PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO GIACHETTI, legge il processo verbale della seduta del 20 novembre 2025.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 95, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
PRESIDENTE. Passiamo alle prime interrogazioni all'ordine del giorno Grimaldi e Bonelli 3-02025 e Squeri 3-02149 . Le interrogazioni, vertendo sullo stesso argomento, verranno svolte congiuntamente.
Il Vice Ministro delle Imprese e del made in Italy, Valentino Valentini, ha facoltà di rispondere.
VALENTINO VALENTINI,. Grazie, Presidente, grazie onorevoli interroganti. Com'è noto, il settore sta vivendo una crisi profonda in tutta Europa. La stessa Germania, infatti, si è allineata alle posizioni italiane nel percorso di revisione della strategia europea. A tal proposito ricordo che, proprio recentemente, Italia e Germania hanno inviato una lettera congiunta alla Commissione europea che rigetta obiettivi vincolanti di veicoli puramente elettrici sulle flotte aziendali e hanno concordato di sottoporre alla Commissione un documento contenente, tra l'altro, i seguenti punti: incentivi europei all'offerta e realizzazione di una catena di fornitura europea per le batterie; agevolazioni per l'accesso dei cittadini europei alla mobilità a basse e zero emissioni; promozione di una vera neutralità tecnologica; revisione dei regolamenti CO2 sui veicoli, consentendo il riconoscimento dei veicoli a basse e zero emissioni diversi dai veicoli elettrici a batteria oltre al 2035.
Queste iniziative continuano la linea portata avanti dall'Italia con il di revisione del , grazie al quale sono state rimosse le multe per un totale di 7 miliardi di euro previste dalla Commissione, che avrebbero portato al collasso dell'industria europea, ed è stata anticipata la revisione del regolamento sulle emissioni di CO2. A livello nazionale, sono stati istituiti, presso il MIMIT, un tavolo e un tavolo specificamente dedicato a Stellantis, nei quali è stato presentato il Piano Italia, che mobilita circa 6 miliardi di euro per acquisti presso fornitori italiani e 2 miliardi di investimenti diretti all'anno negli stabilimenti del Paese a carico di Stellantis, e sono state definite le misure a sostegno del settore.
È indubbio che lo scenario internazionale sia complesso, tuttavia in questo scenario Stellantis è impegnata a investire e a mantenere in attività tutti gli stabilimenti. Il Ministero monitora gli impegni assunti attraverso incontri periodici con il costruttore. Le strategie discusse nei tavoli di lavoro si sono tradotte in azioni concrete. È in fase di concerto il DPCM che prevede, tra le altre, il riconoscimento degli incentivi per il sostegno agli investimenti delle imprese della filiera , per un totale di 2,5 miliardi di euro nel triennio 2025-2027, erogati tramite gli accordi per l'innovazione e i mini contratti di sviluppo.
È previsto un credito d'imposta per le attività di ricerca e sviluppo nel settore. Sono state ridefinite le procedure per la concessione degli accordi di innovazione, che dedicano 530 milioni di euro a progetti innovativi per il settore . È stato rifinanziato il Fondo con ulteriori 100 milioni di euro e sono state ripartite le risorse, con 525 milioni di euro destinati ai contratti di sviluppo.
Infine, a partire dal 1° gennaio 2026, entrerà in vigore la nuova misura del superammortamento previsto nel DDL Bilancio 2026 per sostenere la spesa privata in beni strumentali, funzionali alla transizione ecologica e digitale delle imprese, unificando gli obiettivi di digitalizzazione del Piano Transizione 4.0 con gli obiettivi di decarbonizzazione ed efficienza energetica del Piano Transizione 5.0.
Il Ministero delle Imprese e del continuerà a monitorare gli impegni assunti da Stellantis, a collaborare con gli per attuare le misure definite a sostegno del settore, nonché ad adoperarsi per indirizzare la strategia europea a tutela degli interessi produttivi e occupazionali di questo settore fondamentale per il sistema economico nazionale.
PRESIDENTE. Il deputato Grimaldi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ci riteniamo insoddisfatti, ringraziamo il Vice Ministro per avere letto quella risposta, ma, per suo tramite, le chiederei di riferire al Ministro Urso che hanno la faccia come un “Euro 0”, come il parco più vetusto d'Europa. Parliamo di più di 18,4 milioni di vetture che dovrebbero essere rottamate, sono le più vecchie, le più vecchie del vecchio continente. E che cosa c'è da vantarsi di avere frenato la transizione? Abbiamo 4,4 milioni di Euro 0 e di Euro 1. Una roba che grida vendetta, ma non solo per le emissioni, non solo per il clima che continua a cambiare, per le emissioni che continuano a fare quello che vediamo, sotto l'occhio di tutti.
Siamo davanti a un giudizio universale climatico, e si sa, la scienza lo dice che la causa sono esattamente le emissioni a cui il parco macchine contribuisce per buona parte. E che cosa facciamo noi? Stiamo cercando di evitare il collasso. Il collasso è qui, è presente! Venga il Vice Ministro a Torino! Venga a vedere che cosa vogliono dire 18 anni di cassa integrazione e festeggiare finalmente l'arrivo della 500 ibrida. Per far cosa, Presidente? Ma lei lo sa che finalmente FIAT, dopo avere mandato via, licenziato, poi esonerato e poi mandato con gli esuberi, migliaia e migliaia di operai, adesso finalmente assume.
E che cosa assume? Quattrocento interinali, quattrocento interinali! Cioè già questo dovrebbe far vedere l'eutanasia dell'auto, che non c'entra nulla con la conversione all'elettrico, perché l'elettrico c'è, c'è in tutto il mondo, ma in Italia frenano. Come se continuare a salvare l'endotermico, invece, salverà quei posti di lavoro. No, siamo davanti al baratro, anzi, andiamo in retromarcia verso il baratro, perché non sappiamo fare politica.
Anzi, il Ministro Urso per i primi 2 anni faceva finta anche di convincerci: guardate come rispondo duro alla famiglia Elkann. Per fare cosa poi? Per iniziare a farne il portavoce, per accontentarsi di nulla, del nulla dei piani industriali, nulla dei vettori, né dei modelli , né dei modelli che potranno essere prodotti nei nostri stabilimenti.
Di che cosa ci dobbiamo consolare? Della Panda? Della Panda endotermica? Quella fatta a Pomigliano quando, nel frattempo, in altri Paesi, producono già la Panda elettrica, che sarà quella del futuro, quella ibrida? Di che cosa ci dobbiamo consolare? Dobbiamo tutti comprare la 500 ibrida? E chi vuole un modello più grande dove lo compra? La 500X dove viene fatta? E la 600 dove viene fatta? E non sono elettriche, non sono ibride? Ma non vengono fatte in Italia! La verità è che il 40 per cento delle nostre imprese, anche dell', non hanno l'elettrico davanti. Non le stiamo aiutando in questa transizione e arriveremo ultimi, e sarà troppo tardi. E questa risposta dimostra che il nostro Governo non solo non ha un piano, ma l'unica cosa che fa è dare alibi a un'azienda che è in fuga da tempo.
PRESIDENTE. Il deputato Squeri ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
Anche lei ha cinque minuti, onorevole. Prego.
LUCA SQUERI(FI-PPE). Sì, grazie Presidente. Io mi considero soddisfatto rispetto a una situazione che questo Governo ha trovato e che certamente non è facile da modificare, perché è una situazione da modificare. E non posso non far riferimento anche all'intervento del collega Grimaldi di cui condivido la premessa: 18 milioni di autovetture da rottamare. È vero, questo deve essere l'obiettivo principale, ma devo dire che il Governo va in tal senso, nelle restrizioni che - ahimè - la normativa vigente europea prevede, ed è qui il percorso che stiamo facendo per cercare di modificarla.
Vede, quando il collega Grimaldi dice che siamo di fronte al collasso - con la necessità di cambiare il parco autovetture - e poi abbina a queste considerazioni il catastrofismo per cui, se non si va sull'elettrico, non si risolve il problema, io dico che questo è la causa del collasso dell' che a livello italiano ed europeo stiamo vivendo: è quella scellerata decisione che ha preso l'Europa, non tanto sul divieto di vendita di auto che non siano elettriche al 2035, ma sulle multe che ha sancito. E, per fortuna, noi le abbiamo rinviate, perché scattavano già dal 1° gennaio di quest'anno: si parla di 7 miliardi che avrebbero sicuramente affossato le industrie automobilistiche.
Ecco, il punto dove sta: obbligare il mercato a una scelta dirigista che nulla ha a che fare, invece, con le dinamiche che un mercato deve avere, cioè far sì che sia il consumatore poi a scegliere. E questo, legato alla neutralità tecnologica tradita dalla rigidità europea, ha fatto sì che il consumatore se l'auto elettrica non la vuole, non la compra; per cui rimangono 18 milioni di autovetture ancora da rottamare.
Ho sempre questo aneddoto da raccontare, che mi sembra molto efficace. Un amico, sentendomi parlare di queste situazioni, mi disse: sai, io sono andato a cambiare la mia macchina al concessionario, sono un vecchio cliente, mi hanno presentato - pim pum pam - l'ultimo modello di auto elettrica, tutta accessoriata, evviva, evviva; e poi gli faccio: ma scusi - questo qui è del Nord Italia -, ma se devo andare a Roma, ci vado senza problemi? E il venditore ha storto un po' il naso. E poi gli fa: ma senta, ma lei la comprerebbe questa macchina? E il venditore: no.
Se si arriva a una situazione del genere, ecco che ci troviamo 18 milioni di auto da rottamare, quando sarebbe molto meglio - noi lo abbiamo proposto e il Governo sta andando su questa linea, ripeto, nelle difficoltà della rigidità europea - fare un discorso italiano di neutralità.
Cosa vuol dire questo? Noi attualmente abbiamo in Italia distributori che vendono biodiesel, ossia gasolio fatto al 100 per cento senza l'utilizzo del fossile, per cui nel pieno rispetto dell'obiettivo della decarbonizzazione e di fatto anche non andando a creare cortocircuiti nella filiera dell'.
Detto questo, il Governo ha fatto anche di più, lasciatemelo dire. Infatti, l'abbiamo visto poche settimane fa in Europa: finalmente il Consiglio europeo ha approvato - e questo sarà da tradurre nei fatti - una revisione di questa imposizione tecnologica per cui si prevede l'introduzione, per l'appunto, dei biocarburanti non per ostacolare la vendita dell'elettrico. La vendita dell'elettrico c'è e ci sarà, l'ha detto il collega Grimaldi, c'è in tutto il mondo, c'è anche in Italia: i consumatori che vorranno acquistarlo lo potranno fare.
E concludo con un riferimento: ho sentito in un una signora dire che chi difende il fossile di fatto rappresenta il patriarcato bianco. Io avrei chiesto alla signora che mezzo ha utilizzato per andare a fare quella dichiarazione e, ancorché…
LUCA SQUERI(FI-PPE). …avesse utilizzato una macchina deve sapere, la signora - e tutti noi - che quel è prodotto comunque dal 40 per cento di fossile e dal 10 per cento di energia nucleare importata. Questa è la realtà dei fatti.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Squeri n. 3-02190 .
Il Vice Ministro delle Imprese e del , Valentino Valentini, ha facoltà di rispondere.
VALENTINO VALENTINI,Grazie Presidente, grazie onorevole Squeri. Con riferimento all'interrogazione in oggetto, desidero segnalare che, sulla questione della raffineria di Falconara Marittima, il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica è già intervenuto in sede parlamentare nella seduta del 12 novembre 2025, rispondendo all'interrogazione presentata dall'onorevole Zaratti. In tale occasione, è stato fornito un quadro puntuale in merito allo stato dell'arte dei procedimenti ambientali e amministrativi in corso.
Come è già stato ricordato, l'impianto di raffinazione è situato all'interno di un sito di interesse nazionale (SIN), perimetrato nel 2003, e nel tempo sono stati approvati vari progetti di messa in sicurezza operativa (MISO).
A seguito della comunicazione della procura della Repubblica di Ancona, relativa a un procedimento penale a carico dei vertici dell'azienda, il MASE ha tempestivamente avviato, nel gennaio del 2023, il procedimento di riesame dei decreti di approvazione dei progetti di messa in sicurezza operativa, imponendo già da allora all'azienda l'adozione di misure di emergenza.
Tali misure sono state reiterate anche a maggio del 2023, con la contestuale attivazione delle necessarie interlocuzioni con gli enti competenti. Sono state, quindi, convocate riunioni tecniche con il coinvolgimento della società e delle autorità locali, nelle quali la società si è resa disponibile a collaborare per integrare e migliorare la documentazione progettuale richiesta.
Attualmente, è in corso l'istruttoria tecnica presso il MASE, che prevede l'acquisizione dei contributi da parte degli organi competenti: ISPRA, ARPA, Istituto superiore della sanità, INAIL e aziende sanitarie territoriali, chiamati a valutare i profili ambientali e sanitari delle attività in essere e delle proposte di aggiornamento progettuale presentate dalle società.
Come già sottolineato nella risposta fornita dal Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, ogni eventuale intervento di natura straordinaria, incluso il ricorso agli strumenti di salvaguardia previsti dalla normativa nazionale, potrà essere valutato solo nell'ambito di un quadro chiaro e compiuto sul piano ambientale. In particolare, sarà determinante l'esito delle attività di bonifica e di accertamento delle responsabilità ambientali, attualmente in corso.
PRESIDENTE. Il deputato Squeri ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione, per 5 minuti.
LUCA SQUERI(FI-PPE). Grazie, Presidente. La risposta va ad approfondire un tema sicuramente importante, qual è appunto la condizione ambientale della raffineria di Falconara. Diciamo che noi, all'indomani, uno o due giorni dopo la notizia di questo contratto preliminare di API, per la vendita della partecipazione IP alla Socar, ci siamo attivati come partito di maggioranza, però chiedendo al Governo di attenzionare questa operazione, come sempre si deve fare quando c'è una vendita di strategici per il Paese a Stati esteri.
Detto questo, devo dire che, in realtà, questa notizia - fatevelo dire da chi è abbastanza conoscitore di questo mondo dei carburanti, della filiera dei carburanti - è una notizia positiva, rispetto agli ultimi anni in cui abbiamo visto compagnie petrolifere straniere, come Esso, Shell e Total, uscire dall'Italia; poi, adesso la Shell, evviva, è rientrata, però non certo collocata nelle dimensioni di prima. Dunque, questa, devo dire, è una bella notizia, rispetto a una compagnia petrolifera strutturata, di proprietà di uno Stato con cui, tra l'altro, abbiamo ottimi rapporti diplomatici, per cui anche questo deve essere visto come un elemento di garanzia.
È certamente una notizia da prendere positivamente rispetto a situazioni che potrebbero invece riguardare una rete importante come quella di IP, che, ricordo, è la compagnia che ha più impianti rispetto a tutte le altre compagnie. Si parla di oltre 4.000 impianti distribuiti sul territorio, molti depositi logistici e 2 raffinerie, per cui stiamo parlando di una compagnia che, se rimane in mano a una realtà - come la Socar è - strutturata, certamente è un elemento positivo.
Detto questo, è chiaro però che lo Stato, quando avviene un tipo di cambio così importante per il sistema Paese, per la struttura sistemica del Paese, deve, io dico, accendere i riflettori, cioè far sì che l'operazione sia fatta avendo garanzia che tutti gli aspetti siano presi in considerazione e abbiano garanzie di continuità, in positivo, rispetto a quello che è stato fino adesso. La risposta si limita, dicevo, a quanto riguarda la raffineria di Falconara, ma ci sono altri aspetti, come i livelli occupazionali non solo dell'azienda IP-API, ma, piuttosto, io penso - fatemi dire - anche ai gestori, a questi 4.000 e oltre gestori che vedono una proprietà cambiare, una proprietà straniera.
Per cui, la massima attenzione affinché tutte le garanzie, che già la legge prevede, siano però mantenute e siano salvaguardate. Per non parlare poi dei discorsi di sicurezza energetica e di approvvigionamento. Noi ormai abbiamo già un sistema di raffinerie che è stato ceduto all'estero, pensiamo alla raffineria Saras in Sardegna. Per cui chiedo al Governo, cosa che vedo già sta facendo, di far sì che questo nello svolgimento di questo percorso, certo non breve, che porterà poi alla conclusione della vendita, possa tenere conto di tutti gli aspetti.
I più importanti sono i livelli occupazionali e la sicurezza energetica nell'ottica della filiera. E l'IP-API è una compagnia petrolifera che ha una filiera completa, raffineria, depositi, logistica, distribuzione. Il Governo deve far sì che abbia garanzie affinché questo aspetto strutturale possa garantire al sistema Paese di poter dare risposte ai milioni di automobilisti che giornalmente utilizzano quello che è il prodotto di questa filiera.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 11. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2528: Introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per la discussione sulle linee generali è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
I presidenti dei gruppi parlamentari Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle ne hanno chiesto l'ampliamento.
La II Commissione (Giustizia) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Varchi. Prego.
MARIA CAROLINA VARCHI, Buongiorno Presidente e buongiorno signor Ministro. Cominciamo oggi l'esame del disegno di legge recante introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime. È un provvedimento che ha iniziato il suo iter al Senato, ramo del Parlamento nel quale si è giunti ad una approvazione di un provvedimento che io considero tecnicamente molto efficace, ma anche e soprattutto forse - e in una giornata come oggi vale la pena ribadirlo - condiviso in modo unanime. Questa unanimità ha caratterizzato anche i lavori della Commissione giustizia qui alla Camera, mostrando piena consapevolezza da parte di tutti i gruppi parlamentari che non fosse l'occasione per dividere la politica.
Il provvedimento presenta un'importantissima novità, che è anche una scelta precisa di politica legislativa, ossia l'introduzione del reato autonomo di femminicidio, che viene così tipizzato. Lo dico, Presidente, a scanso di equivoci o di letture quasi macchiettistiche del provvedimento. Certamente, uccidere una donna non è più o meno grave che uccidere un uomo; semplicemente sono reati che hanno una loro specificità e, con riferimento alla nostra sistematica penale, hanno una loro specialità. Per questo il Governo ha ritenuto di intervenire con questa importante novità legislativa.
Naturalmente questo provvedimento si inserisce nel solco di altri provvedimenti, assunti nei primi tre anni di questa legislatura sia in sede repressiva sia con carattere special-preventivo e anche culturale, economico e fiscale. Per tutti questi motivi, io credo che la finalità di questo intervento legislativo, ossia rispondere alle esigenze di tutela contro il fenomeno di drammatica attualità delle condotte e manifestazioni di prevaricazione e violenza commesse nei confronti delle donne, possa dirsi pienamente raggiunta con la novella che andiamo ad apportare al nostro codice penale.
Lo farà la collega, onorevole Bisa, però accenno che questo DDL, composto di 14 articoli, reca anche altre novelle, in particolare pure al nostro codice di rito, fornendo delle linee precise sul bilanciamento delle varie circostanze di volta in volta riconoscibili. Tutto questo - mi piace pensare che non sia affatto un caso - lo discutiamo in quest'Aula il 25 novembre, che è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne e, quindi, credo che da parte della politica pervenga un ulteriore gesto di buona prassi parlamentare, ossia quello di far prevalere ciò che unisce rispetto a ciò che divide.
Lo dobbiamo certamente alla memoria delle tante donne che non ce l'hanno fatta a liberarsi in tempo da relazioni tossiche, lo dobbiamo alle tante donne che oggi, più o meno consapevolmente, vivono quel tipo di relazioni e devono trovare la forza per affrancarsi. A loro, naturalmente, possiamo dire che lo Stato non le lascia mai sole e questo provvedimento va in quella direzione. Io mi fermo qui e lascio il prosieguo alla collega Bisa.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Bisa. Prego, onorevole.
INGRID BISA, . Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Ministro Roccella, come diceva la collega Varchi, è significativa oggi la discussione generale in quest'Aula di questo provvedimento nella data del 25 novembre che, appunto, è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. È un provvedimento, direi, molto corposo, perché spazia sia nel diritto sostanziale, sia in quello cautelare, sia in quello procedurale.
È un provvedimento voluto moltissimo anche dalla presidente della Commissione giustizia al Senato, la senatrice Giulia Bongiorno, che so aver collaborato con il Ministro Roccella per la stesura e poi anche per la limatura durante l'esame del provvedimento al Senato. È giusto, credo, come relatrice del provvedimento, indicare quelli che sono a grandi linee i contenuti del disegno di legge.
Come diceva, appunto, la collega Varchi, con questo provvedimento abbiamo veramente fatto un passo in avanti, perché introduciamo quel reato autonomo di femminicidio con la pena che arriva all'ergastolo, che qualifica, appunto, tutte quelle condotte fondate su odio, discriminazione, controllo, possesso, punizione del rifiuto, limitazione della libertà. Rafforziamo quelle che sono le reti delle aggravanti dei reati correlati di lesione, di violenza sessuale, di , di , di interruzione di gravidanza non consensuale, di mutilazioni genitali, di deformazioni permanenti quando, appunto, sono connotati dagli stessi elementi del femminicidio.
Con il provvedimento rendiamo più efficaci quelle che sono le misure cautelari, ampliando i casi di custodia in carcere, aumentando le distanze minime dai luoghi della vittima, potenziando il controllo dei braccialetti elettronici e gli obblighi di informazione. Poi rafforziamo anche l'esecuzione penale, i limiti mirati ai benefici, le valutazioni scientifiche di almeno un anno e le comunicazioni obbligatorie alla persona offesa e ai congiunti; estendiamo anche quelle che sono le tutele processuali, con il diritto della vittima a essere informata del patteggiamento e a essere sentita dal pubblico ministero, con delle deroghe mirate ai termini delle intercettazioni nelle ipotesi più gravi; consolidiamo quelle che sono sia le tutele civili che economiche per gli orfani e le vittime di questo reato, semplificando gli indennizzi e anche le procedure al gratuito patrocinio; investiamo anche sulla formazione dei magistrati e degli operatori sanitari per prevenire stereotipi e vittimizzazione secondaria; rafforziamo anche la raccolta dei dati e il coordinamento tra codice penale e civile e tra le due procedure, penale e civile, perché la giustizia non sia un labirinto ma un percorso integrato proprio in riferimento a un'ipotesi di reato così delicata.
Con questo provvedimento, quindi, cosa abbiamo voluto fare, cosa hanno voluto fare il Governo e le Commissioni referenti nell'esame di questo provvedimento? Abbiamo voluto proseguire quel cammino iniziato con il codice rosso - a piccoli passi, questo è vero -, però credo che questo provvedimento porti a un livello superiore di coerenza e di integrazione quella tutela, appunto, delle donne in situazioni veramente pericolose.
Per il resto del provvedimento mi riporto alla relazione, di cui chiedo, appunto, di essere autorizzata al deposito, e auspico veramente che in quest'Aula ci sia, come è stato fatto anche in Commissione, un esame del provvedimento pacato, affinché, ovviamente, la volontà di tutte le forze politiche - e l'abbiamo visto in vari provvedimenti - possa portare, comunque, a un'approvazione unanime del provvedimento.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. È autorizzata, naturalmente, a consegnare la parte della relazione che ha menzionato.
Ha facoltà di intervenire la Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Maria Roccella, che si riserva di farlo in sede di replica.
È iscritta a parlare la deputata Forattini. Ne ha facoltà.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Colleghe e colleghi, quando parliamo di violenza maschile contro le donne dovremmo sempre tornare all'articolo 3 della Costituzione: non solo il primo comma, che tutti conosciamo, ma il secondo, quello che impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Ecco, la violenza maschile contro le donne è uno di quegli ostacoli, uno dei più duri, dei più radicati, dei più dolorosi.
E oggi siamo chiamati, ancora una volta, a misurarci con esso. Siamo quasi a fine anno e, come ogni anno, ci ritroviamo a fare un bilancio terribile, un bilancio fatto di nomi e di numeri; un numero che cresce, un numero che non riusciamo a fermare. Siamo alla fine del 2025, e anche quest'anno ci troviamo davanti a un bilancio terribile; 76 donne uccise da , o uomini che pretendevano un rapporto e, tra queste storie, ci sono ragazze giovanissime che ci interrogano in modo ancora più diretto: Martina Carbonaro, 14 anni, uccisa dall' fidanzato Alessio, 18 anni, che ha confessato: “l'ho uccisa perché mi voleva lasciare”; Ilaria Sula, 22 anni, studentessa, uccisa dall' fidanzato di 23 anni; Sara Campanella, anche lei di 22 anni, uccisa da un ragazzo di 26, che aveva respinto.
Non si tratta di casi isolati. Il fenomeno della violenza di giovani uomini ai danni di giovani donne segnala un profondo impoverimento dei valori, che sono alla base della convivenza civile, a favore della violenza e della prevaricazione. Dinamiche, queste, che alimentano anche i fenomeni di bullismo e gli agguati compiuti da bande giovanili di cui si rendono colpevoli sempre più ragazzi e ragazze in giovanissima età. In mancanza di un'educazione strutturale all'interno della scuola, questi ragazzi hanno interiorizzato modelli conosciuti nei propri ambienti di riferimento.
E, allora, la domanda che molti colleghi hanno già posto è inevitabile: questo disegno di legge può davvero presentare un deterrente? Lo dico con sincerità: se un uomo o un ragazzo decide di uccidere e poi togliersi la vita, quale pena più alta potrebbe fermarlo? La risposta è: nessuna. Ma questo non significa che il provvedimento non abbia valore. Significa che non può essere l'unico pilastro.
Vorrei ricordare un precedente fondamentale della nostra storia parlamentare: il primo disegno di legge sulla violenza sessuale nel 1977. Ci vollero vent'anni per arrivare alla riforma finale; vent'anni di paure, dubbi, resistenze. Poi, finalmente, una convergenza: quella legge non risolse il problema, ma cambiò il senso comune.
E credo che oggi siamo in una situazione analoga, stiamo compiendo un passo importante che può modificare il modo in cui la società guarda alla violenza di genere. C'è un punto che dobbiamo affrontare apertamente. Il nostro codice penale si è sempre presentato come neutro. Per decenni, abbiamo trattato la legge come se fosse neutra, mentre, invece, rifletteva un immaginario maschile. Lo dimostrano formule del codice penale che nominano l'offesa femminile come “cittadino”, perfino, appunto, nel caso delle mutilazioni genitali. Non è un dettaglio linguistico, è la prova di un impianto che rendeva le donne invisibili, proprio quando erano le sole vittime.
Oggi, introduciamo, finalmente, la parola “donne” nel codice in relazione a una specifica forma di violenza. È un gesto simbolico e culturale, oltre che repressivo, e va riconosciuto che su questo c'è stato un passo avanti della maggioranza. Questo disegno di legge rafforza la repressione: nuovi reati, nuove aggravanti, misure cautelari più rigide, più confische, più obblighi informativi. Il lavoro svolto al Senato e in Commissione, grazie al contributo importante dato dal Partito Democratico, ha migliorato in modo significativo il testo originario. Sono stati recepiti molti emendamenti qualificanti, come il rafforzamento della formazione obbligatoria per i magistrati che trattano casi di violenza domestica e di genere, il superamento del limite dei 45 giorni nelle intercettazioni, la tutela estesa agli orfani, anche in assenza di stabile convivenza, l'accesso ai centri antiviolenza per le vittime minorenni di almeno 14 anni senza preventiva autorizzazione dei genitori, il potenziamento del braccialetto elettronico, ora operativo entro un raggio di mille metri.
È un impianto robusto dopo il reato, ma manca completamente il prima. Non c'è un articolo, non uno, che intervenga sui modelli relazionali, sulla gestione delle emozioni, sugli stereotipi, sul modo in cui crescono i bambini e gli adolescenti. E senza questa parte il rischio è che tra un anno saremo di nuovo qui a contare le vittime di femminicidio.
Chiunque lavori sul campo, lo ripete da anni: la violenza maschile non nasce nell'atto, nasce molto prima, nell'infanzia, nei modelli culturali, nei codici familiari, nelle prime relazioni affettive. Nasce nel modo in cui un bambino impara cosa significa rifiuto, nel modo in cui un ragazzo impara cosa significa libertà, nel modo in cui gli stereotipi plasmano ruoli, aspettative e potere. Senza un intervento in questa fase, nessun ergastolo potrà mai fermare un femminicidio e fare da deterrente.
La domanda scomoda è questa: perché non riusciamo a dire educazione affettiva? Questo stesso testo, nell'articolo 6, introduce campagne scolastiche sulla prevenzione dell'uso di sostanze stupefacenti collegate alle aggressioni sessuali: va bene, è giusto. Ma allora perché riusciamo a parlare di droghe e non riusciamo a parlare di relazioni? Perché riusciamo a parlare di chimica, ma non di emozioni? Perché si può educare alla prudenza, ma non al consenso? Perché abbiamo paura di pronunciare queste due parole: educazione affettiva? Eppure, è lì che il fenomeno nasce, è lì che dobbiamo intervenire.
Se crediamo davvero che l'articolo 3 obblighi la Repubblica a rimuovere gli ostacoli, allora dobbiamo lavorare alla radice culturale. Per questo, oggi chiedo che si apra un lavoro parlamentare chiaro, serio, strutturato, per introdurre un percorso nazionale di educazione sessuo-affettiva obbligatoria, a partire dalla scuola primaria, costruito con esperti, calibrato sull'età e rivolto ai maschi, soprattutto ai maschi. Non è ideologia, è prevenzione.
Signora Presidente, questo disegno di legge è un passo avanti: riconosce una specificità, che finora era stata ignorata, e finalmente la iscrive nel codice penale. Ma non possiamo far finta che questo basti. La repressione serve, ma arriva quando la violenza è già esplosa. La vera battaglia si combatte prima, nella cultura, nell'educazione, nelle relazioni, nella scuola. Il reato di femminicidio è una porta che si apre. La scelta politica che ci attende è decidere se vogliamo finalmente attraversarla e cambiare davvero il futuro delle prossime generazioni .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministra, colleghe e colleghi, non si può non cominciare questo intervento con una frase che potrebbe apparire un po' retorica: oggi l'Italia fa un altro passo storico, perché l'Italia sta facendo la storia, la storia della liberazione da quel giogo a cui ancora troppo spesso le donne sono sottoposte, che è la violenza, che è la discriminazione, che è la disparità di genere; giogo che è pienamente e compiutamente anticostituzionale.
Mi sono chiesta se l'utilizzo di queste parole retoriche, che tante volte io… noi abbiamo usato su questi passaggi, fosse qualcosa di iperbolico e non commisurato alla realtà dei fatti. Invece, credo che affermare che ogni piccolo passo che facciamo per compiere il dovere costituzionale della realizzazione di una piena e compiuta parità di genere, che impone l'eliminazione della violenza contro le donne, in realtà è un passo che sta facendo una storia bella, positiva dell'Italia intera.
Di questo va dato atto all'iniziativa governativa della Ministra Roccella, del Ministro Nordio, del Ministro Piantedosi, della Ministra Casellati, insieme però a un lavoro davvero di concerto, trasversale, che ha visto maggioranza e opposizione, anche questa volta, sapersi unire per trovare il giusto compromesso. Ringrazio le relatrici qui alla Camera dei deputati, ma so il grande lavoro di sintesi che è stato fatto, prima di questa Camera, al Senato.
Quello che sta accadendo, la cui portata storica non è semplicemente simbolica, ma cambia il volto di un Paese, è introdurre un reato che caratterizza la morte di una donna, l'uccisione, scusate, di una donna, in quanto donna e in quanto agita per un'azione di prevaricazione, discriminazione, controllo, possesso, dominio da parte dell'uomo nei confronti della donna o dovuta, questa uccisione, al rifiuto di una donna o come tentativo di limitarne l'autodeterminazione e la sua piena libertà.
Quando è stato annunciato questo provvedimento - era circa a marzo di quest'anno - io mi ricordo le prime reazioni. Devo dare conto del fatto che da subito io, noi, come Azione, abbiamo invece garantito il nostro sostegno al Governo per poter trovare una sintesi che portasse ad approvazione quella che ritenevamo una legge giusta e necessaria per il nostro Paese. E le obiezioni che si erano sentite nell'opinione pubblica, anche nelle stesse istituzioni, erano sostanzialmente di due tipologie. La prima è la contestazione del fatto che si andasse a introdurre una caratterizzazione specifica di reati nell'ambito del nostro ordinamento, della nostra azione legislativa, nell'ambito del codice penale, in qualche modo contravvenendo a quello che deve avere un principio di una norma che abbia un carattere di universalità e non di frammentazione caso per caso. Ma, in realtà, questo atto, che riconosce il femminicidio come l'omicidio di una donna in quanto donna, ha in se stesso una natura estremamente importante, innovativa e rivoluzionaria, anche per il nostro codice ordinamentale. E lo fa perché coglie quella specificità, quell' che caratterizza la violenza agita dagli uomini contro le donne, che per essere contrastata deve essere intesa nella sua specificità e alla quale si devono corrispondere elementi specifici, dalla fase della prevenzione a quella della protezione delle vittime, fino al riconoscimento del reato e alla punizione dei colpevoli.
Il secondo punto è che un reato di femminicidio, in sé stesso, non diminuisce, in qualche modo, i femminicidi. L'obiezione è: aggiungere reati non previene l'esercizio delinquente degli stessi. Su questo credo che, in realtà, dobbiamo guardarlo da un altro punto di vista, ed è un'altra ragione per cui guardiamo con positività questa approvazione: cioè, il fatto che, nel momento in cui si introduce nell'ordinamento del codice penale questo tipo di reato, si va a compiere un processo di intercettazione e riconoscimento del fenomeno della violenza contro le donne, che è necessario per creare un sistema che sia più giusto, più equo, ma anche più capace di attivare i giusti percorsi di prevenzione. Nell'ambito della Convenzione di Istanbul, le parole “prevenzione”, “protezione” e “punizione” hanno un'interconnessione strutturale e strategica, ed è esattamente questa interconnessione che rende efficace l'azione per l'eliminazione della violenza contro le donne.
Oggi però, accanto all'approvazione di questo reato e di questa legge, noi abbiamo il dovere, in quest'Aula, di ricordare la memoria di tutte le donne che anche quest'anno, purtroppo, sono state vittime di violenza, di abuso, di stupri e di femminicidio. Dobbiamo ricordarci cosa significa per una donna essere vittima di violenza. Dobbiamo immaginare cosa significa, nella sua solitudine, farsi carico della violenza del proprio , cosa significa, a volte, farsi carico, anche attribuendosi una colpa che non c'è, della fragilità, della violenza del proprio verso se stessa. Ed è esattamente in quella solitudine che noi oggi, come Paese, dobbiamo entrare, con l'umanità e la solidarietà di chi dice a queste donne che non sono sole. Perché una vera e compiuta libertà, che è la parola chiave per eliminare la violenza contro le donne, non si realizza lasciando le donne da sole. Non c'è libertà nella solitudine e nell'essere abbandonate a se stesse. La libertà e l'autodeterminazione si realizzano quando c'è una reale strada di opportunità, di emancipazione e di autodeterminazione, ma nella relazione di una comunità che di questa libertà è disponibile a farsi pienamente e compiutamente carico.
Allora, Presidente, mi lasci, oggi, qui, ricordare e ringraziare lo straordinario lavoro che la rete dei centri antiviolenza fa ogni giorno, ogni ora, ogni istante. Sono delle eroine, delle eroine che stanno accanto a uno dei dolori più drammatici della vita delle donne. Lo fanno spesso nel silenzio, lo fanno convinte che ci sia un mondo migliore per il quale valga la pena alzarsi al mattino e incontrare quel dolore devastante, la paura, a volte anche il fallimento di non riuscire ad aiutare quanto si sarebbe voluto o potuto fare nelle intenzioni, ma che, magari, a volte esula, poi, dalla reale fattibilità delle cose. Io penso che le tante donne che hanno tentato di denunciare e che, poi, invece, purtroppo sono state uccise, sono, in qualche modo, sorelle a cui tutti noi guardiamo, pensando a come abbiamo mancato di essere loro accanto davvero fino in fondo.
Allora, è da questa responsabilità che nei confronti della rete dell'antiviolenza - e ho citato i centri antiviolenza, penso alle Forze dell'ordine, penso al personale sanitario, penso all'impegno anche delle donne che nelle istituzioni ci sono, penso alle insegnanti che, magari, a volte riconoscono, intercettano oppure provano nelle nostre scuole a dire ai ragazzi che c'è un'Italia migliore, che non deve essere immaginata, che deve essere compiuta perché è quella che è scritta nella nostra Costituzione - noi oggi dobbiamo avere un tributo di profonda gratitudine.
Le donne uccise anche quest'anno sono tante. C'è un leggero calo, ci dicono i dati rispetto allo scorso anno, eppure non possiamo ancora festeggiare, perché, anche laddove ci fosse una sola donna uccisa per mano di un uomo in quanto donna, il nostro dovere non sarebbe ancora pienamente compiuto.
C'è Eliza Stefania Feru, 29 anni, è stata la prima vittima di femminicidio nel 2025; ci sono state giovanissime donne, Ilaria Sula, Sara Campanella, Martina Carbonaro di soli 14 anni, e tutte le altre donne, i cui nomi hanno risuonato nella cronaca, ma che noi abbiamo il dovere di non dimenticare e di non trasformare in titoli di giornali, perché quei nomi sono vite violate di donne, di madri, di figlie. Sono vite che non hanno più l'opportunità di continuare ad essere, ad esistere, solo perché la violenza degli uomini contro di loro ha impedito loro di essere. Questo è qualcosa che rimane, una ferita per tutte e per tutti noi. E allora, sì, oggi il nostro Paese, con l'approvazione di questa legge, con l'approvazione della legge, contestualmente, al Senato, per il consenso attuale e libero da parte delle donne, diventa un Paese più giusto, perché ha uno strumento in più per proteggere le proprie figlie.
Oggi il Presidente Mattarella ci ha ricordato che la parità di genere è necessaria per eliminare la violenza contro le donne e questa parità di genere è educare al rispetto. Ecco, io credo che noi, oggi, dobbiamo avere il coraggio di assumere questo impegno, al di là di tutte le polemiche che ci possono essere, e dire che senza un cambiamento strutturale, culturale, sociale, la discriminazione, l'abuso, la prevaricazione del maschile sul femminile non potranno essere eradicati, perché, senza una società che cambia nella propria matrice culturale e sociale, questo passo avanti non potremo farlo. È un atto rivoluzionario che abbiamo il coraggio di dire con forza, con nitidezza. Ed è un'educazione che deve esserci nella scuola, un'educazione che deve esserci nei luoghi dell'educativo in senso lato, anche quello non formale, come dice la Convenzione di Istanbul, ma è un luogo anche di processo educativo che nelle istituzioni dobbiamo iniziare ad assumerci la responsabilità di portare avanti, perché il Paese cambia quando cambiano le persone, quando cambia la loro coscienza.
E la coscienza che noi dobbiamo avere nei confronti di queste donne è ricordarci che questa Giornata non è semplicemente, come - lo ricordo anche a me stessa - a volte diciamo, contro la violenza contro le donne, è la Giornata che le Nazioni Unite hanno voluto per l'eliminazione della violenza contro le donne. Eliminazione: questo è l'obiettivo. Se è questo l'obiettivo, nessun tentennamento, nessuna ambiguità, nessun “ma forse… anche ma”, è concesso.
Lo dobbiamo alle figlie del nostro Paese che abbiamo pianto in tutti questi anni, ma soprattutto lo dobbiamo a tutte le giovani donne che guardano a questa istituzione con quello sguardo di coraggio e di resistenza, che tutti i giorni mettono in campo per poter essere donne libere in un'Italia libera.
Ecco, eliminare la violenza contro le donne significa rendere libera anche questa Italia .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signora Ministro, oggi è il 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. È una data che non è solo un simbolo, ma è un richiamo urgente alla nostra coscienza collettiva. In tutto il mondo e anche qui, in Italia, si accendono luci rosse sui palazzi, si appendono scarpe rosa in piazza, si leggono nomi di vittime per non dimenticare, ma noi, in quest'Aula, non possiamo limitarci al ricordo e alla commozione.
Dobbiamo agire con leggi concrete, con misure che cambino o provino a cambiare davvero le cose e lo stiamo facendo, ci stiamo accingendo a farlo oggi, in questa giornata, perché dietro ogni simbolo ci sono storie reali, donne che non ci sono più, famiglie spezzate, una società che ancora fatica a liberarsi da stereotipi e disequilibri profondi. È un momento simbolico e sostanziale, perché questa data non è solo un appuntamento annuale sul calendario, ma un monito costante alla nostra società.
La nostra Premier, Presidente del Consiglio, in una frase credo abbia riassunto in maniera molto chiara il significato di questa giornata, dicendo che ogni atto di violenza contro le donne è un atto contro la libertà di tutti.
Con questo spirito - almeno io lo faccio, noi lo facciamo e chiaramente parlo a nome del gruppo Noi Moderati - ci accingiamo, in questa giornata, in quest'Aula, a discutere sul provvedimento che andremo a votare nel corso di questa giornata, partendo da questo 25 novembre, dalla storia delle sorelle Mirabal, uccise nel 1990 per la loro opposizione alla dittatura - è giusto ricordare quello, lo hanno fatto anche negli altri interventi, chiaramente - una storia che ci impone di riflettere su quanto la violenza di genere sia ancora una piaga trasversale, in ogni strato sociale, età e contesto culturale.
Oggi, si è espresso anche il Presidente Mattarella, ricordandoci che questa storia ci ricorda che la libertà e il protagonismo delle donne sono conquiste collettive da difendere ogni giorno e, ogni giorno e soprattutto oggi.
Anche in Italia, i dati per quanto riguarda la violenza sulle donne e i casi più estremi non possono essere ignorati. Oltre 100 sono le donne uccise nel 2024, un calo nel 2025, ma sono storie, storie che ovviamente non possiamo non seguire e che non possono non farci reagire e riflettere, perché la loro incidenza crea il discrimine, definisce un fenomeno e ci fa definire un fenomeno a parte il femminicidio. Femminicidio. Lo dico con forza a chi ha ancora dubbi sulla caratterizzazione particolare di questo fenomeno. Le donne vengono uccise in famiglia da chi dice o diceva di amarle.
Il del Ministero degli Interni ci illustra un calo nel numero complessivo degli omicidi, meno 12 per cento, come è in calo pure il numero delle vittime di genere femminile, meno 20 per cento; anche i delitti commessi in ambito familiare affettivo fanno rilevare un decremento, meno 20 per cento. Tale calo si conferma negli ultimi due anni e attesta che gli interventi normativi, fino ad oggi adottati, stanno dando alcuni effetti. Questo non vuol dire che ci accontentiamo e che ci possiamo fermare, anzi, dobbiamo andare avanti su questa strada, perché la morte di una sola donna per femminicidio è un numero che lo Stato non può accettare. Ed è questo il senso di quello che stiamo facendo e sul quale stiamo riflettendo. Per quanto riguarda le vittime femminili, il 90 per cento delle donne trova la morte per mano dei compagni; l'83 per cento delle donne è ucciso in ambito familiare o affettivo. È questo il quadro allarmante. Le donne restano vittime di relazioni affettive sbagliate, malate o distorte. E non sono soltanto casi di cronaca, eppure lo dico io che tanti ne ho raccontati e vissuti direttamente: sono fatti che denotano una tragedia di genere che si combatte dentro le mura domestiche, nei luoghi di lavoro, nelle , nelle relazioni che dovrebbero essere amore e diventano, invece, gabbie, umiliazioni fino all'ultimo colpo fatale e più estremo. Perché di questo oggi stiamo parlando e dobbiamo parlare, sapendo che ovviamente il fenomeno è molto più complesso, ovviamente andando a dettagliare il provvedimento che è oggetto di questa discussione generale e del nostro voto. Ogni tre giorni una donna perde la vita in un contesto di violenza domestica e affettiva. Questi numeri non raccontano solo di omicidi, dietro di essi vi è un di abusi quotidiani, fisici, psicologici, economici e sessuali, che minano l'autonomia e la dignità di milioni di donne.
La violenza di genere non è un fenomeno isolato, ma il sintomo di un disequilibrio profondo nell'evoluzione sociale, una frattura che si manifesta in due forme sovrapposte: da un lato, la violenza radicata in stereotipi, che devono essere superati, dove la donna è sottomessa in famiglia o nella società; dall'altro, la violenza reattiva all'emancipazione femminile, quando l'uomo non accetta l'autodeterminazione della . Non basta criminalizzare. Dobbiamo accompagnare la società in un processo di crescita inclusiva, educativa e culturale. Ed è proprio in questo contesto che il provvedimento in esame assume un valore strategico.
Il disegno di legge - che si compone di 14 articoli - rappresenta un passo decisivo verso un ordinamento penale più sensibile ed efficace nel contrastare la violenza di genere. Il testo introduce norme che non solo inaspriscono le pene, ma rafforzano la tutela delle vittime, ampliano i diritti processuali e promuovono iniziative preventive e formative. Non si tratta di un mero inasprimento punitivo, dunque. È un riconoscimento giuridico che la morte di una donna in questi contesti non è un delitto passionale, ma un atto sistemico di discriminazione di genere. Per troppi anni abbiamo dato il nome sbagliato, ho forse dato il nome sbagliato: , tragedie familiari. Abbiamo cercato, forse, giustificazioni psicologiche, attenuanti culturali e scuse sociali. Oggi lo Stato italiano dice basta a tutto questo.
Con il disegno di legge che abbiamo davanti, per la prima volta nella nostra storia repubblicana, introduciamo nel codice penale il reato autonomo di femminicidio. Chiunque uccida una donna in quanto donna per odio, per discriminazione, per prevaricazione, per affermare un presunto controllo, possesso o dominio su di lei o perché lei ha detto “no” a un rapporto affettivo perché ha osato esercitare le sue libertà individuali sarà punito con l'ergastolo. Punto. Non c'è più spazio per l'omicidio semplice, quando dietro c'è questa matrice di genere. Non è simbolismo. È un messaggio nettissimo. Lo Stato considera questi omicidi diversi, gravi e intollerabili. È deterrenza, certo. Chi pensa di poter uccidere una donna perché “è mia”, deve sapere che non avrà scorciatoie, non avrà benefici facili, non avrà permessi premio generosi, non avrà una società che chiude un occhio. Mai. È un segnale forte. La società italiana volta pagina, riconoscendo che questi delitti non sono tragedie private, ma atti sistemici contro la dignità femminile.
Il disegno di legge che abbiamo davanti non è un semplice ritocco normativo, è un cambio di paradigma.
Ma la forza di questo provvedimento non sta solo nella nuova fattispecie di reato, sta nell'intero sistema che costruisce intorno alla donna, prima, durante e dopo la violenza, un sistema integrato di prevenzione, tutela e sostegno, prima che una violenza esploda: rafforza le campagne di sensibilizzazione sul pericolo delle sostanze usate per facilitare stupri, le cosiddette “violenze chimiche”, istituisce un tavolo tecnico permanente al Ministero della Salute per studiarle e contrastarle; potenzia la formazione per magistrati, operatori sanitari, Forze dell'ordine, affinché nessuna denuncia venga sottovalutata e nessuna vittima lasciata sola. Quando la violenza c'è già, vengono aggravate le pene per maltrattamenti, violenza sessuale, lesioni, e sfregi, quando commessi con la stessa logica di dominio che porta, in alcuni casi, purtroppo, al femminicidio.
Estendiamo la protezione anche alle donne non più conviventi ma legate da un figlio; prevediamo la confisca obbligatoria degli strumenti di reato; ampliamo i diritti delle vittime del processo; informazione immediata su scarcerazioni; riconoscimento dei centri antiviolenza e case rifugio come soggetti legittimati in giudizio; accesso diretto per le ragazze 14 senza bisogno dei genitori per orientamento e aiuto. E quando purtroppo la violenza culmina nell'omicidio, il testo pensa a chi resta, ampliando la categoria di chi può beneficiare degli indennizzi, in particolare degli orfani, anche in relazioni non conviventi. Poi, benefici penitenziari subordinati a un anno di osservazione seria della personalità del condannato e comunicazioni tempestive alla vittima sopravvissuta e ai familiari su ogni uscita dal carcere. È un approccio olistico che non lascia vuoti, che integra pena certa con un supporto concreto.
Il Governo in questi anni ha messo in campo un pacchetto importante per la sicurezza e l'autonomia delle donne. Questo provvedimento ovviamente segue, va a inserirsi in una serie di provvedimenti già attuati: il reddito di libertà per chi esce dalla violenza, i fondi straordinari per i centri antiviolenza e le case rifugio (oltre 30 milioni l'anno solo nell'ultima legge di bilancio), il rafforzamento dell'educazione civica a scuola sul rispetto e sulla parità di genere; perché è così, è con l'educazione civica e il rispetto della parità di genere che si possono prevenire anche i casi estremi; il protocollo con le prefetture per percorsi protetti di uscita dalla violenza, il braccialetto elettronico e il protocollo Zeus per il monitoraggio degli .
Oggi con questo disegno di legge completiamo: protezione, sostegno economico, educazione, prevenzione e, quando serve, ci auguriamo nel numero minore dei casi possibili, ma quando serve, la certezza della pena più dura.
Onorevoli colleghi, questo provvedimento non è solo un catalogo di norme. È un messaggio culturale. Qui, il reato di femminicidio non è simbolico, come qualcuno potrebbe obiettare: è un riconoscimento giuridico che eleva la violenza di genere a categoria autonoma, dissuadendo e sensibilizzando.
Questa legge colpisce i violenti e parla alle donne; dice che lo Stato è dalla loro parte, che la parità non è uno slogan, ma un percorso fatto di indipendenza economica, di sicurezza fisica, di educazione al rispetto e, quando tutto il resto fallisce, della certezza della pena più dura.
Una pena certa, severa, senza sconti facili può salvare la prossima vittima, può far riflettere chi sta alzando la mano, può far capire a un figlio che vede il padre picchiare la madre che lo Stato non considera normale quel comportamento e può rompere la catena della violenza trasmessa di generazione in generazione.
Per un cambiamento culturale di questa portata servono interventi, certamente, a tutti i livelli. Penso, appunto, al codice rosso citato, già citato, rafforzato con protocolli per l'ascolto protetto delle vittime e l'allontanamento immediato dell'aggressore; al reddito di libertà reso strutturale con quei 10 milioni di euro dal 2024 al 2026 per un assegno mensile di 500 euro per le donne, per favorire l'indipendenza economica, chiave per uscire dal ciclo della violenza. Penso anche alle norme contro la violenza digitale: la prima regolamentazione sull'intelligenza artificiale che può arrivare a punire. Noi abbiamo presentato, come Noi Moderati, una proposta di legge contro chi utilizza, in maniera inappropriata, le immagini delle donne, facendo una sorta di abuso anche digitale, e vorremmo arrivare all'identificazione, a quel codice digitale che non permetta abusi anche in rete. Anche questa è una nuova frontiera che ci auguriamo il Parlamento possa percorrere. Questo per far presente la sensibilità e, ovviamente, l'interesse che Noi Moderati abbiamo avuto rispetto a queste tematiche, a queste misure attuate, al tema della violenza di genere e della parità. Ovviamente lo abbiamo fatto insieme alla nostra collega, Martina Semenzato, presidente della Commissione bicamerale d'inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere, che interverrà poi in sede di dichiarazioni di voto più tardi; Commissione istituita nel 2023 che è stata fondamentale per aver indagato, per aver ascoltato, per aver portato avanti proposte rispetto a molte delle misure che sono state attuate in questi anni, anche con riferimento a quelle del provvedimento di oggi. Quindi, ringraziando la presidente per il suo lavoro trasversale di grande ascolto, ribadisco la nostra grande attenzione grazie anche al suo lavoro su questa tematica. Come Noi Moderati abbiamo avuto un approccio di attenzione, ponendo la parità al centro. Abbiamo spinto per incentivi all'occupazione femminile, congedi parentali condivisi e lavoro flessibile, perché è anche con questo che si può contrastare la violenza o, meglio, la disparità: rafforzando il concetto che la violenza nasce spesso da disequilibri economici. Quindi, eliminare quei disequilibri - per esempio, la disparità dell'accesso al credito, al lavoro e al linguaggio inclusivo - significa prevenire alla radice anche quella disparità che poi può portare alla violenza.
L'indipendenza economica è una leva chiave per uscire dalla violenza e tante delle misure che sono state messe in atto lo dimostrano. Da questo punto di vista credo che ancora molto ci sia da fare sia per quanto riguarda l'indipendenza economica generale delle donne, sia per quanto riguarda la possibilità di reinserimento vero e fattivo e di utilizzo anche di quegli incentivi che ci sono, ma che spesso non vengono utilizzati e sfruttati appieno da quelle donne che fuoriescono dai percorsi dei centri antiviolenza.
Il fenomeno del femminicidio, tornando al cuore del provvedimento di oggi, non è tecnicamente un nuovo reato, ma è un messaggio dirompente: la parità non è uno slogan - noi oggi questo diciamo - ma un percorso fatto di indipendenza economica, di sicurezza e di educazione al rispetto. Oggi, appunto, diciamo che, quando tutto questo fallisce, abbiamo una risposta penale che non lascia scampo a chi uccide una donna perché non accetta che sia libera, perché confonde l'amore con il possesso, perché trasforma la frustrazione in violenza e perché appunto si arriva a un omicidio di una donna in quanto donna.
Questa non è una legge di parte, con tutto quello che racchiude e con tutte le sfaccettature che racchiude, ma è una legge di civiltà. Quando una donna muore ogni tre giorni, non esiste centrodestra, non esiste centrosinistra e non esistono posizioni di parte: esiste solo la barbarie da una parte e la civiltà dall'altra. Quindi, come ho già ascoltato da parte della relatrice, mi auguro anch'io che questo provvedimento possa avere un sostegno unanime da parte dell'Aula. Sarebbe un segnale importante in questa giornata. Sicuramente, credo di aver abbondantemente spiegato, in questa discussione, la posizione del gruppo di Noi Moderati .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Morgante. Ne ha facoltà.
MADDALENA MORGANTE(FDI). Grazie, Presidente. Ministro Roccella, colleghi, il disegno di legge di iniziativa governativa, frutto della collaborazione di quattro Ministri (il Ministro Nordio, il Ministro Piantedosi, il Ministro Roccella, il Ministro Casellati), introduce nel codice penale una fattispecie autonoma di reato: l'articolo 577- del codice penale inerente al reato di femminicidio.
L'articolo 1 del disegno di legge introduce una fattispecie specifica di omicidio volta a sanzionare con la pena dell'ergastolo chiunque cagioni la morte di una donna, commettendo il fatto come atto di discriminazione, di odio o di prevaricazione, ovvero mediante atti di controllo, possesso o dominio verso la vittima in quanto donna. Il reato di femminicidio risulta poi integrato anche quando la condotta è commessa in relazione al rifiuto della donna di instaurare, oppure mantenere un rapporto affettivo o come anche atto di limitazione delle sue libertà individuali.
Il disegno di legge rafforza, inoltre, l'apparato di tutela penale con un sistema di aggravanti trasversali a più reati e anche con un ampliamento delle garanzie procedurali per le vittime: dagli obblighi informativi al patrocinio a spese dello Stato, come prevede l'articolo 12 del disegno di legge.
All'articolo 5 il disegno di legge interviene in modo significativo anche sulla fase esecutiva della pena, subordinando, per esempio, i benefici penitenziari ad un'osservazione scientifica prolungata della personalità del detenuto o internato; osservazione che deve durare almeno un anno. Viene poi introdotto l'obbligo di dare immediata comunicazione alla persona offesa dei provvedimenti applicativi di misure alternative alla detenzione, ma anche di altri benefici che comportano l'uscita del condannato dall'istituto penitenziario; comunicazione prescritta anche nei confronti dei prossimi congiunti della persona offesa, deceduti in conseguenza del reato di femminicidio o di omicidio aggravato. Infine, con la modifica intervenuta in corso dell'esame presso il Senato è stata prevista anche una riduzione della durata massima dei permessi premio concessi ai minori di età condannati per il reato di femminicidio.
Allo stesso tempo, viene data una grande attenzione a quelli che sono spesso i grandi assenti nella discussione sulla violenza sulle donne: penso agli orfani. Con questo disegno di legge sono ampliate le tutele degli orfani di femminicidio e si potenziano anche le competenze dei centri antiviolenza, riconosciuti espressamente come soggetti legittimati ad esercitare i diritti in nome e per conto della persona offesa. La condizione dei minori spesso, troppo spesso, resta ai margini dell'attenzione pubblica ed è per questo che questo disegno di legge cerca di invertire questa tendenza, prevedendo un preciso su di loro e sulle ripercussioni che hanno i minori: non solo la perdita della madre, ma anche quella del padre. Dare maggiore tutela ai minori significa avere uno sguardo prospettico, ma anche globale sull'intero fenomeno.
Il disegno di legge non esaurisce evidentemente il problema, ma mira alle cause e al principio educativo della pena. Noi crediamo che sia fondamentale agire anche dal punto di vista culturale per comprendere il fenomeno, ma anche per adottare tutte quelle misure effettive che sono necessarie.
Affinché ciò sia possibile, occorre evitare antagonismi di lotta tra i sessi, maschile e femminile, cercando, al contrario, di costruire una vera cultura del rispetto, ma anche una fiducia reciproca. Occorre creare una sana alleanza tra uomo e donna che è l'unica in grado di custodire la famiglia e il bene della persona. Ogni forma di dominio, di abuso, di controllo, di sopraffazione, di compravendita è una forma di violenza e, come tale, deve essere contrastata sempre, sia con la giusta pena, ma anche con tutte le azioni preventive possibili. Abusi di questo tipo sono forme di violenza che ledono la dignità della persona, ledono la donna, ledono l'uomo e ledono i figli, la società e la famiglia.
Il contrasto deve, quindi, essere sempre contro ogni forma di violenza, in qualsiasi forma la violenza si possa esprimere. Penso alla violenza fisica, alla violenza psicologica, alla violenza economica, alla violenza verbale, alla violenza digitale, ma anche nei confronti di chiunque.
La violenza oggi certamente coinvolge anche in modo inedito i più piccoli, i ragazzi e i giovani, e non può mai trovare giustificazione. La violenza va sempre condannata ed è giusto che oggi, tutti insieme, con una grande forza corale, condanniamo la violenza che non può mai diventare una normalità.
Però, allo stesso tempo, Presidente, mi consenta di fare anche un'altra sottolineatura: per combattere le cause della violenza, serve coerenza. Allora - suo cortese tramite, Presidente - rivolgo una domanda ai cari colleghi di quest'Aula: non è forse un paradosso, ad esempio, che durante la manifestazione contro la violenza sulle donne, proprio qui, a Roma, il 22 novembre, si sia inneggiato alla violenza contro una donna, contro il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al quale va la nostra più grande solidarietà, riportando uno slogan grottesco, “meno femminicidi, più melonicidi” ? Non è forse un paradosso anche che, sempre nell'occasione della stessa manifestazione, si siano ripetuti diversi atti vandalici proprio contro le sedi di alcune associazioni che aiutano quotidianamente donne e bambini ? Non è forse una contraddizione? Non è ipocrisia? Come poter sperare in un cambiamento culturale efficace? Non si può combattere la violenza con la violenza!
La portata del disegno di legge non si esaurisce nell'intervento rispetto al nostro sistema penale, ma prevede anche altre misure preventive. Penso all'articolo 6, all'articolo 7, all'articolo 8 del disegno di legge; penso alle campagne di sensibilizzazione sull'uso di sostanze che facilitano queste aggressioni sessuali; penso all'istituzione di tavoli tecnici permanenti presso il Ministero della Salute; penso anche alla formazione per magistrati ed operatori sanitari.
La previsione di tutte queste disposizioni, collaterali all'introduzione del reato di femminicidio, rappresenta davvero un tentativo del Governo di integrare la risposta punitiva con strumenti di prevenzione. Riconoscere il femminicidio quale categoria giuridica significa affermare che l'uccisione di una persona non è una tragedia privata, ma è una tragedia della quale l'intera comunità, l'intera società è chiamata a farsi carico. La norma richiama il principio costituzionale della tutela della vita e della libertà personale, ma ne evidenza, anche e certamente, la dimensione relazionale e sociale. Laddove la libertà di una persona viene ridotta, controllata oppure annullata, i presupposti della convivenza democratica vengono intaccati.
Ecco perché la scelta di introdurre una figura autonoma di reato non è solo finalizzata alla repressione del fenomeno, ma è anche significativa di una presa di coscienza del legislatore, che riconosce la specificità del fenomeno e lo qualifica come violazione dei diritti fondamentali.
La tutela della vita deve essere il nostro primario obiettivo, a maggior ragione quando la violenza colpisce in modo sistematico e prevedibile una determinata categoria di destinatari; e, anche in questa occasione, la vita viene riconosciuta come un bene indisponibile e inviolabile, principio e diritto fondamentale assieme all'integrità psicofisica.
In questo senso, possiamo dire che il provvedimento si muove nel solco di un cambio di paradigma: la violenza sulle donne è una questione di libertà, di cittadinanza, ma anche di cultura: da qui la necessità di interventi formativi, di rafforzamento dei servizi, di politiche di prevenzione che accompagnino la risposta penale.
E allora, Presidente, colgo l'occasione di ringraziare anche oggi, da quest'Aula, il Ministro Roccella e l'intero Governo Meloni, perché fin dal suo insediamento ha dimostrato una grandissima sensibilità e attenzione seria e concreta verso la tutela della donna, della maternità, della natalità, della famiglia e dei minori, dimostrando consapevolezza sull'importanza della cooperazione tra società, istituzioni e associazioni nella prevenzione e nel contrasto al fenomeno della violenza.
Il Governo Meloni in questi tre anni ha varato leggi importanti, ha inasprito pene, ha rafforzato gli strumenti a disposizione, come il codice rosso e le misure di prevenzione, ha raddoppiato i fondi per i centri antiviolenza, ha reso strutturale il reddito di libertà, non solamente con misure economiche…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
MADDALENA MORGANTE(FDI). …ma anche di ordine culturale: penso all'approvazione, da quest'Aula, dell'utero in affitto come reato universale. L'utero in affitto è una pratica abominevole, una violenza fisica, psicologica, economica, relazionale, emotiva e sociale, una doppia violenza, verso il bambino e verso la donna.
Ecco, allora, sono certa che questo lavoro sicuramente proseguirà sia a livello governativo che a livello parlamentare, ma serve una rivoluzione culturale che abbia il coraggio di promuovere una cultura del rispetto per la vita e la dignità della persona .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Morfino. Ne ha facoltà.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, colleghe, Ministra e relatrici, oggi quest'Aula compie un gesto che pesa positivamente nella storia della Repubblica e lo fa proprio in questa giornata, la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.
Oggi noi non votiamo un semplice testo ma diamo un nome, finalmente, a una verità che per troppo tempo abbiamo guardato senza vederla realmente. Oggi riconosciamo che in Italia esiste un fenomeno strutturale, il femminicidio, e lo facciamo non come opposizione né come maggioranza, ma come Parlamento unito davanti a un dolore che non conosce colori politici e non fa distinzione di bandiere di partito.
Questa è una parola che vale un assunto di responsabilità: c'è stato un tempo non lontano in cui la parola femminicidio veniva rifiutata, contestata e minimizzata, un tempo in cui qualcuno sosteneva che era soltanto un omicidio e basta, che non c'è differenza e che chiamarlo “femminicidio” fosse solo ideologia. Oggi invece questo Parlamento, con tutte le forze presenti, introduce nel codice penale il reato di femminicidio e oggi io in prima persona ne sono molto orgogliosa, e ringrazio tutte le forze politiche per questo risultato.
È una svolta culturale prima ancora che giuridica, e però - lasciatemelo dire - è una svolta che noi, come MoVimento 5 Stelle, abbiamo preparato anni fa con il codice rosso, quando per primi abbiamo ampliato strumenti, tutele e procedure, rompendo un silenzio che sembrava eterno .
Non lo rivendichiamo come propaganda o come vanità, ma lo facciamo perché la verità è necessaria quando si parla di diritti e di vite umane. È la sintesi di un lavoro migliorato grazie al confronto. Il testo arrivato aveva delle criticità serie - l'hanno confermato tutti gli auditi - e rischiava persino di essere inefficace, ma grazie a un lavoro comune, agli emendamenti dell'opposizione e anche all'apertura della maggioranza ai nostri emendamenti, oggi possiamo dire che abbiamo un testo migliore. E voglio ricordarlo con forza, perché è un esempio di politica alta questa di oggi: quando si ascolta, quando si migliora, quando si lavora insieme, le leggi diventano più giuste.
E in modo sobrio, senza alzare la voce ma con la forza dei fatti, voglio ricordare alcuni punti che abbiamo contribuito ad inserire: ad esempio, l'emendamento che salva le intercettazioni per i reati del codice rosso, togliendo il limite folle dei 45 giorni; la relazione annuale con dati disaggregati su condanne e assoluzioni, per evitare sottostime e distorsioni nei numeri dei femminicidi; la difesa del giudice monocratico per garantire processi più rapidi, perché una giustizia che arriva tardi non è una vera giustizia; oppure gli ordini del giorno sui centri antiviolenza e sui centri per uomini maltrattati, che devono essere finanziati e rafforzati. Ecco, il cuore della legge oggi qual è? Chiamare le cose col proprio nome. Il femminicidio da oggi non è più un titolo di giornale ma un reato, è un fatto giuridicamente riconosciuto e lo è quando l'omicidio avviene come un atto di controllo, dominio, possesso, come odio e discriminazione, come vendetta per un rifiuto (vendetta per un “no”), come limitazione della libertà della donna in quanto donna.
È questo che ci mancava, colleghi: il riconoscimento del movente. Il femminicidio non è un , non è una follia, non è una gelosia, è un atto di violenza strutturale e culturale che ha un bersaglio chiaro: la libertà dell'autodeterminazione delle donne. Ma non ci nascondiamo, ci sono anche criticità che dobbiamo superare e, proprio perché il nostro voto favorevole al testo è convinto, sincero e responsabile, dobbiamo dirlo con chiarezza: i passi avanti ci sono stati ma non basta, dobbiamo fare tutti insieme ancora di più, perché ci sono criticità che chiedono il coraggio di tutti, della maggioranza e dell'opposizione insieme, come l'assenza di un vero piano nazionale di educazione affettiva e sessuale nelle scuole. Lo abbiamo ripetuto nelle audizioni: senza educazione affettivo-sessuale non cambieremo la cultura che genera violenza. Se vogliamo fermare la violenza di genere, dobbiamo educare: educare al rispetto, ai confini, al consenso, alle emozioni e alla parità. Ci sono dieci milioni di motivi affinché l'educazione affettiva e sessuale nelle scuole sia un investimento minimo rispetto alle vite che possiamo salvare, e questo è il vero cambiamento culturale, questo è prevenire e non ricorrere all'emergenza.
Poi c'è il problema dei braccialetti elettronici. Continuano a non funzionare sempre e se un braccialetto fallisce, muore una donna, e questo non è accettabile. Ora, a seguito di uno studio e di una disamina precisa, è emerso che vi è una sola soluzione affinché il fenomeno venga arginato: banalmente, bisogna dare la possibilità alla vittima di riuscire a non trovarsi nello stesso luogo del soggetto sottoposto a misura preventiva anti. Ad esempio, con un sistema di geolocalizzazione. Ho letto di recente una tesi di un giovane carabiniere, che ha inventato uno strumento di geolocalizzazione molto interessante: si tratta di un orologio GPS integrato, che segnalerebbe immediatamente alla donna la presenza dello nelle vicinanze e quindi di nascondersi e salvarsi nell'attesa dell'arrivo delle Forze dell'ordine. Ora, non sto qui a raccontare i particolari di questa tesi perché ci vorrebbe un'altra discussione generale, ma è molto importante e possiamo partire da qui per migliorare questi strumenti.
Poi c'è l'insufficienza dei fondi e dei tempi di erogazione ai centri antiviolenza. I centri sono il primo avamposto della sicurezza. Alcune regioni ritardano mesi nell'erogazione dei finanziamenti. È un rischio, è una falla, è una resa.
E poi un altro aspetto molto importante per noi: la formazione obbligatoria deve diventare reale e diffusa, non bastano le linee guida. Troppi femminicidi iniziano con una denuncia non compresa, una valutazione del rischio sbagliata, un campanello d'allarme ignorato. Estendere la formazione a chi incontra la vittima per primo, le Forze dell'ordine, i magistrati, i sanitari, gli psicologi, significa prevenzione reale, vera. Senza formazione tutto il resto rimane teoria. La formazione è la chiave per evitare errori, ritardi e sottovalutazione. E poi il rafforzamento del sostegno economico: una donna deve potersi mettere in salvo non solo fisicamente ma anche economicamente, e deve essere messa nelle condizioni di scegliere di allontanarsi dalla violenza ma, purtroppo, spesso non riesce a farlo perché non ha neanche un conto corrente personale. Dipende purtroppo dal e, quindi, non è di fatto libera. Ma vi dico di più: non deve essere allontanata lei dalla casa, dal proprio paese o dalla propria città, e rinunciare alla propria vita, amicizia, famiglia di origine, ma deve essere allontanato il femminicida, deve essere allontanato l'uomo violento. È lui che deve essere inserito in delle strutture idonee. La donna non può subire due volte: la violenza e l'allontanamento. No, non può accadere, occorre proteggerla.
E allora, questa legge che oggi ci accingiamo a firmare e a votare è una base, non un traguardo. Non lo dico per polemica, lo dico perché oggi, fuori da quest'Aula, ci sono tante famiglie che non ascoltano questo dibattito come un esercizio retorico. Ci sono madri che non vedranno più una figlia entrare dalla porta. Ci sono figli che crescono senza la loro mamma perché qualcuno ha deciso che: se non sei mia, non sarai di nessuno. A loro questa legge serve, sì, ma a loro dobbiamo dare tutto, non solo qualcosa. E allora, oggi, guardiamoci negli occhi, maggioranza e opposizione. Oggi abbiamo fatto insieme una legge di civiltà, e se siamo stati capaci di farlo su questo tema, il più delicato, il più doloroso, allora colleghi possiamo farlo ancora e lo dobbiamo alle donne che non ci sono più, a quelle che oggi vivono nel terrore, a quelle che ogni giorno fanno un passo, uno soltanto, nella speranza che sia un passo verso la libertà e non verso la morte.
E allora colleghi, oggi il Parlamento non è solo un luogo di voto, oggi il Parlamento è un luogo di memoria e di impegno. Ed io vorrei che tutti noi potessimo, per un momento, immaginare di essere seduti non su questi scranni, non qui, no, ma nelle loro case, nelle case dove i muri hanno ascoltato urla soffocate, nelle case dove una porta chiusa non significa sicurezza ma paura. Immaginate una donna che sente che questo Stato finalmente parla anche in suo nome. Immaginate una ragazza che capisce che nessuno ha il diritto di farle paura. Immaginate una bambina che cresce in un Paese che non solo punisce, ma previene, educa, protegge e guarda negli occhi della verità. E allora facciamolo di nuovo. Oggi non è un punto di arrivo per noi, ma un inizio su questa tematica importantissima perché mai più una donna debba morire per mano di chi diceva di amarla, perché mai più una donna deve sentirsi sola, perché mai più il silenzio sia complice e, soprattutto, perché da oggi il femminicidio non è soltanto un dolore, è un reato, è una lotta, è una responsabilità e noi, oggi, ce la assumiamo tutti insieme .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, dico fin da subito che siamo favorevoli a questo provvedimento perché riteniamo che sia giusto che il legislatore riconosca, fotografi e descriva il gravissimo fenomeno dei femminicidi, che affonda le proprie radici in un sistema culturale patriarcale che dobbiamo destrutturare, mettendo in campo ogni mezzo a nostra disposizione per provare a definire nuovi paradigmi.
Presidente, lo sa, generalmente siamo profondamente contrari alla tendenza di questo Governo ad introdurre continuamente nuovi reati, spesso per dare risposte apparenti a situazioni contingenti senza riflettere a fondo su cosa veramente servirebbe. Lo abbiamo visto con il decreto , con i decreti Flussi, con il decreto sulla sicurezza e l'ordine pubblico: interventi emergenziali in un contesto che di emergenziale aveva ben poco, utili a fare propaganda e dare l'impressione che si stesse intervenendo rapidamente sulle questioni, ma senza nessuna concretezza e volontà reale di affrontare seriamente i problemi del Paese.
Ecco, questo vostro modo di intervenire sul codice penale non ci piace, non ci appartiene, lo condanniamo e lo abbiamo condannato fin dal primo momento. Ma oggi, qui, la situazione è del tutto diversa. Questa volta siamo profondamente convinte che intervenire anche dal punto di vista repressivo non sia un errore, per quanto siamo convinte che, di fronte a un uomo violento non basti la repressione, ma occorra intervenire con la prevenzione.
La violenza sulle donne è un fenomeno allarmante, è un sistema di costante sopraffazione che accompagna la vita di ognuna di noi e, troppo spesso, sfocia in brutali femminicidi. Secondo i dati raccolti da “Non una di meno” - dati importantissimi, visto che non è ancora stato attivato il registro ufficiale dei femminicidi -, al 9 novembre, erano già 78 i femminicidi accertati nel 2025, almeno 67 i tentati femminicidi, 3 i suicidi indotti di donne e 6 i casi in accertamento.
Sappiamo anche quante violenze subiscono le donne nel corso della loro vita. L'Istat ci restituisce un quadro drammaticamente preoccupante: le donne tra i 16 e i 75 anni, una volta su tre, hanno subito violenze nel corso della propria vita, sessuali o fisiche. Stiamo dicendo che il 32 per cento delle donne del nostro Paese ha subito una qualche forma di violenza, fisica o sessuale. Parliamo di 6,4 milioni di donne in termini assoluti: vi rendete conto della gravità di questi numeri.
Le violenze sessuali riguardano quasi una donna su quattro, il 23,4 per cento, corrispondente a 4.680.000 violenze; gli stupri o i tentati stupri sono 1.150.000, in 6 casi su 10 ad opera di o . E sappiamo bene che, prima di subire gesti estremi, tantissime, troppe donne, sono vittime quotidiane di violenze familiari; violenze che hanno una dimensione spesso fisica, ma, altrettanto spesso o ancor di più, assumono la forma della minaccia da parte di parenti, amici, colleghi, conoscenti, o persino da parte di sconosciuti. Si tratta di numeri drammatici che confermano come la violenza contro le donne sia un fenomeno strutturale della nostra società, radicato in stereotipi e rapporti di potere ineguali e diffusi, che deve essere affrontato attraverso interventi multidisciplinari, a partire dall'educazione sentimentale, affettiva, sessuale ed emotiva nelle scuole. Un approccio esclusivamente punitivo non è sufficiente a contrastare un fenomeno complesso e profondamente culturale come la violenza maschile contro le donne. Occorre intervenire sulle sue cause profonde, tra cui gli stereotipi di genere, la cultura del possesso, l'assenza di educazione emotiva e il mancato riconoscimento del consenso.
Perché i ragazzi e le ragazze imparino a liberarsi dagli stereotipi e capiscano il valore del rispetto per le differenze è fondamentale che ricevano un'educazione adeguata. Il contrasto alla violenza maschile contro le donne deve partire dall'emersione di tutte le varie espressioni della violenza, dal linguaggio, ai modelli relazionali normalizzati, alle abitudini e alle discriminazioni invisibili che ancora fanno parte della nostra cultura. La scuola rappresenta il luogo primario per promuovere il cambiamento culturale nelle giovani generazioni, fornendo strumenti per comprendere le emozioni, prevenire i conflitti, promuovere relazioni sane e paritarie.
Per questo riteniamo gravi e preoccupanti, Ministra, le parole che ha pronunciato proprio in occasione della Conferenza internazionale contro il femminicidio che si è tenuta a Roma venerdì scorso. Piuttosto che intervenire per spiegare al suo collega Valditara l'importanza di introdurre, sin da subito, nei percorsi formativi di bambine e bambini, l'educazione al rispetto, all'affettività, alla sessualità, la Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità ha affermato che non esiste una correlazione fra l'educazione sessuale nella scuola e i fenomeni di violenza sulle donne. Ma se non partiamo dall'educazione, da dove vogliamo partire?
Ancora più agghiaccianti sono state le parole pronunciate dal suo collega, il Ministro Nordio, che colloca la violenza sulle donne in una naturale predisposizione degli uomini a prevaricarle attraverso il criterio di superiorità che sarebbe insito nella forza fisica, muscolare, nel DNA del sesso maschile. Presidente, noi pensiamo che, dall'era della pietra ad oggi, l'umanità, per quanto sia evidente che il percorso da fare sia ancora lungo, qualche passo lo abbia fatto e condanniamo duramente queste parole davvero gravi e irresponsabili , lo ripeto, specie perché pronunciate da Ministri della Repubblica.
Ci sarebbe tanto da dire sulla formulazione che si è scelta per il reato di femminicidio che, per quanto migliorata nel lavoro delle Commissioni in Senato, esclude la punibilità di condotte omicidiarie che riguardino persone percepite come donne che tali non siano, solo anagraficamente - per questo abbiamo presentato un emendamento sul tema -, o sul non coinvolgimento, sin dal principio, di quei soggetti che nel nostro Paese fanno concretamente antiviolenza ogni giorno, per comprendere da loro le esigenze indispensabili per aggredire alla radice il fenomeno della violenza maschile sulle donne.
Il femminicidio è infatti l'esito di una cultura patriarcale di possesso e controllo, che permea ogni livello del nostro tessuto sociale e culturale, che non potrà essere debellato unicamente con la creazione di un reato , né con l'introduzione di aggravanti specifiche. Occorre intervenire prima di tutto sulla prevenzione, approntando un sistema antiviolenza dotato di un contesto giudiziario, civile e penale, che riconosca la specificità del fenomeno e che sia capace di riconoscere e valutare i rischi ad esso collegati. Bisogna creare contesti in cui le donne non rischino di essere rivittimizzate, in cui si sentano al sicuro, abbiano la certezza di essere credute, ma, soprattutto, ascoltate davvero da persone libere da pregiudizi e modelli culturali sessisti .
I centri antiviolenza rappresentano una risorsa imprescindibile per la prevenzione, il contrasto e l'emersione della violenza di genere, non solo per il sostegno alle vittime, ma anche per le loro competenze specifiche costruite in decenni di lavoro radicato nei principi del femminismo e dell'autodeterminazione delle donne. I centri antiviolenza e le case rifugio, luoghi di libertà e autodeterminazione per le donne, che svolgono un ruolo essenziale nella lotta contro la violenza sulle donne, tuttavia continuano ad operare con risorse insufficienti, finanziamenti incerti e modalità di erogazione non strutturali, con gravi ricadute sulla loro capacità di garantire servizi fondamentali e continuità operativa.
Per questo occorrono risorse adeguate, risorse non previste in questo provvedimento né in altri - nella finanziaria, ad esempio -, risorse che servono per finanziare adeguatamente la rete dei centri antiviolenza, ma anche per agire sulla formazione. La prevenzione e il contrasto della violenza di genere richiedono la formazione continua e obbligatoria di tutti gli attori istituzionali coinvolti, dalle Forze dell'ordine alla magistratura, dal personale sanitario al personale scolastico, perché siano adottati approcci competenti, non stereotipati e rispettosi dei principi e delle linee guida internazionali. Voteremo quindi a favore di questo provvedimento, ma continueremo a sollecitarvi perché gli interventi non si concludano con il riconoscimento del reato di femminicidio, ma perché insieme possiamo collaborare per estirparne le cause .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Andrea Rossi. Ne ha facoltà.
ANDREA ROSSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministra, colleghi, colleghe, oggi prendo la parola in quest'Aula - e di questo ringrazio il mio gruppo - con un sentimento preciso: la responsabilità. Gli uomini non devono sentirsi chiamati in causa per solidarietà, devono sentirsi chiamati in causa per responsabilità, perché la violenza contro le donne è violenza commessa dagli uomini ed è a noi uomini che spetta di cambiare. La responsabilità qui di portare non soltanto la mia voce, la nostra voce - come stiamo facendo -, ma la voce afona di tante donne che non possono più parlare. In un giorno come questo, il 25 novembre, non possiamo sfuggire a una verità essenziale: la violenza contro le donne non è un'emergenza improvvisa, è un fenomeno strutturale, radicato, quotidiano, è la punta più brutale di un sistema che, ancora oggi, mette in discussione l'autonomia e la libertà delle donne.
I dati Eures ci dicono che, dal 2000 ad oggi, sono quasi 3.200 le donne vittime di femminicidio e, soltanto nel 2025, più di 90 donne sono state uccise da uomini che, per l'80 per cento, avevano un ruolo affettivo, relazionale o familiare nelle loro vite. Leggevo proprio oggi un'intervista alla giornalista Donata Columbro, per il suo libro . Scrive, riferendosi alla raccolta di questi dati: “Anche questo è femminismo: non sentirsi sole con il proprio foglio Excel (…). Dietro ogni riga di un foglio Excel c'è una donna uccisa, ma anche un pezzo di lavoro collettivo (…). Contare diventa un atto di cura, le persone che ho incontrato non lo fanno solo per ricordare, ma per salvare altre donne, per dare strumenti di consapevolezza e di prevenzione”.
Non numeri, non statistiche, nomi di donne: Eliza, Axhere, Fabiana, Piera, Maria, Caterina, Johanna, Eleonora, Cinzia, Tilde, Anna, Ramona, Anna, Carla, Sabrina, Daniela, Ruslana, Ilaria, Laura, Sara, Daniela, Tania, Immacolata, Chiara, Teresa, Samia, Lucia, Carmela, Claudia, Carmela, Ermela, Amina, Chamila, Teodora, Daniela, Maria, Maria Teresa, Daniela, Vasilica, Martina, Fernanda, Maria Antonietta, Sueli, Elena, Maria Rita, Amalia, Anastasia, Andromeda, Piera, Gentiana, Annamaria, Anna Adele, Teresa, Maria, Assunta, Franca, Giovanna, Raisa, Erika, Geraldine, Samantha, Luisa, Emilia, Kaur, Fatimi, Silvana, Tiziana, Vincenza, Zinoviya, Assunta, Lorella, Evelin, Cinzia, Veronica, Simona, Elisabetta, Maria, Clelia, Fedora, Nadia, Pamela, Vanda, Olena, Luciana, Jessica .
Questi nomi sono il nostro punto di partenza perché non possiamo limitarci a dire “mai più”, se non affrontiamo il perché il numero non diminuisce. Va riconosciuto che il nostro Paese ha avuto ed ha strumenti giuridici avanzati; dal Codice rosso in avanti l'Italia ha introdotto norme che molti Stati europei ancora non hanno, non da ultimo il passaggio fatto proprio la settimana scorsa in quest'Aula con la riforma dell'articolo 609- del codice penale; un passaggio di civiltà nell'affermare che senza consenso è stupro.
Oggi, in modo condiviso, con l'introduzione dell'autonomo reato di femminicidio nel codice penale compiamo un altro passaggio significativo e voglio dirlo con chiarezza in quest'Aula: con sensibilità diverse si compie però un passo comune e, quando il Paese chiede una risposta unitaria, la politica deve dimostrare di saper convergere, ma convergere non significa rinunciare all'analisi. La scelta che compiamo oggi - introdurre quindi una fattispecie autonoma e non una semplice aggravante dell'articolo 575 - ha un significato giuridico preciso: si riconosce che l'omicidio di una donna motivato da prevaricazione, possesso, dominio non è un omicidio come gli altri, è un atto radicato in un movente specifico che merita un inquadramento penale autonomo.
Significa affermare, nel cuore del codice penale, che lo Stato riconosce l'esistenza di un fenomeno specifico e lo nomina per quello che è. È un'impostazione perfettamente in linea con la Convenzione di Istanbul che ci chiede espressamente di rendere riconoscibile e punibile la violenza di genere in quanto tale. Questo non contrasta con il principio di determinatezza. I concetti richiamati dalla norma - odio, discriminazione, controllo, possesso - non sono categorie indefinite; sono concetti già elaborati da anni di giurisprudenza nei reati d'odio, nei maltrattamenti, negli atti persecutori.
Con la previsione dell'ergastolo poi come pena si elimina la possibilità di ricorrere a giudizio abbreviato. È una scelta consapevole che afferma la gravità assoluta di questo crimine, impedendo che si possano ottenere riduzioni di pena. Importante è inoltre l'estensione del patrocinio a spese dello Stato alle vittime dei reati del Codice rosso e ai tentativi di femminicidio. Significa renderle davvero accompagnate dallo Stato e non abbandonate a se stesse. Un impianto quindi coerente, solido e necessario, per il quale ovviamente anche il nostro gruppo al Senato ha provato a dare e ha dato il suo contributo, con il rafforzamento degli obblighi formativi, l'estensione delle tutele agli orfani, il potenziamento del braccialetto elettronico, la rimozione dei limiti delle intercettazioni, delle garanzie procedurali per la persona offesa e l'accesso facilitato ai centri antiviolenza per le vittime minorenni.
Allora mi pongo e vi pongo però una domanda: basterà una giusta norma penale, repressiva a invertire la rotta? La repressione, appunto, è sufficiente? Purtroppo non è bastato finora, non basterà domani perché, guardate, c'è una radice profonda della violenza: è quella culturale, è nella struttura profonda dei rapporti tra uomini e donne. E allora il 25 novembre non può diventare un atto e un rito consolatorio.
La violenza maschile contro le donne è l'esito di un sistema di potere che assegna agli uomini una posizione di controllo e di dominio sulle donne, un sistema in cui la libertà delle donne non è pienamente accettata e per me ha un nome preciso, ancora oggi: patriarcato. Il patriarcato, guardate, non è un concetto ideologico, è una struttura sociale che ancora permea relazioni intime, linguaggi, modelli educativi, ruoli professionali, distribuzione del potere. Non riguarda soltanto la sopraffazione fisica, riguarda la difficoltà di accettare la piena autonomia delle donne; riguarda gli stereotipi che ancora attraversano la scuola, il lavoro, le famiglie; riguarda i modelli di maschilità che vengono tramandati ai ragazzi; e non riguarda solo la sopraffazione di uomini sulle donne, riguarda anche il modo in cui le donne stesse sono state educate a diffidare di altre donne e ad interiorizzare l'idea che lo spazio pubblico non sia loro. Quindi, dobbiamo dirlo con chiarezza: la libertà delle donne non può essere vissuta come una minaccia dell'identità maschile, non può essere percepita come una perdita di . È qui che si misura appunto la maturità della nostra società: nella capacità di abbandonare gerarchie ingiuste che per secoli hanno definito chi ha il potere di decidere e chi no. Ma se questa è la radice, allora dobbiamo avere il coraggio di guardare in profondità, perché la violenza non nasce quando un uomo alza le mani, nasce molto, ma molto prima: nasce nei modelli di comportamento che trasmettiamo ai bambini, nei silenzi che giustificano, negli stereotipi che tolleriamo. Allora arriva un punto, che è già stato portato all'interno di quest'Aula negli interventi che mi hanno preceduto, ma che tutti noi ancora consideriamo decisivo: educazione, educazione, educazione. È un tema del quale abbiamo anche dibattuto in queste settimane e continueremo a farlo ancora, prossimamente: educazione al rispetto, educazione al consenso, educazione affettiva e sessuale come strumenti per costruire cittadini consapevoli e non come vezzi ideologici; educazione alla gestione delle emozioni perché un ragazzo che non sa riconoscere la frustrazione e l'abbandono è un ragazzo più vulnerabile alla cultura del possesso. E dobbiamo dirlo con forza: se non offriamo ai nostri giovani gli strumenti educativi minimi, il vuoto verrà colmato da altro, dai , dalle polarizzazioni, dai modelli tossici che parlano più forte delle istituzioni. Non possiamo quindi delegare l'educazione ai luoghi che generano distorsione e non emancipazione.
Per questo oggi noi, il nostro gruppo, mentre approva una norma penale, vuole indicare il perimetro - e parlo anche a lei, signora Ministra - di una responsabilità più ampia: costruire un ecosistema educativo che prevenga la violenza prima che accada.
E, infine, voglio richiamare l'ultima parola: comunità. Nessuna emancipazione individuale: il femminismo è stato e deve restare comunitario, uomini e donne insieme, non in contrapposizione, ma come alleati perché la violenza contro le donne non è, come dicevo all'inizio, una questione di donne; riguarda la qualità della nostra democrazia, riguarda il modo in cui questo Paese immagina la libertà.
E concludo. Colleghe e colleghi, i nomi che ho letto all'inizio non sono, dal mio punto di vista, un rito. A loro penso che dobbiamo memoria, ma, soprattutto, impegno: impegno politico, culturale, educativo, un impegno quotidiano, perché la violenza contro le donne non finirà quando cambieremo la legge; finirà quando cambieremo lo sguardo di questo Paese sulle donne e lo sguardo degli uomini su se stessi. Nessun applauso, quindi, ma un impegno collettivo nel nostro ruolo perché i nomi che abbiamo ricordato oggi non hanno bisogno di essere celebrati, hanno bisogno che smettiamo di produrre i prossimi
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Questo provvedimento che oggi approda in Aula, che introduce la fattispecie di femminicidio, è socialmente necessario, politicamente doveroso e, però, tecnicamente e giuridicamente errato. E ora spiego: socialmente necessario perché è un dato drammaticamente oggettivo, perché siamo di fronte davvero a un dramma, a cui la politica spesso ha cercato di far fronte; politicamente doveroso proprio perché la politica davvero deve impegnarsi su questo fronte ma, da un punto di vista giuridico e tecnico, la norma doveva essere scritta in maniera differente. E questo non lo diciamo noi, lo hanno detto autorevoli auditi in Commissione, motivo per il quale io adesso citerò direttamente - altrimenti sembrano opinioni personali - professori universitari, magistrati che, sul campo, direttamente e concretamente applicano quelle norme.
Il primo tema, la prima criticità è quella della fattispecie . Da questo punto di vista leggo quanto affermato anche nella sua relazione dal professor Gambardella; dice che, dal punto di vista sistematico, sarebbe preferibile costruire la fattispecie come ipotesi aggravata del delitto di omicidio previsto dall'articolo 575, piuttosto che un'ipotesi autonoma.
La fattispecie che si vorrebbe introdurre, quindi, con il nuovo 577- del codice penale, pur costruita come ipotesi autonoma rispetto al delitto di omicidio, ha già, in realtà, la struttura di un'ipotesi aggravata sulla base di circostanze di natura oggettiva (il genere della vittima) o soggettiva (il movente del delitto). Quindi, sarebbe stato più opportuno introdurre questa come aggravante del delitto di omicidio - definita appunto un'aggravante di femminicidio - per i casi in cui la vittima del delitto sia una donna e ricorrano determinate circostanze di tipo oggettivo e soggettivo, che potrebbero pure essere quelle che sono state indicate in questo disegno di legge, ma, ribadisco, come aggravante e non come fattispecie .
Qualcuno potrebbe dire: sì, vabbè, la mettiamo troppo sul tecnico. Beh, siamo qui in Aula, siamo qui in Parlamento per scrivere le leggi, quindi qualcosa di tecnico dobbiamo per forza elaborarlo.
Secondo tema: il rischio che, con questa norma, così come costruita, si crei una vittimizzazione secondaria, che dobbiamo invece sempre, chiaramente evitare. E anche qui leggo dalle audizioni - in questo caso, sono magistrati - che il rischio è proprio questo e, comunque, il rischio è quello di spostare il dell'indagine e del processo dal fatto oggettivo della soppressione della vita di una donna alle ragioni soggettive del delitto e, quindi, alle giustificazioni dell'autore, così aprendo la strada ad un processo alla vittima, alle sue scelte di vita, alle sue abitudini. Ecco qui il secondo rischio, quello della vittimizzazione secondaria.
Poi il terzo, forse il più grave, che poteva essere risolto e scongiurato se, come dicevo prima, si fosse introdotta non una fattispecie , ma un'aggravante, di fatto ottenendo lo stesso risultato, ma tecnicamente in modo corretto. Anche qui, lo leggo dalle audizioni. Ulteriori dubbi riguardano il rispetto, da parte del novellato reato, del principio costituzionale di uguaglianza, poiché, ad opinione di una cospicua fetta della dottrina - non nostra, della dottrina - e della giurisprudenza, esso sembrerebbe comportare una ingiustificata disparità di trattamento sanzionatorio per situazioni simili. Anche questo, avremmo potuto scongiurarlo ed evitarlo, semplicemente trasformandola in un'aggravante.
Quindi il problema è proprio qui, ossia pensare di risolvere o, comunque, di affrontare il tema sempre e soltanto con il codice penale, pensando davvero che l'effetto deterrente sia efficace rispetto al tema, gravissimo e drammatico, che stiamo ponendo oggi.
Da questo punto di vista, dobbiamo tornare sul tema della prevenzione e sappiamo che il principale e più efficace strumento di prevenzione è quello dell'educazione. Torniamo ancora sul tema dell'educazione sessuo-affettiva, soprattutto oggi che abbiamo in Aula la Ministra Roccella, che invito - chiaramente, tramite il Presidente -, prima del voto finale, in Aula, oggi, qui, a prendere la parola - perché, se non sbaglio, Presidente, il Ministro può prendere la parola prima del voto finale - e ribadire il concetto. Se ha onestà intellettuale, ribadirà oggi, qui, in Aula, il fatto che l'educazione sessuo-affettiva - perché l'ha detto più volte la Ministra - non solo non serve, ma, addirittura, va nella direzione opposta, proprio a vantaggio… Sì, sì, Ministra, lei adesso scuote la testa. Ricordo esattamente quando stavamo elaborando proprio il testo. Ma, comunque, oggi avremo modo di sentire la Ministra e vedremo che ribadirà questo concetto qui in Aula, perché, allora, o siamo noi a male interpretare il suo pensiero, o è lei che si spiega veramente, veramente male. Tema quindi dell'educazione sessuo-affettiva.
Secondo: il tema della formazione - questo sì - degli operatori, delle Forze di polizia, dei magistrati, che si trovano sul loro tavolo ad affrontare questi drammi. Devono avere una formazione ; non è sufficiente quella che è prevista finora, va chiaramente incentivata.
Quindi, di fatto, oggi, come abbiamo già fatto al Senato, come gruppo AVS, voteremo a favore su questo provvedimento, nonostante le criticità di natura tecnica e giuridica che abbiamo detto poco fa, perché, se questo provvedimento riuscisse anche solo a salvare una donna, questo sarebbe già un grande risultato. Tuttavia, si poteva e si doveva fare molto di più e, comunque, diversamente, anche da un punto di vista legislativo e giuridico. Infatti, se questo è un provvedimento doveroso da parte della politica, come dicevo prima, ma sbagliato da un punto di vista tecnico, scusatemi, ma davvero il timore e il rischio è che con questo provvedimento la politica non voglia fare altro che lavarsi la coscienza
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Scarpa. Ne ha facoltà.
RACHELE SCARPA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Ministra Roccella, noi oggi voteremo convintamente a favore di questo provvedimento e lo faremo non solo per dovere istituzionale, ma con la consapevolezza che oggi, in quest'Aula, stiamo dando un segnale. Vedere la maggioranza e l'opposizione unite nel riconoscere la natura specifica, odiosa e strutturale del femminicidio è un messaggio potente, è un messaggio che dice all'esterno: lo Stato c'è.
Io credo sia un atto dovuto soprattutto alle famiglie delle vittime, a quei padri, a quelle madri e a quelle sorelle che per anni si sono sentiti dire che la tragedia che ha devastato le loro vite era un , che si sono sentiti dire che era un momento di follia, che era una questione privata. Oggi, la legge italiana dice “no”. Oggi la legge, quel femminicidio, lo vede in quanto tale, e soprattutto, oggi, la legge riconosce che uccidere una donna, in quanto donna, è un crimine che affonda le sue radici in un terreno molto specifico.
Questo voto arriva dopo un importante lavoro parlamentare. Prima di questo lavoro, mancavano al testo proposto il rafforzamento degli obblighi formativi, l'estensione delle tutele agli orfani, il potenziamento del braccialetto elettronico, la rimozione dei limiti alle intercettazioni, le garanzie procedurali per la persona offesa e l'accesso facilitato ai centri antiviolenza per le persone minorenni. Arriva anche dopo un altro segnale fondamentale, frutto di un'intesa preziosa tra le diverse parti politiche, l'introduzione del concetto di consenso libero e attuale nel reato di violenza sessuale. Stiamo avvicinando, un passo alla volta, il codice penale alla sensibilità reale che, già da tempo, sta crescendo nel nostro Paese e di questo, colleghi, penso che possiamo essere tutte e tutti fieri.
Tuttavia, proprio questo spirito unitario, che so essere sincero, sento il dovere di onorarlo con la verità, e la verità è che non possiamo e non dobbiamo, non abbiamo il diritto di fermarci qui. Non possiamo, colleghi, usare questa legge per pulirci la coscienza, perché sappiamo tutti nel profondo una verità terribile: l'introduzione di questo reato, da sola, non fermerà i femminicidi. Quando arriveremo a condannare il prossimo uomo all'ergastolo grazie a questa norma sarà già morta un'altra donna, sarà già morta un'altra sorella. Se ci limitiamo alla repressione, se pensiamo che la deterrenza o la minaccia della pena possano essere l'unica risposta o anche solo la risposta principale, i nostri “mai più” risuoneranno vuoti, e la soddisfazione per il voto di oggi rischierà di suonare stonata, se non ipocrita, di fronte alla prossima notizia di cronaca, perché, se riconosciamo che il fenomeno è strutturale e se arriviamo addirittura a metterlo nero su bianco nei testi delle nostre leggi, allora abbiamo la responsabilità di affrontarlo come strutturale, e, quindi, di affrontarlo a tutto tondo.
Vorrei concentrarmi, quindi, in questo intervento, su tre vuoti che penso che dovremmo colmare subito con la stessa unità con cui lo stiamo facendo oggi, con la stessa unità con cui l'abbiamo fatto la scorsa settimana. Il primo vuoto è quello che riguarda i dati. Non si può curare ciò che non si conosce a fondo, e oggi le banche dati nei nostri Ministeri non comunicano tra di loro. Abbiamo, non a caso, dati molto sottodimensionati. Come possiamo verificare l'efficacia delle misure cautelari, se non abbiamo un quadro completo? Un migliore approccio ai dati significa capire perché un braccialetto elettronico non ha suonato o perché una denuncia è stata archiviata troppo presto; significa darsi tutti gli strumenti per rendere la protezione veramente efficace e un migliore approccio su questo sarebbe veramente un punto di partenza fondamentale.
Il secondo punto riguarda le risorse. Noi sappiamo che le leggi camminano sulle gambe delle persone e, per formare il personale delle Forze dell'ordine, il personale giudiziario e tutte le persone che entrano in contatto con una vittima di violenza, servono risorse, serve riorganizzazione. Bene il lavoro fatto, in particolare, all'articolo 8 di questo provvedimento, ma affrettiamoci a potenziarlo, colleghi, non pensiamo che basti. La protezione delle vittime, la formazione di chi risponde al 1522, tutta l'esistenza, in realtà, la sussistenza della rete dei centri antiviolenza soprattutto nei territori marginali dipende ed è strettamente legata ai fondi. Io, su questo, peraltro, vorrei ricordare il lavoro e il segnale che abbiamo voluto dare, nella scorsa legge di bilancio, come opposizioni, quando abbiamo impiegato l'intera quota di risorse a nostra disposizione proprio per finanziare questo tipo di interventi. Portiamo questa spinta in modo unitario di nuovo in quest'Aula, con un provvedimento, il prima possibile.
E il terzo punto è quello più difficile, quello che richiede più coraggio: dare il giusto nome alle cose e cercare di costruire interventi che sradichino la violenza alla radice. Ho ascoltato, in questi giorni, una definizione di quello che io chiamo patriarcato che ho trovato utile, che mi ha colpito. La cito testualmente: c'è una sedimentazione anche nella mentalità dell'uomo, del maschio, che è difficile da rimuovere perché è una sedimentazione che si è formata in millenni di sopraffazione, di superiorità. Colleghi, queste non sono le parole di un pericoloso collettivo transfemminista, sono le parole del Ministro Nordio poco prima di pronunciare quelle passate molto di più al vaglio della cronaca, molto più infelici, sulla natura genetica di questa sopraffazione.
E allora, anche se penso che sia grave, soprattutto da parte di un Ministro, e superficiale non saper distinguere tra genetico e culturale, io vorrei cogliere il punto che il Ministro Nordio evidenziava: c'è una sedimentazione millenaria delle disuguaglianze tra uomo e donna che sta alla radice della violenza di genere; un problema culturale, appunto, che attraversa il potere, il lavoro, il linguaggio, il modo in cui viviamo il sesso, il possesso e il rifiuto. E allora io chiedo a quest'Aula: come si rimuove una sedimentazione lunga millenni? Per come sono cresciuta io, per quello che ho studiato, per gli strumenti che ho, la risposta che mi viene in mente è solo una: si rimuove da dove ci formiamo tutti quanti, allo stesso modo, come cittadini, come esseri umani. Si parte dalla scuola pubblica.
E allora penso che qui noi dobbiamo tornare ad avere il coraggio di parlare di educazione all'affettività e alla sessualità. Lo dico molto chiaramente, io voglio rifiutare la polarizzazione odiosa che ho letto in questi giorni e che qualcuno sta cercando di costruire ad arte. Rifiuto l'idea che l'educazione sessuale e all'affettività sia una bandierina della sinistra per indottrinare i bambini, e rifiuto anche la narrazione del “paradosso nordico”. Sono contenta che ci sia oggi la Ministra Roccella qui ad ascoltare, perché ha utilizzato questa teoria per sminuire il ruolo dell'educazione sessuale rispetto alla prevenzione dei femminicidi. La scienza ci dice, però, che per valutare l'efficacia di una cosa serve rigore, servono protocolli seri e non osservazioni superficiali, e se la Ministra andasse ad approfondire meglio gli studi che sono stati fatti sull'impatto dell'educazione sessuale anche nei Paesi nordici, vedrebbe che hanno avuto un impatto positivo sulla prevenzione dei femminicidi, e che due dati del genere non possono essere messi in correlazione, come ha fatto lei.
Ma lasciamo perdere la teoria per un istante, io vorrei anche che guardassimo in faccia la realtà. Quando il Governo parla di educazione, a me sembra che lo faccia spesso in modo astratto e che si dimentichi un po' dell'elefante nella stanza, che è il desiderio degli adolescenti, questa parola che sembra quasi proibita, un desiderio che genera caos. E noi che risposte stiamo dando a questo caos nella vita degli adolescenti? Perché nelle scuole, colleghi, non c'è l'ideologia che incombe, c'è la vita che esplode e che non ha strumenti per essere gestita e interpretata; c'è il ragazzino che non sa gestire le pulsioni del proprio corpo e che vive la sessualità come una vergogna; c'è l'adolescente che fa commenti molto espliciti sotto le foto delle sue compagne ma poi non riesce a guardarle negli occhi; c'è la ragazza di 15 anni che scambia il possesso per amore, che vede il controllo del fidanzato come un segno di interesse; c'è chi si sente isolato e sbagliato perché il suo corpo cambia in un modo che non riconosce e finisce nel vortice dell'anoressia o dell'autolesionismo; c'è il bullismo feroce contro il ragazzo che mette lo smalto non per ideologia, ma perché sta sperimentando chi è; c'è la confusione tra la pornografia e la realtà, con i ragazzini che imparano il sesso da video violenti e pensano che quella sia la norma, che il consenso sia un , che il piacere sia solo maschile; e ci sono ragazzi che si amano, che si desiderano, che si fanno male e che hanno paura. Queste sono le domande…
RACHELE SCARPA(PD-IDP). …che gli studenti ci fanno ogni giorno. A chi dovrebbero chiedere risposte? A Pornhub o a ChatGPT? Io non credo. Se noi non vogliamo che questa legge sia l'ennesimo monumento funebre, dobbiamo intervenire soprattutto e anche su questo .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice Varchi: si intende che vi abbia rinunciato. Ha facoltà di replicare la relatrice Bisa: si intende che vi abbia rinunciato.
Ha facoltà di replicare la Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella. Prego, Ministra.
EUGENIA ROCCELLA,. Grazie, Presidente. Oggi votiamo un provvedimento storico. È stato detto anche nel dibattito: facciamo la storia, è stato detto, e non è un'espressione enfatica per una volta, è la realtà. Due giorni fa, nella Conferenza internazionale sul femminicidio, che abbiamo tenuto a Roma, la delle Nazioni Unite contro la violenza ha affermato che con questa legge l'Italia si propone come un modello per gli altri Paesi. Perché un modello? Anche questo è stato accennato nel dibattito: il diritto, la dottrina, è costruita su un individuo neutro e questa è stata, com'è noto, anche una delle obiezioni più frequenti a questa legge. In realtà, sappiamo che il neutro non è mai esistito, visto che ognuno di noi nasce con un corpo sessuato. È stato portato ad esempio, sempre nel dibattito, il paradosso delle norme sulla mutilazione sessuale femminile, che si rivolgono a un cittadino, ignorando che si tratta di pratiche rivolte soltanto contro le donne, pratiche sui corpi delle donne. Ma non è questo l'unico esempio che si può fare. Penso ad antiche norme, ormai per fortuna eliminate, che un tempo, per esempio, punivano l'adulterio femminile con due anni di galera e quello maschile no. Anche qui, si riconosceva, in realtà, la differenza sessuale. Come dire: quando si riconosceva il privilegio maschile si poteva anche evitare di… si poteva anzi, diciamo, sessuare il diritto; quando invece è il caso di riconoscere finalmente la parità, allora invece si cita la dottrina.
Con questa legge noi riconosciamo finalmente nel diritto la differenza sessuale. Riconosciamo quello che è stato detto più volte, che si è voluto anche giustamente ribadire più volte, cioè che il femminicidio affonda le sue motivazioni - leggo testualmente - nella discriminazione, nell'odio, nella prevaricazione, nel controllo e nel possesso, nel dominio maschile su una donna in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo come atto di limitazione delle sue libertà individuali.
Tutto questo affonda nella storia millenaria dell'uomo, che oggi confligge con una recente libertà femminile, perché le norme, alcune norme così pesantemente discriminatorie, sono state abolite, in realtà, non più di 50 anni fa. Quindi, c'è un conflitto fra la nuova libertà femminile e una consapevolezza di privilegi millenari, di cui una parte del mondo maschile fa fatica a liberarsi. Il primo passo è stato - ce lo ricordiamo tutti - la trasformazione dello stupro da reato contro la morale a reato contro la persona, ma anche qui era la persona. Oggi facciamo un passo in più: non è più la persona senza appartenenza sessuale, ma la donna, cioè è un reato che si consuma sulla donna perché donna, in quanto donna. Questo fa cultura, perché le leggi fanno cultura. Io ricordo ancora quando c'erano, per esempio, le attenuanti per il delitto d'onore. Quando furono eliminate le attenuanti per il delitto d'onore - piuttosto tardi, almeno 15 anni dopo il caso di Franca Viola, per esempio, che pure scosse l'opinione pubblica italiana in maniera estremamente seria e diffusa - si disse: no, non cambierà, in realtà, non cambierà tutto, perché quest'abitudine affonda, anche qui, le radici ed è radicata profondamente in una mentalità, soprattutto in alcune aree del Paese; quindi, la legge non basterà a cambiare la mentalità. E invece è bastata, invece è servita. Io credo che oggi, con questo riconoscimento del femminicidio come reato autonomo, mandiamo - è stato detto anche questo - un messaggio potente, molto potente, e facciamo un passo fondamentale verso quel cambiamento culturale che tutti auspichiamo, quel cambiamento di mentalità che tutti auspichiamo.
Basta questo? Prima di tutto voglio sottolineare che questa non è una legge repressiva, non è una legge fatta per reprimere, benché la repressione sia uno dei pilastri previsti anche dalla Convenzione di Istanbul. Quindi, non è una volontà di questo Governo, è semplicemente quello che ovviamente bisogna fare per prevenire, ma anche per punire questo reato. Però, questa non è una legge che ha un'intenzione repressiva; ha soprattutto, oltre a tutte le altre norme che sono previste e che sono state descritte, un intento di cambiamento culturale. Basta? È ovvio che non basta. Nessuna legge è onnicomprensiva, è totalizzante, nessuna legge è esaustiva, nessuna legge basta.
Quindi, dobbiamo andare avanti? Certo che dobbiamo andare avanti. Delle altre cose, delle proposte che sono state fatte, parleremo, perché non c'è nessun “no” a parlare dei possibili interventi che possiamo ancora fare per combattere la violenza contro le donne, però interventi efficaci, che partano non da affermazioni ideologiche, ma da dati verificabili, da correlazioni, e soprattutto rapporti di causa-effetto, quindi non soltanto correlazioni, magari le cosiddette correlazioni spurie. Noi dobbiamo verificare che cosa - anche in altri Paesi - è servito per combattere la violenza contro le donne. Il Parlamento serve a questo: a parlare apertamente di ogni proposta, a dibattere che cosa ancora fare e soprattutto farlo insieme. È di questo che sono veramente molto soddisfatta, cioè del fatto che anche questa legge sarà approvata all'unanimità - e spero che oggi sia approvata all'unanimità - e che ci sia, appunto, una unità di intenti e di azioni contro la violenza sulle donne, al di là delle differenze ideologiche e delle differenze politiche.
Quindi, serve altro? Certo, serve altro e possiamo fare un cammino, un percorso, anche avanti, insieme. Però, oggi questo non può diminuire la portata veramente storica di questo provvedimento, il passo fondamentale che stiamo compiendo e se vogliamo che funzioni, se vogliamo che questa legge sia applicata, dobbiamo prima di tutto noi riconoscerne la portata storica, noi tutti essere i primi ad affermare il fatto che si tratta di una legge fondamentale, ad affermare il significato di questa legge per noi donne, per tutte noi donne, e ovviamente per gli uomini, perché anche gli uomini si devono liberare da stereotipi, liberare da una cultura che li ingabbia in un modello che è un modello di violenza, un modello di sopraffazione che non corrisponde alla stragrande maggioranza del mondo maschile, però da cui anche gli uomini si devono liberare. Quindi, quello che stiamo facendo oggi è un grande passo storico per la libertà delle donne e per la libertà di tutti .
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato alla parte pomeridiana della seduta.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 14.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente, autorità, deputati. Dico “autorità” perché spero che mi ascoltino i prefetti, i diversi magistrati e le procure che possono probabilmente utilizzare questo audio, questo resoconto.
Ho preso la parola diverse volte in questi anni, Presidente - lei se lo ricorderà - per parlare di alcuni lavoratori con delle teste spaccate, aggrediti dopo aver fatto non solo il loro dovere, ma dopo aver fatto magari i sindacalisti e aver chiesto di non lavorare in nero, di non lavorare 12 ore, di notte.
Poi, dopo aver raccontato delle diverse inchieste nel pratese, ho iniziato a raccontare in quest'Aula delle aggressioni subite dai lavoratori non più da persone incappucciate, da caporali incappucciati; no, proprio dai padroni. Lei mi dirà: ma di cosa sta parlando? Ne ha già parlato l'altra settimana.
No, dopo L'Alba, dopo Euroingro, come ho fatto la scorsa settimana, arriva un terzo pestaggio, sempre da parte dei padroni verso i lavoratori in sciopero, che - pensi, Presidente - chiedevano di continuare a svolgere le loro funzioni dopo aver lottato per non lavorare in nero. Siamo alla Elafilo, sempre lì. L'ultimo episodio è accaduto giovedì, a Prato: un gruppo di imprenditori cinesi ha smantellato con violenza i gazebo dei Sudd Cobas davanti alla sede di un'azienda legata appunto alla Elafilo. Hanno strattonato i lavoratori sindacalisti, hanno tentato di investire un attivista e sono dovuti intervenire i Vigili del fuoco per aprire il capannone e soccorrere un uomo in codice giallo.
Siamo davanti, di fatto, a un cartello - mi faccia dire -, a un'alleanza di sfruttatori che si sta organizzando e vuole mostrare a tutti che non gliene frega niente se verranno ripresi, se verranno denunciati. Loro vogliono continuare a sfruttare e ci dicono che il problema siamo noi parlamentari, che diamo copertura ai lavoratori.
Ci possono giurare, Presidente: continuerò a dare copertura a chi fa sindacato in questo Paese . E sono le prefetture, sono i magistrati e sono soprattutto tutti i Ministri competenti che possono dire qualcosa, nel silenzio.
A Prato c'è il e c'è qualcuno che pensa di essere sopra le leggi, c'è qualcuno che pensa che addirittura, davanti a un presidio, possa uscire e picchiare i lavoratori, perché? Perché non si devono permettere di interrompere il loro porci comodi.
Ecco, Presidente, continuerò a intervenire, continueremo a farlo. Quello che manca, però, è una presa di coscienza collettiva, perché non è possibile che in questo Paese si venga picchiati perché si chiede semplicemente di non lavorare in nero, di non lavorare di notte, di non essere sfruttato. Ecco, questa situazione deve cambiare, “s'adda cagnà”, come si dice, da ieri, in questo Paese .
PRESIDENTE. Per lasciare agli atti, quindi, lei chiede un'informativa urgente, se non ho capito male. Va bene.
Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Molto rapidamente, non posso esimermi dall'associarmi alla richiesta del collega Grimaldi. Questo è l'ennesimo, il terzo, pestaggio organizzato da imprenditori, dal loro braccio armato, io direi da veri e propri sicari contro i lavoratori di Prato.
Credo che non si possa far finta di niente, credo davvero che il clima che si respira nelle fabbriche di questi lavoratori - che chiedono di lavorare 40 ore alla settimana invece di 12 ore al giorno, compresi sabato e domenica e chiedono di non lavorare in nero - sia un tema che noi non possiamo nascondere dietro un meccanismo omertoso da parte delle istituzioni.
Il fatto che siano dovuti intervenire i Vigili del fuoco per soccorrere un operaio credo sia assolutamente di estrema gravità. Quello che è più grave è che si sta cercando di limitare lo stesso diritto di sciopero, sancito dalla nostra Costituzione, di questi lavoratori.
A Prato - diceva il collega Grimaldi - c'è un clima da gli sfruttatori stanno facendo operazioni alla luce del sole e nessuno interviene.
Credo davvero che sia assolutamente inaccettabile e mi associo assolutamente alla richiesta del collega Grimaldi affinché il Governo prenda in mano questa situazione, perché comunque è compito delle prefetture, dei magistrati, che devono immediatamente intervenire, anche perché il sospetto - ripeto, il sospetto - di imprenditori cinesi legati alla stessa mafia cinese è un sospetto che non può essere trascurato in maniera assoluta
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Per associarci alla richiesta di informativa urgente, per riassociarci - mi passi la battuta -, perché già l'altra settimana si era posta questa questione di fronte a un episodio di violenza nei confronti dei lavoratori che stanno semplicemente reclamando i loro diritti.
Sembra essere un' su cui io credo tutta l'Aula e, sono certo, anche il Governo concordino. Non possono appartenere a un Paese civile quelle immagini che abbiamo visto girare sui video, sui sono indegne di un Paese civile.
Credo, quindi, che ciò necessiti di una riflessione e di un approfondimento in maniera - io credo - corale per trovare e coordinare un'azione che alla radice ponga fine a questi episodi di violenza gratuita nei confronti - lo ripeto - di lavoratori che semplicemente stanno reclamando i loro diritti costituzionali
PRESIDENTE. Credo che su questo argomento nessun altro intenda intervenire. Quindi, passiamo ad altro argomento.
Ha chiesto di parlare la deputata Irene Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente alla Ministra dell'Università Anna Maria Bernini, perché riteniamo che anche molti dei colleghi qui presenti avranno visto cosa è avvenuto, nei giorni scorsi, alla prima delle prove che è stata prevista a conclusione di questo bimestre - mi verrebbe da dire -, non semestre filtro, perché si è trattato in realtà di due mesi di lezioni molto spesso fatte in modalità telematica e neanche in presenza.
Voi avrete seguito dalle cronache il caos che si è generato dopo lo svolgimento del primo appello conclusivo del semestre filtro necessario, poi, per l'accesso definitivo ai corsi di medicina.
Ci sono state prove in molti casi che sono state diffuse prima ancora dello svolgimento degli esami, accessi, in alcune sedi, agli strumenti informatici che avrebbero dovuto essere ritirati appositamente, supporti anche telefonici in questo caso. C'è da più parti una situazione di grave confusione che richiederebbe da parte della Ministra l'intervento in quest'Aula per dire che cosa accadrà. Penso che molti di voi, tra l'altro, avranno ricevuto telefonate preoccupate di studenti che hanno sostenuto la prova, di famiglie anche di studenti che hanno sostenuto queste prove che chiedono semplicemente di sapere cosa avverrà ora, dopo che sono stati annunciati, tra l'altro, da più parti, di fronte al caos che si è prodotto, anche dei ricorsi collettivi.
Vorrei dire ai colleghi che, poi, non ce se la si può prendere con la magistratura se è chiamata a intervenire di fronte a situazioni caotiche che si sono prodotte. Voglio aggiungere anche una cosa: riteniamo che non sia possibile, in questo caso, cavarsela, come fa la Ministra, con un appello quasi serafico alla punizione dei cosiddetti furbetti. Perché vorrei davvero sapere come potranno essere identificati i furbetti e quale sarà il destino di coloro che, con serietà e impegno, hanno svolto quella prova che va a concorrere all'interno di una graduatoria nazionale, i cui esiti sono molto importanti.
Spiace dire “ve lo avevamo detto”, però a me tocca l'ingrato compito di ricordarvi quello che, da più parti, con i colleghi dell'opposizione avevamo ricordato in quest'Aula nel momento in cui era stata approvata la sciagurata riforma, finta riforma, che riguardava la presunta abolizione del numero chiuso. Il numero chiuso non è stato abolito. Quella era una riforma , che si sta rivelando ulteriormente un altro , un addirittura, proprio perché il numero chiuso non è stato eliminato.
Le università sono state lasciate al loro destino - mi verrebbe da dire - per la predisposizione di lezioni che, in gran parte, anche per l'alto numero di coloro che si sono iscritti a questa prima fase dei corsi di Medicina, hanno dovuto ricorrere a lezioni in modalità a distanza, in modalità , non potendo garantire la presenza per tutti. Ed è per questo che noi ribadiamo, abbiamo anche depositato un'interrogazione nei giorni scorsi, con i colleghi tanto della Camera quanto del Senato, la richiesta di chiedere e pretendere, soprattutto da parte della Ministra, delle certezze in tempi rapidi. I risultati delle prove saranno, infatti, noti a breve, e a breve si svolgerà il secondo appello relativo al bimestre filtro, e le famiglie e i ragazzi non possono vedere disattese le loro legittime aspettative di costruire il proprio futuro, di seguire la propria inclinazione e le proprie passioni.
Questo non sta avvenendo, con grave ingiustizia e soprattutto con una disparità di trattamento che non è in alcun modo giustificabile. Noi chiediamo, quindi, al Governo di venire in Aula a riferire e soprattutto di uscire finalmente dalla propaganda. Perché, come si può vedere, a distanza di pochi mesi dall'approvazione di quella riforma, la propaganda ha prodotto solo il caos, come temevamo che accadesse .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Per associarci anche noi alla richiesta di informativa urgente alla Ministra dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini. Dopo avere illuso per mesi studenti e famiglie che avreste abolito il numero chiuso a medicina, siete stati in grado di partorire la peggiore riforma dell'accesso a medicina che la storia ricordi. Siete passati da un test nazionale che, con tutti i suoi limiti, era in grado di garantire uniformità e imparzialità, a tre test su tre materie, dopo aver costretto per mesi centinaia di studenti a seguire lezioni per mancanza di spazi.
Guardate, quanto è emerso dalla prima prova sull'accesso a medicina è sconcertante: aule in cui si copiava deliberatamente, docenti che suggerivano risposte corrette ai quesiti, le copie del test che circolavano liberamente sui cellulari durante la prova. In un Paese normale, senza l'intervento delle opposizioni, la Ministra si sarebbe già assunta le sue responsabilità e non sarebbe andata a prendersela con i furbetti che, per questo sistema, si sono generati. È assurdo non assumersi responsabilità di fronte a un fatto così grave.
Io mi illudo, insomma, la Ministra non farà nulla di tutto questo, perché l'intento dichiarato, sin dall'inizio, era quello di illudere chi non è dentro, chi non è direttamente coinvolto, che avevate abolito il numero chiuso a medicina. La verità è che il vostro obiettivo non è quello di garantire una migliore qualità della formazione, perché per quello sarebbero serviti più spazi, più docenti, più aule e anche più pratica. L'obiettivo non è quello di avere più medici nel Servizio sanitario nazionale, perché per quello servirebbe pagarli meglio per fare in modo che restino a lavorare nel pubblico e non se ne vadano nel privato. Il vero obiettivo era quello di illudere studenti e famiglie che stavate abolendo il numero chiuso a medicina. Per questo - e concludo, Presidente - chiedo che la Ministra venga in Aula, si assuma le sue responsabilità e ci dica cosa ha intenzione di fare per impedire che alla prossima prova del quiz non si ripeta uno scempio simile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Per unirci, come gruppo di Azione, alla richiesta di sentire in Aula la Ministra su questa questione, che evidentemente preoccupa non solo per l'evidente problematica specifica, perché quando leggiamo di un concorso così importante non ci sfugge che non parliamo solo dell'accesso a una delle più importanti facoltà di studio della nostra Nazione, ma parliamo anche del percorso che serve a costituire, a strutturare, l'ossatura del Servizio sanitario nazionale e la formazione dei nuovi medici. Quindi, l'idea che l'inizio sia viziato da errori, disorganizzazione, truffe e imbrogli, evidentemente, preoccupa.
La risposta che abbiamo letto, a mezzo stampa del Ministero, sinceramente aumenta la preoccupazione. Perché quando leggiamo che verranno perseguiti coloro che hanno - e ci mancherebbe altro - violato la legge, e che il concorso verrà annullato, se necessario, immaginiamo lo stato di incertezza e di preoccupazione nel quale versano - e lo sappiamo perché ci hanno chiamato - moltissimi degli studenti che stanno affrontando questo percorso.
A tutto questo si aggiunge un'altra questione, che è quella della disparità fra le diverse sedi universitarie. Viene riferito che questo esame ha una fisionomia del tutto diversa a seconda di quale area del Paese e di quale ateneo stia somministrando questo test, in qualche modo vanificando l'obiettivo, che pure era condivisibile, di abolire il numero chiuso a medicina e di ampliare la possibilità di accesso e la formazione di medici, di nuovi e giovani medici per l'Italia.
Quindi, ci uniamo, chiediamo che la Ministra Bernini venga in Aula, ci rassicuri e ci spieghi che cosa sta accadendo. Continuiamo, inoltre, a chiedere - noi abbiamo presentato la nostra proposta di riforma delle modalità di accesso ai servizi sanitari - che questo tema venga affrontato dall'Aula quanto prima e che il Governo se ne faccia carico.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta della collega Manzi per una presenza in Aula della Ministra Bernini, per spiegarci cosa e come è potuto accadere quello che è accaduto di una riforma annunciata in pompa magna - una delle tante riforme storiche, la Presidente Meloni aveva detto “abbiamo fatto una riforma storica” -, che riguarda le modalità di accesso al corso di laurea in medicina e chirurgia con il superamento del numero chiuso.
Signor Presidente, noi avevamo già anticipato le nostre preoccupazioni quando fu annunciata questa riforma attraverso un'interrogazione, presentata dal collega Faraone esattamente un anno fa, con la quale ci preoccupavamo della prospettata introduzione di un semestre ad accesso libero e il proseguimento degli studi a seguito del posizionamento in una graduatoria nazionale di merito stilata in base al numero di materie sostenute e alla media ottenuta.
Ma quale era l'argomento che ci preoccupava in modo particolare? Era che questa modalità di accesso ai corsi di laurea in medicina e chirurgia introduceva una componente soggettiva, a differenza di quello che accadeva prima, esponendo a profili di illegittimità il provvedimento e quello che sarebbe potuto accadere, venendo meno la certezza del principio di imparzialità della selezione e di rispetto, oltretutto, delle pari opportunità.
Questo facendo così prevedere la possibilità di un prevedibile aumento dei ricorsi giudiziali - ne facevano riferimento i colleghi che mi hanno anticipato, che sono intervenuti prima di me - e il conseguente rischio di adozione di provvedimenti cautelari che autorizzano l'iscrizione con riserva al corso e l'annullamento della graduatoria e di tutta la procedura. Ovviamente non abbiamo mai avuto una risposta a questa interrogazione, che poneva anche un problema di costi, di un aumento di costi, per quanto riguarda l'amministrazione. Ma tutto questo non ci ha portato a poter immaginare - lo avremmo chiesto - quello che invece è accaduto, cioè la pubblicazione non solo dei quesiti, ma anche delle risposte. È successo veramente di tutto, descritto in modo articolato dai colleghi che mi hanno preceduto.
Questa, signor Presidente, alla faccia della riforma storica, è l'ennesima dimostrazione di un Governo che non è in grado di mettere in campo neanche una parte delle cose che dice e, quando lo fa, crea soltanto casini inimmaginabili che, se si ripercuotessero soltanto sulla maggioranza e sulla credibilità della maggioranza, uno direbbe “chi se ne frega”. Il problema è che questa roba investe e distrugge i diritti di tante persone che hanno studiato, che hanno lavorato, che si sono impegnate e che, da un giorno all'altro, si sono ritrovate di fronte a un gioco inqualificabile.
Noi riteniamo che il Ministro dell'Università e della ricerca debba venire in Aula non solo a rispondere alle preoccupazioni che abbiamo posto in anticipo un anno fa, ma, soprattutto, a quello che è accaduto e che non era prevedibile o, forse, era prevedibile e, fatalmente, è accaduto qualche giorno fa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Sa la cosa che fa più rabbia? È che non solo gli studenti, per l'ennesima volta, ma anche tantissime famiglie italiane - perché dietro a quei 65.000 ragazzi ci sono altrettante famiglie - hanno vissuto mesi di inferno. Perché, se ci pensa, Presidente, fare il numero chiuso è una cosa, non farlo è un'altra: vivere mesi in un imbuto, in cui non sai esattamente cosa stai facendo, se non da cavia a un sistema che già sai che non terrà.
Ed è facile dire oggi che queste cose si sapevano. Non è vero. La Ministra, ancora oggi, dice che la macchina ha retto. La verità è che noi abbiamo aggiunto un carico di supplizio: dei mesi, addirittura, con la didattica a distanza per dire che, finalmente, Medicina era aperta a tutti. Invece, no, abbiamo aperto alle disuguaglianze, abbiamo aperto a tanti furbetti e abbiamo aperto alle scene che abbiamo visto. Penso solo a quello che si è visto a Bologna in queste palestre, in queste fiere enormi, dove i ragazzi battevano i denti e hanno dovuto lasciare le giacche nei sacchi di plastica. Un vero supplizio, una sorta di in cui si deve arrivare fino alla fine. Io non so cosa intenda la Ministra quando dice che la macchina ha retto. La verità è che, se si vuole dare una risposta alla sanità pubblica, si deve fare non solo togliendo quegli ostacoli e quelle barriere. Le barriere sono tante, non sono solo il test d'ingresso: sono il diritto allo studio universitario per tutte e tutti, le disuguaglianze che ancora esistono nelle famiglie, il fatto che, poi, da laureati non ci siano sufficienti borse per scuole di specializzazione.
Allora, io lo dico a tutti i Ministri che pensano di aver dato una risposta a Medicina: bisognerebbe vergognarsi, non tanto per quei pochi o tanti furbetti che hanno copiato un test, ma per aver raccontato una storia e aver costruito questo fallimento, per aver costruito una pagina che alla sanità pubblica, tanto quanto all'università pubblica, non serviva, se non per far vedere che non prendiamo sul serio quei ragazzi che si erano iscritti in massa proprio a quelle facoltà per dare non solo un senso alla loro formazione, ma anche un senso alla voglia di dare una mano e un futuro al sistema sanitario nazionale
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su altro argomento, la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Io intervengo, ancora una volta, sulla vertenza Eurallumina per chiedere un'informativa urgente dei Ministri Urso e Giorgetti. Sono stata a trovare gli operai che da lunedì scorso sono saliti sul silo n. 3 di Eurallumina, il silo più alto, e sotto la pioggia e al freddo protestano, perché vogliono risposte dal Governo rispetto al loro futuro.
Gli esponenti della politica sarda sono andati a trovarli e a manifestare la loro solidarietà, ma il problema non è regionale. Parliamo di un problema che deve essere gestito dal Governo. Allora, chiediamo a Urso: ma l'alluminio è un strategico o no? Perché mesi fa lo sosteneva, però, davanti alla possibilità che una fabbrica, che avrebbe l'opportunità di lavorare per altri 20 anni e che, invece, rischia la chiusura e la perdita di posti di lavoro, non dà risposte. Ha convocato un tavolo per il 10 dicembre, ma è troppo tardi, Presidente.
La Rusal ha garantito continuità operativa alla fabbrica sino al 31 dicembre. Quali sono le risposte che questo Governo vuole dare? Come intende intervenire? Ha gli strumenti per farlo? Non solo Urso dovrebbe non dico andare a trovarli, ma almeno dare un segno di vicinanza a questi lavoratori, ma, soprattutto, Giorgetti potrebbe intervenire sul Comitato di sicurezza finanziaria. Sappiamo che le azioni della Rusal sono state congelate, insieme a quelle dei patrimoni russi, ma il Governo avrebbe la possibilità di concedere un'anticipazione per garantire la continuità operativa della fabbrica che non sarebbe a fondo perduto, ma semplicemente un'anticipazione di cassa, perché consentirebbe alla fabbrica di andare avanti sino allo scongelamento patrimoniale.
Sappiamo che questo è possibile e si può fare per legge. Non chiedono niente di illegale. Sappiamo che altre nazioni si sono mosse diversamente. L'Irlanda, la Svezia e la Germania, ritenendo l'alluminio un strategico, non hanno mai interrotto le produzioni. Qui non parliamo di una fabbrica che non ha possibilità di futuro: lo stabilimento è costantemente manutenuto e potrebbe rientrare in funzione. C'è la possibilità di un investimento di 300 milioni di euro, che darebbe occupazione a nuovi 1.000 lavoratori. Allora, cosa aspetta il Governo a dare delle risposte?
Io chiedo che Urso e Giorgetti vengano qui, ma, soprattutto, che si esprimano su questa vertenza, che diano dei segnali di interesse rispetto a una produzione che è in una regione, come quella del Sulcis, in Sardegna, caratterizzata da decenni di desertificazione industriale, di abbandono, di disoccupazione, di cassa integrazione, che ha bisogno di risposte immediate. Il Governo gliele può dare, ma deve farlo subito .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta di informativa urgente dei Ministri Urso e Giorgetti. Come ricordava la collega, ci sono degli operai a 40 metri di altezza nello stabilimento di Eurallumina, a Portovesme. Sono lì da 9 giorni e ancora il Governo non ha dato assolutamente nessun segno di vita.
Il 20 novembre la presidente della regione Sardegna, Alessandra Todde, si è recata al MEF per discutere con Giorgetti sulla questione dei crediti che la regione Sardegna vanta nei confronti del Ministero. In quell'occasione, il Ministro ha manifestato disponibilità per trovare una soluzione a stretto giro. Sono passati 5 giorni e dal MEF mi pare che non sia giunta alcuna risposta, così come non è giunto alcun segnale neanche da parte del Ministro Urso, nonostante, a settembre, siano stati promessi 300 milioni per continuare a garantire la continuità operativa della fabbrica.
Gli operai non chiedono molto, chiedono un segnale, chiedono che si dia loro la possibilità di lavorare con serenità. E chiedono: “dateci questi denari o liberate i beni della proprietà, dell'azienda, della Rusal”. Come ricordava la collega, questi beni sono sotto sequestro perché la società apparteneva alla Russia ma lo stabilimento è sotto la responsabilità del MEF che ne ha la custodia; ne deve garantire l'operatività. Allora il MEF si può muovere; Giorgetti si può muovere. Conseguentemente, se ha preso degli impegni, se ha detto che è disponibile ad incontrare le aziende, allora - mi ripeto ancora una volta - che dia un segnale che faccia capire che il Governo - nella persona di Giorgetti o nella persona di Urso - è interessato a risolvere la vertenza perché non è cristiano, non è umano, non è civile, non è democratico lasciare la gente a 40 metri di altezza d'inverno sul silo e non dare neanche una risposta, come a dire: di voi non ce ne frega niente, state lì. Sappiamo qual è l'atteggiamento del Governo. Che venga a dircelo, che ce lo dica però! E non resti silente in un modo assolutamente indifferente che fa - oserei dire - vergogna per come vengono trattate queste persone.
Per non dimenticare che ci sono altre vertenze, nel Sulcis, che dovrebbero essere prese in carico dal Governo, che dovrebbe cercare, una volta tanto, di affrontare, come la , come il problema della Portovesme Srl, come il problema della stessa Enel che si sta comportando in modo non certamente lineare con gli operai e le maestranze che operano nel Sulcis.
Quindi, signor Presidente, associandomi alla richiesta della collega, anche noi, anche il MoVimento 5 Stelle, il nostro gruppo, si associa alla richiesta di un'informativa urgente dei Ministri Urso e Giorgetti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie Presidente. Intervengo anch'io per associarmi alla richiesta dei colleghi per quanto riguarda questo increscioso caso di Eurallumina di Portovesme. Effettivamente i temi sono due. C'è questa protesta disperata di operai che si trovano a 40 metri di altezza, esposti quindi a una situazione di pericolo, rispetto alla quale, ovviamente, ci vorrebbe una risposta anche sul piano - come posso dire - della decenza e della dignità umana, ma i tempi che, invece, si prospettano sono assolutamente incompatibili e troppo lunghi. E poi c'è un problema di merito che va affrontato con la stessa urgenza anche sotto il profilo economico perché qui siamo di fronte comunque a un'impresa che ha un ruolo importante per quanto riguarda l'industria, direi a livello internazionale, nella produzione di alluminio; e c'è questo problema delle risorse, dei finanziamenti bloccati sulla base delle sanzioni patrimoniali decise dal comitato di sicurezza finanziaria, che sarebbe opportuno sbloccare proprio per permettere all'impresa di avere la forza di andare avanti.
Ora, sembra di capire che in altri Paesi questo tema (che riguarda risorse che sono state congelate in quanto di matrice, di origine russa) sia stato affrontato e risolto. Il ritardo con cui questo tema non viene neppure affrontato nel nostro Paese chiaramente pone anche un problema di tipo economico e competitivo. È evidente che le richieste degli operai che protestano vanno anche oltre questo aspetto, investono problemi fondamentali che hanno a che fare col tema della bonifica, dei salari, della loro sicurezza. Sono tutti temi di grande rilevanza che richiedono assolutamente una risposta, però a noi interesserebbe, nell'immediato e con l'urgenza che questa situazione richiede, avere intanto una risposta dal Ministro sui temi su cui il Ministro può dare una risposta perché, come è stato ricordato dai colleghi, le sanzioni che bloccano il possibile finanziamento sono nella disponibilità del Ministero dell'Economia. Quindi, non stiamo cercando qualcuno che venga giù dal cielo a risolvere questo problema, lo possiamo risolvere in terra e, possibilmente, prima di Natale, per stare in clima .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2528: Introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è conclusa la discussione generale e la rappresentante del Governo è intervenuta in sede di replica, mentre le relatrici vi hanno rinunciato.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Avverto che fuori dalla seduta tutti gli emendamenti a firma Dori sono stati ritirati dal presentatore.
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative riferite agli articoli del disegno di legge il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Molto brevemente vorrei annunciare che, per quanto ci riguarda, in questo momento, ovviamente prevale il valore di un accordo politico che si è realizzato su questo testo; ed è questa l'unica ragione per la quale abbiamo scelto di non ripresentare gli emendamenti che avevamo presentato al Senato (perché ritenevamo che comunque questo testo potesse essere migliorabile) e, al contempo, preannuncio che ci asterremo su tutti gli emendamenti che sono in votazione, esattamente per la ragione che ho spiegato, e cioè perché riteniamo che, in questo momento, debba prevalere il valore politico di una decisione che ha visto un voto unanime al Senato e che credo prevederà lo stesso alla Camera.
Mi lasci anche dire, contestualmente, signor Presidente, che noi ci troviamo ad affrontare - lo dico anche all'onorevole Roccella - un altro provvedimento penale su un tema così importante… contestualmente abbiamo appena lasciato alle spalle e ci ritroveremo probabilmente la settimana prossima un altro provvedimento (quello che riguarda il consenso informato) che, personalmente, ritengo essere una componente non solo di pari importanza rispetto al perseguire i reati che si sostanziano sul tema del femminicidio, ma siano addirittura più importanti… È chiaro che l'esercizio della forma penale, il perseguimento dell'azione penale è qualcosa che accade a posteriori, dopo che qualcosa è accaduto. Io penso che il nostro compito - e mi rivolgo e rivolgo un appello anche ai colleghi della maggioranza - sia però di fare in modo che si possa prevenire l'accaduto, cioè mettere in campo tutte quelle azioni dal punto di vista culturale, dal punto di vista formativo, dal punto di vista dell'educazione, che consentano di risparmiare vite umane e non semplicemente, una volta che le vite umane sono state distrutte attraverso i femminicidi, trovare il modo di sanzionare chi ha commesso quegli atti.
Questa porzione della lotta contro questo fenomeno, a mio avviso, è totalmente assente nella produzione legislativa o è molto limitata nella produzione legislativa; quindi, penso che è importante che si sia raggiunto un accordo politico complessivo - nonostante ciascuno di noi possa avere alcune valutazioni per migliorare questo testo; ed questa è la ragione per la quale ci asterremo su tutti gli emendamenti e non ripresentiamo quelli presentati al Senato - ma l'appello che rivolgo al Governo e alla maggioranza è: visto che avremo del tempo, perché presumo che il consenso informato slitterà al prossimo calendario, riprendete in discussione, riprendete in esame la possibilità di agire anche su quell'altro fronte, su quell'altro livello che, ahimè, io penso sia fin troppo trascurato e disatteso dal Parlamento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo sul complesso degli emendamenti che noi abbiamo invece scelto di presentare e di mantenere perché, vedete, noi crediamo che, quando si parla di tutela delle donne, della vita delle donne, si debba fare il massimo sforzo, si debba cercare di migliorare laddove ci sono ancora margini di miglioramento.
Soprattutto riteniamo che sia necessario portare in quest'Aula un dibattito su questo tema, un dibattito che sia, anche in questa occasione, serio, approfondito e che - perché no? - metta sul tavolo temi anche nuovi rispetto al testo oppure dei correttivi rispetto al testo. Vedete, noi apprezziamo e già dichiaro - lo anticipo, ma l'abbiamo già anticipato più volte - che esprimeremo un voto favorevole rispetto al provvedimento che abbiamo all'esame, così come è stato fatto in Senato, perché, tra l'altro, apprezziamo il lavoro che è stato fatto in Senato da tutte le forze politiche per trovare delle convergenze e per migliorare un testo che, invece, all'inizio aveva delle fortissime, fortissime criticità.
Però, una volta che questo provvedimento è approdato in questa Camera, in questo ramo del Parlamento, su un tema del genere ci viene forte, ci viene complicato non vedere, fare finta di non aver visto o, soprattutto, di non aver sentito. Sentito cosa? Sentito chi? Sentito il parere degli auditi in Commissione giustizia. Noi abbiamo scelto - ed è stata una scelta di tutti, condivisa all'unanimità - di chiamare in audizione degli esperti, dei giuristi, professori universitari, avvocati e magistrati, e ci hanno detto che dei margini di miglioramento o dei piccoli vuoti di tutela ancora sussistono in questo provvedimento. Allora, torno a dire, proprio per la serietà del tema, che a noi pare che non sia possibile far finta di non aver letto le memorie e i contributi che ci hanno portato all'attenzione questi giuristi e questi esperti o far finta di non avere sentito.
Pensiamo che anche questo ramo del Parlamento abbia tutta la dignità di potersi esprimere, quantomeno di poter illustrare in quest'Aula e non sottrarsi a un dibattito rispetto a questi correttivi, perché su un tema del genere noi dovremmo cercare di introdurre delle norme che siano il più chiare possibili, senza ambiguità, che effettivamente possano essere applicate, che possano essere correttamente applicate poi da chi è chiamato a farle vivere nella vita reale, perché è l'applicazione di queste norme che poi salverà le vite. Quindi, la scrittura delle norme è assolutamente fondamentale.
È questo quello che noi vi vogliamo offrire in quest'Aula oggi, cioè la possibilità di dibattere su eventuali correttivi, che comunque ci sono, da portare avanti su dei vuoti che si potrebbero colmare. Per noi - per carità - anche questa sarebbe stata la sede, anzi la fase emendativa in Commissione sarebbe stata ancora più opportuna per recepire questi correttivi e queste integrazioni. Non è stato possibile farlo e, quindi, non abbiamo trovato quel clima costruttivo di collaborazione che c'era stato evidentemente in Senato, che qui, purtroppo, non si è replicato.
Vi offriamo, comunque, un momento di riflessione ulteriore, di approfondimento ulteriore e chissà - vi dico pure - che questo momento di riflessione ulteriore, di approfondimento ulteriore non possa servire almeno a una cosa, anzi a due: a convincere, ad esempio, il Ministro Nordio ad arretrare rispetto a quella dichiarazione che ha reso qualche giorno fa, per cui il maschio non accetta la parità perché il suo codice genetico fa resistenza e magari questo dibattito potrà far riflettere il Ministro su questo; ma anche potrebbe essere l'occasione per far ritornare un po' sui suoi passi la Ministra Roccella - che oggi è qui presente e io la ringrazio per questo - e magari approfondire il tema per cui l'introduzione dell'educazione affettiva e sessuale nelle scuole invece potrebbe ben essere - come dire - uno strumento per quel cambiamento culturale che noi tutti, penso, auspichiamo.
Infatti, questo non è un tema di una certa parte politica, di una forza politica piuttosto che di un'altra forza politica; è un tema che vede la sensibilità di tutti in modo trasversale, quindi non appartiene a nessuno e se c'è un'occasione per poterne parlare seriamente ben venga. È la prima cosa che dovreste tutti auspicare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche per quanto riguarda il Partito Democratico facciamo un intervento sul complesso degli emendamenti per ricordare innanzitutto l'accordo politico. Veniva ricordato prima che c'è stato al Senato un accordo politico importante, che ha fatto sì che al Senato vi sia stato un lavoro di tutti i gruppi politici affinché venisse prodotto, in tempi brevi, un testo - quello che oggi ci accingiamo a votare - che è un testo che abbiamo condiviso al Senato, che è stato anche migliorato al Senato grazie - come veniva ricordato - all'intervento di tutti i gruppi politici, sia di maggioranza che di opposizione, ed è stato il frutto, come ricordavo all'inizio, di un accordo politico, lo stesso accordo politico che ha consentito nella scorsa settimana di poter approvare all'unanimità anche un'altra importante proposta di legge, quella, appunto, cosiddetta “sul consenso”.
Credo che anche quello di oggi sia un passaggio importante. C'è una indicazione, che viene inserita, di carattere penale, che riconosce anche simbolicamente il termine “femminicidio” nel nostro codice. È importante perché significa dare un nome e un cognome a un evento tragico e drammatico che, purtroppo, riguarda una donna ogni tre giorni - questo è quello che è accaduto nel corso dello scorso anno - e purtroppo anche oggi, anche quotidianamente, apprendiamo di donne che sono vittime di violenza e che spesso sono vittime di una violenza che porta, appunto, alla morte e che definiamo, come tale, un “femminicidio”. Oggi diamo al femminicidio anche un quadro normativo e questo è molto importante.
Per lo stesso motivo, Presidente, noi non abbiamo presentato emendamenti - che pure avevamo fatto e illustrato in sede di esame in Commissione - proprio sulla base di quell'accordo politico che abbiamo ricordato. Ciononostante, ci sono alcune questioni sulle quali avremmo voluto che vi fosse una maggiore apertura da parte della maggioranza, un'apertura che avrebbe consentito di votare velocemente alla Camera questo provvedimento, eventualmente rimandarlo al Senato per un passaggio ulteriore, ma sono veramente delle correzioni che avrebbero aiutato l'applicazione e l'attuazione pratica di questo provvedimento così importante, che tutti sentiamo come importante.
Purtroppo, questa apertura non c'è stata. Per il motivo che ricordavo, noi non abbiamo presentato emendamenti, ma abbiamo fatto ordini del giorno che illustreremo, ordini del giorno nei quali ricordiamo una parte di quei rilievi - spesso rilievi e correttivi formali, ma importanti - di cui abbiamo chiesto si potesse discutere e che, purtroppo, non sono stati oggetto di una discussione collettiva. Pertanto, Presidente, noi ribadiamo che non abbiamo presentato emendamenti perché rispettiamo quell'accordo assunto al Senato e portato anche qui in questa Camera. Non abbiamo fatto emendamenti nonostante riteniamo che vi fossero dei correttivi da fare, ma abbiamo presentato degli ordini del giorno, che illustreremo, che contengono una parte di quei correttivi. Per il resto, Presidente, un ringraziamento, anche da parte nostra, a tutti i gruppi che, comunque, hanno fatto un lavoro prezioso, al Senato ma anche alla Camera, per rendere questo provvedimento migliore e soprattutto per far sì che questo provvedimento diventi un patrimonio comune.
C'è tanto da fare e manca tutta la parte di prevenzione, manca tutta la parte di educazione, manca tutta la parte relativa alle risorse perché ci sia una formazione adeguata non soltanto nelle scuole di ogni ordine e grado, ma anche negli operatori che vengono a contatto con quella violenza di genere, non soltanto gli operatori sanitari, ma le Forze dell'ordine e tutti coloro che entrano in contatto con quella violenza che, se si riesce a fermare, evita anche una morte spesso annunciata. Presidente, per questi motivi - ripeto: noi siamo favorevoli a questo provvedimento - ci tenevamo, però, a precisare il motivo per cui non ci sono emendamenti e il motivo per cui abbiamo comunque presentato degli ordini del giorno che illustreremo più tardi .
PRESIDENTE. Avverto che sono stati ritirati dalla presentatrice anche gli articoli aggiuntivi 8.06 e 8.07 Gebhard.
Se nessun altro chiede di intervenire, invito le relatrici, le deputate Maria Carolina Varchi e Ingrid Bisa, e la rappresentante del Governo, la Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Maria Roccella, ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli del disegno di legge. Prego, deputata Varchi.
MARIA CAROLINA VARCHI, . Grazie, Presidente. Anche, ovviamente, a nome dell'onorevole Bisa, che con me è relatrice, io do come parere un invito al ritiro o, laddove questo non venisse accolto dai presentatori, parere contrario.
PRESIDENTE. Su tutte le proposte emendative, immagino.
MARIA CAROLINA VARCHI, . Sì, Presidente.
PRESIDENTE. Grazie, deputata Varchi. Quindi, chiedo alla Ministra il parere relativo agli emendamenti. Prego.
EUGENIA ROCCELLA,. Parere conforme a quello delle relatrici.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 Ascari. Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Questo era ed è un emendamento molto, molto importante perché si chiede di fare un cambiamento, soprattutto dal punto di vista linguistico, all'interno del codice penale. In particolare, io mi soffermo sull'articolo 575 del codice penale, l'omicidio volontario, che dice: “chiunque cagiona la morte di un uomo”. No, non è possibile che, nel 2025, questa norma sia ancora scritta così e riporti il termine “uomo” e non il termine “persona” . Questa è una modifica fondamentale, di buon senso, di adeguamento linguistico in una modalità neutra, più rispettosa di un concetto di parità e non maschiocentrica, come era stata concepita nel 1930, nel periodo fascista.
E allora era veramente un gesto fondamentale, doveroso, perché era da qui che si poteva partire per dare una definizione di femminicidio. È da qui, come ci hanno detto tutti gli auditi e le audite, che si poteva intervenire, perché l'omicidio volontario è già punito. Invece, si è voluto dare vita a un nuovo reato che, come sapete, per il solo fatto che esisterà un reato di femminicidio, non fermerà i femminicidi, anche perché l'abbiamo visto, la storia insegna, la prassi purtroppo è davanti agli occhi ogni giorno: l'inasprimento delle pene non ha efficacia di deterrenza.
Dunque, questo provvedimento che ovviamente verrà approvato oggi servirà sicuramente per lavare la coscienza di tutti e per dire “è stato fatto qualcosa”, quando tutto il resto manca dal momento che sono quarant'anni - lo ripeto e lo dico sempre - che si scrivono leggi per contrastare la violenza sulle donne, ma oggi viene uccisa ancora una donna ogni 3 giorni. E manca oggi quella che è la legge più importante: l'introduzione di percorsi di educazione affettiva e sessuale.
E qui vorrei raccontarvi quello che è successo ieri. Sono stata a parlare e a confrontarmi con gli studenti e le studentesse di quattro classi di una scuola media e, avendo lasciato loro uno spazio per affrontare quelle che sono le emozioni, il parlare delle loro emozioni, io ho lasciato aperta una porta dove loro sono entrati e hanno raccontato quello che vivono. Hanno parlato del bullismo di cui sono vittime alcuni studenti e studentesse a scuola, della sofferenza che provoca, del male che provoca, del disagio che provoca, della violenza che esiste già dai primi anni e della difficoltà di parlarne a scuola, in famiglia; nel rinchiudersi a riccio, nel non voler più uscire di casa.
E tutti mi hanno pregato di fare tutto il possibile perché vengano introdotti questi percorsi di alfabetizzazione, di educazione ai sentimenti nel leggere, parlare, scoprire e contenere le emozioni, anche quelle più difficili: la rabbia, la gelosia, la tristezza, la paura. Sono loro che lo hanno chiesto e io vi prego, vi prego, ascoltateli .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.8 Ascari. Ha chiesto di parlare la deputata Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento che ci consente anche di fare una riflessione sull'importanza del linguaggio, di monitorare il linguaggio che prelude, poi, alla violenza.
Oggi è il 25 novembre, la Giornata nazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, e oggi votiamo il DDL Femminicidio. Proprio oggi siamo costretti a discutere l'ennesima violenza. In questo caso, però, non ci sono pugni o coltelli, ma parliamo di una violenza fatta di parole, parole che deridono una donna sfigurata dall'odio, Valentina Pitzalis, sopravvissuta a un tentativo di femminicidio. Le parole incriminate, ve le leggo perché ho davvero difficoltà: c'è a chi piace cruda ed a chi cotta la moglie. Sono parole di una gravità inaudita, parlando di una donna sfigurata dall'acido. A chi cruda e a chi cotta la moglie? Ma come si fa? Sono parole che vengono da una persona che ricopre un ruolo molto importante, un ruolo istituzionale. Provengono dal presidente della Federazione nazionale dell'ordine dei biologi, un senatore, Vincenzo D'Anna.
Questo però non è uno scivolone, io mi rifiuto di chiamarlo così. Questo è un modo di pensare, un modo di comunicare che non può essere più tollerato. Noi possiamo approvare tutte le leggi che volete, fare tutte le commemorazioni che vogliamo, ma se non c'è una presa di posizione forte verso chi ha un ruolo istituzionale così importante, da parte del Governo o da parte del Ministro competente che ha il compito di vigilare sulla Federazione nazionale dell'ordine dei biologi, allora è tutto vuoto.
Io, però, questo non lo accetto. Non lo accetto da donna, non lo accetto da rappresentante delle istituzioni, non lo accetto da cittadina che crede che il rispetto venga prima di qualsiasi ruolo o incarico di potere.
E, allora, serve una presa di posizione forte. Lo dobbiamo alle donne, che ogni giorno denunciano e vengono umiliate; lo dobbiamo a chi non ha più voce perché quella voce è stata spezzata; lo dobbiamo a tutte le ragazze che ci ascoltano e che si aspettano da questo Parlamento che sia sempre vicino a loro, e non soltanto il 25 novembre. E allora serve una presa di posizione forte che io mi aspetto da questo Governo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.8 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.3 Magi e 1.4 Ascari. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.3 Magi e 1.4 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.9 D'Orso. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Come dicevo prima, quando si tratta di parlare della tutela delle donne, della vita delle donne, bisognerebbe essere ambiziosi, avere l'ambizione di scrivere il miglior testo possibile, soprattutto quando si va a scrivere una norma penale. Ecco, dopo avere ascoltato le audizioni degli illustri giuristi che hanno dato alcuni suggerimenti per rendere questa norma migliore, rispetto a quello che è il testo che ci accingiamo ad esaminare, per provare a recepire quei suggerimenti ho buttato giù questo emendamento, perché questo emendamento servirebbe a togliere un po' di ambiguità rispetto ad alcune locuzioni che sono inserite in questo testo, in questa norma penale, e che potrebbero dare, un domani, delle incertezze sul piano applicativo.
Ad esempio, il termine “atto”: ci è stato detto da giuristi che è un termine troppo generico, che potrebbe essere tacciato di mancanza di tassatività, di determinatezza e dare dei problemi interpretativi. Allora era meglio costruire la norma così come sono stati costruiti, da una parte, i reati d'odio, ed è per questo che noi proponevamo di formulare così il testo: “Chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è determinato da ragioni di odio o di discriminazione o di prevaricazione verso la persona offesa in quanto donna (…)”. Questa prima parte della norma serviva proprio per ricondurre alla tipica scrittura dei reati d'odio la prima parte delle condotte, queste prime condotte. Ma c'è di più.
Sempre recependo un suggerimento che arrivava dai giuristi, la seconda parte della norma, vi proponevamo di modificarla in questo senso, quindi quando il fatto “è determinato da ragioni di controllo o possesso o dominio nei confronti della medesima” - cioè della persona offesa -, “nonché se il fatto è determinato dal rifiuto, esplicito o implicito, della donna ad instaurare o mantenere un rapporto affettivo”. In questa seconda parte della norma c'erano due modifiche importanti che vi volevamo proporre, su cui riflettere. Intanto, la prima modifica, che non ripete la locuzione “in quanto donna” legata alle ragioni di controllo, possesso o dominio, perché, in realtà, è sbagliato ripeterla. Infatti noi sappiamo bene che quando si compie un femminicidio per ragioni di controllo, possesso o dominio, queste sono tutte ragioni che nascono nei confronti di una specifica donna: la donna che ha rifiutato di instaurare un rapporto affettivo, ha rifiutato di mantenerlo, la donna che ha lasciato il proprio
Ecco, è quella donna che viene prima stalkerizzata, maltrattata, soffocata sotto tutti i punti di vista, che subisce tutta la violenza possibile e che, poi, magari, è portata alle estreme conseguenze con la morte. Ora, è proprio quella donna, quindi non è la donna, così, perché esponente di una categoria, ma è quella donna che era oggetto veramente della “mania” - potremmo dire così - del proprio carnefice, era oggetto dell'ossessione del proprio carnefice. Non una donna tra tante, ma quella donna.
Era per questo che era significativo modificare il testo in questo senso, omettendo in questa parte, per queste specifiche condotte, la locuzione “in quanto donna”, perché rischia di essere una prova difficile da dare sotto questo profilo, con riguardo a queste specifiche condotte di possesso, che è sempre rivolto - il possesso, il controllo - a una donna in particolare. E poi, ancora, il rifiuto: che sia anche un rifiuto implicito quello da prendere in considerazione e non solo un rifiuto esplicito.
Ecco, per noi queste erano modifiche importanti, ma, ripeto, proprio perché erano state evidenziate come criticità sotto il profilo interpretativo e, domani, applicativo, da parte degli addetti ai lavori, che dovranno applicare effettivamente queste norme nella vita di tutti i giorni.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.9 D'Orso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.15 D'Orso.
Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento a mia prima firma, invece, vuole introdurre per la prima volta il dibattito su una possibile misura, un possibile strumento ulteriore, che potrebbe anche avere, secondo noi, un impatto deterrente non indifferente: prevedere che possa essere comminata come sanzione accessoria in questo contesto, a colui che venga condannato per uno dei reati di violenza di genere commesso attraverso l'utilizzo di o di qualsiasi piattaforma di interazione Internet che preveda dei di discussione in particolare, l'inibizione - per un periodo di tempo che, chiaramente, sarà proporzionato alla gravità del fatto commesso - dall'utilizzo di qualsiasi piattaforma o di discussione.
Vedete, a me questa idea è venuta sulla scorta degli scandali di quest'estate, che penso abbiano scioccato un po' tutti: penso agli scandali del di discussione del gruppo “Mia moglie”, penso anche allo scandalo dell'altro sito Internet “Phica.net”. Siamo rimasti tutti scandalizzati e tutti ci siamo chiesti, nel giro di 24 ore, cosa si potesse fare per contrastare questa violenza digitale, per contrastare questo fenomeno che, prima di tutto, purtroppo, è un fenomeno culturale.
Ebbene, una delle misure che abbiamo pensato e che in questo dibattito vorremmo sottoporvi, per cominciare anche una discussione sul tema - perché no? -, è proprio questa sorta di Daspo digitale - potremmo dire così -, in questo contesto visto sotto forma di pena accessoria, ma si potrebbe fare anche tutto un altro discorso, anche come misura di prevenzione. Perché, vedete, il punto è questo: siamo in un in un mondo in cui la piazza virtuale, la piazza digitale, prevale ormai sulle piazze fisiche e io, comunque, vedo il come una piazza digitale. E lì bisogna intervenire evidentemente, perché non può essere concessa la possibilità di fare veramente tutto: come in ogni cosa, la mia libertà di espressione trova un limite nella tua libertà e nella tua dignità, quindi nel rispetto della dignità e della libertà altrui.
Noi pensiamo che quanto è successo, quanto abbiamo avuto l'orrore di leggere in quei di discussione, in quel sito Internet, sia ormai veramente andato oltre un confine, e non è più possibile restare indifferenti, restare a guardare. Dobbiamo trovare nuove misure per poter impedire qualcosa di orrendo, che invece è stato liberamente perpetrato, senza che nessuno si scandalizzasse, fintantoché, per fortuna, non è venuto fuori con la cronaca di tutti i giorni, quindi grazie alla stampa, grazie a chi ha denunciato, ha trovato la forza di denunciare, ma, prima ancora, si è accorta di essere stata mandata in pasto a questi beceri commenti sessisti.
Io penso che questo poteva essere un momento di riflessione anche su questo tema. Ve lo sottoponiamo e auspichiamo che, se non oggi, quantomeno in futuro, con provvedimenti futuri, sia una misura che possa essere presa in considerazione e possa trovare la convergenza di tutte le forze politiche, che sono tutte sensibili a questo tema
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.15 D'Orso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.4 Ascari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.4 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.1 Ascari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.7 Ascari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.7 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.8 Ascari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.8 Ascari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.9 D'Orso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.9 D'Orso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.1 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1000 Morfino. Ha chiesto di parlare la deputata Morfino. Ne ha facoltà.
DANIELA MORFINO(M5S). Grazie, Presidente. Allora, questo emendamento riguarda uno dei punti più delicati, più dolorosi e più dimenticati nelle tragedie dei femminicidi: gli orfani. Gli orfani di femminicidio non compaiono nei titoli dei giornali, nessuno parla di loro, nessuno racconta cosa succede quando la violenza maschile contro le donne non uccide solo la madre, ma travolge intere famiglie, intere comunità, intere vite. Eppure sono loro, i figli, a portare sulle spalle per tutta la vita il peso di quest'ultimo urlo, di quell'ultima notte, di quella violenza che ha strappato loro la madre. Una violenza che lascia delle cicatrici enormi. Ma noi non dobbiamo abbandonare questi ragazzi, non dobbiamo abbandonare questi bambini per la seconda volta.
Il nostro emendamento dice una cosa che sembra ovvia, quasi banale, ossia che le tutele previste per gli orfani di femminicidio devono valere anche quando l'autore del delitto si suicida o muore in conseguenza al crimine commesso. Sembra una cosa scontata, Presidente, e invece non lo è. Perché, così com'è, quest'articolo crea una distinzione assurda e ingiusta: tutela gli orfani solo quando il femminicida è vivo, individuato e processabile. Ma se l'uomo, dopo avere ucciso la donna, si suicida, allora - cosa purtroppo frequentissima negli omicidi in contesto familiare - quei bambini non hanno diritto alle stesse forme di sostegno. Ecco, noi non ci stiamo su questa cosa. Perché è un buco normativo veramente devastante, è una mancanza di rispetto verso chi ha perso tutto. Allora, lo Stato in questo caso cosa fa? Sparisce? Non c'è un processo, non c'è un risarcimento, non c'è un responsabile a cui attribuire formalmente il crimine ed è in quel vuoto che noi vogliamo intervenire, in quel silenzio, in quel “non è competenza di nessuno” e cadono così tutti i diritti degli orfani. Cadono nel vuoto proprio come è caduta la loro famiglia. Allora, cosa costa approvare questo emendamento? È un emendamento giusto, di buonsenso, non costa nulla in termini di spesa, non costa nulla in termini di struttura, non crea complessità, non allunga procedimenti, non chiede investimenti. Questo emendamento corregge solo una falla enorme. È un emendamento - ripeto - di buonsenso, quindi, vi chiedo di accantonarlo per un'ulteriore riflessione .
PRESIDENTE. Sulla richiesta di accantonamento dell'emendamento 4.1000 Morfino chiedo alle due relatrici che intendano fare.
MARIA CAROLINA VARCHI, . No, Presidente, non accantoniamo.
PRESIDENTE. Allora, chiedo alla deputata Morfino se insiste. Deputata Morfino, le chiedo, rispetto al diniego delle relatrici, se lei insiste per la votazione della richiesta di accantonamento o andiamo avanti. Insiste. Allora, chiedo se c'è qualcuno che voglia intervenire contro e a favore rispetto all'istanza di accantonamento del 4.1000 Morfino. C'è qualcuno contro? Non mi pare. C'è qualcuno a favore? Nemmeno a favore.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'emendamento 4.1000 Morfino con il parere contrario delle relatrici.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 86 voti di differenza.
Prendo atto che la deputata Carmina sottoscrive l'emendamento 4.1000 Morfino.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1000 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5 .
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 6.1 D'Orso. Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Farò un unico intervento sui miei emendamenti 6.1 e 7.1, perché riguardano lo stesso tema. Con l'articolo 6 e con l'articolo 7 voi fate una cosa che per me è molto opportuna, però la fate come al solito a metà. Perché dico così? Perché all'articolo 6 introducete le campagne di sensibilizzazione per la prevenzione delle aggressioni di tipo sessuale attraverso l'uso di stupefacenti, mentre con l'articolo 7 introducete linee guida e raccomandazioni per contrastare il fenomeno della violenza sessuale attraverso l'uso di sostanze stupefacenti.
Ebbene, io con gli emendamenti vi chiedo di estendere sia le campagne di sensibilizzazione, sia le linee guida e le raccomandazioni anche all'abuso di alcol, cioè mettere in correlazione anche l'abuso di alcol, che, purtroppo, si sta diffondendo tantissimo nei nostri giovani ma anche nei giovanissimi, con una maggiore aggressività e una maggiore violenza sotto un profilo, e sotto un altro profilo anche - e noi abbiamo dati sconfortanti e allarmanti su questo - a mettere in guardia le ragazze che, quando ad assumere le sostanze alcoliche sono loro, le adolescenti, questo in qualche modo ne indebolisce la tutela.
Cosa voglio dire io? Voglio dire questo, che in realtà vi sto portando all'attenzione, peraltro, qualcosa che è emersa da una relazione che abbiamo sviluppato - e che riguarda le dipendenze, ma riguarda anche proprio la correlazione con la violenza giovanile - in Commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza. Noi abbiamo delle parti di questa relazione che ci dimostrano, proprio dove viene scritto nero su bianco, come l'aggressività e la violenza, dovute all'uso di alcol e sostanze, appaiono in costante aumento nella popolazione giovanile, con crescente ed elevato impatto sociale. Su questo vi ricordo - ma dovreste voi ricordarlo a noi - che si è esposto, in modo particolare, anche il Sottosegretario Mantovano. Ha fatto un espresso intervento in questo senso sul legame tra il consumo di sostanze psicoattive, incluso l'alcol - e l'abbiamo messo nero su bianco -, e altri comportamenti violenti, inclusi quelli perpetrati tra le mura domestiche o nelle relazioni affettive.
Questo è il tema. Il tema è che nel 2023 circa il 40 per cento degli studenti minorenni ha partecipato a risse, il 14 per cento ha preso parte a episodi di violenza collettiva e il 6 per cento ha danneggiato di proposito beni pubblici e privati, e lo hanno fatto dopo aver bevuto alcol. Lo abbiamo scritto nero su bianco in una relazione della Commissione per l'infanzia e l'adolescenza. Quindi, io pensavo che questi emendamenti non potessero trovare alcuna resistenza da parte vostra, alcuna resistenza . Mi aspettavo che a presentarli foste voi e che non dovessi essere io a presentarli. Questo era quello che mi aspettavo. Figuriamoci se, già in sede di Commissione giustizia, mi potevo aspettare che venissero bocciati. Figuriamoci se mi posso aspettare che oggi qui vengano bocciati e che magari, invece, qualcuno che siede con me, come componente della Commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza, non si alzi e dica: forse facciamo un attimo una riflessione su questo tema che è veramente grande quanto una casa, perché è diventato un'emergenza. Questo tema è un'emergenza.
Quindi, chiedo davvero di riflettere su quello che si sta facendo e sulle occasioni mancate che si stanno perpetrando in occasione dell'esame di questo provvedimento. Ripeto: anche quando avete l'intuizione di introdurre delle misure, degli strumenti e delle norme che possono essere condivisibili, trovate sempre il modo per farlo a metà e, quindi, privare di una concreta efficacia pure quello che andate a scrivere voi. Vi auto-boicottate certe volte. Per me veramente è assurdo e fuori dalla logica .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.1 D'Orso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 7.1 D'Orso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.1 D'Orso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 8.1 Ascari. Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Questo è un emendamento di cui chiedo l'accantonamento, perché tratta e parla della formazione. La formazione rappresenta uno degli strumenti più efficaci per prevenire, riconoscere e intervenire tempestivamente nei casi di violenza, perché innanzitutto aiuta a riconoscere la violenza.
Non c'è solo la violenza fisica e i lividi, che lasciano le botte e che si possono vedere sul corpo di una donna: c'è anche la violenza psicologica che non si vede, ma è terribile essere tutti i giorni denigrata, sminuita e umiliata; c'è quella economica, che porta una donna a rimanere molto spesso in questi circuiti dell'orrore familiare quando non hai un'alternativa economica, magari non hai una famiglia che ti supporta, non hai un lavoro, non hai un conto in banca e rimani lì, perché non sai come mettere sulla tavola un piatto per i tuoi figli e continui a subire e a prendere botte; ancora, c'è la violenza digitale, che riguarda soprattutto i più giovani; c'è quella verbale, che fa diventare la parola una lama affilata; c'è quella istituzionale e qui voglio ricordare anche casi di sentenze che hanno vittimizzato di nuovo e hanno colpevolizzato le donne.
Accusato di violenza sessuale, il sindacalista viene assolto perché la vittima in 20 secondi poteva dire di no. Roma: assolto il bidello accusato di molestie su ragazza minorenne perché il palpeggiamento è durato solo pochi secondi. “È stato sicuramente un atto scherzoso”, “era ubriaca e ha lasciato la porta socchiusa, un invito a osare”: assolto presunto stupratore. E qui potrei veramente continuare e continuare, perché sentenze di questo tipo ce ne sono state tantissime e questa è anche violenza giudiziaria.
Per questo motivo è fondamentale che tutti gli operatori e le operatrici, che ruotano attorno al fenomeno criminale e strutturato della violenza sulle donne, siano formati e siano specializzati.
Quando una donna decide di denunciare e raccontare quello che ha subito - le umiliazioni, le vessazioni, lo , la violenza - e si siede davanti alle Forze dell'ordine, queste devono essere in grado di saper leggere anche i segnali del viso, di saper leggere anche il silenzio, di sapere cosa chiedere e soprattutto di creare un contesto sicuro, di fiducia, di protocolli chiari da seguire per informare in modo corretto la vittima che esiste una rete radicata sul territorio di centri antiviolenza, di case rifugio, che c'è un'alternativa alla violenza; e, ancora, di mai metterla in posizione tale da farla sentire giudicata, ma di ascoltare senza pregiudizi.
Questo è fondamentale se si vuole prevenire ogni giorno la violenza in un percorso che non finisce con la denuncia ma che ha un iter lungo, difficile e faticoso per la donna, per i figli; un percorso che può veramente durare anni di tanta sofferenza e anche di tante risorse, non solo morali e fisiche ma anche economiche. La formazione aiuta le istituzioni a essere più efficaci ma soprattutto salva delle vite, perché previene la violenza prima che accada .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1 Ascari, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 8. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 8.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 8.03 Ascari. Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Ovviamente questo è un articolo aggiuntivo fondamentale, perché prevede un fondo per l'insegnamento dell'educazione affettiva e sessuale. Questo è il cuore centrale per contrastare efficacemente questo fenomeno criminale e strutturato, che non è emergenziale.
Ci tengo a dire che, ieri, ho incontrato tanti studenti e studentesse di una prima media e ho avuto veramente il piacere di confrontarmi. Durante la mattinata, abbiamo parlato di violenza di genere e, ancora una volta, ho visto quanto sia potente offrire ai ragazzi e alle ragazze uno spazio neutro, imparziale e libero in cui potersi esprimere.
Quando viene data loro questa possibilità, si apre veramente una porta che desiderano attraversare, e molti di loro si sono confidati raccontando episodi di bullismo, altri hanno condiviso il proprio sentirsi isolati, altri ancora l'impossibilità di affrontare certi temi con le loro famiglie. In tutti ho percepito una forte voglia di parlare, di essere ascoltati e di avere un luogo di dialogo vero.
Poi, ovviamente, dopo una giornata come questa, ieri sono tornata a casa, ma la sensazione che ho ancora oggi è quella di avere ricevuto veramente una lezione da parte di questi ragazzi, e ci tengo anche a ringraziarli oggi, qui, in quest'Aula del Parlamento.
Vorrei ringraziarli tutti, l'istituto comprensivo Neviano-Lesignano a Lesignano de' Bagni, in provincia di Parma. Vorrei ringraziare le loro insegnanti per avere questa empatia e sensibilità nell'affrontare le tematiche legate all'affettività, legate a contesti che riguardano i più giovani che hanno dimostrato di essere molto più avanti rispetto alla politica che governa questo Paese. E il messaggio che hanno dato lo voglio riportare qui perché - lo dico sempre - il primo che deve studiare e ascoltare è chi scrive le leggi, è il legislatore. E quello che hanno chiesto sono percorsi in cui possano parlare delle loro emozioni, dell'affettività, fare domande. Ieri non la smettevano di fare domande dalle curiosità che avevano, dal bisogno di avere delle risposte e soprattutto dalla paura di non averle, perché, se non si hanno, anche loro le chiedono nelle , in messaggi distorti e non chiari che creano il caos mentale, in Internet, nella pornografia, nel digitale, e tutto questo non va bene.
Lo ripeto: la politica non può essere la prima responsabile di questi silenzi, di queste mancate risposte .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 8.03 Ascari, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 9. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 9.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 10. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 10.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 11. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 11.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 12. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 12.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 13. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 13.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 14. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 14.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
EUGENIA ROCCELLA,. Sull'ordine del giorno n. 9/2528/1 Ruffino il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a proseguire nell'azione del Governo rivolta all'attività di sensibilizzazione nei luoghi di lavoro, nello sport, nella politica e nell'ambiente professionale, al fine di educare uomini e ragazzi a riconoscere e a rifiutare comportamenti violenti o sessisti”. Sull'ordine del giorno n. 9/2528/2 Zaratti il parere è favorevole sul primo impegno e contrario sul secondo.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/3 Dori, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, se adottare ulteriori iniziative volte a reperire risorse aggiuntive per far fronte ai costi dei procedimenti che i figli minori o maggiorenni, economicamente non autosufficienti, devono sostenere”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/4 Piccolotti, espunta l'ultima premessa, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione dell'impegno: “a proseguire le iniziative volte ad assicurare, anche in attuazione di quanto previsto nelle nuove indicazioni nazionali e nelle linee guida per l'educazione civica, l'educazione al rispetto e al contrasto ad ogni forma di violenza, alla non discriminazione, all'empatia relazionale e affettiva”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/5 Zanella, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione dell'impegno: “a proseguire nel potenziamento delle iniziative formative per i magistrati e, in ambito sanitario, in materia di violenza contro le donne e violenza domestica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/6 Mari, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione dell'impegno: “in attuazione della misura recata dall'articolo 9 del provvedimento in esame, ad adottare ogni necessaria iniziativa di competenza volta ad incrementare, per il triennio 2026-2028, il finanziamento dei centri antiviolenza”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/7 Ghirra, espunti il terzo e il quarto capoverso delle premesse, il parere è favorevole sul primo impegno; il parere è favorevole sul secondo impegno, con la soppressione delle parole da “garantendo” a “semplificate”; il parere è favorevole sul terzo e quarto impegno, con la seguente riformulazione: “a proseguire le iniziative volte ad assicurare, anche in attuazione di quanto previsto nelle nuove indicazioni nazionali e nelle linee guida per l'educazione civica, l'educazione al rispetto e al contrasto ad ogni forma di violenza, alla non discriminazione, all'empatia e all'empatia relazionale e affettiva”; il parere favorevole sul quinto impegno, con la seguente riformulazione: “a proseguire, avvalendosi dell'INDIRE, nell'erogazione di specifici percorsi di formazione a favore dei docenti coinvolti nelle attività di educazione al rispetto e alle relazioni”; il parere è contrario sul sesto impegno.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/8 D'Orso, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione dell'impegno, premettendo: “a valutare l'opportunità di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/9 Quartini, il parere è favorevole. L'ordine del giorno n. 9/2528/10 Sportiello è accolto come raccomandazione, atteso che la finalità dell'impegno è già assolta dalla legge n. 53 del 2022. Sull'ordine del giorno n. 9/2528/11 Morfino, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione dell'impegno: “a monitorare gli effetti derivanti dall'applicazione delle modifiche introdotte al citato articolo 12 e, se del caso, valutare l'opportunità di intervenire per chiarire la portata della su richiamata deroga”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/12 Ascari, espunte le premesse dalla n. 7 alla n. 14, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione dell'impegno: “a proseguire le iniziative volte ad assicurare, anche in attuazione di quanto previsto nelle nuove indicazioni nazionali e nelle linee guida per l'educazione civica, l'educazione al rispetto, al contrasto ad ogni forma di violenza, alla non discriminazione, all'empatia relazionale e affettiva”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/13 Giuliano il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “ad adottare misure volte a incrementare le risorse per i centri antiviolenza e le case rifugio”. Questa è la riformulazione. Si segnala che l'impegno così come riformulato si ritiene accolto in ragione della disposizione già contenuta nel ddl Bilancio attualmente all'esame delle Camere. Sull'ordine del giorno n. 9/2528/14 Perantoni il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/15 Gebhard, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a proseguire le iniziative volte ad assicurare, anche in attuazione di quanto previsto nelle nuove indicazioni nazionali, nelle linee guida per l'educazione civica, l'educazione al rispetto e al contrasto ad ogni forma di violenza, alla non discriminazione, all'empatia relazionale e affettiva”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/16 Braga, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione dell'impegno: “a proseguire nelle iniziative volte a perseguire le finalità dell'articolo 1, commi 7, lettera , e 16 della legge 13 luglio 2015, n. 107”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/17 Serracchiani, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “impegna il Governo, nell'ambito delle sue proprie prerogative, ad adottare misure volte ad effettuare un efficace monitoraggio in merito all'applicazione della norma di cui in premessa”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/18 Forattini, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione dell'impegno: “impegna il Governo, compatibilmente con i vincoli di bilancio, ad avviare ogni iniziativa utile per incrementare le risorse a favore delle politiche volte all'eliminazione della violenza nei confronti delle donne”. Sull'ordine del giorno n. 9/2528/19 Magi, il parere è favorevole sulla premessa ed è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno, premettendo: “a valutare l'opportunità di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/20 Bonifazi il parere è favorevole sulla premessa ed è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno, premettendo: “a valutare l'opportunità di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/21 Giachetti, il parere è favorevole sulla premessa ed è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno, premettendo: “a valutare l'opportunità di integrare”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/22 Faraone il parere è favorevole sulla premessa, ed è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno, premettendo: “a valutare l'opportunità di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/23 Del Barba, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a proseguire le iniziative volte ad assicurare, anche in attuazione di quanto previsto nelle nuove indicazioni nazionali e nelle linee guida per l'educazione civica, l'educazione al rispetto, al contrasto ad ogni forma di violenza, alla non discriminazione, all'empatia relazionale e affettiva”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/24 Boschi, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “ad integrare il quadro delle misure, nel rispetto dei vincoli di bilancio, recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte a incrementare la dotazione del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, di cui all'articolo 19, comma 3, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, al fine di garantire continuità, capillarità ed effettiva accessibilità della misura alle donne vittime di violenza in condizione di povertà o vulnerabilità economica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/25 Gadda, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione dell'impegno: “nel rispetto dei vincoli di bilancio, valutare la possibilità di”.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/1 Ruffino, su cui vi è il parere favorevole del Governo, previa riformulazione. Deputata Ruffino, accetta la riformulazione? Perfetto, grazie.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/2 Zaratti, su cui vi è il parere favorevole del Governo, previa riformulazione. Onorevole Zaratti, accetta la riformulazione? No.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2528/2 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/3 Dori, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Perfetto, grazie.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/4 Piccolotti, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta? No. Vuole parlare, onorevole? Prego, ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Noi siamo molto dispiaciuti della proposta della Ministra su quest'ordine del giorno, perché lo stesso interviene sul tema della prevenzione. Oggi votiamo tutti insieme una norma di carattere penale che serve a punire e a reprimere il femminicidio, ma sarebbe bene che facessimo qualche passo avanti tutti insieme anche sul terreno della prevenzione. Mi dispiace Ministra, ma quello che è contenuto nelle linee guida sull'educazione civica del Ministro Valditara non è assolutamente sufficiente a dare agli studenti e alle studentesse un'educazione sessuo-affettiva volta al contrasto della violenza contro le donne e della violenza omofobica.
È molto grave questo impegno pervicace da parte del Governo contro l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole, perché è un segno di oscurantismo ed anche il segno di un arretramento dello Stato sulla frontiera che dovrebbe essere primaria per tutte noi, almeno per noi donne, che sappiamo che la violenza contro le donne non è episodica, non è il frutto di qualche problema di salute mentale ma è il frutto di un sistema culturale patriarcale e noi dobbiamo agire per sovvertirlo e cambiarlo.
Ministra, è per questa ragione che abbiamo rifiutato la sua riformulazione e ci aspettiamo che, da qui al giorno in cui verrà discusso di nuovo il disegno di legge Valditara sul consenso informato, le posizioni di questa maggioranza cambino, perché è l'80 per cento degli italiani che ci chiede di fare educazione sessuo-affettiva nelle scuole . La società italiana è più avanti di questo Governo, è più avanti della posizione espressa da lei qui oggi e, quindi, noi abbiamo la forza e le ragioni per continuare ad intervenire e a batterci affinché si raggiungano i risultati che gli italiani chiedono .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2528/4 Piccolotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/5 Zanella, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Sì, perfetto, grazie. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/6 Mari, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Grazie. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/7 Ghirra, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta? No. Vuole intervenire? Prego, ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Non ci aspettavamo niente di diverso, visto che abbiamo sentito dalla viva voce dalla Ministra il suo parere rispetto all'importanza della prevenzione e dell'educazione sessuale. Chiaramente, noi non accettiamo questa riformulazione e voglio sottolineare, in questo breve intervento, anche lo stupore - questo sì - davanti al parere che è stato dato. Dalle premesse ci si chiede di eliminare i dati forniti da “Non una di meno”. Peccato che siano gli unici dati di cui disponiamo, perché non esiste un registro ufficiale dei femminicidi, nonostante la legge lo preveda. Allora, non so a quali dati dovremmo fare riferimento secondo la Ministra.
In secondo luogo, ma con uguale importanza, è incomprensibile questa chiusura verso la necessità di finanziare i centri antiviolenza, le case rifugio. Quei luoghi in cui le donne trovano, appunto, rifugio in caso di violenza, in cui possono confessare quello che accade all'interno delle mura domestiche, perché vede, Ministra, purtroppo all'interno della nostra società non siamo strutturati a tutti i livelli per accogliere le donne vittima di violenza, e quindi l'altra questione incomprensibile, rispetto alla riformulazione che lei ha proposto, è quella che riguarda la formazione, che dovrebbe essere orientata, a suo avviso, solo verso i docenti.
Noi crediamo che per avere una rete strutturata e adeguata a tutelare le donne, anche le Forze dell'ordine, i magistrati e il personale sanitario, oltre a quello scolastico ed educativo, dovrebbero avere una formazione obbligatoria e continua, perché attualmente le donne rischiano di subire una vittimizzazione secondaria quando denunciano le violenze che subiscono.
E per chiudere, ancora una volta, facciamo riferimento all'educazione sessuale e affettiva all'interno delle scuole. Noi riteniamo che, solo introducendo un'educazione adeguata sin dalla più tenera età dei bambini, si possa crescere delle generazioni che si ribellino alle norme attuali del patriarcato, a quelle che vedono la sopraffazione dell'uomo sulla donna. Spiace davvero che voi vi intestardiate su queste linee guida nazionali che prevedono tutt'altro rispetto a quello che servirebbe. La società civile, come diceva la collega, è molto più avanti di voi ed è consapevole del fatto che, per scardinare queste dinamiche, è necessario introdurre delle misure strutturali che partano dalla scuola ma, più in generale, dalla formazione e dalla prevenzione, cosa che voi vi rifiutate ancora di fare. Questo è davvero incomprensibile, perché non è solo con la repressione e con il corretto riconoscimento di un reato, come quello del femminicidio, che è possibile scardinare questo tipo di sistema .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2528/7 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/8 D'Orso, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? La vuole riascoltare? Prego, signora Ministra, per cortesia. Parliamo dell'ordine del giorno n. 9/2528/8 D'Orso.
EUGENIA ROCCELLA,. Parere favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di”, semplicemente con questa premessa.
PRESIDENTE. Grazie, signora Ministra. Accetta? Accetta, grazie. Passiamo oltre. Sull'ordine del giorno n. 9/2528/9 Quartini il parere del Governo è favorevole. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/10 Sportiello, accolto dal Governo come raccomandazione. Onorevole Sportiello, accetta la raccomandazione? Non accetta. Chiedo, quindi, alla signora Ministra, visto che non è stata accolta la raccomandazione, se il parere è contrario, favorevole, oppure si rimette all'Aula.
EUGENIA ROCCELLA,. Il parere dovrebbe essere contrario, perché le finalità dell'impegno sono già assolte dalla legge n. 53 del 2022. Quindi…
PRESIDENTE. Quindi, è contrario.
EUGENIA ROCCELLA,. Sì, il parere può essere solo contrario.
PRESIDENTE. D'accordo, grazie, signora Ministra. Deputata Sportiello, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2528/10 Sportiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/11 Morfino, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Grazie. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/12 Ascari, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? No. Prego, onorevole.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. No, non posso accettare la riformulazione, anche perché si continua a fare riferimento a queste linee guida nazionali per la scuola emesse dal Ministro Valditara che, in realtà, non dicono assolutamente nulla in tema di educazione affettiva e sessuale.
Quindi, sono quelle linee fantasma che poi riportano a quella iniziativa di consenso informato che porta a una vera e propria censura nel trattare tutti i temi legati all'affettività e alla sessualità. Quindi, la riformulazione è improponibile.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2528/12 Ascari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/13 Giuliano. Accetta la riformulazione? Sì, grazie.
Sull'ordine del giorno n. 9/2528/14 Perantoni, il parere è favorevole, andiamo oltre.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/15 Gebhard. Accetta la riformulazione? Sì, grazie.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/16 Braga. Accetta la riformulazione? Ha chiesto di parlare la deputata Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Chiederei, se è possibile, alla Ministra se può rileggere la riformulazione.
PRESIDENTE. Signora Ministra, parliamo dell'ordine del giorno n. 9/2528/16 Braga.
EUGENIA ROCCELLA,. La riformulazione è: “a proseguire nelle iniziative volte a perseguire le finalità dell'articolo 1, commi 7, lettera e 16 della legge 13 luglio 2015, n. 107.”
PRESIDENTE. Accettate la riformulazione? No. Ha chiesto di parlare la deputata Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Non possiamo accettare la riformulazione perché, di fatto, per come è scritta, vengono tolti i riferimenti all'istituzione del Fondo destinato all'insegnamento dell'educazione sessuo-affettiva nelle scuole, che è uno degli elementi, tra l'altro, che sono emersi con insistenza anche nei lavori delle Commissioni femminicidio, anche nella relazione della Commissione femminicidio della scorsa legislatura, rispetto alla presenza di risorse che possano garantire l'attuazione degli obiettivi, delle linee di indirizzo che, appunto, la legge n. 107 del 2015 già poneva.
Non possiamo accontentarci, anche alla luce delle disposizioni del Ministro Valditara sul consenso informato, che torneranno nuovamente in quest'Aula. Non possiamo accontentarci della riformulazione proposta dal Governo. Chiediamo delle azioni, degli interventi concreti, delle misure specifiche perché non si ostacolino, ma si possano davvero realizzare uniformemente, in tutte le scuole, i percorsi, le iniziative e i progetti relativi all'educazione sessuo-affettiva.
Voglio condividere una cosa qui, con quest'Aula: i messaggi che sono arrivati, proprio oggi, dalle scuole reduci da iniziative che si erano fatte, anche in collaborazione con i consultori, nelle loro classi, dedicate al 25 novembre e dedicate proprio all'educazione sessuo-affettiva. Questo dimostra la necessità di proseguire e di non ostacolare quei percorsi e, soprattutto, di dare loro risorse, mezzi, strumenti e convinzione, soprattutto, per continuare a realizzarli e a portarli avanti
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2528/16 Braga, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/17 Serracchiani. Accetta la riformulazione? No. Ha chiesto di parlare l'onorevole Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intendo intervenire perché mi stupisce un po' la risposta che ci ha dato la Ministra Roccella. Noi stiamo votando questo provvedimento. Lo abbiamo fatto - come ho detto all'inizio - sulla base di un accordo politico che abbiamo rispettato e, come abbiamo sottolineato anche in Commissione, questo è un provvedimento molto pesante perché introduce un reato, prevede peraltro una pena secca all'ergastolo e però - lo avevamo detto - sarebbe stato necessario fare alcuni correttivi. Uno di questi correttivi riguarda il divieto di bilanciamento delle circostanze attenuanti con quelle aggravanti.
Noi abbiamo riportato una sentenza recentissima della Corte costituzionale, la n. 151 del 2025, dove è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale del divieto di bilanciamento. Ci aspettavamo che vi fosse ascolto su questo anche da parte della Ministra Roccella, ma in particolare dal Ministro Nordio. Invece, neanche questo è stato possibile. Per questo motivo abbiamo presentato l'ordine del giorno.
Mi permetta, però, Presidente, una sottolineatura che ritengo necessaria rispetto a quello che sta accadendo, proprio in questi minuti, al Senato. Oggi è il 25 novembre, la Giornata in cui riflettiamo sulla violenza di genere, sulla violenza contro le donne. Oggi l'accordo politico avrebbe previsto l'approvazione del provvedimento sul femminicidio in questa Camera e l'approvazione della proposta di legge sul consenso al Senato.
Stiamo leggendo delle agenzie da cui risulta che, al Senato, proprio la maggioranza che in questa Aula ha votato all'unanimità con noi il provvedimento sul consenso, abbia bloccato la possibilità di approvare oggi quel provvedimento; e, anzi, addirittura sta dicendo, ci stanno dicendo - abbiamo anche abbandonato i lavori proprio in Commissione al Senato -, che sono richieste delle audizioni e non c'è una data di rinvio di questo provvedimento.
Noi riteniamo che questo comportamento sia un comportamento inaccettabile, riteniamo che questo comportamento sia un comportamento che non tiene conto di un accordo politico fatto nell'interesse delle donne, nell'interesse delle donne che soffrono e che, da questi due provvedimenti, avevano e hanno la possibilità di avere una risposta e un quadro normativo chiaro.
Presidente, ci appelliamo a lei, perché si sottolinei come sia inopportuno quanto sta accadendo al Senato. Come Partito Democratico, non possiamo che dolerci del fatto che, quando qui un provvedimento passa all'unanimità, con un accordo politico chiaro, con una volontà delle di approvarlo, lo approviamo tutti insieme e va al Senato con l'impegno che il voto si replichi anche lì, ci sia chi ritiene di fermare questa volontà.
Bene, Presidente, noi riteniamo che questo comportamento vada stigmatizzato e ci auguriamo che, nel più breve tempo possibile, si possa approvare anche il provvedimento sul consenso libero ed attuale perché anche quello serve alle donne contro la violenza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Intanto per annunciare il voto favorevole del gruppo sull'ordine del giorno della collega Serracchiani che, ovviamente, condividiamo, anche rispetto all'esigenza di monitoraggio. Ma soprattutto per cogliere l'occasione di associarmi alle parole dell'onorevole Serracchiani rispetto a quello che sta avvenendo in Senato.
Approfitto della presenza qui, in Aula, della Ministra Roccella, perché credo che la Ministra, di fronte a quello che sta avvenendo al Senato, dovrebbe prendere la parola in quest'Aula e rassicurarci rispetto all'iter che sta assumendo al Senato l'approvazione della legge sul consenso libero e attuale in caso di violenza sessuale.
Lo dico, Ministra, perché, anche rispetto alla legge sul femminicidio che stiamo per votare, noi possiamo avere delle perplessità su alcuni elementi di questa legge, tanto è vero che avevamo presentato emendamenti in Commissione, tant'è vero che avremmo voluto approfondire alcuni temi. Non abbiamo riproposto gli emendamenti in Aula - parlo ovviamente del mio gruppo - perché c'era un accordo tra maggioranza e opposizione per arrivare oggi all'approvazione di questo testo e, pur con alcune criticità, ritenendo prioritario il valore di dare al Paese, con un voto unanime e quindi con la forza di un accordo trasversale che supera anche la contingenza di maggioranza e opposizione, un segnale forte rispetto a un cambiamento culturale importante con l'introduzione del reato di femminicidio.
Per noi, specularmente valeva lo stesso tipo di impegno che avevamo assunto la settimana scorsa votando all'unanimità, in quest'Aula, la legge che cambia la fattispecie del reato di violenza sessuale mettendo al centro il consenso libero e attuale delle donne.
Sapere che oggi, in Senato, a distanza di una settimana soltanto, quell'accordo è venuto meno, perché per volontà della maggioranza, non delle opposizioni, si è deciso di posticipare il voto in Aula e, addirittura, di rinviare l'esame in Commissione, credo che sia un bruttissimo segnale, non solo dei rapporti tra maggioranza e opposizione, ma credo che sia un bruttissimo segnale verso il Paese aver avuto un voto in quest'Aula all'unanimità, addirittura con un impegno in prima persona, pare, della Presidente del Consiglio e della segretaria del Partito Democratico, oltre che di tutte le forze di opposizione e maggioranza, e, dopo una settimana, vedere che questo impegno è stato scritto nell'acqua.
Allora, Ministra, io approfitto della sua presenza in quest'Aula - che, ovviamente, mi auguro sia una presenza attiva, al di là di averci espresso i pareri sugli ordini del giorno - per essere rassicurata sul fatto che andremo in Aula subito con il testo al Senato e che le valutazioni che dovevano essere fatte su quel testo sono già state fatte. Perché ricordo che quel testo è frutto di un emendamento delle relatrici di maggioranza e di opposizione, quindi un testo che ha scritto la maggioranza, che avete scritto con il supporto degli uffici del Governo, con il parere favorevole suo, Ministra.
Allora, o si ha la serietà di bloccarle prima certe cose, se nella maggioranza politicamente non si è d'accordo, oppure non si prendono in giro i cittadini, salvo poi rinviare perché è più comodo, nel giorno del 25 novembre, non metterci la faccia e non assumersi la responsabilità, come maggioranza e Governo, di dire che su quella legge non siete più d'accordo. Io lo trovo veramente un grave errore, soprattutto in questa giornata, Ministra
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2528/17 Serracchiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/18 Forattini: accetta la riformulazione? La vuole risentire? Di nuovo chiedo, signora Ministra, la riformulazione sull'ordine del giorno n. 9/2528/18 Forattini, se può cortesemente ripeterla.
EUGENIA ROCCELLA,. Presidente, la riformulazione è la seguente: “impegna il Governo, compatibilmente con i vincoli di bilancio, ad avviare ogni iniziativa utile per incrementare le risorse a favore delle politiche volte all'eliminazione della violenza nei confronti delle donne”.
PRESIDENTE. Deputata Di Biase, accetta la riformulazione?
MICHELA DI BIASE(PD-IDP). Presidente, non accetto e chiedo di intervenire. Io vorrei che quest'Aula, Presidente, si ridestasse dal torpore in cui sembra sprofondata. Sta accadendo ed è accaduto in Commissione giustizia, nell'altro ramo del Parlamento - qui veramente sembra di stare in un film comico, dove la mano destra non sa quello che fa la sinistra -, è accaduto poco tempo fa, come ben evidenziato dall'onorevole Serracchiani, su una norma fondamentale, che noi abbiamo definito in quest'Aula in modo corale, bipartisan, convinto e positivo, come un cambio di paradigma culturale per il Paese.
Ora, io vorrei sapere e chiedere - mi auguro che qualcuno intervenga su questo, perché siamo davanti, Ministra, a un silenzio imbarazzante e imbarazzato - che qualcuno ci spieghi cosa è accaduto al Senato. Perché io non voglio drammatizzare rispetto agli imbarazzati comunicati che stanno uscendo, ma quello che è accaduto è che la maggioranza di questo Parlamento ha sbugiardato la Presidente del Consiglio Meloni. Perché, rispetto a quella norma, c'è stata una mediazione ai vertici dei nostri partiti e noi abbiamo condotto con serietà un dialogo parlamentare - perché il Parlamento è questo che dovrebbe fare - per comporre un quadro che fosse unitario.
Ora, mi dicono di diversi interventi, molti maschili, in Commissione, che si sono presi la briga di spiegare le buone ragioni per cui questo provvedimento necessiterebbe di una serie di audizioni. Io non so se i colleghi al Senato hanno contezza di quale e quanto sia stato l'iter che questo provvedimento ha fatto alla Camera e di quanto sia stato l'impegno profuso da tutte le forze politiche presenti in questo Parlamento a che si trovasse una mediazione, ma ascoltare oggi, nella giornata in cui noi siamo andati a raccontare che sul tema della violenza non ci si divide, che, invece, vi rimangiate quello che avete detto da giorni e giorni su questo tema, è qualcosa che va spiegato ; prima che al Partito Democratico, va spiegato a quelle donne che subiscono all'interno delle aule processuali delle domande ingiuste, imbarazzanti e inique. Questo dovete fare.
Quindi, su questo, sarebbe troppo chiedere di essere conseguenti rispetto a quello che dite? Alzatevi e spiegateci che cosa sta accadendo, perché noi assistiamo attonite a questa presa di posizione della maggioranza che governa il Paese .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2528/18 Forattini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/19 Magi: accetta la riformulazione? Se accetta non può intervenire. Se lei accetta la riformulazione non può intervenire, perché diventa favorevole e non si può nemmeno votare, ovviamente; se invece non l'accetta, chiaramente...io non la sento. Accetta? Va bene. Passiamo all'ordine del giorno n. n. 9/2528/20 Bonifazi: deputata Boschi, accetta la riformulazione?
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). No, Presidente, non accetto la riformulazione e, per economia dei lavori, annuncio che non accetteremo le riformulazioni nemmeno degli altri ordini del giorno. Lo dico di fronte alla sfiducia che io ho, a questo punto, negli impegni presi dal Governo, anche rispetto a semplici ordini del giorno, a fronte di quello che sta avvenendo in Senato sul reato di violenza sessuale . Perché, se nemmeno di fronte a un impegno assunto dai vertici dei partiti, da tutti i gruppi in Parlamento all'unanimità, con un testo di maggioranza e opposizione condiviso, si riesce, dopo una settimana, a mantenere quell'impegno, come faccio a fidarmi io di una riformulazione in cui il Governo dice che valuterà l'opportunità di formare contro la violenza di genere o di trovare le risorse, forse, per l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole - che il centrodestra e il Governo non condividono - o mille altre previsioni? Quindi no, per sfiducia, a questo punto, nei confronti del Governo, non accettiamo le riformulazioni .
PRESIDENTE. Ovviamente io dovrò chiedere, comunque, per tutti gli altri ordini del giorno.
Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere l'ordine del giorno a firma della collega Boschi, ove la collega lo consenta, e anche per condividere le argomentazioni che sono state appena dette, perché quello che state mettendo in atto è un comportamento assolutamente sleale. A questo punto, ben venga che vi abbiamo anche un po' intrattenuti nel dibattito in quest'Aula, perché abbiamo dato modo di comprendere anche cosa stava accadendo in Senato, in Commissione giustizia. Perché io sono stata informata veramente della scena pietosa che si è consumata qualche minuto fa.
C'era, evidentemente, un accordo tra le forze politiche di approvare contestualmente entrambi provvedimenti, ma accade che - mi viene detto, mi viene riferito - in Commissione giustizia, a fronte di un impegno a licenziare subito, immediatamente il provvedimento così, con rinuncia agli emendamenti, con rinuncia a tutto, pur di andare in Aula seduta stante, ci sia stata invece una richiesta di audizioni da parte delle forze di maggioranza. Quindi, la cosa più invasiva possibile, cioè ripartire dalle audizioni, quindi addirittura pensare a una prospettiva di giorni, praticamente a una prospettiva di una data da destinarsi.
Questa è la cifra di quello che siete: siete persone che non mantengono gli impegni, questo Governo non mantiene gli impegni. Lo abbiamo visto, lo vediamo quotidianamente con tutte le promesse della campagna elettorale che vi siete rimangiati, poi, una volta andati al Governo, perché avete fatto esattamente il contrario.
Però questa è una condotta che vi contraddistingue, evidentemente, anche in questa occasione ed è molto triste che voi approfittiate della buona fede e della lealtà delle altre forze politiche in un contesto del genere, su questo tema. Ripeto: a questo punto, davvero, siamo veramente felici di aver potuto approfondire certi temi questo pomeriggio, perché dall'altra parte del Parlamento non avranno la possibilità di parlare su un tema così sensibile, della violenza contro le donne, nella giornata dedicata, appunto, all'eliminazione della violenza contro le donne.
Ecco, il Senato, quel ramo del Parlamento sarà privato di un approfondimento serio su questo tema, tutto per colpa della poca trasparenza e della slealtà del Governo e di chi lo rappresenta. Questo è molto, molto grave e penso e spero che se ne prenda atto qui dentro e anche fuori da queste Aule .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Allora, se quest'Aula ha ancora un senso - e per noi, il senso, ce l'ha - anche del dibattito politico, mi aspetto che, subito dopo questi interventi, la Ministra Roccella si alzi in piedi per chiarire questo passaggio di natura politica, che cosa sta succedendo al Senato . Infatti, non si comprende come mai la correttezza venga chiesta soltanto alle opposizioni. Fino a pochi minuti fa, ci è stata chiesta la possibilità - e lo abbiamo fatto anche responsabilmente come AVS - di ritirare gli emendamenti su questo provvedimento. Poi, chissà come mai, salta l'accordo.
Mi ricordo che, qualche giorno fa, è stato presentato, qui, in Aula, l'accordo sul DDL in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso, anche con il grande intervento da parte della Presidente del Consiglio. Ma come? La Presidente del Consiglio, proprio in questa giornata, si dimentica di quell'accordo ? Oppure no? Ce lo dica la maggioranza, ce lo dica la Ministra Roccella. Proprio in questo momento può alzarsi e chiarire e oggi potremo festeggiare davvero tutti l'approvazione anche di questo provvedimento. Ma io temo che la Ministra Roccella non si alzerà, non chiarirà e, quindi la pretesa di collaborazione e di correttezza da parte dell'opposizione rimarrà nel vuoto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Presidente, qui non è solo questione di correttezza di accordi politici. Qui è questione di una diversa visione della situazione dei femminicidi e della tutela della donna, evidentemente. Prendiamo atto del fatto che la maggioranza ha una visione completamente opposta da quella delle opposizioni. Non ce ne stupiamo, ce ne possiamo rammaricare. Ma quando il Ministro della Giustizia dichiara, come ha dichiarato, che la questione dei femminicidi è una questione di genetica dei maschi, con ciò annullando qualsiasi concetto di parità di genere, negando completamente il problema e il tema della tutela delle donne e il contrasto alla violenza quando sentiamo la Ministra Roccella dichiarare che non vi è alcuna correlazione tra l'educazione affettiva e sessuale e la diminuzione e il contrasto dei femminicidi, allora, noi delle opposizioni prendiamo atto che siamo su un versante opposto ! E che con questa destra non si può ragionare, non si può costruire un complesso normativo che possa davvero tutelare la donna e restituire alla donna la dignità che le spetta !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Signora Ministra, mi consenta di sottolinearle che è molto grave quello che è accaduto e, forse, è ancora più grave il fatto che lei non senta l'esigenza, di fronte alla Camera, di esprimersi. Poi lei ci può anche dire che non sapeva, ma il fatto che lei stia lì - mi consenta, lo dico anche alla collega Varchi, che ha fatto il lavoro con la collega Di Biase sulla legge che è stata licenziata dalla Camera la scorsa settimana - e il fatto che si cambiano le carte in tavola e che non si dia neanche… Capisco che la maggioranza alla Camera potrebbe dire “quello che fanno al Senato non lo contesto”, ma il Governo è chiamato in causa.
Come hanno ricordato i colleghi che mi hanno preceduto, onorevole Roccella, è un accordo che è stato siglato dalla Presidente del Consiglio con la segretaria del Partito Democratico, confortato dall'accordo di tutti i gruppi che hanno portato a un primo atto la scorsa settimana e che avrebbe comportato un secondo atto questa settimana. È molto grave quello che è accaduto, perché non si inficia semplicemente un accordo politico, si inficia un rapporto di fiducia sulla base di un accordo politico. È come se domani ci fosse un impegno, in Conferenza dei Capigruppo, da parte dell'opposizione per rispettare il 31 dicembre la legge di bilancio e parte improvvisamente un ostruzionismo che fa saltare tutto quanto. Al di là delle valutazioni politiche, è in discussione un rapporto di reciproca lealtà tra maggioranza e opposizione nelle differenze di posizione, in quello che volete. Ma se voi fate saltare anche un rapporto di lealtà su un accordo siglato dalla Presidenza del Consiglio, onorevole Roccella, il suo silenzio è grave due volte! Prenda la parola e ci dica: non ne sapevo nulla, lo ritengo sbagliato. Si prenda una responsabilità, non è lì di passaggio solo per darci un parere sugli ordini del giorno! Lei è membro del Governo, lei è figlia di un accordo che è stato preso dalla Presidenza del Consiglio! Ha il dovere di alzarsi in quest'Aula e di dirci cosa è successo e cosa ne pensa il Governo, lei e la Presidente del Consiglio !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Sportiello. Ne ha facoltà. Successivamente, l'onorevole Silvestri e la deputata Serracchiani, nell'ordine che ho detto.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Guardi, Ministra Roccella, io non le chiedo di prendere la parola, perché, se dovesse prendere la parola e dire quello che ha detto anche oggi, ossia che, certo, è un fatto positivo se una donna non viene uccisa e che non dobbiamo contare le donne che muoiono, ma che dobbiamo essere felici se noi donne non siamo ancora morte ; allora, se dobbiamo sentire queste parole, la prego taccia e non ci dica niente! Quello che è successo oggi non è un inciampo politico.
Guardi, qualche giorno fa, quando abbiamo approvato qui alla Camera il provvedimento ho detto chiaramente: voi non siete alleate e non lo sarete mai, perché voi non credete nella lotta alla cultura patriarcale! Voi non credete alla lotta, alle violenze contro le donne come fatto sistemico, come un problema sistemico della nostra cultura!
Ebbene, Ministra, non siete alleate e lo vediamo oggi. Perché questo non è un problema tra maggioranza e opposizione. Questo ci dice chiaramente da che parte state. Questo ci dice che voi, a quel provvedimento, non ci credete e ripartite da zero: invece, di approvarlo velocemente lo riportate in Commissione, ripartite dalle audizioni! Ma con quale coraggio, Ministra? Con quale coraggio E lo fate oggi! È uno schiaffo in faccia per tutte. Se io fossi in lei, penserei alle dimissioni , perché, guardi, avrebbe dovuto farlo già tante volte, ma se lo fa oggi, veramente, risparmia una figuraccia a questo Paese e al Parlamento !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Io mi unisco alle parole del collega Giachetti: Ministra, lei deve dirci qualcosa . Lei deve alzarsi e spiegare la visione del Governo rispetto a quello che è successo e rispetto a quello che sta succedendo, anche nel rispetto di quest'Aula. Io ricordo che quest'Aula, dopo il provvedimento, dopo il tasto verde, ha fatto un applauso congiunto di 2, di 3 minuti, una cosa che in questa legislatura non si era mai vista.
E, allora, qui viene da pensare che la differenza, in questi 10 giorni, l'ha fatta solo una cosa, ossia che c'è stato un voto. E, allora, prima di una campagna elettorale, si è dato un messaggio , ora, finita la campagna elettorale, giù la maschera e viene fuori quello che siete! È questa la differenza!
Allora, visto che io voglio pensarla diversamente, Ministra, si alzi, prenda parola e ci dica qualcosa, altrimenti questo Stato, l'Italia continua ad avere il problema che anche temi come questo sono alla mercé di calcoli, di statistiche, di dirigenti di partito che cercano di accalappiare, qua e là, voti all'interno del territorio. Si alzi e mi smentisca
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Chiedo alla collega Boschi di poter sottoscrivere l'ordine del giorno.
Credo che siamo di fronte ad una vicenda sulla quale effettivamente la Ministra qualcosa dovrebbe dire, non foss'altro perché, mentre pensiamo che ci sia stata una buona fede, almeno da parte della Ministra, anche se ovviamente è stata un po' sfortunata nella tempistica - si è trovata in quest'Aula mentre nell'altra accadeva quello che abbiamo riportato -, mettiamo pure che vi sia questa buona fede da parte della Ministra e che vi sia buona fede anche da parte della Presidente del Consiglio, siamo però di fronte ad un fatto inoppugnabile: vi è una sfiducia, è stata sfiduciata la Presidente del Consiglio, la Ministra Roccella ed è stato sfiduciato il Ministro Nordio proprio da Fratelli d'Italia e dalla Lega, perché non si capisce, se l'accordo è ancora in piedi, perché sia stata fatta questa scelta al Senato. Quindi, se quell'accordo c'era ancora e sono in buona fede coloro che l'hanno portato avanti, evidentemente c'è qualcuno che li ha sfiduciati e questo qualcuno siede da quella parte dell'emiciclo, quindi è un'evidente sfiducia nei confronti della Presidente del Consiglio. Penso che i colleghi debbano trarne delle conseguenze .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Anche noi torniamo a chiedere delle parole di chiarimento alla Ministra Roccella, che spero non vorrà nascondersi dietro questo silenzio compunto e forse imbarazzato. Lo dico perché qui ci sono solo due interpretazioni possibili di quello che sta accadendo. Una, è stata appena ricordata, che i senatori dei partiti che compongono la maggioranza abbiano deciso di mettere in discussione l'accordo siglato dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni con Elly Schlein e con gli altri partiti delle opposizioni, e questo sarebbe un caso evidentemente imbarazzante, perché saremmo di fronte ad un caso di patriarcato che agisce contro la donna che siede sulla poltrona di Presidente del Consiglio . L'altra, forse è persino peggiore, perché sarebbe quella secondo la quale la Presidente del Consiglio avrebbe scelto di dare il via libera ad una norma sul consenso libero e attuale nei casi di stupro, considerato che in Aula stavamo discutendo del disegno di legge Valditara e c'era una forte contestazione delle opposizioni sul tema dell'educazione sessuo-affettiva e del contrasto alla violenza di genere, che incontrava il favore dei cittadini e delle cittadine, nel bel mezzo di una campagna elettorale, e allora la Presidente del Consiglio avrebbe deciso di siglare un accordo per ripulirsi la faccia durante la campagna elettorale di fronte agli elettori, per poi farlo saltare il giorno dopo il voto. Di quel provvedimento, in verità, a loro nulla importa, anzi ci sono ampi settori della destra che lo considerano inapplicabile, ingiusto, addirittura minatorio nei confronti della libertà maschile.
Ministra, lei ci deve dire in quale dei due casi siamo, ce lo deve spiegare qui, in Aula, perché stiamo discutendo di questo tema anche in questo ramo del Parlamento, trattando del provvedimento sul femminicidio. Chiudo dicendo che è grave il suo silenzio, perché stiamo votando insieme un provvedimento, siamo nell'ambito di una collaborazione fra maggioranza e opposizione e la collaborazione prevede anche i chiarimenti, le risposte e le parole che devono essere rivolte a chi sta collaborando, nello specifico anche a noi .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2528/20 Bonifazi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Allora, acquisendo quanto la deputata Boschi ci ha detto poc'anzi, su tutti i prossimi ordini del giorno del gruppo Italia Viva le riformulazioni proposte sono da considerarsi non accolte.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/21 Giachetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2528/21 Giachetti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà, però la prossima volta se ce lo anticipa, ci aiuta.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Per chiedere una sospensione dell'esame del provvedimento, che adesso proverò a motivarle. È del tutto legittimo, come da Regolamento, che la Ministra non intervenga dopo così tante sollecitazioni. È un fatto, diciamo, magari di sgarbo alle richieste politiche, ma è del tutto legittimo, così come è legittimo chiedere da parte dei deputati se c'è ancora un accordo fra Camera e Senato sui provvedimenti che abbiamo votato.
Lo dico così, ed è a beneficio della maggioranza, considerato che questo fatto non sta accadendo qua ma in un altro ramo del Parlamento, è del tutto legittimo che la maggioranza si consulti, cerchi di capire cosa sta succedendo, se c'è un tradimento alla di Giorgia Meloni, se Roccella è stata smentita, se è una istituzionale che può essere riparata, se c'è la volontà di continuare a procedere in questo solco.
Quindi, come si è fatto tante volte per non far saltare il banco, per non far sì che la collaborazione si fermi, chiediamo una sospensione dell'esame del provvedimento - facciamo per mezz'ora - finché la Ministra Roccella non chiarirà, ovviamente insieme ai capigruppo di maggioranza e al Senato, cosa sta accadendo. Come è successo tante volte, invece di continuare con questo brusio e con le telefonate che stanno intercorrendo in questi minuti, credo che la cosa migliore sia, anche per la decenza di questo dibattito e invece di intervenire tutti, cosa che possiamo fare sugli ordini del giorno rimanenti, utilizzare questo tempo per ragionare, discutere e capire esattamente cosa sta succedendo .
PRESIDENTE. Raccogliendo l'istanza …Vuole intervenire sulla richiesta…No, perché sulla richiesta di sospensione per 30 minuti avanzata dal collega Grimaldi, per i motivi che lui stesso ha espresso, dobbiamo arrivare alla richiesta di voto, quindi vedere se c'è qualcheduno che voglia parlare a favore o contro. Immagino che la deputata Boschi voglia parlare a favore. Allora, lei parla a favore. Prego, deputata Boschi.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Sì, per unirmi alla richiesta dell'onorevole Grimaldi. Guardi, Presidente, io vorrei chiarire un elemento per me importante.
Con la richiesta di sospensione - che, peraltro, l'onorevole Grimaldi ha formulato anche con un'indicazione temporale precisa, cioè chiedendo i 30 minuti che riteniamo siano sufficienti alla Ministra Roccella, laddove non avesse informazioni sufficienti su quello che sta avvenendo al Senato, per acquisirle e poterle condividere con quest'Aula - noi non abbiamo alcuna intenzione di bloccare l'iter di approvazione di questa legge: parlo per il mio gruppo, ma penso che valga per tutte le altre opposizioni. Infatti, noi non anteporremo mai l'interesse dei cittadini e, in modo particolare, delle vittime di femminicidio, a maggior ragione in questa giornata, rispetto a quella che è la dinamica del corretto rapporto che dovrebbe esserci tra maggioranza e opposizione, tra Parlamento e Governo, che il Governo e la maggioranza hanno fatto venire meno.
Su questo voglio essere chiara perché non voglio che ci siano strumentalizzazioni possibili da parte di alcuno. Quindi, non c'è alcuna forma di ritorsione - diciamo così - parlamentare in quest'Aula dal momento che la legge che ci stiamo accingendo a votare è troppo importante perché ci possano essere giochi di carattere politico e parlamentare, peraltro del tutto legittimi.
Però, chiedo davvero alla maggioranza e al Governo di farsi carico di questa richiesta che le opposizioni hanno svolto in modo estremamente responsabile. Guardi, Ministra, già la discussione sul DDL Valditara ha profondamente inficiato il dibattito anche sull'approvazione di questa legge, per il clima che il Ministro, il suo collega, ha creato in quest'Aula con le affermazioni che ha rivolto alle opposizioni. Ci siamo passati sopra e siamo andati avanti continuando il nostro impegno su questo provvedimento, sulla legge sulla violenza sessuale.
Nei giorni scorsi lei e il Ministro Nordio avete fatto, in altre sedi, dichiarazioni abbastanza complicate da condividere - mettiamola così - sul tema della violenza di genere e, nonostante questo, come vede, i lavori di quest'Aula sono andati avanti in modo ordinato e responsabile da parte delle opposizioni, puntando all'obiettivo comune di arrivare, oggi, al voto finale della legge sul femminicidio.
Se però, di fronte a questa responsabilità delle opposizioni, nelle stesse ore, al Senato, la maggioranza e il Governo rompono un accordo e non ci vengono neanche a spiegare le ragioni per cui questo accordo è rotto e perché voi avete cambiato idea su una legge che si è voluta intestare la Presidente del Consiglio dei ministri, capisce che è molto complicato, poi, mantenere una serenità anche nelle motivazioni, nelle dichiarazioni di voto, nelle riflessioni che condivideremo in quest'Aula rispetto al femminicidio.
Io credo che occorre dare un segnale positivo al Paese, che non si fa solo con il voto, ma si esprime anche con le parole che in quest'Aula verranno pronunciate rispetto a questa legge, e che per me è ancora più importante della legge stessa, di come cambiamo il codice penale, perché non sarà la norma a risolvere il problema. Serve - l'abbiamo detto - un gigantesco investimento culturale ed educativo.
Dia un segnale, Ministro, sospenda i lavori, cerchi di capire quello che avviene al Senato, prenda la parola e, soprattutto, prenda la parola per rassicurarci, perché nel frattempo dovete risolverlo il problema al Senato .
PRESIDENTE. Essendo giunte ulteriori richieste alla Presidenza, applicherò l'articolo 45 del Regolamento, e quindi darò la parola a un deputato per ciascun gruppo, qualora richiesto, per un massimo di cinque minuti.
Ha chiesto di parlare la deputata Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Mi unisco anch'io alla richiesta formulata dall'onorevole Grimaldi e ripresa in modo molto efficace dalla presidente Boschi. Ministra, io mi rivolgo a lei con un appello, ricordando le sue parole che ha pronunciato proprio qui, ieri, alla Camera, in occasione di un incontro, di un'iniziativa intitolata “Italia e parità di genere: ridefinire le priorità e accelerare il cambiamento” insieme a .
Lei ha ribadito l'importanza di una battaglia comune alla violenza contro le donne e leggo la sua dichiarazione: “È un appello che è già stato raccolto, perché siamo riusciti già con la prima legge contro la violenza che abbiamo fatto ad avere l'unanimità, e io ho un conto sul fatto che anche le nuove leggi che stiamo portando in Aula il 25 novembre, cioè la legge sul femminicidio e la legge sul consenso abbiano anche queste unanimità”. Quindi, mi sembra che già ci siamo incamminati su un percorso comune che è fondamentale per la lotta contro la violenza.
Ministra, davvero senza polemica, senza volontà di nessun tipo di cambio di atteggiamento sul nostro orientamento, sul nostro approccio, sulla discussione di questa legge, ci spieghi perché, per quale motivo quel percorso su cui lei ieri ci ha rassicurato, qui è cambiato; quali sono le ragioni per cui la maggioranza sta venendo meno a un accordo che impegna direttamente il Governo, nella sua figura più alta, quella della Presidente del Consiglio.
Ci spieghi perché questo cambio di atteggiamento oggi lo dobbiamo apprendere con queste modalità, con questa violenza - uso questa parola, violenza - che non è contro le opposizioni, ma è contro le donne, nei confronti delle donne a cui noi, una settimana fa, avevamo dato prova di maturità, di capacità di trovare una condivisione in quest'Aula sulla legge sul consenso.
Allora, davvero, le chiedo di esercitare fino in fondo il suo ruolo di Ministra, di chiedere e sostenere con la maggioranza una sospensione della seduta dell'Aula e di concederci di capire qual è il motivo per cui questo percorso si è interrotto e se possiamo continuare a contare su questo tema, su quel clima di confronto e di condivisione che solo una settimana fa aveva scritto una pagina positiva di questo Parlamento e che rischia di essere così sporcata .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo alla richiesta di sospensione della seduta in attesa di un chiarimento. Vedete, io, fossi in voi, coglierei al balzo questa sospensione. Infatti, se è come ce l'avete raccontata la scorsa settimana, cioè se addirittura la Premier si è andata anche a intestare il provvedimento proposto in realtà dalla collega, la presidente Boldrini, e in qualche modo ci ha voluto mettere non solo lo zampino ma ne ha rivendicato anche un contributo in termini di riscrittura del testo, ecco, se è come ce l'avete raccontata, voi avete bisogno di una verifica interna di maggioranza . Guardate che, in Senato, si sta consumando una sfiducia alla Premier perché c'è qualcuno che si è alzato, tra i banchi della maggioranza, e ha messo in discussione il testo per come è stato poi in qualche modo presentato. Perché così ci è stato raccontato anche dai titoli di giornale: è arrivato col col sigillo della Presidente Meloni.
Quindi, qui sta accadendo una cosa molto più grave rispetto a quello che ci volete far credere. Perché delle due l'una: o non era vero niente, quindi non c'era quest'aurea di questo coinvolgimento, di questa sensibilità della Premier Meloni su quel provvedimento, oppure oggi, in Senato, purtroppo per voi - e ripeto, approfitterei di una bella sospensione - si sta consumando, in pratica, una sfiducia alla Premier Meloni e, forse, neanche l'avete capito. Nemmeno vi siete resi conto di questo.
Allora, delle due l'una. Aspettiamo 30 minuti e ci chiarite se quella di una settimana fa era una sceneggiata a favore di telecamere - e me ne dispiaccio veramente perché, per l'ennesima volta, ci eravamo cascati, credendo che almeno su questo tema ci fosse una sensibilità autentica mentre non era vero niente - o se si sta consumando qualcosa che è più grave e richiede una verifica di maggioranza. Questo richiede .
PRESIDENTE. A me non risultano altri iscritti a favore. Chiedo se c'è qualche iscritto contro, non mi pare.
Quindi, se nessun altro chiede di intervenire, pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di sospensione della seduta per 30 minuti per le motivazioni addotte dall'onorevole Grimaldi.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 31 voti di differenza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Articolo 8 e seguenti sul buon andamento dell'Aula. Sono veramente esterrefatto e siamo esterrefatti.
Si può decidere, ovviamente la maggioranza è sovrana, di non votare la sospensione, ma in più di un intervento da parte delle opposizioni, che, ricordo a lei e a tutti noi, hanno, fino a questo momento, votato a favore di tutti gli articoli, c'è una richiesta di chiarimento rivolta al Governo, e in questo sta la logica del buon andamento; è una discussione, si sta ragionando, non c'è un intendimento ostruzionistico.
Signora Ministra, con tutto il rispetto, è inaccettabile il suo comportamento da un punto di vista politico . Ci dica che non ha notizie, che è fiduciosa, dica quello che lei ritiene, ma il silenzio di fronte a queste richieste da parte dell'opposizione è l'esatto contrario dello spirito che presiede questo Regolamento, che è il rispetto dei ruoli.
Lei è nel ruolo di Governo, questa maggioranza le ha dato la fiducia, noi non le abbiamo dato la fiducia, ma pretendiamo rispetto. Il suo silenzio è mancanza di rispetto nei confronti delle opposizioni. Voi non potete continuare a parlare solo fuori da quest'Aula, nei convegni ! È inaccettabile questo comportamento, è inaccettabile! Risponda, per favore .
PRESIDENTE. Grazie. Preciso che, in base al Regolamento, devo procedere così come previsto. Quindi, non c'è un obbligo procedurale da parte della signora Ministra di intervenire o meno.
PRESIDENTE. Quindi, passiamo necessariamente all'ordine del giorno n. 9/2528/22 Faraone, il cui presentatore non ha accettato la riformulazione. Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2528/22 Faraone, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/23 Del Barba, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Ha chiesto di parlare l'onorevole Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Sì, a questo punto intervengo su quest'ordine del giorno perché riguarda il tema dell'educazione affettiva e sentimentale nelle scuole e la previsione di un fondo, una dotazione, che possa garantire questa possibilità in tutte le scuole, su cui, ovviamente, il Governo ha espresso parere contrario. Guardi, Ministra, non c'è nemmeno la parola “sessuale” in quest'ordine del giorno, ci riferiamo esclusivamente all'educazione affettiva e sentimentale. Non c'è nemmeno la parola “genere”, lo dico a favore del centrodestra, della Lega.
Quindi, è un ordine del giorno che non va a toccare quelle parole chiave che per voi sono sentinelle d'allarme e che già vi dispongono al voto contrario. Io credo che prevedere esclusivamente la repressione, attraverso l'introduzione di questo nuovo reato, non ci porterà lontano. Per quanto noi voteremo a favore dell'introduzione del reato di femminicidio, sappiamo benissimo che la repressione interviene soltanto quando ormai, purtroppo, una vita è stata stroncata.
Dobbiamo intervenire soprattutto perché, in via preventiva, questo non si verifichi, e, con buona pace della Ministra Roccella, che non crede, evidentemente, a quelle che sono le indicazioni che provengono sia dall'UNESCO che dall'OMS, l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole, in realtà, fa parte proprio di quella strategia di prevenzione che non soltanto ci richiede la Convenzione di Istanbul, che noi abbiamo ratificato, e quindi a cui l'Italia dovrebbe adeguarsi, ma sostanzialmente tutte quelle buone pratiche e linee guida a livello europeo e internazionale a cui l'Italia ha aderito.
Ora, io capisco che all'interno della maggioranza ci siano molti che dubitano della utilità dell'OMS, di quello che sostiene l'OMS, tanto da paventare addirittura l'uscita del nostro Paese dall'OMS; probabilmente non viene più condiviso nemmeno il lavoro che fa l'UNESCO, che pure chiede l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole come elemento di tutela della parità di genere e di salvaguardia dei diritti dell'uomo e della donna. Però, Ministra, io la invito a riflettere quantomeno sul fare una scommessa.
Non credete all'OMS, non credete all'UNESCO, non credete ai dati, non credete alle parole di Gino Cecchettin, che in Commissione femminicidio ha ricordato l'importanza della prevenzione attraverso l'educazione nella scuola fin dalla scuola dell'infanzia. Fate una scommessa: siccome finora non ha funzionato, proviamo. Male non può fare, male male resteranno le cose come sono, ma sicuramente non ci saranno effetti negativi. Allora io le propongo, Ministra, nel dubbio, di provare a dare ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze, degli strumenti che siano diversi dal passaparola o dallo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Semplicemente per chiedere di sottoscrivere quest'ordine del giorno, che, come abbiamo visto, si inserisce in tutto un filone di iniziative per cercare di riportare in un discorso completo quello che è il problema dell'educazione dei nostri bambini e dei nostri ragazzi. Qua i colleghi chiedono semplicemente di prevedere delle iniziative opportune per introdurre l'educazione affettiva fin dai primi anni della scolarizzazione, e, come abbiamo avuto modo di illustrare anche durante la discussione sul disegno di legge Valditara, è un qualche cosa che, secondo noi, è fondamentale.
Qua stiamo parlando di femminicidio, stiamo parlando, come hanno detto tanti colleghi prima di me e molto meglio di me, dell'esito nefasto che produce la mancanza di educazione, non solo di educazione sessuale, ma anche di educazione affettiva. E quindi, come giustamente è stato già detto e come modestamente ripeto, è necessario che, prima di tutto, ci sia un percorso educativo serio e si affronti il problema fin dalle radici, quindi dico che quest'ordine del giorno va nella direzione giusta. Ora, il punto mi pare sia abbastanza semplice, peraltro.
Il parere negativo del Governo è assolutamente coerente con quella impostazione ascientifica e ideologica che è stata data non solo nell'espressione di pareri negativi su provvedimenti analoghi, su ordini del giorno analoghi che sono stati presentati in questo dibattito, ma anche durante la discussione del DDL Valditara. Quindi, non è qualcosa che ci stupisce, è un qualche cosa che ci conferma, invece, la volontà di questa destra di seguire una linea ideologica ben precisa, a prescindere da quelle che sono anche le risultanze degli studi scientifici più moderni. Quindi mi auguro, viceversa, che quest'ordine del giorno possa avere l'approvazione dell'Aula .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Serracchiani. Ne ha facoltà.
DEBORA SERRACCHIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per sottoscrivere, ovviamente, quest'ordine del giorno e anche per suggerirle, Presidente, visto che non abbiamo avuto mezz'ora di tempo per poter discutere, ma visto che i colleghi lo stanno facendo qui in emiciclo davanti a noi, forse avremmo potuto cogliere l'occasione, e l'avrebbe potuta cogliere anche la Ministra Roccella, perché pochi minuti fa la presidente Bongiorno ha dichiarato che si faranno modifiche al testo sul consenso per migliorarlo.
Allora, noi immaginiamo che la Ministra Roccella sia pienamente informata di quali modifiche dovranno essere fatte, perché dovrà essere la Ministra Roccella, insieme al Ministro Nordio, immagino, a dire di “sì” a quelle modifiche. Allora, delle due l'una, Presidente: o questo accade al Senato senza che la Ministra ne sia informata o questo sta accadendo al Senato e la Ministra sa e non ce lo vuole dire.
Per suo tramite, Presidente, in questi giorni abbiamo visto in tanti un video molto carino di un opossum che cammina, si mette davanti a uno specchio e, quando si riconosce allo specchio, si finge morto, capovolgendosi. Beh, è l'impressione che sta dando in questo momento la Ministra Roccella!
PRESIDENTE. Grazie, deputata Serracchiani… A me non risulta nessun altro…L'onorevole Magi e, ho capito bene, qualcun altro del MoVimento 5 Stelle? Allora, prima l'onorevole Magi e, poi, l'onorevole Quartini. Prego, onorevole Magi.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere di sottoscrivere quest'ordine del giorno, che prova a concentrare l'attenzione del Governo su una serie di attività di prevenzione che vogliono affrontare il gravissimo tema del femminicidio, della violenza di genere in termini più ampi, come andrebbe affrontato, cioè in maniera sistemica. Purtroppo, però, quello che sta accadendo in queste ore, vedendo i lavori in simultanea, della Camera e del Senato, ci dimostra in maniera definitiva che questo è un Governo, colleghi - e lo dico ai colleghi degli altri gruppi di opposizione -, che sa solo fare del populismo penale, sa solo introdurre nuovi reati, ha una concezione, peraltro, illiberale e tutt'altro che garantista del diritto.
Quindi, mi pare di poter dire che è sostanzialmente impossibile fare degli accordi con un Governo del genere, tanto più - in questo sono d'accordo con il collega Fornaro - accordi che, in qualche modo, si illudano di passare sopra la testa del Parlamento. Questo è un Governo che dimostra, con quanto sta accadendo oggi in simultanea, nell'Aula della Camera, in quest'Aula, e nell'Aula di Palazzo Madama, qual è la sua concezione del diritto. Ogni fenomeno sociale va affrontato con il codice penale, persino su una modifica del codice Rocco, la Ministra Roccella ha ritenuto di dover essere prudente, su una modifica che dovrebbe portare - semplicemente per il buonsenso e perché il diritto non deve mai fare scelte terminologiche discriminatorie - a definire i reati nei confronti di una persona e non nei confronti di un uomo. Ma vedremo se riusciremo a tornare su quello. Chiedo, quindi, di sottoscrivere quest'ordine del giorno.
PRESIDENTE. La deputata Grippo sottoscrive a nome di tutto il gruppo di appartenenza.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà. Poi, l'onorevole Francesco Silvestri.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. A me sembra un ordine del giorno assolutamente condivisibile, tant'è che gran parte almeno dell'emisfero dell'opposizione, chiede di sostenerlo, si chiede di sottoscriverlo. Penso che sia talmente anche banale, per certi versi, che trovo veramente spregiudicato da parte del Governo non accoglierlo così come è scritto. Poi, capisco tante questioni, però su questa sinceramente rimango abbastanza incerto, perché non si cita il non si cita il sesso - questo a scanso di equivoci rispetto ai traumi freudiani che queste due cose generano nei banchi della maggioranza -, ma si parla finalmente, anche in questo caso, come in altri casi, di prevenzione. Qui si sta facendo un ragionamento esclusivamente oggettivo: prevenire è meglio che curare, si dice, ma io dico che prevenire aiuta anche a prevenire la stessa repressione.
Ora, è chiaro che se io faccio un'operazione di prevenzione, questa politicamente non paga, non si vedono subito i risultati. Questo è ovvio, perché, se tutte le persone smettessero oggi di fumare, per esempio, i risultati li potremmo cogliere non prima di dieci anni. Quindi, se si smette di fumare, prima di dieci anni non si vedono i risultati. Se, invece, si proibisce qualcosa, si fa del panpenalismo. Ecco che in questo caso si può rivendicare in maniera propagandistica, populistica, il risultato immediato. Ed è quello che la maggioranza sta facendo. Mi sembra siano più di 30 i nuovi reati: ma a che cosa sono serviti questi nuovi reati se aumenta il rischio di sicurezza nelle città ? A che cosa sono serviti Vi servono esclusivamente per la vostra propaganda.
E trovo ciò sinceramente imbarazzante. Secondo me, la Ministra, in questo momento, Presidente, lo dico tramite la sua figura, si vergogna anche di sé stessa, si vergogna di essere in Aula dopo aver tradito un patto di lealtà Questo è il dato di oggi. Oggi che si festeggia la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Governo, al Senato, si assume la responsabilità di rimandare in Commissione un provvedimento che era stato condiviso. Io credo sia inaccettabile e assolutamente riprovevole, Presidente
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Però inizio con un richiamo al Regolamento, articoli 8 e seguenti, banalmente, per chiederle se possiamo silenziare un po' l'Aula, perché, se ci è stato impedito di fermarla per mezz'ora, per poi discutere mentre noi parliamo, questa è un'ulteriore mancanza di rispetto a quella parte di opposizione che chiede un ragionamento su quello che è successo. Quindi, o si sospende l'Aula e si parla - e parlano - oppure si esce dall'Aula mentre parla l'opposizione, perché così non è gestibile ed è - ripeto - un'ulteriore mancanza di rispetto. E vengo al fatto che sottoscrivo anch'io l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Allora, intanto, le chiedo una cosa. Quindi, raccogliendo l'istanza del collega, prego tutti quanti un maggior silenzio, per favore. Prego.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Nel sottoscrivere l'ordine del giorno, c'è una cosa che non capisco. Io prima ho citato l'applauso che è stato fatto alla fine dell'Aula. Adesso cito delle parole, però, che sono state dette nelle dichiarazioni di voto. Mi riferisco alla collega Carfagna, che ha detto che l'Italia diventa sempre più all'avanguardia nel contrasto alla violenza di genere, dopo vent'anni di passi avanti. La collega di Forza Italia ha parlato di scelta profondamente umana, il confine più semplice, più sacro della libertà di una persona. La collega della Lega ha parlato del fatto che il nucleo centrale diventa il consenso, ha parlato di svolta storica. Lo ripeto: svolta storica.
Allora, di fronte a queste parole, queste parole sono state annullate, disintegrate dalla collega Bongiorno, che oggi ha dichiarato e ha detto che il vostro lavoro, non solo il nostro, il vostro lavoro, a fronte delle parole così importanti che avete pronunciato in quest'Aula, è fuffa, va migliorato, va modificato, va cambiato. Allora, visto che parliamo di svolta storica e che dite che ogni minuto perso per una legge del genere paralizza una donna che viene aggredita in tal senso, allora la velocità, la tempestività è sostanza, è sostanza umana come veniva detto. Allora, se la collega Bongiorno ha disintegrato il vostro lavoro, non solo il mio appello è alla Ministra, che vedo che non reagisce, ma è anche alle forze di maggioranza. Rispetto a un commento politico che è stato fatto dall'altra parte e che vi riguarda, riguarda il vostro lavoro, le parole che avete pronunciato in Aula, chiedo anche alle forze di maggioranza di alzarsi e parlare. È un atto politico importante. Allora, il mio appello è: care forze di maggioranza della Camera dei deputati, reagite, dite qualcosa anche voi: sapevate, non sapevate? Partecipate a questa discussione, sennò è tutto inutile
PRESIDENTE. Prima di dare la parola, avverto che il gruppo MoVimento 5 Stelle ha esaurito i tempi previsti dal contingentamento, ma, essendone stata fatta richiesta, la Presidenza concederà a tale gruppo un tempo aggiuntivo pari ad un terzo rispetto al tempo originariamente assegnato al gruppo medesimo dal contingentamento.
Ha chiesto di parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà. Poi l'onorevole Pavanelli.
VITTORIA BALDINO(M5S). Grazie, signor Presidente. Chiedo di sottoscrivere l'ordine del giorno del collega Del Barba, perché questa è una battaglia che stiamo conducendo ormai da settimane, quella dell'introduzione dell'educazione sessuo-affettiva nelle scuole, perché siamo fermamente convinti che la repressione senza la prevenzione non serva praticamente a nulla.
Penso che l'incedere lento con cui si approverà il disegno di legge sul consenso informato, grazie al lavoro delle opposizioni, grazie ad una presa di posizione ideologica del centrodestra, faccia il paio con l'incedere lento con cui si approverà in maniera definitiva la proposta di legge sul consenso libero e attuale in caso di rapporto sessuale.
Io me lo ricordo quel lungo applauso che ha risuonato in quest'Aula la settimana scorsa; mi ricordo le dichiarazioni, che ci ha ricordato poco fa il collega Silvestri, di alcune esponenti del centrodestra e della stessa Ministra Roccella dopo l'approvazione di quella proposta di legge, che ha fatto in modo che tutti ci sentissimo fieri, per una volta, di far parte del Parlamento, di essere legislatori e di aver fatto una cosa che serviva in quel momento al Paese, a tutte le donne.
Prendo atto, signor Presidente, che siamo di fronte all'unico caso in cui state facendo funzionare il bicameralismo . È l'unico caso in cui una legge viene approvata all'unanimità in una parte del Parlamento, in una Camera, ma poi arriva nell'altra Camera dove viene probabilmente stravolta - ce l'ha detto la collega Bongiorno - per poi ritornare, probabilmente, in quest'altra Camera. In quel caso, il bicameralismo funziona. Allora, fate funzionare il bicameralismo nell'unico caso in cui non aveva senso far funzionare il bicameralismo. Ci bastava anche una sola lettura, perché era quella legge che andava a tutelare, finalmente, le donne e non andava a tutelare gruppi di potere, per cui non c'era bisogno di ritornare nell'altra Camera! Allora, in quel caso, signor Presidente, signora Ministra, sarebbe stato meglio il monocameralismo di fatto.
È vero che, come diceva la collega Sportiello poco fa, a volte la Ministra, quando parla, dice cose - per usare un eufemismo - poco condivisibili, però, in questo caso, sarebbero opportune delle sue parole per spiegarci, anche per rassicurarci rispetto a quello che sta succedendo. Ma, vede, Ministra, non per rassicurare noi, ma per rassicurare la sua stessa maggioranza, perché si percepisce l'agitazione tra i banchi della maggioranza in questo momento, soprattutto da parte di alcune colleghe della maggioranza, che si stanno chiedendo che cosa sta succedendo. Siccome la settimana scorsa, a fronte del caso Quirinale, Colle, eccetera, Bignami ha risposto all'opposizione, dicendo che ciascuno qui ragiona con la propria testa, allora, Ministra, ci faccia vedere che lei ragiona con la sua testa e ci dice quello che sta accadendo e si assuma le sue responsabilità !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Vorrei lanciare un appello alla maggioranza e, soprattutto, alla Ministra: fermatevi, telefonate a Giorgia, chiamatela, perché ha appena rilasciato un'intervista, dove, evidentemente, non è stata informata di quello che sta succedendo in Senato. Perché ha appena rilasciato un'intervista a dove parla di un accordo con le opposizioni, del fatto che lei ha un Governo che si interessa dei problemi delle donne e, soprattutto, del tema della violenza sulle donne, che fa accordi con le opposizioni, perché ha un dialogo con le opposizioni, e parla del fatto che si sta per votare una legge in Senato e una alla Camera, proprio oggi e, in realtà, non è così. Questo è stato rilasciato pochi minuti fa .
Informatela, Ministra . Se non volete prendere una pausa per dialogare tra di voi e con la Ministra, fatelo almeno per informare la Presidente del Consiglio che, nonostante sia nel Palazzo accanto, ignora completamente quello che sta accadendo nelle Camere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Leggo le parole virgolettate della senatrice Bongiorno e le commento anche: “Sarebbe stato bellissimo approvare oggi il disegno di legge che mette al centro il consenso, ma nell'ambito della Commissione sono state segnalate alcune modifiche, devo dire che ci sono alcune piccole lacune. La legge sarà fatta, un poco meglio, soprattutto su un comma”.
Ecco, credo che questa dichiarazione sia, a dir poco, scandalosa. Mi sembra molto strano che un'esperta giurista, una avvocata di fama come Bongiorno non abbia letto i dispositivi della legge per tempo. Lei sapeva, come sappiamo qui noi tutte e tutti, che oggi è il 25 novembre e il Governo ha fatto di tutto perché si approvi oggi alla Camera dei deputati questo DDL sul femminicidio, che noi siamo pronti e pronte, con molta convinzione, a votare, ma non possiamo essere presi e prese in giro in questo modo Non possiamo, soprattutto a fronte di quello che il Paese si aspetta. Non possiamo prendere in giro le donne. Non possiamo rivolgerci all'altro ramo del Parlamento, come se qui fosse un insieme di incompetenti, di distratti, di persone che hanno votato un DDL senza che ci fosse addirittura l' della Presidente del Consiglio. Ma non si può, assolutamente.
Ed è per questo che noi, questa sera, ribadiremo questa nostra posizione, che è corretta rispetto a quanto deciso, a quanto accordato con voi della maggioranza, con il Governo e, ripeto, perfino con la Presidente del Consiglio
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, ovviamente voterò a favore di quest'ordine del giorno. Io vorrei ringraziare, in particolare, l'onorevole Silvestri, ma mi riferisco anche alle parole testuali lette dall'onorevole Zanella. Mi rivolgo alla maggioranza, perché quando la presidente Bongiorno motiva la modifica - ma non è semplicemente una modifica -, sostenendo che sarà fatta, ma migliorandola un po', vorrei dire al presidente Maschio, alla collega Varchi, autorevole correlatrice di quella legge, al collega Pittalis, esimio giurista che in Commissione giustizia ci insegna - per fortuna che c'è - che forse non ha segnalato bene all'onorevole Marrocco quale indecenza si stesse facendo o quali errori si stessero commettendo, però è l'occasione che almeno adesso la prenda da parte e glielo spieghi, perché, non spiegandoglielo lui, glielo ha spiegato l'onorevole Bongiorno. Mi riferisco anche all'onorevole Matone della Lega, che ci ha fatto una spiegazione straordinaria della valenza e dell'importanza di quella legge e la collega Bongiorno spiega: ragazzetti, mettetevi da parte che adesso ci pensiamo noi, perché voi non siete capaci . Complimenti alla maggioranza. Davanti a un'umiliazione del genere, francamente, uno che si alzi e che abbia gli attributi per alzarsi e dire: ma per favore! Una parola. No! Ormai abbiamo capito che la Ministra sta lì di passaggio e, magari, presto se ne andrà anche, ma almeno tra quelli della maggioranza, che stanno qui, che si alzasse uno e dicesse anche una semplice parola: scusate. Basterebbe questo
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2528/23 Del Barba, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/24 Boschi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2528/24 Boschi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2528/25 Gadda. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2528/25 Gadda, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Prima di passare al voto finale, sospendo la seduta per cinque minuti.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale. Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Cari colleghi, care colleghe, siamo arrivati al punto in cui questo DDL, sia in quest'Aula che fuori, viene presentato come l'unica soluzione. Io intervengo perché resti agli atti che non è così. Non è l'unica soluzione e non è neanche la più efficace. Questo DDL non fermerà la violenza di genere né i femminicidi. Perché questo provvedimento non porterà maggiore giustizia. Arriva dopo, quando le donne sono morte, non prima, quando la violenza sarebbe ancora evitabile. È cioè la risposta panpenalista, ma che non risolve il problema. E voi tutti lo sapete. È solo l'ennesimo provvedimento che affronta la violenza di genere senza investire nelle politiche realmente necessarie. Si continua a ricorrere quasi esclusivamente al diritto penale, inasprendo le pene con norme-manifesto che rispondono più a esigenze simboliche e securitarie che ad una autentica strategia di prevenzione. Ma senza risorse, senza educazione e rispetto, senza un impegno serio nel contrasto della cultura maschilista e patriarcale, nessuna norma penale potrà arginare la violenza maschile contro le donne.
L'inasprimento delle pene rischia di trasformarsi in populismo penale, che promette protezione mentre in realtà produce solo consenso costruito sulla durezza delle sanzioni. Chi uccide una donna non è un mostro isolato, ma il prodotto di una cultura che dobbiamo cambiare alla radice. Se la pena diventa vendetta e tocca la vetta della vendetta, prevedendo un'unica pena con un automatismo che è la pena massima, l'ergastolo, e non giustizia, non stiamo difendendo le donne. Stiamo rinunciando alla trasformazione sociale di cui c'è urgente bisogno. Stiamo dicendo quello là che ha commesso questo terribile reato è un mostro. In quel momento la società si sta già autoassolvendo, dicendo che è qualcosa di totalmente diverso da se stessa. Dare l'ergastolo al mostro non salverà la sua vittima e non risolverà il tema fondamentale del contesto in cui quel mostro ha preso vita, nelle case, nelle classi e nelle strade.
Se la vostra coscienza è a posto, io credo che, a maggior ragione, dopo quello che è accaduto oggi pomeriggio, quando nell'altro ramo del Parlamento si sarebbe dovuto votare un altro tipo di provvedimento che apportava al codice penale, in materia di stupro e di violenza, una modifica ragionevole e razionale che ci allineava anche alle convenzioni internazionali, non dovremmo essere tranquilli di fronte a questo unico approccio, perché in questo momento resta l'unico approccio. A cosa serve ce lo urlano le piazze nel Paese, ce lo urlano le studentesse e gli studenti, soprattutto ce lo urlano i Paesi dove la violenza di genere è affrontata con un approccio integrato. Serve educazione, serve prevenzione, serve sostegno concreto, non solo repressione. È su questo che dobbiamo investire, se vogliamo davvero proteggere le donne e costruire una società più giusta. Si potrebbe dire: beh, belle parole, ma che cosa significa? Significa, ad esempio, guardare che cosa è accaduto in un Paese come la Spagna, nel quale c'è stato un abbattimento del 30 per cento dei femminicidi. Come è stato possibile? Con una norma integrata sul tema della violenza di genere e con uno stanziamento di 600 milioni di euro l'anno che costruisce una rete di operatori che sono in grado, in modo capillare, di raccogliere le segnalazioni delle prime avvisaglie, cioè dei reati sentinella, di quei reati che costituiscono sempre, nei casi di femminicidio, le avvisaglie.
Questa rete è in grado di utilizzare le avvisaglie per costruire una rete insieme di protezione, ma anche, sì, di prevenzione e di sorveglianza nei confronti dell'uomo violento che ha agito. Seicento milioni di euro l'anno. La cosa peggiore che c'è in questa norma che noi oggi votiamo è l'invarianza di spesa - ho votato contro quell'articolo, penso l'unico voto contrario in quest'Aula -, perché questo significa, appunto, fare del populismo. Le norme contro il femminicidio nel nostro Paese richiedono l'uso… 600 milioni in Spagna, 630.000 euro in Italia, forse sta tutto qui il problema, forse è tutta qui la mancanza di serietà con la quale vogliamo affrontare questo tema.
E nell'esprimere questo giudizio su questo provvedimento, questa dichiarazione di voto, segnalo un appello che è comparso, a firma di autorevolissime personalità del femminismo come Tamar Pitch, Maria Luisa Boccia, Patrizia Meringolo, Monica Toraldo di Francia, Xenia Chiaromonte, Giulia Melani e tante altre, sul sito de , e che contiene esattamente, in modo molto più articolato e ben espresso di quanto possa aver fatto io, le ragioni per cui, proprio da un punto di vista femminista, di chi è fermamente convinto che la piaga dei femminicidi vada affrontata in maniera profonda e reale, questo provvedimento può fare una piccola parte ma che, se lasciato da solo, è anche la parte sbagliata di cui non abbiamo bisogno.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gebhard. Ne ha facoltà.
RENATE GEBHARD(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. L'istituzione del reato di femminicidio è un passo che riteniamo necessario e indispensabile ai fini della prevenzione e della tutela delle donne vittime di violenza, siamo dunque favorevoli.
Le modifiche così introdotte al codice penale, da una parte rafforzano le pene previste con la sanzione dell'ergastolo, dall'altra hanno come punto decisivo la qualità della persona offesa, dunque della donna, e delle condotte preordinate a cagionare la morte di una donna come atto di discriminazione, di odio, di prevaricazione o di atti di controllo, possesso o dominio nei confronti della donna che ne è vittima. Il nuovo articolo 577- del codice penale è dunque del tutto coerente con la Convenzione di Istanbul: l'inasprimento delle pene è parte di una strategia in cui l'altra condizione fondamentale sia nelle politiche educative, di informazione e di sostegno che possono essere attivate in ambito scolastico, culturale e sociale.
Ai fini del contrasto alla violenza di genere, ribadiamo il principio che l'educazione sessuo-affettiva e alla parità di genere debba essere riconosciuto come materia essenziale nell'ambito dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica. E che ciò sia urgentemente necessario per realizzare il necessario cambiamento culturale è dimostrato anche dalle recenti dichiarazioni misogine di politici di tutto il mondo. Sarebbe ora di superare le ipocrisie che si insidiano e si manifestano ogni qualvolta, ancora oggi, si propongono distinzioni o ci si prefigge di porre ostacoli all'educazione sessuo-affettiva, alla parità di genere e alla libera e autonoma determinazione delle donne. Vorrei dirlo in un altro modo: basta con le lacrime di circostanza, tanto ingannevoli quanto labili, se si rifiuta di educare il minore a riconoscere quando e come saper dire di “no” e ad accettare un “no”, e quindi di prevenire ogni atto di violenza contro le donne. Anche su questo piano si ripropone il medesimo imperativo riconosciuto con l'approvazione del consenso libero e attuale ad atti sessuali: occorre un consenso esplicito a cui conseguano atti coerenti, ai fini dell'educazione e contro ogni atto di discriminazione e di offesa della donna. Per queste ragioni, esprimo il voto favorevole della componente politica Minoranze linguistiche al provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Guardi, Ministra, avrei voluto poter fare questa dichiarazione di voto in un clima di collaborazione tra maggioranza, opposizione e Governo ben diverso da quello in cui ci troviamo ad affrontare questa dichiarazione di voto, perché purtroppo sappiamo che pochi minuti fa al Senato la maggioranza, in modo particolare Lega e Fratelli d'Italia hanno completamente rotto l'accordo assunto e siglato dalla Presidente del Consiglio Meloni sulla modifica al reato di violenza sessuale, che avevamo votato all'unanimità in quest'Aula proprio la settimana scorsa.
Se voi avete fatto venire meno la vostra parola, se la maggioranza ha mancato rispetto all'impegno assunto con le opposizioni sulla violenza sessuale, noi non mancheremo all'impegno preso, non tanto con la maggioranza quanto con i cittadini e con le cittadine, soprattutto con le vittime di femminicidio, le loro famiglie e le associazioni che da sempre si battono a fianco delle donne vittime di violenza, e voteremo questa legge che introduce il reato di femminicidio e, pertanto, annuncio fin da adesso il voto positivo di Italia Viva alla Camera, così come già avvenuto al Senato.
Noi introduciamo questo nuovo reato, il reato di femminicidio, e la parola “femminicidio” non indica il sesso della vittima di colei che muore, ma il motivo per cui è stata uccisa, perché se una donna viene uccisa in una rapina non è femminicidio, è femminicidio quando una donna viene uccisa in quanto tale. Allora, “se dire omicidio ci dice che qualcuno è morto, dire femminicidio ci dice il perché”. Queste sono le parole di Michela Murgia, che credo meglio di molte altre spieghino il significato del voto che stiamo esprimendo in quest'Aula, sicuramente meglio di quello che potrei fare io o anche di tanti pur autorevoli esperti che abbiamo ascoltato in queste settimane. Infatti, è vero che l'introduzione di questo reato non modifica la pena massima, quella dell'ergastolo, a cui si poteva giungere anche con la previsione oggi nel nostro ordinamento dell'aggravante di femminicidio, ma quello che cambia è proprio la costruzione della fattispecie, la consapevolezza di quello che è il disvalore rispetto all'uccisione di una donna in quanto donna, un'uccisione che avviene per motivi di odio, di discriminazione, di oppressione e, comunque, di limitazione di quelle che sono le libertà fondamentali delle donne.
Allora, ci si è chiesto se fosse necessario intervenire con una legge. I dati ci dicono di sì, che è necessario intervenire in modo puntuale per quanto riguarda le uccisioni delle donne in quanto donne, perché, sebbene gli omicidi nel nostro Paese negli ultimi dieci anni siano in diminuzione, non sono in diminuzione i femminicidi. Soprattutto, noi sappiamo che ogni volta che c'è una uccisione all'interno di un rapporto di coppia, attuale o magari finito, nel 90 per cento dei casi è l'uomo che uccide la donna; nel caso di maltrattamenti in famiglia, sappiamo che nell'83 per cento dei casi sono gli uomini ad essere autori dei reati; nel caso di atti di persecuzione, nel 75 per cento dei casi sono gli uomini a compiere quei reati; nel caso di violenza sessuale, il 93 per cento delle volte sono gli uomini ad essere autori di quei reati. Allora, è necessario intervenire, come ci dicono i dati, se ancora oggi nel nostro Paese 6.400.000 donne sono vittime di violenza e il Lazio e l'Umbria insieme corrispondono a sei milioni e mezzo di donne.
È necessario intervenire anche secondo quelli che sono gli impegni assunti dal nostro Paese sia in ambito europeo che in ambito internazionale. Ricordo, fra tutte, la Convenzione di Istanbul, ma anche alcune risoluzioni del Parlamento europeo, da ultimo quella del 2019, o dell'Assemblea generale dell'ONU, la Dichiarazione di Vienna delle Nazioni Unite e, ancora, la direttiva del 2024. Ma ce lo dice anche la nostra Costituzione, in modo particolare l'articolo 3, al secondo comma, perché, di fatto, se ci sono situazioni di disuguaglianza concreta occorre intervenire per rimuovere quelle disuguaglianze e questo è il caso, purtroppo, ancora oggi nel nostro Paese della condizione che si trovano ad affrontare le donne. Spesso si è detto: il diritto penale è neutrale. Lo è fino a un certo punto e basta pensare che nel codice penale la parola “donna” viene citata una sola volta, quando si fa riferimento alla donna incinta. Allora, è necessario intervenire per cambiare soprattutto a livello culturale.
Però, Ministra, non illudiamoci che cambiare una norma penale e introdurre un nuovo reato possa risolvere la situazione. Glielo dico avendo svolto nei vari ruoli, sia di Governo che di opposizione, da parlamentare e da Ministra, spesso in prima persona, attività che mi hanno portato a porre al centro del mio impegno le pari opportunità e il contrasto alla violenza di genere. Proprio nel 2013, quando introducemmo l'aggravante di femminicidio - fu il mio primo intervento in quest'Aula da giovane deputata -, eravamo di fronte ad una situazione drammatica - quell'anno, 179 femminicidi -, però anche quella volta non ci limitammo alla repressione e introducemmo per la prima volta la previsione di un Fondo nazionale contro la violenza di genere, che portò nel 2015, con il Governo Renzi, all'approvazione del primo piano nazionale antiviolenza - non c'era mai stato nel nostro Paese - e all'istituzione di una cabina di regia nazionale, dove i vari enti locali, regioni e Governo dialogavano insieme alle associazioni, ai centri per le donne vittime di violenza e alle case rifugio. Prevedemmo per la prima volta, con i nostri Governi, risorse per i centri per gli uomini maltrattanti, ricevendo accuse e offese da destra e da sinistra per quello, ma tracciando una strada nuova. Rafforzammo le risorse per i centri antiviolenza che svolgono un ruolo fondamentale tutt'oggi e che devono essere garantiti nella possibilità di svolgere la loro attività. Poi il codice rosa nei pronto soccorso, la formazione obbligatoria. Tanta strada è stata fatta negli anni successivi con il reddito di libertà e con misure che vanno ad aiutare le donne, che denunciano, vittime di violenza.
Però, Ministra, purtroppo il lavoro da fare è ancora enorme e gigantesco. Allora, il primo elemento su cui intervenire oggi è soprattutto quello dell'educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Su questo, Ministra, torno, perché spesso le famiglie non sono la soluzione. Spesso le famiglie sono il modello sbagliato, spesso è nelle famiglie che i minori sono vittime di violenza assistita ed è proprio attraverso la scuola e un'educazione diversa che si rompe un modello sbagliato di rapporto tra uomo e donna. Su quello dobbiamo investire e su quello hanno investito i Paesi, come la Spagna, che hanno vinto la sfida rispetto alla diminuzione dei reati di femminicidio. È quello che manca, invece, nella visione di questo Governo e che manca nella visione della maggioranza.
Prendo, però, il lato positivo, che si arrivi a un voto all'unanimità che introduce questo reato di femminicidio, nonostante in altri Paesi - penso a Milei in Argentina, che addirittura il reato di femminicidio lo vuole cancellare, o alle dichiarazioni del Presidente Trump, che nega la violenza domestica - c'è una destra che in realtà fa fare passi indietro rispetto a conquiste che sembravano ormai acquisite.
Allora, Ministra, in questa gigantesca operazione culturale ed educativa, che tutti noi dobbiamo sentirci di portare avanti in prima persona, credo che un ruolo fondamentale lo debbano svolgere gli uomini. Io non penso, ovviamente, che tutti gli uomini siano colpevoli - ci mancherebbe altro - ma credo che tutti siano responsabili non in senso oggettivo. Io non credo a una responsabilità oggettiva degli uomini rispetto alla violenza sulle donne. Penso che siano responsabili in senso positivo, cioè che oggi ci sono degli uomini in grado di assumersi la responsabilità e l'impegno di contrastare la violenza sulle donne offrendo un modello diverso e lavorando fianco a fianco con le donne, sentendo questa battaglia come la loro battaglia. In questo io credo che gli uomini oggi abbiano la possibilità di portare avanti una vera e propria rivoluzione, essere artefici di una rivoluzione del modello rispetto al passato, perché, per fortuna, la violenza sulle donne non è iscritta nel DNA degli uomini, non è una componente genetica degli uomini contro la quale nulla si può fare, ma è il risultato di una scelta frutto anche di una società e di una cultura che noi possiamo cambiare. Io faccio politica e noi facciamo politica perché pensiamo che non ci si possa rassegnare a vedere un mondo che non cambia, anzi la politica serve proprio a cambiare quello che è sempre stato in un certo modo perché non sia più così.
Allora chiudo, Ministra. A volte rispetto al lavoro e all'impegno su questi temi, che tanti di noi portano avanti da tanti anni, vediamo l'ennesimo femminicidio. Purtroppo, piangiamo l'ennesima ragazza o donna che viene uccisa in maniera violenta e, purtroppo, in maniera drammatica e ci viene da pensare che tutto lo sforzo e tutto l'impegno profusi finora siano stati inutili. Ci sentiamo un po' come delle gocce nel mare rispetto al nostro impegno. È proprio lì, invece, che dobbiamo pensare che quell'impegno deve essere portato avanti con determinazione e con perseveranza e che non è inutile, perché non siamo una goccia nell'oceano ma siamo una goccia che scava la roccia e che questa società la può cambiare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ministra Roccella, innanzitutto grazie. Onorevoli colleghi e onorevoli colleghe, oggi è il 25 novembre. Come sapete, è la giornata simbolo della lotta alla violenza di genere. Oggi vediamo simboli importanti anche a livello internazionale. Pensiamo alle scarpette rosse. Abbiamo inaugurato stamattina una bellissima mostra a San Macuto del liceo “Enrico Fermi” di Salò, proprio con l'artista Elina Chauvet, che per prima ha dato vita a questa installazione sulla morte della sorella, appunto, uccisa per femminicidio. Pensiamo alle panchine rosse o ai palazzi illuminati di rosso.
Sono tutti simboli importanti che servono e ci aiutano a rendere consapevoli sempre più persone della gravità del fenomeno, ma dobbiamo aggiungere qualcos'altro. Voi mi conoscete, sono una donna concreta, pratica e pragmatica, che preferisce i fatti ai discorsi e la ricerca della soluzione rispetto al fatto di lamentarsi dei problemi e alla strumentalizzazione. Allora, oggi abbiamo aggiunto quel qualcosa. Con il voto di oggi diamo finalmente concretezza giuridica ad un lavoro corale, che nasce dall'impulso del Governo per affermare un principio in maniera forte e decisiva: la libertà delle donne non è una concessione, ma uno spazio che lo Stato ha il dovere di difendere con interventi di prevenzione e repressione.
Oggi stabiliamo che il femminicidio non è un fatto, non è un dramma familiare, non è un raptus, ma è un crimine fondato su possesso, dominio e odio, e come tale deve essere riconosciuto, nominato e punito. Con questo provvedimento introduciamo finalmente nel nostro ordinamento un reato autonomo, chiaro e inequivocabile: chi uccide una donna in quanto donna, perché la considera sua, perché rifiuta la sua libertà e perché pretende di governare i sentimenti, i movimenti e la vita, risponderà con la pena più alta prevista dal nostro ordinamento, ossia l'ergastolo.
La stessa pena colpirà chi sopprime la vita di una donna per punire il suo “no” e per vendicarsi di un legame che lei non vuole o non vuole più. Diamo così riconoscimento giuridico a ciò che da anni raccontano le statistiche, i tribunali, la cronaca e il dolore delle famiglie. L'uccisione di una donna non è un omicidio come gli altri, ha una matrice specifica, culturale e di genere. Noi lo vediamo, noi lo riconosciamo, noi lo contrastiamo. Ma soprattutto, con questa legge, colmiamo una grave falla del sistema; un meccanismo che porta molte donne a non credere nelle istituzioni e a non denunciare, con l'idea che tanto non gli faranno niente.
Alla luce della normativa attuale, chi uccide una ex moglie o una ex compagna non rischia l'ergastolo, ma una pena tra i 24 e i 30 anni; pena riducibile, con il rito abbreviato, anche a 16. Significa che dopo 12 anni può uscire. Dodici anni! Il tempo di un figlio che cresce senza una madre, mentre chi gliel'ha tolta può tornare libero, a volte libero di colpire ancora. Noi questa ingiustizia oggi la cancelliamo.
Non siamo soli: altri Paesi europei - penso a Cipro, a Malta, alla Croazia, al Belgio - hanno già compiuto questa scelta di civiltà, ma nessuno, lo vogliamo dire con orgoglio, ha messo in campo un percorso così coerente e strutturato come il nostro, inaugurato con il codice rosso, proseguito con la legge Roccella e corroborato da tutto il lavoro che stiamo facendo e continueremo a fare anche nella Commissione d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni altra forma di violenza di genere, che sono onorata di presiedere e che per me è diventata una vera missione e non più una Commissione.
Oggi questo cammino arriva ad un nuovo decisivo traguardo. Con questa legge rendiamo più rapide ed efficaci le misure cautelari custodiali. Siamo tutti consapevoli che il divieto di avvicinamento, anche se abbinato a braccialetto elettronico, da solo spesso non basta. Daremo ai magistrati strumenti più solidi per applicare la normativa degli arresti domiciliari e del carcere in presenza di rischio di letalità. Questo significa una cosa semplice e fondamentale: più protezione per le donne, più coraggio nel denunciare, più fiducia nelle istituzioni.
Perché molte donne non denunciano non per debolezza, ma per terrore, perché sanno che la violenza può esplodere quando l'uomo scopre la denuncia. Non denunciano perché hanno paura di non poter sostenere economicamente se stesse e i figli. La violenza economica, la più silenziosa e la più manipolatoria, le incatena. È la violenza che non lascia lividi, ma svuota la libertà. Non denunciano perché temono di non essere credute, se c'è stato un riavvicinamento, se c'è stato un ritardo nella denuncia, se hanno sperato, come è umano, in un cambiamento che non è mai arrivato, perché la violenza ha una dinamica ciclica e manipolatoria, che altera certezze e crudeltà, confonde, isola e indebolisce.
E non denunciano, infine, perché spesso vengono interrogate dopo mesi, a volte dopo anni, e a quelle domande si accompagnano imbarazzo, dolore e giudizio. Una vittimizzazione secondaria che nel nostro Paese ha già pagato davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Per questo la legge investe in modo deciso anche sulla formazione dei magistrati e dei sanitari, sulla conoscenza delle convenzioni internazionali, sul riconoscimento dei pregiudizi e degli stereotipi, sulla capacità di leggere i segnali di rischio, sulla necessità di un linguaggio rispettoso e non lesivo della dignità della donna che testimonia. Perché un magistrato che comprende la violenza di genere è un magistrato che salva le vite.
Colleghi, come presidente della Commissione d'inchiesta sul femminicidio ho avuto l'onore e il peso di ascoltare centinaia di storie, di analizzare centinaia di numeri, di leggere sentenze. Ogni dato nasconde un volto, ogni procedura mancata una possibilità perduta, ogni ritardo un rischio. Per questo, il mio voto e il voto del mio gruppo, Noi Moderati, sarà un voto convinto, determinato, profondamente politico. Votiamo a favore di una legge che non è simbolo, ma è sostanza; che non è bandiera, ma è protezione; che non è promessa, ma impegno concreto dello Stato verso le donne e verso la libertà.
La vita e la libertà delle donne valgono tutto, anche la massima pena. E come ha detto la nostra Premier, Giorgia Meloni, la violenza sulle donne è un atto contro la libertà di tutti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Ho incontrato la parola “femminicidio” per la prima volta alla pagina 171 di un libro, edito da Sonzogno nel 1977, “Crimini contro le donne. Atti del tribunale internazionale 4-8 marzo 1976, Bruxelles”, a cura di Diana E.H. Russel e Nicole Van de Ven. Già nel 1974 questo termine era stato utilizzato dalla scrittrice statunitense Carol Orlock, che aveva recuperato questa definizione giuridica ottocentesca per il suo libro per nominare gli assassini di donne per il fatto di essere donne.
Fu ripreso e diffuso poi dall'antropologa messicana Marcela Lagarde, deputata federale del Messico, tra il 2003 e il 2006, che, assieme ad altre femministe latino-americane, lo adottò per significare la forma estrema di violenza maschile contro le donne, atto finale di un ciclo di sopraffazione e volontà di dominio all'interno di relazioni di intimità e/o di familiarità. A Bruxelles, 2.000 donne provenienti da 40 Paesi di tutto il mondo testimoniarono, denunciando e descrivendo i crimini subiti o conosciuti.
Fu possibile così costruire un mosaico delle differenti forme di violenza esercitate contro le donne in tutto il pianeta ed elaborare proposte di azioni comuni, iniziative concrete all'interno di un quadro strategico generale. Il personale divenne politico, la violenza maschile sulle donne si disvelò per quello che era ed è: un dispositivo di potere consegnato dall'ordine simbolico patriarcale, nelle sue variabili storiche, geografiche, culturali e religiose, ai maschi per mantenere la disciplina e la soggezione sull'altra metà della popolazione umana, le donne.
Fu una risposta radicale del femminismo all'impostazione dei deludenti risultati della pur importante prima Conferenza mondiale delle donne del 1975, indetta dall'ONU a Città del Messico per celebrare l'anno internazionale della donna e promuovere il Decennio delle Nazioni Unite per le donne (1976-1985).
Questo lo dico per dire che scegliere un termine piuttosto che un altro non è indifferente, né un'operazione che si fa a tavolino o in una Commissione, ma frutto di un lungo, spesso tragico cammino storico attraversato dalle lotte instancabili delle donne, dalla rivoluzione prodotta dalla libertà e dalla soggettività femminile pensante, parlante, agente. Infatti, grazie al coraggio, alla determinazione, al desiderio di esistere delle donne in autonomia e indipendenza, il mondo è cambiato. La delle donne, ma anche degli uomini, si è trasformata. La civiltà se ne è avvantaggiata, possiamo dirlo? Ma i colpi di coda del patriarcato, anche nelle aree in cui il percorso emancipatorio e di libertà femminile più si è affermato, sono duri, spesso letali.
La misoginia è ancora pericolosamente presente, alimentata dai nuovi strumenti di comunicazione e dall'universo digitale, che propone modelli comportamentali, linguaggi e rancori sessisti e maschilisti che rischiano di essere pervasivi, soprattutto nelle giovani menti.
Esperimenti e ricerche effettuate sulle piattaforme hanno rivelato che gli algoritmi spingono i ragazzi verso contenuti misogini, l'odio di genere, la manosfera, la rete di comunità di anti-donne. E dietro ci sono interessi economici e finanziari enormi, difficilmente perseguibili. Ce ne stiamo occupando anche nella Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio. Per questo insistiamo sulla necessità che le scuole di ogni ordine e grado debbano garantire una seria educazione e formazione, sessuale e affettiva Certo, non si tratta della panacea di tutti i mali, ma è imprescindibile per affrontarli, per dare forza e consapevolezza alle ragazze e ai ragazzi, soprattutto ai più fragili. Ma ce lo chiedono anche le istituzioni internazionali come l'UNESCO, che, nel 2018, ha lanciato un documento di linee guida sull'educazione sessuale ed è esplicitamente indicato nella direttiva (UE) 2024/1385, del 14 maggio del 2024, sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica.
Ma lo sapevate che nel mondo ci sono ancora 10 milioni di gravidanze non desiderate, le cui complicanze sono la causa principale della morte di ragazze e donne tra i 15 e i 19 anni? Ma lo sapevate che la violenza maschile è la principale causa di morte per donne e ragazze tra i 16 e i 44 anni in Europa?
La svolta normativa che il Parlamento compie con l'approvazione di questo disegno di legge è perciò decisiva. Iscrive nel diritto penale il delitto di femminicidio non come aggravante, ma come fattispecie autonoma, per punire specificamente l'assassinio di una donna commesso perché si sottrae al dominio di chi pretende di avere su di lei perfino il diritto di vita e di morte.
Con l'introduzione dell'articolo 577- viene tipizzato il delitto di femminicidio, che punisce con l'ergastolo chiunque cagioni la morte di una donna in quanto donna, ovvero per motivi di discriminazione, odio di genere, per reprimere i suoi diritti, libertà o la sua personalità. Il movente legato all'essere donna in una relazione tossica con un uomo è un elemento costitutivo, non una circostanza generica. E ricordo che la Corte europea dei diritti umani, anche il 23 settembre di quest'anno, ha condannato l'Italia per passività giudiziaria.
Come sottolineato dal collega Devis Dori, abbiamo ascoltato con attenzione le critiche avanzate nel corso delle audizioni e nel dibattito pubblico, e tenuto presenti le criticità sollevate: il rischio di abuso del diritto penale, i profili possibili di incostituzionalità, la nuova fattispecie sarebbe vaga, difficile da provare, eccetera, eccetera. Abbiamo tenuto conto del problema di sovraccarico della giustizia, l'aumento delle difficoltà organizzative e altri ancora. Abbiamo tenuto conto anche della questione relativa all'utilizzo della parola “donna”, che qualcuno propone di sostituire con un termine neutro, oppure introducendo una definizione di cos'è una donna.
Sul neutro maschile si basa tutta l'architettura e l'ordine simbolico giuridico, e non solo quello giuridico. C'è una vasta letteratura su cui non posso soffermarmi per ovvi motivi. Cito solamente la magistrata Paola Di Nicola Travaglini, consigliere di Cassazione, intervenuta nel corso delle audizioni: “Viene spezzata la falsa neutralità del diritto penale; viene indicata, in termini chiari, la struttura culturale e discriminatoria in cui si sviluppa la violenza contro le donne con l'applicazione dell'articolo 3, secondo comma, della Costituzione e delle fonti sovranazionali”. Spiega ancora la giurista: “Il femminicidio non è l'uccisione di una donna” - che si sottrae al dominio di chi pretende di avere su di lei perfino il diritto di morte, come dicevo prima -, “ma costituisce l'apice di una relazione di potere strutturalmente discriminatoria che termina con la sua definitiva soppressione”.
Io condivido questo giudizio. L'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere dell'Unione europea, con cui la Commissione sul femminicidio si è a lungo confrontata, anche attraverso una missione che si è svolta a fine luglio a Vilnius, impegna gli Stati membri dell'Unione europea a considerare il femminicidio un reato autonomo. E il testo di legge prevede, accanto alla parte di repressione, misure di sostegno per le vittime e gli orfani, formazione e prevenzione della violenza di genere, la formazione obbligatoria per magistrati, operatori e operatrici di giustizia, Forze di polizia, avvocatura, servizi sociali, personale sanitario. È un nodo cruciale. Certo è che la clausola finale di invarianza finanziaria determina una inaccettabile compressione dei finanziamenti necessari.
Chiudo. Anche per garantire la capacità del sistema giudiziario di applicare la legge, la rapidità degli interventi e dei tempi, la presa in carico e il sostegno delle vittime e una efficace prevenzione secondaria, chiediamo al Governo che finanzi adeguatamente questa legge e preghiamo anche che il Senato approvi. Lo dovrebbe fare subito, oggi, il disegno di legge sul consenso nell'ambito della violenza sessuale, votato all'unanimità in questa Camera, pochissimi giorni fa, perché era frutto di un accordo tra tutte le forze politiche, garantito anche dal Presidente del Consiglio e, soprattutto, un impegno che insieme abbiamo contratto con le donne e chi più da vicino ha patito, ha sofferto le conseguenze dirette e indirette del femminicidio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Ministra, c'è sempre un rischio di retorica in queste nostre giornate. Oggi mi sembra che questo non ci sia, c'è sostanza. Oggi approviamo una legge che inserisce una fattispecie molto seria di reato. Sugli aspetti tecnici, in maniera molto puntuale, è intervenuta la mia collega Bonetti prima, anche sugli aspetti tecnici, sulla genesi di questo provvedimento, sulla sua storia. Il femminicidio è il momento finale di una catena che inizia molto prima con una parola umiliante, con un controllo eccessivo, con un'affermazione del tipo “era solo gelosia”.
Il femminicidio non è un'emergenza, il femminicidio è una sconfitta strutturale della nostra società. Non siamo in una situazione di emergenza, siamo in una situazione strutturale e per questo bisogna trovare soluzioni strutturali. Il femminicidio non è un problema di DNA, è un problema di cultura, una cultura che autorizza troppi uomini a credersi proprietari della vita delle donne. La premessa per combattere la violenza è la parità. Non è un obiettivo raggiunto, ma abbiamo fatto grandi passi avanti in questi anni. La parità è educazione al rispetto, come ci ha detto anche il Presidente Mattarella oggi, nel suo messaggio. Parità sono le misure serie, economiche che abbiamo preso in questi anni, come il reddito e il microcredito di libertà; parità è la parità salariale; parità sono le misure che certificano nelle aziende la parità di genere; parità è non dover scegliere tra lavoro e famiglia per tante donne, cosa a cui molte donne sono oggi ancora costrette.
Possiamo dire oggi noi, anche in quest'Aula, che siamo grati al lavoro che molte nostre colleghe hanno fatto in questi anni? Lo dobbiamo dire. Lo dico pensando al lavoro delle donne del mio gruppo, lo dico pensando alle misure introdotte dalla nostra collega Bonetti nel ruolo di Ministra, come penso alle misure introdotte dalla Ministra Roccella in questa legislatura e a tutte quelle che sono venute ancor prima; lo dico pensando a tutte le colleghe che anche in questa legislatura si stanno battendo - lo abbiamo ascoltato oggi - per misure positive e per l'introduzione di reati e misure di prevenzione. Ma tutti gli interventi di oggi - lo dico con esclusione del sottoscritto, ringrazio le mie colleghe per avermi chiesto di intervenire - sono tutti in rosa ed è giusto, bello, ma noi - lo dico con riferimento ai miei colleghi uomini, a chi ha responsabilità nelle istituzioni - non possiamo restare a guardare, anche con soddisfazione, il lavoro che voi svolgete in continuazione.
Abbiamo una responsabilità anche nel dover fare - lo dico a chi è nelle istituzioni -, perché violenza, femminicidi hanno un unico solo responsabile: sono gli uomini sbagliati, quelli che pensano al diritto del possesso, dell'uso e dell'abuso. Una donna viene uccisa quando un uomo decide che la sua vita vale meno del suo ego. Sono solo parole dice qualcuno, come quelle brutali su Valentina Pitzalis, che raccontano con crudeltà l'incapacità di un uomo di capire il dolore e le ferite fisiche e morali; sono solo parole anche quelle che giustificano una violenza con una scelta sull'abbigliamento o con un gesto o con una scelta di vita o con magari un'ubriacatura di una sera; sono solo parole quelle che sminuiscono la paura verso uno o verso un compagno che ha lasciato. Sono parole, ma sono parole sbagliate che sono sempre dette da uomini sbagliati, come lo sono i gesti di violenza, i femminicidi che si continuano a contare.
Oggi la nostra responsabilità è di usare parole diverse di rispetto e di parità, gesti adeguati, misure vere, come quelle che stiamo votando, e costruire una cultura nella società che non ci faccia vergognare davanti alle nostre figlie, alle nostre sorelle, alle nostre madri .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Oggi, sarà votato un nuovo reato: il reato di femminicidio. Ma chiariamoci fin da subito: non risolverà i femminicidi, non li eliminerà, perché, come sapete bene, l'inasprimento delle pene non ha efficacia di deterrenza.
Si tratta di un uso del diritto a scopi di propaganda; questa è l'ennesima bandierina a costo zero che dà l'impressione di fare qualcosa, ma che non risolve nulla. Serve per lavarsi la coscienza sporca che rimane sporca.
Partiamo da un dato: nel nostro Paese viene uccisa una donna ogni 72 ore e, spesso, a pagarne le conseguenze sono i bambini che rimangono, che cresceranno senza una madre e con un padre in carcere. In 3 casi su 4, chi uccide è chi ha le chiavi di casa: , ex In 9 casi su 10 le donne non denunciano. Allora, chiediamoci, anzi chiedetevi perché non denunciano, perché ancora oggi non sono credute, sono colpevolizzate, rivittimizzate, non si sentono supportate.
Allora, cosa si deve fare? Innanzitutto, bisogna investire nella formazione obbligatoria di tutti gli operatori e le operatrici che ruotano attorno al fenomeno criminale e strutturale della violenza sulle donne ! Formazione. Non sono ammessi errori, non sono ammesse nemmeno le sottovalutazioni. Bisogna conoscere la violenza. Quando una donna decide di denunciare anni di violenza fisica, psicologica, economica, assistita, verbale e si siede per denunciare, chi riceve quella denuncia deve saper leggere anche il silenzio. La formazione vuol dire non più ascoltare sentenze in cui si assolve uno stupratore quando vede una porta socchiusa e dice: beh è un invito, è un invito ad avere un atto sessuale e, allora, andiamo stuprarla, assolto; o un marito che punta una lama, un coltello alla moglie perché effettivamente bisogna insistere per pretendere un rapporto sessuale: assolto il marito. Tutto questo non deve più succedere.
Bisogna poi supportare le donne in questo percorso complesso di denuncia, supportarle anche attraverso i centri antiviolenza, le case rifugio che vanno finanziate, a cui vanno date risorse, perché spesso sono il primo approdo a cui una donna si rivolge e fanno un lavoro straordinario. Straordinario. Soprattutto serve una rete intorno alla vittima, serve una presenza capillare dei centri sul territorio. Serve rafforzare i centri per uomini maltrattanti: i percorsi devono essere seri, ci deve essere un inizio e una fine e deve essere scritto nero su bianco che non c'è il pericolo di reiterazione della violenza, perché, se c'è il pericolo, non sono concessi benefici di alcun tipo ! Nessun beneficio! E l'uomo violento deve capire che è la causa del problema, che è il problema!
E, allora, questo va risolto, perché, quando escono dal carcere, tornano a fare quello che facevano prima, ossia violenza.
In quest'Aula del Parlamento, voglio ricordare Deborah Rizzato. È una storia che mi ha colpito profondamente, una ragazza bellissima di 14 anni, che ha subito uno stupro che ha devastato la sua vita, l'ha cambiata profondamente. Il suo stupratore ha passato soli 3 anni in carcere, quando è uscito le ha commesso nuovamente violenza e l'ha uccisa. Il mio pensiero va a lei perché tutto questo non deve più succedere.
Le donne che denunciano devono essere credute, non messe sul banco degli imputati, non devono avere la paura che possano essere loro tolti i figli, di essere tacciate di essere cattive madri e mogli. Ad andare via di casa deve essere l'uomo violento, non la donna con il figlio o, addirittura, non deve essere allontanato il figlio dall'intero contesto familiare con situazioni disumane, paradossali. Da qui l'importanza di modificare la legge n. 54 del 2006 in tema di bigenitorialità. Non ci può essere una bigenitorialità a tutti i costi in presenza di un genitore violento. Il più delle volte è il padre! E un padre violento non è mai un buon padre! Questo deve essere chiaro !
Ed ancora, le donne che denunciano devono essere tutelate. Non bisogna perdere tempo. Quindi, i braccialetti elettronici devono funzionare; le misure cautelari - il divieto di avvicinamento, l'ordine di allontanamento - devono essere rispettate, anche monitorando il violento h24, controllandolo, mettendo una scorta alla vittima di violenza, perché chi vive e subisce violenza vive una situazione di terrore perenne e questa non è di certo vita.
Serve poi supporto economico e lavorativo, il Reddito di libertà è sicuramente un supporto concreto per contrastare la violenza economica, quella violenza subdola, che molto spesso porta le donne a tornare dal violento, a subire violenza, perché non hanno un'alternativa, non hanno un lavoro, non hanno una famiglia che le supporta e non sanno come dare da mangiare ai propri figli.
Tutto questo non deve succedere. Per questo bisogna estendere la durata massima del congedo per le lavoratrici vittime di violenza e prevedere il loro inserimento nelle categorie protette ai fini della collocazione obbligatoria al lavoro. Servono, poi, progetti di all'autoimprenditorialità. Lo Stato deve essere vicino in modo concreto.
Voglio poi sottolineare che non esiste nel 2025 in Italia un pubblico, accessibile e aggiornato sui femminicidi ed è scandaloso. Ed ancora, bisogna lavorare sui , sui giornali, sul linguaggio. Ancora oggi un femminicidio viene descritto come un , un atto di rabbia: il gigante buono l'amava, l'ha uccisa, 79 coltellate. Questo è giustificare, normalizzare la violenza ed è inammissibile Sono quarant'anni di leggi in tema di contrasto alla violenza e ancora oggi viene ammazzata una donna ogni tre giorni. Ogni tre giorni: perché? Perché manca una rivoluzione culturale, ossia l'introduzione dell'educazione affettiva e sessuale dai primi banchi di scuola. E perché questo è importante? Perché ci portiamo dietro una dote pesantissima di violenza istituzionalizzata, legalizzata, normalizzata: lo stupro era legalizzato con il matrimonio riparatore; lo il diritto di correggere con le botte la moglie e i figli; il diritto di uccidere la propria moglie era garantito, era tutelato nei confronti dell'uomo, che uccideva la moglie e a processo veniva assolto. Questa dote noi la trasciniamo ancora pesante sulle spalle se una ragazza di 14 anni viene massacrata a pietrate in faccia dal suo ragazzo di 19 anni e non si capisce che questa è violenza, che davanti hai un essere umano, una persona, non un oggetto di proprietà . Per questo serve un alfabeto gentile delle emozioni, che aiuti a parlare delle emozioni, a tirarle fuori, a dargli un nome. La rabbia e la gelosia sono emozioni che fanno parte della vita, che vanno riconosciute, che vanno tirate fuori. Serve anche per conoscere il proprio corpo che cambia, che si trasforma, che cresce. Il valore del consenso, che un “no” è un “no”, e il rispetto di se stessi e degli altri. Chiudo, Presidente, perché prego questo Governo, prego la Ministra Roccella, prego la maggioranza di ascoltare non tanto la mia voce, ma la voce degli studenti e delle studentesse di questo Paese, che chiedono questi percorsi di educazione affettiva e sessuale come un loro diritto. Ascoltateli, perché si dimostrano molto più avanti di voi, ma soprattutto ascoltateli affinché il 25 novembre non sia più una giornata in cui mettere l'ennesima bandierina che non aiuta le vittime di violenza, ma sia una giornata di cambiamento culturale di un Paese e questo lo dobbiamo a tutte le donne che non ci sono più
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Polidori. Ne ha facoltà.
CATIA POLIDORI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, il provvedimento che oggi esaminiamo non è un atto come gli altri. Non è un semplice intervento di modifica normativa, è prima di tutto una dichiarazione culturale, una presa di posizione netta ed inequivocabile da parte di questo Parlamento. La violenza contro le donne non è un fatto privato, non è un destino e non è di certo una fatalità. È un crimine che affonda le sue radici in squilibri di potere, stereotipi, disparità sedimentate per generazioni e proprio per questo richiede un aggiornamento del nostro sistema penale, una risposta chiara, forte ed esplicita.
Nel 2024 sono stati commessi 113 femminicidi, ben 99 dei quali consumati in ambito familiare o affettivo. Nel 2025, su 73 donne barbaramente ammazzate, 44 sono cadute vittime dei o Sebbene i delitti commessi in ambito familiare e affettivo siano diminuiti del 20 per cento, grazie anche ai numerosi interventi legislativi e alle massicce campagne di sensibilizzazione, i numeri ancora troppo elevati raccontano un fenomeno strutturale e avente una sua propria specificità. Per anni nel nostro sistema questo crimine è stato invisibile sotto il profilo nominale, nascosto tra le pieghe dell'omicidio generico o del delitto passionale, termine orribile che finalmente la giurisprudenza ha abbandonato. Nel nostro codice penale non esisteva un articolo intitolato “femminicidio”. Sono previste, è vero, le circostanze aggravanti, ma troppo spesso abbiamo assistito a sentenze in cui le cosiddette attenuanti generiche venivano concesse basandosi su stati emotivi o passionali del reo: era sconvolto o era troppo innamorato. Una beffa crudele per le vittime, un dolore aggiuntivo troppo grande da sopportare per i loro familiari.
Ci ricordiamo bene tutti delle 75 coltellate inferte alla povera Giulia, eppure i giudici non hanno ravvisato crudeltà, come pure non hanno rintracciato premeditazione nell'omicidio di Giulia e Thiago, il bimbo che portava in grembo, prima avvelenati e poi accoltellati a morte entrambi, ed è bene ricordarlo. Con oggi, invece, l'omicidio di una donna in quanto donna, uccisa per mano di chi avrebbe dovuto averne cura, di chi non ha accettato la sua libertà e la sua autodeterminazione, avrà un nome codificato e a quel nome corrisponderà uno specifico reato, punito con la pena più severa.
L'introduzione del delitto di femminicidio rappresenta un passaggio giuridico e, al contempo stesso, simbolico, che elimina ambiguità, favorisce la raccolta sistematica dei dati e riconosce finalmente la specificità di questa forma di violenza, che ha motivazioni e dinamiche differenti rispetto ad altri reati contro la vita. Nominarla significa riconoscerla, riconoscerla significa combatterla con strumenti adeguati. Non è solo una fattispecie penale, ma è anche un messaggio che afferma che anche la vita delle donne - lo voglio ripetere: anche la vita delle donne - conta, che la loro libertà non è negoziabile, che l'amore non può mai essere una giustificazione per il controllo e per la distruzione.
L'unanimità con cui l'altro ramo del Parlamento ha approvato il testo è un elemento particolarmente significativo. In un momento politico spesso segnato da divisioni e contrapposizioni, il fatto che tutte le forze politiche abbiano scelto di sostenere un provvedimento di questa portata è un segnale importantissimo. Dimostra che quando la posta in gioco riguarda i diritti fondamentali, la dignità della persona e la protezione dei più vulnerabili, le istituzioni sanno ritrovare l'unità.
Inoltre, sono state accolte numerose proposte emendative delle opposizioni. Ciò testimonia un metodo che considero virtuoso: la disponibilità al dialogo, alla costruzione condivisa, all'ascolto di contributi che migliorano la qualità del testo senza snaturarne l'impianto. Anche per questo Forza Italia sostiene con convinzione il provvedimento, perché è il frutto di un Parlamento che ha saputo lavorare insieme con la responsabilità e maturità istituzionale, in memoria delle vittime di ieri, a garanzia delle ragazze e delle donne potenziali vittime future, operando sinergicamente anche con il Governo, nelle persone del Presidente del Consiglio, dei Ministri Nordio, Piantedosi e Alberti Casellati e, non ultima, il Ministro Roccella, dai quali è partita l'iniziativa legislativa e che, per questo, oggi ringraziamo.
La norma - è bene ricordare - prevede anche altre importanti misure, come l'introduzione di limitazioni all'accesso ai benefici previsti dalla legge per i detenuti colpevoli di reati del codice rosso, la presunzione di adeguatezza degli arresti domiciliari in sede di scelta delle misure cautelari, la tutela degli orfani delle vittime. Inoltre, prevede informazioni, su richiesta, ai parenti della vittima in caso di evasione, scarcerazione, revoca e sostituzione delle misure applicate all'imputato o al condannato.
Tuttavia, permettetemi di dirlo con chiarezza, una legge da sola non basta. Possiamo migliorare il codice, rafforzare le pene, velocizzare i procedimenti, possiamo e dobbiamo mettere più risorse, più formazione, più coordinamento, ma la battaglia contro la violenza di genere non si vince solo nelle Aule parlamentari e nei tribunali; si vince nella società, nelle case, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei linguaggi che usiamo, nei modelli che trasmettiamo ai giovani.
Questo provvedimento è, dunque, anche un appello alla responsabilità collettiva, per far sì che non accada mai più quanto di terribile è accaduto a Giulia, a Giulia e a Thiago, a Ilaria, a Sara, a Martina, a Eleonora, a Cinzia, a Teresa e alle centinaia e migliaia di donne assassinate da chi mentiva dicendo di amarle, mentre voleva solo soffocare la loro libertà, perché la legge non può interrompere la violenza ma solo la cultura può impedirne la nascita ed è qui - credetemi - che si misura la vera portata storica di ciò che stiamo facendo oggi.
Per decenni nel nostro Paese si è parlato troppo poco di violenza domestica, di disparità di potere, di autodeterminazione. Troppo spesso le vittime sono state lasciate sole, giudicate e non ascoltate. Oggi stiamo dicendo che questo non sarà più tollerato, che lo Stato vuole essere un alleato e non un ostacolo, un sostegno e non un peso.
Stiamo dicendo che ogni donna deve poter vivere libera dalla paura, rispettata, protetta e autonoma. Come Forza Italia, da sempre impegnata nella difesa dei diritti, nella valorizzazione delle pari opportunità e nella tutela della libertà personale, consideriamo questo provvedimento coerente con la nostra storia; una storia che ha visto il nostro partito e i nostri Governi introdurre leggi fondamentali per la protezione delle vittime, il potenziamento degli strumenti di prevenzione, la promozione di una cultura del rispetto e dell'inclusione.
Oggi rinnoviamo quel percorso, consapevoli che la sicurezza non è solo una questione di ordine pubblico, ma anche di diritti e di dignità. Contrastare la violenza di genere significa proteggere la vita, ma significa anche difendere la libertà, la partecipazione, l'uguaglianza sostanziale, significa permettere a ogni cittadina di contribuire pienamente alla crescita sociale ed economica del Paese.
Con questo voto affermiamo un messaggio chiaro: siamo un Paese che non si volta dall'altra parte, che non accetta la violenza come un fatto inevitabile, che investe sulla dignità della persona come valore supremo. Permettetemi, infine, di rivolgere un pensiero alle vittime e ai loro familiari, a quelle donne che non sono più qui per raccontare la loro storia, a quelle che hanno avuto il coraggio di denunciare, a quelle che ancora non riescono a denunciare. Ecco, questa legge è per loro e per dire che non sono sole, che lo Stato c'è, che il Parlamento c'è.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, con grande senso di responsabilità e con autentico spirito istituzionale, Forza Italia voterà convintamente a favore del provvedimento, perché oggi non stiamo approvando solo una norma, stiamo affermando un principio, stiamo segnando un passaggio culturale, stiamo scrivendo una pagina importante della nostra democrazia. È un momento storico e sono certa che il Paese saprà riconoscerlo. Oggi lo Stato rompe il muro del silenzio e si assume l'onere della responsabilità di chiamare le cose con il proprio nome. Codificare il reato di femminicidio equivale a dire, d'ora in avanti, non sarai più sola
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bisa. Ne ha facoltà.
INGRID BISA(LEGA). Grazie, Presidente. Colleghe, colleghi, Ministro Roccella, prendo la parola in quest'Aula oggi, 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, a sostegno del disegno di legge che introduce nel nostro ordinamento il reato autonomo di femminicidio e rafforza l'intero sistema di prevenzione, protezione e repressione della violenza contro le donne. È una riforma necessaria, attuale, coerente con l'evoluzione del nostro diritto penale. È una riforma, anche questa, voluta con forza dalla presidente della Commissione giustizia del Senato, Giulia Bongiorno, che ringrazio
Ma perché è stato necessario introdurre nel nostro ordinamento un reato autonomo di femminicidio? Parto dal cuore della proposta. L'omicidio è già punito in modo severo nel nostro ordinamento. Perché allora tipizzare il femminicidio? In sostanza per tre ragioni.
La prima ragione: non tutti gli omicidi sono uguali nella loro matrice di odio e dominio. Il femminicidio è l'uccisione della donna in quanto donna, perché rifiuta un rapporto, perché rivendica libertà, perché sfugge al controllo. È un crimine che porta impressa la finalità di discriminazione e prevaricazione. Se il diritto vuole essere strumento di civiltà deve denominare in maniera corretta ciò che accade nel nostro Paese, non nasconderlo sotto categorie generiche. Dare un nome è il primo atto di giustizia .
La seconda ragione: la prevenzione, è il segnale culturale. Tipizzare il femminicidio significa inviare un messaggio chiaro e inequivocabile: lo Stato riconosce la specificità della violenza e la contrasta con strumenti dedicati. Le leggi non cambiano da sole la cultura, ma disegnano confini, responsabilità, conseguenze. Qui il confine è netto: chi uccide per odio nei confronti di una donna, per controllo, per possesso, commette un reato tipizzato.
La terza ragione: la tutela delle vittime e dei loro familiari. La qualificazione autonoma consente statistiche affidabili, corsie procedurali coerenti, obblighi informativi più stringenti ai parenti e un migliore coordinamento con le misure civili e di indennizzo. È un vantaggio operativo, non solo simbolico. E voglio fare una panoramica veloce dal codice rosso a questo disegno di legge: una linea di continuità che si rafforza nel nostro Paese. Questa riforma, infatti, non nasce nel vuoto: è il passo successivo di un percorso iniziato con il codice rosso, che ha accelerato le indagini, ha ampliato il catalogo dei reati con il , la costrizione al matrimonio, la deformazione permanente dell'aspetto, la violazione dei divieti, ha rafforzato le misure cautelari e messo al centro l'ascolto della vittima.
Quel passo ha funzionato, ha dato priorità procedurali, ha alzato l'asticella dell'attenzione delle Forze dell'ordine, ha fatto crescere la consapevolezza sociale. Ma perché ci dicono che non basta? L'esperienza ci dice che non basta. Perché? Perché alcuni casi estremi, quelli in cui l'uccisione arriva come esito di una spirale di controllo, di minacce e di , di violenza, non erano pienamente riconducibili a una fattispecie autonoma, capace di riflettere la specificità del movente e dell'assetto di potere che lo alimenta.
Il disegno di legge colma questa lacuna e consolida questo quadro; introduce il reato autonomo di femminicidio, con la pena dell'ergastolo; rafforza la rete delle aggravanti per i reati correlati (lesioni, violenza sessuale, , , interruzione di gravidanza non consensuale, mutilazioni genitali, deformazioni permanenti) quando sono connotati dagli stessi elementi del femminicidio; rende più efficaci le misure cautelari, ampliando i casi di custodia in carcere, aumentando le distanze minime dai luoghi della vittima, potenziando il controllo elettronico dei braccialetti e degli obblighi di informazione; rafforza l'esecuzione della pena (limiti mirati ai benefici, valutazioni scientifiche di almeno un anno, comunicazioni obbligatorie alla persona offesa e ai congiunti); estende le tutele processuali (il diritto della vittima a essere informata del patteggiamento, a essere sentita dal pubblico ministero; deroghe mirate ai termini delle intercettazioni nelle ipotesi più gravi); consolida le tutele civili ed economiche per orfani e vittime, semplificando indennizzi e gratuito patrocinio; investe sulla formazione di magistrati e operatori sanitari per prevenire stereotipi e vittimizzazione secondaria; rafforza la raccolta di dati e il coordinamento tra norme penali e civili, perché la giustizia non sia un labirinto, ma un percorso integrato.
È dunque un secondo tempo del codice rosso e del codice rosso rafforzato: non lo sostituisce, lo porta a maturazione. Chi insinua che una legge non ferma la violenza? È vero. Nessuna legge, da sola, cambia le relazioni, i linguaggi, le gesta quotidiane, ma senza la legge anche l'educazione, la prevenzione, il lavoro culturale si schiantano contro l'impunità e l'indifferenza. Il diritto è il modo con cui lo Stato prende posizione e protegge chi è esposto. Questa riforma non è un gesto contro qualcuno, è un gesto per qualcuno: per le donne che hanno detto “no” e hanno pagato un prezzo, per i figli che non devono perdere due volte la madre e la stessa infanzia, per gli operatori che chiedono regole chiare, per l'Italia che vuole essere all'altezza dei suoi valori.
Colleghe e colleghi, votare questo disegno di legge significa riconoscere la specificità della violenza più estrema nei confronti di una donna, dotare lo Stato di strumenti migliori per intervenire prima e punire meglio, proteggere le vittime e i loro familiari con diritti effettivi, non solo sulla carta, proseguire il cammino iniziato con il codice rosso, portandolo a un livello superiore di coerenza e di integrazione. Stiamo chiamando per nome un crimine che esiste e che pretende da noi coraggio e responsabilità.
Il diritto non può riportare in vita chi è stato ucciso, purtroppo, ma può salvare chi oggi chiede aiuto, può educare con la forza mite delle regole, può insegnare a tutti, anche per chi non vuole vedere, che la libertà delle donne di essere sé stesse non è negoziabile mai. Per queste ragioni, a nome del gruppo Lega, annuncio il voto favorevole al disegno di legge
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Braga. Ne ha facoltà.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, Presidente. In questi giorni abbiamo ascoltato tanti dati sulla violenza di genere, ma la sintesi ci viene fornita dalle Nazioni Unite: ogni 10 minuti nel mondo viene uccisa una donna perché donna, e a fine giornata, in media, sono 140 i femminicidi. Un crimine compiuto da ex fidanzati, ex mariti, familiari, conoscenti, dagli stessi compagni delle vittime, e spesso, troppo spesso, anticipato da violenze fisiche, psicologiche, sessuali ed economiche per esercitare controllo, potere e dominio. Alla fine, è la cultura del possesso che genera violenza, in una che porta all'omicidio di una donna in quanto donna.
Dopo l'ennesimo delitto, ci siamo chiesti perché tante, troppe donne non hanno chiesto aiuto, non lo hanno trovato, perché le leggi non bastano mai. Ci abbiamo provato in questi anni, da queste Aule, dove la voce delle donne dovrebbe essere ascoltata prima che diventi un grido disperato. Abbiamo provato a farlo quando abbiamo ratificato la Convenzione di Istanbul nel 2013, dove finalmente la violenza maschile verso le donne viene riconosciuta come una violazione dei diritti umani.
Abbiamo provato a metterci in ascolto con norme per proteggere le vittime, per difendere chi denuncia, per tutelare i figli; abbiamo cercato di dare più strumenti alle Forze di Polizia e alla magistratura; lo abbiamo fatto chiedendo di finanziare di più e meglio i centri antiviolenza, le case famiglia; lo abbiamo fatto una settimana fa, in quest'Aula, con una legge proposta dal Partito Democratico, votata all'unanimità, che introduce il concetto di consenso libero e attuale nel reato di violenza sessuale .
La legge sul consenso è stata il frutto di un confronto, dove la politica e il Parlamento hanno svolto il loro ruolo fino in fondo, trovando una convergenza grazie a un accordo politico che ha visto protagonista la Presidente del Consiglio Meloni, la nostra segretaria Elly Schlein e tutte le altre forze di maggioranza e di opposizione. Invece oggi, al Senato, abbiamo scoperto che si vuole bloccare tutto per una incomprensibile marcia indietro degli stessi partiti di Governo che alla Camera avevano espresso un pieno voto favorevole .
Nessuno, tanto meno lei, Ministra, ci ha detto perché, quali sarebbero queste lacune, i miglioramenti indispensabili. Lei, che solo ieri si augurava l'approvazione di questa legge, oggi tace in Aula. Sarebbe imperdonabile se polemiche e diatribe interne alla maggioranza impedissero al nostro Paese di compiere un passo così importante verso la tutela dei diritti e della dignità delle donne … Presidente, vorrei l'attenzione della Ministra, se è possibile, del Governo. Stiamo parlando delle donne…
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi…Prego, signora Ministra, la prego, si accomodi ai banchi del Governo … Ho chiesto la cortesia alla signora Ministra di accomodarsi, grazie.
Aspetti, aspetti, le devono ridare la voce, che si è interrotta non so per quale motivo tecnico. Cortesemente, ridate voce alla collega Braga.
CHIARA BRAGA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi rivolgo a lei, Ministra, e ai colleghi di maggioranza: non vi rendete conto che state smentendo la vostra stessa Presidente del Consiglio? Che state tradendo un patto di fiducia che avevamo costruito insieme, mettendo al primo posto proprio la tutela delle donne? O forse, peggio, state cedendo a quelle che hanno affascinato qualche maschio della vostra maggioranza su moduli da compilare, contratti da firmare prima di avere un rapporto sessuale. Falso, tutto falso!
Vi prego, colleghe, spiegateglielo, non state zitte, perché anche questa è violenza, e voi non potete esserne complici. Perché quel voto di una settimana fa rappresentava una politica che non insegue, che non aspetta, come è stato in passato, il 1968 per abolire il reato di adulterio femminile e il 1981 perché il delitto d'onore non fosse più riconosciuto nel diritto penale, così come nel 1996 la violenza sessuale contro la persona e non contro la moralità pubblica e il buon costume. Noi non faremo come state facendo voi. Non consumeremo ripicche o regolamenti di contielettorali sulla pelle delle donne.
Noi voteremo questa legge, anche se imperfetta, lacunosa, con limiti giuridici, che, però, vi abbiamo posto con grande correttezza e lealtà già nel passaggio al Senato Voteremo questa legge che introduce il reato autonomo di femminicidio nel codice penale, perché riconoscere la matrice culturale del reato è un fatto importante, non solo sul piano simbolico. Diceva Michela Murgia: la parola femminicidio non indica il sesso di chi è uccisa, ma il motivo per cui è stata uccisa.
Al Senato, grazie anche alle proposte del PD, il testo iniziale è stato modificato, arricchito. Penso al superamento dei 45 giorni per le intercettazioni, all'estensione delle tutele per gli orfani di femminicidio e al rafforzamento degli obblighi formativi.
Oggi compiamo un passo importante, che è stato frutto di un ascolto reciproco tra maggioranza e opposizione, ma anche tra visioni diverse in ambito giuridico, nel mondo dell'associazionismo e dei movimenti femministi. Rimangono perplessità, legittime preoccupazioni di cui è necessario tenere conto, dalla scelta dell'ergastolo come pena predeterminata all'esigenza di un monitoraggio, che vi abbiamo chiesto, sul regime di bilanciamento delle circostanze, perché il reato sia conforme ai principi costituzionali.
Ma per noi resta un dato di fondo essenziale: non ci sarà mai nessuna misura repressiva sufficiente se non si accompagna questo reato con altri strumenti e risorse per la prevenzione , con l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole, con la formazione di magistrati, personale di Forze di Polizia, della pubblica amministrazione.
C'è stata una grande rivoluzione nel Novecento che ha dato risultati stupefacenti. Non è stata una rivoluzione silenziosa, perché le donne hanno chiesto e urlato per i loro diritti nelle strade e nel mondo. A un certo punto, hanno preso parola, hanno chiamato le cose con il loro nome, perché chiamare le cose con il loro nome dà significato a quelle cose, le fa esistere. Ecco perché è necessario continuare a fare rumore, come ci invitano a fare le più giovani, protagoniste di una mobilitazione forte e consapevole di cui dobbiamo essere grate, perché, per quanto importanti, le leggi non bastano.
Serve un cambiamento dei linguaggi utilizzati dai , dai , dalla politica, mi viene da dire anche dall'atteggiamento con cui facciamo questa discussione in quest'Aula , che contribuiscono a sensibilizzare l'opinione pubblica e a combattere stereotipi.
La strada per sradicare la violenza è ancora lunga, va percorsa su ognuno di questi fronti, perché riguarda il potere, le sue manifestazioni; coinvolge i rapporti storicamente disuguali tra uomini e donne, non il DNA degli uomini. Spiegatelo al Ministro della Giustizia Nordio .
Contrastare la violenza significa contrastare la cultura patriarcale che la riproduce, una cultura nella quale siamo tuttora immersi. E lasciatemelo dire, la cosa che mi amareggia di più di questa pagina bruttissima che abbiamo visto consumarsi oggi al Senato è la sensazione che quella cultura patriarcale sia ancora capace di fermare una legge giusta, sacrosanta e condivisa come quella che state frenando sul consenso . E, invece, è proprio questo il salto di qualità che dobbiamo fare.
Per questo è incomprensibile, mortificante la crociata del Ministro Valditara contro l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Significa ignorare il ruolo educativo fondamentale che ha la scuola nel contrastare la cultura patriarcale che alimenta violenza. Continuare a dipingere questi percorsi come pericolosi, superflui, significa sottrarre ai più giovani strumenti essenziali per comprendere il valore del consenso, della parità nelle relazioni, della libertà personale. Significa negare la libertà educativa che ogni istituzione dovrebbe assumersi fino in fondo, e su questo continueremo a dare battaglia, senza arretrare di un millimetro, e insieme continueremo a lavorare per rendere le donne più forti nella società.
Il momento è ora. Già in questa pessima manovra, che, ancora una volta, non vede le donne, le penalizza, dalla parità salariale al sostegno del lavoro di cura, dobbiamo rafforzare il potere economico e sociale delle donne, perché, finché questo sarà incerto, saranno sempre più esposte e fragili. Occupazione, studio e affermazione di sé stanno insieme in un rapporto asimmetrico che va messo in discussione e ricostruito. La lotta contro la violenza di genere è fatta di piccoli passi in avanti e di impegno costante, che non finisce oggi. E, ancora una volta, mi appello a lei, Ministra, a voi, colleghi, alla Presidente del Consiglio: non fermiamoci, difendiamo anche al Senato il lavoro fatto insieme, qui, una settimana fa.
Ce lo impone la Costituzione, dove è scritto quel patto democratico tra cittadine e cittadini che hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso.
Il nostro compito è inverare quell'articolo 3, rimuovendo gli ostacoli per le donne che non ci sono più e per quelle che noi vogliamo vive e libere. Per tutte e per ognuna
PRESIDENTE. Passiamo all'ultima dichiarazione di voto finale.
Ha chiesto di parlare la deputata Lancellotta. Ne ha facoltà.
ELISABETTA CHRISTIANA LANCELLOTTA(FDI). Grazie, Presidente. Ministro Roccella, onorevoli colleghi, ci sono giornate, come quella di oggi, che raccontano chi siamo come istituzione, come Nazione e come comunità. Oggi aggiungiamo un'altra pagina di giustizia e di speranza a quella che, in questi tre anni di Governo e di legislatura, stiamo scrivendo nel capitolo del contrasto alla violenza di genere, per dare una risposta forte, chiara ed efficace ad un fenomeno che è diventato una vera pandemia sociale.
Vorrei ringraziare, allora, il Governo, in particolare: i Ministri Nordio, Piantedosi, Roccella e Alberti Casellati, firmatari del disegno di legge per aver dato impulso a questo provvedimento legislativo.
Così come sento di ringraziare i relatori, le colleghe, Carolina Varchi e Ingrid Bisa, e, per loro tramite, i colleghi delle Commissioni interessate, per la sensibilità e la pragmaticità con la quale hanno seguito l'iter in seconda lettura del disegno di legge.
Vedete questo è soltanto l'ultimo dei provvedimenti che va ad aggiungersi alle numerose azioni che il Governo Meloni, grazie anche all'impegno concreto e fattivo del Ministro Roccella, sta portando avanti sul tema del contrasto alla violenza di genere, di cui il femminicidio rappresenta, purtroppo, l'epilogo di condotte che, in molti casi, partono da lontano.
In questi tre anni, il rafforzamento del codice rosso, l'utilizzo del braccialetto elettronico, l'audizione tempestiva delle vittime, il raddoppio delle risorse per i centri antiviolenza, da 40 a 80 milioni di euro, il rifinanziamento del reddito di libertà, gli incentivi per chi assume donne vittime di violenza, le campagne di sensibilizzazione per il numero 1522, il lavoro avviato nelle istituzioni scolastiche per l'educazione alle relazioni e al rispetto, il protocollo tra il Ministero dell'Istruzione e del merito e i Carabinieri per eventi formativi nelle scuole, il grande lavoro portato avanti in Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere, per il quale ringrazio il presidente Martina Semenzato e tutti i colleghi commissari e, infine, il provvedimento che ci apprestiamo a votare è esattamente questa la cifra del Governo Meloni nel contrasto alla violenza di genere. Un Governo che sta dimostrando con i fatti come stare al fianco delle donne, di ogni singola donna
Vedete, non ignoriamo il dibattito di oggi e lo rispettiamo, perché il Parlamento serve a questo. Ma, come ci insegna l'articolo 55 della Costituzione, il Parlamento è formato da Camera e Senato e, come alla Camera abbiamo già dato la disponibilità a trattare in maniera condivisa i temi della violenza e del consenso, così rispettiamo l'approfondimento che si sta svolgendo al Senato. È la Costituzione che invita a farlo
Questi dati danno senso e ragione al nostro impegno quotidiano. Ci indicano in definitiva che la strada intrapresa è quella giusta, che dobbiamo continuare questo percorso senza alcun tentennamento, ma che non è ancora abbastanza. Infatti, recenti statistiche divulgate proprio pochi giorni fa dall'Istat rilevano che, all'interno dei casi osservati, crescono le condotte violente a danno di giovanissime e salgono le violenze sessuali attraverso l'utilizzo di droghe, che oltre il 50 per cento delle violenze continua ad essere commesso dai e che resta elevatissimo il numero di episodi di violenza sulle donne che non viene denunciato. Non è soltanto questione di statistiche, perché sappiamo fin troppo bene, purtroppo, che dietro questi numeri si nascondono dolore, vite e storie di donne, donne maltrattate, donne sopraffatte, donne annichilite, donne violentate e donne uccise, ma anche storie di famiglie divise, storie che riguardano noi tutti e la coscienza della nostra Nazione.
Ecco, allora, il messaggio che il Governo e tutto il Parlamento vogliono lanciare con l'approvazione di questo provvedimento legislativo, quello di dare un'ulteriore sferzata nella lotta a questa intollerabile piaga sociale e culturale, iniziando con il dare un nome appropriato all'ignobile uccisione di una donna, quando il fatto è commesso come atto di odio, di discriminazione, di prevaricazione, di controllo, possesso o dominio, in quanto donna. Chiamarlo femminicidio non è una forzatura ideologica, ma è un atto di verità, è dire con chiarezza che le donne vengono uccise perché sono donne, perché qualcuno pensa di possederle, perché il rifiuto, l'autonomia e la libertà di una donna da troppi uomini vengono vissuti come una minaccia . Da oggi, questo fenomeno sarà rubricato e previsto all'interno del nostro codice penale e punito con l'ergastolo, senza più possibilità di attenuanti e di bilanciamenti con le aggravanti, senza più scuse, insomma; sarà punito con una pena finalmente certa.
Entrando nel merito del testo che oggi votiamo, possiamo affermare senza timore di smentita che è un testo complesso, attraverso il quale non ci limitiamo soltanto ad introdurre nell'ordinamento una fattispecie autonoma di reato (quella di femminicidio, appunto), ma prevediamo un compendio di ulteriori significativi interventi: l'ampliamento dell'utilizzo dei braccialetti elettronici, l'introduzione di una serie di circostanze aggravanti per i cosiddetti reati spia, il rafforzamento dell'obbligo informativo per le persone offese e i prossimi congiunti, l'obbligo di formazione specifica per i magistrati, l'estensione del gratuito patrocinio a spese dello Stato per le donne vittime di violenza di genere e una maggiore tutela per gli orfani di femminicidio.
Una legge, quindi, che rappresenta uno spartiacque tra il prima e il dopo, che confidiamo possa riscrivere in qualche modo il destino di qualcuna di noi. Un testo complesso, una risposta adeguata alle richieste di aiuto di tante, ancora troppe donne, attraverso strumenti che rendono concreta e reale la promessa che abbiamo fatto: proteggere le donne, interrompere la scia di sangue.
È questa la nostra promessa, una promessa fatta alle madri, alle figlie, alle sorelle di questo Paese, una promessa fatta alle donne, che oggi non hanno più voce, e ai loro orfani. Questa legge non cancella il dolore, ma è anche per i loro volti, per le loro storie e per le loro vite che faremo il nostro dovere, fino in fondo, perché la loro memoria non appartiene alle cronache, ma abita, piuttosto, nei gesti che quotidianamente possiamo svolgere, nelle mani che possiamo tendere, nelle parole e nel linguaggio che scegliamo di utilizzare, nelle norme che decidiamo di approvare.
È un messaggio forte, che ci auguriamo faccia rumore nella società, prima ancora che nelle aule di giustizia, per ribadire che il femminicidio e la violenza di genere nella nostra Italia non saranno mai tollerati, non resteranno mai impuniti. Oggi - e mi avvio alla conclusione, signor Presidente -, nella Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, siamo consapevoli che, per estirpare la violenza di genere, non basta una buona legge, ma gettiamo un altro seme dove alberga ancora paura, violenza e insicurezza e lo facciamo per rimarcare che, prima di un impegno a legiferare, il nostro è un impegno civile, una scelta morale, una svolta culturale. Ed è proprio sull'aspetto culturale, sulla diffusa cultura del rispetto che dobbiamo lavorare, anche attraverso le istituzioni scolastiche, le istituzioni sportive e le famiglie, per un cambiamento profondo e duraturo della nostra società.
E voglio chiudere con le parole di una donna, della donna che oggi guida la nostra Nazione, il Presidente Giorgia Meloni, che ci ricorda come una civiltà che accetti che le sue donne siano colpite solo perché donne non sia una civiltà, ma una resa. E noi oggi non ci arrendiamo, noi oggi combattiamo con la legge, con la voce, con il cuore. E con il cuore annuncio il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2528: S. 1433 - "Introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime" .
Dichiaro aperta la votazione.
Grazie… Ringrazio tutti i parlamentari con le chiavi… Colleghi, cortesemente, il messaggio è arrivato… Vi prego di riporre le chiavi.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2655: Disposizioni per la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economiche e di servizi a favore dei cittadini e delle imprese.
Ricordo che nella seduta del 20 novembre 2025 si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
Ricordo altresì che, secondo quanto deliberato dall'Assemblea nella seduta del 4 novembre scorso, ai sensi dell'articolo 123-, comma 3, secondo periodo, del Regolamento, la discussione in Assemblea del disegno di legge in oggetto dovrà concludersi entro venerdì 28 novembre 2025.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Ricordo che, a norma dell'articolo 123-, comma 3-, ultimo periodo, del Regolamento, gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi dichiarati inammissibili non possono essere ripresentati in Assemblea (e - ove ripresentati - non sono pubblicati).
Inoltre, non sono pubblicati, in quanto non ricevibili: gli emendamenti già presentati presso la Commissione, ma in quella sede ritirati o decaduti per assenza del presentatore; i nuovi emendamenti, non previamente presentati presso la Commissione, riferiti a parti del testo non modificate dalla Commissione stessa, ovvero che non risultino consequenziali rispetto alle modifiche apportate in sede referente.
Avverto che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione e che - sulla base di tale parere - la Presidenza non ritiene ammissibili, a norma dell'articolo 123- del Regolamento, in quanto recano nuovi o maggiori oneri finanziari privi di idonea quantificazione e copertura: gli identici articoli aggiuntivi 1.013 Zaratti, 1.014 Bonafe' e 1.015 Boschi; l'emendamento 9.1 Boschi; l'articolo aggiuntivo 21.01 Simiani.
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative riferite agli articoli del disegno di legge la deputata Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ho chiesto di intervenire sul complesso degli emendamenti perché ancora una volta, purtroppo, devo sottolineare e stigmatizzare un metodo che è stato seguito nell'esame di questo provvedimento, che non ci ha per niente convinto. Perché, vede, qui si tratta di semplificare norme che riguardano l'attività economica e i servizi per i cittadini, ed è chiaro che, in linea di principio, noi siamo assolutamente favorevoli alla semplificazione di attività che vanno ad incidere sulla vita quotidiana di cittadini e imprese, ma siamo per farlo per bene e non nella maniera nella quale, invece, ha proceduto con questo provvedimento il Governo.
Dico solo, a titolo d'esempio, che noi ci troviamo davanti a 75 pagine di testo e a un , preparato dal Servizio studi della Camera, di 320 pagine, e ringrazio gli uffici per il lavoro importante che è stato fatto. In questo stesso , gli uffici esprimono dei dubbi sulle applicazioni concrete di alcune semplificazioni. Dico anche che questo provvedimento è partito al Senato con 33 articoli ed è arrivato alla Camera con più di 70 articoli, con 74 articoli, quindi, è più che raddoppiato. La metà di questi articoli non è stata adeguatamente esaminata, né al Senato né, tantomeno, alla Camera, dove noi, anche in virtù del fatto che era raddoppiato il provvedimento, abbiamo chiesto in Commissione affari costituzionali di poter riaprire le audizioni. Ci è stato detto che avremmo avuto la possibilità di presentare un audito per gruppo e, vista la complessità di questo provvedimento, ci siamo rifiutati di procedere in questo modo così limitante anche per la nostra attività di approfondimento.
Noi oggi siamo di fronte a 74 articoli, che trattano 74 materie diverse - quindi, materie del tutto eterogenee -, e ci troviamo di fronte, peraltro, a un testo che ci è stato detto essere blindato, perché è collegato al bilancio e, quindi, con la necessità di approvarlo in tempi ristretti.
Dicevo all'inizio che noi siamo a favore della semplificazione. Questo lo voglio dire chiaramente ai colleghi anche di maggioranza che, anche se poco, ci stanno, spero, seguendo. La semplificazione per noi, però, è un processo serio, è un processo che deve seguire anche determinati criteri. Ricordo che la tanto vituperata Commissione europea sta procedendo a un processo di ma presenta testi che sono mono-settoriali e li presenta come processo che tiene conto di alcuni interventi, quindi che tiene conto, per esempio, delle filiere di settore, di quello che le filiere di settore esprimono; che entra nell'analisi dei costi, che viene fatto con delle consultazioni, a partire dai settori portatori di interesse, dalle categorie economiche, dai sindacati. Si fanno valutazioni sugli stessi impatti di queste semplificazioni e sugli impatti che hanno sulla vita reale delle persone. Non si procede come è stato fatto, invece, dal Governo, ascoltando qua e là qualche portatore di interesse e presentando, per l'appunto, una che riguarda, in un provvedimento, 75 materie eterogenee, 75 materie diverse, sulle quali abbiamo fatto fatica anche noi ad entrare nel merito.
Del resto, non è la prima volta che succede. Questo è un ulteriore decreto Semplificazioni che segue un metodo, come anche per il decreto Semplificazioni 1, del tutto raffazzonato. Del resto, ricordo bene i falò di Calderoli. Quindi, purtroppo, questa è una modalità che questo e i Governi di destra hanno seguito negli anni, con scarsi effetti, però, sulla vita concreta, se è vero, come è vero, che siamo qui ancora a semplificare.
Ora, Presidente, noi abbiamo presentato molti emendamenti a questo provvedimento; emendamenti punto per punto, articolo per articolo, emendamenti di merito, che immagino verranno tutti bocciati; perlomeno, questo è quello che è stato fatto in Commissione. Lo diciamo prima: se nessuno dei nostri emendamenti dovesse essere votato, noi, anche laddove, in alcuni articoli, siamo a favore del processo di semplificazione, voteremo contro. Voteremo contro più che per il merito, soprattutto per il metodo. Poi, è evidente che molte volte il metodo è anche merito, l'abbiamo visto con semplificazioni che non hanno migliorato la vita, ma che l'hanno peggiorata, anche in termini di procedimenti burocratici da presentare.
Quindi, ci tenevo, con questo intervento sul complesso degli emendamenti, a fare presente che la prossima volta, se volete davvero semplificare, sapete da che parte trovarci. Altrimenti, sono semplificazioni che farete, ma che non avranno effetti concreti sulla vita delle persone .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, signor Presidente. Ci troviamo di fronte a un provvedimento molto complesso, una sorta di provvedimento dentro il quale troviamo gli argomenti più disparati.
Si parla di navigazione, di sanità, di scuola, di università e persino di commercio delle armi, oltre a molti altri argomenti.
È evidente che l'eterogeneità di questo provvedimento è l'elemento di maggiore debolezza, perché è del tutto evidente - e noi siamo d'accordo - che è necessario semplificare una serie di procedure della pubblica amministrazione. Io penso, in primo luogo, in questo momento, alla semplificazione per quanto riguarda le autorizzazioni per gli impianti di energie rinnovabili. Io voglio ricordare che mediamente per autorizzare un rigassificatore nel nostro Paese si impiegano 6 mesi, per autorizzare un impianto eolico, oppure fotovoltaico, mediamente si impiegano 4 anni e mezzo . Quindi, siamo certamente convinti che per rilanciare e innovare la nostra economia è necessario che la pubblica amministrazione sia più efficiente e più in grado di rispondere alle domande delle imprese e dei cittadini, ma questo ovviamente deve avvenire attraverso una serie di modalità che, in primo luogo, partano dal rafforzamento del personale degli enti locali e della pubblica amministrazione in generale. Non possiamo pensare di poter semplificare lasciando i nostri comuni con poche decine di impiegati - a volte con poche unità - che devono affrontare la complessità dei problemi della pubblica amministrazione.
Per avere un'autorizzazione in un comune a volte bisogna aspettare mesi e non perché la pratica sia complessa, ma perché c'è un solo impiegato che deve rispondere a centinaia o a migliaia di domande. Se voi continuate, come state facendo, peraltro, in questa legge di bilancio, a tagliare i fondi per gli enti locali, potete fare tutte le semplificazioni che volete, ma le domande non avranno mai risposta da parte dei cittadini e delle imprese . È una scelta precisa quella che voi state facendo.
Del resto, anche nelle semplificazioni che vengono proposte in questi 73 articoli ci sono questioni che lasciano assolutamente perplessi. Più che semplificazioni sembra una , come nel caso, per esempio, dell'articolo 40, quando per il permesso di costruire su immobili con vincoli idrogeologici, ambientali, paesaggistici e culturali sarà necessario il silenzio-assenso. È uno scandalo, è un vero scandalo che per gli edifici storici importanti dal punto di vista culturale, paesaggistico o, peggio ancora, a rischio idrogeologico voi potete inserire la formula del silenzio-assenso.
Siete sempre gli stessi: siete quelli dei condoni, siete quelli che vogliono far costruire sugli argini dei fiumi e non vi interessa che poi quelli saranno soggetti a chissà quali catastrofi. Volete far costruire e demolire le ricchezze ambientali e culturali del nostro Paese attraverso un articoletto in un provvedimento dove dentro c'è di tutto. Quindi, questo è il quadro nel quale noi ci muoviamo.
Dopodiché, portate anche un provvedimento completamente chiuso, senza alcuna possibilità di modifica. Io, signor Presidente, faccio un appello. Vorrei che si facesse una verifica o una Commissione per vedere se questo procedimento, in qualche modo, è corrispondente al dettato costituzionale rispetto alla funzione dei parlamentari, perché se io in un provvedimento come questo non ho la possibilità di emendare, perché mi viene portato a scatola chiusa e deve uscire esattamente così come è, allora viene meno quella funzione costituzionale di libertà e dovere del parlamentare di poter emendare e cambiare i provvedimenti qui dentro. C'è un'imposizione di fatto che è anticostituzionale da questo punto di vista e che calpesta i diritti dei deputati e delle deputate, dei rappresentanti del popolo.
Ci troviamo un provvedimento chiuso che alla fine nei molti argomenti tira fuori una serie di piccole chicche, che certamente faranno piacere sempre a lor signori e a quelli che vogliono speculare, come, per esempio, l'aumento del 20 per cento delle cubature nel settore turistico, con la motivazione di costruire gli alloggi per i dipendenti. Metteteci anche un po' più di fantasia: queste cose sono ridicole, sono ridicole! Questo è il provvedimento che voi portate in quest'Aula e che presentate al Paese come semplificazione. Ci sono temi sensibili come lo smaltimento dei fanghi di depurazione in agricoltura. Questo meriterebbe uno studio scientifico, perché stiamo parlando della difesa dei diritti alla salute dei cittadini e delle cittadine, sia di quelli che operano nel settore dell'agricoltura, cioè gli operatori dell'agricoltura, sia di coloro che sono i fruitori dei prodotti dell'agricoltura, cioè tutti i consumatori. Voi ci dovete garantire che queste procedure semplificate, che voi mettete in un campo così delicato, abbiano, comunque, a cuore la tutela della salute e così non è.
È un provvedimento - scusate tanto - scandaloso. Volete semplificare? Fate i provvedimenti di settore, in modo tale che sia chiaro cosa si vuole semplificare e come. Fate gli investimenti del personale qualificato ad accelerare le pratiche burocratiche, perché non è possibile che un cittadino qualsiasi ha una pratica in un comune del nostro Paese e aspetta anni senza avere risposte, né positive né negative. Questa è una vostra responsabilità, perché siete al Governo voi e non è che siete al Governo da ieri: siete al Governo da tre anni. Dopo tre anni ci presentate questo provvedimento sulle semplificazioni?
Io penso che dovreste fare, una volta tanto, una riflessione, perché questo modo, di cercare di riconoscere piccoli privilegi sempre agli stessi, non ha portato avanti il nostro Paese, non ha portato avanti altre maggioranze, non porterà il Paese avanti in questa occasione e non porterà avanti neanche voi. Per questa ragione, noi voteremo contro sugli articoli che presenterete punto per punto, tutti e 73 gli articoli di questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Era il 12 novembre di quest'anno quando, alla quarantaduesima assemblea nazionale generale di ANCI, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, interveniva e, nel ricordare che i sindaci sono il primo presidio di democrazia nel nostro ordinamento, lanciava un monito: “Non possiamo accontentarci di una democrazia a bassa intensità”. Una democrazia a bassa intensità: come la interpretiamo una democrazia a bassa intensità? È una democrazia che rispetta le forme ma viola la sostanza, una democrazia che vive il confronto parlamentare come una mera liturgia ma lo svuota di contenuto, di contenuto effettivo, di contenuto ricco del senso democratico che è fondato sul confronto, sull'approfondimento, sullo scambio reciproco pur nella diversità tra le varie posizioni di ognuno, di ognun deputato e di ognun senatore che fa parte dell'emiciclo della Camera o del Senato.
Una democrazia effettiva, una democrazia ad alta intensità, quale quella che noi vorremmo, è una democrazia che si basa sull'approfondimento e sul confronto, con un approfondimento che avviene in primo luogo nelle Commissioni competenti e poi si sviluppa e si perfeziona nell'esame dell'Aula. Orbene, questo provvedimento è un provvedimento a bassa intensità democratica, nel senso che ci siamo detti. Perché? È stato collegato dal Governo alla legge di bilancio e questo collegamento ha determinato un'accelerazione nei tempi, addirittura una chiusura a data certa del provvedimento stesso e un voto di “urgentamento”. Questo voto di “urgentamento” ha determinato che in Commissione noi avremmo dovuto presentare la richiesta di un singolo audito per gruppo parlamentare e a questa richiesta - e presa coscienza e cognizione del contenuto di questo provvedimento - noi ci siamo opposti, perché un provvedimento - ora entreremo nel merito del provvedimento e degli emendamenti - evidentemente non si presta a poter essere sufficientemente, decorosamente e democraticamente - appunto, una democrazia ad alta intensità - svolto attraverso una semplice audizione per gruppo parlamentare.
Per cui, noi delle opposizioni ci siamo trovati costretti a rinunciare a questo nostro diritto, a questa nostra facoltà, perché c'è un limite alla mortificazione dei lavori parlamentari, c'è un limite alla mortificazione dell'opposizione . E non voglio qui ricordare, Presidente, qual è il ruolo fondamentale che le opposizioni svolgono in un dibattito che sia effettivamente democratico e in qualche modo implicito a quanto ho appena già detto, ed è evidente che la democrazia si nutre di confronto, si nutre dello scambio di idee. Ma tanto più è evidente questo quando ci si riferisce ad un provvedimento come questo: l'hanno così brillantemente illustrato i colleghi, la collega Bonafè, il collega Zaratti, che mi hanno preceduto nei loro interventi.
Un provvedimento che dal punto di vista quantitativo consta di ben 74 articoli, dal punto di vista qualitativo direi che lambisce e tratta quasi tutte le materie dello scibile umano, perché parte da misure per la semplificazione delle imprese che addirittura riguarda, tra gli altri, all'articolo 7 la semplificazione in materia di aggiornamento degli operatori delle attività di autoriparazione, semplificazioni in materia di canone patrimoniale di concessione e proroga di rifinanziamenti a sostegno delle imprese. Veda, l'unico fattore comune è che ciascuno di questi articoli reca l'indicazione di “semplificazione”, poi, per il resto, abbiamo l'eterogeneità. E questo solo per riferirci al Capo I perché se poi guardiamo al Capo II “Misure di semplificazione in materia di turismo”, per poi arrivare al Capo III, alle “Misure di semplificazione in materia di navigazione”, addirittura. Per non parlare del rilascio del nulla osta di lavoro per gli stranieri, del trattamento ordinario e straordinario di integrazione salariale, di lavoro occasionale in agricoltura (quindi, parliamo proprio di una specificità e siamo appena arrivati all'articolo 23), incentivi fiscali per le fusioni tra associazioni e fondazioni (parliamo anche di questo), misure di semplificazione in materia di spedizioni di prodotti numismatici (attenzione, ed è l'articolo 25).
Vado velocemente, Presidente, perché il mio tempo è ridotto e non voglio annoiare, ma abbiamo nel Titolo II al Capo I la semplificazione dei procedimenti amministrativi in favore di cittadini come ad esempio quelli in materia di cremazione e dispersione delle ceneri, nonché quelle relative alle semplificazioni in materia di dichiarazione di assenza e di morte presunta, in materia di traduzioni giurate, e poi quelle cui faceva riferimento l'onorevole Zaratti, in materia di semplificazione del permesso di costruire su immobili vincolati (è un problema grosso naturalmente perché questa è una deroga al testo unico dell'edilizia), nonché riguardo l'accettazione di eredità (si stabiliscono forme particolari per l'accettazione di eredità). La nota positiva - parlo da notaio in questo caso - è la norma contenuta nell'articolo 44 che prescrive agevolazioni in materia di circolazione giuridica dei beni provenienti da donazioni, l'eliminazione del diritto di sequela in caso di azione di riduzione esperita vittoriosamente nei confronti dei terzi aventi causa dal donatario del bene o dall'erede (e questo è un elemento fondamentale, peccato che non siano stati recepiti i miei emendamenti prodotti nelle precedenti leggi di bilancio e si debba arrivare, ad oggi, con una norma che di semplificazione non ha assolutamente nulla perché si tratta di una norma che modifica il regime delle azioni successorie nel nostro ordinamento, positivamente, questo articolo qui).
Abbiamo anche norme di semplificazione in materia di università e anche in materia sanitaria perché vengono ad essere toccate anche le norme in materia di certificazione medica in telemedicina, la promozione dell'erogazione dei servizi nelle farmacie, nonché le disposizioni per contrastare la carenza di medicinali e anche in materia di inclusione sociale delle persone con sordocecità. C'è davvero di tutto, Presidente.
Se vuole, io continuo. L'attività di gestione delle specie ittiche, alieutiche, fanghi di depurazione (e siamo all'articolo 71); la determinazione della base imponibile per alcune imprese marittime, la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi. E poi abbiamo abrogazioni di norme in materia di edilizia scolastica, sull'adempimento dell'obbligo di istruzione; abbiamo abrogazioni in materia di intercettazioni e abrogazioni di disposizioni in materia di dati personali.
Ora è evidente che un provvedimento di tale complessità non può essere evaso con una sola audizione in Commissione, non può entrare alla Camera a metà di novembre per essere licenziato alla fine di novembre, così come quest'Aula si appresta a fare tra le sedute di oggi e domani. È evidente, Presidente, che questa è una grave mortificazione del Parlamento perché quello con la legge di bilancio, che ha formalmente legittimato queste procedure accelerate, questa chiusura del provvedimento a data certa, è un collegamento esclusivamente formale perché queste norme non hanno, ognuna in sé, un collegamento diretto con la legge di bilancio e quindi costituisce esso stesso una violazione delle norme e dei procedimenti e dei regolamenti della Camera dei deputati. Ci saremmo davvero aspettati che il Presidente della Camera avesse spontaneamente lanciato un monito e tutelato i lavori di questa nobile e fondamentale Aula delle nostre istituzioni, perché è evidente che questo modo di operare è un modo che mortifica le istituzioni, mortifica il Paese e mortifica la democrazia.
I nostri emendamenti, Presidente, non potranno tener conto di tutto questo - siamo stati costretti a limitarli, perché evidentemente questo è un provvedimento -, ma è di tutta evidenza che la semplificazione proposta dal Governo con questo provvedimento si allontana dai cittadini, si allontana dai bisogni della gente cui vorrebbe guardare, si allontana in ultima analisi dalla sostanza vera della democrazia in Italia .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore, l'onorevole Paolo Emilio Russo, e la rappresentante del Governo, il Vice Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, deputata Vannia Gava, ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli del disegno di legge.
PAOLO EMILIO RUSSO, Grazie, Presidente. Il parere è contrario su tutte le proposte emendative .
VANNIA GAVA,. Il parere è conforme al relatore, Presidente .
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e del relativo emendamento. Avverto che essendo l'emendamento 1.1 Auriemma soppressivo dell'intero articolo, ai sensi dell'articolo 87, comma 2, del Regolamento, porrò in votazione il mantenimento dell'articolo.
Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul mantenimento dell'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 1.01 Zaratti e 1.02 Bonafè. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 1.01 Zaratti e 1.02 Bonafè, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 1.03 Zaratti e 1.04 Bonafè. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 1.03 Zaratti e 1.04 Bonafè, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.05 Bonafe'. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io non riesco proprio a capire il motivo per il quale su questa proposta emendativa sia stato dato parere contrario, perché se si parla di accorciare le tempistiche, di accorciare le procedure per le imprese, per avviare la gestione delle attività economiche, ecco, non capisco come si faccia ad essere contrari su una delle semplificazioni più importanti, cioè la semplificazione dei vari sportelli ai quali oggi le imprese si devono rivolgere con l'istituzione di uno Sportello unico integrato. Infatti, con questo emendamento noi abbiamo previsto di accorpare lo sportello unico per le attività produttive (SUAP), lo sportello unico per l'edilizia (SUE) e gli sportelli dedicati ai procedimenti ambientali in un'unica struttura denominata Sportello unico integrato.
Appunto - ripeto - non capisco il motivo per il quale il parere è contrario; o, meglio, forse lo capisco perché - come abbiamo detto negli interventi sul complesso degli emendamenti - qui non c'è la volontà di fare davvero un'operazione di semplificazione, ma c'è la volontà di prendere qua e là qualche di qualche categoria e di farne un provvedimento
A nostro parere, non è così che si deve procedere e con questo articolo aggiuntivo dimostriamo che, invece, noi siamo per la semplificazione, ma quella vera, quella che riduce e semplifica i tempi e le procedure davvero per le imprese che vogliono investire nel nostro territorio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Chiedo alla collega se posso sottoscrivere la proposta emendativa, perché è estremamente di buon senso, specialmente per chi ha amministrato e per chi ha fatto l'assessore all'urbanistica e all'edilizia e ha visto con i propri occhi qual è la difficoltà nell'avere una documentazione coerente tra lo sportello unico attività produttive e lo sportello unico edilizio.
Tradotto in soldoni, vuol dire che magari si autorizza un esercizio commerciale senza verificare che quell'esercizio commerciale abbia la legittimità urbanistico-edilizia e questo crea tutta una serie di problematiche, specialmente se poi l'esercizio va in esercizio - scusate il gioco di parole -, e poi succede qualcosa, questo esercizio deve chiudere e l'immobile stesso deve riuscire a tornare allo stato legittimo. Quindi, tutto questo percorso rischia di far perdere tempo agli uffici, di far perdere la possibilità di creare quella struttura commerciale se è lecita e, quindi, crea anche una confusione amministrativa che uno sportello unico, che riesca a vedere le pratiche che hanno lo stesso filo conduttore, potrebbe risolvere. Questo è chiaramente un tema che, però, si scontra anche con il fatto che il Governo non investe nel migliorare le condizioni di lavoro degli sportelli unici dell'edilizia, non adeguando nemmeno gli stipendi dei nostri tecnici degli sportelli unici, sia dell'edilizia che delle attività produttive.
Ma il tema fondamentale è che adesso la vera semplificazione sarebbe fare un discorso organico per riuscire a parlare con gli enti pubblici locali e dar loro degli strumenti per poter gestire tutta una serie di informazioni che hanno a disposizione in maniera più appropriata; quindi, aumentare gli investimenti nella digitalizzazione, con l'uso anche dell'intelligenza artificiale atta a gestire una grande mole di informazioni e atta anche a fare questo tipo di controlli incrociati che avrebbero la capacità di risolvere moltissimi di questi problemi. Il primo passaggio, però, è creare un ufficio unico e un'estrema semplificazione, anche soltanto burocratica e anche per l'utente stesso, che avrebbe un unico ufficio a cui rivolgersi per riuscire ad aprire la propria attività oppure per avere chiarimenti sul proprio stato
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.05 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.08 Bonafe'. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo su questo articolo aggiuntivo, anche perché credo che, sul codice dei contratti pubblici, abbiamo fatto una grande discussione in Commissione ambiente, non solo nel momento in cui si è votato il nuovo codice dei contratti, ma anche per il correttivo. Uno dei punti principali che abbiamo discusso riguarda questo tema su cui c'è stato un grande dibattito. Il mondo associativo ha più volte chiesto un aggiornamento ulteriore, visto che il Governo ha dovuto chiudere in fretta e furia, anche giustamente, in parte per tenere conto delle rate del PNRR; in un certo senso, si è dovuto anche accelerare e noi abbiamo capito, avendo anche un atteggiamento responsabile, visto che si parla di molte risorse.
Tuttavia, secondo noi, su molti temi del correttivo si poteva intervenire, soprattutto su questo aspetto, cioè sull'ampliamento del criterio di rotazione degli appalti pubblici per i non aggiudicatari, in questo caso per tutte quelle aziende che hanno partecipato e che, sostanzialmente, non sono riuscite a vincere l'appalto, o, comunque, non hanno avuto fortuna in quell'appalto. L'idea era in questo senso, visto che si tratta di molte aziende che hanno tutta una serie di criteri o, comunque, hanno le capacità per poter competere, per poter mettere in campo un'azione che possa essere anche produttiva per l'azienda stessa. Noi, infatti, con questo articolo aggiuntivo chiediamo che se ne possa comunque tenere conto e, in questo caso, in base proprio al principio di rotazione, chiediamo di poter attivare, attraverso un sistema di semplificazione, la partecipazione delle imprese che, avendo presentato offerte valide nelle procedure precedenti, non sono risultate aggiudicatarie, garantendo loro priorità negli inviti per le successive gare, aventi oggetto analogo. Chiediamo che ci possa essere un'opportunità anche per queste aziende, oggi, per vari motivi, soprattutto per quelle amministrazioni che sono tenute a valorizzare la partecipazione e che sono tenute a valorizzare le imprese che, pur avendo presentato offerte valide nelle precedenti procedure, come dicevo prima, non sono state aggiudicatarie.
Credo che questa proposta emendativa possa garantire anche un processo di valorizzazione delle aziende del territorio, aziende che possono, in questo caso, essere comunque valorizzate. E credo che, in questa grande difficoltà che comunque è legata anche al codice dei contratti, il principio di rotazione sia sempre uno di quei principi che possa ritenersi democratico e possa dare la possibilità di far sì che, anche nell'approccio con il quale si compete con le gare nelle amministrazioni pubbliche, si possa essere presenti e, qualche volta, anche vincere
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.08 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 1.09 Zaratti e 1.010 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 1.09 Zaratti e 1.010 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 1.011 Zaratti e 1.012 Bonafe'. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente. Le piccole imprese, le piccole e medie imprese sono l'ossatura della nostra economia, del nostro sistema industriale e in quest'Aula è stato ricordato più volte, anche da autorevoli membri del Governo, naturalmente.
Io voglio ricordare che le piccole e medie imprese rappresentano il 90 per cento del nostro sistema industriale, generano circa il 65 per cento del valore aggiunto, il 76 per cento dei posti di lavoro nel settore privato, quindi numeri importanti, fondamentali per la nostra economia.
Ebbene, le piccole e medie imprese vivono un momento difficile e drammatico, dovuto anche alla grande questione dei dazi, che colpisce proprio, in primo luogo, le piccole e medie imprese, quelle che non hanno capacità e margini di resistenza.
Le piccole e medie imprese sono quelle più sfavorite dal clima di conflitti internazionali che si è creato. Quindi, queste piccole e medie imprese corrono il rischio di trovarsi in una enorme difficoltà dal punto di vista economico e produttivo, in qualche modo definendo anche una marginalità del sistema industriale italiano nel prossimo periodo. Tante di queste piccole e medie imprese non sanno se finiranno il 2026 ancora in piedi, in un clima così difficile e così devastato dal punto di vista internazionale. Quindi, penso che dovremmo mettere in atto politiche di sostegno alle piccole e medie imprese.
Quello che chiediamo in questo articolo aggiuntivo è che la quota riservata alle piccole imprese nelle gare sopra soglia abbia una percentuale del 20 per cento, cioè di destinare il 20 per cento di queste quote alle piccole e medie imprese. Credo che faremmo un grande lavoro a vantaggio della nostra economia.
Credo sia un articolo aggiuntivo di buonsenso, perché se invece di avere il 20 per cento nelle quote riservate alle gare sopra soglia, avessimo una diminuzione del 20 per cento delle piccole e medie imprese del nostro Paese nel 2026, questa sarebbe una tragedia economica e umana nel nostro Paese. Infatti, le piccole e medie imprese svolgono non soltanto una funzione produttiva, non soltanto rappresentano un pilastro produttivo, perché costituiscono quasi la totalità del tessuto produttivo italiano - dalle aziende familiari alle tecnologiche -, fungendo da ossatura di questo sistema, ma anche una grandissima funzione di coesione sociale attraverso la loro presenza capillare sui territori. Le PMI agiscono come connettore sociale, contribuendo allo sviluppo locale, al benessere della comunità. E anche dal nostro punto di vista, degli ecologisti, di coloro che vogliono che questo Paese diventi sempre più innovatore, svolgono una funzione fondamentale per la transizione ecologica e digitale, perché sono proprio le PMI quelle più capaci di cogliere le sfide della transizione, sebbene sempre con un approccio più lento rispetto alle grandi imprese, ma in modo costante e significativo.
Quindi, penso che un segnale di apertura nei confronti delle PMI ci debba essere, perché tanto blaterare in quest'Aula rispetto alle piccole e medie imprese, tanto blaterare in campagna elettorale di quanto è importante per queste piccole e medie imprese e le famiglie il sostegno del Governo, ma, quando arriviamo al dunque, questo sostegno non c'è, come in questo caso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonafe'. Ne ha facoltà.
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ha ragione il collega Zaratti a dire che le piccole e medie imprese rappresentano l'ossatura del nostro sistema economico e che sono fondamentali in molti settori trainanti del . Il più delle volte sono piccole realtà che riescono a tenere insieme la tradizione delle nostre produzioni artigianali, ma, allo stesso tempo, a innovare fortemente, anche e soprattutto quando il Governo è in grado di dare loro gli strumenti giusti.
L'abbiamo visto, purtroppo, non recentemente, con Industria 5.0, che è stato un fallimento e l'abbiamo visto, in passato, con Industria 4.0 e con tutti gli ulteriori piani di ammortamento che hanno reso conveniente a queste imprese investire in innovazione. E i risultati si sono visti, perché sono imprese che sono rimaste competitive, seppure in un contesto internazionale molto difficile, ed è assolutamente vero - anche questo, lo diceva molto bene il collega Zaratti - che adesso i dazi e le nuove guerre commerciali rischiano, purtroppo, di incidere su queste realtà a forte vocazione d'esportazione.
Quindi, dobbiamo sostenerle, dobbiamo creare le condizioni perché queste piccole e medie imprese continuino ad essere competitive e, per farlo, la semplificazione è uno dei processi più importanti, è una delle leve fondamentali per questo sistema. E, infatti, in questo articolo aggiuntivo, prevediamo che sia riservata una quota del 20 per cento per le piccole e medie imprese nelle gare sopra soglia.
Devo dire, sinceramente, che a me stupisce molto il parere contrario del Governo anche su questo articolo aggiuntivo, perché questo si sta dimostrando un Governo che parla, per carità, parla molto di sostegno alle piccole e medie imprese, ma poi, all'atto pratico, in questi tre anni, purtroppo, quello che noi dobbiamo rilevare è che questo Governo si è dimenticato delle piccole e medie imprese.
Allora, cominciate a dare un segnale, date qualche segnale, per esempio, cambiando il parere e votando questo articolo aggiuntivo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici articoli aggiuntivi 1.011 Zaratti e 1.012 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.016 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.016 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.017 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.017 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Colleghi, essendo giunti in prossimità delle ore 20, interrompiamo l'esame del provvedimento, che riprenderà nella seduta di domani a partire dalle ore 9,30. Abbiamo concluso con l'articolo 1 e, quindi, riprenderemo dall'articolo 2.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Torto. Ne ha facoltà.
Abbia un attimo di pazienza, deputata. Aspettiamo che i colleghi escano. Colleghi, per favore, un po'di silenzio sennò non possiamo riprendere.
Allora, direi che possiamo riprendere. Prego, deputata Torto.
DANIELA TORTO(M5S). Sì, grazie, Presidente. Allora, chiedo se sia una soluzione di buonsenso dividere i figli dai genitori. Umanamente credo di no, soprattutto se parliamo di una famiglia che non delinque, di una famiglia che non ha fatto del male a nessuno, se non scegliere di vivere in un bosco, come quanto sta accadendo in provincia di Chieti. Allo stesso tempo, credo non sia di buon senso un Governo che interviene sul caso, senza studiarne e approfondirne i dettagli, ma semplicemente per strumentalizzare la cosa e portare avanti la battaglia, la loro battaglia contro la magistratura e i giudici.
Ora faccio un appello a che tutti abbassino i toni, Presidente, e si ritrovi la lucidità propria delle istituzioni composte e serie, perché in questa storia ognuno ci sta vedendo quel che ci vuole vedere e nessuno sa in termini assoluti quale sarà la soluzione più giusta.
Quindi, la magistratura e gli enti preposti valutino attentamente il percorso di tutela dei minori, anche pensando al ricongiungimento di questa famiglia.
Ma il Governo, che tanto si è prodigato per questa questione, se pensa che casi come questi meritino una normativa specifica diversa da quella che oggi è prevista, faccia un provvedimento, anziché alzare i polveroni e fare passerelle inutili . Perché, vede, Presidente, Giorgia Meloni e Matteo Salvini dovrebbero sapere che non esiste solo la famiglia nel bosco, ma esistono centinaia di migliaia di famiglie che vorrebbero avere una casa, la vorrebbero calda, vorrebbero portare a tavola qualcosa che non costi il 25 per cento in più rispetto ad altri anni e vorrebbero mandare i figli a scuola. Beh, non lo possono fare, perché il Governo è impegnato a salterellare sui loro problemi .
Quindi, Presidente, io voglio soltanto appellarmi affinché non venga strumentalizzato questo caso. La politica faccia quello che gli compete fare e operi nel proprio perimetro, nel pieno senso della Costituzione e, soprattutto, con il buonsenso che a questo Governo oggi, purtroppo, manca .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Ho chiesto di intervenire per stigmatizzare…
PRESIDENTE. Prego, onorevole Borrelli, abbiamo restituito il tempo.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). No, ma…semplicemente perché, ovviamente, non mi sembrava opportuno intervenire mentre c'era la discussione di altri colleghi ad alta voce.
Volevo stigmatizzare pubblicamente, e vorrei che rimanesse agli atti, le dichiarazioni che ha fatto l'ex deputato Vincenzo D'Anna - che non ho capito bene se sia ancora presidente dei biologi, perché, se lo fosse, mi meraviglio che gli iscritti a quest'ordine non siano intervenuti - nel commentare un articolo riguardante una donna vittima di violenza, che è rimasta sfigurata, Valentina Pitzalis, che è rimasta bruciata, cioè l'ha bruciata viva il suo ex marito. Sulle pagine del questa persona ha scritto, quindi spontaneamente ha ritenuto di fare questo intervento, commentando le condizioni fisiche di questa donna: “Perché c'è a chi piace cruda e a chi cotta (…)”. Il messaggio era evidentemente legato al fatto che questa donna è rimasta sfigurata e bruciata viva.
Adesso, sembrerebbe che questo personaggio abbia detto che la sua era una battuta goliardica, che, insomma, si è troppo pesanti. Ebbene, io voglio dire che pubblicamente mi vergogno del fatto che quest'uomo sia stato nelle istituzioni come in questo momento siamo noi, perché credo che esista un livello che non dovrebbe mai essere superato e, se i primi a farlo, sono esponenti che hanno rivestito o rivestono - perché lui è addirittura presidente di un ordine o lo è stato - certi ruoli, che pubblicamente fanno disquisizioni, scrivono editoriali, che sono uomini indipendentemente dal fatto che sono stati nelle istituzioni e commentano in questo modo, allora non ci dobbiamo meravigliare che esistano i e una feccia sociale sempre più dilagante. Perché un commento del genere io non lo accetterei da nessuno, ma, ancor di meno, lo posso accettare da una persona che è stata nelle istituzioni e che ha, addirittura, un ruolo nel pubblico dibattito.
Quindi, io inviterei la Presidenza della Camera anche ad intervenire, essendo stato membro della Camera, se ho capito bene, perché io mi dissocio dall'idea che un rappresentante istituzionale - è un ex parlamentare - o un parlamentare possa dire una frase del genere a una donna che porta le ferite perenni di una violenza. E il fatto che sia rimasta un pochettino sottaciuta questa vicenda, invece per me è molto importante, quindi chiedo che la Presidenza possa intervenire, stigmatizzando anche pubblicamente questo intervento, essendo stato anche un parlamentare, e dire pubblicamente che ci sono persone che si vergognano del fatto che nelle istituzioni possa entrare gente che parli in questo modo di una donna vittima di violenza, che porta ancora addosso le cicatrici, quindi la violenza totale da parte di un uomo. Le esprimo pubblicamente solidarietà e le chiedo scusa a nome di tutti quei parlamentari che con questo soggetto non hanno e non avranno mai nulla a che vedere .
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Borrelli. Ovviamente, riferirò al Presidente Fontana.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 1184 - Disposizioni per la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economiche e di servizi a favore dei cittadini e delle imprese (Approvato dal Senato). (C. 2655)
: PAOLO EMILIO RUSSO.
2.
Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico. (C. 2423-A)
e delle abbinate proposte di legge: AMORESE ed altri; SASSO ed altri. (C. 2271-2278)
: SASSO.
3.
DI GIUSEPPE ed altri: Modifica all'articolo 19 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e altre disposizioni in materia di assistenza sanitaria in favore dei cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, residenti in Paesi che non appartengono all'Unione europea e non aderiscono all'Associazione europea di libero scambio. (C. 1042-A)
e delle abbinate proposte di legge: DI SANZO ed altri; ONORI ed altri. (C. 1415-1998)
: CIOCCHETTI.
4.
S. 316 - D'INIZIATIVA DEL SENATORE BERGESIO: Modifiche all'articolo 40 della legge 28 luglio 2016, n. 154, in materia di contrasto del bracconaggio ittico nelle acque interne (Approvata dal Senato).
(C. 1806)
e dell'abbinata proposta di legge: COMAROLI ed altri. (C. 830)
: BRUZZONE.
5.
6.
S. 1503 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo concernente misure di solidarietà volte a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di gas tra il Governo della Repubblica Federale di Germania, il Governo della Confederazione Svizzera e il Governo della Repubblica Italiana, fatto a Berlino il 19 marzo 2024 (Approvato dal Senato). (C. 2592)
Relatrice: GRUPPIONI.
S. 1520 - Ratifica ed esecuzione del Protocollo di modifica dell'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Confederazione Svizzera relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, con Protocollo aggiuntivo, del 23 dicembre 2020, fatto a Roma il 30 maggio 2024 e a Berna il 6 giugno 2024 (Approvato dal Senato). (C. 2593)
: FORMENTINI.
7.
TONI RICCIARDI ed altri: Modifiche all'articolo 1, comma 741, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, in materia di equiparazione del regime fiscale nell'applicazione dell'imposta municipale propria relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero. (C. 956-A)
e delle abbinate proposte di legge: DI GIUSEPPE ed altri; ONORI; BILLI; LOVECCHIO ed altri; MANES; BORRELLI ed altri. (C. 1099-1323-1400-1701-1743-1748)
: TONI RICCIARDI.
8.
ORRICO ed altri: Disposizioni per il sostegno del diritto allo studio e per la prevenzione della dispersione scolastica. (C. 1367-A)
Relatrice: COLOMBO.
9.