PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANTONIO D'ALESSIO, legge il processo verbale della seduta del 14 novembre 2025.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 101, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Dori n. 3-02150 .
La Vice Ministra dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Vannia Gava, ha facoltà di rispondere.
VANNIA GAVA,. Grazie, Presidente. Con riferimento al quesito proposto, si comunica quanto rappresentato dalla regione Lombardia in merito all'eventuale riduzione del perimetro del Parco dell'Adamello, trattandosi di riserva naturale istituita con legge regionale, e, pertanto, posta sotto la diretta supervisione del predetto ente territoriale.
A tale proposito, sebbene il ridimensionamento del Parco sia stato effettivamente annunciato a mezzo stampa dall'ente gestore, nessuna istanza formale risulta essere stata presentata agli uffici regionali. Pertanto, ai sensi della vigente normativa, l'istanza deve essere preliminarmente condivisa dagli enti locali interessati, che si esprimono in una conferenza programmatica convocata dall'ente gestore. In tale sede, devono essere esposte le motivazioni tecniche per cui le aree del Parco con proposta di esclusione non posseggono più i requisiti ambientali, paesaggistici e di naturalità, come da atto istitutivo del 1983. L'istanza dovrebbe essere sottoposta, quindi, a istruttoria tecnica, volta a verificare quanto sopra.
Secondo quanto dichiarato dalla regione, le interlocuzioni in corso con l'ente gestore del Parco, citate dall'interrogante, sono state avviate per ascoltare i territori, affrontare insieme le criticità e trovare soluzioni condivise che contemperino tutela ambientale e sviluppo sostenibile.
In quest'ottica, lo scorso 26 giugno, si è tenuto un primo tavolo di confronto con la comunità montana Valle Camonica, in qualità di ente gestore del parco, e con tutti gli attori coinvolti.
Successivamente, il 15 luglio 2025, il consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno che enuclea una serie di impegni per la giunta regionale, relativi alla , alla valorizzazione del ruolo delle istituzioni locali, all'assegnazione di risorse, alla tutela dell'ambiente, nonché alla ridefinizione dei confini del Parco, tenendo conto delle esigenze dei centri urbanizzati e delle zone con elevata incidenza antropica. In particolare, la regione segnala che quest'ultimo impegno non fa riferimento ad una riduzione generalizzata di 20.000 ettari sopra il limite dei 1.600 metri di altitudine.
Ad ogni buon conto, la regione Lombardia afferma di essere attivamente impegnata a raggiungere l'obiettivo del 30 per cento di superficie regionale protetta entro il 2030, in linea con la Strategia europea per la biodiversità.
Ogni scelta sul futuro delle aree protette, quindi, dovrà tener conto di questa prospettiva, oltre che della necessità di raggiungere un equilibrio tra vincoli di tutela ed esigenze di sviluppo.
Per quanto di competenza del Ministero, si rappresenta che, nell'area del Parco, ricadono alcune Zone speciali di conservazione (ZSC). Per esse continuerebbe a valere comunque l'obbligo della regione di garantire il non deterioramento di e di specie, nonché di evitare le perturbazioni dannose all'avifauna, con conseguenze significative nella loro area di distribuzione. Permane, inoltre, l'obbligo del rispetto delle misure di conservazione e di effettuare la valutazione di incidenza ambientale (VIncA) per piani, progetti e interventi che possono avere ricadute all'interno dei siti della Rete Natura 2000.
PRESIDENTE. Il deputato Dori ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. No, Presidente, non sono per nulla rassicurato da questa risposta perché, di fatto, quando si parla di far conciliare, da parte dell'attuale giunta - comunque, a maggioranza di centrodestra - della regione Lombardia, la tutela ambientale con lo sviluppo sostenibile - e, quindi, con le esigenze di sviluppo -, tremo proprio perché abbiamo tantissimi precedenti rispetto alla posizione della regione Lombardia che certamente non è volta alla tutela ambientale.
Quindi, quello dello sviluppo sostenibile è un modo per dire semplicemente… Lo abbiamo visto anche in questi anni, anche con riferimento a quanto avviene rispetto al tema della caccia, salvo che l'intenzione sia proprio quella di aprire anche il Parco dell'Adamello a una caccia generalizzata.
Ciò detto, non è chiaramente questa la risposta del Ministero, ma noi rappresentiamo chiaramente le preoccupazioni, proprio perché abbiamo tanti precedenti rispetto alla scarsa attenzione che il centrodestra lombardo ha rispetto ai temi ambientali. Quindi, non sono per niente rassicurato quando si parla di procedure condivise, del fatto che si è semplicemente annunciato, del fatto che verranno ascoltate le istanze del territorio. Non si comprende, quindi, effettivamente quanto verrà intaccato del Parco dell'Adamello.
Quindi, da questa risposta, non ho alcuna rassicurazione rispetto al fatto che venga preservata la biodiversità, che venga tutelato quel territorio. È chiaro che, nel momento in cui si fa riferimento, ad esempio, alle aree appartenenti alla Rete Natura 2000 - ci mancherebbe altro! -, di quelle non se ne parla nemmeno, proprio perché sono tutelate anche a livello europeo, quindi sovranazionale.
Ma qui abbiamo riportato il contenuto di un ordine del giorno del 17 luglio 2025 del consiglio regionale della Lombardia, in cui si parla di esigenze dei centri urbanizzati, laddove si parla di estendere nuove edificazioni e, quindi, il rischio è quello della speculazione edilizia in un territorio così importante per la conservazione della biodiversità. Ecco, la nostra preoccupazione c'era prima e rimane tale e quale dopo la risposta del Ministero.
Io spero che almeno il Ministero faccia la sua parte. Sappiamo che di fatto sono prerogative della regione, e infatti chiedevamo, soprattutto nell'interlocuzione con regione Lombardia, che nulla, nulla venisse intaccato degli attuali confini del Parco regionale dell'Adamello. Quindi, continueremo a vigilare affinché il Parco dell'Adamello venga totalmente e non parzialmente tutelato.
PRESIDENTE. La Vice Ministra, Vannia Gava, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Marianna Ricciardi n. 3-02322 .
VANNIA GAVA,. Grazie, Presidente. Il tema toccato dall'onorevole interrogante con l'atto parlamentare in discussione è senz'altro di stretta attualità, intersecando altresì il rafforzamento degli strumenti giuridici che l'ordinamento appresta per la sicurezza pubblica e per la conseguente necessaria tutela di chi, quotidianamente, con il proprio lavoro la assicura. Profili su cui il Governo, com'è noto, ha molto investito e sta ancora continuando a lavorare.
Con il decreto-legge n. 48 dell'11 aprile 2025 sono state, infatti, adottate importanti misure per garantire e aumentare la sicurezza urbana, l'ordine pubblico e il contrasto all'illegalità diffusa, anche attraverso l'effetto deterrente generato dall'inasprimento delle pene per i reati di violenza o resistenza a pubblico ufficiale e l'introduzione di dispositivi funzionali anche all'identificazione degli autori dei reati, quali le
Con la proroga dell'operazione “Strade sicure” è stato poi assicurato l'impiego, fino al 2027, di un contingente di 6.000 militari delle Forze armate per i servizi di vigilanza in siti sensibili e obiettivi sensibili e, per l'appunto, per il controllo del territorio.
Le stime - di cui è a conoscenza questo Governo - circa l'andamento degli episodi di furto o borseggio, così come, più in generale, di tutte le principali specie di reati predatori registrati nei principali centri urbani, spesso caratterizzati da elevatissimi flussi turistici in tutti i periodi dell'anno, evidenziano con riferimento al triennio 2022-2024 un decrescente in molte delle grandi città menzionate dall'interrogante, tra le quali Roma, Napoli, Milano e Venezia, ove analoga flessione si registra altresì nell'anno in corso (e, quanto alla città di Roma, detta generale diminuzione dei reati di tipo predatorio si registra nonostante l'eccezionale flusso di persone concentratosi in detto ambito in occasione degli eventi giubilari).
Anche contesti territoriali come quello di Firenze, che mostravano, nel medesimo triennio, per tale particolare tipologia di delitti, un andamento progressivamente in crescita, nel primo semestre del 2025 registrano, invece, un calo generale dei reati nell'area metropolitana, pur in un contesto di forte pressione dovuta al turismo (oltre 28.000 presenze giornaliere) e a visite, anche per ragioni di studio e di lavoro, senza pernottamento (oltre 23.000 presenze giornaliere).
Si tratta di episodi delittuosi molto frequentemente commessi in strada o in mezzi di trasporto affollati, ai danni di ignari turisti e spesso ad opera di cittadini stranieri senza fissa dimora o, a vario titolo, dimoranti in questo centro cittadino, o di soggetti, anche molto giovani, che operano individualmente o in piccoli gruppi.
Con particolare riferimento all'attività di contrasto, è innegabile che l'intervenuta riforma cosiddetta “Cartabia”, che, com'è noto, ha subordinato la procedibilità per furti e borseggi all'avvenuta presentazione di una querela da parte delle vittime, ha di fatto reso più complesso il perseguimento di tali reati, soprattutto quando le persone offese sono stranieri presenti solo per brevi periodi nel nostro Paese, i quali o non sporgono querela, soprattutto quando il danno subito non è stato eccessivo o nei casi in cui abbiano persino recuperato quanto loro sottratto, o non riescono facilmente a prendere parte al processo. Come è intuibile, ciò influenza negativamente sia l'attività repressiva, sia, più in generale, l'effetto deterrente delle pene previste che, nei fatti, finiscono per non scoraggiare la commissione di tali reati.
E tanto avviene nonostante l'impiego, da parte delle Forze dell'ordine, di numerose risorse, di personale e di mezzi, tanto nell'attività di prevenzione quanto nelle successive attività finalizzate all'individuazione degli autori di tali reati e alla loro sottoposizione a una giusta sanzione.
E invero, al fine di contrastare il fenomeno dei reati predatori nei contesti territoriali sopra richiamati, sono state variamente adottate, con il coinvolgimento delle Forze di Polizia e delle amministrazioni locali, misure integrate di prevenzione e repressione, articolate in operazioni straordinarie “ad alto impatto” e servizi di vigilanza dinamica e appiedata nelle aree urbane maggiormente esposte, si è fatto ricorso all'utilizzo di personale specializzato incardinato nell'organico delle questure dedicato al contrasto dei comportamenti illeciti all'interno delle stazioni metropolitane e degli altri mezzi di trasporto pubblico, nonché a dispositivi dedicati alla sicurezza del trasporto pubblico locale e ferroviario, oltre che iniziative di collaborazione con gli istituti di vigilanza privata nell'ambito dei protocolli di sicurezza urbana. In tal senso, si possono menzionare il protocollo di sicurezza urbana “Mille occhi sulla città”, che ha riguardato la città di Firenze e che ha coinvolto la vigilanza privata o anche nell'ambito delle misure di sicurezza sul trasporto pubblico locale di Roma, l'affidamento da parte di ATAC Spa dei servizi di vigilanza e salvaguardia del patrimonio aziendale a un raggruppamento di imprese specializzate, con compiti di presidio fisso e pattugliamento itinerante nelle stazioni e lungo le linee metropolitane, al fine di innalzare il livello di sicurezza degli utenti e prevenire condotte illecite quali furti e borseggi.
Tali interventi si affiancano all'attuazione di protocolli di sicurezza urbana, alla promozione di sistemi tecnologici di videosorveglianza e allarme e all'adozione di provvedimenti prefettizi e comunali previsti dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e dal testo unico degli enti locali, finalizzati alla tutela della sicurezza e alla piena fruibilità degli spazi pubblici.
Le suddette iniziative, coordinate in sede dei competenti comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica, si inseriscono nel quadro delle linee guida nazionali per la sicurezza integrata e sono costantemente monitorate per garantirne l'efficacia. Impegno che è stato dalle stesse esteso anche al profilo dell'informazione circa i fenomeni criminali maggiormente afflittivi del contesto turistico, a beneficio, in particolare, di coloro che scelgono di visitare le nostre splendide città.
In ragione di quanto sin qui osservato, si può ora avviare una riflessione circa l'opportunità di rendere procedibili d'ufficio talune tipologie di furto, come quello commesso con destrezza, che maggiormente pregiudicano la sicurezza urbana, intervenendo, previa attenta ponderazione, sulla disciplina ordinaria e apportando i dovuti correttivi.
PRESIDENTE. La deputata Marianna Ricciardi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Sinceramente ho difficoltà a ritenermi soddisfatta, innanzitutto perché ha parlato del fatto che il Governo avrebbe investito molto in questo. Ad aprile è stato fatto questo decreto Sicurezza e l'effetto deterrente, di cui lei parla, io non l'ho visto. Lei li ha visti i video dei pestaggi nella metropolitana l'altro giorno? Le guardie giurate sono state pestate e lo Cicalone è stato pestato. Dov'è l'effetto deterrente? Questi criminali continuano a girare così indisturbati.
Poi parlava anche del fatto che il è decrescente. Certo che è decrescente se serve la denuncia per poter andare avanti, perché, da ormai 3 anni a questa parte, il reato di furto con destrezza è procedibile a querela. Io ho presentato l'emendamento due volte per far sì che diventasse procedibile d'ufficio, ma Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia hanno votato contro questo emendamento e chiaramente, se non è possibile procedere d'ufficio, dipende soltanto se il turista o il lavoratore o chi si trova ad essere vittima del borseggio va a denunciare.
Ora io vi dico come avete affrontato questo problema. Innanzitutto, avete introdotto l'obbligo di avvisare prima dell'arresto. Con l'interrogatorio preventivo 22 borseggiatrici vi dicono “grazie”, perché sono state avvisate a Venezia prima di poter essere convocate e, quindi, non si sono presentate.
Avete iniziato una crociata contro le intercettazioni e chiaramente questi borseggiatori nella metropolitana sono guidati da organizzazioni criminali. Le intercettazioni servono eccome per capire come si muovono e come agiscono e per fermarli. Avete bocciato due volte l'emendamento per ripristinare la procedibilità d'ufficio e avete illuso le persone che stavate davvero affrontando il problema parlando delle borseggiatrici incinte. Lasciamo il fatto che parliamo di un tema etico molto complesso, ma parliamo di 10 borseggiatrici - forse nemmeno 10 - su più di 100-200 borseggiatori uomini pericolosi, che fanno del male, che picchiano e arrivano a strattonare persone anziane.
Quindi, questo modo di intervenire non ha assolutamente risolto il problema e lo vediamo, purtroppo, dal fatto che i borseggiatori continuano indisturbati anche a decine; venti borseggiatori operano quotidianamente. Allora, è come se andassero a timbrare il cartellino: loro arrivano la mattina alle 8 e staccano la sera alle 20. Fanno un lavoro e registrano 2.000-3.000 euro ciascuno da questa attività di borseggio. Ci vorrebbero delle azioni molto, molto più forti.
Allora, io nella mia interrogazione chiedevo innanzitutto di conoscere la dotazione del personale di vigilanza privata nel trasporto pubblico e questo dato non mi è stato fornito. Chiedevo di conoscere, quindi, il numero di episodi giornalieri di borseggio. Abbiamo parlato solo di un decrescente, che - ripeto - è legato al fatto che la gente non denuncia. Chiedevo di valutare la possibilità di dotare di palmari le Forze dell'ordine per il riconoscimento sul posto, perché queste persone qui che delinquono, questi borseggiatori, cambiano identità. Se non vengono fermati in quel momento, la volta dopo si trovano con altri documenti. Quindi, se non vengono riconosciuti sul posto, con le impronte digitali, è tutto lavoro perso.
Chiedevo, ancora, di valutare la possibilità di aprire sportelli di pubblica sicurezza in prossimità dei mezzi pubblici, in modo da consentire, visto che ancora c'è la procedibilità a querela della persona offesa, di presentarsi istantaneamente e sporgere denuncia per facilitare queste operazioni. Ma poi, soprattutto, bisogna ripristinare la procedibilità d'ufficio. Io registro che c'è questa valutazione, ma mi aspetto fatti concreti, perché, dopo due volte che è stato bocciato l'emendamento, dopo aver approvato un decreto Sicurezza che non ha cambiato assolutamente nulla nella gestione di questo problema, io davvero nutro fortissime perplessità.
Quindi, mi aspetto fatti concreti e non sono soddisfatta .
PRESIDENTE. La Vice Ministra dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Vannia Gava, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Bakkali n. 3-02323 .
VANNIA GAVA,. Grazie, Presidente. L'interrogazione in esame ha ad oggetto la situazione degli organici del personale amministrativo della procura della Repubblica presso il tribunale di Ravenna.
Prima di offrire una più compiuta analisi sulla situazione generale del personale amministrativo, mi sembra doveroso ribadire il costante e fattivo impegno profuso da quest'amministrazione per portare avanti un piano assunzionale senza precedenti, teso al raggiungimento dei di efficienza degli uffici giudiziari.
A tal proposito, evidenzio che, dall'insediamento del Governo Meloni, le assunzioni ordinarie sono state pari a 2.664 unità, cui vanno aggiunti i reclutamenti di personale PNRR a tempo determinato e gli operatori a tempo determinato pari a 7.511 unità.
L'attuale scopertura media nazionale del personale amministrativo si attesta al 30,63 per cento sulla base dei posti coperti dal personale a tempo indeterminato, in relazione alla pianta organica, di cui al DPCM 24 maggio 2024, n. 78. Il dato non tiene conto della presenza di 12.104 unità di personale assunto a tempo determinato (il personale PNRR).
Passando alla disamina della situazione del personale amministrativo della procura della Repubblica di Ravenna, evidenzio che, a fronte di una dotazione organica di 35 unità, prestano servizio 21 risorse, considerando il distacco presso altri uffici di un direttore e di un cancelliere esperto.
Quanto alle specifiche vacanze registrate nei vari profili, passo ad elencare una serie di dati che sono utili ad inquadrare la situazione attuale. Essi interessano il profilo dell'ausiliario (quattro vacanze su cinque posti), del cancelliere esperto (due vacanze su sei posti), del conducente di automezzi (due vacanze su tre posti), dell'operatore giudiziario (due vacanze su sette posti) e del funzionario giudiziario (una vacanza su sette posti).
La pianta organica in relazione alle figure di assistente giudiziario e di direttore è coperta. Un direttore è distaccato in altro ufficio. La posizione dirigenziale è vacante. Nel periodo di titolarità del Dicastero del Ministro Nordio sono state effettuate due assunzioni di personale: un ausiliario e un funzionario giudiziario.
Sulla base delle informazioni acquisite, allo stato non risultano richieste di distacco nell'ufficio.
In via più generale, segnalo che è prioritario per quest'amministrazione continuare ad offrire il più ampio contributo possibile nell'intraprendere ogni tipologia di attività connessa al rafforzamento dell'organico presso l'ufficio in esame e presso tutti gli uffici che presentino problematiche legate alle scoperture in organico, sia attraverso la previsione di interventi mirati sulla mobilità temporanea, sia approdando ad azioni strutturali con politiche assunzionali.
A tale proposito, rimarco che sono in corso numerose procedure di reclutamento di personale in tutte le aree professionali e vari profili che interesseranno tutti gli uffici giudiziari del Paese, che, di seguito, si vanno a specificare.
Con avviso del 30 luglio 2025, è stato indetto un concorso pubblico per il reclutamento di 2.970 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato, da inquadrare nei ruoli del Ministero della Giustizia, da ripartirsi in 370 funzionari UNEP e in 2.600 assistenti a supporto della giurisdizione e dei servizi di cancelleria (per il distretto di Bologna sono stati messi a disposizione 188 posti).
Con avviso del 7 agosto 2024, è stato pubblicato il bando di concorso per il reclutamento di un contingente complessivo di mille unità di personale non dirigenziale a tempo pieno e indeterminato, da inquadrare nei ruoli del Ministero della Giustizia nell'area assistenti, con profilo di conducenti di mezzi a motore per il trasporto di persone e cose; il 12 novembre scorso è stata pubblicata la graduatoria dei vincitori. Il 23 dicembre 2024 è stato indetto un concorso pubblico, per esami, per l'assunzione di 54 unità di personale dirigenziale di seconda fascia a tempo indeterminato presso il Dipartimento per l'organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi del Ministero della Giustizia. Il 6 novembre scorso è stato pubblicato l'elenco degli ammessi alla prova orale.
Con avviso del 28 marzo 2025, è stata avviata la procedura comparativa per il reclutamento di ulteriori 11 posti riservato al personale appartenente ai ruoli dell'amministrazione giudiziaria in possesso dei titoli di studio previsti dalla legislazione vigente e che abbiano maturato almeno cinque anni di servizio nella terza area professionale.
Aggiungo, in chiusura, che, l'11 novembre scorso, sono state assunte 36 unità di dirigenti di seconda fascia del 9° corso-concorso SNA e che sempre l'11 novembre sono stati conferiti gli incarichi dirigenziali ai cinque dirigenti di seconda fascia assunti dalla graduatoria dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. Le unità dirigenziali si insedieranno negli uffici di destinazione il 17 novembre prossimo venturo.
PRESIDENTE. La deputata Bakkali ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ringrazio la Sottosegretaria per i dati che verificheremo quando avrò il testo; li guarderemo nel dettaglio. A noi salta all'occhio la grande differenza - quindi ad oggi non ci riteniamo, non mi ritengo soddisfatta rispetto a questo -, la discrepanza tra il grande e straordinario piano di assunzioni, una media nazionale che è del 30,63 per cento di scopertura e la situazione, che abbiamo portato all'attenzione del Governo, del territorio di Ravenna, che tocca punte del 46 per cento di scopertura. Quindi, non siamo più nell'ambito dei momenti di alti e bassi, anche fisiologici, ma siamo davvero nell'emergenza e nell'impossibilità per questi uffici di offrire servizi, di garantire l'accesso alla giustizia, di rispondere alla domanda di giustizia. Parliamo di servizi essenziali, come l'accesso al casellario giudiziale, alla capacità di rispondere a notizie di reato.
Questi uffici impiegano - questa è una situazione che non è solo ravennate, ma nazionale - la collaborazione di personale di Polizia giudiziaria, per assistere e integrare il lavoro del personale amministrativo. Quindi, vi rendete conto, si rende conto di quanto ovviamente ciò possa impattare, anche in territori come il mio, perché la nostra è una città portuale, è un grande insediamento industriale, quindi mantenere legalità, mantenere una capacità di indagine, anche di medio-lungo periodo, diventa qualcosa di difficoltoso e quindi - anche questo - di molto pericoloso per la salute dei nostri tessuti imprenditoriali e produttivi.
Noi attenzioniamo al Governo, all'amministrazione, questa grave compressione dei diritti, ovviamente di chi è soggetto coinvolto, che sia soggetto sotto indagine, che sia soggetto nel processo. Questi numeri - ovviamente verificheremo quelli che ci avete dato questa mattina -, continuano a preoccuparci, continueranno a stimolarci nel richiedere fattivi interventi impattanti su queste singole amministrazioni che ci hanno segnalato situazioni di grande sofferenza .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 14.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 102, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Abbiamo una serie di interventi sull'ordine dei lavori.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Presidente, annunciamo, come gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, di volere un'informativa urgente da parte del Ministro Urso e, se possibile, anche della Ministra Calderone. Ci faccia dire che in quest'Aula io non so nemmeno quante volte sono intervenuto per parlare di quei lavoratori che, nel distretto di Prato, nella mala-moda della Toscana, hanno più volte ricevuto delle minacce, poi siamo passati alle bastonate in testa, quante volte le ho chiesto un'informativa su quelle aggressioni.
Presidente, siamo rimasti inorriditi quando, davanti ai video, la titolare dell'Alba - non so se lei se la ricorda - prendeva a calci e pugni i lavoratori. Guardi, ieri è successa una cosa, se è possibile, ancora più grave: un presidio pacifico di lavoratori è stato fermato, Presidente, da - io non saprei neanche più come definirla - una spedizione punitiva di 30 caporali, padroncini, padroni. Qualcuno inorridisce quando usiamo la parola “padroni”, evocando il conflitto di classe. E che cos'è quello che abbiamo visto ieri? No, io lo dico, ieri, al consorzio Euroingro, sempre a Prato, abbiamo dovuto assistere a un atto così violento in cui addirittura sono caduti a terra gli agenti della DIGOS.
Allora io lo dico, vedendo quel gruppo di almeno 20 persone, sfruttatori che guardano a questa vicenda sapendo di essere probabilmente impuniti, che non guardano in faccia a nessuno, perché nessuno si deve intromettere, nessuno deve osare. Non si può protestare a Prato, non si può fare sindacato a Prato, non si può uscire dallo sfruttamento in nero, perché stiamo parlando di quello, di lavoratori che chiedono di non lavorare per 12 ore in nero o di essere regolarizzati. E allora il contesto di impunità di quei - come li chiamiamo? - macrolotti pratesi solleva molti dubbi.
Chi protegge queste persone? Perché si sentono così sicure di poter agire impunite? Io credo che dovremmo inorridire quando chi chiede, appunto, un regolare contratto è costretto, di fatto, a vivere nel terrore. E me lo faccia dire, però, Presidente: è inaccettabile che il Governo non dica nulla, che stia zitto. Sono passate ore e ore e attendiamo una parola. Ora vorrei capire fin dove arriva questa rete di illegalità, chi sono i soggetti coinvolti. Allora, per Euroingro lavorano varie imprese cinesi di produzione di accessori per l'abbigliamento.
Lo sapete cosa circola in queste ore? La notizia che l'imprenditoria cinese si starebbe organizzando attraverso per contrastare quelli che definiscono “blocchi illegali”. Sentite cosa leggo: quest'anno la lotta politica partita a Prato è feroce e noi imprenditori cinesi (…) siamo diventati bersagli e pedine nei loro giochi politici, perché hanno sostenitori potenti (…) e l'indulgenza. Quindi, cosa dovrebbero fare? Contattare il consolato?
Pensate che questa vicenda c'entri con il razzismo? Io credo che questa vicenda ci richiami tutti a una grande responsabilità: è lo Stato che deve fermare la mala-moda ! È mala-moda, non c'entra niente che siano italiani, pachistani. La mala-moda è italiana, è italianissima, e il distretto è quello che deve aprire gli occhi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Marco Furfaro. Ne ha facoltà.
MARCO FURFARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Quello che sta avvenendo a Prato è sotto gli occhi di tutti. Prato è una realtà, è un distretto industriale, tessile, che è un gioiello nel mondo. Per il nostro territorio ha significato sempre lavoro, prosperità, una crescita che ha portato avanti tante famiglie e le ha fatte uscire dalla povertà. Ma Prato da tanti anni, non solo da pochi giorni o da poche settimane, purtroppo è diventato anche un pezzo di un buco nero dell'Italia dove vige illegalità, sfruttamento, dove operai e operaie vengono fatti lavorare con turni massacranti, a volte sequestrati in sgabuzzini, vengono fatti contratti o non contratti, e comunque lavoratori e lavoratrici che sono praticamente schiavizzati.
Ieri è accaduto che al presidio dei lavoratori e delle lavoratrici sono arrivati dei caporali che hanno picchiato non solo quei lavoratori e quelle lavoratrici in presidio, in presidio con il sindacato dei Sudd Cobas, ma hanno picchiato anche le Forze dell'ordine. È stato un attacco vero e proprio non solo al diritto di sciopero, non solo a quei lavoratori e lavoratrici, ma alla nostra Costituzione. Ecco, chiediamo e ci associamo all'informativa rivolta al Ministro perché è urgente venire in quest'Aula per proporre delle soluzioni.
Il tema non è semplicemente confrontarsi insieme e superare muri e divisioni, ma guardare fino in fondo quello che sta accadendo a Prato. A Prato non c'è un'etnicizzazione, un'etnia che si contrappone a un'altra. Ieri ho letto delle dichiarazioni mentre eravamo là. Sono stato il primo ad arrivare con altre compagne e compagni, a soccorrere i lavoratori e le lavoratrici, a guardare in faccia e a dare solidarietà alle Forze dell'ordine contuse. Ho letto dichiarazioni scomposte di destra che parlavano di cinesi contro italiani.
Non sono cinesi, cari colleghi e care colleghe, sono padroni; sono padroni che, come nell'Ottocento e subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, prendono a bastonate lavoratrici e lavoratori. Sono etnie che si contrappongono? No. C'è una guerra tra sfruttatori e sfruttati. Sarebbe troppo comodo mettere un'etnia contro l'altra per continuare questo gioco che a Prato va avanti, purtroppo, da troppo tempo. Ecco, ci preoccupa molto, perché tutto questo avviene mentre in queste Aule c'è un DDL del Governo Meloni sulle piccole e medie imprese che mette in campo uno scudo penale per chi sta in cima alla filiera di quello sfruttamento.
Alle aziende basterà firmare una certificazione volontaria della filiera. Così dicono: sì, sì, okay, tutto okay, fidatevi. Ma non c'è da fidarsi, perché, grattando sotto la superficie di quel distretto, invece, c'è tanto. Qualcuno di voi oggi avrà un abito, una borsa, una sciarpa firmata, magari anche : dietro quell'abito o quella borsa o quella sciarpa c'è uno sfruttamento, probabilmente, di prezzi magari che non sono esagitati, oppure, se sono esagitati, vanno a quegli imprenditori o a quelle imprenditrici, e che vanno a danno di imprenditori e imprenditrici che operano in maniera legale, di ogni etnia.
Il distretto di Prato - lo dico anche alle colleghe parlamentari del centrodestra che dovrebbero rappresentarlo - non può essere terra di propaganda. È venuto il Ministro Piantedosi, il 15 agosto, in pompa magna, si è fermata la città, tanta vetrina, incontri della maggioranza in sedi istituzionali. Il risultato è stato zero: zero euro per le Forze dell'ordine, zero misure, zero euro per il tribunale.
Chiediamo al Governo non solo di venire a fare un'informativa qua per parlare del distretto, ma chiediamo finalmente che si combatta e si combatta con le parole vere. C'è la mafia, la criminalità, lo sfruttamento e lo schiavismo che stanno danneggiando le piccole e medie imprese italiane che ogni giorno operano legalmente, nel silenzio di questa maggioranza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. In realtà, in questo caso, siamo di fronte a una doppia recidiva. La prima recidiva - sicuramente la più grave - è che avevamo già chiesto un'informativa urgente su questo tema, su questo sfruttamento, su questi sfruttatori, che si sentono autorizzati a picchiare, a bastonare, a schiavizzare altri lavoratori. In questo caso hanno addirittura schiavizzato e picchiato anche agenti della DIGOS, ai quali va il nostro ringraziamento perché volevano garantire l'ordine in quel caso. Ci sono stati momenti veramente delicati, difficili. Si tratta di lavoratori pachistani che lavorano 12 ore al giorno per 7 giorni la settimana e che, giustamente, rivendicano il diritto di lavorare 8 ore al giorno per 5 giorni la settimana e tutto questo in una commistione probabile con la stessa mafia cinese; credo che, da questo punto di vista, non ci siano dubbi - dubbi - che si debba intervenire e proteggere questi lavoratori.
Credo anche che ci sia una seconda recidiva ed è l'assenza del Governo: è un'assenza colpevole perché non si viene a relazionare in Aula rispetto al distretto tessile di Prato, dove c'è caporalato, dove ci sono situazioni assolutamente inenarrabili. Non so se avete visto le immagini di quello che è successo ieri o le immagini che abbiamo visto la volta scorsa. Sono cose inconcepibili assolutamente. Io credo che il diritto di sciopero vada assolutamente garantito ma, soprattutto, vada garantito un livello di lavorativa accettabile. Non è assolutamente ragionevole che il Governo non venga a riferire in Aula, Presidente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento… Ha ragione, onorevole Rizzetto. Lei ha chiesto di intervenire su questo argomento e, quindi, chiudiamo con il suo intervento. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rizzetto. Ne ha facoltà.
WALTER RIZZETTO(FDI). Grazie, Presidente. Sulla scorta di quanto ho appena ascoltato, fondamentalmente e sufficientemente posso dirmi d'accordo; sono d'accordo anche con quanto ha appena affermato - per suo tramite, Presidente - il collega Quartini sul diritto di sciopero. Qui, in quest'Aula, nessuno si pone - e ci mancherebbe altro - contro il diritto delle persone a scioperare, ammesso che questo diritto, come in questo caso, come quanto avvenuto a Prato, fondamentalmente sia un diritto per poter certificare i propri diritti, ovvero quelli dei lavoratori, e non utilizzare lo sciopero come eventuale lotta politica. Però, mi permetta, questa è una riflessione del tutto personale.
Al netto di questo, invito i colleghi, appena intervenuti, a ricordare, assieme a me, che, comunque, le istituzioni, il Governo c'è e ci sarà rispetto a quanto, ad esempio, si sta vivendo nella città di Prato: , perché la Commissione lavoro ha fatto non una, ma ben due ispezioni a Prato; c'è stata la Commissione antimafia; siamo evidentemente in contatto con le istituzioni, con il procuratore della zona che ci ha dato indicazioni ben precise rispetto a quello che può essere configurabile come caporalato e siamo d'accordo sul fatto che serva fare un passo avanti. Questo passo avanti, Presidente, si è fondamentalmente sostanziato con un atto di indirizzo nei confronti dell'Esecutivo stesso, presentato qualche settimana fa dopo le visite ispettive, che le Commissioni di merito hanno eseguito a Prato e nel distretto di Prato, che dicono fondamentalmente due cose - ed è nero su bianco - rispetto a quanto noi chiediamo e la stessa maggioranza chiede al Governo.
Ricordo a me stesso che di questa maggioranza, ad esempio, fanno parte degli esponenti - ricordo l'onorevole Chiara La Porta, che oggi siede in consiglio regionale toscano - che, comunque, da anni si spendono esattamente sul tema.
Questa risoluzione - e mi taccio, Presidente -, se voleste mai condividerla, parla di due cose nel dispositivo, nell'impegno. Il primo impegno va a sollecitare il Governo proprio ed esattamente per incentivare le misure che danno la protezione a coloro che parlano ai testimoni, a coloro che alzano la mano e che, con o senza sciopero, si potrebbero rivolgere alle Forze dell'ordine, alla procura, per dire che in quell'ambito c'è qualcosa che non funziona. Questo è il primo impegno.
Il secondo impegno - è, Presidente, un impegno che da Presidente della Commissione lavoro ho voluto fortemente - è esattamente questo: ovvero quando qualcuno cerca e trova aziende che, per più volte, sono fuori dai canoni della legge, soprattutto quelle gestite da un certo tipo di persone, queste aziende non possono essere riaperte nel giro di qualche settimana, ma devono essere messe in amministrazione controllata per far ritornare le stesse aziende in un solco di legalità e reimmetterle, al pari di aziende italiane - siamo in contatto con associazioni che gestiscono aziende, magari poche italiane, che però lavorano bene e in un modo corretto -, anche per cercare, fondamentalmente, di non farle correre a velocità diverse.
Chiudo ricordando una cosa, e lo dico, anche in questo caso, in modo molto personale, ma considerate che abbiamo parlato anche con le istituzioni del luogo: invito tutta la politica - di destra, di sinistra, di centro, di maggioranza e di opposizione - a non intrattenere rapporti, soprattutto previa campagna elettorale, con aziende che, fondamentalmente, dopo vengono beccate a fare caporalato. Perché se oggi ci sono delle indagini a Prato, è evidentemente perché - non voglio fare nomi né cognomi, ma lo dico a tutti - qualcuno, quantomeno, ha intrattenuto rapporti che dovranno essere evidentemente verificati dalla magistratura, esattamente in questo senso. Per quanto ci riguarda, noi con quel tipo di ambito non vogliamo avere nulla a che fare .
PAOLO CIANI(PD-IDP). Presidente, non ho capito se si è associato o dissociato!
PRESIDENTE. Non si è né associato né dissociato, onorevole Ciani. Ha fatto una richiesta sull'ordine dei lavori che si intende come sollecito al Governo di dar seguito a un atto ispettivo. Non glielo dovevo, però … È un'altra cosa. Ha detto un'altra cosa, infatti.
Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, l'onorevole Morfino. Ne ha facoltà.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Interveniamo per chiedere un'informativa urgente al Ministro dell'Ambiente, Pichetto Fratin, sui drammatici eventi avvenuti in Friuli-Venezia Giulia che, causando una serie di allagamenti e di frane devastanti, hanno portato alla richiesta di un'emergenza regionale. Stiamo parlando di danni enormi, di oltre 1.000 ettari di campi sommersi e di danni ingenti all'agricoltura; stiamo parlando di un numero elevato di sfollati, di abitazioni danneggiate e stiamo parlando di dispersi. È notizia di ieri sera che è stato trovato il corpo di una donna dispersa per il crollo della propria abitazione, coinvolta in una frana del comune di Cormons, in provincia di Gorizia. Anzi, ringraziamo tutte le Forze dell'ordine e i volontari che, in queste ore, si stanno adoperando senza sosta. Noi chiediamo che il Ministro venga a riferire al Parlamento sul quadro generale e aggiornato della situazione in Friuli-Venezia Giulia, sul bilancio completo dei danni, su quali misure preventive sono già in atto e come, soprattutto, si intenda rafforzare la capacità di una risposta rapida per eventi meteo estremi alla luce del cambiamento climatico. Perché non si può continuare a negare che il cambiamento climatico esista .
E allora vogliamo sapere anche se esiste un piano di messa in sicurezza del territorio perché questi tragici avvenimenti segnalano una fragilità idrogeologica che richiede interventi strutturali, non dopo, ma prima. Quindi bisogna mettere i soldi sul dissesto idrogeologico, non sulle armi, non sul ponte sullo Stretto, e trovare qualcosa, almeno, anche per questa legge di bilancio, questa misera legge di bilancio.
Noi riteniamo che la tutela del territorio e la prevenzione del rischio idrogeologico siano temi fondamentali e che bisogna affrontarli per mettere in sicurezza i cittadini e la sostenibilità del Paese .
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, l'onorevole Rizzetto voleva ulteriormente chiarire il senso della sua richiesta, così anche per il resoconto. Prego.
WALTER RIZZETTO(FDI). La mia richiesta di prima era per dissociarmi, in questo caso, dalla richiesta fatta dalle opposizioni rispetto al fatto che il Governo debba venire in Aula. Perché? Perché c'è già un'ampia fase ispettiva da parte del Governo, dopodiché, al termine di questa fase ispettiva, potremo chiedere l'intervento in Aula. Se posso, Presidente, però le chiederei la parola anche su questo.
PRESIDENTE. Su questo adesso abbiamo un ordine di interventi.
WALTER RIZZETTO(FDI). Mi ha iscritto, quindi?
PRESIDENTE. Per ora ascoltiamo l'onorevole De Monte, poi ci torniamo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole De Monte. Ne ha facoltà.
ISABELLA DE MONTE(FI-PPE). Grazie, Presidente. In quanto residente nel Friuli-Venezia Giulia, io credo che sia giusto in questo momento, considerato che ci sono state due vittime, che sono Quirin Kuhnert e Guerrina Skocaj, innanzitutto esprimere la solidarietà, esprimere il cordoglio, perché questo è il momento, purtroppo, della sofferenza. Credo che sia giusto dimostrare in quest'Aula l'unità ed essere vicini alle persone che soffrono, ai familiari, ed esprimere la vicinanza anche per tutto quello che ci sarà, poi, nei mesi successivi.
Sarà sicuramente necessario intervenire anche con delle forme di maggiore prevenzione, però, Presidente, glielo posso dire da ex vicesindaco del comune di Pontebba, di una vallata che purtroppo è stata gravemente colpita dall'alluvione del 2023. Ebbene, io credo che, a seguito di questa alluvione, si sia, però, dimostrato un grande senso di solidarietà, di unità, e colgo l'occasione per ringraziare tutti i soccorritori, perché è giusto che questo momento sia dedicato a questo, a ringraziare anche tutti coloro che sono intervenuti per salvare le persone, tentare di salvare le persone, e anche per aiutare chiaramente in questa fase molto difficile, in cui ci sono gli sfollati che hanno perso tutto.
Questo è un modello che ci ha portato ad aiutare le persone anche in modo sostanzioso, anche in modo economico, perché è giusto ricordare che ci deve essere un sollievo anche in questa direzione. Quindi, il mio intervento è proprio per questa ragione, Presidente, per esprimere la mia vicinanza per queste gravi perdite e anche un ringraziamento a tutti i soccorritori .
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, saluto con piacere, visto anche l'argomento di cui stiamo parlando, la delegazione della Protezione civile di Rimini e Riccione, che assiste oggi ai nostri lavori. Benvenuti e grazie per il vostro lavoro .
Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Anche il nostro gruppo si associa alla richiesta di un'informativa, che può e deve essere, ovviamente, un momento anche per esprimere vicinanza al Friuli-Venezia Giulia, alla gente del Friuli-Venezia Giulia, alle famiglie delle persone che sono state direttamente colpite dall'evento, ed esprimere solidarietà e ringraziamento per i volontari e tutte le Forze dell'ordine, i Vigili del fuoco impegnati in questi giorni.
Certamente quelle immagini, che abbiamo visto tutti, riportano la necessità di una riflessione più ampia sulla fragilità dei nostri territori. Lo abbiamo ribadito in più occasioni di fronte ai cambiamenti climatici che oggettivamente stanno colpendo in maniera molto significativa alcuni dei nostri territori. Quindi, da questo punto di vista, non possiamo che rinnovare sentimenti di solidarietà e di vicinanza a chi è stato direttamente colpito e, più in generale, al popolo dei friulani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Rizzetto. Ne ha facoltà.
WALTER RIZZETTO(FDI). Grazie, Presidente. Sì, potrebbe essere sicuramente utile un'informativa da parte del Ministro Musumeci, una volta che, chiaramente, il Ministero e gli organi preposti andranno a studiare, a certificare e a capire quanto è accaduto. Presidente, io vengo da quelle zone, sono friulano, come evidentemente altri colleghi, e ieri sera abbiamo sentito, purtroppo, delle notizie rispetto al fatto che non ci sono più dispersi. Questa è la notizia, però è drammatico avere sentito, Vice Ministro Bellucci, ieri sera, la notizia che effettivamente queste due persone non ce l'hanno fatta. Presidente, nell'unirmi, assieme a tutta l'Aula, ad un grande applauso che dobbiamo fare alla Protezione civile alle Forze dell'ordine, ai Vigili del fuoco, all'assessore, che in questo caso è l'assessore Riccardi, che ha seguito, al presidente Fedriga, alla Presidente Meloni, che ha chiamato immediatamente per verificare la situazione, al sindaco Felcaro, che è il sindaco di Cormons.
Presidente, io questa mattina, pensando a quanto accaduto, mi sono ricordato una frase che dice (lei la conosce): beati i popoli che non hanno bisogno di eroi. Perché pronuncio questa frase? Perché, oltre alla già citata signora Guerrina Skocaj, di 83 anni, che purtroppo è stata ritrovata nella tarda serata di ieri senza vita, ci sono altre due persone.
Matteo Betteto, fortunatamente vivo, ci racconta che, durante la notte, ad un certo punto ha sentito un boato, questa collina che franava su queste tre case, che sono poi purtroppo franate.
Ad un certo punto, la signora Guerrina Skocaj, affacciata ad un balcone del secondo o terzo piano, chiedeva aiuto. Immediatamente Matteo Betteto, che è stato operato e sembra che adesso stia sufficientemente bene e Quirin Kuhnert hanno preso una scala, si sono recati esattamente sotto questo balcone, già probabilmente con i detriti che stavano arrivando, e hanno cercato di salvare la signora Guerrina Skocaj, che ad un certo punto è scesa dalla scala ed è stata travolta assieme a Quirin Kuhnert, un oste nato in Germania, ma affascinato dal Collio, da questo nostro territorio molto bello.
Quando parlo di eroi, Presidente, parlo esattamente di Quirin Kuhnert, che, dopo avere portato in salvo sua moglie, ha preso una scala, ha tenuto questa scala e, per salvare la signora Guerrina, è stato travolto ed è purtroppo stato ritrovato nel pomeriggio di ieri senza vita. Per quanto mi riguarda, Quirin Kuhnert e Matteo Betteto sono due eroi. Grazie a Dio, fortunatamente, una di queste due persone è viva, è in ospedale, ma sembra che stia sufficientemente bene.
Quirin, invece, non ce l'ha fatta: una persona che viene da un'altra parte dell'Europa, non è nato a Cormons, si era fatto voler bene da tutti, poiché aveva acquisito un negozio, in un substrato di romanticismo rispetto al fatto che ha recuperato un negozio per farne un negozio tipico del territorio, benvoluto in comune. Lo rinnovo, Presidente: in seno a un evento incredibilmente ampio, con piogge torrenziali e centinaia di sfollati, così come abbiamo ascoltato, questa è una persona che si è dimostrata esattamente un eroe, e noi lo ringrazieremo, la regione e il Parlamento, ma penso che tutti noi dovremmo ringraziarlo e dedicargli e tributargli un grande applauso
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Sì, sul Friuli-Venezia Giulia, perché sicuramente c'è necessità di portare attenzione a questa regione, soprattutto ai comuni di Udine e Gorizia. È esondato il fiume Torre. C'è da ringraziare, per l'ennesima volta, la Protezione civile e i sindaci. Lo diciamo spesso, sono quelli che accorrono nelle emergenze, i primi, a mani nude e spesso, anzi, sempre senza risorse. Certamente si tratta di un nuovo evento, sicuramente importante, le popolazioni hanno paura di essere isolate.
Però, non possiamo più - lo ripetiamo spesso anche qui, in Aula, e nella mia Commissione - rincorrere le emergenze. Sono state stanziate delle risorse, certamente non saranno risorse sufficienti; auspichiamo che vengano integrate e anche in tempi brevi. Succede spesso che le regioni e i comuni debbano aspettare queste risorse molto tempo: vengono prese dal bilancio comunale come somma urgenza, ma devono poi essere, ovviamente, rimpinguate. Ringraziamo la Protezione civile, però la Protezione civile, ovviamente, deve essere sostenuta.
Dobbiamo sicuramente anche dimostrare che abbiamo imparato, che le comunità non devono essere lasciate sole, e per questo abbiamo necessità di essere rassicurati dal Ministro competente su ciò che farà il Governo, chiedendo che presto venga in Aula e ci relazioni sui fatti accaduti.
PRESIDENTE. Sono così conclusi gli interventi sul Friuli-Venezia Giulia. Andiamo avanti su un altro argomento. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, l'onorevole Mario Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Io intervengo per chiedere un'informativa al Ministro Urso sulla vicenda Eurallumina di Portovesme. Ieri un gruppo di operai è salito su un silo a 40 metri di altezza, perché sono ancora assolutamente incerte le sorti della fabbrica, nonostante a settembre con un DPCM - il cosiddetto DPCM Energia Sardegna - siano stati previsti 300 milioni di euro per garantire la continuità operativa e salariale dell'azienda. Ciononostante, questi danari ancora non si vedono e non si sa bene quello che voglia fare il Ministero perché, a parte aver dichiarato come decisivo questo intervento, di concreto ancora non è stato fatto niente.
Queste persone da anni lottano per mantenere il loro posto di lavoro, per mantenere viva una delle poche realtà industriali che ancora sopravvivono in Sardegna, in una delle regioni, quella del Sulcis, più martoriate dalla disoccupazione e dalla povertà, ma provvedimenti concreti ancora non se ne vedono. La regione Sardegna, la presidente Todde, l'assessore Cani, così come tutto il MoVimento 5 Stelle, tutti noi siamo assolutamente vicini e solidali alla protesta dei lavoratori. L'impegno che la nostra amministrazione sarda ha portato avanti aveva appunto consentito di arrivare all'emanazione di quel DPCM. Il fatto è che, però, si devono vedere i danari e si deve anche risolvere il problema dello scongelamento dei beni della proprietà. La proprietà di Portovesme ricade in capo alla Rusal. La Rusal era in precedenza proprietà di oligarchi russi, ora non è più di proprietà degli oligarchi russi, però i suoi beni sono stati comunque congelati e conseguentemente ci sono dei grossi impedimenti di carattere politico, economico e finanziario per poterli riutilizzare. Ecco, però non è che si possa pretendere e aspettare che queste persone rimangano per mesi sopra la ciminiera, sopra il silo a 40 metri di altezza, aspettando che quantomeno vengano erogati quei 300 milioni che, a settembre, erano già stati preventivati.
Lascia ancora più stupiti il fatto che il Ministro Urso ha annunciato un tavolo, ma questo tavolo lo ha annunciato per il 10 dicembre. Ora, qui ci vogliono degli interventi immediati. Non si può permettere o pensare che queste persone rimangano nell'incertezza fino al 10 dicembre, per non sapere poi che esito avrà quel tavolo. Quindi, signor Presidente, chiedo che venga il Ministro qui, in Aula, a dare dei chiarimenti e soprattutto a dare delle indicazioni precise e concrete su quello che intende fare per risolvere questo problema
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Lampis. Ne ha facoltà.
GIANNI LAMPIS(FDI). Grazie, Presidente. Innanzitutto intervengo per informare il collega su quello che il Governo ha fatto in tutti questi mesi sulla vertenza Eurallumina. Anche perché sul caso del congelamento dei fondi vi è stato un contenzioso giudiziario su cui, però, il Governo ha assunto subito una posizione chiara, e cioè che quei fondi dovevano essere sbloccati per garantire la continuità aziendale e per garantire soprattutto che - grazie a ciò che ha fatto il Governo Meloni, e cioè firmato il decreto per la metanizzazione in Sardegna, sempre avversata dal MoVimento 5 Stelle - oggi vi sia una prospettiva per tutto il polo industriale del Sulcis Iglesiente rispetto anche alla continuità produttiva delle industrie lì insediate.
Lo stesso Ministro Urso ha comunicato ieri che, proprio oggi, il Comitato di sicurezza finanziaria si sarebbe riunito e oggi c'è all'ordine del giorno la disquisizione, la decisione che riguarda Eurallumina. Il tavolo di crisi convocato dal Ministero è in linea con quelli che sono i tempi delle convocazioni di tutti i tavoli di crisi aziendali. Quindi siamo qui a dire che non c'è alcuna necessità di un'informativa urgente e che lo stupore del collega del MoVimento 5 Stelle - per suo tramite - è sicuramente un'emozione soggettiva, che noi abbiamo vissuto non meno di qualche mese fa, quando a causa del MoVimento 5 Stelle, che governa la regione Sardegna, i soldi per gli ammortizzatori sociali non arrivavano ai lavoratori proprio perché la giunta regionale dormiva
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Lai. Ne ha facoltà.
SILVIO LAI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anch'io, invece, mi unisco alla richiesta di informativa urgente. Ci sono più ragioni per le quali il Governo deve riferire a questo Parlamento sulla vicenda, perché non si tratta della solita fabbrica che è ferma perché non ci sono acquirenti e non ci sono produzioni o non ci sono, diciamo, mercati di riferimento. È una fabbrica che può lavorare tranquillamente, è stata bloccata per le questioni che il collega ha già richiamato, ovvero per il fatto che si trattava di una fabbrica che aveva una proprietà russa, proprietà che è stata ampiamente superata da tempo, e, nonostante questo, si impedisce - per una decisione del centro finanziario che autorizza o meno il fatto di poter utilizzare questi ex beni di proprietà russa - di poter investire e immettere soldi privati dentro la fabbrica.
Ancora, quello sull'energia, in realtà, è un decreto che è stato impugnato dalla giunta precedente, quindi le responsabilità non possono essere così facilmente attribuite - come ha fatto il collega Lampis -all'attuale giunta. Ci sono dei ritardi di un Governo che, peraltro, su questo tema è ormai tre anni che sta provando a far qualcosa, senza far altro che riunioni che si rimandano. Ed effettivamente, la dimensione più inaccettabile è che di fronte a un'occupazione di un sito e all'occupazione del punto più alto della fabbrica, dove ci sono e si stanno alternando dei lavoratori, ormai da ieri, la risposta del Ministro sia il confermare il tavolo di confronto per il 10 dicembre, cioè fra quattro settimane.
È evidente che quel tavolo di confronto è troppo ritardato. Questa non è una vertenza ordinaria, ci sono le condizioni perché il Governo eserciti la sua funzione, sia sul CSF che sulla situazione economica e finanziaria, che richiede la disponibilità delle risorse economiche. Per cui l'informativa è urgente, ma non solo è urgente l'informativa, è urgente che il Ministro faccia qualcosa di concreto, come serve per un Ministro della Repubblica, ovvero vada lì, in quel sito, prenda degli impegni che sia in grado di rispettare e di mantenere, come invece non ha fatto sino a questo momento, e garantisca quello che è un diritto di quei lavoratori, cioè non di stare in una fabbrica che è esausta, ma di avere la possibilità di riprendere a lavorare per un prodotto che è sul mercato, che può produrre, che ha bisogno di garanzie in questo momento per essere efficiente e far ripartire l'economia di quel territorio
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Anch'io intervengo per associarmi alla richiesta di informativa urgente del Ministro Urso sulla situazione di Eurallumina, ma chiederei anche un'informativa da parte del Ministro Giorgetti, perché in questo caso parliamo anche di questioni di natura finanziaria. Abbiamo sollevato diverse volte le problematiche di Eurallumina, così come di altri siti, poli industriali della Sulcis Iglesiente. Eurallumina è una fabbrica che produce ossido di alluminio, un prodotto intermedio del ciclo dell'alluminio che viene ricavato dalla lavorazione della bauxite, che il Ministro Urso aveva definito un strategico per il nostro Paese. Ma, al netto delle parole che ha pronunciato nei mesi scorsi, non ha fatto nulla, tanto che ieri, per disperazione, alcuni operai sono saliti sul punto più alto della fabbrica, sul silo numero 3, a 40 metri; hanno trascorso lì la notte, sotto la pioggia, e si stanno alternando, anche oggi, in questa protesta per chiedere la convocazione di un tavolo urgente al Ministro Urso che, in tutta risposta, li ha rinviati a un mese da oggi.
Presidente, intervengo per esprimere la nostra solidarietà agli operai della Eurallumina , ma anche per chiedere a Urso di dare finalmente un segnale di attenzione vero e concreto. Sin da settembre, quando era stato riunito un tavolo che è stato definito dalle sigle sindacali poco più che una riunione interlocutoria, si sapeva che la Rusal non era intenzionata ad autorizzare le anticipazioni delle risorse che servivano a garantire la continuità operativa della fabbrica. Sappiamo che, se non ci sarà un intervento del Governo, dopo il 31 dicembre chiuderà anche Eurallumina ed è una cosa che assolutamente non possiamo permettere.
Allora chiediamo che Urso venga qui a riferirci in merito a cosa intenda fare per garantire la continuità operativa della Eurallumina, per tutelare i posti di lavoro, che sono già passati da 100 a 38, con 160 lavoratori in cassa integrazione a zero ore, e soprattutto per garantire il rilancio dello stabilimento. A differenza di altre fabbriche, in questo caso c'è un investimento concreto da 300 milioni di euro e la previsione di 1.000 posti di lavoro. Cosa aspetta Urso a muoversi per consentire lo sblocco delle risorse ?
Sappiamo bene che in altri Paesi europei - in Irlanda, in Svezia, in Germania -, riconosciuta la strategicità delle produzioni, non è stato fatto alcun provvedimento sanzionatorio sulla Rusal. Noi confidiamo che il comitato di sicurezza finanziaria finalmente sblocchi questi finanziamenti o che il Governo si impegni a un intervento finanziario straordinario per garantire la continuità, così come ha chiesto il nostro assessore regionale Emanuele Cani.
Presidente, confidiamo che questa volta il Governo dia risposte concrete a lavoratori che, da troppo tempo, stanno aspettando e che sono davvero disperati in un territorio che è considerato il più depresso d'Europa. Fate qualcosa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo per richiedere un'informativa urgente al Ministro Nordio. È già pendente una richiesta della collega Serracchiani di qualche settimana fa rispetto a una circolare diffusa dal DAP, che ha bloccato le attività trattamentali nelle carceri italiane, ma la settimana scorsa è stata una settimana di fuoco - da Nord a Sud - su questo tema. A Pavia un trentenne in attesa di giudizio si è tolto la vita; è il settantesimo suicidio dall'inizio dell'anno, ma il quindicesimo in quel carcere dal 2021. Aveva già tentato il suicidio nel carcere di Monza e proprio per questo era stato spostato a Pavia, in vigilanza, con grande attenzione. Purtroppo, è riuscito a suicidarsi comunque. La mancanza di agenti di Polizia penitenziaria e di educatori anche nelle carceri lombarde evidentemente provoca questa situazione. I dati del sovraffollamento non sono mai stati così alti come oggi, nonostante i decreti Svuota carceri che annunciavano nei mesi scorsi azioni di contrasto. A Como abbiamo visto una rivolta che ha coinvolto decine di detenuti e che ha ferito non solo un ventiquattrenne, ma anche due agenti della Polizia penitenziaria a cui, credo, vada la solidarietà di tutta quest'Aula. Ancora una volta a Como mancano agenti di Polizia penitenziaria che, quindi, non sono potuti intervenire in maniera pronta proprio per la mancanza dei numeri; e manca anche il Garante dei detenuti che è una figura che aiuta in qualche modo a sopperire, ad avvicinare la distanza tra detenuti e agenti. Stessa cosa è avvenuta anche nel carcere di Trapani dove altri due agenti sono rimasti feriti, ancora una volta in una rivolta all'interno del carcere. Sembra proprio che ci sia una volontà politica di fare esplodere nelle carceri… soprattutto dopo quella circolare che ha bloccato tutte le attività trattamentali e nonostante ieri sia uscita un'agenzia del Ministro che dice: “nessun rallentamento o diniego delle attività trattamentali nel circuito media sicurezza”; è oggi a ripetere come a Parma, a Secondigliano e a Padova sono tantissime le attività bloccate. Allora credo sia l'occasione per il Ministro di venire in quest'Aula a riferire e fare il punto su cosa si intenda fare per risolvere un problema annoso che, negli ultimi mesi, sta peggiorando notevolmente, non solo per il record di detenuti, di minori all'interno delle carceri, ma soprattutto per il numero di suicidi e di rivolte che nelle carceri stanno avvenendo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Sì, grazie, Presidente. Mi associo anch'io alla richiesta di informativa del Ministro Nordio sul tema del sovraffollamento carcerario e quindi dei suicidi perché i due aspetti sono strettamente collegati: non tanto perché ci aspettiamo dal Ministro Nordio grandi soluzioni - le avrebbe dovute mettere in campo già da molto tempo ma ad oggi non vediamo alcun risultato, anzi -, ma almeno per render conto qui, in Aula, delle dichiarazioni che ha fatto; dichiarazioni che ho riportato anche in un'interrogazione parlamentare proprio sull'ultimo suicidio, quello all'interno del carcere di Pavia, rispetto alle quali il Ministro Nordio, in una sulle condizioni degli istituti penitenziari, ha affermato: “I suicidi in carcere? Non sono legati al sovraffollamento, che anzi li frena perché è una forma di controllo”.
Questa aberrazione, che è virgolettata perché l'ha detta il Ministro Nordio, l'avevamo già sentita e l'ha ribadita, quindi è ulteriormente grave il fatto che, secondo lui, possiamo prevenire i suicidi nelle strutture carcerarie grazie - è un paradosso - al sovraffollamento perché, grazie al sovraffollamento, c'è maggior controllo . Quindi, almeno di questo venga a rendere conto il Ministro Nordio in Aula perché è veramente vergognoso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche il gruppo del Partito Democratico si associa alla richiesta di informativa urgente del Ministro Nordio.
Il sistema carcerario italiano sta esplodendo. Passano i mesi e le settimane ma la situazione continua ulteriormente a peggiorare. Tutte le rassicurazioni che nel corso del tempo il Ministro Nordio ha prospettato si sono rivelate soltanto illusioni; dai decreti-legge urgenti ad altre iniziative niente è riuscito a invertire una rotta che è sempre più grave; il numero dei morti in carcere è elevatissimo, continuano i suicidi, gli atti di violenza sono enormi, la Polizia penitenziaria è in grandissima difficoltà, le attività trattamentali sono oggetto di ridimensionamento e anche quelle culturali ed educative, come sta succedendo un po' in tutta Italia.
Le strutture sono clamorosamente fatiscenti: nel carcere della mia città, Sollicciano, sono bastati alcuni giorni di pioggia per avere intere aree del tribunale ancora una volta alluvionate. È una situazione vergognosa che umilia, offende e cancella i diritti della popolazione detenuta e delle persone che nel carcere lavorano, e che non offre alcun elemento di accrescimento nemmeno in materia di sicurezza nelle nostre città, come ovviamente stiamo vedendo.
Il Governo riesce a fallire veramente su tutta la linea, dall'insicurezza nelle città al fallimento sul carcere, perché sono temi che si tengono insieme. Non serve la propaganda, non serve l'ideologia, non serve scrivere tante diverse nuove norme. Servono un piano, una visione strategica e investimenti immediati: tutto quello che non c'è. Quindi venga il Ministro Nordio in Aula, abbia il coraggio di guardare quest'Aula e provi a dire ogni tanto anche la verità e, ad esempio, ammettere che, rispetto alle rassicurazioni che anche in quest'Aula aveva dato due anni fa, niente è successo, la rotta non è invertita, la strada imboccata è sbagliata e la situazione è sempre più grave .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Anche noi ci uniamo alla richiesta di un'informativa del Ministro Nordio, anche se obiettivamente bisogna iniziare a interrogarsi se sia meglio che il Ministro Nordio stia zitto piuttosto che parli, nel senso che aver ascoltato il Ministro Nordio, rispetto a quello che è stato capace di dire nel tempo, che ha svolto una alla Camera sul tema delle carceri, fa rabbrividire, anche perché in questa il Ministro Nordio ha ripetuto i suoi concetti; ossia la sua predisposizione e conoscenza scientifica che lo portano ad assicurare oltre ogni ragionevole dubbio che non c'è alcuna connessione tra i suicidi in carcere e il sovraffollamento, aggiungendo… Onorevole Fede, scusi, se possiamo abbassare un po' il volume… Grazie… aggiungendo, peraltro, che il sovraffollamento è sostanzialmente un bene perché aiuta il controllo sulle possibilità da parte dei detenuti di suicidarsi.
Una persona che si esprime in questo modo e che ribadisce un concetto in questo modo - è la stessa persona che ci ha spiegato che si potevano utilizzare le caserme per risolvere il problema del sovraffollamento carcerario (soluzione smontata inevitabilmente nel corso del tempo), che ci ha spiegato che il tema è quello di costruire nuove carceri senza spiegarci, poi, dove pigliamo il personale per le nuove carceri - è quella che continua a spiegarci, appunto, questa teoria.
Ma non si ferma a questo, perché il Ministro Nordio attraverso il DAP continua, invece di cercare di risolvere complessivamente il problema del sovraffollamento carcerario che è il dramma di un carcere fuori legge, aumenta le potenzialità esplosive di quello che accade in carcere attraverso la circolare del DAP che, in violazione dell'ordinamento penitenziario e in violazione della Costituzione, mette in campo un'ulteriore restrizione da parte di tutti quei soggetti che dovrebbero in qualche modo alleviare la vita dei detenuti che già è in uno stato degradante e disumano, e per questo non solo siamo stati condannati dalla CEDU, ma, quotidianamente, i tribunali di sorveglianza intervengono.
Abbiamo chiesto anche questo con un'interrogazione al Ministro Nordio. Non sappiamo più che cosa fare, signor Presidente. Chiedevamo se fosse possibile che il Ministro Nordio venisse a dirci qualcosa, che potesse quantomeno rispettosamente venire incontro alle richieste che gli vengono fatte, e non dare numeri a lotto (per usare un eufemismo) o sfarfalleggiare su cose che sono drammatiche e inaccettabili perché vanno a toccare la vita dei detenuti che - non dimentichiamoci mai - sono soggetti consegnati allo Stato e che dovrebbero essere restituiti, in base alla Costituzione, in una condizione di accettazione sociale. Invece a decine – forse arriveremo al record dell'anno scorso - muoiono in carcere. Infatti, non dimentichiamoci mai, signor Presidente - e ho finito -, che i 70 sono quelli acclarati; poi c'è un numero indefinito di soggetti per i quali si deve stabilire come sono morti. Per essere chiari, nel conteggio dei “non suicidi” accertati ci sono quelli che tentano di ammazzarsi in carcere, vengono ricoverati in ospedale e crepano in ospedale, e per cortesia e utilità vengono considerati “indefiniti” ma sappiamo benissimo che finiscono lì.
E poi ci sono tutti quelli che muoiono di “male carcere”, che muoiono di condizioni invivibili e che si uniscono a tutti quelli che vivono in condizioni invivibili, esattamente i detenuti, come tutto il mondo che sta intorno al carcere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barzotti. Ne ha facoltà.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. Un'informativa urgente del Ministro Nordio si rende ormai improcrastinabile. Deve venire qui a riferire su quello che sta accadendo nelle carceri.
Dico questo perché venerdì abbiamo sottoposto al Governo un'interpellanza urgente proprio sul tema dei suicidi in carcere, con un particolare su quello che era successo a Torre del Gallo, in provincia di Pavia.
Purtroppo, è stato mandato a rispondere il Sottosegretario per la Cultura Mazzi che, ovviamente, non ha saputo darci informazioni puntuali rispetto a quella che è la condizione del carcere e a quello che si intende fare per evitare che continue tragedie si verifichino in questo carcere e in tutte le carceri d'Italia.
Io vi voglio solo ricordare, Presidente e colleghi, che, nel carcere di Torre del Gallo, in provincia di Pavia, ci sono stati 15 suicidi dal 2021. È un carcere in cui c'è sì sovraffollamento, perché ci sono 700 detenuti per una capienza di circa 500 detenuti, ma il problema non è soltanto quello. Infatti, abbiamo un sotto organico della Polizia penitenziaria di oltre 60 unità e c'è un problema enorme di assistenza. Il Sottosegretario è venuto a dirci che c'è un mediatore culturale che basta e avanza per soddisfare il fabbisogno del carcere, ma come è possibile dire una cosa del genere, Presidente?
Se abbiamo 300 detenuti stranieri con un mediatore culturale, cosa vuole che possa fare questo povero mediatore culturale ? Servono risorse per l'edilizia di quel carcere: sono stati stanziati dei fondi ma questi fondi non si sa più che fine abbiano fatto perché sono stati spostati altrove e il Governo continua a dire che c'è attenzione ma, purtroppo, non lo dimostra con azioni concrete. Mi chiedo: perché in legge di bilancio non sono stati stanziati fondi per questo carcere?
E a questo aggiungo, Presidente, che la salute mentale all'interno delle carceri è un'emergenza nell'emergenza: a parte che persone in condizioni di fragilità in carcere - e lo diciamo sempre - non ci dovrebbero proprio stare, ma, visto che in questo momento ci sono, dovrebbero essere assistite in un vero e proprio regime di codice rosso. Cioè, queste persone vanno accolte subito all'interno delle carceri con dei supporti perché, come è successo all'incirca il mese scorso nel carcere di Torre del Gallo, la persona è stata accolta e ha avuto i primi colloqui dopo sei giorni; e, dopo sei giorni, si è suicidata.
Voi vi rendete conto che non è possibile continuare così? Per una persona fragile anche solo poche ore in carcere sono complesse, bisogna necessariamente dargli un supporto tempestivo.
Abbiamo notizie, tra l'altro agghiaccianti, anche rispetto a come viene trattato il personale del sistema penitenziario. Penso, ad esempio, alle segnalazioni che ci sono state fatte dalle dirigenti che hanno ricevuto una circolare in relazione alla quale ci sarebbe la sospensione dell'indennità di maternità come indennità di funzione, sospesa per tutto il periodo di maternità. Ma questa è una disposizione che, se fosse confermata, sarebbe discriminatoria, contraria al principio di parità di trattamento e di tutela della maternità.
Quindi, evidentemente, il problema non riguarda solo un carcere in particolare, ma riguarda tutto il sistema penitenziario, il trattamento degli operatori che deve essere garantito, e devono essere garantite condizioni di dignità a tutti quanti.
Quindi, venga qui il Ministro Nordio a dirci cosa intende fare, perché è evidente che non possiamo continuare a piangere continuamente detenuti. Se il carcere perde una funzione, che è quella rieducativa della pena di cui all'articolo 27 della nostra Costituzione, noi perdiamo il senso della rieducazione e del carcere stesso .
PRESIDENTE. Passiamo a un altro argomento.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Intervengo in Aula sulle parole inaccettabili che abbiamo sentito pronunciare, questa mattina, dal capogruppo di Fratelli d'Italia Bignami nei confronti della Presidenza della Repubblica. Guardate, i tentativi di ridimensionare la gravità di quanto detto sono inutili. Chiediamo alla Presidente del Consiglio dei ministri Meloni di venire in Aula per dire al Parlamento se condivide le parole, quelle dichiarazioni, se è a conoscenza di circostanze che possano confermarle, visto che ne è direttamente coinvolta, trattandosi delle parole pronunciate dal capogruppo del suo partito che è anche il principale partito di maggioranza di questo Governo e visto che viene attaccata la più alta carica e la più alta istituzione del Paese.
Le chiediamo di prendere le distanze da quelle affermazioni che rischiano di generare un conflitto senza precedenti tra organi dello Stato. Guardate, il fatto che queste ricostruzioni vengano rilanciate da un organo di stampa è grave, ma che vengano riprese da un principale partito di Governo è incredibile e gravissimo.
La verità è un'altra: il Paese è all'ultimo posto nella classifica della crescita economica, è fermo, è incapace di reagire, di agganciare la ripresa europea. E questo è un dato che smentisce la propaganda fatta dal Governo, dalla destra in questi anni. Senza il PNRR, che il Governo non ha votato, non avremmo nessuna crescita e saremmo già in recessione. E di fronte a questa situazione, cosa si fa? Cosa fa il principale partito di maggioranza? Getta fango sul Quirinale, prova a spaccare l'Italia, resuscitando il pericoloso e scellerato progetto dell'autonomia differenziata di Meloni e di Calderoli.
La destra è alla ricerca, da tempo, di un alibi per qualsiasi sconfitta e fallimento: l'attacco alla Corte dei conti, la magistratura, la stampa libera e, oggi, la più alta carica dello Stato.
Ma falsità come queste riescono soltanto ad alimentare una propaganda inutile che non aiuta a governare il Paese e che offende le istituzioni che dovremmo invece servire - lo dico prima di tutto a me stessa - con disciplina e onore.
Per questo chiediamo alla Presidente del Consiglio dei ministri di venire qui, di rendere conto al Paese e al Parlamento delle parole del suo capogruppo di maggioranza
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, signor Presidente. Oggi mi unisco alla richiesta dell'informativa della Presidente del Consiglio, perché oggi scopriamo che, oltre ai magistrati, alle toghe rosse, oltre alla Corte dei conti, notoriamente comunista, oltre alla Corte penale internazionale, che ordisce trame contro il Governo, e oltre ai giornalisti rossi, c'è un'altra grandissima trama ordita ai danni di Giorgia “Calimero” Meloni che è ordita direttamente dal “Quirinale rosso” .
PRESIDENTE. Evitiamo, però, di apostrofare una persona…
VITTORIA BALDINO(M5S). Signor Presidente…
PRESIDENTE. …con degli epiteti che non sono rispettosi né per la persona, né per la carica. Prego.
VITTORIA BALDINO(M5S). Signor Presidente, l'immagine di Calimero penso faccia tenerezza a tutti e non offenda nessuno, ma io credo che sia quanto mai opportuno che la Presidente Meloni venga a riferire in Aula, perché nessuno qui pensa ed è talmente ingenuo da pensare di accettare la versione testé - come dire, lo abbiamo letto tutti - offertaci da Bignami, secondo cui il capogruppo del partito di maggioranza relativo di cui è la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che esprime la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si sia svegliato una mattina e abbia diramato una nota stampa dove chiede al Quirinale chiarimenti circa un articolo di giornale, diramato da un giornale di area notoriamente di destra, per chiedere appunto smentite, senza avere avuto quantomeno un cenno con la testa dalla Presidente del Consiglio, nonché del suo partito, Giorgia Meloni .
Signor Presidente, non ci crede nessuno, quindi questo è evidentemente un atto intimidatorio della Presidente del Consiglio, del partito espresso dalla Presidente del Consiglio, nei confronti anche del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a cui va il nostro grande ringraziamento per l'equilibrio che sta dimostrando in questa difficilissima legislatura, governata da questo centrodestra .
Quindi, signori, se questo è l'ennesimo tentativo di vittimismo per coprire la vostra incapacità e farci credere che si stiano ordendo delle trame per evitare che il Governo di destra di Giorgia Meloni vada nuovamente al Governo, per coprire la vostra incapacità, sappiate che noi qui non ci caschiamo, perché non c'è bisogno di nessuno scossone che venga spinto da fattori esogeni.
Perché proprio ieri la Commissione europea ci ha fatto sapere che il nostro Paese, il Paese guidato dalla temutissima e potentissima Giorgia Meloni, è il Paese che sta crescendo di meno, tra quelli che stanno crescendo di meno in Europa, penultimo, terzultimo, penultimo, ultimo nell'ordine di quest'anno, l'anno prossimo e tra due anni. Ecco il Paese che sta costruendo la temutissima e potentissima Giorgia Meloni, e ce lo dice, guardate un po', la Commissione europea, guidata dal Vicepresidente esecutivo rosso - come si chiama? - Fitto, notoriamente comunista.
Ci dice che il Paese non sta crescendo. Quindi, se volete coprire di vittimismo la vostra incapacità, sappiate che qui non ci caschiamo, che non vi permetteremo di brandire ulteriori nemici, oltre a quelli che state brandendo, tra cui la prima carica dello Stato, il Presidente Mattarella, e che, se c'è qualcuno che vi manderà a casa, se continuate così, quelli saranno gli italiani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Mi unisco alla richiesta delle colleghe, che l'hanno illustrata in maniera seppure differente, ma andando altrettanto a fondo sulla questione, che non va assolutamente sottovalutata, lo dico anche alle e ai rappresentanti della maggioranza. Il Presidente della Repubblica non ha certo bisogno della nostra difesa d'ufficio, ma io credo che questa modalità, con cui anche si affrontano critiche o si articolano ragionamenti attorno a quella che è la carica di garanzia primaria della nostra democrazia, dica di un'approssimazione, direi quasi superficialità, nel cercare e trovare le parole per dire quello che è, in qualche misura, un mettere al centro un'azione politica che non ha nessuno scopo, non ha nessuna motivazione, appunto non ha nessuna finalità per chi è al Governo, per chi ha la maggioranza piuttosto prevaricante in questa Camera, per chi ha un disegno di guida di questo Paese.
Quindi invito la Presidente del Consiglio a venire in Aula e anche a fare, in qualche misura, chiarezza, fare ordine rispetto a quelle che sono delle iniziative mediatiche, ma che ovviamente sono molto politiche, da parte di chi rappresenta la sua forza politica e di chi ha, ripeto, la responsabilità di maggioranza. Invito anche il collega a cercare di capire che egli è il capogruppo del partito di maggioranza relativa che sostiene primariamente e principalmente il Governo del Paese, e che ha anche delle responsabilità verso questa istituzione, delle responsabilità verso la Costituzione.
E quando ci si lascia andare ad una critica impropria o addirittura a piccole e continue picconate delle istituzioni fondamentali, si agisce nel solco di un attacco veramente al cuore della democrazia, un attacco direttamente alla Costituzione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Il collega Bignami in questi minuti si sta prodigando a specificare che il tema non era rivolto al Capo dello Stato, ma ad un suo consigliere. Ci sono poche regole non scritte quando si agisce in questa istituzione, e due di queste prevedono che il Capo dello Stato non si metta in mezzo alla polemica politica mai, mai .
La seconda è che, quando lo si chiama in causa, si possono criticare sempre azioni e dichiarazioni - non siamo nella fattispecie, perché non c'è nulla che si possa muovere al Capo dello Stato -, lo si ringrazia per il servizio che sta ponendo alla Nazione, anche in un momento come questo. Proprio nella giornata di ieri, il Presidente della Repubblica, a cui va tutta la nostra solidarietà, la nostra vicinanza e il nostro sostegno, si è prodigato a difendere principi come la libertà e la democrazia in un momento delicatissimo come la convocazione del Consiglio di difesa del nostro Paese, e ancora una volta si è prodigato affinché questo Paese riconoscesse che dentro la causa ucraina c'è una causa di difesa dell'Europa e della sua libertà.
Pochi minuti dopo, il collega Borghi si è prodigato a dirci che non sosterrà più l'invio e il supporto militare all'Ucraina. Ecco, forse il collega Bignami, invece che chiedere a Mattarella di chiarire e smentire, dovrebbe occuparsi di Borghi, che ci pare un pochino più preoccupante .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Bignami. Ne ha facoltà.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Grazie, Presidente. Ho ascoltato con interesse gli interventi dei colleghi e mi preme immediatamente precisare che non ho nulla da precisare, perché noi non ci facciamo insegnare la grammatica istituzionale dalle sinistre, ma neanche la grammatica italiana . E lo dico perché nel comunicato non ci permettiamo mai di citare il Quirinale come destinatario di richieste perché - e in questo il comunicato è molto chiaro - oggi un autorevole giornale, condotto da un autorevole direttore …
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …riferisce, con nomi precisi, virgolettati altrettanto precisi, e abbiamo chiesto a colui al quale quelle frasi vengono attribuite di smentire quelle frasi che gli vengono attribuite. Le smentite le dovrebbe fare chi le frasi le ha dette perché noi abbiamo il massimo rispetto e non ci permettiamo minimamente di schermarci, come qualcun altro magari ha fatto in quest'Aula, dietro il Quirinale, che rappresenta tutti e non una parte, e per fortuna il Quirinale ce lo ricorda quotidianamente, ma, altrettanto chiaramente, la reazione delle sinistre la riteniamo semplicemente un attacco ignobile. Perché non è accettabile che, ogni volta che la libertà di espressione e la libertà di stampa vengono esercitate in una direzione che non è quella a cui compiace l'orientamento politico della sinistra, si cerca di mettere il bavaglio a quella libertà di stampa e a quella libertà di parola .
E l'attacco, non tanto a me, che francamente…, ma al direttore di un giornale, con la virulenza e la pervicacia con cui si è realizzato Sei tu che hai sbagliato, sei tu!, ci porta a dire che è quantomeno singolare che la sinistra rivendichi il diritto…
PRESIDENTE. Onorevole Zaratti!
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …da un lato di mettere il bavaglio a quella stampa che non è allineata (…
PRESIDENTE. Onorevole Ricciardi, per favore!
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …rispetto a questo pensiero e dall'altro di diffondere biasimando chi denuncia che sono .
E, allora l'ho voluto dire, Presidente, e la ringrazio per la sua cortesia istituzionale, per offrire un contributo alla richiesta di informativa, perché auspico che questo intervento abbia chiarito che è del tutto superflua la richiesta di informativa al Presidente del Consiglio, e ribadisco qui quello che ho già detto prima: noi siamo gente abituata a ragionare con la propria testa .
Se altri, invece, hanno altri schemi di gioco, non ci permettiamo di commentarli, ma, per cortesia, non applicateli a noi. Con questo contributo auspico di avere spiegato il perché è superflua la richiesta di informativa. Una cosa, Presidente: continuiamo ad aspettare la smentita .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2643-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 ottobre 2025, n. 146, recante disposizioni urgenti in materia di ingresso regolare di lavoratori e cittadini stranieri, nonché di gestione del fenomeno migratorio.
Ricordo che nella seduta del 17 novembre si è conclusa la discussione generale e la relatrice e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge .
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
Avverto che la Commissione ha presentato l'emendamento 2.200, che è in distribuzione.
Preciso altresì che, trattandosi di un emendamento volto a sopprimere una partizione del testo, la Presidenza non ha stabilito un termine per la presentazione di subemendamenti ad esso riferiti.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito la relatrice e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere. Prego, onorevole Kelany.
SARA KELANY, Grazie, Presidente. I pareri agli emendamenti sono tutti contrari, fatta eccezione per il 2.200 della Commissione, su cui c'è parere favorevole.
PRESIDENTE. La ringrazio. Vice Ministra Bellucci?
MARIA TERESA BELLUCCI,. Grazie, Presidente. Il parere è conforme a quello della relatrice.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Passiamo all'articolo premissivo 01.01 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo premissivo 01.01 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.2 Zaratti e 1.4 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.2 Zaratti e 1.4 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.5 Alfonso Colucci.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. L'emendamento 1.5, che mi accingo ad illustrare, entra nel cuore operativo di questo decreto Flussi 2: prevede misure urgenti per agevolare e velocizzare l'ingresso di lavoratori stranieri; prevede cioè la collaborazione tra il Ministro dell'Interno e il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale al fine di garantire l'interoperabilità delle banche dati. Questo è un elemento molto importante, perché noi siamo profondamente convinti, e sono emendamenti che presentiamo, puntualmente, ad ogni decreto Flussi, che la creazione di banche dati tra di loro comunicanti, interoperabili, sia uno strumento efficace, anzi, a questo punto necessario, per una corretta anagrafica dei soggetti che entrano in Italia e per una corretta gestione non solo delle loro capacità lavorative, ma anche del fabbisogno da parte delle imprese e da parte delle famiglie, affinché questo bisogno, questa richiesta di lavoro sia efficacemente soddisfatta, al fine anche di garantire che il flusso sia un flusso regolare di persone che abbiano le qualificazioni necessarie per entrare in maniera regolare in Italia e contribuire allo sviluppo, all'integrazione e al progresso economico, ma anche culturale, del nostro Paese.
L'emendamento intende assicurare un effettivo coordinamento con gli uffici consolari e garantire anche l'effettività della riduzione dei termini alla metà, perché uno dei problemi che affligge il provvedimento che stiamo esaminando è il fatto che non interviene sui termini di accesso degli immigrati e di regolarizzazione della loro posizione in Italia, mentre noi riteniamo che le procedure debbano essere sveltite. Con questo emendamento, l'1.5, noi intendiamo renderle davvero immediatamente esecutive per l'ingresso di lavoratori stranieri regolari in Italia.
Noi vogliamo dare un impulso all'immigrazione regolare, all'immigrazione di persone che possano contribuire e possano concorrere alla crescita del nostro Paese, così alimentando non solo il bisogno di lavoro che viene dalle imprese italiane e dalle famiglie italiane, ma anche la contribuzione ai fini INPS, ai fini INAIL, e anche il pagamento delle tasse in Italia, oltre che, ripeto, la crescita culturale del nostro Paese, che è vissuto di integrazione, che è cresciuto grazie all'integrazione e che verso l'integrazione trova anche una parte del proprio futuro.
Questo emendamento vuole evitare ritardi e disfunzioni, e intende anche garantire che questure, ambasciate, prefetture e Ministeri lavorino in modo coordinato tra di loro. Insomma, Presidente, noi intendiamo creare, con questo emendamento, una rete virtuosa affinché, finalmente, l'immigrazione in Italia non sia questo nemico che il Governo Meloni non riesce a gestire, ma sia fattore di crescita, di competitività e di legalità in Italia .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.6 Zaratti e 1.7 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.6 Zaratti e 1.7 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.8 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.8 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.9 Mauri.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi ci troviamo ad affrontare un tema particolarmente delicato, che è quello del decreto Flussi. Perché è delicato? Perché, in realtà, la necessità di trovare una modalità diversa da quelle tradizionali, che usano molti altri Paesi, per regolamentare l'ingresso per ragioni di lavoro sul territorio nazionale dei cittadini stranieri è stata appaltata a questo meccanismo che, in realtà, porta con sé molte complicazioni, alcune delle quali, tra l'altro, sono state denunciate anche da questo Governo.
Ora, noi ci saremmo aspettati che, invece che continuare a prorogare questa modalità, il Governo e la maggioranza si fossero fatti carico di trovare altre soluzioni: questo non è stato. Allora, noi abbiamo provato - in un dialogo, devo dire la verità, un po' difficile all'interno della Commissione, perché, al di là di qualche interlocuzione, ci è stato risposto di no su quasi tutti i nostri emendamenti, soprattutto su quelli che erano solo dell'opposizione, non quelli che erano anche della maggioranza, che in qualche caso si sono confusi - in ogni caso, a migliorare il provvedimento.
Questo emendamento è esattamente uno di questa fattispecie, perché sostanzialmente noi diciamo: nel momento in cui un cittadino straniero ha svolto tutte le procedure del caso e, al contempo, il datore di lavoro che lo richiedeva ha fatto altrettante procedure e sono state autorizzate da parte dello Stato, in quel momento, se il lavoratore straniero arriva in Italia e per mille ragioni - sia perché era una frode (è successo molte volte) sia perché magari non c'era più l'oggetto del lavoro - quel contratto non si perfeziona e, di conseguenza, non c'è un contratto di lavoro firmato e non c'è il conseguente permesso di soggiorno, perché penalizzare quel lavoratore straniero che è venuto in perfetta buona fede e seguendo le regole?
In quel caso, se non è responsabilità del lavoratore, gli si riconosca un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro, in modo che possa cercare lavoro per sei mesi o per un anno e, nel momento in cui dovesse trovarlo, gli può essere riconosciuto in qualche modo quel lavoro.
Noi articoleremo in maniera diversa questa proposta in vari emendamenti. In questo caso, nella fattispecie specifica, diciamo: se un lavoratore arriva e, non per responsabilità sua, non riesce a perfezionare il rapporto di lavoro con quel datore di lavoro, ma c'è un altro datore di lavoro che gli propone un'occupazione, a questo punto permettiamogli di avere quella nuova occupazione e, di conseguenza, di permanere sul territorio in maniera legittima.
Perché diciamo questo? Da un lato, nell'interesse del lavoratore - e non è poca cosa -, dall'altro, nell'interesse collettivo, perché altrimenti qual è il rischio? Più che un rischio, in realtà, è una certezza: che quel lavoratore, 90 possibilità su 100, permarrà nel territorio italiano senza avere la possibilità di svolgere un lavoro regolare e senza farlo in maniera legittima. E questo credo sia contrario all'interesse di tutti.
Allora, ci chiediamo: per quale ragione il Governo e la maggioranza si sono intestarditi nel dire di no su una proposta che invece, a mio modo di vedere, non ha alcun aspetto negativo? Perché poi evidentemente noi, lo scriviamo anche nero su bianco, siamo per fare tutti i controlli possibili - per noi più si alza il livello di controllo e meglio è, più si rispetta la legalità e meglio è - e, di conseguenza, verificare fino in fondo se anche quel nuovo datore di lavoro rispetterà tutte le regole del caso previste, in maniera molto rigorosa.
Allora, ci chiediamo per quale motivo questo Governo si intestardisca nel non dare una seconda opportunità non solo al lavoratore, ma anche al datore di lavoro che lo cerca e, di conseguenza, non spinge il sistema a un rapporto virtuoso tra domanda e offerta, che dovrebbe essere la prima delle questioni che il Governo si pone. Anche perché, altrimenti, si creano irregolarità.
A meno che, ovviamente, questo Governo e questa maggioranza, invece, in qualche modo, non vedano di buon occhio il numero in aumento di irregolari per poi magari costruirci sopra un pezzo di campagna elettorale.
Vorrei sperare che non fosse così, qualche dubbio ce l'ho, ma se ci volete dimostrare che non è così, è facile: cambiate parere, date parere favorevole e permettete l'incontro di domanda e offerta, imprenditori e lavoratori. Mi sembra una cosa che in questo Paese servirebbe e anche parecchio .
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.9 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'emendamento 1.10 Onori è stato ritirato.
Passiamo agli identici emendamenti 1.11 Mauri e 1.14 Zaratti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Io penso che una delle questioni fondamentali che riguardano questo decreto è la sua funzionalità. I dati degli scorsi anni ci hanno dimostrato che i flussi, fondamentalmente, i bandi di accesso al nostro Paese in base alle richieste dei datori di lavoro non vengono mai evasi. L'anno scorso, su 160.000 domande, soltanto 12.000 sono state accolte, lasciando fondamentalmente tantissime persone nelle condizioni di non poter accedere nel nostro Paese, nonostante ci fosse una forte richiesta da parte del mondo delle imprese. Questo è uno dei punti nodali di fronte al quale ci troviamo e i problemi che ci sono dovrebbero essere risolti.
Questo decreto non va in questa direzione. Noi abbiamo presentato una serie di proposte emendative proprio a tale riguardo. L'Italia in questo momento ha bisogno di una politica di flussi che passi dalla fase artigianale e soprattutto ideologica, impostata dalla destra, ad una politica che definirei di tipo industriale dell'immigrazione, che possa permettere alle persone di arrivare nel nostro Paese in modo legale, in modo trasparente.
E, da questo punto di vista, però, le normative non ci aiutano. Questi emendamenti, che noi abbiamo presentato, servono sostanzialmente a fare in modo che ci sia un'accelerazione nella risposta che deve essere data a queste domande. Non può essere che le lungaggini burocratiche addirittura determinino un mutamento negli orientamenti dei datori di lavoro che hanno offerto posti di lavoro, perché, passato un certo periodo di tempo, quelle offerte non sono più valide. E, quindi, noi ci troviamo nell'assurdo per cui le persone vengono in Italia, teoricamente vengono accolte, vanno dal datore di lavoro, il quale non risponde più rispetto a quella offerta di domanda perché è passato troppo tempo; i migranti tornano in questura per avere il permesso di soggiorno che non gli viene dato perché non hanno più un contratto di lavoro. E cosa succede? Diventano clandestini nel nostro Paese, nelle mani e alla mercé dei poteri criminali che li schiavizzano e li costringono a situazioni di servitù : questo è quello che accade.
Per questo è necessario che almeno gli emendamenti presentati vengano accolti, perché servono a snellire, servono a rendere più veloce l'espletamento delle pratiche. Io credo che questo sia un punto di qualità, perché non si può continuare a prendere in giro il Paese, non si può continuare a prendere in giro neanche il mondo delle imprese, oltre alle povere persone che vogliono venire a lavorare. Perché il mondo delle imprese ha bisogno di avere manodopera qualificata.
Unioncamere Excelsior stabilisce che, nei prossimi cinque anni, il fabbisogno complessivo dei lavoratori sarà compreso tra i 3,3 e i 3,7 milioni, tra espansione e sostituzione, con difficoltà di reperimento che superano il 40-50 per cento nei profili tecnici e manifatturieri nei servizi avanzati.
In questo quadro, circa 650.000 dei profili richiesti saranno lavoratori immigrati, soprattutto nei settori chiave della manifattura, dell'edilizia, della logistica, dell'assistenza e della ristorazione.
Ma se voi continuate a fare quello che state facendo, di questi 650.000 lavoratori che servono, non ne arriveranno nei prossimi anni neanche 50.000. È un fallimento completo la politica dei flussi. È per questo che noi vi proponiamo di votare i nostri emendamenti migliorativi .
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.11 Mauri e 1.14 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.16 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.16 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'emendamento 1.17 Onori, colleghi, è stato ritirato.
Passiamo all'emendamento 1.21 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.21 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.128 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.128 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.24 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.24 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.2 Baldino. Ha chiesto di parlare l'onorevole Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, signor Presidente. Sono passati 25 anni dall'introduzione nel nostro Paese della legge Bossi-Fini, e che cosa è cambiato in questi 25 anni? Niente, perché l'immigrazione irregolare continua a rimanere una piaga strutturale nel nostro Paese. Negli ultimi 25 anni, se guardiamo i dati, la stima degli irregolari presenti sul nostro territorio si aggira sempre tra i 300.000 e i 500.000. Probabilmente l'obiettivo dichiarato di quella legge, in realtà, non è stato raggiunto, anzi dire agli italiani che per azzerare l'immigrazione irregolare bisogna limitare gli ingressi per motivi di lavoro è come prescrivere un'aspirina a un paziente che ha un'infezione acuta e ha bisogno dell'antibiotico.
Se guardiamo i dati degli effetti generati negli ultimi due anni dagli ultimi decreti Flussi scopriamo che, ad esempio, nell'ultimo anno osservato, nel 2020, secondo i dati che ci hanno fornito gli auditi nel corso dell'esame del provvedimento in Commissione, anzi nel 2024, degli stranieri che hanno fatto ingresso nel nostro Paese, rispetto alle quote previste per il 2024, soltanto il 12 per cento, grazie alle quote, si è poi convertito in permesso di soggiorno. Questo vuol dire che quasi l'80 per cento delle persone che sono entrate nel nostro Paese grazie allo strumento del decreto Flussi, che voi avete varato quell'anno, praticamente ha vagato da invisibile nel nostro Paese senza, probabilmente, un contratto regolare, senza documenti regolari, senza permesso di soggiorno. Questa si chiama immigrazione clandestina che era quella che voi volevate combattere e che, invece, con questo meccanismo continuiamo ad alimentare perché, osservati i dati, la verità è che questo strumento, il decreto Flussi, non è altro che una finzione, non è altro, nella maggior parte dei casi, che la regolamentazione fittizia, la sanatoria fittizia di chi già c'è sul nostro territorio. Pensiamo a un datore di lavoro che deve assumere un lavoratore o una lavoratrice che non conosce, ma chi lo assumerebbe? Nessuno. Ed è per questo che noi abbiamo presentato degli emendamenti, nello specifico l'emendamento in parola, il 2.2, che vi propone proprio un cambio di mentalità rispetto alla regolamentazione degli ingressi per motivi di lavoro sul nostro territorio.
Se vogliamo veramente azzerare o diminuire, intervenire sul fenomeno dell'immigrazione irregolare bisogna aprire dei canali legali di accesso, bisogna consentire alle persone che vogliono venire in Europa, che vogliono venire in Italia a lavorare, di poter entrare e di poterlo fare regolarmente, dandogli la possibilità di avere un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca del lavoro. Questa è la chiave se vogliamo veramente superare quello che tutti - credo - signori, da destra a sinistra, consideriamo sia un problema, ossia l'immigrazione irregolare, perché poi, molto spesso, queste persone, quando arrivano sul nostro territorio e diventano irregolari, pur volendo venire con le buone intenzioni, finiscono per essere sfruttati nei campi dai caporali, finiscono nelle mani della criminalità organizzata e finiscono per alimentare quella sacca, anche di insicurezza, che spesso i cittadini italiani percepiscono come dovuta anche alla presenza degli immigrati clandestini.
Se vogliamo intervenire non c'è altra strada: questa è la strada. Ma il problema, signor Presidente, forse, è che la finzione è la cifra di questo Governo. Creare un problema per poi fingere di risolverlo e porsi come i difensori della sicurezza e i salvatori della Patria. Peccato che la Patria, però, non si difende e non si salva così .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti del Liceo Scientifico “Niccolò Copernico”, che arrivano da Udine e che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Sono oggi alla Camera dei deputati per la giornata di formazione, qui a Montecitorio . Benvenuti.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti. Lo sottoscrive l'onorevole D'Orso.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.2 Baldino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.5 Alfonso Colucci. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. L'emendamento 2.5 che discutiamo si pone nella necessità, in attesa della definizione di una complessiva riforma delle procedure di programmazione dei flussi migratori, di prevedere un decreto che disciplini i flussi annualmente, così per il prossimo 2026, cioè prevede che, entro 30 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione di questo decreto-legge, il Presidente del Consiglio dei ministri con proprio decreto fissi quelle che sono le quote dei flussi per l'anno 2026 e così annualmente. È un decreto che noi riteniamo debba essere approvato, previa la consultazione del Comitato speciale che è previsto dal Testo unico delle leggi sull'immigrazione, dalla Conferenza unificata Stato-regioni e che venga adottato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, sentite le Commissioni parlamentari competenti.
Questo emendamento richiede che le quote vengano definite sulla base del fabbisogno reale del mercato, che ci sia, quindi, un'indagine, attraverso il coinvolgimento anche delle associazioni datoriali oltre che di quelle delle famiglie, sul fabbisogno reale affinché le quote vengano tarate sulla base delle effettive necessità registrate nel mercato del lavoro. Quote, fabbisogno, determinate annualmente dal Ministero del Lavoro in collaborazione proprio con la Conferenza Stato-regioni, nonché con le autonomie locali e le organizzazioni sociali, datoriali, ma anche sindacali più rappresentative, comprese quelle relative al lavoro domestico.
Solo attraverso queste forme di concertazione e di ampia consultazione di tutte le istanze istituzionali, ma anche sociali, sia datoriali, sia sindacali, si può consentire l'individuazione, annualmente, di quante siano effettivamente le quote di cui il nostro Paese necessita per ragioni di lavoro.
Questo emendamento prevede che le quote vengano distinte tra quote per lavoro subordinato, anche stagionale, e quote per lavoro autonomo, che tengano anche conto della necessità di operare efficaci ricongiungimenti familiari e misure di protezione temporanea.
L'emendamento che discutiamo, il 2.5 a mia prima firma, consente anche l'adozione di ulteriori decreti, DPCM, nel corso dell'anno, se dovessero emergere nuove esigenze nei termini che ci siamo detti.
Alla luce di questa riorganizzazione complessiva che questo emendamento vuole suggerire, i termini per il rilascio dei visti e dei permessi di soggiorno vengono ad essere ridotti della metà, proprio per garantire che il sistema possa essere non solo efficiente, ma anche celere.
L'emendamento quindi introduce una vera e propria programmazione nuova, annuale, flessibile e concertata e, quindi, il superamento delle rigidità da cui è affetta la disciplina che attualmente è in essere, quella proposta con il decreto-legge che discutiamo; rafforza in maniera virtuosa il ruolo di concertazione istituzionale tra il Governo, le regioni, gli enti locali e le parti sociali proprio nel principio, che poi è un principio costituzionale, di leale collaborazione; ancora le quote di ingresso dei lavoratori stranieri al fabbisogno effettivo del mercato del lavoro, evitando non solo automatismi e scostamenti tra domanda e offerta, ma - così come veniva detto negli interventi precedenti - anche forme di lavoro nero e di lavoro irregolare, perché noi sappiamo che, laddove il sistema delle quote non funzioni, come sembra appunto non funzionare fino ad oggi, si creano zone di lavoro nero, se non addirittura di caporalato.
Peraltro, la richiesta del parere necessario delle Commissioni permanenti risponde all'esigenza, che dal nostro punto di vista è primaria, di mettere sempre al centro il Parlamento, nonché, attraverso il dimezzamento dei termini, la garanzia della tempestività dell'intervento . Insomma, Presidente, si tratta di un emendamento organico, che introduce una disciplina organica, dall'alto valore non solo tecnico, ma anche politico .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.5 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.6 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.6 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.7 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.7 Penza, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.13 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.13 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.18 Mauri.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Accennavo prima, nell'intervento sull'altro emendamento, al fatto che non ci sia in Italia, in questo momento, una modalità per gestire in maniera ordinata e coordinata l'arrivo di lavoratori stranieri nel nostro Paese fuori dalla logica dei flussi. Per cui qualcuno potrebbe immaginare che sia impossibile e che non ci sia mai stato in questo Paese un modo per fare diversamente. Qui, ovviamente, c'è un tema che non vuole essere affrontato dal Governo e, cioè, che quel modo esiste: esisteva prima della famigerata Bossi-Fini ed è possibile reintrodurlo nel sistema. Qual era quel meccanismo? Era quello dello della cioè del fatto che, in maniera regolata, coordinata e ordinata, si procedesse attraverso una domanda di un datore di lavoro che non solo incrociava rispetto all'offerta di un lavoratore, ma si faceva anche carico dal punto di vista economico, alloggiativo e di garanzie di lavoro rispetto a quel lavoratore e, di conseguenza, attraverso dei datori di lavoro - fossero loro persone fisiche oppure imprese - che incrociassero le due cose.
Questo che vantaggio dava, che vantaggio potrebbe dare? Il fatto di gestire in maniera ordinata un processo e di avere delle garanzie che nessun altro processo può avere, nemmeno quello dei flussi, perché quelle garanzie di carattere economico, di sostentamento, di locazione erano evidentemente maggiori. Allora, qui torniamo al tema di fondo, ossia quello che ha evocato anche prima la collega Baldino. Quello che impedisce all'Italia di avere un sistema di arrivo ordinato e coordinato di lavoratori stranieri sul nostro territorio, incrociando con la domanda, ha un nome e un cognome, anzi ha due cognomi: Fini e Bossi.
Io capisco che ci possano essere partiti di maggioranza che sono affezionati alla loro storia - posto che alcuni non so se hanno seguito esattamente il dettato dei loro fondatori o predecessori -, però, è un'assurdità oggi rimettere in campo, dopo così tanti anni, quel meccanismo che già non funzionava allora in presenza di flussi di arrivo più bassi, tanto meno ha continuato a funzionare in seguito e tanto meno funziona adesso.
Per cui questo è il momento, io credo, Presidente, per superare - diciamola così, in maniera morbida - la Bossi-Fini. Per me bisogna abolirla, abrogarla, fare una roba radicalmente diversa. Mi rendo conto che questi termini potrebbero non andar bene a chi oggi è in maggioranza e, allora, dico superare la Bossi-Fini, perché, se non altro, sono cambiate profondamente le condizioni di contesto, e trovare un'altra soluzione. Il tema della , cioè il tema dello che si fa carico, del datore di lavoro, è sicuramente un pezzo importante di una risposta alternativa, ed è quello che noi qui abbiamo provato ad inserire. Su questo, sinceramente, non mi aspettavo un parere favorevole, mentre su altri emendamenti me lo aspettavo. Lo abbiamo fatto per dare un segnale politico: cioè, volete o non volete superare il meccanismo dei flussi? Io prendo per buone le parole della Presidente del Consiglio che in questa sede, oltre ovviamente che dai mezzi di informazione , non molto tempo fa, ci ha spiegato che il sistema delle quote non va bene, anzi è pericoloso, perché favorisce l'illegalità. Devo dire che, in buona parte, questo è vero, ha ragione. Allora, comportatevi di conseguenza: trovate delle soluzioni alternative, altrimenti non si può che andare o nella logica dell'illegalità - lo dimostreremo ancora nei prossimi interventi - o su un'altra questione che prima richiamava, invece, il collega Zaratti. Ma sapete quante sono le procedure che vanno in porto? Sono pochissime. Vi dico solamente un dato, poi avremo tempo per approfondire la questione: nel 2024 sono 717.000 le domande, 147.000 le quote previste, 83.000 i nulla osta, 24.000 i visti. Cioè, sostanzialmente, niente. È un sistema fallimentare: mettiamoci mano, metteteci mano .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.18 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 2.19 Auriemma e 2.21 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.19 Auriemma e 2.21 Mauri, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.200 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.200 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 2.25 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.25 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.27 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.27 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.29 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.29 Caramiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 2.01 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.01 Mauri, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 2.02 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.02 Faraone, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.1 Mauri.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo mi sembra un emendamento - a me non piace dire di “buonsenso”; quando sento la parola “buonsenso”, mi preoccupo sempre, perché quando uno evoca il buonsenso, vuol dire che non c'è, per cui cerco di non usarla - con una certa dimensione di concretezza, che almeno prova a fare i conti con la realtà. E cosa dice sostanzialmente? Dice: se un cittadino straniero che è sul territorio nazionale, che ha avuto un permesso di soggiorno regolare e a cui, però, quel permesso è scaduto - perché scade un permesso? Perché se uno perde il posto di lavoro e non riesce a trovarne un altro nell'anno autorizzato di ricerca di lavoro, di conseguenza, gli scade il permesso di soggiorno -, nel momento in cui gli scade il permesso di soggiorno, perché non ha un contratto di lavoro, diventa irregolare o, come qualcuno qua direbbe, clandestino (ma litigando un po' col significato delle parole italiane).
Allora, noi chiediamo che, in questo caso (stiamo parlando di un irregolare, che però era regolare, che ha perso il lavoro e perciò ha perso il permesso di soggiorno), a questa figura venga riconosciuto il diritto di avere un nuovo contratto di lavoro, e perciò un nuovo permesso di soggiorno, con un altro datore di lavoro. Cos'è che osta a questa cosa? Io credo niente, perché l'alternativa qual è? È di mantenere sul territorio nazionale quella stessa persona in maniera irregolare.
Ora, a me, sistema, interessa di più avere un irregolare, che lavorerà irregolarmente, che si troverà in una condizione di maggiore marginalità, di disagio e che potrebbe, diciamo così, rappresentare più un problema per la collettività, oppure ho interesse a riconoscere a quella persona, che è già in Italia, che già lavorava, che già lo faceva in maniera regolare, la possibilità di riprendere a farlo in maniera regolare? Ma proprio non volete che un lavoratore lavori in maniera regolare? Non volete che una persona si regolarizzi? Non volete assolutamente che qualcuno paghi le tasse? Cioè, fate le sanatorie per quelli che non le pagano, poi, se c'è uno che le vuole pagare e che vuole lavorare in chiaro, voi non volete? Mi sembra veramente un'assurdità.
Per questo dico che è una proposta con una forte dimensione di concretezza, perché non stiamo parlando di chi è arrivato e non è conosciuto, di chi è arrivato ed è sempre stato irregolare o di chi non è ancora arrivato e potrebbe arrivare, no, stiamo parlando di persone che sono sul territorio nazionale e che, come sapete perfettamente voi dalle espulsioni, o, meglio, dai rimpatri che riuscite a fare, perché solamente pochi, proporzionalmente, si possono fare, magari appartengono a paesi con cui non ci sono nemmeno gli accordi di rimpatrio e che, di conseguenza, non sono rimpatriabili e rimangono e rimarrebbero comunque come irregolari.
Ecco, io penso che tutto il sistema avrebbe interesse a mettere in campo un'iniziativa di questo genere. Anche qua, se non lo fate, c'è un motivo solo: che vi piace l'idea che ci siano più irregolari, così magari riuscite a prendervi qualche titolo in più sui giornali o molto spazio sui vostri telegiornali.
A me sembra una visione miope e soprattutto che vada contro l'interesse delle italiane, degli italiani e, come vi piace dire, della Nazione, con la N maiuscola .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1 Mauri, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.2 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.2 Mauri, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.3 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.3 Zaratti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.4 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.4 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.5 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.5 Faraone, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.6 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.6 Mauri, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3.04 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3.04 Faraone, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.3 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.3 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere contrario della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 4.5 Zaratti e 4.6 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.5 Zaratti e 4.6 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 4.01 Zaratti, 4.02 Faraone e 4.03 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 4.01 Zaratti, 4.02 Faraone e 4.03 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 5.1 Mauri e 5.2 Zaratti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo su un articolo su cui ci sono anche diversi emendamenti dei colleghi, per cui magari avremo modo anche di fare una discussione più ampia.
Qua stiamo parlando di un articolo che ha tenuto banco anche sulle pagine dei giornali, perché riguarda i fuori quota, rispetto ai flussi, per le assunzioni di personale per assistenza familiare per grandi anziani o per persone disabili, per cui, per due temi molto delicati. Sono molto delicati, fatemi dire, dal punto di vista personale, umano, di vita degli interessati e di condizione delle famiglie in cui quelle persone vivono, ma anche dal punto di vista sociale, perché il tema dell'assistenza agli anziani e alle persone disabili, a maggior ragione a fronte di un sistema sanitario - ora non mi soffermo su questo, ma diciamolo -, se va bene, in grande difficoltà, è un tema che coinvolge tutti, che coinvolge il Paese, che coinvolge tantissime famiglie e io sinceramente faccio fatica a pensare che non tocchi anche tante persone qua dentro.
Ora, su questo aspetto, così delicato, il Governo decide di intervenire. Lo fa in un Consiglio dei Ministri, avanzando una proposta di cui sinceramente in effetti mi sono anche stupito, perché ho detto “non è male questo”, e cioè si deroga alla quota, si toglie il tetto delle possibili assunzioni, si toglie la temporalità per cui da lì in poi, secondo quello schema, si sarebbe potuto fare un rapporto di lavoro con persone che seguono questi temi per un numero molto alto - senza tetto - da lì in poi nel tempo. Dopodiché cos'è accaduto? Che a un certo punto si è innescata una dinamica all'interno della maggioranza, c'è chi ha visto di cattivo occhio questa soluzione e di conseguenza è stata un po' pasticciata la norma, modificata, mandata al Quirinale dopo diverso tempo e il Quirinale ha detto: no, scusate, fermi tutti - l'ha fatto anche prima delle uscite odierne contro il Quirinale -, e ha detto: non posso dare il via libera su una norma che avete modificato, che avete tenuto per molto tempo e che è radicalmente diversa rispetto a quella che avevate pensato voi inizialmente e di conseguenza rimanda quella norma e il Consiglio dei Ministri è obbligato a riapprovarla. Ora, guardate, era buona la prima, era una buona soluzione che andava incontro alle esigenze di tante famiglie e di tante persone. Da lì eravamo stupiti; non ci ha stupito il fatto che, di fronte a una cosa utile, avete fatto marcia indietro e l'avete fatta, guardate (nulla mi toglie dalla testa), per motivi del tutto ideologici.
Allora, noi cosa facciamo? Ci vogliamo per una volta dimostrare filogovernativi e vi riproponiamo esattamente la stessa norma, così come era uscita dalla vostra mente in quel momento, forse distratta o forse aperta alla realtà, e di conseguenza diciamo: okay all'allargamento, okay oltre i numeri dei flussi, ma non solo 10.000 persone nel sistema dell'assistenza sanitaria agli anziani e ai disabili: togliamo o aumentiamo il tetto e non mettiamo un lasso temporale definito, ma diciamo da qua in avanti. Potevate prendere tutta la nostra proposta (che era la vostra), potevate prenderne un pezzo e invece, come al solito, vi siete arroccati lì dove vi siete messi, nel vostro cantuccio ideologico e delle mediazioni fatte fino all'ultima virgola (dopodiché non si può toccare niente), avete fatto una brutta figura in quel passaggio che prima raccontavo, avevate l'occasione, durante questo passaggio parlamentare, di rimediare non dico in tutto (per l'amor del cielo) ma almeno in parte e non l'avete fatto. Una volta che avevate avuto una buona idea, ve la siete lasciata scappare dalle mani.
Noi proviamo a riproporvela, perché siamo convinti, veramente e fino in fondo, che questo tema dei grandi anziani, che il tema dei disabili, sia un tema centrale nella vita delle persone. E anche in questo caso metteremmo insieme domanda e offerta. Domanda di lavoro, offerta di lavoro, ma, soprattutto, domanda di chi ci aiuta, di chi aiuta le famiglie italiane a superare momenti difficili. Questo è il vostro aiuto, fate sempre un passo indietro quando, invece, ci sarebbero da fare due passi in avanti .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 5.1 Mauri e 5.2 Zaratti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.3 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.3 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.5 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.5 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.6 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.6 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.7 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.7 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.4 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.4 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.10 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.10 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.14 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.14 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.02 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.02 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.05 Zaratti. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.05 Zaratti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.06 Zaratti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente. Voi siete la maggioranza dei condoni, siete la maggioranza delle sanatorie, dalla pace fiscale all'ultima proposta di condono, scellerata, che avete fatto sulla Campania per cercare di carpire qualche voto, ma crediamo che non avrà successo; condono edilizio, condono verso coloro che devastano il territorio, che costruiscono in zone a rischio, mettendo veramente in pericolo le vite delle persone, che appunto determinano quello stato di degrado del nostro territorio così terribile, non degno di un Paese civile, tanto meno non degno di un Paese di tanta bellezza com'è l'Italia. Siete disposti a perdonare gli evasori, a sanare tutto.
Però, l'unica cosa sulla quale proprio non siete d'accordo è regolarizzare la posizione dei migranti che sono nel nostro Paese, che vengono schiavizzati, che non hanno alcun diritto , che vengono bistrattati da tutti. Gli unici che non volete regolarizzare sono quelli destinati ad essere clandestini per tutta la vita, perché il vostro decreto Flussi non fa nient'altro che incrementare l'esercito dei clandestini nel nostro Paese.
Ma non vi viene in mente che forse sarebbe utile, per il nostro sistema produttivo prima di tutto, per il nostro Paese, sanare questa situazione di ingiustizia profonda e di dare a questi cittadini e a queste cittadine, a queste persone che vogliono soltanto essere regolari, che vogliono lavorare, le condizioni per poter fare e costruire una vita dignitosa? Questo non vi viene mai in mente? E poi parlate di ideologia. La vostra guerra contro i migranti è una battaglia totalmente ideologica , che tende soltanto a riaffermare la vostra concezione di società gerarchica, la vostra società dove i diversi non hanno mai posto e luogo.
Per questo noi abbiamo presentato questo emendamento e per questo vi diciamo che la strada è quella. È la strada per recuperare quella forza lavoro che c'è già nel nostro Paese, e per certi versi sono quelle persone che già parlano l'italiano e sono pure quelle persone che già hanno esperienza di lavoro, perché, purtroppo, lo hanno fatto in nero. Allora, se una volta tanto, oltre a voler sanare i diritti dei padroni e dei ricchi , anzi, i privilegi dei padroni e dei ricchi, anzi, gli abusi dei padroni e dei ricchi, qualche volta buttaste un occhio anche alla povera gente, sicuramente non vi farebbe male .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.06 Zaratti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.07 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.07 Zaratti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.01 Alfonso Colucci, sottoscritto dall'onorevole D'Orso. Se nessun chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.01 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 7.1 Zaratti, 7.2 Baldino e 7.3 Mauri. Se nessun chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.1 Zaratti, 7.2 Baldino e 7.3 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione. No, revoco l'indizione della votazione. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Prendo la parola su questo emendamento, lo dico con sincerità, non perché la norma del Governo sia particolarmente devastante, negativa, perché in realtà allunga di un po' i tempi di risposta sulle domande di ricongiungimento familiare. È una cosa che io ritengo, che noi riteniamo sbagliata, inutile. Quelle norme che spesso sono più richieste dagli uffici che dalla politica, però io penso che la politica debba sempre mantenere fermo il punto.
Ma la questione è un'altra per cui intervengo, perché su questo articolo, cioè sul tema del ricongiungimento familiare, sono state depositate, benché poi ritirate, da una forza politica in Commissione, degli emendamenti assolutamente inaccettabili, invece, che avevano come obiettivo quello di ridurre in maniera drastica i soggetti che possono avere diritto al ricongiungimento familiare. Cioè, guardate, alla ricomposizione dell'unità familiare.
Non stiamo parlando di altro, stiamo parlando di famiglie già costituite che si ritrovano, che ricostruiscono il loro nucleo familiare in Italia, mentre prima erano all'estero. Stiamo parlando di padri o di madri che vengono nel nostro Paese e di alcune parentele, comunque strette, che, secondo quegli emendamenti, non avrebbero potuto venire.
Ora, lei mi può dire, Presidente, fa il processo alle intenzioni, non ci sono quegli emendamenti. È vero che non ci sono, ma intanto sono indicativi di una certa volontà e, oltretutto, mi risulta, ci risulta dagli organi di stampa, che quegli stessi emendamenti stanno per essere messi o vorrebbero essere messi dentro un altro provvedimento, un altro - l'ennesimo, ovviamente - decreto su questi argomenti, per arrivare qui blindati dopo l'ennesimo accordo all'interno della maggioranza.
Anche questo va esattamente contro l'interesse delle italiane e degli italiani. Ma in Italia è meglio avere delle unità familiari solide di stranieri o è meglio, invece, non permettere questa ricomposizione? C'è maggiore stabilità nel primo o nel secondo caso? Quando si iniziano a togliere pezzi di diritti, poi quei diritti rischiano di sgretolarsi, perché ci avete dimostrato voi che al peggio non c'è mai fine.
Per questo intervengo, per questo abbiamo fatto l'emendamento soppressivo, per questo abbiamo deciso di dire cose chiare, perché sappiamo di dirle adesso, ma sappiamo che varranno anche - temiamo - per il prossimo futuro.
Per cui questo è un voto che noi chiediamo all'Aula per segnalare questo pericolo e per chiedere a chi ha ancora la titolarità, la possibilità di non fare questo errore di non farlo. Ci rendiamo conto di chiedervi tanto per quello che fate e per quello che dite, però ci sentiamo di chiedervelo.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.1 Zaratti, 7.2 Baldino e 7.3 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 7.4 Mauri e 7.5 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.4 Mauri e 7.5 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.10 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.10 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.12 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.12 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.13 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.13 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.11 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.11 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.14 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.14 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 7.01000 Soumahoro. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 7.01000 Soumahoro, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.2 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.2 Bonafe', con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 8.3 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.3 Mauri, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 8.01 Faraone e 8.02 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 8.01 Faraone e 8.02 Mauri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 9.1 Mauri. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Qua stiamo parlando del fondo pensato a suo tempo contro il lavoro illegale e, cioè, il tentativo di acquisire manodopera in maniera illegale. Infatti, anche in questa discussione - viene naturale farlo - abbiamo sempre ragionato, abbiamo sempre parlato delle persone irregolari o regolari che cercano un lavoro e, anche quando si riflette sul tema dell'illegalità, viene spesso da pensare a queste persone, per esempio, al fatto che siano in maniera regolare sul territorio. Però, ci si dimentica - provavo a dirlo prima - che c'è un altro soggetto e cioè il richiedente lavoro, che nel caso di domanda e offerta regolare - come dire - chiude in maniera positiva il quadro.
Però, c'è un'altra domanda che è illegittima: mi riferisco a un numero consistente di imprese, di imprenditori in questo Paese, spessissimo italiani, italianissimi, che cercano il lavoro irregolare per fare profitti, per farli in maniera illegittima, per farli sulle spalle di altri imprenditori italiani o meno, che invece agiscono legalmente, di persone oneste; e, nel farlo, vanno esattamente a cercare quella manodopera che voi state alimentando con le vostre leggi e con le vostre norme e che cresce nel corso del tempo, perché da lì pensano di trarre un beneficio, di trarre un profitto.
Allora, qui bisogna condurre una battaglia che, guardate, non è la solita battaglia che sbandierate voi contro gli stranieri: questa è la battaglia contro chi prova ad approfittarsi della condizione di irregolarità verso cui spesso vengono spinti gli stranieri o in cui ricadono perché hanno perso il lavoro, e provano a lucrarci; questa è un'altra battaglia che, invece, voi mi sembra non vogliate fare.
Infatti, noi qua cosa vi diciamo? Conduciamo insieme questa battaglia, mettiamo le risorse necessarie in questo fondo per condurla in maniera efficace; 0,5 milioni, cioè 500.000 euro, non sono niente. Sapete cos'è? È la dotazione di quel fondo.
Noi qua vi diciamo: vi vogliamo dare una mano perché vogliamo dare una mano a chi deve combattere questo, vogliamo dare una mano a chi, al Ministero del Lavoro, combatte questa battaglia, vogliamo dare una mano alle Forze dell'ordine che si spendono quotidianamente contro chi alimenta il lavoro nero e il lavoro irregolare. E non diciamo “mettiamoci 200 milioni” per mettervi in difficoltà; ma diciamo “mettiamoci 2 milioni”, un milione e mezzo in più. Niente, qual è la vostra risposta? La risposta è “non si può fare”, perché tenete troppo agli articoli, al vostro articolo 11 - presente anche in questo provvedimento - che non è quello bello della nostra Costituzione, ma è quello che dice “clausola di invarianza finanziaria”.
Infatti, voi parlate, parlate, parlate, ma quando c'è da porre mano al portafoglio per mettere i soldi per questo Paese, voi non ci siete mai e quella mano la usate solamente per minacciare gli avversari e non per fare le cose che servono .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.1 Mauri, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 9.2 Mauri e 9.4 Faraone. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 9.2 Mauri e 9.4 Faraone, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 10.1 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.1 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Avverto che l'ordine del giorno n. 9/2643-A/30 Maiorano è stato ritirato dal presentatore.
Chiedo al Vice Ministro Bellucci quanto tempo ritiene di poter avere… onorevole Giachetti, vuole intervenire sul Regolamento? Mi scusi, Vice Ministro Bellucci.
Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, il tempo è scaduto perché, se avete fatto una riforma regolamentare che vincola e impone, soprattutto all'opposizione, un termine per la presentazione degli ordini del giorno che era alle ore 12, significa che il Governo deve essere in condizione di dare il parere quando finisce l'esame degli emendamenti; altrimenti togliete quel limite che avete messo delle ore 12 e ritorniamo alla prima parte.
Oltretutto, stiamo parlando di 30 ordini del giorno, signor Presidente; stiamo parlando di 30 ordini del giorno di cui 10 sono dalla maggioranza; cioè, noi sospendiamo mezz'ora, dopo due ore di dibattito, per 20 ordini del giorno dell'opposizione. Per me è inaccettabile.
Ma vorrei che ogni tanto anche i colleghi della maggioranza si alzassero - no, non si alzassero, anche seduti - e dicessero che questo non è un trattamento rispettoso nei confronti di tutti noi e non soltanto dell'opposizione.
Se mettiamo i limiti, non è che questi limiti possono riguardare solo il parlamentare e il Governo - ovviamente non ce l'ho con la Vice Ministra, che non ha responsabilità - e gli uffici del Governo, che avete irrobustito abbastanza, siano in grado di dare 20 pareri in 2 ore !
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, comprendo le sue perplessità. Lei sa che, in questo caso, abbiamo entrambi le mani legate e anche l'Aula ha le mani legate, perché ci sono da acquisire alcuni pareri da diversi Ministeri. E, oggettivamente, come lei riconosceva, la Vice Ministra Bellucci ha dato il massimo che poteva, anche rispetto al suo Ministero, però deve raccogliere altri pareri. Comunque, capisco la sua obiezione. Quindi, chiedo alla Vice Ministra Bellucci di quanto tempo ritiene di avere bisogno, prima di esprimere il parere. Prego.
MARIA TERESA BELLUCCI,. Grazie, Presidente. Di mezz'ora.
PRESIDENTE. Sta bene. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle 16,55.
La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Avverto che anche l'ordine del giorno n. 9/2643-A/2 Gaetana Russo è stato ritirato dalla presentatrice.
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere i pareri. Prego, Vice Ministra Bellucci.
MARIA TERESA BELLUCCI,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/1 Bonafe', espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare, nei limiti della finanza pubblica, l'opportunità di proseguire i lavori del tavolo per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura, adottando ulteriori iniziative volte a prevedere la possibilità di parteciparvi anche alle organizzazioni datoriali che abbiano sottoscritto accordi di cooperazione con il Ministero dell'Interno e con quello del Lavoro e delle politiche sociali”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/3 Urzi' il parere del Governo è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/4 Bakkali, espunte le premesse, il parere è favorevole con la riformulazione unitaria agli impegni: “a proseguire nell'azione di potenziamento degli organi degli uffici immigrazione delle questure”. L'ordine del giorno n. 9/2643-A/5 Davide Bergamini è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/6 Cavandoli il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/2643-A/7 Soumahoro e n. 9/2643-A/8 Zaratti invito al ritiro o parere contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/9 Dori, espunte le premesse, il parere è contrario al primo impegno e favorevole al secondo, con la seguente riformulazione: “a proseguire nell'attività di implementazione degli addetti agli Sportelli unici dell'immigrazione (Sui), presso le prefetture”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/10 Zanella invito al ritiro o parere contrario. Sugli ordini del giorno n. 9/2643-A/11 Mari e n. 9/2643-A/12 Grimaldi il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/13 Bordonali il parere è favorevole. L'ordine del giorno n. 9/2643-A/14 Bof è accolto come raccomandazione.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno n. 9/2643-A/15 Di Mattina è stato appena ritirato.
MARIA TERESA BELLUCCI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/16 Ziello il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare la possibilità, nel rispetto dei vincoli di bilancio, di adottare opportune iniziative (…)” e continua com'era. Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/17 Iezzi il parere è favorevole. L'ordine del giorno n. 9/2643-A/18 Schullian è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/19 La Salandra il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/20 Baldino, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione: “ad avviare le interlocuzioni con le amministrazioni interessate al fine di valutare, nel rispetto dei limiti di finanza pubblica, l'attuale stato dell'offerta formativa per i lavoratori stranieri articolo 23 del TUI”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/21 Carmina, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione: “a proseguire nell'azione di sostegno dei comuni delle regioni del Sud maggiormente interessati dal fenomeno migratorio o sedi di ”.
L'ordine del giorno n. 9/2643-A/22 Alfonso Colucci è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/23 Penza il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/24 Auriemma, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione: “ferme restando le prerogative parlamentari, anche in termini di funzioni di indirizzo e controllo, ad accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame, assumendo le iniziative necessarie, sotto il profilo amministrativo e legislativo, affinché sia dato seguito, a decorrere dall'anno 2026, alla programmazione di cui all'articolo 3 del testo unico immigrazione citato in premessa, disponendo il documento e le procedure ivi indicate”.
L'ordine del giorno n. 9/2643-A/25 L'Abbate è accolto come raccomandazione, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica. Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/26 Ruffino, espunta l'ultima premessa, il parere è favorevole con riformulazione: “ad adottare, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, le opportune iniziative di carattere amministrativo volte a rafforzare il coordinamento operativo nella gestione dei flussi migratori”. Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/27 Onori il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/28 Pastorella, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione: “ad accompagnare l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte a: continuare a porre in essere ogni misura necessaria a garantire finestre temporali adeguate, un numero di slot proporzionato agli studenti ammessi negli atenei italiani e procedure di prenotazione trasparenti, accessibili e non discriminatorie nel rilascio dei visti di studio; continuare ad adottare misure strutturali volte a rafforzare le sedi consolari particolarmente interessate da flussi di studenti stranieri verso l'Italia, anche mediante il potenziamento delle risorse umane e strumentali dedicate ai visti di studio nel pieno rispetto dei principi di trasparenza amministrativa, pari opportunità e tutela del diritto allo studio”.
PRESIDENTE. Colleghi, vi invito a prendere posto perché tra pochissimo cominciamo a votare, quindi chi sarà al suo posto voterà, chi non sarà al suo posto non voterà. Quanto all'ordine del giorno n. 9/2643-A/29 Rosato?
MARIA TERESA BELLUCCI,. Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/29 Rosato il parere è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/1 Bonafe', su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Onorevole Bonafe', accetta la riformulazione? Sì.
Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/3 Urzi' il parere è favorevole, dunque passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/4 Bakkali, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Onorevole Bakkali, accetta la riformulazione? Prego.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non posso accettare questa riformulazione perché parliamo di ritardi sui rinnovi e i permessi di soggiorno che riguardano centinaia di migliaia di lavoratori stranieri nel nostro Paese; persone che vogliono continuare ad essere regolari su questo territorio, ma che trovano, ormai, i rinnovi e i rilasci che sono diventati trappole, vere e proprie trappole burocratiche.
Ad agosto una sentenza del tribunale di Torino ha affermato che quanto succede, ad esempio, in quella questura trattasi di pratiche vessatorie, umilianti rispetto agli immigrati, che sono costretti a file dall'alba e che si trovano nell'impossibilità di accedere a questi servizi. Siamo davanti, ormai, a situazioni dove la mattina, appena aprono gli uffici, passa un funzionario, un poliziotto, qualcuno delle Forze dell'ordine a distribuire fogliettini scritti a mano. Questa è la situazione. Parliamo di attese, di rinvii, i rinnovi sono andati oltre i 9 mesi.
Le conseguenze sono reali e pesanti, perché non avere accesso al rinnovo del permesso di soggiorno porta con sé, ad esempio, la sospensione degli assegni familiari, la difficoltà nella stipula di contratti di affitto o nella possibilità di accedere a un prestito; quindi, limitazioni reali dei diritti civili e sociali di questi lavoratori e di queste lavoratrici. Quindi, in un decreto in cui si parla di nuovi ingressi, centinaia di migliaia di nuovi ingressi, il Governo non è in grado di garantire una politica adeguata e dignitosa che risponda non solo alla sentenza di Torino, ma a quanto sta succedendo su tutto il territorio nazionale.
E sulle idoneità alloggiative ancora di più, perché questa è una pratica vessatoria su cui le regole non sono chiare sul territorio nazionale. Su una stessa abitazione su cui un comune rilascia regolare residenza non viene o comunque non è scontato che venga rilasciata l'idoneità alloggiativa, e questo si ricollega a quello che diceva il collega Mauri, ad esempio, sulle istanze di ricongiungimento familiare.
Quindi, stiamo parlando di un'incapacità di gestire già quello che c'è e che c'è sul territorio, che viene gestito, ripeto, in maniera vessatoria, con aspetti - non lo dico io, lo dice e lo afferma la sentenza del tribunale di Torino - di razzismo istituzionale. Quindi, io credo che, dopo anni in cui vi stiamo chiedendo azioni e risorse nell'interesse anche di chi lavora dentro a quegli uffici e che ha fuori da quelle porte situazioni che non rendono giustizia a una Repubblica, a una Nazione come la nostra, sempre per usare il vostro linguaggio, gli enti locali vi hanno dato una strada.
Lo ha fatto, ad esempio, il comune di Verona in una lettera che ha scritto al Ministero, lo ha fatto la rete degli amministratori con migratorio: protocolli d'intesa tra i comuni e le questure per consentire la trasmissione diretta dei rinnovi all'anagrafe; sperimentazioni che coinvolgano enti locali e l'interoperabilità delle banche dati.
Ecco, proviamo a gestire in maniera dignitosa chi è qui, perché volevate far passare il messaggio che chi arriva in questo Paese è di seconda classe o è qui provvisoriamente ed è anche - diciamo - trattato in maniera non consona. Allora proviamo, anche rispetto alle premesse di quest'ordine del giorno, a sfatare alcuni miti, perché qui non regala niente nessuno a nessuno.
I dati, gli ultimi a cui abbiamo avuto accesso - perché ci state anche negando l'accesso ai dati del Ministero dell'Interno sugli introiti, ad esempio, che hanno le casse dello Stato con i rinnovi - risalgono, ormai, a 13 anni fa e parlavamo, allora, di 182 milioni di euro che entrano nelle casse dello Stato solo per i contributi e le tasse che vengono pagate per questo tipo di pratiche. Proviamo a trovare una strada legale e dignitosa, proprio perché vogliamo tutti un'immigrazione gestita bene, con competenze e con risorse, e che mantenga le persone che hanno i requisiti legali. Lasciare un lavoratore o una lavoratrice con un permesso di soggiorno e una ricevuta di un permesso di soggiorno per un anno e mezzo è qualcosa di inaccettabile .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/4 Bakkali, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Onorevole Davide Bergamini, accetta che il suo ordine del giorno n. 9/2643-A/5 venga trasformato in raccomandazione? Sì. Onorevole Ruffino, su cosa chiede di intervenire?
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Signor Presidente, chiedo di poterlo sottoscrivere…
PRESIDENTE. Chiede di poter sottoscrivere l'ordine del giorno n. 9/2643-A/5 Davide Bergamini?
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). …se il collega è d'accordo. Grazie.
PRESIDENTE. Va bene. L'ordine del giorno è sottoscritto dall'onorevole Ruffino.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/7 Soumahoro, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Soumahoro. Ne ha facoltà.
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). Grazie, Presidente. Presidente, innanzitutto vorrei leggere il contenuto di quest'ordine del giorno. L'ordine del giorno chiede di “garantire, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, alle vittime di intermediazione illecita (cosiddetto caporalato) e di sfruttamento lavorativo un permesso di soggiorno che sia accompagnato da un percorso di formazione professionale e tecnica e consenta l'accesso ad un sostegno economico e psicologico per l'intero periodo connesso alle esigenze investigative e processuali”. In sostanza, stiamo chiedendo di non lasciare sole le vittime del caporalato, come chiediamo di non lasciare sole le vittime della mafia, come chiediamo di non lasciare solo chi ha avuto il coraggio di abbracciare la strada della legalità affidandosi allo Stato: quelle persone, una volta che hanno presentato hanno avuto il coraggio convintamente di seguire la strada della legalità, cioè di denunciare gli sfruttatori, i caporali, i criminali, e hanno deciso di affidarsi allo Stato.
Stiamo chiedendo allo Stato, nello stesso momento, di inserire questa persona - che avrà il nome di Kouadio, di Yacoub, di Ahmed, di Mamadou - all'interno di un percorso che dia la possibilità di una formazione tecnica e professionale e allo stesso tempo un sostegno psicologico. Vi garantisco: ho passato la mia vita in Italia a lottare contro i caporali, ma vi assicuro che si è da soli, si è letteralmente da soli. Quindi, chi denuncia i caporali? Diamo la possibilità a questa persona di essere inserita all'interno di un percorso di formazione professionale e tecnica e, dall'altra parte, un sostegno psicologico. Inoltre, teniamo conto dei tempi dei processi nel nostro Paese - i processi penali -, dato che abbiamo un tempo medio che varia dai 3 fino ai 9 mesi. È di questo che parliamo. Ma la vittima in questo caso come vive? Cosa fa? Dove si trova? Chi la protegge? Presidente, vorrei chiedere al Governo di rivedere qui il parere.
Nella dichiarazione di voto anticipo ciò che in qualche modo andrò anche a giustificare: in quest'Aula l'anno scorso ho presentato un ordine del giorno sul medesimo tema e il Governo l'ha bocciato. Probabilmente, proveniva da me, ma qui noto che, all'articolo 4 di questo decreto-legge, è stata ripresa in parte la mia proposta dell'ordine del giorno bocciato l'anno scorso. Allora, dico: non limitatevi al copia e incolla, andate fino in fondo e in questo caso non per me, ma per affrontare insieme il tema di chi ha scelto di schierarsi dalla parte della legalità. Io lì sono! Per questo motivo chiedo al Governo di rivedere il parere, altrimenti chiedo di mettere l'ordine del giorno al voto dell'Aula .
PRESIDENTE. Il Governo non intende rivedere il parere.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti. Avverto che l'ordine del giorno n. 9/2643-A/7 Soumahoro è sottoscritto dal gruppo Movimento 5 Stelle.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/7 Soumahoro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Colleghi, saluto, insieme a voi, il Ministro degli Affari esteri della Romania, signora Oana Toiu, che assiste ai nostri lavori dalla tribuna alla mia sinistra. Benvenuta alla Camera dei deputati
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/8 Zaratti. Chiede di intervenire, onorevole Zaratti? No. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/8 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/9 Dori. Onorevole Dori, accetta la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/9 Dori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/10 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/10 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/11 Mari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/11 Mari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/12 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/12 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/13 Bordonali il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/14 Bof. Onorevole Bof, accetta la raccomandazione del Governo? Sì, l'accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/16 Ziello. Onorevole Ziello, accetta la riformulazione del Governo? Sì, l'accetta.
Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/17 Iezzi il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/18 Schullian. Onorevole Schullian, accetta la raccomandazione? Sì, l'accetta.
Sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/19 La Salandra il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/20 Baldino. Onorevole Baldino, accetta la riformulazione del Governo del suo ordine del giorno? L'onorevole Baldino non accetta la riformulazione.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/20 Baldino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/21 Carmina. L'onorevole Carmina accetta la riformulazione del suo ordine del giorno.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/22 Alfonso Colucci. Onorevole Colucci, accetta la raccomandazione?
ALFONSO COLUCCI(M5S). Presidente, non accetto la raccomandazione, ma davvero resto stupito. Vede Presidente, quando ho presentato quest'ordine del giorno io l'ho definito un ordine del giorno all'acqua di rose, perché quest'ordine del giorno, quest'atto invita - impegna anzi - il Governo “ad adempiere pienamente al dettato normativo di cui alla premessa (…)”. Cioè, l'impegno che si pone con quest'ordine del giorno è quello di adempiere al dettato normativo.
Quindi, davvero, ero restio nel presentare quest'ordine del giorno, perché mi sembrava che dicesse nient'altro di ciò che compete a qualsiasi cittadino, ossia adempiere al dettato normativo, e particolarmente alle istituzioni e particolarmente al Governo, che dovrebbe essere il primo tra le istituzioni, il primo organo istituzionale ad adempiere al dettato normativo. Ma, evidentemente, così non è, perché adempiere alle norme di legge viene accettato da questo Governo come una raccomandazione. Allora, resto davvero stupito. Mi chiedo e le chiedo, se il Governo vuole spiegarmi questo: se si tratta di una difficoltà che il Governo mostra rispetto al contenuto di questo provvedimento, perché qui si invita ad adempiere puntualmente al disposto degli articoli 8 e 9 esattamente di questo decreto-legge, la cui fonte è esattamente il Governo - non è neanche una fonte parlamentare - ovvero se si tratta, in maniera più ampia, di una forma di orticaria rispetto a qualsiasi impianto normativo, a qualsiasi legge dello Stato. Devo dire che ho il sospetto che si tratti di una forma anche grave e incurabile di orticaria, perché noi vediamo come il Governo sia sempre più restio, ogni giorno, ad accettare quelli che sono i vincoli che derivano dalla legge, sia dalla legge italiana sia dalla legge comunitaria. Parlando in tema di immigrazione, abbiamo visto come Giorgia Meloni si sia stupita del fatto che i giudici applicassero le direttive dell'Unione europea, che sono direttamente applicabili in Italia, e, di conseguenza, respingessero giuridicamente l'intero impianto del Protocollo Italia-Albania che, oggi, si dimostra essere, come, peraltro, noi avevamo già detto ampiamente e motivatamente, un fallimento totale .
Quindi un'orticaria rispetto alle leggi nazionali e al diritto internazionale sovraordinato che, in questo caso, trova una sua diretta espressione. Cioè, un ordine del giorno che invita il Governo ad adempiere puntualmente al dettato normativo non viene approvato dal Governo stesso e, quindi, dall'Aula - il Governo ha espresso parere contrario - come un obbligo, ma come una mera raccomandazione. Eh già, questo è il Governo che, quando i giudici si permettono di contraddire le politiche migratorie, grida allo scandalo e che, quando la Corte dei conti boccia, così come ha bocciato, il progetto sul ponte sullo Stretto, grida al complotto della magistratura, prima ancora, peraltro, di conoscere le motivazioni del provvedimento che si contesta, il che è gravissimo. Perché noi riteniamo che le sentenze e i provvedimenti possano essere commentati, ma nel merito, una volta che i provvedimenti vengano ad essere conosciuti nelle loro motivazioni. Del resto, il nostro ordinamento conosce anche i sistemi e i rimedi di impugnazione rispetto ai provvedimenti giurisdizionali e questo rientra in una fisiologica dinamica di rapporto nei confronti della magistratura e anche tra poteri dello Stato. Ma questo caso è davvero molto speciale.
Io, Presidente, non mi permetto di chiedere a lei una spiegazione di questo, del perché davvero il Governo accetta come raccomandazione un invito ad adempiere puntualmente al dettato normativo, ma chiederei davvero al Governo la cortesia di spiegare, anche per l'immagine che si manda a coloro che dovessero approfondire quello che con quest'ordine del giorno si sta rappresentando oggi in Aula, ai ragazzi delle scuole, che al momento non sono in tribuna, che in questo modo hanno il messaggio che alle leggi si può anche non adempiere, che, in fin dei conti, le prescrizioni non valgono. Eh già, forse non valgono per alcuni, forse non valgono per i potenti. Eh sì, forse non valgono proprio per Giorgia Meloni. Questa è la spiegazione .
PRESIDENTE. A questo punto, Vice Ministra Bellucci, devo chiederle il parere rispetto a ciò che ha esposto l'onorevole Alfonso Colucci. Se il parere è contrario o diventa favorevole. Prego.
MARIA TERESA BELLUCCI,. Presidente, noi rimaniamo con il parere che abbiamo dato, quindi, l'accogliamo come raccomandazione, perché evidentemente…
PRESIDENTE. Non essendo stata accettata, lei è chiamata…
MARIA TERESA BELLUCCI,. …allora lo rimettiamo al voto.
PRESIDENTE. Quindi il parere è contrario.
Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/22 Alfonso Colucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/23 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/23 Penza, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/24 Auriemma: onorevole Auriemma, accetta la riformulazione del Governo? Non l'accetta.
Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/24 Auriemma, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/25 L'Abbate: onorevole L'Abbate, accetta l'accoglimento come raccomandazione del Governo? No.
Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/25 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/26 Ruffino.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Intanto, su quest'ordine del giorno e su questo problema dobbiamo provare a dirci la verità. La riformulazione non risolve assolutamente il problema, nel senso che non lo affronta. Stiamo parlando, signor Presidente, Governo e colleghi, di ingressi regolari, però si continua ad ignorare ciò che ogni impresa e ogni comune denuncia da anni, ossia che lo Stato non è in grado di gestire le procedure che esso stesso ha creato.
Quindi, che cosa abbiamo? Abbiamo delle prefetture che sono senza personale, sportelli unici bloccati, ispettorati nel mirino, questure che sono sommerse dalle pratiche. Il Governo che cosa fa? Si limita a ritoccare le norme senza mai, però, affrontare la causa del caos: una macchina amministrativa che, ovviamente, non regge più. Intanto, le imprese cercano i lavoratori e non li trovano, i territori vengono lasciati soli e i tempi delle procedure diventano un percorso ad ostacoli. Poi ci stupiamo se l'ingresso regolare non funziona.
Quindi, il mio ordine del giorno, che il Governo vorrebbe riformulare, va dritto al punto. La richiesta è chiara: rafforzare subito gli uffici, perché senza personale e senza competenze ogni decreto rimane lettera morta. In questo caso, se nulla cambierà, io debbo per forza dichiarare il mio voto contrario. Perché? Perché ho un senso di responsabilità e anche la chiarezza di chi non accetta più interventi che, purtroppo, non cambiano nulla .
PRESIDENTE. Il Governo non intende cambiare il suo parere. Dunque, il parere è contrario al suo ordine del giorno.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/26 Ruffino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/27 Onori.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Questo parere negativo è veramente un peccato, perché non stiamo chiedendo la luna, stiamo chiedendo una cosa molto semplice: che questo meccanismo, che voi avete ereditato e che state giustamente prorogando di anno in anno, abbia semplicemente delle tempistiche certe. In questo momento, sia dal lato dei lavoratori, che fanno domanda, che dal lato delle imprese, non c'è alcuna possibilità di sapere quali siano le tempistiche per il rilascio del nulla osta. Quindi, noi stiamo chiedendo di mettere dei paletti. Dite, magari, che è dal momento della data di presentazione della domanda, oppure un altro termine che mettete voi, ma aiutateci a rendere il che già è un meccanismo iniquo, almeno un pochino più prevedibile, perché l'incertezza non è solo quando si affronta un viaggio e si affronta una migrazione, ma anche quando si è un'impresa italiana, che ha bisogno di certezze, di sapere se il lavoratore arriva tra una settimana, tre mesi o sei mesi. Tutto questo, in questo momento, non è presente nel decreto e quindi ci aspettavamo, se non altro, la buona volontà di cercare di dare tempistiche più certe. Non essendo così, non posso che chiedere di metterlo al voto, profondamente delusa da una richiesta così banale che sembra, invece, essere trovata assurda.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/27 Onori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/28 Pastorella. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2643-A/29 Rosato, con il parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2643-A/29 Rosato, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Soumahoro. Ne ha facoltà.
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). Grazie, Presidente. Presidente, vorrei iniziare il mio intervento con la testimonianza di Giovanni, un imprenditore agricolo che ho incontrato in questi giorni. Giovanni, in quanto imprenditore agricolo, aveva presentato una richiesta per far venire in Italia, nel nostro Paese, un bracciante per la raccolta stagionale del pomodoro. Ha poi ottenuto il nulla osta dalla prefettura che puntualmente ha trasmesso al lavoratore nel suo Paese d'origine.
Presidente, è qui che inizia il calvario di Giovanni. Dopo 8 mesi di attesa, il lavoratore, per il quale Giovanni aveva fatto richiesta di autorizzazione, non è ancora riuscito ad ottenere il visto a causa dei tempi lunghi burocratici e amministrativi. Nel frattempo, però, la stagione di raccolta è terminata e Giovanni non ha potuto avere il bracciante nei tempi necessari per una campagna che dura appena 3 mesi. Parliamo della raccolta stagionale del pomodoro. Come Giovanni, ci sono centinaia e centinaia di datori di lavoro penalizzati da tempistiche estremamente dilatate che variano dai 6 ai 12 mesi. Presidente, in questo caso ad essere penalizzato non è solo Giovanni; ad essere penalizzate sono le nostre aziende, ad essere penalizzato è il .
Vi porto un altro esempio. L'imprenditore Mamadou, attivo nel settore delle costruzioni, decide di venire in Italia per acquistare materiale edile, perché ritiene che il sia garanzia di alta qualità. Però, se i tempi di rilascio del visto d'ingresso rimangono così lunghi, sarà portato a rivolgersi ad altri Paesi, come la Turchia o la Cina.
Presidente, io penso che questo decreto-legge del Governo doveva dare risposte concrete a bisogni tangibili. Penso che avrebbe dovuto intervenire per accorciare i tempi di rilascio del visto d'ingresso. Invece, anche questa volta, non arrivano risposte per le aziende, come non arrivano risposte per le famiglie, come non arrivano risposte per le lavoratrici, come non arrivano risposte per i lavoratori. Il tema dei processi migratori è un tema molto complesso e va affrontato con freddezza intellettuale e responsabilità politica. È un tema che richiede un'intesa nazionale, un'intesa che permetterebbe, ad esempio, di dare risposte concrete alle aziende, alle famiglie, a chi vuole investire nel nostro Paese, alle lavoratrici e ai lavoratori, agli studenti che vogliono venire a studiare in Italia.
Presidente, un altro tema a cui tengo molto è quello del caporalato. Ho notato che il Governo ha ripreso una mia proposta, a suo tempo bocciata proprio dal Governo in quest'Aula. Oggi vedo che ne avete fatto quasi un copia-incolla, ma senza portarla fino in fondo. Vi faccio l'esempio, a tal proposito, di Karim. Karim è una vittima del caporalato, ha deciso di denunciare i caporali, schierandosi dalla parte della legalità, affidandosi allo Stato, ma, nel frattempo, mentre il processo va avanti, come vive Karim? Chi protegge Karim? Karim che formazione professionale e tecnica fa nel frattempo? Su questo il Governo non dà risposta.
Presidente - vado a concludere -, per tutte queste ragioni, presento qui alcune proposte e, in questo caso, spero che non siano soltanto riprese, ma portate fino in fondo: il rilascio del visto d'ingresso entro e non oltre 60 giorni; l'accesso alla formazione tecnica e professionale, accompagnata da un sostegno psicologico ed economico per le vittime del caporalato; armonizzare il lavoro del tavolo per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento nella filiera agricola con la cabina di regia della rete del lavoro agricolo di qualità.
Presidente, quando, nel 2018 venne ucciso nelle campagne di Vibo Valentia Soumaila Sacko, un bracciante agricolo e attivista sindacale, presentai la proposta di istituire nel nostro Paese un tavolo sul caporalato insieme ai braccianti. Se quella proposta è oggi diventata realtà, perché è l'unico ambito dove i soggetti datoriali, sindacali e i vari Ministeri si ritrovano per affrontare insieme il tema del caporalato, è merito di questo sacrificio, di questo lavoro intenso fatto in questi anni. Per tale motivo, penso sia doveroso creare un'armonia tra le attività della cabina di regia della rete del lavoro agricolo di qualità e il tavolo per il contrasto del caporalato.
Infine, l'ultima proposta: rafforzare la nostra rete consolare attraverso nuove risorse umane e strumenti informatici e digitali. Questo permette di accorciare i tempi di attesa per la richiesta dei visti ed è anche un modo concreto di andare incontro alle esigenze dei nostri ambasciatori, di tutta la nostra rappresentanza consolare in giro.
Presidente - concludo - queste proposte rappresentano soluzioni concrete e pratiche per soddisfare i bisogni delle nostre aziende e delle aziende straniere che vogliono venire ad investire nel nostro Paese.
Tenuto conto del fatto che il Governo non ha messo in evidenza queste proposte in questo ennesimo decreto-legge, dichiaro il mio voto contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Vorrei preliminarmente dire che in realtà questa è l'ennesima occasione persa per rimettere in piedi l'architettura che sorregge le politiche dell'immigrazione, correggendo anche errori che non sono soltanto di questa maggioranza, ma che ci portiamo avanti da tempo e che, però, questa maggioranza, che ormai governa da più di tre anni (il Governo più longevo), di volta in volta… Non voglio minimamente prendere in discussione quanto accaduto l'anno scorso, perché lì abbiamo avuto una serie di inserti distorsivi del tema delle politiche migratorie e non mi va di tornarci. È un'occasione persa perché non c'è dubbio che abbiamo un problema nel nostro Paese, e ce lo abbiamo sia che si guardi a questo fenomeno con un approccio securitario, come fa il centro-destra, sia che lo si guardi in modo diverso.
Perché dico “un'occasione persa”? Perché se ci volete spiegare - e ci avete spiegato nelle campagne elettorali e poi anche nel vostro amministrare, nel governare - che bisogna perseguire l'immigrazione clandestina… lasciamo perdere i trafficanti, il fatto di andare a prenderli nel mondo, eccetera, ma il primo modo per contrastare l'immigrazione clandestina è quello di creare canali legali, come ricordavano alcuni colleghi intervenuti nel corso del dibattito sugli emendamenti, attraverso i quali gli immigrati possano entrare nel nostro Paese. Questo avviene attraverso, per l'appunto, le questioni legate al lavoro, attraverso una cosa che dovrebbe essere potenziata ossia i corridoi umanitari: è questo il modo attraverso il quale ridurre l'immigrazione clandestina e privilegiare invece l'immigrazione regolare.
Ora anche i numeri consiglierebbero questo, signor Presidente e colleghi. Un bravo e meticoloso giornalista come è Mattia Feltri, nei giorni scorsi, in una delle sue rubriche sulla stampa, metteva in evidenza i dati del centro studi e ricerche dell'IDOS, i quali ci dicono che i residenti immigrati regolari nel nostro Paese sono 5.422.426 nel 2024; ovviamente ci riferiamo ai regolari sotto diversi punti di vista e via dicendo. Il costo dell'immigrazione sostenuto dallo Stato ammonta a 34 miliardi e mezzo di euro mentre la somma versata all'erario dagli immigrati supera i 39 miliardi.
“E così, sottratta la prima cifra alla seconda” - diceva Feltri - “vengono fuori i quattro miliardi e mezzo guadagnati dall'Italia”; cioè, se noi facilitiamo la regolarità dell'immigrazione non solo riduciamo l'immigrazione clandestina - tra virgolette “clandestina” o senza virgolette - ma portiamo un beneficio anche alle casse dello Stato, perché coloro che sono regolari… i datori di lavoro che assumono persone che vengono da fuori del territorio nazionale pagano le tasse, pagano le tasse i lavoratori e il saldo per il Paese è un saldo a guadagno.
Ora, diciamo che questa dovrebbe essere una logica. Sappiamo perfettamente il grido di dolore che arriva dal mondo dell'industria, con Confindustria che ci dice che le domande che sono state avanzate, soprattutto in determinati settori, sono enormi e la possibilità che viene data agli imprenditori e alle aziende di assumere una certa quantità di persone necessaria è, come si dice a Roma, risicata. Perché è risicata? Perché il meccanismo del … e questo lo hanno evidenziato tutti, non soltanto le opposizioni ma anche il Sottosegretario Mantovano che - lo cito testualmente - nell'audizione che ha svolto nelle Commissioni ha detto: “Vi è una critica (…) che a mio avviso coglie nel segno: quella che chiede di fare un passo in avanti rispetto al meccanismo d'ingresso basato sul sistema delle quote e sui , i cui limiti sono evidenti. Ora è chiaro quel che dovremmo evitare in futuro: non altrettanto chiaro (…) è come individuare il nuovo sistema, che dovrebbe prendere il posto del vecchio”.
Non l'ho detto io, lo ha detto il Sottosegretario Mantovano, a certificare il fatto che questo sistema non funziona e che voi avete riprodotto un decreto che sostanzialmente apporta piccole e microscopiche correzioni che in alcuni casi peggiorano addirittura la situazione rispetto a come era prima.
Allora, se tutte le associazioni - dalla CGIL alla campagna “Ero Straniero”, alla UIL e a tutti coloro che sono intervenuti -, come prima cosa nelle audizioni vi hanno detto che, al di là degli interventi di settore, c'è un problema di architettura generale che va rivista, perché altrimenti produciamo ulteriori irregolari… Perché è chiaro che, se poi arrivano delle domande, arrivano delle persone e per queste persone che fanno domanda - a causa innanzitutto dello scarso personale che c'è all'interno delle prefetture che si occupano di questo; avete bocciato anche gli emendamenti e gli ordini del giorno che cercavano di potenziare il personale che deve esaminare le domande - non arriva una risposta appunto per coloro che sono nel nostro Paese in attesa del permesso di soggiorno, automaticamente diventano immigrati irregolari. E quindi, anziché - come dite di voler fare - diminuire gli immigrati irregolari e aumentare quelli regolari, voi diminuite quelli regolari e aumentate quelli irregolari.
Allora, è del tutto evidente che il tema è quello di affrontare la questione in un modo diverso; e dico questo perché il provvedimento che votiamo oggi e che dovrebbe programmare per i prossimi tre anni l'ingresso degli stranieri in base alla domanda del mercato del lavoro, non solo interviene e corregge i difetti del precedente ma, come dicevo, di fatto, rischia addirittura di amplificarli.
Ricordiamoci che - non tocco il tema demografico perché altrimenti vengono i brividi a qualcuno - noi abbiamo anche questo problema. E non ce lo dicono gli industriali, ce lo dice l'Istat. Noi lo sappiamo perfettamente; lo stesso Mattia Feltri, ad esempio, ci ricorda che il 13,5 per cento dei bambini nati nel 2004 è rappresentato da figli di coppie straniere mentre per il 7,8 per cento sono figli di coppie miste; quindi la tenuta per il momento demografica del nostro Paese - facciamo finta di non saperlo - è affidata in gran parte agli stranieri regolari che sono nel nostro Paese.
Allora, dobbiamo intenderci perché il problema principale della gestione del capitolo “immigrazione” del Governo è che i risultati saranno sempre fallimentari fintanto che l'approccio, sotteso in tutte le decine di decreti in materia, da Cutro in poi, sarà solamente ed esclusivamente securitario. Questa sarà la leva principale che ispira tutti i vostri innumerevoli provvedimenti, spesso decreti. E' un approccio che, trincerandosi dietro la favola dell'ordine e della legalità, svela, in realtà, la vostra visione dello straniero che, di per sé, è prima di tutto un potenziale pericolo su cui vigilare e, solo dopo, eventualmente, anche una risorsa necessaria nel processo produttivo nazionale.
Su questa linea vi siete mossi fin dall'inizio - non da ultimo nel decreto del novembre scorso, nel novembre del 2024 - sostanzialmente più mirato ad intervenire sulle irregolarità e sulle false domande che a garantire un miglioramento per quelle regolari. In altri termini, quello che noi vi contestiamo è tutta l'impalcatura. Vi contestiamo il metodo attraverso cui intervenire e vi contestiamo anche il merito.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Ho già finito? Bene.
Allora mi limito a dire che la mobilità individuale, l'immigrazione come fenomeno globale, l'inserimento degli stranieri nei contesti economici, produttivi, sociali e culturali dei Paesi in cui scelgono di arrivare, il fabbisogno anche di manodopera qualificata dovrebbero essere, signor Presidente, i punti di partenza per elaborare una strategia che sia strutturale e che rientri anche in vere e proprie forme di politica industriale.
Avrei voluto parlare di tante altre cose. Mi limito semplicemente a chiudere perché non amo che mi si spenga il microfono, dicendo che, purtroppo, non esiste un disegno; si peggiora la situazione e l'unica cosa sulla quale ancora dobbiamo sentire parlare la Presidente del Consiglio dei ministri - ho chiuso - è dell'Albania che è il più grande fallimento che ha attraversato questo Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tirelli. Ne ha facoltà.
FRANCO TIRELLI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Comunico il voto favorevole del gruppo Noi Moderati e consegno il mio intervento.
PRESIDENTE. La ringrazio. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente, signora rappresentante del Governo. Il diavolo normalmente sta nei piccoli particolari e anche questa occasione non è diversa dalle altre.
Il diavolo vero sta, diciamo così, negli ordini del giorno che vengono approvati con il parere favorevole del Governo, con una sostanziale unanimità della maggioranza; e, in modo particolare - non me ne voglia il collega Iezzi -, nel suo ordine del giorno approvato così rapidamente c'è un po' il demonio che è dentro questo provvedimento.
Qui, in questo ordine del giorno con il suo parere favorevole, signora Sottosegretaria, si dice che bisogna limitare i ricongiungimenti familiari.
Noi crediamo che questa sia un'aberrazione, sia una cosa aberrante , sia una cosa totalmente sbagliata, sia una cosa inumana, e peraltro, anche sui dati che vengono citati, si dice, secondo gli ultimi dati Eurostat, che nel 2024 l'Italia è stato il terzo Paese dell'Unione europea con il più alto numero di permessi rilasciati per motivi familiari, dopo Spagna e Germania, vorrei comunicarvi che l'Italia è anche uno dei più grandi Paesi d'Europa proprio numericamente , e che quindi il fatto che sia terzo in questa graduatoria non ci fa particolarmente onore.
Dovremmo forse essere al primo posto insieme alla Spagna, quantomeno. Però è nei particolari che sta il demonio, e del resto questo provvedimento, oltre la grande delusione che ci ha causato, rientra un po' in questa politica della gestione dei migranti e dei flussi migratori che sta caratterizzando il vostro Governo dall'inizio, insomma, questo è l'ennesimo decreto che si occupa di migranti. Ce ne sono in media due l'anno, due o tre l'anno. Insomma, non trovate pace da questo punto di vista, e del resto non trovate pace perché i fatti vi danno torto.
E basta vedere quello che ha detto la Presidente Meloni nel suo incontro con il Presidente Rama dell'Albania, dicendo che i centri funzioneranno, ancora una volta. Posticipiamo sempre di più la data di questo funzionamento, invece i soldi che trasferiamo tutti gli anni ai centri in Albania non si posticipano mai, vanno tutti gli anni . Centinaia di milioni dei soldi degli italiani e delle italiane che vengono destinati al nulla, soltanto alla vostra propaganda, alla vostra ideologia.
Questa è la verità di quello che sta accadendo, perché nei centri in Albania - e voi lo sapete come me e quanto me - soltanto poche decine di migranti sono stati ospitati da quando hanno aperto, a fronte delle centinaia di milioni di euro che costano. Sarebbe stato più semplice, cara Sottosegretaria, dare questi soldi direttamente ai migranti e dire “tornatevene a casa”. Magari ci mettevamo d'accordo a spendere la metà di quella cifra così alta e sicuramente sarebbe stato più conveniente per le casse del nostro Paese. Se quelle centinaia di milioni di euro fossero utilizzate per migliorare il sistema dei flussi, i bandi sui flussi, forse le cose in questo Paese andrebbero meglio non solo per i migranti, andrebbero meglio anche per il nostro Paese, per il sistema produttivo del nostro Paese.
Perché ricordate, a voi può piacere o non può piacere, ma il sistema produttivo del nostro Paese ha bisogno di lavoratori stranieri, ha bisogno di tanti lavoratori stranieri, e lo dicono l'enormità di richieste che arrivano dal mondo del lavoro, dalla manifattura italiana, dal sistema agricolo, dal sistema dell'assistenza nel nostro Paese, nei settori dell'edilizia, nei settori della ristorazione. Centinaia di migliaia di richieste e voi che fate?
Mettete in campo sempre provvedimenti che, invece di snellire le procedure e permettere l'ingresso di lavoratori regolari, in realtà li ostacolano. Perché i numeri sono insignificanti: a fronte dei 160.000 posti messi a disposizione dal bando flussi, ne sono stati presi 12.000; 12.000 pareri positivi, questa è la realtà. E tra quei 12.000 che sono stati accolti, in realtà una parte di essi sono destinati alla clandestinità, perché, quando arriveranno al posto di lavoro, dal datore di lavoro che li ha richiesti, sono passati mesi e probabilmente quel datore di lavoro non ha più bisogno di quel lavoratore.
E queste persone torneranno in questura, non avranno il permesso di soggiorno perché non hanno un contratto di lavoro e saranno destinate alla clandestinità, e saranno le persone che saranno alla mercé degli schiavisti, degli sfruttatori, delle organizzazioni criminali. Questo è quello che voi state facendo e non ve ne rendete conto. E poi vi preoccupate dei ricongiungimenti familiari, complimenti! Davvero c'è una lungimiranza assolutamente importante e fondamentale.
E al Ministro Piantedosi che dobbiamo dire? Piantedosi, si legga le cose, studi un pochettino. Non sa neanche qual è la differenza tra un condono edilizio e un'eventuale sanatoria per i lavoratori, per i diritti delle persone , lei non sa neanche questa differenza. Ma come non si vergogna a fare certe affermazioni da Ministro della Repubblica!
Noi abbiamo a che fare con delle persone che hanno dei diritti naturali. Lo diceva anche Rousseau, non voglio citare pensatori più moderni, anche Rousseau: c'è un diritto naturale nelle persone, che voi non riconoscete. E queste persone hanno diritto alla loro dignità, hanno diritto al lavoro, hanno diritto a mettere in campo il loro futuro, che è quello che le persone che vogliono venire a lavorare qui hanno in testa.
Quelli sono i loro sogni e questi sogni sono corrisposti da una necessità oggettiva economica, perché a coloro che fanno impresa, come si dice, e che hanno bisogno di manodopera qualificata, che hanno bisogno di persone che siano nelle loro fabbriche, nei loro campi, nelle loro aziende, voi che risposta date? È chiaro che la nostra economia è destinata, nel lungo periodo, a un periodo di stagnazione, se noi non abbiamo la capacità di entrare in concorrenza anche con gli altri Paesi per quanto riguarda la possibilità di recuperare manodopera qualificata.
La popolazione in età lavorativa, che è dai 15 ai 64 anni, è destinata a ridursi di oltre un quinto nei prossimi 25 anni, aggravando il disallineamento tra domanda e offerta del lavoro. Questo scenario non riguarda solo l'Italia. A livello globale si parla ormai di , che sta ridefinendo le strategie industriali di molti Paesi. Gli Stati Uniti, il Canada, la Germania, il Regno Unito, alcune economie del Golfo hanno avviato piani strutturali per attrarre capitale umano qualificato, integrando i canali migratori con le loro politiche industriali dell'innovazione.
L'Italia, per restare competitiva, deve partecipare a questa competizione globale, dotandosi di strumenti certi, digitali, orientati alle competenze. E, invece, noi abbiamo questo provvedimento, che non soltanto non risolve i problemi dei provvedimenti precedenti, ma che sostanzialmente li aggrava. Non tiene conto di quelle che sono le reali necessità. Invece di diminuire il numero degli irregolari nel nostro Paese e di aumentare i regolari, fa l'esatto contrario: diminuisce i regolari e aumenta gli irregolari, aggravando un problema che è, prima di tutto, un problema di legalità, di trasparenza, di diritti delle persone.
Le persone che lavorano, le persone perbene, che vogliono costruire il loro futuro attraverso la ricchezza che accumulano lavorando, devono essere tutelate dal nostro Paese. È lì che noi dobbiamo puntare, è lì che noi possiamo crescere, altrimenti non ci lamentiamo che in termini di crescita l'Italia sia l'ultimo Paese d'Europa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Colleghi, permettetemi una rapida premessa per analizzare in che contesto discutiamo di questo decreto Flussi. L'Italia vive un'emergenza demografica strutturale, e non è uno slogan: sono i numeri, purtroppo, a dircelo. Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2024 i nuovi nati sono stati poco meno di 370.000, ovvero circa 10.000 in meno rispetto all'anno precedente, e il numero medio di figli per donna ha raggiunto il minimo storico di 1,18. E le cose non miglioreranno certo nel 2025, considerando che i primi 7 mesi dell'anno hanno già evidenziato una flessione rispetto all'anno scorso.
E in tutto questo, alla crisi della natalità si somma il fenomeno, ormai cronico, dei cosiddetti cervelli in fuga e dell'emigrazione in generale, perché i dati dell'ultima edizione del rapporto Migrantes ci mostrano che, in poco meno di 20 anni, sono espatriati 1,6 milioni di cittadini italiani, con un saldo negativo di oltre 800.000 cittadini. Il fenomeno è in crescita, se pensiamo che nel 2024 si è toccato il record storico di 150.000 partenze. In altre parole, pochi nascono, molti lasciano il Paese, spesso tra i più giovani e i più qualificati. È una doppia emorragia, che indebolisce la nostra capacità di competere a livello globale e di mantenere sostenibile il nostro sistema di sul piano interno.
In questo quadro, le imprese italiane da anni ci stanno dicendo che mancano lavoratori qualificati. Siamo, quindi, un Paese che forma talenti, che poi se ne vanno, e, allo stesso tempo, non riesce a trovare sul mercato interno i profili necessari a far funzionare imprese e filiere produttive.
Come se non bastasse, anche per i lavori meno qualificati, sappiamo che le quote previste dai vari decreti Flussi, che si sono susseguiti negli anni, non hanno mai coperto per intero il vero fabbisogno delle imprese. È per questo che Azione ha chiesto più volte, ogni anno, di inserire maggiore flessibilità nelle quote stesse, con possibilità di valutazione e ampliamento dei numeri prestabiliti in base alle esigenze effettive rilevate .
Ci sono poi i settori in cui il contributo dei lavoratori stranieri oramai è strutturale, senza i quali questi settori crollerebbero. Penso in particolare al lavoro domestico e di cura, dove le lavoratrici e i lavoratori sono ormai in larga maggioranza di nazionalità straniera. E lo stesso sta accadendo anche per il settore sanitario, dove cresce ogni anno la percentuale dei lavoratori stranieri impiegati come infermieri e operatori sociosanitari.
Di fronte a questo quadro, un Paese serio non può limitarsi a una narrazione difensiva, emergenziale o ideologica dell'immigrazione. Deve costruire una strategia di attrazione e di gestione ordinata dei flussi, che risponda alle esigenze reali sia del mercato del lavoro, che del . In questo senso, il fatto che il Governo intervenga sui flussi legali è un passo nella direzione giusta. Ci sono aspetti del provvedimento che il gruppo Azione valuta positivamente. In particolare, apprezziamo l'attenzione ai percorsi di formazione professionale nei Paesi di origine, con l'idea poi di collegare questi programmi, naturalmente, a canali privilegiati di ingresso per il lavoro. È un'impostazione su cui ci troviamo d'accordo, perché si selezionano competenze utili al nostro tessuto produttivo, si riduce il rischio di sfruttamento e di intermediazione scorretta e si lancia il messaggio che l'Italia non subisce i flussi, ma investe in canali regolari di ingresso. Siamo anche favorevoli ai tentativi di semplificare alcune procedure, pur rilevando ancora alcune criticità, come l'incertezza in fatto di tempistiche, su cui, come Azione, abbiamo presentato ordini del giorno, purtroppo rifiutati. Quindi, non c'è sicurezza con riguardo a imprese e lavoratori.
Accanto a questi elementi, però, non possiamo ignorare una forte incoerenza politica. Da un lato, questo decreto, come altri decreti Flussi, ammette nei fatti che l'Italia ha bisogno di lavoratori stranieri per far funzionare la propria economia. Ma, dall'altro lato, nella comunicazione pubblica del Governo continua a prevalere una narrazione semplicistica dell'immigrazione, schiacciata sul tema degli sbarchi e dell'emergenza. È una visione che non corrisponde né al nostro tessuto produttivo, né tantomeno alla realtà del nostro mercato del lavoro. Quindi, se davvero crediamo che i flussi legali siano una risposta - e noi lo crediamo -, serve anche un cambio di linguaggio e di impostazione culturale, non solo qualche aggiustamento procedurale.
Le criticità di merito, inoltre, sono numerose. La prima riguarda il riconoscimento dei titoli di studio e professionali, ovvero la cosiddetta equipollenza, su cui abbiamo sollecitato molte volte la Ministra Bernini, perché, se vogliamo attrarre professionisti qualificati, dobbiamo rendere molto più semplici e rapidi i percorsi di riconoscimento dei titoli conseguiti all'estero. Oggi questi percorsi sono, invece, spesso lenti e frammentati tra atenei e il decreto parla dettagliatamente degli ingressi, ma molto meno di ciò che serve perché queste persone possano davvero esercitare la loro professione in Italia, come il banale riconoscimento dei propri titoli di studio.
La seconda criticità riguarda la continuità dello di regolarità una volta arrivati sul suolo italiano. Il sistema insiste nel legare in modo molto rigido la regolarità del soggiorno al singolo datore di lavoro, ma non può più essere così. Sappiamo che esistono casi in cui il datore si tira indietro, o peggio, si scopre che il datore di lavoro era fittizio, strumentale solo a sbloccare l'ingresso. In tutti questi casi, la persona rischia di scivolare dall'oggi all'indomani nell'irregolarità, diventando di fatto un fantasma che non può lavorare regolarmente e fatica, quindi, a rientrare nel circuito legale. La regolarità non è solo la porta d'ingresso, è anche la possibilità concreta di restare regolare nel corso del tempo, evitando che un singolo evento trasformi un lavoratore in un irregolare. E a ciò si aggiungono le file interminabili che vediamo fuori dagli uffici delle questure nel momento del rinnovo del visto, altro aspetto su cui c'è ancora molto, molto da fare.
La terza criticità riguarda la rigidità complessiva del sistema. Il meccanismo del , combinato con quote ancora insufficienti rispetto al fabbisogno reale, è inefficiente e in parte opaco: concentra in pochissime ore la possibilità di avviare procedure complesse e non consente una programmazione ordinata alle imprese. Inoltre, si continua a basare tutto sulla volontà del datore di lavoro di assumere una persona che spesso non ha mai incontrato, con il risultato che, in passato, i decreti Flussi sono stati utilizzati più per regolarizzare i lavoratori già presenti in Italia e impiegati irregolarmente, che per attrarne nuovi dall'estero.
Come Azione, riteniamo che serve o servirebbe un salto di qualità su tre punti: uno, canali dedicati e stabili, non legati al , soprattutto per le professioni ad alta qualificazione o a forte carenza di offerta interna; due, tempi certi, brevi e trasparenti per il rilascio del nulla osta e dei visti, introducendo meccanismi effettivi di silenzio assenso, quello che vi abbiamo chiesto nell'ordine del giorno e che ci avete rifiutato; e, da ultimo, un uso più esteso dell'autocertificazione e dei controlli , a partire dalle condizioni di alloggio.
Insomma, questo decreto contiene alcuni passi avanti che riconosciamo e che vanno nella direzione giusta, ma mantiene moltissime rigidità irrisolte e una visione ancora troppo burocratica, poco aderente alla realtà di un Paese che invecchia, che soffre un massiccio di competenze e che già oggi si regge in parte decisiva sul contributo di lavoratori stranieri.
La nostra astensione vuole esprimere questo: da un lato, non ci uniamo alla contrapposizione frontale di chi nega qualunque utilità a intervenire sui flussi legali; dall'altro, questo provvedimento non è una risposta risolutiva ai problemi che, nei fatti, restano largamente aperti.
Come Azione, quindi, continueremo a lavorare affinché l'Italia passi da una gestione emergenziale e ideologica dell'immigrazione a una vera politica di attrazione del lavoro straniero, capace di rispondere ai bisogni delle imprese e dare diritti, doveri e opportunità chiari a chi sceglie di costruire qui il proprio futuro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Signor Presidente, colleghe e colleghi, ecco l'ennesimo decreto-legge sull'immigrazione del Governo Meloni, ma lo dirò subito e senza giri di parole: questo decreto è l'ennesimo certificato del fallimento della linea e della politica di Giorgia Meloni sull'immigrazione . È l'ultimo atto di un processo disastroso, una linea politica in tema di immigrazione fatta di annunci, di minacce, di promesse; una linea politica che non ha prodotto flussi regolari, né sicurezza, né legalità, ma emergenza, irregolarità, sprechi, propaganda.
Il centrodestra ha iniziato con il famoso blocco navale, un annuncio che è durato una sola notte, un'operazione irrealizzabile, l'avete venduta agli italiani come una bacchetta magica che avrebbe risolto il problema dell'immigrazione. Promesse tradite. Il risultato? Oltre 300.000 arrivi in soli tre anni, è il record assoluto degli ultimi dieci anni, fallimento numero uno !
Voi del centrodestra avete poi attaccato le ONG che in mare salvano vite: divieto di soccorsi multipli, approdi in porti lontani - altro che porti sicuri -, multe salate, sequestri di nave, ma non avete fermato gli sbarchi! Avete solo aumentato i rischi per le persone e moltiplicato il contenzioso! Fallimento numero due .
E poi c'è stato Cutro, un decreto scritto mentre ancora si contavano le vittime. Avete demolito la protezione speciale, avete distrutto l'accoglienza diffusa, avete reso più difficile l'integrazione e più facile la clandestinità e, mentre tutto questo accadeva, l'irregolarità esplodeva: oltre 300.000 persone irregolari in Italia, il picco più alto dal 2014. Fallimento numero tre !
Nel mezzo, avete sfornato ben otto decreti-legge sull'immigrazione in tre anni; otto è il numero che da solo racconta il fallimento della vostra politica. E, mentre discutiamo su questo decreto-legge, già annunciate il prossimo: fallimento numero quattro.
E poi c'è stata la Libia. Avete rinnovato, senza batter ciglio, senza rinegoziarlo, un sotto la lente dell'ONU, che denuncia collusioni gravissime della Guardia costiera libica con le milizie criminali e con le reti dei trafficanti.
Dite di voler combattere gli scafisti, ma quali scafisti? Voi finanziate chi collabora con loro ! È il fallimento numero cinque.
Il capolavoro però lo avete messo in piedi con l'operazione Albania, un'operazione che, fra infrastrutture, gestione, sicurezza, missioni, ha un costo complessivo che rasenta il miliardo di euro: un miliardo di euro per costruire centri che sono rimasti vuoti, dico vuoti! Dentro quei centri, infatti, chi c'è? Non ci sono certo migranti, ci sono solo le Forze dell'ordine, distaccate lì a guardare il nulla; agenti italiani obbligati, io direi mortificati a stare in Albania mentre nelle nostre città aumentano i reati predatori e manca la sicurezza nelle strade . Avete svuotato le strade in Italia per riempire il niente, con la Premier Meloni che urlava: funzioneranno! Che poi è diventato: funzioneranno, forse; e diventerà: funzioneranno mai? E questo resterà come uno degli sprechi più clamorosi della storia repubblicana: fallimento numero sei.
E intanto, mentre raccontavate al Paese la favola della linea dura, il Ministro Piantedosi è riuscito a dire che la sinistra vuole condoni solo per gli immigrati. Ma vorrei ricordargli che i condoni veri li avete fatti voi, condoni fiscali ad esempio e, addirittura, da ultimo, il condono edilizio. Ma l'unica cosa che siete stati in grado di condonarvi, in questi anni di Governo, è la vostra incapacità: fallimento numero sette. La verità è una sola: mentre noi difendiamo i canali regolari, voi avete creato la più grande fabbrica di irregolarità negli ultimi dieci anni.
Arriviamo finalmente a questo decreto Flussi 2. La domanda è semplice: questo decreto serve? Assolutamente no: non serve, non serve perché non apre canali veri di accesso regolari in Italia, ma crea le condizioni per il lavoro nero, il caporalato, la clandestinità; al più, servirà a regolarizzare persone già presenti nel territorio dello Stato. Un decreto che contiene in sé stesso il principio del proprio fallimento, eh sì, perché si muove nel solco della legge Bossi-Fini, la quale presuppone che un imprenditore si metta in azienda o una famiglia si metta in casa un collaboratore che non ha mai conosciuto prima. Un meccanismo che non funziona, ma come dobbiamo dirvelo? Produce solo clandestinità . Fissate quote stabilite a tavolino senza conoscere i fabbisogni reali, producete procedure che causano ritardi cronici, che diventano una lotteria, burocrazia infinita, intermediazioni opache e nessuna previsione di tutele. Siete incapaci di uscire dalla logica dell'emergenza in tema di immigrazione. Non avete una visione, non avete un modello, non avete una politica dell'immigrazione: fallimento totale .
Il MoVimento 5 Stelle una visione ce l'ha: noi vogliamo che la Bossi-Fini sia superata, archiviata, messa in soffitta; vogliamo canali di ingresso regolari di lavoratori e lavoratrici stranieri; vogliamo l'integrazione come strumento di sicurezza e non la clandestinità come strumento di propaganda; vogliamo una missione europea di ricerca e di soccorso nel Mediterraneo; vogliamo corridoi umanitari; vogliamo che l'accoglienza sia diffusa, sì, ma in modo trasparente, controllato. Noi vogliamo che i cittadini vivano l'immigrazione nel contesto della sicurezza e non in quello della paura; immigrazione come fattore di crescita, di sviluppo, di integrazione. Ma la sicurezza - mi rivolgo al Governo - non si fa con gli slogan, la sicurezza si fa con i diritti, si fa con il lavoro.
E mi avvio a concludere. Noi voteremo contro questo decreto-legge e, votando contro questo decreto-legge, noi bocciamo, senza appello, le politiche in materia di immigrazione di Giorgia Meloni, la quale ha fallito ovunque: ha fallito in Italia, nel Mediterraneo, in Libia, in Albania, in Europa . Un fallimento totale e, per questo, il nostro voto sarà “no”
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gentile. Ne ha facoltà.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Presidente, colleghi, fin dal suo insediamento, l'attuale Governo ha posto al centro dell'agenda politica… attendo che facciano un po' di silenzio, Presidente. Grazie. Posso…
PRESIDENTE. Certo, prego.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Sento sempre le solite mosche in Aula, però …
PRESIDENTE. Onorevole Gentile, la prego, vada avanti.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Fin dal suo insediamento, dicevo, Presidente…
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Fin dal suo insediamento, l'attuale Governo ha posto al centro dell'agenda politica due temi fondamentali: quello della giustizia e quello della sicurezza. Tra gli obiettivi principali di questo provvedimento e del pacchetto di norme del 2023-2024, varato da questo Governo, rientrano combattere l'immigrazione irregolare attraverso un impegno quotidiano e costante e l'enucleazione di una serie di misure finalizzate a contrastare un fenomeno dilagante, annoso, al fine di garantire l'ingresso del cittadino straniero in maniera regolare, efficace ed in linea con le esigenze poste dal mercato del lavoro, come l'oggetto di questo provvedimento richiede.
Il decreto-legge, dunque, all'esame di quest'Aula, per stare al tema, rappresenta il terzo intervento, dopo quello del 2023 e quello del 2024, diretto ad affinare, ad armonizzare e a razionalizzare la normativa e le procedure che regolano l'arrivo nel nostro Paese di lavoratori extracomunitari, sulla base di richieste dei datori di lavoro italiani, al fine di dare una risposta alla domanda interna di manodopera. Questo nell'ambito di un compendio normativo articolato, quello del decreto Flussi, relativo alla gestione dei flussi migratori in Italia e finalizzato a favorire l'immigrazione regolare di lavoratori attraverso nuove procedure e semplificazioni procedurali, contrastando, al contempo, gli ingressi irregolari e l'utilizzo abusivo dei flussi regolari.
Il provvedimento che oggi è, dunque, alla nostra attenzione si rivela di estrema importanza, perché si inquadra nella necessità di rispondere, con urgenza, a due grandi sfide contemporanee: da un lato, il governo dei flussi migratori verso il nostro Paese, con l'obiettivo di garantire un ingresso regolare degli stranieri in un contesto in cui occorre coniugare regole, controlli e valorizzazione delle esigenze produttive del nostro Paese e, al contempo, demografiche; dall'altro lato, la tutela dei diritti delle persone straniere e il contrasto all'irregolarità, all'illegalità, allo sfruttamento e al caporalato, che costituiscono, da sempre, bandiere portanti dell'azione di questo Governo e che rivendichiamo, con orgoglio, in ogni provvedimento .
Tra le misure principali contenute nel provvedimento voglio menzionare l'ampliamento del numero dei lavori che, nel triennio 2026-2028, saranno ammessi al di fuori delle quote, al fine di svolgere attività di assistenza familiare e sociosanitaria. Di grande importanza, poi, anche l'estensione della possibilità di essere assunti fuori quota come lavoratori domestici, non soltanto alle categorie già previste dalla normativa, ma un'estensione anche alle impiegate nella cura di bambini da 0 a 6 anni: questo grazie a un emendamento presentato dalle forze sia di maggioranza che di opposizione. È una collaborazione che, per quanto ci riguarda, noi registriamo positivamente, e voglio ringraziare, qui, per la conduzione dei lavori in Commissione non soltanto il presidente Pagano, la relatrice Kelany, ma voglio ringraziare tutti coloro… perché poi, vede, Presidente, nell'Aula si dà una trasposizione diversa di quello che accade in Commissione e di questo mi dispiace. In Commissione c'è stato un clima di collaborazione, un clima inclusivo; credo che le forze politiche abbiano interiorizzato il valore e l'importanza di questi provvedimenti.
Quindi questo vorrei evidenziarlo, perché è proprio la filosofia di fondo del provvedimento, che è una filosofia assolutamente inclusiva, non negazionista, non escludente, ma aperta, appunto, a tante diverse categorie di soggetti che oggi possono trovare, grazie a questo provvedimento, ulteriori tutele normative. Nello specifico, poi, voglio ricordare che le quote extra consentite dal provvedimento sono 10.000 lavoratori per ciascun anno, dunque 30.000 nel triennio.
Un'altra misura di protezione sociale importante è quella che riguarda l'ampliamento della durata del permesso rilasciato per motivi di protezione sociale e l'ammissione di una serie di categorie di soggetti a questa categoria, nonché la previsione, per i titolari del permesso rilasciato per motivi di protezione sociale, di accedere anche all'assegno di inclusione, esteso agli stranieri vittime di violenza domestica. Un'altra modifica importante riguarda il limite di lavoratori per ciascun anno, previsto dalla normativa, che ciascun datore di lavoro può richiedere in forma privata, fissato in tre richieste all'anno. Tale limite, poi, non viene applicato né alle organizzazioni datoriali di categoria, né ai consulenti del lavoro, né alle agenzie di somministrazione di lavoro.
Presidente, noi riteniamo che l'ingresso dei lavoratori extracomunitari nel nostro Paese debba essere accompagnato da un percorso di integrazione linguistico, civile e professionale, che permetta, poi, ai nuovi arrivati di inserirsi nella nostra società e nel mondo del lavoro in condizioni di piena legalità e dignità. Ecco perché, come Forza Italia, abbiamo sottolineato questa esigenza e, dopo una lunga interlocuzione con il Ministero degli Affari esteri, è stato approvato un nostro emendamento che proroga i termini entro cui il datore di lavoro può richiedere il nulla osta per l'ingresso in Italia dei lavoratori che hanno completato le attività di istruzione e formazione professionale nei Paesi di origine. Riteniamo che questa sia una norma importante, una misura introdotta in via sperimentale fino al 2027, di rilevante importanza per le imprese, proprio nell'ottica di quella filosofia di estendere e semplificare le procedure di reclutamento dei lavoratori per far sì che possano rientrare in Italia in piene condizioni di legalità.
Una particolare attenzione viene poi dedicata anche al contrasto di un fenomeno drammatico come quello del caporalato, con la norma che interviene nell'ambito del tavolo per l'elaborazione di una strategia di contrasto al caporalato, rendendo la sua attività strutturale e ampliandone la sua composizione. Dunque, riteniamo che questo, assieme a tutte quante le previsioni di questo provvedimento, introduca canali più chiari per l'ingresso regolare di lavoratori stranieri, nell'ottica di fornire risposte alle esigenze diffuse da parte delle imprese italiane che segnalano carenze di manodopera in alcuni settori, di prevedere misure volte a contenere l'immigrazione irregolare, rafforzando controlli e limiti, così da garantire che l'accesso al nostro Paese avvenga nel rispetto delle regole e della dignità del lavoro.
Riteniamo che l'immigrazione, se ben gestita, può essere una risorsa per il Paese, non soltanto da un punto di vista produttivo, ma anche sotto il profilo della coesione sociale e demografica, ma solo se questo avviene - lo abbiamo sempre detto e lo diremo all'infinito - nel rispetto delle regole, se avviene nel rispetto della dignità del lavoro, in ossequio a esigenze di sicurezza pubblica e di legalità diffusa.
Chiediamo poi al Governo, alla maggioranza e anche alle forze di opposizione - sì, perché anche loro devono e possono dare il loro contributo, come fatto in questo provvedimento -, di lavorare ad un piano operativo concreto, comprensivo di risorse adeguate per le prefetture, le autorità di gestione del lavoro, gli enti locali e i servizi di integrazione. Rigettiamo la propaganda fine a se stessa e lavoriamo nell'esclusivo interesse del Paese per fare il bene comune, Presidente.
Il provvedimento che abbiamo davanti costituisce, dunque, un tassello fondamentale nella strategia di governo dei flussi migratori. Se sapremo controllare con rigore le procedure, garantire i diritti e promuovere l'integrazione allora potremo tradurre veramente questi obiettivi in risultati concreti. È una sfida alla quale nessuno si può sottrarre, che riguarda tutti quanti noi, nel dichiarato intento di far sì che la nostra Nazione sia, ancora una volta, irremovibile nei confronti di chi delinque, ma, al contempo, giusta e inclusiva nei confronti di chi vuole seriamente far parte del nostro Paese .
Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole di Forza Italia su questo provvedimento
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, Vice Ministro Bellucci, ho sentito dire prima, parlando del mio ordine del giorno sui ricongiungimenti, che nel particolare c'è il demonio. Io ringrazio il collega Zaratti, però non credo di avere così tanti meriti. Semplicemente, sto cercando di fare il mio lavoro e di far approvare, in quest'Aula, quei provvedimenti che gli elettori ci hanno chiesto e che sono il motivo per cui noi oggi sediamo in quest'Aula.
Questo è un provvedimento importante. È importante perché stiamo discutendo di una delle due gambe con cui cammina la visione che noi abbiamo sull'immigrazione. Con questo decreto, infatti, noi ci apprestiamo ad aprire le porte del Paese a quegli immigrati che vengono qui con la voglia di lavorare, con la voglia di integrarsi nel nostro Paese, con la voglia di contribuire a un destino comune, a una comunità, a un percorso, a una strada da fare insieme, affinché siano davvero delle risorse, ma non quelle risorse di cui parlava la sinistra - risorse solo per le associazioni che hanno lucrato per anni sull'accoglienza degli immigrati - ma che siano risorse vere per noi, per loro stessi, per le loro famiglie e per le società e i Paesi da cui sono partiti. Dall'altra parte, però, bisogna perseguire i comportamenti illegali, chiudendo le porte del nostro Paese a doppia mandata all'immigrazione irregolare, all'immigrazione clandestina, all'immigrazione di tutti coloro che vengono qui solo con l'obiettivo di bighellonare e di delinquere.
Noi, quindi, accogliamo con favore i pareri positivi sui nostri ordini del giorno, che esprimono con estrema chiarezza le nostre posizioni e chiedono misure, già nei prossimi provvedimenti, su alcuni temi che, per noi, sono molto sensibili, come quello dei ricongiungimenti e quello dei permessi. Vedete, del tema dei ricongiungimenti si parla poco secondo me, però in realtà è un tema molto importante e molto decisivo nella nostra politica sull'immigrazione. Oggi la voce dei ricongiungimenti è la prima voce di ingresso di immigrati nel nostro Paese: più di 100.000 persone che entrano nel nostro Paese grazie ai ricongiungimenti. Noi, su questo, già abbiamo fatto una stretta negli anni passati, tant'è che dall'anno scorso a quest'anno il numero dei ricongiungimenti è calato del 18 per cento. Abbiamo aumentato da uno a due gli anni necessari di permanenza nel nostro Paese per poter accedere ai ricongiungimenti e abbiamo messo come criterio quello di avere un alloggio che sia in grado di ospitare le persone che entrano nel nostro Paese.
Però, qui adesso noi vogliamo fare di più. Per questo siamo contenti del parere positivo sul nostro ordine del giorno e siamo contenti perché magari nel prossimo provvedimento sul tema della sicurezza e dell'immigrazione, che arriverà a breve in quest'Aula, lo si possa inserire dentro. Cosa chiediamo? Noi chiediamo, paradossalmente, il rispetto di una direttiva europea: noi chiediamo il rispetto della direttiva europea 2003/86/CE, che obbliga gli Stati ad accogliere, con la politica dei ricongiungimenti, i figli minori e il coniuge e basta. E basta: nessun altro, nessun altro! Su qualsiasi altra ipotesi l'Europa dà la possibilità agli Stati membri di decidere e noi vogliamo fare una stretta su questo, vogliamo impedire che si ripetano questi ingressi massicci di persone all'interno del nostro Paese con la politica dei ricongiungimenti, che servono solo per pesare sul nostro e sul nostro Stato sociale, a discapito degli altri italiani che ne hanno bisogno .
E non solo, non solo. Chiediamo anche che sia aumentato il reddito necessario per poter accedere alla politica dei ricongiungimenti…
PRESIDENTE. No, no, no…scusi, onorevole Iezzi.
IGOR IEZZI(LEGA). …perché 7.000 euro…
PRESIDENTE. Eh no, eh no. No! Ascoltate in silenzio, come gli altri ascoltano in silenzio voi. Per favore. Prego, onorevole Iezzi.
IGOR IEZZI(LEGA). Anche sulla politica dei redditi legata ai ricongiungimenti bisogna fare di più. Oggi bastano 7.000 euro per poter fare entrare un parente, 7.000 euro! Il nostro Paese sostiene che 7.000 euro siano sufficienti per poter mantenere un'altra persona. E allora poi non stupiamoci se nelle nostre città la criminalità dilaga, non stupiamoci di questo quando, attraverso la politica dei ricongiungimenti, noi facciamo entrare delle persone che non riescono a sostenersi. E allora chiediamo di aumentare al doppio il limite reddituale per i ricongiungimenti.
Ma non solo, vogliamo intervenire anche sui permessi, anche su questo abbiamo presentato degli ordini del giorno. Vogliamo che i permessi abbiano durata annuale, e non più biennale, perché non è pensabile che non ci sia controllo sulle persone che entrano nel nostro Paese. Non è detto che, se oggi un immigrato entra nel nostro Paese con una certa tipologia di permesso, quel permesso debba valere per tutta la vita, questo non è consentito.
E allora, bisogna fissare all'annualità la possibilità del rinnovo dei permessi, rinnovi che devono sottostare ad alcuni controlli ben precisi, innanzitutto ai controlli fiscali e contributivi. Non è pensabile che chi entra nel nostro Paese con l'obiettivo di far parte di una comunità e di contribuire al destino di quella comunità non partecipi minimamente alla vita di quella comunità, neanche pagando quel poco che un immigrato, con questo tipo di permessi, deve pagare nel nostro Paese. Tutti motivi che ci rendono soddisfatti del lavoro che abbiamo fatto in questo decreto.
I nostri ordini del giorno sono importanti perché, appunto, fanno riferimento al primo provvedimento utile, che arriverà a breve. A differenza di quanto è stato detto prima, durante la discussione, da un esponente del Partito Democratico, noi sul tema dei ricongiungimenti non molliamo, perché oggi rappresenta una problematica gravissima all'interno del nostro Paese -.
Andiamo avanti e, per questo motivo, ringraziamo il Vice Ministro per il lavoro che è stato fatto e voteremo favorevolmente a questo decreto -.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io vorrei iniziare con un ringraziamento. Io vorrei ringraziare l'onorevole Iezzi per avere detto in maniera chiara quello che pensa dei migranti: lui, e probabilmente i suoi amici della Lega, vogliono schiavi che vengano qua a lavorare C, stiano zitti, non abbiano nessun diritto e gli portino anche i voti con le orecchie. Questo vogliono!
All'inizio del suo intervento, il collega Iezzi, anzi, Iezzi (C, ha detto: ci sono due cose che vogliamo noi per l'immigrazione, chi lavora e viene qua per fare le cose perbene e poi, invece, l'altro, cioè il rigore contro gli stranieri. Non è vero! La Lega ha solamente un'idea in testa, ed è la seconda: provare a lucrare qualche voto sulla pelle delle persone , sulla pelle di donne, uomini e, aggiungiamo, bambini. Questo dicono e fanno quotidianamente.
Questo hanno fatto, per esempio, quando hanno fatto passare, certo, con la complicità di tutta la maggioranza, evidentemente, il fatto che dei minori non dovessero andare nei centri per minori, nei CAS, ma potessero andare anche nei CAS per adulti, dove, evidentemente, c'è una convivenza che non può essere regolata, dove ci sono dei meccanismi che possono essere un pericolo per i bambini e per i ragazzi - qua stiamo parlando di ragazzi di 16-18 anni -, ma a loro non gliene frega assolutamente niente, perché quello che conta per loro non è il fatto che le persone abbiano una propria identità e debbano essere rispettate.
A loro interessa solo quello che esce sul giornale, esce sul comunicato, e l'idea del “cattivismo”: accusano la sinistra e il PD di essere dei buonisti, che a casa mia non può essere un'offesa. Loro cercano di fare esattamente il contrario di essere quelli più contro, quelli più cattivi, quelli che rappresentano gli stranieri non per la risorsa che sono, ma, perché no, anche con le problematicità che l'immigrazione porta, ci mancherebbe anche altro.
No, loro hanno una visione unidimensionale, quella che è funzionale esclusivamente ai propri interessi. Io questa la ritengo una cosa inaccettabile, la ritengo una cosa inaccettabile dal punto di vista etico, dal punto di vista morale, dal punto di vista umano, e, di conseguenza, anche dal punto di vista politico. Ma il punto di vista politico è l'ultimo di quelli che cito, perché credo che questo debba essere un atteggiamento che viene rigettato da tutti, da tutta la maggioranza, anche dai colleghi degli altri partiti. Perché, guardate, si può fare anche una politica sul tema migratorio, anche molto diversa da quella che ha in testa il PD, è legittimo, ma non questo.
Perché questa non è politica migratoria, questo è usare la logica del nemico alle porte per provare a costruirsi il consenso. E poi ci chiediamo cos'è il linguaggio d'odio? Poi ci chiediamo come si possa costruire una convivenza pacifica? Poi ci chiediamo come l'Italia possa essere vista da quei ragazzi adolescenti di seconda e terza generazione, che è vero, a volte sono problematici, ma a cui noi che messaggio stiamo dando come Stato? Non vi vogliamo, voi siete la feccia, voi dovete sparire. Voi dovete venire qua solamente a lavorare, a mettere la vostra forza lavoro e basta.
È questo il messaggio che stiamo dando . Noi stiamo creando dei solchi profondissimi tra comunità in questo Paese. Noi stiamo facendo in questo modo esattamente il contrario di quello che dobbiamo fare. La politica dovrebbe costruire ponti, dovrebbe unire, non quello che alcuni della politica stanno facendo. Mi fa piacere che rida, Presidente, perché, in effetti, il tema si presta al suo riso, visto che lei rimbrotta sempre tutti…
PRESIDENTE. Non rido per lei, guardi. Guardi che io potrei anche…
MATTEO MAURI(PD-IDP). Guardi, lei rideva…
PRESIDENTE. Io faccio quello che mi pare ma non rido per lei…
MATTEO MAURI(PD-IDP). No, no, no, lei non fa quello che le pare…
PRESIDENTE. Quindi, lei vada avanti col suo intervento, dopodiché…
MATTEO MAURI(PD-IDP). …perché lei è il Presidente di questa Assemblea.
PRESIDENTE. Sì, sì, ma io sto ridendo perché penso a una cosa mia…
MATTEO MAURI(PD-IDP). Perfetto, allora, perfetto…
PRESIDENTE. …Cosa vuole da me? Lei vada avanti.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Allora, il Presidente…
PRESIDENTE. Lei vada avanti con il suo intervento, onorevole Mauri!
MATTEO MAURI(PD-IDP). A verbale, vado avanti…
PRESIDENTE. La richiamo all'ordine. È chiaro?
MATTEO MAURI(PD-IDP). Il Presidente si mette a ridere…
PRESIDENTE. La richiamo per la seconda volta all'ordine!
MATTEO MAURI(PD-IDP). …mentre il parlamentare del Partito Democratico fa la sua dichiarazione di voto…
PRESIDENTE. Onorevole Mauri, non si permetta di criticare qualcosa che non sa!
MATTEO MAURI(PD-IDP). Io mi permetto quello che voglio.
PRESIDENTE. L'ho già richiamata due volte all'ordine e non vorrei richiamarla per la terza volta, costringendomi ad espellerla dall'Aula. La prego, vada avanti e non continui su questa strada. Prego.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Tanto chi doveva capire capisce…
PRESIDENTE. Appunto, io ho capito perfettamente, quindi vada avanti…
MATTEO MAURI(PD-IDP). …a riprendere gli altri, bravo. È così che si guida, insieme, in maniera ordinata…
PRESIDENTE. Onorevole Mauri…
MATTEO MAURI(PD-IDP). Perfetto.
PRESIDENTE. …l'ho già richiamata due volte…
MATTEO MAURI(PD-IDP). Guardi, vado avanti, vado avanti…
PRESIDENTE. Lei non si permetta di richiamare la Presidenza per nulla che concerne quest'Aula…
MATTEO MAURI(PD-IDP). Figuriamoci…
PRESIDENTE. …e non voglio andare avanti…
MATTEO MAURI(PD-IDP). …se io non posso permettermi di richiamare la Presidenza. Certo, se lo argomento, certo. Se non la insulto, certo.
PRESIDENTE. Lei mi ha già insultato, quindi, io ho sopportato il suo insulto…
MATTEO MAURI(PD-IDP). Cioè, io l'ho insultata perché lei si è messo a ridere?
PRESIDENTE. La prego per l'ultima volta di andare avanti con il suo intervento.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Guardi, vado avanti solo perché…
PRESIDENTE. Lei va avanti perché ha il diritto di andare avanti…
MATTEO MAURI(PD-IDP). …ho interesse a dire un paio di cose che vanno ben oltre…
PRESIDENTE. Né la fisiognomica né altro lei è chiamato a giudicare per me, è chiaro?
MATTEO MAURI(PD-IDP). …il suo atteggiamento. Non è fisiognomica, il riso è un'altra cosa. Stavo raccontando…
MATTEO MAURI(PD-IDP). …un aneddoto, che secondo me è importante anche per capire i danni che produce un certo atteggiamento e anche una norma che è qui ricompresa, o meglio, il fatto che non si sia voluto accettare un emendamento da parte del PD. Faccio riferimento a quello che già stavo dicendo prima nella discussione degli emendamenti, cioè il fatto che una persona che è arrivata in Italia legalmente, perché a seguito di una richiesta di un datore di lavoro, che è stata autorizzata dallo Stato e poi si trova nelle condizioni di non poter avere quel contratto di lavoro, perché quella persona che l'ha chiamata in realtà è un truffatore - è accaduto molte volte - oppure perché non ci sono più i motivi di quella chiamata.
Tipo, siccome i tempi sono molto lunghi per tutte queste procedure, un imprenditore, anche in buona fede, può chiamare una persona per una raccolta di frutta, per esempio, e quella persona arriva in ritardo, non c'è più quell'esigenza, l'imprenditore a quel punto non ha più motivo di prenderla, piuttosto che, caso forse più straordinario e con una sua drammaticità, chi viene chiamato per badare a un anziano che purtroppo nel frattempo, passando del tempo, non è più tra noi.
Anche questa è una cosa che succede. Noi diciamo che queste persone che sono venute o sono state truffate o, come dire, non hanno più trovato il lavoro mettiamole nelle condizioni di poter lavorare, cioè, se trovano un impiego, gli si può riconoscere un permesso di soggiorno oppure gli si riconosce un permesso di soggiorno che, per un certo lasso di tempo, 6 mesi, gli può permettere di cercare lavoro.
Il fatto di non fare questa cosa produce un danno e cioè quelle persone che sono qui rischiano o, sicuramente, finiscono nell'irregolarità, non sono nelle condizioni di tornare nel loro Paese. E questo rappresenta un problema anche per le comunità ospitanti. Faccio un esempio: alcune settimane fa presso l'Arci nazionale c'è stato un incontro, a cui ho partecipato insieme ad altri parlamentari, con 800, dicasi 800, cittadini del Bangladesh, tutti venuti in Italia sulla scorta di promesse di lavoro, autorizzati dallo Stato, i quali - tutti -, nel giro di poco tempo, non hanno trovato più nessuno che desse loro un lavoro. Sostanzialmente era una truffa organizzata ai loro danni da loro concittadini in Bangladesh e da italiani qui in Italia. Per poter venire in Italia, attraverso un lungo viaggio molto costoso, hanno dovuto pagare fino a 15.000 euro quegli intermediari truffatori a casa loro. Il che vuol dire che hanno contratto dei debiti che gli impediscono di tornare nel loro Paese, se non hanno i soldi per ripianarli, altrimenti si prospetta un futuro gramo. Quelle persone sono costrette a stare nel nostro Paese, sono costrette a starci in maniera irregolare e, invece, di agevolare la regolarità, facciamo esattamente il contrario.
Guardi, è ancora il ragionamento che stavo facendo all'inizio, cioè è inutile che ci vengano a dire: no, noi siamo per l'immigrazione regolare contro quella irregolare. Perfetto, anche noi. Ma questi qui sono venuti regolarmente; sei tu che li stai spingendo nell'irregolarità. È questo che vuoi fare? Questo è utile?
La stessa questione è legata al tema dei ricongiungimenti. Per quanto riguarda i ricongiungimenti non è che stiano, come dire, arrivando persone che sono irregolari. Arrivano persone regolarmente, molte di queste sono giovani e qualcuno dovrebbe informare, diciamo così, il Governo o i proponenti di certi emendamenti o chi dice di “no” a certi emendamenti che avremmo qualche piccolo problema, diciamo così, demografico. Di conseguenza, se non mettiamo in campo iniziative che vanno anche nella direzione, come si diceva oggi molto bene, di un'immigrazione regolare, regolata che, tra l'altro, costruisce comunità… perché i ricongiungimenti stabilizzano il quadro, stabilizzano anche il comportamento delle persone; ecco, se non facciamo queste scelte, andiamo esattamente nella direzione opposta; opposta anche al nostro interesse, all'interesse delle italiane e degli italiani, posto che dovrebbe sempre valere il tema prima umanitario e, poi, di interesse. Ma c'è anche quell'aspetto.
Allora, un Governo che fa scelte diverse, una politica che oggi abbiamo visto orientata da quei comportamenti, fa tutto quello che non si dovrebbe fare. Noi ci proviamo a suggerire la direzione giusta, ma è del tutto evidente che, se la risposta è quella che abbiamo sentito, cioè profondamente sbagliata…
MATTEO MAURI(PD-IDP). …demagogica e strumentale, è difficile che qualcuno possa dare un aiuto come, invece, vorrebbe
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Kelany. Ne ha facoltà.
SARA KELANY(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, avrei voluto parlare di questo provvedimento, delle ricadute in termini di controllo dell'immigrazione regolare, dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro, di quanto questo Governo stia in realtà cambiando le politiche migratorie, il paradigma della gestione del fenomeno migratorio. Io avrei voluto, Presidente. Ma dalle dichiarazioni di voto che mi hanno preceduto mi rendo conto del fatto che le nostre opposizioni sono molto più interessate ad una narrazione fuorviante e alla propalazione di falsità piuttosto che al merito dei provvedimenti. Riescono a darci addirittura degli xenofobi su un provvedimento che apre all'immigrazione regolare cioè questo è il paradosso dei paradossi, perché non hanno che dire. Quindi, prima di entrare nel merito, mi toccherà smontare alcune di queste falsità che ho sentito perché gli italiani non si meritano di essere turlupinati, presi in giro per il tramite di sui
Il Partito Democratico, dopo anni in cui ha governato, viene oggi a dirci che le nostre sarebbero politiche inefficaci, che avremmo messo il cappio all'immigrazione regolare, stringendone peraltro le maglie - cosa assolutamente destituita di ogni fondamento - e che la “Bossi-Fini”, tesi su cui si sono avventurati un po' tutti i colleghi di opposizione che mi hanno preceduto, sarebbe da abolire. Ecco, io vorrei fare sommessamente presente al PD che la “Bossi-Fini” è una legge del 2002. Sono passati 23 anni. Il PD, ad oggi, in questi 23 anni, ha governato, in 7 Governi, per 13 anni e in questi 13 anni la “Bossi-Fini” non l'avete cambiata . E ci dicano perché! Perché delle due l'una: o non sono stati in grado di cambiarla per incapacità assoluta e totale, oppure non l'hanno voluta cambiare perché è di tutta evidenza che non avevano altre soluzioni.
Noi un'idea rispetto a questo punto ce l'abbiamo. Non l'hanno fatto, perché? Perché, in realtà, lo strumento di base, per quanto da rivedere anche alla luce dei mutamenti del fenomeno migratorio avvenuti in questi ultimi 20 anni, era uno strumento di base valido. Ecco, noi in 3 anni di Governo - 3 13, in cui loro hanno governato, in questi ultimi 23 anni - quella norma l'abbiamo modificata; l'abbiamo modificata per adeguarla alle esigenze.
Il problema lo stiamo risolvendo e proseguiremo per risolverlo del tutto, a differenza di quello che ha fatto il Partito Democratico, che ha governato anche negli ultimi 10 anni, che ha praticamente chiuso i flussi regolari, perché le quote di regolari non hanno aperto il decreto Flussi, Presidente, perché le quote di regolari erano totalmente assorbite dalle quote di irregolari, tutto a vantaggio di criminalità, illegalità, lavoro nero, sfruttamento della manodopera, caporalato e insicurezza dei cittadini .
Ebbene, nel solo primo anno di Governo, Giorgia Meloni ha visto le storture del sistema del . Banalmente ha controllato - ha controllato - e ha denunciato, dando peraltro adito alla solita litania della sinistra. Vi ricordate quando il Presidente del Consiglio denunciò, presso la procura nazionale antimafia, ciò che accadeva in certe aree d'Italia, per cui, a fronte di un determinato numero di domande da parte dei datori di lavoro, veniva sottoscritto solo il 3 per cento dei contratti? Ecco, l'avete derisa per quella denuncia. Peccato che da quella denuncia siano partite le indagini sul territorio e sia stata fatta tutta una serie di misure cautelari e da quel tavolo (una cabina di regia internalizzata presso la Presidenza del Consiglio) siano nate le modifiche al decreto Flussi che hanno portato ad avere l'impianto normativo che abbiamo oggi; quindi, più controlli a carico delle aziende, razionalizzazione delle quote in base alla domanda di lavoro e sanzioni per chi queste cose non le rispetta.
E vorrei proseguire. Il MoVimento 5 Stelle, con la collega Baldino, in discussione generale, ci viene a dire che hanno scoperto che questo Governo in realtà apre all'immigrazione regolare. Ecco, faccio presente ai colleghi del MoVimento 5 Stelle che non se ne erano accorti solo loro, nel senso che il Presidente Meloni lo ha detto sin dal suo insediamento: stop all'immigrazione irregolare e governo del fenomeno di quella regolare . Questo è quello che stiamo facendo. Ma la cosa curiosa, ancor più curiosa, Presidente, è che oggi il MoVimento 5 Stelle si riscopre tutore della sicurezza e contro l'immigrazione irregolare, affermando con una faccia tosta, davvero sontuosa, che c'è bisogno di maggiori controlli.
La domanda sorge spontanea: io mi chiedo cosa avete fatto voi in questi anni in cui avete governato! Mi rivolgo ai colleghi del MoVimento 5 Stelle: è ora di smetterla di fare i tele-imbonitori da , è ora di farla finita . Non potete dire tutto e il contrario di tutto.
Presidente, ricordo a me stessa che fino a ieri - ma non “ieri” figurato, fino a ieri nel senso di ieri - i colleghi del MoVimento 5 Stelle dicevano che l'emergenza migratoria non esisteva, che il problema sicurezza non esisteva, che i nostri decreti immigrazione e sicurezza segnavano una pericolosa svolta autoritaria. Ebbene, avete fatto al decreto Sicurezza 1.600 emendamenti ostruzionistici, avete occupato l'Aula pur di non arrivare all'adozione dei provvedimenti, avete surrettiziamente processato gli agenti malmenati dai manifestanti nelle piazze , i carabinieri che inseguivano chi scappava dai posti di blocco; avete processato la nostra Guardia costiera e ci avete ripetuto, fino allo sfinimento, che i trattenimenti presso i CPR e i rimpatri dei migranti pericolosi sarebbero illegittimi.
Qui voglio venire un attimo al tema dei centri in Albania, a proposito di CPR. Io ho sentito il collega Colucci che ha detto che si tratterebbe del più grande spreco della storia repubblicana. Rappresento che i centri in Albania costano 650 milioni per 5 anni. Sono un investimento e non un costo. Se si parla dei più grandi sprechi della storia repubblicana, pensino al superbonus e ai 170 miliardi per costruire le case dei ricchi .
Noi tratteniamo migranti pericolosi e voi regalate le case ai ricchi !
PRESIDENTE. Si rivolga a me.
SARA KELANY(FDI). I centri in Albania sono un sistema che tutta Europa ci invidia. Con l'entrata in vigore del Patto per la migrazione e l'asilo - dato che piace tanto ai miei colleghi, lo ripeto - funzioneranno, funzioneranno superando anche …funzioneranno i centri in Albania, superando quell'interposizione ideologica di una certa parte della magistratura che ha inteso piegare il diritto a logiche correntizie per demolire le politiche migratorie e di sicurezza di questo Governo .
Ecco, se vi siete improvvisamente riscoperti tutori … perché lo vedo dai vostri che vi siete improvvisamente riscoperti tutori della sicurezza, e se vi siete risvegliati con questa pulsione, non potreste fare altro che riconoscere che i centri in Albania e i CPR, in generale, sono necessari per garantire la sicurezza dei cittadini.
Io voglio tornare al provvedimento che oggi orgogliosamente, Presidente, portiamo a termine. È necessario rispondere alla forte domanda di lavoro, soprattutto per certi settori quali l'agricoltura, il turistico-alberghiero, l'assistenza familiare e domiciliare. Questi settori hanno necessità di incontrare un'offerta di lavoro qualificata e legale. Questo decreto apre alle quote che sono state stabilite in base alla concertazione con le singole categorie produttive. In più mostriamo una particolare attenzione ai fuori quota per l'assistenza ad anziani e disabili, che si gioveranno di un numero maggiore di lavoratori. Tuteliamo la sicurezza del sistema, garantendo controlli efficaci sulle aziende, anche grazie all'interoperabilità dei sistemi informatici. Aumentiamo i termini per la sottoscrizione dei contratti di lavoro e miglioriamo anche il sistema del rilascio del nulla osta.
Per suo tramite, Presidente, vorrei anche rivolgermi al collega Giachetti, quando parla di aumento del personale presso le questure e le prefetture. Insomma, ci è stato riferito che non avremmo fatto nulla. Abbiamo già aumentato il personale con l'assunzione di ulteriori 200 soggetti per il tramite del decreto Semplificazioni. Abbiamo degli emendamenti, presentati alla legge di bilancio, che vanno esattamente in questa direzione. Noi sappiamo quali sono le necessità e le stiamo affrontando con grande serietà, coerenza e fermezza.
Di fronte a queste evidenze, signori, la vostra narrazione si sgretola irrimediabilmente. Gli italiani non sono tanto sciocchi da farsi abbindolare, soprattutto da chi per anni ha volutamente “sgovernato” il fenomeno migratorio e ha causato questi enormi problemi che ancora oggi ci troviamo ad affrontare e che stiamo affrontando con coerenza, fatica e competenza.
SARA KELANY(FDI). Concludo. Fratelli d'Italia, dunque, ringraziando il Governo per il lavoro enorme che sta svolgendo su questo voterà convintamente “sì” sul provvedimento .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2643-A: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 ottobre 2025, n. 146, recante disposizioni urgenti in materia di ingresso regolare di lavoratori e cittadini stranieri, nonché di gestione del fenomeno migratorio".
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, l'esame dei successivi argomenti previsti all'ordine del giorno della seduta odierna per i quali sono previste votazioni s'intende rinviato alla seduta di domani, nella quale - secondo le medesime intese - quale primo argomento all'ordine del giorno sarà iscritto il seguito della discussione della proposta di legge n. 1693-A in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso.
Passiamo dunque alla relativa discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge n. 1693-A: “Modifica dell'articolo 609- del codice penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso” e delle abbinate proposte di legge nn. 2151 e 2279.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per la discussione generale è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
I presidenti dei gruppi parlamentari Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle ne hanno chiesto l'ampliamento.
La II Commissione (Giustizia) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Michela Di Biase.
MICHELA DI BIASE, . Grazie, Presidente. Onorevole Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, l'Assemblea…
PRESIDENTE. Onorevole Rossello, per favore.
MICHELA DI BIASE, . …avvia oggi l'esame della proposta di legge recante modifiche dell'articolo 609- del codice penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso, l'atto Camera n. 1693 Boldrini ed altri. Io vorrei…
PRESIDENTE. Colleghi. Onorevole Fornaro, ho capito. Se poi io rido, rido. Però, calma…dai, colleghi, su. Silenzio, per favore. Prego.
MICHELA DI BIASE, . Vorrei sottolineare, Presidente, come l'iter che porta oggi in quest'Aula a discutere questa proposta sia stato segnato da un confronto ampio, serio e costruttivo tra tutte le forze politiche. Tutti i gruppi hanno lavorato all'interno della Commissione, ma anche al di là della Commissione, con una consapevolezza condivisa, che era quella dell'urgenza sociale di intervenire per rafforzare il contrasto a quella che è la violenza sessuale e garantire una più efficace tutela della libertà e dell'autodeterminazione sessuale.
I lavori della Commissione - lo abbiamo visto - hanno potuto giovarsi di un'istruttoria che è stata ricca, puntuale, plurale e molto, molto approfondita, con il coinvolgimento in sede di audizioni di esperti, di magistrati, di operatori del diritto, di esperti del settore e anche - e me le faccia ringraziare qui - di tutte quelle realtà che quotidianamente si fanno carico e sostengono le donne in quei momenti drammatici in cui, appunto, la loro vita è stata scossa dalla violenza.
Tutti questi elementi, questo grande lavoro comune, queste audizioni così dense e corpose ci hanno consentito di giungere a una sintesi unitaria attraverso un emendamento che è stato proposto dalle relatrici. Fatemi qui ringraziare la collega Varchi per il costante lavoro che ha tenuto vivo il dialogo - almeno, nella nostra consapevolezza ci era sempre stato - e poi siamo riusciti con questo emendamento, appunto, a convergere, ritirando tutte quelle che erano le proposte emendative presentate in Commissione. Ne costituisce testimonianza il voto unanime con cui la Commissione ha concluso l'esame referente, un segnale che - voglio sottolinearlo - è di fortissima responsabilità e di convergenza, di unità su un tema che tocca da vicino tantissime donne.
Venendo al contenuto del provvedimento, la proposta in esame sostituisce integralmente l'articolo 609- (violenza sessuale), segnando un cambiamento molto significativo nella disciplina positiva della violenza sessuale in Italia. In particolare, la nuova formulazione pone al centro la mancanza di consenso libero e attuale della persona coinvolta, allineandosi in questo modo ai più recenti standard europei e internazionali, e naturalmente anche ai più recenti approdi della giurisprudenza.
Il testo attualmente in vigore - ricordiamolo - prevedeva, in sintesi, due ipotesi di realizzazione della fattispecie criminosa: l'uno naturalmente faceva riferimento a condotte di violenza o minaccia, l'altro a condotte di induzione attraverso l'abuso di condizioni di inferiorità o l'inganno, come modalità attraverso cui il consenso veniva viziato o annullato.
Con il testo oggi in discussione viene separata la differenziazione tra violenza sessuale per costrizione e per induzione, individuando l'elemento caratterizzante della condotta nell'assenza di consenso, che diventa l'elemento cardine per distinguere una condotta lecita da una penalmente rilevante.
In particolare, il consenso deve essere libero e attuale, intendendosi per tale quello espresso quale libera manifestazione della volontà della persona, che deve rimanere tale e immutato per l'intero svolgersi dell'atto sessuale.
Questa modifica rappresenta, in primo luogo - noi siamo consapevoli di questo - un passaggio culturale e giuridico fondamentale: si riconosce che la libertà sessuale è violata quando manca un consenso che sia libero e presente. Ricordo, sul tema del consenso, la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, che è stata firmata a Istanbul l'11 maggio 2011 e poi recepita dal nostro Paese con la legge n. 77 del 2013 e al cui articolo 36 si precisa che il consenso deve essere dato volontariamente, quale libera manifestazione della volontà della persona e deve essere valutato, tenendo conto della situazione e del contesto. Siamo suffragati in questa nostra scelta di modifica del 609- anche dalle copiose sentenze della Corte di cassazione. Quest'ultima infatti ha ritenuto sussistere violenza sessuale non solo in riferimento alla condotta realizzata in presenza di una manifestazione del dissenso della vittima, ma anche in riferimento a quella posta in essere in assenza di consenso, non espresso, neppure tacitamente. Ancora, la Corte ha avuto modo di precisare che tale consenso deve essere validamente prestato e deve permanere durante tutto l'arco di tempo in cui sono compiuti gli atti sessuali. Di recente è stato precisato che, diversamente dal consenso, la cui esistenza deve perdurare per l'intera durata del rapporto sessuale, il dissenso, non richiedendo in linea generale una necessaria manifestazione, non deve essere espresso nell'arco dell'intera durata del rapporto, dovendosi dunque ritenere sufficiente la sua manifestazione soltanto iniziale.
Quindi, in conclusione, possiamo affermare che con tale modifica si positivizza nel nostro ordinamento quanto affermato anche dal Consiglio d'Europa, dalla Convenzione di Istanbul e dalla consolidata giurisprudenza nazionale, che definiscono il consenso come il fulcro della libertà sessuale e della dignità della persona.
Merita, inoltre, sottolineare un altro aspetto dell'intervento legislativo fondamentale, che è quello che riguarda la vittimizzazione secondaria. Troppo spesso, ripeto, troppo spesso abbiamo assistito, all'interno delle aule di tribunale, a domande scabrose che venivano poste alle donne che avevano vissuto una violenza.
Oggi, grazie a questa norma, questo non sarà più possibile. Rimane invariata la cornice edittale - segno che si può innovare il diritto penale senza prevedere ulteriori aumenti di pena - che prevede la reclusione da 6 a 12 anni.
Il secondo comma conferma gli elementi che caratterizzano la violenza sessuale, ma inseriamo un ulteriore riferimento alla particolare vulnerabilità della persona offesa al momento del fatto, con l'obiettivo di ricomprendervi ulteriori condizioni soggettive, individuali, familiari e di contesto, che rendano la persona offesa vulnerabile alle richieste della gente. Infine, il terzo comma …
PRESIDENTE. Facciamo così, vada avanti, continui per un minuto.
MICHELA DI BIASE,. Grazie, Presidente. Con la sua consueta gentilezza e garbo.
PRESIDENTE. Ci mancherebbe.
MICHELA DI BIASE, . Ho concluso. Il terzo comma riproduce già quanto previsto e dispone che, per i casi di minore gravità, la pena possa essere diminuita fino ai due terzi
PRESIDENTE. Onorevole Varchi, come relatrice, lei adesso ha facoltà di intervenire.
MARIA CAROLINA VARCHI,. Grazie, Presidente. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, oggi credo che stiamo dando, in questa Aula, una dimostrazione di buona prassi parlamentare. Questa proposta di legge nasce, come è noto, da una iniziativa della collega, presidente Boldrini, che il suo gruppo parlamentare, il Partito Democratico, ha deciso di portare avanti, trovando in tutta la maggioranza - credo di poter dire in tutte le forze parlamentari - la condivisione circa l'attualità del dibattito e la necessità, ormai non più differibile, di adeguare la norma penale italiana a quella Convenzione di Istanbul, ormai datata, che pure la nostra Nazione ha già ratificato da tempo.
Il dato legislativo che mi preme evidenziare - anche se, forse, questo è l'unico caso in cui non c'era bisogno di relatrice di maggioranza e di relatrice di opposizione, però una volta che siamo qui, poniamo l'accento su qualche aspetto un po' più tecnico - è quello che cambia con il testo così come formulato dall'emendamento che ho proposto insieme alla collega Di Biase, modifica quello che era l'impianto originario della proposta di legge a prima firma della collega, per introdurre una nuova formulazione del reato di violenza sessuale che, per la prima volta in Italia, mette al centro non già il tema della violenza o della minaccia, ma del consenso. Tale consenso che deve essere libero ed attuale, con una forma libera, perché abbiamo ritenuto che la eccessiva tipizzazione del consenso potesse portare più problemi applicativi di quanta tutela delle vittime avrebbe effettivamente introdotto. Con questa scelta, abbiamo voluto applicare - se vogliamo - anche un concetto innovativo, una vera e propria rivoluzione nei reati che, nel codice penale, attengono alla sfera sessuale della persona. Quindi, al primo posto, non già la violenza o la minaccia, ma la libera autodeterminazione della persona.
Mi preme ricordarlo, perché credo sia particolarmente importante: in questa norma abbiamo introdotto espressamente quel concetto di particolare vulnerabilità che sinora era nell'articolo 90- del nostro codice di rito e che introduce, secondo me, un ampliamento della platea alle determinate circostanze nelle quali una persona entra a far parte di quel novero di condizioni chiamate “particolare vulnerabilità”.
Credo che con questa riforma abbiamo messo in atto un esempio di buona prassi parlamentare, perché ci siamo trovati nella necessità di una battaglia e l'abbiamo combattuta insieme, facendo, naturalmente, delle reciproche rinunce per trovarci in un punto di incontro. Il passaggio successivo sarà l'approvazione di questa norma in modo unanime, così come all'unanimità è stato approvato questo emendamento che ha riscritto la proposta e, con la veloce spedizione che certamente anche al Senato avrà, nascerà la fase applicativa.
In questi giorni, noi abbiamo assistito - lo voglio dire, lo ha detto la collega prima - ad una istruttoria particolarmente ricca in Commissione. Abbiamo ascoltato docenti universitari, abbiamo ascoltato operatori, abbiamo ascoltato coloro che stanno al fianco delle vittime nella fase della denuncia e nella fase processuale, abbiamo ascoltato i magistrati impegnati nelle procure, in quei dipartimenti che contrastano questo tipo di reati. Naturalmente, le voci in campo sono state tante, tutte autorevoli, tutte prestigiose, tutte incredibilmente preparate nel trovare il punto focale della questione. So - perché ho approfondito anche i commenti che la cronaca ha voluto riportare - che su questa formulazione che noi abbiamo scelto c'è un dibattito ampio, c'è un dibattito anche molto approfondito. Io, però, credo - e lo voglio dire per confortare i colleghi che si troveranno ad esprimere il loro parere nelle prossime ore - che la formulazione che abbiamo scelto riesca a contemperare il bene giuridico tutelato dalla norma, la necessità di dare tutela alle vittime di giustizia e la necessità, altrettanto insopprimibile, che è nell'ottica di una buona amministrazione della giustizia allo stesso livello, di evitare denunce strumentali, che possono andare a nuocere all'uno o all'altra.
Lo dico con grande chiarezza, perché, quando noi ci accingiamo a varare una legge, non lo dobbiamo fare pensando ai casi particolari, ma ai casi generali ed astratti che proviamo a normare. Io ritengo che la Commissione giustizia, la collega con la quale ho avuto il piacere di collaborare, essendo entrambe relatrici, abbia fatto un ottimo lavoro di sintesi, che non porterà i problemi applicativi che, invece, a gran voce qualcuno ha cercato di denunciare. Gli interessi in campo sono ovviamente tanti e contrapposti, noi crediamo di averli ben contemperati.
Mi unisco naturalmente alla relazione che sarà depositata, però ci tenevo a lasciare agli atti di questo Parlamento la volontà della maggioranza di contribuire a riforme in materia di giustizia, affinché i beni giuridici che il nostro ordinamento intende tutelare lo siano effettivamente e non si arrechino disturbi ulteriori - abbiamo assistito, tante volte, alle narrazioni di una vittimizzazione secondaria - alle vittime e nemmeno si creino vittime, dall'altro lato, con utilizzi strumentali, cosa che con questa formulazione sono sicura non possa accadere
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, che si riserva di farlo successivamente.
È iscritta a parlare l'onorevole Debora Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie…
PRESIDENTE. Ho parlato troppo presto, onorevole Serracchiani, aspetti che riparte. Accendiamo il microfono. Prego.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Però si era acceso. Grazie, Presidente. Intanto, siamo davvero molto soddisfatti, come Partito Democratico, che sia arrivata in Aula, finalmente, una proposta di legge di iniziativa parlamentare e, in questo senso, desideriamo, come gruppo del Partito Democratico, ringraziare la prima firmataria Laura Boldrini e la nostra capogruppo Chiara Braga che, insieme a tutti noi, hanno voluto che questo provvedimento diventasse uno dei provvedimenti importanti, principali, da mettere nella agenda parlamentare. Credo che questo sia stato un punto di svolta importante e voglio ringraziare - lo hanno già fatto nei loro interventi, ricordando reciprocamente il lavoro che ciascuna di loro ha svolto - l'onorevole Carolina Varchi e l'onorevole Michela Di Biase, perché, davvero, sono state preziosissime nel costruire quel tessuto e riannodare quei fili che, magari, si spezzano normalmente, anche legittimamente, nel dibattito politico, ma che in questo caso, invece, siamo riusciti a rendere patrimonio comune. Credo che sia stato uno sforzo politico, della politica, di tutta la politica, importante.
In questo senso, desidero ringraziare anche la segretaria Elly Schlein e la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, perché in prima persona hanno voluto dare a questo provvedimento quella centralità che il provvedimento meritava. E voglio ringraziare tutti i gruppi, di opposizione e di maggioranza, perché se questo provvedimento arriva oggi in Parlamento, e arriva in questa condizione, è perché c'è stata un'ampia condivisione.
Mi permetta di ringraziare, Presidente - e poi concludo con i ringraziamenti -, non soltanto gli uffici tutti, che ci hanno aiutato in questa elaborazione - anche quelli del Ministero -, ma anche, davvero, tutti i commissari della Commissione giustizia della Camera, che sono stati, con il loro contributo, davvero preziosi nell'arrivare ad una riscrittura o, meglio, ad una modifica importante, dell'articolo del codice penale che oggi è nella rubrica del provvedimento di legge, che ha un significato profondo. Non ha soltanto un significato di natura penale, ha un significato culturale, ha un significato storico, ha un significato sociale, ha un significato per noi fondamentale di iniziativa parlamentare che dà una risposta a quello che è stato un bisogno che tante donne, tante persone che sono state oggetto di violenza sessuale, ci hanno chiesto con forza. E, cioè, la possibilità di non essere di nuovo vittime di sofferenza e di essere di nuovo sottoposte a quella sofferenza quando trovano il coraggio di denunciare, trovano il coraggio di entrare in un'aula di tribunale e hanno bisogno di essere sostenute e sostenuti in tutto il duro percorso che la denuncia comporta.
Qui c'è un cambio di paradigma, lo abbiamo detto più volte. Per cui, sarà violenza sessuale non soltanto quell'atto compiuto, che viene fatto compiere o che si induce a compiere, con minaccia, violenza, costrizione, approfittando dell'inferiorità fisica o psichica e abusando del proprio potere, sarà violenza sessuale quella violenza che avviene senza un consenso libero e attuale. “Libero” e “attuale” sono due termini davvero molto importanti, Presidente, che contengono in sé anche il filone giurisprudenziale, che negli anni si è formato, della Corte di cassazione, che ha voluto appunto precisare che cosa significa libertà, nell'espressione del proprio consenso, e attualità del consenso, che deve esserci durante tutto l'atto sessuale.
Questo è estremamente importante e sarà utile, penso, anche per formare una giurisprudenza che su questo provvedimento, così modificato, farà non solo storia, farà cultura e in qualche modo rappresenterà anche per noi, tutti noi cittadini, la possibilità di trovare, anche in quei momenti di sofferenza, un riconoscimento dei nostri valori costituzionali.
Questo è un lavoro a cui abbiamo creduto profondamente, anche perché l'Italia doveva anche fare proprie le sollecitazioni che arrivavano da importanti organismi internazionali. È stata citata la Convenzione di Istanbul, sono stati citati provvedimenti, organismi internazionali, che hanno chiesto all'Italia di rivedere e precisare meglio anche il reato di violenza sessuale. Oggi questo avviene.
Lo ricordava prima l'onorevole Varchi. È normale che di fronte ad una modifica così importante e così anche invasiva, e anche così innovativa, ci possano essere dei timori, delle perplessità, ci possa essere qualcuno che solleva dei dubbi. È normale. La giurisprudenza cerca di leggere i cambiamenti quotidiani, interpretarli, e anche dare delle risposte. Può darsi che queste perplessità si possano superare anche con un lavoro, quello che abbiamo fatto. Abbiamo cercato di rendere questo testo il più intellegibile possibile, abbiamo cercato di renderlo il più chiaro e diretto possibile. E lavoreremo, lavoreremo quotidianamente perché si faccia un passo in più, che non è stato possibile avere con questo provvedimento, ma che sarà - ne sono certa e lo spero - lavoro, anche questo, comune.
Manca tutta la parte relativa alla prevenzione; manca un investimento serio sull'educazione sessuo-affettiva nelle scuole, un aiuto alle famiglie; manca la prevenzione, perché, quando ci occupiamo del neo-reato di femminicidio o di questa riforma della violenza sessuale, non possiamo dimenticare che interveniamo comunque, sempre, nella fase cosiddetta patologica, cioè quando il fatto è già avvenuto. Noi dobbiamo prevenirlo, dobbiamo prevenirlo investendo sulla cultura, dobbiamo prevenirlo investendo sull'educazione.
Dobbiamo prevenirlo investendo sulla formazione di tutti coloro che hanno a che fare con la violenza, e credo che questo sia davvero il passo in avanti che ci si aspetta da questo Paese, dalla storia millenaria e dalla nostra cultura giuridica e giudiziaria, che credo vada nella direzione giusta e che oggi trovi una risposta in più da parte del legislatore. Non sempre il legislatore è riuscito a dare queste risposte per tempo e spesso la giurisprudenza scavalca il legislatore. Oggi possiamo dire che, invece, il legislatore ha fatto il proprio mestiere, ha fornito quella cornice giuridica, ha fornito quel contesto nel quale questa norma interviene, ed interviene davvero come spunto anche, ripeto, culturale di cui il Paese e noi abbiamo bisogno.
Tanto più oggi che le sfide che affrontiamo anche nelle relazioni sono nuove, sono complesse. E appunto per questo noi auspichiamo che oggi si faccia questo intervento di natura penalistica, ma che domani si sia pronti davvero ad intervenire tutti insieme, ma davvero tutti insieme, sulla prevenzione, sull'educazione, sulla formazione e sulla capacità che possiamo avere , ed è fondamentale, di riuscire a creare un percorso positivo per le famiglie, per i nostri giovani, per le donne, per tutte le persone vittime di questo reato.
Quindi, Presidente, davvero credo che si sia scritta una bella pagina. Credo che davvero si sia data una risposta preziosa e credo anche che il nostro lavoro, che è stato un lavoro quotidiano e fatto tutti insieme, abbia dato un segnale positivo ai nostri cittadini e alle nostre cittadine, abbia dato anche un segnale positivo alla nostra possibilità di fare ancora di più e meglio.
Quindi, una bellissima pagina. Ringrazio davvero tutte le colleghe e tutti i colleghi e penso che questo provvedimento di oggi sia un primo passo importante, e questo passo importante, trovarci tutti insieme, credo che sia davvero un segnale forse per certi versi inaspettato, ma sicuramente un segnale molto positivo, su cui costruire una cultura giuridica che ci faccia trovare tutti dalla stessa parte, di fronte alla sofferenza delle persone che oggi ci chiedono delle risposte, oggi penali, domani, mi auguro, anche di prevenzione ed educazione .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Vinci. Ne ha facoltà.
GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, Presidente. Sì, nell'affrontare questo tema assolutamente delicato, che vede oggi riunito veramente il Parlamento nella sua interezza, da destra a sinistra, su questo tema, voglio ricordare che ogni anno in Italia ci sono oltre 6.000 casi di violenza sessuale. Quindi un tema sentito, un reato che, purtroppo, viene in qualche modo commesso diverse decine di volte ogni giorno, almeno questi sono i dati che ci vengono riportati, e che vede la popolazione di sesso femminile come maggiormente coinvolta, perché è un reato che vede come vittima le donne al 91 per cento, quando, per fare un esempio, solo dai dati che ci sono forniti dall'Osservatorio, per quello che riguarda i maltrattamenti in famiglia si parla dell'81 per cento e per gli atti persecutori, lo del 74 per cento.
Quindi, veramente un reato che ci tocca tutti da vicino e che vede le persone anche più sensibili e in qualche modo più deboli colpite da questo grave reato. Un reato che dal 1996 ad oggi, quando ha subito un forte aggiornamento, e quindi un ammodernamento, ha però anche visto una società cambiare, una giurisprudenza che ha integrato moltissime parti che, in qualche modo, erano via via cambiate nella società e che non trovavano più un riscontro concreto nel testo normativo. Tanto che spesso si andava a leggere più la giurisprudenza che quello che riguardava il testo di legge.
Questo cosa comportava? Comportava sia una difficoltà di interpretazione della norma, che poi non trovava nella giurisprudenza una precisa spiegazione di quello che era quel testo, ma soprattutto vedeva nella mancata corrispondenza anche poca chiarezza, e quindi poca difesa per le vittime e anche una difficoltà per i magistrati e un dover sempre approfondire di cosa si stesse parlando in quel momento. Questa norma, che sta ottenendo il consenso di tutto il Parlamento, è una norma soprattutto che porta a una chiarezza, senza fare delle modifiche eccessive, però chiarifica totalmente e renderà, in qualche modo, tutto più sicuro, ma anche più chiaro e più pratico, per chi interpreterà questa norma, quindi per la magistratura, chi commette veramente questo reato.
Per questo voglio leggere, anche per chi ci ascolta e non è in quest'Aula, qual è il testo, anche breve, che si andrà di fatto a sostituire a quello attualmente in vigore, perché è un testo che ha caratteristiche che permetteranno a chiunque di capire di cosa si tratta, perché il nuovo testo reciterà semplicemente che chiunque compie e fa compiere o subire atti sessuali a un'altra persona, senza il consenso libero e attuale di quest'ultima, è punito con la reclusione da sei a dodici anni. La pena rimane invariata. Alla stessa pena soggiace chi costringe taluno a compiere o subire atti sessuali con violenza o minaccia o mediante abuso dell'autorità, ovvero chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica, o di particolare vulnerabilità della persona offesa al momento del fatto, o traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.
Nei casi di minore gravità - rimane invariata questa parte - la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi. Cosa comporta una riarticolazione così semplice del testo? Il fatto che ci sarà solo da capire, e anche il giudice dovrà soltanto verificare, se vi era il consenso e se questo era libero o attuale. Possono sembrare concetti semplici, ma abbiamo visto giurisprudenza che negli anni ha trattato l'uso di alcolici e di stupefacenti, come questo potesse influire sulla condizione della vittima.
Bene, con la modifica attuale è chiaro che non ci può più essere un consenso tacito, ma deve essere un consenso attivo, valido e attuale. Un chiarimento che in parte era già stato fatto dalla giurisprudenza, ma che a questo punto viene cristallizzato da questa norma, che da ora in poi renderà, a nostro avviso, più sicure le donne, più chiaro questo testo normativo e faciliterà anche gli operatori del diritto nell'applicazione di questa norma, attenendosi a questo testo, che è assolutamente chiaro.
Per questo motivo riteniamo che sia un grande passo avanti. La Commissione giustizia ha fatto un grandissimo lavoro nel formare un testo univoco, che non lascia adito a retropensieri, a politicizzazioni di parte, perché è un testo fatto a favore degli italiani e delle italiane nel suo complesso .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Devis Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Come Alleanza Verdi e Sinistra esprimiamo soddisfazione per questo risultato politico e normativo, per questa riscrittura dell'articolo 609- del codice penale, cioè il reato di violenza sessuale. Siamo soddisfatti anche per il metodo utilizzato: finalmente una proposta di legge di iniziativa parlamentare - e ringrazio la prima firmataria, la collega Boldrini -, quindi una discussione che c'è stata qui, in Parlamento, e poi è stata qui, in quest'Aula, e la approveremo.
Per questo motivo devo anche ammettere che sono rimasto, però, un po' sorpreso quando sui giornali è passata, invece, la versione secondo la quale questa PDL sarebbe il frutto anche di un accordo telefonico esterno a queste Aule, soprattutto perché questa diventa poi una narrazione che va a sminuire il nostro lavoro, il lavoro del Parlamento, il lavoro delle relatrici, che ringrazio per lo sforzo notevole che hanno fatto per arrivare a una sintesi. E, infatti, quando si lavora tutti insieme qui, si riesce effettivamente a raggiungere anche l'unanimità, oltre che un risultato importante.
È un risultato che, ribadisco, assolutamente tutti quanti dobbiamo rivendicare, nonostante - anche qui devo ammettere - era stato preceduto, nelle settimane precedenti, anche da tutta una serie di ridicolizzazioni rispetto anche a questo testo, anche a certe , in cui si faceva passare l'idea per cui, di fatto, servisse addirittura una sorta di consenso informato scritto preventivo. Queste cose vanno un po' ricordate quando poi si rivendica un risultato finale concreto.
Con questo articolo prende effettivamente centralità il consenso nell'ambito della violenza sessuale. Non che fino a oggi non avesse centralità il consenso, però lo era a livello giurisprudenziale. Quindi, quello che conta - ed è questo il vero passo in avanti - è che ora è la norma, il 609-, a prevederlo esplicitamente e a prenderlo in considerazione. Ora viene introdotto a livello legislativo il consenso; il cuore di questo nuovo articolo è il consenso, esplicitando che un atto sessuale compiuto senza consenso libero e attuale integra la violenza sessuale.
Nei lavori in Commissione tutti quanti abbiamo portato, anche politicamente, con delle proposte, abbiamo insomma contribuito tutti a questa formulazione. Nello specifico, avevo chiesto - ed effettivamente è andata così - di togliere il riferimento alla manifestazione del consenso, cioè al come si esprime il consenso, in quanto l'oggetto deve essere il consenso in sé: o c'è o non c'è, a prescindere dalle modalità con le quali viene espresso. Quindi, è davvero importante, è un notevole passo in avanti, proprio perché non deve esserci il riferimento al fatto della sua manifestazione; ciò che conta davvero è il consenso in sé, anche quando il consenso o il dissenso potrebbero non essere espressi, come ad esempio nel caso del cosiddetto , sul quale torno poi dopo. Ciò anche per scongiurare un processo alle intenzioni della vittima, che invece va sempre tutelata e non deve subire quella che viene detta anche vittimizzazione secondaria. Non è, quindi, necessario che la vittima esprima un dissenso esplicito: ciò che conta è l'assenza di un consenso libero e attuale, cioè il consenso, che inizialmente poteva anche essere accordato, potrebbe essere anche successivamente revocato in ogni momento.
Si tratta davvero di un punto determinante. Vedremo poi anche la giurisprudenza, nelle aule di tribunale dove a volte, purtroppo, su questi temi c'è abbastanza creatività. Ce lo ricordiamo con alcune sentenze che stavano anche a calcolare i secondi: su questo vedremo anche l'effetto applicativo di questa norma.
Ecco perché prima aprivo anche il tema del , che ritengo con questa formulazione ha una sua copertura, vedremo se totalmente coperta. Il in cosa consiste? È quella paralisi mentale o fisica che non può essere in alcun modo interpretata come un consenso, riconoscendo così un meccanismo ampiamente documentato a livello scientifico e offrendo, in tal modo, maggiori possibilità di tutela alle donne vittime di violenza sessuale. Ciò, tra l'altro, in conformità a recenti pronunce giurisprudenziali, da ultimo la Cassazione, Sezione III penale, dell'11 febbraio 2025, sentenza n. 22297, nella quale viene stabilito che un contatto corporeo repentino su zone erogene integra il reato di violenza sessuale a prescindere - ecco qui - dalla durata dell'atto o dalla reazione.
La reazione della vittima può infatti essere bloccata dal , pertanto, anche a livello normativo, è proprio importante e, ribadisco, con questa formulazione credo che ci sia questa copertura. Va tenuto in considerazione, quindi, anche quel dissenso non espresso. La sorpresa può, dunque, impedire una reazione della vittima e il ritardo nel dissenso, che resta quindi elemento implicito della fattispecie, e ciò quindi non esclude - ribadisco - la violenza sessuale.
Questo provvedimento, che approderà penso domani in Aula, comunque lo approveremo a breve, è davvero un passo avanti importante per una maggiore tutela delle vittime, anche in vista del prossimo 25 novembre, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Per questo motivo Alleanza Verdi e Sinistra l'ha sostenuto e lo sosterrà .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Accusato di violenza sessuale, sindacalista viene assolto perché la vittima in venti secondi poteva dire di no. Roma, assolto il bidello accusato di molestie su ragazza minorenne: il palpeggiamento è durato solo pochi secondi, forse si trattava solo di un gesto scherzoso. Era ubriaca e ha lasciato la porta socchiusa, un invito a osare: assolto presunto stupratore. Aveva i jeans, impossibile stuprarla: uomo assolto. Troppo brutta per essere stuprata: uomo assolto. Assolto per la mancata reazione della vittima: la donna non aveva urlato, né pianto, aveva solo detto basta. Denuncia il marito, ma per il pubblico ministero l'uomo deve vincere le resistenze: marito assolto. Queste sentenze aberranti e scandalose che tutti conosciamo sono la fotografia cruda della cultura dello stupro, radicata profondamente nella nostra società patriarcale e, purtroppo, ancora viva, persino nelle nostre aule di tribunale.
Una cultura che giustifica sempre l'uomo e colpevolizza la donna, una cultura che chiede alla vittima di dimostrare di aver resistito abbastanza, che la giudica per l'abbigliamento, per l'alcol nel sangue, per la porta socchiusa, per i jeans troppo stretti, per la bellezza. La colpevolizza due volte: prima per la violenza subita, poi per aver avuto il coraggio di denunciare. Si chiama “vittimizzazione istituzionale” ed è la ragione per cui tante donne ancora oggi tacciono e preferiscono non denunciare la violenza subita per paura di ritrovarsi sul banco degli imputati, con il rischio che le vengano tolti addirittura i figli.
Il sistema patriarcale in cui siamo immersi pretende che esista solo la vittima perfetta, ossia una donna sobria, che non conosce il suo stupratore, che urla, lotta e corre subito a denunciare piena di lividi e in lacrime. Se anche solo una di queste cose manca - se la donna ha bevuto; se si trattava dell'ex o del fidanzato; se è rimasta paralizzata dalla paura; se ha aspettato prima di denunciare - ecco che non è più una vera vittima. Diventa una che se l'era cercata, che aveva esagerato, che forse ci stava. Siamo nel 2025 e in Italia non c'è ancora scritto nero su bianco semplicemente che il sesso senza consenso è stupro. In Spagna c'è, in Svizzera c'è, in mezza Europa c'è, ma da noi no, anche se la Convenzione di Istanbul che abbiamo ratificato nel 2013 ce lo chiede da anni; ce lo chiede la Corte europea dei diritti dell'uomo, ce lo chiedono i comitati CEDAW, ce lo chiedono le donne che ogni giorno trovano la forza di parlare, nonostante tutto. Perciò la proposta di legge che discutiamo oggi per la modifica dell'articolo 609- del codice penale è necessaria e urgente. Ci tengo a dire che abbiamo dato un contributo costruttivo alla redazione dell'ultimo emendamento, che poi è arrivato a votazione. C'erano due nostre proposte di legge, abbiamo fatto un passo di lato per rendere più veloce e semplice l'iter di questa proposta, per ulteriore conferma della nostra sensibilità su questo tema.
Definire, anche dal punto di vista normativo, cosa sia il consenso è fondamentale perché ci consente di dotarci di uno strumento centrale per contrastare la violenza sulle donne. Al centro deve esserci consenso, che è un “sì” libero, consapevole, revocabile in ogni momento. È questa l'unica domanda che bisogna porsi, non quale abbigliamento avesse la vittima, non a che ora si trovasse fuori casa, non con quanti uomini è stata, ma: ha detto “sì” senza ambiguità, senza forzature? È stato un “sì” libero e consapevole? Se la risposta è “no” è stupro. Come eri vestita? Perché eri lì a quell'ora? Perché avevi bevuto? Perché sei andata a casa sua? Queste non sono domande, sono meccanismi che rendono la vittima corresponsabile della violenza subita e non possono più trovare spazio nei nostri tribunali. Tutto questo deve finire
Sono passati 50 anni dal massacro del Circeo quando l'unica delle due ragazze sopravvissute a ore di stupri e torture, Donatella Colasanti, entrò nelle aule del tribunale per ottenere giustizia e si ritrovò sottoposta a insinuazioni e stereotipi sessisti e classisti; quasi 60 anni dal “no” di Franca Viola al matrimonio riparatore, cosiddetto stupro legalizzato. Ma siamo ancora al punto in cui una donna vittima di violenza in tribunale deve dimostrare la propria innocenza. Non possiamo realizzare la rivoluzione culturale di cui ogni giorno parliamo senza che si chiarisca, una volta per tutte, che il reato di stupro è qualsiasi atto sessuale compiuto senza il consenso della donna.
Secondo il della Direzione centrale della Polizia criminale si contano fino a 16 vittime di violenza al giorno, il 91 per cento donne. Bene la legge, ma bisogna lavorare sulla prevenzione, sull'educazione alla parità, al rispetto, al consenso, che deve entrare nelle scuole fin dai primi banchi, fin da subito, fin da piccoli. È dalla scuola che deve partire un'educazione autentica all'affettività e alla sessualità: un percorso che insegni a litigare bene, a gestire i conflitti senza violenza, a trasformare la rabbia in parola, la frustrazione in ascolto; un cammino che aiuti bambini e adolescenti a conoscere il proprio corpo e che insegni il valore del consenso, della cura reciproca, della responsabilità delle emozioni.
È noto a tutti e a tutte che la violenza si consuma prevalentemente dentro le relazioni familiari e affettive. Nella stragrande maggioranza dei casi chi compie violenza ha le chiavi di casa. Pensate a tutto ciò che è emerso su pagine come o , dove migliaia di uomini condividevano foto e video di donne con commenti misogini e incitamenti alla violenza, addirittura all'incesto. Finché immaginiamo lo stupratore come un folle con il passamontagna o come un mostro rendiamo accettabile la violenza fatta dai cosiddetti bravi ragazzi. Invece, quasi sempre, la vittima conosce il suo aggressore: è un marito, un fidanzato, un ex fidanzato, un collega, un amico, qualcuno di cui lei si fidava.
Non esistono mostri mitologici che arrivano a compiere femminicidi e violenze; gli stupratori sono uomini normalissimi, di ogni classe sociale, di ogni età, figli della subcultura patriarcale che trasuda di misoginia e sessismo, che non accettano o ignorano un “no” e pretendono di decidere della vita e della morte di una donna. Serve, dunque, una trasformazione culturale di tutta la società, che parta dalla scuola e dalla formazione di tutti gli operatori della giustizia.
Il consenso deve entrare nella legge italiana, non solo nelle sentenze più illuminate. Una donna deve sentirsi protetta se dice semplicemente “no”, anche se lo dice piano, anche se non urla e non usa le mani. Non possiamo più permettere che stereotipi e pregiudizi sessisti entrino nelle aule, lo ripeto, di tribunale e producano sentenze che umiliano le donne. Dobbiamo passare da frasi: “Ha resistito abbastanza? Ha urlato? Si è ribellata?”, al semplice: “Ha detto sì?”. Questa è la differenza tra sesso consensuale e violenza, tra umiliazione e giustizia, tra un Paese che lascia sole le donne e un Paese che, finalmente, le crede. Però, per arrivare a tutto questo, manca il tassello più importante: introdurre percorsi di educazione affettiva e sessuale perché, quando manca, i bambini restano soli.
Quando parliamo di educazione affettiva e sessuale nelle scuole spesso c'è chi immagina contenuti inadeguati o precoci, ma la realtà è molto diversa. Ciò che oggi manca e che i bambini pagano sulla loro pelle non è un eccesso di informazioni, è il vuoto educativo, il silenzio, la paura degli adulti di parlare di ciò che riguarda la vita quotidiana: le emozioni, la sicurezza, la dignità. Ed è nei piccoli gesti di ogni giorno che questa mancanza diventa visibile e dolorosa. Penso alla scuola di infanzia, quando nessuno insegna a dare un nome alle emozioni. Ci sono bambini che non sanno dire “ho paura”, “sono triste”, “sono arrabbiato”, perché nessuno li ha aiutati a riconoscere cosa sentono. E allora piangono senza capire, oppure reagiscono con rabbia perché non hanno altre parole a disposizione.
Ci sono insegnanti che, senza volerlo, dicono: non piangere, non è niente. Ma per quel bambino è tutto, è il suo mondo emotivo che chiede di essere ascoltato. Quando non insegniamo il consenso, anche il corpo perde voce. Capita spesso che ai bambini venga detto: dai un bacino alla maestra, abbraccia la nonna. È un gesto tenero nell'intenzione degli adulti, ma quel bambino impara che il suo corpo non gli appartiene davvero, che il “no” non è un'opzione, che accontentare gli altri vale più del rispettare sé stesso. È da qui che nasce la difficoltà, più avanti, a dire: non voglio, mi dà fastidio, mi sto sentendo a disagio.
Quando i confini non si insegnano, i bambini non sanno chiedere aiuto. Molti bambini non hanno alcun linguaggio per distinguere tra ciò che è un gioco e ciò che li fa sentire invasi o confusi. Se nessuno spiega con parole semplici e adeguate alla loro età che alcune parti del corpo sono private e che nessuno deve toccarle, loro non avranno strumenti per capire né per parlare non perché siano piccoli, ma perché li abbiamo lasciati soli. Penso alle scuole elementari: il silenzio si trasforma in vergogna. Arrivati alle elementari, il vuoto educativo diventa ancora più evidente: ci sono bambini che non riescono nemmeno a nominare parti del corpo senza ridacchiare o senza provare imbarazzo; usano nomignoli, parole storpiate, oppure tacciono, perché nessuno, né a casa né a scuola, ha insegnato loro i nomi corretti con naturalezza e rispetto; e quando il corpo inizia a cambiare - perché i primi segnali della crescita possono arrivare anche a 8 o 9 anni - quei bambini si sentono improvvisamente sbagliati. Non sanno cosa sta accadendo, si vergognano, lo vivono in solitudine e questo ha conseguenze sulle relazioni e sul rispetto, perché dove mancano le parole cresce il bullismo.
Senza educazione affettiva i conflitti tra bambini diventano etichette - “sei una femminuccia”, “non giochi con noi”, “sei ” usato come insulto - e troppo spesso gli adulti non intervengono, minimizzano, voltano la testa dall'altra parte. Ma quelle parole, così piccole e così violente, costruiscono ferite profonde e insegnano ai bambini una cosa terribile: che le differenze fanno paura, che ciò che non capiscono va escluso, deriso.
E poi penso al mondo digitale, questa terra di nessuno per chi non ha adulti che accompagnano. Ci sono bambini di 8-9 anni che usano videogiochi , , piattaforme dove parlano con sconosciuti. Ma quanti sanno davvero distinguere tra un coetaneo e un adulto che mente sull'età? Quanti sanno che non devono inviare foto, condividere dati, accettare richieste strane? Se nessuno glielo spiega con calma, senza terrorizzarli ma con responsabilità, li lasciamo esposti ai rischi più grandi proprio nel luogo dove passano più tempo: il digitale. Il risultato? Bambini che non sanno raccontare il disagio.
La mancanza di educazione affettiva e sessuale non si vede nei programmi scolastici, si vede nei bambini che non sanno dire “non mi piace”, nei bambini che subiscono prese in giro senza comprendere perché, nei bambini che si sentono in colpa per il proprio corpo che cambia; si vede nella solitudine, nella vergogna, nel silenzio; e un bambino lasciato nel silenzio è un bambino meno libero, meno protetto, meno sereno perché l'educazione affettiva e sessuale serve per proteggere, non per esporre.
L'educazione affettiva e sessuale non è parlare di sesso ai bambini, è insegnare loro a riconoscere le emozioni, a fornire un alfabeto gentile delle emozioni, per tirarle fuori, per parlarne, per scoprirle, per gestirle e per diventare adulti responsabili e consapevoli. Serve per rispettare sé stessi e per rispettare gli altri. Serve per sapere dire “no”, per saper chiedere aiuto e per comprendere la dignità del proprio corpo, che cambia e che si trasforma in modo meraviglioso. Serve per vivere le differenze come un valore e muoversi nel digitale con consapevolezza.
È un percorso di cura, di rispetto e di prevenzione. È il modo più potente per proteggere i bambini prima ancora che diventino grandi. È insegnare a dire: ti va? Se non vuoi, va bene. È insegnare che, se dice basta, ci si ferma. Sono parole piccole, ma costruiscono adulti capaci di relazioni sane. Quindi, cosa significa insegnare davvero il consenso? Significa dire a un bambino che può dire “no” a un abbraccio. Significa insegnare a una bambina a chiedere: posso prenderti per mano? Significa aiutare due compagni a capire che un gioco esiste solo se tutti lo vogliono.
Significa dare ai bambini un linguaggio per capire il proprio corpo, le proprie emozioni e i propri confini, come ho già detto e ribadito, e, allo stesso tempo, insegnare la cosa più importante, ossia a rispettare quelli degli altri. Perché è così importante? Perché, dove non ci sono risposte, ci sono silenzi. Quando gli adulti tacciono, i bambini e i ragazzi le risposte vanno a cercarle da soli, nella rete, nelle e nei messaggi tossici, che confondono, che distorcono e che fanno male. Educare al consenso non è un eccesso, è una protezione.
È un rimedio contro la violenza, contro la prevaricazione e contro la solitudine. Un bambino che sa dire “non mi piace” è un bambino più sicuro. Un bambino che impara a rispettare il “no” degli altri sarà un adulto più empatico e meno incline a far male. Quindi l'educazione affettiva e sessuale e il consenso, colleghi e colleghe, sono un dono, un dono fatto di parole chiare, confini sani, ascolto e rispetto. Perché se lasciamo un vuoto, quel vuoto verrà riempito da Internet, dalle e da modelli sbagliati.
Ma se lo riempiamo noi con cura e responsabilità, da un semplice “ ti va?” potrà nascere una società più gentile, più consapevole, più giusta e più empatica. Bene che oggi approviamo la modifica all'articolo 609- del codice penale e scriviamo nero su bianco che senza consenso è violenza. Benissimo, va benissimo, ma, se non si insegna cos'è il consenso, non ne usciamo Bisogna andare a monte! Se non si insegna cos'è il consenso, non ci saltiamo fuori. La violenza non va solo punita, va soprattutto prevenuta, e l'educazione affettiva e sessuale è uno strumento necessario, non più rinviabile.
Ce lo chiedono, anzi, ve lo chiedono gli studenti e le studentesse, le convenzioni internazionali, la Convenzione di Istanbul, ve lo stanno dicendo tutte e tutti gli esperti che abbiamo udito. Sono 40 anni di leggi di contrasto alla violenza sulle donne e ancora oggi viene ammazzata una donna ogni tre giorni. Una ogni tre giorni! Perché manca - manca - questa rivoluzione culturale di cui i più giovani hanno bisogno. Per questo bisogna intervenire subito, perché non solo saremo sempre una di meno, se andiamo avanti così, ma soprattutto perché la politica sarà la prima responsabile per non avere agito .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Di cosa stiamo parlando? Di questo: un uomo riceve nel suo ufficio una donna che gli chiedeva un parere in merito a una controversia lavorativa, la fa accomodare sulla sedia, poi si avvicina alla porta della stanza e la chiude a chiave. Si mette alle spalle di lei, inizia a massaggiarle la schiena, baciarle il collo e le orecchie. Quando la donna gli chiede “ma che stai facendo?” e gli chiede di smettere, l'uomo la rassicura: ti sto solo facendo rilassare. E continua, la palpeggia, le tocca il seno e infila le mani nelle mutande.
Il tribunale assolve quest'uomo perché non c'erano state né violenza, né minaccia, così come prescritto dall'articolo 609- del codice penale. È intervenuta successivamente la Cassazione, che dice: anche se non c'è scritto nel codice penale, noi dobbiamo stabilire il principio in forza del quale, se non c'è consenso, è violenza. Ecco perché siamo qui, siamo qui per scrivere - e compete a noi, al legislatore - nel codice penale, nell'articolo 609, che, quando c'è violenza e minaccia, è certamente una violenza sessuale.
Ma c'è una violenza sessuale e uno stupro anche quando non c'è consenso, perché la donna, la vittima, ha subito il fenomeno del cosiddetto blocco emotivo, ad esempio, perché per sorpresa o per paura si è bloccata e non è riuscita a reagire. Non c'è stato il consenso, non c'era l'assenso, e dunque c'è la violenza. Ecco il passo che oggi noi stiamo realizzando in quest'Aula. Stiamo arrivando là dove era arrivata la Cassazione, che aveva occupato uno spazio, quello che non aveva occupato il legislatore, per dire più volte, soprattutto negli ultimi anni, che anche senza i requisiti della violenza e della minaccia, in assenza di consenso, sussiste il reato di violenza sessuale.
Arriviamo là dove alcuni anni fa era arrivata la Convenzione di Istanbul, che all'articolo 36 aveva stabilito che lo stupro è un atto sessuale senza consenso, che era già stata ratificata con legge del Parlamento italiano. Arriviamo là dove sono arrivati Paesi europei come il Belgio, la Danimarca, la Svezia, l'Irlanda, la Germania e in queste settimane anche la Francia.
È, dunque, un passo molto importante ed è ottenuto perché vi è chi vi ha lavorato con serietà, con impegno, con passione e con dedizione: la proponente di questa iniziativa legislativa, Laura Boldrini; il gruppo a cui appartengo, il Partito Democratico, con la nostra presidente del gruppo, Chiara Braga, che ha lavorato perché questo provvedimento fosse all'attenzione dei lavori parlamentari e nell'agenda dell'Aula parlamentare.
Ma anche grazie agli altri partiti di opposizione, il MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, che hanno partecipato ai lavori della Commissione e hanno deciso di sostenere, laddove hanno visto che vi era lo spazio di una convergenza, l'iniziativa parlamentare; grazie alla relatrice e collega del mio gruppo, Michela Di Biase, e alla relatrice di Fratelli d'Italia, Carolina Varchi, che hanno lavorato sapientemente, spesso dietro le quinte, per trovare, su un provvedimento difficile e complesso, rispetto al quale, come spesso succede quando si mette mano al codice penale, possono nascere dubbi, incertezze e anche alcune forme di pregiudizio, una convergenza.
Quindi, penso che questo passo importante oggi si realizzi perché il Parlamento, pur nella diversità e divisione delle appartenenze, abbia voluto - non è stato un lavoro semplice - lavorare per raggiungere un obiettivo ritenuto comune. Credo che sia un messaggio anche importante, perché io credo che ciascuno di noi deve rivendicare anche le differenze e su quelle differenze battersi nelle Aule del Parlamento, perché questa è la bellezza della democrazia, senza cercare finti unanimismi che non servono alla buona qualità della politica.
Però è un passo importante e positivo perché, laddove invece possono registrarsi convergenze, è importante che le forze politiche ci lavorino, magari rinunciando a qualcosa, ma per ottenere appunto un risultato comune importante. Devo dire che non è successo spesso in questo Parlamento. È successo talvolta - ed è successo in questo caso - in alcune iniziative, laddove si sono unite le forze parlamentari, ad esempio nel contrasto alla violenza di genere. Io credo che ci sia ancora molto e tanto da fare anche in questo Parlamento. Certamente, questo è un metodo che è stato scarsamente utilizzato in questa legislatura. Io parlo per questa, è l'unica legislatura alla quale io ho partecipato come parlamentare.
In questo caso, pur in discontinuità rispetto a ciò che qui spesso è avvenuto, abbiamo fatto, io credo, un ottimo lavoro. È un risultato importante perché dimostra, e credo che questo fatto ci responsabilizzi, che, laddove c'è una disponibilità a confrontarsi nel merito e anche un impegno a raggiungere un risultato comune, allora quelle patologie che accompagnano la politica, come i pregiudizi o le , hanno più difficoltà di radicamento.
Questo caso e questo iter parlamentare lo dimostrano, perché, quando non era ancora certa la disponibilità del Governo e delle forze di maggioranza a lavorare per trovare un punto di caduta comune, avevamo già letto abbondantemente pregiudizi e , come il fatto che era un'iniziativa della collega Boldrini, e dunque un'iniziativa che meritava di essere contrastata, o che certamente era un'iniziativa illogica e irrazionale, o che Laura Boldrini aveva chiesto che, prima di avere un rapporto sessuale, si andasse dal notaio per sottoscrivere un atto pubblico.
Erano evidenti e noi che stiamo in quest'Aula del Parlamento lo sappiamo, però io ho parlato con persone fuori da quest'Aula, anche persone che certamente non possono essere accusate di avere scarsa qualità di formazione, che avevano pensato che fosse tutto sommato plausibile o verosimile. Quel percorso patologico delle si è poi interrotto, laddove, invece, c'è stata una disponibilità dei partiti della maggioranza a lavorare nel merito. Sono calate, non sono sparite, e ci sono ancora anche in queste ore, se vediamo sui , ma sono molto, molto meno efficaci.
Noi non possiamo certo accontentarci di sostenere che laddove c'è una convergenza politica siamo in grado di combattere e prevenire le , perché molto spesso - ed è giusto che sia così - non avremmo convergenze politiche, ma credo che per ciascuno di noi e per le proprie formazioni politiche sia importante riflettere su questo. Laddove c'è una differenza politica, non possiamo consentire che altrove si utilizzi - o essere noi direttamente a farlo, evidentemente - la strada del boicottaggio attraverso la falsità o la menzogna per denigrare l'avversario e, quindi, la proposta che viene messa in campo. Devo dire, appunto, che alcune voci che si erano levate, che parlavano di provvedimento folle, hanno poi detto: tutto sommato non è così folle se c'è una disponibilità di tutti a lavorarci.
Allo stesso tempo, oltre alle anche il pregiudizio, che forse è insito nella natura umana e anche in quella politica. Nelle prime settimane ve ne sono stati molti. Alcuni li hanno posti anche trasparentemente, altri non li hanno posti ma li avevano e magari in conciliaboli non pubblici hanno più volte evidenziato preoccupazioni e pregiudizi.
Il lavoro parlamentare che è stato fatto, con l'impegno di forze politiche anche molto distanti - quello condotto dalle relatrici e dalle dei partiti -, ha dimostrato che, attraverso un lavoro parlamentare serio e rigoroso, è stato possibile anche marginalizzare e mettere in un angolo - almeno sino ad oggi, poi vedremo quello che ci rivelerà il dibattito pubblico nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, ma io sono fiducioso - e pregiudizi.
L'altro aspetto io credo molto positivo è che il Parlamento ha svolto la propria funzione, quella di legiferare, e non si è voltato dall'altra parte. Certamente, festeggio questo risultato, perché c'è un accordo tra gruppi politici di maggioranza e opposizione, ma, anche se non vi fosse stato quell'accordo, avrebbe comunque deciso di decidere. Non succede sempre, non succede, ad esempio, sul fine vita medicalmente assistito - quella è una fuga ignominiosa del Parlamento -, così come non succede in altre materie. Laddove non interviene il Parlamento non è che la vita nelle nostre città non si svolga; si svolge ugualmente e, quindi, le decisioni vengono prese da altri, talvolta nel conflitto tra Stato e regioni, altre volte perché la magistratura occupa quello spazio perché nel caso concreto è necessario assumere una decisione. In questo caso un altro aspetto molto positivo è che il Parlamento ha deciso di decidere, assumendosi una responsabilità. Non farà tutti contenti, ma ha deciso di decidere.
È un passo importante ma non decisivo, però, perché non possiamo attribuire alla legge valore salvifico. Quella bella credenza dell'illuminismo è smentita dagli ulteriori secoli di riflessione sul valore del diritto. Il diritto regolamenta fenomeni sociali che esistono nelle città e nelle comunità, non risolve i problemi. È un passo in avanti, ma è un primo passo in avanti rispetto ad altri che noi dovremmo fare, perché laddove c'è una violenza sessuale, uno stupro, si è diffusa una cultura del possesso, del dominio, della violenza di un uomo verso una donna, di un uomo verso un altro essere umano e il sentimento dell'egoismo…
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). …che si lega a possesso e violenza ha avuto vittoria. Questo non finirà d'incanto domani e per questo noi dovremo continuare a lavorare e a impegnarci .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Prendo atto che le relatrici Di Biase e Varchi rinunciano alle repliche.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo. Prego, Sottosegretaria Siracusano.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Intendo anch'io ringraziare i colleghi e le colleghe intervenute in Aula, la proponente di questa proposta di legge, l'onorevole presidente Boldrini, le relatrici, onorevoli Varchi e Di Biase, e tutti i componenti della Commissione giustizia - lo avete detto in tanti -, che hanno svolto un lavoro straordinario che dà la misura di quanto possa rivelarsi preziosa la condivisione di obiettivi tra maggioranza e opposizione, di quanto possa rivelarsi preziosa la condivisione di progetti di gruppi parlamentari che si trovano molto spesso, quasi ordinariamente, su posizioni diametralmente opposte su molti temi.
Questo prezioso lavoro ha portato oggi ad avere uno strumento che rappresenta un argine solido alla violenza sessuale e questo lavoro si inserisce in un percorso che il Governo ha deciso di intraprendere con grande determinazione. Ha lavorato per rafforzare gli strumenti del contrasto alla violenza di genere, per aumentarne le risorse, per inasprire le pene, per prevedere nuovi reati e parlo della fattispecie autonoma del femminicidio. È un percorso su cui il Governo intende proseguire con sempre maggiore incisività. Lo avete detto nel corso dei vostri interventi e ne siamo tutti consapevoli: vi è la necessità di lavorare ancora molto sulla prevenzione, sulla sensibilizzazione alla cultura del rispetto, perché vi sono anche tante altre forme di violenza che mietono moltissime vittime ogni giorno.
Siccome abbiamo scritto oggi questa bella pagina parlamentare, il mio auspicio è che anche su questioni affini, che però appaiono maggiormente divisive, su cui si registrano, infatti, sensibilità molto diverse, si possa adottare lo stesso approccio: smussare gli angoli, cercare un punto d'incontro, superare gli scontri ideologici, perché questo porta grandi risultati. Si può fare ed è l'auspicio - credo - di tutti noi ed è quello che gli italiani pretendono da noi. Quindi, grazie a tutti per il lavoro svolto. Domani approveremo questa legge e ribadisco che abbiamo scritto una bellissima pagina parlamentare
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato alla seduta di domani.
PRESIDENTE. Avverto che, nell' al resoconto stenografico della seduta odierna, sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per l'esame del disegno di legge n. 2528, recante introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Venerdì, centinaia di dipendenti dell'azienda Italdesign, che è una grande ricchezza del nostro territorio, sono scesi per strada e si sono fatti sentire e, Presidente, noi eravamo lì con loro. Perché hanno fatto sentire la loro voce? Perché sono mesi che chiedono chiarezza, sono mesi che chiedono di sapere cosa sarà del loro futuro, sono mesi che chiedono di sapere quali saranno i loro diritti garantiti a fronte di un'operazione di vendita di cui nessuno sembra sapere nulla, ma di fatto sembra essere già fatta, come spesso avviene.
Allora, Presidente, a fronte di un futuro incerto, a fronte della paura di non sapere cosa accadrà domani, dall'altra parte cosa c'è stato? Il silenzio assordante: il silenzio assordante di un Governo di cui non c'è traccia e il silenzio assordante di una regione, che ha deleghe, ma che non si fa vedere. Allora, Presidente, intervengo perché noi vogliamo portare qui - noi vogliamo portare qui, in quest'Aula - la voce di quelle migliaia di persone che sono terrorizzate e chiedono di rompere quel silenzio, di sapere che cosa accadrà loro. Io credo che abbiano il diritto di saperlo, perché la prima cosa - e chiudo - che rende lo Stato veramente lo Stato e rende noi degni di rappresentare lo Stato è avere rispetto per chi lavora e il rispetto passa dalla trasparenza dell'occuparsi dei problemi di chi è lì e, soprattutto, di dire loro la verità. Metteteci una pezza. Lo Stato ci metta la faccia
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo per annunciare che presenteremo - io come primo firmatario e come gruppo AVS - l'ennesima proposta di legge sulla tariffa unica per chi non commette sinistri RC auto. Due settimane fa, per l'ennesima volta, quest'Aula - la maggioranza di quest'Aula - ha respinto una proposta di uguaglianza. Vorrei specificare che i cittadini meridionali e i cittadini, in particolare, campani non stanno lottando per avere un privilegio, ma per poter pagare in modo uguale, se non commettono sinistri e quindi, sono utenti virtuosi, lo stesso che si paga nella gran parte del Centro-Nord.
Si sta lottando per avere quello che dovrebbe essere normale. Addirittura, adesso, è emersa una novità nel sistema delle assicurazioni: decine di utenti stanno segnalando che, anche se sono oggetto di un sinistro, anche se sono vittime di un sinistro, le assicurazioni aumentano lo stesso la classe di merito. Quindi, anche se vengo risarcito, perché ho subito il sinistro, vengo colpito da queste assicurazioni.
È un sistema ingiusto. È un sistema iniquo che continueremo a contrastare, portando nuovamente una norma (in questo caso, vogliamo collegare la patente alla RC auto). Prima o poi dovranno cambiare queste benedettissime regole che penalizzano i cittadini, in particolare della Campania e del Sud.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Furgiuele. Ne ha facoltà.
DOMENICO FURGIUELE(LEGA). Grazie, Presidente. Intervengo per annunciare la presentazione di un atto di sindacato ispettivo al Ministro degli Interni e al Ministro della Giustizia per una vicenda che a Cosenza, in via Savoia, ormai si protrae da troppo tempo, relativa all'occupazione di un immobile pubblico. l'ennesima occupazione abusiva. Parliamo di un immobile di proprietà dell'ATER che è stato occupato da 18 nuclei familiari, 44 persone di diversa nazionalità (ci sono rumeni, ghanesi, nigeriani) che non presentano alcuna fragilità. Tale immobile, che dovrebbe essere utilizzato come immobile destinato all'utilizzo pubblico, per l'edilizia popolare, invece è sottratto alla collettività in un contesto, come quello di Cosenza, dove l'emergenza abitativa è più che un problema.
Allora, la cosa che indigna di più è il fatto che lo sgombero di questo immobile, da tempo, da più di dieci anni, viene annunciato, viene programmato, viene promesso, ma poi non viene mai attuato. Si ferma un minuto prima dell'azione. E questa è una cosa che non rende giustizia al territorio.
L'ultimo sopralluogo da parte della prefettura insieme agli altri organi competenti - penso, per esempio, all'amministrazione comunale di Cosenza - ha registrato, per l'ennesima volta, l'assenza di motivazioni che possano bloccare lo sgombero definitivo di questa struttura, che è pubblica.
Allora, la domanda qual è? La domanda è: perché la prefettura non interviene? Interverrà questa volta la prefettura?
La Calabria, signor Presidente, non ha niente di meno rispetto alle altre regioni e se in Lombardia si è potuto sgomberare nel mese di agosto il Leoncavallo, che è uno dei centri sociali, è stato uno dei centri sociali come esempio massimo di occupazione di immobili pubblici, perché in Calabria questo non si può attuare? Se le prefetture sono il primo baluardo dello Stato sul territorio, lo Stato non si può girare dall'altra parte, lo Stato non può chiudere gli occhi e, soprattutto, lo Stato non può permettere che un'ingiustizia diventi normalità .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
BOLDRINI ed altri: Modifica dell'articolo 609-bis del codice penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso. (C. 1693-A)
e delle abbinate proposte di legge: SPORTIELLO; ASCARI. (C. 2151-2279)
Relatrici: DI BIASE e VARCHI.
2.
Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico. (C. 2423-A)
e delle abbinate proposte di legge: AMORESE ed altri; SASSO ed altri. (C. 2271-2278)
: SASSO.
3.
DI GIUSEPPE ed altri: Modifica all'articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e altre disposizioni in materia di assistenza sanitaria in favore dei cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, residenti in Paesi che non appartengono all'Unione europea e non aderiscono all'Associazione europea di libero scambio. (C. 1042-A)
e delle abbinate proposte di legge: DI SANZO ed altri; ONORI ed altri. (C. 1415-1998)
: CIOCCHETTI.
4.
S. 316 - D'INIZIATIVA DEL SENATORE BERGESIO: Modifiche all'articolo 40 della legge 28 luglio 2016, n. 154, in materia di contrasto del bracconaggio ittico nelle acque interne (Approvata dal Senato).
(C. 1806)
e dell'abbinata proposta di legge: COMAROLI ed altri. (C. 830)
: BRUZZONE.
5.
6.
S. 1503 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo concernente misure di solidarietà volte a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas tra il Governo della Repubblica Federale di Germania, il Governo della Confederazione Svizzera e il Governo della Repubblica Italiana, fatto a Berlino il 19 marzo 2024 (Approvato dal Senato). (C. 2592)
Relatrice: GRUPPIONI.
S. 1520 - Ratifica ed esecuzione del Protocollo di modifica dell'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Confederazione Svizzera relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, con Protocollo aggiuntivo, del 23 dicembre 2020, fatto a Roma il 30 maggio 2024 e a Berna il 6 giugno 2024 (Approvato dal Senato). (C. 2593)
: FORMENTINI.
7.