PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
FRANCESCO BATTISTONI, legge il processo verbale della seduta del 7 novembre 2025.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 96, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Gaetano Amato. Prego, onorevole.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, signor Presidente. Ho chiesto la parola per avere il Ministro Giuli in Aula, nella maniera più veloce possibile. Stamattina cita, in un articolo, una inviata dal Ministro Giuli al MEF per raddoppiare i tagli al cinema. Il Ministro Giuli avrebbe chiesto 500 milioni di tagli al cinema in due anni e ieri ci ha sottoposto a una vergognosa farsa di una riunione fatta al MiC sul cinema con personaggi di Fratelli d'Italia e basta. Nessuna associazione: nessuna associazione degli attori, nessuna associazione delle maestranze, nessuna associazione vera e reale dei produttori indipendenti.
Quindi, dopo aver chiesto i tagli per 500 milioni, credo che il Ministro Giuli debba assolutamente venire in Aula a dirci che cosa intende fare del cinema italiano. Non è possibile che la nostra più importante fonte culturale, riconosciuta in tutto il mondo, venga trattata come una pezza da piedi. È assolutamente impossibile! Quindi, il Ministro venga e ci dica che cosa vuole fare del cinema italiano .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Scarpa ed altri n. 3-02046 . La Sottosegretaria di Stato per l'Interno, Wanda Ferro, ha facoltà di rispondere.
WANDA FERRO,. Signor Presidente, onorevoli deputati, dal 25 al 28 giugno scorso si sono svolti a Venezia i festeggiamenti per le nozze del fondatore di Amazon Jeff Bezos e della giornalista Lauren Sanchez, per le quali era stata preannunciata la presenza nel centro storico lagunare di capi di Stato esteri e di personalità del mondo politico internazionale con altissimi livelli di protezione. Poiché era in atto una forte campagna di protesta lanciata dai centri sociali del Nord-Est a cui avevano aderito anche i movimenti ambientalisti Extinction Rebellion e Ultima Generazione, la questura di Venezia ha provveduto a effettuare servizi di osservazione con personale della DIGOS, soprattutto nell'area marciana, notoriamente sede di manifestazioni estemporanee con forte effetto mediatico.
La manifestazione non prevista, cui si fa riferimento nell'interrogazione, si è svolta il 26 giugno scorso in piazza San Marco, quando una quarantina di attivisti del movimento ambientalista Extinction Rebellion si è radunata in piazza San Marco, in un'area interdetta alle manifestazioni di carattere politico, in virtù di un'ordinanza prefettizia del 9 dicembre 2009. Nella circostanza, due attivisti, attrezzati con imbragature da arrampicata, hanno iniziato la scalata dei pennoni posti dinnanzi alla Basilica di San Marco. Uno dei due giovani è riuscito nell'intento, mentre la scalata del secondo è stata interrotta grazie al tempestivo intervento del personale della Polizia già presente sul posto. Erano stati infatti preventivamente predisposti appositi servizi di osservazione, con il coinvolgimento della locale questura, dell'Arma dei carabinieri e della Polizia locale. Il gesto dimostrativo ha evidentemente messo a repentaglio non solo l'incolumità dell'autore, ma anche quella delle persone che in quel momento affollavano piazza San Marco, in considerazione del rischio di caduta di oggetti dall'alto, nonché di possibili cedimenti dei pennoni.
Gli attivisti presenti, alcuni dei quali travisati con delle maschere, sono stati informati delle violazioni di legge in atto e invitati più volte a interrompere l'azione, ma si sono rifiutati di farlo, sdraiandosi o sedendosi sul selciato. Di conseguenza, si è reso necessario sollevare di peso gli attivisti per porre fine alla manifestazione. Subito dopo, per procedere in sicurezza all'identificazione, i manifestanti sono stati accompagnati nei vicini uffici della Polizia locale. Vista la resistenza passiva messa in atto dai manifestanti, il personale impiegato nei servizi di pubblica sicurezza ha posto la massima cura nelle fasi di accompagnamento, nel rispetto della dignità di tutte le persone coinvolte. La prefettura di Venezia ha precisato al riguardo che nel corso delle operazioni di identificazione nessuno ha subito lesioni e che una manifestante, che aveva accusato lievi giramenti di testa, è stata affidata alle cure del servizio sanitario di emergenza, ma poi ha rifiutato di essere accompagnata presso la struttura sanitaria. Nel frattempo, l'attivista salito sul pennone ha continuato a ignorare le richieste di scendere, srotolando anche un grosso striscione e aumentando così i rischi per l'incolumità degli astanti.
Una volta sceso autonomamente, quest'ultimo è stato accompagnato, assieme agli altri, negli uffici di Polizia. I manifestanti identificati sono stati complessivamente 43, tutti denunciati ai sensi degli articoli 110 e 650 del codice penale - violenza privata e inosservanza dei provvedimenti dell'autorità -, di cui nove anche per violazione dell'articolo 18 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Sono state inoltre irrogate 22 sanzioni amministrative per violazione dell'articolo 33 del regolamento di polizia urbana del comune di Venezia - atti contrari al decoro in relazione all'uso improprio delle aree monumentali, dei ponti e delle altre strutture viarie - e disposti altrettanti ordini di allontanamento.
Con riferimento all'altro episodio menzionato nell'interrogazione, la prefettura di Venezia ha rappresentato che, il 24 giugno scorso, quattro attivisti del medesimo gruppo ambientalista hanno violato l'area del cantiere per la ristrutturazione dell'Hotel Danieli, in Riva delle Schiavoni, sono saliti in cima a una gru e hanno esposto uno striscione di grandi dimensioni, mentre una dozzina di altri manifestanti hanno esposto uno striscione lungo circa 10 metri, agganciandolo al braccio della gru.
Anche in tale occasione, sono emerse criticità per la sicurezza e per l'incolumità pubblica, in considerazione del rischio derivante dall'eventuale rotazione del braccio della gru e dalla possibile caduta accidentale di oggetti dall'alto.
In considerazione della situazione di rischio creatasi, le Forze dell'ordine hanno dovuto inibire il passaggio pedonale dell'area in questione. In effetti, nel corso dell'azione dimostrativa, un moschettone è precipitato dalla cima della gru, cadendo rovinosamente al suolo all'esterno dell'area del cantiere, fortunatamente senza colpire alcuna persona, proprio grazie alla preventiva delimitazione dell'area.
I quattro attivisti sono stati denunciati, oltre che per violazione dell'articolo 18 del TULPS, anche per i reati di cui all'articolo 633 (invasione di terreni ed edifici) e 614 (violazione di domicilio) del codice penale. Nei confronti di uno dei quattro, inoltre, è stata emessa una misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio dal comune di Venezia, per la durata di un anno.
Sottolineo che, in entrambe le occasioni, il personale delle Forze dell'ordine ha svolto i propri compiti istituzionali con la consueta professionalità, assicurando l'esercizio del diritto costituzionalmente garantito alla libera manifestazione del pensiero e salvaguardando, allo stesso tempo, l'incolumità di tutte le persone presenti.
Nel delicato bilanciamento di tali obiettivi istituzionali, l'azione delle Forze di Polizia privilegia il dialogo e la negoziazione con i manifestanti.
Per quanto concerne il richiamo alle modalità di intervento delle Forze di Polizia e alle garanzie dei diritti umani fondamentali, evidenzio che i principi di legalità, necessità, proporzionalità, precauzione e non discriminazione costituiscono un elemento essenziale dei percorsi formativi di tutto il personale. Le regole d'impiego degli operatori di Polizia, improntate a un corretto livello di tolleranza e di proporzionalità, sono sempre basate sulla gestione in via preventiva di eventuali criticità, mentre l'uso della forza o di mezzi di dissuasione è relegato a rimedio estremo per fronteggiare situazioni di particolare gravità, caratterizzate da scenari di violenza o resistenza non altrimenti gestibili.
PRESIDENTE. La deputata Scarpa ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
RACHELE SCARPA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Sottosegretaria, io la ringrazio per essere venuta qui oggi e per aver risposto alla mia interrogazione. Non posso chiaramente dirmi soddisfatta, perché io ravviso in quelle che sono state le scelte messe in campo per - a sua detta - tutelare la pubblica sicurezza, soprattutto nell'occasione della manifestazione di piazza San Marco, una grande sproporzione. Stiamo parlando di una quarantina di persone che, per meno di 20 minuti, sono riuscite a stare negli spazi di piazza San Marco.
Non credo che si possa collettivamente trattenere 43 persone in questura per oltre 10 ore, trascinarle via di peso. Lei riporta che nessuno ha riportato lesioni durante la rimozione forzosa dei manifestanti che stavano esercitando una resistenza passiva; ci sono dei video che mostrano come almeno uno di loro abbia riportato dei profondi graffi in seguito al trascinamento per terra. Sono rimasti in questura per 10 ore; poi - l'ha detto lei - 22 Daspo, multe da oltre 4.000 euro: insomma, una grande sproporzione rispetto a quella che era una libera manifestazione del dissenso, sproporzionata soprattutto se la si inserisce nel contesto di quello che stava accadendo in quei giorni a Venezia.
Venezia è un patrimonio straordinario, una grande città che meriterebbe di più che fare da sfondo rispetto agli eventi patinati di qualche super ricco, così come meriterebbero di più i 49.000 residenti di Venezia che in quei giorni hanno visto, pure loro, i loro diritti completamente sospesi: era impossibile per alcuni tornare a casa, era complicato circolare e gli spazi pubblici, in quei giorni, sono stati completamente sottratti alla collettività.
Merita rispetto anche chi, di fronte all'assurdità di vedere la propria città utilizzata come se fosse un fondale patinato, reagisce con una protesta pacifica, che forse ha messo a rischio l'incolumità del ragazzo che è salito sul pennone, ma che, sicuramente, non minacciava l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica.
Ci state abituando, purtroppo, a una sistematica sproporzione tra quella che è la realtà delle libere manifestazioni, delle espressioni di pensiero e di critica politica e la reazione che ne consegue. E ci state abituando a un doppio standard per cui, se sei ricco, puoi disporre del patrimonio e dei diritti altrui quando e come ti pare, si troverà sempre una giustificazione; se, invece, sei un cittadino comune, che vede la sua città sottratta e utilizzata in questo modo per intere settimane, completamente piegata e a disposizione dell'evento privato che si è voluto lasciare organizzare, e, in qualche modo, protesti e fai emergere un dissenso, ne paghi amaramente le conseguenze. Le paghi di fronte alla legge, le paghi ai sensi del decreto Sicurezza, che ora, comunque, quella resistenza passiva la equipara a quella violenta.
Se è questa, Sottosegretaria, la realtà a cui intendete abituarci, noi possiamo dire che non ci stiamo. Saremo sempre dalla parte di chi esprime pacificamente, in modo non violento, il proprio pensiero e non saremo mai dalla parte di chi accetta di svendere le nostre città solo perché qualcuno ha il potere economico di imporre il superamento dei diritti di tutti e l'utilizzo, a proprio piacimento, del patrimonio comune .
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Simiani ed altri n. 3-02310 . Il Sottosegretario di Stato per l'Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste, Luigi D'Eramo, ha facoltà di rispondere.
LUIGI D'ERAMO,. Signor Presidente, onorevoli deputati, in riferimento alle difficoltà che sta attraversando la castanicoltura nazionale a causa delle massicce infestazioni di cinipide galligeno del castagno, registrate nell'anno in corso, rappresento quanto segue.
Come rilevato dall'interrogante, l'insetto è stato rinvenuto per la prima volta in Italia nel 2002 in Piemonte, in provincia di Cuneo, e da allora si è diffuso rapidamente in altre regioni, raggiungendo livelli di infestazione crescenti e preoccupanti, come registrato in Campania nel 2008.
Per prevenire l'introduzione e la diffusione del cinipide galligeno del castagno nel territorio dell'Unione europea, la Commissione europea aveva adottato la decisione n. 2006/464/CE, che prevedeva misure di emergenza provvisorie. Tuttavia, la successiva diffusione su larga scala dell'organismo nocivo ha reso tali misure insufficienti, determinandone l'abrogazione nel 2014.
Dal 2019, il cinipide è stato classificato come organismo nocivo da quarantena, con applicazione limitata esclusivamente alle zone protette dell'Unione europea, dove vengono mantenuti controlli fitosanitari mirati per contenere la diffusione dell'insetto e proteggere i castagni non ancora infestati.
Parallelamente, a partire dal 2003, in Piemonte sono stati avviati i primi interventi di lotta biologica, attraverso l'introduzione del parassitoide alloctono , strategia successivamente estesa anche alle altre regioni interessate. Questi interventi si sono rilevati particolarmente efficaci nel contenere le popolazioni di cinipide, riducendo sensibilmente le infestazioni e limitando la necessità di ricorrere a trattamenti chimici.
Negli ultimi mesi, tuttavia, in alcune regioni, in particolare in Campania, di grande rilevanza per la produzione nazionale di castagne, si è osservato un nuovo incremento della presenza del parassita, anche in aree in cui il è presente ma non riesce a garantire un controllo stabile ed efficace.
Il caso è stato esaminato dal Comitato fitosanitario nazionale nelle sedute del 21 e 22 maggio scorsi. Dall'analisi è emerso che le condizioni climatiche anomale, in particolare le elevate temperature registrate nel tardo inverno, hanno provocato uno sfasamento tra il ciclo biologico del cinipide e quello del parassitoide . Questo disallineamento ha ridotto la disponibilità di substrati idonei per l'ovideposizione del parassitoide, compromettendone l'efficacia nel controllo del cinipide.
È stato inoltre evidenziato che, in alcune aree, la forte riduzione delle popolazioni di cinipide negli anni precedenti - grazie all'elevato tasso di parassitizzazione raggiunto - può avere favorito fluttuazioni cicliche tra le due specie, fenomeno riscontrato nei castagneti montani campani non soggetti a trattamenti fitosanitari dove per anni era stata registrata la quasi totale assenza di galle.
Per quanto riguarda gli interventi gestionali futuri, rilevo che uno studio pubblicato nel 2023 dall'Istituto nazionale di riferimento per la protezione delle piante ha evidenziato che la conservazione fuori terra del materiale vegetale parassitizzato favorisce la sopravvivenza delle forme svernanti di . Pertanto, tale pratica, di semplice applicazione e a basso costo, può potenziare le popolazioni locali di parassitoidi, ridurre la necessità di ulteriori rilasci e offrire ai castanicoltori uno strumento concreto per migliorare l'efficacia del controllo biologico.
Riguardo alle misure di sostegno per le aziende castanicole, il Ministero, consapevole delle difficoltà economiche e produttive determinate dalle recenti infestazioni, con decreto del 5 marzo 2024 ha stanziato circa 14 milioni di euro per la filiera della frutta a guscio, compresa la castanicoltura al fine di supportare le imprese nell'accesso a contributi mirati al rilancio, alla valorizzazione e all'ammodernamento della filiera del castagno da frutto.
Ulteriori misure di sostegno e azioni di contrasto saranno oggetto di valutazione nelle prossime sedute del Comitato fitosanitario nazionale nell'ambito di un percorso di stretta collaborazione tra l'amministrazione centrale, le regioni e le organizzazioni dei produttori, volto a garantire la salvaguardia della competitività e della resilienza del comparto castanicolo nazionale.
Per quanto concerne l'ultima richiesta dell'interrogante ricordo che, con decreto ministeriale del 10 marzo 2011, nell'ambito del tavolo di filiera ortofrutticolo è stato istituito il tavolo di filiera della frutta in guscio con riferimento ai singoli prodotti: nocciole, castagne, mandorle, noci, pistacchi e carrube. La composizione del predetto tavolo è stata aggiornata con decreto ministeriale del 5 marzo 2021.
Infine, segnalo l'incontro sulla filiera della castagna, svoltosi a Cuneo lo scorso 4 novembre nell'ambito del progetto VALO.RE. I.N. CA.M.P.O., finanziato dal MASAF e promosso dal CREA in collaborazione con l'università di Torino.
In tale contesto sono state analizzate la situazione attuale della castanicoltura post-cinipide e le conseguenze della diffusione del cinipide galligeno, approfondendo le strategie di mitigazione, la gestione delle coltivazioni e le pratiche di protezione sostenibile.
L'evento ha rappresentato un momento strategico di confronto per tutti gli attori della filiera, volto a condividere conoscenze, esperienze e progetti per rafforzare la filiera e affrontare le sfide attuali.
Il Ministero continuerà a monitorare attentamente la situazione, in collaborazione con le regioni e gli operatori del settore al fine di tutelare la castanicoltura nazionale e sostenere la resilienza e la competitività della filiera nel rispetto della sostenibilità ambientale ed economica.
PRESIDENTE. Il deputato Simiani ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Devo dire che l'intervento del Sottosegretario, di fatto, ha descritto quello che sta accadendo, ma lo sapevamo già e io credo che l'interrogazione che abbiamo presentato puntualizzava qualcosa di più; sicché non mi ritengo soddisfatto della sua risposta, non tanto per l'attenzione che sicuramente il Ministero sta mettendo sul tema, ma con riferimento alle risorse e alle azioni che dobbiamo mettere in campo in un settore, quello della castanicoltura, molto importante, che ci posiziona fra i primi in Europa - per qualità sicuramente al primo posto -, anche se le produzioni, che dovrebbero essere migliorate in termini di possibilità dal punto di vista dei posti di lavoro e non solo, di gestione proprio delle campagne e delle aree interne, diminuiscono. Infatti, dal 2022 al 2023 c'è stata una riduzione molto ampia: da 57.000 tonnellate siamo scesi a 43.000 tonnellate. Questo perché c'è una difficoltà oggettiva nel sostegno al settore della castanicoltura. Soprattutto, c'è una diminuzione delle aree coltivate e credo sia anche questa una difficoltà oggettiva, visto che le campagne, quelle aree che prima vedevano castagni e piante importanti e robuste, oggi vedono il deserto e questo vuol dire dissesto idrogeologico e non coltura dei territori.
Noi su questo abbiamo le idee chiare, e lo dico al Sottosegretario suo tramite, Presidente, perché vorremmo che ci fosse un'attenzione maggiore sul settore. C'è una proposta di legge, incardinata in Commissione agricoltura, che è stata, come dire, sposata da tutti proprio per aiutare il settore, per sostenere a fronte delle difficoltà legate agli eventi fitosanitari, anche con riferimento al cinipide galligeno del castagno; ed oggi in quel provvedimento non solo c'è come supportare queste situazioni ed eventi, ma soprattutto è prevista la possibilità di potenziare la filiera e il sistema, la qualità del castagno. Questo è un settore importantissimo che dà anche un senso... Ci sono realtà importanti - le citava lei, Sottosegretario - come la Campania, che oggi è quella più estesa dal punto vista della produzione; quella pugliese, quella siciliana, quella toscana; in Toscana i marroni dell'Amiata sono un prodotto IGP; poi vi è il marrone di pregio per eccellenza, quello di Marradi.
Ci sono settori e luoghi che oggi hanno fatto della propria produzione non solo un momento di vanto, ma anche una coltura che ha creato posti di lavoro e ha creato territorio, quello che noi dovremmo sostenere dal punto di vista più generale, in maniera trasversale. Qui non c'è una questione di colore politico, c'è la questione di attivare proposte e azioni come quella della legge che è stata, ripeto, sposata da tutti e che oggi, dopo un'attenta verifica, è stata, come dire, ferma al MEF solamente perché non si è trovata una disponibilità economica di circa 7 milioni di euro. Credo sia un fatto, secondo noi, sbagliato perché in un settore del genere un minimo di risorse andrebbe trovato perché garantirebbe quel sistema di filiera nel rapporto con il mondo associativo, con il mondo produttivo, che ci darebbe sicuramente un'attenzione maggiore viste le difficoltà. Ecco perché chiediamo al Governo non solo attenzione, come lei ha detto, ma chiediamo risorse. Chiediamo risorse e, soprattutto, una legge che possa garantire certi processi.
Il cinipide oggi sta attaccando tantissime regioni; la Campania e la Puglia sono regioni che oggi sono attaccate, come la Toscana. Ecco, su questo dobbiamo intervenire perché possiamo assolutamente dare un senso non solo a quello che è stato fino a ieri, ma a quello che sarà domani nel settore della castanicoltura .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno. Sospendo, quindi, la seduta che riprenderà alle 14. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 99, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente al Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, in merito alla prospettata cessione di Telecontact Center da parte di TIM alla società DNA. Stiamo parlando di migliaia di lavoratrici e lavoratori che oggi operano all'interno del perimetro di TIM, con un livello di tutele e diritti contrattuali, aziendale che non può essere considerato un dettaglio accessorio, evidentemente, ma parte integrante dell'equilibrio delle loro vite, della qualità del loro lavoro.
Quindi, la notizia di una possibile cessione a DNA, società di cui non sono note in modo chiaro e trasparente né la struttura proprietaria, né la solidità finanziaria, né il piano industriale di medio-lungo periodo, chiaramente genera fortissima preoccupazione tra i dipendenti e nelle organizzazioni sindacali.
Allora chiediamo al Governo di chiarire in Aula se sia stato avviato un monitoraggio puntuale dell'operazione di cessione di Telecontact Center, anche tramite le autorità di vigilanza competenti, per verificare l'affidabilità industriale e finanziaria della società acquirente; quali garanzie il Governo intenda pretendere affinché vengano preservati i livelli occupazionali di tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti e il mantenimento dei diritti acquisiti, del trattamento economico complessivo, dei e del aziendale, oggi garantiti all'interno del perimetro di TIM; in più la continuità delle sedi delle attività, evitando processi di esternalizzazione al ribasso, cui purtroppo ci stiamo abituando, che producono solo salariale e peggioramento delle condizioni di lavoro.
Infine, se il Ministro non ritenga necessario vincolare esplicitamente l'operazione al rispetto di precise clausole sociali, che escludano in modo tassativo licenziamenti, peggioramenti contrattuali e un eventuale uso distorto degli ammortizzatori sociali come strumento di ristrutturazione permanente del costo del lavoro. C'è poi un profilo che rende questa vicenda ancora più delicata, cioè la composizione anagrafica e di genere della forza lavoro coinvolta.
Lo voglio sottolineare perché in moltissime sedi di Telecontact Center la maggioranza degli addetti è costituita da donne intorno ai 50 anni, spesso con carichi familiari, in certi casi madri che hanno costruito la loro vita grazie a questa azienda, in un equilibrio economico e di vita proprio grazie a questo posto di lavoro. Quindi, per questa fascia di lavoratrici un'eventuale perdita del posto di lavoro o anche un peggioramento delle condizioni contrattuali non significa semplicemente cambiare lavoro.
Significa concretamente rischiare l'uscita definitiva dal mercato del lavoro, e questo in un Paese in cui il tasso di occupazione femminile è già tra i più bassi in Europa e la ricollocazione per le donne 50 è di fatto rarissima. Una cessione a un soggetto di cui non si conoscono in modo completo proprietà, stabilità e prospettive rischia, quindi, di tradursi in espulsione silenziosa di lavoratrici mature dal mondo del lavoro, in un'ulteriore riduzione dell'occupazione femminile stabile nei territori interessati - e spesso parliamo del Sud Italia, abbiamo sedi in Sicilia, in Campania e anche qui, nel Lazio - e in un aggravamento della dipendenza economica e delle fragilità sociali di interi nuclei familiari.
Quindi, in un contesto in cui lo stesso Governo dichiara in ogni occasione di voler aumentare l'occupazione femminile, consentire che un'operazione di questo tipo avvenga senza solide garanzie specifiche per queste lavoratrici significa procedere in direzione opposta rispetto agli obiettivi proclamati. Ed è quindi per queste ragioni che chiediamo al Ministro Urso di riferire con urgenza in Aula sulla natura e sullo stato dell'operazione di cessione di Telecontact Center a DNA, di illustrare quali verifiche siano state svolte su proprietà, conti economici e il piano industriale della società acquirente; di specificare quali strumenti il Governo intenda utilizzare per tutelare integralmente l'occupazione, i salari, i diritti e i oggi presenti in TIM; di vincolare l'operazione al rispetto di clausole sociali stringenti, con particolare attenzione alla tutela delle lavoratrici più anziane, che sono difficilmente ricollocabili, e di garantire che non vi sia alcun arretramento nella partecipazione femminile al lavoro, ma al contrario un impegno chiaro e verificabile a non trasformare questa cessione in un'uscita di massa di donne cinquantenni dal mercato del lavoro.
Non si tratta di una vicenda privata tra aziende, ma di un nodo strategico che riguarda il futuro di lavoratrici e lavoratori, la tenuta sociale dei territori e la credibilità delle politiche per l'occupazione femminile. Il Governo non può limitarsi a fare da spettatore, deve assumersi la responsabilità politica di garantire che nessuno perda tutele, reddito e dignità per operazioni societarie di cui ad oggi mancano trasparenza, certezze e garanzie
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Marino. Ne ha facoltà.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo all'informativa urgente del Ministro Urso perché abbiamo presentato un'interrogazione la scorsa settimana e ancora non ci è stata data risposta. La società TIM Spa ha recentemente annunciato la cessione di Telecontact Center, società interamente controllata operante nel settore dei servizi di e con 1.591 dipendenti distribuiti su 8 sedi in Italia: Catanzaro, Roma, Caltanissetta, Napoli, Ivrea, Aosta, L'Aquila e Milano. L'operazione prevede il trasferimento del personale in una nuova società denominata DNA Srl, controllata da Gruppo Distribuzione, impresa con oltre 3.000 addetti e sedi operative anche nei Paesi dell'Europa dell'Est.
Tale cessione di ramo d'azienda, notificata ai sindacati lo scorso venerdì, ottobre 2025, si configura come un'esternalizzazione a tutti gli effetti, con i lavoratori che continueranno a svolgere in appalto le medesime attività di per TIM. Le organizzazioni sindacali SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM UIL hanno immediatamente attivato le procedure di raffreddamento e non escludono azioni di sciopero, denunciando un'operazione priva di senso industriale, con un elevato rischio di esuberi al termine dei periodi di garanzia occupazionale previsti dalla normativa vigente.
Peraltro i sindacati sottolineano ancora che la nuova società DNA Srl dispone di un capitale sociale di 10.000 euro soltanto, elemento che ovviamente suscita forti preoccupazioni sulla tenuta economica e sulla reale tutela dei lavoratori coinvolti. Oltre mille dipendenti operano nel Mezzogiorno, in territori già colpiti da elevati tassi di disoccupazione e fragilità economica, aggravando l'impatto sociale dell'operazione. La dirigenza sindacale ha inoltre evidenziato che questa cessione si riferisce a una tendenza più ampia del settore delle telecomunicazioni a spostare all'esterno le attività di pratica che in passato ha prodotto esiti controversi e contenziosi giudiziari, come è avvenuto per Fastweb, Vodafone e Wind.
Tale progetto, secondo quanto viene riportato anche da alcuni organi di stampa, potrebbe beneficiare di fondi pubblici, richiedendo quindi una verifica sulla trasparenza, sulla finalità e sulla legittimità del loro utilizzo. Il Governo ha più volte ribadito l'intenzione di tutelare l'occupazione stabile e di contrastare le esternalizzazioni improprie che generano precarietà e frammentazione contrattuale. Sulla situazione di crisi e precarietà dei lavoratori di Telecontact Center erano state già presentate diverse interrogazioni, anche l'anno scorso, a marzo 2024, ancora senza risposta.
Appare dunque necessario un intervento immediato dei Ministri competenti per assicurare che la transazione avvenga nel rispetto delle normative sul lavoro, delle comunità occupazionali e delle finalità dei fondi pubblici eventualmente coinvolti. Tra l'altro, questo Governo sulle politiche del lavoro e del Sud è parecchio sordo. Quindi, chiediamo con la massima urgenza che il Ministro Urso venga immediatamente a relazionare su quanto accaduto
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere l'informativa dei Ministri competenti e dire in modo ancora più esplicito che stiamo parlando dell'ennesima esternalizzazione camuffata. Questa è la cosa più grave, che c'è sempre la volontà di non dire la verità, di non trattare con il nome le operazioni finanziarie, perché qui siamo davanti all'ennesima speculazione per fare più dividendi, per dare a finte società un servizio che da tantissimi anni, più di 20 anni, veniva gestito da questo ramo di azienda.
La verità è che il Governo non ha fatto nulla, se non addirittura avallare le politiche di questo grande colosso, magari dandogli anche una mano. Pensate alla vicenda dell'accordo con Poste Italiane proprio per la comunicazione, per il . Ecco, a queste grandi imprese dà fastidio il danno di immagine, dà fastidio venire messe sul banco degli imputati, e in questo caso sono sul banco degli imputati, perché ci sono 1.500 famiglie che rischiano il collo, una vera bomba sociale, soprattutto al Sud.
Allora, lo chiediamo a tutti i deputati e le deputate, di tutte le forze politiche: unitevi a noi, chiedete al Governo di attivarsi per fermare questa cessione, per fermare, diciamo, l'ennesima macelleria sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici. Fatelo, perché quelle persone ci stanno ascoltando e chiedono che il Parlamento italiano non rimanga silente .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: Dichiarazione di urgenza del disegno di legge n. 2682.
Comunico che, a norma dell'articolo 69, comma 1, del Regolamento, è stata richiesta dal Governo la dichiarazione di urgenza per il disegno di legge n. 2682, già approvato dal Senato, recante Legge annuale per il mercato e la concorrenza per il 2025.
Su questa richiesta, a norma dell'articolo 69, comma 2, del Regolamento, non essendo stata raggiunta in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo la maggioranza dei tre quarti dei componenti della Camera, l'Assemblea è chiamata a deliberare con votazione palese mediante procedimento elettronico con registrazione dei nomi.
Essendo giunte alla Presidenza richieste di poter svolgere interventi, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, darò la parola ad un oratore per gruppo.
Ha chiesto di parlare la deputata Emma Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Oggi voglio richiamare con forza un principio fondamentale, troppo spesso dimenticato da questo Governo e da questa maggioranza: il Parlamento non è un passacarte, non è una formalità da sbrigare, non è un fastidio da aggirare, non è un perimetro rituale da attraversare con illusoria rapidità per, poi, vantarsi nelle conferenze stampa, dicendo: “abbiamo fatto presto”.
Il decreto Concorrenza, Presidente, su cui la maggioranza oggi chiede l'urgenza, è rimasto fermo per mesi in Senato; poi, all'improvviso è arrivato in Aula senza fare modifiche, mettendo addirittura la fiducia. E, adesso, apprendiamo, tra l'altro dagli organi di stampa, Presidente, che l'intenzione è quella di introdurre modifiche, qui, alla Camera, per poi tornare in Senato velocemente, senza ulteriori modifiche da parte loro. Insomma, un iter in cui i senatori e i deputati vengono compressi in una staffetta normativa priva di senso, ridotto ad esercizio di ratifica, non di rappresentanza. Questo modo di procedere mortifica il Parlamento, umilia il Senato e la Camera e svuota di significato la funzione di controllo e di equilibrio che la nostra Costituzione assegna a ciascun ramo del Parlamento. Non è questo il rispetto delle istituzioni, non è questa la democrazia parlamentare. Scusi, Presidente, ma c'è un boato in quest'Aula…
PRESIDENTE. Ha ragione, collega, tra l'altro c'è un rimbombo particolare…
EMMA PAVANELLI(M5S). …non mi sento parlare…
PRESIDENTE. Colleghi…prego.
EMMA PAVANELLI(M5S). La scusa per questa urgenza sarebbe il vincolo temporale del PNRR. Ebbene, ci sembra paradossale che il Governo, la maggioranza, oggi, a sette mesi dalla scadenza del PNRR, si sveglino e si rendano conto che c'è un'emergenza e che va messo a terra. Sì, perché dovete sapere che, ad oggi, è vero che le rate sono arrivate, ma è stato speso solo un terzo del totale. Con riferimento a quel fondo enorme di 209 miliardi - portati a fatica dal Presidente Conte, su cui, tra l'altro, alcuni di voi, anche qui, in quest'Aula, hanno votato contro o, comunque, non volevano quei fondi -, oggi vi svegliate e vi rendete conto che ci sono sette mesi di tempo per spenderlo.
E, allora, mentre, tra l'altro, il Paese, le imprese, i cittadini attendono risposte, la maggioranza cosa fa? Vuole o, comunque, ha annunciato di emendare questo testo a favore dei , cancellando di colpo il lavoro fatto dalla Commissione attività produttive e dalla Commissione trasporti, che per mesi hanno lavorato a dei testi, a degli emendamenti proprio contro quell'abuso che fanno i chiamandoci ogni minuto. E la stessa cosa vuole fare Forza Italia, introducendo misure che aprono la strada ad aumenti incondizionati degli abbonamenti telefonici. Insomma, in un momento di crisi per i cittadini, che non arrivano nemmeno a metà mese, che ogni giorno subiscono aumenti, rincari, tasse nascoste, voi pensate bene di tutelare le grandi compagnie e non i cittadini. Vi definite il Governo del fare, invece, oggi a noi sembra che siete il Governo del far pagare.
Presidente, se vogliamo davvero onorare il PNRR, allora cerchiamo di lavorare in una maniera consona, non accelerando i tempi in questa maniera, ma facendo in modo che questi fondi non vengano sprecati. Ecco perché, Presidente, noi crediamo che non si possano comprimere così i lavori parlamentari e per questo motivo votiamo contro l'urgenza
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, la legge annuale per il mercato e la concorrenza dovrebbe essere uno strumento cardine per la modernizzazione del Paese e, invece, per il terzo anno consecutivo, il Governo riesce nell'impresa di presentare una legge per la concorrenza che di concorrenziale non ha nulla. Intervengo per manifestare, naturalmente, la contrarietà del gruppo del Partito Democratico all'urgenza dichiarata dal Governo. Gli italiani si aspettano più trasparenza, più efficienza, più tutela dei consumatori. L'Europa, l'Antitrust e il PNRR chiedono interventi strutturali, ma la maggioranza risponde con un provvedimento fatto di norme sparse e di aggiustamenti marginali, senza visione, ma, soprattutto, senza coraggio. E non basta.
C'è un precedente, grave, tra l'altro: al Senato non si è potuto lavorare sul testo. La discussione è stata compressa fino ad essere svuotata completamente di significato, impedendo alla Camera alta di esercitare la funzione costituzionale di modifica e miglioramento delle leggi. Questo testo arriva ora, qui, in quest'Aula, dove tutti sappiamo che non potrà essere cambiato, perché ce lo avete ripetuto in ogni sede: bisogna approvarlo entro il 31 dicembre. La verità è che avete scelto la via più comoda: strozzare il confronto democratico, pur di non toccare neanche una virgola di quel testo. È una mortificazione del Parlamento, resa ancora più paradossale dal fatto che la legge dovrebbe aprire i mercati. Una legge che dovrebbe aprire i mercati nasce, invece, chiusa, imbullonata, immodificabile: concorrenza zero, pluralismo zero, democrazia parlamentare zero. Ecco perché non possiamo far altro che dichiararci contrari a questa urgenza.
Nel merito, il provvedimento è povero e incapace di intervenire dove servirebbe: nessuna misura strutturale nella sanità, nei trasporti, nell'energia, nei servizi pubblici locali. Noi abbiamo presentato delle proposte concrete: più concorrenza nella fornitura di energia elettrica per i clienti domestici vulnerabili; l'indagine di Agcom per garantire trasparenza nei mercati delle telecomunicazioni e dei ; la liberalizzazione delle promozioni, dei saldi; l'accesso paritario alle infrastrutture portuali; i servizi di prossimità per i piccoli comuni e, soprattutto, una legge annuale per il digitale. Presidente, potrei andare avanti ancora, ma tutto questo è stato respinto completamente, in blocco. Perché? Perché ogni volta che si mette in discussione una rendita, un monopolio, di fatto, un pezzo di privilegio, la vostra risposta è chiudere le porte, alzare muri e soffocare il dibattito. Questo noi non lo possiamo consentire.
La concorrenza per la maggioranza non è uno strumento di libertà, di giustizia economica, è evidentemente un fastidio, un rischio; è un campo da evitare per non disturbare gli equilibri interni e, probabilmente, gli interessi consolidati che questa maggioranza deve garantire. E, allora, non stupisce che questa legge vada a braccetto con una legge di bilancio timida, rinunciataria, di piccolo cabotaggio, come abbiamo già significato nell'esame all'interno delle Commissioni. Mentre famiglie e imprese affrontano costi sempre più alti, in particolare dell'energia, mercati opachi e servizi inefficienti, il Governo preferisce non decidere, non aprire, non innovare.
Perché governare, come dicevo prima, è avere il coraggio di disturbare qualcuno e questo coraggio è evidente che non c'è. Per tutte queste ragioni non possiamo che essere contrari oggi alla dichiarazione di urgenza e anticipo anche che siamo contrari nel merito. Vado verso la conclusione.
È un provvedimento che non fa avanzare il Paese di un solo passo. È una maggioranza che si riempie la bocca di concorrenza e poi ha paura persino di discutere di questi temi. Siamo contrari, insomma, a un Governo che pensa di poter sostituire le riforme con la propaganda e il Parlamento con un timbro. La concorrenza che voi avete evitato con cura è quella delle idee. Su questo terreno lo diciamo con forza: non vi consentiremo alcun monopolio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà. Colleghi, vi chiedo, per cortesia, però, di fare un po' di silenzio, perché io non riuscivo a sentire una parola dell'onorevole Pandolfo e immagino neanche voi.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Interveniamo anche noi per esprimere la nostra contrarietà al voto sull'urgenza della legge annuale per il mercato e la concorrenza. Come sempre siamo contrari nel merito e nel metodo.
All'esame in Senato avete gestito malissimo l'iter del provvedimento, nonostante il testo, tra gli obiettivi del PNRR da approvare entro fine anno, sia stato varato a giugno in Consiglio dei ministri e rimasto fermo in Commissione per mesi e mesi, con quasi 200 emendamenti da esaminare, molti anche di maggioranza. Voglio ricordare i vari tentativi di introdurre modifiche pericolosissime in sede di esame in Commissione al Senato, quale quello proposto da Forza Italia sulla possibilità per gli operatori telefonici di adeguare automaticamente le tariffe all'inflazione, limitando di fatto il diritto degli utenti alla disdetta gratuita. Poi, dopo la rivolta delle associazioni dei consumatori e delle opposizioni, lo avete ritirato. Oppure l'emendamento di Fratelli d'Italia - gravissimo - che, seppur riformulato, se approvato, avrebbe eliminato il divieto di messaggi sessisti, omofobi, violenti e discriminatori nei cartelloni pubblicitari e negli spazi pubblici. Una vergogna assoluta!
Siete riusciti a svilire non solo il lavoro della Commissione, visto che la norma è arrivata all'esame dell'Aula senza il mandato al relatore, poiché il Governo non è riuscito a dare i pareri nei tempi, ma per di più avete posto la questione di fiducia, svilendo per l'ennesima volta il ruolo e le prerogative del Parlamento. Noi non crediamo che andrà diversamente in questo ramo del Parlamento, perché avete fretta di approvarlo prima dell'avvio della sessione di bilancio, ma riteniamo che questo non sia un metodo corretto di procedere, per usare un eufemismo.
Ricordo che le finalità delle leggi annuali per il mercato e la concorrenza sono ben definite dall'articolo 47 della legge n. 99 del 2009. Gli obiettivi dovrebbero essere la rimozione degli ostacoli - sia di tipo regolatorio sia di tipo amministrativo - alla libera circolazione delle merci e quindi la promozione dello sviluppo della concorrenza nel rispetto della tutela dei consumatori. Se è vero che questa specifica disciplina non ha trovato costante applicazione, né per quanto riguarda la scadenza annuale né per quanto riguarda il contenuto stesso della legge, il provvedimento al nostro esame ha ampiamente disatteso le finalità e ne avrebbe disatteso anche le tempistiche se la maggioranza non avesse compiuto l'ennesima forzatura.
Nel merito questo testo rappresenta solo un tentativo, riuscito persino male, di incidere sulla concorrenza e su materie limitatissime: servizi pubblici locali, mobilità elettrica, trasporto pubblico regionale, aeroporti, minimi aspetti della sanità e qualcosa sulle professioni. È un provvedimento che ha a che fare pochissimo con la concorrenza, come con la competitività, e che presenta forti criticità, con un impatto che riteniamo assolutamente negativo sull'economia del Paese.
Per concludere, signora Presidente, colleghe e colleghi, anche se poco interessati, noi non condividiamo, come ho detto, merito e metodo di questo provvedimento che non solo va a discapito delle piccole e medie imprese, oltre che dei consumatori, ma manca completamente di attenzione rispetto alle questioni ambientali. Dichiaro dunque convintamente il voto contrario del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla richiesta di urgenza .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, con registrazione dei nomi, sulla dichiarazione di urgenza del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2682, recante "Legge annuale per il mercato e la concorrenza per il 2025".
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
A seguito della dichiarazione di urgenza, testé deliberata, il termine per la Commissione per riferire in Assemblea è ridotto alla metà a norma dell'articolo 81, comma 2, del Regolamento.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del seguente documento: Relazione della Giunta per le autorizzazioni su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile in corso nei confronti del deputato Giorgio Mule' (Doc. IV-, n. 20-A).
Ricordo che per l'esame di ciascun documento è assegnato un tempo di 5 minuti per gruppo (10 minuti per il gruppo di appartenenza del deputato interessato). A questo tempo si aggiungono 10 minuti per il relatore per la maggioranza e 10 minuti per il relatore di minoranza, 5 minuti per richiami al Regolamento e un tempo aggiuntivo per interventi a titolo personale.
La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse dal deputato Giorgio Mule' nell'esercizio delle funzioni parlamentari, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore per la maggioranza, deputato Dario Iaia.
DARIO IAIA, . Grazie, Presidente. La Giunta per le autorizzazioni riferisce all'Assemblea sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito del giudizio civile, promosso dall'onorevole Leonardo Donno contro l'onorevole Giorgio Mule', per asserite dichiarazioni diffamatorie rese nel corso della trasmissione televisiva del 13 giugno 2024.
L'onorevole Donno, deputato del MoVimento 5 Stelle, ha convenuto in giudizio l'onorevole Mule', Vicepresidente della Camera, per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da alcune dichiarazioni rilasciate da quest'ultimo durante la trasmissione televisiva citata.
Nel corso della puntata, dedicata agli episodi avvenuti nell'Aula della Camera l'11 giugno 2024, quando l'onorevole Donno aveva provato ad appoggiare sulle spalle del Ministro Calderoli la bandiera italiana durante i lavori sulla cosiddetta autonomia differenziata, Mule' ricordava precedenti comportamenti dell'onorevole Donno e, in particolare, i fatti accaduti nel maggio del 2023 durante i lavori della Giunta delle elezioni, quando alcuni deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle, tra cui Donno stesso, avevano ostacolato lo svolgimento della seduta, forzando l'ingresso all'Aula e bloccando i lavori. Per tali episodi l'Ufficio di Presidenza, ai sensi dell'articolo 60 del Regolamento, aveva comminato all'onorevole Donno la sanzione della censura con interdizione dai lavori parlamentari per un periodo di 15 giorni.
Nel ricordare quei fatti l'onorevole Mule' affermava che Donno era stato sospeso per aver picchiato un assistente parlamentare, espressione che l'attore ha ritenuto lesiva della propria reputazione e oggettivamente falsa.
Donno quindi ha adito il giudice civile, rammentando che l'attribuzione di un comportamento violento ne avesse offuscato l'immagine personale e politica, producendo conseguenze morali e patrimoniali negative.
Dal punto di vista giuridico-costituzionale, la questione sottoposta alla Camera riguarda la qualificazione di tali dichiarazioni, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, che sancisce l'insindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari nell'esercizio delle loro funzioni.
In particolare, spetta all'Assemblea stabilire, in via definitiva, se le opinioni rese dall'onorevole Mule' nel corso della trasmissione televisiva possano essere considerate espressione della funzione parlamentare e, come tali, coperte dalla guarentigia costituzionale.
In proposito, ricordo preliminarmente che la Corte costituzionale, in una giurisprudenza rimasta costante fino a poco tempo fa, ha individuato due criteri principali per verificare la sussistenza del nesso funzionale tra l'opinione resa e la funzione parlamentare, vale a dire: la corrispondenza sostanziale di contenuti tra le predette dichiarazioni e le opinioni espresse in sede parlamentare; la successione temporale tra l'attività parlamentare svolta e la dichiarazione esterna, tale che quest'ultima costituisca una sostanziale divulgazione o spiegazione della prima.
Già alla luce di tali tradizionali criteri, nel caso di specie l'insindacabilità ricorre in pieno. Infatti, per quanto attiene alla corrispondenza sostanziale dei contenuti, occorre rilevare che le dichiarazioni rese dal Vicepresidente Mule' nel corso della trasmissione riproducono, nella sostanza, le stesse valutazioni e gli stessi rilievi da lui espressi quale membro dell'Ufficio di Presidenza nell'ambito del procedimento disciplinare conclusosi il 20 giugno 2023 a carico dell'onorevole Donno. Infatti, dai verbali di quella seduta, risulta che Mule', intervenendo più volte, definì i comportamenti dei deputati del MoVimento 5 Stelle e in particolare del Donno come atti violenti e molto gravi, e stigmatizzò la forzatura dei blocchi degli assistenti parlamentari e l'impedimento dei lavori della Giunta delle elezioni. Tali valutazioni si ritrovano quasi identiche nel contenuto e nelle dichiarazioni televisive del giugno del 2024, che appaiono dunque come una rievocazione divulgativa di fatti già accertati e discussi in sede parlamentare.
Con specifico riferimento all'espressione “hai picchiato un assistente”, impiegata dall'onorevole Mule', occorre poi sottolineare innanzitutto che la Corte costituzionale, nel porre alla base del nesso funzionale la coincidenza di significato tra dichiarazioni rese ed , ha costantemente orientato il proprio sindacato non a una mera verifica letterale, ma ad un'analisi fondata sulla sostanziale assimilabilità dei concetti, prescindendo dalle formule linguistiche adottate. A ciò si aggiunga poi che gran parte della comunicazione politica si svolge ormai prevalentemente sui mass, utilizzando le modalità proprie di tali strumenti, caratterizzate da un registro espressivo che può essere anche enfatico. Lungi dall'essere insulti personali, tali modalità comunicative mirano piuttosto ad attirare l'attenzione di un pubblico meno avvezzo alle forme tradizionali del dibattito parlamentare.
Per quanto invece riguarda il nesso cronologico, deve notarsi come sussista un'evidente successione temporale tra i due momenti. Le opinioni furono espresse prima in sede istituzionale nel 2023, durante il procedimento disciplinare, e successivamente ripetute nel giugno 2024. In altri termini, l'onorevole Mule', intervenendo in un contesto mediatico, non ha fatto altro che ribadire e chiarire pubblicamente valutazioni già espresse nella sua veste di componente dell'organo disciplinare della Camera.
Oltre alle considerazioni sinora svolte, faccio presente che la Corte costituzionale, con le sentenze nn. 104 e 194 del 2024, casi Fidanza e Giarrusso, ha aggiornato il proprio orientamento, chiarendo che i due tradizionali criteri - corrispondenza di significato e successione temporale - non rappresentano elementi costitutivi necessari, ma semplici indizi, sia pure qualificati, dell'esistenza del nesso funzionale.
Secondo la nuova impostazione, dunque, ciò che rileva è la riconoscibilità di un evidente e qualificato nesso con l'esercizio della funzione parlamentare, anche in assenza di uno specifico atto pregresso.
Ora, nel caso in esame, non può dubitarsi che l'attività svolta dall'onorevole Mule' in qualità di Vicepresidente e membro di diritto dell'Ufficio di Presidenza, nell'ambito del procedimento disciplinare contro l'onorevole Donno, costituisca esercizio della funzione parlamentare in senso pieno. Infatti, il sistema sanzionatorio, previsto dagli articoli 59 e 60 del Regolamento della Camera, è finalizzato a garantire l'ordine dei lavori e il decoro delle istituzioni. Pertanto, in questo ambito, l'Ufficio di Presidenza esercita una funzione tipicamente parlamentare, peraltro non suscettibile di sindacato esterno.
Ne consegue che le valutazioni espresse da Mule' nel corso del procedimento disciplinare, successivamente richiamate in sede televisiva, sono strettamente connesse all'attività parlamentare e dunque rientrano nella sfera protetta dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Egli infatti parlava non come semplice cittadino, ma come membro dell'organo disciplinare che aveva valutato e sanzionato i fatti oggetto della trasmissione. Le sue parole, dunque, non erano manifestazione generica del pensiero ai sensi dell'articolo 21 della Costituzione, bensì l'espressione del peculiare contributo che il parlamentare apporta alla vita democratica attraverso opinioni e giudizi maturati nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali, come richiesto dalle sentenze nn. 39 del 2012 e 152 del 2007 della Corte costituzionale.
Alla luce dell'analisi svolta, Presidente e colleghi, la Giunta propone quindi che l'Assemblea deliberi nel senso della insindacabilità delle opinioni espresse dall'onorevole Giorgio Mule' nel corso della trasmissione del 13 giugno 2024, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione .
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, deputata Daniela Torto.
DANIELA TORTO, . Grazie, grazie, Presidente. Vedete, oggi questo Parlamento è chiamato a un atto di responsabilità anche nei confronti del mandato che noi parlamentari abbiamo ricevuto dai cittadini italiani e che dobbiamo espletare con onore e disciplina, come Costituzione vuole. E siamo qui per affermare che la libertà parlamentare, Presidente, deve restare uno strumento di verità, non uno strumento di privilegio.
Dunque la questione in discussione, che mette a confronto l'onorevole Donno e l'onorevole Mule' non è solo una questione giuridica.
Il 15 ottobre la maggioranza dei componenti della Giunta per le autorizzazioni a procedere ha ritenuto che le parole pronunciate dal deputato Mule' in diretta su LA7, in collegamento con la trasmissione del 13 giugno 2024, secondo cui l'onorevole Donno avrebbe picchiato un assistente parlamentare, siano coperte dall'articolo 68 della Costituzione (sarebbe a dire, dall'immunità parlamentare). Beh, a quelle dichiarazioni del deputato Mule' sono seguiti diversi articoli di stampa privi di fondamento e anche senza verifica di verità che hanno contribuito a ledere l'immagine e la reputazione dell'onorevole Donno. Eppure, chiunque di noi abbia letto gli atti sa che quelle parole pronunciate dall'onorevole Mule' non corrispondono al vero, non trovano sussistenza negli atti, perché nulla esiste che possa confermare l'affermazione dell'onorevole Mule'. Dunque, sono state parole pronunciate di fronte a milioni di cittadini non come un'opinione politica, perché denunciare un fatto, già di per sé non è un'opinione politica, ma come un'accusa personale. È un'accusa peraltro falsa ed è una mancanza di libertà di parola giusta, è la privazione, la rinnegazione, è una ferita alla verità e quindi una ferita a tutto il Parlamento. E voglio precisarlo bene, perché l'articolo 68 della Costituzione tutela, sì, le opinioni espresse dai parlamentari, ma solo quando queste sono parte essenziale dell'esercizio della propria funzione parlamentare.
Ora, nonostante la giustificazione di riconducibilità che viene mossa dalla maggioranza per difendere l'azione dell'onorevole Mule', voglio porvi sinceramente una domanda, e cioè mi farebbe piacere avere la spiegazione di dove sia il nesso con la funzione parlamentare, quando un deputato, in una trasmissione televisiva, attribuisce a un collega un gesto che non è mai stato compiuto, e dove sia, in quelle parole, l'attività parlamentare da tutelare.
Io credo che l'immunità non sia nata per proteggere chi travisa la verità o per proteggere addirittura chi è intenzionato ad indurre terzi verso una lettura distorta della realtà. L'immunità nasce per garantire il libero dibattito politico, per tutelare la voce del Parlamento che rappresenta il popolo, senza mai darsi l'obiettivo di coprire l'abuso del linguaggio di un singolo.
Allora, colleghi, io chiedo ancora se un parlamentare può dire qualcosa di falso su un collega e, se questo è possibile oggi, allora che cosa succederà un domani contro un cittadino? Se tanta arroganza viene esercitata nell'Aula di un Parlamento, quale potere potrebbe scatenarsi al di fuori di questo palazzo contro chi, tra l'altro, non ha gli strumenti come l'immunità che hanno i parlamentari? Questo è il punto: se accade tra di noi, figuriamoci cosa potrà accadere tra chi esercita il potere e chi quel potere lo subisce.
Ecco perché questo caso, a mio parere, non riguarda soltanto l'onorevole Donno, ma riguarda tutti i cittadini italiani e la tutela della loro sfera giuridica. Io oggi non sto proteggendo un collega, sto difendendo gli italiani che non godono di privilegi, che non hanno immunità, che ogni giorno devono fidarsi di chi parla in loro nome, perché se un rappresentante del popolo può distorcere i fatti, senza rispondere ad alcuno e senza avere conseguenze, allora, Presidente, mi permetta, l'immunità smette di essere una garanzia costituzionale e diventa un privilegio del parlamentare.
Badate bene, io voglio credere che il collega Mule' non agirebbe mai allo stesso modo verso un cittadino, ma il problema non è il collega Mule' come persona; il problema è l'atteggiamento che avalla il collega Mule', che oggi addirittura si legittima in quest'Aula senza battere ciglio. Quindi, un gravissimo precedente per cui da domani ciascuno di noi potrà raccontare di qualcun altro collega falsità e menzogne, addirittura in diretta TV, restando impunito e soprattutto legittimato nel farlo. A questo state votando “sì” oggi.
Il mio primo obiettivo è quello di difendere la Costituzione per impedire che ne sia data un'interpretazione distorta e voglio parlare come cittadina, non come politico o come giurista. Io credo che questo episodio oggi rischia di giustificare chi macchia la nostra Costituzione, chi colpisce il cittadino esercitando una forzatura a dispetto della verità e della trasparenza. Quindi, dire “no” all'immunità dell'onorevole Mule' significa ricordare che l'articolo 68 della Costituzione tutela la funzione del parlamentare, non la sua persona; significa sancire che la libertà del parlamentare non è mai libertà di ferire l'altro.
Ora io vi chiedo, rivolgendomi a tutti qui dentro, dall'ala sinistra all'ala destra del Parlamento, senza esclusioni: che democrazia è quella che copre la menzogna? Io chiedo: che Parlamento sarebbe quello che si arroga il diritto di dire il falso senza poi risponderne a nessuno? Che esempio i parlamentari darebbero a chi ci guarda fuori da questo palazzo, un palazzo che dovrebbe essere la casa della trasparenza, della democrazia, della sicurezza, della giustizia e della parità di tutti di fronte alla legge? L'immunità non significa impunità. È una garanzia nata nobile, nata per proteggere la libertà del pensiero politico e mai l'arroganza di chi ne abusa.
Vedete, Leonardo Donno ha chiesto una cosa più semplice e più alta: che la verità venga ristabilita e questa richiesta, Presidente, non appartiene al singolo, ma a tutti coloro che credono nella dignità delle istituzioni e se queste istituzioni vogliono essere credibili devono dimostrarlo. Oggi si può cogliere o perdere l'occasione di costruire una realtà equa e onorevole - come vi prefissate quando vi mostrate alle folle nelle piazze - ma poi bisogna anche sottolineare che chi non teme la legge non ha nulla da nascondere. Diversamente, coloro che abusano di strumenti costituzionali al solo scopo di scappare dalle proprie responsabilità sono quelli che temono la giustizia e temono il suo corso.
Colleghi, scegliete bene da che parte stare. Fatelo ciascuno guardando la propria coscienza e ritenendo questo fatto un momento di esercizio etico prima che giurisdizionale, perché votare contro l'immunità non significa colpire un uomo, un politico o un deputato, ma significa proteggere la dignità del Parlamento, difendere i cittadini, difendere la Costituzione e la democrazia. Io lo dico convintamente, Presidente: se un potere vuole restare legittimo, deve restare responsabile, perché soltanto così la verità continuerà ad avere cittadinanza in questa Repubblica .
PRESIDENTE. Non essendovi altri iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). La ringrazio, signora Presidente. Vorrei dire - io sono in quest'Aula da parecchi anni - che forse questa potrebbe essere un'occasione - e mi riferisco a ciascuno di noi - per cui davvero, innanzitutto, si cominci a riflettere su quelli che sono i propri comportamenti. Quello che è accaduto in Aula - che è l'ennesimo episodio che è accaduto in Aula -, che poi è stato analizzato anche in altre sedi, prima ancora di aprire un problema rispetto a come si è comportato il collega Donno e a che cosa ha detto il collega Mule', pone un problema essenziale di come quello che accade in quest'Aula crea problemi - per usare un eufemismo - all'immagine dell'Aula e, nel creare problemi all'immagine dell'Aula, crea problemi anche a tanti di noi che non si sono mai resi responsabili, in un modo o nell'altro, di scene che poi vengono rappresentate all'esterno. È vero che di questo periodo siamo quasi al livello del “gelato e non gelato”, perché ormai pur di gettare fango sull'istituzione si utilizza qualunque tipo di argomento. Tra l'altro, vorrei segnalare a coloro che protestano per il gelato che vorrei protestare anch'io, signora Presidente, perché in realtà ci sono sei gusti . Adesso francamente costa di più, ci sono sei gusti, rimettiamo dentro questo gelato e almeno campiamo tranquilli per i prossimi sei… no, sei anni no, perché non so chi ci sarà, ma insomma.
Però, il punto vero è che su tutto quello che accade - e il mio interesse viene prima della richiesta dell'onorevole Donno sulle considerazioni sull'onorevole Mule' - noi dobbiamo iniziare a porci il problema di come anche noi, con i nostri comportamenti in quest'Aula, forniamo a chi vuole portare derisione - per usare un eufemismo - al Parlamento e alle Camere argomenti assolutamente ottimi.
Detto questo, noi in quell'occasione abbiamo, signora Presidente, visto direttamente quello che è accaduto. Alcuni di noi, tra cui l'onorevole Mule', ma anche lei perché fa parte dell'Ufficio di Presidenza, hanno avuto la possibilità di vedere anche i filmati di quello che è accaduto, di quello che è accaduto in Aula quel giorno, ma anche i racconti di quello che è accaduto nell'altro argomento che è stato utilizzato dal collega Mule' nella Giunta in occasione delle decisioni che dovevano essere prese riguardo a un deputato.
Abbiamo rivisto i filmati prodotti in Ufficio di Presidenza e le cose, obiettivamente, sono apparse assai chiare, tanto che le conseguenti sanzioni assunte dall'Ufficio di Presidenza sono state assunte praticamente all'unanimità - unanimità non si può dire, perché i rappresentanti del MoVimento 5 Stelle hanno votato contro - dall'intero Ufficio di Presidenza, ad eccezione, appunto, dei rappresentanti del MoVimento 5 Stelle. Quindi, io non credo che ci sia un complotto contro qualcuno. Evidentemente, quelle questioni sono state individuate e già sanzionate.
Nel momento in cui vengono sanzionate, vengono in qualche modo certificate. Vado a concludere, signora Presidente. Quindi, a prescindere da tutto quello che è accaduto, per noi è assolutamente assodato - e voteremo secondo le indicazioni della Giunta - e non c'è dubbio che vi sia piena corrispondenza tra le dichiarazioni rese alla trasmissione dall'onorevole Mule' e il contenuto delle parole pronunciate da Mule' - e io le ho sentite - in Ufficio di Presidenza.
Ora, se non si considera l'Ufficio di Presidenza come un'articolazione della Camera, è abbastanza difficile capire qual è un altro luogo dove si possono fare delle considerazioni che sono, tra virgolette, . Così come, e ho finito, c'è un assoluto legame, in termini temporali, tra le parole che il collega Mule' ha detto in Ufficio di Presidenza e quelle che sono state dette a .
Direi di più e ho finito: a mio avviso, al di là delle sfumature, il collega Mule' ha detto assolutamente la verità, cioè ha detto quello che è accaduto, perché comunque un commesso è stato medicato. Quindi, avrà sbagliato la parola “picchiato”, ma che quella situazione…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). …ha comportato - e ho finito - determinati problemi anche agli assistenti parlamentari è del tutto evidente e sotto gli occhi di tutti. Per questo noi voteremo a favore della relazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi…
PRESIDENTE. Colleghi! Collega Torto e collega Donno, non è un dibattito che si svolge in questo modo, avrete modo di parlare al momento opportuno. Ascoltiamo la collega Ghirra. Prego, collega Ghirra.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Sul caso su cui siamo chiamati a esprimerci, ovvero ritenere insindacabili le opinioni espresse dall'onorevole Mule' nel corso della trasmissione del 13 giugno 2024, in quanto costituiscono espressione della funzione parlamentare ai sensi e per gli effetti dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra si atterrà ai precedenti e alle interpretazioni sino a oggi seguiti, su cui la Camera è stata chiamata a esprimersi, sulle richieste di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Alleanza Verdi e Sinistra voterà, quindi, a favore della proposta della Giunta per le autorizzazioni, nel senso di ritenere insindacabili le opinioni espresse dall'onorevole Mule' nel corso della trasmissione del 13 giugno 2024, in quanto, a nostro avviso, costituiscono espressione della funzione parlamentare. Trattandosi di dichiarazioni rese , cioè rese al di fuori dalla sede parlamentare, in base al tradizionale orientamento della Corte costituzionale, affinché possa dirsi sussistente il nesso funzionale tra le opinioni e l'attività parlamentare, devono concorrere le due seguenti circostanze: una sostanziale corrispondenza di significato tra le dichiarazioni esterne e il contenuto di atti o interventi svolti in sede parlamentare e un legame di ordine temporale fra l'attività parlamentare e l'attività esterna.
Nel caso di specie, senza entrare nel merito e nel giudizio dei fatti accaduti nel giugno 2023 durante la seduta della Giunta delle elezioni e dei provvedimenti adottati dall'Ufficio di Presidenza, le opinioni espresse dall'onorevole Mule' nella trasmissione di cui ho detto, oggetto di querela da parte dell'onorevole Donno, sono simili a quelle adoperate dallo stesso onorevole Mule' nell'Ufficio di Presidenza nel corso del procedimento disciplinare svolto l'anno precedente nei confronti, tra gli altri, dell'onorevole Donno.
Nell'ambito di tale procedimento disciplinare, l'onorevole Mule' era intervenuto varie volte per stigmatizzare anche il comportamento del collega, a cui era stato contestato di avere forzato il blocco degli assistenti parlamentari davanti all'aula della Giunta delle elezioni e di avere compiuto un atto comunque violento e molto grave. Presidente, noi c'eravamo e abbiamo visto che chi ha picchiato erano altri e non il collega Donno .
Detto questo, pur ribadendo di non entrare nel merito e nel giudizio degli interventi dell'onorevole Mule' nell'Ufficio di Presidenza, non possiamo non rilevare un nesso funzionale tra le opinioni espresse dall'onorevole Mule' nella trasmissione del 13 giugno 2024 e l'attività parlamentare svolta dal medesimo deputato, considerato che le attività svolte dall'onorevole Mule', in qualità di membro di diritto dell'Ufficio di Presidenza nell'ambito del procedimento disciplinare attivato nei confronti, tra gli altri, dell'onorevole Donno, ai sensi dell'articolo 60 del Regolamento, costituiscono a pieno titolo espressione della funzione parlamentare.
L'attività svolta dall'Ufficio di Presidenza in sede disciplinare, e, quindi, anche dall'onorevole Mule' quale membro di diritto dello stesso Ufficio, costituisce esercizio della funzione parlamentare sia sotto il profilo soggettivo, in quanto l'Ufficio di Presidenza è ovviamente un organo interno della Camera, sia sotto il profilo oggettivo. Quanto alla circostanza del legame di ordine temporale fra l'attività parlamentare e l'attività esterna, non ci appare condivisibile la posizione assunta dall'autorità giudiziaria, laddove esclude l'applicabilità, nel caso di specie, della prerogativa sancita dall'articolo 68, primo comma, della Costituzione, in quanto le dichiarazioni rese dall'onorevole Mule' non sarebbero contestuali rispetto all'attività parlamentare svolta, ma precedenti di circa un anno, essendo evidente che il legame di ordine temporale non può riferirsi alla contestualità dell'esternazione, ma anche al suo oggetto.
Ciò premesso, nel ricordare che il nostro compito non è quello di sostituirci all'autorità giudiziaria ma quello di verificare esclusivamente la sussistenza dei presupposti di cui all'articolo 68 della Costituzione, a prescindere dal merito e dal giudizio del dibattito tra l'onorevole Mule' e l'onorevole Donno, si ritiene che, per il caso sottoposto al nostro voto, come è avvenuto in altri casi già trattati in questa legislatura, sussistono i presupposti per una dichiarazione di insindacabilità delle opinioni espresse dall'onorevole Mule'.
A nome del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, pertanto, dichiaro il voto favorevole alla proposta della Giunta, nel senso di ritenere insindacabili le opinioni espresse dall'onorevole Mule' nel corso della trasmissione del 13 giugno 2024.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Anche noi voteremo a favore della proposta che è stata fatta dalla Giunta. In maniera molto sintetica, al di là della sovrapposizione del contenuto sostanziale tra la materia trattata ed che è evidente nel caso di specie, rileva anche l'esistenza del fattore temporale richiesto dalla norma per come deve essere interpretato, cioè non una contestualità proprio temporale, ma una contestualità anche più ampia, purché, naturalmente, riferita allo stesso periodo.
Poi c'è un nesso davvero evidente con le funzioni parlamentari espletate, peraltro nella qualità di Vicepresidente e, come tale, come membro dell'Ufficio di Presidenza, che svolge appunto le funzioni disciplinari. Quindi, le dichiarazioni rese nel caso in oggetto erano chiaramente riferite all'attività svolta come componente dell'organo disciplinare parlamentare. In questo senso rientrano, pertanto, nel perimetro dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, cioè nell'esercizio delle proprie funzioni.
Alla luce di tutto quanto innanzi, l'ordinanza del tribunale di Lecce finisce con l'essere in contrasto con i principi costituzionali e anche con l'orientamento ultimo, ormai consolidato, della Corte costituzionale. Quindi condividiamo la proposta della Giunta e votiamo a favore dell'insindacabilità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente, inizio. Ecco, io vorrei sgombrare il campo da un equivoco. Qui non stiamo parlando di un'opinione, ma stiamo parlando di un fatto, e per giunta di un fatto falso. Allora io chiedo a quest'Aula se accusare in diretta TV un collega di avere picchiato un assistente parlamentare possa costituire - leggo, c'è un virgolettato - “il riflesso del peculiare contributo che ciascun parlamentare apporta alla vita democratica” come è stato detto in Giunta dai colleghi della maggioranza, in una difesa sperticata, ma anche paradossale.
E ancora, chiedo ai colleghi se si possa ritenere che - è sempre un virgolettato - “il diverbio tra i deputati nel corso della trasmissione televisiva sia espressione di un normale dibattito politico”, quando ciò sfoci in accuse totalmente infondate, come nel caso di specie. Penso che non si possa dire impunemente, signora Presidente, che un collega ha malmenato una persona quando questo non è vero e non corrisponde alla realtà, e dirlo, tra l'altro, in una trasmissione televisiva, poi ripresa dalla carta stampata, perché questo, ovviamente, lede l'immagine del collega stesso; e poi, dopo avere fatto ciò, schermarsi dietro le guarentigie parlamentari.
Sicuramente essere un oppositore vivace, come il collega Donno, talvolta anche aspro, non può comportare certo l'etichetta di “picchiatore”
Mi sa che sono due cose completamente diverse! Tra l'altro, se c'è qualcuno che le ha prese - e le ha prese davvero - è chi mi siede accanto; è il collega Donno che, proprio il giorno prima della trasmissione… vorrei un po' di attenzione, Presidente, la chiedo… proprio il giorno prima della trasmissione le aveva prese; era stato atterrato con un colpo sferrato non si sa da chi. E quindi assistiamo a un picchiato che - ingiustamente, improvvisamente e falsamente - diventa un picchiatore grazie a esternazioni delle quali oggi in Aula si chiede l'insindacabilità.
Allora, rammentiamo un po' il fatto a cui si riferiva il Vicepresidente Mule'. Datava, tra l'altro, l'anno precedente. Non so se vi ricordate, ma credo che lo ricordiate, colleghi, quando, con un colpo di mano e di spugna, venivano cancellate le istruzioni diramate dal Ministero dell'Interno in occasione delle elezioni politiche e veniva scippato il seggio alla collega Scutella' per conferirlo a un collega di Forza Italia . Ebbene, in quell'occasione ci fu una protesta del tutto legittima, a parer mio, alla quale, tra l'altro, partecipai anche io: mi autodenuncio, signora Presidente, ma credo che risulterà dai verbali dell'Ufficio di Presidenza. Ci fu una protesta e si occupò l'Aula della Giunta. Ecco, il collega Donno si è seduto sulla sedia del Presidente. Questo ha fatto. Solo questo ha fatto. Ebbene, questo è emerso anche da un'istruttoria che è stata fatta nell'Ufficio di Presidenza. Donno non aveva picchiato nessuno, assolutamente. Questo è emerso in modo lampante. E adesso che cosa succede? A un anno di distanza dai fatti si esce fuori dalla Camera e si dice tutt'altro. E allora, anche a volerlo cercare con il lanternino, signora Presidente, non esiste, nel caso di specie, il nesso funzionale tra l'attività svolta dal Vicepresidente Mule' e quello che ha detto fuori dall'Aula, , né sotto il profilo contenutistico né tanto meno sotto il profilo temporale. Quindi, il MoVimento 5 Stelle vota per la sindacabilità.
Però, signora Presidente, a me preme sottolineare anche un'altra circostanza: non dobbiamo dare agio a un pericolosissimo precedente…
ENRICA ALIFANO(M5S). …nessuno può uscire fuori da quest'Aula e accusare falsamente un collega di un reato. Non si può consentire una cosa del genere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pittalis. Ne ha facoltà.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). Onorevoli colleghi, intervengo a nome del gruppo di Forza Italia per esprimere, intanto, la nostra piena e convinta solidarietà all'onorevole Giorgio Mule' vittima, al pari di tanti altri colleghi, di condotte inqualificabili di cui, anche in altre occasioni, si è reso protagonista il recidivo onorevole Donno, esponente del MoVimento 5 Stelle. Condotte che nulla hanno a che vedere con il libero e democratico confronto politico parlamentare.
Non è la prima volta, purtroppo, che assistiamo in quest'Aula ad episodi che travalicano il limite della legittima dialettica politica e sconfinano nella provocazione seriale e sistematica tesa a generare tensione e disordine nello svolgimento dei lavori. Tutto ciò non solo è mancanza di rispetto verso i colleghi, ma nuoce al decoro e alla credibilità del Parlamento nel suo complesso.
Ogni volta che un deputato insulta, interrompe o compie gesti provocatori dai banchi dell'Aula non colpisce un avversario politico: colpisce la dignità del Parlamento e, quindi, dei cittadini che qui sono rappresentati. Il Parlamento è il cuore della democrazia e non può funzionare senza regole, senza rispetto reciproco, senza il riconoscimento del ruolo e della funzione che ciascuno di noi assolve in quest'Aula. Chi siede in quest'Aula ha il diritto di esprimere le proprie opinioni con forza ma anche il dovere di farlo con responsabilità, ricordando che la libertà di parola non può mai tradursi in offesa, disordine o mancanza di rispetto. L'onorevole Donno, come altri colleghi del suo gruppo, spesso sembra dimenticare questa regola fondamentale trasformando la dialettica parlamentare in una sorta di duello rusticano. E l'ostentazione, onorevole Donno, non è una virtù.
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza, onorevole.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). L'onorevole Dario Iaia, che ringrazio per la esaustiva e articolata relazione, ha già ampiamente chiarito come le dichiarazioni rese dall'onorevole Mule' “Vergogna!”…
PRESIDENTE. Collega Iaria…
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). …nel corso della…
PRESIDENTE. Collega Iaria! Prego.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). …nel corso della “Sei ridicolo!”…
PRESIDENTE. Collega Iaria, la richiamo all'ordine! L'ho sentita, collega Iaria. Non lo faccia ancora, altrimenti sono costretta ad espellerla, lo sa benissimo. Prego, collega… non c'è bisogno. Prego, collega Pittalis, continui L'ha chiamato ridicolo!”).
PRESIDENTE. L'ho richiamato all'ordine, collega, per questo.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). … “Ridicolo!”.
PRESIDENTE. Ho sentito anch'io. Prego.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). “Ridicolo” è un'espressione che si attaglia benissimo a chi l'ha pronunciata in questo momento e .
PRESIDENTE. Collega Pittalis, vale anche per lei…
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). E allora dicevo…
PRESIDENTE. …la necessità di rispettare i colleghi.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). …ha già ampiamente chiarito il relatore come le dichiarazioni rese dall'onorevole Mule' nel corso della trasmissione si riferiscano palesemente all'attività svolta dal Vicepresidente in qualità di componente dell'Ufficio di Presidenza della Camera e costituiscano non soltanto espressione della libertà di manifestazione del pensiero, riconosciuta a chiunque dall'articolo 21 della Costituzione, ma, come richiesto dalla Corte costituzionale ai fini dell'applicabilità della guarentigia della insindacabilità, costituiscono - e leggo testualmente - “il riflesso del peculiare contributo che ciascun parlamentare apporta alla vita democratica mediante le proprie opinioni e i propri voti, che è coperto dalle guarentigie di cui all'articolo 68 della Costituzione”.
Nel caso del collega Mule' è evidente che le sue parole si inseriscano nel contesto di un dibattito politico e istituzionale volto a tutelare proprio il decoro dell'Aula e il corretto svolgimento dei lavori parlamentari. L'onorevole Giorgio Mule', da deputato e soprattutto da Vicepresidente della Camera, ha sempre esercitato le proprie funzioni con equilibrio, rispetto delle regole e senso delle istituzioni intervenendo sempre per garantire che l'Assemblea potesse operare in modo ordinato e conforme al Regolamento.
E pertanto l'intervento del Vicepresidente Mule' non può in alcun modo essere interpretato come atto personale o offensivo, ma come l'esercizio doveroso di una funzione istituzionale: quella di richiamare all'ordine, di garantire il rispetto delle regole e di preservare la dignità del Parlamento. Pensare soltanto di sottoporre a giudizio un deputato per aver adempiuto a questo compito significherebbe minare le fondamenta stesse del nostro sistema parlamentare, anche perché la nostra Carta costituzionale è chiara al riguardo: il parlamentare, nell'esercizio delle sue funzioni, gode della più ampia libertà di parola. Questo principio, che può apparire scomodo o ingombrante in tempi di conflittualità politica, è però la pietra angolare della democrazia rappresentativa; e noi abbiamo il dovere di difenderlo anche quando riguarda un collega di un altro gruppo politico, anche quando non condividiamo il tono o il contenuto di certe espressioni.
L'articolo 68, primo comma, della Costituzione - è utile ricordare - non attribuisce un privilegio personale al parlamentare ma rappresenta una garanzia funzionale posta a tutela dell'autonomia e dell'indipendenza del Parlamento stesso. Essa serve a garantire che il dibattito politico possa svolgersi liberamente senza il timore che un parlamentare possa essere perseguito per le proprie opinioni.
Ed è per queste ragioni che Forza Italia difende e continuerà a difendere sempre con fermezza il principio di insindacabilità non per tutelare una persona, ma per difendere una funzione, quella rappresentativa, che appartiene a tutti noi .
Se permettessimo che un parlamentare possa essere perseguito per opinioni espresse nell'esercizio delle sue funzioni apriremmo la strada a un pericoloso precedente; basterebbe un contenzioso giudiziario per condizionare la libertà del dibattito politico e, con essa, la sovranità del Parlamento. Difendere la libertà del Parlamento significa anche difendere il suo decoro, la sua credibilità e il suo prestigio. È un dovere verso i cittadini, verso la Costituzione e verso la democrazia.
Nel caso in esame non solo, dunque, condividiamo il principio, ma riconosciamo anche la correttezza istituzionale del collega Mule', che - ribadisco - in ogni circostanza ha dimostrato equilibrio, rispetto e senso delle istituzioni.
È, quindi, doppiamente doveroso che quest'Aula confermi l'insindacabilità delle dichiarazioni rese dall'onorevole Giorgio Mule', respingendo ogni tentativo di delegittimazione personale o politica. Pertanto, nel ringraziare ancora l'onorevole Dario Iaia per la chiara ed esaustiva relazione, annuncio, per il gruppo di Forza Italia, il voto favorevole alla proposta di insindacabilità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavandoli. Ne ha facoltà.
LAURA CAVANDOLI(LEGA). Presidente, ringrazio il relatore per la maggioranza per l'eloquente relazione. Effettivamente, è un po' complicata, perché ci riferiamo a un episodio che molto ha interessato l'esame della Giunta. La trasmissione era, appunto, de LA7 del 13 giugno 2024, una trasmissione incentrata su un episodio che si è verificato in quest'Aula il giorno precedente, che riguarda un'aggressione ai danni del Ministro Calderoli e quello che ne è derivato.
C'era questa trasmissione, appunto, in cui erano presenti sia il Vicepresidente Mule' sia il collega Donno, che, in contraddittorio fra di loro, hanno parlato della situazione che si era verificata. Devo dire che il Vicepresidente Mule', in piena buonafede, ma soprattutto con una grande espressione di buon senso, ha spiegato come l'atteggiamento e la strategia dell'opposizione di dare a volte l'idea, con atteggiamenti e con provocazioni, di una opposizione anche abbastanza ostruzionistica, ma anche molto incisiva da altri punti di vista, era comunque concessa se però, ovviamente, non aveva canoni di violenza. Se, quindi, non rispettava i canoni del Regolamento era, comunque, non accettabile dal punto di vista del Regolamento. Quindi, no alla violenza e lo ha specificato.
In questa dichiarazione incriminata - diciamo - faceva riferimento a quello che era già successo l'anno precedente, fuori da quest'Aula ma nelle aule delle Commissioni parlamentari, quando il collega del MoVimento 5 Stelle condannato a 15 giorni di sospensione per aver impedito, anche forzatamente, anche bloccando l'intervento degli assistenti parlamentari, la riunione della Giunta delle elezioni. Ha poi ricordato un altro episodio che ha visto coinvolto il collega, sempre nel giugno 2024, allorché veniva riferito un lancio di un foglio contro un Ministro durante il . Da queste dichiarazioni è stata proposta questa causa civile di risarcimento dei danni e il tribunale di Lecce, nel decreto di trasmissione della causa alla Camera dei deputati, ci ha scritto - ahimè - che non opera l'insindacabilità articolo 68, primo comma.
Noi siamo qui perché dobbiamo farlo noi questo riferimento, perché spetta a noi, alla Camera dei deputati e non al giudice, decidere se il comportamento sia sindacabile o insindacabile e sotto il punto di vista più strettamente giuridico e più strettamente costituzionale dobbiamo ragionare come sempre abbiamo fatto in quest'Aula. Ci tengo a richiamare quella che è l'interpretazione della Corte costituzionale, che è un'interpretazione più restrittiva; poi, c'è un'interpretazione più recente, che parte dallo scorso anno, che è evolutiva e assolutamente più ampia. Mi fermo alla prima, che riguarda la necessaria presenza del nesso funzionale, che si ha quando ci sono due requisiti: una sostanziale corrispondenza di significato fra le dichiarazioni e l'atto precedentemente fatto, quindi tipicamente parlamentare, e questo legame, appunto, di ordine temporale fra l'attività parlamentare e l'attività esterna, che deve essere, quindi, esplicativa dell'attività parlamentare.
In breve, il Vicepresidente Mule' è membro di diritto - come lei, Vicepresidente - dell'Ufficio di Presidenza, che si occupa di applicare il Regolamento e, in particolare, anche della parte sanzionatoria, con gli articoli 59 e 60 del Regolamento, che hanno portato, quindi, alla sanzione della sospensione del collega Donno. Necessariamente questi verbali sono stati precedenti, perché sono fatti che risalgono all'anno prima delle dichiarazioni e, pertanto, si tratta di verificare che risultino assolutamente presenti questi che sono i requisiti della tradizione e dell'interpretazione tradizionale della Corte costituzionale.
Vado oltre, velocemente. Sulla base di questo orientamento…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
LAURA CAVANDOLI(LEGA). …annuncio il voto del gruppo della Lega a favore della relazione del collega Iaia, relatore per la maggioranza. Vado oltre perché le dichiarazioni del Vicepresidente Mule' non potevano che riferirsi a un episodio passato e questo a maggior ragione in base a quella che è la nuova giurisprudenza costituzionale, richiamata dalle sentenze n. 104 e n. 194 dello scorso anno .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti, le studentesse e i docenti dell'Istituto tecnico professionale regionale “Corrado Gex” di Aosta, che partecipano oggi alla giornata di formazione a Palazzo Montecitorio .
Ha chiesto di parlare la deputata Forattini. Ne ha facoltà.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, la Giunta per le autorizzazioni al termine di un esame attento e approfondito ha riconosciuto la sussistenza del nesso funzionale tra le parole pronunciate dall'onorevole Mule' e la sua attività parlamentare. Oggi quest'Aula è chiamata a confermare quella valutazione e il gruppo del Partito Democratico voterà a favore della proposta di insindacabilità. Lo facciamo dopo un'analisi oggettiva del caso, già ampiamente illustrato, e per difendere un principio, quello dell'autonomia del Parlamento e della libertà di espressione dei suoi membri nell'esercizio del mandato. L'articolo 68 della Costituzione non è un privilegio personale, è una garanzia funzionale: serve ad evitare che l'attività parlamentare possa essere condizionata da procedimenti giudiziari che ne limitino la spontaneità, la forza critica, la libertà di dibattito. È una tutela dell'istituzione, non del singolo. Nel caso dell'onorevole Mule' le parole pronunciate in televisione sono state la continuazione in chiave divulgativa di una valutazione già svolta in sede istituzionale, quando da Vicepresidente della Camera partecipò al procedimento disciplinare del 2023.
La Corte costituzionale da ultimo, con le sentenze n. 104 e n. 194 del 2024, ha chiarito che la tutela dell'articolo 68 si estende anche alle opinioni espresse fuori dal Parlamento quando esse servono a illustrare o a spiegare l'attività svolta nell'ambito delle funzioni parlamentari. È la cosiddetta “teoria della divulgazione”, che riconosce la continuità tra la funzione rappresentativa e la comunicazione politica. Difendere l'insindacabilità non significa negare la responsabilità della parola, anzi proprio perché godiamo di questa garanzia siamo chiamati a un esercizio della parola ancora più consapevole, sobrio e rispettoso. L'immunità non è impunità, è un presidio della libertà del mandato, che comporta anche un dovere di misura e di verità, ma la valutazione sul merito delle parole resta politica, non giudiziaria. È per questo che, pur non entrando nel merito della polemica tra colleghi, riconosciamo che le dichiarazioni dell'onorevole Mule' avevano un chiaro riferimento ad un atto e ad un ruolo parlamentare e rientrano, quindi, nella sfera protetta della funzione. Per queste ragioni, il Partito Democratico voterà a favore della deliberazione della Giunta per le autorizzazioni, riconoscendo l'insindacabilità delle opinioni espresse dall'onorevole Mule'
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi a titolo personale.
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Donno. Ne ha facoltà, per due minuti.
LEONARDO DONNO(M5S). Grazie, Presidente. È veramente imbarazzante soprattutto assistere ad alcune dichiarazioni, ma io, senza andare adesso a ripetere cose che sono state già affermate anche dai colleghi del MoVimento 5 Stelle, vorrei dire questo: ma se fosse vero ciò che ha affermato il collega Mule', perché si nasconde dietro all'immunità, perché chiede l'insindacabilità ? Questa già è la prima domanda. La seconda domanda: perché nessun assistente parlamentare ha fatto una denuncia nei miei confronti per essere stato picchiato dal sottoscritto?
Non esiste nemmeno questo perché è una menzogna . Allora, per rispondere, tramite lei, al collega Pittalis, Presidente: caro collega Pittalis, chi nuoce al decoro delle istituzioni e all'onorabilità delle istituzioni sono quei personaggi politici come, ad esempio, assessori del comune di Modugno in Puglia, arrestati per accuse di voto di scambio politico-mafioso e che stanno facendo la campagna elettorale nelle liste di Forza Italia, in questi giorni, dal carcere.
Queste sono le persone che portano discredito e disonore alle istituzioni. La verità è che manca il coraggio al collega Mule' di assumersi la responsabilità delle parole che ha pronunciato, perché il collega, insieme evidentemente...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
LEONARDO DONNO(M5S). …a chi sta votando a favore in quest'Aula di questo provvedimento, purtroppo non solo esponenti della maggioranza, ma anche parte dell'opposizione, tranne il MoVimento 5 Stelle, ecco, qui, vi sentite intoccabili perché voi siete voi e i cittadini non sono nulla. Questa è una vergogna e noi andiamo fieri e orgogliosi di dire che non siamo uguali agli altri...
LEONARDO DONNO(M5S). …ma siamo un'altra cosa
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre a titolo personale, il deputato Enrico Costa. Ne ha facoltà, sempre per due minuti.
ENRICO COSTA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Devo dire che, a mia memoria, in quest'Aula, nei casi di insindacabilità, non era mai capitato che l'attore prendesse la parola per chiedere di negare l'insindacabilità …
ENRICO COSTA(FI-PPE). …ma proprio…
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi! Prego, collega Costa.
ENRICO COSTA(FI-PPE). …proprio ieri, proprio ieri, il presidente del MoVimento 5 Stelle ha chiesto regole severe contro il conflitto di interessi. E lei, collega Donno…
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza.
ENRICO COSTA(FI-PPE). …ha chiesto 100.000 euro di risarcimento al deputato Mule' e proprio lei interviene…
PRESIDENTE. Collega, lo ripeto, si rivolga alla Presidenza.
ENRICO COSTA(FI-PPE). …nel dibattito sulla sindacabilità delle dichiarazioni oggetto della causa .
PRESIDENTE. Collega Donno! Prego, collega Costa. Si rivolga alla Presidenza, la prego.
ENRICO COSTA(FI-PPE). Il collega Donno ha chiesto la parola a titolo personale, ma ha fatto un po' di confusione, perché qua non si tratta di decidere chi ha ragione tra l'onorevole Mule' e l'onorevole Donno. Qua si tratta di garantire il rispetto della Costituzione .
PRESIDENTE. Collega Donno! Prego, collega Costa.
ENRICO COSTA(FI-PPE). Devo dire che il collega Donno, Presidente, si qualifica proprio in relazione ai fatti che sono avvenuti .
PRESIDENTE. Collega Costa, ci penso io. Lei prosegua il suo intervento. Collega Donno, colleghi, per cortesia.
ENRICO COSTA(FI-PPE). Questo non è un sul quale lui si muove, probabilmente, in modo più disinvolto. Non si decide ai punti, qua si decide il tema della sindacabilità o insindacabilità, che non è un privilegio del parlamentare, ma è una prerogativa a tutela della Camera e a tutela del Parlamento .
Il fatto di intervenire lui, parte nel procedimento civile, che ha chiesto 100.000 euro, lo qualifica e qualifica il suo movimento, che lo ha applaudito e che mi ha interrotto finora .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre a titolo personale, la deputata D'Orso. Ne ha facoltà per due minuti.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Per il suo tramite, al collega Costa, ma anche a tutti coloro che ci stanno ascoltando: forse non era mai capitata una cosa analoga perché non è mai capitato che quest'Aula votasse praticamente per l'insindacabilità non di un'opinione, ma di un fatto falso che è stato detto all'esterno di quest'Aula e che non ha alcun collegamento con quanto è avvenuto in quest'Aula. Voi avete attribuito… è stato attribuito un fatto falso a un collega, qualcosa che non ha mai commesso. Questa non è un'opinione, è un fatto. Per questo è peculiare quanto sta accadendo oggi.
Però forse non è vero che non è mai successo, perché effettivamente, andando a ritroso, una volta è stato votato un fatto falso: la mozione in cui avete detto che Ruby era la nipote di Mubarak. Ecco, forse un altro precedente c'è .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre a titolo personale, l'onorevole Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo proprio per pochi secondi, perché voglio innanzitutto sottolineare che, è vero, qui si verte di insindacabilità delle opinioni. Qui, però, non è né un'opinione, né un fatto che attiene a un'attività parlamentare. Qui si accusa un parlamentare di un reato che non è mai stato commesso e comunque non è stato commesso da lui. La Corte costituzionale, peraltro, ha escluso l'insindacabilità laddove vi sia l'attribuzione di uno specifico fatto di reato non vero da parte di un parlamentare nei confronti di chicchessia non ha importanza se sia parlamentare o cittadino.
Qui l'attribuzione di un fatto reato che non è mai stato commesso non è insindacabile, non rientra nella procedura. È proprio al di fuori, è uno dei casi specifici che escludono l'insindacabilità. Quindi qui si sta semplicemente convertendo quello che è il diritto di un parlamentare in un privilegio perché mancano i presupposti del diritto, Presidente .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento di cui al Doc. IV-, n. 20-A concernono opinioni espresse dal deputato Giorgio Mule' nell'esercizio delle funzioni parlamentari, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
Chi intende esprimersi per l'insindacabilità delle opinioni espresse deve votare sì, mentre chi intende esprimersi per la sindacabilità deve votare no.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2423-A: “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico” e delle abbinate proposte di legge nn. 2271 e 2278.
Ricordo che sono state presentate le questioni pregiudiziali di costituzionalità Orrico ed altri n. 1, Manzi ed altri n. 2 e Magi n. 3, e la questione pregiudiziale di merito Piccolotti ed altri n. 1.
PRESIDENTE. Passiamo, quindi, all'esame di tali questioni pregiudiziali.
Avverto che i tempi per il relativo esame sono computati nell'ambito del contingentamento relativo alla discussione generale.
Ricordo che a norma dell'articolo 40, comma 4, primo periodo, del Regolamento, nel corso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione.
In tale discussione, ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 40, potrà intervenire, oltre ad uno dei proponenti, per illustrare ciascuno degli strumenti presentati per non più di dieci minuti, un deputato per ognuno degli altri gruppi, per non più di cinque minuti.
Al termine della discussione si procederà, ai sensi dell'articolo 40, comma 4, terzo periodo, del Regolamento, ad una votazione sulle questioni pregiudiziali sollevate per motivi di costituzionalità e poi ad un'altra votazione sulla questione pregiudiziale sollevata per motivi di merito.
La deputata Orrico ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale di costituzionalità n. 1.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Il provvedimento in esame si compone di tre articoli, intervenendo chirurgicamente, senza confronto e con inspiegabile sollecitudine, su uno dei temi cardine di quella che è divenuta la propaganda politica sessista e patriarcale di questa maggioranza. È un intervento, quello voluto dal Governo Meloni, che solo in apparenza potrebbe sembrare di poco conto, quasi a non incidere sulle prospettive delle giovani generazioni rispetto al modo in cui vivranno e si relazioneranno, contribuendo a costruire la società del futuro. Al contrario, il Governo, con questo disegno di legge, conferma e istituzionalizza la propria crociata contro una scuola pluralista e inclusiva che persegue l'interesse pubblico e contribuisce allo sviluppo della persona a tutto tondo.
Il disegno di legge, che istituisce il consenso informato obbligatorio da parte delle famiglie per tutte le attività che siano più o meno inserite nel piano dell'offerta formativa scolastica in materia di sessualità, rappresenta il coronamento della visione oscurantista e lesiva dei diritti e dei principi fondamentali presenti nella nostra Costituzione. Innanzitutto, del principio di uguaglianza, considerato che si verranno a creare differenze tra i ragazzi che potranno partecipare a queste attività e a questi percorsi di educazione all'affettività e alla sessualità e coloro, invece, che non potranno farlo, perché non ci sarà il consenso delle famiglie, non tenendo conto che esistono famiglie e famiglie diverse per livello culturale. Ci sono famiglie che vivono in condizioni sociali e culturali palesemente svantaggiate che è evidente che non possano offrire ciò di cui i ragazzi hanno bisogno.
Poi c'è la lesione del diritto all'istruzione e dell'obbligo scolastico, nella misura in cui si subordina al consenso familiare la partecipazione ad attività formative che sono parte integrante della formazione degli studenti e delle studentesse, compromettendo in tale maniera il diritto sostanziale all'istruzione. C'è la lesione del principio dell'autonomia scolastica, qualora le scelte formative delle istituzioni scolastiche siano fortemente condizionate e compromesse dal consenso familiare. C'è la lesione del principio della libertà di insegnamento, secondo cui i docenti possono e devono insegnare secondo scienza e coscienza. C'è la lesione del diritto fondamentale all'informazione e alla salute, nella misura in cui l'educazione sessuale e affettiva è riconosciuta dalle massime organizzazioni sanitarie nazionali e internazionali come uno strumento fondamentale di prevenzione e di salute pubblica.
Poi da parte di questo provvedimento c'è, ovviamente, una contrarietà, una lesione della missione educativa, laddove il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli non significa certamente il diritto di scegliere arbitrariamente e irrazionalmente quale tipo di sapere e conoscenza debba essere trasmesso ai propri figli, ma implica, invece, per le famiglie il dovere di non ostacolare la funzione pubblica ed educativa della scuola.
Per non parlare dell'enorme contraddizione che questo Governo genera, facendosi baluardo della battaglia per l'autonomia differenziata, quando cristallizza e accentua le diseguaglianze, e contemporaneamente, riducendo l'autonomia scolastica, dimostra così di non riconoscere il ruolo degli organismi di indirizzo politico e tecnico che in ciascuna scuola contribuiscono alla redazione del piano dell'offerta formativa del quale le stesse famiglie sono a conoscenza, nonché partecipi.
Poi ci sono la rapidità e le modalità con le quali questa maggioranza ha scelto di affrontare l'esame del disegno di legge in Commissione, senza un confronto con le opposizioni, perché gli esponenti della maggioranza sono sempre stati zitti e in religioso silenzio, senza mai rispondere alle domande che noi ponevamo e senza mai attivare un dialogo sulla questione dell'introduzione di percorsi strutturati sull'educazione affettiva e sessuale. Poi c'è la compressione dei tempi dedicati alle audizioni di esperti e organizzazioni impegnate su questo fronte: 5 minuti per ogni soggetto audito. È una vergogna in un'istituzione che ha il compito di dialogare e di ascoltare per capire quali politiche attuare !
Per non parlare del clima che, durante le audizioni, si è creato in Commissione, il clima da tribunale della Santa Inquisizione, con tempi estremamente compressi e il disagio di soggetti auditi che esprimevano contrarietà rispetto a questo disegno di legge e venivano redarguiti, rimproverati da alcuni esponenti della maggioranza, in una formula di dibattito politico che non aveva alcuna necessità di esistere.
La vera natura di questo disegno di legge è, come ha affermato Massimo Prearo, ricercatore dell'Università di Verona, in audizione, impedire che a scuola si dibatta su tre principi: la sessualità come componente centrale dell'essere umano, gli esseri umani in quanto esseri che hanno il diritto di essere informati e il fatto che l'educazione sessuale informale, cioè quella che dovrebbero fare le famiglie ai propri figli, non è adeguata alla complessità della società moderna.
Siete convinti che vi sia una pericolosità intrinseca nell'educazione affettiva e sessuale e nel parlare di identità di genere e orientamento sessuale, ma il vero pericolo, dal nostro punto di vista, è la chiusura che si sta operando su questi temi, riducendo e limitando lo spazio inclusivo e aperto che la scuola italiana è stata. L'allarme è la vostra idea di società, quella che costruisce categorie per etichettare, ingabbiare, controllare, reprimere e annullare la persona in quanto essere umano che in sé possiede unicità e diversità .
Allora, Ministro, se questo è il vostro obiettivo, siate onesti e chiamate le cose con il vero nome. La verità è che anche voi sapete che questa proposta legislativa è l'ennesima occasione persa per la scuola, utilizzata come arma di distrazione di massa per dividere e generare conflitti nelle istituzioni scolastiche, così come nel Paese.
Per queste ragioni riteniamo che questo disegno di legge sia anticostituzionale e vi chiediamo di fare un passo indietro, riflettendo se davvero questa sia l'urgenza politica di cui dobbiamo discutere, se vogliamo che il sistema dell'istruzione del nostro Paese sia all'altezza delle aspettative delle giovani generazioni .
PRESIDENTE. La deputata Valentina Ghio ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale di costituzionalità Manzi ed altri n. 2, di cui è cofirmataria.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Colleghe e colleghi, il disegno di legge sul consenso informato per l'educazione sessuale, con cui volete introdurre un obbligo generalizzato di consenso familiare, va esattamente nella direzione opposta rispetto ai principi della nostra Costituzione.
È un meccanismo burocratico, ma soprattutto profondamente ideologico che limita la libertà di insegnamento, svuota l'autonomia delle scuole e nega alla scuola pubblica la sua funzione di luogo laico, aperto e democratico. Voglio spiegarlo meglio con parole non mie: “Se non cambiamo la cultura che genera la violenza, avremo altre Giulie. Questo può accadere solo nella scuola, luogo dove si formano le coscienze per eccellenza. Non possiamo delegare ai tribunali ciò che spetta alla scuola, alla famiglia, alle istituzioni culturali. Quando la scuola tace, parlano i . L'educazione affettiva a scuola non è un pericolo: è protezione. Per Giulia e per tutte le Giulie che verranno vi chiedo di credere nella scuola come prima forma di giustizia e prima forma di prevenzione”. Queste sono le parole che questa mattina Gino Cecchettin - lo abbiamo ascoltato, in audizione, in Commissione femminicidio - ha pronunciato a due anni esatti dal femminicidio della figlia Giulia. In qualità di presidente della Fondazione, ci raccontava i progetti messi in campo. Il primo è proprio la formazione per gli insegnanti di scuola dell'infanzia e di scuola primaria, perché da lì si deve iniziare. Esattamente la scuola dove voi state vietando con questo provvedimento l'educazione sessuo-affettiva.
Come se non bastasse, in Commissione avete perfino approvato un emendamento, che avete ritirato dopo aver capito che era troppo anche per voi, che sarebbe stato troppo, che avrebbe vietato - vietato - ogni forma di educazione sessuale fino alla scuola media, cancellando con un colpo di spugna anche i tanti progetti virtuosi che le singole scuole portano avanti. Ma questo provvedimento rimane grave comunque, il divieto rimane fino alla scuola primaria e per il resto è condizionato: occorre il consenso specifico.
Siamo all'assurdo. Invece di dare ai ragazzi gli strumenti per crescere con consapevolezza, li lasciate soli mentre prolifera - e lo sapete bene, lo sappiamo bene - l'utilizzo della rete come prevalente strumento informativo, inclusi i modelli tossici e violenti. Un pericoloso arretramento culturale, oltre che pedagogico, che colpisce proprio quella fascia di età in cui si costruiscono le prime forme di consapevolezza relazionale-emotiva. Altro che tutela delle famiglie! Voi mettete in atto un abbandono educativo di Stato con questo provvedimento. Ed è per queste ragioni che oggi elenchiamo i gravi profili di incostituzionalità e le ricadute educative e sociali.
Partiamo da un punto fermo: l'articolo 117 della Costituzione tutela l'autonomia delle istituzioni scolastiche. Voi la cancellate con un tratto di penna, imponendo alle scuole di chiedere il permesso preventivo per poter educare. Ma una scuola che chiede permesso per poter educare non è più una scuola, viene trasformata in un ufficio autorizzazioni. E questo provvedimento affossa anche il concetto di scuola libera, come dice l'articolo 33, perché la libertà di insegnamento non può esistere, se ogni volta un insegnante deve domandarsi: “posso parlare o rischio una denuncia?”.
La libertà di insegnamento non può esistere se il docente deve chiedere un permesso scritto, un permesso specifico per affrontare temi riconosciuti e anche incentivati da valenti organismi internazionali, come l'Organizzazione mondiale della sanità, come l'UNESCO. E sapete bene, sapete bene anche voi e anche il Governo, che chiedo mi ascolti…
PRESIDENTE. Liberiamo i banchi del Governo.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). …che la condivisione educativa esiste già, esiste con il Piano triennale dell'offerta formativa che già definisce in modo chiaro e trasparente i progetti educativi di ogni scuola, con la partecipazione di docenti e genitori. Le famiglie li conoscono; li conosciamo, li condividiamo quando iscriviamo a scuola i nostri figli.
E ancora, svuotare la scuola di questa funzione significa tradire la sua missione costituzionale di ascensore sociale, perché la scuola - lo ricorda l'insuperabile articolo 3 della nostra Carta - è lo strumento con cui la Repubblica rimuove gli ostacoli che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini. In questo modo voi create nuove disparità, abbandonate al proprio destino proprio quegli studenti e studentesse che provengono da contesti e ambienti familiari con maggiore difficoltà, per i quali la scuola è l'unica possibilità di un approccio sicuro e informato. Per molti bambini, per molti adolescenti la scuola rappresenta l'unico luogo sicuro: lo dicono le tante associazioni che operano nella prevenzione della violenza e che ci ricordano che spesso è proprio un laboratorio scolastico, un incontro con esperti a permettere a un ragazzo o a una ragazza di riconoscere ciò che sta vivendo, di chiedere aiuto, di trovare ascolto.
Con il meccanismo del consenso informato questi spazi rischiano di essere negati proprio ai minori che ne hanno più bisogno. Chi vive in un contesto familiare violento e oppressivo potrebbe non riuscire mai ad avere accesso a un percorso educativo. E così vanificate il principio di superiore interesse del minore, quello che è sancito da tutte le convenzioni internazionali e che dovrebbe orientare la politica pubblica riguardante i minori. Il rischio è quello di rendere la scuola un luogo neutro, silenzioso, incapace di affrontare la complessità della crescita.
Con questo provvedimento voi state dicendo che parlare a scuola di corpo, di emozioni, di consenso è una minaccia. È davvero un grande arretramento culturale che rivela la paura di una scuola che emancipa, che fa pensare, che mette in discussione gli stereotipi.
Non meno rilevante è il contrasto con gli obblighi internazionali, a partire dalla Convenzione di Istanbul, e con la prevenzione della violenza di genere, come dimostrano le leggi di tutti gli Stati europei, tranne sette, minoranza di cui noi facciamo parte, come dimostrano le centinaia di audizioni che abbiamo fatto in questi anni in Commissione femminicidio e che lo hanno confermato.
La prevenzione della violenza di genere richiede una scuola che svolga un ruolo educativo centrale, perché è uno dei pochi luoghi in grado di raggiungere tutti. Non garantire un accesso equo e uniforme ai percorsi educativi su affettività, relazioni e sessualità significa proprio indebolire la capacità dello Stato di prevenire comportamenti violenti e discriminatori. E' un arretramento culturale quello che imponete al Paese, che mette ancora più a rischio, che metterà ancora più a rischio la vita delle donne in questo Paese. Lo dite spesso anche voi nei , in TV, nei convegni che l'educazione è fondamentale per prevenire la violenza. Poi però quando scrivete le leggi fate il contrario, per seguire i dogmi ideologici di una parte della maggioranza.
E in questo disegno di legge emerge anche la visione della scuola come un luogo subordinato alle convinzioni individuali. Nel testo si parla di primato educativo della famiglia e l'articolo 30 della nostra Costituzione certamente riconosce ai genitori il diritto e il dovere di educare, ma la scuola ha un ruolo pubblico autonomo, ha un ruolo complementare, ha un ruolo non subordinato, come confermano anche diverse ordinanze della Corte di cassazione. La scuola non è una proprietà privata, è un'istituzione della Repubblica, non è sotto tutela. Ma avete davvero capito in che direzione volete portare la società per assecondare le vostre ossessioni ideologiche? E non è un caso che tutte le principali realtà che si occupano del tema, durante le audizioni, abbiano espresso preoccupazioni fortissime: sottolineano come l'educazione affettiva e sessuale non sia né un lusso né un tabù, ma uno strumento di prevenzione della violenza, di tutela del benessere degli studenti; e tutte denunciano che questo provvedimento lasci senza strumenti proprio chi ne ha più bisogno.
Lo sapete bene anche voi, i dati lo dicono e non possono essere ignorati: gli episodi di violenza, di bullismo, di diffusione di contenuti intimi senza consenso e di violenza digitale sono in aumento, così come aumentano le malattie sessualmente trasmissibili, anche fra i giovanissimi. Chiudere la bocca alla scuola significa lasciarli soli di fronte a questa realtà. È un paradosso pericoloso, di cui vi state assumendo la responsabilità. L'educazione è un processo collettivo fatto di genitori, insegnanti, istituzioni, e la comunità educante si costruisce con fiducia e responsabilità, non con il controllo.
Colleghe e colleghi, questo provvedimento è sbagliato sul piano giuridico, educativo, sociale; è sbagliato perché viola la Costituzione, ferisce la scuola pubblica, umilia gli insegnanti e soprattutto nega ai giovani di crescere liberi e consapevoli. Fermatevi, non fate della scuola un terreno di censura ideologica. Quello che dobbiamo fare è difendere, difendere la libertà…
VALENTINA GHIO(PD-IDP). …l'autonomia e la funzione della scuola, perché questo disegno di legge va in direzione opposta .
PRESIDENTE. Il deputato Magi ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale di costituzionalità n. 3.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Noi ci troviamo ad affrontare questa discussione sulle pregiudiziali di costituzionalità, sul provvedimento sul consenso informato nel giorno in cui ricorrono i due anni dall'omicidio di Giulia Cecchettin. E voglio ricordare le parole di oggi del papà di Giulia, di Gino Cecchettin, un uomo colpito dal dolore più grande che si possa immaginare, che ha pensato di mettere il proprio impegno e il proprio dolore a disposizione di un avanzamento comune, di un avanzamento della nostra società.
Oggi le parole di Gino Cecchettin sono queste: “l'educazione affettiva non è ideologia ma civiltà. Parlare di educazione affettiva significa insegnare ai ragazzi a conoscere sé stessi, a gestire le emozioni, a conoscere i confini e chiedere e dare consenso. Significa insegnare che l'amore non è possesso, che la forza non è dominio, che il rispetto è la base di ogni relazione. Non sono qui a chiedere più punizioni o leggi più dure. La giustizia serve ma arriva sempre dopo. Io sono qui per parlare di ciò che può arrivare prima. La prevenzione e quindi l'educazione. Noi della fondazione crediamo che l'unica risposta duratura alla violenza sia educare al rispetto, all'empatia, alla libertà reciproca. E questo può avvenire solo nella scuola, il luogo dove si formano le persone, non solo gli studenti. Non si tratta di ideologia, ma di civiltà”.
Ecco, l'auspicio nostro sarebbe stato che una discussione parlamentare su questo tema partisse da questo tipo di consapevolezza e facesse tesoro dell'invito che rivolge anche al Parlamento Gino Cecchettin. Invece siamo di fronte a un disegno di legge, promosso da questo Governo, che parte proprio dall'assunto che l'educazione sessuo-affettiva siaideologia e intende sostanzialmente lasciarla fuori dalle porte delle aule degli istituti scolastici.
Poi abbiamo appreso che nelle ultime ore c'è stato - come dire - un passo indietro da parte della Lega-Salvini Premier che, prima aveva fatto approvare un emendamento in Commissione, poi uno stesso emendamento della Lega-Salvini Premier è tornato indietro, ma su quello ce ne occuperemo quando faremo l'esame di merito nelle prossime ore; ci sono però, a nostro avviso, buone ragioni anche di ordine costituzionale per non procedere con l'esame di questo provvedimento. L'ordinamento scolastico già contempla, nell'ambito dell'autonomia e del piano triennale dell'offerta formativa, percorsi di educazione affettiva, alla parità, al rispetto e alla prevenzione. Questi percorsi, adeguati all'età e al livello di maturazione degli studenti, costituiscono strumenti primari di prevenzione e di tutela dei minori contro ogni forma di violenza di genere. La risposta dell'ordinamento, ovviamente, non può solamente essere quella in termini giudiziari, o quella dell'introduzione di nuovi delitti, o dell'inasprimento sanzionatorio, ma deve agire alla radice attraverso l'educazione e la prevenzione.
Come è noto, l'articolo 1 del disegno di legge impone alle istituzioni scolastiche di richiedere ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale per gli studenti minorenni un consenso informato preventivo in forma scritta per la partecipazione ad ogni attività riguardante - cito virgolette - “temi attinenti all'ambito della sessualità”. Il consenso deve essere richiesto entro il settimo giorno antecedente lo svolgimento delle attività e deve essere preceduto dalla messa a disposizione integrale dei materiali e dalla chiara indicazione di finalità, obiettivi, contenuti e modalità, inclusa l'eventuale partecipazione di soggetti esterni. In caso di mancata adesione dei genitori per conto degli alunni per le attività extracurricolari, gli studenti devono astenersi dalla frequenza e devono essere organizzate e garantite attività alternative.
L'articolo 2 stabilisce che il coinvolgimento di soggetti esterni nelle attività curriculari ed extracurriculari è subordinato alla deliberazione del collegio dei docenti e all'approvazione del consiglio di istituto.
Noi riteniamo che queste misure riguardo all'interesse superiore del minore - da assumere come criterio prioritario nelle scelte educative e di tutela, nonché in coerenza con l'articolo 31 della Costituzione che impegna la Repubblica a proteggere l'infanzia e la gioventù, favorendo lo sviluppo mediante gli istituti necessari -, che questa preclusione generalizzata di attività, unitamente alla subordinazione generalizzata al consenso scritto per le restanti ipotesi, non solo risulta non necessaria ma è del tutto sproporzionata rispetto all'obiettivo di protezione.
Quindi, a nostro avviso, già qui si va a ledere di fatto l'articolo 31 della Costituzione. Il meccanismo di autorizzazione preventiva, fondato sulla messa a disposizione - come dicevo - integrale dei materiali e sul filtro autorizzatorio familiare riferito a un ambito tematico così ampio e indeterminato, si pone a nostro avviso in contrasto con gli articoli 33 e 34 della Costituzione, poiché incide irragionevolmente sulla libertà di insegnamento e sul diritto allo studio; con l'articolo 3, con cui la Costituzione impone eguaglianza e ragionevolezza nelle scelte legislative, nonché con l'articolo 97 che esige un buon andamento e l'imparzialità dell'azione amministrativa. Questo poiché interviene, attraverso il disciplinamento di micro regole procedurali e organizzative, sulla progettazione didattica e sull'ampliamento dell'offerta formativa.
Voglio poi soffermarmi e richiamare la vostra attenzione sulla locuzione “temi attinenti all'ambito della sessualità”. Una locuzione priva di tassonomia normativa che presenta profili di indeterminatezza suscettibili di generare una lesione della prevedibilità della disciplina. Questo sempre in violazione dei canoni di ragionevolezza e buon andamento di cui all'articolo 97.
Il complesso - concludo Presidente - delle disposizioni incide infine sull'autonomia scolastica, eccedendo la funzione statale di determinazione dei principi fondamentali in una materia concorrente (parliamo dell'articolo 117, terzo comma, della Costituzione) poiché proceduralizza puntualmente tempi, modalità di messa a disposizione dei materiali e condizioni di accesso alle attività, oltre a duplicare i passaggi autorizzatori sui soggetti esterni.
Infine, c'è anche un profilo relativo all'invarianza di spesa: è di tutta evidenza, nel momento in cui si prevede che vi sia la garanzia di organizzare attività alternative, con presenza obbligatoria dei docenti per gli alunni e per i genitori che non volessero far partecipare gli alunni a queste attività, che questo possa avvenire - è letteralmente impossibile - con una invarianza di spesa.
Concludo con l'affermazione - richiamando le parole di Gino Cecchettin, cui va il nostro ringraziamento - che effettivamente non è un'ideologia l'educazione sessuo-affettiva, è frutto di un'ideologia questo disegno di legge, della più bieca ideologia, oscurantista, bigotta e anche incostituzionale.
PRESIDENTE. La deputata Ghirra ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale di merito Piccolotti n. 1, di cui è cofirmataria.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, il disegno di legge all'esame della Camera prevede disposizioni in materia di consenso informato preventivo delle famiglie in relazione ad attività che riguardino tematiche dell'ambito della sessualità e disposizioni per il coinvolgimento di soggetti esterni in attività formative e curricolari o extracurricolari.
Un approccio per noi sbagliato già nella formulazione del Governo, peggiorato ulteriormente a seguito dell'approvazione di un emendamento durante l'esame in Commissione con cui è stato previsto che, oltre alla scuola dell'infanzia e alla scuola primaria, anche per la scuola secondaria di primo grado siano in ogni caso escluse le attività didattiche e progettuali, nonché ogni altra eventuale attività avente ad oggetto temi e argomenti inerenti alla sessualità. Fortunatamente, dopo le nostre accorate proteste e quelle del mondo associativo, almeno sulle scuole medie vi siete ravveduti, ma il nostro giudizio rimane assolutamente negativo.
Sappiamo bene quanto la violenza sulle donne sia un fenomeno allarmante, un sistema di costante sopraffazione che troppo spesso sfocia in brutali femminicidi. Secondo i dati raccolti da “Non Una Di Meno”, dati importantissimi visto che non è ancora attivo il registro ufficiale dei femminicidi, al 9 novembre erano già 78 i femminicidi accertati nel 2025, tre suicidi indotti di donne, sei casi di accertamento e sono almeno 67 i tentati femminicidi, oltre che almeno due figlicidi (due ragazzi uccisi dal padre).
Discutiamo questo disegno di legge nel secondo anniversario dalla morte di Giulia Cecchettin, e sappiamo bene, come sapete anche voi, che si tratta di un problema culturale dalle radici profonde che per essere estirpato necessita di un intervento forte e strutturato, che parta dalla educazione all'affettività. È inutile che celebriamo il 25 novembre quando, se ne avete l'opportunità, fate il contrario di quello che serve. Per questo noi abbiamo presentato una proposta di legge, a mia prima firma, per introdurre l'insegnamento dell'educazione sessuale e affettiva nei corsi scolastici del primo e del secondo ciclo di istruzione. Riteniamo che solo così si possa sconfiggere e ribaltare un modello culturale patriarcale che, ancora oggi, autorizza e legittima violenze e soprusi nei confronti delle donne.
L'articolo 14, paragrafi 1 e 2, della Convenzione di Istanbul, prevede fra le azioni necessarie per estirpare la violenza l'inserimento, nei programmi scolastici di ogni ordine e grado, di materiali didattici su temi quali l'uguaglianza fra uomini e donne, promuovendo la consapevolezza, la valorizzazione e il rispetto della differenza, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali. La violenza contro la donna è basata sul genere e il diritto all'integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi, non solo nelle scuole ma anche nelle strutture di istruzione non formale, nei centri sportivi, culturali e di svago, nei .
È quindi chiaro che accanto alla formazione culturale, che si avvale di un ampio spettro di riferimenti ai saperi storico-sociali, antropologici, religiosi ed altri, si pone anche la necessità di promuovere percorsi tesi a stimolare, nei ragazzi e nelle ragazze, la capacità di riflettere e ragionare sull'emotività, sui sentimenti e sull'affettività, attraverso una formazione che si misuri criticamente con la complessa sfera dei sentimenti e con l'obiettivo di fornire alle nuove generazioni gli strumenti necessari a gestire i conflitti di domani, i fallimenti, i rifiuti e le complesse fasi dell'adolescenza.
Negli ultimi anni molte scuole attente alla prevenzione della violenza hanno avviato, nell'ambito dell'autonomia scolastica, progetti didattici incentrati, oltre che sull'educazione sessuale, sulla scoperta e sulla consapevolezza del proprio corpo, oltre che sull'educazione sentimentale degli alunni e delle alunne. Noi vorremmo che questi esempi autonomi potessero diventare un modello nazionale, inserendo nei programmi scolastici un'ora aggiuntiva dedicata all'insegnamento dell'educazione sentimentale, ma il disegno di legge del Governo va in direzione contraria.
Di educazione sessuale e affettiva si potrà parlare soltanto alle scuole secondarie, quando, secondo la letteratura scientifica, gran parte del percorso di costruzione dell'identità personale è già avvenuto, e si potrà affrontare l'argomento ma solamente con il consenso dei genitori, che dovranno conoscere temi e materiale didattico: una prassi che, se applicata letteralmente, rischia di paralizzare ogni intervento educativo in questo ambito, imponendo un controllo preventivo che non esiste per nessun'altra disciplina o progetto scolastico.
Quanto previsto dal provvedimento rappresenta una grave ingerenza in materia di autonomia scolastica e libertà di insegnamento ed è lesiva del diritto delle bambine, dei bambini, degli adolescenti a una formazione finalizzata allo sviluppo completo della personalità. La richiesta di un consenso determina la costruzione di un rapporto asimmetrico tra la scuola, che elabora una proposta didattico-educativa, e la famiglia, che è messa nelle condizioni di accettarla o rifiutarla: un diritto di veto che limita l'autorevolezza e la professionalità della scuola.
Il materiale didattico consiste in scelte specifiche e valutazioni professionali di competenza degli insegnanti, professionisti dell'educazione. Stabilire per legge che il materiale didattico debba essere messo a disposizione, per opportuna visione, dei genitori contrasta totalmente con la funzione educativa del docente.
L'approvazione del disegno di legge non solo metterà a rischio numerosi progetti sull'educazione all'affettività e alla sessualità nelle scuole, approvati dalle regioni e attivati dalle ASL attraverso i consultori familiari pubblici, ma, soprattutto, creerà una discriminazione tra i ragazzi a cui i genitori daranno il consenso per svolgere attività attinenti all'ambito della sessualità e ragazzi a cui le famiglie negheranno il diritto all'istruzione su tematiche di loro interesse.
Peraltro, come sottolineato dall'Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola, esiste una fondamentale distinzione tra progettualità curricolare ed extracurricolare; il testo proposto, invece, pretende di equipararle quando si riferiscono all'ambito della sessualità.
Limitare o escludere la possibilità di promuovere attività educative sui temi della sessuo-affettività significa privare le giovani generazioni di strumenti fondamentali per comprendere e gestire i cambiamenti fisici ed emotivi legati alla crescita, che sono strettamente connessi alle dinamiche relazionali e alla costruzione della propria identità personale e sociale; significa, inoltre, rinunciare a un intervento preventivo e formativo, che la scuola, in collaborazione con le famiglie e le istituzioni, è chiamata a garantire per la tutela del benessere psicosociale dei minori, ed evidenzia una visione settorializzata della salute pubblica, che agisce e interviene solo a valle di situazioni di disagio e problematicità, senza agire preventivamente per limitarle.
L'educazione sessuo-affettiva si occupa di accompagnare i bambini e i ragazzi nella comprensione di sé, delle proprie emozioni e dei rapporti con gli altri, in modo rispettoso e adeguato all'età. Gli studi dimostrano che intervenire precocemente favorisce lo sviluppo di relazioni sane, riduce il rischio di bullismo e violenza di genere, aiuta a riconoscere e gestire le emozioni e contribuisce alla prevenzione di comportamenti a rischio. Rinviare o censurare questi percorsi significa lasciare un vuoto educativo che sarà inevitabilmente riempito da Internet, dai e dalla pornografia .
Fornire un altro modo di guardare alle donne è il primo passo per eliminare gli stereotipi negativi. Nella società attuale, gli stereotipi maschili e femminili invadono il quotidiano nell'ambito sia privato che pubblico. Se, in alcuni casi, nell'ambito privato viene svilito il ruolo della donna ed esasperato quello dell'uomo, la scuola ha il dovere di fornire gli strumenti per la lettura paritaria del genere; se il sistema mediatico fornisce una rappresentazione basata solo sulla mercificazione del corpo femminile, la scuola ha il dovere di ristabilire un equilibrio dell'immagine della donna. I giovani, purtroppo, si abituano a una visione inflessibile dei ruoli sessuali e, in questo modo, l'identità di genere, che sfugge a questa visione - e penso, ovviamente, alle persone LGBTQI+ -, viene fortemente stigmatizzata.
Il bullismo tra ragazzi, nella dimostrazione più eclatante, costituisce una sfaccettatura del problema fondamentale che l'introduzione dell'educazione sentimentale, sessuale ed emotiva nelle scuole vuole affrontare, nell'ottica di educare le nuove generazioni al rispetto reciproco delle opinioni e delle condotte diverse dalle proprie e di conseguire, in concreto, il risultato di prevenire la violenza mediante la formazione.
Il soggetto dei diritti nell'istituzione scolastica non è il genitore ma lo studente. Sottrarre alla scuola la sua funzione educativa, subordinandola al consenso dei genitori, significa rinunciare a contrastare stereotipi e disuguaglianze, ridurre l'educazione a un trattamento da autorizzare e creare discriminazioni tra studenti sulla base delle scelte dei genitori. In questa logica, la scuola non è più un luogo di libertà e di confronto, ma uno spazio di controllo dove il sapere circola solo dopo essere stato filtrato, controllato e autorizzato. Introdurre un filtro genitoriale sui contenuti educativi significa distorcere il compito della scuola, trasformando la libertà di insegnamento in libertà condizionata e il diritto all'istruzione in un privilegio selettivo. Il consenso informato rischia di essere una forma di controllo nei confronti dell'alunno e nei confronti dell'insegnante, rischia di svuotare la scuola della sua missione, riconosciuta e tutelata anche dalla Costituzione, di creare differenze tra studenti e di far assurgere a diritti educativi prevalenti, se non esclusivi, qualsiasi convinzione e paure familiari.
Vi chiediamo di fermarvi, perché questo non è solo un provvedimento oscurantista che calpesta il preminente interesse del minore, ma rappresenta anche una palese violazione dei principi…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). …della nostra Costituzione, dell'autonomia scolastica, della Convenzione di Istanbul e di tutte le norme che sono citate nella nostra pregiudiziale
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Pur non condividendo - lo spiegheremo nella sede propria - il merito del provvedimento, noi ci asterremo sulle questioni pregiudiziali. Questo è un tema il cui dibattito non può - questo lo condividiamo pienamente - essere compresso, ma non può essere nemmeno, a nostro avviso, arginato nelle questioni pregiudiziali, che - ripeto - secondo noi non vanno votate, pur non condividendo la sostanza del provvedimento.
Intanto è un dibattito che deve essere sereno, costruttivo in materia e che deve indurci a confrontarci nel merito, perché è nel perimetro del merito, nella sede ordinaria, che vanno inquadrate certe tematiche. Però, come dicevo, a nostro avviso non dobbiamo abusare dello strumento delle pregiudiziali, soprattutto di quelle di costituzionalità, laddove ci può, invece, e ci deve essere, un dibattito nel merito - ripeto - sul tema in oggetto. Quindi, ci orienteremo contro il provvedimento, ma non a favore delle pregiudiziali, strumento del quale, a nostro avviso, continuiamo ad abusare. È per questo che ci asterremo.
Ho già segnalato più volte e ho ribattezzato questi dibattiti sulle pregiudiziali come un mini pre-dibattito, in considerazione - naturalmente sto facendo valutazioni di tipo generale - del fatto che, per quello che ascoltiamo in Aula con riferimento alle questioni pregiudiziali - ripeto: faccio un discorso un po' generale, non relativo a questo provvedimento -, nel 90 per cento delle considerazioni noi svolgiamo considerazioni di merito. Quindi, diventa una sorta di mini pre-dibattito, una sorta di , di cerimoniale, che non fa altro che annacquare la sostanza di uno strumento che, invece, dovrebbe essere molto più pregnante.
A volte penso che - e ho fatto questa considerazione anche in altre circostanze - se non avessimo abusato dello strumento delle pregiudiziali, soprattutto di quelle di costituzionalità, e non lo avessimo trasformato in un dibattito nel quale nessuno ascolta, perché è una e già si sa che cosa votare, avremmo probabilmente focalizzato l'attenzione, in alcune circostanze, sul reale contrasto di alcuni provvedimenti con le norme costituzionali. Invece, l'abbiamo trasformato in un , in un rituale assolutamente inutile. Su questo continuiamo a doverci, invece, sforzare di fare alcune riflessioni.
Nel merito, si confrontano, sicuramente, nel provvedimento, una visione di educazione sessuale più inclusiva e obbligatoria con una più controllata e incline al consenso. La ricerca, probabilmente, di una sintesi armonica tra le diverse sensibilità potrebbe essere un esercizio virtuoso, poi con la prevalenza di una visione piuttosto che di un'altra, ma sempre con un dibattito riferito al merito del provvedimento. È vero che il dibattito coinvolge anche temi come libertà di insegnamento e autonomia scolastica, ma è un dibattito - ripeto per l'ennesima volta - di merito, ordinario, che, a nostro avviso, va svolto nella sede propria, senza pregiudiziali. Per cui ci asterremo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Vinci. Ne ha facoltà.
GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, Presidente. Questa volta le opposizioni si sono veramente sbizzarrite. Già altre volte abbiamo visto cose particolari nelle questioni pregiudiziali, ma direi che, sfruttando anche questo tema, con queste quattro pregiudiziali ne abbiamo viste veramente di tutti i colori.
Vi vado a leggere proprio quello che una delle prime pregiudiziali riporta nel provvedimento. “Il provvedimento introduce e disciplina il consenso informato preventivo delle famiglie o degli studenti, se maggiorenni, per la partecipazione ad eventuali attività che riguardino temi attinenti alla sessualità; tale consenso dovrà essere acquisito previa messa a disposizione del materiale didattico che le istituzioni scolastiche intendano utilizzare; più in particolare, il consenso informato, preventivo, in forma scritta, è richiesto 7 giorni prima dello svolgimento delle attività extracurriculari eventualmente previste dal Piano triennale dell'offerta formativa che riguardino i predetti temi e deve esplicitarne le finalità - ed è giusto -, gli obiettivi educativi e formativi - è giusto che si sappiano -, i contenuti - ci mancherebbe -, gli argomenti, i temi e le modalità di svolgimento dell'attività, oltre che l'eventuale presenza” di personale esterno. Questo, lo abbiamo già visto nel recente passato, per non trovarci con personale esterno che non è esattamente personale esterno, ma è folklore.
Ma cosa si va a leggere poi, in concreto, in queste diverse, ripetute pregiudiziali?
Si legge tutto e il contrario di tutto, perché alcuni passaggi riferiscono: si parla nelle pregiudiziali di giusta parità di accesso alla conoscenza e all'educazione sessuale. Nelle stesse pregiudiziali, però, con parità di accesso da parte di tutti i ragazzi, si parla di pluralismo dell'offerta. Quindi, quale parità di accesso? Almeno decidetevi, perché se c'è parità di accesso, deve essere uguale per tutti. Se c'è un pluralismo - e non si capisce quale possa essere questo pluralismo nell'offerta -, non c'è parità d'accesso, ma, nelle stesse pregiudiziali, riuscite a mettere due concetti completamente diversi, cioè libertà di accesso, ma pluralismo dell'offerta.
Dopodiché, si dice che lo Stato non può prevedere un controllo da parte delle famiglie, perché la responsabilità genitoriale si deve fermare. Lo Stato - qualche strascico dal passato della sinistra - non può fermare quella che è l'educazione sessuale e non può esserci un controllo di questo tipo. Ma dall'altra parte, poche righe dopo, si legge che le famiglie tanto possono - tra virgolette, aggiungo io - “controllare”, visto che nei programmi possono leggere qual è l'offerta formativa di ogni singolo istituto scolastico.
Quindi, da una parte, si parla di libera conoscenza da parte di tutti, inderogabile; dall'altra parte, nelle stesse pregiudiziali, si parla di offerta formativa pluralista e differenziata; si dice che le famiglie non possono scegliere, ma nelle stesse pregiudiziali si dice che le famiglie possono scegliere, perché possono scegliere istituti differenti, che prevedano cose differenti.
Allora, decidetevi, prendete almeno un'indicazione. La cosa più raccapricciante è che in queste pregiudiziali si parla e si cerca di sollevare il tema delle scuole medie primarie sì, scuole medie primarie no, ma, al contempo, si citano le scuole dell'infanzia e le scuole elementari, senza una presa d'atto da parte delle opposizioni, se almeno su questo siete contrari anche voi oppure no.
Per questo motivo, voteremo assolutamente contro su tutte le pregiudiziali
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(LEGA). Grazie, Presidente. Le pregiudiziali ascoltate oggi, come purtroppo è già avvenuto in Commissione cultura, mostrano un quadro, rappresentano l'ennesimo tentativo di strumentalizzare e ideologizzare un provvedimento nato da un'esigenza concreta, che è quella di rafforzare l'alleanza tra la scuola e la famiglia, promuovendo un dialogo costante e una collaborazione reale, che sono i pilastri della strategia educativa della scuola.
Il disegno di legge in esame non limita la libertà di insegnamento e non comprime l'autonomia scolastica, a meno che qualcuno non voglia comprendere nella missione educativa elementi che non hanno nulla di pedagogico e molto di ideologico. Al contrario, pone principi fondamentali in relazione a un altro diritto, quello di cui qui dentro quasi nessuno parla, ossia il diritto delle famiglie di educare i figli, come stabilito dall'articolo 30 della nostra Costituzione. E, infatti, il disegno di legge, rafforzando il dialogo con le famiglie - e, quindi, responsabilizzandole -, genera un meccanismo virtuoso, capace di garantire condivisione, dialogo e trasparenza, affinché ogni genitore possa conoscere e scegliere consapevolmente il percorso educativo più adatto alle attitudini e alle aspirazioni dei propri figli, aderendo pienamente alle scelte strategiche della scuola.
Noi non vietiamo nulla, ma poniamo alcune regole, alcuni limiti, alcuni argini ad una deriva che giunge al punto di affermare che i bambini non sono dei genitori, Presidente - abbiamo ascoltato anche questo -, ma dello Stato, che deve educarli alla sessualità o giunge al punto di dire, ad alcune famiglie, che se non vi piace il modello progressista della scuola, potete prendere i vostri figli e portarli via, c'è sempre l'istruzione parentale.
Ecco, noi pensiamo che questo non sia assolutamente giusto e, quando parliamo di consenso informato, non introduciamo alcuna restrizione, ma affermiamo un principio di leale cooperazione educativa e di trasparenza, coerente con la normativa vigente e con i principi costituzionali.
La Costituzione, all'articolo 30, individua la mamma e il papà, come i primi responsabili dell'educazione dei figli. Questo, magari, non sarà gradito alla sinistra, ma per questa maggioranza, per la Costituzione e per il Governo sull'educazione - ahivoi - viene prima la famiglia Non si tratta di censura, ma di rispetto. Le opposizioni parlano di violazioni costituzionali, ma dimenticano un principio fondamentale: lo Stato non può sostituirsi alla famiglia nell'educazione dei figli! Questo accade: accade nei regimi totalitari, accade nel Venezuela di Maduro, nella Cuba di Fidel Castro o in qualche Stato islamico.
La scuola ha il dovere di costruire un'alleanza educativa solida, una sinergia virtuosa con le famiglie. Il principio di libertà di insegnamento non deve significare libertà di indottrinamento, significa responsabilità, dialogo e rispetto dei ruoli. La scuola non è un dipartimento di partito, ma un luogo libero, l'ascensore sociale in cui crescere e apprendere liberi e sereni.
Contrariamente a quanto affermano le pregiudiziali, non si creano disuguaglianze tra studenti. Si garantisce, invece, che ogni famiglia possa esercitare pienamente il proprio diritto costituzionale di scegliere il percorso educativo più adeguato, nel rispetto della pluralità dei valori presenti nella società. Non c'è alcuna discriminazione, potrebbe succedere quello che succede durante l'insegnamento della religione cattolica, dove chi non la vuole seguire viene esonerato e fa attività alternative. Chi parla di oscurantismo o di arretramento dei diritti alimenta soltanto una battaglia ideologica estranea alle famiglie, agli studenti e alla scuola, ma appartenente a quella parte politica che considera la scuola come terreno per imporre una narrazione ideologica e lo fa ormai da sessant'anni. Sinceramente saremmo anche un po' stufi di vedere la scuola come una vetrina per dottrine sessantottine.
Noi, al contrario, crediamo che la scuola debba continuare ad essere una comunità educante fondata sul dialogo, sul rispetto reciproco e sulla corresponsabilità nel riconoscimento, parimenti, del primato educativo della famiglia, della libertà di insegnamento dei docenti…
ROSSANO SASSO(LEGA). …e dell'autonomia scolastica. Per questi motivi, il gruppo Lega voterà contro le questioni pregiudiziali
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signora Presidente. Ancora una volta, ci troviamo un po' nell'imbarazzo di affrontare un dibattito su pregiudiziali costituzionali che sono un po' l'antipasto di quella che dovrebbe essere la discussione di merito. Noi rimaniamo convinti che trasformare gli atti che dovrebbero essere straordinari - mi riferisco alle pregiudiziali di costituzionalità - e particolarmente cogenti in una anche un po' stantia, non aiuti le difficoltà che il Parlamento incontra in questi tempi - ne facevo riferimento anche prima - e soprattutto distolga l'attenzione dalla gravità che sta nel merito dei provvedimenti.
Noi, quindi, ci asterremo sulle pregiudiziali di costituzionalità, mentre, invece, voteremo a favore della pregiudiziale di merito presentata da AVS, proprio perché noi riteniamo che il merito è l'occasione nella quale finalmente anche cominciare a spiegarci tra di noi chi sta da una parte e chi sta dall'altra. Le parole dell'onorevole Sasso sono emblematiche e ci aiutano, signora Presidente, a capire dove stiamo noi e dove stanno loro, perché non sono le parole di progressisti contro conservatori. Sono le parole dei progressisti contro gli oscurantisti, la demarcazione è questa. Noi dobbiamo su questo chiamare al dibattito l'Aula .
È la demarcazione tra i liberali e i reazionari, questa è la demarcazione. Su tutto questo il provvedimento lo andremo a vedere nel merito e per questo noi siamo favorevoli a una pregiudiziale di merito su questo provvedimento. Lo andremo a vedere in tutti gli emendamenti che abbiamo presentato. Ma davvero, signora Presidente, noi riteniamo che il culturale, politico, sociologico di questo provvedimento sia legato all'aderenza più o meno marcata agli articoli 3, 32, 33, 34, 117, 118 e non so quali altri della Costituzione? Probabilmente avremo anche questo problema, ma, una volta tanto, viene dopo. Guardiamo al merito, ci aiuta anche nella discussione.
Noi pensiamo che il nodo sostanziale e gravissimo sia pienamente di merito e politico. Per questo abbiamo presentato precisi emendamenti. Io, signora Presidente, penso che, di fronte a un tema di grandissima attualità, com'è in generale l'universo dell'affettività, delle relazioni, della sessualità, della conoscenza e del riconoscimento dell'altro da sé e alla sua collocazione all'interno di tutto il ciclo scolastico, l'approccio del Governo continui ad essere ispirato a derive oscurantistiche, francamente fuori dal tempo, a un'osservazione della realtà pressoché inesistente, se va bene, o a disperati tentativi di negare questa realtà, immaginando forse di poterla catapultare, insieme alla scuola, in un ideale capitolo del libro .
Vogliamo dirlo con chiarezza, signora Presidente: il rapporto tra la scuola italiana e l'educazione sessuale è fermo da 50 anni. Tutti i tentativi di introdurla come insegnamento obbligatorio sono falliti e allo stato attuale, in Europa, siamo fanalino di coda rispetto agli altri Stati membri, sia per quanto riguarda l'assenza come materia culturale, sia, in generale, come presenza di attività nelle scuole. Lo stesso progetto sui percorsi educativi alle relazioni per le superiori, presentato dal Ministro due anni fa, all'indomani dell'omicidio di Giulia Cecchettin, consta di solo 30 ore annue e, come avviene per tutti gli altri corsi, questi sono fortemente disomogenei tra le diverse aree del Paese, creando disuguaglianze profonde e demandando la loro sostenibilità alla buona volontà e alle risorse delle singole scuole.
Non esiste - e ho finito, Presidente - dunque una scelta di indirizzo chiara e valida per tutte le scuole italiane. Per noi questo è frutto di un'assoluta inadeguatezza politica, prima di qualunque scostamento costituzionale e pensiamo che sia il tema grave sul quale quest'Aula, da adesso in poi, debba affrontare la discussione .
PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi sulle questioni pregiudiziali.
Prima di passare ai voti, avverto che, a norma dell'articolo 51 del Regolamento, è stata avanzata da parte dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle la richiesta di procedere alla votazione delle questioni pregiudiziali di costituzionalità e della questione pregiudiziale di merito in esame a scrutinio segreto.
Ricordo preliminarmente che il voto sulle questioni pregiudiziali, potendo determinare la reiezione dell'intero provvedimento ed avendo, in tal caso, natura di deliberazione definitiva sul merito, deve essere effettuato con le stesse modalità adottabili per la votazione finale del progetto di legge.
Ricordo altresì che, ai sensi del Regolamento, sono effettuate a scrutinio segreto, quando ne venga fatta richiesta, le votazioni che incidono - nel senso chiarito dalla Giunta per il Regolamento nelle sedute del 7 febbraio e del 7 marzo 2002 - sui principi e sui diritti richiamati dall'articolo 49, comma 1, del Regolamento.
In proposito, faccio presente che il provvedimento interviene in materia di consenso informato delle famiglie in ambito scolastico in relazione ad attività che riguardano temi attinenti alla sessualità, nonché in materia di coinvolgimento di soggetti esterni nello svolgimento delle attività scolastiche in coerenza con la finalità educativa e con il livello di maturazione e con l'età degli studenti.
Pertanto, il disegno di legge, alla luce del contenuto sopraindicato, nonché delle finalità perseguite, indicate nella relazione illustrativa e consistenti nella tutela dell'interesse superiore del minore e della primaria funzione educativa della famiglia, incide sugli articoli 30, primo comma, e 31, secondo comma, della Costituzione, richiamati dall'articolo 49, comma 1, del Regolamento e risulta, dunque, nel suo complesso, sottoponibile a scrutinio segreto.
La richiesta di scrutinio segreto sulle votazioni delle questioni pregiudiziali di costituzionalità e della questione pregiudiziale di merito è pertanto accolta.
Coerentemente, del resto, ricordo che, nel primo calendario di iscrizione, non si è proceduto al contingentamento dei tempi del seguito dell'esame del disegno di legge in esame.
Avverto, dunque, che le prossime votazioni avranno luogo a scrutinio segreto.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità Orrico ed altri n. 1, Manzi ed altri n. 2 e Magi n. 3.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sulla questione pregiudiziale di merito Piccolotti ed altri n. 1.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Essendo state testé respinte le questioni pregiudiziali presentate, passiamo al seguito della discussione del provvedimento.
Ricordo che nella seduta del 10 novembre si è conclusa la discussione generale e il relatore è intervenuto in sede di replica, mentre la rappresentante del Governo vi ha rinunciato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85- del Regolamento, i gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione-Popolari Europeisti Riformatori- e Italia Viva-il Centro- e la componente politica + Europa del gruppo Misto sono stati invitati a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative riferite agli articoli del disegno di legge la deputata Sara Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per illustrare le proposte del Partito Democratico attraverso gli emendamenti che abbiamo presentato sia in Commissione che in quest'Aula. Vorrei respingere molte delle cose che ho sentito poc'anzi, perché questo disegno di legge non rafforza affatto l'alleanza scuola-famiglia, anzi, la mette in discussione, ne mette una contro l'altra. Nonostante la sottoscrizione del patto di collaborazione scuola-famiglia, previsto ormai da molto tempo all'atto dell'iscrizione dei giovani, degli studenti nelle scuole, qui viene inteso forzare rispetto a quel rapporto paritario che quell'alleanza va a prevedere.
E si offre alla famiglia la possibilità di imporre un veto alla scuola rispetto a percorsi educativi che sono stati inseriti all'interno del piano dell'offerta formativa, che è la carta d'identità di ogni scuola e che non può essere modificato a piacimento dei genitori quando approvato dall'intero consiglio d'istituto, che ha al suo interno gli organi collegiali della scuola, sia la rappresentanza dei docenti che quella dei genitori.
Noi prevediamo con questi emendamenti di condividere l'informazione preventiva alle famiglie. Nessuno ha mai detto che si debbano fare le cose di nascosto o che si debba fornire formazione e istruzione in assenza di una conoscenza da parte delle famiglie. Noi siamo d'accordo all'informazione trasparente e partecipata in merito a tutte le attività, ma non al potere delle famiglie di negare ai minori quel diritto all'educazione piena e accessibile per tutti che è previsto dalla nostra Costituzione per il superamento delle disuguaglianze di origine. Noi prevediamo che il ruolo della scuola, della scuola pubblica, sia riconosciuto pienamente ed è un dovere pubblico, un dovere dello Stato quello di offrire uguali opportunità a tutti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze a prescindere dalle famiglie di origine.
Noi chiediamo, con i nostri emendamenti, che il coinvolgimento delle famiglie sia pieno nel processo educativo, perché non siamo in disaccordo, anzi il minore e la minore sono gli stessi sia al mattino a scuola che il pomeriggio a casa e il processo educativo può compiersi pienamente proprio se la scuola e le famiglie lavorano insieme e la logica del patto di collaborazione va proprio in quella direzione; siete voi che le state mettendo una subordinata all'altra. Se lo fate, vi chiediamo, con i nostri emendamenti, visto che purtroppo approverete questa proposta di legge del Ministro Valditara, almeno di non bloccare i percorsi che sono già in essere. Il Ministro, se intende far entrare in vigore immediatamente questo provvedimento - e abbiamo già sentore di scuole che presentano ai genitori il documento di autorizzazione da firmare -, almeno non blocchi i percorsi che sono già in essere.
Vi chiediamo, inoltre, con i nostri emendamenti che i percorsi che verranno autorizzati nelle scuole siano conformi all'approccio scientifico fondato con le linee guida internazionali in materia di educazione sessuale elaborate dagli organismi internazionali di riferimento per la salute pubblica e l'educazione - l'Organizzazione mondiale della sanità, l'Agenzia per l'educazione dell'ONU UNESCO -, che sono il riferimento e devono essere riferimento per la progettazione, l'attuazione e la valutazione di queste attività.
Vi abbiamo chiesto ancora, con questi emendamenti, di metterci i soldi. State imponendo alle scuole di fare delle attività autorizzate dai genitori - solo se autorizzate dai genitori - ma non ci state mettendo un euro. Questa legge, come moltissime altre che arrivano in quest'Aula, è pura propaganda quando non finanzia alcuna delle attività che vengono proposte, anzi devo ricordare, in questa sede, i 600 milioni di euro tolti al bilancio dell'istruzione con la prossima legge di bilancio.
Vi chiediamo ancora: non cancellate l'educazione alla scuola dell'infanzia e alla scuola primaria e avrò occasione di intervenire dopo su questo. In tutte le occasioni in cui nella Commissione sul femminicidio audiamo i soggetti esterni, chiunque - chiunque - ci ha detto: fate educazione in chiave preventiva e fatela quanto prima possibile. Per superare stereotipi, pregiudizi e discriminazioni si deve lavorare fin dai primi anni di vita dei bambini.
Certo non potete imporre alla scuola di attivare attività alternative qualora le famiglie non intendessero far partecipare i propri figli a queste attività. Questo è previsto soltanto dal Concordato Stato-Chiesa del 1984, che ha introdotto questa possibilità per l'educazione e per l'istruzione della religione cattolica. Aprite, in questo caso, un varco davvero pericoloso, in base al quale create un precedente per cui le famiglie possono scegliere i percorsi scolastici curricolari, cioè gli insegnamenti condivisi già nel piano dell'offerta formativa e sottoscritti e scelti all'atto dell'iscrizione dei propri figli, e poi, in un momento successivo, voi consentite alle famiglie di decidere, però, se far partecipare o meno i propri figli a quelle attività.
È una contraddizione in termini. L'associazione nazionale presidi ci ha proprio detto che non è possibile che alla scuola sia impedito lo svolgimento della propria funzione istituzionale. Eppure voi qui, di fatto, state introducendo un boicottaggio di queste attività nel momento stesso in cui prevedete che la scuola si debba attrezzare a isorisorse e, con lo stesso organico, debba offrire un'attività alternativa. Interverrò successivamente sui singoli emendamenti per illustrare la posizione del Partito Democratico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso degli emendamenti, la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo per illustrare gli emendamenti e, in particolare, quelli che Alleanza Verdi e Sinistra ha segnalato affinché vengano sottoposti all'attenzione di quest'Aula. Lo faccio perché sono tre emendamenti che mirano a diradare la nebbia, cancellare alcune delle falsità che sono state pronunciate in quest'Aula e misurare il grado di coerenza, di sincerità di alcune affermazioni che anche l'onorevole Sasso ha fatto poc'anzi, in mezzo a una valanga di accuse lanciate a caso ai progressisti, alla sinistra, a questi mostri che vorrebbero mettere le mani sui bambini. Lo faccio anche perché nell'intervento dell'onorevole Sasso è emersa, in qualche modo, una confusione, forse è stato anche un perché l'onorevole Sasso ha detto che è giusto il consenso informato, la libertà di scelta delle famiglie rispetto alla partecipazione o meno dei figli alle attività legate all'educazione sessuale perché questo accade già rispetto all'insegnamento della religione cattolica.
Dico che c'è un po' di confusione perché la religione cattolica è una fede religiosa per l'appunto, mentre la sessualità non ha nulla a che vedere con la fede. A scuola l'educazione sessuale è una questione di salute pubblica , è una questione che incide sulle relazioni, sulla cultura, non è una questione che attiene alla sfera personale della fede. E allora dico che dobbiamo provare a passare dall'ambito, appunto, delle convinzioni religiose di ognuno e di ognuna, che devono essere tutelate e che devono convivere in pace e nel pluralismo in questo Paese, all'ambito della salute pubblica, della scienza, di ciò che mettiamo in campo in termini di educazione e istruzione pubblica su tutte le materie che hanno a che vedere con la vita di giovani che saranno futuri cittadini.
Allora, vediamole queste attinenze col mondo della scienza, della medicina e della psicologia, perché nei nostri emendamenti abbiamo proposto che tutte le attività, dedicate all'educazione sessuale, siano conformi alle linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità e dell'UNESCO, perché sono solide, sono universalmente e internazionalmente riconosciute . Quindi, vi sfidiamo ad approvare questo emendamento, in modo che tutte le attività che si fanno a scuola siano conformi ad uno standard che garantisce tutti rispetto ad eventuali derive non condivisibili.
Il secondo emendamento dice qualcosa di ancora più preciso, cioè di salvaguardare almeno le tantissime attività che vengono promosse da tutte le ASL d'Italia, cioè dai professionisti sociosanitari del nostro Servizio sanitario nazionale. Attenzione: non si fanno solo nelle regioni governate dai progressisti o dalla sinistra, ma sono attività che le ASL mettono in campo anche nelle regioni governate dalla Lega, cioè il partito dell'onorevole Sasso, dove - anche in Veneto - anche nelle scuole medie le ASL mettono in campo una progettualità che, a detta dei progetti che abbiamo letto attraverso Internet, è conforme a quelle linee dell'OMS che richiamavamo prima.
Quindi, vogliamo sapere se questa maggioranza parlamentare smentisce anche l'attività di Governo che viene fatta dagli esponenti dei propri partiti nelle regioni governate dalla destra. Vi sfidiamo ad approvare questo emendamento perché sarebbe un elemento di chiarezza e di razionalità. Salviamo almeno le attività delle ASL. Non credo che possiate avere paura anche delle attività delle ASL .
Infine, l'onorevole Sasso dice continuamente che non c'è alcun divieto di fare progetti di educazione sessuale nelle scuole e che questa sarebbe un'affermazione del tutto strumentale che facciamo noi per cercare di demolire la normalità di questo disegno di legge. Ecco, allora, al comma 5 dell'articolo 1 c'è scritto che “per la scuola dell'infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado sono escluse, in ogni caso, le attività didattiche e progettuali nonché ogni altra eventuale attività aventi ad oggetto temi attinenti all'ambito della sessualità”.
Allora, onorevole Sasso, se questo non è un divieto, lei mi deve spiegare che cosa significa la parola “divieto” perché questo è un divieto ed è talmente palese che proprio lei ieri ha annunciato un emendamento della collega Latini che rimuove il divieto. E se il divieto viene rimosso, vuol dire che prima c'era, cioè vuol dire che in questo testo c'è.
Allora, visto che, come è stato anche ricordato da altri colleghi, tutti gli esperti del settore, compresi, ad esempio, gli psicologi dell'Ordine degli psicologi del Lazio - che ieri hanno fatto un bellissimo convegno proprio qui a Piazza Capranica - ci dicono che queste attività vanno cominciate quando comincia a strutturarsi la percezione del proprio corpo e della propria sessualità nei bambini e nelle bambine, naturalmente con metodologie e con contenuti adatti all'età dei bambini e delle bambine, allora noi nell'ultimo emendamento vi proponiamo di rimuovere il divieto in tutte le scuole di ogni ordine e grado, perché questo divieto è esattamente la rappresentazione dell'oscurantismo di cui parlava prima il collega Giachetti. Qui non stiamo discutendo di che cosa si fa dentro le scuole. Forse potremmo avere anche dei punti di contatto, perché sa, onorevole Sasso, nessuno di noi ha mai voluto…
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). … che ci fosse un pornostar a fare lezione dentro le scuole.
Il caso a cui fa lei riferimento era stata un'iniziativa organizzata dagli studenti che l'Ufficio scolastico regionale, tra l'altro, ha bloccato. Quindi, non prendiamoci in giro e discutiamo delle cose serie .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso degli emendamenti, la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Anch'io vorrei ricordare tutti gli emendamenti che abbiamo presentato in Commissione cultura, volti veramente a dare voce soprattutto agli studenti e alle studentesse che in questo disegno di legge, in realtà, sono gli unici a non avere voce, perché non sono stati in alcun modo interpellati e nemmeno ascoltati.
Io ci tengo oggi a ricordare un'audizione importante che si è tenuta in Commissione sul femminicidio, perché abbiamo avuto la possibilità di ascoltare Gino Cecchettin, il padre di Giulia, a due anni dalla morte. Il messaggio che ci ha trasmesso è un messaggio fondamentale che dovrebbe fare riflettere questa maggioranza e questo Governo relativamente al disegno di legge che vogliono approvare.
Gino Cecchettin ci ha detto che viene in veste “semplicemente di un padre che ha visto la propria vita cambiare per sempre”. Due anni fa ha perso la figlia. Ci ha ricordato Giulia, “una ragazza piena di vita, curiosa e generosa”, che gli è stata strappata da quel ragazzo che diceva di amarla. Da quel giorno il suo mondo si è fermato, ma ha detto: “non potevo restare fermo (…). Così ha trasformato quel dolore in impegno, dando vita alla Fondazione Giulia Cecchettin, ma soprattutto parlando con i più giovani ed ha scelto di reagire a quel dolore.
Lui ci ha spiegato e ci ha detto che non è qui “per chiedere più punizioni o leggi più dure”. La giustizia - ha ricordato - è importante “ma arriva sempre dopo”. Bisogna intervenire prima, bisogna prevenire. Allora, quello che arriva prima è la prevenzione con l'educazione. Educare per prevenire, “l'unica risposta duratura alla violenza sia educare al rispetto, all'empatia e alla libertà reciproca e questo” - ci ha ricordato - “può avvenire solo nella scuola, il luogo dove si formano le persone, non solo gli studenti”, coinvolgendo le famiglie, coinvolgendo i genitori. “Non si tratta di ideologia, ma di civiltà”.
Queste sono le parole di un padre a cui è stata strappata la figlia, ma lo stesso ci hanno chiesto i cittadini e le cittadine che sono scesi in piazza. Sono gli studenti e le studentesse che ce lo chiedono espressamente. Io vorrei ricordare, appunto, l'appello della Rete degli studenti medi e dell'Unione degli universitari che ci hanno proprio detto quanto non sia più rinviabile l'introduzione di percorsi di educazione affettiva e sessuale.
E ancora vorrei ricordare anche tutti quegli obblighi internazionali che l'Italia è obbligata a rispettare. Penso, per esempio, alla Convenzione di Istanbul. L'articolo 14 impegna gli Stati a intraprendere “le azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all'integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi”.
E ancora, vorrei ricordare l'UNICEF che promuove l'educazione affettiva e sessuale, come un diritto fondamentale per proteggere i giovani dallo sfruttamento e dall'abuso. Vorrei ricordare l'UNESCO. Secondo l'UNESCO il diritto all'educazione affettiva e sessuale è parte integrante del diritto alla salute. E ancora, l'Organizzazione mondiale della sanità; le linee guida dell'OMS raccomandano che l'educazione alla sessualità sia parte integrante del programma scolastico fin dalla prima infanzia.
E ancora vorrei ricordare . Per educare alla sessualità e all'affettività significa promuovere la conoscenza e la consapevolezza delle proprie emozioni e imparare a riconoscerle e gestirle.
Ed ancora, vorrei ricordare quella che è stata, di recente, una ricerca: secondo i dati dell'osservatorio giovani e sessualità di Durex, nove giovani su dieci chiedono l'educazione affettiva e sessuale a scuola. Ieri si è tenuto un convegno proprio qui a Roma, un bellissimo convegno organizzato dall'ordine degli psicologi del Lazio - ringrazio la dottoressa Marta Giuliani in merito all'invito -, i quali hanno spiegato l'importanza di affrontare temi legati all'affettività fin da subito, per aiutare i bambini e le bambine a parlare, a saper esprimere le emozioni.
Ecco, tutto questo è quanto viene raccomandato dai cittadini, studenti, dagli esperti; solo la politica è rimasta ferma. E purtroppo dalla morte di Giulia continua a morire una donna ogni tre giorni e una ragazza su tre subisce violenza prima dei 18 anni. E questo perché, lo ripetiamo, parallelamente, oltre alle leggi (visto che sono quarant'anni di leggi importantissime nel contrasto alla violenza sulle donne), non c'è mai stata una rivoluzione culturale introduttiva di questi percorsi di educazione affettiva e sessuale come risposta sistematica possibile, perché la violenza sulle donne è anche e soprattutto un problema culturale che si nutre di diversità, di disuguaglianze, di stereotipi di genere, di omertà, di incapacità di amare, ed è proprio tramite la cultura che bisogna intervenire.
Ci ricordava, infatti, Gino Cecchettin che una scuola che non parla di affettività, di rispetto, di parità, è una scuola che lascia soli. Questo va detto: lascia soli i ragazzi e le ragazze di fronte a un mondo che grida messaggi distorti. E quando la scuola tace, quando la famiglia tace parlano i , parlano le , parlano i modelli tossici, parlano i silenzi degli adulti. Ed è proprio lì, in quei silenzi, che si crea quel terreno fertile dove nasce, cresce e si sviluppa la violenza, e questo è inaccettabile e va fermato. Ed è per questo che abbiamo come istituzioni il dovere di dare ai giovani strumenti per orientarsi e non solo delle nozioni da studiare. È chiaro, ha ricordato che ci sono delle paure, delle resistenze, sicuramente delle incomprensioni, ma quello che è importante capire è che l'educazione affettiva non è un pericolo ma una protezione, è un diritto, non toglie nulla a nessuno ma aggiunge qualcosa a tutti e tutte, in particolare consapevolezza, rispetto e umanità.
Per questo motivo è nato anche questo impegno; e ci ha supplicato perché, grazie allo strumento della cultura, della conoscenza, dell'informazione, dell'educazione, della parola, del fornire un alfabeto gentile delle emozioni - per aiutare gli studenti e le studentesse a gestirle, a capirle, a parlarne, a riconoscerle -, in questo modo si può evitare che altri genitori debbano vivere ciò che ha vissuto Gino Cecchettin e la sua famiglia, nella speranza - ci ha ricordato - che nessuno debba più piangere altre vittime. Ovviamente non si può cambiare quello che è stato, ma si può cambiare quello che sarà ed è per questo che le istituzioni, la scuola, le famiglie e la società civile devono lavorare in rete. E la prima cosa che devono fare le istituzioni è studiare, ascoltare, comprendere, capire e…
STEFANIA ASCARI(M5S). …soprattutto agire .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, invito il relatore e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli del disegno di legge segnalate per la votazione.
ROSSANO SASSO, Sugli identici emendamenti 1.3 Manzi e 1.5 Ascari, il parere è contrario.
Sull'emendamento 1.10 Ferrari, si invita al ritiro; sugli emendamenti 1.13 Orrico, 1.14 Sportiello, 1.15 Ascari e 1.16 Orrico, il parere è contrario; sull'emendamento 1.19 Manzi, si invita al ritiro; sugli emendamenti 1.24 Manzi, 1.26 Manzi, 1.33 Manzi, 1.38 Manzi e 1.52 Grippo, il parere è contrario; sugli identici emendamenti 1.60 Manzi, 1.61 Sportiello, 1.62 Piccolotti, si invita al ritiro; sull'emendamento 1.66 Ascari, 1.67 Ascari, 1.69 Orrico e 1.105 Manzi, il parere è contrario; sull'emendamento 1.119 Sportiello, si invita al ritiro; sugli identici emendamenti 1.128 Orrico e 1.129 Manzi, il parere è contrario; sugli emendamenti 1.134 Sportiello e 1.144 Manzi, il parere è contrario; sull'emendamento 1.1006 Giachetti, si invita al ritiro; sugli emendamenti 1.145 Ferrari, 1.149 Manzi e 1.158 Manzi, il parere è contrario; sull'emendamento 1.164 Manzi, si invita al ritiro; sull'emendamento 1.187 Grippo, il parere è contrario; sull'emendamento 1.1001 Piccolotti, si invita al ritiro; sugli identici emendamenti 1.171 Sportiello e 1.172 Piccolotti, il parere è contrario; sull'emendamento 1.173 Manzi, il parere è contrario; sugli identici emendamenti 1.1000 Manzi, 1.1001 Magi, 1.1002 Latini e 1.1005 Boschi, il parere è favorevole; sugli identici emendamenti 2.2 Manzi e 2.4 Ascari, il parere è contrario; sull'emendamento 2.26 Grippo, si invita al ritiro; sugli emendati 3.3 Orrico e 3.6 Manzi, il parere è contrario; sugli articoli aggiuntivi 3.02 Manzi e 3.05 Manzi, il parere è contrario.
PAOLA FRASSINETTI,. Parere conforme al relatore.
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 1.3 Manzi e 1.5 Ascari. Ha chiesto di parlare l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). La ringrazio, signora Presidente. Intervengo per illustrare questo emendamento, che punta non solo a sopprimere quello che è il contenuto dell'articolo 1 per le motivazioni che i colleghi e le colleghe hanno richiamato sia ieri in discussione generale che poco fa nei loro interventi, ma pone un ulteriore tema, quello di cambiare anche il titolo di questo disegno di legge, perché - non so se i colleghi lo hanno notato - l'espressione “consenso informato” non è un'espressione che comunemente si usa in ambito scolastico. “Consenso informato” richiama quasi a un ambito medico-sanitario, se ci pensate bene, e rischia, tutto sommato, di risultare abbastanza stonata e abbastanza inappropriata in questo ambito, proprio perché nell'ambito medico-sanitario il consenso informato è quello strumento che garantisce informazione e consapevolezza proprio nell'atto medico-sanitario al paziente, ed è un'informazione che viene resa al paziente perché il paziente stesso possa scegliere in modo libero e consapevole, valutando quelli che sono i benefici, le alternative e quelli che sono anche i rischi per la propria salute.
Ecco, come direbbe qualcuno, cosa c'entra in questo caso tutto questo con un percorso educativo, con un'azione educativa, con un progetto educativo? Subordinare l'educazione sessuale e affettiva al consenso informato delle famiglie viene a snaturare lo stesso senso complessivo di quella che è la proposta educativa, quasi che quei progetti e quelle azioni finiscano per comportare dei rischi, dei pericoli a carico degli studenti anziché fornire agli stessi delle azioni per educarli e per dare loro una consapevolezza maggiore.
Le colleghe hanno citato proprio il convegno a cui tutti noi abbiamo partecipato, e a cui erano stati invitati anche il relatore Sasso e il Ministro Valditara, promosso dall'ordine degli psicologi del Lazio. E allora parlare di consenso informato di fronte a quelli che sono i dati dell'Istat che ieri pomeriggio sono stati ricordati, mi fa pensare che in realtà la responsabilità sia proprio quella di informare e di rendere il più possibile edotti gli studenti su certe tematiche.
Cito proprio i dati dell'Istat: circa il 70 per cento degli adolescenti riceve informazioni sessuali da Internet o da coetanei, non dalla propria famiglia; il 20 per cento delle infezioni sessualmente trasmissibili riguarda proprio i giovani tra i 15 e i 24 anni e, negli ultimi dieci anni, è diminuito del 12 per cento l'uso del preservativo. Beh, di fronte a questi dati, che sono dati oggettivi, non sono frutto di opinioni rese da qualcuno, perché, che paura, che timore c'è ad affrontare quel tipo di azioni e quel tipo di progetti educativi all'interno delle scuole? Non ci sono, al contrario, un dovere specifico, una necessità e una responsabilità culturale di parlare e di informare gli studenti?
Dire che ricevono informazioni non dalla propria famiglia, ma da coetanei oppure da altri strumenti, come quelli del , significa proprio che un dovere informativo ed educativo è molto importante e che forse non tutte le famiglie sono in grado di dare quegli strumenti.
Allora, la scuola - lo penso anch'io - ovviamente non deve essere lo strumento unico per risolvere qualunque tipo di problematica e a cui delegare la risoluzione di ogni tipo di problema, ma in questo caso ha un compito educativo, di supporto educativo molto importante. Infatti, quelle domande, quelle richieste di senso che i ragazzi, gli studenti, hanno non trovano risposte. Se non trovano risposte in quei progetti educativi e nella scuola troveranno risposte altrove. È proprio per questo che, con questo emendamento, vorremmo cambiare il contenuto di questa disposizione e vorremmo cambiare anche la disposizione stessa, sopprimendola .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la collega Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Aspetti, che c'è qualche problema col tempo. Vediamo se adesso funziona. Prego.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. In Commissione cultura abbiamo ascoltato le voci di chi lavora, studia e lotta ogni giorno per un'educazione sessuo-affettiva realmente trasformativa. Ed è per questo che, proprio loro, ci hanno rappresentato che il disegno di legge oggi in esame non rappresenta un avanzamento per il nostro Paese; al contrario, ci hanno rappresentato il pericolo concreto di istituzionalizzare censura, disuguaglianze e silenzi su un tema fondamentale e non più rinviabile: il diritto dei giovani, delle nuove generazioni ad un'educazione sessuale-affettiva completa, scientifica e inclusiva.
C'è stato spiegato - vi è stato spiegato - che subordinare questa educazione al consenso scritto delle famiglie, limitarla a meri contenuti biologici per le fasce più giovani, vincolare la scelta degli esperti a criteri vaghi e potenzialmente ideologici, significa, in concreto, privare i bambini e gli adolescenti di strumenti essenziali per crescere in sicurezza e con consapevolezza; la capacità di riconoscere i propri confini, di prevenire abusi e violenze, di vivere il corpo e le emozioni senza vergogna, di costruire relazioni sane basate sul rispetto reciproco e rappresentando che non in tutte le famiglie si affrontano le tematiche legate all'affettività, alla sessualità.
In alcune famiglie - l'abbiamo detto -, ci sono tabù di natura etica, religiosa, per cui questi temi non sono assolutamente affrontati. In alcune famiglie c'è un disorientamento nel saper parlare con i propri figli delle tematiche legate all'affettività e alla sessualità e, a loro volta, hanno bisogno di punti di riferimento. Così come ci sono contesti in cui si cresce a “pane e violenza”, in cui è assolutamente impossibile introdurre questi argomenti - e la scuola è l'unica ancora di salvezza in cui possono essere affrontati - o contesti di separazione conflittuale in cui i figli sono alla pari di palline di e in cui queste tematiche, in realtà, vanno ad alimentare questo conflitto e questo divario.
Ecco, tutto questo non è stato minimamente preso in considerazione, così come non sono state prese in considerazione le norme che, da legislatori, ci dicono che bisogna andare incontro alle istituzioni internazionali che ho ricordato (l'ONU, l'OMS, l'Unesco, il Consiglio d'Europa) e che da anni ribadiscono che l'educazione sessuale-affettiva è un diritto umano fondamentale per garantire, fin dall'infanzia, una crescita serena e soprattutto consapevole. E, invece, il disegno di legge in esame si colloca nettamente in una traiettoria opposta, accentuando il divario tra chi avrà accesso a conoscenze essenziali e chi ne resterà escluso per ragioni ideologiche, culturali o religiose.
Ecco, per questo motivo, è stato ribadito veramente da tutte le voci che sono state ascoltate che questa battaglia riguarda non solo i programmi scolastici, ma anche la giustizia sociale, la parità di genere e la lotta alla violenza patriarcale. Infatti, parlare di sessualità e affettività significa parlare di sicurezza, salute pubblica, emancipazione, libertà, tutele; significa costruire un Paese meno violento, più aperto e, soprattutto, più giusto. Non si tratta - e chiudo Presidente - di ideologia, ma di diritti; non si tratta di opinioni, ma di salute; non si tratta di famiglie contro lo Stato, ma di garantire a ogni persona giovane la possibilità di crescere libera, informata e capace di autodeterminarsi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Ghio. Ne ha facoltà, per un minuto.
Aspetti collega, non si è acceso il microfono. Adesso sì.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo a titolo personale, perché la proposta della modifica del titolo dell'articolo 1 vuole ricordare che l'educazione, in questo caso l'educazione sessuo-affettiva, non si fonda sulla burocrazia del consenso informato, ma l'educazione è un processo collettivo, fatto di insegnanti, di genitori, di studenti, di istituzioni e la comunità educante si costruisce in questo modo, con fiducia e responsabilità.
Voi state facendo il contrario, non avvalendovi delle competenze delle ASL e dei centri antiviolenza che, invece, sarebbero necessari per educare i bambini e i ragazzi a un futuro migliore, più sano e consapevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per sottoscrivere anch'io questo emendamento. È importante cambiare il titolo, ma anche cambiare il senso, il verso di questa discussione.
Noi siamo molto preoccupati, perché ci sarebbe bisogno di una maggiore educazione sentimentale, sessuale, all'affettività nelle scuole e ci sarebbe bisogno di ciò in ogni ambito della società, a tutte le età. Spesso sono proprio quelle famiglie dove vi è più resistenza rispetto all'idea di affrontare questi temi, a partire dalla scuola, che avrebbero più bisogno di avere, grazie alla scuola, occasioni di confronto, anche grazie all'azione che viene portata avanti nelle scuole, al coinvolgimento dei bambini, al coinvolgimento delle loro famiglie, ad aprire un dibattito più ampio nella società.
Ecco, siamo contro ogni chiusura, siamo per l'apertura, per l'autonomia della scuola e, per questo, sosteniamo questo emendamento e chiediamo al Governo di cambiare direzione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Anche noi voteremo a favore su questo emendamento. Un titolo in realtà può rappresentare molto di più di un semplice titolo. Mi unisco alle parole della collega Manzi, ma anche dei colleghi che sono intervenuti, nel senso che con le pregiudiziali, in particolare con la pregiudiziale di merito, abbiamo cercato di annientare questo provvedimento, che nasce male e finirà ancora peggio, per quanto ci riguarda; ovviamente, sono opinioni contrarie e opposte a quelle del relatore.
Ma, con questa iniziativa emendativa, in realtà, si cerca di fare un passo ulteriore anche rispetto a quello che mi sono permesso di dire durante l'intervento sulle pregiudiziali.
Cioè, noi abbiamo l'esigenza - proprio per uscire, collega Sasso, dalla diatriba ideologica - di proporre all'attenzione dell'Aula, ma, evidentemente, anche del dibattito politico, due visioni completamente diverse, due impostazioni completamente diverse tra quelle della maggioranza e quelle dell'opposizione, che non sono per niente, almeno per quanto ci riguarda, ideologiche, ma che prefigurano - e questo emendamento nel suo titolo la prefigura - un'esatta alternativa all'impostazione che la maggioranza vuole dare.
Mi piacerebbe che fosse qui - non perché, ovviamente, non gradisca la presenza della Sottosegretaria Frassinetti e si figuri della sua, signora Presidente - l'onorevole Roccella. Lo dico anche alla collega Carfagna, con la quale abbiamo affrontato questi temi in tante occasioni. E facevano bene i colleghi a ricordare che il tema dell'educazione sessuale non è soltanto un problema di sicurezza, ma è un problema di sanità, è un problema sociale, è un problema che abbraccia tanti settori. E certamente, in ogni occasione nella quale ci siamo trovati ad affrontare il tema della violenza sulle donne, ci siamo spesso trovati a dire che il semplice perseguire i reati, l'aumentare i reati - io, personalmente, manifesto anche dei dubbi sulla fattispecie dell'ergastolo e via dicendo, ma lasciamo perdere - comunque è un aspetto del tutto insufficiente: è un modo di rincorrere il problema, ma non di anticiparlo e cercare di arginarlo.
L'unico modo per anticiparlo e arginarlo è fare in modo che proprio i giovani, atteso che evidentemente anche le famiglie da sole non ce la fanno, possano, attraverso la scuola… Lasciatemi dire che penso che, addirittura, dovrebbe essere un disegno complessivo della scuola, neanche più confinato esclusivamente nell'ora di educazione sessuale.
Ma, proprio perché sono cinquant'anni che siamo fermi e pur siamo consapevoli che la mancanza di un'educazione sessuale ha una portata non indifferente nelle conseguenze che poi accadono nel vivere sociale e nei fatti con i quali ci dobbiamo misurare, è del tutto incomprensibile perché si abbia paura di fare quello che poi, quando parliamo dei femminicidi, dell'insicurezza e via dicendo, tutti diciamo che dobbiamo fare, ossia agire sul piano culturale.
Dove agiamo sul piano culturale, signora Presidente, signora Sottosegretaria? Al bowling? Nel campo da bocce? Dove agiamo sul piano culturale? Ecco perché questo emendamento, che propone di cassare quella impostazione, offre un'impostazione diversa, che a noi convince.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Questo è l'unico emendamento che migliorerebbe davvero il testo sopprimendolo, perché non c'è altra possibilità di rendere migliore un testo che, dal primo all'ultimo rigo, è un attacco alla scuola pubblica, è un attacco alla società tutta e crea un precedente pericolosissimo.
Inserire il consenso informato preventivo all'interno della scuola significa inserire un conflitto tra le famiglie e la scuola, significa inserire un conflitto tra i singoli e la collettività, significa che domani qualcuno che pensa che la Terra sia piatta potrà chiedere il consenso informato per l'ora di geografia e di scienze .
Allora, l'unica cosa che davvero possiamo fare per migliorare questo provvedimento è cancellarlo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre a titolo personale, la deputata Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Chiedo di sottoscrivere questo emendamento, perché il tema del consenso informato penso sia davvero un argomento deviante, che sposta anche l'attenzione su quella che, invece, dovrebbe essere davvero l'alleanza educativa, un'alleanza scuola-famiglia, e l'idea di una comunità educante, che sosteniamo con molta forza, per costruire davvero comunità solide e capaci di accompagnare i bambini, le bambine e gli adolescenti in un percorso formativo coerente e condiviso.
La scuola dovrebbe fondarsi su un patto di corresponsabilità educativa, costruito su una fiducia reciproca, su una condivisione di intenti, non certamente su una firma, su una burocrazia o su un conflitto.
Qui rischiamo davvero di dare la responsabilità ai docenti e di togliere un pezzo di responsabilità alle famiglie. Io credo davvero che sia un esempio sbagliato e l'educazione alla …
PRESIDENTE. Collega, aveva solo un minuto. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Orrico. Ne ha facoltà, per un minuto.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Con questo emendamento si chiede di sopprimere l'articolo 1 di questo disegno di legge e, quindi, di ripristinare, a mio avviso, quella che davvero dovrebbe essere l'alleanza scuola-famiglia: un rapporto paritario, di reciproca collaborazione, e non un rapporto nel quale, sostanzialmente, si afferma una sorta di superiorità morale dei genitori, per cui i genitori devono decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato che i propri figli affrontino a scuola durante un percorso formativo.
Ecco perché sarebbe saggio votare a favore
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, signora Presidente. Anche da parte mia c'è la richiesta di sottoscrivere questo emendamento che va a cassare questa proposta di legge, che, senza paura, possiamo definire ideologica, oscurantista, anche classista, perché - lo vedremo poi, man mano, nella discussione degli altri emendamenti - alla fine si otterrà un solo, univoco, risultato: ovvero quello di negare ai ragazzi, alle ragazze e alle persone gli strumenti per poter affrontare la complessità del mondo, la complessità della propria sessualità, la complessità della loro vita. Semplicemente questo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Cherchi. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Grazie, Presidente. Intanto, vorrei sottoscrivere l'emendamento della mia collega e, poi, vorrei intervenire a titolo personale, con una mia piccola esperienza. Io ho insegnato nelle scuole medie e davvero - davvero - non sapete cosa succede nelle scuole medie.
Nelle classi girano dei disegni talmente osceni, di sesso omo ed eterosessuale, che quando li ho sequestrati, perché disturbavano la lezione, mi sono vergognata, perché erano talmente espliciti e disegnati con una maestria incredibile. Quando ho chiamato le famiglie per far vedere cosa i loro piccoli bambini potevano essere in grado di produrre, i genitori non riuscivano a guardarmi negli occhi e mi hanno detto che in casa questi argomenti non si toccavano, perché avevano un po' di vergogna di parlare con i bambini. E ci hanno detto: per favore, fate voi, occupatevene …
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Aveva solo un minuto. Se non ci sono altri interventi, pongo in votazione… Quartini. Colleghi, segnalatevi se riuscite, così è più ordinato.
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Io credo che davvero siano determinanti questo articolo e questo emendamento, perché ci si dimentica che gli studi di epigenetica a oggi - parlo soltanto in chiave scientifica - ci dicono che il 70 per cento dei comportamenti che da adulti noi produrremo avvengono nell'ambiente sociale non condiviso, avvengono al di fuori della famiglia.
Credo che questo arroccarsi in maniera ideologica sulla famiglia si ritorcerà contro questa maggioranza. Ne approfitto, Presidente, per chiedere che tutto il MoVimento 5 Stelle sottoscriva l'emendamento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Riflettevo sul fatto che, sostanzialmente, questa proposta di legge tenderebbe a tenere all'oscuro aspetti legati all'affettività e alla sessualità fino alla maggiore età, perché fino alla maggiore età o c'è il consenso dei genitori o questi aspetti vengono assolutamente messi da parte, non vengono coltivati da nessuno.
Allora, ai bambini della scuola elementare e ai bambini delle medie quali strumenti possiamo dare noi per difendersi dalle aggressioni che vengono dal mondo esterno? Se non glieli dà la scuola, chi glieli dà?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Bonetti. Ne ha facoltà per cinque minuti.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intanto, per chiedere ai colleghi se, come gruppo di Azione, possiamo sottoscrivere questi emendamenti e, nel contempo, per richiamare l'Aula ad una consapevolezza sul voto che si sta portando avanti. Obbligare ad un consenso informato da parte dei genitori, che addirittura negli articoli si prevede debbano entrare nel merito dei materiali didattici diffusi, va a minare, di fatto, un rapporto sano tra la famiglia e la scuola, che, come è già stato richiamato, può estendersi in modo negativo a tutte le materie. Provate a immaginare ai principi anche di tutela, per esempio, di quei diritti o di quei principi che la nostra Costituzione e le nostre leggi prevedono laddove noi su questo tema lasciassimo alle famiglie di poter valutare singolarmente quali argomenti possono essere insegnati ai propri figli e quali altri non possono essere insegnati.
Poi, però, c'è un grande tema: qui non stiamo parlando di un argomento qualsiasi, stiamo parlando di un'azione che dai banchi del centrodestra più volte è stata richiamata, non solo in questa legislatura ma anche nelle precedenti, come necessaria per contrastare davvero la violenza contro le donne, cioè l'azione educativa. Andare a creare un percorso ad ostacoli sull'educazione all'affettività e alla sessualità rispettosa tra donne e uomini è un elemento che di fatto incentiva e incentiverà un diffondersi della violenza di genere nelle scuole. Quale contrasto alla pornografia fate e farete? Quale contrasto alla pornografia fate e farete quando approverete un meccanismo che inibirà percorsi di sana e scientifica educazione all'affettività e alla sessualità dei ragazzi e delle ragazze nel nostro Paese.
Mi appello alle colleghe e ai colleghi che sono nella Commissione sul femminicidio. La Convenzione di Istanbul prevede esattamente questo e lo prevede il piano violenza che state per approvare e che voi della maggioranza avete scritto, non solo quello che è stato approvato nella scorsa legislatura. State creando una storpiatura nel contrasto alla violenza di genere che, da qui a due settimane, vi porterà ad essere di fatto non credibili nell'approvare una legge che introduce - ed è una buona cosa - il femminicidio, perché quella legge, senza una reale e fattiva azione educativa e formativa nelle nostre scuole, non porterà a nulla e questo lo sapete anche voi. Veramente state attenti al voto che state per fare, perché da qui, purtroppo, non si tornerà indietro
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Amato. Ne ha facoltà.
GAETANO AMATO(M5S). Grazie, Presidente. Tramite lei, io vorrei chiedere all'onorevole Sasso e a questa maggioranza: ma voi davvero pensate che i genitori siano in grado di indicare ai figli l'orientamento o a spiegare la sessualità o l'affettività? Ma allora il Parco Verde di Caivano non vi ha insegnato nulla, ma allora tutto quello che è successo in Italia, con la continua violenza su ragazzini e ragazzine, non vi ha insegnato nulla. State spogliando la scuola italiana di quello che era il suo compito primario: la formazione e la creazione della coscienza civica. Vergognatevi !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà per 5 minuti.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Come è già chiaro, noi di Alleanza Verdi e Sinistra pensiamo che questo articolo e, in realtà, l'intero testo vadano soppressi. Per questa ragione, chiediamo di sottoscrivere questo emendamento soppressivo che rinomina il testo dell'articolo. Lo facciamo anche perché questo articolo è scritto male e fa confusione tra attività curriculari, progetti che sono dentro l'orario scolastico e attività extracurricolari, tanto che al comma 1 dice: “Le istituzioni scolastiche sono tenute a richiedere il consenso informato preventivo dei genitori o degli studenti (…) per la partecipazione a eventuali attività che riguardino temi attinenti all'ambito della sessualità (…)”. Non c'è, almeno nel primo comma, nessuna indicazione specifica che riguardi le attività extracurricolari.
Allora, quando si scrivono leggi così si rischia, come diceva anche la collega, di mettere le scuole, i dirigenti e le dirigenti scolastici, i docenti e le docenti, in una situazione di grave confusione. Non c'è solo l'aggravio burocratico del dover chiedere prima tutti i moduli, investire tempo per chiedere ai ragazzi di ricordare di portare il modulo firmato dai genitori, preparare tutto il materiale, comunicarlo, ma c'è anche la confusione su quali siano le attività su cui questo consenso informato va chiesto e su quali, invece, non è necessario chiederlo. È talmente evidente che ho visto che negli ordini del giorno il collega Sasso ne ha proposto uno che tenta, con una modalità che, però, non è normativa e, quindi, non avrà valore di legge, di fare un po' di chiarezza.
Perché dobbiamo approvare un testo, per giunta scritto male, oltre che lesivo dei diritti educativi e di istruzione dei giovani di questo Paese? Se qualcuno ce lo spiega, forse ci fa un favore, o almeno se qualcuno ci aiuta a correggere il peggio che c'è dentro questo testo forse riusciamo a fare meno danni rispetto ad un testo originario che getterà le scuole in una condizione tale che, di fatto, produrrà la fine di qualsiasi attività di educazione sessuale e sessuo-affettiva
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà per due minuti.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Oltre a chiedere ai colleghi presentatori di sottoscrivere questo emendamento e, a mia volta, condividere e sottoscrivere tutto quello che è stato detto dai colleghi che mi hanno preceduto, in particolare dalla collega Bonetti e dalla collega Piccolotti, mi vorrei soffermare proprio sulla genericità che è tipica di ogni scrittura mossa dall'ideologia e dall'ossessione, sulla genericità con cui è scritta questa norma, che è inaccettabile. Lo chiedo proprio al collega Sasso, che poco fa ha espresso il parere favorevole sugli emendamenti della maggioranza e delle opposizioni, che produrranno, probabilmente, l'unico miglioramento di questo testo. In particolare, proprio sul comma 4 dell'articolo 1 che stiamo esaminando, laddove si dice che “(…) sono escluse, in ogni caso, le attività didattiche e progettuali nonché ogni altra eventuale attività aventi ad oggetto temi attinenti all'ambito della sessualità”.
Voi comprendete, colleghi, quanto questo modo di scrivere, mosso dall'ossessione e dall'ideologia, porti a rendere così inconsistente e fumoso l'oggetto della norma. Allora, non dovrebbe essere nemmeno più consentita qualsiasi attività che riguardi la mitologia, la storia dell'arte, l'arte Collega Sasso, ci spieghi qualcosa di questo, perché noi non possiamo…
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). …discutere e licenziare in quest'Aula delle norme scritte così male, in modo così generico. Che cosa significa “attività didattiche e progettuali nonché ogni altra eventuale attività aventi ad oggetto temi attinenti all'ambito della sessualità”? La sessualità riguarda la mitologia, la sessualità è contemplata nella storia dell'arte. Di che cosa parla ? Scrivete le leggi in modo chiaro, intellegibile, perché poi c'è qualcuno che le dovrà attuare, le dovrà interpretare e rendere realtà nella vita concreta delle persone.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Scarpa. Ne ha facoltà.
RACHELE SCARPA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io voglio chiedere ai colleghi in maggioranza se davvero pensano e sono convinti che i ragazzi e le ragazze aspetteranno il consenso dei loro genitori per informarsi. Se quel consenso dovesse venire a mancare, che cosa rimane? Rimane il rimane la pornografia, rimane tutto questo. E gli anticorpi? Dove si creano a quel punto? Che spazio si sta lasciando per creare una messa in discussione collettiva e una migliore comprensione di quello che leggiamo sul ?
Segnalo, colleghi, che persino l'intelligenza artificiale tende a introiettare gli stereotipi sessisti e discriminatori che circolano su Internet. Che strumenti diamo ai ragazzi e alle ragazze per tutelarsi da questo? Ecco, se non avete una risposta pronta - e chiaramente non ce l'avete - io penso che ricorderemo questa come la giornata in cui la destra per il terrore ossessivo che ha …
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.3 Manzi e 1.5 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.10 Ferrari. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questo emendamento il Partito Democratico dichiara la propria condivisione chiara della necessità di informare le famiglie sull'offerta formativa della scuola in relazione anche a queste attività educative che riguardano i temi dell'affettività, delle relazioni e della sessualità, valorizzando il patto educativo di corresponsabilità.
Nessuno di noi nega alla famiglia la possibilità di condividere con la scuola questo percorso educativo, anzi noi siamo convinti che proprio l'alleanza educativa porti al successo formativo; ebbene, all'interno - dicevamo - della condivisione del patto educativo di corresponsabilità che è quel documento che viene firmato all'atto dell'iscrizione da parte dei genitori. Ma vorrei leggervi anche che cosa ci ha detto l'Associazione nazionale dei dirigenti scolastici in relazione a questo articolo, riferendosi proprio al fatto che i documenti di trasparenza della scuola di per sé rendono già evidente l'attività che la scuola propone e che i genitori all'atto dell'iscrizione accettano.
L'Associazione nazionale dei dirigenti scolastici ci dice: Non riteniamo condivisibile la previsione secondo cui la partecipazione alle attività relative all'ampliamento dell'offerta formativa eventualmente previste dal Piano triennale dell'offerta formativa - appunto, la carta d'identità di ogni singolo istituto - che riguardino temi attinenti all'ambito della sessualità richieda il consenso informato preventivo, in forma scritta, dei genitori e degli studenti. Riveliamo a tal proposito un impedimento di carattere ontologico: la scuola è infatti, a tutti gli effetti, un'unità organizzativa, che ha una particolare tutela ai sensi dell'articolo 116 della Costituzione. La scuola - precisano - persegue un interesse pubblico, dispiegando un potere autoritativo di natura unilaterale che non ammette negoziazioni o assensi da parte dei destinatari del servizio. Notoriamente, la nostra Costituzione tutela all'articolo 30 il diritto delle famiglie a educare i figli; e in questo senso, infatti, si inserisce l'obbligo previsto per le scuole di pubblicare il Piano triennale dell'offerta formativa sui propri siti istituzionali, affinché le famiglie siano appunto messe nelle condizioni di conoscere, valutare e scegliere la scuola che meglio si adatta alle proprie esigenze.
Eccola, la libertà delle famiglie di scegliere quale istituto confà più al proprio orientamento. Ma una volta che un bambino o una bambina vengono iscritti a scuola prevale la natura pubblica della missione educativa rispetto alla quale non è opponibile alcun veto da parte dei genitori.
E qui si cita l'ordinanza della Corte di cassazione che afferma: un potere dell'amministrazione scolastica è quello di svolgere la propria funzione istituzionale con scelte di programmi e di metodi didattici potenzialmente idonei ad interferire ed anche eventualmente a contrastare con gli indirizzi educativi adottati dalla famiglia. Lo dice la Corte di cassazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà, per un minuto.
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie Presidente. Come ricordava la collega Ferrari, noi abbiamo provato a dare una mano alla maggioranza per migliorare questo provvedimento, anche con emendamenti come questi che partono dalla necessità e dalla volontà di coinvolgere le famiglie, ma di non sottoporre in realtà lo svolgimento di quelle attività a un consenso preventivo, a una procedura, tra l'altro, burocratica che non aiuterebbe il dialogo e il confronto all'interno della comunità educante. Noi pensiamo, appunto, che l'informazione e il dialogo aiuterebbero, non certo una politica dei divieti, non certo un'azione politica che andrebbe ad escludere soprattutto quegli studenti che più avrebbero bisogno di azioni educative legate al tema della sessuo-affettività .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Forattini. Ne ha facoltà per un minuto. Colleghi, se vi segnalate prima è più facile.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per sottoscrivere questo emendamento col quale diciamo una cosa molto semplice ma fondamentale: fidiamoci della scuola, fidiamoci dei docenti, dei dirigenti e delle comunità educanti che ogni giorno lavorano con serietà e con competenza.
L'idea di imporre un consenso informato preventivo per ogni attività educativa significa trasformare la scuola in un ufficio autorizzazioni, minando la libertà di insegnamento e il principio di corresponsabilità tra scuola e famiglia. Si mette in contrapposizione, appunto, la scuola con la famiglia; noi, invece, difendiamo una scuola autonoma, trasparente e partecipata che informa le famiglie, ma non si fa commissariare da ideologie o da differenze. Con questo emendamento scegliamo la fiducia, non la paura. Scegliamo la scuola come luogo di crescita e non di controllo
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 Ferrari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.13 Orrico. Ha chiesto di parlare l'onorevole Morfino. Ne ha facoltà.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Riguardo a come noi la pensiamo su questo provvedimento mi pare sia stata abbastanza chiara, esaustiva e molto dettagliata ieri in discussione generale. Oggi aggiungerei che, per noi, non si dovrebbero sopprimere singolarmente i commi o gli articoli, ma si dovrebbe sopprimere l'intero testo . Perché questo testo è un obbrobrio. Ve lo dico da docente offesa, ve lo dico da madre preoccupata e ve lo dico anche da donna che ha conosciuto tempo fa la violenza, che sa quanto sia importante insegnare, sin dalla tenera età, un linguaggio gentile, un alfabeto gentile e che sa quanto sia importante introdurre in maniera strutturale l'educazione affettiva e sessuale sin dalla scuola dell'infanzia.
In ognuno di questi ruoli che rivesto, vi dico con estrema chiarezza che questo provvedimento è sbagliato, questo provvedimento è confusionario, questo provvedimento è pericoloso e profondamente ingiusto. Perché dietro la parola consenso si nasconde una sfiducia profonda verso la scuola pubblica, verso gli insegnanti, verso i ragazzi, verso la libertà di educazione e soprattutto verso l'autonomia scolastica.
Quindi, voi oggi state delegittimando tutte queste cose . E da docente vi informo che so quanta professionalità e quanta delicatezza servono per accompagnare i bambini e i ragazzi nella crescita, soprattutto su temi complessi come l'affettività, come la sessualità e il rispetto. Questo testo è, nei fatti, un bavaglio alla scuola e un modo per dire agli insegnanti: su certi temi voi state zitti, su certi temi voi dovete tacere, perché non abbiamo fiducia in voi. Non vi vergognate neppure a pensarlo, figuratevi a scriverlo e a metterlo nero su bianco.
Vietare l'educazione alla sessualità e all'affettività significa lasciare che a educare siano i , sia la rete, siano i messaggi da leoni da tastiera e le . Quindi, una vera e propria giungla dentro la quale molti ragazzi oggi sono totalmente immersi e totalmente soli.
Mentre servirebbero più formazione e più consapevolezza per contrastare la violenza di genere, voi, con l'esaltazione ideologica che vi contraddistingue, preferite continuare a percorrere una strada completamente opposta, ossia quella della censura, quella del veto e quella del silenzio, togliendo così alle scuole uno degli strumenti più importanti per educare al rispetto, al consenso, alla parità e alle relazioni affettive e sessuali.
Voi trasformate i genitori in censori, mettete in discussione e delegittimate anni di lavoro professionale portato avanti dai docenti della scuola pubblica. Poi ve lo dico anche da madre preoccupata, perché so quanto sia davvero importante che la scuola accompagni i nostri figli nella conoscenza e nel rispetto reciproco. Io non voglio che mia figlia cresca nel silenzio e nel tabù. Voglio che impari a conoscere a scuola sé stessa e gli altri, a distinguere tra affetto e possesso, tra consenso e violenza. Voglio che impari a dire “no” e che i ragazzi imparino ad accettarlo, quel “no” !
Oggi i ragazzi ci chiedono strumenti per capire sé stessi e gli altri. Ci chiedono fiducia e ci chiedono ascolto, ma in questo provvedimento mancano quella fiducia e quell'ascolto. Al contrario, mina quel clima di confronto e di dialogo costruttivo, che dovrebbe animare le relazioni all'interno dell'intera comunità scolastica.
La scuola non è e non deve essere un luogo di controllo, ma il primo presidio di libertà, di conoscenza e di prevenzione della violenza. Noi, questa libertà, non smetteremo mai di difenderla. Mai !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Orrico. Ne ha facoltà. La deputata Cherchi chiede di sottoscrivere. Va bene, collega.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Tutte le associazioni e le organizzazioni rappresentative del corpo docente e dei dirigenti scolastici, nonché le organizzazioni sindacali, quasi all'unisono hanno detto la stessa cosa in audizione in Commissione istruzione e cultura, cioè che il consenso informato obbligatorio è contrario al principio dell'autonomia scolastica e che, di fatto, non ha alcun bisogno di esistere, perché le famiglie sono già coinvolte e a conoscenza di tutto ciò che è l'attività formativa che i propri figli e le proprie figlie affrontano nel loro percorso scolastico, perché già è previsto dalla legge e dagli organismi interni tecnici e politici della scuola .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Io immaginavo questa legge approvata tipo 40 anni fa. Ci sarebbe stata un'Italia completamente diversa. Fare in modo che i genitori possono decidere cosa si insegna a scuola non avrebbe fatto in modo che l'Italia potesse crescere dal punto di vista culturale, ma è questo che volete voi della Lega. Volete non far crescere dal punto di vista culturale l'Italia, anzi volete farla regredire, perché il messaggio semplice che date nei vostri comunicati, nella vostra comunicazione è quello di creare queste categorie. Chiaramente, adesso ve la prendete con il sesso, avete problemi con il sesso, io non so cosa fare per aiutarvi. Mi metto anche a disposizione per aiutarvi ...
ANTONINO IARIA(M5S). Sinceramente, però trovo che questo vostro problema…
ANTONINO IARIA(M5S). …Debba essere curato…
PRESIDENTE. Collega Iaria!
ANTONINO IARIA(M5S). …Però spero che poi non arrivino altre necessità di consenso…
PRESIDENTE. Collega Iaria, stia al merito dell'emendamento . Non entri nel merito di cose da curare dei colleghi…
ANTONINO IARIA(M5S). L'emendamento parla del consenso informato...
PRESIDENTE. Sì, collega, lo so benissimo. Adesso le ridò la parola, poiché il tempo è scaduto. So benissimo di cosa parla l'emendamento. Lei sa benissimo che stava travalicando un limite e . Non parliamo di cose da curare, eccetera eccetera, relativamente ai colleghi. Va bene? Lei ha il diritto di esprimere la sua opinione nel merito di questo emendamento. Ovviamente, adesso io le restituisco un po' di tempo, avendoglielo io tolto… Prego, concluda.
ANTONINO IARIA(M5S). Chiudo ribadendo che li voglio aiutare dal punto di vista sessuale e sono a disposizione .
PRESIDENTE. Va bene, collega Iaria, io volevo aiutarla, ma lei ha preferito di no.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.13 Orrico, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.14 Sportiello.
Ha chiesto di parlare la deputata Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Continuiamo a proporre emendamenti per cercare di togliere, eliminare lo strumento del consenso informato per le attività che devono svolgersi e che riguardano l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Lo facciamo perché siamo profondamente convinti che stiamo andando nella direzione completamente opposta a quella dove ci sono la necessità, l'urgenza e il dovere di andare, cioè quella di istituire l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole di ogni ordine e grado, come materia strutturale e come parte di un percorso che non può essere in alcun modo intaccato . Lo facciamo perché ce n'è bisogno, perché lo dicono i dati, lo dicono le esperienze, lo dicono le società scientifiche, lo dice l'OMS, lo dice l'UNESCO. Chi altro ve lo deve dire? Io so che oggi vi racconteremo dei dati e delle evidenze. Ma a chi non vuole sentire, perché ha l'orecchio teso solo a soddisfare una parte di elettorato e, pur di farlo, piega qualsiasi cosa, anche l'istituzione pubblica della scuola del Paese, a questi interessi, è chiaro che io non posso dire niente che gli farà cambiare idea!
Però veniamo innanzitutto allo strumento, prima ancora che parlare degli effetti, di quello che genererà e del perché è totalmente fallimentare. Il disegno che sottende l'introduzione del consenso informato preventivo nelle scuole spaventa ed è grave, perché, di fondo, si getta un'ombra di sospetto, un'ombra di accusa nei confronti della scuola pubblica. Si dice che, all'interno della scuola pubblica, ci sarebbe - non abbiamo ancora capito chi, perché nessuno ce l'ha spiegato - questa misteriosa intenzione di esporre ragazzi e ragazze, bambini e bambine a chissà quali grandissimi pericoli. Si insinua che, all'interno della scuola pubblica, ci siano insegnanti e personale preparato e formato che, invece di fare il suo dovere, espone gli studenti e le studentesse ad alcuni pericoli. Quali siano questi pericoli? Non ci è dato sapere. Quello che è vero e quello che sappiamo è che l'unico pericolo a cui stiamo andando incontro è la mancanza dell'educazione sessuo-affettiva nelle scuole e tutto quello che genererà.
Ho sentito in diversi interventi parlare di lotta alle violenze di genere. Questo Governo fa spesso operazioni di facciata. Questo Governo introduce il DDL sul femminicidio l'8 marzo, per dire che qualcosa sta facendo. Intendiamoci: l'introduzione di un reato che riconosca il femminicidio è qualcosa che noi per primi abbiamo proposto e che ci trova d'accordo.
Il problema però qual è? È che facendo solo quello si dice una cosa chiara: “signore, ci spiace, ma noi la violenza di genere, la violenza sulle donne la conosciamo soltanto quando vi vediamo morte; prima non facciamo niente, non muoviamo un dito e soprattutto non attuiamo quella che sarebbe la prima cosa da fare per poterla davvero combattere, che è quella di portarla nelle scuole”.
Allora, vedere il Ministro Valditara stringere la mano a Gino Cecchettin, istituire un protocollo e poi oggi inferire un colpo all'educazione sessuo-affettiva nelle scuole con questo provvedimento, credetemi, è umiliante anche per me che sono all'opposizione e non so come facciate voi a non sentirvi umiliati per quello che sta succedendo.
Allora, il consenso informato nelle scuole sta creando una crepa insanabile tra la società e la scuola pubblica, tra le famiglie e la scuola pubblica, tra le famiglie e gli insegnanti e le insegnanti. Questo è quello che sta succedendo, perché l'alone di sospetto e il discredito che si stanno gettando sulla scuola e su chi la abita è enorme e i danni che si stanno facendo alla scuola, che deve formare la società ed è il luogo democratico e di partecipazione, è veramente qualcosa di cui vedremo danni irreparabili .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signora Presidente. Io trovo personalmente questo provvedimento orribile, ma questa non è una notizia per quest'Aula. Qualche giorno fa il Vice Premier Matteo Salvini, in un comizio elettorale a Bari, ha detto - cito testualmente, glielo dico prima, la avverto preventivamente: “Fuori dalle palle” gli immigrati illegali che… È una citazione, l'ho avvertita...
PRESIDENTE. Evitiamo … Prego.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). E no…
PRESIDENTE. Sì, sì, prego.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Abbia pazienza…
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Ma è una citazione!
NICOLA FRATOIANNI(AVS). …no, non evitiamo perché…
PRESIDENTE. Collega Boldrini, lo sa benissimo che non si possono usare questi termini.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Beh, come no? È una citazione: io ho riportato, non è un termine che ho usato…
PRESIDENTE. Benissimo, in Aula evitiamoli. Prego, collega …Colleghi, almeno voi…Prego.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Notoriamente ho un linguaggio più elegante, ma… “Fuori dalle palle” gli immigrati illegali che non rispettano le nostre leggi, le nostre usanze, la nostra cultura.
Guardate, colleghi e colleghe, qui si pone una questione rilevante che riguarda molto anche questo orribile provvedimento, perché, vedete, la cultura a cui adeguarsi, ammesso che questo sia il modo più serio per affrontare un grande fenomeno strutturale come quello delle migrazioni e che invece non sia necessario ragionare di intercultura, di multicultura, ma non voglio affrontare questo tema… la cultura a cui adeguarsi andrebbe in qualche modo codificata.
Qual è la cultura a cui le altre culture, quelle dei migranti, dovrebbero adeguarsi? Dove si forma questa cultura e qual è il luogo in cui questa cultura si trasmette? Per esempio, dove e come si trasmette la cultura del rispetto, la cultura dell'amore, la cultura del rapporto con il proprio corpo, la cultura della sessualità? Dove si insegna? Qual è il luogo, il canale nel quale una cultura si veicola dopo essersi formata dentro una costruzione complessa? Quella che mette insieme i saperi, i luoghi della ricerca, i luoghi della formazione, dell'istruzione, i luoghi in cui si tramanda ciò che è scritto, ciò che si è accumulato nell'arte, nella storia di un popolo, di una Nazione, di una civiltà? Beh, di solito è la scuola ed è la scuola perché la scuola è quel luogo straordinario, meraviglioso, magico in cui i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, qualunque sia la cultura da cui provengono - quella che si tramanda nel luogo più prossimo a questo compito, la famiglia, no? Nasci, cresci e la tua famiglia ti trasmette una cultura di provenienza- , la scuola è esattamente il luogo in cui quelle differenze si compongono e si superano in un meccanismo cooperativo, in un luogo appunto formativo.
Ecco, questo provvedimento è disastroso, oltre che ipocrita, perché demolisce esattamente questo fondamento; demolisce la funzione della scuola. E questo è un problema gigantesco che oggi riguarda questo tema, domani può riguardarne naturalmente un altro.
Quando demolisci questo aspetto decisivo, che fa della scuola, appunto, qualcosa di straordinariamente unico, beh, tu hai fatto un danno colossale. Lo hai fatto perfino su un tema così delicato come quello su cui voi, la destra italiana ha investito da anni la propria impresa della paura, la propria speculazione elettorale , quella delle migrazioni. Ma fatemi capire, colleghi e colleghe: quando domani un bambino o una bambina che nasce e cresce in una famiglia la cui religione, la cui cultura - magari male interpretata, perché anche di questo dovremmo e potremmo discutere - insegna che una donna è un oggetto, nella disponibilità dell'uomo, col consenso informato come la mettiamo ? Quando in questo Paese e in tutti i Paesi del mondo, dentro una dimensione che è sempre più esposta all'incrocio tra culture diverse, si porrà questo problema, col consenso informato come la metterete?
La verità è che siete ipocriti e la verità è che non vedete che l'oscurantismo, ovunque si produca, in qualsiasi contesto si determini, qualunque sia la maggioranza che lo traduce in legge…
NICOLA FRATOIANNI(AVS). …produce regressione, barbarie, fondamentalismo . A voi, maestri e maestre della civiltà, questo non è ancora entrato in testa, perché siete oscurantisti e questo è un danno per questo Paese, un danno grave che va molto oltre l'errore di questa pessima legge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Io sono molto d'accordo quando leggo che il primato educativo dei genitori, così come l'alleanza educativa tra scuola e famiglia, sia importante e che ne derivi una partecipazione attiva. Lo propugno e credo davvero sia uno degli elementi fondanti della nostra scuola. Dall'altro lato, penso - e lo abbiamo capito molte volte durante le discussioni in questa Aula - che non tutte le famiglie siano in grado di dare risposte adeguate ai propri figli. Ad esempio, possiamo parlare di consultori, di spazi per le famiglie e a volte c'è davvero bisogno del sostegno della scuola per dare risposte perché, purtroppo, non tutti i genitori hanno gli stessi strumenti. E questo è un aspetto che ci dovrebbe preoccupare.
Io credo anche che tutto quello che è grigio, fumoso, poco chiaro, ovviamente, porti noi ma anche i nostri figli, i ragazzi, i bambini che frequentano le nostre scuole ad avere dubbi, perplessità e quindi a cercare di capire di più. Forse l'Aula oggi dovrebbe interrogarsi, se pensa di avere fiducia o meno nell'istituzione scolastica italiana, nei docenti che, ovviamente, ogni giorno sono in aula con i nostri figli. Questo è un elemento davvero - e vi invito a farlo - molto, molto importante perché, altrimenti, non vedrei tutta questa agitazione nel - lo dico tra virgolette - “quasi” proibire. E allora, se c'è un'alleanza educativa, questa deve essere voluta e cercata, ma su tutti gli aspetti. Ma pensiamo che i bambini che frequentano le nostre scuole non facciano domande attinenti, ad esempio, alla sfera sessuale ai loro docenti e alle loro docenti? Io penso assolutamente di sì e credo anche che i docenti diano risposte e diano risposte adeguate.
Allora semplicemente oggi noi - non noi, non il gruppo di Azione - stiamo nascondendo la polvere sotto il tappeto. Quando sento gli interventi di alcune colleghe e dei loro vissuti mi preoccupo perché penso che tutto quello che non è chiaro in qualche maniera forse diventa un tabù.
Il problema è che siamo nel 2025 e non nel 1948. Siamo in una Nazione, in un'Italia libera, che crede, lo ribadisco, nella scuola, nell'istruzione.
Io penso oggi si stia togliendo qualcosa ai nostri ragazzi e che sotto questo consenso informato ci siano altre paure e altre preoccupazioni.
Allora, se noi vogliamo debellare tutto quello che all'esterno, purtroppo, ci circonda e ci circonda troppo, quindi quella voglia di scoprire il sesso attraverso i siti - purtroppo, questa voglia è molto presente negli adulti - dovremmo oggi cercare di aiutare a costruire generazioni più consapevoli e dovremmo fare esattamente l'opposto di quello che stiamo facendo oggi.
Non credo servano gli appelli - e mi riferisco alle colleghe che hanno fatto questi appelli; credo non vengano ascoltati -, però sicuramente per quanto riguarda Azione, il nostro partito, crediamo che la scuola abbia una funzione importante e una grande capacità anche per gestire questo genere essenziale di educazione…
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). …proprio per cercare di ridurre tutto quello che sta capitando all'esterno, e mi riferisco a Caivano e a tutte quelle zone dove il rispetto della donna, del corpo e della sessualità non esiste perché si sono saltate delle tappe nell'infanzia di questi bambini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Orrico. Ne ha facoltà per un minuto.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Tra le tante cose che questo disegno di legge fa, imponendo qualcosa a qualcuno, c'è l'imposizione, nei confronti delle scuole, di trovare o comunque di progettare delle attività alternative per quegli studenti che non avranno il consenso dei loro genitori a frequentare progetti e percorsi di educazione all'affettività e alla sessualità.
Questo significa per le scuole più risorse umane e più risorse economiche. Peccato, però, che questo disegno di legge, come tante altre cose che fa questo Governo sulla scuola, sia a zero euro, a zero finanziamenti e a zero investimenti. La scuola ringrazia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie signora Presidente. Sì, ci riportiamo a questo testo che oggettivamente presenta una genericità enorme, assolutamente incomprensibile. Si parla, tra l'altro, di ottenere il consenso informato per eventuali attività che riguardano temi attinenti all'ambito della sessualità.
Allora, io mi chiedo: anche per visitare il museo archeologico di Napoli sarà necessario il consenso informato dei genitori, visti, ovviamente, gli affreschi che sono contenuti all'interno del museo, gli affreschi pompeiani che richiamano questi temi? Fermo restando che, ovviamente, anche per gli alunni della scuola secondaria di primo grado sarà interdetta una visita al museo archeologico .
Voglio anche soffermarmi su un'altra criticità e, cioè, che bisogna tra l'altro ottenere o, meglio, dare, chiedere il consenso di volta in volta entro il settimo…
PRESIDENTE. Collega, aveva solo un minuto. Cercavo di dirglielo, ma non ce l'ho fatta.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.14 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.15 Ascari.
Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. L'abbiamo detto più volte: questo disegno di legge non è un patto educativo ma è un vero e proprio atto di censura nei confronti del sistema scolastico italiano e le conseguenze che porterà saranno veramente gravissime. Penso a una scuola media dove arriva un'esperta per parlare di consenso, per parlare di rispetto, per parlare di temi legati all'affettività e ci saranno degli studenti e delle studentesse che rimarranno in classe e altri che usciranno perché, appunto, i genitori non hanno dato il consenso, creando una spaccatura e una disuguaglianza.
Così come penso alla scuola dell'infanzia, in cui questi temi diventano letteralmente un tabù, diventano vietati, e penso a una bambina che chiederà alla propria maestra: maestra, il mio compagno mi ha abbracciata ma io non volevo; la maestra, però, non potrà spiegare alla bambina che è un suo diritto decidere di non essere abbracciata. Questo si chiama consenso ed è la base del diritto e dell'informazione. Io vorrei riportare in quest'Aula del Parlamento un'esperienza personale. Quest'estate mi trovavo in un parco, in un parco giochi, e c'era mia figlia che giocava e c'erano delle bambine, che avranno avuto dai 10 ai 14 anni, che parlavano a voce alta. Il contesto del dialogo era pieno di bullismo, misoginia, sessismo, vomito verbale e violenza verbale. È da lì che nasce veramente la necessità - che viene richiesta dagli studenti e dalle studentesse se si va a parlare con loro, se si ascoltano le loro esigenze e se ci si confronta con loro - di avere uno spazio neutro e imparziale in cui possono fare delle domande e avere delle risposte.
Essere degli adolescenti non è facile: è estremamente difficile oggi, in un momento in cui vieni bombardato di messaggi. Allo stesso modo, essere genitore non è facile: saper rispondere alle emozioni di un bambino che cresce e che ha esigenze sempre più forti. Si deve far capire che parlare di affettività e sessualità a scuola non significa sostituirsi alle famiglie ma accompagnare i ragazzi e le ragazze in questo percorso, il percorso più delicato della loro crescita e della loro formazione, quello che riguarda le emozioni, il corpo, il consenso, l'identità. Le famiglie vanno aiutate così come i ragazzi e non in un'ottica di censura ma di apertura, perché la vera protezione nasce dalla conoscenza, dalla informazione, dall'ascolto, dal dialogo, dalla capacità di comprendere se stessi e gli altri. Quindi, togliere l'educazione affettiva dalle scuole equivale a lasciare - l'abbiamo detto - un campo aperto a Internet, ai , alla disinformazione, ai modelli tossici che ogni giorno invadono la vita dei nostri figli. Io vi vorrei ricordare che la censura non educa, non difende, non previene, serve solo a mantenere il silenzio e nel silenzio - lo sappiamo - cresce la violenza, crescono quei germi dell'intolleranza che possono sfociare in comportamenti violenti e nella peggiore delle ipotesi nel femminicidio.
Io chiudo, Presidente, dicendo che la politica non si può sottrarre a questa responsabilità ma deve dare delle risposte, perché non può permettersi che queste risposte vengano cercate altrove. Quell'altrove sono e possono essere danni irreparabili e la responsabilità è, prima di tutto, della politica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. In questo provvedimento il Governo prevede che le famiglie debbano visionare il materiale didattico che sarà oggetto, eventualmente, di progetti e percorsi legati ai temi della sessualità. La domanda sorge spontanea: ma quali competenze possono avere i genitori nel valutare questi percorsi sulla sessualità e sull'affettività?
Ve lo diciamo noi quali sono le competenze: non sono delle competenze perché saranno delle valutazioni sulla base di convinzioni morali piuttosto che religiose, sulla base di pregiudizi e stereotipi.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Questa è la società che state costruendo, e i ragazzi vi ringraziano .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre a titolo personale, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Presidente, nove ragazzi e ragazze su dieci vorrebbero avere l'educazione sessuale e affettiva a scuola. Otto genitori su dieci vorrebbero la stessa cosa. Si tratta di un campione di 15.000 ragazzi fra 11 e 24 anni. Io credo che questo la dica lunga su quanto antipopolare e antistorico sia questo provvedimento. Credo davvero che siamo di fronte a un'orribile censura oscurantista .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre a titolo personale, l'onorevole Di Lauro. Ne ha facoltà.
CARMEN DI LAURO(M5S). Grazie, Presidente. Allora, Presidente, questa mattina mi sono imbattuta in alcune parole di persone che sostengono questo DDL e, nel mio ruolo di parlamentare, ho voluto leggere e capire cosa sostengono queste persone. Mi ha colpito un'argomentazione, in particolare. Ossia, queste persone che sostengono questo DDL dicono: “No, a mia figlia queste porcherie tu non le racconti”. Cioè, si sta dicendo che, all'interno delle scuole, professori, docenti e professionisti raccontano porcherie ai ragazzi . Io credo che sia un attacco vergognoso ai docenti e a tutti i professionisti che lavorano con l'infanzia e con il mondo dell'adolescenza .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.15 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.16 Orrico.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Questo è uno dei vari emendamenti soppressivi a questo provvedimento, che ricordo ancora essere ideologico, oscurantista e pienamente classista, perché state provando a promuovere questo provvedimento come uno strumento - e l'avete detto più volte - che rafforza l'alleanza scuola-famiglia. Non è così, assolutamente non è così perché, piuttosto, quello che state facendo è andare a minare la fiducia nell'istituzione scolastica: nei dirigenti nei docenti e negli organi collegiali.
State dicendo che la scuola non è in grado di insegnare, non è in grado di educare i nostri figli. E lo state facendo - è chiaro, chiarissimo - a nome di un'assurda, tremenda crociata contro questa fantomatica teoria , contro la comunità LGBTQIA+, contro il sacrosanto diritto dei nostri studenti e delle nostre studentesse di poter affrontare il tema della sessualità e dell'affettività in tutta la sua estrema complessità per cui ci vogliono i professionisti: questo vi stiamo dicendo .
E se prendiamo, poi, questo provvedimento e lo colleghiamo, da un lato, alle indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia e primaria, dall'altro, alle linee guida dell'insegnamento dell'educazione civica, è chiaro e si capisce che, in un mondo in cui ormai fortunatamente per le giovani generazioni è naturale, abbastanza naturale, parlare di identità di genere, di superare anche il binarismo biologico, della complessità – ossia c'è la consapevolezza della complessità della sessualità -, per questo Governo la soluzione è non parlarne. Per questo Governo bisogna far finta che questo non esiste, nascondere la sua complessità e, quindi, la complessità dell'essere umano.
Dite che questo provvedimento non nega niente a nessuno, ma i divieti ci sono, l'abbiamo visto; che semplicemente volete che il tema della sessualità sia soprattutto prerogativa delle famiglie e non della scuola. Bene, ma mi chiedo, vi chiedo: ditemi cosa pensate possa mai accadere in quelle famiglie dove ci sono, ad esempio, episodi di violenza domestica; che cosa può accadere a quei ragazzi e a quelle ragazze che iniziano ad avere dei dubbi sulla propria sessualità, che vorrebbero intraprendere un percorso ma poi vivono in una famiglia in cui, magari, entrambi i genitori sono omofobi. Che cosa stiamo dicendo a queste ragazze e a questi ragazzi se non “rimanete solo voi con voi stessi, perché noi non vi aiutiamo”. Lo sapete cosa può accadere? Può accadere che questi ragazzi e queste ragazze decidano di farla finita, decidano di ammazzarsi.
E io mi rivolgo soprattutto ai colleghi di Commissione, perché ne abbiamo avuto la testimonianza proprio durante le audizioni, l'avete ascoltata con le vostre orecchie: la storia di un ragazzo che ha deciso di fare la transizione e la cui migliore amica si è ammazzata proprio perché i genitori non la capivano. Lo capiamo che è questo che state facendo? Avete piena cognizione della direzione che state decidendo di prendere?
È questo, state decidendo di abbandonare delle ragazze e dei ragazzi magari in momenti che sono complessi perché se la devono vedere all'interno delle proprie famiglie. Non fa niente se poi nella famiglia trovano solo dei muri e la scelta, l'unica scelta che poi riescono a individuare è quella di farla finita.
Ebbene, questo è ciò che il provvedimento sta facendo, sono questi i rischi che state portando avanti. Almeno ne siate consapevoli .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Sportiello. Ne ha facoltà, per un minuto.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Questo comma che ci proponiamo di sopprimere è stato aggiunto in Commissione. L'emendamento era ben più grave di quello che poi è passato e svelava anche qual è il vero intento di questo provvedimento, ma ci torneremo. Questo comma che noi vogliamo sopprimere è proprio quello che è stato introdotto e che ci dice che per la scuola dell'infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado sono escluse in ogni caso le attività didattiche e progettuali che riguardano l'ambito della sessualità.
Ecco, se questo provvedimento poteva essere peggiorato, in Commissione ci sono addirittura riusciti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Presidente, l'età del primo rapporto sessuale è attorno agli 11 anni - giusto per riprendere il discorso della collega Sportiello -, ed è evidente, è un'inchiesta pubblica, la potete leggere voi stessi.
In compenso, aumentano le malattie a trasmissione sessuale, aumentano i casi di sifilide, aumentano i casi di AIDS, aumentano i casi di gonorrea. Non c'è protezione. Più del 50 per cento delle famiglie si sente impreparata e ha disagio a educare sessualmente e affettivamente i figli, e voi volete evitare che degli esperti possano fare questo lavoro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Così come hanno già detto molti colleghi prima di me, questo è un provvedimento assolutamente ingiustificato e ingiustificabile. Sicuramente mi auguro che non sia, insomma, prospettabile una situazione così grave come quella che ha illustrato il collega Caso ma che, sicuramente, si potrebbe verificare.
Quello che è certo è che, con un provvedimento come questo, si creerà una frattura tra i ragazzi: ci saranno quelli che seguiranno le lezioni e quelli che non seguiranno l'educazione affettiva e sessuale. Tra di loro ci saranno dei contrasti e, invece di andare a costituire un rapporto unitario all'interno della classe, si moltiplicheranno sicuramente i casi di bullismo, di contrapposizione e di contrasto tra i ragazzi. Una divisione e, come sappiamo, le divisioni sono quelle che la destra politicamente persegue, e persegue anche, a questo punto, mi pare di poter dire, nell'ambito della scuola
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre a titolo personale, l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.
ANNA LAURA ORRICO(M5S). Grazie, Presidente. Secondo una ricerca riportata da pubblicata a febbraio 2025, il 91 per cento dei genitori intervistati considera utile introdurre percorsi di educazione all'affettività e alla sessualità nelle scuole. Anche tra i ragazzi, ben l'82 per cento dei ragazzi e delle ragazze che hanno affrontato un percorso di questo genere li considera utili e arricchenti. La verità è che voi siete non solo contro un mondo che va avanti, siete contro quello che le giovani generazioni si aspettano che facciamo come classe politica. Ecco perché, poi, non hanno fiducia in noi. C'è solo tristezza come sentimento da avere nei confronti di questa classe politica
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere questo emendamento e continuare la paziente opera di delle tante menzogne che sono state dette in quest'Aula. In particolare, a noi si dice che non ci sarebbe bisogno di fare i progetti di educazione sessuale perché tutto quello che va spiegato è già contenuto nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione, che ci siamo premurati di stampare e abbiamo qua, e anche nelle Linee guida sull'educazione civica, che, anche queste, ci siamo premurati di stampare e le abbiamo qua.
Allora, io invito il deputato Sasso a fare la ricerca utilizzando le parole chiave “educazione sessuale” o “sessualità”, perché scoprirà che questa parola non compare, sostanzialmente, da nessuna parte nelle Linee guida per l'educazione civica e nelle Indicazioni nazionali per il curricolo c'è scritto semplicemente che bisogna imparare a riconoscere la differenza sessuale.
Sasso, queste affermazioni che ha fatto lei, cioè l'idea che sia sufficiente questo paragrafetto, dove si dice che bisogna promuovere la parità fra uomo e donna e che particolare attenzione andrà riservata al contrasto alla violenza contro le donne, insieme all'importanza della conciliazione vita-lavoro, dell'occupabilità e dell'imprenditoria femminile e via di seguito, in delle linee guida che sono inerenti a un insegnamento che riguarda, nell'intero anno scolastico, sole 33 ore e in cui ci sono almeno 12 macroaree di competenza da insegnare, tra cui, ovviamente, c'è la competenza in materia finanziaria, ci sono le competenze in materia istituzionale, ci sono le competenze in materia storica, civile e via di seguito, la dice lunga sulla realtà di quello che state raccontando al Paese.
Perché per fare educazione sessuale e sessuo-affettiva nelle scuole ci vuole tempo, ci vuole investimento, ci vogliono progetti che durano di mese in mese, avanti, e che permettono ai ragazzi di discutere e di comprendere tutti gli aspetti della sessualità e della relazione affettiva. Quello che avete scritto nelle Indicazioni nazionali e nelle Linee per l'educazione civica è assolutamente insufficiente e non significa niente rispetto ai progetti di cui c'è bisogno. Se poi volete spiegarci che nell'ora di scienze si spiega come è fatto l'apparato riproduttivo, grazie, Sasso, forse lei pensava che nell'ora di scienze…
PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). …avremmo dovuto spiegare - e ho chiuso - che i bambini li porta la cicogna, però fino a qui non siete potuti arrivare
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.16 Orrico, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.19 Manzi. Ha chiesto di parlare la collega Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Con questo emendamento rilanciamo il tema della partecipazione a scuola, proprio perché, oltre a coinvolgere nell'attività preventiva le famiglie, coinvolgiamo anche gli studenti, anche i ragazzi, proprio perché riteniamo che ci debba essere una parola d'ordine, che ricordava anche la collega Forattini nel suo intervento: fiducia. E proprio la fiducia, in realtà, manca. È la fiducia verso i ragazzi, la fiducia verso un clima costruttivo che si può costruire all'interno della comunità scolastica che manca, di fondo, in questo provvedimento.
Proprio oggi sono stati diffusi dei dati importanti e interessanti da parte dell'Osservatorio giovani e sessualità: 9 giovani su 10 chiedono che sia insegnata l'educazione sessuale a scuola; l'80 per cento delle famiglie italiane che sono state coinvolte, secondo il , vuole che si attuino questi percorsi all'interno delle scuole. Ma c'è un dato ancora più interessante che questo studio oggi riporta: cresce la percentuale di ragazzi che non parlano di sessualità in famiglia. Cresce da un anno all'altro, era del 37 per cento nel 2024 ed è salita quasi al 50 per cento nel 2025.
Perché? Perché i ragazzi dicono di non riuscire, di non sentirsi a proprio agio ad affrontare questi temi con i propri genitori. Addirittura, per una percentuale significativa di essi, questi temi sono un vero e proprio tabù da affrontare in famiglia. E, allora, questi dati mi sembrano la risposta forse più efficace rispetto a quelle affermazioni che abbiamo sentito risuonare in questi giorni in Aula, che abbiamo sentito nelle passate settimane in Commissione, ossia che l'educazione sessuale è un compito che spetta esclusivamente alla famiglia.
Perché, se la famiglia non è in grado di parlarne, se nella famiglia si ha difficoltà ad affrontare questi temi, ebbene, allora dove verranno affrontati? Chi si occuperà di questo? Il Ministro Nordio ha sostenuto, travalicando un po' quelli che sono i suoi compiti di Ministro della Giustizia - a tempo perso si vede che si occupa anche di scuola, come se gli impegni del Ministero della Giustizia non fossero abbastanza seri -, che, per contrastare i femminicidi, non servono le belle parole che si pronunciano a scuola.
Peccato che quelle belle parole siano molto, molto importanti, e sarebbe interessante conoscere l'opinione del Ministro Valditara rispetto a queste affermazioni, proprio lui che, devo dire meritoriamente, ha sottoscritto, con la Fondazione Giulia Cecchettin, un protocollo d'intesa importante, che dovrebbe orientare proprio quelle attività di prevenzione, anche di tipo educativo, all'interno delle scuole.
Qui vediamo, invece, che l'atteggiamento che viene seguito da questa maggioranza è il consueto atteggiamento del divieto, della censura, tra l'altro, proprio perché si preferisce evitare di affrontare e di parlare di certi temi, e, soprattutto, un clima da - mi si passi il termine - caccia alle streghe, se vogliamo, evocando fantomatiche teorie - ormai ne sentiamo parlare da quasi un decennio, per la verità - inesistenti, evocando una paura anche, una sfiducia da parte delle famiglie nei confronti della scuola.
Il Ministro Valditara parla molto spesso di una parola d'ordine, di una parola chiave che dovrebbe orientare il suo lavoro: restituire autorevolezza al corpo docente. Ebbene, la domanda che sorge spontanea è: quale autorevolezza si vuole attribuire al corpo docente nel momento in cui si chiede, addirittura con una tempistica ben dettagliata dalla legge, che debbano essere consegnati, addirittura, i materiali didattici che devono essere esaminati durante i progetti che riguardano l'educazione sessuo-affettiva?
È un atteggiamento piuttosto strabico, che, di fatto, finisce proprio per mettere in discussione e in crisi quella che è l'autorevolezza e quella che è la competenza che la comunità scolastica ha. Noi pensiamo che - vado a concludere - questa separazione così netta, che voi fate anche in questo provvedimento, tra il compito educativo, che spetterebbe solo alla famiglia, e il compito dell'istruzione, che spetterebbe alla scuola, sia un atteggiamento che non tiene conto della realtà, di quello che è il lavoro che si svolge all'interno delle scuole, e, anzi, fa di tutto per evitare - e questa è la responsabilità più grave - che all'interno delle scuole quei progetti che sono rivolti ai ragazzi e alle ragazze, ai bambini e alle bambine, possano realizzarsi e possano portare a una concreta ed efficace azione preventiva
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà, per un minuto.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo perché voglio esprimere il mio personale dispiacere, la frustrazione, e forse anche un po' il senso di dissociazione, perché questa mattina, in Commissione femminicidio, come è stato detto, abbiamo ospitato Gino Cecchettin, che ci ha chiesto, ci ha supplicati di lavorare sull'educazione all'affettività e alla sessualità. Sono trascorsi due anni dalla scomparsa di sua figlia e lui ci ha chiesto di portare qui questa nostra responsabilità pubblica di agire sul primario strumento di prevenzione della violenza sulle donne. Esprimo il mio dispiacere, la mia frustrazione, il mio senso di dissociazione e mi dispiaccio anche per le colleghe che questa mattina erano con noi e che oggi sono costrette a votare contro questi emendamenti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Bakkali. Ne ha facoltà.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Carolina Picchio, 14 anni, si tolse la vita perché vittima di cyberbullismo e ; Alice Schembri, 17 anni, dopo una violenza di gruppo e . Paolo Mendico, 14 anni, suicida lo scorso settembre, perché vittima di bullismo omofobico. Lo ha detto Gino Cecchettin, questa mattina: l'educazione affettiva e sessuale non è un pericolo, è una protezione. Con questo provvedimento integralista, fondamentalista e oscurantista state mettendo in pericolo i ragazzi e le ragazze, perché sarete responsabili, se, dopo questo provvedimento, anche uno solo, una sola non troverà un luogo sicuro, laico, diverso dalla propria famiglia dove denunciare un abuso, una violenza, un matrimonio forzato. Sarete responsabili
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Chiedo di sottoscrivere questo emendamento, perché credo che qui ci sia proprio l'esplicitazione della nostra volontà di non avere un atteggiamento contrario in modo pregiudiziale su questo provvedimento, ma di un'idea di scuola differente, fondata sul protagonismo dei docenti, degli studenti, dei genitori, sulla loro partecipazione attiva, sulla fiducia che dobbiamo ridare alla scuola, sulla centralità della scuola, perché l'alleanza educativa si fonda sulla fiducia e non sul controllo, sulla fiducia e non sulla burocrazia, sulla condivisione di intenti e non sul conflitto, sull'informazione trasparente e non sulla censura
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.19 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.24 Manzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.24 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.26 Manzi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questo emendamento, inseriamo una data, non condividendo assolutamente, in nessuna parte, i contenuti di questo provvedimento. In queste settimane, abbiamo registrato un dato, soprattutto dopo l'approvazione di quell'emendamento che voi oggi, tra l'altro, vi rimangiate con l'esame ulteriore del testo: il fatto che non c'è chiarezza per le scuole con riferimento agli effetti di questo provvedimento, se entrerà in vigore immediatamente, quindi se cesseranno automaticamente tutti i progetti legati all'educazione sessuo-affettiva che ci sono nelle scuole. Quindi, chiediamo almeno di preservare. Fissiamo - ne avremo anche altri, successivamente - un termine a decorrere dal quale - a decorrere dall'anno scolastico 2027-2028 - si produrranno gli effetti di questa legge. Infatti, da più parti, è stato denunciato - addirittura prima ancora che questo testo diventi legge - che molti progetti relativi all'educazione sessuo-affettiva, che si realizzavano nelle scuole medie, sono stati interrotti dai dirigenti scolastici; sono stati coinvolti addirittura i consultori, le ASL che realizzavano questi progetti. Dunque, gli effetti di questo disegno di legge - forse neanche ve ne siete resi conto, neanche il Ministro se ne è reso conto nel momento in cui lo ha adottato -, in realtà, sono effetti che finiscono per produrre danni moltiplicati al quadrato, in questo caso.
Voi interrompete quelle azioni che, all'interno delle scuole, si svolgono - tra l'altro, con successo - ormai da parecchi anni. Infatti, contrariamente a quello che il Ministro Valditara ha sostenuto pochi giorni fa, non è stato lui a introdurlo; e non l'ha introdotto, perché, peraltro, è stata respinta anche la possibilità di esaminare qualunque provvedimento che riguardasse questo tema: l'educazione, le azioni e le progettualità legate alla sessualità nelle scuole. Vorrei fare chiarezza: non è stato lui a introdurlo. Anzi lui si renderà responsabile del fatto di rendere queste attività sempre meno frequenti e sempre più difficili.
Basterebbe citare la Convenzione di Istanbul, ratificata con la legge del 2013, n. 17, legge dello Stato, che, all'articolo 14, prevede azioni educative relative all'educazione sessuo-affettiva.
Basterebbe citare il comma 16, dell'articolo 1, della legge n. 107 del 2015. Tutti strumenti che andrebbero potenziati, rafforzati, che avrebbero bisogno di fondi e di risorse per poter essere attuati in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, e che di colpo voi, con un colpo di penna, con questo testo di legge, cancellate.
Quelli che erano i nostri timori, poco dopo l'approvazione dell'emendamento della collega Latini, si sono realizzati, tanto che avete dovuto fare marcia indietro e nonostante il Ministro lo abbia detto, in più articoli pubblicati un po' ovunque, smentendo, tra l'altro in modo abbastanza piccato, coloro che dicevano che si ostacolavano proprio quei progetti all'interno delle scuole e le indicazioni nazionali non sarebbero bastate a questo fine … ecco, il Ministro si è smentito da solo, mi verrebbe da dire, tanto che il Governo stesso ha dovuto dare un parere favorevole sull'emendamento che ripristina l'educazione sessuale nella scuola secondaria di primo grado.
Noi, con questo emendamento, che davvero era un emendamento di buon senso e che la maggioranza avrebbe potuto tranquillamente accogliere, perché tra l'altro non andava, purtroppo, a cambiare, a stravolgere il contenuto di questa disposizione, volevamo dare chiarezza alle scuole, volevamo offrire alle scuole uno strumento per tutelare, proteggere e portare a compimento quei progetti che si stanno realizzando e che, in questo momento, in molti casi, sono stati bloccati.
Voi, respingendo questo emendamento, date anche alle scuole un messaggio ulteriore: che a voi, di questi progetti che si realizzano, non interessa assolutamente niente e che le conseguenze derivanti dalla loro interruzione, dagli effetti positivi che sono stati in grado di produrre sugli studenti, non interessa assolutamente nulla. Superando l'ipocrisia, sarebbe giusto che, nelle motivazioni del parere contrario su questo emendamento, aveste il coraggio di riconoscere questo elemento, ma non lo farete ovviamente, come sempre
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Torno sull'argomento portato avanti poc'anzi dalla collega Manzi. Con quest'emendamento, chiediamo di non rendere condizionati i percorsi dalla secondaria, già avviati per quest'anno, e di non cancellare quelli della primaria per questo anno scolastico, proprio in virtù di quella condivisione educativa, di quell'alleanza educativa che voi invocate con lo strumento burocratico del consenso informato, ma che tiene conto di tutti i soggetti che partecipano a questi progetti. Rimaniamo contrari sul complesso del provvedimento, che riteniamo - come dicevo prima - un abbandono educativo di Stato, ma vi chiediamo di salvare i progetti in essere almeno per l'anno scolastico in corso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Sono davvero stupito che non si riesca a trovare un punto di contatto con tanti colleghi che conosciamo e ai quali vorremmo rivolgere almeno una domanda.
Noi capiamo, abbiamo capito le perplessità dei presentatori sul ruolo della scuola, un certo pregiudizio nei confronti di un tema così delicato. Lo diciamo da un gruppo parlamentare che da anni si impegna per l'istituzione di un'ora d'amore, di un'ora in cui i ragazzi possano parlare del proprio corpo, della propria crescita, possano parlare, diciamo, dei propri dubbi, di quello che vedono nella società, di come cambiano i rapporti fra i generi, di come, in qualche modo, i pregiudizi possano essere affrontati in un modo diverso. Io capisco che questo spaventi alcuni di voi ma, dall'altra parte, continuiamo a chiedervi: ma qual è l'alternativa esattamente? Questa società? ? Quei ragazzi con chi dovrebbero confrontarsi? Con quelle famiglie che daranno il diniego? Con quelle stesse che hanno paura di parlare di sesso nelle proprie case? E se ci pensate - perché io non credo che nessuno di voi pensi davvero che tutto questo si possa imparare su , sui porno, in TV o semplicemente con gli amici o con un fratello maggiore -, qual è l'alternativa? Non sapere? Vivere non avendo idea di che cosa sarà o vivere solo con l'esperienza, quindi con un'esperienza che può essere drammatica o può essere, diciamo, normale se volete usare questo termine che vi piace tanto?
Ecco, questo rischio lo mettete tutto sulle spalle di quei ragazzi. La cosa assurda è che qua parliamo di un emendamento piccolo piccolo che vi chiede semplicemente di prendervi almeno il tempo e di dare il tempo alle scuole - che hanno dato delle indicazioni, hanno costruito programmi - che questa legge passi, diciamo, almeno da dei tempi normali del ciclo scolastico. Vi chiedo, lasciandovi le domande di prima, perché vorrei sentirvi, vorrei sentire qualche parola diversa, non che non ci accontentiamo del deputato Sasso per intenderci. Ma io immagino ci siano posizioni diverse, ci siano in qualche modo delle perplessità anche diverse sul ruolo della scuola, ma vorremmo sentirle e soprattutto vorremmo capire se c'è l'indisponibilità a votare un emendamento piccolo piccolo che vi chiede di non stralciare tutto, facendo finta che la scuola non si sia mai occupata di nulla .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Devo dire che è abbastanza incomprensibile il parere contrario su questo emendamento che chiede semplicemente di fronte ad un provvedimento scritto male, confuso, caotico, che ha immediatamente generato incertezza nelle nostre scuole e interrotto dei progetti già in essere, di mettere una data dalla quale farlo decorrere, indipendentemente dal fatto che siamo contrari all'impostazione dello stesso. Io mi chiedo sinceramente di cosa si abbia paura e quale sia il motivo di tutta questa fretta. La motivazione è solamente una: questa maggioranza ha semplicemente paura di una scuola libera, autorevole e autonoma. E mi dispiace perché l'educazione all'affettività non può essere un capriccio ideologico, ma è un obiettivo, è prevenzione, è cultura, è protezione per i nostri giovani, ma stiamo andando nella direzione sbagliata .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Una ricerca di Save the Children che si chiama “Le ragazze stanno bene?” ci dice che il 30 per cento delle ragazze pensa che gelosia sia amore, il 21 per cento condivide la propria del cellulare e accetta di essere geolocalizzata. Il 47 per cento degli adolescenti - in un'altra ricerca che si chiama “Facciamolo in classe” - usa i video per informarsi. E, allora, io credo che noi legislatori, che abbiamo la responsabilità di rispondere ai bisogni reali del Paese, non possiamo oggi affidarci ad una realtà di fantasia, quella della famiglia modello che voi state raccontando e trovo gravissimo che lo Stato rinunci, invece, al suo dovere di formare i cittadini e le cittadine, offrendo loro …
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Ha chiesto di parlare il deputato Perantoni. Ne ha facoltà, per 5 minuti.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Chiedo il consenso della collega a sottoscrivere questo emendamento. Mi pare che sia il minimo sindacale prevedere una entrata in vigore differita di questa normativa che, sebbene sia assolutamente non condivisibile, confusa e assolutamente incomprensibile, comunque non può intervenire a gamba tesa e disarticolare i programmi che le scuole hanno posto in essere fino a questo momento. Quindi, prevedere una data di inizio, di entrata in vigore e di efficacia di questa legge, voluta dalla destra, credo sia assolutamente opportuno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Si fa fatica a credere come un emendamento del genere che riguarda l'organizzazione della scuola, che riguarda l'entrata in vigore e che vorrebbe rendere questa legge più chiara anche nella tristissima ipotesi sia approvata e diventi realtà… dire quantomeno alle scuole come devono organizzarsi, cosa devono fare, se le attività che stanno portando avanti possono continuare sino a fine anno, dando loro un attimo di respiro indicando una data precisa. Scusate, ma di cosa avete paura? Non si capisce come mai un emendamento, che introduce semplicemente una data per far capire alla scuola che cosa succederà, venga addirittura respinto. Siete ideologici pure su questo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.26 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.33 Manzi. Ha chiesto di parlare la deputata Forattini. Ne ha facoltà.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere questo emendamento che riteniamo essere di buon senso e che riporta il dibattito dentro i confini della realtà educativa, liberandolo da un'impostazione ideologica e punitiva verso la scuola.
Questo emendamento elimina la parola “preventivo” dall'espressione “consenso informato”. Può sembrare un dettaglio linguistico, ma in realtà è una questione sostanziale, perché la parola “preventivo” cambia completamente il significato, introduce il sospetto, la diffidenza e la presunzione che la scuola possa agire in modo scorretto o in contrasto con i valori delle famiglie. Questo è un errore culturale, ancor prima che normativo. La scuola non è un corpo estraneo da controllare, ma un pilastro della comunità educativa; è il luogo dove si costruiscono i cittadini e le cittadine e dove si apprendono il rispetto, la libertà e la responsabilità. La trasparenza, anche verso la famiglia, esiste già: ci sono i piani dell'offerta formativa. Con questo emendamento difendiamo l'autonomia scolastica e il diritto dei ragazzi e delle ragazze a una scuola libera, laica e aperta al rispetto e alla conoscenza. Noi chiediamo di ripensarci, di togliere la parola “preventivo”, perché significa burocratizzare il rapporto educativo e trasformare gli insegnanti in funzionari che chiedono autorizzazione, anziché fare didattica. Dietro questa logica c'è un messaggio pericoloso: l'idea che lo Stato e la scuola non siano degni di fiducia e che debbano essere messi sotto tutela. È la stessa idea che anima, purtroppo, una parte di questo provvedimento, un'idea che riduce l'educazione all'affettività e alla sessualità a un terreno di scontro ideologico, quando invece dovrebbe essere un percorso educativo laico, scientifico e condiviso, capace di prevenire violenza, discriminazioni e stereotipi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Manzi, a titolo personale. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Per ricordare brevemente un dato emerso in una delle audizioni che sono state effettuate. Spesso è proprio la scuola il primo luogo in cui uno studente o una studentessa trova il coraggio di chiedere aiuto, di dare un nome a ciò che vive, in un contesto tra l'altro molto delicato, all'interno delle attività legate all'educazione sesso-affettiva. Il fatto che queste attività possano essere degli spazi dove poter parlare e il fatto che un genitore a volte, ad esempio, possa impedire al proprio figlio l'accesso a queste attività, a questo laboratorio, un genitore che a volte potrebbe essere anche autore di atti violenti o analoghi, ecco, questa è una grave responsabilità che, votando questo provvedimento, i colleghi della maggioranza si assumono.
E forse sarebbe bene che ne fossero edotti anche coloro che della Commissione cultura non fanno parte e che non hanno potuto leggere quelle audizioni, perché gli effetti che questo provvedimento, che nasce motivato esclusivamente…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per leggere a tutti, ancora, che cosa ha detto l'Associazione nazionale dei dirigenti scolastici. Ha ricordato che la scuola ha il potere di svolgere la propria funzione istituzionale con scelte di programmi e di metodi didattici potenzialmente idonei ad interferire ed anche eventualmente a contrastare con gli indirizzi educativi adottati dalla famiglia e con le impostazioni culturali e le visioni politiche esistenti nel suo ambito, non solo nell'approccio alla materia sessuale, ma anche nell'insegnamento di specifiche discipline, come la storia, la filosofia, l'educazione civica, le scienze.
Quindi ben può verificarsi che sia legittimamente impartita nella scuola un'istruzione non pienamente corrispondente alla mentalità e alle convinzioni dei genitori, senza che alle opzioni didattiche così assunte sia opponibile un diritto di veto dei singoli genitori. Questo è il riconoscimento del pieno diritto degli studenti a un'educazione uguale per tutti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Andrea Rossi, sempre a titolo personale. Ne ha facoltà.
ANDREA ROSSI(PD-IDP). Sì, grazie, Presidente. Per suo tramite mi rivolgo ai colleghi della maggioranza proprio sul tema della relazione tra scuola e famiglia. E guardi, non ne faccio e non ne voglio fare assolutamente una contrapposizione politica e tantomeno una contrapposizione ideologica, ma semplicemente una riflessione di dimensione personale, in quanto comunque siamo stati tutti noi figli e oggi molti di noi sono anche genitori. E allora io lo dico così, senza vergogna e anche senza ipocrisia: non è facile, non è assolutamente facile oggi affrontare certe tematiche all'interno dei luoghi della famiglia.
C'è un senso del pudore e forse anche di giusta e comprensibile inibizione, ed è per questo che penso che la scuola debba svolgere veramente quel ruolo di seconda agenzia educativa del nostro Paese proprio su temi e tematiche così sensibili .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre a titolo personale, l'onorevole Girelli. Ne ha facoltà.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anch'io chiedo di sottoscrivere l'emendamento, sottolineando un aspetto, cioè che forse sfugge qual è il ruolo della famiglia e qual è il ruolo della scuola. Perché il ruolo della famiglia è chiaramente quello di crescere i figli, di metterli nelle condizioni di potersi formare e sviluppare il loro progetto di vita, non certo quello di decidere su cosa devono essere più o meno informati e formati.
Anzi, spesso non è in grado di formare i figli, e proprio per questo interviene la scuola, come rappresentanza dello Stato, nel permettere al figlio di poter crescere, essere informato, essere un cittadino o una cittadina che sa svolgere al meglio il proprio compito nel futuro. Ecco, ristabiliamo questo giusto rapporto e permettiamo alla scuola di fare la scuola e alla famiglia di essere la famiglia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Allora, io vorrei intervenire sul senso di questa legge, che non toglie l'educazione nelle scuole, ma di fatto la toglie nei momenti e nei punti e verso i bambini che la richiedono di più, perché io non so che idea abbiate voi della scuola, se abbiate il modello del Mulino Bianco, però non è che possiamo immaginare che la scuola sia sempre un luogo collaborativo, dove le famiglie rispondono alle dove presenziano nelle varie assemblee, nelle varie riunioni. La scuola reale è fatta anche di famiglie assenti, di famiglie che non partecipano all'attività scolastica, e proprio laddove una famiglia non firma, è proprio lì che il bambino ha bisogno di questa legge.
Quindi, venendo a togliere in questa parte, voi la state delegittimando. La state togliendo nei punti del Paese, nei punti delle generazioni che servono di più. Allora, il punto è: io preferisco un partito, un Governo, che si prende la responsabilità ideologica di dire “noi non vogliamo questa educazione nelle scuole”, piuttosto che fare una selezione di questo tipo. Perché allora lì vuol dire che siete diventati dei burocrati, che non conoscete cos'è la scuola e il disagio reale, e allora questo non lo accettiamo più.
E allora, con convinzione, continuiamo a darvi proposte che ignorate semplicemente per un motivo, perché la realtà che voi pensate che sia è completamente diversa. Quindi, mettendo sullo stesso piano le informazioni e l'idea che abbiamo di scuola e del disagio, allora lì riusciamo a convenire, quantomeno, in una riforma seria. Ma così è tutto inutile e state facendo solamente danni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Chiedo anch'io di sottoscrivere questo emendamento. Qui abbiamo il tentativo di mitigare gli effetti deleteri di questa normativa, sostituendo le parole “il consenso preventivo” sostanzialmente con “una comunicazione”. Ciò sarebbe finalizzato a non subordinare l'esplicazione della materia al consenso dei genitori, ma ad evidenziare l'importanza del tema, comunicando appunto agli stessi i programmi relativi. Mi pare che sia un emendamento che potrebbe coniugare le esigenze che vengono manifestate dalla destra con quelle altre esigenze di libertà scolastica, di autonomia scolastica e di eguaglianza tra le persone che sono state evidenziate dai colleghi che mi hanno preceduto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Allora, l'emendamento che stiamo discutendo coglie il punto, perché quello che si chiede è di sostituire il consenso informato con una comunicazione alle famiglie, con l'informazione alle famiglie e agli studenti. E quindi questo rende chiaro cosa? Che qui nessuno e nessuna vuole tenere fuori le famiglie da una progettualità comune, dall'informazione, dal dibattito nella scuola. Qui si vuole impedire che si introduca uno strumento pericoloso, pregiudizievole, che creerebbe gravi danni a tutta l'istituzione .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.33 Manzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Secondo le intese intercorse tra i gruppi, interrompiamo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà nella seduta di domani, mercoledì 12 novembre, che avrà inizio alle ore 9,30.
PRESIDENTE. Comunico che sarà iscritta all'ordine del giorno della seduta di mercoledì 12 novembre 2025 l'assegnazione, in sede legislativa, del seguente disegno di legge, del quale la sotto indicata Commissione, cui era stato assegnato in sede referente, ha chiesto, con le prescritte condizioni, il trasferimento alla sede legislativa, che proporrò alla Camera a norma del comma 6 dell'articolo 92 del Regolamento:
alla V Commissione (Bilancio):
S. 1639 - “Disposizioni per il rilancio dell'economia nei territori delle regioni Marche e Umbria” (2668).
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Colleghi, se dovete uscire, per cortesia, in silenzio, così consentiamo a chi deve intervenire di farlo. Collega Ruffino, toccherebbe a lei, magari aspettiamo un attimo perché altrimenti mi sa che faccio fatica anch'io a sentirla.
Colleghi, per cortesia, se state in Aula in silenzio, altrimenti uscite in silenzio. Sempre in silenzio, che ci piace. Prego, collega Ruffino, proviamoci.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente, per questa sensibilità. Onorevoli colleghi, questa sera voglio richiamare la memoria su due eventi tragici che hanno segnato la storia e la coscienza della nostra Nazione. Il 9 novembre ricordiamo la tragedia della Meloria, quando persero la vita numerosi nostri concittadini, uomini e donne che affrontarono il mare in condizioni estreme con coraggio, dedizione e spirito di servizio. La Meloria non è solo una data sul calendario, è il simbolo del sacrificio, della responsabilità e del senso del dovere verso la comunità. Ricordare quei caduti significa onorare il loro impegno, trasmettere alle nuove generazioni il valore della vita spesa per gli altri e il rispetto per chi ha servito l'Italia con coraggio.
Il 12 novembre 2003, invece, nella strage di Nassiriya persero la vita 19 nostri militari durante una missione internazionale di pace. Anche loro hanno dato tutto per difendere i valori fondamentali, la libertà, la sicurezza e la dignità dei cittadini. Proprio di fronte a tragedie così profonde è inaccettabile qualsiasi atto di vandalismo. Colpire monumenti, simboli o luoghi pubblici significa offendere la memoria di chi ha sacrificato la propria vita per l'Italia e ferire il cuore della comunità tutta.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Purtroppo, sono successi questi atti di vandalismo e di questo, ovviamente, siamo amareggiati.
Come deputati di Azione e come deputata di Azione stigmatizzo con fermezza questi gesti e invitiamo tutti a difendere la memoria, il rispetto e il patrimonio morale del Paese. Che la memoria dei caduti della Meloria e di Nassiriya e di tutte le vittime rimanga viva, intatta e onorata.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Girelli. Ne ha facoltà.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Colleghe e colleghi, oggi voglio ricordare Jole Garuti, che è mancata qualche giorno fa, donna che ha fatto dell'impegno civile e della coerenza una forma di educazione alla libertà. Insegnante, formatrice, anima del Centro di documentazione “Saveria Antiochia Osservatorio antimafia”, è stata tra le fondatrici di Libera a Milano e ha dedicato la vita a costruire una cultura della legalità come pratica quotidiana e mai come retorica.
Fin dagli anni Ottanta, nel cuore di Milano, ha saputo unire la passione civile con la concretezza educativa, portando l'antimafia nelle scuole, tra i giovani, nella comunità. Ha insegnato che contrastare la mafia non significa solo denunciare il male, ma imparare a scegliere ogni giorno la giustizia, la responsabilità, il rispetto dell'altro, promuovere il bene. Il suo lavoro al fianco di Saveria Antiochia, madre del poliziotto Roberto, assassinato con Ninni Cassarà, è diventato un simbolo di memoria attiva e di cittadinanza consapevole. Per oltre trent'anni Jole rese il SAO, il centro di documentazione, un luogo di incontro, di ricerca, di testimonianza, una vera casa per chi crede che la democrazia viva solo se viene curata. Proprio per questo nel 2004 le fu conferito l'Ambrogino d'oro e nel 2011 la medaglia d'oro da parte della regione Lombardia.
Il suo è stato un continuo e fortissimo richiamo alla vita, alla vita libera quale diritto e dovere per ciascuna e ciascuno di noi. Io credo che anche la Camera dei deputati debba a Jole Garuti un grazie sincero e commosso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Polo. Ne ha facoltà.
BARBARA POLO(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi sento il dovere come sarda, prima ancora che come parlamentare, di rivolgere un pensiero al giovane Sebastiano Marrone, carabiniere di appena 23 anni, originario di Buddusò, che ha perso la vita nel Foggiano mentre era in servizio. La sua morte ha attraversato il mare e ha colpito tutti noi, perché Sebastiano era uno di quei ragazzi che portano nel cuore la loro terra anche quando ne sono lontani. Un figlio della Sardegna che aveva scelto di servire lo Stato e di mettere la propria vita al servizio della collettività, con l'orgoglio e la dedizione che contraddistinguono tanti giovani sardi nelle Forze dell'ordine. A Buddusò oggi si piange un figlio, ma anche un esempio di coraggio, di umiltà e di amore per il proprio Paese. A nome mio personale e dell'intero gruppo di Fratelli d'Italia desidero esprimere la vicinanza più profonda alla sua famiglia, ai colleghi dell'Arma dei carabinieri e a tutta la comunità che lo ha visto crescere. La Sardegna perde un ragazzo che onorava la nostra isola e l'Italia intera con il suo servizio silenzioso e fedele .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Anch'io intervengo per ricordare in quest'Aula Sebastiano Marrone, un giovanissimo carabiniere di 23 anni, originario di Buddusò, che da pochi mesi si trovava in Puglia per onorare quello che era il suo sogno di diventare un servitore dello Stato e che ha perso la vita in un incidente stradale nell'auto di servizio con cui attraversava la strada provinciale n. 109 tra Lucera e San Severo per tornare alla propria stazione in cui prestava servizio.
Intervengo per esprimere il cordoglio del nostro gruppo e per dare un abbraccio ai familiari, all'Arma dei carabinieri e al comandante generale Salvatore Luongo, ma anche per sottolineare, ancora una volta, che anche in questi casi parliamo di morti sul lavoro: morti, appunto, in servizio di servitori dello Stato. Gli accertamenti sono ancora in corso ma io ci tengo, anche in questa circostanza, a sottolineare l'importanza della sicurezza delle nostre strade, dove troppe persone continuano a perdere la vita, e a invitare, quindi, il Governo a preoccuparsene adeguatamente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Ieri pomeriggio, purtroppo, proprio sulla strada provinciale n. 109, che collega Lucera a San Severo, è rimasto coinvolto in un gravissimo incidente il giovanissimo carabiniere Sebastiano Marrone, originario della provincia di Sassari ma in servizio presso la compagnia carabinieri di San Severo. Ai familiari, ai colleghi, agli amici, a tutti coloro che volevano bene a questo giovanissimo servitore dello Stato e a tutta l'Arma dei carabinieri va il nostro cordoglio e la nostra profonda vicinanza.
Ma questa gravissima tragedia, affinché non resti - diciamo così - senza memoria, deve essere anche per tutte le istituzioni un monito e, quindi, voglio portare qui la voce di tutti i cittadini della Capitanata che richiedono, ormai da anni, manutenzioni e messe in sicurezza delle proprie strade, affinché le strade del nostro territorio non diventino strade di morte e di tragici eventi. Quindi, il mio appello, oltre al cordoglio, è affinché si proceda con sempre maggiore solerzia, anche con trasferimenti di fondi dallo Stato agli enti locali, alla messa in sicurezza delle nostre tante arterie stradali, che sono, purtroppo, teatro di frequenti tragedie .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, il deputato Comba. Ne ha facoltà.
FABRIZIO COMBA(FDI). Grazie, Presidente. Colleghi, questa notte, all'età di 59 anni, ci ha lasciati Alberto Bertone. Un amico, un imprenditore illuminato, un uomo che ha incarnato i valori più autentici del nostro Piemonte: la laboriosità, la discrezione, il rigore morale e quello spirito sobrio ma tenace della tradizione sabauda. Nel 1996, dopo anni di impegno nell'azienda di famiglia, fondò la Fonti di Vinadio Spa, portando Acqua Sant'Anna a diventare un'eccellenza italiana conosciuta nel mondo. Con sacrificio, intuito e visione ha costruito un'azienda nel settore delle acque minerali, capace di produrre 2 miliardi di bottiglie l'anno mantenendo sempre un'anima familiare e profondamente umana.
È stato pioniere nell'innovazione e nella sostenibilità, investendo, prima di molti altri, in tecnologia nella crescita delle persone.
Amava dire che fare impresa in montagna significava affrontare difficoltà tre volte maggiori, ma che riuscirvi era motivo di orgoglio non solo economico, ma civile. Moncalierese di nascita, cresciuto a Borgaretto e formatosi al Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, portava con sé una profonda etica del lavoro e un grande amore per i giovani, ai quali trasmetteva con entusiasmo il valore dell'intraprendenza e della semplicità.
Torino, il Piemonte e l'Italia perdono oggi un grande imprenditore e un uomo giusto che ha saputo onorare il suo territorio con dedizione e umanità.
Alla madre Angela, ai figli Filippo e Camilla, al fratello Fabrizio, ai suoi affetti e collaboratori vanno il nostro cordoglio, la nostra vicinanza, il nostro affetto.
Che il rumore delle onde culli la tua pace, Carlo Alberto. Grazie per ciò che hai dato al tuo territorio, alla tua gente, al nostro Paese
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). A nome del gruppo MoVimento 5 Stelle, a nome dei deputati piemontesi del MoVimento, anche noi ci associamo al cordoglio e diamo le condoglianze alla famiglia dell'imprenditore Alberto Bertone, ricordandolo proprio per il suo grande attaccamento alle nostre terre; e più che altro, per legarlo al fatto che esiste un'imprenditoria montana, di cui lui era un grande rappresentante.
Quello che ha fatto con la sua azienda non è soltanto un grande successo imprenditoriale ma ha anche dato la possibilità di recuperare imprenditorialità nelle “terre alte”, cosa di cui il Piemonte ha molto bisogno. Dispiace per la sua giovane età. Sappiamo che ha combattuto contro questa malattia in maniera forte e ci uniamo, come ho detto prima, al cordoglio alla famiglia e rinnoviamo le nostre condoglianze
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
2.
Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico. (C. 2423-A)
e delle abbinate proposte di legge: AMORESE ed altri; SASSO ed altri. (C. 2271-2278)
: SASSO.
3.
DI GIUSEPPE ed altri: Modifica all'articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e altre disposizioni in materia di assistenza sanitaria in favore dei cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, residenti in Paesi che non appartengono all'Unione europea e non aderiscono all'Associazione europea di libero scambio. (C. 1042-A)
e delle abbinate proposte di legge: DI SANZO ed altri; ONORI ed altri. (C. 1415-1998)
: CIOCCHETTI.
4.
S. 316 - D'INIZIATIVA DEL SENATORE BERGESIO: Modifiche all'articolo 40 della legge 28 luglio 2016, n. 154, in materia di contrasto del bracconaggio ittico nelle acque interne (Approvata dal Senato). (C. 1806)
e dell'abbinata proposta di legge: COMAROLI ed altri. (C. 830)
: BRUZZONE.
5.
6.
S. 1503 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo concernente misure di solidarietà volte a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas tra il Governo della Repubblica Federale di Germania, il Governo della Confederazione Svizzera e il Governo della Repubblica Italiana, fatto a Berlino il 19 marzo 2024 (Approvato dal Senato). (C. 2592)
Relatrice: GRUPPIONI.
S. 1520 - Ratifica ed esecuzione del Protocollo di modifica dell'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Confederazione Svizzera relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, con Protocollo aggiuntivo, del 23 dicembre 2020, fatto a Roma il 30 maggio 2024 e a Berna il 6 giugno 2024 (Approvato dal Senato). (C. 2593)
: FORMENTINI.
7.