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Giovedì 02 Ottobre 2025 ore 09:00
AULA, Seduta 541 - Striscia di Gaza, approvate Comunicazioni Tajani
Resoconto stenografico
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Nella seduta odierna, con 182 voti favorevoli, 101 astenuti e nessun contrario, la Camera ha approvato la mozione di maggioranza presentata sulle Comunicazioni del Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, sui recenti sviluppi della situazione nella Striscia di Gaza.
XIX LEGISLATURA
541^ SEDUTA PUBBLICA
Giovedì 2 ottobre 2025 - Ore 9
Comunicazioni del Governo sui recenti sviluppi della situazione nella Striscia di Gaza.
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Comunicazioni del Governo sui recenti sviluppi della situazione nella Striscia di Gaza.
- Svolgimento
- Introduzione
- Intervento del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale
- Discussione
- Presidente FONTANA Lorenzo
- Deputata CAVO Ilaria (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputato BENZONI Fabrizio (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato BAGNASCO Roberto (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato RICCIARDI Riccardo (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato FORMENTINI Paolo (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato DELLA VEDOVA Benedetto (MISTO)
- Deputato CAIATA Salvatore (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato BONELLI Angelo (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato SPERANZA Roberto (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato LOPERFIDO Emanuele (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputata GHIO Valentina (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Annunzio di risoluzioni
- Replica e parere del governo
- Svolgimento
- Richiamo al Regolamento
- Preavviso di Votazioni Elettroniche
- Si riprende la discussione
- Svolgimento
- Dichiarazioni di voto
- Vice Presidente ASCANI Anna
- Deputato MAGI Riccardo (MISTO)
- Deputata GEBHARD Renate (MISTO)
- Deputato DEL BARBA Mauro (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputato CONTE Giuseppe (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato COLUCCI Alessandro (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputato FRATOIANNI Nicola (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata BONETTI Elena (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato ORSINI Andrea (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato MOLINARI Riccardo (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputata SCHLEIN Elly (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato CALOVINI Giangiacomo (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato MARATTIN Luigi (MISTO)
- Votazioni
- Dichiarazioni di voto
- Svolgimento
- Modifica nella composizione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
BENEDETTO DELLA VEDOVA, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 100, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di comunicazioni del Governo sui recenti sviluppi della situazione nella Striscia di Gaza.
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori .
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani.
ANTONIO TAJANI,. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, ho accolto anche questa volta con piacere l'invito a venire a riferire in Aula sulla situazione del Medio Oriente. Come in tante altre occasioni, anche oggi considero il confronto parlamentare non come un semplice riconoscimento delle richieste dell'opposizione, ma l'occasione per una riflessione che deve essere comune su un tema, come la politica estera, sul quale una grande democrazia europea dovrebbe essere capace di non dividersi.
Forse, per la prima volta, dopo due anni di un conflitto drammatico, dopo immani sofferenze, si intravede oggi un concreto spiraglio di pace. Certo, non è il caso di nutrire illusioni premature.
Questa terribile tragedia è nata il 7 ottobre di due anni fa dall'aggressione terroristica orrenda, vile, rivolta contro la parte più pacifica della popolazione civile di Israele, proprio contro la parte della popolazione più incline a dialogare e a collaborare con la gente di Gaza. È un dramma del quale stiamo per celebrare il secondo triste anniversario: un dramma che non soltanto ha generato tanti lutti, ma ha esacerbato paure, rancori e desideri di vendetta.
Il percorso per la pace non sarà facile, ma se tutti i protagonisti - Stati Uniti, Israele, Paesi arabi responsabili, la stessa Autorità palestinese - avranno la forza e la lungimiranza di percorrerlo fino in fondo, potrebbe essere la svolta che cambia la storia del vicino Oriente. Non rinuncio a credere in un futuro di coesistenza pacifica, nel quale la disponibilità di capitali, tecnologie, risorse umane, grandi spazi, possa fare di quelle terre, nelle quali è nata la civiltà, una delle avanguardie dello sviluppo mondiale nel XXI secolo. Ma naturalmente non è ancora il momento di sognare, dobbiamo occuparci di oggi, che è fatto di miseria, dolore, sofferenze e paure.
Per questo, dal primo giorno l'Italia ha scelto di operare con concretezza, senza proclami, senza provocazioni, senza gesti controproducenti, con due obiettivi chiarissimi: favorire la , mantenendo un dialogo costante e sereno con tutte le parti, anche le più lontane, da Israele all'Autorità nazionale palestinese, dall'Iran ai Paesi del Golfo e alla Turchia, e contenere, per quanto possibile, le sofferenze della popolazione civile. Lo abbiamo detto dal primo giorno: Israele è stata aggredita e ha il pieno diritto di difendersi.
Abbiamo chiesto però a Israele di mettere fine alla violazione del diritto internazionale umanitario, di non infierire su una popolazione inerme e incolpevole. Gaza non è Hamas, i palestinesi non sono Hamas, sono le prime vittime di Hamas. Purtroppo, queste nostre richieste sono state disattese. Gli abitanti di Gaza, usati come ostaggi o come scudi umani dai terroristi, hanno subito in modo drammatico gli effetti dell'azione militare di Israele, che è andata ben al di là del diritto all'autodifesa. Proprio di fronte a questa tragedia, io sono orgoglioso di rappresentare nel mondo un Paese che ha fatto per i gazawi più di qualunque altra Nazione europea, che si è posto alla pari solo con qualche grande Stato arabo dell'area .
La nostra risposta al dramma di Gaza sono i bambini, ormai quasi 200, inclusi i 15 di lunedì sera, che possono curarsi negli ospedali italiani; sono le loro famiglie, che possono averli vicini. Sono 15 le operazioni umanitarie svolte dall'inizio del conflitto. Ho avuto l'emozione di accogliere questi bambini al loro arrivo in Italia, e ho anche nel cuore i loro sguardi spaventati, ma grati. Ho visto nei loro occhi un barlume di speranza per un futuro migliore. A tal proposito, voglio ringraziare anche tutti i parlamentari, compresi qualificati esponenti dei gruppi di opposizione, che hanno sostenuto queste iniziative umanitarie, anche segnalandomi alcuni casi molto urgenti, persone gravemente malate, che siamo riusciti a portare in Italia e alle quali stiamo garantendo tutta l'assistenza medica necessaria.
La nostra risposta è anche l'accoglienza di studenti e ricercatori palestinesi. L'Italia è stata la prima, infatti, ad avviare un corridoio riservato agli universitari, con l'obiettivo di formare la futura classe dirigente palestinese. Anche in questo caso, ringrazio gli esponenti parlamentari di maggioranza e opposizione per le loro segnalazioni. Ieri sera è arrivato il primo gruppo di studenti palestinesi e ne arriveranno, credo, altri 100, 150 nei prossimi giorni .
Il Ministro Bernini è andata ad Amman a prenderli e, con il sostegno della CRUI, dell'Unione europea e della Protezione civile, sono già in partenza per diverse università del nostro Paese. La nostra azione è concreta e operativa. Sono i camion di aiuti che abbiamo regalato alle Nazioni unite, che solo noi siamo stati capaci di fare entrare a Gaza. Dall'inizio della crisi, con il programma , abbiamo portato nella Striscia quasi 2.400 tonnellate di aiuti umanitari. Il nostro lavoro continua ogni giorno. Abbiamo avviato, nelle scorse settimane, una nuova raccolta di aiuti alimentari da inviare nella Striscia, in pochi giorni abbiamo accumulato già una ventina di tonnellate.
Desidero ringraziare Coldiretti, Confagricoltura e Confcooperative, che si sono messe a disposizione per contribuire a questa nuova operazione umanitaria. Tutto questo non sarebbe neanche immaginabile se noi non fossimo credibili, se non fossimo rispettati, se non avessimo un rapporto forte con tutte le parti in causa. I miei contatti, avviati sin dal primo momento con tutti gli attori chiave dell'area e non, testimoniano un lavoro paziente di tessitura per la pace. Ho parlato da ultimo, ieri, con il Ministro degli esteri turco, che ha voluto riconoscere la coerenza del ruolo dell'Italia sulla soluzione “due popoli, due Stati”. Abbiamo coordinato la nostra azione e mi ha assicurato che sta premendo su Hamas.
La crisi umanitaria nella Striscia, lo abbiamo detto più volte, è inaccettabile. Questa carneficina deve finire. Come saremo sempre amici del popolo palestinese, così siamo amici del popolo di Israele. Non permetteremo mai che sia messa in pericolo una grande democrazia, che sia messo in pericolo lo Stato creato dai sopravvissuti di Auschwitz e del ghetto di Varsavia. Noi condanniamo con forza le parole sconsiderate di alcuni Ministri israeliani. Condanniamo l'atteggiamento aggressivo di alcuni coloni. Siamo fermamente contrari alla creazione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, perché confliggono con la proposta dei “due Stati”. Abbiamo ribadito che siamo favorevoli a sanzioni nei loro confronti.
Il Governo è anche pronto a valutare, insieme ad altri Paesi, a cominciare dalla Germania, le nuove proposte di sanzioni commerciali avanzate dalla Commissione europea, nella consapevolezza, però, che non debbano esserci ricadute negative sulla popolazione civile israeliana, che, come sappiamo, ha carattere multietnico, con importanti componenti arabe e druse. Noi scommettiamo sulla pace e la pace si raggiunge con il dialogo, lo ha ricordato il Presidente del Consiglio Meloni nel suo discorso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Un dialogo paziente, per riannodare fili troppe volte strappati. Un dialogo che non fa notizia e che non emoziona; che non emoziona neanche i , che non riempie le piazze e che non cerca consenso elettorale. Un dialogo al quale, come sempre, vogliamo dare il nostro contributo concreto e operativo. Di questo l'Autorità nazionale palestinese ha dato atto a me, e quindi a tutti noi, definendo il ruolo dell'Italia, in questa fase difficilissima, più significativo di molti altri. Il 7 novembre siamo pronti ad accogliere qui, a Roma, in visita, il Presidente Abbas, per proseguire nel dialogo e lavorare insieme per rafforzare l'Autorità nazionale palestinese, con lo sguardo rivolto alla ricostruzione.
Siamo anche lieti di avere accolto, poche settimane fa, la nuova ambasciatrice di Ramallah, che ha presentato lettere credenziali al Quirinale. Il Governo continuerà a lavorare con pazienza e determinazione per la pace, a Gaza e in tutto il Medio Oriente, e per la costruzione dello Stato palestinese. Noi crediamo da sempre nella soluzione “due popoli, due Stati”, quella che le Nazioni Unite avevano indicato dal 1948 e che i arabi di allora non vollero accettare. I tempi sono diversi, è maturata una nuova consapevolezza. Il popolo palestinese è passato attraverso stagioni molto dure, che ne hanno cementato la coscienza nazionale.
L'Italia sostiene fermamente il sogno di questo popolo di avere un proprio Stato. Ogni piano di deportazione e di occupazione della Striscia ci ha sempre visto naturalmente ed apertamente contrari. Il Governo è pronto al riconoscimento dello Stato di Palestina, se saranno soddisfatte alcune precondizioni irrinunciabili: il rilascio di tutti gli ostaggi, il disarmo di Hamas e la sua esclusione da ruoli politici e di Governo .
Questo significa che in nessuna forma e in nessun modo Hamas potrà avere un ruolo in quei territori. Significa che il terrorismo deve essere bandito per sempre. Significa che devono prevalere la ragione, la pace, la libertà. Il Governo non può che guardare con favore agli sforzi per portare aiuti umanitari a Gaza. La era nata con questo obiettivo dichiarato. Per questo mi ero personalmente impegnato in un difficile negoziato con le autorità israeliane e poi con quelle di Cipro, con il supporto del cardinale Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, e del cardinale Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme. Gli israeliani erano pronti, in un primo momento, a consentire la consegna degli aiuti attraverso i loro porti di Ashkelon e Ashdod, e poi, a fronte del rifiuto della , attraverso Cipro.
Come sapete, ieri sera, quando le imbarcazioni erano ormai prossime alle acque di Gaza, la è stata fermata dalle autorità israeliane. Gli abbordaggi sono stati pacifici e senza violenze, e preparati da numerose misure di avvicinamento, partendo dalla nave madre . Secondo quanto appreso dalla nostra ambasciata a Tel Aviv, la Marina israeliana ha impiegato più di 16 navi nell'operazione, che si concluderà nella giornata di oggi, per le precauzioni adottate e per evitare incidenti.
L'arrivo ad Ashdod richiederà ancora diverse ore di navigazione. Come ampiamente annunciato, una volta in porto ad Ashdod, i membri della verranno identificati e fermati, per poi essere trasferiti, nei giorni successivi, con voli , in Europa. Al momento sarebbero 22 gli italiani fermati, ma continuiamo a monitorare la situazione.
Su mie istruzioni, il consolato a Tel Aviv e il consolato generale a Gerusalemme assisteranno tutti gli italiani sia al porto, sia nelle procedure di rimpatrio. Già da questa notte i due consolati sono in contatto con i legali dei cittadini italiani imbarcati.
Secondo le informazioni disponibili, raccolte attraverso l'unità di crisi, che sta seguendo passo dopo passo la situazione, i nostri connazionali sono in buone condizioni.
Avevo ripetutamente parlato con il Ministro israeliano Sa'ar, chiedendo di evitare azioni aggressive e di mettere in atto ogni possibile attenzione per salvaguardare l'incolumità dei nostri connazionali. Sono sollevato dal constatare che le regole di ingaggio siano state rispettate e che, fino a questo momento, non si registrino atti di violenza o complicazioni nell'operazione delle forze israeliane.
Già da venerdì potrebbero avvenire le prime partenze, soprattutto per chi accetterà di lasciare volontariamente Israele. Per chi rifiuterà l'espulsione immediata sarà necessario attendere il provvedimento di respingimento dell'autorità giudiziaria israeliana che potrebbe richiedere 48-72 ore.
Mentre qui, in Aula, ho avuto l'ultima telefonata con il Ministro degli Esteri israeliano Sa'ar al quale ho chiesto, ancora una volta, garanzie per il trattamento dei nostri connazionali. Mi è stato risposto in maniera affermativa.
Sin dalla prima partenza della avevamo fatto tutto il possibile per segnalare i pericoli di questa iniziativa; ne avevo parlato a lungo con la portavoce facendo appello al senso di responsabilità, ricordando i gravi rischi insiti nell'operazione. Tutti i nostri appelli, le stesse autorevoli parole del Presidente della Repubblica Mattarella, sono stati ignorati. Comunque continueremo a seguire, minuto per minuto, attraverso l'unità di crisi e la nostra ambasciata a Tel Aviv, il prosieguo delle operazioni, fornendo assistenza ai nostri connazionali in vista del loro rientro in Italia.
In fase di replica, al Senato, mi riservo di fornire ulteriori aggiornamenti ma vi ho detto in diretta della telefonata anche con il Ministro degli Esteri di Israele.
Cari colleghi, quando nei giorni scorsi a New York, in occasione del G7, il Segretario di Stato Rubio ci ha anticipato le linee del piano di pace, l'ho incoraggiato immediatamente ad andare avanti e ho dato ampia disponibilità della diplomazia italiana a collaborare a questa difficile scommessa. E a questo proposito, dovete consentirmi una digressione per rivolgere un profondo ringraziamento a tutte le donne, a tutti gli uomini del Ministero degli esteri e degli altri apparati dello Stato che, in queste difficili condizioni, stanno operando con professionalità, coraggio personale e discrezione assolutamente ammirevoli. Voglio altresì esprimere la mia solidarietà alle Forze dell'ordine impegnate a garantire l'ordinato svolgimento delle manifestazioni di questi giorni .
Il lavoro di tutti questi servitori dello Stato mi rende, credo ci renda tutti orgogliosi di rappresentare la nostra straordinaria Nazione.
Cari colleghi, Israele e l'Autorità nazionale palestinese hanno accolto il piano di pace americano. Molti importanti Paesi arabi e musulmani hanno fatto la stessa cosa e per Gaza si profila un futuro governato da rappresentanti arabi, un graduale ma rapido ritiro delle forze d'Israele, un ambizioso piano di ricostruzione con capitali sauditi e americani e non solo. Tutto ora dipende da Hamas, dalla risposta che darà. La salvezza o la tragedia per la popolazione di Gaza dipendono dalle loro scelte, ma i primi segnali che arrivano ci lasciano ben sperare.
L'Italia, lo ripeto, è pronta a fare la sua parte. Lo ha confermato domenica scorsa il Presidente del Consiglio in un colloquio telefonico con il Presidente degli Stati Uniti. Io stesso l'ho detto più volte anche in quest'Aula. Solo pochi giorni fa, l'ho voluto ribadire dal podio dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel corso della Conferenza sulla Palestina.
Onorevoli deputati, come sapete il piano di pace definisce una serie di principi per la risoluzione del conflitto: Hamas deve essere disarmata; non deve avere alcun ruolo nel futuro di Gaza; tutti gli ostaggi devono essere rilasciati; devono cessare i bombardamenti e le operazioni militari israeliane a Gaza; l'accesso di aiuti umanitari deve essere ripristinato e il pieno sostegno al piano arabo per la ricostruzione di Gaza.
Nei numerosi incontri che ho avuto a New York, ho riscontrato la più ampia condivisione di questi principi che rappresentano l'unica base credibile per arrivare a due Stati in grado di convivere in pace e sicurezza. Sono certo che anche l'opposizione si riconosce e sostiene questi principi e proprio per questo voglio rinnovare un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento: il Paese, l'intero Paese non può non riconoscersi in questi principi e in questi obiettivi. La politica estera, basata sui valori della società aperta, dei diritti della persona, della pace giusta e dignitosa, del soccorso ai più deboli, della libertà, non può che essere una politica estera condivisa. Un principio che il centrodestra, guidato da Silvio Berlusconi, ha affermato e ha messo in pratica quando si è trovato all'opposizione. Ricordo, fra tutti, il voto a favore della missione UNIFIL nel 2006. Un principio che l'attuale Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto suo negli anni del Governo Draghi. Uniamo le forze per la pace e per il soccorso a chi soffre. E specularmente vi è un altro tema sul quale il Parlamento e il Paese hanno il dovere assoluto di essere uniti: la condanna severa e concreta di ogni forma di antisemitismo, un mostro inquietante che si va riaffacciando nelle nostre società. Naturalmente è del tutto legittimo criticare il Governo di Israele, anche noi abbiamo dissentito molte volte, ma chi aggredisce le persone per strada perché indossano abiti ebraici, chi distrugge o compie vilipendio sui luoghi sacri dell'ebraismo, chi irride i morti della e ne esalta i carnefici, chi chiede la distruzione dello Stato di Israele “dal fiume al mare” non è un critico del Governo israeliano, è un antisemita che rappresenta un retaggio infame della nostra società. È importante ribadirlo con forza proprio oggi, mentre Israele e tutte le comunità ebraiche del mondo si fermano per ricordare Yom Kippur, la festività più sacra di tutto l'ebraismo. La nostra Europa, la nostra Italia non possono essere antisemite perché si fondano sull'incontro tra le radici giudaico-cristiane e quelle greco-romane da cui nasce la nostra civiltà che non deve cancellare il ricordo di un passato fatto di leggi razziali e di atrocità perpetrate contro l'umanità . Proprio per questo dobbiamo essere uniti nel dire “mai più”, ma anche nel fare tutto il necessario perché “mai più” diventi realtà.
Cari colleghi, a Israele ripetiamo: basta, fermatevi. Ad Hamas diciamo: fatevi da parte, rinunciate al vostro sogno criminale, abbiate pietà del popolo che dite di difendere.
Diciamolo tutti insieme, senza più dividerci. È quello che chiede e ci chiede la grande maggioranza degli italiani, è quello che un grande Paese ha il dovere di fare e l'Italia è certamente un grande Paese, un grande faro di civiltà che ha il dovere di difendere, con tutta la sua forza e con tutti i suoi strumenti e in tutto il mondo, un valore sacrosanto: quello della pace. Vi ringrazio .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Governo sui recenti sviluppi della situazione nella Striscia di Gaza.
È iscritta a parlare la deputata Ilaria Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie Presidente, grazie signor Ministro, signori rappresentanti del Governo e onorevoli parlamentari. Io la ringrazio per questa illustrazione, per le parole che ha usato, soprattutto quella iniziale: una riflessione che deve essere comune e che in questo momento non occorre dividersi. Chiaramente io parlo a nome del mio gruppo, del gruppo di Noi Moderati. La ringrazio per la chiarezza e per come sta ovviamente monitorando, insieme al Governo, questa situazione in continua evoluzione, ben conscio della delicatezza del momento e quindi anche del peso di ogni parola.
Ha tracciato la situazione che tocca la Striscia di Gaza e con lei siamo orgogliosi per il fatto che il nostro Paese è quello che di più ha fatto dal punto di vista umanitario. I 150 palestinesi accolti, tra studenti, ricercatori, pazienti, accompagnati con i loro familiari; le ultime immagini dei bimbi che sono arrivati a Ciampino e che anche lei ha ricordato; le 4.200 tonnellate di aiuti umanitari. Ovviamente questo è da rimarcare, dicendo, insieme a lei, che la crisi umanitaria sulla Striscia è inaccettabile. Ovviamente condividiamo la necessità degli aiuti e lo sforzo diplomatico importante che è stato fatto, perché ha ragione quando dice che tutto questo si ottiene se siamo credibili, e siamo credibili se il nostro Paese è credibile, così come nella situazione difficile della gestione del caso , con la credibilità che ha portato e che sta portando in queste ore; come lei ci ha detto - vado, ovviamente, per punti, non avendo molto tempo - del colloquio con il Ministro degli Esteri per assicurare incolumità ai nostri connazionali, che, con quella missione, sono arrivati ad impegnare in ogni sforzo diplomatico il nostro Governo, non avendo - ricordiamolo - accettato prima gli appelli che sono arrivati da più parti, dal nostro Presidente della Repubblica, dalla Chiesa.
Seguiremo insieme a lei, chiaramente, le evoluzioni nelle prossime ore, non potendo, in questo momento, che registrare lo sforzo che si sta facendo per il rientro dei connazionali in Italia, pensando anche, nella situazione in cui siamo e in quello che lei ha tracciato come il piano di pace nei punti più importanti, con l'opportunità o la sfida che abbiamo davanti, che non è creando tensione nel nostro Paese - abbiamo visto le immagini delle stazioni, dei porti, l'occupazione delle università, sono notizie che si stanno aggiornando -, non è con questa tensione che si va, invece, ad allentare la tensione internazionale. Questo è un altro punto che teniamo ad esprimere.
Arrivo poi al punto centrale, che è quello del piano di pace, del piano degli Stati Uniti: un piano - ci tengo a precisarlo - che in 20 punti vuole porre fine alla guerra a Gaza, con l'impegno di Israele a un ritiro graduale entro 72 ore, la liberazione degli ostaggi, il disarmo di Hamas, la gestione degli aiuti da parte dell'ONU, il Governo transitorio in favore di un'entità neutrale, un percorso verso la ricostruzione senza esodo forzato. Netanyahu ha detto il suo “sì”; le risposte positive sono arrivate anche da molti Paesi e l'Italia, con lungimiranza, il nostro Governo, ha annunciato il sostegno agli sforzi di Washington - e lei oggi lo ha riconfermato con grande chiarezza -, per arrivare alla fine delle ostilità, una volta che l'accordo sia accettato da tutte le parti. Il disarmo dei miliziani, gli aiuti limitati, una transitoria neutrale per l'obiettivo - come lei ha ribadito - della soluzione “due popoli, due Stati”: questo è quello che prevede il piano di pace.
Quindi, quello che oggi ha come dovere il nostro Parlamento - e anche lei lo ha introdotto nelle sue parole iniziali - è quello di dare un segnale, perché noi è questo che siamo chiamati a fare: siamo chiamati a esprimerci in quest'Aula, più che nelle piazze fuori o con altre iniziative. Questo è quello che siamo chiamati a fare oggi: “impegnare il Governo a compiere ogni attività utile” - sto leggendo una risoluzione, quella che è stata firmata in questo momento dalla maggioranza -…
PRESIDENTE. Concluda.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). … “a sostenere e favorire l'iniziativa di pace messa in campo dagli USA, che oggi costituisce l'unica prospettiva realistica per porre fine a un conflitto sanguinoso”. Questo è l'obiettivo. Il segnale che chiediamo da questo Parlamento è un voto unanime. Solo con questo voto unanime, che è importante - o meglio, non solo, ma sarà importante questo voto unanime per arrivare a questo percorso di pace che lei ha definito non facile, ma ci crediamo, ci crediamo con lei -, insieme a tutto quello che ha tratteggiato - anche la parte legata al tema dell'antisemitismo, che condividiamo pienamente -, insieme a lei, insieme al nostro Governo, a nome del gruppo di Noi Moderati, ribadisco che scommettiamo, insieme a lei, insieme a voi, sulla pace .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro Tajani, per questa relazione. Sono due i punti su cui oggi vorremmo intervenire. Uno è il più contingente, che riguarda la : una missione, una iniziativa che, dal primo giorno, la nostra forza politica ha riconosciuto per il valore simbolico che assume con riferimento alla società civile, a un risveglio della società civile, non solo e non esclusivamente per il valore umanitario di quella missione, quanto per il risveglio delle coscienze di tante e tanti che hanno voluto, attraverso questa missione, porre l'attenzione su quello che stava accadendo a Gaza e, soprattutto, risvegliare le istituzioni, che credo - possiamo dirlo - siano state lente in alcune risposte rispetto a quello che stava accadendo.
Nonostante ciò, abbiamo auspicato che la potesse accogliere l'appello del Presidente della Repubblica, l'appello e la mediazione della Chiesa cattolica e del cardinale Pizzaballa per evitare quello che, invece, stanotte è successo. E allora, ora abbiamo solo una strada, che è quella di tutelare e aiutare gli italiani presi dagli israeliani a tornare in Italia il prima possibile, garantire loro una copertura diplomatica e chiudere questa vicenda di fronte alla sfida che, invece, si pone nei prossimi giorni, che è quella di porre fine a questo conflitto.
Tutto ciò non vuol dire smettere di negare quello che il Governo Netanyahu sta facendo a Gaza, ma non solo: non dimentichiamo quello che sta accadendo in Cisgiordania e anche nel resto del mondo. Il diritto internazionale è diventato carta igienica di fronte a quello a cui stiamo assistendo in queste ore, e di fronte a questo, credo, dobbiamo semplicemente ringraziare il personale diplomatico, che fortunatamente abbiamo lasciato in quel Paese nonostante le richieste di ritiro, che oggi sta aiutando gli italiani a tornare a casa.
C'è un secondo aspetto in cui il Governo italiano è protagonista, ed è quello delle evacuazioni. È riconosciuto da tutti per numero e per forza della missione che gli italiani stanno effettuando per portare in Italia sempre più palestinesi per motivi di salute e non solo, e per questo va un ringraziamento al Governo italiano.
Ma oggi il vero punto è un altro, è un quesito: è se tutti noi siamo uniti nella volontà di veder finire il prima possibile quelle immagini aberranti che vediamo ogni giorno accadere a Gaza, se vogliamo vedere la fine di questo conflitto il prima possibile o se vogliamo invece, anche nelle aule di questo Parlamento, alimentare un conflitto politico rispetto a quello che lì sta accadendo, perché in tutto ciò c'è una responsabilità anche istituzionale che va colta e non può essere banalizzata. In questo momento, salvo che qualcuno ci smentisca, c'è una sola speranza, che è una sola carta sul tavolo: è il piano di pace presentato dal Governo americano, ed è l'unica carta che oggi abbiamo che ci fa sperare che questo conflitto possa finire il prima possibile e possa bloccare quel massacro.
La proposta di pace americana è, in qualche modo, anche opinabile, ha sicuramente anche dei punti deboli: per esempio, lo riconoscono in tanti, il non citare la Cisgiordania, dove l'avanzamento delle colonie israeliane continua e non è oggetto di questo trattato. Ma sicuramente ha dei punti di vantaggio, che sono quelli di aver avuto una riconoscibilità internazionale. Non solo tutti i Paesi occidentali si sono trovati d'accordo sul riconoscimento di questo piano di pace: per la prima volta c'è un riconoscimento anche da parte del mondo arabo, c'è un riconoscimento da parte del Papa e della Chiesa cattolica, che sta avendo un ruolo fondamentale in quella regione e va ricordato, ma c'è anche un riconoscimento da parte dell'Autorità nazionale palestinese, perché, se continuiamo a parlare di pace e di due Stati, dobbiamo immaginare che un interlocutore ci sia per i palestinesi, e questo interlocutore, evidentemente, non può essere Hamas, ma può essere solo l'Autorità nazionale palestinese. E se le uniche due forze che, in questo momento, ostacolano questo accordo di pace sono gli estremisti e la destra del Governo Netanyahu, da una parte, e i terroristi di Hamas, dall'altra, forse un pizzico di verità e di follia in questo accordo di pace c'è nell'essere qualcosa che, finalmente, può portare alla pace.
E allora noi, come forza di opposizione, che rimane fortemente all'opposizione, ma che vuole oggi dare un senso di responsabilità, auspichiamo che ci sia un mandato chiaro nei confronti del Governo Meloni affinché persegua, con tutte le sue forze e per le sue possibilità, il perseguimento di questo piano di pace. Speriamo che questo possa accadere con un voto unanime di questo Parlamento, che darebbe una forza maggiore a questa forza. Ci sono dei momenti in cui anche i voti sono simbolici, e il voto di oggi lo è, perché dare forza al Governo di trattare a livello internazionale con un voto unitario del Parlamento è sicuramente qualcosa...
PRESIDENTE. Concluda.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). ...che fa la differenza e fa la differenza nel poter dire che mettiamo davanti a tutto la fine del conflitto e un futuro di pace e speranza per i due popoli in quell'area .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Bagnasco. Ne ha facoltà.
ROBERTO BAGNASCO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghi, il dibattito che affrontiamo oggi non è soltanto di carattere politico-diplomatico, riguarda la nostra responsabilità come Parlamento e come Paese di fronte a una delle crisi più drammatiche degli ultimi decenni. La guerra a Gaza, esplosa con rinnovata violenza dopo gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre 2023, continua a produrre morte, devastazione e odio. Migliaia di civili innocenti hanno perso la vita, intere famiglie sono state cancellate e la popolazione israeliana vive in una condizione di perenne minaccia.
Non possiamo dimenticare che a innescare questa spirale di violenza sono stati atti terroristici efferati, volti deliberatamente a colpire cittadini inermi. Hamas, ancora una volta, ha mostrato la sua natura, un'organizzazione che non solo tiene in ostaggio civili israeliani, ma che opprime lo stesso popolo palestinese, usandolo come scudo umano e reprimendo ogni forma di dissenso. Questo va detto con chiarezza: Hamas è un ostacolo alla pace, il vero ostacolo alla pace.
L'Italia, coerente con la sua tradizione di equilibrio e di diritto, ha sempre difeso due principi: il diritto di Israele a difendersi da minacce terroristiche e il rispetto del diritto internazionale umanitario, che non può essere calpestato da operazioni militari assolutamente sproporzionate. È in questo difficile equilibrio che si gioca il ruolo della nostra diplomazia. Colleghi, non possiamo illuderci che ci sia una scorciatoia, l'unica strada praticabile è quella che garantisce ad Israele di vivere in sicurezza e ai palestinesi di realizzare il diritto a uno Stato libero, sovrano e democratico .
Senza questo obiettivo non avremo mai pace in Medio Oriente, ma solo tregue fragili e conflitti ricorrenti.
Proprio in questi giorni, il piano proposto dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, offre una nuova prospettiva di negoziato. È un piano complesso, certo, che incontra resistenze, soprattutto interne ad Hamas e alla destra israeliana, che pretende modifiche sostanziali sulle clausole di disarmo e sull'esilio della propria .
Si tratta di un piano che, per la prima volta dopo anni, mette sul tavolo la possibilità concreta di fermare la guerra, garantire sicurezza ad Israele e aprire spazi di riconciliazione per il popolo palestinese, rilanciando la prospettiva “due popoli, due Stati”, credo che lo abbiamo detto parecchie volte noi di Forza Italia. Non possiamo lasciarci sfuggire questa occasione: la priorità immediata è e deve essere interrompere le ostilità, e senza un piano vero ogni tregua sarebbe temporanea. In questo scenario, si inserisce anche la vicenda della .
Sappiamo tutti quanto è accaduto nelle ultimissime ore e, in questo momento estremamente delicato, bisogna rimanere lucidi e razionali. Lo voglio dire chiaramente: comprendiamo le intenzioni umanitarie che muovono molti di coloro che partecipano a tale iniziativa, ma dobbiamo ribadire che forzare il blocco navale israeliano non significa aiutare la popolazione di Gaza. Significa rischiare vite innocenti e offrire un pretesto a chi vuole far saltare ogni possibilità di pace.
Ringrazio il nostro Governo per essersi appellato alle autorità israeliane in tante, tante occasioni, fino a questa mattina abbiamo sentito, affinché garantiscano la sicurezza e l'incolumità dei partecipanti, ma, al tempo stesso, va ribadito, come ho già avuto occasione di ripetere più volte, che ci sono vie alternative sicure per la consegna degli aiuti.
Il nostro Governo, ancora una volta, si è distinto non con parole, ma con fatti, e per questo ringrazio anche lei, signor Ministro: con il programma attivo già dall'11 marzo 2024, che assicura aiuti regolari alla popolazione civile; con l'accoglienza in Italia di bambini palestinesi bisognosi di cure mediche urgenti, un impegno che ci ha reso il primo Paese europeo ad aprire ospedali e centri di riabilitazione per chi soffre; con l'apertura di corridoi universitari - grazie, signor Ministro - che hanno permesso a decine di studenti e ricercatori palestinesi di continuare i propri studi nel nostro Paese.
Sono gesti concreti, che qualificano l'Italia come un attore credibile e rispettato, e questo credo che sia stato dimostrato dall'evolversi di questa situazione. Colleghi, il nostro ruolo non è quello di alzare la voce per rincorrere facili consensi, né di alimentare la propaganda di chi, dietro lo slogan della pace, nasconde in realtà la volontà di perpetuare lo scontro. Il nostro ruolo è quello di un Paese che parla con tutti, che difende la legalità internazionale e che mette al centro la dignità della persona umana. Per questo Forza Italia sostiene con convinzione l'impegno del Governo e del Ministro Tajani.
Colleghi, oggi siamo chiamati a una responsabilità storica; non ci limitiamo a discutere della crisi di Gaza, discutiamo del ruolo dell'Italia e dell'Europa nel futuro del Mediterraneo. Dimostriamo che il nostro Paese sa tenere insieme fermezza e umanità, sicurezza e solidarietà, diritti e responsabilità. È questa la strada per dare speranza a chi, oggi, vive sotto le bombe di Gaza e a chi in Israele teme ogni giorno per la propria vita. Dobbiamo scegliere la via della responsabilità, proteggere gli innocenti, smantellare il terrorismo e costruire uno Stato palestinese.
Dobbiamo spezzare la catena di violenza che imprigiona i due popoli. Il tempo è galantuomo e la storia giudicherà chi ha lavorato per la pace e chi, invece, ha preferito alimentare divisioni e rancori .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Stanotte è accaduto un fatto gravissimo: un Paese, che ha l'aggravante di essere nostro alleato, ha attaccato e fermato persone inermi, su navi oltretutto battenti bandiera italiana, e per questo io ho immediatamente convocato l'ambasciatore israeliano e abbiamo interrotto qualsiasi rapporto con Israele. Questo avrebbe dovuto dire un Ministro oggi, ora, di fronte a quello che è accaduto . Non c'è nessun Ministro al mondo, nessuna Presidente al mondo che ha dileggiato i componenti della .
Nessuno! Invece, ringraziamo Israele. Lei, in un passaggio del suo discorso riferito alla crisi di Gaza, ha detto: abbiamo chiesto a Israele di non infierire. Il dire “non infierire” è come partecipare a un atto di bullismo e poi dire a quello più esagitato: va bene, ma ora fermati, però, insomma, non lo vedi? Anche solo il pensare la parola “infierire” come consiglio fa capire da che parte state.
E, guardi, : lei ha voluto l'applauso del Parlamento per la Farnesina e per i dipendenti della Farnesina. Anche noi chiediamo un applauso al Parlamento per i 694 dipendenti della Farnesina che le hanno scritto e le hanno detto che è inaccettabile quello che sta accadendo su Gaza, perché se sono arrivati gli aiuti, non lo dobbiamo a lei, Ministro, lo dobbiamo ai dipendenti, alle persone che lavorano nella cooperazione da anni, da decenni, che conoscono quei luoghi e che, nonostante tutto, hanno lavorato! Infatti non è mai stata avviata la procedura da Ministro a Ministro, ovvero un Ministro chiama l'altro Ministro e gli dice: questi aiuti devono arrivare. Hanno fatto tutto loro, nonostante lei, nonostante voi !
Quello che è accaduto stanotte, poi, rivela l'ipocrisia della destra mondiale, che fa della legalità un vessillo: eh, quelli che occupano le case vanno presi e vanno buttati fuori, perché noi siamo per la legalità, quelli che occupano i centri sociali, noi siamo per la legalità! Benissimo. Poi, di fronte alla più grande occupazione illegale del pianeta , dite: non andate a provocare, perché quelli, dopo vi menano! Loro sono gli occupanti illegali! Loro sono da perseguire veramente! E, invece, la destra, da sempre, se la prende con i più piccoli, con i poveracci, che non hanno nessuno che li difenda. E lei chiede una “politica estera condivisa”, oggi, sui valori di (cos'è che ha detto?) solidarietà e sostegno ai più deboli e libertà? Cioè, oggi, lei chiede una politica estera condivisa sul sostegno ai più deboli? Avete fatto più appelli alla di fermarsi che non a Israele in due anni ! Chiedete a noi, questo? Ma non è colpa vostra. Io, davvero, penso che non ci crediate neanche voi, a quello che dite, davvero non ci potete credere a quello che sostenete. Vedere tutta la corte dei vostri servi… Ragazzi, abbiamo un giornalista del servizio pubblico - lo diciamo che è Bruno Vespa , che da quarant'anni è nel servizio pubblico - che, l'altro giorno, ha avuto la faccia di dire a uno sulla : a voi non frega niente degli aiuti umanitari a Gaza. Abbiamo l'ex portavoce Sechi della Presidente del Consiglio che ha detto: quelle barche dovrebbero essere affondate. Abbiamo giornalisti che dicono che quella è finanziata da Hamas Questi sono i vostri portatori di opinioni!
E, allora, signori, la missione della era ovvio che fosse politica. Lo ripeto: era ovvio che fosse politica … Ma lo diciamo da sempre… Buongiorno, eh! Buongiorno, vi siete svegliati ! Non solo è politica, è il più alto momento di politica che abbiamo visto in questa generazione! È il più alto momento di politica ! E, guardate, quando c'è stato l'attacco dell'altra sera si è vista - era plastica - la differenza (lo riconosciamo) tra una posizione seria, come quella del Ministro Crosetto, che, immediatamente, ha fatto quello che un Ministro della Difesa deve fare nelle dichiarazioni e negli atti, e noi lo riconosciamo, lo riconosciamo ! Il problema è che poi la Presidente del Consiglio, 6 ore dopo, l'ha dovuta buttare in caciara! Ha dovuto far saltare una trattativa, perché la prima regola di una trattativa è non renderla pubblica. E la Meloni, per la sua propaganda, perché pensa sempre di essere a Colle Oppio e non di essere a Palazzo Chigi , ha fatto saltare tutto, parlando dei parlamentari, che sono lì, che stanno facendo un'azione politica. Sì, la stanno facendo.
Vedete, sul piano Trump, chi schiaccia sul piano Trump, chi dice: ah ora, però, dovete… Signori, meglio di morire c'è tutto. Tra il morire e il sopravvivere va bene tutto. Quindi, noi siamo assolutamente contenti e favorevoli che si apra uno spiraglio innanzitutto per fermare il genocidio e far smettere di suonare le bombe. È chiaro, è evidente che è un passo avanti, però se pensiamo, come sempre, col nostro paternalismo occidentale, che dobbiamo decidere noi per loro, che dobbiamo, noi, determinare cosa devono fare quei popoli, che mettiamo ex Presidenti che, quando erano al Governo, in quell'area, hanno contribuito a bombardare , che mettiamo un al servizio di finanzieri che andranno a speculare, allora attenzione, perché quello che ora è sicuramente un passo positivo, se questa è la strada, si ritorcerà contro. Si ritorcerà contro, perché i popoli, da qualche parte, non ci stanno a essere soggiogati e a veder deciso il loro destino a decine di migliaia di chilometri da dove sono nati. E continuando così, purtroppo, non risolveremo niente, ma - lo ripeto - certamente è un passo avanti.
Ieri c'ero in quelle piazze - c'ero a Roma - e sono sicuro che voi aspettavate e non vedevate l'ora che quelle piazze assaltassero questi Palazzi per dire: violenti ! Invece, c'è stata una manifestazione di donne e di uomini, di ragazze e di ragazzi per Roma indignati! Quale meravigliosa parola è “indignazione” !
Sono indignati per tutto quello che hanno visto da voi e sono contenti e coinvolti però di essere parte di un tutto, perché c'è un tutto che si sta muovendo su questa situazione, su Gaza, sulla , in questo dramma. Questa è la cosa su cui seminare, su cui crescere e su cui veramente vedere una nuova politica, perché si è svelata la vostra ipocrisia totale. Se la vostra ipocrisia totale è su Gaza, è su tutto! È sulla sanità, è sul lavoro, è sulla scuola . Infatti, il punto di vista è sempre quello: difendere i più ricchi e i più forti e prendersela con i più deboli! Vale a Gaza e vale negli ospedali d'Italia! Ma questa gente l'ha capito! Voi glielo avete fatto capire! E non si ferma e non si fermerà, perché erano veramente tanti e saranno tanti! E nessuno si azzardi a strumentalizzare qualsiasi cosa accada, perché, dopo che non avete detto niente sulla distruzione, in due anni, sui 70.000 morti, vedere un'indignazione per una vetrina rotta è qualcosa di repellente moralmente e politicamente !
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Formentini. Ne ha facoltà.
PAOLO FORMENTINI(LEGA). Grazie, Presidente. Intervengo dopo aver sentito parole che sembrano incitare alla violenza e al disordine . Da tutto questo, noi, della Lega, prendiamo, ancora una volta, le distanze fermamente .
La democrazia è fatta di regole e chi non rispetta le regole incendia le piazze e uccide la democrazia . Tornano i cattivi maestri. Abbiamo sentito dire, da un idolo della sinistra globale, ma soprattutto della sinistra italiana, la onusiana Albanese, che i terroristi bisogna capirli. Abbiamo sentito dire che il sindaco di Reggio Emilia non deve più dire… Gli è stata fatta una lezioncina, è stato umiliato (il sindaco è del PD), perché ha osato dire: perché si arrivi alla pace gli ostaggi devono essere restituiti .
Vediamo come candidati, tra le file del PD per le prossime elezioni in Toscana, persone che si definiscono antisioniste. È forse bene fare un po' di chiarezza sui termini e sulle parole, perché le parole hanno un peso (eccome se ce l'hanno). Definirsi antisionista vuol dire non riconoscere lo Stato di Israele, quello Stato di Israele che d'altronde nelle piazze tanti manifestanti dimostrano di non volere, non solo, di voler cancellare, perché quando scandiscono “dal fiume al mare” non stanno dicendo che vogliono uno Stato per i palestinesi; stanno dicendo che vogliono cancellare l'esistenza dello Stato di Israele . Allora, va rotta ogni ambiguità e ogni contiguità con Hamas, con i terroristi e con chi li giustifica, perché altrimenti davvero in quest'Aula noi mettiamo in pericolo la democrazia, mettiamo in pericolo tutto ciò in cui crediamo e distruggiamo il nostro Paese. Chi incendia le piazze, chi blocca le stazioni, chi si siede sui binari non fa un dispetto alla Lega e non fa un dispetto al Ministro Salvini, ma distrugge l'economia italiana, non rispetta i cittadini che lavorano e sputa sulle Forze dell'ordine .
Allora, basta! Non c'è un equipaggio di terra in Italia, ma c'è una democrazia, la democrazia italiana, che ha eletto un Governo con dei Ministri che lavorano incessantemente per la pace. Noi ci contrapponiamo a questo delirio ideologico con la concretezza delle idee del Presidente Trump, una concretezza che già nel precedente mandato presidenziale aveva portata agli Accordi di Abramo e aveva portato a delineare - e sta continuando a delineare - un futuro di pace e stabilità per il Medio Oriente, nel quale i arabi dimostrano di credere e nel quale crede persino la Lega araba, perché la Lega araba è stata più chiara su Hamas di quello che è stato la nostra sinistra È questo l'assurdo, la gravità della situazione in cui siamo precipitati in Italia.
Allora, con umiltà - davvero con umiltà - ancora una volta da questi banchi della Lega-Salvini Premier rivolgo un appello: riflettiamo, calmiamoci, difendiamo le istituzioni democratiche, non sogniamo di abbattere il Governo con la violenza .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, io forse mi sarei aspettato che lei oggi affrontasse in modo più focalizzato, nel suo intervento, il tema che abbiamo oggi da un punto di vista politico e di rilevanza internazionale, cioè il tema dell'accordo presentato alla Casa Bianca un paio di giorni fa da due personalità che peraltro - non che sia rilevante - godono entrambi della mia profonda disistima.
Il piano, però, è un piano importante, Ministro, e in queste ore si gioca - non so se ho colto un po' di scetticismo nelle cose che ha detto e che non ha detto - un'occasione storica. Questo piano ha due difetti, a mio avviso (anche più di due). Il primo è che arriva tardi: questo piano andava portato e imposto dopo la tregua di febbraio e non è ancora stato firmato. Lei ha detto una cosa importante, ossia di aver parlato col Ministro degli Esteri turco. Io credo, per esempio, che oggi l'Italia e l'Unione europea debbano farsi parte promotrice di un'iniziativa sulla Turchia e sui Paesi arabi, che hanno più e che hanno più capacità di incidere su Hamas, perché questa occasione non venga sprecata. L'altro difetto è che, appunto, non è ancora un piano accettato da tutte le parti. Dopodiché, possiamo discutere che non si fa così la diplomazia internazionale o che non si risolve il tema del Medio Oriente con una conferenza stampa.
Ci sono segnali incoraggianti? Sì: il fatto che Smotrich e Ben Gvir abbiano detto di no, perché “dal fiume al mare” non è solo lo slogan terribile di Hamas; “dal fiume al mare” è diventato anche lo slogan di un pezzo del Governo israeliano che si muove di conseguenza. Questo piano tiene dentro anche l'ANP, riformata, da riformare; questo piano pone la liberazione degli ostaggi, perché sono ostaggi - lo diciamo a chi pensa che non sia così -, sono ostaggi barbaramente detenuti, barbaramente rapiti…
PRESIDENTE. Concluda.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Tiene dentro questo. Io vorrei - e chiudo - che l'Italia e l'Europa in queste ore fossero pancia a terra diplomaticamente per sostenere questo piano, non perché è perfetto ma perché è un'occasione che potrebbe essere irripetibile e perdere questo piano significa andare nella direzione dell'interesse degli oltranzisti e dei fondamentalisti …
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Caiata. Ne ha facoltà.
SALVATORE CAIATA(FDI). Grazie, Presidente. Mi consenta, in premessa, di fare - sono il primo a intervenire per il gruppo di Fratelli d'Italia - un ringraziamento sentito a tutto il Governo, in particolare alla Presidente Meloni, al Ministro Tajani e al Ministro Crosetto per come stanno gestendo questa situazione delicata e molto difficile. È una situazione che chiede grande responsabilità, che chiede grande coesione, che chiede grande senso dello Stato e grande senso delle istituzioni, quello che, purtroppo, ho già sentito mancare in qualche intervento di chi mi ha preceduto.
Vede, Presidente, io voglio partire proprio dall'intervento del Ministro Tajani e dall'appello che lui ha fatto, riprendendo l'appello che ha fatto anche il Presidente Meloni nei giorni scorsi e che Fratelli d'Italia ribadisce da questi banchi, chiedendo unità, forza, responsabilità, sostegno all'azione che il Governo sta mettendo in campo non per dare forza al Governo, ma per dare forza all'Italia, per dare forza al nostro Paese , perché, Presidente, in queste situazioni bisogna avere la giusta postura istituzionale per dare un mandato pieno e unanime al Governo affinché possa agire per cercare di sostenere questo processo di pace, a cui faticosamente tutti stiamo arrivando.
Allora, sono molto dispiaciuto, Presidente, quando, nell'intervento precedente del collega dei 5 Stelle, ho sentito dire che stanotte è successa una cosa molto grave. Anch'io, onestamente, ritengo che sia successa una cosa molto grave, ma quello che lui dice essere grave è come sia stata fermata la al largo della Striscia di Gaza. Ebbene, è stata fermata pacificamente e non ci sono stati incidenti e questo grazie, come ha ribadito il Ministro diverse volte, all'appello ripetuto del nostro Ministro a Israele perché tutto andasse nella maniera più corretta possibile.
Per me, invece, stanotte è successa un'altra cosa molto grave: è successo che della gente sia scesa per strada nel tentativo di occupare stazioni, strade, scuole e università . Questo è quello che va condannato, questo è quello che va condannato! Presidente, quello che noi diciamo in questa sede produce degli effetti fuori e dobbiamo essere molto attenti a quello che diciamo. Questa è la differenza fra governare e fare opposizione con responsabilità. Noi non possiamo non ricordare come da questi banchi, quando ci sono state situazioni di crisi - mi riferisco al Governo Draghi, sulla situazione in Ucraina -, non abbiamo fatto mancare il sostegno al Governo per dare un mandato pieno al nostro Paese . Ci aspettiamo che in questo momento le opposizioni abbiano questo senso di responsabilità, accogliendo il nostro invito.
Vede, Presidente, si può vivere in diversi modi questa situazione: lo si può fare aizzando le piazze oppure in silenzio, come sta facendo il Governo, con senso istituzionale ma sortendo effetti importanti.
Perché lo ha ribadito e lo ha detto bene il Ministro: siamo il Paese occidentale che ha accolto più profughi dalla Palestina, che ha accolto bambini malati, che stiamo curando nei nostri ospedali, che ha fornito la maggiore quantità di viveri a Gaza, che ha portato qui studenti palestinesi per aiutarli a studiare. Allora, qual è il nostro obiettivo? Mi sembra che l'obiettivo sia lo stesso di tutto il Parlamento: quello di mettere fine alla guerra, quello di aiutare il popolo palestinese. Mi sembra che su questo siamo tutti d'accordo. Allora com'è possibile che oggi non si riesca a votare una risoluzione unitaria? Una risoluzione semplice, che impegni il Governo a sostenere un piano di pace. Questo è l'appello. Abbiamo presentato due risoluzioni perché possiamo capire che ci siano delle differenze su alcune cose, ma una risoluzione recita testualmente - Presidente, la vorrei leggere -… una risoluzione di un rigo (chi è pratico di documenti parlamentari sa che è difficile che ci sia una risoluzione così), in cui si dice: impegna il Governo, senza premesse, a compiere ogni attività utile a sostenere e favorire l'iniziativa messa in campo dagli Stati Uniti per favorire la pace. Come si può non votare questa risoluzione?
Allora noi chiediamo che questa risoluzione sia votata, chiediamo che sia sostenuta. Lo chiediamo non per il Governo, lo chiediamo per il Paese. E chiediamo alle opposizioni, faccio un appello ad AVS, che ha e gli riconosciamo un'onestà intellettuale; al Partito Democratico, che fa opposizione ma ha senso delle istituzioni e postura istituzionale; non rivolgo più neanche l'appello ai 5 Stelle, perché abbiamo già capito che, invece, non sono interessati a fare opposizione, sono interessati a fare speculazione politica . Ed è questo quello che noi condanniamo, perché il dolore non ha colore politico, il dolore è uguale in tutti i banchi del Parlamento , il dolore per quello che succede è uguale a destra ed è uguale a sinistra, e noi faremmo un errore gravissimo se intendessimo, invece, dargli una caratterizzazione.
Allora, vede Presidente, noi non vogliamo questa speculazione politica. Noi non vogliamo che la speculazione politica diventi sciacallaggio politico . Sciacallaggio politico per fare cosa? Per arrivare a prendere qualche voto in più? Non funziona, non funziona. Le Marche non vi hanno insegnato niente? Non funziona, perché le persone capiscono quello che si sta facendo e capiscono il senso delle istituzioni. E noi, che sediamo in questi banchi e non per strada, abbiamo il dovere di tenere un comportamento consono a questa istituzione.
Io sono rimasto sbalordito quando il collega Ricciardi ha detto, me lo ero scritto qui: , salpata alla volta delle coste di Gaza, si propone come portatrice di aiuti alla popolazione stremata. Benissimo. Come possiamo non sostenere questa iniziativa? Come possiamo non sostenere qualsiasi iniziativa umanitaria per aiutare la popolazione di Gaza? Le sosteniamo tutte, ma è evidente che questa, che è stata preparata come un'operazione umanitaria, a un certo punto non lo è stata più ed è diventata una speculazione politica, ed è diventato uno sciacallaggio politico , per ammissione del collega stesso, quando dice: no, è chiaro che non era un'operazione umanitaria, era un'operazione politica.
Ma la politica non si fa così, andando a forzare un blocco, chiedendo alla gente di scendere nelle strade e proclamando lo sciopero generale . Come si aiutano i palestinesi scioperando e occupando le strade e le stazioni? Non si aiutano i palestinesi in questo modo, si aiutano con serietà, si aiutano con operazioni serie, come quelle che mette in campo il Governo.
Allora noi, davanti a tutto questo, Presidente, non vogliamo cadere in questa trappola, perché il presidente Conte, così come i colleghi del Partito Democratico hanno chiesto al Ministro Crosetto e al Ministro Tajani di usare la massima attenzione, ed è stato fatto nei confronti di tutti i facenti parte, a prescindere dal fatto che si condividesse o non si condividesse quello che stava facendo la . Il senso istituzionale richiedeva in questo momento di dare copertura, e i Ministri lo hanno fatto, pur forse non condividendo quello che si faceva. Questo è senso istituzionale. Allora mi aspetto che lo stesso senso istituzionale faccia sì che i rappresentanti dei 5 Stelle, che chiedono di andare per strada a protestare e occupare le stazioni, chiedano ai manifestanti di non aggredire le Forze dell'ordine , usando la stessa tutela che è stata chiesta nei confronti dei facenti parte della . La stessa attenzione chiediamo che venga chiesta da parte dei manifestanti nei confronti delle Forze dell'ordine che sono lì per fare, come ha detto il Ministro Crosetto, il proprio lavoro, anche per chi li contesta. Perché è troppo facile contestare quando hai chi ti protegge, quando hai chi ti tutela, quando hai chi ti salvaguarda.
PRESIDENTE. Concluda.
SALVATORE CAIATA(FDI). Presidente, concludo dicendo semplicemente che ribadisco l'appello che ho fatto in premessa, anche con un ultimo elemento. Le opposizioni hanno chiesto, in questo periodo, che la maggioranza e il Governo prendessero le distanze da quello che succedeva nella Striscia di Gaza, che riconoscessero lo Stato di Israele. È stato fatto. La Presidente Meloni, dai banchi dell'ONU, il pulpito più importante da cui poter parlare al mondo, ha preso nettamente le distanze da quello che stava succedendo nella Striscia di Gaza e ha riconosciuto lo Stato di Israele: certo, condizionandolo all'uscita di Hamas …
PRESIDENTE. Grazie, mi spiace ma ha esaurito il suo tempo, onorevole Caiata.
È iscritto a parlare l'onorevole Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, Presidente. Vorrei dire all'onorevole Caiata che il suo è un freudiano politico: è lo Stato di Palestina che deve essere riconosciuto, perché Israele già esiste
Signor Ministro Tajani, ieri, con un atto di pirateria internazionale, la Marina militare israeliana ha attaccato - non abbordato - con idranti e bombe stordenti le barche della missione umanitaria , violando il diritto internazionale per l'ennesima volta. Ebbene, lei è venuto in quest'Aula e non ha condannato questo atto di pirateria internazionale: lo riteniamo un fatto estremamente grave .
Signor Ministro, le barche della , questa missione umanitaria, sono state attaccate in questi giorni da esponenti della maggioranza, ma anche del Governo, con insulti ripetuti: non solo sono state attaccate dai droni di matrice israeliana prima che arrivassero, nelle acque internazionali, ma abbiamo sentito la Premier Meloni usare delle parole così forti, irresponsabili addirittura, che avrebbero pregiudicato il fragile equilibrio di pace che si stava andando a cercare.
Ma io chiedo alla Premier Meloni, che sicuramente ci ascolterà, spero che qualcuno glielo dirà: Ma Premier Meloni, Presidente Meloni, lei, queste parole così forti, perché non le ha mai usate contro Netanyahu, che ha ucciso donne e bambini ? Perché avete questa forza contro chi, oggi, pacificamente, vuole porre, con forza e determinazione, la necessità di aprire corridoi umanitari? Ecco, queste parole forti non le avete usate, perché c'è un'ipocrisia di fondo, un'ipocrisia da cui non potete sfuggire.
L'apertura di corridoi umanitari è un passaggio fondamentale, che è quello che ha posto la missione umanitaria della e che continueremo a porre con forza, perché ci troviamo di fronte a una violazione delle convenzioni internazionali. Ma diciamo chiaramente una cosa, c'è un elemento positivo di questa missione umanitaria globale: la grande mobilitazione globale di centinaia di milioni di persone che si stanno mobilitando nel mondo, centinaia di migliaia di persone in Italia, che non vogliono essere spettatori e spettatrici, stare davanti alla televisione ed assistere, come dei notai, alla conta della morte. Questa indignazione è un fatto positivo . E rispetto alla e al popolo d'Italia che si indigna, io chiedo che il Parlamento applauda questa Italia che si indigna . Noi siamo orgogliosi di questa indignazione che cresce nel Paese, perché c'è un valore civico fondamentale, a cui noi non possiamo rassegnarci, che è quello di dire “no” alla logica della morte.
Signor Ministro, lei ha detto che il dramma di Gaza nasce dall'attentato terroristico del 7 ottobre. Noi, quell'atto terroristico l'abbiamo condannato e riteniamo che Hamas sia stato il peggior nemico del popolo palestinese. Ma lei ha detto un falso storico. Lei ha dimenticato, ha fatto una manipolazione storica in questo momento perché ha dimenticato cosa c'era prima del 7 ottobre: decenni di , di segregazione , di violazione sistematica delle risoluzioni dell'ONU, che la comunità internazionale ha consentito a Israele di attuare, fino all'occupazione della Cisgiordania, alla demolizione delle scuole, al blocco navale, che vige dal 2007. Su questo la comunità internazionale è stata in silenzio e su questo la comunità internazionale è colpevole. Quindi, la prego, signor Ministro, non faccia alcuna manipolazione storica, perché, prima del 7 ottobre, non c'era il paradiso, c'era l'inferno a Gaza, c'era la segregazione. E su questo è inaccettabile il silenzio.
Però, sono anche i numeri che parlano: 65.000 morti civili, 20.000 bambini, 95 per cento di ospedali distrutti, 95 per cento delle scuole distrutte, il 100 per cento delle reti idriche distrutte, 2 milioni di sfollati, 1.300 operatori sanitari uccisi, 250 giornalisti uccisi perché Israele non vuole i giornalisti là dentro, non vuole che si documenti l'orrore. Questo sa come si chiama? Si chiama genocidio !
Signor Ministro, io sono d'accordo con lei: noi di Alleanza Verdi e Sinistra siamo d'accordo con lei quando dice che il terrorismo va bandito. Dobbiamo essere determinati a bandire il terrorismo dalla faccia della terra, ma anche in quello scenario. Ma quello di Netanyahu non è terrorismo? Quello di Netanyahu non è terrorismo ? Da chi prende bombe? C'è l'esercito più potente che distrugge tutto e su cui c'è una complicità inaccettabile da parte della comunità internazionale. Perché siete silenti su questo? Perché contribuite a delegittimare il diritto internazionale e il ruolo dell'ONU ? Avete consentito che l'UNRWA fosse definita un'organizzazione terroristica. Tutto ciò che non si allinea al pensiero di Netanyahu o di Trump viene definito o amico di Hamas o antisemita. Questo è inaccettabile e lo respingiamo al mittente
Poi c'è una questione fondamentale, che riguarda il doppio standard: da una parte si fanno le sanzioni alla Russia e, dall'altra parte, invece, si dice “no” alle sanzioni a Israele (la revoca dell'Accordo di cooperazione militare).
PRESIDENTE. Concluda.
ANGELO BONELLI(AVS). Vado a concludere, signor Presidente, mi consenta velocemente. Quello di Trump non è un piano di pace e noi non possiamo votare a favore di un qualcosa che non sia un piano di pace. È una tregua è chiaro? Ma anche una tregua ha un suo valore - anche perché si levano le bombe -, ma non è ammissibile, signor Ministro, che il popolo palestinese non possa decidere il proprio futuro, che non si dica niente sullo Stato di Palestina, che non si dica niente sui danni di guerra che Israele ha provocato a Gaza
PRESIDENTE. Grazie. È iscritto a parlare l'onorevole Speranza. Ne ha facoltà.
ROBERTO SPERANZA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, ho due figli di 12 e 14 anni e la mia paura più grande oggi è che pensino che questa sia la normalità: le bombe, la morte, la distruzione. Un'assuefazione inaccettabile.
La Commissione indipendente delle Nazioni Unite ha parlato di genocidio, una parola tremenda, che mi lascia i brividi e che ricorda i tempi più bui della storia dell'umanità. Eppure il punto, Presidente, non è la parola che usiamo per descrivere questa tragedia; il punto è cosa facciamo, dove siamo noi, cosa mettiamo in campo ogni giorno per fermare questa mattanza.
Ho difficoltà a spiegare ai miei ragazzi a cosa serve la politica. Ho difficoltà a dire dov'è l'Europa, l'Europa in cui credo e che amo, l'Europa che in fondo è l'idea di pace che si fa istituzione dopo la tragedia di due guerre mondiali. A Gaza, però, l'Europa muore ogni giorno, perché sono negati i suoi valori essenziali e costitutivi.
Ho difficoltà a spiegare ai miei ragazzi dov'è l'Italia, il nostro Paese, Ministro, che ha coltivato una vocazione storica di equivicinanza nel Mediterraneo trasversale ai grandi partiti della Prima Repubblica, la DC, il PCI il PSI. Lei, oggi, ci chiede unità, ma devo dirle amaramente che quella posizione, oggi, è carta straccia, perché noi siamo semplicemente succubi di Trump, che è il primo alleato di Netanyahu e gli sta consentendo questa strage .
Mi consenta di dire, con amarezza: che vergogna il Commissario Fitto, che va via quando l'UE prova finalmente a dare un segnale . E che vergogna, ancora, che non riusciamo a dire una parola chiara sulla questione del riconoscimento dello Stato di Palestina, come hanno fatto, da ultimo, la Francia, l'Inghilterra e altri 150 Paesi.
E allora che sta succedendo? Che dentro questo vuoto delle istituzioni è nata la , un movimento dal basso, non violento, pacifista, per dire, prima di tutto, che non siamo indifferenti, che non ci voltiamo dall'altra parte. Un'iniziativa a cui dobbiamo dire solo grazie, per il motivo di aver dimostrato che non abbiamo smarrito la nostra umanità; e chi in queste ore è in piazza, chi manifesta, chi deciderà di non andare al lavoro, lo fa perché ha empatia rispetto a un dolore di altri che sente come il proprio dolore e queste persone vanno rispettate sempre e comunque. Su una di queste barche c'è il nostro collega Arturo Scotto, il nostro fratello, compagno Arturo Scotto, a cui voglio inviare il più caloroso abbraccio di gratitudine per quello che sta facendo. Arturo, stai rispettando quell'onore che la Carta costituzionale chiede a chi rappresenta le istituzioni.
Quegli attivisti stanno usando il loro corpo per accendere una luce nel buio: per questo vanno capiti e difesi - capiti e difesi -, come avete fatto quando avete inviato la nave militare a loro supporto e sostegno. Ora, Ministro, ci aspettiamo tutto lo sforzo possibile per riportarli a casa nel più breve tempo possibile, dopo che illegittimamente, in acque internazionali, sono stati fermati.
Abbiamo apprezzato quel gesto: era il gesto giusto di un Governo di un grande Paese e, nel dire grazie per quel gesto, consentitemi, invece, di affermare che trovo gravissime, irresponsabili e surreali le dichiarazioni di Giorgia Meloni . Sembrate appartenere, Ministro Tajani, a due Governi diversi, due Governi diversi. Giorgia Meloni tenera con Netanyahu, durissima contro la , accusata addirittura di minare il processo di pace. No, Giorgia, il processo di pace lo sta minando il tuo amico Netanyahu e chi difende questa politica inaccettabile .
Cara Giorgia, chi governa rappresenta tutto il Paese, non la sua tifoseria. Io sono stato la prima volta a Gerusalemme 21 anni fa, da ragazzo, proprio con Arturo Scotto, e l'ultima volta a dicembre del 2023, dopo il 7 ottobre. Ho visto con i miei occhi Kfar Aza, un piccolo devastato da Hamas; ho incontrato gli ostaggi; so cosa abbia significato il 7 ottobre per la società israeliana. Abbiamo sempre detto: “due popoli, due Stati”. Oggi però, Ministro, ho disagio a pronunciare le parole “due popoli, due Stati”, perché la realtà di questa terra è lontanissima da “due popoli, due Stati”. La verità è che di Stato ce n'è solo uno e la comunità internazionale, in questi anni, si è voltata dall'altra parte. La stessa Cisgiordania, se vogliamo dirci la verità, è diventata una prigione a cielo aperto e non dopo il 7 ottobre, Ministro, prima del 7 ottobre .
Allora, per concludere, oggi in Terra Santa c'è solo buio, tanto buio, un buio tremendo che pure quegli attivisti stanno provando a superare. La priorità, oggi, è fare qualsiasi cosa per fermare questa strage, fare qualsiasi cosa per fermare questa strage. Per questo penso che ogni spiraglio di luce deve essere verificato. Personalmente, non ho alcuna fiducia in Trump, non ho alcuna fiducia in questo Governo americano e penso il peggio possibile del Governo israeliano e dei suoi pericolosi - perché sono pericolosi -, fanatici ed estremisti Ministri. Eppure, credo che se c'è una strada, anche piccolissima, per provare a fermare le armi bisogna avere il coraggio di andare a vedere, perché la storia dura e lunga di quella terra ci ha insegnato che l'odio produce solo altro odio , che l'odio produce solo altro odio, che il sangue produce solo altro sangue.
E allora, pur avendo questo elemento di sfiducia, credo che oggi la priorità sia fermare questa spirale, e qualsiasi processo di pace possibile deve avere il nostro sostegno e il nostro supporto. Proprio così credo che si darà una risposta a quelle centinaia, migliaia di persone che in autonomia, da sole, senza nessuna organizzazione, scelgono in queste ore di manifestare il loro sentimento; che è il sentimento più bello, è il sentimento di chi pensa che quella strage, che questa realtà di inaccettabile ingiustizia non sia un destino, ma possa essere cambiata.
E per cambiarla c'è bisogno di partecipare, c'è bisogno di stare in piazza, c'è bisogno di gridare la propria indignazione e, alla fine, consentitemi di dirlo e chiudo, la politica alcune volte ce la fa, alcune volte non ce la fa. In questa vicenda, la politica, purtroppo, non ce l'ha fatta. E allora ben vengano tante persone che sono lì a dirci che può esserci un orizzonte diverso e che insieme si può cambiare, perché il destino, anche il destino più duro, può essere sovvertito e scritto in maniera diversa .
PRESIDENTE. Grazie. È iscritto a parlare l'onorevole Loperfido. Ne ha facoltà.
EMANUELE LOPERFIDO(FDI). Grazie, Presidente, Ministro, Governo, colleghi, il Ministro Tajani ha illustrato una situazione che si è generata dopo quel vigliacco attacco del 7 ottobre e anche in seguito a quella devastante risposta militare da parte dell'esercito israeliano. Una situazione che ha visto l'Italia cercare, ovviamente, di essere dalla parte dello Stato di Israele, che deve consentire ai suoi cittadini di vivere in libertà, in sicurezza, ma è anche sempre stata vicina alla popolazione palestinese, non soltanto quella di Gaza.
Ecco, allora, che dobbiamo salutare con speranza, con fiducia, quello spiraglio, quel barlume di luce che è la proposta fatta dagli Stati Uniti d'America, dall'Amministrazione degli Stati Uniti d'America, che può far finalmente iniziare ad intravedere un futuro diverso, migliore, in cui la politica torna protagonista, e, all'interno di queste Aule, la politica con la “P” maiuscola prende in mano le redini della storia e la conduce a lidi migliori.
Ecco perché, di fronte a un piano che finalmente è accettato da tutti, da tutti i Paesi arabi, dai principali Paesi europei, dal Governo israeliano, in cui si dice che ci deve essere un cessate il fuoco, ci deve essere il rilascio degli ostaggi, uno scambio di prigionieri, un ritiro graduale di Israele e in tutto questo il disarmo di Hamas, che è la posizione che l'Italia, il Governo Meloni, sostiene da sempre, di fronte a questa proposta, accettata, sottoscritta da tutti, manca soltanto Hamas, bene, questa è una proposta che ci deve vedere tutti assieme, uniti, pronti a sostenerla , se è vero come è vero che tutti miriamo ad un processo di pace, ad un processo di convivenza di due popoli e due Stati.
Ecco allora che qui, da questi banchi, dai banchi del Governo, ma anche dai banchi del Parlamento, noi chiediamo alla politica di fare un passo avanti. Abbiamo sentito delle parole importanti da parte anche di alcuni colleghi dell'opposizione. Qualcuno no, continua invece a fare della politica estera il principale modo di scontrarsi contro il Governo Meloni, ma siamo certi che ci siano anche dei politici responsabili che, appunto, vogliono condurre assieme il nostro Paese come protagonista di questo nuovo processo di pace.
In tutto questo, di fronte ad una richiesta di responsabilità, abbiamo avuto questa famigerata che, nonostante i richiami non del Presidente del Consiglio dei ministri Meloni - che, per carità, può piacere o non piacere, a noi piace anche molto, e pare anche a tutto il resto del mondo - ma anche appelli da parte della Chiesa e appelli anche da parte del Presidente della Repubblica Mattarella, è andata avanti perché loro volevano sfondare il blocco navale di Israele.
Allora, se l'obiettivo era quello di portare aiuti, bene, erano state fornite diverse opportunità, valide opportunità per fornire gli aiuti; se, invece, il loro obiettivo era quello di accendere un riflettore sulla questione di Gaza, credo che sia stato raggiunto e credo che sia ora di finirla di farsi portare a spasso dallo della per fare politica estera.
Le Marche hanno insegnato che sventolare la bandiera di Gaza non porta a niente , e, anzi, dobbiamo fare in modo che la politica si faccia in queste Aule, si faccia in modo che non sia la dottoressa Albanese a portare a spasso il Partito Democratico per quanto riguarda la politica estera .
Perché io credo che il Partito Democratico sia dalla parte del sindaco di Reggio Emilia e non sia dalla parte della dottoressa Albanese. Perché io credo che il Partito Democratico sia dalla parte del Partito Democratico e della sua storia, della sua lungimiranza in politica estera, e non sia schiavo di Landini, che dichiara: “blocchiamo l'Italia” , perché questo non porta a niente, non porta benefici al popolo palestinese, ma porta disagi soltanto al popolo italiano e ai lavoratori italiani.
Io credo che i lavoratori italiani domani vorranno andare a lavorare per il bene della nostra Nazione, essendo sensibili alla causa palestinese, che è seguita attentamente dal Governo italiano. Siamo coloro i quali, con il Governo italiano, grazie alla postura del Governo italiano, del Presidente Meloni, del Governo, del Ministro degli Affari esteri Tajani e del Ministro Crosetto, abbiamo stanziato ed inviato 100 tonnellate di aiuti, abbiamo stanziato da subito una nave militare, abbiamo fatto in modo che ci potessero essere corridoi umanitari per salvare vite.
Questo è il modo che noi conosciamo per fare del supporto umanitario al popolo in difficoltà ed è questo che la politica deve fare. Non deve farsi condurre per mano da chi urla slogan nelle piazze, che poi, alla fine, tutto si riconduce a “Meloni vattene, Meloni criminale”. Non è questa la politica estera che ci viene chiesta in questo momento. Dobbiamo fare in modo che da qui, oggi, si esca tutti quanti assieme per sostenere questa proposta di pace. Poi c'è anche un'altra mozione, che è quella del centrodestra, che da sempre dice che noi siamo per due popoli e due Stati, ma non fino a quando ci sarà Hamas.
Non è una cosa accettabile, perché il comportamento, l'atteggiamento, la costrizione alla quale il popolo palestinese è sottoposto da parte di un'organizzazione mafiosa, criminale, non può essere sostenuta da alcun Paese civile, da alcuna democrazia , e noi dobbiamo essere dalla parte giusta della storia. E guardate, ho visto tanti rivolgersi all'estero per vedere cosa avrebbe fatto il Governo spagnolo o altri, il Governo svedese, nei confronti della . Ebbene, noi siamo stati gli unici, gli ultimi, ad abbandonare la , che stava cercando di sfondare il blocco navale.
Questo a dimostrazione della serietà del nostro Governo. Quando coloro i quali, come il Governo spagnolo, avevano riconosciuto il popolo palestinese, avevano già abbandonato da mo' la, che stava andando contro Israele . Quindi, se c'è un Governo serio, questo è il nostro, questo è il Governo fatto dal Presidente del Consiglio Meloni, da chi conduce la politica estera, il Ministro Tajani, la politica della difesa, il Ministro Crosetto, e tutti i suoi colleghi.
Perché è molto facile essere antimilitaristi, votare contro i provvedimenti che finanziano le missioni militari all'estero e gli investimenti in difesa, e poi arrivare ai bordi, ai margini della costa di Israele e implorare l'aiuto delle nostre Forze armate e delle nostre Forze dell'ordine. A loro va il nostro ringraziamento, alle nostre Forze armate, che, in silenzio, quotidianamente, svolgono il lavoro per il quale l'Italia è reputata un Paese nobile, un Paese che oggi, grazie alla rettitudine morale di questo Governo, può sedersi al tavolo avendo come interlocutori principali i mondiali e dettare una politica estera seria, credibile, lungimirante.
Ecco perché, di fronte ad una situazione delicata, in cui si chiede responsabilità, in cui si chiede magari di operare in silenzio, ma di avere successo nelle trattative difficoltose, faticose, che portano a risultati, - e sono certo che anche chi siede oggi nei banchi dell'opposizione, che ha governato e ha condotto delle trattative difficili, sappia quanto sia importante la responsabilità non solo del Governo, ma delle istituzioni -, lasciamo che sia qualcun altro a farsi portare a spasso dallo della .
Lasciamo che sia qualcun altro a farsi portare per mano nelle piazze dalla dottoressa Albanese. Riprendiamo tutti in mano l'elevata importanza di una politica fatta bene, per fare in modo di sostenere questo Governo, di sostenere l'Italia, in una posizione condivisa da tutti, per sostenere il piano di pace Trump, per fare in modo che finalmente si possa arrivare a “due popoli, due Stati” e ad uno spiraglio di pace che diventi il futuro della nostra civiltà
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro Tajani, lei ha invitato alla condivisione, ma dalla sua maggioranza sono arrivate soprattutto parole di accusa, parole divisive, nel momento in cui quest'Aula deve assumersi le proprie responsabilità morali e politiche di fronte alla più grande tragedia del nostro secolo: il massacro a Gaza, in Palestina.
Da tempo, abbiamo chiesto questa discussione, a cui arriviamo con molto ritardo - ad Assemblea ONU e discussione a Bruxelles già avvenute -, mentre a Gaza continua un assedio disumano, che brucia vite, speranze e futuro. Anche oggi spicca l'assenza della Presidente Meloni, che, ancora una volta, si sottrae, nonostante siamo di fronte a una questione epocale, ma che trova il tempo, dopo mesi di complice silenzio, di fare dichiarazioni irresponsabili sui giornali sulla pelle dei volontari in mare . Anche oggi si sottrae, anche oggi che siamo in una situazione modificata per aspetti importanti, dopo che milioni di persone in tutto il mondo, anche in Italia, sono scesi in piazza per chiedere la fine del massacro, dopo che le volontarie e i volontari della , per chiedere corridoi umanitari e giustizia, hanno messo i loro corpi e le loro voci in una missione umanitaria pacifica e disarmata, nella legalità internazionale e sono stati illegittimamente fermati dall'esercito israeliano. Anche da me un abbraccio, colmo di gratitudine e preoccupazione, al nostro collega Arturo Scotto, ad Annalisa e a tutti gli altri .
Siete arrivati oggi, dopo che anche la Commissione europea, dopo mesi di immobilismo, ha presentato una proposta, seppur parziale, di sanzioni ad Israele e pure a questa vi siete sottratti, dopo che l'ONU, attraverso una Commissione d'inchiesta, ha riconosciuto che a Gaza è in corso un genocidio.
Le mobilitazioni cresciute nelle ultime settimane hanno portato a una reazione, a una reazione forte, a definire che la misura è colma, che la gente vuole occuparsi di quello che accade nel mondo. Abbiamo sentito, dopo tante negazioni, anche la Presidente Meloni dire che, sì, forse è l'ora di riconoscere la Palestina, ma, a differenza degli altri Stati, della Francia, della Spagna, della Gran Bretagna, lo ha condizionato in modo tale da rendere irrealistica la prospettiva. Invece, noi rilanciamo oggi con forza questa necessità, non più rinviabile, che anche l'Italia riconosca ufficialmente lo Stato di Palestina entro i confini del 1967 . Oltre 150 Paesi hanno compiuto questo passo: non è solo un gesto simbolico, è un atto di giustizia storica, è un presupposto politico fondamentale per una pace giusta e sostenibile. Così come chiediamo al Governo schiena dritta nel sostenere in Europa sanzioni concrete per chi viola il diritto internazionale, perché non si può parlare di valori europei se chi li calpesta resta impunito.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Ma la cosa più vergognosa che abbiamo sentito in quest'Aula è che vi bastavano poche ore per sbloccare gli aiuti umanitari. Da settimane - da settimane! - associazioni umanitarie italiane, fra cui denunciano gli aiuti bloccati nel canale di terra e, oltre a ciò, autorità israeliane hanno imposto di buttare cibo energetico, come biscotti e miele, cibo che fa la differenza fra la vita e la morte dei bambini. Avete criticato la dicendo che il canale di mare non era quella adatto. Ve lo chiediamo da settimane: cosa state facendo per sbloccare questa situazione? Come fate a rivendicare pseudo-primati europei, se non riuscite nemmeno a far arrivare gli aiuti ai bambini ? Vi chiediamo l'impegno a garantire l'inviolabilità dei pacchi, la consegna diretta alle associazioni palestinesi riconosciute da parte della nostra ONG.
Si è aperto uno spiraglio oggi e abbiamo la consapevolezza dei suoi limiti e anche del fatto che non condividiamo nulla dei proponenti di questo spiraglio, ma dobbiamo fare ogni tentativo oggi perché si arrivi a un accordo che blocchi la carneficina dei palestinesi.
Signor Ministro, ogni bambino nel mondo ha lo stesso diritto a crescere in pace, libero dalla paura e dall'oppressione. Non cercate scorciatoie, non rimandate le soluzioni. Non c'è altra via, signor Ministro, se non quella della pace, che tiene insieme la legalità internazionale e il rispetto della dignità umana per tutti .
PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Bignami, Molinari, Barelli, Lupi, Richetti e Marattin n. 6-00199, Bonelli, Conte, Schlein, Fratoianni ed altri n. 6-00200, Boschi ed altri n. 6-00201, Calovini, Billi, Orsini e Carfagna n. 6-00202 e Magi e Della Vedova n. 6-00203. I relativi testi sono in distribuzione .
PRESIDENTE. A questo punto ha facoltà di replicare il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, che esprimerà, altresì, il parere sulle risoluzioni presentate.
ANTONIO TAJANI,. La ringrazio, signora Presidente. Io voglio ribadire, ancora una volta, l'impegno del Governo a sostegno delle iniziative degli Stati Uniti, del piano proposto a Israele, ma che ha avuto già il consenso dell'Autorità nazionale palestinese e di tanti altri Paesi. Ribadisco che - lo dico anche all'onorevole Della Vedova - forse non sono stato abbastanza chiaro, ma mi pare che metà del mio intervento era dedicata al Piano presentato dagli Stati Uniti e il dialogo che ho avuto con il Ministro degli Esteri della Turchia era incentrato anche su questo, il dialogo che ho avuto, l'altra sera, con il Ministro degli Esteri del Bahrein aveva anche per oggetto questo. Quindi, non abbiamo affatto sottovalutato e non è affatto per noi un elemento di secondo piano, questo. Sappiamo bene che è difficile. Stiamo lavorando anche con le autorità qatarine, con i turchi, perché si convinca Hamas ad accettare la proposta. La risposta che abbiamo già avuto è quella di un orientamento favorevole alla proposta, con alcuni chiarimenti correttivi, insomma “sì, ma”, sarebbe per rispondere Hamas, che ha chiesto tempo, ma dipende da loro la risposta. Per questo, per noi è stato un impegno molto forte. Abbiamo cominciato a lavorare da New York, dove eravamo il Presidente del Consiglio ed io per l'80° anniversario delle Nazioni Unite, una settimana densa di impegni; come è stata densa di impegni quella settimana per cercare di trovare una soluzione che non portasse alcun rischio per i nostri concittadini che erano a bordo delle navi della .
Voglio ribadire che la decisione del Ministro Crosetto è una decisione presa collegialmente: cioè, ogni iniziativa che prende un Ministro di questo Governo è una decisione collegiale. In quei giorni, io ero a New York e, nonostante il fuso orario, con il Ministro Crosetto ci siamo sentiti - credo - 15 volte, per concordare tutte le iniziative, e il Presidente del Consiglio era con me a New York, quindi era informato di tutto ciò che accadeva. Quindi non è stata una iniziativa, un capriccio, dell'onorevole Crosetto, un'iniziativa unilaterale. È stata un'iniziativa del Governo italiano, ma, siccome lui è il Ministro della Difesa, le disposizioni alle Forze armate le dà il Ministro della Difesa.
Abbiamo sempre detto anche ai nostri interlocutori - a New York. mi è stato chiesto dal Ministro degli Esteri belga e dal Ministro degli Esteri portoghese e il Governo francese lo ha chiesto per via diplomatica - di sostenere, eventualmente, anche i loro concittadini, così come ieri il Ministro degli Esteri del Lussemburgo mi ha chiesto di garantire assistenza consolare anche ai loro concittadini, anzi, a una loro concittadina, l'unica lussemburghese che è a bordo della .
Abbiamo sempre dato il massimo sostegno consolare e diplomatico a tutti coloro che ce lo hanno chiesto. Così come l'Unità di crisi, fin dal primo giorno, ha seguito costantemente le mosse della , dando indicazioni e consigli. Io stesso ho parlato con la portavoce italiana per dare le informazioni e dire quello che stavamo facendo. Tutte le iniziative, anche per trovare una soluzione che potesse permettere di consegnare i beni alla popolazione civile palestinese, sono state condotte con grande determinazione.
Voglio rispondere, però, all'onorevole Ghio che tutti i beni che noi abbiamo inviato - sono circa 2.400 tonnellate - sono stati tutti consegnati alla popolazione civile palestinese. Abbiamo sempre operato con l'Organizzazione delle Nazioni Unite, cioè con il , al quale abbiamo regalato 15 TIR per la distribuzione dei beni alla popolazione civile palestinese (ci sono le fotografie, quindi è incontrovertibile quello che sto dicendo). Il Governo italiano ha avviato questo programma e hanno partecipato tutti quanti, non soltanto i funzionari della Direzione generale della cooperazione internazionale, come ha detto l'onorevole Ricciardi - mi dispiace, non lo vedo in Aula -, però noi tutti del Ministero degli Esteri, a cominciare dal Ministro per passare all'ambasciatore presso la FAO, abbiamo concordato decine di riunioni con il , con l'Autorità nazionale palestinese e con il Governo di Israele per consegnare i beni alimentari e ringrazio, per questo, tutti coloro che hanno offerto gratuitamente questi beni da consegnare alla popolazione civile.
Anche per quanto riguarda - gentile onorevole, signor Presidente - , me ne sono occupato direttamente su sollecitazione del segretario del suo partito. L'onorevole Schlein sa bene che, dopo avermi sollecitato, ha avuto da me indicazioni e risposte sull'impegno del Governo su quello che stava facendo e, quindi, non è vero che non ci siamo occupati di quella vicenda. Ci sono tante organizzazioni non governative che cercano di mandare beni e noi abbiamo sempre detto: utilizzate il canale ufficiale, ma poi se c'è da aiutare la popolazione civile palestinese noi siamo in prima linea per farlo e questo è incontrovertibile. Anche per quanto riguarda l'atteggiamento nei confronti del popolo palestinese e dei Governi palestinesi, non c'è stata una visita che io abbia compiuto in Israele che non sia stata accompagnata contemporaneamente, nello stesso giorno, da una visita a Ramallah. Questo per dire che il Governo italiano non ha mai dimenticato la causa palestinese e non ha mai sottovalutato il ruolo dei palestinesi, tant'è che si parla di corridoi umanitari.
Il primo corridoio universitario è stato aperto da questo Governo: il Ministro Bernini, che è qui in Aula, è andata ieri ad Amman a prendere un gruppo di studenti universitari e di ricercatori e li ha accompagnati in Italia. Ce ne sono altri 117, mi pare, che devono arrivare. Quindi, questo è un corridoio non soltanto per i malati, ma è un corridoio umanitario e universitario per preparare la futura classe dirigente dello Stato di Palestina. Questi sono fatti in-con-tro-ver-ti-bi-li, li potete andare a trovare e a cercare. Quando ieri, di fronte alle telecamere, questi signori e queste ragazze, che venivano da Gaza, hanno ringraziato il Governo italiano per tutto ciò che ha fatto per il popolo palestinese questo conta più di critiche che possono venire da altri, perché a me interessa la gratitudine del popolo palestinese al quale noi stiamo dando il meglio di noi per cercare di alleviare le loro sofferenze. Le cifre sono in-con-tro-ver-ti-bi-li!
Siamo il Paese al mondo, insieme a Qatar, Egitto, Emirati Arabi e Turchia, che ha accolto il maggior numero di rifugiati dalla Palestina: l'Italia, da sola, ne ha accolti più di tutti quanti gli altri Paesi europei, che poi, magari, fanno grandi dichiarazioni ma poi, nella sostanza, quando devono mettere le mani le mettono meno di quanto lo fa l'Italia.
Quando un Ministro va a prendere ad Amman un gruppo di studenti palestinesi, di bambini feriti e di familiari - perché abbiamo anche cercato di riportare a casa i padri dei bambini che sono già ricoverati da mesi in Italia -, vuol dire che questo Governo ha svolto un compito politico e umanitario contemporaneamente occupandosi concretamente del popolo di Palestina. Questo nessuno lo può smentire, nessuno lo può smentire !
Per quanto riguarda…
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Prego, Ministro.
ANTONIO TAJANI,. Continuiamo a fare questo. Sulla rabbia della cittadinanza del popolo italiano, io credo che sia giusto manifestare, che sia giusto protestare - è legittimo ed è previsto dalla Costituzione -, ma le manifestazioni non devono mai degenerare, perché - e mi spiace sempre che sia assente l'onorevole Ricciardi - non c'è nessuna giustificazione per andare a distruggere vetrine perché il negoziante, il commerciante che si vede la vetrina distrutta non è un pericoloso combattente dell'esercito israeliano, è una persona che lavora e che ha un suo esercizio commerciale; come non hanno alcuna colpa i 60 poliziotti che sono stati feriti durante le manifestazioni dai violenti che si sono distaccati da manifestazioni pacifiche. E se devo scegliere tra i violenti che attaccano i poliziotti e i poliziotti, scelgo i poliziotti, come faceva Pier Paolo Pasolini che diceva: i figli di papà contro i figli del popolo.
Lo dico con grande rispetto per coloro che manifestano pacificamente senza offendere nessuno, ma certamente gli slogan che si ascoltavano anche ieri a Roma, “odiamo tutti la Polizia”, come gli stessi slogan che urlavano a Parigi, non sono certamente slogan che hanno a che vedere con la voglia di tutelare i diritti sacrosanti del popolo palestinese e . Quindi, quando si parla di diritto a manifestare, dobbiamo tutti quanti sottolineare che cosa significa il diritto a manifestare: manifestare senza provocare danni ad altri. Manifestare, gridare contro il Governo di Israele è lecito, a volte anche condivisibile, però questo non ha nulla a che vedere con distruzione: anche ieri, incendiare nel porto di Genova a che cosa serve? Non è che il popolo palestinese raccoglie questo tipo di solidarietà, anzi le violenze non aiutano la solidarietà generale del Paese per il popolo palestinese, anzi si crea un elemento di distinguo.
Comunque, detto tutto ciò, io rinnovo l'appello ad un'azione unitaria, che non significa dover sostenere il Governo: significa avere un mandato per cercare di rafforzare la posizione di dialogo e di confronto per raggiungere l'obiettivo della pace in Palestina. Questo è l'obiettivo che noi ci siamo prefissati e per questo io vi ho chiesto un'azione convinta di sostegno a un progetto, l'unico possibile - lo avete detto anche voi - e che non sarà perfetto, ma l'unico possibile in questo momento, capace di portare il cessate il fuoco e poi la pace in quella martoriata terra.
Detto questo, voglio darvi gli ultimi aggiornamenti arrivati ora sulla situazione dei nostri connazionali fermati dall'esercito israeliano, dalla marina israeliana durante le vicende di questa notte. Per quanto riguarda i tempi, entro la fine della mattinata, a fine mattinata o nel primo pomeriggio, dovrebbero completare le operazioni di trasferimento dei circa 400 membri della nel porto di Ashdod. Stasera, dopo lo Yom Kippur, verranno trasferiti in autobus alla struttura detentiva di Beer Sheva. Domani mattina presto, la nostra ambasciata effettuerà le visite consolari. Già cinque funzionari si recheranno a Beer Sheva e ripeteranno la visita domenica mattina, perché sabato è . Le autorità israeliane sono intenzionate a fare un unico provvedimento giudiziario di espulsione coatta di tutti i membri della . Li trasferirebbero lunedì 6 o martedì 7 all'aeroporto “Ben Gurion” e, con due voli , li manderebbero in due distinte capitali europee. Hanno chiesto Madrid, Londra - e vedremo -, perché è la sede del direttivo della , ma non hanno ancora avuto risposta. Non credo che i arriveranno in Italia, però vediamo.
Per quanto riguarda il resto, la nave dell'ONG Arci, con a bordo, tra gli altri, l'onorevole Scotto e l'europarlamentare Corrado, entrambi del Partito Democratico, si è staccata dalla : è stata autorizzata a sbarcare ad Ashdod e la nostra ambasciata sta cercando di fargli avere ulteriore autorizzazione a sbarcare gli aiuti alimentari e a ripartire con i due onorevoli per Cipro e Grecia. L'europarlamentare Scuderi di AVS e il senatore Croatti del MoVimento 5 Stelle, che erano a bordo della barca sono stati, invece, tra i primi ad essere trasferiti ad Ashdod e si trovano nel centro di identificazione e detenzione temporanea del porto israeliano.
Queste sono le ultime informazioni che ho ricevuto dalla nostra ambasciata di Tel Aviv, dal consolato di Tel Aviv e dal consolato di Gerusalemme, che stanno seguendo la vicenda di tutti quanti i nostri connazionali. Queste, quindi, sono le cose che brevemente volevo dire rispondendo alle vostre osservazioni. Ringrazio tutti per gli interventi. In merito all'onorevole Speranza e alle parole chiare sul riconoscimento dello Stato della Palestina, lo abbiamo detto e ribadito: siamo favorevoli al riconoscimento dello Stato della Palestina, ma vogliamo avere un interlocutore unico.
Hamas non può essere un interlocutore di uno Stato della Palestina. Siamo quindi favorevoli a riconoscerlo, appena verranno liberati gli ostaggi. Mi auguro che questo accada presto e, appena Hamas sarà fuori da qualsiasi prospettiva di Governo, siamo pronti a farlo. Lo abbiamo detto, lo abbiamo ribadito, quindi è una scelta politica ben precisa .
Passo ora a fornire il parere del Governo sulle risoluzioni presentate: parere favorevole sulla risoluzione Bignami, Molinari, Barelli, Lupi, Richetti e Marattin n. 6-00199; parere contrario sulla risoluzione Bonelli, Conte, Schlein, Fratoianni ed altri n. 6-00200, ad eccezione del capoverso 2) degli impegni, su cui il parere è favorevole, subordinatamente all'espunzione della parola “illegittimamente”; parere favorevole sulla risoluzione Boschi ed altri n. 6-00201; parere favorevole sulla risoluzione Calovini, Billi, Orsini e Carfagna n. 6-00202; parere favorevole sulla risoluzione Magi e Della Vedova n. 6-00203, ad eccezione delle premesse e dell'impegno 4), su cui il parere è contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Si è parlato tanto di responsabilità e allora faccio presente che, secondo l'articolo 118 del Regolamento - non so se vuole andare a vederlo, ma probabilmente lo conoscerà a memoria -, in occasione dei dibattiti dell'Assemblea, è possibile, se si interpreta estensivamente l'articolo 118, che ogni deputato possa presentare una risoluzione, se pensiamo in termini estensivi. A me risulta che in questa legislatura - poi ci sono dei precedenti, li ho visti - nessuno abbia mai adottato questa tecnica.
Le spiego anche perché. Guardo la risoluzione n. 6-00199, a prima firma Bignami, Fratelli d'Italia. Come potrà vedere, la n. 6-00200 delle opposizioni, di una parte delle opposizioni, perché possiamo dirci non tutte, vede la prima firma Bonelli, poi Conte, Schlein, Fratoianni, eccetera, eccetera. Come potete anche capire a proposito di responsabilità, noi non siamo il gruppo più grande. Ogni tanto Conte è stato il primo firmatario di alcune nostre proposte di legge, penso al salario minimo, così Schlein sul congedo di genitorialità, così Fratoianni sulla riduzione dell'orario di lavoro.
Ci possono essere, insomma, delle possibilità politiche che ci portano a scegliere i primi firmatari. Cosa vedo successivamente? Oltre a trovare poi Boschi, che è un altro gruppo, un'altra opposizione, legittimamente, dopo ritrovo di nuovo una prima firma, se ho capito bene, magari sono state sbagliate, sono state scritte nel modo sbagliato. Vedo non la Lega, no? Bignami di Fratelli d'Italia e poi la Lega, ci sta; o Forza Italia, Tajani è il vostro Ministro. No, invece vedo Calovini, che mi pare sia di nuovo di Fratelli d'Italia.
Ora, siamo a poche ore dallo sciopero generale, ognuno di noi avrebbe a questo punto potuto stare in seduta plenaria, presentare 100 risoluzioni almeno delle opposizioni e inchiodarvi qui alle vostre responsabilità. Arrivo al punto, che di Regolamento è tutto politico: se la interpretiamo così, è un precedente grave. A questo punto noi potremmo anche non svolgere la seduta del Senato, vi teniamo qua fino alla fine.
Arrivo al punto, ma scusate: le opposizioni riescono a mettere insieme le stesse cose, gli stessi temi, tanto il riconoscimento dello Stato di Palestina, tanto il tema del piano degli Stati Uniti, nello stesso documento; come mai la maggioranza deve fare due risoluzioni, tutte e due a firma Fratelli d'Italia, aprendo un precedente pericoloso? Questo giochetto non funziona. Ritirate una delle due, integratela, perché altrimenti state facendo un precedente politico molto, molto fastidioso, e il giochetto non funziona. Non so se non lo avete capito .
PRESIDENTE. La ringrazio, collega Grimaldi. Naturalmente le rispondo dal punto di vista regolamentare. Faccio riferimento alle obiezioni sollevate in ordine alla circostanza che deputati appartenenti ai gruppi di maggioranza - con riferimento alle comunicazioni in corso di svolgimento -abbiano presentato due distinte risoluzioni, su profili in parte diversi e in parte similari comunque oggetto delle comunicazioni, entrambe a firma dei rappresentanti dei gruppi in questione.
Al riguardo, la Presidenza non può fare altro che riferirsi ai profili regolamentari e a questo proposito deve considerarsi anzitutto che l'articolo 118, comma 1, del Regolamento, da lei opportunamente citato, consente a ciascun deputato di presentare una proposta di risoluzione in occasione di dibattiti in Assemblea su comunicazioni del Governo.
Si tratta dunque di una facoltà attribuita al singolo deputato: in assenza di ulteriori vincoli regolamentari, la Presidenza - attenendosi peraltro ad analoghi precedenti, anche questi da lei opportunamente citati - non può che consentire la presentazione delle suddette risoluzioni.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno avere luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare il deputato Riccardo Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. La responsabilità politica, colleghi, ci pone di fronte all'istanza più alta e più profonda, quella più significativa da un punto di vista umanitario, da un punto di vista etico e, quindi, anche politico: di fronte al massacro, alla strage di Gaza, interromperla, salvare delle vite umane. Oggi c'è una prospettiva piena di incognite, ma una prospettiva che prima non c'era, una prospettiva accolta in modo molto ampio da tutti i internazionali.
Non ci nascondiamo che, per ognuno dei 20 punti, serviranno sforzi enormi, ma non vediamo, ripeto, oggi non vediamo un'alternativa a quella di lavorare a partire da questo piano. Crediamo di avere dato un contributo con la nostra risoluzione - e ringrazio il Governo e il Ministro Tajani per il parere favorevole - proprio andando a dettagliare, ad indicare il lavoro che deve essere fatto per implementare il piano, per svilupparlo: operare affinché l'Unione europea in queste ore compia dei passi e degli sforzi per spronare quei Paesi, in particolare Turchia e Paesi arabi, che possono agire nei confronti di Hamas affinché accetti il piano; ribadire il sostegno alla soluzione dei “due popoli, due Stati”, che rappresenta l'unica garanzia per la pace tramite la nascita di uno Stato palestinese indipendente, libero dalla minaccia del terrorismo di Hamas; a tal fine, escludere qualsiasi possibilità di riconoscimento di annessioni in Cisgiordania o ulteriori espansioni delle colonie nella West Bank (riconosciamo al Governo di avere dato parere favorevole su questo punto); farsi promotore in sede UE e ONU dell'apertura di corridoi umanitari sicuri, permanenti e monitorati, ed esprimere ovviamente la disponibilità dell'Italia, in coordinamento con l'Unione europea, a partecipare all'autorità internazionale di transizione sotto egida ONU.
Non significa che noi sosteniamo questo Governo, accettando e votando la risoluzione presentata anche dalla maggioranza. Significa che noi oggi dobbiamo credere trasversalmente a questa possibilità. Lo facciamo stigmatizzando, ancora una volta, le parole della Presidente Meloni, che, purtroppo, riporta sempre al piccolo scontro politico italiota questioni che sono più grandi di noi e anche più grandi di lei, mi si consenta.
Guardate, sulla questione dell'iniziativa della , è stata un'iniziativa che ha interpretato e catalizzato il sentimento e la mobilitazione delle opinioni pubbliche, non solo italiana, ma europee, di fronte all'immobilismo degli Stati. È un'iniziativa per la quale noi dobbiamo ringraziare quegli attivisti. Non è un'iniziativa nata contro questo Governo. Un Governo che non se ne rende conto, è un Governo che deve aprire gli occhi e guardare al di là delle piccole beghe italiane.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gebhard. Ne ha facoltà. Aspetti, abbiamo un piccolo problema con il microfono. Ora dovrebbe andare. Prego.
RENATE GEBHARD(MISTO-MIN.LING.). Grazie, signora Presidente. Colleghe e colleghi, signor Ministro Tajani, grazie per aver informato quest'Aula sull'evoluzione della drammatica situazione a Gaza e sul piano di pace, che ci auguriamo possa rappresentare oggi l'inizio di un cammino verso la fine del conflitto a Gaza, la fine del calvario straziante degli ostaggi iniziato il 7 ottobre 2023 e la base, domani, per una vera stabilizzazione del Medio Oriente. Crediamo fermamente che l'unica prospettiva realistica per una pace duratura sia quella dei “due popoli, due Stati”, in cui israeliani e palestinesi possano vivere fianco a fianco, in sicurezza, libertà e dignità.
Oggi questo percorso è minacciato non solo dal perdurare della guerra a Gaza, che colpisce soprattutto la popolazione civile, ma anche dall'estensione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, con una violenza che condanniamo senza riserve. È fondamentale ricordare a tutti, anche in quest'Aula, che il popolo palestinese non si identifica con Hamas e che il terrorismo va combattuto, isolato e condannato, ma senza negare i diritti e le speranze di milioni di civili. La pace non si costruisce con le armi, ma con il dialogo, come ha detto bene il Ministro Tajani, e con il riconoscimento reciproco.
Sosteniamo con convinzione che gli aiuti umanitari sono indispensabili per alleviare le sofferenze della popolazione di Gaza e riteniamo giusto che Hamas non abbia alcun ruolo nel futuro assetto politico.
L'Italia deve impegnarsi, insieme all'Unione europea, ai Paesi arabi e alla comunità internazionale, per garantire ad entrambe le popolazioni la possibilità di vivere in pace, sicurezza e libertà.
Per questo la Südtiroler Volkspartei e l'Union Valdôtaine sosterranno tutte le risoluzioni che andranno in questa direzione, nella speranza che il piano di pace venga accettato da Hamas e che si gettino le basi per una futura pacifica convivenza
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, Ministro Tajani, desidero cominciare l'intervento di oggi con le parole che usammo all'indomani del 7 ottobre 2023 e che mi è parso di non sentire oggi in quest'Aula, un aspetto che vorrei sottolineare e che mi sembra preoccupante. Le parole sono una sola parola: pace, . Così aprimmo dopo il 7 ottobre, così crediamo che si debba avere di nuovo il coraggio di dire oggi. Perché, vedete, che dal nostro linguaggio stia sparendo la parola “pace” per chiedere la fine delle ostilità, la fine dello sterminio, la fine del genocidio, la fine di qualche cosa di orribile, senza più avere la speranza della pace, è qualche cosa che ci deve interrogare profondamente.
Noi crediamo che oggi siamo davvero di fronte a un crocevia della storia, che oggi non sia più una parola vuota, un concetto vuoto, astratto, che sembrava divenuto inafferrabile, parlare di “due popoli, due Stati”. Ecco, “due popoli, due Stati”: prima di riconoscere i due Stati, dobbiamo essere capaci di riconoscere i due popoli. Cosa significa riconoscere i due popoli? Significa riconoscerne la lingua: . Significa riconoscere le paure che pervadono quei due popoli: la paura del popolo israeliano di essere gettato a mare, “dal fiume al mare”; il terrore, il terrore di quello che è accaduto il 7 ottobre e che viene perpetuato da allora con lanci di razzi; la paura, l'orrore del popolo palestinese, schiacciato, intrappolato, bombardato, ucciso, con innocenti che pagano il prezzo di quello che noi non riusciamo a risolvere; la sofferenza di entrambi questi popoli e la speranza, la speranza che noi dobbiamo far risuonare in quest'Aula, avendo il coraggio della parola “pace”.
Noi, per prima cosa, se vogliamo dare gambe e voce a questa speranza, non dobbiamo creare un cortocircuito tra umanità e politica. Non dobbiamo metterle in contrapposizione, in particolar modo oggi. Oggi non possiamo sbagliare. Oggi, nel nostro confronto politico - che mai come oggi deve essere rispettoso e improntato all'ascolto di ogni punto di vista -, non ci può essere ipocrisia; oggi non ci può essere ambiguità; oggi non ci può essere strumentalizzazione.
E bisogna avere soprattutto la capacità di riconoscere, in quest'Aula, che la notizia di oggi è la proposta di un accordo politico che ci possa ridare il coraggio di pronunciare la parola “pace”, non semplicemente fine delle ostilità. Pace: pace in Israele, pace in Palestina, pace in quell'area. Perché è evidente che i contenuti dell'accordo - per quanto sia evidente che, e anche noi lo riconosciamo, tutti i punti di quell'accordo richiederanno uno sforzo di tutti i Paesi, in particolar modo, del mondo arabo -, i punti di quell'accordo vedano come traguardo la pacificazione dell'area.
Quindi, oggi è il momento in cui umanità e politica si tengano per mano. E per tenerci per mano, noi dobbiamo fare la nostra parte, la parte della politica, la parte della politica che scende in campo con la proposta Blair, raccolta dall'amministrazione, dal Governo degli Stati Uniti e che deve essere sospinta anche dal Governo italiano, assieme ai Governi europei, assieme ai Paesi arabi, com'è stato ricordato.
Però, ho detto che abbiamo bisogno anche dell'umanità. Una politica astratta, cinica, lontana dalle sofferenze non aiuterà questo accordo ad arrivare in porto. L'umanità l'abbiamo ritrovata nel popolo italiano. Io credo che la Premier Meloni debba ringraziare il Ministro Crosetto per aver prontamente capito che bisognava mandare una fregata italiana in soccorso non solo degli italiani, ma dei diritti previsti dalla Costituzione del popolo italiano, in soccorso della speranza del popolo italiano di essere fondamentale nell'azione di pace.
L'umanità si basa, prima di tutto, su un concetto di non indifferenza, che abbiamo visto e che vediamo agito nelle nostre piazze. L'umanità si basa sul fatto che ci si indigna di fronte alla sofferenza altrui. L'indignazione, però, quando dico che umanità e politica si devono tenere a braccetto, non può e non deve essere usata dalla politica come strumento strumentale, altrimenti la politica si disumanizza, quando la politica usa l'umanità per i suoi scopi. E poi l'umanità è fatta di solidarietà e, quindi, è assolutamente umano da accettare, da accogliere, da sostenere che chiunque - compresi i cittadini, i normali cittadini - voglia portare la propria solidarietà.
E, poi, potremmo continuare, ma io credo che qui si entri non più semplicemente sui valori umani, ma su quelli antropologici, perché voglio avvicinarmi alla politica e a quello che chiediamo oggi al Governo. Poi c'è la vicinanza, che non può essere a giorni alterni. Abbiamo detto che per riconoscere due popoli, dobbiamo essere vicini a due sofferenze: la sofferenza del popolo israeliano, che c'è tutt'oggi, non solo per il ricordo del 7 ottobre, ma per i soldati che muoiono, per gli attentati che vengono fatti, per gli ostaggi che soffrono nel sottosuolo di Gaza, e la sofferenza del popolo palestinese, che è drammaticamente davanti ai nostri occhi ogni giorno.
Ma questa umanità soccorre e questa umanità riunisce, non divide, non separa innocenti da innocenti. È disumano non riconoscere innocenti e innocenti in entrambi i popoli.
E mi domando se sia umano quello che chiede Hamas al proprio popolo: il sangue per la propria causa. Credo, invece, sia profondamente umano nella nostra cultura quello che ha fatto con la preghiera il cardinale Zuppi, per ricordare tutti i bambini, israeliani e palestinesi, che sono morti.
Infine, l'umanità agisce e qui entra in gioco la politica, colleghi. La politica, oggi, deve essere una super umanità, non deve essere cinismo, non deve essere gioco delle parti, non deve essere nascondersi davanti alle proprie responsabilità. La politica come super umanità. Io mi domando: chi, giustamente e legittimamente, chiede di disarmare Netanyahu, come possa non vedere che il primo modo per disarmarlo è togliere gli ostaggi e togliere lo “dal fiume al mare” dalla bocca di Hamas, dalle gallerie di Hamas? Questo disarmerebbe Netanyahu. Come fa la politica, profondamente umanizzata, a non vedere e a voltare la faccia dall'altra parte, di fronte a questo?
Il rilascio dei prigionieri non può essere sottolineato con dei “buu”, come se fosse un orrore. Fa parte dell'umanità e fa parte del primo passo della politica. Il pianto di Hind Rajab, le grida di soccorso di quella bambina non possono essere ascoltati senza avere di fianco l'ascolto del pianto dei bambini israeliani del 7 ottobre e l'orrore di quello che viene fatto dei loro corpi mutilati e seviziati. Questa non è né umanità né politica. Noi, oggi, dobbiamo tenere assieme entrambi questi aspetti.
La politica aveva una bussola: il diritto internazionale. Noi dobbiamo continuare a crederci, noi dobbiamo far sì che gli sforzi della politica rientrino e riportino pian piano nel diritto internazionale quello che oggi - è sotto gli occhi di tutti - non è più nel diritto internazionale. Ma dobbiamo anche capire che oggi non basta, perché oggi, purtroppo, il diritto internazionale è stato fatto saltare dai nemici del diritto internazionale e della pace. Oggi serve iniziativa politica. Quell'iniziativa politica l'ha portata avanti un politico in pensione, Tony Blair, che oggi rappresenta la società civile. L'ha raccolta il Governo americano, con il quale noi siamo molto critici, ma a cui riconosciamo la validità della proposta. Riteniamo che questa iniziativa politica oggi debba vederci uniti nel chiedere al Governo italiano di sostenerla insieme a tutti gli altri Governi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Conte. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CONTE(M5S). Signora Presidente e onorevoli colleghi, il Ministro Tajani ci ha offerto una sintesi della posizione italiana: una relazione che definirei desolante. È un quadro di politica estera, che ne vien fuori, che conferma le ottime relazioni che il Governo italiano ha con il Governo di Israele, che considera un prezioso alleato. Nessuna condanna e nessuna misura concreta contro un genocidio in corso. Si conferma la sudditanza sostanziale nei fatti nei confronti di Washington, il che condanna l'Italia a una politica estera nel segno dell'incertezza, perché siamo sempre in attesa di continui cambi di linea. Una politica estera ridotta, nei fatti, a iniziative umanitarie, che sono assolutamente lodevoli, dovute, ma è il minimo sindacale. Certo che bisogna prestare soccorso e aiuti sanitari ai bambini di Gaza. Certo che bisogna accogliere, signora Ministra, gli studenti di Gaza.
Ma guardate che questa politica estera - questo quadro che ne emerge complessivamente -, più che sbagliata, è una politica estera disonorevole e sconcia ! Addirittura, mentre sotto gli occhi - in mondovisione - del mondo si consumava un genocidio quotidianamente, noi abbiamo continuato a fornire attrezzature militari a Israele con la scusa che erano vecchi contratti. Non siamo riusciti a strappare un di cooperazione militare e addirittura abbiamo ospitato qui in vacanza membri dell'esercito israeliano che avevano operato a Gaza e che avevano bisogno di ritemprarsi.
Da ultimo, l'iniziativa della ha smascherato tutte, caro Governo, le vostre ipocrisie. Noi sappiamo distinguere. C'è stato un Ministro, il Ministro della Difesa Crosetto, che ha compreso il suo ruolo, quali sono i suoi obblighi istituzionali e quali sono i principi, le regole e gli interessi in gioco e gliene diamo merito . Se passiamo alla Farnesina, diamo merito a 694 dipendenti che hanno sottoscritto una lettera in cui hanno espresso tutto il loro disagio, nero su bianco, per le mancanze, l'inerzia e il silenzio del Governo sul genocidio ! Caro Ministro Tajani, ma si è reso conto che l'hanno tecnicamente sfiduciato ?
Poi c'è la Presidente del Consiglio - quella che dovrebbe essere la Presidente di tutti, la Premier di tutti -, che rappresenta, al massimo grado, l'Italia e che ha avuto un comportamento veramente particolare. Ha definito i cittadini di tutto il mondo della “irresponsabili”. Si è cointestata, senza avere alcun merito, una trattativa, dopo averli definiti irresponsabili, che, ovviamente, è miseramente fallita. Poi li ha accusati di sabotaggio del processo di pace e, da ultimo, ha detto che sono indifferenti, con questo comportamento, alle sofferenze della popolazione palestinese.
Ma guardate che il diritto non lo scriviamo noi, i principi non li stiamo scrivendo adesso per la prima volta. La Convenzione di Ginevra, la Convenzione di Montego Bay e il Manuale di Sanremo sono tutti univoci: quel blocco navale è assolutamente illegale, come è criminale l'assedio su Gaza, che quei cittadini della volevano rompere , e come è criminale la carestia procurata. Il genocidio - non vi volgete dall'altra parte, non volgete la testa altrove, non fischiettate, non mostrate indifferenza - è il più grave delitto contro l'umanità .
Io mi sono chiesto in questi giorni, quando ho ascoltato la Presidente del Consiglio assumere questi atteggiamenti - direi - addirittura rancorosi e protervi contro i cittadini di : ma perché lo fa? Ma perché un Presidente del Consiglio non riesce a capire qual è il suo ruolo e quali sono i valori dell'Italia che lei rappresenta e il sentimento diffuso nella popolazione? L'unica risposta è che ha vissuto questa iniziativa come lo specchio della falsa e ipocrita coscienza di un Governo imbelle e codardo, di un Governo rimasto indifferente, giorno dopo giorno, a un genocidio.
Il 7 ottobre è stato orribile - lo dico a tutti i colleghi -, orribile, un massacro, ma si è consumato nel giro di poche ore. Il genocidio si è consumato per due anni sotto i nostri occhi ! Sotto i nostri occhi, 60.000 civili palestinesi! E non una misura concreta da parte del nostro Governo! 20.000 bambini! Hanno distrutto anche i presidi sanitari e le scuole. Tutto! Era chiaro l'intento genocidario. Addirittura, 250 giornalisti con le famiglie, perché non testimoniassero l'orrore!
Meloni è aggressiva; certo che è aggressiva, perché non può sopportare che semplici cittadini - sì, si è aggiunto qualche parlamentare, ma come semplice cittadino -, indignati di fronte a tanto orrore, abbiano preso coraggio, con le loro paure e con le loro angosce, ma con la loro dignità, e abbiano detto “basta!”. In questi giorni, ci stiamo interrogando tutti: che valore ha questo? Allora, ve lo dico semplicemente dal mio punto di vista: i cittadini della hanno compiuto il più giusto, il più lineare gesto di politica estera, che voi non avete fatto !
Pensate - pensiamo tutti -, se tutte queste pressioni e questi appelli, che avete rivolto pressantemente ai cittadini della , li avessimo concentrati su Netanyahu.
Se avesse sentito che l'Italia, insieme agli Stati Uniti, uno degli ultimi baluardi a coprire le loro vergogne, si fosse discostata e avesse condannato, forse - chissà - la storia di questo genocidio avrebbe preso una piega diversa. È questo il problema morale con cui dovete convivere. Ma ci pensate? I di Meloni rivolti contro i cittadini della sono stati condivisi da esponenti di primo piano del Governo israeliano, responsabile di un genocidio. Ma vi volete svegliare ? Ma quando capirete che ci state portando dalla parte sbagliata della storia? Guardate che qui non possiamo leggere con un clima da tifoserie quello che sta succedendo.
I libri di storia sono già pronti e saranno univoci. Siamo di fronte a un genocidio, che non pensavamo più di rivivere nel XXI secolo. Quei libri di storia saranno chiari, e non vi ponete il problema di quale sarà la descrizione della posizione del Governo italiano, che ci rappresenta ? Non ve lo ponete il problema? E ancora, adesso, poco fa, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato. Ha parlato per condannare i disagi a cui ci stanno esponendo i manifestanti pacifici.
Ha parlato degli scioperi, e i cittadini noi siamo stati i primi a chiamarli in piazza, 100.000, il 5 aprile, e continueranno. Ma non si pone il problema di chi ha la responsabilità di queste manifestazioni, di questi scioperi? Non si pone il problema che forse nei libri di storia - guardiamola in prospettiva storica questa vicenda - questi cittadini, queste manifestazioni, gli attivisti di ci salveranno l'onore ? È per queste ragioni, Ministro Tajani, Governo, che il vostro appello all'unità suona ridicolo. Ma come potete appellarvi?
A quale unità vi appellate? Possiamo noi minimamente condividere il vostro operato? Possiamo condividere l'operato del Ministro Crosetto, ma tutto quello che avete fatto ci espone a una vergogna, ci espone tutti a una vergogna storica . E il piano di pace - concludo - lo abbiamo criticato. È evidente che ci sono dei punti che non vanno assolutamente bene. Riconoscimento della Palestina, chiaro, Cisgiordania, non c'è scritto nulla. Qui si sta costruendo, come diceva Pietro Ingrao, la solita storia: da una parte gli opulenti, sempre più ricchi e potenti, dall'altra invece gli affamati, sempre più affamati, esposti a una prospettiva di manodopera a basso costo rispetto agli speculatori finanziari che arriveranno …
PRESIDENTE. Grazie. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signore e signori del Governo, Ministro Tajani, intanto la ringraziamo per l'intervento di questa mattina, la replica, le ultime notizie che ha fornito al Parlamento della situazione che si sta vivendo in Medio Oriente e della situazione di . Credo che sia un'ulteriore dimostrazione della tempestività e dell'utilità con cui il Governo interviene in Aula. Oggi lo ha fatto il Ministro Tajani, pochi giorni fa il Ministro Crosetto, la Presidente del Consiglio non si sottrae mai.
La collegialità del Governo è quella che interessa al Parlamento, e il Governo ha sempre garantito una presenza, indipendentemente da chi interviene oggi, e ringraziamo il Ministro Tajani. Queste polemiche sulla presenza o sull'assenza di qualcuno sono assolutamente strumentali. Fondamentale è capire, invece, il Governo come sta operando. E sta operando con quel tono che ha caratterizzato l'intervento del Ministro Tajani, ma anche il Ministro Crosetto; quella tranquillità, quella attenzione ai termini che si utilizzano e allo stile che bisogna avere in questi momenti particolarmente delicati.
Noi apprezziamo questo approccio, perché crediamo che non serva a nulla alzare i toni e creare tensioni.
Non serve a nulla alimentare le piazze. Ovviamente, come Noi Moderati, confermiamo e sosteniamo l'importanza di manifestare in modo pacifico le proprie idee, ma crediamo che sia un grave errore sostenere la pace in Medio Oriente trasformando le nostre piazze in campi di battaglia. È sbagliato quello che alcune manifestazioni, alcuni organizzatori consentono che avvenga: la distruzione delle nostre città. Come crediamo che la libertà di manifestare, che è sacrosanta, non debba interferire con la libertà delle altre persone, con la libertà delle persone che vogliono lavorare, che vogliono studiare, che vogliono frequentare gli ambienti di lavoro e le università.
E crediamo che le istituzioni non debbano andare con una fascia tricolore a salutare la partenza da Genova di una delle navi della - come mi ha ricordato l'onorevole Cavo, non lo ha sottolineato nel suo intervento, ma ce lo siamo ricordato a microfoni spenti -, perché altrimenti si legittima che un ruolo istituzionale diventi, invece, un incoraggiamento a iniziative che, per certi versi, devono essere guardate con grande prudenza. Perché noi consideriamo certamente nobile qualsiasi iniziativa rivolta a fini umanitari, ma, nel momento in cui si mettono in pericolo le vite delle persone, queste iniziative rischiano di diventare iniziative, come ha sottolineato la Presidente Meloni, irresponsabili.
Allora sosteniamo e votiamo certamente a favore delle risoluzioni che prevedono l'intervento da parte del Governo. Sono state presentate da parte del Ministro Tajani le posizioni favorevoli o contrarie. Noi siamo ovviamente favorevoli alla risoluzione di maggioranza, la risoluzione che riporta all'interno il piano degli Stati Uniti, e a tutte quelle risoluzioni che mettono in evidenza alcuni passaggi che sono per noi particolarmente importanti. Principalmente il tema degli ostaggi. Come si può pensare di arrivare a una fase di pace senza tenere in considerazione la necessità che gli ostaggi vengano liberati?
E come si può pensare a uno Stato palestinese senza immaginare che non ci sia l'organizzazione terroristica di Hamas? Siamo convinti che debba essere esclusa come elemento determinante nella valutazione di uno Stato di Palestina. Queste risoluzioni, che contengono questi due aspetti, non capisco come possano essere da parte dell'opposizione, da parte del Campo largo, considerate inaccettabili o non ricevibili, dal momento che sappiamo che quello che è successo nella Striscia di Gaza è avvenuto con l'indifferenza, in certi casi, anche di chi vive quei territori, quando si scavano dei tunnel sotterranei, quando si creano delle condizioni per creare quello che sta avvenendo oggi.
Allora bisogna recidere questi collegamenti, bisogna evitare la promiscuità tra la popolazione palestinese e Hamas, ed è bene che le risoluzioni prevedano questa distanza. E allora dobbiamo ricordarci da dove parte tutto quello a cui stiamo assistendo: da una reazione inevitabile, dalla difesa della propria sicurezza e dello Stato di Israele, quando il 7 ottobre 2023 sono stati uccisi 1.200 israeliani e sono state rapite 251 persone, 48 delle quali sono ancora ostaggio e purtroppo, pare, in vita solo 22. E quindi da quella situazione in cui la sicurezza degli israeliani è venuta meno.
Una sicurezza a cui per anni sono rimasti legati, nonostante il contesto di guerra, ma la serenità di poter stare in un Paese in pace è stata stravolta. Aggiunto a questo, gli stupri, le torture. C'è stata una reazione inevitabile, però noi di Noi Moderati, come il Governo, abbiamo sottolineato la sproporzione della reazione di Israele, che condanniamo e verso la quale siamo convinti che ci debba essere una ferma posizione di rifiuto da parte di tutti noi. All'interno delle risoluzioni questa richiesta è ben contenuta, come la richiesta che non ci siano, ovviamente, condizioni di tipo xenofobo da parte di nessuno nei confronti di qualsiasi popolazione.
È importante, all'interno delle risoluzioni, la condivisione che è stata riportata da parte di tutti i Paesi europei, di molti Paesi arabi, di Israele, del Segretario generale dell'ONU. Addirittura, si è espresso positivamente sul piano degli Stati Uniti Papa Leone XIV.
Allora, credo che sia fondamentale - e faccio mie le parole dello scrittore Eshkol Nevo - dire: basta alla sofferenza degli ostaggi, basta alla fame a Gaza, basta uccidere donne e bambini a Gaza. Ma bisogna farlo con un percorso che, ad esempio, il piano degli Stati Uniti ha previsto all'interno di 20 punti, alcuni dei quali li ho ben ricordati e sottolineati, come, ad esempio, il disarmo di Hamas, come la necessità di creare un Governo transitorio neutrale, la garanzia del percorso verso i due Stati e il grande lavoro sui corridoi umanitari, che il nostro Paese ha utilizzato e anche creato. Per questo ringrazio per il lavoro straordinario, che è stato ricordato dal Governo, dal Ministro Tajani, rispetto all'aiuto e al sostegno dei bambini, delle popolazioni fragili, delle donne e degli studenti, per l'accoglienza che il nostro Paese ha garantito, perché quella è la strada che, in un cessate il fuoco, potrà essere ancora meglio garantita, come la nuova gestione di aiuti umanitari e, quindi, l'ulteriore evacuazione di bambini, di studenti e di ricercatori.
Allora, noi crediamo che, avendo trovato - nel piano che è stato individuato, ma anche in alcune risoluzioni sulle quali il Governo ha espresso parere favorevole - la disponibilità a quelle soluzioni di Israele, che ha accettato, e da parte dell'Autorità nazionale palestinese, manca, però, solo il sostegno di Hamas, che considera questo piano sbilanciato e lo considera un piano che non può essere così attento ad aspetti, invece, che per noi sono fondamentali, ma noi insistiamo perché ci sia la possibilità che tutti mettano nell'angolo un'organizzazione terroristica e, quindi, approvino un piano che è l'unica soluzione, la vera e unica speranza. E l'estrema destra israeliana venga, anche lei, a più miti consigli, perché crediamo che ci sia solo una strada possibile per tutti noi: quella di sostenere la pace, di sostenerla attraverso un'iniziativa in cui gli Stati possano finalmente sostenere il multilateralismo, che purtroppo in questi anni abbiamo perso, ma crediamo che sia l'unica possibilità perché ci sia, da una parte, il termine delle iniziative di Israele in questa esagerata reazione e, dall'altra parte, che venga messo nell'angolo Hamas, perché ci sia una pace, una pace duratura, una pace che vogliamo tutti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signora Presidente. Colleghe e colleghi, signori e signore del Governo, signor Ministro degli Affari esteri, è venuto oggi in Parlamento chiedendo a noi, uomini e donne dell'opposizione, un gesto di unità. Ha detto: è il momento in cui il Parlamento tutto deve unirsi in nome della pace. È uno sforzo apprezzabile il suo, tradito rapidamente dalle parole violente della Presidente del Consiglio, che ha ricominciato, come ormai è adusa fare, ad attaccare a mani basse le opposizioni, i cittadini e le cittadine di questo Paese, i sindacati, le organizzazioni della società civile, i movimenti, gli studenti, le studentesse, tutti coloro, cioè, che in questi mesi, nei due anni in cui si è sviluppato il primo genocidio in diretta televisiva, in diretta della storia dell'umanità, hanno cercato con dignità, con disciplina e con onore - per ciò che concerne chi ha avuto l'onere e l'onore di rivestire, in questi anni terribili, cariche pubbliche -, di disobbedire al silenzio, all'ignavia e al rischio di abituarsi di fronte all'orrore. Bene, signor Ministro, Giorgia Meloni ha rivelato molto rapidamente la natura strumentale del suo appello, natura strumentale, peraltro, segnalata anche dal modo con cui l'avete costruita.
Il collega Grimaldi, con un richiamo al Regolamento, ha voluto, credo, segnalare un punto politico. Di fronte ad un appello così ambizioso, non c'era forse bisogno di ricorrere a un mezzuccio parlamentare: due risoluzioni della maggioranza, una cosa che non si era mai vista, il tentativo di costruire - me lo faccia dire - un poco ingenuamente una trappola parlamentare per le opposizioni.
Allora, signor Ministro, glielo dico nel modo più chiaro che mi riesce: al suo appello noi di Alleanza Verdi e Sinistra rispondiamo “no”. Rispondiamo “no” per una ragione. Vede, il piano di Donald Trump non è un piano di pace . Lo dico in modo molto chiaro: tutto ciò che può avvicinare ad un cessate il fuoco, tutto ciò che può interrompere, anche solo per un momento, la carneficina, il genocidio, la strage infinita di uomini, donne e bambine, rinchiusi da due anni in una gigantesca prigione a cielo aperto in cui non c'è più niente che sia rimasto indietro, è benvenuto. Tutto ciò che può sostenere un negoziato, che arrivi ad un cessate il fuoco, è benvenuto.
Ma la pace è altra cosa Non esiste pace in Palestina e in Israele senza il riconoscimento incondizionato dello Stato palestinese. Non esiste pace in Palestina e in Israele senza una parola chiara che dica che è arrivato il momento di porre fine all'illegale occupazione della Cisgiordania . Badi, signor Ministro, non solo parole chiare che dicano “no” ai nuovi insediamenti illegali e criminali; parole che con chiarezza dicano che deve finire l'occupazione, che già è in essere e che in questi anni, moltiplicandosi, ha mangiato pezzo a pezzo il presente e il futuro dello Stato palestinese, costruendo un insopportabile e inaccettabile regime di .
Il piano Trump, senza queste condizioni, si configura - me lo faccia dire - come un'operazione che rischia di determinare un quadro neocoloniale. L'espulsione e l'esclusione dei palestinesi, di tutte le componenti palestinesi, compresa l'Autorità nazionale palestinese, da ogni passaggio della trattativa che ha condotto alla redazione di quel piano è rivelatrice dell'impianto che sottostà a quel documento. Quel documento è il documento di chi pensa che debbano essere altri a decidere il futuro di un popolo intero, come per troppo tempo è stato fatto, come anche in questi due anni, troppo a lungo, le cancellerie internazionali ed europee, a partire dalla nostra, hanno fatto.
Allora, signora Presidente e signor Ministro, avremmo voluto da lei oggi sentire altre parole, quelle che in due anni non abbiamo mai potuto ascoltare. Lei, invece, è tornato a ripeterci la lista delle vostre buone azioni, che abbiamo, peraltro, sempre riconosciuto. Abbiamo sempre ritenuto molto importante, giusto e prezioso - e lo dico senza alcuna ironia - salvare la vita di un bambino, curarlo nei nostri ospedali, quelli che esistono, perché a Gaza non ce n'è più uno che sia rimasto in piedi, anche per il nostro immobilismo ; consideriamo importantissimo che possano arrivare degli studenti palestinesi in questo Paese. A proposito, ci avrebbe fatto piacere che, oltre alla Ministra, che ha fatto bene a ringraziare, avesse ringraziato anche i protagonisti di questa iniziativa, la CRUI , la Conferenza dei rettori delle università italiane, ma lo ha dimenticato.
Consideriamo tutte queste cose estremamente importanti, signor Ministro, signora Ministra, ma tutto questo - mi dispiace - non esaurisce il vostro dovere, le vostre responsabilità. Questo è il vostro dovere, com'era vostro dovere chiedere, come avete fatto, alle autorità israeliane che non usassero la forza letale, che garantissero l'incolumità dei cittadini e delle cittadine sulla . Dove avete abdicato al vostro dovere è nel non aver condannato un atto di pirateria internazionale , non aver condannato con parole chiare, come stanno facendo in questo momento la maggior parte dei Paesi del mondo, un atto di pirateria internazionale, perché ciò che Israele ha fatto in queste ore - che sta ancora continuando a fare - è l'ennesimo atto di pirateria internazionale, di terrorismo internazionale. Nelle acque internazionali abbordare una nave e rapirne l'equipaggio è un atto illegale . Vorremmo un Governo che avesse il buon gusto di dirlo con parole chiare, di comunicarlo alle autorità israeliane, perché questo non significa interrompere la possibilità di avere una relazione diplomatica, di agire magari per fare buone cose, come salvare la vita di un bambino: significa tenere la schiena dritta, significa dare valore al diritto internazionale.
Ma sa, signor Ministro, quando capita di ascoltare una persona, che ha un ruolo importante come il suo, ieri sera, in un'importante trasmissione televisiva, dire, rispondendo a una domanda: eh beh, in effetti no, è illegale farlo nelle acque internazionali, il diritto è importante, però fino a un certo punto, quando c'è una guerra… No, signor Ministro, è proprio qui che esplode la questione che abbiamo di fronte, la più grande delle questioni: o il diritto internazionale - in particolare quello edificato dopo la Seconda guerra mondiale, in nome di quel “mai più” che lei ha ribadito in quest'Aula - è il punto di riferimento da cui non si può in nessun caso prescindere, in particolare in uno scenario di guerra perché è in quello scenario che il diritto naufraga oppure salta tutto .
E questo, signor Ministro, è ciò che noi le rimproveriamo, che rimproveriamo al nostro Governo. Il nostro Governo è complice perché ha fatto del diritto internazionale uno strumento da utilizzare , un po' sì e un po' no. È diritto internazionale quando, insieme all'Europa, eroghiamo 19 pacchetti di sanzioni contro la Russia, che ha invaso un Paese sovrano, e giustamente sanzioniamo chi invade un Paese sovrano con una guerra criminale .
Ma il diritto internazionale scompare quando voi votate contro la proposta di mettere in campo almeno una sanzione nei confronti del criminale Benjamin Netanyahu, quando consentite al suo aereo di sorvolare il nostro Paese. Eh sì, perché Benjamin Netanyahu, quando deve andare alle Nazioni Unite, deve fare un bello in Europa, perché la maggioranza dei Paesi non gli concede di passarci sopra. Sul nostro Paese si sente sicuro perché qui il diritto internazionale è uno strumento buono di giorno e cattivo di notte !
Voi avete demolito il diritto internazionale. Siete complici di quello che sta accadendo, ogni volta in cui vi opponete al riconoscimento dello Stato palestinese o lo condizionate ad improbabili condizioni che voi avete deciso, ancora una volta, sulla testa del popolo palestinese - ancora una volta sulla testa del popolo palestinese - mentre il riconoscimento di quello Stato sarebbe la precondizione politica e simbolica per aprire una nuova stagione.
Siete complici quando non stracciate il di cooperazione militare perché altrimenti si interrompono le relazioni . Ci vuole anche un po' di fantasia.
Siete complici quando dite “no” all'interruzione dell'Accordo di associazione UE-Israele che, all'articolo 2, dice che va interrotto quando ci sono violazioni dei diritti umani.
Sì, siete complici ed è questo quello che continuiamo a rimproverarvi. Continueremo a farlo, non perché siamo strumentali, ma perché, signor Ministro, siamo amanti della verità, del diritto internazionale e delle regole. Perché senza le regole ce n'è una sola in campo ed è la legge del più forte . E se c'è solo la legge del più forte non c'è più sicurezza per nessuno, soprattutto per i più deboli e i più fragili .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, Ministri, membri del Governo, colleghe e colleghi, ci sono momenti della storia che sono gravidi di una drammaticità inedita: momenti nei quali chi ha un po' di coscienza e anche capacità di discernimento sente e sa che ogni decisione che è chiamato ad assumere avrà un impatto determinante sul destino dell'intera umanità. Noi siamo in uno di quei momenti e non temo di essere smentita o tacciata di retorica iperbolica nell'affermare tutto questo, perché la gravità, la di quello che accade non la determiniamo noi nei dibattiti di quest'Aula.
Allora io vorrei su questo aprire un punto che è stato richiamato dagli interventi di chi mi ha preceduto. In quest'Aula, oggi, si è dibattuto di tanto: molto dell'azione di questa notte nei confronti della , del richiamo alle mobilitazioni che ancora sono in corso nel nostro Paese, dell'annuncio delle ulteriori mobilitazioni nelle giornate che verranno. Su questo, nonostante chi protesta dica che non si sente riconosciuto dal Presidente Mattarella, noi invece diciamo che è a quel faro che questo Parlamento dovrebbe guardare e rivolgersi . E allora, proprio nel richiamo che il Presidente Mattarella - che ci rappresenta tutti - ha fatto, nel richiamo inviolabile del valore della vita umana, della dignità della persona, nel riconoscere il valore anche simbolico, mediatico e comunicativo di questa mobilitazione fatta dalla vi è un richiamo concreto affinché questo valore non fosse negato dai fatti: se quello che la manifestazione doveva ottenere era un aiuto concreto alla disumanità di Gaza, tutto andava fatto per poter ottenere quell'obiettivo. Noi oggi siamo chiamati, invece, non tanto a dibattere di questo, ma a tenere gli occhi fissi sulla palla, perché altrimenti cadremmo nell'errore di cedere ad un presunto gioco di prestigio, togliendo lo sguardo dalla verità drammatica delle cose. E la verità drammatica delle cose è che l'eccidio di Gaza, che giorno dopo giorno sta aumentando, va fermato. Va fermato proprio per tutelare la vita di quelle bambine, di quei bambini, delle donne e degli uomini drammaticamente uccisi. Va fermato anche nella memoria di quella vita e della giustizia che in quest'Aula abbiamo richiamato dopo l'eccidio del 7 ottobre, ma che non ha alcuna giustificazione nel perpetrare quell'azione di disumanità, di cui il Governo Netanyahu si è reso colpevole.
Di fronte a quest'onda che ci sta travolgendo tutti e sta facendo tornare alla luce parole che mai più avremmo voluto sentire e che sono come fantasmi lontani - occupazione, morte, deportazione - oggi noi cosa siamo chiamati a fare? Io penso che siamo chiamati ad agire e a portare ad esecuzione le nostre intenzioni. Io penso che il compito della politica non possa fermarsi a inneggiare alla mobilitazione indignata o all'indignazione. Il compito della politica è creare le condizioni affinché si incarni la speranza nelle nostre comunità e nella nostra umanità.
Per fare questo, noi abbiamo accolto con favore, Ministro, anche la sua apertura al tema delle sanzioni. Noi abbiamo chiesto di usare quegli strumenti che i Governi democratici hanno in questi casi, cioè fare tutto quello che è in nostro potere per fermare l'eccidio a Gaza, per riportare la pace e portare avanti la logica dei “due popoli, due Stati”, anche con due territori, perché evidentemente c'è anche questo tema, e ciò che è in nostro potere è il potere della democrazia, della politica, delle istituzioni.
Allora chiediamoci oggi qual è la domanda che si deve fare quest'Aula. Io credo che la domanda che si debba porre quest'Aula, nel merito e nel metodo, è che ruolo vogliamo che l'Italia assuma in questo momento. Nel merito, la domanda è chiara: il piano proposto dall'amministrazione americana è un piano che lei ha definito uno spiraglio concreto per attivare un processo di pace e non una semplice illusione prematura? Noi riteniamo di “sì” e per questa ragione pensiamo che vada fortemente e unitariamente sostenuto da questo Parlamento. E affinché la cosa avvenga in modo forte e significativo, affinché il Governo abbia il mandato di un'intera Nazione a portare avanti questo piano fattivo di pace, serve che le istituzioni si uniscano in questo impegno e nella richiesta di un sostegno a questo impegno.
Ecco perché il nostro segretario, per primo, ha chiesto a se stesso, a noi e a tutto l'arco parlamentare di unirsi in una semplice e chiara risoluzione, che avesse un intento molto semplice: l'Italia è con il Governo nel contesto internazionale per sostenere questo piano e per metterlo in pratica.
Colleghe e colleghi - guardo soprattutto le colleghe e i colleghi dell'opposizione ma anche la maggioranza, che ha voluto, nonostante questo, distinguersi -, è quello che in quest'Aula è avvenuto il 1° marzo 2022: è un momento drammatico che il nostro Paese ha vissuto nella storia della Repubblica e nel quale la risoluzione che ha impegnato l'Italia nel sostegno all'Ucraina ha visto la firma di tutti i gruppi parlamentari di maggioranza e di opposizione . Questo è il Paese che l'Italia deve tornare ad essere, non il Paese nel quale “siamo d'accordo, ma anche…” e ci distinguiamo.
Noi a questo gioco delle parti non abbiamo voluto partecipare ed è per questo che abbiamo interloquito con il Governo e con il Ministro Tajani per chiedere una risoluzione unitaria e per costruirla insieme. È per questo che non abbiamo presentato una nostra risoluzione, solo a firma di Azione, perché pensiamo che questo sia il momento nel quale non possano prevalere le rivendicazioni e le ragioni delle identità politiche o delle appartenenze di collocazione di seggio in quest'Aula.
È il momento nel quale la politica e l'Italia devono essere grandi, unite, forti nel dire che siamo costruttori di pace efficaci e lo siamo tutti insieme Quanto sono piccole e meschine le ragioni di chi vuole fare dei distinguo, i “ma anche”. Ed è per questo che, veramente (siamo forse gli unici a crederci ancora), ci vogliamo fare interpreti di questa politica, che sa mettere da parte anche la richiesta di un consenso personale, privatistico, per dire che c'è un interesse più grande. Perché noi, su questo, abbiamo giurato e continuiamo a giurare, che il nostro agire politico è nell'interesse prevalente della Nazione, non per un consenso di un partito, di una parte o di un'altra.
Questa è l'Italia e questa è la politica che noi vogliamo incarnare, perché i cittadini possano vedere che è possibile farlo. È possibile farlo, è possibile essere netti, nitidi, chiari, senza dover dire: non voto questa risoluzione, perché la prima firma è la firma di un partito che mi è opposto.
A noi non ha interessato la collocazione delle firme, a noi interessa un messaggio chiaro. Ma io penso che questo Parlamento dovrebbe ritrovare quel rigurgito di orgoglio, che quest'Aula dovrebbe ritrovare l'unità di tutti quanti.
Allora, Ministro, voteremo la mozione che abbiamo voluto e scritto e che, in modo cooperante, come lei ha chiesto, intendiamo aiutare e sostenere il Governo, dall'opposizione, a portare avanti. Perché pensiamo che sia l'unica scelta da fare. L'Italia oggi non è chiamata a decidere semplicemente da che parte stare o che parte far prevalere, ma per cosa di giusto ci dobbiamo battere tutti insieme. Ed è per questo che annunciamo il voto a favore della mozione che insieme abbiamo scritto e firmato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signor Ministro, abbiamo vissuto e continuiamo a vivere un momento molto difficile nelle relazioni internazionali, momento nel quale l'ordine liberale internazionale, quello basato sulle regole e sul multilateralismo, sembra venir meno in tante parti del globo.
Abbiamo seguito, ancora in queste ore, con angoscia e con speranza, l'evoluzione di quanto sta avvenendo in Medio Oriente, di angoscia perché, ogni giorno, ogni ora in più di un conflitto crudele, significa nuovo sangue versato, nuove sofferenze per la popolazione civile, nuove distruzioni ai danni di gente innocente.
Il popolo di Gaza è davvero un popolo martire, ma il suo primo carnefice - voglio dirlo con chiarezza - si chiama proprio Hamas , non Israele.
Questa guerra si combatte perché Hamas, il 7 ottobre di due anni fa, si rese responsabile di un orrendo . Un che prese di mira, consapevolmente e deliberatamente, innocenti, donne, bambini, anziani. Un che filmarono, festeggiarono, di cui si vantarono in ogni modo. Questa è l'origine di tutto. Di un odio che ha fatto spargere tanto sangue e ha generato tanto dolore, di un odio che ha messo in pericolo il futuro stesso della regione, che ha indotto Israele, contro i nostri consigli, ad una campagna militare che ha avuto un drammatico prezzo in vite umane, in distruzioni, in sofferenze.
Il cinismo di Hamas, che ha usato il suo stesso popolo come ostaggio, che ha deliberatamente nascosto gli strumenti di guerra negli ospedali, nelle scuole, nelle moschee, ha trasformato la campagna militare di Gaza in una carneficina della quale non coglieremo mai fino in fondo le tragiche dimensioni.
Israele non si è fermato di fronte a questo, non ha potuto o voluto limitare i lutti e le sofferenze per i civili innocenti.
Onorevoli colleghi, le parole sono importanti, importantissime. Non si è trattato di un genocidio, né di una pulizia etnica. Anzi, ad Israele è doveroso riconoscere di aver tentato di limitare i danni, avvisando la popolazione di evacuare le zone di combattimento.
La guerra ad Hamas era giusta e legittima. Israele ha il diritto di difendersi e di reagire, quando viene attaccata. Si è trattato però di un prezzo sproporzionato e sanguinoso fatto pagare ad innocenti.
Sono state ore di angoscia, quelle appena trascorse, anche per un'altra ragione. Un'operazione umanitaria, teoricamente condivisibile in linea di principio (mi riferisco, ovviamente, alla cosiddetta ), si è trasformata in una provocazione gratuita.
L'azione del Governo italiano, l'azione sua personale, signor Ministro, aveva creato le condizioni per la consegna degli aiuti a Gaza in modo pacifico, con il consenso degli israeliani, attraverso l'azione preziosa del patriarca latino di Gerusalemme che è da sempre vicino al popolo gazawi.
Si è preferita la strada della provocazione, sordi agli appelli del Capo dello Stato, agli appelli dell'Europa, agli appelli del Santo Padre. Si è preferito mettere in pericolo la sicurezza di tante persone, anche di colleghi che siedono in quest'Aula. Fortunatamente, le Forze armate israeliane fin qui sono state in grado di mantenere l'impegno preso dal loro Governo proprio con lei, signor Ministro, l'impegno di evitare l'uso di metodi violenti e potenzialmente letali per fermare la . I naviganti sono in buone condizioni, verranno rimpatriati fra qualche giorno - naturalmente, in favore di telecamere - e poi questa vicenda insensata avrà finalmente fine, senza che nessuno - grazie al cielo! - si sia fatto male. E gli aiuti sequestrati verranno distribuiti - pensa un po' -, comunque, alla popolazione di Gaza, ma saranno proprio gli israeliani a farlo. É davvero un bel risultato per gli organizzatori, ne valeva la pena.
Consegnare aiuti, dunque, era un pretesto, come l'onorevole Ricciardi ha avuto l'onestà intellettuale di ammettere poco fa. Quello che interessava davvero era un'azione politica per mettere in difficoltà non tanto Israele, quanto i Governi dell'Occidente.
Del resto, in Italia, una parte dell'opposizione, una parte temo maggioritaria, si illude di mobilitare le piazze contro il Governo con il pretesto di Gaza. Le Marche sanno dimostrare che questa strategia cinica non porta a buoni risultati, cari colleghi, ma la sinistra italiana è da sempre restia ad imparare dai propri errori. Oggi temo che l'opposizione stia per commetterne un altro. Come disse John Kennedy - un Presidente che dovrebbe essere caro anche a voi - la nostra politica estera dovrebbe essere un'espressione dei nostri ideali e della nostra determinazione a promuoverli. Per questo, la politica estera, in un grande Paese liberale e democratico, non dovrebbe essere oggetto di divisione, dovrebbe essere oggetto di unità intorno ai valori fondanti della Nazione e all'interesse nazionale che ne deriva.
Lo ha dimostrato mille volte il Presidente Berlusconi, quando, stando all'opposizione, sostenne i Governi della sinistra in momenti molto delicati. Avrebbe potuto approfittare delle eterne divisioni della sinistra, far cadere il Governo D'Alema e il Governo Prodi, che non avevano una maggioranza su questi temi (tanto per cambiare, la sinistra era divisa anche allora), ma l'amore per la Patria, per il diritto, per la libertà, prevalse sempre.
Per questo, mi stupirebbe amaramente che la sinistra, oggi, non volesse convergere su un'indicazione unitaria almeno per il sostegno al piano di pace americano per il Medio Oriente. Un piano di pace realistico, accettato da Israele, dall'Autorità palestinese, dai Paesi arabi, dall'Europa: la prima speranza concreta di porre fine alla strage, al dramma del popolo di Gaza e del popolo di Israele.
Io spero ancora in un voto favorevole dell'intera Aula sulla risoluzione per la pace. Se questo non avvenisse, significherebbe che all'opposizione, o, almeno, ad una parte importante di essa, forse questi temi interessano meno che salvaguardare un'unità finta al proprio interno, un'unità esibita che non riesce più a celare le sue contraddizioni e le sue lacerazioni.
A fronte di questo atteggiamento, spicca il senso di responsabilità, di equilibrio, di prudenza, con il quale il Governo ha lavorato e continua a lavorare per la pace, naturalmente, nei limiti del potere di influenza di una media potenza come l'Italia e, soprattutto, per soccorrere concretamente la popolazione di Gaza. Non è con le , non è bloccando le stazioni e gli aeroporti, non è aggredendo le Forze dell'ordine nelle piazze che si soccorrono i gazawi affamati, feriti e disperati ; è portando loro soccorsi veri, come abbiamo fatto noi per primi, dialogando con tutti, da Israele all'Autorità palestinese (che, del resto, ha riconosciuto più volte l'importanza del nostro ruolo, assai maggiore di altri Paesi europei).
Il paziente lavoro del Ministro Tajani e della nostra diplomazia ci ha consentito di fare entrare convogli di aiuti delle Nazioni Unite (siamo stati gli unici a riuscirci), ci ha consentito di ospitare in Italia bambini feriti e malati, ci ha consentito di offrire a ragazzi e ragazze di Gaza di continuare gli studi in Italia. La ricostruzione di Gaza passa anche da questo.
Chi crede, come noi crediamo, che un Medio Oriente diverso sia possibile, che Israele e uno Stato palestinese libero da Hamas possano convivere, possano riconoscersi reciprocamente, possano cooperare in modo costruttivo, oggi ha un motivo di speranza in più.
Certo, bisogna che Hamas si faccia da parte, bisogna che Hamas concluda, con un atto onorevole, una storia che di onorevole non ha proprio nulla. Certo, bisogna che lo Stato palestinese sia governato da una ANP rinnovata e legittimata.
Noi vogliamo riconoscere questo Stato palestinese, non per fare propaganda, ma perché è un diritto legittimo di quel popolo; ma il riconoscimento non è un atto simbolico, sarà una scelta concreta quando ve ne saranno le condizioni concrete.
Onorevoli colleghi, mi è d'obbligo concludere ancora con una nota amara, ancora più amara in questo giorno di Yom Kippur, che è il giorno più santo e più solenne del calendario ebraico: l'antisemitismo sta dilagando in misura sempre più preoccupante anche nella nostra Europa, anche nel nostro Paese. È un mostro immondo che si riaffaccia dagli antri più oscuri della storia moderna.
Con il pretesto della condanna alle politiche del Governo di Israele, si sono sdoganate parole e atti persecutori contro gli ebrei di Israele e contro gli ebrei che sono cittadini dei nostri Paesi. Non si tratta più solo di parole, che già sarebbero gravissime, si tratta di discriminazioni e di violenze.
A questo dobbiamo ribellarci con tutte le nostre forze. Consentire la persecuzione degli ebrei significa rinnegare la nostra civiltà nelle sue radici più profonde, proprio come accadde in Germania 90 anni fa. Voler distruggere lo Stato degli ebrei, dal fiume al mare, non è una forma di dissenso, è una riproposizione dell'odio razziale. Non lo permetteremo mai!
Onorevoli colleghi, il gruppo di Forza Italia plaude all'operato responsabile ed efficace del Governo nella sua interezza, si riconosce in pieno nella relazione del Ministro Tajani e nel suo operato lungimirante - sto concludendo, Presidente - e voterà con convinzione la mozione di maggioranza, che ho avuto l'onore di sottoscrivere, e anche la mozione che avremmo voluto unitaria per la pace in Medio Oriente.
Come diceva Silvio Berlusconi: la pace nella giustizia, nella sicurezza, nella libertà è la più alta missione della politica
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Molinari. Ne ha facoltà.
RICCARDO MOLINARI(LEGA). Grazie, Presidente. Ministro Tajani, la ringraziamo per questa sua ennesima presenza alla Camera dei deputati, dove per l'ennesima volta, chiamato dalle opposizioni, ci ha relazionato e ha ribadito quella che è una posizione molto netta e chiara del Governo italiano e della maggioranza che lo sostiene sul conflitto tra Hamas e lo Stato di Israele. Una posizione che riteniamo sia talmente chiara e di buon senso che è diventata la base sulla quale è nata la proposta del Presidente Trump, condivisa da diversi Paesi, su cui oggi tutti quanti auspichiamo che si possa costruire un percorso di pace.
Da qui viene la prima riflessione. Chiunque ascoltasse in maniera razionale, non ideologica e senza pregiudizio, le parole del Governo italiano e della maggioranza, poteva avere un quadro molto chiaro sul fatto che l'Italia avesse una linea diplomatica molto trasparente e molto chiara, con obiettivi precisi. Chi non l'ha voluto vedere è chi sta facendo una partita diversa, cioè sta facendo una battaglia ideologica e politica contro questo Governo, disinteressandosi di quelli che sono i fatti.
Vedete, dobbiamo respingere al mittente l'idea che c'è stata un'inerzia, perché l'inerzia non c'è mai stata da parte del Governo italiano, e lei, Ministro, lo ha ribadito ogni volta in cui è stato presente in quest'Aula.
Andiamo a vedere quali sono i punti di questo piano del Presidente Trump, che riprendono la proposta italiana: la liberazione della Striscia di Gaza dalla presenza di Hamas, con la riconsegna delle armi; un piano per la ricostruzione; l'impegno di Israele a ritirarsi dalla Striscia; il rilascio immediato degli ostaggi; l'amnistia per i membri di Hamas che desisteranno e collaboreranno in questo percorso; la fornitura di corridoi per l'espatrio per i soggetti di Hamas che volessero cambiare Paese; un Governo tecnico palestinese su cui supervisioni un cosiddetto di pace, composto dallo stesso Presidente Trump, a garanzia che l'accordo tenga, e altri autorevoli ex capi di Stato, come Tony Blair; una riforma dell'Autorità nazionale palestinese che permetta davvero di riprendere il governo della Striscia, di tutta la Palestina e di costruire davvero un percorso di autodeterminazione di quel popolo, dello Stato palestinese; l'impegno di Israele a non annettere né Gaza né la Cisgiordania.
Io continuo a chiedermi, Ministro Tajani, Presidente, come si possa non condividere un piano di questo tipo; del resto, è già stato accolto in maniera positiva da Ursula von der Leyen e da diversi Paesi arabi e musulmani (l'Arabia Saudita, la Giordania, gli Emirati, l'Indonesia, il Pakistan, la Turchia, il Qatar e l'Egitto). La stessa Autorità nazionale palestinese si è detta favorevole a questa soluzione, a questo accordo. C'è stato anche un appello del Papa perché Hamas accetti questo accordo, che sembra la via migliore per arrivare a una pacificazione di quell'area.
Chi è rimasto contro questo accordo? Da quello che leggiamo, contro questo accordo ci sono alcuni gruppi terroristi vicini ad Hamas, che auspicano che Hamas non accetti; contro questo accordo c'è l'estrema destra israeliana, che vorrebbe che si andasse fino in fondo a Gaza. Cioè, sono le due entità per le quali il conflitto non finirebbe mai. Purtroppo, a questo coro dobbiamo registrare che si unisce anche una parte dell'opposizione italiana e questo ci dispiace, ci dispiace molto.
Questo ci conferma, purtroppo, che la scelta dell'opposizione in Italia, da mesi, non è stata quella di fare una battaglia per una risoluzione diplomatica del conflitto, di spronare il Governo ad agire in maniera diversa, di lavorare per gli aiuti umanitari; la scelta di una parte dell'opposizione italiana è stata quella di usare la tragedia di Gaza come arma contro il Governo italiano e questo atteggiamento, purtroppo, l'abbiamo visto anche sulla vicenda della .
Io sono perfettamente consapevole che ci siano persone a bordo di quelle navi che sono partite con un genuino spirito di solidarietà; ci sono anche nostri colleghi parlamentari, che ovviamente stimiamo e siamo convinti che siano partiti con questo e non con altri intenti.
Però, vedete, anche l'operazione della è stata raccontata politicamente su un presupposto falso, cioè sul fatto che fosse necessario che privati cittadini si organizzassero, per l'inerzia dei Governi occidentali a portare sostegno alla popolazione di Gaza. Questo, per quanto riguarda l'Italia, è totalmente falso e sia lei che il Ministro Crosetto l'avete spiegato diverse volte in quest'Aula.
L'Italia è stato il primo Paese per aiuti umanitari nella Striscia di Gaza . Abbiamo fatto avere 2.300 tonnellate di cibo con l'operazione ; abbiamo mandato 40 milioni di euro di aiuti umanitari; abbiamo curato più di 200 bambini di Gaza negli ospedali italiani; abbiamo accolto più di 1.200 persone; ci sono state 15 operazioni umanitarie; abbiamo mandato una nave militare ospedale al largo di Gaza per curare i feriti e, anche per quanto riguarda l'operazione della , nonostante questo atteggiamento, nel momento in cui c'è stato un pericolo per l'incolumità dei cittadini italiani a bordo, il Governo prontamente ha risposto, mandando per primo una nave della Marina militare a garantire la sicurezza di chi era a bordo
Se l'obiettivo era quello di garantire aiuti umanitari, ci chiediamo perché anche la mediazione che il Governo italiano ha fatto con lo Stato di Israele non sia stata accolta. La mediazione la conosciamo tutti: era quella di lasciare gli aiuti alimentari a Cipro, sotto la supervisione del Patriarcato latino di Gerusalemme, quindi sotto la supervisione e con la garanzia del cardinale Pizzaballa, che penso nessuno qui dentro possa pensare che non sia sensibile o sia distante dal dolore e dalla sofferenza del popolo palestinese e del popolo di Gaza. È stata una proposta caldeggiata dal Governo italiano e c'è stato anche un appello del Presidente della Repubblica Mattarella, ma la richiesta che invece veniva fatta dal , dai capi della era un'altra: non si voleva lasciare lì le derrate alimentari, ma si pretendeva - e si attaccava il Governo su questo - che il Governo italiano mandasse la sua nave militare oltre il blocco navale israeliano, di fatto portando l'Italia in guerra contro Israele . Questa era la richiesta della e dei politici.
Allora qualcuno mi deve spiegare come un'operazione umanitaria e di pace può essere un'operazione che, di fatto, chiedeva a uno Stato di entrare in guerra con un altro. Perché sappiamo tutti cosa vuol dire mandare là dei militari oltre il blocco. Si è deciso deliberatamente di non lasciare quegli aiuti e si è deciso deliberatamente di arrivare alla conclusione di ieri sera.
Del resto, è evidente che le manifestazioni che sono partite fossero manifestazioni concordate. Tutti sapevamo cosa sarebbe successo e Israele l'ha detto in tutti i modi: chi avesse superato il confine sarebbe stato arrestato e poi rimpatriato, ed è quello che sta accadendo.
Nonostante questo, abbiamo visto le manifestazioni di ieri sera, gli annunci di scioperi per i prossimi giorni. Purtroppo, però, abbiamo visto anche gli scioperi e le manifestazioni della settimana scorsa; manifestazioni dove, oltre alla parte pacifica, purtroppo, abbiamo anche assistito a violenze che non avremmo voluto vedere, in particolare nella città di Milano.
La responsabilità penale è sempre soggettiva e, quindi, non vogliamo dare colpe su singoli fatti ad altri, però una riflessione va fatta. Se abbiamo visto a Milano dei ragazzi, soprattutto stranieri, appartenenti a determinate comunità religiose, a volto scoperto aggredire poliziotti, spaccare vetrine, picchiare le persone, rompere l'arredo urbano - ripeto: a volto scoperto -, probabilmente è perché sono convinti di stare facendo una battaglia giusta.
Da dove nasce questa convinzione di fare una battaglia giusta? Beh, forse un qualche contributo e anche certi toni e certi argomenti che sono stati utilizzati in Parlamento dall'opposizione hanno contribuito . Perché, quando si gioca con la propaganda antisionista, che di fatto - lo ricordavano prima i colleghi di Forza Italia - è l'antisemitismo moderno, quando si accusa il Governo italiano di avere le mani sporche di sangue, come se il Governo italiano avesse un qualche ruolo nella vicenda tragica che riguarda Gaza, quando si dice che siamo davanti a un genocidio e non si ricordano le cause che hanno portato a questo conflitto, beh, cari colleghi, forse per un cieco e cinico calcolo elettorale che ci porta a pensare che con certi toni ci si possa ingraziare le simpatie di alcune comunità straniere che vivono nelle nostre città, si sta facendo un gioco molto pericoloso .
Perché, quando l'incendio parte, non si sa se si riesce a spegnere, e vorrei evitare che le nostre città diventassero le francesi. Io, quindi, e noi vi invitiamo a fermarvi, perché un conto è il dibattito politico, un conto è giocare su questi temi. L'altro grande tema su cui si fa confusione è il riconoscimento della Palestina, come se la colpa di questo Governo fosse non averla riconosciuta, con la narrazione che, riconoscendo lo Stato di Palestina, si garantirebbe la pace. Lo avete detto voi: 150 Paesi lo hanno fatto e la guerra non è finita.
Se la guerra potrà finire, è perché Donald Trump e gli Stati Uniti d'America, che hanno la stessa posizione dell'Italia sul riconoscimento della Palestina, stanno facendo una proposta di pace. Riconoscere la Palestina fintanto che c'è Hamas è il più grande regalo ai terroristi che si può fare, vorrebbe dire premiarli dopo il massacro del 7 ottobre ! Il riconoscimento della Palestina ci dovrà essere solo quando la Palestina sarà liberata dai terroristi di Hamas.
Quindi chiudo, Presidente. La proposta Trump, che appoggia il Governo, è una proposta che va nella direzione che da sempre è quella della diplomazia italiana: due popoli, due Stati. Per avere due popoli e due Stati, però, non possono esserci terroristi, per avere due popoli e due Stati si devono liberare gli ostaggi, e per avere due popoli e due Stati noi vogliamo sempre tenere la barra dritta, però, sulle cause del conflitto …
PRESIDENTE. Ha esaurito il suo tempo, onorevole, mi dispiace. Non sono io a spegnere i microfoni, si spengono da soli . Purtroppo è così, non posso farci niente, onorevole Molinari. È così per tutti, è stato così per tutti i colleghi: avete dieci minuti, poi il microfono si spegne da solo. Ha chiesto di parlare la deputata Schlein. Ne ha facoltà.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questa notte l'esercito israeliano ha bloccato e arrestato gli attivisti delle 40 navi della in acque internazionali, a 80 miglia nautiche da Gaza, con un atto illegale da ogni punto di vista, del diritto internazionale, del diritto marittimo e anche del diritto umanitario. Questo non glielo abbiamo sentito dire, Ministro. Non abbiamo sentito, da parte vostra, una parola di condanna e nemmeno di critica di quanto accaduto. Il Governo australiano e quello irlandese hanno espresso preoccupazione per l'intercetto israeliano di una missione pacifica.
La procura di Istanbul ha aperto un'indagine per gli arresti in acque internazionali. Il Governo colombiano ha denunciato l'accordo di libero scambio con Israele in risposta a quanto è accaduto questa notte. Non è possibile stare a guardare mentre Netanyahu compie atti di pirateria in acque internazionali. I Governi europei e il Governo italiano non lo devono tollerare e devono fare tutto quello che possono per tutelare l'incolumità degli attivisti e farli liberare e rientrare il prima possibile, perché la loro detenzione è illegittima.
Dovete fare, Ministro, tutto il possibile per fermare il blocco illegale degli aiuti imposto dal Governo israeliano e aprire un corridoio umanitario permanente per portare aiuti ai palestinesi. La verità è che le navi della stavano provando a fare ciò che avrebbero già dovuto fare i Governi europei e l'Unione europea senza accettare di vedere marcire centinaia di aiuti a Rafah, nei camion fermi. In tantissime piazze d'Italia, nelle strade, nei porti, nelle scuole, negli scioperi e nelle manifestazioni di ieri e delle settimane precedenti si è alzata una voce chiara, una voce che chiede di fermare i crimini del Governo israeliano a Gaza e in Cisgiordania, con oltre 60.000 palestinesi uccisi dall'esercito israeliano, tra cui tantissime donne, bambini e civili in fila per il cibo.
Si è alzata con forza la voce di un'Italia che non vuole essere complice di quello che anche gli esperti internazionali e la Commissione dell'ONU definiscono genocidio, e non è accettabile che il Governo provi a coprire o ignorare il grido di quelle centinaia di migliaia di manifestanti che, in modo del tutto pacifico, nel Paese e nelle città hanno scioperato e manifestato per i palestinesi. Smettetela di criminalizzare ogni piazza e ogni forma di dissenso.
Non potete ignorare un sentimento che è forte e attraversa il Paese, quel grido nelle piazze stracolme, negli scioperi che vi saranno anche domani, e noi saremo con loro, come sempre, pacificamente, per manifestare per la , per manifestare per Gaza. Guardate non è accettabile nemmeno - lo voglio dire con nettezza - l'attacco della Presidente Meloni questa mattina allo sciopero e le minacce di precettazione . Giù le mani dal diritto di sciopero di lavoratrici e lavoratori, l'Italia è migliore di chi oggi la governa!
Questa discussione è già tardiva, Ministro, e lei lo sa, perché avevamo chiesto, insieme alle altre opposizioni, alla Presidente Meloni di venire in Parlamento prima di andare a New York a non annunciare il riconoscimento dello Stato di Palestina, come invece hanno fatto la Francia, il Regno Unito, il Canada, l'Australia, San Marino, tanti altri Paesi. Meloni qui non è venuta. È venuto lei, Ministro, e so che con il Ministro Crosetto, nei giorni scorsi, vi siete mossi per chiedere garanzie al Governo israeliano che non avrebbe usato la forza contro delle navi disarmate e pacifiche.
Ma non si capisce perché, mentre voi facevate questo, la Presidente del Consiglio ha tirato fuori la clava contro gli attivisti della e ha usato per loro parole più dure di quante ne abbia mai usate per i crimini di Netanyahu . Ha parlato di un'iniziativa pericolosa, gratuita e irresponsabile. Poteva dirlo quando il Governo israeliano ha fatto uccidere i negoziatori in Qatar. No, lo ha detto contro la No, lo ha detto anche in quella occasione!.
Ha detto: risparmiateci la lezione di morale sulla pace se il vostro obiettivo è l'. Pensavo lo dicesse quando l'esercito israeliano ha sparato sui civili che erano in fila per il pane, ma no, lo ha detto alla . Ha detto che le sofferenze del popolo palestinese evidentemente non erano la priorità. Pensavo che parlasse a Netanyahu contro il blocco criminale di aiuti umanitari che stanno imponendo ai palestinesi; invece no, stava parlando a 400 attivisti disarmati che facevano rotta per Gaza.
Ha detto che tutto quello che succede in Italia è contro di lei e non per dare sollievo a Gaza. Ma davvero pensa che gli italiani abbiano portato a 500 tonnellate di aiuti umanitari per fare un dispetto a lei? Deve uscire dalla sua megalomania, gliel'ho già detto ! Ha mentito, dicendo che gli aiuti potevamo portarli noi in poche ore. Lei lo sa, Ministro, perché su questo ci siamo sentiti spesso, che sono settimane che cerchiamo di aprire un canale via terra per portare gli aiuti raccolti da attraverso la Giordania. Il Governo israeliano non vuole far passare i biscotti, pare che siano troppo energetici per dei bambini che muoiono di fame. Meloni dovrebbe contrastare duramente queste regole criminali e inumane, non accettarle e restare invece muta per non litigare con Netanyahu .
Cosa avrebbe potuto dire - mi direte - la Presidente Meloni? Voglio farvi un esempio concreto: avrebbe potuto dire, anche ieri, che dobbiamo ricordare che questa è una missione umanitaria che non avrebbe avuto luogo se il Governo israeliano avesse consentito l'ingresso e la distribuzione di aiuti umanitari da parte delle Nazioni Unite, e dire che quei compatrioti, che si trovano sulla , avranno piena protezione diplomatica, perché non rappresentano un pericolo o una minaccia per Israele. È quello che ha detto ieri Pedro Sanchez, mentre a pochi metri di distanza Meloni insultava gli attivisti .
Presidente Meloni, molli la clava e provi a fare la Presidente del Consiglio di questo Paese , soprattutto adesso che si apre uno spiraglio per la pace. Stiamo seguendo con attenzione il negoziato di queste ore sull'iniziativa diplomatica degli Stati Uniti che è stata accolta con favore dall'Autorità nazionale palestinese e da molti Paesi arabi. Al di là della valutazione sui singoli aspetti di questo piano, ovviamente auspichiamo che si giunga al più presto ad un accordo, per porre fine alle atrocità e ai crimini del Governo israeliano a Gaza e in Cisgiordania, ma serve chiarezza.
Sul riconoscimento dello Stato di Palestina serve il pieno coinvolgimento dei palestinesi nella fase di transizione e serve porre fine anche alle occupazioni illegali della Cisgiordania, a cui il piano di Trump non fa cenno. Chiediamo al Governo di sostenere questo sforzo in tutte le sedi internazionali, a partire proprio da questo negoziato che si è aperto intorno alla proposta di tregua avanzata dagli Stati Uniti, e di sostenere ogni iniziativa che miri a ottenere un cessate il fuoco immediato, la liberazione incondizionata degli ostaggi israeliani ancora nelle mani dei terroristi di Hamas, la protezione di tutta la popolazione civile e lo sblocco di tutti gli aiuti umanitari indispensabili alla popolazione palestinese martoriata.
Chiediamo il pieno afflusso di questi aiuti, così come la fine di quell'occupazione illegale, anche in Cisgiordania.
Speriamo - voglio essere chiara - che questo accordo si faccia al più presto, perché bisogna fermare i crimini di Netanyahu a Gaza e in Cisgiordania e dare sollievo immediato ai palestinesi, ma per noi il percorso di pace è indivisibile dal riconoscimento dello Stato palestinese. Noi chiediamo il pieno riconoscimento di uno Stato di Palestina, perché anche i palestinesi, come gli israeliani, hanno diritto a esistere e vivere in pace e in sicurezza in uno Stato che sia loro riconosciuto.
Come potete chiederci di votare una vostra risoluzione che ignora completamente questo punto o che, con una misera tattica parlamentare, prova a dividerlo? Guardate, per noi le due cose stanno insieme. Rispetto alla presa in giro di questi giorni, voglio anche sottolineare che lo Stato di Palestina o si riconosce o non si riconosce: non esiste il riconoscimento condizionato ! E riconoscere la Palestina vuol dire riconoscere l'ANP, non i terroristi di Hamas, a meno che Meloni non stia accusando il Regno Unito, la Francia e altri 150 Paesi di volere legittimare Hamas. Non scherziamo.
Anche sulle sanzioni, Ministro Tajani, non prendete in giro gli italiani. Lei, qui, ha detto che siete favorevoli a quelle individuali, perché sapete che, su queste, serve l'unanimità e sarà qualche altro Governo a bloccarle. Bisogna che ci diciate come voterete su tutte le altre sanzioni proposte dalla Commissione europea, su cui il vostro voto rischia di essere determinante per affossarle. Il nostro Paese ha sempre avuto una tradizione molto importante, diplomatica, di ponte nel Mediterraneo e col Medio Oriente: non potete piegare la politica estera di un grande Paese come l'Italia alle vostre amicizie politiche e ideologiche.
Giorgia Meloni, anche oggi, è andata all'estero ad attaccare le opposizioni e gli attivisti della . A lei voglio dare un messaggio molto semplice: nelle pagine più buie della storia, non resterà scritto ciò che non avete fatto, pur avendone il potere, ma ciò che avete lasciato accadere. Con quale ipocrisia venite qui a fare finti appelli all'unità, mentre Meloni, con la clava, ci accusa di essere contro la pace? Dove si parla di pace noi ci siamo e ci siamo sempre stati. Voi, per parlare di pace, avete aspettato il permesso di Trump ! Adesso, datevi da fare anche voi per ottenere quell'accordo di pace, voi che avete bloccato per mesi una posizione chiara dell'Europa, che non avete condannato con nettezza i suoi crimini e che, a differenza degli altri Paesi, non avete ancora riconosciuto la Palestina! Alla ...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Ha esaurito anche lei il suo tempo. Grazie colleghi. Ha chiesto di parlare il deputato Calovini. Ne ha facoltà.
GIANGIACOMO CALOVINI(FDI). Grazie, Presidente. Ministro Tajani, Ministri del Governo, colleghe e colleghi, oggi ci troviamo qui a discutere su una decisione che non è soltanto di politica estera, ma che tocca le radici stesse della nostra responsabilità parlamentare e del ruolo che il nostro Paese può e deve svolgere in una dimensione internazionale.
Il dibattito di oggi affronta, a mio avviso con serietà ed equilibrio, una delle questioni politiche irrisolte più dolorose forse della storia, che ha attraversato gli ultimi ottant'anni. Mi riferisco ovviamente al conflitto che contrappone israeliani e palestinesi e che ha subito, però, una brutale accelerazione con il barbaro attacco terroristico del 7 ottobre 2023. Non possiamo e non dobbiamo in alcun modo rimuovere quella data, senza la quale non è possibile comprendere quanto sta accadendo oggi nella Striscia di Gaza. Hamas, con un'operazione pianificata e disumana, ha colpito cittadini inermi, ha ucciso circa 1.200 persone, ne ha catturate più di 250 per trasformarle in ostaggi. Ha poi continuato questo crimine e si sono sommati stupri, torture, umiliazioni documentati da numerosi rapporti delle Nazioni Unite.
Hamas - è doveroso ribadirlo in questa sede - non rappresenta il popolo palestinese, è certo. Lo opprime, lo sfrutta, lo priva del futuro, utilizzando i civili come scudi umani, derubandoli degli aiuti umanitari, reprimendo il dissenso con una violenza sommaria. Ci preoccupa, però, Presidente, che qualcuno, nel nostro Paese, con un tricolore in mano - che non meriterebbe neppure di poter toccare - possa umiliare, perché di questo si è trattato , un sindaco colpevole, secondo lei, di aver auspicato la liberazione degli ostaggi.
La verità, colleghi e colleghe, è che, di fronte a tale barbarie, non è possibile mettere in discussione il diritto di Israele a difendere la propria popolazione. Allo stesso tempo, tuttavia, nessuna reazione militare può di certo travalicare i principi fondamentali del diritto internazionale e umanitario. Lo abbiamo detto sempre con chiarezza: la sicurezza di uno Stato non può che poggiare su una risposta proporzionata all'offesa subita, che mai può contemplare l'adozione di politiche che accrescono la sofferenza delle popolazioni, specie, ovviamente, quelle civili.
Ed è qui che emerge la specificità della posizione italiana, una posizione di responsabilità politica forte, di equilibrio e di rifiuto di ogni approccio ideologico.
Colleghe e colleghi, il nocciolo della questione, oggi, è la possibilità di tornare a una condizione in cui possa essere riaffermata la prospettiva doverosa dei “due popoli, due Stati”. Si tratta di un punto cardinale che orienta da decenni la bussola della nostra diplomazia e che il Governo ha sempre ribadito con chiarezza in tutte le sedi internazionali. Nessuno - vale la pena ricordarlo - ha mai messo in discussione se riconoscere lo Stato di Palestina. L'oggetto della nostra riflessione oggi riguarda, infatti, quando e come farlo. In altre parole, si tratta di saper inserire tale scelta nella corretta finestra storica.
Siamo chiamati d'altronde a compiere scelte difficili, che richiedono una grande lucidità politica. Un riconoscimento della sovranità palestinese quando Hamas controlla ancora Gaza non costituirebbe un contributo alla pace, ma un incentivo alla sua ulteriore compromissione. E lo dico, Presidente, anche nel dibattito di oggi e, visto il dibattito di oggi, per suo tramite, con il massimo rispetto, anche ai colleghi delle opposizioni e, in particolar modo, ai colleghi del Partito democratico, che, nel 2015, votarono in quest'Aula una risoluzione per il riconoscimento della Palestina, in una soluzione di “due popoli, due Stati”. Ma nulla è stato fatto. E lo dico, ancor di più - sempre, tramite lei, Presidente -, ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, che, nonostante siano passati 10 anni, dovrebbero avere un po' di memoria e ricordare che nel loro impegno per il riconoscimento della Palestina c'era addirittura la richiesta di un viaggio del Presidente del Consiglio proprio in quei territori. Anche in questo caso nulla è stato fatto.
Questo tema, colleghi, è uno dei più seri che un Parlamento debba affrontare in un momento storico come quello che stiamo vivendo. Per questo, con serietà, siamo convinti che il raggiungimento della pace sia vincolato a due condizioni irrinunciabili: la liberazione di tutti gli ostaggi e l'esclusione di Hamas da qualsiasi ruolo di governo in un futuro dello Stato di Palestina. Non si tratta di cavilli formali, come qualcuno ha provato a dire questa mattina, sono premesse, invece, minime, di credibilità, condivise anche dalla Lega araba, che, per la prima volta nella storia, ha condannato Hamas, di cui chiede il disarmo e l'allontanamento dalla Striscia di Gaza. È un segnale storico che colloca la posizione italiana in sintonia con un consesso internazionale più ampio di quanto fosse immaginabile in passato e che oggi, grazie al piano americano che ovviamente noi sposiamo, potrebbe finalmente attuare passi concreti.
Presidente, la nostra posizione non si limita a fissare condizioni politiche, ma valorizza anche l'impegno umanitario senza precedenti che l'Italia ha messo in campo. Dal novembre del 2023, con la nave ospedale Vulcano, con il programma , con il ponte aereo, con la costruzione di corridoi marittimi, il nostro Paese si è distinto come attore credibile, rapido, capace di dare risposte concrete e di alleviare le sofferenze delle popolazioni palestinesi. Ed ecco che il nostro plauso va a tutti coloro - Forze dell'ordine, operatori sanitari, diplomatici e volontari -, che, da anni, stanno lavorando in silenzio per quelle popolazioni martoriate, senza bisogno di continua attenzione mediatica. In tal senso l'Italia ha mostrato che la difesa non è solo esercizio di forza, ma anzitutto strumento di protezione della vita. Le nostre Forze armate hanno saputo trasformare le loro capacità operative in missioni umanitarie, coniugando professionalità militare e vocazione civile. È una lezione che l'Europa intera dovrebbe comprendere. E, a proposito di Europa, colleghi, il nostro voto favorevole è anche un messaggio a Bruxelles e ai del G7.
Abbiamo visto come alcuni Paesi abbiano scelto la via del riconoscimento unilaterale dello Stato di Palestina, senza concertare in alcun modo nei consessi multilaterali. Si tratta di scelte legittime, certo, ma che hanno avuto, come effetto immediato, la divisione dell'Europa, laddove, di fronte all'aggressione russa all'Ucraina, eravamo, invece, riusciti a mantenere un fronte compatto. L'Italia propone, quindi, una via diversa: un riconoscimento condizionato e condiviso che unisca e non divida.
Presidente, permettetemi, poi, di rivolgere un'ultima considerazione a chi crede che la pace si costruisca nelle piazze o con manifestazioni di protesta: le piazze sono legittime, certo, ma la pace non nasce dagli slogan, tantomeno da atti violenti o comunque illegali. Nasce, invece, al contrario, da un lento e talvolta snervante lavoro politico, dalla diplomazia, dal coraggio di porre condizioni chiare e da una flessibilità che trova la sua giustificazione nel conseguimento del bene superiore della pace e della sicurezza internazionale.
Ribadiamo con fermezza che il popolo palestinese ha certo diritto a un futuro di autodeterminazione e, parimenti, riaffermiamo che il popolo di Israele ha diritto a vivere in sicurezza, ma con una sicurezza giusta e duratura. Questa è la coerenza che ha sempre caratterizzato la politica estera italiana e che oggi Fratelli d'Italia riafferma con convinzione e fermezza contro il terrorismo: equilibrio nelle relazioni internazionali, responsabilità verso la popolazione civile e impegno per la costruzione di due Stati che possano vivere fianco a fianco, trasformando in realtà gli obiettivi di pace e di sicurezza.
Presidente, Giovanni Paolo II diceva che per ottenere la pace servono giustizia, verità, amore e libertà. Non abbiamo neanche lontanamente l'arroganza e la presunzione di poter essere così bravi da poter seguire, in modo impeccabile, quella strada, ma il nostro impegno e la dedizione di certo non mancheranno. Ed è per tale ragione che, a nome di Fratelli d'Italia, esprimo con convinzione il nostro voto a quelle risoluzioni che incarnano un approccio realista e lungimirante, riaffermando la centralità diplomatica del nostro Paese e la sua credibilità nello scenario internazionale come, da tempo, forse troppo tempo, non accadeva .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marattin. Ne ha facoltà per due minuti.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Il Partito Liberaldemocratico ha sottoscritto e voterà la risoluzione di Azione e della maggioranza sul processo di pace, perché è un processo di pace che piace al Papa, piace all'Autorità nazionale palestinese, piace agli Stati arabi, piace all'ONU, piace alla comunità internazionale. Credo sia più che abbastanza per avere la nostra attenzione.
Noi voteremo anche la risoluzione di maggioranza sul processo di riconoscimento dello Stato palestinese, perché ricalca la posizione che da settimane abbiamo assunto: sì alla Palestina senza se e senza Hamas, altrimenti non è un vero riconoscimento e non è nell'interesse del popolo palestinese .
Ma c'è di più. Vedete, non è la prima volta che, in questo Paese, un pezzo di Paese usa un conflitto internazionale, in cui c'è un grosso e uno piccolo, per alimentare l'antagonismo in politica interna. Fu fatto negli anni Sessanta e negli anni Settanta con la guerra del Vietnam. La differenza è che allora la politica agì per contenere l'antagonismo, non per coccolarlo e corteggiarlo. All'epoca, una come Francesca Albanese certe forze politiche non l'avrebbero neanche fatta entrare in una sezione di partito . Mentre oggi io esprimo la solidarietà al sindaco di Reggio Emilia del Partito Democratico che è stato umiliato per aver detto che gli ostaggi devono essere rilasciati. Non cediamo a questa vergogna, non cediamo nelle nostre differenze reciproche a coccolare l'antagonismo. All'epoca si agì per contenerlo e non per coccolarlo e arrendersi ad esso .
PRESIDENTE. Sono così concluse le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Bignami, Molinari, Barelli, Lupi, Richetti e Marattin n. 6-00199, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo alla votazione della risoluzione Bonelli, Conte, Schlein, Fratoianni ed altri n. 6-00200.
Prima di passare alle votazioni, chiedo ai presentatori della risoluzione n. 6-00200 se intendano accettare o meno la riformulazione... Non intendono accettare la riformulazione. Bene.
Avverto che i presentatori non hanno accettato la riformulazione proposta dal Governo relativa al 2° capoverso del dispositivo, pertanto il parere deve intendersi contrario alla risoluzione nella sua interezza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Bonelli, Conte, Schlein, Fratoianni ed altri n. 6-00200, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Boschi ed altri n. 6-00201, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Calovini, Billi, Orsini e Carfagna n. 6-00202, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo alla votazione della risoluzione Magi e Della Vedova n. 6-00203.
Avverto che i presentatori hanno chiesto la votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, il dispositivo, ad eccezione del 4° capoverso; quindi, il 4° capoverso del dispositivo; infine, ove il dispositivo venga in tutto o in parte approvato, la premessa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Magi e Della Vedova n. 6-00203, ad eccezione del 4° capoverso, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 4° capoverso del dispositivo della risoluzione Magi e Della Vedova n. 6-00203, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della risoluzione Magi e Della Vedova n. 6-00203, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sono così esaurite le Comunicazioni del Governo sui recenti sviluppi della situazione nella Striscia di Gaza.
PRESIDENTE. La Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, nella seduta del 30 settembre scorso ha proceduto all'elezione di due Segretari, in sostituzione del senatore Antonio Iannone, dimessosi da componente della Commissione, e dell'onorevole Anthony Emanuele Barbagallo, dimessosi da Segretario. Sono risultati eletti il senatore Sergio Rastrelli e l'onorevole Valentina Ghio.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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