PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO TRAVERSI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 106, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. A nome del gruppo del Partito Democratico, chiedo che il Ministro Urso venga a riferire con urgenza in quest'Aula rispetto alla vicenda dell'ex Ilva. Vedete questo foglio bianco Ecco, con questo foglio ieri il Governo ha presentato a lavoratori e lavoratrici il destino delle ex acciaierie di Taranto, di Genova, di Novi Ligure. Non ci sono acquirenti, non c'è un piano di decarbonizzazione, non ci sono soldi per continuare a sostenere la produzione. Insomma, non c'è un progetto che guardi al futuro di uno dei perni della siderurgia. Un foglio bianco che oggi pesa come un macigno sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori e delle comunità che stanno attorno a loro in tutta Italia, che vivono nell'incertezza, nella preoccupazione più totale.
Nelle scorse ore c'è stato un incontro a Palazzo Chigi sulla vicenda dell'ex Ilva, in cui sono stati annunciati più cassa integrazione, il fermo degli impianti del Nord e la produzione di rotoli a Taranto, che saranno venduti direttamente, senza una lavorazione verticale, ossia il cosiddetto ciclo corto, che prevede che il rotolo d'acciaio nero venga prodotto, ma venduto a chi, poi, lo lavorerà.
Questo mette a repentaglio davvero migliaia di lavoratori che, già stamattina, si sono riuniti in assemblea a Genova e sono scesi in piazza. L'obiettivo che appare dietro a questo foglio bianco è quello di fermare l'attività in Liguria e in Piemonte e di mettere tutti i lavoratori, circa 6.000 lavoratori, in cassa integrazione fino a fine febbraio, senza dargli una previsione di lavoro dal 1° marzo prossimo, se non con un ben poco chiaro e identificato sistema di corsi di formazione, senza sapere qual è il destino dei lavoratori dell'azienda, già dai prossimi giorni, ma, ancor meno, dal 1° marzo.
Presidente, è inaccettabile questa improvvisazione con la quale il Governo si presenta ai lavoratori e al Paese. Per questo, chiediamo che il Ministro Urso venga a riferire in quest'Aula. Lo faccia su una vicenda che è fondamentale per la strategia industriale del nostro Paese, per dare una risposta a chi chiede certezze e che, invece, si trova di fronte all'ennesimo disastro annunciato di questo Governo, all'ennesima dimostrazione di improvvisazione e, soprattutto, all'ennesimo vuoto.
È un segnale politico di disinteresse, ma è anche la conferma che non esiste un percorso rispetto alle politiche industriali che, invece, vorremmo venissero rappresentate, certamente, dal Ministro Urso e, complessivamente, da tutto il Governo, proprio a partire dall'ex Ilva. Chiediamo che venga fatto in quest'Aula più rapidamente possibile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo per associarmi, come gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, alla richiesta di informativa urgente del Ministro Urso sulla situazione di Ilva. Noi l'abbiamo sottolineato durante l'esame dei numerosi decreti che questo Parlamento, questa Camera, ha esaminato e votato; abbiamo perso il conto di quanti provvedimenti sono stati fatti. In quella circostanza, avevamo sottolineato l'inefficacia dell'azione del Governo sia per la tutela dei lavoratori e delle produzioni industriali, sia per la tutela della salute dei cittadini di Taranto.
Chiaramente, adesso la situazione è per noi estremamente preoccupante. Abbiamo sottolineato tantissime volte quanto il Ministro Urso sia inadeguato a ricoprire questo ruolo, dal momento che, da quando lui ricopre il ruolo al Dicastero, c'è un crollo costante delle produzioni industriali del nostro Paese. Non c'è nessuna attenzione, c'è un disinteresse, che è mostrato anche in questa circostanza. Parliamo di 6.000 lavoratori che rischiano non solo di essere messi in cassa integrazione da subito, ma che non sanno cosa ne sarà di loro dal 1° marzo. Abbiamo una riduzione del ciclo dell'acciaio estremamente preoccupante, perché non riusciamo a capire quali siano gli intenti di questo Governo nei confronti delle politiche industriali, nei confronti di alcuni strategici per il nostro Paese, di cui anche Urso parla in questi termini, senza poi essere conseguente con le azioni che porta avanti.
Allora, Presidente, noi chiediamo che Urso venga qui a riferire, ma, soprattutto, che si svegli e che inizi a fare il suo lavoro, ricostruendo una politica industriale che restituisca all'Italia il ruolo che ha sempre avuto, confidando anche che, attraverso la riconversione di alcune delle nostre industrie, possiamo dare una svolta al nostro Paese, perché di questo passo andremo in recessione e non si può andare avanti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta dei colleghi, perché la situazione dell'ex Ilva ci preoccupa fortemente. Portiamo qui la voce dei cittadini di Taranto, che sono preoccupati dal punto di vista lavorativo, dal punto di vista della loro salute. Portiamo qui la voce dei lavoratori e chiediamo al Ministro Urso di chiarire, di venire qui a spiegare, in una informativa urgente, che cosa il Governo intenda fare. Il Ministro Urso, purtroppo, finora si è dimostrato assolutamente inadeguato.
Non ha tenuto neanche fede a quelli che erano gli impegni assunti con i precedenti patti, e ora, addirittura, lascia senza alcuna tutela migliaia di lavoratori. Addirittura è stata rigettata la richiesta principale dei sindacati che riguardava l'estensione della cassa integrazione straordinaria. Dall'altro lato, non c'è alcun piano di sviluppo, alcun piano industriale che il Ministro Urso ha portato sul tavolo dei sindacati, e questo a fronte di una produzione industriale che ormai è ferma da 31 mesi su 34. Quindi davvero chiediamo al Ministro Urso di fare il Ministro, di assumersi le sue responsabilità e di dare risposte ai cittadini e ai lavoratori di Taranto .
PRESIDENTE. Ho preso atto delle vostre richieste. A questo punto, non essendo ancora trascorsi i dieci minuti del preavviso, sospendo la seduta, che ricomincerà alle ore 9,45.
Prima, però, saluterei le studentesse, gli studenti e gli accompagnatori dell'Istituto europeo “Leopardi” di Milano, che assistono ai nostri lavori. Buongiorno e benvenuti alla Camera dei deputati
La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 1693-A: “Modifica dell'articolo 609- del codice penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso” e delle abbinate proposte di legge n. 2151 e n. 2279.
Ricordo che, nella seduta di ieri, si è conclusa la discussione generale e la rappresentante del Governo è intervenuta in sede di replica, mentre le relatrici vi hanno rinunciato.
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico della proposta di legge al quale non sono state presentate proposte emendative.
Avverto che, consistendo la proposta di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/1693-A/1 Dori il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Occorre espungere l'ultima premessa e riformulare l'impegno nei seguenti termini: “ad assicurare che i temi della sessualità siano trattati nelle istituzioni scolastiche conformemente alle nuove indicazioni nazionali e alle linee guida per l'insegnamento dell'educazione civica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/1693-A/2 Zanella il parere è favorevole, con riformulazione esclusivamente dell'impegno: “ad accompagnare l'attuazione delle disposizioni recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte a incrementare, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, per il triennio 2026-2028, il finanziamento dei centri antiviolenza”.
Anche sull'ordine del giorno n. 9/1693-A/3 D'Orso il parere è favorevole con riformulazione. Espunta la penultima premessa, l'impegno va modificato nei seguenti termini: “a valutare ulteriori iniziative, anche normative, volte ad ampliare le tutele nei confronti delle vittime di violenza di genere, anche predisponendo una normativa laddove si proceda penalmente per reati di violenza di genere o domestica, limitando la possibilità per l'autore del reato o presunto tale di accedere alle informazioni anagrafiche delle vittime di violenza”.
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, diamo modo a chi ha presentato gli ordini del giorno di ascoltare le riformulazioni. Quindi, ci deve essere silenzio, altrimenti poi perdiamo tempo, ripetiamo, non ripetiamo. Posso pregarvi di fare silenzio? Posso pregarvi di fare silenzio, per favore? Grazie. Prego, Sottosegretaria.
MATILDE SIRACUSANO,. Sull'ordine del giorno n. 9/1693-A/4 Ascari, il parere è favorevole con riformulazione: occorre espungere la settima e l'ottava premessa e il dispositivo è riformulato come l'ordine del giorno n. 9/1693-A/1 Dori.
Sull'ordine del giorno n. 9/1693-A/5 Perantoni il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare, nel rispetto dei vincoli di bilancio, sostegni di natura anche finanziaria alla formazione obbligatoria in materia di violenza di genere e domestica per i magistrati inquirenti e giudicanti, nonché per gli avvocati e per tutti coloro che sono chiamati, a vario titolo, ad operare attorno al fenomeno criminale strutturato della violenza di genere e domestica, inclusi Polizia di Stato e Carabinieri, Polizia municipale e personale sanitario”.
Sull'ordine del giorno n. 9/1693-A/6 Giuliano il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare un ulteriore intervento normativo volto ad estendere la disciplina del gratuito patrocinio in deroga ai requisiti reddituali di cui all'articolo 76, comma 4-, del Testo unico in materia di spese di giustizia a tutti i procedimenti civili riguardanti abusi familiari o condotte di violazione dei doveri familiari poste in essere da una parte nei confronti dell'altra o dei figli minori, di cui al Titolo IV- del Libro Secondo del codice di procedura civile, compatibilmente con i vincoli di bilancio”. Sull'ordine del giorno n. 9/1693-A/7 Sportiello occorre fare alcune precisazioni.
PRESIDENTE. Aspetti. Colleghi, non è che possiamo fare un minuto di silenzio e dieci di rumore. Quindi, siccome poi, come a voi, a me scoccia riascoltare, perché c'è stato rumore durante la spiegazione degli ordini del giorno, vi prego nuovamente di fare silenzio. Se non si fa silenzio, faccia così, non cominciamo, stia lì.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. No, non deve parlare, mi scusi. Bisogna che ci sia silenzio. Prego, onorevole Siracusano.
MATILDE SIRACUSANO,. Sull'ordine del giorno n. 9/1693-A/7 Sportiello vi è una riformulazione, che prevede la soppressione del primo e del quarto impegno, in quanto il parere qui è contrario poiché la legge n. 53 del 2022 già prevede un sistema informativo nazionale. Anche sul sesto impegno vi è contrarietà, in quanto è già previsto a legislazione vigente.
Nello specifico, la relazione al Parlamento, prevista dall'articolo 113 della legge n. 121 del 1981, già contiene una tabella recante un'analisi criminologica sulla violenza sessuale, con relativa distribuzione territoriale, e la legge n. 53 del 2022 prevede un sistema integrato per la rilevazione dei dati dei Ministeri dell'Interno e della Giustizia, comprensivo dei dati sulla violenza sessuale. Poi gli altri impegni 2), 3), 5), 7) e 8) sono riformulati. Il secondo è così riformulato: “con il rispetto dei vincoli di finanza pubblica”. Il terzo è così riformulato: “a valutare la possibilità nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica”. Il quinto è così riformulato: “a proseguire nella promozione dei programmi di formazione obbligatoria e continuativa per Forze dell'ordine, personale del sistema giudiziario, operatori sanitari, insegnanti, assistenti sociali e professionisti che entrano in contatto con le vittime di violenza sessuale, con particolare riferimento alla cultura del consenso, al riconoscimento delle diverse forme di violenza e alla corretta gestione documentale e informativa”. Sul settimo e ottavo impegno occorre aggiungere: “a valutare l'opportunità di”.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. n. 9/1693-A/1 Dori. Onorevole Dori, accoglie la riformulazione? No. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. No, non possiamo accettare la riformulazione, perché il Governo non fa altro che ribadire i paletti e i contro-paletti, a firma Valditara, con riferimento proprio all'educazione sessuo-affettiva e, anzi, soprattutto con riferimento all'oggetto di questa proposta di legge, cioè alla violenza sessuale, è importante proprio l'educazione sessuo-affettiva senza quei paletti o senza un'etichetta che poi la riconduce nell'ambito di quelle vaghe linee guida nell'ambito dell'educazione civica.
L'educazione sessuo-affettiva chiaramente porta verso un'educazione alle emozioni, ma soprattutto anche a poter vincere quegli stereotipi di genere. Gli stereotipi sono la causa di tanta violenza. Pensiamo, ad esempio, quanto qualcosa possa essere davvero storpiato, anche da un punto di vista emotivo. Pensare che una gonna corta o una scollatura possa essere automaticamente considerato un “sì” è assolutamente grave, ed è proprio nell'ambito di quella disciplina che si potrebbero superare gli stereotipi, causa davvero di tanta ignoranza.
Sarebbe stato anche interessante, anzi, importante, l'avremmo auspicata, la presenza della Ministra Roccella qui, in Aula, considerato che ha più volte manifestato il suo pensiero relativamente a questa disciplina, ovvero che nei Paesi, come nel Nord Europa, dove c'è l'educazione sessuo-affettiva c'è addirittura più violenza. Se nel frattempo la Ministra ha cambiato idea, ne saremmo assolutamente felici .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1693-A/1 Dori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1693-A/2 Zanella. Onorevole, accoglie la riformulazione? Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Mi scusi, ma, oltre alla confusione, non sono sicura di avere compreso la riformulazione, nel senso che ho compreso che viene introdotta…
PRESIDENTE. Facciamo così, onorevole Ghirra. La facciamo ripetere?
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Volevo solo capire se la parte da “affinché” viene eliminata o se rimane.
PRESIDENTE. Sottosegretaria Siracusano, può chiarire, per favore, questo dubbio? Siamo sull'ordine del giorno n. 9/1693-A/2 Zanella.
MATILDE SIRACUSANO,. Sì, quella parte viene eliminata.
PRESIDENTE. Quindi, onorevole Ghirra? Non l'accetta e vuole fare una dichiarazione di voto. Prego.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Noi condividiamo assolutamente il provvedimento all'esame di oggi, ma crediamo che debba essere accompagnato con delle misure normative ed economiche per dare alle donne l'adeguato supporto in occasione soprattutto di fenomeni di violenza. Sappiamo benissimo quale importanza abbia il ruolo dei centri antiviolenza e sappiamo quanto soffrono di assenza di finanziamenti.
Le donne rischiano di subire dei processi di vittimizzazione secondaria, perché, purtroppo, non c'è un'adeguata formazione nel personale all'interno della magistratura, della Polizia e in tutte quelle figure a cui si rivolgono nel momento in cui subiscono una violenza. Sicuramente sono stati fatti dei passi avanti, ma bisogna investire in questa direzione, sicuramente sull'educazione sessuo-affettiva, ma anche in quella rete che garantisca adeguate tutele alle donne. Quindi, noi chiediamo, con quest'ordine del giorno, che va bene che sia “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”, ma che i centri antiviolenza siano rifinanziati con le finalità che sono loro proprie.
Quindi, non si capisce perché non intendiate accogliere la parte che indica che il servizio è essenziale, che deve essere continuativo e che serve per creare percorsi di reinserimento lavorativo, abitativo e sociale, e soprattutto che contribuisca a un percorso di reinserimento delle donne vittime di violenza, svincolandole dalla dipendenza economica che hanno spesso dai compagni o dai mariti che frequentano. Io confido che, a prescindere dall'approvazione di quest'ordine del giorno, il Governo si metta una mano sulla coscienza e proceda nella giusta direzione, perché il ruolo dei centri antiviolenza, quei luoghi in cui le donne possono agevolmente confidare quanto hanno subito e ricostruire dei percorsi che le rendano libere, è davvero indispensabile. Quindi, Sottosegretaria, faccia sì che nelle prossime leggi di bilancio ci siano risorse adeguate .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Nel dichiarare il voto favorevole su quest'ordine del giorno, io vorrei veramente, in modo pacato, invitare la Sottosegretaria e il Governo a rivedere la riformulazione che espunge la parte del dispositivo nella quale si richiama uno degli obiettivi che, invece, credo sia condiviso dall'Aula, anzi, è certamente condiviso. Almeno lo è, per esempio, nella Commissione femminicidi, dove il contrasto alla violenza economica è oggetto di analisi e di approfondimento perché è ritenuto essenziale per garantire un'autonomia alle donne vittime di violenza, al fine di poter essere libere e di decidere anche di scegliere di uscire dalla spirale della violenza.
Non vedo quale elemento ostativo ci possa essere rispetto ai centri antiviolenza - che, tra l'altro, sono i presidi che attivano il reddito di libertà, che pure questo Governo ha portato avanti in continuità, nato nella scorsa legislatura proprio con la stessa finalità -, dicendo che non va bene reinserire le donne vittime di violenza - avete fatto la decontribuzione per l'assunzione delle donne vittime di violenza - anche con riferimento a percorsi di reinserimento lavorativo, abitativo e sociale, spezzando il ciclo della dipendenza economica.
Cioè, sono gli obiettivi che sono di tutte e tutti noi. Come si può chiedere a quest'Aula di espungere e di votare contro? E mi chiedo come la maggioranza possa votare contro in virtù del fatto che questo obiettivo - che voi condividete - viene tolto dall'ordine del giorno. È del tutto illogico .
PRESIDENTE. Do la parola alla Sottosegretaria Siracusano. Vediamo, magari lo accantoniamo.
Prego, Sottosegretaria Siracusano.
MATILDE SIRACUSANO,. Grazie, Presidente. Sì, accantoniamo l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Bene, allora collega accantoniamo l'ordine del giorno n. 9/1693-A/2 Zanella.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1693-A/3 D'Orso. Accetta la riformulazione, onorevole D'Orso? Sì, andiamo avanti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1693-A/4 Ascari.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. No, non posso accettare la riformulazione perché vengono espunti dal testo due punti fondamentali, in particolare quello che dice che occorre restituire ai giovani i valori su diversi aspetti della sessualità e dell'affettività che sembrano perduti; e la scuola, attraverso l'insegnamento dell'educazione affettiva e sessuale, può diventare il luogo dove ognuno possa imparare a conoscersi e a conoscere l'altro diverso da sé, ad avere rispetto di sé e dell'altro, ad avere la capacità di sentire le proprie emozioni e di gestirle.
Così come il punto successivo, che dice che l'educazione sessuale e affettiva non può essere svolta in maniera disomogenea, in base all'iniziativa autonoma dei singoli istituti. Dovrebbe piuttosto essere introdotta come corso nel programma formativo ministeriale o comunque con percorsi strutturati, costanti.
Togliere queste due parti vuol dire togliere veramente il cuore dell'ordine del giorno e quindi, veramente, non dare l'importanza che ha all'introduzione dell'educazione affettiva e sessuale in modo sistemico, in modo continuativo, come veramente il maggior strumento di prevenzione nei confronti della violenza di genere.
Quindi, non è possibile accettare e mi auguro almeno un ripensamento, un accantonamento, un'ulteriore valutazione in un'ottica di maggiore condivisione di rete, per arrivare a una soluzione condivisa che chiedono - lo ripeto - gli studenti e le studentesse. Lo chiedono gli esperti, gli auditi, le convenzioni internazionali tra cui la Convenzione di Istanbul ratificata nel 2013 .
PRESIDENTE. Il Governo non intende modificare il parere, dunque passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1693-A/4 Ascari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1693-A/5 Perantoni. Accetta la riformulazione, onorevole Perantoni? Perfetto, andiamo avanti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1693-A/6 Giuliano. Accetta la riformulazione, onorevole Giuliano? Accetta, andiamo avanti.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1693-A/7 Sportiello. Accetta la riformulazione, onorevole Sportiello? No, lo mette ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1693-A/7 Sportiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Chiedo alla sottosegretaria Siracusano se è pronta eventualmente a ritornare sull'ordine del giorno n. 9/1693-A/2 Zanella. Prego, onorevole Siracusano.
MATILDE SIRACUSANO,. Sì, grazie Presidente. Ripropongo la riformulazione dell'impegno, ripristinando la parte su cui era stata chiesta inizialmente la soppressione, grazie.
PRESIDENTE. Quindi, va bene: l'ordine del giorno n. 9/1693-A/2 Zanella, così come riformulato, è accettato.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare la deputata Gebhard. Ne ha facoltà.
RENATE GEBHARD(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, l'introduzione nel codice penale del principio del consenso libero e attuale ad atti sessuali è un atto importante a tutela della libertà sessuale e della volontà delle donne.
Una svolta nel diritto penale resa possibile dal consenso , allineando l'Italia agli standard europei ed esprimendo la volontà di definire, in modo sempre più cogente, la definizione di violenza sessuale nell'ambito dei reati contro la persona.
C'è un passo ulteriore che si compie con questo provvedimento: il “sì” o il “no” è della donna. Si tratta di un cambiamento culturale e giuridico che elimina le zone grigie. Non vi sono deroghe né ambiti discrezionali. La riforma chiarisce che il consenso deve essere esplicito e volontario, attuale e libero. L'assenza di consenso esplicito da parte delle donne è la condizione che aggrava l'esistenza di violenza, minaccia o abuso di autorità, che la giurisprudenza di legittimità e la Corte costituzionale hanno definito in forme sempre meno approssimative o generiche.
Ancora, il principio del consenso libero e volontario è peraltro fondamentale anche nella Convenzione di Istanbul. Non è un punto marginale; al contrario, la difesa di questo principio richiama la storia e le posizioni delle donne, le loro sofferenze, il loro diritto al dissenso, al “no” quando è “no”, al “sì” se dichiarato e libero.
L'assenza del consenso della donna determina una violenza sessuale nei suoi confronti. La Corte di cassazione ha richiamato, inoltre, il fatto che il consenso della donna debba essere attuale, quindi valido nel momento in cui l'atto sessuale avviene. Ne consegue la libertà - punto fondamentale di questo provvedimento - di negare il proprio consenso anche nella fase successiva al consenso iniziale.
Desidero esprimere il mio sincero ringraziamento a tutte e a tutti coloro che hanno lavorato in Commissione per raggiungere questo testo condiviso. È un passo importante, non solo per noi donne ma per tutta la società.
I dati attuali mostrano come l'incidenza del genere femminile nei reati di violenza sessuale sia predominante, al pari di quanto avviene se ci riferiamo agli atti persecutori e ai maltrattamenti. Ogni vittima di femminicidio ha subito tali violenze.
Pertanto, approvare questa legge significa anche rendere ogni donna meno vulnerabile di quanto sia stata fino ad oggi.
Il nostro voto favorevole rappresenta un impegno verso una società più giusta e sicura per tutte e tutti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Il sesso senza consenso è stupro, punto. Basterebbe questo e non dover aggiungere altro se fosse una consapevolezza acquisita nella mente, nella volontà di ciascuno di noi.
E invece, purtroppo, ancora oggi, dobbiamo ascoltare le parole di uomini ma anche di ragazzi, a volte ancora leggere stralci di sentenze che nel reato di violenza sessuale si soffermano a indagare il comportamento delle donne vittime di violenza sessuale prima, durante e dopo aver subito la violenza. Allora sentiamo parole come “era d'accordo perché aveva accettato di uscire con me, avevo i messaggini che lo testimoniano” oppure “ha bevuto dei cocktail con me” o, ancora, “abbiamo un rapporto, era già successo prima che avessimo rapporti sessuali”, oppure “era evidente da come si era vestita perché aveva la minigonna”, troppi centimetri di pelle scoperta, o ancora “non ha urlato, non è scappata, non si è divincolata”.
L'Istat ci dice che il 13,7 per cento dei nostri ragazzi pensa che se una donna dice “no” a un rapporto sessuale, in realtà vuole dire “sì”. E allora, di fronte a questa realtà è non soltanto giusto, ma è doveroso, intervenire - come stiamo facendo oggi - cambiando la legge sul reato di violenza sessuale.
E per questo voglio ringraziare le relatrici, di maggioranza e opposizione, che hanno trovato una sintesi che ci ha consentito in Commissione giustizia di votare all'unanimità questa proposta di legge, come mi auguro avvenga in quest'Aula e spero, molto presto, anche in Senato. E, quindi, annuncio il voto favorevole del nostro gruppo, di Italia Viva.
È una legge che serve perché ci consente di allineare il nostro Paese alle legislazioni più evolute - la Francia, qualche settimana fa, è andata nella stessa direzione -, ad adeguarci alle linee guida europee e, soprattutto, a quella Convenzione di Istanbul che il nostro Paese ha ratificato nel 2013 - e io sono orgogliosa, perché quello è stato il mio primo voto come giovane deputata dentro quest'Aula, un voto, anche allora, all'unanimità -, che prevede espressamente che si ponga al centro del reato di violenza sessuale l'accertamento del libero consenso, perché questa è la direzione tracciata anche dalla giurisprudenza più avveduta, più accorta negli ultimissimi anni.
Alcune pronunce della Corte di cassazione hanno già sancito questo principio, anche rispetto alla legge oggi vigente, cioè che nel caso di violenza sessuale il dissenso è sempre presunto, salvo prova contraria. Però, allora, qual è il problema? Il problema è che oggi, con l'impianto normativo che abbiamo, la domanda centrale del processo resta: la donna ha fatto abbastanza per difendersi dalla violenza? E, allora, inizia una vittimizzazione secondaria, un processo che vede nel banco degli imputati spesso le donne, magari anche ragazze giovanissime, e non l'autore della violenza.
Con questa legge cambia il modello, cambia il paradigma e dovrà essere accertato che esista un consenso libero e, soprattutto, attuale. E si interviene anche a specificare meglio quali sono le condizioni particolari di vulnerabilità che possono rendere la vittima in una situazione di soggezione, di inferiorità, non solo per questioni di salute, ma anche emotive, relazionali, economiche. Si passa, quindi, dal concetto centrale di coazione, che è previsto oggi dal reato - e, quindi, di una donna che subisce violenza solo se c'è minaccia, abuso o, appunto, violenza stessa - alla centralità del libero consenso, e non è un cambiamento da poco. Sicuramente è importante, come quello che ci ha portato, purtroppo solo nel 1996, a spostare il reato di violenza sessuale dai reati contro la moralità pubblica e il buon costume, come era previsto dal codice Rocco, dal codice fascista, ai reati contro la libertà personale. Io credo che questo nuovo impianto normativo darà maggiori strumenti alle Forze dell'ordine, ai magistrati e anche un quadro più certo per gli stessi indagati nell'affrontare il processo, ma, soprattutto, metterà al centro la tutela della vittima, la tutela delle donne.
E, allora, io credo che questa legge sia un passo in avanti importante, un passo in avanti nella civiltà di questo Paese, ma non basterà. Non illudiamoci che basti questa legge per cambiare la mentalità delle persone, perché questa legge interviene quando il reato è già commesso. Noi dobbiamo evitare che vengano commessi, dobbiamo prevenire e per questo serve un gigantesco investimento di carattere educativo, culturale. E su questo, purtroppo, maggioranza e opposizione sono ancora troppo distanti, l'abbiamo visto anche quando abbiamo affrontato il tema del consenso nell'ambito dell'educazione affettiva e sessuale nelle scuole. Su quello dobbiamo fare molto di più e lavorare insieme perché davvero possa cambiare il modello del rapporto uomo-donna.
Però, oggi che arriviamo a un traguardo così importante, voglio ringraziare anche le parlamentari, le nostre colleghe che ci hanno preceduto nelle precedenti legislature, perché non è stato facile, in Parlamenti sempre a maggioranza maschile, mettere al centro, mettere come priorità di questo Parlamento alcuni temi legati alla tutela della dignità umana e della dignità delle donne e riuscire su questo a ottenere una maggioranza larga anche con il voto degli uomini.
E voglio anche ringraziare chi ci ha consentito di arrivare qui in questi anni: i magistrati che hanno tracciato un solco nuovo con sentenze più coraggiose, i colleghi e avvocati del libero foro che, assistendo le vittime, sono stati in grado di aprire nuove interpretazioni, ma anche le associazioni che hanno assistito le vittime, che hanno lavorato insieme a noi per l'approvazione di questa legge. Ma voglio ringraziare soprattutto le donne, le tante ragazze che hanno avuto il coraggio di denunciare e di affrontare dei processi per violenza sessuale molto duri, che spesso sono stati anche pubblici, mediatici; donne che hanno visto sui giornali, nei , sviscerare e, senza nessun rispetto, passare in rassegna il loro dolore, la loro vita, la violenza che hanno subito. Alcune di loro, purtroppo, non hanno ottenuto giustizia e gli autori dei reati sono rimasti impuniti. Non sono state credute. Allora è soprattutto per quelle donne che io penso che sia importante oggi approvare questa legge, perché spero che, grazie a questa legge, non si possa più ripetere che una donna vittima di violenza sessuale resti senza giustizia.
E, nel ringraziare queste donne, voglio chiudere citandone una per tutte in particolare e dire a lei un grazie vero, sentito: Franca Viola, perché se non ci fosse stato quel “no”, il primo “no” a un matrimonio riparatore, tanti anni fa, negli anni Sessanta, in un'Italia molto diversa da quella di oggi, in un paesino della Sicilia, ad Alcamo, da parte di una ragazza giovane di 17 anni, che veniva da una famiglia normalissima, umile, oggi non saremmo qui. Franca Viola ha avuto il coraggio di dire “no” al matrimonio riparatore con quell'ex fidanzato che lei aveva lasciato, che non si rassegnava ad essere lasciato, che l'ha rapita, l'ha rapita e trattenuta, sequestrata per giorni, l'ha violentata, offrendosi poi di sposarla. Perché? Perché l'articolo allora previsto dal codice penale del matrimonio riparatore avrebbe estinto il reato e lui avrebbe avuto non solo l'impunità, ma anche la donna che voleva possedere.
Spesso le ragazze allora dicevano “sì” al matrimonio riparatore perché non c'erano alternative, perché le famiglie le spingevano in quella direzione, perché il disonore che riguardava loro e le famiglie era difficile da accettare a livello sociale. Franca Viola, con il sostegno della sua famiglia, con il padre che partecipò sempre al processo, ebbe il coraggio di dire quel “no”, di denunciare e di affrontare un processo che fu anche mediatico allora, che portò gli avvocati difensori dell'imputato a dire che era, in realtà, un processo d'amore, a mettere sotto la lente di ingrandimento la vita di Franca Viola; lei ha resistito a testa alta e, alla fine, i colpevoli sono stati condannati. Fu scritto allora che il verdetto non fu esemplare, ma fu esemplare la condotta di Franca Viola e per questo le è stato riconosciuto un grande onore della Repubblica: è stata nominata Grande Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica dal Presidente Napolitano nel 2014, ed è un giusto tributo da parte del nostro Stato a quel coraggio che ha cambiato la vita di tante ragazze, di tante donne. Ma è triste un Paese che ha bisogno di eroine per poter affermare dei diritti che dovrebbero, invece, essere patrimonio di tutti. E pensare che, solo nel 1981, si è riusciti a cancellare il reato, non soltanto del matrimonio riparatore, ma anche la previsione del delitto d'onore.
E allora oggi, nel votare questa legge in modo convinto, voglio dire grazie a Franca Viola, alle tante donne, alle tante ragazze, i cui nomi magari non ricorderemo, ma che hanno affrontato dei processi difficili e ci hanno consentito, con il loro coraggio, di fare dei passi in avanti e, oggi, anche di avere una maggiore consapevolezza, citando proprio le parole di Franca Viola, che disse allora in quel processo: “Io non sono proprietà di nessuno (…), l'onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”. Punto, non c'è bisogno di aggiungere altro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carfagna. Ne ha facoltà.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, oggi portiamo a compimento un processo di cui dobbiamo tutti davvero essere orgogliosi, perché l'Italia, che negli ultimi 20 anni ha compiuto passi in avanti significativi nel contrasto alla violenza di genere e a ogni forma di discriminazione contro le donne, oggi diventa sempre di più avanguardia nel contrasto alla violenza di genere. Con l'approvazione all'unanimità in Commissione giustizia dell'emendamento frutto del lavoro meticoloso delle relatrici Michela Di Biase e Carolina Varchi, che voglio ringraziare, introduciamo finalmente nel codice penale il principio cardine del consenso libero e attuale come elemento costitutivo del reato di violenza sessuale.
Molte colleghe presenti in quest'Aula, quelle che hanno più di trent'anni, sono nate in un'Italia dove la violenza sessuale era considerata reato contro la morale, e non reato contro la persona. Questo significa che il danno, l'offesa che derivava da un'aggressione sessuale non riguardavano la donna che la subiva, la vittima non era la donna, ma era la moralità pubblica. Molte di noi sono nate e sono diventate adolescenti in quell'Italia e abbiamo dovuto aspettare soltanto il 1996 perché il Parlamento trovasse la forza per trasformare il reato di violenza sessuale da reato contro la morale in reato contro la persona.
Trent'anni dopo dobbiamo essere orgogliosi di portare a compimento il processo iniziato allora, con due rilevanti innovazioni. , eliminiamo finalmente l'onere probatorio che grava sulla vittima. Perché l'aggressione sia qualificata come violenza sessuale, non dovrà più essere lei a dimostrare di non aver reagito perché non era nelle condizioni di farlo. In secondo luogo, spostiamo il del reato di stupro dall'uso della forza, all'assenza di un “sì” esplicito, revocabile in ogni momento.
È un passo avanti importante, che allinea l'Italia alle sentenze della giurisprudenza della Cassazione, che molto spesso ha dovuto supplire alle lacune normative, e anche agli standard internazionali più avanzati.
Conosciamo le obiezioni, conosciamo le ironie, abbiamo letto di chi dice che ora serviranno le carte bollate per avere un rapporto sessuale: sono idiozie indegne di un dibattito pubblico, della serietà di un dibattito pubblico su un tema, su un fenomeno, che lede profondamente la libertà, la dignità della donna, il suo diritto all'autodeterminazione. Questo genere di obiettori andassero a leggersi le sentenze di assoluzione pronunciate perché la vittima non aveva invocato aiuto, oppure perché poteva bene immaginare che cosa sarebbe successo accettando le prime del suo violentatore. L'ultimo di questi vergognosi verdetti è stato, per fortuna, ribaltato pochi mesi fa, in appello, a Macerata; riguardava una minorenne che, in primo grado, era stata giudicata consenziente perché non aveva reagito adeguatamente alla violenza e perché avrebbe dovuto conoscere i rischi che si corrono restando in macchina da sola con quello che poi, purtroppo, diventerà il suo aggressore.
E allora, Presidente, colleghe e colleghi, da oggi l'Italia, grazie a questa norma, non chiederà più alle donne di giustificarsi; non chiederà più alle donne di giustificarsi perché non sono fuggite, perché non hanno reagito, perché non hanno gridato o perché non hanno chiesto aiuto e, allo stesso tempo, questa norma dice agli uomini che ogni donna ha diritto di dire “no” in qualsiasi momento, che quel “no” è un “no” e va sempre rispettato.
E a questa norma siamo arrivati insieme - questo è l'aspetto che più mi piace sottolineare -, in un accordo , che testimonia la maturità del nostro Parlamento su questi temi. Non è una vittoria di parte, è una vittoria dell'intero Paese, della quale voglio ringraziare pubblicamente la Premier Giorgia Meloni e la segretaria Elly Schlein perché hanno facilitato le intese ai vertici, dimostrando che sui diritti fondamentali le sanno unirsi, anche in una stagione politica di forti contrapposizioni; le relatrici Di Biase e Varchi, per il dialogo costruttivo e la capacità di sintesi, che ha reso possibile questo testo condiviso; la capogruppo Chiara Braga, che so aver seguito ogni passaggio con tenacia e con attenzione; il Ministro Eugenia Roccella per il contributo essenziale del Ministero per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, che ha portato avanti la trattativa con sensibilità istituzionale; tutto il mondo dell'associazionismo, che, in tutti questi anni, ha portato avanti queste battaglie con passione e ostinazione, battaglie di cui oggi raccogliamo i frutti in Parlamento, e, naturalmente, tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione, che hanno anteposto il bene comune alle divisioni ideologiche.
Mi piace ricordare e riconoscere che, in un contesto più generale, questo emendamento si inserisce nel quadro di una costante attenzione di questo Governo al contrasto della violenza di genere, in un'azione, sistematica e continua, di aggiornamento delle norme. Penso all'ultimo disegno di legge, approvato il 7 marzo del 2025 in Consiglio dei ministri e che approveremo alla Camera la prossima settimana, che introduce il delitto di femminicidio come reato autonomo, punito con l'ergastolo quando l'omicidio è commesso per discriminazione o odio verso la donna o per reprimere i suoi diritti e la sua personalità. E sono state importanti le parole pronunciate dalla Premier Giorgia Meloni, quando ha sottolineato come l'introduzione del reato di femminicidio sia stato un passo decisivo nell'azione di sistema, avviata fin dall'insediamento del Governo, contro una piaga intollerabile, che chiede e richiede non soltanto pene severe, ma un mutamento culturale nelle relazioni uomo-donna.
Un approccio trasversale, quello che è stato messo in campo da questo Governo, che non posso non condividere, perché è lo stesso approccio che io ho avuto quando ho ricoperto il ruolo di Ministro per le Pari opportunità: un'azione decisa, dal penale alla sensibilizzazione, passando per la promozione dell'autonomia economica delle donne per spezzare le catene della dipendenza economica, che spesso alimentano il ciclo della violenza. Allora, in queste ore, alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Parlamento italiano manda un messaggio inequivocabile: il consenso non è un dettaglio, è un diritto fondamentale revocabile, personale, libero, consapevole. Ora a definirlo è una legge e, con questa legge, cambiano i processi, le sentenze, la cultura e le condanne.
Annuncio il voto favorevole di Noi Moderati a questa proposta di legge e chiedo a quest'Aula di approvarla con convinzione e di farlo per tutte le donne che sono state umiliate, che non hanno avuto voce e per un'Italia più giusta, più sicura e più europea .
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, saluto la delegazione delle studentesse e degli studenti dell'Università degli studi di Roma “La Sapienza”, che frequentano la facoltà di giurisprudenza. Benvenuti, soprattutto in questa giornata, alla Camera dei deputati Così come salutiamo le studentesse e gli studenti del liceo “Gaio Valerio Catullo”. Arrivano da Monterotondo, provincia di Roma, e anche loro oggi sono in visita alla Camera dei deputati. Benvenuti a tutti .
Andiamo avanti con le dichiarazioni di voto finale. Ha chiesto di parlare l'onorevole Elena Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Governo, colleghe e colleghi, oggi il Paese fa un passo avanti importante, necessario, sulla strada della legislazione positiva per il contrasto alla violenza maschile contro le donne, dando, tra l'altro, ulteriore compimento al recepimento della Convenzione del Consiglio d'Europa, la cosiddetta Convenzione di Istanbul, che, sebbene è stata ratificata nel 2013 dal nostro Paese (uno dei primi Paesi che l'ha ratificata), ancora attende un pieno e completo recepimento. Ma va dato atto alle nostre istituzioni che, in questi anni, passo dopo passo, questo recepimento si sta realizzando e compiendo, anche nell'inserimento nella legislazione italiana, in coerenza, ovviamente, con quella europea.
Ma, oltre a questo dato importante di natura istituzionale e legislativa, vorrei soffermarmi sul fatto che oggi, in quest'Aula, nel nostro voto, troveranno la risposta quei drammi vissuti da tante donne e da tante ragazze - di cui abbiamo sentito i nomi, ma di cui, invece, tanti nomi sono stati nascosti - che sono state violentate, che sono state abusate e a cui l'opinione pubblica, e talvolta anche le istituzioni, lo Stato ha detto: in fondo ve la siete cercata Ve la siete cercata perché avevate lasciato intendere; ve la siete cercata perché, in fondo, non avete detto “no”; ve la siete cercata perché vi siete messe nelle condizioni di poter essere violentate, aggredite e abusate sessualmente; una violenza agita come risposta a una violenza ulteriormente subita da queste donne; quindi, una violenza che noi agiamo anche in questo giudizio. Da oggi, dall'approvazione di questa legge, dall'entrata in vigore di questa legge, quando diventerà legge dello Stato, questo non sarà più possibile, perché sarà chiaro e netto il distinguo tra ciò che è il “sì” consapevole e consenziente di una donna e cosa invece è violenza, stupro, abuso.
Questo, tra l'altro, lasciatemi dire, ha un effetto particolarmente rilevante se aggiornato anche alla situazione di oggi.
Noi non ci rendiamo conto dei rischi enormi che le nostre figlie, le ragazze giovani vivono, anche nei contesti dei luoghi vissuti tra pari, a causa della presenza anche di quelle sostanze stupefacenti che possono andare a inibire, in qualche modo, la consapevolezza e il consenso. Non li cito i fatti di cronaca in questa direzione, ma chiediamo alla coscienza di noi stessi se, di fronte a quei fatti, in fondo, davvero non si insinua nell'opinione pubblica l'idea che c'è qualcosa di malato in quella ragazza vittima. Questo è un atto di violenza che noi non possiamo più permetterci di tollerare. Non possiamo più permetterci di tollerare il dubbio che, in fondo, qualcosa di sbagliato ci sia nella vittima.
Quello che è sbagliato è la prevaricazione del possesso, da parte della dimensione maschile rispetto a quella femminile, che, nella dimensione sessuale, ha uno dei suoi apici di espressione più odiosa, drammatica e anticostituzionale. Ciò che la nostra Costituzione deve continuare a ricordarci va ripudiato con forza, senza se, senza ma e senza alcuna ambiguità.
Io vorrei anche soffermarmi sulla scelta legislativa, che è anche quella di sintesi a cui si è arrivati: quel consenso attuale e libero. Mi colpiscono questi due aggettivi: l'elemento dell'attuale e l'elemento della libertà. Sono due parole che, nel corso della storia della nostra Repubblica, hanno accompagnato costantemente l'azione di contrasto alla violenza nel nostro Paese contro le donne. La libertà è la vera arma contro la violenza, ciò che rende le donne libere di dire “sì”, quando è un sì, e di dire “no”, quando è no, ma anche di poter scegliere se dire “sì” o dire “no”, cosa che purtroppo oggi non accade.
Qui i fattori sono molteplici, non sono oggetto di questa legge, ma ne abbiamo parlato più volte: il tema dell'indipendenza economica, il tema della certezza dell'essere protette dall'attacco, poi, dell'uomo violento, il tema della certezza della punibilità della pena, il tema della presa in carico della loro solitudine e dei loro figli. Ecco, questo elemento dell'essere libere, che ha accompagnato tante campagne contro la violenza sulle donne, anche quella che è in campo quest'anno, racconta esattamente l'elemento principe a cui noi dobbiamo tendere con forza.
L'altro elemento è quello dell'attuale. Ricorda, in modo molto netto, quel “di fatto” della nostra Costituzione nell'articolo 3. La parità di genere chiede di essere non solo annunciata e proclamata, ma anche resa fattivamente, fattualmente efficace. È anche in quella attuale, cioè quel “di fatto”, quel “di fatto” di un consenso che sia veramente libero, consapevole e che, quindi, abbia una dignità di essere riconosciuto come atto della donna voluto dalla donna. Quel “di fatto” è la grande sfida che, sulla parità di genere e sul contrasto alla violenza contro le donne, dobbiamo continuare a perseguire.
Mi conceda, Presidente, anche un passaggio che riguarda il metodo con cui si è arrivati a questa legge, che ovviamente comprende, innanzitutto, i ringraziamenti a chi l'ha voluta, dalla Presidente Boldrini, che si è battuta con forza su questo tema e che ci ha coinvolto anche in appelli pubblici che abbiamo condiviso e sottoscritto, a tutte le altre colleghe che hanno voluto presentare questa proposta di legge; ringrazio davvero di cuore le relatrici, la collega Di Biase e la collega Varchi, che si sono fatte carico di questo passaggio di sintesi condivisa tra tutti i gruppi parlamentari. Sono già state richiamate la Presidente Meloni e la segretaria Schlein.
Mi lasci dire, Presidente, ho richiamato il nome di tante donne. Tra l'altro, è un caso, ma io intervengo come terza, adesso, in qualche modo, anche in ordine cronologico, di ex Ministre che hanno avuto la delega proprio su questi temi, nell'intervento in quest'Aula, a dar conto che, sulla violenza contro le donne, c'è una Repubblica, c'è un Paese intero che si sa unire per dare risposte che siano efficaci, consistenti e strutturali .
È sulla violenza contro le donne che il nostro Paese ha saputo ritrovare quell'anima e quello spirito costituente che oggi ci porterà, mi auguro, a confermare un voto unanime su questo importante provvedimento, così come su quello che arriverà la settimana prossima per l'introduzione del reato di femminicidio.
Ecco, credo che dovremmo anche farci carico di assumere questo stesso spirito costituente in tutte le altre parti che riguardano la violenza contro le donne e le grandi sfide che il nostro Paese ha davanti. Facciamolo con quello stesso spirito che le 21 madri Costituenti hanno fatto nascere in quest'Aula, imponendo quel “di fatto” e quella libertà da garantire nella nostra Costituzione, che oggi trova una sintesi rinnovata in questa nuova scelta, che si aggiunge alle tante scelte, anche all'unanimità, che abbiamo assunto nel corso delle varie legislature, e assumiamo la responsabilità, anche da donne, proprio nella responsabilità che abbiamo verso le donne che ci guardano, di dire che le donne non le lasciamo mai sole, ma che sappiamo prenderci, da donne, la responsabilità di essere protagoniste di rianimare la nostra Repubblica con un nuovo spirito costituente. Grazie, Presidente, e ovviamente con questa mia dichiarazione annuncio il voto favorevole del gruppo di Azione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, annuncio, fin da subito, che il nostro gruppo esprimerà un voto favorevole su questo provvedimento. Lo facciamo con la consapevolezza che oggi non stiamo semplicemente modificando una norma del codice penale, ma stiamo facendo un ulteriore passo in avanti in un lungo percorso di liberazione e di giustizia per le donne, per tutte le persone, per la nostra democrazia.
Fino al 1996, neppure trent'anni fa, la violenza sessuale in Italia non era un reato contro la persona, ma contro la moralità pubblica e il buon costume. Il corpo delle donne, la loro libertà, il loro desiderio non erano al centro della tutela penale. Al centro c'era un'idea astratta di decenza, di ordine sociale, di onore. È con la legge n. 66 del 1996, grazie alla mobilitazione straordinaria del Movimento delle donne che dobbiamo ringraziare ogni giorno per i risultati che ha conseguito e per la trasformazione culturale che ha impresso a questo Paese, che si è finalmente affermato che la violenza sessuale è un crimine contro la persona. È stato un cambiamento epocale che ha inciso sul codice, ma anche sull'immaginario collettivo.
E, tuttavia, colleghe e colleghi, sappiamo che quel passaggio non è bastato e per questo oggi siamo qui, perché troppo spesso, in questi anni, ha continuato ad essere processata la vittima nei tribunali e sui media per come era vestita, per quanto aveva bevuto, per la sua vita affettiva e sessuale, per la sua libertà.
Abbiamo letto e ascoltato sentenze e commenti che, ancora oggi, costruiscono sospetto intorno al comportamento della donna, come se la responsabilità della violenza fosse sempre, in qualche modo, un po' della donna stessa. Si chiama vittimizzazione secondaria ed è ciò che dobbiamo cancellare dalla nostra cultura - cancellare! -, affermando in ogni luogo che la vergogna deve cambiare lato ! La vergogna deve passare dal lato degli stupratori e non dal lato delle donne che hanno subito violenza.
L'articolo 609- del codice penale, che oggi andiamo a riscrivere, manteneva un'impostazione sbilanciata. La violenza sessuale era legata, prima di tutto, alla prova della forza, della minaccia, dell'inganno, dell'abuso di autorità. Eppure, dal 2013, il nostro Paese ha ratificato la Convenzione di Istanbul, che è molto chiara: lo stupro è un rapporto sessuale senza consenso. Non è la forza a definire il reato, ma è l'assenza di un consenso libero. È il corpo che dice “no” oppure che non può dire di “sì”. Non lo dice soltanto la Convenzione. Ce lo hanno ricordato, in più occasioni, la Corte europea dei diritti umani e il gruppo di esperte GREVIO, che monitora l'attuazione della Convenzione. Ci è stato chiesto esplicitamente di modificare la nostra legislazione e di basarla sulla nozione di consenso prestato liberamente.
Oggi, finalmente, con questo testo rispondiamo a quell'appello e lo facciamo in modo , con il dovere di ringraziare chi ha lavorato a questo risultato. La modifica dell'articolo 609- introduce, in modo esplicito, il consenso libero e attuale. È un concetto importante, vuol dire alcune cose molto semplici, ma, allo stesso tempo, molto profonde: primo, che qualunque atto sessuale compiuto senza il consenso della persona coinvolta costituisce violenza sessuale; secondo, che il consenso non è un dato presunto, non è mai definitivo, non è una volta per tutte, è una scelta che deve essere presente, attuale e revocabile in ogni momento; terzo, che non si chiede più alla vittima di dimostrare di essersi ribellata abbastanza , di aver urlato, di aver graffiato, opposto una resistenza fisica addirittura eroica. In altre parole, il baricentro si sposta.
Non è più la vittima a dover dimostrare il proprio “no”, ma è l'autore a dover rispondere dell'assenza di un “sì” chiaro, volontario e consapevole. Questo è il significato politico e culturale di una formula che, in questi anni, è risuonata forte in tutte le piazze femministe d'Europa: solo “sì” è “sì” . D'ora in poi, la legge prevede che rischia la reclusione chiunque compia, faccia compiere o subire atti sessuali senza il consenso libero e attuale dell'altra persona. Non si tratta di criminalizzare la sessualità, come alcuni hanno scritto anche in queste ore; al contrario, si tratta di affermare che la sessualità, per essere tale, deve basarsi sulla libertà, sul desiderio reciproco e sul rispetto.
Colleghi e colleghe, solo “sì” è “sì”. Non è una norma contro gli uomini, come appunto alcuni, purtroppo, hanno persino scritto in questi anni. È una norma che tutela tutte e tutti, che mette al centro la libera autodeterminazione delle donne e degli uomini. È una norma che dice, una volta per tutte, che il corpo non è mai una proprietà di un altro: non lo è dentro la coppia, non lo è dentro il matrimonio, non lo è dentro nessuna relazione di potere .
Con questo voto noi mandiamo un messaggio alle donne che hanno subito violenza e che spesso non hanno trovato ascolto, credibilità e giustizia dallo Stato. Diciamo loro: vi abbiamo ascoltate, abbiamo imparato dalle vostre storie, le vostre battaglie finalmente cambiano la legge. Però, Presidente, colleghi e colleghe, sarebbe ipocrita fermarci qui. Non possiamo raccontarci che il solo inasprimento o la sola riforma delle norme penali siano sufficienti ad abbattere la violenza maschile contro le donne.
Lo dicono i dati e lo dicono anche le ricerche. Una recente, intitolata “Perché non accada”, realizzata da ActionAid insieme all'Osservatorio di Pavia e a B2Research, ci dice che in Italia sono ancora moltissimi gli uomini e i ragazzi che giustificano, minimizzano o considerano accettabili comportamenti di controllo e violenza, dal controllo del conto corrente a quello del telefono, fino ad arrivare alle aggressioni verbali e fisiche per gelosia. Accanto a segnali importanti di cambiamento sopravvive un retaggio profondo di patriarcato, che attraversa le generazioni.
Va riconosciuto da tutta quest'Aula: il patriarcato non solo esiste, ma è la struttura culturale che soggiace alle nostre relazioni , quella che dobbiamo cambiare e che dobbiamo demolire. Anche i dati europei sulla parità di genere ci raccontano un'Italia che continua a stare indietro. Il nostro Paese è sotto la media europea per uguaglianza di genere e occupa ancora posizioni troppo basse nelle classifiche internazionali per partecipazione economica e presenza femminile nei luoghi decisionali.
Non sono soltanto numeri astratti, sono la fotografia di un contesto in cui le diseguaglianze di potere, di tempo e di reddito rendono più facile che la violenza si manifesti e resti impunita. Per questo, mentre votiamo con convinzione questa legge, diciamo con altrettanta chiarezza che non basta. Servono politiche strutturali di prevenzione, serve l'educazione al rispetto e all'affettività nelle scuole, servono investimenti stabili nei centri antiviolenza e nelle case rifugio, serve la formazione obbligatoria e continua per chi opera nella giustizia, nelle Forze dell'ordine, nella sanità. Servono misure concrete per l'autonomia economica delle donne, a partire dal lavoro, dal salario e dai servizi di cura.
Voglio dirlo con molta nettezza, Presidente: nessuna prevenzione reale è possibile se non si difende la scuola come luogo di libertà e di educazione critica è indispensabile. Faccio appello a tutta l'Aula per respingere con decisione il provvedimento del Ministro Valditara , che limita i progetti di educazione sessuo-affettiva, riduce gli spazi di confronto e prova, ancora una volta, a colpire proprio quei percorsi di educazione al rispetto, all'affettività e alla sessualità che sono essenziali…
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). …per prevenire la violenza. La prevenzione non è un corollario, è il cuore di una politica femminista e democratica contro la violenza. Quindi, noi voteremo a favore, ma lo facciamo con la speranza che questo Parlamento sappia essere, non soltanto nei giorni delle emergenze mediatiche, il 25 novembre, ma ogni giorno, all'altezza delle aspettative di giustizia e di libertà che ci vengono dalle donne di questo Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Oggi compiamo senza dubbio e scriviamo una pagina importante, perché introduciamo, all'interno del nostro ordinamento, il consenso e la mancanza di consenso come violenza. Andiamo a scardinare un principio, ribaltiamo il paradigma per cui bisogna dimostrare che c'è stata costrizione e violenza per dimostrare che quell'atto sessuale è stata una violenza. Ribaltiamo il principio dicendo che invece no, è la mancanza stessa di consenso la prova che quell'atto sessuale è una violenza.
Nel farlo, mi preme ringraziare il ruolo delle opposizioni, perché questa proposta di legge, che oggi approviamo, nasce dall'iniziativa della deputata Boldrini, che ringrazio, della deputata Ascari e dalla proposta di legge che io stessa ho presentato. Sono contenta che tutto il Parlamento abbia voluto convergere su questa importante modifica, che il nostro ordinamento aspettava da tempo.
Il consenso non è qualcosa, però, che, scrivendolo nero su bianco su una legge, automaticamente diventa realtà, diventa cultura nel nostro Paese, anche se, ovviamente, avendolo inserito nell'ordinamento, introduciamo un passo importante affinché si vada in questa direzione. Il consenso, però, non è soltanto il fatto che “no” vuol dire “no”. Certo, “no” vuol dire “no” e non c'è nessun “no” al mondo che voglia dire “sì”.
I “no” vanno rispettati, ma con questa legge quello che diciamo è che il “sì” è necessario, che il consenso è necessario, che il silenzio e che rimanere pietrificate dalla paura davanti a una violenza senza consenso, quella è violenza. Il silenzio mai può essere interpretato come assenso, mai può giustificare un atto sessuale. Ho sentito in questi giorni, ho letto in questi giorni, spesso, che questa proposta di legge, questa modifica, adesso ci obbligherebbe a firmare i contratti prima di avere un atto sessuale; che non basta firmarlo prima, ma anche durante e poi dopo. No.
Vedete, le persone che lo dicevano probabilmente sono le stesse che però non si sono mai chieste come mai non sia stato riconosciuto come violenza il fatto che un maggiorenne, un uomo adulto abbia palpeggiato una minore, e non sia stata ritenuta violenza perché è durato meno di 15 secondi. Sono le stesse persone che non si sono chieste se fosse giusto che una persona che ha detto “no” dopo 20 secondi a un suo collega che la toccava non abbia avuto giustizia; che non si sono chieste perché sia stata negata giustizia a una ragazza perché, secondo il giudice, avrebbe dovuto sapere a cosa andava incontro sapendo cos'è un atto sessuale.
Ebbene, noi invece ce lo siamo chiesti, abbiamo lottato, non ci siamo fermati perché ci sembra un'ingiustizia, ed è per questo che abbiamo voluto fortemente che all'interno dell'ordinamento del nostro Paese la mancanza del consenso fosse riconosciuta come violenza. Vedete, oltre all'ordinamento, dobbiamo chiederci anche cosa sta accadendo e dobbiamo chiederci, a proposito del consenso, della cultura del consenso, cosa stiamo facendo per far sì che sia radicata all'interno del nostro Paese? Cosa stiamo facendo per combattere quei dati preoccupanti che, per esempio, la Fondazione Libellula ha presentato circa un anno fa e che parlano di una grave, di una preoccupante regressione tra gli adolescenti?
Sono dati secondo i quali, addirittura, alcuni adolescenti maschi - una grande fetta importante - pensano che la parità di genere sia qualcosa che non va bene, che li colpisce personalmente, che scredita gli uomini e che ci sono adolescenti, uno su cinque, che non riconoscono la violenza, che sono vittime di relazioni tossiche, di rapporti manipolatori e violenti e non riconoscono la violenza. Se non vi bastassero i dati, basterebbe anche soltanto scrollare qualche video sul vostro cellulare e guardare come alcuni casi di gelosia, di possesso e di prevaricazione vengono, invece, legittimati come rapporti d'amore. Questa cosa noi la dobbiamo combattere fortemente e l'unico modo per combatterla è portare l'educazione sessuo-affettiva all'interno delle scuole.
È per questo - scusatemi, colleghe; scusatemi, colleghi - che oggi sono costretta a rompere quest'idillio, perché se oggi siamo tutte e tutti uniti su questa proposta di legge sappiamo che, purtroppo, nella lotta alla cultura patriarcale, sistemica, strutturale non siamo alleate . Non siamo alleate perché, se oggi approviamo questa proposta di legge, stiamo parallelamente non approvando quello sull'educazione sessuo-affettiva strutturale nelle scuole, approvando, invece, il consenso informato delle famiglie. Stiamo, quindi, negando a quelle situazioni, in cui magari ci sarebbe più bisogno di intervenire, in cui ci sarebbe più bisogno di una cultura che va a smontare quei pregiudizi e che va a smontare quella cultura violenta e patriarcale, l'accesso a un'educazione sessuo-affettiva, che è lo strumento principale con cui combattere le violenze.
Allora, non c'è solo questo chiaramente. Da un lato c'è l'educazione sessuo-affettiva, dall'altro lato c'è una mancanza di dati e, purtroppo, oggi avevo proposto un impegno al Governo che è stato rifiutato. Guardate che i dati che abbiamo a disposizione sono dati che non bastano, perché abbiamo bisogno di dati accessibili, di dati che ci raccontino quello che sta succedendo, altrimenti le nostre decisioni non avranno mai un orizzonte preciso. Abbiamo bisogno di dati perché i dati danno visibilità alle violenze che accadono, dati aggiornati, dati puntuali, dati che vengono pubblicati e che raccontano quali sono le storie che ci sono dietro e raccontano quello che sta accadendo e come stanno evolvendo le violenze.
Allora, rilancio l'iniziativa #DatiBeneComune, lanciata da una rete, lanciata da D.i.Re - Donne in rete contro la violenza -, lanciata da Period Think Thank, e ringrazio anche il lavoro di professioniste, come Donata Columbro, che si battono per avere dati sui femminicidi, che sono essenziali per combattere le violenze di genere.
E, ancora, la formazione di operatori e operatrici. Non sfuggirà a nessuno che, tra i femminicidi più cruenti che abbiamo letto negli ultimi mesi, che sono sempre più frequenti, ci sono i casi di chi ha denunciato dieci volte, di chi ha avuto otto volte la Polizia a casa. Ebbene, dopo dieci denunce e dopo aver chiamato per ben otto volte la Polizia e le Forze dell'ordine, non è stata salvata: Nicoletta è stata uccisa. Per Pamela non è scattato il codice rosso nonostante avesse testimoniato di aver paura di essere uccisa e potrei continuare ancora. Quindi, è necessario che ci sia una formazione di tutti gli operatori e le operatrici che fanno parte dei percorsi di fuoriuscita dalle violenze e di denuncia delle violenze. Ancora, bisogna rafforzare gli strumenti per chi denuncia, affinché nessuna si ritrovi, come è successo, invece, e come è stato raccontato, a dover lasciare la casa in cui stava e a trovarsi sul lastrico, portata via perché ha denunciato il suo , il suo compagno violento, perché ci sono donne che, ancora oggi, si vedono portare via i figli dopo aver denunciato il proprio compagno violento.
Allora, vado a conclusione. Io sono contenta se oggi ci troviamo tutti e tutte uniti nell'introdurre all'interno della nostra legislazione e del nostro ordinamento la mancanza di consenso come violenza. Stiamo scrivendo una pagina importante, però, perdonatemi, non è possibile agire soltanto dopo che una violenza è stata commessa. Mancano tutti gli strumenti preventivi e su quelli, purtroppo, questo Governo è completamente assente , questo Governo che chiama la lotta alla cultura patriarcale quasi come un vezzo ideologico e un ostacolo, come disse il Ministro Valditara, o ancora oggi come ci suggerisce il Ministro Nordio: quando il braccialetto non funziona, ebbene correte in chiesa e andate a ripararvi da qualche parte. E ci pensa la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a dirci che per il 25 novembre ci sarà una grandissima iniziativa, una corsa contro le violenze, così ci alleniamo e in chiesa ci arriviamo prima per andarci a riparare, visto che altri strumenti questo Governo non li sta dando Allora, Presidente…
GILDA SPORTIELLO(M5S). …va bene oggi: voteremo tutti compatti e tutte compatte a favore di questa introduzione. Però, bisogna fare tutto il resto, perché altrimenti le violenze di genere non si combatteranno mai .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Patrizia Marrocco. Ne ha facoltà.
PATRIZIA MARROCCO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghe, colleghi, oggi sentiamo il peso di una parola che spesso resta sospesa nell'aria, come un nodo in gola difficile da mandare via: violenza. È una parola che non fa rumore, ma è una parola che fa tremare, una parola che entra nelle vite delle persone e le divide tra un prima e un dopo. La violenza sessuale è questo: una frattura profonda, un confine violato, un corpo che non è mai stato ascoltato. Quando questo accade, quella persona resta segnata e resta segnata per sempre, non solo nella memoria ma nel modo in cui respira, nel modo in cui vive e nel modo in cui si fida. Per questo la scelta che facciamo oggi non è una scelta tecnica, non è una scelta politica, è profondamente umana. Il provvedimento che votiamo nasce da questo sguardo umano, dalla consapevolezza che il consenso non è un dettaglio giuridico, ma è il confine più semplice e più sacro della libertà di una persona. È riconoscere che la violenza non sempre ha la forma fisica, non sempre arriva con urla o con lividi, ma a volte arriva con un silenzio che paralizza, con una paura che toglie la voce e con un'immobilizzazione che spegne ogni possibilità di scelta. Vedete, colleghi, la violenza non sempre riguarda solo le donne, ma riguarda anche gli uomini: ragazzi resi ancora più silenziosi, resi ancora più invisibili, chi dall'età, chi anche dalle scelte personali e private. Quindi, oggi anche a loro deve andare tutto il nostro sostegno, perché la violenza non ha differenza di genere. Dunque, un “sì” deve essere libero, deve essere chiaro e deve essere possibile. Quel “sì” che non c'è, anche se non c'è resistenza, anche se non c'è grido, anche se non c'è relazione, è una violenza.
In Commissione giustizia abbiamo lavorato insieme ascoltandoci, abbiamo unito sensibilità politiche diverse, ma soprattutto abbiamo unito sensibilità umane, perché davanti al dolore non ci sono maggioranze e opposizioni, ci sono delle persone, persone che meritano di essere credute, protette e rispettate. Oggi penso a chi, per anni, si è chiesto perché non ho detto “no”, perché non ho reagito e la risposta è semplice e terribile: quando hai paura non scegli, sopravvivi.
A chi ha portato questa colpa ingiusta sulle spalle, oggi finalmente possiamo dire: non è colpa tua, non lo è mai stata. La legge che votiamo non cancellerà ciò che è accaduto, ma può cambiare il modo in cui la nostra società lo guarda. Può dare alle vittime la sensazione che lo Stato è dalla loro parte, che la loro voce conta, che il loro silenzio non sarà più un equivoco, che il loro corpo non sarà mai più un territorio senza confini. Oggi non votiamo solo una riforma, oggi affermiamo un principio che deve guidare ogni democrazia: la dignità umana è inviolabile e lo Stato ha il diritto di proteggerla.
Con questo voto ribadiamo che nessuno può essere lasciato solo di fronte alla violenza, che i diritti fondamentali non sono negoziabili, che la libertà personale è la prima legge della Repubblica e che davanti alle fragilità, alla forza delle vittime, questo Parlamento oggi sceglie la strada più alta, quella della responsabilità, della giustizia e della protezione. Sceglie l'unanimità, sceglie di essere unito.
Vedete, colleghi, la storia della politica italiana contro la violenza sulle donne mostra una continuità significativa nel tempo. Diversi passaggi legislativi fondamentali - la legge sullo , le aggravanti sui reati di violenza, il codice rosso fino alle norme sulla rappresentanza di genere - sono stati approvati con contributi trasversali, quindi che vanno oltre la distinzione tra maggioranza e opposizione. Lo stiamo facendo anche oggi.
E a chi, anche oggi, ha voluto sottolineare che siamo lontani da un'educazione culturale rispondiamo che molti di questi provvedimenti partono dai Governi di centrodestra e portano la firma di Forza Italia . Quindi, con profondo rispetto, con autentica umanità, con la consapevolezza della portata morale di questo provvedimento, annuncio il voto favorevole di Forza Italia-Berlusconi Presidente .
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, mi raccomando, in Aula sapete che foto e video non si possono fare.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Matone. Ne ha facoltà.
SIMONETTA MATONE(LEGA). Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti. Parlare di violenza sessuale e di come verrà sanzionata con l'ultima modifica che, tra poco, convintamente e unitamente voteremo, impone però una sorta di viaggio all'indietro nella storia del nostro Paese, un viaggio nelle conquiste di civiltà, nella crescita del tasso di democrazia e nel rispetto dei diritti umani. E tutto questo passa attraverso il ruolo delle donne e le norme che le riguardano.
Posso dire, senza temere di essere smentita, che questo cammino è, sì, iniziato da lontano, ma ha una tappa fondamentale nel 1996, all'epoca con il Governo Berlusconi, ed è iniziato con l'unificazione di alcune fattispecie distinte: la violenza carnale, la congiunzione carnale commessa con abuso della qualità di pubblico ufficiale e gli atti di libidine violenti. Tutte fattispecie collocate purtroppo, all'epoca, nell'ambito dei delitti contro la moralità pubblica e il buon costume. Ogni norma è lo specchio di un'epoca e questa norma fotografava perfettamente cosa si pensasse di questo tipo di reati. L'articolo 609-, invece, operò un cambio di prospettiva radicale, trasformando il reato da reato contro la persona a reato contro la libertà dell'individuo di autodeterminarsi.
Anche la giurisprudenza ha fatto il suo dovere. Perché lo dico? Perché per la giurisprudenza non necessariamente, da quell'epoca in poi, lo scopo libidinoso o la soddisfazione sessuale dell'agente era necessario, ma bastava la semplice volontà di invadere la sfera della libertà sessuale di una persona non consenziente. Anche qui assistiamo a un allargamento, perché lo stesso atto sessuale non riguardava più soltanto il perimetro corporeo, ma allargava il tutto al contesto in cui l'azione si svolgeva. E si è affermato che la violenza non era solo quella fisica, ma anche quella insidiosa per la rapidità dell'azione, e l'abuso di autorità si è allargato, per la giurisprudenza, fino a ricomprendere qualsiasi persona dotata di un potere autoritativo. Quindi, la giurisprudenza è andata avanti dicendo che anche nei rapporti privatistici esisteva questa subordinazione di tipo autoritario e, quindi, il cammino era spianato per una condanna.
Con il codice rosso, nel 2019 assistiamo a un aumento della pena edittale da 6 a 12 anni, ma anche all'introduzione di una diminuzione di pena, possibile non oltre i due terzi. Anche questo è un qualcosa di estremamente equilibrato, perché ogni fattispecie di violenza sessuale è diversa dall'altra e ogni volta il giudice si deve porre nelle condizioni di valutare il contesto e il soggetto che ha davanti.
Ora, con questa proposta di legge cosa cambia? Cambia tutto, perché il nucleo centrale diventa il consenso. Noi abbiamo tre commi: nel primo si introduce il concetto di consenso, in linea con quello che la Convenzione di Istanbul aveva detto e che era rimasto inascoltato: libertà e attualità del consenso, che diventano l'unico elemento per qualificare la fattispecie. Qualunque atto sessuale che non lo comprende integra il delitto di violenza sessuale. Elenco le condotte possibili, perché oggi ho sentito interventi molto belli, molto politici, ma, per una volta, non tecnici. Il primo elemento è compiere atti sessuali su un'altra persona, il secondo far compiere atti sessuali ad un'altra persona, il terzo far subire atti sessuali ad un'altra persona, e restano ferme la violenza sessuale per costrizione e la violenza sessuale per induzione. La novità è costituita dalle condizioni di particolare vulnerabilità. Cosa sono queste? Sono le condizioni familiari, individuali e contestuali, che vanno tutte attentamente valutate. Tutto questo lo aveva già detto la giurisprudenza nel corso di questi anni e questa legge, per fortuna, ha integralmente recepito questo percorso giurisprudenziale.
Io vorrei ricordare a chi ci ascolta, ma senza polemiche, che tutte le conquiste di civiltà che riguardano le donne sono maturate con Governi di un certo tipo. Perché lo dico? Perché, se andate a guardare la cronologia - la modifica della violenza sessuale, il codice rosso, le aggravanti del 2019, la legge sullo , cioè gli atti persecutori, il Garante per l'infanzia, la pedopornografia -, sono tutte conquiste che sono state da voi condivise , ma partite da questa parte dell'emiciclo, e lo dico senza essere smentita. Ogni volta che vengo invitata a convegni su questo tema, faccio l'elenco cronologico. Perché? Perché non potete dire che non è vero.
Ora, torniamo alla Cassazione. La Cassazione ha già detto che non serve una manifestazione di dissenso, ma basta un'assenza di consenso non espresso neppure tacitamente. La Cassazione ha già detto che il consenso deve perdurare per tutta la durata del rapporto, basta avere manifestato il dissenso all'inizio. Ora, il consenso come deve essere? Deve essere senza coercizione, senza pressioni, senza manipolazioni, senza intimidazione e senza sopraffazione nei confronti di un soggetto che si trova in una condizione di minorata difesa. Quindi non può essere più dedotto da circostanze o comportamenti, ma, per affermare la presenza di un atto-reato, siamo passati dalla centralità della coercizione al consenso, che, viceversa, diventa l'elemento centrale: è una svolta storica. Perché lo dico? Perché non sarà la vittima a dover provare la propria resistenza all'aggressore per dimostrare di essere stata violentata, ma l'imputato che dovrà dimostrare di aver avuto un consenso fermo, esplicito e che è rimasto tale per tutta la durata dell'atto. Il consenso esiste se l'altra persona ha detto “sì” in modo chiaro, deciso, inequivocabile e in condizioni di lucidità. Allora, il dubbio che viene è: ma verranno, quindi, condannati tutti e senza possibilità di provare la propria innocenza? No. Noi non siamo giustizialisti - perlomeno, noi della Lega -, noi siamo garantisti: noi non cerchiamo “un” colpevole, noi cerchiamo “il” colpevole; noi non vogliamo condanne esemplari, vogliamo condanne che corrispondano alla realtà.
Questo “sì” deve rimanere tale, deve rimanere attuale. Oggi come oggi, nei tribunali italiani, se la vittima non ha urlato, non è scappata perché, magari, è paralizzata dal terrore, in questo contesto inizia - ve lo posso assicurare per esperienza diretta - un calvario dalle conseguenze psicologiche devastanti. Arrivare a una condanna è un percorso ad ostacoli e la cosiddetta vittimizzazione secondaria non è un'invenzione di psichiatri e sociologi, è un dato costante ed è addirittura inevitabile… sono lieta che a Giachetti la violenza sulle donne non interessi. Dicevo, la cosiddetta vittimizzazione secondaria è un dato costante ed è addirittura inevitabile con la precedente formulazione. Finora il dissenso non esplicito diventava assenso, ma tutto questo viene da che cosa?
Viene - vorrei fare una citazione, una volta tanto, colta - da . Viene dall'di Ovidio, ma quella , quella forza, atteneva al gioco della seduzione tra uomo e donna e alla ritrosia e al pudore, qualità femminili considerate connaturate all'animo femminile. Nessun concetto fu più oltraggiato di questo ad uso e consumo di maschi violenti, avvocati scaltri e tribunali scellerati . Non c'è cosa più atroce che subire un torto gravissimo e non essere creduti. Se si è piccoli o molto giovani, questo mina alle fondamenta il tuo rapporto con le istituzioni e il tuo credere nelle istituzioni. Con questa norma noi riportiamo ordine, fiducia e tutela alle vittime incolpevoli. Quindi, la Lega-Salvini Premier esprime con convinzione il proprio “sì” alla proposta di legge .
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, saluto le studentesse, gli studenti e i professori del Liceo classico “Giovanni Siotto Pintor”, che arrivano da Cagliari e assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenuti alla Camera dei deputati .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Laura Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). . La ringrazio, signor Presidente. Colleghi e colleghe, tempo fa la corte d'appello di Torino ha assolto un uomo, condannato in primo grado per violenza sessuale a 2 anni e 2 mesi di reclusione, perché - cito, Presidente - dice la sentenza: “Non si può affatto escludere che al ragazzo la giovane abbia dato delle speranze, facendosi accompagnare in bagno, facendosi porgere i fazzoletti, tenendo la porta socchiusa”. E ancora: “Si trattenne in bagno senza chiudere la porta, così da far insorgere nell'uomo l'idea che questa fosse l'occasione propizia che la giovane gli stesse offrendo, dunque occasione che lui non si fece sfuggire”.
Nel 2019 il tribunale di Macerata aveva assolto un venticinquenne, all'epoca dei fatti, dall'accusa di violenza nei confronti di una diciassettenne con la motivazione che una ragazza che accetta di appartarsi in macchina con uno sconosciuto in tarda sera e di scambiare effusioni con lui deve sapere cosa aspettarsi, soprattutto se ha già avuto rapporti e dunque - cito - “è in condizione di immaginarsi possibili sviluppi della situazione”.
Un'altra sentenza con una motivazione incredibile è stata quella del tribunale di Busto Arsizio nel gennaio 2022, che ha escluso la sussistenza del reato perché la reazione della vittima di fronte alla violenza era durata soltanto 20 secondi.
Quante volte, signor Presidente, abbiamo letto di sentenze che dichiaravano l'imputato non colpevole del reato di violenza sessuale perché la donna non aveva reagito, non aveva gridato, non aveva respinto con forza l'aggressore, non aveva detto “no”. Insomma, la donna lo aveva lasciato fare. Sentenze che assolvevano stupratori, perché - cito - “se non c'è il dissenso, il fatto non sussiste” oppure “se manca il dissenso, non c'è violenza”. Ci sono montagne - dico montagne - di ricerche e di studi scientifici a dimostrare che la paura di fronte a un'aggressione, soprattutto di natura sessuale, può paralizzare la vittima, può bloccarla e può renderla incapace di reagire, così come una donna può trovarsi stordita o anche incosciente di fronte allo stupratore per aver assunto alcol o droghe, droghe, magari, per iniziativa dello stesso. Esiste - la conoscerà anche lei per averla letta nelle cronache - la cosiddetta “droga dello stupro”. Ma tutto questo si chiama paura, non consenso; si chiama paralisi, non consenso; si chiama momentanea incapacità di intendere, non consenso . Il consenso è un'altra cosa. Il consenso, secondo l'articolo 36, paragrafo 2, della Convenzione di Istanbul, che - lo ricordo - è legge dello Stato dal 2013, deve essere dato volontariamente, quale libera manifestazione della volontà della persona.
Questo lo ha ribadito più volte, come è stato menzionato oggi in quest'Aula, la Corte di cassazione, affermando che il consenso nei rapporti sessuali deve essere chiaro, esplicito e inequivocabile e - cito - “non può essere desunto dalla mancata espressione di un dissenso esplicito”. Questo è il punto di cui stiamo parlando. Deve, inoltre, sussistere al momento iniziale, deve permanere durante l'intero corso del compimento dell'atto sessuale e può essere in qualunque momento revocato.
Presidente, è sulla base di questi principi e partendo da queste definizioni della Cassazione e della Convenzione di Istanbul che ho elaborato e presentato la proposta di legge, a mia prima firma, alla quale altre sono state abbinate e che, insieme alle altre, è stata oggetto di discussione di numerose audizioni nella Commissione giustizia. Credo, a questo proposito, che vada veramente espresso un sincero ringraziamento ai giuristi, alle giuriste e alle associazioni che hanno accolto il nostro invito a esporre le loro opinioni sulla proposta in discussione e lo hanno fatto con grande competenza e quasi tutte le espressioni sono andate nella stessa identica direzione.
Consentitemi anche un ringraziamento particolare ad Amnesty International, che è stata promotrice di un'intensa campagna di opinione dal titolo esplicito: “Solo sì è sì”. È stata sicuramente importante l'interlocuzione su questo tema tra la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che voglio entrambe ringraziare , e decisivo è stato il confronto di merito tra le due relatrici, Michela Di Biase e Carolina Varchi , dal cui confronto è emerso il testo condiviso che è stato approvato con il voto unanime della Commissione giustizia e che tra poco voteremo in quest'Aula. Ci tengo a rivolgere un apprezzamento per il lavoro svolto alla capogruppo Chiara Braga , che ha sostenuto questa proposta di legge e anche il suo iter, e alla nostra relatrice Michela Di Biase, che è qui alle mie spalle .
È stato, Presidente, un lavoro di squadra tra donne, donne di diverso orientamento politico, una collaborazione che fa bene al Paese, perché quando c'è da combattere la violenza contro le donne essere avversarie non conta più . Unite si va dritte alla meta, questo è il punto: unite e dritte alla meta. Lo hanno già fatto in passato e dovremmo farlo noi molto più spesso, e lo dico anche alla Sottosegretaria qui presente, Matilde Siracusano, che anche lei è molto sensibile a questo tema.
Allora, con l'approvazione di questa legge sarà molto difficile, probabilmente impossibile, produrre sentenze tipo quelle che ho citato all'inizio, ma noi non abbiamo certo la pretesa di aver risolto con questa norma il tema della violenza degli uomini sulle donne, che ha radici profonde nella cultura del nostro Paese. Per questo riteniamo essenziale l'insegnamento al rispetto e l'insegnamento al consenso, all'affettività e alla sessualità nelle scuole fin dai primi anni .
Infine, Presidente, mi lasci chiarire un punto. Non serviranno, come sostiene una volgarissima e becera campagna di , una campagna di vera disinformazione, moduli da compilare o contratti da firmare prima di avere un rapporto sessuale. Tutto questo è falso. Falso! È falso ! L'unica cosa che serve è un “sì”, un “sì” libero, esplicito e attuale. Questo è quello che serve. È un principio di civiltà quello che introduciamo oggi, unendoci a 21 Paesi europei. Non è che siamo tra i primi. Da ultimi lo hanno fatto la Norvegia e la Francia, che hanno già scritto questo principio nei loro ordinamenti.
Concludo dicendo che questo passaggio noi lo dobbiamo: lo dobbiamo a tutte quelle donne che, non essendo state in grado di reagire all'aggressione sessuale, non sono state credute e, quindi, non hanno avuto giustizia. Questo non deve più accadere !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carolina Varchi. Ne ha facoltà.
MARIA CAROLINA VARCHI(FDI). Grazie, Presidente. Oggi, come ho già anticipato, scriviamo una pagina di buona prassi parlamentare perché abbiamo deciso di lasciar prevalere ciò che unisce rispetto a ciò che divide. Questo è stato possibile grazie alla generosità della presidente Boldrini che, con il senso istituzionale tipico di chi ha rappresentato le istituzioni ai massimi livelli, ha compreso che fosse più importante rinunciare a qualcosa per affermare un principio. Naturalmente lo ha fatto confortata, come detto, dal suo partito, dal suo gruppo parlamentare ai massimi livelli. La stessa sensibilità ha trovato nel centrodestra e, mi sia consentito, in Fratelli d'Italia che, finanche con il presidente del suo partito, ha deciso di lavorare coralmente affinché il buonsenso potesse prevalere e una norma così importante nel nostro ordinamento e nella società trovasse una riscrittura.
Presidente, ho ascoltato con grande interesse tutto il dibattito che, nei mesi in cui in Commissione abbiamo affrontato l'esame di questo provvedimento, si è svolto. Chi mi conosce sa che non mi sottraggo ai momenti di ironia però, al di là delle battute, c'è un tema più profondo che va analizzato e che rende questa riforma necessaria, con un testo che non è né inutile, né pericoloso.
Questa riforma era ormai necessaria e non più differibile, perché, da un lato, la necessità di adempiere alla ratifica della Convenzione di Istanbul e, dall'altro, una giurisprudenza ormai completamente scollata rispetto al dettato normativo imponevano al legislatore un'assunzione di responsabilità per ridefinire il perimetro della violenza sessuale. Perché siamo lontani millenni da quel “: non sto citando la collega Matone, bravissima, ma sto citando Ovidio anche io, Presidente, perché il concetto che era alla base di quella riforma, fatta ormai più di trent'anni fa, non può naturalmente tenere conto dell'evoluzione dei comportamenti sessuali nella nostra società. È ovvio che ciò accada ed è per questo che il nostro diritto penale è per ciò stesso diritto vivente e, in quanto vivente, periodicamente ha bisogno di un aggiustamento per renderlo aderente alla realtà che noi viviamo nella società e nelle aule di giustizia. Perché, poi, ha un senso tutto quello che noi facciamo se chi è chiamato ad applicare le leggi riesce a farlo seguendo l'intenzione del legislatore.
Qual è il bene giuridico che noi oggi andiamo a tutelare? Superato da decenni il limite della morale e del buon costume, è ora il momento di superare anche quella impostazione che metteva al centro la costrizione o la minaccia. Bisogna fare un ulteriore passo avanti e quel passo avanti si fa mettendo al centro il consenso che noi abbiamo scelto di definire - quando dico “noi” parlo di me e della collega Di Biase, con cui ho avuto il piacere di collaborare, che con me ha firmato l'emendamento che ha riscritto la proposta di legge che noi oggi approviamo - libero e attuale. In queste due parole c'è, secondo me, tutto quello che ci deve essere: non c'è una visione bigotta ma, al contrario, c'è la necessità di mettere al centro la libera autodeterminazione della persona, perché, Presidente, dalla libertà deriva la responsabilità. Solo nella misura in cui tu sei realmente libera ti assumi anche una responsabilità che l'ordinamento ti dà, che, da un lato, è ovvio, ma questo accade, mi permetto di dire, in tutti i reati… Ho letto tanti articoli che paventano denunce strumentali, che paventano il rischio di uomini trascinati inconsapevolmente in giudizio. Mi sento di dire, Presidente, che questo rischio non si corre, non solo perché dalla libera autodeterminazione deriva una responsabilità e le donne sapranno farsi carico di questa responsabilità, ma anche perché il nostro codice di rito prevede che, quando la persona offesa porta in giudizio un interesse economico, una richiesta di risarcimento, le sue dichiarazioni sono sottoposte giustamente a un vaglio ancor più penetrante del solito.
Quindi, se da un lato noi abbiamo il dovere di evitare la vittimizzazione secondaria, che ormai è una pena anche per la vittima, dall'altro siamo sicuri che da parte di nessun magistrato ci sarà una sentenza di condanna in assenza di prove. Però, quel diritto vivente andava necessariamente aggiornato onde evitare sentenze francamente difficili non solo da spiegare, ma anche da comprendere. Ne cito una su tutte, Presidente, che ha destato un clamore mediatico non indifferente: la sentenza sulla donna che indossava i jeans. Ne cito una su tutte, chi mi ha preceduto ne ha citate anche altre: sono sentenze che hanno generato confusione. Allora, questa riforma ha la pretesa di eliminare dal campo la confusione perché su un reato così delicato, che genera un allarme sociale che è diventato urgenza sociale - lo abbiamo detto nella nostra relazione - non ci può essere un dubbio interpretativo, non ci può essere una esagerata discrezionalità che si va a generare laddove una norma, per quasi trent'anni, non viene modificata nel suo punto focale.
Allora, questo consenso libero e attuale dovrà essere effettivo, non simulato, privo di vizi e dovrà soprattutto essere contemporaneo alla condotta: non potrà essere antecedente, non potrà essere successivo.
Abbiamo introdotto anche il concetto di particolare vulnerabilità e lo abbiamo fatto perché siamo convinti che al disvalore della condotta vada sommata una ulteriore riprovazione laddove ci si approfitti di persone che, momentaneamente, anche per l'uso o l'abuso di sostanze, si trovino in condizioni di particolare vulnerabilità: un concetto che era già presente nel nostro codice di rito e che abbiamo voluto introdurre anche in questa riforma.
Lo ribadisco: è una riforma che non è inutile e che non è pericolosa. È una riforma che, al contrario, si rendeva non più differibile, ormai necessaria, per evitare che davvero, come dice un proverbio, ogni testa diventasse tribunale, perché con una legge così ormai esageratamente scollata dalla realtà il rischio era veramente elevato. Ci sono una serie di comportamenti che nei decenni stanno subendo delle evoluzioni, delle modifiche: non sta a me dire se migliori o peggiori, però stanno cambiando.
Allora, tutti insieme abbiamo, secondo me, il dovere di trarre da questa esperienza un insegnamento e su questo credo di interpretare il pensiero della coalizione della quale faccio parte. Come è accaduto per questo provvedimento, il nostro Presidente del Consiglio, l'onorevole Giorgia Meloni, non si è sottratta alla necessità di trovare un punto di incontro e, quindi, tutte insieme abbiamo lavorato per giungere a questo punto d'incontro, come è stato raccontato da chi ha descritto i lavori parlamentari in Commissione, che si sono giovati, peraltro, di un'istruttoria ampia e articolata. Abbiamo ascoltato le associazioni che assistono le vittime di violenza, abbiamo ascoltato i magistrati che fanno le indagini e quelli che condannano o assolvono, abbiamo ascoltato gli avvocati e abbiamo ascoltato tutti coloro che andavano ascoltati.
Allora - e lo dico anche in risposta a qualche intervento che ho sentito oggi -, si prenda esempio da chi oggi ha rinunciato a una propria bandiera per far prevalere una norma di buonsenso , avviamo una stagione di riforme senza pregiudizio ideologico su questi temi. Ci troverete dalla parte delle donne, dalla parte della libertà, della libera autodeterminazione delle persone. Annuncio il voto favorevole di Fratelli d'Italia a questo provvedimento .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 1693-A: “Modifica dell'articolo 609- del codice penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso”.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Dichiaro così assorbite le abbinate proposte di legge n. 2151 e n. 2279.
PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito dell'esame dei successivi argomenti iscritti all'ordine del giorno della seduta odierna si intende rinviato alla prossima settimana. Conseguentemente, nella parte pomeridiana della seduta, avrà luogo unicamente lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
Per favore, colleghi, silenzio. Chi deve lasciare l'Aula lo faccia in silenzio. Noi non abbiamo finito. Prego, onorevole Pavanelli.
EMMA PAVANELLI(M5S). Sì, grazie Presidente. Sono qui a chiedere un'informativa urgente alla Presidente Meloni…
PRESIDENTE. Colleghi, vi ho pregato, per favore. Intanto non facciamo foto in Aula, per cortesia, perché altrimenti è un precedente e - capite - quando si dovesse ripetere sarebbe un problema. Chi deve abbandonare l'Aula lo faccia in silenzio. Prego.
EMMA PAVANELLI(M5S). Sì, grazie Presidente. Siamo qui a chiedere che venga a riferire urgentemente in quest'Aula la Presidente Meloni sulla questione dei dazi, una questione importantissima.
La Presidente aveva annunciato, nel mese di aprile, circa 25 miliardi per le nostre imprese. Non so se magari era un pesce d'aprile, però ad oggi questi fondi non sono arrivati , tant'è che il Ministro Giorgetti aveva detto: sì, cercheremo di rimodulare i fondi del PNRR e quelli di coesione per poter finanziare e aiutare le nostre imprese.
Ebbene, tutto questo non è accaduto. Sono passati mesi, stiamo vivendo 31 mesi, su 34, di crisi industriale, stiamo vivendo un momento enormemente critico per il nostro Paese dal punto di vista industriale, tant'è che in questo momento stanno già chiudendo imprese italiane che si stanno trasferendo negli Stati Uniti per non avere il problema dei dazi.
Ecco, quello che non volevamo vedere sta accadendo. E, allora, credo che sia importante che la Presidente venga qua, perché aveva promesso - tra l'altro, durante una riunione con tutte le parti sociali delle nostre industrie - che avrebbe messo questi soldi sul tavolo e invece non c'è niente. Sono passati otto mesi, non hanno stanziato nulla e in legge di bilancio, come abbiamo visto, i fondi veramente scarseggiano.
E allora ci domandiamo qual è la visione reale per il futuro di questo Paese da parte di questo Governo, che ad oggi non ha fatto nulla per le piccole e medie imprese dal punto di vista energetico , non ha fatto nulla per quanto riguarda i dazi. Qual è la visione per il futuro di questo Paese? Perché non basta scrivere “” e altri di questa maggioranza per far sì che il nostro Paese possa andare avanti, anche perché abbiamo visto ieri i dati europei che danno l'Italia all'ultimo posto per crescita economica ed industriale.
E allora ci domandiamo e continuiamo a chiedere - dopo che la collega Appendino aveva presentato già un mese fa la stessa richiesta - che il Governo venga in quest'Aula a riferire. Dopo un mese vediamo appunto disastri continui dal punto di vista industriale e allora venga qua, la Presidente Meloni, a spiegare a noi parlamentari, ma anche ai cittadini italiani e agli imprenditori, qual è la vera visione per il futuro del nostro Paese, perché le decisioni che si prendono oggi hanno poi ovviamente una conseguenza sul futuro industriale dell'Italia.
E allora ecco perché, Presidente, facciamo questa richiesta e ci auguriamo che la Presidenza prenda seriamente questa richiesta d'urgenza, perché altrimenti continueremo ogni giorno a chiedere che la Presidente Giorgia Meloni venga in quest'Aula a riferire .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per associarmi, a nome del gruppo del Partito Democratico, alla richiesta di informativa in Aula della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, affinché riferisca con urgenza sulla questione dei dazi e sulle conseguenze che queste misure stanno avendo sul sistema produttivo italiano.
Proprio i passi indietro dello stesso Presidente americano Trump - che ha deciso in questi giorni di esentare dai dazi diverse categorie di prodotti, tra cui metalli, minerali, antibiotici, parti di aerei e alcuni prodotti agricoli - sono in qualche modo la testimonianza più plastica che quella era la strada sbagliata da percorrere ed è ancora la strada sbagliata da percorrere.
Il Governo italiano però continua nel suo silenzio che, evidentemente, testimonia un tacito assenso. Un pericoloso assenso, perché qui in Italia siamo davanti a una situazione che, giorno dopo giorno, sta diventando più grave. Ci sono imprese che hanno annunciato la loro chiusura, imprese che non riescono più a sostenere l'impatto dei nuovi dazi, imprese che appartengono a quelle filiere strategiche, dall'agroalimentare alla meccanica, dalla ceramica al tessile, che rappresentano migliaia di posti di lavoro e un pezzo fondamentale del nostro . Chiudono o stanno per chiudere non per una incapacità gestionale o per mancanza di mercato, ma perché schiacciate da scelte unilaterali rispetto alle quali non si sentono difese dal nostro Governo, non accompagnate da alcun supporto concreto da parte del Governo italiano.
Era l'8 aprile 2025: la Premier Meloni, i Vicepremier, Ministri competenti, insomma in pompa magna tutti nella Sala verde di Palazzo Chigi a incontrare le categorie economiche sulla questione dei dazi, annunciando un piano da 25 miliardi di euro per sostenere le imprese italiane, per affrontare i dazi americani. Un piano annunciato, ma inesistente e soprattutto senza effetti, che sarebbero quelli che oggi, a distanza di mesi, forse sarebbero serviti.
Lo ha annunciato il Governo, non l'abbiamo annunciato noi, quel piano, ma non c'è nemmeno l'ombra di quel piano. Un piano che avrebbe dovuto proteggere il nostro sistema produttivo, mettere in sicurezza la competitività delle nostre aziende e dare loro quella capacità di resistenza necessaria per evitare perdite occupazionali e chiusure.
Di quel piano oggi non sappiamo più nulla, non c'è più traccia, c'è solo un grande vuoto, mentre nel frattempo le imprese chiudono, le filiere si indeboliscono e le lavoratrici e i lavoratori pagano il prezzo più alto. Questo è il danno a cui siamo di fronte. Di fronte a questo silenzio, è chiaro che il Parlamento non può rimanere uno spettatore passivo.
Chiediamo con forza che la Presidente del Consiglio Meloni venga in Aula a fornire un'informativa dettagliata. Infatti, non stiamo parlando di un tema marginale. Perché chiediamo la Presidente del Consiglio? Perché è un tema che riguarda l'economia del nostro Paese, riguarda l'industria del nostro Paese, riguarda la politica estera del nostro Paese. Non è un tema affatto marginale, ma riguarda soprattutto il futuro della manifattura italiana, della tenuta sociale di territori interi e la credibilità nelle relazioni commerciali internazionali del nostro Paese.
Signor Presidente, le imprese italiane hanno bisogno di certezze e di sapere che il Governo è al loro fianco, non che annuncia piani miliardari, milionari, che poi evaporano senza lasciare traccia. Abbiamo bisogno di misure immediate e mirate, non promesse e rinvii continui.
Per questo, chiediamo che la Presidente Meloni venga a riferire in Aula sullo scenario globale, di politica estera, economica, industriale di un Paese che non può essere lasciato solo, perché difendere il lavoro significa difendere la qualità del nostro territorio produttivo e perché il Parlamento ha il diritto e il dovere di conoscere e discutere le scelte del Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo per associarci a questa richiesta di informativa e per ringraziare la collega Pavanelli, che ha portato in Aula un tema molto importante. I dati macroeconomici che ieri sono stati pubblicati sono dati spaventosi, di un Paese che non cresce, viziati anche dalla coda del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma i territori - li stiamo vedendo - hanno difficoltà in tutti i comparti, in tutti i distretti industriali. Stiamo assistendo alle prime chiusure, ai primi licenziamenti, a un aumento della cassa integrazione, ad aziende che iniziano a immaginare di delocalizzare le proprie produzioni proprio in America. Quindi un'informativa della Premier Meloni, che ci racconti cosa intenda fare e come intendano muoversi il Governo e il nostro Paese rispetto a una dinamica internazionale così complessa e complicata, che però sta dando risultati negativissimi all'interno del nostro contesto economico, credo che sia necessaria; lo è per una discussione del Parlamento, che deve essere effettuata, viste anche le ultime novità internazionali, e lo è come risposta ad un Paese fatto di piccole e medie imprese, ma, di conseguenza, di tanti lavoratori, che vogliono capire se avranno o meno un futuro lavorativo in questo Paese
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, ma su un diverso argomento, l'onorevole Marco Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine dei lavori per richiedere una informativa urgente alla Presidente del Consiglio Meloni per conoscere la posizione italiana in merito alla proposta di regolamento comunemente e giornalisticamente chiamato all'esame del Consiglio europeo. Per questo motivo è importante conoscere la posizione del Governo italiano e, quindi, la posizione che esprimerà la Presidente del Consiglio Meloni.
Questa proposta di regolamento, che ha un nome ben specifico - prima ho citato il nome giornalistico, in realtà si chiama -, ha il nobile alto scopo di proteggere i minori dagli abusi sessuali e, quindi, di contrastare, in maniera efficace, quella che è una vera e propria piaga, ossia la pedofilia , che, purtroppo, negli ultimi tempi, sta registrando un aumento davvero vertiginoso e preoccupante. Però, gli effetti collaterali di questa proposta all'esame del Consiglio europeo sono davvero preoccupanti. Praticamente, un effetto collaterale che noi temiamo, ma che è davvero concreto, è quello della sorveglianza di massa di quasi 500 milioni di cittadini europei, che usano le di messaggistica. Conseguentemente, sarebbe praticamente la fine tombale della dei cittadini.
In più, la proposta prevederebbe che la scansione dei messaggi, dei testi, dei e delle fotografie avvenga anche per mezzo dell'intelligenza artificiale. Questo aumenta le preoccupazioni, perché l'intelligenza artificiale, almeno fino ad oggi, non assicura la possibilità di capire bene l'oggetto del testo dei messaggi e, quindi, non distingue - o, almeno, dal nostro punto di vista, rischia di non distinguere - un eventuale gioco, un sarcasmo e, quindi, una volontà che potrebbe essere assolutamente lontana da quella di adescare o di voler mettere in atto abusi su minori.
Ci sono casi ben documentati. Giornalisticamente, viene riportato quello di un papà negli Stati Uniti che aveva mandato le foto dei genitali di suo figlio al medico, per avere un consiglio in maniera urgente, ed era stato, purtroppo, investigato proprio per questo motivo, uscendo massacrato, dal punto di vista morale, dalle indagini e dal procedimento a cui era stato sottoposto.
Questa proposta di regolamento, in una prima fase, era stata stralciata, viste proprio le preoccupazioni che, da più parti, erano emerse, ma, proprio qualche giorno fa, la Presidenza di turno danese ha sostanzialmente riproposto una versione, che doveva essere una versione di compromesso, che avrebbe dovuto tener conto delle preoccupazioni a cui facevo riferimento prima; ma sembra che questa soluzione di compromesso sia addirittura peggiore della soluzione iniziale, perché, sostanzialmente, obbliga tutte le piattaforme che usano programmi di messaggistica a mettere in atto tutte le misure appropriate di mitigazione del rischio, inclusa anche quella della scansione dei messaggi.
Quindi, davvero, il pericolo che la di 500 milioni di cittadini europei venga improvvisamente meno, con le conseguenze che sono facilmente immaginabili, è davvero molto concreto.
Tra l'altro, ci sono casi in cui è ancora più doveroso tutelare la , specie in tutti quei casi in cui, per esempio, ci siano dissidenti, giornalisti, attivisti politici - e mi avvio a concludere, Presidente, e la ringrazio - che chiedono aiuto, che fanno uso di di messaggistica e che fondano la loro richiesta di aiuto e la loro sicurezza proprio sulla
Per tutti questi motivi, prego la Presidenza, prego lei, Presidente, di attivarsi nel più breve tempo possibile, visto che questa proposta di regolamento dovrebbe essere discussa esattamente in queste ore e quindi il pericolo, siccome noi lo riteniamo molto grave, è proprio imminente. Quindi, è opportuno che il Parlamento conosca la posizione italiana
PRESIDENTE. Non vi sono altre richieste di intervento. Dunque, a questo punto, sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 15, per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro della Salute, il Ministro per la Pubblica amministrazione, il Ministro per lo Sport e i giovani e il Ministro per le Disabilità.
Invito gli oratori a un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Loizzo ed altri n. 3-02325.
La deputata Loizzo ha facoltà di illustrare la sua interrogazione.
SIMONA LOIZZO(LEGA). Grazie, Presidente. La deroga al vincolo di esclusività, prevista per il personale del comparto sanità, è ormai prossima alla scadenza; ha infatti un'efficacia temporale limitata al 31 dicembre 2025. In vista della scadenza normativa è stato rimarcato da più parti il carattere ormai desueto del vincolo di esclusività, un vincolo che limita la libertà e la valorizzazione delle competenze dei professionisti sanitari.
Il gruppo Lega da tempo invita a una riflessione sulla deroga e al cambiamento della deroga in una disciplina di carattere permanente. Sono ormai passati i due anni che erano stati anche evocati dal Ministro della Salute per mettere a regime un decreto che andasse finalmente a definire l'attività libero-professionale del comparto. Quindi, chiediamo al Ministro se e quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda adottare per rendere permanente e strutturale il superamento del vincolo di esclusività per il personale del comparto.
PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.
ORAZIO SCHILLACI,. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole Loizzo e gli altri interroganti. Prima di entrare nel merito specifico della questione, volevo fare una premessa importante: il nostro obiettivo è e resta, anche su questa tematica, quello di sostenere un Servizio sanitario nazionale efficiente in cui ognuno svolga il proprio compito in ossequio alle norme, a partire dal Ministero, dalle regioni, dalle strutture sanitarie, fino al personale sanitario, anche nell'ambito dell'attività libero-professionale anche dei medici. Questo aspetto è importante e va chiarito.
Come ricordato in occasione di precedenti interrogazioni sul tema, per favorire un'interpretazione uniforme delle disposizioni legislative la Conferenza delle regioni e delle province autonome ha elaborato, il 12 luglio 2023, uno specifico documento; documento che ha delineato gli ambiti delle incompatibilità, gli adempimenti che devono essere posti in essere dai dipendenti interessati e dalle aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale. Nel documento si sottolinea la necessità che ogni azienda adotti il regolamento interno per definire, in via preventiva, i criteri di autorizzazione o diniego allo svolgimento di altre attività lavorative.
A partire dal novembre 2023 il Ministero ha avviato un monitoraggio specifico sugli incarichi conferiti dalle aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale. È stato richiesto a regioni e province autonome di trasmettere con cadenza trimestrale: i dati relativi alle istanze di autorizzazione per le attività libero-professionali, il numero di richieste pervenute, accolte e quelle respinte, nonché l'adozione o meno del regolamento aziendale previsto. Ora devo essere franco: non tutte le regioni hanno fornito i dati richiesti. Oggi risulta che non tutte le aziende ed enti del SSN abbiano adottato il regolamento.
Questo è sicuramente un problema perché senza dati completi e omogenei è difficile prendere decisioni strutturali. Da un esame dei dati pervenuti, che sono parziali, si è verificato che le autorizzazioni più frequenti riguardano le professioni sanitarie di infermieri, fisioterapisti, dietisti, logopedisti, terapisti della neuropsicomotricità dell'età evolutiva e tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare. I dati attualmente raccolti non consentono di delineare un quadro omogeneo però a livello nazionale e questa incompletezza ci impone un po' di prudenza. Per questo motivo, però, stiamo comunque valutando l'opportunità di avviare le iniziative necessarie per proporre una proroga del termine, fissato dalla norma, dal 31 dicembre 2025 a quello del 31 dicembre 2026. Questa proroga è per due scopi: primo, rispondere al crescente fabbisogno di prestazioni richieste dal sistema sanitario; secondo, valorizzare il personale appartenente al comparto sanità, consentendo allo stesso di svolgere la propria attività in linea con quanto già previsto per il personale della dirigenza medica fuori dall'orario di servizio.
Ma sia chiaro, la proroga non è un semplice rinvio per inerzia; è la scelta responsabile di chi vuole decidere sulla base di dati completi e non di impressioni. È il tempo necessario per verificare che tutte le regioni abbiano adempiuto ai loro obblighi informativi e tutte le aziende abbiano adottato i regolamenti previsti. La valorizzazione delle competenze dei professionisti sanitari è un obiettivo che condividiamo. L'incremento dell'attrattività di queste professioni, il beneficio economico per lo Stato, derivante dal maggior gettito fiscale, sono tutti elementi che pesano nella nostra valutazione, ma perché ci teniamo a fare le cose bene vogliamo farlo con dati completi alla mano, con la certezza che la misura funzioni davvero ovunque e non solo in alcune regioni. Nel frattempo, continueremo a monitorare, a sollecitare le regioni inadempienti e a lavorare perché il sistema si doti degli strumenti necessari per una transizione ordinata ed efficace.
PRESIDENTE. La deputata Loizzo ha facoltà di replicare.
SIMONA LOIZZO(LEGA). Grazie, Ministro. Il gruppo Lega-Salvini Premier si ritiene soddisfatto della sua risposta, primo perché ci apre a una ulteriore proroga e perché questa proroga, di fatto, non rappresenta un limite soltanto temporale ma perché mancano i dati e noi ne siamo consapevoli. La devo anche ringraziare per aver accennato alla capacità di esercitare la libera professione per i medici perché, come lei sa, anche noi come gruppo Lega-Salvini Premier da tempo chiediamo una riforma essenziale e strutturale della legge Bindi .
PRESIDENTE. Il deputato Marattin ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02326 .
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Buongiorno, signor Ministro. Mi dica la verità, in confidenza, tanto non ci sente nessuno. Lei dirà: ma sei matto a farmi questa domanda tre giorni prima di un voto delle elezioni regionali. Infatti, signor Ministro, facciamo un codice: se è d'accordo con me, si gratti la guancia destra o la sinistra, decida lei, ma la domanda io la devo fare. Ma lei non pensa che sia arrivato il momento di togliere la sanità dalla gestione regionale? La gente parla solo di quanti soldi metterci in più. Nel 2000 il Fondo sanitario nazionale era di 66 miliardi, l'anno prossimo sarà di 143 miliardi: un aumento doppio dell'inflazione; eppure, il servizio continua a peggiorare.
Ma non vi è venuto in mente che non è quanti soldi ci metti dentro, ma è come vengono spesi? Non vi è venuto in mente che la gestione regionale polverizza la qualità del servizio? Allora, perché non la riportiamo allo Stato, poi mettiamo dei meccanismi per ridarla - secondo il principio di sussidiarietà - alle regioni che sanno spendere meglio… Ma le è mai venuta questa idea?
PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.
ORAZIO SCHILLACI,. Ringrazio l'interrogante e confermo che dal proprio insediamento questo Governo ha riservato un crescente e costante impegno a favore della sanità pubblica, come dimostrano i dati relativi all'incremento del Fondo sanitario nazionale. Tuttavia, come evidenziato nell'interrogazione, la qualità dei servizi sanitari non dipende solo dall'ammontare delle risorse finanziarie; è strettamente correlato alla loro gestione, programmazione e capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini sul territorio.
L'attuale modello di gestione sanitaria, fondato sul principio costituzionale sancito dal Titolo V della Costituzione, consente una più prossimale rispetto ai cittadini, capace di rispondere a specificità territoriali, alla diversa demografia e ai fabbisogni sanitari locali. Più volte, in considerazione delle difficoltà di alcune regioni, si è ipotizzata la possibilità di rivedere il Titolo V della Costituzione. Devo ricordare che la riforma costituzionale del 2001 ha ridefinito le competenze legislative tra Stato e regioni, con particolare riferimento alla tutela della salute, proprio per garantire maggiore uniformità. Ricordo, infatti, che la riforma ha stabilito che lo Stato conservi la competenza esclusiva nella determinazione dei LEA per assicurare uniformità e pari accesso alle prestazioni su tutto il territorio nazionale, e le regioni esercitano competenza concorrente in materia di tutela della salute, definendo l'organizzazione e la gestione dei servizi sanitari regionali in conformità ai principi generali stabiliti dallo Stato.
Alle regioni, poi, tocca la responsabilità dell'equilibrio economico-finanziario, la programmazione delle strutture e delle risorse. Non si deve trascurare al riguardo che la sanità è un settore che richiede sicuramente capacità di adattamento ai bisogni locali, anche in considerazione delle differenti caratteristiche demografiche, sociali e geografiche. Alle regioni, poi, è stata affidata la programmazione sanitaria, la responsabilità di decidere quali servizi offrire ai cittadini, dove collocarli, come distribuire le risorse economiche. Devono verificare che le aziende sanitarie eroghino servizi efficaci, appropriati e di qualità.
Alle regioni, poi, spetta anche la gestione del rapporto con il settore privato accreditato, stabilendo quali strutture possono erogare prestazioni per conto del Servizio sanitario nazionale e, poi, anche una piena responsabilità finanziaria.
Fermo restando quanto ho fin qui ricordato, resta sempre in capo allo Stato l'esercizio delle funzioni di indirizzo, controllo e tutela volte a garantire l'accesso ai LEA e la sostenibilità economica del Servizio sanitario nazionale. Spetta al Ministero della Salute stabilire quali prestazioni e servizi debbano essere garantiti su tutto il territorio nazionale, definire i LEA e il relativo monitoraggio e verificare la qualità, l'efficacia e l'appropriatezza dei servizi erogati.
Lo Stato, quindi, a prescindere da qualsivoglia riforma finalizzata al ripristino della gestione centrale della sanità, può intervenire con strumenti mirati; penso ai piani di rientro, che prevedono misure di riequilibrio economico e di miglioramento dell'efficienza dei servizi o eventuali gestioni per tramite di commissari con poteri straordinari per assicurare il ritorno a condizioni normali e il pieno rispetto dei LEA.
PRESIDENTE. Il deputato Marattin ha facoltà di replicare.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Stavo aspettando di vedere se si gratta la guancia, perché lo so quello che mi ha detto, ma non funziona più quel modello, Ministro. Lei è la prova evidente che, quando ha provato, con il decreto Liste d'attesa, a dire “un attimo, qui non funziona”, è dovuto andare a rincorrere 20 regioni e, alla fine, hanno snaturato quel decreto. Quindi, per fare misure di efficientamento della nostra sanità, non abbiamo alternative che riportarla allo Stato, altrimenti lei dovrà sempre rincorrere 20 regioni che non hanno alcun interesse a efficientare il servizio, perché la sanità è diventata una parte in cui vediamo il lato peggiore della spesa pubblica italiana, cioè quella che viene usata non per dare servizi ai cittadini, ma per raccogliere consenso politico.
Questo è il punto vero. È vero, viene dalla riforma del 2001, una sciagurata riforma non solo sulla sanità. Ma perché non rivediamo il servizio? Perché, guardate, facciamo attenzione: infatti, se noi non facciamo azioni forti sulla sanità, prima o poi, a qualcuno verrà voglia di superare il modello universalistico pubblico e non so se siamo pronti per adottare un altro modello. Quindi, onde evitare di arrivare lì, la mia forza politica, il Partito liberaldemocratico, ma penso anche i colleghi di Azione, che oggi mi ospitano nei loro banchi, da un po' le chiediamo: perché non proviamo a vedere un altro modello?
Riportiamo la competenza allo Stato in modo che, se ci sono da fare politiche di efficientamento sulle centrali uniche di committenza o sul famoso costo della siringa, lo possiamo fare, ed è l'unico modo per farlo. Poi, siccome a tutti piace il principio di sussidiarietà, se c'è una regione o più regioni che si dimostrano più efficienti dello Stato, gliela possiamo delegare di nuovo.
Ma se noi non facciamo così, un giorno metteremo a rischio la natura pubblica e universalistica del nostro Servizio sanitario nazionale. E, personalmente, io lì non ci vorrei arrivare .
PRESIDENTE. La deputata Carfagna ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02327 di cui è cofirmataria.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Come sappiamo, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, alla Missione 6, ha stanziato 3 miliardi di euro per realizzare case di comunità e ospedali di comunità. Alla regione Campania, grazie anche alla clausola del 40 per cento, che io ho fortemente voluto da Ministro per il Sud, sono arrivati 250 milioni di euro per realizzare 169 case di comunità e 110 milioni di euro per 48 case di comunità. Ci risulta che lo stato di avanzamento dei lavori sia molto in ritardo, per cui le chiediamo, Ministro, di avere qualche dato aggiornato e soprattutto se non ritiene che sia opportuno attivare i poteri sostitutivi previsti dal DL n. 77 del 2021.
PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.
ORAZIO SCHILLACI,. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole Carfagna e gli altri interroganti per aver sollevato una questione che merita la massima attenzione. I dati del Agenas sul primo semestre 2025 sono corretti e per la regione Campania evidenziano un ritardo grave che non possiamo nascondere né minimizzare. Sono numeri, quelli che avete citato nella interrogazione, assolutamente non accettabili. Preciso che il monitoraggio Agenas si concentra sui servizi sanitari attivi, non sull'avanzamento dei lavori strutturali al PNRR. La verifica del rispetto delle condizionalità del PNRR viene definita dall'Unità di missione del Ministero della Salute.
Ma questa precisazione tecnica non cambia la sostanza, il ritardo c'è ed è pesante. Il PNRR - lo ripeto sempre - rappresenta un'occasione storica per rafforzare il nostro Servizio sanitario nazionale; investimenti senza precedenti per costruire quella medicina territoriale che i cittadini meritano. Non possiamo permetterci che risorse già stanziate rimangano sulla carta, mentre i cittadini affollano i pronto soccorso, perché manca alternativa sul territorio. Richiamo l'articolo 117 della Costituzione, perché i problemi si risolvono quando chi deve, fa ciò che deve.
La tutela della salute è materia concorrente, le regioni hanno competenza legislativa e organizzativa. Non lo dico per scaricare responsabilità. Il Ministero fa la sua parte, ma perché questa è la realtà costituzionale.
La regione Campania dichiara che le strutture sono realizzate dalle ASL, come soggetti attuatori delegati. Bene, ma questo non può essere un alibi. La regione ha il dovere di coordinare, controllare e intervenire. Ha il dovere di garantire che si rispettino le tempistiche e si raggiungano gli obiettivi.
Il Ministero svolge costantemente monitoraggio e affiancamento tecnico, ma serve che, dall'altra parte, ci siano volontà e capacità di agire. Serve che le regioni si assumano le responsabilità che la Costituzione attribuisce loro. Sui poteri sostitutivi, l'articolo 12 del decreto-legge n. 77 del 2021 li prevede nei casi di perdurante inerzia. È uno strumento che esiste e, se necessario, verrà attivato. È uno strumento estremo.
Al momento, lavoriamo in stretto accordo con la regione Campania, nell'ambito dei contratti istituzionali di sviluppo. L'obiettivo è accelerare e recuperare il tempo perso. Ma, sia chiaro, il tempo stringe, i del PNRR sono fissati al 2026, non possiamo aspettare, mentre altre regioni stanno già erogando servizi.
Le regioni, la Campania, in questo caso, devono fare di più, molto di più. Ma lo devono fare per il futuro della salute dei loro cittadini, per non disperdere un'occasione che non tornerà.
Questo Governo continuerà a monitorare, sollecitare e pretendere risultati e, se necessario, valuteremo ogni strumento previsto dalla normativa. Perché qui non si tratta di mere competenze amministrative, si tratta del diritto alla salute dei cittadini campani e quel diritto non può più aspettare.
PRESIDENTE. La deputata Mara Carfagna ha facoltà di replicare.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ringrazio il Ministro per la sua risposta che ci conforta, soprattutto riguardo all'eventualità di attivare i poteri sostitutivi. Noi crediamo che sia arrivata l'ora di fare una sorta di operazione-verità sull'utilizzo dei fondi che il Piano nazionale di ripresa e resilienza stanzia per costruire case di comunità e ospedali di comunità in Campania.
I dati, a cui lei ha fatto riferimento, del rapporto Agenas sono davvero confortanti e ci risulta che, su 169 case di comunità, neanche una è stata attivata - lo ripeto: neanche una è stata attivata - e su 61 ospedali di comunità soltanto uno risulta essere operativo.
Sappiamo che, nel secondo semestre, si è registrata qualche accelerazione, ma il quadro è oggettivamente sconcertante e dubitiamo che, in un anno, si possa recuperare quello che non è stato fatto nei 4 anni precedenti. Sono dati imbarazzanti e sono ancor di più inammissibili, se si considera che, da 10 anni, le autorità regionali giustificano le inefficienze del sistema sanitario regionale con la mancanza di risorse. Adesso sappiamo che le risorse ci sono, che sono enormi ed è evidente che l'unico vero problema è l'incapacità dell'amministrazione regionale di spenderle nei modi e nei tempi giusti.
Per questo, Ministro, la ringraziamo per l'apertura all'attivazione dei poteri sostitutivi. Noi siamo convinti che sia necessario e urgente attivare i poteri sostitutivi previsti dal DL n. 77 del 2021, previsti proprio in caso di inadempienze, ritardi o inerzia da parte dei soggetti attivatori. Direi che è proprio questo il caso. Se chi ha governato la Campania in questi ultimi 10 anni non è stato capace di utilizzare fondi a beneficio dei cittadini, non possono essere certo i cittadini campani a pagare per l'avvilente inefficienza di un'amministrazione che, negli ultimi 10 anni, ha condannato la sanità campana allo stato che, purtroppo, conosciamo tutti .
PRESIDENTE. Il deputato Quartini ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02328 .
ANDREA QUARTINI(M5S). Ministro, liste d'attesa insopportabili, pronto soccorso al collasso, personale allo stremo, 6 milioni di cittadini che rinunciano alle cure per povertà o a causa delle liste d'attesa, il territorio non funziona, GIMBE ci dice che solo per la manutenzione del Servizio sanitario nazionale mancano 17 miliardi e voi negate queste evidenze.
Parlate di sospendere l' ma continuate a finanziare il privato e i vostri conflitti di interesse, e allo stesso tempo cosa fate? Lo scaricabarile sulle regioni, soprattutto su quelle che non amministrate voi. Come intendete sostenere le regioni, invece di contrastarle e demonizzarle come state facendo con la Campania?
PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.
ORAZIO SCHILLACI,. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole Quartini. Prima di tutto, vorrei fare una precisazione. C'è confusione, non inedita nel dibattito politico, fra Fondo sanitario nazionale e spesa sanitaria totale: sono due aggregati diversi e non comparabili. Ho già avuto modo di spiegare, in una recente lettera a che il Fondo sanitario finanzia esclusivamente il fabbisogno standard per i livelli essenziali di assistenza; la spesa sanitaria del documento programmatico include, invece, anche Istituto superiore di sanità, Croce rossa, AIFA, Agenas, università, spese LEA.
Quando si confrontano dati non omogenei, i risultati sono spesso distorsioni interpretative che finiscono per alimentare un dibattito più orientato al consenso immediato che alle sostanze delle politiche sanitarie.
Parliamo di numeri reali e verificabili: nel 2022 il Fondo sanitario era di 125 miliardi, nel 2026 raggiungerà 142,9 miliardi, con un incremento di quasi 18 miliardi in 4 anni. Certo, è sempre più comodo parlare di tagli, quando i dati dicono il contrario. Poi, sul rapporto spesa sanitaria-PIL, altro elemento che spesso viene citato in modo strumentale, va chiarita la natura congiunturale di questo indicatore: oscilla in funzione del PIL.
Nel 2026 il rapporto del Fondo sul PIL aumenterà proprio grazie alle risorse aggiunte stanziate da questo Governo, mentre la previsione di spesa sanitaria resterà al 6,5 per cento secondo l'ultimo Documento di finanza pubblica. Quando poi si citano Francia e Germania come riferimenti, cosa che accade spesso, sarebbe corretto ricordare che questi Paesi hanno un PIL superiore al nostro - la Francia del 31,7 per cento, la Germania del 38 per cento - e soprattutto non hanno lo stesso modello universalistico di Servizio sanitario nazionale (concorrono i cittadini).
Un dato significativo emerge dall'analisi del rapporto tra spesa sanitaria e PIL : nel periodo prepandemico, il dell'Italia rispetto alla media europea era di circa 15 miliardi; dal 2022 questo divario si è ridotto a 7,8 miliardi. L'iniezione di risorse fatte da questo Governo porta l'Italia verso la retta di regressione europea, una situazione mai verificatasi negli ultimi dieci anni. Quando, poi, ci si basa su pareri di fondazioni private non è utile per un dibattito di merito; un analista che diventa di una parte politica perde credibilità scientifica.
Veniamo poi al tema delle regioni. Non è scaricabarile, richiama la Costituzione. L'articolo 117 del Titolo V precisa che la tutela della salute è materia concorrente, con le regioni che hanno competenza legislativa e organizzativa e questo non lo dico io ma lo dice la Costituzione. Quindi, ci aspettiamo che le regioni facciano la loro parte. I dati della Corte dei conti sono eloquenti: un quarto dei fondi stanziati per l'abbattimento delle liste d'attesa tra il 2022 e il 2024 non è stato speso per lo scopo previsto o è stato inutilizzato. Se alcune regioni registrano disavanzi, occorre considerare anche le scelte gestionali e organizzative locali e non solo il livello del finanziamento statale, e questo non significa stigmatizzare le regioni in difficoltà.
Quanto alla deriva privatistica, anche qui serve chiarezza. Il rapporto tra pubblico e privato in sanità deve essere inteso come un modello di integrazione virtuosa, non come mera contrapposizione. Il settore pubblico mantiene il ruolo centrale e di garanzia; il privato accreditato opera in modo complementare all'interno di un sistema regolato e orientato all'interesse dei cittadini. L'obiettivo è assicurare accesso tempestivo, appropriato e universalistico alle prestazioni sanitarie. Se il pubblico non riesce a erogare una prestazione in tempo utile per una diagnosi o una cura, è nostro dovere trovare soluzioni. Non è ideologia, è responsabilità verso i cittadini.
Stiamo riordinando un sistema che nonostante tutto funziona, un sistema che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone, un sistema che ci rende una delle Nazioni più longeve al mondo e i 23.500 centenari italiani lo dimostrano ogni giorno. Chi ha responsabilità di Governo non può permettersi il lusso della demagogia…
PRESIDENTE. Ministro, concluda.
ORAZIO SCHILLACI,. …ma deve fare i conti con i bilanci reali, non con quelli immaginari, e quando questi conti vengono fatti, come dimostrano i 7,4 miliardi di incremento sul 2026, i risultati sono misurabili e verificabili. Il resto per me è solo rumore di fondo.
PRESIDENTE. Il deputato Quartini ha facoltà di replicare.
ANDREA QUARTINI(M5S). Diciamo la verità, Presidente, io direi “basta” con le manipolazioni. Con il Governo Meloni, dal 2022, da 4 milioni sono diventati 6 i milioni di cittadini che rinunciano alle cure.
Agenas, con un commissario da voi nominato e che controlla tutto, ha pubblicato dati con dentro anche le visite in libera professione per far pari sulle liste d'attesa. Quando pubblicherete questi dati? Ma non vi vergognate almeno un po'? Con la sanità al collasso, proponete austerità e spese militari in armamenti, niente tasse sugli extraprofitti di banche, farmaceutica, assicurativi e armamenti - giustappunto - e con il gioco delle tre carte parlate di contenere l' e, al contempo, finanziate in ogni provvedimento utile l'acquisto di prestazioni dal privato, suggellando la più grande deriva privatistica della sanità italiana.
La maggior parte delle regioni arranca, Ministro, tra IVA, addizionali, Irpef, e , con rischiosi piani di rientro, e voi vi permettete di fare lo scaricabarile su di loro. Occorre rescindere i legami con i privati come Angelucci, campione di assenze in quest'Aula, e con i fondi assicurativi. Occorre dire “no” allo “spacca Italia” dell'autonomia differenziata, riportando la salute alla centralità dello Stato. Basta con le vostre false narrazioni, che chiaramente indicano il fallimento di questo Governo anche sulla sanità .
PRESIDENTE. La deputata Tenerini ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02329 .
CHIARA TENERINI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Ministro Zangrillo, i contratti collettivi nazionali del pubblico impiego rappresentano lo strumento fondamentale per garantire diritti, tutele e condizioni di lavoro eque ai dipendenti delle amministrazioni centrali e territoriali. Negli ultimi anni si sono registrati ritardi significativi nei rinnovi contrattuali, tanto che a novembre 2022 risultavano ancora aperte le trattative per la tornata relativa al triennio 2019-2021. Il mancato adeguamento salariale rischia di compromettere la qualità dei servizi pubblici, incidendo negativamente sulla motivazione del personale e sulla capacità di attrarre nuove professionalità.
Come riportato dalle ultime fonti di stampa, lei, Ministro, ha dichiarato che entro la fine del 2025 verranno avviati i negoziati per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego relativi al triennio 2025-2027, per i quali le risorse sono già stanziate. Per cui, Ministro, le chiediamo di fornire opportuni chiarimenti in merito alle iniziative adottate riguardo alla conclusione delle trattative delle tornate 2019-2021 e 2022-2024 e in quali tempi intenda avviare le trattative per il triennio 2025-2027.
PRESIDENTE. Il Ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha facoltà di rispondere.
PAOLO ZANGRILLO,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, ringrazio gli onorevoli interroganti per l'opportunità che mi viene offerta di illustrare il percorso che abbiamo avviato sul tema dei rinnovi nel pubblico impiego. È una questione che io considero cruciale e che ha attenzionato questo Governo con senso di responsabilità. È opportuno intanto chiarire quanto è accaduto negli anni passati: la tornata contrattuale 2019-2021, come ricordava l'onorevole interrogante, è iniziata solo a fine 2021 e ha avuto bisogno, per essere finanziata, di ben quattro leggi di bilancio, che hanno progressivamente reso disponibili le risorse necessarie.
A novembre 2022, le trattative erano ancora aperte per circa 2,6 milioni di dipendenti pubblici, quindi oltre il 70 per cento. Abbiamo chiuso in pochi mesi quella tornata, che, come potete immaginare, scontava, quindi, un ritardo molto significativo, e abbiamo avviato immediatamente le trattative per il triennio 2022-2024. Ciò è stato possibile grazie allo stanziamento previsto nelle due ultime leggi di bilancio: 20 miliardi per i rinnovi 2022-2024 e 2025-2027, a cui se ne aggiungono ulteriori 10 per la tornata 2028-2030, con un risultato che io considero storico e che permette di garantire una continuità come mai accaduto nella storia di questa Repubblica.
In questo mese abbiamo chiuso in tempi record la tornata 2022-2024, garantendo aumenti medi per scuole ed enti locali tra il 6 e il 7 per cento con riferimento al minimo tabellare. A queste cifre si aggiungono poi ulteriori risorse, destinate in modo specifico a sanità ed enti territoriali, che in alcuni casi spingono gli incrementi fino al 10 per cento. Contestualmente, ho provveduto a siglare l'atto di indirizzo quadro per i rinnovi contrattuali 2025-2027, permettendo, dunque, di avviare la relativa tornata nel medesimo periodo di riferimento. Nel mese di dicembre, come avevo annunciato, inizieranno le trattative per il comparto delle funzioni centrali, a cui seguiranno poi gli altri tavoli negoziali.
L'azione intrapresa da questo Governo, dopo anni di ritardi nella contrattazione collettiva e di leggi di bilancio scritte al risparmio, permette di dare continuità alle trattative del rinnovo dei contratti pubblici e di recuperare un ritardo significativo.
Preme sottolineare che non accadeva da decenni di avviare una tornata contrattuale nel periodo temporale di riferimento. Oltre alla leva retributiva, il nostro obiettivo, contenuto peraltro nei contratti, è di mettere le persone al centro, investendo sulla formazione, sul merito e su condizioni lavorative incentrate sul benessere organizzativo. Sono tutte leve indispensabili per continuare nel percorso di modernizzazione che la pubblica amministrazione ha finalmente avviato e che non era rinviabile.
PRESIDENTE. La deputata Tenerini ha facoltà di replicare.
CHIARA TENERINI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Ringrazio il Ministro Zangrillo e mi dichiaro pienamente soddisfatta della sua risposta e spiego perché.
Innanzitutto, oggi in Aula sono arrivati fatti chiari e verificabili. Questo Governo ha chiuso la tornata contrattuale 2019-2021, ha completato la 2022-2024 e ha già programmato e finanziato le tornate successive. Questo - mi permetta, Ministro - non era mai accaduto. È la dimostrazione che, quando c'è volontà politica, i ritardi storici del pubblico impiego non sono un destino, ma sono un'eredità che si può correggere.
Secondo punto: le risorse. Lei ha ricordato cifre e coperture che parlano da sole. Non stiamo discutendo aumenti tirati all'ultimo minuto, ma stanziamenti pluriennali certi e programmati. Questa è la differenza tra chi considera la pubblica amministrazione un costo da tamponare e chi la considera, come noi, un'infrastruttura strategica del Paese.
Terzo punto: i contratti sono stati firmati. Qui mi corre l'obbligo di dire una triste verità: c'è una parte del fronte sindacale che ha deciso di non prendersi la responsabilità della firma. È una scelta legittima, certo, ma è una scelta; ed è una scelta che ha lasciato da soli i lavoratori, questo va detto agli italiani. Dove alcuni si sono fermati, la maggioranza sindacale invece ha avuto la maturità di firmare, assumendosi fino in fondo il ruolo che compete a chi rappresenta davvero chi lavora. Va detto questo, va riconosciuto e va rispettato.
Quarto punto, per me decisivo: la trasformazione culturale. Lei, Ministro, sta riportando nella pubblica amministrazione parole che da troppo tempo erano diventate sospette: merito, formazione, crescita professionale, benessere organizzativo. Per anni la pubblica amministrazione è stata trattata come un apparato fermo, destinato a vivere di inerzia. Oggi, grazie all'impostazione del suo Ministero, ritorna a essere un luogo dove si investe, dove si cresce, dove si costruisce competenza. Non è un dettaglio: è la condizione per avere servizi migliori, per avere uffici che funzionano e per modernizzare davvero lo Stato.
Ecco perché la sua risposta mi soddisfa: perché racconta un lavoro serio, continuo e programmato e perché mette al centro ciò che Forza Italia rivendica da sempre, ossia una pubblica amministrazione giusta, efficiente, motivata e selezionata sul merito. Per questo, Ministro, io la ringrazio .
PRESIDENTE. La deputata Zanella ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02330 .
LUANA ZANELLA(AVS). Ministro, ci vuole spiegare a quanto ammontano i cosiddetti extra-costi per la realizzazione del Villaggio olimpico di Porta Romana e dell'Arena di Santa Giulia? Siamo a Milano. Sono opere per cui le società CTS Eventim e il gruppo COIMA, proprietari privati delle stesse, sembra abbiano fin dall'inizio chiesto una compensazione economica di oltre 100 milioni. Non sono bastati i 21 milioni per l'anno 2025 per l'Arena Santa Giulia e la possibilità di modificare le convenzioni tra COIMA e il comune di Milano, previste dal decreto Sport di giugno di quest'anno, come lei sa bene.
Così, cosa avete fatto? Avete aggiunto altri 30 milioni con il decreto Economia.
LUANA ZANELLA(AVS). Concludo. Per cosa? Per coprire le spese delle convenzioni tra Eventim e il Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio. Ci spieghi finalmente, Ministro.
PRESIDENTE. Il Ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, ha facoltà di rispondere.
ANDREA ABODI,. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole Zanella per darmi l'opportunità di chiarire - mi auguro definitivamente - la posizione del Governo sulle questioni relative all'Arena Santa Giulia e al Villaggio olimpico di Milano.
Premesso che il soggetto competente in materia, in merito a tali siti e alle relative iniziative infrastrutturali, è il comune di Milano, dagli elementi in possesso del Governo non risultano stanziamenti di contributi pubblici sul Villaggio olimpico. Si tratta, invero, di un'opera realizzata da uno sviluppatore privato, come ha detto giustamente lei, che ha assunto una specifica obbligazione nei confronti della regione Lombardia e del comune di Milano in fase di acquisto delle aree e di messa a disposizione degli immobili per ospitare gli atleti di Milano-Cortina 2026.
La Fondazione Milano-Cortina 2026 ci ha informato di essere stata designata a ricevere in consegna il Villaggio e la consegna delle principali aree è avvenuta già in data 1° ottobre scorso. Il riferimento è all'Arena PalaItalia Santa Giulia, ribadendo che è il comune di Milano il soggetto competente e, non avendo lo stesso fornito alcun elemento di ausilio alla completezza delle relative informazioni, sottolineo che la norma di cui all'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 96 (cosiddetto DL Sport), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2025, n. 119, nel suo dato fattuale, ha individuato tale impianto come di interesse pubblico e di rilevanza statale, necessario per i Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026 e ha autorizzato, in favore del comune di Milano, un contributo pari a euro 21 milioni per l'anno corrente.
La norma, al contempo, ha autorizzato lo stesso comune di Milano, d'intesa con la regione Lombardia, a riconoscere tale contributo al soggetto responsabile per la realizzazione e la messa a disposizione dell'opera, per la copertura dei costi relativi agli oneri di servizio pubblico, per l'incremento dei fattori produttivi e per l'accelerazione dei lavori, nonché per le particolari esigenze tecnico-funzionali relative allo svolgimento dell'evento, nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato. A tale fine, il medesimo comma 4 ha anche autorizzato il comune a integrare e modificare la convenzione in essere con il soggetto gestore.
Tale norma, quindi, frutto peraltro di un inserimento parlamentare in sede di conversione che ha visto il parere positivo del Governo nei limiti in cui tale contributo fosse per opere di funzionalizzazione, si limita a consentire al comune di riconoscere eventuali opere o servizi che il comune stesso ha richiesto all'impresa e che sono aggiuntive e strettamente funzionali all'utilizzo dei beni per le Olimpiadi, concedendo a tal fine un contributo pari, come detto, a 21 milioni di euro.
Successivamente l'articolo 4, comma 5, del DL n. 154 del 2025 (cosiddetto DL Anticipi), in corso di conversione, dispone un contributo per il 2025 pari a 30 milioni di euro per la stipula da parte del Dipartimento per lo sport di convenzioni funzionali e la messa a disposizione, per futuri eventi sportivi di interesse nazionale e internazionale, per un arco di tempo pluriennale, dell'Arena Santa Giulia, impianto - ricordo - di interesse pubblico che, appunto, sarà utilizzato durante i Giochi.
PRESIDENTE. Concluda, Ministro…
ANDREA ABODI,. Con piacere. Tale norma, pertanto, riconosce un contributo destinato ad assicurare che un impianto, riconosciuto di interesse pubblico, rimanga a disposizione anche per eventi sportivi che vengono ritenuti di interesse nazionale, soprattutto quelli di carattere sociale.
Infine, la regolamentazione della compensazione economica, ivi incluso l'importo delle eventuali penali previste, attiene alla sfera contrattuale tra le parti coinvolte e le relative informazioni non sono nella disponibilità del Governo.
PRESIDENTE. La deputata Zanella ha facoltà di replicare.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Duccio Facchini, direttore del mensile è dovuto ricorrere al TAR per vedere riconosciuto il suo diritto di accesso agli atti e cercare, come cerchiamo di fare noi, di capire come, quando e perché si sono formati questi benedetti extra-costi milionari.
Noi qui ribadiamo, Ministro, che vogliamo sia fatta un'operazione di trasparenza e di verità, perché, Ministro, sempre ci informa che, già in sede di compravendita, qualcuno sapeva che ci sarebbero stati i tentativi da parte vostra, in combinato disposto con la regione Lombardia e con il comune di Milano, per cercare l', quindi le norme, per coprire questo deficit evidentemente di finanziamento iniziale.
Ma lei lo ha visto il video di Luca Mangia del Coima, in cui lo dichiara addirittura apertamente, , che ci sarebbe stato un contratto, un impegno - ecco, mi correggo -, un impegno in questa direzione? Ma lei capisce che anche questo discorso che lei mi sta facendo dell'Arena di Santa Giulia come , che è nata per gli eventi , i concerti, ma non è vero che per fare l'hockey avete dovuto chiedere e ottenere delle deroghe? Ma qui siamo, siamo alle deroghe.
LUANA ZANELLA(AVS). Perché non è nato per questo e il CONI ve lo ha detto. Quindi, che cavo… scusi, quali eventi sportivi nazionali e internazionali, coperti da questi benedetti milioni, 30 milioni, del decreto Economia metterete in realizzazione? Ministro, lei deve fare una relazione al Parlamento…
PRESIDENTE. Concluda, deputata Zanella, ha esaurito il tempo da un po'.
LUANA ZANELLA(AVS). …completa e definitiva. Grazie e mi scusi.
PRESIDENTE. Il deputato Benzoni ha facoltà di illustrare l'interrogazione Pastorella e altri n. 3-02331 di cui è cofirmatario.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, mancano meno di tre mesi alle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali Milano-Cortina 2026: un evento di un'importanza straordinaria non solo dal punto di vista sportivo, ma anche reputazionale per il nostro Paese. La domanda che oggi le poniamo è: saremo pronti per questo evento? La Corte dei conti ci dice che dei 111 interventi censiti, 98 sono ancora da completare, in particolare gli interventi di ricollocazione sportiva, ma soprattutto quelli viabilistici. Su alcune tematiche, come per esempio la variante di Longarone, le opere viabilistiche a Sondrio, alcune opere previste in consegna entro il 2026 saranno consegnate nel 2030, evidentemente passate queste Olimpiadi.
Le chiediamo quali siano le rassicurazioni che possiamo dare agli utenti, alla popolazione, a chiunque vorrà godersi questo spettacolo, ai territori interessati riguardo al rispetto dei tempi e alla consegna delle opere.
PRESIDENTE. Il Ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, ha facoltà di rispondere.
ANDREA ABODI,. Grazie, Presidente. Ringrazio anche gli interroganti per l'opportunità che mi viene data per dare un aggiornamento su quanto richiesto. Com'è noto, il Piano degli interventi olimpici, approvato dal DPCM 26 settembre 2022, ovvero prima dell'insediamento di questo Governo, poi sostituito dal Piano complessivo delle opere olimpiche, di cui al DPCM dell'8 settembre 2023, ha previsto la complessiva realizzazione di 98 interventi, inizialmente pari a 111, poi soggetti a rimodulazione e riduzione, suddivisi tra interventi sportivi essenziali per lo svolgimento delle Olimpiadi e interventi di .
Le opere stradali e ferroviarie sono state concepite sin dall'origine, in termini proprio di eredità post-olimpica, in ottica di sviluppo e rilancio della dotazione infrastrutturale dei territori interessati dall'evento, contemplandone l'ultimazione in data in gran parte successiva ai giochi. E, infatti, il Piano della mobilità olimpica, predisposto dal comitato organizzatore, si basa sulle infrastrutture esistenti. Mi preme ribadire, da un lato, che l'attuazione degli interventi sportivi per i quali la società Infrastrutture Milano Cortina e il suo amministratore delegato, in veste di commissario straordinario, sono designati quali soggetti attuatori, procede nel rispetto del Piano, e, dall'altro, che il decreto-legge n. 10 del 5 febbraio 2024, recante disposizioni urgenti sulla e sugli interventi di competenza della società Infrastrutture Milano Cortina 2026, ha provveduto a trasferire ad Anas, quale soggetto attuatore, a decorrere dal 6 febbraio 2024, una serie di interventi relativi alla mobilità e alle infrastrutture della viabilità, in modo da programmare efficacemente la mole di attività che resta da portare a termine e assicurare la piena riuscita dei giochi nel rispetto del relativo cronoprogramma.
Per quanto riguarda, quindi, gli interventi di impiantistica sportiva, le opere necessarie e indifferibili saranno tutte ultimate in tempo utile per lo svolgimento dei giochi, nel pieno rispetto dei cronoprogrammi presentati, nonché di tutte le norme in materia di sicurezza degli impianti sportivi. Per quanto attiene alle infrastrutture stradali, Anas è il soggetto attuatore dei vari interventi in Veneto e Lombardia. Le opere infrastrutturali su rete stradale di competenza di Anas in Veneto, inserite nell'ambito delle opere olimpiche, sono esclusivamente le varianti alla strada statale 51 di Longarone e Cortina. Nel 2021 la loro competenza è stata trasferita a Simico, mentre Anas ha mantenuto il ruolo di supporto tecnico per la progettazione di fattibilità.
Con specifico riferimento alla variante di Longarone, citata dall'onorevole interrogante, la progettazione è stata completata con successo, così come per la variante di Cortina, lotto 1. Premesso quanto sopra, sono invece di competenza Anas alcuni interventi di contesto sulla strada statale 51, finalizzati al miglioramento della viabilità e utili anche per l'evento olimpico, ancorché non strategici né essenziali allo svolgimento dello stesso, ovvero le varianti di Tai di Cadore, Valle di Cadore e San Vito di Cadore.
È del tutto evidente che alcune opere, come è stato detto, saranno programmate dopo l'evento olimpico, semplicemente perché abbiamo ritenuto di fare una scelta selettiva ed evitare che si aprissero cantieri o che fossero aperti i cantieri durante l'evento olimpico e paralimpico, per evitare il congestionamento del traffico.
ANDREA ABODI,. Questo, comunque, ci porta nuovamente a confermare definitivamente che tutto quanto previsto nel sarà realizzato comunque nei termini che sono stati assegnati alla Società Infrastrutture Milano-Cortina 2020-2026.
PRESIDENTE. La deputata Pastorella ha facoltà di replicare.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, vorrei avere davvero la sua stessa fiducia, la stessa fiducia che abbiamo visto risplendere negli occhi del Ministro Salvini stamattina quando ha pubblicato un video sulla pista di bob, felice del fatto che la pista fosse stata completata, ammettendo però che dietro c'erano 200 operai che ancora stavano completando il cantiere. Quindi la domanda è: saremo davvero pronti a questo importante evento e, soprattutto, a che prezzo? Proprio il DL Economia, che è attualmente all'esame di quest'Aula, prevede ulteriori, non uno o due, ma decine di milioni previsti proprio per ovviare agli extracosti e già in alcuni casi, per esempio il comune di Milano ha dovuto prendere su di sé alcuni di questi costi imprevisti: penso ai 7,3 milioni per la viabilità attorno all'Arena. E quindi la domanda è: lievitano, e su chi peseranno alla fine?
È importante che le opere che hanno impatto sui territori, cosiddette di , siano in effetti portate avanti. E il fatto che siano lasciate a un secondo tempo per non disturbare i giochi olimpici mi fa pensare che c'è il rischio che poi, in un secondo tempo, ci si dimentichi e si dica che alla fine non erano così importanti, mentre le comunità, che sono all'interno di queste aree, si aspettano che queste migliorie siano una sorta di compensazione per un evento che comunque porta tanto indotto, ma sconvolge anche molto.
Sulla viabilità stendiamo un velo pietoso, perché è il Ministero che ha avuto più tagli in questa legge di bilancio, perché non sa spendere i soldi: forse dovremmo fare qualche riflessione. Io dico solo che lo slogan della Premier, in campagna elettorale, era “siamo pronti”; lei ci ha ripetuto “siamo assolutamente pronti”. Io spero che l'Italia, la mia città, Milano, e tutta la zona di questi giochi saranno davvero pronti, perché gli occhi del mondo sono su di noi. Continueremo a monitorare con attenzione che saremo davvero pronti .
PRESIDENTE. La deputata Grazia Di Maggio ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02332 di cui è cofirmataria.
GRAZIA DI MAGGIO(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, io richiamo l'attenzione su una realtà che tutti conosciamo: parrocchie, oratori, enti ecclesiastici che ogni giorno, in tantissime città, rappresentano un presidio sociale, educativo, anche sportivo, fondamentale, perché accolgono e accompagnano i giovani in un percorso di crescita, contrastano quelle che sono le devianze minorili e, soprattutto, realizzano un principio sacrosanto, che è quello della sussidiarietà, che troviamo anche nella nostra Costituzione.
Il Governo Meloni ha fatto un passo avanti importante: nella legge di bilancio del 2024 abbiamo istituito un fondo di 500.000 euro annui per il triennio 2025-2027, da destinare alle associazioni del Terzo settore, alle parrocchie e agli oratori. Ben venga, Ministro Abodi, perché queste realtà rappresentano un valore sociale fondamentale per il territorio. Quindi, alla luce di questa misura, io le chiedo quali sono le ulteriori eventuali misure che il Governo Meloni intende intraprendere per dare ancora maggiore valore proprio alle associazioni del Terzo settore che operano negli oratori e nelle parrocchie.
PRESIDENTE. Il Ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, ha facoltà di rispondere.
ANDREA ABODI,. Grazie, signor Presidente e grazie agli onorevoli interroganti, perché mi mettono nella condizione di dare un aggiornamento su un tema che è al centro dell'azione di governo, ossia lo sport sociale, che è alla base dell'articolo 33 della Costituzione, che il Parlamento ha approvato all'unanimità.
Ha fatto giustamente riferimento all'intervento, in legge di bilancio, di un milione e mezzo di euro per il triennio 2025-2027, dedicato alle attività sportive e ricreative nell'ambito degli oratori. Ma certamente non ci siamo limitati a questo. Intanto, abbiamo dato immediata attuazione e abbiamo cercato di usare bene anche il tempo, non soltanto le risorse disponibili. Abbiamo fatto un bando dal quale è emersa una necessità che va ben oltre le disponibilità che sono state messe a disposizione. Abbiamo attuato, di concerto con il Ministero dell'Istruzione e del merito, con il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e con il Ministero dell'Economia e delle finanze, un decreto attuativo e questo ci ha consentito di essere immediatamente operativi.
Alla luce dell'ampia partecipazione riscontrata - sono arrivate 186 domande e soltanto in parte, come ho detto prima, siamo riusciti a soddisfarle -, si è manifestata una volontà, che si concretizzerà con l'approvazione della legge di bilancio - attualmente in discussione - di un incremento di queste risorse, che saranno portate a 6 milioni e mezzo di euro per ciascuno degli anni dal 2026 al 2028; questo, chiaramente, vede il Governo e il Parlamento comunemente impegnati, proprio per raggiungere l'obiettivo di ridare corpo, sostanza, vita, partecipazione, socialità e umanità ai luoghi che per noi sono insostituibili nell'ambito della promozione non soltanto sportiva, ma anche sociale.
Desidero anche ricordare che la delibera CIPESS n. 77 del 29 novembre 2024 ha programmato ulteriori risorse a favore del Ministero per lo Sport e i giovani a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027, destinate a interventi volti alla realizzazione di impiantistica sportiva nelle aree degradate, anche presso gli oratori, con il fine di contrastare la dispersione scolastica.
Il 31 ottobre 2025, attraverso la stipula dell'accordo di coesione con la Presidenza del Consiglio dei ministri, sono state attribuite al Dipartimento per lo sport le risorse necessarie per realizzare e rigenerare spazi sportivi negli oratori situati in contesti territorialmente degradati.
Si tratta di luoghi che costituiscono veri e propri presìdi sociali insostituibili, spazi custodi dove le comunità trovano un loro punto di riferimento educativo, aggregativo e relazionale, soprattutto laddove mancano servizi adeguati.
Quello che faremo - per darle un dato concreto - è destinare una parte di questi 220 milioni di euro a un bando dedicato proprio agli oratori, con un particolare accordo che abbiamo predisposto e che stipuleremo nei prossimi giorni con la Conferenza episcopale. Si tratta di 50 milioni di euro - la somma più elevata dalla nascita di questa Repubblica - proprio per dare sostanza a un'attività congiunta che non può che coordinarsi con le attività che si sono perse nel tempo, obiettivamente. Un luogo che si è addormentato, stiamo cercando di risvegliarlo, per gli obiettivi sociali dei quali abbiamo parlato. Vogliamo cercare di anticipare la cronaca. Non ci accontentiamo…
PRESIDENTE. Concluda, Ministro.
ANDREA ABODI,. …non ci arrendiamo all'idea di assistere alla cronaca nera passivamente. Lo abbiamo fatto a Caivano, lo faremo in altre otto centralità e consacreremo il nostro impegno negli oratori italiani.
PRESIDENTE. Il deputato Amorese ha facoltà di replicare.
ALESSANDRO AMORESE(FDI). Grazie, Presidente. Ministro Abodi, Fratelli d'Italia è ampiamente soddisfatto della sua risposta, soprattutto del suo aggiornamento sull'incremento sui dati che ci ha dato. Il suo “non ci accontentiamo” è anche il nostro. Il futuro dei giovani di questa Nazione è il futuro della Nazione stessa. Questo rilancio che lei, che il Governo Meloni vuole dare sta dando e darà al ruolo importante degli oratori, delle parrocchie e delle associazioni del Terzo settore è fondamentale per la crescita dei nostri giovani, ma anche di coloro che animano gli oratori, in una intersezione generazionale.
Crediamo che gli oratori siano un antidoto alla disgregazione, che siano importanti per le famiglie stesse, soprattutto per le famiglie meno abbienti, che possano portare i propri giovani a fare sport, a fare socialità, a essere ascoltati, a crescere insieme, a fare vita sociale insieme. Tutti noi sappiamo che quello che è successo negli ultimi anni, oggi ci porta a dire e a raccontare l'importanza degli spazi di aggregazione.
E, allora, ribadisco l'importanza di questi spazi, che, oggettivamente, come anche lei sottolineava, negli anni sono stati un po' dimenticati da una “non cultura” che probabilmente preferiva i centri sociali agli oratori, noi crediamo il contrario. Questi spazi sono stati trascurati, ma sono fondamentali per il Governo Meloni. Voglio ricordare che questo intervento si inserisce in un quadro molto più ampio, perché il suo Ministero, ma anche il Ministero della Cultura, il Ministero della Disabilità e altri hanno già fatto molti interventi per i giovani. Quindi non è un intervento , sebbene già questo, da solo, sia importante. Penso agli interventi per Sport e periferie e per Sport e legalità, penso al Fondo dote famiglia, alle comunità giovanili e a quant'altro. Quindi, Fratelli d'Italia è al vostro fianco, perché è al fianco dei giovani della nostra Nazione .
PRESIDENTE. Il deputato Faraone ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02333 .
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Signora Ministra, sicuramente la devo ringraziare, perché ha posto il tema dei come un tema di discussione in questo Paese, e quindi già il fatto che ci sia una proposta da parte del Governo è un fatto importante.
Però, dall'altro lato, Ministra, le chiedo di non cadere nell'errore di considerare il sostegno ai un sostegno alla povertà. Infatti, il provvedimento che lei ha proposto non è un provvedimento che sostiene i e cioè chi decide di dedicare la propria esistenza alle persone con disabilità, ma è un sostegno alla povertà, che è un'altra cosa. Per cui, Ministra, le chiediamo di rivedere quel provvedimento e noi, sulla revisione, potremmo dare una mano.
PRESIDENTE. La Ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha facoltà di rispondere.
ALESSANDRA LOCATELLI,. Grazie, Presidente. Ringrazio naturalmente l'onorevole interrogante. Voglio ringraziare, prima di tutto, chi, in tutti questi anni, si è dato da fare, alla Camera e al Senato, nel mondo delle associazioni e delle famiglie, per dare una risposta concreta, con impegno, a questo tema importante.
Sono più di ventinove, trenta, le proposte che si sono avvicendate e che non hanno mai visto la luce, non perché non fossero buone, ma perché ognuna aveva problemi, magari di copertura economica, oppure si sono arenate per punti di vista divergenti.
Finalmente, ci sono risorse certe e risposte concrete, direi. Quindi, è il momento di lavorare insieme veramente su questa proposta, che è il frutto del lavoro di un tavolo di più di 50 soggetti tra famiglie, associazioni, enti del territorio, sindacati. Tutti hanno lavorato intorno a questo tavolo per portare all'attenzione una proposta di legge che sia a tutele differenziate, a partire dal familiare convivente prevalente, e questo è qualcosa di importante, perché chi ama e cura e non vuole essere sostituito, non può più aspettare.
Queste risorse devono essere messe a disposizione, ma non come un fondo da ripartire, perché fin lì ci siamo arrivati nel corso degli anni, con meno risorse, ma è stato fatto; devono essere ripartite sulla base di un riconoscimento serio. In questa riforma, c'è addirittura il riconoscimento per tutti e due i genitori, a tutele differenziate per gli altri, naturalmente. Però è un percorso che è fatto di persone che amano, che curano, che non vogliono essere sostituite, ma che hanno bisogno anche di risposte concrete.
In questa norma, troviamo le risorse, troviamo anche altri aspetti legati alle tutele e, rispetto alle proposte che sono state fatte in passato, mi piace citare la prima che è stata fatta da Laura Bignami nel 2015 (quindi, stiamo parlando di dieci anni di attesa): finalmente, oggi c'è una proposta concreta, che non ho voluto forzare, ma ho voluto condividere con il Parlamento.
Avremmo potuto legarla alla legge di bilancio, avremmo potuto farla arrivare nel 2026, blindandola, avremmo potuto fare un decreto, come in tante proposte che sono state portate all'attenzione nel corso degli anni, deleghe con altri decreti da attuare. E invece “no”. Noi vogliamo un percorso che sia condiviso, magari, nell' parlamentare, si potranno migliorare alcuni aspetti, ma siamo arrivati a un punto cruciale. Indietro, da qui, non bisogna più tornare.
PRESIDENTE. Il deputato Faraone ha facoltà di replicare.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Ministra, d'accordo che non bisogna tornare indietro, però mi consenta: 207 milioni di euro - per una platea che, secondo il Censis e l'Istat, riguarda 7 milioni di persone e, nelle stime più ridotte, riguarda, comunque, milioni di persone - si rende conto che è una miseria? Lo dico perché, rispetto al se vogliamo dare 400 euro al mese a famiglie che hanno persone con disabilità a carico, lo possiamo fare ed è quello che lei ha proposto; e tutta salute! Però la tutela dei è tutta un'altra cosa, Ministra. Ci sono persone che decidono di smettere di lavorare e che devono essere libere di poter smettere di lavorare per assistere i propri cari; ci sono famiglie che dedicano l'esistenza ai propri figli 24 ore su 24, non 91 ore settimanali. Queste persone devono avere la possibilità anche di accumulare contributi previdenziali perché poi, quando avranno smesso di curare i loro figli e dovranno andare in pensione, dovranno comunque campare di qualcosa; e nella sua proposta di tutto questo, purtroppo, non c'è nulla, perché 207 milioni di euro non sono sufficienti per tenere in piedi una proposta che, invece, necessiterebbe di risorse ben più corpose. La chiami diversamente: non è un'assistenza ai è un'assistenza economica alle famiglie che hanno persone con disabilità a carico. Io le chiedo di fare il salto di qualità. Facciamo una battaglia insieme per mettere più risorse e garantire, anche inizialmente, a un nucleo sperimentale di essere dei veri, quindi con risorse alternative a quelle che avrebbero guadagnato se avessero lavorato, e con contributi previdenziali. Il resto è semplicemente assistenza economica, ma già ci sono misure di assistenza economica: c'è il reddito di povertà, ci sono i comuni che danno assistenza sociale. Noi dobbiamo fare un'altra cosa. Quindi, spero che, nel percorso parlamentare, riusciremo a introdurre qualche principio rispetto a quello che io oggi ho detto .
PRESIDENTE. La deputata Malavasi ha facoltà di illustrare l'ultima interrogazione di questa giornata Furfaro ed altri n. 3-02334 di cui è cofirmataria, relativa ai familiari, prestatori di cure.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie. Ministra, dopo due anni di annunci, dopo un percorso poco trasparente senza alcun confronto con il Parlamento la montagna, oso dire, ha partorito un topolino. Lei si appresta a discutere in Consiglio dei ministri un provvedimento che, stando alle sue dichiarazioni, appare parziale, insufficiente, culturalmente sbagliato: tutele economiche esclusivamente per i conviventi, tenuti a svolgere 91 ore settimanali, 12 ore al giorno, festività incluse, e solo se hai un ISEE inferiore ai 15.000 euro riceverai al massimo 400 euro al mese. Parliamo di meno di un euro all'ora, una vera mortificazione per le donne. I non chiedono una misura economica per pochi, ma sollievo e servizi; non chiedono le briciole, ma la dignità; non chiedono una legge che discrimini, ma che possa costruire uguaglianza e parità di opportunità, con tutele lavorative e previdenziali del tutto assenti. Chiediamo, Presidente, dunque, chiarezza e un rinnovato impegno per dotare il nostro Paese, finalmente, di una legge equa e universale .
PRESIDENTE. La Ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha facoltà di rispondere.
ALESSANDRA LOCATELLI,. Grazie, Presidente. Vedete, sono sempre convinta che si possa migliorare. Si può sempre migliorare tanto è vero che sono andata a vedere alcune delle proposte di legge che sono state depositate dall'onorevole Faraone, dall'onorevole Malavasi e altri e ho notato che, nella sua proposta, l'onorevole Faraone non ha previsto la cumulabilità, per esempio, del contributo del che diventava alternativo alle altre misure. Noi lo abbiamo previsto, abbiamo cercato di migliorare anche questo aspetto: è cumulabile con la 104, è cumulabile con l'FNA, è cumulabile con le altre proposte, quelle delle misure regionali e locali. Sono andata, poi, a vedere la proposta del Partito Democratico, quella per cui si dice nell'interrogazione che sono poche queste risorse, sono irrisorie. Ecco, la proposta Malavasi, Furfaro e altri ha una copertura economica di 30 milioni di euro, non di 257, come abbiamo previsto noi.
Si può sempre migliorare, ci mancherebbe altro, ma da qualche parte bisogna partire e secondo me bisogna partire insieme perché, se non partiamo adesso, non arriviamo più a dare una risposta a queste famiglie che, da dieci anni, stanno aspettando che qualcuno si metta d'accordo. Adesso abbiamo una proposta condivisa, abbiamo una proposta a tutele differenziate, abbiamo una proposta che parte dal familiare convivente prevalente che ha il diritto, prima di tutto, di avere una risposta economica; quindi questo è quello che noi mettiamo in campo e che mettiamo in gioco con una serie di tutele che, guarda un po', sono anche sovrapponibili a quelle di quelle proposte che ho citato adesso, ma anche di tutte le altre 29-30, tutte davvero proposte intelligenti, importanti, ma che da qualche parte devono partire. Questo è il punto di partenza, lavoriamo insieme per portarlo a buon fine e dare una risposta, finalmente, a quelle famiglie che aspettano.
PRESIDENTE. Il deputato Furfaro ha facoltà di replicare.
MARCO FURFARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministra, lei è molto brava con le parole, però quei 7 milioni di purtroppo, che tengono in piedi il del nostro Paese, spesso si sostituiscono allo Stato. Lo sa meglio di me, non risolleveranno la loro condizione con quelle parole. Non vivono di perché vivono, purtroppo, di notti in bianco, di lavoro perso, di una salute anche mentale che si sgretola. E dopo due anni di annunci arriviamo a un'altra riforma che è un altro ennesimo annuncio e quello che trapela non solo, Ministra, non è condiviso con le associazioni - che sa bene non hanno condiviso quest'ultima parte e, probabilmente, non sono state nemmeno ascoltate -, ma quello che trapela è anche un'umiliazione, perché sono 13 ore al giorno… e per avere un contributo ci vorranno 91 ore di cura a settimana, sono 400 ore al mese. Ed è una riforma che non riduce nessuna fatica, non c'è nessun servizio di sollievo, nessuna domiciliarità, nessuna prossimità, nessuna visione dell'assistenza a lungo termine come, invece, prevedevano le proposte di legge. C'è un contributo economico per pochi con tanti paletti: solo conviventi, sotto i 15.000 euro di ISEE, solo uno per famiglia. Non sono politiche per sono pannicelli caldi per alcune famiglie sfortunate in povertà che avranno, magari, qualche centinaio di euro all'anno. Gli altri, i milioni di esclusi: riconosciuti a parole e abbandonati nei fatti.
Non è neppure la prima volta, è un del Governo, no? L'avete già fatto con i non autosufficienti: annuncio a mezzo telegiornale di 1.000 euro al mese per milioni di anziani. Risultato: sono state 2.000 le persone che hanno ottenuto la prestazione, lo 0,05 per cento.
Le risorse certe per i : nel 2026, 1,15 milioni e nel 2027, 207 milioni. Faccio i conti e chiudo: 207 euro all'anno. Anche se un milione di avesse accesso a questa riforma, sono 207 euro all'anno - non al mese, all'anno! -, 17 euro al mese; e rapportati ai quasi 400 euro, che pretendete che facciano, significa 4 centesimi l'ora. Noi ci stiamo battendo per un salario minimo di 9 euro l'ora…
MARCO FURFARO(PD-IDP). …e chiudo, voi superate una nuova frontiera: 4 centesimi per compensare una attività di cura faticosissima e continua che tiene in piedi l'Italia. Vedete Ministra, e chiudo davvero, state spendendo un miliardo nei centri in Albania, in cui ci sono state 174 persone e arriviamo a dare 4 centesimi l'ora per un milione di escludendone 6 milioni. Non è possibile: è un altro annuncio tradito .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 106, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Avverto che, con distinte lettere in data 18 novembre, i presidenti della Commissione giustizia, della Commissione politiche dell'Unione europea e delle Commissioni riunite cultura e affari sociali hanno manifestato l'esigenza - sulla quale hanno convenuto i rappresentanti dei gruppi delle Commissioni medesime - di rinviare al prossimo calendario l'esame in Assemblea dei seguenti progetti di legge: proposta di legge n. 1822, recante modifiche al codice di procedura penale in materia di sequestro di dispositivi, sistemi informatici o telematici o memorie digitali, il cui avvio dell'esame in Assemblea è attualmente previsto dal vigente calendario dei lavori a partire da giovedì 20 novembre; proposta di legge n. 1311, recante disposizioni per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali, il cui avvio dell'esame in Assemblea è anch'esso previsto dal vigente calendario dei lavori a partire da giovedì 20 novembre; disegno di legge n. 2574, recante legge di delegazione europea 2025, il cui avvio dell'esame in Assemblea è attualmente previsto dal vigente calendario a partire da martedì 25 novembre.
Secondo le intese intercorse tra i gruppi, tali provvedimenti non saranno pertanto iscritti all'ordine del giorno delle sedute del corrente calendario dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto inoltre che, nell' al resoconto stenografico della seduta odierna, sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per l'esame delle proposte di legge: n. 956-A e abbinate, in materia di equiparazione del regime fiscale nell'applicazione dell'imposta municipale propria relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell'AIRE; n. 1367-A, recante disposizioni per il sostegno del diritto allo studio e per la prevenzione della dispersione scolastica .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 1184 - Disposizioni per la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economiche e di servizi a favore dei cittadini e delle imprese (Approvato dal Senato). (C. 2655)
: PAOLO EMILIO RUSSO.
2.
TONI RICCIARDI ed altri: Modifiche all'articolo 1, comma 741, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, in materia di equiparazione del regime fiscale nell'applicazione dell'imposta municipale propria relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero. (C. 956-A)
e delle abbinate proposte di legge: DI GIUSEPPE ed altri; ONORI ed altri; BILLI; LOVECCHIO ed altri; MANES; BORRELLI ed altri. (C. 1099-1323-1400-1701-1743-1748)
: TONI RICCIARDI.
3.
ORRICO ed altri: Disposizioni per il sostegno del diritto allo studio e per la prevenzione della dispersione scolastica. (C. 1367-A)
Relatrice: COLOMBO.