PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANTONIO D'ALESSIO, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Grazie, signor deputato Segretario, che è stato anche applaudito da parte dell'Assemblea.
Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 102, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
Sospendo, pertanto, la seduta che riprenderà alle ore 14,15. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 1521-A: Modifica al codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e altre disposizioni concernenti la valorizzazione sussidiaria dei beni culturali e l'istituzione del circuito “Italia in scena”.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Amorese, relatore del provvedimento all'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO AMORESE, Grazie, Presidente. Siccome siamo in attesa dei pareri della Commissione bilancio relativi a due emendamenti arrivati dalla Commissione cultura, le chiediamo 10 minuti di sospensione al massimo.
PRESIDENTE. Va bene, onorevole Amorese, non penso ci siano obiezioni. Onorevole Amorese, se sono 10 minuti… 14,25 o 14,30? Siamo sicuri? Facciamo alle 14,30 così siamo tranquilli.
Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 14,30.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione della proposta di legge n. 1521-A.
Ricordo che nella seduta del 14 ottobre si è conclusa la discussione generale e che il relatore e il rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.
Avverto che, con lettera trasmessa in data 21 ottobre 2025, il Presidente della Commissione cultura ha rinunciato al mandato e ha comunicato che le funzioni di relatore saranno svolte dal deputato Alessandro Amorese.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge e delle proposte emendative presentate .
Avverto che, fuori dalla seduta, l'articolo aggiuntivo 4.01001 Cangiano è stato ritirato dal presentatore.
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
In particolare, il parere della Commissione bilancio reca quattro condizioni volte a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, che sono in distribuzione e che saranno poste in votazione ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento.
Avverto, altresì, che la Commissione ha presentato l'emendamento 4.200 e l'articolo aggiuntivo 4.0200, che sono in distribuzione e in relazione ai quali risulta alla Presidenza che tutti i gruppi abbiano rinunciato alla fissazione del termine per la presentazione dei subemendamenti.
Se nessuno chiede di intervenire, invito il relatore e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli della proposta di legge.
ALESSANDRO AMORESE, Grazie, Presidente. Sull'emendamento 1.1 Piccolotti, il parere è contrario. Sugli identici emendamenti 1.4. Orrico e 1.5. Iacono, il parere è contrario.
Sugli emendamenti 2.1000 Manzi e 2.1 Piccolotti, il parere è contrario. Sugli identici emendamenti 2.3 Orrico e 2.4 Iacono, il parere è contrario. Sugli emendamenti 2.6 Iacono, 2.8 Orrico e 2.12 Orrico il parere è contrario. Sugli identici emendamenti 2.15 Orrico e 2.16 Iacono, il parere è contrario. Sugli emendamenti 2.1003 Manzi, 2.22 Iacono, 2.1004 Manzi e 2.1001 Manzi il parere è contrario. Sull'emendamento 2.1005 Latini il parere è favorevole, come riformulato. Sull'emendamento 2.1002 Iacono il parere è contrario.
PRESIDENTE. Scusi, onorevole. Mi deve dare, per cortesia, la riformulazione dell'emendamento 2.1005 Latini.
ALESSANDRO AMORESE, La riformulazione è la seguente. Al comma 1, capoverso articolo 121 comma 3, dopo le parole “sono stabiliti con decreto del Ministro della Cultura” aggiungere le seguenti: “previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281”.
Sull'emendamento 2.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, il parere è favorevole.
Sugli emendamenti 3.1000 Iacono e 3.1001 Manzi, il parere è contrario. Sull'emendamento 3.1002 Latini vi è un invito al ritiro. Sugli emendamenti 3.1 Piccolotti, 3.2 Orrico e 3.7 Orrico, il parere è contrario. Sull'emendamento 3.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, il parere è favorevole.
Sull'articolo aggiuntivo 3.02 Orrico il parere è contrario. L'emendamento 4.1003 Cangiano è stato ritirato.
PRESIDENTE. Mi scusi, a me non risulta ritirato l'emendamento 4.1003 Cangiano.
ALESSANDRO AMORESE, Era ritirato in Commissione.
PRESIDENTE. Va bene, lo consideriamo ritirato. Sull'emendamento 4.1005 Cangiano il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “Al comma 1 premettere il seguente: “All'articolo 21 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, sono apportate le seguenti modificazioni: al comma 1 la lettera è soppressa; al comma 2 le parole “dipendente dal mutamento di dimora o di sede del detentore” sono soppresse”.
Sull'emendamento 4.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, il parere è favorevole. Sull'emendamento 4.1011 Cangiano il parere è favorevole. Sull'emendamento 4.4 Piccolotti il parere è contrario.
Sull'emendamento 4.200 della Commissione il parere è favorevole. Sull'emendamento 4.301, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, il parere è favorevole.
Sull'emendamento 4.1002 Cangiano, il parere è favorevole con riformulazione: “Aggiungere, in fine, il seguente comma 5: “All'articolo 68 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, sono apportate le seguenti modificazioni: al comma 1, dopo il primo periodo, è aggiunto il seguente: “Il soggetto che presenta la denuncia e i suoi aventi causa possono ritirarla prima della notificazione della comunicazione dell'attestato di libera circolazione o del diniego”.
PRESIDENTE. Bene, quindi, le lettere e dell'originale emendamento vanno via.
ALESSANDRO AMORESE, Esatto. Sull'emendamento 4.1009 Cangiano il parere è favorevole. Sull'articolo aggiuntivo 4.0200 della Commissione il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Dico, a beneficio dell'Aula, che l'articolo aggiuntivo 4.01001 Cangiano è stato ritirato.
ALESSANDRO AMORESE, Sull'emendamento 5.1000 Latini vi è un invito al ritiro. Sull'emendamento 5.1001 Latini il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Amorese. Sottosegretario Mazzi?
GIANMARCO MAZZI,. Il parere è conforme al relatore.
PRESIDENTE. L'onorevole Fornaro rinuncia ad intervenire sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.4 Orrico e 1.5 Iacono. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.4 Orrico e 1.5 Iacono, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione dell'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1000 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1000 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.3 Orrico e 2.4 Iacono. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.3 Orrico e 2.4 Iacono, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.6 Iacono. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.6 Iacono, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.8 Orrico. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.8 Orrico, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.12 Orrico. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.12 Orrico, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.15 Orrico e 2.16 Iacono. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.15 Orrico e 2.16 Iacono, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1003 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1003 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.22 Iacono. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.22 Iacono, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1004 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1004 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1001 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1001 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1005 Latini. Chiedo ai colleghi del gruppo della Lega, perché non vedo l'onorevole Latini, se accettano la riformulazione. Onorevole Ziello, qualcuno mi dà… Onorevole Bordonali, grazie. Quindi riformulazione accettata.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1005 Latini, come riformulato, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 2.1002 Iacono. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1002 Iacono, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.300 della Commissione bilancio. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.1000 Iacono. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1000 Iacono, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1001 Manzi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Intervengo brevemente solo per illustrare il contenuto di questo emendamento, che sostituisce, elimina dal testo di questa proposta di legge la definizione di “Italia in scena”. Lo abbiamo ricordato anche nel corso della discussione generale avvenuta in Aula e penso che sia utile portarlo a conoscenza di tutti i colleghi, anche di quelli non presenti. Magari, se fosse possibile, Presidente, abbassando un po' i toni…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Prego.
IRENE MANZI(PD-IDP). Porto a conoscenza anche degli altri colleghi il perché dell'eliminazione di questo titolo. Innanzitutto per la scarsa attinenza con il tema di questa proposta di legge, che riguarda la gestione e la valorizzazione dei beni culturali, non è particolarmente attinente con il tema. Oltre a un altro fatto, perché lo hanno riportato anche le cronache e lo sa anche il proponente, era relatore la scorsa settimana della proposta: il titolo di questa proposta di legge prende letteralmente a prestito il titolo di un libro del presidente della Commissione, Federico Mollicone, pubblicato pochi anni fa, intitolato proprio “Italia in scena”.
Adesso, non c'è alcun problema a scrivere un libro sulla propria esperienza politica e a voler mettere il nome che si ritiene più congruo. Quello che ci fa un po' sorridere e che ci indurrebbe a consigliare un cambio del contenuto del testo e del titolo di questa proposta di legge è il fatto che, se addirittura il titolo di un libro omonimo va nel testo della proposta di legge, forse c'è un po' di … grazie alla curva sud. C'è qualche problema rispetto a una questione di opportunità normativa, ma forse anche un tema di egocentrismo, che potrebbe essere modulato nel contenuto di questa proposta di legge.
E quindi l'opportunità che volevamo offrire ai colleghi attraverso questo emendamento era proprio quella di rivedere. Non cambierebbe niente togliendo quella “Italia in scena” dal contenuto della strategia di valorizzazione del patrimonio culturale; forse, però, faremmo un migliore servizio al nostro lavoro di parlamentari evitando delle cadute di egocentrismo e di autoreferenzialità che davvero, insomma, non sono utili e non servono al nostro lavoro di legislatori .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Sì, grazie, Presidente. Ovviamente, se la collega è d'accordo, vorrei sottoscrivere questo emendamento.
PRESIDENTE. Chiedono di sottoscrivere anche gli onorevoli Piccolotti, Giachetti e Grippo.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1001 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1002 Latini, su cui c'è un invito al ritiro. Interrogo la sibilla Bordonali.
Onorevole Bordonali, lei è interprete aruspice. Lo ritira, perfetto.
Passiamo all'emendamento 3.1 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.2 Orrico. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.2 Orrico, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.7 Orrico. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento per chiedere un supplemento di riflessione tanto al relatore e alla maggioranza che al Governo, perché è un emendamento di buon senso che, di fatto, certifica qualcosa che già accade quando un bene culturale, un luogo della cultura, viene concesso a soggetti privati che, nella maggior parte dei casi, sono soprattutto organizzazioni del Terzo settore che trasformano quel luogo della cultura in uno spazio anche di sociale che spesso crea anche dei posti di lavoro e che, quindi, ha un impatto tanto sociale quanto ambientale sul territorio di riferimento e sulla comunità.
Ecco, questo emendamento propone di valutare la gestione diretta dei beni culturali ad opera di soggetti privati non solo, come già prevede questa proposta di legge, attraverso l'equilibrio economico-finanziario - quindi, la cosiddetta sostenibilità economica -, ma inserisce un'ulteriore valutazione che sicuramente ha carattere qualitativo e che, di fatto, consente di comprendere al meglio come la gestione del nostro patrimonio culturale possa generare un indotto positivo su quello che è il territorio e la comunità di riferimento.
Credo che questa sia la prima valutazione che ci deve riguardare quando si cerca di capire la gestione del patrimonio culturale che viene affidata a un soggetto terzo, che non sia lo Stato o qualunque altro ente pubblico; attraverso una valutazione dell'impatto sociale e ambientale si riesce veramente a capire se quel progetto di rigenerazione, di restituzione di uno spazio, di un luogo, di un bene culturale alla collettività effettivamente ha generato un incremento del benessere collettivo, appunto, in termini sociali e in termini ambientali .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.7 Orrico, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.02 Orrico. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.02 Orrico, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Onorevole Cangiano, mi conferma che ha ritirato il suo emendamento 4.1003? Bene. Quindi, andiamo all'emendamento 4.1005 Cangiano. Accetta la riformulazione? Sì.
Se nessuno chiede di intervenire passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1005 Cangiano, così come riformulato, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 4.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.300, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 4.1011 Cangiano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1011 Cangiano, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 4.4 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.4 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.200 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.200 della Commissione, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 4.301, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.301, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 4.1002 Cangiano. L'onorevole Cangiano accetta la riformulazione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo, dunque, in votazione come riformulato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1002 Cangiano come riformulato, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 4.1009 Cangiano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1009 Cangiano, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.0200 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.0200 della Commissione, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'emendamento 5.1000 Latini è stato ritirato, come comunicato alla Presidenza.
Passiamo, dunque, all'emendamento 5.1001 Latini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1001 Latini, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
GIANMARCO MAZZI,. Sull'ordine del giorno n. 9/1521-A/1 De Palma il parere è favorevole. Sugli ordini del giorno n. 9/1521-A/2 Orrico e n. 9/1521-A/3 Amato il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/1521-A/4 Longi il parere è favorevole. Sugli ordini del giorno n. 9/1521-A/5 Manzi e n. 9/1521-A/6 Iacono il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/1521-A/7 Berruto, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di”.
PRESIDENTE. Nell'impegno, grazie.
GIANMARCO MAZZI,. Sull'ordine del giorno n. 9/1521-A/8 Orfini, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di”. Sull'ordine del giorno n. 9/1521-A/9 Ferrari, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di”. Sull'ordine del giorno n. 9/1521-A/10 Mollicone il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di”.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno n. n. 9/1521-A/1 De Palma è accolto.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1521-A/2 Orrico, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1521-A/2 Orrico, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1521-A/3 Amato, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1521-A/3 Amato, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/1521-A/4 Longi il parere è favorevole. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1521-A/5 Manzi, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1521-A/5 Manzi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1521-A/6 Iacono, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1521-A/6 Iacono, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1521-A/7 Berruto. Accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1521-A/8 Orfini. Accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1521-A/9 Ferrari. Accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1521-A/10 Mollicone. Accetta la riformulazione? La risposta è positiva.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale. Ha chiesto di parlare il deputato Roberto Giachetti. Colleghi, per favore silenzio. Prego onorevole Giachetti, ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Avrei iniziato questo mio intervento dicendo che non avrei avuto difficoltà ad annunciare il voto favorevole del nostro gruppo a questa proposta di legge. In realtà, siccome la maggioranza è sempre capace di tutto, con l'ultima tornata emendativa è riuscita a metterci nelle condizioni di non poter dichiarare il voto favorevole.
Non avrei però difficoltà a dire, nonostante questo, che la proposta di legge in esame, a prima firma del collega Mollicone, rappresenti un piccolo passo avanti, forse un primo passo, nell'ambito di quello che, forse con eccessiva enfasi, avete chiamato il Piano Olivetti per la cultura e che, con tanta prosopopea, avete sbandierato, salvo poi ricorrere a decreti d'urgenza e fiducie che...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Giachetti. Colleghi, per favore. Scusi, onorevole Giachetti, un attimo solo. Prego onorevole Giachetti.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Dicevo… salvo poi ricorrere a decreti d'urgenza e fiducie che, rispetto a un terreno così sconfinato, com'è quello del nostro patrimonio culturale, e alla necessità di un contributo quanto più largo possibile, quasi sempre hanno reso queste misure delle misure peraltro ben poco incisive. Lo dico perché, nel corso del dibattito sul decreto di febbraio del 2025, mi ritrovai a ironizzare sul concetto di rivoluzione dolce, sostenuto dal collega Mollicone, perché non ravvisavo né gli estremi di una rivoluzione, né tantomeno di una dolcezza nei metodi e nella sostanza.
Venendo ad oggi, va accolta almeno con un certo favore la proposta di legge che abbiamo all'esame per due ragioni: intanto perché in Commissione c'è stato sicuramente un clima collaborativo da parte della maggioranza rispetto all'accoglimento di alcuni emendamenti. Lo diciamo perché non sempre è prassi di questo Governo, anche se, anche in questa occasione, poi, signor Presidente, quando si è arrivati in Aula, invece, l'atteggiamento del Governo è stato molto diverso da quello in Commissione e anche da parte del relatore c'è stato praticamente il su qualunque proposta di riforma e di emendamento. In secondo luogo, anche perché, in assenza di un inquadramento chiaro e organico della materia, come già detto da alcuni colleghi nella discussione generale, il testo ha se non altro il merito di individuare un punto centrale nella gestione del patrimonio culturale, partendo dal rispetto dei principi costituzionali e tentando di declinarli su un piano di efficienza e di efficacia dello strumento.
Il punto in questione nasce dalla volontà di applicare al meglio l'articolo 9 della Costituzione, in cui la tutela del patrimonio artistico e culturale è, sì, un principio del dettato, ma lo è soprattutto nella forma in cui lo si rende traducibile attraverso tutte le modalità con cui promuovere lo sviluppo culturale che, per definizione, ha sempre una dimensione pluralistica e una funzione sociale. In altri termini, nella storia di questo Paese abbiamo sempre avuto una sorta di timore reverenziale rispetto al del nostro enorme patrimonio culturale che è pubblico, è dello Stato; e a lui, di fatto, abbiamo principalmente affidato il compito di preservarne l'integrità, di tutelarlo, troppo spesso convinti che la valorizzazione del bene di fatto si limitasse esclusivamente a questo.
Tuttavia, la promozione della cultura in senso lato ha altri codici interpretativi e risponde ad altre finalità, quella sociale, ossia la possibilità che di quel bene possa usufruire la collettività e possa farlo nelle migliori condizioni possibili. Ed è proprio qui che nascono i problemi. L'Italia ha un patrimonio storico, archeologico, paesaggistico, architettonico che nessun luogo al mondo possiede e questo non solo, diciamo così, in termini di peso specifico, ma anche da un punto di vista numerico. Eppure, siamo sempre indietro, molto indietro nella gestione a tutto tondo del bene e nella sua promozione, perché l'amministrazione pubblica da sola non può sostenere il compito. Ferma restando chiaramente la proprietà collettiva, è sul discorso della fruibilità e di come e con chi attuarla - appunto - che poi finiamo per arenarci. Ecco perché la proposta in oggetto, nel porre al centro il tema della sussidiarietà e del partenariato tra pubblico e privato, come ambito elettivo attraverso cui la funzione sociale e la valorizzazione culturale vengono promosse, va in una direzione che riteniamo giusta.
Si tratta anche di un principio richiamato nel codice del Terzo settore per cui la sinergia tra soggetti privati interessati e le amministrazioni pubbliche, nella valorizzazione e promozione dei beni culturali, di fatto, costituisce una delle possibilità in campo e risponde, quindi, a una tematica estremamente attuale e a una visione più moderna ed efficiente.
Venendo quindi al testo, ben venga certamente il richiamo al principio costituzionale e anche a quelli sanciti nell'articolo 1 della Convenzione del Consiglio d'Europa, sottoscritta a Faro nel 2005: principi che costituiscono la premessa per tradurre la sussidiarietà nell'iniziativa di singoli cittadini o associazioni ad entrare nella gestione del bene, anche in un'ottica di impresa culturale e creativa che si definisce attività di interesse generale. A questo scopo, la proposta di legge, introducendo gli articoli 121- e 121- nel codice dei beni culturali, stabilisce l'istituzione di un'anagrafe digitale di tutti i musei, le biblioteche e gli archivi, i parchi archeologici, i complessi monumentali di appartenenza pubblica allo scopo quindi di censire tutti gli istituti e luoghi di cultura, monitorandone la gestione, proprio incoraggiando anche, laddove vi sia l'opportunità di modificarla o laddove vi sia magari l'assenza di fruizione in quella diretta, la partecipazione di soggetti privati. Parallelamente, all'articolo 121-, viene introdotto il cosiddetto albo digitale della sussidiarietà orizzontale, in cui sono elencati tutti i soggetti privati interessati alla gestione che vengono quindi invitati a formulare la loro manifestazione di interesse per la concessione d'uso del bene.
Questa scelta di digitalizzare il patrimonio e di aprire sostanzialmente le porte a una compartecipazione pubblico-privato, di fatto, rafforza una prospettiva di promozione del patrimonio con l'obiettivo di renderla più efficiente, più fruibile da tutti e si pone in scia con i tanti benemeriti esempi già esistenti; ne cito uno solo, uno su tutti, perché è il più conosciuto: è il FAI, con le sue ormai quasi proverbiali giornate, audito peraltro nella nostra Commissione.
L'introduzione dunque di questa anagrafe e dell'albo ad essa potenzialmente collegato diventerebbero, nelle mire della proposta, la fotografia da cui partire per elaborare una strategia di valorizzazione dei beni culturali che, rifiutandomi di optare per tendenze di megalomania, ma forse solo più per scarsa fantasia, il relatore ha chiamato “Italia in scena”, peraltro come il titolo di un suo libro. Per attuare quindi gli obiettivi di cui sopra, con un'attenzione particolare ai borghi minori e alle comunità montane, si prevede uno stanziamento di 5 milioni di euro: il che è bene, perché almeno qui non ci siamo fermati solo ai titoli - com'è avvenuto nel decreto Cultura -, ma almeno ci si mette qualche lira, un po' di sostanza, anzi qualche euro.
Da ultimo, gli articoli 4 e 5 del testo si occupano di inserire modifiche ulteriori al codice per quanto concerne la semplificazione dei prestiti d'arte, regolando le tempistiche per le richieste di autorizzazione e la definizione di un elenco di opere non esposte al pubblico e idonee alla circolazione temporanea.
Riassumendo, questo provvedimento, uscito sicuramente migliorato dalla Commissione, ma ahimè peggiorato poi dal voto che c'è stato in Aula degli emendamenti fatti all'ultimo momento dai relatori, anche grazie al contributo degli auditi, contiene in sé un'idea in parte condivisibile, che su carta può funzionare potenzialmente, perché l'intenzione è corretta, perché una strategia che funzioni non può che basarsi su una fotografia analitica dello stato delle cose. Poi, ovviamente, è responsabilità del Ministero, dunque del Governo, attuare i punti fondamentali dell'articolo 3, monitorando lo stato di gestione, prevedendo interventi di correzione laddove la qualità realizzata sia incongrua, lanciando campagne e iniziative di comunicazione istituzionale, quindi al contempo attuando e verificando la situazione.
Per cui, pur in presenza di una certa confusione degli interventi previsti nel testo, variegati e poco organici come ricordato, lo riteniamo un punto di partenza e, purtroppo - come ho detto all'inizio -, i peggioramenti che ci sono stati in Aula non ci consentono di dare quel voto favorevole che sarebbe stato sulla fiducia, perché, semplicemente, siete riusciti a correggere in modo così evidentemente negativo un testo che non ci consente proprio più di votare a favore, per questo ci asterremo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Calogero Pisano. Ne ha facoltà.
CALOGERO PISANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Votiamo favorevolmente su questa proposta di legge e consegno.
PRESIDENTE. È autorizzato a consegnare il suo intervento.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, intervengo per annunciare il voto contrario del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra su questa proposta di legge. Si tratta di una posizione meditata che nasce dalla volontà di segnalare le gravi - a nostro avviso - criticità di fondo del provvedimento, senza tuttavia negare che alcune delle finalità enunciate, soprattutto nella relazione, come quella di garantire una gestione più efficace e sostenibile del patrimonio culturale, siano, almeno nelle intenzioni, da discutere e valutare.
Il problema è che tra le parole di queste intenzioni, molto roboanti, e la sostanza delle norme c'è una distanza profonda, che ci impedisce di esprimere un voto favorevole e ci fa temere che da questa legge possa passare una strisciante privatizzazione che metterebbe a rischio la qualità del lavoro culturale e la tutela stessa dei beni.
Il testo si apre, evocando l'obiettivo di una gestione non solo più qualitativa, cioè di qualità, ma anche di maggiore efficacia, efficienza e sostenibilità economico-finanziaria. Già in questa formulazione emerge la visione che permea l'intero disegno di legge, una concezione di fatto un po' aziendalistica della cultura, dove il valore di un museo, di un archivio o di una biblioteca viene misurato in termini di rendimento economico, non in termini di funzione sociale, educativa e democratica. Un'impostazione che rischia di svilire il lavoro del personale pubblico, sia statale che locale che, ogni giorno, garantisce, con risorse esigue e spesso in condizioni di assoluta precarietà, la tutela e la fruizione del nostro immenso patrimonio. E a conferma di questo rischio c'è la totale assenza in questo testo di una riflessione sul lavoro nei beni culturali, soprattutto in quelli gestiti attraverso esternalizzazioni; un lavoro che spesso è mal pagato, sottoinquadrato, retribuito attraverso contratti nazionali pirata o del tutto inefficaci, a volte anche sostituito da volontari e volontarie che non hanno le competenze necessarie alla gestione dei beni culturali.
Quindi, dietro la retorica dell'Italia che mette in scena sé stessa, si nasconde uno dei tanti tentativi di sostenere che la gestione privata dei luoghi della cultura sarebbe di per sé la salvezza di beni chiusi o non gestiti in modo adeguato. Ma chi stabilisce questa presunta inadeguatezza e con quali criteri? In questa legge non viene esplicitato in alcun modo, rimandando tutto a decreti ministeriali futuri di cui facciamo fatica a fidarci, dopo quanto accaduto con il cinema e con l'indennità di intermittenza dei lavoratori dello spettacolo , che doveva essere una grande conquista e si è trasformata in una misera prebenda.
È evidente, quindi, che non ci siano certezze rispetto al fatto che l'obiettivo reale sia il miglioramento dei servizi culturali e della fruizione dei beni, perché in sostanza potremmo essere di fronte ad una progressiva esternalizzazione di funzioni fondamentali in nome di una cosiddetta “valorizzazione” che, in realtà, coincide con la mercificazione del patrimonio culturale.
Siamo, infatti, di fronte a interrogativi che, Presidente, restano del tutto irrisolti. Quali saranno le forme giuridiche di questi partenariati e di queste concessioni ai privati? Come saranno scelti i direttori dei siti culturali? Come sarà garantita l'equivalenza dei titoli di accesso alla carica di direttore? Quale destino avrà il personale che oggi lavora nei luoghi che poi verranno eventualmente privatizzati? Chi controllerà che la gestione sia adeguata alla necessaria tutela dei beni? Su tutto questo non c'è nessuna risposta. Al contrario, il testo rafforza la tendenza a misurare la bontà della gestione attraverso parametri di redditività, confondendo la cultura con una specie di prodotto commerciale. Ma la cultura non è un'impresa, non è solo un'impresa, non è nemmeno solo un'infrastruttura identitaria o peggio ideologica, bensì un'infrastruttura democratica.
La sua efficienza non si misura solo in biglietti venduti, ma nella capacità di formare cittadini consapevoli, di tenere insieme le comunità, di costruire memoria e senso collettivo.
Inoltre, non si può non rilevare l'assoluta assenza di una strategia di sviluppo culturale. Nel testo non si parla di contenuti, di politiche educative, di inclusione culturale, di formazione. Ci si limita ad una visione superficiale di questa valorizzazione, spesso ridotta all'organizzazione di eventi e spettacoli nei luoghi del patrimonio, come se questi spazi potessero vivere solo mettendo in scena uno spettacolo dal vivo. E qui arrivo a un punto che credo meriti un approfondimento particolare: la proposta di legge inserisce un articolo dedicato al Piano strategico, denominato “Italia in scena”. Ebbene, permettetemi di dire che quel titolo, fin dall'inizio, aveva colpito molti parlamentari della Commissione - come ha ricordato la collega Manzi in discussione generale -, perché è un titolo che rimanda più al mondo dello spettacolo dal vivo che a quello dei beni culturali e quindi suona incongruo rispetto al tema della sussidiarietà orizzontale richiamato nel testo.
Poi invece abbiamo compreso, Presidente, il senso di quella scelta nominale che fa riferimento ad “Italia in scena”, perché è il titolo di un libro pubblicato dall'onorevole Federico Mollicone, che, fino a stamattina, era anche relatore del provvedimento, con un'introduzione nientemeno che dell'attuale Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e un saggio introduttivo del padre dell'autore, Nazzareno Mollicone. È un libro che raccoglie gli interventi in Aula del deputato, ne ripercorre la storia nelle organizzazioni studentesche e, infine, secondo la descrizione che si trova , traccia la continuità tra i posizionamenti storici della Destra e i nuovi “territori di caccia” di Fratelli d'Italia.
Ecco, Presidente, ci scusi, forse le sembrerà una vicenda un po' surreale, come in effetti sembra a noi, ma è possibile che il nome di un Piano strategico nazionale inserito in una legge dello Stato richiami quello di un libro in cui si discute dei nuovi territori di caccia di Fratelli d'Italia ? Stiamo scrivendo leggi oppure facciamo piani di e di comunicazione politica? In fondo, quello che sta accadendo è una sorta di ammissione di quanto in questi anni abbiamo contestato alla maggioranza e ai due Ministri della Cultura che si sono succeduti. La funzione della cultura e delle politiche culturali è concepita da questa maggioranza non come un bene comune e democratico, ma come una spinta identitaria e ideologica, come strumento di promozione della propria visione politica, come strumento di una guerra culturale volta a condizionare l'opinione pubblica e a riscrivere e ridefinire i valori del Paese, in coerenza con il discorso politico di chi siede tra i banchi del Governo.
Siamo al ribaltamento totale, Presidente, rispetto a ciò che noi, di Alleanza Verdi e Sinistra, pensiamo vada fatto quando si siede sulla poltrona di Ministro della Cultura e anche quando si votano provvedimenti inerenti alle politiche culturali in quest'Aula, perché pensiamo che il compito di chi si occupa di cultura non sia quello di costringere e selezionare su base ideologica gli operatori culturali, ma quello di aprire, liberare e accompagnare la produzione culturale del nostro Paese, garantendone la possibilità di sperimentare e anche di provocare, alla ricerca di nuovi linguaggi e nuovi territori semantici. La cultura, quindi, non è una messa in scena, la cultura è nei territori, nei musei civici, nelle biblioteche di quartiere, nei piccoli archivi comunali, nei laboratori di restauro, nelle scuole di cinema, nelle università; è fatta di lavoro, di studio, di cura quotidiana e di relazione virtuosa con le comunità.
E di tutto questo, Presidente, la proposta di legge che votiamo oggi non parla. Non parla nemmeno della precarietà del personale, né della mancanza di risorse strutturali, né della necessità di rilanciare le istituzioni culturali pubbliche, che oggi sono impoverite e marginalizzate. Ecco perché voteremo contro, perché non possiamo condividere, nonostante le speranze che una parte del mondo culturale ha espresso nelle audizioni, un impianto che confonde la cultura con la promozione e che usa questa legge come una vetrina .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. La proposta di legge che discutiamo oggi, che istituisce il progetto “Italia in scena”, ha sicuramente nelle premesse, nelle dichiarazioni di intenti, alcune buone intenzioni, che abbiamo condiviso in Commissione e che non possiamo che condividere nei principi. Purtroppo, a parte il percorso emendativo - concordo su questo con i colleghi che mi hanno preceduto -, che, ahimè, non ha avuto il merito di migliorare il testo, anzi, lo ha peggiorato, noi ci troviamo spesso in quest'Aula, quando discutiamo e parliamo di politiche culturali, a parlare d'altro, per non parlare del vero tema, che è quello del continuo taglio di risorse, dell'assenza di una progettualità di sistema e - consentitemi, senza offesa per nessuno - anche di una certa poca conoscenza di come le istituzioni culturali e il Ministero stesso funzionino e siano articolati.
Questa legge, che tanto ci ha visti discutere e che istituisce, a suo dire, un'anagrafe digitale degli istituti, dei luoghi della cultura e dei beni culturali, sembra non dare atto di quello che è un lavoro che da più di 40 anni viene fatto all'interno del Ministero della Cultura e che, peraltro, rappresenta una buona pratica, imitata e seguita da molti altri Paesi in Europa e nel mondo. Esiste, presso il Ministero della Cultura, un lavoro di censimento, di catalogazione e di definizione di standard che va avanti da anni. Esiste il Catalogo generale dei beni culturali dell'ICCD, il cosiddetto SIGECweb, per chi è addetto ai lavori, che è una banca dati pubblica, in crescita continua, che espone milioni di schede fra beni storico-artistici, archeologici, fotografici, architettonico-paesaggistici.
Parliamo di più di 2 milioni di beni: beni archeologici, fotografici. Oppure pensiamo all'ICCU, alla Biblioteca digitale italiana, all'eccellenza rappresentata dall'OPAC SBN, che è il sistema di catalogazione delle biblioteche italiane, che è stato preso a standard di tutta Europa e che, per primo, oltre 40 anni fa, ha iniziato a catalogare tutte le biblioteche italiane; all'Archivio degli istituti culturali, al SIUSA, all'Istituto centrale per gli archivi, che cataloga, organizza, mappa, georeferenzia tutti gli istituti e tutto il patrimonio in essi contenuto; pensiamo alle tantissime campagne di digitalizzazione del patrimonio che, all'interno del progetto Biblioteca digitale italiana e Internet culturale, sono state realizzate negli ultimi 30 anni.
Pensiamo al SIUSA, all'Istituto centrale per gli archivi, pensiamo alla piattaforma dei musei. Insomma, non serve rifare il censimento del patrimonio. Dove si sono fermati tutti questi progetti negli anni? Dov'è che hanno avuto difficoltà? Hanno avuto difficoltà quando, come sempre, si è chiesto all'ultimo anello del processo organizzativo-culturale, si trattasse degli enti locali, delle biblioteche o degli istituti, di contribuire al popolamento di questi strumenti.
Perché per le risorse umane presenti presso gli istituti culturali - e non inizia con questo Governo il problema, purtroppo ce lo portiamo dietro da tanti anni, ma nelle ultime leggi di bilancio, ahimè, la situazione è andata peggiorando - non si destinano alcune risorse per garantire un ricambio generazionale, vanno sempre più in pensione le persone atte a catalogare, censire, georeferenziare, metadatare il materiale e gli istituti stessi, e non vengono assunte nuove persone.
Quindi, fare un'ennesima legge che stabilisce un censimento e un contenitore, ripeto, benemerito nelle intenzioni, come lo erano i tanti altri che ci sono e che io ho visto nascere e crescere all'interno del Ministero, senza prevedere chi dovrà provvedere a questa catalogazione, quali risorse umane ed economiche diamo agli enti locali, agli istituti, alle biblioteche, agli archivi pubblici e privati a cui diamo il mandato di censire il patrimonio e dopo agire sui territori per rendere vive queste istituzioni, è una presa in giro nella quale Azione, per la serietà con cui si è ripromessa di lavorare in questa legislatura, non vuole entrare.
Soprattutto perché non è giusto prendere in giro le persone, fra l'altro molte delle quali anche volontarie, che con dedizione si dedicano a questo certosino lavoro di censimento, catalogazione e tenuta in vita di un patrimonio diffuso che - è vero, non lo dicono solo l'articolo 9 e 118 della nostra Costituzione, lo sappiamo tutti noi - è il vero patrimonio materiale e immateriale che rende unica l'Italia. Orbene, che cosa servirebbe? Noi lo abbiamo detto in quest'Aula, lo diremo con la legge di bilancio e ci aspettiamo che il Ministro Giuli e il Sottosegretario Mazzi, che sappiamo essere in difficoltà di fronte agli annunciati tagli che sono usciti dai di stampa rispetto all'investimento sulla cultura, sull'audiovisivo, sulle biblioteche, diano battaglia, e noi saremo al loro fianco per far sì che sulla cultura arrivino le risorse.
Allora, quella battaglia è anche la nostra battaglia. Chi dentro al Governo si occupa di cultura, laddove chiederà risorse per tenere aperti gli archivi che hanno interrotto i processi di digitalizzazione, per tenere aperte le biblioteche affinché sul territorio rappresentino l'ultimo miglio di vivacità culturale - e, ahimè, non possono più farlo perché non ci sono più neanche le risorse per fare il servizio civile e tenere aperte, in orario pomeridiano, le biblioteche nei comuni -, quando si chiederanno risorse per il dell'audiovisivo, noi ci saremo.
Noi ci saremo quando si cercherà di assumere i tantissimi archeologi precari che stanno chiedendo di essere stabilizzati da anni, e non si riesce a trovare una finestra per stabilizzarli. Noi ci saremo a sostenere gli archivisti, noi ci staremo ad aiutare i bibliotecari, noi ci staremo a potenziare gli enti locali che hanno bisogno di persone che si dedichino, oltre all'ordinaria amministrazione, alla valorizzazione del territorio.
Ma, se non si fa questo tipo di intervento, fare un'ennesima legge che dice agli enti locali e alle istituzioni culturali “armiamoci e partite voi, con le vostre risorse, e mettete i vostri contenuti culturali dentro un ennesimo contenitore, che noi forse decideremo se e quando valorizzare”, è un approccio che non può vederci positivi e che non può vederci a sostegno di un percorso del genere.
Naturalmente, se invece questa proposta diventa un primo passo verso un piano di valorizzazione integrata e nelle intenzioni che sono pure nella relazione illustrativa, ma che, ahimè, non compaiono nella legge, così come esce dal percorso emendativo, ripeto, laddove si realizzerà un piano di valorizzazione integrata, noi saremo a sostegno della maggioranza. Riteniamo che sia fondamentale la valorizzazione della cultura del territorio. Riteniamo che un altro elemento che emerge nella dichiarazione iniziale della proposta di legge è, ad esempio, tutto il rapporto di sussidiarietà fra pubblico e privato, che pure funziona già nella pratica, ma ben venga se viene istituzionalizzato e razionalizzato.
Ma anche qui la domanda è: oggi già c'è il rapporto fra pubblico e privato per la valorizzazione del patrimonio culturale diffuso e dove non c'è servirebbero risorse, risorse umane e risorse economiche. Dov'è, in questa legge, lo stanziamento di risorse umane ed economiche? Allora, capiamo la difficoltà di chi siede oggi in quest'Aula a rappresentare il Governo, però o c'è un'assunzione di responsabilità collettiva per cui si decide che la cultura è una priorità del Paese, non solo perché è un diritto costituzionale sia poter fruire del patrimonio culturale sia poter creare e produrre cultura, oppure noi non potremo che votare contro questo tipo di iniziative .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Quando abbiamo iniziato l'esame in Commissione di questa proposta di legge abbiamo pensato che potesse essere l'occasione per discutere, in maniera molto più ampia, di quelle che possono essere le politiche culturali necessarie al nostro sistema Paese affinché veramente la cultura, rappresentata da un patrimonio largamente disseminato su tutto il territorio nazionale, possa davvero essere tutelata a 360 gradi, valorizzata e generare quel benessere sociale che dovrebbe di fatto generare. Perché sempre di più, la cultura, oggi, si fa e sempre di più l'economia, che nasce intorno ai siti, ai luoghi, agli spazi della cultura italiana, è in grado di muovere leve molto importanti per ridurre le diseguaglianze. Ovviamente, tutto questo accade, spesso e volentieri, solo grazie allo sforzo di quei soggetti, pubblici e privati, che decidono di investire sul nostro patrimonio culturale in termini di professionalità e anche in termini economico-finanziari.
Per quanto questa proposta di legge preveda un sistema di anagrafe digitale, tanto degli istituti, dei luoghi della cultura, quanto dei soggetti privati che ambiscono alla gestione diretta o che già gestiscono in maniera diretta il nostro patrimonio culturale, di fatto questa proposta di legge non ribalta il paradigma tutto italiano di celebrare in ogni circostanza la magnificenza del nostro patrimonio culturale e poi di non investire alcun euro sulla cultura italiana. E d'altronde, la legge di bilancio, l'ennesima che questo Governo sta varando, ci restituisce l'ennesimo triste quadro dei tagli al mondo della cultura. Non solo i tagli al mondo del cinema, già in sofferenza per la cattiva e noncurante gestione del Governo Meloni, del Ministro Giuli e della Sottosegretaria Borgonzoni che ha la delega specifica, ma interamente il mondo della cultura subirà, ancora una volta, tagli che si tradurranno in minori risorse umane che potrebbero garantire l'apertura di quei siti culturali, di quegli spazi, di quei luoghi della cultura che, con questa proposta di legge, ci si prefigge di censire in modo generale attraverso un sistema di anagrafe digitale. Eppure, per ogni euro investito in cultura se ne generano 1,8 e il comparto rappresenta il 15,8 per cento del PIL nazionale e impiega più di un milione e mezzo di lavoratori.
La filiera culturale italiana non produce soltanto beni e servizi, ma genera un valore attraverso un modello che intreccia il lavoro con l'impatto sociale e la responsabilità ambientale. Una filiera fatta di circa 283.000 imprese, che rappresentano il 5,6 per cento delle imprese totali nel nostro Paese e, tra queste 283.000 realtà che si occupano di cultura, 33.000 sono organizzazioni no profit che rappresentano più del 9 per cento del Terzo settore e crescono a un ritmo dell'1,7 per cento. Ecco perché in numerosi emendamenti abbiamo chiesto di inserire, all'interno di questa proposta di legge, che la valutazione della gestione del nostro patrimonio culturale, quando avviene ad opera di soggetti privati, non guardi soltanto la sostenibilità economico-finanziaria ma sia anche una valutazione di tipo qualitativo, capace quindi di valutare l'impatto sociale e l'impatto ambientale che quella gestione del nostro patrimonio culturale sta generando sul territorio e sulla comunità di riferimento.
Questo perché esistono numerosi esempi nel nostro Paese che già certificano quanto il patrimonio culturale italiano, se gestito correttamente attraverso un'alleanza basata su criteri, parametri e progettualità condivise tra pubblico e privato, possa generare un impatto positivo a livello sociale. Sia in termini occupazionali, andando a generare posti di lavoro che sono però posti di lavoro professionalmente qualificati e qualificanti per una comunità. Ma, soprattutto, quando si lavora con il nostro patrimonio culturale si genera anche un'economia più giusta, un'economia in grado innanzitutto di guardare alla salvaguardia di quel patrimonio culturale che si fa anche in alcuni casi patrimonio paesaggistico.
Un esempio che voglio qui citare è quello della cooperativa La Paranza che nasce nel rione Sanità, uno dei quartieri più difficili della città di Napoli. E nasce tantissimi anni fa da un'idea di alcuni giovani che decidono di riaprire un patrimonio, quello delle catacombe di San Gennaro, chiuso non solo alla comunità napoletana ma a tutto il popolo italiano.
Da quella progettualità, dove un'organizzazione no profit si è fatta portavoce di un progetto condiviso con lo Stato titolare del bene pubblico, oggi si genera un indotto che possiamo definire estremamente positivo, non solo perché sono stati generati dei posti di lavoro qualitativamente importanti, che quindi rispecchiano le professionalità del mondo della cultura, ma anche perché un bene culturale, che era sostanzialmente chiuso e che lo Stato non era in grado di gestire, è stato restituito non solo alla comunità del rione Sanità ma a tutto il popolo italiano. Da qui sono partite tutta una serie di progettualità di tipo educativo che impegnano tantissimi giovani con altri giovani e tolgono molti giovani dalla strada, restituendo quindi, attraverso la cultura, un quartiere che magari era ricettacolo di criminalità e di tanti pregiudizi. Restituiscono un quartiere che oggi vive e dove operano e lavorano tantissimi giovani.
Questi dovrebbero essere i parametri attraverso i quali valutare se l'iniziativa privata di gestione di un bene culturale è efficace oppure no; risponde, inoltre, ai principi che la nostra Costituzione sancisce quando si riconosce il valore, la tutela e la salvaguardia del nostro patrimonio culturale e paesaggistico, e ai compiti che la nostra Costituzione attribuisce al nostro patrimonio culturale in termini di crescita del senso di cittadinanza, di appartenenza del nostro popolo a questo Paese e a tutti i suoi valori che sono raccontati ed espressi nel nostro patrimonio culturale.
In Italia ci sono circa 500 luoghi della cultura tra musei, monumenti e aree archeologiche, oltre 2.000 teatri di cui 428 si stima siano chiusi, e poi ci sono anche immobili pubblici di pregio e di interesse culturale che sono abbandonati e in disuso, e che potrebbero generare valore in termini sociali e in termini culturali. Ecco perché avevamo proposto che la priorità nell'affidamento a soggetti privati, eventualmente della gestione del nostro patrimonio culturale, venisse data proprio a quegli immobili di pregio, quei beni culturali che sono in stato avanzato di abbandono e sono completamente inutilizzati. Abbiamo anche proposto di armonizzare l'attuale disciplina delle concessioni per la gestione del patrimonio culturale con quanto previsto dal codice degli appalti per far sì che lo strumento del partenariato pubblico-privato potesse funzionare.
Abbiamo proposto tutta una serie di miglioramenti che purtroppo non ci sono stati; ad aggravare la situazione, una serie di emendamenti approvati dalla maggioranza. Per questo voteremo contrariamente al provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dalla Chiesa. Ne ha facoltà.
RITA DALLA CHIESA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il patrimonio culturale italiano non è soltanto quello che noi abbiamo ereditato, è quello che ogni giorno continuiamo a tenere in vita nei nostri musei, nelle piazze, nei borghi, nei teatri, nelle vecchie biblioteche, dove c'è la storia di chi siamo, di come siamo diventati un Paese unico al mondo. Difendere e valorizzare questa ricchezza è un atto d'amore verso la nostra identità.
Questo provvedimento va proprio in questa direzione: aggiorna le regole del codice dei beni culturali e istituisce il circuito “Italia in scena”, riordinando e semplificando strumenti che negli anni si erano stratificati. È una legge che si inserisce pienamente nel solco della Convenzione di Faro, che riconosce il valore del patrimonio culturale come elemento vivo della società, capace di favorire e far crescere la partecipazione e la cittadinanza attiva. “Italia in scena” riporta finalmente la cultura nei luoghi dello spettacolo, dello spettacolo dal vivo, quindi, rievocazioni, manifestazioni artistiche, che fanno rivivere i castelli, i chiostri, i siti archeologici, i piccoli teatri. È un modo concreto per far respirare di nuovo la bellezza dove rischiava di esserci, invece, silenzio. Particolare attenzione è riservata ai borghi, alle aree interne e ai comuni montani, dove spesso esistono dei beni straordinari che, però, la gente non conosce o di cui si è dimenticata. Lì la cultura può diventare occasione di rinascita: crea lavoro, attira turismo, restituisce orgoglio alle comunità locali.
Il provvedimento introduce strumenti nuovi: un'anagrafe digitale per conoscere come sono gestiti i nostri luoghi della cultura e un albo della sussidiarietà per raccogliere le realtà private che vogliono collaborare con lo Stato. Sono strumenti di trasparenza, ma non soltanto, soprattutto di fiducia, perché aprire le porte non significa cedere il controllo, significa condividere le responsabilità. Il coinvolgimento dei privati -imprese culturali, fondazioni, associazioni - è una scelta giusta, se viene fatta con chiarezza e nel rispetto del valore dei luoghi. Lo Stato resta garante della tutela e dell'identità, ma non può e non deve essere solo. L'unione fra il pubblico e privato può dare nuove idee, può dare nuova energia e nuovi investimenti.
C'è, poi, un altro aspetto importante: la possibilità per i comuni di ospitare contemporaneamente, nei propri musei, opere che non sono esposte al pubblico. Pensiamo, per esempio, ai grandi circuiti della moda, che possono occupare teatri, borghi. Questo succede spesso ed è una cosa bellissima. Crea lavoro e crea interesse. È un'idea semplice, ma preziosa: far viaggiare la bellezza, portarla vicino alle persone, far conoscere i tesori che per troppo tempo sono rimasti chiusi nei depositi. Bisogna vincere l'indifferenza della gente, bisogna che si avvicini all'arte, bisogna fargliela conoscere, bisogna portargliela lì.
Tutto questo ci ricorda che la cultura non è solo conservazione, ma è soprattutto partecipazione. Non vive nei regolamenti, vive nelle emozioni di chi la incontra. E, ogni volta, uno spettacolo, una mostra, una rievocazione riescono a far rivivere meglio di qualunque altra cosa un luogo, tornando ad essere parte della nostra famosa identità, delle nostre radici.
Con questa legge, Forza Italia sostiene un modello di valorizzazione che unisce tutela, innovazione e partecipazione; una legge che guarda ai cittadini e non alla burocrazia, che crede nella forza della comunità e nella bellezza del bene comune. È un passo avanti concreto, non retorico per rendere la cultura italiana più viva, più accessibile e più condivisa. Perché la nostra storia non resti soltanto nei libri, ma continui a parlare al futuro. Annuncio, quindi, il voto favorevole del gruppo di Forza Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Miele. Ne ha facoltà.
GIOVANNA MIELE(LEGA). Presidente, onorevoli colleghi, oggi discutiamo un provvedimento che tocca il cuore stesso dell'identità italiana: la valorizzazione dei beni culturali e del paesaggio. È un tema che non riguarda solo la tutela del nostro passato, ma la capacità di proiettarlo nel futuro, facendone una leva di sviluppo, di coesione e di cittadinanza culturale.
Con questo provvedimento, la maggioranza e il Governo compiono un passo importante per rimettere la cultura al centro dello sviluppo del Paese, come motore reale, diffuso e territoriale, non come concetto astratto o riservato a pochi. La Lega sostiene con convinzione una riforma che parla alle comunità locali, ai borghi, ai teatri storici, ai musei e alle realtà che ogni giorno tengono viva la cultura autentica dei nostri territori.
È un provvedimento che valorizza la cultura viva, concreta, partecipata, quella che nasce dal basso, dal legame tra identità, paesaggio e persone. L'obiettivo è chiaro: valorizzare, semplificare e responsabilizzare, creando strumenti che permettano di tutelare il nostro straordinario patrimonio culturale, ma anche di renderlo più accessibile, produttivo e attrattivo. Con questa proposta di legge interveniamo sul codice dei beni culturali e del paesaggio, aggiornandolo con strumenti moderni e concreti.
L'istituzione dell'Anagrafe digitale dei beni culturali pubblici e dell'Albo digitale della sussidiarietà orizzontale rappresenta una novità importante, permetterà di conoscere meglio, gestire meglio e valorizzare meglio i nostri beni, coinvolgendo anche cittadini, associazioni e soggetti privati in un rapporto di fiducia e collaborazione. È la logica della valorizzazione sussidiaria che la Lega sostiene da sempre: Stato, regioni, comuni e comunità locali insieme, in una rete di responsabilità condivisa, superando centralismi e burocrazie .
Il cuore della riforma è il circuito “Italia in scena”, una rete nazionale di eventi, spettacoli, progetti culturali che attraverserà l'intero Paese, da Nord a Sud, da Sud a Nord, superando le concentrazioni nei soli grandi centri e dando spazio anche a eccellenze di province, borghi, aree interne e di confine, che rappresentano la vera anima dell'Italia.
Con l'“Italia in scena” vogliamo unire cultura, turismo, territorio, facendo sì che ogni luogo possa diventare protagonista e attrarre nuove opportunità di crescita e di occupazione.
La mia provincia, ad esempio, ci riporta a questa esigenza, promuovendo il turismo attraverso la valorizzazione culturale dei borghi di Latina. L'obiettivo è quello di raccontare, valorizzare la loro identità attraverso narrazioni, leggende e tradizioni locali. Ogni anno vengono coinvolti centinaia di comuni e migliaia di visitatori, dando vita a un vero e proprio viaggio culturale che abbraccia tutte le regioni, tutta la mia regione, dal mare all'entroterra, con la volontà di creare nuove tradizioni, nuovi percorsi e comunità coese e orgogliose.
Siamo particolarmente soddisfatti anche per il lavoro svolto in Commissione cultura, che ha ampliato il testo, garantendo equilibrio tra tutela e semplificazione, chiarezza normativa e attenzione alla sostenibilità finanziaria. Nessuna riduzione delle tutele, ma un modo più moderno ed efficiente di gestirle, evitando ritardi, blocchi e sovrapposizioni amministrative.
Questa proposta di legge valorizza la cultura diffusa, le tradizioni locali, il paesaggio come identità viva e non come vincolo, restituendo ai territori protagonismo. Un Paese che investe nelle sue radici, nelle sue comunità e nei suoi talenti è un Paese che costruisce futuro e orgoglio nazionale attraverso la partecipazione attiva. Per tutte queste ragioni, il gruppo Lega voterà con convinzione a favore di questo provvedimento, che incarna la nostra visione di una cultura libera, concreta, accessibile e produttiva, capace di generare economia, occupazione e appartenenza.
Con l'“Italia in scena”, l'Italia intera, dai centri urbani ai piccoli comuni, diventerà protagonista di un'Italia unica e irripetibile. Il patrimonio culturale italiano è il più vasto del mondo e comprende siti archeologici, artistici e storici, oltre a beni naturali e immateriali. L'Italia ha il maggior numero di siti dichiarati patrimonio dell'UNESCO. Ed è per questo che siamo richiamati orgogliosamente ad affrontare la sfida della conservazione e della valorizzazione, proprio per attuare l'articolo 9 della Costituzione, che considera questo un valore fondamentale da salvaguardare per le future generazioni.
E, proprio in un'ottica di integrazione sistemica tra passato e futuro, creiamo nel presente le condizioni e gli strumenti perché l'Italia sempre sia protagonista, nella scena culturale e non solo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iacono. Ne ha facoltà.
GIOVANNA IACONO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, nell'esprimere la nostra posizione sulla proposta di legge a prima firma dell'onorevole Mollicone, desidero anzitutto sottolineare un aspetto che, seppure sembrerebbe un aspetto formale, ha assunto in questo dibattito un valore simbolico non secondario.
Come è già stato evidenziato in sede di discussione generale, dopo la scoperta che abbiamo fatto la scorsa settimana, ma anche nel corso dei voti sugli emendamenti, la proposta di legge in discussione riprende fedelmente il titolo di un libro dello stesso collega proponente. È un fatto molto, molto singolare e una scelta assai inopportuna, che non può passare inosservata.
Naturalmente, nessuno contesta il diritto di ciascun collega di portare in Aula le proprie idee, le proprie esperienze, la propria visione, ma quando una proposta di legge riprende letteralmente il titolo di un'opera editoriale, il confine tra iniziativa legislativa e iniziativa promozionale o autopromozionale rischia di diventare estremamente sottile . Un atto parlamentare non può e non deve trasformarsi in una vetrina personale o, addirittura, nel prolungamento di un'operazione editoriale. Il Parlamento è il luogo in cui si scrivono le regole della Repubblica e si tutela l'interesse generale. E proprio per questo anche le forme, non solo i contenuti, devono riflettere la sobrietà e la neutralità delle istituzioni.
Venendo al merito della proposta, signor Presidente, il testo prevede la creazione di un circuito nazionale per la valorizzazione delle arti performative e dei beni culturali, con l'obiettivo dichiarato di promuovere l'immagine dell'Italia attraverso eventi e iniziative artistiche. Si tratta, almeno nelle intenzioni, di un progetto volto a rafforzare la connessione tra cultura e territorio, tra patrimonio materiale e creatività contemporanea. Tuttavia, all'analisi concreta del provvedimento, emergono criticità significative.
In primo luogo, la vaghezza degli strumenti attuativi: non sono chiariti i criteri di selezione dei soggetti partecipanti né le modalità di gestione delle risorse, e il rischio è di creare un contenitore sì evocativo, ma privo di solide garanzie di trasparenza, di efficienza amministrativa e di parità di accesso.
In secondo luogo, la sproporzione tra gli obiettivi dichiarati e i mezzi effettivamente previsti: si parla di un grande circuito nazionale, ma senza un piano finanziario strutturato né una visione organica del rapporto con gli enti locali, nonché con il Ministero della Cultura.
E in terzo luogo, la concezione stessa della valorizzazione, che emerge dal testo, appare molto più orientata alla promozione che alla tutela. Eppure, come sappiamo ed è noto, il codice dei beni culturali ci ricorda che valorizzare significa rendere fruibile il nostro patrimonio nel rispetto della sua identità e del suo valore pubblico, non trasformarlo in un marchio o in un . L'arte non è un e la cultura non è - e non può diventare - un prodotto da immettere nel mercato della comunicazione.
La proposta “Italia in scena”, anche per il modo in cui è stata presentata, rischia di incarnare una visione spettacolare e autoreferenziale della politica culturale. Un'Italia “in scena”, appunto, più che un'Italia che vive, che crea, che include. Ed è una prospettiva, questa, che rischia di mettere in secondo piano i veri problemi del settore: la precarietà dei lavoratori dello spettacolo, la carenza cronica di risorse per i teatri, i musei, i luoghi della cultura, le disuguaglianze territoriali nell'accesso ai servizi culturali. Temi, questi, che abbiamo sperato di poter affrontare e trattare anche attraverso questo provvedimento, ma non lo abbiamo potuto fare.
Signor Presidente, noi crediamo che la cultura sia un diritto e non un ornamento. Crediamo che vada sostenuta con politiche solide, non con slogan, e crediamo che il Parlamento debba essere il luogo della responsabilità, non della rappresentazione né dell'autorappresentazione. E per questo, pur riconoscendo l'impegno e l'intenzione, non possiamo condividere l'impianto di questa proposta di legge, che riteniamo debole nei contenuti e impropria nella forma. “Italia in scena” è un titolo evocativo, ma la cultura italiana non ha bisogno di essere messa in scena, ha bisogno di essere sostenuta e resa accessibile. Non servono infatti nuove scenografie legislative, servono interventi concreti, investimenti stabili, strumenti, risorse, tutele e diritti per chi lavora nel settore, semplificazioni amministrative per chi produce arte e cultura.
E, pur riconoscendo un merito di questa proposta di legge - che è quello di aver introdotto e portato alla discussione di quest'Aula un tema che per noi è molto significativo, che è quello della sussidiarietà e della partecipazione nei processi di valorizzazione dei beni culturali (ed è proprio perché riteniamo importantissimo il coinvolgimento degli enti del Terzo settore che in Commissione ci siamo sempre astenuti) -, non possiamo non evidenziare che il testo non è organico, che è eterogeneo e vago.
Peraltro, la modifica proposta al codice dei beni culturali rischia di introdurre delle sovrapposizioni e delle ambiguità nella ripartizione delle competenze tra Stato e soggetti privati, senza un quadro normativo chiaro.
Abbiamo anche provato, signor Presidente, a convincere la maggioranza a modificare il titolo della proposta - anche in zona Cesarini, come si direbbe in gergo calcistico - ma purtroppo non ci siamo riusciti, e, anzi, ci siamo ritrovati anche oggi con emendamenti sorpresa, dell'ultimo momento.
Per tutte queste ragioni devo annunciare, a nome del gruppo parlamentare del Partito Democratico, il nostro voto contrario a questo provvedimento. Lo faccio e lo facciamo nel rispetto del proponente e di quest'Aula parlamentare, ma nella ferma convinzione che la cultura è e deve continuare a essere fondamento comune della nostra identità e della nostra democrazia .
PRESIDENTE. Colleghi, saluto il Presidente dell'Assemblea nazionale della Repubblica di Corea Woo Won-Shik, che oggi è in visita ufficiale alla Camera dei deputati e che assiste ai nostri lavori dalla tribuna. Benvenuto alla Camera dei deputati, signor Presidente .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mollicone. Ne ha facoltà.
FEDERICO MOLLICONE(FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Sottosegretario Mazzi, oggi votiamo in Aula un testo che per Fratelli d'Italia rappresenta molto di più di una semplice riforma tecnica del codice dei beni culturali. È un passaggio politico e culturale che segna una strategia precisa.
Lo dico chiaramente anche in risposta alle opposizioni: questa non è una legge disorganica, , come è stato detto negli interventi che mi hanno preceduto. Di fatto Fratelli d'Italia, da quando governa, non ha mai fatto interventi estemporanei, ha fatto sempre scelte di visione, e “Italia in scena” è una riforma parlamentare sussidiaria storica, che affonda le sue radici nella nostra storia politica, nei programmi fondativi del nostro movimento e nelle idee che ci hanno guidato fin dall'inizio, e non certo per scelta personale.
Ancora una volta il Parlamento è stato protagonista, colleghi dell'opposizione. Il testo che oggi discutiamo è frutto di un percorso condiviso certamente con il Governo, con il Ministro Giuli e con il Sottosegretario Mazzi, ma in un confronto costante con le istituzioni culturali, con gli operatori del settore e con le autonomie territoriali.
Quindi, ha avuto un massimo confronto, e anzi possiamo affermare che sia stato scritto insieme. È da questo che derivano le vostre astensioni sui singoli emendamenti, ma il voto contrario che invece avete annunciato è di natura ideologica . Onorevoli colleghi, quando alcuni anni fa ero presidente della commissione cultura di Roma Capitale - così sveliamo questo arcano del nome -, promossi un progetto che divenne un circuito, una delibera comunale, anche lì votata dal consiglio, che aveva esattamente la stessa filosofia di questo testo.
Oggi, come allora, la valorizzazione culturale non può essere un recinto chiuso, amministrato solo dai tecnici, ma è un patrimonio vivo, che cresce con la partecipazione di tutta la comunità. Questa è la sussidiarietà ed è in questo quadro che nasce il circuito “Italia in scena”. Qualcuno, anche con ironia, ne ha criticato il nome, e noi stiamo all'ironia. Eppure, onorevoli colleghi, quel nome racconta perfettamente ciò che vogliamo fare: mettere l'Italia in scena rispetto ai tanti luoghi chiusi, poco valorizzati, con ancora la polvere e con ancora visioni vincolistiche, come quelle della collega che mi ha preceduto, per cui il museo e il luogo archeologico sono una sorta di sacrario intoccabile, dove le persone quasi non debbano entrare, dove non si può fare attività culturale e dove non si può aprire al territorio.
Invece, noi abbiamo una visione esattamente opposta. Quindi, con quel nome raccontiamo perfettamente quello che vogliamo fare: mettere, appunto, l'Italia in scena. Non in senso estetico o propagandistico, ma nel senso profondo di restituire alla nostra identità nazionale la capacità di raccontarsi. È l'Italia che torna protagonista, che esce dai depositi e che rivive nei borghi, nei musei, nei teatri e nei luoghi dimenticati della bellezza.
Vorrei anche chiarire un equivoco diffuso: non è questa legge a chiamarsi come il libro, come è stato insinuato, ma semmai è quel libro che si ispira alla visione e ai programmi che questa legge incarna, agli stessi principi che la animano e ai punti del programma di Fratelli d'Italia che ho avuto l'onore di scrivere fin dalla fondazione di Fratelli d'Italia, quando molti di voi, quasi tutti, ci irridevano, e oggi siamo al Governo della Nazione . Tutto questo è scritto in questo saggio politico, che poi vi donerò, con la prefazione dell'attuale Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con pagine e pagine di battaglie fatte, battaglie parlamentari, molte delle quali condivise con voi, anche se eravamo all'opposizione.
Tra quelle fatte all'opposizione ho l'onore di ricordare la legge sul libro che, insieme all'allora collega Flavia Piccoli Nardelli del Partito Democratico, approvammo, pur essendo opposizione. Non c'era tempo o voglia, forse, di verificare con più cura, colleghi, e comunque - per il suo tramite, Presidente - dico alla collega Manzi, alla collega Piccolotti, ma soprattutto, con simpatia, al collega Giachetti, che, dopo averci fatto votare in questo Parlamento riforme con nomi come , , e una serie di altri tremendi anglicismi, fanno sorridere le critiche puritane al titolo di una legge finalmente in italiano
Venendo al merito, la proposta si muove su tre assi fondamentali, e quindi è una riforma strutturale: l'innovazione, la valorizzazione e la semplificazione. Innovazione, anzitutto, nei beni culturali. Con la prima istituzione di un'anagrafe digitale dei luoghi e degli istituti della cultura finalmente lo Stato si dota di uno strumento moderno e trasparente, capace di raccogliere e rendere accessibili le informazioni su cessione, qualità e fruizione del patrimonio. Non più dati dispersi, non più archivi polverosi, ma una piattaforma aperta e interoperabile, che permetterà una pianificazione più efficiente e una partecipazione reale anche dei soggetti privati, oltre a quelli pubblici.
È una rivoluzione amministrativa, ma anche culturale, perché innovare significa conoscere. Collega Giachetti, qualcuno avrebbe, detto qualche anno fa, “conoscere per deliberare”, e conoscere significa governare meglio. Poi c'è la valorizzazione, colleghi, in particolare sullo spettacolo dal vivo e nel rapporto con i poli museali, soprattutto i piccoli musei del territorio. Abbiamo voluto che la legge parlasse anche alle forme contemporanee delle espressioni artistiche e che le rievocazioni, la musica, il teatro, la danza e le potessero irrompere, come strumento di valorizzazione del patrimonio, soprattutto nelle aree interne, nei borghi, nelle zone meno servite e nei musei considerati a torto di seconda fascia, ma altrettanto bellissimi.
Infine, la semplificazione che riguarda il mercato dell'arte. Qui, sì, siamo rivoluzionari. Vogliamo rivoluzionare la notifica alla circolazione dei beni. Semplificare significa rendere il sistema più equo, andando ad aiutare tutti, dalle piccole gallerie alle grandi fiere internazionale, finanche agli artisti, e più efficiente e più attrattivo per tutti coloro che operano nel settore all'estero. Dopo la grande rivoluzione dell'IVA al 5 per cento, con queste novelle legislative l'Italia si confermerà sempre di più il Paese in Europa in cui è più conveniente vendere e comprare opere d'arte e in cui non è un reato farle circolare. Tutto questo, colleghi, si fonda su un principio costituzionale, che è la vera chiave di volta del provvedimento: la sussidiarietà orizzontale prevista dall'articolo 118 della Costituzione.
Un principio troppo spesso evocato e troppo spesso tradito. Un principio, quello della sussidiarietà, che abbiamo sostenuto anche dall'opposizione nella scorsa legislatura, lavorando con l'allora Ministro Franceschini in questo senso, sostenendo l'estensione dell'Art Bonus e tante altre forme sussidiarie. Noi crediamo che con questa legge, con questa riforma, si renda finalmente concreto e operativo, gli inglesi direbbero - questa vi piace perché è appunto in inglese - , il prendersene cura. È un modello di comunità, non di burocrazia.
Signor Presidente e colleghi, in conclusione, con questa legge Fratelli d'Italia prosegue un'azione di Governo concreta, coerente, conservatrice e riformatrice al tempo stesso. Abbiamo riformato la Carta 18app, introdotto la Carta cultura e la Carta del merito, approvato il DL Cultura, il Piano Olivetti e il Piano Mattei per la cultura. Abbiamo approvato la prima legge in Europa sulla rievocazione storica e la prima legge in Europa sulla pirateria digitale. Abbiamo aumentato di 23 milioni i fondi per lo spettacolo dal vivo, di 60 milioni quelli per l'editoria, di 10 milioni quelli per la cultura sui giornali e di 4 milioni di euro quelli per le nuove librerie.
Abbiamo contrastato il precariato nello spettacolo con 100 milioni per l'indennità di discontinuità, insieme al collega Orfini, e con 3 milioni per il superamento del storico nei teatri stabili. Abbiamo approvato l'abbattimento dell'IVA al 5 per cento sul mercato dell'arte, atteso da 30 anni. Dopo 3 anni di Governo soltanto, con l'approvazione anche di questo provvedimento, realizziamo l'80 per cento della piattaforma programmatica culturale di Fratelli d'Italia. Noi crediamo che la cultura non debba essere usata come strumento di contrapposizione, ma come sintesi nazionale e come collante tra passato e futuro e tra tradizione e innovazione.
Per questo lancio un appello alle opposizioni contro il massimalismo isterico che accompagna, in particolar modo nelle ultime settimane, il normale agone politico: collaboriamo nei prossimi 2 anni per fare buone riforme complete, ampie e rivoluzionare, e lavoriamo insieme per potenziare questo vero e proprio strumento di e rendere l'Italia una superpotenza culturale mondiale. In conclusione, davvero penso che siano doverosi alcuni ringraziamenti.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Mollicone. Concluda!
FEDERICO MOLLICONE(FDI). Questa legge ha una visione culturale fortemente conservatrice e riformista. Ringrazio tutti: il Ministro Giuli, i colleghi, gli uffici della Commissione cultura, quelli del MIC e quelli del MEF. Grazie davvero a tutti .
PRESIDENTE. Colleghi, sono in corso, come sapete, alla Camera, i lavori della seconda edizione degli Stati generali sulla salute e la sicurezza sul lavoro. Saluto insieme a voi Chiara Raneri, Daniela Alsazia, Fabrizio Giordano, Emma Marrazzo e Ilaria Colombraro . Sono tutti familiari di vittime del lavoro che abbiamo ricordato insieme in quest'Aula. Fanno parte di una delegazione in visita e sono accompagnati, come vedete, dalla nostra collega, presidente della Commissione, Chiara Gribaudo.
Benvenuti alla Camera dei deputati e ancora solidarietà per quello che è accaduto ai vostri familiari.
. Grazie, colleghi.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 1521-A: Modifica al codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e altre disposizioni concernenti la valorizzazione sussidiaria dei beni culturali e l'istituzione del circuito "Italia in scena".
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1866-A: Disposizioni in materia di tutela dei minori in affidamento.
Ricordo che nella seduta del 20 ottobre si è conclusa la discussione generale e la relatrice e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
Ricordo, altresì, che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, l'esame del provvedimento sarà interrotto alle ore 17,30.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
In particolare, il parere della Commissione bilancio reca due condizioni volte a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, che sono in distribuzione e che saranno poste in votazione ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento.
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibile, ai sensi dell'articolo 86, comma 1, e 89, comma 1, del Regolamento, in quanto estraneo rispetto ai contenuti del provvedimento in esame, l'emendamento Ascari 1.1000, non previamente presentato in Commissione, che interviene in materia di formazione obbligatoria per i magistrati, gli avvocati e il personale delle Forze dell'ordine, laddove il provvedimento interviene sul monitoraggio degli affidamenti dei minori.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85- del Regolamento, i gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva-il Centro-Renew Europe sono stati invitati a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Se nessuno chiede di intervenire, invito la relatrice e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti e sugli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli del disegno di legge segnalati per la votazione.
Prego, onorevole Varchi.
MARIA CAROLINA VARCHI, Grazie, Presidente. Fermo restando, naturalmente, il parere favorevole sugli emendamenti in recepimento delle condizioni poste dalla Commissione bilancio, su tutti gli altri il parere è di invito al ritiro o, laddove l'invito non venisse accolto, parere contrario.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Varchi. In particolare, parliamo degli emendamenti 2.500 e 3.500, mentre, sul resto, il parere è contrario. Onorevole Delmastro, Sottosegretario?
ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE,. Conforme alla relatrice.
PRESIDENTE. La ringrazio.
PRESIDENTE. Cominciamo dall'emendamento 1.5 Di Biase. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Di Biase, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.9 Boschi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.9 Boschi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.10 Ascari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.15 Di Biase. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.15 Di Biase, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.16 Di Biase, su cui vi è il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Biase. Ne ha facoltà.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi sorprende il parere contrario su questo nostro emendamento, perché qui proviamo a chiarire che cosa si intende per affidamenti impropri, dicitura che viene introdotta all'interno di questo disegno governativo: collocamenti impropri dei minori.
Rispetto a questo, l'emendamento propone di stabilire che siano considerati collocamenti impropri anche i casi di minori dati in affido a famiglie che vivono in una condizione di indigenza economica. Con questo nostro emendamento, chiediamo di stanziare misure adeguate proprio per sostenere quelle famiglie, perché, a mio avviso, una proposta che si pone l'obiettivo di tutelare i minori, non può farlo, se non facendosi carico di una delle questioni che riguarda la fragilità di quei minori ovvero l'indigenza economica, la povertà materiale che spesso le famiglie di quei bambini vivono.
Naturalmente, vi invito a un ripensamento, perché mi parrebbe davvero un assurdo parlare di tutela dei minori e poi non aiutare le famiglie da cui provengono e in cui vivono quei bambini.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.16 Di Biase, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.17 Ascari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.17 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.30 Di Biase. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.30 Di Biase, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.24 Di Biase. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Biase. Ne ha facoltà.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Con questo emendamento, abbiamo voluto raccogliere le sollecitazioni arrivate da ANCI, che ci mette in guardia sul pericolo di duplicazione del lavoro. Già oggi, infatti, i comuni alimentano il SIOSS e inseriscono tutti i dati nel Sistema informativo dei servizi sociali. I comuni già alimentano quella rete.
Ora, l'ANCI e i comuni sono molto preoccupati che ci sia un aggravio ulteriore rispetto a dati che vengono già forniti. Con questo nostro emendamento, chiediamo che siano le amministrazioni centrali a farsi carico di omogeneizzare e di procedere in modo organico alla raccolta dei dati, senza che questo penalizzi ulteriormente i comuni che già sono oberati, naturalmente, da un lavoro ingente, com'è quello che gli viene richiesto e dove oltretutto hanno dovuto abbondantemente e - aggiungo - doverosamente formare tutto il personale che si occupa dell'immissione dei dati all'interno del Sistema informativo.
PRESIDENTE. Se non altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.24 Di Biase, con il parere contrario della Commissione, del Governo… revoco l'indizione della votazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente, è gentilissimo. È un emendamento importantissimo quello appena illustrato: chiediamo come gruppo di poterlo sottoscrivere e, come abbiamo già avuto occasione di dire più volte in quest'Aula, chiediamo che ciò che è di competenza del Governo non venga scaricato sui comuni. Ricordo che già i comuni si devono sobbarcare degli oneri che non sono programmabili, che, ad esempio, sono i ricoveri in comunità dei minori, questo attraverso i servizi sociali - chiamiamoli così -, sempre finanziati dai comuni. Allora, bisogna che ci sia una presa di coscienza e di consapevolezza da parte del Governo e che il tema dei minori non accompagnati venga affrontato, per una volta, definitivamente, ma con l'unico mezzo possibile con il quale deve essere affrontato e può essere affrontato, ossia il trasferimento di risorse.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.24 Di Biase, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.27 Boschi e 1.28 Di Biase. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.27 Boschi e 1.28 Di Biase, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.29 Di Biase. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.29 Di Biase, con il parere contrario… no, revoco l'indizione della votazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Biase. Ne ha facoltà.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questo emendamento noi chiediamo di suddividere all'interno dei registri le tipologie di affido. Questa è una sollecitazione che ci è arrivata da più parti degli auditi in Commissione. Perché? Perché gli affidi non sono tutti della stessa natura e, dunque, noi reputiamo che ci sia la necessità di dividere per tipi diversi di affidamento. Ci sono quelli che sono stati disposti ai sensi della legge n. 184 del 1983; ci sono quegli affidi che, invece, sono stati disposti dall'autorità giudiziaria perché la condotta del genitore pregiudica l'integrità del minore; e ci sono quelli, che sono stati appena ricordati dall'onorevole Bonetti che mi ha preceduto, dei minori stranieri non accompagnati. Questo renderebbe organica la consultazione dei registri.
Oltretutto, questi registri, nelle previsioni della legge, devono essere sia all'interno del tribunale ordinario, sia presso il Tribunale per i minorenni minori; noi, invece, reputiamo che, per organicità, dovrebbero essere collocati, insediati soltanto presso il Tribunale per i minorenni .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.29 Di Biase, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.34 Ascari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.34 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.38 Ascari.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Questo è un emendamento importante, perché quello che abbiamo detto è che la vera riforma non è quella di avere un registro statico. Voi avete copiato la nostra proposta di legge, perché era stata già presentata, ma il problema è che l'avete copiata male, perché è rimasto solo uno scheletro vuoto ed è stata veramente tolta, privata del cuore e dell'anima. Questo perché la vera trasparenza non è nei numeri, ma proprio nella capacità di guardare ogni bambino come un essere umano unico, con la propria voce e la propria storia. Ed è per questo che con questo emendamento si chiedeva di fare delle ulteriori verifiche per quanto riguarda una durata prevista della collocazione del bambino, il progetto che riguarda il bambino, come si trova, come sta, come va, come lo sta seguendo per capire, appunto, se è adatto; e poi vedere se è possibile reinserirlo nella famiglia di origine, a cui si spera venga data, qualora ci siano delle fragilità, delle vulnerabilità, una stampella, che deve essere fornita dallo Stato, che viene tolta quando questa fragilità, questo bisogno viene meno.
Questi erano punti fondamentali che, a nostro avviso, andavano inseriti e mi dispiace che anche questo aspetto migliorativo per dare una maggiore tutela ai genitori e, soprattutto, ai minori non sia stato recepito .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.38 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.39 Dori. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.39, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'emendamento 1.1000 Ascari è inammissibile.
Passiamo all'emendamento 1.40 Di Biase.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Biase. Ne ha facoltà.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo è uno di quegli emendamenti che prova a dare un'anima a un provvedimento che, dal nostro punto di vista, è un provvedimento meramente burocratico, lo facciamo un po' sulla scorta del precedente emendamento, che chiedeva di implementare i fondi per le famiglie di origine. Qui noi chiediamo che venga erogato un supporto, invece, per le famiglie affidatarie, comprese forme di sostegno di natura sociale, di supporto educativo, ma anche di mediazione linguistica.
Con questo emendamento, inoltre, prevediamo l'adozione di misure strutturali e omogenee su tutto il territorio nazionale, perché non si può comprendere come un servizio del genere possa essere erogato a macchia di leopardo, trattandosi di minori. E poi, naturalmente, reputiamo necessario predisporre tutte quelle misure che mirino al ricongiungimento familiare, ovvero il ritorno alla famiglia di origine che, ricordiamo, è il fine ultimo dell'affidamento familiare.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.40 Di Biase, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01 Di Biase.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Biase. Ne ha facoltà.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Allora, questo articolo aggiuntivo merita una menzione a parte e io davvero inviterei il Governo a fare una riflessione ulteriore rispetto al parere negativo.
Noi qui proviamo a introdurre disposizioni specifiche per quei provvedimenti che riguardano i figli, nei casi di violenza di genere o domestica, con sospensione immediata del diritto di visita del genitore violento e affidamento prioritario all'altro genitore o ai parenti entro il quarto grado, il divieto di affidamento a terzi, salvo eccezionalità, requisiti di esperienza e formazione per i terzi affidatari, responsabilità genitoriale per i terzi affidatari e interdizione degli incontri con il genitore violento senza che ci sia stato un percorso di rieducazione con esito positivo e possibilità di reclamo alla corte d'appello.
Io ci tengo molto a sottolineare la valenza di questo articolo aggiuntivo, perché è stato frutto di un lavoro corposo compiuto nella scorsa legislatura dalla Commissione sul femminicidio. Io penso che, su questi temi, bisognerebbe provare a cercare, anche con le opposizioni, un dialogo e mi sorprende, francamente, che su un tema così delicato e così sentito il parere rimanga contrario. Quindi, veramente un appello a ripensarci, perché qui parliamo di minori e le raccomandazioni che il GREVIO ci fa io non penso possano essere liquidate come qualcosa di cui non tener conto.
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01 Di Biase, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.02 Ascari.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Questo è un emendamento che io ritengo molto importante, perché riguarda la tutela del supremo interesse del minore in presenza di violenza intra-familiare, di violenza domestica commessa nei confronti del minore. Allora, la priorità, in questi casi, è che venga allontanato il genitore violento, che nella maggior parte dei casi purtroppo - sulla base delle statistiche - è il padre. Questo è importante dirlo, perché ancora oggi si tende ad allontanare subito il minore dall'intero nucleo familiare, senza guardare alla figura dell'altro genitore, senza guardare ai parenti entro il quarto grado, ai nonni, agli zii e soprattutto alle persone che vogliono bene al minore, ricordando che il minore - un bambino - ha fame di famiglia, ha fame di affetto e di punti di riferimento. E, ancora, se questo non è possibile, si va a vedere strutture di tipo familiare, in modo che ci sia, comunque, un esame profondo e serio di quelli che sono i riferimenti del bambino.
Questo lo dico perché, purtroppo, nella pratica questo non avviene e la di questo emendamento è proprio prevederlo e metterlo nero su bianco, così come la necessità, non più rinviabile - e voglio darne seguito al commento di questo emendamento -, di una riforma della legge n. 54 del 2006, perché la bigenitorialità non può essere a tutti i costi se questo comporta la convivenza con un genitore violento ed è a danno del minore, perché, come ho ricordato in più sedi e in più occasioni, un genitore violento non è mai un buon padre. Inoltre, oggi si assiste a situazioni paradossali veramente aberranti, in cui una donna, una madre, che vuole proteggere suo figlio o sua figlia da un uomo sotto processo per violenza, deve addirittura dimostrarsi veramente collaborativa, sempre disponibile, pronta, attenta e difendere addirittura la genitorialità del padre per non essere tacciata di essere una cattiva madre, per non essere tacciata di non essere collaborativa o addirittura di alienazione parentale o di qualsiasi altro nome che si dà a questa forma di alienazione, con il rischio di vedersi allontanare i figli.
Questo è un problema serissimo perché queste donne, che sono vittime di violenza, si ritrovano sul banco degli imputati, sono costrette a subire un'attenzione morbosa, qualora vi siano addirittura, appunto, percorsi di visite protette, mentre sul padre violento prevale il giustificazionismo e tutto questo è veramente una vergogna. Per cui, è bene ricordare che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha in tante occasioni condannato l'Italia e tutto questo è inaccettabile .
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.02 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.4 Di Biase. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.4 Di Biase, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.9 Ascari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.9 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.12 Di Biase. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.12 Di Biase, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.15 Dori.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Per noi questo emendamento è particolarmente importante, perché una delle criticità maggiori che si riscontrano, con riferimento alla tematica oggetto di questo disegno di legge, è proprio la differenza - spesso anche notevole e, quindi, anche al limite di costituzionalità con l'articolo 3 della Costituzione - di trattamento, con riferimento proprio ai minori, su base territoriale. Quindi, una differenza notevole, esclusivamente basata proprio sul collocamento in un determinato territorio piuttosto che in un altro.
Per quanto chiaramente siano anche materie, in parte, di gestione e di competenza anche degli enti locali e delle regioni, a nostro parere, comunque, è necessario che, con riferimento all'articolo 2, cioè all'istituzione di quest'Osservatorio nazionale, ci sia anche questa competenza e, quindi, la necessità di un monitoraggio specifico rispetto a questa differenza di trattamento su base territoriale.
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.15 Dori, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.16 Dori. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.16 Dori, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.500 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.500 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo, il Sottosegretario Delmastro Delle Vedove, ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE,. Grazie, Presidente. Per quanto riguarda l'ordine del giorno n. 9/1866-A/1 Ascari sarebbe parere favorevole previa riformulazione dell'impegno finale ed espunta l'ultima premessa. La riformulazione dell'impegno sarebbe in questi termini: “al fine di garantire la concreta attuazione delle finalità sottese alle modifiche apportate dall'atto in esame alla legge n. 184 del 1983, come meglio argomentate in premessa, nonché a rispettare gli obblighi derivanti dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, ratificata dall'Italia ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176, ad adoperarsi, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, per destinare specifiche risorse al Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità presso il Ministero della Giustizia, volte alla formazione di tutto il personale coinvolto nelle procedure di affidamento dei minori, al fine di analizzare, in maniera appropriata e consapevole, i fenomeni di disagio sociale anche legati a particolari contesti di degrado territoriale, mettendo gli stessi in grado di cogliere eventuali elementi sintomatici di comportamenti violenti a danno del minore”.
Per quanto riguarda gli ordini del giorno n. 9/1866-A/2 L'Abbate, n. 9/1866-A/3 Benzoni, n. 9/1866-A/4 Di Biase, n. 9/1866-A/5 Scarpa e n. 9/1866-A/6 Gianassi vi è il parere contrario del Governo.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno n. 9/1866-A/7 Dori, vi è il parere favorevole del Governo con riformulazione dell'impegno finale: “a valutare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ulteriori iniziative normative volte a estendere alle persone affidatarie i benefici previsti per i genitori naturali per il periodo in cui il minore conviva con gli stessi”.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno n. 9/1866-A/8 Zanella vi è il parere contrario del Governo.
Sull'ordine del giorno n. 9/1866-A/9 Ghirra vi è il parere contrario al primo impegno e parere favorevole al secondo impegno.
PRESIDENTE. Quindi, è riformulato.
ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE,. Per quanto riguarda gli ordini del giorno n. 9/1866-A/10 Ferrari, n. 9/1866-A/11 Bonetti e n. 9/1866-A/12 Ruffino vi è parere contrario del Governo.
PRESIDENTE. La ringrazio. Torniamo indietro.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1866-A/1 Ascari.
Onorevole Ascari accetta la riformulazione? Ha chiesto di parlare l'onorevole Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Non l'ho sentita...
PRESIDENTE. Era bella lunga. Era distratta, onorevole Ascani. Sottosegretario Delmastro Delle Vedove, per cortesia, può rileggere la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/1866-A/1 Ascari? Sì, per favore, grazie.
ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE,. Ci mancherebbe, Presidente… Allora, è così riformulato. Parere favorevole con questa riformulazione ed espunta l'ultima premessa. La riformulazione è: “al fine di garantire la concreta attuazione delle finalità sottese alle modifiche apportate dall'atto in esame alla legge n. 184 del 1983, come meglio argomentate in premessa, nonché a rispettare gli obblighi derivanti dalla Convenzione sui diritti del fanciullo fatta a New York il 20 novembre 1989, ratificata dall'Italia ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176, ad adoperarsi, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, per destinare specifiche risorse al Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità presso il Ministero della Giustizia, volte alla formazione di tutto il personale coinvolto nelle procedure di affidamento dei minori, al fine di analizzare, in maniera appropriata e consapevole, i fenomeni di disagio sociale anche legati a particolari contesti di degrado territoriale, mettendo gli stessi in grado di cogliere eventuali elementi sintomatici di comportamenti violenti a danno del minore”.
PRESIDENTE. Onorevole Ascari? Accetta la riformulazione, la ringrazio.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1866-A/2 L'Abbate. Onorevole L'Abbate il parere è contrario. Onorevole Quartini che facciamo? Onorevole Alifano? Lo mettiamo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1866-A/2 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1866-A/3 Benzoni.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine del giorno n. 9/1866-A/3 per esprimere lo stupore, perché è l'ennesima dimostrazione del fatto che continuiamo ad affidare compiti alle amministrazioni locali. Lo sappiamo, le amministrazioni locali sono la base del territorio; lo facciamo anche in questo caso, ma si dà parere negativo a un ordine del giorno che chiede risorse economiche e personale per i comuni per poter gestire questo carico di lavoro in più. Quindi, da un lato, è la dimostrazione che, come sempre, questo Governo, come accade da molti mesi, tende a delegare ai comuni sempre più iniziative, senza però attribuire risorse e personale; dall'altro, è un continuo disinteresse nella risoluzione del problema che stiamo delegando ma che non stiamo risolvendo .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1866-A/3 Benzoni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1866-A/4 Di Biase, con il parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Biase. Ne ha facoltà.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per esprimere il rammarico perché non viene preso in considerazione nessun emendamento di assoluto buonsenso proposto dall'opposizione e nemmeno un ordine del giorno. Io lo reputo francamente grave e sappiamo che quella degli affidi è una materia molto complessa che necessita di integrazione, di un lavoro congiunto tra tutte le istituzioni e le autorità competenti che devono occuparsi di queste famiglie e di questi minori. Tante, di quelle che ricevono i minori, a cui i minori vengono affidati, hanno bisogno di un sostegno.
Con quest'ordine del giorno non facevamo altro che continuare a chiedere risorse aggiuntive perché, francamente, questo Parlamento dovrebbe essere un po' stanco di votare provvedimenti che si pongono l'obiettivo di risolvere problemi fondamentali senza metterci mai una lira. Io non so voi come pensiate di occuparvi di minori se poi non decidete mai di finanziare le necessità di quelle famiglie e di quelle bambine.
Quindi, io chiedo che venga messo ai voti perché mi pare assurdo che il Governo, anche su un ordine del giorno, non abbia voluto esprimere un parere favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1866-A/4 Di Biase, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1866-A/5 Scarpa: parere contrario del Governo. Lo poniamo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1866-A/5 Scarpa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1866-A/6 Gianassi: parere contrario del Governo. Lo poniamo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1866-A/6 Gianassi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1866-A/7 Dori. Onorevole Dori accetta la riformulazione? Si.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1866-A/8 Zanella, con il parere contrario del Governo. Lo poniamo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1866-A/8 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1866-A/9 Ghirra. Non accetta la riformulazione. Lo poniamo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1866-A/9 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1866-A/10 Ferrari, su cui vi è il parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per esprimere il mio stupore e dispiacere per questo parere negativo, nemmeno una proposta di “valutare l'opportunità”. Certo, perché per applicare pienamente, per dare certa applicazione della Convenzione di Istanbul, che è un trattato internazionale vincolante per gli Stati, non si può dire “valutare l'opportunità”: andrebbe fatto e basta. Dunque, a maggior ragione, denuncio il fatto che questo parere negativo sia decisamente un'assurdità, visto che vi ergete, giustamente e legittimamente - ma poi non nei fatti -, a paladini del contrasto alla violenza contro le donne. L'applicazione piena della Convenzione di Istanbul prevede che, in caso in cui vi sia una denuncia penale per maltrattamenti in famiglia, per violenza maschile contro le donne, il percorso civile non possa prevedere l'affidamento al genitore maltrattante. Questo, purtroppo, non avviene sempre. È per questo che chiediamo l'applicazione piena della Convenzione, perché lo stesso GREVIO, ossia il gruppo di esperti indipendenti del Consiglio d'Europa che valuta l'applicazione della Convenzione di Istanbul, ha richiamato l'Italia perché non rispetta questo principio, perché spesso l'Italia incappa nel paradosso della vittimizzazione secondaria delle donne, delle donne madri, perché sospende la loro responsabilità genitoriale e spesso le ritiene non adeguate, simbiotiche o calunniatrici o fa ricorso alla fantomatica PAS.
Ecco, vorremmo che tutto questo nel nostro Paese non avvenisse, purtroppo, invece, avviene.
Ci avviciniamo al 25 novembre. Tutti parleremo di violenza contro le donne. Questa era l'occasione per dire che applichiamo pienamente quella Convenzione, quel Trattato internazionale e la risposta del Governo è “no”
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Volevo chiedere alla collega se fosse possibile sottoscrivere quest'ordine del giorno e fare in sede di dichiarazione di voto anche un appello al Sottosegretario nel rivalutare il parere contrario sul quale, in particolare, chiederei l'attenzione delle colleghe e dei colleghi che con noi sono nella Commissione femminicidi.
Quest'ordine del giorno chiede semplicemente di aprire a un intervento normativo che introduca nel codice civile la possibilità per il giudice, laddove ci sia evidenza di violenza, un allegato di violenza, di sospendere la visita del genitore violento nei confronti del bambino o della bambina su cui c'è il rischio che eserciti violenza. Adesso, vorrei chiedere all'Aula come sia possibile dire di “no” ad un ordine del giorno di questo tipo. Mettetevi non solo una mano sulla coscienza, ma anche sul buonsenso: il Parlamento italiano boccia un ordine del giorno che chiede che laddove ci sia violenza evidente, si deve impedire al genitore violento di avere incontri nei confronti del minore, si deve intervenire con un affidamento adeguato che tuteli il minore dal rischio di essere vittima della violenza del genitore. Come si fa a bocciare quest'ordine del giorno? È veramente un grande dubbio. Sottosegretario, rivaluti il parere, perché credo che si apra un al quale sarà poi difficile rimediare dal vostro punto di vista .
PRESIDENTE. Il Governo non ha intenzione di intervenire, quindi, colleghi, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1866-A/10 Ferrari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1866-A/11 Bonetti, su cui vi è il parere contrario del Governo.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1866-A/11 Bonetti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1866-A/12 Ruffino, su cui vi è il parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Siamo all'ultimo ordine del giorno e riprendo quanto detto nel mio precedente intervento, ricordando quali sono i compiti dello Stato e quali sono i compiti dei comuni. Devo dire che, in realtà, tutti i comuni assolvono al compito che è loro assegnato, ossia garantire l'accoglienza dei minori presenti nei loro territori. Il comune dove il minore si trova, se non ci sono strutture disponibili, le strutture SAI, assicura temporaneamente l'accoglienza sia che abbia le risorse a disposizione sia che non le abbia. Il comune attiva i servizi di accoglienza; poi certamente dopo può chiedere i contributi al Fondo nazionale. Il comune in cui risiede un soggetto che ha bisogno di ricovero o accoglienza ha compiti di integrazione economica, eccetera eccetera, e nei casi in cui il minore non abbia una residenza formale si applica il criterio dei principali interessi; quindi, il minore ha diritto ad essere seguito e ospitato.
I numeri sono i seguenti: al 31 maggio 2025, i minori stranieri non accompagnati sono 16.566. Si tratta principalmente di ragazzi tra i 16 e i 17 anni, ma ci sono anche più di 2.000 bambini o bambine. Da diversi mesi emerge forte l'insufficienza sulla copertura dei costi affrontati dai comuni italiani. ANCI ha stimato che c'è un divario di 53 milioni di euro solamente per il primo trimestre 2025.
Signor Presidente, per suo tramite, al Governo presente, ci saranno sicuramente grandi comuni che possono avere qualche opportunità in più nel gestire delle somme e nel fare variazioni di bilancio. Però spessissimo questi minori vengono ospitati in aree più decentrate, in comuni che non hanno quella possibilità di gestire il bilancio. Dobbiamo anche pensare che probabilmente devono utilizzare somme che verrebbero utilizzate per fornire altri servizi alla persona.
Ora poiché c'è un obbligo - mi sento veramente di chiamarlo in questo modo -, mi chiedo perché quest'ordine del giorno non trovi approvazione. Sarebbe bello essere portati a conoscenza di cosa abbiamo scritto di sbagliato che induca il Governo a non dare in tal senso un parere favorevole; magari, anche una riformulazione andrebbe benissimo per cercare di capire. Perché può darsi che mi sbagli, anche se, come più volte ho avuto occasione di dire, vivo decisamente tanto la realtà dei comuni.
Sappiamo tutti quanto i bilanci dei comuni - soprattutto in questo periodo dell'anno - siano in sofferenza; dall'altro lato, però, sappiamo anche quanto sia importante dare queste risposte.
Ma sappiamo anche che ci sono emergenze a cui devono rispondere i servizi. C'è un aspetto che non è programmabile e che è l'inserimento dei minori nelle comunità-alloggio. Sappiamo anche qual è il costo giornaliero - in questo caso parlo di minori italiani e non di minori stranieri non accompagnati - di una comunità-alloggio. Tutti questi costi sono a carico dei comuni che danno la gestione dei servizi ai servizi sociali. Con tutto il mio gruppo, mi preoccupo per più aspetti, ossia quello dei minori, che devono essere ricoverati in comunità, quello dei minori stranieri non accompagnati, ma anche dei nostri sindaci, che si scapicollano per cercare di mettere insieme tutti questi pezzi e per riuscire a dare anche risposte. Grazie e chiedo comunque che l'ordine del giorno venga messo in votazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il rappresentante del Governo. Ne ha facoltà.
ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE,. Grazie, Presidente. ritengo che si possa trovare un equilibrio con una riformulazione, qualora venisse accettata: espunta l'ultima premessa, riformulare in questo senso: “impegna il Governo a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, che”, e poi, continuando, “il Fondo per i minori stranieri non accompagnati possa coprire integralmente (…)”. Quindi togliere la parte iniziale dell'impegno, più descrittivo; il vero impegno rimane, ma così riformulato: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
PRESIDENTE. Onorevole Ruffino?
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Grazie, Sottosegretario, è un passo, quindi accetto la riformulazione.
PRESIDENTE. È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Colleghi, sono le 17,03. Dovremmo passare ora alle dichiarazioni di voto finale. Chiedo, però, ai gruppi se vi sia l'intesa a procedervi entro il termine di conclusione della seduta odierna - che, vi ricordo, doveva essere alle 17,30 - e ciò può avvenire soltanto se viene contenuta la durata degli interventi. Mi fate un cenno se siete d'accordo? Voi non siete d'accordo? Onorevole Vinci? 17,30. Se possiamo arrivare fino alle 18, allora, anche contenendo un po' gli interventi, ce la facciamo. Va bene, procediamo.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Vorrei dire subito che… però, Presidente, io la preghiera che le faccio è che, siccome sono qui per primo…
PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole. Colleghi, non è possibile che ogni volta che iniziano le dichiarazioni di voto, c'è questo tumulto in Aula. Si può far silenzio? Poi, giusto quando parla l'onorevole Giachetti. Prego.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Dico che si può anche uscire, l'onorevole Giachetti non si offende.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Basta che riesca a parlare.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Dicevo, signor Presidente, che c'è un convitato di pietra in questo dibattito, e si chiama Bibbiano. Io non voglio essere ipocrita, come magari qualcuno è stato nel corso di tutto questo dibattito, facendo finta che il tema non esiste, e quindi vorrei dire che proprio dal punto di vista politico, certamente, nel mio intervento, Bibbiano tornerà ripetutamente. Non metto in dubbio che al Governo non gliene freghi niente, però, se lei consentisse al Governo di ascoltare… grazie. Anch'io mi complimento per l'accoglimento dell'ordine del giorno.
Detto questo, signor Presidente, con questo disegno di legge in tema di affido familiare, mi sembra di poter dire che, ancora una volta, la risposta istituzionale si concentri su strumenti di controllo, piuttosto che su politiche di sostegno e prevenzione. L'impressione è quella di un approccio difensivo, segnato dalla persistente sindrome da Bibbiano: più monitoraggi e verifiche sugli abusi, meno interventi concreti per sostenere i bambini e le famiglie in difficoltà.
Il caso Bibbiano - e qui dentro sarebbe arrivato il momento che molti chiedessero scusa per quello che è accaduto a Bibbiano -, lo voglio ricordare, è stato un grande . Non c'è stata alcuna teoria priva di validazione scientifica, ma il rischio che, sull'onda di quella vicenda, se ne istituzionalizzasse una, cioè la sindrome di alienazione parentale, che il Governo giallo-verde non approvò allora solo perché cadde il Governo. La vicenda giudiziaria di Bibbiano ha, anzi, dimostrato l'esatto opposto: come i servizi sociali funzionassero bene nonostante l'alto numero di casi rispetto al numero di assistenti.
La chiave investigativa secondo la quale ci sarebbe stato un aumento vertiginoso di affidi in Emilia è stata smentita documentalmente durante il processo. Non c'era alcuna emergenza, però il marasma suscitato da “Angeli e demoni” ha provocato l'effetto opposto rispetto agli intenti dichiarati dalla politica in quelle settimane: la crescita del ricorso alle comunità rispetto agli affidi, con impennata dei costi sociali e umani, dal momento che il ricovero nelle case famiglia costa sette volte in più rispetto all'affido. Durante il processo è emerso che, dopo il della procura di Reggio Emilia, i minori in affido sono diminuiti, ma sono aumentati i minori in comunità, con un aumento vertiginoso dei costi, che sono quasi raddoppiati nel solo comune di Reggio Emilia. Alla fine, l'operato dei servizi sociali è stato di fatto assolto, ma il risultato è stata la distruzione di un sistema di che funzionava.
L'affido familiare nasce come strumento di sostegno alla genitorialità, non come misura sostitutiva o punitiva nei confronti delle famiglie di origine. È un intervento temporaneo di aiuto e accompagnamento, finalizzato a permettere ai genitori di superare un periodo di difficoltà e ritrovare le proprie capacità educative. Proprio per questo, gli affidi rappresentano una distorsione dell'istituto. L'affido dovrebbe essere limitato nel tempo - uno o due bienni al massimo - e costantemente verificato per evitare che si trasformi, di fatto, in una istituzionalizzazione mascherata. Il problema nasce anche dall'assenza in Italia di un'adozione aperta, e raramente si riesce a fare un'adozione legittimante senza trovarsi anni di ricorsi e liti giudiziali.
Su questo punto, il disegno di legge in discussione si ferma troppo in superficie: parla di monitoraggio e di registri, ma non affronta la questione strutturale. Limitarsi a raccogliere dati senza ripensare l'intero sistema rischia di tradursi in più burocrazia e meno tutela reale. Come evidenziato anche da molte realtà del settore, servono meno controlli formali e più sostegno concreto alle famiglie affidatarie e a quelle di origine. Un vero rilancio dell'affido dovrebbe passare per il rafforzamento dei diritti e dei poteri delle famiglie affidatarie, oggi quasi inesistenti, affinché possano esercitare con continuità e dignità il loro ruolo educativo; l'introduzione di una forma di azione aperta che consenta di coniugare stabilità affettiva e continuità dei legami familiari; il riconoscimento dell'adozione da parte dei ; il sostegno economico e formativo alle famiglie affidatarie, invece di un sistema incentrato solo su ispezioni e monitoraggi; la semplificazione e gratuità delle procedure di adozione internazionale, per ridare valore a un istituto che costruisce famiglie e restituisce futuro a tanti bambini.
Ancora una volta, si corre dietro a proclami altisonanti di voler proteggere i minori, tutelare i fragili indifesi. Proclami che nascondono l'antico disco rotto “Dio, Patria e famiglia”, tradendo l'intento dichiarato di voler mettere al centro la persona minorenne, che smette di essere portatore di un suo interesse e di un suo diritto soggettivo, diventando proprietà e diritto esclusivo dei genitori, dunque degli adulti.
Del resto, questo disegno di legge non spunta fuori come un fulmine a ciel sereno, ma è il triste completamento di un percorso iniziato sei anni e mezzo fa, in quei giorni sciagurati in cui in Aula si sbraitava lo slogan “parlateci di Bibbiano”. Dietro quella squallida speculazione politica, c'era la miserabile speranza di sferrare un attacco senza precedenti a chi governava quei territori e quella regione per favorire un cambio di rapporti alle imminenti elezioni regionali, ma, sin dalle prime ore, il vero grande campo di battaglia era ed è rimasto lo smantellamento della tutela dei minori e del Tribunale per i minorenni, fiore all'occhiello della civiltà giuridica italiana, che metteva al centro il migliore interesse della persona minorenne, sopra ogni cosa. Ed è triste, se non pericoloso, vedere, dopo sei anni e mezzo, tramutati in proposte legislative i pilastri di quell'inchiesta, che si è rivelata priva di fondamento, perché andrebbe ricordato al Presidente del Consiglio e a tutta la maggioranza che le sentenze hanno spazzato via ogni caposaldo di quell'indagine.
L'Italia ha un numero di allontanamenti di persone minorenni più basso di Germania e Francia, e ciò non solo perché i servizi territoriali lavorano bene, ma perché c'è una disomogeneità tale da avere zone all'interno della stessa provincia o regione con dotazione di personale talvolta carente o gravemente insufficiente. Se ci fosse la minima consapevolezza di come opera un servizio sociale, si capirebbe che l'allontanamento è tenuto sempre come ultima spiaggia, anche quando serve in maniera urgente, non solo per le difficoltà a prendere decisioni così difficili, ma, soprattutto, perché il collocamento extrafamiliare ha dei costi economici che, il più delle volte, sono proibitivi per i bilanci degli enti locali.
A questo aggiungiamo che, grazie al tam-tam “parlateci di Bibbiano”, è stata ulteriormente distrutta la fiducia dei cittadini, che ora faticano a rivolgersi ai servizi sociali e soprattutto agli operatori, che così non possono intervenire tempestivamente. Ci sono adulti e sistemi familiari che decidono legittimamente di non volersi curare, di voler vivere nella sporcizia e nella non cura della salute mentale e ogni individuo ha il diritto di farlo e anche di autogestirsi o di non riuscire a reagire. Questi non sono reati, ma sono comportamenti lesivi della felicità dello sviluppo dei bambini. Ogni volta che lo Stato decide che questi soggetti sono liberi di estendere le loro condotte ai loro figli, perché sono comunque padri e madri, e che l'allontanamento è, comunque, più dannoso ecco che vacilla la nostra coscienza democratica, perché lasciamo che le storie di fragilità diventino carriere di degrado e quando la carriera di degrado arriva all'adolescenza ecco che ci scherniamo e parliamo di , di bullismo, di reati, di nuove catene di dolore e lì pretendiamo ordine, rigore e magari più carcere minorile. Il motivo per cui siamo arrivati a istituire quell'obbrobrio giuridico degli affidi è perché si interviene troppo poco e troppo tardi, dando pochissimi strumenti non solo per il recupero genitoriale ma per capire se quei tempi di recupero sono adeguati ai tempi di cura e di sviluppo del bambino.
Questa ideologia della famiglia sopra ogni cosa, a cui accennavamo poco fa, a dispetto della centralità della persona minorenne, che ha diritto di essere protetta possibilmente, va respinta con forza. Non bisogna prevenire gli allontanamenti, ma gli stati di abbandono e maltrattamento. Bisogna sostenere le famiglie nel superare tutto ciò che aggredisce l'attaccamento sicuro del bambino.
Ho finito il tempo, Presidente. Penso, quindi, per queste ragioni…
PRESIDENTE. Ha 30 secondi.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Allora, finisco l'ultima parte. Servono nuovamente i giudici onorari nelle camere di consiglio, con le loro competenze in materia sociale, psicologica e antropologica, che diano strumenti ai magistrati e agli avvocati per mettere al centro il supremo interesse della persona minorenne. Servono servizi pubblici in grado di avere personale esperto e numericamente sufficiente e ben remunerato per svolgere questa funzione dentro al procedimento minorile. Servono, infine, finanziamenti che supportino le famiglie di origine in difficoltà e strumenti che rafforzino e sostengano le famiglie affidatarie. Non servono duplicati di banche dati o ulteriori osservatori oppure registri di diversa natura per migliorare il sistema, perché, anzi, in questo modo si rischia solo di rendere più farraginose e complicate le procedure. Per questo ci asterremo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Un breve intervento per dichiarare che consegniamo l'intervento nella sua complessità, però solo qualche parola per sottolineare il favore, da parte del gruppo di Noi Moderati, sul disegno di legge “Disposizioni in materia di tutela dei minori in affidamento”, che è un provvedimento atteso da molto tempo. Rendiamo merito al Governo per aver finalmente affrontato un problema, quello della raccolta dei dati, che senza dubbio è propedeutico alla soluzione di qualsiasi altro problema relativo ai minori fuori famiglia.
Ringraziamo, dunque, il Governo e la Ministra Roccella, in particolare, per aver ripreso l'iniziativa su un fronte in cui - vale la pena ripeterlo - non dovrebbero esserci divisioni ideologiche o partitiche. Confermo che il voto di Noi Moderati è favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. In generale, le finalità di questo intervento normativo, così come le novità che si introducono alla legge n. 184 del 1983, le condividiamo nella misura in cui si va a istituire un registro nazionale delle comunità familiari, degli istituti di assistenza e delle famiglie affidatarie, proprio con la finalità, con lo scopo e con la funzione di raccogliere i dati e poi monitorarli per rendere anche poi più trasparenti e tracciabili i percorsi di affido. Così come condividiamo la creazione di quest'Osservatorio nazionale, che ha compiti di analisi, di segnalazioni, anche di criticità, e di coordinamento con le realtà territoriali. Quindi, da questo punto di vista, la finalità è condivisibile.
Poi, chiaramente, all'atto pratico vedremo quanto sarà efficace, soprattutto se non inserita in un'azione di riforma complessiva dell'istituto e soprattutto di sostegno, in particolare, alle famiglie affidatarie. Quindi, se l'obiettivo è quello di imprimere maggiore trasparenza al sistema degli affidi, da questo punto di vista , perché chiaramente c'è il nostro appoggio. Così come condividiamo il rafforzamento delle garanzie per i minori fuori dalla famiglia, quindi tentando anche di ridurre le disomogeneità territoriali, così come chiedevamo anche con alcuni emendamenti e con l'ordine del giorno. Certo, questo è più un tentativo, però, perché poi di fatto vedremo quanto sarà efficace, ai fini proprio del monitoraggio, riuscire a rimuovere quella principale criticità che abbiamo evidenziato, anche quella delle differenze territoriali che creano, di fatto, una discriminazione e, quindi, anche un'ipotesi di lesione del principio costituzionale di uguaglianza.
Chiaramente, lo scopo di mappare in maniera più completa e aggiornata lo condividiamo, ma allo stesso tempo apre anche altri scenari, soprattutto di possibili falle normative che qui non solo non vengono compensate e non si risolvono, ma addirittura rischiano, però, di essere amplificate, laddove c'è il tema dei dati sensibili riguardanti i minori affidati e, quindi, anche la raccolta delle informazioni non solo sulle famiglie affidatarie ma anche sulle strutture. Quindi, qui si apre tutto un tema, che coinvolgerà certamente anche il regolamento sulla protezione dei dati, il codice in materia dei dati personali e il Garante per la protezione dei dati personali. Però, è chiaro che, da questo punto di vista, esprimiamo anche delle preoccupazioni - ripeto - all'atto pratico, nel momento in cui tutto ciò dovrà essere concretizzato e portato a terra. A livello generale è chiaro che siamo d'accordo laddove tutto ciò è finalizzato all'interesse superiore del minore, quindi garantendo sicurezze, continuità affettiva e rispetto dei diritti fondamentali.
In conclusione, noi, come AVS, ci asterremo su questo provvedimento, perché - ripeto - da un lato condividiamo le finalità, allo stesso tempo, però, individuiamo anche delle criticità che si aprono. Comunque, sul tema dei minori rilevo e rileviamo come il Governo e, in generale, la maggioranza continuano a essere molto ambigui e contraddittori, perché da un lato, appunto, si vuole porre, come oggi, questo tema e, dall'altro, rileviamo - e lo continuiamo a vedere in maggioranza - anche la volontà di far sparire dalle nostre scuole anche quel poco che era stato ipotizzato di educazione sessuo-affettiva. Quindi, da questo punto di vista, vediamo la contraddizione. La Ministra Roccella qui ci porta un provvedimento sui minori, da un lato anche condivisibile, e dall'altro invece - come continuiamo a sentirle dire - troviamo l'assurdità e soprattutto una visione miope e oscurantista nella misura in cui invece ci viene addirittura a dire che l'educazione sessuo-affettiva può aumentare la violenza sulle donne. Questo davvero per noi non solo è totalmente incomprensibile, ma lo troviamo totalmente aberrante .
Quindi, ribadisco che su questo provvedimento il gruppo di AVS si asterrà
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Governo, colleghe e colleghi, il provvedimento in esame in quest'Aula ha tratti e finalità di monitoraggio giudiziario - è stato assegnato anche alla II Commissione - ma in se stesso nasce da quella che è una scelta chiara del nostro Paese, che è stata quella di non solo aderire e ratificare ma rendere viva, nella vita del Paese, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.
All'interno di questa Convenzione sono sanciti dei diritti, che noi riteniamo inalienabili, per le bambine e per i bambini e per le ragazze e i ragazzi e ogni qualvolta uno Stato riconosce l'inalienabilità di un diritto e la necessità di garantire un diritto, contestualmente deve creare le condizioni per assumersi la responsabilità di garantire che questo diritto venga fino in fondo espletato e garantito. È chiaro, quindi, che intervenire nella normativa sull'affido dei minorenni alle famiglie affidatarie o a strutture competenti intercetta la vita e il futuro - non solo il presente, ma il futuro - di quella bambina e di quel bambino e, quindi, deve essere fatto con una assunzione di responsabilità totale da parte dello Stato per andare a ricercare il bene supremo di questa bambina e di questo bambino.
Nello stesso tempo, però, quest'attenzione richiede certamente consapevolezza e la creazione di politiche efficaci che, innanzitutto, vadano a prevenire le situazioni di disagio nelle quali i minorenni si trovano nei contesti familiari e a creare dei percorsi di affido che, invece, siano del tutto corrispondenti davvero a una realizzazione della loro personalità, del loro benessere, della felicità, del diritto che, appunto, viene sancito in questa Convenzione e riassunto anche nei principi della nostra Costituzione.
Fatto questo cappello che mi sembrava doveroso richiamare alla nostra attenzione, arrivo al merito di questo provvedimento che, onestamente, non fa nulla di tutto questo. Non fa nulla di tutto questo perché si limita a una ricognizione, all'istituzione di una ricognizione, una sistematizzazione assunta e presunta dei dati che nemmeno questa verrà tutelata dallo stesso provvedimento.
Perché dico questo? Perché questo provvedimento istituisce un registro in seno al Dipartimento delle politiche per la famiglia introducendo un nuovo Osservatorio - richiamo tutte e tutti noi, colleghi - nell'ambito e nelle more di una revisione di tutti gli osservatori che oggi sono in capo a quel Dipartimento: ne viene istituito un altro, mentre vengono smontati o, in qualche modo, messi in riforma gli altri attraverso una legge delega che in questo momento è in discussione in questa Camera, nelle Commissioni competenti; viene istituito un registro, e in sé la natura può dirsi essere buona, cioè si assegna all'organismo della Presidenza del Consiglio dei ministri, che ha competenze educative e nell'ambito delle politiche familiari, la sintesi della raccolta dei dati sulle situazioni degli affidamenti dei minori. Fosse così uno dice: ottima notizia, finalmente un organismo unico con dati interoperabili tra tutti i soggetti che agiscono in questa direzione. Ma invece non è così. Non è così perché non si va a intercettare la parte del Ministero della Giustizia, non è così perché non si va a uniformare quello che è oggi uno strumento attivo di monitoraggio, anche degli affidamenti familiari, nell'ambito del Ministero per le Politiche sociali: il cosiddetto sistema Sinba.
Allora, delle due l'una: o si è voluto creare un ulteriore luogo di monitoraggio per frammentare le competenze, usare più risorse e non risolvere il problema di dati non trasparenti, non interoperabili, non uniformi; oppure si doveva dire ai Ministeri della Giustizia e delle Politiche sociali: bene, adesso coordiniamo noi le cose.
È evidente che, anche qui, si è giocato l'ennesimo scontro all'interno del Governo, non si è arrivati a sintesi e quindi, invece di fare quello che serviva - efficientare, uniformare e creare un servizio trasparente di raccolta dei dati -, se ne è creato un terzo.
Chi pagherà il costo di tutto questo? Non solo i cittadini, perché alla fine le risorse non basteranno, dovranno essere implementate - e questo lo diamo ormai per assicurato -, ma soprattutto gli enti locali e le amministrazioni. I comuni si troveranno a dover inserire dati in molteplici contesti. E i comuni, che non hanno la responsabilità che viene di fatto demandata ai distretti, dovranno dare dei dati che non hanno, perché sono dei dati in seno al servizio territoriale distrettuale. E, quindi, si troveranno nella difficoltà di gestire l'inserimento di dati e si troveranno a distogliere delle risorse finalizzate a fare quello che dovrebbero fare, cioè accompagnare le famiglie, fare politiche sociali attive nell'ambito della prevenzione e del sostegno familiare.
Questo andava fatto, non la creazione di un ulteriore organismo di monitoraggio e di controllo, tant'è che io ricordo a tutti noi che le osservazioni che ho svolto non nascono dal gruppo di opposizione di Azione o dalle altre opposizioni: nascono dalla Conferenza Stato-regioni, che non ha dato l'assenso a questo provvedimento. Guardate che la state governando voi questa Conferenza, quindi la criticità che è esplosa in Conferenza Stato-regioni e che non ha trovato una risoluzione oggi viene portata all'attenzione di quest'Aula dalla voce delle opposizioni: questo è quanto di più bizzarro ci si poteva immaginare.
A distanza di tre anni, quindi, noi, oltre a un Osservatorio, ci chiediamo quali siano le politiche attive che volete mettere in campo nel sostegno, in particolare, alla rete delle famiglie affidatarie. Guardate che fanno un lavoro straordinario, sono famiglie che trasudano generosità e amore nei confronti di queste bambine e di questi bambini, che sono spesso lasciate sole o troppo sole, e che in questo provvedimento vengono, come dire, guardate solo come oggetto da monitorare e non come soggetto attivo da sostenere.
Che fine ha fatto l'istituzione di quel tavolo multidisciplinare che è richiesto da una strategia efficace di gestione degli affidi?
E arrivo poi anche al tema delle adozioni. Quali sono le prospettive anche di futuro per queste bambine e questi bambini? Cosa accade alle bambine e ai bambini che diventano adolescenti e poi maggiorenni e che così, all'improvviso, rimangono abbandonati in percorsi di vita che non hanno ancora quegli strumenti di autonomia necessaria per poter davvero essere in grado di diventare cittadini e cittadine autonome?
Ecco, queste sono delle domande che rimangono senza risposta all'interno di questo provvedimento e quindi noi, in virtù di questo, ci asterremo nel voto finale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Oggi votiamo questo provvedimento sul sistema degli affidi, che appare come una legge senza cuore. Non basta creare registri od osservatori, se poi non si ha il coraggio di affrontare le cause profonde di un sistema che, da anni, è ingiusto, inefficace e spesso disumano.
In Italia troppi bambini vengono allontanati senza che sia stata esplorata ogni alternativa possibile. Molte famiglie di origine vengono giudicate e punite, invece che essere sostenute. E così a pagare sono sempre i più piccoli: i bambini, che vivono l'angoscia del distacco quando avrebbero bisogno di essere ascoltati, protetti e accompagnati. Un sistema che genera dolori e traumi che le vittime si porteranno dietro per tutta la vita.
E spiace doverlo ammettere, ma attorno agli allontanamenti si è spesso sviluppato un vero e proprio economico e di interessi: più bambini vengono portati via, più strutture si riempiono, più fondi pubblici circolano. Fa male dirlo, ma è la verità, e prima lo ammettiamo e guardiamo in faccia la realtà, prima possiamo arrivare a una soluzione.
Dietro quei numeri, quelle carte e quelle sentenze ci sono vite spezzate, strappi atroci e affetti cancellati. E, purtroppo, lo Stato si rende complice di questo meccanismo criminale e disumano. Lo so perché, dal primo giorno in cui ho messo piede in questo Parlamento, ricevo messaggi di madri che vivono il dramma dell'allontanamento forzato di un proprio figlio. Mi raccontano le loro storie e, ogni volta, mi chiedo come sia possibile tutto quest'orrore.
L'allontanamento di un minore dalla famiglia di origine dovrebbe essere l'ultima strada, quella che si prende quando proprio non c'è alternativa possibile. Dovrebbe essere un caso estremo ma invece, troppo spesso, diventa la prima risposta.
Tra le tante, ricordo la storia di una bambina - e voglio riportarla qui in quest'Aula del Parlamento -, una bambina che oggi è un'adulta. Una bambina che era stata allontanata dai suoi genitori con la promessa che nella nuova struttura sarebbe stata protetta, lì avrebbe avuto una vita migliore. Invece, in quella struttura, ha conosciuto l'inferno degli abusi sessuali. Poi è stata affidata a una nuova famiglia. Sembrava che le cose sarebbero andate meglio, invece è emerso che la madre affidataria voleva prendere in affido una bambina per evitare che il marito molestasse i propri figli naturali. Una vicenda che fa orrore e che rivela quanto urgente sia un controllo reale, umano, diretto e costante su dove e come vivono i minori affidati.
E qui vorrei ricordare una storia che mi ha toccato profondamente: la storia del piccolo Federico, che a 8 anni è stato ucciso dal padre durante un incontro protetto imposto dalle assistenti sociali che volevano forzare una relazione impossibile. Federico aveva chiesto aiuto, aveva detto di avere paura. Ma nessuno lo ha ascoltato. La madre si era rivolta al tribunale dei minori per la richiesta di decadenza della responsabilità genitoriale paterna perché i comportamenti dell'erano violenti e minacciosi. Ma neanche lei fu ascoltata e presa sul serio. Fu considerata madre inadeguata, troppo ansiosa, un'isterica che voleva ostacolare il rapporto tra padre e figlio, finché in quel 25 febbraio 2009 Federico fu ucciso dal padre in un luogo che doveva proteggerlo. Non solo da un coltello è stato ucciso, ma dall'incompetenza, dall'indifferenza e dall'ostinazione di chi non ha saputo o voluto leggere la sua sofferenza.
Federico è stato tradito da un sistema che ha preferito avere ragione, anziché ascoltarlo, che non ha considerato ciò che lui voleva. Ha sottovalutato le sue paure e lo ha obbligato a qualcosa che rifiutava. È chiaro, dunque, che la morte di Federico pesa sulle coscienze di tutti e tutte noi.
Ora, questa legge su cui oggi discutiamo è una copia mal riuscita della nostra proposta. L'avete copiata, ma l'avete copiata male. Ne avete ripreso la forma, ma ne avete cancellato l'anima. Avete eliminato i principi fondamentali: il sostegno alla famiglia di origine, la prevenzione, l'ascolto, la formazione, la trasparenza. Avete lasciato solo lo scheletro.
Serviva una norma che affermasse chiaramente che la povertà non è una colpa, che le famiglie di origine, che sono in difficoltà, vanno aiutate con strumenti economici, psicologici ed educativi. Bisogna affermare che la collocazione familiare è sempre preferibile alla struttura; che serve una formazione obbligatoria e continua per tutti gli operatori e le operatrici che ruotano attorno al sistema della tutela dei minori, perché chi decide sulla vita dei bambini deve essere formato e competente e non può commettere errori; che le ispezioni devono essere reali, profonde; che serve chiarezza sull'uso dei fondi pubblici. Dove finiscono i soldi? Chi ne beneficia? La tutela dei minori è davvero la priorità o c'è qualcuno che ci guadagna? Rispondere a questa domanda è cruciale e cambia tutto, perché riporta al centro solo e soltanto il diritto dei bambini a essere parte attiva nelle decisioni che li riguardano.
L'ascolto del minore non è una formalità: è un dovere giuridico e morale. La loro voce deve pesare, deve essere considerata, rispettata, custodita. Inoltre, il supremo interesse del minore non è una formula da citare nei provvedimenti: è un principio da realizzare ogni giorno. Significa mettere la sicurezza, il benessere e l'ascolto del bambino al centro di ogni scelta. Se questo non accade, lo Stato ha fallito, perché un Paese, colleghi e colleghe, si misura da come tratta i suoi bambini . Infatti, quando salvi un bambino, salvi il futuro di tutti e tutte. Questo deve essere il senso più profondo della nostra azione politica, del nostro servizio allo Stato e, purtroppo, questa legge fa l'opposto: perde l'occasione di ottenere un cambiamento e, da domani, per quelle donne e per quei bambini che subiscono un'ingiustizia, non cambierà nulla. La responsabilità sarà anche vostra, che avete buttato via la possibilità di tendere una mano a chi chiede giustizia. E la cosa più naturale che ci sia è crescere i propri figli senza la paura che questi vengano strappati via e portati in casa famiglia, senza alcun motivo, causando danni irreparabili e una sofferenza inimmaginabile. Tutto questo non è supremo interesse del minore, ma violenza istituzionale e disumanità e non state facendo nulla per fermarla .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marrocco. Ne ha facoltà.
PATRIZIA MARROCCO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi siamo chiamati ad esprimerci su un provvedimento fondamentale recante disposizioni in materia di tutela dei minori in affidamento. Il gruppo di Forza Italia annuncia con convinzione, da subito, il proprio voto favorevole, riconoscendo in questo testo un passo decisivo verso una maggiore protezione dei bambini e un rafforzamento del ruolo delle istituzioni.
Questa legge riafferma uno dei principi del nostro ordinamento: il primato dell'interesse superiore del minore. Rende il sistema dell'affidamento familiare più efficiente, trasparente e vicino alle esigenze reali dei bambini e dei ragazzi coinvolti. Il disegno di legge si fonda su pilastri chiari, pochi pilastri, ma chiari: la centralità del minore e del suo bene psicofisico ed emotivo, la certezza delle regole e dei tempi dei procedimenti, la valorizzazione delle famiglie affidatarie, la trasparenza e tracciabilità delle procedure, la collaborazione tra enti locali, servizi sociali e autorità giudiziaria. Sono misure che offrono risposte concrete a migliaia di minori in difficoltà, garantendo percorsi educativi e relazionali sicuri e continuativi.
Il provvedimento nasce dall'esigenza di evitare che l'affidamento diventi un percorso e che il collocamento in un istituto si prolunghi oltre il necessario. Introduce strumenti innovativi, come il registro nazionale degli istituti, delle comunità familiari e delle famiglie affidatarie, per assicurare monitoraggio e trasparenza, i registri presso i tribunali per tracciare ogni caso e rafforzare la vigilanza, l'Osservatorio nazionale con funzioni di controllo e proposta a tutela dell'interesse del minore. Con questa riforma, quindi, l'affidamento familiare non è più una misura emergenziale, ma parte di un modello educativo e sociale che riconosce nella famiglia il primo presidio di accoglienza e cura.
Forza Italia sostiene da sempre questa visione: la famiglia è il cuore della società, il luogo naturale dove ogni bambino trova amore, sicurezza e stabilità. Con questo voto rinnoviamo il nostro impegno per una società che mette la persona al centro, che valorizza la famiglia e protegge i più fragili, senza ideologia, ma con responsabilità. Il testo è equilibrato, concreto e sostenibile, rafforza lo Stato come garante della legalità e riconosce il valore di chi ogni giorno si prende cura dei minori con dedizione e professionalità. In conclusione, questo provvedimento è una riforma giusta e necessaria che guarda al futuro e difende i diritti dei più piccoli.
Per tutte queste ragioni, Forza Italia voterà convintamente a favore. Un sì che significa più tutela, più trasparenza, più responsabilità, ma soprattutto un sì che dice a ogni bambino: non sei solo e non lo sarai mai .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Matone. Ne ha facoltà.
SIMONETTA MATONE(LEGA). L'affidamento è un mondo inesplorato di cui tutti parlano senza conoscerlo, senza averlo praticato, senza avere mai incontrato né una famiglia a cui è stato tolto un figlio, giustamente o ingiustamente, né una famiglia affidataria. Questa legge non ha la pretesa di risolvere il problema e di esplorare il sistema affidamento, ma ha una funzione meramente regolamentare di riordino del sistema. Non è all'interno di questa legge che si possono affrontare temi come quello dell'affidamento, che è uno strumento temporaneo destinato a due cose, che sono alternative: o il rientro del minore nella famiglia di origine - perché la cura si chiama affidamento - oppure lo strappo definitivo per avviarsi verso l'adozione, seguendo però regole certe e avendo dati oggettivi, inoppugnabili, sui quali ragionare.
Ora, l'interesse del minore è il bene supremo, è il faro al quale tutti noi dobbiamo guardare e seguire, ma vorrei chiedere a chi dice che questa legge non va bene in quali punti di questa legge viene ad essere violato il superiore interesse del minore . In nessuno dei tre punti di questa legge stringatissima - che è meramente regolamentare di un sistema e dà regole precise - voi troverete qualcosa che violi l'interesse del minore. Tant'è che stiamo parlando soltanto di tre articoli. Il primo serve a ridurre i tempi di prolungata permanenza presso istituti , ragazzini allontanati dalle famiglie che crescono all'interno degli istituti, garantendo il rispetto delle procedure previste dalle leggi italiane. Il primo articolo stabilisce l'istituzione di un registro nazionale degli istituti di assistenza pubblica e privata, delle comunità di tipo familiare e delle comunità di tipo affidatario, perché hanno funzioni completamente diverse. Quindi, c'è un riordino e una radiografia di questo sistema che mi pare assolutamente necessaria proprio per capire come affrontare questo tipo di problema.
Questo registro verrà tenuto dal Dipartimento per le politiche della famiglia, cioè viene ad essere centralizzato, evitando la parcellizzazione tra mille enti locali, che continueranno a fare il loro lavoro, ma il Governo avrà la possibilità di avere una fotografia del sistema. Ma la cosa più importante di tutte è il registro dei minori collocati presso le famiglie affidatarie o in comunità o in istituti, registro che verrà tenuto presso il tribunale per i minorenni e presso i tribunali ordinari, vista questa doppia competenza.
In questo registro saranno annotati gli estremi del provvedimento con cui è stato disposto l'affidamento, l'indicazione dell'affidatario, che può essere una famiglia, una comunità o un istituto, come vi ho detto, la data e gli estremi del provvedimento, l'intervento della forza pubblica, perché voi non avete idea di quanti bambini, in caso di alienazione genitoriale… Esiste, non esiste, gli psichiatri sono dibattuti, non sono d'accordo sull'esistenza o meno di questa sindrome, ma comunque è un dato di fatto che ci sono bambini a cui viene vietata la genitorialità dell'altro e che devono essere necessariamente portati via con l'ausilio della forza pubblica, per essere sottratti a mali maggiori. Quindi, la data del provvedimento e il numero di incontri che quel bambino fa con la famiglia. Voi forse non lo sapete, ma in tutte le procure presso il tribunale per i minorenni - io ci sono stata 17 anni - la Polizia giudiziaria va negli istituti a controllare il registro degli incontri e riferisce al pubblico ministero quante volte quel bambino ha ricevuto la visita della famiglia. Non è un dato irrilevante: è un dato fondamentale per capire se quel legame c'è ancora, se questo legame deve essere rescisso . Per ora lo si fa così, sulla buona volontà. Nel Lazio c'erano cinque distretti: addirittura i magistrati ruotavano per evitare fascinazioni rispetto a un istituto rispetto all'altro, e la Polizia giudiziaria va a leggere questa roba.
Cosa c'è di male nel sistematizzare questo dato che è fondamentale per decidere? E ciò, al di là di quello che scrivono gli assistenti sociali, sui quali dovremmo scrivere volumi e dedicare intere sedute del Parlamento all'esame di come funzionano i servizi sociali in Italia.
Quindi, io vi do ragione: non è la soluzione del tema, del problema, ma mettiamo ordine in un sistema che è affidato al singolo procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni. Perché il lavoro che facevo io a Roma magari a Macerata non lo facevano e questo non può essere. La giustizia non è la giustizia del singolo magistrato: è un sistema che deve funzionare in tutta Italia. E questa legge - ripeto - non è la panacea di tutti i mali, ma è una soluzione ordinamentale a un tema, quello dell'affido etero-familiare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Biase. Ne ha facoltà.
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, voglio iniziare annunciando che il Partito Democratico si asterrà su questo provvedimento in materia di affidi: la nostra è una decisione che nasce da un atteggiamento di responsabilità, ma anche da una valutazione attenta e critica di questo testo, delle sue potenzialità e anche di quelle che sono le sue ombre.
Condividiamo le finalità dichiarate dal disegno di legge: migliorare il monitoraggio dei minori che, per ragioni di fragilità, vengono collocati fuori dal proprio nucleo familiare, sia presso istituti pubblici o privati, sia presso comunità di tipo familiare o famiglie affidatarie. I diritti dei minori sono il bene più prezioso che un ordinamento democratico deve garantire: il diritto del minore a crescere in un ambiente che ne rispetti la dignità, la sicurezza, l'integrità affettiva.
Tuttavia, come abbiamo evidenziato nel corso dei lavori in Commissione e nel dibattito - fatemi dire, frustrante - in quest'Aula, la costruzione normativa che questo provvedimento propone rischia, per molti aspetti, di appesantire, anziché semplificare, di duplicare, anziché integrare, di burocratizzare, anziché rendere più efficace la tutela dei minori. Io non so quale provvedimento abbiano letto taluni colleghi che mi hanno preceduto in questa dichiarazione di voto, ma viene descritto francamente in un modo lusinghiero che a me lascia assolutamente perplessa.
La rete degli affidamenti è, per sua stessa natura, un sistema già complesso, che rischia di essere ancora più frammentato. Questo provvedimento istituisce, presso il Dipartimento per le politiche della famiglia, il registro nazionale degli istituti di assistenza pubblici e privati, delle comunità di tipo familiare e delle famiglie affidatarie e, presso ciascun tribunale per i minorenni e tribunale ordinario, il registro dei minori collocati presso famiglie affidatarie o in comunità. Inoltre, prevede la creazione di un Osservatorio nazionale sugli istituti e sulle comunità. È una norma che ha l'ambizione di fare un passo avanti verso la trasparenza e la conoscenza del fenomeno ma, in realtà, così com'è formulata - e non ci stancheremo mai di dirlo -, genera sovrapposizioni e duplicazioni di funzioni tra banche dati che sono già esistenti. Io ho provato a spiegarlo durante tutta la discussione, non soltanto in Commissione, ma durante la votazione degli emendamenti. In particolare, mi riferisco al sistema informativo SIOSS del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, che è già alimentato dai comuni, che raccoglie proprio le informazioni sugli interventi e i servizi rivolti ai minori fuori famiglia.
Lo ha sottolineato chiaramente l'ANCI nella memoria che è stata depositata in Commissione. Dopo anni di formazione e di implementazione di quel sistema, la creazione di nuovi registri paralleli comporta un inutile aggravio per enti locali e rischia di creare registri che non si parlano tra loro, con dati disallineati e non interoperabili. È una duplicazione - io voglio dirlo con chiarezza - che non porta più tutele ai bambini ma più burocrazia per gli operatori e meno efficienza per i comuni. Per questo vi abbiamo chiesto con forza di accogliere le nostre proposte emendative e i nostri ordini del giorno.
Era preferibile che rimanesse un unico registro nazionale presso i tribunali per i minori, evitando, in questo modo, frammentazioni e ridondanze.
Un'altra criticità riguarda la previsione, contenuta all'articolo 2, che attribuisce all'Osservatorio nazionale la facoltà di segnalare alle autorità competenti situazioni di collocamento improprio dei minori. L'intenzione anche qui appare condivisibile, detta in questo modo: nessun minore - diciamolo con forza - dovrebbe trovarsi in una struttura o in una famiglia non idonea alla sua crescita. Ma la norma, anche qui, manca di chiarezza e di definizione. Non è specificato, ad esempio, cosa si intenda per collocamento improprio, né quali siano i criteri oggettivi di valutazione, né, soprattutto, quali autorità dovrebbero intervenire una volta ricevuta la segnalazione. Un termine così vago, se non ancorato a criteri rigorosi, rischia di tradursi in una indebita ingerenza nelle competenze dei servizi sociali, dei tribunali, dei comuni, che già oggi operano in un quadro di responsabilità condivisa.
Per questo avevamo chiesto la soppressione di quella previsione o almeno una sua riformulazione che chiarisse i limiti, le modalità, le responsabilità di intervento. Purtroppo, anche su questo punto, la maggioranza ha scelto, come sempre, di non ascoltare.
La creazione di nuovi registri e osservatori, senza risorse aggiuntive e senza un piano di coordinamento, rischia di appesantire un sistema già fragile, spostando energie e tempo dalle attività di tutela diretta dei minori alla compilazione di schede e moduli. I comuni sono i primi presidi della protezione minorile; sono loro che gestiscono le situazioni di vulnerabilità; che accompagnano le famiglie; che si occupano dell'accoglienza e dell'inserimento. Ma lo fanno spesso con organici ridotti, risorse insufficienti, personale oberato.
A fronte di questo quadro, anche qui, il Governo sceglie di aggiungere nuovi e ulteriori adempimenti informativi senza stanziare un euro in più. Il di questo Governo è la mancanza di risorse. Questa consueta clausola di invarianza finanziaria, che, appunto, ormai vi contraddistingue, è la prova che la buona volontà non basta. Senza risorse le riforme rischiano di restare sulla carta.
Signor Presidente, vengo poi al cuore della questione. Noi crediamo che il modo migliore per tutelare i minori non sia moltiplicare i registri ma rafforzare le famiglie.
L'articolo 1 della legge n. 104 del 1983 ci ricorda che il diritto del minore è crescere ed essere educato nella propria famiglia. Quando questo non accade il compito dello Stato è aiutare le famiglie a ritrovare le condizioni per esercitare la propria responsabilità genitoriale. Ciò significa investire nei servizi territoriali, nelle misure di contrasto alla povertà infantile, nei sostegni economici e psicologici alle famiglie vulnerabili.
Come è stato detto durante le audizioni da più soggetti - pare averli ascoltati solamente il Partito Democratico - l'allontanamento di un minore non è soltanto un dramma umano ma anche un costo sociale ed economico molto elevato.
È meglio prevenire che intervenire dopo. Sostenere le famiglie povere e fragili è una politica di civiltà, oltre che di efficienza. Serve oltretutto un riconoscimento concreto del ruolo di chi si assume l'onere, spesso gravoso, di accogliere un bambino e servono sostegni economici strutturali e uniformi. Il nostro Paese non parte da zero: nel 2024, sono state approvate dalla Conferenza unificata le nuove linee di indirizzo nazionali per l'affidamento familiare e quelle per l'accoglienza nei servizi residenziali per minori. Ecco, queste linee di indirizzo promuovono proprio ciò che in questo disegno manca: l'integrazione tra affido e comunità, la rete.
C'è un punto che voglio toccare: lo schiaffo del parere contrario sul nostro ordine del giorno relativo all'introduzione di precise tutele in materia di affidamento dei minori nel caso di violenza di genere o domestica. Una proposta che raccoglieva le raccomandazioni contenute nel rapporto GREVIO sull'attuazione della Convenzione di Istanbul, che poteva rappresentare un passo avanti nella tutela delle minori vittime dirette o indirette di violenza, in un contesto in cui le donne purtroppo denunciano e vengono considerate madri conflittuali. No, non esiste la PAS, non è scientificamente scritto da nessuna parte che la PAS esista e c'è addirittura una sentenza della Corte che stabilisce che non è scientificamente dimostrato!
In conclusione, signor Presidente, il Partito Democratico riconosce le buone intenzioni del disegno di legge, ma non può ignorare le sue gravi carenze strutturali. Avremmo avuto bisogno di un testo più coerente. Per questi motivi e per coerenza con la nostra visione di tutela dell'infanzia, basata su una responsabilità condivisa - che pare sentiamo solo noi -, il gruppo Partito Democratico annuncia il proprio voto di astensione sul disegno di legge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Varchi. Ne ha facoltà.
MARIA CAROLINA VARCHI(FDI). Grazie, Presidente. Colleghi, sarò davvero telegrafica, perché i contorni di questo disegno di legge proposto dal Governo sono abbastanza chiari, abbastanza nitidi e soprattutto precisi rispetto all'obiettivo che si prefiggono, ossia quello di istituire due registri: uno presso il Dipartimento delle politiche per la famiglia e uno presso i tribunali. Si tratta di registri che comunicheranno tra loro con l'interscambio di informazioni, finalizzato non già a depotenziare lo strumento dell'affido dei minori, ma al contrario a valorizzarlo, consapevoli del fatto che è il primo tassello della sussidiarietà in materia di famiglia e, quindi, in un nucleo per noi essenziale della società che mette al centro - lo ricorda già la Convenzione di New York del 1989 - il superiore interesse del minore.
Il servizio di monitoraggio che questi registri finalmente all'unisono svolgeranno sarà necessario per conoscere questo fenomeno, rispetto al quale - mi dispiace doverlo dire - anche negli interventi che mi hanno preceduto ho registrato un atteggiamento quasi aprioristico.
Ecco, credo che, al di là delle pronunce giurisprudenziali, dobbiamo avere la franchezza di dire che questo meccanismo dell'affido in Italia ha bisogno di essere quantomeno rivisto, ha bisogno di essere quantomeno monitorato, ha bisogno di essere quantomeno incentivato in modo corretto .
Come farlo, se non con la concretezza che caratterizza questo Governo? E ringrazio non solo il Ministro Roccella, che è stata il principale promotore di questo disegno di legge, ma anche il Sottosegretario Delmastro, che ha seguito con grande attenzione tutti i lavori, sia in Commissione, sia in Assemblea.
Questo provvedimento - e concludo, Presidente - rappresenta non un punto di arrivo, ma, al contrario, un punto di partenza, perché con questi registri si avrà finalmente una consapevolezza reale, non apodittica, non frutto di pregiudizio sul sistema dell'affidamento dei minori in Italia. Vogliamo evitare le istituzionalizzazioni improprie, vogliamo evitare che i minori vengano affidati , privandoli dell'affetto che meritano. Per noi l'interesse del minore è sempre sopra a ogni cosa.
Ecco perché annuncio il voto convintamente favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1866-A: "Disposizioni in materia di tutela dei minori in affidamento".
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sospendo, a questo punto, la seduta, che riprenderà dopo l'Ufficio di Presidenza, che è immediatamente convocato presso la Biblioteca del Presidente.
PRESIDENTE. Avverto che nell'ordine del giorno della seduta di domani, mercoledì 22 ottobre, sarà iscritta la deliberazione in merito alla costituzione in giudizio della Camera dei deputati nell'ambito di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, testé deliberata dall'Ufficio di Presidenza.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta; l'onorevole Borrelli non c'è, si intende che vi abbia rinunciato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto, che ha due minuti, su ciò che riguarda i tifosi del Napoli in Olanda. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Presidente, per preannunciare una richiesta di interpellanza urgente al Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, per spiegare in quest'Aula quanto accaduto a Eindhoven, nei Paesi Bassi, dove circa 200 cittadini italiani, cittadini europei, sono stati espulsi preventivamente dalle autorità locali, lo ripeto, preventivamente, senza aver commesso alcun reato, né arrecato alcun disturbo all'ordine pubblico.
Sono colpevoli di essere tifosi del Napoli e sono stati privati del diritto di partecipare pacificamente a un evento sportivo evidentemente solo per la provenienza geografica. Chiariamo: qui non si tratta di violenti, ma di ragazzi e di famiglie che avevano biglietti regolarmente acquistati, ma che hanno raccontato di essere stati fermati, perquisiti, interrogati senza un avvocato e poi espulsi. Perfino il biglietto non è stato loro rimborsato. Nel foglio di via si legge - pensate un po' - che l'assembramento voleva recarsi in gruppo nel centro della città. Ecco, per questo sono stati puniti.
E, allora, mi domando: se l'Olanda ritiene di poter agire così, credo sia compito del Governo italiano fare chiarezza e di noi rappresentanti dei cittadini di pretendere che il Governo ci dica in quest'Aula come intenda tutelare i diritti dei nostri concittadini. Vogliamo chiedere quali comunicazioni ci siano state con le autorità olandesi, quali azioni diplomatiche siano state avviate, quali iniziative intenda assumere il Governo per tutelare i nostri connazionali al fine di ottenere i dovuti rimborsi e di evitare il ripetersi in futuro di tali circostanze, perché qua non è in gioco solo la passione di qualche tifoso, ma il principio di uguaglianza tra cittadini europei.
Infatti, negare un diritto sulla base di un sospetto è un'aberrazione del diritto e - concludo -, soprattutto, quando un cittadino napoletano viene trattato da sospetto solo perché è napoletano, è l'Europa a doversi vergognare.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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Ratifica ed esecuzione dell'Accordo quadro di partenariato globale e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Regno di Thailandia, dall'altra, fatto a Bruxelles il 14 dicembre 2022. (C. 1686)
: ORSINI.
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Governo della Malaysia, dall'altra, fatto a Bruxelles il 14 dicembre 2022. (C. 1687)
: FORMENTINI.
S. 862 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sullo spazio aereo comune tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica d'Armenia, dall'altra, con allegati, fatto a Bruxelles il 15 novembre 2021 (Approvato dal Senato). (C. 1589)
: FORMENTINI.
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di Città del Capo del 2012 sull'attuazione delle disposizioni del Protocollo del 1993 relativo alla Convenzione internazionale di Torremolinos del 1977 sulla sicurezza delle navi da pesca, con Annesso, fatto a Città del Capo l'11 ottobre 2012. (C. 2345)
Relatrice: MARROCCO.
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