Contenuto
Lunedì 27 Ottobre 2025 ore 14:00
AULA, Seduta 553 - Riforma esame di Stato
Resoconto stenografico
Download video della Seduta
Seleziona la parte delle seduta da scaricare:
Se il download non si avvia con un semplice click, potrebbe essere necessario cliccare con il tasto destro del mouse e selezionare "salva destinazione con nome", "salva oggetto con nome" o dicitura simile a seconda del browser utilizzato. Si ricorda che l'utilizzo dei contenuti del sito della Camera dei deputati è autorizzato alle condizioni stabilite nell' avviso legale ed in particolare esclusivamente nei limiti in cui avvenga nel rispetto dell'interesse pubblico all'informazione, per finalità non commerciali, garantendo l'integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte. LINK DIRETTO AL VIDEO
Una volta effettuata la selezione, copia e incolla il codice riportato sopra.
Nella seduta odierna si sono svolte le seguenti discussioni generali: disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto 9 settembre 2025, n. 127, recante misure urgenti per la riforma dell'esame di Stato del secondo ciclo di istruzione e per il regolare avvio dell'anno scolastico 2025/2026 (Approvato dal Senato) (C. 2662); disegno di legge: Disposizioni per la partecipazione italiana a Banche e a Fondi multilaterali di sviluppo (Approvato dal Senato) (C. 2604).
XIX LEGISLATURA
553^ SEDUTA PUBBLICA
Lunedì 27 ottobre 2025 - Ore 14
1. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:
S. 1634 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127, recante misure urgenti per la riforma dell'esame di Stato del secondo ciclo di istruzione e per il regolare avvio dell'anno scolastico 2025/2026 (Approvato dal Senato). (C. 2662)
Relatrice: COLOMBO
2. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:
S. 1388 - Disposizioni per la partecipazione italiana a Banche e a Fondi multilaterali di sviluppo (Approvato dal Senato). (C. 2604)
Relatore: FORMENTINI.
Download video della Seduta
Seleziona la parte della seduta da scaricare:
Se il download non si avvia con un semplice click, potrebbe essere necessario cliccare con il tasto destro del mouse e selezionare "salva destinazione con nome", "salva oggetto con nome" o dicitura simile a seconda del browser utilizzato. Si ricorda che l'utilizzo dei contenuti del sito della Camera dei deputati è autorizzato alle condizioni stabilite nell' avviso legale ed in particolare esclusivamente nei limiti in cui avvenga nel rispetto dell'interesse pubblico all'informazione, per finalità non commerciali, garantendo l'integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte. LINK DIRETTO AL VIDEO
Una volta effettuata la selezione, copia e incolla il codice riportato sopra.
Download video della Seduta
Seleziona la parte della seduta da scaricare:
Se il download non si avvia con un semplice click, potrebbe essere necessario cliccare con il tasto destro del mouse e selezionare "salva destinazione con nome", "salva oggetto con nome" o dicitura simile a seconda del browser utilizzato. Si ricorda che l'utilizzo dei contenuti del sito della Camera dei deputati è autorizzato alle condizioni stabilite nell' avviso legale ed in particolare esclusivamente nei limiti in cui avvenga nel rispetto dell'interesse pubblico all'informazione, per finalità non commerciali, garantendo l'integrità degli elementi riprodotti e mediante indicazione della fonte. LINK DIRETTO AL VIDEO
Una volta effettuata la selezione, copia e incolla il codice riportato sopra.
- Lettura Verbale
- Missioni
- Sull'ordine dei lavori
- Disegno di legge: S. 1634 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127, recante misure urgenti per la riforma dell'esame di Stato del secondo ciclo di istruzione e per il regolare avvio dell'anno scolastico 2025/2026 (Approvato dal Senato) (A.C. 2662) (Discussione)
- S. 1634 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127, recante misure urgenti per la riforma dell'esame di Stato del secondo ciclo di istruzione e per il regolare avvio dell'anno scolastico 2025/2026 (Approvato dal Senato).(C. 2662)
- Disegno di legge: S. 1388 - Disposizioni per la partecipazione italiana a Banche e a Fondi multilaterali di sviluppo (Approvato dal Senato) (A.C. 2604) (Discussione)
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
FILIBERTO ZARATTI, legge il processo verbale della seduta del 21 ottobre 2025.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 81, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Presidente, intervengo per chiedere un'informativa al Ministro Piantedosi e richiamare l'attenzione su quanto è accaduto nella notte tra sabato e domenica al liceo scientifico “Leonardo da Vinci” di Genova. È un fatto gravissimo, che non può lasciare indifferenti. Sabato sera un gruppo di circa 40 persone a volto coperto ha fatto irruzione all'interno dell'istituto, che in quei giorni era in autogestione. Quei ragazzi e quelle ragazze dell'istituto, impegnati nell'esperienza di autogestione, si sono trovati di fronte a un vero e proprio assalto: arredi devastati, muri imbrattati con svastiche, cori inneggianti al Duce, studenti inseguiti con le spranghe e terrorizzati con violenza.
Non siamo di fronte a un semplice atto vandalico, ma siamo molto oltre, con un evidente rialzo dell'asticella della violenza. Vedere svastiche disegnate sui muri in un luogo educativo e formativo per eccellenza, qual è la scuola, è inaccettabile. A rendere più grave la vicenda sono le testimonianze secondo cui l'intervento delle Forze dell'ordine, come emerge dalle dichiarazioni dei ragazzi e dei loro genitori, sarebbe avvenuto solo dopo oltre un'ora e mezza, sebbene la chiamata sia stata tempestiva, con un ritardo che ha consentito agli aggressori di devastare e di allontanarsi indisturbati, mentre gli studenti aggrediti hanno reagito nel modo più democratico possibile, mettendosi a disposizione, già da ieri pomeriggio, per prendersi cura della loro scuola ferita e devastata.
Di fronte a un atto di tale gravità noi crediamo che il Ministro dell'Interno debba dare delle risposte sulle dinamiche dell'accaduto, sui ritardi dell'intervento delle Forze dell'ordine e soprattutto crediamo che il Governo debba agire per contrastare la diffusione di comportamenti violenti che continuano a trovare terreno fertile. Serve un impegno serio per la prevenzione e per l'educazione civica, perché non possiamo permettere che ci si trovi di fronte ad un clima di intimidazione e di violenza che il nostro Paese, purtroppo, ha già ben conosciuto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Presidente, noi ci associamo alla richiesta della collega Ghio. Credo anche che, al netto del fatto che fenomeni violenti vadano condannati sempre, non ci possano essere - e mi auguro che non sia così - due pesi e due misure, perché oggettivamente l'aggressione nella scuola a Genova ci fa pensare che ci sia anche un rischio di di atti di violenza. Gli studenti hanno sempre manifestato con grande sobrietà, anche nelle occupazioni e anche nei contesti più complicati. Rispetto al sostegno a Gaza e rispetto alla difesa dei diritti universali c'è un risveglio significativo di voglia di partecipazione.
Credo che questi atti di questi ultimi giorni possano rappresentare uno scontro inaccettabile. Quindi, è inaccettabile che ci siano due pesi e due misure da parte di chi deve intervenire. È inaccettabile che ci siano dei ritardi rispetto a quello che è successo, ma soprattutto io direi che è inaccettabile rivedere le svastiche nelle scuole. Quindi, da questo punto di vista ben venga il Ministro Piantedosi a riferire in Aula rispetto a quello che è successo e come MoVimento 5 Stelle appoggiamo assolutamente questa richiesta
PRESIDENTE. Naturalmente riferirò al Presidente della richiesta di informativa giunta dai gruppi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2662: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127, recante misure urgenti per la riforma dell'esame di Stato del secondo ciclo di istruzione e per il regolare avvio dell'anno scolastico 2025/2026.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La VII Commissione (Cultura) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Colombo.
BEATRIZ COLOMBO, Grazie, Presidente. Il provvedimento, giunto oggi in Assemblea e approvato dal Consiglio dei ministri il 4 settembre 2025, è stato pubblicato nella del 9 settembre 2025. Trasmesso al Senato per l'avvio dell'iter di conversione in legge, è stato approvato, con modificazioni, nella seduta del 15 ottobre. La VII Commissione (Cultura), assegnataria del provvedimento, ne ha avviato l'esame in sede referente il 16 ottobre. Nelle successive giornate del 21 e del 22 ottobre si sono svolte le sedute dedicate all'esame delle proposte emendative presentate.
Venendo al contenuto del provvedimento, esso è composto, con le modifiche approvate ovviamente dal Senato, da 10 articoli. L'articolo 1 reca misure urgenti in materia di esami di Stato ed esami integrativi del secondo ciclo di istruzione. In particolare, il comma 1 dispone che l'esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione venga rinominato esame di maturità e che sia considerato quale strumento di verifica con funzione anche orientativa.
Stabilisce, inoltre, che esso debba tenere conto anche delle esperienze di scuola-lavoro, delle competenze digitali e della partecipazione ai percorsi opzionali, nonché delle competenze maturate nell'educazione civica; ridefinisce poi la composizione delle commissioni di esame e stabilisce l'obbligo di svolgere tutte le prove per la validità dell'esame; regola l'individuazione annuale delle quattro discipline oggetto del colloquio, nonché le modalità di questo e i criteri di valutazione; prevede la possibilità di attribuire fino a tre punti integrativi al punteggio e rimanda ad un decreto ministeriale l'aggiornamento dei modelli del diploma e del .
Il comma 3 prevede che nel primo biennio della scuola secondaria gli studenti possano cambiare indirizzo entro il 31 gennaio senza esame integrativo, con l'obbligo per la nuova scuola di predisporre attività didattiche di sostegno. Dal terzo anno, invece, si prevede che il passaggio ad un altro percorso sia subordinato al superamento di un esame integrativo. Il comma 4 prescrive che agli studenti vengano restituiti i risultati conseguiti nelle prove a carattere nazionale predisposte dall'INVALSI. Il comma 5 introduce la previsione che l'elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale assegnato agli studenti che abbiano ottenuto una valutazione del comportamento pari a sei decimi sia discusso dallo studente in sede di accertamento del recupero delle carenze formative. Il comma 6 rinomina i percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento (PCTO) in “formazione scuola-lavoro”. Il comma 7, come modificato nel corso dell'esame in Senato, predispone l'incremento di 3 milioni di euro per l'anno 2026 e di 11 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2027 dell'autorizzazione di spesa destinata anche alla formazione specifica dei docenti aventi titolo alla nomina di membro delle commissioni degli esami di maturità.
L'articolo 2 include i percorsi della filiera tecnologico-professionale nell'offerta formativa del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione. L'attivazione dei percorsi avviene su richiesta del dirigente scolastico al ricorrere delle condizioni previste.
L'articolo 2- include i licei, gli istituti tecnici, gli istituti professionali che hanno attivato un percorso con specifico orientamento al , le altre istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado con un'offerta formativa che valorizza la conoscenza e la diffusione delle produzioni connesse ai settori di eccellenza del , nonché gli Istituti tecnologici superiori () afferenti alle aree tecnologiche riconducibili al sistema produttivo del nell'ambito, sinora limitato ai soli licei del , delle istituzioni scolastiche e formative beneficiarie dell'attività svolta dalla Fondazione “Imprese e competenze per il ”.
L'articolo 3 destina alla contrattazione collettiva nazionale del comparto istruzione e ricerca alcune risorse derivanti da precedenti stanziamenti. Il comma 4 incrementa di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027, 2028 e 2029 l'autorizzazione di spesa relativa all'affidamento del servizio di copertura assicurativa integrativa delle spese sanitarie del personale della scuola per estenderla anche ai docenti e al personale ATA con contratto a tempo determinato sino al 30 giugno. Il comma 5 incrementa di 15 milioni di euro annui, a decorrere dal 2030, il Fondo per il miglioramento dell'offerta formativa.
Il comma 5-, introdotto nel corso dell'esame del Senato, estende ai docenti con contratto di supplenza fino al termine delle attività didattiche e al personale educativo la platea dei destinatari della carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente (c.d. carta del docente) e interviene sulla lista dei beni acquistabili con tale carta, ponendo dei limiti di cadenza ovviamente temporale all'acquisto di e e inserendo tra i beni acquistabili anche i servizi di trasporto di persone; prevede inoltre che il decreto ministeriale che determina annualmente l'importo della carta debba essere adottato entro il 30 gennaio di ogni anno.
L'articolo 4 reca proroghe in materia di istruzione. Più in particolare, il comma 1 proroga anche per gli anni 2025/2026, 2026/2027 e 2027/2028 la possibilità attribuita al Ministero dell'Istruzione e del merito di disciplinare con una o più ordinanze la formazione delle graduatorie provinciali e il conferimento delle supplenze per il personale docente ed educativo.
Il comma 1- prevede che anche le procedure per la conferma delle supplenze assegnate al docente di sostegno su richiesta delle famiglie siano regolate, negli anni scolastici 2026/2027 e 2027/2028, con ordinanza ministeriale. Per l'anno scolastico 2025/2026 la procedura è stata disciplinata con decreto ministeriale n. 32 del 26 febbraio 2025. Il comma 1-, introdotto nel corso dell'esame al Senato, prevede che la specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità può essere conseguita con il superamento dei percorsi di formazione attivati dall'INDIRE sino al 31 dicembre 2026 (e non più fino al 31 dicembre 2025). Esso stabilisce inoltre che possono partecipare ai predetti percorsi solamente coloro che abbiano svolto un servizio sul posto di sostegno della durata di almeno tre anni scolastici, anche non continuativi, negli otto anni precedenti (in luogo dei cinque attualmente previsti). È altresì estesa a coloro che abbiano conseguito alla data del 24 aprile 2025, e non più, come oggi previsto, alla data del 1° giugno 2024, un titolo attestante il superamento di un percorso formativo sul sostegno agli alunni con disabilità presso un'università estera e abbiano pendente, oltre i termini di legge, il relativo procedimento di riconoscimento.
L'articolo 5 reca disposizioni urgenti in materia di sicurezza dei servizi di trasporto per le uscite didattiche e i viaggi di istruzione.
L'articolo 6 reca misure in materia di edilizia scolastica. In particolare, al comma 1 prevede che le eventuali risorse residue non impiegate per il pagamento all'INAIL dei canoni di locazione per le scuole innovative realizzate da tale istituto, possano essere utilizzate per la corresponsione dei canoni per l'affitto di immobili o per il noleggio di strutture temporanee modulari ad uso scolastico anche nell'ambito degli interventi PNRR a titolarità del Ministero dell'Istruzione e del merito ed anche per sostenere eventuali spese di trasporto per gli studenti e gli arredi didattici per rendere fruibili e funzionanti gli edifici da parte degli enti locali attuatori dei medesimi interventi. Il comma 1- al fine di consentire la realizzazione di interventi indifferibili e urgenti di messa in sicurezza degli edifici scolastici pubblici, incrementa la dotazione del Fondo unico per l'edilizia scolastica di 20 milioni di euro per l'anno 2027 e di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2028 al 2036 con l'indicazione delle relative coperture finanziarie.
L'articolo 7, al comma 1, proroga l'autorizzazione di spesa di un milione di euro per consentire alla Scuola europea di Brindisi la stipulazione di contratti a tempo determinato.
L'articolo 8 stabilisce l'entrata in vigore del provvedimento il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella della Repubblica italiana.
Vorrei ringraziare il lavoro del Sottosegretario, il lavoro del presidente della Commissione e di tutti i componenti della Commissione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, Sottosegretaria Frassinetti Si intende che si riservi di farlo in seguito.
È iscritta a parlare la deputata Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. C'è un filo, anche sentendo la relatrice, un filo conduttore che attraversa questo decreto e che purtroppo, a nostro avviso, attraversa anche l'intero operato di questo Governo in materia di scuola: l'idea che si possa cambiare il sistema educativo come si corregge un bilancio, a colpi di decreti, con la fretta di chi deve mettere a posto qualcosa invece di mettere le basi per percorsi condivisi, per percorsi duraturi.
Ogni anno un nuovo testo, un nuovo regolamento, una nuova riforma d'urgenza, quasi come se la scuola fosse un cantiere permanente. La scuola ha anche bisogno di stabilità, ha bisogno di tempo e ha bisogno di ascolto, quello che, anche in questo caso, in questa occasione, non c'è stato.
Questo decreto, questo DDL nasce sotto l'etichetta rassicurante del “regolare avvio dell'anno scolastico”, però dentro ci sono scelte, troviamo scelte che cambiano in profondità l'identità della scuola italiana. Non c'è solo la questione dell'esame di Stato, ma c'è un'idea complessiva di una scuola che arretra, che rinuncia al suo compito pubblico, che preferisce uniformare invece che emancipare.
Parto dal punto più evidente, l'esame di Stato finale. Si cambia nome, si cambia struttura, si cambiano i criteri, ma notiamo l'assenza di una visione pedagogica dietro. Togliere la parola “Stato” non è un gesto neutro, è un messaggio politico. Le parole non sono mai semplici strumenti, le parole costruiscono significati e talvolta, quando si cambiano, si imprimono dei cambiamenti profondi anche ai processi. Sostituire “esame di Stato” con “esame di maturità” non è, a nostro avviso, un dettaglio linguistico, è un cambio di prospettiva. Significa trasformare una prova pubblica, che certifica conoscenze e competenze riconosciute dalla Repubblica, più in una valutazione individuale che fa quasi riferimento al profilo psicologico della persona, che tenta di misurare con il righello la persona, invece che approfondire a 360 gradi la valutazione del percorso fatto.
E così si arretra rispetto alla dimensione collettiva, alla dimensione nazionale dell'esame, quella che assicura a tutti gli studenti, in qualunque parte dell'Italia si trovino, lo stesso diritto, lo stesso valore del giudizio al termine del percorso scolastico. L'esame di Stato deve restare, anche nei nomi, un atto pubblico, perché è un momento in cui la comunità educante incontra lo Stato e lo Stato si fa garante dell'equità del percorso formativo; non è un giudizio sulla maturità di ciascuno, perché la maturità delle persone non la si valuta in un'aula.
E poi, dietro questa scelta simbolica, c'è anche una verità più prosaica; siamo alle solite, mi verrebbe da dire: c'è, ancora una volta, la logica del risparmio. Il Governo riduce i commissari esterni da tre a due, prevede una commissione ogni due classi e parla di semplificazione, ma, in realtà, come è stato certificato dallo stesso Servizio del bilancio, si tratta di un taglio da quasi 30 milioni di euro e, quindi - diciamolo con chiarezza -, non è una misura pedagogica, ma questa è una misura contabile.
Ciò che colpisce di più è anche la filosofia che traspare tra le righe. Si parla tanto di competenze, ma si torna di più alla scuola delle prove, alla scuola dei test; si parla del merito, ma si riducono gli strumenti per garantire equità, per mettere a disposizione tutti gli strumenti necessari per raggiungere obiettivi comuni, anche partendo da condizioni di accesso molto diverse. Peraltro, che ancora una volta vogliate risparmiare sulla scuola pubblica lo si vede anche con chiarezza dalla prossima legge di bilancio, dove, ancora una volta, l'istruzione viene trattata come un costo, non come un investimento essenziale per il futuro, con tagli da 600 milioni di euro nel prossimo triennio: meno fondi per l'edilizia scolastica; abolizione dell'organico triennale, trasformato in organico annuale; più incertezza per studenti e famiglie e non ci sono interventi sostanziali contro il caro scuola.
Ma torniamo al punto. Mentre, da una parte, il Governo ripete di voler valorizzare i percorsi degli studenti, peraltro senza la volontà vera di ascoltarli, poiché nelle audizioni sono stati ascoltati grazie alle richieste portate avanti dalla minoranza, dall'altro, aumenta il peso delle prove Invalsi, che sono, in modo chiaro, trasformate in vere e proprie prove di certificazione individuale. Ed è un corto circuito questo: prove nate per valutare il sistema vengono usate per giudicare i singoli. Così la scuola riduce, dal nostro punto di vista, la sua funzione educativa e diventa, sempre di più, una macchina di selezione. Se l'Invalsi diventa il metro prevalente di valore, ecco che ancora una volta si abdica un po' a quel ruolo di garante della qualità, dell'equità dell'istruzione. Si delega ad un algoritmo quando ci dovrebbe essere, invece, un atto educativo, un atto complesso e umano.
Poi viene trattata la cosiddetta filiera formativa tecnologico-professionale, con il giusto e condivisibile obiettivo - dichiarato - di avvicinare la scuola al lavoro. Ma, nella pratica, così come è stato impostato, si rischia di piegare soltanto la scuola alle esigenze immediate del mercato, frammentando ulteriormente l'offerta formativa, marginalizzando la cultura generale, restringendo ancora di più quel ruolo della scuola come fulcro di quella comunità educante di cui parlavamo prima, che dovrebbe porsi l'obiettivo di realizzare una società migliore, naturalmente per competenze - per accrescere le competenze, certamente -, ma anche per benessere, per equità sociale, per diritto alla felicità, per giustizia.
Che cosa diventa la scuola, se non è parte integrante di questo percorso, se rimane segmentata, rivolta a parametri meramente settoriali, numerici? È giusto che i percorsi professionali siano valorizzati, ma devono far parte di un sistema integrato, non di una corsia parallela gestita in modo verticistico. Infatti, con questo decreto, basta una proposta del dirigente scolastico, un via libera ministeriale, per attivare nuovi indirizzi, senza il parere obbligatorio degli organi collegiali. Così si indebolisce fortemente, ulteriormente, la partecipazione democratica della scuola. Viene spacciato per autonomia quello che, in realtà, è un puro accentramento e, anche qui, si vede una tendenza più ampia, che si è manifestata diverse volte in questi anni, ovvero ridurre gli spazi di confronto, limitare la collegialità, verticalizzare le decisioni.
È la stessa logica che guida un po' l'intero provvedimento: governare la scuola dall'alto. Eppure la scuola pubblica italiana non è cresciuta grazie ai decreti; è cresciuta, soprattutto, grazie alla valorizzazione delle persone che la compongono, grazie alla volontà di partecipazione democratica di studenti e studentesse, grazie ai docenti che tengono insieme le classi nonostante i tagli, ai dirigenti che fanno miracoli, spesso, per garantire il diritto allo studio, al personale che regge edifici spesso fatiscenti. Non ci sono risposte concrete per loro in questo decreto: non c'è un investimento strutturale, una stabilizzazione vera, una valorizzazione economica profonda, ma proroghe, transizioni infinite, precarietà normalizzata.
Lo abbiamo detto più volte, ma lo ripetiamo anche in questo contesto: non si può chiedere qualità senza garantire dignità. Questo è dimostrato - devo dire che su questo siete coerenti - anche nel Piano sperimentale del Ministro Valditara, rivolto a dirigenti scolastici, docenti, personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola, che offre una serie di e sconti su trasporti, sport, acquisti alimentari e altro. Ancora una volta si risponde ad un problema reale, ad un problema urgente, ovvero i salari, con un pannicello caldo, evitando ancora una volta di intervenire in modo strutturale sul contratto nazionale.
I sono concessioni discrezionali, non sono un diritto: sono un omaggio revocabile. Un aumento del salario, invece, da contratto, è strutturale e ha effetti moltiplicativi, duraturi, sulla vita delle persone. Sta tutto qui l'approccio che portate avanti, la concezione che avete della scuola. Offrire al posto di uno stipendio più alto è il vostro modo di continuare ad eludere una questione di fondo, che sarebbe mettere in campo azioni di sostegno contrattuale - e, quindi, strutturale -, che vogliono dire riconoscere ai docenti il ruolo e la dignità che gli spettano. State andando in tutt'altra direzione. Un sistema educativo fondato sulla precarietà del personale è destinato ad essere precario nella sua struttura, nei risultati.
Colpisce anche il silenzio del Governo rispetto alle proteste di alcuni studenti proprio sul tema dell'esame di Stato: studenti che avevano scelto di esprimere il loro disagio in modo simbolico, con il silenzio durante gli esami orali. Ora, io non voglio dire che questo sia un gesto necessariamente condivisibile - non sto dicendo questo -, ma sicuramente so che era un gesto che chiedeva ascolto. Invece è arrivata solo una risposta punitiva, burocratica, disciplinare, come se la partecipazione fosse, ancora una volta, un fastidio. Ma una scuola che si rifiuta, che non ascolta i propri studenti, è una scuola che ha smarrito la propria missione.
Dentro questo decreto ci sono alcune piccole norme, qualche misura utile - penso, ad esempio, alla sicurezza dei trasporti per i viaggi di istruzione e ai, seppur limitati, fondi per l'edilizia scolastica -, ma non c'è nulla che delinei un'idea di futuro della nostra scuola. È un testo difensivo, scritto per gestire l'esistente in modo burocratico, non per migliorarlo. Eppure la scuola, la nostra scuola, avrebbe bisogno di tutt'altro: di una visione, di un piano pluriennale di investimenti, di stabilità normativa, di fiducia nel corpo docente, di reale riconoscimento del loro lavoro, di sostegno alla partecipazione delle comunità scolastiche.
Noi, invece, ogni anno ricominciamo da capo, come se la scuola fosse un esperimento continuo. Ed è per questo che la nostra opposizione è netta a questo provvedimento, non per pregiudizio, ma per rispetto della scuola pubblica, che merita riforme vere, non operazioni di e azioni punitive, merita risorse stabili, non risparmi mascherati da innovazione, e perché la scuola non è un servizio fra gli altri. La scuola è la radice della nostra Repubblica: è il luogo dove si costruisce la cittadinanza, dove si impara a pensare, dove si sperimenta la libertà. Ogni volta che la riduciamo soltanto ad un problema amministrativo, priviamo la scuola di un pezzo della sua anima. Invece dovremmo sostenere percorsi per una scuola che non solo misuri le persone, ma le formi. Don Lorenzo Milani lasciava sulla parete della scuola di Barbiana parole semplici e rivoluzionarie: , mi sta a cuore. Questo significava e significa, ancora oggi, assumersi la responsabilità, non voltarsi dall'altra parte, chiedere e credere che ogni ragazzo e ogni ragazza abbiano diritto ad essere visti, ascoltati, accompagnati.
Quella scuola era povera di mezzi, ma era ricca di senso: nasceva per dare voce agli ultimi e per ricordarci che la scuola deve essere anche il luogo dove si colma la distanza tra chi ha tutto e chi parte con meno. E proprio per questo, oggi, non può essere governata con la logica del risparmio o della semplificazione burocratica, del verticismo punitivo, ma deve essere trattata con la logica della cura, dell'equità, della partecipazione. Questo decreto va nella direzione opposta, poiché qui si disegna una scuola che semplifica e punisce: si accentra e si decide dall'alto senza ascoltare ragazze, ragazzi e docenti che fanno la scuola, ed è a loro - ai ragazzi, alle ragazze e ai docenti che ogni giorno tengono viva la comunità educativa - che dobbiamo rispondere non con tagli, non con , ma con l'ascolto e con la volontà concreta di sostenere la scuola pubblica .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Roscani. Ne ha facoltà.
FABIO ROSCANI(FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario Frassinetti, colleghi, oggi l'Aula avvia la discussione su un provvedimento che, a nostro avviso, segna un vero e proprio cambio di prospettiva e di visione: cambia il modo in cui la scuola italiana guarda ai propri studenti. Con questa riforma noi scegliamo di mettere al centro lo studente, di superare la visione nozionistica della formazione e dell'istruzione per restituire pieno valore al percorso di crescita dei nostri studenti e delle nostre studentesse. Non solo una questione di regole o di procedura, ma di una scuola che forma, che accompagna, che valorizza ogni ragazzo e ogni ragazza, che lo prepara a farlo diventare un cittadino consapevole di questa Nazione con responsabilità e protagonista del proprio futuro.
Di questo provvedimento si è contestata la scelta di un ritorno al termine “maturità”: a volte considerato ridondante o simbolico, a volte superfluo e a volte addirittura pericoloso. Ma la scelta di riportare il termine “maturità”, per definire l'esame al termine del proprio percorso di studi, significa valutare non soltanto l'insieme delle competenze acquisite, ma anche quel percorso di formazione che accompagna ogni giovane all'interno del suo percorso scolastico, che mette al centro la formazione anche della persona. E su questo principio noi continueremo a fare tutto ciò che possiamo per rendere la scuola sempre più centrale, anche nella formazione alla vita dei nostri giovani.
Il Governo Meloni, quindi il Ministro Valditara, continua a dare centralità agli studenti e a restituire dignità al valore formativo ed educativo della scuola per non limitarsi a trasmettere, come dicevo, nozioni, ma per formare i cittadini e per accompagnare i giovani nel loro percorso di crescita, a sostenerli nel diventare adulti consapevoli, responsabili e capaci di scegliere e di contribuire al bene e al futuro della propria Nazione.
Al fulcro di questo percorso educativo c'è anche l'importanza che viene ridata al voto in condotta, visto non come uno strumento punitivo, ma come il riconoscimento del rispetto verso gli altri e verso le regole, in un clima di collaborazione al senso di responsabilità che ciascuno è chiamato a coltivare e testimonia la grande capacità dei giovani di assumersi quelle responsabilità, di rispettare le regole della convivenza civile e di contribuire anche al bene della comunità studentesca. Questi valori fondano una formazione autentica e completa e preparano questi ragazzi alla vita, al mondo del lavoro e a comportarsi all'interno della società.
Anche l'esame orale viene rinnovato per diventare più autentico e significativo: non più un elenco di materie da ripetere, ma un dialogo, un confronto su quattro discipline fondamentali, perché non è solo la quantità, ma anche la qualità e la profondità di quel percorso a dare valore al proprio esame di maturità; la diminuzione, quindi, del numero dei commissari e se si fa scena muta in maniera volontaria non si ottiene il diploma. Si sceglie, dunque, di dare valore a quell'esame di maturità e di misurare, in questo senso, anche l'importanza di un percorso di cui quell'esame fa pienamente parte.
Non una maturità come una semplice prova finale, non una maturità come un semplice , ma la sintesi di anni di impegno, di studio e di crescita personale. In questa prospettiva anche i crediti scolastici assumono un ruolo centrale nel nuovo sistema, in cui si tiene conto non soltanto dei risultati conseguiti, ma anche della costanza, dell'impegno e della partecipazione alla crescita personale e civile dello studente. Una valutazione complessiva, quindi, che accompagna i giovani in tutto il loro cammino formativo e che ne riconosce l'interezza, non soltanto una parte.
Un altro pilastro della riforma riguarda sicuramente la trasformazione del cosiddetto PCTO. Spesso - e lo abbiamo visto tutti - non erano pertinenti ai percorsi di studi, ad avere cioè un'attinenza con quello che si stava studiando. Questo è il motivo per cui si interviene attraverso la denominazione della formazione scuola-lavoro; una scelta, dal nostro punto di vista, molto coerente con l'obiettivo di rafforzare il legame tra la scuola e il mondo del lavoro, per costruire un ponte reale tra la scuola e il mondo del lavoro. Una scuola che prepara i giovani certo a comprendere, certo a sperimentare, ma che li prepara anche alla consapevolezza di saper fare: accanto al sapere, il saper fare, le competenze a 360 gradi. In questo modo la scuola diventa quel luogo dove il sapere si integra perfettamente con la capacità operativa e professionale e dove la crescita si integra con la preparazione concreta al lavoro. Formare giovani preparati significa anche metterli nelle condizioni di poter competere ad armi pari con tutti i giovani che si formano anche in altre parti d'Europa e in altre parti del mondo. Parallelamente, questo decreto prevede anche misure per contrastare la dispersione scolastica: nel primo biennio saranno attivati interventi di sostegno personalizzati per chi vuole cambiare indirizzo, mentre nel triennio si ricorrerà agli esami integrativi. Come Fratelli d'Italia, abbiamo presentato degli emendamenti al Senato che sono stati approvati e che hanno, in qualche modo, arricchito e migliorato questo testo.
Concludo il mio intervento, Presidente, dicendo che, con buon senso, si può proseguire su questa strada. Chi si oppone a questa riforma, probabilmente si sta opponendo anche un po' a quel buon senso a cui facevo riferimento, perché è impossibile, per chi ha a cuore il futuro dei giovani e della scuola, negare il valore della responsabilità, del merito e della crescita personale. Noi abbiamo scelto di mettere al centro la persona, il ruolo dello studente, in quanto persona e in quanto cittadino, nella sua responsabilità nei confronti degli altri e della società: la sua preparazione certo, la sua capacità di imparare anche ad approcciarsi al mondo del lavoro e alla società e, quindi, ad essere più consapevole di come scegliere e di come impostare il proprio futuro. Una riforma che restituisce alla scuola la sua missione più autentica: formare non solo delle menti competenti, ma anche delle persone responsabili e consapevoli del loro ruolo all'interno della società.
Per questa ragione, continuiamo su questa strada, sapendo che il Ministro Valditara, il Governo Meloni e il Sottosegretario Frassinetti continuano in questo importante e straordinario lavoro, per rimettere al centro la scuola, rimettere al centro gli studenti e la loro crescita, all'interno di un quadro generale composto di formazione, di competenza, di rispetto delle regole, di autorevolezza della classe docente e di ruolo centrale per la costruzione del futuro dell'istituzione scolastica per la nostra Nazione .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice, la deputata Colombo, che rinuncia.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo, che rinuncia.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2604: Disposizioni per la partecipazione italiana a Banche e a Fondi multilaterali di sviluppo.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Paolo Formentini.
PAOLO FORMENTINI(LEGA). Grazie, Presidente. Sottosegretario, il disegno di legge in esame, approvato all'unanimità dal Senato, si pone l'obiettivo di disciplinare e ottimizzare il coinvolgimento dell'Italia nelle banche multilaterali di sviluppo, che ricoprono un ruolo cruciale nel perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030, attraverso l'erogazione di finanziamenti a costi sostenibili.
Il provvedimento si compone di nove articoli.
L'articolo 1 autorizza alla ratifica di una serie di emendamenti, già concordati tra le parti, e gli accordi istitutivi della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS), della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) e del Fondo africano di sviluppo.
La BIRS è una delle istituzioni che compongono la Banca mondiale ed è la principale banca di sviluppo al mondo; fornisce prestiti, garanzie e strumenti di gestione del rischio e servizi di consulenza ai Paesi a reddito medio e basso.
La BERS è stata istituita nel 1991, su iniziativa di alcuni Paesi europei, al fine di favorire la transizione verso l'economia di mercato dei Paesi dell'Europa centrale e orientale. A differenza di altre banche multilaterali di sviluppo, la BERS agisce anche sulla base di un mandato politico, sancito nel preambolo dell'accordo istitutivo, in base al quale la sua assistenza finanziaria dipende dal rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto nei Paesi in cui opera. Dall'anno della sua istituzione, il mandato geografico della banca è stato progressivamente esteso alla Mongolia, alla Turchia e, nel 2011, ai Paesi della sponda sud del Mediterraneo.
Le modifiche apportate dall'articolo riguardano, in primo luogo, l'eliminazione del limite dell'ammontare totale delle esposizioni, consentito negli accordi istitutivi di BIRS e BERS, che limita l'operatività delle banche di sviluppo anche in presenza di una condizione estremamente solida di sostenibilità finanziaria. In secondo luogo, si autorizza la BERS ad ammettere tra i propri membri l'Iraq e alcuni Paesi dell'Africa sub-sahariana, in modo da poter operare in essi. In terzo luogo, si dispone l'accettazione da parte dell'Italia di nove emendamenti all'Accordo istitutivo del Fondo africano di sviluppo, che fa parte del gruppo della Banca africana di sviluppo e finanzia progetti infrastrutturali e iniziative per la promozione dello sviluppo economico e sociale nei Paesi più poveri del continente, attraverso prestiti concessionali e finanziamenti a dono. Tali emendamenti riguardano, tra le altre cose: l'inclusione di un riferimento a finanziamenti a condizioni non agevolate; l'autorizzazione al Fondo di prendere prestiti su base bilaterale o sui mercati dei capitali; il chiarimento che il Fondo può fornire finanziamenti ai membri della Banca africana di sviluppo, in particolare a quelli la cui situazione economica e le cui prospettive richiedono condizioni agevolate; l'inserimento di una clausola secondo cui il Fondo sarà selettivo nel decidere quali membri o entità beneficeranno del suo finanziamento; la previsione che l'approvazione delle operazioni di prestito rientra tra i poteri del consiglio di amministrazione del Fondo; il chiarimento che il Fondo può investire in titoli emessi dalla Banca africana di sviluppo e viceversa.
L'articolo 2 dà esecuzione agli emendamenti di cui all'articolo 1. Occorre precisare che la data di entrata in vigore degli emendamenti dipende dalle regole previste negli accordi istitutivi dei singoli istituti. In particolare, per quanto riguarda la modifica all'Accordo istitutivo della BIRS, l'emendamento entrerà in vigore alla sua accettazione da parte di tre quinti dei membri della banca, che rappresentino almeno i quattro quinti dei voti complessivi. Per quanto concerne le modifiche all'Accordo istitutivo della BERS, le modifiche entreranno in vigore dalla loro accettazione da parte di almeno tre quarti dei membri, aventi almeno quattro quinti del potere di voto totale dei membri. Per quanto riguarda, infine, le modifiche all'Accordo istitutivo del Fondo africano di sviluppo, gli emendamenti entreranno in vigore dalla loro accettazione da parte di almeno tre quarti dei membri, aventi almeno l'85 per cento del potere di voto totale dei membri.
L'articolo 3, al comma 1, autorizza il Ministero dell'Economia e delle finanze ad aumentare la quota di partecipazione dell'Italia al Fondo monetario internazionale da 15.070 a 22.605 milioni di diritti speciali di prelievo, al fine di mantenere inalterata la rappresentanza dell'Italia presso lo stesso Fondo. Il comma 2 autorizza la Banca d'Italia ad estendere, fino al 31 dicembre 2027, la durata dell'Accordo di prestito bilaterale, denominato , stipulato dalla banca con il Fondo monetario internazionale e avente scadenza il 31 dicembre 2024. Per l'aumento della quota di cui al comma 1, il comma 3 concede alla Banca d'Italia la garanzia dello Stato per ogni eventuale rischio connesso con i versamenti da essa effettuati. Sul prestito bilaterale, la cui estensione è autorizzata dal comma 2, è accordata la garanzia dello Stato per il rimborso del capitale per gli interessi maturati, nonché per gli eventuali rischi di cambio derivanti dall'esecuzione del relativo accordo. Il comma 4 rinvia ad apposite convenzioni la regolazione dei rapporti tra il MEF e la Banca d'Italia derivanti dai commi appena illustrati.
L'articolo 4 autorizza la partecipazione italiana all'aumento di capitale a chiamata per complessive 205.130 nuove azioni della Banca africana di sviluppo, istituita nel 1964 con l'obiettivo di diminuire il tasso di povertà, stimolare lo sviluppo economico e sostenibile e il progresso sociale del continente africano. Tale aumento di capitale origina da declassamento degli Stati Uniti, azionista tripla A, da parte di , il 1° agosto 2023, al fine di preservare il tripla A dell'istituzione, la sua capacità finanziaria e la creazione di una riserva di capitale per far fronte a futuri e a ulteriori declassamenti. La relazione tecnica precisa che la norma non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e non ha impatto sull'indebitamento netto e debito in quanto il capitale a chiamata costituisce una forma di tutela di ultima istanza nel caso in cui l'istituzione versi in una situazione finanziaria praticamente prossima al fallimento e esso verrebbe richiesto soltanto dopo la liquidazione dell'attivo, del capitale già versato e delle riserve.
L'articolo 5 autorizza la partecipazione italiana all'aumento di capitale della Banca interamericana di sviluppo-Società interamericana di investimento per complessivi 2.342 azioni a pagamento, valutate in complessivi 49.182.000 dollari statunitensi. Ricordo che la Società interamericana di investimento è l'istituzione che, nell'ambito del gruppo della Banca interamericana di sviluppo, concede finanziamenti al settore privato, occupandosi del sostegno alle piccole e medie imprese della regione latino-americana e dei Caraibi.
L'articolo 6, al comma 1, autorizza il Ministero dell'Economia e delle finanze a sottoscrivere, per ciascuno degli anni dal 2025 al 2029, strumenti finanziari ibridi, irredimibili e subordinati emessi dalla Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, per un ammontare annuale massimo di 20 milioni di euro. Il comma 2 dell'articolo in esame prevede che i termini e le condizioni di questi strumenti finanziari ibridi siano disciplinati da accordi tra il MEF e la stessa BIRS, che definiscano importi, caratteristiche, obblighi, diritti e doveri in capo alle parti e consentano all'Italia di convertire gli strumenti in quote di partecipazione al capitale della banca in caso di aumento di capitale a pagamento.
L'articolo 7, al comma 1, autorizza la partecipazione italiana all'aumento di capitale della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo per complessive 34.360 azioni a pagamento. Conseguentemente, il comma 2 autorizza una spesa di euro 68.720.000 per ciascuno degli anni dal 2025 al 2029 per la sottoscrizione di tale aumento di capitale. Con riferimento agli oneri economici complessivi del provvedimento, l'articolo 8 li quantifica in euro 95.262.000 per ciascuno degli anni dal 2025 al 2029 e in euro 6.542.000 per ciascuno degli anni 2030 e 2031, e ne dispone la relativa copertura.
Nel complesso, le modifiche introdotte recepiscano le modifiche già votate dai rappresentanti italiani all'interno di queste istituzioni e sono state approvate dal Senato con il consenso di tutti i gruppi.
Auspico, dunque, una celere approvazione del disegno di legge con il sostegno di tutte le forze politiche.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo: si intende che si riservi di farlo in un altro momento.
È iscritto a parlare il deputato La Salandra. Ne ha facoltà.
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). Grazie, Presidente. Un ringraziamento anche al relatore per aver illustrato questo provvedimento di iniziativa governativa, A.C. 2604, che riguarda la partecipazione dell'Italia a banche e a fondi multilaterali di sviluppo; un provvedimento già approvato dal Senato con una modifica rispetto alla riformulazione del comma 3.
Mi sia consentito,della descrizione svolta dal relatore, porre l'accento su come questo provvedimento si inserisca all'interno di un contesto internazionale complesso ed in continua evoluzione, dove proprio la cooperazione multilaterale è fondamentale per affrontare sfide globali come la povertà, i conflitti e anche i cambiamenti climatici. Dico questo perché? Perché proprio Fratelli d'Italia riconosce l'importanza di un'Italia protagonista sulla scena internazionale e proprio l'attuale Governo, grazie all'impegno della Presidente del Consiglio, della Presidente Meloni, sta contribuendo significativamente alla diplomazia e alla cooperazione internazionale, rafforzando il ruolo dell'Italia nelle relazioni economiche e finanziarie. Dico questo anche perché istituzioni come la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo fino al Fondo africano di sviluppo, la Banca interamericana di sviluppo e il Fondo monetario internazionale svolgono sicuramente un ruolo centrale nello sviluppo economico globale e nella stabilità finanziaria.
La partecipazione dell'Italia non è ascrivibile esclusivamente ad un impegno economico, ma è identificabile, in questo provvedimento, come un vero e proprio strumento strategico che ci permette di incidere sulle decisioni che riguardano lo sviluppo internazionale, la gestione dei rischi finanziari e la cooperazione economica tra i Paesi.
Questi impegni costituiscono un valore essenziale per Fratelli d'Italia; infatti, come correttamente ha evidenziato il relatore, l'articolo 1 autorizza alla ratifica di una serie di emendamenti, già concordati tra le parti, che riguardano gli accordi istitutivi della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e il Fondo africano di sviluppo; emendamenti che, per quanto riguarda la BIRS e la BERS, sono sostanzialmente funzionali ad aumentare la capacità operativa delle banche. Per quanto, invece, concerne la BERS e, quindi, la possibilità di ammettere nuovi Stati, si permette alla banca di operare in aree strategiche per lo sviluppo. Relativamente al Fondo africano di sviluppo, l'aggiornamento delle regole consente anche una maggiore flessibilità e capacità di intervento delle istituzioni.
L'articolo 2 riguarda sostanzialmente l'ordine di esecuzione degli emendamenti di cui all'articolo 1.
L'articolo 3, invece, anche per come è stato modificato al Senato, concerne la partecipazione dell'Italia al Fondo monetario internazionale. Al riguardo, abbiamo un significativo aumento della partecipazione dell'Italia, rispetto ai diritti speciali di prelievo, che passa da circa 15.000 a circa 22.000 milioni di diritti speciali di prelievo. La Banca d'Italia è autorizzata a estendere fino al 31 dicembre 2027 la durata dell'accordo di prestito bilaterale e, proprio secondo la nuova formulazione introdotta al Senato, a prorogare fino al 31 dicembre 2030 la durata dell'accordo di prestito multilaterale denominato . Questo è importante perché? Perché proprio dall'articolo 7 si evince la capacità dell'Italia di rafforzare la propria posizione e di influire in maniera significativa rispetto alle decisioni del Fondo monetario internazionale.
L'articolo 4, invece, disciplina la partecipazione italiana all'aumento di capitale a chiamata della Banca africana di sviluppo per complessive 205.130 nuove azioni. Questo è un dato significativo, anche collegato a ciò che dispone l'articolo 4, che prevede che all'Italia saranno assegnate 205.130 nuove azioni; quindi, l'Italia potrà ricevere azioni proporzionalmente alla quota di capitale già detenuta, contribuendo così al rafforzamento della Banca africana di sviluppo e alla stabilità finanziaria del continente con riguardo agli interessi italiani.
L'articolo 5 autorizza la partecipazione italiana all'aumento di capitale della Banca interamericana di sviluppo-Società interamericana di investimento. Questo intervento si colloca in una continuità logica con quanto disposto dall'articolo 4, ossia dopo aver sostenuto il continente africano, l'Italia contribuisce alla stabilità e allo sviluppo dell'America Latina.
L'articolo 6 autorizza il MEF a sottoscrivere strumenti finanziari ibridi, irredimibili e subordinati emessi dalla BIRS fino a 20 milioni di euro annui dal 2025 al 2029. In questo modo è evidente come l'Italia aumenti la propria partecipazione alla BIRS con strumenti flessibili e comunque garantiti.
L'articolo 7 autorizza la partecipazione italiana all'aumento di capitale della BERS, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo; in questo modo si ha un consolidamento della posizione dell'Italia in un'istituzione fondamentale proprio per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell'Europa.
L'articolo 8 reca la quantificazione degli oneri derivanti dagli articoli 5, 6 e 7 del disegno di legge in esame e questo passaggio tecnico, sostanzialmente, chiude un percorso legislativo che porta un impegno finanziario dell'Italia gestito secondo regole certe e coerenti soprattutto con la tutela del bilancio nazionale.
Come dicevo, Presidente, è un provvedimento essenzialmente tecnico che si pone in termini di vera e propria continuità rispetto a come l'Italia sta affrontando le sfide globali e ritengo possa affermarsi pacificamente che le stia affrontando da protagonista, insieme a quelli che sono i protagonisti.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore Formentini: si intende che vi abbia rinunciato.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo: si intende che vi abbia rinunciato.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
S. 1634 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127, recante misure urgenti per la riforma dell'esame di Stato del secondo ciclo di istruzione e per il regolare avvio dell'anno scolastico 2025/2026 (Approvato dal Senato). (C. 2662)
Relatrice: COLOMBO
3.
S. 1388 - Disposizioni per la partecipazione italiana a Banche e a Fondi multilaterali di sviluppo (Approvato dal Senato). (C. 2604)
: FORMENTINI.
4.
5.
S. 1192 - Misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie (Approvato dal Senato). (C. 2393)














