PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
RICCARDO ZUCCONI, legge il processo verbale della seduta del 22 ottobre 2025.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 97, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
PRESIDENTE. Passiamo alla prime interrogazioni all'ordine del giorno Bonafe' e Peluffo n. 3-02270 e Bonafe' n. 3-02271 . Le interrogazioni, vertendo sullo stesso argomento, verranno svolte congiuntamente.
La Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il , Fausta Bergamotto, ha facoltà di rispondere.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Grazie Presidente e grazie onorevole interrogante. Allora, com'è noto, presso il MIMIT, oltre al Tavolo della moda - che si riunirà nuovamente il 17 novembre prossimo - sono attivi diversi tavoli tecnici dedicati al settore. In occasione di un incontro tenutosi il 15 ottobre scorso con le associazioni di settore, il Ministro ha illustrato i nuovi interventi previsti nel Piano Italia Moda, redatto e discusso nell'ambito del tavolo stesso. Per quanto attiene al DDL annuale sulle piccole e medie imprese, ricordo che lo stesso è stato appena approvato in Senato e che, tra le varie misure, istituisce un sistema volontario di certificazione di conformità delle filiere, volto a garantire legalità e tracciabilità lungo tutta la catena produttiva.
Con tale normativa le imprese interessate potranno ricevere una certificazione da parte di soggetti abilitati alla revisione legale, che verificherebbero la regolarità contributiva, fiscale e giuslavoristica delle imprese lungo tutto il processo produttivo, dalla capofila sino ai subfornitori, e l'assenza di condanne o sanzioni per i titolari o amministratori in materia di lavoro e sicurezza. Inoltre, la legge annuale per le piccole e medie imprese prevede le specifiche risorse finanziarie per favorire la transizione ecosostenibile nel settore moda: si tratta di 100 milioni di euro dedicati all'apposita sezione del Fondo per la crescita sostenibile per il finanziamento di programmi di investimento di piccole e medie imprese della filiera della moda, per il tramite dei “mini contratti di sviluppo”.
Quanto alle principali iniziative attuate o in corso di attuazione, si richiamano gli strumenti di incentivazione tra cui, oltre ai contratti e ai mini contratti di sviluppo, il credito d'imposta ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica, e ideazione estetica.
Inoltre, si ricordano le misure previste anche dall'articolo 10 della legge sul , che incentiva l'utilizzo delle fibre tessili di origine naturale e i processi di concia della pelle, stanziando circa 30,5 milioni di euro per le micro, piccole e medie imprese, e l'articolo 11 della citata legge, relativo a investimenti finalizzati alla transizione ecologica e digitale, per il quale, ad oggi, sono state concesse agevolazioni in favore di 247 imprese beneficiarie, per un importo complessivo di oltre 5 milioni di euro.
Con riferimento ai quesiti riguardanti il credito d'imposta per ricerca e sviluppo, è necessario sottolineare come l'interpretazione dell'Agenzia delle entrate e dell'allora Ministero dello Sviluppo economico è già risalente negli anni.
Si tratta, evidentemente, di prassi interpretative sulle quali il Governo sta cercando di intervenire per andare incontro alle esigenze delle imprese. Al riguardo, infatti, ricordo che la normativa di riferimento è cambiata: è stata introdotta la disciplina relativa alla procedura di riversamento spontaneo con il DL n. 146 del 2021; successivamente è stata introdotta la possibilità per le imprese di richiedere una certificazione che attesti la qualificazione degli investimenti ai fini della loro classificazione nell'ambito delle attività ammissibili. Questo al fine di favorire l'applicazione delle agevolazioni in parola in condizioni di certezza operativa.
Inoltre, è stato istituito, con DPCM del 15 settembre 2023, l'albo dei certificatori e sono state emanate le linee guida che orientano l'attività dei certificatori e della procedura di certificazione dei crediti di imposta in questione. In particolare, con quest'ultima procedura richiamata si è introdotta la possibilità per le imprese di richiedere una certificazione che attesti la qualificazione degli investimenti ai fini della loro classificazione nell'ambito delle attività ammissibili al beneficio fiscale.
In tal modo, si consentirà alle imprese italiane di investire in ricerca e sviluppo con la certezza che la certificazione rilasciata dai soggetti iscritti all'albo non potrà essere contestata dall'Agenzia delle entrate per quanto concerne il possesso dei requisiti previsti dalla normativa di riferimento, al fine di rispondere alle esigenze di certezza e stabilità avanzate dal mondo delle imprese.
Il Governo ha inoltre ulteriormente prorogato il termine previsto per la procedura di riversamento spontaneo dei crediti di imposta, consentendo alle imprese di scegliere il regime della certificazione anche per i crediti di imposta più risalenti, purché non ancora contestati, o quello del riversamento spontaneo anche per i crediti contestati, consentendo alle imprese di adottare la soluzione migliore rispetto alla fattispecie concreta.
Ad oggi le imprese del settore moda che hanno richiesto una certificazione che attesti la qualificazione degli investimenti sono circa 294, per un totale complessivo di 996 certificazioni. Per quello che attiene, invece, al quesito sul numero delle imprese del settore moda, suddivise per anno, che avrebbero ricevuto crediti di imposta non dovuti, in seguito alla risoluzione n. 41/2022 dell'Agenzia delle entrate, e per quello che attiene al quesito sull'ammontare complessivo delle agevolazioni fiscali che tali imprese dovrebbero restituire allo Stato, si invita a fare diretto riferimento al Ministero competente per materia.
PRESIDENTE. La deputata Bonafe' ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alle sue interrogazioni. Ha 5 minuti, onorevole.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ringrazio la Sottosegretaria Bergamotto. Prima di dire se sono soddisfatta o meno di questa risposta, che in verità mi soddisfa poco, voglio però sottolineare che stiamo parlando di un settore, quello della moda, tessile e abbigliamento, che è uno dei motori di crescita e occupazione nel nostro Paese, e non solo, è anche motivo di orgoglio nazionale. La nostra moda parla di noi in tutto il mondo, oserei dire che è un pezzo dell'identità italiana.
E non stiamo parlando solo dei grandi , ma stiamo parlando, soprattutto, delle tante piccole e medie imprese, a volte micro, che con saper fare e artigianalità portano avanti un'intera filiera. Questo settore è in crisi e devo dire che mi sarei aspettata, Sottosegretaria, maggiore attenzione da parte di un Governo che ha cambiato il nome del Ministero dello Sviluppo economico in Ministero del , proprio perché qui stiamo parlando del cuore pulsante, o quantomeno di uno dei cuori pulsanti, dell'intero .
La mia interrogazione verteva, intanto, sullo stato di attuazione dei 250 milioni che erano stati erogati al settore e che, devo dire, sono stati erogati in ritardo, perché stiamo parlando di misure che sono state erogate nel 2025 e sappiamo benissimo che il settore è da almeno 3 anni che chiede interventi urgenti: lo chiedono le imprese, come lo ha chiesto anche il mondo della politica. Peraltro, nel frattempo, altri comparti di questo settore - penso alla distribuzione - sono andati in sofferenza. Ricordo anche che c'è tutto il potenziale impatto dei dazi.
Quindi, è chiaro che i 250 milioni - non ho capito bene, poi, lo stato vero di attivazione - non c'è dubbio che siano sicuramente un primo passo. Mancano molte altre politiche. Manca una politica industriale che faccia leva sulla competitività dell'intero settore, a partire dai costi dell'energia. Manca tutta la parte che riguarda gli ammortizzatori sociali. Voglio ricordare che erano stati promessi per il 2025 e siamo rimasti, invece, fermi ad ammortizzatori sociali che sono scaduti a gennaio del 2025; voglio ricordare che è fondamentale, se si vuole che questo settore riprenda ad essere competitivo, sostenere il lavoro di questo settore, altrimenti perderemo davvero per sempre il saper fare.
Mancano misure sulla legalità e sulla trasparenza. Quello che è stato fatto nella legge annuale delle piccole e medie imprese, che ricordava la Sottosegretaria, non fa altro che scaricare la responsabilità sulle piccole e medie imprese, e non è sufficiente a rilanciare, invece, la legalità in questo settore. E mancano misure veramente di innovazione. Ora arrivo al credito di imposta. Guardi, penso che sia vergognoso quanto sta succedendo e lo dico senza mezzi termini: noi abbiamo uno Stato che prima chiede alle imprese di investire e di innovare e poi ti dice che quegli investimenti che hai fatto, retroattivamente, non ti vengono riconosciuti.
È chiaro che questo meccanismo mina la credibilità dello Stato, ma mina, chiaramente, anche la fiducia del sistema industriale e la stabilità dello stesso sistema, in questo caso del settore moda, che è già in forte crisi. Avevo chiesto di sapere il numero delle imprese che avevano diritto al credito di imposta e a quanto ammontasse il credito di imposta, cara Sottosegretaria, evidentemente perché? Lei mi rimanda al sito del Ministero, ma il sito del Ministero non dice nulla riguardo, altrimenti non avrei fatto l'interrogazione, a meno che non mi vogliate fornire le carte.
È chiaro che lo chiedevo non per un fine secondario, ma perché voglio anche capire di quale importo stiamo parlando. Dopodiché, credo che il Governo dovrebbe agire ora, con una circolare che consideri ammissibile quel credito, e, soprattutto, che dovrebbe sospendere le procedure di recupero, accertamento e riscossione coattiva che invece le imprese stanno subendo. Questo lo dico perché non basta la proroga e non bastano nemmeno le misure che sono state messe in campo, perché molte imprese rischiano di chiudere i battenti ora per ridare allo Stato quello a cui avrebbero diritto.
PRESIDENTE. Saluto l'ambasciatrice di Cuba in Italia, Mirta Granda Averhoff, e il deputato dell'Assemblea Nazionale di Cuba, onorevole Enrique Alemán Gutiérrez, che assistono ai nostri lavori dalle tribune.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Ghirra n. 3-02272 .
La Sottosegretaria di Stato per l'Istruzione e il merito, Paola Frassinetti, ha facoltà di rispondere.
PAOLA FRASSINETTI,. Grazie, Presidente, rispondo all'onorevole collega. In merito alla questione sollevata dall'onorevole interrogante, trattandosi di materia di competenza dell'Ufficio scolastico regionale per la Sardegna, rispondo con gli elementi forniti da tale Ufficio.
Preliminarmente, l'USR ha precisato che il criterio utilizzato per l'individuazione delle sedi da coprire - illustrato il 1° agosto 2025 nel corso dell'informativa sindacale concernente la procedura di reclutamento dei dirigenti scolastici per l'anno scolastico 2025/2026 - è lo stesso adottato a partire dall'anno scolastico 2019/2020 e condiviso dalle sigle sindacali, in quanto teso a garantire copertura alle istituzioni scolastiche che nell'anno precedente erano state dirette da dirigenti reggenti.
Il criterio scelto mira a evitare che le scuole restino per lungo tempo affidate a dirigenti reggenti, con particolare riferimento alle istituzioni scolastiche più distanti dai centri urbani - come quelle individuate per l'anno scolastico 2025/2026 - alle quali difficilmente potrebbe essere assegnato un dirigente titolare e la cui attività di reggenza risulterebbe particolarmente gravosa a causa della distanza tra le sedi, della scarsa densità demografica, delle caratteristiche orografiche dell'isola, nonché delle condizioni della rete stradale e del sistema dei trasporti della Sardegna.
E infatti, sulla base di tale criterio, l'USR ha individuato dieci istituzioni scolastiche, suscettibili di copertura mediante le operazioni di reclutamento per l'anno scolastico 2025/2026, situate prevalentemente in territori distanti dai principali centri urbani.
Per quanto, dunque, queste modalità fossero state impiegate già da anni, proprio in considerazione delle osservazioni formulate da alcune sigle sindacali, l'USR, per questo anno scolastico, ha ritenuto di utilizzare anche un ulteriore criterio volto a tutelare la posizione giuridica degli aspiranti aventi diritto di precedenza ai sensi della legge n. 104 del 1992, accordando loro la possibilità di scegliere la sede di destinazione tra le 24 sedi vacanti per l'anno scolastico 2025/2026, al fine di garantire il diritto all'assistenza del soggetto in condizione di disabilità. Tale integrazione è stata formalizzata con comunicazione alle organizzazioni sindacali e con avviso pubblicato sul sito dell'USR in data 6 agosto 2025.
Alla luce di quanto sopra descritto, emerge, pertanto, che i criteri adottati dall'USR per la Sardegna abbiano consentito di contemperare la corretta erogazione del servizio scolastico con la piena tutela degli aspiranti aventi diritto di precedenza ai sensi della legge n. 104 del 1992, nonché dei soggetti da loro assistiti.
PRESIDENTE. La deputata Ghirra ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione. Ha 5 minuti, onorevole.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Io ringrazio la signora Sottosegretaria per questa risposta. Confidavo di avere qualche elemento in più. Mi rendo conto che sono decisioni che prende l'Ufficio scolastico regionale, però penso che in un contesto come quello della Sardegna sarebbe importante un'attenzione particolare da parte del Ministero. Non solo con le immissioni in ruolo dei dirigenti scolastici si sono verificate delle gravi criticità - io capisco il criterio che è stato adottato, di favorire quei territori che sono scollegati, dove il numero di studenti è inferiore, per garantire dei presìdi in quei luoghi dove altre istituzioni sono distanti -, però è anche vero che questa scelta ha comportato non solo una concentrazione dei nuovi posti nella provincia di Nuoro ma ha comportato che le immissioni in ruolo abbiano riguardato soprattutto istituti di fascia C, lasciando, invece, in reggenza dei grossi istituti, ad esempio nella provincia di Cagliari - a Cagliari, a Quartu, a Muravera -, dove ci sono plessi che contano sino a 1.300 studenti e in cui abbiamo dirigenti in reggenza che riescono a stare nelle sedi una o al massimo due volte alla settimana.
Questa problematica si aggiunge ai continui tagli sulla scuola, ai tagli del personale ATA e alla situazione degli edifici delle nostre scuole, che devono lottare ogni anno con i numeri del dimensionamento scolastico che viene imposto a livello nazionale e che mal si attagliano ai comuni della nostra isola e tutta questa serie di problematiche e di criticità determinano dei numeri di dispersione che sono pazzeschi. La scuola, in Sardegna, dovrebbe essere maggiormente potenziata: ci dovrebbero essere davvero delle misure di attenzione da parte del Ministero ma anche dell'Ufficio scolastico regionale, ad esempio, facendo delle ispezioni. Noi abbiamo dei problemi con il personale ATA, ad esempio, che non riesce più a garantire il presidio e la vigilanza di troppi plessi scolastici.
Allora, Sottosegretaria, io non sono soddisfatta nella misura in cui credo che alcune decisioni che riguardano il futuro delle nuove generazioni debbano essere prese con la consapevolezza del ruolo che ha la scuola, di quello che deve riprendere ad avere, probabilmente, di quello che devono riprendere ad avere i dirigenti scolastici, che hanno una enorme responsabilità e che si trovano spesso, appunto, a dirigere dei plessi che sono geograficamente distanti tra loro per le questioni legate al dimensionamento, sicuramente, e i problemi che vive tutto il personale scolastico e penso, appunto, alle difficoltà legate anche ai bassi stipendi che percepiscono. Quindi, il mio invito, partendo da questa interrogazione, al Ministero è di prestare uno sguardo di maggiore attenzione al mondo della scuola, provare a investire in quei territori dove l'istruzione rimane un cardine fondamentale che possa garantire una crescita e costituire quel famoso ascensore sociale che si è bloccato troppo tempo fa e che oggi non dà più speranze e risposte a tante e a tanti giovani che rinunciano a studiare e spesso rinunciano anche a rimanere a vivere nei nostri territori perché non hanno prospettive.
Confido, quindi, che, nelle prossime norme che verranno messe in atto, ci possa essere maggiore attenzione in questo senso e un occhio di riguardo verso i territori fragili che hanno bisogno, non solo con l'implementazione dei posti che riguardano la dirigenza, ma anche prevedendo delle misure per territori insulari come i nostri, che non sono in grado di rispettare i numeri delle grandi città, che sono presenti sul territorio, e che, però, hanno necessità di essere accompagnati per produrre politiche scolastiche e costruire insieme quella comunità educante di cui parliamo…
FRANCESCA GHIRRA(AVS). …e di cui i nostri comuni hanno davvero bisogno.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per la Salute, Marcello Gemmato, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Carmina n. 3-02273 .
MARCELLO GEMMATO,. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole interrogante per il quesito posto perché mi consente di riferire in merito alla sentenza n. 16402 del 22 settembre scorso, con la quale il tribunale amministrativo regionale (TAR) - Sezione III - ha disposto l'annullamento parziale del decreto ministeriale del 25 novembre 2024, concernente, appunto, la determinazione delle tariffe massime per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza protesica.
Al riguardo, devo segnalare preliminarmente che il TAR ha accertato la legittimità della scelta metodologica operata dal Ministero in sede istruttoria, in quanto conforme alla normativa di riferimento, la quale “lascia ampio margine discrezionale all'amministrazione nella scelta del o dei criteri cui fare riferimento ai fini della determinazione delle tariffe”.
Il collegio, inoltre, ha ritenuto che la valutazione relativa ai costi dei fattori della produzione avrebbe dovuto essere effettuata in relazione a dati aggiornati, pur nella consapevolezza della particolare complessità del procedimento.
Non ha invece ritenuto rappresentativa della realtà di mercato la selezione delle strutture campione, pur riconoscendo la logicità della scelta effettuata dalla commissione di prendere come riferimento, ai fini dell'individuazione del campione, strutture con numero unitario di prestazioni annue superiore alle 295.000 unità.
Il TAR ha infine disposto l'annullamento del tariffario nazionale con efficacia differita di 365 giorni a decorrere dalla data di deposito della sentenza, al fine di evitare gravi ripercussioni socio-economiche. Nella sentenza, infatti, il TAR ha tenuto conto del fatto che, da un lato, il decreto ministeriale del 2024 ha comportato per l'amministrazione un lavoro molto complesso dal punto di vista organizzativo, necessario per rendere operativo il nuovo sistema tariffario entrato in vigore nel dicembre del 2024.
Dall'altro lato, che, secondo quanto previsto dai commi 2 e 3 dell'articolo 64 del decreto sui livelli essenziali di assistenza del 2017, l'effettiva applicazione delle nuove tariffe è subordinata all'adozione del decreto ministeriale che le determina, per come previsto dal comma 5 dell'articolo 8- del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502.
Il nomenclatore delle prestazioni resta, quindi, quello stabilito dal decreto ministeriale del 25 novembre 2024, continuando a valere sia per le prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale sia per le tariffe corrispondenti, non residuando, quindi, alcuno spazio per incertezze applicative.
Concludo rappresentando che attualmente sono in corso tutte le valutazioni e le determinazioni conseguenti a quanto disposto dal giudice amministrativo e che verranno adottate tutte le cautele procedimentali opportune, comprese quelle relative al coinvolgimento dei soggetti interessati.
PRESIDENTE. La deputata Carmina ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione, per 5 minuti.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Non posso dirmi soddisfatta, nonostante apprezzi la risposta del Sottosegretario e gli sforzi che, comunque, si stanno facendo in tema di tariffe, perché, in realtà, il problema è un atteggiamento di fondo: non si può costruire un sistema sanitario che sia pubblico e universale sui criteri del contenimento della spesa. Il caso dell'annullamento parziale, da parte del TAR, delle tariffe sanitarie è emblematico di questa metodologia scorretta. Si finiva con non coprire, addirittura, con le tariffe approvate dal decreto, neppure le spese vive - per cui c'è stata anche una sorta di ribellione da parte dei fornitori di questi servizi -, perché non fondate su analisi reali dei costi; il campione utilizzato non rappresentativo; il Ministero non aveva tenuto conto delle osservazioni di Agenas. Ed è tanto grave e complicata la situazione che il TAR ha dato un anno di tempo al Governo per evitare il collasso del sistema.
La verità è che il diritto alla salute è fondamentale, va assicurato a tutti i cittadini senza discriminazioni di censo e, soprattutto, geografiche, perché la salute non può dipendere dal codice di avviamento postale. Noi abbiamo visto che, in questi giorni, è stata approvata la revisione dei LEA, dei livelli essenziali di assistenza, però il problema non è tanto definirli, quanto finanziarli. Per quanto la legge di bilancio, la prossima manovra finanziaria, all'articolo 67 preveda un incremento proprio nell'ambito di queste tariffe, di questi servizi, in realtà, nel complesso, non assicura quel diritto alle cure e alla salute che noi riteniamo essenziale, fondamentale proprio per evitare discriminazioni e dare attuazione all'articolo 3 della Costituzione. Sanità e istruzione sono le leve con cui si crea vera uguaglianza, vera equità fra i cittadini.
Certamente, non è che le risorse non ci siano. Si calcola che questo incremento nella legge di bilancio sarà, secondo la fondazione GIMBE, del 6,16 per cento e che, nei prossimi anni, la spesa sanitaria andrà a calare. Quando noi parliamo di risorse destinate più alle armi che alla sanità non lo diciamo così, non è uno slogan, perché, se noi pensiamo che il Governo ha assentito al 5 per cento di spese militari rispetto al PIL e che, in più, si sta parlando di una clausola di salvaguardia per derogare al Patto di stabilità per l'1,5 per cento del PIL, i conti è facile farli. Solo per questi due aspetti ci sarebbe un aumento del 6,5 per cento: cioè, noi spendiamo il 6,16 per cento per la sanità - che, fra l'altro, è previsto in - quando aumentiamo, solo per queste due voci, la spesa in armi?
Io credo che la cosa essenziale per l'Italia non sia rincorrere le superpotenze, con cui non riusciremo mai a competere, per quanti sforzi facciamo - e, secondo me, non riuscirà neanche l'Europa -, quanto, piuttosto, rifarsi alla pace, portare avanti quei principi di dialogo e di diplomazia che consentano di utilizzare le nostre risorse per garantire i diritti fondamentali ai cittadini italiani, perché oggi i cittadini italiani sono costretti a scegliere fra nutrirsi e curarsi: 6 milioni di italiani hanno deciso di non accedere più alle cure.
Faccio un appello anche per quel che riguarda le discriminazioni territoriali, e porto solo due casi ad esempio. Il primo è il caso della professoressa Maria Cristina Gallo: oggi l'ARS, in Sicilia - l'Assemblea regionale siciliana - fa un minuto di silenzio per questa coraggiosa docente, che ha portato avanti il caso dei ritardi nei referti tumorali, per cui è morta. Il secondo è il caso della mancanza dell'acceleratore lineare, nella provincia di Agrigento, per le cure oncologiche. Ci sono liste d'attesa di quattro mesi: un solo acceleratore, che si è rotto, ha costretto a rinviare le cure ai pazienti, che sono cure vitali.
IDA CARMINA(M5S). Per questo rivolgo anche un appello al Governo, perché davvero metta la salute come priorità nella nostra Italia.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per la Salute, Marcello Gemmato, ha facoltà di rispondere all'interrogazione La Salandra n. 3-02255 .
MARCELLO GEMMATO,. Grazie, Presidente. Con riferimento a quanto accaduto agli apparati di sicurezza-connessione del della regione Puglia il 17 ottobre 2025, riporto di seguito le informazioni trasmesse in merito dalla regione stessa.
Devo riferire che le prime notizie di stampa circolate sull'interruzione dei sistemi informatici e dei servizi digitali ospitati al suo interno, compresi quelli sanitari, hanno erroneamente attribuito l'accadimento a un probabile attacco . In realtà, si è trattato di un guasto riconducibile al malfunzionamento di due Next Generation Palo Alto Networks (PAN) PA-5250, che permettono di accedere al regionale dalla rete Internet.
Nello specifico, questi apparati operano in modalità in alta affidabilità, ossia tramite un sistema che consente di garantire la continua disponibilità delle applicazioni, anche in caso di guasti o errori ; se il principale subisse un guasto tecnico o smettesse di funzionare per qualsiasi ragione, il secondo subentra istantaneamente, evidentemente sostituendo il primo.
Entrambi i hanno smesso di funzionare a causa di un problema legato alla gestione del sistema di alta affidabilità dei dovuta a un nel dispositivo.
L'interruzione è stata segnalata alle ore 8,15 del 17 ottobre, il personale è intervenuto prontamente per individuare e risolvere la problematica, insieme all'assistenza del Palo Alto che ha supportato le operazioni. La connettività al è stata ripristinata alle ore 11,14.
Al termine delle operazioni di ripristino del sistema informatico, come riferito sempre dalla regione Puglia, è stata redatta una relazione tecnica sull'irraggiungibilità dei della regione Puglia e dei sistemi informativi in esso ospitati da parte del direttore ICT di InnovaPuglia Spa e, successivamente, il di incidente di sicurezza informatica della Sezione CERT & CyberSecurity di InnovaPuglia Spa.
Al fine di scongiurare il verificarsi di situazioni analoghe, il responsabile alla transizione al digitale della regione Puglia sta procedendo con l'attivazione delle seguenti soluzioni: innanzitutto, l'installazione di un terzo di accesso di un fornitore differente, che interverrà a ripristino della connettività ove i due - come successo, pare, in questo caso - in alta affidabilità dovessero smettere di funzionare; attivazione presso il sito di di una soluzione di continuità operativa che possa garantire un tempo di ripristino di pochi minuti dei servizi digitali sanitari essenziali.
Da ultimo, informo che la regione ha rappresentato di aver effettuato tutte le segnalazioni all'Agenzia per la nazionale, la quale ha confermato che la causa del disservizio è riconducibile al malfunzionamento di una coppia di perimetrali deputati alla gestione delle comunicazioni e della sicurezza del traffico da e verso il regionale e non a un attacco informatico, come abbiamo visto essere stato ipotizzato in prima battuta.
L'Agenzia, interpellata dal Ministero sulla vicenda, ha ritenuto doveroso ricordare che, in generale, in materia di sicurezza cibernetica nel settore sanitario, l'Italia è stata tra i primi Stati membri dell'UE a recepire a livello nazionale, con il decreto legislativo 4 settembre 2024, n. 138, la direttiva (UE) 2022/2555 che mira a garantire un livello elevato di sicurezza informatica nelle pubbliche amministrazioni e del sistema produttivo nazionale.
In tale contesto, l'Agenzia ha, tra l'altro, recentemente pubblicato apposite “Linee guida NIS - Specifiche di base - guida alla lettura”, che illustrano misure di sicurezza da adottare e tipologie di incidenti significativi da notificare. Inoltre, l'Agenzia ha fatto presente che, proprio al fine di rafforzare la cybersicurezza nel settore sanitario, al quale viene dedicata particolare attenzione, ha avviato dal 2024 un ciclo di incontri itineranti destinato agli operatori delle aziende sanitarie locali e, in particolare, ai dirigenti al fine di sensibilizzare il rischio e incentivare il costante aggiornamento professionale in materia di cybersicurezza.
PRESIDENTE. Il deputato La Salandra ha facoltà, per 5 minuti, di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). Grazie, Presidente. Signor Sottosegretario, la ringrazio e mi ritengo pienamente soddisfatto. E la ringrazio anche per la sua disponibilità a riferire su questa interrogazione, che fondamentalmente trae origine da cosa succede nel sistema sanitario pugliese, mi sia consentita, questa descrizione. Perché? Perché proprio questo caso - io ho preso degli appunti rispetto alla sua risposta - ci consente di riflettere su che cosa è successo. Si bloccano i sistemi informatici: alla stampa raccontiamo di un possibile attacco quasi come se fosse una narrazione, per certi versi, abbastanza plausibile con i tempi che corriamo, ma poi non diciamo alla stampa la verità, ossia che si tratta di un problema legato ai sistemi informatici della sanità pugliese. Perché dico questo? Perché così funziona sostanzialmente in Puglia: si racconta un qualcosa che poi, nei fatti, è ben altro. Tra l'altro, anche dalla sua risposta mi sembrano emergere - questo lo dico perché la sanità è una materia concorrente -, proprio sul sistema della sicurezza del sistema sanitario, due modelli per affrontare la sanità.
Lei correttamente ha evidenziato come il Governo Meloni, come questa maggioranza, a livello nazionale, è stata, tra i Paesi comunitari, la prima a recepire la direttiva (UE) 2022/2555 in materia di sicurezza informatica e di aver dedicato al sistema sanitario, per quanto riguarda la sicurezza informatica, un apposito capitolo. Mentre la regione Puglia cosa fa? Limita la propria attività a fare delle segnalazioni. Vede, Presidente, il Sottosegretario è pugliese come me e può anche lui testimoniare come in Puglia, negli ultimi vent'anni, abbiamo un po' la tendenza ad inaugurare ospedali nella stessa misura con cui nelle sagre di paese si regalano palloncini. E voglio cogliere questa occasione per ringraziare, ancora una volta, il Sottosegretario Gemmato per aver rifiutato una delle tante passerelle politiche finalizzate all'inaugurazione di un ospedale che, poi, di fatto, risultava assolutamente non fruibile dagli avventori - uso questo termine - del sistema sanitario.
Anche da questo episodio emerge che cosa? Emerge che i veri danneggiati dalla sanità pugliese sono proprio i pugliesi. Trovo assolutamente inconcepibile che un sistema informatico nel 2025 resti bloccato per tre ore. E la regione Puglia cosa ci dice? Ci dice: no, ma il sistema è all'avanguardia perché, se si rompe un , ne abbiamo un altro. E come lo risolve? Prendendo un terzo . Ma, di fatto, la regione Puglia è incapace di gestire la sanità.
Vorrei cogliere anche l'occasione per rispondere alla collega del MoVimento 5 Stelle, perché, sempre sul tema della concorrenza, abbiamo anche qui una sorta di distonia. Ascoltando, in diverse occasioni, il Sottosegretario Gemmato, risulta che nel 2024 il Fondo sanitario nazionale era pari ad oltre 137 miliardi di euro, nel 2025 a 142 miliardi di euro, la previsione per il 2026 è di 149 miliardi di euro fino ad arrivare, per il 2027, a 152,2 miliardi di euro. E anche nel rapporto con il PIL, un pericoloso giornale di destra, quale ci dice che il rapporto, rispetto al PIL, è nettamente in crescita. Mentre che cosa succede in Puglia? Succede che la Puglia è tra le quattro regioni con il sistema sanitario peggiore in termini di sanità e ha una disaffezione…
GIANDONATO LA SALANDRA(FDI). … del 10,9 per cento. Io mi auguro che la Puglia abbia una maggiore sensibilità riguardo al sistema sanitario, nella stessa misura con cui questo Governo ha cura degli interessi del Paese.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno. Sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 14. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 100, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta odierna.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Siamo a chiederle un'informativa al Ministro Piantedosi. Sabato notte - avrà visto le immagini -, a Genova, un gruppo di individui, armati di spranghe, ha fatto irruzione al liceo scientifico “Da Vinci”, che era occupato pacificamente dagli studenti. Al grido “viva il Duce”, hanno devastato aule, infranto vetri, svuotato estintori e lasciato sui muri svastiche e scritte inneggianti al fascismo. Ci faccia dire che non abbiamo sentito grandi prese di distanze e neanche titoloni sui giornali.
A Roma, nella notte fra il 23 e il 24 ottobre, una quindicina di ragazzi, riconducibili ad ambienti di estrema destra, sono entrati nel liceo “Bramante”, anch'esso occupato. Al grido di “spacchiamo tutto”, hanno devastato i muri e i corridoi e aggredito uno studente. E anche di questo non abbiamo sentito molto.
A Pinerolo - vicino a casa mia -, al liceo “Maria Curie”, in cui anche lì era in corso l'occupazione, la scorsa settimana, in un vero e proprio - un altro notturno, perché forse le voci girano fra l'estrema destra -, persone incappucciate hanno tirato pietre e uova contro gli studenti e rubato gli striscioni. Uno striscione però è ricomparso il 24 ottobre con la scritta: zecche rosse tornate nelle fosse.
Ancora. Sabato notte, a Roma, il giornalista Alessandro Sahebi è stato aggredito per aver indossato una felpa antifascista. Era con la compagna e il figlio. Tre uomini lo hanno fermato, dicendo: levatela, mettitela al contrario. Ecco, lui si è rifiutato. Allora, lo hanno colpito al volto.
Vi racconto un altro fatto. Ieri mattina, al liceo “Einstein” di Torino, nella periferia di Torino, a Barriera di Milano - ci ho passato qualche anno della mia vita, 5 anni; per 4 anni ho fatto il rappresentante di istituto -, si sono presentate due camionette per affiancare un ragazzo di Gioventù nazionale per un volantinaggio, accompagnato da due . Gli studenti della scuola lo hanno contestato; ci sono stati spintoni da entrambe le parti. Che cosa è accaduto? La Polizia antisommossa è intervenuta violentemente per difendere il ragazzo di Gioventù nazionale, manganellando gli studenti del liceo “Einstein”, che sono stati colpiti (tra l'altro, se guardate le immagini, alcuni stavano semplicemente entrando a scuola). Uno studente minorenne (un ragazzo di 16 anni) non solo è stato colpito ripetutamente, ma è stato ammanettato e portato in questura.
Dopo i casi dentro l'università, l'uso della forza pubblica arriva addirittura davanti alle mura di un liceo, di una scuola, contro una manciata di studenti minorenni. Lo dico proprio perché l'“Einstein” era il mio liceo. Se avessi visto volantini razzisti, sarei stato in prima fila a chiedere a quei “benzinai d'odio” di allontanarsi, lontano da quell'odio a buon mercato, in quelle periferie così fragili! Sapete quale era il volantino distribuito davanti al liceo? Era un volantino contro la cultura dei “maranza”, un volantino dal chiaro messaggio razzista, classista e discriminatorio. Un volantino “anti-maranza”, in quartieri pieni di fragilità, di esclusione sociale, in cui si punta il dito sui gruppi non identificati, giovani che esaltano la violenza, l'alcol e le droghe: tutte per loro! Legni storti da raddrizzare con la fedeltà della nostra bandiera. Intanto, i neofascisti, in tutta Italia, agiscono e fomentano proprio quella violenza tanto temuta. Tutto questo avviene mentre a Predappio va in scena la consueta disgustosa celebrazione dell'anniversario della marcia su Roma. Viviamo in un mondo in cui gli antifascisti sono chiamati fuori legge, mentre questi figuri si sentono liberi di spaccare tutto, di entrare nelle nostre scuole e di mettere le svastiche e vengono pure scortati dalla Polizia, come se fosse un corpo privato! Allora, chiedo: chi è che parla di violenza? Di quale violenza parliamo? Considerati un pericolo pubblico sono soli i soggetti portatori appunto di diritti. Si parla di vetrine rotte nei cortei per la Palestina e diventano emergenze nazionali, ma gli assalti alle scuole e le aggressioni ai giornalisti non suscitano reazioni da parte degli stessi esponenti del Governo! Si continua ad agire lo spettro della violenza della sinistra degli anni
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Grimaldi. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, la deputata Montaruli. Ne ha facoltà.
AUGUSTA MONTARULI(FDI). Mi corre l'obbligo di intervenire in merito alla richiesta di informativa, perché è stato citato il quartiere di Barriera di Milano. Son contenta che il deputato ci sia stato per 5 anni. La mia persona e Fratelli d'Italia sono lì sempre. Ieri pomeriggio è successo un fatto gravissimo, perché come rappresaglia, come agguato, come tentativo di intimidazione - sicuramente, non un tentativo, ma, di fatto, una violenza -, è stato fatto un attacco contro la segreteria politica della mia persona, proprio nella sede di Barriera di Milano. Non ho sentito un atto di solidarietà - uno! - da parte dell'opposizione e delle forze politiche ! Un fatto gravissimo che segna un precedente tanto più grave, perché è avvenuto nel giro di pochi mesi da un altro atto simile. Questo è avvenuto, cercando di ribaltare addirittura una camionetta della Polizia di fronte alla nostra sede. Ma cosa devo dire rispetto a questo? Dico che evidentemente esiste una sinistra che, quando vede la camionetta della Polizia, si prende paura. Noi, invece, quando vediamo una camionetta della Polizia, non abbiamo nulla da temere .
Allora, mi chiedo quale sia il timore di una certa sinistra di vedere gli agenti della Polizia di fronte ad una scuola a garantire l'ordine pubblico e che ci siano ragazzi che possano svolgere la propria attività, anche di volantinaggio, qualunque siano le loro idee, in piena sicurezza! Se il collega Grimaldi o altre forze politiche, che siedono qui, non sono capaci di riconoscere questo lavoro, anzi, legittimano chi, con violenza, cerca di far star zitto qualcun altro - un avversario politico o, addirittura, come è avvenuto ieri alla “Ca' Foscari”, un ex deputato di questa Repubblica, Emanuele Fiano - e continuano in un'opera di legittimazione della violenza, con tentativi di zittire l'avversario politico, contribuiscono ad una deriva pericolosissima. Allora, è su questo che noi chiediamo l'informativa, sulla deriva pericolosa che una certa sinistra sta fomentando, andando ad aizzare i ragazzi, perché senza prese di distanza nette nei confronti delle violenze e delle minacce si è complici. Complice è il silenzio e sono complici anche determinate frasi che vanno a fiancheggiare chi vuole far zittire un ragazzo che volantina davanti a una scuola o un avversario politico o un responsabile di un qualsiasi altro partito o un ex parlamentare o addirittura un parlamentare in carica. Questo è vergognoso! È su questo che noi chiediamo una risposta concreta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(LEGA). Grazie, Presidente. Nell'unirmi alla richiesta di informativa del Ministro Piantedosi, mi lasci esprimere, a nome del gruppo Lega, la più sincera solidarietà nei confronti del collega Emanuele Fiano del Pd, vittima dell'ennesima aggressione stalinista pro-Pal. Il diritto e la libertà di opinione e di parola dovrebbero essere sempre riconosciuti.
Detto questo - sarà una coincidenza, Presidente - mi unisco a questa richiesta di informativa sempre per un fatto accaduto al quartiere Barriera, nella città di Torino, che riguarda, così la definiscono, una di “maranza”, che, con un non meglio identificato - che però non è nuovo a questo tipo di atteggiamenti - ha inseguito, minacciato e vilipeso un insegnante italiano, che aveva con sé la figlioletta di 4 anni, che avrebbe avuto la colpa di avere fatto piangere un non meglio identificato bambino.
Allora, Presidente, va bene la goliardia sui , va bene anche questa moda della sinistra di tutelare questi gruppi che si identificano con il termine “maranza”, però, nel momento in cui hanno la sfrontatezza di inseguire all'uscita dal lavoro un insegnante che aveva con sé la figlioletta, di alzargli letteralmente le mani addosso e di pensare poi di passarla liscia, di farla franca, questo, per noi della Lega, non è ammissibile, perché chi tocca un insegnante tocca lo Stato.
Abbiamo inasprito le pene per chiunque usi violenze fisiche o verbali nei confronti dei nostri insegnanti, e non è ammissibile che gente di origine straniera, che è stata accolta nella nostra Nazione, a cui è stata data la possibilità di integrarsi, continui con queste azioni a rivendicare soltanto una cosa, sperando che non siano cittadini italiani. E questo lo dico, Presidente, per il suo tramite, a beneficio di tutti i colleghi che insistono nel voler regalare la cittadinanza, attraverso lo , a gente che con noi non vuole avere niente di meglio da fare che usare violenza dalla mattina alla sera. Per cui io spero che le autorità e il Ministro dell'Interno riescano a risalire all'identità, che è evidente, perché hanno postato un video sui loro ; e a tutte queste persone, che non si vogliono integrare, il gruppo Lega dice soltanto una parola, Presidente: remigrazione. Tornino a casa loro a fare queste cose, noi non li vogliamo più vedere nelle nostre città .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non so se sarò l'ultimo ad intervenire in questa richiesta, che ovviamente faccio anch'io, di informativa al Ministro Piantedosi, come chiesto dal collega Grimaldi, che ha ricostruito molto bene la vicenda. Spero di chiudere questa serie di interventi perché provo anche un po' a riportare sul tema. Abbiamo un po' divagato, secondo me. Comincio, naturalmente, esprimendo la mia solidarietà all'onorevole Montaruli perché almeno uno l'avrà sentita da parte dell'opposizione, perché qualunque tipo di deriva, evidentemente, ci deve trovare dalla stessa parte.
Mi permetto di correggere il collega Sasso sul nome del quartiere che è il tema della richiesta dell'onorevole Grimaldi, che si chiama Barriera di Milano, a Torino, e quel liceo dove io e l'onorevole Grimaldi siamo stati qualche tempo fa proprio a cercare di portare la possibilità di evitare quelle derive di cui parlava l'onorevole Montaruli.
Allora, qui il tema per il quale è stata fatta la richiesta, e alla quale io mi associo, è, rivolto al Ministro Piantedosi, su come sia possibile che, davanti all'ingresso di un liceo, di una scuola in cui i nostri ragazzi, gli studenti e le studentesse di quel liceo stavano entrando per fare regolarmente le lezioni, accada che alcuni trentenni o quarantenni, sicuramente non studenti di quella scuola, siano, in maniera quantomeno provocatoria, lì a volantinare, e come sia possibile che, in queste colluttazioni che ne nascono, ne vediamo l'esito con un ragazzo sedicenne ammanettato - ci sono molti immagini che lo dimostrano -, portato in questura e i cui genitori sono andati a riprenderlo in questura.
Questa è la richiesta dell'onorevole Grimaldi e a questa richiesta io vorrei associarmi .
PRESIDENTE. Se non ho capito male, ha chiesto di parlare l'onorevole Fassino. Se è sull'ordine dei lavori e sul medesimo argomento, avendo già parlato l'onorevole Berruto per il PD, lei non può. Ovviamente, se è un altro ordine dei lavori sì, però va in coda all'onorevole Quartini, che già era prenotato. Allora è un altro ordine di lavori, adesso vediamo un attimo.
Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, su altro argomento, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Noi vogliamo ritornare sulla vicenda drammatica che ha coinvolto Sigfrido Ranucci. L'attentato vile, e assolutamente poteva essere una tragedia, non è stato una semplice intimidazione. Si è trattato di un agito vero e proprio. Diciamo che sono le querele temerarie, quelle sì, che si configurano come avvertimenti, come intimidazioni. Ranucci è patrimonio della libera stampa, sarebbe interesse della stessa democrazia, della politica, proteggerlo, e invece viene lasciato solo, si attacca.
La politica delegittima coloro che hanno il coraggio di denunciare, di informare, di combattere con notizie su mafia, , corruzione e anche genocidi. Allora, facciamo questa riflessione: chi delegittima legittima chi aggredisce, chi si sente autorizzato a fare quello che è stato fatto a Sigfrido Ranucci, un giornalista perbene e libero. E anche l'Ungheria di Orbán, dove il potere politico controlla magistratura, controlla giornalisti, controlla le TV, ieri ha attaccato , colpevole di un'inchiesta sui legami internazionali tra destre sovraniste.
Meloni dovrebbe difendere i nostri giornalisti e invece non lo fa. Noi non ci stiamo a questo clima ostile al giornalismo libero, dove chi indaga viene intimidito e punito. Allora vorremmo sapere dal Governo cosa ci faceva Agostino Ghiglia, membro dell'ufficio del Garante della , negli uffici di via della Scrofa del partito di Fratelli d'Italia , proprio la sera prima del voto contro . Ha parlato con Arianna Meloni? Ha avuto colloqui riguardo all'oggetto delle sanzioni?
Che secondo noi rappresentano davvero una punizione perché non ha violato alcun codice deontologico, 150.000 euro verso . Noi non possiamo accettare l'ipocrisia che solidarizza a parole, ma nei fatti raccontano l'esatto contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Fassino. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Volevo soltanto che in quest'Aula restasse agli atti l'espressione di una solidarietà all'onorevole Fiano che ieri, come sapete, è stato oggetto di un'aggressione che gli ha impedito di parlare.
In pochi secondi, però, vi voglio dire questo: quell'aggressione che ha subito ieri Fiano è stata condannata da una corale espressione di dichiarazioni di tutte le forze politiche, e credo di poter, a nome di Emanuele Fiano, ringraziare tutti. Però, permettetemi di dire che , perché quello che è successo a Fiano ieri va avanti da molti mesi, in molte università italiane, in molti luoghi dove chi si presenta e non è allineato con le parole d'ordine dei pro-Pal è oggetto di aggressione, di discriminazione e di atteggiamenti che sono inaccettabili in una democrazia. Soltanto qualche settimana fa il rettore dell'Università di Genova ha subito lo stesso tipo di trattamento.
Allora, io credo che abbiamo un dovere. La vicenda di Fiano ha fatto emergere quello che in realtà sapevamo, ma non emergeva: c'è un problema di rispetto delle regole democratiche che deve valere per tutti, e non possiamo avere l'atteggiamento per cui, a seconda del colore di chi contesta, lo si giustifica o lo si condanna. Si condannano sempre tutti gli atti che sono atti di violenza, di intimidazione e di prevaricazione .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fassino.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2662: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127, recante misure urgenti per la riforma dell'esame di Stato del secondo ciclo di istruzione e per il regolare avvio dell'anno scolastico 2025/2026.
Ricordo che nella seduta del 27 ottobre si è conclusa la discussione generale e la relatrice e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito la relatrice e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere.
BEATRIZ COLOMBO, Grazie, Presidente. Se lei è d'accordo, con riferimento all'articolo 1, su tutte le proposte emendative vi è un invito al ritiro oppure parere contrario.
PRESIDENTE. Quindi su tutti gli emendamenti, cortesemente…
BEATRIZ COLOMBO, Anche su tutti i successivi. Per tutti vi è un invito al ritiro oppure parere contrario.
PRESIDENTE. Grazie. Il Governo?
PAOLA FRASSINETTI,. Parere conforme alla relatrice.
PRESIDENTE. Grazie anche al Governo.
Passiamo agli identici emendamenti 1.1 Piccolotti e 1.4 Manzi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Intervengo per illustrare il primo di una serie di emendamenti che, in realtà, riguardano lo stesso tema ovvero il cambio di denominazione dell'esame, da “esame di maturità” a “esame di Stato”. Riteniamo che sia necessario un supplemento di attenzione su questo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.1 Piccolotti e 1.4 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.2 Piccolotti e 1.3 Manzi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Ci dispiace davvero che la maggioranza abbia bocciato l'emendamento proposto da me e dalla collega Manzi che avrebbe riportato la denominazione “esame di Stato”. Infatti, questa è la denominazione giusta dell'esame che si fa alla fine del ciclo della scuola secondaria di secondo grado al posto di “esame di maturità”, proprio perché “esame di Stato” vuol dire anche dare la giusta importanza al valore legale del titolo di studio e mettere in campo un elemento di valutazione delle competenze più legato ad una prova nazionale, oggettiva e ufficiale.
In questo secondo emendamento, invece, Presidente, noi vogliamo impedire l'impostazione di una valutazione, durante l'esame che ora si chiamerà “di maturità”, prevalentemente qualitativa ed esclusivamente legata agli apprendimenti del livello di maturazione.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Presidente, non possiamo andare avanti così!
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, vi prego…
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Infatti, nel testo della norma è contenuto l'avverbio “anche” rispetto all'impegno, all'autonomia e al senso di responsabilità del candidato. Noi proponiamo di togliere questo “anche”, perché “anche” definisce una subalternità di questi elementi rispetto a quelli che riguardano le competenze e gli apprendimenti.
Noi, al contrario, pensiamo che la valutazione del candidato debba essere fatta nel complesso di questi aspetti, compresi la crescita, la maturazione, il senso di responsabilità e l'impegno che il candidato ha dimostrato durante l'esame e nel percorso complessivo di scuola .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Ritorno sulle motivazioni anche del primo emendamento che avevo brevemente illustrato. In realtà, è bene rendere consapevoli anche i colleghi della genesi di questo decreto-legge che nasce, per l'ennesima volta, sull'onda di un fatto di cronaca più che di un'emergenza. Mi riferisco a quello che si è verificato lo scorso anno scolastico in occasione degli esami di Stato - ancora si chiamavano così -, ovvero la protesta messa in atto da parte di alcuni studenti in occasione dell'esame orale. Ebbene, Presidente…
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia… per cortesia, non si sente veramente niente…
IRENE MANZI(PD-IDP). Capisco che la scuola non è al centro degli interessi di questa maggioranza, però, almeno nel tempo che ci è concesso, cerchiamo di spiegare le motivazioni dei nostri emendamenti.
Riguardo a questo decreto, in realtà, vi è un sostanziale cambio di denominazione da “esame di Stato” a “esame di maturità”, con misure ulteriori come la riduzione del numero dei commissari all'interno della commissione di esame. Sono tutte misure che in realtà sono frutto di un intento politico, ma mancano e non riescono a esplicare e ad esplicitare le reali motivazioni di tipo anche pedagogico che dovrebbero essere alla base di un provvedimento come questo.
Come sempre il Ministro Valditara, di fronte a un fatto di cronaca eclatante - ma, in generale, mi viene da dire che è un atteggiamento proprio di tutto il Governo - per continuare a utilizzare i mezzi di comunicazione, adotta un decreto-legge calato dall'alto senza avere un previo confronto con la comunità scolastica, anche con quello che gli studenti con quegli atti eclatanti che hanno fatto…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, però così non è possibile!
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Ma allora!
PRESIDENTE. Colleghi, per favore! Vi prego, veramente…
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Non deve pregare, deve fare il Presidente!
PRESIDENTE. Dopo interverrà lei. Prego…
IRENE MANZI(PD-IDP). …con quegli atti eclatanti che hanno messo in atto cercavano di richiamare. I nostri emendamenti presentati al Senato e ripresentati qui alla Camera, anche tenendo conto delle opinioni espresse in modo pressoché unanime da tanti soggetti (sindacati, associazioni di esperti, pedagogisti, associazioni studentesche) che hanno partecipato alle audizioni in Senato e che hanno cercato di orientare e migliorare il testo di questo decreto-legge, hanno cercato appunto di fare questo, purtroppo con scarsissimi risultati.
Qui il provvedimento è arrivato chiuso e al Senato, addirittura con alcune previsioni oggetto anche degli emendamenti che illustreremo più tardi, è stato anche peggiorato nel contenuto, se possibile.
Però, con questa illustrazione, noi vorremmo porre all'attenzione dell'Aula le motivazioni del perché questo provvedimento è un provvedimento sbagliato, che, tra l'altro, è un ritorno al passato perché si ritorna a quelle che erano le materie, piuttosto che avere un atteggiamento di trasversalità, un'attenzione alla trasversalità dell'apprendimento, che, invece, per come è stato così organizzato, sembra essere il tanto vecchio esame di maturità che la nostra generazione ha sostenuto, ma che, per il solo fatto di essere passato, non è migliore di quello che c'era.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire… (Il deputato Fornaro: “”)…va bene, vorrei prima chiudere la votazione.
Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.2 Piccolotti e 1.3 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Intervengo per un richiamo al Regolamento, articolo 8, che richiama - con tutto il rispetto per la Presidenza - al ruolo del Presidente. Io credo che questa non sia una condizione degna di un'Aula di Parlamento. La collega Manzi stava svolgendo il suo intervento, non lo faceva in maniera provocatoria, non accusava nessuno. Perché qui dobbiamo intenderci: se dobbiamo alzare la voce, insultare qualcuno per ottenere l'attenzione, oppure se, civilmente, parlamentarmente, si portano avanti le proprie tesi, lo si fa in un clima di disinteresse totale. Io credo che lei debba stigmatizzare questo, lo può fare, è nei suoi poteri e anche quello che lei riterrà opportuno. Ma così non è degno di un Parlamento della Repubblica .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fornaro, teniamo presente la giusta osservazione.
Passiamo all'emendamento 1.5 Caso.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento interviene su più punti dell'articolo, di fatto, poi, ci saranno anche emendamenti parziali a seguire che vanno sui singoli punti, ma qui si va a ragionare su modifiche che riguardano un po' tutto l'impianto dell'articolo 1. L'abbiamo ribadito più volte durante i lavori di Commissione: non siamo affatto d'accordo, come MoVimento 5 Stelle, con le misure che caratterizzano questo decreto-legge, che va ad agire sulla riforma degli esami di Stato, perché vediamo che è un po' un tra una serie di posizioni ideologiche poco condivisibili che, così come hanno già fatto diverse misure del Ministro Valditara, provano a portare la scuola un po' indietro, nel passato, ad un'epoca pre-sessantottina, immaginando che i problemi che esistono - e ci sono, non lo neghiamo - nella scuola attuale, nel sistema educativo attuale, si possano risolvere tornando indietro, ignorando, invece, che il mondo sta andando avanti.
Quindi, secondo noi, si sta andando in una direzione totalmente opposta. Così come, anche ora, con questo provvedimento sull'esame di Stato, in cui si va dal cambio di nome - e agiamo su quello -, per quanto ci riguarda del tutto inutile, ad alcune modifiche che reputiamo dannose, come quella della scelta delle sole quattro materie da portare all'orale, conosciute in largo anticipo, per cui, poi, si va a minare, molto probabilmente, il rendimento sulle altre materie, che vengono escluse per tutta la seconda metà dell'ultimo anno scolastico; così come anche la misura - su cui, poi, magari, dopo interverremo in modo più approfondito - per cui si va a provare a silenziare, a disinnescare quella che è stata la modalità di protesta di diversi studenti durante la fine dello scorso anno scolastico.
L'abbiamo ricordato tutti, lo ricordiamo tutti, l'abbiamo visto tutti: alcuni studenti - neanche tantissimi - come forma di protesta hanno deciso di fare scena muta all'orale dell'esame di Stato, che diventerà “esame di maturità”, a quanto pare, di nuovo. Con riferimento a ciò, non iniziamo a chiederci - così come dovrebbe essere - che cosa possiamo migliorare del nostro sistema scolastico e su che cosa possiamo lavorare per avvicinare un po' di più il mondo della scuola e dell'educazione in generale alle nuove caratteristiche dei ragazzi e delle ragazze, che non sono quelli degli anni Settanta, sono cambiati, vi do questa notizia. Ebbene, c'è una manifestazione di protesta, condivisibile o meno - ma come manifestazione di protesta ha funzionato, se ne è parlato sui giornali, altrimenti non sarebbe stato così -, che porta, che avanza la volontà di dialogare, in realtà, con chi è nelle istituzioni, che va a dire: ascoltateci, ascoltate noi studenti, perché le cose non stanno funzionando, la scuola non sta andando bene, non è la scuola che serve alla nostra società. Anziché istituire un vero tavolo di confronto, anziché istituire un vero dialogo con i protagonisti della scuola che cosa si fa? Si decide di vietare quella tipologia di manifestazione di protesta. Qui non stiamo dicendo - attenzione - che va bene fare scena muta all'orale, il discorso - lo sappiamo tutti - è ben più complesso: stiamo dicendo che siamo contrari al fatto che la soluzione ad una forma di protesta sia vietare quella forma di protesta, anziché entrare nel vivo dei problemi, anziché dialogare, anziché parlare, anziché analizzare quali sono i problemi e provare insieme a risolverli. Ebbene, questo emendamento va ad agire, quindi, su tutte queste varie cose che, secondo noi, non vanno nella direzione giusta per quanto riguarda il mondo della scuola .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.6 Caso.
Ha chiesto di parlare la deputata Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento che, al pari dei precedenti, intende modificare l'impianto di questo decreto-legge. In particolar modo, con questo emendamento proponiamo di sopprimere la ridenominazione che viene fatta all'interno di questo decreto e, quindi, ciò che viene inserito in particolare in questo primo articolo, e cioè di considerare nella valutazione complessiva sul superamento dell'esame - appunto ridenominato “di maturità” - la cosiddetta formazione scuola-lavoro, che prende il posto dei PCTO, cioè dei percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento.
Noi siamo fortemente contrari a questa spinta, a questo che il Governo continua a voler dare al modello scolastico italiano, cioè come se la scuola italiana dovesse formare lavoratori e lavoratrici, non cittadini e cittadine responsabili, coscienti e capaci di analizzare non solo la società e il contesto nel quale vivono, per poi operare, sì, delle scelte mature rispetto al proprio percorso di crescita personale e professionale. Non comprendiamo l'ossessione per questo binomio scuola-lavoro e perché all'interno dell'esame di maturità debbano essere anche considerati questi percorsi di tirocinio, di lavoro, che, spesso e volentieri, sono privi di tutele e sono anche rischiosi; perché non vorrei che la maggioranza non ponesse l'attenzione sui tanti incidenti che sono accaduti ai tanti studenti e studentesse che, purtroppo, approdano a questo mondo del lavoro inserito all'interno della formazione scolastica.
L'impianto dell'esame di maturità, che non sarà più esame di Stato, per noi non è assolutamente condivisibile, anche perché, all'interno di questo impianto, la stessa educazione civica, che dovrebbe concorrere all'acquisizione di tutta una serie di consapevolezze, di conoscenze utili allo sviluppo dell'analisi critica da parte di studenti e studentesse, qui viene considerata come un percorso che serve a determinare la valutazione finale, quasi fosse una corsa a punti.
Ecco perché con questo emendamento chiediamo di rivedere questo impianto profondamente sbagliato, anche rispetto alla scelta delle materie che saranno oggetto del nuovo esame di Stato. Perché vengono scelte soltanto 4 materie? Questa è la grande domanda che, da parte mia, aleggia su questo provvedimento. Neppure all'interno del viene spiegata la scelta del Governo. Perché 4 materie, e non 3 o 5? Tutta una serie di punti interrogativi, tutta una serie di modifiche chirurgiche, di cui assolutamente non avevamo bisogno e, pertanto, non c'era bisogno neppure di un decreto d'urgenza .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.7 Manzi. Ha chiesto di parlare la deputata Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Intervengo per spiegare il senso di questo emendamento, che è stato ricordato anche dalla collega senatrice Simona Malpezzi al Senato, proprio perché non vedevamo la necessità di questo ulteriore, nuovo cambio di nome di quelli che da alcune delle forze dell'attuale maggioranza peraltro erano stati denominati PCTO, Percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento, e che ora vengono denominati nuovamente.
Con questo emendamento, proponiamo di sostituire il termine “formazione” scuola-lavoro con il termine “alleanza”. In realtà, è un termine che non abbiamo coniato noi, ma viene utilizzato dall'Intergruppo per la sussidiarietà - molti colleghi, anche qui alla Camera, ne fanno parte - rispetto a percorsi come questo, che rientrano in attività formative anche importanti e che, ovviamente, devono rispettare regole ben precise, che qui richiamiamo, rispetto al tema della sicurezza e che riguardano il tema dell'alleanza. La parola “alleanza” ci sembra un termine che vuole rappresentare questo lavoro cooperativo che si dovrebbe creare tra i due ambiti, tra la scuola e le esperienze esterne che gli studenti dovrebbero svolgere nell'ambito del loro percorso scolastico.
Spiace che - è accaduto al Senato e accadrà anche qui, alla Camera; alcuni colleghi, anche della maggioranza, fanno parte di quell'Intergruppo e colgono l'importanza del tema legato alla sussidiarietà, che ha portato, ad esempio, all'approvazione del testo della proposta di legge sulle competenze non cognitive - questo emendamento sia stato bocciato, senza cogliere la volontà in realtà propositiva e l'uso che non è limitato a una singola forza politica, ma che è davvero trasversale, che a questo termine viene associato.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.8 Piccolotti e 1.9 Manzi. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. I colleghi hanno già parlato dell'intento, del tutto ideologico e nostalgico, di questa riforma dell'esame di Stato, che a nulla serve, se non ad ammiccare a chi, nel Paese, pensa che il passato e la scuola del passato fossero meglio della scuola del presente, tra l'altro senza portare dati, senza portare analisi, senza aver ascoltato i pedagogisti, senza fondare le proprie analisi su qualcosa di concreto.
Questo emendamento, che sopprime, al comma 1, la lettera , ci riporta a ragionare sull'altra finalità di questa riforma, che, come sempre, quando parliamo di istruzione e di Governo Meloni, è legata alla volontà di tagliare e risparmiare risorse economiche. Infatti, viene rivista la modalità con cui si forma la commissione d'esame, che deve valutare i candidati che svolgeranno l'esame di maturità, semplicemente tagliando il numero dei commissari, che da 6 passano a 4. Naturalmente, per il Governo questo è un modo, per l'appunto, di risparmiare risorse economiche. Siamo ormai al fatto che sull'istruzione si cerca di tagliare, cercando persino nelle pieghe e nei dettagli, come vedremo anche rispetto alla discussione in finanziaria. Ma quel che a noi sta a cuore è che questo taglio si trasforma in una negatività rispetto alla capacità della commissione d'esame di valutare nel suo complesso il candidato.
Capite bene che per i candidati essere valutati da 6 docenti è una cosa, essere valutati da 4 è un'altra, perché, naturalmente, avendo un numero minore di docenti, si ha anche un numero minore di competenze nella valutazione: c'è minore dibattito, c'è minore capacità di guardare alla complessità di quanto è stato espresso durante l'esame e, quindi, c'è una valutazione più parziale e di minore valore.
Per questa ragione, noi, di Alleanza Verdi e Sinistra, proponiamo semplicemente di abrogare questa norma e di lasciare le commissioni d'esame come sono oggi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Come chiedeva la deputata Orrico nel suo intervento, perché 4 commissari di esame, piuttosto che 5? Per un motivo molto semplice, perché la riduzione a 4 dei commissari d'esame vale 30 milioni di euro e non è una cifra indifferente; soltanto una parte però sarà riutilizzata per la formazione dei docenti che andranno a comporre le future commissioni d'esame. Gran parte, come sempre, verrà sottratta al Ministero dell'Istruzione. Come avviene, ci troveremo a dibattere purtroppo solo al Senato - perché qui la legge di bilancio arriverà sostanzialmente chiusa - dei tagli che la legge di bilancio ha prodotto: stiamo parlando di 600 milioni di euro sul triennio al bilancio del solo Ministero dell'Istruzione. Ancora una volta, rispetto alle scelte che dovrebbero essere motivate - caso ancor più delicato, quando si parla della valutazione degli studenti, perché l'esame di Stato serve a valutare gli studenti a conclusione del loro lungo percorso di crescita -, le uniche scelte che vengono adottate sono quelle di carattere finanziario. Quindi, rispetto ai 4 commissari d'esame, vale un risparmio e soprattutto le risorse vengono sottratte al Ministero dell'Istruzione.
Del resto, questo provvedimento contiene anche una disposizione positiva per il settore della scuola, ci tengo a dirlo, ossia quella che riutilizza i risparmi a beneficio del contratto di lavoro. Però si tratta, ancora una volta, di risparmi che il Ministero aveva già nelle sue voci di bilancio. Niente di nuovo viene inserito nella legge di bilancio per il settore della scuola in termini economici e finanziari rispetto al rinnovo del contratto ma anche al contratto che ancora deve essere sottoscritto, quello 2022-2024. L'istruzione, per l'ennesima volta, anche in un decreto-legge come questo, serve al Governo per far cassa. Penso sia una responsabilità grave e seria, che vada evidenziata in ogni occasione e in ogni sede utile, come questa, del resto.
Con l'emendamento che avevamo presentato miravamo, come ha ricordato anche la collega Piccolotti, a rivedere la scelta relativa al numero dei commissari d'esame e, soprattutto, alla copertura delle risorse occorrenti per la formazione dei docenti che faranno parte delle commissioni stesse.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.8 Piccolotti e 1.9 Manzi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.10 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.11 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.11 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.12 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.12 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.13 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.13 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.14 Manzi e 1.15 Caso. Ha chiesto di parlare la deputata Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento perché rappresenta uno degli elementi cardine di questo decreto-legge, una delle ragioni per cui nasce una decretazione d'urgenza che deve modificare immediatamente e urgentemente l'esame di Stato, trasformandolo in esame di maturità. Lo diceva anche prima la collega Manzi: intervenire per dare una risposta a quegli studenti e a quelle studentesse che questa estate, nel sostenere l'esame di Stato, hanno deciso di protestare facendo scena muta durante la sessione degli orali.
Il Ministro Valditara, invece di mostrare una reazione propositiva, una reazione analitica rispetto alla domanda che queste studentesse e questi studenti pongono con un atto di protesta, ha deciso di reagire come nelle migliori tradizioni della destra, ovvero con un atto di repressione. Per cui, con questa modifica dell'esame di Stato, se uno studente deciderà, in forma di protesta, di non sostenere una parte dell'esame, verrà categoricamente bocciato senza appello.
La risposta del Governo, a quello che è un atto di protesta, una manifestazione di dissenso, probabilmente anche una denuncia di disagio da parte delle studentesse e degli studenti rispetto a un modello di scuola che li pone continuamente in competizione, che li valuta attraverso dei numeri, dei voti, che non risponde alle loro domande sulla complessità della società nella quale vivono, è sempre con la solita repressione. Lo stesso atteggiamento che vediamo nelle piazze nei confronti degli studenti che manifestano per costruire un modello di scuola migliore, la stessa modalità che vediamo nella Premier Giorgia Meloni quando critica in maniera assolutamente negativa e condanna qualunque forma di protesta che si verifica nelle piazze accusando le opposizioni di strumentalizzarla, quando sappiamo benissimo che soprattutto le ultime manifestazioni - quelle che hanno visto il popolo italiano dissentire dall'atteggiamento pusillanime di questo Governo nei confronti del genocidio a Gaza - sono nate in maniera spontanea da un popolo italiano che non condivide la linea politica estera di questo Governo, che non condivide la linea politica disumana di questo Governo. E allora, qual è l'esempio che il Ministro Valditara dà agli studenti? Se volete protestare, se volete manifestare, vi bocciamo.
Noi siamo assolutamente contrari a questo modello di scuola. Per noi scuola significa educare, significa accogliere, significa ascoltare, significa costruire un dialogo con studentesse e studenti per comprenderne le problematiche, per comprenderne le domande e provare insieme a dare delle risposte, perché quello che si fa all'interno della scuola non è un percorso che si fa in solitaria, è un percorso che si fa accompagnati, tanto dai docenti quanto dalle famiglie. La risposta al dissenso, la risposta alle manifestazioni di disagio non è il “no”, non è la chiusura al dialogo, non è la bocciatura
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.14 Manzi e 1.15 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.16 Manzi e 1.17 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.16 Manzi e 1.17 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.18 Piccolotti e 1.19 Manzi. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Abbiamo già detto della nostalgia che caratterizza tutta l'azione di questo Governo, la nostalgia per i bei tempi andati. Peccato che i bei tempi andati sono quelli in cui i tassi di analfabetismo erano molto più alti, i livelli di apprendimento molto più bassi, erano molti di più i ragazzi che abbandonavano la scuola e, più in generale, questa scuola bellissima del passato, che piace tanto a questa maggioranza, era meno efficace sul terreno della crescita complessiva degli studenti e delle studentesse.
Con questo emendamento noi proponiamo di cancellare la norma che fa tornare l'esame di maturità a sole quattro materie. Lo dico e lo proponiamo perché l'esame è cambiato nel 2000: io sono tra coloro che, per la prima volta, ha svolto l'esame attraverso il colloquio che prevedeva la capacità di spaziare tra tutte le discipline che si erano apprese e studiate durante i cinque anni di scuola, naturalmente con i contenuti dell'ultimo.
Mi ricordo che quell'anno tutti i docenti sostenevano che questo nuovo esame fosse assolutamente più stimolante e più capace di fare emergere il complesso della formazione culturale, storica e civile dei candidati rispetto all'esame precedente il quale limitava tutto solo a quattro materie e che provocava una distorsione abbastanza grave, dovuta al fatto che, dal momento in cui quelle materie venivano estratte, più o meno metà dell'anno, gli studenti smettevano di approfondire e studiare tutto il resto, per concentrarsi esclusivamente sulle quattro materie estratte, con grave danno rispetto al complesso degli apprendimenti, rispetto a tutte le altre materie e alla capacità di guardare al proprio di studi come a un che necessariamente deve spaziare su tutte le materie previste dal corso di studi.
Ecco, per quale ragione si debba tornare lì non è chiaro e non è stato nemmeno esplicitato né spiegato con cura dal Ministro Valditara. Quindi, siccome è una scelta sbagliata, miope e che cancella un'evoluzione che era stata positiva nella scuola, noi pensiamo che questo passaggio dell'articolo 1 debba essere abrogato e soppresso .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.18 Piccolotti e 1.19 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all' emendamento 1.20 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.20 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all' emendamento 1.21 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.21 Manzi , con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all' emendamento 1.22 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.22 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all' emendamento 1.23 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.23 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all' emendamento 1.25 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.25 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all' emendamento 1.24 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.24 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all' emendamento 1.26 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.26 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.27 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.27 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.28 Manzi e 1.29 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.28 Manzi e 1.29 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.30 Rosato e 1.31 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.30 Rosato e 1.31 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all' emendamento 1.32 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.32 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.33 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.33 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.34 Piccolotti. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Noi proponiamo di sopprimere il comma 4 di questo articolo perché è quello in cui si stabilisce di dare comunicazione dei risultati delle prove Invalsi agli studenti.
Questa previsione è sbagliata e tradisce la motivazione per cui l'Invalsi è nato. L'Invalsi doveva essere un istituto di valutazione e misurazione generale del sistema scolastico e della sua efficacia, anche attraverso prove sottoposte su tutto il territorio nazionale agli studenti e alle studentesse. Prove che noi abbiamo sempre contestato perché non ci sembrano adeguate a dare riscontro della realtà, dell'efficacia, dell'efficienza della didattica nella scuola italiana.
Comunicando agli studenti i risultati, invece, l'Invalsi si trasforma in qualcosa di diverso: non più uno strumento di valutazione del sistema, ma uno strumento, esterno alla scuola, di valutazione degli apprendimenti individuali di ogni singolo studente e di ogni singola studentessa.
Naturalmente questo aggrava la situazione e le contestazioni che noi abbiamo sempre messo in atto rispetto a questa metodologia; soprattutto, costituisce un polo di valutazione esterno alla comunità educante, esterno alla comunità dei docenti e alle loro competenze, quindi, un polo di valutazione che si finge oggettivo ma, per la verità, non tiene conto del percorso reale degli studenti, del loro grado di maturazione, di autonomia e di senso di responsabilità.
Arriveremo al fatto che gli studenti verranno valutati non per quello che hanno studiato e appreso durante l'anno di scuola, ma per il giorno in cui si sono svolte le prove Invalsi, che magari è un giorno in cui sono stati male, è un giorno in cui hanno avuto un problema psicologico, è un giorno in cui, per un motivo “x”, quella prova non è andata come doveva andare.
Ecco, attribuire questa valenza a queste prove è profondamente sbagliato, negativo e anche contrario alle più moderne tesi pedagogiche. Quindi, per questo chiedo all'Aula di abrogare questo passaggio della norma.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.34 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.35 Orrico. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.35 Orrico, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.36 Amato. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.36 Amato, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.37 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.37 Manzi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.38 Manzi e 1.39 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.38 Manzi e 1.39 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.1 Manzi, 2.2 Caso e 2.3 Piccolotti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento va a sopprimere l'intento di questo Governo di rendere di fatto non più sperimentale, ma di consolidare quella che è stata chiamata la filiera tecnico-professionale o “4+2”. Un provvedimento che, quando è passato in quest'Aula negli anni passati, abbiamo contrastato fortemente e continuiamo a farlo. Un provvedimento di propaganda che inganna studenti, studentesse e famiglie con false promesse, ma che non farà altro che peggiorare la situazione e tradire quella che è la missione della scuola, sia essa un istituto tecnico o un liceo o un istituto professionale. Perché, in pratica, non fa altro che prendere gli indirizzi tecnici e professionali e provare a trasformarli a tutti gli effetti in corsi di avviamento al lavoro.
Noi dobbiamo tenere presente, però, una cosa ben precisa: l'obiettivo della scuola, qualunque sia l'indirizzo, è di creare dei cittadini consapevoli e di creare e rafforzare il pensiero critico. Questo è l'obiettivo madre, l'obiettivo culturale della missione della scuola e del sistema educativo . Qui, invece, dopo un inizio fallimentare, dopo che si è provato, poi, a spingere sui dirigenti scolastici e sulle scuole per attivare questi famosi percorsi - dopo che sono stati finanziati, ora li si rende stabili -, si sta lanciando un messaggio semplice. Alle famiglie si dice: guarda, io faccio in modo che i tuoi figli e le tue figlie siano più connessi al tessuto produttivo del territorio, che imparino a lavorare e che siano immediatamente immettibili sul mondo del lavoro. Idiozie. L'unica cosa che si farà è creare persone meno consapevoli e più assoggettabili, persone che, magari, abbassano la testa e dicono “signor sì”, che accettano 1.000 euro di stipendio senza far polemica. Persone che, molto probabilmente, saranno non i futuri lavoratori, ma i futuri disoccupati. Infatti si prova ad iper-specializzare un ragazzo o una ragazza già dalla scuola, perché, poi, l'idea è buttare all'interno della didattica le aziende del territorio, laddove queste aziende esistono, ma poi capiamo che cosa succede dove c'è anche il deserto imprenditoriale intorno. Si vanno a prendere le aziende, si inseriscono nella didattica della scuola e si fa in modo che una formazione - quella professionale, quella specifica - anziché, poi, essere a carico dell'azienda, diventa a carico della scuola, a carico di tutti. Perché dico che questi non saranno i futuri lavoratori, ma saranno i futuri disoccupati? Perché, in un mondo che sta evolvendo sempre più velocemente - lo vediamo con l'intelligenza artificiale -, non serve tanto acquisire la competenza che serve in quello specifico momento, ma serve acquisire la capacità di apprendere nuove cose, la capacità di adattarsi, la capacità di affrontare in modo critico quel che ci si trova davanti, la capacità di migliorare il mondo che si ha intorno.
E questo non ve lo dice Antonio Caso, non ve lo dice il MoVimento 5 Stelle, ma lo dicono i fatti. Se andiamo a vedere, c'è l'esempio dell'Estonia, che ora è diventato uno dei modelli educativi considerati tra i migliori al mondo. In Estonia avevano fatto la stessa cosa diversi e diversi anni fa, ovvero ridurre gli anni scolastici e fare in modo che questi diventassero più pratici e più vicini al mondo del lavoro. Arrivati a un certo punto, sono state le stesse aziende, le stesse imprese che hanno detto al Governo: fate marcia indietro, ritornate a come era prima, aggiungete l'anno di scuola, non toglietelo, perché le persone che stanno uscendo da questo sistema scolastico così iper-settorializzato sono dei lavoratori che non sono in grado, poi, di andare avanti, sono dei lavoratori che non sanno aggiornarsi.
Voi ora state facendo questo errore qui. Alla fine, uno solo è il risultato che si otterrà: rendere ancora più classista il sistema scolastico italiano, rendere ancora più gentiliano e fascista il sistema scolastico italiano. Questa è la riforma del “4+2”, questa è la scuola che voi… .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Caso.
Ha chiesto di parlare la deputata Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per spiegare il senso del nostro emendamento, che si collega, poi, anche all'ulteriore emendamento 2.5 che abbiamo depositato, che abbiamo presentato. Il testo, così come presente all'interno di questo decreto-legge, rende ordinamentale il percorso della filiera tecnico-professionale. Quando questo provvedimento è passato all'esame della Camera non sono mancati, in realtà, i rilievi a quel testo, che mancava, tra l'altro, di una prospettiva anche di carattere nazionale. Non in tutte le regioni italiane il sistema tecnico-professionale è analogo e, quindi, non si interveniva, con quel disegno di legge del Governo, per superare i divari territoriali che ci sono; non si interveniva, anche economicamente, per formare i docenti rispetto all'obiettivo della sperimentazione.
In particolar modo, in questo momento, con questo provvedimento si rende ordinamentale quella che era una sperimentazione di cui ancora non si hanno gli esiti, proprio perché è partita, in realtà, da pochissimo. Renderla stabile, in questo caso, non consente in alcun modo di valutare anche quelle che sono le criticità che la messa a terra di quel provvedimento di legge porrebbe. Del resto, non è una novità, anche rispetto alle sperimentazioni quadriennali che le stesse forze di Governo a guida PD hanno messo in atto negli anni passati, richiedono, richiederebbero, una verifica del come hanno funzionato le sperimentazioni quadriennali. Invece, si è messo in essere un sistema, quello del “4+2”, senza vedere le criticità del sistema passato.
Ma non soltanto. La previsione contenuta in questo testo va a toccare anche direttamente - cosa non nuova, per la verità, per il Ministro Valditara - quelli che sono i principi dell'autonomia scolastica, proprio perché la trasformazione del sistema, la sua costituzione come sistema stabile, avverrà con la sola decisione adottata da parte del dirigente scolastico e, come abbiamo voluto, senza il coinvolgimento degli organi collegiali. In realtà, questo non dovrebbe avvenire, ancora di più, non dovrebbe avvenire mai in base ai principi dell'autonomia scolastica, che questo testo finge di ignorare, finge intenzionalmente di ignorare. Proprio per questo noi abbiamo chiesto la soppressione di questo articolo, per i rilievi che abbiamo evidenziato.
Con il successivo emendamento 2.5 abbiamo voluto precisare la necessità del coinvolgimento anche degli organi collegiali nella decisione che deve essere assunta dal dirigente scolastico, cosa che in questo momento non avviene e che, tra l'altro, a nostro avviso, entra in diretto contrasto con quelle che sono le disposizioni normative in materia di autonomia scolastica. Quindi, sarà interessante, poi, andare a vedere come nella pratica questa norma, ora prevista da questo decreto-legge, verrà messa a terra e quali saranno i potenziali conflitti, in realtà, che nella comunità scolastica si andranno a creare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Questo consolidamento e sviluppo della filiera formativa tecnologica e professionale, che trasforma quella che era una sperimentazione in ordinamento di tutte le scuole, probabilmente, dal punto di vista della sostanza, è la misura peggiore di questo intero provvedimento. È la misura peggiore perché è segnata da un insopportabile e intollerabile classismo. Noi non possiamo accettare l'idea, che avanza tra i banchi della destra, che i ragazzi che frequentano gli istituti professionali o gli istituti tecnici debbano avere un anno di scuola in meno rispetto agli altri e alle altre, i cosiddetti figli delle classi dirigenti ).
È un'idea davvero grave che viene messa in atto perché la destra pensa che l'istruzione non serva, che la scuola, diversamente da quanto prevede la Costituzione, non debba essere rivolta allo sviluppo della cultura, delle capacità e del senso critico del cittadino ma debba essere semplicemente un'azione di supporto all'acquisizione di competenze di tipo professionali o professionalizzanti che devono essere pensate al servizio esclusivo dell'impresa e dei suoi bisogni; e molto spesso al servizio esclusivo di un'impresa che ha bisogno di manodopera precaria - da assumere tre mesi sì e tre mesi no, per pochi periodi - e quindi di una manodopera già formata a spese dello Stato; mentre, invece, fino a qualche anno fa, la formazione professionale si faceva dentro l'azienda e veniva valutata anche ai fini del mantenimento del posto di lavoro durante l'arco della vita.
Tutto questo è molto grave anche perché abbiamo dati gravissimi di cui questo Parlamento non discute: un terzo della popolazione italiana non è in grado di comprendere testi scritti in italiano minimamente complessi e di tutto ciò queste istituzioni non discutono perché, evidentemente, la maggioranza è disinteressata.
Ma andiamo avanti, parliamo dei risultati dei test dell'OCSE PISA 2022 che ci dicono che gli studenti e le studentesse, italiani e italiane, sono arretrati dal punto di vista dell'acquisizione dei livelli fondamentali di apprendimento in italiano e in matematica; con cinque anni di scuola il 40 per cento degli studenti non raggiunge la sufficienza in italiano e in matematica. Ciò significa che non sanno comprendere un testo minimamente complesso, come poi invece, per l'appunto, si vede anche sul totale, con riferimento al complesso della popolazione, e non sanno far adeguatamente di conto. Di tutto questo alla maggioranza non importa nulla perché probabilmente sono convinti che essere ignoranti è meglio, cioè che l'ignoranza serva anche a costruire una popolazione più addomesticabile, più mansueta rispetto al conflitto sociale, più scadente dal punto di vista dei comportamenti civici e degli obblighi costituzionali.
Tutto questo, Presidente, non è accettabile. Noi vogliamo una scuola che accompagni tutti nel percorso di emancipazione, che faciliti l'acquisizione della cultura, delle competenze, della capacità di guardare al mondo interpretandolo con mente libera e autonoma. Questo dovrebbe fare la scuola, questo è quello che vogliamo che faccia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
Preciso che, a parità di prenotazioni, dobbiamo alternare i gruppi ove possibile. Prego.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. State parlando di una scuola del passato. Questa è la scuola che faceva mio padre, si chiamava la scuola dell'avviamento in cui si diceva: tu, piccolo bambino meridionale povero, tu puoi aspirare solo a fare lavori manuali, non puoi diventare dirigente, non puoi diventare medico, non puoi diventare la classe dirigente di questo Paese.
Siete passati dall'organizzare le classi scolastiche a organizzare il classismo scolastico. E permettetemi: a quali aziende del territorio vi state riferendo? A quelle che state facendo chiudere? A chi vi riferite quando parlate di sinergia tra la scuola e le aziende? E poi quanti soldi ci mettete nella scuola: zero! Due spiccioli. Quindi, per favore, abbiate un po' di ritegno. Parlate di scuola del futuro se riuscite, invece di parlare ancora di un retaggio di una scuola del passato che dividerà il mondo in due parti: le persone che possono andare a scuola e avere un futuro migliore e persone che… .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Iaria.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.1 Manzi, 2.2 Caso e 2.3 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.4 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.5 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.6 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.7 Giachetti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2-.1 Orrico, 2-.2 Piccolotti e 2-.3 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.3 Manzi e 3.4 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.2 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 3.5 Manzi e 3.6 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1000 Caso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.7 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.9 Manzi. Se nessuno chiede di parlare, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.9 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.12 Amato. Se nessuno chiede di parlare, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.12 Amato, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.13 Amato. Se nessuno chiede di parlare, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.13 Amato, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.15 Orrico. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento perché risponde all'ulteriore divieto con il quale questo Governo e, in particolare, il Ministro dell'Istruzione, intendono rispondere ai disagi, ai problemi e alle domande, come dicevo nei miei precedenti interventi, delle giovani generazioni.
Con questo emendamento, proponiamo di rimpinguare il Fondo per la buona scuola di ulteriori 5 milioni da destinare alla formazione continua dei docenti sull'educazione digitale. Infatti siamo profondamente convinti che, nell'era nella quale viviamo, dove la tecnologia pervade ogni aspetto della nostra vita, personale e professionale, vietare alle giovani generazioni l'utilizzo delle nuove tecnologie sia anacronistico e controproducente. Ciò che bisogna fare è insistere sull'educazione, tanto degli adulti quanto dei giovani, rispetto all'utilizzo consapevole delle tecnologie come leve abilitanti di un potenziale che hanno i giovani, così come tutti noi, e non come strumenti di violenza e di bullismo, né come strumenti per consolidare l'apparire come qualcosa di più importante dell'essere.
Ovviamente per poter educare i giovani a un rapporto corretto e a costruire una relazione corretta tanto con i - quindi con i supporti tecnologici - quanto con le nuove tecnologie, come l'intelligenza artificiale, è opportuno che anche i docenti, gli insegnanti, affrontino percorsi continui e costanti di formazione, per ridurre il che, di fatto, esiste tra la generazione che oggi entra nelle aule scolastiche per insegnare - generazioni per lo più avanti con gli anni, figlie di un'altra epoca, di un'altra società, di un'altra forma di progresso tecnologico - e le giovani generazioni che nascono con gli in mano e che sono altamente digitalizzate. Dal nostro punto di vista, rispetto al semplice divieto - che, tra l'altro, già esisteva, perché i docenti potevano tranquillamente decidere all'interno della classe di far tenere gli , per prenderli nel momento in cui potevano essere utili a livello didattico -, siamo contrari al divieto , a questa ennesima imposizione che arriva da parte di questa politica di destra, che intende governare la scuola con il pugno di ferro e non con il dialogo, con l'ascolto e, come dicevo prima, con un'analisi critica della complessità della società, del contesto sociale, culturale ed economico nel quale tutti viviamo e nel quale soprattutto le giovani generazioni si stanno formando e stanno iniziando a camminare.
PRESIDENTE. Prendo atto che la deputata Ferrari sottoscrive l'emendamento 3.15 Orrico.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.15 Orrico, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.17 Orrico. Se nessuno chiede di parlare, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.17 Orrico, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 3.01 Manzi. Se nessuno chiede di parlare, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.01 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 3.02 Manzi. Se nessuno chiede di parlare, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.02 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 3.05 Giachetti. Se nessuno chiede di parlare, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.05 Giachetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti 4.1 Piccolotti e 4.2 Manzi. Se nessuno chiede di parlare, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.1 Piccolotti e 4.2 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 4.4 Manzi e 4.1000 Piccolotti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questo emendamento soppressivo interveniamo su una disposizione che è stata introdotta nel passaggio al Senato e che riguarda i famigerati corsi INDIRE, che riguardano il sostegno e che erano stati introdotti lo scorso anno nel decreto-legge Scuola, che era passato all'esame della Camera, e che con questo decreto vengono prorogati per un ulteriore anno. Come sempre, tutto quello che è provvisorio rischia di diventare definitivo nel nostro Paese. Perché contestiamo la previsione di un'ulteriore proroga dei corsi INDIRE? Perché questi corsi sono stati previsti in parallelo rispetto al percorso formativo sul sostegno, il percorso del TFA, che si realizza all'interno delle nostre università, che prevede, tra l'altro, un percorso di formazione molto più lungo e compiuto, con oneri economici a carico di coloro che vi prendono parte. Affianco a questo e di fronte a un fallimento del Governo di far fronte alla formazione sul sostegno, è stato istituito questo percorso parallelo. Peraltro, proprio nella nostra Commissione cultura, scienza e istruzione, in queste settimane, si stanno svolgendo audizioni su un tema importante, come quello del docente per l'inclusione. Di fronte a tanta attenzione e a un tema importante, come quello del sostegno, su cui avevamo presentato anche l'articolo aggiuntivo 3.01, che la maggioranza ha bocciato, che prevedeva, nei concorsi, un punteggio aggiuntivo a favore dei docenti che avevano acquisito e che hanno acquisito il TFA rispetto a coloro che hanno svolto i corsi INDIRE, il Governo fa un gran parlare…
PRESIDENTE. Colleghi, un po' di silenzio, per favore…
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie. …fa un gran parlare di merito a parole, poi nei fatti crea percorsi paralleli, percorsi che, per molti versi, assomigliano a una sorta di sanatoria, che realmente stanno destando grande preoccupazione in coloro che continuano ad affidarsi ai percorsi ufficiali all'interno delle università.
Devo dire che quando abbiamo visto l'inserimento di questo emendamento, con questa ulteriore proroga, al Senato, ci sono un po' cadute le braccia, proprio perché, per l'ennesima volta, non si sceglie di intervenire strutturalmente, per esempio anche aumentando - lo avevamo richiesto in Commissione - il numero dei posti stabili di sostegno rispetto ai posti precari, ma, ancora una volta, si sceglie la via più semplice della scorciatoia.
Nessuno sottovaluta il tema del riconoscimento dei titoli esteri sul sostegno e la condizione di incertezza che vivono coloro che si sottopongono al percorso relativo ai titoli esteri. Non pensiamo, però, che la soluzione adottata dal Governo con questo percorso parallelo, che è scarsamente formativo rispetto a un obiettivo importante come quello di formare il docente di sostegno, sia efficace. Proprio per questo abbiamo proposto la soppressione di questa ulteriore proroga e il proseguimento di questi percorsi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere alla collega di sottoscrivere l'emendamento. Questa storia dei corsi INDIRE, che, come ben diceva la collega, è partita come una pezza, una toppa momentanea, sta diventando, purtroppo come accade e sta accadendo troppo spesso, la norma. Ricordiamoci un po' come nasce tutto questo. Innanzitutto, stiamo parlando di dare un titolo a chi, all'interno delle scuole, dovrà assistere gli alunni con bisogni speciali. Stiamo parlando di titoli per il sostegno, un qualcosa che dovrebbe essere delicatissimo, un qualcosa per cui la formazione, la corretta formazione, è imprescindibile, un po' come in tutti gli ambiti, ma, forse, qui mi vien da dire ancor di più.
Sappiamo che in Italia, per acquisire la specializzazione al sostegno, ci sono gli specifici percorsi, il TFA - che non è una passeggiata, come è giusto che sia -, dove c'è una selezione per entrare, ci sono diverse prove: è un percorso formativo corposo. Cos'è successo? Succede che, improvvisamente, c'è la necessità di valutare, in qualche modo, l'equivalente del nostro TFA conseguito presso università estere.
Ebbene, senza alcun pregiudizio - nonostante sappiamo benissimo che ci sono alcune situazioni malsane, che diventano una sorta di mercificazione dei titoli, cosa che sta contaminando pure la nostra Nazione - verso alcuna università estera e verso alcun Paese, c'era la necessità di dire, con una corretta valutazione di quello specifico titolo all'interno di quella specifica università, se c'era un'equivalenza o meno con il TFA che si consegue nel nostro Paese.
Si era partiti così: erano stati stanziati dei fondi; solo che poi è passato un anno, non si è capito che cosa è stato fatto, non si è riuscito a valutare nulla e, di fatto, ci sono tutti questi ricorsi e queste cause. Allora si è deciso di mettere questa enorme toppa e fare, a tutti gli effetti, un condono.
Si è detto a chiunque aveva fatto ricorso, perché aveva acquisito il titolo all'estero e non si sapeva, non gli era stato detto, se questo titolo era valido o meno in Italia: tu rinuncia intanto al ricorso; se rinunci al ricorso, io ti faccio fare un percorso abbreviato, con meno CFU da prendere, quindi più breve di quello delle persone che stanno seguendo invece il TFA ordinario e che alla fine avranno il tuo stesso titolo; fai questo con INDIRE (che, intanto, poi abbiamo commissariato), così togliamo il ricorso da mezzo e non badiamo al fatto se riconoscere o meno il titolo dell'università X o l'università Y e sei abilitato anche tu.
Ma capiamo gli effetti di tutto questo? Stiamo capendo che stiamo continuando a prorogare una situazione in cui abbiamo creato dei percorsi paralleli, uno più breve e uno più lungo, per ottenere lo stesso titolo, la stessa specializzazione e lo stesso lavoro? Non un lavoro qualunque, non un lavoro qualsiasi, ma docenti che dovrebbero essere iper specializzati nel trattare gli alunni con necessità particolari. Noi, invece, lo stiamo trattando così, come se nulla fosse, minando la buona riuscita di quello che poi accadrà nelle aule, dove già sappiamo che all'interno delle scuole la situazione non è facile. È questo il modo di trattare la scuola e il futuro del nostro Paese da parte del Governo Meloni: approssimazione, condoni e scelte che sono semplicistiche ma poco utili.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Anche noi proponiamo di sopprimere questa proroga dei corsi INDIRE, anche perché li avevamo contestati proprio con il provvedimento con cui sono stati istituiti.
Li contestammo perché tutte le associazioni che si occupano di disabilità e le famiglie degli studenti con disabilità ci avevano segnalato l'oscenità di corsi semplificati per l'acquisizione dei titoli che servono a svolgere il mestiere di insegnante di sostegno. Ce lo avevano segnalato e ce lo continuano a segnalare perché hanno a cuore i bisogni educativi dei propri studenti e delle proprie studentesse e hanno a cuore il fatto che chi svolge la funzione di insegnante di sostegno conosca quali sono le metodologie da applicare e sia competente in ogni metodologia necessaria a svolgere questo ruolo. Invece il Governo non ha pensato che fosse necessario dare il meglio a questi studenti e a queste studentesse, non ha pensato che fosse necessario sviluppare una politica educativa dell'inclusione, a partire dalla necessaria formazione degli insegnanti, ma ha pensato di affrontare tutto questo con un approccio sostanzialmente burocratico: dobbiamo dargli un titolo; mettiamo su un corso, meglio se ; facciamo in modo che seguano qualche ora di formazione e diamogli questo titolo, almeno abbiamo accontentato quegli insegnanti e ci siamo anche risolti un problema che è annoso dentro la scuola italiana.
Ormai - io vorrei che se ne parlasse - a causa della riduzione del numero complessivo degli studenti, abbiamo, in larga parte del Paese, tante classi con 25, 26, 27 studenti e 5, 6, 7 studenti con disabilità al proprio interno: situazioni che impediscono di fare la didattica dell'inclusione individualizzata che si fa carico dei bisogni educativi speciali e che trasformano molte scuole, che sono, molto spesso, gli istituti alberghieri oppure gli istituti d'arte, in situazioni al limite della ghettizzazione.
Di tutto questo il Governo non si occupa; si è occupato di trovare qualche scorciatoia per assegnare dei titoli, tra l'altro creando una disparità tra insegnanti perché ce ne sono alcuni che fanno un percorso formativo più lungo e anche più difficile da affrontare e altri, invece, che hanno questa corsia privilegiata. Il fatto che si faccia una proroga ci fa pensare che non c'è alcuna intenzione di chiudere questa parentesi, ma che alcuni, addirittura, stiano pensando di istituzionalizzare questa situazione è davvero grave, Presidente .
PRESIDENTE. L'onorevole Ferrari sottoscrive. Se nessun altro chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.4 Manzi e 4.1000 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.03 Giachetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.03 Giachetti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.05 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.05 Manzi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.1 Manzi.
Ha chiesto di parlare la deputata Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per spiegare brevemente il senso di questo emendamento che, in realtà, vuole evidenziare - abbiamo presentato anche un ordine del giorno rispetto a questo tema - la situazione in cui si trovano, in questo momento, le scuole, le segreterie delle scuole, i dirigenti scolastici, rispetto alla organizzazione dei viaggi di istruzione e all'applicazione del codice dei contratti. È una situazione piuttosto complessa, proprio perché gli istituti scolastici sono stati qualificati come stazioni appaltanti qualificate, il che richiede degli oneri ancora più restrittivi, delle procedure ancora più restrittive rispetto allo svolgimento, all'assegnazione, all'affidamento degli incarichi.
Il tema è che, nel frattempo, il Ministero dell'Istruzione, nella scorsa legge di bilancio, ha previsto l'assunzione di 100 - se non ricordo male - funzionari, che dovranno rinforzare gli uffici scolastici regionali nell'assistenza alle scuole. Il problema è che, in questo momento, gli istituti scolastici sono completamente bloccati e non riescono a far fronte alle procedure, non hanno chiarezza soprattutto perché, proprio a seguito anche di questa norma, l'Anac ha espresso, nelle scorse settimane, un parere che, tra l'altro, individua categorie differenziate: considera le scuole come amministrazioni pubbliche sub-centrali e, quindi, innalza la soglia comunitaria e consente, tra l'altro, lo spacchettamento delle gare di appalto.
L'emendamento e l'ordine del giorno che abbiamo presentato servono proprio a sollecitare un intervento da parte del Governo, anche modificando la circolare del Ministero dell'Istruzione del settembre scorso, proprio perché quello che manca in questo momento è la totale chiarezza su come procedere da parte delle scuole.
Quindi, proprio per questo, riteniamo che questa disposizione - che ha un intento positivo, assolutamente -, collocata a seguito del parere dell'Anac successivo, che è stato reso successivamente ad essa, sta gettando davvero nel caos le scuole. Quindi, basterebbe ascoltare ed intervenire, ascoltare i dirigenti scolastici e anche le stazioni uniche appaltanti, che nei territori cercano di coordinarsi con gli istituti scolastici, proprio perché c'è una necessità di fare chiarezza che in questo momento, purtroppo, sembra non essere sufficientemente ascoltata da parte del Ministero.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.1 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.2 Orrico. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.2 Orrico, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.01 Amato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. È chiaro, chiarissimo ed evidente che, così come in tanti ambiti, ma mi sento di dire in quello legato all'educazione, alla scuola, all'istruzione, abbiamo idee totalmente diverse rispetto a questa maggioranza di Governo. Ci sono però alcuni aspetti, alcuni problemi, nell'enorme vaso di Pandora che è la scuola, che penso non abbiano in alcun modo colore politico: sono così pratici, così ovvi, che vanno al di là di qualsiasi posizionamento.
Uno è, ad esempio, quello che fa questo articolo aggiuntivo: questo articolo aggiuntivo va ad agire sui viaggi di istruzione. Sappiamo tutti, per il nostro vissuto, per il vissuto dei nostri figli che, per rendere possibile un viaggio di istruzione all'interno di una scuola, c'è bisogno di uno o più docenti che accompagnino gli alunni in questo viaggio. Possiamo immaginare tutti, o sappiamo tutti, che quello del docente in viaggio di istruzione diventa un lavoro di quasi 24 ore su 24. Quando ci chiediamo, allora, quanto è il contributo economico che viene dato ai docenti che si prendono questo onere, anche di responsabilità, per 24 ore su 24 all'interno di una giornata, quanto paghiamo in più i docenti che decidono di accompagnare gli studenti nel viaggio di istruzione, ebbene li paghiamo zero. Allo stipendio già misero dei docenti italiani noi non aggiungiamo niente, quando questi si preoccupano di permettere un viaggio di istruzione, con tutte le responsabilità, anche quelle che andrebbero ben meglio definite, quindi lo fanno gratis.
Con questo articolo aggiuntivo si trova una cifra, la si mette a disposizione, proprio per ristabilire quel che c'era un tempo, quella che era l'indennità che veniva data, un contributo, per quanto possa essere anche simbolico, ma che, poi, invogli i docenti a rendere possibili i viaggi di istruzione, perché senza di loro non sono possibili. Un'indennità che esisteva, che è una delle tante cose tolte durante i Governi Berlusconi. È una delle tante cose su cui si potrebbe ragionare, indistintamente dai colori politici, perché è qualcosa di pratico, netto, ovvio, palese, che dovremmo tutti fare.
Noi qui vi stiamo dicendo che andrebbe fatto. Abbiamo trovato delle coperture, nulla di insormontabile per il bilancio dello Stato, qualcosa di fattibile, qualcosa che continueremo a portare anche in legge di bilancio, ma lo facciamo anche ora, qualcosa di buonsenso. Ogni volta che i nostri figli vanno in viaggio di istruzione, ricordiamo che c'è un povero docente che si prende la responsabilità di tenerli in viaggio di istruzione per 24 ore e lo fa gratis. Quindi, passiamoci un po' tutti la mano sulla coscienza e capiamo che è qualcosa di buonsenso che, se non vogliamo fare ora approvando questo articolo aggiuntivo, perché siamo qui in seconda lettura e, ormai, siamo diventati un sistema monocamerale, immaginiamo, magari, nell'imminente legge di bilancio, di provare a portare avanti insieme questa misura .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.01 Amato, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.1 Orrico. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.1 Orrico, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.2 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.2 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.3 Amato. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.3 Amato, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7-.1 Orrico. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7-.1 Orrico, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
PAOLA FRASSINETTI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2662/1 Polo il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/2 Nevi il parere è favorevole con la seguente riformulazione del primo impegno: “valorizzare, nell'ambito delle disposizioni attuative e in coerenza con i principi del provvedimento in esame, misure volte a riconoscere le attività extrascolastiche svolte dagli studenti in materia di impegno civile, volontariato e partecipazione politica, anche ai fini della valutazione finale del percorso scolastico e dell'esame di maturità conclusivo del secondo ciclo di istruzione, purché tali attività siano svolte presso enti, associazioni o organizzazioni riconosciute e adeguatamente certificate”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/3 Orrico il parere è favorevole, espunte le premesse, con la seguente riformulazione dell'impegno: “impegna il Governo a proseguire nelle iniziative volte a porre al centro dell'idea di scuola la promozione, la valorizzazione dello sviluppo delle coscienze, del senso di responsabilità e del pensiero critico degli studenti, al fine di scongiurare ogni forma di repressione del dissenso manifestato dagli studenti”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/4 Amato, espunte la terza e quarta premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “impegna il Governo a proseguire nelle iniziative di intraprese per la prima volta da questo Governo per contribuire ai servizi di trasporto dei docenti”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/5 Caso, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “impegna il Governo a sostenere l'eventuale richiesta delle organizzazioni sindacali, in sede di contrattazione collettiva, nell'ambito delle risorse stanziate per il relativo rinnovo affinché possa essere inserito il diritto di usufruire del buono pasto per il personale ATA”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/6 Carmina il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/7 Iacono il parere è favorevole, espunta la terza premessa, con la seguente riformulazione dell'impegno: “impegna il Governo ad assicurare sempre maggiori attività di formazione, al di fuori di quelle fruibili con la Carta del docente, a beneficio di tutto il personale docente, garantendo un'offerta formativa di qualità e coerente con le esigenze del sistema scolastico”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/8 Manzi il parere è favorevole, espunte la seconda e la terza premessa, con la seguente riformulazione dell'impegno: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di disporre per il prossimo anno scolastico, in fase di approvazione del primo provvedimento utile, lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi PNRR 1 e PNRR 2 in caso di rinuncia da parte degli aspiranti collocati nei limiti percentuali stabiliti dal decreto-legge n. 45 nel 2025, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 2025, n. 79, al fine di garantire il pieno utilizzo dei posti autorizzati, evitare il ricorso a nuove e onerose procedure concorsuali e assicurare la continuità didattica e organizzativa delle istituzioni scolastiche”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/9 Berruto il parere è favorevole, espunta l'ultima premessa, con la seguente riformulazione dell'impegno: “impegna il Governo a proseguire nelle molteplici azioni intraprese volte ad assicurare forme di supporto amministrativo all'azione delle istituzioni scolastiche, anche attraverso il coinvolgimento degli USR, nel rispetto del codice dei contratti pubblici”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/10 Serracchiani il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/11 Ghio, espunte la seconda e la terza premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “impegna il Governo a valutare l'opportunità di prevedere, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, già a partire dalla prossima legge di bilancio, un incremento significativo e stabile delle risorse destinate al Fondo unico per l'edilizia scolastica, accompagnato da un piano pluriennale di interventi di messa in sicurezza, riqualificazione energetica e ammodernamento degli edifici scolastici pubblici, al fine di garantire ambienti sicuri, sostenibili e adeguati alle esigenze della comunità scolastica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/12 Ascani il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a valutare eventuali misure necessarie per scongiurare la perdita dei finanziamenti previsti per gli interventi della Missione 2, Componente 3, Investimento 1.1: «Costruzione di nuove scuole mediante sostituzione di edifici»”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/13 Sasso il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/14 Pastorella il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a proseguire nelle azioni già intraprese, volte ad assicurare che i percorsi scolastici della scuola secondaria di secondo grado offrano agli studenti la possibilità effettiva di acquisire e sviluppare competenze digitali, comprensive dell'uso consapevole di strumenti di intelligenza artificiale, a supporto dello studio, della creatività e delle competenze necessarie al mondo del lavoro, nel rispetto della normativa vigente, attraverso attività curriculari ed extracurriculari; a proseguire nelle iniziative già intraprese a beneficio della formazione iniziale e in servizio dei docenti sulle metodologie didattiche digitali e sull'uso didattico dell'intelligenza artificiale, nonché a favorire la disponibilità di risorse idonee all'insegnamento delle competenze digitali citate”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/15 Piccolotti il parere è favorevole, espunte la quarta, la quinta e la sesta premessa, con la seguente riformulazione: “impegna il Governo ad attuare l'articolo 10- del decreto-legge n. 123 del 2023, come modificato di recente, in questa legislatura, dall'articolo 7, comma 3, della legge n. 131 del 2025, che prevede già la deroga al numero minimo di alunni per classe”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/16 Borrelli, espunte le premesse dalla terza in poi, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo ad attuare le disposizioni inerenti al dimensionamento scolastico nel rispetto della specifica riforma del PNRR e nel pieno confronto con la Conferenza delle regioni, da cui è già scaturita una revisione dei parametri inizialmente previsti in ragione del mutamento dell'andamento della denatalità accertato dall'Istat”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/17 Ghirra il parere è favorevole, espunte le premesse quarta, quinta, sesta e settima, con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a proseguire nelle azioni già intraprese rivolte a sostenere gli enti locali nelle misure volte ad assicurare la gratuità dei libri di testo”. Sull'ordine del giorno n. 9/2662/18 Trancassini il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2662/1 Polo, su cui vi è il parere favorevole del Governo. Quindi, andiamo avanti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2662/2 Nevi. Onorevole Nevi, accetta la riformulazione? Onorevole Nevi o chi per lui, accetta? Onorevole Battilocchio, accetta la riformulazione? Sì, perfetto, andiamo avanti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2662/3 Orrico. Onorevole, accetta la riformulazione? No, non accetta la riformulazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2662/3 Orrico, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2662/4 Amato. Onorevole, accetta la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2662/4 Amato, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2662/5 Caso. Onorevole, accetta la riformulazione? No. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Non accetto la riformulazione. Apprezzo la volontà di non dare un parere contrario, ma di aprire uno spiraglio. Lo spiraglio però si pone in modo errato, perché qui di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando del fatto che, all'interno della scuola, tanto i docenti quanto il personale ATA, anzi soprattutto il personale ATA, a differenza di tutti gli altri dipendenti pubblici, non godono dei buoni pasto. Secondo la normativa vigente, superato un di monte ore (6 ore), sarebbe necessario intervenire con dei buoni pasto e/o servizio mensa. Questo non accade all'interno delle scuole.
Ovviamente, abbiamo la piena consapevolezza che è un qualcosa che riguarda la contrattazione collettiva con i sindacati. Quindi, è un qualcosa che va elaborato a quei livelli e, di fatto, alla riformulazione del Governo che si dice disponibile ad accettare un dialogo con i sindacati, io rispondo che però il problema non è quello. Infatti, i sindacati lo stanno facendo presente, ma quando si arriva alla contrattazione quel che manca poi sono le risorse.
È un qualcosa che costa, è inevitabile. È un qualcosa che non è semplicissimo, ne abbiamo la piena consapevolezza, ma stiamo parlando di un diritto. Stiamo parlando di un diritto che tutti gli altri lavoratori e le altre categorie di lavoratori pubblici hanno, tranne quelli del comparto scuola.
Ricordo sempre che stiamo parlando di un personale che è tra i meno pagati d'Europa per quanto riguarda i docenti. E stiamo parlando di un personale, quello ATA, che è fondamentale per il corretto funzionamento delle scuole, per il corretto funzionamento delle segreterie e per portare avanti dei progetti. Parliamo di un personale che, nella maggior parte delle volte, resta all'interno del luogo di lavoro, all'interno della scuola, per più di 7 ore e, quindi, gli spetterebbe il buono pasto. Gli spetterebbe quello che è un diritto. Questo rientra, quindi, in quelle cose che vi dicevo prima, che non dovrebbero avere un colore politico e che non hanno nulla di ideologico dietro. È un qualcosa di pratico. È un qualcosa di pratico che semplicemente si supera stanziando le risorse.
Quindi, c'è questo ordine del giorno e ora non posso accettare la riformulazione, ma semplicemente perché si è sbagliato il . Non è un qualcosa che va ribaltato sul lato sindacale per capire se lo richiedono o meno, ma è un qualcosa che magari dobbiamo e possiamo affrontare nella prossima imminente legge di bilancio. In quel caso, i nostri emendamenti li troverete a fianco di chi sta chiedendo un diritto, un semplice diritto, che è quello del buono pasto, che comporterà inevitabilmente delle spese. I diritti si pagano e costano, ma sono giusti perché sono tali: sono diritti. Quindi, vanno garantiti i diritti dei lavoratori.
Da parte nostra vi è la piena disponibilità a dialogare. Lo ripeto: apprezzo che ci sia stato un tentativo di riformulazione, ma il mio non accettarlo significa solo “ragioniamoci come si deve nell'imminente legge di bilancio”. Il nostro emendamento lo troverete.
Magari invito i colleghi di maggioranza, soprattutto quelli della VII Commissione che si occupano della scuola, a presentare loro stessi degli emendamenti in questa direzione, perché stiamo cercando di garantire un diritto - lo sto ripetendo per la terza volta -, semplicemente un diritto, quello che la legge riconosce a tutti i lavoratori e che solo i lavoratori della scuola non hanno: semplicemente un buono pasto.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2662/5 Caso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2662/6 Carmina. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Presidente, onorevoli colleghi, mi piace iniziare con la dichiarazione di oggi di Papa Leone XIV in occasione del 60° anniversario della : “L'educazione dei poveri (…) non è un favore, ma un dovere”. Richiama San Giovanni Battista de La Salle che in Francia riteneva un'ingiustizia l'esclusione dei figli di operai e di contadini dal sistema educativo francese. Richiama anche Francesca Cabrini e la sua opera nei confronti dei migranti.
Con quest'ordine del giorno noi chiediamo di rivedere l'impianto dei percorsi della filiera tecnologica-professionale, al fine di dare centralità ai bisogni educativi e formativi delle studentesse e degli studenti, anziché subordinarli alle esigenze del settore produttivo nazionale e territoriale.
Badate bene a questo impianto di subordinare la funzionalità educativa della scuola. La scuola, come recita la legge n. 53 del 2003 sulle finalità dell'istruzione, ha l'intento di favorire la crescita e la valorizzazione della persona umana. Quindi, la scuola non ha la funzione di creare addetti alle produzioni e persone che siano funzionali al mercato, ma ha la funzione di creare uomini adulti e consapevoli cittadini che possano essere liberi e che abbiano spirito critico. Questa è la prima priorità della scuola, anche secondo la Costituzione, perché le persone sono un fine, non uno strumento dell'economia o del mercato. È una logica assolutamente sbagliata che noi vogliamo combattere.
Noi vogliamo una scuola che dialoghi con il lavoro. La prima sono io. Sono stata insegnante in un istituto tecnologico, al nautico della città di Porto Empedocle. Anzi, ho favorito la sua creazione. Quindi, una scuola che dialoghi con il mondo del lavoro e con il territorio, ma senza esserne subordinata e senza un adattamento passivo ai bisogni produttivi. Guardate che questo è anche contrario, oltre alle necessità degli studenti che sono figure centrali, anche al sistema Paese. È assolutamente anacronistico perché, oggi come oggi, i modelli produttivi e le esigenze del mercato del lavoro cambiano vertiginosamente con una velocità impressionante e preferire l'eccessiva specializzazione professionale rispetto a una formazione generale forte e globale, che consenta ai ragazzi di adattarsi, è assolutamente un danno per gli studenti e per tutti.
Invero, se voi guardate bene, su 628 nuovi percorsi avviati dal punto di vista tecnologico, solo 5.900 sono state le iscrizioni, cioè l'1 per cento, perché sia i genitori che gli studenti si rendono conto che l'eccessiva specializzazione non è a loro vantaggio e non crea nuove opportunità, ma è semmai a loro danno.
Allora, noi vi invitiamo a tornare indietro su questa deriva assolutamente dannosa e anacronistica che va contro la modernità e tutti i passi nella civiltà della formazione. Noi vogliamo una scuola pubblica, gratuita, inclusiva e fondata sulla libertà di insegnamento e sull'uguaglianza dell'opportunità. Una scuola che non si piega alle esigenze, alle mode e alle logiche economiche del momento, ma che mette al centro lo studente e che guardi lontano, perché investire nell'educazione significa investire nel futuro del Paese. Il nostro impegno è chiaro. Sì a una scuola che forma uomini e cittadini e non ingranaggi.
“Sì” a una scuola che unisce e non che divide in studenti di serie A e studenti di serie B, una scuola che libera, non che addestra e produce esecutori materiali.
Noi vogliamo uomini liberi e forti e speriamo che voi possiate cambiare opinione .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2662/6 Carmina, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2662/7 Iacono. Accetta la riformulazione? No.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2662/7 Iacono, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2662/8 Manzi. Accetta la riformulazione? Si. Quindi, andiamo avanti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2662/9 Berruto. Accetta la riformulazione? No.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2662/9 Berruto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2662/10 Serracchiani, su cui c'è il parere contrario del Governo.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2662/10 Serracchiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2662/11 Ghio. Accetta la riformulazione? No.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2662/11 Ghio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2662/12 Ascani. Accetta la riformulazione? Si.
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/13 Sasso il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2662/14 Pastorella. Accetta la riformulazione? Si.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2662/15 Piccolotti. Accetta la riformulazione? No.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2662/15 Piccolotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2662/16 Borrelli. Onorevole Borrelli, accetta la riformulazione? Non accetta la riformulazione e chiede di parlare. Prego.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Vorrei specificare che al Governo noi abbiamo posto un problema molto serio, che è il numero dei dirigenti e degli amministrativi rispetto al numero degli alunni. Voglio far presente che già il TAR della Campania ha dato ragione alla regione Campania nel ridimensionamento che si sta facendo, in modo lineare, da parte del Governo.
Allora, l'oggetto del contendere è il diniego ministeriale di ricalcolare il contingente di personale dirigente. Questo perché il Governo afferma che c'è e ci sarà una riduzione graduale degli studenti. Sì, sicuramente, ma per ora non mi sembra assolutamente che gli appelli agli italiani a mettere al mondo altri bambini stiano sortendo un grande effetto.
Ma quello che noi poniamo culturalmente, come AVS, è di cercare di dare il meglio della formazione a questi giovani, a questi ragazzi e a queste ragazze, a questi bambini e a queste bambine, mentre, invece, si continua a fare un taglio lineare, tra l'altro senza neanche tener conto del numero degli attuali iscritti perché si va in previsione. Allora, la domanda che ci poniamo è: ma noi ci crediamo ancora nella scuola pubblica? Ci crediamo ancora nel personale dirigente, nel personale amministrativo e poi, ovviamente, nel personale docente? O sono tutti diventati dei numeretti, dei numeretti che col righello leviamo mano a mano.
Il paradosso di questa vicenda è che la riduzione - purtroppo, il nostro Paese è in inverno demografico - dovrebbe potenziare, come proponiamo noi di AVS, il numero del personale. Quindi, ridurre il numero degli studenti per dargli il massimo del servizio, il massimo della formazione, che è anche uno dei modi migliori per creare una nuova classe dirigente nel nostro Paese. Si avvicinano sempre di più i giovani alla scuola e soprattutto è una prospettiva di miglioramento della qualità, perché voi sapete che, purtroppo, noi stiamo regredendo anche dal punto di vista culturale. E invece no! Anche in questa occasione si è persa la possibilità di venire incontro a una proposta che il nostro gruppo fa in una prospettiva, e qui voglio concludere l'intervento.
Si ragiona solo sull'oggi, nell'idea che a noi serve il consenso adesso, che dobbiamo fare le cose nel momento in cui noi siamo rappresentanti nelle istituzioni. Non si ragiona neanche a dieci anni, perché, giustamente, si dice: io non lo so se sarò ricandidato o se amministrerò il Paese, il comune o la regione.
Invece, noi vi proponiamo esattamente una visione opposta: dobbiamo avere una prospettiva. Ci proponete spesso l'unità del Paese, ma l'unità del Paese la si fa su una media e lunga prospettiva, non su piccoli interventi che, tra l'altro, ancora una volta, in questa occasione, danneggiano il Mezzogiorno e le aree interne. Ancora una volta chi pagherà lo scotto più alto saranno le aree interne, che a parole si vogliono difendere e tutelare ma, in realtà, gli leviamo ogni tipo di servizio: dalla scuola alla sanità, alla possibilità di avere la manutenzione stradale. Perché dovrebbero rimanere a vivere nelle aree interne senza alcun servizio?
Ecco, questo nostro ordine del giorno, che tale rimane, era una proposta propositiva per il Governo che, ancora una volta, ha mostrato tutta la sua miopia, non sul presente ma sulla grande prospettiva di quello che tutti vorremmo come grande Paese, innanzitutto nell'educare e nel formare i nostri giovani .
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2662/16 Borrelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Prendo atto che l'onorevole Orfini sottoscrive l'ordine del giorno.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2662/17 Ghirra. Onorevole Ghirra accetta la riformulazione? No.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Ringrazio la Sottosegretaria, ma noi non accettiamo la riformulazione, perché apprezziamo senz'altro il sostegno agli enti locali ma crediamo che il Governo dovrebbe fare di più. È anche curioso che ci sia stato chiesto di stralciare dalle premesse dei dati che non sono inventati da noi, perché che ogni anno gli studenti delle scuole medie spendano 190 euro lo dice l'Associazione italiana degli editori, così come dice che, invece, per i licei vengono spesi 279 euro, per gli istituti tecnici 241 euro e per i professionali 167 euro. Sappiamo quanto costa ogni anno alle famiglie consentire ai propri ragazzi e alle proprie ragazze di frequentare la scuola e il costo del ciclo degli studi, secondo il garante della concorrenza e del mercato, ammonta a 600 euro per le scuole medie e a 1.200 euro per le scuole superiori. Allo stesso modo, i conti di Federconsumatori stabiliscono che gli studenti delle superiori per acquistare i libri di testo e i dizionari, oltre al corredo scolastico, arrivano a spendere sino a 1.500 euro.
Allora, sapendo quanto siano aumentati i costi della vita e quanto le famiglie italiane abbiano difficoltà a mettere insieme tutti i costi che devono affrontare - tra spesa, bollette e affitto -, chiediamo una cosa molto semplice, ossia che chi ha un ISEE inferiore a 35.000 euro possa disporre dei libri gratuiti per la scuola . Questa è una battaglia che portiamo avanti dall'inizio di questa legislatura ed è uno dei principi su cui, secondo noi, si fonda il reale e concreto diritto allo studio per tutte e tutti. Quindi continueremo a chiedervelo, perché riteniamo che questa sia una battaglia giusta, una battaglia di civiltà, una battaglia che possa consentire alle bambine e ai bambini di questo Paese di frequentare la scuola con pari diritti, di disporre dei libri di testo - perché spesso molti bambini non hanno la possibilità di acquistarli - e, quindi, di crescere e formarsi come tutti gli altri .
PRESIDENTE. Credo di aver capito che l'onorevole Fornaro intende sottoscrivere l'ordine del giorno e l'onorevole Amendola lo stesso.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2662/17 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2662/18 Trancassini, infine, vi è il parere favorevole del Governo.
Prima di passare alle dichiarazioni di voto, sospendo brevemente la seduta per 5 minuti. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Sono tre le ragioni fondamentali per le quali noi voteremo contro questo provvedimento. La prima è una ragione di carattere formale, nel senso che noi ci troviamo, ancora una volta, su un tema centrale delle società moderne - come la scuola e l'istruzione - il consueto decreto-legge fatto di corsa e dunque male, che pretende di intervenire e di incidere sull'organizzazione del sistema scolastico, apportando modifiche sostanziali senza alcuno spazio di confronto reale tra i soggetti coinvolti e senza alcun approfondimento che abbia bene in mente in che mondo viviamo e in che mondo vivono, si muovono, pensano e agiscono i nostri ragazzi. La seconda ragione non può che, appunto, incarnare lo spirito di quanto…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). … l'urgenza di chiudere la questione rapidamente e di appuntarsi la spilletta di custodi dell'ordine non può che produrre un provvedimento sciatto, mascherato da volontà riformatrici, quando, piuttosto, lo vedremo, persino - il mondo della formazione e dell'educazione - il luogo di elezione e della crescita di ogni individuo in una società democratica, diviene un possibile salvadanaio da rompere per ricavarne qualche spiccio utile al bilancio dello Stato.
La terza ragione è la risposta che questo decreto pretenderebbe di fornire ai fatti dello scorso luglio, accaduti durante gli esami di Stato, nel corso dei quali alcuni studenti hanno scelto di non sostenere gli esami orali perché contrari al sistema di valutazione.
Di fronte quindi a un problema che si apre, al di là della considerazione su cosa sia giusto o sbagliato - io sono sicuramente dell'opinione che sia sbagliato e inaccettabile che degli studenti si rifiutino di rispondere alle domande -, al di là della correttezza o meno di certi comportamenti, la risposta che si sceglie di dare è comunque sorda rispetto alla natura del problema, perché di fatto si decide di non farsi domande, si decide di archiviare tutto come atti di insubordinazione inaccettabili e si decide, quindi, per superarli, di adottare misure punitive che, alla fine, coinvolgono tutti e portano il mondo della scuola a fare un chiaro passo indietro.
I due aspetti principali su cui il provvedimento interviene riguardano il prossimo esame di Stato e le modifiche che qui vengono introdotte, nonché l'inserimento della cosiddetta filiera tecnologico-professionale che dovrebbe - nelle intenzioni del Governo - restringere il tra formazione scolastica e il passaggio al mondo del lavoro.
La logica sottesa al cuore del provvedimento si evince già dalla scelta di modificare la dicitura di “esame di Stato”, tornando al vecchio “esame di maturità” di gentiliana memoria. Se vale ancora il concetto che , il ricorso a una terminologia superata dai tempi, perché lontana da questo tempo, rivela il vostro tentativo di mettere un'etichetta dal sapore nostalgico e figlia di un'idea passatista, se non retrograda, di cosa si intenda per valutazione del percorso degli studenti. Pensare che cambiando la definizione e tornando alle quattro vecchie materie degli orali si provveda a rendere più maturo il ragazzo che si diploma, nella migliore delle ipotesi è un tentativo illusorio che nulla sposta dal punto di vista sostanziale; nella peggiore traduce nella pratica questa vostra idea che l'esame finale debba essere un fatto meramente disciplinare, che la vostra idea di maturità di questi ragazzi consista in quanto abbiano imparato in quelle quattro materie che verranno scelte a gennaio.
Il Ministro ha detto che questo cambio sarebbe servito a valutare lo sviluppo della persona. Ci dovrebbe spiegare in che modo la riduzione a quattro materie all'orale implicherebbe una maggiore efficacia in questo intento o piuttosto dovrebbe ammettere che per lui si è maturi solo in base alle nozioni che si sono apprese relativamente a quelle materie. Allo stesso modo, nel momento in cui si tagliano due commissari nelle commissioni, come il testo prevede, l'unico obiettivo tangibile che si va ad ottenere è un risparmio di cassa - quantificabile in circa 30 milioni di euro - che non sposta nulla dal punto di vista sostanziale, ma che - se il diavolo fa le pentole e non i coperchi - rivela una malcelata esigenza di tagliare risorse, anziché stanziarle.
Parallelamente la vostra idea di avvicinamento tra scuola e lavoro corre il serio rischio di appiattire il percorso formativo e pedagogico alle logiche di mercato, privando la scuola del proprio ruolo autonomo e guardando ai ragazzi non come individui da preparare alla vita, ma come soggetti da preparare esclusivamente al lavoro. Questo dell'alternanza scuola-lavoro è un tema molto importante, introdotto con la riforma della “Buona scuola” del Governo Renzi, ma bisogna stare attenti a far funzionare bene lo strumento. È necessario favorire e valorizzare l'integrazione col mondo del lavoro avendo un occhio di riguardo per i saperi tecnologici e per ogni forma di innovazione, ma bisogna al contempo non trascurare la formazione umanistica che - ripeto - serve a formulare e costruire un pensiero critico e sviluppare dubbi, ad approfondire, a modellare la propria identità di individui prima ancora che di lavoratori. L'alternanza è quindi una misura valida, ma la sua finalità non deve rovesciarne le fondamenta producendo una formazione che finisca per considerare lo studente come capitale umano, una formazione dunque finalizzata esclusivamente alla prestazione.
Nel complesso e al di là dei singoli aspetti, siamo contrari a questo provvedimento soprattutto perché rivela l'idea di scuola che ha questo Governo. In questo testo non si stanziano fondi strutturali per il comparto, non si investe né economicamente, né culturalmente, si cambiano le regole del gioco senza nemmeno la fatica di inventarsene di nuove, nella certezza che un ritorno a un'età dell'oro presunta sia sufficiente a cambiare i connotati a un sistema che non funziona, non funziona, sia chiaro, non da oggi. Non funziona perché dati Istat alla mano il divario tra Nord e Sud è ancora profondissimo. I numeri sulla dispersione scolastica sono ancora altissimi, la digitalizzazione in alcuni contesti è ancora una chimera. Ma di fronte a questo scenario, di fronte alla povertà educativa, alle sfide della modernità che la politica ha il dovere di cogliere - e in questo la scuola non può e non deve fare eccezione - l'atteggiamento fin da subito del Governo e del Ministro è quello di chi crede che un'impostazione fortemente gerarchizzata, fortemente disciplinare e fortemente rigida e non già rigorosa siano la soluzione.
Si osserva in altri termini che, in un ambito cruciale come quello della formazione e dell'educazione, l'adozione di una politica del divieto, delle bocciature, del di vecchie forme di sistemi di valutazione, sia l'unica risposta possibile che questo Governo crede di dover dare: il ritorno al passato come ancora di salvezza rispetto a un futuro incerto e rispetto a una realtà che ha codici interpretativi completamente cambiati, il ritorno al passato quasi più come un antidoto alla complessità che come efficace strumento di lettura della stessa. È proprio questo ciò che non funziona e non è accettabile. Lungi dall'idea di un intervento di riforma congruo e organico, lungi da un reale momento di confronto con tutti i soggetti coinvolti, lungi da un'analisi congrua e puntuale dello stato generale della scuola italiana, la filosofia passatista del Governo ne rivela tutta la sua proverbiale tendenza reazionaria.
Dire “vietiamo i cellulari a scuola” magari è giusto, può aiutare, ma non è risolutivo. Dire ai professori dei ragazzi che fanno scena muta agli orali “bocciateli” può essere oggetto di dibattito o meno, ma di certo non risolve da solo il problema. Le leggi devono valere per tutti e non possono eventualmente trasformarsi in una clava per punire pochi. Non avevamo alcuna nostalgia di un'idea di didattica che risale al tempo di Giovanni Gentile. Noi abbiamo il compito di intercettare un disagio che muove dalle nostre classi e perlomeno di analizzarlo, di sforzarci di comprenderne le ragioni e di essere noi capaci di recepirlo per poi governarlo. Ma non si governa un disagio se non lo si ascolta, se non ci si sforza di ridurlo questo generazionale, non certo invocando punizioni esemplari o ripristinando strumenti obsoleti che tutto hanno a che fare tranne che con la valutazione della presunta maturità della persona. La vostra è una logica che funziona all'opposto di ciò che i tempi pretendono. Se i tempi richiedono apertura e interdisciplinarità, voi provvedete al ritorno alle vecchie care nozioni. Se il mondo è cambiato vertiginosamente e i tempi invocano un'educazione alle relazioni che parta dalla scuola e non resti delegata alle sole figure genitoriali, voi che cosa fate? Inserite il consenso informato per l'educazione sessuale e prevedete anche di vietarla nella scuola secondaria.
Dite, quindi, in fondo, che per voi non è importante che sia la scuola, oltre alla famiglia, il luogo d'elezione dei primi veri e grandi rapporti umani; che sia la scuola a guidare la conoscenza anche dei legami; che sia la scuola ad annullare le differenze tra uomo e donna; che vi sia all'interno della scuola il primo passo del riconoscimento di sé e dell'altro da sé.
Torneremo su questi temi quando esamineremo in Aula - adesso è in Commissione - il tema del consenso informato. Per adesso non possiamo che esprimere il nostro voto contrario su questo testo e auspichiamo che il prossimo dibattito su questioni delicate e nevralgiche per il futuro delle nuove generazioni, come quelle appena accennate, sia aperto ad accogliere, più di quanto fatto fin qui, i rilievi dell'opposizione e i contributi dei soggetti coinvolti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, colleghe, Sottosegretaria, il decreto che stiamo per convertire in legge è una riforma di visione, non un semplice intervento tecnico. È una scelta politica chiara: quella di restituire centralità alla scuola, di riconoscerla come motore dello sviluppo nazionale e leva decisiva per la coesione sociale del Paese.
Questo provvedimento guarda oltre l'urgenza dell'avvio dell'anno scolastico 2025-2026 e definisce un nuovo patto tra istituzioni, scuola e società, un patto fondato sulla fiducia nei giovani, nella loro libertà di scelta e nella loro capacità di contribuire al bene comune.
Come presidente della Commissione parlamentare di inchiesta su femminicidio e violenza di genere, voglio sottolineare che la scuola è il luogo in cui possiamo e dobbiamo educare al rispetto, alla parità e alla prevenzione della violenza. Non basta formare menti e competenze, dobbiamo formare persone consapevoli dei propri diritti, capaci di relazioni fondate sull'uguaglianza e non sulla violenza.
Il ritorno alla denominazione “esame di maturità” non è nostalgia, ma una scelta identitaria: con questo nome restituiamo dignità e senso a un momento che rappresenta la sintesi di un percorso umano, non solo didattico; l'esame di maturità diventa così simbolo di una scuola che educa alla responsabilità, all'autonomia, alla cittadinanza consapevole. Quindi, non una prova sterile, ma un rito di passaggio che misura la capacità di pensare, agire e scegliere. Un esame che parli la lingua del presente con un valore dell'educazione del passato e che tenga conto delle competenze digitali, delle esperienze di formazione scuola e lavoro e dell'educazione civica come pilastro della cittadinanza attiva.
In un mondo che cambia la maturità non è solo sapere ma saper essere, e saper essere significa anche saper rispettare, saper denunciare, saper difendere chi è più vulnerabile.
Non solo: il decreto rilancia una visione strategica che sosteniamo da sempre, ovvero quella di una filiera formativa tecnico-professionale forte, stabile e integrata nell'ordinamento. Rendere strutturali questi percorsi significa dare ai nostri ragazzi il talento manuale, tecnico e creativo a pari dignità rispetto a quello accademico. È un messaggio culturale e politico di grande portata, perché parla ad un'Italia che produce, innova e crea valore.
Coerentemente con questa impostazione, si rafforza la Fondazione imprese e competenze per il , trasformandola in un nazionale dove scuola, impresa e territorio si incontrano. È la visione di un Paese che non si chiude, ma che si proietta nel mondo portando con sé il meglio della propria identità, la qualità, la bellezza e la competenza.
Il decreto riconosce anche il ruolo strategico dei docenti e del personale scolastico. Presidente, senza la loro dedizione nessuna riforma avrebbe efficacia; il rinnovo contrattuale, le misure di e il rafforzamento della carta del docente rappresentano non solo un dovere amministrativo, ma un atto politico di riconoscimento verso chi ogni giorno tiene accesa la luce dell'istruzione nelle nostre comunità e nei nostri territori.
Particolare apprezzamento meritano poi le norme su supplenze, sostegno e inclusione che mirano a garantire stabilità, qualità e continuità educativa. La scuola italiana non può e non deve essere il luogo delle emergenze, ma il presidio della civiltà, dove ogni studente trova il proprio spazio e la propria dignità.
Infine, un segno di concretezza: sicurezza nelle uscite didattiche, investimenti in edilizia scolastica, aumento dei fondi per ambienti sicuri e moderni, perché parlare di diritto allo studio senza garantire strutture adeguate significa rinunciare alla sostanza della parola diritto.
Colleghi, votare questo decreto significa scegliere una scuola che non subisce il cambiamento, ma lo guida. Significa credere che la cultura, la competenza e la responsabilità siano ancora il fondamento della libertà. Noi lo crediamo e, per questo, a nome del gruppo Noi Moderati, Presidente, annuncio il voto favorevole a questo provvedimento, certa che contribuirà a costruire una scuola più forte e più giusta .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Dal nostro punto di vista, Sottosegretaria - devo dirglielo con grande franchezza -, siamo di fronte all'ennesimo decreto della delusione.
Abbiamo visto, qualche anno fa, il centrodestra fare campagna elettorale nel mondo della scuola con promesse mirabolanti: l'abolizione del precariato, il potenziamento dell'istruzione dei ragazzi e delle ragazze, una visione che prometteva per l'appunto di risolvere tutti i grandi problemi della scuola italiana. Questa gigantesca montagna di promesse ha partorito una lunghissima serie di topolini, una serie di micro-norme, che avete inserito per lo più in decreti, che, viste nel loro complesso, sarebbero probabilmente una riforma talmente negativa da scatenare gigantesche mobilitazioni nel mondo studentesco e anche dei docenti e delle famiglie.
Questa è la vera ragione per cui continuate a spezzettare i vostri interventi normativi: cercare di nascondere la povertà della visione che mettete in campo.
La verità è che ogni micro-intervento rappresenta un piccolo passo indietro, che avete poche idee e per lo più pescate dal passato perché non riuscite ad immaginare un futuro e ad affrontare i problemi del mondo che cambia.
Una testimonianza di questa impostazione si ravvede continuamente nelle parole del Ministro Valditara che, Sottosegretaria, è letteralmente ossessionato da qualcosa che è accaduto addirittura 14 anni prima della mia nascita: è ossessionato dal 1968 ed è convinto che tutti i problemi che abbiamo davanti, in un mondo che è cambiato tantissimo a partire dall'innovazione tecnologica, siano dovuti alla libertà che si è imposta anche nel sistema formativo nel 1968.
Poi ha un'altra ossessione, l'ossessione delle forbici - probabilmente Valditara vorrebbe essere chiamato “mani di forbici” -, perché cerca ogni dettaglio per tentare di produrre dei risparmi di spesa, tagliando qua e là, in maniera chirurgica, come un sarto, con l'obiettivo di ridurre la quantità di risorse che lo Stato italiano destina all'istruzione, da quella dell'infanzia fino all'università che, per la verità, è un altro capitolo, sempre maltrattato da questo Governo.
Poi dirò dove si taglia. Intanto, diciamo delle poche e cattive idee che mettete in campo, perché anche questo provvedimento ha un , una visione, come diceva la collega Semenzato: peccato che sia una visione nozionistica, passatista e sostanzialmente nostalgica.
Questo Governo parla come un anziano reazionario e pensa come un anziano reazionario, e probabilmente parla più agli anziani che guardano a casa la TV rispetto all'obiettivo di parlare invece alle giovani generazioni che sarebbero e dovrebbero essere protagoniste del mondo della scuola.
Quando si ristruttura e si riforma l'esame di Stato, sostanzialmente prendendo spunto da quello che c'era prima che io lo facessi, di fatto emerge questa visione passatista, perché non c'è nessuna innovazione: togliete i percorsi multidisciplinari e tornate a sole quattro materie; prendete il nome dell'esame di Stato e lo fate tornare “esame di maturità”, come ai tempi di Gentile.
E per quale ragione? Semplicemente perché qualcuno a casa, mentre è a cena con la famiglia, possa pensare di rivangare i tempi della sua gioventù e commentare dicendo: ah vedi, si torna al passato! Con la convinzione che il passato fosse meglio del presente e del futuro. Peccato, Sottosegretaria, che quella convinzione è errata e poggia su un fondamento nostalgico che non ha nulla a che vedere con la realtà dei ragazzi di oggi, con l'educazione di cui hanno bisogno e con le sfide, molto diverse, che sono chiamati e chiamate ad affrontare.
Che il Ministro Valditara abbia detto che quattro materie sono meglio di tutte le materie, cioè dei percorsi interdisciplinari, è davvero stupefacente, perché non si capisce come fate, poi, ad affermare in quest'Aula che l'esame di maturità dovrebbe servire a valutare la crescita intellettuale, culturale e personale dello studente nel suo complesso, se riducete l'esame alla mera interrogazione sulle nozioni di quattro materie.
La verità è che i giovani non vi piacciono: non vi piace il cambiamento di cui sono portatori e portatrici, ne ignorate le aspirazioni, siete indifferenti ai loro bisogni, tanto che negate l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole, tanto che non vi occupate del grande tema della diseguaglianza e della povertà educativa e non vi occupate, più in generale, del bisogno di emancipazione che emerge in una società che sempre di più vede segnato il destino dei giovani alla nascita.
Chi nasce povero sembra destinato a un percorso di sfruttamento e precarietà lavorativa; chi, invece, nasce in una famiglia colta e benestante sembra destinato ad avere un'istruzione di qualità e poi a ricoprire ruoli importanti nella società. È talmente palese che voi aderiate a questa visione del mondo che avete persino proposto una riforma dell'istruzione tecnica e professionale fondata sull'idea che chi segue questi percorsi debba avere un anno in meno di scuola rispetto agli altri, cioè debba avere meno tempo per acquisire competenze, per sviluppare saperi, per affrontare i problemi del mondo e, sostanzialmente, per costruire il proprio spirito critico e la propria coscienza sociale, civile e culturale, ossia ciò che serve per prepararsi ad affrontare la vita e non soltanto per prepararsi ad affrontare il lavoro.
La seconda ossessione, oltre a quella classista e passatista, è sicuramente quella dei tagli.
Probabilmente siete un po' invidiosi del mega-taglio che la Ministra Gelmini fece nel 2008, tagliando ben 3 miliardi di euro alla scuola e provocando un taglio di organico di 150.000 posti, e quindi, in virtù di questa invidia, continuate a tagliare gli organici, come avete fatto l'anno scorso, tagliando 5.000 posti da insegnante; tagliate il tempo scuola, come si è visto nella filiera tecnico-professionale; tagliate i fondi per il potenziamento dell'offerta formativa; tagliate i fondi per l'edilizia scolastica.
Avete parlato per mesi di detrazioni per l'acquisto di libri scolastici e poi, puntualmente, in legge di bilancio non li abbiamo trovati; avete pure tagliato il Fondo per i viaggi di istruzione. Sottosegretaria, c'è, purtroppo, un solo segno più ed è scandaloso, perché è un segno più in violazione del dettato costituzionale, che, glielo ricordo, dice che l'organizzazione dell'istruzione privata è libera, senza oneri per lo Stato .
Voi avete messo il segno più solo sul fondo dove sono allocate le risorse per le scuole paritarie e private, che ha raggiunto la cifra record di 750 milioni, quando, fino al 2012, era di 240 milioni. Quindi si capisce quante risorse in più avete stanziato in questi anni. Tutto questo è inaccettabile, perché la scuola pubblica va messa al centro come il luogo in cui si incontrano le differenze e si mescolano anche le esperienze di vita.
Stiamo raccogliendo le firme, come Alleanza Verdi e Sinistra, per una proposta importante, che secondo noi è precondizione per fare spazio a un'istruzione di qualità che va garantita a tutti, a prescindere dal reddito familiare. Stiamo raccogliendo le firme, Sottosegretaria, per ridurre il numero minimo e massimo di studenti per classe, evitare gli accorpamenti, evitare che muoiano tante scuole in tanti territori ed evitare che in altri ci siano classi, come quelle che ci stanno raccontando in tutta Italia, con 27, 29, 30, addirittura 32 studenti per classe, perché questo impedisce di dare a ogni ragazzo e a ogni ragazza un'istruzione di qualità, e l'istruzione di qualità è l'unico vero motore dell'emancipazione
PRESIDENTE. Grazie, deputata Piccolotti. Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi siamo chiamati a discutere la conversione in legge di un decreto che interviene sull'esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione. Un passaggio che da sempre rappresenta, per ogni ragazzo e per ogni famiglia, il momento in cui la scuola misura non solo ciò che si sa, ma ciò che si è diventati. Eppure, anche questa volta, ci troviamo di fronte a un intervento che non guarda avanti, ma all'indietro; non a un tentativo di modernizzare, ma a un ritorno a schemi superati, che ricordano quelli della scuola di decenni fa: più rigidi, meno integrati, più centrati sulla forma che sulla sostanza.
Per questo, nel dichiarare il voto di astensione di Azione, perché pure vediamo nel provvedimento alcuni spunti utili, alcune riforme, alcune semplificazioni delle quali c'è bisogno, non possiamo non sottolineare come ridurre le discipline oggetto del colloquio a quattro, limitare la possibilità di valutare il percorso complessivo dello studente, rivedere la composizione delle commissioni in una chiave che ha a mente - è evidente - solo il contenimento dei costi, sono tutte scelte che non semplificano, ma restringono, riducono la complessità a un elenco di materie, e, con essa, il senso stesso dell'esame, che dovrebbe misurare la maturità culturale, critica, personale dei nostri giovani, e, invece, così sarà meno rispondente a questo fabbisogno.
Ma ciò che ci preoccupa di più, se possibile, è il metodo, e, con lo spirito costruttivo con il quale sempre cerchiamo di fare il nostro lavoro, specialmente su un tema delicato come la scuola, vogliamo rimarcarlo. Ancora una volta si interviene sulla scuola a frammenti, con provvedimenti isolati, senza una cornice di visione e di coerenza. Abbiamo visto la riforma dei licei del , che si è rivelata una forzatura ideologica e fallimentare; poi l'intervento sulla formazione tecnico-professionale, che ha lasciato irrisolti i nodi del raccordo con il mondo del lavoro, irrigidendo il percorso dei ragazzi; oggi questa sull'esame di Stato, che cambia la forma, ma non affronta la sostanza.
E mentre si riscrive l'ordinamento, facendo un passo indietro, restano aperte le ferite profonde della scuola italiana: la diseguaglianza educativa fra i territori; la povertà formativa, che colpisce le aree più fragili del Paese; la carenza di investimenti sul personale, sulle infrastrutture, sull'orientamento. Gli insegnanti, che rappresentano la spina dorsale della scuola, sono troppo spesso lasciati soli, senza un supporto stabile e senza strumenti adeguati per rispondere alle nuove sfide educative.
Anche questo provvedimento è un'occasione mancata, in questo senso, di dare risorse, di dare strutture, di dare risposta a chi deve ricevere gli insegnamenti e a chi tali insegnamenti li deve fornire. Non basta cambiare un regolamento, se il sistema che lo sorregge rimane fragile; non basta ridefinire l'esame finale, se non si investe sul percorso che porta a quell'esame, perché la scuola non è un insieme di prove, ma una comunità educativa, e dove la comunità è debole nessun decreto potrà renderla forte. Per queste ragioni, pur riconoscendo la volontà di aggiornare un impianto che in alcuni aspetti era datato, non possiamo condividere questo approccio.
Esprimiamo, dunque, la nostra posizione di astensione, consapevoli che non è espressione di neutralità rispetto a un tema che riteniamo molto importante, ma è un richiamo al senso, alla necessità che Azione più volte ha richiamato anche con la propria mozione sulla scuola, in cui, in dieci punti, chiedevamo passi concreti. Anche in questa occasione, chiediamo, di nuovo, una riforma organica, non episodica, di una scuola capace di ridurre le diseguaglianze, di combattere la povertà educativa, di formare cittadini liberi e responsabili, perché la scuola non si misura dal numero delle prove, ma dalla forza con cui insegna a pensare
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Siamo arrivati all'esame di questo provvedimento, l'ennesimo che riguarda il mondo dell'istruzione e l'ennesimo che viene realizzato attraverso un decreto d'urgenza. Dove sia, poi, l'urgenza di intervenire per trasformare l'esame di Stato in esame di maturità, sinceramente non lo abbiamo ben compreso. Forse l'urgenza era da parte del Ministro Valditara quella di dare una risposta forte, di pugno, a quelle studentesse e a quegli studenti che, nel corso degli ultimi esami di Stato, hanno deciso di protestare con il silenzio, durante la sessione orale del proprio esame, per dissentire nei confronti probabilmente di un modello di scuola che non risponde ai loro desideri, che non risponde alle loro aspettative, un modello di scuola che, d'altronde, si concentra sempre di più, come la società nella quale viviamo, sulla competizione a tutti i costi, sulla competizione per dimostrare che si è migliori di qualcun altro, sulla competizione per dimostrare che si è sempre altamente performanti, sulla competizione che corrisponde a una valutazione basata su un numero, basata su un voto e non sull'analisi di un percorso di crescita in termini di conoscenza, in termini di sapere, in termini di competenza, che non per forza deve essere utile a qualcosa e deve essere finalizzato a un profitto.
In questo decreto, il Governo rende strutturale il percorso della filiera tecnico-professionale e, anche in questo modo, dimostra, ancora una volta, una visione ben precisa dell'istruzione, che non è quella che leggiamo nella nostra Costituzione, ma è una visione di scuola utilitaristica, una visione di scuola che deve necessariamente corrispondere all'inserimento lavorativo, come se la formazione di una persona, la creazione della consapevolezza di se stessi, della maturazione in quanto adulti pronti ad essere inseriti nella società dipendesse, quasi esclusivamente, dalla capacità di ottenere un lavoro appena si fa l'esame di Stato, ovvero questo esame di maturità; una formazione tecnico-professionale che il Governo ha fatto sperimentare per un anno. Ma senza un'analisi dei dati alla mano, senza un'analisi qualitativa, come ci si prefigge, come si può proporre di rendere strutturale qualcosa di cui ancora non si riescono a valutare gli effetti, a valutare i risultati, soprattutto sul piano qualitativo della formazione che ricevono questi studenti e queste studentesse? La verità è che volete formare gli operai delle fabbriche di oggi e delle fabbriche di domani. Non volete formare adulti senzienti, in grado di poter governare i cambiamenti che si verificano nel mondo del lavoro, nel mondo delle imprese attraverso l' che danno le nuove tecnologie. Voi volete persone che sappiano rispondere “signorsì” o “signora sì” , che sappiano chinare la testa di fronte a un mondo del lavoro che non ha diritti e tutele garantite, tant'è che aggiungete un altro tassello, cioè ridenominate i percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento in “formazione scuola-lavoro”. Ritorna questo binomio che sta diventando un'ossessione, nonostante nel nostro Paese, purtroppo, ci siano - dati alla mano - numerosi incidenti, che vedono protagonisti proprio quegli studenti e quelle studentesse che, in maniera ossessiva, volete mandare a lavorare, perché non vengono retribuiti e perché non hanno le stesse tutele dei lavoratori all'interno delle aziende !
E, allora, se vogliamo governare il progresso tecnologico, se vogliamo costruire un Paese dove i nostri giovani siano in grado di realizzare le professioni del futuro, di non farsi governare dalla tecnologia, ma di saper utilizzare la tecnologia come leva di crescita e di sviluppo, dobbiamo ragionare soprattutto sulle competenze umanistiche, dobbiamo ragionare sull'utilità del sapere in quanto conoscenza, non del sapere per ottenere un profitto, non del sapere per competere e ottenere un lavoro lautamente retribuito o fare i grandi imprenditori sulle spalle di chi lavora senza diritti.
Il vostro capolavoro si concretizza nel momento in cui decidete di rispondere alla protesta dei nostri giovani con la bocciatura, qualora all'esame - ridenominato - di maturità lo studente decidesse di non sostenere una delle prove o di rimanere in silenzio. Ecco, invece di andare a indagare le ragioni di quel silenzio, di andare ad analizzare il perché quello studente stia tenendo quel tipo di comportamento, invece di creare un dialogo strutturato, un confronto continuo e costante, diciamo: “no”, se intendi protestare ti bocciamo. Allora, mi domando, a proposito della scena del famosissimo film “L'attimo fuggente”, dove gli studenti salgono sui banchi della propria classe per protestare contro l'allontanamento del professor Keating, meravigliosamente interpretato da Robin Williams: se quel contesto si verificasse oggi nella scuola italiana, tutti quegli studenti prenderebbero 6 in condotta o, addirittura, di meno e verrebbero bocciati ! Non potrebbero neppure accedere all'esame di Stato! Eppure, quella protesta ha un senso, ha un significato, anche rispetto alla valutazione della cosiddetta maturità, che vi proponete di fare, perché che cos'è la maturità, se non la presa di coscienza dei propri diritti, se non la presa di coscienza della propria libertà, del proprio diritto di dissentire, di dire “no” e di spiegare le motivazioni di quel “no”?
Ecco, il disagio che si cela dietro questi gesti estremi, come il silenzio durante l'esame di maturità, non è mancanza di responsabilità, ma è la consapevolezza che hanno le giovani generazioni di un'istruzione che, spesso, dimentica di formare le persone, non solo i voti.
Vogliamo valutare la maturità delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, ma non consentiamo loro di seguire i percorsi di educazione all'affettività e alla sessualità con l'ennesimo disegno di legge che, purtroppo, in Commissione cultura è stato ulteriormente modificato in chiave peggiorativa. I percorsi di educazione all'affettività saranno completamente vietati nelle scuole di primo grado e nelle scuole medie. È assurdo perché è sin dall'infanzia - e lo dicono fior fiori di studi scientifici, non certo noi del MoVimento 5 Stelle - che l'educazione alle relazioni e all'affettività è fondamentale. Non contenti di questo, adesso avete anche la risoluzione in Commissione per vietare i percorsi sul multiculturalismo, perché vi danno fastidio le comunità musulmane, vi dà fastidio che i nostri ragazzi apprendano che nella diversità c'è ricchezza.
E allora la domanda non è se i ragazzi arrivino maturi all'esame di Stato, ma la domanda è se noi adulti siamo ancora in grado di ascoltare. Come possiamo chiedere ai ragazzi di essere maturi, se noi non siamo i primi a metterci in discussione? Nel vostro sistema c'è innanzitutto la colpa del singolo e la sua diretta responsabilità. Queste sono le parole del Ministro dell'Istruzione Valditara in una recentissima intervista, come se …
PRESIDENTE. Grazie, deputata Orrico. Ha chiesto di parlare la deputata Tassinari. Ne ha facoltà.
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Presidente, Sottosegretario Frassinetti, tanti di noi ricordano il giorno della maturità, il banco diverso, l'ansia e la fierezza di sentirsi ormai adulti, la consapevolezza che quella prova non era solo un esame, ma il primo vero passo verso la vita. È da questa immagine che dobbiamo partire per capire il senso del provvedimento di oggi. Il gruppo di Forza Italia esprime voto favorevole alla conversione in legge del decreto-legge n. 127 del 2025, recante misure urgenti per la riforma dell'esame di Stato del secondo ciclo di istruzione e per il regolare avvio dell'anno scolastico 2025/2026.
Si tratta di un provvedimento che interviene su due fronti fondamentali, tra loro strettamente collegati: da un lato, la necessità di garantire il buon andamento e la piena operatività dell'anno scolastico appena avviato e, dall'altro, la volontà di aggiornare e rendere più moderno e coerente l'esame di Stato, che rappresenta da sempre una tappa cruciale nel percorso formativo dei nostri ragazzi. Questa riforma risponde a un'esigenza reale, concreta, avvertita da studenti, famiglie e docenti: avere un quadro stabile, procedure certe, un sistema che restituisca valore e credibilità al momento conclusivo della scuola superiore.
L'esame di Stato non è solo una verifica, ma un rito di passaggio, un'occasione in cui la scuola misura se stessa e il Paese investe sul proprio futuro. Era quindi necessario intervenire per superare alcune rigidità e incertezze che negli ultimi anni avevano finito per indebolire la funzione orientativa e formativa di questa prova. Si tratta di un provvedimento importante, che restituisce valore, autorevolezza e chiarezza a un momento centrale del percorso formativo dei nostri giovani.
Il ritorno alla denominazione storica di “esame di maturità”, l'obbligatorietà del colloquio orale, la previsione del voto minimo di 6 in condotta per l'ammissione e la ridenominazione dei PCTO in “Formazione scuola-lavoro” sono scelte che vanno nella direzione di una scuola più sicura, seria, più giusta e più vicina alla vita reale. È un provvedimento che guarda al futuro con realismo e con senso di responsabilità. L'intervento, infatti, non si limita alla riforma dell'esame, ma garantisce anche il regolare avvio dell'anno scolastico, assicurando continuità nell'insegnamento, copertura dei posti vacanti e sostegno alle istituzioni scolastiche nella gestione amministrativa e didattica.
In un momento in cui le scuole sono chiamate a coniugare innovazione, inclusione e qualità, la certezza organizzativa diventa una condizione imprescindibile. Il testo recepisce, inoltre, una sensibilità che da sempre contraddistingue Forza Italia: l'importanza di un sistema educativo fondato sul merito, sulla libertà di scelta, sulla valorizzazione dei percorsi tecnici e professionali al pari di quelli liceali. È una visione che supera la vecchia idea di gerarchia tra i diversi indirizzi di studio e riconosce a tutti la pari dignità di contribuire con competenze diverse alla crescita del Paese.
In questo senso la riforma dell'esame di Stato non è un fatto tecnico, ma un segnale politico e culturale; riafferma che la scuola è un bene comune, uno strumento di mobilità sociale, una leva di sviluppo. L'attenzione ai percorsi professionalizzanti, il rafforzamento del raccordo con l'istruzione terziaria non universitaria e la valorizzazione delle competenze pratiche e laboratoriali rappresentano scelte che vanno nella direzione di una scuola capace di formare cittadini e lavoratori, non semplicemente diplomati. Desidero porre l'attenzione, a tal proposito, su un elemento per noi di estremo rilievo.
Nel testo si prevede che accanto ai licei del entrino a pieno titolo anche gli istituti tecnici, gli istituti professionali che abbiano attivato percorsi con orientamento specifico al , nonché le istituzioni scolastiche di secondo grado con un'offerta formativa orientata alla conoscenza e alla diffusione delle produzioni connesse ai settori di eccellenza del e gli ITS afferenti alle aree tecnologiche di quel sistema produttivo. Perché noi pensiamo che sia fondamentale orientare i ragazzi al lavoro, perché il collegamento con le imprese è fondamentale.
Non possiamo lasciare gli studenti e i ragazzi seduti sul divano per anni, senza avere la responsabilità di connetterli al mondo lavorativo Questa previsione è particolarmente significativa, rafforza il raccordo tra il mondo dell'istruzione e il mondo delle imprese. Un asse strategico che il nostro gruppo parlamentare di Forza Italia considera fondamentale. Il passo in avanti che il provvedimento compie, facendosi carico di valorizzare non solo la scuola classica, ma anche i percorsi tecnici e professionali, risponde alla convinzione che la scuola debba essere non solo luogo di apprendimento teorico, ma ambiente di esperienza concreta, di formazione integrata con le filiere produttive italiane.
In tal senso, l'evoluzione da “Alternanza scuola-lavoro” a “Formazione scuola-lavoro” nell'ambito delle nuove modalità che il testo intende promuovere rappresenta un segnale chiaro: la scuola deve aprirsi al mondo del lavoro e le imprese devono assumersi responsabilità educative per costruire competenze spendibili affinché i giovani non vivano il passaggio tra scuola e attività produttiva come disconnessione, bensì come continuità progettuale.
La Fondazione “Imprese e competenze per il ” è concepita proprio come soggetto ponte, capace di promuovere collaborazioni e convenzioni tra imprese d'eccellenza e scuole, di stimolare progetti formativi orientati alla competitività italiana e di favorire l'inserimento rapido dei giovani nel mondo produttivo. Se la scuola è, al tempo stesso, motore di crescita culturale e motore economico, allora il legame con le imprese diventa una condizione essenziale per evitare che la formazione rimanga autoreferenziale e si disconnetta dalla realtà del Paese.
Occorre costruire un sistema formativo e produttivo integrato: è un sistema in cui la scuola prepara, le imprese accolgono e le filiere italiane si rafforzano; è un sistema in cui la formazione non è un tempo vissuto a sé stante, ma è parte di un percorso che conduce al lavoro, all'innovazione, alla valorizzazione del patrimonio produttivo italiano. Questa riforma segna il ritorno a un principio che Forza Italia ha sempre difeso: la scuola come ascensore sociale, come luogo del merito e della responsabilità personale, in cui l'impegno viene riconosciuto e premiato.
Non è un passo indietro, ma un passo in avanti verso una scuola che educa alla libertà attraverso il dovere, che orienta senza penalizzare, che valuta in modo trasparente e oggettivo e con particolare attenzione all'inclusione. Non dimentichiamo che il 6 in condotta è un elemento che evidenzia che non c'è la capacità di rispettare le regole, e per preparare giovani lavoratori, giovani cittadini, è assolutamente necessario insegnare anche il rispetto di queste regole, che sono fondamentali nell'ambito della tutela della nostra coesione sociale.
Forza Italia sostiene questo provvedimento perché è coerente con la nostra idea di scuola. Una scuola che valorizza il talento individuale, che premia l'impegno, che investe sui docenti e che non lascia indietro nessuno. Una scuola che riconosce il merito come leva di crescita, ma che sa anche accompagnare, motivare e orientare. Una scuola, in definitiva, che non teme la modernità, ma la governa. Per queste ragioni, Forza Italia voterà a favore della conversione del decreto-legge n. 127 del 2025, nella convinzione che una scuola più moderna, più giusta e più efficiente sia la condizione essenziale per ricostruire un'Italia più libera, più competitiva e più coesa
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(LEGA). Grazie, Presidente. Un saluto al Sottosegretario di Stato. Presidente, prima di affrontare il tema centrale del provvedimento, è giusto ricordare qualcosa che forse volutamente le opposizioni hanno tralasciato, ossia che, grazie ad alcuni emendamenti della Lega, abbiamo, per esempio, ampliato la platea dei beneficiari della Carta del docente, che viene estesa a circa 200.000 insegnanti precari, che sono stati abbandonati per anni dal PD, dal MoVimento 5 Stelle e da Alleanza Verdi e Sinistra.
Ho sentito parlare di tagli, ho sentito parlare di assenza di segni “più”. Invece, c'è un bel segno “più”: più 155 milioni di euro per l'incremento del Fondo unico per l'edilizia scolastica dal 2027 al 2036 e più 11 milioni di euro per il Fondo per la formazione dei docenti. Dettagli che evidentemente saranno sfuggiti ai colleghi.
Ora però vorrei concentrarmi sulle modifiche che riguardano la struttura, l'organizzazione e le modalità di valutazione dell'esame, che è il tema centrale di questo provvedimento; un esame che torna a chiamarsi “esame di maturità” - quanto mi dispiace che vi dia fastidio -, un esame di maturità che sostituisce la locuzione “esame di Stato”, che aveva introdotto il contestato Ministro Luigi Berlinguer nel 1999. Non si tratta però di un semplice ritorno al passato, perché dietro le parole ci sono i significati, perché la scelta lessicale è indicativa della filosofia della Lega, del Ministro Valditara e delle modifiche contenute in questo decreto-legge.
La riformulazione degli obiettivi e della struttura dell'esame di maturità si colloca appunto in un processo che ha portato il Ministro a ridisegnare in modo organico e coerente l'intero percorso formativo pre-universitario. In questo contesto, la prova conclusiva non consisterà più in una semplice verifica, pure importante, delle conoscenze e delle competenze acquisite nell'intero percorso di studio, ma, più in generale, essa sarà chiamata a valutare il complessivo grado di maturazione raggiunto dallo studente. L'idea, quindi, è che lo Stato non consideri più soltanto la certificazione della preparazione dello studente, secondo modelli e programmati, ma al centro rimettiamo la persona dello studente. In questo senso, le attività sportive, culturali, di volontariato e di solidarietà saranno tenute in debito conto nella valutazione finale, così come un ruolo importante avranno l'educazione civica e la formazione scuola-lavoro. Tutti questi elementi andranno a costituire il dello studente, che sarà consegnato, insieme al diploma, al termine della prova.
La nuova struttura prevede interrogazioni disciplinari su quattro materie principali dei percorsi di studio, individuate dal Ministero dell'Istruzione e del merito e comunicate entro gennaio. Abbandoniamo quella interdisciplinarietà a causa della quale ormai non si studiavano più le singole materie. Vogliamo ridare serietà e spessore all'esame di maturità; quindi chi farà volutamente scena muta agli esami orali verrà bocciato .
La scuola non è un teatro. Restituiamo autorevolezza e serietà ed evitiamo che anche al personale docente possa venire una tale mancanza di rispetto. E chi si rifiuta deliberatamente di discutere le tematiche o di rispondere alle domande appunto sarà bocciato a prescindere dai risultati delle prove scritte. Chi cerca scorciatoie, pretendendo di non sostenere l'orale, non passa l'esame. La scuola deve insegnare ad affrontare i problemi, non ad aggirarli.
Riteniamo che, in questo modo, la scuola riesca ad acquistare un po' di quella credibilità che ha perso, scegliendo la via dell'indulgenza di sessantottina memoria, a compenso della sua frequente inadeguatezza nel formare culturalmente e umanamente le nuove generazioni. Si tratta, con parole semplici, di trasmettere agli studenti quel messaggio di serietà e di autorevolezza che, in fondo, si aspettano da parte degli adulti. La bocciatura ovviamente non si applicherà alla scena muta dovuta a impreparazione o ad ansia, ma esclusivamente ai casi di chiara intenzionalità elusiva da parte del candidato. I docenti componenti le commissioni riceveranno una formazione specifica per valutare non soltanto le competenze e le conoscenze, ma anche quel grado di autonomia e di responsabilità necessario per considerare matura una persona.
Pensare a ciò che è meglio per il bene degli studenti e per il loro futuro, questo dovrebbe essere il denominatore comune di chi educa, prepararli alla società del domani, sviluppare e promuovere le coscienze critiche ed evitare i tristissimi tentativi di indottrinamento ideologico e culturale, ai quali, purtroppo, troppo spesso, assistiamo! Favorire il pluralismo, questo dovrebbe avvenire in una comunità educante, anche se per taluni detentori della verità assoluta e per alcuni prestigiatori di una presunta superiorità morale un appello simile diventa attacco alla libertà dell'insegnamento.
Tornare a una scuola seria, grazie al Ministro Valditara e grazie alla Lega, tornare a una scuola autorevole non vuol dire fare passi indietro. Bisogna tornare ad avere il coraggio di dire ai ragazzi: chi sbaglia, paga chi occupa, paga, se rompe, chi non studia - guardate un po' -, viene bocciato e chi vandalizza un bene pubblico poi deve risarcire, così come chi fa scena muta non passa l'esame.
Questo, Presidente - lo dico, per suo tramite, ai colleghi della sua parte politica - non vuol dire essere reazionari; vuol dire stabilire regole semplici e efficaci, magari un po' troppo di destra - sì, lo ammetto - e magari un po' troppo conservatrici per le opposizioni di sinistra, ma sono principi basilari della democrazia e del vivere civile.
Detto questo, Presidente, una considerazione politica sugli interventi che ho ascoltato con molto interesse. Negli interventi dei colleghi delle sinistre, Presidente, ho sentito parlare di ritorno al passato e di linguaggio da vecchi, anche con scarsa eleganza nei confronti delle persone anziane. Va bene, sono dettagli. Ho sentito parlare di una riforma che sa di nostalgia, di qualcosa di vecchio. Presidente, lo dico per suo tramite: cari colleghi, se per voi il futuro, la modernità e il nuovo sono rappresentati, ad esempio, dal linguaggio schwa e dai generi cancellati dagli asterischi, allora vi dico: evviva il passato !
Se il futuro, la modernità e la novità nella scuola sono i dibattiti a senso unico, la propaganda fatta con gli attivisti della , la propaganda dell'ideologia fatta a bambini di 6 anni, allora vi dico: evviva il passato ! Se il futuro, se il nuovo nella scuola italiana, se la modernità sono propagandati in maniera sempre più forte da gente che spinge verso l'islamizzazione delle scuole, delle università e della nostra società, allora io vi dico: evviva il passato ! Che ci perdonino, Presidente, i colleghi, se noi alla mezzaluna preferiamo il crocifisso, soprattutto quando è appeso nelle aule dove i nostri bambini entrano ogni giorno. Abbiate pazienza!
Presidente, questi sono i nostri valori, questi sono i nostri principi cristiani, di libertà e di rispetto della civiltà occidentale. Per tutti questi motivi e per quelli elencati in precedenza, Presidente, annuncio il voto favorevole della Lega sul provvedimento in esame .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie, Presidente. La ringrazio, signor Presidente. Ringrazio anche il collega Sasso per il trattato di pedagogia montessoriana che ci ha appena riservato
Venendo al tema di questo decreto, mi verrebbe da parafrasare un detto comune: fatto di cronaca che hai, decreto-legge che trovi. È un po' nella storia di questo Governo, che ha iniziato tre anni fa con il decreto , la tradizione di cavalcare perennemente l'onda del fatto di cronaca. Quel decreto all'epoca fu adottato proprio di fronte a un evento di cronaca e fu praticamente smontato dal Parlamento, proprio perché non se ne avvertiva la necessità o l'utilità. Potrei parlare del decreto Caivano o dei mille decreti sicurezza impropri che avete adottato, fino a quello che arriva oggi: un decreto Maturità che è stato adottato per stare sempre sull'onda della cronaca e sui giornali di fronte alle proteste messe in atto, la scorsa estate, in occasione degli esami orali dell'esame di maturità da parte di alcuni studenti. Condivisibili o meno, quelle modalità di protesta hanno davvero fatto rumore. Hanno fatto rumore per ciò che emergeva dal gesto che quei ragazzi avevano messo in atto. Quei ragazzi ci lanciavano un allarme, un allarme rispetto all'adeguatezza delle modalità con cui si viene valutati, ovviamente non limitate all'esame di maturità, rispetto ad un effettivo percorso di crescita che vivono nella loro vita quotidiana e rispetto alle condizioni di disagio che molto spesso si trovano a provare.
In quei giorni, sono stati espressi tanti giudizi su quell'esame, sul gesto di quegli studenti. Anche voi, colleghi, avrete avuto modo di confrontarvi con docenti e dirigenti scolastici. Ecco, torno a dire che, condivisibile o meno, quella protesta però poteva rappresentare, per chi siede nelle istituzioni e per chi è più adulto, un'occasione. Poteva rappresentare un'opportunità per aprire davvero un dibattito serio, laico ed aperto, invece di dividersi, come spesso siamo portati a fare, in tifoserie. Poteva essere l'occasione per chiamare e per riunire intorno a un tavolo associazioni studentesche, sindacati, famiglie e associazioni professionali del mondo della scuola, per migliorarlo, quell'esame, perché nessuno di noi ritiene che fosse immodificabile, tutt'altro. Certo, i titoli sui giornali magari sarebbero stati minori, ma si sarebbe fatto un vero favore alla scuola, perché si sarebbe avviato un processo democratico e partecipato.
E invece anche questa volta il Governo Meloni e il suo Ministro dell'Istruzione hanno pensato che fosse più utile intervenire con un decreto-legge e cambiare l'esame. Cambiarlo come? Cambiarlo in profondità, rivedendone seriamente i meccanismi di valutazione per riflettere anche sul tema della valutazione? Assolutamente no, sarebbe stato troppo complesso da fare, ci mancherebbe altro. No, si è intervenuto per cambiare nome all'esame, per tornare al rassicurante esame di maturità e, soprattutto, per intervenire per punire - come ci ha ricordato con franchezza il collega Sasso - con una sonora bocciatura quanti, in futuro, si azzardino a contestare le modalità di valutazione non sostenendo o sostenendo in realtà - alcuni di loro l'hanno sostenuto - diversamente l'esame orale. Tra l'altro, quegli studenti al termine del loro percorso non sono stati promossi perché facevano parte di una scuola buonista, tutt'altro. Sono stati promossi perché sul campo, con merito, avevano ottenuto il punteggio minimo, tra l'altro vedendosi ridurre il voto finale dell'esame di maturità alla fine del loro esame.
Ecco, per decreto - state tranquilli - da oggi tutto questo non avverrà più. Si andranno a togliere i meriti, tra l'altro a voi tanto cari, acquisiti dagli studenti sul campo, sotto l'egida ovviamente del motto, banale e scontato ma che suona tanto bene per il luogo comune, secondo cui i giovani - l'ha detto lei, Ministro - devono riscoprire l'importanza della fatica.
Io non so davvero cosa le abbiano fatto le generazioni più giovani. Lo dico con sincerità e con sincera partecipazione , però davvero non si capisce il senso di un'ennesima punizione introdotta a mezzo norma nell'ordinamento per ottenere un titolo in più sul giornale in nome del motto “ordine e disciplina”.
Il Ministro Berlinguer, che il collega ha ricordato, ci ricordava anche una cosa, pochi anni fa, quando non era più un Ministro: che la scuola non è una purga, la scuola non è un processo autoritario imposto dall'alto, richiede impegno - e questo non lo esclude nessuno - ma deve essere in grado di saper attrarre, di costruire un ambiente che supporta e facilita l'apprendimento, rendendolo accessibile a tutte e a tutti. È una scuola che chiunque sia docente la vive: vive la bocciatura come una sconfitta e non come la riaffermazione dell'autorità, come ho sentito risuonare in quest'Aula.
Vive in questo modo quelle proteste e di fronte a quella generazione che c'è là fuori, che chiede partecipazione, che chiede possibilità di partecipare in questo senso e che vive una condizione di ansia e di insicurezza, noi avevamo due strade, colleghi: provare a cambiare sul serio la scuola, dando ascolto a quanti quotidianamente al suo interno si impegnano per fare il proprio lavoro e per farla funzionare e hanno idee e proposte da poter condividere, come le memorie depositate in Senato ci hanno dimostrato - bastava andarle a leggere in questo caso, ma era un'operazione non di banalizzazione, quindi poco praticabile, come sempre - e poi c'era l'altra strada, quella più facile, quella del ritorno al passato e quella calata dall'alto. Si cambia il nome, si riduce il numero dei docenti componenti della commissione d'esame non per finalità pedagogiche ma perché c'è da risparmiare - e, quindi, queste risorse possono servire all'erario e allo Stato - e soprattutto, per ammissione stessa del collega Sasso che lo ha detto anche in modo piuttosto evidente, si supera un modello di scuola interdisciplinare, la possibilità, appunto, di sostenere un esame fondato sulla trasversalità della conoscenza, che dovrebbe essere centrale nella formazione dell'individuo, e invece si torna a un modello semplicemente trasmissivo, fondato sulle materie.
Questa è la riforma del decreto Maturità e riconosco la bontà di alcuni provvedimenti che sono stati inseriti. Le passerelle, per esempio, tra un percorso e l'altro, le misure relative ad Agenda Sud, i risparmi, perché non sono risorse nuove e quelli che vengono destinati al contratto sono risparmi che il Ministero aveva già nei propri fondi - vanno bene, ma servirebbero risorse in più e non lo diciamo solo noi, ma lo dicono trasversalmente tutte le forze sindacali -, o le misure relative alla carta del docente, che sono state ricordate. Ma questo non basta. Non basta ancora di più di fronte alla sanatoria - l'ennesima sanatoria - relativa ai corsi INDIRE, che abbiamo ricordato nei nostri interventi in Aula in questo pomeriggio, rispetto a coloro che seguono il percorso del TFA, che pagano e seguono seriamente un percorso di formazione sul sostegno.
Ecco, colleghi, dobbiamo dirvi una cosa, ancora una volta, per l'ennesima volta: mentre voi procedete con riforme pedagogicamente sbagliate ma soprattutto a costo zero, svuotate la scuola di risorse economiche e basta citare i 600 milioni in meno sul triennio della legge di bilancio che è stata consegnata al Senato. Basterebbe citare le promesse - per l'ennesima volta, Ministro; avevamo fatto un poche settimane fa - relative al costo dei libri e relative alle misure a supporto delle famiglie che avevate annunciato, appunto, per il secondo anno consecutivo. Basterebbe parlare delle risorse nuove, fresche, che servirebbero per il contratto e non risparmi che vengono ritrovati nelle pieghe del bilancio del Ministero dell'Istruzione.
Invece no! Meglio andare avanti con l'ennesimo decreto-legge a costo zero, che ignora la stagione complessa che la scuola negli ultimi cinque anni ha vissuto e che si porta sulle spalle, la scuola e coloro che ne fanno parte: i docenti, gli studenti, le loro famiglie. Una stagione, quella della pandemia, che ha lasciato strappi profondi nel tessuto relazionale, nella fiducia del futuro, nel senso di sé, nell'ansia e nel senso di inadeguatezza, nella paura del fallimento che gli studenti provano ogni giorno e che vogliono poterci raccontare, vogliono poter condividere con noi.
Quei ragazzi non chiedono scorciatoie, signor Ministro, chiedono partecipazione e ascolto e rispetto a quella richiesta serve una scuola che insegni loro a stare al mondo, che elimini dal vocabolario la parola “fallimento”, perché serve lavorare su quella parola, serve capire e interpretare quello che la pedagogia sperimenta e scrive da molti anni a questa parte. Basterebbe solo che il legislatore abbandonasse l'ossessione normativa ad intervenire ad ogni fatto di cronaca e offrisse gli strumenti economici, gli investimenti necessari per metterla in atto, offrendo dignità al lavoro del docente in termini di retribuzione, di formazione e di qualità del lavoro. Invece questo decreto manca di un'anima, manca di un progetto didattico, di una visione e di un obiettivo, se non quello di accendere l'ennesimo dibattito a inizio anno scolastico e non è questo quello che serve alla scuola. Se per crescere un bambino serve un intero villaggio, in quelle aule si trova il futuro del nostro Paese e a loro va dedicato tempo, passione …
PRESIDENTE. Grazie, deputata Manzi.
Ha chiesto di parlare la deputata Di Maggio. Ne ha facoltà.
GRAZIA DI MAGGIO(FDI). Grazie, Presidente, Sottosegretario Frassinetti, signor Ministro, onorevoli colleghi, ma davvero pensiamo che un esame di maturità costruito su schemi vecchi di trent'anni possa ancora rappresentare il punto più alto della formazione scolastica dei nostri ragazzi? È questa la domanda da cui noi dobbiamo partire oggi, perché per troppi anni l'esame di Stato è rimasto fermo a modelli superati, incapaci di rappresentare la realtà dei nostri giovani e, soprattutto, di valorizzarne le capacità.
Noi, il Governo Meloni, con questo provvedimento mettiamo nuovamente al centro la persona, la sua crescita e anche il merito e non è un caso - guardate - che torni con forza il termine “maturità”, perché la maturità non è un concetto astratto, colleghi: è un valore, è un passaggio, è un traguardo che misura non solo ciò che si sa ma, soprattutto, ciò che si è diventati; è la prova della capacità di affrontare il futuro con giudizio. Vedete, chi considera superata la parola “maturità” forse dimentica che la scuola non serve solo a trasmettere nozioni ma a formare cittadini e chi la contesta in realtà contesta un'idea di società, una società in cui la libertà cammina insieme al dovere.
E allora sì, colleghi, rivendichiamo con orgoglio quella parola, perché rappresenta l'Italia che noi vogliamo, una Nazione che crede nel merito e che non ha paura di chiedere impegno e responsabilità. Dimostriamo che la scuola non è un ufficio che rilascia certificati ma una comunità che accompagna e che prepara alla vita. È una visione coerente con la nostra idea di Stato, uno Stato che non deresponsabilizza.
Su questa strada noi abbiamo scelto di andare avanti ormai da tre anni, lo abbiamo fatto passo dopo passo riportando al centro della scuola anche il valore del comportamento e anche in questo caso la sinistra ha gridato allo scandalo per quello che ha definito erroneamente il ritorno del voto della condotta, ma noi sappiamo bene da dove siamo partiti e, soprattutto, sappiamo dove vogliamo arrivare. Con la riforma del comportamento abbiamo tracciato un percorso chiaro e oggi, con questo provvedimento, proseguiamo nella stessa direzione, quella di una scuola che non si limita a istruire e che ritrova la sua missione educativa.
Poi abbiamo sentito dire che questo è un provvedimento severo. No, colleghi, questo non è un provvedimento severo, è un provvedimento serio.
Un provvedimento dopo anni in cui la scuola è stata trasformata in un laboratorio forse un po' troppo ideologico e, quindi, serviva tornare alla serietà, serviva restituire forza a parole che troppi avevano svuotato: educazione, rispetto, impegno, merito. Noi lo facciamo unendo il rinnovamento dell'esame, il potenziamento dei percorsi tecnico-professionali, il rafforzamento del legame tra scuola e lavoro e l'attenzione al personale scolastico e alle famiglie.
Ma parliamo del nuovo esame orale che tanto è stato contestato in quest'Aula, oggetto di discussione, dove finalmente non si premia più la capacità di ripetere a memoria - aggiungo come dei pappagalli -, ma quella di ragionare, di argomentare, di saper collegare dei contenuti e dei saperi. Noi ci saremmo aspettati - dobbiamo essere onesti - almeno su questo punto un'ampia condivisione da parte della sinistra e invece no. Ebbene, ragazzi, c'è chi vi intende come dei vasi da riempire, e non sia mai che impariate a sviluppare qualche pensiero critico che può servire nella vita.
Non più quindi un elenco di nozioni, ma quattro discipline coerenti con il proprio percorso di studi, scelte annualmente dal Ministero dell'Istruzione e del merito; perché non è la quantità delle materie, colleghi, che misura il valore di un percorso, ma è la profondità della formazione che lo accompagna, è il segno concreto di una scuola che valuta non solo ciò che si sa, ma soprattutto quanto ci si è impegnati per arrivarci.
E allora mi chiedo, rispetto a un altro tema attuale: ma che credibilità avrebbe un esame se uno studente potesse scegliere di non affrontarlo, di fare scena muta per protesta contro qualcosa o contro qualcuno ? E anche qui, colleghi - ci mancherebbe - tanti, tutti abbiamo fatto politica nelle scuole o nelle università, ma nessuno credo si sia mai sognato di utilizzare la scusa della rinuncia o del passo indietro per rivendicare qualcosa o dimostrare qualcosa. Quindi, sgomberiamo il campo da ogni dubbio e rispondiamo con fermezza anche a questa farsa ripetuta nei mesi scorsi. Chi decide di non sostenere la prova orale dovrà ripetere l'anno. Qualcuno, anche in questo caso, ha parlato di eccessiva severità, ma che esempio diamo se insegniamo ai nostri ragazzi che possono essere premiati nonostante il disimpegno e nonostante l'errore?
A tutto questo Fratelli d'Italia preferisce una scuola che prepara i giovani alla vita e che non teme di affacciarli al mondo del lavoro, ed è per questo che in tale direzione si muove anche il rafforzamento della filiera tecnologico-professionale, che viene finalmente inclusa in via ordinaria nell'offerta formativa del secondo ciclo di istruzione: un passo decisivo per ridare dignità a tutti i percorsi, per dire ai ragazzi che ogni talento ha un valore, che non esiste una scuola di serie A o una scuola di serie B.
E poi la scuola del futuro non può più ignorare anche la realtà produttiva ed economica della nostra Nazione, deve dialogare con essa. È per questo che in questa riforma noi mettiamo a rete gli istituti, le imprese, gli ITS e il territorio. Ma nonostante tutto questo, Presidente, la sinistra ci accusa di voler tornare indietro. Ma indietro rispetto a che cosa? A una scuola che educava all'impegno? A una scuola che valorizzava il merito, che insegnava l'educazione civica? Allora, se questo è il passato a cui ci rimproverano di guardare, noi lo guardiamo con orgoglio , perché il futuro dell'Italia passa dalle aule, passa dai banchi, passa dai ragazzi che oggi si preparano a diventare il nostro domani.
Negli anni, Presidente, troppi hanno confuso “inclusione” con “abbassamento di livello”, ma includere non significa rinunciare all'eccellenza, significa dare a tutti la possibilità di raggiungerla, ognuno con i propri tempi e ognuno con la propria unicità.
Dopo anni di immobilismo e di burocrazia, lo Stato torna a fare lo Stato e il Governo Meloni guida questo cambiamento con coerenza, portando avanti un'idea chiara di Nazione unitaria che crede nei suoi giovani, che pretende serietà, ma che offre vere opportunità. Perché, colleghi, la maturità non è solo quella degli studenti, è anche quella di una classe politica che sa scegliere, che sa decidere, che sa dire “sì” quando serve e “no” quando è giusto.
Concludo, Presidente, dicendo che chi critica questo provvedimento non difende la scuola, difende un sistema che ha fallito. Chi la osteggia non sta dalla parte dei giovani, sta con chi per anni li ha usati come bandiere senza mai ascoltarli davvero. Noi continuiamo a dire ai ragazzi: credete in voi, perché noi crediamo in voi; alle famiglie che lo Stato torna a essere un amico e non più un ostacolo. Una scuola che non si arrende al nulla che avanza, perché solo così si costruisce una Nazione libera, coraggiosa e orgogliosa. Per tutte queste ragioni, dichiaro con convinzione il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2662: S. 1634 - "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127, recante misure urgenti per la riforma dell'esame di Stato del secondo ciclo di istruzione e per il regolare avvio dell'anno scolastico 2025/2026" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2604: Disposizioni per la partecipazione italiana a Banche e a Fondi multilaterali di sviluppo.
Ricordo che nella seduta del 27 ottobre si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge . Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 7. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 8. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 8.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 9. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 9.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
SANDRA SAVINO,. Esprimo parere contrario sugli ordini del giorno n. 9/2604/1 Soumahoro e n. 9/2604/2 Francesco Silvestri.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2604/1 Soumahoro. Ha chiesto di parlare l'onorevole Soumahoro. Ne ha facoltà.
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). Grazie, Presidente. Il parere contrario del Governo a questo ordine del giorno mi sembra uno smarrimento politico rispetto ai proclami e ciò che di fatto si mette in campo. L'ordine del giorno chiede sostanzialmente due cose: la prima impegna il Governo, in quanto azionista della Banca africana di sviluppo, a sostenere e dare priorità anzitutto a progetti di formazione professionale e tecnica dedicati ai giovani; il secondo impegno chiede di promuovere l'imprenditorialità e l'innovazione giovanile al fine di garantire lavoro ed occupazione Tutto questo ha un motivo ed una ragione: oltre il 60 per cento della popolazione africana è sotto i 25 anni e dare seguito ad impegni come questo va nella direzione di quello che chiede il nuovo Presidente del gruppo della Banca africana di sviluppo, il dottore Sidi Ould, che dice che occorre dare priorità ai giovani e alle donne in quanto essenziali. Tutto questo ha un senso, Presidente, per concludere…Dire: il diritto di scegliere se restare, migrare e rientrare vuol dire dare corso a progetti concreti e quindi è un'opportunità anche per le imprese sia italiane… e per i giovani, oltre a dare un futuro ai giovani . Quindi questo parere contrario del Governo, qui in questa nostra sede parlamentare, motivare tale parere contrario in merito alle discussioni della Banca africana di sviluppo secondo me vuol dire che, da una parte, noi facciamo dei proclami in quella sede, dall'altra, in sede decisionale, esprimiamo un parere contrario. Ecco la ragione per cui chiedo di mettere al voto l'ordine del giorno al fine che la nostra discussione sia accessibile a tutti, anche ai nostri internazionali, in particolar modo quelli africani…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Soumahoro. Gli onorevoli Onori, Amendola, Quartini, Del Barba sottoscrivono.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2604/1 Soumahoro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2604/2 Francesco Silvestri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2604/2 Francesco Silvestri, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Anticipo fin d'ora il voto favorevole del nostro gruppo per la semplice ragione che con questo provvedimento andiamo a confermare quella che, da sempre, è la linea italiana per quanto riguarda la cooperazione, lo sviluppo e l'adesione al multilateralismo come prassi per affrontare i problemi che stanno anche al di fuori dei nostri confini.
Per quanto riguarda la BIRS e la BERS, ovvero la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, riteniamo opportune sia l'adozione degli emendamenti che sono già stati approvati anche dai nostri rappresentanti in quelle sedi sia l'adesione all'aumento di capitale e alla sottoscrizione di obbligazioni. La stessa cosa per quanto riguarda la nostra partecipazione al Fondo internazionale, all'aumento di capitale della Banca africana di sviluppo e della Banca interamericana di sviluppo.
Accanto a queste ragioni vorremmo consegnare una brevissima riflessione, perché la nostra adesione a quella che è una convinta partecipazione italiana non sia di forma o un'adesione ipocrita: in particolar modo, in questa fase delle relazioni internazionali, crediamo vada affermata con forza l'adesione multilaterale a queste organizzazioni che investono in queste aree geografiche; ricordiamo, peraltro, l'inclusione di alcuni Paesi della fascia subsahariana africana ma anche e soprattutto - lo voglio ricordare - dell'Iraq, un Paese cerniera nella zona mediorientale; speriamo che questa adesione, come siamo convinti, stia a significare che finalmente inizierà una fase di ricostruzione e di sviluppo, non solo in Iraq, nel Kurdistan iracheno, ma in tutta l'area che ci auguriamo possa essere pacificata dagli accordi di pace in corso.
Per quanto riguarda però un'adesione sincera e non ipocrita a queste istituzioni finanziarie credo che ci siano altri due aspetti da sottolineare. Il primo è quello che attiene allo sviluppo sostenibile: affinché lo sviluppo sia vero sviluppo e non sia una forma di neocolonialismo, l'attenzione alla sostenibilità degli investimenti oggi diventa vitale e, da questo punto di vista, mi rammarico della non approvazione dell'ordine del giorno del collega Soumahoro perché sicuramente la formazione professionale è uno degli ingredienti essenziali perché la natura degli investimenti sia di questo tipo; è fondamentale che siano le forze locali a portare avanti gli investimenti e che questi investimenti siano sostenibili; questo non significa che non debbano portare vantaggi anche ai Paesi che concorrono alla finanza, ma questi vantaggi devono essere improntati appunto alla sostenibilità.
La seconda osservazione, in un momento in cui il diritto internazionale e le forme multilaterali di cooperazione sono seriamente minacciati, è che crediamo che le politiche nazionali debbano, però, rinunciare a queste nuove forme di sovranismo. Non ci può essere sincera collaborazione, non ci possono essere investimenti sostenibili…
PRESIDENTE. Colleghi, però per cortesia…
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). …laddove questi sono accompagnati da politiche nazionali che ritornano a pericolose forme di sovranismo. Non ci sono “MAGA”, “MIGA” e formule di questo tipo che possano tenere insieme alla volontà di aprire queste forme di collaborazione. Si è sempre detto che dove non passano le merci passano gli eserciti. Ecco, oggi questa formula, che è ancora valida, va ampliata, perché abbiamo visto che le merci possono passare e produrre fenomeni degradanti addirittura in casa nostra, come quello del cioè tutti fenomeni legati a una sovrapproduzione.
Allora, accanto all'eliminazione dei pericolosi neo-sovranismi dobbiamo porre in essere, anche attraverso una partecipazione attenta e critica a queste istituzioni, la volontà di pervenire a un modello di sviluppo sostenibile. Affinché questo avvenga, sarebbe più opportuno che ponessimo anche maggiore attenzione alla qualità di questi investimenti, che opportunamente oggi confermiamo ma che dovranno trovare, da qui in avanti, forme di coerenza e di partecipazione sia da parte dei Parlamenti ma, soprattutto, da parte delle politiche nazionali, che è bene abbandonino questo ritorno ai sovranismi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, con il disegno di legge all'attenzione oggi dell'Aula l'Italia si conferma protagonista attiva nel panorama internazionale, rafforzando il suo impegno al fianco delle istituzioni finanziarie multilaterali nella promozione dello sviluppo sostenibile, della stabilità economica globale e della cooperazione multilaterale.
L'articolo 1, in particolare, ci permette di ratificare una serie di emendamenti già concordati tra le parti che riguardano accordi fondamentali per la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e il Fondo africano di sviluppo. Si tratta di modifiche strategiche che aprono nuove prospettive per queste istituzioni. Sono modifiche che l'Italia ha sostenuto con convinzione, perché finalizzate ad aggiornare e rafforzare le finalità degli accordi. Pensiamo, ad esempio, alla decisione di eliminare i limiti all'ammontare totale delle esposizioni di BIRS e BERS: questa scelta risponde a una revisione indipendente che ha evidenziato come tali limiti, datati e rigidi, non siano più adeguati alle moderne metodologie di gestione del rischio. Rimuoverli significa dare maggiore flessibilità a queste banche, pur mantenendo solide pratiche di sostenibilità finanziaria, con un equilibrio che riteniamo cruciale.
Non possiamo poi sottovalutare l'apertura della BERS a nuovi membri, come l'Iraq e i Paesi dell'Africa subsahariana, quali Benin, Costa d'Avorio, Ghana, Kenya, Nigeria e Senegal. Questa esposizione rafforza la capacità delle banche di operare in contesti strategici, portando sviluppo dove è più necessario.
Sul fronte del Fondo africano di sviluppo gli emendamenti approvati introducono la possibilità di accedere ai mercati dei capitali, una decisione maturata nei negoziati di Marrakech del 2022 per rispondere alle crescenti esigenze finanziarie dei Paesi beneficiari, spesso messi alla prova da emergenze di varia natura. L'Italia ha appoggiato questa visione, consapevole che flessibilità e selettività nelle scelte di finanziamento saranno decisive. Queste modifiche non sono mere formalità, sono un segnale della volontà di adattare gli strumenti multilaterali alle sfide del presente, mantenendo l'Italia al centro delle decisioni globali.
L'articolo 2, poi, garantisce l'ordine di esecuzione di questi emendamenti, in conformità con le disposizioni degli accordi originali, assicurando un'attuazione piena e integrale a decorrere dalla loro entrata in vigore.
Particolarmente rilevante, invece, è l'articolo 3, che rafforza la partecipazione dell'Italia al Fondo monetario internazionale nel quadro di una strategia mirata a potenziare la capacità operativa dell'istituzione e a mantenere inalterata la nostra rappresentanza. Si tratta della sedicesima revisione delle quote del Fondo monetario internazionale, un risultato raggiunto al termine di un lungo e complesso negoziato, influenzato anche dalle tensioni geopolitiche legate all'invasione russa dell'Ucraina. L'accordo rappresenta un compromesso volto a preservare la capacità di prestito complessiva del Fondo monetario internazionale, riequilibrando il rapporto tra le risorse proprie del Fondo e quelle ricevute a prestito dai membri a favore delle prime.
L'accordo prevede, nello specifico: un aumento delle quote di partecipazione al Fondo monetario internazionale; una riduzione del prestito collettivo (NAB), un insieme di accordi di prestito multilaterali che impegnano diversi Stati, tra cui l'Italia, a fornire risorse aggiuntive alla liquidità del Fondo monetario internazionale in caso di gravi rischi per la stabilità del sistema monetario internazionale; la cessazione degli accordi di prestiti bilaterali (BBA), considerati la terza linea di difesa del Fondo. In particolare, è previsto un aumento delle quote del 50 per cento distribuito proporzionalmente alle quote attualmente detenute da ciascun Paese membro. Questa distribuzione proporzionale garantisce all'Italia la conferma della propria quota di rappresentanza al 3,16 per cento. Quindi, il Fondo monetario internazionale distribuirà le nuove quote senza procedere a un riallineamento basato sull'evoluzione del peso dei Paesi membri nell'economia globale. Tale riallineamento, fortemente richiesto dai Paesi emergenti, è quindi rimandato alle future revisioni delle quote. Si prevede, di fatto, l'aumento della partecipazione dell'Italia al Fondo monetario internazionale da 15.070 a 22.605 milioni di diritti speciali di prelievo. Si autorizza la Banca d'Italia a estendere l'accordo di prestito bilaterale, noto come , fino al 31 dicembre 2027, anziché alla scadenza prevista per il 31 dicembre 2024.
Il comma 3 dello stesso articolo, introdotto al Senato, consente alla Banca d'Italia di prorogare l'accordo di prestito multilaterale, denominato (NAB), fino al 31 dicembre 2030. Sono interventi, tutti questi, finalizzati non solo a mantenere il peso dell'Italia nel sistema finanziario globale, ma contribuiscono a sostenere la stabilità monetaria internazionale in un contesto di sfide economiche crescenti.
Questo disegno di legge, colleghi, non è solo un adempimento formale, è un investimento strategico nel futuro. Attraverso queste partecipazioni, l'Italia rafforza la sua influenza nelle decisioni multilaterali, promuove lo sviluppo economico nei Paesi emergenti e contribuisce alla riduzione delle diseguaglianze globali. In un mondo interconnesso, dove le crisi economiche e geopolitiche richiedono risposte coordinate, mantenere e accrescere la nostra presenza in queste istituzioni è essenziale per tutelare gli interessi nazionali e per affermare i valori di solidarietà e cooperazione che contraddistinguono la nostra politica estera.
Per questi motivi esprimo, a nome del gruppo Noi Moderati, il pieno sostegno al provvedimento, confermando l'impegno dell'Italia come attore responsabile della scena internazionale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Il gruppo AVS voterà positivamente su questo disegno di legge, perché oggi, come non mai, occorre rafforzare il disegno della cooperazione internazionale e il sistema multilaterale, in crisi da diversi punti di vista. È un disegno di legge che recepisce modifiche già votate dai rappresentanti italiani all'interno di queste istituzioni e che ampiamente hanno trovato il consenso dei Paesi che fanno parte di quelle istituzioni finanziarie per migliorare l'efficacia e la tempestività dei loro interventi.
Le istituzioni internazionali coinvolte nel provvedimento svolgono un ruolo essenziale nel promuovere lo sviluppo economico e sociale, in particolare nei Paesi a basso e medio reddito, attraverso il finanziamento di progetti infrastrutturali, sociali, ambientali e di rafforzamento della . Molte di tali istituzioni operano in base a mandati che richiamano esplicitamente principi fondamentali, quali la promozione della democrazia, dello Stato di diritto, della sostenibilità ambientale e del rispetto dei diritti umani.
In una situazione in cui il mondo è segnato da guerre, genocidi, forti disuguaglianze, crisi ambientale sotto gli occhi di tutti e da diffuse tensioni geopolitiche è importante che il nostro Paese contribuisca, in maniera responsabile, trasparente, coerente e con più forza, a rafforzare tutti i sistemi multilaterali di cooperazione e sviluppo internazionale. In una fase in cui registriamo una crisi dell'ordine internazionale uscito dalla Seconda guerra mondiale, che ha garantito, quanto meno in questa parte del mondo, lunghissimi decenni di pace e di prosperità, è bene che l'Italia ratifichi decisioni che migliorano il funzionamento di quelle istituzioni, parte del sistema multilaterale che ha rappresentato una sorta di colonna portante dell'ordine internazionale.
L'Italia è un Paese fondatore dell'Unione europea, un Paese che è stato sempre protagonista nella vita delle grandi istituzioni multilaterali e anche in organizzazioni e banche, come il Fondo monetario internazionale, come la BERS e la BIRS, che sono strutture di cooperazione, servite anche ai Paesi più ricchi per sostenere lo sviluppo dei Paesi più in difficoltà. Pensiamo, quindi, al ruolo, per esempio, che ha avuto la BERS, dopo la caduta del muro di Berlino, nello sviluppo dell'Europa orientale e che oggi svolge un compito che va molto al di là anche della stessa Europa.
Questo è l'atteggiamento che noi di AVS vorremmo sempre vedere, non soltanto nelle parole, ma anche negli atti concludenti del Governo. È assolutamente necessario che il nostro Paese si impegni per orientare le risorse dei fondi previsti dalla BIRS e dalla BERS, nonché del Fondo africano di sviluppo, verso finalità coerenti con gli obiettivi della cooperazione allo sviluppo sostenibile e con gli impegni internazionali assunti in materia di diritti umani, giustizia climatica, parità di genere e tutela delle comunità più vulnerabili.
È fondamentale, quindi, che i fondi erogati dalle banche multilaterali di sviluppo, a cui l'Italia partecipa, siano utilizzati per progetti in linea con i principi di trasparenza, responsabilità sociale e ambientale e che garantiscano il coinvolgimento delle comunità locali beneficiarie. Per queste ragioni, AVS voterà a favore
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Azione esprime un voto favorevole sul disegno di legge per la partecipazione italiana a Banche e a Fondi multilaterali di sviluppo. Come i colleghi prima di me hanno già espresso, questo evidentemente è un provvedimento tecnico, come spesso accade per i disegni di ratifica degli accordi, ma dal forte valore politico. Utilizzerò pochi minuti per provare a sottolineare perché: in quanto riafferma la vocazione internazionale dell'Italia e la sua fiducia nel multilateralismo economico come strumento di stabilità, crescita e cooperazione globale. È chiaro, infatti, che nessun Paese può affrontare da solo sfide globali, come la sicurezza alimentare, il debito dei Paesi emergenti o la transizione energetica.
Negli ultimi anni, il contesto internazionale è stato segnato da diverse crisi cosiddette multiple, quella sanitaria, quella economica, quella energetica, la stessa frammentazione geopolitica che osserviamo. Le istituzioni multilaterali di sviluppo, dalla Banca Mondiale al Fondo monetario internazionale, dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo alla Banca africana di sviluppo, sono i pilastri di un'architettura economica internazionale che ancora oggi è indispensabile.
Cosa fa questo provvedimento? Questo provvedimento aggiorna la partecipazione italiana a tali organismi. Consente, quindi, da una parte, di rafforzare il capitale e la loro capacità di intervento, dall'altra, consente al nostro Paese di restare parte attiva nei processi decisionali che determinano le grandi strategie di sviluppo e stabilità globale. Facciamo un esempio. Autorizziamo l'aumento della nostra quota di partecipazione al Fondo monetario internazionale: questo è un passo necessario, se vogliamo mantenere inalterata la nostra rappresentanza e per sostenere il ruolo del Fondo monetario internazionale come garante della stabilità monetaria internazionale.
Viviamo, evidentemente, in un periodo di tensioni geopolitiche, di frammentazione, anche economica, ed è quindi essenziale che l'Italia continui a contribuire alla solidità del Fondo, evitando che la gestione di crisi economiche globali si sposti verso logiche bilaterali o, anche peggio, unilaterali. Rafforzare il Fondo significa, quindi, difendere un sistema basato su regole condivise, sulla cooperazione tra Stati e non sulla forza dei singoli.
Un altro aspetto del provvedimento, probabilmente tra i più significativi, è quello della partecipazione italiana all'aumento di capitale a chiamata della Banca africana di sviluppo, che, insieme al Fondo africano di sviluppo, rappresenta il cuore dell'azione multilaterale per la crescita del continente africano: finanziano, infatti, infrastrutture, sanità, educazione e sostegno al settore privato nei Paesi più fragili.
Soltanto per dare un'idea di quello di cui stiamo parlando: tra il 2015 e il 2025, circa 515 milioni di persone sono state impattate direttamente da interventi della Banca africana di sviluppo, tra accesso all'acqua pulita, servizi di tecnologia di informazione e comunicazione, energia elettrica. Anche qui, l'autorizzazione italiana all'aumento di capitale a chiamata della Banca è una scelta coerente con la nostra visione di una cooperazione con l'Africa fondata su un partenariato e responsabilità condivise, e non sul mero assistenzialismo. È una scelta, quindi, che si inserisce, in qualche modo, anche nell'orizzonte del Piano Mattei, che proprio nelle banche multilaterali può trovare uno strumento di attuazione concreta, capace di coniugare investimenti, sostenibilità e impatto locale. Forse vale la pena anche ricordare che questo aumento di capitale, però, nasce in risposta al declassamento del degli Stati Uniti d'America: un episodio che, se vogliamo, dimostra come anche le più solide economie non siano immuni da vulnerabilità e come serva, oggi più che mai, un sistema multilaterale più equilibrato e meno dipendente da singoli attori.
Ancora: il provvedimento include la partecipazione italiana all'aumento di capitale della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e della Banca interamericana di sviluppo, nonché la sottoscrizione di strumenti finanziari innovativi presso la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo.
Sulla Banca interamericana, vorrei spendere due parole. La riforma introduce un modello volto ad attrarre investitori privati su larga scala nei progetti di sviluppo, condividendo rischi e benefici con il settore pubblico: è, quindi, una forma di partenariato pubblico-privato multilaterale, che consente di moltiplicare gli effetti del capitale investito e di rafforzare la sostenibilità dei progetti nel tempo. È un'evoluzione, quindi, che dimostra che multilateralismo e mercato non sono necessariamente alternativi, ma possono essere complementari, perché il pubblico crea fiducia, il privato accelera innovazione ed efficienza.
Spero di aver dimostrato, in qualche modo, che questo disegno di legge, che ci apprestiamo a votare, ha un significato politico, un significato simbolico, perché, in un momento in cui la tentazione del protezionismo e del disimpegno internazionale cresce in molte democrazie avanzate, il voto favorevole su questo provvedimento ha anche questo di significato: riaffermare la vocazione internazionale dell'Italia e il nostro ruolo attivo in tutte le sedi multilaterali.
Il rafforzamento del nostro impegno in istituzioni come il Fondo, la Banca mondiale, la BERS, la Banca africana di sviluppo, non è solo un atto di responsabilità verso la comunità internazionale, è un investimento diretto nella stabilità dei mercati, nella prevenzione delle crisi e nella promozione dello sviluppo sostenibile. Per tutti questi motivi, il gruppo Azione voterà a favore
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Silvestri, Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Siamo tanti Silvestri, effettivamente. Grazie, Presidente. Inizio dichiarando subito il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle per i tanti aspetti che già sono stati sottolineati in Aula, anche dalle forze di opposizione. Però questa è anche un po' l'occasione per lasciare agli atti le perplessità rispetto a quello che è stato non tanto il provvedimento nei suoi aspetti migliorabili, ma, ad esempio, su un impegno che avevo posto all'attenzione del Governo e che ha avuto parere negativo. Questo mi ha sorpreso perché, vedete, noi siamo ovviamente favorevoli alla partecipazione italiana alle Banche e ai Fondi multilaterali di sviluppo, l'importante è che questi Fondi servano per lo sviluppo.
La nostra critica, che veniva rispetto agli investimenti che l'Italia dovrebbe fare nella Banca europea per gli investimenti, ovvero la BEI, deriva dalla perplessità della linea politica che si è intrapresa, soprattutto da maggio 2024.
Quando questa Banca - di cui condividiamo, ovviamente, gli intenti quando si parla di riconversione industriale, di sostenibilità, di ambiente, di cooperazione, che serve ad attutire quelli che sono gli impatti della globalizzazione nelle fasce più deboli - cambia indirizzo e comincia a investire miliardi in difesa e in riarmo, è chiaro che per il MoVimento 5 Stelle, data la sua natura, data la sua programmazione economica, poco si confà, soprattutto in questo periodo di tagli alla sanità, all'istruzione - abbiamo una legge di bilancio che lo testimonia -, continuare a investire proprio in quella Banca che sta prendendo un indirizzo politico ed economico completamente diverso.
Allora, in un periodo, in un momento in cui sulle banche, diciamocelo, si stanno dicendo tante bugie, non ultima la Premier Meloni, che è andata non so in quale trasmissione a dichiarare che questo Governo preleverà 5 miliardi dalle banche come tassazione degli extraprofitti: una bugia colossale, che si basa e trova il sostegno solo nell'ignoranza delle persone che non hanno gli strumenti per capire quello che invece sta avvenendo, in un triennio dove ci sono stati 120 miliardi di utili, questo Governo continua a non prelevare quello che il MoVimento 5 Stelle aveva proposto per le fasce più deboli.
Da lì, se tanto i fondi e i soldi che il Governo poteva prelevare dalle banche in questo momento di utili poi vanno destinati per il Piano di riarmo completamente inutile che stiamo facendo, l'economia reale si sposta poco. Quindi, semplicemente per dire che l'indirizzo del MoVimento 5 Stelle va e andrà sempre in quelle che sono le politiche di sviluppo e di coesione fra le nostre popolazioni europee, e che oggi noi votiamo a favore, seppur ci sono degli aspetti critici, che ha ben sottolineato la mia collega Di Girolamo al Senato, ma si vedrà sempre il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle in tal senso. Ma ogni volta che questa linea politica prenderà indirizzi completamente diversi, il MoVimento 5 Stelle si vedrà sempre coerentemente contrario
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sala. Ne ha facoltà.
FABRIZIO SALA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Sottosegretario, onorevoli colleghi, ci apprestiamo a ratificare accordi internazionali - peraltro in secondo passaggio, quindi questa norma è già passata dal Senato, con una modifica approvata dal Senato, una modifica che ci vede sicuramente favorevoli - e nella dichiarazione di voto si usa commentare gli articoli, perché potrebbe apparire una mera approvazione tecnica quella oggi della Camera, ma l'occasione mi è ghiotta, come si suol dire, per andare, invece, sulla sostanza. Mi aiuterò con un aneddoto, che mi è capitato personalmente, visto che la mia professione è stata quella di consulente finanziario; professione lasciata qualche anno fa, per una legge approvata da questo Parlamento sul conflitto di interessi.
Essendo vicepresidente della regione all'epoca, non potevo esercitare la professione per potenziale conflitto di interessi. Presidente, mi è capitato di andare una sera da un cliente, perché io mi occupavo di collocare strumenti finanziari, e questo cliente, tra i vari strumenti che poteva avere, mi chiese le BIRS. Io gli domandai: ma perché vuoi le obbligazioni BIRS? Perché guarda, ne abbiamo tante altre, possiamo valutare il rischio, valutare il rendimento in base alle tue necessità.
Lui disse: no, io voglio le BIRS perché mi hanno detto che, se io compro le BIRS, quei soldi lì vanno ad aiutare lo sviluppo economico in alcune regioni del mondo che hanno bisogno. Siccome io ritengo che posso rinunciare ad uno 0,5 per cento del futuro dei miei figli, perché è il mio risparmio, il mio sudore e lo sto mettendo via per i miei figli, io rinuncio a uno 0,5 per cento per fare un'opera di bene, per costruire la pace, perché secondo me - mi disse questo mio cliente - comprare obbligazioni di chi investe in Paesi in via di sviluppo significa costruire la pace.
Quindi, io penso che l'approvazione di oggi abbia un significato politico estremamente importante. Certo, non finisce qui il lavoro delle istituzioni, perché sappiamo bene come in queste banche e fondi internazionali sia necessaria la vigilanza, sia necessaria maggiore trasparenza, ma è vero che la ratifica di oggi permette di creare più sicurezza, permette di creare maggiori fondi, permette di creare allargamento ai finanziamenti ad alcuni Paesi africani che necessitano di investimenti per lo sviluppo economico, sociale, che crea sicurezza, stabilità ed evita guerre, conflitti e tensione sociale.
Ne è un esempio - lo voglio citare - quello del Ruanda, che negli anni 1994-1996 è stato, sì, oggetto di un reale genocidio, ma dopo un investimento importante è iniziata, per un Paese ancora tra i più poveri nel mondo, una stabilità che ha evitato di vedere cadaveri e cadaveri nelle strade per le tensioni sociali. Incredibile! Beh, non poteva venire che da Forza Italia l'affermazione che le banche, a volte, possono essere strumenti di pace e anche la battuta che, attenzione, a volte, in questo caso, se dovessimo tassarle, o i risparmiatori guadagnerebbero di meno o di soldi ne arriverebbero di meno nelle regioni che hanno bisogno.
Le banche e gli strumenti finanziari sono dei meri strumenti, che, se usati bene, servono a costruire sviluppo economico, e quindi la pace Quindi, noi oggi convintamente, come Forza Italia, votiamo a favore, perché pensiamo che questo sia il vero strumento di pace. Bene andare a volte ad acclamare la pace nelle strade, ancor meglio fare il nostro dovere approvando questa risoluzione
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Centemero. Ne ha facoltà.
GIULIO CENTEMERO(LEGA). Grazie, signor Presidente. Il provvedimento che esaminiamo oggi, già approvato al Senato, reca l'autorizzazione alla ratifica di una serie di emendamenti agli accordi istitutivi di organismi finanziari internazionali dei quali l'Italia è membro. Lo spirito di questo provvedimento è fare funzionare tutti questi istituti multilaterali di sviluppo, banche multilaterali e anche fondi multilaterali, perché si tratta, in particolare, della BIRS, della BERS, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, che nacque per portare sull'economia di mercato l'Est Europa, che era ex comunista, e della Banca africana di sviluppo, che si inserisce anche molto bene nel Piano Mattei, varato da questo Governo, del Fondo africano di sviluppo, come sopra, del Fondo monetario internazionale e della Banca interamericana di sviluppo.
Questo sembra un disegno di legge molto tecnico, ma dobbiamo fare anche qualche riflessione politica e strategica sul modo in cui l'Italia sceglie di stare dentro il sistema della cooperazione economica multilaterale, in un momento in cui tensioni geopolitiche, conflitti regionali, dinamiche economiche globali impongono di ridefinire il ruolo degli Stati all'interno di queste istituzioni. Come è stato illustrato dal collega Formentini, seduto alla mia destra, relatore del provvedimento nella III Commissione, le modifiche proposte sono volte ad aggiornare gli strumenti operativi e i meccanismi di delle istituzioni finanziarie internazionali.
Nel caso della Banca mondiale, della BERS, si prevede l'eliminazione dei limiti massimi di esposizione nei confronti dei singoli Paesi, per consentire interventi più rapidi e mirati in contesti di crisi. La BERS inoltre, viene aperta alla partecipazione di nuovi Stati membri, come l'Iraq e l'Africa subsahariana, segnando un ampliamento della sua sfera geografica di azione, anche alla luce delle nuove influenze geopolitiche, che hanno visto, per esempio, la creazione del Corridoio Atlantico, in modo che Paesi come Mali e Ciad escano da determinate influenze, tra cui quella del Daesh e non solo.
Il Fondo africano di sviluppo introduce una modalità per la ricostruzione delle risorse, con l'obiettivo di garantire maggiore continuità ai finanziamenti concessi ai Paesi a più basso reddito, mentre gli emendamenti relativi al FMI aggiornano le quote e i diritti dei voti dei membri al fine di rispecchiare in modo più realistico i Paesi e i pesi economici degli azionisti, dei contribuenti.
Quindi, per ricapitolare: sostanzialmente questo non è semplicemente un provvedimento tecnico, ma un provvedimento politico che si inserisce non solo nella pragmaticità, nella praticità, nel pragmatismo del gruppo Lega, del movimento Lega - tra l'altro, non a caso è stato scelto un contabile, un commercialista come me a fare questa dichiarazione di voto - ma ha anche un significato politico. Cioè: vogliamo fare cooperazione, vogliamo farla meglio, vogliamo fare sviluppo, vogliamo farlo meglio. Vogliamo ridefinire al meglio i ruoli di queste istituzioni multilaterali. Perché? Perché, ad esempio, la cosiddetta EBRD, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, nacque per la transizione da economie socialiste a economie di mercato. Qual è il nuovo posizionamento di questa banca? Nella ? Nel Fondo monetario internazionale? Come Italia contribuiamo, ma ancora non pesiamo abbastanza e lo vediamo, per esempio, nei di queste istituzioni che vengono spesso assegnati ad aziende, imprese, istituzioni cinesi, turche o altro. Quindi, per ricapitolare: questo provvedimento migliora la situazione e, quindi, come gruppo voteremo a favore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Quartapelle Procopio. Ne ha facoltà.
LIA QUARTAPELLE PROCOPIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Dall'opposizione, come Partito Democratico voteremo a favore di questo provvedimento, nonostante su tante cose siamo contrari rispetto a quanto fa il Governo. Ho ascoltato gli interventi dei colleghi, del collega Centemero, del collega di Forza Italia, ascolteremo poi il collega di Fratelli d'Italia. Ho ascoltato una retorica un po' vanagloriosa francamente. Questo è un provvedimento che arriva in Aula, a pochi giorni dalla fine dell'anno, ed è un provvedimento fondamentale, come diceva la collega Onori, per dotare il nostro Paese degli strumenti necessari per partecipare ai fondi multilaterali, quindi, per fare azioni di politica estera a partire dal Piano Mattei. Ecco, io consiglierei ai colleghi della Lega, di Forza Italia, un po' meno vanagloria e un po' più di concretezza. Questo è un provvedimento importante per la politica estera. Perché in un'epoca in cui la cooperazione, la solidarietà globale, il lavorare insieme alle altre Nazioni non va più di moda, l'Italia ratifica, invece, che stiamo ancora dentro gli organismi multilaterali, che diamo più forza alla nostra partecipazione agli organismi multilaterali. Ma, come spesso accade con questo Governo, questa ratifica viene approvata in ritardo con argomenti superficiali francamente, che sono quelli che ho ascoltato, e senza l'attenzione dovuta.
Ora la Sottosegretaria mi perdonerà, non è la sua materia, ma il Governo che promuove il Piano Mattei dovrebbe argomentare il “no” all'ordine del giorno Soumahoro che è un ordine del giorno che dice che i fondi della Banca africana di sviluppo devono essere utilizzati per le finalità previste dal Piano Mattei. Allora, capisco che quest'Aula ormai si sia abituata ad ascoltare distrattamente la maggioranza quando si loda e si imbroda, però, davvero, votiamo un provvedimento che arriva alla fine dell'anno quando vengono erogati fondi a partire dal 2025 e votiamo un provvedimento che è un pezzo di una politica importante, secondo voi, per la politica estera del nostro Paese che è il Piano Mattei, dicendo di “no” a ordini del giorno delle opposizioni che, invece, vorrebbero dare una mano al Piano Mattei. Noi votiamo a favore del provvedimento. Però, davvero chiederei, anche in questo caso, meno trascuratezza, un po' più di attenzione al dialogo parlamentare, un po' meno vanagloria quando si tratta di fare cose che sono giuste, ma che si potrebbero fare insieme, si potrebbero migliorare insieme, si potrebbero fare prima e potrebbero aiutare di più le iniziative del nostro Paese in politica estera, in cui tutti quanti crediamo e che alcune volte, magari, poi smentiscono anche i proclami di questa maggioranza che va a braccetto con Donald Trump che è il primo a voler disfare gli organismi multilaterali che noi giustamente con questo provvedimento, invece, andiamo a rafforzare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Giorgianni. Ne ha facoltà.
CARMEN LETIZIA GIORGIANNI(FDI). Gentile Presidente, come riconosciuto dalla totalità dei colleghi che mi hanno preceduta, questo disegno di legge rappresenta un passaggio fondamentale nella strategia complessiva del nostro Paese. Non stiamo approvando solo un atto contabile, stiamo definendo la postura internazionale dell'Italia, del nostro Paese, per i prossimi anni.
Questo provvedimento risponde a una scelta ben precisa: l'Italia deve continuare ad essere un attore centrale nei processi globali, rafforzando così la propria rete di relazioni economiche e politiche e riaffermando, in ogni sede internazionale, la dignità e la credibilità della nostra Nazione. Oggi questo è ancora più necessario perché viviamo in un contesto segnato da profondi conflitti, da instabilità e da trasformazioni economiche troppo veloci, rapide. Quindi, in un mondo che cambia così velocemente non possiamo essere semplicemente spettatori, ma abbiamo il dovere di essere protagonisti, al centro della scena.
L'Italia è una grande Nazione con una tradizione diplomatica riconosciuta e apprezzata; siamo i fondatori dell'Unione europea, siamo membri del G7, protagonisti dei principali consessi multilaterali. Questo non deve, però, essere solo un titolo storico, ma una grande responsabilità, una responsabilità attuale. Se vogliamo contare ancora nelle decisioni che modellano il futuro globale, dobbiamo rafforzare gli strumenti attraverso i quali partecipiamo a questi processi. Senza un quadro chiaro, aggiornato e coerente, la presenza italiana negli organismi multilaterali rischierebbe di essere frammentata, dispersiva e, quindi, ovviamente meno efficace.
Una prospettiva debole significa una cosa molto semplice: altri decidono anche su cose che riguardano noi. Questo provvedimento, invece, ha un obiettivo molto chiaro: coordinare e valorizzare la presenza dell'Italia nelle istituzioni finanziarie internazionali e nei Fondi multilaterali di sviluppo. Lo hanno praticamente detto tutti in quest'Aula oggi. Riorganizziamo e rendiamo coerenti le nostre modalità di partecipazione a istituzioni come la Banca europea degli investimenti, la Banca Mondiale, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, la Banca asiatica di sviluppo. Voglio dire: stiamo parlando di organismi che finanziano infrastrutture, ospedali, scuole, reti idriche, ricostruzioni postbelliche e sostegno alle imprese locali. Ogni volta che l'Italia partecipa o cofinanzia progetti attraverso queste istituzioni non solo sostiene la crescita dei Paesi , ma favorisce l'accesso alle imprese italiane a nuovi mercati.
Questo è il punto centrale: la cooperazione internazionale non è beneficenza, è sviluppo condiviso, è apertura di opportunità produttive, è stabilita geopolitica. Il provvedimento chiarisce anche il contributo italiano ai fondi dedicati a progetti con alto valore sociale e ambientale, tra cui il Fondo globale per l'ambiente e il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo. Sono strumenti che intervengono dove si decide la qualità futura della vita, si combatte la povertà, si rafforzano le produzioni alimentari locali, si tutelano ecosistemi fragili e si ricostruiscono comunità dopo guerre e catastrofi e lo facciamo introducendo meccanismi di valutazione - questo è importante -, di impatto e di trasparenza. Perché ogni euro investito deve produrre risultati misurabili; deve essere appunto verificabile e non disperdersi in inefficienze.
Quindi, responsabilità, serietà e concretezza. Questo provvedimento si inserisce perfettamente nella strategia del Governo guidato dal Presidente Meloni che unisce diplomazia economica, cooperazione internazionale e tutela dell'interesse nazionale. È la logica del Piano Mattei per l'Africa. Niente paternalismi, niente assistenzialismo, , sviluppo condiviso e opportunità reciproche e, quindi, stabilità. Come ha ricordato Papa Francesco, non si può vivere in un mondo malato e pensare di restare sani. Quindi, stabilità e sviluppo non sono concetti astratti: riguardano anche la nostra sicurezza nazionale.
Questo si vede anche sui mercati internazionali. I nostri tassi di interesse sono oggi più favorevoli rispetto a quelli della Francia. Questo non è un dettaglio: è credibilità che si costruisce e che si vede.
Per concludere, con questo provvedimento rafforziamo la presenza dell'Italia nei luoghi dove si decide, tuteliamo l'interesse nazionale, creiamo nuove opportunità per le imprese italiane, contribuiamo quindi alla stabilità del Mediterraneo e dell'Africa e riaffermiamo l'Italia come Nazione che guida e non segue.
Per tutte queste ragioni, a nome del gruppo Fratelli d'Italia, esprimiamo il nostro voto favorevole .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2604: S. 1388 - "Disposizioni per la partecipazione italiana a Banche e a Fondi multilaterali di sviluppo" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Cattoi, Maerna, Malavasi, Marrocco, Quartini, Bonetti, Zanella, Boschi, Semenzato, Gebhard ed altri n. 1-00497 concernente iniziative in materia di percorsi nutrizionali per i pazienti oncologici .
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
È iscritta a parlare la deputata Cattoi, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00497. Ne ha facoltà.
VANESSA CATTOI(LEGA). Grazie, Presidente. Governo, onorevoli colleghi, è per me un onore essere qui, questa sera, a presentare quello che è il lavoro che nasce da una stretta collaborazione tra tutti i colleghi parlamentari di tutti gli schieramenti che, per suo tramite, Presidente, voglio veramente ringraziare. Infatti, grazie all'intento di tutti i gruppi partitici, siamo riusciti a portare a termine quello che sembrava qualcosa di difficoltoso, ovvero portarlo in Aula in questo mese - il mese della prevenzione, un mese importante - nel quale è giusto che il Parlamento dia un messaggio di unità di intenti, e che soprattutto tenga sempre alta l'attenzione su un tema così importante come quello della prevenzione.
Perché parliamo soprattutto di percorsi nutrizionali per i pazienti oncologici? Perché riteniamo che sia sempre più importante e fondamentale occuparsi dell'alimentazione che impatta soprattutto, e non solo, sulla prevenzione, ma anche sull'efficacia della cura e del recupero dei malati oncologici.
Ecco, quindi, che attraverso questa mozione tutti noi parlamentari, che l'abbiamo sottoscritta convintamente, diamo voce ai pazienti. Perché dico questo? Perché questa mozione nasce dalle richieste avanzate dalle oltre 50 associazioni di pazienti che fanno parte dell'Intergruppo “Insieme per un impegno contro il cancro”. Tutti insieme, in collaborazione con loro e col scientifico che fa parte del progetto “La Salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, e con l'impegno di tutti noi parlamentari, crediamo che sia importante attenzionare e portare una luce sul tema dell'alimentazione.
Perché dico questo e perché nasce questa mozione? Innanzitutto, perché sono gli stessi dati dell'OMS che ci dicono come il 30-40 per cento dei tumori…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore…
VANESSA CATTOI(LEGA). …si possa prevenire attraverso scelte alimentari corrette, attraverso scelte consapevoli e attraverso degli stili di vita adeguati. Ecco, quindi, che la prevenzione è sempre più importante non solo sotto l'aspetto preventivo, ma anche sotto l'aspetto della cura, del recupero e della diagnosi. Infatti, noi abbiamo circa 35.000 decessi oncologici in Italia che sono attribuibili alla malnutrizione. La malnutrizione può essere sia una causa che una conseguenza: una causa scatenata dalla patologia oncologica o una conseguenza data dalle terapie e dalle cure alle quali vengono sottoposti i malati oncologici. In Italia la malnutrizione è un fattore che, di fatto, raddoppia il rischio di mortalità e peggiora la qualità della vita.
Ecco, quindi, perché abbiamo ritenuto importante e fondamentale impegnare il Governo soprattutto su 5 punti specifici che qua voglio riportare. Innanzitutto, il primo è quello di attivare degli specifici protocolli che prevedano una corretta valutazione, una valutazione dell'alimentazione, ma soprattutto un percorso parallelo. Quindi, accanto al percorso oncologico, andiamo ad affiancare anche quello che è il percorso nutrizionale.
Il secondo punto, sul quale ci vediamo uniti per impegnare il Governo, è il modello interdisciplinare, perché parliamo sempre di interdisciplinarità e, soprattutto, di collaborazione tra tutti gli specialisti. Pensiamo, ad esempio, alle . Abbiamo la possibilità di trovare attorno al paziente diverse figure e diversi specialisti che, di fatto, però in modo diverso, si prendono cura sotto vari aspetti delle esigenze e delle necessità del malato oncologico.
Quindi, noi crediamo che, all'interno dei PDTA, si possa affiancare la figura dello specialista nutrizionista, proprio al pari degli altri specialisti che di fatto affiancano il percorso oncologico multidisciplinare che solitamente accompagna il malato oncologico.
Il terzo è un altro punto molto importante: avviare una corretta campagna di sensibilizzazione sull'importanza e sugli effetti della corretta alimentazione, soprattutto sui malati oncologici. Riteniamo sempre più importante che il Governo si faccia portavoce di questo, ma che soprattutto inviti ad intervenire a cascata anche le amministrazioni locali che riteniamo siano una leva veramente importante e fondamentale assieme a quello che è l'esercito buono dei volontari del Terzo settore che qui voglio veramente ringraziare di cuore. Infatti, tante volte, non solo sotto l'aspetto informativo ma anche sotto l'aspetto assistenziale, riescono comunque a prendersi cura dei malati molto di più e molto meglio rispetto a quello che riusciamo ad offrire attraverso il sistema sanitario nazionale. Siamo convinti che anche questo debba essere migliorato.
Credo che, anche con lo sforzo del Governo e in particolar modo del Ministro Schillaci e di tutto il suo Ministero che ha sempre rivolto grande attenzione soprattutto ai temi delle patologie oncologiche, soprattutto su questo punto, si possa veramente fare molto di più, anche perché all'interno della stessa manovra di bilancio è stato dedicato un fondo proprio al tema della prevenzione.
Il quarto è un altro punto importante che vede attenzionata soprattutto quella che è l'esigenza vera di chi vive quotidianamente i servizi sanitari nazionali. I pazienti, quando si recano presso le strutture sanitarie, ci dicono che è vero che hanno un nutrizionista che magari li segue privatamente, oppure attraverso la disponibilità che viene data grazie ai servizi delle associazioni del Terzo settore, ma di fatto poi, quando si recano in reparto e sono soggetti a cure e a terapie oncologiche, non ritrovano questa attenzione alla corretta alimentazione all'interno delle mense delle nostre strutture sanitarie. Ecco, quindi, che noi inseriamo, all'interno della mozione, anche un punto specifico proprio per questo aspetto che è ritenuto veramente fondamentale e importante per i malati e soprattutto per i fruitori del Servizio sanitario nazionale.
Da ultimo, ma non per importanza, vi è il quinto punto che è quello che vuole adottare iniziative, anche di carattere normativo, ovviamente compatibilmente con i vincoli di bilancio, per cercare di rendere gratuiti, su prescrizione dello specialista in regime di Servizio sanitario nazionale, gli alimenti medici ai fini speciali.
Ecco, questo è un altro tema molto importante, che si affianca anche alla corretta alimentazione. Noi siamo consapevoli della valenza e della portata di quest'ultimo impegno, siamo anche disposti eventualmente a rivederlo, attraverso una riformulazione puntuale, perché siamo consapevoli anche dell'impegno economico, però riteniamo che una risposta vada data anche sotto questo aspetto. Perché è un aspetto sempre più importante e sempre più impattante.
Vorrei concludere, lasciando così spazio anche agli altri miei colleghi, ringraziando ancora una volta per la disponibilità, che ho ritrovato in tutti i partiti di tutti gli schieramenti, perché all'unanimità siamo riusciti a dare questo bel messaggio di unità, di unità di intenti. Non è la prima volta che lo facciamo attraverso l'Intergruppo, ma questo è possibile solo se c'è la disponibilità di tutti, perché si può essere portavoce di un'istanza ma poi si deve avere un'unità d'intenti.
Nel corso di questa legislatura non è il primo momento di unità d'intenti che diamo su un tema così importante come quello oncologico. Ringrazio veramente di cuore tutti i colleghi, ma vorrei soprattutto, a nome anche loro, ringraziare e ricordare ancora l'impegno di queste associazioni di pazienti che ci permettono di inserirci a livello legislativo sempre al meglio, cercando di prestare sempre maggiore attenzione a quelle che sono le richieste e le necessità di chi quotidianamente fruisce dei nostri servizi o dei nostri disservizi in termini di sistema sanitario nazionale. Siamo convinti che una leale e corretta condivisione d'intenti permetta di implementare al meglio soprattutto i servizi che sono rivolti proprio a loro, che sono i diretti interessati.
Concludo, ringraziando la disponibilità del Ministro, che non è la prima volta che accoglie le nostre richieste, che sono poi quelle delle associazioni dei pazienti, e che dedica una particolare attenzione al mondo dell'oncologia.
Ritengo che su tante battaglie ci si possa dividere, ma nel mese della prevenzione e della lotta contro il tumore al seno penso che questo messaggio di unità d'intenti sia ancora più efficace e particolarmente importante, soprattutto perché riusciamo a offrirlo ai pazienti, ai diretti interessati, in un mese in cui il faro e l'attenzione sulla prevenzione è veramente un faro di luce e di speranza per tutti coloro che quotidianamente lottano per la vita .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Porto il nostro supporto a questa mozione e devo dire che da quando siamo stati eletti non c'è stato un anno in cui, durante il mese di ottobre, non abbiamo portato in quest'Aula una mozione unitaria, condivisa, con degli obiettivi chiari, precisi, puntuali, in accordo con il Ministero e con il Sottosegretario, che ringrazio per la presenza, per dare anche un'idea di compattezza e di serietà, anche un esempio di buona politica.
Una politica che sa ascoltare, che sa costruire emozioni, una politica di impegni, anche insieme alle associazioni dei pazienti e, in questo caso, insieme all'Intergruppo che la collega Cattoi presiede, con la forza straordinaria di Anna Maria Mancuso, proprio per dedicare attenzione a tutti coloro che soffrono, a coloro che in realtà sopravvivono e a tutti coloro che affrontano e affronteranno questo percorso.
Il cancro rappresenta, ancora oggi, una delle sfide più complesse del nostro tempo. Interessa ancora circa il 6 per cento delle persone nel nostro Paese. Ogni anno ci sono diagnosi importanti che continuano ad aumentare rispetto all'anno precedente, ma il dato positivo è che grazie all'innovazione terapeutica e farmacologica il numero delle persone che sopravvivono a lungo nel tempo aumenta ogni anno, e questo è un dato sicuramente positivo. Non c'è dubbio, però, che rimane una delle cause più importanti, la seconda causa di morte nel nostro Paese, e deve avere tutta la nostra attenzione proprio perché la vita, la qualità della vita, il tempo della vita, rimangono beni preziosi. A queste persone che iniziano questi percorsi dolorosi e di sofferenza, che coinvolgono anche il nucleo familiare, occorre garantire la presenza delle istituzioni e quel diritto alla salute universale e gratuito che nel nostro Paese continua ad essere un faro della democrazia sul quale dobbiamo continuare ad essere tutti impegnati. Le conseguenze, dirette e indirette, che ancora oggi colpiscono queste persone, impattano non solamente sulla salute - lo dicevo prima - ma anche sulla loro vita, sulla qualità della vita di milioni di persone. Sono circa 3,7 milioni le persone che convivono con una diagnosi di tumore. Un dato importante rispetto al quale emerge sempre di più e con molta forza l'importanza della prevenzione.
Dico questo perché ottobre è stato un mese importante. Abbiamo fatto tantissime iniziative, abbiamo partecipato insieme a molti eventi proprio per sollecitare, informare, fare attività di sensibilizzazione, di informazione e di educazione anche per far comprendere, ai cittadini e alle cittadine, in base alle diverse tipologie di tumori e agli gratuiti che ci sono nel nostro Paese, quanto sia importante aderire alle campagne di , quanto la diagnosi precoce e la prevenzione rappresenti il principale investimento che il nostro Paese può fare, che fa, e anche la necessità che i cittadini si affidino con fiducia a queste campagne per renderle efficaci. E non c'è dubbio che la diagnosi, la prevenzione, i programmi di , la cura, la presa in carico precoce, la presa in carico con multidisciplinari - come la collega ha già ricordato - sono pilastri fondamentali che devono essere garantiti con equità, con equità di accesso, con parità e con universalità, se vogliamo garantire un approccio integrato, reale, umano ed efficace rispetto ai tanti tipi di tumore. E voglio dire con molta chiarezza che il fatto che in questa legge di bilancio siano ampliati gli, vengono messe risorse importanti che danno seguito anche alle mozioni che abbiamo fatto negli anni precedenti - quindi, un lavoro fatto insieme - penso sia un segnale importante di una politica che ha saputo vedere la salute come un bene prezioso per tutti noi, sulla quale trovare tante convergenze come quelle che oggi dimostriamo. Riuscire ad estendere lo mammografico dai 45 ai 49 anni e dai 70 ai 74, a livello nazionale, superando un po' le diversità, le disomogeneità che oggi ci sono nel Paese, penso sia un segnale importante.
Così come ampliare lo al colon retto dai 70 e i 74 anni e proseguire il programma di prevenzione del tumore polmonare proprio per continuare ad ampliare anche l'attività di , con la consapevolezza che l'investimento che possiamo fare, come quota parte del Fondo sanitario nazionale, sulla prevenzione, aumentando questo investimento dal 5 al 7 per cento, significa avere un'attenzione, investire veramente sulla salute delle persone, sulla prevenzione, facendo in modo che la diagnosi precoce possa diventare un fattore chiave determinante, non solo perché aumenta le possibilità di sopravvivenza, ma perché permette anche di ridurre i costi legati alla gestione dei casi più avanzati ma, soprattutto, di salvare la vita delle persone. Investire in prevenzione vuol dire alleggerire il carico anche sul sistema sanitario nazionale, significa ridurre le liste di attesa, avere diagnosi più appropriate, quindi anche prese in carico più adeguate, migliorare l'efficienza complessiva del sistema ma, prima di tutto, lo dicevo, salvare la vita delle persone, allungare il tempo di vita e la qualità del tempo di vita.
I dati fanno vedere, soprattutto sullo mammografico, l'esigenza di avere un'attenzione sempre più ampia perché purtroppo questa tipologia di tumore oncologico emerge sempre precocemente, sempre più precocemente; conseguentemente, credo sia importante anche sottolineare la necessità di educare e di formare anche le giovani generazioni, anche per imparare a volersi bene, a investire su se stesse, ad avere una corretto stile di vita, ad investire sulla prevenzione primaria ma anche sulla prevenzione secondaria.
Il fatto che il Ministero abbia annunciato l'intenzione di inserire questa estensione, come si vede nella legge di bilancio che andremo a votare entro la fine dell'anno, nel nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2032, penso sia il modo migliore per superare le disuguaglianze nazionali che oggi ci sono e che rendono diritti disuguali in base alle regioni di residenza, dando quindi una differente opportunità di prevenire e di arrivare ad una diagnosi precoce in modo differente in base alla residenza, alla regione in cui si risiede. Credo sia molto importante continuare a fare attività di sensibilizzazione in modo mirato.
Ci siamo interrogati molte volte su come fare a rendere più efficaci e più efficienti anche le campagne di , se dobbiamo migliorare le modalità di chiamata, di chiamata diretta, se dobbiamo ragionare di prossimità, di cambiare anche i luoghi dove provare ad avvicinarci maggiormente per coinvolgere le popolazioni, a rassicurare le donne - in questo caso - o gli uomini che il sistema sanitario è in grado di fare campagne affidabili ed efficaci, proprio perché anche il costo per lo Stato per organizzare campagne di è rilevante e richiede, ovviamente, anche una conoscenza, una consapevolezza e una responsabilità del cittadino, che deve essere protagonista, insieme alle istituzioni, alla parte sanitaria e medico-sanitaria, della tenuta, della sostenibilità e della tutela del sistema sanitario nazionale quale bene fondamentale e democratico per il nostro territorio.
È vero: forse i costi iniziali in prevenzione possono essere e sembrare anche elevati, ma sappiamo bene come sia davvero il migliore investimento che, spalmato nel tempo, comporta un abbattimento in realtà dei costi, ma soprattutto salvaguarda la vita delle persone, visto che la vita è la cosa più preziosa che ognuno di noi ha nella sua esistenza. Purtroppo, oggi faccio questo riferimento alla necessità di continuare a promuovere campagne di sensibilizzazione, perché abbiamo, in particolare sul tumore alla mammella e sugli mammografici, un'adesione, con gli ultimi dati del 2023, pari al 52,7 per cento, che è un dato comunque modesto rispetto a una torta completa del 100 per cento, con differenza tra Nord e Sud molto rilevante che richiede sicuramente ancora un impegno se vogliamo migliorare l'approccio e la tenuta del nostro sistema sanitario nazionale.
In questo la comunicazione svolge un ruolo importante, così come la nutrizione. È vero, la nutrizione gioca un ruolo cruciale nel migliorare gli esiti terapeutici e crediamo che dedicare una mozione a questo tema possa essere fondamentale. È un aspetto forse più nuovo, che richiede però un'attenzione giusta nei percorsi oncologici. Significa dare dignità e mettere il paziente al centro di un percorso multidisciplinare che deve vedere anche il nutrizionista e il dietologo, insieme all'oncologo e agli altri professionisti, per avere dei PDTA e dei successi terapeutici che possano essere non marginali, ma parte integrante della battaglia contro il cancro .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Vietri. Ne ha facoltà.
IMMA VIETRI(FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario Gemmato, colleghi, interveniamo oggi per illustrare una mozione che nasce da una consapevolezza profonda: la nutrizione non è un aspetto accessorio della cura oncologica, ma ne costituisce parte integrante, determinante e salvavita. La malnutrizione, sia per difetto che per eccesso, colpisce fino alla metà dei pazienti oncologici già al momento della diagnosi. È un fenomeno che incide direttamente sull'efficienza delle terapie, sulla qualità della vita e persino sulla sopravvivenza. Secondo i dati europei, oltre 33 milioni di cittadini vivono in condizioni di malnutrizione cronica e una quota significativa di essi è rappresentata da pazienti oncologici.
Dietro queste cifre ci sono volti, storie e famiglie, persone che ogni giorno affrontano una sfida difficile e che chiedono al sistema sanitario non solo cure mediche efficaci, ma anche un accompagnamento umano e integrato. La nutrizione clinica, in questo senso, non è un dettaglio, ma è un elemento fondamentale del percorso terapeutico. Con questa mozione, frutto di un lavoro trasversale e condiviso tra tutti i gruppi parlamentari, intendiamo affermare un principio di civiltà sanitaria: la presa in carico del paziente oncologico deve essere globale, continua, personalizzata e multidisciplinare. Si tratta di un tema su cui la comunità scientifica è concorde e che anche l'intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro” ha più volte posto all'attenzione delle istituzioni. La riabilitazione oncologica non può prescindere da una corretta valutazione dello stato nutrizionale, che va garantita fin dal momento della diagnosi e seguita durante tutto il percorso terapeutico e riabilitativo.
Sappiamo che un paziente malnutrito risponde peggio alle terapie, è più esposto a complicanze chirurgiche e farmacologiche, ha tempi di recuperi più lunghi e, in generale, una prognosi meno favorevole. Al contrario, un paziente sostenuto da un adeguato percorso nutrizionale reagisce meglio, tollera di più i trattamenti e recupera più rapidamente. Da qui l'importanza di questa mozione, che propone: di integrare la nutrizione clinica nei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali; rendere obbligatoria la valutazione nutrizionale precoce e continuativa; attivare protocolli nazionali e modelli interdisciplinari che coinvolgono medici nutrizionisti, dentisti, psicologi, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta; promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione, anche in chiave preventiva, sugli stili di vita e sull'alimentazione corretta, durante e dopo le terapie; garantire la gratuità degli alimenti medici a fini speciali per i pazienti oncologici su prescrizione dello specialista in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Sono obiettivi concreti, che puntano non solo a migliorare gli esiti clinici, ma anche a ridurre le disuguaglianze e aumentare l'efficienza del Servizio sanitario nazionale.
Già nel 2017 la Conferenza Stato-Regioni aveva approvato le linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici. Quella base normativa e scientifica oggi trova in questa mozione una prosecuzione coerente e un rafforzamento operativo. La sfida è portare a piena attuazione quelle linee guida, rendendole parte integrante e obbligatoria dei percorsi regionali e territoriali, con particolare attenzione alla continuità ospedale-domicilio. Non possiamo dimenticare, inoltre, i pazienti che, a seguito di interventi chirurgici demolitivi, vivono condizioni metaboliche e nutrizionali estremamente delicate. Queste persone necessitano di monitoraggi costanti, di un approccio multidisciplinare e di un supporto nutrizionale duraturo, per prevenire carenze e complicanze a lungo termine. Anche questo è un segno di civiltà medica e di rispetto per la dignità delle persone.
Fratelli d'Italia, nel condividere pienamente lo spirito e gli obiettivi di questa mozione, vuole sottolineare il valore di un approccio sanitario fondato su tre principi: scientificità, equità e umanità. Scientificità perché la medicina moderna ci impone di guardare all'evidenza e di integrare i saperi; equità perché oggi ogni cittadino deve poter accedere agli stessi strumenti di cura, indipendentemente dalla regione in cui vive; umanità perché la salute non è solo l'assenza di malattia, ma anche la capacità di accompagnare il paziente nel suo percorso di vita. Il Governo, il Ministro Schillaci e il Sottosegretario Gemmato stanno già lavorando con impegno per rafforzare le reti oncologiche, le strutture di prossimità e la presa in carico territoriale.
Con questa mozione il Parlamento nel suo insieme dà un segnale importante di unità, responsabilità e concretezza. È un segnale che il Paese attende perché, quando la politica sa riconoscere l'importanza di un tema che riguarda la vita e la dignità delle persone, sa ritrovare la propria funzione più alta. Colleghi, oggi non votiamo una mozione di parte, ma un impegno comune verso un modello di sanità più moderno, giusto e umano, un modello che mette le persone al centro, che considera la nutrizione parte della cura, che restituisce alla parola “assistenza” il suo significato più autentico: essere accanto a chi soffre. Fratelli d'Italia sostiene con convinzione questo testo, nella consapevolezza che dare valore alla nutrizione significa dare valore alla vita e che la cura oncologica, per essere davvero efficace, deve saper prendersi cura dell'intera persona .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Di Lauro. Ne ha facoltà.
CARMEN DI LAURO(M5S). Grazie, Presidente. Oggi discutiamo una mozione che affronta un tema ancora troppo sottovalutato: parliamo della nutrizione come parte integrante delle cure oncologiche.
Non parliamo di un aspetto accessorio, ma di un elemento capace di incidere in modo diretto sulla sopravvivenza, sulla qualità della vita e sull'efficacia stessa delle terapie. Le neoplasie sono la seconda causa di morte nel mondo e i dati ci dicono che, entro il 2030, i casi raddoppieranno.
In questo scenario, l'alimentazione non può essere trattata come una variabile secondaria, deve diventare parte strutturale del percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale. La malnutrizione, sia per difetto che per eccesso, colpisce tra il 30 e il 50 per cento dei pazienti oncologici già alla diagnosi. Parliamo di persone che, oltre a dover affrontare una malattia molto complessa, spesso si trovano indebolite, con un corpo che non riesce più a sostenere i trattamenti e una mente provata da stanchezza e perdita di peso. In alcuni casi, fino al 30 per cento dei pazienti muore non a causa del tumore in sé, ma per le conseguenze della malnutrizione.
È, dunque, indispensabile - ed è questo il cuore di questa mozione - attivare protocolli nutrizionali precoci e continuativi dal momento della diagnosi fino al , garantendo che ogni paziente oncologico abbia un percorso nutrizionale parallelo, personalizzato e costruito insieme a medici nutrizionisti, dietisti, psicologi e medici di base.
Non possiamo dimenticare poi quei pazienti che, dopo interventi chirurgici importanti, come una gastrectomia, vivono una condizione permanente di fragilità metabolica: per loro la nutrizione è una terapia salvavita, che deve essere garantita gratuitamente e in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, così come previsto dalla mozione.
Chiediamo, dunque, che gli alimenti medici ai fini speciali siano resi gratuiti su prescrizione specialistica e che sia assicurata una presa in carico nutrizionale continua, anche a domicilio, attraverso reti territoriali e strumenti digitali di monitoraggio.
Non possiamo più considerare la nutrizione un consiglio, ma una terapia di supporto che previene complicanze, riduce i costi sanitari e soprattutto restituisce dignità e qualità di vita a chi combatte il cancro.
C'è anche un altro aspetto fondamentale che ora voglio sottolineare ed è quello della prevenzione: se è vero che la nutrizione clinica aiuta chi è già ammalato, è altrettanto vero che una corretta alimentazione può ridurre il rischio di ammalarsi. Molti tumori trovano terreno fertile in abitudini scorrette, nella sedentarietà, nell'abuso di zuccheri semplici, nell'eccesso di cibi industriali ultra processati e bevande zuccherate. Non possiamo più ignorare la relazione stretta tra alimentazione e infiammazione cronica, tra obesità e rischio oncologico. È arrivato il momento di agire non solo sugli ospedali, ma sulla cultura alimentare del Paese a partire dalle scuole. Serve un grande piano nazionale di prevenzione che elimini dai distributori scolastici bevande zuccherate e , che limiti la pubblicità di cibi dannosi e che invece promuova alimenti naturali e ovviamente attività fisica, perché la prevenzione è una questione non solo di salute pubblica, ma anche di giustizia sociale. Le disuguaglianze alimentari generano disuguaglianze sanitarie: chi cresce in contesti dove il cibo sano costa di più o non è disponibile è più esposto a obesità, diabete e malattie croniche. Investire nella prevenzione significa ridurre le disuguaglianze, liberare risorse del Servizio sanitario nazionale e migliorare la vita delle persone.
Ma, al di là degli aspetti tecnici, questa mozione ha anche un valore culturale e politico molto profondo: ci ricorda che curare non significa solo somministrare farmaci, ma prendersi cura della persona nella sua interezza, significa accompagnarla, nutrirla, sostenerla anche quando il corpo sembra non rispondere più e significa, soprattutto, investire nella salute, prima che nella malattia.
Ogni euro speso in prevenzione ne risparmia almeno 3 in cure. Ogni ragazzo che oggi impara a scegliere un cibo sano è un potenziale paziente in meno domani. Ogni ospedale che integra la nutrizione nei percorsi oncologici riduce complicanze, degenze e costi.
Allora, Presidente, ricordando che una sanità moderna non si misura solo in terapie innovative, ma nella capacità di restituire alle persone la forza di vivere bene, dico che la forza di vivere bene passa anche da ciò che mangiamo, da come ci muoviamo, da quanto ascoltiamo il nostro corpo. Sostenere questa mozione oggi significa unire scienza, responsabilità pubblica e buonsenso, significa credere che la salute non nasce solo in ospedale, ma nella scuola, nella mensa, nella famiglia e nelle scelte quotidiane, significa riconoscere che la prevenzione non è un lusso, ma è il più grande investimento che possiamo fare per il futuro del nostro Paese .
PRESIDENTE. Non essendovi altri iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
Il Governo intende intervenire o si riserva di farlo successivamente? Si riserva.
Il seguito della discussione è dunque rinviato alla seduta di domani.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2393: Misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è in distribuzione e sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta odierna
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, l'onorevole Paolo Emilio Russo.
PAOLO EMILIO RUSSO, . Buonasera, Presidente, grazie per la parola. Chiedo l'autorizzazione della Presidenza a depositare la relazione.
PRESIDENTE. Certo, è sicuramente autorizzato.
Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, che si riserva.
È iscritto a parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Signor Presidente, il provvedimento su cui dobbiamo discutere contiene anche il tema della semplificazione. Da questo punto di vista - lo dico con una battuta e con rispetto sia nei suoi confronti che nei confronti della Ministra -, con la frequentazione di queste Aule ormai da un po' di tempo, tutte le volte che sento la parola semplificazione mi viene un brivido lungo la schiena, perché tendenzialmente non ci siamo mai riusciti e, spesso e volentieri, alla fine dell'approvazione dei provvedimenti che hanno nel titolo la semplificazione, portiamo dietro ulteriori complicazioni. Può sembrare una battuta, ma credo che, in realtà, nasconda un elemento di verità. Detto in altri termini: come si fa a essere contro la semplificazione? Rende tutto più semplice per le imprese e per i cittadini. Un aspetto è quello del principio generale su cui - lo ripeto - è difficile essere contrari a priori, ma, in realtà, le cose stanno diversamente. Come, peraltro, la Ministra sa, l'abbiamo messo in evidenza nel passaggio al Senato che - lo preannuncio già per domani - ci ha portato ad avere un atteggiamento ostativo, contrario a questo provvedimento.
La costruzione di questo disegno di legge si fonda su una legge annuale. Quello che intravediamo come elemento di rischio è che poi, alla fine, l'impostazione su leggi annuali si porti dietro un elemento che caratterizza i decreti-legge, cioè l': non sono mai puntuali, finisce che entra dentro di tutto e, in alcuni casi, anche il contrario di tutto. Al di là delle buone intenzioni, su cui non discuto - anche del Governo e della Ministra, a cui, su questo, come su altri provvedimenti, do atto di una coerenza rispetto a questa idea della semplificazione e della necessità della semplificazione -, purtroppo, anche qua l'esperienza ci dice che questo tipo di legiferazione si porta dietro le “manine” - per usare un'espressione del passato - ministeriali, che tendono a mettere dentro cose che con la semplificazione spesso non hanno nulla a che fare.
Ma arriviamo al cuore della nostra critica: il cuore della nostra critica, che riguarda questo provvedimento, ma, più in generale, anche altre scelte del Governo, è l'utilizzo dello strumento della legge delega. È evidente che lo strumento della legge delega può essere inquadrato, a sua volta, in una logica di delegificazione e di velocizzazione dei provvedimenti, e, in qualche modo, può essere interpretato a sua volta anche come una forma di semplificazione.
Però, se lo guardiamo da un altro punto di vista - e mi rivolgo ai colleghi che stanno ascoltando e a chi ci sta ascoltando fuori di qui -, si porta dietro un altro elemento di grande preoccupazione per quel che ci riguarda, cioè lo strumento della legge delega diventa, nei fatti, un'espropriazione del Parlamento. Se poi questo si accompagna, come accade in questo testo, a un'eccessiva genericità dei principi della delega, il tutto rischia di trasformarsi in una sostanziale delega in bianco all'Esecutivo. Questo è il punto che noi vogliamo sollevare, è il punto di maggiore criticità, perché il risultato finale è che il Parlamento si spoglia delle sue prerogative, le cede al Governo e alla fine - l'esperienza, anche qua, ci viene in aiuto - all'interno della legge delega a volte spuntano cose o ci sono interpretazioni molto ardite e assolutamente non condivisibili.
Il rischio, infatti, e lo abbiamo messo in evidenza nel passaggio al Senato, specificatamente su questo provvedimento, è che alla fine, attraverso lo strumento della legge delega e attraverso il mancato controllo del Parlamento - quando dico Parlamento non intendo solo le opposizioni, intendo ovviamente anche i colleghi di maggioranza per il ruolo di rappresentanza che ci è assegnato dalla nostra Costituzione -, vi sia una diminuzione delle tutele, una compressione dei diritti.
Quando si parla di temi delicati, per esempio il tema della disabilità, che viene inserito come possibile legge delega da questo provvedimento, è evidente che occorre il Parlamento, il passaggio parlamentare, il confronto in Commissione: non è una complicazione, è un pezzo dell'idea di un Parlamento capace di legiferare e su cui, rispetto a questi temi delicati, si possa e si debba trovare un'intesa; si possa attraverso il confronto, così come - lo abbiamo visto poc'anzi sulle questioni delicate, come i percorsi nutrizionali per i pazienti oncologici e, in generale, sui temi dell'oncologia - si riesce a trovare nella forma della mozione un'intesa unitaria.
Cioè, alla fine quello che noi intravediamo come elemento preoccupante è che, partendo dalla semplificazione, il risultato finale in realtà sia un forte accentramento, e quindi uno spostamento nei fatti dal potere legislativo, dal ruolo del Parlamento, verso quello del Governo. Lo dico in termini sistemici, la nostra è una critica sistemica. È già capitato, potrebbe capitare - dal nostro punto di vista lo auspicherei - che magari la legge delega su questo provvedimento, che finisce dopo il 2027, potremmo essere noi chiamati a scriverla, ma la mia questione riporta, invece, proprio all'elemento del rapporto tra Parlamento ed Esecutivo, e la legge delega, come ho già sottolineato, è uno strumento per cui, in questa legislatura in particolare, a nostro giudizio, c'è un eccesso di delegificazione e di spostamento verso l'Esecutivo del potere legislativo, che quindi porta a dare per noi un giudizio negativo.
Quindi, e chiudo su questo, non si può essere contrari di principio alla semplificazione, ma le modalità con cui viene costruito questo provvedimento, le scelte degli strumenti da utilizzare e, lo sottolineo, la genericità dei criteri per la delega sono elementi che non ci possono portare a dare un parere favorevole .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Michelotti. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MICHELOTTI(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per esprimere il pieno sostegno del nostro gruppo parlamentare a un disegno di legge che, in materia di semplificazione, non è il primo che viene presentato in quest'Aula, non è il primo che viene presentato da questo Governo, e che va nell'ottica di migliorare sensibilmente la qualità della nostra normazione. Si tratta di un provvedimento che rappresenta molto di più di un semplice intervento tecnico: è, di fatto, un intervento strutturale, che risponde a un'esigenza normativa indifferibile per il nostro Paese e che testimonia, ancora una volta, una visione di ampio respiro, di lungo respiro del nostro Governo.
Anche perché l'Italia soffre da decenni, lo sappiamo, di un problema endemico: l'eccesso di norme, l'ipertrofia normativa, che, di fatto, poi ha generato un contenzioso imponente, non soltanto a livello nazionale, ma anche a livello locale, con un costo reale per le imprese e per le famiglie. Perché quando c'è un eccesso di norme, quando c'è un groviglio di leggi e una stratificazione che rende addirittura impossibile andare a decifrare, andare a capire, poi, qual è la volontà vera del legislatore, si soffocano cittadini e imprese.
Il peso della burocrazia sul sistema Italia è stimato in circa 230 miliardi di euro all'anno: una zavorra insostenibile, che mortifica le potenzialità del nostro tessuto produttivo e, di fatto, rallenta la nostra crescita economica. È quindi un provvedimento doveroso quello di andare a semplificare e a migliorare la qualità della normazione, ed è un provvedimento, dicevo, che si inserisce in un percorso strutturale che il nostro Governo ha iniziato. Quindi non una norma , che serve in qualche modo come specchietto per le allodole, ma una strategia precisa di questo Governo, di questa maggioranza: quella di voler cercare di dare maggiore chiarezza a livello normativo, quella di voler avvicinare i palazzi, la legislazione, il Parlamento e il Governo ai cittadini.
Vogliamo che il nostro Paese diventi più attrattivo. Essere più attrattivi, essere migliori, anche essere più credibili, essere più stabili a livello internazionale sono obiettivi che questo Governo si è dato, e questo passa, anche e soprattutto, per una semplificazione e una trasparenza normativa che non abbiamo avuto in passato. Non è, quindi, un mero tecnicismo o un'esercitazione accademica, ma una leva di sviluppo importante, quella di avere norme chiare, di avere norme che possano essere intellegibili a tutti, evitando di creare grovigli, evitando di creare quelle stratificazioni che troppo male hanno fatto in passato.
Lo abbiamo sempre detto, io sono intervenuto anche qualche mese fa in un altro provvedimento, quel provvedimento che eliminava addirittura 30.000 norme del passato, proprio per cercare di fare chiarezza su alcune stratificazioni che si erano create. Noi abbiamo sempre detto, come Fratelli d'Italia, di volere snellire, sburocratizzare, semplificare la legislazione, perché abbiamo visto, anche nell'esperienza degli enti locali, delle amministrazioni locali, come il groviglio di norme porti alla congestione, porti all'oscurità normativa, porti anche al contenzioso, che, evidentemente e inevitabilmente, si crea proprio per questo motivo.
Tra le novità più significative introdotte da questo provvedimento, mi preme evidenziare quella sulla valutazione di impatto generazionale, che è prevista dall'articolo 4: è uno strumento rivoluzionario a nostro avviso, perché obbliga il Governo ad analizzare preventivamente gli effetti ambientali e sociali delle nuove norme sui giovani e sulle generazioni future.
Ed era una proposta - ci teniamo a dirlo - contenuta nel programma elettorale di Fratelli d'Italia. Ancora una volta confermiamo i nostri impegni di fronte ai cittadini, quelli che ci siamo assunti tre anni fa e che stiamo onorando puntualmente. Anche questo, che magari fa meno notizia di altri, ma che oggi grazie al centrodestra e al Governo Meloni diventa realtà, ossia assumere la responsabilità di proteggere chi verrà dopo di noi, inserendo la sostenibilità intergenerazionale al centro della produzione normativa. È sicuramente un metodo di costruire le norme diverso, nuovo, migliore, che presta grande attenzione a chi verrà dopo di noi.
Poi, grande spazio è dedicato alla modernizzazione attraverso il digitale.
L'articolo 9 conferisce una delega per le modalità digitali di produzione normativa, con regolamenti ministeriali che potranno essere adottati con modalità digitale. Il Governo non fa mancare il suo apporto anche da questo punto di vista, perché il digitale è il futuro, quindi noi andiamo di pari passo con quella che è la modernizzazione: non possiamo certo pensare di legiferare o di fare norme che non tengano conto di questo.
Queste disposizioni si inseriscono coerentemente nel Piano digitale del 2026 per l'attuazione del PNRR, quell'attuazione del PNRR rispetto alla quale l'Italia è al primo posto in Europa. Tre anni fa nessuno avrebbe scommesso, molti avrebbero detto che l'Italia - come qualcuno a sinistra diceva - non avrebbe rispettato gli impegni, non avrebbe saputo neanche intercettare i soldi del PNRR. Siamo i primi in Europa per progetti e fondi che arrivano con la puntualità con la quale noi riusciamo a intercettare e a investire le risorse nell'attuazione del PNRR. Cito alcuni esempi fra tanti: la migrazione dei dati in l'interoperabilità fra enti pubblici e tanti altri principi che rappresentano una strategia che vuole liberare il Paese dalla morsa burocratica.
Si tratta, in altre parole, di una svolta che possiamo ben definire epocale e che dimostra l'attenzione del Governo Meloni verso tutta una serie di soggetti, anche le persone più fragili, perché assicura tutela del rispetto della dignità e dell'autodeterminazione quando va, ad esempio, a semplificare gli oneri di rendicontazione per i familiari, con il riordino degli istituti dell'interdizione e dell'inabilitazione per il superamento dell'amministrazione di sostegno.
Insomma, c'è tutta una serie di norme che ci permette di dire che questo provvedimento, di cui oggi discutiamo, non è un provvedimento isolato: è una strategia più ampia che il Governo Meloni sta portando avanti con determinazione e coerenza.
Ho ricordato, qualche mese fa, l'abrogazione di oltre 30.000 norme pre-repubblicane che erano completamente obsolete e che abbiamo abrogato e cancellato. È un provvedimento che crea una cornice di sistema e che permetterà una modernizzazione effettiva, reale del sistema statale. È una visione organica e strutturale che, dobbiamo dirlo, è spesso, anzi, è sempre mancata agli altri Governi: nessuno ha avuto quella visione di lungo periodo che il Governo Meloni sta ponendo in essere, sta mettendo a terra, con riforme di mandato e di legislatura che noi stiamo facendo su tanti fronti e non poteva mancare questo.
Concludo, signor Presidente, ricordando che la semplificazione normativa è una scelta, come abbiamo già detto, di civiltà giuridica, ma anche di efficienza economica: liberare i cittadini e le imprese dal soffocamento burocratico significa aprire nuovi spazi di autonomia e libertà; significa rendere l'Italia più competitiva e attrattiva per gli investimenti; significa costruire un futuro migliore per i nostri figli e le future generazioni.
Noi siamo convinti che il futuro dell'Italia, a prescindere da chi governerà, da chi poi avrà l'onere e l'onore di guidare il Paese nei prossimi anni, passi anche da questo: passa soprattutto dalla semplificazione normativa, dallo stare al passo con i tempi. Noi dobbiamo pensare che oggi si va a una velocità enorme, non possiamo rimanere indietro.
Questo tipo di provvedimento, questo tipo di legge, la legge delega per cui affidiamo al Governo con grande fiducia la possibilità di normare questo tipo di situazioni, ci permette di essere al passo con i tempi.
Mi preme anche ringraziare il Ministro Alberti Casellati per l'impegno profuso e le Commissioni parlamentari per il lavoro svolto, perché arriviamo qui dopo un lavoro parlamentare e un lavoro di Commissioni parlamentari sicuramente importante, preciso e certosino, come è sempre stato.
Quindi, grazie Ministro e grazie Governo perché, ancora una volta, siamo in presenza di un provvedimento che non è uno elettorale, ma è un provvedimento che va nella direzione di migliorare l'Italia
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore: non intende replicare.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo. Prego, signora Ministra.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Intanto, mi permetto di ringraziare l'onorevole Michelotti per le sue osservazioni, che riguardano la semplificazione normativa, assai preziose.
Mi soffermo brevemente su alcuni punti che sono stati oggetto di critica. L'onorevole Fornaro afferma che lo strumento della legge delega sarebbe o costituirebbe una sorta di esproprio a danno del Parlamento: il Parlamento si spoglierebbe delle sue prerogative. Non è così: le leggi di delegazione legislativa assicurano la più ampia rappresentazione delle posizioni politiche presenti in Parlamento e offrono all'opposizione la possibilità - sempre - di fornire il proprio contributo anche nella definizione dei principi e dei criteri direttivi delle deleghe legislative, come è già accaduto con varie modifiche. Il Parlamento ha modo, poi, di intervenire anche successivamente, esprimendo sui singoli schemi legislativi i pareri delle Commissioni parlamentari, anche questa volta, con un contributo fondamentale che può portare tanto la maggioranza quanto l'opposizione.
Tutto questo è acclarato dalla riflessione scientifica. Mi limito, fra le tante, ad una citazione di Gustavo Zagrebelsky, che è presidente emerito della Corte costituzionale e che non è certamente sospettabile di nutrire simpatie per l'attuale maggioranza di Governo. Il giurista afferma che la delega legislativa offre, sotto il profilo della razionalità della formazione della volontà legislativa, una serie di “virtualità positive” che appaiono “totalmente assenti nel decreto-legge e non sempre rinvenibili nemmeno nella legislazione parlamentare”. Questa era soltanto una specificazione su questo punto che il collega ritiene di grande criticità.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato alla seduta di domani mattina.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Maccari. Ne ha facoltà.
CARLO MACCARI(FDI). Grazie, signor Presidente. Il 22 ottobre scorso è venuto a mancare Nerino Grassi, uno degli imprenditori italiani più significativi, fondatore di nel 1966 a Castiglione delle Stiviere, importante comune dell'Alto mantovano.
Partito sostanzialmente da zero - aveva un mulino a Medole - con capacità, tenacia e dedizione assoluta al lavoro e alla ricerca, insieme alla moglie Erminia, ha dato vita al polo più importante della calzetteria e dell'abbigliamento intimo mondiale, rafforzando il nel mondo.
Nel corso degli anni il gruppo si è ulteriormente espanso con l'acquisizione di marchi come Omsa, Sisi, Filodoro, Philippe Matignon ed altri, diventando punto di riferimento internazionale per novazione di produzione, ricerca e moda.
Il suo impegno non si è solo declinato nell'industria e nella produzione, per le quali migliaia di famiglie hanno trovato in una famiglia più grande ed affettuosa, ma è stato sempre costantemente attento all'evoluzione della società, al volontariato, alla vita amministrativa del suo comune e alla politica in genere.
Amava stare tra la gente e con la gente. L'impero economico che stava costruendo non ha mai inciso sulla sua semplicità nei rapporti umani.
Un caro abbraccio, quindi, alle figlie, Nadia e Monica, ai nipoti e a tutti quelli che in questi anni lo hanno conosciuto, frequentato e stimato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Di Lauro. Ne ha facoltà.
CARMEN DI LAURO(M5S). Grazie, Presidente. Questa sera voglio esprimere piena solidarietà al sindaco Michele Sepe, sindaco di San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli. Il sindaco si è visto recapitare nei propri uffici comunali un manifesto funebre con una scritta inquietante che recita: “Il sindaco muore, se non si dimette entro 5 giorni”. Un messaggio raccapricciante, un gesto da codardi, da vigliacchi. È un gesto violento. La violenza non è un'opinione: la violenza è la fine della democrazia. Lo è ancor di più, in questo caso, nel momento in cui si abbatte su un sindaco che è l'avamposto della democrazia e che è la persona che più di tutti è vicina al proprio popolo.
Allora, in attesa che la giustizia e le indagini facciano il loro corso, esprimo tutta la mia vicinanza al sindaco e alla comunità di San Giuseppe Vesuviano, certa che non si lascerà intimidire da questo o da questi codardi, vigliacchi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. La CAB Spa di Pozzuoli era un'azienda attiva da oltre 40 anni, impegnata nella produzione di macchinari per la spillatura e la distribuzione di bevande, con una consolidata presenza tanto sul mercato nazionale, quanto internazionale, e con bilanci in attivo. Circa un anno fa la storica CAB è stata incorporata dalla Celli Group, una società con oltre 800 dipendenti su scala nazionale. In occasione di questa fusione la nuova direzione aziendale aveva dichiarato alle organizzazioni sindacali - e leggo testuali parole - che la fusione non determinerà il cambiamento della sede di lavoro per i dipendenti della CAB Spa di Pozzuoli e non avrà impatto sui livelli occupazionali del gruppo. Ma se ora ne sto parlando qui è perché non è andata così.
La direzione della Celli Group ha comunicato invece ai lavoratori la volontà di trasferire la produzione a Rimini e chiudere lo stabilimento di Pozzuoli; lavoratori che quindi ora dovrebbero scegliere se finire per strada o, con le loro famiglie, essere trasferiti a 700 chilometri da casa; lavoratori che sono in quell'azienda da quando questa è nata; lavoratori che da un mese sono in sciopero a presidiare la fabbrica giorno e notte. Dormono lì perché temono che, qualora si allontanassero, quella fabbrica chiuderebbe e non ci metterebbero più piede. Attenzione però…
PRESIDENTE. Onorevole, mi dispiace, ma è terminato il tempo.
ANTONIO CASO(M5S). Presidente, però avevo iniziato dopo…
PRESIDENTE. Onorevole Caso, abbiamo dato anche quello …che le devo dire, non dipende da me certamente.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Voglio esprimere anche io, come eletto in Campania, solidarietà non solo al sindaco di San Giuseppe Vesuviano, ma anche a quello di Volla. Oggi sono due le minacce e le aggressioni nei confronti dei primi cittadini del territorio napoletano. Vorrei approfittare di questo breve intervento per sottolineare un elemento.
L'altro giorno è venuto a Napoli il Ministro Salvini, il Ministro delle Infrastrutture, e ci ha detto che spera che il Governo restituirà ai campani i soldi per la linea ferroviaria della metropolitana che deve collegare la stazione di Afragola a quella di Napoli di piazza Garibaldi. Il Ministro “spera” ma è stato il Ministro a togliere quei fondi che erano stati previsti all'epoca dal Governo Draghi. Quindi, non deve venire sul nostro territorio a sperare, ma a dare quei fondi. Quando si tratta di armi o del ponte sullo Stretto il Ministro Salvini i soldi li trova sempre e anzi ne trova sempre di più. Eppure, quando si tratta di dare delle risposte al territorio campano, quei soldi scompaiano, forse perché sono progetti già pronti che devono essere soltanto appaltati. Sono progetti già esecutivi e quindi non ci sono altre operazioni da fare. Ecco, chiediamo che il Ministro Salvini non speri, ma operi per il territorio campano.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
S. 1192 - Misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie (Approvato dal Senato). (C. 2393)
: PAOLO EMILIO RUSSO.
3.