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Giovedì 30 Ottobre 2025 ore 09:15
AULA, Seduta 556 - Proposta di legge Mappa della memoria
Resoconto stenografico
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Nella seduta odierna si è svolta la discussione sulle linee generali della proposta di legge: Disposizioni sulla redazione della Mappa della memoria per la conoscenza dei campi di prigionia, di internamento e di concentramento in Italia, nonché sulla promozione dei viaggi nella storia e nella memoria presso i campi medesimi (Approvata dal Senato) (C. 2313).
XIX LEGISLATURA
556^ SEDUTA PUBBLICA
Giovedì 30 ottobre 2025 - Ore 9,15
Discussione sulle linee generali della proposta di legge:
S. 507 - D'INIZIATIVA DEI SENATORI: VERDUCCI ed altri: Disposizioni sulla redazione della Mappa della memoria per la conoscenza dei campi di prigionia, di internamento e di concentramento in Italia, nonché sulla promozione dei viaggi nella storia e nella memoria presso i campi medesimi (Approvata dal Senato). (C. 2313)
Relatore: ROSCANI.
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Annunzio della presentazione di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissione in sede referente
- Sull'ordine dei lavori
- Proposta di legge: S. 507 - D'iniziativa dei senatori: Verducci ed altri: Disposizioni sulla redazione della Mappa della memoria per la conoscenza dei campi di prigionia, di internamento e di concentramento in Italia, nonché sulla promozione dei viaggi nella storia e nella memoria presso i campi medesimi (Approvata dal Senato) (A.C. 2313) (Discussione)
- S. 507 - D'INIZIATIVA DEI SENATORI: VERDUCCI ed altri: Disposizioni sulla redazione della Mappa della memoria per la conoscenza dei campi di prigionia, di internamento e di concentramento in Italia, nonché sulla promozione dei viaggi nella storia e nella memoria presso i campi medesimi (Approvata dal Senato).(C. 2313)
- Discussione sulle linee generali - A.C. 2313
- Repliche - A.C. 2313
- S. 507 - D'INIZIATIVA DEI SENATORI: VERDUCCI ed altri: Disposizioni sulla redazione della Mappa della memoria per la conoscenza dei campi di prigionia, di internamento e di concentramento in Italia, nonché sulla promozione dei viaggi nella storia e nella memoria presso i campi medesimi (Approvata dal Senato).(C. 2313)
- Sui lavori dell'Assemblea
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANNARITA PATRIARCA, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 93, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 29 ottobre 2025, ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla V Commissione (Bilancio):
«Conversione in legge del decreto-legge 29 ottobre 2025, n. 156, recante misure urgenti in materia economica» (2678) - exbis
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, intervengo, a nome del gruppo del Partito Democratico, per richiedere un'informativa urgente del Governo sulla gravissima situazione che si sta configurando, a seguito della reazione, di gravità inaudita, da parte del Governo ai legittimi pronunciamenti della Corte dei conti relativi al ponte sullo Stretto di Messina. È gravissimo. Ciò svela, getta la maschera della Presidente Meloni e del Ministro Salvini: l'obiettivo è di avere le mani libere, porsi al di sopra della legge, porsi al di sopra della Costituzione, porsi al di sopra dei fondamenti della nostra Costituzione e dell'equilibrio tra i poteri.
Questa vicenda richiama alcuni aspetti gravi, che abbiamo denunciato anche in quest'Aula nel di ieri: c'è un articolo 72 del codice degli appalti, che è stato palesemente violato, per il semplice fatto che non è pensabile, non è possibile, non è giusto che un'opera, che nasce e che viene assegnata in una gara prevista per 3 miliardi di euro, possa arrivare a 13 miliardi di euro e aumentare del 400 per cento, senza che intervengano altri fattori. Questa scelta è stata oggetto di tutta una serie di passaggi che andavano nella direzione di chiedere al Governo un chiarimento relativo al rispetto delle leggi: questo è il punto, ancora prima del ponte, ancora prima degli altri palesi rilievi che sono stati fatti nei confronti di questioni che riguardano non solo il Ministro Salvini e la Presidente Meloni, ma la sicurezza di tutti gli italiani. Infatti, quando parliamo degli aspetti sismici relativi al ponte, quando parliamo degli aspetti di sicurezza, dovremmo essere tutti preoccupati e attenti affinché le cose vengano fatte nel migliore dei modi, e questo a prescindere dall'essere a favore o contrari al Ponte, dal considerare o meno questa la priorità su cui investire tutte le risorse che il Governo sta sottraendo ad altri settori fondamentali e strategici per i rapporti e per il Paese. Quindi, non si tratta di una scelta politica. La scelta politica è quella del Governo di politicizzare questa questione.
Ci teniamo molto a segnalare un aspetto: nei documenti, che sono stati oggetto di discussione, anche politica, in quest'Aula, fino a oggi, dalla Corte dei conti era arrivato un invito a ritirare in autotutela un progetto che non tiene da un punto di vista del rispetto delle leggi. E, da questo punto di vista, se l'obiettivo del Governo, in queste ore, è quello di andare avanti e di riportare in Consiglio dei ministri lo stesso identico progetto, che è già stato bocciato, ponendo il tema di un'assunzione di responsabilità politica, anche di fronte al fatto di non rispettare le leggi, allora veramente stiamo arrivando a uno strappo gravissimo e senza precedenti.
Quindi, in queste ore sarebbe importante non utilizzare questo tema, così delicato, per avviare una campagna elettorale che evidentemente chi è al Governo vive già, perché è tutta una campagna elettorale contro qualcuno, contro un nemico, contro un avversario, contro i giudici, contro qualcun altro, solo con l'obiettivo di non parlare dei gravissimi problemi economici e sociali che mordono la vita delle persone, che rendono sempre più difficile fare la spesa, che rendono sempre più difficile pagare le bollette.
Il Governo non fa nulla per questo, però attacca la Corte dei conti, attacca i giudici, attacca chiunque voglia far rispettare le regole, chiunque voglia battersi per fermare una deriva che porta a considerare l'aver preso un voto come la possibilità di agire con un potere assoluto per i seguenti cinque anni, anche contro il rispetto di quelle regole di base che garantiscono la realizzazione delle opere in sicurezza, le infrastrutture, la concorrenza, tutti principi che vengono cancellati dalla scelta arbitraria di chi vuole decidere in questo modo.
Ecco, di fronte a tutto questo, noi pensiamo che sia fondamentale che questa discussione avvenga in quest'Aula. Il Parlamento non può assistere a un aspetto così indegno senza intervenire. Per questo, ci aspettiamo che il Governo, quanto prima, sia qui presente e risponda.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Credo sia sostanzialmente il minimo sindacale associarsi alla richiesta del collega Casu.
Abbiamo parlato più volte di questa opera fantascientifica, che è il ponte di Messina. Ci siamo più volte schierati contro, sostenendo che le risorse, visto che sono poche, invece che su opere così inutili, dannose e rischiose, sarebbe meglio investirle in altri contesti. Per esempio, mi vengono in mente tutte le infrastrutture siciliane per cui non sta funzionando niente da un punto di vista ferroviario, da un punto di vista stradale. Invece, si sta cercando di fare altre operazioni.
Mi viene in mente il nuovo ponte della Becca che da 125 anni aspetta di essere costruito e su cui domani faremo anche un'interpellanza urgente. Mi viene in mente quando ho definito Salvini, in maniera metaforica, il Lucignolo che giocava con il suo balocco, parlando del ponte dello Stretto, ma non si preoccupa dei treni che arrivano sempre in ritardo.
Quindi, più volte ci siamo schierati nel sostenere che questa fosse un'opera che non andava fatta. Ieri la Corte dei conti ha detto la stessa cosa che abbiamo detto noi, ha messo un punto, un punto chiaro: questa opera “non s'ha da fare”. Tuttavia, la reazione scomposta del Governo, arrogante, furiosa, io credo sia intollerabile, assolutamente. Ci sono degli equilibri, ci sono dei pesi e dei contrappesi: la magistratura, quello che dice deve essere rispettato ; invece questo Governo non fa altro che creare ostilità e nemici dappertutto.
Ecco, io credo che questa questione debba essere discussa in maniera seria, debbano essere prese in considerazione molte ipotesi. Fossi Salvini, io mi dimetterei dopo una figura cacina come questa, invece di attaccare continuamente chi rispetta i principi dei pesi e dei contrappesi in questo Stato. Ho finito, Presidente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso tema, la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Anche noi di Alleanza Verdi e Sinistra chiediamo che il Governo e nello specifico il Ministro Salvini vengano in Aula a informare il Parlamento su quanto sta accadendo intorno alla vicenda, per noi scandalosa, del ponte sullo Stretto.
Lo chiediamo perché quanto abbiamo visto accadere ieri ci ha davvero sorpresi e scossi. La Corte dei conti - un organismo che ha la finalità, dal punto di vista legislativo, sancita dall'ordinamento dello Stato, di controllare gli atti del Governo e delle amministrazioni centrali - ha dichiarato illegittima la delibera con cui si stanziano 13 miliardi e mezzo per il progetto sul ponte sullo Stretto.
Vedremo tra 30 giorni quali sono le motivazioni, ma sappiamo già - perché è stato oggetto di dibattito anche in quest'Aula - che quel progetto è vecchio di 25 anni, è inadeguato e che si è tentato di aggirare alcune norme europee relative alla tutela ambientale e alla tutela della concorrenza. Sappiamo anche che il piano economico che accompagna quel progetto del ponte contiene alcuni dati che sono quantomeno ottimistici sulla quantità di traffico destinata ad attraversare il ponte e, quindi, anche sul gettito derivante dal pagamento del pedaggio.
Quel progetto non sta in piedi: non l'ha detto solo AVS più e più volte in quest'Aula, ma lo hanno segnalato le associazioni, i tecnici, gli esperti di trasporti. Persino gli ingegneri hanno segnalato delle criticità enormi sul progetto di un ponte a campata unica in quel luogo, con quelle caratteristiche geomorfologiche.
Allora, di fronte al fatto che la Corte dei conti semplicemente analizza il progetto e dichiara inadeguata la delibera che lo approva, non è accettabile in nessun modo che la reazione del Governo sia quella di sostenere che la Corte dei conti abbia messo in campo uno sconfinamento di natura politica; che debba decidere il Governo e la Corte dei conti debba semplicemente seguire e venire meno al proprio ruolo di controllo, stabilito e sancito dalle norme dall'ordinamento. Non è accettabile in nessun modo che si metta in discussione l'equilibrio dei poteri, quei pesi e contrappesi che rendono la Repubblica un posto democratico, con delle procedure a garanzia di tutti gli interessi e a garanzia soprattutto del fatto che, da quest'Aula, non vengano sperperati fondi che sono di tutti gli italiani.
Ecco, il Governo non ha il potere di sperperare, con progetti che non stanno in piedi, 14 miliardi di risorse che vengono dal pagamento delle tasse dei cittadini e non ha il diritto di attaccare la Corte dei conti soltanto perché la Corte dei conti fa notare le incongruenze che ci sono nel progetto e respinge la delibera, com'è nel suo potere.
Chi vuole mettere in campo uno scontro fra poteri dello Stato troverà, da questa parte dell'Aula, una forte e netta opposizione, perché non permetteremo mai che l'equilibrio di quei poteri e la leale collaborazione fra diverse strutture e istituzioni dello Stato vengano meno, in nome di che cosa? Della possibilità del Governo di avviare una gigantesca, perpetua campagna elettorale e di avviare una gigantesca e perpetua spartizione di risorse, sostanzialmente di mettere a rischio anche l'equilibrio economico dei nostri conti e del nostro futuro.
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, n. 2313: Disposizioni sulla redazione della Mappa della memoria per la conoscenza dei campi di prigionia, di internamento e di concentramento in Italia, nonché sulla promozione dei viaggi nella storia e nella memoria presso i campi medesimi.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La VII Commissione (Cultura) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Fabio Roscani.
FABIO ROSCANI, . Grazie, Presidente. L'Assemblea avvia oggi l'esame della proposta di legge recante “Disposizioni sulla redazione della Mappa della memoria per la conoscenza dei campi di prigionia, di internamento e di concentramento in Italia, nonché sulla promozione dei viaggi nella storia e nella memoria presso i campi medesimi”.
La proposta è stata già approvata al Senato, il 19 marzo 2025. È stata poi, quindi, trasmessa alla Camera dei deputati, dove è stata esaminata in sede referente nella VII Commissione cultura, che ne ha concluso l'esame ieri, conferendo il mandato al relatore a riferire in senso favorevole all'Assemblea, senza apportare modifiche al testo proveniente dal Senato.
Venendo al contenuto della proposta di legge in esame, essa si compone di tre articoli. L'articolo 1, al comma 1, prevede la redazione della Mappa della memoria, attraverso la realizzazione di ricerche storiche, documentali e archivistiche, nonché di manifestazioni, convegni, mostre, pubblicazioni e percorsi di visita, al fine di promuovere la conoscenza e lo studio dei campi di prigionia, di internamento e di concentramento in Italia, con particolare riferimento a quelli operanti durante il periodo fascista compreso tra il 1922 e il 1945, nonché di preservarne sempre viva la memoria nelle future generazioni.
Il comma 2 della norma in commento stabilisce che per l'attuazione delle finalità espresse al comma 1 è autorizzata la spesa di 300.000 euro per l'anno 2025. Il comma 3 prevede che le risorse appena citate siano assegnate alla Struttura di missione anniversari nazionali ed eventi sportivi nazionali e internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.
L'articolo 2, al comma 1, prevede l'istituzione di un Fondo, con una dotazione di 1,2 milioni di euro per l'anno 2025, nello stato di previsione del Ministero dell'Istruzione e del merito, per promuovere e incentivare, nel rispetto dell'autonomia scolastica, i viaggi nella storia e nella memoria presso i campi di prigionia, di internamento e di concentramento in Italia.
L'articolo 3 è dedicato alle disposizioni finanziarie e specifica che agli oneri derivanti dall'attuazione degli articoli 1 e 2 sopra descritti, complessivamente pari a 1,5 milioni di euro per l'anno 2025, si provveda: quanto a 500.000 euro per l'anno 2025, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2025-2027, nell'ambito del programma Fondi di riserva e speciali della missione Fondi da ripartire dello stato di previsione del Ministero dell'Economia e delle finanze per l'anno 2025, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero medesimo; quanto a 1.000.000 di euro per l'anno 2025, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2025-2027, nell'ambito del programma Fondi di riserva e speciali della missione Fondi da ripartire dello stato di previsione del Ministero dell'Economia e delle finanze per l'anno 2025, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'Istruzione e del merito.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo: s'intende che vi abbia rinunziato.
È iscritto a parlare il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, relatore, rappresentante del Governo, oggi siamo in discussione generale per presentare e per affrontare anche nell'Aula di Montecitorio, anche in Parlamento, il disegno di legge n. 507, d'iniziativa del senatore Verducci e di altri senatori, che è composto di tre articoli e mira a promuovere la conoscenza e lo studio dei campi di prigionia, di internamento e di concentramento in Italia, anche nell'ottica di salvaguardare la memoria presso le future generazioni. Un disegno di legge molto importante, che il Senato ha già approvato. Vorrei usare le stesse parole che il senatore Verducci ha utilizzato in Senato per spiegare da dove nasce l'urgenza, l'importanza di questa iniziativa: “C'è una frase evocativa e molto forte di Calamandrei, che tutti noi conosciamo, ma che dovremmo continuamente tenere a mente, e trasmettere a voce alta alle nuove generazioni: se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate sulle montagne, nelle carceri, nei campi, dovunque è morto un italiano per riscattare la nostra libertà, perché è lì che è nata questa nostra Costituzione”. Ecco, è da qui, da questa frase che nasce l'ispirazione di questa legge, dall'esigenza di non fare inaridire mai, presso le nuove generazioni, la storia grande della nascita della nostra Repubblica. Da qui l'esigenza di avere anche una mappa fisica, storica, di questi luoghi, che in Italia sono tantissimi, molti di più di quelli che conosciamo. C'è una stima fatta da un progetto di ricerca, patrocinato, tra gli altri, dalla Fondazione Museo della Shoah, dall'Archivio centrale dello Stato e dalla regione Toscana: 135 campi di concentramento, 85 campi di lavoro, 109 campi di prigionia, 15 campi speciali della Repubblica di Salò, a cui vanno aggiunte 85 carceri, 566 località di internamento, 34 località di confino e 8 località di soggiorno obbligato. Con l'instaurazione del regime fascista questi luoghi erano il perno del sistema repressivo contro gli oppositori politici: posti insalubri, condizioni di prigionia difficilissime, ritmi lavorativi disumani, sovraffollamento, totale mancanza di igiene, continue vessazioni fisiche e psicologiche. Migliaia di italiani: la meglio gioventù che non si piegò al fascismo e non tornò mai da questi campi.
Ecco, noi pensiamo che avere una mappa di tutti questi luoghi sia fondamentale, che sia importante che questa legge sia stata sottoscritta da tutti i capigruppo del Senato, di maggioranza e di opposizione, perché la memoria deve unire, non deve dividere. La memoria deve nutrire il presente, deve garantirci, attraverso anche la capacità fisica di riconoscere quei luoghi dove si sono consumate le pagine più buie della nostra storia, del nostro passato, di illuminare il nostro futuro.
Noi dobbiamo farlo e dobbiamo farlo insieme come istituzioni, dobbiamo farlo con iniziative come questa iniziativa, che è stata presentata nel primo Giorno della memoria della legislatura e che rappresenta un segnale molto forte, anche nei confronti di quei venti di odio e di intolleranza che si stanno muovendo nel mondo e che si stanno muovendo nel nostro Paese e che devono essere fermati. Ma devono essere fermati da una capacità di essere uniti nel riconoscere ciò che è stato, di essere uniti nel riconoscere i luoghi di ciò che è stato. Io ho provato una forte emozione recandomi, insieme al gruppo del Partito Democratico, a vedere il campo di Fossoli, pochi mesi fa. Ecco, quella è una realtà che è stata custodita, recuperata, spiegata, in cui si vede cosa è stato, cosa ha significato essere presi, portati, costretti a stare in un luogo e, poi, messi su quei treni che partivano per i campi dello sterminio. Io credo che chi entri in quei luoghi poi esca con una consapevolezza diversa, cioè sul fatto che questa pagina così orrenda della nostra storia non sia avvenuta solo lontano da noi, sia arrivata a bussare fino alle porte delle nostre case, sia così vicina alla storia delle nostre famiglie, delle nostre comunità e delle nostre città. Ecco, noi dobbiamo far sì che tutti questi luoghi possano vivere di questa luce e possano aiutarci veramente ad aprire gli occhi, a tenere aperti gli occhi nei confronti del futuro, senza dimenticare le pagine più nere nella nostra storia. Per questo è una legge così importante, per questo speriamo che possa essere, quanto prima, approvata anche dalla Camera
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Barzotti. Ne ha facoltà.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. L'atto Camera su cui ci concentriamo oggi, e su cui si concentra la nostra discussione generale, proviene dal Senato, il primo firmatario è il collega Verducci, che ringrazio per la sensibilità e per aver portato un provvedimento che, evidentemente, in Commissione cultura sta trovando convergenza da parte di tutte le forze politiche. Si tratta dell'atto Camera n. 2313 e tratta proprio della Mappa della memoria per la conoscenza dei campi di prigionia, di internamento e di concentramento in Italia.
Sostanzialmente, questa legge che cosa si propone di fare? Abbiamo tre articoli, come ha illustrato il relatore. È una legge che si concentra sulla mappatura dei luoghi della memoria, in particolare concentrati sui luoghi che ricordano, rammentano fatti e orrori che si sono verificati nel periodo fascista, compreso tra il 1922 e il 1945.
Vuole, quindi, anche stanziare fondi proprio per suggerire, incentivare e promuovere gite o, meglio, viaggi della memoria, non “gite” come, invece, li ha chiamati la Ministra Roccella, con una superficialità e con una ignoranza devastante, perché, seppure i ragazzi trovano sicuramente nell'autonomia scolastica una dimensione di amicizia, di condivisione e di scoperta, è chiaro che, quando si va in luoghi di questo tipo, luoghi di ricordo, luoghi di devastazione, luoghi di tradimento dei valori della dignità umana, non si può, di certo, parlare di gite scolastiche. Si tratta, invece, di una catarsi, di un impegno che non solo le scuole, ma noi come sistema Paese promuoviamo proprio per andare a coltivare il ricordo, quello che senza la memoria non esiste.
È per questo che è importante questa proposta di legge, perché, se non si ricorda, il fatto si perde, l'orrore si perde, la guerra si perde. Ed è il motivo per cui anche nella nostra Costituzione - Costituzione antifascista - sono consolidati dei valori che, in assenza, troverebbero sicuramente terreno fertile, ancora oggi, all'interno del nostro ordinamento. Ancora adesso, episodi di revisionismo storico, qui, in Italia, ci sono, il clima d'odio che si percepisce nel Paese è sempre più grande: una proposta di legge come questa ci porta senza dubbio a capire che la memoria deve unire, la memoria deve attualizzare.
Questo tipo di viaggi deve insegnare ai ragazzi e alle ragazze quello che è effettivamente accaduto, ma non deve essere semplicemente un ricordo o qualcosa di labile che non ha senso, ma deve essere qualcosa da interiorizzare, che questi ragazzi devono comprendere nel profondo perché solo così si riuscirà ad avere qualcosa di diverso, una consapevolezza differente, il senso della storia reale e concreto e così il senso della memoria.
Ai sensi dell'articolo 2 viene istituito un fondo di 1,2 milioni di euro per l'anno 2025. È quindi sicuramente uno stanziamento importante che noi riconosciamo e che accogliamo con favore. Infine, l'articolo 3 reca disposizioni finanziarie.
Allora, onorevoli colleghi e colleghe, Presidente, noi pensiamo che questa proposta di legge non sia soltanto un atto culturale, ma deve essere proprio considerato un impegno della Repubblica a non abdicare al proprio dovere di memoria, perché troppo spesso le nuove generazioni rischiano di abituarsi all'idea che qualcosa non può più succedere. Dobbiamo far sì che la conoscenza sia viva, che la memoria si faccia azione, che la consapevolezza collettiva non si assopisca. La memoria dei diritti negati e la memoria delle atrocità compiute siano anche un fondamento per la tutela dei diritti di oggi. Non è sufficiente dire “mai più”: occorre che il “mai più” sia fondato sulla conoscenza storica, sull'esperienza concreta e sulla partecipazione educativa. Bisogna fare in modo che la Mappa della memoria diventi davvero uno strumento vivo e non un reperto museale, ma un qualcosa - un percorso, per esempio - che coinvolga comunità, famiglie e giovani e che lo renda parte della nostra identità democratica. Mai come oggi è importante - direi fondamentale - una legge che dichiari a gran voce agli italiani che cosa vuol dire ricordare, perché è così importante imparare dal passato e tramandare la storia e le storie di chi nel passato ha subito lo stupro del presente e anche del futuro.
La memoria va riconosciuta, sostenuta e tramandata. Perché? Perché dobbiamo ricordare che cosa è in grado di fare il potere quando si dissocia dalla dignità umana. Allora, basta alzare lo sguardo anche verso posti che non sono l'Italia. Penso, ad esempio, al Medio Oriente, dove non possiamo certamente voltare lo sguardo dall'altra parte, ma dobbiamo renderci conto dell'orrore più grande che ancora oggi è così tremendamente insopportabile, per quello che sta succedendo a Gaza e per quello che è successo in Cisgiordania. Nostri colleghi si sono recati, anche di recente, in Cisgiordania - penso alla collega Ascari e penso al collega Carotenuto - e hanno potuto ancora oggi attestare quanto l'orrore si concretizzi per la popolazione palestinese in quei luoghi. Noi ci siamo anche recati a Rafah lo scorso anno, abbiamo visto da subito quello che stava succedendo e l'abbiamo denunciato: un genocidio insopportabile, un genocidio disumano, un qualcosa che la storia avrà il dovere di tramandare. Noi avremo il dovere di tramandare. Purtroppo, questa società risponderà, questo Governo risponderà di quello che è accaduto e che tuttora sta accadendo. Quindi, è importante andare a focalizzarsi sul valore della memoria, sul valore del ricordo e sul valore di quello che significa non ripetere gli stessi sbagli e capire - capire! - quello che sta succedendo, riconoscerlo ed evitare che riaccada.
Quindi, sicuramente questa proposta ha il suo valore e noi la voteremo, nel corso dei lavori, e speriamo che diventi legge il prima possibile. Non possiamo non ricordare come si tratta proprio di una Mappa che può andare a ricostruire dei percorsi e dei luoghi perché solo una conoscenza storica critica permetterà veramente a tutti noi di essere liberi.
Io penso non soltanto ai luoghi che sono stati citati poco fa nell'intervento che mi ha preceduto, ma anche a luoghi come la casa di Anna Frank ad Amsterdam o il Memoriale di Caen in Francia. Sono luoghi che aiutano a conoscere e a capire e sono luoghi di catarsi collettiva che spero vengano anche ricostruiti all'interno o comunque indicati all'interno di queste Mappe, perché è chiaro che la conoscenza deve essere generale e più ampia possibile. Quindi, organizzare questi viaggi con un ordine e una logica serve assolutamente a tramandare un messaggio che sia il più completo possibile per attivare proprio i nostri concittadini giovani.
Riteniamo che tutti debbano sentirsi protagonisti di questo progetto: le scuole, le comunità locali, gli enti di ricerca e le associazioni dei deportati e delle vittime delle persecuzioni, perché la memoria è un patrimonio collettivo. Solo chi conosce il passato può difendere i valori costituzionali che da quel passato sono nati: la libertà, la pace, la dignità umana. Quanto è prezioso camminare nelle strade delle nostre città e trovarci davanti un portone, una pietra d'inciampo, una lapide che ricorda il sacrificio di partigiani morti per la nostra Repubblica.
Con questo testo si manda un messaggio forte e si offre alle future generazioni uno strumento per avere rispetto per l'umanità. L'umanità: questo valore così difficile da spiegare, ma così fondamentale per essere cittadini che non si voltano dall'altra parte e che capiscono il valore dei diritti e della nostra Repubblica .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, con questa legge il Parlamento, quindi in qualche modo lo Stato, si fa carico di una sorta di vuoto nella nostra storia pubblica e cioè della rimozione, durata molti decenni, dell'esperienza italiana dei campi di prigionia, di internamento e di concentramento. La proposta che discutiamo istituisce una mappatura nazionale di questi luoghi e destina risorse (300.000 euro per la Mappa e 1,2 milioni per i viaggi della memoria) a progetti di ricerca, archiviazione, percorsi di visita e attività educative rivolte alle scuole di ogni ordine e grado. È poco? Probabilmente non lo è, perché è il minimo indispensabile per dire che lo Stato riconosce, ricorda e insegna agli studenti e alle studentesse a farlo. Parliamo di luoghi disseminati un po' in tutta Italia, molti oggi dimenticati o conosciuti solo localmente: Fossoli, Bolzano, Campagna, Ventotene, la Risiera di San Sabba, luoghi in cui sono passati oppositori politici, ebrei, militari, uomini e donne perseguitati dal fascismo e considerati pericolosi per la sicurezza nazionale.
Questa legge ci dice una cosa semplice: la memoria di quei luoghi è parte integrante dell'identità democratica repubblicana e non può essere lasciata solo alla generosità delle associazioni o degli storici. Deve diventare responsabilità pubblica strutturale, programmata e politica.
Qui permettetemi di ricordare in modo molto rapido, ma doveroso, anche un luogo meno noto, che è anche un luogo della mia infanzia, di un piccolo paese vicino a quello in cui sono nata: il campo di internamento di Colfiorito in Umbria, un campo che noi chiamiamo le “casermette”, cioè sostanzialmente immobili riconvertiti durante il fascismo che ospitarono internati civili e militari stranieri, in particolare slavi e montenegrini, in condizioni dure, in una zona montana lontana dai centri, con spazi nati per altro e non per essere usati per la detenzione di esseri umani.
Non fu un episodio isolato né un'anomalia: fu una tessera della stessa rete concentrazionaria fascista. Proprio perché Colfiorito e le “casermette” sono un luogo poco conosciuto credo sia in qualche modo il caso perfetto per spiegare perché serva una Mappa nazionale: perché senza una cornice pubblica luoghi come quelli di Colfiorito restano storia locale quando invece sono storia d'Italia e del Paese.
Per capire fino in fondo la portata del provvedimento dobbiamo fare un passo indietro e guardare il quadro d'insieme. I campi in Italia non nascono per caso: già nell'Ottocento se ne fa uso in contesto bellico, ma è con le due guerre mondiali che il ricorso invece diventa sistematico. Bisognava detenere i soldati nemici e soprattutto quelle categorie di persone considerate pericolose per la sicurezza nazionale. Con il fascismo tutto questo si consolida e si allarga: le strutture vengono collocate in edifici abbandonati, lontani dai centri, spesso in luoghi dal clima rigido e insalubre, e le condizioni di prigionia sono difficili, fatte di malnutrizione, sovraffollamento, scarsa igiene, vessazioni fisiche e psicologiche di ogni tipo.
Con la Seconda guerra mondiale quel meccanismo viene riformulato, nasce e si consolida l'internamento civile come strumento amministrativo di prevenzione. Che cosa vuol dire? Vuol dire che non si internavano solo persone che avevano commesso reati o atti di spionaggio, ma si internava chiunque fosse ritenuto non allineato, potenzialmente sovversivo, socialmente scomodo. E ciò era possibile perché le norme erano generiche, elastiche, capaci di includere dall'emarginazione sociale fino ai reati politici. Uno strumento perfetto per intimidire e minacciare chi non si piegava al totalitarismo.
Per questo si struttura un vero e proprio apparato: viene creato l'Ufficio internati, diviso in due sezioni, italiani da una parte, stranieri e sospetti di spionaggio dall'altra, con elenchi conservati al casellario politico centrale. Già dal 1929, le prefetture avevano classificato le persone pericolosissime, quelle capaci di turbare l'ordine pubblico, perfino gli squilibrati mentali. Una categorizzazione che la dice lunga su come il regime intendesse il controllo sociale. E sulla base del grado di presunta pericolosità si decideva la destinazione: comune di internamento o uno dei 40 o 50 campi di concentramento italiani.
È importante dirlo in quest'Aula: il fascismo usò l'internamento anche contro gli oppositori politici italiani, spesso preferendolo al confino perché era più rapido nella procedura, e lo usò anche come strumento della politica antisemita, perché il 15 giugno 1940 Mussolini decide di internare gli ebrei stranieri appartenenti a Stati con politica razziale. La razza, dunque, viene prima del pericolo, è il cuore dell'antisemitismo di Stato, che forse troppo spesso abbiamo lasciato nell'ombra.
Con la Repubblica Sociale Italiana la macchina si fa ancora più brutale: con l'ordine di polizia del 30 novembre 1943, n. 5, si dispone l'allestimento dei campi provinciali per gli ebrei. Da lì parte la fase estrema, la collaborazione alla deportazione verso i campi di sterminio nazisti. Ecco perché i luoghi di transito italiani - Fossoli, Bolzano, Borgo San Dalmazzo, la Risiera di San Sabba - sono tragici simboli di un percorso di repressione e segregazione politica e razziale, di cui anche l'Italia è stata protagonista; non spettatrice dei crimini di Hitler, ma protagonista.
E tuttavia, invece dopo il 1945 che succede? Succede quello che questo provvedimento prova a sanare, perché prevale una rimozione. Nella narrazione pubblica scompaiono, o quasi, le leggi razziali, i crimini nelle colonie, i campi di internamento, la collaborazione italiana alla persecuzione e alla deportazione degli ebrei. Si ricostruisce, giustamente, il mito resistenziale, la Resistenza da cui nasce la nostra Costituzione, ma si lascia in ombra il sistema concentrazionario fascista e i crimini del regime. E così nasce uno dei vuoti di memoria più persistenti del dopoguerra.
Solo in tempi recenti, con progetti come “I campi fascisti: dalle guerre in Africa alla Repubblica di Salò”, si è ricostruito il dato numerico: parliamo di 135 campi di concentramento, circa 85 campi di lavoro, 109 campi di prigionia, 15 campi provinciali della Repubblica Sociale Italiana, 566 località di internamento, 34 località di confino. Numeri che da soli giustificano l'urgenza di una mappa pubblica e permanente. Ed è proprio mentre noi qui rimettiamo in fila i fatti e la storia che dal Governo sono arrivate parole che vanno nella direzione opposta.
Mi riferisco alle dichiarazioni della Ministra Roccella, che ha parlato delle visite e dei viaggi nei campi di concentramento come di “gite”, quasi fossero una pratica scolastica un po' ideologica, fatta solo per dire - questo ha sostenuto - che l'antisemitismo appartiene solo al fascismo. È un'affermazione doppiamente grave, perché banalizza l'esperienza dei sopravvissuti e perché presenta la storia come se fosse un'arma nella polemica politica del presente. Ecco perché la risposta della senatrice Liliana Segre è stata così netta. Quelle non sono gite, sono incontri con la verità, sono il modo con cui uno Stato democratico insegna ai propri figli e alle proprie figlie da dove viene e che cosa non si deve mai più ripetere.
E allora, colleghi, lasciatemi dirlo con chiarezza: se una Ministra chiama “gita” un viaggio di istruzione ad Auschwitz, è ancora più importante che il Parlamento approvi una legge che chiama quei luoghi con il loro nome: campi di prigionia, di internamento, di concentramento, che hanno portato il nostro Paese, nel cuore dell'Europa, a compiere alcuni dei più terribili crimini contro l'umanità.
Se nel dibattito pubblico si prova a ridurre la memoria a un'occasione ideologica, a un'occasione di polemica politica quotidiana, a una strumentalizzazione che serve sostanzialmente ed esclusivamente a cercare di indebolire l'autorevolezza di movimenti che per mesi in questo Paese si sono battuti contro un genocidio che si sta svolgendo oggi in Palestina e a Gaza, se il dibattito pubblico prova a mettere in campo questi piccoli mezzi per banalizzare e ridurre tutto a misera polemica, allora noi invece dobbiamo prendere la memoria e ampliarla, documentarla, radicarla nelle scuole.
Perché storia e memoria stanno insieme, e senza storia e senza memoria non c'è identità, e senza identità democratica non c'è futuro di libertà per questo Paese.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore. Si intende che vi abbia rinunciato.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo. Si intende che vi abbia rinunciato.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Ricordo che, come già comunicato nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo di mercoledì 29 ottobre, nella giornata di domani, venerdì 31 ottobre, la seduta avrà inizio alle ore 10, anziché alle ore 9,30.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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