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Mercoledì 29 Ottobre 2025 ore 09:30
AULA, Seduta 555 - Approvata mozione percorsi nutrizionali malati oncologici - Disegno di legge semplificazione normativa
Resoconto stenografico
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In Aula l'esame del disegno di legge: Misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie (Approvato dal Senato) (C. 2393).
Nella parte antimeridiana della seduta la Camera ha approvato la mozione Cattoi, Maerna, Malavasi, Marrocco, Quartini, Bonetti, Zanella, Boschi, Semenzato, Gebhard ed altri n. 1-00497 concernente iniziative in materia di percorsi nutrizionali per i pazienti oncologici (vedi allegato).
Alle ore 15 ha avuto luogo lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, trasmesse in diretta televisiva, sui seguenti argomenti:
Iniziative per una celere erogazione dei fondi previsti dal protocollo di intesa con la regione Piemonte per la realizzazione di opere di compensazione a favore della città di Susa e di altri comuni in relazione alla nuova linea ferroviaria Torino-Lione (Ruffino - AZ-PER-RE); Iniziative di competenza ai fini della selezione, attraverso gara pubblica, di un nuovo contraente generale per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, anche alla luce della disciplina europea in materia di appalti (Bonelli - AVS); Iniziative di competenza volte a sospendere, alla luce dei rilievi formulati dalla Corte dei conti, la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, destinando le risorse stanziate a opere infrastrutturali volte a migliorare la connessione della Sicilia e della Calabria e la mobilità interna di tali regioni (Babagallo - PD-IDP); Iniziative di competenza volte ad assicurare il diritto alla mobilità, con particolare riferimento ai servizi aerei da e per la Liguria (Pastorino - MISTO-+EUROPA); Elementi in ordine all'attuazione delle disposizioni in materia di continuità territoriale a favore della città di Brindisi, anche con riferimento all'indizione della relativa conferenza dei servizi (D’Attis - FI-PPE); Tempi di adozione del decreto interministeriale previsto dalla legge n. 193 del 2023 volto ad assicurare, alle persone che sono state affette da una patologia oncologica, eguaglianza di opportunità in ambito lavorativo, anche con riguardo alla riqualificazione dei percorsi di carriera e retributivi (Boschi - IV-C-RE); Chiarimenti in merito ai dati relativi a irregolarità e frodi concernenti l’assegno di inclusione e il supporto per la formazione e il lavoro (Carotenuto - M5S); Iniziative per proseguire nel rilancio occupazionale del Mezzogiorno, anche alla luce dei dati relativi alla spesa per le politiche attive, con particolare riferimento alla Campania (Bignami - FDI); Iniziative di competenza volte a salvaguardare i livelli occupazionali presso lo stabilimento Pierburg di Livorno (Nisini - LEGA); Elementi in merito alla terza edizione del Fondo nuove competenze e intendimenti in merito al rifinanziamento di tale fondo (Lupi - NM(N-C-U-I)M-CP);.
Per il Governo sono intervenuti il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, e la Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone.
Al termine il deputato Morassut ha ricordato la figura di Pier Paolo Pasolini nella ricorrenza del 50° anniversario della scomparsa. È seguito un breve dibattito cui ha preso parte un rappresentante per gruppo.
Nella parte antimeridiana della seduta la Camera ha approvato la mozione Cattoi, Maerna, Malavasi, Marrocco, Quartini, Bonetti, Zanella, Boschi, Semenzato, Gebhard ed altri n. 1-00497 concernente iniziative in materia di percorsi nutrizionali per i pazienti oncologici (vedi allegato).
Alle ore 15 ha avuto luogo lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, trasmesse in diretta televisiva, sui seguenti argomenti:
Iniziative per una celere erogazione dei fondi previsti dal protocollo di intesa con la regione Piemonte per la realizzazione di opere di compensazione a favore della città di Susa e di altri comuni in relazione alla nuova linea ferroviaria Torino-Lione (Ruffino - AZ-PER-RE); Iniziative di competenza ai fini della selezione, attraverso gara pubblica, di un nuovo contraente generale per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, anche alla luce della disciplina europea in materia di appalti (Bonelli - AVS); Iniziative di competenza volte a sospendere, alla luce dei rilievi formulati dalla Corte dei conti, la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, destinando le risorse stanziate a opere infrastrutturali volte a migliorare la connessione della Sicilia e della Calabria e la mobilità interna di tali regioni (Babagallo - PD-IDP); Iniziative di competenza volte ad assicurare il diritto alla mobilità, con particolare riferimento ai servizi aerei da e per la Liguria (Pastorino - MISTO-+EUROPA); Elementi in ordine all'attuazione delle disposizioni in materia di continuità territoriale a favore della città di Brindisi, anche con riferimento all'indizione della relativa conferenza dei servizi (D’Attis - FI-PPE); Tempi di adozione del decreto interministeriale previsto dalla legge n. 193 del 2023 volto ad assicurare, alle persone che sono state affette da una patologia oncologica, eguaglianza di opportunità in ambito lavorativo, anche con riguardo alla riqualificazione dei percorsi di carriera e retributivi (Boschi - IV-C-RE); Chiarimenti in merito ai dati relativi a irregolarità e frodi concernenti l’assegno di inclusione e il supporto per la formazione e il lavoro (Carotenuto - M5S); Iniziative per proseguire nel rilancio occupazionale del Mezzogiorno, anche alla luce dei dati relativi alla spesa per le politiche attive, con particolare riferimento alla Campania (Bignami - FDI); Iniziative di competenza volte a salvaguardare i livelli occupazionali presso lo stabilimento Pierburg di Livorno (Nisini - LEGA); Elementi in merito alla terza edizione del Fondo nuove competenze e intendimenti in merito al rifinanziamento di tale fondo (Lupi - NM(N-C-U-I)M-CP);.
Per il Governo sono intervenuti il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, e la Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone.
Al termine il deputato Morassut ha ricordato la figura di Pier Paolo Pasolini nella ricorrenza del 50° anniversario della scomparsa. È seguito un breve dibattito cui ha preso parte un rappresentante per gruppo.
XIX LEGISLATURA
555^ SEDUTA PUBBLICA
Mercoledì 29 ottobre 2025 - Ore 9,30
(ore 9,30 e ore 16,45)
1. Seguito della discussione della mozione Cattoi, Maerna, Malavasi, Marrocco, Quartini, Bonetti, Zanella, Boschi, Semenzato, Gebhard ed altri n. 1-00497 concernente iniziative in materia di percorsi nutrizionali per i pazienti oncologici (vedi allegato).
2. Seguito della discussione del disegno di legge:
S. 1192 - Misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie (Approvato dal Senato). (C. 2393)
Relatore: PAOLO EMILIO RUSSO.
(ore 15)
3. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (vedi allegato).
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Preavviso di Votazioni Elettroniche
- Sull'ordine dei lavori
- Seguito della discussione della mozione Cattoi, Maerna, Malavasi, Marrocco, Quartini, Bonetti, Zanella, Boschi, Semenzato, Gebhard ed altri n. 1-00497 concernente iniziative in materia di percorsi nutrizionali per i pazienti oncologici.
- Richiamo al Regolamento
- Vice Presidente ASCANI Anna
- Deputato FORNARO Federico (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato QUARTINI Andrea (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Sottosegretario di Stato per la Salute GEMMATO Marcello
- Deputata BONETTI Elena (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato FORNARO Federico (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata ZANELLA Luana (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata CATTOI Vanessa (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Sottosegretario di Stato per la Salute GEMMATO Marcello
- Seguito della discussione della mozione Cattoi, Maerna, Malavasi, Marrocco, Quartini, Bonetti, Zanella, Boschi, Semenzato, Gebhard ed altri n. 1-00497 concernente iniziative in materia di percorsi nutrizionali per i pazienti oncologici.
- Svolgimento
- Dichiarazioni di voto
- Vice Presidente ASCANI Anna
- Deputata GADDA Maria Chiara (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputata SEMENZATO Martina (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputata ZANELLA Luana (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata RUFFINO Daniela (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato QUARTINI Andrea (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata MARROCCO Patrizia (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputata CATTOI Vanessa (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputata MALAVASI Ilenia (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato MAERNA Novo Umberto (FRATELLI D'ITALIA)
- Votazione
- Dichiarazioni di voto
- Svolgimento
- Sull'ordine dei lavori
- Disegno di legge: S. 1192 - Misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie (Approvato dal Senato) (A.C. 2393) (Seguito della discussione ed approvazione)
- S. 1192 - Misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie (Approvato dal Senato).(C. 2393)
- Ripresa esame - A.C. 2393
- Esame degli articoli - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Votazione Articolo 1 - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Deputata BALDINO Vittoria (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato CASU Andrea (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato SANTILLO Agostino (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato IARIA Antonino (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata ALIFANO Enrica (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata CARMINA Ida (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato RUSSO Paolo Emilio (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato ZARATTI Filiberto (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Articolo 2 - A.C. 2393
- Votazione Articolo 3 - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Votazione Articolo 4 - A.C. 2393
- Votazione Articolo 5 - A.C. 2393
- Votazione Articolo 6 - A.C. 2393
- Votazione Articolo 7 - A.C. 2393
- Votazione Articolo 8 - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Votazione Articolo 9 - A.C. 2393
- Votazione Articolo 10 - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Votazione Articolo 11 - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Votazione Articolo 12 - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Votazione Articolo 13 - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Votazione Articolo 14 - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Votazione Articolo 15 - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Votazione Articolo 16 - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Votazione Articolo 18 - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- S. 1192 - Misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie (Approvato dal Senato).(C. 2393)
- Sull'ordine dei lavori
- La seduta, sospesa alle 13,53, è ripresa alle 15.
- Interrogazioni a risposta immediata (Svolgimento)
- Iniziative per una celere erogazione dei fondi previsti dal protocollo di intesa con la regione Piemonte per la realizzazione di opere di compensazione a favore della città di Susa e di altri comuni in relazione alla nuova linea ferroviaria Torino-Lione - n. 3-02276
- Iniziative di competenza ai fini della selezione, attraverso gara pubblica, di un nuovo contraente generale per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, anche alla luce della disciplina europea in materia di appalti - n. 3-02277
- Iniziative di competenza volte a sospendere, alla luce dei rilievi formulati dalla Corte dei conti, la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, destinando le risorse stanziate a opere infrastrutturali volte a migliorare la connessione della Sicilia e della Calabria e la mobilità interna di tali regioni - n. 3-02278
- Iniziative di competenza volte ad assicurare il diritto alla mobilità, con particolare riferimento ai servizi aerei da e per la Liguria - n. 3-02279
- Elementi in ordine all'attuazione delle disposizioni in materia di continuità territoriale a favore della città di Brindisi, anche con riferimento all'indizione della relativa conferenza dei servizi - n. 3-02280
- Tempi di adozione del decreto interministeriale previsto dalla legge n. 193 del 2023 volto ad assicurare, alle persone che sono state affette da una patologia oncologica, eguaglianza di opportunità in ambito lavorativo, anche con riguardo alla riqualificazione dei percorsi di carriera e retributivi - n. 3-02281
- Chiarimenti in merito ai dati relativi a irregolarità e frodi concernenti l'assegno di inclusione e il supporto per la formazione e il lavoro - n. 3-02282
- Iniziative per proseguire nel rilancio occupazionale del Mezzogiorno, anche alla luce dei dati relativi alla spesa per le politiche attive, con particolare riferimento alla Campania - n. 3-02283
- Iniziative di competenza volte a salvaguardare i livelli occupazionali presso lo stabilimento Pierburg di Livorno - n. 3-02284
- Elementi in merito alla terza edizione del Fondo nuove competenze e intendimenti in merito al rifinanziamento di tale fondo - n. 3-02285
- La seduta, sospesa alle 16, è ripresa alle 16,15.
- Missioni (Alla ripresa pomeridiana)
- Nel cinquantesimo anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini
- Vice Presidente COSTA Sergio
- Deputato MORASSUT Roberto (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato AMORESE Alessandro (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputata LOIZZO Simona (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato RUSSO Paolo Emilio (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato AMATO Gaetano (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata GRIPPO Valentina (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputata ZANELLA Luana (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato LUPI Maurizio (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputato GIACHETTI Roberto (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Sull'ordine dei lavori
- Vice Presidente COSTA Sergio
- Deputata SERRACCHIANI Debora (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato BENZONI Fabrizio (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputata D'ORSO Valentina (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato DORI Devis (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato GIACHETTI Roberto (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Si riprende la discussione del disegno di legge n. 2393
- S. 1192 - Misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie (Approvato dal Senato).(C. 2393)
- Ripresa esame - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Votazione Articolo 19 - A.C. 2393
- Esame emendamento - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Votazione Articolo 20 - A.C. 2393
- Votazione Emendamento - A.C. 2393
- Votazione Articolo 21 - A.C. 2393
- Votazione Articolo 22 - A.C. 2393
- Votazione Articolo 23 - A.C. 2393
- Esame degli ordini del giorno - A.C. 2393
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2393
- Esame degli ordini del giorno - A.C. 2393
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2393
- Esame degli ordini del giorno - A.C. 2393
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2393
- Esame degli ordini del giorno - A.C. 2393
- Votazione ordini del giorno - A.C. 2393
- Esame degli ordini del giorno - A.C. 2393
- Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2393
- Vice Presidente COSTA Sergio
- Deputata BOSCHI Maria Elena (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputato STEGER Dieter (MISTO)
- Deputato ROMANO Francesco Saverio (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputato ZARATTI Filiberto (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata BONETTI Elena (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputato COLUCCI Alfonso (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato RUSSO Paolo Emilio (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato IEZZI Igor (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputata BONAFE' Simona (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato MAIORANO Giovanni (FRATELLI D'ITALIA)
- Votazione finale ed approvazione - A.C. 2393
- S. 1192 - Misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie (Approvato dal Senato).(C. 2393)
- Sull'ordine dei lavori
- Comunicazioni del Presidente ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 1, del Regolamento e assegnazione di un disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica
- Calendario dei lavori dell'Assemblea per il mese di novembre 2025 e conseguente aggiornamento del programma. Organizzazione dei tempi di esame degli argomenti iscritti nel Calendario
- Sui lavori dell'Assemblea e organizzazione dei tempi di esame di una proposta di legge
- Interventi di fine seduta
- Vice Presidente COSTA Sergio
- Deputato CASU Andrea (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata PRESTIPINO Patrizia (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata RICCIARDI Marianna (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata DI LAURO Carmen (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato BENZONI Fabrizio (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Ordine del giorno della seduta di domani
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
RICCARDO ZUCCONI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori il deputato Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. In campo culturale abbiamo tante cose da offrire, ma dobbiamo mettere tutto a sistema, diventando un po' più moderni: sono parole pronunciate dal Ministro degli Affari esteri, l'onorevole Tajani, qualche giorno fa.
Noi volevamo chiedere all'onorevole Tajani quali sono questi sistemi un po' più moderni: quelli usati, secondo il quotidiano e riportati dalla stampa in Argentina, per raccomandare la signora Beatrice Venezi? Perché se sono questi i sistemi più moderni, in verità un po' fastidio ci dà, se noi dobbiamo usare il nostro corpo diplomatico per raccomandare amiche della Premier, checché ne dica qualche giornalaio nostrano che tenta di smentire questi fatti. Non c'è nessuna smentita ufficiale, ma noi su questo abbiamo già presentato un'interrogazione, solo che quella di stamattina si deve arricchire perché ci arrivano notizie che l'ambasciata italiana si è comportata alla stessa maniera in Corea, in Armenia, in Azerbaigian, in Georgia, in Libano, in Bulgaria e in Croazia.
Che il nostro fosse un corpo diplomatico straordinario, apprezzato da tutti, ma che invece di dover parlare con Israele per fermare quel genocidio, invece di parlare con Russia e Ucraina, si debbano preoccupare di fare da agente alla signora Beatrice Venezi, beh, questo credo che ci riempi non più di ilarità generale, ma un po' di vergogna . È molto triste pensare una cosa del genere.
Noi vorremmo che il Ministro degli Affari esteri indagasse su questo e cercasse di capire se è vero quello che ci è arrivato per iscritto, ripeto, per iscritto. Quindi, cercasse di capire e bloccasse questo tipo di operazioni. Se la direttrice Venezi ha tante capacità, potrà fare come Riccardo Muti, che non ha avuto bisogno di nessuna lettera di accompagnamento .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente della richiesta appena giunta dal suo gruppo.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della mozione Cattoi, Maerna, Malavasi, Marrocco, Quartini, Bonetti, Zanella, Boschi, Semenzato, Gebhard ed altri n. 1-00497 concernente iniziative in materia di percorsi nutrizionali per i pazienti oncologici .
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di intervenire, esprimendo altresì il parere sulla mozione all'ordine del giorno.
MARCELLO GEMMATO,. Grazie, Presidente. Per quanto riguarda le premesse, il parere è favorevole su tutte. Mentre per quanto riguarda gli impegni, sull'impegno 1) c'è un parere favorevole secco.
Sull'impegno 2) il parere è favorevole, con riformulazione: “a valutare l'opportunità di assumere iniziative di competenza volte ad adottare e implementare un modello interdisciplinare e multiprofessionale per interventi nutrizionali adeguati, tempestivi e sicuri per i pazienti oncologici, integrati nei percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (cosiddetti PDTA), che includa figure come medici specialisti in Scienze dell'alimentazione” - e questa è una aggiunta - “dietisti, psicologi, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta con competenze trasversali, così come riportato nelle linee di indirizzo “Percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici”, approvate dalla Conferenza Stato-regioni il 14 dicembre 2017”.
Sull'impegno 3) il parere è favorevole con riformulazione; dopo la parola “avviare”, aggiungere: “compatibilmente con i vincoli di bilancio”.
Sull'impegno 4) il parere è favorevole con riformulazione. Leggo la riformulazione: “ad adottare ogni utile iniziativa di competenza volta a garantire l'applicazione, presso gli ospedali pubblici e le strutture convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, delle linee di indirizzo nazionali per la ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica pubblicate nella n. 269 dell'11/11/2021 e il relativo monitoraggio rispetto alla effettiva applicazione delle linee di indirizzo medesime”.
Sull'impegno 5) il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità di adottare, compatibilmente con i vincoli di bilancio, iniziative, anche di carattere normativo, volte a rendere gratuiti gli alimenti medici ai fini speciali (Amfs) su tutto il territorio nazionale, limitando la capacità prescrittiva alle U.O. di Nutrizione Artificiale Domiciliare/U.O. di Dietetica e Nutrizione Clinica che, attraverso la presa in carico del paziente, l'elaborazione del piano terapeutico per l'erogazione del prodotto, il per il monitoraggio clinico, il controllo dell'efficacia e la verifica della al trattamento, assicurano l'appropriatezza prescrittiva”.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, Presidente, articolo 8 e seguenti. Io volevo soltanto fare questa osservazione, rispettosamente, nei confronti del Sottosegretario, nulla di personale, però lo dico anche a futura memoria: se anche sulle mozioni iniziamo ad usare la locuzione che usiamo solitamente sugli ordini del giorno “a valutare l'opportunità di”, finiamo per declassare il senso e il significato delle mozioni. Le mozioni sono un indirizzo che il Parlamento dà al Governo.
Mi sembra giusto il richiamo che è stato fatto in una delle riformulazioni ai vincoli della finanza pubblica, però, lo dico con grande rispetto, bisognerebbe evitare di usare questa locuzione classica degli ordini del giorno “a valutare l'opportunità”, perché siamo in sede di indirizzi che il Parlamento, lo ripeto, dà al Governo. Quindi, non è che sollevo questioni di improcedibilità, però credo che, da questo punto di vista, qualche riflessione nelle riformulazioni delle mozioni i legislativi dovrebbero farla, perché un conto è una mozione, un conto è un ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso tema, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Credo che non si possa non condividere quanto sollevato dal collega Fornaro, anche perché, oggettivamente, le mozioni sono forse l'unica formula che resta a quest'Aula per provare a incidere in termini di atti di indirizzo. Quindi, il fatto di riformularle come se fossero degli ordini del giorno, sinceramente, lascia un po' perplessi e svilisce un po' il ruolo stesso delle mozioni. Quindi, magari, io inviterei il Sottosegretario Gemmato in questo caso, ma semplicemente perché è lui che rappresenta il Governo, a fare delle valutazioni anche in questo senso, sia lui, per le scelte politiche che dobbiamo fare, sia gli uffici legislativi rispetto al ridare, io dico, il minimo sindacale a quest'Aula .
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il rappresentante del Governo. Prego, Sottosegretario Gemmato, immagino per una precisazione sul parere.
MARCELLO GEMMATO,. Grazie, Presidente. Sempre con il garbo con il quale mi è stata rivolta quest'annotazione, faccio notare, facendo il parlamentare dalla scorsa legislatura, che, a parti inverse, avveniva la stessa cosa, e non condanno voi quando lo dicevate a noi. Mi permetto di dire, sommessamente, che la stessa riflessione la facciamo noi. Quando, per esempio, nella fattispecie si dice “diamo gratuitamente gli alimenti a tutti quanti i pazienti”, è una cosa che tutti vorremmo. La locuzione “a valutare l'opportunità di”, vincolandola alla spesa, e quindi al nostro bilancio, la dobbiamo usare. Perché? Perché, siccome noi contiamo di governare questo Paese, non possiamo, anche negli atti di indirizzo, raccontare favole che poi non vengono asseverate.
È un atto di indirizzo al Governo che noi cogliamo; poniamo garbatamente una postilla nella quale diciamo che ci facciamo carico di questo atto di indirizzo. Vi ricordiamo, ovviamente, che nella scala di priorità probabilmente questa viene immediatamente dopo, avendo un impatto anche notevole, che noi vorremmo finanziare, e di qui il parere favorevole. Ho fatto l'esempio degli alimenti per raccontarne anche altri. Penso che vada fatto salvo, nell'atto di indirizzo al Governo, anche la sincerità con la quale noi, proponendoci al Parlamento, lo facciamo in punta di realtà e non cercando, ovviamente, di nascondere quelle che possono essere anche delle criticità interne al provvedimento.
Ribadisco, lo si faceva prima, non condannavo ieri quando lo si faceva a parti inverse, lo giustifico oggi dicendo proprio questo: nel dare l'indirizzo al Governo, noi qualche elemento attinente alla realtà lo dobbiamo dare perché, altrimenti, chi ci legge da fuori, rileggendo questi atti a distanza, potrebbe poi dirci “guardate, ma avevate detto che… e non lo avete fatto”. E noi possiamo, in maniera limpida, dire che ci eravamo impegnati a farlo nei limiti dei vincoli di bilancio.
Se il PIL cresce, così come noi auspichiamo, si riesce a dotare, come tutti quanti noi auspichiamo, maggiormente, oltre lo sforzo che abbiamo fatto quest'anno, di 6,3 miliardi - record storico - il Fondo sanitario nazionale, saremo in grado anche di fare questo, ma lo faremo congiuntamente, tutti quanti insieme, partendo proprio da quest'atto, che è un atto condiviso e pare stia raccogliendo la condivisione di tutti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso tema, la deputata Bonetti. Ne ha facoltà. Poi, il deputato Fornaro, ancora.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Io ringrazio il Governo per questo chiarimento, che però, onestamente, non mi convince e non ci convince. Io, a questo punto, pongo una questione politica rispetto al fatto che noi entriamo in un'Aula con una mozione che è condivisa da tutti i gruppi parlamentari, maggioranza e opposizione; nasce da un'azione di un intergruppo parlamentare specifico, tra l'altro con una richiesta anche di inserimento urgente di questo tema, condiviso tra tutti i gruppi parlamentari, dato il momento che stiamo vivendo, quello del mese dedicato al tema della prevenzione del tumore al seno.
Allora, una volta che il Parlamento trova una convergenza unitaria su una proposta, tra l'altro, nella quale non c'è dentro l' di tutte le azioni che il Ministero della Salute potrebbe e dovrebbe fare su questa materia, ma ha una sua specificità, ha una sua natura, io mi chiedo come sia possibile arrivare in Aula con formulazioni che indeboliscono così fortemente l'azione di accordo unitario, politica, che il Parlamento ha fatto di indirizzo al Governo.
Mi permetto di dire che queste osservazioni andavano fatte prima, in sala Governo, andando a concordare delle eventuali clausole che rendessero applicabile questa mozione, senza indebolirne il mandato parlamentare nei confronti del Governo, perché a questo punto - lo dico da forza anche di opposizione che ha contribuito a portare in Aula questa mozione, anche come mozione urgente -, se queste condizioni nemmeno su questo tema riusciamo a trovarle, di accordo tra il Parlamento e il Governo, significa che ci stiamo prendendo in giro e che, quindi, a nulla è valsa l'azione unitaria che abbiamo portato avanti, e io, a questo punto, la rimetto anche in discussione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Volevo - mi permetto di chiedere l'attenzione del Sottosegretario Gemmato - chiarire un passaggio, perché non ci siano fraintendimenti. Guardi, Sottosegretario, la ringrazio per la risposta, ma non c'era alcun intendimento contro il Governo. Credo sia agli atti - chiamo qui a testimonianza gli uffici -, credo che a parti invertite nella scorsa legislatura feci almeno un paio di interventi analoghi - non ricordo se in quella legislatura, in quel momento, ero all'opposizione o in maggioranza, perché al giro, tolto voi, abbiamo fatto tutti i mestieri nella scorsa legislatura. Tolto voi, ne do atto da questo punto di vista, quindi la questione è più generale.
Allora, io sono d'accordo su una posizione di realismo e di correttezza, cioè non si può in una mozione promettere le cose che non possono essere, però chiedo uno sforzo - mi permetto di suggerirlo - proprio nel non usare quella locuzione che viene usata normalmente negli ordini del giorno, perché diventa, allora: nel prossimo provvedimento, in provvedimenti futuri, verificare le condizioni economico-finanziarie.
Sul prendersi le tutele da questo punto di vista corrette credo che si possa concordare, non ci sono questioni, ma onestamente, glielo dico da questi banchi, ma da deputato più che da esponente dell'opposizione, è svilente. Altrimenti le mozioni diventano come gli ordini del giorno. Io credo che dovremmo provare a tenerli distinti, nella distinzione dei ruoli di Parlamento e Governo, perché è ovvio che, da questo punto di vista, non è solo materia del Parlamento.
Ciò perché, a termini di Regolamento, c'è la fase in cui il Governo esprime un parere e, quindi, è ovvio che il Governo sia coinvolto in quest'attività. Presidente Ascani, credo che si possa proseguire e, magari, alla fine, verificare se il Governo riesce a trovare una formulazione che possa essere condivisa maggiormente.
Ecco, poi non credo che questo comporti una differenziazione per quel che ci riguarda nel voto favorevole, per essere chiari. Però, se, alla fine del dibattito, nella discussione, ascoltando anche queste riflessioni, il Governo volesse apportare qualche modifica lessicale, che tenga conto delle osservazioni che sono state svolte anche dai colleghi del MoVimento 5 Stelle e dalla collega Bonetti, credo sarebbe coerente con lo sforzo che è stato fatto di trovare un'intesa unitaria, come è accaduto anche lo scorso anno.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cattoi. Ne ha facoltà… Scusi, collega, non avevo visto la collega Zanella. Prego, collega, non l'avevamo vista, succede a volte che ci sfugga qualcosa. Nonostante gli uffici siano molto meglio di me, a volte capita.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Presidente, sa quanto io sia comprensiva.
PRESIDENTE. È vero.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Prima che lei dia la parola alla collega, volevo anch'io sottolineare questo aspetto. La mozione è uno degli atti parlamentari che, in qualche misura, rimane all'iniziativa parlamentare. In questo caso, fortunatamente, abbiamo l'unanimità: tutti i gruppi sono rappresentati e abbiamo sottoscritto questo testo.
È un testo che ha un valore politico, ma anche simbolico molto forte. Nell'ambito della nostra XII Commissione affari sociali è frequente che ci troviamo a condividere dei punti; è sovente, nondimeno, che non siamo d'accordo soprattutto purtroppo sugli indirizzi di fondo. Ebbene, cerchiamo di salvaguardare anche il punto di vista estetico, anche il punto di vista - ripeto - simbolico, anche considerando il fatto che perfino la maggioranza avrebbe, secondo me, il diritto di pretendere qualcosa di più che la solita formula che sembra accontentare tutti e nessuno e nessuna.
Ecco, quindi, chiedo anch'io al Sottosegretario, attraverso la sua intermediazione, di mettersi una mano sul cuore, una mano sulla coscienza e di venire incontro alla Camera tutta in questo caso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cattoi. Ne ha facoltà.
VANESSA CATTOI(LEGA). Grazie, Presidente. Penso che questo sia il tema importante che deve emergere, più che le divisioni lessicali: cercare di trovare una condivisione andando incontro anche a quelle che sono le richieste avanzate dai colleghi intervenuti precedentemente. Penso che, soprattutto sulla questione dell'impegno 2), l'omissione di “valutare l'opportunità di” potrebbe essere un messaggio importante proprio perché comunque poi è un atto di indirizzo che verrà finalizzato con altri atti conseguenti che avremo modo anche noi di esprimere all'interno di provvedimenti legislativi opportuni e dedicati nelle singole materie, rispetto ai singoli punti che abbiamo definito all'interno della mozione congiunta.
Quindi, anch'io chiedo se eventualmente ci fosse la possibilità di fare in modo che questo lavoro di condivisione e di unanimità venga portato a termine nel massimo rispetto delle sensibilità di ognuno. Infatti, comunque sia, tutti avremmo voluto apportare delle modifiche puntuali, ma abbiamo cercato di salvaguardare quello che era l'intento politico di dare un messaggio di unità. Questo mese è molto importante, è il mese della prevenzione. Ecco, chiedo se ci fosse la possibilità di venire incontro alle richieste dei colleghi da parte del Sottosegretario Gemmato.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario chiede di intervenire. Prego.
MARCELLO GEMMATO,. Grazie, Presidente. Con l'alto senso di rispetto che ho e abbiamo nei confronti del Parlamento, recependo le parole del collega Fornaro e di chi lo ha seguito, se non ho inteso male, si tratterebbe dell'impegno 2) fondamentalmente, perché è l'unico che reca “a valutare l'opportunità di”, mentre gli altri si richiamano sostanzialmente ai vincoli di bilancio.
Quindi, io riformulerei così, l'ho fatto in maniera, diciamo, casareccia: “ad assumere iniziative di competenza volte ad adottare la possibilità di implementare un modello interdisciplinare (…)” e via dicendo. Se l'accettate, penso che possa essere, diciamo, una giusta definizione nella quale non ci si richiama lessicalmente alla locuzione “a valutare l'opportunità di”, però si lascia sempre uno spazio.
PRESIDENTE. Noi a questo punto procediamo, poi i firmatari, ovviamente, ci diranno sull'accettazione o meno… Tanto ce lo direte dopo se accogliete oppure no.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare la deputata Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretario Gemmato, il mese di ottobre, che è il mese della prevenzione oncologica femminile, sta volgendo al termine e, con grande positività e soddisfazione, oggi, ci accingiamo ad approvare una mozione riguardo ai percorsi nutrizionali per i pazienti oncologici che è frutto di un percorso. Un percorso che guarda indietro nel tempo, all'impegno e al lavoro di tantissime associazioni di pazienti, del Terzo settore, ma anche di un dibattito parlamentare che in questi anni ha provato a fare dei passi in avanti su tanti fronti: sul fronte della ricerca, sul fronte di altre questioni che riguardano le malattie oncologiche. Ricordo soltanto un'iniziativa legislativa che è stata approvata all'unanimità in quest'Aula che riguarda l'oblio oncologico: nel 2023 abbiamo approvato, appunto, un testo che consente di dare riconoscimento al fatto che dal cancro si può guarire e che non si devono avere discriminazioni nella propria vita professionale, nell'accesso, ad esempio, a finanziamenti bancari e assicurativi.
Colgo l'occasione di questa mozione per ricordare che quella legge importante, approvata nel 2023, la legge n. 193 del 2023, ha ancora un decreto attuativo da approvare. Quindi, che questa mozione sia anche un auspicio affinché il Ministero possa procedere nella parte attuativa che è una parte integrante. Ciò affinché le persone vedano che le intenzioni - oggi ci accingiamo ad approvare un atto di indirizzo - hanno poi, però, una conseguenza nella vita reale.
Questo è fondamentale soprattutto quando si parla di neoplasie, perché le neoplasie sono la seconda causa di morte nel mondo e i numeri, le prospettive, il mondo scientifico ci dicono che sono destinate ad aumentare da qui al 2030.
Io credo che questa mozione che inserisce un tema specifico, che è quello dei percorsi nutrizionali, sia legata non soltanto alla nostra esperienza politica, al dialogo con le associazioni dei pazienti, dei malati, ma talvolta, considerati anche questi numeri, a delle esperienze personali che anche noi parlamentari abbiamo avuto in famiglia così come le tante persone che ci stanno ascoltando in questo dibattito parlamentare.
Sappiamo bene quanto nelle neoplasie sia importante una diagnosi precoce e quanto sia importante fare le cure, ma, appunto, il tumore stesso altera il metabolismo, i trattamenti possono provocare effetti collaterali come il vomito, la nausea, l'alterazione del gusto, l'abbassamento delle difese immunitarie. Quindi, è importante non sottovalutare questi aspetti.
La mozione prova a toccare alcuni impegni e io auspico, davvero, che nel corso di questo dibattito il parere del Governo possa andare incontro a questo lavoro corale che hanno fatto i gruppi politici di maggioranza e opposizione. Perché un atto di indirizzo non deve essere depotenziato, rimandando a locuzioni come “a valutare l'opportunità di”.
Quindi, è un tema importante perché la valutazione dello stato nutrizionale è parte integrante e non eludibile del percorso diagnostico e di cura del paziente oncologico. Oggi noi ci troviamo a considerare un tema che riguarda la qualità della vita dei pazienti, ma anche la qualità della vita delle famiglie e delle persone che sono vicine al paziente malato.
C'è un grande bisogno di salute nel nostro Paese. È chiaro che bisogna lavorare e io spero che la prossima legge di bilancio inserisca delle misure più specifiche e più attente riguardo, appunto, il tema della prevenzione, perché purtroppo anche nel nostro Paese - ancora nel nostro Paese - si muore di tumore perché non si accede sempre o si accede in modo disomogeneo sul territorio nazionale alla prevenzione. Quindi, arrivare tardi, nel caso di molte neoplasie, può essere davvero una condanna di morte. La qualità delle cure è un altro elemento importante, così come la qualità della vita e l'appropriatezza in base alle esigenze specifiche.
Quindi, questa mozione ci pone un tema importante, che è quello dell'attivazione di reti territoriali che siano in grado anche di coordinare la multidisciplinarietà e la multisettorialità della diagnosi e della cura, ma anche del nel tempo. Quindi, ci troviamo, appunto, ad analizzare una mozione che pone un tema che si articola lungo tutta la presa in carico del paziente e del cittadino affetto da neoplasie. Io credo che si possa guardare anche ad alcune esperienze positive, perché la nostra è una mozione che deve essere poi costruita con atti legislativi e con risorse specifiche, su cui tornerò ribadendo gli impegni che sono scritti in questa mozione, ma noi abbiamo già delle decisioni positive che possono essere da esempio per la nostra attività. La Conferenza Stato-regioni già nel 2017 ha fatto delle linee guida e degli atti di indirizzo per i percorsi nutrizionali dei pazienti oncologici e la regione Campania, in modo molto lungimirante, ha appena approvato una legge regionale, su iniziativa del consigliere regionale Pellegrino di Italia Viva, proprio per inserire questo tema in modo strutturale all'interno del modello organizzativo regionale.
Questo è molto importante, perché quella legge regionale della Campania pone anche altri temi che sono altrettanto importanti e che, insieme alla presa in carico e insieme al riconoscimento della necessità di accompagnare e di affiancare in percorsi paralleli alle cure anche percorsi nutrizionali legati alle specificità della persona, devono essere inseriti, però, anche in un contesto formativo dei tanti professionisti che agiscono o che dovrebbero agire in un multidisciplinare e multisettoriale all'interno dei sistemi di e sanitari territoriali.
È un tema che macroscopicamente si manifesta perché, com'è scritto nella mozione, la malnutrizione, per difetto o per eccesso, colpisce tra il 30 e il 50 per cento dei pazienti oncologici già alla diagnosi. Se consideriamo poi la necessità, purtroppo, proprio per salvare la vita ai pazienti, di interventi di chirurgia radicale, in questi casi la perdita di peso, come scritto nella mozione, varia da tumore a tumore: l'80 per cento nelle neoplasie gastrointestinali superiori e il 60 per cento in quelle polmonari. Non c'è, come sappiamo, soltanto la malnutrizione in difetto, ma c'è anche quella in eccesso, che porta il rischio di sindrome metabolica e recidive.
Quindi, Sottosegretario, credo che da questo punto di vista, come gruppo di Italia Viva, insieme alla nostra capogruppo Boschi, abbiamo sempre lavorato nella direzione di un lavoro corale e costruttivo, a partire da queste tematiche. Io credo che noi abbiamo un'occasione importante, che è quella della legge di bilancio. Io sono certa che su questi temi riusciremo a trovare anche delle piccole risorse per iniziare un percorso, perché abbiamo bisogno, partendo anche da quell'atto di indirizzo che hanno fatto le regioni nel 2017, di accompagnare una omogeneità e un atto di indirizzo che sia di livello nazionale a partire da alcune risorse che prevedano delle iniziative, come specifici protocolli che siano adatti al percorso di vita e di salute delle persone. Soprattutto, dobbiamo accompagnare i nostri sistemi sanitari territoriali a costruire un modello organizzativo che non possa prescindere dalla multiprofessionalità e dall'interdisciplinarità.
Aggiungo un altro elemento. È fondamentale che si trovino delle risorse su due temi, che sono stati citati nei pareri che lei ha annunciato: innanzitutto, sulle campagne di sensibilizzazione, perché questo è un tema che riguarda anche l'approccio culturale e l'accompagnamento delle persone, oltre che del personale sanitario; poi, è fondamentale rendere gratuiti gli alimenti medici a fini speciali.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Quindi, Italia Viva ha partecipato alla scrittura di questa mozione e sarà attore positivo nella costruzione di questo percorso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, la mozione a prima firma della collega Cattoi, che ringrazio per il lavoro e la dedizione, come ringrazio tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione che hanno contribuito alla stesura di questa mozione che ci accingiamo a votare, di cui anche io sono orgogliosamente firmataria insieme ai colleghi dell'intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro”, nasce dalla consapevolezza che la nutrizione clinica è parte integrante della terapia oncologica e non un elemento accessorio o parziale.
Quando parliamo di cancro, spesso concentriamo l'attenzione sulla chirurgia, sulla chemioterapia, sulla radioterapia e sull'immunoterapia, dimenticando che nessuna di queste può esprimere pienamente la propria efficacia se il paziente è malnutrito, è fragile o è debilitato. Tra il 30 e il 50 per cento dei pazienti oncologici oggi risulta malnutrito già al momento della diagnosi e una quota significativa dei decessi è riconducibile non tanto al tumore in sé quanto proprio alle conseguenze della malnutrizione e del deperimento causate dal tumore. È fondamentale, quindi, un corretto approccio nutrizionale precoce e continuativo.
La mozione parte da questa evidenza e propone un cambio di paradigma: integrare la nutrizione nel cuore del percorso oncologico, dalla diagnosi al , come percorso parallelo e strutturato. Significa, in concreto, garantire che ogni paziente sia sottoposto a uno nutrizionale validato fin dal primo accesso e che a tale momento segua un piano personalizzato di presa in carico, con monitoraggi regolari e con un condiviso tra ospedale e territorio. Significa rendere la valutazione nutrizionale un atto clinico necessario e standardizzato, non lasciato alla buona volontà dei singoli reparti, ma inserito nei percorsi diagnostici terapeutici assistenziali, perché la malnutrizione non riguarda solo chi mangia poco, ma riguarda anche la malnutrizione per eccesso, che espone al rischio di sindrome metabolica e di recidive, come nel carcinoma mammario. Ricordo che ottobre è il mese dedicato proprio alla prevenzione del tumore al seno e mi piace sempre ricordare che a Venezia noi abbiamo un vaporetto rosa dedicato, proprio abilitato a studio medico che naviga per la laguna visitando centinaia di donne e alcune, spesse volte, indirizzandole nella diagnosi che non era conosciuta.
La gestione nutrizionale non è, quindi, un complemento, ma è una parte vitale della terapia che richiede un approccio multidisciplinare: chirurgo, gastroenterologo, dietista, medico di base, psicologo. La mozione chiede, dunque, al Governo di attivare protocolli clinici uniformi per la valutazione e il supporto nutrizionale precoce continuativo, rendendolo parte integrante dei PDTA oncologici. Occorre costruire un modello interdisciplinare e multiprofessionale che coinvolga nutrizionisti, dietisti, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta in una rete realmente integrata. Inoltre, sottolineiamo la necessità di una risposta organizzativa moderna, capace di collegare ospedale e territori anche attraverso strumenti digitali come piattaforme informatizzate e sistemi di telemonitoraggio. Vogliamo seguire i pazienti anche a domicilio, perché la malattia oncologica non finisce con le dimissioni dall'ospedale, purtroppo, ma prosegue - e deve proseguire - nel territorio e nel quotidiano ed è lì che il paziente non deve essere lasciato solo.
La mozione richiama anche le linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici approvato dalla Conferenza Stato-regioni nel 2017. Quelle linee, che prevedono nazionali, modelli organizzativi integrati e formazione del personale, sono ancora purtroppo poco applicate. Oggi, chiediamo al Governo di renderle pienamente operative, facendole diventare pratica clinica viva in ogni regione. Accanto a questo, la mozione impegna il Governo a promuovere campagne di sensibilizzazione pubblica sulla corretta alimentazione nei pazienti oncologici e nella popolazione in generale, per diffondere una cultura della prevenzione basata sugli stili di vita. Il modo in cui ci nutriamo è già, di per sé, una politica sanitaria. Infine, un impegno concreto e di grande civiltà: rendere, nei limiti della compatibilità di bilancio, gratuiti gli alimenti medici a fini speciali, prescritti dallo specialista su tutto il territorio nazionale. Non è accettabile che l'accesso a un supporto nutrizionale fondamentale dipenda dalle disponibilità economiche delle famiglie.
Colleghe, questa mozione rappresenta una pagina importante di politica sanitaria ma anche di politica con la “P” maiuscola. Quella che ascolta, che si fa carico, che costruisce risposte concrete. Come membro dell'Intergruppo “Insieme per un impegno contro il cancro” voglio sottolineare il valore trasversale di questo lavoro. Su un tema come il cancro, che non guarda in faccia il colore politico, abbiamo il dovere di agire insieme. La lotta contro la malnutrizione oncologica non è una battaglia tecnica, è una battaglia di giustizia, è una battaglia di equità ed è una battaglia di dignità. Ecco perché il mio voto, quello del gruppo di Noi Moderati, dei colleghi qui presenti e, mi auguro, quello di tutto l'arco parlamentare, sarà convintamente favorevole e unanime.
Ogni paziente oncologico, Presidente, in ogni parte d'Italia, deve poter contare non solo su cure efficaci ma anche su cure complete, che tengono insieme scienza, umanità, soprattutto, e qualità della vita. Perché nutrire bene un paziente oncologico significa curarlo meglio e curarlo con rispetto .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Torlonia-Croce” di Avezzano, in provincia de L'Aquila, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. La mozione sottoscritta da tutti i gruppi, come abbiamo sottolineato e che l'Aula si appresta a votare, affronta un argomento complesso che investe la vita di milioni di persone malate oncologiche. Il merito della mozione è di avviare e di promuovere iniziative e atti concreti da parte del Governo perché il tema della malnutrizione è tanto importante quanto ancora non interamente affrontato nell'ambito delle cure. In Italia sono circa 3 milioni e mezzo i pazienti oncologici che vivono dopo una diagnosi di cancro. Di questi, un terzo è guarito; il 23 per cento è in trattamento terapeutico. Numeri che dimostrano l'efficacia delle terapie antitumorali innovative sempre più personalizzate, ma nonostante ciò il 20 per cento dei pazienti oncologici - secondo dati recenti - muore per malnutrizione, non per il tumore, e questo è un fatto allarmante. La malnutrizione inficia negativamente sia la qualità di vita del malato oncologico, sia la possibilità di tollerare i trattamenti antitumorali, con impatti significativi, purtroppo, sulla sopravvivenza.
È determinante anche la diagnosi di malnutrizione, che non può essere un'osservazione così superficiale, e quindi tutti gli operatori e operatrici e medici devono essere a conoscenza dei criteri diagnostici. Perché, come diceva giustamente la collega Semenzato, la nutrizione clinica fa parte integrante della terapia. In tale contesto, da parte dei malati oncologici viene denunciata la scarsa o perfino l'assente informazione da parte dei medici che, a loro dire, non forniscono le indicazioni su come mantenere il peso e sulla corretta alimentazione. Questa situazione è stata messa in risalto da un'indagine conoscitiva sulla malnutrizione dei pazienti oncologici e realizzata da 45 associazioni riunite nel gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”.
Al questionario hanno risposto 283 uomini e donne con diagnosi di tumore e oltre la metà (55,1 per cento) in trattamento all'epoca dell'indagine, quasi il 28 per cento in fase di remissione della malattia. Il 46,3 per cento del campione era di età compresa tra i 61 e i 75 anni, il 32,2 per cento tra i 51 e i 60 anni, un complessivo 21,6 tra i 18 e 50 anni. Il restante 7,1 per cento sopra i 76 anni.
Dall'indagine emerge che il 70 per cento circa dei pazienti, nei sei mesi successivi alla diagnosi di tumore, ha perso peso con una variazione che oscilla intorno al 10 per cento. Quasi la stessa percentuale di pazienti oncologici afferma di non aver ricevuto indicazioni nei consigli sull'alimentazione, tenendo conto della sua patologia. Mentre il 35 per cento ha ricevuto consigli e suggerimenti da un dietista o da un nutrizionista. Nel 27,3 per cento dei casi è stato proprio l'oncologo a offrire supporto nutrizionale. Il medico di famiglia - badate bene a questo dato - solo nel 3,4 per cento di casi (un bel problema!). Più di un paziente su due non ha ricevuto aiuto. Il 23,7 per cento si è dovuto rivolgere a professionisti del privato.
Altri studi hanno evidenziato che oltre il 70 per cento dei pazienti affetti da cancro soffre di malnutrizione (questo non è difficile da capire): fino all'85 per cento dei pazienti con tumori gastrici-pancreatici; circa nel 50 per cento di quelli con tumore al colon, polmone e linfomi più aggressivi; nel 31-39 per cento dei pazienti con cancro del colon retto in procinto di essere sottoposti a chirurgia; il 20 per cento circa delle pazienti con tumore alla mammella è malnutrito e la prevalenza risulta direttamente correlata all'età (32 per cento delle pazienti 70). Il problema è ancora più evidente nei pazienti con tumore metastatico. Emerge da questi dati e da queste indagini la carenza di figure specialistiche come il dietista, il nutrizionista, cui far riferimento nelle strutture oncologiche a livello di tutto il Paese, perché in alcune è presente questa figura, così come un accesso difficoltoso ad alimenti e integratori consigliati, assenza di supporto nutrizionale al momento della diagnosi e mancanza della presa in carico del fattore alimentare. Sullo sfondo resta l'insufficienza del Servizio sanitario nazionale nel supportare le necessità nutrizionali dei pazienti. Appare evidente, quindi, la consapevolezza, da parte delle persone malate oncologiche, dell'importanza di diete personalizzate e della scelta accurata di alimentazione, tenuto conto che l'alimentazione è un fattore determinante per il benessere fisico, per evitare la perdita di peso, per conservare la forza necessaria ad affrontare terapie che sono spesso molto, molto pesanti.
Riguardo, quindi, alla questione dell'alimentazione, siamo di fronte - ahimè - a forti criticità. Queste criticità, purtroppo, sono ampiamente diffuse su tutto il territorio nazionale. È necessario, dunque, affrontare la questione di una buona nutrizione dei malati oncologici, integrando le figure specialistiche e gli aspetti nutrizionali nel percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale.
Appare evidente come oggi l'attenzione degli oncologi - tipico della medicina contemporanea, va detto - sia centrata solo, “solo”, insomma, bastasse, sulla malattia tumorale e sui trattamenti, quindi al di fuori di un approccio olistico e personalizzato degli interventi.
Sin dalla diagnosi, invece, sarebbe necessario procedere alla valutazione dello stato nutrizionale, anche perché da questa valutazione può dipendere la qualità di vita dei pazienti e il successo delle terapie. Purtroppo, è ancora molto bassa la consapevolezza da parte degli operatori sanitari, ma spesso anche dei pazienti. Quindi sono molto importanti - come indicato nella nostra comune mozione - le campagne di sensibilizzazione, oltre a tutti gli altri punti indicati nella mozione stessa.
Ringrazio il Presidente, ringrazio il Sottosegretario, sempre molto attento, e anche le colleghe e i colleghi .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Colleghi, rappresentante del Governo, Sottosegretario Gemmato, oggi discutiamo su mozioni che toccano un tema cruciale, troppo spesso sottovalutato: la nutrizione come parte integrante della cura oncologica. Non si tratta di un elemento accessorio, di un supporto secondario, ma di una componente essenziale della presa in carico globale della persona.
Ogni giorno, in Italia, migliaia di cittadini ricevono diagnosi di tumore. Sappiamo - ce lo dicono le società scientifiche - che oltre il 40 per cento dei pazienti è già mal nutrito alla diagnosi e che questa percentuale può arrivare al 70 per cento durante le terapie. La malnutrizione non è un dettaglio, significa cure meno efficaci, maggiori complicanze, più ricoveri, più sofferenza.
Un paziente malnutrito risponde peggio alle terapie e guarisce più lentamente e questo, colleghi, ha un costo umano, ma anche un costo sanitario enorme. Eppure nel nostro Paese la valutazione nutrizionale non è ancora stata inserita in modo sistematico nei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, i famosi PDTA. Se ne parla, ma poi si fatica a venire al sodo. Troppo spesso dipende dalla volontà del singolo reparto o, peggio, dalla possibilità economica delle famiglie di rivolgersi privatamente a uno specialista. Questo non è assolutamente accettabile. Infatti, chi si cura meno non è chi vuole meno bene alla propria vita, ma è chi ha meno strumenti, meno risorse e meno ascolto. E, quando la politica non interviene, le disuguaglianze diventano ingiustizie.
Signor Presidente, è vero, l'Italia è in ritardo, ma non per mancanza di competenze. Siamo in ritardo, perché abbiamo ancora una cultura sanitaria “ospedalocentrica”, che cura la malattia, ma non si prende abbastanza cura della persona. Abbiamo costruito un sistema eccellente nella fase acuta, ma fragile nella prevenzione, nella riabilitazione e nell'accompagnamento. E la nutrizione clinica è proprio lì, in quella zona dimenticata tra la cura e la vita quotidiana.
Inoltre, ogni regione agisce per conto proprio, ogni ospedale decide in autonomia. Un'Italia, quindi, a macchia di leopardo, dove il diritto alla salute cambia da una provincia all'altra. Ma il diritto alla salute, colleghi, non può avere confini geografici. Il nostro gruppo vuole indicare una direzione chiara e concreta. Serve agire su tre piani. Il primo piano è normativo: inserire nei LEA le prestazioni nutrizionali specifiche per i pazienti oncologici, perché diventino un diritto esigibile e non una concessione. Il secondo è piano organizzativo: garantire che ogni centro oncologico abbia multidisciplinari che includano medici, nutrizionisti e dietisti clinici. Il terzo piano è formativo: creare percorsi obbligatori di aggiornamento per oncologi, infermieri, operatori sanitari, affinché la nutrizione diventi parte integrante del linguaggio della cura.
Non possiamo però ignorare il contesto in cui viviamo. La sanità italiana oggi è in difficoltà: mancano medici, infermieri e strutture. Nei pronto soccorso si lavora in condizioni sempre più difficili, le liste d'attesa si allungano, i cittadini si sentono soli. Le risorse destinate alla sanità, in rapporto al PIL, stanno diminuendo e questo, ovviamente, mina le fondamenta stesse del nostro Servizio sanitario nazionale. In molte regioni, i bilanci sono in crisi. Sempre più italiani rinunciano a curarsi o rinviano esami e trattamenti.
Dentro questa crisi, anche la nutrizione clinica rischia di restare una voce marginale e, invece, dovrebbe essere una leva di efficienza, oltre che di qualità. Infatti, signora Presidente e Governo, investire in nutrizione significa ridurre complicanze, accorciare i ricoveri e migliorare gli esiti. Significa anche liberare le risorse per altre cure e restituire dignità a chi lotta ogni giorno contro la malattia.
I numeri lo dimostrano. Secondo AIOM e SINPE, la malnutrizione aumenta i costi ospedalieri dal 20 al 60 per cento per paziente. Ogni ricovero di un paziente oncologico mal nutrito costa da 4.000 a 6.000 euro in più. Nel complesso, stiamo parlando di oltre 3 miliardi l'anno di spesa aggiuntiva per il Servizio sanitario nazionale. Ma investire in nutrizione conviene. Ogni euro speso in nutrizione clinica fa risparmiare dai 2 ai 4 euro in spese successive. Questo non è solo buon senso sanitario, è buon senso politico ed economico.
Dietro ogni numero, però, c'è una persona, c'è un malato che perde peso, forza e fiducia, c'è un che non sa più come aiutare, c'è una famiglia che si sente sola. Garantire un percorso nutrizionale significa restituire dignità, forza e speranza, significa umanizzare la medicina, riconoscere che curare non è solo somministrare una terapia, ma accompagnare una persona nel suo cammino di cura.
E, allora, colleghi, la sanità del futuro deve essere assolutamente diversa, più prossima, più equa e più integrata; deve arrivare prima e non dopo, deve prevenire, accompagnare e sostenere.
Investire in prevenzione, in nutrizione clinica e in educazione alla salute non è una spesa, è una forma più intelligente e più umana della politica pubblica.
Quindi, concludo dicendo che la nutrizione clinica non è un lusso, ma è parte integrante del diritto alla salute. E su questo diritto non possiamo più permetterci ritardi e diseguaglianze.
Sicuramente, signor Sottosegretario, ci ha colpito il suo intervento rispetto a una mozione, peraltro unitaria, per questo facciamo precise richieste. Siamo anche consapevoli che il Governo - o speriamo di esserlo - possa comprendere quanto oggi ci stiamo dicendo in quest'Aula; se così non fosse, sarebbe veramente tempo perso e una mozione unitaria dovrebbe avere la dignità di essere accolta .
Come Azione, votando questa mozione, chiediamo di colmare i ritardi, di inserire la nutrizione nei PDTA con equità territoriale e l'importante formazione del personale sanitario.
Chiediamo al Governo di agire con tempi certi, con trasparenza, e che il coinvolgimento delle regioni, delle società scientifiche e delle associazioni dei pazienti sia garantito, perché la cura non è solo terapia. È una scelta di civiltà, signora Presidente, colleghi e Governo; è il modo in cui uno Stato guarda ai suoi cittadini più fragili, e su questo terreno riteniamo che la politica debba fare la sua parte fino in fondo. Del resto, è sufficiente, e lo dico spesso, andare al mattino all'ingresso di un ospedale e vedere quanti cittadini entrano e quanto dolore possiamo vedere su quei volti, sia sui volti di chi è malato che su quelli dei familiari .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, signora Presidente. Non darò numeri, i numeri li hanno dati i colleghi, direi anche abbastanza significativi ed esaurienti, sia rispetto alla materia specifica che stiamo trattando, sia rispetto a quanto siamo in ritardo nel rendere compiuto l'articolo 32 della Costituzione. L'articolo 32 della Costituzione è l'unico articolo che riporta la dizione “diritto fondamentale”, riferendosi al diritto alla salute. È l'unica volta che compare questa parola, “fondamentale”: ci dice quanto la salute fosse cara, fosse un tema assolutamente straordinario da affrontare.
I nostri padri e madri costituenti lo hanno fatto scrivendolo nero su bianco: è il diritto dei diritti. Cito l'articolo 32 giusto per ricordare anche al Sottosegretario quante volte la Corte costituzionale ha stabilito che la salute non può essere messa in discussione dai vincoli di bilancio. Il legislatore deve trovare le risorse quando si tratta di garantire il diritto alla salute , e le risorse ci sono, perché si preferisce spendere in economia di guerra. E soldi se ne trovano quanti vogliamo quando si tratta di armarci fino ai denti, di prepararci alla guerra.
Viceversa, non si riesce a trovare pochi spiccioli per garantire il diritto fondamentale alla salute. Credo che questo sia il tema principale oggi da affrontare rispetto a un'operazione che è stata fatta, grazie alle associazioni dei malati, di realizzare una mozione unitaria; unitaria vuol dire che tutte le forze politiche l'hanno sottoscritta. È debole e fragile, lo riconosco come firmatario, ma è un tassello, per quanto piccolo, che cerca di andare incontro alle esigenze dei pazienti, dei pazienti oncologici.
Allora, la mozione è unitaria: io davvero mi auguro che il Sottosegretario Gemmato riesca ad accogliere l'idea di non trasformarla in un ordine del giorno. Quindi, la riformulazione chiaramente a noi non convince laddove si parla di “valutare l'opportunità di” fare queste cose, perché poi alla fine è una truffa, è una truffa che non è accettabile. Va da sé, entrando nel merito della mozione, che un corpo ben nutrito è un corpo che risponde bene alle richieste biologiche, alle richieste fisiche, alle richieste psicologiche, alle richieste sociali, io direi anche spirituali di ciascun individuo.
La nutrizione è un elemento fondamentale: sappiamo essere uno dei fattori di rischio, quando è scorretta, più significativi di tutte le malattie croniche e di tutte le malattie oncologiche; è fuori discussione. Un corpo ben nutrito, peraltro, risponde meglio a tutte le condizioni patologiche, risponde meglio alle infezioni, risponde meglio alle cure e si presta a essere riabilitato in maniera più performante. Sappiamo bene che le cellule cancerose, in particolare, le cellule tumorali sono cellule impazzite, che non rispondono più ai controlli dell'organismo e rispondono sfuggendo a qualunque tipo di organizzazione. Tant'è vero che si parla di cellule indifferenziate, caotiche, che si nutrono consumando l'individuo. Questo è l'elemento centrale, riuscire a dare un contributo importante rispetto alla nutrizione clinica di cui questa mozione parla.
Sono stati identificati quattro impegni. Il primo: determinare e attivare specifici protocolli per una corretta valutazione e un supporto nutrizionale precoce e continuativo quale parte integrante e indispensabile della terapia oncologica stessa, per migliorare gli esiti e la qualità della vita del paziente, per interventi nutrizionali adeguati, tempestivi, sicuri, integrati nei percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali. Guardate, questa capacità del sistema, in questo momento, non c'è. Ecco perché questo punto è il punto centrale.
Sicuramente poi ci sono gli altri punti: adottare campagne di sensibilizzazione per una corretta alimentazione dei pazienti oncologici, con linee guida sugli alimenti da evitare e quelli da limitare; fare operazioni, anche di prevenzione, sulle malattie neoplastiche; emanare circolari per gli ospedali pubblici e per le strutture che comunque sono convenzionate che prevedano indicazioni alimentari; adottare iniziative, anche di carattere normativo, perché, su prescrizione dello specialista, gli alimenti medici ai fini speciali siano disponibili su tutto il territorio nazionale.
Ripeto, sono quattro, cinque punti della mozione che rappresentano un tassello, per quanto piccolo, che può implementare le cure e migliorare gli esiti e la qualità di vita dei malati oncologici. È un piccolo tassello, ma noi, però, lo vogliamo sostenere, è fuori discussione. Devo sottolineare che, purtroppo, ci sono delle assenze importanti. Credo si debba prendere atto che in questa mozione sono assenti almeno cinque temi. Il primo: le disuguaglianze regionali . Noi siamo di fronte a una mozione che non ne prende assolutamente atto.
L'autonomia differenziata le peggiorerà, tutte le stime accreditate dicono che queste differenze, queste disuguaglianze regionali, sono assolutamente inaccettabili. Noi vorremmo riportare la sanità in capo allo Stato per rendere uniforme e omogeneo il trattamento e la presa in carico delle persone . Il secondo punto che non prende in considerazione per niente sono le cause della malnutrizione. E la prima causa è la povertà alimentare, che in questo Paese ci riguarda eccome È un problema significativo, ci sono stime del 10-13 per cento di bambini che non riescono a fare un pasto proteico ogni 2 giorni, purtroppo.
Non sono prese in considerazione le strategie di per le diagnosi precoci: anche qui abbiamo differenze regionali inaudite; mancano mammografie, mancano , mancano al colon retto, mancano polmonari; non vengono prese in considerazione. I protocolli diagnostico-terapeutici-assistenziali, peraltro, dovrebbero essere anche protocolli diagnostico-terapeutici-assistenziali e sociali: questa parte è assolutamente assente. Nonostante questo e nonostante le difficoltà che noi abbiamo rilevato voteremo a favore della mozione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marrocco. Ne ha facoltà.
PATRIZIA MARROCCO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi. Oggi vorrei per qualche minuto che provassimo a spogliarci del linguaggio tecnico e delle parole della politica, perché la mozione che discutiamo oggi non è solo un atto formale, ma una richiesta di umanità, un grido sommesso che viene da tante persone che stanno combattendo la battaglia più difficile della loro vita. Parliamo di nutrizione oncologica; non stiamo parlando di calorie o di diete; stiamo parlando di vita, di energia, di forza e di speranza. Chi ha conosciuto da vicino un paziente oncologico - un genitore, un amico, un figlio o semplicemente un volto incontrato in corsia - sa bene che ci sono giorni in cui il corpo sembra non rispondere più, in cui anche un semplice passo diventa una montagna da scalare. Eppure proprio lì, in quella fatica quotidiana, si gioca una parte essenziale della cura, perché nutrirsi non è solo alimentarsi, è resistere e continuare a dire “io ci sono”.
La malnutrizione colpisce fino al 70 per cento dei pazienti oncologici e spesso lo fa in silenzio, invisibile. Un corpo indebolito non riesce a sostenere le cure, non reagisce ai trattamenti, si arrende prima. Eppure basterebbe poco: una valutazione nutrizionale precoce, un supporto personalizzato, un professionista che accompagni il paziente con competenza e con empatia. Non parliamo di miracoli, ma di attenzione. Parliamo di cura nella cura. Vuol dire integrare le oncologiche con medici nutrizionisti, biologi, dietisti, creare reti territoriali per la nutrizione clinica, formare gli operatori sanitari e inserire la valutazione nutrizionale nella cartella clinica. Vuol dire garantire che - da Nord a Sud - ogni paziente abbia lo stesso diritto, un supporto nutrizionale adeguato senza differenze territoriali o economiche. C'è chi non riesce più a mangiare dopo la chemio, ma non trova nemmeno nessuno che lo accompagni in un percorso nutrizionale personalizzato. C'è chi perde peso e speranza insieme, perché nessuno gli ha spiegato che nutrirsi bene è parte della cura. C'è chi, con un aiuto giusto e tempestivo, ha ritrovato la forza di affrontare tutto con più coraggio.
Questo è il senso profondo del nostro impegno: restituire forza, dignità e speranza a chi lotta contro il cancro, perché ogni paziente non è un numero, ma una persona con i suoi timori, i suoi sogni, la sua vita sospesa tra la paura e la speranza.
La scienza ci dice che la nutrizione migliora la risposta ai trattamenti e riduce le complicanze, ma la politica deve fare un passo in più: deve mettere in pratica ciò che la scienza ci insegna. È tempo che la valutazione nutrizionale diventi un diritto esigibile, non un privilegio o una buona pratica lasciata alla sensibilità dei singoli. Questa mozione e la proposta di legge che la accompagna vogliono dare una risposta concreta e lanciare un messaggio culturale forte: ossia che la salute non si misura solo in parametri clinici, ma anche in qualità della vita; che prendersi cura vuol dire guardare la persona nel suo insieme; che la dignità del malato è la parte integrante della terapia.
Chiediamo quindi al Governo di agire con decisione perché la nutrizione oncologica non resti un tema di nicchia, ma diventi un percorso, una parte stabile del Servizio sanitario nazionale, perché non vi siano più - non ci devono essere più - pazienti di serie A e di serie B, ma solo persone degne di attenzione e di cura completa.
Con questa mozione vogliamo riaffermare un principio semplice, ma potente: la vita va sostenuta in ogni suo aspetto, anche in quelli più fragili. Quando un paziente trova nel sistema sanitario non solo una cura, ma anche un'alleanza, allora la speranza diventa più forte della malattia. La nutrizione deve tornare a essere ciò che è sempre stata: la forma più antica e più umana di cura .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto Professionale Statale per l'Enogastronomia e l'Ospitalità Alberghiera "Marco Polo" di Genova e dell'Istituto Raineri-Marcora di Piacenza, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Cattoi. Ne ha facoltà.
VANESSA CATTOI(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie, Sottosegretario Gemmato, e grazie a tutti i colleghi parlamentari, soprattutto perché, se oggi ci troviamo qui, in quest'Aula, a votare praticamente con la condivisione di tutti i gruppi dell'arco parlamentare una mozione, che è stata sottoscritta da tutti, lo si deve anche alla collaborazione e a questa parte di buona politica che dobbiamo sicuramente evidenziare e portare all'attenzione dei cittadini, troppo abituati, purtroppo, a vederci divisi su parecchie questioni; penso, che sulla sanità - in questa legislatura non è la prima volta che accade - stiamo riuscendo a fare un percorso condiviso grazie alla capacità di tutti di saper fare un passo indietro per cercare di fare un passo in avanti e andare incontro alle esigenze dei veri protagonisti di questa mozione ovvero i pazienti e i malati oncologici.
Io vorrei ricordare l'impegno della presidente Anna Maria Mancuso, perché è lei che coordina tutti noi parlamentari dell'intergruppo “Insieme per un impegno contro il cancro”; è colei che porta avanti da oltre 10 anni con continuità la ricostituzione di questo intergruppo e che crede fortemente nell'importanza di portare avanti un dialogo aperto tra le istituzioni e la rappresentanza delle associazioni dei pazienti assieme ai medici specialisti, perché nel nostro intergruppo noi ci raffrontiamo non solo con oltre 50 associazioni di pazienti, ma anche con un scientifico. Questa stretta collaborazione tra il mondo istituzionale, la scienza e le associazioni di pazienti permette di intervenire anche sotto l'aspetto legislativo, cogliendo aspetti che forse per tutti noi potrebbero essere considerati secondari, ma che secondari non lo sono assolutamente: ecco quindi il tema di oggi sull'importanza della prevenzione in termini nutrizionali.
Non si parla solo di prevenzione, perché, se è vero che l'alimentazione in oncologia è un pilastro fondamentale nella lotta contro il cancro, abbiamo evidenze scientifiche che ci dicono come non solo la corretta nutrizione abbassi il rischio di contrarre le malattie oncologiche, ma anche come sia un elemento fondamentale sempre più nel percorso sia di cura che di recupero del paziente, già affetto da malattia oncologica. Quindi dalla diagnosi al avere, come chiediamo noi nella mozione, un percorso parallelo legato alla nutrizione - che diventi un percorso parallelo assieme a quello oncologico - è sempre più importante e sempre più fondamentale. Ce lo dicono anche i dati dell'OMS e, quindi, anche delle istituzioni scientifiche: il 30-40 per cento dei tumori può essere evitato se si fanno campagne informative e di sensibilizzazione - cose che sono presenti all'interno della nostra mozione - per cercare di ricordare l'importanza anche ai nostri giovani ragazzi, partendo dalle scuole; è un fattore culturale, è un'educazione. Attraverso questo tipo di educazione facciamo una prevenzione quotidiana; questo ci insegnano le associazioni dei pazienti; questo ci chiedono di portare all'interno dell'Aula parlamentare: un percorso quindi nutrizionale parallelo, ma soprattutto un programma nutrizionale che sia sempre più personalizzato.
Per questo viene richiesto che venga inserita la figura del nutrizionista assieme agli altri specialisti all'interno anche dei PDTA: perché è sempre più importante questo aspetto e quindi è importante che anche all'interno dei percorsi diagnostici venga inserita questa figura.
Poi c'è anche l'importanza della continuità, del rispetto, del controllo e della verifica che le linee programmatiche, soprattutto sull'alimentazione all'interno delle mense - penso alle mense dei nostri ospedali -, siano allineate alle esigenze di un malato oncologico. È vero, abbiamo linee guida e talvolta non vengono rispettate né attuate.
All'interno di questa mozione ci viene chiesto, dal mondo delle associazioni dei pazienti, di ricordare come sia importante e fondamentale anche questa continuità di attenzione alimentare all'interno delle mense dei nostri ospedali. Quindi, Presidente, questa è una parte di un percorso che abbiamo condiviso tutti assieme, come parlamentari. E qui ringrazio veramente di cuore tutti i colleghi che, con me, portano avanti questo percorso; io sono la coordinatrice, ma, di fatto, senza avere la squadra di tutti i colleghi che si uniscono e che portano avanti, assieme a me, e quindi tutti insieme, queste importanti battaglie, non avremmo neanche l'orgoglio di arrivare in quest'Aula e di dire che questa è una parte della politica che deve essere raccontata e narrata, perché non è il primo obiettivo che raggiungiamo in favore dei malati oncologici.
È stato ricordato anche da altri colleghi, ci siamo impegnati nell'oblio oncologico all'unanimità; anche lì abbiamo fatto un percorso di condivisione. Ci siamo impegnati a considerarne le esigenze già dalla passata legislatura, ma lo abbiamo concluso in questa legislatura, attraverso le proposte legislative dei vari colleghi parlamentari. L'importanza di aumentare le ore di comporto, l'importanza di fare in modo che un paziente che si ammala non debba pensare e avere la preoccupazione della perdita del posto di lavoro. Anche lì, abbiamo dato delle risposte legislative puntuali, proprio per andare incontro a quelle che sono le esigenze.
È un primo passo, è un inizio di un percorso; non è sicuramente un punto d'arrivo, perché, comunque sia, c'è l'importanza di essere sempre allineati, seguendo anche quelle che sono non solo le necessità dei pazienti, ma seguendo le evoluzioni scientifiche. Noi, ad oggi, però, abbiamo il dovere di impegnarci, come legislatori, per fare in modo che la scienza, che permette ai malati oncologici di poter avere una speranza di vita e una cronicizzazione anche delle patologie oncologiche, che fino a qualche decennio fa sembrava qualcosa di inimmaginabile, per fare in modo che tutto ciò che ci viene offerto anche dal mondo scientifico possa essere utilizzato da tutti i soggetti della patologia oncologica che sono interessati da quelle singole cure e da quelle singole terapie.
Noi come Intergruppo anche su questo tema, stiamo portando avanti il nostro impegno, ricordandoci come nella gestione della malattia oncologica ci sia, soprattutto, un'attenzione che deve essere posta all'umanità, alla questione dell'umanità, e al fatto che per un paziente non ci si debba concentrare solo sull'aspetto clinico e patologico della malattia oncologica, ma si debbano tenere in considerazione anche gli aspetti che non sono assolutamente secondari. Penso, ad esempio, all'importanza della psico-oncologia, quindi del supporto psicologico non solo per il paziente, ma per tutto il contesto familiare; penso alla figura del .
Anche questo Governo ha visto la disponibilità, che qua voglio ricordare, del Ministro Schillaci, e oggi qua è rappresentato dalla disponibilità e dall'interlocuzione che abbiamo avuto con il Sottosegretario Gemmato, che ha accolto anche le richieste che sono state avanzate dai vari colleghi. E questo è da evidenziare, perché in questa legislatura la sensibilità e la disponibilità del Governo sui temi oncologici è dimostrata nei fatti.
Anche nella legge di bilancio abbiamo un capitolo proprio sul tema della prevenzione e si continua a cercare di incrementare le risorse anche nell'ambito oncologico per quanto riguarda gli . Perché questo è il mese della prevenzione e dobbiamo ricordarci come la prevenzione non sia solo la prevenzione che facciamo attraverso gli , ma abbiamo una prevenzione che deve essere fatta in modo multisettoriale, considerando i vari aspetti. Io penso che, grazie alla disponibilità anche del Ministro Schillaci e di tutto il suo Ministero, stiamo portando avanti un importante lavoro proprio su questo, che ritrova anche nella manovra di bilancio il giusto risalto. Penso, soprattutto, alla parte dedicata agli .
Quindi qui concludo, Presidente, ricordando, soprattutto, quanto sia importante porre al centro, per noi legislatori, la figura dei pazienti. Non dobbiamo mai dimenticare che il nostro obiettivo è quello di lavorare in loro favore, perché con coraggio, ricerca, unità e umanità noi continuiamo ogni giorno a costruire, grazie anche alla collaborazione di tutti i gruppi partitici, una speranza per chi affronta la malattia, e perché la forza e la resilienza di chi lotta contro il cancro deve essere un esempio di vita e di dignità che ispira tutta la nostra comunità, ma, soprattutto, che ispira noi legislatori. Concludo dicendo che il gruppo della Lega voterà favorevolmente la mozione per la quale abbiamo già sentito l'unanimità di tutti i vari gruppi
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, esprimo fin da subito il voto favorevole del Partito Democratico, e lo faccio anche con l'orgoglio di chi ritiene che, in questo momento, si debba dare un messaggio di unità, di forza, di una politica che sa ascoltare, che sa mettersi al servizio dei cittadini e trovare le trasversalità per dare messaggi di speranza e di fiducia alle donne e anche alle giovani donne che incontrano nel loro percorso di vita patologie oncologiche.
Dico questo perché ogni anno, nel mese di ottobre, siamo riusciti a portare in questo mandato legislativo, in questa Aula parlamentare, delle mozioni unitarie, con degli obiettivi chiari e condivisi, per dare un messaggio di unità di una politica che sa davvero mettersi al servizio delle nostre comunità. Abbiamo, tra l'altro, approvato in questo mandato - lo hanno ricordato i colleghi, ma lo voglio ricordare perché non è mai scontato riuscire ad approvare delle leggi in modo unanime - l'aumento dei giorni di comporto per conciliare maggiormente il diritto alla cura e il diritto al lavoro.
Abbiamo chiesto e ottenuto la presenza istituzionale delle associazioni dei pazienti nei tavoli ministeriali per dare una voce strutturale ai loro bisogni, in base alla voce competente che possono portare. Abbiamo approvato insieme la legge sull'oblio oncologico. Un mandato, quindi, che si è caratterizzato molto con messaggi di unità nelle patologie oncologiche che, ancora una volta, oggi vogliamo qui ribadire. In questo caso lo abbiamo fatto trovando un'unità di intenti sulla nutrizione oncologica, proprio per discutere una questione che, forse, è meno visibile, meno conosciuta, data più per scontata, ma che riguarda davvero una parte fondamentale della cura del percorso oncologico.
È vero, siamo all'interno del mese di ottobre, che si sta per concludere; è stato un mese in cui abbiamo dedicato moltissime iniziative per parlare di prevenzione, per rassicurare gli uomini e le donne ad utilizzare le campagne di gratuito e a partecipare con fiducia, proprio perché la prevenzione rappresenta il più importante investimento che il Paese può fare, ma che anche un cittadino può fare su se stesso. Dico questo perché il sistema sanitario nazionale è un grandissimo patrimonio di democrazia, ma richiede che ci sia una partecipazione attiva anche dei cittadini nell'aderire a campagne gratuite che possono essere davvero salvavita.
Tra l'altro, nella prossima legge di bilancio - lo voglio ricordare perché lo ritengo un passaggio importante -, grazie anche alle mozioni che abbiamo fatto negli anni precedenti, vedrà finalmente luce l'ampliamento degli mammografici, da 45 a 50 e da 69 a 74, così come l'ampliamento da 70 a 74 degli per il tumore al colon retto. Quindi un impegno importante sulla prevenzione, che deve portare ad ampliare gli investimenti dal 5 al 7 per cento del Fondo sanitario nazionale, proprio perché è davvero non solo l'investimento per salvare, allungare e migliorare il tempo di vita delle persone, ma anche per rendere maggiormente sostenibile il sistema sanitario nazionale.
L'alimentazione, così come tutti gli aspetti psicologici, non sono certamente secondari, ma sono elementi cruciali per costruire percorsi di cura ed elementi importanti nella risposta terapeutica, che certamente non possono essere considerati secondari. I problemi legati alla malnutrizione, tra l'altro, sono causati dalla malattia, ma possono anche essere alimentati durante il percorso oncologico, durante i trattamenti, ovviamente a causa di interventi chirurgici, di terapie legate alla chemioterapia, alle radioterapie. Sono difficoltà, queste della malnutrizione, che influenzano direttamente l'efficacia o l'inefficacia dei percorsi terapeutici, la prognosi dei pazienti, ma anche la sopravvivenza dei pazienti stessi.
Lo dico perché è vero, oggi il cancro rappresenta ancora una patologia molto complessa nel nostro Paese; abbiamo, in Italia, circa 3,7 milioni di persone che convivono con patologie oncologiche. Le diagnosi continuano ad aumentare, anche le diagnosi di tumore al seno, ma sono tumori con i quali oggi si può convivere, ma, soprattutto, si riesce a sopravvivere, se riusciamo ad arrivare comunque con diagnosi precoci.
Nel 2023 ci sono state 395.000 nuove diagnosi, ma sono diagnosi che, se intercettate in modo precoce, possono garantire un percorso di vita che rimane comunque importante e che porta alla sopravvivenza. Grazie agli investimenti in ricerca, che non devono mai mancare - ce lo ha ricordato, pochi giorni fa, anche il Presidente Mattarella -, che hanno garantito un invecchiamento della popolazione, una cronicizzazione dei tumori e delle patologie, garantendo, quindi, tempi di vita e di qualità della vita molto più lunghi.
Avere fin dall'inizio diagnosi precoci, prese in carico multidisciplinari, che vedono affiancare agli oncologi, ai medici, i nutrizionisti, i dietologi, gli psicologi, quindi con un percorso di cura personalizzato, può cambiare il decorso della terapia, con un approccio che deve vedere anche la parte della nutrizione come un pilastro fondamentale della cura.
Dico questo perché la malnutrizione compromette la salute dei pazienti ed influisce enormemente anche sui costi sanitari. Alcuni recenti studi stimano che la malnutrizione oncologica non solo compromette la salute delle persone, ma impatta pesantemente, dal 30 al 50 per cento, anche sui costi totali dei trattamenti per il cancro. Questo fenomeno contribuisce ad un aumento dei ricoveri ospedalieri, allunga la degenza, riduce l'efficacia dei trattamenti, facendo lievitare le spese sanitarie. Quindi, condiziona il percorso di cura, la qualità della cura ed impatta pesantemente anche sui costi del Sistema sanitario nazionale.
Il nostro Paese in realtà si è dotato, nel 2017, di linee di indirizzo per i percorsi nutrizionali sui pazienti oncologici, con l'obiettivo proprio di integrare la nutrizione nei trattamenti e di standardizzare i percorsi assistenziali, ma oggi queste linee guida importanti vengono applicate in modo molto disomogeneo nel territorio nazionale, non garantendo quell'uniformità e quell'equità di accesso che sono parole preziose che dobbiamo insieme tutelare e garantire per migliorare il diritto alla cura dei nostri cittadini.
Secondo queste linee guida, è fondamentale eseguire uno nutrizionale proprio nel momento della diagnosi, con un monitoraggio durante tutto il percorso terapeutico. Il monitoraggio continuo serve non solo a prevenire la malnutrizione, ma anche a migliorare l'aderenza terapeutica, l'appropriatezza terapeutica e a ridurre i costi legati alle complicanze: costi sanitari, ma soprattutto costi di vita. Dobbiamo insieme ribadire come la nutrizione debba essere trattata non come un aspetto secondario, ma come una vera e propria medicina, che deve far parte comunque del percorso di cura.
L'obiettivo che ci diamo oggi con questa mozione è quello di ribadire l'importanza di queste linee guida, ma anche di superare le disuguaglianze regionali, che oggi non garantiscono uniformità, soprattutto evitando le disuguaglianze regionali, per garantire un'appropriatezza nel percorso terapeutico-diagnostico in modo uniforme sul territorio nazionale. L'obiettivo che il nostro Paese si deve dare è quello di garantire ad ogni paziente non solo le migliori cure farmacologiche necessarie, ma anche il miglior supporto nutrizionale, come parte integrante di un percorso di cura che deve vedere una presa in carico multidisciplinare, fatta anche di supporto psicologico non solo per il paziente, ma anche per l'intero nucleo familiare.
Queste sono patologie che ancora oggi spaventano, che provocano percorsi di dolore, di sofferenza, che mettono in crisi anche il contesto familiare. Ancora una volta, penso che dobbiamo dare un messaggio di grande forza alle donne, sapendo che il nostro obiettivo è mettere loro, la loro vita, al centro dell'impegno della politica, perché la salute è un bene da difendere, è un diritto da promuovere e riuscire a garantire un diritto universale alla salute rimane il più importante impegno che la politica può prendersi perché è un bene fondante…
PRESIDENTE. Concluda.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). …della nostra democrazia. Il Sistema sanitario nazionale è un grandissimo patrimonio di democrazia e di libertà, che va sostenuto con grandissima forza e determinazione da tutti
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Maerna. Ne ha facoltà.
NOVO UMBERTO MAERNA(FDI). Grazie, Presidente. Saluto il Sottosegretario Gemmato, saluto i colleghi.
La mozione che discutiamo oggi parte da una consapevolezza importante: non esiste una cura efficace se non si considera la persona nella sua interezza. Ebbene, l'alimentazione nelle malattie oncologiche non è un aspetto accessorio, ma un pilastro terapeutico. Questa mozione ne vuole ribadire l'importanza.
I contenuti della mozione partono dal presupposto che, purtroppo, le malattie oncologiche sono in aumento ed è previsto un ulteriore incremento da oggi al 2030. Questo ci obbliga ad agire e ciò significa una presa in carico nutrizionale precoce, che può letteralmente salvare vite.
La nutrizione-terapia non è semplice prevenzione o buona abitudine alimentare, per cui il percorso nutrizionale parallelo alle terapie oncologiche diventa fondamentale. Vorrei richiamare l'attenzione, in particolare, su una categoria di pazienti che spesso non viene citata, che è quella dei gastrectomizzati, cioè coloro che hanno subìto interventi chirurgici allo stomaco. Questa è una condizione cronica, post-chirurgica, che altera profondamente i meccanismi digestivi e di assorbimento. Quindi, il confronto con chirurghi, gastroenterologi, nutrizionisti, dietisti, psicologi, diventa fondamentale nel trattamento nutrizionale di questi pazienti. Per cui, campagne di sensibilizzazione, campagne informative e linee guida, la promozione della dieta mediterranea sono veramente elementi importanti.
Ringrazio il Governo che ha accettato di valutare le varie possibilità di rendere agevolate, anche dal punto di vista economico, le prescrizioni specialistiche - nei limiti della compatibilità di bilancio - degli alimenti medici ai fini specialistici, cioè i cosiddetti AMFS. Quindi, questo è un aspetto anche sociale, perché contribuisce a ridurre le diseguaglianze che inevitabilmente ci sono tra i territori.
Su questo vorrei anche ribadire la fondamentale importanza del cosiddetto Terzo settore e dell'associazionismo. L'Intergruppo parlamentare è nato anche dalla spinta che le associazioni hanno fornito, in particolare l'associazione Salute Donna. Qui voglio ricordare e ringraziare la professoressa Mancuso, animatrice di questa associazione, che raggruppa decine e decine di altre associazioni, che hanno attivato un percorso di confronto, collaborazione e ascolto sia della politica, che degli operatori del settore: i medici oncologi, gli psicologi, i volontari, i pazienti. Questo ha creato tutto ciò che i colleghi hanno già ricordato prima, cioè la legge sull'oblio oncologico; la possibilità di dare ai pazienti un congedo superiore per cure oncologiche; i permessi sul posto di lavoro, così come la possibilità di assentarsi, invece di 6 mesi, per 24 mesi per le cure. Sono azioni concrete che i cittadini che vivono questi problemi sentono con particolare sensibilità. Questa possibilità di ascolto con i pazienti e con tutte le categorie credo sia la cifra di cui sia il Governo, ma anche le forze politiche che fanno parte dell'Intergruppo, si sono caratterizzate. Questo è l'obiettivo che ci siamo dati e continueremo anche con questa campagna di ascolto, con tutte le possibilità che forniamo.
In conclusione, questa mozione ha come obiettivo principale, tra gli altri, quello di ridurre le complicazioni ai pazienti che incappano in questa problematica: facilitare il recupero nutrizionale; migliorare la salute fisica e la qualità di vita del paziente; al contempo migliorare l'efficienza del Servizio sanitario nazionale, i servizi sanitari delle regioni e delle province autonome e di tutti gli enti preposti a questo. Questo è l'obiettivo che ci siamo dati e continueremo a farlo.
E per questo ringrazio la responsabile dell'Intergruppo, la collega Cattoi, e gli altri parlamentari con cui stiamo lavorando concretamente e seriamente nell'interesse dei pazienti .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Cattoi, Maerna, Malavasi, Marrocco, Quartini, Bonetti, Zanella, Boschi, Semenzato, Gebhard ed altri n. 1-00497, come riformulata, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Vogliamo chiedere un'informativa urgente ai Ministri Urso e Calderone. Non so se si ricorda . Sono passati molti anni, ormai è un riferimento della cultura anche ma, invece, era altro. Era soprattutto un libro di inchiesta. Non so se si ricorda il secondo capitolo: si chiamava Angelina Jolie ed era dedicato a un'attrice che portava un bellissimo bianco, un bianco che indossava proprio alla serata degli Oscar nel 2001. Era un fatto da Pasquale, un sarto che lavorava in nero in uno stabilimento del nostro Paese, uno stabilimento clandestino ad Arzano.
In quegli anni si parlava tanto di cosa fosse diventato il , perché bastava una piccola lavorazione per avere quel marchio. Ecco, ci faccia dire che sono passati tanti anni da quelle vicende, dalle battaglie del movimento altermondialista, dalle parole di Naomi Klein “”. Ma io credo che, se possibile, l'alta moda è diventata ancora di più opaca e non si assume le responsabilità di una filiera che è sempre più sporca. Infatti, sotto quelle passerelle continuano a grondare sudore, sangue ed evasione. Martini, Armani, Dior, Valentino, Loro Piana, Tod's sono solo i grandi dei della moda caduti negli ultimi anni sotto la lente di ingrandimento delle procure.
Già, solo le procure della Repubblica sono riuscite a svelare cosa c'è dietro. Si susseguono inchieste in cui si scopre che questi della moda, del lusso, affidano la produzione a ditte che sfruttano i lavoratori. È emersa chiaramente una catena di subappalti che arriva a opifici clandestini, prodotti realizzati con manodopera impiegata senza salario orario, senza contratti collettivi nazionali, con paghe irrisorie al di sotto di qualsiasi minimo tabellare, sulla base di un vero schiavismo, come raccontava l'onorevole Mari al su cui si basa la nostra economia, che è proprio tutta basata sul lavoro povero.
Oggi, quegli oggetti, quegli stessi oggetti prodotti per pochi euro l'ora, vengono venduti a migliaia e migliaia di euro. Quante volte abbiamo denunciato che nel settore del tessile emergono grandi e gravi forme di caporalato? Eppure, i grandi marchi continuano a non rispondere, continuano a dire che non sapevano, non vedevano.
A “L'Alba” di Prato, Patrizia Pepe continua a nascondersi e a rifiutare di sedersi al tavolo di filiera. Per fortuna, ieri, l'ha fatto Canadian, di fronte a operai che da un mese e mezzo sono senza lavoro e da luglio senza stipendio.
Ma il Governo non solo non vede, non sente e non parla, ma lascia correre di fronte a condizioni di lavoro ottocentesche di para schiavitù che eludono i controlli. Ecco, ha saputo far di peggio: promuovere la scomparsa della responsabilità civile e sociale del committente, un piccolo avanzamento dal 2001. Con la cosiddetta “Filiera della moda certificata” avete introdotto la deresponsabilizzazione delle imprese committenti; invece di introdurre più controlli e responsabilità chiara in tutta la filiera, avete voluto fare una sorta di scudo.
Allora, chiediamo al Ministro Urso e alla Ministra Calderone di venire qua. Che cosa ne pensano di quell'emendamento approvato al Senato? Ci dicano che cosa vogliono fare. È così che credono di abbattere il sistema schiavistico? Ce lo dicano. Attendiamo con ansia mentre quei lavoratori continuano a essere sfruttati, picchiati e sottomessi a quel sistema
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, signora Presidente. Mi unisco all'appello del collega. Non è il primo: noi stiamo chiedendo da tempo che il Ministro Urso venga in Aula per parlare di caporalato nel settore tessile.
Ormai sono mesi, anzi, direi che è un anno che va avanti una serie di indagini nel settore tessile e non solo per quanto riguarda i grandi marchi del . Anche alcuni giorni fa sono stati messi i sigilli a una sartoria, a Roma, per forte sospetto di caporalato.
Il settore è importantissimo per il nostro tessuto produttivo. Noi siamo i maggiori manufatturieri d'Europa nel settore tessile e dobbiamo fare in modo che sia un settore legale, che abbia un minimo di regole. Vantarci dei nostri grandi marchi va benissimo. Sapere che quell'etichetta in giro per il mondo significa vendere, vendere il nostro patrimonio culturale, il nostro , sapere che quella etichetta ci rende orgogliosi quando andiamo all'estero, ovviamente è un grandissimo vanto, ma deve anche significare che dietro vi sia legalità, che i nostri lavoratori in quel settore abbiano una paga giusta, che quei lavoratori non rischiano di finire sotto le macerie, come è successo anni fa al Rana Plaza: da quel giorno, il mondo si è svegliato e si è reso conto che c'è un mondo lì fuori, dove il settore dell'industria tessile viene sfruttato per far sì che abbiamo indumenti più che altro nel settore del . Allora, questo non deve e non può accadere anche nel nostro Paese.
Ecco perché il Ministro Urso deve venire qui: deve dirci che cosa sta facendo per il settore e non cosa sta facendo per aiutare quel settore dal punto di vista economico, dove si sta intervenendo per far sì che quel settore sia ovviamente messo in condizione di lavorare e di agire in maniera legale e che i nostri grandi produttori abbiano ovviamente un occhio di riguardo quando le imprese e i contoterzisti magari vanno ad assumere altri contoterzisti per la loro produzione. Qui serve un atto di responsabilità da parte del Governo e di tutto il settore tessile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci associamo alla richiesta di informativa nei confronti del Ministro Urso. Effettivamente questo tema, che ha coinvolto il settore della moda, sia dal punto di vista delle indagini, sia dal punto di vista dei fatti, resi noti alla nostra collettività, sia per il fatto che c'è stata una risposta sbagliata, per ora ancora da completare - per fortuna avremmo un passaggio importante alla Camera -, che ha visto le proteste da parte di tutto il mondo sindacale, è così rilevante che richiede appunto di capire bene quale sia la posizione del Governo e perché sia stato dato parere favorevole a quel tipo di modifica introdotta al Senato.
Non stiamo criminalizzando il settore della moda. Sia chiaro! Al contrario crediamo che nel settore della moda ci siano eccellenze che hanno caratterizzato il nostro Paese e che questo riguardi sia i grandi marchi che le piccole imprese che sono nella filiera della moda. Sono tutti soggetti che vanno salvaguardati e richiamati, al tempo stesso, alle loro responsabilità rispetto a fenomeni conclamati di una catena di fornitura, appalti e subappalti, che porta in molte situazioni a fenomeni di sfruttamento e di caporalato che sono in contrasto con la nostra legislazione.
La nostra normativa è molto chiara sul fatto che questi fenomeni vadano contrastati. Quindi, non meravigli il fatto che vi siano indagini della procura su questi fenomeni. Queste indagini non vanno contrastate, cioè la difesa non può essere quella di cercare di salvaguardare dalle responsabilità i soggetti che stanno a monte. È vero che magari non sono chiamati - ricordiamolo - a responsabilità di tipo penale, ma sono chiamati a una responsabilità in solido. Se ci sono lavoratori che sono stati sfruttati, che si rivolgono alla giustizia e ottengono giustizia, ottenere giustizia significa anche avere rimborsi e vedere riconosciute delle responsabilità.
La nostra normativa prevede modelli organizzativi e conoscitivi, modelli organizzativi gestionali, che mettano in condizione anche le parti alte della filiera, cioè i committenti, di poter controllare quello che succede nella loro filiera. Peraltro, ci sono fenomeni troppo lapalissiani per poter fare pensare che ci sia buona fede ovunque, perché, quando vedo un capo di vestiario venduto a una cifra esorbitante e so che nella mia catena di fornitura l'ho pagato una cifra assolutamente impossibile e improbabile, a fronte di un lavoro regolato e pagato secondo norme contrattuali standard, devo per forza allarmarmi. Allora, la scappatoia di prevedere certificazioni che mi mettano in salvo rispetto a queste responsabilità non può essere applicata in questo settore. Attenzione: non può essere applicata neanche negli analoghi settori in cui questi fenomeni si stanno continuamente ripetendo: tipicamente la logistica.
La fuga non deve essere una fuga dalle responsabilità, ma al contrario la soluzione deve essere una piena assunzione delle responsabilità da parte degli operatori più grandi in questo settore, anche a tutela dei più piccoli che lavorano nelle loro filiere, che sono esposti a una concorrenza sleale che li mette in ginocchio, perché ricordiamoci: dove c'è illegalità e dove c'è caporalato ci sono soggetti che fanno una falsa concorrenza nei confronti di chi si comporta legittimamente. Noi non possiamo, con le nostre norme, tornare indietro rispetto a scelte importanti che sono state fatte e che richiedono piuttosto una più severa attuazione.
Quindi, vogliamo che il Ministro Urso venga qui a dirci perché mai gli sembra che la soluzione non sia mettere fine a queste possibilità infinite di appalti e subappalti non controllati e perché la soluzione non sia contrastare con tutte le armi che abbiamo a disposizione il caporalato, ma cercare di scudare chi da queste responsabilità fugge a scapito dei lavoratori .
PRESIDENTE. Riferirò naturalmente al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2393: Misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione generale e la rappresentante del Governo è intervenuta in sede di replica, mentre il relatore vi ha rinunciato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
Ricordo che, a norma dell'articolo 123, comma 3, ultimo periodo, del Regolamento, gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi dichiarati inammissibili non possono essere ripresentati in Assemblea (e - ove ripresentati - non sono pubblicati).
Inoltre non sono pubblicati in quanto non ricevibili: gli emendamenti già presentati presso la Commissione, ma in quella sede ritirati o decaduti per assenza del presentatore; i nuovi emendamenti, non previamente presentati presso la Commissione, riferiti a parti del testo non modificate dalla Commissione stessa, ovvero che non risultino consequenziali rispetto alle modifiche apportate in sede referente.
Avverto che, fuori dalla seduta, gli emendamenti 2.5 e 9.2 Bonafe' sono stati ritirati dalla presentatrice. Se nessuno chiede di intervenire, invito il relatore e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti e sugli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli del disegno di legge.
PAOLO EMILIO RUSSO, Grazie, signora Presidente. Su tutti gli emendamenti esprimo parere contrario.
PRESIDENTE. Il Governo?
MATILDE SIRACUSANO,. Parere conforme al relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 Alfonso Colucci.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Questo disegno di legge, che iniziamo a discutere oggi in Aula, prevede nella sua formulazione che il Governo presenti una legge annuale di semplificazione. Con questo emendamento noi proponiamo che la legge annuale di semplificazione venga presentata previa definizione di indirizzi, criteri e materie di intervento, espressa con deliberazione delle Camere. Allora, con questo emendamento cerchiamo di spostare il baricentro della formulazione dei criteri della legge di semplificazione, introdotto con questo provvedimento, dalla sede dell'Esecutivo alla sede, che è più propria, invece, della Camera e del Parlamento.
Presidente, uno dei grandi problemi del provvedimento, che esaminiamo oggi, risiede proprio nel fatto di espropriare, attraverso una pluralità di deleghe, il Parlamento della propria funzione legislativa e di portarla direttamente al Governo su materie che sono strategiche, come quella della scuola, come quella della disabilità e come addirittura la Protezione civile. Il Parlamento, votando oggi questo provvedimento, conclama la propria totale espropriazione rispetto a materie che afferiscono direttamente ai diritti fondamentali della persona. Pensiamo addirittura alla delega in materia di disciplina della famiglia, dove si esplica la persona con tutti i suoi diritti nella sua primigenia espressione che è quella della nascita, che è quella dell'infanzia e che è quella dell'educazione e della formazione.
Allora, proprio con questo emendamento all'articolo 1 chiediamo che la semplificazione - questo provvedimento si chiama di semplificazione - non venga ad essere ridotta ad un mero esercizio tecnico e burocratico, ma diventi invece esercizio di dibattito parlamentare. Questa legge è un modo per mettere fuori dalla discussione, su temi così importanti e fondamentali, esattamente le opposizioni. Quindi, costituisce essa stessa un costituzionale, perché, Presidente, le opposizioni nel nostro ordinamento non sono un inciampo della democrazia o un faticoso peso da dover buttar via affinché questo pallone aerostatico possa volare più alto.
Le opposizioni, Presidente, hanno un'importante funzione istituzionale. Sono esse stesse un'istituzione, contribuiscono necessariamente al dibattito democratico, e la presenza e la valorizzazione delle opposizioni qualifica la stessa legittimità dei provvedimenti che vengono assunti e, potrei dire, la stessa legittimità del Parlamento stesso. Allora, con questo provvedimento, invece, si porta tutto questo fuori da questa importante Aula. Il centralismo parlamentare costituzionale viene ad essere mortificato, la Costituzione viene ad essere ritorta per finalità di esercizio di potere da parte della maggioranza di Giorgia Meloni.
Tutto questo non è accettabile, al di là proprio dei profili di lata incostituzionalità, considerando la mortificazione della funzione legislativa e della funzione importante delle opposizioni. Non possiamo, Presidente, discutere nelle sedi accademiche della necessità di introdurre in Costituzione uno Statuto delle opposizioni, perché di questo si parla come elemento di rafforzamento della democrazia, quando poi, in un provvedimento del genere, si inseriscono una pluralità di deleghe che portano fuori dall'Aula parlamentare e avocano al Governo la discussione su materie che incidono sensibilmente sui diritti della persona stessa.
Presidente, questa è la logica che è sottesa a questo emendamento ed è la ragione sostanziale per la quale, nonostante il parere contrario del relatore e del Governo, io ne chiedo l'approvazione .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.2 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.3 Zaratti. Ha chiesto di parlare il collega Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signora Presidente. Parlo sia per l'emendamento 1.3 che per l'emendamento 1.4, in dichiarazione di voto, perché entrambi i nostri emendamenti tendono, diciamo così, a definire meglio quelle che sono le organizzazioni da ascoltare durante le consultazioni pubbliche delle categorie, così come previsto da questo articolo. Noi abbiamo puntualizzato che tra le organizzazioni sicuramente da ascoltare in questo procedimento ci sono le organizzazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale e, ovviamente, anche gli enti del Terzo settore.
Abbiamo fatto questa, secondo noi, doverosa specificazione perché è del tutto evidente che troppo spesso le consultazioni riguardano organizzazioni che sono sostanzialmente marginali. Invece riteniamo che, proprio per ragioni fondamentali di una riduzione del ruolo fondamentale del Parlamento in relazione ai decreti legislativi che devono affrontare la materia, sia necessario che questo dibattito sia sempre più ampio e che coinvolga soprattutto le organizzazioni davvero rappresentative della società. E quelle sindacali e quelle del Terzo settore rappresentano certamente un architrave della partecipazione della società civile organizzata.
È del tutto evidente che non definire meglio quali siano le organizzazioni che devono essere coinvolte potrebbe inficiare sostanzialmente anche la capacità importante di coinvolgimento nel dibattito pubblico fondamentale e necessario. Per questo, ci sentiamo di ribadire con forza questo punto e riteniamo peraltro che, se il Governo, come ha fatto, non dà parere positivo a questi emendamenti, fa un grandissimo errore, perché dal nostro punto di vista il maggiore coinvolgimento della società civile, della società civile organizzata, dal punto di vista economico, dal punto di vista della difesa dei diritti, rappresenta un elemento fondamentale e determinante.
Per questo, chiediamo al Governo di cambiare il parere su questo emendamento e di dare parere positivo, perché effettivamente la nostra aggiunta, la nostra precisazione, va nell'ottica di garantire sempre una maggiore rappresentatività nel dibattito pubblico su alcuni punti fondamentali .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la Sottosegretaria Siracusano. Ne ha facoltà.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Soltanto per precisare qual è la motivazione della contrarietà a questo emendamento. Non perché verranno escluse dalle consultazioni le organizzazioni sindacali più rappresentative, ma perché, secondo le intenzioni del Governo, nella parte relativa all'articolo 1 sono già ricomprese, onorevole Zaratti. Quindi semplicemente per questo, volevo precisare che l'intenzione del Governo ricomprende l'oggetto del suo emendamento e la motivazione della contrarietà è questa.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.4 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.5 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.2 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.2 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.3 Zaratti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signora Presidente. Per sottolineare una questione fondamentale. Insomma, si definiscono in questo articolo, alla lettera una serie di norme che servono a facilitare l'efficacia del provvedimento stesso. Ora, noi riteniamo che tra queste diverse misure, tra queste diverse elencazioni di questioni, sia necessario e fondamentale inserire quella della tutela ambientale e del contrasto ai cambiamenti climatici.
Ora, io colgo l'occasione per ricordare a questo Governo e per ricordare anche a tutti quanti noi che la questione dei cambiamenti climatici non rappresenta una variante qualsiasi, uno dei tanti argomenti sui quali si discute, una delle varie elencazioni che si fanno ormai doverosamente, ma una questione che sta cambiando a fondo la vita del nostro Paese.
I disastri climatici che ci sono stati negli ultimi 10 anni hanno causato più di 50 miliardi di danni dal punto di vista economico e dal punto di vista umano sono costati centinaia di vite al nostro Paese. Ora, pensare di non affrontare pienamente e seriamente, in ogni provvedimento che noi approviamo in questa Camera, la questione dei cambiamenti climatici è una scelta illogica, una scelta sbagliata, una scelta contro l'interesse del Paese, una scelta contro l'interesse della Nazione, come gli esponenti della destra amano definire il nostro Paese.
È per questo che noi ci sentiamo, in ogni provvedimento che discuteremo, di sottolineare questa urgenza, questa necessità. Si parla dei costi della transizione ecologica, la Presidente del Consiglio non fa nient'altro che ribadire questo concetto, ma i costi delle tragedie climatiche del nostro Paese, quelli non contano nulla? I 50 miliardi che abbiamo speso negli ultimi 10 anni non contano nulla? Le centinaia di morti non contano nulla?
È per questo che combattere e avere la consapevolezza che è necessario combattere i cambiamenti climatici è una questione di cui si deve far carico tutto il Parlamento e se ne deve far carico anche il Governo. È una questione fondamentale, che riguarda non soltanto la sicurezza, la difesa della vita delle persone, la difesa dell'ambiente, la difesa contro i grandi sbalzi di temperatura che ci sono, ma riguarda anche l'interesse economico del Paese stesso. È lì che c'è una nuova frontiera, che permetterà al nostro Paese di utilizzare meglio le nostre risorse e non vivere le catastrofi che ci sono state fino ad oggi
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.3 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.4 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.4 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Ricordo che l'emendamento 2.5 Bonafe' è stato ritirato.
Passiamo all'emendamento 2.6 Baldino. Ha chiesto di parlare la collega Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, signora Presidente. Molto brevemente, perché io non comprendo il motivo del parere contrario su questo emendamento, e mi rivolgo anche alla Sottosegretaria presente, perché noi non facciamo altro che chiedere di inserire, in un articolo che parla di disposizioni generali per l'esercizio delle deleghe conferite per la semplificazione normativa - se l'obiettivo di tutti è la semplificazione normativa volta anche a semplificare non solo la comprensione dell'ordinamento giuridico da parte di cittadini, imprese e amministrazioni, ma anche sburocratizzare, e noi sappiamo che i cittadini e le imprese sono ostaggio di questa burocratizzazione a tratti selvaggia, in cui chiedono più volte dati, documenti e informazioni di cui le amministrazioni sono già in possesso -, di scrivere anche qui, dove stabiliamo i criteri generali della delega per la semplificazione, il sacrosanto principio del .
Che cosa significa? Che se io sono un cittadino, un'impresa, e ho già trasmesso delle informazioni, dei dati utili per un certo procedimento all'amministrazione, non mi vengono richiesti una seconda, una terza, una quarta, una quinta, un'ottantesima volta, ma una sola volta. Sono in possesso delle amministrazioni, le amministrazioni, attraverso le banche dati, possono scambiarseli tra di loro, senza richiederli centocinquanta volte ai cittadini e alle imprese, che sono già ostaggio di una burocratizzazione selvaggia. Nient'altro, questo chiedeva il nostro emendamento, che ha parere contrario.
Non comprendo il motivo, quindi chiedo, se è possibile, di rivedere questo parere e di affermare una volta per tutte - già l'ordinamento lo fa, ma in questo momento è calzante il riferimento al principio del - questo principio, per fare in modo di liberare cittadini e imprese dai lacci e lacciuoli inutili della burocratizzazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente Io chiedo, se è possibile, di sottoscrivere l'emendamento, se la collega acconsente, e richiamo l'attenzione anche del Governo, della maggioranza, delle colleghe e dei colleghi con cui abbiamo partecipato al percorso proprio sul tema della semplificazione nella Commissione bicamerale sulla semplificazione sul fatto che il tema del è proprio il cardine centrale e nucleo fondamentale della relazione che all'unanimità abbiamo recentemente approvato. È un tema su cui c'è un'ampia giurisprudenza, che dimostra come, in realtà, dovrebbe già essere presente nelle norme.
Se non vi piace la dicitura inglese, possiamo dirlo in italiano, ma il principio è quello che è scolpito nel nostro ordinamento da tempo: nessun cittadino dovrebbe essere chiamato a dover produrre nuovamente una documentazione che è già stata fornita alla pubblica amministrazione. Lo abbiamo scritto in tantissime norme, il problema è che non lo abbiamo mai applicato. Nel momento in cui si chiede non di innovare, ma semplicemente, in un testo di legge che si dovrebbe occupare di semplificazione, di cercare di portare nella vita reale delle persone una semplificazione che è rimasta solo sulla carta - perché, in realtà, noi diciamo che si deve fare, ma poi non creiamo le condizioni perché si faccia e ci troviamo a dover avere una duplicazione di difficoltà nel momento in cui interagiamo con la pubblica amministrazione -, e dato che è lo stesso principio su cui abbiamo incardinato un lavoro comune in Commissione bicamerale sulla semplificazione e una relazione che sarà approvata all'unanimità, riterrei veramente assurdo, incoerente e sbagliato un voto contrario a questo emendamento.
Invito, quindi, il Governo a riflettere e a valutare nella maniera più opportuna, per rendere coerente ciò che votiamo in questa sede con ciò su cui ci confrontiamo in Commissione e su ciò che è già presente nel nostro ordinamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il collega Santillo. Ne ha facoltà.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Grazie, Presidente. A me sembra assurdo, perché noi, in Commissione bicamerale sulla semplificazione, con tutti i colleghi della maggioranza, incluso il presidente, abbiamo votato una relazione alla fine della prima indagine conoscitiva che abbiamo fatto, e in quella relazione, che, ripeto, è stata stesa dagli uffici del presidente, che è in questa maggioranza, c'è scritto chiaro e tondo che il principio del è sacrosanto. Perché che semplificazione può mai esistere se noi ci troviamo dei documenti che più volte le varie aziende devono presentare all'amministrazione?
Per questo motivo mi appello al senso di responsabilità dei colleghi di maggioranza e anche alla componente del Governo per sospendere un attimo la valutazione, accantonandolo, per capire perché non si possa avere parere favorevole.
PRESIDENTE. Quindi ha chiesto l'accantonamento. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Visto che anche io faccio parte della Commissione semplificazione, volevo ancora ribadire il concetto che ha già espresso molto bene il collega, ovvero proprio il fatto che, tra altro, noi siamo di fronte a una legge delega, quindi è anche una proposizione di intenti. Non capisco il perché di questo tipo di emendamenti, che, tra l'altro, sembrano veramente presi pari pari dalla relazione che abbiamo appena approvato all'unanimità nella Commissione semplificazione, non possano essere almeno valutati o accantonati per una riformulazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la collega Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Brevemente, io penso che il Parlamento abbia proprio l'obbligo di incontrare i bisogni dei cittadini, e questa è l'occasione per dimostrarlo, per dimostrare che il corpo elettorale, i cittadini spesso sono impegnati in quella che io vorrei definire una follia burocratica. Il tempo che richiede il produrre nuovamente i documenti inceppa tutte le attività, le attività economiche, le attività produttive, ma anche la vita di ogni giorno. Quindi, quantomeno c'è un invito da parte del mio gruppo ad accantonare questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Io ritengo che la modernizzazione del Paese passi attraverso la semplificazione e che essa sia funzionale alla stessa pubblica amministrazione, determinando anche una diminuzione dei costi della pubblica amministrazione, con la velocizzazione di tutte le pratiche con riferimento, per esempio, alle attività imprenditoriali, spesso costrette a dover fornire una mole infinita di documenti e una pletora che è già in possesso della pubblica amministrazione.
Accettare questo emendamento sostanzialmente a costo zero - a invarianza finanziaria, come si dice - che è funzionale alla velocizzazione del Paese, penso che dovrebbe essere nell'interesse di tutti, oltre che a vantaggio della pubblica amministrazione, e anche di coloro che si pongono nel mondo delle imprese che ha bisogno di velocità per competere con l'Europa e con il mondo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il relatore, onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà. Mi dia il parere sull'accantonamento, semplifichiamo anche questo…
PAOLO EMILIO RUSSO, . Grazie, Presidente. Signora Presidente, condividendo le osservazioni dei colleghi e andando incontro alla loro richiesta, acconsento ad un accantonamento per ulteriori valutazioni .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.7 Zaratti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signora Presidente. Questo provvedimento è, secondo me, abbastanza grave, perché insegue un po' i miti della destra, in modo particolare in questa lettera dell'articolo 2 del provvedimento, il cui è chiaro rispetto alle volontà che si vogliono mettere in campo: limitazione e riduzione di vincoli, adempimenti e prescrizioni.
Ora, colleghi e colleghe, spesso si è parlato dei vincoli in questo Paese, ma davvero voi pensate che i problemi di rallentamento degli interventi che vengono realizzati siano dovuti alla rete dei vincoli, degli adempimenti e delle prescrizioni che ci sono? O non dipendono, invece, da un'altra cosa, dalla lentezza del rilascio dei pareri? Anzi, io direi a voi tutti e tutte che la questione è proprio completamente contraria rispetto a come voi la impostate: una rete chiara di vincoli e di limitazioni favorisce l'impresa, perché l'impresa sa dove può intervenire, dove vuole realizzare e dove non si può. È l'incertezza che voi inserite all'interno dei testi normativi che determina il rallentamento, con la vostra volontà di demolire qualunque tipo di vincolo e di limitazione rispetto agli interventi che vengono realizzati. Volete trasformare, in questo modo, il nostro Paese nel selvaggio West, dove ognuno può fare ciò che vuole, a prescindere dai vincoli ambientali, paesaggistici e quant'altro.
Non è così che si tutelano né l'interesse nazionale né il diritto d'impresa, perché il punto cui noi dobbiamo arrivare tutti quanti insieme è stabilire ciò che si può fare e ciò che non si può fare, ciò che si deve fare in un certo luogo e ciò che non si può fare in un altro luogo. È la certezza delle norme e dei vincoli che favorisce l'impresa, ma su questo punto voi non ci state, perché in realtà volete soltanto una gigantesca , dove ognuno possa fare ciò che vuole, dove può intervenire il più potente, il più ricco e il più prepotente. È questa la realtà che voi ci state sottoponendo in questa visione.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Per questo noi abbiamo chiesto che, all'interno dei principi che devono essere fatti salvi, ci siano quanto meno i vincoli ambientali, paesaggistici e archeologici, che sono il fondamento della nostra civiltà giuridica, della nostra storia, della nostra archeologia, delle nostre ricchezze artistiche, dei nostri paesaggi, la salvaguardia dei quali è a monte di una grande ricchezza e di un grande comparto di natura economica. Distruggere questo significa distruggere uno degli più importanti della nostra economia, oltre che distruggere la nostra storia e la nostra cultura .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.7 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.8 Bonafe'.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io vorrei fare una premessa: noi siamo contro questo provvedimento, ma non siamo contro la semplificazione; anzi, noi riteniamo che sia necessario semplificare e che l'eccesso di burocrazia e di vincoli abbia un costo sia in termini economici che anche in termini di tempo sia per i cittadini che per le imprese, in un momento in cui di fronte ai dazi dovremmo rilanciare la competitività del Paese. Perché siamo contro?
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Perché se è bene semplificare riteniamo che non si possa semplificare in questo modo, cioè non si possa semplificare con leggi delega in materie così ampie, con criteri molto flessibili, sostanzialmente con deleghe in bianco, che peraltro espropriano il Parlamento dal proprio ruolo.
Sulle deleghe in bianco mi faccia anche dire che noi abbiamo per l'appunto presentato un emendamento, che è quello sul quale sto intervenendo, che ci pare quasi pleonastico; infatti, inviterei la Sottosegretaria a una riflessione supplementare.
Noi in questo emendamento, che riguarda i principi e i criteri direttivi delle deleghe, chiediamo che si tenga conto dell'adeguamento alla giurisprudenza della Corte costituzionale, delle giurisdizioni interne e sovranazionali. Dicevo che è un emendamento pleonastico, perché è chiaro che si dovrebbe tenere in considerazione anche quello che dicono la Corte costituzionale e le Corti interne e sovranazionali. Purtroppo non è successo questo, purtroppo non è successo nel caso dei centri per i migranti in Albania ed è il motivo per il quale noi abbiamo presentato questo emendamento, perché lì è stato evidente che questo Governo è passato sopra a tutto, anche alla giurisprudenza europea.
Per questo non ci fidiamo di quello che può essere fatto in futuro e chiediamo che sia fatta davvero una valutazione per accantonare questo emendamento e per dare un voto positivo.
PRESIDENTE. Quindi chiede l'accantonamento, collega Bonafe'? Sì. Il relatore sull'accantonamento? No, è contrario. Onorevole Bonafe', a questo punto insiste per la votazione sull'accantonamento? No.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.8 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.9 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.10 Zaratti e 2.11 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.12 Alfonso Colucci.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Con questo emendamento, il 2.12, interveniamo proprio sull'articolo 2, prevedendo che nel processo di interlocuzione tra le Camere e il Governo per l'approvazione del decreto legislativo attuativo della delega ci sia un doppio passaggio.
Qualora il Governo non intenda conformarsi ai pareri espressi dalle Commissioni parlamentari, prevediamo che trasmetta nuovamente il testo alle Camere con una motivazione, con le osservazioni e con eventuali modificazioni, in recepimento delle indicazioni che derivano dalle Commissioni competenti delle due Camere, quale testo contenente il recepimento delle osservazioni.
Si prevede, peraltro, che questa procedura, questa interlocuzione tra le due Camere e il Governo, non abbia una funzione dilatoria, perché il Governo potrà di nuovo adottare il decreto legislativo nella medesima formulazione originaria nel termine di 10 giorni dalla trasmissione, qualora le Camere non provvedano diversamente. Quindi, qui, Presidente, prevediamo un doppio passaggio: un doppio passaggio con la necessità che il Governo si uniformi, in qualche modo, ai pareri delle Commissioni parlamentari, ovvero nei 10 giorni, comunque, confermi il decreto legislativo attuativo della delega.
Questo emendamento è un po' un richiamo a quanto avevo detto nell'intervento sull'emendamento 1.1 a mia prima firma: tende a restituire concetti di fondo che sono quelli di trasparenza, quelli di responsabilità. Il Governo non è libero, in attuazione della delega, di fare ciò che vuole; non è libero di disattendere i pareri delle Commissioni competenti. Qui diciamo che anche nelle Commissioni competenti il Governo, la maggioranza che sostiene il Governo è maggioranza, quindi nessun .
La richiesta è proprio quella di restituire alla dialettica parlamentare la possibilità di interloquire su provvedimenti così importanti quali quelli contenuti in questo provvedimento, che, come ripeto, incidono direttamente su diritti fondamentali della persona.
Quindi, è un emendamento che rafforza e richiama, non espressamente ma implicitamente, gli articoli 70 e 76 della nostra Costituzione, che prevedono un principio cardine, che è il principio della leale collaborazione tra i poteri dello Stato, e si muove nella logica, che noi riteniamo essenziale, di favorire una parlamentarizzazione della stessa delega.
Insomma, Presidente, riportiamo il Parlamento al centro del dibattito, al centro del nostro ordinamento, così come la nostra Costituzione prevede espressamente perché la nostra è una Repubblica parlamentare, e favoriamo una leale collaborazione tra i poteri dello Stato, come la Costituzione detta agli articoli 70 e 76, con una sana interlocuzione tra le Commissioni competenti e il Governo.
Per cui, sul parere negativo a questo emendamento ci sarebbe da interrogarsi, perché, davvero, pensare che la maggioranza mortifichi così gravemente il Parlamento è significativo non solo dal punto di vista istituzionale, ma dal punto di vista politico perché ci rivela qual è l'idea che della democrazia ha questa maggioranza e questa idea si trasmette e traspare in maniera così evidente da provvedimenti come questo.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.12 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Ha chiesto di parlare il relatore, l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO, . Grazie, signora Presidente. Siamo già in grado di sciogliere la riserva sull'emendamento accantonato 2.6 Baldino. Il principio è già presente nell'ordinamento, anche se non è pienamente operativo; è in fase di attuazione, perché non è pienamente operativo nei rapporti interni alla pubblica amministrazione. Per questa ragione, confermo il parere contrario che avevamo dato all'inizio. Era già stata data disponibilità, in Commissione, di trasformarlo in un ordine del giorno, per esempio, per chiedere l'accelerazione di questa attuazione. In questo caso, suppongo che il Governo sia disposto a dare parere favorevole. Quindi, parere contrario e disponibilità a scrivere insieme un ordine del giorno.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole.
A questo punto, passiamo alla votazione dell'emendamento 2.6 Baldino. L'onorevole Carmina lo sottoscrive? Lo sottoscrive il gruppo, benissimo.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.6 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 2. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Intervengo per annunciare il voto contrario del nostro gruppo a questo articolo, ovviamente con riferimento al tema dell'abuso o dell'eccesso delle leggi delega. Abbiamo avuto modo, ieri, in discussione generale - e ringrazio la Ministra, che era presente - di avere poi interloquito. In buona sostanza - lo dico per i colleghi che non erano presenti - ha risposto alle nostre critiche con una citazione, molto dotta, di una figura che certamente non appartiene al suo schieramento politico, ma più al nostro, cioè quella di Gustavo Zagrebelsky; citazione in cui, sostanzialmente, si esaltava addirittura il ruolo della legge delega, premesso che i giuristi spesso intervengono e intervengono in un contesto asettico e, quindi, in un mondo ideale.
Ovviamente la legge delega, che è prevista nell'ordinamento ed è prevista dalla Costituzione, potrebbe essere uno strumento. Nello specifico, però, senza dover andare a contrapporre a Gustavo Zagrebelsky altri singoli costituzionalisti, è ormai una materia che l'insieme, la pluralità dei costituzionalisti pone come una questione che, insieme all'eccesso dei decreti d'urgenza, sta stravolgendo e provoca quella che alcuni di loro hanno definito “erosione del ruolo del Parlamento”, che si vede svuotato di funzioni proprie e funzioni di controllo; con il rischio - vorrei sottolinearlo in questa sede - che l'abuso di questo strumento possa aprire la strada a violazioni sistematiche dei limiti costituzionali. Se infatti la delega, come è questa per esempio, è troppo ampia o vaga, può superare i principi di legalità, uguaglianza e libertà sanciti dalla Costituzione.
La nostra osservazione - lo ribadisco in questa sede: di tipo sistemico - non era un'accusa fatta a questo Governo specifico. La tendenza all'eccesso di delega, già presente anche con Esecutivi degli anni scorsi, mi sembra accentuata; non vorremmo, però, che il risultato finale sia un rimedio peggiore del male, ossia sostanzialmente saltare il Parlamento; pensare che, in questo modo, si semplifichi il procedimento per poi ritrovarsi in un contenzioso costante e, in qualche modo, spostare la soluzione dei problemi o la risoluzione dei problemi in altra sede che diventa la Corte costituzionale.
Quindi, questa è la ragione per cui ribadiamo la nostra critica sull'eccesso di legge delega e, soprattutto, sul fatto che il tema dei criteri con cui poi viene definita la delega è un terreno molto scivoloso ed è un terreno che, se interpretato male, può provocare esattamente l'opposto di quello che la semplificazione dovrebbe dare, cioè certezze .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.1 Bonafe'.
Ha chiesto di parlare la collega Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo articolo 4 è uno dei pochi, per non dire sostanzialmente l'unico, degno di nota, sul quale peraltro voteremo a favore, perché è un articolo che introduce la valutazione di impatto generazionale. Che cos'è la valutazione di impatto generazionale? È uno strumento che permette di fare una valutazione preventiva sugli effetti dei provvedimenti e di farla proprio a garanzia del futuro e delle generazioni future.
Va detto che con questo articolo il Governo, di fatto, accoglie un obbligo che è stato introdotto dalle Nazioni Unite con il nuovo Patto sul futuro, appunto un Patto che mette al centro la giustizia tra le generazioni. Questo articolo è meritorio di accoglimento anche perché questo strumento, che è uno strumento importantissimo, viene inserito all'interno di uno strumento che è già previsto, che è quello dell'analisi sull'impatto della regolamentazione. Quindi, di fatto, non va a complicare il procedimento, anzi, in qualche modo lo va a rendere più lungimirante, perché ci si fa carico di quelli che saranno gli effetti economici e sociali delle misure che si stanno approvando.
Quindi, diciamo che non è un doppione, ma risponde a una domanda vera. Noi abbiamo presentato degli emendamenti per migliorare ulteriormente questo strumento e devo dire che mi spiace molto che questi emendamenti non siano stati accolti; capisco che siamo in seconda lettura, ma dico anche che questo non è un decreto-legge che ha una scadenza, ma è un disegno di legge governativo, per cui, se ci fosse stata la volontà di accoglierli, pur votando a favore dell'articolo 4, avremmo creato le condizioni per avere uno strumento ancora migliore.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.2 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.2 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.3 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.3 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.4 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.4 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.5 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.5 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 7. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 8. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 8.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 9.1 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.1 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'emendamento 9.2 Bonafe' è stato ritirato.
Saluto gli studenti, le studentesse e i docenti dell'Istituto comprensivo “Giacinto Romano” di Eboli, provincia di Salerno, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Passiamo all'emendamento 9.3 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.3 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 9.4 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.4 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 9. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 9.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 10. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 10.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 11.1 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.1 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 11.2 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.2 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 11. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 11.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 12.1 Richetti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Amendola. Ne ha facoltà.
VINCENZO AMENDOLA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo in dichiarazione di voto, per questo emendamento e per i prossimi, a favore, ed esprimo già, a nome del Partito Democratico, il voto negativo sull'articolo, in quanto qui ci troviamo di fronte a un paradosso. L'articolo 12 chiede di semplificare la produzione normativa primaria del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, la nostra tanto amata Farnesina. Uno si chiederà: ma che c'è da semplificare alla Farnesina, essendo un Ministero che si occupa principalmente di alcune materie? Domanda legittima.
Leggendo l'articolo non c'è una risposta. Allora, andiamo per ordine, cara Sottosegretaria. Noi, negli ultimi periodi, nel silenzio distratto dell'opinione pubblica, ma grazie anche ad alcune dichiarazioni stentoree del Ministro Tajani - che ha detto già: passo storico, riforme a costo zero -, abbiamo già approvato tre provvedimenti di riorganizzazione della Farnesina. Quindi, uno si chiede: che ci sarà da riorganizzare in più, sapendo, soprattutto, che la produzione normativa primaria della Farnesina è molto esigua perché non è un Ministero che produce legislazione vigente? Le faccio l'elenco: lo schema di decreto del Presidente della Repubblica n. 279, concernente modifiche al DPR n. 95 del 2010, lo abbiamo approvato poco tempo fa. La Farnesina è stata riorganizzata nelle sue funzioni principali: il passo storico che ha detto il Ministro Tajani, a costo zero.
In più abbiamo fatto anche altre revisioni legislative, che sono quelle che, prioritariamente, riguardano la Farnesina: “Disposizioni per la revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all'estero”, che adesso è al Senato; abbiamo fatto il decreto sulla cittadinanza n. 36, convertito in legge a maggio del 2025; e, attenzione, abbiamo fatto già due decreti sul Piano Mattei, che - faccio presente per chi si fosse dimenticato questo Piano Mattei -, oltre agli slogan, è anche una previsione gestionale di risorse insieme a quelle della cooperazione.
Benissimo, abbiamo già fatto tante cose. Mi spiegate cosa c'è da semplificare in un Ministero che ha una produzione normativa esigua, considerando anche che le norme già fatte, che riguardano soprattutto i cittadini, gli italiani all'estero - su cui noi siamo stati fermamente contrari - le abbiamo già modificate? È domanda legittima. Leggendo il testo, la genericità è impressionante, cioè si dice: deleghiamo il Ministero a vedere che c'è da fare. Sa che c'è da fare, Sottosegretaria? Modificare il DPR n. 18 del 1967. Questa è la norma che la Farnesina modificherà con questa delega, che è tutta una vicenda gestionale di produzione di quelli che sono gli organismi. Ma, abbiamo appena visto un DPR, adesso, che ha rivoluzionato la Farnesina, addirittura con due teste, la testa economica e la testa politica. Apro una piccola parentesi: il commercio con l'estero lo portò già il Governo Conte 2, quindi, già una produzione legislativa primaria la portammo alla Farnesina.
Allora, si può fare di tutto, si può fare la semplificazione - viva la semplificazione -, ma con riferimento a un Ministero che ha una produzione normativa esigua, già toccata, che ha riorganizzato già le funzioni, mi spiegate cosa si scrive in questi articoli che abbia un senso, oltre alla genericità imperante? Quindi, per queste ragioni, non per un dissenso a dare una mano a quel bellissimo Ministero, ma per un dissenso rispetto a chi scrive cose così generiche e assolutorie, noi non possiamo dare un voto positivo. C'è il DPR n. 18 del 1967, beh, si scriveva: noi vogliamo modificare - e concludo - quel DPR perché vogliamo cambiare, vogliamo gli ambasciatori politici, vogliamo prevedere l'esternalizzazione delle funzioni ai privati. Scrivetelo. Ma una delega così in bianco rispetto a norme che abbiamo già approvato, mi sembra quasi una presa in giro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Anche io intervengo adesso a motivazione dell'emendamento in discussione e in votazione, ma anche in modo preventivo sui successivi emendamenti e sulla scelta anche di voto su questi articoli. Noi abbiamo presentato degli emendamenti soppressivi di questa parte del disegno di legge che riguarda l'attribuzione al Governo di competenze attraverso la delega, in virtù del fatto che, nel nostro ordinamento, la nostra Costituzione definisce un perimetro preciso all'interno del quale la funzione legislativa può essere assegnata al Governo invece che al Parlamento, con però principi e criteri definiti.
Io vorrei leggere testualmente, perché credo che si debba avere chiara la coscienza in quest'Aula anche del caso che si apre, che diventerà, di fatto, un punto di riferimento anche per future attività legislative. Noi diciamo che: “Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi (…) uno o più decreti legislativi per la semplificazione, il riordino e il riassetto delle disposizioni vigenti nelle materie di competenza del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (…)”. Questo vale per questo articolo e per i successivi. Cioè, noi stiamo delegando al Governo il riordino in materie di competenza, nell'ambito della politica estera e della cooperazione internazionale, senza poi trovare dei criteri reali di definizione e di restringimento di questa azione legislativa.
Il Governo, qualunque Governo ci sarà - io penso che i colleghi dicano “ci saremo noi”, ma sappiamo bene che una volta che una legge delega è stata approvata, si può anche produrre un ritardo, cioè un rimando del termine della delega stessa -, attraverso dei semplici decreti legislativi, può creare un riassetto delle materie di competenza del Ministero degli Affari esteri, cioè di quelle nell'ambito della politica estera e della cooperazione internazionale, disattendendo, con decreti legislativi, norme che oggi sono di rango primario, come è stato ulteriormente poi specificato nei commi successivi, senza avere un principio solo di spazio, diciamo, di definizione. Il Parlamento e i colleghi della maggioranza devono sapere che, approvati questo e i successivi articoli, possono andare in vacanza da qua a fine legislatura, perché tanto il Governo è delegato a fare la qualunque su qualunque materia, senza dover chiedere nemmeno un voto all'Aula parlamentare .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.1 Richetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.2 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.2 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 12.3 Francesco Silvestri e 12.4 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 12.3 Francesco Silvestri e 12.4 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 12.5 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.5 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 12. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 12.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 13.1 Simiani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.1 Simiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 13. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 13.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 14.1 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.1 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.2 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.2 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.3 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.3 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.4 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.4 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione dell'articolo 14. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 14.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 15.1 Bonafe'. Ha chiesto di parlare l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). La ringrazio, signora Presidente. Questo emendamento e quelli che seguono riguardano il tema dell'istruzione, di cui abbiamo a lungo discusso in quest'Aula ieri pomeriggio. Riguarda il tema dell'istruzione perché quella che è contenuta all'interno di questo testo, all'interno in particolar modo dell'articolo 15, è un'autentica delega in bianco che viene assegnata su molteplici materie al Governo, al Ministero dell'Istruzione, riguardo materie importanti: la revisione del testo unico; il riassetto del rapporto di lavoro; il tema degli organi collegiali, un tema attuale e importante sulla cui revisione, tra l'altro, anche come Partito Democratico, abbiamo presentato delle proposte di legge dirette a riaggiornare il funzionamento, le competenze e i compiti di organismi molto importanti per la vita democratica della scuola; oltre a una riforma complessiva anche degli organi consultivi che fanno capo al Ministero dell'Istruzione.
Noi avremmo voluto che in realtà, all'interno di questo testo, le deleghe assegnate al Ministero dell'Istruzione fossero precisate e indicate in modo molto più attento e soprattutto molto più dettagliato. Per quale motivo? Come ci insegnano e testimoniano gli ultimi provvedimenti approvati in Aula o anche gli ultimi atti adottati dal Ministro Valditara - penso alle indicazioni nazionali sul , su cui varrebbe la pena leggere l'illuminante parere del Consiglio di Stato che ha sonoramente bacchettato il Ministero, tanto da non poter rendere un parere, proprio perché mancante di motivazione il provvedimento -, qual è il nostro timore rispetto a questo provvedimento e perché chiediamo con l'emendamento di sopprimere il contenuto dell'articolo 15? Noi temiamo che sostanzialmente questa delega in bianco si tradurrà nell'ennesima serie di provvedimenti calati dall'alto da parte del Ministero, senza alcun confronto con il mondo della scuola e senza l'apertura di un ascolto democratico di quel mondo. È avvenuto - lo ricordavamo ieri pomeriggio rispetto al decreto Maturità - e avverrà purtroppo nelle prossime settimane quando ci troveremo ad esaminare, sempre in Aula, il disegno di legge Valditara relativo al consenso preventivo nelle scuole rispetto all'educazione alla sessualità.
Come sempre il Ministero, anche in questo caso su tematiche tra l'altro molto delicate, ci prova come ci aveva già provato per via emendativa con la riforma del Consiglio superiore della pubblica istruzione, andando a modificare con emendamenti quella che era la composizione di un organismo molto importante che non ha fatto in nessun Governo, qualunque fosse il suo colore politico, mancare il suo contributo costruttivo e critico in materia di istruzione. Il timore è che per l'ennesima volta il Parlamento in realtà finisca per abdicare, con questo atto, a quello che è il suo ruolo su materie e su tematiche chiave che riguarderanno - andatevi a leggere i vari punti che sono contenuti nell'articolo 15 - tutto il settore complessivo dell'istruzione. Ecco perché, con l'emendamento con cui richiediamo la soppressione di quell'articolo e con questi interventi, stiamo qui a sottolinearlo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Se l'onorevole Manzi è d'accordo, chiederei di sottoscrivere questo emendamento soppressivo a nome di tutto il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, perché condividiamo le sue considerazioni sulla necessità di cancellare questa parte della norma perché si tratta di una delega in bianco su materie molto delicate e molto importanti per la vita democratica dell'istruzione pubblica italiana.
C'è in molti ambienti, sia nel mondo degli insegnanti che in quello dei dirigenti scolastici, grande preoccupazione per l'idea che il Governo possa intervenire sugli organi collegiali e sugli organi consultivi del Ministero senza una vera e propria campagna di ascolto, senza tenere conto dei bisogni e delle necessità della comunità democratica della scuola e senza avere cura della necessità di tutelare la scuola come istituzione, vocata alla democrazia e gestita attraverso organi collegiali che permettono di avere una discussione ampia sui provvedimenti e sulle scelte da fare, mentre invece la destra ha più volte storicamente proposto un modello aziendalista di scuola.
Il punto, così com'è scritto all'interno di questa norma, in particolare il punto , sostanzialmente parla di una ridefinizione del rapporto con il ruolo, le competenze e le responsabilità dei dirigenti scolastici, alludendo di fatto a una volontà di costruire una struttura maggiormente verticalizzata e, come dicevo, maggiormente aderente a un'ottica aziendalistica. Per questa ragione noi non possiamo condividere questa delega e ne chiediamo, insieme ai colleghi del Partito Democratico, l'abrogazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, signora Presidente. Anche noi chiediamo di sottoscrivere e voteremo questo emendamento che va abrogare quel che di fatto è una delega in bianco al Governo sui temi scolastici che ci fa letteralmente paura.
Ci fa proprio paura perché abbiamo visto quel che è stato fatto fino ad oggi e abbiamo visto le azioni di questo Governo in tutto il settore dell'educazione, dell'istruzione e della formazione tanto della scuola quanto dell'università. Non è una riforma complessiva, come è stato fatto in passato, portando gravi danni, ma almeno ci fu un dibattito, ci fu un confronto interno agli organismi politici e interno al Paese. Ora invece furbescamente questa maggioranza sta provando a riformare quel che è un pilastro fondamentale per la tenuta democratica di un Paese, ovvero l'istruzione. Lo sta provando a modificare un pezzo alla volta, ma la direzione però è chiara: è quella di un controllo totale che va a minare l'autonomia tanto delle scuole quanto delle università. È una direzione nostalgica, una direzione che è stata già presa altrove in Europa. È una direzione che, per esempio, ha preso il vostro amico Orbán su cose che ora stiamo vedendo nei vostri atti, ovvero il controllo e le nomine governative all'interno delle università. Se ne parla tanto in questi giorni e lo abbiamo visto anche con un atto sull'ANVUR che non voteremo, per quanto ci riguarda, a breve in Commissione.
Lo stiamo vedendo ora sulla volontà generica e mi accodo anche io, soprattutto riguardo all'allarme sui punti ed di questa delega, che vanno a iniziare il ragionamento sulla riforma degli organi collegiali della scuola che sì, andrebbero rivisti, ma probabilmente in un senso opposto rispetto a quello che volete voi. In un senso che porti un ragionamento interno alle scuole e non un ragionamento che, dall'alto, viene calato d'imperio su di esse.
Non possiamo, quindi, assecondare alcuna delega ma perché sappiamo quali sono i vostri terribili disegni sulla scuola e l'università. Per questo, dichiaro il voto favorevole sull'emendamento del MoVimento 5 Stelle.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Per sottoscrivere, a nome del gruppo di Azione, questo emendamento e per aggiungere un'ulteriore riflessione e unirmi ai colleghi. Ne abbiamo discusso ieri parlando di scuola in quest'Aula, e sul tema delle riforme scolastiche lo facciamo continuamente.
Non ci spaventa l'idea di una delega sulla scuola in sé. Sappiamo che più volte, a partire dal 1973, il meccanismo del decreto delegato è stato una delle modalità con cui si è posto ordine nella scuola. Ma questo avveniva dopo una lunghissima discussione, nelle istituzioni e fuori dalle istituzioni, sull'idea complessiva e organica di scuola che si aveva in mente in quella fase, a cui poi, effettivamente, su aspetti tecnici e attuativi, si dava seguito anche con delle deleghe al Governo. Infatti, è evidente che ci siano degli aspetti tecnici e decisionali che poi, nell'ultimo miglio di attuazione di una visione, possono essere delegati al Governo.
Invece noi stiamo vedendo dall'inizio che, per quel che riguarda la scuola e la legislazione in materia - di fronte all'impossibilità di avviare una riflessione e una discussione seria, prima in Commissione e poi in Aula, su quello che si pensa, su quali risorse si intendono dare, su quale impianto e quale idea di scuola si ha, su temi strategici come quelli che vengono qui inseriti, riguardanti, ad esempio, il personale e gli organismi collegiali - si utilizza la delega non come un metodo per completare un indirizzo dell'Aula ma, viceversa, per aggirare il fatto che una visione complessiva non c'è.
Quindi, noi sottoscriviamo questo emendamento e veramente condividiamo l'idea su un tema così strategico. Con il gruppo di Azione abbiamo presentato una mozione in 15 punti che dice, su ogni aspetto della trasformazione della scuola in una fase così delicata, cosa bisognerebbe fare, ed auspichiamo che ci sia una discussione più profonda in quest'Aula e non ci si sottragga.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.1 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 15.2 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.2 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 15.3 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.3 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 15.4 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.4 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 15.5 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.5 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 15.6 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.6 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 15.7 Ascari e 15.8 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 15.7 Ascari e 15.8 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 15.9 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.9 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 15.10 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.10 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Se nessuno chiede di intervenire, pongo in votazione l'articolo 15.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 15.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 16.1 Bonafe'.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'articolo 16 di questo provvedimento tratta di una cosa molto importante e molto delicata, cioè il tema della disabilità. E troviamo, all'interno di un provvedimento che prevede la semplificazione normativa, un tema molto importante. Perché quando si parla di riordino e di semplificazione bisogna capire a chi si rivolge questa semplificazione, e noi temiamo che la semplificazione spesso si cerchi nei confronti dello Stato e non delle persone.
In questo articolo io credo che ci sia l'esempio più evidente di quello che sto dicendo. Si parla di riordino, di codice della disabilità, di semplificazione dei procedimenti. Giusto! Condivisibile, in linea di principio. Ma se ci fermiamo alle parole e non guardiamo i contenuti, rischiamo di trovarci di fronte a un intervento che non semplifica la vita delle persone, la vita delle persone con disabilità e la vita dei familiari che si prendono cura delle persone con disabilità.
Infatti, il timore è che, se si guarda alla disabilità (e già il titolo lo dice, purtroppo) come a una pratica amministrativa e non come a una condizione di vita da sostenere e accompagnare, questo rischio c'è.
Il Governo chiede al Parlamento una delega ampia ma non vediamo un segnale concreto sul fronte, per esempio, delle risorse, dei fondi, dei servizi sul tema della disabilità. Non c'è un euro per l'inclusione lavorativa, non un piano per il “Dopo di noi”, non un rafforzamento del Fondo per la disabilità e la non autosufficienza. E allora temiamo, e temo, che questa non sia una semplificazione ma rischia di essere deresponsabilizzazione.
Ci preoccupa, Presidente, il modo in cui si affronta il tema della tutela giuridica e dell'autonomia. Nel testo di questo articolo 16, comma 1, lettera , per esempio, si distingue tra persone con disabilità fisica e sensoriale, e persone con disabilità intellettiva, assistite da figure di protezione giuridica.
È una distinzione che non solo non è utile, ma è anche culturalmente sbagliata e giuridicamente rischia di essere discriminatoria. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità ci dice chiaramente che ogni persona ha pari dignità e pari diritto all'autodeterminazione, indipendentemente dalla natura o dalla gravità della disabilità. Introdurre categorie diverse, anche solo nel linguaggio, Presidente e colleghi, significa tornare indietro.
Purtroppo, gli emendamenti non sono stati accolti, ma noi abbiamo presentato ordini del giorno al riguardo e invito il Governo e anche i colleghi sensibili a questo argomento a ragionare su questo perché eliminare ogni tipo di distinzione tra tipi di disabilità e usare un linguaggio inclusivo, in linea con la Convenzione ONU e con l'articolo 3 della Costituzione, non è una questione di forma, Presidente: è una questione di rispetto, di cultura dei diritti.
E poi c'è un altro punto, che riguarda migliaia di famiglie italiane: quelle famiglie che vivono ogni giorno accanto a un figlio o a una figlia con disabilità; quelli, che ogni tanto qualcuno si ricorda, che chiamiamo familiari. Ecco, nella norma attuale, a diciott'anni cambia tutto: mi sono preso cura di mio figlio fino al giorno prima, dal giorno dopo è qualcun altro che se ne dovrà prendere carico. E questa non è una semplificazione, cambia tante cose. Allora credo, Presidente, che il modello da applicare non sia quello dei codici, ma quello della fiducia reciproca e chiediamo al Governo, in questo senso, di cambiare rotta .
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 16.1 Bonafè, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 16.2 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 16.2 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 16.3 Zaratti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Premetto che ci riconosciamo pienamente nell'intervento del collega Paolo Ciani e, in aggiunta alle sue riflessioni molto esaurienti e approfondite, vorrei sottolineare un aspetto che riprendiamo in più di un emendamento. Mi riferisco all'emendamento 16.3 Zaratti, ma anche agli emendamenti 16.4 e 16.7 Zaratti: interverrò, quindi, tenendo in considerazione anche i successivi.
Qual è il problema? Il problema è che, in relazione a questa semplificazione, in particolare degli adempimenti conseguenti alle misure di protezione giuridica, è molto, molto importante coinvolgere le associazioni delle persone con disabilità, perché, mai come in questo ambito, come in questa delega, che purtroppo, per tanti aspetti, sembra quasi una delega in bianco, abbiamo la necessità di essere in ascolto - in ascolto, lo sottolineavano anche altri colleghi - di chi, in prima persona, sulla propria pelle, la propria vita, assume la responsabilità diretta di questa che è una condizione umana; non è un problema burocratico. Per cui crediamo sia davvero indispensabile accogliere questi emendamenti che vanno in questa direzione, oltre che - faccio appello al Governo - aumentare questo fondo per le disabilità. Non è possibile che i fondi siano insufficienti per quelle che dovrebbero essere, invece, priorità della legislazione in materia. Staremo a vedere anche le vostre intenzioni e le vostre proposte concrete, cioè in termini di finanziamento, nel corso della prossima finanziaria .
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, pongo in votazione... Grippo, per sottoscrivere? No, per intervenire.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere a nome del gruppo e anche per unirmi alle considerazioni su questo e sugli altri emendamenti, che riguardano questo articolo, dei colleghi Ciani e Zanella.
La legge delega sulla disabilità del 2021 - la legge quadro - in realtà prevede le premesse che consentirebbero al Ministero di dare attuazione a gran parte delle previsioni previste in questo articolo, che in qualche modo risulta quindi in parte ridondante, ma non è questo il problema, perché riaffermare principi giusti sarebbe pleonastico, ma non grave. Ciò che invece ci preoccupa è che non si sia colta l'occasione per fare quegli interventi, previsti negli emendamenti dei colleghi, che davvero interverrebbero per semplificare e migliorare la vita delle persone con disabilità. È stato detto, con correttezza, intanto della necessità di uniformare il linguaggio. Purtroppo, anche solo nel richiamare normative ormai obsolete, nell'articolo in questione si utilizza un linguaggio che da tutti noi è ormai superato e che l'Organizzazione mondiale della sanità ha superato ed è fatto non per un motivo di mero formalismo, ma perché non identificare la persona con la propria patologia è una premessa per riconoscergliene tutti i diritti conseguenti.
Ma poi, venendo alla pratica, noi oggi abbiamo un tema molto più grave. La trasformazione copernicana che la legge delega del 2021 prevedeva - che era quella del progetto di vita individuale della persona con disabilità, cioè l'idea che si interviene non a partire dal modello organizzativo dell'amministrazione che eroga il servizio, ma a partire dalla fotografia del bisogno reale di ogni singolo individuo - noi sappiamo essere una sfida molto complessa per l'amministrazione, ma è l'unico modo in cui oggi si può pensare alla disabilità. Allora, se non prevediamo le risorse necessarie, le risorse umane necessarie, l'accompagnamento agli enti locali affinché siano in grado di prendere in carico le persone, rischiamo che si facciano riforme roboanti, deleghe ogni volta nuove, senza che poi nella sostanza - io vengo ieri da un incontro con alcune pubbliche amministrazioni che ci raccontavano di tale difficoltà, una volta elaborato il progetto di vita - se ne dia seguito, con l'ulteriore frustrazione delle persone che hanno fatto questo adempimento burocratico e poi non si vedono erogare i servizi.
Quindi, io invito il Governo davvero a guardare con attenzione le richieste che sono state fatte da tutti i colleghi che hanno fatto delle proposte emendative su quest'articolo, perché si deve davvero lavorare tutti insieme per arrivare a quel modello di semplificazione che è importante per tutti i cittadini, ma sicuramente per i cittadini più fragili deve essere fatto con un'attenzione particolare .
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 16.3 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 16.4 Zaratti e 16.5 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 16.4 Zaratti e 16.5 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 16.6 Alfonso Colucci. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento riguarda le persone con diversa abilità e, in particolare, l'esercizio, da parte loro, della capacità di agire, che è la capacità di attendere autonomamente ai propri interessi.
La Convenzione ONU sui diritti delle persone con diversa abilità stabilisce espressamente l'obbligo per gli Stati contraenti - e, tra questi, anche l'Italia - di garantire alle persone portatrici di diverse abilità, nel massimo grado possibile, il loro livello di autonomia, limitando, nel maggior grado possibile, le forme di sostituzione nell'attività giuridica che compiono, talché ormai sarebbe necessario rivedere integralmente gli istituti della interdizione e dell'inabilitazione, che si fondano non solo su una visione di tutela della persona portatrice di diversa abilità dal punto di vista patrimoniale più che personale, ma anche su un principio di sostituzione. Noi riteniamo, invece, che le persone con disabilità debbano essere accompagnate il più possibile per l'esercizio nel maggior grado possibile delle proprie capacità.
Con questo emendamento chiediamo, a correzione di quanto previsto nel provvedimento, che vengano garantite modalità assistite tecnologicamente accessibili e validate da figure professionali competenti in comunicazione aumentativa e alternativa, proprio al fine di garantire alle persone con diverse abilità l'esercizio del diritto, che è un diritto primario, di provvedere autonomamente ai propri interessi, cioè esplicare la propria capacità di agire, questo, per come lo chiediamo, nel rispetto dei requisiti di forma attualmente previsti dalla legge, quindi senza alcuno scadimento dalle garanzie dei requisiti di forma - che il nostro ordinamento a volte prevede in maniera rigorosa e stringente proprio in funzione di tutela della persona che agisce - e di capacità previsti dalla normativa vigente.
Quindi, Presidente, questo emendamento serve proprio a rendere effettivo l'esercizio da parte delle persone con diversa abilità della propria capacità di agire, assistiti ormai dalle esistenti tecnologie, che possiamo utilizzare in maniera ampia e sicura, con il necessario supporto comunicativo e tecnologico.
In questa ottica, questo emendamento è proprio espressione di quanto disposto dagli articoli 12 e 13 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che stabiliscono espressamente che gli Stati contraenti prevedano accomodamenti ragionevoli, esattamente questo, il supporto con sistemi tecnologici certificati della persona con difficoltà, nell'espressione piena e autonoma della propria volontà, nel rispetto del codice civile e delle norme che disciplinano l'esercizio della capacità giuridica e di agire. Di conseguenza, questo emendamento chiede che venga potenziato da parte della pubblica amministrazione l'utilizzo di strumenti digitali e di tecnologie assistite per le comunicazioni, che vengano previste procedure chiare per la validazione del consenso, che deve essere esattamente corrispondente alla volontà della persona con disabilità, e che ci siano percorsi di formazione da parte del personale della pubblica amministrazione.
Non mi dilungo, il tema richiederebbe molto più tempo di questo, che mi è giustamente concesso dal Regolamento, però chiederei davvero al relatore e al Governo di rivalutare questo emendamento, eventualmente mediante l'accantonamento, perché il senso è dare pieno valore alle diverse abilità come dimensione della diversità…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ALFONSO COLUCCI(M5S). È una diversità che va accolta e va inclusa dal nostro Stato.
PRESIDENTE. Ha chiesto l'accantonamento. Su questo, chiedo al Relatore, che dice di no. Insiste per votare sull'accantonamento, collega Colucci? Il parere sull'accantonamento è contrario: insiste per la votazione sull'accantonamento? Sì.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico, senza registrazione di nomi, l'accantonamento dell'emendamento 16.6 Alfonso Colucci.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 37 voti di differenza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 16.6 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 16.7 Zaratti e 16.8 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 16.9 Furfaro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 16.10 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 16.11 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 16.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 17.1 D'Orso. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Il 18 luglio 2023, attraverso un'interpellanza urgente, portai all'attenzione di quest'Aula la triste vicenda del professore Carlo Gilardi, l'anziano della provincia di Lecco, la cui vicenda triste sicuramente è stata oggetto di risonanza mediatica e penso che tutti la conosciate.
Il signor Carlo Gilardi, contro la propria volontà, da anni veniva sottoposto non solo all'amministrazione di sostegno, ma, alla fine, anche al ricovero coattivo in una casa di riposo.
Oggi, il professor Carlo Gilardi è venuto a mancare. È deceduto senza la possibilità di far rientro nella sua casa - il casale tanto desiderato -, perché deceduto mentre era ancora ricoverato, istituzionalizzato. Perché portai all'attenzione di quest'Aula, in quel periodo, questa vicenda? Perché qualche giorno prima - quindi nel luglio 2023 - il nostro Paese, l'Italia, veniva condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per violazione dell'articolo 8 della Convenzione sui diritti umani, proprio in relazione a un ricorso presentato da un parente del professore Gilardi. Ora, in quella sede, la Corte europea rilevava che, in modo assolutamente illegittimo e abusivo, era stato imposto al professore Gilardi un isolamento dal mondo esterno, in particolare dalla famiglia e dai suoi amici - tutte le visite e le telefonate erano vagliate dall'amministratore di sostegno e dal giudice tutelare - e che non era stato previsto alcun percorso per il ritorno del signor Gilardi alla propria abitazione. Ma, attenzione, da tutte le perizie, ma anche in sede della procedura, il signor Gilardi veniva ritenuto assolutamente capace di intendere e di volere. Quindi, la sua capacità di intendere, di volere e di socializzazione non era messa in alcun dubbio.
La Corte, quindi, rilevava una lacuna fortissima nel nostro ordinamento, ovverosia la mancanza, nella procedura interna, di salvaguardie e di garanzie efficaci per prevenire abusi di questo genere, che sarebbero state, invece, in grado di garantire correttivi, quindi garanzie, e garantire diritti, desideri e preferenze di Carlo Gilardi. Ora, sulla scorta di questa vicenda, la sottoscritta presentava una proposta di legge, la n. 2191, che già prevedeva l'introduzione puntuale di tutti quei correttivi che andavano proprio nella direzione auspicata dalla Corte dei diritti umani: contenere l'eccessiva flessibilità dell'istituto, l'eccessiva discrezionalità attribuita ai giudici tutelari prima, e agli amministratori di sostegno poi.
Perché, vedete, questo è un istituto che man mano, nei 20 anni della sua applicazione, purtroppo ha visto alcune derive, alcuni abusi, alcune distorsioni. Quella che era la cifra distintiva e una cosa positiva per il legislatore del 2004, ossia la flessibilità, la duttilità della misura, è diventata, purtroppo, frutto di possibili abusi. È per questo che presentiamo un emendamento soppressivo ad una delega, perché è inaccettabile dare una delega in bianco al Governo, che non ci dice cosa intende fare veramente rispetto a questi istituti. Non c'è trasparenza, anzi, vi dico di più.
L'unica cosa che si evince dalla delega in bianco è l'intenzione di espandere l'istituto dell'amministrazione di sostegno sino a inglobare, probabilmente, le altre due misure più invasive, perché sono sostitutive della volontà dell'amministrato, del beneficiario, quindi l'interdizione e l'inabilitazione, ma non c'è traccia in questa delega di una declinazione puntuale di garanzie dei diritti dell'amministrato, garanzie e correttivi che invece erano auspicati ed erano proprio suggeriti dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.
È per questo che vi invitiamo a sopprimere, quindi ad eliminare, questa delega, perché c'è un'iniziativa parlamentare che può essere portata avanti, puntuale, che declina tutti quei correttivi. Vi invito, in realtà, se avete la sensibilità per questo tema, a parlamentarizzare questo tema, perché non credo neanche che ci sia solo questa, la mia, proposta di legge su questa problematica…
PRESIDENTE. Concluda.
VALENTINA D'ORSO(M5S). …probabilmente ce ne sono altre. Veramente dovrebbe essere questa la sede in cui parlare di un aspetto che è veramente delicato, che va ad impattare fortemente nella vita delle persone. Quindi chiedo, addirittura, di accantonare questo emendamento soppressivo per un supplemento di riflessione e di stralciare questa tematica da questo disegno di legge delega .
PRESIDENTE. Relatore, sull'accantonamento? Contrario. Collega D'Orso, insiste per la votazione sull'accantonamento? Insiste per la votazione.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, l'accantonamento dell'emendamento 17.1 D'Orso, con il parere contrario del relatore.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 42 voti di differenza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 17.1 D'Orso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 17.2 Alfonso Colucci. Ha chiesto di parlare la collega D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Io sottoscrivo, intanto, l'emendamento del collega Alfonso Colucci, che ha il pregio, quantomeno, di andare in un'ottica di integrazione di questa delega e di riduzione dei danni che, altrimenti, andrete a fare. Perché il collega Colucci, molto opportunamente, fa riferimento a garanzie che devono essere introdotte in favore dell'amministrato, a misure di protezione, e poi, molto opportunamente, fa una procedura rafforzata per il rilascio dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti, che quantomeno così possono un minimo controllare quello che è l'operato del Governo, a cui stiamo dando, ripeto, una delega in bianco.
Sulla delega in bianco continuo, completo il mio intervento. Perché parlo di delega in bianco, assolutamente pericolosa e insufficiente? Perché non c'è scritto nulla, ad esempio, che possa ripristinare un ordine di preferenza rispetto alla natura dell'amministratore di sostegno da nominare, ovvero prediligere, la cerchia dei parenti, la cerchia degli amici, valorizzando anche legami affettivi e legami di amicizia, che non sono codificabili, ma che sono molto importanti rispetto alla vita del beneficiario.
Non c'è nulla per quanto riguarda, ad esempio, la limitazione e la soppressione di tutti i riferimenti alla definitività del provvedimento dell'amministrazione di sostegno, che deve ritornare ad essere un provvedimento di natura temporanea, perché stiamo parlando di soggetti che hanno bisogno di essere supportati e accompagnati nel prendersi cura di alcuni interessi patrimoniali e, limitatamente, di alcuni interessi personali, ma la loro volontà non può essere sostituita. Non c'è nulla che dica che l'amministrazione di sostegno sostitutiva debba essere eliminata dal nostro ordinamento.
Non c'è nulla che ci dica che debba essere rafforzato l'obbligo dell'amministratore di sostegno di riferire al giudice, con cadenza per esempio semestrale, circa le condizioni di vita del beneficiario. Non c'è nulla che, per esempio, possa stabilire la competenza collegiale rispetto a questo genere di procedimenti, e la collegialità, quindi il tribunale in composizione collegiale, sarebbe una maggiore garanzia rispetto a quanto avviene oggi.
Non c'è nulla che ci dica che nella fase istruttoria debba essere maggiormente coinvolto l'amministrato; che debba essere audito sempre personalmente, anche presso la propria abitazione; che, quando non è lui a proporre il ricorso per accedere alla misura, quel ricorso gli debba essere notificato, insieme al decreto di fissazione di udienza; che debba essere ascoltato in quell'udienza e che in quell'udienza abbia la possibilità, anche lì, di nominare il proprio amministratore di sostegno, dare un'indicazione rispetto all'amministratore di sostegno.
Non c'è scritto nulla della formazione obbligatoria, che per noi è invece fondamentale, degli amministratori di sostegno cosiddetti professionali, perché, laddove non c'è disponibilità da parte di parenti o amici di prendersi cura del soggetto, è chiaro che si farà ancora ricorso agli amministratori di sostegno professionali. Non c'è scritto nulla circa l'opportunità di formare un registro degli amministratori di sostegno professionali. Non c'è scritto nulla del divieto espresso, per l'amministratore di sostegno, di impedire colloqui telefonici e visite dell'amministrato con soggetti con cui abbia relazioni di amicizia o relazioni affettive.
Non c'è nulla che stabilisca la presentazione del rendiconto ogni 6 mesi, quando c'è da gestire un patrimonio particolarmente rilevante. Non c'è nulla, soprattutto, che dica che l'amministrato ha la possibilità di nominare un difensore di fiducia e che, quando non lo faccia, ma sorga un conflitto con l'amministratore di sostegno, il beneficiario possa essere assistito da un difensore d'ufficio. Di tutto questo non c'è assolutamente traccia in questa delega, ed era tutto quello che era necessario, ripeto, per andare a correggere le distorsioni che l'istituto ha dimostrato di avere in questi 20 anni di applicazione
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 17.2 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 17.3 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 17.3 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 17. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 17.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 18.1 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.1 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 18.2 Zaratti e 18.3 Bonafe'. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento perché l'articolo 18 riguarda le semplificazioni nell'ambito della Protezione civile. Uno dei temi che noi abbiamo discusso, in Commissione ambiente anche con i colleghi di centrodestra, è stato proprio il ruolo della Protezione civile - un progetto importante che riguarda la sicurezza di molti cittadini -, che doveva in questo caso entrare nelle dinamiche delle competenze che riguardavano la materia concorrente con le regioni e quale ruolo avesse la Protezione civile proprio nella gestione anche della possibile riforma sull'autonomia differenziata. Noi abbiamo sempre detto “no” a questa vostra interpretazione, perché, come sappiamo benissimo, il principio che ha reso grande la Protezione civile, da Giuseppe Zamberletti in poi, è sempre stato quello di avere una struttura del servizio nazionale sì differenziata nei vari livelli, ma che tenesse conto di un principio generale, cioè non solo quello di aiutare in situazioni catastrofali, ma addirittura anche di prevenire e gestire i problemi che riguardavano la Protezione civile.
Per questo noi vogliamo inserire, con questo emendamento, il fatto di tener conto dell'articolo 117, comma 3, che riguarda proprio i principi della materia concorrente nel rapporto fra Stato e regioni. Perché lo vogliamo? Perché pensiamo che la Protezione civile debba avere lo stesso criterio, lo stesso elemento di partecipazione, lo stesso principio di sussidiarietà, lo stesso principio di adeguatezza nell'ambito proprio del servizio. Invece questa differenziazione, legata a una visione che voi avete proposto dell'autonomia differenziata, può essere, in questo caso, un elemento di scontro, di difficoltà. Vi immaginate se un evento catastrofale fosse gestito diversamente fra una regione del Nord, una regione del Sud e una regione del Centro? Sarebbe la follia. Ecco perché noi chiediamo con forza che questo emendamento venga approvato.
Lo dico anche - suo tramite - alla Sottosegretaria Siracusano, perché questo principio prima o poi lo dovete decidere: o alcuni servizi - come questo - che sono fondamentali per la vita politica, sociale ed economica di questo Paese e per la sicurezza dei cittadini riguardano tutti i cittadini in maniera uguale o voi pensate che oggi sul tema della Protezione civile ci possa essere una differenziazione? Dovete dircelo, prima o poi dovete dircelo. Credo che se voi inserite nella delega al Governo questo tipo di emendamento, secondo me chiarite la questione. Se non lo farete, di fatto dite “no” a un emendamento che potrebbe garantire ai cittadini di tutta Italia lo stesso servizio.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 18.2 Zaratti e 18.3 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.4 Morfino. Se nessuno chiede intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.4 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.5 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.5 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.6 Bonafè. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo proprio sulla questione legata sempre alla Protezione civile. So che a voi interessa poco, però a noi interessa molto la Protezione civile. Perciò credo che su questo emendamento sia importante stabilire anche un altro elemento, un altro valore, che non è solo quello della formazione ma soprattutto in questo emendamento noi crediamo che il principio di resilienza, che è uno dei temi importanti nell'ambito di un territorio, debba tener conto anche della formazione e soprattutto della gestione legata agli eventi catastrofali nell'ambito dei cittadini, cioè come reagiscono i cittadini in questo caso e quali sono gli strumenti di autoprotezione dei cittadini nel momento in cui discutiamo di eventi catastrofali.
Questo emendamento entra proprio in questo meccanismo, perché noi vogliamo che ci sia la consapevolezza di possibili eventi catastrofali nella prevenzione, ma soprattutto che anche nell'ambito successivo a quello dell'evento stesso ci possa essere, da parte dei cittadini, una corretta azione e una corretta gestione del problema, non solo della propria abitazione, ma soprattutto nella gestione della solidarietà che ci può essere nel momento in cui avviene un evento catastrofale. Per questo ritengo, anche su questo punto, che da parte vostra sia un elemento positivo e che anche in questo caso possa garantire un voto favorevole, visto che il tema di gestione della formazione anche dei cittadini può essere un valore e non un disvalore.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.6 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.7 Ilaria Fontana. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.7 Ilaria Fontana, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.8 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.8 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.9 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.9 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.10 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.10 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.11 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.11 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.12 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.12 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.13 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.13 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.14 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.14 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.15 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.15 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 18.16 Ilaria Fontana e 18.17 Bonafe'. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. In questo emendamento parliamo di somma urgenza. Come sappiamo benissimo, molti comuni, nel momento in cui avviene un evento catastrofale, devono fare una serie di adempimenti che sicuramente in molte parti funzionano. Sappiamo benissimo che, fra i livelli che oggi insistono nella procedura riferita all'evento catastrofale, il comune è il primo soggetto a intervenire, in base al livello di differenziazione: prima c'è il comune, poi la provincia, la regione e infine lo Stato.
Detto questo, però, è importante ricordare anche che alcune opere che riguardano strettamente il comune - o comunque anche la procedura in caso di somma urgenza -, e che riguardano anche gli altri enti, sono procedure che hanno limiti importanti che riguardano molti amministratori, anche i vostri! Infatti, tante volte, soprattutto sulla parte finanziaria, noi, così come molti amministratori, troviamo difficoltà nella gestione, perché spesso le risorse non ci sono! Molti comuni, durante l'emergenza, anche in Toscana a causa dell'alluvione, hanno dovuto fare i mutui, per poter attivare subito la procedura e pagare. Ecco perché con questo emendamento chiediamo di inserire e di rivedere nell'articolo 18 una delega per normare tutta la procedura in caso di somma urgenza, compresa la parte finanziaria. Mi sembra una cosa molto importante, non banale. Mi sembra una scelta intelligente. Infatti, oggi ci sono difficoltà oggettive, che riguardano soprattutto i comuni, ma riguardano anche le imprese e tutto il sistema economico che regge il Paese in un momento complicato, come quello in cui avviene un evento catastrofale. Ecco perché Presidente chiedo di accantonare questo emendamento, perché credo sia importante ragionare su questa procedura che dobbiamo modificare e la possiamo modificare se diamo valore a questo emendamento, inserendolo nell'articolo 18.
PRESIDENTE. Relatore, sull'accantonamento? Il relatore è contrario. Insiste per votare sull'accantonamento, onorevole Simiani? No, allora, se nessun altro chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 18.16 Ilaria Fontana e 18.17 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 18.18 Bonafe' e 18.19 Francesco Silvestri. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 18.18 Bonafe' e 18.19 Francesco Silvestri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 18.20 Santillo e 18.21 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 18.20 Santillo e 18.21 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.22 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.22 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.23 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.23 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.24 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.24 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.25 Serracchiani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.25 Serracchiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.26 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.26 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.27 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.27 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.28 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.28 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.29 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.29 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 18.30 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 18.30 Bonafè, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 18. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 18.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 19.1 Ferrari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo emendamento chiede la soppressione dell'intero articolo, perché non ci sono chiare le ragioni per le quali si deve dare una delega in bianco al Governo per rivedere e riorganizzare gli Osservatori sull'infanzia e sul contrasto alla violenza sulle donne, collegati alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Come detto dalle colleghe e dai colleghi, non siamo contrari alla necessità di semplificare con l'obiettivo della competitività del Paese, ma non capiamo perché il Parlamento dovrebbe rinunciare alle sue responsabilità e dare una delega in bianco al Governo per fare queste modifiche. In particolare, non capiamo le ragioni per cui oggi dovremmo delegare il Governo per il riordino, il riassetto dell'Osservatorio sul fenomeno della violenza di genere. Parlo alla Sottosegretaria, perché conosco la sensibilità su questo tema, che è trasversale: le chiedo perché oggi dobbiamo rimettere mano a uno strumento che garantisce tutele e sta lavorando bene per l'azione di contrasto alla violenza contro le donne. L'Osservatorio costituito presso il Dipartimento pari opportunità è una buona pratica di cooperazione tra istituzioni e società civile; ne fanno parte numerose amministrazioni centrali, rappresentanze degli enti territoriali, associazioni impegnate nell'attività di prevenzione della violenza contro le donne e di protezione e sostegno delle vittime, nonché delle parti sociali. Al suo interno, opera un osservatorio tecnico scientifico di esperte che, in questi anni, ha dato importanti risultati, dal Libro bianco, presentato pochi mesi fa, sulla formazione che andrà a costituire proprio la base di quelle che saranno le linee guida nazionali di emanazione governativa, da tutti ritenute indispensabili per un approccio efficace a questo fenomeno.
Poi il Piano strategico nazionale contro la violenza nei confronti delle donne e contro la violenza domestica 2025-2027 adottato dall'autorità politica proprio il 16 settembre scorso (quindi, poche settimane fa). E ancora, il lavoro sui requisiti minimi dei centri antiviolenza e delle case rifugio oggetto dell'intesa Stato-regioni.
Allora, non si riesce a capire perché noi oggi dovremmo rimettere mano a un organismo che opera da tre anni e sul quale posso testimoniare (ma possono farlo anche le colleghe di maggioranza e la presidente della Commissione sul femminicidio) che non abbiamo mai ricevuto in Commissione alcuna indicazione in merito al fatto che quest'Osservatorio non funzioni ed abbia dunque necessita di essere ripensato, riorganizzato e riassettato, come chiede quest'articolo.
Al contrario, devo dire che oggi rischiamo di compiere un danno all'azione di indagine e contrasto al fenomeno della violenza sulle donne che in quest'Aula ci ha visti sempre cercare di condividere la maggiore unità di azione, così come si lavora con la massima coesione in Commissione femminicidio e violenza.
Allora, Sottosegretaria, le chiedo se è possibile accantonare questo emendamento per ripensare a questa soppressione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Questo e i seguenti emendamenti recano una richiesta al Governo, che io sostengo, in ordine a una rivalutazione specificatamente sul tema dell'Osservatorio per il contrasto alla violenza di genere per le stesse ragioni già enunciate dalla collega Ferrari.
In particolare, però, io vorrei ricordare a quest'Aula che la nuova che istituisce l'Osservatorio di contrasto alla violenza contro le donne è stata approvata, tra l'altro con un consenso unanime in modo specifico su questa parte, a partire dal gennaio del 2022 con la legge di bilancio del 2022, dove era stata istituita a norma di legge in modo strutturale la Strategia nazionale per il contrasto alla violenza contro le donne che, a questo punto, il nostro Paese è tenuto a presentare a norma di legge ogni tre anni.
Tra l'altro, devo dire che, su questa materia in particolare, il Governo Meloni sta andando avanti in totale continuità portando avanti anche iniziative legislative e facendo lavorare bene quest'Osservatorio.
Nella stessa legge viene istituito l'Osservatorio per la parità di genere e l'istituzione della Strategia nazionale per la parità di genere che, invece, non è toccato dai principi di delega e di riordino di questa legge. Quindi, non è chiaro perché ci si voglia accanire, da parte del Governo Meloni, contro l'Osservatorio nazionale di contrasto alla violenza contro le donne che è stato recentemente istituito e che è, tra gli Osservatori, quello che anche attualmente sta lavorando in modo più incisivo. Io temo che ci sia un po' una svista da questo punto di vista.
Tra l'altro, aggiungo che nel principio di delega indicato non c'è nulla rispetto a quanto invece la legge contiene. A priori, noi potremmo dire che la strategia non ha alcuna efficacia sull'Osservatorio, che nell'Osservatorio non ci siano più i centri antiviolenza e che non ci siano più dei principi che invece, per esempio, per la Commissione sul femminicidio sono stati ritenuti importanti e dirimenti.
Veramente, io credo che il Governo, su questo punto specifico, dovrebbe fare un'ulteriore riflessione e accantonare, se non l'emendamento 19.1, almeno i successivi che riguardano specificatamente questo punto e che sono identici, presentati sia dal Partito Democratico che da noi, ma che credo possano avere veramente la totale condivisione anche da parte dei partiti di maggioranza. Penso alle colleghe e ai colleghi che sono con noi nella Commissione sui femminicidi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Chiedo alle colleghe di poter sottoscrivere, a nome del gruppo, gli emendamenti. Condivido pienamente le ragioni. Anche noi ci siamo interrogati sull'inserimento di questa previsione e di questo articolato che ci sembra assolutamente vago e che non viene spiegato in maniera sufficiente.
Ancora una volta, ci troviamo di fronte a una vera e propria delega in bianco al Governo che soprattutto in questa materia, su cui siamo impegnati in tante e in tanti, ci sembra assolutamente inaccettabile .
PRESIDENTE. Il relatore sull'accantonamento è contrario. Insiste per l'accantonamento, collega Ferrari? Sì. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'emendamento 19.1 Ferrari, con il parere contrario del relatore.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 53 voti di differenza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.1 Ferrari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Essendo convocata la Conferenza dei presidenti di gruppo, sospendiamo a questo punto l'esame del provvedimento che riprenderà nella parte pomeridiana della seduta a partire dalle ore 16,45.
Ricordo che alle ore 16,15 avranno luogo gli interventi dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto per ricordare Pier Paolo Pasolini in occasione del 50° anniversario della sua scomparsa.
Ha chiesto di intervenire per un breve ricordo di Mario Zicchieri il deputato Fabio Rampelli. Tenuto conto che nel tardo pomeriggio si terrà un evento ricordo dedicato a Mario Zicchieri, a cui il Presidente Rampelli dovrà prendere parte, che potrebbe essere concomitante con lo svolgimento degli interventi di fine seduta, la Presidenza ritiene in via del tutto eccezionale di consentirle di intervenire adesso, a conclusione della parte antimeridiana della seduta. Prego onorevole, ha 5 minuti.
FABIO RAMPELLI(FDI). La ringrazio, Presidente, per questa disponibilità, così come ringrazio anche i colleghi degli altri gruppi parlamentari per aver consentito a questa “eccezione”. Ce ne sono state altre, ma questo non cambia la sostanza. Lo è anche questo mio breve intervento.
Del resto, mezzo secolo è un tempo importante che quest'Aula non poteva ignorare. Mi riferisco a quello che accadde il 29 ottobre 1975, a Roma, nel quartiere Prenestino, a via Erasmo Gattamelata, dove un ragazzo, neanche diciassettenne (16 anni), Mario Zicchieri appunto, si trovava accanto a una sede del Movimento Sociale Italiano. La sede fu presa d'assalto da un commando di Potere Operaio.
In quella circostanza ci fu un omicidio brutale, per fortuna uno soltanto, perché anche un altro ragazzo, Marco Luchetti, che è morto pochi anni fa, fu crivellato di colpi attraverso una dinamica che, poi, si scoprirà studiata a perfezione, con un tiro incrociato che, con un fucile a canne mozze e a pallettoni, trafisse sia il bassoventre e le gambe di Mario Zicchieri, che morì dissanguato poco tempo dopo, sia il corpo di Marco Luchetti che convisse con tanti proiettili all'interno del suo corpo, fino agli ultimi anni della propria vita; però, almeno, riuscì a sopravvivere.
Tutto accadde 7 mesi dopo l'omicidio di Sergio Ramelli, che qui è stato comunque ricordato, e 8 mesi dopo l'omicidio di un ragazzo che venne a fare il suo corso di studi all'università di Roma dalla lontana Grecia, Miki Mantakas.
La lista, purtroppo, è abbastanza lunga; una lista di ragazzi innocenti di destra e di sinistra: nel 1978 Ivo Zini, Ciro Principessa nel 1979, Roberto Scialabba nel 1978, Stefano Recchioni nel 1978 insieme a Franco Bigonzetti e a Francesco Ciavatta, Francesco Cecchin nel 1979, poi Angelo Mancia nel 1980, Paolo Di Nella nel 1983 e chissà quanti altri che non compaiono in questa lista che è prevalentemente una lista di martiri romani.
Tutti ragazzi, tutti innocenti, tutti animati dalle migliori intenzioni per provare, con i propri ideali e col proprio vitalismo della propria adolescenza, a cercare di migliorare l'Italia. In modo particolare, quella di Mario Zicchieri è una storia - diciamo così - del tutto surreale perché questo ragazzo di 16 anni, in questa sede, provò, insieme ad altri suoi amici, un esperimento per oltrepassare gli schieramenti e le vecchie ideologie. Si rappresentava sì con la sigla del Movimento Sociale Italiano, quindi il partito di destra dell'epoca, per intenderci, ma lo accompagnava con uno slogan che era: “Né destra, né sinistra…”, “MSI per la lotta popolare”. Un tentativo di spogliarsi - diciamo così - delle superfetazioni ideologiche e di cercare di soccorrere… si tratta di un quartiere che, all'epoca, era di periferia estrema, oggi possiamo dire che è quasi centro storico della capitale. C'erano i classici casermoni, c'erano tanti problemi di vivibilità, di illuminazione pubblica, le scuole non funzionavano, con la carenza di luoghi di aggregazione sociale, di giardini pubblici, di case per le persone meno fortunate, per le fasce sociali cosiddette più deboli. E quindi, il tentativo che venne fatto in via, tra virgolette, possiamo definirlo così, “sperimentale” in quel quartiere fu proprio quello di mettersi dietro le spalle le ideologie per provare a costruire una comunità tra chi la pensava anche in maniera diversa.
Io penso che questa debba essere la fonte di ispirazione anche per questo ricordo e debba essere un po' l'insegnamento, la prospettiva verso la quale protendere, un po' tutti noi, ognuno dei quali ha una sua propria parte di responsabilità nel dibattito politico dei giorni nostri. Ogni tanto ci sono occasioni di violenza che io penso vadano assolutamente bollate, condannate, attraverso anche l'insegnamento di quegli anni.
Sarebbe molto bello poter passare da quello slogan che ho appena citato “né destra, né sinistra” ad uno slogan “e destra e sinistra” nell'armonia, nel civile confronto, nel rispetto dell'avversario, nell'abolizione assoluta della parola “nemico”, perché in una comunità nazionale esistono persone che la pensano in maniera diversa e che hanno valori diversi di riferimento, ma non esistono e non possono esistere nemici.
Concludo, visto che proprio il 2 novembre ricorrerà l'anniversario, il cinquantesimo, della morte di Pier Paolo Pasolini, nel 1975, che verrà ricordato fra poco, con una sua frase che dice: “tu che vivi nella luce breve dei giorni sappi che anche l'ombra di chi se ne va può insegnare a guardare il cielo”. Il cielo di una politica giusta. Pensiamo e speriamo di poterlo guardare tutti insieme, nel ricordo di Mario Zicchieri. Ciao Cremino !
PRESIDENTE. Sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti e la Ministra del Lavoro e delle politiche sociali.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. La deputata Ruffino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02276 .
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, sono a parlare della TAV, un'opera che conferma il suo valore strategico a livello locale, binazionale ed europeo. Progetti di questa portata permettono di innovare, crescere e anche aumentare la sostenibilità tecnica ed etica della realizzazione. Fondamentale è il coinvolgimento dei territori, che hanno subito disagi per anni e sono in attesa della terza delle compensazioni.
La sola città di Susa è in attesa, dal 2024, dei fondi firmati dal suo Ministero a marzo 2024. Sono risorse, per Susa e per gli altri comuni, dedicate ad opere infrastrutturali e ambientali. Sono quindi, signor Ministro, a chiedere conto dei motivi che hanno impedito l'assegnazione di questi fondi al suo Ministero e quando le risorse verranno impegnate, perché un territorio che collabora con le istituzioni merita rispetto.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. Ringrazio l'interrogante, così come ne approfitto per ringraziare le imprese e gli operai che anche oggi stanno lavorando sulla Torino-Lione e, ahimè, sono anche costretto a ringraziare gli oltre 400 poliziotti, carabinieri, finanzieri e militari dell'Esercito che sono costretti a presidiare gallerie e mezzi di lavoro. La realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione non è solo - e la mia premessa lo dice - un'opera infrastrutturale, ma è una scelta strategica per il bene e per il futuro dell'Italia e dell'Europa, che unirà l'Italia alla Francia, rilanciando il triangolo industriale Genova-Milano-Torino.
Grazie al dialogo costante con le amministrazioni locali da lei citate, che io ringrazio e che nel corso degli anni hanno sostenuto anche momenti complicati - ringrazio tutti i sindaci di tutti i colori politici di quel territorio -, abbiamo individuato nel comune di Salbertrand il sito per la valorizzazione delle terre da scavo. Parliamo di un'area che era contaminata, abbandonata, e che oggi, grazie alla TAV, viene bonificata e restituita alla collettività. È uno dei tanti esempi concreti di riqualificazione ambientale, non di chiacchiere.
Sulle opere compensative da lei citate, quelle di priorità 3, voglio essere chiaro: abbiamo ascoltato tutti i territori, sono stato personalmente in Piemonte più volte, abbiamo mediato e abbiamo deciso. Il risultato è un elenco condiviso di interventi formalizzato con il protocollo d'intesa del 4 marzo 2024 da lei ricordato, firmato dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, dall'Osservatorio e dalla regione Piemonte. Parliamo di opere di importo complessivo pari a 56 milioni di euro. In occasione della seduta successiva del CIPESS del 9 ottobre 2024, il presidente dell'Osservatorio ha finalmente presentato l'elenco degli interventi prioritari, registrando disponibilità da parte del comitato.
Il Governo è fermamente intenzionato a garantire che tutte le opere compensative vengano realizzate nel rispetto delle tempistiche e delle esigenze dei territori in quest'ottica, e qui veniamo alla conclusione. Durante i confronti con il Ministero dell'Economia e delle finanze in vista della definizione della legge di bilancio, che arriverà in quest'Aula a dicembre, sono state avanzate specifiche richieste proprio per garantire la copertura di questi interventi nei tempi e nei modi adeguati. Ribadisco, dunque, il mio impegno a sostenere con forza gli interventi con gli altri Ministeri competenti, nella convinzione che rappresentino un'opportunità concreta di sviluppo per il territorio, a partire dal comune di Susa da lei richiamato.
PRESIDENTE. La deputata Ruffino ha facoltà di replicare.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Ministro. Sarà che ho vissuto gli anni della TAV quando ero sindaco di Giaveno e conosco bene le situazioni. E anch'io ho ringraziato in tante occasioni gli operai, le imprese, le Forze dell'ordine, che hanno passato tempo, i valsusini, che hanno dovuto chiudere le attività proprio per quanto è accaduto negli anni su quella valle, che è stata martoriata. C'erano anche dei cittadini che erano favorevoli all'opera. Allora già soltanto per questo occorrerebbe dare una risposta diversa, con delle date rispetto ai fondi che lei ha garantito che sarebbero arrivati ben più di un anno fa. Sono opere compensative, sono opere che avete pattuito.
Va bene l'ascolto, ma poi i 56 milioni in qualche modo devono arrivare; devono arrivare per permettere a quei sindaci di salvare la faccia di fronte a chi in questi anni ha lottato contro la TAV, a chi ha saccheggiato i cantieri, a chi ha distrutto le vigne di Chiomonte. I sindaci debbono potersi presentare e dire: abbiamo delle certezze. Certezze che dalla sua risposta, purtroppo, mi pare non ci siano. Quindi non bastano più le rassicurazioni.
Avrei voluto avere un'altra risposta da lei, a fronte del protocollo che è stato firmato, ma anche rispetto alle comunicazioni che le sono state inviate dai sindaci, in particolare dal sindaco di Susa, che ora vedrà la sua città interessata, ad esempio, dal deposito dello smarino, che non sarà sicuramente ben accolto dai valsusini. Allora la TAV è un'opera fondamentale, essenziale, ma lo sono anche i sindaci che rispondono al Governo quando c'è bisogno e i cittadini che si sono sacrificati in questi anni. La prego, quindi, signor Ministro, di dare veramente seguito alle comunicazioni che …
PRESIDENTE. Grazie, deputata Ruffino.
PRESIDENTE. Il deputato Bonelli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02277 .
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, tra poche ore la Corte dei conti deciderà se il progetto da lei proposto andrà avanti oppure si fermerà. Già oggi la Corte dei conti ha posto dei gravi rilievi sulle procedure da lei adottate, una forzatura politica che lei ha fatto. Del resto, lei ha sottratto 14 miliardi di euro al Paese e alle vere priorità, tra cui il trasporto pubblico. Avete tagliato nella legge di bilancio il trasporto pubblico, dalle metropolitane di Milano, Roma e Napoli, e tante altre questioni, per finanziare un'opera che la Corte dei conti dice che non va bene, e concludo.
La domanda che le rivolgo è questa: nel 2005 è stata fatta una gara europea di appalto per assegnare il progetto sul ponte, 3,9 miliardi; sono passati 20 anni e avete assegnato allo stesso contraente quest'opera per 14 miliardi di euro, violando la direttiva europea sugli appalti. Lei intende sanare questa situazione o intende proseguire, violando la direttiva europea ?
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Ringrazio l'onorevole Bonelli, che dà sempre uno stimolo a lavorare sempre di più e meglio. Se avessimo adottato le sue politiche del “no”, non avremmo l'Autostrada del Sole e l'alta velocità, e andremmo in giro a cavallo nel nostro Paese . Fortunatamente i nostri genitori hanno avuto un altro approccio. Come lei ricordava, la Corte dei conti ha deciso di sottoporre la valutazione alla sezione centrale di controllo. L'udienza si è svolta proprio questa mattina, ero con i miei tecnici, che sono intervenuti pochi minuti fa.
Si tratta di una scelta che non modifica il termine previsto per la determinazione sulla registrazione, fissato al 7 novembre; lavoro svolto non da un Ministro, che le può stare antipatico, ma da centinaia di tecnici, di ingegneri, di docenti universitari, di geologi, di strutturisti, di architetti, di funzionari, di commercialisti di tutte le istituzioni dello Stato. È stato serio, articolato e trasparente, ovviamente nel rispetto delle norme italiane ed europee.
È stata rispettata la normativa ambientale, oggetto di una mole davvero imponente di approfondimenti tecnici ed amministrativi, come confermato anche dalla commissaria europea Roswall lo scorso 15 ottobre. Per quanto riguarda altri aspetti di evidenza pubblica da lei sottolineati, il ponte farà risparmiare, secondo i tecnici - non secondo la politica - tempo, denaro e salute.
Duecentomila tonnellate di CO2 in meno emesse nell'aria all'anno, 6.000 veicoli al giorno e 200 treni al giorno che, invece di alcune ore, attraverseranno lo Stretto in alcuni minuti, nel rispetto anche della direttiva 2014/24/UE sui profili di evidenza pubblica da lei ricordati. Abbiamo dimostrato, i tecnici hanno dimostrato che l'aumento del corrispettivo da lei citato è dovuto in larga percentuale all'esigenza di garantire un aggiornamento del costo dei materiali rispetto a vent'anni fa. È cambiato il mondo in questi vent'anni, onorevole Bonelli. Si tratta di un'esigenza che, specialmente negli anni 2021-2023 COVID, con le guerre e con il caro materiali, si è posta per tutte le opere infrastrutturali in corso di realizzazione. Quindi nessuna violazione, nessun ritiro della delibera CIPESS e - aggiungo - con l'Europa ci confrontiamo da mesi, con aggiornamenti puntuali e trasparenti. Il mio impegno su questo ponte è di farlo dopo 160 anni di tentativi e di progetti e di farlo bene nell'interesse del popolo italiano .
PRESIDENTE. L'onorevole Bonelli ha facoltà di replicare.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Ministro Salvini - e mi rivolgo anche agli italiani e alle italiane che ci stanno vedendo - guardi, lei non ha molto agio con i numeri perché quando parlava, ad esempio, di occupazione derivante dal ponte sullo Stretto la prima volta disse: ci saranno 120.000 occupati. Dopo tre settimane ha ridotto a 80.000, dopo alcuni mesi ha ridotto a 60.000, poi è arrivato a 20.000. Eviti di giocare con i numeri perché se no fa una grandissima brutta figura .
Ma, detto questo, le voglio dire, signor Ministro: lei parla di tecnici, ma di chi? Dei tecnici, chi deve prendere 15 miliardi di euro? Guardi che Berlusconi aveva pensato a un progetto che fosse finanziato per il 60 per cento dai privati e per il 40 per cento dallo Stato. Lei sta regalando 15 miliardi di euro ai privati , sottraendo risorse allo Stato, ai cittadini, al trasporto pubblico. E sui tecnici, signor Ministro, guardi - so che lei è intento a scrivere, più che ascoltare me , mi conceda almeno la sua attenzione in questi pochi secondi -, detto questo, sa a quando consiste il vero parere dato dallo Stato su questo progetto? Nel 1999, il Consiglio superiore dei lavori pubblici. L'avete scritto voi nelle controdeduzioni fatte alla Corte dei conti. Vi dovete vergognare, avete presentato un progetto vecchio di 26 anni , ma lei si rende conto? Ma con che faccia viene davanti al Paese a dire una cosa del genere? E qui lei adesso ci viene a dire che andrete avanti comunque in ogni caso. Voi state esercitando l'autorità della politica contro la scienza, contro la tecnica perché “sto Ponte si deve da fare”. È inutile che fa questi gesti, io vorrei che lei prestasse più attenzione, perché lei potrebbe fare il ponte, ma lei non è al di sopra della legge, nessuno è al di sopra della legge. E quindi avete eliminato il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, non avete considerato il parere dell'Autorità nazionale anticorruzione …
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bonelli.
PRESIDENTE. L'onorevole Morassut ha facoltà di illustrare l'interrogazione Barbagallo ed altri n. 3-02278 di cui è cofirmatario.
ROBERTO MORASSUT(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, torniamo al punto, adesso vediamo quale sarà il pronunciamento dell'organo collegiale questa mattina. Non abbiamo un documento pubblico, ma abbiamo quello che dispone il deferimento - è una delibera - sulla delibera CIPESS n. 41 del 2025, che è un documento pesantissimo perché presenta rilievi intanto sulla procedura, sulla violazione delle norme europee, sul cronoprogramma - che voi avete strombazzato per tanto tempo, ma che è già evaso - e soprattutto sul fatto che sottolinea che non c'è l'interesse pubblico di questa opera, non c'è l'interesse pubblico; cioè si spendono e si buttano soldi, cosa confermata dal fatto che si è in deroga per quanto riguarda gli stipendi degli amministratori e dei dirigenti ad ogni norma, pur della pubblica amministrazione, uno stipendificio. Allora noi chiediamo con questa nostra interrogazione di capire se da parte del Ministro, del Governo, vi è l'intenzione di fermare questo treno e di destinare queste enormi risorse alla sistemazione delle infrastrutture del Mezzogiorno…
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. Che un ponte non abbia interesse pubblico lo scopro oggi . Io poi sto in periferia a Milano, quindi… Però, detto questo, ognuno la vede come vuole. Ripeto, il Partito Comunista Italiano non voleva l'autostrada del Sole, negli anni ‘50 e '60; fortunatamente abbiamo l'autostrada del Sole .
Un'opera pubblica che coinvolgerà - ripeto, secondo i dati dei tecnici, non della Lega - 120.000 unità lavoro. E quindi dire di “no” a questi posti di lavoro mi sembra curioso da parte di alcune forze politiche o sindacali di sinistra. Veniamo ad alcuni dei temi da lei affrontati: il ponte è uno spreco. No, assolutamente. A proposito di lavoro, nelle prime 72 ore sono arrivati più di 8.000 e richieste di lavoro da parte di ingegneri, tecnici, geometri e architetti. E pensate a quanti ragazzi del Sud, che oggi si diplomano, si laureano e devono andare all'estero per lavorare, potranno tornare in Italia, finalmente, a lavorare. Questo è il primo grande risultato.
Secondo: se si fa il ponte non si fanno tutte le altre opere in Calabria e Sicilia. È vero l'esatto contrario, falso! Noi stiamo restituendo a 7 milioni di italiani il diritto alla mobilità e alla continuità territoriale. È del tutto infondata poi la tesi di chi sostiene che abbiamo concentrato risorse sul ponte a danno di altre infrastrutture in Calabria, in Sicilia o altrove. Proprio questa mattina sono intervenuto per l'inaugurazione del primo lotto della Catania-Palermo: 38 chilometri di infrastruttura moderna, efficiente, europea, che dal 2030 permetterà di arrivare in due ore da Palermo a Catania. Noi stiamo investendo 23 miliardi di euro in Sicilia e 22 miliardi di euro in Calabria . Oggi, con questa mole di investimenti, non fare il ponte non avrebbe assolutamente senso. Miglioreranno i collegamenti interni col resto d'Italia e d'Europa, verranno rafforzati i porti del Mezzogiorno, verranno coinvolte imprese di tutta Italia; e la prima, stando ai dati di , sarà la mia Lombardia. Nessuna opera sarà definanziata per pagare il ponte, da Bolzano a Palermo. Insomma, ognuno la pensa come vuole, noi intendiamo andare avanti con il ponte. Da una parte c'è chi vuole i “no” - i no-TAV, no-MoSE, no-ponte e i no-olimpiadi -, dall'altra parte c'è l'Italia dei “sì” che umilmente stiamo cercando di rappresentare
PRESIDENTE. L'onorevole Stumpo, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
NICOLA STUMPO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Vede, signor Ministro, io non so se ho davanti il Ministro Salvini di oggi o il segretario della Lega del 2016 che, alla manifestazione dei “Forconi”, gridava: no al ponte, cosa ci faccio io con il ponte se non ci sono delle linee ferroviarie che arrivano a Reggio Calabria e che poi ripartano da Messina ? No, è esattamente questo: nel 2016 non c'erano quelle linee ferroviarie, nel 2025 non ci sono quelle linee ferroviarie, forse ci saranno, ma lei è la stessa persona che nel 2016 era un convinto no-ponte e che oggi, in barba a tutte le leggi di cui si è parlato e al rispetto delle regole, è diventato un fautore del sì-ponte a prescindere - a prescindere! - da quelle infrastrutture che lei - lei! non io, lei - riteneva necessarie ma in modo prioritario - prima - per poter fare il ponte. Poi ognuno di noi può anche differenziarsi se ritiene il ponte, come dire, uno strumento di prima necessità, di pubblica utilità. La Corte dei conti ha detto di no, né io, né lei; né il Partito Democratico, né la Lega; né il Governo, né l'opposizione. La Corte dei conti, un organismo terzo di questo Stato, che avete provato anche a cancellare ma non ci riuscirete.
Dobbiamo essere onesti: quando si prende una posizione politica, se lei l'ha tenuta quella posizione, la deve tenere a prescindere dal fatto che sia al Governo o all'opposizione. Noi abbiamo sempre avuto una priorità: costruire le infrastrutture necessarie alla Sicilia e alla Calabria. Il ponte può anche attendere .
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02279 .
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, questa è un'interrogazione tagliata sulla Liguria per quanto riguarda l'aspetto aereo ma potrebbe essere tagliata su tante parti d'Italia. È tagliata sulla Liguria perché oltre al tema di cui si parlava, ovvero il caro biglietti aerei, ci sono anche i temi legati alle difficoltà autostradali, a collegamenti ferroviari che non abbiamo.
Ho fatto prima una prova: un martedì mattina, con ritorno venerdì mattina, Genova-Roma, la settimana prossima costa 622 euro in ; un Genova-New York, con la stessa partenza al mattino - ah, ecco, ho fatto venerdì perché giovedì non c'era posto - costa 722 euro, quindi una differenza di 100 euro. In più, in questo periodo, dei quattro voli che avevamo ogni tanto ce ne sono tre, perché sappiamo tutti che ITA ha tagliato le corse in ragione di qualche problema che ha avuto sui suoi aerei. Quindi la domanda è quali iniziative di competenza intenda adottare al fine di giungere a una tempestiva soluzione delle problematiche esposte in premessa e di assicurare la giusta mobilità a tutti i cittadini sul territorio nazionale, con servizi…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pastorino. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie, Presidente. L'onorevole ha assolutamente ragione e lo ringrazio per l'interrogazione. Al di là degli investimenti che, lei sa, stiamo portando avanti tutti insieme in Liguria come gioco di squadra, e non questo Governo o quello di prima, la Lega e chiunque altro, dalla diga foranea al sottopasso, alla benedetta Gronda, su cui mi sto cimentando con gli amici di Autostrade per l'Italia, che era una promessa che verrà mantenuta anche all'indomani del crollo del ponte Morandi, lei sa che il trasporto aereo è ovviamente un settore liberalizzato, regolato da norme europee - ahimè, aggiungo io - che danno piena autonomia alle compagnie nel decidere rotte e tariffe.
A livello nazionale la competenza è del Ministero delle Imprese e del , a cui girerò l'interrogazione. Gli uffici del Garante per la sorveglianza dei prezzi, istituito presso tale Ministero, effettuano un duplice monitoraggio, sia sui prezzi dei biglietti aerei, sia sui prezzi minimi rilevati in corrispondenza dei periodi di potenziale picco della domanda - e si avvicinano le feste di Natale, ad esempio, i dati da lei citati sul Genova-Roma e Genova-New York sono assolutamente inaccettabili e aberranti - confermato anche dall'aumento certificato dai dati Istat sui voli nazionali, al contrario del decremento dei prezzi sui voli europei e intercontinentali.
Con il decreto Asset abbiamo introdotto misure precise contro la speculazione sui biglietti aerei, soprattutto nei periodi di alta domanda, anche attribuendo maggiori poteri all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, al fine di controllare il funzionamento degli algoritmi sviluppati. Non possiamo imporre prezzi, come Governo, ma possiamo vigilare e intervenire per tutelare i cittadini rispetto a eventuali pratiche commerciali scorrette. Questo compito spetta all'Antitrust, ovviamente in un costante dialogo con il Governo.
Alla luce di quanto rappresentato da lei e condiviso da me, auspico quindi un intervento tempestivo e coordinato da parte del Garante per la sorveglianza dei prezzi e dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato affinché vengano effettuate le necessarie verifiche non solo sulle tratte della Liguria, ma anche da tutte le altre regioni italiane, sull'andamento dei prezzi dei voli. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, mi auguro che gli altri organismi indipendenti facciano altrettanto .
PRESIDENTE. L'onorevole Pastorino ha facoltà di replicare.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Intanto la ringrazio per la risposta. Noi non facciamo mai interrogazioni politiche, facciamo interrogazioni per cercare una soluzione a quello che è un problema molto importante, e io mi permetto di dire che oltre al Garante e all'Antitrust ci vuole anche la politica. Glielo dico proprio perché siamo in un'Aula parlamentare. Questo è un problema che riguarda Genova per i voli, che sono una roba da matti. La stessa domanda, visto che lei vi ha fatto riferimento, l'avevo fatta giusto al Ministero del - perché poi anche qua abbiamo delle regole, no? - e mi è stato risposto relativamente a norme di concorrenza europea e quant'altro.
Però, se poi la soluzione non si trova, bisogna intervenire non solo sul Garante, che evidentemente farà la sua parte, o non la farà, non lo sappiamo, ma evidentemente questa roba è insostenibile. Tornando alla Liguria, c'è un tema grande come una casa di trasporto aereo che ha questi numeri e questi prezzi, ma lei sa bene che la Liguria è martoriata, al di là della Gronda, che verrà o non verrà, da cantieri insostenibili e da una mobilità ferroviaria, mi permetto di dire, quasi inesistente.
Per venire a Roma ci sono due coppie di Frecciargento un po' intelligenti e altri Frecciabianca, che io chiamo “treno della speranza”, e questo è il tema. Abbiamo parlato del Terzo valico: a parte l'inciampo che ha avuto nel tempo, ma del famoso quadruplicamento, che tutti hanno annunciato, lei compreso, ma soprattutto dalle nostre parti, la vecchia amministrazione regionale, di un Genova-Milano in 50 minuti, grazie a quel quadruplicamento, si sono perse le tracce.
Pure in quest'Aula abbiamo sentito parlare di miliardi, ma lì? Io la faccio ogni sei mesi l'interrogazione sul quadruplicamento, io sono una goccia proprio continua, no? E questi 600 milioni non ci sono. Quindi capisce che è una situazione che non è compatibile, per esempio, con gli altri investimenti che stiamo facendo, la diga o quant'altro, per portare economie e persone nella città. Quindi, dato che è una situazione veramente insostenibile e noi siamo qua per chiederle di risolverla con la politica, con la politica del Governo, non solo con l'Antitrust, le rinnoviamo tutte le richieste possibili affinché, in un tempo ragionevolmente breve, si trovino soluzioni che permettano a tutti di venire e di andare via da Genova, perché così non si può più fare .
PRESIDENTE. L'onorevole D'Attis ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02280 .
MAURO D'ATTIS(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la legge di bilancio ha introdotto la continuità territoriale riconosciuta all'aeroporto di Brindisi con un emendamento proposto da Forza Italia, in particolare da me e dal collega Caroppo. Oltre a dare questo requisito, importante, ovviamente, perché si può agevolare l'introduzione di nuovi collegamenti dall'aeroporto di Brindisi con le varie rotte, che è interessante, ha anche stanziato dei fondi: 5 milioni in tutto, 1,5 milioni in particolare a partire dal 2025. Siamo a fine 2025 e la nostra preoccupazione, signor Ministro, è che non si muova nulla, anzi, abbiamo anche il sospetto che qualcuno tenda a ridurre i voli. Mi riferisco, in particolare, a chi gestisce - la società di gestione dell'aeroporto, che è della regione Puglia - l'aeroporto di Brindisi. Siccome la conosciamo come persona…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole D'Attis. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie. Lei solleva un problema reale e adesso, in un minuto, cerco di spiegarle dov'è l'intoppo, che non è in quest'Aula. Torniamo a parlare di trasporto aereo, in particolare della continuità territoriale per l'aeroporto di Brindisi. È un tema serio, concreto, che riguarda il diritto alla mobilità dei cittadini pugliesi. Con la legge di bilancio, che lei ricordava, abbiamo messo sul tavolo 5 milioni di euro per il triennio 2025-2027, destinati proprio agli oneri di servizio pubblico da e per l'aeroporto del Salento.
A gennaio, la regione Puglia ha chiesto di avviare la conferenza dei servizi e il Ministero dell'Infrastrutture subito si è attivato. Per attivare questi oneri di servizio pubblico, però, non basta una semplice richiesta. Non si può partire con il progetto senza una preventiva notifica alla Commissione europea, e per la notifica servono dati, analisi e studi di traffico: lo richiede la legislazione europea per dimostrare che l'attivazione degli oneri di servizio pubblico non configuri una violazione delle regole sugli aiuti di Stato.
Cosa abbiamo fatto, quindi? Il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha chiesto subito alla regione Puglia uno studio dettagliato con questi numeri. Una prima risposta, ahimè, parziale e incompleta, ci è stata trasmessa nello scorso aprile. Era una base di partenza, che però non bastava assolutamente per soddisfare le richieste da inoltrare a Bruxelles: mancavano indicazioni chiare sulle rotte, sui bisogni da soddisfare e sulle condizioni da garantire. A maggio, quindi, abbiamo inoltrato una nuova richiesta in tal senso alla regione Puglia, precisa e dettagliata, per accompagnare al meglio il processo dello sviluppo dell'aeroporto.
Tale richiesta ad oggi - e siamo a fine ottobre - non ha avuto alcuna risposta. Per questi motivi, ad oggi, la conferenza di servizi non è ancora partita. Noi partiremmo anche domani, se la regione fa la sua parte. Io sono un autonomista, però, fino a che in Italia qualcuno si nasconderà dietro le mancanze altrui, non saremo mai un Paese moderno e sviluppato . Quindi la regione Puglia, se si dà una mossa - adesso siamo in campagna elettorale, quindi immagino fra qualche settimana -, trova il Ministero pronto a reagire e a inviare a Bruxelles i dati che loro, dal territorio, e non io, da Roma, possono mandare .
PRESIDENTE. L'onorevole Caroppo, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
ANDREA CAROPPO(FI-PPE). Grazie, signor Ministro. Solitamente, quando le poniamo qualche domanda e la poniamo a qualche altro Ministro, rispondiamo: siamo soddisfatti o siamo insoddisfatti. In questo caso siamo senza parole, nel senso che siamo così amareggiati che una norma inserita nella legge di bilancio, accompagnata da 5 milioni di euro, che parte dal presupposto per il quale tanti cittadini, circa 2 milioni di cittadini del Sud della Puglia, sono privi di collegamenti adeguati… Peraltro, lo studio che la regione ha commissionato all'Iccsai, che è il principale centro studi di ricerche sulla mobilità, testimonia che a sud di Brindisi, in particolare nel Sud Salento, ci sono delle condizioni di criticità gravi almeno quanto o, addirittura, peggiori di situazioni della Sicilia, che è un'isola.
Questo significa che la continuità territoriale è un elemento indispensabile per un aeroporto che, negli ultimi 10 anni, ha visto falcidiare il numero di voli. Abbiamo fatto una statistica: a gennaio del 2025, in una giornata qualsiasi partivano, in tutta la giornata, per un aeroporto che fa più di 3,5 milioni di passeggeri, appena 7 aerei.
Per questo è fondamentale che la regione Puglia si dia al più presto una mossa: 5 mesi sono assolutamente inadeguati. E poiché, verosimilmente, con le elezioni regionali la nuova giunta si insedierà con molto ritardo, dobbiamo fare in modo che i fondi del 2025 non vadano persi e, quindi, le chiediamo in anticipo, Ministro, l'impegno, a partire dai prossimi atti, a partire dalla legge di bilancio di fine anno, a che si faccia in modo che questo giusto riconoscimento per i cittadini del Salento e del Sud della Puglia non vada perso a causa delle inadempienze della regione Puglia e della sua società di sistema aeroportuale
PRESIDENTE. La deputata Boschi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02281 .
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministra, sa bene che, ormai nel 2023, questo Parlamento ha approvato all'unanimità una legge molto importante, quella sull'oblio oncologico, che ha cancellato discriminazioni odiose nei confronti delle persone guarite da un tumore.
Questa legge prevede anche, però, che ci siano delle politiche attive per il reinserimento professionale, per la riqualificazione, anche a livello retributivo, che peraltro si applica anche a coloro che stanno ancora affrontando una malattia oncologica, non soltanto ai guariti.
Per essere efficace, però, c'è bisogno di un decreto del suo Ministero, di concerto con il Ministero della Salute, che avrebbe dovuto essere adottato entro il luglio del 2024. È passato oltre un anno da quella scadenza e questo decreto ancora non c'è.
Le chiediamo, a questo punto, quali siano i problemi per adottarlo e, soprattutto, la tempistica, perché ci sono persone che aspettano.
PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole interrogante per aver sollevato la problematica oggetto dell'interrogazione e perché mi consente di sottolineare che tutte le attività sono svolte con la massima attenzione.
Come diceva l'onorevole interrogante, l'articolo 4 della legge n. 193 del 2023 prevede la promozione di specifiche politiche attive, volte a garantire pari opportunità e ad escludere ogni forma di discriminazione, sia in fase di assunzione che in costanza di rapporto di lavoro, per i malati oncologici.
A dimostrazione della delicatezza e della complessità dell'argomento, è la stessa disposizione normativa, al secondo comma, a prevedere che, al fine dell'adozione del decreto attuativo, siano sentite le organizzazioni di pazienti oncologici iscritte nella sezione Reti associative del Registro unico nazionale del Terzo settore.
A questo proposito, il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha avviato tempestivamente l'attività istruttoria finalizzata a definire il coinvolgimento degli enti del Terzo settore regolarmente iscritti al RUNTS, pubblicando, in data 11 ottobre 2024, l'avviso finalizzato all'individuazione di questi enti, al cui esito sono pervenute 4 manifestazioni di interesse da parte di organizzazioni di pazienti oncologici. Le stesse, a seguito di un'attività svolta all'interno del tavolo di lavoro costituito con il nostro Ministero e con il Ministero della Salute, hanno contribuito a integrare la bozza di decreto che è stata predisposta, attraverso la formulazione di osservazioni, che sono state integralmente recepite. L'attività istruttoria è risultata particolarmente complessa, attesa anche la previsione normativa dell'invarianza finanziaria richiesta per l'adozione delle misure di politica attiva.
Nel decreto attuativo figureranno specifiche misure di politiche attive che il Ministero può mettere in campo al servizio di questa particolare platea dei beneficiari. Voglio rassicurare gli interroganti che la procedura per l'attuazione del decreto è in fase di definizione ultima e sarà tempestivamente adottata.
PRESIDENTE. La deputata Boschi ha facoltà di replicare.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministra, io non voglio fare nessuna polemica su questo tema, perché la legge sull'oblio oncologico ci sta molto a cuore, mi sta molto a cuore. Sono stata relatrice insieme all'onorevole Marrocco, abbiamo fatto un lavoro per arrivare al voto all'unanimità, è stata la prima proposta di legge che ho presentato in questa legislatura, proprio perché nella scorsa non era stato possibile arrivare all'approvazione finale e l'intento è quello di raggiungere l'obiettivo senza fare uno scarico di responsabilità tra Governo o Parlamento; e, quindi, io credo alla buonafede, Ministra.
Tuttavia, lei si renderà conto che siamo molto in ritardo, perché avete pubblicato il bando per sentire gli enti del Terzo settore a ottobre 2024, mentre la legge prevedeva che già a luglio 2024 il decreto dovesse essere adottato.
Ci parla di invarianza di risorse, ma, Ministra, è stato il Governo a chiedere che fosse a invarianza di risorse. Noi ovviamente siamo disponibili, già in questa legge di bilancio, a metterle, le risorse, se il Governo apre i cordoni della borsa.
Quindi, per quanto ci riguarda - l'importanza di questa legge è stata rammentata anche del Presidente della Repubblica proprio nei giorni scorsi, aprendo i giorni dedicati alla ricerca - è una legge innovativa su questo punto, perché anche le leggi analoghe adottate in altri Paesi europei, anche prima di noi, non prevedono niente sulle politiche attive del lavoro e sulla non discriminazione in caso di procedure selettive di concorsi pubblici. Quella italiana è la prima che lo fa. Allora, perdere la possibilità di dare un segnale importante a un milione di persone… perché oggi ci sono oltre 3 milioni italiani che hanno avuto una diagnosi di cancro, con la quale convivono e quelli che possono lavorare sono almeno un terzo. Stanno aspettando questo provvedimento. Le associazioni che li rappresentano sono al lavoro, lo sa, al vostro fianco, notte e giorno.
Quindi, la prego, Ministra, io voglio che la prossima volta in quest'Aula lei possa annunciare non per noi, ma per milioni di italiani, che questo decreto c'è e che i loro diritti possono finalmente essere garantiti .
PRESIDENTE. L'onorevole Carotenuto ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02282 .
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, Presidente. Ministra, con il vostro Governo avete abolito il reddito di cittadinanza promettendo agli italiani due cose. Innanzitutto, che non ci sarebbero stati poveri e che avreste aiutato chi è in difficoltà e, soprattutto, che sarebbero finite le truffe.
Due promesse che sembrano due fallimenti perché l'assegno di inclusione e il supporto per la formazione e il lavoro hanno dimezzato la platea dei beneficiari ed escluso centinaia di migliaia di famiglie, in povertà assoluta. Tuttavia, come confermano i dati della Guardia di finanza diffusi dalla stampa, non hanno affatto fermato le frodi.
Allora, le chiediamo di dirci chiaramente: è vero o no che nel 2024 sono state accertate truffe per decine di milioni di euro, almeno 60 milioni di euro ai danni dello Stato, sui nuovi sussidi che hanno sostituito il reddito di cittadinanza? Perché se è vero, allora il problema non era la misura, ma chi oggi governa fingendo di averlo risolto. È un sistema mediatico che un tempo ingigantiva tutto con il microscopio …
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Carotenuto.
La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Grazie, signor Presidente. Con questo quesito ho la possibilità di sottolineare, ancora una volta, la totale inversione di marcia attuata da questo Governo, che ha trasformato invece anni di politica assistenzialistica e di mancato sostegno all'ingresso nel mondo del lavoro in politiche attive di formazione, finalizzate all'inserimento lavorativo e all'accrescimento professionale.
Il decreto-legge n. 48 del 2023 ha introdotto nuove misure di inclusione sociale e lavorative, istituendo tra l'altro anche l'assegno di inclusione, così come si ricordava. Con la legge di bilancio del 2025, inoltre, sono stati rivisti verso l'alto i requisiti economici di accesso, ampliando la platea dei nuclei familiari potenzialmente beneficiari con ISEE non superiore a 10.140 euro.
Inoltre, con questa misura sono stati incrementati gli importi riconosciuti ai beneficiari, che attualmente ammontano a un valore medio di 669 euro mensili, di fatto superiori a quanto in precedenza riconosciuto con il reddito di cittadinanza.
Infine, ritengo anche opportuno evidenziare che con la manovra di bilancio 2026, approvata lo scorso 17 ottobre, abbiamo introdotto ulteriori modalità di erogazione più favorevoli per i destinatari della misura.
È stato eliminato il riferimento alla sospensione di un mese del beneficio economico dell'assegno di inclusione, dopo un periodo di fruizione non superiore a 18 mesi e dopo i successivi periodi di 12 mesi.
Con questo intervento, che è indirizzato a rafforzare le misure di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale, si riconosce a coloro i quali hanno già fruito del beneficio la possibilità di fruire dello stesso continuativamente, a differenza di quanto era previsto per il reddito di cittadinanza.
Per quanto riguarda, invece, il sistema di controlli sull'ADI, definito con il decreto n. 48 del 2023, io faccio riferimento a quanto indicato nell'interrogazione per dire che sono notizie che non ritornano con quelle che sono le nostre indicazioni. I controlli ci hanno consentito di intercettare preventivamente 334.750 domande di assegno di inclusione e 40.876 domande di SFL prive di requisiti.
Altri scenari di rischio antifrode sono stati estesi anche alla verifica delle autodichiarazioni rese nelle DSU, relativamente alla composizione del nucleo familiare e all'eventuale presenza nello stesso di componenti disabili, procedendo alla verifica di tutte le 285.000 domande con disabilità presenti. All'esito dei controlli, abbiamo revocato 10.000 domande riportanti delle condizioni di disabilità inesistenti o non in linea con la documentazione...
PRESIDENTE. Grazie, signora Ministra.
L'onorevole Carotenuto ha facoltà di replicare.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, Presidente. È l'ennesima volta che noi facciamo delle domande a lei, Ministra, ma lei non risponde. Vede, a un esame universitario verrebbe bocciata, e lo ricordiamo perché, avendo sostenuto certi esami domenicali in una università privata, forse queste cose non le ha mai conosciute.
Ma torniamo ai fatti: ci sono decine di milioni di euro di truffe sull'assegno di inclusione e sul supporto per la formazione e il lavoro che sono documentate da vari giornali, non ce li siamo inventati, eccoli qua Quindi, lei sta negando qualcosa a cui, quantomeno, non avete risposto, non avete rettificato.
Purtroppo, la verità non si cancella con la vostra propaganda. L'Istat certifica il peggior dato di povertà dal 2005. Ci sono 6 milioni di italiani in povertà assoluta e molti di loro che lavorano non ce la fanno più. Vede, il reddito di cittadinanza era quella misura universale che serviva anche ai lavoratori poveri, ma voi l'avete cancellato per convenienza politica e ora l'effetto è questo: più povertà, meno dignità e più silenzio. Voi parlate di legalità mentre proteggete chi usa i soldi pubblici come bancomat personale. Nel vostro Governo siede la Ministra Santanche', che ha utilizzato i fondi per il COVID mentre aveva la gente che lavorava in . Un'ipocrisia, la vostra, assoluta, che è il manifesto delle vostre politiche sociali, che sono un fallimento . Di fronte a 1,5 milioni di bambini poveri che ci sono nel nostro Paese, vi dovreste solo vergognare e, magari, dimettere
PRESIDENTE. La deputata Schifone ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02283 di cui è cofirmataria.
MARTA SCHIFONE(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, lo sviluppo del Mezzogiorno rappresenta una priorità strategica di questo Governo, dall'assistenzialismo al lavoro, dal sussidio all'attivazione. I dati Istat, pubblicati lo scorso 12 settembre, confermano il risultato di straordinaria rilevanza del secondo trimestre 2025 per il Meridione e per la Campania. In Campania, in particolare, i dati evidenziano 206.000 nuclei familiari beneficiari dell'ADI e oltre 49.000, invece, sono i beneficiari del supporto per la formazione e il lavoro.
Quindi, alla luce di questi risultati, le chiedo di portare un approfondimento dei dati e se intenda adottare, per consolidare o rafforzare, nuove misure di rilancio occupazionale per il Mezzogiorno e, in modo particolare, per la Campania.
PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Grazie, Presidente. Il rilancio occupazionale nel Mezzogiorno rappresenta una priorità strategica dell'azione di Governo del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. I dati Istat del 12 settembre scorso delineano una crescita e un consolidamento dei livelli occupazionali su tutto il territorio italiano, con una positiva dei dati che riguardano le regioni del Sud d'Italia, dove si registra un incremento occupazionale significativo, accompagnato da una riduzione del tasso di inattività. Un risultato importante che conferma e incoraggia il cambio di paradigma fortemente voluto dal Governo, perché per anni, con strumenti come il reddito di cittadinanza, si è alimentata una logica assistenzialista che ha finito per scoraggiare l'ingresso nel mondo del lavoro, senza affrontare le criticità strutturali del Sud.
Abbiamo cancellato il reddito, ma istituito misure più efficaci - lo voglio ribadire - e sostenibili di inclusione sociale e attivazione lavorativa, meglio controllate e, sicuramente, indirizzate a chi è veramente in condizione di aver bisogno di sostegno. Per il resto, politiche attive per il lavoro, formazione mirata e incentivi alle imprese che assumono. Questo è il nostro obiettivo: valorizzazione dei settori strategici del Sud, come il turismo, l'agroalimentare e la logistica; non assistenzialismo ma investimenti produttivi, non sussidi ma opportunità di lavoro vero.
Stiamo assistendo e commentiamo anche i dati importanti e positivi della regione Campania, dove, dall'inizio del mandato governativo al secondo trimestre del 2025, i dati sull'occupazione evidenziano un aumento sensibile in tutte le fasce di età e, soprattutto, anche un aumento del livello di occupazione di giovani e donne, con, invece, un abbassamento del tasso di disoccupazione generale e un aumento, invece, dell'inclusione lavorativa dei NEET.
Oltre a queste misure, sono previsti dal decreto Coesione importanti interventi a favore di donne e giovani, che riconfermiamo anche in legge di bilancio. Sta andando molto, ma molto bene anche la misura legata all'autoimpiego e all'autoimprenditorialità, con risultati importanti che ci fanno ben sperare, soprattutto anche per una ripresa importante dei numeri dell'imprenditorialità giovanile al Sud, che sta dando grande dimostrazione di volontà.
Noi continueremo a lavorare, continueremo a gestire le politiche attive in modo assolutamente proattivo e collegato anche a quelle che sono le esigenze reali dei territori, valorizzando la formazione, valorizzando la formazione professionale, quella, ovviamente, collegata con le reali esigenze del mondo del lavoro.
PRESIDENTE. La deputata Schifone ha facoltà di replicare.
MARTA SCHIFONE(FDI). Grazie, Presidente. Permettetemi di iniziare esprimendo la mia e la nostra più viva soddisfazione per i risultati che sono sotto gli occhi di tutti e per i record occupazionali a cui assistiamo ormai da tempo. Il lavoro come stella polare, il lavoro come orizzonte permanente dell'azione del Governo e dell'agenda politica del Governo Meloni: una scelta, la nostra, che è stata sfidante. Noi abbiamo scommesso sul lavoro, abbiamo scommesso sulla dignità che porta con sé il lavoro, e i numeri, i dati e i risultati ci stanno dando ragione. Abbiamo portato la nostra visione e abbiamo portato la nostra idea di Stato: uno Stato che crea opportunità, uno Stato che prova a creare ricchezza investendo in quell'unico incubatore che noi abbiamo identificato essere incubatore di ricchezza, che è il tessuto produttivo e che sono i suoi lavoratori; uno Stato che, però, si volta indietro e che non lascia nessuno indietro.
Questo è il nostro modello, che si contrappone al modello assistenzialista: un modello espansivo che punta sulla crescita, sullo sviluppo e sull'inclusione. Questo modello virtuoso ci ha portato ad avere i successi, di cui lei parla, nel Sud, nel Mezzogiorno e nella Campania. Quindi confido e confidiamo che il lavoro del Governo possa trovare sempre maggiore riscontro nei territori con la necessaria continuità, affinché la Campania diventi capofila dei successi nazionali, offrendo ai cittadini campani quella dignità e quella opportunità che solo il lavoro sa creare .
PRESIDENTE. La deputata Nisini ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02284 .
TIZIANA NISINI(LEGA). Grazie, Presidente. Ministro, oggi l'interrogazione è per mettere in evidenza la situazione della Pierburg Pump Technology Italy Spa di Livorno, che sta generando forte preoccupazione nel territorio, ma anche dei 245 lavoratori.
Parliamo di un'azienda nel settore con una lunga esperienza nella progettazione e produzione di pompe per olio e depressori per veicoli commerciali e industriali. È impegnata anche nella ricerca e nello sviluppo. La notizia della cessione della società e dell'entrata di quattro fondi mette molta preoccupazione, perché non è stata evidenziata alcuna programmazione industriale e nulla è stato detto sulla tenuta dell'occupazione.
Quindi, siamo qui a richiedere cosa ha intenzione di portare avanti il Ministero del Lavoro, da lei presieduto, per salvaguardare i posti di lavoro e capire cosa succederà con questa eventuale cessione.
PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole interrogante. La tutela e la salvaguardia dei lavoratori e dei loro posti di lavoro sono temi fondamentali, consapevoli, come siamo, della centralità del lavoro quale strumento che garantisce la dignità di ognuno di noi. Per questo motivo, il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali è impegnato quotidianamente ai tavoli di crisi affinché vengano salvaguardate le posizioni di tutte le parti interessate.
Relativamente alla società Pierburg Pump Technology Italy Spa, con sede legale a Chieti e un'unità produttiva sita a Livorno, che è oggetto di questa interrogazione, mi preme rappresentare prioritariamente che è stata autorizzata la corresponsione del trattamento di integrazione salariale per il periodo dal 1° luglio 2025 al 30 giugno 2026, per un massimo di 210 unità lavorative su un organico complessivo di 268 unità. L'integrazione è riconosciuta a seguito della stipula di un contratto di solidarietà, che è avvenuto in data 26 giugno 2025, e stabilisce per questo periodo la riduzione massima dell'orario di lavoro previsto dal contratto collettivo nazionale del settore dell'industria metalmeccanica. La misura si pone in continuità con altre già autorizzate in passato, non da ultimo nel periodo dal 1° luglio 2024 al 30 giugno 2025 per uno stesso intervento di cassa integrazione salariale straordinaria a seguito della stipula di contratto di solidarietà.
È volontà del Ministero attivare tutti gli strumenti disponibili attraverso il pieno coinvolgimento delle parti sociali interessate, garantendo, al contempo, misure di sostegno al reddito e formazione professionale. Garantisco agli onorevoli interroganti l'attenzione, da parte del Ministero e del Governo, circa i futuri risvolti della crisi aziendale, rappresentando che le strutture del Dicastero rimangono disponibili a valutare tutti gli interventi necessari alla risoluzione della crisi.
PRESIDENTE. La deputata Nisini ha facoltà di replicare.
TIZIANA NISINI(LEGA). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per la risposta, perché è importante mettere al centro la tenuta occupazionale. Abbiamo parlato di lavoratori che non vogliono un reddito di cittadinanza, di lavoratori che vogliono lavorare e sono preoccupati proprio perché, con le notizie che sono apparse, non si parla di tenuta occupazionale e non c'è una progettazione industriale, tant'è che, attraverso i sindacati, 245 lavoratori sia subordinati che somministrati hanno indetto una mobilitazione permanente e vorrebbero un documento ufficiale proprio per ristabilire un po' di serenità in una situazione che sta mettendo in subbuglio non solo loro, ma tutto il territorio, dove venga condiviso un piano industriale credibile e garanzie sui livelli occupazionali, il rispetto della contrattazione integrativa e il rispetto delle norme italiane ed europee anti-delocalizzazione.
Grazie, Ministro. Vi chiedo di continuare a monitorare, come già avete fatto - perché, comunque, alcune misure sono state attivate ormai da mesi - e capire se ci sia la necessità di aprire un tavolo anche presso altri Ministeri coinvolti, proprio per mantenere i livelli occupazionali di un'economia e per salvaguardare un'azienda nel settore, che ha una storia nel territorio toscano-livornese .
PRESIDENTE. L'onorevole Alessandro Colucci ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02285 di cui è cofirmatario
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il Fondo nuove competenze è uno strumento importante per le imprese che hanno necessità di adeguarsi a nuovi modelli organizzativi e produttivi, anche in risposta alla transizione energetica e digitale.
I dati ci dicono che nel 2022 e 2023 quasi il 36 per cento degli adulti tra i 25 e i 64 anni ha preso parte a percorsi di istruzione e formazione. Il Fondo nuove competenze è stato istituito nel maggio 2020 e ha già visto due edizioni. Oggi siamo alla terza che è partita nel dicembre 2024.
Le domande di finanziamento di quest'ultima edizione sono state più di 23.000 e interessano più di 1 milione di lavoratori. Abbiamo apprezzato lo stanziamento del Governo aggiuntivo di 320 milioni, facendo arrivare stanziamenti di oltre 1 miliardo a questa misura. Allora, signor Ministro, il gruppo di Noi Moderati le chiede quale sia la situazione del saldo di questa terza edizione…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Colucci. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere.
MARINA ELVIRA CALDERONE,. Grazie, signor Presidente. Grazie all'onorevole interrogante per aver sollevato un quesito che mi consente di informare l'Aula in merito all'andamento della misura di politica attiva del Fondo nuove competenze, che è uno strumento strategico, volto a favorire la formazione dei lavoratori e delle lavoratrici attraverso l'acquisizione di nuove e maggiori competenze sempre più allineate allo sviluppo tecnologico e produttivo e alle necessità del mercato del lavoro italiano.
La terza edizione del Fondo nuove competenze accompagna i processi di transizione digitale ed ecologica delle imprese, favorendo la nuova occupazione e la promozione di reti tra imprese. Va sottolineato che, per la prima volta, il Fondo, con la sua terza edizione, è stato aperto non solo ai dipendenti delle aziende aderenti ai progetti, ma anche a lavoratori che ancora non sono dipendenti delle stesse. Su 23.000 istanze pervenute, ben 13.046 saranno finanziate, terminate le attività istruttorie per l'ammissione definitiva al contributo. In totale, la misura vede la partecipazione alle attività formative di 1.074.586 lavoratori. La dotazione prevista dal terzo avviso FNC 3, inizialmente pari a 731 milioni di euro, è stata aumentata grazie a un ulteriore stanziamento di 318,8 milioni, salendo complessivamente a 1 miliardo e 49 milioni. L'attenzione prestata ha permesso di ammettere tutte le domande sul canale delle filiere e dei sistemi formativi e di raddoppiare la disponibilità per le singole imprese. Considerato il notevole interesse rappresentato dalle aziende, è mia intenzione potenziare uno strumento che rappresenta una leva strategica fondamentale per la riqualificazione dei lavoratori e per l'adeguamento delle competenze e le trasformazioni in atto nei sistemi produttivi. Così facendo, superato il PNRR, potremo continuare a disporre di un rodato e affidabile dispositivo in grado di rafforzare e supportare l'imprescindibile legame tra politiche attive, produttività e occupazione.
PRESIDENTE. L'onorevole Alessandro Colucci ha facoltà di replicare.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la ringraziamo per la sua risposta e siamo assolutamente soddisfatti, in particolar modo perché ha sottolineato l'aspetto strategico del Fondo nuove competenze e, quindi, della formazione, che è necessaria sia sul luogo di lavoro - la famosa formazione la possibilità di rafforzare le competenze di chi già è occupato -, sia per i giovani. Abbiamo raggiunto un risultato straordinario come Governo - e ringrazio veramente il Presidente Meloni e tutta la squadra di Governo -, perché siamo arrivati ad oltre 24 milioni di occupati. Questo risultato è stato possibile con l'incoraggiamento al mondo delle imprese, ma anche attraverso percorsi formativi importanti, perché, oltre ai posti di lavoro già occupati, ci sono altri 500.000 posti di lavoro disponibili, lo dicono i dati del primo trimestre di quest'anno. È necessario per quei posti di lavoro avere competenze e avere formazione. Allora, crediamo che sia ancora più importante il suo passaggio nella replica: quello di rendere strutturale il Fondo nuove competenze, perché vuol dire che, invece di fare interventi si va decisi all'obiettivo. Credo che questa sia politica della concretezza che rappresenta il fare di questo Governo e Noi Moderati sarà al fianco di questo Governo, perché la formazione dei giovani e il lavoro è la vera dignità che dobbiamo garantire .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16,15.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 100, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire per ricordare la figura di Pier Paolo Pasolini, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, l'onorevole Roberto Morassut. Ne ha facoltà.
ROBERTO MORASSUT(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ne davanti a quella tomba presso il cimitero acattolico di Testaccio, Pasolini ammette il contrasto tra l'attrazione quasi carnale per il mondo contadino e la razionale spinta per il progresso e per la lotta per emancipare quel mondo dalla condizione di schiavitù secolare. Oggi, nel tempo obbligato di uno sviluppo che sembra essersi separato dal progresso, il suo tormento ci appare profetico, e nel ricordarlo qui, in quest'Aula, a 50 anni dalla morte, non possiamo dimenticare che il Parlamento, come ha ben documentato Lanfranco Palazzolo in un recente libro, si occupò di Pasolini numerose volte, ma come un tribunale davanti a un imputato, con interrogazioni, ordini del giorno e quant'altro.
In pochi lo difesero. Pasolini non è classificabile con la sua irripetibile contraddittorietà e con la sua ricerca di scandalosità etica. Forse per questo è una figura che viene tirata per la camicia un po' da tutti. Favorevole al divorzio, ma contrario all'aborto; con i celerini della Polizia e contro gli studenti del 1968, eppure dichiaratamente marxista, comunista e antifascista fino all'ultimo; un antifascismo che nasceva dal corpo, come chiarì con durezza nell'ultimo film .
La sua morte resta un mistero italiano, ma con dentro una certezza: fu ucciso da un gruppo di persone e non da Pelosi. Morto a cavallo tra il giorno dei santi e il giorno dei morti, là dove le acque del Tevere si mischiano a quelle del Tirreno. Uno spazio-tempo misto, contraddittorio, quasi a simboleggiare una vita intera e un destino. Roma lo catturò, amò le sue borgate, la religiosità di quel popolo ancora in parte rurale, ancora scollato dalla pastosa dittatura materiale e morale del neocapitalismo postbellico, fino a quando lui, disperato, non si accorse che anche in quel popolo, tra quei ragazzi in quelle borgate “zellose” e limpide di una luce ancora non riflessa, stava per arrivare l'imperio delle mode livellatrici, compattatrici, della pubblicità, della televisione, del linguaggio e dei gesti della scatola magica.
Allora cominciò profeticamente a guardare all'Africa, all'India, alle case ordite di fango e mattoni di Sana'a nello Yemen, prevedendo l'arrivo delle navi di immigrati dal Sud del mondo. In una società ancora sessista, omofobica, maschilista, i suoi racconti e le sue poesie, le sue pellicole, messe continuamente sotto censura, avevano però un sorprendente successo tra il pubblico, a conferma che lo scandalo era in primo luogo la repressione del potere politico e clericale di allora.
E oggi chi da destra lo accarezza dovrebbe in primo luogo ricordarsi di questo: Pasolini aveva ben chiara la lezione poetica novecentesca della poetica dell'oggetto, e la rafforzava, possibilmente estremizzandola. Egli cercava di far parlare i volti e le cose, non di raccontarli, fissandoli nei film con inquadrature pittoriche, grazie alla formidabile fotografia di Tonino Delli Colli, facendone emergere il sacro attraverso la musica classica. Usava il linguaggio poetico come il linguaggio della realtà, come diceva Heidegger. E di poeti come Pasolini ne nascono tre o quattro in un secolo, disse Alberto Moravia al suo funerale.
Tranne eccezioni, non fu amato dalla dirigenza del PCI, che preferiva il racconto di un mondo proletario e, sulla traccia del pensiero di Marx, guardava con sospetto al sottoproletariato. Ecco dunque - ho concluso, signor Presidente - che il suo ricordo dopo 50 anni si presta a molteplici riflessioni, la principale delle quali, però, riguarda lo scandalo dell'oggi, il dominio assoluto, quasi immorale, dell'innovazione. Non si esiste se non si è nuovi e il nuovo sganciato dalla tradizione uccide il presente, uccide la vita che è relazione di tempi. Il suo scandalo di allora è lo scandalo di oggi di tutti noi
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amorese. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO AMORESE(FDI). Grazie, Presidente. Pier Paolo Pasolini è una figura troppo complessa per provare a strattonarla nel 2025. Pensate che il 21 ottobre 1975, quindi 50 anni fa, Pasolini si reca a Lecce per quello che sarebbe stato l'ultimo suo incontro pubblico in un confronto con gli studenti. Anche in quell'occasione declinò il suo interesse per i dialetti, per le lingue delle piccole patrie. Si poneva già allora il problema della sopravvivenza delle culture popolari. È il Pasolini cantore dell'Italia profonda, l'Italia già allora necessaria come alternativa all'edonismo e al consumismo dilagante.
È il Pasolini del sacro, della sacralità della vita, come è stato ricordato; coraggioso su più fronti, anche sull'aborto, coraggioso sullo stragismo. Rimbomba ancora quell'articolo “Io so i nomi” ed è passato tanto tempo e i nomi non si sanno, in buona parte, ancora. Un intellettuale disorganico, che fa del coraggio e dell'inquietudine la propria vitalità, che si rinnova spesso. La libertà di schierarsi il 1 ° marzo 1968 con i figli del popolo e non con quelli che chiamava i figli della borghesia, e l'approccio irregolare su tanti altri fronti della vita politica italiana, oltre gli schemi, oltre i tabù.
Un eretico, un visionario, ma, al tempo stesso, anche un reazionario. Troppo varia la sua interpretazione del mondo per riportarla oggi fedelmente. E allora lo sgretolamento della famiglia, un problema che già allora lo stesso Pasolini avvertiva e raccontava, e poi il dialogo coraggioso, anche questo a volte eretico, con i grandi poeti del Novecento. Mi viene in mente Ungaretti, mi viene in mente Ezra Pound. È un'eredità che, come italiani, tutti abbiamo davanti. Ne dobbiamo essere consci, dobbiamo esserne orgogliosi anche e soprattutto in quest'Aula, che spesso non lo ha trattato bene; dobbiamo farne buon uso e, di questa eredità, prendercene cura .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Loizzo. Ne ha facoltà.
SIMONA LOIZZO(LEGA). Grazie, Presidente. Tra pochi giorni ricorre il cinquantesimo anniversario dell'uccisione di Pier Paolo Pasolini, probabilmente il più grande intellettuale del dopoguerra italiano. Un uomo straordinario, unico, un grande poeta e anche un grande letterato. Perse il fratello, pur essendo comunista, per la furia omicida dei titini. Omosessuale, fu per questo espulso dal Partito Comunista. La sua visione filosofica e sociale è ancora oggi un incredibile strumento di lettura della realtà. Fu lui, lo ricordiamo, ad intervenire sul dopo i fatti di Valle Giulia, prendendo le difese dei poliziotti, chiamandoli “figli del popolo”.
Fu lui a prevenire lo stragismo come strategia della tensione. Fu sempre lui a mettere in guardia dal fascismo antifascista. E fu sempre Pasolini a descrivere l'implosione di una società consumistica, richiamandoci tutti ai valori della tradizione. Straordinario regista, sulla sua morte aleggiano ancora tantissimi dubbi, che dovrebbero finalmente essere chiariti, ma il suo pensiero è attuale, moderno, profetico. Pasolini ci richiama al dovere di privilegiare l'umanità nei rapporti, a considerare la bellezza delle emozioni semplici, a una religiosità tutta laica, che ancora oggi ci commuove.
Pasolini è nel dei grandi italiani, ma merita di esserlo ancora di più nelle scuole, nelle università, tra i giovani. Nel suo ricordo ci inchiniamo, ricordando la grandezza di un pensiero immortale. Pasolini fu un uomo “contro”. Contro la destra, certo, ma anche contro le certezze autocelebrative della sinistra, contro l'idea di un intellettuale organico al partito, contro il conformismo ideologico e contro ogni appartenenza che soffoca la libertà di giudizio, una libertà che difese a costo della solitudine, del conflitto e anche dell'isolamento.
Pasolini vide prima di molti e con lucidità profetica la trasformazione profonda dell'Italia. Vide un Paese travolto da un consumismo omologante, capace di uniformare coscienze, desideri e linguaggi. Denunciò l'illusione del benessere come forma di dominio più penetrante, più pervasiva, più brutale, perché ammantata di perbenismo borghese, di televisione rassicurante, di verità prefabbricate da imbonitori mediatici.
Oggi, celebrando Pasolini, non celebriamo un'icona immobile; celebriamo la forza della critica, il coraggio della solitudine , il valore di una parola che non si lascia addomesticare dalla moda e dai soldi.
In un tempo in cui l'omologazione assume nuove forme - e noi ne conosciamo tante -, più seducenti e più invisibili di quelle che Pasolini denunciò, la sua attualità colpisce, interroga. La libertà intellettuale, quella vera, quella che costa resta un patrimonio fragile da difendere ogni giorno. A 50 anni dalla sua morte, noi celebriamo non solo un mito, ma riconosciamo un esempio, la voce di un uomo che ancora oggi ci chiede il coraggio di pensare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Per un ragazzo della mia generazione, ritrovarsi tra le mani un articolo e un libro di Pier Paolo Pasolini che erano stati scritti un decennio prima significava scoprire che c'era chi, come te, voleva rivoluzionare quell'Italia, rovesciare un sistema che aveva agito da cappa, ma pensava di poterlo fare con la penna e con le idee, rispettando quegli uomini in divisa che erano stati mandati per le strade di Valle Giulia a tutela dell'ordine. Lo rispettava perché, cito: erano “figli di poveri”, venivano “da periferie, contadine o urbane che fossero”. Quanto a me invece, figlio di papà, venivo da una borghesia che mi faceva odiare la borghesia stessa.
Pier Paolo Pasolini è stato un intellettuale complesso. Ha fustigato il potere in tutte le sue forme, è stato veemente contro il potere democristiano, come nell'accusare la sinistra che ha tradito il suo ruolo - ho citato -, denunciando prima di tutti come mali di questa nostra società il qualunquismo, il consumismo, il conformismo. Profezie che si sono realizzate ancora oggi, mezzo secolo dopo il suo tragico assassinio, con il dominio algoritmico che ci sta omologando in bolle di , la concorrenza al ribasso portata fino allo sfruttamento dell'uomo a costo del deturpamento dell'ambiente.
La sua vita, segnata da passione e contrasti, resta cinquant'anni dopo una testimonianza di libertà intellettuale, una libertà portata alle sue estreme conseguenze. La sua eredità ci appartiene come patrimonio comune e ricordarlo ora in quest'Aula, come stiamo facendo, significa non certo normalizzare il suo pensiero, ma riconoscere che la cultura italiana vive anche di voci irregolari e di pensieri non allineati. Artisti che con la loro forza visionaria ci obbligano ancora a interrogarci su chi siamo e sul Paese che vogliamo costruire .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Il vero fascismo è la televisione, un di massa che distrugge la realtà per sostituirla con la finzione del potere. Parole attuali, Presidente; eppure sono state dette oltre 50 anni fa da uno degli intellettuali più influenti del secolo scorso. Potremmo dire poeta, scrittore; potremmo dire sceneggiatore, regista, ma tutti questi termini non servirebbero a spiegare cos'è stato Pier Paolo Pasolini. È stato un lucido osservatore della società, con la sua critica alla modernizzazione, al consumismo e all'omologazione culturale.
È stato profeta inascoltato, vista l'attualità delle sue critiche. Ha saputo e voluto dar voce agli ultimi, alle periferie degradate, alle borgate, a quei posti al margine del mondo. Con le sue opere non si è accontentato di raccontare; ha voluto urlare, denunciare la perdita dell'identità popolare, la modernizzazione senz'anima che produce l'esclusione. Vede, Presidente, tutti noi che abbiamo l'onore di essere in quest'Aula e anche quelli che verranno probabilmente dovrebbero tenere conto di quest'ultimo pensiero di Pasolini: bisogna stare con gli ultimi, perché è là che si vede la verità di un popolo. Meditiamo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Oggi celebriamo in quest'Aula Pier Paolo Pasolini, poeta, scrittore, regista, intellettuale tra i più coraggiosi e controversi del Novecento italiano, ucciso 50 anni fa. Autore di ha raccontato come pochi le contraddizioni dell'Italia del dopoguerra, la trasformazione dei costumi, la perdita dell'innocenza collettiva. Personalmente, sono incappata in Pasolini per la prima volta a vent'anni quando, da giovane giornalista, ebbi il privilegio di scrivere un per sui luoghi pasoliniani a New York. Parlando con chi lo aveva conosciuto, lontano dall'Italia, mi trovai a percorrere non solo una città ma un territorio intellettuale: quello di una mente capace di unire poesia e sociologia, profezia e cronaca, la ferocia dell'analisi e la tenerezza dello sguardo. Capii allora che Pasolini non apparteneva a un'epoca ma a una forma del pensiero, quella che rifiuta le semplificazioni e pretende di guardare il reale da dentro, anche quando il reale ferisce.
È per questo, diciamolo con franchezza, che stride un po'- non me ne abbiano i colleghi - questa unanimità, questo plauso corale e conforme rivolto all'intellettuale più anticonformista della nostra storia recente, così contrastato durante la sua vita.
Pasolini - ricordiamolo, diffidava dei riti del consenso - avrebbe guardato anche questa celebrazione con sospetto, come segno di quell'omologazione che più temeva. Io stessa, che ho così amato la sua produzione, non su tutte le sue idee mi trovo d'accordo e questo immagino si applichi a tutti i colleghi. Non condivido la sua visione sull'aborto, che definiva un delitto non contro la vita ma contro la maternità, e non condivido la sua diffidenza verso la scuola dell'obbligo, ma - concludo Presidente - in un'Aula come questa, dove troppo spesso si vota a favore solo perché la proposta viene dalla maggioranza e contro solo perché arriva dall'opposizione, forse il modo più autentico per ricordare Pier Paolo Pasolini non è santificarlo ma praticarlo, scegliere la complessità contro la parola d'ordine, la verità contro la convenienza, il coraggio della solitudine contro la sicurezza del coro. Perché la verità, come la poesia, non abita nei cori ma nel coraggio solitario di chi osa pronunciarla fuori tempo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. “Adesso che sei stato ucciso, fratello mio, anima mia, ti piango”. Sono queste le parole di addio a Pier Paolo Pasolini rivolte da una donna straordinaria che fu all'origine del femminismo della differenza, Carla Lonzi, oggi molto famosa, letta e studiata in tutto il mondo. Il personale che si fa politica è un punto di contatto decisivo tra Pasolini e il movimento femminista più radicale e separatista di quegli anni che metteva al centro della pratica politica la necessità e il desiderio di vivere e interrogare la propria differenza sessuale in libertà, sottraendosi agli stereotipi e al già previsto, sopportando il vuoto per trovare l'autenticità.
In , Pasolini denuncia: “Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza”; e a voi che oggi avete ricordato il fatto che abbia criticato in modo radicale la legalizzazione dell'aborto, vi ricordo anche che fu in base ad una critica feroce contro la sessualità eterosessuale maschile.
Intellettuale scomodo, critico feroce dello sviluppo senza vero progresso e del consumismo alienante, scrittore, poeta, regista, drammaturgo, insegnante e altro ancora; perfino segretario del PCI a Casarsa della Delizia, dove era nata la madre amatissima.
L'omosessualità di Pasolini faceva scandalo: nel 1949 venne espulso dal PCI per indegnità morale. In seguito, il PCI lo riabilitò e il responsabile culturale del partito, Aldo Tortorella, organizzò i suoi funerali in forma ufficiale.
La recente pubblicazione di Lanfranco Palazzolo, , raccoglie atti parlamentari riferiti a questo grande protagonista del Novecento. Interventi che rivelano la distanza abissale tra le espressioni più avanzate e dirompenti della cultura e della produzione artistica dell'epoca e le posizioni reazionarie, desolanti che in Parlamento si manifestarono: accanimento, accuse volgari, imbarazzo, tiepido sostegno, poche le voci che si schierarono con coraggio e nettezza a favore dell'artista, come quella del radicale Mellini che chiede conto a Cossiga del divieto di commemorazione di Pasolini, ad un anno dalla morte.
Eppure - chiudo, Presidente - il Parlamento dovrebbe essere il luogo in cui si esercita pienamente la libertà di pensiero e di parola. Invece era molto difficile allora, lo è spesso anche ora, rompere con il conformismo, sottrarsi al regime discorsivo dominante.
Anche per questo, piangiamo e onoriamo Pier Paolo Pasolini
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Anch'io parto da un ricordo personale: era il maggio del 1982 e insieme ad altri giovani amici dell'allora Movimento Popolare, organizzai una rassegna di film intitolata ; era appena uscito anche il film famosissimo di Pasolini. Ci accusarono di scippo culturale. Giovanni Testori, intervistato in merito, disse che gli pareva solo un segno di apertura e la prova di un'attenzione. Don Luigi Giussani, fu lui a dirci di leggere - a noi giovani - i suoi . Arrivò addirittura a dire che Pasolini era l'unico vero intellettuale cattolico di quell'epoca.
Pier Paolo Pasolini è stato una delle voci più lucide, scomode, lungimiranti del Novecento italiano. La sua capacità di denunciare le contraddizioni di un presunto progresso senza etica, di un esasperato consumismo, sono più attuali che mai. Per questo, commemorarlo vuol dire comprendere come il suo giudizio profetico può aiutarci a capire i nostri tempi.
Il suo sguardo disincantato e fortemente critico rispetto alla politica lo metteva fuori da ogni collocazione, sia di destra che di sinistra. Ha criticato la nuova destra individuando in essa un'espressione del conformismo e del consumismo dilaganti, e ha criticato la nuova sinistra sessantottina di allora come figli di borghesi che giocavano a fare la rivoluzione con i soldi di papà.
Se leggiamo le sue o la raccolta di editoriali in , ci accorgiamo come la sua denuncia della fine dell'impegno politico autentico, sostituito da un sistema di potere che tendeva a uniformare e manipolare le coscienze, è più che mai attuale.
La politica non era e non è più figlia delle culture popolari ma di una massificazione consumistica omologante. E questa omologazione è molto più pericolosa perché, come denunciava in , non obbliga ma seduce attraverso, all'epoca, la pubblicità o la cosiddetta cultura di massa; oggi, con l'esasperata invadenza dei , delle e della spettacolarizzazione dell'informazione dei vari improvvisati .
E se ieri l'omologazione consumistica era circoscritta ai pochi Paesi ricchi, oggi, con la globalizzazione, è ancora più esasperata che mai.
Ricordare oggi Pasolini - e concludo - vuol dire non fermarsi alla sua grande capacità narrativa ma saperne cogliere la libertà critica e la sua totale indipendenza dal pensare comune; ma, soprattutto, sapere guardare a Pasolini come la nostra coscienza critica che ancora oggi, con veemenza, ci chiede, cito Pasolini: “Qual è la vera vittoria, quella che fa battere le mani o battere i cuori?”
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Pier Paolo Pasolini è stato tante, troppe cose per farne una sintesi qualunque: un intellettuale coraggioso e anticonformista, uno scrittore sopraffino, un poeta straordinario, un critico letterario magnifico, uno studioso del linguaggio. Una figura controcorrente nell'Italia del economico e delle contestazioni del 1968, capace di intravedere le falle della cultura di massa, dei processi di omologazione, in grado di teorizzare la diversificazione tra sviluppo e progresso.
“Siamo tutti in pericolo”, disse nella sua ultima intervista, e i pericoli di una dittatura più sociale che politica, più di costume che di regime, li aveva preconizzati 50 anni fa, in una mutazione antropologica in cui gli strumenti della tecnologia e i tentativi di imitazione avrebbero ben presto soppiantato le coscienze individuali, il pensiero critico, l'espressività in luogo della comunicatività.
Se guardiamo semplicemente a come sta evolvendo, o involvendo, il mondo che definiamo moderno al dogma per cui ogni cambiamento è di per sé positivo e in sé sinonimo di progresso, se viviamo in una società ormai fortemente virtuale, in cui le spinte consumistiche hanno ridisegnato lo schema dei bisogni, se le apparenze e le immagini hanno soppiantato la fatica, lo studio e l'approfondimento, se osserviamo la trasformazione del linguaggio scritto e parlato, ebbene, su tutto questo Pasolini aveva già fatto una diagnosi e preso posizione.
Aveva capito prima i danni di un'innovazione senza regole, considerata di per sé non discutibile, combattendo fino all'ultimo, nella sua pessimistica visione del futuro, l'idea di un appiattimento culturale e sociale; quell'appiattimento - una forma infima di bovarismo - di cui erano caduti vittime anche i suoi ragazzi del Quarticciolo, che, nati e cresciuti in una periferia, andavano perdendo unicità e singolarità, conformandosi al modello borghese.
Il suo pensiero sulla società non può, per ragioni evidenti, afferrare l'oggi nella sua interezza, ma, in larga parte, può ancora applicarsi come adesivo su pezzi importanti del vivere comune, sulla politica, sulla cultura. Su questa pensiamo solo alla risposta data in un'intervista del 1973, quando, alla domanda sull'avvenire degli scrittori, Pasolini rispose: finiscono, siamo gli ultimi. Non immaginava, forse, che nel tempo i digitali avrebbero consentito a chiunque di sentirsi tale, ma in questa sorta di sentenza c'è la consapevolezza che il passaggio dall'italiano della sovrastruttura a quello della infrastruttura, frutto del predominio di logiche di mercato, avrebbe contribuito alla perdita del linguaggio artistico e letterario dei particolarismi, della specificità, che avrebbe depauperato la lingua e, dunque, la letteratura.
Chiudo ricordando Alberto Moravia, dopo quel 2 novembre, quando sostenne che tipicamente italiano fosse quel pregiudizio a sfavore della cultura, che tipicamente italiana fosse l'assenza di sacralità del poeta e che Pasolini fu, in qualche modo, vittima di quel clima.
Le ultime parole di Pasolini - e chiudo, signor Presidente - in realtà non furono mai pronunciate; erano un testamento al congresso del Partito Radicale, che si svolse due giorni dopo la sua morte, che si concludeva così: “Contro tutto questo, voi non dovete far altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare”. Pensi che l'ha citato Lanfranco Palazzolo, che nell'ultima pagina di quel libro riporta un'interrogazione dei radicali di allora, che protestavano contro il questore che aveva vietato una marcia in ricordo, a un anno dalla morte di Pasolini. Il segno dei tempi .
PRESIDENTE. È così concluso il ricordo della figura di Pier Paolo Pasolini, a cui anche il sottoscritto e la Presidenza si uniscono per il grande e meraviglioso Pier Paolo Pasolini.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ho chiesto la parola per poter chiedere, anzi, per poter avere una informativa urgente del Ministro Nordio sulla circolare, chiamiamolo provvedimento che è stato adottato dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
Si tratta di un intervento estremamente pericoloso: è un intervento che contrasta con il principio costituzionale del fine rieducativo della pena; è un intervento che limita, all'interno degli istituti penitenziari, ogni tipo di attività culturale. Abbiamo già esempi di spettacoli teatrali che sono stati impediti; mi riferisco, ad esempio, a quello che è accaduto nel carcere di Livorno.
Ci sono altre situazioni che saranno impedite all'interno degli istituti penitenziari. Infatti, basti leggere questo provvedimento, diramato dalla Direzione dell'amministrazione penitenziaria, per capire che, nella sostanza, si stanno restringendo tutti gli spazi che sono a disposizione delle associazioni di volontariato, delle direzioni degli istituti penitenziari, di chiunque, all'interno del carcere, voglia creare le condizioni non solo per procedere con la semplice pena, ma anche per applicare fino in fondo l'articolo 27 della Costituzione.
Guardi, Presidente, a nostra memoria, è un caso davvero molto, ma molto grave, perché non soltanto hanno iniziato a chiudere le celle, per cui, per tante ore al giorno, non è possibile uscire dalla cella, ma qui stiamo addirittura cercando di impedire che, all'interno degli istituti penitenziari, si possa svolgere qualunque tipo di attività di natura culturale o che abbia ad oggetto i trattamenti riabilitativi, di rieducazione, previsti dall'articolo 27 della Costituzione.
Per questi motivi, Presidente, chiediamo che quanto prima venga in Aula il Ministro Nordio, il quale deve spiegarci perché il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria stia andando in quella direzione, i motivi per cui questo stia accadendo, le ragioni che sono dietro a queste chiusure, a questi impedimenti e a questa impossibilità di applicare pienamente l'articolo 27 della Costituzione. Vogliamo anche che ci dica perché tutto questo venga fatto all'interno di istituti penitenziari sempre più affollati, di istituti penitenziari dove mancano anche gli spazi trattamentali. Infatti, accanto a questo, si accompagna un inizio di attività per ottenere spazi nuovi - mi riferisco, in particolare, a posti nuovi per detenuti -, attraverso l'utilizzo, ad esempio, di , che vengono collocati negli unici spazi dove, all'interno degli istituti penitenziari, è possibile fare qualunque tipo di attività trattamentale.
Quindi, Presidente, per suo tramite, le chiedo di poter ottenere quanto prima l'informativa del Ministro Nordio su quest'ultimo ulteriore scandalo, che riguarda gli istituti penitenziari su cui, evidentemente, il Ministero e il Ministro non stanno facendo nulla, anzi stanno peggiorando e aumentando la tensione interna
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ci associamo a questa richiesta del Partito Democratico e della collega Serracchiani di un'informativa davvero urgente, anche conoscendo il pensiero del Ministro Nordio, che è assolutamente in contrasto con questa circolare, che va a bloccare qualsiasi attività trattamentale, laddove è possibile. L'ha detto bene la collega: attualmente è complicatissimo nelle carceri, a causa del sovraffollamento e della mancanza di spazi, riuscire ad effettuare questo tipo di attività, che sono fondamentali per espletare l'articolo 27 della Costituzione, per un percorso di recupero, per creare relazioni per i detenuti e per consentire loro una vita al termine della pena. Questa circolare va a bloccare, laddove possibile, attività culturali. Che questo possa accadere è assolutamente in contrasto con qualunque principio che veda nella pena non solo l'esecuzione di una condanna per recuperare un reato che si è commesso, ma anche un percorso di recupero che, una volta usciti, permetta di ricominciare a vivere. Quindi, ci associamo a questa richiesta urgente di informativa
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi, del MoVimento 5 Stelle, ci associamo alla richiesta di informativa, perché, vede, Presidente, arrivano segnali - questa circolare è l'ultimo segnale preoccupante - rispetto ad una resistenza, se non a un vero e proprio contenimento di tutto quello che riguarda le attività trattamentali nelle carceri, da parte di questo Governo, di questo Ministero della Giustizia.
Noi, invece, crediamo fortissimamente nella valenza del percorso rieducativo, che si concretizza proprio con tutte le attività trattamentali. In questo, siamo assolutamente coerenti e determinati e lo dimostra, ad esempio, il fatto che, con grande passione e determinazione, stiamo portando avanti, finalmente, in Commissione giustizia, la proposta di legge, a prima firma del collega Raffaele Bruno, che riguarda l'implementazione delle attività teatrali, quindi, l'istituzione strutturale, permanente, di un fondo che possa sostenere le attività teatrali nelle carceri, che ha assolutamente una funzione rieducativa, una funzione di reinserimento sociale, oltre che - lo dico sempre - di introspezione, di rivisitazione critica del proprio vissuto per il detenuto.
Potrei aggiungere che siamo fortemente convinti anche della validità dell'attività sportiva, delle discipline sportive ed è per questo che, in tutti i provvedimenti che lo rendono possibile, veicoliamo sempre gli emendamenti per finanziare i fondi per la manutenzione di quegli spazi che possono essere adibiti all'attività sportiva o per finanziare direttamente la realizzazione di quegli spazi.
Anche le attività culturali e la possibilità di avere una interlocuzione con l'esterno, con il mondo esterno, sono fondamentali proprio nell'ottica rieducativa, quindi di piena attuazione dell'articolo 27 della nostra Costituzione.
Ecco, vediamo che tutto questo, invece, in modo subdolo e surrettizio, viene contrastato da chi è alla guida del Ministero, rispetto alla gestione degli istituti penitenziari. Questo non va bene. Venga qui il Ministro a riferire in piena trasparenza su cosa effettivamente il Governo pensa circa le attività trattamentali e la funzione rieducativa della pena .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo a questa richiesta di informativa al Ministro Nordio, anche se, a dire il vero, sappiamo già in anticipo che tutte le volte che il Ministro Nordio è venuto qui in Aula a riferire, poi ha fatto grandi giri di parole e non ci ha detto mai nulla. Quindi, prima dell'informativa, invito il Ministro a fare un giro nelle strutture detentive e a parlare con i direttori delle strutture carcerarie, per capire quanto siano importanti, invece, le attività che le associazioni portano all'interno delle strutture carcerarie. Sono fondamentali, proprio in un'ottica rieducativa della pena.
Altrimenti, come pensiamo di contenere quella disperazione che, poi, porta al dramma dei suicidi nelle strutture carcerarie? Quindi, innanzitutto invito, non solo a venire in Aula a riferire, ma soprattutto a girare nelle strutture carcerarie e a parlare con i direttori, in modo da capire l'importanza di queste attività. Soprattutto, sarebbe ancora più significativo che il Ministro Nordio si attivasse immediatamente per far revocare quella circolare, al di là delle belle o brutte parole che è in grado o non è in grado di venire a dirci in Aula .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta, ovviamente. Sembra di avere a che fare con un Governo che non solo non conosce la situazione delle carceri, ma neanche gliene frega assolutamente nulla. Il livello ormai di sovraffollamento, che raggiunge quasi 64.000 detenuti, che corrisponde anche a una diminuzione sostanziale del personale della Polizia penitenziaria, porta a un livello di esplosività nelle carceri.
Rispetto alla situazione nella quale vivono i detenuti, rispetto alla possibilità che vengano privati anche di quelle poche occasioni in cui hanno la possibilità di uscire dalle celle e di provare ad aderire al dettato costituzionale, che prevede la rieducazione dei detenuti, ovviamente anche attraverso il lavoro delle associazioni del Terzo settore, ma anche di tutto il personale - lo abbiamo sempre detto: dentro le carceri c'è un mondo che si muove -, ecco non solo il Governo e la maggioranza non fanno nulla, prendendo in giro anche i propri esponenti, come Alemanno, che si adoperano per cercare di sensibilizzarli sulla drammaticità della situazione delle carceri, non solo non fanno nulla per cercare di ovviare alle condizioni più strutturali del sovraffollamento che portano alla crisi delle carceri, ma addirittura andiamo a una regressione attraverso circolari di questo tipo.
D'altra parte, se pensiamo che l'alternativa viene messa in campo attraverso altre decisioni da parte…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). …del DAP, di affidare la formazione della Polizia penitenziaria ad una delle presone… Lei sa, Presidente, che sono un garantista in assoluto, ma in termini di opportunità non dico politica, ma amministrativa, consegnare la formazione della Polizia penitenziaria a uno dei principali accusati della “carne da porco”, che è stato fatto a Santa Maria Capua Vetere dà la dimostrazione plastica di come il Governo, al di là delle quisquiglie, si occupi della condizione delle carceri.
Lì - abbiamo citato Pasolini - ci stanno gli inetti, vero collega Amorese? Ci stanno i disgraziati. Quello se ne occupava. A voi non frega assolutamente nulla
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato n. 2393: Misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e delega al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie.
Rammento che, nella parte antimeridiana della seduta, è stato da ultimo respinto l'emendamento 19.1 Ferrari.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 19.2 Penza, a pagina 20 del fascicolo, sul quale vi è il parere contrario della Commissione e del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.2 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 19.3 Bonetti e 19.4 Ferrari. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 19.3 Bonetti e 19.4 Ferrari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.5 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.5 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.6 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.6 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 19.7 Zaratti e 19.8 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 19.7 Zaratti e 19.8 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 19.9 Zaratti e 19.10 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 19.9 Zaratti e 19.10 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.11 Ascari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.11 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 19. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 19.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 20.1 Bonafe' e 20.2 Richetti.
Ha chiesto di parlare la deputata Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi spiace dover intervenire nuovamente, rispetto all'intervento, ma questa volta si parla di università. Purtroppo, anche in questo caso, ciò che viene assegnato al Governo con questo provvedimento - il senso anche dell'emendamento con cui richiediamo la soppressione dell'articolo 20 - riguarda proprio la delega che viene assegnata: è una delega in bianco su tutte le tematiche che riguardano l'università, alcune delle quali, tra l'altro, sono già oggetto di provvedimenti che sono all'esame della Commissione del Senato rispetto al reclutamento dei professori e dei ricercatori e rispetto al tema dell'abilitazione scientifica nazionale e del suo superamento.
Proprio oggi in Commissione, tra l'altro, è stato approvato - il PD aveva presentato un parere contrario - il provvedimento relativo alla riforma dell'ANVUR, una riforma che tradisce, che evidenzia, in realtà, quella che è l'azione anche della Ministra Bernini rispetto al settore dell'università; un'azione che non tiene conto e che non ha tenuto conto in alcun modo del coinvolgimento - sembra essere un tratto comune, purtroppo, ai due Ministeri che si occupano della conoscenza: scuola e università - e del confronto con le tante associazioni che lo hanno richiesto, con le associazioni sindacali e con il mondo dell'università, con la CRUI ad esempio. Ha completamente questo e, addirittura, rispetto all'ANVUR prevede anche forme di controllo diretto da parte del Governo nella nomina del Presidente, di quello che è un organo che deve rimanere terzo e imparziale, un organismo di valutazione.
Ecco perché noi temiamo che, anche in questo caso, questa ennesima delega - che non ha, tra l'altro, dei paletti ben precisi e dei criteri, soprattutto, con cui dovrà essere esercitata -, in realtà, sarà lo strumento, per le tante materie - se andate a leggere, appunto, le lettere dalla alla - su cui essa dovrà esercitarsi e, quindi, un po' su tutto il settore della conoscenza, sarà l'ennesima occasione per il Governo per imporre la propria revisione - è già successo con i contratti di ricerca al Senato, e li abbiamo esaminati a provvedimento già chiuso qui, alla Camera -, l'ennesima occasione per il mondo dell'università e per affermare, in modo sempre più forte, un proprio controllo anche su questo settore .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 20.1 Bonafe' e 20.2 Richetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 20.3 Richetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.3 Richetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 20.4 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.4 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 20.5 Torto e 20.6 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 20.5 Torto e 20.6 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 20.7 Zaratti e 20.8 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 20.7 Zaratti e 20.8 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 20.9 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.9 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 20.10 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.10 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 20. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 20.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 21.1 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 21.1 Carotenuto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 21.2 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 21.2 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 21.4 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 21.4 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 21.5 Zaratti e 21.6 Barzotti. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 21.5 Zaratti e 21.6 Barzotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 21.7 Aiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 21.7 Aiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 21.8 Tucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 21.8 Tucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 21. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 21.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 22. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 22.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 23. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 23.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
MATILDE SIRACUSANO,. Sugli ordini del giorno n. 9/2393/1 Zaratti e n. 9/2393/2 Zanella il parere è favorevole. Sugli ordini del giorno n. 9/2393/3 Penza e n. 9/2393/4 Ciani il parere è contrario. L'ordine del giorno n. 9/2393/5 Auriemma è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2393/6 Alfonso Colucci il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2393/7 L'Abbate il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2393/8 Baldino il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di”. Sull'ordine del giorno n. 9/2393/9 Serracchiani il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2393/10 Benzoni il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di”. Sull'ordine del giorno n. 9/2393/11 Pastorella il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di”. Sull'ordine del giorno n. 9/2393/12 Bonetti il parere contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2393/13 Grippo è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2393/14 Onori il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2393/15 D'Alessio invito al ritiro o parere contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2393/16 Richetti il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2393/17 De Palma, espunte le ultime due premesse, il parere è favorevole. Sugli ordini del giorno n. 9/2393/18 Castiglione e n. 9/2393/19 Paolo Emilio Russo il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Considerato che sugli ordini del giorno n. 9/2393/1 Zaratti e n. 9/2393/2 Zanella il parere è favorevole, passiamo all'ordine del giorno n. 9/2393/3 Penza, su cui il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2393/3 Penza, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2393/4 Ciani, su cui il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2393/4 Ciani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2393/5 Auriemma. Onorevole, lo accetta come raccomandazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2393/5 Auriemma, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione. No, revoco l'indizione della votazione, errore mio. Ho dimenticato di chiedere al Governo per l'ordine del giorno n. 9/2393/5 Auriemma, trattandosi di raccomandazione e non essendo accettata la raccomandazione, qual è il parere. Parere contrario.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2393/5 Auriemma, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2393/6 Alfonso Colucci, su cui il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2393/6 Alfonso Colucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2393/7 L'Abbate. Onorevole, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2393/7 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2393/8 Baldino. Onorevole, accetta la riformulazione? No. L'onorevole Casu sottoscrive.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2393/8 Baldino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2393/9 Serracchiani, su cui il parere è contrario. Ha chiesto di parlare la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Allora, intervengo solo per una precisazione con la Sottosegretaria Siracusano che so che conosce la materia. Qui si tratta di un passaggio, che abbiamo definito più volte come fondamentale, sulla responsabilità, nei casi della Protezione civile, dei sindaci e degli amministratori. Allora, voglio dirlo con chiarezza perché c'è stato un passaggio ieri in Consiglio dei ministri che sembrava aver risolto la vicenda, tant'è - voglio anche darne atto alla Ministra Casellati - che mi ha telefonato per dirmi che, se non ci fosse stato il passaggio di ieri, questo ordine del giorno sarebbe stato approvato con un parere favorevole.
C'è però un problema. È vero che ieri il Consiglio dei ministri ha licenziato un provvedimento nel quale sembrerebbe essere stato sanato quel buco, che c'era nella legislazione, che non tutelava i sindaci e gli amministratori nel caso di incidenti accaduti nel corso di attività legata alla Protezione civile, non solo ovviamente nelle vicende di responsabilità diretta, ma anche nel caso di responsabilità indiretta, quando non sono coordinatori dell'attività di Protezione civile. Ebbene, quello che è accaduto un secondo dopo il Consiglio dei ministri però non solo mi lascia perplessa, ma mi costringe oggi a chiedere anche una responsabilità da parte della Sottosegretaria che riferisca ovviamente ai Ministri competenti Musumeci e Casellati. Perché? Perché ieri il Ministro Musumeci, una volta uscito dal Consiglio dei ministri, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “parlerò di quel provvedimento con il collega Nordio”. Questo vuol dire che, sì, lo hanno scritto, ma che non c'è una condivisione su come quel provvedimento deve essere scritto e se le conseguenze effettive sono quelle di aver appunto rivisto e corretto quello che è un che sta creando molti problemi alle squadre di volontari della Protezione civile che sono spesso guidate da sindaci e amministratori che lo fanno anche essi volontariamente in un momento di difficoltà e per intervenire in caso di emergenza.
Quindi, Sottosegretaria, c'è questa contrarietà oggi a questo provvedimento sull'assunto che la situazione sia risolta ma, purtroppo, non possiamo definirla così. Io me lo auguro e auspico che sia così. Mi auguro che celermente i due Ministri Musumeci e Nordio si parlino e trovino un punto di caduta e facciano di questo provvedimento un provvedimento di legge. Al momento siamo soltanto agli auspici e siamo soltanto alla buona volontà senza nulla di certo ed è il motivo per cui chiedo che questo ordine del giorno venga votato .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2393/9 Serracchiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2393/10 Benzoni. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2393/11 Pastorella. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2393/12 Bonetti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Con questo ordine del giorno chiedevamo che la Valutazione d'impatto generazionale, introdotta attraverso l'articolo 4 del provvedimento, fosse estesa anche ai decreti-legge. Noi legiferiamo tantissimo attraverso i decreti-legge. È abbastanza un in Europa. È un particolare, diciamo così, della nostra prassi legislativa. Oltre la metà, quasi la metà, praticamente la metà dei provvedimenti di iniziativa governativa è rappresentata da decreti-legge. Quindi, sono provvedimenti che vengono adottati in condizioni di urgenza e necessità. Questo dovrebbe essere sulla carta.
Cosa vuol dire escludere i decreti-legge dall'obbligatorietà di avere una Valutazione d'impatto generazionale? Vuol dire continuare in questa pessima abitudine italiana di legiferare con urgenza senza gli opportuni approfondimenti su questioni spesso molto importanti, che comportano spesso un esborso di risorse pubbliche importante anche per il futuro. Un esempio su tutti: il decreto Rilancio del 2020, cosiddetto decreto Superbonus, è stato un decreto-legge. Se avessimo avuto la Valutazione d'impatto generazionale in quel momento probabilmente il Parlamento avrebbe potuto valutare meglio le ricadute finanziarie sulle generazioni future.
Sappiamo che il ci è costato 160 miliardi dal 2020, quindi circa 40 miliardi l'anno. Questo ha un impatto sulle future generazioni: si può essere d'accordo o no con il provvedimento, ma credo che siamo tutti d'accordo sul fatto che ci sia un impatto importante ed è un impatto che non è soltanto sociale o ambientale, è anche economico. Ecco perché l'emendamento della collega Bonafe' era assolutamente opportuno: c'è la possibilità di includere nella VIG, in questa Valutazione d'impatto generazionale, anche l'aspetto economico. Finché non faremo questo, quello che facciamo è assolutamente una goccia nell'acqua.
Quando parliamo di donne si parla di o nel caso ambientale. Sui giovani non so che colore vogliamo prendere, ma, se fosse il blu, questo sarebbe esattamente un , perché l'articolo 4 di questo provvedimento non andrà a migliorare la situazione attuale della modalità con cui legiferiamo. Quindi, chiedo alla Sottosegretaria se voglia valutare, quantomeno, una raccomandazione o una riformulazione o, comunque, accantonarlo per un momento, perché altrimenti ci stiamo prendendo in giro.
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2393/12 Bonetti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2393/13 Grippo. Accetta la raccomandazione? Perfetto, grazie.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2393/14 Onori, parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2393/14 Onori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2393/15 D'Alessio. Accetta l'invito al ritiro?
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Non accettiamo il ritiro.
PRESIDENTE. Quindi, è parere contrario. Aspetti, aspetti, però: il Governo vuole intervenire, quindi è meglio che gli diamo la precedenza. Prego.
MATILDE SIRACUSANO,. Sì, grazie, Presidente. Occorre fare una precisazione rispetto a questa contrarietà, anche su indicazione del Ministro Casellati. In realtà, l'impegno del dispositivo è già in essere, è . L'azione del Governo, ovviamente, è nel pieno rispetto del dettato costituzionale in materia di autonomia accademica, di libertà e di ricerca. Ecco la motivazione della contrarietà: è un metodo che abbiamo adottato in questa legislatura per dare anche maggior forza agli ordini del giorno, perché in quest'Aula spesso ci siamo confrontati dicendo che gli ordini del giorno avevano poco valore come atto di indirizzo.
In realtà, dare un parere favorevole a un ordine del giorno che è già applicato nell'azione governativa non avrebbe senso. Ad esempio, in riferimento a quanto detto poc'anzi, ricordo che tempo fa sono stati presentati degli ordini del giorno sulla Valutazione di impatto generazionale, che è lo strumento più innovativo di questo provvedimento. E questo per dire che il Governo dà molto peso agli atti di indirizzo che questo Parlamento presenta. Ecco perché dà parere contrario: in realtà, non perché è contrario nel merito, ma perché già realizza ciò che l'onorevole D'Alessio chiede di fare.
PRESIDENTE. Grazie, Sottosegretaria. Quindi, chiedo di nuovo all'onorevole D'Alessio se accetta l'invito al ritiro.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Ma no, grazie, Presidente. Ringrazio lo sforzo della Sottosegretaria e anche del Ministro, però, se anche fosse pleonastico, il “sì” non guasterebbe. Secondo noi, il potere legislativo nelle mani dell'Esecutivo, alla luce dei contenuti di questo provvedimento, è troppo ampio. Per cui abbiamo pensato e ritenuto opportuno, se non addirittura doveroso, il richiamo alla rigorosa attuazione dei principi del dettato costituzionale, che ci saranno pure, ma noi vorremmo che venisse rispettato non solo nella sua pienezza, ma anche nella sua interpretazione più estensiva possibile, con riferimento alla materia dell'autonomia accademica e della libertà di ricerca. Quindi, ci aspettavamo un parere favorevole: lo mettiamo ai voti.
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2393/15 D'Alessio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2393/16 Richetti, parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2393/16 Richetti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2393/17 De Palma. Accetta la riformulazione, onorevole De Palma?
VITO DE PALMA(FI-PPE). Accetto la riformulazione.
PRESIDENTE. Quindi, lo consideriamo favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/2393/18 Castiglione e n. 9/2393/19 Paolo Emilio Russo i pareri sono favorevoli.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Soltanto poche considerazioni su questo provvedimento, annunciando sin da adesso il voto di astensione del gruppo di Italia Viva.
Poche considerazioni perché il provvedimento è un insieme molto eterogeneo di tentativi di semplificazione, spesso alquanto generici.
Ovviamente, in un Paese che spesso è soffocato dalla burocrazia, non ci sentiamo di votare contro rispetto a un minimo tentativo di semplificazione su alcune materie, anche particolarmente significative per i cittadini.
Tuttavia, è un tentativo spesso soltanto abbozzato in questo provvedimento, nonostante i numerosi articoli che lo compongono. Primo, perché molti articoli sono semplicemente una sorta di delega in bianco al Governo, i cui criteri direttivi sono veramente fumosi e generici. Quindi, più che una reale semplificazione, in realtà è una posticipazione del problema, in cui il Governo, nonostante sia da tre anni a Palazzo Chigi, decide di non intervenire perché non ha le idee chiare su come farlo.
Dall'altro lato, c'è un tema che spesso caratterizza i provvedimenti di questo Governo: anche questo provvedimento in materia di semplificazione è a costo zero, cioè non ci sono coperture finanziarie. Quindi, tutto lo sforzo che viene richiesto anche alla pubblica amministrazione viene fatto senza nessun tipo di incentivo e, soprattutto, senza nessuna possibilità di avere anche a disposizione gli strumenti necessari per poter provvedere in modo significativo alla semplificazione, alla digitalizzazione, che sarebbe invece così importante, come ci ha ricordato anche la Commissione europea, e che poi è uno degli elementi portanti del PNRR, nelle strategie che stiamo mettendo in campo con il PNRR.
Ci sono alcuni elementi che possono segnare un cambiamento positivo, come la Valutazione di impatto generazionale, che è sicuramente una novità importante. Temiamo, però, che, per come è stata scritta, probabilmente si risolverà in un nulla di fatto.
Sarebbe, invece, particolarmente significativo comprendere come le norme e le scelte possano incidere a livello generazionale, soprattutto tenuto conto che è un Paese che ogni anno perde migliaia di cittadini che scelgono di andare all'estero - 191.000 nel 2024, il storico col Governo Meloni - e molti di questi, purtroppo, sono giovani e anche giovani con competenze e specializzazioni formate nelle nostre scuole e nelle nostre università che vanno a portare queste competenze all'estero.
Proprio per questo noi sottoponiamo al Governo - e lo faremo con emendamenti che abbiamo già annunciato anche alla legge di bilancio - delle proposte molto concrete che vanno nella direzione opposta. La prima priorità è quella di trattenere i giovani nel nostro Paese e farlo anche attraverso la possibilità di sostenere chi inizia un'attività professionale, chi inizia un'attività lavorativa, e quindi attraverso una detassazione nei primi anni per i giovani, attraverso la che abbiamo proposto e che diventerà oggetto della nostra iniziativa in legge di bilancio.
Poche considerazioni anche perché - mi rivolgo alla Sottosegretaria Siracusano - avete perso, in questo caso, l'occasione di attingere a chi, sul campo, ogni giorno si deve confrontare con le difficoltà della pubblica amministrazione, che è soprattutto il mondo delle imprese. Noi abbiamo, in questo momento, un Paese che non è in recessione solo grazie alle risorse del PNRR; altrimenti, come certificato anche da Confindustria, saremmo tecnicamente in recessione. E abbiamo un Paese che, in questo momento, subisce pesantemente gli effetti della guerra commerciale avviata da Trump con i dazi rispetto ai quali, peraltro, il Governo - che aveva annunciato un fondo da 25 miliardi a sostegno delle imprese italiane per fronteggiare i dazi - non fa assolutamente niente.
Allora cosa chiedono le imprese? Sicuramente risorse - che non sono messe in legge di bilancio da questo Governo, che non sono messe in questo provvedimento da questo Governo -, ma almeno delle semplificazioni; almeno consentire loro di lavorare senza ulteriori barriere indirette che arrivano dai lacci e dagli appesantimenti burocratici.
Varie associazioni di categoria, a cominciare da Confindustria, ma anche Confcommercio - e ne potrei citare tante altre - hanno sottoposto al Governo delle norme già scritte di semplificazione a costo zero, senza oneri, senza che ci dobbiate mettere un euro, ma che per loro significherebbero poter lavorare in condizioni migliori e mettere loro nelle condizioni di poter fare impresa e poter guadagnare anche senza il sostegno economico del Governo.
Confindustria lo ha detto chiaramente: su 80 proposte di semplificazione che vi hanno sottoposto, ne avete prese 5. Le opposizioni hanno continuato a fare proposte, a presentare emendamenti, a chiedervi di tornare sui vostri passi. Non avete ascoltato nessuna delle proposte delle opposizioni.
In tutto questo, però, abbiamo una produzione industriale che continua ad essere negativa: 25 mesi su 27 di produzione industriale negativa. Continuiamo ad avere delle imprese che vi dicono: ci state aumentando le tasse - perché siete al 42,8 per cento di pressione fiscale, record storico -, non mettete un euro a sostegno della iniziativa delle imprese, con zero risorse sugli incentivi, almeno semplificate, semplificate a costo zero. Anche in questo caso, avete deciso di rinviare a chissà quando delle semplificazioni che non ci sono.
L'unica notizia positiva - che non viene però da questo provvedimento - è che almeno in legge di bilancio pare che siate finalmente tornati indietro sul capolavoro di Transizione 5.0 che Urso ha insistentemente e pervicacemente difeso per due anni, scrivendola in modo tale da diventare inaccessibile per le imprese. Le risorse che sono state stanziate sono in gran parte, per due terzi, non utilizzate dalle imprese proprio perché è talmente complicato il meccanismo che non riescono ad accedere a quelle risorse. Finalmente pare che siate tornati indietro, a quello che vi abbiamo detto dal primo giorno: fate il modello uguale ad Industria 4.0, che abbiamo realizzato col Governo Renzi, che funziona e che ha funzionato, come tutte le imprese hanno detto. Finalmente, pare che almeno su questo torniate indietro e che una semplificazione in legge di bilancio ci sia, in attesa ovviamente che si possa finalmente realizzare la più grande semplificazione del Paese; perché il più grande elemento di semplificazione potrebbe essere quello finalmente di avere un Governo diverso.
In attesa di un nuovo Governo a Palazzo Chigi che possa davvero procedere ad una liberalizzazione e semplificazione che aiuti le imprese, liberateci almeno da Urso, perché credo che senza Urso gran parte dei blocchi delle imprese verranno meno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Steger. Ne ha facoltà.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. È compito di noi legislatori definire il Paese che vogliamo essere: un Paese intrappolato nei suoi lacci burocratici o un Paese capace di liberare le energie migliori dei suoi cittadini? Un Paese che gestisce il potere attraverso la complicazione o un Paese che dà fiducia, che chiede responsabilità, che sostiene chi costruisce? Il disegno di legge n. 2393 ci propone una direzione: riordinare, semplificare, eliminare norme inutili, tutelare la libertà di impresa, la concorrenza e l'affidamento del cittadino nei confronti delle istituzioni.
Una legge che parla di modernità, di digitalizzazione, di certezza del diritto e introduce una valutazione d'impatto generazionale, perché questo è giusto. La politica deve essere la responsabilità di chi prepara un futuro migliore per i giovani.
Nello stesso tempo, però, questa legge prevede troppe deleghe a testi unici della disciplina statale, col rischio di omogeneizzazione eccessiva di settori in cui oggi vi è una normativa differenziata.
Da autonomista posso dire che questa riforma riconosce la nostra specialità. La clausola di salvaguardia assicura che le norme statali si applicheranno nelle regioni a statuto speciale solo se compatibili con i nostri statuti e le norme di attuazione, salvaguardando anche le ulteriori forme di autonomia dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.
Non è un dettaglio, è un principio politico fondamentale. Le autonomie non sono un'anomalia da correggere, ma sono una forza da valorizzare e noi, in Alto Adige/Südtirol, lo abbiamo dimostrato. Una popolazione nel dopoguerra poverissima, grazie a impegno civile, autonomia e correttezza amministrativa, oggi è contribuente netto del sistema Paese. Non pesiamo sull'Italia, la sosteniamo, la rafforziamo e la rappresentiamo nel mondo come esempio di convivenza, di prosperità e di innovazione. Quando parliamo di semplificazione, noi altoatesini sappiamo bene di cosa parliamo: nella gestione delle emergenze, con una Protezione civile tra le più efficienti in Europa, policentrica, radicata nei territori, un modello perfettamente in linea con gli indirizzi del disegno di legge su un sistema regionale locale forte e responsabile; nelle scuole, dove l'autonomia organizzativa e didattica ha permesso alla formazione in lingua madre di prosperare, garantendo bilinguismo reale e pari opportunità; nell'amministrazione locale, dove vicinanza al cittadino significa soluzioni immediate, niente rimpalli infiniti.
Tutto questo lo vogliamo difendere. Tutto questo lo vogliamo mettere al servizio del Paese, affinché il Paese impari dalle sue eccellenze, perché semplificare significa credere alle persone e nelle persone, significa togliere ostacoli e non creare barriere, significa passare da una pubblica amministrazione, che controlla, a una che collabora, significa trattare i cittadini e le imprese non come sudditi, ma come alleati nella costruzione del bene comune.
Colleghi, non abbiamo bisogno di uno Stato che riempie di moduli il lavoro, abbiamo bisogno di uno Stato che libera il lavoro dai moduli. Abbiamo bisogno di un Paese che non teme l'autonomia dei suoi territori, ma la considera un capitale nazionale, che non punisce chi innova, ma premia i risultati, premia la responsabilità, premia la crescita. Ecco perché guardiamo a questa riforma con spirito costruttivo e con la determinazione dei montanari. Quando la strada è giusta, si sale. Ci rendiamo conto che il successo di questa riforma, però, dipende molto dall'attuazione e dai decreti delegati. Come ho sostenuto prima, vedo troppe deleghe in bianco e non si capisce ancora bene in che direzione la legge ci porterà.
Per questi motivi e con la visione di chi ritiene che lo Stato debba fare bene ciò che deve fare e lasciare libertà dove è giusto lasciarla, annuncio il nostro voto di astensione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Romano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Il disegno di legge che oggi approviamo mira a semplificare e a riordinare l'ordinamento giuridico, migliorando la qualità dell'azione amministrativa e favorendo la competitività di cittadini ed imprese; riduce la complessità normativa, coordina le norme in testi unici, accelera le procedure, potenzia la digitalizzazione e rafforza il ruolo del Parlamento, attraverso la Commissione per la semplificazione, perché, all'articolo 2, estende i poteri della Commissione; d'ora in avanti, questa Commissione esprimerà pareri obbligatori sui decreti di riordino e di codificazione. È un passaggio fondamentale per valorizzare l'attività del Parlamento in un ambito, quello della semplificazione, che necessariamente si intreccia con l'ambito della digitalizzazione.
Digitalizzare è impossibile, se prima non si semplifica, digitalizzare è impossibile, se le procedure non vengono chiaramente adeguate al corso innovativo che questi nuovi strumenti mettono a disposizione, non soltanto della pubblica amministrazione, ma anche delle imprese e dei cittadini. Ci sono alcune parole chiave per semplificare, come le parole digitalizzazione e soprattutto formazione, perché abbiamo bisogno di nuove competenze, di formare le risorse che poi devono poter implementare nuovi processi amministrativi.
C'è una piattaforma, Syllabus, che è a disposizione della pubblica amministrazione, ma purtroppo non è molto utilizzata, nel senso che è utilizzata, ma si dovrebbe utilizzare di più; gli enti locali, gli apparati dello Stato dovrebbero utilizzarla di più per formare i propri dipendenti, perché, se c'è un problema in questo momento nel nostro Paese non è quello degli strumenti di innovazione tecnologica, non è quello delle procedure da utilizzare per poter semplificare, ma è quello della mancanza di competenze, della mancanza di risorse con cui realmente si possono portare avanti iniziative, come quella, ad esempio, di abbattere questa macro spesa, che abbiamo nel nostro bilancio, di oltre 200 miliardi di euro, per la burocrazia. Così come i 300 adempimenti che sono a carico delle imprese, che alcune volte si trovano ad occuparsi, anziché del loro , del loro , di lacci e lacciuoli, che rendono ancora più pesante fare impresa nel nostro Paese.
Oggi, con questo provvedimento, diamo continuità ad una visione, che era quella della legge Bassanini, per una strategia, che è quella di rendere non soltanto l'Italia, ma anche l'Europa più semplice e più rapida.
Vedete, oggi, in Europa, circa il 56 per cento della popolazione sta portando a compimento il suo processo di digitalizzazione. Soltanto l'Estonia è digitalizzata al 100 per cento.
Noi dobbiamo andare in tale direzione velocissimamente, anche perché, nel corso di questi anni, di questi mesi, oserei dire, c'è un ulteriore acceleratore, che è quello relativo all'intelligenza artificiale. Farci trovare impreparati significa arrivare dopo. Arrivare dopo significa non essere competitivi e, se un Paese non è competitivo, non sono competitive nemmeno le imprese che, in ambito commerciale e industriale, si confrontano con le imprese degli altri paesi.
Questa legge, infine, introduce il principio del risultato, perché semplificare non è soltanto efficace ed efficiente; significa anche produrre un risultato che deve essere tenuto in considerazione nel momento in cui, come diceva Sabino Cassese nel corso dell'audizione (l'abbiamo ascoltato), la semplificazione è l'arte del Governo attraverso la chiarezza. Perché un altro degli elementi a cui teniamo molto è quello relativo alla chiarezza e quindi alla trasparenza.
Processi semplici, processi digitalizzati, processi chiari e trasparenti sono processi di legalità che contrastano anche il malaffare e la corruzione.
Per queste ragioni, il nostro gruppo, Noi Moderati, vota convintamente a favore di questa legge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signora Sottosegretaria, viviamo un tempo difficile, un tempo nel quale i problemi strutturali del nostro Paese sono aggravati da una situazione internazionale difficile. Ai problemi della semplificazione, che pure voi avete messo all'ordine del giorno del dibattito di questa Camera, si aggiungono i grandi problemi che derivano dall'aumento sempre maggiore delle barriere, da quelle doganali, alle difficoltà internazionali. Il della nostra manifattura, fatta da piccole e medie imprese, trova sempre più difficoltà ad essere competitiva a livello internazionale e spesso queste difficoltà si tramutano in una perdita di capacità produttiva che è il segno, purtroppo, degli ultimi 26 mesi consecutivi, che vedono la nostra produzione industriale calare sempre di più. Quindi, che serva al Paese un provvedimento che possa semplificare effettivamente è una scelta che serve, giusta e coerente.
Rispetto a questa necessità, avete dato una risposta, che è quella del maggiore accentramento. Avete chiesto, attraverso questa legge, una delega amplissima, che praticamente determina un sempre maggiore esproprio di potestà legislative al Parlamento per concentrarle sull'Esecutivo.
Ma è davvero questa la soluzione? Sta accadendo proprio così? Cioè, l'Esecutivo è l'organo maggiormente efficace che può risolvere i nostri problemi? Forse voi lo pensate, ma i numeri non dicono questo, perché io le voglio ricordare, signora Sottosegretaria, che al 16 ottobre 2024 ci sono ben 545 regolamenti attuativi che voi ancora non avete realizzato, e che nella legge di bilancio scorsa, che abbiamo approvato, vi erano altri 110 regolamenti attuativi che voi ancora non avete realizzato. Forse l'ostacolo alla semplificazione più che essere il Parlamento è il Governo , che non riesce a mettere in campo i regolamenti attuativi che permetteranno alle imprese, ai cittadini e alle cittadine di usufruire anche delle norme approvate con la legge di bilancio.
Dopodiché lei ci ha detto, poco fa, signora Sottosegretaria, che il Governo è molto sensibile agli atti di indirizzo del Parlamento. Io la ringrazio di questa sua sensibilità, ma è poco più che la sua cortesia personale, perché, se lei va a vedere i dati dell'ufficio studi del Parlamento, gli ordini del giorno approvati da questo Parlamento, che hanno avuto esecuzione, non sono più dell'1,75 per cento del totale. Questa è la sensibilità del Governo nei confronti degli atti di indirizzo del Parlamento? Francamente, a parte la sua cortesia personale, c'è poco altro. Anzi, c'è la volontà di questo Governo di ignorare completamente il Parlamento, di ignorarlo negli ordini del giorno, negli atti di indirizzo, nel non approvare i regolamenti attuativi e poi venire qui, con una sorta di sfacciataggine istituzionale, a chiedere che, rispetto alla semplificazione amministrativa e alla semplificazione normativa, è necessario accentrare ancora di più sul Governo.
La verità, signora Sottosegretaria, è un'altra: che voi avete in uggia il sistema delle tutele, voi volete avere mani libere; una volta si diceva, in economia, che si hanno in uggia i lacci e lacciuoli. E voi pensate che questa Camera, che il potere legislativo sono i lacci e lacciuoli che vi impediscono di governare. Ma non è così. La Camera dei deputati, il Parlamento rappresenta la democrazia di questo Paese e la democrazia si esercita attraverso i rappresentanti liberamente eletti, che sono quelli che siedono negli scranni di Camera e Senato. Ed è per questo che è necessario, invece, ribadire che il potere legislativo rimane assolutamente essenziale.
Volete semplificare? Ma io vi consiglierei, signora Sottosegretaria, di cominciare ad assumere un po' di personale negli enti locali, di cominciare a rafforzare i dipendenti pubblici della pubblica amministrazione, i quali hanno necessità di questo rafforzamento perché, a volte, un solo funzionario deve espletare una serie di pratiche per cui ci vogliono dieci anni da soli. Perché, ormai, la pubblica amministrazione si è ridotta all'osso, è lì che, tante volte, si fermano i provvedimenti, perché non c'è personale. La pubblica amministrazione non è informatizzata a sufficienza. Voi non investite in questo settore e, invece, chiedete sempre maggiore accentramento, perché avete in uggia il sistema delle tutele, delle regole.
Già in altri provvedimenti - ne abbiamo discusso anche nella giornata di oggi -, voi pensate che la semplificazione significhi eliminare, diciamo così, tutte le norme che tutelano l'ambiente, i beni paesaggistici, i beni archeologici di questo Paese, che sono, invece, una ricchezza che va tutelata e va salvaguardata. È uno dei comparti economici più importanti. Ecco, rispetto a questo, voi pensate che, accentrando sul Governo, potete bypassare queste normative, potete cambiarle, potete fare in modo che questo sistema non ci sia più.
Guardate che il vostro approccio è un approccio sbagliato. Prima di tutto non è nell'interesse del Paese, non è nell'interesse delle imprese, non è nell'interesse dei lavoratori. Del resto, voi, il principio di sussidiarietà, lo applicate semplicemente quando si parla di Europa. Quando ci sono le norme che tutelano l'ambiente, che tutelano i lavoratori e i diritti sociali, voi applicate il principio di sussidiarietà per votare contro le direttive europee, come è accaduto anche in quest'Aula più volte. Ma quando questo principio di sussidiarietà bisogna applicarlo nel nostro Paese, voi non lo fate perché accentrate tutto nel Governo, accentrate tutto nelle mani del potere esecutivo. Alla fine, io penso che questo vostro metodo, alla lunga, non soltanto danneggerà, ma diventerà un , nei confronti non soltanto del Governo ma, purtroppo, del nostro Paese, purtroppo, della nostra economia.
Semplificare non può voler dire deregolamentare, e farlo in modo selvaggio. Semplificare non deve mai significare comprimere i diritti, ridurre la trasparenza o spostare il baricentro della decisione normativa in ambiti poco controllabili, come avviene con questo provvedimento che avete messo in campo.
Io penso che noi parliamo di settori molto importanti, nevralgici, della vita del nostro Paese: la formazione, la famiglia, le pari opportunità, la Protezione civile, la disabilità. Peraltro, sono temi che sono oggetto di disegni di legge - alcuni di questi sono già in discussione alla Camera - e voi, sostanzialmente, con questo provvedimento, li fermate, li annullate, trasferendo le competenze, tramite la legge delega, una volta di più, verso il Governo. Quindi si espropria il Parlamento? Si dice che, poiché bisogna semplificare, bisogna accentrare tutto sul potere esecutivo.
Contrastiamo fortemente questa impostazione in cui tutto viene centralizzato, in barba alla tanto proclamata riforma del decentramento amministrativo, tema che ci viene riportato costantemente da esponenti autorevoli del Governo. Se vogliamo salvaguardare la democrazia e favorire la partecipazione dei cittadini dovremo fare in modo che essi si sentano protagonisti delle situazioni. Bisognerebbe costruire un livello in cui i soggetti partecipino e contribuiscano attraverso audizioni, attraverso l'ascolto di cosa avviene nella società. Noi sappiamo che il peggior nemico della democrazia partecipata è la democrazia formale, quella in cui il decisore fa l'atto di ascoltare, ma, in realtà, non gli interessa cosa viene detto.
Noi crediamo che la semplificazione debba essere un processo serio, un processo partecipato, democratico e orientato alla qualità normativa. Non possiamo accettare una semplificazione che si traduce in una riduzione delle tutele, in un accentramento decisionale, in un privamento della partecipazione democratica. Per questo, voteremo in modo contrario a questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Rappresentante del Governo, io confesso che per la prima volta mi trovo a dover fare, in una stessa dichiarazione di voto, sostanzialmente, due interventi diversi, con valutazioni diverse e, quindi, anche con toni argomentativi diversi, perché questo provvedimento è di fatto divisibile in due, nella sua natura.
La prima parte si rivolge al tema della semplificazione normativa, e su questo, al di là poi della considerazione che tutto sarebbe perfettibile, noi avremmo anche trovato una convergenza: la ragione per il nostro voto favorevole agli articoli che riguardano questa prima parte è proprio nella natura stessa del provvedimento, cioè la necessità di attuare una effettiva semplificazione normativa che deve, però, avere uno scopo chiaro e definito, che è quello di rendere più efficace e più efficiente l'azione di governo. E questo, ovviamente, non può che trovare un plauso di corrispondenza anche da parte del Parlamento, al di là dei posizionamenti politici di una o dell'altra parte, perché la semplificazione, se diventa capacità di concretizzare la forma democratica e di Governo a favore dei cittadini del Paese, non può che essere vista come qualcosa di positivo. Tra questi, io vorrei citare - è già intervenuta la collega Onori - un significativo passo avanti della nostra legislazione attraverso l'introduzione della valutazione dell'impatto generazionale - anche se, purtroppo, non è stato allargato qui, in questa sede, sul tema economico -, perché è uno strumento che riteniamo possa rappresentare un passaggio di maturità della nostra democrazia, nella piena attuazione di quel principio costituzionalmente riconosciuto.
La Corte su questo ha avuto ampie e diffuse espressioni, cioè quella dell'equità intergenerazionale: la necessità di acquisire, nella decisione legislativa, quella prospettiva, appunto, di rispondenza ad una responsabilità futura, considerando l'impatto previsionale delle nostre decisioni sulle generazioni future, nel rapporto tra le generazioni. Tra l'altro, lo vorrei ricordare perché è un tema che ha visto questo Parlamento, nella sede della Commissione, che presiedo, sulla transizione demografica, unito nel chiedere una introduzione di un principio sull'impatto demografico nella nuova legge di contabilità che tutti insieme stiamo scrivendo, con una valutazione positiva sia da parte del Governo che della maggioranza.
È quindi sicuramente una misura positiva, così come è positivo, io ritengo, l'avere esplicitato in modo chiaro la valutazione dell'impatto di genere, anche se su quell'articolo noi avremmo voluto una rispondenza maggiore, una valutazione di impatto anche rispetto a quelli che sono gli obiettivi, che, per esempio, sono quelli definiti dalla Strategia nazionale per la parità di genere ancora in essere, che deve essere rinnovata a partire dal prossimo anno. Questi sono tutti elementi che avrebbero portato il nostro gruppo, lo dico con chiarezza, ad una valutazione anche di un voto favorevole.
Ciò che però invece non ci trova corrispondenti, e quindi profondamente contrari, è la seconda parte del provvedimento. Perché, se è vero che nella prima parte noi potremmo anche riconoscere un'assunzione di responsabilità reciproca, cioè di assumere come politica la capacità di entrare negli ingranaggi del processo storico del Paese, quindi di proiettare la nostra assunzione di responsabilità decisionale nella prospettiva futura, nella seconda parte di questo provvedimento vi siete invece svestiti di questa visione anche di efficacia e di efficienza di Governo, e avete deciso, invece, di indossare le vesti di un Governo che decideva che questo Parlamento doveva essere sostanzialmente depredato di qualsiasi competenza in merito alle materie più disparate, auto-indicandovi delle leggi delega, così è già stato fatto, su dei principi talmente generici che o non vi permetteranno di fare nulla, perché vi dovrete limitare in modo stringente e puntuale al riordino, riassetto e coordinamento, intendendo in questi tre verbi una limitazione della vostra azione poi nell'ambito della decretazione legislativa attuativa, e quindi restringendo a nessuna forma di innovazione, anche in una prassi ormai di questa accezione lessicale del termine riassetto nell'ambito normativo, oppure, al contrario, potrete fare tutto e il contrario di tutto, senza che questo Parlamento possa dire nulla in merito alle decisioni che il Governo vorrà assumere.
Su questo vorrei ricordare ai colleghi e alle colleghe della maggioranza, che voteranno, non so se convintamente o meno, ma sicuramente daranno un voto favorevole a questo provvedimento, che dopo questo provvedimento il Governo, senza avere un dibattito a livello parlamentare, potrà legiferare rivedendo e riorganizzando le materie di competenza del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale; le liste elettorali, facendo una ricognizione dell'elettorato attivo - attenzione! - al fine di provvedere al coordinamento, aggiornamento e semplificazione delle norme che definiscono l'elettorato attivo.
Poi si precisa sempre: nei limiti previsti dal diritto di voto che la Costituzione definisce. E ci mancherebbe altro, ma stiamo lavorando in modo che per decreti attuativi si interviene sulle liste dell'elettorato attivo, così come si faranno la revisione degli organi collegiali nelle scuole, il riassetto normativo del personale scolastico. Riassetto normativo del personale scolastico! Si interviene di nuovo sulla disabilità, non si sa a fare cosa, avendo appena approvato una legge di riforma complessiva, anche con i decreti attuativi. All'interno di questa si introduce il , la normativa sul ; mentre in Commissione affari sociali sono in dibattito proposte di legge, anche della stessa maggioranza, sul ; si riforma tutta la Protezione civile, gli enti di ricerca e via via.
Allora, la domanda di fondo è: qual è il punto chiave su cui noi oggi diciamo che si crea un gravissimo democratico? Al di là del fatto che il Governo si auto-delega l'attività parlamentare, che per Costituzione andrebbe data per criteri e principi definiti, noi riteniamo che il compito del Parlamento non sia soltanto quello di controllare l'azione del Governo, per esempio dando pareri eventualmente vincolanti sui decreti legislativi che arriveranno nelle Commissioni competenti.
La nostra democrazia nasce come una democrazia parlamentare perché si ritiene che il miglior modo possibile per fare la miglior legge possibile per il Paese sia di farla all'interno di un Parlamento che impone un dialogo e una sintesi tra le parti, perché, altrimenti, era una democrazia che diceva al Governo: fate le vostre cose e poi il Parlamento vi fa semplicemente un'opera di controllo. Pensiamo che la dignità di questo Parlamento non si possa limitare al controllo dell'azione governativa, ma che questo Parlamento sia chiamato a trovare le migliori risposte possibili nel dialogo tra i partiti e anche con il Governo, ed è questo a cui questa legge, di fatto, sottrae l'azione governativa.
Chiudo dicendo che vi auguro anche in bocca al lupo, perché voi avete una media di attuazione dei decreti attuativi del 63 per cento: siete secondi, come Governo, negli ultimi 10 anni, rimane il primato del Governo Draghi. Ma siete ultimi, in questi 10 anni, per il numero dei decreti attuativi smaltiti ogni mese, circa 21, perché, su 1.157 provvedimenti, ne avete attuati 730, solo dei vostri. Con questa , che non è ottimale, il fatto che vi siete attribuiti nuovi decreti attuativi da dare, onestamente, lascia un po' in dubbio.
Non era meglio scrivere un disegno di legge che già dichiarava in trasparenza che tipo di riforme, di riorganizzazione e di riassetto volevate fare? Probabilmente, nel dialogo parlamentare avreste ottenuto dei risultati più efficaci e più efficienti anche al fine della semplificazione normativa che vi siete proposti. Per queste ragioni, noi non potremo che votare contro questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Presidente, grazie. Questo provvedimento si chiama “semplificazione normativa”. Chi non vorrebbe semplificazione normativa? È un bellissimo titolo, ma purtroppo è uno slogan, non è l'obiettivo di questo provvedimento. Se è possibile, io parlerei di provvedimento mascherato. Questo provvedimento ha una maschera, perché, sotto questa definizione di semplificazione, invece, produce solo accentramento, riduce quello che è il confronto democratico, aumenta il potere di pochi.
Un provvedimento, questo, che contiene deleghe ampie, indefinite, su interi settori. Tutto senza passare per il Parlamento. È una torsione silenziosa e continua della Costituzione, fatta contro la partecipazione. Introduce la legge annuale di semplificazione. È una presa in giro, è l'attribuzione di un potere permanente di riscrivere le norme secondo la convenienza politica del Governo in carica. Questa non è semplificazione, ma è l'annullamento del dibattito parlamentare e, soprattutto, è l'annullamento dell'opposizione .
Ma, vedete, colleghe e colleghi, l'opposizione non è un incidente democratico, non è una zavorra di cui liberarsi per volare più alti: è un'istituzione, è un'istituzione democratica, perché intanto la maggioranza è pienamente legittimata in quanto esiste un'opposizione, e pertanto l'opposizione deve essere sentita, e questo fa parte del dibattito parlamentare, e questo si fa in questa sede, nella sede delle Aule delle due Camere, e non nelle stanze di Palazzo Chigi. Questo provvedimento contiene mille deleghe.
Una delega sulla scuola: la scuola, con il Governo Meloni, da luogo di libertà diventa uno strumento di controllo. Loro pensano a una scuola che seleziona, ma non include; anzi, una scuola che esclude, una scuola che divide invece che unire; una scuola diseguale pensata per una società diseguale, quella che la maggioranza vuole, una società diseguale .
Per voi, chi parte svantaggiato deve rimanere svantaggiato e questo è inaccettabile. La scuola è la prima palestra di democrazia, di inclusione, di eguaglianza, di pari opportunità. Una scuola davvero libera potrà nascere solo dal dibattito parlamentare e non da un decreto scritto nelle segrete stanze di Palazzo Chigi, tra Giorgia Meloni, il Sottosegretario Mantovano e non sappiamo chi altri. No, amici, la democrazia non funziona così.
Per quanto riguarda la delega sulla famiglia, la famiglia diventa, per la maggioranza, un luogo dove piantare delle bandierine ideologiche e non il luogo di coltura dei diritti della persona. Anche qui, fuggite dal confronto democratico, perché sapete bene che la vostra idea di società e di famiglia non regge - non regge - alla prova del pluralismo. Chi crede davvero nella famiglia non impone modelli, ma difende la libertà
Per quanto riguarda la delega sulla disabilità, qui siete ancora più lontani dalla realtà. Si parla della vita di persone fragili, di diritti essenziali, si parla di dignità. Ma voi scegliete di decidere da soli, senza ascoltare, senza confronto, senza una sola audizione nelle Commissioni parlamentari competenti. Questa non è semplificazione, è arroganza: arroganza del potere Parole come umanità, rispetto, ascolto, vi sono del tutto estranee. Anche qui vi rifugiate in una delega in bianco.
Ma anche sulla Protezione civile forzate la mano. Intervenite su un codice appena approvato per reintrodurre, surrettiziamente, i principi dell'autonomia differenziata: quell'autonomia differenziata che la Corte costituzionale ha radicalmente bocciato
È anche questo un modo per aggirare il confronto e non per migliorare la normativa. Chiamate riordino ciò che in realtà è uno scardinamento.
La vera semplificazione, vedete, quella che serve davvero, è quella che riduce la distanza tra lo Stato e il cittadino. Ma qui, invece, e con voi, quella distanza cresce. Cresce perché cresce la distanza tra Governo e Parlamento, tra esercizio del potere da parte di chi ci governa e il controllo e il dibattito di chi rappresenta il popolo. La democrazia non è un intralcio, è la garanzia che nessuno possa decidere per tutti. Chi svuota il Parlamento svuota la Repubblica, svuota la democrazia, chi riduce il confronto riduce la libertà .
Ci dicono che si tratta solo di uno strumento tecnico, di un riordino necessario, ma guardiamo le materie: la scuola, l'università, la famiglia, la disabilità, la Protezione civile, la sicurezza sul lavoro, il codice della navigazione. Si parla della vita reale delle persone, quella che tocca ogni persona, ogni cittadino. E voi togliete questi diritti! Togliete la persona dal dibattito pubblico e la chiudete nelle stanze del Governo ! Avete paura del confronto e una democrazia che ha paura del confronto è una democrazia malata. Giorgia Meloni fugge dal confronto, così come fugge da ogni giornalista che sia libero e che possa porle delle domande, non dico poi delle domande scomode, fugge dal confronto .
La vera semplificazione nasce dal rispetto di chi cresce con la trasparenza e non con i decreti e con le urgenze; vive di confronto, non di silenzi. Allora, signor Presidente, colleghe, colleghi, diciamolo chiaramente: questo provvedimento congela le energie del Paese e consuma la fiducia dei cittadini. E non lamentiamoci, poi, se continua a crescere l'astensionismo. Questo astensionismo cresce, ecco perché cresce, è evidente. Noi del MoVimento 5 Stelle difendiamo un'altra idea di semplificazione, quella che mette al centro la persona, la trasparenza, la partecipazione. Semplificare per noi significa avvicinare il cittadino allo Stato, costruire una normativa più chiara, alleggerire la burocrazia, senza intaccare la democrazia. Questo provvedimento, invece, concentra poteri, indebolisce controlli, impoverisce diritti e quando si svuota il Parlamento si svuotano anche i diritti, perché ogni diritto nasce qui, dal confronto pluralistico, dal controllo e dal bilanciamento reciproco tra poteri dello Stato.
Il nostro voto, Presidente, sarà contrario. Noi crediamo che l'efficienza non possa diventare una scusa per ridurre la democrazia. Mi rivolgo, quindi, a questa maggioranza di destra: imparate a rispettare la Costituzione, anziché scavalcarla Noi non accettiamo un Parlamento ridotto a spettatore, vogliamo un Parlamento che decida, che discuta, che rappresenti. Noi scegliamo di restare dalla parte dei cittadini e dalla parte della Costituzione e per queste ragioni il nostro voto sarà contrario
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, qualcuno dice che questa classe politica si occupa poco dei giovani, che facciamo una politica per vecchi; altri, anche qui dentro, non perdono occasione per sottolineare quanto, nonostante tutti i progressi, tutti i tetti di cristallo abbattuti con la prima Presidente del Consiglio donna, la strada verso la parità di genere rimanga ancora lunga.
La legge che votiamo oggi smentisce con forza la prima critica e ci impegna con decisione ad accelerare sulla seconda. È una legge scritta per i nostri ragazzi e per le donne, per un'Italia che mette i diritti al centro, per un'Italia che offra davvero pari opportunità.
Partiamo dal tema generale: la semplificazione normativa. In Italia abbiamo troppe leggi, un groviglio che genera confusione, rappresenta un costo e frena le iniziative, soprattutto di chi fa impresa. L'eccesso di norme è un ostacolo, servono meno leggi, ma più chiare, un sistema più snello e moderno. Così le iniziative del Ministro Maria Elisabetta Casellati vanno esattamente in questa direzione.
Ogni anno, entro il 30 giugno, ogni Governo, qualunque sia il colore, dovrà rendere conto di quante leggi ha eliminato e di come ha semplificato il sistemanon si scappa . È un passo verso un'Italia più efficiente.
Ma questa legge va oltre, introduce un principio fondamentale che è l'equità intergenerazionale, sancita finalmente con forza di legge. Ogni decisione che verrà presa in quest'Aula deve considerare l'impatto sui giovani di oggi e sulle generazioni future. Ogni euro speso oggi, ogni scelta politica che effettuiamo ha conseguenze sui nostri figli e sui loro figli e così accontentare singole categorie oggi, può voler dire togliere possibilità a chi verrà dopo
Sappiamo che l'aumento sconsiderato del debito pubblico grava sulle spalle dei giovani, limitando le loro opportunità e non possiamo certo ripetere gli errori di cinquant'anni fa, quando - forse senza piena consapevolezza - si è scaricato sulla mia generazione e su quelle successive un peso insostenibile, un peso che ha vincolato scelte per decenni, che ha imbrigliato l'Italia in un percorso stretto che le ha impedito di crescere come altri Paesi europei che non avevano questo stesso problema.
Con questa legge diciamo finalmente: basta allo scaricabarile. Introduciamo la valutazione di impatto generazionale, che obbliga a valutare gli effetti ambientali anche e sociali di queste norme e sul loro futuro. È un impegno per i diritti dei giovani, per un'Italia in cui possano sognare in grande senza eredità di debiti o ingiustizie.
Poi, c'è il tema delle donne. Una battaglia per la parità che dobbiamo vincere, che vogliamo vincere. Questa legge prevede la valutazione dell'impatto di genere: ogni norma che approviamo dovrà essere esaminata per il suo effetto sulla parità tra uomo e donna, perché noi sappiamo, ne abbiamo parlato spesso, che sussistono disparità strutturali che allargano il divario retributivo e non solo. Ancora oggi in Italia, nel 2025, le donne guadagnano il 12 per cento in meno degli uomini a parità di ruolo. Ma per combattere le disuguaglianze bisogna innanzitutto avere la capacità di individuarle.
Ecco perché introduciamo l'obbligo di disaggregare i dati statistici per genere: strumenti concreti, finalmente per avere politiche mirate. A proposito di diseguaglianze e inutili duplicazioni, questa legge dà seguito a un'altra decisione, a mio avviso molto importante, che abbiamo assunto nei mesi scorsi: l'unificazione delle liste elettorali, non più divise tra uomini e donne. Un gesto pratico ma anche simbolico.
Il disegno di legge che approviamo oggi, recante deleghe, dà la possibilità al Governo, dunque, di aggiornare le liste e di dematerializzare moltissimi documenti consentendo di risparmiare tempo, carta e risorse. Sono misure che parlano ai giovani che chiedono modernità e che parlano alle donne che meritano equità, come la delega a riordinare le norme esistenti in tema di disabilità semplificando il ricorso agli istituti dell'interdizione e dell'amministrazione di sostegno.
È un passo avanti per i diritti, per un'Italia più semplice e più giusta e per questa ragione il gruppo di Forza Italia voterà convintamente a favore di questa legge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Grazie, Presidente. Sottosegretario, colleghi e colleghe, innanzitutto permettetemi di ringraziare tutti i Ministri coinvolti per aver dato vita ad un disegno di legge che rappresenta un pezzo del programma di centrodestra. Basta guardarlo per rendersi conto di quanta attenzione abbiamo messo sul tema della semplificazione normativa intesa nella sua accezione più pura legata, quindi, alle ricadute dirette sulla vita dei cittadini. Non è un caso se questo provvedimento si può dividere sostanzialmente in due parti: una relativa alla creazione e alla razionalizzazione di testi unici; l'altra, relativa al miglioramento della qualità normativa.
Grazie a questo disegno di legge nasceranno o verranno razionalizzati diversi testi unici in materia di affari esteri, elettorato attivo, liste elettorali, istruzione, disabilità, amministrazioni di sostegno, Protezione civile, famiglia, violenza di genere, tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Credo che non ci siano dubbi sull'utilità dello strumento del testo unico. Innanzitutto i cittadini, le imprese e le stesse pubbliche amministrazioni, nei loro rapporti con gli utenti, avranno ricadute positive sia per la facilità di trovare le norme utili senza più perdite di tempo, sia per la riduzione della possibilità di incorrere in errori nella loro applicazione.
La facilità nel trovare norme oggi disperse in mille rivoli ridurrà gli sprechi di tempo, i danni economici o, addirittura, quegli errori che poi possono portare anche a sconfinamenti nel campo del diritto penale. I testi unici non sono poi solo la raccolta delle leggi esistenti, ma hanno anche un intento innovativo soprattutto nel linguaggio, rendendolo coerente con l'intera legislazione e con i tempi.
Per quanto poi riguarda il miglioramento della qualità normativa, strumenti come la Valutazione di impatto generazionale o di genere con uno sguardo attento sugli effetti ambientali o sociali e la relazione sulle pari opportunità sul lavoro rappresentano un salto di qualità di rilievo assoluto. Ipotizzare e verificare in tempo celere le ricadute della produzione normativa avrà effetti sia sulla qualità, sia sulla produzione inutile di leggi dai risvolti negativi. Per troppi anni cittadini, imprese e amministratori locali hanno dovuto fare i conti con una burocrazia che sembra fatta apposta per rallentare tutto: regole che cambiano, moduli infiniti, pareri che si rincorrono.
Infine, credo che l'attenzione che questo provvedimento riserva alla digitalizzazione, dopo tante parole, sia una boccata d'aria in termini di concretezza e di modernità, un vero e proprio sguardo rivolto al futuro. La digitalizzazione, la chiarezza delle norme e la certezza dei tempi devono diventare la regola, non l'eccezione. Una pubblica amministrazione moderna non è quella che accumula carte, ma quella che risponde subito, che si assume le proprie responsabilità e che valuta i risultati.
La semplificazione è anche una questione di rispetto verso chi lavora: imprenditori, artigiani, agricoltori, professionisti e amministrazioni locali. Ogni ora sprecata in burocrazia è un'ora rubata al lavoro, alla famiglia e alla crescita del Paese, un costo per tutti. Per tutti questi motivi, voteremo favorevolmente a questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonafè. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Dico da subito e con chiarezza che il Partito Democratico voterà contro questo provvedimento, ma che il Partito Democratico non è contro la semplificazione . Anzi noi pensiamo sia auspicabile e necessario semplificare perché l'eccesso di norme, a volte sulla stessa materia, può produrre poi difficoltà di interpretazione. Questo succede anche per colpa di leggi scritte male e fa venir meno i principi di prevedibilità e certezza che devono essere invece garantiti dalle leggi. Per non parlare di come l'eccesso di burocrazia delle cosiddette “tante carte da compilare”, magari su dati già disponibili alla pubblica amministrazione, sia a tutti gli effetti un costo economico e di tempo per cittadini e imprese e incida negativamente su competitività e innovazione.
Se la semplificazione è un obiettivo assolutamente condivisibile, quello che a noi non convince per niente è la modalità con la quale questo avviene, che tradisce una concezione verticistica e procedurale. Si trasforma la semplificazione da strumento di chiarezza e accessibilità in un veicolo di accentramento e di opacità normativa.
Cominciamo innanzitutto con il dire che il provvedimento prevede l'istituzione di un meccanismo permanente di leggi annuali che conferiscono, tramite norme in bianco ampie, anzi direi ampissime, deleghe al Governo e riducono il ruolo del Parlamento a mero organo di ratifica. Siamo quindi di fronte ad una riforma che andrà a rafforzare la già preoccupante tendenza a marginalizzare il Parlamento con la sovrapproduzione di decreti-leggi, stigmatizzata anche dal Presidente della Repubblica più volte, e a concentrare il potere legislativo nelle mani del Governo. Questo dovrebbe essere interesse di tutti, anche dei colleghi di maggioranza, perché noi rappresentiamo i cittadini che ci hanno eletto per farci parte attiva nel portare a soluzione le loro aspettative e le loro speranze e non per schiacciare un pulsante su decisioni che sempre più vengono prese altrove .
Quel che è peggio è che questa espropriazione del ruolo del Parlamento avviene con una legge che prevede un'eccessiva genericità dei principi della delega che di fatto diventa delega in bianco su un elenco lunghissimo di materie che toccano - ahimè - anche settori molto delicati. Penso alla disabilità, alla Protezione civile e alla gestione delle emergenze, all'istruzione, alla ricerca pubblica, alla sicurezza sul lavoro. Mi domando: ma come è possibile che almeno su queste materie non si voglia e non si possa prevedere un ruolo attivo delle Commissioni parlamentari e del Parlamento stesso, ma aggiungo delle regioni, che tenete ai margini, e delle stesse parti sociali (associazioni di categoria e i sindacati) visti invece come un intralcio e non considerati?
L'efficienza normativa per noi non potrà mai diventare una scusa e un pretesto per l'esclusione o la compressione dei diritti delle persone.
C'è un ulteriore punto che vale la pena di sottolineare. Un provvedimento a invarianza di bilancio, cioè senza un solo euro stanziato, non risolve i problemi, non accelera processi, non dà risposte, non si chiama “semplificazione”: si chiama “presa in giro”. Semplificare davvero il più delle volte significa investire, significa rafforzare la pubblica amministrazione e dotare la pubblica amministrazione - e penso soprattutto ai piccoli comuni - di personale e di strumenti, soprattutto alla luce delle grandi sfide che abbiamo davanti e che ha davanti in primo luogo la pubblica amministrazione.
In questo provvedimento c'è un solo articolo che, a nostro parere, va nella direzione giusta ed è l'articolo 4, ossia quello sull'istituzione della Valutazione di impatto generazionale. È uno strumento che si è reso necessario dopo l'approvazione del Patto per il Futuro al delle Nazioni Unite, nel settembre dello scorso anno, che invita gli Stati a dotarsi di strumenti e processi per valutare e rendere visibili gli effetti di lungo periodo delle decisioni pubbliche. Troppo spesso purtroppo noi produciamo leggi che non guardano oltre l'orizzonte del ciclo elettorale e scaricano le conseguenze sulle generazioni future. La VIG, la Valutazione di impatto generazionale, allora risponde a domande esplicite, come: chi paga e chi beneficia di un certo provvedimento? Quando e con quali effetti cumulati nel tempo?
Approvare la VIG manda un segnale chiaro: il Parlamento si assume la responsabilità di considerare le conseguenze sociali e ambientali delle proprie leggi su chi verrà dopo di noi. La Valutazione di impatto generazionale allora è un investimento sul futuro, un abilitatore di decisioni migliori.
Avevamo presentato emendamenti per rendere questo strumento ancora più efficace, come la valutazione non solo per gli effetti ambientali e sociali, ma anche e soprattutto per gli effetti economici. Purtroppo, questi emendamenti sono stati bocciati e non sono stati sostenuti, anche se è evidente che le norme vanno valutate anche per l'impatto economico per le prossime generazioni.
Insomma, con riferimento a quello che noi oggi ereditiamo come debito pubblico, se ci fosse stata la Valutazione di impatto generazionale, probabilmente ci sarebbero state decisioni diverse.
Però, per noi, presentare emendamenti, fare proposte, è il modo serio di fare opposizione, ed è proprio il modo che noi abbiamo adottato, cioè quello di portare proposte concrete. Ci dispiace che, il più delle volte, come in questo provvedimento, vengano bocciate, ma è chiaro che noi vogliamo veramente migliorare: il nostro obiettivo è migliorare le leggi, semplificare davvero e migliorare la vita di cittadini e imprese.
Ecco, lo dico: questa legge, dietro il nobile obiettivo della semplificazione, nasconde però, ahimè, tutt'altro ed è il motivo per il quale noi voteremo contro. Questa non è una semplificazione: è una deregolamentazione, senza benefici reali, per di più costruita in modo verticistico, più come un adempimento burocratico che come un vero e proprio strumento di sviluppo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maiorano. Ne ha facoltà.
GIOVANNI MAIORANO(FDI). Grazie, signor Presidente. Sottosegretario, onorevoli colleghi, finalmente ci siamo: ci apprestiamo ad approvare un disegno di legge che, ancora una volta, conferma la determinazione, la lungimiranza e la visione chiara che il Governo Meloni ha del nostro Paese. Un provvedimento che non è un semplice intervento tecnico, ma è un cambio di passo, un atto di rispetto verso gli italiani, verso chi produce, verso chi investe, verso chi si ingegna. Un provvedimento che guarda verso chi ha capito che l'Italia ha bisogno di correre e che soprattutto vuole correre con lei.
Quante volte ci siamo sentiti dire: devo fare una pratica, ma non so da dove cominciare. Se vai in comune, ti mandano da un ufficio all'altro e ogni ufficio ti dice delle cose diverse. Oppure abbiamo sentito sicuramente dire: abbiamo perso dei mesi per ottenere un'autorizzazione che poteva essere rilasciata in un solo giorno. Sono sicuro che queste parole le avremo pronunciate anche noi stessi, in alcune occasioni. Sui territori, nei comuni, nelle imprese, nei centri per l'impiego ormai è un'eco comune, soprattutto negli uffici pubblici.
Queste frasi sono la conferma di un'Italia stanca, che ha voglia di andare avanti, ma che si sente spesso trattenuta da regole troppo complicate, ma soprattutto da tempi che sembrano non finire mai. C'è sconforto e paura da parte del cittadino quando deve approcciarsi a un ufficio pubblico.
L'Italia soffre da decenni di un eccesso di norme. In passato le leggi si sono stratificate, senza che quelle obsolete siano state mai abrogate, creando un groviglio normativo che continua a soffocare cittadini e imprese.
La semplificazione è, dunque, una scelta politica giusta e coraggiosa, l'ennesima di questo Governo, che interessa la libertà concreta delle persone, la competitività delle imprese e la credibilità delle istituzioni. Quando un cittadino rinuncia a un servizio o è costretto a cercare un intermediario a pagamento perché ha difficoltà a comprendere o a compilare un modulo, o quando un imprenditore rinuncia a investire per la sua azienda perché le norme producono spesso incertezza, quando un dirigente tecnico o un sindaco si fermano davanti a norme confuse e contraddittorie, il Paese non cammina, il Paese non cresce e il sistema Paese non funziona.
La burocrazia farraginosa è un freno alla crescita e un limite perfino alla democrazia.
Questo disegno di legge nasce esattamente per rimuovere quei freni. Da oggi diciamo basta ai documenti duplicati, si dice basta alle lunghe attese, ai costi inutili: le procedure saranno più veloci, pratiche e rapide. Ci saranno regole più snelle per l'ambiente, per le bonifiche, per il riutilizzo delle acque; si aumenta la tutela del territorio e si sostiene chi investe in questo campo.
Un'attenzione speciale sarà data alle microimprese, colonna portante del nostro Paese. Si interviene con la riforma delle successioni per aiutare il passaggio generazionale delle imprese. È inaccettabile che un'azienda di famiglia, costruita con i sacrifici dei genitori, poi debba fermarsi per le lungaggini ereditarie. Semplificare, quindi, non è solo una questione tecnica, ma è anche un gesto di vera fiducia. Significa dire a tutti i cittadini: l'Italia si fida di voi; non vi chiediamo 50 firme per una sola domanda e non vi mandiamo a spasso per gli uffici per un unico documento; garantiamo quello che è un vostro diritto. Significa anche dire ai nostri imprenditori che non sono soli, che lo Stato è al loro fianco e non contro di loro e soprattutto dire ai nostri giovani: create, investite, fate, abbiate coraggio, le istituzioni vi sosterranno e saranno dalla vostra parte.
Finalmente l'Italia è tornata a correre e lo sta facendo primeggiando anche a livello internazionale. L'Italia deve continuare la sua corsa e questo provvedimento sicuramente sarà un valido supporto.
Signor Presidente, concludo ribadendo che la semplificazione normativa è una scelta di civiltà giuridica, è una scelta di efficienza economica.
Liberare i cittadini e le imprese dal soffocamento burocratico significa rendere l'Italia più competitiva e attrattiva per gli investimenti; significa costruire un futuro migliore per i nostri figli e le future generazioni.
Per tutte queste ragioni, anticipo il voto favorevole di Fratelli d'Italia a questo provvedimento, con convinzione e orgoglio, perché noi vogliamo un'Italia semplice, più semplice, più moderna, più performante e che segua una logica . Noi vogliamo un'Italia senza grovigli burocratici che uccidono l'iniziativa ed impediscono lo sviluppo di cui abbiamo bisogno.
L'Italia è tornata a correre e ci dispiace un po' per quelli che invece avrebbero preferito un Paese lento, stagnante. Ci dispiace per chi preferiva avere i nostri giovani seduti sul divano a percepire la paghetta di Stato. Lo hanno dimostrato bloccando le piazze, occupando le stazioni, aggredendo le nostre Forze dell'ordine o semplicemente andandosi a sedere sul raccordo autostradale.
Concludo, quindi, dichiarando il voto favorevole del nostro gruppo, ricordando che noi siamo Fratelli d'Italia, saremo sempre dalla parte degli italiani per il bene dell'Italia che lavora e che rispetta le leggi e nessuno - e dico nessuno - riuscirà mai a spegnere la fiamma dell'amore e la voglia che abbiamo di fare bene per il nostro territorio .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2393: S. 1192 - "Misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie" .
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Come già preannunciato ai gruppi, ha chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori la deputata Marianna Ricciardi. Prego, deputata.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Ho chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori per ricordare James Senese, napoletano, figlio di un soldato afroamericano e di una donna del rione Sanità, cresciuto in un'Italia che non sapeva ancora guardare negli occhi chi era di colore diverso.
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). James ha preso quella ferita e l'ha trasformata in arte e denuncia sociale. Nessuno dimenticherà mai la sua critica alla una canzone che metteva a nudo la condizione di tanti figli della guerra, di colore nero, nati tra le bombe, cresciuti al cospetto del giudizio del vicinato. Senese lo diceva chiaro: è una canzone razzista, non fermatevi alla musica, ascoltate le parole.
James Senese è stato un grandissimo sassofonista, ha fatto parlare il suo strumento con una sonorità inconfondibile, come una voce che veniva dal basso, dai vicoli, dalle periferie, da chi non aveva voce se non quella che si perdeva di basso in basso, di balcone in balcone, dentro i vicoli dove la storia dei piccoli si svolge con un'ordinaria dimenticanza. E invece quella musica ha superato gli spazi stretti, è arrivata ovunque nel mondo.
La sua spinta creativa ha dato vita ai Napoli Centrale, un gruppo che ha inventato il , una lingua musicale capace di mescolare , , in una fusione con il dialetto napoletano, facendo di Napoli un ponte tra l'Africa e l'America, tra la rabbia e la speranza tipica di chi non tiene niente, citando quella poesia di musica e parole mescolate con maestria da Pino Daniele nella sua canzone , che Senese ha saputo rendere una pietra miliare della musica italiana grazie alle note del suo sassofono.
James Senese è stato un uomo che non si è mai piegato, né alle mode, né al potere. Parlava di emarginazione, di sfruttamento, di Sud, quando farlo non conveniva a nessuno e quando non lo faceva praticamente nessuno. A volte si divertiva ad essere scorbutico, ma aveva un cuore grande. Oggi perdiamo una voce autentica del panorama artistico, ma anche una lucida coscienza civile. Grazie a nome del MoVimento 5 Stelle e, in particolare, dei colleghi napoletani. Grazie, James, per ogni nota, per ogni esibizione, per ogni verità che hai portato sul palco. Il suono del tuo sassofono rimane con noi, un richiamo a non dimenticare, un invito a celebrare la complessità, un canto di libertà. Napoli non ti dimenticherà .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Una polmonite ha portato via James Senese, aveva 80 anni. Una delle personalità più originali del panorama musicale e artistico di Napoli. Nessuno può capire la sua potenza, la sua arte, senza comprendere e senza interrogarsi su cosa sia stata la Napoli del dopoguerra, la prima città in Europa a liberarsi dall'occupazione tedesca, ma anche una città profondamente legata agli Stati Uniti d'America, alla presenza americana che si è protratta per anni, il cui tessuto culturale, economico, democratico della città si è pienamente compenetrato.
Sì, perché la presenza della Sesta Flotta della NATO, che fece parlare e scrivere una grandissima autrice come la Ortese, raccontava di un mare che non bagnava Napoli, il porto non ancora turistico, ancora lontano da diventare crocevia di commerci, ma luogo dove si depositava una cultura che accompagnava la mescolanza musicale, che faceva risuonare , , insieme alle melodie dialettali che avevano fatto fiorire poeti assoluti, penso a Salvatore Di Giacomo.
James Senese è figlio anche fisicamente di quella Napoli americana. Il padre, un soldato della Carolina del Sud, che lo abbandona ad appena 2 anni; viene affidato al nonno e cresce nel quartiere di Miano, Napoli Nord, dove ha vissuto per tutta la vita, anche quando era diventato ricco e famoso. Una storia sicuramente di lotta, ma, soprattutto, una storia di autodeterminazione. È il padre spirituale del , il fondatore di Napoli Centrale in anni in cui tanti gruppi fiorivano dal cuore della città, il sassofonista amico e scopritore del grande Pino Daniele, animatore insieme a lui di un immenso concerto del 1981 a piazza Plebiscito, pochi mesi dopo il terremoto, assieme a Rino Zurzolo, Tullio De Piscopo, Tony Esposito e Joe Amoruso.
Li voglio ricordare tutti perché sono stati tutte stelle di un firmamento musicale che continua. Era una Napoli che inventava un nuovo linguaggio, una musica globale che incrociava tutti i suoni del Sud del mondo. Ecco, parafrasando forse il più bel disco di Pino Daniele, James Senese è sempre rimasto un nero a metà, ma d'altra parte, signor Presidente, lo siamo un po' tutti
PRESIDENTE. Consentite anche al sottoscritto, da napoletano, di associarmi al ricordo di James Senese, che rammento per averlo ascoltato dal vivo in Napoli Centrale; quindi grazie, grazie veramente a tutti, grazie
PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 1 dell'articolo 123- del Regolamento, la decisione in merito al seguente disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica: “Disposizioni in materia di circoscrizioni giudiziarie” (2646).
Alla luce del parere espresso nella seduta odierna dalla V Commissione (Bilancio) ed esaminato il predetto disegno di legge, la Presidenza comunica che lo stesso non reca disposizioni estranee al suo oggetto, come definito dall'articolo 123-, comma 1, del Regolamento.
A norma degli articoli 72, comma 1, e 123-, comma 1, del Regolamento, il disegno di legge è assegnato, in sede referente, alla II Commissione (Giustizia), con il parere delle Commissioni I, V e XI.
PRESIDENTE. Avverto che, secondo le intese intercorse fra i gruppi, lo svolgimento della discussione generale della proposta di legge n. 2313, recante disposizioni sulla redazione della Mappa della memoria, previsto per la seduta di venerdì 31 ottobre, è anticipato - ripeto, è anticipato - alla seduta di domani, giovedì 30 ottobre, che, secondo le medesime intese, avrà inizio alle ore 9,15, anziché alle ore 9,30.
Avverto altresì che nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per l'esame della proposta di legge n. 2313, recante disposizioni sulla redazione della Mappa della memoria .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo a nome del gruppo del Partito Democratico per ringraziare, anche in quest'Aula, Jacopo e Gaia, due agenti di Polizia del commissariato di Sant'Ippolito di Roma, che pochi giorni fa hanno salvato una bimba di 14 mesi che stava soffocando. Lo hanno fatto nell'ambito del loro lavoro, servendo lo Stato, garantendo la sicurezza sul territorio. E pensiamo che abbia fatto bene la Presidente del Consiglio a definirli eroi, perché chi indossa una divisa rischia la vita ogni giorno per garantire la sicurezza di tutte e tutti noi.
Sono eroi e meritano rispetto ogni giorno, non solo quando vengono ringraziati sui , e proprio per questa ragione noi ci teniamo in questa sede a ricordare al Governo che proprio su quel commissariato abbiamo presentato dal 2023 due interrogazioni, perché sta vivendo una situazione paradossale. È senza sede, come ha denunciato tante volte il presidente del IV municipio, Massimiliano Umberti. A via Achille Tedeschi, la nuova sede del commissariato, a pochi passi da una scuola chiusa, è stata colpita con atti vandalici, con un incendio, con occupazioni saltuarie.
Eppure, quando questo Governo si è insediato, c'erano 13 milioni di euro per l'apertura del nuovo commissariato. Ora, noi abbiamo presentato e chiesto al Governo di rispondere di questa scelta, del perché è stato definanziato quel commissariato, del perché le Forze dell'ordine, le Forze di Polizia, che sono ogni giorno in prima linea sul territorio, non ricevono dalla manovra quelli che sono gli strumenti e le risorse necessarie.
Ci aspettiamo che, dopo questo fatto, dopo questa ulteriore occasione per accendere una luce, un'attenzione nei confronti di quello che avviene in questo quadrante Est della capitale, un'area fondamentale per la quale ci deve essere un'attenzione anche da parte di istituzioni nazionali, finalmente si possa avere una risposta e quelle risorse possano essere restituite a quel territorio, e quelle donne e quegli uomini della Polizia del commissario di Sant'Ippolito possano tornare ad avere un commissariato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Prestipino. Ne ha facoltà.
PATRIZIA PRESTIPINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. La regione Lazio, di recente, ha stanziato 600.000 euro per un'operazione di contenimento su animali domestici rinselvatichiti: un eufemismo ipocrita, che camuffa l'atrocità dell'iniziativa che si abbatterà - anzi si è già abbattuta - su cavalli, capre, bovini e anche cani allo stato brado, che hanno l'unica colpa di trovarsi nel loro naturale. Su questo, io e la collega Evi abbiamo già presentato un'interrogazione.
Ma sapete, colleghi, non mi meraviglia questa destra al governo della regione Lazio, che è assente su tante questioni: è assente sul recupero della fauna selvatica ferita, di cui dovrebbe essere competente, e nella gestione degli animali selvatici presenti nei CRAS (Centri di recupero animali selvatici) e nei cosiddetti santuari. Penso alla , famosissima, dove, dopo l'ultimo sequestro giudiziario, solo Roma Capitale si è assunta la sua responsabilità nella gestione degli animali domestici presenti, mentre tutto il peso della fauna selvatica è sulle spalle dei volontari dell'ENPA, della LAV, della Lega nazionale del cane e dei bravissimi veterinari delle ASL competenti.
Allora, lasciatemi dire, da cittadina che ama gli animali e da parlamentare, voglio ringraziare, in questa sede, con tutto il cuore, i volontari, i medici e tutti gli operatori, che, in queste ore, con l'impegno costante e con la loro passione, combattono a favore del benessere animale
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Mentre qui dentro la vita scorre regolarmente, in regione Lombardia è stato stabilito che negli ospedali pubblici debbano esserci posti riservati ai solventi, cioè alle persone che, di tasca propria o mediante assicurazioni private, pagano per un posto letto all'interno di un ospedale pubblico. Questa cosa, che potrebbe vagamente avere un senso se ci fosse un'abbondanza di posti letto liberi negli ospedali, è assolutamente inaccettabile nel momento in cui ci sono persone che aspettano per giorni, per ore, buttate in barella, in pronto soccorso, in attesa che si liberi un posto letto per loro .
E se si lascia passare il principio che la priorità di assegnazione di un posto letto, la priorità di un ricovero dipende non dalla gravità della malattia, non dal tempo di attesa, ma dalla disponibilità a pagare per un posto letto, allora significa che abbiamo completamente tradito i principi dell'articolo 32 della Costituzione
Questa cosa non può avvenire nel silenzio delle istituzioni repubblicane, come la Camera dei deputati. Per questo, annuncio che, insieme al collega Andrea Quartini, abbiamo presentato un'interrogazione al Ministro della Salute, perché la trasformazione del Servizio sanitario nazionale in un sistema basato sul censo non potrà avvenire nel nostro silenzio
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Di Lauro. Ne ha facoltà.
CARMEN DI LAURO(M5S). Grazie, Presidente. Ha fatto il giro delle testate un dato che ci ha restituito l'Istat pochissimi giorni fa: il 2025 è stato l'anno nero delle nascite. Il nostro Paese sta registrando un vero e proprio picco negativo per quanto riguarda il calo demografico. Ecco, noi siamo un Paese che parla molto di maternità, ma che forse fa molto poco per renderla possibile e serena.
Gli scenari socio-economici e culturali sono cambiati, lo sappiamo, e l'età in cui le donne hanno un primo figlio si è spostata più avanti rispetto al passato. In questo scenario, credo sia fondamentale uno strumento: la crioconservazione degli ovociti. Crioconservare gli ovociti è un percorso sicuramente impegnativo da un punto di vista fisico e psicologico - lo so, perché l'ho affrontato in prima persona -, però una donna che, oggi, saggiamente, decide di intraprendere questo percorso si trova ad affrontare spese altissime: ogni ciclo arriva a costare tra i 3.000 e i 4.000 euro e non è detto che ad una donna basti un solo ciclo, quindi arriviamo a cifre davvero proibitive.
A luglio, ho depositato una proposta di legge per rendere la crioconservazione degli ovociti gratuita, cosa che, tra l'altro, avviene già in Francia, cosa che ha iniziato a fare anche la regione Puglia, riconoscendo un alle donne che hanno determinati requisiti.
Concludo facendo un appello a tutte le forze politiche, affinché possiamo sposare tutti insieme questa battaglia e il diritto alla preservazione della fertilità sia riconosciuto e garantito a tutte le donne
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Nel quasi totale silenzio di quest'Aula, siamo arrivati a 68 suicidi nelle carceri italiane solo quest'anno. L'età media è 40 anni. Solo nelle ultime settimane: Joseph, 29 anni; Rosaria, 62 anni; un ragazzo di cui non conosciamo le generalità, 52 anni; e poi 35 anni, in un altro carcere italiano; un ragazzo di soli 21 anni; 24 il successivo; 35; poi Elena, 26 anni; Flavio, 41; Daniela, 52. Non può dimenticarsi, chi governa, di quello che accade in carcere e non possiamo, noi che abbiamo, nelle nostre funzioni parlamentari, anche quella di visitare gli istituti penitenziari, non farlo, per andare a vedere le condizioni. Parlo spesso di carcere e, in uno degli ultimi incontri, ho avuto modo di udire le parole di Marco Sorbara, che è un ex assessore alla sanità in Valle d'Aosta, oggi consigliere regionale, detenuto e poi dichiarato innocente. Ha descritto cosa vuol dire stare in carcere per un innocente; sono parole che davvero fanno rabbrividire, sentire quel racconto e quello che ha vissuto la sua famiglia. Il 26 per cento di chi oggi è in carcere è ancora in attesa di giudizio.
Allora, non è necessario inventarsi nulla di nuovo, bisogna semplicemente cambiare il paradigma con cui guardiamo il carcere e il principio scritto nell'articolo 27 della Costituzione: la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. Ecco perché bisogna fare formazione lavoro e trattamentale ed ecco perché è esattamente il contrario della circolare che il Ministero ha diffuso nei giorni scorsi .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 507 - D'INIZIATIVA DEI SENATORI: VERDUCCI ed altri: Disposizioni sulla redazione della Mappa della memoria per la conoscenza dei campi di prigionia, di internamento e di concentramento in Italia, nonché sulla promozione dei viaggi nella storia e nella memoria presso i campi medesimi (Approvata dal Senato). (C. 2313)
: ROSCANI.













































































