PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
FRANCESCO BATTISTONI, legge il processo verbale della seduta del 27 ottobre 2025.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 75, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2423-A: “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico” e delle abbinate proposte di legge nn. 2271 e 2278.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per la discussione generale è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
I presidenti dei gruppi parlamentari Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle ne hanno chiesto l'ampliamento.
La VII Commissione (Cultura) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà dunque di intervenire il relatore, l'onorevole Rossano Sasso.
ROSSANO SASSO, Grazie, Presidente. L'Assemblea oggi avvia l'esame del disegno di legge recante disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico. Il disegno di legge, approvato dal Consiglio dei ministri, è stato presentato alla Camera e assegnato alla VII Commissione (Cultura), che ne ha avviato l'esame in Commissione il 17 giugno del 2025.
Dopo aver svolto un articolato ciclo di audizioni, la VII Commissione ha esaminato le circa 250 proposte emendative presentate, apportando al testo trasmesso dal Governo alcune modifiche. Il 5 novembre la Commissione infine ha dato conto dei pareri espressi dalle Commissioni competenti in sede consultiva, conferendo il mandato al relatore a riferire favorevolmente in Aula.
Venendo all'analisi del provvedimento, abbiamo l'articolo 1, il quale stabilisce, al primo comma, che le istituzioni scolastiche sono tenute a richiedere il consenso informato preventivo dei genitori o degli studenti, se maggiorenni, per la partecipazione a eventuali attività che riguardino temi attinenti all'ambito della sessualità, nonché ad acquisire tale consenso previa messa a disposizione, per opportuna visione, del materiale didattico che intendono utilizzare per le attività medesime, secondo le disposizioni dell'articolo in commento.
Il comma 2 dispone che “la partecipazione alle attività extracurriculari eventualmente previste dal Piano triennale dell'offerta formativa, che riguardino temi attinenti all'ambito della sessualità, richiede il consenso informato preventivo, in forma scritta, dei genitori (…), acquisito previa messa a disposizione, per opportuna visione, del materiale didattico che si intende utilizzare per le attività medesime. Il consenso informato preventivo deve essere chiesto entro il settimo giorno antecedente alla data prevista per lo svolgimento delle attività. La richiesta di consenso esplicita le finalità, gli obiettivi educativi e formativi, i contenuti, gli argomenti, i temi e le modalità di svolgimento delle attività di cui al primo periodo, oltre che l'eventuale presenza di esperti esterni o di rappresentanti di enti o di associazioni a vario titolo coinvolti”. Questi ultimi soggetti sono individuati nel rispetto del procedimento di cui al successivo articolo 2. La disposizione mantiene fermo, infine, che, “in caso di mancata adesione alle attività di cui al presente comma, gli studenti si astengano dalla frequenza”. Il comma 3 statuisce che “la partecipazione alle attività relative all'ampliamento dell'offerta formativa eventualmente previste dal Piano triennale dell'offerta formativa che riguardino temi attinenti all'ambito della sessualità richiede il consenso informato preventivo, in forma scritta, dei genitori (…), secondo le modalità di cui al comma 2”. La disposizione chiarisce, diversamente da quanto previsto dal precedente comma per le attività extracurriculari, che, “in caso di mancata adesione alle attività di cui al presente comma, l'istituzione scolastica garantisce, mediante i propri strumenti di flessibilità e di autonomia didattica e organizzativa, la fruizione di attività formative alternative, comunque comprese nel Piano dell'offerta formativa. L'istituzione scolastica comunica ai genitori, ovvero agli studenti, se maggiorenni, la natura delle attività formative alternative, unitamente alle altre informazioni di cui al comma 2, contestualmente alla richiesta di consenso per la partecipazione alle attività riguardanti temi attinenti all'ambito della sessualità”. Il comma 4 stabilisce che, durante lo svolgimento delle attività extracurriculari e di quelle relative all'ampliamento dell'offerta formativa che coinvolgono alunni o studenti di minore età, sia garantita la presenza di un docente. Il comma 5 prevede che, fermo restando quanto già previsto dalle indicazioni nazionali, le attività didattiche e progettuali nonché ogni altra eventuale attività aventi ad oggetto temi attinenti all'ambito della sessualità siano in ogni caso escluse per la scuola dell'infanzia, la scuola primaria (…).
L'articolo 2 contiene disposizioni in materia di coinvolgimento di soggetti esterni nello svolgimento delle attività scolastiche. In particolare, il comma 1 subordina il coinvolgimento di soggetti esterni nello svolgimento di attività formative curriculari ed extracurriculari alla deliberazione del collegio dei docenti e all'approvazione del consiglio di istituto.
L'articolo 3, infine, reca la clausola di invarianza finanziaria. Pertanto, dall'attuazione delle disposizioni del disegno di legge in parola non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e le amministrazioni competenti provvedono all'attuazione degli adempimenti ivi previsti con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
PRESIDENTE. Prendo atto che la rappresentante del Governo non intende intervenire.
È iscritta a parlare la deputata Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, mi dispiace per l'assenza del Ministro che è promotore di questo provvedimento e mi permetto, tramite lei, Presidente, di interloquire come se il Ministro fosse presente, pur ringraziando la Sottosegretaria Siracusano di essere qui a sostituirlo, perché la responsabilità chiara di questo provvedimento è tutta in capo a lui.
Questo provvedimento arriva in quest'Aula al termine di un lungo percorso in Commissione istruzione e cultura, che ha visto molte discussioni, soprattutto molte audizioni che, a un certo punto, addirittura, la maggioranza ha anche cercato di stoppare.
Nel corso di quegli incontri è emerso con chiarezza che l'educazione alla sessualità e all'affettività costituisce un dovere dello Stato, un diritto degli studenti e delle studentesse e un primario strumento di prevenzione della violenza contro le donne e delle discriminazioni, come del bullismo omofobico. Viviamo nell'era dei dati e la responsabilità di noi legislatori è quella di dare risposte ai bisogni dei cittadini attraverso norme che siano le più efficaci e appropriate.
Dunque abbiamo una grande quantità di dati, che ci presentano una realtà oggettiva, e poi abbiamo la loro interpretazione, oppure la loro strumentalizzazione per ideologia politica, che può portare a soluzioni diverse. E qui interviene la scelta politica. In questo Paese, ogni anno vengono uccise circa 110 donne dai propri ex compagni o compagni, mariti o ex mariti, fidanzati o ex fidanzati: persone alle quali hanno voluto bene, padri dei loro figli nella maggior parte dei casi. Si dovrebbe, dunque, intervenire su questa piaga sociale attraverso le azioni previste dalla Convenzione di Istanbul, sottoscritta da questo Paese e ratificata, che prevede prevenzione, protezione delle vittime e punizione del colpevole.
Eppure, in Italia, questo Governo soprattutto agisce esclusivamente sulla parte punitiva e tra 2 settimane saremo in quest'Aula ad approvare definitivamente il reato di femminicidio, così come voluto dalla Premier Meloni, che costituisce, sì, certo, un tassello culturale molto chiaro, riconoscendo la matrice di odio e di discriminazione culturale che sta alla base di un reato di questo tipo, cioè l'uccisione di una donna in quanto donna che manifesta una sua azione di libertà, ma che interviene quando lei ormai è morta, e che non agisce in alcun modo in termini di prevenzione.
Sì, perché il Governo si ostina a negare ogni azione educativa in chiave preventiva, che è invece quella primaria, ce lo hanno detto tutti. Ho l'onore di far parte della Commissione bicamerale sul femminicidio e la violenza di questo Parlamento, e tutti, tutti, tutti i soggetti auditi in questi 3 anni ci hanno detto che bisogna lavorare in termini di prevenzione. La prevenzione si fa con l'educazione, una cultura del rispetto della parità, della non discriminazione, di superamento degli stereotipi che stanno alla base del disequilibrio di potere nella nostra società e su cui si alimenta la violenza stessa.
Tutto questo, dunque, è preceduto dall'approvazione di un provvedimento, quello odierno, che ostacola nella formazione verso questa prevenzione; ostacola i nostri giovani, anziché formarli come i loro coetanei, dando loro la possibilità di saper gestire le relazioni affettive e sessuali per essere loro stessi più felici e capaci di gestire le proprie emozioni - possiamo dire? - prima ancora che per contrastare la violenza contro le donne e il bullismo.
Vengono lasciati soli, invece, a imparare tutto questo dal e dai , perché i dati, signore e signori, quelli che voi vi rifiutate di analizzare, ci dicono che gli adolescenti, ma soprattutto i preadolescenti, sono in balia degli strumenti digitali, dai quali apprendono una chiave di relazioni che è spesso abusante, predatoria, violenta.
Vi voglio leggere due dati della ricerca di che ci dice come ben il 20 per cento delle adolescenti condivide la propria e accetta di essere geolocalizzata con il proprio compagno; il 30 per cento delle ragazze pensa che gelosia sia amore e non possesso; il 91 per cento dei genitori - stiamo parlando di ricerche fatte da sul campo, ricerca-azione - pensa che fare educazione a scuola con esperti sia condivisibile e necessario; il 47 per cento degli adolescenti usa video per informarsi sulle relazioni.
Oggi voi volete negare l'evidenza, se pensate che, mettendo in discussione la credibilità, l'autorevolezza e la serietà del personale scolastico e della sua capacità anche di scegliere i soggetti professionisti spesso delle aziende sanitarie pubbliche o dei centri antiviolenza, di chi cioè è in prima linea tutti i giorni, e non fidandovi di quegli adulti professionalizzati perché spetta solo alle famiglie parlare di questo, non state solo ledendo il diritto di quei giovani ad avere un'istruzione pubblica uguale per tutti e libera dal condizionamento familiare, ma state anche rappresentando una realtà che non esiste.
La verità è che in 20 su 27 Paesi europei l'educazione sessuale è obbligatoria e che l'Italia è in compagnia di Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania nel non avere, invece, fatto questo passo. E oggi non solo non andate a colmare quel , ma state andando addirittura nella direzione opposta rispetto a quella; a quella che è una giusta educazione sessuale e affettiva come dovere dello Stato, ripeto, e diritto delle studentesse e degli studenti e uno strumento primario di prevenzione della violenza, da inserire nelle attività curricolari.
Se questa proposta di legge già nel suo testo originario andava, dunque, a ledere il rapporto equilibrato scuola-famiglia, con un tentativo di condizionare il ruolo pubblico della scuola attraverso quello privato della famiglia, se privava i ragazzi e le ragazze del godimento pieno del diritto a un'istruzione libera e incondizionata dalle proprie origini, se già privava i piccoli, i più piccoli, di un'informazione adeguata alla loro età come nella maggior parte dei Paesi europei, nell'ottobre scorso, all'improvviso, in sede di discussione del testo, arriva, come un fulmine a ciel sereno, un emendamento che addirittura vieta di parlare di sesso e di educazione sessuo-affettiva alle scuole secondarie di primo grado, quelle che una volta chiamavamo scuole medie.
Davvero, chiedo al Governo, non si è capito perché il mondo si è rivoltato in questo Paese, non certo la sinistra faziosa o le associazioni LGBTQ+, rispetto a questa assurda proposta? Famiglie, cittadine e cittadini, associazioni, insegnanti, educatori di ogni tipo, ordini professionali? Perché lei, Ministro, con questo provvedimento si assume una responsabilità gravissima, che è quella di nuocere ai giovani e alle giovani di questo Paese, ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze, a quei cittadini e a quelle cittadine che lei dovrebbe rappresentare e tutelare.
Dov'è il supremo interesse del minore, se lei vieta ai minori un'educazione pubblica doverosa che li possa preparare a farsi un pensiero critico, a costruirsi le competenze e le capacità relazionali per rapporti affettivi corretti e rispettosi nella loro vita? Lo sa, Ministro, che la maggior parte delle 110 donne uccise all'anno in questo Paese da persone che avevano amato sono madri? Lo sa che la maggior parte di quei figli hanno visto, vissuto, assistito alla violenza del padre sulla madre? E lei li vuole privare anche della possibilità di capire, di avere occasioni per uscire allo scoperto, per dirlo a qualcuno, magari con canali di interlocuzione come quelli scolastici, come ci ha detto Telefono Rosa?
Lo sa che la maggior parte di questi studenti, che vivono in queste famiglie, ha la scuola come unico strumento di salvezza? Salvezza per sé, il proprio futuro e, magari, anche per le proprie madri? Lo sa che, mentre lei impedisce a questi giovani e all'universalità dei ragazzi italiani di formarsi un'idea, loro lo fanno sul e sui ? Li ha visti i dati? Si è confrontato con i professionisti, quelli che ogni giorno lavorano con i giovani e le giovani, i docenti, i sanitari, gli psicologi? Si è confrontato con i giovani stessi? Lo sa quanto forte è la loro domanda di educazione sessuo-affettiva?
Lo sa quale effetto ha determinato, tra tutti i femminicidi, quello di Giulia Cecchettin, che domani conterà due anni? Sì che lo sa, perché lei stesso ha siglato un Protocollo per l'educazione antiviolenza nelle scuole con la Fondazione Cecchettin. E allora perché, in aperta contraddizione e incoerenza, oggi si vuole assumere questa responsabilità di abbandonarli alla cultura della sopraffazione del sui ? Quella abusante, violenta, predatoria, prevaricatrice.
Li ha visti i siti della violenza digitale? L'odio e la violenza, l'incitamento allo stupro, la diffusione delle immagini sessualmente esplicite? Possiamo chiudere gli occhi e dire che non ci riguarda, che se ne devono occupare le famiglie? Lei così viene meno, a mio avviso, a un suo preciso dovere formativo dei giovani italiani e delle giovani italiane che consenta loro di essere forti e preparati alle relazioni che costruiranno, alla consapevolezza delle malattie sessualmente trasmissibili, al rischio delle gravidanze precoci, al rispetto del corpo e dei sentimenti propri e altrui, al fatto che il possesso non è cura e all'accettazione che le relazioni possano anche finire senza che debba finire anche la vita delle donne. Questa è educazione alla cittadinanza, non solo la conoscenza della Costituzione. Costituzione che, tra l'altro, prevede - lo sappiamo - l'autonomia della scuola e la libertà di insegnamento.
Se, come spero, andrete a correggere l'infamia più grande introdotta da quell'emendamento che vieta di parlare di sessualità nella scuola media, con quel che rimane - e, cioè, il divieto comunque nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria e il consenso delle famiglie per le scuole superiori - avrete comunque fatto intraprendere a questo Paese la via opposta a quella dei Paesi europei più avanzati, dove l'educazione sessuale è obbligatoria; e, anziché colmare quella distanza, costringerete la società italiana alla retroguardia culturale violando, tra l'altro, gli stessi impegni internazionali che il nostro Paese ha assunto e ratificato, come la Convenzione di Istanbul, la CEDAW, l'OMS, l'UNESCO.
Mi sono chiesta perché questo Governo voglia passare alla storia come quello che ha portato la scuola italiana al passato. Eppure, le linee guida sono già state chiare in questo. Ma, in questo caso, perché si vuole passare alla storia come quelli che hanno impedito ai giovani e alle giovani italiane di formarsi una cultura e una competenza per assecondare le posizioni ideologiche di alcune, pochissime associazioni ultraconservatrici che perseguono il primato, se non l'esclusiva della famiglia, su questi temi?
Ma l'alleanza scuola-famiglia - e lo dico con la convinzione di chi fa insegnamento da tanti anni - si basa proprio sulla conoscenza reciproca, sulla condivisione e sulla collaborazione. Lo dicono i documenti che vengono firmati: il Piano dell'offerta formativa e i documenti di collaborazione tra scuola e famiglia.
Ma lo sapete che perfino il sinodo dei vescovi italiani vi ha sorpassati in curva su questo? Pensate, loro sanno vedere la società italiana meglio di voi per quelli che sono i bisogni veri della società italiana. E allora, vi leggo che cosa dice l'ultimo documento approvato solo il 25 ottobre scorso dalla terza Assemblea sinodale dei vescovi. A pagina 22 dice che “le Chiese locali, superando l'atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società” - guarda un po' - “si impegnino a promuovere il riconoscimento e l'accompagnamento delle persone omoaffettive e , così come dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana”. Perbacco, i vescovi non hanno paura di riconoscere la realtà. Voi, invece, agitate ancora il fantasma dopo tanti anni: scusate, non vi crede proprio più nessuno.
E ancora. Il documento dei vescovi dice che le Chiese locali - le Chiese locali! - devono avviare, “almeno a livello interdiocesano o di regione ecclesiastica, che valorizzino le buone prassi pastorali già in atto e che coordinino nuovi percorsi di formazione alle relazioni e alla corporeità-affettività-sessualità - anche tenendo conto dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere - soprattutto di preadolescenti, adolescenti e giovani e dei loro educatori”. Beh, scusate, andiamo tutti a lezione dai vescovi così poi, forse, possiamo portare nella scuola i vescovi a fare questi percorsi che si sono dati come obiettivo nel loro ultimo documento.
Allora, scusatemi, mi rivolgo ancora al Ministro che non c'è tramite, ovviamente, il Presidente della Camera. Mi chiedo, Ministro: ma lei sta facendo un provvedimento contro la Costituzione, ignorando il dovere dello Stato alla piena e libera educazione? Lo fa contro gli interessi dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze italiani, ledendo il loro diritto soggettivo universale alle competenze di una cittadinanza consapevole; umilia la scuola pubblica; ostacola le azioni di prevenzione della violenza sulle donne e del bullismo omofobico, reali e digitali; viola gli accordi internazionali. Si assume, insomma, tutte queste responsabilità non certo degne del suo mandato istituzionale, per cosa? Lei condanna un intero Paese all'analfabetismo relazionale e al perpetuarsi di comportamenti potenzialmente scorretti, violenti e discriminatori, come sono già oggi molti, perché? Non mi è chiaro, e nemmeno agli italiani e alle italiane, mi creda.
Ma a voi, invece, sono chiare le conseguenze nefaste di quelle mancate azioni educative? Certo, quello di oggi passerà alla cronaca come uno dei provvedimenti più bui della storia culturale delle istituzioni di questo Paese.
Io credo che serva, invece, coinvolgere nel processo educativo anche le famiglie, perché pure gli adulti esprimono forte la domanda di competenze: vogliono sapere come rispondere ai propri figli e ai propri studenti in modo corretto per non nuocere ed essere essi stessi costruttivi nei confronti delle persone in età evolutiva. C'è tanta ricerca su questo in Italia, ricerca e studio scientifico che sono mancati nel dibattito parlamentare, nella produzione di questa iniziativa di legge sicuramente. Sono stati del tutto ignorati e direi umiliati dall'accademia i diversi ordini professionali di cui dovremmo essere, invece, orgogliosi tutti. Ho sempre pensato che, come legislatori, ci dovremmo giovare di quelle competenze per fare le leggi migliori, non ignorarle per assecondare pregiudizi ideologici. Ai fantasmi del che agitate, ripeto, non crede più nessuno.
La scienza è stata strumentalmente tenuta lontana da questo dibattito parlamentare. Io, nel mio piccolo, da assessora della provincia autonoma di Trento, ho potuto offrire questa educazione nelle scuole di ogni ordine e grado del mio territorio con grande successo e soddisfazione di minori e adulti, perché la comunità educante tutta deve dialogare e confrontarsi con competenza su questo.
Consenso e controllo su abuso digitale e competenze servono a tutti. Noi dobbiamo tutelare l'interesse dei minori e il loro benessere. Il rispetto della scuola, Ministro, che ci spetterebbe e spetterebbe soprattutto a lei …
PRESIDENTE. Grazie, deputata Ferrari.
È iscritto a parlare l'onorevole Perissa. Ne ha facoltà.
MARCO PERISSA(FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario, ben trovata. Che dire, oggi siamo in discussione generale. Avviamo in questa settimana la discussione che poi porterà al voto del DDL sul consenso informato e risulta singolare, anche se purtroppo non fa venire da sorridere, la prosopopea della collega Ferrari che diventa un po' ridondante, diciamo, rispetto a quelli che sono i contenuti di questo disegno di legge.
Ma non c'è da aspettarsi nulla di diverso da un Partito Democratico che ha da sempre, dall'inizio di questa legislatura e dall'insediamento di questo Governo, preconfigurato piaghe inenarrabili per l'Italia e per gli italiani e tanto altro, e non c'è da aspettarsi che queste previsioni vengano smentite, anche quelle sul disegno di legge in questione, esattamente come sono state smentite tutte quelle che hanno visto il Partito Democratico teorizzare il crollo dei mercati, l'isolamento internazionale, la fame nel mondo e che, poi, invece, vedono un Governo che sta riportando l'Italia nella direzione corretta. Anche qui, sentendo la prosopopea della collega Ferrari, sembra che per effetto di questo disegno di legge i femminicidi schizzeranno alle stelle, le relazioni tra bambini e bambine impazziranno e le famiglie verranno relegate nelle buie celle di Castel Sant'Angelo ad aspettare che la muffa prenda il sopravvento sui propri organi.
Allora, di fronte a cotante menzogne, io ritengo sia necessario ripristinare anche un principio di verità a beneficio di chi ascolta, ma soprattutto anche a beneficio di chi partecipa a questo dibattito che, a volte, si sente anche leso nella sua intelligenza, prima ancora che nella sua etica, da certe affermazioni.
Che cosa stiamo facendo, Presidente? Stiamo semplicemente dicendo alle scuole italiane e ai loro dirigenti che per le attività che non rientrano nel obbligatorio e che riguardano i temi attinenti all'ambito della sessualità devono preventivamente, con documenti a corredo e con un tempo congruo, chiedere ai genitori di quei bambini se i bambini possono aderire a quell'attività.
Io non credo che in questo ci sia - come dice il Partito Democratico - un divieto. No, tutt'altro. Credo che ci sia semplicemente la necessità di … sei agitata, collega? Io sono stato venti minuti a sentire le bugie che ha detto lei.
PRESIDENTE. No, no, no colleghi.
MARCO PERISSA(FDI). Stiamo calmi.
PRESIDENTE. Onorevole Perissa…
MARCO PERISSA(FDI). Stiamo calmi perché si tratta anche di rispetto…
PRESIDENTE. Onorevole Perissa, la prego parli con me.
MARCO PERISSA(FDI). Ascoltare in silenzio.
PRESIDENTE. Parli con me.
MARCO PERISSA(FDI). Ci pensa lei però?
PRESIDENTE. Assolutamente, la prego.
MARCO PERISSA(FDI). Grazie mille, Presidente. Dicevo, questo non prevede alcuna forma di divieto, prevede semplicemente di restituire alla famiglia il suo ruolo, ma su questo ci torno dopo.
Stiamo anche, con questo disegno di legge, regolando la selezione degli esperti esterni, perché vorrei ricordare che stiamo parlando di attività extracurricolari e che non si svolgono sotto il precetto dell'obbligatorietà curricolare. Quindi, vorremmo anche dire alle scuole - come stiamo facendo - che nella selezione degli esperti esterni che affrontano determinati temi, il e la comprovata esperienza di quegli esperti nelle materie che vanno a trattare diventano un elemento anche di rassicurazione nei confronti delle famiglie che dovessero dare il consenso all'acquisizione di certi elementi formativi.
Ma noi ce lo siamo inventato questo precetto? Cioè che cosa stiamo dicendo con questo disegno di legge? Che nell'educazione, nell'istruzione, nella formazione dei nostri figli, anche all'interno di una comunità educante esiste una primazia che appartiene alla genitorialità e non al dirigente scolastico o al presidente dell'associazione privata appartenente all'Arcigay; semplicemente che c'è una titolarità genitoriale che dà il diritto-dovere ai genitori di scegliere le linee di indirizzo di educazione dei propri figli. Lo diciamo noi? No, lo dice la Costituzione italiana, che all'articolo 30 riconosce il diritto-dovere dei genitori ad istruire ed educare i figli. Ma lo dice anche la Dichiarazione universale dei diritti umani, che all'articolo 26 stabilisce che i genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione dei figli. Perciò, questo disegno di legge che cosa sta facendo? Nulla di particolarmente sovversivo, nulla di particolarmente eversivo: sta ribadendo un principio che è stato sancito tanto tempo fa all'interno di due atti normativi e di indirizzo - Dichiarazione universale dei diritti umani da una parte e Costituzione dall'altra - che hanno un altissimo rango legislativo e di indirizzo.
Questo principio che noi dobbiamo ribadire - adesso arrivo a spiegare perché siamo costretti a ribadirlo - è il primato dei genitori sull'educazione dei figli. Esiste una comunità educante di cui c'è tanto più bisogno quanto più la società iperaccelerata nella quale viviamo sottrae i genitori da questa responsabilità, portandoli al lavoro dalla mattina fino alla sera. C'è tanto bisogno di questa comunità educante, ma all'interno di questa comunità educante non bisogna mai e poi mai dimenticare che la prerogativa della potestà genitoriale, che implica al suo interno la scelta di indirizzo di educazione e formazione dei figli, spetta alla famiglia, così come definita dalla Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.
Perché dicevo si è reso necessario? Presidente, - direbbero i francesi -, perché siamo in Italia e purtroppo in Italia capita, già da anni, che tantissime famiglie abbiano denunciato, con un'alta distribuzione su tutto il territorio nazionale, di essere venuti a conoscenza del fatto che i propri figli siano stati in qualche modo esposti - per non dire sottoposti - a dei processi educativi sulla decostruzione dell'identità di genere, in maniera del tutto arbitraria da parte della scuola.
Allora si rende necessario perché? Perché esiste un'arroganza educativa da parte della sinistra, che non riconosce il principio di libertà secondo cui ci può essere una famiglia che liberamente sceglie di educare e crescere i propri figli secondo alcuni principi e un'altra che liberamente sceglie di educarli e formarli secondo principi differenti.
Questa libertà, quando si parla dei feticci della sinistra, non è consentita, non è più diversità, è errore.
E allora, di fronte a questa arroganza educativa, che diventa anche arroganza amministrativa, porto, uno su tutti, l'esempio di Roma Capitale che propone un corso di formazione obbligatorio per gli insegnanti delle scuole dell'infanzia sulla decostruzione - aspetti, che c'ha un nome - degli stereotipi di genere. Un corso di formazione obbligatorio per gli insegnanti dei bambini da 0 a 6 anni. Ecco, noi siamo in Italia e poiché succede questo, a noi il triste, mortificante compito di ribadire l'ovvio in termini di legge.
Qual è l'ovvio? È banale: i nostri figli non sono cavie da laboratorio su cui testare teorie prive di ogni fondamento, se non quello ideologico. Questo è quello che ribadisce questo disegno di legge. Ma diciamoci la verità: stiamo davvero negando qualcosa? No. Lo sappiamo noi e lo sa l'opposizione, mentono sapendo di mentire. Stiamo - come dicevo - soltanto dicendo ai dirigenti scolastici che possono proporre quello che vogliono, solo che saranno i genitori a decidere se i propri figli parteciperanno a quell'offerta formativa integrativa oppure no. E poi, vede, concludo con una riflessione perché pensavo che ci volesse un po' più di tempo perché diventassimo anche complici di femminicidio, poi la sinistra non capisce che, fortunatamente, gli italiani hanno una testa per pensare, quindi dopo averci tacciato di essere complici del genocidio di Gaza, oggi siamo anche complici di femminicidio. Il tempo stringe e vado a chiudere: non c'è nessuna relazione statistica fra l'educazione sessuale nelle scuole e la diminuzione dei reati di femminicidio. Lì si parla di personalità patologiche, narcisistiche che vanno prese per tempo facendo quello che ha fatto il Governo Meloni: rinforzando il decreto sul femminicidio, mettendo i fondi sulla prevenzione, inasprendo le pene e trattando chi compie quei reati come va trattato, come un essere immondo, ma stiamo parlando di un'altra storia.
Per concludere, sull'ideologia di genere: noi diciamo alle scuole di chiedere il permesso, la storia ci dirà se questo è un ulteriore feticcio della sinistra o una necessità delle famiglie italiane .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Oggi siamo qui a discutere un disegno di legge che si presenta come patto educativo tra scuola e famiglia, ma che in realtà rappresenta a tutti gli effetti un atto di censura al sistema scolastico italiano. Prevede il consenso scritto, preventivo, obbligatorio, reiterato per ogni attività che sfiori temi legati all'affettività e alla sessualità. È stata scritta per gli studenti e le studentesse, senza parlare con loro, senza confrontarsi con loro, senza ascoltarli.
Ed è per questo che in quest'Aula del Parlamento io, invece, voglio riportare la loro voce e le loro necessità. Per questo ringrazio la Rete degli Studenti medi e l'Unione degli Universitari i quali dicono: rivendichiamo, quindi, con forza la necessità impellente di istituire percorsi obbligatori di educazione sessuo-affettiva in tutte le scuole, vogliamo un'educazione portata avanti da esperti e che possa, davvero, dare il suo contributo per decostruire l'attuale modello patriarcale, educando le future generazioni al consenso, alla diversità e al rispetto. Non sanno più in che lingua dirvelo e i primi che dovrebbero studiare siete voi . Ma non lo fate, perché non ascoltate. Non ascoltate!
Allora, voglio ricordarvi - e partiamo dai fatti che ci consegna quotidianamente la cronaca sui giornali - il bisogno di introdurre percorsi di educazione affettiva e sessuale non più rinviabile: in Italia viene uccisa una donna ogni tre giorni; nel 2025 una ragazza su tre subisce violenza prima dei 18 anni; un ragazzo su cinque arriva a 16 anni senza aver mai sentito pronunciare la parola consenso da un insegnante; il 42 per cento degli adolescenti dichiara: gli adulti decidono tutto senza mai chiedermi cosa provo; il 68 per cento degli studenti LGBT ha dichiarato di aver subito episodi di bullismo a scuola; il 73 per cento ha riferito di non essersi sentito protetto dall'ambiente scolastico.
I dati Istat ci dicono che tra ansia, depressione, autolesionismo, bullismo e disturbi alimentari siamo di fronte a un'emergenza di salute pubblica senza precedenti tra gli adolescenti. Ed è qui che voglio ricordare Paolo che si è tolto la vita a 14 anni la sera prima del rientro a scuola, dove da anni subiva bullismo. E vorrei che pensaste, inoltre, a tutto ciò che è emerso sulle pagine come “Mia moglie” o “Phica”, dove migliaia di uomini condividevano foto e video di donne con commenti misogini e incitamenti alla violenza, addirittura all'incesto, oppure con i casi di, dove uomini creano immagini e video di donne nude, ricreate con l'intelligenza artificiale.
Abbiamo notizia, quasi ogni giorno, di stupri di gruppo, dove ragazzi giovanissimi hanno infierito su coetanei senza riconoscere di avere davanti una persona, un essere umano e non un oggetto da umiliare. Ci raccontano di bullismo, di violenza tra adolescenti, di ragazzi che non sanno che diffondere una foto intima senza consenso è reato, che insultare e isolare è già violenza. Ci raccontano di femminicidi sempre più precoci: ragazze e donne vittime di uomini, che conservano un'idea tossica dell'amore, dove il controllo viene scambiato per affetto, la gelosia per passione e il possesso per cura. Ma il controllo e la gelosia non sono amore, ma questo deve essere insegnato ai giovani, ma per farlo - lo ripeto - bisogna parlare con loro e dirgli che l'amore non ferisce, non limita, non controlla e che dire “ti amo” non significa sei mio, ma ti rispetto, voglio il tuo bene.
Un femminicidio, ma anche un atto di bullismo o di non nascono nel momento in cui vengono commessi, ma nascono in una storia familiare, in una cultura sociale in cui la violenza e la prevaricazione sono normali e un giovane non ha la possibilità di avere un'educazione alternativa e una visione alternativa. Pane e violenza non si mangiano solo in famiglia, ma anche nella società. Ed è per questo che quello che volete imporre è un passo indietro culturale e civile.
Facciamo degli esempi concreti. Immaginiamo una classe di scuola media, arriva l'esperta per parlare di consenso, di rispetto e di inclusività, alcuni ragazzi e ragazze restano in classe, altri, i cui genitori non sono d'accordo, escono dalla classe, ma questo vuol dire creare diversità, spaccature, divisioni . Ma vi rendete conto?
Nella scuola dell'infanzia, addirittura, per questo disegno di legge ogni tipo di dialogo è vietato. Io penso a una bambina che dice alla maestra: maestra, il mio compagno mi abbraccia, mi ha abbracciato, ma io non voglio e la maestra non potrà spiegare con parole semplici che se qualcuno non vuole un abbraccio, l'altro deve rispettare la sua volontà. Si chiama consenso e sono le basi - le basi - dell'educazione , mentre con voi passa tutto sotto silenzio.
Non tutti i ragazzi e le ragazze vivono in famiglie capaci di affrontare certi temi con serenità: alcuni crescono in ambienti dove parlare di sessualità e affettività è un tabù, altri dove ci sono separazioni conflittuali e i figli diventano come palline di e per loro la scuola è un'ancora di salvezza. Perciò è dalla scuola che deve partire un'educazione all'affettività e alla sessualità coinvolgendo i genitori; un percorso che insegni a litigare bene, a gestire i conflitti senza violenza, a trasformare la rabbia in parola, la frustrazione in ascolto, un cammino che aiuti i bambini e gli adolescenti a conoscere il proprio corpo che cambia, che cresce e che si trasforma, a comprenderlo con rispetto, senza paura né vergogna e che insegni il valore del consenso. Questo richiede insegnanti formati, genitori formati, capaci di riconoscere i segnali della violenza, dell'abuso, del disagio e di intervenire con competenza e sensibilità. Richiede la presenza stabile di psicologi scolastici, figure di ascolto per studenti e docenti, per prevenire ciò che troppo spesso viene ignorato fino a quando è troppo tardi. Negare questo spazio significa lasciarli soli, lasciarli soli completamente esposti ai messaggi distorti dei , alla pornografia come unica educazione alla cultura della violenza e della sopraffazione. E oggi quando non c'è la scuola, non c'è la famiglia, la prima educazione alla sessualità avviene sui cellulari, nelle , spesso prima dei dieci anni, senza alcun filtro e protezione. Le conseguenze le conosciamo e sono davanti agli occhi di tutti.
Perciò serve insegnare fin da piccoli un alfabeto gentile delle emozioni, un linguaggio che permetta di riconoscerle, di nominarle, di condividerle e di gestirle. Perché chi impara a riconoscere rabbia, gelosia, paura o rifiuto non ne diventa schiavo. Una scuola che deve chiedere il permesso per farlo non è libera, è una scuola che ha paura e quando la scuola ha paura cresce il silenzio e nel silenzio crescono le violenze, taciuti i sensi di colpa e la solitudine.
Questa legge riguarda il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie. State rendendo la possibilità di ricevere un'educazione affettiva e sessuale un privilegio solo per coloro che hanno genitori illuminati e probabilmente questi figli ne hanno meno bisogno, perché vengono già da famiglie consapevoli. Inoltre, state privando questa società del principale strumento che abbiamo per arginare la violenza . Rendetevene conto. Quello che state facendo è un errore, un errore gravissimo di cui pagheremo tutti le conseguenze, quei ragazzi e quelle ragazze che dite di voler proteggere, ma che in realtà state lasciando soli e non attrezzati, senza gli strumenti per affrontare vulnerabilità e difficoltà e queste, ricordatevi, non aspettano il consenso dei genitori per entrare nelle loro vite
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Latini. Ne ha facoltà.
GIORGIA LATINI(LEGA). Grazie, Presidente. Spero intanto di abbassare i toni degli interventi e fare un po' di chiarezza, perché non penso sia corretto, quando si parla di tematiche così importanti, strumentalizzare questo disegno di legge per propaganda politica, in quanto lo stesso propone un intervento di grande equilibrio e di profonda responsabilità. Questo intervento normativo è volto a rafforzare l'alleanza educativa tra scuola e famiglia, nel pieno rispetto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche e della libertà di insegnamento dei docenti. Purtroppo, negli ultimi anni, nelle scuole italiane si sono verificati degli episodi nei quali si sono svolte attività, anche extracurriculari, su temi sensibili come la sessualità, senza un adeguato coinvolgimento delle famiglie.
Questo ha generato nelle famiglie preoccupazione, smarrimento e talvolta anche un senso di esclusione da parte di quei genitori che desiderano, invece, essere una parte attiva e consapevole del percorso educativo dei propri figli.
Il provvedimento che oggi discutiamo non introduce alcuna forma di censura né limita l'autonomia didattica. Al contrario, afferma un principio di trasparenza, di partecipazione e di corresponsabilità. Si chiede semplicemente che, prima di svolgere attività che trattano argomenti legati alla sfera sessuale, le famiglie vengano informate in modo chiaro, completo e tempestivo e possano esprimere un consenso scritto e consapevole. È un principio di buon senso, di civiltà e di rispetto reciproco. Il patto educativo di corresponsabilità non è una formalità burocratica, ma è il cuore del rapporto tra scuola, studenti e genitori. Con questo intervento esso viene rafforzato, riaffermando il primato educativo della famiglia e valorizzando il ruolo della scuola come comunità che educa, non invece come un luogo di imposizione di modelli o di visioni ideologiche.
Si è fatto riferimento ai vescovi. Ricordo che qualcuno, qualche anno fa, ha definito l'ideologia come un pericolo per la nostra società e come un'ideologia che cancella le diversità tra uomo e donna, quindi cancella l'umanità. Quel qualcuno era Papa Francesco e, con tutto il rispetto di qualche vescovo, sinceramente noi vogliamo credere a queste parole.
Poi si è sentito parlare di violenza, ossia, se non si insegna l'educazione sessuale nella scuola dell'infanzia o alle elementari, si incita alla violenza. Voglio ricordare innanzitutto che il Ministro Valditara, appena si è insediato, ha proposto un protocollo d'intesa tra i Ministeri della Cultura e per la Famiglia proprio per far sì che queste tematiche siano sempre più presenti nell'ambito scolastico ed è presente anche nelle linee guida. Quindi, penso che fare questo - far sì che ci sia un consenso informato - sia un'iniziativa importante perché le linee guida già includono e potenziano contenuti che riguardano le relazioni, l'empatia e il rispetto reciproco. Invece, purtroppo, troppe volte si è assistito a tentativi di indottrinamento da parte di attivisti, anche di sinistra, che, con iniziative promosse senza il necessario consenso delle famiglie, poi, purtroppo, hanno avuto il risultato di confondere i nostri bambini e i nostri ragazzi.
La Lega ritiene che la scuola non debba essere terreno di scontro politico, ma un luogo di formazione equilibrata e fondata su valori condivisi e sul dialogo tra istituzioni e genitori.
L'articolo 1 del disegno di legge disciplina in modo puntuale il consenso informato, stabilendo la partecipazione alle attività curriculari ed extracurriculari su temi riguardanti la sessualità e richiede l'assenso preventivo delle famiglie o degli studenti maggiorenni. Questa è una scelta di trasparenza che consente di conoscere i contenuti, i materiali didattici e gli eventuali esperti coinvolti.
Invece, l'articolo 2 interviene sul tema del coinvolgimento dei soggetti esterni, introducendo criteri di selezione basati su competenza - era quello che poi dicevano i colleghi - e su criteri di professionalità e coerenza educativa. È un modo per tutelare la qualità della formazione e proteggere gli studenti da possibili interferenze di soggetti privi di titoli o mossi da intenti ideologici.
Infine, l'articolo 3 sancisce la clausola di invarianza finanziaria che si basa sulla riorganizzazione delle risorse già disponibili.
Questo disegno di legge non chiude la scuola, ma la apre al dialogo con le famiglie; non impone divieti, ma costruisce fiducia; non restringe la libertà, ma la rende condivisa e consapevole. Con questa norma la Lega e il Governo riaffermano che educare non significa sostituirsi ai genitori, ma camminare al loro fianco, nella convinzione che la scuola e la famiglia insieme rappresentino il primo e più solido presidio educativo del Paese .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, mi pare evidente che in questo dibattito si siano fatte tante affermazioni sbagliate su questo provvedimento e che ci sia un problema di punti di vista. La collega Latini, proprio ora, diceva che questo provvedimento non contiene divieti. Credo che possa fare questa affermazione perché pensa solo ai genitori degli studenti e delle studentesse, ma se per un attimo chiudesse gli occhi e si mettesse nei panni di una ragazza di 13 anni o di 14 anni che vuole sapere come evitare una gravidanza indesiderata o come si trasmettono le malattie sessualmente trasmissibili e alla quale il padre nega il consenso per partecipare ai progetti di educazione sessuale, ebbene, anche l'onorevole Latini vedrebbe che questo provvedimento contiene, eccome, in potenzialità divieti e censure a carico dei giovani e delle giovani italiane.
Questo provvedimento ci preoccupa, quindi, profondamente per la visione culturale che contiene, che è emersa anche dagli interventi qui in Aula, anche da quello dell'onorevole Perissa, perché non è un provvedimento classicamente conservatore: supera e sconfina oltre il conservatorismo per andare dritti nell'oscurantismo, nell'idea che l'istruzione non serva, che la scienza vada messa da parte e che il progresso non si costruisca attraverso l'educazione dei più giovani. Questo provvedimento, voluto dal Ministro Valditara, introduce, infatti, l'obbligo del consenso informato dei genitori per qualsiasi attività di educazione sessuale o affettiva nelle scuole. È un provvedimento che il Ministro ha giustificato dicendo di voler evitare derive ideologiche e tutelare il diritto dei genitori a scegliere come educare i propri figli. Ma, colleghi e colleghe, dietro queste parole, invece, si nasconde un'idea precisa e più inquietante: l'idea che la scuola non sia un luogo di libertà e di crescita, ma un luogo di sorveglianza, che la conoscenza sia pericolosa e che il corpo, l'affettività e la sessualità siano argomenti da censurare e non da comprendere e conoscere.
Questo, Presidente, non è un atto di prudenza: questo è un atto di propaganda politica oscurantista. È un atto politico che punta a negare ad alcuni ragazzi e alcune ragazze le informazioni che servono a crescere sani, liberi da un'idea tossica della sessualità e delle relazioni affettive, capaci di schivare i rischi del sesso non protetto e di una sessualità non consapevole. È una scelta ideologica che sfida anche la scienza, la salute pubblica e i diritti dei minori. E, come se non bastasse, il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha rincarato la dose, dichiarando - e cito testualmente - che l'educazione sessuale è competenza esclusiva “delle famiglie” e non dello Stato. Esclusiva delle famiglie! Come se la prevenzione della violenza degli uomini contro le donne, dell'omofobia e della transfobia non fosse una responsabilità pubblica. Come se la salute non fosse un bene collettivo di tutti e di tutte. Come se la scuola non dovesse contribuire a formare cittadini consapevoli, ma soltanto ripetere in silenzio ciò che si dice a casa. Che bisogno c'è di andare a scuola, se la scuola ti può negare conoscenze ulteriori rispetto a quelle che ti dà la tua famiglia? Eppure, in tutto questo dibattito, manca in effetti la voce che più dovrebbe essere presente, ossia quella del Ministro della Salute Orazio Schillaci. Il silenzio di questo Ministro è grave. È grave perché stiamo - lo ripeto - parlando di salute pubblica ed è grave perché la scienza ci dice chiaramente che l'educazione sessuale è una misura di prevenzione sanitaria e sociale. Ed è grave proprio perché il Ministero di Schillaci, attraverso le ASL, promuove da anni progetti di educazione alla salute sessuale e affettiva nelle scuole di ogni ordine e grado.
Vi do una notizia: anche in quelle regioni che sono governate da esponenti della Lega, lo stesso partito di cui fanno parte Valditara, l'onorevole Sasso e l'onorevole Latini. Eppure questo decreto - ed è bene che i cittadini lo sappiano - vieta espressamente, oltre al consenso informato, la realizzazione di progetti di educazione sessuale nelle scuole dell'infanzia, nelle primarie e nelle secondarie di primo grado. Non so se è chiaro: state vietando qualcosa che la regione Veneto fa da anni seguendo le linee guida dell'OMS. Qui siamo al Governo della destra contro altri Governi della destra, questa è l'irrazionalità totale che si manifesta in questo provvedimento.
Avete sentito bene, il provvedimento esclude proprio i più piccoli, le bambine e i bambini, gli alunni e le alunne delle scuole medie, cioè quelle fasce di età che sono più vulnerabili, più esposte, più bisognose di strumenti per capire e per proteggersi. È un divieto che contraddice la realtà, perché appunto, come ho detto, in tutte le ASL, da nord a sud, si svolgono questi progetti rivolti proprio a quelle fasce d'età.
Sono azioni insufficienti, è vero, perché non sono strutturali, come noi chiediamo da anni che divengano, ma sono il poco che esiste e che dovremmo tenerci stretto. E, invece, voi cancellate anche il poco che esiste.
Questi progetti nascono dalla collaborazione tra sanità e scuola, coinvolgono psicologi, educatori, ostetriche, medici, professionisti e da anni vengono valutati positivamente dalle famiglie e dagli insegnanti. Sono progetti che hanno permesso di affrontare temi delicati come il rispetto del corpo, il consenso, la prevenzione degli abusi, l'educazione all'affettività, la conoscenza dei propri limiti e delle proprie emozioni, e oggi, con un tratto di penna, il Ministro Valditara e questa maggioranza decidono di cancellarli, di vietare quindi, di fatto, una parte fondamentale del lavoro di prevenzione e tutela della salute. Perché, Sottosegretaria, lo voglio ricordare anche a lei, la salute sessuale e riproduttiva fa parte della salute degli esseri umani, di cui tutti dovremmo occuparci.
È, quindi, un atto gravissimo che calpesta l'esperienza di migliaia di operatori sanitari e docenti di questo Paese. E mi stupisco che tanti colleghi e colleghe della destra liberale possano oggi dare il proprio consenso a questo provvedimento ideologico, che è frutto solo della rincorsa estremista della Lega verso forme di destra sempre più oscurantiste e pericolose.
Questa mattina, al convegno promosso dall'ordine degli psicologi del Lazio (proprio qua accanto, in piazza Capranica), dove sarebbe stato bello vedere qualche esponente della maggioranza, sono stati presentati dati scientifici che nessun legislatore serio può permettersi di ignorare. Mi dispiace che non foste presenti, perché sarebbe stato utile anche per voi. Tanti studi, tra cui una meta-analisi condotta su 50.000 adolescenti di età compresa fra i 10 e i 19 anni in tutto il mondo (in Nord America, Europa e Asia), mostrano risultati inequivocabili dell'educazione sessuale strutturale a scuola. Li elenco: più 198 per cento di conoscenze corrette in ambito sessuale; più 68 per cento di autoefficacia nelle relazioni, con miglioramento del benessere emotivo (che, come sappiamo, è un grande problema delle giovani generazioni); meno 39 per cento di comportamenti sessuali a rischio; meno 92 per cento di gravidanze indesiderate nei programmi educativi di durata superiore a sei mesi; meno 24 per cento - e qui c'è la correlazione diretta con la violenza degli uomini contro le donne - di episodi di violenza sessuale. Sono dati pubblicati sul , confermati dall'OMS, dall'UNESCO, dalle linee guida internazionali di tutte le organizzazioni che si occupano di salute pubblica. Non sono opinioni e sono evidenze scientifiche.
Sono queste - le gravidanze indesiderate, le malattie sessualmente trasmissibili e la violenza sessuale - le piaghe che l'intelligenza del collega Perissa non vuole riconoscere. Sono queste le piaghe che ci fanno paura. E non lo diciamo soltanto noi e non lo dice nemmeno soltanto la comunità scientifica, perché, secondo un recente sondaggio dell'Istituto Piepoli, trasmesso da , l'80 per cento dei cittadini italiani è favorevole all'introduzione dell'educazione alla sessualità nelle scuole. Otto italiani su dieci.
E allora, Presidente, di cosa stiamo parlando? Questo non è un provvedimento prudente o che tutela le famiglie, è un provvedimento in aperto contrasto con l'opinione della stragrande maggioranza dei cittadini. Le famiglie, quelle che il Ministro dice di voler tutelare, chiedono al Ministro di fare esattamente il contrario di ciò che sta facendo. Perché le famiglie sanno che la conoscenza non fa male, che la consapevolezza non corrompe e che il rispetto si impara anche a scuola.
La verità, purtroppo, è che il Ministro non sta tutelando le famiglie ma una piccola minoranza di esse, le più conservatrici o, addirittura, le più fondamentaliste. E lo sta facendo a discapito dei diritti dei loro figli e delle loro figlie, a cui è giusto dare un'istruzione completa, pluralista, capace di formare persone libere e consapevoli in grado di scegliere da sé il proprio percorso culturale, emotivo e umano.
Quindi, colleghi, mentre la scienza ci mostra i risultati positivi dell'educazione sessuale, la realtà però ci mostra anche i danni della sua assenza. E diciamo che l'Italia, in quanto ad assenza, primeggia in Europa. In Italia, nel 2024, le donne uccise sono state 113, di cui 99 in ambito familiare o affettivo e 61 per mano delle persone che amavano, del o dell'. Negli ultimi dieci anni, oltre mille donne sono state uccise (una media di una ogni tre giorni) e non sarà nessun aumento di pena e nessun nuovo reato a fermare questi assassini, perché solo con la cultura possiamo fare prevenzione rispetto alla violenza di genere. Tra i più giovani, i dati sono probabilmente ancora più allarmanti: il 10,6 per cento delle ragazze italiane sotto i 26 anni ha subito violenze sessuali, in quasi l'80 per cento dei casi da conoscenti. Secondo l'Osservatorio Indifesa 2024 di , il 65 per cento dei giovani dichiara di aver subito una forma di violenza fisica o psicologica; la percentuale sale al 70 per cento per le ragazze e all'83 per cento per chi si definisce non binario.
Sul fronte dell'omofobia la situazione è altrettanto drammatica, perché nel 2024 si sono registrate oltre 3.600 aggressioni omotransfobiche in Italia; 3.600, anche se voi fate finta di non averne vista nemmeno una. E secondo una ricerca europea, il 91 per cento delle persone LGBTQI+ italiane (il doppio della media europea) percepisce, nella nostra società, un linguaggio omofobico diffuso.
Sono numeri che raccontano, Presidente, un Paese ferito, un Paese che ha bisogno di conoscenza, di rispetto, di educazione e non di silenzio. E allora mi chiedo e vi chiedo: come si può legiferare su una materia che riguarda la salute e la sicurezza dei giovani ignorando completamente la comunità scientifica? Come può un Ministro dell'Istruzione decidere che la scienza non serve e che bastano le paure ideologiche di pochi per cancellare anni di lavoro educativo e sanitario di tanti?
Una politica responsabile dovrebbe fare l'esatto contrario: legiferare partendo dai dati, dalle evidenze, dall'interesse pubblico. Ma la destra - lo sappiamo, lo abbiamo visto sul clima, lo abbiamo visto sui vaccini - ha paura della conoscenza e della scienza. La destra preferisce inseguire i fantasmi del .
Noi, però, abbiamo paura di altre cose: abbiamo paura di un Paese in cui la sessualità si impara da Internet, dai e dalla pornografia. Questo probabilmente, onorevole Sasso, a lei non fa paura ma a noi sì. Abbiamo paura di ragazze che non sanno come difendersi da un abuso, perché nessuna scuola glielo ha spiegato e forse non l'hanno appreso nemmeno in famiglia. Abbiamo paura di ragazzi che non sanno che il sesso senza consenso è uno stupro. Non lo sanno, come dimostrano tutte le statistiche, e sarebbe bene che qualche adulto di riferimento lo spiegasse loro a scuola, anche se i genitori non vogliono, perché nessun genitore ha il diritto di negare queste informazioni e questa educazione ai propri figli.
Abbiamo paura anche che i giovani GLBTQI+ restino soli, invisibili, bullizzati. Succede spesso, purtroppo, troppo spesso, che qualcuno apra una finestra e si butti dal balcone perché non ne può più dell'odio, della discriminazione e del bullismo che è costretto a subire. E abbiamo paura, soprattutto, che i diritti diventino concessioni subordinate alle opinioni dei genitori e che la libertà di sapere diventi un privilegio di lignaggio e non un diritto. Ma i bambini e le bambine non sono soltanto figli di una famiglia. Sì, lo sono, ma sono anche cittadini in crescita, portatori di diritti che lo Stato deve riconoscere e promuovere.
Lo dice la Costituzione, lo dice la legge e lo dice il diritto internazionale. La Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia riconosce a ogni minore il diritto all'educazione, alla salute e all'informazione, indipendentemente dalle convinzioni religiose o morali dei genitori. La Convenzione di Istanbul, quella contro la violenza sulle donne, che avete messo in un cassetto, stabilisce che la prevenzione passa anche e soprattutto dall'educazione sessuale. E la nostra Costituzione, visto che citate solo gli articoli che vi fanno comodo, all'articolo 3 impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l'eguaglianza.
Pensate alle donne, pensate a quell'articolo della Costituzione e capirete perché dobbiamo fare educazione contro gli stereotipi di genere, contro il machismo e il maschilismo, contro un'ideologia patriarcale che impedisce la liberazione e l'emancipazione delle ragazze. E all'articolo 32, ancora, riconosce la salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività. Questo decreto viola entrambi questi principi, perché toglie conoscenza e, con essa, salute e libertà.
Colleghi e colleghe, la scuola non deve diventare il campo di battaglia delle paure degli adulti; deve restare il laboratorio della libertà, il primo luogo dell'emancipazione, il luogo in cui si impara non solo a leggere e a scrivere, ma a conoscersi, a rispettarsi e ad amare senza ferire e senza essere feriti. Una scuola che educa alla libertà non è una minaccia per nessuno, lo sapete anche voi. È la garanzia che avremo cittadini migliori domani, più consapevoli, più empatici, più responsabili.
Per questo abbiamo presentato numerosi emendamenti a questo provvedimento, emendamenti che chiedono di reintegrare i percorsi di educazione alla salute e all'affettività, di rispettare il lavoro delle ASL e delle scuole, di riconoscere la base scientifica delle politiche educative. E speriamo sinceramente che nel corso della discussione parlamentare la maggioranza voglia correggere questa legge: va corretta, restituendole buonsenso, equilibrio, rispetto per i diritti delle ragazze e dei ragazzi tutti, senza discriminazioni, perché un Paese che educa alla libertà è un Paese che cresce.
Un Paese che educa al rispetto è un Paese che si emancipa. Un Paese che educa alla conoscenza è un Paese che sceglie la democrazia, dove tutti siamo uguali e tutti dobbiamo essere rispettati e rispettate. Signor Presidente, colleghi e colleghe, noi continueremo, dentro e fuori da quest'Aula: dentro quest'Aula con gli emendamenti, anche se sappiamo già che domani ci direte “parere negativo a tutti gli emendamenti” e che si alzerà un muro di gomma, perché nessuna risposta deve essere data alle nostre obiezioni.
Noi continueremo qui e fuori, soprattutto grazie a tantissimi uomini e tantissime donne che fanno il loro lavoro nelle scuole con passione, a difendere il diritto dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze, a crescere liberi e libere, consapevoli e uguali .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Morfino. Ne ha facoltà.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Oggi non discutiamo solo di un disegno di legge, oggi discutiamo di quale idea di scuola, di quale idea di Stato vogliamo costruire per il futuro del Paese. Questo provvedimento che la maggioranza porta in Aula oggi, il cosiddetto “consenso informato in ambito scolastico”, che già fa venire i brividi così, non è altro che il manifesto di una cultura politica, di un partito politico che non si fida dei docenti, che non si fida della scuola pubblica, che non si fida dell'autonomia scolastica e la delegittima.
È una cultura che guarda indietro, ci portate molto indietro, anni luce, e che considera l'educazione affettiva e sessuale non come uno strumento di crescita e di prevenzione, ma come un pericolo da arginare e da censurare. Eppure, vorrei ricordarvi, cari colleghi di maggioranza, che la scuola è un'istituzione che forma cittadini liberi, cittadini consapevoli, cittadini rispettosi di sé e degli altri . Questa è una legge di controllo, non è una legge di libertà. Oggi venite qui, in Aula, a raccontarci che volete rafforzare l'alleanza scuola-famiglia.
Ah sì? E come la volete rafforzare? Con divieti, con firme, con moduli precostruiti, con autorizzazioni preventive? Presidente, guardi, io già da genitore ho dovuto firmare ieri un modulo precostruito. Cioè, stiamo discutendo oggi di questa legge, che poi andrà in Senato, e io già ho dovuto firmare il consenso, perché il Ministro Valditara ha già inviato una nota e una circolare. Stiamo parlando di questo, questa forza politica è l'arroganza fatta persona.
In questo testo non c'è un'alleanza, c'è soltanto controllo. Per cui non è una collaborazione, cari colleghi, è un commissariamento della scuola pubblica , una precisa strategia politica del Governo Meloni di imporre un controllo ideologico, di zittire i docenti, che hanno la propria professionalità, e di limitare la libertà di insegnamento e di conoscenza degli studenti. Quindi, ogni volta che un docente vorrà affrontare un tema legato all'educazione affettiva e sessuale, cosa dovrà fare?
Dovrà far firmare il consenso ai genitori: una cosa aberrante ! Usate in questo testo un linguaggio vago, appositamente. Usate in questo testo un linguaggio costruito per spaventare, scoraggiare e non accettare il pensiero critico. Volete trasformare la scuola pubblica in un campo di sorveglianza morale. Ma chi siete voi per stabilire che la vostra moralità è superiore a quella degli altri? Dove ogni progetto educativo deve passare per il vaglio ideologico dei genitori. Dove il sapere è condizionato da un foglio di consenso.
Dove l'insegnante, per voi, non deve più educare, ma deve chiedere il permesso. È il ritorno, questo, a una scuola del sospetto, dove ciò che non si capisce, che voi non capite, si vieta; dove ciò che si teme, si nasconde sotto il tappeto. Come dicevo prima, il 20 ottobre, nella pagina del Ministero dell'Istruzione e del merito, il Ministro Valditara esordisce con una nota, un articolo, non si capisce ancora cosa sia, o forse è un avviso preventivo alle scuole con un messaggio subliminale chiaro: attenzione a cosa fate.
E in questo messaggio preventivo il Ministro afferma che la legge sul consenso informato ha piuttosto lo scopo di non creare confusione nei bambini. Beh, mi sa che la confusione in testa ce l'ha il Ministro, non ce l'hanno i bambini e nemmeno i docenti! E mi sa, caro Ministro, che così create una scuola a due velocità: una scuola per chi ha genitori dotati di pensiero critico, e quindi informati, e una scuola per chi vive in contesti dove parlare di affettività e di rispetto reciproco è ancora un tabù. Con questo testo state proprio creando questa frattura inaccettabile, create disuguaglianze e ampliate i divari educativi che violano gli articoli della Costituzione.
Esattamente, questo testo è un concentrato di incostituzionalità e ve lo spiego io. Uno: viola la libertà di insegnamento sancita dall'articolo 33; due: viola l'autonomia scolastica prevista negli articoli 117 e 118; tre: viola il diritto alla salute e all'informazione, garantiti nell'articolo 32. Infine, quattro: viola la funzione educativa delle famiglie definita nell'articolo 30, che tutela, sì, le famiglie, ma la famiglia non può avere il potere di veto sui programmi scolastici! È assurdo questo ! Infatti, il diritto - e dovere - dei genitori di educare i figli non significa il diritto di censurare la scuola pubblica, non significa dire: “Questo lo può imparare e questo no, questo lo può insegnare e questo no”! E poi un ragazzo non può crescere con meno diritti solo perché la sua famiglia e voi avete paura di due parole: affettività e sessuale .
E lei, Ministro, che oggi è assentissimo in Aula, sta sponsorizzando questo obbrobrio di provvedimento e non è degno di sedere comodamente su quella poltrona. Lo dice anche la Corte di cassazione che state sbagliando, con l'ordinanza n. 2656 del 2008: la scuola può e deve educare, anche se ciò non coincide con la convinzione dei genitori. Oltre alla Costituzione, studiate anche questo! La scuola pubblica non serve a confermare le convinzioni di ciascuno, serve a formare cittadini liberi e consapevoli. E se oggi limitate la libertà della scuola, domani limiterete anche la libertà dei cittadini. Questa legge tradisce anche i nostri impegni internazionali, vi informiamo anche su questo, bastava studiare un po'.
La Convenzione di Istanbul chiede agli Stati di inserire nei programmi scolastici materiali sull'uguaglianza di genere e sul rispetto reciproco. E invece voi cosa fate? Fate l'opposto, li cancellate. E lo dicono anche l'OMS e l'Unesco: l'educazione sessuale è parte del diritto all'istruzione e alla salute pubblica! È uno strumento per prevenire la violenza, gli abusi e per promuovere rispetto, parità e consapevolezza! Anche questo non lo sapevate.
Togliere questa conoscenza ai ragazzi significa negare loro la libertà, gli strumenti di libertà. È un insulto a chi ogni giorno lavora nelle scuole, nei centri antiviolenza per costruire rispetto e dignità. Voi siete un Governo che ha paura della conoscenza; il paradosso è che lo fate in nome della libertà educativa, ma quale libertà? Quando si impedisce a un bambino, a un ragazzo di conoscere se stesso e di rispettare l'altro, quella non è libertà, è paura che avete nella vostra testa. È la paura di una generazione libera, consapevole, capace di pensare con la propria testa. Volete soldatini che vi rispondano “Sissignore!” e non vi vergognate neppure a manifestarlo. E, allora, si torna indietro: niente educazione all'affettività, niente parità, niente discussione sul consenso, ma il silenzio. Il silenzio non educa, genera ignoranza e l'ignoranza è il terreno fertile per la violenza, sappiatelo !
Ma la scuola non è il pulpito del centrodestra, non è un'appendice della politica di Giorgia Meloni, è un'istituzione della Repubblica, laica, autonoma e pluralista, nata per formare cittadini liberi e non sudditi docili. E noi non permetteremo che venga piegata da una visione oscurantista, regressiva, patriarcale e bigotta .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, l'onorevole Sasso, ovviamente per il tempo residuo. Prego.
ROSSANO SASSO, Grazie, Presidente. Avevo previsto di non intervenire, ma di limitarmi ad un'analisi tecnica. Tuttavia, a fronte delle strumentalizzazioni alle quali ho assistito devo necessariamente replicare, riservandomi poi, anche nei prossimi giorni, di intervenire.
Facciamo chiarezza, Presidente: non vietiamo l'educazione sessuale, non la vietiamo, fosse solo per il fatto che è prevista dalle indicazioni nazionali e, dal punto di vista normativo, non c'è alcun provvedimento legislativo che cancelli le indicazioni nazionali. Anzi aggiungo - e lo dico, per suo tramite, ai colleghi che, in questo periodo, dopo tre anni di legislatura, si stanno occupando di scuola - che, da ex insegnante ed educatore, sono favorevole all'educazione sessuale, sono favorevole a quanto previsto dalle indicazioni nazionali, sono favorevole a che in classe - l'ho fatto anch'io - si possa parlare con adolescenti di gravidanze indesiderate, di malattie sessualmente trasmissibili, di educazione all'affettività e al rispetto. Questo, Presidente, i nostri insegnanti già lo fanno! Sono i miei colleghi - per suo tramite, glielo dico - che, se hanno necessità di attivisti ideologizzati, privi di competenze pedagogiche per poter fare educazione all'affettività ai nostri ragazzi, sono loro che dubitano delle competenze e delle qualità dei nostri insegnanti.
Ho sentito delle cose assurde oggi. L'educazione all'affettività, alla sessualità si fa e si continuerà a fare, anzi al Ministro Valditara va riconosciuto l'impegno di aver rafforzato questo tipo di attività didattica e pedagogica. Quello che noi vietiamo sono le distorsioni ideologiche, è la deriva che abbiamo visto nelle nostre classi e nelle nostre scuole con attivisti privi di competenze - glielo dicevo prima -, pornoattori, . Sarebbe questa la missione educativa voluta dai colleghi della sinistra? Noi diciamo di no, per questo ho replicato a tutte le strumentalizzazioni alle quali ho dovuto assistere.
L'educazione al rispetto ha una nuova linfa nelle indicazioni nazionali e nelle linee guida sull'educazione civica, garantendo che siano trattate in tutte le scuole in modo uniforme e completo e non a seconda della sensibilità di questo o di quell'insegnante. E questo è successo a differenza del passato, dove ci sono stati Ministri del PD e del MoVimento 5 Stelle, mai nessuno ci aveva pensato prima.
Allo stesso modo, le nuove indicazioni nazionali contengono una declinazione più chiara per i temi della sessualità, collegata agli aspetti scientifici e riproduttivi, che finora sono stati oggetto di iniziative diciamo “estemporanee” da parte di alcune scuole, peraltro senza che vi fosse una sufficiente consapevolezza da parte delle famiglie.
Tutti questi temi, a differenza del passato, saranno oggetto di formazione curriculare, dunque obbligatoria, in sostituzione di un approccio disomogeneo da parte delle scuole. In questo quadro, alla luce del definitivo ampliamento, fino all'educazione alle relazioni, all'empatia e all'affetto, per effetto delle nuove indicazioni nazionali e delle linee guida dell'educazione civica, è del tutto strumentale parlare di divieti.
Il disegno di legge contiene una semplice clausola di salvaguardia, che è di ovvia comprensione: ciò che non è contenuto nei programmi non è più consentito, soprattutto se parliamo di bambini di sei anni. Quindi, Presidente, per suo tramite, approfitto di questa occasione, degli ultimi secondi, per dire che, proprio per fare ulteriore chiarezza e per non cedere alle strumentalizzazioni, abbiamo provveduto a togliere il divieto esplicito di fare questo tipo di attività alla scuola secondaria di primo grado …
PRESIDENTE. Per favore, colleghi.
ROSSANO SASSO, . …Perché è previsto dalle indicazioni nazionali, affinché - Presidente, per suo tramite, lo dico ai colleghi - la smettono di avere un approccio strumentale e cerchino di affrontare seriamente un problema nell'interesse di tutti. Io capisco che, per chi in Commissione è venuto a dirci che i bambini non sono dei genitori, ma è lo Stato che deve pensare alla loro educazione, capisco che per alcuni colleghi che si sono rivolti ad associazioni di famiglie è stato detto loro: “o va bene così, oppure ritirate i figli da scuola”, però spero che il dibattito possa proseguire in maniera più serena e razionale…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sasso.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo, che si riserva.
PRESIDENTE. Avverto che, a norma dell'articolo 40, comma 1, del Regolamento, prima dell'inizio della discussione, sono state presentate le questioni pregiudiziali di costituzionalità Orrico ed altri n. 1, Manzi ed altri n. 2 e Magi ed altri n. 3 e la questione pregiudiziale di merito Piccolotti ed altri n. 1, che saranno esaminate e poste in votazione prima di passare all'esame degli articoli del provvedimento.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Prima di proseguire con l'ordine del giorno, sospendo brevemente la seduta per cinque minuti.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge n. 1042-A: “Modifica all'articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e altre disposizioni in materia di assistenza sanitaria in favore dei cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, residenti in Paesi che non appartengono all'Unione europea e non aderiscono all'Associazione europea di libero scambio” e delle abbinate proposte di legge nn. 1415 e 1998.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La XII Commissione (Affari sociali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Luciano Ciocchetti.
LUCIANO CIOCCHETTI, Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, la proposta di legge di cui l'Assemblea avvia oggi l'esame è volta a garantire il diritto all'assistenza sanitaria italiana ai nostri connazionali residenti all'estero e regolarmente iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, cosiddetta AIRE, previo il pagamento di un contributo su base annua per poter usufruire delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale.
Ricordo che il dato comune a tutti i cittadini italiani che trasferiscono la propria residenza all'estero è che essi devono iscriversi all'AIRE, istituita con legge 27 ottobre 1988, n. 470, entro e non oltre 12 mesi dal trasferimento.
Ad oggi, si riscontra una disparità di trattamento tra gli iscritti all'AIRE, a seconda che essi risiedano in Paesi dell'Unione europea e in Stati aderenti all'Associazione europea di libero scambio (EFTA), per i quali si mantiene la copertura sanitaria in Italia, ovvero in Paesi terzi, per i quali non sempre esiste una convenzione sanitaria stipulata con l'Italia.
L'attuale normativa in vigore, di cui al decreto del Ministro della Salute del 1° febbraio 1996, prevede che, in caso di rientro sanitario in Italia, il cittadino residente in Paesi extra-UE e non aderenti all'EFTA con lo di emigrato o titolare di pensione corrisposta da enti previdenziali italiani, non avente una copertura assicurativa, abbia diritto gratuitamente alle prestazioni ospedaliere urgenti fino a un periodo massimo di 90 giorni. Tuttavia, il mancato possesso della tessera sanitaria, che certifica l'iscrizione del cittadino nell'Anagrafe nazionale sanitaria, rende la gestione operativa farraginosa per tutti gli ambiti della sanità nazionale.
Considerato, quindi, che la normativa attualmente in vigore, con la quale sostanzialmente si determina la perdita del diritto all'assistenza sanitaria per coloro che risiedono in un Paese extra-UE e non aderente all'EFTA, costituisce un vero e proprio disincentivo all'iscrizione all'AIRE, la proposta di legge in discussione rappresenta un'opportunità rilevante per tutti i cittadini italiani regolarmente iscritti all'AIRE, garantendo loro una continuità nella fruizione dell'assistenza sanitaria italiana.
Nel corso dell'esame del provvedimento presso la XII Commissione (Affari sociali) della proposta di legge n. 1042-A, di cui è primo firmatario il collega Andrea Di Giuseppe, adottata come testo base, sono state abbinate due proposte di legge vertenti sulla stessa materia, presentate rispettivamente dal collega Di Sanzo (A.C. 1415) e dalla collega Onori (A.C. 1998). Si tratta, quindi, di un tema considerato rilevante a livello trasversale tra i gruppi parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione.
In sede referente sono state approvate dalla XII Commissione alcune proposte emendative, volte a modificare il testo rispetto alla versione originaria della proposta di legge, circoscrivendo la disciplina ivi prevista, per le ragioni anzidette, ai cittadini iscritti all'AIRE che risiedono in Paesi non facenti parte dell'Unione europea e non aderenti all'EFTA.
Ai sensi dell'articolo 1 del testo oggi in discussione, viene novellata la legge n. 833 del 1978, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, attraverso l'inserimento di una disposizione volta a prevedere che i cittadini iscritti all'AIRE, residenti nei suddetti Paesi, vengano iscritti presso l'azienda sanitaria locale presente nel territorio, che raccoglie le loro schede individuali, o, in alternativa, presso l'azienda sanitaria locale competente per il domicilio di soggiorno.
Si precisa che il rilascio della tessera sanitaria nazionale, valida sul territorio italiano, nei confronti degli utenti in oggetto, sia subordinato al versamento del contributo che il successivo articolo 2 quantifica in 2.000 euro annui, non frazionabili. Evidenzio che tale quantificazione è stata determinata sulla base della spesaannuale che lo Stato italiano programma per la fruizione, da parte di ogni cittadino italiano, delle prestazioni sanitarie offerte dal Servizio sanitario nazionale. In particolare, la spesa programmata annualmente dallo Stato è calcolata secondo il criterio dei costi standard, di cui agli articoli 26 e 27 del decreto legislativo n. 68 del 2011, applicando a tutte le regioni italiane la spesa rilevata nelle regioni che per l'anno 2023 è pari circa a 2.000 euro. Si tratta quindi di un valore medio, la cui congruità è stata accertata dalla Commissione bilancio che, sul provvedimento in esame, ha acquisito una relazione tecnica.
In accoglimento di una condizione posta nel parere della Commissione bilancio, all'articolo 2 è stato approvato un emendamento ai sensi del quale con decreto del Ministro della Salute, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle finanze, l'ammontare del predetto contributo può essere adeguato annualmente tenendo conto dell'attività di monitoraggio, di cui si dirà tra poco, e della variazione, accertata dall'Istat, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi nell'anno precedente.
Sempre all'articolo 2, si prevede che il mancato versamento del contributo comporti la messa in mora dell'utente e la conseguente sospensione dell'accesso alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale. In tal caso, l'accoglimento di una nuova richiesta di accesso alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale è subordinato al versamento dei contributi dovuti per il periodo intercorrente tra la sospensione e la nuova richiesta di accesso, maggiorati degli interessi legali. Inoltre, si prevede l'esonero dal versamento del contributo per i cittadini minorenni iscritti all'AIRE, residenti nei Paesi individuati dalla norma, nel caso in cui almeno un genitore o il tutore legale abbia richiesto il rilascio della tessera sanitaria. Viene poi precisato che il contributo debba essere versato dai soggetti interessati mediante gli strumenti di pagamento previsti dall'articolo 5 del decreto legislativo n. 82 del 2005 (codice dell'amministrazione digitale), disciplinante i pagamenti con modalità informatiche.
L'articolo 3, quindi, reca le disposizioni finanziarie, mentre l'articolo 4 detta le disposizioni finali. In particolare, esso rimette a un decreto del Ministro della Salute, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle finanze, l'individuazione delle modalità attuative per l'accesso alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale dei cittadini regolarmente iscritti all'AIRE residenti in Paesi extra-UE e non aderenti all'EFTA, nonché la definizione degli aspetti relativi al procedimento amministrativo correlato e all'attività di monitoraggio degli effetti derivanti dalla legge in esame.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, che si riserva.
È iscritto a parlare l'onorevole Milani. Ne ha facoltà.
MASSIMO MILANI(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, intervengo oggi in Aula in merito al provvedimento in esame, che porta la prima firma del collega Di Giuseppe, in tema di assistenza sanitaria per i nostri concittadini residenti all'estero. La presente proposta prende spunto dal diritto alla tutela della salute previsto dalla Carta costituzionale che, all'articolo 32, prevede espressamente: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.
L'obiettivo della presente proposta di legge è quello, quindi, di garantire il mantenimento del diritto all'assistenza sanitaria italiana anche per i nostri connazionali residenti all'estero e regolarmente iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, appunto, la cosiddetta AIRE, previo il pagamento di un contributo su base annua per poter usufruire di questo servizio. Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, precisamente nella Missione 6 relativa alla salute, si è fatto espresso riferimento alla revisione e all'aggiornamento dell'assetto regolamentare e del regime giuridico delle politiche di ricerca del Ministero della Salute con lo scopo di rafforzare il rapporto fra ricerca, innovazione e cure sanitarie.
Il dato comune a tutti i cittadini italiani che trasferiscono la propria residenza all'estero è che debbano iscriversi all'AIRE, istituita con legge 27 ottobre 1988, n. 470. Ad oggi la stratificazione normativa, comportando delle disparità di trattamento verso e fra gli italiani iscritti all'AIRE, ha creato l'esigenza di un approccio complesso, volto, per quanto possibile, all'armonizzazione della disciplina. Considerando che la normativa attualmente in vigore, con la quale, sostanzialmente, si determina la perdita del diritto all'assistenza sanitaria, costituisce un vero e proprio disincentivo all'iscrizione all'AIRE, la presente proposta di legge, dunque, rappresenta un'opportunità rilevante per tutti i cittadini italiani regolarmente iscritti all'AIRE, garantendo loro una continuità nella fruizione dell'assistenza sanitaria italiana senza che siano rimossi dall'ANA, l'Anagrafe nazionale degli assistiti, di cui all'articolo 62-del decreto legislativo n. 82 del 2005.
La presente proposta di legge, al comma 1 dell'articolo 1, attraverso una modifica dell'articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, prevede la possibilità di iscrivere i cittadini residenti all'estero nell'unità sanitaria locale presente all'interno del territorio che raccoglie le schede individuali della loro residenza. Grazie a questa possibilità, si permette ai cittadini italiani regolarmente iscritti all'AIRE di poter mantenere il diritto all'accesso all'assistenza sanitaria italiana all'interno del territorio nazionale dove è contenuta la scheda individuale del cittadino.
Al suo rientro nel territorio nazionale, il cittadino italiano potrà mantenere l'intera posizione assistenziale partendo dal medico di base, elemento che sappiamo essere determinante nel supervisionare e indirizzare il paziente. Al comma 2 del medesimo articolo 1 si condiziona il rilascio della nuova tessera sanitaria nazionale al versamento di un contributo annuo. Va altresì ricordato che l'adesione a quanto previsto dalla legge e il pagamento del relativo contributo, che sarà una scelta volontaria, garantirà il mantenimento del medico di medicina generale, del pediatra di libera scelta e del diritto alle prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale, al pari di tutti gli altri cittadini italiani residenti sul suolo nazionale.
In conclusione, la proposta di legge, mediante una modifica all'articolo 19 della legge n. 833 del 1978, è finalizzata a garantire il diritto all'assistenza sanitaria in territorio italiano anche ai cittadini residenti all'estero. Segna un'importante svolta storica per gli italiani all'estero, dopo la legge Tremaglia, che ha dato loro finalmente la possibilità di una rappresentanza anche politica in Parlamento. Con questo provvedimento si potrà dare loro anche la possibilità di accedere al sistema sanitario nazionale, così come per tutti gli altri cittadini italiani, assicurando così il loro diritto costituzionalmente garantito .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, la proposta che stiamo discutendo oggi sembrerebbe avere, di primo acchito, un intento condivisibile: garantire ai cittadini italiani iscritti all'AIRE un regime unitario di assistenza sanitaria, superando, quindi, la distinzione tra chi vive nei Paesi dell'Unione europea, già coperti dal sistema della tessera europea di assicurazione malattia, e chi invece risiede in Paesi terzi con i quali l'Italia non ha stipulato convenzioni bilaterali.
Ma, come purtroppo spesso accade nella pratica legislativa di questa maggioranza, le buone intenzioni si scontrano con una serie di contraddizioni sostanziali, che rischiano di rendere il testo non solo inefficace, ma anche iniquo. La perplessità principale nasce da un dato di fondo: lo Stato italiano si troverebbe, quindi, a garantire l'assistenza sanitaria a cittadini che vivono stabilmente all'estero, lavorano stabilmente all'estero e che pagano le tasse all'estero, spesso già coperti dal sistema sanitario del Paese di residenza o da apposite convenzioni internazionali.
In altre parole, quindi, si andrebbe ad estendere a chi ha scelto o è stato costretto a scegliere un'altra residenza fiscale un diritto che oggi viene negato a chi, invece, vive in Italia, ma si trova in una condizione di marginalità o precarietà tale da non poter avere una residenza anagrafica. In Italia, infatti, esiste un problema che purtroppo è molto spesso misconosciuto: chi non ha una residenza anagrafica non ha l'assistenza sanitaria.
Quasi nessuno lo sa, ma purtroppo questo è un problema che esiste e riguarda tante persone. Immaginate, ad esempio, di essere un uomo che, per colpa di un divorzio o di un problema lavorativo, si trova a vivere in macchina, senza dimora, senza residenza, e in questo momento di fragilità non ha l'assistenza sanitaria, non ha il medico di base. Certo, se vai in pronto soccorso per un problema ti stabilizzano e ti prescrivono delle terapie, però poi, ad esempio, se sei diabetico, e hai bisogno quindi di un'assistenza continuativa per gestire la tua cronicità, hai bisogno del medico di base che ti possa seguire.
Ma queste persone il medico di base non lo hanno. E allora, innanzitutto, non so come sia possibile subordinare il diritto alla tutela della salute a quello della residenza, o meglio, alla stabile dimora, come si dice tecnicamente. Solo pochi mesi fa, in quest'Aula, noi abbiamo approvato una legge che dà alle persone senza una dimora stabile un'assistenza sanitaria. È un provvedimento importante, che avrebbe potuto rappresentare un passo in avanti. Il problema, però, è che è stato fortemente ridimensionato dal Governo in fase di approvazione, perché ci sono forti limiti sui beneficiari e sulle coperture economiche. Quindi, tutta la platea di chi avrebbe diritto a questa assistenza sanitaria, pur non avendo una residenza anagrafica, non è coperta.
E allora ci venne detto che non c'erano risorse sufficienti per garantire un medico di base e l'accesso ai livelli essenziali di assistenza a tutta questa platea; a chi, pur vivendo in Italia, non ha una casa, non ha un contratto di affitto o una residenza stabile. Dietro la definizione di “senza dimora”, voglio ribadirlo, esistono non solo le persone che vivono per strada, ma tanti uomini e donne che lavorano e che vivono ospitati da amici, che dormono in dormitori o anche in subaffitto, che si trovano in condizioni in cui il proprietario di casa non consente loro di mettere la residenza in quell'immobile, e quindi vengono, di fatto, espulsi dal Servizio sanitario nazionale.
Parliamo di persone in difficoltà economica, genitori separati, anziani con pensioni minime, cittadini che non hanno alcun sostegno pubblico e che, proprio per questo, avrebbero ancora più bisogno dell'assistenza sanitaria. E allora come si spiega che per queste persone non si trovano coperture, mentre oggi si istituisce un meccanismo che, attraverso contributi o esenzioni, consentirà a chi vive all'estero, a chi lavora all'estero e paga le tasse all'estero di mantenere l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale, il fascicolo sanitario elettronico e persino la scelta del medico di base?
A me, personalmente, sembra un paradosso, perché noi, da un lato, abbiamo che chi vive qui, ma non ha la residenza anagrafica, non può avere il medico di base, né accedere ai livelli essenziali di assistenza; dall'altro, invece, chi vive in un altro Paese e paga le tasse in un altro Paese può avere il medico di base persino con un esonero dal contributo previsto. Per un padre separato che vive a Napoli in subaffitto e che lavora, ma non riesce ad avere la residenza, il medico di base non c'è. Invece - questo è il paradosso - lo Stato propone a chi vive all'estero e paga le tasse all'estero di averlo.
Per me qualcosa non quadra o “qualquadra non cosa”, vedete voi, però il fatto è che, prima di pensare di dare l'assistenza sanitaria a chi non vive, e quindi non paga le tasse, in questo Paese, vi chiedo: non sarebbe prima giusto dare queste garanzie a chi nel nostro Paese ci vive? Chi vive in una cantina non abitabile, chi vive in macchina perché è separato, chi vive in stazione perché è stato cacciato dalla famiglia per via del suo orientamento sessuale.
Insomma, ci sono tante persone che non hanno la possibilità di vivere in un appartamento e di mettere lì la residenza e non hanno il medico di base. Per me questa è chiaramente una visione rovesciata, non c'è qui giustizia sociale, né universalità del diritto alla tutela della salute. Diritto appunto, non privilegio.
Se è vero che c'è un contributo che viene richiesto e che questo dovrebbe servire a compensare il venir meno del gettito fiscale da parte di chi vive all'estero, è altrettanto vero che ci sono delle esenzioni previste: minorenni, categorie fragili, titolari di pensione italiana, che renderanno inevitabile la presenza di coperture aggiuntive a questa legge.
Ma allora viene spontanea una domanda: se non si sono trovati i fondi per garantire l'assistenza di base alle persone senza una dimora stabile, da dove verranno queste coperture che dovrebbero consentire, invece, di tutelare chi, iscritto all'AIRE, dovrà avere poi un'assistenza sanitaria qui in Italia? Questi sono misteri della fede.
Inoltre, poi, sotto un profilo tecnico, ci sono dei forti dubbi di legittimità finanziaria. Innanzitutto, l'articolo 4 della proposta introduce una clausola di invarianza degli oneri, ma l'estensione dei servizi di assistenza sanitaria per noi beneficiari configura delle spese obbligatorie. Quindi, come si fa a dire che non costa nulla una misura che attribuisce diritti di assistenza sanitaria a decine di migliaia di persone? Questo è un altro mistero.
Ancora, l'articolo 3 demanda a un futuro decreto ministeriale le modalità di accesso al Servizio sanitario nazionale, ma non prevede espressamente l'intesa con le regioni, che detengono la competenza primaria in materia sanitaria. Quindi, c'è un rischio di sovrapposizione amministrativa che potrebbe creare confusione e contenziosi, soprattutto nelle fasi di iscrizione e di aggiornamento dei fascicoli sanitari elettronici.
Quindi, per tutte queste ragioni, ritengo che il testo necessiti di una profonda revisione.
Poi, sinceramente, occorre ristabilire anche un ordine di priorità coerente con i principi di equità: prima di dare il medico di base in Italia a chi vive a Sydney o a Toronto, pensiamo a dare il medico di base a chi vive a Palermo, a Torino, a Napoli e non ha una residenza anagrafica e questo medico di base non ce l'ha; non che quelli che ce l'hanno riescano comunque a curarsi, ma questo poi è un altro discorso, perché, comunque, la tendenza è quella di portare sempre più verso il privato il nostro Servizio sanitario.
Quindi, per tutti questi motivi, ritengo che il testo vada necessariamente modificato, ma non domani, oggi stesso
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. La proposta di legge che andiamo oggi a esaminare affronta la questione dell'accesso al Servizio sanitario nazionale da parte dei cittadini italiani residenti all'estero e iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, appunto l'AIRE, nei Paesi extra europei e nei Paesi extra EFTA, l'Associazione europea di libero scambio.
L'articolo 32 della Carta costituzionale afferma che: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Pone, quindi, la salute come bene, come oggetto della tutela costituzionale, superando le concezioni precedenti ed elevando la salute a oggetto di interesse sia dell'individuo, sia della collettività.
La salute, dunque, è un diritto fondamentale dell'individuo, un principio costituzionale che nella sua proiezione invita a garantire l'accesso al Servizio sanitario nazionale anche ai cittadini italiani che risiedono fuori dal territorio nazionale quando vi facciano ritorno.
Una tutela estesa sia alla prevenzione, sia alle cure mediche e di livello elevato è, peraltro, stabilita dall'articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in materia di diritto alla protezione della salute, secondo la quale: “Ogni persona ha il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche alle condizioni stabilite dalle legislazioni e prassi nazionali. Nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche ed attività dell'Unione è garantito un livello elevato di protezione della salute umana”. Si tratta di un obiettivo orizzontale, in quanto deve essere tenuto presente in tutte le politiche dell'Unione europea, compresa la libertà di circolazione dei cittadini.
La presente proposta di legge e le proposte abbinate vanno quindi nella direzione indicata, per garantire la tutela della salute a tutti i cittadini italiani, compresi quelli che risiedono all'estero quando si trovano sul territorio nazionale.
Oggi, infatti, al momento dell'iscrizione all'AIRE, i cittadini sono cancellati dal Servizio sanitario nazionale, in virtù del fatto che non hanno più la residenza in Italia, mantenendo una copertura limitata alle sole cure di emergenza, per un periodo massimo di 90 giorni in un anno solare e solo se non in possesso di copertura assicurativa pubblica o privata.
D'altro canto, i cittadini europei hanno però a disposizione la TEAM, la tessera europea di assicurazione malattia, che permette l'accesso al Servizio sanitario nazionale italiano per residenti europei. Un italiano che risiede in Europa può, quindi, usufruire anche delle cure non emergenziali in Italia attraverso la TEAM del Paese europeo di residenza.
I cittadini iscritti all'AIRE nei Paesi extra europei, non avendo a disposizione questo strumento della TEAM, sono invece completamente impossibilitati ad accedere alle prestazioni del medico di medicina generale e ai servizi offerti dal Servizio sanitario nazionale. Si tratta di un fattore limitante per l'emigrazione italiana all'estero, che è molto cambiata negli anni e mantiene oggi uno stretto legame con l'Italia. Non si tratta più, infatti, di persone che emigravano e spesso tornavano in Italia solo decenni dopo la partenza. Oggi molti italiani residenti all'estero sono cittadini che molto frequentemente tornano in Italia, dove conservano le proprie famiglie e con esse legami indissolubili.
Per questi cittadini il medico di medicina generale in Italia e il Sistema sanitario nazionale continuano a rimanere un punto di riferimento imprescindibile, tanto che l'esclusione dal Servizio sanitario nazionale costituisce spesso il principale fattore deterrente per l'iscrizione dei cittadini nell'Anagrafe dei residenti all'estero, facendo sì che molti di essi, pur se trasferiti all'estero, mantengano la propria residenza in Italia. Molte famiglie oggi conducono una vita spesso a metà tra due mondi e spesso è normale passare lunghi periodi in Italia insieme con i figli piccoli, così che possano crescere anche un po' con le famiglie di origine in Italia. È nostra opinione che si debba, quindi, trovare un meccanismo affinché queste famiglie possano accedere al nostro sistema nazionale pubblico. Diventa fondamentale poterne avere l'accesso in modo da poter usufruire di servizi sanitari rilevanti.
Inoltre, recenti iniziative, come quella del “Turismo delle Radici” del Ministero degli Affari esteri, cercano proprio di invitare gli italiani all'estero a passare lunghi periodi in Italia, investendo anche in proprietà immobiliari con l'idea di ripopolare i piccoli borghi. E allora diventa per loro importante poter accedere al Servizio sanitario nazionale, altrimenti anche iniziative di questo tipo sono destinate a fallire.
Tra l'altro, l'accesso al Servizio sanitario nazionale su base volontaria, dietro pagamento di un contributo, è già possibile in Italia per studenti stranieri, per chi usufruisce di visti di residenza elettiva e casi simili. Su questo modello può diventare possibile, nella stessa ottica, anche l'iscrizione volontaria degli italiani iscritti all'AIRE.
La proposta di legge intende, quindi, rispondere all'esigenza di mantenere l'iscrizione presso il medico di medicina generale e all'esigenza di permettere l'accesso al Servizio sanitario nazionale prevedendo il pagamento di un contributo per non gravare sui costi del sistema sanitario. Questa possibilità, come menzionato, interessa in primo luogo gli italiani residenti nei Paesi nei quali non è possibile la copertura sanitaria attraverso la tessera europea di assicurazione malattia e nei Paesi privi di una convenzione bilaterale con l'Italia in tema di assistenza sanitaria.
Per questo troviamo che la proposta in discussione insieme alla proposta abbinata a prima firma Di Sanzo vadano nella giusta direzione. Il concetto di fondo era infatti già stato approvato con un ordine del giorno presentato proprio dal collega Di Sanzo e dal gruppo del Partito Democratico, approvato a dicembre 2023 all'unanimità da questa Camera.
Questa proposta, pur nelle sue limitazioni, ne diventa la conseguente espressione. La proposta finale oggi in discussione presenta, però, alcune forti limitazioni, che avremmo voluto correggere. Prima fra tutte, il fatto che il contributo sia stato stabilito con una quota fissa per tutti, senza tenere conto delle sfaccettature della realtà dell'emigrazione all'estero. Noi avevamo proposto un contributo proporzionale al reddito, proprio per venire incontro alle fasce economicamente più deboli.
In secondo luogo, riteniamo che fosse importante avere un'offerta più flessibile, come la possibilità di accedere solo al medico di famiglia con un contributo molto limitato e, infine, la tutela delle categorie più deboli, come quella degli studenti e dei pensionati, che si potevano avvantaggiare tramite specifici accorgimenti.
Accogliamo, però, con grande favore l'inclusione dei minorenni in modo gratuito insieme all'iscrizione del genitore, una risposta importante per tutte le famiglie che sono le principali beneficiarie di questo provvedimento.
Dunque, è un provvedimento che, pur non accogliendo tutti i nostri correttivi, è comunque un passo avanti per dare concretezza ai diritti di cittadinanza di chi vive all'estero e per riavvicinare i cittadini italiani che vivono fuori dai confini nazionali al nostro Paese. Ci auguriamo, però, che nei prossimi provvedimenti si lavori per migliorare questa proposta, introducendo correttivi importanti che la rendano adeguata a tutte le realtà della nostra emigrazione .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e, pertanto, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Chiedo al relatore, l'onorevole Ciocchetti, se intende intervenire: rinuncia al tempo residuo. Chiedo la medesima cosa alla rappresentante del Governo, che rinuncia.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Cafiero De Raho ed altri n. 1-00519 concernente iniziative volte alla tutela dei giornalisti e della libertà di stampa .
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori .
Avverto che, in data odierna, è stata presentata una nuova formulazione della mozione Cafiero De Raho ed altri n. 1-00519 che è stata sottoscritta, tra gli altri, anche dai deputati Graziano e Piccolotti che, con il consenso degli altri sottoscrittori, ne diventano rispettivamente il secondo e il terzo firmatario. Il relativo testo è in distribuzione .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
È iscritto a parlare l'onorevole Giuseppe Conte, che illustrerà anche la mozione Cafiero De Raho, Graziano, Piccolotti ed altri n. 1-00519 , di cui è cofirmatario. Prego, Presidente.
GIUSEPPE CONTE(M5S). Grazie, signor Presidente e illustri colleghi. Il 21 ottobre il MoVimento 5 Stelle ha lanciato una manifestazione di piazza, qui, a Roma. Sono intervenuti tantissimi cittadini per manifestare solidarietà al giornalista Ranucci, che aveva appena subito un gravissimo attentato davanti alla sua abitazione. Hanno parlato anche tanti autorevoli giornalisti; ci hanno chiesto tutti, anche i cittadini, uno scatto per adottare leggi che possano tutelare, ancora più efficacemente, il pluralismo dell'informazione, l'autonomia e l'indipendenza del giornalismo. In particolare, è questa la ragione per cui ci siamo subito messi al lavoro per presentare questa mozione sulla libertà di stampa. Ricordo che a quella manifestazione, a piazza Santissimi Apostoli, è intervenuta anche una delegazione di Fratelli d'Italia e hanno reso anche delle dichiarazioni, hanno espresso dei concetti apprezzabili sulla libertà di stampa. Io stesso li ho apprezzati. Poi, però, finita la manifestazione, chiusa questa parentesi, tutto è tornato come prima. In particolare, le sorelle Meloni - la Presidente del Consiglio, il capo di Fratelli d'Italia - non hanno poi ritirato la querela presentata da Fratelli d'Italia. È la prima volta che un partito di Governo, di maggioranza relativa, presenta una querela contro un giornalismo, una trasmissione d'inchiesta come . Non hanno ascoltato neppure esponenti autorevoli dell'area di destra, della loro area culturale che avevano, appunto, invitato a ritirare la querela.
Qualche giorno dopo c'è stata la multa del Garante della , pari a 150.000 euro, nei confronti di Ranucci, della trasmissione e, poi, abbiamo appreso che un componente del Garante della si era recato, qualche manciata di ore prima che venisse adottato questo provvedimento, nella sede di Fratelli d'Italia. Immagino per ricevere istruzioni da Arianna Meloni. Poi, abbiamo appreso ancora, sempre da - grazie a Dio che c'è e il giornalismo d'inchiesta -, che questo stesso componente, indicato a suo tempo da Fratelli d'Italia, si era adoperato, quando c'è stata l'interrogazione parlamentare sull'abitazione della Presidente Giorgia Meloni, subito a caldo, per verificare quali fossero le informazioni che si potevano scudare.
La domanda sorge spontanea: ma questo componente del Garante della lavora così sodo, è così zelante nei confronti di tutti i cittadini o lavora solo per i capi di Fratelli d'Italia ?
Rappresenta il Garante della o rappresenta soltanto il garante delle sorelle Meloni Guardate che le istituzioni di garanzia non possono diventare succursale di un partito e neppure di Colle Oppio. Noi non ci voltiamo, come MoVimento 5 Stelle, dall'altra parte, teniamo conto anche delle restanti inchieste che sono venute fuori sempre dalle ultime puntate di . Quello che emerge è che qui è stata minata la credibilità e il prestigio di un'intera istituzione, che deve essere e deve anche apparire indipendente: il Garante della . Ed è per questo, non potendo tollerare che sia diventato un coacervo di conflitti di interessi, di posizioni, atteggiamenti e soluzioni proni ai politici di turno che sono al Governo, che noi chiediamo l'azzeramento - lo chiedo a nome di tutto il MoVimento 5 Stelle - l'azzeramento del Garante della che ha perso la necessaria forza, credibilità e autorevolezza . La Presidente Meloni da poco ha dichiarato: ma qui non abbiamo competenza. Ma quanta ipocrisia!
Ma come c'era competenza, aveva competenza, quando da dell'opposizione, si scambiava con Ghiglia, lo stesso componente del Garante della , delle informazioni, dei messaggini per concordare l'azione, lei dall'opposizione e lui sul piano istituzionale, e forse c'è competenza, quando Ghiglia, a poche manciate di ore dall'adozione della sanzione, si reca nella sede del partito per conferire con Arianna Meloni? E, allora, vi preannuncio: porteremo in Parlamento, riporteremo in Parlamento, la nostra proposta di legge sul conflitto di interessi. È veramente la madre per ottenere, per estirpare la malapianta di una politica opaca, clientelare, una politica che diventa pervasiva, con le mani in pasta dappertutto, ed evitare che i politici si dedichino al tornaconto personale anziché al bene comune dei cittadini. Ormai, l'insofferenza del Governo, di questa maggioranza verso la libertà, l'autonomia dei giornalisti e anche dei giudici è diventata cronica. È ormai palese. Credo non ci sia un precedente: un Presidente del Consiglio che, addirittura, si sottrae a una conferenza stampa con i giornalisti per circa 300 giorni, che, poi, incontra Trump e si vanta di non rispondere ai giornalisti. E, ancora, credo che non sia mai successo che, qui, nel Parlamento, in Commissione di vigilanza, quindi in una sede autorevole, una sede formale, un senatore, in questo caso il senatore Gasparri, abbia esibito una carota proprio di fronte al giornalista che veniva audito, Ranucci, pensando di delegittimarlo e umiliarlo. Ma il senatore Gasparri non si è reso conto che, così facendo, ha delegittimato e umiliato se stesso oltre che l'istituzione che rappresenta Insofferenza cronica. Beh, certo, qui, lo stato dell'informazione italiana non è mai stato uno stato eccellente, non è mai stato in particolare buona salute, ma certo oggi è in uno stato pessimo.
Perché, ormai, la TV pubblica è occupata completamente, in tutti gli interstizi, da questa maggioranza e, in particolare, dal Governo che la fanno prigioniera, esercitano una grandissima influenza sulle maggiori TV commerciali. Addirittura, abbiamo parlamentari di questa maggioranza che possiedono tre testate che ogni giorno bastonano l'opposizione. Intere trasmissioni TV, pubbliche e private, non sono dedicate ai problemi reali del Paese e quando dibattono del crollo dei salari reali, dell'aumento delle tasse, del crollo della produzione industriale, sapete quali sono le cause che scovano? I banchi a rotelle, i superbonus Se ci sono i ritardi dei treni, la colpa è del chiodo e se oggi ci sono cantieri aperti e non siamo in recessione non è perché qualcuno nel 2020 ha portato 209 miliardi ma è perché Meloni, Giorgia Meloni, è brava a fare le faccine su Questo è lo stato della nostra informazione.
Allora, di qui la nostra mozione, una mozione per rafforzare il pluralismo dell'informazione e per venire incontro a tutti i giornalisti. Pensate che girando il territorio si incontrano tantissimi giornalisti che sono precari e non arrivano a fine mese per uno stipendio. Non sono tutti ben pagati e fanno un'informazione dove basta anche una querela o un'azione giudiziaria per dover vendere casa. Abbiamo anche giornalisti, come Gabriele Nunziati, che, per aver fatto una domanda scomoda su Gaza alla Commissione europea, si è dovuto dimettere. Ecco, questa mozione serve a tutti loro, a tutti coloro che hanno la schiena dritta e sono indipendenti. In particolare, chiediamo che sia assolutamente adottata la legge, e sbloccata, contro le querele temerarie . Non possiamo consentire che il potente politico possa tenere sotto scacco un giornalista con una querela campata in aria, quindi, che paghi i danni veri per queste intimidazioni.
Ancora: dobbiamo assolutamente liberare la Rai dal Governo di turno. Ormai l'attuale è fuori legge, in ossequio e in accordo al Regolamento europeo. E qui abbiamo raggiunto veramente un livello massimo di aberrazione. Noi abbiamo una Commissione di vigilanza che è stata bloccata per un anno intero - diciamolo ai cittadini - semplicemente perché non abbiamo accettato l'indicazione da parte della maggioranza, senza alcun confronto, di una proposta del presidente di turno. Di qui si è impedito a una Commissione, quindi ai cittadini, di poter esercitare, tramite i parlamentari, le funzioni di controllo sul sistema radiotelevisivo. Questo è uno sfregio di una Commissione parlamentare e di un'istituzione democratica.
E ancora, ritorniamo alla normativa precedente alla “legge bavaglio”, fatta per oscurare le notizie che interessano ai cittadini, ma che sono scomode per il potere. Abbiamo bisogno di garantire autonomia e indipendenza ai giornalisti, perché il Governo di turno, la maggioranza di turno …
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mollicone. Ne ha facoltà.
FEDERICO MOLLICONE(FDI). Grazie, Presidente. Rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, il valore del giornalismo d'inchiesta non è stato mai messo in discussione e mai lo sarà. A Ranucci, a cui è andata e va la nostra solidarietà umana per l'attentato subito, rispondiamo però che la solidarietà non può poi eludere come viene realizzata e applicata nella professione questa missione di “giornalismo verità”; e rispondiamo che viola comunque le comunicazioni di un parlamentare, come ha fatto l'altra sera, che, come sappiamo, sono tutelate dalla Costituzione. Per questo esprimiamo innanzitutto, in apertura, la nostra solidarietà al Premier Meloni e al Sottosegretario Fazzolari, che è stato anche diffamato da un componente del Movimento 5 Stelle in Commissione antimafia .
PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi!
FEDERICO MOLLICONE(FDI). Da sempre siamo in prima linea per difendere e tutelare il giornalismo d'inchiesta - quello vero - ma in questo caso ci troviamo di fronte a una violazione palese della Costituzione e delle leggi. Presenteremo anche un'interrogazione parlamentare. Quello di e di altre testate, che si oppongono a questo Governo e a questa maggioranza, non è giornalismo d'inchiesta o, perlomeno, non lo è sempre. Nella stragrande maggioranza delle volte, come quella di ieri, è giornalismo militante che ha provocato infiniti danni, anche economici, alla Rai. È un giornalismo “a tesi”: prima si pensa a cosa raccontare e poi a cercarne le prove per confermare ciò che si vuole raccontare e dimostrare.
È praticamente un romanzo di fantasia, una per le piattaforme di . Ad esempio, la puntata di ieri, colleghi, a mero titolo di esempio, è stato l'ennesimo “minestrone” di fatti, in gran parte legali, legittimi, mescolati con nomine fiduciarie più che legittime presentate in modo fuorviante . Questo tipo di giornalismo è interessato solo a confermare le proprie tesi, non a cercare la verità oggettiva. Un conto è il giornalismo investigativo giudiziario e tecnico che vede protagonisti molto spesso alcuni servizi, anche di , ma nella stragrande maggioranza, e un nostro lo ha dimostrato, il 94 per cento delle volte, è stato contro, con l'attacco a questo Governo. Un altro è, appunto, il giornalismo militante che e accusa in modo scorretto, fuorviante e falso unicamente gli esponenti di maggioranza e i tecnici nominati dall'Esecutivo.
Sul Garante della , colleghi, si parla di Ghiglia, ma nessuno parla di Scorza che oggi, su , candidamente ammette il suo conflitto di interessi, perché - guarda caso - lavorava in uno studio di avvocati che molto spesso è oggetto anche della tutela del Garante della . Ora dichiara di volersi dimettere per il caso Meta, ma non ci dice che lui stesso ha fatto l'avvocato di Meta.
Quindi, colleghi, cerchiamo di essere seri. La Commissione editoria, di cui mi onoro di essere presidente, è stata in prima linea per la difesa dell'attività giornalistica e dell'industria editoriale. Sul siamo stati elogiati dall'Unione europea per la qualità del lavoro svolto, nell'ottica della regolamentazione dell'informazione e nella qualità e nella tutela del lavoro giornalistico. Abbiamo seguito e sostenuto l'approvazione dell' in Europa che ha introdotto importanti disposizioni proprio sulla trasparenza e adeguato la disciplina sul diritto d'autore alle sfide della contemporaneità. Siamo stati anche i primi in Parlamento a iniziare un'indagine conoscitiva sul tema e sul rapporto delle nuove tecnologie con i nostri settori di competenza, proprio compresa l'editoria.
Ma dobbiamo smentire un punto fondamentale della mozione delle opposizioni. Sul è in corso un dibattito parlamentare ampio e condiviso al Senato. Quindi, sono normali tempi di discussione nelle Aule e nessun ritardo del Governo nell'applicazione della della Rai.
Colleghi, siamo stati in prima linea nella tutela delle fonti giornalistiche. Da quando è entrata in vigore la legge contro la pirateria cinematografica, sportiva ed editoriale, che porta la mia prima firma, licenziata dalla Commissione che ho l'onore di presiedere, in termini assoluti ci sono stati 25 milioni di atti di pirateria in meno. È un inizio fondamentale e anche un percorso da continuare con attenzione e dialogo con le categorie.
Sul DL Intelligenza artificiale poi abbiamo introdotto una disciplina per la tutela del diritto d'autore con riguardo proprio alle opere generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale. In particolare, tramite novelle alla legge n. 633 del 1941, si precisa, in primo luogo, che le opere dell'ingegno, protette ai sensi della predetta legge, devono essere di origine umana e, in secondo luogo, che anche le opere create con l'ausilio di strumenti di intelligenza artificiale sono protette dal diritto d'autore, a condizione che la loro creazione derivi dal lavoro intellettuale dell'autore.
Quindi, colleghi, quello di è un giornalismo di parte che serve solo ad attaccare il Governo e tutti coloro che hanno l'ardire di manifestare una simpatia per questo Governo, tecnici inclusi. Pur avendo espresso solidarietà a Sigfrido Ranucci, solidarietà che rinnovo anche in questa sede e siamo stati fra i primi a farlo sinceramente, questo però altrettanto sinceramente non ci impedisce di criticare duramente il e il del programma che, di fatto, vuole impedire al Governo di centrodestra di governare e di nominare, secondo la legge, persone che riteniamo meritevoli .
Presenteremo, quindi, una mozione di maggioranza a tutela del buon giornalismo, della qualità dell'informazione, della vera imparzialità e del vero pluralismo che abbiamo sempre tutelato e difeso. Concludo con una citazione di un grande giornalista italiano, davanti al quale ci dobbiamo tutti inchinare: “Se qualcuno di voi vorrà fare questo mestiere, sfuggite alla tentazione dello ! Ricordate che esso è la scorciatoia dei somari”, Indro Montanelli.
I componenti della redazione di poi sono analfabeti istituzionali, non conoscono le leggi, le regole, le prassi; la buttano in caciara, come ieri, con un “taglia e cuci”. Ciò non rispetta il codice deontologico professionale e soprattutto è falso. Non tutela la verità giornalistica, non ha nulla a che vedere con la libertà di stampa e il giornalismo d'inchiesta.
Suggerisco loro un corso di educazione civica. Ribadisco, in chiusura, ancora la solidarietà a Ranucci, umana, sincera, sentita, ma questo non ci impedisce, ancora una volta, di criticare lo stile e le modalità, che si annoverano nella categoria del giornalismo militante. Pensate - faccio un richiamo storico -, come risulta dai verbali della Commissione Mitrokhin, che l'Unione Sovietica finanziava alcuni giornali in Italia per attuare la cosiddetta , non solo su base politica, ma anche su base personale. Si basava sulla divulgazione di documenti rubati o sulla distruzione del carattere dell'avversario da distruggere.
E cito il documento: c'erano postazioni stampa nei quotidiani per sostenere e sviluppare le misure attive condotte dal KGB. Questi strumenti permettevano al servizio sovietico di utilizzare la stampa a proprio vantaggio. Tra questi giornali c'era anche . Ecco, indovinate da quale giornale ha iniziato la sua brillante carriera il giornalista Ranucci: ha iniziato esattamente da . Evidentemente la gli è rimasta nel sangue .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Bakkali. Ne ha facoltà.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, quando i padri e le madri costituenti scrissero la nostra Costituzione, diedero all'articolo 21 la funzione di cardine del nostro regime democratico. Diedero alla libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero, al divieto di censura e autorizzazione alla stampa, ai liberi e indipendenti la funzione non solo di pilastro della democrazia, ma anche di perno per il bilanciamento dei poteri.
Come più volte ribadito nella giurisprudenza della Corte costituzionale, in numerose sentenze, la libertà di manifestazione del pensiero è condizione del modo di essere del Paese, o, ancora più chiaramente, la libertà di manifestazione del pensiero non è conseguenza della democrazia o funzionale a essa, ma è fondante, afferma lo Stato democratico. E allora non stupisce che lo scivolamento verso autocrazie, regimi illiberali, democrature, diventi evidente e tangibile quando a venire compressi sono gli spazi del pensiero, dei e della libertà di informazione.
Lo abbiamo detto tutti: l'attacco vigliacco e intimidatorio a Ranucci è stato un attacco deliberato al giornalismo di inchiesta e alla democrazia, contro la libertà di tutti e tutte noi. E se non vogliamo esaurire, come abbiamo sentito poco fa in quest'Aula, quanto successo in una pacca sulla spalla, allora dobbiamo azionare gli strumenti che abbiamo come legislatori, come forze politiche, come forze di Governo, ognuno con il suo ruolo. Perché non è qui, non è lei, collega Mollicone, a decidere cosa sia vero o non vero nelle inchieste, o cosa sia e cosa non lo sia.
E proprio ora dobbiamo farlo, in questo momento storico, nel peggior momento per la libertà di stampa.
Secondo il World Press Freedom Index, che valuta lo stato dei in 180 Paesi, la situazione è ai minimi storici. In particolare, l'analisi del 2024 conclude che il tratto comune della minaccia alla libertà del giornalismo è la pressione politica; tratto comune, transnazionale, che vede il nostro Paese perdere ancora posizioni, dal 46° al 49° posto.
Siamo entrati nella categoria delle situazioni problematiche, con noi l'Ungheria e la Polonia. In Italia nel 2024 sono stati minacciati 516 giornalisti: il 22 per cento delle intimidazioni è stato eseguito con querele temerarie e altre azioni legali che chiamiamo , le azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica. E qui non possiamo non citare due passaggi che concretizzano chiaramente cosa sia la pressione politica a cui si riferisce il del World Press Freedom Index, cosa significhi l'alterazione dei meccanismi che regolano la distinzione dei ruoli, la terzietà delle istituzioni, la separazione dei poteri, l'autonomia di chi svolge ruoli di garanzia.
E allora la grave vicenda dello israeliano Graphite. Il Governo continua a negare coinvolgimenti, mentre la società Paragon Solutions ha comunque rescisso il contratto con l'Italia per violazione del codice etico, e quindi su questa vicenda continueremo a chiedere chiarimenti . E ancora, quanto è accaduto il 23 ottobre 2025, ovvero la notifica di una sanzione di 150.000 euro da parte del Garante per la alla Rai per la diffusione da parte di di un audio dell'ex Ministro.
E appare quantomeno singolare - anche su questo occorre fare chiarezza - come nei giorni immediatamente precedenti un componente del Garante per la fosse proprio in visita alla sede nazionale del partito di Fratelli d'Italia. Bene, le azioni le decliniamo in questa mozione. Alla luce di quanto detto sinora, sono cruciali e urgenti per il futuro della libertà di stampa, a tutela non solo dell'articolo 21 della nostra Costituzione, ma anche dell'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera”.
E quindi assume rilevanza la direttiva n. 2024/1069, sulla protezione delle persone attive nella partecipazione pubblica, che ha proprio lo scopo di eliminare gli ostacoli e di andare contro le querele temerarie. E ancora, lo abbiamo citato, ma perché siamo in ritardo, questo non lo affermiamo solo noi, lo , che è il regolamento per salvaguardare la libertà e il pluralismo dell'informazione, che è entrato in vigore l'8 agosto 2025, che pone specifici obblighi riguardo all'efficacia e protezione delle fonti giornalistiche e delle comunicazioni riservate a misura di salvaguardia contro l'impiego di di sorveglianza intrusiva.
E allora, Presidente, al centro della nostra mozione abbiamo posto le questioni che oggi minacciano queste libertà e quelle che vanno finalmente affrontate, normate, garantite e che diventino azioni che danno forma e conseguenza alla solidarietà che esprimiamo a Ranucci o a tutti gli oltre 500 giornalisti italiani sotto minaccia. Primo, una legge sulle querele temerarie, a salvaguardia dei diritti della sicurezza e condizioni di lavoro dei giornalisti, attraverso il recepimento della direttiva che citavo poc'anzi.
Poi la tanto attesa riforma della disciplina sulla diffamazione, intervenendo sulla legge n. 47 del 1948 sulla stampa, sui codici penali, sul tema della pena della reclusione, prevedendo la comminazione di pene pecuniarie che non risultino eccessive e che non diventino, appunto, ostacolo preventivo a chi vuole fare libera informazione. La remissione delle querele: ritirate le querele, fate un atto di apertura, di affermazione della vostra libertà, della tutela della libertà dei giornalisti. Che siano liberi di criticarvi, di criticare tutti noi, di criticare chi governa, di criticare chi fa politica.
Rendersi disponibili - questo è un altro punto - verso gli attori dell'informazione. Convocate conferenze stampa, l'ultima è del 9 gennaio. Aprire alle domande dove rendere conto del proprio operato. L'ultima volta la Presidente Meloni ha detto a Trump “” cioè “non voglio parlare con la mia stampa”. Quindi basta monologhi su reti amiche, basta farsi fare domande su quali siano le pastarelle preferite. Noi dai Presidenti del Consiglio chiediamo un rendiconto sull'attività e lo chiediamo anche attraverso le domande della libera stampa .
Chiarezza sul caso Paragon e sullo Graphite, informare il Parlamento sulle ulteriori iniziative e attività, oltre a quelle poste in essere in accordo con il Copasir, necessarie per accertare chi abbia utilizzato lo Graphite. Piena attuazione al regolamento , a tutela del pluralismo. Servono regole chiare, serve innanzitutto cambiare le regole ancora prima degli arbitri, mi verrebbe da dire; regole condivise che vadano oltre i nostri mandati, che vadano oltre i mandati dei Governi in carica. Si citava prima la vigilanza, bloccata da quasi un anno; la Rai che è industria, patrimonio comune, industria culturale con più di 12.000 addetti.
Dobbiamo assicurare - altro punto - l'effettiva e concreta autonomia e indipendenza dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali e garantire, quindi, condotte e comportamenti che scongiurino dubbi di ingerenza da parte del Governo sull'autonomia e sull'indipendenza degli organi di garanzia; dobbiamo tutelare il diritto di cronaca - anche qui il passaggio nella mozione sul tema della “norma bavaglio” -, perché restringere questo diritto è un diritto che viene leso direttamente ai cittadini e alle cittadine; dobbiamo attuare e dare seguito alle raccomandazioni della Commissione europea sulla relazione annuale sullo Stato di diritto e, infine, iniziative volte ad aggiornare tutte le normative in materia di rafforzamento di chi esercita la professione giornalistica. Il precariato nella professione giornalistica è la prima minaccia della libertà di stampa e non posso non citare di Lucio Luca, storia di Alessandro Bozzo, che è un ragazzo giovane, calabrese, morto di precariato sotto il peso della minaccia della .
Chiudo citando anch'io una giornalista, Anna Politkovskaja: “I giornalisti non sfidano l'ordine costituito, non è questo il loro ruolo. Descrivono soltanto quello di cui sono testimoni. È il loro dovere, così come è dovere di un medico curare un malato e dovere di un ufficiale difendere la Patria. È molto semplice: la deontologia giornalistica ci vieta di abbellire la realtà”. Noi, con questa mozione, vogliamo mettere in condizione i giornalisti e le giornaliste di farlo liberamente, in libertà, secondo il pluralismo e garantendo il diritto dei cittadini e delle cittadine italiani di essere appropriatamente informati .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Facciamo oggi una mozione sulla libertà di stampa e qualcuno si chiederà: ma perché non c'è libertà di stampa in questo Paese? È vero, c'è la libertà di stampa, ognuno può pubblicare quello che vuole, può scrivere quello che vuole, entro i limiti di legge. Abbiamo la libertà anche nel servizio pubblico, perché c'è c'è Ranucci; poi, non importa se si mette una bomba sotto casa di Ranucci e non solo non si ritirano le querele contro ma arriviamo a un intervento come quello del presidente della Commissione cultura, Mollicone, che bastona con le parole Ranucci tutto il tempo dopo aver espresso pelosa solidarietà però Ranucci ha la libertà di fare quello che sta facendo.
Così come abbiamo la libertà di stampa, ce l'abbiamo perché Gabriele Nunziati, un giornalista dell', può andare in Europa a chiedere se forse l'Europa pensa di trattare Israele come è stata trattata la Russia sul tema della ricostruzione dell'Ucraina e, quindi, della Palestina. Lui l'ha fatta la domanda, la può fare; peccato che poi sia stato licenziato dall'; peccato che l'ordine dei giornalisti si sia limitato a un comunicato e in un Paese normale avrebbe fatto uno sciopero di fronte a questa cosa .
Allora, se Ranucci del servizio pubblico, se chi può andare al Parlamento europeo viene trattato in questo modo dalla politica, il giornalista locale, che vuole indagare sui rapporti tra il politico locale che prende 30.000-40.000 voti da trent'anni e vuole capire se quei voti sono opachi o sono trasparenti, come fa ad andare avanti? Come fa ad andare avanti se si bastona chi è più esposto? Chi è meno esposto come fa? Però, abbiamo la libertà di stampa, perché formalmente abbiamo la libertà di stampa in un sistema, soprattutto quello dei giornali, che col crollo delle vendite è sorretto da due cose: le sovvenzioni pubbliche e la raccolta pubblicitaria delle grandi aziende, che di fatto finanziano i giornali.
Allora quando vedremo quei giornali andare contro i loro veri committenti, che sono le grandi aziende, il Governo e la maggioranza politica che li sovvenziona ? Quando vedremo andare contro i giornalisti pagati dall'editore Angelucci, il nostro collega, che i commessi della Camera non conoscono perché non si vede mai, ma in regione Lazio lo conoscono perché gestisce la sanità privata completamente? Quando vedremo , , fare un'inchiesta contro la sanità privata e sulle liste d'attesa del pubblico che sono distrutte? Quando li vedremo? Quando vedremo sulle reti Mediaset delle inchieste sugli affari che fanno le banche e le grandi compagnie di assicurazione quando vengono arricchite le 3-4 famiglie del capitalismo italiano, tra cui la famiglia Berlusconi ? Quando vedremo le inchieste su quello? Magari ne faranno una per dire: avete visto, l'abbiamo fatta la trasmissione sulle banche. Ma la campagna incessante di demonizzazione non la fanno contro chi si è intascato 165 miliardi di profitti in tre anni, la fanno contro chi percepiva 500 euro di reddito di cittadinanza .
Però, c'è libertà di stampa. Noi viviamo in un Paese dove c'è una trasmissione considerata ribelle che se la prende coi poveracci ed è finanziata da Confindustria. Ma come si fa a essere ribelli e finanziati da Confindustria? Questo è il Paese in cui siamo, però la libertà di stampa c'è; c'è la libertà di stampa di giornalisti che da sessant'anni sono nel servizio pubblico e che, per non inciampare, strisciano sempre e la domanda più ribelle che hanno fatto è stata: “Come sta Presidente? Tutto bene?”.
E poi arriviamo alla Presidente Meloni, che fa una conferenza stampa, dopo tre anni, e al momento delle domande se ne va. Se ne va e viene in Parlamento a dire: vergognatevi, io me ne sono andata perché c'era il funerale di tre carabinieri e sono dovuta andare via. Ha “sciacallato” sulla morte di quei tre carabinieri e si deve vergognare , perché quella conferenza stampa poteva farla benissimo in un altro giorno. Però, i giornalisti di cosa si lamentavano? Di Conte che ritardava due ore le conferenze stampa quando c'era il Paese in pandemia.
Quindi, il MoVimento 5 Stelle non ha cambiato idea sui giornalisti, perché leggo: prima li attaccavate, ora li difendete. Il MoVimento 5 Stelle ha sempre diviso tra giornalisti e servi, questo è il punto , e noi i giornalisti li difendiamo sempre. Ci salveranno probabilmente le giovani generazioni, che non sanno neanche cos'è il TG1 . Probabilmente, ci saranno loro che si informeranno e vedranno la Rai solo per Sanremo, dove però non si può dire che c'era un genocidio, a Sanremo, perché altrimenti arrivano i giornalisti che difendono Israele e che non hanno neanche la faccia di citare i loro colleghi - quelli sì giornalisti; 250 morti a Gaza -, che facevano un servizio di informazione - loro sì - per tutti quanti .
Allora forse ci salveranno loro, perché la libertà di stampa che abbiamo in questo Paese è quella concessa per non soffocare. Per far sì che il popolo non soffochi se ne concede uno spiraglio piccolino, perché se il popolo soffoca poi si ribella e allora si lascia questo spiraglio d'aria; ma questa non è libertà, non è respirare la libertà, la vera libertà che serve per informarsi e, quindi, decidere poi al momento giusto chi deve governare il Paese .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Io pensavo che avremmo fatto in quest'Aula una discussione seria, che avremmo parlato delle tante norme e dei tanti impegni che servono a tutelare la libertà di stampa in questo Paese e che questo Parlamento dovrebbe discutere e approvare. E invece purtroppo, Presidente, qualcuno ha pensato bene, di fronte a dati di fatto che dicono che la libertà di stampa nel nostro Paese è in pericolo, di seguire quell'adagio che dice che la miglior difesa è l'attacco. E allora, Presidente, è una mozione piena di impegni che segue a fatti gravissimi accaduti in questo Paese, a cominciare dall'attentato nei confronti di uno dei più grandi giornalisti d'inchiesta del Paese, Sigfrido Ranucci, passando per il caso Paragon e, quindi, lo spionaggio ad opera di Governi dei giornalisti per scoprire le loro fonti, fino al grande tema della necessaria riforma della RAI.
Ebbene, di fronte a tutto questo, il collega Mollicone si è alzato e ha pensato che la miglior difesa è l'attacco e che fosse necessario buttare nel dibattito valanghe di insulti, definire analfabeti istituzionali i giornalisti di , che ci hanno raccontato tante inchieste, tante oscurità del potere, tanto malaffare che c'è in Italia, di cui probabilmente altri non si sarebbero nemmeno accorti, a partire dai cittadini, se qualcuno non avesse fatto bene il suo lavoro. E loro - diciamolo -, i giornalisti di , fanno bene il loro lavoro, altrimenti non sarebbero stati querelati per centinaia di volte e non avrebbero sempre vinto di fronte a un giudice, visto che non sono mai stati condannati in seguito a quelle querele.
Ma, dicevo, Mollicone insulta e, poi, dice che la maggioranza è stata elogiata dall'Unione europea per le normative prese e approvate. Ecco, Presidente, io vorrei sapere quali sono queste normative per cui siamo stati elogiati, perché l'Unione europea ha approvato l'EMFA: un atto che ci chiede di rivedere ladella Rai, per sottrarla ai partiti, perché la Rai è un bene comune, è un servizio pubblico dei cittadini e delle cittadine, ma il Governo ha mandato la palla in tribuna. Abbiamo una Commissione di vigilanza Rai colpevolmente bloccata da mesi e abbiamo una riforma che ogni volta viene ritirata fuori per ammansire le opposizioni, ma che sappiamo che non sta arrivando all'approvazione, alla fine del dibattito.
E, ancora, l'Unione europea ci chiede di recepire - ed è un obbligo di legge - la direttiva contro le , la direttiva contro le querele temerarie, che servono solamente ai potenti a intimidire i giornalisti liberi. Allora, Sottosegretaria, lo chiedo a lei. In quest'Aula, l'anno scorso, il Ministro Foti ci ha detto che il Governo avrebbe preso l'impegno di recepire, quest'anno, quella direttiva: sono parole agli atti, registrate, che oggi vengono smentite dalle decisioni della maggioranza nelle Commissioni, che hanno bocciato i nostri emendamenti, con i quali chiedevamo di recepire questa importante direttiva. Perché avete cambiato idea? Noi vogliamo sapere perché avete cambiato idea sulle querele temerarie, perché abbiamo il legittimo sospetto che abbiate cambiato idea perché, nel frattempo, avete fatto decine, decine e decine di querele temerarie, che servono a voi per intimidire i giornalisti, per intimidire i giornalisti più deboli, quelli che sono precari, malpagati e, magari, , e cercare di controllare l'informazione di questo Paese, come se non bastasse che tre reti televisive siano in mano ad esponenti del centrodestra, come se non bastasse che abbiate invaso militarmente la della Rai e tutte le direzioni, come se non bastasse che abbiate decine di giornali o cartacei che ogni giorno mazzolano le opposizioni, come se fossimo dentro una sfida militante e non come se fossimo dentro un ecosistema informativo che deve raccontare la realtà ai cittadini.
Penso che forse non ci siamo capiti, Sottosegretaria. Penso che noi non vogliamo più partecipare a discussioni di questo tipo. Noi pretendiamo atti e impegni seri dal Governo su alcune normative che vanno approvate: pretendiamo la normativa contro le querele temerarie; pretendiamo una normativa per la tutela delle fonti, perché - e questa è l'ultima cosa che dico - dal caso Paragon ai sospetti di utilizzo dei servizi segreti per pedinare Sigfrido Ranucci, qua, c'è il legittimo dubbio che il Governo abbia utilizzato strumenti che sono nelle sue mani, ma che non possono essere utilizzati in questo modo, per scoprire le fonti dei giornalisti, per spiarli, e questo in democrazia è gravissimo.
Allora, il collega Mollicone, che dice che i giornalisti di sono degli analfabeti istituzionali, forse dovrebbe fare attenzione, perché in quest'Aula c'è un tasso un po' troppo alto di analfabetismo funzionale, visto che sulla tutela delle fonti ci ha risposto dicendo che hanno fatto le norme a tutela del diritto d'autore. Le fonti sono una cosa e il diritto d'autore è…
PRESIDENTE. Grazie, deputata Piccolotti.
È iscritto a parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, oggi discutiamo di una colonna portante della nostra democrazia: la libertà dell'informazione nel nostro Paese. Una colonna pericolante, a dirla tutta, ed è per questo che, con questa mozione, pretendiamo che questo Parlamento si esprima, che questa maggioranza, che questo Governo si esprima.
Vogliamo sapere se questa istituzione sta dalla parte di una stampa libera e di cittadini consapevoli o di una stampa addomesticata, al guinzaglio del potere, e di cittadini imbrigliati e raggirati. Perché un Paese in cui l'informazione non è davvero libera non è un Paese democratico: è un Paese imbavagliato. E oggi l'Italia è, di fatto, una democrazia a sovranità limitata: limitata dall'influenza del potere politico, dall'influenza del potere economico sui mezzi di comunicazione. Non è una novità, purtroppo la storia ce lo insegna fin dai primi vagiti della comunicazione di massa.
Mi preme ricordare quando, nel 1962, Dario Fo e Franca Rame vengono cacciati dalla Rai per uno su che osò criticare il potere, raccontare la mafia, denunciare la corruzione negli appalti. Ebbene, proprio da quest'Aula si levarono voci indignate, che parlarono di offesa all'onore nazionale e negarono perfino l'esistenza della mafia. Il messaggio fu chiaro: in Italia non è il crimine a scandalizzare le istituzioni, ma chi lo racconta in prima serata. Il risultato fu 15 anni di bando per Dario Fo e Franca Rame; poi, molti anni dopo, arriverà il Nobel: davvero un “mistero buffo” questo Paese.
Nel 1986, in diretta su Rai Uno ci andò Beppe Grillo, che osò pronunciare una battuta fulminante: “Se in Cina sono tutti socialisti a chi rubano?”; ci fu una tra il pubblico, perché tutti avevano capito benissimo quello di cui la storia presentò il conto, poi, con Tangentopoli, ma, nonostante il successo, Grillo sparì dalla Rai per anni. Non venne punita una falsità, venne punita la lucidità.
Nel 2002, poi, arrivò il famoso editto bulgaro di Silvio Berlusconi, che, da Presidente del Consiglio, accusò Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi di fare un uso criminoso della TV pubblica. Poche settimane dopo, i tre scomparvero dai palinsesti ed è da allora che l'Italia scivola costantemente nelle classifiche internazionali di Reporter Senza Frontiere, che ogni anno ci dice com'è la situazione della libertà di stampa, e oggi siamo considerati un Paese problematico. D'altra parte, lo testimoniano tante storie di giornalisti liberi che fanno domande scomode, mentre sulla stampa imbavagliata si prova addirittura a riscrivere la storia. Penso alla sentenza definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa a carico di Dell'Utri, che ha accertato un rapporto stabile e di lunga durata tra Cosa Nostra e l'imprenditore Berlusconi, fatto anche di denaro pagato ai clan per anni. Bene, oggi, alla luce di altri processi, su profili parziali, una parte della stampa racconta che la storia è cambiata, che tutto è stato smentito: lo pretende Marina Berlusconi e una pletora di scriba che esegue lo spartito, come se la storia della Repubblica si potesse correggere non con i fatti, ma con il potere mediatico.
Ed è quella stessa famiglia che riesce ad ottenere un altro piccolo miracolo all'italiana, un altro mistero buffo. Un film del regista Oscar, Paolo Sorrentino, sulla figura di Berlusconi, il film , esce nelle sale nel 2018 e, poi, praticamente sparisce dallo spazio pubblico italiano: non passa sulla Rai, non passa sulle reti private generaliste, è difficilmente reperibile sulle piattaforme. Il risultato paradossale è che si vede più facilmente all'estero che in Italia, il Paese di cui parla. Ecco, questa è la censura del XXI secolo: non si vieta, si compra e si chiude in un cassetto.
E arriviamo a oggi, a Sigfrido Ranucci, un giornalista che, da anni, svolge un lavoro d'inchiesta per i cittadini, non per i Governi: ha subìto recentemente un attentato davanti casa, vive sotto scorta da anni, è bersaglio di querele temerarie e campagne d'odio. E cosa fa la politica di fronte a tutto questo? Invece di stringersi attorno alla libertà di stampa, invece di rispondere alle sue domande, lo tratta come un imputato; si discute di lui, del suo futuro, perfino di una sua eventuale candidatura, pur di delegittimarlo, come se il problema fosse la sua biografia e non le bombe sotto casa. Questo non è controllo, non è equilibrio, è un processo politico alla stampa libera. I giornalisti scomodi, nel nostro Paese, vengono spiati con militari, come dimostra il caso Paragon, e, se è possibile, vengono allontanati dalla Rai.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un sistematico allontanamento dei conduttori, considerati scomodi, da Rai Tre: Fazio, Berlinguer, Annunziata, Gramellini. Non li hanno cacciati per gli ascolti, perché gli ascolti li facevano, il risultato lo certificavano i numeri. E adesso Rai Tre vive una stagione nera con un crollo degli ascolti, mentre il pubblico migra verso la concorrenza privata.
E in questo contesto si consuma un'altra vicenda gravissima: il blocco della Commissione di vigilanza Rai. Da mesi la vigilanza è paralizzata perché la maggioranza diserta le sedute facendo mancare il numero legale dopo che le opposizioni si sono rifiutate di votare come presidente il nome gradito a Forza Italia, cioè il partito storicamente legato al principale concorrente privato della Rai: un'assurdità. Si tengono in ostaggio le funzioni di controllo mentre l'azienda perde ascolti, credibilità e ruolo. E ruolo, esattamente.
E allora noi vogliamo dire con chiarezza quale Paese sogniamo. Vogliamo una legge sul conflitto di interessi che separi davvero la politica dal controllo dei , perché non è normale che le sorti del dibattito pubblico dipendano dalle proprietà della famiglia Berlusconi …
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Carotenuto.
Non essendovi altri iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
Il Governo intende intervenire o si riserva di farlo successivamente? Si riserva.
Il seguito della discussione è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge di ratifica nn. 2592 e 2593.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2592: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo concernente misure di solidarietà volte a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas tra il Governo della Repubblica Federale di Germania, il Governo della Confederazione Svizzera e il Governo della Repubblica Italiana, fatto a Berlino il 19 marzo 2024.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Naike Gruppioni.
NAIKE GRUPPIONI, . Grazie, Presidente. Gentile Presidente, colleghi deputati, rappresentante del Governo, Sottosegretaria Siracusano, lo scopo dell'Accordo, già ratificato dal Senato l'11 settembre scorso, è includere la Svizzera, Paese extraeuropeo di transito dei flussi di gas tra Germania e Italia, nel quadro dell'Accordo di solidarietà sottoscritto da Roma e Berlino ai sensi del regolamento UE 2017/1938 sul rafforzamento della sicurezza energetica dell'Unione europea.
Tale normativa pone una serie di obblighi in capo agli Stati membri, a partire dalla previsione di misure di solidarietà e coordinamento in risposta alla crisi di approvvigionamento di gas, e dall'assicurazione sulla massima tutela dei clienti protetti, e in particolare dei consumatori domestici.
In questo contesto merita ricordare che, a seguito dell'aggressione russa dell'Ucraina, l'Unione europea ha adottato il regolamento UE 2022/2576 per stabilire norme standard di diretta applicabilità per la solidarietà tra Stati membri che non abbiano adottato accordi bilaterali in materia.
Composto da 14 articoli, l'Accordo in esame, dopo aver specificato come esso stesso sia parte integrante dell'Accordo bilaterale di solidarietà già esistente tra Italia e Germania, integra l'articolo 3 di tale Intesa con la previsione che, qualora fosse necessario, la comunicazione di richiesta di solidarietà sia inviata a tutte le parti.
L'Intesa prevede altresì che le autorità svizzere, tedesche e italiane e gli operatori del servizio di trasporto interessati siano informati di tutte le prenotazioni e le nomine relative alle misure di solidarietà e che il calendario di tali informazioni sia concordato dagli operatori del servizio di trasporto del gas.
Il testo dispone, quindi, che le parti si notifichino reciprocamente la dichiarazione del livello di emergenza, nonché le modifiche o l'aggiornamento dei dati di contatto delle autorità competenti utili alle comunicazioni relative all'attuazione del servizio di solidarietà.
Ulteriori disposizioni sanciscono la tutela dei flussi di gas necessari per l'approvvigionamento delle parti e della capacità di trasporto necessarie per la fornitura dei clienti protetti dalla solidarietà in Svizzera, escludendo ogni limitazione ad opera delle autorità nazionali.
Viene altresì estesa alla Svizzera l'applicazione delle misure volontarie ed obbligatorie di solidarietà, introducendo il principio della parità di trattamento dei clienti dei tre Paesi. Nel caso in cui un'offerta di solidarietà tra Germania e Italia metta a rischio la sicurezza dei clienti protetti in Svizzera, è previsto che le parti si incontrino per adottare le opportune misure correttive.
Un'ulteriore norma prevede che la Svizzera possa richiedere la solidarietà a Italia e Germania, e ovviamente viceversa, ossia che Italia e Germania possano richiederla alla Svizzera con le medesime procedure previste dall'Accordo italo-tedesco.
Si stabilisce, inoltre, che le parti si impegnino a favorire la conclusione di un accordo tecnico a livello di operatori del servizio di trasporto del gas, per garantire la funzionalità delle infrastrutture in situazioni di crisi.
Ulteriori disposizioni riguardano la clausola per la risoluzione in via arbitrale di eventuali controversie interpretative o applicative e le modalità di compensazione attuabili qualora la Svizzera sia chiamata ad offrire solidarietà alla Germania o all'Italia.
Inoltre, in virtù di un Trattato doganale del 1923 fra Svizzera e Lichtenstein, le misure previste dall'Intesa trilaterale si intendono estese anche a quest'ultimo.
Quanto al disegno di legge di ratifica, esso si compone di quattro articoli. In particolare, l'articolo 3 reca la clausola di invarianza finanziaria, pertanto le amministrazioni competenti svolgono le attività previste dalla presente legge con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, che si riserva.
Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali, avvertendo che non si darà luogo alle repliche.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2593: Ratifica ed esecuzione del Protocollo di modifica dell'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Confederazione Svizzera relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, con Protocollo aggiuntivo, del 23 dicembre 2020, fatto a Roma il 30 maggio 2024 e a Berna il 6 giugno 2024.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Paolo Formentini.
PAOLO FORMENTINI, . Grazie, Presidente. Il disegno di legge in esame, già approvato dal Senato l'11 settembre scorso, reca l'autorizzazione alla ratifica del Protocollo di modifica dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Confederazione Svizzera relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, con Protocollo aggiuntivo del 23 dicembre 2020, fatto a Roma il 30 maggio 2024 e a Berna il 6 giugno 2024.
In premessa, ricordo che l'Accordo bilaterale modificato dal provvedimento in esame è stato ratificato con la legge n. 83 del 2023. Scopo dell'Accordo bilaterale è quello di eliminare le doppie imposizioni sui salari, sugli stipendi e sulle altre remunerazioni ricevuti dai lavoratori frontalieri dei due Paesi, con la previsione del principio di reciprocità.
In estrema sintesi, il Protocollo oggi in esame è finalizzato a consentire ai lavoratori frontalieri, tenuto conto dell'attuale contesto di mobilità tra l'Italia e la Svizzera, di svolgere parte dell'attività di lavoro dipendente in modalità di telelavoro presso il proprio domicilio nello Stato di residenza, senza che ciò comporti alcuna modifica del proprio .
Più nel dettaglio, il Protocollo di modifica è composto da due articoli.
L'articolo 1, in primo luogo, integra la definizione di lavoratori frontalieri. In linea di principio, viene consentito ai lavoratori frontalieri di non rientrare quotidianamente al proprio domicilio nello Stato di residenza per motivi professionali entro un massimo di 45 giorni all'anno. Inoltre, l'articolo in questione consente ai lavoratori frontalieri di svolgere fino al 25 per cento dell'attività lavorativa in modalità di telelavoro presso il proprio domicilio nello Stato di residenza, senza che ciò comporti alcuna modifica dello di lavoratore frontaliero.
Al riguardo, occorre ricordare che per quanto riguarda l'Italia tale previsione è già in vigore, a partire dal 1° gennaio 2024, in virtù di una previsione retroattiva della legge di bilancio 2025.
L'articolo 2 riguarda l'entrata in vigore e l'applicazione del Protocollo di modifica, prevedendo che l'entrata in vigore avvenga alla data di ricezione dell'ultima delle notifiche con le quali i due Stati si comunicheranno la conclusione delle rispettive procedure interne per l'entrata in vigore del Protocollo medesimo.
Quanto al disegno di legge di ratifica, si compone di 4 articoli. In particolare, l'articolo 3 contiene una clausola di invarianza finanziaria, per la quale dall'attuazione della legge di ratifica “non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.
In conclusione, auspico una rapida approvazione del provvedimento in esame che recepisce le osservazioni già formulate da numerose forze politiche nel corso dell'esame della ratifica dell'Accordo tra Italia e Svizzera del 2020, relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri.
PRESIDENTE. Chiedo alla rappresentante del Governo se intenda intervenire: si riserva.
Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali, avvertendo che non si darà luogo alle repliche.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare il deputato Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Porto all'attenzione dell'Aula il fatto che il 7 novembre scorso, a Cagliari, la Conferenza di servizi preliminare sullo studio propedeutico allo sviluppo del progetto di fattibilità tecnica, economica e ambientale del futuro Osservatorio delle onde gravitazionali, il progetto “Einstein Telescope”, per la cui realizzazione è candidato il sito di Sos Enattos, nel comune di Lula, in Sardegna, ha espresso all'unanimità una valutazione positiva sulla fattibilità di ben due ipotesi progettuali.
Tale conferenza, promossa dall'Istituto nazionale di fisica nucleare, è un passaggio fondamentale nel percorso autorizzativo e quello italiano è il primo sito a esperire tale valutazione, rispetto agli altri due siti che concorrono alla realizzazione dell'Osservatorio, uno nei Paesi Bassi e l'altro in Germania.
Questo ulteriore passaggio si è realizzato grazie al tenace lavoro che la presidente della giunta regionale sarda, Alessandra Todde, ha portato avanti fin dal momento del suo insediamento, supportando con ogni mezzo l'Istituto nazionale di fisica nucleare e il di progettazione, in sinergia con la Ministra Anna Maria Bernini che, da sardo, ringrazio per il deciso sostegno che esprime in favore della candidatura di Sos Enattos.
Ora il progetto deve andare avanti e la candidatura di Sos Enattos deve essere sostenuta con decisione da tutti coloro che hanno voce in capitolo e in tutte le sedi.
L'auspicata realizzazione dell'Osservatorio darà lustro all'Italia e sarà motivo di orgoglio per tutti coloro che vi avranno contribuito, in particolare per la Sardegna e per i sardi, laddove si riuscirà a dimostrare che è possibile coniugare il progresso economico con la salvaguardia dell'ambiente e del tessuto sociale delle nostre zone interne e che l'Italia e la Sardegna hanno le capacità tecniche e scientifiche per supportare e realizzare imprese di altissimo valore scientifico e di spessore internazionale .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
3.
: IAIA, per la maggioranza; TORTO, di minoranza.
4.
Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico. (C. 2423-A)
e delle abbinate proposte di legge: AMORESE ed altri; SASSO ed altri. (C. 2271-2278)
: SASSO.
5.
DI GIUSEPPE ed altri: Modifica all'articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e altre disposizioni in materia di assistenza sanitaria in favore dei cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, residenti in Paesi che non appartengono all'Unione europea e non aderiscono all'Associazione europea di libero scambio. (C. 1042-A)
e delle abbinate proposte di legge: DI SANZO ed altri; ONORI ed altri. (C. 1415-1998)
: CIOCCHETTI.
6.
S. 316 - D'INIZIATIVA DEL SENATORE BERGESIO: Modifiche all'articolo 40 della legge 28 luglio 2016, n. 154, in materia di contrasto del bracconaggio ittico nelle acque interne (Approvata dal Senato). (C. 1806)
e dell'abbinata proposta di legge: COMAROLI ed altri. (C. 830)
: BRUZZONE.
7.
8.
S. 1503 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo concernente misure di solidarietà volte a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas tra il Governo della Repubblica Federale di Germania, il Governo della Confederazione Svizzera e il Governo della Repubblica Italiana, fatto a Berlino il 19 marzo 2024 (Approvato dal Senato). (C. 2592)
Relatrice: GRUPPIONI.
S. 1520 - Ratifica ed esecuzione del Protocollo di modifica dell'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Confederazione Svizzera relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, con Protocollo aggiuntivo, del 23 dicembre 2020, fatto a Roma il 30 maggio 2024 e a Berna il 6 giugno 2024 (Approvato dal Senato). (C. 2593)
: FORMENTINI.