto facilita i grandi, ma non i piccoli. E all'articolo 8 avete piazzato l'ennesimo rinvio della : 142 milioni di euro, praticamente 5 volte i soldi che avete messo sulla garanzia prima casa, per rinviare ancora una volta questa misura, che serve per cercare di ridurre il consumo delle bevande con gli zuccheri aggiunti. Un costo di rinvio che viene coperto da tutti i cittadini italiani, e l'unica motivazione che avete per il rinvio è che non avete il coraggio di andare contro alcune categorie di aziende.
Poi, con l'articolo 9, abbassate al 5 per cento l'IVA sulla cessione delle opere d'arte. Ora, comprendo che bisogna andare ad adeguare la tassazione a livello unionale, ma non si capisce come il costo di questa misura, stimata in meno di 5 milioni di euro per quest'anno e in 8 milioni di euro a decorrere, possa davvero favorire l'economia, né quale sia l'urgenza. A me sembra invece che favorisca solo le classi più agiate, che non avrebbero problemi a pagare il 10 per cento di IVA, e sono quelle che possono pensare a comprare le opere d'arte, mentre il cittadino medio deve fare i conti con l'aumento dell'inflazione.
E ricordiamoci che questo Governo, invece, l'IVA sui beni di prima necessità e sui pannolini e i seggiolini per l'auto l'ha aumentata. Presidente, ieri ho sentito pronunciare delle sciocchezze economiche dalla parte destra di quest'Aula, come il fatto che, sì, l'economia è un insieme complesso, che ha bisogno di tante norme e di tanti interventi su varie aree. Giusto, solo che poi questa stessa maggioranza pensa che basti mettere un milione qui e un milione là per risolvere i problemi dell'Italia.
Che stupido, io che pensavo che studiare le situazioni, verificare come migliorarle, pianificare gli interventi in maniera quanto più possibile unitaria fosse il modo corretto di agire e il compito di chi decide di affrontare e di risolvere i problemi di un organismo complesso come il Paese. Ho sentito decantare tutti i soldi messi in questo provvedimento; il problema è che sono stati messi pochi soldi per intervento, e quindi nessun miglioramento tangibile per l'economia che potrà risultare da questo decreto-legge, ma saranno avvantaggiati solo alcuni fortunati. E ho sentito dire che poiché in un provvedimento ci sono…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). …alcune buone norme - sì, concludo - allora bisognerebbe votare “sì” per non andare contro quelle positive. La risposta è perché voi avete inserito una o due buone norme in un decreto farcito con tante misure non votabili. Il vostro è un qualunquismo politico. Presidente, questa maggioranza continua a dire che, da quando il Governo Meloni sta lavorando, il Paese sta migliorando, ma io temo che il Governo e tutta la maggioranza abbiano bisogno di un buon oculista, perché l'atteggiamento miope e gli interventi con cui stanno governando il Paese non ci porteranno molto lontano .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Castiglione. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CASTIGLIONE(FI-PPE). Presidente, Sottosegretario, colleghi, annuncio il voto favorevole di Forza Italia da subito. Questo è un decreto che noi votiamo convintamente, perché ci sono numerosi motivi che ci inducono a dire perché Forza Italia vota in maniera favorevole. In questo decreto ci sono interventi significativi a favore delle imprese e noi sappiamo tutti quanto oggi sia importante un intervento a favore delle imprese. Interveniamo nel settore del turismo, interveniamo nel settore dell'agricoltura, viene istituito un fondo per l'innovazione in agricoltura, un fondo di 47 milioni. Da tanto tempo si attendeva un ulteriore e significativo intervento a favore del mondo agricolo.
Interveniamo nel settore delle infrastrutture stradali, superiamo l'intervento che è stato fatto nella legge di bilancio e interveniamo con risorse cospicue anche sul tema delle strade provinciali. E quindi per noi oggi è un motivo di un punto a favore. Vogliamo segnalare questa nostra partecipazione, questo nostro intervento favorevole anche sulla rigenerazione urbana, ma ci sono anche tanti altri motivi. Parto da quella che è sempre stata una battaglia di Forza Italia: la . Senza il differimento al 1° gennaio del 2026, questa tassa sarebbe già in vigore dal 1° luglio di quest'anno.
Una tassa che è stata introdotta dal Governo Conte e contro la quale Forza Italia si è sempre battuta . Perché noi contrastiamo la ? Il primo motivo è che siamo intanto sempre contrari all'introduzione di nuove tasse. In particolare, questa va a colpire la produzione e mette a rischio la competitività delle nostre aziende. Questa tassa arriva proprio nel momento più sbagliato, in cui il settore delle bevande analcoliche sta affrontando una transizione decisa verso la sostenibilità, una riformulazione dei prodotti per ridurre gli zuccheri già avviata volontariamente dalle aziende.
Parliamo di un comparto industriale che genera un valore condiviso di circa 4 miliardi di euro, con 100 stabilimenti su tutto il territorio nazionale e con circa 5.000 posti di lavoro diretti e oltre 30.000 posti nella filiera. Introdurre ora una tassa come questa inciderebbe in maniera significativa sul costo dei prodotti fino al 28 per cento in più, significherebbe mettere a repentaglio la tenuta e aggravare l'inflazione per i consumatori.
È stato detto da alcuni colleghi, che hanno posto la questione in maniera dicotomica, o con la salute pubblica oppure con le aziende. Noi siamo per la salute pubblica e siamo per il sostegno alle aziende . Un altro motivo per il quale Forza Italia è contro la e continuerà ad esserlo sempre è la nostra tesi che abbiamo sempre sostenuto, perché non è disincentivando l'acquisto e il consumo di bibite edulcorate che si tutelerebbe la salute dei consumatori, perché si considerano i cittadini incapaci di intendere e di volere.
Forza Italia non la pensa così e ritiene che le persone siano perfettamente in grado di scegliere, e debbano essere anche libere di scegliere. Va detto chiaramente che neanche esistono evidenze scientifiche della diretta relazione con l'obesità, che noi abbiamo affrontato. Ringrazio il collega Pella , che si è fatto promotore di una legge in quest'Aula sul contrasto all'obesità. Noi abbiamo affrontato in maniera organica il tema dell'obesità, ma non ha nessuna correlazione con la produzione di bevande analcoliche.
E va anche ricordato che oltre il 50 per cento dei prodotti oggi in commercio è già senza zuccheri aggiunti e che il 30 per cento dei consumi si è già spostato verso questa direzione. E allora, dunque, è il mercato e non lo Stato che sta indirizzando verso prodotti più salutari. Altro tema di grande rilievo e presente in questo decreto è quello del sanitario. Il meccanismo del , introdotto in via emergenziale nel 2007, si è negli anni trasformato in uno strumento distorsivo, che ha finito per generare imprevedibilità per le imprese e difficoltà di programmazione per le istituzioni sanitarie.
Secondo l'Aifa, nel 2024 il relativo alla spesa ospedaliera ha superato i 2,5 miliardi di euro, pari al 19 per cento della spesa farmaceutica, triplicando i livelli del 2021. Parliamo di una cifra insostenibile, che rischia di compromettere la competitività del comparto: sono circa 70.000 occupati e 34 miliardi di valore aggiunto.
Il decreto rappresenta una risposta a questa distorsione, proponendo una soluzione di buonsenso per chiudere una volta per tutte una vicenda che ha messo a rischio la sopravvivenza di piccole e medie imprese. Il versamento del 25 per cento è l'importo dovuto dall'azienda, con la parte restante a carico dello Stato e delle regioni. Ma attenzione, questa non è una concessione. La riforma non significa rinunciare alle risorse che il ha finora assicurato alle regioni.
Significa, piuttosto, trasformarle in finanziamenti strutturali, stabili, programmabili e più coerenti con i bisogni sanitari dei cittadini. Il nuovo impianto garantirà che le regioni continuino ad avere fondi adeguati per sostenere la spesa farmaceutica. Forza Italia sostiene con convinzione questa visione: una sanità che abbandona l'emergenza e che vuole abbracciare la programmazione, una politica industriale che crea valore condiviso, una pubblica capace di guardare al futuro. Ci sono tanti interventi in questo provvedimento.
Noi di Forza Italia lo sosteniamo con grandissima convinzione. Siamo convinti che un importo che supera il miliardo di euro, che abbiamo destinato a questa manovra, sia un importo che consente di parlare di una piccola manovra economica e che dimostra l'impegno che il Governo continua a profondere per sostenere le attività economiche e le imprese. Concludendo, signor Presidente, dichiaro il voto favorevole del gruppo di Forza Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cattoi. Ne ha facoltà.
VANESSA CATTOI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Governo, lasciatemi innanzitutto dichiarare anticipatamente il voto favorevole del gruppo Lega-Salvini Premier a questo provvedimento e soprattutto, con la sua autorizzazione, Presidente, chiedo di depositare la versione integrale della mia relazione, dalla quale però vorrei estrapolare un paio di ragionamenti, proprio a seguito degli interventi che sono stati fatti da parte dei colleghi, soprattutto delle opposizioni.
Vorrei, infatti, ricordare che questo provvedimento, il cosiddetto decreto Economia, è un provvedimento molto eterogeneo, è vero, però cerca di dare delle risposte concrete ai bisogni effettivi che hanno le imprese, le industrie, gli enti locali territoriali, i nostri comuni e, soprattutto, i nostri cittadini. Anche sulla parte del sociale abbiamo inserito degli articoli importanti, però vorrei partire da una premessa. Oggi ho sentito, purtroppo, più e più volte dire, da parte delle opposizioni, che sono interventi molto frammentati, piccoli, irrisori, che non sono risolutivi e non danno l'idea di una visione.
Ma io vorrei ricordare ai colleghi dell'opposizione che la visione che manca in questo provvedimento è dovuta al fatto che noi, fondamentalmente, siamo vincolati da una zavorra che ci avete lasciato e che si chiama superbonus . Questa zavorra condiziona fortemente l'operato di questo Governo, perché, vorrei ricordarlo, colleghi, stiamo parlando di 220 miliardi di euro. Solo sul 2025 abbiamo 40 miliardi di euro impegnati per far fronte a quello scellerato provvedimento del superbonus.
Mai una norma è costata così tanto a tutti i cittadini italiani e mai è andata a favorire così poco i cittadini italiani, l'1 per cento. E voi siete qui, ancora oggi, a chiederci cosa possiamo fare per la sanità e per le imprese. Avremmo disponibili 40 miliardi, sono quasi una manovra di bilancio e mezzo. Ma voi sapete quante misure potremmo mettere a terra? Potremmo fare una programmazione sul triennio, che ci permetterebbe di dare delle risposte effettivamente concludenti, da portare soprattutto al tessuto produttivo del nostro Paese.
Ma, oltre a questo, vorrei ricordare come abbiamo una seconda zavorra, che grava fortemente sui vincoli di bilancio e che ha permesso, comunque, di trovare, nelle pieghe di questo provvedimento, degli spazi per dare delle risposte. Mi riferisco alla riforma della europea, quella europea che parte di questi colleghi, che hanno dei colleghi nel Parlamento europeo, hanno approvato e che, però, pesa, anche questa, 12 miliardi di euro, e ci vincola fortemente, anche questa, su quello che possiamo fare e su come possiamo incidere soprattutto sugli enti territoriali, per i quali, anche in questo provvedimento, noi diamo delle risposte puntuali.
Ricordo, ad esempio, il Fondo per sostenere i comuni per l'assistenza dei minori che sono stati allontanati dalla casa familiare con provvedimento dell'autorità giudiziaria. Ricordo l'incremento delle risorse del Fondo per il finanziamento delle funzioni fondamentali delle province e delle città metropolitane. Ricordo l'istituzione del Fondo nazionale per la rigenerazione urbana, così come l'incremento dei fondi per gli interventi relativi ai programmi straordinari di manutenzione della rete viaria di province e città metropolitane.
Ricordo anche l'incremento del Fondo regionale di Protezione civile e del Fondo per le opere indifferibili. E soprattutto, l'emendamento della Lega che al Senato ha visto approvare una norma di buonsenso che aiuta finalmente i sindaci, in qualità di coordinatori comunali delle attività di volontariato della Protezione civile, a non avere l'onere amministrativo e penale che grava sulla loro attività , e questo penso sia un segnale di forte attenzione che, per l'ennesima volta, la Lega dimostra nei confronti degli enti territoriali.
Un'altra importante misura che abbiamo inserito in questo provvedimento sono i 16,5 milioni di euro a favore delle radio e televisioni locali. Anche qua, la Lega crede fortemente nel pluralismo dell'informazione, crede fortemente nell'informazione che arriva direttamente da quei territori che noi stessi ascoltiamo quotidianamente, ma che qualcuno, invece, purtroppo, si dimentica, e per i quali, soprattutto, noi cerchiamo di dare delle risposte immediate.
E poi c'è il tema delle donne, ho sentito dei colleghi che hanno toccato questo tema. Anche in questo caso abbiamo dato delle risposte e abbiamo potenziato il parziale esonero contributivo della quota di contributi previdenziali in favore delle lavoratrici madri, dipendenti e autonome. E ancora, abbiamo dato delle risposte soprattutto sul . Due cose e poi concludo, Presidente. Sul e sui dispositivi, vorrei ricordare che si tratta di una norma che è stata partorita dal centrosinistra, da Matteo Renzi , che grava e condiziona fortemente un comparto economico fondamentale.
Diciannove miliardi di euro è il fatturato di queste imprese, che voi avete colpito e a cui noi stiamo cercando di dare delle risposte anche in questo provvedimento; imprese che rispondono a delle esigenze puntuali del nostro Paese e che fanno da traino, perché ci vedono al secondo posto in Europa, soprattutto nell'ambito dei dispositivi medici. Ed ecco, quindi, che continuo con l'ultima cosa su cui vorrei soffermarmi, ossia l'attenzione nei confronti delle cure oncologiche avanzate - e qua concludo, Presidente - perché, da coordinatrice dell'Intergruppo “Insieme per un impegno contro il cancro”, anche in questo provvedimento abbiamo avuto delle attenzioni soprattutto per quei centri che danno delle risposte a quei malati, sia adulti che pediatrici, che hanno bisogno di avere una speranza di vita. E quindi a loro dedichiamo anche questo importante impegno all'interno di questo provvedimento . Per questi e per tutti i motivi che ho citato, che troverete in dettaglio nella relazione che deposito, esprimo il voto favorevole del gruppo della Lega-Salvini Premier .
PRESIDENTE. È autorizzata al deposito del suo intervento. Ha chiesto di parlare la deputata Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. È evidente la propensione degli interventi su questo decreto a parlare d'altro rispetto al merito del suo contenuto. Potrebbe sembrare strano, visto il titolo così impegnativo, che voglio richiamare: “Disposizioni urgenti per il finanziamento di attività economiche e imprese, nonché interventi di carattere sociale e in materia di infrastrutture, trasporti ed enti territoriali”. Un decreto presentato dalla Presidente del Consiglio con ben 12 Ministri, ma non è strano. Non è strano perché è proprio il titolo ad essere sbagliato. Il decreto dovrebbe chiamarsi decreto “mescidanza”. La “mescidanza”, come questo decreto, è infatti una mescolanza, un miscuglio di cose incongrue e male assortite.
Vi è allora un'importante questione di metodo, che non è un aspetto esterno del provvedimento, ma ne coinvolge l'essenza profonda: la totale eterogeneità e giustapposizione degli argomenti, oltre a rappresentare uno strafottente abuso dello strumento della decretazione d'urgenza dove urgenza non c'è, ne rende impossibile un adeguato esame parlamentare, trasformando i parlamentari dell'unica Commissione che ha potuto esaminare il provvedimento in “tuttologhi”, rendendo impossibile il confronto con la società, i soggetti interessati e gli esperti, facendo del processo normativo un processo casuale, non a tappe, ma a toppe, poco trasparente e poco consapevole.
È proprio questo aspetto di metodo, che caratterizza fin dall'origine questo agglomerato in forme di norme mal mischiate, a incentivare un'altra prassi deprecabile: il colpo di mano, l'emendamento galeotto, sfornato di solito da relatori compiacenti all'ultimo momento, possibilmente in orario notturno, che stravolge la normativa in essere, introducendo incongruenze. È questo tipo di emendamento, che è stato bloccato grazie alla ferma reazione delle minoranze, che ha reso famoso questo decreto Economia, non certo il suo contenuto.
E lo ha fatto con la presentazione di due emendamenti che si proponevano obiettivi ambiziosi nel campo del diritto del lavoro: l'uno riproponeva, ridimensionandolo un pochettino, un tentativo più ambizioso di smantellamento dei diritti retributivi dei lavoratori, già presentato, con le stesse discutibili modalità, al decreto Ilva, poi ritirato.
Un emendamento che si proponeva di sovvertire i recenti pronunciamenti della Cassazione circa l'applicazione dell'articolo 36 della Costituzione, che tendete a dimenticarvi, salvo ricordarvelo quando, in Consiglio dei Ministri, decidete di impugnare la legge sul salario minimo della regione Toscana . Questo emendamento, in poche righe, riscriveva le regole della rappresentanza senza alcun confronto con le parti sociali e distruggeva l'unicità del contratto nazionale. Il secondo emendamento che, a pochi mesi di distanza, segnava un passo indietro rispetto al piccolo passo avanti che il collegato lavoro vostro, del 2023, aveva dovuto fare nel rispetto delle pronunce della Corte di giustizia europea e della direttiva 2008/104/CE per limitare l'abuso - non l'uso, ma l'abuso - del contratto di somministrazione ed estenderne la durata (la durata di un contratto temporaneo per definizione) presso il medesimo utilizzatore fino a 48 mesi, che sono, poi, 4 anni. Una durata temporanea di questo tipo: fa ridere. Emendamenti scritti senza che la Ministra del Lavoro abbia detto una parola, né prima né dopo. Ministra silente, Ministra non pervenuta.
Al di là dei gravissimi problemi di merito, su cui a breve saremo sicuramente, purtroppo, chiamati a confrontarci nuovamente, è ancora sul problema di metodo che voglio insistere. Il diritto del lavoro è una materia delicata, che tiene in equilibrio le esigenze dell'impresa con i diritti dei lavoratori, che sono la parte debole sul mercato del lavoro. Non può essere oggetto di interventi estemporanei che ne sgretolano l'impianto di soppiatto, senza il coraggio di una discussione pubblica, soffocando in culla il dibattito parlamentare, ignorando beffardamente quel confronto con le parti sociali sempre evocato e mai praticato. Come si può essere credibili parlando - come ha fatto anche recentemente la Presidente Meloni - di disponibilità ad un patto sociale, a una condivisione, ad un confronto, quando si agisce con questi interventi spregiudicati e unilaterali? Sono mezzucci, espedienti non certo consoni a un patto di responsabilità condivise.
È ancora la frammentarietà ed eterogeneità dei temi affrontati che impedisce di ricostruire, capire compiutamente il tramestio dei finanziamenti. Sì, “tramestio”, cioè movimento confuso e rumoroso. Di confuso c'è molto, mentre di rumoroso c'è solo il punto di arrivo. Cioè, si esalta la destinazione di risorse al finanziamento di questo o quell'altro - abbiamo sentito in tutti gli interventi che mi hanno preceduto -, ma, contestualmente, si tace della fonte, cioè del definanziamento di altri provvedimenti, a suo tempo rumorosamente finanziati, che vengono, invece, cancellati.
Un tramestio che nasconde scelte che andrebbero discusse. Faccio alcuni esempi. Ho sentito esaltare in quest'Aula il sostegno erogato alle donne lavoratrici con due figli: ma questo sostegno era stato già deciso e già esaltato in legge di bilancio, qui viene solo trasformato da decontribuzione a trasferimento in somma fissa. E sarebbe, piuttosto, da sottolineare l'assurdo trattamento riservato alle colf e alle badanti, considerate, evidentemente, mamme di serie B, se, a loro, bocciando il nostro emendamento, il trasferimento di 40 euro al mese è stato negato, negato senza alcun motivo .
Voglio, poi, citare il Fondo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, che dovrebbe essere destinato agli ambiti territoriali per accompagnare le persone in povertà estrema o a rischio di povertà, oltre a garantire la presa in carico e l'accompagnamento dei beneficiari dell'assegno di inclusione con problematiche sociali. Questo Fondo viene ripetutamente saccheggiato per altre finalità, a testimoniare non solo l'indifferenza con cui il tema della povertà viene affrontato da questo Governo, reso evidente dal dimezzamento delle famiglie aiutate nel passaggio dal reddito di cittadinanza all'assegno di inclusione, a povertà invariata, ma anche l'indifferenza nei confronti degli enti locali, che - si badi bene - dovrebbero essere uno fra i destinatari degli interventi di questo decreto, che si vedranno ridotte le risorse a disposizione, ma non i compiti assegnati, in linea con quegli atteggiamenti soliti di questi federalisti che troviamo nella maggioranza.
Mi riferisco, poi, all'uso, come fonte di finanziamento di un insieme di interventi contenuti nel decreto, delle risorse che erano state stanziate a favore di RFI per la promozione del trasporto, con caratteristiche di alta velocità e alta capacità, sulla linea ferroviaria adriatica, che ne avrebbe, invece, un assoluto bisogno. Queste risorse, destinate a questa linea, sono state completamente azzerate per tutto il 2026.
Tornando, allora, ai temi che costituiscono il titolo di questo provvedimento, basta scorrere le notizie di questi giorni per capire quello che avrebbe dovuto essere in questo decreto e, tragicamente, non c'è. Il titolo evoca, in apertura, il finanziamento di attività economiche e imprese. Ora, i dazi dell'amico Trump comporteranno meno PIL, meno esportazioni e meno occupazione. I dati diffusi dall'Istat sul PIL e sulla produzione industriale confermano come il rallentamento protratto dell'attività produttiva del nostro Paese rischi di sfociare in recessione già nella seconda parte dell'anno. Ad inizio aprile, la Presidente Meloni aveva annunciato un piano di 25 miliardi di euro. Pensavamo di trovarlo in questo annunciato sostegno alle attività economiche e alle imprese, magari anche ai lavoratori. Doveva trattarsi, infatti, di interventi urgenti. Che ingenui che siamo.
Il secondo aspetto riguarda gli interventi in materia di infrastrutture, e qui le note dolenti vengono dalla Relazione della Corte dei conti sul PNRR. Ne ricordo solo due: per le linee ferroviarie regionali, nessuno dei previsti è stato raggiunto. Sono, quindi, a rischio di completamento interventi importanti, quali i collegamenti al Sud e nelle aree a rischio di spopolamento. Per le carceri, questo decreto prevede un finanziamento di 40 milioni, ma, al tempo stesso, dei soldi del PNRR destinati alla stessa finalità, dei 91,53 milioni di euro stanziati fino al 2025, ne sono stati impegnati meno della metà e pagati meno di un terzo. Ma di cosa parliamo?
Confermo quindi, in chiusura, ciò che dicevo all'inizio. Il titolo giusto per questo decreto è “mescidanza”. “Mescidanza” significa anche mescolanza di tante componenti che non crea, però, un nuovo elemento. Proprio come questo decreto: una miscela di piccole somme, di cui alcune anche condivisibili, ma senza nessuna prospettiva, nessuna visione progettuale, nessuna amalgama che faccia sperare anche solo in prime risposte per questa fase critica del Paese.
Per queste ragioni, annuncio il voto convintamente contrario del Partito Democratico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Giorgianni. Ne ha facoltà.
CARMEN LETIZIA GIORGIANNI(FDI). Grazie, Presidente. Colleghi, sarò molto sintetica nel far sintesi sui provvedimenti di questo decreto, ma colgo l'occasione, nel poco tempo che ho a disposizione, per cercare di rispondere alle polemiche pretestuose sollevate su questo testo.
L'opposizione ci accusa di confusione, ma questo decreto è esattamente il contrario. È mirato, rapido e pragmatico. Non pretende di essere, ovviamente, una riforma organica - per quella ci sono percorsi propri -, ma interviene dove serve, subito, con risorse disponibili. Questo decreto è la risposta immediata ai bisogni concreti dei cittadini: lavoro, infrastrutture, sostegno alle famiglie, competitività delle imprese. È il nostro modo di governare: partire, sì, dall'urgenza, ma per arrivare, poi, ad una visione di lungo periodo.
In questo decreto ci sono interventi significativi in ogni settore strategico. La linea che ci guida è chiara: attenzione al territorio, sostegno allo sviluppo, equità verso cittadini e imprese. Un nuovo Fondo di garanzia per le imprese, ossigeno per il tessuto produttivo; il Fondo per le opere indifferibili, per sbloccare, finalmente, cantieri e investimenti strategici; 20 milioni per la Protezione civile regionale, perché, nelle emergenze, non si può aspettare, servono mezzi e capacità di intervento immediato.
Parliamo di 58 milioni di euro per l'edilizia penitenziaria, che rappresentano un primo passo verso un sistema detentivo più efficiente e più umano. In parallelo, il Governo sta preparando un disegno di legge per ridurre la pressione carceraria, favorendo il recupero e il reinserimento sociale dei detenuti. Abbiamo istituito un Fondo nazionale per la rigenerazione urbana da 80 milioni di euro, che riteniamo strategico, perché l'edilizia è un volano per l'intera economia.
È un provvedimento - sì, è vero - articolato, razionale ed utile, concepito in un momento di grande complessità. Abbiamo affrontato anche nodi strutturali particolarmente complessi, come quello del meccanismo del , intervenendo per correggere una distorsione normativa introdotta dai Governi di centrosinistra nel 2015, che ha penalizzato, in modo significativo, le imprese operanti nel settore sanitario.
Le misure che ho elencato - solo alcune, ovviamente - non sono isolate, ma si inseriscono pienamente dentro una visione organica e coerente con i pilastri fondamentali individuati per la guida del nostro Paese.
È stato evocato, mi permetto di dire, in chiave critica il tema delle Olimpiadi, ma per noi i grandi eventi, e quelli sportivi in particolare, rappresentano potenti volani di crescita economica, culturale e di immagine, occasioni straordinarie per attrarre investimenti, stimolare territori e generare occupazione. In questa direzione si colloca lo stanziamento di oltre 200 milioni di euro destinati ai grandi eventi. Un esempio emblematico è il Giubileo dei giovani, che ha richiamato migliaia di pellegrini da tutto il mondo; oltre al suo indubbio valore religioso, è stato un evento globale, una vetrina internazionale per Roma e per l'Italia, con ricadute significative sull'economia e sul nostro prestigio nazionale
Incomprensibile, poi, ci appare la critica avanzata da alcune forze di opposizione rispetto a una delle misure che maggiormente qualificano la nostra proposta politica: il sostegno alla maternità. Si tratta di un tema che noi consideriamo centrale e fondamentale, non solo sul piano economico, ma, soprattutto, sotto il profilo valoriale. Poi c'è la riduzione del 5 per cento per le opere d'arte, che genererà nuovo gettito, secondo studi come Nomisma, e sostiene l'intera filiale del mercato dell'arte.
In sintesi, questo è un decreto che guarda al lavoro, alle imprese e alla coesione sociale; non lo fa con annunci o promesse, ma lo fa con risorse concrete, stanziate. È una visione coraggiosa del Governo, perché non guarda al consenso, ma guarda a costruire, guarda a trarre una rotta ben specifica; è una visione che richiede coraggio, perché non dà mancette e non dà facili consensi. Noi oggi votiamo non solo un provvedimento tecnico, ma un percorso politico chiaro, coerente con il mandato che abbiamo ricevuto dai cittadini.
Siamo una maggioranza legittimata da una chiara volontà popolare, non certo frutto di equilibri di palazzo, e per questo sappiamo dove stiamo andando. Abbiamo una rotta e la seguiremo con lealtà e con coraggio fino alla fine di questa legislatura. Per queste ragioni e con convinzione, votiamo “sì” a questo provvedimento
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2551:
S. 1565 - "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 95, recante disposizioni urgenti per il finanziamento di attività economiche e imprese, nonché interventi di carattere sociale e in materia di infrastrutture, trasporti ed enti territoriali" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dalla Camera e modificato dal Senato, n. 2488-B: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 96, recante disposizioni urgenti per l'organizzazione e lo svolgimento di grandi eventi sportivi, nonché ulteriori disposizioni urgenti in materia di sport.
Ricordo che nella seduta del 5 agosto si è conclusa la discussione generale.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione.
La Commissione V (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
Poiché non sono stati presentati né emendamenti né ordini del giorno, sottoporrò l'articolo unico del disegno di legge di conversione direttamente alla votazione finale.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Giachetti. Ne ha facoltà. Colleghi, per cortesia, se restate in Aula, in silenzio.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Sarò rapidissimo nel confermare le nostre valutazioni negative, già espresse nel corso delle dichiarazioni di voto dal collega Faraone, quando, soltanto qualche giorno fa, abbiamo esaminato questo decreto. Rimangono, ovviamente, tutte le nostre convinzioni sull'approccio che il Governo ha avuto anche sul tema dello sport, anche rispetto allo strumento del decreto-legge, ma vorrei cogliere questa occasione semplicemente, signora Presidente, per invitare il Ministro, il Governo e la maggioranza a riflettere.
Noi oggi ci troviamo a riesaminare questo decreto non certo perché da parte del Governo e della maggioranza ci sia stato un ripensamento nel rapporto con le opposizioni, quanto perché è dovuto intervenire il Presidente della Repubblica per mettere in evidenza alcune incongruità di questo decreto, che erano perfettamente anche all'interno delle nostre proposte emendative, che avevamo presentato nella prima lettura.
Ovviamente, con il solito approccio, con la solita arroganza, con la solita indisponibilità al confronto e anche alla possibilità di modificare i provvedimenti da parte del Governo e della maggioranza, c'è stato un blocco totale, e oggi ci troviamo a dover intervenire di nuovo, ripeto, con delle modifiche che, per quanto ci riguarda, non attenuano la negatività in generale su questo provvedimento, ma che almeno speriamo abbiano l'effetto sul Governo e sulla maggioranza di capire che, fino a che non si cambierà il sistema democratico di questo Paese, il Parlamento è fatto per discutere, per confrontarsi e, se è possibile, anche per modificare, non per proporre provvedimenti blindati.
Ma, d'altra parte, se pensiamo che il provvedimento più importante che abbiamo all'ordine del giorno, la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, è stato presentato dal Governo e portato, sia nell'Aula della Camera che nell'Aula del Senato, con l'indisponibilità totale, su un provvedimento di quel tipo, a portare qualunque confronto e qualunque correzione con l'approccio dell'opposizione, non ci meraviglia che questa ormai sia diventata l'abitudine di questo Governo e che sia accaduto anche su questo provvedimento.
Lo dico al Ministro Abodi: forse, nei prossimi appuntamenti, un pochino più di disponibilità, di attenzione e anche di sentimento democratico per il confronto parlamentare aiuterebbero anche a fare a meno di figure barbine come quella che dovete fare oggi tornando indietro, perché il Presidente della Repubblica vi ha dato uno stop che non avete voluto accogliere quando noi ne abbiamo discusso in quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Anche noi di Alleanza Verdi e Sinistra confermiamo, con nettezza, il nostro voto negativo a questo decreto. Lo facciamo oggi con ancor più convinzione rispetto a ieri, perché, il Ministro lo sa, noi avevamo segnalato molte delle storture e degli errori contenuti nel testo e, soprattutto, abbiamo segnalato l'indecenza di una visione politica che si è applicata alla trattativa e al dibattito interno al centrodestra su questo provvedimento.
Lo dico perché il provvedimento, come è noto, torna qui in seguito a un intervento, dovuto e formale, del Presidente della Repubblica, che ha rilevato come il testo contenesse questioni incompatibili con il decreto stesso e, soprattutto, come ci fossero norme di natura ordinamentale. Naturalmente tutto questo è importante, perché il Governo e la maggioranza potevano ben prima correggere queste norme ed evitare che il testo dovesse tornare qui dopo, addirittura, una specie di braccio di ferro con il Quirinale.
Ma ciò che a noi lascia esterrefatti non è la dinamica formale, ma è la dinamica politica, Ministro. Perché, mentre facevamo emendamenti, mentre provavamo a suggerirvi elementi di modifica del testo che lo rendessero più adeguato alle necessità del mondo dello sport, nel centrodestra è andata in scena una gigantesca guerra di potere. Qualcuno ha pensato di mettere in secondo piano i bisogni delle federazioni sportive per affermare un modello di controllo politico di eventi sportivi, che, ovviamente, come tutti sappiamo, muovono risorse economiche, appalti e affidamenti addirittura per miliardi.
Abbiamo visto che all'articolo 9- - e io glielo voglio ricordare, Ministro, perché noi di AVS abbiamo votato contro su questo articolo persino in Commissione, segnalando esattamente il problema che poi ha portato alla vostra marcia indietro e alla rimozione dello stesso dal testo - voi avevate stabilito che Sport e Salute, cioè una società partecipata dallo Stato e controllata, me lo permetta, da una precisa forza politica, dovesse intervenire in tutti gli eventi sportivi finanziati per cifre superiori ai 5 milioni di euro, così ledendo l'autonomia delle federazioni sportive, degli organizzatori, e, così facendo, producendo di fatto una nuova invasione di campo del potere politico dentro aspetti della vita sociale e civile.
È ovvio ed evidente che questo è avvenuto e lo avete pensato perché vi interessa controllare le risorse che si muovono intorno a questi eventi. Non avete scritto un decreto per garantire trasparenza, sostenibilità finanziaria e ambientale degli eventi, per garantire un successo all'Italia, ma avete scritto un decreto per garantire una grande spartizione. E qui vengo all'ultimo punto che manifesta la vicenda della spartizione, che è la vicenda, denunciata dalla nostra capogruppo Zanella, che riguarda la società che opera sulle infrastrutture delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, perché siamo arrivati al punto che l'interesse per gli appalti è talmente preminente rispetto all'interesse per le opere che avete tentato, e poi lo avete riprodotto in un altro testo normativo, di prolungare la vita della società che costruisce le infrastrutture anche dopo la realizzazione dell'evento stesso.
Perché? Perché vi interessa avere i procedimenti semplificati, avere la possibilità di fare appalti in maniera più opaca, avere la possibilità di sottrarvi alle normali procedure, al controllo democratico delle comunità. Tutto questo è inguardabile, Ministro, glielo dico, perché ha poco a che vedere anche con la dignità di questo luogo, dove noi non rappresentiamo interessi di partito, noi non rappresentiamo interessi economici intenzionati a operare sugli appalti. Noi dovremmo rappresentare i cittadini e il bene comune. Questa è la nostra visione di politica, purtroppo la vostra è molto diversa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, a noi non piace fare quelli del “lo avevamo detto”, però talvolta succede e non possiamo che constatarlo. Ci capita quando, come gruppo di Azione, timidamente - i numeri non ci consentono di farlo rumorosamente - segnaliamo che alcune cose potrebbero creare problemi. Veniamo a volte derisi, a volte ignorati, a volte non ascoltati, e poi ci riveliamo Cassandre in grado di prevedere il futuro. Non perché abbiamo delle doti particolari di preveggenza, ma perché alcune cose nascono male, e nascono male quando sono contraddittorie.
Allora noi abbiamo registrato - ed è il motivo per cui ci siamo astenuti quando per la prima volta ci siamo trovati ad analizzare questo provvedimento e lo faremo di nuovo - un percorso parallelo per noi imperscrutabile. So che, se non stessimo parlando in un'Aula di Parlamento e avessimo occasione di scambiare qualche osservazione, forse qualche perplessità su come è andato questo provvedimento la condividerebbe anche lei. Allora, il tema non è l'impianto di un provvedimento che fa quello che secondo il gruppo di Azione va fatto: prevede risorse, semplificazioni, organizzazione per degli eventi che hanno una grande importanza per l'Italia per la loro ricaduta internazionale, per l'impatto sui territori, dalla Milano-Cortina all'America's Cup.
Parliamo anche di aree geografiche diverse del Paese che meritano di utilizzare questi straordinari eventi internazionali quale volano per farsi conoscere, lo meritano i nostri atleti, lo meritano le federazioni, lo meritano gli atleti paralimpici. Quello che però non meritano i cittadini italiani è, invece, questo procedere sottotraccia di un'altra storia. Questo è il film che a noi piace e che con lei abbiamo contribuito a raccontare, filmare e narrare.
Poi però c'è un altro film che è fatto di organismi che, alle ore 21, da sette diventano nove perché la maggioranza, nella sua ingordigia, non riesce a mettersi d'accordo, che ci dice di non aver trovato un modo per includere la regione Campania tra gli interlocutori che devono sedersi necessariamente a parlare dell'America's Cup, che un così grande impatto avrà su Napoli e sulla Campania; che ci parla del braccio di ferro insopportabile fra Sport e Salute, CONI, federazioni sportive, tutte istituzioni che dovrebbero insieme contribuire alla valorizzazione dello sport di base e dello sport agonistico in questo Paese, e non fare dei bracci di ferro di potere.
Devo dire che non sono iniziati con questo Governo, ma che sicuramente non fanno parte delle competizioni sportive che ci piace seguire e ci piace guardare. Per questa ragione noi, di nuovo, ci asterremo su questo provvedimento. Lo faremo perché veramente non crediamo che sia giusto opporsi alle semplificazioni cui questi grandi eventi hanno diritto, ma, ripeto, è un atto di fede per gli eventi, per chi questi eventi li organizza, per la credibilità internazionale dell'Italia e perché non ci vogliamo mettere dalla parte di chi ha remato contro questi eventi.
Però, la prego, lo prenda come un atto di fede veramente fatto tirandosi per la giacca, perché è veramente faticoso vedere che lo sport diventa una piattaforma di bracci di ferro che hanno a che fare con la spartizione del potere e non hanno a che fare con lo sport, con l'agonismo, con quello di sano che noi vogliamo promuovere.
Un'ultima cosa, avevamo sollevato già in Commissione la perplessità su alcuni passaggi: dover aspettare che lo dica il Presidente della Repubblica e non ascoltare le osservazioni dei parlamentari è svilente anche per il ruolo che abbiamo in questa istituzione. Non lo dico a lei, che sull'ascolto dei deputati, le va dato, atto, è sempre presente, però, in generale, quando nelle sedi istituzionali o nelle sedi informali lanciamo un campanello di allarme, pregheremmo tutti, proprio perché l'opposizione noi la facciamo in modo costruttivo e non contro a priori, di darci qualche attenzione in più .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bicchielli. Ne ha facoltà.
PINO BICCHIELLI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente, solo per annunciare il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Signor Ministro, lei è al corrente della mia stima personale nei suoi riguardi, mi pregio di potermi considerare suo amico, ma l'amicizia esula da quello che è il giudizio politico, e io devo, in questa sede, proprio esprimere un giudizio politico. Questo Governo ha un modo di intendere il potere, le istituzioni e perfino la democrazia in modo curioso, in modo strano, e questo provvedimento ne è un lampante esempio.
Signor Ministro, siamo al terzo passaggio, e questo perché, malgrado vi avessimo segnalato e invitato a riflettere su alcune assurdità contenute in questo provvedimento, siete andati avanti per la vostra strada a testa bassa, e ci è voluto il Presidente Mattarella per fermarvi, in parte. Sì, in parte, perché l'altra sconcezza con cui regalate agli amici 1.260.000 euro di soldi pubblici e che siete stati costretti a ritirare nel primo passaggio alla Camera, l'avete infilata nemmeno 24 ore dopo nel decreto fiscale, su cui avete posto la fiducia. Sto parlando della proroga di 7 anni alla società Simico.
Vede, signor Ministro, questo Governo è affetto da una bulimia di potere che nasce non dalla forza, ma da una profonda insicurezza, da insicurezza e paura, che la Premier tenta di esorcizzare e di nascondere, mentendo a ogni passaggio senza confronto, in ogni dichiarazione senza contraddittorio e con i suoi atteggiamenti aggressivi. La paura della Premier di non sentirsi all'altezza è la vera regia politica di questa legislatura. È da lì che nasce il bisogno di accentramento, cancellazione del confronto, che vi ha costretto fino ad oggi a porre centinaia di fiducie, la trasformazione del dissenso in nemico.
È da lì che viene il tradimento sistematico delle promesse elettorali, piegate giorno dopo giorno all'opportunismo e alla sottomissione verso l'Unione europea e, soprattutto, verso gli Stati Uniti, anche quando mettono in atto azioni ricattatrici come i dazi unilaterali, che penalizzano le nostre imprese, mentre la Premier minimizza e tace, inchina il capo e spera di non disturbare il manovratore. Non si accettano critiche, nemmeno quelle pacate e istituzionali. Si risponde con reazioni scomposte, al limite dell'isteria politica, come è accaduto poche ore fa, aggredendo verbalmente il Tribunale dei ministri.
Si delegittima l'opposizione, si aggredisce la stampa indipendente, si tenta perfino di mettere le mani sulla magistratura, perché, in questo disegno autoritario, ogni potere deve essere addomesticato, ridotto a megafono del Governo. Quando il Presidente Mattarella ha provato a richiamare il Governo alla sobrietà e al rispetto della Costituzione, è stato ignorato, ogni richiamo è stato archiviato come una seccatura.
Poi, mi permetta, signor Ministro, il capitolo più vergognoso di tutti: la Palestina. Di fronte alla tragedia umanitaria in corso, questo Governo ha scelto il silenzio complice, la diplomazia dell'ambiguità, quando non la giustificazione dell'ingiustificabile. Ha abbandonato ogni principio di giustizia e di diritto internazionale, pur di restare allineato alle posizioni della Casa Bianca e di chi oggi calpesta i diritti del popolo palestinese, cioè si gira dall'altra parte quando si menzionano migliaia di bambini morti di fame e poi si sbandiera l'invio di qualche chilo di cibo e un po' di farina, che vi ripulisce la coscienza e vi fa sentire non colpevoli di quelle decine di migliaia di morti.
È questo il segno più evidente di un Governo subalterno all'estero e autoritario in patria. Avete addirittura, per paura delle prossime elezioni, modificato la geografia. La ZES nasce per il Mezzogiorno d'Italia. La Premier ha annunciato che sarà applicata nelle Marche: si è sempre meridionali di qualcuno! Non è stato applicato nulla, invece, nel Molise, perché le elezioni sono state già fatte, anzi, addirittura nel Molise, da Napoli e da Roma, non ci saranno più comunicazioni ferroviarie fino al 1° gennaio: di quel popolo ci si scorda.
Un Governo che ha paura di non essere all'altezza e di non essere accettato dall' che si voleva combattere, e per questa paura reagisce con arroganza alle critiche e agli stop ricevuti dalla magistratura italiana ed europea. Signor Ministro, la paura non è una strategia, l'arroganza non è una visione. Noi, con dignità, con coerenza e con la certezza che la democrazia è qualcosa che si difende ogni giorno, anche da chi finge di rappresentarla mentre la svuota, voteremo contro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tassinari. Ne ha facoltà.
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole del gruppo Forza Italia e provvedo al deposito dell'intervento .
PRESIDENTE. È autorizzata, grazie. Ha chiesto di parlare la deputata Miele. Ne ha facoltà.
GIOVANNA MIELE(LEGA). Annuncio il voto favorevole della Lega .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Annuncio il voto contrario del Partito Democratico e, invece, parlo. Signora Presidente, signor Ministro, siamo di fronte a un momento storico: uno dei pochissimi decreti, l'unico di questa legislatura, che torna in terza lettura alla Camera. Non ne ho memoria, ma io sono fra gli ultimi arrivati; non ne hanno memoria, però, tanti miei colleghi e colleghe che sono in questo Parlamento da molti anni.
Un decreto, insomma, che si occupa di sport e che segna un record; un decreto , che torna indietro di una settimana a suo modo storica, quella che ricorderemo negli annali per lo storico e commosso omaggio del Ministro Giuli, in occasione del 2241° anniversario della battaglia di Canne, laddove il generale cartaginese Annibale sconfisse l'esercito romano. Certo, Annibale, che ancora non sapeva che cosa fossero i treni, non poteva prevedere che nello stesso giorno, 2196 anni dopo, un po' più a Nord, sarebbe saltata in aria, a causa del terrorismo neofascista, una stazione ferroviaria, causando 85 morti e 200 feriti.
Noi eravamo a Bologna, ma ciascuno celebra le commemorazioni che sente più vicino a sé . Perché mettere insieme le guerre puniche con il decreto Sport? Lo spiegherò alla fine, non tema, signora Presidente. Questo decreto, nelle vostre intenzioni, avrebbe dovuto rilanciare lo sport italiano. Nella realtà, lo piega al potere, alle poltrone e al controllo politico. Lo chiamate decreto Grandi eventi sportivi: la verità è che sarebbe più facile e comprensibile definirlo come un decreto di accentramento, cioè tutto nelle mani di Sport e Salute, una gestione verticistica, lontana dai territori, lontana dallo sport vero.
Il percorso parlamentare è stato un caos. Commissioni convocate e sconvocate, modifiche, emendamenti, subemendamenti dell'ultimo minuto, anche notturni, prove di forza, posizionamenti di potere. Un braccio di ferro giocato sulla pelle dello sport, qui e al Senato. Guardi, Ministro, non mi riferisco neanche a lei in prima persona, abbiamo fatto cose insieme: penso alla modifica dell'articolo 33 della Costituzione; penso all'avvio dei Giochi della gioventù, intuizione di un indimenticabile presidente del CONI, Giulio Onesti; penso alla legge contro la pirateria digitale. Altre, me lo auguro, le faremo.
Anche nel caso di questo decreto, Ministro, lei lo sa, siamo partiti estremamente collaborativi. Poi, però, c'è stato il confronto parlamentare, qui e al Senato, ed essere collaborativi con voi è stato impossibile. Il presidente della VII Commissione, onorevole Mollicone, ci ha ricordato più volte di avere approvato il 25 per cento degli emendamenti presentati dall'opposizione. Guardi, lo dico con serenità: attenzione alle statistiche, perché gli emendamenti si pesano, non si misurano.
Non usiamo numeri in maniera creativa per descrivere una realtà che non esiste. Gli emendamenti da noi presentati, per esempio, per tornare a un equilibrio vero sulla di Milano-Cortina, dell'America's Cup, delle ATP Finals di tennis o sulla Commissione per il controllo delle società professionistiche di calcio e di basket, soprattutto contro l'utilizzo degli avanzi del Fondo per le vittime di usura, e femminicidio, sono stati tutti, al 100 per cento, rispediti al mittente.
Quest'ultimo, l'emendamento sul Fondo per le vittime di usura, e femminicidio, è un buon esempio per spiegare la differenza fra il pesare e il contare gli emendamenti recepiti. Quel Fondo è vita per chi ha subito crimini atroci e voi decidete di usare quanto risparmiato, e vi invito a ragionare anche sul fatto che, forse, andrebbe migliorata la possibilità di accesso e di conoscenza di quel Fondo, per la sicurezza dei Giochi olimpici invernali.
Sia ben chiaro che nessuno di noi mette in dubbio la necessità di garantire la sicurezza di quell'evento, e infatti dalle opposizioni vi sono arrivate tre diverse alternative, chiedendo che gli avanzi del Fondo in questione venissero reinvestiti per progetti e obiettivi coerenti. Avete voluto, perché è un fatto di volontà, respingere tutte quelle proposte: un segno, questo sì, indelebile della vostra idea di Stato. Sono già entrato nel merito degli aspetti di questo decreto nella sua prima versione.
Torno allora sulle variazioni, sulle parti soppresse non certo per volontà vostra, ma perché, quando si fanno prove di forza, bisogna mettere in conto che si può anche perdere. Il vostro modo di operare, invece, è quello che avete dimostrato con un altro emendamento, quello che intendeva prolungare l'operatività di Simico rispetto agli impianti sportivi di Milano-Cortina fino al 2033. Anche lì c'è stato un braccio di ferro: qui alla Camera quell'emendamento è stato ritirato, poi è magicamente ricomparso, identico, nel decreto Economia al Senato, sul quale avete posto poi la questione di fiducia.
Rispetto, invece, alle modifiche soppressive che ci portano oggi a votare di nuovo questo provvedimento, entro nello specifico di una di queste: il famoso articolo 9-, diventato testo dopo un emendamento del relatore e un subemendamento di un collega di maggioranza. Così ricostruiamo, con precisione, la storia, visto che qualcuno al Senato ne ha fatto una narrazione - diciamo così - creativa. Quell'emendamento, come lei ben sa, Ministro, nasceva da un emendamento a mia prima firma, per cui ne conosco bene l'evoluzione.
Il mio emendamento, presentato in Commissione, voleva tutelare l'autonomia organizzativa delle manifestazioni sportive, stabilendo una soglia: 8 milioni di euro di contributo pubblico. Al di sotto di quella soglia è tutelata l'autonomia dei comitati organizzatori; al di sopra di quella soglia è identificata la possibilità di un intervento di Sport e Salute nella degli eventi, perché, ricordo, siamo consapevoli che, quando il contributo pubblico è importante, serva un controllo più diretto.
E ricordo anche che non è che non ci siano richieste di rendicontazione nei casi, invece, inferiori o nei casi attuali, oggi. Non vorrei che passasse l'idea che chi riceve un contributo pubblico per organizzare un evento sportivo lo faccia così, senza controlli. Sta di fatto che voi avete preso quel testo, lo avete rimasticato, avete abbassato la soglia da 8 a 5 milioni, avete trasformato il testo, rendendo strutturale, al di sopra della soglia dei 5 milioni, l'occupazione delle poltrone da parte di Sport e Salute e, al di sotto di quella soglia, avete mantenuto, sì, quell'autonomia che chiedevo, ma con un'esclusione: quella norma valeva per tutti, ma non per le ATP Finals.
Ora, questo nuovo emendamento, in questa forma, è stato votato nella centrifuga di voti che avviene in Commissione, e si è presentato nella forma nota che, poi, avete ritirato per i rilievi del Quirinale. Giustamente, perché come è possibile immaginare una norma generale che prevede un'esclusione specifica di una singola manifestazione? Insomma, le partite per le poltrone delle ATP Finals - arrivate con grande successo alla quinta edizione, oltre 500 milioni di ricaduta positiva sul territorio - vi interessano al punto di essere riusciti a fare un decreto retroattivo, che si potrebbe definire “”.
Ora le strade sono due: o la Federazione Tennis rinuncerà al contributo, e allora potrà mantenere la così come oggi - e ricordo, che ha chiuso, 14 mesi fa, l'accordo per i successivi cinque anni - oppure Sport e Salute, nella sua irrefrenabile bulimia di potere, rischia di far sì che la proprietà del torneo, che ricordo essere l'associazione ATP, ovvero l'Associazione dei tennisti professionisti, potrebbe spostare la sede lontano dall'Italia, come ha dichiarato in una lettera che abbiamo tutti visto in Commissione. Credo che questo sia l'esempio più chiaro di quanto questa ingordigia sia pericolosa.
Poi, lo stesso copione per Milano-Cortina: abbiamo già detto dell'operazione Simico, che si vede regalare il prolungamento di incarichi e competenze fino al 2033; stesso copione per i Giochi paralimpici o per l'Europeo 2032 di calcio, affidati a dei commissari sui quali non siamo contrari pregiudizialmente, ma non abbiamo neanche dubbi, visti i vostri 1.000 giorni di Governo, sul metodo di fedeltà con il quale saranno scelti. Poi, ancora, l'America's Cup - lunga discussione qui, alla Camera: la regione Campania, che dovrà sostenere e promuovere l'evento, non potrà decidere nulla, essendo esclusa dalla - o i Giochi del Mediterraneo.
Insomma, il filo rosso è chiaro: centralizzare, nominare, controllare, a scapito della democrazia, dei territori e dei valori dello sport. Noi crediamo nello sport come bene pubblico, non come bottino politico; nello sport che unisce, che nasce dal basso, che include; nello sport che onora il valore educativo e sociale menzionato nell'articolo 33 della Costituzione, non che lo calpesta. Non voteremo mai un testo che scambia medaglie con nomine, o che baratta la passione di un Paese con la fame di potere di pochi.
Allora, chiudo tornando ad Annibale, alla battaglia di Canne, alla commozione del Ministro Giuli di fronte alla sconfitta dell'esercito romano, che era molto più numeroso di quello cartaginese, ma non aveva strategie, era capace solo di un arrembaggio a tutto campo. Ecco, se c'è qualcuno che perde, in questo caso, è proprio la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al comando di questo arrembaggio istituzionale.
Lo sport insegna che dalle sconfitte si impara. E ci piacerebbe non dico un dialogo, ma un normale rapporto di confronto, anche duro, fra chi sta al Governo e chi sta all'opposizione, da cui si possa generare qualcosa che sia davvero di contributo allo sport, e non - lo ripeto ancora - al desiderio di potere e di occupazione di spazi. Proposte? Certo. Lo sport nella scuola primaria, le infrastrutture sportive scolastiche, la cultura del movimento e la longevità, l'accesso economico alla pratica sportiva da parte soprattutto dei soggetti più fragili, la rimozione degli ostacoli per l'accesso alla pratica sportiva da parte di persone con disabilità, lo sport e il diritto di cittadinanza, e tanto altro ancora. Se non ci sono forzature, bulimia, fame di potere, noi siamo qui, pronti a discutere e a far succedere delle cose, non come quelle scritte in questo decreto…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). …nei confronti del quale, per le ragioni che ho elencato, il Partito Democratico voterà contro, anche in questa terza occasione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Perissa. Ne ha facoltà.
MARCO PERISSA(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2488-B:
"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 96, recante disposizioni urgenti per l'organizzazione e lo svolgimento di grandi eventi sportivi, nonché ulteriori disposizioni urgenti in materia di sport" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2538: Proroga del termine per l'esercizio delle deleghe previste dall'articolo 2 della legge 15 luglio 2022, n. 106, in materia di spettacolo.
Ricordo che, nella seduta del 4 agosto, si è conclusa la discussione generale e il relatore e il rappresentante del Governo sono intervenuti in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Se nessuno chiede di intervenire, invito il relatore e il Sottosegretario per la cultura, deputato Gianmarco Mazzi, ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli del disegno di legge … non importa, il Governo è lì, basta che il Governo, poi, mi dica se è conforme o meno al relatore. Nel frattempo, chiedo al relatore di esprimere il parere sulle proposte emendative. Roscani o Cangiano? L'onorevole Cangiano però si è alzato ed è andato a cercare il Governo. Prego, onorevole Cangiano.
GEROLAMO CANGIANO, . Grazie, Presidente. Invito al ritiro o parere contrario su tutte le proposte emendative.
PRESIDENTE. Il Governo? Ministro, devo chiedere a lei. Collega Amato, liberi i banchi del Governo.
ANDREA ABODI,. Mi scusi, Presidente. Conforme al relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 1.
Poiché all'articolo 1, sono riferiti nove emendamenti, di cui due identici, che costituiscono una serie a scalare, ai sensi dell'articolo 85, comma 8, primo periodo, del Regolamento e secondo la prassi consolidata, la Presidenza porrà in votazione il primo emendamento (1.6 Manzi), l'emendamento intermedio (1.10 Manzi) e l'ultimo emendamento della serie (Orrico 1.7), dichiarando assorbiti gli altri.
Passiamo all'emendamento 1.6 Manzi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Comprende anche l'emendamento1.7 Orrico?
PRESIDENTE. No, il suo lo voteremo poi.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Allora, intervengo dopo sul mio, grazie.
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.10 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.7 Orrico.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). La ringrazio, Presidente. Non possiamo, come MoVimento 5 Stelle, esimerci dall'intervenire, pur non essendo presente alcun rappresentante del Ministero della Cultura, apprezzando, come sempre, la presenza del Ministro Abodi, che, però, non è competente in materia.
Con questo emendamento chiediamo di ridurre i tempi della proroga che il Governo chiede, l'ennesima, la terza, per fare qualcosa che avrebbe dovuto fare già 3 anni fa, visto che questo Governo, il Governo Meloni, si era detto pronto, prontissimo a governare il Paese. Anche perché la legge delega sullo spettacolo di cui parliamo oggi è una legge che è stata approvata nel luglio 2022, lo voglio ricordare, con l'unanimità di questo Parlamento. E cosa prevedeva questa legge delega? Prevedeva delle importanti riforme per un comparto che è fondamentale per il nostro Paese, uno dei tanti vanti che ci rappresenta in tutto il mondo, ovvero il settore dello spettacolo.
Le riforme erano delle riforme chiave, perché riguardavano soprattutto la vita, la qualità, la dignità del lavoro di tutti i professionisti che operano all'interno di questo comparto e con cui la politica, spesso e volentieri, non solo fa delle passerelle, stringe le mani, ma li lascia sempre a bocca asciutta, perché i lavoratori professionisti dello spettacolo sono dei lavoratori che vivono un precariato cronicizzato, spesso sono sottopagati. Addirittura, ci sono delle categorie all'interno del comparto dello spettacolo, come quella dei danzatori, che arrivano a prendere 1,50 euro all'ora di salario.
Ecco perché intervenire con le riforme in maniera pronta, così come si era deciso nel 2022, è fondamentale, perché è un comparto che non può più aspettare che, ancora nel 2025, non gli vengano riconosciute le tutele dei contratti di lavoro dignitosi. C'è una sola cosa che questo Governo ha attuato della legge delega e riguarda l'indennità di discontinuità. Peccato che l'indennità di discontinuità sia un totale fallimento e non risponda a quelle che sono le esigenze di riconoscimento che chiedono i professionisti e i lavoratori della cultura.
Ve lo abbiamo detto in Commissione, quando avete portato il provvedimento; ve lo hanno detto i sindacati; ve lo hanno detto tutti gli operatori del mondo dello spettacolo, da quelli - si fa per dire - meno conosciuti a quelli di chiara fama nazionale e internazionale. Voglio riportare alcuni dei risultati di questa indennità di discontinuità, che non è un'indennità di discontinuità, che significa riconoscere che il professionista della cultura, del mondo dello spettacolo, non è che quando si ferma non lavora, perché studia, si forma, fa approfondimento, fa ricerca.
Non è un sussidio di disoccupazione quello di cui ha bisogno un lavoratore dello spettacolo , è il riconoscimento del lavoro che non si esaurisce soltanto nella artistica su un palcoscenico, ma in tantissime ore di studio e di formazione che deve affrontare. Allora, nel 2023, a fronte di 340.000 persone che lavorano nel mondo dello spettacolo e che sono assicurate con l'INPS, ovviamente, l'indennità di discontinuità è stata erogata a 6.300 persone a fronte di 12.000 che ne hanno fatto richiesta.
Nel 2024 sono soltanto 5.200 su 360.000, a fronte di 9.000, le domande che sono state riconosciute. Le modifiche che avete apportato nel 2025 non hanno migliorato la situazione. Allora, in 2 anni l'INPS ha effettuato soltanto 11.000 pagamenti a fronte di 21.000 domande. Ecco perché non si può aspettare un altro anno, perché poi la legislatura sarà finita e io temo - noi temiamo - che tra un anno ci verrete a dire, ancora una volta, che state chiedendo una proroga perché avete la necessità di ascoltare il comparto dello spettacolo, che non ascoltate da un anno e mezzo , perché le categorie ce lo dicono che le avete estromesse dal tavolo dove si costruisce il codice dello spettacolo…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). …da più di un anno e mezzo
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Orrico, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
GIANMARCO MAZZI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2538/1 Cangiano il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di accompagnare l'attuazione delle misure contenute all'articolo 4 della legge n. 106 del 2022, recante delega in materia di spettacolo, con ogni opportuna iniziativa di competenza, anche di carattere normativo, volta a chiarire la portata di quanto previsto dall'articolo 3, comma 3, del decreto ministeriale n. 131 del 22 marzo 2023”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2538/2 Orfini il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2538/3 Iacono, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di bilancio”. Sugli ordini del giorno n. 9/2538/4 Manzi e n. 9/2538/5 Bonafe' il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2538/6 Prestipino, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di dare attuazione alla delega prevista dall'articolo 2, comma 1, lettera, della legge n. 106 del 2022, disciplinando il superamento dell'uso di animali nei circhi”. Sull'ordine del giorno n. 9/2538/7 Gardini il parere è favorevole con riformulazione, sostituendo ovunque ricorra la parola: “FUS” con la parola: “FNSV”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2538/8 Mollicone, il parere è favorevole sul primo impegno; il parere è favorevole con la seguente riformulazione sul secondo impegno: “inserire nel riordino del codice la nuova normativa in materia di rievocazioni storiche recata dalla legge n. 152 del 2024”; il parere è favorevole sul terzo impegno; il parere è contrario sul quarto impegno; il parere è favorevole sul quinto impegno; il parere è favorevole, con la seguente riformulazione, sul sesto impegno: “favorire le condizioni per il potenziamento delle piante organiche dei corpi di ballo esistenti”; il parere è favorevole sul settimo impegno.
Sull'ordine del giorno n. 9/2538/9 Piccolotti il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2538/10 Benzoni, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di esercitare la delega conferita dalla legge n. 106 del 2022 con riferimento specifico al superamento dell'utilizzo degli animali nel settore delle attività circensi e degli spettacoli viaggianti”. Sull'ordine del giorno n. 9/2538/11 Amato il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2538/12 Orrico, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di adottare iniziative normative finalizzate ad esercitare la delega e riconoscere alla danza la stessa dignità di arte e di patrimonio culturale che si riconosce alla musica e al teatro”. Sull'ordine del giorno n. 9/2538/13 Riccardo Ricciardi il parere è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2538/1 Cangiano, il parere è favorevole con riformulazione, va bene? Direi di sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2538/2 Orfini, su cui il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2538/2 Orfini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2538/3 Iacono, su cui il parere è favorevole con riformulazione. Collega Iacono, va bene? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2538/3 Iacono, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2538/4 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2538/4 Manzi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2538/5 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2538/5 Bonafe', con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2538/6 Prestipino con parere favorevole con riformulazione. Va bene? Colleghi, qualcuno mi dice qualcosa? No, non viene accolta la riformulazione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2538/6 Prestipino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2538/7 Gardini con parere favorevole con riformulazione. Va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2538/8 Mollicone con parere favorevole con riformulazione. Va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2538/9 Piccolotti, su cui c'è parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2538/9 Piccolotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2538/10 Benzoni con parere favorevole con riformulazione. Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2538/11 Amato, su cui c'è parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2538/11 Amato, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2538/12 Orrico con parere favorevole con riformulazione. Va bene? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2538/12 Orrico, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2538/13 Riccardo Ricciardi, su cui il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2538/13 Riccardo Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sospendiamo, a questo punto, l'esame del provvedimento, che riprenderà nella parte pomeridiana della seduta, al termine delle commemorazioni.
Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro per i rapporti con il Parlamento, il Ministro delle Imprese e del il Ministro della Salute e il Ministro per lo Sport e i giovani.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Riccardo Ricciardi ed altri n. 3-02139 .
Chiedo all'onorevole Riccardo Ricciardi se intenda illustrare la sua interrogazione o se si riservi di intervenire in sede di replica.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Il quesito è molto semplice, ahimè, di una banalità quasi devastante: perché, mentre praticamente tutto il mondo sta riconoscendo lo Stato della Palestina, l'Italia non lo fa?
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, la posizione del Governo è molto chiara: l'unico orizzonte possibile resta la soluzione a due Stati che convivono in pace e sicurezza all'interno di confini reciprocamente riconosciuti. Siamo sempre stati favorevoli al riconoscimento dello Stato palestinese, ma vogliamo che questo Stato nasca su basi solide. Il riconoscimento deve rappresentare un punto di arrivo di un processo di pace negoziato tra le parti, che presuppone la completa uscita di scena di Hamas, il raggiungimento della piena unità palestinese sotto la guida dell'ANP, l'Autorità nazionale palestinese, e il mutuo riconoscimento delle due parti. È un percorso su cui stiamo lavorando in stretto coordinamento con tutti i nostri in particolare con la Germania.
Come ha di recente sottolineato anche il Presidente della Repubblica, la situazione a Gaza diviene di giorno in giorno drammaticamente più grave e più intollerabile. Lo ha ribadito il Presidente del Consiglio Meloni la scorsa settimana in un colloquio telefonico con il Primo Ministro israeliano Netanyahu. Il Presidente ha insistito, in particolare, sulla necessità di porre immediatamente fine alle ostilità e sull'urgenza di garantire un accesso umanitario pieno e senza ostacoli alla popolazione civile.
Per raggiungere il cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi e la ripresa del processo politico, il Governo italiano continua a portare avanti un'azione diplomatica a tutto campo. La scorsa settimana l'Italia ha partecipato alla Conferenza di New York, dove ha co-presieduto, insieme all'Indonesia, il gruppo di lavoro sulla sicurezza, elaborando proposte concrete per la sicurezza dei palestinesi e di Israele, proposte poi recepite dal documento finale della Conferenza. Sempre la scorsa settimana, il Ministro Tajani ha avuto due colloqui telefonici con il Primo Ministro dell'Autorità nazionale palestinese Mohammad Mustafa e con il Ministro degli Esteri.
A entrambi ha confermato il sostegno del Governo italiano all'Autorità palestinese e l'impegno sul fronte dell'assistenza umanitaria, su cui l'Italia continua ad essere in prima linea con un'azione concreta e tangibile. È stato disposto un nuovo stanziamento di 5 milioni di euro al Programma alimentare mondiale per l'acquisto di beni alimentari e la partecipazione dell'Italia alle operazioni di aviolancio di prodotti di prima necessità sulla Striscia, d'intesa con il Ministero della Difesa. Attraverso l'iniziativa , il Programma alimentare mondiale sta organizzando nuovi convogli di generi alimentari. L'obiettivo è di assistere oltre un milione di civili palestinesi all'interno della Striscia.
Ricordo, inoltre, l'impegno del Governo italiano in ambito sanitario, che ha reso possibile il trasferimento nel nostro Paese di 150 bambini palestinesi bisognosi di cure, accompagnati dai loro familiari. In tutto sono oltre mille le persone evacuate a vario titolo dalla Striscia e accolte in Italia. Grazie all'impegno italiano e al nostro dialogo con le autorità palestinesi e israeliane potremo presto accogliere altri 50 palestinesi, 20 bambini che saranno curati in Italia e i loro familiari. Il Governo continuerà a lavorare per dare risposte concrete e immediate alla popolazione di Gaza e per contribuire in modo costruttivo a un futuro di pace e sicurezza in tutto il Medio Oriente.
PRESIDENTE. L'onorevole Riccardo Ricciardi ha facoltà di replicare.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). . Oggi questa bandiera non la esponiamo, altrimenti ce la strappereste via. Oggi la indossiamo sulla nostra pelle, perché questa non è più solo la bandiera della Palestina: questa è la bandiera di chi lotta per l'umanità, e voi siete colpevoli.
PRESIDENTE. Chiedo a tutti di accomodarsi
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Voi siete colpevoli di avere saputo, di avere taciuto, di avere voltato lo sguardo dall'altra parte, mentre un popolo veniva sterminato. Voi siete colpevoli di avere stretto la mano sporca di sangue di Netanyahu, di avere sostenuto politicamente ed economicamente chi sta compiendo il più grande sterminio di questo inizio secolo. E siete colpevoli, e lo sarete per sempre, di non essere stati umani, perché già che ci sia il dibattito se questo è genocidio o no, già il dibattito sulla parola, dimostra l'enormità del crimine. Ma qui noi siamo oltre il genocidio.
In questo momento nel vocabolario non esiste ancora la parola per definire quello che sta accadendo a Gaza. Forse ci sarà un poeta o una poetessa araba che, in mezzo a quell'orrore, questa parola che ancora oggi non esiste la troverà. Magari sarà proprio un poeta come Haidar al-Ghazali, un poeta di 21 anni di Gaza, la cui università è stata rasa al suolo e che ha descritto così la morte di una bambina: “Ti hanno uccisa come si uccidono le farfalle, e l'alba ha pregato per te, poiché da una fossetta sulla tua guancia sorge il giorno.
Ti hanno uccisa, affinché l'aurora non torni mai più, affinché restiamo al buio, senza vedere. Hanno detto che minacciavi il Paese con una cintura esplosiva in vita. Solo io sapevo quanto amavi le cinture di rose” .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Riccardo Ricciardi. Chiedo la cortesia di accomodarsi.
PRESIDENTE. L'onorevole Benzoni ha facoltà di illustrare l'interrogazione Sottanelli ed altri n. 3-02140 di cui è cofirmatario.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Il Governo è intervenuto sulla ZES creando una ZES unica per il Mezzogiorno, e ha fissato, per l'anno 2025, il termine al 31 maggio per la presentazione delle domande. A distanza di 2 mesi dalla scadenza di questo termine non sono ancora state inviate alle imprese le comunicazioni contenenti l'ammontare del credito d'imposta effettivamente riconosciuto per gli investimenti, che è un elemento essenziale per l'ordinazione e l'acquisto, poi, di quello che è l'oggetto di questi investimenti.
In più, occorre considerare che il termine ultimo per la realizzazione di questi investimenti, e quindi anche per il pagamento, la consegna e l'entrata in funzione dei beni, è il 15 novembre 2025. Chiediamo, quindi, al Ministro se intenda attivarsi con massima urgenza affinché sia assicurata una tempestiva conclusione di questo iter amministrativo e la comunicazione alle imprese dell'ammontare dei crediti d'imposta riconosciuti per gli investimenti nella ZES unica, così proprio da consentire che questi investimenti vadano in porto e da non creare confusione nelle aziende che a questo strumento volevano aderire.
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere.
LUCA CIRIANI,. Sì, grazie, Presidente. L'articolo 1 della legge di bilancio per il 2025 ha modificato l'articolo 16 del decreto-legge n. 124 del 2023, prevedendo il riconoscimento del contributo sotto forma di credito d'imposta per le imprese che effettuano, dal 1° gennaio 2025 al 15 novembre 2025, investimenti relativi all'acquisizione di beni strumentali destinati a strutture produttive ubicate nella ZES unica. In base al successivo comma 486, gli operatori economici che intendono beneficiare del contributo in argomento comunicano all'Agenzia delle entrate l'ammontare delle spese ammissibili già sostenute dal 16 novembre 2024 e quelle che prevedono di sostenere fino al 15 novembre 2025.
La comunicazione è inviata dal 31 marzo 2025 al 30 maggio 2025 esclusivamente con modalità telematiche direttamente dal beneficiario oppure avvalendosi di un soggetto incaricato della trasmissione in materia di imposte sui redditi e di IRAP. Il medesimo comma prevede che gli operatori economici che hanno presentato la comunicazione, a pena di decadenza dell'agevolazione, inviano all'Agenzia delle entrate, dal 18 novembre al 2 dicembre 2025, una comunicazione integrativa attestante l'avvenuta realizzazione, entro il termine del 15 novembre, degli investimenti indicati.
Il comma 488, inoltre, rinvia a un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate la determinazione della percentuale da utilizzare per il calcolo dell'importo massimo fruibile del credito d'imposta.
Infine, il comma 489 prevede che, con il medesimo provvedimento, siano resi noti il numero di comunicazioni inviate, la tipologia di investimenti realizzati e l'ammontare complessivo del credito d'imposta richiesto.
Tanto premesso - e mi scuso per la verbosità e per la lungaggine -, tenuto conto che il termine previsto per l'emanazione del provvedimento direttoriale è fissato al 12 dicembre 2025, emerge come non sussista, allo stato, alcun obbligo di comunicazione da parte dell'Agenzia delle entrate agli operatori economici circa la percentuale del credito d'imposta effettivamente spettante. Il suddetto obbligo, infatti, sorge soltanto a seguito della scadenza dei termini per la presentazione delle dichiarazioni integrative attestanti l'effettiva entità degli investimenti realizzati.
PRESIDENTE. L'onorevole Sottanelli ha facoltà di replicare.
GIULIO CESARE SOTTANELLI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, tralasciando le cose che le hanno scritto dal MEF, in sostanza possiamo sostenere che il Governo ha ereditato due strumenti: lo strumento ZES, che aveva delle specificità per il Mezzogiorno su aree determinate, che avevano infrastrutture, che erano aree degradate, dove venivano sostenute le nuove iniziative o quelle da ampliare; dall'altra parte, poi, è stato fatto un primo provvedimento per annacquare questo specifico strumento, allargandolo a tutto il Mezzogiorno, e adesso sembra che ne sia stato fatto uno ulteriore, perché dalla stampa abbiamo appreso - ancora non c'è neanche la bozza - di un disegno di legge in via d'urgenza, che forse diventerà legge a ottobre, dove lo strumento viene allargato anche alle Marche e all'Umbria. Immagino che a settembre faremo un altro disegno di legge, visto che ci sono le elezioni, per il Veneto e per la Toscana.
Detto ciò, l'altro strumento che avete ereditato è il 4.0, che è stato superato dal 5.0, che però non funziona. Ci sono 6 miliardi bloccati e fermi. Allora, la proposta di Azione è quella di lasciare la ZES così com'era nelle origini, di creare i giusti processi per dare certezze alle imprese, cioè se hanno diritto, in che percentuale hanno diritto e in che tempi vengono liquidate, perché l'impresa ha bisogno di certezze. L'altra proposta è prendere i 6 miliardi su cui non siete stati capaci, voi come Governo, di creare norme per metterli a terra e, quindi, per darli alle imprese per sostenerle, in modo che possano essere, quindi, utilizzati da tutte le imprese, da Nord a Sud, e rifinanziare, con questi soldi, lo strumento 4.0. Sono proposte che, ovviamente, noi sosteniamo e che ci auguriamo il Governo possa prendere in esame .
PRESIDENTE. L'onorevole De Luca ha facoltà di illustrare l'interrogazione Ubaldo Pagano ed altri n. 3-02141 che ha sottoscritto in data odierna.
PIERO DE LUCA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il CdM del 4 agosto scorso ha annunciato l'estensione della ZES unica a Marche ed Umbria: ci avevamo creduto. Un'intervista di oggi, però, del Ministro Foti disvela la nebbia, perché si legge quanto segue: ci sarà, non si sa quando, un disegno di legge che poi verrà trasformato, non si sa quando, in decreto-legge. Sa cosa vuol dire questo, tradotto dal politichese, Ministro? Vuol dire che ad oggi non c'è nulla, solo un annuncio vuoto e nient'altro rispetto a questa estensione; è molto semplice.
Del resto, se eravate così interessati al tema, ci spiega cosa avete fatto finora? Ci spiega perché per anni non avete mosso un dito? E soprattutto ci spiega perché avete respinto tutte le nostre proposte di estensione della ZES proprio a Marche e Umbria presentate a più riprese in Parlamento negli anni passati? Perché lo avete fatto?
La verità è che voi oggi avevate bisogno solo di un titolo buono per la vostra propaganda elettorale. Si tratta, però, di un clamoroso, perché non c'è nessun atto adottato, come veniva ricordato prima, e soprattutto non avete previsto nemmeno un euro in più di fondi aggiuntivi destinati al credito d'imposta per le ZES. Questo vuol dire una cosa semplice: vuol dire che non ci saranno le risorse necessarie per gli investimenti nelle Marche e in Umbria e si ridurrà quasi certamente l'ammontare per le altre regioni del Mezzogiorno.
Insomma, una vera e propria truffa elettorale, su cui chiediamo oggi un'operazione verità con il presente . Se volete andare avanti davvero con risorse aggiuntive reali, noi ci saremo, altrimenti smettetela con questa presa in giro degli italiani .
PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, come risulta dal provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate del 12 dicembre 2024, tutti coloro i quali hanno fatto richiesta di fruizione del credito d'imposta ZES unica per l'anno 2024, in relazione agli investimenti eligibili effettuati nel periodo dal 1° gennaio 2024 al 15 novembre 2024, hanno ottenuto il 100 per cento del credito d'imposta richiesto. Nel dettaglio, con riferimento alle ZES l'ammontare del credito d'imposta riconosciuto per gli investimenti effettuati nel corso del 2024 è pari a 2,5 miliardi circa.
Con riferimento, invece, al disegno di legge recante disposizioni per il rilancio dell'economia dei territori delle regioni Marche e Umbria - cui faceva cenno anche l'interrogante - approvato in Consiglio dei Ministri il 4 agosto scorso, si evidenzia che le misure adottate dal Governo sono riferite all'anno 2025, sono dotate di specifica copertura finanziaria e non pregiudicheranno gli spazi finanziari riconosciuti alle regioni già destinatarie della vigente misura. Nella prossima manovra di bilancio la misura ZES sarà rifinanziata e lo stanziamento terrà conto di tale nuovo perimetro.
PRESIDENTE. L'onorevole Ubaldo Pagano ha facoltà di replicare.
UBALDO PAGANO(PD-IDP). Signor Ministro, la sua risposta - letta, perché il Ministro competente non è presente - è, come prevedibile, del tutto insoddisfacente. Innanzitutto, perché fornite dati senza commensurarli con quelli che dovrebbero essere i rilievi utili a capire se la misura ha funzionato oppure no. A fronte di prenotazioni, a giugno 2024, per 9,5 miliardi di euro, avete sviluppato circa 2,5 miliardi di euro. Siamo a circa il 25 per cento degli investimenti che entro novembre sono diventati realtà.
Ma adesso abbiamo una nuova e definitiva certezza: ancora non riuscite a darci i dati relativi al 2023, cioè quando esistevano le otto ZES piccole. Quindi, è evidente che non volete dirci se si è avuto o no un effetto incentivante. Noi riteniamo che non si è avuto un effetto incentivante, ma si sia solo superata la pianificazione territoriale. Allora, a questo punto estendetele a tutta Italia: sarà sicuramente una forma di sburocratizzazione utile.
Sul secondo quesito, invece, possiamo dire di aver assistito all'ennesimo elettorale, che avete mandato a reti unificate la scorsa giornata. Avete avuto due anni per estendere la ZES unica alle Marche e all'Umbria; l'avevamo proposto e non l'avete fatto. Allora, ve lo diciamo in italiano (forse lo capite in maniera migliore): se avete la possibilità di metterci i soldi, fatelo subito e approvate il disegno di legge prima delle elezioni, perché, dalla bozza che avete fatto girare, all'articolo 4 dite che dal presente provvedimento non devono derivare ulteriori oneri a carico della finanza pubblica , quindi significa che c'è zero. Fatelo prima delle elezioni, perché quando quell'inutile presidente di regione avrà perso le elezioni non potrete rimangiarvi la promessa.
PRESIDENTE. L'onorevole Dara ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bordonali ed altri n. 3-02142 di cui è cofirmatario.
ANDREA DARA(LEGA). Grazie Presidente, signor Ministro, la possibile trattativa per la cessione di Iveco Group al colosso indiano Tata Motors, confermata, peraltro, da Exor, sta generando forte preoccupazione tra i lavoratori, i sindacati e i territori coinvolti. In Italia sono interessati ben cinque stabilimenti, Torino, Brescia, Suzzara, Foggia e Bolzano, con 14.000 lavoratori.
Il 31 luglio si è insediato al MIMIT un tavolo permanente con azienda e parti sociali, con l'impegno di coinvolgere, già dalla prossima riunione, anche Leonardo e Tata, per illustrare le rispettive strategie, con la partecipazione anche delle regioni.
Si chiede di sapere, quindi, dal Ministro se intenda fornire aggiornamenti sull'esito del primo incontro, e chiarire anche le iniziative che il Governo intende intraprendere per monitorare la cessione, garantire la tenuta occupazionale e tutelare i siti produttivi coinvolti.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie, Presidente. Il Governo segue sin dall'inizio, con grande attenzione, la trattativa per la cessione di Iveco a due grandi internazionali - la nostra Leonardo per quanto riguarda il settore della difesa e il gruppo Tata per quanto riguarda la parte civile -, nella piena consapevolezza, come quella degli interroganti, che può diventare, se ben strutturata, una opportunità di sviluppo importante e significativa, sia per il ramo difesa, sia per quello civile.
Infatti, abbiamo riunito subito, a poche ore dall'annuncio, già nella mattina del 31 luglio, un primo tavolo di confronto con aziende e sindacati, che seguirà in modo continuativo il processo di cessione, affinché siano date le massime garanzie sul futuro industriale e occupazionale in tutti i siti produttivi del Paese. Ai primi di settembre, convocherò la prossima riunione, alla presenza delle due aziende - Leonardo e Tata -, in due distinte sessioni, insieme con i sindacati e le regioni su cui insistono gli stabilimenti. E in quella sede sono convinto che si evidenzieranno impegni cogenti e continuativi che possano, debbano garantire tutti.
Si tratta, comunque, di un'operazione profondamente diversa da quella che si tentò di costruire nel 2021 con un gruppo cinese, accordo che allora non si concretizzò anche per il mio intervento nella qualità di presidente del Copasir. In quell'occasione, infatti, evidenziai i rischi che le tecnologie strategiche del ramo difesa fossero oggetto di vendita a una società non europea.
Il quadro odierno è profondamente diverso: Iveco Defence verrà ceduta, se le trattative si concluderanno, a Leonardo, campione nazionale nel settore della difesa e impegnato in numerosi programmi con internazionali, mentre il ramo civile della società verrà acquisito dal gruppo indiano Tata, investitore industriale presente in oltre 157 Paesi e proprietario di marchi come Jaguar e Land Rover.
Il tavolo ministeriale sarà permanente e seguirà tutto il percorso di cessione nei prossimi mesi, affinché siano garantite le massime tutele per i lavoratori coinvolti e per la valorizzazione del patrimonio industriale di Iveco, orgoglio del , e dell'intera sua filiera, con particolare attenzione agli aspetti produttivi e occupazionali. Allo stesso modo, vigileremo su quelli legati alla tutela della tecnologia, della ricerca e del patrimonio industriale, facendo ricorso, ove necessario, agli strumenti previsti dall'ordinamento vigente per assicurare un adeguato presidio sugli di rilevanza strategica.
L'obiettivo comune è quello di rafforzare, con questi investimenti, la centralità del nostro Paese nello sviluppo internazionale dei due rami di Iveco.
PRESIDENTE. La deputata Bordonali ha facoltà di replicare.
SIMONA BORDONALI(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie, signor Ministro, le sue parole ci hanno rassicurato, effettivamente, anche noi rappresentanti del territorio. Io sono bresciana e sono qui con alcuni colleghi, con il collega Mantovano, che è preoccupato per la situazione dello stabilimento di Suzzara, e la stessa cosa vale per la collega Maccanti per quanto riguarda Torino.
Sa, noi parliamo di una realtà che racchiude oltre 14.650 lavoratori nel nostro Paese. Per quanto riguarda, ad esempio, Brescia e Mantova, si parla di un numero elevato di lavoratori, ma non trascuriamo anche l'indotto che questa azienda porta per quanto riguarda le famiglie dei nostri territori. Noi abbiamo la necessità - e lei ci ha rassicurato su questo - che vengano garantiti gli investimenti, ma soprattutto che vengano mantenute le produttività nei luoghi dove già oggi Iveco è presente, e quindi che vengano garantiti i posti di lavoro, per le competenze e le professionalità che i lavoratori hanno maturato in questi anni, e soprattutto è importante che vengano garantite le famiglie che dipendono da questi posti di lavoro.
Mi consenta un'ultima parola, Presidente, al signor Ministro, che ha ricordato quello che ha fatto nel 2021. La ringraziamo perché, anche allora, noi avevamo seguito con apprensione quel momento, e lei, da presidente del Copasir, aveva dimostrato forte interesse e aveva indicato una direzione. E a tutti i colleghi dell'opposizione, che oggi invocano il , voglio ricordare che, in un momento di maggiore difficoltà, di cui, purtroppo, oggi raccogliamo gli esiti, ossia della fusione Stellantis, chi oggi invoca il , in quel momento, nonostante l'indicazione del Copasir e del Parlamento, non lo utilizzò
PRESIDENTE. L'onorevole Battilocchio ha facoltà di illustrare l'interrogazione D'Attis e Battilocchio n. 3-02143 di cui è cofirmatario.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro. Grazie a un'iniziativa a firma mia e del collega D'Attis, è stato istituito il tavolo ministeriale per la transizione energetica delle centrali di Torrevaldaliga Nord e di Cerano: un'attenzione specifica, contenuta in una legge dello Stato, che ha considerato - dandole rango, riconoscimento e considerazione nazionale - l'apporto dato in questi decenni dai territori di Civitavecchia e Brindisi in termini di approvvigionamento energetico dello Stato. Oggi, grazie a quel tavolo da noi voluto e promosso, e coordinato dal Governo, ci sono 28 progetti formalmente presentati su Civitavecchia e 46 su Brindisi: numeri che confermano il grande interesse a investire in questa nuova cornice di transizione.
Le chiediamo, Ministro, a che punto sia la fase di analisi di queste progettualità portate avanti da MIMIT e Invitalia, propedeutica ai due accordi di programma. Siamo qui per ribadire che i percorsi di sviluppo sostenibile sopra ricordati sono molto attesi dai territori e devono proseguire spediti.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie, Presidente. Confermo l'impegno del Ministero a concludere al più presto il percorso già individuato, per giungere, poi, ai due accordi di programma.
Peraltro, il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima prevede per l'Italia la cessazione della produzione elettrica tramite carbone al 31 dicembre di quest'anno: impegno che è mantenuto. Il 31 luglio scorso, la Camera dei deputati ha approvato un ordine del giorno che impegna il Governo a proporre una revisione del Piano, prevedendo solo il posticipo del del carbone in Italia al 2038. Sarà realizzata, quindi, una fermata a freddo delle centrali, finalizzata a garantire la sicurezza energetica nazionale, senza recare alcun pregiudizio all'ambiente, in linea con le misure adottate in altri Paesi europei, come la Germania, che ha mantenuto in riserva alcuni impianti a carbone. Ciò significa che gli impianti saranno mantenuti in manutenzione ai fini di garantire l'utilizzo in riserva nel caso di emergenza nazionale, ove la situazione geopolitica, piuttosto gravida di rischi, ne determinasse la necessità.
Per quanto riguarda i progetti di riconversione delle aree delle centrali a carbone di Cerano, a Brindisi, e di Torrevaldaliga Nord, a Civitavecchia, il differimento del non inficia nell'attività dei due comitati di coordinamento istituiti a tale scopo presso il Ministero, che prosegue con celerità, potendo comunque contare sulla disponibilità di aree idonee, indipendentemente dalle immediate dismissioni, soprattutto a Brindisi.
In questa prospettiva è stata avviata la pubblicazione, sul sito del Ministero, di due avvisi per acquisire progettualità di investimento nei rispettivi territori di Brindisi e Civitavecchia.
Per Brindisi - confermo - sono pervenute 46 proposte, in gran parte relative a energie rinnovabili, economia circolare e logistica, di cui 9 già presentate nella riunione del 20 settembre 2024 presso la prefettura e meglio dettagliate nell'incontro del comitato dello scorso 29 maggio.
Per il coordinamento delle attività di riconversione è stato nominato commissario straordinario l'attuale prefetto Luigi Carnevale. Per Civitavecchia sono arrivate 28 proposte, alcune delle quali necessitano di definizione delle aree e autorizzazioni ambientali e urbanistiche. L'elaborazione delle manifestazioni di interesse sono nelle fasi conclusive, con il supporto tecnico di Invitalia, al fine, come dicevo all'inizio, di realizzare poi, d'intesa con gli enti locali, due distinti accordi di programma, che renderanno espliciti progetti, tempi e modalità degli investimenti produttivi.
PRESIDENTE. L'onorevole D'Attis ha facoltà di replicare.
MAURO D'ATTIS(FI-PPE). Grazie, signor Ministro. La sua risposta va oltre le nostre aspettative. Le dico, in fondo, perché siamo fatti di carne ed ossa, anche con un po' di emozione, che sono contento, perché con la sua risposta diamo riscontro a tutti coloro che hanno creduto sin dall'inizio a questa nostra scelta e anche agli altri, quelli più scettici. A Brindisi e a Civitavecchia la transizione energetica e la riconversione industriale, basata su fonti nuove e innovative, con le 46 aziende di Brindisi e le 28 di Civitavecchia, vanno avanti. Stiamo favorendo, come ha detto lei, l'insediamento di nuove aziende industriali innovative e sostenibili.
E non ci basta, lo ha detto bene, la semplice decarbonizzazione. Vogliamo il rilancio industriale ed economico dei due territori. Creiamo le condizioni per aumentare i posti di lavoro. Lei non ha voluto sapientemente elencare quali sono i numeri, ma parliamo di alcuni miliardi di euro di nuovi investimenti e di alcune migliaia di nuovi posti di lavoro. Lo stiamo facendo noi, insieme con la forza delle leggi, con gli atti, con i fatti; insomma, non con le parole.
Però, Ministro, una cronaca va fatta. C'era una grande opportunità per Brindisi e Civitavecchia, era il : tanti soldi da destinare alle aree che dovevano essere decarbonizzate. I Governi a guida PD e 5 Stelle fecero saltare questa opportunità, scegliendo solo Taranto e Sulcis, che ne avevano anche il bisogno. Abbiamo recuperato con le norme che hanno permesso di arrivare a questo punto. Grazie all'intervento immediato di questo Governo e di questo Ministro, il Ministro Urso, noi oggi possiamo ricevere, anche da parte dei sindacati, dei lavoratori, delle imprese e delle loro associazioni di rappresentanza, il compiacimento, seppur preoccupati.
Nel frattempo, quindi, si insediano le nuove aziende, alcuni miliardi di investimento, fondi privati, commissari di Governo, l'accordo di programma. La domanda è: come fai a pensare di chiudere tutto senza una prospettiva seria di riconversione economica? Non si inquina e si insediano nuove aziende, Brindisi e Civitavecchia possono guardare come un'opportunità alla transizione.
Diciamo queste cose, signor Ministro, e le diciamo insieme, perché sappiamo di poter guardare negli occhi i lavoratori e le imprese che orbitano attorno alle due centrali, i giovani, i nostri concittadini tutti. Stiamo operando con la coscienza di chi vuole il bene della comunità in cui vive e che rappresenta, e anche davanti ai peggiori “gufi”, noi continueremo a farlo .
PRESIDENTE. L'onorevole Bicchielli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02144 di cui è cofirmatario.
PINO BICCHIELLI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, l'Europa si prepara a una sfida decisiva, costituire 5 di intelligenza artificiale; che sono il cuore pulsante delle tecnologie del futuro, con investimenti per circa 20 miliardi di euro. Lei, il 6 giugno scorso, ha annunciato che anche l'Italia è in corsa per ospitarne una: sarebbe un'opportunità storica per attrarre potenza di calcolo, ricerca avanzata, automazione, filiere sicure ed efficienza energetica.
Signor Ministro, in gioco non c'è solo un sito industriale, ma la possibilità di consolidare il ruolo dell'Italia come europeo dell'innovazione e della ricerca, già all'avanguardia in alcune aree del Paese, come ad esempio Genova, di cui già si conosce la candidatura. Per questo le chiediamo quali azioni concrete intenda adottare il Governo per rafforzare la candidatura italiana e presentare all'Europa un progetto unitario, sostenuto da tutto il sistema produttivo, scientifico e istituzionale del nostro Paese.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie, Presidente. Sin dall'inizio, quando la Presidente von der Leyen era al sull'intelligenza artificiale di Parigi - ero presente quando fece l'intervento -, dissi che noi ci saremmo candidati subito ad ospitare una delle 5 europee sull'intelligenza artificiale.
Le nostre aziende ci hanno creduto e, con il supporto del Governo, si sono candidate al successivo bando della Commissione europea, e sono convinto che riusciremo nell'obiettivo, così da fare del nostro Paese il luogo ideale dove investire nelle tecnologie abilitanti, nell'economia digitale. Attualmente, il nostro Paese ospita una delle fattorie, delle AI europee, in fase di realizzazione presso il Tecnopolo di Bologna attorno al supercomputer Leonardo.
L'Italia, infatti, è l'unico Paese europeo a ospitare 3 tra i più potenti supercomputer al mondo. Oltre a Leonardo, possiamo infatti disporre anche del supercomputer HPC6 di ENI a Pavia e del supercomputer Davinci di Genova, città che dispone anche dell'importante Istituto di tecnologia che opera, con successo, nel campo della robotica. Il piano annunciato dalla Commissione prevede il finanziamento di soli 5 progetti. Sarà quindi cruciale creare sinergie nazionali che portino alla formazione di una candidatura realmente competitiva e vincente.
Anche in queste ore prosegue al Ministero il nostro lavoro per ottimizzare la proposta con le nostre imprese, consapevoli di quanto importante sia anche per l'attrattività del sistema Paese il conseguimento di questo obiettivo. La per l'intelligenza artificiale si inserisce, infatti, nel disegno del Governo volto a favorire lo sviluppo delle tecnologie e delle infrastrutture abilitanti essenziali per il nostro sistema produttivo, particolarmente sfidante.
A tal fine abbiamo già creato la Fondazione Ai4Industry a Torino, che favorisce la collaborazione tra pubblico e privato all'interno di un quadrangolo nazionale dell'intelligenza artificiale, che comprende altri poli di eccellenza come, appunto, l'Istituto tecnologico di Genova, il Cineca di Bologna e la fondazione, appena creata, Chips-IT di Pavia sul digitale. Parallelamente, abbiamo adottato una strategia nazionale sulle tecnologie quantistiche e avviato la consultazione di una strategia per attrarre investimenti esteri nei , come dimostra anche il recente accordo tra ENI ed Emirati, particolarmente sfidante sulla realizzazione del in Italia.
Infine, attraverso il Fondo nazionale innovazione e le risorse del PNRR, sono stati stanziati circa un miliardo di euro a sostegno delle e delle piccole e medie imprese attive nelle nuove tecnologie tramite CDP Venture Capital. Si tratta di impegni diversi, ma orientati verso una stessa direzione, secondo una strategia industriale innovativa, pienamente consapevole e partecipe, al fine di fare dell'Italia, e possiamo farlo, un protagonista europeo nello sviluppo dell'intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali avanzate.
PRESIDENTE. L'onorevole Bicchielli ha facoltà di replicare.
PINO BICCHIELLI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, noi ci riteniamo pienamente soddisfatti della sua risposta. Ci sono momenti in cui un Paese deve saper guardare oltre l'orizzonte, e questa è una di quelle occasioni. L'Europa si appresta a scegliere, quindi, dove nasceranno le 5 di intelligenza artificiale. Non parliamo solo di tecnologia, parliamo di futuro, parliamo di sovranità digitale, parliamo di capacità di essere protagonisti in un mondo che corre sempre più veloce, e parliamo anche di occupazione, di occupazione di qualità. L'Italia ha tutto per competere: eccellenze industriali, università di livello internazionale, centri di ricerca che sono già nell' mondiale.
Ecco, abbiamo poi - come diceva anche lei - due supercalcolatori tra i primi dieci al mondo e un sistema produttivo che quando lavora unito sa vincere sfide globali. In questo mosaico nazionale, Genova e la Liguria anche offrono certamente un esempio concreto: due supercalcolatori operativi, un ecosistema in cui industria, ricerca e istituzioni collaborano già oggi. Un modello che può e deve essere replicato in tutta Italia.
Ma la vera forza, signor Ministro, sarà nella nostra capacità di presentarci compatti, perché non è solo una gara per un sito industriale ma è, appunto, una scelta strategica che dirà se l'Italia sarà tra i protagonisti o resterà spettatrice della rivoluzione dell'intelligenza artificiale. A fine anno arriverà il bando e in quel momento dobbiamo far sentire la nostra voce. L'Italia è pronta, l'Italia è capace, l'Italia vuole essere il cuore pulsante dell'innovazione europea.
Noi qui, in Parlamento, insieme a tutti i colleghi del gruppo di Noi Moderati, ci teniamo particolarmente all'innovazione tecnologica e all'intelligenza artificiale, con l'onorevole Colucci che presiede l'Intergruppo per la sicurezza informatica e tecnologica e con l'onorevole Ilaria Cavo che è la vicepresidente della Commissione attività produttive. Con tutti questi colleghi noi saremo vigili, propositivi e determinati per accompagnare questa sfida .
PRESIDENTE. L'onorevole Faraone ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02145 di cui è cofirmatario.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Premesso che il medico gettonista è una stortura nel nostro sistema sanitario, l'idea che nello stesso reparto ci debba essere una persona che fa lo stesso identico lavoro di un'altra guadagnando molto di più è assolutamente immorale e ingiusta. Però, Ministro, per interrompere questa stortura lei non ha dato nessuna alternativa o soluzione a un sistema sanitario che prevede già 60.000 infermieri in meno e 15.000 medici in meno rispetto a quello che sarebbe utile per far funzionare i nostri pronto soccorso. In più, ha deciso di interrompere questa stortura il 31 luglio, quindi in piena estate, quando i medici e gli infermieri vanno in ferie e quando alcune zone turistiche diventano sovraffollate. Per cui, io credo che prima di prendere una decisione di questo tipo andassero messi in campo alcuni interventi sostitutivi. Ci dica come vorrà gestire questa fase.
PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.
ORAZIO SCHILLACI,. Signor Presidente, ringrazio gli onorevoli per l'interrogazione che mi permette di fare chiarezza su un tema che, obiettivamente, dovrebbe vederci compatti verso un'unica direzione.
Comprendo la preoccupazione per i medici gettonisti. Del resto, è curioso come ci si accorga improvvisamente dell'importanza di questi professionisti proprio quando decidiamo di regolamentare un fenomeno che - mi permetto di ricordare - fino a ieri veniva definito da molti come una deriva privatistica della sanità. Il fenomeno dei gettonisti, che preferisco chiamare con il suo vero nome, esternalizzazione selvaggia, nasce in un contesto ben preciso: anni di mancata programmazione, tagli lineari, scarsa attrattività del Servizio sanitario nazionale.
La nostra visione non è quella di medici che lavorano contemporaneamente in tre ospedali diversi, che magari non conoscono i protocolli delle strutture, che costano il doppio o più di un dipendente strutturato. Da parte nostra c'è l'impegno verso una direzione molto chiara: sostenere il servizio pubblico e non le cooperative private. Abbiamo incrementato il Fondo sanitario nazionale, abbiamo ridotto la tassazione sulle prestazioni aggiuntive dal 43 per cento al 15 per cento per i medici che lavorano nel sistema e abbiamo rifinanziato, con 100 milioni di euro in due anni, l'aumento dell'indennità di specificità per chi lavora in pronto soccorso, cioè quei reparti che dovrebbero collassare senza i gettonisti secondo alcuni. Curioso come, poi, nessuno menzioni che alcuni di questi gettonisti garantiscono, sì, il 60 per cento dei turni, ma a che prezzo? E poi con quale continuità assistenziale? Mi si dice che le aziende sanitarie usano i gettonisti perché rientrano nella voce beni e servizi invece che nel capitolo personale. Trasformiamo i medici in beni, esattamente il tipo di creatività contabile che ha portato il Servizio sanitario nazionale dove si trova oggi.
Le nostre linee guida stabiliscono regole precise: massimo 12 mesi; tariffe calmierate a 85 euro l'ora per i servizi critici, non 150, non 200 euro come accadeva. Ma non ci fermiamo qui. Con un emendamento al disegno di legge sulle prestazioni sanitarie, che stiamo portando avanti, permettiamo alle regioni e agli enti del Servizio sanitario nazionale di assumere direttamente professionisti con contratti di collaborazione - attenzione: non con cooperative, ma è direttamente il sistema sanitario nazionale che assume e non le agenzie private ed è una differenza sostanziale -, reinternalizziamo i servizi, riportiamo i medici dentro il sistema pubblico. Quindi, un percorso ponte verso le assunzioni stabili e non l'ennesima scorciatoia per arricchire gli intermediari.
Ma il punto vero è un altro. Vogliamo davvero un sistema sanitario che dipende da professionisti, senza alcun legame con le strutture dove operano? Dove un paziente può essere visitato da cinque medici diversi in cinque giorni? Gli specializzandi che scelgono le discipline critiche già dal prossimo anno accademico vedranno aumenti importanti. Dal 2025 gli infermieri pagano solo il 5 per cento di tasse sugli straordinari. Abbiamo aumentato l'indennità di specificità medica e non. Sono scelte: preferiamo investire su chi resta, su chi crede nel Servizio sanitario nazionale. Qualcuno forse preferiva il sistema precedente? Quello dove si urlava contro le privatizzazioni di giorno e si firmavano contratti milionari con le cooperative di notte?
Si teme, giustamente, per il periodo estivo e questo è comprensibile, ma forse dovremmo chiederci perché siamo arrivati al punto di dipendere dai gettonisti: per garantire le ferie al personale. Non è una cosa accaduta in una notte, è frutto di anni di sbagliata organizzazione.
Poi abbiamo il disegno di legge delega sulle professioni sanitarie, che abbiamo preparato, che guarda al futuro e non al passato. Vogliamo procedure concorsuali più snelle, sviluppo delle carriere e incentivi: politiche strutturali e non misure emergenziali.
In conclusione, capisco che a volte cambiare può provocare disturbo, capisco che ci sia chi, forse, preferiva il vecchio sistema, ma permettetemi di dire che considerare i medici come beni e servizi, invece che come professionisti del Servizio sanitario nazionale, non è proprio quello che definirei un modello da difendere. Noi abbiamo scelto: investire nel pubblico, sui professionisti stabili, sulla continuità assistenziale.
PRESIDENTE. L'onorevole Faraone ha facoltà di replicare.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Presidente, quest'uomo che ha risposto, il Ministro della Salute, è un uomo che, oltre a non leggere l'interrogazione e oltre, soprattutto, a non ascoltare quello che ho detto, perché ha risposto a un'interrogazione forse scritta da qualcun altro, perché nessuno ha detto che non dovesse essere abolita la figura del medico gettonista, anzi l'ho definita addirittura immorale, mi ha risposto come se io avessi detto che dovremmo mantenere i gettonisti.
Ma ciò che è peggio è che quest'uomo è un uomo che non gira per gli ospedali, perché fin quando non legge le mie interrogazioni e risponde ad altro io posso anche prenderne atto, ma il fatto che sconosca la crisi dei nostri pronto soccorso e descriva una situazione idilliaca, come quella che ha descritto poco fa, vuol dire che è un Ministro che non svolge la sua funzione, se non chiuso nella sua stanza. Non abbiamo detto che quella dei gettonisti non doveva essere interrotta come professione; abbiamo semplicemente detto che, per farlo, andava gestita la transizione, perché quando mancano 60.000 infermieri e 15.000 medici, quando i gettonisti, in alcuni ospedali e in alcuni pronto soccorso, occupano l'80 per cento del personale, se uno scienziato, chiuso al Ministero, decide che il 31 luglio, in piena stagione estiva e quando quei pochi medici vanno in ferie, di interrompere quel percorso almeno doveva dare un'alternativa. Invece, ha detto agli ospedali e ai reparti: io vi tolgo i gettonisti dal 31 luglio e voi non avete nessuna arma per trovare i sostituti.
Quindi, di fatto, è sicuro cosa succederà questa estate. Avrà letto quello che è accaduto a Stromboli: quella persona che si frattura il femore e viene imbarcata su una motoape, perché non ci sono le autoambulanze, e poi viene portata da due muratori marocchini all'ospedale “Papardo” di Messina. Stiamo parlando di follie che accadono oggi, Ministro Schillaci. Si svegli! Lei ha una visione dei pronto soccorso in Italia che non esiste.
Per cui, i provvedimenti, Ministro, fateli per bene, non raffazzonati, mettendo in difficoltà medici, infermieri e, naturalmente, ledendo la possibilità per i pazienti di avere una cura opportuna rispetto al non rischiare la vita in luoghi dove, purtroppo, si muore…
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). …perché si staziona costantemente in pronto soccorso, mentre bisognerebbe soltanto andarci per un'emergenza .
PRESIDENTE. La deputata Zanella ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02146 .
LUANA ZANELLA(AVS). La nostra interrogazione, ancora una volta, chiede al Ministro di fare chiarezza circa i costi reali dei Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano-Cortina, perché dopo l'approvazione definitiva - ahinoi! - del decreto-legge Sport, la misura è veramente colma. Questo decreto-legge prevede la possibilità, di fatto, di attingere al Fondo di sostegno dello sport per coprire i costi delle infrastrutture dei Giochi, Giochi olimpici e paralimpici, che dovrebbero concludersi il prossimo anno.
Dovevano essere Olimpiadi a costo zero, sia per l'economia, sia per l'ambiente. Ministro, ci spieghi lei, perché noi vediamo che la via, invece, va da tutt'altra parte
PRESIDENTE. Il Ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, ha facoltà di rispondere.
ANDREA ABODI,. Grazie, Presidente. Ringrazio nuovamente l'onorevole Zanella e i firmatari di questa interrogazione, perché mi consentono nuovamente di specificare esattamente i ruoli, le funzioni e anche i dati quantitativi, e lo farò ogni volta sarà necessario, perché è mio dovere e lo faccio con piacere, riconoscendo anche una funzione importante che è affidata al Parlamento tutto, quella di sapere perché sappia il Paese.
Ricordo nuovamente che i Giochi olimpici di Milano-Cortina sono l'espressione dell'impegno soprattutto di due entità: la Fondazione Milano-Cortina, che si occupa dell'organizzazione dei Giochi, e la società Infrastrutture Milano Cortina, che si occupa dell'infrastrutturazione dei Giochi e non solo, perché dentro il portafoglio delle opere ci sono, per la stragrande maggioranza, per oltre l'80 per cento, opere pubbliche che, comunque, sono a beneficio della collettività, della comunità dei territori, di chi ci lavora e di chi continuerà ad andare in quei luoghi, magari per piacere e per turismo.
Fare la somma degli investimenti per le infrastrutture con i costi organizzativi, secondo me, non aiuta a rappresentare correttamente il fenomeno, perché 1,9 miliardi e poco più sono i costi organizzativi, 3,5 miliardi sono gli investimenti sulle infrastrutture in opere pubbliche, delle quali soltanto poco più del 15 per cento sono infrastrutture sportive, che, peraltro, non servono solo per i Giochi, ma serviranno anche dopo i Giochi. I fatti poi lo testimonieranno e sono pronto a risponderne qui, in Parlamento, anche in futuro.
Risulta importante, quindi, ricordare anche la natura giuridica della Fondazione, che è in regime di diritto privato sulla base del proprio statuto e, soprattutto, della legge istitutiva, decreto-legge 11 marzo 2020, n. 16, svolgendo tutte le attività di gestione, organizzazione, come ho detto, promozione di attività commerciali e di sfruttamento dei Giochi olimpici e paralimpici del 2026, nella stessa forma con la quale i comitati organizzatori hanno operato nelle passate edizioni in tutto il mondo, finendo fino a Parigi nel 2024.
Non abbiamo modificato nulla rispetto all'assetto della gestione dei Giochi, perché vengono imposti per contratto, e il Parlamento lo sa, perché il contratto è stato sottoscritto 5 anni fa e noi abbiamo trovato tutte le obbligazioni contrattuali il 22 ottobre del 2022. Partendo da queste oggettive premesse, dunque, è necessario distinguere i diversi regimi giuridici, dovendo individuarsi, di volta in volta, gli aspetti della disciplina in materia di trasparenza applicabili alle attività della Fondazione, la quale, secondo l'Anac, è un soggetto tenuto ad applicare le misure di trasparenza previste dal decreto legislativo n. 33 del 2013, in quanto compatibili e limitatamente ai dati e ai documenti inerenti all'attività di pubblico interesse, alla luce del particolare regime che, come ho detto, regola l'organizzazione e lo svolgimento di eventi e attività che coinvolgono soggetti dell'ordinamento giuridico internazionale.
Faccio riferimento al Comitato olimpico internazionale e al Comitato paralimpico internazionale. Ciò premesso, come ho già detto più volte pubblicamente, la trasparenza rappresenta, in ogni caso, un valore e un indirizzo, che deve comunque ispirare l'azione della Fondazione, come sta facendo, così come di Simico, che deve farlo per la natura pubblicistica delle sue attività e per gli investimenti pubblici che sono ad esso destinati per la realizzazione delle opere.
L'equilibrio della consistenza patrimoniale della Fondazione - e vado a toccare un altro tema che è stato segnalato dall'interrogante - è garantito per una parte cospicua, circa un terzo del budget pluriennale, dai contributi del Comitato olimpico internazionale sulla base del contratto sottoscritto. Come ho già chiarito nelle precedenti occasioni di dibattito sul tema, l'attuale deficit patrimoniale della Fondazione è dovuto semplicemente al fatto che gran parte dei ricavi non possono essere contabilizzati come componenti attive del patrimonio, in base ai vigenti principi contabili ai quali la stessa è soggetta.
Lo squilibrio patrimoniale è strutturalmente dovuto all'impossibilità di iscrivere, per esempio, nei singoli esercizi che precedono le Olimpiadi, i contributi certi del CIO, anche se già incassati, oltre ad altre componenti attive. Il budget pluriennale continua ad essere aggiornato e trasmesso tanto alla prefettura di Milano quanto agli enti membri della Fondazione. L'ultimo budget annuale è quello approvato il 26 giugno 2025 dalla Fondazione, e dallo stesso emerge la conferma dei ricavi derivanti dai contributi del CIO e dei ricavi da sponsorizzazioni, in linea con il budget.
Stiamo parlando di un soggetto che ha assunto l'obbligo del pareggio di bilancio, questo tendo di nuovo a sottolinearlo perché l'ho già evidenziato in quest'Aula, e quindi solennemente. Correttamente, tutte le sezioni della Corte dei conti dei territori coinvolti dai Giochi, nonché quella centrale, svolgono la propria attività di vigilanza sugli enti membri della Fondazione con riferimento alle garanzie rilasciate nei confronti del CIO per la copertura dell'eventuale deficit del Comitato organizzatore, ad oggi, però - ribadisco - non previsto.
PRESIDENTE. Signor Ministro, concluda, per favore.
ANDREA ABODI,. La ringrazio, Presidente, mi scuso. Ricordo, in conclusione, che, con riguardo agli interventi infrastrutturali, l'intero impianto delle opere in capo a Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 è sottoposto a vigilanza e controllo pubblici e già risponde ai requisiti di trasparenza e integrità. Per quanto attiene alle opere di sua competenza, la società è sempre stata a disposizione delle associazioni e di tutti i soggetti interessati per fornire documenti e informazioni, e opera nel rispetto della normativa sulla trasparenza e del diritto di accesso, coerentemente con il disposto dell'articolo 2, comma 4, del DPCM dell'8 settembre 2023, che prevede che questa agisca secondo i principi di trasparenza, imparzialità e correttezza dell'azione a finalità pubblica per la quale è stata costruita.
PRESIDENTE. La prego, Ministro
ANDREA ABODI,. È la ragione per la quale è stata richiesta e ottenuta la proroga al 2033, perché quello è il tempo nel quale saranno definitivamente realizzate le opere, collaudate le opere…
PRESIDENTE. La prego, Ministro .
ANDREA ABODI,. …e rendicontati i costi delle opere.
PRESIDENTE. La deputata Zanella ha facoltà di replicare.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Ministro. Secondo me, lei non ha risposto ha elencato tutta una serie di norme, ma in realtà, siccome questo doveva essere il momento della vera trasparenza, mi sembra che invece l'opacità di questa casa di vetro prevalga. Ebbene, chiedo a lei quanto a me chiedono, per esempio, la natura giuridica della Fondazione Milano-Cortina, anche se la forma è privatistica, la natura è pubblica.
Ma non l'ho detto io, lo ha detto la Corte dei conti del Veneto, l'ha riaffermato l'Anac, e quindi questo tentativo di sottrarvi alle vostre responsabilità è scandaloso . Avete dovuto fare una legge per stabilire l'interpretazione autentica di quello che chi ha qualche dimestichezza con il diritto dovrebbe sapere molto bene. Bene, andiamo alla Simico. È vero o non è vero che avete prolungato la vita della Simico di 7 anni , per ora, al 2033?
Ma le Olimpiadi dovrebbero finire tra qualche mese, e invece 7 anni! Non solo, avete aggiunto un altro commissario straordinario, e il commissario straordinario, che è anche amministratore delegato, che è anche direttore generale, si dovrebbe occupare, in pochi mesi, delle infrastrutture; infrastrutture che, evidentemente, non saranno pronte né nel 2026, né nel 2027, né nel 2028. È scandaloso !
PRESIDENTE. L'onorevole Padovani ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02147 di cui è cofirmatario.
MARCO PADOVANI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, come da lei sottolineato in più occasioni, lo sport rappresenta un'opportunità educativa, uno strumento di benessere individuale e sociale che può prevenire comportamenti che possono degenerare in atti dannosi e negativi. Le politiche giovanili hanno rappresentato, sin da subito, un tassello fondamentale dell'agenda politica del Governo Meloni: sostegno all'istruzione, misure di contrasto alla criminalità minorile ed integrazione delle attività sportive in programmi educativi e sociali. Recentemente è stato stanziato un Fondo di 30 milioni per il 2025 dedicato ad incentivare l'attività motoria e uno stile di vita sano. Con il Fondo dote famiglia viene garantito, a livello nazionale, ai minori in condizioni non agiate l'accesso alla pratica sportiva. Aiuterà i nuclei familiari con ISEE inferiori a 15.000 euro.
Si chiede, Ministro, quali ulteriori iniziative di sua competenza intenda intraprendere per riconoscere e rafforzare il valore dello sport come diritto accessibile a tutti, con particolare attenzione ai giovani, al fine di promuovere stili di vita sani, la diffusione di valori positivi e il contrasto a fenomeni di disagio giovanile.
PRESIDENTE. Il Ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, ha facoltà di rispondere, pregandolo di rimanere nei tre minuti, grazie.
ANDREA ABODI,. Grazie Presidente e grazie all'onorevole interrogante, perché mi consente di affrontare un tema delicato, che poi è la nostra attività quotidiana, soprattutto nella logica della collaborazione con tutti i soggetti interessati, nella profonda consapevolezza del valore sociale dello sport, che non è soltanto una dichiarazione di intenti ma è una constatazione di fatto. Poi, la differenza la fanno i fatti e mi auguro che, molto più brillantemente di me, parlino questi fatti, anche se io rispondo doverosamente e con piacere alla sua cortese interrogazione.
Allora, con riferimento al Fondo dote famiglia noi certifichiamo - diciamo - un ulteriore passo in avanti rispetto a tutte le attività che abbiamo posto in essere relative agli investimenti sulle infrastrutture materiali e immateriali. Quando abbiamo salutato con soddisfazione l'approvazione della modifica dell'articolo 33, con il settimo comma che è stato introdotto in Costituzione, ci siamo posti anche in questo ambito l'obiettivo di seguire pedissequamente la Costituzione come punto di riferimento, come stella polare. Il riconoscimento del valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme arriva nella sua massima espressione a celebrare le vittorie che sono l'espressione del lavoro, dell'impegno, del merito, del talento e, comunque, anche dell'efficienza di un sistema. Ma quel richiamo è al consolidamento della base sociale, è l'impegno che noi assumiamo nei luoghi del disagio, è il supporto che diamo alle famiglie in difficoltà, è il radicamento dell'offerta sportiva anche nelle aree interne, nei piccoli centri, è comunque tutto quello che costruiamo per migliorare le infrastrutture che siano accessibili, prima di tutto, sostenibili - e non solo finanziariamente; ambientalmente - e a disposizione del più ampio numero di persone.
Dote famiglia è soltanto l'ultima espressione della progettualità di questo Governo, che mette a disposizione una prima dotazione finanziaria di 30 milioni per le famiglie con ISEE al di sotto dei 15.000 euro. Realizziamo impianti, contribuiamo alla realizzazione di impianti, cerchiamo di superare l'abbandono e le incompiute, che purtroppo abbiamo trovato. A volte nel dibattito parlamentare - e non solo - sembra che il mondo sia nato il 22 ottobre 2022 e ci sono tanti maestri che vogliono dirci quello che facciamo, ma che erano partecipi di quello che non è stato fatto, e che mi lasciano quantomeno perplesso, nel rispetto del dibattito parlamentare.
I 1.549 nei comuni del Sud sotto i 10.000 abitanti sono il frutto della nostra progettualità…
PRESIDENTE. Signor Ministro, signor Ministro…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Siamo in diretta televisiva, Presidente!
PRESIDENTE. Sì, sì, sto rammentando al Ministro di chiudere…
ANDREA ABODI,. I 700 milioni…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Siamo in diretta televisiva! Il Governo non può parlare per 40 minuti!
PRESIDENTE. Prego. Grazie, onorevole Giachetti.
ANDREA ABODI,. Mi scuso, mi scuso…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). No, non è che si scusa, lei sta continuando a parlare!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Giachetti…
ANDREA ABODI,. Quello che voglio dire e concludo, giustamente, perché il mio tempo è finito…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Da un pezzo è finito !
PRESIDENTE. Per favore, per favore, vi prego. Signor Ministro ... Per cortesia, lasciamo dieci secondi per concludere.
ANDREA ABODI,. Più, più delle mie parole, parleranno i fatti .
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare l'onorevole Testa.
GUERINO TESTA(FDI). Grazie, Presidente. La ringrazio, Ministro Abodi, per la risposta molto compiuta, netta, a nome del gruppo di Fratelli d'Italia. Lei ha parlato di fatti e penso che questi fatti, dall'ottobre 2022, si sono succeduti in maniera concreta e si è marcata una grande differenza rispetto al passato.
A proposto di fatti, voglio citare velocissimamente tre fatti che per me sono fondamentali: lei ha detto e ha ricordato - è il primo fatto - che la riforma costituzionale ha introdotto, all'articolo 33, il concetto di sport, dove si riconosce il grande valore sociale ed educativo dello sport. Lì è nata una vera e propria rivoluzione culturale che ha in qualche maniera evidenziato il suo Ministero.
Poi vorrei citare la riforma del lavoro nello sport, una riforma fondamentale che ha avuto il grande merito di semplificare tutto l'iter burocratico che, spesso, ha attanagliato lo sport dilettantistico.
Chiudo: il DL Sport, appena approvato, è una vera pietra miliare e rappresenta un grande volano per le manifestazioni sportive.
Signor Ministro, quindi, la ringraziamo e la ringraziamo per come sta portando lo sport italiano in Italia e nel mondo a primeggiare .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo, quindi, la seduta, che riprenderà alle ore 16,15.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 85, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta odierna.
PRESIDENTE. Passiamo a questo punto alla commemorazione per gli ottanta anni del lancio della bomba atomica su Hiroshima. Ricordo che seguirà la commemorazione della tragedia di Marcinelle, avvenuta l'8 agosto del 1956.
Con riferimento alla commemorazione di Hiroshima, ha facoltà di parlare la presidente Laura Boldrini.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, ottanta anni fa, il 6 agosto 1945, gli Stati Uniti lanciarono una bomba atomica con 60 chili di uranio, chiamata cinicamente “Little Boy” dai suoi creatori, che rase al suolo la città giapponese di Hiroshima, uccidendo, fra le morti immediate e quelle sopravvenute nei mesi successivi per le ferite profonde e per le radiazioni, 140.000 persone. Di lì a poco, il 9 agosto, anche la città di Nagasaki sarebbe stata colpita da un'altra bomba atomica, stavolta chiamata “Fat Man”: oltre 5 chili di plutonio, quasi 80.000 morti.
Abbiamo chiesto questa occasione di ricordo non soltanto perché quell'orrore non deve essere dimenticato, ma perché il pericolo di una guerra nucleare è tornato, purtroppo, più attuale che mai. Oggi, a ottanta anni di distanza, si contano 2.500 testate nucleari e 9 Paesi che ne detengono la proprietà. Oggi il loro uso metterebbe a rischio l'intera umanità e lo stesso nostro pianeta.
Pochi giorni fa, rispondendo alle parole di Medvedev, che evocava la possibilità di un confronto bellico tra la Russia e gli Stati Uniti, il Presidente Trump comunicava che 2 sottomarini nucleari erano stati inviati vicino alle coste russe. L'autocrate bielorusso, Lukasenka, ha dichiarato, già l'anno scorso, di avere posizionato decine di testate nucleari russe sul proprio territorio. Sempre lo scorso anno, un Ministro del Governo Netanyahu, Amihai Eliyahu, sosteneva pubblicamente che era necessario sganciare una bomba nucleare su Gaza.
In questo contesto di tensioni, preoccupa, Presidente, che il Trattato di non proliferazione sia in una situazione di stallo. L'ultima Conferenza di riesame, così si chiama, si è conclusa il 26 agosto 2022, senza l'adozione di un documento finale condiviso. No, no, signor Presidente, ricordare Hiroshima a distanza di ottanta anni non significa solo richiamare doverosamente alla memoria una tragedia del passato, ma significa anche lanciare un monito, un monito sul presente e sul futuro del nostro Paese, un monito che dice: basta armi nucleari .
Su questo abbiamo depositato il testo di una risoluzione in Commissione esteri e invito tutte le colleghe e i colleghi di maggioranza e di opposizione a sottoscrivere e sostenere quel testo. Presidente, sono stata due volte a Hiroshima, nel 2016 e del 2023. Ho visitato il Museo memoriale della pace, dove sono conservate quelle terribili testimonianze degli effetti devastanti che l'esplosione atomica ebbe sulla vita delle persone e sull'ambiente. Ho incontrato, in quell'occasione, gli , i sopravvissuti all'esplosione che portano ancora sulla pelle le conseguenze visibili della bomba.
Molti di loro hanno dedicato la vita a denunciare i danni, non immediati, non immediati, causati da quegli ordigni, e, per questo immenso impegno, attraverso l'Associazione Nihon Hidankyo, gli hanno ricevuto il premio Nobel per la pace nel 2024, premio che, lo ricordo, nel 2017 andò anche all'Associazione internazionale ICAN, per la campagna di mobilitazione che aveva portato, il 7 luglio del 2017, alla firma, in sede ONU, del Trattato per la proibizione delle armi nucleari.
Allora, l'Italia sul proprio territorio, diciamolo, ricordiamolo, ospita decine di testate nucleari e non ha aderito a quel Trattato per la proibizione delle armi nucleari, nessun Paese NATO lo ha fatto, però dovrebbe almeno impegnarsi per l'assistenza alle vittime e per il recupero dei danni ambientali generati dai circa 2.000 test nucleari che sono stati messi in atto in molti luoghi del mondo, dal Kazakistan alle isole del Pacifico. Chiudo, Presidente, e la ringrazio di concedermi questi secondi in più.
Chiediamo al Governo e chiediamo a tutta l'Aula, a ottanta anni da Hiroshima e Nagasaki, di assumere impegni concreti affinché quell'orrore non abbia più a ripetersi e affinché il mondo si lasci alle spalle il pericolo dell'annientamento del nostro Paese e di chi lo abita
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Calovini. Ne ha facoltà.
GIANGIACOMO CALOVINI(FDI). Grazie, Presidente. Sul Memoriale della pace di Hiroshima c'è un epitaffio che recita: che tutte le anime riposino in pace, faremo in modo che questo male non si ripeta. È a loro, Presidente, colleghe e colleghi, alle oltre 200.000 vittime di quei 2 terribili bombardamenti, che oggi va e deve andare il nostro pensiero; a quei bambini, a quelle donne, a quegli anziani e a tutte quelle persone colpite da una delle pagine più tragiche del Novecento, e non soltanto. Quel lampo al fosforo che distrusse una delle più grandi città del Giappone non soltanto cancellò vite innocenti, ma costrinse altre centinaia di migliaia di persone, sopravvissute alla bomba, i cosiddetti ad un'esistenza caratterizzata da terribili cicatrici fisiche e morali.
Anche ai sopravvissuti, che trascorsero il resto dei giorni condividendo quella silenziosa aggressione della radiazione, deve essere dedicato il nostro pensiero di oggi, affinché resti un'eredità per tutti noi. Se la distanza di 8 decenni rischia di addolcire il ricordo con la patina del rituale, il nostro compito è impedirlo. Bisogna custodire la memoria e la speranza, ma è una speranza fragile in un contesto storico caratterizzato da continue tensioni geopolitiche, da conflitti armati, dove la dell'uomo sembra essere spettatrice e non protagonista.
Le cronache internazionali testimoniano il ritorno di una competizione tra le grandi potenze, che, dall'Indo-Pacifico fino ai confini orientali dell'Europa, riapre scenari di deterrenza nucleare. Sarebbe illusorio, voglio essere chiaro e sincero per non cadere nella facile retorica, immaginare che la pace si costruisca dismettendo unilateralmente gli strumenti di difesa, ma sarebbe altrettanto irresponsabile abbandonarsi a un fatalismo armato, che confida unicamente nella logica dell'equilibrio del terrore che qualche regime vuole vigliaccamente imporre.
Con questa commemorazione - concludo - rendiamo onore a quelle vittime, se lavoreremo passo dopo passo verso un ordine internazionale più giusto, caratterizzato da lungimiranti scelte di lungo periodo, investimenti nella diplomazia, nell'educazione civica, nella ricerca scientifica responsabile, nella cooperazione strategica che unisce sicurezza e sviluppo. Diceva Nietzsche che bisogna avere buona memoria per mantenere promesse.
Ecco perché oggi, ricordando quei terribili avvenimenti in questa prestigiosa Aula, abbiamo l'opportunità di pensare alle vittime di Hiroshima e Nagasaki, sapendo che qui si può costruire un futuro migliore. Farlo non è solo un dovere da parte nostra per rispetto di chi verrà in futuro, ma lo è innanzitutto per le vittime del passato
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zoffili. Ne ha facoltà.
EUGENIO ZOFFILI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, commemoriamo oggi il tragico anniversario di Hiroshima, cui, pochi giorni dopo, fece seguito l'attacco a Nagasaki, e lo ricordo con commozione anche nel mio ruolo di presidente della sezione bilaterale di amicizia dell'Unione interparlamentare Italia-Giappone, dove perirono 140.000 civili, alla cui memoria rivolgiamo un pensiero commosso, anche perché non ebbero alcun ruolo nel provocare la guerra. Le circostanze in cui maturò la decisione americana di usare i nuovi ordigni fanno pensare.
Gli Stati Uniti fecero, infatti, ricorso a questa nuova categoria di armi a guerra ormai vinta. La Germania, contro la quale originariamente si voleva utilizzarle, aveva capitolato l'8 maggio, ma il Giappone combatteva ancora e si pensò che le atomiche avrebbero potuto risparmiare molte vite americane. Probabilmente ci fu anche altro, ovvero la volontà di dimostrare al mondo il fatto che la supremazia militare degli Stati Uniti fosse ormai assoluta. L'esplosione su Hiroshima avviò l'era nucleare in cui viviamo tuttora e pose nelle mani dell'uomo lo strumento capace di distruggere l'intero genere umano.
La politica assunse nuove responsabilità perché una terza guerra mondiale non potesse mai scoppiare.
All'atomica americana, fecero seguito quella sovietica, quella di Cina e di altri Paesi e, probabilmente, anche quelle di Israele e della Corea del Nord.
La proliferazione di queste armi divenne un motivo di preoccupazione generalizzata, incoraggiando anche potenze rivali a dotarsi di strumenti di concertazione e prevenzione dei conflitti più efficaci. È positivo che dall'impiego operativo contro il Giappone - ottant'anni fa proprio oggi - si sia passati a un utilizzo finalizzato alla dissuasione, cioè al mantenimento della pace. Stati Uniti e Giappone, inoltre, si sono riconciliati e attualmente sono anche alleati.
Aggiungiamo una riflessione ulteriore, perché dissuasione possa esservi e non guerra: occorre la razionalità della politica. Per questo, è così importante che le armi nucleari esistenti siano nelle mani di responsabili e ragionevoli. Ed è per questo - concludo Presidente - che il possesso di questi strumenti distruttivi e iper potenti non può essere consentito a chiunque. L'Italia ha aderito al Trattato di non proliferazione, rinunciando a dotarsi delle bombe, salvo che diversamente decida un'Europa sovrana e militarmente integrata, eventualmente molto di là da venire. È un caposaldo della nostra politica estera e del nostro modo di stare al mondo. La ricerca della pace passa, in ogni caso, non solo attraverso l'equilibrio delle forze, ma anche attraverso la diplomazia…
EUGENIO ZOFFILI(LEGA). …e la costruzione della fiducia reciproca ovunque possibile. È una strada in cui l'Italia può dare un contributo importante, così come le grandi organizzazioni multilaterali internazionali, come l'OSCE, che trasse origine dal processo di Helsinki - proprio cinquant'anni fa, il 1° agosto scorso -, quando si volle creare un foro in cui i blocchi contrapposti della Guerra Fredda potessero parlarsi. Questa esigenza permane e continueremo ad interpretarla con abnegazione e costanza
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bagnasco. Ne ha facoltà.
ROBERTO BAGNASCO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Presidente, membri del Governo, colleghe e colleghi, oggi ricordiamo uno degli eventi più tragici e sconvolgenti della storia dell'umanità: il bombardamento atomico di Hiroshima, avvenuto il 6 agosto 1945, esattamente ottant'anni fa. In pochi istanti, una città fu annientata, decine di migliaia di vite furono spezzate in un lampo di fuoco e molte altre furono condannate ad una lenta sofferenza. Insieme alle vite umane, quel giorno fu colpita anche la coscienza dell'uomo, fu un punto di non ritorno che, ancora oggi, ci interroga, ci scuote, ci chiama alla responsabilità.
Hiroshima non è solo un simbolo del dolore, ma anche un monito per il futuro. Ricordare quel giorno significa ribadire con forza che quanto accaduto non deve mai più ripetersi; mai più la guerra deve trasformarsi in annientamento totale; mai più la scienza deve essere piegata alla distruzione.
In un tempo come il nostro, segnato da nuovi conflitti, da tensioni internazionali, da minacce nucleari, che ancora incombono, la memoria di Hiroshima deve essere il fondamento di una pace consapevole, coraggiosa, fondata sul dialogo e sul rispetto della dignità umana.
È un nostro dovere, come rappresentanti delle istituzioni, tenere viva questa memoria e trasmetterla alle generazioni future, perché la storia insegna, ma solo se abbiamo il coraggio di ascoltarla
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Hiroshima, 6 agosto 1945, ottant'anni fa l'apocalisse nucleare, l'abisso, l'inferno: 140.000 morti, di cui 70.000 istantanee di soggetti civili. Susseguì, il 9 agosto, Nagasaki: 70.000 morti, di cui 40.000 istantanei, tutti civili. In tanti, in troppi ci diciamo: che almeno rappresenti una lezione. Abbiamo imparato qualcosa? Siamo attorno alle 10.000, forse più, testate nucleari, 4.000 sono operative e dispiegate nel mondo: una follia. Sono decine le testate nucleari presenti sul nostro territorio e siamo al punto più basso vicino alla catastrofe: 89 secondi, secondo l'orologio dell'apocalisse. Oggi, 120 Paesi sono a commemorare questa tragedia - lasciatemelo dire - con una ipocrisia inaccettabile. Ci sono gli USA, il Regno Unito, la Francia che posseggono ordigni nucleari, ma c'è anche l'India, che non ha voluto aderire al Trattato di non proliferazione nucleare, e c'è anche Israele, che è una potenza nucleare di fatto. Saranno rappresentati anche la Palestina e Taiwan, nonostante il Giappone non li abbia ancora riconosciuti.
Si riparta dal Trattato per la proibizione delle armi nucleari. Per onorare le oltre 200.000 vittime, si sostengano le iniziative: “Italia, ripensaci”, della Rete italiana pace e disarmo; “Senzatomica”, di ICAN; “Sindaci per la pace”.
Presidente, non posso che associarmi al suggerimento e alla richiesta della collega Boldrini. Credo che questo Parlamento debba assolutamente lavorare per il disarmo e per la proibizione delle armi nucleari .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bicchielli. Ne ha facoltà.
PINO BICCHIELLI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, oggi, 6 agosto, il nostro pensiero e il nostro silenzio rispettoso non possono che essere rivolti a Hiroshima. Ottant'anni fa, una singola bomba atomica rase al suolo una città intera, spegnendo, in un istante, decine di migliaia di vite e segnando per sempre la coscienza dell'umanità.
Hiroshima non è soltanto un ricordo storico, è un monito eterno. Ci parla della distruzione che la guerra può generare, quando l'uomo perde il senso del limite e il senso della misura e ci ricorda che il progresso scientifico, se non guidato da una responsabilità etica, può trasformarsi in uno strumento di annientamento, anziché di vita.
Oggi, onorando la memoria delle vittime di quel 6 agosto, riaffermiamo un principio fondamentale: la pace non è mai un bene scontato, ma è il frutto di un impegno quotidiano, di scelte responsabili e di dialogo. Il rispetto reciproco, la cooperazione internazionale e la difesa della dignità umana sono i pilastri su cui costruire un futuro libero dalla minaccia nucleare. Come italiani e come europei, sappiamo che la pace è la base di ogni prosperità e di ogni libertà. Per questo, sentiamo il dovere di custodirla con fermezza, opponendoci a ogni forma di violenza cieca e di guerra totale. Da moderati, crediamo che la pace si costruisca con il realismo della diplomazia, con il rispetto degli equilibri internazionali e con la consapevolezza che la libertà e la sicurezza vanno difese con determinazione.
La memoria ci impone di essere vigili, perché la politica torni a essere un luogo del dialogo, della mediazione, della responsabilità e non della contrapposizione estrema.
Che il ricordo di quel 6 agosto, signor Presidente, continui a ispirare, anche in quest'Aula, il nostro impegno personale e collettivo, affinché ogni decisione, ogni scelta e ogni atto legislativo siano orientati sempre a preservare la vita, a rafforzare la convivenza pacifica e a lasciare ai nostri figli un mondo più sicuro, più giusto e più umano.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Governo e colleghi, il 6 agosto 1945, il cielo sopra Hiroshima si aprì con un lampo. In un solo istante, la città fu cancellata e, con essa, decine di migliaia di vite. Oggi, come ogni anno, ci fermiamo per ricordare e non solo per onorare le vittime, ma per ascoltare il grido che, da allora, continua a levarsi: mai più! Oggi, a Gaza, migliaia di civili vivono sotto le bombe, senz'acqua, senza rifugi e spesso senza speranza.
In Ucraina la guerra ha devastato città, famiglie e generazioni. In tante altre parti del mondo - dallo Yemen al Sudan, dal Myanmar all'Afghanistan - la violenza è diventata quotidiana e sempre a pagare il prezzo più alto sono i più deboli: bambini, donne, anziani, persone inermi. Hiroshima non è soltanto una tragedia del passato, è un avvertimento sempre attuale. Ci ricorda dove può condurre l'odio, il silenzio, l'indifferenza. Ci parla della disumanizzazione dell'altro e della potenza distruttiva che l'uomo può scatenare, anche in nome della sicurezza o della vittoria. Non possiamo ricordare Hiroshima senza interrogarci su Gaza, non possiamo piangere le vittime del passato senza ascoltare il dolore del presente, non possiamo commemorare senza agire.
Che questo anniversario non sia solo memoria, ma sia anche impegno, perché la vera commemorazione non sta solo nei fiori o nel silenzio, ma nella scelta quotidiana di stare dalla parte dell'umanità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie. Ringrazio anche i colleghi, perché hanno raccontato bene l'orrore e la morte di quelle 200.000 persone a Hiroshima e Nagasaki. Ma, forse, non tutti in quest'Aula, invece, conoscono la storia di Claude Eatherly, il celebre pilota di Hiroshima. Eatherly era il maggiore dell' che quel terribile 6 agosto diede l'ok allo sgancio della bomba . Dopo quel gesto rimase tutta la vita tormentato da un inesauribile senso di colpa.
Ecco perché il filosofo Gunther Anders lo definì l'ultima vittima di Hiroshima e gli scrisse una straordinaria lettera nel 1959. Anders in quelle righe dice che la tecnicizzazione dell'esistenza ha fatto sì che siamo inseriti in azioni di cui non possiamo prevedere gli effetti e che questo ha trasformato la situazione morale di tutti noi, permettendo che si possa diventare incolpevoli colpevoli. Eatherly fu il primo a invischiarsi in una colpa di questo tipo, ma purtroppo non l'ultimo. Eppure, il suo dolore era un segno della salute morale e della vitalità della sua coscienza. Mostrò di essere rimasto un uomo.
Oggi siamo di fronte a una guerra fredda senza socialismo e senza grandi ideali, immersi in un'economia di guerra finanziaria, coinvolti in conflitti feroci impastati da pulizia etnica, e genocidi. Allora, io voglio chiedervi, raccontando tutto questo: di fronte ai nuovi fatti enormi, in cui rischiamo di essere ben più che viti di un ingranaggio, sapremo mostrare di essere ancora uomini? Sapremo esserlo rifiutando ordini indegni, respingendo relazioni pericolose con i criminali di guerra di oggi, scegliendo di non essere attori di morte e distruzione, abbassando le armi, smettendo di venderle e scambiarle con chi le usa per massacrare persone innocenti? Continuiamo a pensare che la pace sia disarmata e disarmante. Se si vuole la pace bisogna prepararla con cura .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Esattamente 80 anni fa, il 6 agosto 1945, veniva sganciata la prima bomba atomica della storia su Hiroshima e qualche giorno dopo su Nagasaki. C'è un prima e dopo della storia rispetto a Hiroshima e Nagasaki. Lì si raggiunse probabilmente l'apice della genialità, della ricerca, dell'innovazione umana e contemporaneamente l'abisso della disumanità.
Vennero distrutte due città e oltre 220.000 persone innocenti vennero uccise. Decine di migliaia di persone continuarono a vivere con i segni dell'esposizione a quelle radiazioni. Il termine giapponese che li definisce, , non si può tradurre con “sopravvissuti”, perché fu una scelta precisa: non si doveva distinguere tra chi era riuscito ad andare avanti, nonostante le radiazioni, e chi, invece, aveva perso la vita durante quelle due terribili giornate. Allora, molti di loro, coloro che riportarono quegli effetti di quelle radiazioni, si sono impegnati, negli anni, come costruttori di pace e l'anno scorso il premio Nobel per la pace è andato proprio alla Confederazione giapponese che riunisce quelle associazioni. È una scelta molto forte, che è avvenuta in un momento di riacuirsi dei conflitti e anche di riacuirsi della minaccia nucleare, soprattutto da parte della Federazione Russa e della Corea del Nord.
Allora, di fronte a queste minacce attuali, dobbiamo ricordare le parole di monito che il Presidente della Repubblica Mattarella ha espresso proprio a Hiroshima qualche mese fa, dicendo che non ci può essere nessun vincitore in una guerra nucleare e per questo non andrebbe mai combattuta e anche stamattina ha ricordato l'impegno del nostro Paese per il disarmo nucleare. Come è stato ricordato, nel Memoriale della pace a Hiroshima c'è un cenotafio, che è in onore delle vittime, che recita: riposate in pace, perché questo sbaglio non sarà mai ripetuto.
Io non so se “sbaglio” fosse il termine giusto allora. Sicuramente non potrebbe esserlo oggi, dopo che abbiamo visto l'orrore che si è prodotto a Hiroshima e a Nagasaki e l'impegno di tutti deve essere davvero perché quelle anime possano almeno riposare in pace .
PRESIDENTE. Passiamo alla commemorazione della tragedia di Marcinelle.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Testa. Ne ha facoltà.
GUERINO TESTA(FDI). Grazie, Presidente. Sono trascorsi 69 anni dalla tragedia di Marcinelle, in Belgio, ed è più che mai vivo il drammatico ricordo di quel terribile incendio che divampò nella miniera di carbone di Bois du Cazier alle ore 8,10 di mattina dell'8 agosto 1956 a causa della combustione d'olio ad alta pressione innescata da una scintilla elettrica che provocò la morte di 262 persone provenienti da 12 diverse Nazioni. Più della metà, circa 136, erano italiani: di questi 136, 60 erano abruzzesi. Ci tengo a ricordare, da abruzzese, che parte delle vittime era originaria della provincia di Pescara, in particolare di Manoppello, Lettomanoppello e Turrivalignani. Molti dei minatori di Marcinelle erano, dunque, nostri connazionali. Avevano scelto di abbandonare la propria terra d'origine nella speranza di garantire un futuro migliore alle proprie famiglie e ai propri figli e lavoravano con grande dedizione, umiltà e sacrificio in condizioni disumane.
La firma di un protocollo tra l'Italia e il Belgio nel giugno del 1946, il cosiddetto “accordo uomo-carbone” prevedeva, infatti, l'invio di 50.000 lavoratori in cambio di carbone e molte persone scelsero di partire. In quella particolare fase storica, come scrisse sul Bollettino della società geografica italiana Ferdinando Milone pochi anni dopo, lo sviluppo dell'industria e dei commerci consentivano a una parte dei belgi di abbandonare una fatica quanto mai ingrata e abbrutente, nociva, mal retribuita e pericolosa, ossia il lavoro nelle miniere. A prendere il loro posto arrivarono gli italiani, bisognosi di lavoro ma ignari di quel che li attendeva, ossia condizioni di lavoro pericolose ed orari sfiancanti.
Sia il pacifista, attivista e antimilitarista belga Jean Van Lierde che il sindacalista Gastone Lodolo, seppure da posizioni sociali differenti, ebbero il coraggio di denunciare l'assoluta urgenza che quella miniera venisse chiusa, prevedendo che altrimenti una tragedia sarebbe stata inevitabile. Ma i loro appelli restarono inascoltati e la storia, ahimè, gli ha tristemente dato ragione. La catastrofe avvenuta a Marcinelle fu la più grande tragedia mineraria europea, che ha lasciato una traccia indelebile nella storia della nostra Nazione e dell'Europa intera. Viene, infatti, considerata come una delle tragedie più drammatiche avvenute sul lavoro e come la pagina più nera della storia della emigrazione italiana all'estero.
In ricordo di questo drammatico avvenimento oggi la miniera è diventata patrimonio dell'UNESCO e per onorare la memoria e il sacrificio dei nostri connazionali, che vi persero la vita, grazie all'illuminato Ministro Mirko Tremaglia, che definì Marcinelle il simbolo di sangue e lavoro italiano , l'8 agosto è diventata la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo.
Vado a concludere, Presidente. Nel 2013 ricordo che l'ex della Repubblica di Polonia, Lech Walesa, si recò a Manoppello e gli fu consegnata, in quell'occasione, la lampada del minatore.
Le fiamme e il buio della miniera hanno brutalmente strappato la vita a molti nostri connazionali, ma la luce del loro ricordo continuerà ad illuminare i nostri cuori e le nostre coscienze, facendoci riconoscere con grande senso di gratitudine e di rispetto il valore inestimabile del contributo economico, sociale e culturale che la loro generosa opera ha dato alla crescita e alla prosperità della nostra Nazione e dell'Europa intera .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, nel 2012, per il Fondo delle malattie professionali belga, la silicosi era ancora la prima causa di morte, mentre l'anno successivo fu superata dall'amianto, a testimonianza di quanto fosse pregnante una storia plurisecolare del lavoro in miniera. Marcinelle che cos'è? È figlia di una stagione migratoria indotta: tra il 1945 e il 1946 gli alleati re-istituirono in questo Paese il Ministero del Lavoro e della massima occupazione; l'Italia fu tappezzata dai manifesti rosa che invitavano a partire per la ; il 23 giugno 1946 l'accordo di scambio con il Belgio.
Però, in quel fatidico 8 agosto 1956, scesero in miniera 274 persone, e 262, di 12 nazionalità, non fecero più ritorno. “Tutti cadaveri!” fu l'esclamazione di Angelo Berti. Erano le 3,25 del mattino del 23 agosto del 1956, ogni speranza era sepolta quasi un chilometro sotto le viscere della terra. E che cosa ritroviamo di quella storia dell'epoca? A Marcinelle ritroviamo i nomi di sempre, gli Angelo, i Giuseppe, i Salvatore, gli Antonio, e ritroviamo anche i nomi del tempo: Primo, Secondo. Pensi, Presidente, che, come nome più ricorrente, furono seppelliti 5 Rocco in quella storia, tra cui anche Rocco Vita, ventisettenne della provincia di Lecce.
Per cosa perirono i nostri minatori? Non certamente per il carbone. Già nel 1951 il carbone belga fu sostituito dal carbone americano, che arrivava gratis grazie al Piano Marshall. Marcinelle diede lo slancio all'unificazione europea, però fu seguita, 9 anni dopo, esattamente il 30 agosto 1965, dall'ultima grande tragedia dell'emigrazione italiana, a Mattmark, in Svizzera, per la quale quest'anno cadono, appunto, i sessanta anni della tragedia. Oggi siamo qui a celebrare e a ricordare il sacrificio di 136 italiani, ma, in generale, il sacrificio di migliaia e di migliaia di persone che sono emigrate da questa terra e che hanno contribuito al benessere e alla storia di questo Paese e dell'Europa, senza esserne stati consapevoli, ai quali noi dovremmo semplicemente inginocchiarci istituzionalmente e dire “grazie” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Billi. Ne ha facoltà.
SIMONE BILLI(LEGA). Grazie, Presidente. Sottosegretario, oggi, 6 agosto, rendiamo omaggio alla memoria delle 262 vittime del disastro di Marcinelle, tra cui 136 cittadini italiani, minatori che affrontarono sacrifici e pericoli indicibili lavorando in condizioni disumane e spesso, appunto, mortali. A Marcinelle, Presidente, insieme al Ministro Tajani e all'ambasciatore Favi, ho avuto l'onore di incontrare l'ultimo dei minatori sopravvissuti, Urbano Ciacci. Con emozione lui mi disse: “La nuova generazione non sa quello che abbiamo sofferto. Sono qui per testimoniare quello che abbiamo passato dentro a quel buco nero”.
Presidente, ricordiamo questi tragici fatti per commemorare le vittime e ricordiamo questi tragici fatti anche come monito per le nuove generazioni, affinché simili tragedie non accadano mai più. Le condizioni terribili di lavoro di allora portarono a leggi più severe, è vero, e a relazioni internazionali più responsabili, ma c'è ancora tanto da fare. Ricordo la proposta del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro per istituire l'8 agosto come Giornata europea in memoria delle vittime del lavoro e per la tutela e la dignità dei lavoratori, così che la tragedia di Marcinelle diventi memoria condivisa di tutta Europa.
Presidente, quando incontro gli anziani connazionali all'estero, mi dicono sempre e solo una cosa: “Siamo emigrati e abbiamo fatto tanti sacrifici solo per un motivo, per garantire un futuro migliore ai nostri figli”. A loro va la nostra stima e il nostro rispetto. Grazie, tutti voi siete il nostro orgoglio. E un abbraccio alle famiglie di chi non c'è più. Grazie ancora .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Tassinari. Ne ha facoltà.
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Grazie, Presidente. La maggioranza degli italiani ha nella propria famiglia uno zio, un nonno, una nonna e una zia che in tempi difficili è stato costretto a partire; partire per cercare lavoro, per garantire un futuro ai propri figli, lasciando dietro affetti e radici. I loro racconti, fatti di fatica, nostalgia e speranza, hanno contribuito a formare una cultura del sacrificio e della solidarietà, che ancora oggi rappresenta una delle basi più solide della nostra società.
La tragedia di Marcinelle è uno dei simboli più drammatici di quella stagione di emigrazione. Ogni anno, e quest'anno sono 69, commemoriamo i 262 minatori che persero la vita in quella miniera belga, tra cui 136 italiani. Uomini che lavoravano in condizioni estreme insieme ai colleghi di molte nazionalità: belgi, greci, polacchi, tedeschi e francesi. Nel ricordarli, rendiamo omaggio a tutti gli emigrati italiani, che con il loro lavoro all'estero hanno contribuito alla crescita del nostro Paese.
I nostri nonni, i nostri zii, i nostri vicini di casa partirono portando con sé la loro terra nel cuore, e con coraggio e sacrificio hanno gettato le basi del nostro presente. Leo Becattini, minatore di Rocca San Casciano, partì dalla Romagna per lavorare a Marcinelle. L'8 agosto 1956 non era di turno e si salvò, ma voglio ricordarlo perché, appresa la notizia dell'incidente, corse alla miniera e mise a rischio la propria vita per salvaguardare quanti più compagni possibili. Oggi possiamo dare nuovo significato a quel sacrificio.
Grazie all'impegno dell'onorevole Antonio Tajani e dell'onorevole Massimiliano Salini, insieme agli altri europarlamentari del gruppo del Partito Popolare Europeo, è stata presentata al Parlamento europeo la proposta, fortemente voluta anche dal presidente del CNEL Renato Brunetta, per istituire l'8 agosto la Giornata europea in memoria delle vittime del lavoro e per la tutela e la dignità dei lavoratori. Una proposta ormai in fase avanzata, sostenuta da tutte le principali famiglie politiche europee.
Non si tratta solo di un giusto riconoscimento della tragedia di Marcinelle, ma di un atto che rafforza le fondamenta dell'Europa sociale, quella che mette al centro il valore del lavoro, la sicurezza e la dignità di chi lavora. Marcinelle fu una tragedia europea; renderla memoria comune dell'Europa significherebbe dare voce ogni anno a chi ha lavorato, sacrificato e dato la vita perché le generazioni successive potessero vivere meglio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente: 8 agosto 1956, sono passati quasi settanta anni dalla tragedia di Marcinelle. Persero la vita 262 minatori, è stato ricordato adesso in Aula dagli interventi che mi hanno preceduto, siamo tutti all'unisono in questi momenti. Quasi la metà, 136, italiani, nella miniera di Bois du Cazier. Perché tanti italiani? Ebbene, gli italiani erano merce di scambio. L'Italia inviava in Belgio 2.000 uomini a settimana - si è parlato, per l'appunto, di questo protocollo che fu stipulato tra l'Italia e il Belgio - e in cambio Bruxelles forniva 200 kilogrammi di carbone al giorno per ogni minatore. Uno scambio.
La loro attività si svolgeva oltre mille metri di profondità, e l'8 agosto, ahimè, divampò un incendio e per molti non ci fu via di scampo. Ci furono episodi di eroismo, ci fu chi cercò di salvare in tutti i modi i compagni. Nessuno pagò, non ci fu giustizia; ci fu solo una condanna a 6 mesi, con la condizionale. Tempi che sembrano lontani, signor Presidente, eppure sono in alcuni momenti drammaticamente vicini, quando pensiamo ai nostri lavoratori che qui, in Italia, ancora muoiono sul luogo di lavoro.
E allora il ricordo del MoVimento 5 Stelle va ovviamente a coloro che sono periti nella tragedia di Marcinelle e alle loro famiglie. Però per noi è un auspicio, vorrei rivolgerlo all'Aula, che si muove tutta all'unisono in occasione delle commemorazioni, eppure, invece, è divisa quando ci sono delle iniziative legislative. Ebbene, deve ritornare al centro del dibattito parlamentare, con preminenza, il tema della sicurezza sul luogo di lavoro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi quest'Aula si inchina alla memoria delle vittime della tragedia di Marcinelle. Era l'8 agosto del 1956 quando, in una miniera di carbone in Belgio, un incendio trasformò il lavoro quotidiano in un dramma senza scampo.
In quell'oscurità - è già stato ricordato e lo ribadisco anch'io in questo ricordo, a nome del nostro gruppo di Noi Moderati - persero la vita 262 uomini, 262 minatori; 136 di loro erano italiani, la metà, figli di un Paese che, in quegli anni, conosceva l'emigrazione come necessità per sopravvivere. Erano padri, figli, fratelli, uomini che avevano lasciato la loro terra con in tasca un biglietto di sola andata, il coraggio nel cuore e la speranza di offrire ai propri cari un futuro migliore.
Lavoravano nelle viscere della terra, in condizioni durissime, con la dignità di chi sa che il lavoro, anche il più umile, è fondamento di libertà e strumento di riscatto. La loro vicenda non è solo un doloroso episodio della nostra storia, è un monito eterno.
Marcinelle ci ricorda che la sicurezza sul lavoro non è un , ma un diritto sacro. Ci insegna che la vita umana non può essere sacrificata sull'altare del profitto o della disattenzione. Ci richiama alla responsabilità di proteggere sempre chi lavora. Oggi, ricordando Marcinelle, rendiamo omaggio a tutti i nostri connazionali emigrati, che, con il loro sudore, hanno contribuito allo sviluppo di Paesi lontani e alla rinascita dell'Italia. A quelle vite spezzate, va il nostro silenzio rispettoso e la nostra eterna riconoscenza. Che il sacrificio di Marcinelle sia per sempre scolpito nella memoria della nostra cultura, come simbolo di coraggio, di dedizione e di amore per la famiglia. E che il loro ricordo continui a illuminare il nostro impegno per un'Italia più giusta, più sicura e più solidale.
Come rappresentanti di un'area moderata, sentiamo ancora più forte il dovere di difendere questi valori. Il lavoro, come portatore di dignità, la famiglia, come cuore pulsante della nostra società, l'identità nazionale, come radice che unisce passato e futuro.
Nel ricordo di Marcinelle, rinnoviamo l'impegno a custodire questi principi, perché non siano mai dimenticati e restino guida per le generazioni che verranno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente, Governo e colleghi. Marcinelle è sicuramente una delle tragedie più drammatiche della storia dell'emigrazione italiana. Stiamo parlando della miniera di Bois du Cazier in Belgio. Quel giorno, un incendio causò la morte di 262 minatori; 136 - lo abbiamo detto - erano italiani, emigrati in cerca di lavoro e di dignità, uomini che lasciarono le proprie famiglie e affrontarono sacrifici enormi, sperando in un futuro migliore, e che, invece, persero la vita in circostanze drammatiche, aggravate dalla carenza di adeguate misure di sicurezza.
Marcinelle sicuramente rappresenta un doloroso monito per tutti noi: ci ricorda che la sicurezza sul lavoro non è una concessione ma un diritto imprescindibile, da garantire con rigore e responsabilità, e che la dignità del lavoro deve essere sempre rispettata, perché dietro ad ogni attività lavorativa ci sono vite umane, sogni e famiglie.
Questa tragedia ci insegna, ci deve insegnare che il progresso non può mai prescindere dalla tutela delle persone, e che lo sviluppo economico ha poco senso senza giustizia sociale e rispetto per chi lavora. Quindi oggi, nel ricordare quei 262 minatori, ricordiamo l'impegno solenne come comunità, come istituzioni e come cittadini, a difendere i diritti dei lavoratori e a promuovere condizioni di lavoro sicure, eque e dignitose .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Facciamo bene, ogni anno, a ricordare quella strage; dobbiamo chiamarla così, come chiamiamo stragi quelle che ancora oggi accadono in Italia e in altri Paesi a danno delle lavoratrici e dei lavoratori.
Quella strage - 262 vittime, come è stato detto, di cui 136 italiani - diede una spinta in tutta Europa verso la tutela del lavoro a livello europeo, perché nel Trattato della Comunità economica venne scritto che la Comunità implica l'abolizione di qualsiasi discriminazione fondata sulla nazionalità tra i lavoratori degli Stati membri per quanto riguarda l'impiego, la retribuzione e le altre forme e condizioni di lavoro. Ma diede una spinta, poi, anche alla nostra legislazione, allo Statuto dei lavoratori e all'applicazione della nostra Costituzione.
Infatti, è sbagliato pensare che la nostra Costituzione non parli di sicurezza del lavoro: non usa direttamente questa parola, in realtà però l'articolo 35 per i costituenti riguardava anche la sicurezza del lavoro, quando stabilisce che “la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”, quando parla della “elevazione professionale”, quando dispone che la Repubblica “promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali” e “riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero”. Poi fa riferimento alla “formazione”, come strumento essenziale per la sicurezza del lavoro, e infine stabilisce che la Repubblica “tutela il lavoro italiano all'estero”.
Ma questo dev'essere un principio reciproco: se una cosa è scritta nella nostra Costituzione, vale in uscita e vale in entrata, allo stesso modo . Però, ahimè, in Italia, nel 2024, abbiamo avuto 29,7 morti sul lavoro ogni milione di occupati italiani e 74,2 morti sul lavoro ogni milione di occupati immigrati.
In questo Paese, che giustamente ricorda Marcinelle, i lavoratori immigrati, quelli regolari, muoiono sul lavoro quasi tre volte rispetto agli italiani e hanno molti più incidenti sul lavoro, perché, evidentemente, noi non facciamo ancora abbastanza. Nelle sintesi, troviamo spesso il valore profondo, e una sintesi famosa, usata anche in quest'Aula, diceva che quella strage ci ha insegnato che il carbone valeva più degli uomini. Ebbene, oggi ci sono le fragole, l'insalata, le giacche e i pantaloni che valgono ancora più degli uomini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. L'8 agosto 1956, 262 uomini scesero nella miniera di Marcinelle per fare il proprio lavoro e non tornarono più a vedere la luce del sole. Tra questi, 136 erano anche nostri connazionali. Una tragedia immane dell'emigrazione italiana, che ha portato a scegliere, poi, la data dell'8 agosto, proprio per commemorare il sacrificio del lavoro degli italiani all'estero. Un lavoro e un sacrificio che hanno dato orgoglio alla loro prima Patria, al nostro Paese, ma che hanno anche contribuito a costruire e a rendere grande la loro seconda patria.
Tanti sono gli italiani all'estero, tanti lo sono stati negli anni passati. Moltissime migliaia di italiani raggiunsero le miniere del Belgio, proprio sulla base dell'Accordo che il nostro Paese aveva siglato con il Belgio. E noi sappiamo che, per ogni lavoratore italiano, il Belgio riconosceva 200 chili di carbone al giorno all'Italia: questo era il prezzo di quel lavoro, di quel sacrificio, di quella fatica.
Noi ascoltiamo queste storie e immaginiamo che appartengano al passato. In realtà, sono tuttora presenti. Noi sappiamo che quelle storie di sacrificio, di lavoro e di fatica appartengono, ancora oggi, a tanti stranieri che arrivano nel nostro Paese, con quelle stesse speranze o con quella stessa disperazione. E sappiamo che, ancora oggi, anche nel nostro Paese, purtroppo, di lavoro si muore, italiani come stranieri, uomini come donne.
Le morti sul lavoro vengono definite “morti bianche” e un poeta ha sottolineato che si chiamano morti bianche, sì, ma non perché siano innocenti, non perché siano pure, ma perché bianche sono le lenzuola con cui vengono coperti i corpi di coloro che perdono la vita. E sotto quelle lenzuola, quei corpi sono tutti uguali, italiani e stranieri, e uguali dovrebbero essere i loro diritti. Valeva nel 1956, a Marcinelle, e vale ancora oggi, nel nostro Paese
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2538: Proroga del termine per l'esercizio delle deleghe previste dall'articolo 2 della legge 15 luglio 2022, n. 106, in materia di spettacolo.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è concluso l'esame degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Questa è una delle occasioni nelle quali si vorrebbe avere una possibilità in più tra il voto contrario, il voto positivo e il voto di astensione. Oggi ci vorrebbe il tasto per il voto che sancisce il totale fallimento. Un fallimento che si materializza plasticamente in questo provvedimento, ma che può tranquillamente raccogliere il giudizio su tutta la politica culturale - e sto, con questo termine, nobilitando un'azione che rimane assai lontana dal valore nobile della politica - che ha prodotto questo Governo. Un fallimento che, non a caso, viene certificato dall'unico cambio di Ministro, non per meriti o avanzamenti di carriera, ma per tristi vicende a metà tra l'avanspettacolo e la tragedia.
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, un po' di silenzio.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Ma torniamo al provvedimento al nostro esame, il cui fallimento è certificato, prima ancora che dal giudizio delle opposizioni, dalle scarne parole stampate nei di accompagnamento prodotti dalla Camera e dal Senato.
Vi presentate oggi, praticamente a dieci giorni dalla scadenza, per chiedere l'ennesima proroga del termine per l'esercizio delle deleghe per il riordino delle disposizioni in materia di spettacolo. Stiamo parlando della terza proroga di una storia che comincia nel 2022, che prosegue nel 2024, che doveva finire il 18 agosto prossimo e che ora prorogate, addirittura, al dicembre del 2026. Avete anche bocciato gli emendamenti che erano stati proposti per almeno anticipare questa data.
Ma non provate un filo di imbarazzo nel prendere in giro migliaia e migliaia di lavoratori e lavoratrici di questo settore strategico? Di quello che, a tutti gli effetti, è considerato un patrimonio culturale, non solo dell'Italia, ma del mondo intero? Cioè, dopo tre anni, state decidendo di prorogare di un altro anno e mezzo il destino di migliaia di persone alle quali negate qualsiasi certezza, qualsiasi tutela, qualsiasi stabilità. Per cercare di arruffate una risposta a questa scelta sconsiderata, vi siete inventati che era necessario ancora del tempo per confrontarsi con il settore dello spettacolo, del cinema, della cultura, del teatro e dello spettacolo dal vivo. Ma sapete che non è così, che non è vero. È da più di un anno che avete chiuso sostanzialmente ogni canale di comunicazione non solo con i diretti interessati, ma anche con il Parlamento: basta vedere come sono state trattate le Commissioni di merito, sia alla Camera che al Senato.
Ma, come dicevo, questa situazione è solo una prova ulteriore del fallimento generale delle politiche culturali di questo Governo. Ha fatto bene l'onorevole Manzi - e lo ha ricordato anche il collega Del Barba nel corso del suo intervento sul decreto precedente - quando, nella discussione generale, ha messo a confronto i dati di bilancio tra il 2015, Governo Renzi e Ministro Franceschini, con quelli del Governo attuale. Nel 2015, il bilancio del Ministero della Cultura ammontava a 5,5 miliardi investiti, mentre oggi sono all'incirca 3 miliardi. Nel 2015, c'era 18App, c'era il Piano per i grandi progetti culturali, c'erano i fondi per le biblioteche e l'avvio della misura dell'. Insomma, colleghi, c'era quel qualcosa in più che si chiama visione, idee, progetti. La vostra furia ideologica di smantellare tutto quello che avete trovato è arrivata fino allo smantellamento, sostanzialmente, di 18App, sostituendola con una presunta Carta del merito. Facile per me leggere i risultati che, non io, ma l'Associazione italiana editori ha denunciato sulla perdita di copie acquistate, per un milione, nei soli primi tre mesi dell'anno. Peggio mi sento nel paragone tra 18App e Carta del Merito, con acquisti calati, nel passaggio, di circa 30 milioni di euro.
Questo provvedimento, come detto, signor Presidente e colleghi, rappresenta il vostro fallimento, ma rappresenta anche la vostra costante attitudine ad umiliare il Parlamento che, ormai, è considerato una sorta di orpello fastidioso. Ma rappresenta anche la vostra arroganza nel rifiutare, , qualunque proposta, consiglio, richiesta di modifiche da parte delle opposizioni e poi, per fortuna, arriva qualcuno che vi costringe ad abbassare la cresta e tornare sui vostri passi, come è accaduto sul decreto Sport che abbiamo riaffrontato questa mattina.
Per tutte queste ragioni, signor Presidente e colleghi, ribadisco il voto convintamente contrario di Italia Viva al provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Che dire? Noi siamo semplicemente imbarazzati dal trovarci di nuovo qui a discutere, per la terza volta, della stessa proroga, di una delega che dovrebbe servire alla scrittura del codice dello spettacolo, e avendo alle spalle un tempo, quello del Governo Meloni, in cui il Ministero della Cultura probabilmente è stato quello gestito peggio, devastato dal non saper fare delle persone che lo hanno diretto fin qui, ma, soprattutto, sfregiato da una gigantesca volontà di potere, di potenza, travestita da desiderio di egemonia culturale.
Io mi ricordo che quando questa legislatura è cominciata, la destra faceva convegni parlando di Gramsci, delle casematte, tentando di leggere in quel pensiero un'indicazione su come costruire un consenso, nell'ottica dell'egemonia culturale, capace di imporre una visione del mondo, della società, della politica, dentro lo spazio italiano.
Quella riflessione a noi sembrava una torsione completa del significato e del pensiero di Gramsci, ma sembrava andare in una direzione di consapevolezza. Poi, piano piano, nei mesi, abbiamo scoperto, invece, che Gramsci ero stato tirato in ballo per nobilitare l'operazione, ma, alla fine, l'operazione si manifestava esclusivamente con una continua ricerca di poltrone, una continua occupazione di spazio, una continua brama di potere.
E, allora, è andata così: in questi oltre due anni e mezzo, questo Governo ha avuto un iper-attivismo nel mondo culturale rispetto alle nomine; in ultimo, ieri, è stato nominato, con una procedura invalida e che verrà annullata , il sovrintendente Macciardi al Teatro San Carlo, contro la volontà del sindaco di Napoli, a testimoniare anche delle pratiche scorrette. Quindi, da un lato, una grande voglia di nomine e, dall'altro, una grande voglia di sostituire i soggetti culturali esistenti con altri più vicini dal punto di vista ideologico e politico. Tanto che, solo poche settimane fa, abbiamo dovuto discutere del disastro provocato dai nuovi criteri di valutazione dei progetti riguardanti il teatro, la danza, lo spettacolo dal vivo in generale, a partire dal declassamento del Teatro della Pergola perché è diretto da Massini, e Massini non piace al Governo, fino a finire all'esclusione di tantissimi progetti di teatro sperimentale, di danza sperimentale, che hanno una grande storia nel Paese e che sono stati esclusi esclusivamente perché non graditi ideologicamente a questo Governo.
Mentre si faceva questo, non si è trovato, Sottosegretario, il tempo di fare il codice dello spettacolo, di audire le associazioni di categoria, i lavoratori, le imprese, i soggetti che rendono la cultura qualcosa di vivo in Italia lavorando e producendo nel mondo culturale .
Non avete trovato il modo di scrivere norme che servono a regolamentare questo settore e, possibilmente, a dare una prospettiva di dignità ad artisti, tecnici, creativi, che, lavorando nel mondo della cultura, vivono condizioni di precarietà strutturale e sfruttamento sistemico.
Io le voglio ricordare che lei ci sta chiedendo la proroga per scrivere un codice dello spettacolo per la terza volta, quindi da 3 anni, quando abbiamo 367.000 lavoratori e lavoratrici del mondo dello spettacolo dal vivo che hanno una retribuzione media annua di 11.299 euro. Io penso che dobbiate un po' vergognarvi e la chiudo qui, annunciando, ovviamente, il voto contrario di Alleanza Verdi e Sinistra .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente, Sottosegretario, colleghi. Noi davvero abbiamo provato sul tema dello spettacolo dal vivo, come su altri temi, di dare un contributo costruttivo, sul merito, dall'inizio del lavoro in Commissione prima e in Aula poi. Non possiamo però sottrarci dal grande imbarazzo che ci provoca trovarsi, per la terza volta, a votare cosa? Per i colleghi che non seguono con attenzione i temi della cultura, a votare una proroga del mandato che il Governo si dà - Governo che ormai sta lì da 3 anni e non può dire di non avere avuto il tempo e i modi per fare le cose - di scrivere un codice dello spettacolo.
Codice che era nella campagna elettorale del centrodestra e che ci era stato annunciato che sarebbe stato licenziato entro il primo anno di Governo.
Che cosa è avvenuto in questi 3 anni? Ci sono state riunioni, incontri. Raccontano gli operatori del mondo dello spettacolo e della cultura che sono state interlocuzioni nelle quali il Governo parlava, ma nessuno ascoltava le esigenze di chi in quel settore lavora. Non c'è stata - e questo penso che sia importante sottolinearlo come modo di operare in ambito culturale di questo Governo - un'interlocuzione con la Commissione competente, con i deputati che si occupano di cultura. Noi abbiamo visto delle bozze perché ce le hanno raccontate i giornali.
Abbiamo visto delle bozze perché ce le hanno girate gli operatori del settore, che, in qualche modo, le intercettavano. Una riflessione istituzionale su quello che dovrebbe essere il padre di tutte le norme, la norma che mette insieme le differenze, leggi e leggine che animano lo spettacolo. Beninteso, il gruppo di Azione è molto contento di poter collaborare alla scrittura di un codice dello spettacolo. Abbiamo fatto le nostre proposte, riteniamo che si debba fare ordine nella normativa in ambito culturale, eppure tutto questo, un po' com'è la cifra del Governo Meloni, è annunciato, è raccontato, è un titolo di giornale, ma dietro non c'è nulla.
Del resto, come ci potrebbe essere qualcosa se i Ministri cambiano per faccende e faccenduole che nulla hanno a che fare con la cultura, il Sottosegretario Sgarbi prima, il Ministro Sangiuliano poi. Oggi non riusciamo ad interloquire con l'attuale Ministro su questi temi. Noi lo abbiamo interrogato, lo abbiamo interrogato sulle commissioni che hanno declassato il Teatro della Pergola e altri teatri; lo abbiamo interrogato sulla danza; lo abbiamo interrogato sull'audiovisivo. Abbiamo chiesto, soprattutto, perché nessuno inizia a trattare la cultura, l'industria culturale, le produzioni, come quello che sono, ovvero uno dei pilastri principali della produttività del Paese.
Un investimento in cultura, ci dice Cassa depositi e prestiti, genera per ogni euro investito il 3,5 per cento di ritorno. Vuol dire: io investo un euro e mi ritornano 3,5 euro di indotto. Vale più dell'agricoltura. È una parte importantissima del nostro sistema Paese e dell'economia, non va relegata al tempo libero, non va trattato come qualcosa sulla quale mettere le mani perché si ha una visione culturale, si hanno interessi diversi da chi ha governato prima, tutt'altro. Ci sono centinaia di migliaia di lavoratori, ci sono intelligenze, ci sono competenze, c'è la storia del nostro Paese, c'è il futuro delle nostre produzioni, della nostra industria.
Diciamo spesso che l'Italia e l'Europa dovrebbero ripartire da questo tesoro immateriale che è il patrimonio culturale, che è il patrimonio dello spettacolo, ma poi non abbiamo la capacità di farlo. Quindi, voteremo contro l'ennesima proroga che il Governo si dà per non fare ciò che non ha già fatto? Evidentemente sì. Naturalmente noi tifiamo sempre per l'Italia, tifiamo sempre per gli italiani. Auspichiamo che il Governo inizi a mettere mano davvero a questo codice dello spettacolo.
Daremo una mano a fare questo lavoro in modo costruttivo, quando si inizierà a farlo. Ogni mese che passa siamo più convinti che non c'è la capacità e la volontà di intervenire seriamente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bicchielli. Ne ha facoltà.
PINO BICCHIELLI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati e chiedo di essere autorizzato a depositare il mio intervento .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bicchielli, è autorizzato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Gaetano Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Signor Sottosegretario, era il 2023 quando veniste a chiedere la prima proroga, e in quell'occasione ricordo che le feci presente la gravissima situazione in cui versavano i lavoratori dello spettacolo e la necessità di mettere mano a una norma di discontinuità, che permettesse alle maestranze di sopravvivere. Lei dice che l'avete fatta quella norma; i dati ci dicono che nemmeno il 50 per cento delle persone che hanno chiesto quei famosi mille euro lordi li hanno ricevuti. E sa perché?
Perché era una sorta di lotteria quella che voi avete fatto; era con i , tanto cari alla Premier, a chi arrivava prima. Noi ve lo dicemmo che non andava bene e che andava modificata, ma niente, siete andati avanti. Evidentemente avete avuto altro da fare, visto che di questo codice dello spettacolo non sappiamo nulla o quasi. Perché sono passati 2 anni e siete ancora qua a chiedere proroghe, e il mondo dello spettacolo continua a soffrire, checché ne dica la vostra propaganda di regime e i vostri numeri altisonanti, che non esistono.
Il 40 per cento degli attori e delle attrici continuano a non lavorare; solo l'11 per cento di quelli che lavorano o lavoricchiano lo fa grazie al cinema, quindi solo il 6 per cento della campionatura totale; il 5 per cento lavoricchia con la TV e l'89 per cento si mantiene, o prova a farlo, con il doppiaggio, lezioni, insegnamento, radio; il 60 per cento del totale dichiara di non avere guadagnato, negli ultimi 6 mesi, abbastanza per sopravvivere e di non avere alcuna prospettiva per i prossimi 6 mesi, e voi venite a chiederci un'altra proroga.
Ma a voi questo non interessa, voi le campionature le fate tra gli amici. Avete cominciato con i parenti, siete passati agli amici e vi allargate ai conoscenti, perché poi diventino amici. Lo scorso anno, a marzo, ci avete detto che era pronto il codice dello spettacolo; a giugno ci avete chiesto la solita proroga e il codice non lo abbiamo visto, o perlomeno non da voi. La cosa più logica, in democrazia, sarebbe stata portare il codice in discussione congiunta, con le Commissioni delegate, e invece è arrivato a tutti tranne che a noi. A me lo ha dato il parcheggiatore di piazza Garibaldi a Napoli.
Perché per voi la democrazia è questa: si fa quello che diciamo noi e ringraziate che vi permettiamo di votarlo. Del resto, proprio lei ebbe a dirlo durante una seduta di Commissione. Lei ci disse: se vi sta bene è così e se non vi sta bene è così; comandiamo noi e non ci dovete far perdere tempo. Dite che le cose richiedono tempo perché devono essere fatte bene. Infatti quelle che vi interessano le avete fatte con il cesello.
Avete retrocesso il Teatro della Toscana e il Teatro della Pergola da teatro nazionale e, addirittura, avete valutato 5 punti su 9 la qualità artistica di Massini, del migliore autore italiano, vincitore di 5 Tony Award su 8. Chi lo ha giudicato? Pirandello, Eduardo, Viviani, Molière? No, quattro vostri amici, nominati da voi in commissione; solo loro, perché gli altri 3, quelli esterni, si sono dimessi, schifati.
Sempre grazie a loro, ai “Fantastici Quattro”avete tagliato i fondi a centinaia di associazioni e piccole compagnie, come Isola di Confine in Umbria, che da decenni portano avanti un'attività ad alto impatto sociale, con le scuole nei centri più sperduti. Avete tagliato i fondi al Festival di Santarcangelo, il più antico festival teatrale che si svolge in teatri, case, palestre, cave di tufo, strade e piazze, ovunque ci sia la possibilità di riconnettere l'essere umano con una forma d'arte, sia essa recitata, mimata, cantata, suonata o semplicemente immaginata. È per questo che si sono dimessi tre componenti della Commissione.
E i progetti speciali? Avete escluso da qualsiasi finanziamento il , il fantastico spettacolo di Elvio Porta e Armando Pugliese, che ben 50 anni fa ha stravolto il modo di fare teatro. Addirittura gli avete dato il punteggio minimo per l'interesse storico, al . Ma siete sicuri che quelli che hanno deciso prima non facevano altri mestieri, con tutto il rispetto per chi fa altri mestieri?
Probabilmente siete appassionati delle commissioni ridotte, perché a Napoli, dopo aver rinviato il Comitato di indirizzo del San Carlo, perché mancante di due dei cinque componenti, avete proprio approfittato di questa mancanza per nominare Fulvio Macciardi, l'ennesimo amico personale.
Il fatto è che per voi l'arte è solo un mezzo per mettere le mani su soldi pubblici e infatti avete foraggiato extra FUS, l'Arena di Verona e, di conseguenza, la società che ne cura gli eventi, che, se non erro, lei dovrebbe conoscere molto bene. Avete nominato a La Fenice l'indagato Colabianchi, segnalato dall'indagato Brugnaro, sindaco di Venezia. E vogliamo parlare dell'aver trovato il tempo di infilare amici all'interno dei vertici delle fondazioni liriche? Ma non avete ancora trovato il tempo di modificare la natura giuridica delle fondazioni liriche.
Addirittura, con l'articolo 58 del codice, che mi ha dato quel parcheggiatore, ho appreso che in caso di non pareggio di bilancio voi intendete tagliare produzione e modificare i contratti dei lavoratori, passandoli da indeterminati a determinati. Quindi, se non si raggiunge il pareggio, la colpa è dei lavoratori, non dei dirigenti amici vostri, che invece sono salvi e, con loro, i loro portafogli. La colpa è dei lavoratori, che fanno il loro mestiere, e non del gelataio o dell'affitta auto che avete promosso dirigente. Per forza: gli amici non si toccano.
E che vogliamo dire dei 175 incarichi che hanno perfino fatto sbottare la Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità? Intoccabili privi della qualifica dirigenziale e non idonei a ricoprire i ruoli loro assegnati, promossi perché graditi alla famiglia. Vogliamo parlare dei soldi del MIC che sono serviti a comprare favori giornalistici? E i nuovi dimissionari della Commissione cinema?
Oggi apprendiamo che otto fondi selettivi, scelti dalla Commissione con a capo Borrelli, sono stati dati a Perotti, il produttore di Kaufmann, e gli sono stati dati nell'ultimo anno, quando al Governo c'eravate voi e la Sottosegretaria Borgonzoni si interessava di cinema.
E voi venite qua, come direbbe Totò, “tomi tomi, cacchio cacchio” a chiedere il voto? Ma ci faccia il piacere !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Dalla Chiesa. Ne ha facoltà.
RITA DALLA CHIESA(FI-PPE). Forza Italia voterà convintamente questo disegno di legge e chiedo l'autorizzazione di poter consegnare l'intervento
PRESIDENTE. Autorizzazione concessa.
Ha chiesto di parlare la deputata Latini. Ne ha facoltà.
GIORGIA LATINI(LEGA). Grazie, Presidente. Anche noi chiediamo di depositare la nostra dichiarazione di voto e dichiaro il voto favorevole della Lega .
PRESIDENTE. Grazie, deputata Latini. Sicuramente accettiamo.
Ha chiesto di parlare la deputata Iacono. Ne ha facoltà.
GIOVANNA IACONO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, Sottosegretario Mazzi, oggi discutiamo dell'ennesima proroga della delega al Governo per la riforma dello spettacolo dal vivo, la terza proroga in tre anni, tre anni in cui il Governo ha promesso, annunciato, rassicurato, ma alla prova dei fatti non ha prodotto nulla, nulla se non rinvii e propaganda e, nel frattempo, un intero settore aspetta.
A marzo del 2024 il Sottosegretario Mazzi, signor Presidente, si era detto pronto. Invece, ancora una volta, si presenta, nell'ultima seduta di agosto prima della pausa estiva, chiedendo una ulteriore proroga di un anno. Si tratta di una legge del 2022, di una prima delega prorogata, che oggi riproroghiamo al 2026. Nel frattempo, le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo dovranno avere ulteriore pazienza e aspettare, perché se ne riparlerà realisticamente nel 2027, cioè rischiamo di far finire la legislatura.
Noi pensiamo che questo sia il segnale del fallimento che dovreste ammettere per rispetto verso un settore in difficoltà, che non merita di attendere ancora. Il codice dello spettacolo doveva essere il cuore di una riforma strutturale, una riforma tanto attesa, che mettesse finalmente ordine, garantisse diritti, creasse condizioni stabili per chi lavora nel settore. Doveva essere costruito attorno a un principio chiave, il pilastro del codice, l'indennità di discontinuità, per proteggere le lavoratrici e i lavoratori da una precarietà che non è un'eccezione, ma che è ormai una condizione strutturale. Oggi quella misura è stata svuotata, ridotta a un intervento inefficace, lontano dalle esigenze reali di chi opera nel settore dello spettacolo.
Intanto, il testo del codice non è mai stato realmente condiviso con il Parlamento, non è mai stato discusso in Commissione, non ha mai visto un confronto aperto e serio con gli operatori e con le parti sociali. Sono cambiati i Ministri, ma non è cambiato il metodo. Si governa a colpi di proroghe, senza trasparenza e senza nessuna partecipazione. E così, Presidente, ci troviamo davanti a un paradosso: il Governo, dopo tre anni, chiede ancora tempo; tre anni in cui avrebbe potuto scrivere, emendare, discutere, approvare, confrontarsi, tre anni in cui avrebbe potuto aprire un dialogo vero con il mondo dello spettacolo, tre anni in cui, invece, ha scelto l'immobilismo, mascherato d'attesa. Intanto, mentre si perde tempo, quel settore, già in difficoltà, continua a soffrire.
Nel frattempo, signor Presidente, abbiamo visto esclusioni arbitrarie e gravi nella distribuzione del Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo, abbiamo visto tagli strutturali che penalizzano proprio chi crea cultura nei territori, abbiamo visto un'occupazione politica delle istituzioni culturali dove la logica della spartizione ha preso il posto della competenza e dell'autonomia, abbiamo visto un'idea proprietaria della cultura che premia la fedeltà, non l'autorevolezza né il merito. Lo abbiamo detto altre volte e lo ribadiamo: la cultura non è uno spazio da occupare, non è una bandierina da piantare per vantare un controllo, non è il salotto privato della maggioranza, non è un luogo da presidiare con nomine e spartizioni; è un bene comune, è un motore di sviluppo, è un diritto di tutte e di tutti.
Questa maggioranza, che dice di voler difendere la cultura italiana, nei fatti la indebolisce, perché senza investimenti, senza visione, senza regole chiare, non c'è futuro per il teatro, la musica, la danza, l'opera, l'arte circense, il lavoro artistico in tutte le sue forme. Questa proroga non è garanzia di qualità, come affermato dal Governo e da diversi colleghi della maggioranza, ma è un ulteriore rallentamento di una riforma necessaria e non più differibile.
Presidente, questi non sono lavori in corso, ma è immobilismo, non è prudenza, ma è incapacità, non è senso di responsabilità, ma disinteresse, il disinteresse che vedo tra i banchi dei colleghi di maggioranza in questo momento, signor Presidente.
PRESIDENTE. Colleghi, un po' di silenzio, per cortesia.
GIOVANNA IACONO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Il ritardo sul codice dello spettacolo non è un fatto tecnico, ma è il simbolo di un Governo che non crede davvero in questo settore, che non lo considera una priorità, che lo tratta come un fastidio da rimandare. Noi, invece, crediamo che sia il momento di fare esattamente il contrario. Serve il coraggio di fare le riforme, di non rinviarle all'infinito. Serve fare ora, e serve fare presto, perché questo immobilismo ha prodotto e continua a produrre danni enormi al settore, all'occupazione, all'impresa; produce danni alla cultura del nostro Paese.
È per questa ragione, per tutte queste ragioni, che il nostro voto a questo provvedimento sarà contrario, perché questa proroga è l'ammissione di un fallimento politico; perché, dopo tre anni, non si può continuare a chiedere tempo senza aver fatto nulla, perché il mondo dello spettacolo non può più permettersi altri anni di attesa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mollicone. Ne ha facoltà.
FEDERICO MOLLICONE(FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Sottosegretario Mazzi, soltanto qualche minuto per confermare con convinzione il voto favorevole di Fratelli d'Italia sulla proroga e - se permettete - per rispondere ad alcune evidenti falsità delle opposizioni, per il suo tramite, Presidente. Innanzitutto, come ha detto il sottosegretario Mazzi, la bozza circolata è solo una bozza di lavoro: sarà migliorata con il confronto con le categorie e con i lavoratori.
Colleghi, vedete, oggi le categorie dello spettacolo non parlano più per un minuto e mezzo, tra virgolette, come avveniva durante i tavoli COVID di Franceschini. Noi siamo certamente per una sintesi culturale, non per una nuova egemonia culturale, che la sinistra ancora impone in molte città, in molte regioni, in molti teatri , in molti consigli di amministrazione, in molte fondazioni e così via! Noi crediamo davvero nel merito ed è importante ricordare che chi fece scadere la delega per lo spettacolo nel 2017 furono Conte e Gentiloni.
E sulla Pergola - colleghi dell'opposizione, per il suo tramite, Presidente -, premettendo che il declassamento è una decisione esclusivamente tecnica, l'unico vero scandalo è stata l'epurazione del direttore Giorgetti ! Lui, sì, ha portato la Pergola a livelli nazionali e internazionali. Andatevi a vedere i verbali interni, pubblici.
Oggi, grazie a Dio, la situazione è diversa. Abbiamo concretizzato, collega Amato, il decreto sull'indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo: 90,6 milioni nel 2023, 33 milioni per il 2024, 35 milioni per ciascuno degli anni 2025 e 2026. Poi, il decreto ministeriale del dicembre 2024, che finalmente ha innovato la dei teatri nazionali, sancendo finalmente le due direzioni - perché un direttore artistico non è detto che sappia fare il direttore amministrativo e viceversa - e rafforzato il sostegno all'arte coreutica, che sosteniamo a livello nazionale.
Vedete, premiamo chi impiega i giovani e le donne. Il rapporto SIAE 2024, colleghi dell'opposizione - sempre per il suo tramite - vi smentisce, smentisce la narrazione di una crisi totale del mondo dello spettacolo dal vivo e lo fa con i numeri. Lo spettacolo dal vivo ha raggiunto oltre 4 miliardi di euro: più 1,94 per cento. Sono stati realizzati 3,37 milioni di spettacoli, più 6,15 per cento, con 253 milioni di spettatori, più 2,25 per cento! Se questa è una crisi , colleghi dell'opposizione, per il suo tramite! Ci dice, quindi, che i numeri sono superiori, addirittura, al periodo pre-COVID. Insomma, una volta per tutte, ci dice che la narrazione delle opposizioni è falsa.
Il programma di Fratelli d'Italia, che abbiamo scritto nel confronto con le categorie sin dal 2013 e aggiornato nel corso del tempo, sta diventando realtà: il 5 per cento nel mercato dell'arte, la prima legge sulla pirateria digitale, che riguarda anche l'audiovisivo e editoriale, l'indennità di discontinuità, tutte nate dal Parlamento. Dal Parlamento, abbiamo sbloccato il per le fondazioni liriche e i teatri nazionali, superando il precariato storico che voi non avevate risolto. La lirica è patrimonio UNESCO grazie anche all'impegno del Sottosegretario Mazzi e del Ministro Giuli e, prima ancora, del Ministro Sangiuliano.
Ebbene, dal Parlamento abbiamo introdotto la prima legge organica, dopo vent'anni, sul patrimonio immateriale e la rievocazione storica. Dal Parlamento, sono stati aumentati i fondi per il Fondo nazionale dello spettacolo dal vivo: più 23 milioni. Dal Parlamento, insieme al Governo, con Giuli e Mazzi, stiamo portando avanti una rivoluzione, una rivoluzione dolce, e ci affermiamo sempre di più come conservatori e riformisti. Fratelli d'Italia voterà, quindi, convintamente a favore del disegno di legge per la delega allo spettacolo dal vivo C!
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2538:
S. 1547 - "Proroga del termine per l'esercizio delle deleghe previste dall'articolo 2 della legge 15 luglio 2022, n. 106, in materia di spettacolo" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, n. 2500: Disposizioni in materia di composizione di giunte e consigli regionali e di incompatibilità.
Ricordo che nella seduta del 4 agosto si è conclusa la discussione generale e il rappresentante del Governo è intervenuto in sede di replica, mentre il relatore vi ha rinunciato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge e delle proposte emendative presentate .
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
Se nessuno chiede di intervenire, invito il relatore ed il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, senatore Roberto Calderoli, ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli della proposta di legge.
RICCARDO DE CORATO, . Invito al ritiro o parere contrario.
PRESIDENTE. Lei si riferisce a tutti gli emendamenti (sono tre emendamenti). Il Governo?
ROBERTO CALDEROLI,. Parere contrario sugli emendamenti. Essendo gli ordini del giorno attinenti al medesimo spunto degli emendamenti, parere contrario anche su tutti gli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Poi glielo richiederò, perché è giusto da procedura: è la fase successiva.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.2 Zaratti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con il consenso del collega Zaratti, lo sottoscriviamo come gruppo del Partito Democratico.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.3 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 2.
Avverto che, poiché è stato presentato un unico emendamento interamente soppressivo dell'articolo, porrò in votazione il mantenimento di tale articolo. Quindi, chi intende mantenerlo deve votare “sì” e chi è contrario deve votare “no”.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul mantenimento dell'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Devo richiedere necessariamente al Ministro per gli Affari regionali, Calderoli, di esprimere il parere.
ROBERTO CALDEROLI,. Grazie, Presidente. Non ho cambiato idea e, quindi, esprimo parere contrario su tutti gli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Su tutti e quattro, lo diamo per acquisito.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2500/1 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2500/1 Alfonso Colucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2500/2 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2500/2 Auriemma, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2500/3 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2500/3 Baldino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2500/4 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2500/4 Penza, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Manes. Ne ha facoltà.
FRANCO MANES(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente, sarò brevissimo...
PRESIDENTE. Colleghi un po' di silenzio, per favore.
FRANCO MANES(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Prendo la parola in dichiarazione di voto su questo provvedimento, anticipando il voto di astensione della componente Minoranze Linguistiche sul provvedimento. E, nell'annunciare che depositeremo all'Ufficio di Presidenza l'intervento, riteniamo doveroso però precisare che la norma contenuta nel comma 2 dell'articolo 1, pur legittima per il suo ambito di applicazione, non avrà effetti automatici, né per la Valle d'Aosta né per le province autonome né per le regioni a statuto speciale. Lo sottolineiamo affinché nessuno, domani, invochi una norma statale per esercitare eventuali indebite pressioni su ordinamenti regionali, che devono continuare ad esercitare in autonomia la propria competenza esclusiva
PRESIDENTE. Onorevole Manes, ovviamente autorizziamo il deposito del suo intervento.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente. Anch'io sarò breve in questa dichiarazione. È stato fatto un provvedimento che riguarda, soprattutto, la composizione dei consigli regionali. Su questo, sul numero dei consiglieri regionali, noi avremmo preferito un provvedimento che affrontasse questa materia nel suo complesso. Credo che la questione della rappresentanza, in modo particolare nei consigli regionali, sia una questione che…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore però. Non si sente niente. Prego, onorevole Zaratti.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Dicevo che la questione della composizione e della rappresentanza dei consigli regionali va affrontata nel suo insieme e va vista anche in ragione del fatto che alcune regioni hanno una rappresentanza davvero stringata, davvero minima, addirittura minore dei consigli comunali di comuni con meno di 15.000 abitanti. Penso a regioni come la Basilicata o come l'Umbria, che riescono faticosamente a mantenere un dibattito politico in quell'assemblea legislativa con i numeri così stringati.
Quindi, noi saremo per arrivare a un confronto ampio, a un confronto che vada a vedere, come è giusto, e quanto vada rivalutata la rappresentanza anche delle forze minori all'interno delle assemblee legislative, che sono i consigli regionali. Per questa ragione, noi siamo poco propensi a votare a favore di una norma che riguarda unicamente il caso in cui la popolazione si riduca nel limite del 5 per cento per lasciare quel consiglio regionale con lo stesso numero di consiglieri. Quindi, noi preferiamo affrontare la questione nel suo insieme, affrontare un dibattito politico sulle regioni e il nostro punto di vista lo stiamo accennando, ma merita certamente di essere approfondito.
Riteniamo che sia invece giusta, anche se andrebbe in qualche modo salvaguardata anche in questo caso la rappresentanza, la norma che dice che, quando si presentano le liste nei consigli regionali, i gruppi che hanno una rappresentanza parlamentare possono essere esentati dalla raccolta di queste firme. Avremmo addirittura preferito una norma più ampia, perché ci sono alcune regioni del nostro Paese - faccio l'esempio della Toscana - dove, per presentare una lista alle elezioni regionali, bisogna raccogliere 11.000 firme autenticate. Noi crediamo che questo sia una barriera alla democrazia, che le liste, anche le civiche, anche quelle di partiti piccoli, e via dicendo, siano una ricchezza della democrazia. Quindi, fermo restando il fatto che debba essere assicurata, in qualche modo, la rappresentatività di queste liste, attraverso anche una raccolta delle firme, è evidente che delle forme di esenzione per quelle forme organizzate e presenti nel territorio sia una questione che aiuti la democrazia e non che la diminuisca. Per queste ragioni complessive, pur avendo apprezzato lo sforzo del Governo e del Ministro Calderoli in questa direzione, noi vorremmo una discussione più ampia e, per questa ragione, ci asterremo su questo provvedimento
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Sul provvedimento concernente disposizioni in materia di composizione di giunte e consigli regionali e di incompatibilità, il voto del gruppo Azione sarà di astensione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Annuncio per Noi Moderati il voto favorevole e annuncio anche il deposito del mio intervento
PRESIDENTE. Confermo il suo deposito.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente, colleghe e colleghi deputati. Presidente, “Gradisca, gradisca”, così disse quel personaggio inventato da Federico Fellini in quando generosamente dava le proprie forme al nobiluomo che lo andava a trovare nella camera da letto del Grand Hotel di Rimini. Gli disse appunto: “Signor principe, Gradisca”. Ed è esattamente quello che accade con questa proposta di legge con la quale la maggioranza dichiara l'obiettivo di stabilizzare il numero dei consiglieri regionali a fronte del calo demografico, come se il calo demografico potesse curarsi con l'aumento delle poltrone, ma, in realtà, questo disegno di legge serve a coprire ben altro.
Il Governo Meloni dice ai politici bocciati nelle elezioni, appunto, “Gradisca”. Ma il frutto che viene generosamente offerto è dato proprio dalle istituzioni della Repubblica, dalla cosa pubblica, dal danaro dei cittadini italiani. Questa proposta di legge è un messaggio chiarissimo, altro che aggiornamento demografico, altro che razionalizzazione! Il messaggio è quello di restaurare le poltrone girevoli È parte di una strategia più ampia del Governo Meloni, il progressivo indebolimento dei presìdi di legalità e anticorruzione.
Ai vostri amichetti dite: non siete stati rieletti? I cittadini con il voto democratico vi hanno messo fuori dal circuito della rappresentanza e dell'amministrazione del potere? Non preoccupatevi, il Governo Meloni vi garantisce il posto, “Gradisca”, appunto. Oggi la maggioranza di destra, la Lega in particolare, non solo apre le porte girevoli, ma le spalanca del tutto, per dare una seconda, una terza, una quarta vita a chi è bocciato dagli elettori. Ma per noi del MoVimento 5 Stelle tutto questo è inaccettabile
Quale logica ha l'aumento degli assessori regionali anche nelle regioni più piccole, se non quella di creare qualche poltrona in più ai vostri amichetti? Il testo prevede, infatti, che regioni con meno di 2 milioni di residenti possano nominare 2 assessori in più, oltre il limite oggi previsto dalla normativa vigente, ma questo non ha senso. Facciamo un esempio pratico, così siamo più chiari: la regione Molise e la regione Marche hanno l'identico numero di assessori, sette, ma la regione Molise ha poco meno di 300.000 abitanti, la regione Marche invece ne ha oltre 1,5 milioni.
È evidente che viene a sballare il rapporto tra numero di assessori e numero di elettori. Allora le chiedo: perché? A cosa serve, Presidente, tutto questo, se non a creare nuove posizioni di potere e nuove sistemazioni? Tutto questo naturalmente accade, Presidente, mentre la maggioranza non fa altro che parlare Sono capannelli, questi…
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi!
ALFONSO COLUCCI(M5S). …mentre noi stiamo discutendo dei provvedimenti del Governo.
PRESIDENTE. Cortesemente, colleghi, per favore.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Stanno già in vacanza, Presidente, pensano già al loro futuro, evidentemente Con questa legge il Governo e la maggioranza consentono a chi ha rivestito cariche politiche in regione di amministrare una società o un ente partecipati dalla stessa regione o nei relativi enti locali, immediatamente finita la carica politica, senza un congruo periodo, cosiddetto di decantazione.
Un assessore, un consigliere, addirittura un presidente di regione che non fossero rieletti, appena uscito dal palazzo, potrà subito, subito sedersi su un'altra poltrona nella medesima regione, ad esempio quella di direttore generale di una partecipata regionale, oppure potrà, da subito, guidare un ente pubblico nella medesima regione. Il potente di turno potrà quindi organizzare il proprio futuro dorato fin da quando è in carica, potrà sfruttare il proprio potere e le proprie relazioni, che ha acquisito a causa e in occasione della sua carica pubblica, per garantirsi un posto al sole per dopo, quando magari non sarà più rieletto o quando non potrà più ricandidarsi, ad esempio per via della legge che fissa il numero di 2 mandati per il presidente di una regione. Si tratta di prebende, di soldi pubblici, di potere.
Appunto, si tratta di poltrone girevoli. Tutto questo, Presidente, per noi del MoVimento 5 Stelle è semplicemente inaccettabile. Chi per anni ha rivestito la posizione di assessore o consigliere, o addirittura di presidente di regione, non può rimettersi alla guida di quella stessa macchina pubblica da cui è uscito, se non dopo un congruo periodo di decantazione. Così voi create un enorme conflitto di interessi e abbattete qualsiasi garanzia di trasparenza, di merito, di imparzialità. Le istituzioni non possono diventare riserva di caccia nella quale collocare i politici non più eletti .
Questo provvedimento è parte di un disegno politico ben più ampio, un disegno che avevamo già da tempo visto e denunciato, ma che ora si delinea in tutta la sua crudezza. La maggioranza di destra vuole indebolire progressivamente tutti i presìdi di legalità. Ad esempio, la separazione delle carriere rende il pubblico ministero un superpoliziotto e serve solo, in prospettiva, ad attrarre la sua azione sotto il controllo del Governo di turno.
Nessun vantaggio per i cittadini comuni, che ne pagheranno il prezzo, ma impunità ancora una volta per gli amichetti, per i vostri amichetti, quelli del potere, i cui reati verranno derubricati . Il Governo Meloni ha abrogato il reato di abuso d'ufficio. Ha limitato il reato di traffico di influenze, e lo vediamo con la modifica che avete apportato al codice degli appalti pubblici, per la quale è chi denuncia un conflitto di interessi a dover provare il conflitto stesso. È un'inversione dell'onere della prova che renderà più difficili le denunce di irregolarità.
Una norma che non ha precedenti! Avete innalzato le soglie per gli affidamenti pubblici diretti fino a 140.000 euro. Fino a 140.000 euro! Sono soldi, sono soldi veri, senza nessun controllo ! E già oggi, a causa della destra, una giunta comunale può affidare a un proprio assessore comunale una società nello stesso comune. Con voi, con la maggioranza, il controllore e il controllato diventano la stessa persona. È un evidente conflitto di interessi! Avete abolito il controllo concomitante della Corte dei conti, una pratica virtuosa di accompagnamento della pubblica amministrazione per la buona amministrazione.
PRESIDENTE. Colleghi, un po' di silenzio, per cortesia.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Avete partorito una riforma della Corte dei conti il cui unico fine è quello di demolire la Corte stessa e i suoi controlli, mentre bisognerebbe efficientare la vigilanza sul corretto impiego del denaro pubblico.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Ma a loro non interessa come viene impiegato il denaro pubblico ! A loro interessa solo che vengano spesi, purché spesi, i soldi del PNRR e del PNC, 209 miliardi portati in Italia dal Governo Conte ! Per questo partoriscono norme che sono fonte di conflitto di interessi, di abuso e di sperpero del denaro pubblico. Mettete le mani nelle tasche dei cittadini italiani, e con questo Giorgia Meloni spazza via ogni limite, ogni decenza e ogni presidio di trasparenza.
Per lei la politica è un mestiere da esercitare senza dover rendere conto a nessuno. Sono eletta, lei dice? Dunque siamo e le nostre poltrone possono essere utilizzate quali uffici di collocamento. Presidente, questo intervento è stato interrotto ripetutamente dalla maggioranza, ma glielo dico con chiarezza: noi diciamo “no” ai privilegi della casta, alle scorciatoie, alla politica che asseconda le logiche dell'“amichettismo” .
Noi non ci stiamo e chiamateci pure bacchettoni, sfascia feste, straccioni . Non vogliamo che oggetto di scambio siano le istituzioni pubbliche, l'amministrazione del denaro pubblico, la cosa pubblica.
Dunque, signor Presidente, gradisca? No! Noi non gradiamo, noi non ci accomodiamo alla vostra tavola ! Noi, Presidente, votiamo contro, per il rispetto alle istituzioni, per la considerazione che dobbiamo ai cittadini, ai cittadini che chiedono legalità, giustizia, partecipazione, che vogliono una politica seria fondata sull'etica pubblica, sulla legalità, sulla trasparenza…
ALFONSO COLUCCI(M5S). …sul merito e non sulle amicizie all'interno del Palazzo! Noi votiamo “no”!
PRESIDENTE. Colleghi, un po' di silenzio. Un po' di silenzio, cortesemente. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gentile. Ne ha facoltà.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Fate silenzio, colleghi, per favore.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Solo per annunciare un convinto voto favorevole di Forza Italia su questo provvedimento e chiedere…
ANDREA GENTILE(FI-PPE). …con un po' di silenzio, l'autorizzazione al deposito del mio intervento .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Gentile: l'autorizzazione è concessa. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bof. Ne ha facoltà.
GIANANGELO BOF(LEGA). Annuncio il voto favorevole del gruppo Lega-Salvini Premier .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Il gruppo del Partito Democratico, così come ha fatto al Senato, esprimerà un voto di astensione per riserve nel merito e nel metodo, che brevemente vado a enunciare.
Sul merito, mentre c'è un parere favorevole sulla norma contenuta all'articolo 1, relativamente al numero di consiglieri regionali e all'introduzione di una percentuale di elasticità del 5 per cento rispetto a possibili conseguenze derivanti dal censimento - è una norma di buon senso che riteniamo possa trovare accoglimento nel nostro ordinamento -, ci chiediamo, e mi rivolgo anche ai colleghi di maggioranza, se non si possa pensare ad un'analoga norma anche per i comuni. Infatti, spesso, per passaggi di poche decine di abitanti, si passa da un regime e da un sistema elettorale a doppio turno, a un sistema elettorale a turno unico. Così come ci sono norme che riguardano l'essere considerato piccolo o medio comune e, a seconda degli abitanti, si può entrare o uscire da una fascia.
Nel merito, siamo assolutamente contrari all'articolo 1, comma 1, lettera , relativo alla possibilità di ampliamento delle giunte nelle piccole regioni. Bisogna dire le cose come stanno (siamo in Parlamento): questa è una norma non generale, ma , è una norma specifica che deriva da una richiesta della Liguria che, in fase di chiusura degli accordi per la costituzione della giunta, si è ritrovata a non poter accontentare tutte le richieste dei partiti che sostengono quella giunta e, quindi, ha chiesto al Governo centrale e alla maggioranza di aumentare di due.
Ecco, questa è la questione su cui non siamo d'accordo, e si inserisce sulle riserve e sul metodo. Non si può continuare - e mi rivolgo, per il suo tramite, al Ministro Calderoli - ad intervenire sulle norme riguardanti le regioni e il TUEL. Rischiamo di fare amministrativo, rischiamo di fare norme : c'è bisogno di aumentare, perché in Liguria non si fa l'accordo? Pronti! State provando a fare la stessa cosa sul tema del ballottaggio nei comuni sopra i 15.000 abitanti, abbassando il dal 50 al 40 per cento.
Noi vi chiediamo di fermarvi, signor Ministro. Stiamo parlando delle regole del gioco. Stiamo parlando di norme che dovrebbero trovare una larga condivisione e non interventi con queste caratteristiche. Per quel che riguarda l'articolo 2 sull'inconferibilità, il tema andrebbe affrontato complessivamente, cercando di evitare, da un lato, il rischio che incarichi dirigenziali e del cosiddetto sottogoverno diventino il contentino o un agli accordi di potere delle giunte, e, dall'altro - lo diciamo con chiarezza -, che chi ha svolto con dignità e onore la sua attività amministrativa sia penalizzato per averlo fatto.
Dobbiamo trovare un equilibrio, che, a nostro giudizio, è raggiungibile, se si riesce a fare un tavolo e una riflessione comuni nelle Commissioni e affrontando complessivamente queste questioni. Così non va, è un modo sbagliato, lo diciamo adesso e lo ribadiremo ancora con più forza, quando ci occuperemo dei temi relativi al basamento del ballottaggio, così come quando - credo e spero - ci sarà la possibilità di fare, non sui giornali, ma nelle Aule parlamentari, le riflessioni necessarie, quando sarà il tempo, sulla legge elettorale.
Per queste ragioni, che credo di aver argomentato rapidamente e che necessiterebbero ovviamente di un tempo più lungo, annuncio il voto di astensione del nostro gruppo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Urzì. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO URZI'(FDI). Grazie, Presidente. Voglio annunciare il voto favorevole, convinto, ponderato e determinato del gruppo di Fratelli d'Italia sul provvedimento, nonché la consegna dell'intervento .
PRESIDENTE. Autorizzato, grazie. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 2500:
S. 1452 - "Disposizioni in materia di composizione di giunte e consigli regionali e di incompatibilità" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Avverto che, secondo le intese intercorse fra i gruppi, nella giornata di mercoledì 10 settembre, la seduta avrà inizio alle ore 15 con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata e le discussioni, con votazioni, avranno inizio alle ore 16,15, anziché alle ore 9,30.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Aspettiamo un attimo che l'euforia di inizio estate si tranquillizzi. Colleghi… Altrimenti non riusciamo ad andare avanti con i lavori d'Aula. Uscite, ma in silenzio, per favore. Signori, silenzio, per favore, dobbiamo continuare i lavori d'Aula.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Billi. Ne ha facoltà.
SIMONE BILLI(LEGA). Grazie, Presidente. Mi rendo conto che è un giorno un po' speciale. Presidente, Sottosegretario, con grande orgoglio, voglio esprimere la mia soddisfazione per l'approvazione del provvedimento, che consente il riacquisto della cittadinanza italiana da parte di chi l'ha persa, in seguito a naturalizzazione in un altro Paese. Dopo anni di promesse, rinvii e indifferenza da parte di tutti i Governi di sinistra, che si sono succeduti in questi ultimi dieci anni …
SIMONE BILLI(LEGA). …finalmente, questo Governo di centrodestra passa dalle parole ai fatti ! Questo è il risultato concreto del lavoro del Governo di centrodestra, un Governo che mantiene gli impegni, che ascolta le comunità italiane all'estero e che agisce.
Desidero rivolgere un sentito ringraziamento alla Farnesina e al Ministero degli Esteri, che hanno mostrato, ancora una volta, di essere vicino agli italiani nel mondo, non con slogan, ma con atti concreti.
Ed è doveroso ricordarlo in quest'Aula: per anni la sinistra è stata quasi sempre al Governo. Hanno avuto il tempo, gli strumenti e le maggioranze per approvare questo provvedimento, ma non l'hanno mai fatto. Troppe parole, troppi convegni, troppe promesse non mantenute . Oggi lo abbiamo fatto noi, lo ha fatto questo Governo, lo ha fatto questa maggioranza, lo ha fatto il centrodestra e con questo atto ridiamo dignità, appartenenza e orgoglio a chi non ha mai smesso di amare l'Italia, anche da lontano .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caramiello. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Grazie, Presidente…
PRESIDENTE. Colleghi, silenzio!
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Dicevo, 6 agosto 1863-6 agosto 2025: 162° anniversario dell'eccidio di Pietrarsa.
Dai libri di storia abbiamo imparato a celebrare il 1° maggio, data simbolica per indicare quella che viene definita la festa dei lavoratori, in memoria dell'evento accaduto a Chicago nel 1886 e conosciuto come la rivolta di Haymarket. I lavoratori decisero di manifestare all'esterno di una fabbrica americana e la Polizia sparò sui rivoltosi, uccidendone due.
Ma quello che non tutti sanno è che a Napoli - a Portici di preciso, la mia città - avvenne un evento simile ma ben più grave. Presidente, siamo a Pietrarsa, l'opificio borbonico che, prima dell'Unità d'Italia, contava circa 1.200 operai, di cui 800 specializzati. Era l'industria più proficua dell'intera penisola italiana. Con l'Unità d'Italia, in un'opera di desertificazione del Sud in favore del Nord, operazione che, purtroppo, avviene ancora oggi, l'opificio di Pietrarsa venne privatizzato e venduto all'ingegner Bozza per pochi soldi. Inutile dire che, in pochi mesi, furono ridotti lavoratori e salari: da 1.200, i dipendenti diventarono 800, poi 600, e così via; ci furono numerosi licenziamenti.
Presidente, il malcontento era così diffuso che il 6 agosto 1863 gli operai decisero di fermare i macchinari e suonare la sirena in segno di protesta. Presidente, una rivolta pacifica, volta a chiedere diritti e garanzie, si trasformò in una tragedia. I bersaglieri spararono contro gli operai, si contarono una ventina di feriti e almeno quattro morti, che furono, a tutti gli effetti, i primi martiri operai massacrati nella storia della penisola italiana: Luigi Fabbricini, Aniello Marino, Domenico Del Grosso e Aniello Olivieri. I lavoratori napoletani furono uccisi perché provarono a difendere i propri diritti e il proprio posto di lavoro.
Per noi, Presidente, la storia non può essere cancellata: il 6 agosto è il 1° maggio dei napoletani ed è il 1° maggio dei porticesi
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la presidente Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Mi rivolgo a tutte e tutti i colleghi di quest'Aula, perché così mi è stato chiesto di fare da alunni e alunne di una scuola media di Cagliari. Quindi, per favore, un po' di attenzione.
Vado a leggere, signor Presidente. “Signori e signore onorevoli, siamo gli alunni e le alunne della scuola secondaria di primo grado ‘Antonio Cima' di Cagliari. Vi scriviamo per esprimere la nostra tristezza per quanto sta accadendo alle popolazioni colpite dalle guerre. In particolare, ascoltiamo le urla di dolore degli abitanti di Gaza. Noi, ragazzi e ragazze europei, siamo fortunati: abbiamo una casa, i genitori, frequentiamo la scuola, abbiamo i medici che ci curano, possiamo giocare e praticare sport, ma ogni giorno vediamo sui le immagini di bambini disperati che chiedono cibo, acqua, medicine. Ci sono bambini orfani, mutilati, denutriti, terrorizzati, perché li bombardano continuamente. A scuola studiamo l'educazione civica, la storia, la geografia. Abbiamo capito perché è nata l'Unione europea e le sue importanti finalità, sappiamo che esiste l'ONU, la Dichiarazione universale dei diritti umani, la Convenzione sui diritti dell'infanzia, ma tutto ciò che stiamo imparando viene smentito, contraddetto, negato da quanto sta succedendo nei Paesi a noi vicini. Per questo, noi ci sentiamo confusi, noi ci sentiamo impotenti e smarriti.
A scuola abbiamo riflettuto molto. È disumano vedere che stanno lasciando morire di stenti tanti esseri umani. I 27 Stati dell'Unione europea possono dare un grandissimo contributo alla situazione di questo dramma e salvare la vita di tante persone. Proviamo a immaginare cosa studieremo, tra dieci anni, sui libri di storia: che noi, cittadini europei, rappresentanti dell'Unione europea, non abbiamo mosso un dito per fermare i massacri di migliaia di bambini? Leggeremo che non ci siamo impegnati, fino in fondo, per applicare i principi e i valori di giustizia, di pace e di solidarietà su cui si fonda la nostra società europea?
Preghiamo, voi deputati e deputate, di appoggiare questo nostro appello, con la speranza di poter contare in un futuro migliore per noi, ragazzi e ragazze, e per tutta l'umanità.
Vi ringraziamo. Vi ringraziamo per l'attenzione e per il vostro impegno. Cordiali saluti. Gli alunni e le alunne della scuola secondaria di primo grado ‘Antonio Cima', istituto comprensivo statale ‘Santa Caterina', Cagliari” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Oggi, Mzia Amaghlobeli, attivista e giornalista georgiana, figura di riferimento della resistenza democratica, è stata condannata a due anni di reclusione. È una sentenza che rappresenta l'ennesimo atto di repressione politica contro chi, pacificamente, difende valori universali come la libertà di espressione, i diritti civili, l'indipendenza e la cultura dell'informazione. Una sentenza che punta a intimidire, a spezzare il dissenso, a mettere a tacere una generazione di donne e uomini che credono nel futuro europeo della Georgia. Mentre il popolo georgiano manifesta nelle piazze, il Governo risponde con condanne esemplari, incarcerazioni, repressioni.
Noi non possiamo restare in silenzio. Come Parlamento italiano, come rappresentanti democratici, abbiamo il dovere di alzare la voce, di pretendere il rispetto per i diritti umani e per lo Stato di diritto, e abbiamo il dovere di chiedere al Governo italiano di cambiare decisamente rotta, di dire chiaramente che la Repubblica condanna sempre chi reprime il dissenso e umilia i principi democratici, perché non dobbiamo abbandonare mai chi, in Georgia e in ogni altro territorio del mondo, si batte per difendere i valori della nostra Costituzione e dell'Europa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Prima del mio intervento, vorrei che fosse messo agli atti e registrato dalla Presidenza che ho chiesto gli atti della commissione d'accesso del comune di Pomigliano, che oggi, dopo mesi di silenzio e dopo un'indagine lampo che è durata tre mesi - e poi otto mesi di silenzio - non è stato sciolto, nonostante le gravi prescrizioni che sono state fatte dal Ministero.
È una novità nello scenario politico e poiché abbiamo molti dubbi su tutto il percorso e sulle motivazioni che temiamo che saranno, dal nostro punto di vista, anche politiche, chiediamo - e abbiamo già chiesto - di aver accesso agli atti che hanno determinato una grave censura nei confronti del comune ma non gli atti consequenziali.
Detto ciò, Presidente, il mio intervento è per un fatto anche di carattere personale, nel senso che voglio denunciare all'interno di quest'Aula un episodio gravissimo che è successo la settimana scorsa, dieci giorni fa, dopo l'ennesimo intervento che ho fatto all'interno e all'esterno delle Ferrovie dello Stato, in piazza Garibaldi nel comune di Napoli, dove sono stato accerchiato, agli occhi della scorta che mi accompagna e di alcuni agenti di Polizia, da alcuni soggetti che svolgevano attività palesemente criminali. A un certo punto - è una cosa inquietante e la voglio denunciare all'interno dell'Aula - c'era un contrabbandiere che difendeva la sua adesione alla criminalità dicendo che lui per cinquant'anni non ha mai lavorato e o gli diamo un posto al comune o lui non ha alcuna intenzione di svolgere iniziative oneste.
A un certo punto, è arrivato un signore, che poi ho riconosciuto - dico il nome e il cognome, perché è oggetto di questo mio intervento: si chiama Antonio Quaranta - il quale ha detto al contrabbandiere: stai in silenzio, adesso me la vedo io. Dopodiché, ha detto: tu ti ricordi di me? Anche alcuni mesi fa, in altre tue - ed è vero -, in altre tue presenze su questo territorio, sono venuto ad attaccarti politicamente e anche personalmente.
Ebbene, c'era un momento di tensione tra alcuni soggetti (contrabbandieri, delinquenti vari e così via), che si sono presi pure a botte, e il signore, a un certo punto, ha alzato le mani e ha detto: adesso tutti in silenzio, non voglio più problemi all'interno di questo territorio, andatevene! E i cittadini si sono allontanati davanti alle Forze dell'ordine ed è stato anche ripreso in un video.
Questo personaggio, Antonio Quaranta, è l'ennesima volta che mi segue ed è un esponente di un gruppo politico. Io voglio sottolineare, all'interno di questa Aula, che costantemente ci sono soggetti, che aderiscono a parti politiche, che utilizzano la provocazione e la presenza e il controllo del territorio per governare fenomeni che, invece, andrebbero contrastati solo dalle Forze dell'ordine, senza alcuna mediazione da parte della politica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Intervengo per ricordare un disastro, una catastrofe idraulica, di 90 anni fa. Alle 13,15 del 13 agosto del 1935, a seguito di un violento nubifragio, la diga secondaria di Sella Zerbino, in località di Ortiglieto, nel comune di Molare, collassò sotto l'immane spinta di milioni di metri cubi d'acqua. L'ondata prodotta lungo il torrente Orba investì i comuni di Molare, Ovada, Silvano d'Orba, Predosa e Capriata, causando la morte di oltre 100 persone.
Nella graduatoria triste è la terza catastrofe idraulica, dopo quella nota del Vajont e quella, meno nota, del dicembre del 1923 nell'Alta Bergamasca per il crollo della diga del Gleno.
Perché ricordare a distanza di 90 anni? Lo faranno le amministrazioni comunali e verrà, da parte del comune di Molare, intitolato un ulteriore ricordo. Perché deve essere di ammonimento, signor Presidente. Così come per il Vajont, la diga principale rimase in piedi; a crollare, per ragioni ideologiche, per ragioni proprio di scarsa attenzione alle problematiche geologiche, fu proprio questa diga secondaria, così come fu il monte Toc, nel Vajont, a provocare quell'onda che poi si riverbererà con tutti i disastri su Longarone. Come per il monte Toc, come per la vicenda del Vajont, anche a Molare tutto questo è derivato dalla bramosia di soldi delle industrie elettriche, delle imprese costruttrici, perché quella diga secondaria non era prevista dal primo progetto e fu necessaria perché venne deciso l'innalzamento della diga principale; e, quindi, ci sarebbe stato uno sfioramento.
A pagare il conto furono persone umili, persone che erano a casa. Sì, perché pioveva forte. Era l'una del pomeriggio e, in un attimo, vennero distrutte quelle vite e i loro progetti, creando un disastro che - chiudo, signor Presidente, ma anche qua è giusto ricordarlo - venne silenziato dal regime.
Sui giornali dell'epoca fu scritto poco, anche se poi andò in borghese il Re e anche il segretario del Partito Nazionale Fascista si recò sul luogo. Il regime, ovviamente, non consentiva che fosse diffusa questa notizia e, alla fine, si è persa memoria.
Quindi, credo che sia giusto ricordarlo in questa sede, proprio perché è giusto ricordare quei morti, quelle donne e quegli uomini, ma anche ricordare il monito di quella tragedia che, ancora oggi, è presente e deve essere ricordata. Perché la bramosia di potere, la bramosia di soldi, non può andare oltre un certo limite, che è il limite della sicurezza, che è fondamentale. Perché si possono costruire grandi opere, come stiamo ancora facendo, essendo l'Italia certamente, a livello ingegneristico, uno dei primi Paesi nel mondo, ma, quando si realizzano queste grandi opere, non si può mai dimenticare la sicurezza
PRESIDENTE. Sono così conclusi gli interventi di fine seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo del Regno del Bahrein sulla cooperazione nei settori della cultura, dell'istruzione, della scienza, della tecnologia e dell'informazione, fatto a Roma il 4 febbraio 2020. (C. 1451-A)
: LOPERFIDO.
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Camerun, fatto a Yaoundé il 17 marzo 2016. (C. 1501-A)
: FORMENTINI.
Ratifica ed esecuzione dell'Atto di Ginevra dell'Accordo di Lisbona sulle denominazioni d'origine e le indicazioni geografiche, fatto a Ginevra il 20 maggio 2015. (C. 1502-A)
: FORMENTINI.
S. 1262 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica della Costa d'Avorio in materia di migrazione e di sicurezza, fatto ad Abidjan il 22 marzo 2023 (Approvato dal Senato). (C. 2188)
: COIN.
S. 1352 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo del Giappone in materia di vacanza-lavoro, fatto a Roma il 2 maggio 2022 (Approvato dal Senato). (C. 2292)
: ZOFFILI.