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Venerdì 28 Novembre 2025 ore 09:30
AULA, Seduta 574 - Svolgimento di interpellanze urgenti
Resoconto stenografico
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In Aula alle ore 9.30 lo svolgimento di interpellanze urgenti (vedi allegato).
XIX LEGISLATURA
574^ SEDUTA PUBBLICA
Venerdì 28 novembre 2025 - Ore 9,30
Svolgimento di interpellanze urgenti (vedi allegato).
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Interpellanze urgenti (Svolgimento)
- Chiarimenti e iniziative di competenza in merito al sistema di depurazione e al problema delle acque reflue nei comuni di Cinisi e di Terrasini (Palermo), anche in relazione alla tutela delle acque marine interessate dagli sversamenti - n. 2-00715
- Iniziative di competenza volte a garantire un piano permanente di manutenzione e monitoraggio dei mosaici della Villa romana del Casale di Piazza Armerina - n. 2-00714)
- Sui lavori dell'Assemblea e organizzazione dei tempi di esame di una proposta di legge
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ALESSANDRO COLUCCI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 90, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all'ordine del giorno D'Orso ed altri n. 2-00715 .
Chiedo alla deputata D'Orso se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Sì, ci tengo ad illustrare l'interpellanza, perché ci consente di ripercorrere una vicenda che, ormai, ha carattere decennale, anche più. Cerchiamo quindi di svolgere l'intervento, iniziando proprio dagli esordi.
La Corte di giustizia dell'Unione europea pronunciava due sentenze di condanna - una il 19 luglio 2012, l'altra il 10 aprile 2014 - nei confronti dell'Italia, perché l'Italia non aveva dato piena attuazione alla direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane, in relazione a 41 agglomerati urbani, tra cui i comuni di Cinisi e Terrasini, di cui parleremo proprio oggi. In quella contestazione, emergeva che le acque reflue, anche in relazione a questi due comuni, non venivano correttamente raccolte, né trattate prima dello scarico nell'ambiente.
Per far fronte agli interventi necessari, veniva attivata una procedura di commissariamento, ai sensi del decreto-legge n. 133 del 2014, convertito dalla legge n. 164 del 2014. Al commissario straordinario unico in quella sede venivano attribuite funzioni specifiche: il coordinamento e la realizzazione degli interventi funzionali a garantire l'adeguamento, nel minor tempo possibile - e questo lo sottolineo, quindi la previsione era “nel minor tempo possibile” -, alle sopra citate sentenze di condanna della Corte di giustizia dell'Unione europea, evitando così l'aggravamento delle procedure di infrazione in essere, mediante interventi sui sistemi di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue necessari in relazione agli agglomerati era che erano indicati nelle condanne di cui a quelle pronunce.
La struttura commissariale, quindi, avrebbe dovuto, in breve tempo, adeguare alle norme ambientali gli agglomerati di Cinisi e Terrasini. Ci fu un primo studio di fattibilità, quando la struttura commissariale era guidata dal professor Enrico Rolle. Questo primo studio di fattibilità prevedeva la realizzazione di un impianto consortile Terrasini-Cinisi-Aeroporto “Falcone e Borsellino”. Perché ci si orientava verso questa soluzione? Perché - lo specificava quello studio stesso - i due centri abitati di Cinisi e Terrasini, distano pochi chilometri l'uno dall'altro, in alcuni punti l'edificazione non presenta neanche soluzione di continuità tra i due comuni, tant'è che un'aliquota di popolazione del comune di Cinisi risiede in abitazioni allacciate alla rete fognaria del comune di Terrasini.
In quella sede, il commissario straordinario avviava anche una consultazione, doverosa in questi casi, con le amministrazioni comunali coinvolte, finalizzata proprio a verificare l'orientamento, il parere di quelle amministrazioni comunali, e rilevava un accordo rispetto alla proposta di ampliare l'impianto di depurazione di Cinisi, per consentire anche il trattamento dei reflui provenienti dal comune di Terrasini. Questa potrebbe essere la sede per chiarire perché quello studio di fattibilità poi, arrivato a un certo punto, fu accantonato, e perché la struttura commissariale, chiaramente con tutti gli avvicendamenti del caso, si sia invece orientata a una soluzione di tipo diverso che, alla fine, in qualche modo, è stata messa nero su bianco, si è concretizzata con il progetto di fattibilità tecnica ed economica mediante l'emissione del PAUR del 18 ottobre 2024.
Cosa prevede questo ulteriore successivo progetto? Prevede una soluzione del tutto diversa, cioè che il corpo idrico fognario di Terrasini debba essere convogliato in zona porto Terrasini, su scolmatore di progetto sversante su letto del fiume Furi. Il fiume Furi è però tombato, e non dovrebbe essere ulteriormente caricato da altri corpi idrici, almeno così ci dicono i tecnici, gli esperti.
Poi cos'altro prevede cosa questo nuovo progetto? Prevede un collettamento, una condotta di circa 17 chilometri di liquami degli agglomerati dei territori di Terrasini e Cinisi, che, specifichiamo, ricadono nello stesso bacino idrografico. Tutto questo collettamento, tutta questa condotta di 17 chilometri circa, dovrebbe andare a convogliare verso l'attuale depuratore consortile sito nel comune di Carini, in zona Ciachea (per chi è dei luoghi come me, tra l'altro, è la direzione potremmo dire opposta rispetto all'altro sistema che potrebbe essere quello consortile dell'aeroporto “Falcone e Borsellino”, quindi direzione opposta).
L'intervento che ho appena descritto, quindi quello verso cui si sta orientando attualmente la struttura commissariale, di andare a convogliare sul comune di Carini, prevede purtroppo - dico purtroppo - diversi punti di scarico dei reflui direttamente a mare.
Ciò provoca il rischio di gravi ripercussioni sulla qualità delle acque marine e il rischio di aggravare le condizioni ambientali, già precarie, di un ampio ambito marino, che include, tra l'altro - questo è bene precisarlo -, l'area marina protetta di Capo Gallo-Isola delle Femmine.
Anche molti tecnici rilevano, poi, che ci sarebbe un aumento dei costi di gestione rispetto a questa soluzione, con probabili ricadute anche in termini economici, di impatto economico, sui cittadini.
Quello che più preme è non solo il rischio di un danno ambientale e paesaggistico, ma l'impatto che questo tipo di danni può avere sulle attività economiche, perché stiamo parlando di un territorio che - dovrebbe essere noto e riconosciuto da tutti - è a spiccata vocazione turistica.
Quindi, noi oggi, in qualche modo, stiamo tentando, in questa sede, di rilevare alcuni aspetti e io mi faccio portavoce, in particolare, di due comitati di cittadini che si sono costituiti: il comitato Golfo in Movimento e il Comitato No CUR. Ecco, hanno riunito cittadini che sono molto preoccupati proprio per gli aspetti che sto in qualche modo evidenziando.
Guardi, ad esempio, io ho partecipato a un'assemblea cittadina, lo scorso 17 ottobre: un'assemblea che mi ha stupito per la partecipazione. Non se ne vedono da un po' assemblee cittadine così partecipate, con persone veramente interessate a comprendere in qualche modo le sorti del proprio territorio. L'assemblea ha visto, tra l'altro, anche la partecipazione degli amministratori locali dei comuni coinvolti, insomma dei vari comuni di cui stiamo parlando: Cinisi, Terrasini e c'era anche Carini, se non ricordo male.
Il punto è questo: noi oggi vogliamo un po' di chiarezza, chiarezza su questi dieci anni che sono passati - permettetemi di dire -, anni un po' anche di immobilismo. Anche la Corte di giustizia dell'Unione europea ha rilevato questo immobilismo, tant'è vero che, con sentenza del 27 marzo 2025, l'Italia è stata nuovamente condannata al pagamento di 10 milioni di euro, con una penalità di oltre 13 milioni di euro per ogni semestre di ritardo nell'adeguamento, per la mancata adozione proprio degli interventi necessari ad adeguarsi alla direttiva che ha dato causa a tutta questa vicenda.
Quindi, la prima richiesta di chiarimento: perché si è abbandonato il primo studio di fattibilità, che in qualche modo aveva anche avuto l'adesione delle amministrazioni comunali? Quindi, come mai è stato abbandonato e come mai ci si è orientati verso una soluzione di tipo diverso?
Il Ministero ha un coinvolgimento in questa vicenda, perché comunque è anche il Ministero, tra l'altro, che nomina il commissario straordinario e sicuramente ha anche un potere di vigilanza rispetto a quello che si sta facendo. Non dimentichiamoci che, poi, è l'Italia eventualmente a dover rispondere di tutto questo davanti all'Unione europea, alla Corte, che in qualche modo incalza, giustamente, su questi aspetti.
Poi, anche un ulteriore chiarimento: se ci possono essere riferiti i costi sostenuti, nell'arco di questi dieci anni, per il funzionamento della struttura commissariale. Anzi, prima ancora di riferire sul funzionamento - quindi, se è adeguato, se è corretto - e sulla gestione dell'impianto di depurazione a servizio dell'aeroporto “Falcone e Borsellino” di Palermo, occorre proprio valutare se quella soluzione lì, di collettamento, quindi il sistema consortile, proprio con quel sistema che già è in atto, che già serve l'aeroporto “Falcone e Borsellino” di Palermo, non possa essere la soluzione più idonea.
Ancora, devo rilevare - e, anche su questo, noi abbiamo bisogno di un interessamento da parte del Ministero - che nelle more c'è stato anche un problema di sversamento in mare, proprio in località Terrasini, perché è franato - e io ho visto le immagini, che mi hanno molto colpito - l'impianto che c'è in atto che evidentemente ha ceduto; quindi, chiedo se anche su questo siete stati informati come Ministero e se state intervenendo in qualche modo.
Infatti, uno dei quesiti era proprio questo: quali iniziative intenda assumere il Ministero per la tutela delle acque marine costiere interessate dai recenti sversamenti per impedire, tra l'altro, che soluzioni progettuali inappropriate possano aggravare questo genere di episodi, tra l'altro, in quell'ambito di cui parlavo, ossia una riserva marina protetta, quella di Capo Gallo-Isola delle Femmine.
Ora noi, non noi come MoVimento 5 Stelle, ma proprio le comunità che in questo momento mi onoro di rappresentare, sperando di rappresentarle al meglio, chiedono chiarezza, chiedono trasparenza, chiedono di conoscere cosa il Ministro intenda fare e come intenda intervenire in questa vicenda.
Chiaramente la situazione sta accelerando, sta precipitando. Io devo dirvi che avevo presentato una prima interrogazione il 6 maggio 2025, che era molto vicina a quella sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea che aveva, nuovamente, inflitto una condanna e incalzava, quindi, in qualche modo l'Italia per trovare una soluzione e per adeguare gli agglomerati alla direttiva europea.
Ecco, non avendo avuto risposta ed essendoci stati ulteriori passi rispetto alla soluzione che, in questo momento, non trova accoglimento - lo dobbiamo dire - e non viene condivisa dalle amministrazioni comunali - quanto meno dall'amministrazione comunale di Cinisi che si è pure espressa recentemente con una mozione: il consiglio comunale di Cinisi si è espresso con una mozione unitaria, approvandola all'unanimità e di cui, magari, poi, vi dirò ancora meglio - siccome la situazione sta un po', come dire, precipitando, ecco, desideriamo conoscere non solo il parere ma anche avere chiarimenti dal Ministero dell'Ambiente. E chiediamo anche come intenda eventualmente intervenire nella vicenda in oggetto per i profili di sua competenza.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per l'Ambiente e la sicurezza energetica, Claudio Barbaro, ha facoltà di rispondere.
CLAUDIO BARBARO,. Grazie, Presidente. Con riferimento ai quesiti posti, si rappresenta in via preliminare che il potere di vigilanza attribuito al Ministero è limitato esclusivamente alla valutazione dei risultati della gestione commissariale, escludendo perciò specifiche competenze in merito alla valutazione delle scelte progettuali operate in tale ambito.
La struttura commissariale, che come noto ha per obiettivo il superamento delle condizioni che hanno determinato la comminazione delle infrazioni comunitarie in tema di depurazione delle acque reflue, ha comunicato che, per il territorio indicato nell'interpellanza, è stato definito il progetto per l'impianto di collettamento dei reflui dei comuni di Terrasini e Cinisi e dell'abitato a ovest di Villagrazia di Carini verso l'impianto di depurazione consortile di Carini, in cui è previsto altresì il potenziamento dello stesso impianto di depurazione e il ripristino del sistema di allontanamento a mare.
Il progetto è stato oggetto di un lungo e complesso iter procedimentale, concluso con il rilascio del provvedimento autorizzatorio unico regionale del 18 ottobre 2024, che include anche alcune condizioni ambientali cui si rende necessario ottemperare.
L'iter procedimentale si è concluso a seguito dell'acquisizione di una serie di pareri favorevoli, necessari al rilascio del predetto titolo autorizzativo. Tra tutti, si ricorda in particolare il giudizio positivo di compatibilità ambientale (VIA) espresso dalla competente struttura della regione Sicilia del 7 marzo 2024, comprensivo della procedura di valutazione di incidenza ambientale di livello II (appropriata), anch'essa positiva; il parere idraulico preliminare - favorevole con prescrizioni - rilasciato dalla pertinente Autorità di bacino il 15 febbraio 2024; il parere endoprocedimentale favorevole sui limiti allo scarico dei reflui depurati, espresso il 29 maggio 2024 dal Dipartimento regionale acque e rifiuti; per ultimo, il parere favorevole degli enti e delle amministrazioni partecipanti alla Conferenza dei servizi è stato espresso nel corso della seduta svoltasi il 3 giugno 2024, il cui verbale con le necessarie prescrizioni è parte integrante del PAUR.
Al riguardo, si segnala che, in seguito all'adozione del provvedimento, sono stati attivati alcuni contenziosi avversi sui quali il TAR di Palermo si è espresso lo scorso 26 giugno, giudicando infondati i ricorsi presentati e accogliendo pienamente le controdeduzioni commissariali.
La progettazione dell'impianto in questione è stata avviata nel 2018 dopo l'abbandono di una precedente proposta dal comune di Cinisi per effetto dell'accertamento di alcune difficoltà tecniche e dopo la verifica dell'esistenza di un grande impianto di depurazione consortile in esercizio nel territorio di Carini, sito in contrada Ciachea, non distante dall'agglomerato di Cinisi. La predetta struttura di depurazione risulta dimensionata per servire un numero di abitanti equivalenti superiore rispetto a quelli che effettivamente vi afferiscono.
Essa è inoltre configurata per ridurre al minimo l'impatto ambientale sotto differenti aspetti: riguardo alla tutela paesaggistica, in quanto sottostante la quota del circostante piano di campagna; riguardo alle emissioni, in quanto è già esistente un'attività di trattamento di odori, rumori e aerosol; riguardo agli scarichi per la presenza di strumenti di affinamento in vista del riutilizzo delle acque reflue depurate. Nell'ambito dell'attività di indagine preliminare svolta dalla struttura commissariale si è appurata l'esistenza di una vasta area del territorio comunale di Carini sprovvista di sistema fognario. Pertanto, gli interventi inizialmente previsti non avrebbero garantito da soli il superamento della procedura di infrazione comunitaria per l'agglomerato di Carini. In conclusione, si è ritenuto che la soluzione individuata con le opportune migliorie consentisse di raggiungere gli obiettivi di copertura del servizio fognario nei tre agglomerati e garantisse al contempo la possibilità di trattare adeguatamente i reflui collettati.
Lo studio di fattibilità, predisposto già ad ottobre 2018, aveva individuato gli interventi necessari alla piena funzionalità dell'opera: la realizzazione del sistema di collettamento dei liquami fino all'impianto di depurazione di Cinisi, con annessa realizzazione di una vasca di accumulo delle acque di prima pioggia opportunamente pretrattate; la rifunzionalizzazione dell'attuale impianto di depurazione di Cinisi mediante strumenti di sollevamento con pretrattamento; la realizzazione del sistema di collettamento dell'impianto di Cinisi fino al depuratore consortile di Carini, con annessa realizzazione della rete fognaria di quella parte del territorio di Carini che ne è attualmente sprovvista; il dell'impianto di depurazione consortile di Carini, con il potenziamento della sua capacità di trattamento, mediante la rifunzionalizzazione delle unità esistenti; infine, l'incremento della volumetria dedicata al trattamento biologico.
La struttura commissariale segnala, in particolare, che l'impianto in parola è funzionale al trasporto e al trattamento di acque miste, ossia le acque nere unitamente alle acque di pioggia. Per tale tipologia di impianti, la normativa vigente impone per lo scolmo delle portate eccedenti un dato rapporto di diluizione consentito al fine di non sovradimensionare eccessivamente le tubazioni e i sistemi di sollevamento, e a ottenere al contempo garanzie ambientali e igienico-sanitarie sufficientemente elevate per i corpi idrici recettori.
L'attivazione degli scolmatori avverrà, perciò, esclusivamente in condizioni di pioggia gravosa, quindi con ampi valori di diluizione della portata, tali da rendere la portata eccedente non in grado di arrecare nocumento all'ambiente.
Sulla base di quanto su esposto e nel rispetto del riparto di competenze indicato, si può confermare che l'attività del commissario straordinario è stata protesa alla ricerca della soluzione alle problematicità evidenziate. La struttura rammenta di aver coinvolto l'organismo preposto alla pianificazione dell'ambito territoriale, ossia l'assemblea idrica territoriale di Palermo, richiedendo altresì, già nel 2018, la manifestazione di una volontà vincolante per le parti. La soluzione prescelta scaturisce dall'apposita relazione predisposta dalla segreteria tecnica afferente alla stessa struttura commissariale. In essa si suggeriva, come soluzione ottimale dal punto di vista tecnico-gestionale, quella che prevede il sollevamento dei reflui del comune di Terrasini verso l'attuale impianto di Cinisi e successivo convogliamento dell'intera portata prodotta da Cinisi e Terrasini verso l'esistente impianto di depurazione consortile di Carini, opportunamente riqualificato. A tal proposito, la struttura commissariale segnala che, durante le interlocuzioni con tutti i comuni interessati previste nell'ambito della complessa attività preparatoria del PAUR, il comune di Cinisi ha espresso parere favorevole al progetto, tenuto conto dell'importanza che esso assume nei confronti della collettività.
Con riferimento ai costi sostenuti, la struttura commissariale segnala che i costi ascrivibili all'intervento in parola sono pari a circa 585.000 euro, relativi alla procedura di gara per l'affidamento dei servizi di ingegneria e architettura espletata da Invitalia e comprensiva degli oneri istruttori liquidati in favore della regione Sicilia.
Relativamente all'impianto di depurazione a servizio dell'aeroporto “Falcone e Borsellino” di Palermo, appare implicito che le sue dimensioni ridotte non consentano l'utilizzo per il trattamento dei reflui civili provenienti dai territori circostanti. Al contrario, l'intervento del commissario tiene conto del carico derivante dall'infrastruttura aeroportuale, i cui reflui verranno convogliati verso l'impianto di depurazione di Carini, unitamente a quello di Terrasini e Cinisi. Infine, la struttura commissariale ha comunicato che lo scarico dei reflui depurati, eccedenti quelli utili al riutilizzo industriale o agricolo, avverrà attraverso una nuova condotta sottomarina, poiché quella attuale risulta inutilizzabile. La condotta sarà in posizione tale da non arrecare danni alla prateria di Posidonia oceanica presente e a una distanza pari a oltre 3 chilometri dall'area marina protetta Capo Gallo-Isola delle Femmine.
Si rammenta che tale intervento è stato sottoposto alla procedura di VIncA, con l'acquisizione del parere favorevole della capitaneria di porto e dell'ARPA Sicilia.
Si segnala, ad ogni buon conto, che il comune di Terrasini si è attivato per coordinare le attività necessarie a evitare lo sversamento sotto costa dei reflui a seguito del crollo, citato dall'interrogante, dell'impianto di grigliatura al servizio della propria rete fognaria. È stato perciò predisposto uno studio di fattibilità che prevede, tra l'altro, la realizzazione anticipata dello scolmatore previsto nel progetto di pertinenza della struttura commissariale.
PRESIDENTE. La deputata D'Orso ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. In realtà non devo essere tanto io a dichiarare se sia soddisfatta o meno ma le comunità di Cinisi e di Terrasini, in particolare quelle di Cinisi che si sono espresse attraverso quella mozione unitariamente approvata di cui parlavo prima.
E vi dico cosa riporta questa mozione perché è importante, perché esprime e sintetizza le preoccupazioni della comunità, in particolare di Cinisi. A queste preoccupazioni - ringrazio il Sottosegretario Barbaro, perché comunque ha fatto anche lui un abbastanza completo - tuttavia non è riuscito a dare una risposta, quindi speriamo in un approfondimento, in una riflessione ulteriore.
Intanto, il primo punto a cui non è stata data risposta riguarda il perché si sia preferito abbandonare il primo studio di fattibilità. Su questo c'è stato un fugace passaggio che in realtà non ha chiarito le motivazioni per cui quel primo studio di fattibilità, che incontrava - ripeto - maggiormente la condivisione delle comunità coinvolte, dei comuni coinvolti, è stato abbandonato; questo purtroppo rimane un mistero (potremmo dire così) e non possiamo non sottolinearlo.
Vengo poi all'altro punto. Questo progetto, che a questo punto si sta portando avanti anche in qualche modo col benestare - mi pare di capire - del Ministero, cosa prevede? Lo ribadiamo: la realizzazione di una dorsale fognaria lunga circa 17,8 chilometri, che attraverserà i territori comunali di Terrasini, Cinisi e Carini, con alternanza di tratti a gravità e tratti in pressione, destinata a raccogliere i reflui e convogliarli appunto verso il depuratore di Carini. Ora, cosa comporterà: la costruzione di opere di sollevamento e scolmatori; la conversione del depuratore di Cinisi in un semplice impianto di grigliatura con scolmi a mare in caso di portate eccedenti (e questo comporta il rilascio di reflui non trattati); poi, ancora, la presenza di scolmatori all'interno del porto di Cinisi-Terrasini, con scarico di reflui a mare nei momenti di massimo afflusso idrico o in caso di malfunzionamenti; e questa situazione porterà di certo all'esclusione da eventuali finanziamenti per convertire la struttura portuale in un porto turistico, come tra l'altro vorrebbe la comunità di Cinisi, perché questo sarebbe un volano economico non indifferente per i flussi turistici da diporto nel territorio.
Poi cosa prevede? Prevede l'adeguamento e il potenziamento del depuratore consortile di Carini - l'avete detto anche voi - con la realizzazione di una condotta sottomarina lunga circa 1.500 metri (oltre un chilometro e mezzo) fino a una profondità di posa di 35 metri.
Quali sono le criticità che vengono evidenziate? Criticità ambientali, appunto per questi diversi punti di scarico diretti a mare, tra cui quelli in corrispondenza del litorale di Cinisi e del porto di Cinisi-Terrasini e Pozzillo, con eventuali, probabili, gravi ripercussioni sulla qualità delle acque marine e il rischio concreto di perdita della balneabilità per quelle spiagge limitrofe; sono tante, sono molto belle e invito il Sottosegretario a passare le sue vacanze ogni tanto anche lì perché meritano. La realizzazione, poi, della dorsale fognaria, che attraverserà questo amplissimo territorio costiero, costituirà un deturpamento ambientale permanente: non possiamo ignorare che impatterà sotto il profilo paesaggistico e turistico.
E, ancora, le criticità tecniche e funzionali: questo nuovo sistema consortile appare non integrabile con le reti fognarie già esistenti nel comune di Cinisi, rendendo inutilizzabili i tratti di rete già realizzati, però paradossalmente lasciando potenzialmente escluse zone non ancora servite.
E, ancora, le criticità economiche e gestionali: a nostro parere, a parere della comunità di Cinisi si tratta di un progetto con opere costosissime e complesse da gestire e da manutenere. Forse è questo l'aspetto su cui non ci siamo soffermati, sui costi di manutenzione e sulla richiesta dei cittadini di capire se i costi di manutenzione sortiranno effetti sulle loro tasche, perché di questo dobbiamo parlare, quindi se si tradurranno in un aumento delle tariffe fognarie, delle tariffe di depurazione.
E, ancora, le criticità strategiche e normative: questo progetto - e vado alla conclusione - non sembra rispondente al regolamento (UE) 2020/741 in vigore dal 2020, che promuove il riutilizzo delle acque reflue trattate per l'irrigazione agricola e per il rinsaldamento delle falde acquifere, che, tra l'altro, tanto servirebbe per combattere il fenomeno di scarsità idrica, di emergenza idrica, che la Sicilia piange ormai in modo sistemico, non è più neanche emergenza. Forse sbaglio pure a parlare di emergenza idrica, perché ormai è un fenomeno diventato strutturale. Ci sono periodi in cui noi fatichiamo ad avere l'acqua corrente nei rubinetti. Di questo dobbiamo parlare.
Il regolamento europeo, tra l'altro, impone una strategia orientata all'economia circolare, al risparmio idrico e alla riduzione degli scarichi a mare. A noi sembra che questo progetto, paradossalmente, non corrisponda a nessuna di queste esigenze, che sono imposte dalla normativa europea più recente, quindi ci poniamo pure il tema: ma sarà utile, sarà sufficiente a superare la procedura di infrazione? Anche su questo avremmo voluto una rassicurazione, avremmo voluto un approfondimento da parte del Ministero. Questo punto, tra l'altro, è caratterizzante anche per la comunità di Cinisi e non solo di Cinisi, cioè prevedere un sistema di riuso delle acque nel territorio comunale, proprio in virtù di quell'esigenza, di quella sete d'acqua che c'è in questi comuni; anche perché - sottolineo e concludo - il comune di Cinisi ha una vocazione non solo turistica, di cui abbiamo parlato finora - rilevantissima, per carità -, ma anche agricola e zootecnica. Quindi, sappiamo quanto il riutilizzo in campo agricolo e in campo zootecnico delle acque reflue potrebbe veramente trasformarsi in una prassi virtuosa, ma poi effettivamente in quello che serve realmente ai territori, ai cittadini.
Ecco, ho dato lettura del contenuto di questa mozione unitaria approvata al comune di Cinisi che vi invito veramente a leggere e a approfondire, perché, alla fine, è ai territori che dobbiamo dare risposte. Non possiamo far cadere sulla testa delle comunità, dei cittadini e delle cittadine le soluzioni, le decisioni prese altrove, quando quelle soluzioni andranno a plasmare il futuro di un territorio, la sorte di un territorio e - me lo consenta - andranno a impattare anche sulle tasche dei cittadini, sulla vita di tutti i giorni; perché avere un mare balneabile o meno impatta sulla vita di tutti i giorni, avere l'acqua nei rubinetti o non averla impatta sulla vita di tutti i giorni dei cittadini. Forse un maggiore ascolto delle comunità e dei territori sarebbe auspicabile prima di prendere decisioni da cui non è più possibile tornare indietro; ascolto delle comunità, ascolto anche dei tecnici che le comunità esprimono, perché noi abbiamo tanti esperti, tanti ingegneri, tanti tecnici, nelle comunità di appartenenza, che conoscono ancora meglio il territorio, dove vivono da tutta la vita, e forse ascoltare e dialogare con loro potrebbe essere una buona prova di politica sana e di politica bella.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Marino ed altri n. 2-00714 .
Chiedo alla deputata Marino se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Presidente, buongiorno, illustro l'interpellanza. Buongiorno Sottosegretario, intervengo oggi per portare all'attenzione dell'Aula una vicenda che riguarda non solo un territorio, non soltanto una comunità, ma l'immagine stessa del nostro Paese, il valore della nostra storia e la credibilità delle nostre politiche culturali. Parlo della Villa romana del Casale di Piazza Armerina, uno dei siti archeologici più celebri del mondo, riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità e universalmente considerato un capolavoro assoluto dell'arte musiva tardoantica.
Negli ultimi mesi - e, purtroppo, non è la prima volta -, numerose segnalazioni giornalistiche documentate da fotografie e testimonianze di studiosi, operatori e visitatori hanno descritto uno stato di degrado crescente che coinvolge direttamente i mosaici, cioè il cuore del valore universale del sito.
Non stiamo parlando di inconvenienti marginali, né di semplice incuria estetica: stiamo parlando di gravi problemi, come ad esempio escrementi dei piccioni che ricoprono passerelle, balaustre, pavimentazione in marmo e soprattutto intere sezioni musive; escrementi che, come gli esperti ricordano da anni, contengono sostanze acide altamente corrosive, capaci di provocare danni irreversibili, se non rimosse tempestivamente.
Non è accettabile che un bene di tale rilevanza internazionale sia esposto quotidianamente all'aggressione biologica e chimica dei volatili, senza che esista un piano serio e continuativo di prevenzione e manutenzione, perché questo è il punto. È proprio questo: la manutenzione e non l'emergenza.
L'Italia, purtroppo, spesso, dà prova di intervenire solo quando un bene è già compromesso, inseguendo restauri milionari, dopo anni di completo abbandono, invece di garantire quella cura quotidiana che, oltre ad essere più efficace, è anche più immensamente economica. Ma la Villa romana del Casale non può permettersi altri ritardi, non può permettersi un modello di gestione che procede per interventi lampo solo quando scoppia il caso mediatico.
Uno dei maggiori esperti italiani in petrografia applicata, il professor Lorenzo Lazzarini, ha ricordato che il guano, se non trattato con immediatezza, può penetrare nelle malte e negli strati superficiali dei mosaici, generando processi di degradazione irreversibili. Usa il termine “irreversibili”: questo basterebbe, da solo, a imporre un intervento strutturale e immediato.
E, invece, da troppi anni, la manutenzione ordinaria è pressoché assente, fatta eccezione per un intervento d'urgenza nel 2017 in occasione della visita dei Presidenti Mattarella e Steinmeier, come se un sito UNESCO sia trattato come un da riordinare solo quando arrivano le autorità internazionali.
In questo quadro, già preoccupante, colpisce un altro dato: la rimozione quotidiana degli escrementi affidata a due soli tecnici della cooperativa archeologica incaricata. Due persone soltanto, Presidente, per un sito di decine di migliaia di metri quadrati, con un'attività limitata ai giorni feriali. Ma gli animali non conoscono il calendario amministrativo. La corrosione continua anche il sabato e la domenica. Lo ripeto, stiamo parlando di un patrimonio universale. Eppure, a fronte di queste carenze, scopriamo che il Parco ha destinato negli anni centinaia di migliaia di euro ad attività di spettacolo, a eventi di dubbia utilità per la conservazione del sito, a sagre, festival e concerti che nulla hanno a che vedere con la tutela dei mosaici. Non si discute il valore della cultura in ogni sua forma, ma la cultura, senza la tutela del patrimonio materiale che la rappresenta, diventa solo un intrattenimento.
Il paradosso è evidente: la Villa del Casale, nel solo 2024, ha incassato oltre 6 milioni di euro, con un avanzo di cassa superiore a 1.800.000 euro, una cifra che potrebbe permettere l'istituzione di un'unità tecnica permanente di squadre di mosaicisti, restauratori e specialisti in conservazione preventiva, come avviene in altri siti di eccellenza nel mondo. E, invece, questi fondi vengono, in parte, dispersi in iniziative effimere, che non incidono sulla salvaguardia del bene, anzi, sottraggono risorse alla sua protezione.
Signor Sottosegretario, la mia interrogazione chiede chiarezza su questo punto: com'è possibile che un sito con tali entrate non sia in grado di garantire la manutenzione ordinaria del proprio principale bene culturale?
Vorrei poi soffermarmi su un altro elemento di particolare gravità: la lentezza amministrativa.
Nel 2023, davanti all'evidente degrado, la regione siciliana aveva annunciato progetti esecutivi già pronti, lavori immediati, procedure già avviate, eppure il decreto è arrivato soltanto 19 mesi dopo l'allarme: 19 mesi, un altro primato, l'ennesimo, dell'inefficienza del governo di destra in Sicilia; un tempo in cui gli acidi degli escrementi hanno potuto continuare la loro azione distruttiva senza alcun freno e, anche oggi, il nuovo intervento annunciato non rappresenta una soluzione strutturale ma un palliativo, un tentativo di tamponare singole criticità senza affrontare la questione centrale, ossia la mancanza di un piano permanente e competente di manutenzione.
Onorevoli colleghi, questo è il vero nodo: non si tratta di un'emergenza contingente, ma di una fragilità sistematica della gestione del patrimonio culturale in Sicilia e, lasciatemelo dire, in più parti del nostro Paese. Non possiamo passare da un'emergenza all'altra, da un allarme mediatico all'annuncio di lavori straordinari. La conservazione preventiva è la prima forma di tutela; la manutenzione quotidiana non è un lusso, è un dovere, è il fondamento di ogni politica culturale seria. Eppure, come troppo spesso accade, la priorità sembra essere altrove: inaugurazioni, eventi, apparati passerelle. Non si inaugura un mosaico restaurato, lo si mantiene; non si inaugura la continuità della cura, la si garantisce; non si inaugura la competenza tecnica, la si assume e la si valorizza.
Vorrei poi ricordare che la Villa romana del Casale non è un bene locale, appartiene all'Italia, all'Europa, al Mediterraneo. È un ponte con la nostra storia romana, con l'arte, col tessuto culturale che collega i secoli. È un bene che attira visitatori da tutto il mondo, che porta prestigio internazionale, che genera economia reale per il territorio. Eppure, nonostante tutto questo, è stata lasciata a fronteggiare, quasi da sola, un problema che qualunque sito UNESCO dovrebbe aver risolto da decenni: la gestione dei volatili.
Falconieri, laser intelligenti, sistemi elettromagnetici, reti dinamiche: le soluzioni esistono, sono applicate in aeroporti, stadi, musei internazionali, ma a Piazza Armerina, ancora oggi, ci si affida a due tecnici con pochi mezzi. Questo non è più accettabile, Presidente.
Signor Sottosegretario, ciò che le chiediamo con questa interrogazione è semplice e allo stesso tempo fondamentale: un piano permanente, strutturale, professionale e adeguatamente finanziato della manutenzione ordinaria dei mosaici, che includa il controllo dei piccioni, il monitoraggio delle superfici, la presenza continua di personale specializzato, l'utilizzo delle entrate del sito come risorsa stabile per la conservazione. Non chiediamo miracoli, chiediamo organizzazione, efficienza, coerenza, responsabilità, perché un Paese che non sa preservare i propri beni culturali, non può dirsi Paese civile, non può dirsi Paese custode della propria storia.
PRESIDENTE. Prima di passare la parola al Sottosegretario, salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti, rispettivamente, del liceo scientifico “Leonardo da Vinci” di Jesi, in provincia di Ancona, e dell'Istituto di istruzione superiore “Acciaiuoli-Einaudi” di Ortona, in provincia di Chieti, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Grazie di essere qui e benvenuti a Montecitorio .
Il Sottosegretario di Stato per la Cultura, Gianmarco Mazzi, ha facoltà di rispondere.
GIANMARCO MAZZI, Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole interpellante per il quesito posto.
Il sito patrimonio mondiale di Villa romana del Casale è situato nel comune di Piazza Armerina, in provincia di Enna, in Sicilia, ed è stato iscritto nella lista del patrimonio mondiale UNESCO nel 1997. La Sicilia, com'è noto all'onorevole interpellante, è regione a statuto speciale e proprio in forza del suo statuto ha legislazione esclusiva, tra le altre, in materia di tutela del paesaggio e conservazione delle antichità e delle opere artistiche e dei beni culturali, nei limiti tracciati dalla Costituzione.
Pertanto, la competenza in materia di tutela, restauro, fruizione e valorizzazione dei beni culturali (archeologici, artistici, architettonici, bibliografici, demoetnoantropologici e paesaggistici) è attribuita al Dipartimento dei beni culturali e dell'identità siciliana. Su scala provinciale o locale operano, invece, le Soprintendenze per i beni culturali e ambientali, uffici operativi afferenti sempre alla regione.
Nel caso in esame la competenza spetta alla Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Enna, che esercita funzioni di tutela tecnico-amministrativa, controllo, autorizzazioni di interventi su beni culturali, monitoraggio, conservazione e restauro.
In diverse sentenze il Consiglio di giustizia amministrativa per la regione siciliana ha evidenziato che lo statuto speciale siciliano, all'articolo 14, lettera , attribuisce alla potestà legislativa esclusiva regionale, tra le altre, la “tutela del paesaggio” e la “conservazione delle antichità e delle opere artistiche” e che, inoltre, il decreto del Presidente della Repubblica 30 agosto 1975, n. 637, recante “Norme di attuazione dello statuto della regione siciliana in materia di tutela del paesaggio e di antichità e belle arti”, all'articolo 1, comma 1, dispone che “L'amministrazione regionale esercita nel territorio della regione tutte le attribuzioni delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato in materia di antichità, opere artistiche e musei, nonché di tutela del paesaggio”.
L'articolo 8 del decreto legislativo n. 42 del 2004 (codice dei beni culturali e del paesaggio), stabilisce che “Nelle materie disciplinate dal presente codice restano ferme le potestà attribuite alle regioni a statuto speciale ed alle province autonome di Trento e Bolzano dagli statuti e dalle relative norme di attuazione”.
I richiami normativi e giurisprudenziali sollevano, quindi, da ogni dubbio sull'attribuzione della competenza esclusiva all'amministrazione regionale in merito alle questioni attinenti alla tutela del paesaggio e dei beni di interesse archeologico in Sicilia, affermandone, ulteriormente, l'autonomia operativa e gestionale.
Tanto premesso, il Ministero della Cultura, tramite l'Ufficio UNESCO, ha compiti di monitoraggio e supervisione sui siti iscritti nella lista del patrimonio mondiale, anche a seguito di segnalazioni che provengano dalla stessa UNESCO o da altri soggetti. Sarà quindi cura e impegno del Ministero, in base alla segnalazione descritta, provvedere, quanto prima, ad acquisire le informazioni necessarie a comprendere quanto rappresentato.
PRESIDENTE. La deputata Marino ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Ringrazio il Sottosegretario per aver risposto alla mia interpellanza, però chiaramente non posso essere soddisfatta. Non è una giustificazione il fatto che la Sicilia sia una regione a statuto speciale, perché io, Sottosegretario, le ho appena rappresentato quanta incuria e quanta inefficienza ci sia stata da parte della regione Sicilia e delle istituzioni competenti per avere trascurato negli anni la Villa romana del Casale.
Il problema non è solo il restauro e i milioni che possono essere destinati alla manutenzione, ma è soprattutto la necessità di una manutenzione costante, di una protezione strutturale, quali coperture, controllo, isolamento da agenti naturali - come gli animali e le infiltrazioni -, la sorveglianza, la trasparenza. In assenza di tutto ciò che ho detto, anche gli importanti stanziamenti, che sono stati fatti da parte della regione, sono risultati inefficaci e, ad oggi, lo stato, che permane, è sempre più preoccupante.
Poi, mi perdoni, Presidente, qui stiamo parlando di patrimonio dell'UNESCO, quindi un patrimonio internazionale, non può delegarsi la problematica soltanto alla Sicilia. Se il Governo viene chiamato in causa deve rispondere, deve comunque occuparsene quando c'è l'inefficienza da parte del governo siciliano.
Ribadisco la necessità, nell'immediato, di prendere la questione a cuore, signor Sottosegretario, perché penso che quando si parli di patrimonio mondiale dell'UNESCO si parli di un patrimonio importante, come lo è la Villa romana del Casale, e, pertanto, non ci si può soffermare soltanto all'autonomia di una regione che, tra l'altro, risulta inadeguata e chiaramente insufficiente a ripristinare o quantomeno garantire che i beni culturali importanti, dal punto di vista internazionale, siano conservati e preservati per il presente e per il futuro dei nostri cittadini.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Avverto che, come precisato nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo di mercoledì 26 novembre, essendosi concluso nel corso del mese di novembre l'esame della proposta di legge n. 1806 e abbinata, in materia di contrasto del bracconaggio ittico, è stata iscritta all'ordine del giorno delle sedute della settimana dal 9 al 12 dicembre, per la discussione generale e per il seguito dell'esame, la proposta di legge n. 1805, recante disposizioni per la promozione e la valorizzazione dei cammini d'Italia.
L'organizzazione dei tempi per l'esame di tale proposta di legge sarà pubblicata nell' al resoconto stenografico della seduta odierna.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2025. (C. 2574-A)
: GIORDANO e CANDIANI.












