PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
STEFANO VACCARI, legge il processo verbale della seduta del 10 ottobre 2025.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 93, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Chiedo di intervenire, a nome del gruppo del Partito Democratico, per chiedere alla Presidenza di aprire questa giornata di lutto manifestando tutto il cordoglio e la vicinanza del Parlamento e delle istituzioni per l'immane tragedia che ha strappato la vita a tre servitori dello Stato: tre carabinieri che hanno perso la vita - ci sono stati anche 13 feriti - durante lo sgombero di uno stabile a causa di un'esplosione.
Nelle prossime ore conosceremo tutti gli elementi e potremo approfondire le questioni ma non si può non ribadire in quest'Aula, in questo momento, che nessuna disperazione sociale può giustificare quello che è avvenuto. Bisognerà in questa sede, con tutta la forza possibile, manifestare la vicinanza e il cordoglio non solo alle famiglie e alle persone che sono state colpite ma a tutti i servitori dello Stato, a cui dobbiamo essere grati per l'impegno che ogni giorno portano avanti per servire le istituzioni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sul medesimo argomento l'onorevole Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Intervengo solo per unirmi alle parole del collega, molto opportune, devo dire. Forza Italia si associa, e credo che tutta la Camera si associ, al lutto di tutto il Paese per il sacrificio di tre giovani vite. Ancora una volta l'Arma dei carabinieri e ancora una volta le Forze dell'ordine hanno dimostrato spirito di sacrificio, hanno dimostrato coraggio, hanno dimostrato di esserci nei momenti difficili. Questa era una situazione difficile e, purtroppo, tre giovani vite sono state vittime di quella che, purtroppo, sembra essere una follia omicida.
All'Arma dei carabinieri e alle famiglie degli scomparsi va il nostro cordoglio e immagino quello dell'intera Aula; ai feriti gli auguri di una pronta guarigione e un abbraccio affettuoso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sul medesimo argomento l'onorevole Padovani. Ne ha facoltà.
MARCO PADOVANI(FDI). Grazie, Presidente. Voglio esprimere, a nome di tutto il gruppo di Fratelli d'Italia, l'immenso dolore per la tragica scomparsa di tre carabinieri caduti in servizio questa mattina a Castel d'Azzano in provincia di Verona, travolti da un'esplosione durante un'operazione di sgombero: un bilancio drammatico di un'operazione difficile e complessa. Onore alla memoria del luogotenente carica speciale Marco Piffari, del carabiniere scelto Davide Bernardello e del brigadiere capo qualifica speciale Valerio Daprà: uomini che hanno sacrificato la vita, compiendo fino all'ultimo il loro dovere al servizio della Patria.
Manifestiamo quindi il nostro più sincero e commosso cordoglio alle famiglie delle vittime, ai loro cari e a tutta l'Arma dei carabinieri. La nostra più sentita vicinanza e la nostra gratitudine agli agenti delle Forze dell'ordine e ai Vigili del fuoco rimasti feriti nell'esplosione, a cui auguriamo una pronta guarigione. Il coraggio, la dedizione e lo spirito di servizio dei nostri uomini in divisa rappresentano un esempio straordinario di amore vero verso il Paese e per i valori che lo tengono unito .
PRESIDENTE. Consentite anche a me, essendo un generale di Corpo d'armata dei carabinieri, di unirmi al cordoglio delle famiglie e ad essere vicino a tutta l'Arma. Grazie a tutti quanti.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2369-A: Disposizioni per la revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all'estero.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore per la maggioranza, deputato Andrea Orsini.
ANDREA ORSINI, . Ho dieci minuti, giusto?
PRESIDENTE. Sì, confermo.
ANDREA ORSINI, . Le chiedo fin da ora l'autorizzazione, qualora non riuscissi a concludere, ad allegare la relazione agli atti.
PRESIDENTE. Assolutamente.
ANDREA ORSINI, . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, questo provvedimento, che è un collegato alla manovra di finanza pubblica del 2025, introduce riforme organizzative che mirano a rendere più efficace l'attività della pubblica amministrazione, migliorando i servizi all'utenza e rafforzando la competenza del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale in materia di promozione economico-commerciale e di .
Il provvedimento si compone di 7 articoli divisi in 3 Capi, il primo dei quali incide profondamente sulle funzioni consolari, concentrando le risorse sulle attività prettamente di rappresentanza e di tutela dei connazionali all'estero e sottraendo ai consolati le competenze burocratiche e amministrative che non sono proprie della loro funzione: mi riferisco, nello specifico, al riconoscimento della cittadinanza . Tale riconoscimento viene centralizzato in un'apposita struttura specializzata presso il Ministero degli Esteri, alleggerendo il carico di lavoro dei consolati rispetto a un'attività non specifica alla loro funzione e garantendo meglio, proprio in vista della specializzazione, il controllo di frodi e abusi. A questo scopo, l'articolo 1, a partire dal comma 1, modifica le procedure in materia di riconoscimento della cittadinanza per i residenti all'estero, sostituendo integralmente l'articolo 10 del decreto legislativo n. 71 del 2011, che definiva l'ordinamento e le funzioni degli uffici consolari.
Ai consolati, come abbiamo visto, vengono sottratte tutte le competenze sul riconoscimento della cittadinanza tranne una, quella di accertare il mantenimento della cittadinanza da parte di persone residenti nella circoscrizione e già riconosciute come cittadini, e il conseguente riconoscimento del possesso della cittadinanza per i loro figli minori.
Le domande di riconoscimento della cittadinanza ora saranno presentate direttamente agli uffici di livello di dirigenziale generale che saranno istituiti all'interno del Ministero degli Affari esteri. Le domande sono inviate al MAECI esclusivamente tramite servizio postale, in deroga a quanto previsto dal codice dell'amministrazione digitale, e devono essere corredate dalla documentazione cartacea originale e della prova del versamento dei servizi consolari.
La scelta del mezzo cartaceo, in apparente controtendenza rispetto alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, ha lo scopo di rendere più facile l'individuazione di anomalie, frodi o di altre scorrettezze nella documentazione che proviene da Paesi molto diversi fra loro sul piano sia della digitalizzazione stessa sia dei controlli di regolarità antifrode. Naturalmente, le comunicazioni ufficiali fra il richiedente e il MAECI si svolgeranno esclusivamente con posta elettronica, con valore di notifica, anche se non certificata.
I successivi commi 5, 6 e 7 dell'articolo 1 definiscono le modalità applicative e individuano un periodo transitorio di applicazione. In particolare, a seguito di una modifica approvata durante l'esame in Commissione, tali disposizioni si applicano dal 1° gennaio del terzo anno solare successivo a quello in corso alla data dell'entrata in vigore della legge. Naturalmente, per consentire la messa a regime delle nuove procedure, nel periodo transitorio di applicazione è necessario fissare un tetto al numero di domande che possono essere gestite. A questo scopo, si è stabilito che il MAECI, in questa fase, possa ricevere un numero massimo annuo di domande non superiore a quelle trattate complessivamente nel corso dell'anno precedente presso gli uffici consolari.
Con la stessa logica, la norma transitoria prevede un tetto per la trattazione da parte degli uffici consolari delle domande ricevute prima dell'entrata a regime della nuova procedura. Durante tale periodo, nessun ufficio consolare potrà riceve annualmente un numero di domande superiore ai procedimenti conclusi nell'anno solare precedente. Naturalmente, nel caso di uffici che hanno trattato un numero molto basso di pratiche o addirittura nessuna, si prevede che il limite massimo di pratiche non possa essere comunque inferiore a 100.
Infine, nello spirito di condivisione con l'opposizione, che ha caratterizzato l'intero del provvedimento, il termine di 48 mesi, che il testo originario prevedeva per la conclusione delle pratiche di riconoscimento di cittadinanza, durante il lavoro in Commissione, è stato ridotto a 36 mesi. Per far fronte a queste esigenze, il comma 2 prevede l'aumento della dotazione organica del MAECI di 2 unità di livello dirigenziale, 30 nell'area dei funzionari e 55 nell'area degli assistenti. I commi 3, 4 e 5 contengono disposizioni organizzative che, per brevità, ometto, ma che lascio nella relazione scritta.
L'articolo 2 del provvedimento disciplina la legalizzazione di firme di atti da e per l'estero, ai fini di superare alcune incertezze applicative. In particolare, il consolato potrà verificare la conformità della firma non sulla base degli di firma di tutti i funzionari locali che emettono atti, bensì sulla base di un numero limitato di di firma dei funzionari abilitati ad effettuare la legalizzazione a fini interni delle firme degli altri funzionari che hanno materialmente erogato gli atti.
L'articolo 3 tratta modifiche alla legge sull'anagrafe e il censimento degli italiani all'estero per adeguarla ai cambiamenti normativi avvenuti in materia di anagrafe.
L'articolo 4 introduce alcuni aggiornamenti alla normativa sui passaporti, senza tuttavia intervenire sulle caratteristiche tecniche e sulle modalità di emissione del passaporto, giacché tali materie sono demandate interamente, nell'ordinamento nazionale, a decreti ministeriali che sono attuativi di regolamenti dell'Unione europea.
L'articolo 5 prevede, con norma ordinaria, già disposta a livello regolamentare, che la carta d'identità sia titolo valido per l'espatrio, se non sussiste una condizione che legittima il diniego al ritiro del passaporto. Vale la pena notare che, nel corso dell'esame in sede referente, accogliendo sollecitazioni di varie forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, è stato approvato un emendamento che attribuisce ai cittadini residenti all'estero la facoltà di presentare domande di rilascio della carta d'identità elettronica presso i comuni, secondo modalità organizzative e tecniche stabilite dal Ministero dell'Interno e dal Ministero degli Affari esteri.
L'articolo 6 contiene alcune disposizioni organizzative relative all'ordinamento del personale del Ministero degli Affari esteri, modificando il DPR 5 gennaio 1967, n. 18. In particolare, la lettera esplicita, fra i compiti fondamentali del Ministero, la promozione della crescita economica attraverso il sostegno alle esportazioni e agli scambi con l'estero; la lettera introduce la possibilità di attribuire a un dirigente non appartenente alla carriera diplomatica l'incarico di capo dell'ufficio dirigenziale competente per l'esame delle domande di cittadinanza avanzate da richiedenti maggiorenni all'estero. Va da sé che questa non va intesa come una delegittimazione del ruolo diplomatico bensì, al contrario, come una valorizzazione di funzioni di professionalità diverse in aree di competenza diverse. La lettera modifica gli adempimenti per la promozione al grado di consigliere di legazione, introducendo nuovamente il cosiddetto “adempimento funzionale”, che era stato soppresso nel 2010, accanto a quello geografico. In altri termini, per poter accedere alla promozione al grado di consigliere di legazione, i segretari di legazione, oltre ad aver maturato 10 anni e mezzo di servizio nel grado e aver svolto 4 anni di servizio all'estero, dovranno aver svolto funzioni specifiche che vengono identificate nella copertura di posti commerciali o in posti con funzioni consolari. Fanno eccezione solo le sedi cosiddette “belliche”, che vengono poi individuate con un decreto ministeriale. La lettera abroga la norma relativa al computo del periodo di servizio nelle residenze disagiate, al fine di evitare incertezze interpretative nel possesso dei requisiti per la promozione al grado di consigliere di legazione e mantenere la possibilità di copertura delle sedi estere particolarmente disagiate; la lettera introduce, anche per il personale a contratto, un sistema di valutazione annuale delle individuali modellato secondo le modalità previste per il personale non dirigenziale; la lettera modifica l'attribuzione di posti di funzione all'estero al personale di elevata professionalità del MAECI, al fine di adeguare la disciplina vigente all'evoluzione dell'ordinamento professionale del personale non dirigenziale. Merita ricordare che, nel corso dell'esame in Commissione, sono stati approvati emendamenti volti a incrementare da 1 a 3 milioni di euro lo stanziamento per l'attuazione del sistema di valutazione annuale delle .
L'articolo 7, infine, reca le coperture finanziarie.
Si tratta, dunque, signor Presidente, di un provvedimento di razionalizzazione che meglio valorizza le professionalità e garantisce ai cittadini servizi più specializzati, più efficienti e più sicuri. Ne raccomando, quindi, all'Aula una sollecita approvazione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il relatore di minoranza, deputato Toni Ricciardi.
TONI RICCIARDI, Grazie, Presidente. Presidente, lei mi consentirà di ringraziare il capogruppo Enzo Amendola e i colleghi e le colleghe della III Commissione per avermi sollecitato ad assumere la funzione di relatore di minoranza, a testimonianza del fatto che noi abbiamo una certa sensibilità sul tema.
Quello che il relatore diceva, sì, sono intervenute un po' di modifiche sul provvedimento e, a dire il vero, questo è accaduto per tutta una serie di fattori. Per una sensibilità che voglio riconoscere soprattutto al Sottosegretario Silli che, più di una volta, ha dato dimostrazione di avere un'adeguata sensibilità sul tema, non fosse altro perché è la sua delega, ma anche per una partecipazione che va al di là del tecnico e del tecnicismo. Sicuramente per una sensibilità del relatore, ma anche degli uffici in generale. Tuttavia, mi sia consentito Presidente, se non ci fosse stata una pressione dell'opposizione, con il deposito di oltre 245 emendamenti, probabilmente oggi noi staremmo parlando di un provvedimento diverso. È chiaro ed è bene specificarlo: noi assumiamo una posizione di contrarietà non rispetto al provvedimento in sé per sé, ma perché il provvedimento - ed è bene chiarirlo in questa sede - è la seconda puntata o il prosieguo di quello che è un provvedimento che noi avversiamo e verso cui manifestiamo tutta la nostra contrarietà, ovvero il provvedimento sulla cittadinanza.
Voler istituire una direzione generale alla Farnesina, per la quale noi siamo riusciti ad ottenere la proroga dell'entrata in vigore di un anno ulteriore - che significa che, presumibilmente, fino al 1° gennaio 2028, le pratiche relative alle connazionali e ai connazionali sparsi per il mondo verranno ancora gestite dalla rete diplomatico-consolare sparsa per il mondo, che noi ringraziamo e plaudiamo per competenze, per e per il lavoro svolto in tutti questi anni di sostegno e supporto, tra mille difficoltà -, ci vede di per sé, dal punto di vista proprio metodologico e concettuale, contrari, perché ancora non è ben chiaro come codesta organizzazione - e credo che il Sottosegretario sia felice della mia toscanizzazione lessicale - possa gestire una pletora di cittadinanze variegate e variopinte e capire come intervenire dal punto di vista legislativo e procedurale.
Secondo punto, nel provvedimento, che ebbi già modo di definire il 20 maggio di quest'anno in Aula, il “provvedimento della vergogna” ovvero la modifica della legge della cittadinanza, che spezza per la prima volta un rapporto, un legame, un'azione politica che ha caratterizzato storicamente - mi sia consentito ribadirlo in questa sede - molto più la destra che la sinistra in ordine all'attenzione alle prerogative degli italiani all'estero. Questo rapporto, improvvisamente, si è visto spezzato. Prima era prevista una pratica sulla cittadinanza che poteva espletarsi in 48 mesi, ridotta poi, grazie agli interventi e alla pressione dell'opposizione, a 36. Inoltre, anche l'introduzione della carta di identità elettronica rilasciata in Italia e tanti altri provvedimenti, che verranno maggiormente esplicitati dall'intervento del collega Porta in discussione generale, ci danno la testimonianza di una questione politica di fondo: voi siete, colleghe e colleghi, il Governo che più di tutti, nell'ultimo ventennio, è intervenuto sulle questioni delle italiane e degli italiani all'estero - virgola, a capo -, e siete il Governo che maggiormente ha sottratto agli italiani all'estero, non avete aggiunto.
È un triennio di penalizzazione di diritti. Guardate, il titolo del provvedimento è: “Disposizioni per la revisione dei servizi (…)” e i servizi cosa sono, Presidente? I servizi non sono altro che l'applicazione materiale e pratica di un'azione giuridico-burocratico-amministrativa che consente, attraverso l'erogazione, il beneficio del servizio, l'espletamento e la maturazione di un diritto. Purtroppo anche con questo provvedimento, nonostante il lavoro, nonostante le difficoltà - e voglio sottolineare nuovamente il lavoro svolto dal relatore Orsini -, ci siamo stati più di quattro mesi inchiodati su questo provvedimento, perché noi rivendicavamo legittimamente delle aspettative non politiche, che non erano per noi, ma aspettative affinché si potessero continuare a garantire diritti che venivano, anche attraverso questo provvedimento, via via negati.
Per questa ragione, allora, anche durante la trattazione in Aula, attraverso gli emendamenti che abbiamo ripresentato e attraverso gli ordini del giorno, continueremo e cercheremo di attenuare la penalizzazione crescente che, ahinoi, questo Governo sta adottando nei confronti di un patrimonio che l'Italia ha e che sono gli italiani all'estero.
Il Sottosegretario Silli, la settimana scorsa nel corso di un evento pubblico, ci ha confermato il superamento della soglia dei 7.300.000 iscritti all'AIRE. Al riguardo vi consegno un dato, ma lo consegno a futura memoria onde evitare che si continui a speculare fintamente su una comunità che è quella degli italiani all'estero. Se il demografico e il migratorio da questo Paese continua ad essere quello che stiamo vedendo nell'ultimo quinquennio e quello che gli istituti di analisi demografica, demoscopica, come l'Istat o come gli altri analisti anche terzi fanno, noi, nell'arco del prossimo quinquennio, rischieremo di raggiungere quota 10 milioni di iscritti all'AIRE, 10 milioni di persone italiane, italianissime, che vivono al di fuori dell'Italia, ma che vivono in una dimensione di presenza diversa rispetto al passato.
Mi lasci citare un concetto che è stato sviluppato qualche anno fa dalla Fondazione Migrantes e, in particolar modo, da una sociologa, Delfina Licata, che definì la nuova dimensione degli italiani nel mondo come coloro che vivono “diversamente presenti”. Credo allora che questo “diversamente presenti” - che si manifesta e si palesa attraverso una dimensione del vivere all'estero diversa rispetto al passato, non più statico, non più un percorso di andata, di stabilimento all'estero e poi ogni tanto di venuta in Italia - sia un percorso fatto di una mobilità circolare costante, di rapporti e di interconnessioni quotidiane. Il “diversamente presente” credo debba essere, dal punto di vista concettuale e metodologico, la chiave di lettura o il filo che ci debba guidare e debba guidare questo Governo e quelli che verranno nell'intervenire dal punto di vista normativo, legislativo, sulla macchina organizzativa - chiudo, come ho iniziato - rispetto ai servizi che sono funzionali non per esplicitare una funzione, ma per poter garantire dei diritti, che sono diritti fondamentali ed essenziali per tutti, al di là della collocazione geografica delle persone, cioè dei luoghi in queste vivono, lavorano e curano i propri interessi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, che si riserva. È iscritto a parlare l'onorevole Porta. Ne ha facoltà.
FABIO PORTA(PD-IDP). Presidente, saluto anch'io il rappresentante del Governo, il relatore Orsini, i colleghi. Questo testo - ne ha parlato il relatore, anche il relatore di minoranza - nasce con un'ambizione, a parole perlomeno, che è quella di migliorare i servizi per i cittadini, le imprese all'estero, intervenendo su temi delicati come la cittadinanza, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero, i passaporti e le carte d'identità elettroniche, l'organizzazione più in generale del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.
Sì, è una grande ambizione, però ancora siamo troppo lontani, nonostante alcuni significativi miglioramenti, di cui parlerò, frutto soprattutto del lavoro del gruppo parlamentare del Partito Democratico, ma voglio anche riconoscere la sensibilità del relatore Orsini, come del Sottosegretario Silli, che ha cercato di avvicinare le esigenze delle comunità italiane nel mondo alla modernizzazione amministrativa che serve al Paese. Deve diventare così o dovrebbe diventare così questo disegno di legge, perché, così com'è, sembra che, al contrario, voglia ostacolare e non favorire una migliore amministrazione a favore tanto degli italiani all'estero, quanto delle imprese.
L'Assemblea oggi è chiamata a pronunciarsi su un impianto che, ripeto, pur recependo alcuni miglioramenti, mantiene fortissime criticità che rischiano di tradursi in nuovi oneri per i connazionali e in nuovi colli di bottiglia per la stessa rete consolare, specialmente nella fase di transizione. Questi lavori, i lavori dell'Aula, potrebbero aiutare, forse, se ci fosse ancora una buona volontà, a perfezionare questo provvedimento, salvaguardando diritti, efficienza, sostenibilità finanziaria.
Devo però riscontrare che, purtroppo, anche il fatto che io, a nome del gruppo del Partito Democratico, sia l'unico parlamentare che interviene - non c'è nessun iscritto in discussione generale anche da parte della maggioranza - conferma, ma lo avevamo visto anche durante i lavori sulla riforma della cittadinanza, che l'interesse a difendere i diritti dei cittadini è solo da una parte dell'emiciclo . Sì, perché questo disegno di legge - è stato ricordato ed è bene ribadirlo - è il primo dei provvedimenti collegati a questa sciagurata riforma: la sciagurata riforma della cittadinanza che, a onor del vero, non possiamo nemmeno definire una riforma, ma una pietra tombale sul diritto di cittadinanza degli italiani all'estero, direi di più, sullo storico vincolo di queste collettività con il nostro Paese. Una legge, ricordiamolo, che, con un inopportuno e inappropriato ricorso alla decretazione d'urgenza, ha sancito, per la prima volta nella storia repubblicana, l'esistenza di due, forse anche più, categorie di cittadini italiani, privando coloro in possesso di una seconda cittadinanza - ossia la gran parte dei nostri connazionali all'estero - del diritto di trasmettere ai propri figli e ai propri nipoti il nostro bene più prezioso, custodito con orgoglio e passione per generazioni di italiani nel mondo: la cittadinanza, appunto.
Questo disegno di legge, collegato a questa sciagurata riforma, conferma già nell'impostazione la distanza tra i cittadini italiani all'estero e la pubblica amministrazione e, anche in questo caso, la sancisce con una norma che, privando i consolati - cioè, il punto di collegamento degli italiani all'estero con la pubblica amministrazione - della prerogativa di trattare le pratiche di cittadinanza, con competenze maturate grazie ad anni di esperienza e a un personale qualificato, renderà, di fatto, asettico e impersonale il rapporto dei cittadini che vivono all'estero con la nostra pubblica amministrazione.
Voglio fare un piccolo passaggio: anche la riorganizzazione del Ministero degli Affari esteri, della quale ci siamo occupati in Commissione affari costituzionali, va nella stessa direzione. Viene rinominata la Direzione generale per gli italiani all'estero, che diventa Direzione generale per i servizi, cioè gli italiani nel mondo non sono più un , del quale bisognerebbe forse andare giustamente orgogliosi, ma diventano un servizio che, traducendolo in un eufemismo, sarebbe una scocciatura, una serie di adempimenti burocratici in capo alla nostra rete consolare.
Ma veniamo brevemente, per il periodo di tempo che mi è stato concesso, al disegno di legge. Intanto, la centralizzazione della trattazione delle pratiche di cittadinanza che, secondo l'articolo 1, sarebbe trasferita a un ufficio centrale alla Farnesina. Questa centralizzazione prevede che tutte le domande di cittadinanza dovranno essere spedite in forma cartacea. E qui, caro collega Orsini, non è un'apparente controtendenza rispetto alla realtà: è una palese controtendenza, perché mi sembra di capire che oggi, nel 2025, il mondo vada verso la digitalizzazione, non verso la “cartacizzazione”, se così la possiamo definire. Un cambio di perimetro che andrebbe accompagnato da investimenti, da risorse, da processi veramente digitali, che, invece, così com'è, rischia di spostare il collo della bottiglia dai consolati al centro, tra l'altro con una struttura molto piccola: l'unità centrale che si costituirà a Roma avrà le dimensioni di un unico consolato italiano all'estero, per avere la dimensione.
Noi abbiamo presentato emendamenti che provavano a consentire modalità telematiche conformi al codice dell'amministrazione digitale, a ridurre gli oneri documentali, a prevedere flussi digitali interoperabili: sono stati tutti respinti o dichiarati inammissibili. E questo, ovviamente, ci allontana dall'esigenza, di cui parlavo prima, di avvicinare i cittadini alla pubblica amministrazione.
Anche sulla tempistica, è vero che, grazie a un nostro emendamento accolto dal relatore, dal Governo, abbiamo ridotto da 48 a 36 mesi, ma ricordo che il tempo normale previsto dalla legge di un iter amministrativo è di 24 mesi. Quindi, siamo ancora lontani dai tempi minimi, dignitosi di un provvedimento amministrativo. Eppure, anche qui, noi abbiamo presentato ulteriori emendamenti per rimuovere, per esempio, il tetto, il limite, che non comprendiamo, di un minimo di cento pratiche per ogni sede, che limiterà ulteriormente il flusso, che già, a causa della nuova legge, è ulteriormente ristretto ai danni delle nostre collettività.
Sulla rete consolare, anche qui, abbiamo presentato emendamenti volti a rafforzare questa struttura, che non sarà adeguata a rispondere a un flusso che arriverà da tutto il mondo - ma gran parte dei nostri emendamenti sono stati respinti, soprattutto per il mancato assenso del MEF o per mancanza di coperture -, mentre, per altre misure, il testo, ricordo, dispone la clausola di invarianza, quindi rischia di scaricare, alla fine, sull'utenza tensioni che avrebbero richiesto da subito un investimento strutturale superiore.
Anche sulla questione dei flussi finanziari, noi avevamo chiesto di introdurre, anche in questo provvedimento, un principio, che è contenuto in una proposta normativa che era stata approvata nel 2016, grazie a un mio emendamento, che il collega Ricciardi ha recuperato e riproposto attraverso una sua legge sui passaporti, cioè il criterio secondo il quale i consolati devono essere remunerati, retribuiti, sostanzialmente rafforzati, in base a quanto incassano rispetto ai servizi, quindi passaporti, cittadinanze e documenti anagrafici. Questo criterio non è stato recepito, gli emendamenti volti ad evitare tagli al funzionamento della rete non sono stati accolti, e anche questo danneggia, sostanzialmente, il provvedimento.
Anche sulla legalizzazione degli atti all'estero, noi avevamo chiesto di far valere, previa legalizzazione, documenti digitali. Avevamo fatto proposte per il riconoscimento e la trasmissione digitale degli atti, per superare passaggi duplicati nelle giurisdizioni dove esistono sistemi di e, anche qui, abbiamo trovato un muro abbastanza ottuso, che non riusciamo a comprendere.
Sui passaporti, oltre alla precisazione tecnica, che è stata introdotta nel lavoro in Commissione, sui microchip, non sono state accolte altre nostre proposte. Una molto importante, che avrebbe semplificato ulteriormente la vita di tanti cittadini italiani all'estero, è quella che prevedeva una durata illimitata dei passaporti oltre il compimento dei 70 anni.
Era una proposta sulla quale il collega Ricciardi si è speso molto. Anche a tale riguardo abbiamo ricevuto un “no” e non c'è stato alcun intervento, per esempio, sulla facilitazione dell'accesso e della prenotazione dei passaporti, oggi praticamente impossibile, se non dopo mesi o dopo anni, all'estero, grazie a un sistema, il cosiddetto Prenot@mi, che non funziona e che, semmai, avrebbe avuto bisogno di ulteriori interventi. Ho parlato delle criticità ma, grazie al relatore e al Sottosegretario, qualche miglioramento è stato introdotto. Voglio evidenziare quali sono stati i miglioramenti. Innanzitutto siamo riusciti a fare slittare di 1 anno la decorrenza di questo nuovo servizio, dal 1° gennaio 2027 al 1° gennaio 2028: un periodo congruo, credo, a introdurre ulteriori - spero - perfezionamenti a questo provvedimento che, così com'è, è superato e incompleto e che, forse, andrebbe completamente ripensato e, quindi, rivisto. Poi, abbiamo approvato interventi significativi sui tempi dei procedimenti di riconoscimento della cittadinanza - ne parlavo prima - riducendo da 48 a 36 mesi il tempo necessario all'espletamento di questa pratica. Ripeto, siamo lontani dal tempo minimo che sarebbe quello di 24 mesi, ma è un passo in avanti, un altro passo in avanti fatto grazie agli emendamenti del Partito Democratico.
Poi, abbiamo rafforzato la tutela dei dati nel possibile affidamento a operatori esterni delle fasi di spedizione, ricezione, digitalizzazione delle istanze di cittadinanza, prevedendo la conformità alle indicazioni del Garante per la protezione dei dati personali, come proposto in un altro emendamento approvato in Commissione.
Soprattutto in materia di carta di identità elettronica per gli italiani all'estero, abbiamo probabilmente ottenuto il risultato più importante, dando concretezza a una battaglia del Partito Democratico e dei suoi eletti all'estero. Non è un caso che il primo atto parlamentare degli eletti all'estero in questa legislatura è stato rappresentato proprio da un'interrogazione a prima firma del collega Di Sanzo, sottoscritta dai colleghi Ricciardi, Care' e dal sottoscritto, che riguardava proprio la facoltà dei comuni di emettere carte di identità elettroniche a favore degli italiani all'estero; facoltà che, fino ad oggi, non era stata concessa.
Questo inserimento risponde a una richiesta storica delle comunità italiane all'estero e siamo orgogliosi di aver ottenuto questo risultato, sul quale poi si è trovata, ovviamente, un'ampia convergenza sia con i colleghi dell'opposizione, che della maggioranza.
Sull'organizzazione del Ministero degli Affari esteri e sulla presenza anche delle rappresentanze sindacali abbiamo introdotto un importante principio di consultazione delle organizzazioni sindacali per la definizione del trattamento accessorio legato alla valutazione delle del personale locale; un elemento importante anche questo, che introduce per la prima volta una valorizzazione di un personale che, invece, era destinato ad avere una carriera piatta. Abbiamo dotato il trattamento accessorio al personale locale, attraverso emendamenti approvati in Commissione, di 3 milioni annui; ne era previsto soltanto uno a partire dal 2026. L'introduzione di questa valutazione annuale delle per il personale a contratto con un trattamento accessorio, affiancata dall'importante aumento dei 3 milioni annui a partire dal 2026, rappresenta un significativo avanzamento rispetto al testo originario e questo è un altro risultato del nostro lavoro emendativo. Tra l'altro, è stato inserito il principio - anche qui l'emendamento è a firma Partito Democratico - per cui l'introduzione di questo nuovo sistema non potrà mai comportare una riduzione del trattamento complessivo già in godimento, a tutela di una componente essenziale del funzionamento quotidiano delle sedi.
Allora, avviandomi alla conclusione, cosa chiediamo a quest'Aula? Cosa chiediamo a questa discussione generale e, poi, anche al dibattito, alla valutazione e votazione degli emendamenti? Intanto, di completare la transizione digitale del procedimento di cittadinanza con piattaforme sicure, integrate, prevedendo l'uso degli originali solo quando strettamente indispensabili e con pre-verifiche digitali certificate. Questo ridurrebbe costi e tempi a carico dei nostri connazionali. Poi, rimodulare i tetti transitori alle domande per nuovo ufficio e consolati, legandoli a indicatori di e obiettivi di implementazione tecnologica per evitare che i 36 mesi siano sistematici mentre dovrebbero essere eccezionali. Quindi, occorre rafforzare la rete con un incremento selettivo di organico, fondi di funzionamento, ripristinando un equilibrio più favorevole alle sedi all'estero nella riassegnazione dei proventi, secondo le norme Porta-Ricciardi, già approvate da questa Camera. Soprattutto, occorre dare attuazione ad un principio che è nella Costituzione, al principio della sussidiarietà, attuando la legge n. 152 del 2001, di riforma dei patronati, che prevede, all'articolo 11, che questi importanti presidi di democrazia, di servizi ai cittadini, possano offrire anche agli italiani all'estero il loro importante servizio.
Sulla carta d'identità elettronica vogliamo che si stabilisca un cronoprogramma vincolante per i comuni, affinché la carta d'identità elettronica venga effettivamente concessa con un monitoraggio pubblico e supporto ai comuni. Infine, occorre definire standard operativi tra MAECI e Viminale per assicurare l'aggiornamento tempestivo dei registri, anche ai fini elettorali, dello stato civile.
Grazie a questi emendamenti, grazie al lavoro emendativo del gruppo del Partito Democratico, il testo ha compiuto passi avanti misurabili sui tempi delle pratiche di cittadinanza, sulla carta d'identità elettronica, sulla valorizzazione del personale a contratto, ma senza ulteriori modifiche in quest'Aula questo provvedimento manterrà un'impostazione originale sbagliata, perché obsoleta e distante dalle reali esigenze dei nostri concittadini all'estero e delle imprese.
Guardate, colleghi, Presidente, Sottosegretario, la comunità degli italiani al mondo chiede il rispetto che si deve al 10 per cento, anzi di più - gli ultimi dati ci dicono -, della popolazione italiana.
A questi nostri concittadini vanno assicurati servizi rapidi, accessibili e moderni. È un obiettivo alla nostra portata se uniamo coerenza normativa, investimenti adeguati e responsabilità chiare nella catena decisionale tra centro e rete.
Con questo spirito, con leale collaborazione proponiamo all'Aula un lavoro emendativo serio, mirato, che renda questa riforma un salto di qualità per i diritti e per la competitività del sistema Italia, non la stampella di una legge sulla cittadinanza che ha offeso - umiliato - milioni di italiani nel mondo, definendoli figli di un Dio minore, poiché non più in grado di trasmettere alle nuove generazioni il diritto di essere cittadini italiani. È un colpo al cuore per le nostre grandi collettività che hanno già subito l'affronto di essere definite, da questo Governo, una minaccia alla sicurezza nazionale, quando tutti noi sappiamo che è soprattutto grazie al loro sacrificio, al loro lavoro nel mondo che l'Italia è oggi un grande Paese.
Questo è il contesto normativo di questo disegno di legge all'esame dell'Aula. Voglio sperare che, a differenza di quanto accaduto con la legge sulla cittadinanza, quest'Aula voglia prendere in considerazione e votare i nostri emendamenti, migliorando un provvedimento ancora troppo lontano dal rispondere al proposito di migliorare i servizi ai cittadini e alle imprese nel mondo .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore di minoranza, l'onorevole Ricciardi che, di fatto, ha concluso il tempo... Ha 30 secondi, se vuole replicare... Anche l'onorevole Orsini ha terminato il tempo. Però, 30 secondi, per carità … Quindi, chiedo la medesima cosa all'onorevole Orsini. Grazie.
Quindi, ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo, che rinuncia.
Il seguito del dibattito è rinviato alla parte pomeridiana della seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge n. 1521-A: Modifica al codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e altre disposizioni concernenti la valorizzazione sussidiaria dei beni culturali e l'istituzione del circuito "Italia in scena".
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La VII Commissione (Cultura) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, presidente della Commissione cultura, onorevole Federico Mollicone.
FEDERICO MOLLICONE, Grazie, Presidente. Sottosegretario Mazzi, l'Assemblea avvia oggi l'esame della proposta di legge recante: Modifica al codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e altre disposizioni concernenti la valorizzazione sussidiaria dei beni culturali e l'istituzione del circuito “Italia in scena”. È un testo di legge concordato con il Ministero e che, di fatto, è una vera e propria riforma sussidiaria dei beni culturali.
L'articolo 1 enuncia i principi e le finalità della proposta. Essa è volta esattamente a favorire, nel rispetto del principio di sussidiarietà orizzontale, stabilito così dall'articolo 118 della Costituzione, “l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, nella valorizzazione dei beni culturali, quale attività d'interesse generale necessaria a formare e a preservare l'identità e la memoria storica della comunità nazionale e delle comunità locali, a promuovere lo sviluppo della cultura in tutte le sue forme e a superare i divari territoriali e sociali favorendo occasioni di crescita economica”.
Le disposizioni a tal fine introdotte dalla proposta di legge costituiscono attuazione degli articoli 9 e 118, quarto comma, della Costituzione, ai sensi dei quali, rispettivamente, “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura” e favorisce “l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale” e si collocano nell'ambito dei principi stabiliti dalla Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore delle eredità culturali per la società, adottata a Faro il 27 ottobre 2005 e resa esecutiva ai sensi della legge 1 ottobre 2020, n. 133.
L'articolo 2 introduce due nuovi articoli all'interno del codice dei beni culturali e del paesaggio e, in particolare, in apertura del capo II del titolo II della parte seconda, recante i principi della valorizzazione dei beni culturali. Il nuovo articolo 121-, composto da 5 commi, è dedicato a istituire una nuova Anagrafe digitale degli istituti, dei luoghi della cultura e dei beni culturali di appartenenza pubblica. Il comma 1 istituisce la citata Anagrafe presso il Ministero della Cultura. Il comma 2 identifica il compito dell'Anagrafe, che è quello di censire “le informazioni relative alle forme di gestione e alla conformità dei livelli di qualità della valorizzazione del patrimonio culturale”. Tale censimento informativo è finalizzato, da una parte, a raccogliere dati e a renderli accessibili e, dall'altra, a monitorarne la gestione, anche allo scopo di valutare l'adozione di forme alternative di essa nel rispetto dei principi di cui al codice, e a promuovere la partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati, alle attività di valorizzazione del patrimonio culturale, esattamente secondo il principio di sussidiarietà.
Il comma 3 elenca i dati minimi che devono essere censiti nell'anagrafe, che sono i seguenti: “la natura del bene; la forma di gestione diretta o indiretta; in caso di gestione diretta, l'assenza di fruizione del bene e l'eventuale dichiarazione di interesse a forme di gestione indiretta; in caso di gestione indiretta, l'identificativo dell'atto, del contratto ovvero della convenzione che regola il rapporto, le modalità di assegnazione, la relativa durata, i diritti e gli obblighi delle parti; gli elementi richiesti per la verifica dei livelli minimi di qualità delle attività di valorizzazione, anche con specifico riferimento ai dati pertinenti, all'accessibilità, all'efficacia, all'efficienza e alla sostenibilità economico-finanziaria della modalità di gestione in essere rispetto all'obiettivo di preservare la memoria e l'identità della Repubblica, delle comunità e del loro territorio, di promuovere lo sviluppo della cultura, di assicurare i principi di cui al presente codice, nonché di promuovere la partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati, alla valorizzazione del patrimonio culturale; i dati relativi agli immobili in disuso presenti nel territorio di competenza, precisandone la denominazione, la localizzazione, la proprietà, il regime di tutela, l'ambito cronologico, lo stato di conservazione e l'ultima destinazione d'uso e specificando anche eventuali progetti di restauro e accordi di valorizzazione esistenti”.
Il comma 4 identifica negli istituti e nei luoghi della cultura pubblici nonché nelle amministrazioni pubbliche che abbiano la proprietà o la disponibilità, a qualunque titolo, di beni culturali, i soggetti obbligati alla comunicazione e all'aggiornamento dei dati che devono essere censiti nell'Anagrafe.
Il comma 5, poi, attribuisce a un decreto del Ministro della Cultura, da adottare entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della disposizione in oggetto, previa intesa in sede di Conferenza unificata, il compito di stabilire “le procedure di funzionamento, le metodologie di raccolta, le tipologie di dati, le forme e le modalità di accesso e di pubblicazione”. Si specifica, quindi, che il citato decreto deve prevedere l'integrazione e l'interoperabilità dell'anagrafe con altre banche dati dello Stato, delle regioni e degli enti pubblici territoriali.
Il secondo articolo introdotto nel codice dei beni culturali e del paesaggio, dall'articolo 2 della proposta di legge in esame, è l'articolo 121-, composto da quattro commi recanti disposizioni in materia di albo digitale della sussidiarietà orizzontale.
Il comma 1 dispone che in un'apposita sezione dell'Anagrafe digitale degli istituti, dei luoghi della cultura e dei beni culturali di appartenenza pubblica, di cui al neo-introdotto articolo 121- è istituito l'albo digitale della sussidiarietà orizzontale. Ai sensi del secondo comma, tale albo “censisce i soggetti privati interessati alla gestione indiretta dei beni culturali di appartenenza pubblica, al fine di garantire la massima accessibilità, concorrenzialità, trasparenza e qualità della gestione”.
Il comma 3 attribuisce a un decreto del Ministro della Cultura, sentite l'Autorità garante della concorrenza e del mercato e l'Autorità nazionale anticorruzione, il compito di stabilire “i requisiti” che i candidati all'iscrizione all'elenco devono possedere, le forme, le modalità della domanda e le categorie in cui l'amministrazione intende suddividere l'albo e gli eventuali requisiti minimi per l'iscrizione di ciascuna di esse, nonché le forme di consultazione. Il comma 4, infine, dispone che “in ogni caso, l'iscrizione all'albo è consentita in ogni momento”.
L'articolo 3 della legge stabilisce, poi, al primo comma, che entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore della legge stessa, sulla base delle rilevazioni effettuate nell'ambito dell'Anagrafe digitale degli istituti, dei luoghi della cultura e dei beni culturali, con il coinvolgimento dei soggetti privati iscritti nell'albo digitale della sussidiarietà orizzontale, il Ministro della Cultura, previa intesa in sede di Conferenza unificata, definisce, a livello nazionale, la strategia e gli obiettivi comuni di valorizzazione dei beni culturali denominata “Italia in scena”, ispirata ai principi del codice dei beni culturali nonché ai seguenti criteri specifici: “garanzia dell'accessibilità e dell'effettiva fruizione degli istituti, dei luoghi della cultura e dei beni culturali di pertinenza pubblica, con riguardo prioritario alle aree interne, ai comuni montani, ai piccoli borghi, anche mediante la realizzazione di spettacoli dal vivo e rievocazioni storiche; la promozione della partecipazione di soggetti privati, singoli o associati, alla valorizzazione del patrimonio culturale pubblico, attraverso nuove forme di gestione, tra cui forme di partenariato pubblico-privato idonee ad assicurare efficacia, efficienza e sostenibilità economico-finanziaria delle attività di valorizzazione”, anche con riferimento alle apposite forme speciali di partenariato, già previste dalla normativa vigente; “la previsione di interventi correttivi nei casi in cui la verifica dei livelli di qualità della valorizzazione realizzata attraverso le forme di gestione (…) abbia avuto esito non congruo; la realizzazione di idonee iniziative di comunicazione istituzionale anche digitale quali parti integranti della valorizzazione dei beni culturali in Italia e all'estero” e, infine, come quinto punto, “la definizione di nuove linee di promozione e valorizzazione dei beni culturali di appartenenza privata, senza oneri a carico dei proprietari”.
L'articolo 4 della proposta di legge, composto da quattro commi, reca poi “ulteriori modifiche al codice dei beni culturali e del paesaggio e disposizioni in materia di semplificazione dei prestiti d'arte nonché di competitività del mercato dell'arte e del sistema museale nazionale”.
In particolare, il primo comma dell'articolo 4 reca modifiche all'articolo 48 del codice dei beni culturali e del paesaggio, in materia di autorizzazione del prestito dei beni culturali per mostre ed esposizioni.
La lettera del comma 1 dell'articolo 4 della proposta di legge interviene sul descritto comma 2 dell'articolo 48 prevedendo che l'autorizzazione sia rilasciata entro 90 giorni dalla data di richiesta e così si procede alla lettera . Arriviamo, poi a definire diversi commi come da relazione. Infine, l'articolo 5, composto da due commi, reca norme in materia di circolazione delle opere statali non esposte al pubblico.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo.
GIANMARCO MAZZI,. Mi riservo di intervenire nel prosieguo dei lavori.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Irene Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Saluto il Sottosegretario. Non ritornerò nel dettaglio delle norme che sono state già illustrate dal relatore, però voglio condividere comunque alcune considerazioni rispetto al testo nella sua interezza e nella sua complessità.
In primo luogo, non possiamo fare a meno di evidenziare purtroppo la scarsa organicità e coerenza dei temi che sono oggetto del testo nel suo insieme. Si passa dalla valorizzazione dei beni culturali alla circolazione del patrimonio in Italia e all'estero, inserendo ora norme autonome, ora andando a modificare nel dettaglio inserendo nuovi articoli all'interno del codice dei beni culturali.
Sembrerebbe quasi - se mi si consente in quest'Aula il termine - una sorta di “minestrone” di norme di contenuto eterogeneo che incidono poi sul codice dei beni culturali. E qui non posso fare a meno di individuare un ulteriore aspetto. Si interviene - e questa non è la prima norma che lo fa - sul codice dei beni culturali con misure , con singole modifiche: un aggiustamento di qui, un inserimento di là, il più delle volte, tra l'altro, effettuato per rispondere a singole sollecitazioni o ad interessi individuali, mentre sarebbe stato forse opportuno e necessario avere una visione più ampia ed intervenire nel codice nella sua interezza, nel suo complesso, con un intervento discusso anche nel Paese vista l'importanza e la delicatezza dei temi trattati.
Invece, si continua a procedere per in modo a volte - devo dire - molto sconsiderato, come è avvenuto poche settimane fa al Senato con l'approvazione della revisione dei poteri delle sovrintendenze in materia di autorizzazione paesaggistica; un provvedimento, come richiamato anche dai colleghi in Senato, molto grave, purtroppo passato, in concomitanza con la pausa estiva, quasi sotto silenzio, perché incide, compromettendola in modo significativo, proprio su quella che è l'azione di tutela del paesaggio, su quelli che sono i poteri delle sovrintendenze in materia, aprendo la strada ad un allentamento pericoloso delle norme oggi vigenti.
Ma c'è un altro elemento che voglio sottolineare in quest'Aula e vengo proprio a quel titolo “Italia in scena” che è riportato anche nel testo della proposta di legge.
Devo dire che avevamo già presentato un emendamento soppressivo di quella denominazione “Italia in scena” proprio perché sembrava in realtà molto poco coerente come titolo, poiché rimanda quasi più allo spettacolo dal vivo e alle rappresentazioni teatrali rispetto al tema di valorizzazione dei beni culturali e di sussidiarietà orizzontale.
Quel titolo così pomposo - devo dire - ci aveva lasciato abbastanza perplessi, fino all'epifania di questa mattina - non so se avete letto la rassegna stampa - proprio perché quel nome, “Italia in scena”, è anche l'omonimo titolo di un libro del presidente, nonché relatore della Commissione, Federico Mollicone E quindi?, dedicato al lavoro legislativo e all'esperienza politica da lui fatta sia nella scorsa legislatura sia nella sua avventura politica. Cito anche quanto indicato nella nota di presentazione del libro con introduzione dell'attuale Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che traccia il percorso trentennale con Federico Mollicone e le diverse organizzazioni studentesche e politiche ed è corredata da un saggio di Nazzareno Mollicone, padre dell'autore e politologo. Ho citato la presentazione del libro.
Colleghi, ci tengo a precisare una cosa: ovviamente nessuno nega ad ognuno di noi la possibilità di scrivere un libro che racconta la propria esperienza e la propria militanza politica. Ci mancherebbe. Spetta poi ai lettori giudicarlo nel merito, non a me, però questa celebrazione di sé io non saprei davvero come definirla Politica! se contenuta - permettetemi - all'interno di un testo di legge, legandosi tra l'altro a tematiche totalmente incongrue.
Inopportuna? Un uso privato dello strumento normativo? Un'abbastanza risibile modalità di autocelebrazione del proprio ego? Lascio agli altri l'ardua sentenza, però chiederei e suggerirei - mi permetto di fare questo suggerimento ai colleghi di maggioranza - magari di cambiare quel titolo, proprio perché c'entra davvero poco un piano strategico denominato “Italia in scena” con un tema relativo importante - e qui vengo a un altro aspetto -, con riflessioni anche importanti che rischiano nella polemica politica di essere lasciate in secondo piano e che riguardano anche gli spunti che nel corso delle audizioni dei mesi scorsi sono emersi… il tema è importante e interessante anche per noi del Partito Democratico… Ed è il tema che riguarda appunto l'attuazione della sussidiarietà orizzontale e il coinvolgimento di soggetti privati nelle forme di gestione dei beni culturali.
Se andiamo all'etimologia della parola, valorizzare un bene vuol dire attribuire valore ad esso. Un valore, un'idea di valore importante e significativa che va realizzata con modalità compatibili ovviamente con la tutela e in modo tale da non pregiudicare l'interesse generale e imprescindibile di tutela di quel bene. Se ne occupa il codice dei beni culturali e se ne occupa anche il codice degli appalti che disciplina, ad esempio, l'esternalizzazione, ovvero il ricorso al privato per consentire il recupero, il restauro, la manutenzione e la gestione del bene. È molto interessante la riflessione intorno al tema della sussidiarietà, proprio perché esso coinvolge associazioni e privati e soprattutto va ad intervenire e a creare quelle forme di civismo solidale che, ad esempio, si esprimono attraverso i patti di collaborazione con le istituzioni che danno forza, senso e corpo alla sussidiarietà orizzontale.
Del resto è un principio che richiama lo stesso codice del Terzo settore che individua proprio gli interventi di tutela e valorizzazione del paesaggio tra i campi in cui può esplicarsi l'azione e l'operato proprio dei soggetti del Terzo settore, proprio in nome di una convergenza di interessi - un interesse, un dare valore a quei beni - e aggregando risorse pubbliche e private per la programmazione e la progettazione in comune di servizi e interventi proprio per la realizzazione dell'interesse generale. Non a caso l'articolo 1 di questa proposta di legge richiama la Convenzione di Faro che, con la sua definizione di comunità di patrimonio, dà il senso proprio di quell'insieme di persone che attribuiscono valore al patrimonio che intendono poi trasmettere.
Volendo evidenziare un merito di questa proposta di legge è quello di aver introdotto e di aver portato alla discussione in quest'Aula un tema sicuramente attuale e sicuramente significativo, consentendo all'Aula di riflettere intorno ai concetti di sussidiarietà e di partecipazione, tenendo conto anche di quelle piccole e grandi esperienze, che si realizzano in tante parti del nostro territorio, di gestione e valorizzazione dei beni culturali. Si tratta di quelle esperienze a cui nella XVII legislatura la Commissione cultura della Camera aveva dedicato addirittura un'indagine conoscitiva sulle buone prassi culturali, che aveva coinvolto e chiamato ad intervenire in Commissione i soggetti che operano quotidianamente a sostegno della cultura nel nostro Paese.
Da quelle esperienze c'è davvero molto da imparare, proprio perché non si limitano ad una semplice esternalizzazione dei servizi, ma si riconducono ad una dimensione pluralista del patrimonio culturale e al progressivo emergere della centralità della funzione di valorizzazione che è intesa come quell'insieme di attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurarne le migliori condizioni di fruizione proprio attraverso il coinvolgimento anche degli enti del Terzo settore. È per questo che in Commissione ci siamo astenuti, proprio perché questo è un tema che riteniamo significativo ed importante. Ma non possiamo fare a meno di evidenziare anche alcuni “ma” rispetto al contenuto di questo provvedimento: non solo la disorganicità del testo, a cui facevo riferimento prima, ma anche la mancanza di chiarezza su come si concilierà l'albo. Noi riteniamo che sarebbe più opportuno chiamarlo elenco, anziché albo, perché l'albo giuridicamente ha una funzione diversa. Come si concilierà poi con le regole degli appalti pubblici?
Come si avrà modo di includere nella strategia di valorizzazione anche i beni minori, che possono essere magari economicamente meno appetibili - mi si passi il termine - rispetto ai grandi contenitori culturali?
Poi, il finanziamento e le risorse che andranno a sostegno del Piano strategico per la valorizzazione e la necessità di un coinvolgimento anche fattivo, nella sua definizione, delle imprese culturali e creative, dei soggetti del Terzo settore che operano al suo interno; la necessità anche di ampliare e rendere più chiaro e preciso l'ambito delle iniziative di valorizzazione del bene, non limitandosi soltanto a rievocazioni storiche o a spettacoli teatrali.
Insomma, ci sono degli elementi da chiarire e mi auguro che il dibattito nell'Aula consentirà di approfondirli, ferma restando la necessità imprescindibile, che voglio ricordare anche qui, di tutelare lavorativamente ed economicamente chi in quelle realtà si trova poi a lavorare e a spendere le proprie competenze e le proprie energie nelle azioni di valorizzazione e gestione dei beni culturali.
Questa proposta, finalmente, ci dà la possibilità di discutere di cultura in quest'Aula, cosa che purtroppo quest'Aula fa molto, molto poco. Non l'ha mai fatto nel corso del Ministero dell'allora Ministro Sangiuliano; lo ha fatto, all'inizio di quest'anno, con il Piano Olivetti del Ministro Giuli; nel mezzo molto, molto poco. Ecco, nel mezzo, voglio citare alcuni dati: la flessione del 2 per cento, nei primi nove mesi dell'anno, del mercato del libro, nell'assenza pressoché totale di interventi correttivi e di misure a sostegno della filiera, è sparita, sostituita da altro: 18app, con l'effetto positivo e importante che ha avuto sul settore editoriale e non solo. È uscito solo pochi giorni fa, lungamente atteso e con grave ritardo, il bando per l'assegnazione dei 30 milioni previsti nel Piano Olivetti di gennaio a sostegno delle biblioteche e dell'editoria di prossimità. Fondi, appunto, che arrivano con grave ritardo, che si estendono anche all'acquisto dei libri digitali - e quella doveva essere, nell'intenzione, una misura che andava a sostegno, invece, delle librerie di prossimità e, quindi, non tanto dell'editoria in formato digitale - e, addirittura, con l'ulteriore condizione che gli acquisti riguardino i libri di autori locali che trattino temi di interesse per la comunità di riferimento della biblioteca. Un po' riduttivo rispetto a quello che è un piano di azione complessivo editoriale che dovrebbe coinvolgere le biblioteche del nostro Paese.
Non voglio ritornare - lo abbiamo fatto spesso - sul ritardo cronico con cui si sta esercitando la delega relativa al codice dello spettacolo, e mi unisco alle parole pronunciate la scorsa settimana in quest'Aula: “abbiamo avuto due settimane dedicate alla cultura” - sembra una grande notizia, purtroppo è un sorriso amaro il mio -, pronunciate dal collega Orfini rispetto all'industria cinematografica, nelle discussioni delle mozioni sul cinema che sono state presentate. Mi unisco a quelle parole ricordando, appunto, come l'azione pasticciata ed ideologica che avete portato avanti in questi mesi abbia finito davvero per colpire un intero settore, penalizzando le maestranze. Stiamo parlando di un settore che impiega - o impiegava, purtroppo, dato quanto è avvenuto - circa 180.000 persone tra addetti diretti ed indiretti, affossando il , penalizzando la produzione indipendente, smantellando, smontando e definanziando l'indennità di discontinuità nel nome di un affannoso tentativo di costruire un'ulteriore vostra egemonia culturale, che dovrebbe sostituirsi a quella di sinistra. Ecco, io vi consiglierei davvero di uscire dal tunnel di questa ossessione che si manifesta ad ogni ricorrenza, ad ogni contestata nomina - e non torno in quest'Aula su quanto sta avvenendo a La Fenice di Venezia in queste settimane - realizzata in nome dell'occupazione di posti e di ruoli.
Colleghi, impiegate più utilmente il vostro tempo, superate l'ansia di una legittimazione che si costruisce nel concreto, con la validità dei contenuti e dei progetti culturali che si è in grado di costruire e di proporre. Perché la cultura, per sua stessa natura, non può e non deve appartenere a nessuno: deve essere libera di esprimere la propria creatività, di criticare il potere e chi lo rappresenta, chiunque esso sia. Archiviate, quindi, gli interventi e a costo zero e, magari, provate finalmente a disegnare interventi e prospettive che sostengano davvero la cultura e le istituzioni culturali e, soprattutto, quanti in esse lavorano.
Abbiamo un appuntamento immediato per provare a fare questo: la prossima legge di bilancio, che di qui a poco sarà approvata. Ecco, noi lì vi aspetteremo, auspicando che, almeno questa volta, il Ministero della Cultura non si limiti a fare il passivo spettatore di tagli decisi altrove - nel Ministero dell'Economia, sostanzialmente -, ma sia parte attiva e propositiva per il sostegno reale alla filiera della creatività, che costituisce l'ossatura di questo Paese. Pochi proclami e molti fatti, colleghi. E allora me lo auguro davvero, che ci sappiate stupire su questo e che, finalmente, non ci si limiti solo a dibattiti sparuti in quest'Aula su micro-misure relative alla cultura, ma si possa davvero disegnare un piano di sostegno integrale e complessivo a un settore che rappresenta il cardine del nostro Paese .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Cangiano. Ne ha facoltà.
GEROLAMO CANGIANO(FDI). Grazie, Presidente. Saluto anch'io il Sottosegretario Mazzi. Oggi, in Aula, con questa proposta di legge, stiamo decidendo se la cultura italiana debba restare un ricordo o diventare un destino. “Italia in scena” non è solo un titolo suggestivo o un titolo di un libro: voglio ricordare ai colleghi delle opposizioni che il libro citato nel precedente intervento non trattava del ciclo di produzione della mozzarella di bufala - che a noi piace -, ma dava una visione precisa e concreta, con prefazione del Presidente del Consiglio, su una visione della cultura; e, se quelle idee poi si trasformano in azioni, questa si chiama semplicemente politica. Questo titolo suggestivo è una dichiarazione di intenti: noi non vogliamo un Paese che si limiti a conservare, ma un Paese che abbia il coraggio di raccontarsi, di esprimersi, di mettere in scena la propria identità.
Per troppi anni la cultura è stata o un recinto ideologico o un capitolo marginale del bilancio. Noi facciamo una scelta diversa con questa proposta di legge: riconosciamo che la cultura è una infrastruttura della Nazione. Un Paese che investe in cultura non decora solo la sua storia, ma costruisce il suo futuro. Questa proposta affonda le sue radici in un principio costituzionale troppo spesso dimenticato - lo abbiamo detto più volte -, cioè la sussidiarietà, che non significa arretramento dello Stato, ma evoluzione dello Stato, uno Stato che non occupa ogni spazio, ma che riconosce la capacità della società civile, delle associazioni, delle fondazioni, delle imprese culturali di prendersi cura del nostro patrimonio. Per anni abbiamo sentito ripetere che la cultura è di tutti. Oggi, per la prima volta, proviamo davvero a dare tutti gli strumenti per parteciparvi.
La riforma, a dispetto di quanto dicevano prima, è divisa in tre assi, così come è previsto per le riforme. Il primo asse concerne l'innovazione, perché è chiaro che non si governa ciò che non si conosce: con l'anagrafe digitale dei beni culturali pubblici decidiamo di mettere ordine nel patrimonio pubblico, per sapere dove sono i beni, come sono gestiti, con quale qualità. Non è controllo, è trasparenza, è responsabilità pubblica. Grazie all'elenco della sussidiarietà orizzontale apriamo le porte alla collaborazione con i privati qualificati, non per delegare - ci mancherebbe -, ma per costruire un sistema culturale più efficace, efficiente e sostenibile.
Il secondo asse riguarda la valorizzazione: la cultura deve incontrare il popolo. Un museo chiuso la sera è un luogo che respira a metà. Con “Italia in scena” vogliamo che musei, teatri e siti archeologici tornino ad essere luoghi di vita. Portare lo spettacolo dal vivo nei beni culturali significa generare nuovi pubblici, far entrare le famiglie, i giovani, gli studenti. La cultura non è un privilegio estetico, ma un'esperienza civica. Non possiamo permettere che i nostri luoghi di bellezza restino cattedrali vuote, dobbiamo farli diventare piazze dell'anima, dove l'arte incontra la comunità.
Il terzo asse riguarda la semplificazione. Oggi, in Italia, il mercato dell'arte è frenato da rigidità che non proteggono, ma spesso immobilizzano: soglie troppo basse, autorizzazioni ripetute, incertezze nei tempi. Chi vuole investire, spesso, purtroppo, guarda altrove. Allineare l'Italia all'Europa non è un favore ai mercanti, ma un atto di dignità verso il nostro ruolo nel mondo.
Chi produce arte non è un supplicante, è un lavoratore della Nazione e la politica ha il dovere di riconoscerne il valore. La cultura come lavoro, comunità e anche identità.
Questa legge parla anche ai giovani, a quelli che sognano di essere musicisti, tecnici di scena, curatori museali, a quelli che oggi sono costretti a partire per cercare altrove un palcoscenico. Io ho avuto il piacere, domenica sera, di incontrare i giovani della Nuova Orchestra Scarlatti di Napoli che, con coraggio e passione, provano a portare avanti un progetto che ormai dura da anni. Io ringrazio il Governo - e approfitto di questa sede - e anche il presidente Mollicone, che stanno trovando insieme una soluzione per far continuare a vivere questa che è una delle esperienze musicali più belle del nostro Paese e, quindi, accogliendo l'appello dell'altro giorno del maestro Gaetano Russo.
Il Governo Meloni ha scelto di non trattare la cultura come assistenza, ma come responsabilità; non contributi a pioggia, ma di strategia. Questa legge non appartiene - credetemi - solo alla maggioranza, appartiene a chi crede che l'Italia debba parlare al mondo. Un Paese che silenzia la cultura perde le radici, ma un Paese che non valorizza il futuro lo perde. Signor Presidente, l'Italia non può restare dietro il sipario, deve tornare sul palcoscenico. L'Italia non deve restare in silenzio, deve andare in scena .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Non posso dare la parola all'onorevole Mollicone come relatore, perché ha terminato il tempo e, peraltro, non c'è, mi pare.
Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
GIANMARCO MAZZI,. Mi riservo di intervenire nel prosieguo dei lavori.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Schlein, Fratoianni, Boschi, Magi ed altri n. 1-00498, concernente iniziative volte ad evitare il rinnovo del d'intesa del 2017 con la Libia, nonché a rivedere integralmente gli accordi con tale Paese per il controllo delle migrazioni, anche al fine di assicurare la tutela dei diritti umani .
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
È iscritta a parlare la deputata Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Presidente, colleghi, parliamo del Italia-Libia, un accordo nato nel 2017 con una promessa - fermare gli sbarchi - e finalizzato al contrasto dell'immigrazione irregolare, del traffico degli esseri umani e al rafforzamento della cooperazione bilaterale in materia di sicurezza e di controllo delle frontiere. Invece, se andiamo alla prova dei fatti, dopo otto anni, i numeri ci dicono l'opposto.
Le partenze dalla Libia non sono affatto diminuite, sono aumentate: nei primi mesi del 2025, più 87 per cento rispetto all'anno precedente e aumenta, così, anche il costo più pesante, quello in vite umane: da gennaio ad oggi oltre 1.200 persone morte nella rotta del Mediterraneo centrale. Eppure, ci eravamo ripromessi, dopo la strage di Lampedusa del 2013, con 368 morti: mai più! E invece c'è un costante aumento: tra il 2017 e il 2025 oltre 23.000 persone morte o disperse e questo è un numero approssimativo, perché noi parliamo di quelle registrate, ma ci sono tante imbarcazioni fantasma che arrivano, alcune, sino a Lampedusa, ma altre che sfuggono ai radar e non sappiamo che fine abbiano fatto. Quindi, è un fallimento drammatico e noi non possiamo accettare che il Mediterraneo diventi un cimitero dove l'Europa chiude gli occhi.
Inoltre, la Libia non è un porto sicuro e lo hanno detto la Cassazione e la Corte europea dei diritti dell'uomo. Nei centri libici avvengono torture, violenze, riduzione in schiavitù, soprattutto atteggiamenti razzisti nei confronti di persone di origine subsahariana, respingimenti o, meglio, accompagnamento nel deserto dove fare morire le persone che sono in sovrappiù. Per non parlare delle numerose denunce ed accuse rispetto ai presunti crimini della guardia costiera libica: uso della forza contro le ONG durante le operazioni di soccorso, manovre pericolose proprio per farle affondare, spari; sono recenti quelli nei confronti delle ONG, di e mentre effettuavano operazioni di soccorso.
Nei giorni scorsi abbiamo parlato dello scandalo più grande, il caso Almasri, accusato dalla Corte penale internazionale di crimini contro l'umanità, che noi abbiamo restituito alla sua attività, salvo che poi, con molta dignità, il Governo libico ha proceduto per il suo arresto. Purtroppo, anche in questo caso, l'Italia - o meglio, il Governo italiano - si è piegata e ha dimostrato di cedere al ricatto delle milizie libiche. Non c'è bisogno che io richiami i verbali della recente seduta d'Aula e discussione sulla richiesta di autorizzazione a procedere contro il Ministro Nordio, il Ministro Piantedosi e il Sottosegretario Mantovano.
Noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo dimostrato di essere sempre in prima linea per quel che riguarda il rispetto dei diritti umani e di credere che l'approccio nei confronti della questione del fenomeno migratorio non sia un approccio che guardi il fenomeno come qualcosa di emergenziale, ma come una cosa strutturale, al cui centro, però, va messa sempre e comunque la persona umana, la tutela dell'essere umano. Qui, però, noi chiediamo una cosa diversa: non sospendere, ma rinegoziare questo trattato, perché noi sfuggiamo da ogni approccio ideologico e siamo contrari all'approccio securitario della destra di Governo, però neppure crediamo che sia possibile eliminare , improvvisamente, questo , perché evidentemente si creerebbero ulteriori problemi, con un'elefantiasi di tentativi di solcare il mare di tanti disperati, fuori da ogni controllo e possibilità di gestione, con una cattiva tenuta dei rapporti con il Governo della Libia, che invece va considerato e va in via diplomatica - come dire - portato a una nuova concezione dei centri di detenzione e a un nuovo atteggiamento della guardia costiera libica.
La nostra è la terza via: non la chiusura cieca della destra, né l'apertura indiscriminata, perché, fra l'altro, questo sarebbe contrario anche agli interessi, oltre dell'Italia, dei migranti. Un Paese dovrebbe essere in grado di garantire una vera accoglienza e dare alla persona che arriva la possibilità di avere scuola, lavoro, sanità. Noi non abbiamo questa possibilità, ormai, neanche per gli italiani, che sono loro stessi costretti a emigrare. Come facciamo a garantirla? La verità è un'altra, che dobbiamo richiamare l'Europa alle sue responsabilità, perché non possono chiedere solidarietà solo per quel che riguarda i Paesi del Nord, fino ad arrivare a concederci una deroga, una clausola di salvaguardia, cioè un indebitamento in deroga al famoso vincolante Patto di stabilità, che ha costretto a tagli macroscopici per quel che riguarda il , la sanità, la scuola, mentre lì, sì, dobbiamo essere tutti solidali per fare un debito di altri 30 miliardi di euro in armi, perché la clausola di salvaguardia riguarda la possibilità di effettuare sforamenti di bilancio per l'1,5 per cento del PIL. A conti fatti è semplice. Però, nessuno si è mai preoccupato di venire in soccorso dell'Italia per quello che è il confine Sud, perché il confine Sud non è solo nei confronti di uno Stato, seppur grande, come la Russia, ma è al centro di due continenti, perché di fronte c'è l'Africa e a Est l'Asia.
Da noi, dalla rotta del Mediterraneo centrale arrivano persone di tutte le nazionalità: pachistani, palestinesi, siriani, tunisini, algerini, marocchini. Tutti arrivano da questa rotta, però l'Europa è solidale solo a Nord, i falchi dell'Europa sono solidali solo a Nord.
Termino, noi abbiamo anche alcune proposte; noi siamo per l'equilibrio fra la solidarietà e la legalità e per non creare queste aperture che non saremmo in grado di gestire. Il Governo richiami alla responsabilità l'Europa. Noi chiediamo ricollocamenti europei e una nuova missione che sia un accordo che non semplicemente guardi alla svolta securitaria della missione Sophia, ma chiamiamolo , non semplicemente. Ricollocamenti europei, rimpatri europei, filtro alla fonte, un'accoglienza sostenibile; il MoVimento 5 Stelle sceglie la terza via, una via fatta di responsabilità, umanità, trasparenza, che metta al centro i diritti delle persone e la sicurezza degli italiani, la credibilità del nostro Paese.
Noi vogliamo un'Italia che guidi l'Europa non con la paura ma con proposte concrete e coraggiose .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Loperfido. Ne ha facoltà.
EMANUELE LOPERFIDO(FDI). Grazie, Presidente. Colleghi, la mozione che discutiamo qui oggi, volta a bloccare il rinnovo del d'intesa tra Italia e Libia, nasce da una narrazione che è profondamente ideologica e che ignora la realtà dei fatti e, soprattutto, dimentica le ragioni per le quali si è arrivati a quel firmato dal Presidente del Consiglio dell'epoca, che risponde al nome Gentiloni, e dal Ministro dell'Interno dell'epoca, che risponde al nome Marco Minniti; un che è stato poi rinnovato nel 2020 dal Governo Giuseppe Conte; quindi MoVimento 5 Stelle; quindi campo largo. Quell'Accordo porta la firma di quella sinistra che, quando è al Governo, diventa pragmatica, quando è all'opposizione diventa ideologica. Bene, l'Italia non ha bisogno di una politica mossa dall'ideologia. Se nel 2017, nel 2020 il testo andava bene, non si comprende perché oggi con il Governo Meloni questo debba essere considerato improvvisamente illegittimo o disumano.
In politica estera servono coerenza, linearità, soprattutto linearità istituzionale. Gli accordi internazionali non cambiano sulla base del posto nel quale si è seduti; gli accordi internazionali servono al Paese e, quando hanno al centro la sicurezza, la cooperazione, la tutela della vita umana, non appartengono ad un colore politico, ma soltanto all'interesse del Paese. Si chiama “politica estera”, non “politica di quartiere”.
Il del 2017 nacque da una constatazione chiara: la Libia era e resta il principale punto di transito dei flussi migratori verso l'Europa. Occorreva intervenire per contrastare il traffico di esseri umani, ridurre le partenze e limitare le morti in mare, sostenendo al contempo la stabilizzazione della Libia e del Nordafrica. Il i risultati li ha portati ed è il motivo per cui continuiamo a sostenerlo. Nel 2016 le morti lungo la rotta del Mediterraneo avevano superato le 4.500 unità; nel 2017 quasi 3.000. Dopo la firma del le vittime sono scese a circa 1.300 nel 2018 e 1.283 nel 2019. Negli anni successivi i numeri non sono più tornati ai livelli drammatici del periodo pre-. Certo, ogni vita umana morta nel Mediterraneo è una tragedia, ma sono comunque numeri in calo. Se vogliamo quindi parlare seriamente di salvaguardia della vita umana, è doveroso riconoscere che la cooperazione con la Libia ha contribuito a salvare vite, riducendo le traversate irregolari e rafforzando il controllo dei flussi. E va ricordato con precisione che l'articolo 5 del impone che ogni sua applicazione avvenga nel rispetto degli obblighi internazionali e degli accordi sui diritti umani. Non è un dettaglio, ma una garanzia giuridica inserita su iniziativa italiana ed è stato proprio questo vincolo a responsabilizzare le autorità libiche e a consentire il monitoraggio europeo.
Quando quindi qualcuno accusa l'Italia di collusione con le milizie, omette che l'Accordo prevede il coinvolgimento diretto del Ministero dell'Interno e del Ministero della Difesa libici sotto monitoraggio dell'Unione europea, con programmi di formazione e supporto tecnico forniti anche dall'Italia. Non si tratta di finanziare le bande armate, ma di rafforzare istituzioni statali riconosciute dalle Nazioni Unite. Senza un'interlocuzione con il Governo legittimo di Tripoli - piaccia o no -, nessuna strategia di stabilizzazione del Nordafrica può funzionare. È qui che emerge la differenza tra approccio ideologico e visione geopolitica.
La cooperazione internazionale non è una scelta ideologica ma una necessità strategica dalla quale si sviluppano le linee della nostra diplomazia ed è significativo che lo stesso ex commissario Gentiloni, vedendo la situazione del centrosinistra a settembre, abbia detto: effettivamente, forse, questa sinistra non può essere un'alternativa di governo. Lo ha detto Gentiloni, non il sottoscritto o il centrodestra, proprio perché questa sinistra manca di coerenza e visione. Non si può continuare a voler piegare a battaglie ideologiche la diplomazia italiana, dimenticando appunto che la diplomazia è quanto serve al nostro Paese, agli interessi del nostro Paese e non agli interessi di partito.
L'Italia continua ad essere centrale - che ci sia il centrosinistra o il centrodestra al Governo, per la sua posizione nel Mediterraneo - ed ha il dovere per questo di essere ponte tra Europa e Africa. Ed è per questo che il Governo Meloni ha rilanciato una visione nuova, con il Piano Mattei per l'Africa - oggi coordinato dall'ambasciatore Fabrizio Saggio -, che coinvolge già 14 Paesi africani e punta su sanità, energia, istruzione, costruendo partenariati paritari e crescita condivisa; un Piano che si integra perfettamente con l'iniziativa europea del e che dà continuità a quella stessa logica di cooperazione avviata nel 2017, logica del dialogo, dello sviluppo, della responsabilità reciproca, della stabilità internazionale.
Non a caso, lo stesso non parla solo di frontiere, ma parla di formazione del personale, cooperazione sanitaria, infrastrutturale e tecnologica, di e sviluppo sostenibile ed è a tutti gli effetti uno strumento di cooperazione internazionale volto alla stabilizzazione del Nordafrica. Oggi chi chiede di sospendere quell'Accordo, in realtà, chiede di disarmare l'Italia sul piano diplomatico e strategico perché, se smettiamo di cooperare con i Paesi di transito, se rinunciamo a presidiare le rotte e a stipulare accordi bilaterali, lasciamo campo libero ai trafficanti e condanniamo migliaia di persone a morire in mare.
Dietro la retorica dell'accoglienza illimitata si nasconde la resa all'illegalità e al caos. Dietro la richiesta di sospendere la cooperazione c'è l'illusione che chiudere un accordo risolva un problema, invece lo aggrava. E non è un caso che la sinistra, anche su altri fronti, mostri lo stesso atteggiamento del “tanto peggio, tanto meglio”. Lo abbiamo visto la settimana scorsa, quando abbiamo chiesto al Parlamento di sostenere con forza il “Piano di pace Trump”, un Piano di pace che era stato appoggiato, sostenuto, sottoscritto da tutti i Paesi del mondo, financo dai Paesi della Lega araba che lo sostenevano dall'inizio; un Piano di pace sostenuto dall'ANP, un Piano di pace che alla fine è stato accettato anche da Hamas.
Ebbene, soltanto questa sinistra si è opposta ad un piano di pace che ieri ha fatto sì che finalmente si arrivasse alla pace nel Medio Oriente.
Questa è la diplomazia che deve guidare il Paese, non deve essere l'ideologia che, pur di far male al Governo Meloni, cerca di mettere all'angolo il Paese. Se fosse stato per questa sinistra, ieri l'Italia non sarebbe stata presente - rappresentata dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni - al tavolo dei grandi che hanno firmato per la pace nel mondo. Ebbene, quindi, avete scelto di non votarlo, avete scelto di fare del peggio al vostro Paese. Per fortuna non siete voi che governate, per fortuna gli italiani hanno scelto con forza il centrodestra ed è l'Italia che, da tre anni a questa parte, grazie al Governo Meloni, è tornata ad essere centrale a livello internazionale.
E l'Italia stessa guidata dal Governo Meloni è la stessa Italia che, quando ebbe bisogno anche del nostro supporto per votare il supporto all'Ucraina, nonostante fossimo all'opposizione, votò insieme al Governo Draghi per finanziare il supporto all'Ucraina, a dimostrazione del fatto che, da una parte, c'è la responsabilità di chi siede tra i banchi del Parlamento, anche all'opposizione, e guarda sempre con interesse e con positività agli interessi del Paese, e, dall'altra, c'è invece chi continua a fare, anche in politica estera, delle battaglie di quartiere, delle battaglie di chi magari è più amico di quelli della , piuttosto che amico anche di chi si affianca ad Hamas.
Noi abbiamo scelto di essere responsabili, l'abbiamo scelto da quando eravamo all'opposizione, sostenendo il supporto in Ucraina, e abbiamo scelto anche di continuare a dare continuità a quel firmato dal Presidente del Consiglio Gentiloni e anche dal Presidente del Consiglio Conte, che lo rinnovò.
Quindi, allora, il del 2017 non è un tabù: è uno strumento di responsabilità, di cooperazione e sicurezza internazionale. L'Italia continuerà a garantire il rispetto dei diritti umani, ma non rinuncerà alla lotta ai trafficanti, né al proprio ruolo di protagonista nel Mediterraneo.
Per questo, coniugando sicurezza, sviluppo e responsabilità, insieme al Piano Mattei continuiamo a sostenere anche il del 2017, per gli interessi …
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Per suo tramite, intervengo semplicemente per ricordare che la centralità del Governo Meloni, espressa dal collega, oggi si sintetizza in un grandissimo risultato: 290.000 immigrati irregolari entrati con il loro Governo, record negativo dei rimpatri dal 2014. Se questa è la centralità del Governo Meloni, preferivamo quando stava in periferia e, da lì, gridava contro il Governo per far dimettere l'allora Ministro dell'Interno per dei risultati molto migliori di quelli di questo attuale Ministro dell'Interno, che loro non toccano e in nessun modo mettono in discussione.
Ma oggi, vedete, siamo qui per una motivazione diversa. Oggi noi non parliamo solamente del trattato, ma si parla di un altro aspetto, che è la centralità e il ruolo del nostro Paese all'interno del Mediterraneo. Il Italia-Libia è stato firmato nel 2017, è stato rinnovato automaticamente ogni tre anni, scadrà nelle prossime settimane e questo, per il Governo, per la maggioranza, poteva accadere tranquillamente, così, in automatico, senza nessuna discussione parlamentare. È solo grazie al ruolo dell'opposizione che, in quest'Aula, si discute di uno dei maggiori temi che riguarda il nostro Paese. Prima se ne discuteva tantissimo, quando erano all'opposizione; sono lontani ormai i tempi delle felpe, delle ruspe: tutti ricordi. Oggi quest'Aula non parla più di immigrazione; fuori da quest'Aula, nelle TV, non si parla più di immigrazione; il tema, visto che loro sono in fallimento totale, non è più all'ordine del giorno. Invece non è così: l'opposizione lo porta all'interno di questo dibattito, se ne discute, se ne parla.
Perché se ne parla? Perché, come MoVimento 5 Stelle, noi chiediamo una cosa importante, questo come primo atto di indirizzo: fermare il tacito rinnovo del , perché i contesti cambiano - poi ne parleremo - e, quindi, c'è bisogno di una revisione seria, trasparente, di un dibattito parlamentare, ma non per ideologia, semplicemente per realismo, perché, se uno strumento non funziona, non lo si rinnova, non lo si difende, lo si cambia. Questo è il ruolo di questo Parlamento. Vedete, 8 anni dopo - il collega diceva: perché 8 anni fa sì, e adesso no? Si è risposto da solo: perché sono passati 8 anni e i contesti cambiano e cambiano velocemente -, oggi le partenze dalla Libia non sono diminuite, oggi abbiamo i risultati di quel : non solo non sono diminuite, sono aumentate; solo nel 2025 ci sono stati 1.000 morti nelle nostre acque mediterranee. È evidente che questo strumento, in questi 8 anni, non ha funzionato e, quindi, va rivisto, va modificato, va aggiornato: è questo quello che chiediamo come MoVimento 5 Stelle.
Tra l'altro, dopo 8 anni non abbiamo solamente i risultati, ma abbiamo anche un cambiamento geopolitico in Libia; dopo 8 anni. Perché, vedete, per capire la Libia, dobbiamo guardare la realtà e su quella noi dobbiamo fondare le nostre politiche sui flussi migratori: è un Paese spaccato, dove il Governo di Tripoli e il blocco di Haftar si contendono il potere. In mezzo a questo contendimento si muove la Turchia, si muove la Russia, si muove l'Egitto, si muovono gli Emirati, e ciascuno in questa terra ha i propri interessi: la Turchia controlla le basi e i porti a Ovest; la Russia, invece, guarda e presidia gli spazi energetici e presidia e punta verso i porti del Mediterraneo; l'Egitto tiene un piede ad Est. Quindi, il ruolo dei flussi migratori e dei migranti assume un contesto completamente diverso da quello che noi intendiamo. Perché lo dico? Perché, in questa giungla di interessi, i migranti sono una moneta di scambio. Ogni blocco, ogni milizia, ogni potenza esterna usa i flussi per ottenere soldi, per ottenere influenza, oppure silenzio internazionale. E, quando noi deleghiamo a questi attori il controllo dei confini senza avere i controlli democratici, noi non stiamo fermando i flussi, li rendiamo solo strumenti di potere altrui: cioè noi consegniamo, senza il presidio democratico di quei posti, gli strumenti a chi vuole farci del male per farci del male.
Da qui noi abbiamo una proposta ben delineata. Chiediamo un dibattito completamente diverso da quello che abbiamo assunto in questi anni: via la polarizzazione su porti aperti e porti chiusi - non ci riguarda -, ma chiediamo e vogliamo dei flussi governati, legali e trasparenti.
Prima di tutto le nostre proposte sono: bloccare il rinnovo automatico - come ho detto prima - e avviare una revisione parlamentare del , perché vogliamo conoscere, come Parlamento, le spese, le clausole, ma, soprattutto, i risultati, perché è su quello che poi si basa l'analisi e, ovviamente, la proposta.
Dopodiché, chiediamo di aprire dei corridoi umanitari protetti per chi fugge dalle guerre, perché una delle cose importanti è togliere la domanda ai trafficanti: è su questo che si basa anche l'azione del MoVimento 5 Stelle.
Poi vogliamo costruire una missione europea di ricerca e soccorso del Mediterraneo. Perché? Perché un mare più sicuro vuol dire, automaticamente, un mare più controllato, e ci sono degli automatismi che possono funzionare per quanto riguarda il presidio del Mediterraneo.
Chiediamo di colpire la catena economica dei trafficanti. Io ho ancora nelle orecchie il del Premier Meloni quando diceva che inseguiremo i trafficanti in tutto il globo terracqueo. Ecco, non ho mai capito mezzo risultato di questa persecuzione dei trafficanti: qui si continua ad aumentare; i trafficanti, con il Governo Meloni, fanno quel che vogliono. Noi chiediamo che ci sia una seria, vera, azione di contrasto economico e finanziario verso i trafficanti, e questo non è successo. Possiamo tagliare i carburanti, i componenti, presidiare tutto quello che serve a loro per gestire il traffico, eppure non lo si sta facendo; nelle cooperazioni che ci sono in Libia non c'è traccia del Governo italiano.
Chiediamo di sostenere i progetti di sviluppo in Libia, ma fuori dal controllo delle milizie: cosa che oggi non è così, abbiamo delegato anche quello. Abbiamo delegato i piani di sviluppo alle milizie libiche: è una cosa fuori di testa, è ovvio che non succederà mai. Noi scopriamo l'acqua calda qui dentro. E, quando vi entrano, in tre anni, 290.000 immigrati irregolari, a parte le pagliacciate dette in campagna elettorale sui blocchi navali - ma non è questo il tema -, voi siete costretti a porvi una domanda, ve la dovete porre: cosa non ha funzionato nella vostra azione politica?
È uno dei peggiori Governi in politiche di flussi migratori. C'è una riflessione? Io non ho sentito una riflessione della maggioranza, dicendo: ovviamente sì, qui stiamo andando, stiamo facendo questo, dobbiamo correggere di qua, dobbiamo correggere di là. No, va tutto bene. Voi basta che dite: Albania, Piano Mattei e immigrazione irregolare e per voi il problema è risolto. Poi, però, che cosa succede? Che firmate i documenti dove fate entrare 500.000 immigrati regolari, che erano quelli, gli stessi, per il quale denunciavate una sostituzione etnica, mentre oggi la firmate la sostituzione etnica - per voi, perché per noi non è così - e avete i peggiori risultati dal punto di vista dei flussi. Ve la farete una domanda prima o poi? Vi abbiamo messo il tema al centro del dibattito parlamentare. Ce l'avrete una proposta?
Ora chiudo dicendo una cosa. Vedete, colleghi, non è solamente una questione di frontiere. Il Mediterraneo è un po' il cuore della nostra identità - chi ha parlato prima e anche qui accanto a me ho due parlamentari siciliani, la culla della cultura mediterranea - e, quindi, c'è un'identità che, in un qualche modo, abbiamo il diritto di interpretare con protagonismo. Noi oggi siamo spettatori. Vogliamo uscire da questo ruolo, abbiamo le nostre soluzioni e vogliamo guardare in faccia la realtà, perché solo chi guarda in faccia la realtà può veramente cambiarla. Chi si gira dall'altra parte nemmeno vede il problema che è esattamente …
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Silvestri.
È iscritta a parlare la deputata Bakkali, che illustrerà anche la mozione Schlein, Fratoianni, Boschi, Magi ed altri n. 1-00498, che ha sottoscritto in data odierna. Ne ha facoltà.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ringrazio anche i colleghi e le colleghe per la disponibilità, visto il ritardo del treno. Dunque, illustrare questa mozione mi obbliga in pochi minuti, di fatto, a provare, in quella che è una discussione generale, anche a comporre una cornice storica rispetto a che cos'è questo e cosa lo precede nella storia non solo italiana, ma direi europea e mediterranea di questo Accordo, perché nulla si può cambiare, come diceva il collega che mi ha preceduta, non solo se non si guarda la realtà ma soprattutto se non si fa quel lavoro di ricomposizione storica.
Oggi siamo nel 2025 e si deve risalire, quantomeno, agli inizi degli anni Duemila, perché ovviamente questo arriva come prima firma nel 2017 ma, appunto, non possiamo non fare qualche passo indietro per comprendere perché oggi crediamo che questo Accordo vada interrotto e perché crediamo che sia giunto il momento di renderci conto trasversalmente, in questo Parlamento e in questo Governo, che questo porta con sé costi elevatissimi, porta con sé la scarsa trasparenza che in tutte, o nella stragrande parte delle mozioni, abbiamo chiesto di interrompere, facendo in modo che il Parlamento sia protagonista coinvolto e che, appunto, questa trasparenza sia attuata, e che porta con sé, inoltre, la violazione sistematica dei diritti umani, della legge europea e del diritto internazionale che abbiamo in questo momento, come non mai, richiamato a base comune per provare a guardare al futuro.
Con la Libia dobbiamo parlare anche della Turchia, del Niger, della Tunisia, dell'Egitto e di come siamo precipitati in accordi come quello con l'Albania, perché questi sono i guardiani di quella che è stata la politica europea, il pilastro della politica europea sulle migrazioni che, appunto, è il tema dell'esternalizzazione delle frontiere che inizia nel 2015, nel pieno esodo siriano e del flusso sulla rotta del Mediterraneo centrale e che dà il via in quell'anno all'Agenda europea sulla migrazione.
Ricordiamolo: citiamo velocemente il vertice di La Valletta ma appunto, tornando indietro in quel lavoro di ricomposizione storica cui ci rimanda un grande studioso come Marc Bloch, lo sviluppo di un fenomeno come l'immigrazione non è possibile chiarirlo senza la ricostruzione storica di un fenomeno di questa portata e di questa complessità, per il quale credo che anche i cittadini e le cittadine siano consapevoli che la propaganda, che lo slogan, che la soluzione facile non sia più possibile usare come via per una politica.
I due decenni scorsi sono i decenni, appunto, del vento di Tampere. Se torniamo agli inizi del 1999, le politiche dell'Eurodac e della costruzione di Frontex sono l'avvio dell'Europa come fortezza e del che si è dato all'esterno, molto più che all'interno, e di come le migrazioni, che già abitavano questo continente da oltre trent'anni, lo stavano modificando e come si sarebbe potuto investire, ad esempio, sulle diaspore e sul fattore strutturale delle migrazioni.
Abbiamo, con quest'ottica, in Europa di fatto estromesso il mar Mediterraneo da un'idea di visione e di costruzione del processo di integrazione europea - quindi, la politica euromediterranea, la politica euroafricana - limitandolo, appunto, dal 2015, accordo dopo accordo, esternalizzazione dopo esternalizzazione, a vedere la sponda Sud del Mediterraneo solo come mura, di fatto, di questo processo. Ricordiamo il 2016 con l'Accordo UE-Turchia: 6 miliardi di euro per fermare, in quegli anni drammatici, il flusso che arrivava sulla Grecia dalla rotta turca. Il 2017 è l'anno del primo , anche se qui il primo che ha attuato, di fatto, accordi con la Libia in questo senso è stato Berlusconi nei primi anni Duemila, capendo che quello sarebbe stato, probabilmente, il futuro delle politiche europee del nostro continente.
Se allora si poteva rendere e concepire governabile un Accordo di questo tipo - seppur, appunto, in un territorio dove non esiste statualità, dove l'Accordo si fa con milizie, con le autorità di Tripoli -, continuare anno dopo anno, ogni Governo di ogni colore, a rinnovare questo Accordo, allora si cade nella perseveranza, nel continuare in maniera perseverante a compiere un errore nonostante i , nonostante la documentazione di ONG e delle stesse agenzie dell'ONU sulle violenze, sui suicidi, sulle malattie, sulle torture, sugli stupri, sul lavoro forzato e sulle estorsioni che avvengono in quei luoghi di detenzione.
Tantissime risorse. In Libia, con questo Governo, abbiamo aperto un altro fronte di accordi, che sono stati gli accordi con la Tunisia, e questi ultimi anni di politiche sulle migrazioni hanno mostrato tutta l'inadeguatezza, la mancanza di prospettiva e di concretezza rispetto alla gestione di questo fenomeno: tre anni dove si è perseverato con la criminalizzazione delle ONG e con la politica dei porti lontani, di fatto, occupandosi solo dell'ultimo miglio.
Nessuno ha mai fermato i flussi. I flussi si sono spostati e con lo spostamento dei flussi si sono spostate le risorse da dare al governante o al dittatore di turno per provare a fermare e a limitare flussi e numero di sbarchi che, come abbiamo visto, vanno in aumento. Questo Governo ha preso in giro gli italiani con tanta retorica anti-immigrazionista, prendendosela spesso, molto di più, con quella porzione di immigrazione che questo Paese lo sostiene, quindi i lavoratori regolari che già qui risiedono, così peggiorando le condizioni lavorative, le condizioni per permanere legali.
Se da una parte ci si occupa dell'ultimo miglio, se ci si occupa del 5 per cento del fenomeno - perché di questo stiamo parlando, in questo Paese vivono oltre 5 milioni di lavoratori e lavoratrici con le proprie famiglie che qui crescono, lavorano, producono, pagano le tasse - e questo Governo, così come tanta destra europea e globale, si occupa di quella percentuale minima di immigrazione illegale - che, però, viene gestita con il costo altissimo delle violazioni dei diritti, delle morti, dell'incapacità di essere missione civile, ad esempio, nelle rotte -, questa mozione prova a farsi alternativa. Prova a dire, non è più il momento, dopo quasi dieci anni di accordi con i trafficanti libici, dopo quanto è successo nel caso Almasri, dopo esserci resi ricattabili e fragili nei rapporti con chi detiene di fatto il governo dell'esternalizzazione dei confini. Avere esternalizzato i confini ha significato per i Paesi europei, per l'Italia, perdita di sovranità, perdita di capacità di governo di questo fenomeno. Il mar Mediterraneo deve essere di nuovo luogo dove la vita...
PRESIDENTE. Grazie, deputata Bakkali. È iscritta a parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signori rappresentanti del Governo, è arrivato il momento di dire basta: basta al Italia-Libia. Noi siamo sempre stati assolutamente contrari, ma oggi che gli abusi, le violenze e le violazioni dei diritti umani, da parte delle milizie libiche e della stessa Guardia costiera libica, sono sotto gli occhi di tutti e tutte, lo siamo ancora di più.
È dell'altro giorno l'ultimo attacco a un'imbarcazione con 150 persone a bordo in acque internazionali. Confidiamo che anche il Governo e la maggioranza stabiliscano di mettere fino a un accordo che non crea alcun beneficio al nostro Paese, visto che le partenze dalla Libia sono persino aumentate, ma piuttosto lo rende complice di un sistema che genera enormi sofferenze e violazioni dei diritti umani, che in questi mesi vi ha portati persino a compiere reati internazionali, per via del ricatto a cui siete sottoposti, come abbiamo potuto constatare con il vergognoso caso del generale Almasri, riportato in Libia con un volo di Stato per ragioni di sicurezza, a dir vostro, nonostante il mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale.
Come sapete, come sappiamo benissimo, le imputazioni a carico di Almasri riguardano una pluralità di condotte criminose di eccezionale gravità, tenute in particolare nella prigione di Mitiga, proprio in Libia, dove esercitava ed esercita tuttora un ruolo direttivo. Nella prigione di Mitiga, la detenzione illegale di esseri umani costituisce una pratica sistematica: persone prive di effettive garanzie difensive vengono incarcerate senza basi giuridiche, senza cure mediche, senza acqua e cibo, senza contatti con i familiari e subendo torture, interrogatori coercitivi, in condizioni detentive disumane, con celle sovraffollate e non ventilate o, peggio, forse in isolamento forzato. Sono stati accertati, grazie anche alle testimonianze di alcuni sopravvissuti, atti di tortura eseguiti attraverso percosse, pugni, tubi in plastica, bastoni, scariche elettriche, costrizioni a posizioni di e detenzione in spazi angusti.
A questi comportamenti disumani si aggiungono le accuse di violenze sessuali (22 documentate), perpetrate dallo stesso Almasri e dai suoi più stretti collaboratori. Parliamo di donne, minori e uomini detenuti che hanno subito stupri, molestie e perquisizioni corporali umilianti, anche pubbliche. Nella prigione ci sono stati poi almeno 34 omicidi: 4 per ferita da arma da fuoco, 12 per torture, 16 per mancanza di cure mediche e 2 per esposizione a condizioni climatiche estreme. Ad Almasri è stata insomma contestata una condotta persecutoria sistematica, che si sarebbe concretizzata in privazione di diritti fondamentali, lavori forzati, maltrattamenti e indottrinamento religioso. Di questi crimini, la Corte penale internazionale ha ritenuto Almasri responsabile quale autore materiale, coautore, mandante, istigatore e complice, in ragione del suo potere di comando, della sua diretta partecipazione e della sistematicità delle violenze poste in essere. Ma voi avete deciso di rispedirlo in Libia in modo che potesse continuare a torturare, stuprare e ammazzare indisturbato. Questo fatto non è scollegato dal rinnovo del , non lo è affatto. Sappiamo tutte e tutti che siete sotto ricatto: i responsabili di questa scelta ignominiosa non son solo Nordio, Piantedosi e Mantovano. Sappiamo bene che tutto il Governo è coinvolto: il diniego dell'autorizzazione a procedere serve a tutelare loro, ma soprattutto a non fare emergere le vostre responsabilità, la vostra collusione con l'efferatezza del sistema libico.
Quanti rapporti devono ancora essere scritti perché la smettiate di trattare con la Libia e, soprattutto, di trattarla come un Paese sicuro? Quante immagini di bambini stuprati e torturati, di donne massacrate, di uomini schiavizzati dovremmo ancora vedere prima che vi decidiate a porre fine a questo orrore? Sappiamo tutte e tutti che i trafficanti di ieri sono le forze anti-trafficanti di oggi, eppure il Governo Meloni si è subito prodigato per fornire ai nuovi trafficanti, teorici anti-trafficanti a cui avrebbe dovuto dare la caccia in tutto il globo terracqueo, 5 nuove imbarcazioni per la Guardia costiera, oltre a siglare un patto da 8 miliardi di dollari per aumentare la produzione di gas destinata al mercato interno libico e all'esportazione verso l'Europa. La verità è questa: vi importa poco dei migranti, il patto riguarda l'accesso alle risorse energetiche e al neocolonialismo in Africa.
Il ha consentito di formare, finanziare ed equipaggiare quelle forze libiche che hanno sistematicamente rapito, detenuto arbitrariamente, torturato, ridotto in schiavitù, ucciso e violentato persone migranti. Di fatto, il è diventato strumento di legittimazione e facilitazione di gravi abusi nei confronti di migliaia di persone che cercano di raggiungere l'Europa attraverso la Libia e il Mediterraneo. Ribadisco: aiutare la Guardia costiera libica, sapendo di consegnare migliaia di persone ad aguzzini che li sottopongono a gravi violazioni dei diritti umani, rende l'Italia e l'Unione europea responsabile e complice di tali crimini. Una Presidente che, pur facendosi chiamare al maschile, si definisce donna, madre e cristiana, come può tollerare una situazione come questa? Come può portare avanti politiche contro i migranti così feroci e spietate?
Confidavamo che almeno quest'anno, l'anno del Giubileo, potesse essere caratterizzato da un rinnovamento spirituale anche del Governo italiano e di questa maggioranza, da un atteggiamento diverso verso le persone più fragili e di quelle che hanno avuto la sfortuna di crescere in regioni dal mondo prive di garanzie e tutele. Dateci un segnale: revochiamo il , chiudiamo i CPR, rivediamo insieme tutte le politiche migratorie del nostro Paese, a partire dall'abominevole Bossi-Fini che impedisce di regolarizzare anche quella forza lavoro che sarebbe oggi così indispensabile per l'economia del nostro Paese. Siete ancora in tempo per evitare di perseverare in questo grave errore.
PRESIDENTE. Non essendovi altri iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
Chiedo al Governo se intende intervenire o se si riserva di farlo. Si riserva. Il seguito della discussione è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni Molinari ed altri n. 1-00479, Castiglione ed altri n. 1-00484 e Cerreto ed altri n. 1-00494 in materia di politica agricola comune .
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori .
Avverto che sono state presentate le mozioni Caramiello ed altri n. 1-00500, Schullian e Manes n. 1-00503 e Forattini ed altri n. 1-00504 che, vertendo su materia analoga a quella trattata dalle mozioni all'ordine del giorno, verranno svolte congiuntamente. I relativi testi sono in distribuzione .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
È iscritta a parlare la deputata Maria Cristina Caretta, che illustrerà la mozione Cerreto ed altri n. 1-00494, di cui è cofirmataria. Ne ha facoltà.
MARIA CRISTINA CARETTA(FDI). Grazie, Presidente. Colleghi, nel 1957, proprio qui a Roma, in Campidoglio, furono firmati i Trattati fondativi della Comunità economica europea e, con essi, una delle intuizioni più straordinarie degli ultimi sessant'anni: la politica agricola comune. La PAC era frutto di una visione tanto semplice quanto essenziale: garantire cibo di qualità, stabilità dei redditi per gli agricoltori e sicurezza alimentare per tutti i cittadini europei.
Un modello che ha unito i popoli europei attorno al valore del lavoro agricolo e alla consapevolezza che la libertà di un continente inizia anche dalla sua capacità di nutrirsi. Era il segno che l'Europa, all'epoca, aveva messo sovranità alimentare e produttività al centro del suo modello produttivo, scommettendo su investimenti e strategie di lungo periodo che ancora oggi rappresentano un punto di riferimento. Oltre sessant'anni di storia in cui la PAC, nelle sue varie incarnazioni ed assetti, ha contribuito a sostenere i nostri agricoltori, la nostra terra e la nostra capacità di accedere a cibo di qualità, ponendo proprio quei presupposti che hanno reso l'agroalimentare italiano un modello mondiale di qualità ed eccellenza.
Oggi quella visione merita di essere difesa e aggiornata per le nuove sfide della modernità, non stravolta. E, invece, la proposta avanzata dalla Commissione europea per la nuova PAC -2027 desta grande preoccupazione. Si prevede, infatti, la creazione di un cosiddetto Fondo unico europeo che accorperebbe oltre 500 programmi, tra cui la stessa PAC, i fondi di coesione, la politica per la pesca e il Fondo sociale europeo. Una riorganizzazione che, seppur motivata da obiettivi di semplificazione, rischia di smantellare la funzione strategica della PAC, facendole perdere quella specificità che ha garantito per decenni stabilità e competitività al settore agricolo.
E non basta, perché dietro questa operazione c'è una visione precisa: un ambientalismo ideologico che colpisce chi lavora la terra invece di aiutarlo a produrre in modo sostenibile; un ambientalismo di carta, che impone vincoli, taglia risorse e trasforma i nostri agricoltori nei primi nemici dell'ambiente, quando, invece, ne sono i primi custodi. Dietro i numeri - e i numeri sono chiari - c'è una questione di visione: il budget proposto per la PAC passerebbe da 386 miliardi dell'attuale programmazione a circa 300 miliardi di euro; il 24 per cento di risorse in meno in un'Europa che sta aumentando il suo bilancio complessivo da 1.270 miliardi a 2.000 miliardi di euro; una riduzione di quasi un quarto, che, sommata all'inflazione e all'aumento dei costi di produzione, potrebbe compromettere il futuro di molte aziende agricole europee e italiane.
Il lavoro incessante svolto dall'Italia e dal Governo, nella persona del Ministro Lollobrigida, in sinergia con il vice presidente Fitto, ha permesso di vedere salva una dotazione dedicata all'agricoltura, nonostante le forti pressioni dei Paesi del Nord per distruggerla. Questa, però, per noi è la base di partenza per un negoziato, non certamente un punto di arrivo. Come ha detto il Ministro Lollobrigida, non si può difendere l'ambiente distruggendo l'agricoltura, perché senza agricoltura non c'è ambiente, non c'è presidio del territorio, non c'è sovranità alimentare: senza agricoltura non c'è futuro.
Il Governo italiano, in piena coerenza con le linee guida espresse dal Ministro, ha manifestato in tutte le sedi la propria contrarietà a questo impianto, non per spirito polemico, ma per senso di responsabilità verso un comparto che è strategico per l'economia, per l'ambiente e per la coesione territoriale. Ai Consigli Agrifish di maggio e settembre, l'Italia ha ribadito con fermezza la necessità di mantenere la struttura a due pilastri e di preservare le risorse dedicate all'agricoltura, perché non possiamo permetterci di distruggere i presupposti della nostra sovranità alimentare.
Dopo anni di Governi che si sono fatti andare bene tutte le scelte di Bruxelles, con i risultati che sono sotto i nostri occhi, abbiamo detto “no” con forza, convinzione e orgoglio. Lo ha detto il Governo italiano al Consiglio Agrifish dello scorso settembre, e sapete cosa è successo? Sedici Paesi europei si sono schierati con l'Italia, in una posizione condivisa anche dal Parlamento europeo, in un'altra battaglia per la libertà alimentare dell'Europa, dove Roma è di nuovo capofila, recuperando e ricordando quelle radici dell'Unione che rischiano di essere dimenticate. Tre anni fa, chi sedeva nei banchi della maggioranza - e oggi, ironicamente, è nei banchi dell'opposizione - ha urlato, senza sosta, che con il Governo Meloni l'Italia sarebbe stata isolata in Europa e nel mondo. Oggi, con il Governo Meloni, l'Italia è capofila nella battaglia per difendere la politica agricola europea e riesce a portare con sé sedici Paesi dell'Unione europea.
Non è in discussione il principio di una PAC moderna e sostenibile, però non possiamo accettare che sostenibilità significhi burocrazia e che l'ambiente diventi un pretesto per distruggere chi la terra la vive e la cura ogni giorno. Mentre a Bruxelles si crea un clima incerto e si parla di tagliare, a Roma si investe. Negli ultimi tre anni, questo Governo ha destinato 15 miliardi di euro al settore primario: una cifra mai vista nella storia repubblicana. I risultati: l' agroalimentare ha superato i 70 miliardi di euro; l'Italia è la prima nazione in Europa per valore aggiunto dell'agricoltura, con 42,4 miliardi di euro nel 2024, superando Francia e Germania; aumento del 2 per cento del valore aggiunto dell'agricoltura, su una crescita del PIL del solo 0,7 per cento, rendendo l'agricoltura un settore trainante; il reddito medio degli agricoltori è aumentato, nel 2024, del 10,4 per cento, a fronte di una media europea dell'1,9 per cento. E voglio, in questa sede, ringraziare il Ministro Lollobrigida per aver restituito dignità al settore agricolo, rimettendolo al centro della politica, con risorse che sono spina dorsale di una visione per portare a risultati sempre più consistenti nel tempo.
L'agricoltura italiana è oggi un motore di crescita, un presidio ambientale, un pilastro di identità culturale e, per questo, deve essere ed è ascoltata e rispettata nei tavoli europei. Questo è il modello che vogliamo difendere: produttivo, concreto e veramente sostenibile. Non un modello punitivo, non una burocrazia verde che distrugge la speranza di chi semina, di chi raccoglie, di chi lavora. L'agricoltura non è il problema: è la soluzione. L'uomo è colui che, per primo, mantiene vive le montagne, custodisce i paesaggi, difende la biodiversità con le mani e con il sudore. Noi chiediamo una PAC che torni ad essere ciò che era: un investimento sulla produttività, non un insieme di vincoli; uno strumento di coesione e sicurezza alimentare.
Con questa mozione chiediamo al Governo di continuare a dire “no” a una riforma che cancella la struttura a due pilastri, di difendere la dotazione economica della PAC, di preservare la sua specificità e di difendere il ruolo delle regioni nella definizione di programmi di investimento. Con questa mozione chiediamo al Governo di continuare e proseguire l'incessante e autorevole lavoro a difesa dell'agricoltura italiana portato avanti negli ultimi tre anni. Chiediamo di introdurre clausole di reciprocità negli scambi commerciali, di garantire che nessuna azienda agricola venga penalizzata, né le grandi che trainano la produzione, né le piccole che difendono il paesaggio. L'agricoltura non chiede elemosina, chiede rispetto: rispetto per chi lavora, per chi produce, per chi, ogni giorno, garantisce che tutti noi possiamo avere del cibo sulle nostre tavole.
L'Europa oggi deve riportare al centro i suoi temi primari, a partire dall'industria e dall'agricoltura. Essere a sostegno dell'Europa non significa essere ciechi: non possiamo sostenere un'istituzione che sta mostrando tutti i suoi limiti. Noi diciamo “no” a un'Europa che punisce chi produce; diciamo “sì” a un'Europa che premia chi lavora, che difende la sovranità alimentare, che sia rispettosa dello spirito dei padri fondatori, oggi largamente disatteso.
Senza agricoltura non c'è futuro. Difendere la PAC oggi e sostenere l'azione del Governo Meloni significa far parte di una battaglia di civiltà per difendere l'Europa da se stessa, per difendere le nostre produzioni e i nostri agricoltori. E noi questo, come Italia, continueremo a farlo con voce ferma, ma costruttiva, consapevoli della nostra importanza e della responsabilità di tracciare la strada per un settore che è futuro, identità e fa parte di tutti noi .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Alessandro Caramiello, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00500. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CARAMIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Partiamo da una premessa: la proposta della Commissione per il prossimo quadro finanziario pluriennale, per il periodo 2028-2034, prevede una struttura radicalmente riorganizzata, sia nella composizione dei fondi, sia nella modalità di allocazione degli stessi rispetto ai precedenti 52 programmi. Presidente, la nuova architettura prevede, infatti, 16 strumenti finanziari, raggruppati in quattro pilastri principali.
Si parla di coesione e agricoltura, di Fondo europeo per la competitività, di azione esterna, quindi la e della riserva di crisi. Tra le principali novità rinvenibili nel prossimo bilancio settennale vi è la proposta di regolamento che istituisce il Fondo europeo che include la coesione economica, sociale e territoriale, l'agricoltura e lo sviluppo rurale, la pesca e la politica marittima, la prosperità e la sicurezza.
Presidente, tale Fondo dovrebbe essere attuato attraverso piani di partenariato nazionale e regionale che includeranno un apposito capitolo destinato all'agricoltura. Presidente, per le sue ricadute nel settore agricolo, preoccupa la scomparsa del Fondo della politica agricola comune - la cosiddetta PAC - che sarà unito ai Fondi di coesione in un unico Fondo nazionale, creando, di fatto, una situazione di concorrenza tra i due settori. È di evidente svantaggio per la politica agricola degli Stati membri che da sempre ha individuato la PAC come il sostegno principale alla propria stessa esistenza.
A questo proposito, Presidente, il Copa-Cogeca, una delle organizzazioni di agricoltori più rappresentative a livello europeo, ha pubblicato un comunicato stampa esprimendo preoccupazione sulla possibilità di costituire un Fondo unico che, a giudizio dell'organizzazione, potrebbe ridurre l'efficacia degli strumenti, appunto, della politica agricola comune.
Presidente, la PAC ha rappresentato per milioni di agricoltori, in particolare italiani, una rete di sicurezza essenziale per sostenere la produzione alimentare; difendere il reddito delle imprese agricole; tutelare il paesaggio; garantire la sicurezza alimentare e la qualità del cibo. Con la decisione, Presidente, di unificare i fondi si fa un passo indietro lungo sessant'anni di storia agricola europea.
Presidente, ad integrazione di questa proposta generale, che include il finanziamento della PAC, ma non la riguarda in modo esclusivo, la Commissione ha inoltre presentato, il 16 luglio 2025, una proposta di regolamento che definisce l'orientamento strategico della futura PAC, le sue priorità e gli obblighi in capo agli Stati membri e ai beneficiari.
Inoltre, la crisi climatica globale sta avendo un impatto significativo sull'agricoltura in Europa, con eventi meteorologici estremi - come siccità, ondate di calore, alluvioni - che causano perdite economiche e riduzioni nella produzione agricola.
Tra le principali difficoltà collegate al cambiamento climatico, che il settore agroalimentare deve affrontare, vi è certamente la scarsità idrica. Questa criticità è stata riscontrata anche dal rapporto dell'Agenzia europea dell'ambiente sullo stato dell'acqua in Europa, nel quale si afferma che il settore agroalimentare è il maggior consumatore netto di acqua dell'Unione europea e che la domanda di acqua per l'agricoltura è destinata ad aumentare proprio a causa del cambiamento climatico.
Presidente, in Italia, in particolare, si registra un'di eventi estremi, con un aumento del 485 per cento soltanto nel 2024, rispetto al 2015. Nel solo 2024, infatti, sono stati registrati oltre 350 fenomeni estremi, tra cui alluvioni, siccità, tempeste e ondate di calore, che hanno causato danni e disagi ai trasporti, alle infrastrutture e soprattutto all'agricoltura. Tale situazione critica è stata confermata anche dalla Commissaria europea per l'ambiente, la resilienza idrica e l'economia circolare e competitiva, Jessika Roswall, la quale, nel corso dell'audizione presso la Camera dei deputati, il 20 marzo 2025, ha sottolineato come la chiave per affrontare la penuria d'acqua sia l'efficienza, sia per la circolarità nell'utilizzo delle risorse idriche, che si traduce in un miglioramento del riutilizzo delle acque reflue, sia per lo sviluppo e il mantenimento di infrastrutture che riducano la dispersione.
Vorrei ricordare che nel Milleproroghe è stato, poi, approvato un mio emendamento, proprio per il riutilizzo delle acque reflue, depurate per irrigare i campi.
Quindi, visto che l'agricoltura sta vivendo un momento di estrema difficoltà e che l'attività e l'attuale politica dell'Unione europea in materia agricola stanno perdendo centralità, a favore di politiche sempre più frammentate, che rischiano di indebolire il settore primario, creando disparità tra gli Stati membri e riducendo la capacità dell'Unione europea di affrontare sfide globali, come la sicurezza alimentare appunto, il cambiamento climatico e la transizione ecologica, questa mozione impegna il Governo a promuovere, nell'ambito dell'approvazione del prossimo quadro finanziario pluriennale dell'Unione europea, appunto 2028-2034, la necessità di assicurare un bilancio più consistente e specifico per la PAC, che non sia integrato con altri settori di finanziamento o inserito in un quadro finanziario utilizzato anche per scopi diversi dall'agricoltura; che la protegga quindi da eventuali tagli, in modo da preservare la sua integrità e la sua uniformità, come pure la coerenza e l'interconnessione tra il suo primo e il suo secondo pilastro, opponendosi all'idea di integrare la PAC in un unico Fondo per ciascun Stato membro.
Inoltre, la mozione chiede di promuovere, nelle opportune sedi istituzionali nazionali ed europee, azioni di sostegno a un'agricoltura dell'Unione europea resistente alla crisi anche attraverso lo stanziamento di adeguati investimenti per la modernizzazione e lo sviluppo delle infrastrutture idriche, con particolare riguardo al Mezzogiorno d'Italia; per esempio, in alcune zone della Basilicata abbiamo una dispersione idrica che raggiunge anche l'85 per cento.
Quindi, bisogna tutelare il comparto agroalimentare italiano nell'ambito dell'Unione europea con le sue peculiarità e caratteristiche, anche a fronte dei maggiori oneri burocratici prospettati dalla nuova organizzazione della PAC, nonché in relazione alla gestione del rischio in agricoltura.
Ancora, chiediamo di promuovere una politica agricola che non disperda gli sforzi fatti finora dagli agricoltori, anche italiani, per il raggiungimento di obiettivi inerenti al , di accompagnare così una concreta transizione ecologica del settore primario, e scongiurare il rischio che, nell'ambito delle interlocuzioni in corso sul riordino del quadro finanziario pluriennale dell'Unione, le risorse a valere su un futuro Fondo unico europeo - al posto delle otto linee di finanziamento che compongono i Fondi di coesione, i Fondi strutturali e i Fondi per la politica agricola comune - non vengano distratte per altri flussi di spesa, tra cui la Difesa, con grave pregiudizio per la politica agricola comune e la coesione territoriale. Quindi, chiediamo di riferire tempestivamente al Parlamento in merito agli sviluppi del negoziato in corso, in merito alla definizione del prossimo quadro finanziario pluriennale e alle azioni intraprese dal Governo italiano nell'ambito dei negoziati in corso, con specifico riguardo alle prospettive della politica agricola comune .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Giuseppe Castiglione, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00484. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CASTIGLIONE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Grazie Sottosegretario, grazie per la sua presenza. Noi abbiamo voluto presentare questa mozione perché ci rendiamo conto che siamo in un momento cruciale per il futuro della nostra agricoltura, per il modello di agricoltura che abbiamo conosciuto in questi anni. Sappiamo che il dibattito sarà lungo, che ci sarà un lungo confronto in Parlamento europeo, in Consiglio europeo, ci sarà un trilogo tra le parti, però non c'è dubbio che noi oggi non potevamo non sollevare quello che per noi è un argomento cruciale per la nostra agricoltura e per l'agricoltura dell'Unione europea.
Lo scorso 16 luglio il Commissario Hansen per l'agricoltura e lo sviluppo rurale ha illustrato alla Commissione agricoltura la proposta per la prossima struttura per il periodo dal 2028 al 2034. Ha illustrato questa struttura; nel complesso, si tratta di 20 proposte legislative, di atti legislativi idonei a disciplinare i programmi del prossimo quadro finanziario pluriennale, che rappresentano certamente la base di quella che sarà poi la trattativa, il negoziato con il Parlamento europeo e con il Consiglio europeo. Sarà la base perché ognuno, nell'ambito delle rispettive prerogative, possa, poi, seguendo le procedure che sono già in atto, determinare il futuro della nostra politica agricola comune.
Il pacchetto di proposte prevede un quadro di significativo aumento del complessivo dell'Unione europea. La proposta della Commissione prevede un di circa 2.000 miliardi, quindi, con un aumento significativo del dell'Unione europea e con una riduzione, con una contrazione, invece, del della politica agricola.
La scelta della Commissione di proporre, di fatto, un bilancio in aumento riflette l'esigenza, da tutti avvertita, di assicurare risorse sufficienti per una serie di priorità che negli ultimi anni abbiamo conosciuto, una serie di interventi che l'Unione europea oggi richiede come interventi assolutamente prioritari, continuando, però, a garantire un adeguato finanziamento per quelle che sono le politiche tradizionali, tra cui la politica agricola comune che significa coesione della nostra Unione europea; una delle politiche più importanti, più strategiche e più significative dell'Unione europea. Noi oggi puntiamo a che questa continui ad essere il grande punto di riferimento della politica nella nostra Unione.
Questa considerazione generale certo non trova un riflesso nell'immediato, nelle risorse che sono state destinate a finanziare la politica agricola comune, quella politica agricola che tutti noi abbiamo conosciuto e che anche lei, Sottosegretario, sa molto bene quanto incida nei nostri territori e quanto importante sia nei nostri territori.
Quindi, negli ultimi anni, le politiche comuni, le politiche agricole, le politiche comuni dell'Unione sono state principalmente realizzate con una dotazione preassegnata agli Stati membri mediante fondi unionali specifici, proprio per perseguire quegli obiettivi che sono previsti dai Trattati.
La proposta di regolamento della Commissione istituisce un Fondo unico; di Fondo unico, caro Sottosegretario, abbiamo sentito parlare. Tutti abbiamo avvertito la necessità e la preoccupazione dell'istituzione di questo Fondo unico. Qualcuno ha parlato anche di una grande occasione, di una grande opportunità. Noi, invece, esprimiamo una profonda preoccupazione non solo per la carenza di risorse e la diminuzione di risorse.
La logica di questo Fondo unico europeo per la coesione economica, sociale e territoriale, per l'agricoltura, per lo sviluppo rurale, per la politica della pesca - quindi tutto inserito in questo Fondo unico - vuole che ogni Stato membro presenti un unico Piano nazionale per programmare poi le misure di sostegno ai vari ambiti.
La nuova architettura mette insieme, mette al suo interno… Lei, Sottosegretario, che ha una lunga esperienza, si renderà conto di cosa significhi mettere dentro le risorse del FEAGA, gli aiuti diretti, le risorse dello sviluppo rurale, le politiche per la pesca, le risorse del Fondo sociale europeo; quindi, mettere insieme tutto in unico Fondo, con la capacità… purtroppo, poi, negli ultimi anni, abbiamo assistito all'incapacità di determinare le vere priorità, cioè le priorità che servono in ogni singolo Paese per determinare una vera politica di sviluppo. Quindi, secondo la proposta, i pagamenti diretti e le misure per lo sviluppo rurale, circa 87 miliardi nella passata programmazione, saranno erogati attraverso un unico canale, con quote vincolate, ma inserite in un contesto più ampio, ma sicuramente meno specificamente agricolo. Quasi tutti gli interventi precedentemente finanziati, lei immagini, gli interventi che sono finanziati con il secondo pilastro, sono ora considerati pagamenti di sostegno al reddito e come tali, quindi, come interventi di sostegno al reddito, rientranti nel unico.
La bozza del nuovo Fondo prevede una significativa riduzione delle risorse, ma, dicevamo, non è solo la significativa riduzione delle risorse; è non avere più una politica agricola europea. Quindi, le risorse che il nuovo Fondo avrebbe a disposizione sono di circa 300 miliardi di euro. Per noi è preoccupante il fatto che già si registri - negli ultimi anni, nella precedente programmazione, avevamo circa 380 miliardi - una prima riduzione significativa delle risorse destinate all'agricoltura. Quindi, avremmo a disposizione, se facciamo un calcolo, circa il 60 per cento delle risorse, tra tagli, inflazione che non è recuperata: certamente è una riduzione molto significativa del agricolo.
Su questo Forza Italia non solo ha presentato la mozione, ma insisterà perché vuole continuare a sostenere il Governo, così come vuole continuare a sostenerlo negli investimenti che il Governo ha fatto con riferimento alle risorse a disposizione, quando c'è stato da pianificare, da programmare per investire in agricoltura. Non ultimo - lo ricordiamo in questa sede -, l'intervento ulteriore per i contratti di filiera, dei contratti che stanno avendo un significativo successo nel nostro Paese, perché finalmente si mette insieme la filiera, finalmente l'agricoltore non è la parte debole, finalmente gli allevatori, gli agricoltori hanno un ruolo centrale in un contratto dove la figura dell'imprenditore agricolo è una figura centrale. Quindi, i 2 miliardi si sommano ai 2 miliardi precedenti. Quindi, sui contratti filiera investiamo 5 miliardi, ma complessivamente investiamo risorse che, forse, nel passato non avevamo mai conosciuto nel settore agricolo.
Quindi, vogliamo continuare a sostenere questo Governo e questa intuizione, questa determinazione, la scelta di fare questo tipo di interventi assieme alle risorse che verranno dall'Unione europea.
Oltre agli aiuti diretti, suscita certamente una forte preoccupazione anche la sorte delle politiche per lo sviluppo rurale. Sebbene la proposta preveda anche il mantenimento di alcune proposte strategiche - penso agli interventi in materia di silvicoltura, di agroambiente, di competitività delle imprese, il Fondo unico ancora prevede questo tipo di interventi - però il rischio permane; il rischio che questi importanti strumenti di sviluppo locale possano subire un fortissimo ridimensionamento.
Pare che questo Fondo non riscuota successo nel Consiglio Agrifish e bene ha fatto il Ministro a respingerlo, come la gran parte dei Paesi, circa una maggioranza di 16 membri, tra cui l'Italia, ribadendo la necessità di avere una politica agricola, cioè avere un bilancio agricolo separato e strutturato nei due pilastri così come l'abbiamo conosciuto.
Quindi, Forza Italia, come membro del Parlamento europeo, ha anche sostenuto che la PAC non sia una politica come le altre, ma una pietra miliare dell'integrazione europea, una pietra miliare che oggi noi vogliamo ribadire e vogliamo consolidare la linea del Parlamento, di questo Governo. Quindi, lo faremo, leveremo la nostra voce sia all'interno del Partito popolare europeo ma anche in quelle sedi. E il Ministro Tajani su questo ritengo abbia espresso in maniera molto chiara quella che deve continuare ad essere una politica agricola segno di inclusività, segno di investimento forte sui nostri territori, segno anche di coesione sociale. Quindi, per questo noi, caro Sottosegretario, diciamo che lo rigettiamo.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Maria Stefania Marino, che illustrerà anche la mozione Forattini ed altri n. 1-00504, di cui è cofirmataria.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, Presidente, buongiorno. Buongiorno al Governo e grazie al Sottosegretario per essere in Aula. Illustre Presidente, colleghe e colleghi, oggi discutiamo di un tema che, forse più degli altri, ci obbliga a guardare lontano. Parliamo di agricoltura, ma in realtà parliamo del futuro dell'Europa, del lavoro, della sostenibilità e della dignità di chi ogni giorno tiene viva la nostra terra.
L'agricoltura non è un capitolo tecnico del bilancio europeo: è la storia stessa del nostro continente, la base della sicurezza alimentare, la custode dei nostri paesaggi, delle nostre tradizioni e delle nostre identità. Per questo la discussione di oggi sulla politica agricola comune 2028-2034 non è un tema soltanto per addetti ai lavori, ma è una scelta politica che riguarda tutti e riguarda la direzione che vogliamo dare alla nostra Europa nei prossimi 10 anni.
Quando parliamo di PAC, parliamo della prima grande politica europea davvero comune. Dopo la devastazione della Seconda guerra mondiale, per ripristinare il tessuto sociale ed economico, i sei Paesi fondatori dell'allora Comunità europea avviarono colloqui per un approccio comune all'agricoltura. Negli anni la PAC è cambiata: è passata da un sistema centrato sui volumi produttivi a un modello basato sulla qualità, sulla sostenibilità e sull'innovazione. Presidente, oggi la PAC non è solo una politica agricola: è una politica ambientale, sociale e territoriale. È una politica che parla di clima, di biodiversità, di innovazione tecnologica, di giovani, di donne, di aree rurali e tuttavia, nonostante tutto questo, oggi siamo di fronte a un rischio reale, ossia quello di indebolire una delle politiche più riuscite dell'Unione europea.
Per capire dove vogliamo andare, partiamo da dove siamo. La PAC attuale, quella che va dal 2023 al 2027, ha introdotto elementi positivi. L'Italia dispone di circa 37 miliardi di euro tra fondi europei e nazionali. Sono stati introdotti cinque ecosistemi nazionali, con oltre 4 miliardi di euro, che premiano gli agricoltori che adottano le pratiche più sostenibili. È nato un nuovo modello di gestione, il cosiddetto , che sposta l'attenzione dai vincoli di spesa ai risultati concreti. È stato rafforzato il sistema AKIS, ossia quello che mette in rete ricerca, consulenza e imprese agricole per diffondere innovazione e conoscenza. Ci sono risultati tangibili. Nel 2024 ha già erogato oltre 8 miliardi di euro di contributi, dimostrando che il sistema, pur tra mille difficoltà, funziona.
Ci sono però anche problemi. La burocrazia resta un ostacolo enorme soprattutto per le imprese più piccole, i bandi arrivano tardi, i pagamenti si accumulano e spesso le aziende non riescono a programmare con serenità il proprio lavoro. Gli strumenti di gestione del rischio (assicurazioni e fondi mutualistici) sono ancora troppo deboli. E poi c'è la questione climatica: eventi estremi sempre più frequenti, costi crescenti e incertezze che mettono in difficoltà interi comparti produttivi.
Infine, una cosa che dobbiamo dirci con onestà è che la PAC, com'è oggi, non riduce abbastanza le disuguaglianze tra i territori e non tiene conto che ogni territorio ha le sue peculiarità e che col cambiamento climatico queste peculiarità, signor Presidente, sono ancora più peggiorate.
In questo contesto arriva la proposta della Commissione europea per la nuova PAC: una proposta che, se non verrà modificata, rischia di segnare un passo indietro storico. Uno dei punti critici è la creazione di un Fondo unico di partenariato, un contenitore nel quale verrebbero accorpate più politiche, compresa la PAC, cancellando la distinzione tra i due pilastri: il primo è quello dei pagamenti diretti e il secondo è dedicato allo sviluppo rurale. In teoria si tratterebbe di semplificare, in pratica invece, Presidente, si rischia di diluire la PAC dentro un grande Fondo dove l'agricoltura perde la sua identità, la sua forza e la sua visibilità politica.
Poi c'è il tema delle risorse. Le cifre proposte parlano chiaro: un taglio di circa 86 miliardi di euro sul bilancio agricolo europeo. Sono tante risorse, Presidente. Per l'Italia significherebbe una riduzione di circa il 20 per cento delle risorse disponibili. Significa meno sostegno alle imprese, meno strumenti per la competitività, meno risorse per innovazione, formazione e giovani agricoltori. Significa che, in un momento in cui la transizione ecologica richiede più investimenti, si propone di tagliare proprio i fondi che servono a realizzarla. Inoltre, le nuove regole - come il tetto di 100.000 euro per azienda, la degressività dei pagamenti o l'esclusione dei pensionati dal 2032 - sembrano più disegnate per fare cassa che per risolvere i veri problemi del settore. La maggiore flessibilità promessa agli Stati membri rischia di trasformarsi in frammentazione: 27 politiche agricole diverse, 27 visioni differenti e quindi 27 velocità diverse. È una riforma, quindi, assai dannosa.
Colleghe e colleghi, diciamolo chiaramente: questa non è una semplice revisione contabile della PAC, è una scelta politica che mette in discussione la stessa idea di politica agricola comune. Se la PAC perde la sua centralità, l'Europa diventa più debole, diventa più dipendente dalle importazioni, più esposta alle crisi alimentari globali e meno capace di sostenere i propri produttori. Allora, chiediamoci: in un mondo che cambia così rapidamente, dove la sicurezza alimentare torna a essere una priorità geopolitica, possiamo davvero permetterci una PAC più povera e meno comune? La risposta per noi è “no”. “No” a una PAC depotenziata, “no” a un'Europa che si disimpegna dal suo ruolo di garante della produzione agricola, “no” a una politica che lascia indietro chi lavora la terra e presidia i nostri territori.
Con questa mozione il Partito Democratico chiede quindi al Governo una posizione chiara, forte e coerente. Chiediamo di opporsi a ogni tentativo di ridurre il bilancio agricolo europeo e di superare la struttura storica a due pilastri. Ma non basta dire “no”. Serve ancora proporre: proporre una PAC più semplice, che riduca gli oneri burocratici; una PAC più giusta, che sostenga davvero chi produce valore e non solo chi possiede ettari; una PAC più verde, ma anche più equa, perché la sostenibilità non può essere scaricata solo sulle spalle degli agricoltori che già soffrono tutte le questioni che anche i colleghi hanno tenuto presente; una PAC resiliente che contribuisca allo sviluppo dei territori rurali e in particolare quelli interni e montani.
Serve un lavoro serio per migliorare gli strumenti assicurativi, per rafforzare i fondi di mutualità, per sostenere la ricerca e la digitalizzazione. Serve una politica che aiuti i giovani ad avviare nuove imprese, che valorizzi le donne in agricoltura, che promuova filiere corte e prodotti di qualità. E serve un metodo: quello del dialogo con le regioni, con le organizzazioni agricole, con i consorzi e con chi vive ogni giorno la realtà dei campi. E qui permettetemi un passaggio politico, perché questa discussione non può essere neutra. In questi mesi, mentre a Bruxelles si discuteva del futuro della PAC, l'Italia è rimasta in silenzio. Non c'è stato un documento programmatico chiaro, non c'è stata una strategia, non si è vista una Il Governo parla di sovranità alimentare, ma la sovranità si esercita nei fatti, non negli , si esercita nei tavoli europei quando si difendono con competenza e autorevolezza gli interessi del proprio Paese. Invece, finora abbiamo visto troppi annunci e poche proposte. Non basta dire “difenderemo gli agricoltori italiani”, bisogna farlo, Presidente. Per farlo serve costruire alleanze, serve conoscere i e serve avere visione. Noi vogliamo un'Italia che sia realmente protagonista in Europa, non a parole, non negli ma nei fatti; un'Italia che costruisca ponti con altri Paesi - Francia, Spagna, Grecia, Portogallo ma anche Irlanda, Polonia e Slovenia - per difendere insieme l'idea di una PAC forte, comune e solidale.
Vogliamo un'Europa che non si rassegni al declino, ma che investa sull'agricoltura come leva del futuro, perché la PAC non è solo politica economica, ma è una politica di pace. Lo era nel dopoguerra, quando nacque per garantire che mai più la fame dividesse i popoli europei, e lo è ancora oggi in un mondo instabile dove l'autonomia alimentare è parte della sicurezza strategica. Difendere la PAC non significa comunque restare fermi riproponendo vecchi modelli, significa migliorarla, renderla più moderna, più inclusiva e più efficace. Dobbiamo costruire una PAC che premia chi innova, chi produce rispettando l'ambiente, chi crea lavoro e valore sociale; una PAC che non lasci indietro nessuno, perché ogni ettaro abbandonato è un pezzo d'Italia che si spegne. Colleghe e colleghi, mi avvio a concludere. Difendere la PAC significa difendere l'idea stessa dell'Europa, un'Europa che non lascia soli i suoi cittadini, che crede nel valore del lavoro, che investe nelle persone e nella terra. La PAC non è un costo, è un investimento.
PRESIDENTE. Prima di passare al successivo intervento, sospendiamo la seduta per 5 minuti.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
È iscritto a parlare l'onorevole Bergamini, che illustrerà la mozione Molinari ed altri n. 1-00479, di cui è cofirmatario.
DAVIDE BERGAMINI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, oggi siamo qui, in quest'Aula, per affrontare un tema che va oltre la dimensione economica e settoriale; siamo qui per parlare di PAC, la Politica agricola comune. Parlare di PAC significa parlare del futuro dell'Europa, della sovranità alimentare del nostro Paese - ma anche di tutta l'Europa -, dell'identità dei nostri territori, del lavoro di milioni di agricoltori che ogni giorno garantiscono sulle nostre tavole cibo sicuro e qualità all'interno dei nostri Paesi.
La mozione che discutiamo oggi, a prima firma del presidente Riccardo Molinari, nasce da un'esigenza ben chiara e condivisa: portare la voce di milioni di agricoltori per difendere la centralità dell'agricoltura all'interno di un progetto europeo, in un momento in cui la Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, sembra invece voler stravolgere la struttura della PAC 2027, anticipando di due anni il dibattito e ponendo le basi per una riforma che rischia di penalizzare in modo importante l'intero comparto agroalimentare europeo.
Siamo di fronte a una riforma prematura, sbagliata sia nel metodo che nel merito. Non solo il metodo, ma anche il merito di questa proposta desta una profonda preoccupazione in tutte le associazioni del settore. La Commissione, infatti, ha presentato la proposta della creazione del Fondo europeo unico - ne hanno parlato anche i colleghi che mi hanno preceduto -, per la prosperità, la sicurezza economica, sociale e territoriale dei paesi. Si tratta di un fondo che va ad accorpare 5 politiche che oggi, invece, sono indipendenti, tra le quali c'è proprio la PAC: la politica di coesione, la pesca, la sicurezza delle frontiere e la resilienza economica. Si tratterebbe di una vera e propria fusione forzata di politiche che finora erano gestite separatamente, e che, nella nuova programmazione 2028-2034, verrebbero inglobate in un unico contenitore finanziario.
Questo approccio, Presidente, rischia di cancellare la specificità agricola dell'Unione, riducendo la PAC a un capitolo indistinto all'interno del bilancio europeo, mettendo sullo stesso piano l'agricoltura e le politiche che non hanno nulla a che fare con la produzione, col reddito e con la sicurezza alimentare. È un cambio di paradigma importante e, sottolineiamo, gravissimo, perché comporta la perdita di visibilità politica dell'agricoltura, di capacità di indirizzo e di gestione autonoma del settore primario. Con questo cambio, sarebbe la fine della struttura a due Pilastri, una struttura che comunque ha sempre permesso di mantenere in piedi il comparto agricolo. Già nel periodo 2021-2027, l'Italia ha dovuto affrontare una contrazione molto significativa del europeo a livello agricolo, passando da 52 a 45,3 miliardi di euro. Ora la Commissione intende addirittura superare la storica struttura a due Pilastri della PAC - riguardano i pagamenti diretti e lo sviluppo rurale -, che per decenni ha garantito equilibrio, stabilità e continuità del nostro settore agricolo.
Con questa nuova architettura, tutto confluirebbe all'interno dei cosiddetti Piani di partenariato nazionale: veri e propri piani unici che accorpano pagamenti diretti, sviluppo rurale, fondi sociali e di coesione. Di fatto, così facendo, lo sviluppo rurale scompare come politica autonoma, con gravissime conseguenze per le aree marginali, per tutte quelle aree interne, di montagna e soprattutto per i piccoli comuni agricoli, che rischiano completamente di essere abbandonati.
Su questo siamo tornati più volte, perché comunque riteniamo che l'agricoltore sia il custode del territorio, sia quella persona che preserva le aree interne e che abbia la necessità di continuare la propria attività all'interno del nostro Paese. Questa sarebbe una perdita non solo economica, ma strategica per l'Italia. Significa negare il ruolo dello sviluppo rurale come strumento di coesione territoriale e di presidio per le aree interne, esattamente il contrario di quello che servirebbe in questo momento al nostro Paese. Siamo, purtroppo, di fronte a una deriva ideologica e tecnocratica, a cui la Commissione europea spesso ci ha abituati. Lo abbiamo detto e lo ribadiamo più volte: come Lega, non accetteremo mai che l'agricoltura venga trattata come un campo di sperimentazione ideologica. Le politiche europee recenti hanno imposto vincoli, regolamenti e divieti sempre più rigidi, spesso pensati per compiacere ambientaliste o gruppi di pressione urbani, lontani anni luce da quella che poi è la realtà dei campi. Vorrei ricordare le norme sui fitofarmaci, le restrizioni sugli allevamenti e i tagli alle superfici produttive: l'Europa, in questi anni, ha costruito un sistema in cui l'ideologia ha superato spesso la realtà. E non basta, perché la nuova proposta introduce anche un meccanismo di condizionalità politica pericolosissimo: la Commissione potrà sospendere o bloccare i fondi non solo per ragioni amministrative, ma anche per presunte violazioni dello Stato di diritto e della Carta dei diritti fondamentali. Questo diventerebbe un precedente grave, perché trasformerebbe i fondi europei da strumenti di sostegno a strumenti di pressione politica - e noi questo non lo vogliamo -, sottraendo sovranità agli Stati e mettendo a rischio anche la certezza del diritto.
Parliamo, poi, del nuovo sistema di farmaci , che rappresenta un rischio di burocrazia paralizzante in un momento in cui si cerca di sburocratizzare anche certi settori e certi comparti del Paese. Questo sistema, che rappresenta la gestione sostenibile dell'azienda agricola, come l'ha definita la Commissione europea, in teoria dovrebbe incentivare comportamenti virtuosi, ma in pratica diventa una condizione obbligatoria per accedere a qualunque pagamento PAC. Gli agricoltori, infatti, su questo tema sono rimasti veramente stupiti, perché potranno ricevere fondi solo se rispetteranno tutti e tre i punti dei livelli cumulativi di condizionalità, che sono quelli ambientale, sanitario e fitosanitario, quello sociale e relativo ai diritti dei lavoratori e quello climatico e di tutela del suolo e della biodiversità. Il problema è che il mancato rispetto di anche solo uno di questi elementi e requisiti comporterà l'esclusione da tutti i pagamenti, piegando veramente tante aziende agricole. Non è un incentivo, ma diventerebbe un sistema punitivo, che rischierebbe di paralizzare soprattutto i piccoli produttori e le aziende familiari, già oberati da costi e adempimenti. Noi la riteniamo una vera e propria follia, Presidente, perché andrebbe a penalizzare le piccole aziende, che rappresentano la struttura portante del nostro settore all'interno del nostro Paese. È giusto promuovere la sostenibilità, non l'abbiamo mai negato, ma non si può trasformare in un labirinto burocratico per gli agricoltori, che paralizzerebbe la produttività e scoraggerebbe soprattutto chi produce con fatica e responsabilità e andrebbe a scoraggiare soprattutto gli insediamenti di aziende giovani di cui tanto parliamo anche all'interno di quest'Aula. Noi siamo consapevoli che l'agricoltura va sostenuta e non dev'essere colpevolizzata, come purtroppo succede spesso all'interno della Commissione europea.
Voglio, poi, affrontare il tema della sovranità alimentare e della concorrenza sleale, che abbiamo affrontato già più volte, sia in Commissione, che anche all'interno di quest'Aula, perché il nostro modello agricolo è unico ed è basato su qualità, su filiere corte, sulla sicurezza alimentare e su una produzione agroalimentare che fa invidia a tutto il mondo. Per questo serve una PAC che lo difenda, una PAC anche nei confronti dei mercati esterni che sia a tutela dei nostri agricoltori. Non possiamo più accettare che prodotti che provengono da Paesi extra-UE arrivino in Europa realizzati con standard ambientali e qualitativi, se non sanitari, nettamente inferiori ai nostri, generando poi sui nostri mercati una concorrenza sleale e mettendo a repentaglio la sicurezza alimentare dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole.
La Lega chiede, quindi, l'introduzione di clausole di reciprocità vincolanti, perché chi esporta verso l'Unione europea deve rispettare le stesse regole ambientali che rispettano i nostri agricoltori, deve rispettare le stesse regole sociali e la sicurezza che sono imposte alle nostre aziende. Questa è la vera sostenibilità, che non significa imporre vincoli unilaterali, ma garantire equità in tutte le condizioni. Siamo di fronte, purtroppo, a un bilancio ridotto e nessuna valutazione d'impatto probabilmente è stata fatta nel modo corretto, perché non possiamo ignorare anche l'aspetto finanziario di questa nuova PAC, che assegna, per il periodo 2028-2034, circa 300 miliardi di euro, contro i 386 miliardi precedenti. Siamo di fronte a una riduzione del 20 per cento che andrebbe veramente a piegare le gambe a migliaia di imprenditori agricoli, un taglio pesante mascherato probabilmente da razionalizzazione, ma che va ad indebolire il reddito agricolo e mina la competitività del .
L'impegno della Lega, con questa mozione, è di chiedere al Governo di portare una posizione chiara e ferma: difendere la PAC come politica autonoma e strutturale, non come fondo indistinto; salvaguardare la gestione decentrata dei fondi e il ruolo delle regioni; tutelare il reddito degli agricoltori e la competitività delle imprese italiane; respingere ogni ipotesi di riduzione del agricolo, perché ce lo chiedono gli imprenditori agricoli; garantire la piena partecipazione delle organizzazioni di categoria alla definizione della nuova programmazione 2027; promuovere una PAC che premi il lavoro, la sostenibilità vera e non quella della produzione.
Cari colleghi, in conclusione, Presidente, voglio aggiungere che l'agricoltura non è un problema da contenere, ma una risorsa strategica da valorizzare. Dietro ad ogni campo coltivato, ogni stalla, ogni impresa agricola ci sono famiglie, comunità, territori. Difendere la PAC significa difendere la nostra identità, la nostra …
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bergamini. Non essendovi altri iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
Il Governo intende intervenire o si riserva di farlo successivamente? Si riserva.
Il seguito della discussione è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge di ratifica nn. 1539, 1804, 1803, 1540 e 1585.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1539: Ratifica ed esecuzione del Protocollo relativo alla Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) n. 29 sul lavoro forzato e obbligatorio, adottato a Ginevra il giorno 11 giugno 2014 nel corso della centotreesima sessione della Conferenza generale dell'OIL.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente. Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Elisabetta Gardini.
ELISABETTA GARDINI, Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi il Protocollo in esame, ratificato da 62 Paesi, di cui 19 appartenenti all'Unione europea, ha la finalità di rafforzare il quadro giuridico internazionale creando nuovi obblighi per prevenire il ricorso al lavoro forzato - in particolare nel contesto della tratta degli esseri umani -, per migliorare la protezione delle vittime e prevedere azioni di risarcimento per i danni materiali e fisici da esse subiti.
Al riguardo, mi preme sottolineare che l'Italia si è già da tempo dotata di strumenti normativi efficaci e avanzati per contrastare il traffico di esseri umani, che appaiono pienamente in linea con il Protocollo di cui stiamo trattando. Ricordo, in particolare, il decreto legislativo n. 24 del 2014, che recepisce la direttiva 2011/36/UE e, tra le altre cose, tale disciplina, modificando gli articoli 600 (Riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù) e 601 (Tratta di persone) del codice penale, ha rafforzato lo strumento punitivo e ha esteso il relativo campo di applicazione, assicurando in tal modo che nessuna delle possibili manifestazioni della tratta di esseri umani possa sfuggire alla repressione penale.
Altre novità significative introdotte dal decreto legislativo n. 24 del 2014 riguardano la codifica dell'irrilevanza del consenso della vittima allo sfruttamento, qualora sia stato ottenuto con metodi coercitivi, la punibilità dell'istigazione, del controllo e del favoreggiamento e del tentativo di tratta e il diritto all'indennizzo da parte della vittima.
Il decreto legislativo prevede, inoltre, l'adozione di un piano nazionale d'azione contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani, adottato per la prima volta nel 2016 e aggiornato il 19 ottobre 2022, che costituisce uno strumento fondamentale di prevenzione, coordinamento e assistenza alle vittime.
Venendo al contenuto del Protocollo, che consta di 12 articoli, l'articolo 1 stabilisce l'obbligo degli Stati membri di adottare misure efficaci per prevenire ed eliminare l'utilizzo del lavoro forzato, per assicurare alle vittime protezione e l'accesso ad azioni adeguate ed efficaci di ricorso e risarcimento, nonché per sanzionare i responsabili dei reati connessi al lavoro forzato o obbligatorio. Prevede, altresì, l'obbligo di elaborare una politica nazionale e un piano d'azione nazionale per l'eliminazione effettiva e duratura del lavoro forzato o obbligatorio.
L'articolo 2 specifica le misure per prevenire il lavoro forzato o obbligatorio, tra cui merita menzionare: l'istruzione e l'informazione dei lavoratori, soprattutto di quelli più vulnerabili, e dei datori di lavoro; azioni per l'estensione delle tutele a tutti i settori dell'economia; il potenziamento dei servizi di ispezione del lavoro; la protezione delle persone, in particolare dei lavoratori migranti contro pratiche abusive o fraudolente nel reclutamento e collocamento; e infine azioni strutturali per ridurre i fattori di rischio e le cause dello sfruttamento.
L'articolo 3 prevede l'obbligo degli Stati membri di adottare misure efficaci per identificare, liberare e proteggere tutte le vittime del lavoro forzato o obbligatorio, consentire il loro recupero e la loro riabilitazione ed altre forme di assistenza e sostegno.
L'articolo 4 prevede che ogni Stato membro garantisca a tutte le vittime del lavoro forzato o obbligatorio, a prescindere dal loro giuridico nel territorio nazionale, l'accesso a rimedi adeguati ed efficaci di risarcimento, come l'indennizzo. Prevede altresì l'obbligo di ogni Stato membro, conformemente ai principi fondamentali del proprio ordinamento giuridico, di adottare le misure necessarie per assicurare che le autorità competenti non siano tenute a perseguire o imporre sanzioni alle vittime del lavoro forzato o obbligatorio per la loro partecipazione ad attività illecite, qualora tali comportamenti siano conseguenza diretta della loro condizione di sfruttamento.
L'articolo 5 prevede l'obbligo degli Stati membri di cooperare tra di loro per garantire la prevenzione e l'eliminazione di tutte le forme di lavoro forzato o obbligatorio. I restanti articoli da 6 a 12 del Protocollo rivestono carattere meramente procedurale, in quanto volti a disciplinare gli aspetti interni e internazionali della procedura di ratifica.
Passando velocissimamente al disegno di legge di ratifica, che consta di quattro articoli, mi limito a segnalare che l'articolo 3 prevede una clausola di invarianza finanziaria, in base alla quale le amministrazioni interessate svolgono le attività previste dalla presente legge nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Agli eventuali oneri derivanti dall'obbligo di cooperazione con altri Stati aderenti al Protocollo si farà fronte con apposito provvedimento legislativo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, che rinuncia.
Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali, avvertendo che non si darà luogo alle repliche.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 1804: Ratifica ed esecuzione del Protocollo di emendamento all'Accordo istitutivo dell'Organizzazione internazionale della vigna e del vino relativo alla localizzazione della sede, adottato a Parigi il 21 maggio 2022.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Paolo Formentini.
PAOLO FORMENTINI, Grazie, Presidente. Sottosegretario Silli, Sottosegretaria Tripodi, colleghi, in premessa ricordo che l'Organizzazione internazionale della vigna e del vino, in sigla OIV, è un'istituzione intergovernativa a carattere scientifico e tecnico, operante nel settore della vite e dei prodotti derivati, che raggruppa i principali Paesi produttori - attualmente una cinquantina - che rappresentano circa l'85 per cento della produzione mondiale. L'organismo ha lo scopo di informare, assistere, armonizzare e sostenere il settore vitivinicolo, ponendosi quale strumento di e di consulenza per le differenti figure della filiera vitivinicola, in particolare per quanto riguarda gli aspetti normativi.
Fra i principali compiti dell'OIV figurano la formulazione di raccomandazioni da applicare negli Stati membri in materia di produzioni e pratiche enologiche, l'assistenza ad altre organizzazioni internazionali intergovernative, l'armonizzazione di norme internazionali e l'elaborazione di nuove. Fra gli Stati membri, l'Italia vanta una posizione di rilievo non solo per essere uno dei Paesi fondatori, ma anche per la sua posizione di assoluto rilievo nella produzione ed esportazione di vino.
Lo strumento in esame, già ratificato dal Senato il 26 marzo 2024, riguarda il trasferimento della sede dell'Assemblea generale dell'Organizzazione da Parigi a Digione, in un prestigioso e storico edificio del XVII secolo, previo impegno del Governo francese a sostenere tutti i costi di ristrutturazione e adeguamento della struttura che lo ospiterà. A tal fine, il Protocollo modifica l'articolo 3, comma 6, dell'Accordo istitutivo della richiamata Organizzazione.
Più nel dettaglio, il Protocollo si compone di un preambolo e di 2 articoli. Il preambolo richiama la decisione dell'Assemblea generale dell'ottobre 2021, relativa al trasferimento della sede a Digione.
L'articolo 1 modifica l'Accordo per localizzare a Digione la nuova sede dell'Organizzazione.
Il successivo articolo 2 dispone in ordine all'entrata in vigore del Protocollo, al deposito dello strumento normativo e alle lingue ufficiali del documento.
Il disegno di legge di ratifica si compone, a sua volta, di 4 articoli.
In particolare, l'articolo 3 introduce una clausola di invarianza finanziaria, per la quale dall'attuazione della legge di autorizzazione alla ratifica non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Come menzionato, infatti, tutti i costi relativi agli interventi di ristrutturazione ed adeguamento della nuova sede dell'Organizzazione sono a carico del Governo francese.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, che rinuncia.
Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali, avvertendo che non si darà luogo alle repliche.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 1803: Ratifica ed esecuzione del Protocollo sulla gestione integrata delle zone costiere del Mediterraneo, fatto a Madrid il 21 gennaio 2008.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire, in sostituzione del relatore, il deputato Paolo Formentini, vice presidente della Commissione.
PAOLO FORMENTINI, . Grazie, Presidente. Colleghi, Sottosegretario Silli, Sottosegretaria Tripodi, il disegno di legge in esame, approvato dal Senato il 26 marzo 2024, reca l'autorizzazione alla ratifica del Protocollo sulla gestione integrata delle zone costiere del Mediterraneo, fatto a Madrid il 21 gennaio 2008.
In premessa, ricordo che il Protocollo in esame è stato approvato nell'ambito della Convenzione per la protezione dell'ambiente marino e del litorale del Mediterraneo, sottoscritta nel 1976 a Barcellona e modificata nel 1995, che ha lo scopo di prevenire, limitare e ridurre l'inquinamento del mare e del litorale, migliorare l'ambiente e consentire un uso ecologicamente sostenibile delle sue risorse.
Alla Convenzione di Barcellona, a cui ad oggi aderiscono 22 Paesi, si ricollegano 7 Protocolli aggiuntivi. Il Protocollo in esame, l'ottavo, è stato elaborato nel 2008, allo scopo di creare un quadro normativo comune per favorire e implementare la gestione integrata delle coste mediterranee, tenendo in debita considerazione la salvaguardia delle aree di interesse ecologico e paesaggistico e l'uso razionale delle risorse naturali, attraverso una pianificazione delle attività capace di conciliare la crescita economica, sociale e culturale con il rispetto dell'ambiente.
Il Protocollo in esame si compone di 40 articoli, suddivisi in 7 parti. La parte I contiene le disposizioni generali relative alle definizioni utilizzate, all'ambito geografico di applicazione, che è limitato al mare Mediterraneo, alla riserva di diritti a salvaguardia delle sovranità e giurisdizioni nazionali, agli obiettivi e ai principi generali di gestione.
La Parte II individua gli elementi della gestione integrata delle zone costiere, identificando una serie di elementi obbligatori per le parti, tra cui la protezione e l'uso sostenibile di tali zone, le garanzie per assicurare l'esercizio di attività economiche, le modalità per la protezione degli ecosistemi e dei paesaggi costieri e le tutele addizionali per le isole e il patrimonio culturale, anche subacqueo.
La Parte III, concernente gli strumenti per la gestione integrata delle zone costiere, invita le parti a integrare e a rafforzare opportuni meccanismi di monitoraggio e osservazione. Ulteriori articoli si riferiscono ai particolari rischi che interessano le zone costiere, come il fenomeno dell'erosione, chiamando altresì le parti ad adottare misure di contrasto e politiche di prevenzione.
Di rilievo sono anche le parti V e VI, recanti disposizioni, rispettivamente, in materia di cooperazione internazionale, nell'ambito della formazione e della ricerca, dell'assistenza tecnica e scientifica, dello scambio di informazioni e della cooperazione transfrontaliera e di designazioni istituzionali dei punti di contatto nazionali, nonché di stesura di periodiche relazioni attuative.
La parte VII, infine, reca le disposizioni finali, in cui, tra l'altro, sono individuate le relazioni con la Convenzione di Barcellona e con gli Stati e le organizzazioni internazionali terzi rispetto allo strumento normativo in esame.
Il disegno di legge di ratifica si compone, a sua volta, di 4 articoli. In particolare, l'articolo 3 introduce una clausola di invarianza finanziaria, per la quale dall'attuazione della legge di autorizzazione alla ratifica non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
In conclusione, auspico una rapida approvazione di questo provvedimento, che favorisce un'omogenea applicazione del regime di tutela dell'area costiera del Mediterraneo, dando così attuazione anche ai principi dell'Unione europea in materia di tutela ambientale.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, che rinuncia.
Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali, avvertendo che non si darà luogo alle repliche.
Il seguito del dibattito è dunque rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1540: Ratifica ed esecuzione del Protocollo su acqua e salute della Convenzione del 1992 sulla protezione e l'utilizzazione dei corsi d'acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali, fatto a Londra il 17 giugno 1999.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, onorevole Emanuele Loperfido.
EMANUELE LOPERFIDO, Grazie, Presidente. Colleghi, rappresentante del Governo, in premessa occorre ricordare che la Convenzione del 1992 sulla protezione e l'utilizzazione dei corsi d'acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali, entrata in vigore il 6 ottobre 1996 e ratificata dall'Italia nello stesso anno con la legge n. 171, ha l'obiettivo di promuovere l'integrazione delle politiche sull'acqua ed i servizi igienico-sanitari mediante un approccio comprensivo e preventivo finalizzato alla protezione della salute, incentrandosi sulla sicurezza, sulla gestione sostenibile delle risorse idriche e sull'equità.
Al fine di dare specifica attuazione alla Convenzione, sono stati, quindi, negoziati e firmati due protocolli attuativi alla stessa: il Protocollo in esame, su acqua e salute, e il Protocollo sulla responsabilità civile e il risarcimento dei danni causati dagli effetti transfrontalieri derivanti da incidenti industriali in acque transfrontaliere. Obiettivo principale del Protocollo su acqua e salute è la promozione, a livello nazionale, transnazionale e internazionale, della protezione della salute umana e del benessere individuale e collettivo attraverso il miglioramento della gestione delle acque, la protezione degli ecosistemi, la prevenzione, il controllo e la riduzione delle malattie connesse all'acqua, in un quadro di sviluppo sostenibile.
Le disposizioni del Protocollo devono essere applicate alle acque superficiali e sotterranee, agli estuari, alle acque costiere destinate ad usi ricreativi, all'acquacoltura e alla molluschicoltura, alle acque interne generalmente disponibili per la balneazione, alle acque estratte, trattate e fornite per usi diversi - idropotabile, industriale, irriguo - e alle acque reflue.
Sulla base di quanto disposto dall'articolo 4, le parti dovranno prendere misure adeguate ad assicurare: sufficienti forniture di acqua potabile; servizi igienici atti a garantire un sufficiente livello di protezione della salute umana e dell'ambiente contro patologie connesse con l'utilizzo dell'acqua; l'effettiva protezione delle risorse idriche usate come fonti di acqua potabile e dei relativi ecosistemi dall'inquinamento derivante dall'agricoltura, dalle industrie o dallo scarico o dall'emissione di sostanze pericolose per la salute umana e per l'ambiente; sufficiente salvaguardia e tutela della salute umana dalle malattie che possono derivare da attività ricreative acquatiche, dall'uso di acqua per scopi agricoli, da acqua con cui sono allevati i crostacei o dall'uso di acque reflue per irrigazioni agricole; effettivi sistemi per il monitoraggio di situazioni che potrebbero causare il manifestarsi di malattie trasmissibili attraverso l'acqua.
L'articolo 5 illustra i principi e le strategie a cui le parti si devono conformare nell'attuazione del Protocollo, tra cui merita menzionare: il principio di precauzione; il principio in virtù del quale i costi dei provvedimenti di prevenzione, controllo e riduzione dell'inquinamento sono a carico dell'inquinatore; il diritto sovrano degli Stati di sfruttare le proprie risorse sulla base delle proprie politiche ambientali di sviluppo, senza, tuttavia, recare pregiudizio alle aree situate oltre i confini della giurisdizione nazionale; la necessità di gestire le risorse idriche in modo da soddisfare i bisogni attuali, senza, però, compromettere le possibilità, per le generazioni future, di soddisfare i propri; l'esigenza di assicurare la partecipazione dei cittadini al processo decisionale in materia di acqua e salute.
Al fine di raggiungere gli obiettivi del Protocollo, le parti dovranno adempiere specifici obblighi e rispettare impegni, che sono contenuti soprattutto negli articoli da 6 a 14, mentre i restanti articoli contengono prevalentemente norme procedurali. Le parti dovranno, inoltre, assicurare che vengano stabiliti, migliorati o mantenuti sistemi di sorveglianza e di primo allarme, a livello nazionale o locale, per identificare l'insorgenza di malattie connesse all'acqua a causa di incidenti o eventi climatici estremi, e per fornire raccomandazioni all'autorità pubblica e, se del caso, al pubblico in merito ad azioni preventive e di risposta. Sul piano della cooperazione le parti contraenti dovranno prestarsi mutua assistenza, nonché sviluppare piani di gestione delle acque transnazionali.
Con riferimento al disegno di legge di legge di ratifica, mi limito a rilevare che l'articolo 3 prevede una clausola di invarianza finanziaria, in base alla quale le amministrazioni pubbliche competenti provvedono all'attuazione della presente legge nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
In conclusione, Presidente, si auspica una rapida approvazione del disegno di legge in esame, che consentirà al nostro Paese di inserire le molteplici attività che già svolge in ambito acqua e salute in un quadro normativo di riferimento unico e coerente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, che rinuncia
Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali, avvertendo che non si darà luogo alle repliche. Il seguito del dibattito è, dunque, rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 1585: Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: Protocollo alla Convenzione del 1979 sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a lunga distanza, per la riduzione dell'acidificazione, dell'eutrofizzazione e dell'ozono troposferico, con allegati, firmato a Göteborg il 30 novembre 1999; Modifiche al testo e agli allegati da II a IX del Protocollo del 1999 per la riduzione dell'acidificazione, dell'eutrofizzazione e dell'ozono troposferico nonché aggiunta dei nuovi allegati X e XI, adottate a Ginevra il 4 maggio 2012.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire, in sostituzione della relatrice, l'onorevole Paolo Formentini, vicepresidente della Commissione.
PAOLO FORMENTINI, . Grazie, Presidente. Sottosegretario Tripodi, in premessa occorre precisare che l'Italia, nonostante non abbia ancora proceduto alla ratifica del Protocollo di Göteborg, può già contare su una normativa rispettosa degli adempimenti individuati da quello strumento internazionale, avendo recepito, con il decreto legislativo n. 81 del 2018, la direttiva (UE) 2016/2284, concernente la riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici.
Il provvedimento oggi in esame, approvato dal Senato il 29 novembre 2023, mira a incrementare gli sforzi per raggiungere gli obiettivi di tutela a lungo termine della salute umana e dell'ambiente, anche attraverso impegni nazionali rafforzati di riduzione delle emissioni.
Al riguardo, ricordo che la Convenzione di Ginevra sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a lunga distanza, nota come “Convenzione sull'aria”, è una convenzione quadro finalizzata alla definizione di impegni precisi e verificabili per il controllo delle emissioni, firmata a Ginevra nel novembre 1979 e ratificata dall'Italia con la legge n. 289 del 1982. Costituisce il primo trattato internazionale legalmente vincolante sull'inquinamento atmosferico. Alla Convenzione hanno fatto seguito una serie di protocolli attuativi, che definiscono impegni specifici per le diverse classi di inquinanti e fissano regole per il monitoraggio e la verifica della progressiva riduzione dell'inquinamento atmosferico.
Uno dei Protocolli di maggiore rilevanza è quello sulla riduzione dell'acidificazione, dell'eutrofizzazione e dell'ozono troposferico, oggetto della presente ratifica ed entrato in vigore nel maggio 2005.
Nel maggio 2012, è stato poi adottato un emendamento al Protocollo, anch'esso oggetto della presente ratifica ed entrato in vigore nell'ottobre 2019, finalizzato a estendere l'applicazione delle misure di riduzione delle emissioni alle polveri sottili e aggiornare gli allegati tecnici.
Più nel dettaglio, il Protocollo è composto di 19 articoli e 9 Allegati, mentre l'emendamento è composto di tre articoli e un allegato. L'obiettivo del Protocollo è controllare e ridurre le emissioni di zolfo, ossidi di azoto, ammoniaca e altre sostanze causate dalle attività antropiche suscettibili di avere effetti nocivi sulla salute, sugli ecosistemi e sulle colture agrarie, mantenendole al di sotto dei livelli critici descritti nell'allegato 1. Si tratta, pertanto, di un Protocollo basato sugli impatti degli inquinanti stessi, che prevede quote di riduzione delle emissioni differenziate per ogni singolo Paese.
L'articolo 4 impegna le parti a favorire lo scambio di informazioni, tecnologie e tecniche, allo scopo di ridurre le emissioni di biossido di zolfo, ossidi di azoto e composti organici volatili e ammoniaca, nonché per il contenimento delle emissioni e per lo sviluppo di sistemi di trasporto poco inquinanti, la creazione di banche dati sulle migliori tecnologie disponibili e il loro aggiornamento, la cooperazione e gli scambi diretti tra le industrie.
Per quanto concerne il contenuto dell'emendamento, estende alle polveri sottili l'applicazione delle misure di riduzione delle emissioni di controllo, aggiorna gli allegati tecnici e dà priorità alle misure che riducano in maniera significativa il .
Passando al disegno di legge di ratifica, che consta di quattro articoli, mi limito a rilevare che l'articolo 3 prevede una clausola di invarianza finanziaria, per la quale dall'attuazione della legge di autorizzazione alla ratifica non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, che rinuncia.
Non essendovi iscritti a parlare dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali, avvertendo che non si darà luogo alle repliche. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
A questo punto, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 14, con votazioni. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 93, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta odierna.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Intervengo per chiedere l'informativa urgente del Ministro Piantedosi per i fatti drammatici che sono accaduti questa settimana a Palermo e che hanno visto la morte di Paolo Taormina, un ventenne ucciso solo per aver avuto la colpa di non essersi girato dall'altra parte.
Purtroppo, l'emergenza riguarda non soltanto la città di Palermo, ma tutto il palermitano, perché pochi mesi fa abbiamo pianto altri tre giovani ragazzi uccisi a Monreale. La situazione è veramente fuori controllo. Ormai tutti hanno un'arma e le rassicurazioni del Governo non trovano riscontro nella realtà. È una marea che in Sicilia sale in ogni angolo: ci sono state uccisioni anche a Catania e durante la movida nel siracusano, con la crisi che c'è stata durante Pasqua e Pasquetta a Marzamemi.
A preoccuparci è anche questo clima in cui avanza sempre di più questa mitologia mafiosa nelle intercettazioni e nei video, il tutto nel silenzio del Governo. Ci ha colpito anche il silenzio del governo regionale, perché, signora Presidente, domenica scorsa uno dei dell'opposizione in regione è stato messo sotto scorta. È stato messo sotto scorta non perché ha litigato con un vicino di casa, ma perché ha accusato il governo regionale di precise connivenze con la criminalità organizzata e rispetto a queste denunce di queste precise connivenze da parte del governo della regione, di Schifani, non è arrivata nessuna offerta di solidarietà, nessuna dichiarazione di solidarietà, nessuna dichiarazione che garantisca anche un minimo di equilibrio istituzionale.
Nel complesso, quindi, c'è un'evidente sottovalutazione del fenomeno. Per questo riteniamo che il Ministro Piantedosi debba venire urgentemente in Aula a riferire sui gravi fatti che riguardano la sicurezza di Palermo e del palermitano e anche per capire quali sono le intenzioni del Governo, qual è la condotta che il Governo vuole assumere rispetto a un'emergenza che non è più soltanto legata alla sicurezza e, quindi, alla presenza, come è stato evocato in queste ore, dell'esercito e di truppe varie nelle città, ma che è soprattutto un'emergenza sociale per cui il Governo si deve attrezzare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Morfino. Ne ha facoltà.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta di informativa del collega Barbagallo. Quello che è accaduto a Palermo è davvero una tragedia che scuote le coscienze di tutti noi. Paolo Taormina aveva solo 21 anni e ha perso la vita compiendo un gesto di coraggio, difendendo un suo coetaneo da un'aggressione di gruppo.
Uno Stato che non presidia il territorio non è uno Stato presente. Uno Stato che lascia intere zone della città in balia di un degrado assurdo, di risse e armi illegali non può dirsi presente. Noi chiediamo, quindi, che il Ministro Piantedosi venga a riferire immediatamente. Tra l'altro, annuncio che venerdì prossimo presenteremo un'interpellanza urgente e, quindi, chiederemo a gran voce anche questo al Ministro Piantedosi .
PRESIDENTE. Riferirò naturalmente al Presidente di questa richiesta di informativa.
Ha chiesto di parlare, su un altro argomento e sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo perché, per l'ennesima volta, chiediamo al Governo di venire in Aula a dirci dove sono i 25 miliardi che hanno promesso alle imprese per far fronte ai dazi. Sono passati sei mesi e gli euro stanziati sono pari a zero. Vede Presidente, io lo ammetto: ho anche rinunciato - mi viene da ridere, ma ci sarebbe da piangere - di chiedere al Ministro Urso di venire in Aula, un Ministro che è talmente incapace che francamente mi mette in imbarazzo chiedergli di venire qui a rispondere di un qualcosa . Non sto qui a elencare i fallimenti, il carrello tricolore, il fatto che fa da scendiletto a ENI, agli Elkann, il fatto che ha riso di fronte agli operai di Pomigliano che chiedevano garanzie sui posti di lavoro. Vede, chiedere a Urso di venire qui è come sparare sulla Croce rossa; cioè, non ci crediamo più, né noi, né milioni di italiani, purtroppo.
Chiediamo, allora, al Ministro Giorgetti, anche se le speranze non è che siano tanto più elevate, perché il Ministro Giorgetti ha subìto la trasformazione: non è più Giorgetti, è Monti 2.0, quindi fa manovre - siamo alla quarta - fatte di tagli, tagli, tagli e crescita zero. Vede, però, Presidente, qui non è che abbiamo detto noi che c'erano 25 miliardi per le imprese. Qui è stato Giorgetti a dire che c'erano 25 miliardi per le imprese . Dove sono? Sotto la scrivania? Dietro le tende? Nell'armadio? Li deve tirare fuori, ma non domani o dopodomani: subito, anzi da ieri.
Credo che le imprese oggi si siano stufate di parole, parole, parole vuote. Le ultime sono quelle di Fitto. Fitto ha avuto il coraggio di dire, qualche giorno fa, testuale, che sui dazi l'Europa “ha chiuso uno dei migliori accordi a livello mondiale”. Miglior accordo al mondo? Fatemi capire: ha avallato una porcata - perché è di questo che si tratta - per fare un piacere a Trump , ha sostenuto un accordo che è la morte politica, economica, sociale e morale dell'Europa e ora viene qui a dirci che è una figata pazzesca - mi scusi il termine - e che ce la vende come oro? Ma per favore, ma per favore!
Che Fitto non sarebbe stato capace di tutelare i nostri interessi in Europa a noi era già chiaro e c'è bastato vedere come ha trattato il PNRR, che l'ha massacrato, e cosa ha fatto con le politiche per gli agricoltori in Europa, dove ha tagliato i fondi, sostanzialmente, e le ha fatte sparire. C'era solo Meloni che credeva alla favoletta di Fitto in Europa. Però, qui siamo oltre, qui siamo proprio oltre e - tornate nel mondo reale - lo dicono i dati: tra gennaio e luglio, l' agroalimentare verso gli Stati Uniti è crollato di 600 milioni di euro e ora il colpo di grazia: il 107 per cento sulla pasta italiana.
Allora, siamo a 31 mesi, su 34 di Governo Meloni, di calo della produzione industriale. Qualche esempio: Pirelli apre i tavoli per aumentare la produzione oltreoceano; Prysmian investe 245 milioni in Nord America; Granarolo amplia lo stabilimento nel Connecticut; EssilorLuxottica valuta di aumentare la produzione negli Stati Uniti; Illy fa per spostare intere linee produttive; La Molisana ha detto - parole testuali - che a queste condizioni non è possibile lavorare e, quindi, sta valutando uno stabilimento Oltreoceano. Per Giorgia Meloni, però, va tutto bene. Per Giorgia Meloni, l'economia non solo va bene, va proprio alla grande.
Allora - e chiudo -, Presidente, ci credono solo loro. Non ci credono i lavoratori, che sono alle prese con la cassa integrazione; non ci credono le piccole e medie imprese, che non hanno ordini o sono bloccate e il fatturato sta crollando; perfino Confindustria ha lanciato un grido d'allarme. Una cosa, però, a me è chiara: a questo Governo - e lo abbiamo visto più volte - interessa solo una tipologia di impresa; gli interessa solo tutelare la delle armi, quella sì che la tiene in salute. Così, mentre pompano, con miliardi e miliardi, i bilanci delle , lasciano le piccole e medie imprese, che sono la vera ossatura di questo Paese, a dover affondare nella burocrazia, nelle tasse, nelle promesse mancate.
Presidente, allora chiudo. Giorgetti venga in Aula e tiri fuori quei soldi, perché questo Governo sta desertificando il tessuto industriale di questo Paese e noi non lo possiamo permettere . Le imprese meritano rispetto, hanno una dignità e questo Governo la sta calpestando ogni giorno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per associarci, a nome del Partito Democratico, alla richiesta della collega Appendino per avere in Aula, come abbiamo chiesto ripetutamente, il Ministro Urso rispetto alle emergenze industriali del nostro Paese, che riguardano nello specifico alcune filiere importanti dell'industria del nostro Paese; ma anche, a questo punto, il Ministro Giorgetti, per capire quali siano i sostegni alle politiche industriali che il Governo deve mettere in atto per non lasciare impoverire il tessuto delle industrie, delle imprese e dei lavoratori del nostro Paese
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente anche di queste richieste di informativa.
Ha chiesto di parlare, su altro argomento e sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signora Presidente. Preliminarmente per chiedere un'informativa da parte del Governo, nello specifico da parte del Ministro Urso - che ha una competenza nella vigilanza del contratto di servizio della Rai - in relazione ad affermazioni estremamente gravi che la direttrice dell'Ufficio stampa Rai, Incoronata Boccia, ha fatto alcuni giorni fa.
Per inquadrare la questione, io penso…mi duole molto, perché sono parole estremamente pesanti, però le leggo in Aula: “Si è parlato spesso del cinismo e della spietatezza dell'esercito israeliano, eppure non esiste una sola prova che siano state sventagliate delle mitragliate contro i civili inermi. Eppure questo veniva raccontato, questo è stato detto senza alcuna verifica delle fonti. Vergogna, vergogna, vergogna, io lo affermo tre volte, perché il numero 3 è il numero della completezza e della compiutezza. E oggi ci sarebbe da vergare un “” tombale non solo sul suicidio dell'Occidente o di una parte dell'Occidente, soprattutto dell'Europa, per fortuna c'è invece uno spazio di libertà e spazi di libertà intellettuali come questo (…)”; si trovava al convegno del CNEL, lo stesso convegno dove la Roccella ha fatto le tristi affermazioni. “Io proporrei che, oggi, da questa tavola rotonda possa emergere una candidatura ad Hamas: la vogliamo candidare per l'Oscar alla migliore regia a cui noi giornalisti, per primi, ci siamo piegati senza alcun spirito critico?”.
Ecco, queste affermazioni, per quanto ci riguarda, come gruppo parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, sono indegne, assolutamente indegne . Noi chiediamo di sapere - che il Governo venga qui, perché è una questione di non poco conto - se la direttrice abbia rispettato il codice etico, il contratto di servizio della Rai, che impone di avere la capacità di dare e fare informazione, perché questa non è informazione.
Ma vorrei ricordare, oggi, con molta forza e determinazione, a chi ha espresso queste parole indegne - che secondo noi riempiono di vergogna il servizio pubblico radiotelevisivo - che 250 giornalisti sono stati uccisi a Gaza; che a Gaza i giornalisti stranieri non possono entrare; che le immagini di distruzione di Gaza, di distruzione totale sono di fronte agli organismi e di fronte alle testate giornalistiche di tutto il mondo, dalla CNN alla BBC; anche la stessa Rai le ha pronunciate. Perché da parte della direttrice dell'Ufficio stampa della Rai c'è questo attacco inverecondo anche nei confronti dei suoi colleghi giornalisti Rai ?
Perché attacca? Allora, guardi, noi chiediamo di capire e di sapere, innanzitutto, se il contratto di servizio e il codice etico siano stati rispettati e se il Governo intenda prendere le distanze da una simile affermazione, trattandosi del fatto che la Rai ha anche come socio di maggioranza il Governo italiano. Ma una cosa deve essere chiara: Incoronata Boccia non può più svolgere, dal nostro punto di vista, quel ruolo . Si deve dimettere, perché ha riempito di vergogna il servizio pubblico radiotelevisivo, determinando, su una vicenda come questa, una questione che noi riteniamo inaccettabile: quella della menzogna, quella di dire che è falso tutto quello che abbiamo visto. Nemmeno di fronte a un'evidenza dei fatti c'è la decenza almeno di stare zitti. Noi, quindi, chiediamo questa informativa e ribadiamo l'urgenza che da parte della Rai ci sia una presa di posizione e che Incoronata Boccia si dimetta o venga dimessa
PRESIDENTE. Mi pare di capire che l'onorevole Pellegrini voglia intervenire sullo stesso argomento. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo sullo stesso argomento: chiediamo un'informativa urgente - direi davvero urgentissima - al Ministro Urso che, tra le sue competenze, ha quella di vigilare sul contratto di servizio con la Rai, che espleta, anzi, dovrebbe espletare un servizio pubblico, un servizio giornalistico, un servizio di verità che, invero, in questi ultimi due anni, non ha svolto al meglio rispetto a quello che doveva essere, al meglio delle sue potenzialità.
I fatti sono avvenuti qualche ora fa, qualche giorno fa: durante un convegno del CNEL - tra l'altro, questo aggiunge vergogna a vergogna -, Incoronata Boccia, che ha un ruolo, quello di portavoce dell'Ufficio stampa Rai, ha espresso parole davvero vergognose e inaccettabili. Ne faccio un brevissimo sunto, perché diciamo il suo delirio è stato più lungo, quindi io le restringerò anche per carità di Patria e per rispetto a quest'Aula. Ha detto: Non esiste una sola prova che l'esercito israeliano abbia mitragliato civili inermi a Gaza. Poi, prosegue: “Vergogna, vergogna, vergogna (…)”. È stato “un suicidio del giornalismo”. Quindi, alludeva a tutti i i i giornalisti gazawi che sono stati ammazzati a decine proprio perché rappresentavano e raccontavano al mondo intero la verità. Per questa signora, per la signora Boccia, è stata una vergogna averlo raccontato, perché secondo lei è tutto falso. Noi riteniamo che queste siano parole davvero vergognose e, innanzitutto, che siano parole inaccettabili perché provengono da chi lavora per il servizio pubblico che, come ho detto in premessa, dovrebbe raccontare agli italiani la verità, la realtà, quello che succede, non mascherarla dietro tesi di comodo per favorire questo o quell'esponente, il Governo o Stati esteri, Israele, chi ha commesso un genocidio.
Siamo di fronte a qualcosa di inaccettabile e di vergognoso e, tra l'altro, Presidente, è una forma di vilipendio per le 70.000 circa, ad oggi - poi, probabilmente se ne scopriranno altre -, vittime innocenti a Gaza, per coloro che sono morti sotto i bombardamenti e sotto le mitragliate dell'esercito terrorista israeliano .
Questo è successo. Quindi, dal nostro punto di vista, ovviamente vorremmo sentire che cosa dirà il Governo. Noi auspichiamo che, in un sussulto di verità e di dignità, il Governo italiano possa dissociarsi da queste parole farneticanti e negazioniste della signora Boccia e soprattutto noi chiediamo, anzi pretendiamo le dimissioni di questa signora !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Bakkali. Ne ha facoltà.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche il gruppo del Partito Democratico si unisce alla richiesta di informativa al Ministro Urso. Sono già state riportate le parole della dottoressa Incoronata Boccia. Davvero la proporzione, la gravità, l'inappropriatezza della responsabile della comunicazione di una delle aziende più importanti del nostro Paese, del nostro Stato, credo richiedano non solo un'informativa, ma anche un passo indietro e le dimissioni di Boccia.
“Vergogna, vergogna, vergogna” dice Boccia e dice anche: “Lo dico tre volte per completezza e per compiutezza”. Richiama a un suicidio del giornalismo italiano, ma soprattutto fa una cosa: chiude con un'ironia agghiacciante sulla candidatura di Hamas, secondo lei, all'Oscar per la migliore regia.
Ecco, tramite lei, Presidente, vorrei far arrivare questo messaggio a questa dottoressa: le sarebbe bastato conoscere chi è realmente candidato all'Oscar: il film si chiama “La voce di Hind Rajab”, di una regista bravissima, Kaouther Ben Hania. In quel film si ripropone la storia vera di una bimba di 5 anni, sola, dentro a una macchina, colpita da un bombardamento israeliano, che chiama i soccorsi, chiede aiuto e dice: “sono sola, sono tutti morti, venitemi ad aiutare”.
Grazie al lavoro straordinario di giornalisti e giornaliste di e di, sono state raccolte le prove: 335 colpi. Quelle mitragliate che la dottoressa Boccia non vede, che non ha sentito, di cui non ha sentito parlare, hanno colpito e ammazzato Hind Rajab, sola, bambina in mezzo alla morte di Gaza.
Sarebbe bastato conoscere questo alla dottoressa Boccia. Sarebbe bastato capire che il vero suicidio in questi due anni è stato quello del diritto internazionale. Sarebbe bastato sapere, conoscere, prendere atto, che nessun giornalista internazionale ha potuto fare ingresso nella Striscia di Gaza e, forse, lei come portavoce della RAI, come giornalista, avrebbe dovuto portare avanti una battaglia, perché i suoi colleghi, quelli che ha denigrato nelle sue dichiarazioni, potessero, invece, entrare, testimoniare ed avere fonti rispetto a quanto è avvenuto.
Non ci sarà ancora giustizia per quei 200 e oltre giornalisti e giornaliste uccise nella Striscia, unici testimoni che hanno fatto pervenire immagini e video inconfutabili di quanto è successo nella Striscia. E, oltre alle dimissioni, noi chiediamo, ovviamente, le scuse per queste parole che sono parole inaccettabili, inappropriate. Chiediamo che il Governo si dissoci chiaramente e pienamente da quanto è stato detto in quel convegno. Infatti, nessun accordo cancellerà le 60.000 vittime della Striscia di Gaza, nessun accordo potrà lasciare impuniti i crimini di guerra che sono stati compiuti. Quindi, lo diciamo noi tre volte per completezza e compiutezza: vergogna, vergogna, vergogna !
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi su questo argomento.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 concernente iniziative in materia di trasferimento delle risorse statali agli enti locali .
Ricordo che, nella seduta di lunedì 22 settembre 2025, si è svolta la discussione sulle linee generali.
Avverto che è stata presentata la mozione Comaroli, Lucaselli, Pella, Romano ed altri n. 1-00502 . Il relativo testo è in distribuzione.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di intervenire, esprimendo altresì il parere sulle mozioni presentate.
EMANUELE PRISCO,. Grazie, Presidente. Allora, per quanto riguarda il preambolo della mozione Roggiani…
PRESIDENTE. La premessa sì, la premessa, diciamo. Prego, prego.
EMANUELE PRISCO,. Per quanto riguarda, invece, i singoli…
PRESIDENTE. Scusi, non si è sentito, perché l'ho interrotta. Quindi, sulla premessa, qual è il parere?
EMANUELE PRISCO,. Il parere è contrario su tutto il testo della premessa. Per quanto riguarda, invece, gli impegni, sul punto 1) il parere è favorevole. Sul punto 2), il parere è contrario. Sul punto 3), il parere è favorevole. Sul punto 4), il parere è favorevole, con la seguente proposta di riformulazione: “a prevedere, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, attraverso appositi provvedimenti normativi, un rifinanziamento strutturale del Fondo per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, tale da consentire la copertura integrale delle richieste per gli anni 2023, 2024 e 2025”. Per quanto riguarda il punto 5), il parere è favorevole con la seguente proposta di riformulazione: “a valutare l'opportunità di prevedere, attraverso appositi provvedimenti normativi adottati d'intesa con enti locali, adeguati strumenti finanziari e meccanismi contabili che evitino le problematiche di cassa, nonché di personale che i comuni sono costretti ad affrontare nei percorsi di gestione e di sostegno all'autonomia dei minori stranieri non accompagnati”. Sul punto 6), il parere è favorevole. Sul punto 7), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a promuovere, in accordo con le regioni e gli enti locali, un tavolo interministeriale per affrontare in modo organico la questione dell'assistenza all'autonomia e alla comunicazione scolastica, anche in relazione al numero delle certificazioni con disabilità, per l'individuazione delle rispettive competenze, anche in relazione agli oneri finanziari a carico di ciascun ente, per l'introduzione di un criterio pluriennale di riparto delle sole risorse statali destinate al servizio di assistenza all'autonomia e alla comunicazione per gli alunni con disabilità, al fine di garantire l'uniformità, la stabilità e la piena esigibilità del servizio indispensabile per l'inclusione scolastica degli alunni con disabilità”.
Sul punto 8), il parere è favorevole, con la seguente proposta di riformulazione: “continuare ad adottare iniziative di competenza volte a prevedere risorse adeguate, aggiuntive per la contrattazione del comparto degli enti locali, prevedendo in tale contesto misure prioritarie per ovviare in particolare alla cronica carenza di figure dei segretari comunali, soprattutto con riferimento ai piccoli comuni”. Per quanto riguarda il punto 9), il parere è favorevole. Sul punto 10), il parere è favorevole con la seguente proposta di riformulazione: “a definire, a partire dal prossimo disegno di legge di bilancio, un incremento significativo della dotazione del Fondo per il potenziamento delle iniziative in materia di sicurezza urbana nonché l'ampliamento della platea dei comuni destinatari, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica”.
Sul punto 11), il parere è favorevole con la seguente proposta di riformulazione: “a valutare l'opportunità di rinnovare, in sede di Conferenza unificata, l'accordo sulle linee generali delle politiche pubbliche per la promozione della sicurezza urbana integrata”.
Sul punto 12), il parere è favorevole con la seguente proposta di riformulazione: “a continuare ad implementare la gestione integrata e l'impegno per la sicurezza urbana di banche dati, secondo i criteri delineati dal decreto ministeriale 28 aprile 2022, per il rafforzamento della cooperazione informativa e operativa tra le Forze di Polizia e i corpi e i servizi di Polizia municipale”.
Sul punto 13), il parere è favorevole con la seguente proposta di riformulazione: “a garantire la prosecuzione del monitoraggio dell'attuazione dei Patti per la sicurezza urbana per quanto attiene l'assolvimento degli impegni degli organi di Governo”.
Sul punto 14), il parere è favorevole con la seguente proposta di riformulazione: “ad adottare iniziative finalizzate all'implementazione del monitoraggio dell'attuazione dei Patti per la sicurezza urbana in relazione ai risultati conseguiti rispetto agli obiettivi e alla loro valutazione d'impatto”.
Sul punto 15), il parere è favorevole, con la seguente proposta di riformulazione: “ad adottare iniziative di competenza volte a predisporre una misura di rafforzamento straordinario dei corpi di Polizia municipale con un finanziamento stabile dello Stato e con la fissazione di un obiettivo di standard di servizio, sulla base del rapporto fra unità di personale e di popolazione residente, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica”.
Per quanto attiene, invece, alla mozione a prima firma dell'onorevole Comaroli, il parere è favorevole sulla premessa e su tutti gli impegni.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, ho appena ascoltato, come i colleghi, il parere del Governo e sono piuttosto rammaricato del fatto che, di fronte a una serie di riformulazioni - che adesso ci prenderemo il tempo di riascoltare con più calma - e a una serie di pareri favorevoli, non si sia potuto procedere la scorsa settimana durante il voto … - ricorderete questa decisione di rinviare all'ultimo momento -, e del fatto che ci si sia trovati di fronte a una mozione della maggioranza che, pur essendo molto simile per quanto attiene alla parte dispositiva - il che è anche riscontrato dai pareri del Governo -, però si fa premettere da un'introduzione che fondamentalmente serve a dire alle opposizioni: ah, come vi permettete di parlare del trasferimento dei soldi dello Stato agli enti pubblici, voi che avete fatto debito.
Mi sembra che siamo arrivati a un passo dal poter fare finalmente una discussione seria, che entri nel merito di un tema che sta a cuore a tutti, come quello degli enti locali, ma, pur essendo a un passo da questo traguardo, devo manifestare delusione e anche un po' di irritazione per questa scelta, che oramai è una scelta di consuetudine. Anche quando le opposizioni presentano una mozione priva di qualsiasi spunto polemico, che offre semplicemente un'occasione, un'opportunità per dialogare e fare il punto sullo stato del Paese, su alcune decisioni da prendere, anche in quelle circostanze, bisogna annullare, alzare una cortina fumogena per non insolentire.
È un'occasione persa, che, invece, è stata trasformata, con questa mozione, in una sorta di interrogazione alla Ragioneria dello Stato, dove la maggioranza ci elenca tutti gli interventi che sono stati fatti proprio a favore degli enti locali allo scopo di eludere tutte le criticità che non noi abbiamo sollevato, ma la nostra mozione ha sollevato riportando la posizione degli enti locali, riportando la posizione dell'ANCI, riportando la posizione delle autonomie locali. Perdiamo un'occasione per un dibattito che, forse, in queste dichiarazioni di voto possiamo provare a recuperare e a prendere per i capelli, però direi che la parte che più fa cadere le braccia di questa replica, di questa cortina fumogena è che ancora, dopo tre anni che siete al Governo, di fronte anche a un tema serio come quello degli enti locali che sono, anche per vostra stessa ammissione e non solo per la nostra mozione, coloro che stanno in prima linea ad affrontare i problemi del Paese, non riuscite a fare niente di meglio che ancora “gne gne” sul superbonus.
Io non posso fare niente di meglio che dirvi quello che vi dico dal primo giorno, che dico fin dalla scorsa legislatura, sia a titolo personale che a nome del nostro gruppo, perché noi siamo stati critici rispetto ad alcuni aspetti tecnici del superbonus, ma abbiamo riconosciuto che in quella fase uno stimolo all'economia e una misura straordinaria anche dal punto di vista ambientale ci potesse stare. È quando, poi, si è trattato di andare a chiudere questo stimolo che tutti si sono scatenati - ad eccezione nostra, non ad eccezione della maggioranza - nel chiedere proroghe e rinvii.
E voglio ricordarvi che se il Governo Draghi è caduto, è caduto esattamente sul superbonus. Se ci sono delle responsabilità da parte di queste opposizioni nella sua caduta, ricordo anche che due forze della maggioranza, fino a quel pomeriggio del 21 luglio, erano lì per garantire un percorso alternativo e hanno preferito far cadere Draghi e non fermare il superbonus. Questo ve lo ricorderò sempre per onore di cronaca, così come vi ricorderò che voi con il superbonus ci avete banchettato. Infatti, noi siamo stati dalla vostra parte allorquando si è trattato di fermare la cessione del credito, ma voi non avete fermato analogamente il superbonus. Fermando la sola cessione del credito, avete consentito la naturale prosecuzione del superbonus alle medesime condizioni per tutti coloro che avevano credito d'imposta. È stata una scelta politica che avete fatto nella scorsa legislatura e avete ribadito in questa legislatura, per poi continuare a banchettare - ve lo ripeterò ogni volta che voi farete le vittime sul superbonus - con quelle inutili, inique e incostituzionali tasse aggiuntive, che avete messo sia sulla vendita sia sugli affitti, che, se qualcuno facesse ricorso, lo vincerebbe a mani basse, ma per carità di Patria non si va avanti.
Detto questo, con il rammarico per non aver potuto fare un dibattito serio e per esserci trovati di fronte a questa cortina fumogena, gli enti locali, che sono in trincea, si occupano di immigrazione, di povertà, di sicurezza, di dissesto idrogeologico, di prevenzione e manutenzione del territorio. Di questo abbiamo parlato nella mozione. Avete avuto paura di parlarne. Perché? Perché in questo modo non esprimete una cultura del Governo. Nonostante arriverete, alla fine di questa legislatura, ad essere uno dei Governi più longevi, purtroppo vi potrete mettere la coccarda di quelli che dicono: noi non abbiamo fatto nulla, non abbiamo neanche voluto parlare, perché quelli di prima, sapete….
Questa è la cifra che anche nel dibattito di oggi andate a confermare. Qui si trattava solo di garantire il corretto e tempestivo trasferimento rispetto a misure che sono state prese anche da voi e che sono in ritardo, sulle quali vi abbiamo manifestato le problematiche che questi ritardi stanno causando. È lesa maestà volerne parlare? Io non credo. Si trattava anche di prendere atto di come la drastica riduzione del Fondo per le politiche per la famiglia - siamo passati da 150 a 94 milioni - stia creando seri problemi per le famiglie. Ne abbiamo parlato anche nel corso dell'estate, laddove vi abbiamo posto il caso, ad esempio, dei servizi estivi per minori.
Si trattava anche di metterci di fronte al fatto che il definanziamento del Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione è un problema, di cui forse vi siete resi conto. Sarà anche questo il motivo per cui nella vostra replica “cortina fumogena” citate il Piano casa nazionale. Bene, vivaddio, avete messo in piedi una risposta per non dire che state rispondendo a quello che le opposizioni vi chiedono di osservare come problematica che viene dal territorio.
Anche sulla sicurezza urbana si trattava, e si tratta nella nostra mozione, di mettere in evidenza come siano stati insufficienti i finanziamenti, di come serva aumentare gli sforzi sulla sicurezza urbana e sulla gestione integrata delle banche dati, fare una sinergia Stato-città e rafforzare anche i corpi di Polizia municipale. E, guarda caso, quando questo avviene, come è successo a Milano recentemente, Piantedosi dice: vedete, adesso la percezione della sicurezza a Milano è aumentata, cioè ci si sente più sicuri. Vivaddio, ma allora vuol dire che questi dibattiti servono e vuol dire che c'è stata anche una fase in cui, su quanto accadeva a Milano, si è dato vita, si è alimentato un dibattito molto strumentale facendo mancare il ruolo che lo Stato avrebbe potuto esercitare già allora.
Infine, c'è anche il problema del dissesto. Presidente, vado verso la conclusione. I ritardi concernenti il Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche, per il 2024, stanno determinando da parte dei comuni un allentamento della cura del territorio.
Concludo dicendo che, in discussioni come queste, tutti quanti riconosciamo che le risorse sono finite, ma proprio per questo motivo ci disponiamo ad individuare delle priorità e a discutere delle priorità. È una discussione dalla quale vi siete sottratti. Discussioni come queste, ad esempio, sono l'occasione - l'ennesima occasione - per dirvi che sulla prevenzione del dissesto e la cura del territorio state facendo male e che la spesa storica qui non serve a nulla. Il cambiamento climatico e l'intensità delle precipitazioni stanno facendo rivedere tutto quello che abbiamo immaginato per il dissesto idrogeologico. Andrebbe ripristinata qualche cosa come “Casa sicura” o, comunque, ripensato lo strumento di pianificazione degli interventi territoriali.
Questo era il senso della nostra mozione. Il Governo, parzialmente, sembra averlo colto nel momento in cui ha ampiamente dato pareri positivi, con riformulazioni che ora andremo a rileggere meglio. Dispiace che ci sia questo tentativo di buttare tutto in caciara per dire: eh, ma gli anni passati .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, esprimo con convinzione, a nome del gruppo di Noi Moderati, il sostegno alla mozione di maggioranza in materia di trasferimento di risorse statali agli enti locali. È un documento che riconosce il ruolo insostituibile di comuni, province e città metropolitane come baluardi della democrazia e primo punto di contatto con i cittadini.
Gli enti locali non sono solo amministratori di servizi essenziali, ma veri e propri promotori dello sviluppo delle comunità e delle nostre città. Questa mozione ne valorizza la centralità attraverso un approccio concreto e lungimirante. La mozione si fonda su una premessa solida: il rafforzamento finanziario degli enti locali è indispensabile per garantire la qualità dei servizi e rispondere alle esigenze dei territori. A tal proposito, apprezziamo le misure già adottate dal Governo, come l'incremento di oltre un miliardo di euro al Fondo di solidarietà comunale per i prossimi 5 anni, i 300 milioni per le funzioni fondamentali delle province e delle città metropolitane, i 120 milioni per il trasporto pubblico locale e i 45 milioni per il rafforzamento dei servizi sociali nei piccoli comuni in difficoltà finanziaria.
Questi interventi dimostrano un'attenzione reale alle necessità degli enti territoriali, in netto contrasto con le scelte dei precedenti Governi. Un punto di particolare orgoglio per il nostro gruppo è l'emendamento che abbiamo proposto e fatto approvare nell'ambito del decreto PA sul comparto unico.
È un intervento che ha introdotto una deroga per armonizzare il trattamento accessorio del personale dipendente negli enti locali (regioni, città metropolitane, province e comuni) permettendo un incremento delle retribuzioni nel comparto unico della pubblica amministrazione e facendo fronte al problema della carenza di personale nei comuni, superando il blocco del salario.
Questo risponde, Presidente, alla necessità di ridurre lo salariale tra gli enti locali e le amministrazioni centrali, una disparità che ha alimentato una preoccupante fuga di talenti verso amministrazioni più remunerative, indebolendo gli organici locali.
Una risposta concreta, dunque, ad una criticità reale, promuovendo una perequazione salariale che valorizza il lavoro dei dipendenti pubblici e rafforza la capacità operativa degli enti locali, e che offre un immediato vantaggio per i cittadini in termini di servizi.
Su questa linea riteniamo che si debba proseguire. Pertanto, chiediamo al Governo di dare seguito al percorso di perequazione tra le retribuzioni dei Ministeri centrali e quelle degli enti locali, al fine proprio di valorizzare in modo omogeneo ed equo le competenze e le responsabilità dei dipendenti della pubblica amministrazione.
La mozione impegna dunque il Governo su obiettivi chiari ed ambiziosi. Tra questi, Presidente, voglio sottolineare l'impegno a garantire la tempestiva erogazione delle somme del Fondo di solidarietà comunale del 2025, valutandone un possibile incremento nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica: questo è l'impegno 1).
Apprezziamo, altresì, l'impegno a proseguire nella semplificazione e accelerazione delle procedure per l'erogazione delle risorse, incluse quelle del PNRR, per garantire liquidità e rapidità nell'attuazione degli interventi: questo è l'impegno 3).
Non meno rilevante l'impegno a promuovere un criterio pluriennale di riparto delle risorse per l'assistenza all'autonomia e alla comunicazione per gli alunni con disabilità, garantendo uniformità e stabilità ad un servizio essenziale per l'inclusione scolastica: questo è l'impegno 8).
È evidente allora che c'è una visione strategica, che coniuga sostenibilità finanziaria, equità e attenzione all'esigenza dei nostri territori. La mozione non si limita a fotografare lo stato attuale, ma traccia un percorso per il futuro affrontando criticità strutturali, come quelle legate al federalismo demaniale e alla disparità retributiva.
Per queste ragioni, Presidente, il gruppo di Noi Moderati voterà a favore della mozione di maggioranza, ribadendo il proprio impegno a sostenere politiche che rafforzino gli enti locali e promuovano il benessere delle nostre comunità e dei loro cittadini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, da tempo le risorse per le amministrazioni locali vengono ridotte - non è certo una questione di poche finanziarie - proprio, però, mentre aumentano le funzioni assegnate a questi enti territoriali, nonché ovviamente i costi di gestione delle città, dai servizi ai bisogni sociali.
È vero che sono state finalmente trasferite le risorse del 2024 del Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche, ma - diciamoci la verità - ancora dobbiamo segnalare ritardi e incertezze rispetto al saldo complessivo annuale.
Non è una formalità, Presidente, e lo dico al Governo: questo ostacola la programmazione e la sostenibilità finanziaria degli enti. Fra comuni in dissesto e comuni in riequilibrio sono 1.398 gli enti locali che, di fatto, non ce la fanno. E c'è una particolare fascia grigia, che voi non volete vedere, di comuni in bilico, che devono cedere aree edificabili o addirittura privatizzare i loro servizi per allontanare lo spettro del predissesto. Senza il rimborso integrale delle spese sostenute, le amministrazioni sono in gravissime difficoltà. E faremo diversi esempi di ciò di cui parliamo e di cui non vi importa.
Il ritardo dei pagamenti per gli enti locali significa tante cose diverse: per esempio, la mancata qualificazione come stazione appaltante, la maturazione di interessi di mora, l'obbligo di accantonamenti non spendibili e, soprattutto, le anticipazioni che generano disavanzi. Ecco, come sapete, è un intero indotto economico ad andare in sofferenza, fornitori e imprese esecutrici, che significa lavoratori e lavoratrici che non vengono di fatto pagati.
Ecco, che senso ha la decisione di non rifinanziare dal 2025 la misura per le piccole opere? Stiamo parlando di progetti di manutenzione e interventi sul territorio, che rendono vivibili le nostre città e sicuri gli edifici scolastici. Il totale dei tagli, tra il 2025 e il 2029, arriva a 3 miliardi e 469 milioni. Vi sembra normale che, per svolgerli, i comuni debbano indebitarsi? Già, Governo - vorrei dire “Ministro” che non c'è -, perché questo è quello che succede: spesso tanti enti locali, per far fronte a questi investimenti, fanno di tutto e tornano a indebitarsi.
E poi c'è un tema enorme, quello del Fondo per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati: una vera emergenza e un disegno che vi sto per descrivere. Vi ricordo che la copertura di quel Fondo dovrebbe essere a carico dello Stato. Eppure, nel biennio 2023-2024 c'è un disallineamento strutturale tra le risorse disponibili e i fabbisogni comunicati dagli enti locali. Significa di fatto che lo Stato non sta rimborsando i costi sostenuti dai comuni. Parliamo più o meno, Presidente, di un divario di oltre 80 milioni di euro per il 2023 e di 110 milioni per il 2024.
Cioè, i minori presi in carico dalle amministrazioni locali aumentano insieme ai costi gestionali spinti, appunto, dall'inflazione. Risultano non erogati, e vorrei che qualcuno dei , se ci ascolta, mettesse questo elenco: oltre 10 milioni di euro al comune di Trieste, circa 8,3 milioni al comune di Bergamo, 6 milioni al comune di Genova, 2 al comune di Napoli. Per esempio - lo dico per il mio comune - Torino ha avuto dalla ripartizione di quei 100 milioni, più o meno 465 mila euro. Sapete quanti sono i fondi rendicontati, pubblici, messi in campo da quel comune? Nove milioni. Insomma, mancano 8 milioni e mezzo.
Come assolutamente insufficienti sono le risorse per il Fondo per le politiche per la famiglia. Un fondo ridotto da 150 milioni di euro, com'era due finanziarie fa, a 94. Significa che i comuni hanno tagliato i servizi estivi per i minori, per esempio, oppure altri servizi. E lo stesso è accaduto col Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, che, come sapete, non è stato rifinanziato. E lo avete deciso mentre dilagavano l'emergenza abitativa e la marginalizzazione sociale di intere fasce della popolazione.
Ecco, io lo dico: in tutta Europa sta cambiando il mondo sul tema della casa. Addirittura, l'Europa ha deciso di fare una commissione speciale per la casa e, tra l'altro, la scorsa settimana, ho sentito che il Presidente del Consiglio europeo vuole incontrare quei sindaci che hanno fatto parte di Ecco, lo dico sommessamente. Posto che il Ministro Salvini non fa nulla e si vede dai risultati elettorali - perché una cosa gli si chiede, ossia di far andare avanti i treni, magari in orario, e l'unica cosa che non fa è occuparsi del suo Ministero -, per la casa nemmeno quello. È l'unico Ministro in tutta Europa che non riesce ad ascoltare i sindaci. Si sono messi in rete, hanno fatto una rete con addirittura 40 tipi di strutture, associazioni e ONG che si occupano di casa: non ha avuto un minuto libero da quando fa il Ministro per incontrarli.
Facciamo un appello a lei, Presidente: se Salvini per un minuto vuole occuparsi di casa, magari non per far diventare legali delle soffitte oppure degli scantinati, invece di parlare di Piano casa, che non si farà, si occupi dell'emergenza abitativa, che è strutturale in questo Paese . Ci sono 40.000 famiglie sfrattate, c'è quasi un milione di italiani lì, a richiedere una casa popolare. Eppure, niente: nessun fondo per l'ERP, niente per la morosità incolpevole. E così gli enti locali cosa diventano? Diventano quel soggetto che deve gestire tutte le “sfighe”, possiamo chiamarle così perché questo pensano gli enti locali: “noi gestiamo le sfighe”. E a voi va bene perché tanto con riguardo agli enti locali, diciamoci la verità, vinciamo noi; siamo noi progressisti che vinciamo, e, quindi, c'è un disegno dentro tutto questo, certo! Magari quando toglierete il doppio turno e il ballottaggio, ritornerete a parlare di enti locali.
Io credo che questa discussione vi veda assenti perché voi non ve ne volete occupare. Governate il Paese, vi va bene così, tanto di tutte quelle sfighe se ne occupano gli altri.
Ecco, voi, che siete gli alfieri della sicurezza, siete riusciti pure a ridurre le risorse del Fondo per la sicurezza urbana. Scrivete leggi per garantire l'impunità degli agenti, ma non mettete un euro per rafforzare i corpi, per esempio, quello della Polizia municipale.
L'assistenza specialistica ai minori con disabilità grave nelle scuole non è garantita: chiedete a qualche sindaco che difficoltà ha ad ascoltare quelle famiglie e a dare risposte. La riduzione delle risorse sta pregiudicando un servizio essenziale per il diritto allo studio, ne parliamo spesso, e anche il Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale è anch'esso sottofinanziato, addirittura è rimasto fermo a quasi 15 anni fa. Senza un incremento stabile delle risorse, molti enti si trovano costretti a ridurre corse, a tagliare le linee e ad aumentare addirittura le tariffe.
Ma è lo stesso Piano nazionale di investimenti per gli enti locali a essere stato definanziato, con conseguenze gravissime. E quando definirete, per esempio, la riassegnazione delle risorse sottratte agli enti locali a seguito della rimodulazione del PNRR? Più volte avete detto: no, non è vero, non le stiamo rubando lì, no, poi le riassegniamo! Sono tutti ancora lì che chiedono quando succederà. Circa 1.900 interventi già finanziati sono stati sospesi o ridotti da voi. Stiamo parlando di messa in sicurezza del territorio, riqualificazione di edifici pubblici e scolastici. E che dire, invece, del mancato trasferimento del cosiddetto contributo per i sindaci? Sono risorse senza le quali si compromette la sostenibilità economica dei comuni, in particolare di quelli piccoli.
E poi c'è un punto che grida vendetta: nessuna risorsa per il reclutamento della pubblica amministrazione. Come potranno i territori far fronte a tagli come questi? Come potranno, se sono obbligati ad accantonare una parte delle entrate correnti per futuri investimenti? Lo Stato non può abbandonare i territori in questo modo. Dovete assumervi le vostre responsabilità: permettere ai comuni di sostenere i bisogni sociali delle comunità, liberare gli accantonamenti obbligatori sulle entrate correnti dei comuni per restituire capacità di spesa, garantire coperture congrue e stabili erogate in modo tempestivo.
Per questo, chiediamo un tavolo tecnico con le autonomie territoriali, perché è tempo di una revisione delle regole sul Fondo crediti di dubbia esigibilità e serve una soluzione per il Fondo anticipazione liquidità e una maggiore libertà nell'utilizzo degli avanzi; bisogna migliorare il regime in materia di crisi finanziarie e razionalizzare i finanziamenti statali nei settori cruciali; serve una revisione complessiva del sistema nazionale dei finanziamenti delle politiche pubbliche; serve definire, con le autonomie territoriali, un sistema di erogazione delle risorse fondate su tempistiche certe e serve un rifinanziamento strutturale del Fondo per l'accoglienza dei minori stranieri, perché bisogna consentire la copertura integrale di tutte le richieste; servono meccanismi trasparenti che permettano agli enti locali di verificare l'importo lordo spettante e chiediamo un tavolo interministeriale che affronti in modo organico il finanziamento dell'assistenza educativa scolastica.
Insomma, bisogna far fronte al crescente numero di certificazioni di disabilità, garantire ai comuni le risorse per rispettare i diritti costituzionali…
MARCO GRIMALDI(AVS). …tutelati. Ho concluso. Non si può …
PRESIDENTE. È esaurito il suo tempo, onorevole, mi spiace. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà. Aspetti che non è partito… Eccoci, ora sì.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Governo e colleghi, abbiamo letto, ovviamente con attenzione, la mozione di maggioranza e ci siamo resi conto del posto che occupano i comuni per questo Governo. Certamente, i comuni non sono ai primi posti, e questo per noi è un problema, perché, come gruppo di Azione, ammettiamo di essere molto sensibili a questo tema.
Parto dai fondi richiamati nel testo, dal Fondo di solidarietà comunale, ai fondi per la disabilità, per il trasporto pubblico o per l'accoglienza di minori. Non ci sono nuove risorse, ma strumenti già esistenti: risorse carenti, in molti casi inesistenti. Ricordo al Governo che il 40 per cento - e forse più - dell'Italia non è coperto dal trasporto pubblico locale. Sono fondi che conosciamo bene e che oggi non bastano assolutamente a coprire i costi reali dei servizi che comuni e province garantiscono, ovviamente, ogni giorno ai cittadini.
Questa mozione, quindi, non stanzia un euro in più, ma racconta l'esistente, lo racconta a chiazze, anche abbastanza deboli, perché, alla fin fine, non si riesce ad andare a fondo di tutti i problemi che ci affliggono. È un esistente che è cupo e che è irrispettoso dei sindaci, dei consigli comunali e dei cittadini.
In secondo luogo, manca qualsiasi riferimento a coperture certe o ad impegni vincolanti. Tutto è assolutamente subordinato ai vincoli di finanza pubblica e tutto è da valutare. Ma quanto tempo ci vorrà ancora per valutare? È questo un segno di una politica che rinuncia a decidere.
Sul piano strategico, la mozione non guarda al futuro, si concentra sul PNRR e non dice assolutamente nulla su cosa accadrà dopo. Eppure lo sappiamo: terminati quei fondi, molti enti torneranno senza margini, con bilanci rigidi e personale insufficiente. E anche qui servirebbe una riforma della finanza locale, e non un elenco di misure transitorie.
Altro punto critico, lo conosciamo, è quello della questione del personale. È vero, negli ultimi anni si è ricominciato ad assumere, ma con contratti precari e con risorse limitate. La mozione non pone alcuna revisione dei vincoli di spesa e neppure un piano per la stabilizzazione. Senza personale formato sappiamo tutti che gli enti locali non possono garantire servizi efficienti. Inoltre, il riferimento al federalismo demaniale appare debole e contraddittorio. Si riconoscono le penalizzazioni ai comuni, ma non si fa assolutamente nulla per eliminarle. Ancora una volta, si rinvia e si promette di valutare. In sintesi, la mozione di maggioranza non rafforza l'autonomia dei territori, non offre strumenti nuovi, non corregge le disuguaglianze tra aree forti e aree fragili del Paese. Noi di Azione riteniamo che una riforma seria della finanza locale, in comuni messi in condizione di programmare e non solo di sopravvivere, sia assolutamente fondamentale. Per questo, non possiamo condividere un testo che si limita a raccontare ciò che c'è, senza costruire ciò che serve.
Le fragilità con cui i nostri sindaci lottano ogni giorno, i minori non accompagnati, sono una pagina triste che non garantisce dignità a chi accoglie e, ovviamente, anche ai minori. E, sempre pensando alla sicurezza dei territori, mi chiedo - ci chiediamo - a che punto sia il decreto Ponti. E, se si parla di sicurezza, riprendendo in mano i pareri che sono stati dati dal Governo, le tante riformulazioni, come, ad esempio, “ci saranno” tavoli sulla disabilità, rispondo che la disabilità è oggi. Ricordo a tutti che ancora abbiamo ragazzi disabili senza insegnanti di sostegno e i comuni non sono in grado di pagare gli educatori che dovrebbero seguire questi ragazzi. Le risorse inadeguate sulla contrattazione: su questo non si sa, ma potrà parlare chi interverrà dopo di me, darà prove concrete che tutto quello che dico risponde al vero.
La carenza dei segretari: è venuta in quest'Aula il Ministro, dicendo che la carenza dei segretari sarebbe stata superata. Devo dire che sarebbe davvero molto facile superare questa carenza: basterebbe riconoscere la figura dei vicesegretari comunali e anche i piccoli comuni avrebbero la dignità di essere seguiti da un segretario comunale. Noi pensiamo che i comuni italiani stiano pagando il prezzo più alto di un sistema che li carica di responsabilità, ma non li mette assolutamente nella condizione di esercitare queste responsabilità. Siamo convinti che gli enti locali siano lo Stato, quello Stato che i cittadini incontrano ogni giorno nelle scuole, nei servizi sociali, nelle strade e nella sicurezza urbana.
Ma oggi molti sindaci e consiglieri si trovano a gestire bilanci sempre più fragili, trasferimenti che arrivano tardi e norme che cambiano di continuo, mentre, purtroppo, le attese dei cittadini crescono. I dati sulla povertà sono in aumento, credo che oggi li abbiamo letti tutti, se abbiamo dato uno sguardo alle agenzie.
Con questa mozione, con la mozione che sosteniamo, chiediamo non un riconoscimento formale, ma un impegno concreto. Chiediamo al Governo di rimettere al centro la capacità amministrativa dei comuni, garantendo risorse certe, tempi rapidi e strumenti chiari.
La vera riforma dell'Italia - lo sappiamo bene o, perlomeno, noi lo pensiamo e ne siamo convinti - passa dai territori e non passa dalle circolari ministeriali. In questi mesi abbiamo ascoltato tantissimi amministratori locali di maggioranza e di opposizione e sapete che cosa dicono praticamente quasi tutti? Che i fondi arrivano tardi, i progetti si bloccano, i cittadini non capiscono perché tutto diventa così complicato e scaricano questa frustrazione sui sindaci e decidono che è perfettamente inutile andare a votare e dovrebbe far riflettere la percentuale che abbiamo visto nelle elezioni regionali in Toscana: il 47,73 per cento di votanti.
Poi dietro questi ritardi ci sono le scuole, le strade pericolose, le famiglie che aspettano un servizio che non parte, il prescuola e il doposcuola che non partono, perché le scuole sono sempre più distanti e difficili da raggiungere. Poi, c'è l'ulteriore nodo, quello dei trasferimenti e dei fondi vincolati; serve assolutamente superare questa logica dei mille bandi frammentati per costruire un sistema stabile, trasparente e prevedibile. Un sindaco deve poter programmare e non inseguire le scadenze e, quindi, serve un monitoraggio dei flussi finanziari, una piattaforma unica che semplifichi le procedure, i tagli alla burocrazia per restituire tempo al lavoro vero. Poi c'è il tema dei servizi sociali, i troppi territori nei quali i fondi arrivano a singhiozzo e ogni anno si deve ricominciare da capo.
Noi abbiamo delle convinzioni. Sappiamo - e lo abbiamo detto più volte in quest'Aula - che i sindaci sono i primi che intervengono nel momento in cui ci sono delle difficoltà, ma di fronte a tutte queste incertezze io chiedo agli amministratori degli enti locali che siedono in quest'Aula se, tornando a casa, si ritrovano delle situazioni gestibili nei loro comuni o se quello che stiamo dicendo noi oggi risponde al vero.
Io penso sia abbastanza impossibile pensare che si viva sulla luna, ma purtroppo la realtà che tocchiamo con mano ogni giorno è davvero complessa. Ci dobbiamo chiedere perché molti comuni non hanno potuto giocare a fondo la partita del PNRR, semplicemente perché erano privi di personale, semplicemente perché i Ministeri, invece, erano stracolmi, direi, di personale, ma non si è pensato che la vera svolta rispetto al PNRR doveva e poteva arrivare dai nostri comuni, dagli enti locali. Allora, poiché abbiamo grande rispetto per questi nostri amministratori, ci chiediamo il perché la mozione di maggioranza non abbia avuto più coraggio, lo stesso coraggio che hanno i nostri amministratori locali ogni giorno per amministrare i nostri territori .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO(M5S). Grazie, Presidente. Finalmente abbiamo la possibilità oggi di affrontare quelle che sono le difficoltà vissute dagli enti locali sul territorio nazionale. Quindi, stiamo parlando di comuni, in sostanza di chi mette in moto quella macchina organizzativa che serve a fare l'interesse della collettività e, quindi, della comunità. Sottosegretari, voi sapete bene che in Italia ogni giorno c'è chi si trova ad affrontare di petto i problemi delle famiglie italiane. Ci sono sindaci, amministratori, operatori pubblici che devono garantire servizi sociali, salute pubblica, pur non gestendola direttamente - perché sappiamo tutti che questa è in capo alle regioni -, la sicurezza urbana e la cura del territorio, quindi manutenzione delle strade, delle piazze, il verde pubblico, la gestione dei rifiuti; insomma, un oceano di risultati e di obiettivi da raggiungere.
Tutto questo, però, sembra che a questo Governo non interessi. Eppure ce lo ricordiamo bene il programma di Fratelli d'Italia di tre anni fa, del 2022, quando Giorgia Meloni urlava: “Il voto che unisce l'Italia”. Però, precisamente al punto numero 15 del vostro programma, voi scrivevate: “Rafforzamento e valorizzazione delle autonomie locali e dei poteri dei sindaci”. Benissimo, però ora io vi chiedo se siete gli stessi che gli italiani hanno votato nel 2022, oppure se eravate fantasmi e oggi siete spariti, perché altro che rafforzamento: qui, dopo tre anni, resta soltanto un lunghissimo elenco di depotenziamento del sostegno che questo Governo offre agli enti locali italiani. Guardate, non lo diciamo noi, perché soltanto nel 2025 avete operato un taglio di oltre un miliardo a tutti i comuni italiani: tagli su finanziamenti, sui piccoli comuni, sull'abbattimento delle barriere architettoniche, tagli per la messa in sicurezza di edifici pubblici e di scuole. E non finisce qui, perché poi ci tocca anche fare i conti con una burocrazia che è sempre più cieca e agonizzante, con regole contabili sempre più rigide e con fondi che vanno rincorsi, che arrivano tardi oppure che non arrivano affatto.
Però, sapete cosa significa tutto questo? Significa che andate a colpire sempre l'anello più debole della catena, i cittadini. Sì, perché con questo vostro approccio i sindaci sono costretti ad aumentare, ad esempio, le tariffe locali, a rinunciare alla manutenzione di strade e scuole, a ridurre i servizi essenziali, a sacrificare la qualità della vita delle proprie comunità. Questo doveva essere il vostro programma: più potere ai sindaci. Tante chiacchiere, che poi si sono sciolte come neve al sole, e tutto fumo, dietro al quale c'è il grigiore che si respira nelle città.
Noi non ci inventiamo niente, perché poi ne abbiamo la prova quando arrivano le campagne elettorali per le comunali. Lì date davvero il vostro meglio: lì arrivano le promessone e più c'è la probabilità che a capo di quel comune ci sia un amministratore di destra più cavolate sparate . Perché è così, Presidente, perché purtroppo questo Governo agisce proprio come Premier comanda. E come comanda questa Premier? Ve lo dico in due parole. Dovrebbe funzionare più o meno così, se abbiamo capito da quello che vediamo in TV e nelle piazze: si inizia con più posti di lavoro - abbiamo dato più posti di lavoro, sì, sicuramente -, lavoro, però, a chi vi conosce bene, si intende; strade nuove, anche se poi le buche aiutano a rallentare e, quindi, le lasciamo lì, ma con stile; più sicurezza per tutti e qui arriviamo al massimo della serietà, perché i vigili urbani li lasciamo in pochi, così corrono sui territori da una parte all'altra e mantengono la loro prestazione fisica, poi gli lasciamo un catorcio a quattro ruote, una paletta in mano e abbiamo fatto la sicurezza in Italia e magari ci mettiamo pure qualche felpina per andare a ringraziare qualcuno. Poi, il dolce alla fine di questo pranzetto, i bandi di finanziamenti : è questa la vostra promessa. Diciamo, però, che se sei a destra hai una corsia preferenziale. Sì, perché, purtroppo, da voi funziona così. C'è una sola regola: sei amico nostro? Bene, il tuo progetto è approvato. Questo è quello che, più o meno, farebbe Cetto La Qualunque, che però oggi fa Giorgia Meloni. Purtroppo, la realtà è così: un Paese dove se sei amico del Premier vai avanti, se non lo sei ti metti in coda, se ti va bene.
Questo è drammatico, perché non lo diciamo noi che tutti questi tagli mettono in ginocchio la gestione delle nostre comunità, perché lo certifica ANCI, l'associazione che rappresenta tutti i comuni d'Italia. I dati ufficiali, oggi, ci confermano che i continui tagli sui servizi, i continui ritardi nei trasferimenti, i disavanzi che esplodono e i cantieri che si fermano stanno soffocando il nostro Paese. Non se ne può più, Presidente. La verità è tutta diversa da come viene raccontata da questo Governo sui palchi e nel mondo della TV. La verità registra, ad esempio, un Fondo per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati impoverito di oltre 110 milioni soltanto nel 2024. Nel 2024 chi c'era al Governo dell'Italia? C'eravate voi, c'era Giorgia Meloni .
E la verità continua, perché porta la fotografia di una marea di comuni che sono ancora in attesa di decine di milioni per recuperare le spese anticipate.
E ci volete far credere che poi il problema è dei sindaci. Eh no, perché è troppo facile scaricare la colpa su chi è più prossimo al cittadino. La verità è che il vero problema è questo Governo: un Governo che mette in piedi una politica selettiva - quando c'è, altrimenti una politica nulla - sui territori. Queste scelte, però, sono indegne - questo ve lo devo dire - per tutti quei politici che se ne vanno per palchi e piazze a sventolare la bandiera d'Italia e a promettere una Repubblica unita e patriota . Dov'è questa Repubblica unita e patriota a firma Giorgia Meloni? Ce lo dovete ancora dimostrare.
Vi faccio anche presente, cari Sottosegretari, che, negli uffici di moltissimi comuni italiani, manca personale tecnico, dovreste saperlo, ve lo diciamo tutti i giorni e ve lo diranno anche i vostri sindaci; mancano i fondi per il trasporto scolastico; mancano fondi per aiutare i bambini; mancano risorse per le famiglie; mancano risorse per la disabilità. Sarebbe questa la vostra idea di Italia unita e coesa? Io dico di no. Mi dispiace che siate voi, Sottosegretari, a metterci la faccia su questo programma politico perché qualche volta avete dimostrato anche di essere disponibili, ma troppo poco. Perché noi, con questa mozione, vi stavamo chiedendo di impegnarvi non con noi, di impegnarvi con l'Italia; la Patria, vi avrebbe detto la vostra .
Questo impegno che vi chiediamo oggi non è un attacco politico e lo sapete, l'avete letto nero su bianco: è una proposta etica di salvezza nazionale, ripartendo dai comuni. Chiediamo tutto quello che ogni cittadino vorrebbe da uno Stato serio e responsabile: dignità, garanzia e protezione . Che cosa c'è di sbagliato? Guardate, noi abbiamo chiesto un patto di cittadinanza, altro che “pacco” di stabilità: un patto che si basa su proposte concrete, scritte insieme ai territori; non le abbiamo scritte noi, quindi non potete bocciarle soltanto perché portano la firma di qualcuno che a voi non è gradito. Dire “no” anche solo a uno di questi impegni significa assumersi oggi la responsabilità di lasciare i comuni da soli; significa recidere un accordo di fiducia fatto con i cittadini.
Concludo, Presidente.
Se oggi le famiglie italiane sono più povere, se le piazze sono meno sicure, se cresce il disagio sociale, non è colpa di chi voi definite più fannullone. Eh no. È colpa di un Governo che non sa garantire sicurezza , che non sa dare serenità alle famiglie e che lascia indietro sempre i più deboli. Ecco perché vi chiediamo di restare umani, perché, quando un comune funziona, la sua comunità vive bene
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pella. Ne ha facoltà.
ROBERTO PELLA(FI-PPE). Grazie, Presidente Ascani. Naturalmente saluto il Governo e i cari colleghi. Sono contento che al tavolo della Presidenza, oltre che il Sottosegretario Tripodi, ci sia il Sottosegretario Prisco, uomo che conosce perfettamente l'impegno nei territori e nei comuni, avendo fatto per tanti anni, prima del Sottosegretario, l'assessore di un'importante città. Dico questo perché? Perché, cari colleghi, il tema degli enti locali, e in particolare del trasferimento delle risorse da parte dello Stato a questi enti, è molto delicato e va affrontato con conoscenza di cosa si sta chiedendo e di dove si sta andando.
È un terreno in cui è molto facile, magari involontariamente - e lo dico: involontariamente -, sconfinare nella strumentalizzazione politica anche con riferimento a una realtà che è molto diversa rispetto al reale bisogno e alle reali esigenze dei territori. Perché molte volte i discorsi che ho sentito sono influenzati da un posizionamento in maggioranza rispetto a quello dell'opposizione. Perché quando parliamo, cari colleghi, di enti locali - e credo di conoscerli un pochino, essendo il mio quinto mandato come sindaco di una piccola comunità -, dobbiamo tener conto del reale bisogno delle diverse fasce, delle diverse entità, dei diversi territori che ci sono tra i comuni. È necessaria, quindi, un'opera di bilanciamento e di mediazione, che è la funzione principale della politica.
Gli enti locali, in particolare i comuni, rappresentano quelle istituzioni più prossime ai cittadini e, come dice sempre il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in tutte le assemblee nazionali dell'ANCI, i territori e i sindaci sono la parte terminale dello Stato, quella più prossima, quella più vicina ai cittadini, e dobbiamo avere nei loro confronti grande rispetto e grande attenzione, ma anche dire loro la verità rispetto alle cose, che molte volte ho sentito dire, che non corrispondono. Nello stesso tempo, i comuni, come le città metropolitane e anche le province e, soprattutto, le regioni, costituiscono la nostra Repubblica italiana e sono parte dello Stato e, come tali, contribuiscono in quota parte alla realizzazione delle politiche di finanza pubblica; e, se da un lato è necessario mettere gli enti locali nelle condizioni di poter funzionare al meglio per garantire ai cittadini l'accesso a una molteplicità di servizi, sovente di natura essenziale, dall'altro, le politiche di bilancio degli enti locali non possono essere avulse e totalmente indipendenti dalla politica di bilancio portata avanti dal Governo a livello nazionale.
Io ritengo che il lavoro portato avanti da questo Governo, in modo particolare dal Ministro Giorgetti -anche lui conoscitore degli enti locali, in quanto ha fatto anche lui il sindaco -, abbia sempre posto un'attenzione prioritaria agli enti locali rispetto ad altre associazioni o ad altre importanti organizzazioni. Ma è chiaro che, quando si parla di finanza pubblica, quando le imposizioni arrivano dall'Europa sui vincoli di bilancio, non si possa prescindere dal fare un contenimento sulla spesa complessiva. Ecco, quindi, che quello che è stato fatto da questo Governo non solo è il rispetto delle regole europee, ma anche il rispetto degli accordi che vengono presi, ogni 15 giorni, in ambito di Conferenza unificata e in Conferenza Stato-città, così, per quanto riguarda le regioni, in Conferenza Stato-regioni. E sicuramente il Sottosegretario Prisco, come tanti di voi che in passato hanno svolto ruoli negli enti locali, lo può testimoniare.
Ma andiamo al merito. Durante la discussione del rendiconto del 2024 abbiamo già avuto modo di dire come questo Governo, fin dal suo insediamento, sia riuscito in un'impresa non facile, che consiste nel risanamento dei conti pubblici senza rinunciare agli interventi di riforma in vari ambiti previsti proprio in questo programma di Governo; e questa condotta del Governo si vede anche nel rapporto con gli enti locali. Guardate, credo sia importante una cosa e mi rivolgo in maniera costruttiva alle opposizioni: vi invito ad andare a leggere i verbali della Conferenza unificata, i verbali della Conferenza Stato-città e anche i verbali della Conferenza Stato-regioni; lì vedrete realmente qual è il rapporto tra i territori e il Governo, dove si raggiungono sempre delle intese e che, per il 95 per cento dei casi - per dire un numero quasi pari a 100 - c'è l'accordo sempre tra territori, Governo e regioni.
Questi sono i numeri reali, questa è la verità. C'è una contrapposizione non ideologica, ma c'è una volontà di rispetto e di riuscire sempre a trovare il punto di caduta utile per il bene dei nostri cittadini. Non c'è dubbio, poi, che per comuni, regioni e province, noi siamo chiamati a fare anche la nostra parte per raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica che, con i parametri, come ho detto prima, del e del debito, non sono negoziabili perché siamo parte dell'Unione europea e, quindi, siamo obbligati a rispettarli. Ma non è neanche vero, come molte volte è stato detto, che i comuni vengono discriminati; assolutamente. Questa narrazione non solo non è vera, ma è strumentale e, se si fa un raffronto tra la politica adottata da questo Governo e quella dei Governi che lo hanno preceduto negli anni scorsi, si può guardare la grande differenza. Ma se andiamo a guardare l'ultima legge di bilancio, poiché credo che i numeri, fortunatamente, non siano opinioni, ma dati certi, vediamo che, nella scorsa legge quadro, ci sono state molte misure a favore dei comuni; e voglio elencarle rispetto a quello che è un documento non di una forza politica, ma un documento che rappresenta i territori.
Bene, abbiamo previsto un fondo di assistenza ai minori che non esisteva, e lo sapete tutti che non esisteva: un fondo di 300 milioni, con 100 milioni per gli anni 2025, 2026 e 2027; abbiamo incrementato il Fondo di solidarietà comunale con un aumento della dotazione del Fondo di 56 milioni incrementati per gli anni dal 2025 fino al 2030; è stato incrementato il Fondo sperimentale di riequilibrio per le città metropolitane e le province: anche qui, con 50 milioni dal 2025 al 2030; è stato incrementato di 120 milioni il Fondo del TPL, che tante volte si sente dire che non è sufficiente - è anche vero -, ma è stato incrementato di 100 milioni; è stata abrogata la riduzione del 25 per cento del grazie ad emendamenti proposti sia dalla maggioranza che dall'opposizione, in accordo con il Governo, proprio per aiutare e sostenere i piccoli territori e le città.
Abbiamo dato un sostegno economico ai comuni in dissesto sotto i 1.000 abitanti e vi garantisco - e vedo qui che ci sono tanti di voi che vivono in queste entità - che molte volte sono le uniche risorse disponibili per fare qualcosa all'interno di quella municipalità. Poi, soprattutto, abbiamo rafforzato i servizi sociali - fino a 3.000 abitanti -, anche qua con un fondo per ciascuno degli anni 2025 e 2026, proprio nei comuni in difficoltà finanziaria. Abbiamo approvato il tema della rigenerazione urbana, anche qui, con oltre 350 milioni che, sicuramente, sono una boccata d'ossigeno, una concreta valorizzazione e un supporto agli enti territoriali. Abbiamo previsto ingenti risorse per le opere medie, quelle indifferibili, portandole a 17,5 milioni per il 2024, oltre che per il 2026-2028.
Dopodiché abbiamo creato tanti piccoli fondi, ma vi garantisco che, per chi fa il sindaco, sono molto, molto utili e molto importanti: sono il Fondo, destinato ai comuni, per il contrasto della povertà alimentare, il Fondo per la morosità incolpevole, il Fondo per le attività dei minori inseriti in percorsi di rieducazione, il Fondo degli enti locali per la realizzazione di interventi in materia sociale e sociosanitaria, il Fondo per il sostegno alle attività educative, il Fondo per il supporto al pagamento delle rette relative alla frequenza degli asili nido, il Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo. Tutti interventi prioritari e importanti in quella gestione.
Concludo, dicendo anche di un altro fondo: abbiamo, in qualche modo, messo a disposizione fondi per la vulnerabilità sismica. Qualcuno potrà dire che non sono sufficienti. Bene, c'era un vecchio Ministro che diceva: meglio piuttosto che niente. Mi pare che questo Governo abbia fatto molto di concreto, molto di reale, entrando nel merito, non solamente nei numeri, che comunque ho voluto elencare. E quei dati che ho fornito non possono essere rinnegati da parte di nessuno, nessuno può dire che non sono veri, perché sono dati che fortunatamente questa legge ha approvato e dicono delle verità molto diverse. Inoltre, i colleghi di maggioranza e di opposizione, che hanno partecipato all'audizione del Ministro Giorgetti nelle Commissioni bilancio riunite di Camera e Senato, hanno potuto cogliere un discorso molto concreto, di prospettiva, sull'anno che verrà, su un'attenzione molto particolare nei confronti dei territori.
Presidente, andando a conclusione, credo che si tratti di interventi importanti, nel rispetto di quelli che sono i vincoli che noi, come Forza Italia, abbiamo sempre sostenuto, perché - me lo lasci dire - Forza Italia è realmente il partito vicino agli amministratori. Forza Italia è veramente il partito che ogni giorno supporta la sua classe dirigente locale, sapendo bene qual è l'importanza e qual è il valore. Come ci ha insegnato sempre il nostro presidente Berlusconi, se si vuole creare una grande azienda - e lo Stato è un'azienda -, bisogna partire dal basso, in quel rispetto che viene chiamato dalle maestranze fino a salire agli alti cieli: non possono che essere gli amministratori comunali, quelli provinciali e quelli regionali. Questa si chiama qualità di impresa, questo si chiama lavoro di squadra, questo si chiama concretezza . Quindi, con questa ragione, dico che sicuramente noi dobbiamo lavorare su quello che è un federalismo demaniale, su quella che è la riduzione...
PRESIDENTE. Onorevole, ha esaurito il suo tempo, mi dispiace. Ho provato a farglielo notare, ma non ci sono riuscita.
Ha chiesto di parlare il deputato Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Governo, anticipo che la Lega oggi voterà convintamente a favore di questa mozione di maggioranza, a prima firma della collega Comaroli, perché rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di attenzione, di sostegno e rispetto che il Governo e tutta questa maggioranza stanno dimostrando nei confronti degli enti locali, nei confronti dei comuni, delle province, delle città metropolitane, che costituiscono il cuore pulsante della nostra Repubblica, il primo presidio della democrazia, il volto dello Stato sui nostri territori, la faccia che mettiamo nei confronti dei cittadini ogni giorno.
Le posso dire che i sindaci, gli amministratori, i consiglieri comunali e provinciali sono la prima linea dello Stato, perché sono coloro che ogni giorno si fanno carico delle difficoltà, dei bisogni, delle speranze dei comuni e delle comunità locali. Lo fanno spesso con risorse molto limitate, con vincoli rigidi, con burocrazie complesse. È per questo che la Lega, fin dall'inizio di questa legislatura, ha preso a cuore questo argomento, ha fatto della difesa e del rafforzamento degli enti locali una delle priorità: la priorità politica concreta e non solo annunciata, come abbiamo sentito in alcuni all'interno di quest'Aula dall'inizio di queste dichiarazioni di voto.
Oggi possiamo dire, Presidente, che, con numeri alla mano, già la manovra 2025 e i successivi provvedimenti di questo Governo hanno segnato un'inversione di rotta rispetto al passato: un'inversione di rotta che spesso abbiamo sentito criticare anche dalla sinistra all'interno di quest'Aula, quando venivano assegnati, sulla legge di bilancio, fondi per alcuni comuni che hanno utilizzato per sistemare i propri territori, per rimettere in sicurezza alcuni territori, anche dal punto di vista idrogeologico, dopo le calamità che sono successe in questi periodi, in questi anni.
Glielo dico da sindaco, perché da sindaco di un piccolo comune, noto, insieme ai colleghi sindaci, che c'è una maggiore attenzione da parte di questo Governo verso gli enti locali. Basta guardare alle risorse che sono state destinate: oltre un miliardo di euro in più nel Fondo di solidarietà comunale per i prossimi cinque anni; un fondo da 300 milioni per l'assistenza ai minori allontanati dalle famiglie; 300 milioni aggiuntivi per province e città metropolitane e 120 milioni in più per il trasporto pubblico locale; 45 milioni per il rafforzamento dei servizi sociali regionali. Numeri che parlano chiaro da soli: non si taglia, qui si investe con questo Governo; non si abbandonano i territori, non si abbandonano i ceti più deboli, ma li si sostiene ogni giorno con manovre concrete e azioni concrete che fa questo Governo .
A questi interventi, Presidente, si aggiungono le misure del decreto-legge n. 95 del 2025, che proseguono sulla stessa linea. Voglio quindi ricordare il Fondo per la rigenerazione urbana da 80 milioni di euro, con un incremento di oltre 300 milioni per la manutenzione della rete viaria e provinciale, 20 milioni per la Protezione civile locale. Sono numeri assolutamente indispensabili in un Paese come il nostro. Si tratta di misure concrete, nate dall'ascolto quotidiano di chi amministra e conosce le difficoltà delle comunità. A differenza di chi oggi, dall'opposizione, si limita a lanciare slogan, noi preferiamo guardare i fatti, e quindi non ci limitiamo a fare slogan, ma preferiamo andare avanti concretamente.
Si è parlato molto spesso della cosiddetta . Ne ha parlato il Ministro Giorgetti in audizione: non si tratta di tagli, ma di accantonamenti fatti per il bilancio, accantonamenti che dimostrano responsabilità. Tutto il mondo oramai ha decretato il Ministro Giorgetti come uno dei migliori Ministri dell'economia e delle finanze che abbiamo avuto in questi anni e credo che, quando si parla di responsabilità, sia sbagliato parlare di tagli. Qui c'è chi fa ideologia politica parlando di tagli, mettendo in testa ai cittadini qualcosa che non è vero. Ma si parla di responsabilità, perché non dimentichiamoci mai che gli enti locali, a partire dai comuni, se non hanno le risorse, se non riescono a chiudere i bilanci, se non hanno gli accantonamenti, non riescono ad erogare servizi ai cittadini.
So che c'è una parte della sinistra che vorrebbe questo, vorrebbe vedere il Governo di centrodestra fallire, ma abbiamo un Governo, con un Ministro dell'economia e delle finanze che ha dimostrato, fin dall'inizio del mandato, una grande responsabilità. Chi mi ha preceduto ha detto: si poteva fare di più. Probabilmente sì, però bisogna partire, bisogna fare un primo passo avanti e sono stati fatti passi avanti veramente concreti e di responsabilità nei confronti della cittadinanza.
È proprio per questo che, Presidente, la Lega non dimentica i danni lasciati dai Governi precedenti - come dicevo poc'anzi -, perché è giusto ricordare che i sacrifici che sono stati richiesti agli enti locali derivano in larga parte dalle scelte scellerate del passato. Fra tutte quante, vogliamo ricordare la regina delle scelte, che è quella del superbonus 110 per cento, varata dal Governo Conte 2, che ha generato un buco di conti stimato in 40 miliardi di euro fino al 2027, che va a penalizzare tutti noi, a partire da noi che siamo all'interno di quest'Aula e, a caduta, i nostri singoli territori.
Come sempre, la sinistra dimostra, ancora una volta, di essere bravissima ad impartire lezioni quando non amministra, quindi glielo diciamo: quando governerà un giorno, dovrà ricordarsi di ciò che sta dicendo oggi all'interno di quest'Aula, perché, quando si amministra, si ha un dovere di responsabilità e bisogna dimostrarlo con fatti concreti. È molto facile andare all'opposizione, sparare slogan contro la maggioranza, dimenticarsi dei buchi che si è lasciati e lasciare, poi, la responsabilità ai Governi di centrodestra. Questo lo ricordo da sindaco, perché succede anche nelle piccole comunità locali: quando arriva il Governo di centrodestra, spesso, non sempre ma spesso, si trova a dover riparare i danni che ha combinato chi l'ha preceduto, i Governi di sinistra.
Oggi pertanto siamo qui, con questo Governo di maggioranza, a dover rimettere in ordine i conti, senza però abbandonare i territori. Questa è la differenza fra chi governa con responsabilità e chi, invece, fa propaganda elettorale a spese delle future generazioni. Proprio per compensare gli effetti della revisione della spesa, il Governo ha redistribuito ai comuni risorse COVID inutilizzate per circa 70 milioni fino al 2027, che altrimenti sarebbero tornate allo Stato. Questo si chiama senso di responsabilità.
Inoltre, ha incrementato di 105 milioni il Fondo per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati: un grave problema che affligge soprattutto i piccoli comuni, affrontando, con questa azione, con serietà, una questione che sta veramente gravando sui sindaci. Sul fronte dell'edilizia privata, dell'edilizia abitativa, non possiamo dimenticare il provvedimento del Ministro Salvini, che ha varato il Piano Casa Italia: un programma strategico da 660 milioni di euro tra il 2027 e il 2030, per restituire dignità e sicurezza a chi vive oggi un disagio abitativo.
Questo è un altro capitolo fondamentale, quello del personale degli enti locali, enti locali che sono stati abbandonati negli anni, con dipendenti che guadagnavano un 15 per cento in meno rispetto ai lavoratori degli enti regionali e delle agenzie centrali e questo provocava per i sindaci l'impossibilità di trovare professionalità serie da mettere all'interno degli enti locali.
Quindi, anche per questo, salutiamo con favore l'intervento, inserito all'interno del decreto-legge n. 25 del 2025, che consentirà a oltre il 90 per cento degli enti locali di incrementare gli stipendi del proprio personale, quindi a vantaggio dei cittadini che avranno la possibilità di avere dipendenti più preparati e avere un numero maggiore di dipendenti all'interno dei comuni e questo si traduce in risposte più veloci e concrete a favore della cittadinanza.
È un investimento, non è mai un costo quello che questo Governo sta mettendo sul piatto, oggi, con questa mozione. Credo che sia un risultato politico e sociale enorme, che premia, appunto, i lavori dei comuni. È un risultato che porta tanti numeri: nel 2018 erano 8,4 miliardi in tutto l'anno, mentre oggi la spesa per investimenti nei comuni è più che raddoppiata, perché toccheremo i 19 miliardi nel 2024. Un risultato che è stato reso possibile anche grazie al nuovo codice degli appalti, che ha voluto il Ministro Salvini, che ha semplificato le procedure e ridotto la paura delle firme degli amministratori, quegli amministratori su cui qualcuno punta sempre il dito. Quindi, noi abbiamo cercato di semplificare anche questo.
Abbiamo investito sulla sicurezza, perché voglio ricordare che la sicurezza non è un tema ideologico. Noi abbiamo sempre detto che la sicurezza è di tutti, non è di destra, non è di sinistra, ed è giusto che anche i comuni abbiano quella dote, quelle risorse, per poter investire in organico e in mezzi adeguati e per poter potenziare quelle che sono le Forze di Polizia. Voglio ricordare l'impegno del Governo - attraverso il Ministro Locatelli per l'inclusione di persone con disabilità - che nel Fondo unico per l'inclusione ha portato le risorse da 200 milioni a oltre 260 milioni nel 2025, con un incremento di 60 milioni.
Quindi, Presidente, mi avvio a concludere. Cari colleghi, oggi l'ordine del giorno che discutiamo impegna il Governo a proseguire su questa strada, a garantire la tempestiva erogazione del Fondo di solidarietà comunale, a rafforzare la perequazione finanziaria, a semplificare ulteriormente le procedure di trasferimento delle risorse e ad aumentare i Fondi per i minori, per la disabilità e per la sicurezza urbana.
È per questo che, a nome mio e del gruppo Lega-Salvini Premier, annuncio il voto favorevole su questa mozione di maggioranza
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Roggiani. Ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questa mozione che abbiamo fatto - come tutte le opposizioni l'abbiamo scritta e voluta fortemente insieme, poi è stata più volte rinviata dalla maggioranza - vogliamo innanzitutto dimostrare una grandissima vicinanza ai nostri amministratori sul territorio, agli amministratori di ogni colore politico. Vogliamo dire ai nostri amministratori, sindaci, presidenti di provincia, a chi lavora nelle città metropolitane praticamente a zero euro, che noi li vediamo, che noi vediamo con quanta generosità si prendono cura della loro comunità. Vale davvero per tutte le persone che scelgono di mettere a disposizione il loro tempo, le loro risorse per provare a cambiare le cose, a partire dal loro comune, dal luogo più vicino, a partire dai bisogni delle cittadine e dei cittadini.
Vediamo con quanto senso del dovere e quanto senso del servizio esercitano nel profondo quel senso di responsabilità che ha molto a che fare con il senso etimologico della parola stessa: dare risposte. Sì, perché chi ha fatto il sindaco, il presidente di provincia, chi ha fatto l'assessore in una città metropolitana sa bene cosa vuol dire trovarsi di fronte a delle famiglie che non riescono più a pagare l'affitto, a chi ha perso il lavoro, a un bambino disabile e ai suoi genitori, che non riescono a trovare un luogo dove poter vedere dei servizi e dei diritti realizzati. Lo sanno bene la sera, quando vanno a dormire e si devono trovare a fare i conti con i tagli che voi avete operato nelle ultime leggi di bilancio, ma con i bisogni che aumentano; quando vanno a letto la sera e si trovano a che fare con la vita delle persone, con la vita dei loro concittadini che incontrano tutti i giorni per la strada. È questo ciò che noi dobbiamo sapere. Io ho sentito tante parole in quest'Aula, purtroppo parole molto, molto distanti dalla realtà di chi ogni giorno amministra e vive sui propri territori
Peraltro, io so bene che molti di voi hanno fatto l'amministratore o l'amministratrice locale e per questo mi stupisco. Francamente, ho dovuto rileggere più e più volte la mozione di maggioranza. L'ho dovuta rileggere perché mi stupisco di fronte al fatto che - credo - voi conosciate bene sia quel senso di responsabilità e fatica, che si ha quando non si riescono a dare le risposte, ma anche quel senso di gioia, ad esempio, di inaugurare una nuova scuola, dove si respira davvero quel clima di futuro, delle bambine e dei bambini che verranno, oppure la gioia di vedere assegnata una casa popolare e, quindi, di dare un tetto a una famiglia che non ce l'aveva, di restituire del verde alla propria comunità o di riqualificare dei pezzi di città.
Siamo l'Italia dei campanili e tante volte ce lo siamo detti: abbiamo 7.900 comuni e il 70 per cento di comuni con meno di 5.000 abitanti. Anche di questo dovreste rendervi conto, voi che, ad esempio, avete totalmente cancellato il Fondo per le piccole opere nei piccoli comuni, lasciandoli totalmente soli e senza possibilità di dare risposte .
Come dicevo, ho dovuto rileggere più volte la vostra mozione, perché non ho trovato nessuna risposta vera; ho trovato tanta propaganda, ho trovato la dimostrazione che questa realtà, invece, non la conoscete minimamente. Lo dico, prima di entrare nel merito di tutto quello che avete scritto, usando le parole del Presidente Mattarella a una delle ultime assemblee di ANCI. Diceva Mattarella: “Ai comuni è chiesto, spesso, di intervenire come pronto soccorso, di decidere in fretta, senza sovente avere certezza delle risorse necessarie ad affrontare le emergenze, con i sindaci che restano e sono in prima linea”.
Anche per questo, davvero, mi ha molto stupito la facilità con cui avete derubricato i tagli importanti che avete fatto, la facilità con cui avete rivendicato piccolissimi stanziamenti, su cui tornerò, la facilità con cui avete bollato come attacchi ideologici elenchi di tagli fatti da voi e più volte denunciati dai sindaci e dagli amministratori. Addirittura - scusate, ma qui veramente siamo all'assurdo - rivendicate il finanziamento della manutenzione delle strade provinciali, quello che avevate tolto nell'ultima legge di bilancio Ora va bene tutto, ma non è che siamo tutti un branco di pesci rossi che hanno perso la memoria e improvvisamente non ci ricordiamo più niente.
Quindi, facciamo un altro esempio, sempre sulle rivendicazioni assurde che fate. Prima, però, voglio dire questo: in perfetto stile meloniano, prima di rivendicare identificate il colpevole. Qual è il colpevole di tutto questo? Il colpevole in tutto questo è - indovinate - il superbonus. Ormai, il superbonus viene usato ogni volta per dire che non potete fare nulla. Perché? Perché c'è il superbonus! Beh, io qui voglio esprimere davvero la mia vicinanza al Ministro Giorgetti , componente di quel Governo quando il superbonus anche voi avete voluto rifinanziarlo. Prima il collega diceva: dovete ricordarvi, la sinistra dovrà ricordarsi le parole che dirà qui, quando governerà, perché poi gliele rinfacceremo. Davvero, solidarietà al Ministro Giorgetti, che oggi non c'è in quest'Aula.
Ma io vorrei dire davvero: come potete parlare di autonomia e, poi, non dire nulla, proprio nulla, ad esempio, sull'autonomia fiscale a livello locale? Nella vostra delega fiscale i comuni non sono citati. L'articolo 119 della Costituzione, che prevede l'autonomia per i comuni, le città metropolitane e le province, non solo come perequazione orizzontale ma soprattutto come perequazione verticale, non c'è. Non c'è perché avete tagliato un miliardo con la legge di bilancio del 2024 - dal 2024 al 2028 - di spesa corrente, che è quella più difficile per i comuni e per gli enti locali e lo sapete bene. Poi avete tagliato un miliardo e 350 milioni con quella successiva del 2025, con tagli dal 2025 al 2029, e anche questo lo sapete bene.
Ora, torniamo al tema della grande sofferenza con cui i nostri sindaci e le nostre sindache hanno a che fare ogni giorno. Quindi, mentre voi parlate di autonomia e continuate a tagliare - ad esempio, tagliate nella rimodulazione del PNRR 1.900 interventi ai comuni, che sono stati quelli che meglio hanno eseguito, finanziato e portato a termine i Fondi del PNRR -, nello stesso tempo voi fate alcune cose incredibili.
Il tema della casa, oggi, riguarda tantissime persone: nell'ultimo anno, ci sono stati 40.000 sfratti. Ci dite che è ideologico, da parte nostra, avere denunciato che avete tagliato il Fondo sostegno affitti e morosità incolpevole, perché voi avete messo 10 milioni nel 2025 e 20 milioni nel 2026: 30 milioni. Ma voi lo sapete o fate finta di non sapere che, quando siete arrivati, il fondo era di 350 milioni ? Davvero avete il coraggio di rivendicare il Piano casa di Salvini? … 660 milioni dal 2027. Dal 2027? Scusate, ma questo Governo c'è dal 2023. Salvini annuncia un Piano casa che sarà a 5 anni , cioè quando questo Governo praticamente sarà finito! Il tema della casa è urgente e riguarda tantissime persone, tantissime famiglie. Questa è davvero una presa in giro totale.
C'è un grandissimo tema di liquidità che riguarda soprattutto i nostri comuni, ma non solo. E, guardate, su questo, lo Stato è un cattivo pagatore e mi dispiace che non lo abbiate riconosciuto nella vostra mozione. Non solo è un cattivo pagatore, ma punisce anche i nostri comuni. E come li punisce? Paga in ritardo e, poi, se gli stessi comuni, che non hanno i soldi, a loro volta pagano in ritardo, non possono fare la stazione appaltante e sono obbligati ad accantonare. Quindi, non possono spendere i soldi per dare servizi e diritti, ad esempio, per finanziare l'asilo nido, che deve funzionare, per finanziare il trasporto pubblico locale. Ma vi sembra una cosa normale? Ma vi sembra normale che lo Stato, cattivo pagatore, punisca gli enti locali, quegli enti locali che qui avete detto tutti di voler rispettare?
Facciamo altri esempi, sempre citati nella vostra mozione: il trasporto pubblico locale. Avete rivendicato 120 milioni di aumento dei Fondi del trasporto pubblico locale. Sapete quanti soldi servono solo per poter adeguare all'inflazione i biglietti e gli abbonamenti e, quindi, il costo del trasporto pubblico locale? Ottocento milioni . Ottocento milioni! Di cosa stiamo parlando?
E andiamo a fondo nei temi del sociale. Faccio due esempi. Il primo: i minori. Avete rivendicato il Fondo per i minori che hanno provvedimenti giudiziari: 100 milioni per tre anni. Sapete i comuni quanto hanno rendicontato quest'anno? Quattrocentosessanta milioni. Coprite il 22 per cento dei bisogni dei comuni. E la stessa cosa vale con i minori stranieri non accompagnati, che avreste dovuto pagare voi e, invece, volete creare un problema, come con la sicurezza. Volete dire che c'è un problema e che il problema è dei sindaci e delle sindache. Almeno abbiate il coraggio di dire che questi problemi non li volete affrontare e li state scaricando su chi è più vicino alle persone.
Noi accoglieremo le vostre riformulazioni, non quelle dove proponete “a valutare l'opportunità di”, ma quelle dove dite che ci sono “vincoli di finanza pubblica”.
Lo facciamo per tendere la mano, lo facciamo per vedere se, alla legge di bilancio, chi si prende cura delle comunità locali per voi abbia davvero valore e importanza. Ci vediamo alla legge di bilancio: vediamo quali sono le vostre priorità, vediamo se la vostra priorità sono le nostre comunità , le persone che fanno più fatica e chi è in prima linea come i nostri amministratori locali .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Lucaselli. Ne ha facoltà.
YLENJA LUCASELLI(FDI). Grazie, Presidente. Credo che il modo migliore per spiegare, per raccontare quello che i gruppi di maggioranza hanno inserito all'interno di questa mozione, sia quello di partire, analizzando le richieste dei gruppi di sinistra con la loro mozione. È una mozione che appare superflua, tardiva e parzialmente disinformata, me lo lasci dire. Dico questo perché, dalla lettura del testo, è chiara una cosa: la sinistra si ferma a chiedere al Governo Meloni di fare quello che il Governo Meloni ha già fatto. Quindi, probabilmente, i colleghi seduti dall'altra parte di quest'Aula dovrebbero approfondire, dovrebbero leggere un po' meglio i provvedimenti di questo Governo.
Perché sono due anni che il Governo Meloni ha scelto un approccio diverso, fatto non di annunci, ma di azione. Abbiamo trovato un Paese in cui i danni dei Governi a trazione di sinistra erano evidenti proprio sugli enti locali che erano stati lasciati senza strumenti, con vincoli di spesa rigidi, personale ridotto e sistemi di controllo inefficienti. Ricordo che, nel 2022, quando siamo arrivati come maggioranza, quando si è insediato il Governo Meloni, i decreti attuativi, per esempio, faccio riferimento al DL n. 113 del 2018, erano assolutamente fermi e mai realizzati. Ecco, oggi la situazione è radicalmente diversa, ve lo hanno già anticipato i colleghi di maggioranza che mi hanno preceduta.
Con la legge di bilancio del 2024, il Governo ha previsto 1,6 miliardi di euro per il riequilibrio dei bilanci comunali, per i fondi destinati alle città metropolitane e ai comuni capoluogo. A questi sono stati aggiunti 850 milioni, sempre nel 2024, destinati ai comuni in deficit strutturale, con una ripartizione basata su criteri di sostenibilità finanziaria e fabbisogni standard. Quindi, quando oggi il Partito Democratico, ma anche il MoVimento 5 Stelle e tutti gli altri partiti di sinistra, chiedono risposte al Governo, mi viene semplicemente da rispondere che dovrebbero leggere gli atti che sono stati promulgati in questi anni di Governo Meloni.
Vengono lamentate, ad esempio, carenze di organico. Ecco, anche qui, il Governo Meloni, con il DL n. 25 del 2025, ha sbloccato le assunzioni negli enti locali, ha semplificato i concorsi e ha previsto strumenti innovativi di mobilità e formazione. Grazie a questo provvedimento, 20.000 unità di personale sono state autorizzate tra comuni, province e città metropolitane. Quando il Partito Democratico e la sinistra erano al Governo, le amministrazioni comunali chiedevano inutilmente di poter assumere. È bastato che arrivasse al Governo la Meloni che questa richiesta venisse esaudita. Oggi le assunzioni sono una realtà grazie a un approccio pragmatico e non ideologico. Su questo credo che si debba fare un passaggio sostanziale anche sulla sicurezza. Perché, vedete, la mozione della sinistra parla di necessità di nuovi investimenti in sicurezza.
Eppure, ad oggi, il Ministero dell'Interno ha approvato due decreti di finanziamento per la videosorveglianza urbana per un totale di circa 250 milioni di euro. Si tratta di risorse concrete già ripartite, già operative. E voglio sempre ricordare che, proprio su questo tema, durante i Governi di centrosinistra, i fondi per la sicurezza locale erano stati ridotti di oltre il 30 per cento tra il 2016 e il 2019, nonostante l'aumento dei fenomeni di microcriminalità nelle aree urbane. Oggi, invece, con Fratelli d'Italia alla guida, quei fondi sono stati ripristinati e potenziati.
Mi permetto, poi, di sollecitare una riflessione politica ai colleghi. Noi ci sentiamo dire spesso che questo Governo non fa abbastanza per gli enti locali. Si dimentica, però, che proprio il Partito Democratico, nel 2015, ha varato la famigerata legge Delrio, la legge n. 56 del 2014 che ha svuotato le province, senza fornire risorse alternative per la manutenzione delle strade e delle scuole. Scelte, quelle fatte allora, assolutamente ideologiche, scelte miopi, che hanno lasciato interi territori senza una . E oggi gli stessi promotori fingono di scoprirne gli effetti.
Ancora, sulla sicurezza urbana. Quando governava il Partito Democratico, sono state tagliate 2.300 unità di organico alla Polizia locale e ridotti i fondi per la sicurezza urbana nel bilancio del 2019. Oggi, con il nostro Governo, i fondi sono stati ripristinati, gli organici sbloccati e la sicurezza è tornata una priorità nazionale. Ci dispiace che per la sinistra in tutti questi anni non lo sia stata, ma questo non cancella il fatto che, per questa maggioranza, la sicurezza dei nostri cittadini e delle nostre città è una priorità reale e sentita.
Si chiede poi un'autonomia responsabile. Cioè, mentre si sono opposti in ogni modo alla riforma dell'autonomia differenziata, la prima vera riforma che riconosce agli enti locali più competenze ma dentro un quadro di unità nazionale e sostenibilità finanziaria, oggi invece richiedono quella stessa autonomia. Insomma, un cortocircuito continuo quello della sinistra.
PRESIDENTE. Collega, mi perdoni, la devo interrompere. Colleghi, io non riesco a sentire quello che dice la collega Lucaselli. Ora, finché non c'è silenzio in Aula, siamo costretti ad aspettare. Ho dovuto interrompere l'intervento della collega con cui mi scuso ancora una volta. Colleghi, riusciamo a stare in silenzio, per favore? Grazie. Prego, onorevole Lucaselli, riprenda pure il suo intervento.
YLENJA LUCASELLI(FDI). Grazie, Presidente. La mozione di maggioranza, presentata da questa maggioranza, non è un atto di propaganda, ma è un atto di indirizzo coerente con un programma di Governo. Impegna l'Esecutivo a proseguire nel sostegno strutturale agli enti locali, nella semplificazione delle procedure di spesa e nel rafforzamento della capacità gestionale e digitale delle amministrazioni. Non servono nuove mozioni per chiedere ciò che stiamo già facendo. Servono, invece, coerenza e responsabilità, ma soprattutto serve visione.
Questo Governo ha scelto di dare agli enti locali degli strumenti che fossero duraturi e non dei sussidi temporanei, delle competenze e non dei vincoli, più fiducia e non burocrazia.
Io credo che sia fondamentale ricordare in quest'Aula che solo con questo Governo si è finalmente restituito agli enti locali la dignità finanziaria, la capacità operativa e si è garantita la sicurezza per i cittadini.
Per questo io credo che le mozioni presentate dalla sinistra siano non soltanto superflue, ma anche incoerenti con la realtà dei fatti ed è per questo che annuncio il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia alla mozione di maggioranza, ribadendo il pieno sostegno ai nostri amministratori locali che sono il primo vero baluardo delle istituzioni nei nostri comuni, ai quali deve andare sempre il riconoscimento per tutto quello che fanno per i cittadini italiani. Il Governo Meloni è dalla loro parte, questa maggioranza è dalla loro parte e non lo dimenticheremo .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Come da prassi, le mozioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Avverto che i presentatori della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo relative ai capoversi 4°, 7°, 8°, 10°, 12°,13°, 14° e 15° del dispositivo, mentre non hanno accettato le riformulazioni relative ai capoversi 5° e 11° del dispositivo e, pertanto, su tali ultimi capoversi il parere deve intendersi contrario.
Avverto, altresì, che i medesimi presentatori hanno chiesto la votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, distintamente ciascun capoverso del dispositivo; a seguire, ove il dispositivo venga in tutto o in parte approvato, la premessa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 1° capoverso del dispositivo della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 , con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 2° capoverso del dispositivo della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 , con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 3° capoverso del dispositivo della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 , con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 4° capoverso, come riformulato, del dispositivo della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 5° capoverso del dispositivo della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 6° capoverso del dispositivo della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 7° capoverso, come riformulato, del dispositivo della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 , con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'8° capoverso, come riformulato, del dispositivo della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 9° capoverso del dispositivo della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 10° capoverso, come riformulato, del dispositivo della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 , con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'11° capoverso del dispositivo della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 12° capoverso, come riformulato, del dispositivo della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 , con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 13° capoverso, come riformulato, del dispositivo della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 , con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 14° capoverso, come riformulato, del dispositivo della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 , con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 15° capoverso, come riformulato, del dispositivo della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 , con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla premessa della mozione Roggiani, Torto, Grimaldi, Bonetti, Faraone ed altri n. 1-00472 , con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Comaroli, Lucaselli, Pella, Romano ed altri n. 1-00502, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto di istruzione superiore “San Benedetto-Einaudi-Mattei” di Latina, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2369-A: Disposizioni per la revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all'estero.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta odierna si è conclusa la discussione generale e i relatori e il rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e degli emendamenti presentati .
Avverto che la Commissione ha presentato l'emendamento 5.200 , che è in distribuzione e in relazione al quale non sono stati presentati subemendamenti.
Ricordo che, a norma dell'articolo 123-, comma 3-, ultimo periodo, del Regolamento, gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi dichiarati inammissibili non possono essere ripresentati in Assemblea (e - ove ripresentati - non sono pubblicati). Inoltre, non sono pubblicati, in quanto non ricevibili: gli emendamenti già presentati presso la Commissione, ma in quella sede ritirati o decaduti per assenza del presentatore; i nuovi emendamenti, non previamente presentati presso la Commissione, riferiti a parti del testo non modificate dalla Commissione stessa, ovvero che non risultino consequenziali rispetto alle modifiche apportate in sede referente.
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
A tale proposito, comunico che la Presidenza, sulla base del parere espresso da tale ultima Commissione, non ritiene ammissibili, a norma dell'articolo 123- del Regolamento, in quanto recano nuovi o maggiori oneri finanziari privi di idonea quantificazione e copertura, le seguenti proposte emendative: Care' 1.2, Toni Ricciardi 1.3 e Di Sanzo 2.2.
Se nessuno chiede di intervenire, invito il relatore per la maggioranza, il relatore di minoranza e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli del disegno di legge. Prego, relatore per la maggioranza.
ANDREA ORSINI, . Grazie, Presidente. Il parere è contrario su tutti gli emendamenti, salvo naturalmente il 5.200 della Commissione.
PRESIDENTE. Collega Ricciardi, relatore di minoranza.
TONI RICCIARDI, . Sì, parere favorevole su tutti gli emendamenti, ivi compreso quello del relatore.
MARIA TRIPODI,. Grazie, Presidente. Il parere è favorevole sull'emendamento 5.200 della Commissione e contrario su tutti gli altri.
PRESIDENTE. Quindi conforme al relatore di maggioranza.
MARIA TRIPODI,. Sì, conforme.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 Fratoianni. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Fratoianni, con il parere contrario della Commissione e del Governo e il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.4 Toni Ricciardi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Interviene come relatore di minoranza? Per i tempi. Sì, come relatore di minoranza. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI, . Grazie, Presidente. Colleghi, di per sé questo provvedimento dichiara qualcosa in una maniera abbastanza esplicita. Generalmente, Sottosegretaria, in una fase storica diversa le cose si facevano e si dichiaravano un po' meglio o diversamente. Questo provvedimento, di fatto, che cosa tende a fare? Tende ad immaginare a un certo punto che, nel sistema di gestione immaginato per il conferimento della cittadinanza, alcune parti del processo di gestione delle pratiche burocratiche possano essere affidate a privati.
Cioè, noi possiamo andare verso l'esternalizzazione o darlo in concessione a soggetti terzi. Ora, essendoci soggetti che operano all'estero a favore…Presidente.
PRESIDENTE. Sì, collega Ricciardi, ha ragione. Colleghi, se riusciamo a stare in silenzio, magari il collega Ricciardi riesce a svolgere il suo intervento nel clima necessario. Prego.
TONI RICCIARDI, . Grazie. Stavo dicendo che esistono soggetti, riconosciuti dalla legge della Repubblica italiana, che operano su delega di cittadine e cittadini residenti all'estero per facilitarne l'interconnessione, il contatto con la PA italiana. E allora, da questo punto di vista noi chiedevamo, con questo emendamento, che, ove mai - ma noi non ci crediamo - si volesse esternalizzare il servizio della cittadinanza, si tenessero in debita considerazione i patronati riconosciuti da leggi dello Stato italiano che operano all'estero previa delega del cittadino o della cittadina, affinché costoro potessero esplicitare alcune parti della procedura.
Quindi non c'erano ulteriori oneri aggiuntivi, non c'era alcun parere giuridico ostativo. C'è semplicemente una volontà politica di non voler riconoscere soggetti che sono riconosciuti e che operano in virtù di leggi della Repubblica italiana. E allora, per questa ragione, colleghi e colleghe, e mi rivolgo per l'ennesima volta anche al relatore Orsini, vi chiedo quantomeno di ripensarci o quantomeno di accantonarlo, e vediamo se ci sono margini, ove mai, per un'ispirazione un po' più alta, affinché si possa cambiare idea su una questione molto, molto delicata .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Toni Ricciardi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), e il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.5 Porta. Ha chiesto di parlare il deputato Porta. Ne ha facoltà.
FABIO PORTA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor relatore, rappresentante del Governo, questo emendamento è in linea con quanto detto adesso dal collega Ricciardi.
Parliamo di un provvedimento che, per lo meno nel titolo, dovrebbe venire incontro a un migliore rapporto con i nostri cittadini e con le nostre imprese all'estero. Questo provvedimento, nei fatti, va nella direzione opposta: rende il rapporto più impersonale; allontana la pubblica amministrazione dagli utenti, perché tutto viene centralizzato a Roma; non si considera un principio costituzionale, che è il principio della sussidiarietà, che prevede che anche soggetti terzi… Tra l'altro, parlando dei patronati, parliamo di soggetti riconosciuti dallo Stato italiano, controllati dallo Stato italiano, che operano da anni servizi fondamentali a favore dei nostri cittadini.
Con questo emendamento si cerca di migliorare la qualità di questo servizio, che - guardate - è un servizio a nostri concittadini, soprattutto a nostri pensionati, che vivono all'estero. Perché è facile, è semplice essere cittadino italiano vivendo nel nostro Paese, avendo a disposizione servizi, uffici, studi legali, studi di rappresentanza, sindacati, organizzazioni di categorie; un po' più difficile è essere italiano all'estero quando, a parte i consolati, ci sono poche strutture preposte, autorizzate a fornire questi servizi.
Questo emendamento dice una cosa molto semplice: attraverso lo SPID l'operatore di patronato può accedere alla banca dati INPS e dare quei servizi che sono fruiti qua in Italia da tutti i cittadini, cioè l'estratto contributivo, la verifica del proprio periodo di lavoro, ai fini dei trattamenti previdenziali. Questo servizio, difatti, è impedito agli operatori di patronato che lavorano all'estero, perché non hanno la cittadinanza italiana e, quindi, non hanno accesso a queste banche dati, pregiudicando ovviamente il cittadino utente.
Noi chiedevamo semplicemente - lo chiedo nuovamente al relatore - di estendere a questi operatori, rappresentanti legalmente autorizzati degli istituti di patronato, l'accesso tramite SPID alla banca dati INPS e chiediamo a quest'Aula di venire incontro a un emendamento di buon senso .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Porta, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.6 Toni Ricciardi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà. Come relatore di minoranza? No.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Come gruppo, grazie. Allora, questo emendamento cerca di sanare il passaggio meno meritocratico del Governo, che si professa quotidianamente il Governo del merito. Perché, colleghi? Avete stabilito che un territorio o, meglio, una circoscrizione consolare non può erogare più delle cittadinanze erogate l'anno precedente e, ove mai, stabilendo un tetto minimo. Ora, io mi chiedo come si fa ad immaginare di fissare una quota di erogazione della cittadinanza rispetto al parametro dell'anno precedente, quando noi abbiamo visto i precedenti. È accaduto, ad esempio, durante il COVID, che il Governo dovette intervenire in deroga, prolungando la validità dei documenti, perché non c'erano le condizioni affinché i documenti si potessero rinnovare.
Secondo: in un'economia dove la mobilità è accelerata e dove la presenza all'estero vive costantemente un flusso accelerato ci sono le condizioni per cui persone che vivono all'estero si possono spostare da Paese a Paese per qualsiasi ragione, ma restano vincolate ad una scelta fatta su una scrivania a Roma, senza aver contezza… Presidente, però io capisco…
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Aspetti.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie.
PRESIDENTE. Aspetti, collega, perché qui, con il nuovo sistema, dobbiamo sospendere il tempo…
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Eh, ma questa è una grande innovazione. Questi microfoni funzionano a meraviglia!
PRESIDENTE. Così è, collega. Prego.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Meno male. Detto questo, noi possiamo far sottostare, possiamo far soggiogare un diritto primario fondamentale, quale quello della cittadinanza, all'applicazione delle quote che - non si capisce per quale ragione - vengono prestabilite a monte, senza tener conto della metamorfosi che un territorio può subire? Cioè, voi immaginate che un territorio piccolo debba restare piccolo per forza; se subisce una metamorfosi, se subisce una traiettoria migratoria nei prossimi anni, questa non viene presa in considerazione, per il semplice fatto che si sono stabilite le quote.
Noi oggi siamo a 7.300.000 iscritti AIRE, ma non serve essere addottorati in materia - basta la terza elementare - per capire che, analizzando i dati demografici e le statistiche, da qui al prossimo quinquennio gli italiani iscritti all'AIRE - e non per acquisizioni di cittadinanza, attenzione, ma per semplice flusso e incremento demografico - sfioreranno o supereranno i 10 milioni.
Rispetto alla norma sulla cittadinanza, che introduce 150 fattispecie diverse - un altro po' devi fare il cruciverba per capire se puoi trasmettere la cittadinanza a uno dei tuoi figli o meno - vi stiamo semplicemente chiedendo di togliere questo comma, perché questo comma, ve lo preannunciamo, creerà tutta una serie di difficoltà applicative ed interventi successivi che il Governo, che si troverà a dover reintervenire, dovrà fare. Allora, per questa ragione, colleghe e colleghi, vi invito ad esprimere un voto favorevole.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 Toni Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.7 Toni Ricciardi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà. Come gruppo o come relatore di minoranza? Come gruppo. Prego.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io ritengo, noi riteniamo che questo sia un emendamento di buon senso. La legge sulla cittadinanza, approvata il 20 maggio in quest'Aula, prevedeva che, per espletare la pratica burocratico-amministrativa, lo Stato potesse fornire una risposta entro 48 mesi. Ora la Sottosegretaria sa, come me, che una pratica burocratico-amministrativa nella Repubblica italiana deve espletarsi entro il di 24 mesi. Grazie al lavoro di Commissione - ne riconosco la sensibilità al relatore di maggioranza - con un nostro emendamento abbiamo ottenuto che questo periodo si riducesse a 36, ossia che si passasse da 48 mesi di attesa a 36 mesi.
Ora, con questo emendamento noi non vi stiamo chiedendo un'eccezionalità, ma vi stiamo chiedendo di equiparare, di adeguare questa norma alla normativa vigente.
Vi stiamo chiedendo - affinché si possa espletare la procedura burocratico-amministrativa nel conferimento e valutazione positiva o negativa della nuova cittadinanza - che tutto ciò si svolga nell'arco di tempo di 24 mesi. Perché altrimenti non si capisce, scusatemi. Voi state istituendo una nuova Direzione generale alla Farnesina. Meno male che siamo riusciti a procrastinare l'entrata in vigore al 1° gennaio 2028, quindi avete tutto il tempo per organizzare la macchina organizzativa: prevedete assunzioni, prevedete due Direzioni generali, prevedete tutta una macchina che si mette in moto e, poi, mi venite a dire che non siete in grado di dare una risposta alla pratica burocratica entro 24 mesi e che ne avete bisogno di molti di più.
Allora, da questo punto di vista, l'emendamento - e chiudo, Presidente - chiede che si venga ad adeguare a normativa vigente la prassi burocratico-amministrativa anche in seno alla Farnesina.
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Toni Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1 Toni Ricciardi.
Ha chiesto di parlare il collega Toni Ricciardi. Ne ha facoltà. Sempre come relatore o a nome del gruppo?
TONI RICCIARDI, . Relatore, grazie. Allora, colleghi, vi faccio un esempio banale del perché di questo emendamento. Uno dei Paesi maggiormente interessati alle vicende della cittadinanza - non perché sia una banda di criminali, ma perché ci si sono recati dieci milioni di italiani -, ovvero l'Argentina, ha una procedura tecnica, ovvero la legalizzazione - la cosiddetta postilla - avviene in via esclusivamente digitale.
Durante le audizioni, abbiamo audito l'ordine dei notai e abbiamo posto ai notai una domanda molto semplice: ci potete spiegare come si fa a riconoscere e ad adottare la postilla elettronica e digitale in una modalità analogica, ovvero cartacea? E i notai ci hanno raccontato, con enorme sgomento: guardi, che cosa deve fare il cittadino? Deve prendere la postilla digitale, stamparla, come una qualsiasi ricevuta, ce la mette in una busta cartacea, ce la manda e quando ci arriva noi abbiamo dei portali aperti dove inseriamo il codice e verifichiamo se il codice corrisponde alla postilla digitale.
Allora, colleghi, è mai possibile? Voi vi state affannando quotidianamente a fare convegni, iniziative, l'intelligenza artificiale. Io ho la sensazione che qui si sia persa l'intelligenza umana, non l'intelligenza artificiale, perché non è possibile che con una disciplina, un protocollo, che è esclusivamente digitale e che si parla a livello internazionale, perché esistono dei protocolli europei e dei protocolli internazionali, la Repubblica italiana, nel 2025, chiede che una cosa digitale venga ritrasformata in cartaceo, in analogica per essere riconosciuta tale ed essere riconosciuta valida.
Mi chiedo se una delle motivazioni che voi avete usato per dire che bisognava andare verso il cartaceo era quella che il cartaceo evitava il crescente numero di documenti falsi e quant'altro, allora qualcuno ci deve spiegare l'autenticità di un documento digitale che diventa cartaceo e che poi, per essere verificato, diventa ancora digitale. Ci sembra il gioco delle tre carte di Totò.
Allora, da questo punto di vista, vi faccio appello, vi facciamo appello a ripensare e a non far ripiombare questo Paese a decenni fa. È incomprensibile, credetemi. Chiunque, al di fuori di questo palazzo, ascolta questa vicenda e questo emendamento nello specifico, non riesce a capire in che direzione la politica italiana stia legiferando. Allora, vi prego di fermarvi e vi prego di cambiare opinione .
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Toni Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'emendamento successivo è inammissibile.
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.1 Toni Ricciardi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà. A nome del gruppo o come relatore?
TONI RICCIARDI, . Come relatore, grazie. Allora, questo è un emendamento…però, Presidente, se mi dà una mano, grazie.
PRESIDENTE. Collega, sono qui apposta: deve anche darmi il tempo di dargliela la mano. Prego.
TONI RICCIARDI, . Grazie. Allora, questo è un emendamento su cui, in qualsiasi consesso noi discutiamo con colleghi di maggioranza e di opposizione, siamo tutti d'accordo. C'è un che crea una difficoltà strutturale ogniqualvolta si gestiscono le questioni degli italiani all'estero, ovvero: questa benedetta anagrafe degli italiani all'estero di chi è proprietà? Chi la gestisce? Chi può mettervi mano? Chi la può aggiornare? Chi può evitare, anche durante le fasi del voto, che vengano mandate in giro informazioni a indirizzi non corrispondenti a realtà?
Allora, care colleghe e cari colleghi, per chi non lo sapesse il problema dell'anagrafe degli italiani all'estero è abbastanza semplice e, come tante cose italiane, è vittima di un conflitto: conflitto di attribuzione, perché l'anagrafe è di proprietà di un Ministero, è di proprietà del Viminale, ma allo stesso tempo coloro che sono deputati a gestirla stanno alla Farnesina. Se parlassimo di distanza chilometriche non è nemmeno tanto, ma il problema vero dov'è? Che nel momento in cui interviene una modifica, il consolato territoriale deve far arrivare quella modifica alla Farnesina; nel frattempo, il consolato ha verificato con il comune e poi arriva al consolato, il consolato la manda alla Farnesina, poi la Farnesina la deve mandare al Viminale, il Viminale deve fare il e poi riversarla a tutti gli uffici che hanno avuto competenza decisionale. Ma voi capite che è un impazzimento questa cosa o no? Voi capite che qui si annida l'80 per cento di tutte le difficoltà strutturali che ci sono? E poi io mi sento dire, in quest'Aula - e già li sento arrivare -, che poi ci sono i plichi, durante il voto degli italiani all'estero, che viaggiano senza destinazione: e grazie che viaggiano senza destinazione.
Allora, da questo punto di vista, visto che il provvedimento continua pedissequamente ancora a proseguire nel solco di questa conflittualità, che non si capisce, io ho sentito tutti i Sottosegretari di questo Governo dire che è un problema vero e che bisogna affrontarlo. Allora, se non lo affrontiamo in questo provvedimento, quando? Quando lo affrontiamo? Vorrei anch'io venire con voi; se mi fate finire di parlare ve ne sarei grato. Io non lo so…Presidente, io capisco…
PRESIDENTE. Collega, io ho assistito tante volte da qui su…ora chiediamo ai colleghi di stare in silenzio, ma diciamo che è molto sensibile…
TONI RICCIARDI, . Presidente, come al solito, insomma, mi eviti la battuta.
Detto questo, allora noi possiamo finalmente affrontare questa difficoltà e metter mano rispetto a una richiesta che è della Farnesina, non dell'opposizione, perché la Farnesina è consapevole che questa conflittualità di gestione creerà problemi a cascata sempre.
E allora, se non lo facciamo su questa procedura della cittadinanza, quando lo facciamo? Questa è la di questo emendamento, che io vi invito a votare favorevolmente .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1 Toni Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 5.200 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.200 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione, del Governo e del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 6.1 Toni Ricciardi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Prego, come relatore o a nome del gruppo?
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Come relatore.
PRESIDENTE. Come relatore ha esaurito i suoi tempi. Quindi…
TONI RICCIARDI(PD-IDP). A nome del gruppo, allora.
PRESIDENTE. …fa l'intervento a nome del gruppo. Prego.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Non cambia nulla. Grazie, Presidente. Questo è un emendamento del quale abbiamo discusso in Commissione. Questo è uno su - se non erro, vado a memoria, relatore Orsini -, credo, una trentina, se non più, di emendamenti che ci siamo visti approvare, sui 235 che abbiamo presentato come gruppo parlamentare.
Che cosa prevede questo emendamento? Ne abbiamo discusso: siamo riusciti ad introdurre il fatto che, previo rinnovo contrattuale o adeguamento contrattuale, si sentissero i sindacati ai quali le lavoratrici e i lavoratori sparsi per il mondo nelle sedi diplomatico-consolari erano iscritti. Tuttavia, nella sua formulazione originaria che abbiamo ripresentato in Aula, c'era una postilla che credo aiuti tutte e tutti a ragionare meglio, ovvero le rappresentanze sindacali maggiormente rappresentate. Ora, maggiormente rappresentate significa - nella modalità in cui l'abbiamo intesa con i colleghi con i quali abbiamo sottoscritto e presentato come gruppo questo emendamento, che era emendamento anche in Commissione - immaginare, per evitare che si inventino sigle sindacali , al momento, che venga dato intanto ascolto alle sigle sindacali maggiormente rappresentate nel comparto. Credo che questa sia una visione di buonsenso, soprattutto in realtà territoriali distanti molte volte dall'Italia, dove operano persone. Immaginate la pletora di contrattisti o di operatori assunti localmente che non sono passati tramite concorso nazionale MAECI. Allora, voi capite bene che poter interagire con i sindacati maggiormente rappresentativi è cosa buona e giusta, ma è cosa buona e giusta sia per coloro che operano, sia per coloro che mi stanno facendo il verso alle spalle, sia per coloro che sono rappresentati. Credo che, da questo punto di vista, questo sia un emendamento di buonsenso che meriterebbe di essere approvato.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.1 Toni Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole del relatore di minoranza.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 7. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
MARIA TRIPODI,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/1 L'Abbate, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/2 Billi, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative, anche normative, volte ad estendere la validità della carta di identità dei cittadini AIRE per le persone di età pari o superiore a 70 anni”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/3 Ruffino, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di adottare ogni misura utile al fine di avviare le procedure per l'installazione di nuove postazioni mobili per il rilevamento dei dati biometrici presso la rete consolare italiana, con priorità per le circoscrizioni più estese o distanti dalle sedi di prima categoria, nel rispetto delle risorse disponibili e in coerenza con gli obiettivi di digitalizzazione e semplificazione dei servizi consolari”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2369-A/4 Onori e n. 9/2369-A/5 D'Alessio, il parere è favorevole, mentre sugli ordini del giorno n. 9/2369-A/6 Pastorella e n. 9/2369-A/7 Porta, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/8 Toni Ricciardi, il parere è favorevole, mentre sugli ordini del giorno n. 9/2369-A/9 Manzi e n. 9/2369-A/10 Di Sanzo, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/11 Loperfido, il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/12 Scotto, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare la possibilità di prevedere, in materia di definizione delle modalità di computo del trattamento accessorio per i contrattisti, che siano sentite le organizzazioni sindacali dei lavoratori interessati al fine di garantire trasparenza, equità e condivisione delle scelte, nel rispetto dei principi di partecipazione nella regolazione delle condizioni di lavoro”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/13 Ciani, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “ad approfondire, anche attraverso un confronto con le amministrazioni competenti e gli enti rappresentativi delle comunità italiane all'estero, la possibilità di una revisione della gestione dell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, al fine di garantire maggiore coerenza operativa tra l'Anagrafe e i servizi consolari”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/14 Marino, il parere è contrario, mentre sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/15 Di Giuseppe, il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2369-A/1 L'Abbate, su cui vi è il parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole L'Abbate. Ne ha facoltà. Lo so, collega, adesso arriva. Abbiamo avuto un attimo…
PATTY L'ABBATE(M5S). Sì, adesso funziona
PRESIDENTE. Adesso funziona. Prego.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Io volevo leggervi questo ordine del giorno, per sommi capi, per capire perché il Governo ha ritenuto opportuno non approvarlo, perché qui stiamo parlando di rivedere i servizi per i cittadini e le imprese all'estero. Stiamo parlando di cittadini italiani, stiamo parlando delle nostre imprese.
Io qui chiedevo semplicemente di garantire, nell'attuazione del disegno di legge, un pieno coinvolgimento del Consiglio generale degli italiani all'estero e delle rappresentanze associative dei cittadini italiani che si trovano, appunto, all'estero, prevedendo modalità strutturate di consultazione nei decreti e regolamenti attuativi. Forse può sembrare una cosa complessa, però sicuramente è molto dignitoso che i nostri cittadini all'estero possano partecipare alla cosa pubblica. Assicurare, poi, in collaborazione con il Garante per la protezione dei dati personali, che ogni piattaforma digitale consolare o servizio per i cittadini e le imprese sia preceduta da una valutazione d'impatto sulla protezione dei dati e da verifiche periodiche di sicurezza informatica.
Anche questa non mi sembrava una cosa molto grave, è anzi importantissima, visto quello che accade solitamente con i nostri dati, come vengono trafugati. Chiaramente, inseriva un periodo transitorio, non inferiore a 12 mesi, durante il quale le strutture consolari potevano mantenere la dotazione organica e i livelli di servizio attuali, anche accompagnando la riforma con dei programmi di formazione e di riqualificazione del personale.
È sull'ultimo punto, però, che voglio soffermarmi, Presidente, perché credo sia più importante. Promuovere un tavolo tecnico permanente tra Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e le associazioni imprenditoriali e rappresentanze consolari finalizzato al monitoraggio dell'efficacia dei servizi per le imprese italiane all'estero e alla riduzione degli oneri amministrativi. Questo perché è importante? Semplicemente perché arriva dalle imprese italiane, che, vi assicuro, molto spesso si muovono da sole all'estero, quando si tratta di fare fiere, eccetera, perché pare che non abbiano un gran supporto da quelle che sono le nostre strutture consolari e da quello che noi abbiamo per fornire una certa assistenza.
È quindi forse necessario, visto che stiamo rivedendo la norma, attuare delle azioni che possano supportare e migliorare il servizio alle imprese italiane e anche ai nostri cittadini all'estero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intanto, se la collega mi autorizza, firmerei l'ordine del giorno per una semplice ragione, soprattutto per la prima parte dell'ordine del giorno, che, tecnicamente, è già legge dello Stato, ovvero il coinvolgimento, rispetto alle procedure che riguardano le italiane e gli italiani all'estero, del Consiglio generale degli italiani all'estero.
È banale, colleghi, e mi rivolgo alla Sottosegretaria: se si fosse quantomeno pensato di interpellare il Consiglio generale degli italiani all'estero - non dico gli eletti all'estero, perché lasciamo perdere, pessima categoria, ma il Consiglio generale degli italiani all'estero -, probabilmente sulla cittadinanza avremmo fatto meno pastrocchi, mi passi il termine. Possiamo allora immaginare, sulle materie che riguardano le collettività all'estero, che eleggono il Consiglio generale degli italiani all'estero, come i Comites, invece di prevedere - e vi voglio bene, lo dico al collega Loperfido - l'allargamento delle platee per restringere la partecipazione, come in un ordine del giorno, con parere favorevole, appena depositato, immaginiamo di coinvolgerle…Forse ci capiamo meglio tutti.
Da questo punto di vista, quindi, Sottosegretaria, mi permetto di azzardare: lo converta almeno in raccomandazione. In un Paese dove la raccomandazione ormai non si nega a nessuno, almeno su un ordine del giorno ce la può anche dare una raccomandazione, quantomeno per aprire un metodo di ragionamento, non per fare opposizione per la semplice ragione del fare opposizione.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/1 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/2 Billi il parere è favorevole con riformulazione: va bene.
Sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/3 Ruffino il parere è favorevole con riformulazione: va bene.
Sugli ordini del giorno n. 9/2369-A/4 Onori e n. 9/2369-A/5 D'Alessio il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2369-A/6 Pastorella. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Intervengo perché questo era uno dei punti più critici di questo provvedimento. Ci rendiamo conto che, nel XXI secolo, nel provvedimento c'è scritto - ed è stato più volte giustificato dal Governo - che le domande di richiesta di cittadinanza devono essere fatte esclusivamente cartacee, perché apparentemente le nostre infrastrutture, informatiche immagino, non sono capaci di prevenire sovraccarichi ed evitare vulnerabilità.
Abbiamo infrastrutture informatiche che gestiscono migliaia, miliardi di informazioni al secondo, e ci diciamo in un provvedimento che, invece, le domande della cittadinanza, che di sicuro non sono in questo ordine di grandezza, devono essere mandate in maniera cartacea per assicurare più sicurezza, che francamente non vedo. Avendo quindi tentato invano con emendamenti di modificare questo riferimento al XIX secolo, con questo ordine del giorno dicevamo: va bene, non siamo capaci, non siamo in grado di fare immediatamente, al momento zero, al momento di passaggio di questo provvedimento, tutto in forma digitale, ma almeno prevediamo per i prossimi anni, a partire dal 2027, poi andando progressivamente a digitalizzare tutto, che le persone possano inviare in formato digitale queste importantissime richieste, per accelerare i tempi, rendere più semplice l'acquisizione dei documenti e standardizzare il tutto.
Eppure questo ci viene bocciato. La mia domanda quindi è: da una parte, ci beiamo di aver passato la prima norma sull'intelligenza artificiale, come se questo fosse un primato, quando addirittura l'Europa rallenta sulla propria, e dall'altra parte, però, ammettiamo di non essere in grado di costruire un sistema che gestisca cosa, qualche migliaio, qualche decina di migliaia di documenti? È veramente una vergogna, e quindi chiedo di mettere al voto questo ordine del giorno, che ci riporta al XXI secolo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Porta. Ne ha facoltà.
FABIO PORTA(PD-IDP). Intanto, se la collega Pastorella accetta, sottoscriverei convintamente questo importante ordine del giorno e chiederei anche, se possibile, di aggiungere la firma di tutto il gruppo del Partito Democratico. Se mi è permessa una battuta, credo che con questo provvedimento noi stiamo rendendo omaggio agli oltre 100 anni di emigrazione italiana nel mondo - abbiamo festeggiato lo scorso anno i 150 anni di emigrazione italiana in Brasile - perché stiamo facendo un salto all'indietro di oltre un secolo, prevedendo la spedizione cartacea della documentazione relativa alle domande di cittadinanza da qualsiasi Paese del mondo alla Farnesina.
Una procedura che - non cito nessun Paese al mondo per non creare incidenti diplomatici - nessun Paese utilizza in un'epoca in cui tutto è digitalizzato. In più, l'ordine del giorno fa giustamente riferimento anche al fatto che i nostri concittadini saranno costretti con tutti gli effetti che citava prima il collega Ricciardi, cioè altro che abolire le intermediazioni, altro che eliminare i faccendieri, ridurre e quindi stringere il rapporto tra la pubblica amministrazione e l'utente: qui si sta esattamente facendo il contrario. Immaginate il cittadino a 50 chilometri da Buenos Aires o a mille chilometri da San Paolo a chi dovrà ricorrere per montare questo processo complicatissimo di documenti cartacei di cittadinanza.
In più, a questi cittadini, ai quali la maggioranza di Governo ha già duplicato, nella legge di bilancio, la tassa di cittadinanza, portandola dai 300 ai 600 euro, chiede di pagarsi anche tutti i costi di spedizione di queste pratiche. Una volta si diceva “cornuti e mazziati”. Credo che stiate davvero insistendo in maniera offensiva, in maniera grave, portando un carico nelle spalle degli italiani all'estero, che dovrebbero essere valorizzati per quello che sono, e rinunciando a un processo di digitalizzazione, di informatizzazione, di modernizzazione del Paese, dando un esempio al mondo intero di un Paese che torna indietro di 100 anni, torna al cartaceo e butta via non la carta, ma la digitalizzazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Intervengo solamente per sottoscrivere, se la collega lo permette, l'ordine del giorno. Si tratta di un ordine del giorno che fotografa un po' la situazione, in un momento in cui il nostro Paese sta investendo, grazie al PNRR, 48 miliardi sulla digitalizzazione, agli italiani all'estero chiediamo di inviare documenti in forma cartacea. Questo è anche un po' rivelatore della qualità degli investimenti che sta facendo il nostro Governo. Quindi, sulla stessa scia di tanti interventi, ordini del giorno, emendamenti del collega Ricciardi, e di quello che è stato il lavoro anche in Commissione, chiedo di sottoscrivere questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Iaria ha rinunciato. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orsini. Ne ha facoltà. Ha chiesto la parola, poi, anche Del Barba.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Intervengo solo per chiarire che non è una stravaganza o una crudeltà gratuita il fatto di richiedere della documentazione in forma cartacea e non in forma elettronica. Noi dobbiamo fare una norma che, naturalmente, vale verso tutti i Paesi del mondo e alcuni hanno un livello avanzato di digitalizzazione, altri meno. In generale, non sono un esperto di falsificazioni, né di modo di scoprire le falsificazioni, ma coloro che lo sono mi dicono che sia quasi indispensabile, per accertare l'autenticità di documenti, possedere il documento cartaceo originale, per individuare eventuali interventi di falsificazione, abusi o altro. Siccome lo scopo di questo provvedimento è anche quello di razionalizzazione del sistema, di trasparenza e moralizzazione di un ambito in cui, in passato, sono avvenuti anche abusi, lo scopo dell'utilizzo del cartaceo è soltanto questo e non certo un ritorno a epoche storiche più o meno suggestive.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere, a nome mio e di tutto il gruppo Italia Viva, alla presentatrice, onorevole Pastorella, la possibilità di sottoscrivere l'ordine del giorno. Noi questa mattina abbiamo ascoltato la relazione del relatore per la maggioranza e su questo punto diceva: guardate, è controintuitivo, ma ci sono delle ragioni che sono quelle che ha testé ricordato. Tuttavia, ci sembra davvero inverosimile che, per norma primaria, si debba stabilire, in virtù di quelle stesse ragioni, che per tutto il mondo allora si debba mandare via posta cartacea. Per fortuna, non abbiamo scritto “a dorso di mulo”, perché, altrimenti, non si capirebbe perché, anziché lasciare un'alternativa, anziché gestire con tutti i modi con cui si può gestire questa casistica - anche con norma secondaria, lasciando un'alternativa - ci si debba riportare alla modalità più sconveniente, più arretrata e - lasciatemelo dire - anche più insicura rispetto alla certezza del fatto che l'invio arrivi a destinazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pavanelli. Ne ha facoltà. Poi la collega Onori.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Io sono veramente stupita dalle parole del collega, perché se si sostiene di dover inviare in modalità cartacea i documenti è una questione contro le truffe, allora mi dovete spiegare come mai, oggi, possiamo tutti aprire un conto in banca da casa, digitalmente. Ci dovete dire come mai per gli italiani all'estero si fanno dieci passi indietro, praticamente stiamo tornando a cinquant'anni fa, quando oggi facciamo tutto in maniera digitale, magari all'estero in maniera ancora più avanzata rispetto a quello che stiamo già facendo oggi in Italia.
Ma abbiamo iniziato un processo di digitalizzazione nazionale, facciamo tutto però chi vive all'estero è per forza un truffatore. Questa cosa, me lo lasci dire Presidente, è veramente una bestialità contro i nostri concittadini all'estero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Io ringrazio tutti i colleghi che sono intervenuti per sollecitare il cambio di parere su questo ordine del giorno e apprezzo l'intervento del relatore, il collega Orsini, che ha chiarito le motivazioni a sua conoscenza, per cui questo ordine del giorno non poteva che avere un parere contrario. Mi permetterei a questo punto, però, visto l'interesse che ha sollecitato questo argomento e vista la ragionevolezza dell'idea sottesa all'ordine del giorno, di provare a vedere una riformulazione alternativa che, quantomeno, stabilisca un approfondimento della materia, per arrivare ad una mappatura di quei Paesi dove invece la modalità elettronica possa garantire gli stessi standard di sicurezza della modalità cartacea. Perché se è vero, come è vero, che ci sono Paesi dove la modalità elettronica non può essere lo standard - ancora, perlomeno -, sappiamo bene, però, che in tantissimi Paesi, ad esempio quelli europei e non solo, la modalità elettronica garantirebbe tutti gli standard di sicurezza.
Quindi, io credo che riformulare l'ordine del giorno - ovviamente, se la collega Pastorella, prima firmataria, è d'accordo - nella direzione di ulteriori approfondimenti, al fine di verificare se e quali Stati possono permettere l'invio alternativo, anche elettronico, potrebbe essere un punto d'incontro.
PRESIDENTE. Ovviamente, resta inteso che la proposta di riformulazione eventualmente deve venire dal Governo. La sua comunque è una dichiarazione. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amendola. Ne ha facoltà.
VINCENZO AMENDOLA(PD-IDP). Sì, Presidente. Tramite lei, lo dico all'onorevole Onori, con molto rispetto: qui mi spiace, ma non si tratta di un Paese “sì” e un Paese “no”, perché se vogliamo essere un po' seri - e lo dico anche al relatore - c'è tutto scritto nell'articolo 1, comma 3.
Che cosa dice questo articolo 1, comma 3? Vado a una specifica, dice che: il servizio, i servizi cittadinanza, certificazioni, tutte le carte possono essere date dal Ministero degli Affari esteri a soggetti esterni, cioè si apre alla privatizzazione di questo servizio. Ora, qui non c'è nessuno contro pubblico contro privato, figurarsi! Eravamo pure addirittura per i patronati, per i soggetti della sussidiarietà che utilizzassero la possibilità di dare servizi ai cittadini! Ma qui non si tratta di far saltare il legame tra consolati e cittadini per dare al centro, cioè alla Farnesina, il potere. Si tratta di ricostruire una catena gerarchica per cui la Farnesina, a un certo punto, il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale farà il bando di appalto a un soggetto esterno, come avviene già sui passaporti, per gestire i servizi di cui stiamo parlando.
Vogliamo parlare in italiano? È questo è il senso della legge, non è il Venezuela “sì”, il Burundi “no”, la Finlandia “sì” e la Mongolia “no”! Si tratta, cioè, di costruire un sistema tecnico burocratico - non è detto da nessuna parte, se non in questo articolo 1, comma 3 - per cui la Farnesina, da domani, sgrava i consolati di tutta la gestione delle carte, delle procedure, le dà a un soggetto collocato alla Farnesina che, a sua volta, aprirà il bando per soggetti esterni. Io non ho niente contro i privati, però mi fa ridere che si faccia tutto questo esercizio burocratico per non dire chiaramente: guardate, noi dobbiamo esternalizzare il servizio. Non è una questione di Internet in un Paese e contro in un altro. Quindi, nel caso in cui la Sottosegretaria accetti questa riformulazione, io in dissenso dal mio gruppo non la voto, perché non è una questione di chi ha internet “sì” e internet “no”, è articolo 1, comma 3; o si passa da questa lettura oppure è tutta un'ipocrisia di cui stiamo discutendo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Vorrei riprendere anche alcune considerazioni su questo ordine del giorno, perché effettivamente ha permesso di scoprire come questo Governo fa della propaganda sul digitale, ma poi agisce in analogico, anzi con la penna all'inchiostro. Ma perché lo fa?
Non perché non è a conoscenza di tutte le possibilità che il digitale offre anche nella certificazione delle persone, nella certificazione dei documenti e anche nella possibilità di avere questi formati in digitale per avere la cittadinanza. Semplicemente perché c'è sicuramente un piccolo conflitto di interessi e una piccola voglia di fare un favore a qualcuno. Quindi, questo Governo, come al solito, agisce su due fronti: al pubblico, all'Italia, dice che sta viaggiando con investimenti fantasmagorici - solo sulla carta - sul digitale, sull'intelligenza digitale e sulla semplificazione; poi, quando va a toccare qualche interesse o qualche possibilità di riuscire ad avere una nicchia a cui può fare un favore, se ne frega del digitale e crea, però, un problema agli italiani all'estero.
Adesso, qui si tratta di un ordine del giorno - permettetemi -, un ordine del giorno che vi farebbe anche salvare un po' la faccia, con tutti i dubbi che giustamente prima ha detto il collega Amendola. Vi fa salvare la faccia, ma non fate nemmeno l'ordine del giorno proprio per questo motivo, perché avete chiaro che questa modalità andrebbe soltanto a crearvi qualche problemuccio con le persone a cui avete promesso qualche tipo di favore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, la ringrazio. Forse a me sfugge il senso profondo di tutta l'argomentazione, ma leggendo l'ordine del giorno - mi rivolgo al collega Orsini, ma mi rivolgo anche alla Sottosegretaria e mi rivolgo anche ai colleghi della maggioranza - l'impegno al Governo dice di prevedere che “entro l'inizio del 2027, sia gradualmente introdotta la possibilità (…)”. Cioè, non è che si dice che deve essere d'obbligo la trasmissione attraverso determinati canali, ma prende in considerazione quello che sicuramente diciamo...vorrei fare un esempio ai colleghi della maggioranza e anche al Sottosegretario: noi dieci anni fa presentavamo le interrogazioni esclusivamente al tavolo e agli uffici per iscritto; c'è stata una forma, tra virgolette, di incentivazione da parte della Camera affinché queste interrogazioni venissero trasmesse in forma digitale. Una vera incentivazione; non è stata mai preclusa la possibilità che le interrogazioni possano essere, per determinate ragioni, presentate in forma scritta.
Dunque, come si fa a essere contro un ordine del giorno che chiede semplicemente che sia introdotto non l'obbligo, ma la possibilità - quindi, per chi è in condizione di farlo - di trasmettere la documentazione in forma digitale? Ma ogni tanto, al di là dei blocchi ideologici e delle cose sulle quali non si può essere d'accordo in nessun modo, un po' di logica e buonsenso non può portare a ritornare indietro rispetto a un parere che obiettivamente non ha senso essere negativo su una cosa di così semplice e ordinaria amministrazione ?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Candiani. Ne ha facoltà.
STEFANO CANDIANI(LEGA). Grazie, Presidente. Ascoltando il dibattito, a me è venuto qualche dubbio e allora dico: andiamo a leggere il testo di questo ordine del giorno, perché abbiamo sentito prima svoltare la discussione sulle schede elettorali o addirittura sulla produzione delle schede. Nulla c'entra rispetto all'ordine del giorno. Personalmente e come componente della Giunta delle elezioni, ritengo che il dibattito in quella sede sulle modalità di voto degli italiani all'estero debba essere tema oggettivamente da approfondire, perché sappiamo che oggi ci sono complicazioni legate alla materialità - chiamiamola - della scheda.
Se, però, si fa passare questo ordine del giorno come escludere la possibilità che domani ci possano essere queste modalità, tale non è, perché nell'ordine del giorno si parla esclusivamente della “possibilità di trasmettere in via digitale le domande di cittadinanza e la relativa documentazione (…)”, che è altro rispetto alla tematica elettorale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, mi unisco ai tanti interventi che sono arrivati in quest'Aula, perché veramente penso che non possa avere alcun senso parlamentare votare contro questo impegno. Chiariamoci, e lo ha spiegato bene il collega Amendola: l'obiettivo di questo atto è ben altro, non è quello di cui stiamo parlando in questo ordine del giorno. Le nostre critiche sono aspre, le abbiamo rappresentate e continueremo a rappresentarle in ogni sede.
Qui stiamo semplicemente affrontando neanche un emendamento, ma un ordine del giorno, cioè stiamo chiedendo semplicemente una cosa al Governo. Chiedo di poter rileggerne il testo: “a prevedere che, entro l'inizio del 2027, sia gradualmente introdotta la possibilità di trasmettere in via digitale le domande di cittadinanza e la relativa documentazione, assicurando lo sviluppo di sistemi informatici sicuri e conformi agli standard europei di protezione dei dati, e garantendo al contempo la piena interoperabilità con le piattaforme del Ministero dell'Interno e del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (…)”. Allora, io vi voglio dire che ho partecipato insieme a molti colleghi di maggioranza e di opposizione ai lavori della Commissione parlamentare per la semplificazione e abbiamo, pochi giorni fa, licenziato una relazione in cui chiediamo che non solo per questi interventi, ma per tutti gli interventi e le azioni della pubblica amministrazione venga garantita sempre la possibilità di trasmettere in via digitale le domande di cittadinanza e la relativa documentazione. Ci stiamo confrontando sui modelli…
PRESIDENTE. Colleghi, liberate i banchi del Governo, per favore.
ANDREA CASU(PD-IDP). …di interoperabilità europea e al tempo stesso guardando…
ANDREA CASU(PD-IDP). …alle esperienze…
PRESIDENTE. Collega Casu, un attimo. Colleghi, liberate i banchi del Governo, per favore. Colleghi, per favore, liberate i banchi del Governo. Grazie. Prego, collega Casu.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Veramente io sto parlando rivolgendomi ai colleghi nella speranza che queste parole possano arrivare all'obiettivo, che è quello di rendere coerente quello che stiamo dicendo oggi, in quest'Aula, con quello che abbiamo votato in Commissione parlamentare per la semplificazione sugli atti che stiamo portando avanti. Questo ordine del giorno va nella direzione di tutti i pronunciamenti che abbiamo fatto in ogni sede su ogni tema, ma va verso una dimensione di ovvietà, che è quella che se tutti i rapporti nel settore privato vanno sempre più verso una dimensione anche di scambio digitale allora non è pensabile che il settore pubblico rimanga indietro. Non bisogna avere paura di questa sfida, ma bisogna attrezzarsi per avere gli strumenti adeguati a far sì che il settore pubblico possa esistere.
Ci stiamo rivolgendo a un'azione che, tra l'altro, riguarderà gli italiani all'estero, quindi, coloro i quali sono ancora più motivati a dover essere dotati anche di strumenti digitali. Non è nemmeno un emendamento, è un ordine del giorno su un impegno futuro al Governo: dal 2027, con gli strumenti che riterrà opportuni. La contrarietà sarebbe una contrarietà ideologica. Quindi, l'appello che io faccio veramente - perché altrimenti sarebbe veramente difficile rendere conciliabile questo voto con i voti che dovremo avere su altri atti che riguardano il medesimo argomento e, allora, verrebbe richiamato anche questo voto come precedente rispetto a una scelta che non può essere quella di essere contrari a questa possibilità e all'impegno di andare in questa direzione - è, se necessario, di accantonare questa votazione per il tempo necessario a un ulteriore approfondimento e trovare un modo per cui, al netto di tutte le critiche e le divisioni, su una scelta come questa non si prenda una posizione totalmente irrazionale rispetto all'azione parlamentare su questo tema, almeno in questa legislatura ma non solo in questa legislatura.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. In realtà, questo ordine del giorno ci pone di fronte a una scelta abbastanza netta: noi vogliamo che l'Italia vada avanti. Vogliamo che vada avanti con vantaggio dei cittadini, che abbiano la speditezza delle proprie pratiche, abbiano l'economicità, abbiano la certezza delle proprie pratiche o vogliamo che l'Italia rimanga indietro o addirittura retroceda al periodo in cui le pratiche dovevano essere mandate tramite il servizio postale? È qualcosa di assolutamente antistorico.
L'Italia si è già dotata da tempo di un CAD, che è il codice dell'amministrazione digitale, e l'Europa si è dotata di un regolamento proprio sulle specifiche tecniche per la trasmissione degli atti in formato digitale, che garantiscano la sicurezza non solo del contenuto ma anche dell'autenticità di colui o di colei che sottoscrive quell'atto e, quindi, lo trasmette. Abbiamo già un insieme di norme che definiscono con molta precisione quello che è il quadro tecnico. Allora, si tratta - in via non esclusiva ma facoltativa, perché qui non si prevede un obbligo, bensì una facoltà - della possibilità di dare una visione di futuro della pubblica amministrazione, di consentire al cittadino di guardare al futuro con la sicurezza di poter utilizzare strumenti informatici che sono già ampiamente in uso sia in Italia che in Europa.
È evidente - lo diceva prima la deputata Onori e condivido il suo intervento - che ci vuole una interoperabilità e che, quindi, è necessario che i Paesi si parlino tra di loro. Quindi, è evidente che progressivamente questa estensione del formato digitale nella presentazione e nella trasmissione di queste pratiche debba tener conto dell'attrezzatura tecnica dei Paesi verso i quali queste pratiche vengono destinate. Ma da questa gradualità e interoperabilità a una negazione, a un voto contrario su un ordine del giorno di questo tipo che, peraltro, non è un emendamento, perché contiene un'indicazione al Governo, il quale, entro il 2027, avrà tutta la possibilità di definire anche i criteri di gradualità, anche le specificità territoriali con le quali si possa dare questo impulso.
Insomma, noi vorremmo che la pubblica amministrazione guardasse a favore dei cittadini, guardasse il cittadino non come un nemico o un soggetto che debba essere obbligato a mille pratiche e mille procedure antidiluviane del secolo scorso, una pubblica amministrazione confidente del cittadino e a vantaggio del cittadino stesso. E l'utilizzo di strumenti che ognuno di noi può utilizzare da casa propria, con la strumentazione tecnica necessaria, costituisce un indubbio vantaggio per il cittadino.
Quindi davvero non appare comprensibile questo parere contrario da parte del Governo e la motivazione che è stata data dal relatore per la maggioranza ci sembra non solo insoddisfacente, ma che addirittura introduca elementi contrari. Per le motivazioni addotte dal relatore per la maggioranza, bisognerebbe votare a favore di questo ordine del giorno, bisognerebbe modificare il parere e anche il voto su questo ordine del giorno.
Pertanto, nel chiedere alla collega Pastorella la cortesia di accettare anche la mia sottoscrizione su quest'ordine del giorno, io invito davvero il Governo a procedere ad un accantonamento di questo ordine del giorno ed eventualmente a una rivalutazione, perché - concludo - guardiamo al futuro e non con la testa rivolta al passato .
PRESIDENTE. Il Governo intende accantonare?
PRESIDENTE. L'onorevole Carmina sottoscrive l'ordine del giorno.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/6 Pastorella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2369-A/7 Porta, sul quale il parere è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Porta. Ne ha facoltà.
FABIO PORTA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intanto, mi faccia esprimere davvero il rammarico - credo anche del mio gruppo, che aveva sottoscritto quel precedente ordine del giorno - per l'atteggiamento del Governo, che non ha nemmeno ritenuto opportuno accantonare. Quindi, bisogna cercare anche di fare una riflessione su un tema - e non voglio ripetere, ovviamente, quello che hanno detto i colleghi - che mi sembra di assoluto buonsenso, come di assoluto buonsenso è questo ordine del giorno, che cerca, anche qui, con un linguaggio molto condivisibile anche da parte del Governo, di venire incontro a una delle possibili soluzioni in questo contesto di complicazione del rapporto tra i cittadini italiani residenti all'estero e la pubblica amministrazione e, quindi, anche della funzionalità dei servizi.
Ne parlava poco fa il collega Amendola: uno dei punti centrali di questo provvedimento che stiamo per votare è la terziarizzazione ai privati - ripeto, ai privati - di buona parte dei servizi che riguardano gli italiani all'estero. È previsto dalla legge, lo abbiamo chiarito e ne abbiamo discusso anche in Commissione.
Vorrei svolgere due considerazioni. Intanto, voglio ricordare, a chi ha fatto campagne mediatiche altisonanti sulle truffe, sulle intermediazioni illegali, sui visti che venivano pagati all'estero, che tutto questo è successo proprio grazie, o a causa, di intermediazioni private, che non hanno certo favorito trasparenza, controlli e correttezza nel rapporto tra utenti e pubblica amministrazione. In questo caso, non si parla dei privati, si parla di un soggetto ufficialmente riconosciuto da una legge del 1952 dello Stato italiano: sono gli istituti di patronato. Tra l'altro, c'è una legge dello Stato. Quindi, noi stiamo intervenendo con un ordine del giorno per chiedere al Governo dello Stato italiano di applicare una legge dello Stato italiano.
Pertanto, si prevede una convenzione con il Ministero degli Affari esteri, che darebbe soltanto vantaggi nella sburocratizzazione e nella riduzione del peso degli uffici consolari al Ministero degli Affari esteri. Guardate che cosa chiediamo. Noi non chiediamo nemmeno l'applicazione della legge, saremmo troppo ambiziosi. Chiediamo l'istituzione di un tavolo tecnico, tra Ministero degli Affari esteri, patronati e rappresentanze delle comunità all'estero, per verificare la possibilità di procedere in questo senso, in questa direzione. Qualcuno prima diceva che un ordine del giorno non lo si nega a nessuno; in questo Paese, un tavolo tecnico mi sembra che non lo si neghi a nessuno. In questo caso, ci negate anche la possibilità di sedervi attorno a un tavolo. Non so proprio di cosa abbiate paura.
Noi vorremmo semplicemente riproporre una convenzione che andrebbe incontro alle esigenze - ripeto -, in primo luogo, del Ministero degli Affari esteri. Chiedete ai vostri diplomatici, chiedete ai vostri consoli quanto è importante il lavoro di collaborazione, la sinergia con gli istituti di patronato. Chiedetelo alle organizzazioni degli italiani all'estero, ai Comites, al CGIE. Cercate, una volta tanto, di fare una legge non chiusi nelle quattro mura di una stanza a piazzale della Farnesina, ma conversando con chi di queste cose se ne intende. Un poco di buonsenso non farebbe male al Paese, non farebbe male al Governo e non farebbe male a questo Parlamento .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/7 Porta, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2369-A/8 Toni Ricciardi: parere favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2369-A/9 Manzi, sul quale il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/9 Manzi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2369-A/10 Di Sanzo, sul quale il parere è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà. Poi, l'onorevole Porta. Aspetti, collega. L'onorevole Porta ha praticamente esaurito i tempi, ha qualche secondo, invece il collega Toni Ricciardi credo che abbia ancora 6 minuti. Aspetti che lo stiamo impostando. Prego.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo rapidamente. Noi siamo riusciti a fare un lavoro di sensibilità e ringrazio il Governo per aver approvato l'ordine del giorno che estende la non obbligatorietà agli 70 sulle CIE. La ringrazio perché siamo riusciti a fare anche un lavoro pedagogico su esponenti di maggioranza che, finalmente, hanno sposato la linea. Da questo punto di vista, noi ci saremmo aspettati un parere favorevole per una semplice ragione, Sottosegretaria. È notizia di qualche mese fa, non di qualche anno fa, che il Ministro Zangrillo, in conferenza stampa, prendendo spunto da una proposta di legge del Partito Democratico, ha dichiarato che per gli 70, rispetto ai passaporti, si può prevedere il non rinnovo, tranne che per casi eccezionali.
Allora, Sottosegretaria, se posso e se me lo permette, mi permetto una riformulazione: a prevedere o a valutare, forse, se, chissà, mettiamo il condizionale che vuole, però, almeno diamo seguito e coerenza alle parole di un Ministro del suo Governo - non del mio -, anche per non sembrare che si dicano due cose contrastanti, oppure lei ci sta dicendo che avete già esautorato il Ministro Zangrillo, ma non credo. E, allora, da questo punto di vista, prevedere o valutare forse che, probabilmente aiuterebbe. Tutto qui.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/10 Di Sanzo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/11 Loperfido il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/12 Scotto c'è un parere favorevole con riformulazione: va bene.
Sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/13 Ciani c'è un parere favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2369-A/14 Marino. Ha chiesto di parlare il deputato Porta, ma ha esaurito i suoi tempi. Il deputato Toni Ricciardi quanto tempo residuo aveva? Quattro minuti, mi pare di capire. Prego, prego. Scusi, collega Ricciardi. Collega Porta, lei ha 53 secondi, che faccio? Faccio parlare lei per 53 secondi o il collega Ricciardi? Mettetevi d'accordo…Porta, va bene. Allora aspetti che impostiamo i tempi, perché i nostri assistenti ci aiutano, ma…Prego, collega Porta, i secondi sono preziosi nel suo caso.
FABIO PORTA(PD-IDP). Allora, io sono avvantaggiato dal fatto che sono intervenuto in sede di emendamento su questo tema, ma ho capito che il buonsenso, l'apertura e la semplificazione sono lontani da questo provvedimento, quindi non mi aspetto l'accantonamento, non mi aspetto alcun tipo di revisione, non chiedo nulla al Governo.
Volevamo semplicemente aumentare, migliorare la possibilità di accesso dei nostri pensionati che vivono all'estero alla banca dati INPS, cioè ai servizi previdenziali, attraverso gli operatori di patronato che non sono in condizione di offrire questo servizio, e chiediamo all'Aula di votare ciò che il Governo non ci ha consentito, cioè un emendamento che…
PRESIDENTE. Onorevole, è così, però c'è il collega Ricciardi che adesso può concludere. Ricominci da lì, 4 minuti e 15 secondi. Mi aspetto che riprenda esattamente da dove ha lasciato il collega Porta.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Appunto, una legge che lo Stato riconosce affinché si possano facilitare le operazioni per i pensionati, dico bene? Ora, detto questo, Presidente, con questo ordine del giorno è una vicenda un po' diversa. E io credo che a un certo punto in questo Paese bisogna dire una parola di verità, o quantomeno dovrebbero farlo questo Governo e questa maggioranza - se vuole, io attendo fiducioso le parole del relatore Orsini, che so avere ancora a disposizione più di 10 minuti -, per capire: ci sapete dire gentilmente che cosa pensate dei patronati?
Perché, se avete un'avversità strutturale nei confronti dei patronati, ditelo. E mi meraviglio, visto che ultimamente avete fatto una grancassa sui nazionali, poi arrivano i tribunali e dicono l'esatto contrario di quello che avete detto voi. Però non ho visto alzarsi nessuno e venire in quest'Aula a chiedere scusa per avere crocifisso persone che hanno fatto il proprio lavoro e che hanno operato. Allora, da questo punto di vista, la domanda è molto banale, Presidente. Noi immaginiamo di assolvere alla funzione dei legislatori per fare i comunicati stampa alla mattina e alla sera o perché immaginiamo di facilitare o migliorare, anche solo di una virgola, le condizioni quotidiane delle persone che rappresentiamo?
Perché è questa la domanda alla quale dobbiamo dare una risposta. E l'ordine del giorno della collega Marino andava esattamente in questa direzione. Il collega Porta lo ricordava: c'è una legge dello Stato e questi sono operatori, organizzazioni che hanno il contatto diretto con la PA italiana, ma soprattutto, Sottosegretaria, suppliscono a una carenza dello Stato italiano.
Il mondo dell'associazionismo, il Terzo settore, i patronati, i Comites, il CGIE, sono tutte quelle strutture e quelle organizzazioni che dove, purtroppo, non riesce ad arrivare lo Stato…Perché noi siamo stati e continuiamo a essere uno dei Paesi con il maggior tasso di espatri al mondo. Avoglia a parlare di invasione: siamo noi che abbiamo invaso il mondo e continuiamo a farlo, solo che, quando lo vediamo, immaginiamo che sia tutta promozione di . Allora, se ci vantiamo di tutto questo, possiamo immaginare un attimo di capire che sostegno diamo a queste persone?
Perché, guardate, ogni pratica che viene espletata così è una pratica che è controllata, che ha il vaglio a valle dello Stato. Allora immaginare che si possano trovare strumenti di autenticazione diversa affinché queste strutture possano operare mi sembra lapalissiano. Già abbiamo detto che l'asino vola rispetto al cartaceo e al digitale. Almeno su questo, Sottosegretaria, ci dia un'apertura .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/14 Marino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2369-A/15 Di Giuseppe il parere è favorevole.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Colleghi, prima di passare alle dichiarazioni di voto finale ho bisogno di una brevissima pausa tecnica. Quindi sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 17,35. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie.
PRESIDENTE. Aspetti. Prego.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, ci apprestiamo a votare un provvedimento che, per sua natura, è collegato al provvedimento che ha istituito le nuove regole per la cittadinanza. Al di là del merito tecnico, perché, come abbiamo capito anche dal lungo dibattito sugli ordini del giorno, ci sono questioni soprattutto tecniche, le stesse vanno lette anche un po' alla luce del provvedimento iniziale che ha già suscitato molte polemiche originariamente, soprattutto laddove va ad incidere su un aspetto fondamentale per quella che è stata la nostra tradizione finora, che attiene alla possibilità di avere la cittadinanza italiana.
Ma tutto questo dibattito io credo che sia inficiato da un'ambiguità dentro la quale lo stesso viene lasciato dalla maggioranza. Perché? Perché anche certe storture, o apparenti storture, che sono state messe in luce e che riguardano le procedure, potrebbero essere lette con un significato molto diverso se la maggioranza ci chiarisse, una volta per tutte, ad esempio, cosa intende fare sullo o sullo . Perché ha un senso un provvedimento che può essere letto come restrittivo nella misura in cui si fa l'allargamento che più volte, ad esempio, Forza Italia ha dichiarato di voler fare, ma che poi, alla prova dei fatti, sparisce tra le righe dei vostri provvedimenti, lasciando spazio esclusivamente agli aspetti che sono invece restrittivi.
Fatta questa premessa, dobbiamo dire che il disegno di legge introduce una revisione complessiva dei servizi destinati ai cittadini e alle imprese italiane all'estero. Pur dichiarando questa finalità di semplificazione e modernizzazione, il provvedimento presenta significative criticità sul piano amministrativo, organizzativo e della tutela dei diritti dei cittadini.
Il testo prevede una riforma profonda delle procedure di riconoscimento della cittadinanza italiana , che è proprio il tema a cui accennavo prima, con il trasferimento delle competenze dai consolati a una nuova struttura centrale, istituita presso il Ministero degli Affari esteri. Tale scelta, chiaramente, fa sorgere legittimamente il dubbio che questa centralizzazione di un processo così distribuito, con una tradizione così ampia, possa portare degli intoppi, anziché degli efficientamenti, e questo dubbio si associa ai dubbi più importanti che ricordavo prima, relativamente alle ambiguità di questa maggioranza sul tema generale della cittadinanza.
Ricordo infine che proprio questa modifica, per quanto riguarda lo , ha di fatto spaccato in due i cittadini italiani residenti all'estero relativamente al diritto di trasmettere ai propri figli la cittadinanza. Questo non è un elemento di poco conto, è un elemento che - sapete benissimo - ha scosso la comunità degli italiani all'estero.
Quindi siamo a rinnovarvi: qual è il vostro disegno complessivo? State chiudendo, irrigidendo? Vi state barricando al Ministero degli Affari esteri o vi state aprendo a quelle proposte che, di estate in estate, compaiono sulla bocca di alcuni vostri rappresentanti?
Per quanto riguarda, poi, la vicenda della carta, direi che ne abbiamo parlato a sufficienza nel corso della discussione sugli ordini del giorno. L'articolo 1, al comma 3, introduce una disposizione di particolare rilievo: le domande di riconoscimento della cittadinanza italiana, corredate della prescritta documentazione, in originale cartaceo, dovranno essere trasmesse esclusivamente tramite il servizio postale, con oneri di spesa a carico dei richiedenti. Vedete, anche qui, se avessimo contezza di qual è il vostro disegno complessivo sulla cittadinanza, potremmo anche immaginare che questa norma, assolutamente anti-intuitiva, che ci porta indietro di 100 anni, come veniva ricordato, fosse stata almeno pensata per ragioni di sicurezza, per rendere più solido il procedimento. Ma nulla ci lascia, nemmeno per un momento, poter ripiegare su una spiegazione di questo tipo, di ragionevolezza, proprio in ragione del fatto che voi non avete una strategia sull'immigrazione e quella che state comunicando è una strategia esclusivamente di chiusura e di irrigidimento.
È in ragione di questa ambiguità che, allora, pensiamo che sia bene, ad esempio, che, grazie a un emendamento delle opposizioni, questo provvedimento slitti almeno al gennaio del 2028; se non lo si è voluto fare in questa sede, ci sarà tempo per migliorare, per perfezionare e per capire.
Ci sono anche degli aspetti positivi, per carità. Ad esempio, la carta di identità elettronica per gli italiani all'estero sarà una facoltà nuova.
Concludendo, Presidente, le modifiche alla legge n. 470 del 1988 sull'anagrafe degli italiani residenti all'estero, pur ispirate all'obiettivo di aggiornare il quadro normativo, non sono accompagnate da un adeguato sistema tecnico di interconnessione tra comuni e consolati. Questo problema ce l'abbiamo sempre avuto. In assenza di una piattaforma unica, interoperabile, il rischio è quello di perpetuare gli attuali disallineamenti anagrafici e mantenere le inefficienze già note.
L'affidamento delle funzioni consolari a un apparato centrale meno radicato sul territorio ci apre almeno a una domanda che sarebbe stato bello trovasse una risposta in questa e nelle altre sedi: queste funzioni consolari, liberate da questo carico, in quale altro modo le vogliamo impiegare? Qual è la strategia che vogliamo avere per gli italiani e le imprese all'estero? Domande che restano sospese, come dicevo, nella nebbia della vostra ambiguità.
Ecco, l'affidamento delle funzioni consolari a un apparato centrale meno radicato sul territorio, l'obbligo di invio cartaceo delle pratiche, la riduzione dei controlli specialistici, la prospettiva di esternalizzare le attività pubbliche essenziali configurano, quantomeno, elementi di criticità e, talvolta, elementi di arretramento sotto il profilo dell'efficienza, della trasparenza e della prossimità ai cittadini.
Si tratta pertanto di un intervento che, dietro la retorica della semplificazione, rischia di tradursi in una pubblica amministrazione più lenta, più costosa, meno digitale, in evidente contrasto con i principi di modernizzazione e innovazione amministrativa che dovrebbero orientare l'azione di Governo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Tirelli. Ne ha facoltà.
FRANCO TIRELLI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signora Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signori del Governo, comunico il voto favorevole del gruppo Noi Moderati e l'astensione del Movimento Associativo Italiani all'Estero (MAIE), vista la contrarietà agli articoli 1 e 4, e consegno il mio intervento.
PRESIDENTE. È autorizzato, collega.
Ha chiesto di parlare la collega Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, il disegno di legge in esame, collegato alla manovra di finanza pubblica per l'anno 2025, reca disposizioni per la revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all'estero. Ne abbiamo diffusamente parlato durante il dibattito sugli emendamenti e gli ordini del giorno, ma è importante sottolineare come si compone l'articolato. Il Capo I, che contiene gli articoli da 1 a 3, detta disposizioni in materia di cittadinanza, anagrafe e legalizzazione di firme al fine di introdurre innovazioni procedurali che consentano di rendere più efficienti i processi e di adeguare alcune discipline alle evoluzioni normative intervenute nel corso del tempo all'estero. L'articolo 1 modifica, di fatto, le procedure in materia di riconoscimento della cittadinanza per i residenti all'estero.
Da parte degli auditi c'è stato un giudizio negativo unanime sull'articolo 1, tant'è che noi ne abbiamo proposto la soppressione. Queste disposizioni, infatti, non ci convincono per diversi aspetti. Innanzitutto riducono le competenze degli uffici consolari in materia di riconoscimento della cittadinanza italiana; istituiscono, poi, un ufficio di livello dirigenziale generale all'interno del MAECI, non diretto da un diplomatico, a cui devono essere presentate le domande di cittadinanza avanzate da richiedenti maggiorenni residenti all'estero.
Questa centralizzazione non garantisce, a nostro avviso, la presenza delle competenze indispensabili al corretto esame della documentazione allegata alle richieste. Gli uffici consolari sono attualmente in grado di verificare la documentazione in termini di autenticità della stessa, di corretta traduzione e di altri aspetti specifici della normativa locale.
Con l'approvazione di queste modifiche temiamo l'effetto di un depauperamento delle professionalità presenti negli uffici all'estero, a fronte del quale non emerge alcuna garanzia circa il mantenimento degli organici attuali. Si prevede, inoltre, che tali domande siano inviate al MAECI esclusivamente tramite il servizio postale, come abbiamo ampiamente dibattuto, e che siano corredate dalla documentazione cartacea originale e dalla prova del versamento dei diritti consolari. Si tratta di un notevole passo indietro rispetto all'odierna digitalizzazione.
Non è coerente con il processo di innovazione e digitalizzazione da tempo in atto nella pubblica amministrazione e rischia di creare innumerevoli problemi per la validazione di documenti emessi da amministrazioni estere solo in forma digitale. Inoltre, questa prescrizione non tiene conto delle enormi differenze di funzionamento dei sistemi postali tra Paese e Paese, tali da compromettere l'esito dell'invio della documentazione per moltissimi potenziali richiedenti.
È molto probabile che in un gran numero di casi il richiedente non possa nemmeno provare l'avvenuta spedizione dei documenti, perché il sistema non traccia l'iter di consegna al destinatario, senza dimenticare che si tratta di documenti originali dei quali spesso è estremamente difficile ottenere un duplicato. Si può prevedere fin da ora che questa procedura inneschi un gran numero di ricorsi contro il Ministero, qualora la spedizione non vada a buon fine, basati sulla lesione di fatto del diritto di presentare istanze alla pubblica amministrazione.
Gli oneri della spedizione e dei servizi connessi sono posti a carico del richiedente. È particolarmente ingiusto che un aspirante cittadino, oltre a corrispondere il non esiguo contributo amministrativo di 250 euro richiesto dalla legge n. 91 del 1992, debba sobbarcarsi anche l'onere del servizio specializzato cui il console di riferimento potrebbe avere affidato il servizio di spedizione. Si conferma, quindi, il timore che non sia il diritto di legge a determinare chi può ottenere la cittadinanza italiana, ma il diritto di censo.
Il disegno di legge prevede poi che il MAECI possa affidare a operatori specializzati, con oneri a carico dell'utente, servizi di spedizione, ricezione, digitalizzazione e archiviazione delle domande e della relativa documentazione, nonché ogni ulteriore attività propedeutica alla trattazione e definizione delle stesse.
Anche se in Commissione è stato approvato un emendamento che prevede che il Ministero possa affidare questi servizi in conformità con le indicazioni del Garante per la protezione dei dati personali, questo intervento è molto preoccupante. L'apertura ad affidamenti privati su un tema così delicato è, secondo noi, un grande rischio. Si prevede, infine, che il termine per la conclusione del procedimento di riconoscimento della cittadinanza sia di 36 mesi, in luogo degli attuali 24.
Inizialmente il testo ne prevedeva persino 48, come ha sottolineato il collega Toni Ricciardi, abbassati a 36 con l'approvazione di un emendamento in Commissione, ma comunque troppi. Un periodo di 3 anni per portare a termine un procedimento di riconoscimento di cittadinanza è eccessivo e non motivato. Inoltre è sbagliato stabilire per legge la fissazione del termine, che sarà poi difficilmente modificabile. L'articolo 2 introduce una modifica di carattere procedurale alla disciplina in materia di legalizzazione delle firme degli atti esteri, da far valere in Italia, ponendosi in contrasto con i principi di semplificazione burocratica. Infatti inserisce il riferimento alla previa legalizzazione da parte delle autorità locali ai fini della validità in Italia delle firme degli atti esteri.
L'articolo 3 introduce numerose modifiche alla legge n. 470 del 1988, riguardante l'anagrafe e il censimento degli italiani all'estero, e al relativo regolamento di attuazione. Modifiche che non ci convincono, così come non ci convincono le nuove disposizioni previste dagli articoli 4 e 5, che dettano disposizioni per l'adeguamento della normativa in materia di passaporti e di validità della carta di identità ai fini dell'espatrio. Gli ultimi articoli contengono le disposizioni organizzative finali e finanziarie. Insomma, per concludere, il provvedimento in esame è parte integrante di un pacchetto normativo che comprende il decreto-legge n. 36 del 2025, che ha modificato requisiti e procedure per il riconoscimento della cittadinanza, e lo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante modifiche al regolamento di organizzazione del MAECI.
Il complesso di questi interventi produce, a nostro avviso, un quadro normativo confuso e privo di coerenza giuridica. Per queste ragioni, il voto del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra sarà contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Oggi andiamo a votare un provvedimento che riguarda i cittadini e le imprese all'estero. Non capita spesso di poter parlare con tutta l'Aula, e invero neanche in Commissione, di provvedimenti che possono apportare migliorie e modifiche a tutta quella serie infinita di ostacoli, intoppi e problemi che i nostri cittadini e le nostre imprese affrontano all'estero. Ecco perché oggi è un giorno importante specialmente per chi, come me e altri, rappresenta direttamente queste comunità.
Ci tengo a sottolineare “cittadini e imprese all'estero”, e lo faccio fin dall'inizio, banalmente per provare a smascherare una piccola ipocrisia che a volte ascoltiamo, che è la seguente: parliamo sempre - e non solo la maggioranza, parlo proprio in generale - e ci riferiamo spesso alla promozione dell'Italia all'estero, alla promozione delle nostre imprese, al fatto che dobbiamo fare sistema, che il sistema Paese deve muoversi, del e via discorrendo, e ci dimentichiamo molto spesso che tutto quello…Chiederei gentilmente alla collega se può spostarsi…
PRESIDENTE. Sì, collega Onori, mi scusi. Collega, collega mi perdoni, la collega Onori non riesce…grazie. Prego, collega Onori.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Dicevo che ci dimentichiamo molto spesso e in maniera colpevole, a mio avviso, in maniera forse un pochino ipocrita, che tutto ciò che riguarda le attività che le imprese possono fare all'estero poi nella pratica ricade nella possibilità di avere dei documenti in tempi ragionevoli. Il rilascio di un passaporto, il rilascio di una carta di identità elettronica fanno parte delle possibilità, o meglio, fanno parte ancora dei possibili ostacoli che le imprese all'estero incontrano. Ecco perché il titolo del provvedimento, quantomeno il titolo è assolutamente opportuno.
Cominciamo dai punti fondamentali: il rilascio della carta di identità elettronica. Com'era la situazione, o meglio, com'è la situazione prima che questo provvedimento possa essere finalmente pubblicato e diventare legge? Al momento un italiano residente all'estero può rientrare in Italia e fare richiesta della carta di identità presso il proprio comune di iscrizione in Italia, appunto, soltanto per quanto riguarda la carta di identità cartacea; non può richiedere la carta di identità elettronica. Non chiedetemi perché, perché non siamo riusciti a capire dov'è che era il problema.
Sono 2 anni che, come Azione, con altri colleghi, e in questo voglio iniziare a ringraziare i colleghi del Partito Democratico, perché Azione e il Partito Democratico hanno cominciato a fare questa battaglia 2 anni fa e l'hanno portata avanti in maniera testarda, costante, al limite della cocciutaggine, anche banalmente per provare a capire meglio, a comprendere meglio dove fosse il collo di bottiglia, dove fosse l'ostacolo.
Non siamo riusciti a capirlo, ma siamo ben contenti che, quando il provvedimento è arrivato in Commissione esteri, i nostri emendamenti siano passati. Cosa è, quindi, passato? Sarà possibile, finalmente, per un italiano residente all'estero, al suo rientro temporaneo per le vacanze di Natale, di Pasqua, quando va a visitare famiglia e amici, poter richiedere la carta d'identità elettronica anche nel comune italiano. La legge al momento ancora non dice se è soltanto il comune di iscrizione o tutti i comuni: staremo a vedere. Ovviamente è importante che questa possibilità possa essere la più estesa possibile, banalmente anche per non andare ad ingolfare i centri maggiori, le città maggiori, con richieste che, evidentemente, non potrebbero evadere.
Questo è importante perché i nostri consolati all'estero - invece loro sì, la gran parte, la maggioranza quantomeno - sono incredibilmente ingolfati. I tempi di rilascio di documenti di base, come i documenti di identità, non rientrano tra quelli che noi definiremmo tempi ragionevoli. Parliamo di diversi mesi, a volte arriviamo all'anno: quindi, un anno di tempo per ottenere un documento che dovrebbe essere un diritto. Un diritto non solo in via generale, ma proprio in via particolare. In Germania, per esempio, non può ritirare un pacco postale il cittadino italiano che non presenti un documento elettronico con ; in Francia, invece, il cittadino senza la carta d'identità elettronica o, comunque, senza un documento elettronico con non riesce a completare una procedura bancaria; in Belgio, non può firmare digitalmente un contratto. Cioè, noi stiamo limitando le possibilità della vita quotidiana dei nostri cittadini all'estero, banalmente, perché non siamo in grado di rilasciare documenti in tempi ragionevoli, e questo non è dignitoso per il nostro Paese.
La CIE riguarda anche l'identità digitale. Per poter accedere ai servizi consolari digitali bisogna avere un'identità digitale; in assenza della carta d'identità elettronica, che può essere utilizzata a questo fine, si potrebbe utilizzare lo SPID, è vero, se non fosse che riceviamo tantissime segnalazioni per il fatto che i vari legati allo SPID spesso non accettano, non riconoscono, non riescono a far operare nella maniera opportuna numeri telefonici esteri. Ecco che il cittadino italiano all'estero ha anche, banalmente, il problema di poter accedere a un servizio digitale, ad esempio per prenotare un appuntamento in consolato.
Queste cose sono importanti ed è importante dirle in quest'Aula, perché parliamo di milioni di persone che vivono questi problemi, che non sono problemi filosofici - immagino che il collega relatore sarà d'accordo con me -, sono problemi molto pratici. È davvero, a volte, disarmante vedere come il nostro Paese non riesca ad avanzare neanche su questo tipo di ostacoli.
Il lavoro che è stato fatto in Commissione, invece, è un lavoro fruttuoso; è un lavoro che è stato fatto di audizioni, anche dei comitati dei cittadini, che negli anni si sono organizzati per raccogliere firme per chiedere che la carta d'identità elettronica possa essere richiesta anche nei comuni italiani. Siamo arrivati a questo: che i cittadini italiani fanno le raccolte firme per poter avere un documento d'identità. Ripeto, io spero che tutti quanti capiamo il livello di non accettabilità di questa situazione.
Il lavoro in Commissione, dicevo, è stato fruttuoso, perché il relatore per la maggioranza ha saputo ascoltare - e di questo lo voglio ringraziare -, perché abbiamo fatto una battaglia, come dicevo prima, di ordini del giorno e di interrogazioni incessanti e instancabili da due anni, con i colleghi dell'opposizione. Certo, ci saremmo aspettati - si poteva fare, come si può sempre fare di meglio - un lavoro ancora più organico, magari con tutti i rappresentanti dei cittadini all'estero, magari ci sarà un'altra occasione per poterlo fare.
Cosa mi preme menzionare? I consoli onorari: un'altra battaglia di Azione su questo provvedimento è stata quella che abbiamo provato a fare prima con emendamenti, dichiarati inammissibili, banalmente perché reputati non eccessivamente attinenti al contenuto del provvedimento, ma poi portati in Aula con degli ordini del giorno che hanno trovato il parere favorevole del Governo, e di questo siamo molto soddisfatti. Questa battaglia in cosa consiste? Sono passati i nostri ordini del giorno che chiedono più risorse per i consoli onorari, che chiedono più postazioni mobili, specialmente per i consoli onorari che risiedono nelle zone più distanti dalle sedi consolari, e soprattutto è passato e ha trovato parere favorevole l'ordine del giorno che prevede la possibilità per i consoli onorari di prendere le impronte digitali, quindi di cooptare i dati biometrici - per dirla in maniera, forse, meno comprensibile - dei cittadini italiani, al fine del rilascio della carta d'identità elettronica, in totale analogia con quanto avviene per il rilascio del passaporto. Perché capiamo bene, credo tutti, e siamo d'accordo sul fatto che, se un console onorario può prendere le impronte digitali ai fini del rilascio del passaporto, non c'è motivo perché non possa farlo anche ai fini del rilascio della CIE.
Perché è importante la battaglia per i consoli onorari? Perché molti cittadini non vivono nella città principale del Paese all'estero dove risiedono, perché non sono vicino a un consolato e, quindi, per il rilascio, banalmente per ottenere un documento di identità, devono affrontare un viaggio a volte di diverse ore, a volte in treno, a volte con tutta la famiglia. Parliamo di centinaia di euro che un nucleo familiare deve affrontare come spesa per avere semplicemente dei documenti di identità. Anche questo non è accettabile. Il supporto al console onorario, che offre questo come servizio, una maggiore prossimità dei servizi consolari in tutte le comunità, rappresenta questo tipo di battaglia.
È passato il nostro emendamento in Commissione su un maggiore coinvolgimento delle organizzazioni sindacali per quanto riguarda le misure attuative del decreto ministeriale. È passato, ancora grazie al nostro emendamento, da 48 a 36 mesi, il termine per la conclusione delle procedure ai fini del rilascio della cittadinanza. Non siamo neanche in maniera pregiudiziale contrari a una maggiore centralizzazione delle pratiche relative all'acquisizione di cittadinanza.
Quindi, perché non votiamo a favore e votiamo con un voto di astensione a questo provvedimento? Perché questo provvedimento è il figlio, il nipote, è intimamente collegato alla modifica della legge di cittadinanza, la quale, invece, non ha visto questo tipo di processo di confronto, né in Commissione né in Aula. E questo è un grande che rimane in questa legislatura, perché abbiamo visto la chiusura totale e preconcetta, dal nostro punto di vista, in riferimento alla possibilità di avere anche delle procedure digitali ….
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). … e non esclusivamente cartacee - termino - per quanto riguarda ancora la legge di cittadinanza. E, quindi, ancora una volta, la legge di cittadinanza ha provocato una rottura, al momento ancora insanabile, ma speriamo che potremo avere l'opportunità di sanarla, magari al più presto. Ecco perché il nostro è un voto di astensione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Stavamo dibattendo proprio con il collega Ricciardi e con il collega Giachetti di quello che è stato un po' il percorso di questa giornata, perché noi, come MoVimento 5 Stelle, su questo provvedimento intendiamo esprimere la nostra contrarietà su queste disposizioni, che recano, almeno sulla carta, i servizi per i cittadini e le imprese all'estero. Però, vede, lo facciamo, a onor del vero, con una posizione chiara, ragionata, anche coerente, non tanto perché siamo contrari al miglioramento dei servizi consolari o alla digitalizzazione della pubblica amministrazione all'estero - non è proprio nella nostra cultura -, ma perché questa riforma arriva come una riforma parziale, completamente sbilanciata, nella migliore delle ipotesi; nella peggiore delle ipotesi, arriva addirittura come regressiva rispetto a quelle che sono le reali esigenze dei cittadini italiani nel mondo, lo abbiamo visto in tante testimonianze che ci sono arrivate.
Noi crediamo che, in Commissione, ci sia stato un lavoro molto importante, che ci sia stato un lavoro molto costruttivo e che abbiamo dimostrato uno spirito collaborativo per migliorare, sostenendo, come MoVimento 5 Stelle, anche degli emendamenti di buonsenso: un po' quelli del collega Ricciardi, del collega Porta, del collega Di Sanzo, che chiedevano - faccio dei singoli esempi per far capire anche la bontà del nostro spirito, anche proprio come opposizione - di introdurre, l'abbiamo dibattuto qui per un po', la possibilità di presentare una documentazione esclusivamente in formato digitale, in formato elettronico, secondo gli standard europei, con il pagamento tramite piattaforme pubbliche, con pagoPA, accessibili ovviamente anche all'estero; riconoscere la validità in Italia degli atti notarili formati e legalizzati digitalmente nei Paesi che adottano sistemi di legalizzazione elettronica. Ne ho citate due, ma veramente ce ne sono state molte altre, per chi abbia questa curiosità può andare a leggere i resoconti stenografici.
Si tratta, quindi, di misure concrete - ne ho citate due, ma veramente ce ne sono state molte altre: per chi abbia questa curiosità può andare a leggere i resoconti stenografici - che vanno nella direzione della vera semplificazione, quella che intendiamo noi come MoVimento 5 Stelle.
Abbiamo votato a favore di questi emendamenti perché rappresentano effettivamente un passo avanti verso una pubblica amministrazione più moderna e inclusiva, che è il messaggio che dall'Italia vogliamo dare ai nostri connazionali all'estero.
Tuttavia, devo dire che il testo complessivo che oggi ci viene presentato non recepisce in maniera organica quelle che sono state le proposte di questa opposizione, di questo Parlamento. Rimane un impianto molto burocratico, frammentato e privo, sostanzialmente, di una visione d'insieme. Non c'è una strategia chiara di investimento nella rete consolare, non c'è un piano per il potenziamento delle risorse umane e tecnologiche delle nostre sedi all'estero, e noi vediamo un rischio concreto che la riforma si riduca, quindi, a un intervento fondamentalmente di facciata che accentua la digitalizzazione senza garantire accessibilità e diritti.
Vede, la digitalizzazione senza semplificazione - questo è un concetto estendibile anche ad altre materie del nostro Stato - è solo un modo nuovo per creare nuove disuguaglianze tra chi ha strumenti, connessioni, competenze e chi, invece, specie tra gli anziani o i connazionali in Paesi che hanno infrastrutture deboli (perché va analizzato anche questo), rischia di rimanere totalmente escluso.
Allora, non basta sostituire un documento cartaceo con un formato digitale: serve una rete consolare capillare, formata e dotata anche di risorse. Serve un modello anche di cooperazione con le imprese italiane all'estero che sia realmente funzionale alla crescita e all'internazionalizzazione del nostro Paese.
Invece, questo provvedimento, ahimè, come abbiamo avuto modo di dire con riferimento ai vari emendamenti e ai vari ordini del giorno, sembra pensato molto più per alleggerire i carichi del nostro Stato che per rafforzare i diritti dei cittadini italiani nel mondo. Non c'è una riflessione sul rafforzamento dei consolati, sull'assistenza ai cittadini in difficoltà e sulla protezione giuridica e consolare nei contesti di crisi. Soprattutto, manca un principio che per noi è irrinunciabile, ovvero la parità di accesso ai servizi pubblici, indipendentemente da dove un cittadino si trovi.
In sintesi, concludo dicendo: come MoVimento 5 Stelle noi, ovviamente, condividiamo gli obiettivi di modernizzazione. Abbiamo contribuito con proposte, abbiamo votato anche le proposte dei nostri colleghi, abbiamo discusso, abbiamo cercato, anche in quest'Aula, di trasferirvi quello che per noi non è una critica all'impianto del Governo, ma è una visione che vorremmo trasmettere dal nostro Paese a servizio dei nostri concittadini all'estero.
Ecco, non possiamo votare un testo che non garantisce questa efficienza, questa equità, questa tutela effettiva dei diritti ai nostri concittadini all'estero. Quindi, per tutte queste ragioni, noi voteremo contro perché pensiamo che, una volta che questo Parlamento arriva a discutere di quello che può fare il nostro Paese per i nostri connazionali all'estero, questa sia stata una grande occasione mancata .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, noi stiamo parlando di un provvedimento che suona come un atto quasi tecnico, procedurale. Questo aspetto esiste, naturalmente, ma vederlo solo in questo modo è una visione molto, molto riduttiva.
Quello che noi stiamo approvando è un provvedimento che contiene una visione politica molto chiara, quella di rendere lo Stato italiano più moderno, più efficiente, più vicino ai cittadini nel mondo. È questo che vorrei si valutasse fino in fondo.
È un provvedimento che ha avuto un iter lungo e faticoso in Commissione. Sono lieto che su alcuni temi sia stato possibile trovare una convergenza con i colleghi dell'opposizione, su alcune materie come la questione della carta d'identità elettronica, in merito alla quale sia parlamentari di maggioranza che parlamentari di opposizione hanno avanzato delle proposte convergenti delle quali il Governo si è volentieri fatto carico.
Da questo punto di vista, saluto con favore il fatto che da alcune componenti dell'opposizione ci sia, verso questo provvedimento, un atteggiamento più aperto e meno pregiudiziale.
Questo disegno di legge incide sull'organizzazione delle procedure del Ministero degli Affari esteri, ma i suoi effetti, come dicevo, non resteranno affatto chiusi nei palazzi della Farnesina. Riguardano milioni di cittadini che vivono all'estero e riguardano tutte le imprese che ogni giorno si rivolgono alla nostra rete diplomatico-consolare.
Come noto, uno degli aspetti principali e più discussi riguarda la gestione delle pratiche per il riconoscimento della cittadinanza italiana . Sottolineo “per il riconoscimento”: ciò vuol dire che, fino a quando il riconoscimento non è avvenuto, queste persone non sono ancora cittadini italiani, quindi alcune anomalie rispetto ad altre previsioni di legge che riguardano i cittadini italiani non sono incoerenze, ma derivano dalla diversa condizione in cui queste persone si trovano rispetto alla cittadinanza italiana che deve ancora essere riconosciuta. Naturalmente è un diritto, per chi ne ha titolo, che venga riconosciuta e che venga riconosciuta in tempi certi, ma anche con modalità certe.
Abbiamo grande rispetto per la cittadinanza italiana, abbiamo grande rispetto per gli italiani all'estero, che si sentono italiani e che hanno titolo per definirsi italiani, ma proprio per questo consideriamo necessario un grande rigore e una grande serietà nell'affrontare queste procedure, anche superando difficoltà o anomalie che, in passato, si sono registrate.
La creazione di un ufficio dedicato presso il Ministero consentirà dunque di alleggerire un lavoro dei consolati che è un lavoro improprio, di uniformare le procedure e di garantire tempi più certi. Grazie al lavoro della Commissione - come dicevo - si sono apportati alcuni miglioramenti: per esempio, la riduzione dell'iter da 48 a 36 mesi. È un segnale di attenzione verso coloro che hanno diritto di essere considerati nostri connazionali.
Altre cose non è stato possibile fare non per cattiveria o per la volontà di infliggere agli aspiranti cittadini italiani delle inutili complicazioni, ma proprio perché noi prendiamo estremamente sul serio questa materia e, quindi, prendiamo estremamente sul serio il tema dei controlli antifrode.
Quello che ha suscitato un lungo dibattito nella fase di discussione degli ordini del giorno è fondamentalmente un equivoco: l'utilizzo della forma cartacea per l'invio della documentazione nasce semplicemente dal fatto che la forma cartacea è quella che rende più facile il controllo. Questo lo dicono gli esperti. Io non faccio il falsario, quindi non ho modo di avere certezze, ma chi si occupa professionalmente di queste cose - non in quanto falsario, ma in quanto esperto - dice unanimemente che il controllo di congruità, il controllo contro le falsificazioni è assai più facile e più efficace, se fatto sui documenti originali cartacei che non su materiale trasmesso elettronicamente. Questa, e non altra, è la ragione della di questa richiesta, di questa esigenza.
Voglio aggiungere ancora una cosa: la questione della carta di identità elettronica. Anche questa è stata una richiesta che è venuta da diverse parti, alla quale il relatore e il Governo si sono associati volentieri, e che ha avuto il parere favorevole del Ministero dell'Interno, che ha delle ovvie competenze, ed è stata ben volentieri accolta e inserita nel provvedimento. Per i cittadini italiani che vivono all'estero è più facile oggi ottenere la carta d'identità presso i comuni italiani in occasione di un viaggio in Italia o in qualunque altra circostanza e questo ristabilisce una parità di condizioni fra i cittadini residenti all'estero e i cittadini residenti in Italia e sono lieto che abbiamo potuto tutti insieme lavorare per arrivare a questo obiettivo.
C'è, però, anche un altro aspetto di questo provvedimento che tengo a sottolineare e del quale, in verità, si è parlato molto poco e su cui non si è posta una grande attenzione e riguarda il ruolo della diplomazia italiana. In un contesto geopolitico come questo, sempre più instabile, in cui in molte aree le tensioni commerciali e i nuovi dazi stanno ridefinendo i rapporti economici internazionali, in un mondo che cambia, quindi, così rapidamente, la promozione degli investimenti, delle esportazioni e degli scambi con l'estero diventa un dovere strategico e direi che non è solo un dato economico, ma è una componente essenziale della politica estera. Lo aveva già chiesto e indicato al nostro personale diplomatico il presidente Berlusconi quando era Presidente del Consiglio e questo Governo fa un passo ulteriore e inserisce fra i compiti fondamentali del Ministero la promozione della crescita economica nazionale, attraverso il sostegno all'esportazione e agli scambi con l'estero. Non è una formalità, è una filosofia di fondo che cambia il ruolo delle nostre rappresentanze diplomatiche.
A questo fine, giustamente, il Ministero si deve rafforzare, deve avere strutture più solide, un personale meglio formato, tant'è vero che il provvedimento interviene anche sull'organizzazione interna della Farnesina, migliorando la gestione del personale, introducendo sistemi di valutazione più trasparenti e che valorizzano il merito. Su questi temi abbiamo avuto un approfondito confronto con le sigle sindacali che è stato molto utile e, almeno per me, molto positivo.
Al tempo stesso, questo provvedimento valorizza tutte le professionalità: la professionalità dei diplomatici, che devono fare i diplomatici; le competenze dei dirigenti amministrativi, che devono fare i dirigenti amministrativi. Non esiste una gerarchia di qualità, esistono compiti diversi, specializzazioni diverse e ruoli diversi. La gestione del riconoscimento delle cittadinanze è un compito tipicamente amministrativo e che non ha nulla a che fare con una formazione diplomatica e, quindi, è giusto che questa struttura sia guidata da dirigenti amministrativi e non da diplomatici.
È altrettanto giusto che le nostre sedi consolari svolgano una funzione eminentemente diplomatica, quindi si occupino della rappresentanza del Paese e si occupino della tutela dei nostri concittadini all'estero, sia che vi risiedano stabilmente sia che siano in viaggio, piuttosto che occuparsi di una procedura amministrativa molto complessa per la quale non hanno né strutture adeguate né personale specificamente formato. Certo, hanno esperienze perché sono stati costretti a svolgere quelle procedure per molti anni, ma ingolfare i consolati con una cosa che può essere fatta meglio, in modo più razionale, da una struttura specializzata a Roma, è un atto di razionalità ed è anche un omaggio alla qualità...
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Concludo veramente, Presidente, mi dia 30 secondi e ho finito. Voglio solo rendere omaggio - ma lo considero importantissimo - alla qualità della rete consolare e diplomatica italiana, che è una delle migliori al mondo per professionalità, per serietà, per discrezione, in condizioni complesse, senza clamore e con altissimo senso del dovere. A loro va il nostro ringraziamento.
Per le tutte le ragioni che ho spiegato, Forza Italia voterà naturalmente a favore di questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Billi. Ne ha facoltà.
SIMONE BILLI(LEGA). Presidente, Sottosegretario, oggi votiamo un provvedimento molto importante per la comunità italiana nel mondo, una vera e propria riforma dei servizi consolari, dell'AIRE, delle procedure di cittadinanza e dei documenti di identità per gli italiani all'estero. Ricordo soltanto due risultati fondamentali: il primo è la possibilità di rinnovare la carta d'identità elettronica nei comuni in Italia, anche per noi italiani all'estero; il secondo è l'integrazione dell'AIRE nell'anagrafe nazionale, che finalmente unifica i comuni, la Farnesina e i consolati, rendendo l'amministrazione più vicina ai cittadini nel mondo. Presidente, si tratta di una vera e propria riforma concreta che questo Governo di centrodestra ha saputo realizzare, dimostrando con i fatti di lavorare davvero nell'interesse degli italiani nel mondo.
Come ammesso anche dall'opposizione oggi, durante le discussioni qui in quest'Aula - me lo sono appuntato -, noi siamo il Governo che più di tutti nell'ultimo ventennio - l'hanno detto loro - è intervenuto sulle questioni degli italiani e delle italiane all'estero È vero, Presidente. Infatti, nelle precedenti legislature la sinistra è stata quasi sempre al Governo, ma questi provvedimenti li ha portati a termine il centrodestra, con serietà, consenso e responsabilità.
Presidente, voglio rivolgere un ringraziamento ai Ministeri e ai Ministri coinvolti. In particolare, voglio ringraziare il Ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, di Forza Italia, voglio ringraziare il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, della Lega-Salvini Premier, il Sottosegretario di Stato per l'Interno, Nicola Molteni, sempre della Lega-Salvini Premier e il Sottosegretario per gli Affari esteri, Giorgio Silli, che ha la delega per gli italiani nel mondo, per l'impegno e la collaborazione istituzionale durante tutti questi anni di lavoro, perché questo è un provvedimento che è nato e che è stato lavorato in diversi anni di lavoro con il Ministero e con i Ministri e con i Sottosegretari. Un ringraziamento particolare a tutta la rete consolare e diplomatica nel mondo, per l'impegno quotidiano e la professionalità con cui opera pur in condizioni non sempre facili. Voglio anche ringraziare le opposizioni, per il contributo costruttivo offerto durante l'esame di questo provvedimento.
È vero, Presidente, c'è ancora molto da fare, ma dopo decenni di immobilismo il centrodestra, al Governo da tre anni, ha imboccato, con decisione, la strada giusta per dare finalmente risposte concrete agli italiani all'estero. Quindi, dichiaro il voto favorevole della Lega-Salvini Premier .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sottosegretario, oggi di che cosa parliamo? Della legge sulla revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all'estero. Ma che cosa connota il concetto di servizio? I servizi a cosa servono? A garantire i diritti. Allora, diciamocelo chiaramente, a onor di smentita - lo dico al collega Billi -: se oggi ci sarà l'erogazione della carta di identità elettronica per i cittadini residenti all'estero bisogna ringraziare il Partito Democratico e Azione per il lavoro fatto
È inutile che ci prendiamo in giro. Questo sì, è il Governo che maggiormente è intervenuto nell'ultimo ventennio sugli italiani all'estero, peccato, però, che l'abbia fatto per sottrazione e non per addizione . Vi siete presentati con la prima legge di bilancio tagliando 55 milioni alle politiche degli italiani all'estero. Avete proseguito: l'anno scorso non avete trovato 8,5 milioni di euro - nulla - per bloccare il blocco della rivalutazione dei pensionati italiani all'estero. Voi siete il Governo che ha distrutto la misura sugli impatriati, che ha fatto rientrare 75.000 persone e generando 2 miliardi di extragettito nelle casse dello Stato. Voi siete gli stessi, con buona pace degli interventi di fine seduta.
Va bene? E finiamola con queste sceneggiate da . Il 20 maggio voi avete approvato la legge della vergogna. Dopo due secoli di emigrazione, il primo Governo della Repubblica che spezza i legami e le radici con gli italiani nel mondo E non ci venite a raccontare dell'efficienza. Vi abbiamo depositato 245 emendamenti, vi abbiamo inchiodato per quattro mesi, quattro mesi ! Allora, colleghe e colleghi, bisogna un attimo ridare verità alla verità.
E ancora, avete moltiplicato convegni e discussioni sulla digitalizzazione, l'intelligenza artificiale, le nuove tecnologie e nel 2025, care italiane e italiani nel mondo, vi stanno raccontando che la cittadinanza viene richiesta non si sa da chi, quando avete impedito la trasmissione automatica, avete creato 150 fattispecie di cittadinanza, fate pagare 250 euro per una trascrizione di un nato all'estero, senza ragione. E allora, che cosa avete fatto? Come avete modernizzato con efficienza la macchina? Convertendo tutto al cartaceo, in barba ai regolamenti europei, in barba ai Protocolli internazionali, in barba a qualsiasi criterio logico.
E ancora, qual è la ragione per la quale fate tutto questo? È creare il caos nel sistema diplomatico consolare. Noi vogliamo, da qui, lanciare un messaggio di apprezzamento che nonostante voi, nonostante voi, consoli, operatori, contrattisti, dai consolati fanno i salti mortali pur di garantire i servizi alle nostre collettività. Nonostante voi, nonostante il caos di norme incomprensibili. E allora, guardate, per quale ragione noi esprimeremo un voto contrario nonostante siamo intervenuti migliorando questo provvedimento? Per una semplice ragione, perché questo è il provvedimento, il secondo atto della legge vergogna sulla cittadinanza.
E nonostante questo, noi che cosa abbiamo fatto in questi quattro mesi? La riduzione delle pratiche, da 48 a 36 mesi, per l'ottenimento della cittadinanza; l'obbligo del confronto con i sindacati ogniqualvolta si provvederà ai rinnovi contrattuali degli operatori, dei contrattisti nelle sedi a distanza; il rilascio della CIE nei comuni italiani. Questa cosa non avveniva per una semplice ragione, perché quando la Lega era al Governo - perché la Lega era al Governo, è stata al Governo in tutti questi anni - un Ministro, che oggi gioca col Ponte sullo Stretto, si era incaponito che la dicitura sulla CIE dovesse esser diversa rispetto all'Unione europea. Sono servite due sentenze, Cassazione e Corte costituzionale, che hanno dato torto a quel Ministro che, guarda caso, è della Lega-Salvini Premier Questa è la verità!
E allora, cari connazionali all'estero, se fino ad oggi non avete avuto la CIE in Italia, è colpa della Lega e di un Ministro che si inventava l'impossibile; un Ministro che ha deciso che trovava i soldi per giocare col suo nuovo giocattolo - 10 miliardi - e non trovava i soldi per le politiche per gli italiani all'estero. E i provvedimenti: sono in queste ore in distribuzione i soldi ai consolati che hanno prodotto più passaporti grazie a una legge che è nata dal Partito Democratico sui servizi consolari, i Comites hanno ricevuto 600.000 euro in più grazie a un emendamento del “fondino” parlamentare, a prima firma del collega Christian Di Sanzo, che ha dato una boccata d'ossigeno.
Allora, diciamocela una parola di verità ogni tanto. La verità è un'altra: che si fanno, Presidente, gli interventi a fine seduta per attaccare la sinistra che sottolinea come la cittadinanza italiana venga regalata per amicizia e non per legge. Ma peccato che chi fa quegli interventi di fine seduta per attaccare una critica dell'opposizione si dimentica di dire che avete regalato la cittadinanza alla sorella di Milei, avete regalato la cittadinanza a Bolsonaro , avete regalato la cittadinanza alle amiche giornaliste della destra radicale, ma la negate ai nipoti delle vittime di Marcinelle, ai nipoti degli stagionali delle baracche in Svizzera, ai nipoti degli stagionali che vivevano nelle periferie dell' in Germania negli anni Settanta. Per quale ragione? Perché, di fatto, il vostro obiettivo con questa misura è duplice: la prima ragione, è quella di privatizzare i servizi per le collettività italiane all'estero, come già fate con i visti, perché è molto più lucroso fare una grande gara d'appalto per dare il servizio in concessione esterna; la seconda ragione, è perché avete la fobia del voto degli italiani all'estero. Perché vi siete innamorati del premierato e il premierato vale una testa e un voto e avete la paura di come si esprimeranno gli italiani nel mondo rispetto alle scelte folli che questo Governo intende compiere.
Ed è per tutto l'insieme di queste ragioni che il Partito Democratico voterà in maniera chiara e convinta contro questo provvedimento, ma lo fa, dopo aver sostenuto quattro mesi di lavoro. Io voglio ringraziare tutti: il personale della Commissione, il relatore per la maggioranza e i gruppi di maggioranza. Perché noi siamo stati quattro mesi in Commissione a lavorare per cercare di migliorare un provvedimento che continua a negare diritti. Perché - guardate - non rendere efficienti i servizi, modificarne la prassi, modificarne l'applicazione significa incidere sulla funzione principale dei servizi, che è quella di garantire dei diritti. Allora, da questo punto di vista, fin quando si tratterà di garantire diritti per gli italiani e le italiane all'estero, fin quando si tratterà di fare battaglie per gli ultimi, il Partito Democratico ci sarà sempre. Ma fin quando si continuerà con la mera propaganda, accusando gli italiani all'estero di essere un problema di sicurezza nazionale e continuerete a spremerli come limoni, chiedendogli maggiori tasse e negandogli diritti, allora sappiate che ci troverete, troverete il Partito Democratico sulle barricate. Per questa ragione esprimo con convinzione il voto contrario del Partito Democratico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Calovini. Ne ha facoltà.
GIANGIACOMO CALOVINI(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo su un provvedimento che si inserisce pienamente nella visione di Stato che noi abbiamo sempre sostenuto: uno Stato efficiente e autorevole, vicino ai cittadini, capace di essere responsabile e tempestivo nel rispondere alle esigenze dei nostri connazionali. Il disegno di legge in esame reca disposizioni per la revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all'estero. È un provvedimento che affronta temi fondamentali per gli italiani che risiedono all'estero e che questo Governo, dopo tanti anni di dimenticatoio, ha deciso di ascoltare e valorizzare, aspetti quali la cittadinanza, il potenziamento della rete consolare, la disciplina dell'anagrafe per i cittadini residenti all'estero e la delicata questione del rilascio dei passaporti, che andavano adeguati in linea con una modernizzazione volta alla semplificazione dei servizi, allo stesso tempo senza mai perdere di vista il valore dell'appartenenza nazionale.
Uno dei primi punti affrontati all'interno del provvedimento riguarda proprio l'istituzione presso il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale di un ufficio dirigenziale generale per la gestione centralizzata delle pratiche di cittadinanza. Ormai da numerosi anni i nostri consolati affrontano un carico enorme di richieste da parte di cittadini di origine italiana o presunta tale che richiedono il riconoscimento della loro cittadinanza.
Queste loro richieste comportano un iter di verifica che spesso si protrae per numerosi anni, senza mai una risposta. Questo Governo ha deciso di intervenire per restituire dignità e certezza a chi si riconosce nell'Italia, a chi conserva e tramanda la nostra lingua, la nostra cultura e la nostra identità. Riteniamo che la cittadinanza italiana sia un legame profondo con la nostra storia ed i nostri valori.
Con questa riforma si vuole rendere più ordinato, efficiente e uniforme il lavoro delle unità consolari sul tema della cittadinanza, superando le disparità tra sedi consolari e riducendone tempi e costi. Come detto in precedenza, uno dei temi riscontrati riguarda il sovraccarico del lavoro negli uffici consolari che, in alcune aree geografiche, non riescono a gestire la mole di lavoro per via delle numerose richieste di cittadinanza che quotidianamente ricevono. Per questo motivo, il provvedimento in esame introduce anche un sistema di contingentamento delle pratiche per evitare il sovraccarico amministrativo con un meccanismo equilibrato che tiene conto delle capacità effettive dei singoli uffici. È una scelta di buon senso e responsabilità che coniuga efficienza e rispetto del diritto.
Con il secondo articolo abbiamo poi voluto affrontare il delicato tema recante la legalizzazione degli atti esteri sì da poter avere validità in Italia. Questo è un aspetto spesso sottovalutato, ma che rappresenta un punto essenziale per garantire i servizi sia ai cittadini che alle nostre imprese che operano all'estero.
La norma introdotta chiarisce e semplifica la procedura esistente, prevedendo espressamente la cosiddetta doppia legalizzazione ovvero la validazione da parte delle autorità locali e successivamente delle rappresentanze diplomatiche o consolari italiane.
Grazie a questo Governo siamo poi riusciti a compiere questo ulteriore importante passo in avanti verso una maggiore certezza giuridica, volta alla tutela dell'interesse nazionale delle nostre imprese che operano al di fuori dei nostri confini. In un mondo sempre più interconnesso è fondamentale riuscire a definire regole chiare e uniformi. Si evita il rischio di atti falsi o non riconoscibili. Con questa doppia legalizzazione il ruolo delle nostre sedi consolari sarà ancora più rafforzato, diventando ancor di più un presidio della legalità italiana nel mondo.
Un ulteriore aspetto introdotto dal provvedimento riguarda l'aggiornamento poi della legge n. 470 sull'Anagrafe degli italiani all'estero che, dopo anni di richieste, viene finalmente inserita all'interno dell'Anagrafe nazionale della popolazione residente. È un adeguamento atteso e necessario. Si abrogano procedure ormai superate, si unificano banche dati e si garantisce maggior interoperabilità tra comuni e rete consolare. In un mondo connesso anche lo Stato deve essere in grado di dialogare in tempo reale con i propri cittadini, ovunque essi si trovino.
La riforma dell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero ha riguardato molteplici categorie di soggetti, cercando di garantire, coerentemente con la realtà del pubblico impiego e con le mutate condizioni del personale civile e militare, una disciplina più chiara, più aderente ai principi del diritto internazionale e più rispettosa delle esigenze operative delle nostre amministrazioni. In merito al miglioramento dei servizi per gli italiani all'estero, non poteva non essere trattato il tema dei passaporti che ha spesso rappresentato un problema in termini di mole di lavoro all'interno delle sedi consolari. Abbiamo deciso in modo da poter eliminare i riferimenti anacronistici, adeguando il testo alle innovazioni introdotte dall'Unione europea. Anche in questo caso l'obiettivo è rendere la normativa più chiara, moderna e funzionale, semplificando la vita dei cittadini e migliorando l'azione amministrativa dello Stato. È un piccolo, ma significativo passo nella direzione di una pubblica amministrazione al servizio del cittadino, non più percepita come ostacolo, ma come strumento di tutela e di identità nazionale.
In conclusione, colleghi, questo disegno di legge, che può sembrare un insieme di articoli tecnici, nella realtà rappresenta una visione di uno Stato che torna a funzionare, che si rinnova senza rinunciare ai propri principi, che riscopre il valore del merito, della competenza e del servizio. Ed è la visione di Fratelli d'Italia che, fin dal primo giorno di Governo, ha messo al centro della propria azione una Nazione forte, orgogliosa, capace di difendere i propri interessi nel mondo e di valorizzare ogni cittadino italiano.
Grazie a questo provvedimento si valorizza il lavoro dei nostri consolati, si rafforza il legame con le comunità italiane all'estero, si semplifica dopo tanti anni di numerosi appelli la vita di cittadini e imprese, ma soprattutto si riafferma il principio che la cittadinanza è un valore e non una formalità.
Ed è per questo che, a nome di Fratelli d'Italia, esprimo il voto favorevole a questo provvedimento
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Il relatore per la maggioranza, il collega Orsini, ha chiesto di intervenire per un brevissimo ringraziamento. Prego, onorevole.
ANDREA ORSINI, . Grazie, Presidente. Volevo ringraziare tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione che, al di là delle specifiche valutazioni di merito, hanno lavorato con impegno, ma soprattutto il ringraziamento più sincero, più caloroso va al personale, agli uffici della Commissione che hanno dato, così come l'ufficio studi e il resto delle strutture della Camera, un contributo che, come sempre, è prezioso per qualità, per disponibilità e per impegno. Grazie di cuore.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2369-A: "Disposizioni per la revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all'estero".
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Dovremmo ora passare al seguito dell'esame della proposta di legge n. 1521-A concernente la valorizzazione sussidiaria dei beni culturali e l'istituzione del circuito “Italia in scena”. Tuttavia, la Commissione bilancio non ha ancora espresso il prescritto parere in ragione della mancata trasmissione della relazione tecnica sul testo della proposta di legge. Poiché nel corso dell'esame presso tale Commissione è emerso che la relazione tecnica potrebbe essere trasmessa nel corso della prossima settimana, il seguito di tale esame si intende rinviato alla prossima settimana.
Secondo le intese intercorse tra i gruppi, passiamo ora al seguito della discussione dei disegni di legge di ratifica.
Il seguito dell'esame degli ulteriori argomenti iscritti all'ordine del giorno della seduta odierna è rinviato alla seduta di domani al termine dell'informativa urgente del Governo.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1539: Ratifica ed esecuzione del Protocollo relativo alla Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) n. 29 sul lavoro forzato e obbligatorio, adottato a Ginevra il giorno 11 giugno 2014 nel corso della centotreesima sessione della Conferenza generale dell'OIL.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è conclusa la discussione generale.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo solo per annunciare il voto favorevole di Alleanza Verdi e Sinistra.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, signora Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Battilocchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole di Forza Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Coin. Ne ha facoltà.
DIMITRI COIN(LEGA). Grazie, Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole del gruppo Lega.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Intervengo per annunciare il voto favorevole del Partito Democratico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Calovini. Ne ha facoltà.
GIANGIACOMO CALOVINI(FDI). Grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1539: "Ratifica ed esecuzione del Protocollo relativo alla Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) n. 29 sul lavoro forzato e obbligatorio, adottato a Ginevra il giorno 11 giugno 2014 nel corso della centotreesima sessione della Conferenza generale dell'OIL".
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 1804: Ratifica ed esecuzione del Protocollo di emendamento all'Accordo istitutivo dell'Organizzazione internazionale della vigna e del vino relativo alla localizzazione della sede, adottato a Parigi il 21 maggio 2022.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è conclusa la discussione generale.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo solo per affermare con forza il nostro voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, signora Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Battilocchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole di Forza Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Formentini. Ne ha facoltà.
PAOLO FORMENTINI(LEGA). Grazie, Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole della Lega-Salvini Premier, con l'auspicio che il prossimo cambio di sede di questo ente possa essere verso l'Italia, vista l'importanza enorme dell'Italia in questo settore.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Romeo. Ne ha facoltà.
NADIA ROMEO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole del Partito Democratico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Calovini. Ne ha facoltà.
GIANGIACOMO CALOVINI(FDI). Grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo per dichiarare il voto a favore del gruppo di Azione. .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1804: S. 998 - "Ratifica ed esecuzione del Protocollo di emendamento all'Accordo istitutivo dell'Organizzazione internazionale della vigna e del vino relativo alla localizzazione della sede, adottato a Parigi il 21 maggio 2022" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 1803: Ratifica ed esecuzione del Protocollo sulla gestione integrata delle zone costiere del Mediterraneo, fatto a Madrid il 21 gennaio 2008.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è conclusa la discussione generale.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
ALBERTO BARACHINI,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/1803/1 L'Abbate, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/1803/2 Zinzi, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “nell'ambito dell'attuazione delle misure di cui al Protocollo sulla gestione integrata delle zone costiere del Mediterraneo, a valutare l'opportunità di monitorare e intervenire, nei limiti delle proprie competenze, al fine di evitare squilibri fiscali irragionevoli per le imprese concessionarie delle coste italiane, come quelli richiamati in premessa”.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1803/1 L'Abbate, parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1803/1 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1803/2 Zinzi, parere favorevole con riformulazione: va bene? Sì.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Nel rispetto della nostra funzione, per debito d'ufficio e secondo norma, annuncio il nostro voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Esprimo il voto a favore del gruppo di Azione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, signora Presidente. Intervengo per esprimere il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Battilocchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Solo per esprimere il voto favorevole di Forza Italia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Billi. Ne ha facoltà.
SIMONE BILLI(LEGA). Grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole della Lega-Salvini Premier.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Porta. Ne ha facoltà.
FABIO PORTA(PD-IDP). Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, annuncio il voto favorevole del gruppo parlamentare del Partito Democratico
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Calovini. Ne ha facoltà.
GIANGIACOMO CALOVINI(FDI). Grazie, Presidente. A nome di Fratelli d'Italia, annuncio voto favorevole
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1803: S. 982 - "Ratifica ed esecuzione del Protocollo sulla gestione integrata delle zone costiere del Mediterraneo, fatto a Madrid il 21 gennaio 2008" .
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1540: Ratifica ed esecuzione del Protocollo su acqua e salute della Convenzione del 1992 sulla protezione e l'utilizzazione dei corsi d'acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali, fatto a Londra il 17 giugno 1999.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è conclusa la discussione generale.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. In ossequio al mandato ricevuto e in conformità coi nostri valori, abbiamo riflettuto e annunciamo il voto favorevole di Alleanza Verdi e Sinistra .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Parimenti, esprimo il voto a favore del gruppo di Azione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, signora Presidente. Per esprimere il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Battilocchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Per dichiarare il voto a favore del gruppo Forza Italia
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Billi. Ne ha facoltà.
SIMONE BILLI(LEGA). Voto favorevole del gruppo Lega-Salvini Premier.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Porta. Ne ha facoltà.
FABIO PORTA(PD-IDP). Sì, Presidente. Sottosegretario, onorevoli colleghi, il gruppo parlamentare del Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista voterà a favore di questa importante ratifica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Calovini. Ne ha facoltà.
GIANGIACOMO CALOVINI(FDI). Grazie, Presidente. Dopo troppi anni di attesa, annuncio il voto favorevole di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1540: "Ratifica ed esecuzione del Protocollo su acqua e salute della Convenzione del 1992 sulla protezione e l'utilizzazione dei corsi d'acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali, fatto a Londra il 17 giugno 1999".
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 1585: Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: Protocollo alla Convenzione del 1979 sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a lunga distanza, per la riduzione dell'acidificazione, dell'eutrofizzazione e dell'ozono troposferico, con allegati, firmato a Göteborg il 30 novembre 1999; Modifiche al testo e agli allegati da II a IX del Protocollo del 1999 per la riduzione dell'acidificazione, dell'eutrofizzazione e dell'ozono troposferico nonché aggiunta dei nuovi allegati X e XI, adottate a Ginevra il 4 maggio 2012.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è conclusa la discussione generale.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 .
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'ordine del giorno presentato .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sull'ordine del giorno n. 9/1585/1 L'Abbate.
ALBERTO BARACHINI,. Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1585/1 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Come lei sa, siamo impegnati da sempre per la riduzione dell'acidificazione, dell'eutrofizzazione e dell'ozono troposferico e per questo Alleanza Verdi e Sinistra annuncia il voto favorevole sul provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Annuncio il voto a favore del gruppo di Azione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, signora Presidente. Ci rammarichiamo del mancato accoglimento dell'ordine del giorno a firma della collega L'Abbate. Ciononostante, il MoVimento 5 Stelle annuncia voto favorevole su questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Battilocchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Forza Italia voterà a favore di questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Coin. Ne ha facoltà.
DIMITRI COIN(LEGA). Grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole del gruppo Lega.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con onore, esprimo il voto convintamente favorevole del Partito Democratico a questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Calovini. Ne ha facoltà.
GIANGIACOMO CALOVINI(FDI). Grazie, Presidente. Anche in questo caso, esprimo il voto favorevole di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1585: S. 782 - "Ratifica ed esecuzione dei seguenti Accordi: a) Protocollo alla Convenzione del 1979 sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a lunga distanza, per la riduzione dell'acidificazione, dell'eutrofizzazione e dell'ozono troposferico, con allegati, firmato a Göteborg il 30 novembre 1999; b) Modifiche al testo e agli allegati da II a IX del Protocollo del 1999 per la riduzione dell'acidificazione, dell'eutrofizzazione e dell'ozono troposferico nonché aggiunta dei nuovi allegati X e XI, adottate a Ginevra il 4 maggio 2012" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare il deputato Ruspandini. Ne ha facoltà. Collega, aspetti un attimo, che vedo che i colleghi, anche intorno a lei, stanno uscendo. Aspettiamo un attimo che defluiscano.
MASSIMO RUSPANDINI(FDI). Grazie, Presidente…
MASSIMO RUSPANDINI(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per esprimere, in questi pochi minuti, la solidarietà mia e di tutto il gruppo di Fratelli d'Italia a Daniele Stefanucci, il presidente del circolo di Fratelli d'Italia di Acuto, un importante centro in provincia di Frosinone, dove lui è anche consigliere comunale.
Daniele è un impiegato del COTRAL, l'azienda di servizio di trasporto pubblico della regione Lazio, del trasporto extraurbano. Nella giornata di lunedì 13 ottobre è stato aggredito brutalmente, proprio mentre svolgeva il suo servizio, da un extracomunitario al quale aveva soltanto chiesto di esibire il proprio biglietto che dava diritto alla corsa. Tutto questo è successo durante il percorso che da Fiuggi conduceva ad Anagni. Subito dopo la fine della corsa Daniele è stato aggredito dal suddetto extracomunitario e ha riportato ferite gravissime. È stato ridotto in fin di vita, ci sono le foto sui ; fortunatamente le cose non sono andate per il peggio, ma noi vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà e non spegnere i riflettori su una grande questione che riguarda la sicurezza degli addetti al trasporto pubblico italiano. È una cosa molto seria .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Fra meno di due ore, a Udine, non andrà semplicemente in scena una partita di calcio. In una città militarizzata, con i cecchini sui tetti, il rumore degli elicotteri, migliaia di agenti a presidiare le strade e posti di blocco, alcuni cittadini invitati ad abbandonare le loro case, si gioca una partita che non avrebbe dovuto esserci. Chi dice ancora che sport e politica devono restare separati volga lo sguardo a Udine oggi; fuori dallo stadio, a sfilare in corteo ci sono molte più persone di quante ne entreranno dentro. Non sono lì a tifare, ma a testimoniare in modo pacifico che la verità non si può cancellare, né anestetizzare.
Sono felice per la tregua, per la liberazione degli ostaggi, per i prigionieri politici palestinesi tornati alle rispettive famiglie, ma questa non è ancora pace. La pace non è una fotografia da postare, è un processo da costruire con giustizia e con rispetto della memoria. Non si possono cancellare con un colpo di spugna le responsabilità e i crimini commessi dal Governo Netanyahu a Gaza , né si possono dimenticare decine di migliaia di vittime innocenti - ci vorrà molto tempo perfino per contarli - e quei bambini la cui unica colpa resta quella di essere nati lì.
La mia convinzione non cambia: questa partita non doveva essere giocata per la sospensione di Israele dalle competizioni sportive, dopo anni di vilipendio delle regole dello sport, della Carta olimpica, degli statuti di FIFA e UEFA. Ho denunciato, denuncio e denuncerò l'ignavia di chi ha deciso di non decidere. Ha parlato però la società civile in Spagna, fermando la , a Oslo domenica scorsa, oggi a Udine.
Mi auguro che lo sport torni a essere strumento di pace, di giustizia e di rispetto, che accompagni il percorso della pace. Dunque mi auguro che il Comitato olimpico palestinese possa tornare a promuovere lo sport, almeno in Cisgiordania, perché a Gaza, purtroppo, come ha detto il Comitato olimpico palestinese stesso, non si possono immaginare attività sportive per dieci anni.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Vorrei che stasera i protagonisti e gli spettatori di quella partita percepissero il silenzio di 800 sportivi palestinesi uccisi e insieme il rumore del 95 per cento delle infrastrutture sportive rase al suolo. Mi aspetto almeno un gesto simbolico, non so se succederà, ma voglio che restino le parole del pastore luterano di Betlemme, Munther Isaac, nella sua omelia della notte di Natale del 2023: “Noi palestinesi ci risolleveremo, l'abbiamo sempre fatto. Non so voi però, voi che siete rimasti a guardare mentre ci sterminavano. Non so se potrete mai risollevarvi” .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole.
Ha chiesto di parlare il deputato Carra'. Ne ha facoltà.
ANASTASIO CARRA'(LEGA). Signor Presidente, signori colleghi, oggi l'Italia tutta piange i tre carabinieri caduti nella terribile esplosione avvenuta a Castel d'Azzano, in provincia di Verona, durante un intervento in servizio. Hanno perso la vita il luogotenente Marco Piffari, il brigadiere capo Valerio Daprà e il carabiniere scelto Davide Bernardello. Nel compimento del loro dovere, mentre partecipavano a un'operazione di sgombero, sono stati travolti da una deflagrazione che ha distrutto l'edificio e segnato profondamente tutta l'intera comunità. A loro, ai colleghi feriti e alle famiglie delle vittime va il mio più profondo cordoglio e quello del gruppo Lega e di tutto il Parlamento .
La mia vicinanza e il mio pensiero vanno anche a tutti i carabinieri, ai soccorritori che, con coraggio e dedizione, hanno affrontato ore drammatiche nel tentativo di salvare vite e portare aiuto. Da un uomo che ha indossato la divisa da carabiniere per circa 39 anni, sento questo lutto come un mio lutto personale. Chi ha indossato quella divisa sa che, dietro ogni intervento, c'è la stessa promessa: proteggere, servire ed esserci. E questi tre uomini lo hanno fatto fino all'estremo sacrificio. Il loro esempio resterà per sempre inciso nella memoria dell'Arma e del Paese. A loro e a tutte le donne e gli uomini che ogni giorno vegliano sulla sicurezza degli italiani rendiamo oggi onore e riconoscenza: onore ai carabinieri, onore a chi serve l'Italia con coraggio, fedeltà e silenzioso sacrificio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Dalla Chiesa. Ne ha facoltà.
RITA DALLA CHIESA(FI-PPE). Come voi sapete tutti, io faccio parte della grande famiglia dell'Arma dei carabinieri e oggi, per me, è una giornata pesante, di lutto, di sofferenza grandissima. Se ne sono andati Marco, Davide e Valerio. Le loro famiglie, stamattina, li hanno visti uscire, come sempre; stasera sono sul baratro di una sofferenza immensa che si porteranno dietro tutta la vita.
Io volevo dire ai carabinieri che sono vicina a loro; sono vicini a loro i miei fratelli, la mia famiglia, quelli che loro sono abituati a vedere sempre in mezzo a loro, nelle caserme, a parlare con loro, perché quella è la nostra casa, davvero. Sono vicina a questi figli, alle mogli, ai 13 carabinieri che si sono feriti gravissimamente, ai tre poliziotti, al vigile del fuoco, anche lui rimasto gravemente ferito.
E ho un po' di rabbia, se lo posso dire in questo Parlamento, perché in questi ultimi mesi le nostre Forze dell'ordine sono state spesso aggredite e massacrate in piazza. Sono ragazzi anche loro, con la divisa
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo anch'io nuovamente in quest'Aula dopo che, all'apertura della giornata dei nostri lavori, eravamo già intervenuti, come gruppo del Partito Democratico, per chiedere alla Presidenza di aprire questa giornata manifestando tutto il cordoglio e la vicinanza del Parlamento e delle istituzioni per l'immane tragedia che ha strappato la vita di tre servitori dello Stato, di tre carabinieri che hanno perso la vita mentre stavano svolgendo il loro dovere.
E la vicinanza e la preoccupazione vanno anche al numero dei feriti: stamattina ne avevamo ricordati 13; nella giornata altre persone hanno riportato ferite; siamo arrivati a 19, forse addirittura a una ventina. Siamo di fronte a una pagina sicuramente dolorosa che impone una reazione unanime da parte delle istituzioni.
Voglio ringraziare i parlamentari che erano già intervenuti in mattinata - Andrea Orsini, di Forza Italia, Marco Padovani, di Fratelli d'Italia, anche il Vicepresidente della Camera Sergio Costa - e penso che il fatto che si sia aperta e chiusa la giornata tributando questo pensiero e ribadendo la nostra responsabilità nei confronti di tutte le persone chiamate nell'Arma dei carabinieri, ma non solo, a servire lo Stato, richiami il fatto che quest'Aula e tutti collettivamente siamo responsabilizzati di fronte a giornate di lutto come queste e siamo responsabilizzati a interrogarci su quello che dobbiamo fare di più per garantire la massima sicurezza, ogni giorno, di tutte le donne e gli uomini che servono lo Stato.
È chiaro che poi tanti elementi emergeranno e ci saranno altri momenti per verificare tutti quelli che sono gli aspetti di questa vicenda, ma noi sappiamo che c'è una responsabilità collettiva che abbiamo nei temi della sicurezza sul lavoro e della sicurezza sul lavoro di chi è chiamato ogni giorno a garantire la sicurezza di tutti, da cui collettivamente non ci dobbiamo mai esimere.
Esprimiamo, quindi, tutta la nostra vicinanza e tutto il nostro cordoglio a loro e a tutte le persone che servono lo Stato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). . Grazie, Presidente. È il dolore, è il dolore, credo, il sentimento prevalente di tutti noi, che è un sentimento che stiamo provando per l'esito drammatico dell'esplosione avvenuta durante le operazioni di sgombero di un casolare a Castel d'Azzano, in provincia di Verona.
È un dolore profondo, perché hanno perso la vita tre carabinieri - vorrei ricordare anch'io -, perché stavano svolgendo il loro lavoro con professionalità e con dedizione. Sono il luogotenente Marco Piffari, il carabiniere scelto Davide Bernardello e il brigadiere capo Valerio Daprà. Mi stringo, ci stringiamo attorno al dolore dei loro cari e dei loro colleghi dell'Arma. Siamo vicini agli agenti delle Forze di Polizia e dei Vigili del fuoco che sono rimasti feriti e auguriamo a tutti loro una pronta guarigione.
Non possiamo, come comunità politica, rimanere insensibili di fronte a tutto questo. Adesso è il momento del cordoglio, dello stringersi al fianco delle vittime, di esprimere la nostra vicinanza ai numerosi feriti, ma intensifichiamo gli sforzi, a livello nazionale e locale, perché il compito della politica è anche e soprattutto quello di intervenire perché tutto ciò non debba più accadere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Il gruppo di AVS ovviamente si unisce al cordoglio alle famiglie e alla vicinanza alle Forze dell'ordine. Ovviamente, è una tragedia inaccettabile e per la quale noi esprimiamo tutto il nostro dolore e solidarietà nei confronti di persone che andavano a lavorare, facendo in pieno il loro dovere e che stasera non torneranno dalle loro famiglie. Per quanto ci riguarda, questi uomini e queste donne ci rappresentano pienamente come uomini dediti al lavoro, al nostro Paese e all'onore della nostra Patria .
Aggiungiamo un'altra vicenda che avevamo chiesto all'ordine del giorno e che riguarda sempre lavoratori che stanno vivendo una tragedia terribile nel napoletano. Si tratta dei dipendenti della Burger King, una delle più grandi catene che esiste al mondo. Incredibilmente, dopo 27 anni, con un'operazione a nostro parere truffaldina e per la quale chiediamo, tramite la Presidenza, che le autorità competenti intervengano anche dal punto di vista politico, 30 famiglie si trovano, dopo circa 28 anni di lavoro, in mezzo alla strada con un preavviso di 6 giorni e questo perché Grandi Stazioni, che risponde al nostro Stato visto che amministra per conto del nostro Stato queste strutture, ha deciso di anticipare la fine del contratto, che dava una locazione fino al 2028, praticamente a domani. Grandi Stazioni fa questa valutazione con una nuova società, nata all'improvviso 6 mesi fa e che ha rilevato Burger King a Napoli, e non si presenta in prefettura e, cioè, la massima autorità del Governo e dello Stato subisce uno smacco da parte di Grandi Stazioni.
Quello che chiediamo e che stigmatizziamo in questo Parlamento è che comportamenti arroganti da parte di e strafottenti nei confronti dei lavoratori, che non sono gomme da masticare e da sputare a terra e quindi chiediamo il massimo…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole.
Approfitto per associarmi, come ha fatto questa mattina il Presidente Costa, al cordoglio espresso dall'Aula, dai diversi gruppi. Ovviamente, personalmente, a nome della Presidenza, esprimo la vicinanza alle famiglie e all'Arma dei carabinieri. Grazie ai colleghi che sono intervenuti su questo tema.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1. Informativa urgente del Governo sul Piano di pace per la Striscia di Gaza.
2. Seguito della discussione delle mozioni Schlein, Fratoianni, Boschi, Magi ed altri n. 1-00498, Kelany, Iezzi, Paolo Emilio Russo, Alessandro Colucci ed altri n. 1-00505 e Alfonso Colucci ed altri n. 1-00506 concernenti iniziative volte ad evitare il rinnovo del d'intesa del 2017 con la Libia, nonché a rivedere integralmente gli accordi con tale Paese per il controllo delle migrazioni, anche al fine di assicurare la tutela dei diritti umani
3. Seguito della discussione delle mozioni Molinari, Castiglione, Bignami, Romano ed altri n. 1-00479, Caramiello ed altri n. 1-00500, Manes ed altri n. 1-00503, Forattini ed altri n. 1-00504 e Benzoni ed altri n. 1-00507 in materia di politica agricola comune
4. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata