PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
MARIA CAROLINA VARCHI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 100, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Abbiamo chiesto di intervenire per chiedere al Governo un'informativa sulla questione delle carceri. Vede, Presidente, da tempo con alcuni colleghi, qui alla Camera e al Senato, solleviamo il tema del carcere, di chi ci vive, di chi ci lavora, perché la situazione negli istituti penitenziari italiani è particolarmente grave. Ieri il Presidente del Senato, seconda carica dello Stato, un politico importante della maggioranza di Governo, ha fatto un appello molto serio e ha usato parole molto impegnative. Il Presidente La Russa ha detto che la prima lesione della dignità dell'uomo è scontare la propria pena in una condizione di sovraffollamento in cui i bisogni basilari dell'uomo sono pressati. Ha parlato, poi, di un provvedimento che si potrebbe fare presto, un provvedimento bipartisan contro il sovraffollamento.
Noi riteniamo che questo appello vada assolutamente raccolto. Noi siamo pronti: è da tempo che abbiamo presentato diverse proposte in questo senso. Con alcuni colleghi di questa Camera e alcuni colleghi senatori riteniamo che questa non possa essere una . Vede, Presidente, nelle carceri italiane, solo nell'anno in corso, 72 persone si sono suicidate, altre sono morte e le cause della loro morte sono ancora da accertare; c'è un sovraffollamento del 137 per cento, ovunque si registra una mancanza di spazi. C'è un tema di edilizia: pochi giorni fa, a Roma, è crollato un tetto e 250 detenuti sono stati spostati in altri istituti. C'è un grande caso di carenza di personale, che aggrava la situazione della Polizia penitenziaria, ma anche dei detenuti.
Il tema delle carceri non è più procrastinabile e noi, senza alcuna polemica, vorremmo cogliere questo nuovo appello per far sì che si possa veramente fare qualcosa. Vede, Presidente, si sta concludendo, con il mese di dicembre, l'anno del Giubileo, che si era aperto con una bolla di indizione che Papa Francesco aveva fatto, in cui chiedeva a tutti i governanti del mondo un gesto di clemenza anche per i detenuti. Questo appello è stato raccolto da diversi governanti anche di Stati un po' meno democratici del nostro. Sarebbe veramente importante e significativo che il nostro Parlamento, che le forze di Governo e di opposizione decidessero concretamente di compiere un gesto in questa direzione. È l'appello che rivolgiamo a tutti i colleghi. È l'appello che rivolgiamo al Governo e su questo vorremmo sapere il suo pensiero.
PRESIDENTE. Immagino che lei sia intervenuto…
PAOLO CIANI(PD-IDP). Per un'informativa del Governo su questo tema. L'ho detto all'inizio dell'intervento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Ho un brutto rapporto con il microfono…
PRESIDENTE. Dovrebbe spingere il pulsantino, altrimenti non c'è la connessione.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Mi creda, dopo 24 anni, al fatto che devo spingere un tastino ci sono arrivato, ma non funzionava...
PRESIDENTE. Le posso garantire che se lei spinge il pulsante…
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Le posso garantire che ho spinto e non funzionava. Però, detto questo, la ringrazio.
PRESIDENTE. Però ha perso la scommessa perché, quando ha spinto il pulsante, si è accesa la luce.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, io ho un pessimo rapporto con i microfoni, questo è il problema, di cui dovrò farmi carico e, anzi, le chiedo scusa se le ho fatto perdere tempo.
PRESIDENTE. Va bene. La ascoltiamo comunque con interesse, come sempre. Prego.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Volevo associarmi all'intervento, alle parole del collega che mi ha preceduto, ovviamente facendo riferimento anche all'iniziativa che c'è stata ieri, ma che segue tante iniziative che si portano avanti da tempo. Io, però, le vorrei porre soltanto un problema, signor Presidente, perché il collega Ciani lo sa, lo sa il collega Magi, lo sanno un po' i colleghi tutti, anche quelli della maggioranza: credo che questa sia la decima volta, nel giro di un mese, in cui noi chiediamo un'informativa al Governo sul tema delle carceri.
Ora, si leggono articoli riguardo ormai al senso del Parlamento, alla valenza del Parlamento, alla preponderanza del Governo. Non voglio fare polemiche, ma dopo dieci volte che si chiede un'informativa del Governo sul tema delle carceri, diventa semplicemente una sterile richiesta che finisce qui, oppure, a un certo punto, la Presidenza della Camera ritiene di sollecitare il Ministro della Giustizia, o chi per lui - dico, nel senso, se vogliamo, la Presidente del Consiglio -, qualcuno che venga a rispondere alla decima richiesta che viene fatta affinché il Governo tenga conto che quelle precedenti, tendenzialmente, sono legate allo stillicidio dei suicidi in carcere?
Ora siamo arrivati a 72, non so a quanti arriveremo. Ci ha spiegato il collega Nordio che non c'è nessuna attinenza tra il sovraffollamento e i suicidi. È un parere diverso da quello del Presidente del Senato espresso ieri, ma lasciamo perdere. Ma, dopo la decima richiesta affinché il Governo venga a riferire sul tema della condizione delle carceri, quando è che pensa il Governo di venire a riferire sulla condizione delle carceri? La Presidenza ritiene, per tutelare almeno questo spazio che ci è rimasto, di intervenire perché questa cosa non sia una richiesta sterile e il Governo risponda in qualche modo? Questa era la richiesta che volevo fare.
PRESIDENTE. Interpelleremo il Presidente e lo solleciteremo al riguardo. Comunque, il Governo è presente e può fare altrettanto.
Ha chiesto di parlare, sulla stessa materia, il deputato Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Anche noi ci associamo a questa richiesta di informativa urgente sulla situazione delle carceri. Però, ha perfettamente ragione il collega Giachetti: se non dieci, saranno otto, saranno dodici, non so quante volte abbiamo richiesto questa informativa urgente. Forse stiamo sbagliando Ministro: forse non dobbiamo chiedere l'informativa urgente al Ministro Nordio sulla situazione delle carceri, ma la dobbiamo chiedere a un altro Ministro. Forse sbagliamo questo. Perché, evidentemente, il Governo non ci ascolta oppure manca un passaggio di convinzione, di richiesta dalla Camera al Governo, rispetto al fatto che venga qui a riferire.
Tra l'altro, noi avevamo portato proposte in Aula. Proprio perché sono presenti i colleghi Giachetti e Magi avevamo, anche come opposizioni, portato avanti, sostenuto delle proposte: una, quella sulla liberazione anticipata per buona condotta; l'altra, sulle case territoriali di reinserimento sociale. Insomma, di proposte ne abbiamo. Evidentemente, il Ministro Nordio non le vuole ascoltare, perché sa che abbiamo ragione, ma non si vogliono mettere in atto queste iniziative.
Quindi, siamo ancora, purtroppo, anche quest'anno, a piangere tutte queste vittime per suicidi all'interno delle strutture carcerarie ma, allo stesso tempo, parallelamente, abbiamo il Ministro che ci viene a dire, invece, che il sovraffollamento è una forma di controllo, di contenimento dei suicidi, perché i detenuti fra di loro si fanno compagnia e, quindi, facendosi compagnia, è una forma di controllo reciproco che limita i suicidi. Evidentemente, questa teoria è totalmente sbagliata, oltre che folle.
Quindi, venga qui a smentirla oppure a dirci quali sono le sue proposte, che non siano solo quelle di mettere soldi per future, chissà quando, nuove strutture carcerarie, quindi nuovi posti in più, che sono finalizzati a creare nuovi reati. Evidentemente non sono sufficienti quelle decine di nuovi reati che sono state create in questi anni e, quindi, questa è l'unica soluzione. Quindi, davvero siamo sconfortati, perché questa nostra richiesta continua a cadere nel vuoto
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Magi. Ne ha facoltà. Poi, la deputata Alifano.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Per unirci alla richiesta dei colleghi delle opposizioni, che sono appena intervenuti, di un'informativa urgente, ma anche per sottolineare che non è più tollerabile, sul tema delle carceri, assistere a ciò a cui assistiamo ormai da molti mesi. Ci sono stati due provvedimenti urgenti, decreti sulla cosiddetta emergenza carceri, che non hanno avuto alcun effetto rispetto a questa emergenza, che ormai è un dato strutturale nel nostro Paese. Le proposte sono sul tavolo, le proposte delle opposizioni il Governo le ha viste. Le ha citate poco fa il collega Dori: la liberazione anticipata speciale, le case di reinserimento sociale, il numero chiuso, tutto ciò che potrebbe servire per mettere in atto un intervento davvero efficace.
Purtroppo, invece, siamo di fronte a un Ministro che, ogni volta che è venuto qui, ci ha detto che è dispiaciuto, ma che, tutto sommato, il sovraffollamento è un dato anche positivo, perché è un dato di prevenzione rispetto al rischio dei suicidi. Sembrerebbe una battuta: questo il Ministro della Giustizia italiano è riuscito a dire. Allora, il problema non siamo noi che sbagliamo il Ministro a cui rivolgerci, è il Governo che ha sbagliato il Ministro a cui dare l'incarico e a cui dare le deleghe.
E anche gli interventi della seconda carica dello Stato, che ormai si contano ogni tre settimane, sono interventi che rischiano di avere un effetto dilatorio in questa situazione. Scusate, ma quando penserebbe il Presidente del Senato di approvare, in sessione di bilancio, un provvedimento che consenta ai detenuti che hanno pochi mesi di pena - o non ho capito quale periodo di pena residua - di passare il Natale a casa? Quando pensa il Presidente del Senato di inserirlo nel calendario? Non è più accettabile che venga affrontato con tanta leggerezza e anche con tanto senso di propaganda un tema così delicato per lo Stato di diritto, per il senso stesso di una democrazia.
Quindi, noi chiediamo che, almeno prima di Natale - siccome, purtroppo, siamo convinti che questo Governo e questa maggioranza non vorranno fare quello che ieri ha detto il Presidente del Senato -, ci sia questa informativa urgente. Se il Ministro Nordio non è in grado, se ne faccia carico la Presidente del Consiglio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Noi ci associamo alla richiesta di informativa urgente al Ministro Nordio, ma ci associamo anche alle parole che sono state espresse prima di questo mio intervento. Vogliamo, sì, delle risposte, ma vogliamo anche delle risposte concrete, che non siano solo parole. Presidente, io voglio sottolineare una cosa, e questo deriva anche dalla mia esperienza di avvocato: 22 ore in celle sovraffollate - ed è bene che la gente lo sappia - e solo 2 ore di aria. Ebbene, il carcere dovrebbe essere un luogo di rieducazione, non di afflizione.
Noi dobbiamo cercare di cambiare la visione dello strumento carcerario, di non avere una visione carceraria e panpenalistica della società: no, ci vuole qualcos'altro. Allora, io certe volte mi chiedo, guardando anche il viso delle persone che sono ristrette: questo è un uomo? È veramente un uomo? La questione carceraria, cari colleghi, è soprattutto una questione di umanità e bisogna dare delle risposte agli ultimi degli ultimi, perché i carcerati sono gli ultimi degli ultimi. E le risposte ci sono, sono state proposte dalle opposizioni e le attendiamo dal Governo. Quindi, Presidente, non solo un'informativa ma anche una risposta concreta a questo tema .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Anche noi ci aggiungiamo alla richiesta di informativa urgente del Ministro Nordio, avanzata dai colleghi delle opposizioni. Personalmente, mi unisco alle considerazioni che hanno finora qui svolto.
Il fatto che il Presidente del Senato La Russa, preminente esponente del partito di Giorgia Meloni, parli di carceri al collasso ci fa davvero riflettere su quanto siano fondate e ragionevoli le dichiarazioni, invece, del Ministro della Giustizia Nordio, che delle carceri al collasso dovrebbe occuparsi e che è arrivato addirittura a dire che il sovraffollamento è un dato positivo e che, anzi, il sovraffollamento, incredibilmente, secondo il Ministro Nordio, scongiurerebbe alcuni suicidi, perché ciò che porta al suicidio è la solitudine e non la vicinanza di altri detenuti.
La verità è molto più vicina, invece, alle dichiarazioni del Presidente La Russa, che parla giustamente di carceri al collasso a causa del sovraffollamento e chiede che si possa operare con un decreto, anche d'urgenza, per trovare una soluzione tampone per questo momento. Cosa che, ovviamente, non dovrebbe né potrebbe eliminare soluzioni più strutturali, come ad esempio anche la costruzione di nuove carceri. Nuove carceri, però, non si costruiscono dal giorno alla notte, c'è un problema di sovraffollamento oggi, o meglio c'è un problema di sovraffollamento ieri e dobbiamo provare a risolverlo quantomeno oggi.
L'informativa del Ministro Nordio è dovuta, è stata richiesta tantissime volte - il collega Benzoni di Azione se ne occupa continuamente e convintamente -, è un problema e una priorità del Paese. È davvero indecoroso che il Ministro Nordio non creda e non ritenga di doversi presentare al cospetto di quest'Aula per riferire sulle iniziative che sta portando avanti o che non sta portando avanti e dirci come intende risolvere un problema che è un problema di dignità della persona, che non è accettabile in una democrazia liberale come è l'Italia e come è questo Paese.
Il Ministro Nordio con la sua inazione rischia di far cadere il nostro Paese nell'indegno che tocchiamo quando parliamo delle carceri italiane, e questo non è accettabile .
PRESIDENTE. Abbiamo esaurito gli interventi sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, avranno ora luogo interventi in ricordo di Nicola Pietrangeli, recentemente scomparso.
Ha chiesto di parlare la deputata Appendino. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Vede, mentre siamo qui, proprio in queste ore al Foro Italico, nel campo che porta il suo nome, è allestita la camera ardente e il Paese gli rende omaggio. E, allora, anche qui, questa mattina ricordiamo un uomo che non appartiene solo alla storia del tennis, è un uomo che appartiene alla storia del nostro Paese.
Nicola Pietrangeli ha avuto il talento di portare l'Italia del tennis ai vertici del mondo prima di tutti, quando questo sport non era vincente come oggi, quando non era certamente popolare come oggi. È stato un uomo che in qualche modo è entrato nelle case di tutti e ci ha fatto credere che potevamo battere chiunque, con le sue vittorie dei Roland Garros, la storica Coppa Davis del 1976, e ci ha riempito di orgoglio. Nicola non è stato solo un campione, Nicola era un ambasciatore vero dell'italianità, un simbolo che è stato riconosciuto e ammirato anche al di fuori del mondo dello sport.
E permettetemi in quest'Aula, Presidente, di non parlare solo da deputata ma anche da persona che ha avuto il privilegio di conoscerlo. Personalità travolgente, davvero travolgente, ironia fulminante e un'eleganza innata sono le caratteristiche che lo hanno reso un maestro, un simbolo che ha attraversato tutte le generazioni. E allora forse - lo dico con un pizzico di emozione - possiamo vedere un qualcosa di poetico nel fatto che ci lasci proprio adesso, mentre il tennis italiano vive la sua epoca d'oro ai vertici mondiali, dove lui per primo lo ha portato.
Oggi sentiamo il peso di perdere un pezzo della nostra storia ma custodiamo un'eredità, un'eredità importante che non sbiadirà mai. Ci stringiamo, Presidente, a Filippo, ai suoi cari e a tutti coloro che gli stanno rendendo omaggio in questo momento, proprio su quel campo che era e sarà sempre la sua casa.
Caro Nicola, ci mancherai ma una cosa è certa: il tuo nome resterà inciso nel marmo del Foro Italico e soprattutto nel cuore di tutti noi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pellicini. Ne ha facoltà.
ANDREA PELLICINI(FDI). Sì, grazie, Presidente. Nicola Pietrangeli è stato un grandissimo dello sport nazionale e mondiale. Nella sua brillante carriera ha vinto ben quattro titoli del Grande Slam - due volte in singolare a Parigi, nel 1958 e nel 1959, sempre a Parigi, nel 1958 nel doppio misto e nel 1959 nel doppio -, ha vinto due volte gli Internazionali d'Italia nel 1957 e nel 1961, ha disputato con la maglia azzurra in Coppa Davis ben 164 incontri, vincendone 120. Ha il record delle partecipazioni alla Coppa Davis, una Coppa Davis che non era, come oggi, disputata in un lungo fine settimana, ma che si svolgeva durante tutta una stagione, con trasferte lunghissime in Australia e negli Stati Uniti. Davvero un mito.
La sua più grande vittoria, però, la ottenne come capitano non giocatore della fortissima nazionale della Coppa Davis del 1976, con Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Tonino Zugarelli, una grande nazionale; e lui vinse due volte, perché combatté una battaglia personale e mediatica per far sì che l'Italia andasse a giocare quella finale, pur nella terra di Pinochet, perché bisognava dimostrare che lo sport era comunque latore di valori importanti come la pace e la speranza.
Io lo voglio ricordare per tutte queste cose ma anche per una bellissima frase che ho sentito in una delle sue ultime interviste, quando si rivolgeva ai genitori dei ragazzini che iniziavano a giocare a tennis e che facevano sport. Diceva loro: fateli divertire, non stressateli, non state lì a rovinargli la vita con il risultato. Perché la cosa più importante era divertirsi e soprattutto imparare anche a perdere, perché tutti sono capaci di vincere ma è importante insegnare loro anche a perdere: valore fondamentale per cui dobbiamo ricordarlo, perché lui ha sempre vinto ma insegnava anche a perdere. Grazie, Nicola .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Pochi, come Nicola Pietrangeli, sono stati una bandiera nel senso positivo del termine, una bandiera dello sport italiano prima ancora che una bandiera del tennis in Italia e nel mondo. I titoli sportivi sono stati poc'anzi ricordati e credo che tutti noi concordiamo sul fatto che il suo ricordo è indissolubilmente legato alla Coppa Davis del 1976, quella giocata nel Cile di Pinochet, con quella maglietta rossa che all'epoca diede scandalo. Questo suo ruolo di capitano non giocatore fu fondamentale.
È stato un simbolo di un'Italia elegante ancor prima di un'Italia vincente, l'immagine del tennis, che ha certamente contribuito a diffondere in maniera positiva, e quindi il suo ricordo è quello di una vita spesa per lo sport, per trasmettere i valori giusti e importanti dello sport. Quindi, il nostro gruppo si associa al cordoglio della famiglia, della FederTennis, di tutti gli appassionati di tennis e credo di tutti gli italiani per la sua scomparsa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Nazario Pagano. Ne ha facoltà.
NAZARIO PAGANO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Oggi, cari colleghi, la Camera dei deputati rende omaggio ad un'icona dello sport italiano, un uomo che ha riscritto l'idea stessa di eleganza, tenacia e spirito nazionale. Nicola Pietrangeli ha portato l'Italia nel mondo con dignità, stile, lealtà ed eleganza, diventando una voce limpida del talento italiano e un riferimento per intere generazioni.
La sua storia inizia a Tunisi nel 1933, ma nel cammino della sua famiglia risplende anche una traccia abruzzese, la mia regione. Il nonno Michele, muratore, partì da Tussio, una frazione del comune aquilano di Prata d'Ansidonia, per cercare fortuna in Tunisia dove avviò un'attività edile, e lì Nicola Pietrangeli visse i primi anni della sua esistenza.
È stato il pioniere del tennis azzurro molto prima dell'Italia trascinata da Adriano Panatta o di quella che oggi fa sognare il mondo con Jannik Sinner. Campione di un'epoca in cui lo sport sapeva unire gli italiani davanti alla radio e non alla TV, e ai primi schermi televisivi. Due volte campione al Roland-Garros. Voglio ricordare anche due volte campione agli Internazionali d'Italia, qui, al Foro Italico. Protagonista instancabile della Coppa Davis con un Paese interprete di rivalità epiche e nobili: i colleghi hanno già ricordato di come riuscì a portare, da capitano non giocatore, l'Italia a vincere la Coppa Davis nel 1976.
Pietrangeli ha insegnato a tutti il valore della dedizione quotidiana, dell'equilibrio e del rispetto. Il suo tennis nasceva dall'educazione dei legami, come quella prima partita di doppio giocata con il padre in un campo di prigionia. Un dialogo silenzioso tra generazioni che diventò promessa mantenuta.
Nel 2007, a Tussio, frazione di Prata d'Ansidonia, gli fu conferita la cittadinanza onoraria ed ero lì anch'io. In quella piccola piazza il tennis lasciò il posto all'uomo. Un atleta che aveva già raggiunto i traguardi più alti e che lo accolse con onore. Ricordo con affetto le sue parole, disse di sentirsi a casa. Nicola era un cittadino del mondo, ma era anche profondamente innamorato di Roma che lo ha ospitato e cresciuto. Perdiamo un ambasciatore dello sport, un gentiluomo d'altri tempi e, per noi abruzzesi, un concittadino illustre. A nome mio personale e del gruppo di Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE rivolgo un pensiero commosso alla famiglia, la sua terra non ti dimenticherà mai. Grazie Nicola
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Nel commemorare Nicola Pietrangeli spero di non mancare di rispetto a nessuno nel dire che era il più grande tennista italiano dello scorso secolo. Parliamo di una figura straordinaria perché ha saputo essere interprete di un'Italia che usciva dalla guerra, con la sua eleganza, togliendosi un po' le nostre macerie di dosso. Ha dato l'immagine di uno sportivo che poteva essere un campione senza essere un divo; un patriota che lo era senza essere un nazionalista. Già, perché quell'Italia era un'Italia che si affacciava al mondo con garbo e con anche una cultura cosmopolita, meno provinciale di quella che rappresentiamo oggi.
Devo dire che l'immagine, per chi ha fatto politica alla fine di quel secolo, viene dai racconti dei nostri genitori, di quella vicenda contro la dittatura di Pinochet che ha portato gli azzurri a indossare quella maglietta rossa contro ogni sopruso, contro ogni dominio, in difesa della democrazia. Quel gesto ha riunificato un Paese che era in conflitto per quella scelta e credo che, oggi, ricorderemo Nicola Pietrangeli per la capacità di aver unito una Nazione, non solo sui campi da tennis .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, ricordiamo Nicola Pietrangeli che sicuramente è stato un grande campione, ma anche una delle figure più luminose dello sport italiano. Ha segnato un'epoca e, al tempo stesso, è riuscito a incarnare un modo di essere italiani. Leggero senza essere superficiale, elegante senza essere distante, competitivo senza essere ostile e, aggiungerei, anche polemico senza essere polemico. Pietrangeli non è stato soltanto un grande tennista, abbiamo già ricordato: vincitore due volte del Roland-Garros, finalista altre due volte, primatista nelle vittorie e nelle presenze in Coppa Davis, un record probabilmente imbattibile, ma è stato anche l'uomo che ha portato l'Italia del dopoguerra sui campi internazionali con eleganza e talento che sembravano uscire da un'altra dimensione.
Voglio usare le parole di Claudia Fusani che lo ha definito un Peter Pan abbronzato, un'immagine che sorprende per precisione perché racconta la sua leggerezza, la sua ironia, il suo sorriso da eterno ragazzo. La sua storia è la storia però di un autodidatta. Ha iniziato a giocare da solo contro un muro. Quel muro che - diceva lui stesso - era il maestro più severo ed esigente.
Sul campo aveva una qualità rara, faceva sembrare tutto facile: i colpi di tocco, le smorzate, le improvvise variazioni di ritmo. Quella naturalezza, che spesso si scambia per talento puro, era in realtà disciplina, ripetizione e studio ma, in fondo, anche intuito e realmente talento. Pietrangeli è stato soprattutto un uomo che ha attraversato il suo tempo con stile. Era cosmopolita, capace di legare con tutti e sempre al centro di relazioni, racconti e storie. Oggi lo salutiamo sapendo che non se ne va soltanto un campione ma un pezzo di una cultura sportiva e civile che non possiamo permetterci di perdere. Il Foro Italico …
PRESIDENTE. Ha esaurito il suo tempo, mi dispiace.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2423-A: “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico” e delle abbinate proposte di legge nn. 2271 e 2278.
Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Il Governo per motivare questo disegno di legge ci ha spiegato ripetutamente che i temi attinenti alla sfera sessuale e dell'intimità, dell'affettività, la prevenzione, il consenso, il rispetto, sarebbero un affare di famiglia. Che la scuola dovrebbe quindi chiedere il permesso, superare una sorta di vaglio, ottenere il consenso scritto dei genitori oppure fare un passo indietro. È una scorciatoia ideologica che vorrebbe trasformare la famiglia nel sostituto della scuola e che scarica ciò che è un dovere della Repubblica. Ma come sempre la realtà della società italiana è più complessa degli .
Non tutti hanno la fortuna di crescere in una famiglia ideale e perfetta, a 12, 13, 14 anni parlare di corpo, consenso, desiderio, limiti, può essere impossibile. A volte per pudore, per pregiudizio, per paura, a volte per convinzioni religiose o culturali, a volte perché i genitori non ci sono oppure perché non hanno gli strumenti, perché c'è vergogna. E anche perché - togliamo il velo, Presidente - accade anche - e lo dobbiamo dire senza ipocrisia - che proprio in famiglia avvengono le cose peggiori, anche contro gli adolescenti: abusi, prevaricazioni, ricatti emotivi. Poi ci sono le famiglie presenti e amorevoli che però non sanno come parlarne, non conoscono i metodi contraccettivi aggiornati, non hanno il linguaggio giusto. È umano. Proprio per questo esiste la scuola, per garantire pari opportunità anche nell'educazione affettiva e sessuale, con linguaggi corretti, informazioni scientifiche, spazi sicuri per poter riconoscere i segnali e, quando serve, chiedere aiuto. Ed invece cosa fa il Governo con questo disegno di legge? Nascondendosi dietro all'etichetta del consenso informato, introduce una serie di obblighi, controlli, limiti e divieti per interi gradi scolastici.
C'è stato un ravvedimento, nel corso di questa discussione, che almeno ha ridotto il danno di questo provvedimento dopo che, in Commissione, la stessa Lega, un partito della maggioranza di Governo, aveva accentuato ancora di più il danno con un emendamento che poi vi siete rimangiati in quest'Aula. E tutto questo utilizzando una formula talmente vaga - “temi attinenti all'ambito della sessualità” - da poter significare tutto e niente. Questa non è trasparenza, è controllo preventivo; non è alleanza, è veto familiare di fatto; non è tutela, è censura.
E qui arriviamo alla propaganda. Questo Governo per sopravvivere ha bisogno ogni giorno di un nuovo nemico contro cui scagliarsi: ieri l'Europa, poi i migranti, poi la magistratura, oggi su questo provvedimento il nemico è la cosiddetta ideologia , che non esiste ed è frutto dell'immaginazione di questo Governo e di questa maggioranza. E per inseguire questo fantasma si scrive una legge che ingessa le scuole per intimorire i docenti e i dirigenti, con un : questa proposta e anche una marchetta alla del movimento Pro Vita, i veri presentatori di questa legge, quelli che dicevano che introdurre l'educazione sessuo-affettiva a scuola avrebbe significato, aperte virgolette, “mettere le mani nelle mutande dei nostri figli”, chiuse virgolette. Ecco il punto: il Governo, forse perché autobiografico, confonde l'educazione con l'indottrinamento, la prevenzione con l'intrusione.
C'è poi la realtà sanitaria: i dati ci dicono che le infezioni sessualmente trasmesse sono in aumento, soprattutto tra i giovanissimi, anche a partire dai 15 anni, proprio nella fascia che oggi sta in classe. E parallelamente crescono gli abusi tra adolescenti, le violenze, soprattutto contro le ragazze e le donne, le prevaricazioni, anche psicologiche. La soluzione non è inventare, introdurre ogni giorno un nuovo reato, aggravanti, incrementi di pena, carcere; così si arriva sempre dopo e sempre tardi. Serve prevenire con l'educazione a scuola in modo serio, scientifico e continuo, senza ideologia.
La prevenzione non è un modulo da firmare: è fatta da docenti formati, esperti qualificati, percorsi seri nell'offerta formativa e valutati nei risultati. L'indegna vicenda del divieto per le scuole medie lo conferma: introdotto in Commissione dalla Lega, poi ritirato con un altro emendamento nel corso di questa discussione. Per suo tramite, Presidente, chiedo al Governo: vi siete accorti di aver esagerato o è il solito gioco delle tre carte? Prima si issa la bandiera ideologica, si alza il livello dello scontro, poi la finta correzione. Tutto questo per provare a rendere più digeribile un provvedimento che è reazionario nell'impianto, commissaria l'autonomia scolastica, calpesta l'interesse del minore, intimorisce docenti e dirigenti e crea disparità tra i territori.
È un provvedimento reazionario nell'impianto e inefficace negli effetti. Non protegge i minori, li priva di protezioni, non rafforza la scuola, ma la imbavaglia; non costruisce alleanze, ma produce sospetto. Per queste ragioni annuncio il voto contrario, perché la libertà e la sicurezza dei ragazzi e delle ragazze passano dalla conoscenza, non dalla paura.
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Arrigo Serpieri” di Avezzano, in provincia dell'Aquila, che sono presenti qui in tribuna ad assistere ai nostri lavori . Li ringraziamo per la loro visita. Precisiamo che sono in corso le dichiarazioni di voto, si voterà alla fine delle dichiarazioni di voto e quindi in questo momento sono presenti in special modo i deputati impegnati nella dichiarazione di voto. E per l'appunto è il turno della deputata Boschi, a cui lasciamo la parola. La ascoltiamo, prego.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Il disegno di legge che ha presentato il Governo, a firma del Ministro Valditara, mette indietro le lancette dell'orologio del nostro Paese. È una legge anacronistica ed è una legge anche antiscientifica perché si propone di vietare l'insegnamento dell'educazione affettiva e sessuale nella scuola dell'infanzia, nella scuola primaria - cosa che oggi invece è comunque possibile nell'ambito dell'autonomia scolastica - e di sottoporre al consenso dei genitori, fintanto che gli studenti non raggiungeranno la maggiore età, l'insegnamento di questa materia nell'ambito della scuola secondaria di primo e secondo grado. Ciò è in controtendenza con quello che avviene nel resto d'Europa perché, a cominciare dalla Svezia nel 1955, che l'ha resa materia obbligatoria, l'educazione sessuale è insegnata come materia obbligatoria praticamente in tutti i Paesi europei. Oltre all'Italia, soltanto sei Paesi oggi non la prevedono, nello specifico Lituania, Cipro, Polonia, Romania, Bulgaria e Ungheria. Allora, anziché farci fare un passo in avanti, questo Governo e la sua maggioranza ci fanno fare addirittura un passo indietro rispetto alla situazione esistente. E perché è antiscientifica? E su questo, diciamo, mi piacerebbe potermi confrontare con la Ministra Roccella, che subito è intervenuta a sostegno del Ministro Valditara, sostenendo quanto fosse corretta questa legge. È antiscientifica perché basta leggere le linee guida dell'ONU, le linee guida dell'UNESCO, le linee guida dell'OMS per sapere che è consigliata fin dai primi anni di vita, fin dalla scuola dell'infanzia l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole.
È antiscientifica perché l'Organizzazione mondiale della sanità non prende queste decisioni con un pendolino, ma sulla base di studi fatti da esperti della materia - medici, psicologi - perché l'UNESCO, quando dice che l'insegnamento dell'educazione sessuale comporta una consapevolezza sui diritti umani che ciascuno di noi ha, che previene stereotipi, pregiudizi, addirittura violenza di genere, non lo fa sulla base del volo degli uccelli, ma ancora una volta sulla base di studi, approfondimenti, evidenze scientifiche. Allora delle due l'una: o il Ministro Valditara e la Ministra Roccella non hanno letto, non hanno studiato, non conoscono le linee guida dell'UNESCO e dell'OMS e gli studi e non hanno ascoltato audizioni di esperti, di psicologi, anche del nostro Paese, che si sono pronunciati apertamente a favore dell'insegnamento di queste discipline, ma non ci voglio credere; oppure semplicemente contestano la scienza, contestano quello che esperti della materia, con anni di studi alle spalle, hanno affermato e anche l'evidenza ormai empirica dei risultati in altri Paesi che hanno adottato questo modello prima di noi.
E allora qual è il punto? Il punto è che si dice: i genitori devono decidere chi può insegnare e quali testi possono essere adottati. Io credo sia importante che queste materie siano insegnate da soggetti che hanno le competenze. Per farlo non possiamo chiedere ai nostri insegnanti di essere tuttologi, né di saper insegnare tutto, però ci sono delle figure che possono aiutare e sostenere con competenze specifiche. E chi è che sceglie solitamente? È il collegio docenti e poi il consiglio d'istituto. I libri di testo non può sceglierli il singolo genitore che magari non ha competenze specifiche, perché se passa questo principio, se un genitore è terrapiattista - e ce ne sono tanti nel nostro Paese -, cambiamo e non adottiamo i libri di testo di geografia che ci dicono che il mondo è sferico? Se c'è chi non crede all'evoluzione darwiniana, cambiamo i libri di scienza? Se c'è un generale Vannacci che dice che la marcia su Roma è poco più di una scampagnata, cambiamo i libri di storia? Se c'è un padre violento che decide che quel libro di testo, che parla di parità di genere e di rispetto delle donne, non va bene, non adottiamo quel libro di testo?
Io credo che stiamo facendo veramente un passo indietro nel tempo nell'oscurantismo. La famiglia ha un ruolo fondamentale nell'educazione, certo, oggi la nostra legge, la nostra legislazione prevede un patto educativo tra scuola e famiglie. Non vogliamo escludere le famiglie, non vogliamo nascondere che il primo elemento educativo è la famiglia, che è fondamentale; ma dobbiamo anche pensare a tante realtà in cui le famiglie non hanno gli strumenti né scientifici, né culturali, magari, per poter sostenere i loro ragazzi, accompagnarli nella crescita e nella formazione su queste materie; anche a quelle famiglie in cui i ragazzi e le ragazze, i bambini e le bambine, non si sentono liberi di chiedere ai loro genitori queste cose, di affrontare questi temi in famiglia. Allora cosa fanno? Vanno su Internet ad informarsi o meglio a disinformarsi e lì capita che abbiano non soltanto informazioni non corrette, magari rispetto alla sessualità, alla trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili, ma anche a modelli comportamentali, relazionali, emotivi. E crescono con un senso magari di frustrazione o con veri e propri disturbi o disagi che li portano ad avere problemi anche da un punto di vista psicologico. Ecco perché l'Organizzazione mondiale della sanità parla della necessità dell'educazione come elemento di prevenzione della salute pubblica e della salute psicologica nelle nostre comunità e nei nostri ragazzi. Ma pensiamo anche a quelle famiglie in cui i modelli sono sbagliati, per esempio nel rapporto uomo-donna o nella sessualità perché vengono da culture diverse.
Capita ed è capitato che tante volte i bambini e le bambine, che a scuola imparano invece qualcosa di diverso, siano i grimaldelli per cambiare anche il modello all'interno delle loro famiglie, magari per far acquisire consapevolezza ai genitori, alle mamme, che qui hanno dei diritti diversi, che qui le cose funzionano in modo diverso, che ci sono delle leggi che possono tutelarli. Ed è quello che io ho visto accadere.
Quando mi sono occupata, al Governo, di pari opportunità, abbiamo introdotto, per la prima volta, nella “Buona scuola”, le linee guida sulla parità di genere, contro gli stereotipi, contro la violenza di genere, abbiamo finanziato tanti progetti nelle scuole. Io sono stata nelle scuole, ho parlato con gli studenti, con le studentesse e con i decenti e mi è capitato di incontrare, per esempio, una ragazza di 16 anni, che mi ha raccontato, con l'insegnante, come, proprio dopo questo percorso a scuola, lei abbia aiutato la madre, abbia spinto la madre a denunciare il padre che era violento e a cambiare la vita della madre, ma anche la sua e quella dei suoi fratelli, perché quante volte i minori sono, a loro volta, vittime di violenza assistita nelle loro famiglie?
Allora non possiamo lasciare tutto alle famiglie, perché in alcuni casi sono un modello sbagliato, non sono la soluzione. Occorre un patto che tenga insieme la scuola e le famiglie, perché non possiamo pensare che questa sfida educativa e culturale del nostro Paese non veda la scuola come uno dei protagonisti. Non possiamo tagliare fuori la scuola, quel pezzo della nostra società, da una gigantesca rivoluzione di cui abbiamo bisogno nei comportamenti tra uomini e donne. Perché noi possiamo cambiare tutte le leggi penali del mondo, possiamo aumentare le pene - anche noi abbiamo votato, la scorsa settimana, la nuova legge sul femminicidio -, ma una volta che dobbiamo applicare quelle leggi è già troppo tardi, abbiamo già fallito. Noi dobbiamo prevenire i femminicidi, dobbiamo prevenire gli atti di violenza, e per questo serve un investimento in educazione, a cominciare dalle scuole, e servirebbe su questo un'alleanza davvero trasversale di tutte le forze politiche, come è avvenuto in Spagna, dove, poi, i risultati si sono visti, dove si parla con un'unica voce, un unico modello nel rispetto tra uomini e donne, e un'alleanza tra uomini e donne su questo.
Insegnarlo alle scuole porterebbe, magari, i ragazzi ad avere la consapevolezza che la violenza degli uomini sulle donne non è una questione genetica, non è una questione di DNA, ma è una questione culturale; e che allora, come sono importanti i braccialetti elettronici, a condizione che funzionino, sono importanti i libri, è importante quello che viene trasmesso nelle scuole. E su questo il Governo, invece, sembra voler chiudere gli occhi, anche di fronte a episodi come quello di qualche giorno fa, in un liceo di questa città, il “Giulio Cesare”, con quella lista obbrobriosa, vergognosa e ignobile, scritta nel bagno, delle ragazze e dei ragazzi da stuprare. Io sono convinta che quelli siano casi minoritari, isolati, che non siano la maggioranza di quegli studenti di quella scuola, ma io penso che se anche fosse una sola persona, quella persona vada recuperata, non solo punita e sanzionata. Occorre parlare con i ragazzi, occorre educarli a un modello diverso e, se la scuola abdica a questo ruolo perché lo Stato e le istituzioni dicono alla scuola che non se ne deve occupare, guardate, noi non facciamo un favore ai nostri ragazzi, perché ritardare e rinviare il momento in cui si può avere un'educazione sessuale e affettiva non significa preservare la loro innocenza, perché i ragazzi hanno rapporti sempre più precoci; significa semplicemente farglieli fare a rischio e pericolo proprio, senza nessuna consapevolezza e senza nessuna maturità; significa, noi adulti, come comunità educante, abdicare al ruolo di accompagnarli; significa dire loro che non ci fidiamo di loro, che non ci vogliamo confrontare con loro. E non è così.
Io credo che non possiamo lasciare i rapporti tra uomini e donne, i rapporti che ci possono essere fra persone dello stesso sesso, semplicemente alla casualità della fortuna dell'incontro giusto, e non possiamo pensare di non costruire la società nella quale vogliamo vivere anche attraverso l'educazione sessuale. L'educazione sessuale e affettiva nelle scuole non è ideologia: è scienza, è educazione, è formazione. E io credo che, su questo, privare i nostri ragazzi e le nostre ragazze, i nostri bambini e le nostre bambine, non significa, di nuovo, preservarli, non significa, in qualche modo, escludere dei rischi per loro, ma significa privarli di diritti essenziali .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e gli insegnanti del collegio “San Giuseppe-Istituto De Merode” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Li salutiamo e li ringraziamo per la loro visita. Ricordo che sono presenti, in questo momento, prevalentemente coloro i quali svolgeranno o hanno svolto la dichiarazione di voto su questo provvedimento. A breve, all'atto della votazione, l'Aula ovviamente si riempirà.
Ha chiesto di parlare il deputato Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. A nome del gruppo di Noi Moderati, di tutti i colleghi, dico subito che il nostro gruppo voterà convintamente a favore di questo provvedimento. Anche gli interventi che mi hanno preceduto dei colleghi Magi e Boschi hanno evidenziato come, attraverso questo provvedimento, si sia aperta una discussione, un dibattito, un confronto su alcune grandi questioni fondamentali che riguardano non solo una legge che fa il Parlamento, ma la nostra società, la cultura, il tema della prevenzione, il tema della parità, il tema dell'amore, il tema della capacità del rispetto dell'altro come altro da sé. E in questa discussione che c'è stata - sono favorito dagli interventi precedenti - ci possono essere due modi di affrontare il tema: uno, su cui è giusto confrontarsi, lo riprenderò dopo, l'intervento e i contenuti esposti dalla collega Boschi, non condivisibili e dirò, ovviamente, le ragioni mie e del nostro gruppo, perché ci sono alcuni elementi che non condividiamo e che difettano del ragionamento, assolutamente rispettoso, fatto dalla collega Boschi e dal gruppo di Italia Viva; l'altro, molto ideologico che, invece, rifiutiamo.
Il collega Magi, nel dichiarare legittimamente il voto contrario del suo gruppo parlamentare, ha detto e ha motivato che si vuole, con questo provvedimento, restringere e limitare una materia delicata e importante, fondamentale in un momento come questo, anche con tutto quello che succede. Ricordo che, per esempio, il nostro gruppo parlamentare ha fortemente voluto la presidenza della Commissione parlamentare bicamerale contro il femminicidio, presieduta dalla collega Martina Semenzato, che sta facendo un ottimo lavoro, perché è un tema che sfida tutti, che sfida non solo l'intervento repressivo, ma, innanzitutto, la prevenzione, che sfida le grandi questioni che stanno avanzando nella nostra società.
Ma pensare di ridurre questo provvedimento a un affare di famiglia: avete paura dell'educazione sessuale e, allora, volete respingerla e limitarla alla famiglia; una scorciatoia ideologica: avete paura dell'ideologia . L'ideologia non è un'ideologia. Qui si tratta di comprendere e di capire, se dobbiamo andare sull'aspetto scientifico, che cosa è e se bisogna rifiutare ciò che la natura definisce oppure no, e che conseguenze, poi, questa definizione di natura può portare all'interno della società. C'è una distinzione reale tra un uomo e una donna? Ma questa distinzione determinata dalla natura è una discriminazione o è una ricchezza nella differenza che si crea nella nostra società? L'identità è sempre una ricchezza, va approfondita proprio nella sua identità e, quindi, nella diversità con l'altro.
Ingessare le scuole per fare una marchetta al movimento pro-vita, diceva il collega Magi. Qualora chiunque di noi pensasse di fare una legge per fare una marchetta a chissà quale altro provvedimento, sbaglierebbe nella sua funzione non educativa, ma, innanzitutto, di legislatore e di responsabilità politica che gli è stata affidata dalla società. Il Parlamento rappresenta, porta interessi, porta discussioni, porta idee, ma poi qui, in questo luogo, si fa la sintesi.
Mentre diverse sono le motivazioni portate dalla collega Boschi, e su questo si apre un grande confronto, una grande discussione. Provo a riprendere: che cos'è l'educazione? Che cosa vuol dire fare prevenzione? Cosa vuol dire che c'è un grande tema, una grande sfida nella nostra società nell'alleanza tra i soggetti educativi? Si chiamavano agenzie educative, si chiamano agenzie educative. Esistono o non esistono questi soggetti e come possono essere messi in correlazione l'uno con l'altro? E dove sta il limite all'autonomia, alla libertà e alla collaborazione? Ricordo, anche per chi ci ascolta, che le agenzie educative sono la famiglia, la scuola e la società: sono i tre soggetti su cui noi dobbiamo intervenire. La scuola: qual è la sua funzione? La famiglia: qual è la sua funzione? Sono entrambe riconosciute dalla Costituzione e dagli articoli che, poi, definirò e leggerò.
Ci sono alcune osservazioni in cui si dice: c'è un tema in cui la famiglia, magari, non ha strumenti scientifici, culturali; ci possono essere patologie all'interno delle famiglie. Ricordo che le patologie possono essere presenti in qualsiasi agenzia educativa, dalla famiglia, alla scuola, alla società. E, allora, dove troviamo il punto elemento cardine di unità? Se c'è un'alleanza, ognuno deve svolgere il suo ruolo.
Il primo ruolo è esattamente quello della famiglia. Abbiamo parlato di infanzia e di scuola primaria: mai la famiglia deve delegare il ruolo educativo di soggetto primario alla scuola. Laddove si si delega totalmente alla scuola, si viene meno a una propria funzione fondamentale. Dov'è però il confine della libertà? Rispetto profondamente la libertà di tutti e credo che le famiglie abbiano il “diritto-dovere”; sono per la libertà educativa e addirittura per la libertà di scelta che le famiglie devono fare, in particolare quando si parla di figli (stiamo parlando delle elementari, stiamo parlando delle medie, stiamo parlando delle scuole dell'infanzia). Credo, quindi, che, se non stabiliamo questo confine, nel rispetto profondo della libertà, se non condivido un'educazione che la mia famiglia vuole dare ai miei figli o ai miei nipoti, lo Stato può intervenire. Ritorniamo a Hobbes e all'incapacità della società di governarci, per cui intervengo; siccome ritengo che tu hai una concezione, una visione diversa dalla mia, intervengo e impongo la mia visione.
Credo che questa sia una deformazione, una strumentalizzazione assoluta, tanto più se stiamo in un'educazione di questo genere: guardate la discussione che c'è stata, che si è aperta riguardo alla ormai famosissima “casa del bosco”. Dov'è il limite in cui posso togliere la potestà educativa alla famiglia e portare via i bambini? Dove sta questo limite? Attenzione: quello di cui stiamo discutendo è un problema reale. Il tema dell'affettività è solo un problema di nozioni scientifiche, è solo un problema di conoscenza del proprio corpo, è solo un problema di prevenzione - assolutamente è anche quello -, oppure c'è un problema più profondo, per cui anche la conoscenza del proprio corpo educa i nostri ragazzi e la nostra società ad amare la diversità dell'altro?
Nella scuola, abbiamo bisogno di fare il corso di educazione sessuale o abbiamo bisogno che gli insegnanti tornino al proprio ruolo di soggetto educatore, di maestri e di insegnanti? Omero, Shakespeare, Dante, Victor Hugo possono insegnare ad amare l'altro e a rispettare l'altro al ragazzo, nella sua diversità, o c'è bisogno solo di fargli l'educazione sessuale? Non sto dicendo che l'una cosa limita l'altra, ma se riteniamo che il problema di una carezza sia solamente quello di un gesto scientifico, non abbiamo capito qual è la grandezza che c'è nella carezza e nel bacio che si fanno verso l'altro, che è riconoscere che è una cosa diversa da sé. Il film di Paola Cortellesi è il più grande esempio educativo che può essere fatto nella società per quanto riguarda il rispetto, la parità, la libertà dell'altro e la diversità e non è una scuola di educazione sessuale da un punto di vista scientifico e puntuale!
Allora, l'alleanza tra i diversi soggetti… è per questo che questo provvedimento, se non visto solo da un punto di vista ideologico, ma innanzitutto da un punto di vista dei principi cardine che sono alla base della nostra Costituzione, diventa uno strumento fondamentale, un importante strumento che non può far togliere a ognuno il proprio ruolo. La scuola deve fare la scuola, la famiglia deve fare la famiglia e la società si deve assumere la responsabilità di non delegare sempre agli altri la risoluzione dei problemi. Le famiglie devono iniziare a smetterla di dire sempre “sì” ai loro ragazzi. Si è persa la capacità di dire “no”, di spiegare perché un gesto è sbagliato, di spiegare che la libertà è rispettare la diversità dell'altro.
Anche io sono scandalizzato e non voglio sottovalutare quello che è accaduto al liceo romano, perché quella lista non è semplicemente uno scherzo da ragazzi: è l'idea di una cultura che si sta diffondendo nella nostra società, tra i nostri ragazzi, che non ha più l'idea dell'educazione e dell'amore come l'altro, come diversità da sé. Qui, allora, il tema è diverso, è puntuale: si tratta di capire, non di negare che nella scuola debba essere fatta anche educazione sessuale, ma di capire come quell'alleanza educativa viene assolutamente rispettata, doverosa.
Leggo semplicemente tre articoli della Costituzione e poi concludo. L'articolo 30 stabilisce che “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli”. Nessuno può togliere questa potestà alla famiglia e ai genitori ! Non può esserci alcuna certezza o alcun giudizio ideologico che può far venire meno questo cardine fondamentale che è all'interno della nostra Costituzione: l'educazione appartiene alla famiglia. È la ragione per cui noi ci battiamo e concludiamo per la libertà effettiva di educazione. Un'ideologia sbagliata dice che la scuola deve essere solo statale e non una scuola che è pubblica, dove Stato e società insieme offrono un'educazione e la famiglia sceglie.
Alleanza educativa: per questo diciamo fortemente e convintamente “sì” a questo provvedimento, ma ci auguriamo anche che questo dibattito, con la passione delle proprie ragioni e delle proprie idee, sia rispettoso delle ragioni l'uno dell'altro, perché tutto questo porta alla crescita l'uno dell'altro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Nicola Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, signora Sottosegretaria, questo provvedimento puzza, puzza di ipocrisia, di integralismo, di fondamentalismo. È un rigurgito antiscientifico. Sarebbe degno - diciamo la verità - non del Parlamento, non del Governo di uno dei più grandi Paesi del mondo, ma di un manipolo di adepti di qualche setta esoterica. È anche un'ossessione, la fotografia di un'ossessione, che alcuni colleghi (che non nominerò) hanno dimostrato di subire in modo perfino impressionante: l'ossessione del questo mostro che ci minaccia e invade le nostre vite, travia i nostri figli, le nostre figlie, deturpa i percorsi di formazione opportunamente definiti, resi neutri nel bisogno di fare della scuola solo un luogo di trasmissione di nozioni.
Questo provvedimento però produrrà danni molto grandi in questo Paese. Li produce già oggi, li produce la cultura o, meglio, la sottocultura che lo ha partorito, di fronte al flagello della violenza, che non è soltanto violenza sulle donne, violenza fisica, violenza sessuale. Nel 2025, i dati fotografano una realtà impressionante: 6 milioni e 400.000 donne in questo Paese, il 39 per cento sostiene, racconta, di aver subito almeno una volta una violenza fisica o sessuale; il 18,8 per cento una violenza fisica; oltre il 23 per cento una violenza di natura sessuale; il 5,7 per cento un vero e proprio stupro. È un flagello che attraversa le nostre scuole: la lista stupri del “Giulio Cesare” ce lo ricorda, la cronaca quotidiana, quella che segnala uno stupro sempre più frequente, un'aggressione sempre più frequente, in particolare tra i più giovani, ci racconta di questo disastro.
È un disastro che si articola nella violenza che cresce, non solo quella sessuale o di genere, tra i ragazzi, tra le ragazze, in una generazione che segnala, ogni giorno che passa, la crescita di una fragilità vissuta e autopercepita come l'orizzonte di quella generazione. Non ve ne siete accorti? Non vi siete accorti che le organizzazioni studentesche di destra, di sinistra, senza eccezione, tra i primi punti delle loro piattaforme, mettono tutti lo psicologo a scuola, l'assistenza psicologica. Dicono: siamo a disagio, abbiamo paura, siamo sempre più in difficoltà, abbiamo bisogno di un sostegno. Richieste che, in un'altra epoca, sarebbero sembrate, a quelle stesse generazioni, come la terribile volontà di uno Stato etico di imporre a loro la medicalizzazione degli spazi pubblici, a cominciare da quello della scuola, ma che oggi invece si moltiplicano. Fanno il paio con una società sempre più precaria, con una generazione priva di futuro sul terreno sociale e non solo sul terreno dei propri punti di riferimento psicologici e sociali.
Solo questo ora basterebbe a demolire questo provvedimento. L'importanza dell'educazione, non sessuale - lo dico per il suo tramite, Presidente, al ministro Lupi, anzi, non farebbe male insegnare ai ragazzi e alle ragazze anche come si fa l'amore, no? - sessuo-affettiva , l'educazione alle emozioni, al controllo delle emozioni, a come le emozioni incidono nelle relazioni materiali e concrete nelle nostre vite, di questo c'è uno straordinario bisogno, fin dalla più tenera età! Dunque di fronte a questo Paese, a questi dati, quest'assenza voluta, cercata, con questo terribile provvedimento, è già una colpa insopportabile.
Questo impasto maleodorante di ipocrisia, integralismo, fondamentalismo, però ha anche un'altra colpa, persino più grave. È anche qui il frutto di una sottocultura assai pericolosa, quella che male interpreta il concetto di libertà e immagina la libertà come l'esercizio per ciascuno del proprio interesse momentaneo: ciascuno faccia quel che vuole.
E ciascuno faccia quel che vuole, in particolare dove? A casa sua. “Ciascuno faccia quel che vuole” è la demolizione della scuola, del suo valore, della sua funzione No, collega Lupi, anche qui per tramite del Presidente, la scuola non è un'agenzia. Non lo sono nemmeno io, francamente: io sono un padre. Ci sono padri, madri, qui ognuno, ogni volta, fa a gara a definirsi padre, madre: ce ne sono tanti, siamo tutti diversi, ma non siamo agenzie. Siamo padri, madri, esattamente come la scuola non è un'agenzia.
No, la scuola è la principale infrastruttura sociale, culturale, di un Paese . La scuola è la spina dorsale di un Paese, della sua unità, della sua cultura, con la C maiuscola. Che cos'è la cultura in questo Paese, se non quello che, non solo si trasmette, ma che si costruisce giorno dopo giorno nella scuola, in quel formidabile, straordinario, meraviglioso luogo di cooperazione formativa che è la scuola? E in cui la cooperazione decisiva non è - abbiate pazienza - quella tra famiglie e scuole. No, fatevene una ragione. La famiglia ha un fondamentale ruolo educativo - certo, ci mancherebbe - lo esercita in famiglia. A scuola, il principale ruolo cooperativo ce l'ha la scuola, con i suoi insegnanti, le sue insegnanti, i suoi lavoratori e le sue lavoratrici, gli studenti e le studentesse che quelle scuole le abitano insieme ai lavoratori della scuola . È lì che si costruisce quella cooperazione straordinaria che ha - pensate, pensate la magia - questa incredibile capacità: quella di aiutare a superare le differenze di partenza, che siano sociali, economiche, culturali, perché la scuola è questa roba qua.
Io ho fatto le scuole come tutti e tutte voi, le fa mio figlio. A scuola ho convissuto, faticato, sofferto, gioito, amato, mi sono divertito, ho imparato, lavorato con persone diversissime da me. E questa differenza è quello che costruisce un'approssimazione successiva, un elemento di avanzamento. È quello che aiuta, per esempio, ad avere, almeno, non voglio dire un primato - per me sì, un primato, ma teniamolo di lato questo aspetto -, ma ad avere un metro di paragone con ciò che ascoltavo nella mia casa, nella mia famiglia, durante i pranzi di famiglia, quando durante un telegiornale commentavamo una notizia. Dunque, dal punto di vista di mio padre e di mia madre al punto di vista di altri ragazzi che anche, a loro volta, portavano lì anche il punto di vista delle loro famiglie. Quell'elemento di confronto è l'elemento straordinario che consente di fare un passo avanti, di farlo fare agli studenti e alle studentesse, agli uomini e alle donne e a questo Paese complessivamente.
Ho già avuto modo di dirlo: ma non vi viene un po' di allergia, non vi prude il naso di fronte al discorso continuo che la vostra parte politica fa davanti al grande, complesso fenomeno delle migrazioni? Abbiamo discusso mille volte in quest'Aula. Come sapete, io ho sempre contestato le politiche emergenziali. In nome di che cosa? Del fatto che l'immigrazione fosse, sia, sarà un fenomeno strutturale, che non vuol dire la sciocchezza dell'immigrazionismo: sciocchezze, ecco, non voglio dire parole inopportune per quest'Aula. Ma è un fenomeno strutturale col quale, dunque, ti devi misurare in termini di prospettiva, con uno sguardo grande, che implica anche la complessità di misurarsi con culture diverse, talvolta lontanissime dai nostri valori, dai nostri punti di riferimento, anche su temi delicatissimi come questi. Lo sappiamo che ci sono altre culture che, rispetto al ruolo della donna, non tutte, anche qui, in modo piatto, ma in modo significativo propongono modelli culturali che per noi, per me, sono del tutto inaccettabili. Come vogliamo pensare di misurarci? Su questo punto, dove lo lasciate il primato educativo? A quella famiglia lì? Ma state fuori di testa ? Avete capito di che cosa stiamo parlando? E stando dentro la nostra dimensione culturale occidentale, la nostra religione prevalente, quella almeno definita tale, quella del cattolicesimo di questo Paese, di fronte a una famiglia in cui quella religione, quella cultura, si esercita in forma, come talvolta accade, chiusa, retrograda, come la mettete a terra la questione dell'educazione sessuo-affettiva, dell'autonomia dei ragazzi?
State demolendo la scuola pubblica . La state demolendo non solo su questo passaggio. Aprite oggi un cancello che non sappiamo dove porta: domani varrà per l'evoluzionismo, per la scienza, per la storia, per la matematica, per tutto. Lo avete capito? State demolendo la scuola pubblica. Sarà un disastro per il Paese e anche per voi: è questo quello che dovete avere in testa.
Per questo Alleanza Verdi e Sinistra voterà contro questo scempio e si batterà nel Paese perché la consapevolezza del Paese, che per fortuna c'è, si ribelli, anche dopo l'approvazione di questo orrore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Elena Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Governo, colleghe e colleghi, su questo provvedimento l'Aula si è soffermata lungamente, purtroppo non con argomenti volti a trovare una convergenza su un tema che meriterebbe, anzi necessiterebbe una piena convergenza da parte del Parlamento, ma con grida scomposte, accuse, anche da parte del Ministro nei confronti nostri, delle opposizioni, di chi invece ha portato argomenti di contraddittorio rispetto a quanto previsto dalla legge.
Io oggi vorrei provare a fare, in questa dichiarazione di voto, con quest'Aula, in quest'Aula, invece, un esercizio di argomentazione - che ritengo doveroso anche per il rispetto istituzionale che dobbiamo a quest'Aula - rispetto al merito della legge che stiamo approvando e rispetto alla coerenza logica e consequenziale di principi che in quest'Aula sono stati affermati e che, dal nostro punto di vista, ma nell'oggettività del testo che andiamo a votare, vengono del tutto contraddetti dal testo in oggetto.
Primo punto: la violenza contro le donne. Sulla violenza contro le donne noi abbiamo trovato un punto di piena convergenza in questo Parlamento, anche recentemente, con l'approvazione della legge sul femminicidio. C'è una continuità dell'azione istituzionale che travalica le singole legislature, che porta avanti una scelta chiara, forte, di un Paese che si è assunto l'impegno di contrastare in tutto e per tutto, con tutti gli strumenti che possano servire, la violenza contro le donne. Dai banchi dell'opposizione e della maggioranza arriva una voce unanime in questa direzione, che è quella per cui, al di là dell'elemento punitivo e repressivo, serve, evidentemente, prevenire la violenza contro le donne. E devo dire che, anche da parte dell'attuale maggioranza, l'individuazione dell'azione educativa che lo Stato deve compiere nei confronti, in particolare, delle nuove generazioni viene individuata come strategica per contrastare la violenza contro le donne.
L'educazione, prioritariamente, per la nostra Costituzione si svolge certamente nella famiglia, ma ha un ruolo nella scuola che è fondamentale e protagonista.
Allora, se è vero che l'azione educativa serve, deve essere svolta in modo chiaro e inequivocabile nelle scuole, anche al fine di rimuovere, invece, quelle forme di discriminazione, di disuguaglianza sociale che nelle famiglie si insinuano e che sono, purtroppo, in tante famiglie la causa della violenza domestica contro cui noi abbiamo deciso di combattere e di agire in modo contrastante. Allora, questo è il principio molto chiaro, da sillogismo logico: se noi togliamo la parte educativa, non otterremo il risultato.
Allora, la domanda che ci dobbiamo fare - e ringrazio il Ministro che è qui ad assistere al nostro dibattito - è la seguente: questo provvedimento incentiva, sostiene e valorizza l'azione educativa nelle scuole, la rende più efficace o la indebolisce? Per noi la risposta è chiara ed è nell'articolo 1, comma 1, di questo testo: indebolisce l'azione della scuola. Perché? Questo lo diciamo con chiarezza e senza ideologia.
Ci possono essere tutte le linee guida che vogliamo, che però non parlano di educazione alla sessualità, di affettività; ne parlano solo in merito agli effetti che hanno le droghe e le sostanze stupefacenti. Possono esserci anche tutti i programmi scolastici, ma quando al comma 1 dell'articolo 1 si dice che le istituzioni scolastiche sono tenute a richiedere il consenso informato preventivo dei genitori e degli studenti per la partecipazione a eventuali attività che riguardino temi attinenti all'ambito della sessualità, quando questo diventerà norma primaria, sarà prevalente anche rispetto a tutte le attività curriculari, perché le attività extracurricolari sono indicate nella legge al comma 2.
Ciò significa che tutte le materie che avranno un ambito riguardante la sessualità dovranno preventivamente ottenere il consenso da parte delle famiglie. Vi immaginate, per quanto riguarda la letteratura latina, come potranno chiedere un consenso per fare il carme dedicato a Lesbia di Catullo? Perché, in qualche modo, l'insegnante dovrà parlare di sessualità in letteratura. O quando si faranno le lezioni sull'apparato riproduttivo, sulla sessualità, anche con riferimento alle necessarie informazioni di igiene e di salute personale? Sono necessarie per una consapevolezza anche della piena coscienza del proprio corpo, del proprio sviluppo. Vi immaginate cosa potrà accadere in queste scuole ogni volta che ci sarà la parola “sessualità”? Si dovrà chiedere un consenso preventivo alle famiglie, indicando preventivamente - questo dice la legge - quali sono i materiali didattici che si intenderà utilizzare? Vedete, non ne sto facendo un argomento ideologico, sto nella concretezza di quello che voi avete scritto in questa legge, che questo Parlamento si appresta ad approvare. Avremo una totale caoticità nell'ambito delle istituzioni scolastiche per quanto riguarda gli stessi programmi scolastici. Non si potrà fare quella sana educazione alla differenza di genere che è proprio quella che contrasta quell'ideologia per cui siamo tutti uguali. Come facciamo a spiegare ai nostri ragazzi, ai nostri studenti che le donne e gli uomini biologicamente sono diversi, se non possiamo insegnare in modo chiaro, coerente, scientifico e consolidato la sessualità, che fa parte della nostra corporeità e che fa parte della nostra identità di uomini e di donne?
Allora, è chiaro che la scuola deve fare un patto educativo con le famiglie. Ma, attenzione: il patto educativo con le famiglie, che è già previsto, è comprensivo di tutto quanto. Qui si va a minare anche quel patto educativo, perché si dice che nel patto educativo, solo per quanto riguarda la sessualità, si dovranno indicare alcuni elementi. E cosa faremo se ci saranno famiglie che diranno: guardi, nostro figlio di questo argomento non ne vuole sentire parlare, quindi Catullo non lo facciamo, l'educazione sull'apparato riproduttivo non la facciamo; non partecipa all'interrogazione perché non lo farete mica parlare di sesso e degli organi del corpo umano a scuola!… Perché per noi è qualcosa che contrasta l'articolo 1, comma 1, della legge che voi avete voluto approvare nel nostro Paese.
Qui, non c'entra niente, colleghe e colleghi, l'alleanza scuola-famiglia e non c'entra niente neanche il primato educativo della famiglia. Qui c'entra il fatto che stiamo introducendo, per una scelta ideologica, una bandierina che andrà a minare esattamente quel ruolo della famiglia nella scuola.
Perché se aveste scritto che, quando si fa educazione all'affettività e alla sessualità, si devono trovare spazi di formazione, di condivisione con le famiglie - perché è nelle famiglie che dobbiamo insegnare, educare ad una parità di genere, che evidentemente non c'è, altrimenti non avremmo oggi i dati che abbiamo sulla violenza contro le donne e sulla violenza in famiglia - allora ci saremmo trovati in qualche modo d'accordo. Ma qui non c'è neanche il dialogo con la famiglia. C'è un consenso asettico, preventivo che va a minare esattamente quei programmi scolastici che voi intendete approvare.
Può il nostro Paese accettare un punto di vista di questo tipo? Noi riteniamo di “no” ed è per questo che - ripeto - con un'argomentazione fuori dall'ideologia, ancora una volta chiediamo alla maggioranza di fermarsi rispetto a questo provvedimento. Lo avete fatto su un altro provvedimento al Senato. Fermiamoci, ragioniamo, troviamo un punto per ottenere quell'obiettivo che credo sia condiviso da tutte e tutti noi, cioè quello di fornire alle nuove generazioni tutti gli strumenti di conoscenza che necessitano anche per non essere vittime di quella violenza , della pornografia, della pedopornografia, di quell'utilizzo della sessualità inconsapevole che ha effetti devastanti. Lo ha detto la società scientifica dedicata: stanno aumentando di nuovo le malattie sessualmente trasmissibili perché tra le nuove generazioni si fa un uso improprio della sessualità. Allora, se è così, non è la scuola che deve spiegare a queste ragazze e a questi ragazzi che questo deve essere fatto ? È la scuola il luogo dove questo può essere fatto in modo tecnico, scientifico, non ideologico.
Questo provvedimento non dice che si va in questa direzione, introduce un ostacolo preventivo esattamente su questi punti. Allora, vogliamo ragionare su come la scuola lo può fare? Bene, siamo disponibili a dialogare. Se vogliamo, invece, introdurre nella scuola l'oscurantismo per cui ogni volta che c'è la parola “sess-”, con le varie declinazioni, si accende un tabù e si deve avere sul diario scolastico la firma dei genitori significa congelare quell'educazione libera e consapevole di cui, invece, le nuove generazioni hanno bisogno come l'aria. Ecco, per questo, Presidente, convintamente confermiamo il nostro voto contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Se pensate che nel Paese in cui una donna ogni tre giorni viene uccisa e nove su dieci vengono uccise in famiglia, se pensate che nel Paese, ultimo in Europa per occupazione femminile, il Paese in cui i maltrattamenti su bambini e adolescenti sono cresciuti negli ultimi 5 anni del 58 per cento e l'87 per cento di questi maltrattamenti sono registrati in famiglia, se pensate che nel Paese che scivola rovinosamente, anno per anno, tra quelli che garantiscono sempre meno diritti alle persone LGBTQIA+, se pensate che le persone che hanno dichiarato in famiglia il loro orientamento sessuale o la propria identità di genere hanno denunciato violenza omolesbobitransfobica nel 41,6 per cento di casi, beh, se pensate che in questo Paese l'educazione sessuo-affettiva sia un'urgenza non più rimandabile, una necessità, sappiate che, invece, questo Governo non solo continua a negarla ma mira ad escluderla totalmente, negando a tutto il Paese una possibilità, negando a tutto il Paese di spezzare le catene di quella cultura violenta che uccide, che opprime e che non lascia spazio .
E poco importa se ONU, OMS, UNESCO, Parlamento europeo, se in ogni luogo e a livello globale si riconosce l'importanza dell'accesso a un'educazione sessuo-affettiva come diritto fondamentale; poco importa perché abbiamo provato a dirvelo più e più volte durante questi giorni di discussione, ma ci avete sempre chiuso la porta in faccia dimostrando, ancora una volta, che il vostro furore ideologico non conosce ragione. Siete andati avanti come treni, perché volevate raggiungere questo obiettivo senza ascoltare nessuno dei suggerimenti. Voglio, allora, sgombrare subito il campo da un'accusa che ci è stata mossa in maniera del tutto ingiustificata in questi giorni: qui nessuno sta attaccando le famiglie. Gli unici che lo stanno facendo siete voi . Nessuno sta attaccando le famiglie, perché vi abbiamo proposto l'alleanza, l'informazione, la condivisione dei progetti con le famiglie. Cose che già accadono nelle scuole.
Voi, invece, no. Voi volete l'ostilità, non il conflitto che può essere anche sano all'interno di processi condivisi, ma l'ostilità. E avete buttato un'onta di sospetto sulla scuola. Avete fatto pensare alle famiglie - e lo state facendo - che all'interno della scuola ci fosse qualcuno che espone i ragazzi, le ragazze, i bambini e le bambine a pericoli, che in qualche modo ci sia l'intento di manipolare. Questo è un attacco chiaro alla scuola pubblica. È chiaro che lo state facendo. È evidente. Ma, del resto, avevamo già avuto avvisaglie quando avete mandato delle ispezioni nelle università, quando non vi piaceva la libertà di ricerca all'interno delle università Perché a voi la scuola, la cultura, l'università, la ricerca fanno paura. E sapete perché? Perché esiste un nesso indissolubile tra educazione e democrazia e l'una senza l'altra non regge. Perché è compito dell'educazione - e lo dico da educatrice, fieramente orgogliosa di essere un'educatrice - … l'educazione ha lo scopo di formare persone, cittadine e cittadini consapevoli e capaci di abitare il proprio tempo.
Se non cominciamo dalle scuole e se le attacchiamo così, se introduciamo un precedente pericoloso come quello dello strumento del consenso informato, mi spiegate quali saranno le conseguenze? Ve lo siete chiesti? Noi ve l'abbiamo detto. Guardate che chiedere alle famiglie il consenso informato significa una cosa sola.
L'effetto più grave che si avrà sapete qual è? È che proprio in quelle famiglie dove ci sono violenze e prevaricazioni, dove la violenza esiste, è assistita o è subita, saranno le prime che non vorranno firmarlo il consenso informato, perché saranno le prime che saranno anche spaventate dall'emersione di questi fenomeni. Laddove non c'è libertà, mi spiegate come facciamo a spezzarle queste catene? Stiamo legittimando delle culture fatte di violenza e di prevaricazione, questa è la verità, e lo stiamo facendo perché la vostra agenda politica è dettata dai movimenti anti-, lo state facendo qui con questo provvedimento, lo state facendo in XII Commissione (Affari sociali) e lo state facendo in ogni luogo ve ne sia data l'opportunità.
E allora, vedete - qui non c'entra niente -, qualcuno vi ha detto che siete sessuofobici? No, voi vi nascondete probabilmente, e instillate la paura e il sospetto, approfittando; la verità però è una e ce lo dice un emendamento che è stato preparato e depositato dalla Lega in Commissione durante la discussione, che chiarisce qual era il vero obiettivo di questa legge.
Vedete, l'emendamento proponeva di sostituire i temi attinenti all'ambito della sessualità con quelli attinenti all'identità di genere. E così facciamo calare anche questo velo di ipocrisia e andiamo a vedere qual è veramente il nemico che volete combattere. Peccato che sia un nemico che non esiste e che, anzi, voi avete creato, per usarlo come strumento politico - come è stato giustamente definito nel corso di un'audizione in VII Commissione (Cultura) da Massimo Prearo, ricercatore presso l'Università di Verona - per attaccare, strumento politico per reprimere e per controllare . E allora, guardate, è veramente incredibile che lo facciate sulle spalle di bambini, bambine e adolescenti.
Se aveste avuto la decenza e la volontà di avviare una seria riflessione che non fosse guidata da quest'odio ideologico, avremmo potuto parlare del fatto che gli stereotipi di genere nascono già intorno ai 2-3 anni e che quando a 6 anni i bambini accedono alla scuola primaria sono già convinti che materie come l'informatica e l'ingegneria siano cose da maschi e che le femmine non sono brave a fare questo. Se aveste voluto approfondire, sapreste che l'espressione dell'identità di genere è un diritto fondamentale della persona e lo dicono sentenze e gli organi internazionali. Gli unici a non dirlo e a indicare un nemico siete voi, e questo legittima discriminazione, violenza e pregiudizio.
Se aveste voluto discutere davvero, avremmo potuto parlare dell'aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili negli ultimi anni: dal 2021 la gonorrea è aumentata dell'83 per cento, la sifilide del 25 per cento, la clamidia del 21,4 per cento. Avremmo potuto parlare del fatto che secondo il rapporto giovani e sessualità di Durex, più del 20 per cento dei ragazzi dichiara di aver avuto un rapporto sessuale tra gli 11 e i 14 anni. Avremmo potuto parlare della lista degli stupri, quell'orribile lista violenta che, con il tentativo di reprimere una parte politica all'interno di quella scuola, è stata scritta, nero su bianco, all'interno di un bagno, una lista di otto nomi di ragazze e di un ragazzo, e si ipotizza che l'autore di quella lista sia giovanissimo e che dietro quella lista ci siano anche delle pressioni da parte di movimenti di estrema destra. La gravità di questo provvedimento va veramente ben oltre il mondo della scuola, attacca il mondo della scuola per arrivare molto più in alto.
Concludo dicendo che purtroppo, se pensiamo di combattere le violenze di genere in questo Paese e l'odio omolesbobitransfobico, di costruire una società più giusta e dovremmo appellarci al Ministro della Giustizia, che ci dice che, se i braccialetti elettronici non funzionano, dobbiamo correre in farmacia o nelle chiese, alla Ministra Roccella, che ci dice, senza neanche capire i dati, che l'educazione sessuo-affettiva, in fondo, non incide così tanto sulle violenze di genere (lo saprebbe lei meglio dell'OMS, dell'ONU e dell'Unesco), se ci dice che dobbiamo essere contente, care colleghe, se oggi siamo vive e vegete qui in Aula, se ce lo dice la Presidente Meloni, che vorrebbe che imparassimo a correre, magari per ripararci con la corsa organizzata nel giorno delle violenze contro le donne , se ce lo dice Valditara, che pensa che la lotta al patriarcato sia un vezzo dialogico che ci fa solo perdere tempo, allora non c'è speranza per questo Paese. Ma noi non ci arrendiamo e continueremo a combattere, e vogliamo l'educazione sessuo-affettiva dall'infanzia in tutti i gradi di istruzione in maniera strutturata .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Tassinari. Ne ha facoltà.
ROSARIA TASSINARI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghi, Sottosegretario Frassinetti, intervengo per annunciare il voto favorevole del gruppo Forza Italia sul provvedimento in esame. Un provvedimento che si muove lungo una linea di equilibrio e di rispetto. Equilibrio tra il ruolo della scuola e quello della famiglia; rispetto per la sensibilità educativa dei genitori e per la funzione formativa dell'istituzione scolastica.
Lo faccio con convinzione perché questo provvedimento affronta un tema importante e delicatissimo, quello dell'educazione affettiva, sessuale e sentimentale nelle scuole e lo fa - lo ripeto - con equilibrio, buonsenso e rispetto. Rispetto per il ruolo della scuola certo, ma soprattutto rispetto per la famiglia che è, e deve continuare ad essere, il primo e il più naturale luogo di educazione. La famiglia è dove i ragazzi imparano a conoscere se stessi, a riconoscere le emozioni, a dare un nome ai sentimenti, a formare la propria coscienza morale. È lì che si costruiscono i valori che accompagneranno i giovani per tutta la loro vita. Forza Italia ha sempre sostenuto con chiarezza un punto che riteniamo essenziale: la collaborazione tra scuola e famiglia non è un ostacolo ma una risorsa , a differenza di quello che, purtroppo, ho sentito dire dai banchi della minoranza. È la condizione necessaria per una crescita armonica dei nostri ragazzi, per un percorso educativo coerente e condiviso, e fondato su valori comuni.
Quando parliamo di formazione non possiamo mai dimenticare che la scuola e la famiglia sono i due pilastri di un medesimo processo educativo. La prima offre strumenti, conoscenze, confronto. La seconda trasmette valori, affetti, senso di responsabilità. Separare questi due ambiti, o peggio ancora contrapporli, significa indebolirli entrambi.
Il ruolo dell'istituzione scolastica deve essere complementare, non sostitutivo, rispetto a quello dei genitori. Ecco perché il provvedimento in discussione non vuole porre un freno ma, semmai, ricucire un'alleanza educativa che negli ultimi anni, purtroppo, si è un po' smarrita.
Scuola e famiglia non devono camminare su binari paralleli ma guardarsi, ascoltarsi, collaborare. La formazione dei nostri ragazzi non può e non deve essere un terreno di scontro ideologico, ma un cammino che richiede responsabilità condivisa, coerenza e fiducia reciproca. E questo vale tanto più su temi così sensibili come l'educazione sessuale e affettiva, in merito ai quali riteniamo sia doveroso riconoscere il diritto dei genitori di essere coinvolti, di decidere se, come e quando affrontare determinati argomenti con i propri figli. Non si tratta di mettere dei paletti o di chiudere le porte alla conoscenza ma di affermare un principio di libertà e di rispetto. La libertà educativa della famiglia e il rispetto dei tempi di maturazione dei ragazzi. Si tratta di riconoscere il diritto e la responsabilità delle famiglie di partecipare pienamente alle scelte educative che incidono su aspetti tanto delicati della formazione dei figli. È un principio di libertà e di pluralismo, coerente con la nostra Costituzione e con la tradizione liberale e democratica del nostro Paese.
Il provvedimento in esame non intende infatti negare o rimuovere l'importanza dell'educazione affettiva e sessuale, né tantomeno, come maggioranza, accettiamo il tentativo fatto di rappresentare questa proposta come un divieto di educazione sessuale nelle scuole. Nulla di più lontano dalla realtà. Il testo afferma con chiarezza che nelle scuole i percorsi educativi su questi temi potranno essere attivati ma previo consenso delle famiglie, e ciò perché si tratta di ambiti che toccano la sfera intima, affettiva e valoriale della persona e che meritano quindi di essere affrontati in un contesto di piena condivisione. Per quanto riguarda invece la scuola primaria, la proposta si limita a riconoscere che a quell'età non sempre sussistono la maturità e la consapevolezza necessaria per affrontare certi argomenti in modo adeguato, fuori dall'ambito familiare. Non è un divieto ma è una scelta di prudenza e responsabilità; non è una chiusura ma una forma di tutela.
È la consapevolezza che i bambini hanno bisogno di sentirsi accompagnati, non esposti, rispettando il ruolo educativo dei genitori e i tempi della crescita. Siamo rammaricati per la distorsione che è stata data al contenuto del testo e che ha alimentato, purtroppo, un dibattito ideologico, anziché pedagogico. Si è voluto vedere in questa proposta una chiusura culturale, quando, in realtà, essa rappresenta un invito alla collaborazione e al dialogo fra scuola, famiglia e istituzioni.
Noi non vogliamo una scuola che imponga modelli, che anticipi forzatamente esperienze, che sostituisca il giudizio dei genitori. Vogliamo una scuola che collabori con la famiglia, che aiuti i giovani a crescere con equilibrio, nel rispetto delle proprie radici e della propria sensibilità. Una scuola che si apra alla formazione integrale della persona, ma che non dimentichi mai che la libertà educativa è un valore fondante della nostra democrazia.
Forza Italia ha sempre creduto che la scuola debba essere un luogo di libertà, di confronto e di apertura. In questa prospettiva, il provvedimento in esame si inserisce in una visione educativa che mette al centro la persona, la sua dignità e la sua libertà di scelta. Un provvedimento che restituisce centralità alla famiglia, responsabilità agli adulti e anche protezione ai ragazzi. Non c'è alcuna censura, ma solo il riconoscimento che su certe questioni occorre misura, delicatezza e soprattutto rispetto.
Per queste ragioni, il gruppo di Forza Italia voterà a favore di questo disegno di legge, nella consapevolezza che esso rappresenta un passo avanti verso una scuola più attenta, più rispettosa e più vicina alle famiglie italiane .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO(LEGA). Grazie, Presidente. Oggi, alla Camera dei deputati, la Lega e il Governo di centrodestra restituiscono dignità alla famiglia e alla libertà di scelta educativa come previsto dall'articolo 30 della Costituzione. E cosa dice questo articolo? Che è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.
Fate attenzione, colleghi, perché è proprio in questi due commi che si sublima la contrapposizione politica tra conservatori e progressisti, tra noi e voi. Durante il dibattito parlamentare è emerso, e i colleghi non ne hanno mai fatto mistero, che per PD, MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione e Italia Viva la maggior parte delle famiglie sarebbe incapace di educare i figli all'affettività e al rispetto
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Ma quando mai lo abbiamo detto!
ROSSANO SASSO(LEGA). …e che quindi la mamma e il papà vanno sostituiti dallo Stato con esperti e attivisti ideologici. Un'interpretazione particolare del secondo comma, se vogliamo, dettata da una visione ideologica per la quale, appunto, lo Stato deve pensare all'educazione, come succede a Cuba, come succede in Venezuela, come succede nell'Iran Nazioni care ad una certa parte politica. Lo Stato certo può promuovere…
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Non può lanciare accuse!
PRESIDENTE. Colleghi! Chiedo scusa. Ognuno è libero in quest'Aula, e tutti lo sanno, anche lei, deputato Fornaro, di esprimere le proprie opinioni (. Quindi, voi avete parlato o state per parlare e avrete l'ascolto necessario, adesso parla il collega Sasso e dice quello che ritiene. Prego.
ROSSANO SASSO(LEGA). Grazie di avere garantito la libertà di opinione nell'Aula che rappresenta la democrazia italiana, Presidente . Lo Stato, dicevo, può promuovere, certamente può sensibilizzare, ma non può sostituirsi ai genitori. Fatevene una ragione ! Lo Stato viene dopo, perché noi crediamo nel primato educativo della famiglia, e il perché lo spiegherò a breve. Ma torniamo sul concetto di incapacità delle famiglie, che durante il dibattito ha visto delle varie declinazioni.
Da quelle più radicali della collega Sportiello del MoVimento 5 Stelle, secondo la quale, cito testualmente: i figli non sono dei genitori, che spesso sono incapaci di educarli, ed è giusto che a farlo ci pensino gli attivisti di estrema sinistra LGBT.
Oppure della collega Piccolotti, per cui i figli delle coppie di destra sono sfortunati perché, a causa del consenso informato voluto dalla Lega, non potrebbero seguire le lezioni di educazione sessuale fin dai 6 anni. Presidente, per il suo tramite, comunico alla collega Piccolotti che purtroppo è stata scavalcata a sinistra dal sindaco di Genova, Salis, che vorrebbe fare educazione sessuale fin dalla scuola dell'infanzia, cioè a bambini di 3 anni .
Fino ad altre dichiarazioni, se vogliamo più permissive e suadenti, della collega Ferrari del PD, per la quale le famiglie che non condividono la visione progressista della scuola sono libere di ritirare i figli dalla scuola pubblica e fare loro istruzione parentale. Menzione a parte, però, Presidente, per la collega Ascari, che, ignara di anni di studio sul cosiddetto fenomeno del “paradosso nordico”, ha più volte collegato il tema del femminicidio all'educazione sessuale.
Grazie a degli studi che ci sono stati documentati da un'esperta che loro hanno chiamato in audizione, è stato dimostrato che nei Paesi del Nord Europa, dove l'educazione sessuale è materia obbligatoria da più di 40 anni, il numero dei femminicidi non diminuisce, paradossalmente addirittura è aumentato. Ovviamente non c'è una correlazione, ma è vero anche che non c'è una correlazione tra la mancanza di educazione sessuale e l'aumento dei femminicidi. Questo è il “paradosso nordico”, è materia di studio, ci è stato spiegato in audizione, e siamo passati dal paradosso nordico al paradosso grillino, che invitano esperti che non confermano le loro teorie.
Con il consenso informato noi non vietiamo l'educazione affettiva, che è già prevista nelle indicazioni nazionali. È in malafede chi non ha letto quel punto della norma in cui si dice “fermo restando quanto previsto dalle indicazioni nazionali”. E nelle indicazioni nazionali i nostri insegnanti, attraverso la formazione che partirà anche a gennaio grazie alla piattaforma INDIRE, potranno parlare, ed è giusto che a scuola si parli, di educazione sessuale ai fini delle malattie sessualmente trasmissibili, ai fini della prevenzione delle gravidanze indesiderate, ai fini della lotta alle discriminazioni per l'orientamento sessuale.
Chi discrimina per l'orientamento sessuale è un idiota e va bloccato . Quello che noi vietiamo, Presidente, sono le distorsioni ideologiche di una sinistra che vorrebbe continuare a portare nelle scuole i propri attivisti politici, ma anche, e lo abbiamo documentato, , pornoattori , gente priva di competenze psicopedagogiche dell'età evolutiva che dovrebbe continuare, secondo loro, a poter parlare a bambini di fluidità sessuale, utero in affitto, confusione sessuale, che è stato tutto documentato per centinaia e centinaia di casi.
Noi tuteliamo i bambini, e per i ragazzi più grandi chiediamo solo che le famiglie vengano informate preventivamente su contenuti, relatori e materiale didattico utilizzato, per evitare che nelle classi possano esserci quelle distorsioni ideologiche tipiche di una deriva ormai dai più confermata come deriva progressista. Qualcuno mi ha obiettato che questo sarebbe un attacco all'autonomia scolastica. L'autonomia scolastica è un principio giusto, sacrosanto, nessuno lo mette in discussione, ma mi chiedo e chiedo ai colleghi rumorosi che cercano di interrompermi: è autonomia scolastica quando si giustifica, con la diffusione di fumetti, l'abominio, l'abominio della compravendita di bambini , sfruttando povere donne proletarie che utilizzano la propria maternità per vendere figli a gente che confonde i diritti con i propri capricci?
Si nasce soltanto da un uomo e da una donna, questa è la realtà, e non sono un omofobo se affermo questo. È autonomia scolastica proporre l'alfabetizzazione LGBT in prima elementare e portare i propri alunni ad una sfilata del o ad una sfilata dei pro-Pal, come è successo di recente a Genova? È autonomia scolastica negare le differenze tra uomo e donna, utilizzando delle idiozie come gli asterischi o il linguaggio schwa , o definire le “donne” incinte come “persone” incinte? È questo il linguaggio inclusivo che esclude chi non la pensa come loro o quel linguaggio che arriva a definire i bambini come “piccole persone”? Hanno chiamato addirittura i bambini come piccole persone.
Vede, Presidente, la sinistra vorrebbe continuare a usare la scuola come un dipartimento di partito. Noi vorremmo che, invece, fosse un luogo libero, quell'ascensore sociale grazie al quale poter crescere, apprendere, formarsi senza condizionamenti ideologici. Ma mi rendo conto che in questo modo colpiremmo un'azione vitale della propaganda progressista. Ecco perché tanto astio nei confronti di questo provvedimento, nei confronti della Lega e del Ministro Valditara.
Qualcuno si è spinto in quest'Aula al punto di paragonare il Ministro Valditara ai mariti violenti che uccidono le donne, portando in tal modo il livello del dibattito ad un livello degradante , imbarazzante anche per la parte politica della collega che ha fatto queste affermazioni, forza politica…
PRESIDENTE. Deputato Colucci. Dovrebbe avere la cortesia di fare silenzio e ascoltare l'intervento che si sta svolgendo.
ROSSANO SASSO(LEGA). …pur abituata a sguazzarci, nel degrado, questa volta si è sentita imbarazzata e infatti hanno chiesto scusa per queste accuse al Ministro Valditara. Ma è proprio grazie a lui - che ringrazio - che temi come l'educazione al rispetto e all'affettività hanno trovato spazio nelle indicazioni nazionali.
Quanto ad altri temi e aspetti molto personali e sensibili, lo spirito è quello di coinvolgere i genitori perché crediamo in una scuola che sui temi stringe un'alleanza e non si impone. Preferiamo la libertà di parola e di opinione, non ci piacciono i dibattiti a senso unico e crediamo nel primato educativo della famiglia. La famiglia non è il nemico e siamo stanchi degli attacchi ad essa. Siamo stufi - e con noi milioni di italiani - di chi utilizza la scuola come dipartimento di partito.
Con questa legge diciamo basta all'ideologia , con questa legge diciamo basta alla bolla , con questa legge non sarà più consentito agli attivisti politici di fare propaganda politica a scuola. Che se la facciano nelle loro sedi di partito.
Ci hanno definito antiscientifici perché non rispettiamo le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità. Ma qualcuno le ha lette le linee guida OMS per l'educazione sessuale nella fascia 0-4 anni ? Prevedono la scoperta dei genitali e la masturbazione infantile. È questo quello che volete per i nostri figli? È tutto scritto, andatevelo a leggere ! Ci hanno chiamato bigotti solo perché abbiamo citato Papa Francesco, che ha definito l'ideologia come l'ideologia che cancella le differenze tra uomo e donna e quindi come l'ideologia che cancella l'umanità.
Ci hanno detto che siamo oscurantisti, bigotti, medievali e patriarcali perché abbiamo stabilito un principio molto chiaro: nell'educazione dei figli vengono prima i genitori, la mamma e il papà, viene prima la famiglia e dopo, ma molto dopo, lo Stato e, ancora più tardi, i vostri attivisti .
Presidente, concludo dicendo…
ROSSANO SASSO(LEGA). …che per la mia generazione, il mio gruppo, ma penso per tutti i colleghi del centrodestra “Dio, Patria e famiglia” non è soltanto uno : è un credo, è un credo che guida la nostra azione politica per l'amore e la difesa dei valori di Dio…
PRESIDENTE. Ha concluso il suo tempo.
ROSSANO SASSO(LEGA). …per l'amore e la difesa dei valori della Patria, per l'amore e la difesa dei valori della famiglia e finché gli italiani ce lo consentiranno noi andremo avanti !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non cadrò nelle facili provocazioni poste dall'intervento del collega Sasso, ma voglio iniziare con una frase proprio perché penso che forse sia utile a rendersi conto di quello che si sta approvando in questo momento e dispiace che il Ministro, nel momento in cui parla una forza di opposizione, sia uscito dall'Aula, a differenza di altre forze di maggioranza, ma continuerò comunque con questo:
“Professore, Giovanni mi ha detto che il mio corpo fa schifo.
Terribile, davvero terribile. Questa è violenza verbale, e io sono pronto a spiegarti tutto dopo che, cortesemente, mi hai mostrato il consenso firmato dei tuoi.
Non ce l'ho.
Lo sapevi che nell'arte greca il corpo ideale nel canone di Policleto prevedeva proporzioni precise che peraltro oggi considereremmo irrealistiche?
Mi ha fatto piangere.
Mi dispiace, ma hai qualche domanda su Policleto?
No.
Benissimo, e anche questa è fatta.
Prof, ieri un ragazzo mi ha toccata senza che io glielo chiedessi.
Cosa?
Ieri un…
Consenso firmato?
No.
E allora fisica: quando due corpi entrano in contatto…
Veramente io vorrei sapere che devo fare se succede ancora.
Non posso dirtelo senza consenso firmato dai tuoi. Quello che posso dirti è l'anno della caduta dell'Impero romano d'Occidente.
Prof, i miei amici dicono che, se non faccio certe cose, sono uno sfigato. Lei che dice?
Consenso firmato?
No.
E allora caro, io dico 476 d.C.
Prof, è normale che il mio ragazzo si arrabbi se esco con altre persone?
Consenso firmato?
No.
Prof mi ha chiesto una foto… e se poi la manda in giro?
Nel Rinascimento il concetto di nudo…
Prof ci spiega il consenso?
Hai il consenso firmato dei tuoi?
No. E allora senza il consenso non posso spiegarti il consenso”.
È ovviamente un paradosso . È ovviamente un paradosso quello che ho voluto porre con questa lettera arrivataci dal Veneto. È un paradosso che, però, vorrebbe provare a spiegare davvero quello che rischia di succedere nelle scuole dopo l'approvazione di questa legge perché il concetto di sessualità - che, ci tengo a ricordare, nel comma quinto voi vietate “in ogni caso”, “in ogni caso” nelle scuole primarie e dell'infanzia - è un concetto talmente ampio che rischia davvero di andare a intaccare le attività che si dovrebbero e si potrebbero svolgere all'interno delle scuole.
Colleghi, voi avrete partecipato - me lo auguro - nelle vostre tante iniziative ad assemblee con gli studenti, a incontri con gli studenti. Da quegli incontri gli studenti ci chiedono costantemente di inserire - lo hanno chiesto anche gli studenti del liceo “Giulio Cesare” che abbiamo ricordato proprio ieri in quest'Aula -, di prevedere percorsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole perché ne avvertono il bisogno, perché chiedono che vengano attuate tre parole d'ordine che ci ricordava proprio Gino Cecchettin su poche settimane fa: parlare, educare, prevenire; quelle tre azioni che sarebbero fondamentali e necessarie per evitare il clima da caccia alle streghe che voi avete messo in atto e per realizzare davvero un'educazione completa, inclusiva, capace di fornire strumenti per affrontare con consapevolezza e rispetto le relazioni umane.
Voi dite che lo fate in nome della famiglia, e allora vi do un dato: l'80 per cento delle famiglie italiane è favorevole all'introduzione dell'educazione sessuo-affettiva nelle scuole, proprio a partire dalla scuola primaria. E si tratta di una maggioranza trasversale che smentisce automaticamente la vostra narrazione: quel richiamo al paradosso nordico che anche in questa occasione, anche questa mattina abbiamo sentito ribadire. E vi cito, anche qui, alcune frasi brevi della Fondazione Cecchettin, che ci dice che “tassi più alti non indicano necessariamente più violenza reale”; semplicemente dicono che, grazie all'azione preventiva ed educativa che si è realizzata, c'è “più riconoscimento e visibilità della violenza”. E proprio in quel modo si riesce a prevenire efficacemente che essa si ponga in atto.
Ebbene, voglio ricordarvi una cosa, colleghi. Siamo soddisfatti del passo indietro che voi avete fatto ieri, ci mancherebbe, finalmente siete riusciti a farlo. Peccato che proprio il Ministro, ora assente in quest'Aula, in più di una dichiarazione avesse detto che ci eravamo sbagliati, che il nostro era solo un fraintendimento ideologico. Cito proprio le sue parole, visto che non è qui: “è falso affermare che il DDL sul consenso informato abbia eliminato l'educazione sessuale”, e commentava proprio quell'emendamento. Peccato che quell'emendamento, a prima firma della collega Latini della Lega, ve lo siate dovuto rimangiare ieri ; e questo ci conferma proprio che il clima da caccia alle streghe, che voi avete messo in atto, che quella mobilitazione spontanea e dal basso, che è partita da studenti, docenti, dirigenti scolastici, associazioni e semplici cittadini, vi hanno costretto a fare marcia indietro perché quei cittadini chiedono più informazione e più educazione, non oscurantismo e non una chiusura nel della paura in cui quotidianamente e costantemente nelle scuole rischiate di confinare il dibattito, rischiate di confinare la serenità e di ridurre pesantemente non solo l'autonomia scolastica, ma un clima di serenità all'interno della scuola. Un patto necessario e fondamentale che comporta l'educazione, perché l'educazione, colleghi, è un processo collettivo che coinvolge tutti gli attori della comunità educante: coinvolge i genitori, coinvolge i docenti, coinvolge gli studenti, coinvolge le istituzioni. E solo realizzando una collaborazione autentica tra tutte queste realtà si possono costruire delle comunità educanti solide che siano in grado di reggere di fronte alla tempesta educativa e all'emergenza educativa che da più parti ci arriva dal mondo della scuola, dagli allarmi che coloro che vivono la scuola quotidianamente ci riportano.
Ed è proprio quella la sfida che abbiamo davanti e voi, con questo provvedimento - non solo con questo provvedimento, ma con la strategia che in questi tre anni avete messo in atto all'interno del Ministero di Valditara -, puntate proprio a incidere su quel patto, a chiuderlo nel recinto della burocrazia preventiva, della consegna, addirittura, preventiva del materiale didattico, in un atto.
Voi, il Ministro, che parla costantemente di autorevolezza del corpo docente, andate a sminuirlo e a ridurlo significativamente, perché voi, con questo provvedimento, lanciate un messaggio anche di profonda sfiducia nei confronti dei docenti, dei dirigenti scolastici, di coloro che in questi anni e fino ad ora hanno posto in essere, all'interno della loro comunità scolastica, azioni e interventi relativi all'educazione sessuo-affettiva . Voi li state cancellando con un tratto di penna, state dicendo loro che non sono importanti e che non è stato importante quello che si è fatto, quello che si fa e quello che si potrebbe ancora realizzare a beneficio degli studenti e delle generazioni più giovani.
E voglio lanciare un messaggio proprio ai colleghi di Forza Italia, che dovrebbero avere una sensibilità differente rispetto ai loro colleghi della Lega e di Fratelli d'Italia, attraverso le parole pronunciate in audizione dalle operatrici di Telefono Rosa - le ho ricordate anche ieri - che ci hanno ricordato una cosa, ossia che spesso è la scuola, proprio nell'ambito di un'attività extracurricolare, quella che sottoponete al consenso, il primo luogo in cui gli studenti trovano il coraggio di parlare, di chiedere aiuto, di dare un nome a ciò che vivono.
In un contesto così delicato, la possibilità che un genitore, che può essere anche parte attiva di un contesto violento, possa addirittura impedire l'accesso del proprio figlio o della propria figlia a un laboratorio di educazione all'affettività o di prevenzione della violenza rappresenta in concreto un ostacolo alla tutela e alla protezione del minore.
E voi, votando questo provvedimento, dovete essere consapevoli e responsabili che vi state assumendo questa responsabilità nei confronti delle generazioni più giovani , e lo fate in nome di una oscurantista battaglia ideologica. Di fronte a quella che molti osservatori riconoscono essere una vera e propria emergenza educativa e sociale che attraversa tanto la scuola quanto la famiglia, voi scegliete la strada della censura e della chiusura, e non sto a citare le parole del Ministro Nordio o della Ministra Roccella, appunto, relative al codice genetico dei maschi.
Nell'esprimere il voto contrario del Partito Democratico, vi annuncio che continueremo a dirvi tutto questo, dentro e fuori quest'Aula, in ogni occasione utile, parlando, confrontandoci con quanti là fuori, ora e sempre, hanno ascoltato e continueranno a farlo, perché oggi si chiude una prima tappa ma il percorso e la battaglia per una scuola inclusiva, equa e democratica per noi continuerà sempre .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Di Maggio. Ne ha facoltà.
GRAZIA DI MAGGIO(FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario Frassinetti, onorevoli colleghi, oggi sono io a parlare ma, in realtà, sono solo una voce dentro una comunità politica che suona molto forte, come si fa quando si ha la certezza di stare dalla parte giusta. Perché vedete, colleghi dell'opposizione, il dado è tratto: lo disse Giulio Cesare, ce lo dice la storia, quando decise di varcare il Rubicone sapendo di avere dalla sua soltanto la forza della ragione, e noi abbiamo fatto la stessa cosa andando avanti con la forza della verità.
Avete provato, la sinistra ha provato, in tutti i modi a bloccare questa legge dopo settimane di ostruzionismo, di emendamenti fotocopia, con una narrazione del tutto falsa, tossica e costruita a tavolino. Ma oggi, colleghi, si decide e si decide - spiace per qualcuno - proprio in favore del buonsenso.
Allora permettetemi di iniziare dai ringraziamenti. Ringrazio chi questo provvedimento lo ha costruito, l'onorevole Amorese , capogruppo di Fratelli d'Italia in Commissione cultura, primo firmatario della proposta n. 2271 che io ho avuto, tra l'altro, l'onore di firmare e da cui nasce questo testo. Un disegno di legge di assoluta importanza che, grazie al Governo Meloni, al Ministro Valditara e al Sottosegretario Frassinetti, oggi va verso la sua approvazione; un Governo che ha dimostrato coraggio, visione e lungimiranza, nonostante gli attacchi, nonostante una narrazione strumentale su questo provvedimento e che pure, insieme a noi, non ha mollato di un millimetro.
Presidente, vede, nelle ultime settimane la sinistra ci ha regalato un repertorio che definire teatrale, forse, è dir poco. Un', direi, surreale: fantasmi di censura, profezie di repressione, richiami all'Inquisizione e, addirittura, ai femminicidi. Insomma, la solita sinistra che, quando non ha argomenti, alza la voce, sperando che il volume dei loro discorsi possa sopperire alla mancanza di contenuti.
Hanno cercato in tutti i modi di arginare questo provvedimento, ma non ci sono riusciti; e sapete perché non ci sono riusciti? Perché la verità è figlia del tempo e il tempo oggi ci impone di dire che questa legge non vieta, questa legge informa; questa legge non censura, questa legge responsabilizza. Perché, colleghi, parliamo di attività extracurriculari, non obbligatorie, non parte dei programmi ministeriali, attività che molto spesso sono state introdotte senza trasparenza, senza controllo nelle nostre scuole, senza che i genitori sapessero di cosa si parlasse ai propri figli. Parliamo di laboratori sull'identità fluida, di corsi sulla decostruzione del genere, di percorsi pensati da associazioni esterne - alcune serie, altre meno serie - calati dall'alto senza coinvolgere la comunità educante, e qual è il risultato? Che in tanti, tanti insegnanti non sapevano neanche di cosa si stesse parlando, chi entrava, come entrava, a quale titolo parlava. Questo è accaduto: non sono ricostruzioni inventate dalla destra, lo dicono i fatti; e sinceramente il fatto che, a sinistra, qualcuno possa giustificare, banalizzare e normalizzare tutto questo lo trovo quanto più inquietante .
Abbiamo poi visto, anche in quest'Aula, una narrazione assurda, dove si è arrivati persino a dire che “la teoria esiste solo nelle vostre menti malate e malsane”. Vedete però, colleghi, gli insulti non possono cancellare la realtà e qui cade la maschera, perché poi c'è stato l'episodio del sindaco o della sindaca - come piace alla sinistra - di Genova, Salis: tre, quattro, cinque anni, bambini dell'infanzia coinvolti in percorsi di educazione sessuale e identità di genere. Tre anni, colleghi! E poi hanno il coraggio di dire che saremo noi gli oscurantisti? No, colleghi , l'unico oscurantismo è quello di chi pensa che il ruolo dei genitori sia un ostacolo, di chi considera la famiglia un problema da aggirare, di chi confonde il rispetto sacrosanto con un indottrinamento mascherato, perché questo - diciamo le cose come stanno - è un abuso pedagogico.
Come ricordava Maria Montessori, “aiutami a fare da solo”, non “plasmami secondo un'ideologia”, non “sostituisci la mia famiglia con un laboratorio”.
La norma, quindi, che noi stiamo votando, non introduce niente di trascendentale, ma un qualcosa che viene riconosciuto altrove come ovvio, un consenso informato scritto e chiaro che, tra l'altro, nelle nostre scuole esiste già. Esiste quando si parla di viaggi di istruzione, di attività extracurriculari, di attività sportiva. In tutti i casi insomma si parla di condivisione del materiale, di contenuti, di nominativi degli esperti, per fare chiarezza su ciò di cui si sta parlando.
Colleghi, non è quindi rivoluzionario, non è oscurantismo, è semplicemente corresponsabilità educativa, ma probabilmente a qualcuno questo non piace, perché poi il nodo della vicenda e della questione è questo, ossia che ci sono dei centri di potere culturale che vorrebbero le famiglie fuori dalle nostre scuole, perché le famiglie sono ingombranti , perché le famiglie limitano l'improvvisazione ideologica, perché rompono questa narrazione.
Siamo poi stati attaccati sui temi dei soggetti esterni. Noi introduciamo un minimo di competenza e non ci sembra neanche qui di aver chiesto qualcosa di trascendentale, perché dobbiamo sapere il percorso, quali sono gli attestati, quali sono le competenze di coloro che vanno nelle scuole a parlare ai nostri minori. Non basta avere un'associazione, un sito o essere un attivista: questo a noi non basta. Non ci si può improvvisare, perché è vero che la scuola è una comunità educante, ma questo non vuol dire che chiunque possa entrare come se fosse aperta al pubblico.
Arriviamo poi, Presidente, al punto più contestato. Nessuna attività sulla sessualità per l'infanzia e per la primaria: sono escluse. Il progresso non è parlare di sessualità ai bambini di quattro anni. Il progresso, colleghi, è rispettare la loro età, i loro tempi, la loro crescita: ogni cosa a suo tempo. Questo vale anche per l'educazione: la sinistra ci chiama arretrati, per noi questo è buonsenso. Anche la letteratura scientifica, non quella presa a metà, ma nella sua interezza, ci conferma che anticipare i tempi su tematiche di questo genere può portare disorientamento, ansia, confusione.
Poi, l'ultimo tentativo disperato che abbiamo sentito in quest'Aula: collegare questa legge ai femminicidi. Io credo che sia una delle cose più scorrette che abbiamo sentito in tre anni all'interno di quest'Aula : dire che il consenso informato favorisce la violenza contro le donne. Questo è oltre la propaganda, è pura malafede, perché sapete benissimo, colleghi, che il Governo Meloni, in questi tre anni, ha fatto più di qualsiasi altro Governo su questo tema. Il decreto Anti-violenza, i fondi ai centri per le donne, il protocollo con l'associazione fondata dal padre di Giulia Cecchettin che porta un messaggio serio nelle scuole. Vedete, la violenza non si combatte con improvvisati corsi sulla sessualità imposti ai minori, senza il consenso delle famiglie, si combatte con l'educazione al rispetto.
Mi avvio a conclusione, Presidente. Noi siamo di fronte a due visioni, due modi di intendere la scuola, la libertà e la famiglia: da una parte, abbiamo chi vuole sostituire i genitori, chi vuole imporre un'ideologia sotto il nome del progresso, chi considera la famiglia un intralcio; dall'altra parte, la nostra, c'è chi difende la libertà educativa sancita dalla Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Oggi a noi guardano con speranza le famiglie che vogliono essere rispettate, i docenti che vogliono regole chiare, gli studenti che vogliono una scuola seria, che non va dietro alle mode del momento, oggi ci guarda l'Italia. Quindi, per tutte queste ragioni, il gruppo di Fratelli d'Italia voterà favorevolmente, perché, colleghi, come dicevo in premessa, : il dado è tratto .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare il relatore, deputato Sasso, per un breve ringraziamento. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO, . Grazie, Presidente. Solo un ringraziamento doveroso e sentito agli uffici della VII Commissione e a tutti i funzionari e agli impiegati della Camera dei deputati, al Ministro Valditara e al Sottosegretario Paola Frassinetti .
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2423-A: "Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico".
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sono così assorbite le abbinate proposte di legge nn. 2271 e 2278.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2574-A: Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2025.
Ricordo che nella seduta di lunedì si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
In particolare, il parere della Commissione bilancio reca quattro condizioni volte a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, che sono in distribuzione e che saranno poste in votazione ai sensi articolo 86, comma 4, del Regolamento.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito i relatori e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti e sugli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli del disegno di legge.
ANTONIO GIORDANO, Grazie, signor Presidente. Il parere dei relatori è favorevole sui seguenti emendamenti: 1.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, 6.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, 7.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, 8.1001 Mantovani, 9.1000 Mantovani e 20.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento.
Sulle altre proposte emendative, invito al ritiro o, altrimenti, parere contrario.
TOMMASO FOTI,. Parere conforme al relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.3 Santillo.
Ha chiesto di parlare il deputato Santillo. Ne ha facoltà.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per porre all'attenzione dell'Aula un'assurdità, forse è una svista, per provare a correggere questo recepimento di direttive europee. Cioè, nel recepimento delle direttive europee per delega al Governo italiano manca la direttiva che tutti si aspettano, tanti si aspettano, e che solo l'Italia, assieme all'Ungheria e all'Estonia, invece non vuole recepire. È assurdo, ma è così. Stiamo parlando della famosa direttiva “case ”: una direttiva che ci vede quasi ai limiti dell'infrazione, visto che Bruxelles ha già mandato una lettera all'Italia per chiedere come mai continuano ad esserci dei degli incentivi in Italia sulle caldaie a metano. Vogliamo ricordare che la scadenza per il recepimento della normativa, che era dicembre 2025, per dare, poi, anche il piano definitivo sulla ristrutturazione degli edifici, di cui parlerò… Presidente, sento tanta confusione. Presidente, se mi aiuta… grazie.
Quindi, noi siamo prossimi ad entrare, con l'Europa, in un'altra infrazione che ci viene contestata. E non è ovviamente l'unica, praticamente abbiamo fatto l'abbonamento alle infrazioni con l'Unione europea: abbiamo l'infrazione relativa al mancato adeguamento del sistema fognario e di depurazione, cioè alla direttiva 91/271/CEE, l'infrazione relativa alla gestione di rifiuti e discariche per presenza di centinaia di discariche abusive non conformi, in violazione ad altre direttive. Quindi, non si comprende perché il Governo e questa maggioranza siano sordi alla direttiva europea sulle case.
PRESIDENTE. Deputato Santillo, aspetti un secondo, porti pazienza, la interrompo. Aspettiamo insieme che i colleghi deputati si decidano a fare silenzio oppure a uscire dall'Aula, ci sono due possibilità. Prego, prosegua.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Presidente, è anche singolare il fatto che questa maggioranza e questo Governo facciano “a chi figli e a chi figliastri”. Allora, se c'è da recepire una direttiva, per esempio, sul riarmo dell'Europa, va bene, mamma Europa l'ascoltiamo e la seguiamo. Se c'è bisogno di recepire le direttive in tema di codice degli appalti, dei contratti e relativi correttivi, va bene, seguiamo mamma Europa. Adesso che si tratta, invece, di recepire la direttiva “case ”, no, siete sordi. Eppure, la direttiva interviene su un settore fondamentale per la tutela dell'ecologia, dell'ambiente, dell'ecosistema, perché ricordate che il settore dell'edilizia è responsabile del 39 per cento delle emissioni di CO2 in atmosfera; è responsabile dell'assorbimento del 36 per cento dell'energia.
È responsabile del consumo di un terzo dell'acqua potabile. È responsabile del consumo di metà delle materie prime. Quindi, quale cosa migliore, se non intervenire nel settore dell'edilizia, con l'efficientamento energetico? Allora, delle due l'una: credo che il Governo e la maggioranza si stiano permettendo il lusso di non recepire questa direttiva, perché il primo obiettivo di questa direttiva, in termini di prestazione energetica, cioè la riduzione dell'energia primaria del 16 per cento entro il 2030, l'Italia, lo raggiungerà, grazie agli effetti del superbonus 110 per cento . Questa è la verità e voi lo sapete bene. Infatti, dalle valutazioni che sono state fatte da ENEA, riguardo al consumo previsto di Terna sull'energia primaria, è evidente che già solo nel 2022 si parlava di 9 miliardi di chilowattora risparmiati per efficientamento energetico da superbonus. Quindi, è chiaro che arriveremo molto prima dell'obiettivo del 2030, ma non basterà, perché c'è tutta la parte relativa alla ristrutturazione del 16 per cento delle case che sono più degradate, ossia quelle messe peggio dal punto di vista delle prestazioni energetiche.
Pertanto, Ministro, chiedo se può rivedere questo parere o accantonarlo e sentire il resto degli uffici, perché sembra assurdo che, quando si interviene in termini di risposta delle prestazioni energetiche, e quindi di contrasto alla povertà energetica nel nostro Paese, dove vive in povertà energetica almeno il 10 per cento delle famiglie italiane che non ce la fanno più nemmeno a pagare le bollette del gas e della luce, il Governo è sordo e preferisce invece andare avanti su strade proprie, perché ha deciso che il europeo è tutta una farsa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Ministro Foti. Ne ha facoltà.
TOMMASO FOTI,. Intervengo semplicemente per fare tre osservazioni. La prima è che la direttiva deve essere recepita entro il mese di maggio 2026, esattamente entro il 29 maggio. Come dovrebbe essere noto all'onorevole Santillo, abbiamo un passaggio, che è quello dell'approvazione del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici entro il 31 dicembre 2025. Questo Piano sarà assunto ufficialmente, una volta che ha avuto il in sede europea, entro il 31 dicembre 2026.
La ragione per la quale oggi non si recepisce è di tre tipi. La prima l'ha detta lei, però in una contraddizione evidente, perché, quando si dice “non recepite” e “andremo in procedura di infrazione”, in realtà, la procedura di infrazione scatta, ma sarebbe assolta, dopo il 30 maggio, dal fatto che, se siamo già oltre il 16 per cento, non può esservi sanzione.
La seconda è che nel PNRR abbiamo inserito 1,381 miliardi che diventano poi 1,800 miliardi per quanto riguarda la possibilità del recupero di tutte le infrastrutture sia delle aziende di edilizia residenziale pubblica, cioè le varie ALER comunque denominate, sia direttamente, attraverso coloro i quali hanno la situazione di una indigenza economica, pur avendo un immobile, e possono accedere al recupero energetico dell'immobile stesso.
La terza considerazione è che proprio il Piano sta prevedendo… perché lei sa che c'è anche un problema di copertura finanziaria delle iniziative e il Fondo attualmente previsto per legge non sarebbe sufficiente di per sé a coprire il recepimento di questa direttiva. Si sta agendo su due fronti. Il primo è quello per quanto riguarda i futuri bonus edilizi che siano orientati alla finalità di cui alla direttiva stessa e il secondo è la possibilità di raggiungere questi obiettivi con interventi non strutturali e, quindi, non costosi, così come potrebbe essere in caso di una totale applicazione della direttiva, ma prescindendo dagli obiettivi minimali del 16 e poi del 30 per cento della direttiva stessa.
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Santillo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.500 della Commissione Bilancio. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.500 della Commissione Bilancio, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 1.26 Traversi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.26 Traversi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.27 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Ha chiesto di parlare il deputato Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento riguarda la possibilità di adeguare le normative in tema di sicurezza stradale, in particolare per adeguare gli per la futura evoluzione della guida autonoma. Noi, tra l'altro, in Commissione abbiamo appena approvato risoluzioni che andavano in questa direzione; andavano proprio nel senso di riuscire a uniformare la direttiva europea, di uniformare le nostre leggi nazionali sulla possibilità della gestione della sicurezza dei veicoli a guida assistita e autonoma. La gestione sicurezza deve essere chiaramente attenzionata per quanto riguarda le responsabilità per le procedure di accesso ai dati e la gestione, chiaramente, dei dati di bordo (il cosiddetto ).
Insomma, dobbiamo pensare già al futuro, il futuro della guida autonoma è già presente, ha soltanto bisogno di tutta una serie di attenzioni dal punto di vista normativo per poter essere aiutato a progredire e fare le sperimentazioni, le prove che già sono fatte, ma più che altro per capire tutto il tema delle responsabilità penali e civili, per capire la gestione dei dati all'interno di queste nuove vetture, questo nuovo modo di spostarsi, questa nuova mobilità, che, lo ripeto, sarà probabilmente uno degli della mobilità del futuro, perché si parlerà in maniera diversa rispetto a come stiamo già facendo oggi, purtroppo, di una mobilità in cui mettiamo in contrapposizione diversi modi di spostarsi, creando problematiche tra chi vuole usare l'auto a tutti i costi, chi non vuole usarla, chi vuole usare il monopattino, eccetera. Se per il futuro cominciamo a parlare non di mobilità alternative, ma di bisogni di mobilità per i cittadini, forse riusciamo anche a capire che quello che state facendo oggi è sbagliato da questo punto di vista.
Questo emendamento semplicemente porta all'attenzione, nell'occasione giusta, la possibilità di andare a fare queste modifiche molto importanti per lo sviluppo di questo settore .
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.27 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.1 L'Abbate. Ha chiesto di parlare la deputata L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Allora, finalmente vedo una cosa positiva e mi meraviglio, perché qui stiamo parlando chiaramente di recepire e promuovere la riparazione dei beni; qualcosa che, io ricordo, è una battaglia che portiamo avanti come MoVimento 5 Stelle da una vita. E devo anche ricordare che sarebbe una cosa positiva per l'Italia che questo meccanismo fosse portato avanti, perché nel 2025 a noi, in Europa, questo settore ha dato 2,9 miliardi di euro. Quindi, dal punto di vista economico è qualcosa di positivo.
Allora, io mi chiedo e mi farebbe piacere avere una risposta: perché bocciate questo emendamento? Visto che ci sarà una piattaforma europea sulla riparazione, che avrà la parte chiaramente per l'Italia, a cosa serve una piattaforma? Serve perché si devono incontrare sulla piattaforma i consumatori che hanno dei beni da riparare e - finalmente abbiamo un nuovo tipo di lavoro - i riparatori. Abbiamo un lavoro, quindi due soluzioni che si incrociano per riuscire a creare economia.
Abbiamo semplicemente chiesto che questa piattaforma fosse resa chiaramente disponibile a tutti, ampliato il suo utilizzo, visibile. Il Governo deve far sì che questa piattaforma, nei prossimi mesi, sia qualcosa di reale, di concreto, dare concretezza, e non che resti qualcosa lì sulla carta, perché, se mi resta lì sulla carta, non stiamo facendo economia circolare, la lasciamo lì come slogan; non stiamo nemmeno dando la possibilità all'Italia di creare un settore che è quello dei riparatori.
Non stiamo dando la possibilità ai consumatori di riparare i loro beni, quindi di risparmiare dal punto di vista economico, anche ambientale. Io lo metto sempre dopo, perché magari mi capite un po' di più quando parlo di economia. Quindi io chiedo questo. Chiedo chiaramente che possa essere accantonato o, quantomeno, mi date una risposta? Perché un emendamento, che non è divisivo, non è politicamente sconvolgente, voi lo avete bocciato ?
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.2 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.2 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.3 L'Abbate. Ha chiesto di parlare la deputata L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Torniamo su questo argomento, che può sembrare un argomento di poca importanza, ma non lo è. Quanti di voi hanno sentito che magari vi si rompe la lavatrice, quindi arriva il vostro tecnico e vi dice: no, costano più le parti di ricambio, quindi non vale la pena ripararla, la dobbiamo cambiare di nuovo. E qui, chiaramente, chi si avvantaggia di questo? Magari solo chi ti deve vendere la nuova lavatrice, ma non c'è vantaggio per i cittadini, e non mi sembra che ultimamente i cittadini, a fine mese, arrivino in modo dignitoso, hanno dei costi elevati.
Quindi, almeno con la riparazione cerchiamo di venire incontro con una lavatrice, con un altro elettrodomestico o un qualsiasi altro bene, oggetto di casa che si rompe e può essere riparato. Però, questo emendamento a cosa serviva? È evidente che, se io porto via un qualcosa che mi serve tutti i giorni, io ne resto senza. Quindi, si chiedeva chiaramente che fosse poi dato in comodato d'uso un altro elemento sostitutivo. Per esempio, porto via un frigorifero, te lo riparo anche a un costo conveniente, ma te ne do un altro, in modo tale che tu possa continuare ad andare avanti.
Lo so, sono piccole cose. Di cosa parliamo oggi? Di elettrodomestici? Però, anche voi avete messo una volta il per questi, per poterli acquistare. Sono piccole cose che cambiano la vita di una persona in casa, cambiano quello che è il costo totale che a fine mese magari una famiglia deve portare avanti. Perché anche riparare quello che c'è in casa e che ci serve tutti i giorni ha un peso specifico. Quindi, anche qui io ho delle grandi perplessità. Perché non possiamo dare un mezzo, appunto, per cambiarlo? O forse devo darmi la risposta da sola?
Stiamo portando avanti quello che ci propone l'Europa, ma non ne siete convinti e non volete assolutamente che in Italia prenda piede, quindi non effettuiamo nessun miglioramento. Queste sono quelle cose che portano l'Italia a restare sempre indietro rispetto a un mondo e a un'Europa che va avanti, noi dobbiamo restare indietro. Perché semplicemente vi stiamo dicendo: ponete attenzione alle stesse cose che voi state portando avanti, in quello che c'è qui, in Aula.
Allora, se lo portiamo avanti e stiamo dando un ok, facciamolo bene, facciamo che sia veramente utile ai cittadini. Altrimenti sembra che siamo qui solamente per riscaldare le sedie .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Ministro Foti. Prego, Ministro, la ascoltiamo.
TOMMASO FOTI,. Sì, onorevole L'Abbate, io mi permetto solo di farle osservare questo. Noi siamo in sede di recepimento di direttive europee, non possiamo allargare lo spettro delle direttive oltre quello che le stesse non prevedono. Nel caso di specie l'articolo 5, paragrafi 1 e 2, esclude esplicitamente quanto da lei richiesto .
PRESIDENTE. Intanto, prima di passare alla votazione dell'emendamento 4.3 L'Abbate, salutiamo studenti e insegnanti dell'Istituto comprensivo “Nicola Nicolini” di Orsogna-Tollo, in provincia di Chieti, che sono qui in tribuna ad assistere ai nostri lavori . Li ringraziamo e gli auguriamo ogni fortuna.
Salutiamo anche - sono presenti in tribuna - i membri del Parlamento mongolo del Gruppo di amicizia Mongolia-Italia, presieduto dall'onorevole signora Undraa Agvaanluvsan . Grazie per essere qui. Un saluto da parte dell'Assemblea di Montecitorio.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.3 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.4 L'Abbate. Ha chiesto di parlare l'onorevole L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Siamo sempre sullo stesso articolo, sempre sulla riparazione dei beni. Io ringrazio il Ministro per avermi risposto, mi fa piacere che mi risponda. Il punto è che realmente la norma prevedeva la fornitura di un bene condizionato, non è che non la prevedeva, quindi c'è. Oltre a quello c'è anche quello che chiedo con quest'altro emendamento: le parti di ricambio. È ovvio che anche qui la spesa non deve essere eccessiva. Quindi, stiamo chiedendo qualcosa che realmente nella norma c'è, ma vogliamo solo che sia realmente portato avanti dal Governo in Italia. È questo che mi lascia un po' perplessa.
Perché mi bocciate l'emendamento quando chiedo che siano disponibili le parti di ricambio? Allora, questa cosa non è che viene fuori adesso, perché, se c'è la direttiva europea, è perché hanno recepito le quattro direttive dell'economia circolare date nel 2018, dove in ogni parte poi bisognava andare avanti. Le parti di ricambio erano qualcosa che è stato già messo a punto un po' di anni fa, e adesso ritorniamo.
Cos'altro chiediamo? Parti di ricambio, magari, anche utilizzando le tecniche di stampa 3D. Perché la stampa 3D? Perché cerchiamo sempre, almeno noi che siamo molto innovativi come MoVimento 5 Stelle, di andare dietro a quelle che possono essere delle piccole realtà che crescono, ai nostri giovani che con delle innovative utilizzano le stampanti 3D. Andiamo verso quella transizione digitale che tutti portiamo avanti. Ulteriore slogan. Voglio dire che è un ulteriore slogan se, poi, realmente nell'atto pratico non diamo la possibilità a chi, magari, crea questa nuova tipologia di imprese di lavorare e di crearmi delle parti di ricambio, quando finalmente c'è una direttiva europea che mi sta dando la possibilità - e ve lo ripeto - di creare in Italia un altro settore che è importante e crea economia: 2,9 miliardi di euro - ve l'ho già detto - in Europa. Perché in Italia non possiamo avere una ricaduta positiva?
Allora, io continuo a chiedermi: siamo, qui, in Parlamento per fare cosa? Se qui voi continuate a parlarmi del che per voi è importante, anche questo è il . Questo è un settore che deve essere sviluppato. Non potete solamente - dico, solamente - bocciare degli emendamenti; perché magari sono nostri? Perché sono del MoVimento 5 Stelle ? E, allora, a me farebbe piacere che qualche volta li prendiate voi. Noi ve li diamo chiaramente, ma portate avanti delle azioni che in Europa si stanno facendo per tutti e l'Italia - ripeto - non deve essere il fanalino di coda. I nostri giovani hanno la competenza e la capacità di creare un lavoro innovativo, come questo. Vi chiedo la cortesia di non mandare indietro questa possibilità
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.4 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.5 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.5 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1000 Onori. Chiede di parlare? No, dopo. Benissimo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1000 Onori, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.8 Pavanelli. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pavanelli. Ne ha facoltà. La ascoltiamo.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Allora, questo emendamento e diversi emendamenti successivi parlano della possibilità di incentivare la riparazione. In questo caso specifico, chiediamo di sostenere percorsi specifici di formazione per affiancare i giovani che vogliono entrare in questo settore e quelle piccole e medie imprese o quelle microimprese che si stanno lanciando in questo settore o che già, ovviamente, lavorano nel settore della riparazione.
Ciò perché ovviamente questa direttiva ci dà anche una prospettiva, una possibilità di poter creare nuovi posti di lavoro. Per fare questo servono anche corsi di formazione, servono requisiti specifici.
Stiamo chiedendo, appunto, di sviluppare tutto questo attraverso una politica nazionale che vada in questa direzione. La possibilità di implementare la riparazione dei piccoli elettrodomestici significa ridurre i nostri rifiuti, significa anche una riduzione dei consumi di energia che, oggi, sappiamo bene con il caro bollette essere di fondamentale importanza.
Allora, è difficile comprendere come faccia un Governo come il vostro a rifiutare ciò che porterebbe ovviamente maggiori incentivi, maggiore possibilità di trovare lavoro per i nostri giovani e, ovviamente, opportunità di crescita per le nostre microimprese. E, sinceramente, è abbastanza singolare che venga bocciato questo emendamento.
Io vorrei chiedere al Ministro se può magari rivalutare la decisione, perché credo che possa andare esattamente nella direzione di questa direttiva europea e far crescere il nostro Paese dal punto di vista dell'ecosostenibilità di questo settore.
Sappiamo bene che, oggi, il tema della riparazione, da una parte, ma anche del riciclo delle parti dei piccoli elettrodomestici, è all'ordine del giorno. Sa bene, Ministro, che oggi stiamo parlando sempre di più anche del recupero delle materie prime critiche, che sono una miniera d'oro per il nostro Paese e questo perché il nostro Paese ha una storia ormai consolidata, a livello europeo, per quanto riguarda l'economia circolare.
E allora prendiamo quello che è buono del nostro Paese e implementiamo, da una parte con la riparazione, dall'altra anche con il recupero delle materie prime critiche, per poter usufruirne per quello che riguarda le batterie, per quello che riguarda anche tantissimi altri settori di cui, tra l'altro, stiamo anche discutendo in questo momento in Commissione attività produttive. E allora, io chiedo: come mai questo blocco? Io non vorrei che fosse semplicemente perché lo chiede il MoVimento 5 Stelle che, oggi, sta all'opposizione .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.8 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.9 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.9 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.10 Pavanelli. Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Riprendo il tema della riparazione perché questo emendamento semplicemente chiede al Governo di iniziare a fare delle campagne informative per i cittadini. Una campagna informativa per spiegare ai cittadini che, prima di gettare un elettrodomestico che magari può essere riparato, possono rivolgersi a chi fa riparazione, magari anche recupero dei materiali, delle materie prime e seconde.
Questo perché estendere questa possibilità va, tra l'altro, di pari passo anche con l'estensione della garanzia dei piccoli elettrodomestici. Questo significa, come ho detto in precedenza, intanto recuperare materiale e magari diminuire lo spreco e i rifiuti, e ovviamente va nella direzione di mutuo aiuto con gli imprenditori, con quei soggetti che fanno della loro professione un vanto, con la possibilità di aumentare anche quest'attività e - perché no? - creare nuovi posti di lavoro.
Ovviamente, avete appena bocciato il mio emendamento che andava nella direzione della maggiore formazione dei giovani per promuovere questa possibilità della riparazione dei piccoli elettrodomestici.
Purtroppo, come abbiamo visto anche con gli emendamenti della collega L'Abbate - che chiedeva anche di promuovere la possibilità dell'utilizzo della stampa 3D per incentivare ulteriormente la riparazione, trovare pezzi di ricambio a prezzi convenienti, decenti, piuttosto che fare un consumo sfrenato, creando anche disagi enormi sui nostri territori di gestione dei rifiuti perché, ancora oggi, siamo indietro con il recupero sia dei piccoli RAEE, sia dei grandi elettrodomestici -, vediamo che questo Governo, dal punto di vista ambientale, ad oggi, ha fatto veramente poco in questa direzione.
Pertanto, quando pensiamo che le nostre attività produttive non sono collegate, magari, ai temi dell'ambiente, ai temi della riduzione dei rifiuti, ai temi, in generale, dell'economia circolare, facciamo un enorme errore, uno sbaglio di valutazione. E nel recepire questa direttiva, noi pensiamo che si può andare oltre. E oltre, in questo caso, con il mio emendamento, chiede di fare una campagna informativa.
Ebbene, mi dispiace che il Governo preferisca ignorare tutto questo, ignorare il fatto che il nostro Paese debba essere tutelato anche dal punto di vista ambientale, come se non fosse importante. Eppure, quando si parla del Belpaese, quando si parla anche di turismo, per cui vi vantate tanto, io credo che anche il tema dell'ambiente e il tema dei rifiuti siano collegati.
Si continuano ad ignorare le necessità del nostro Paese, le necessità anche dei cittadini, le necessità economiche dei nostri cittadini, che magari si potrebbero giovare di andare verso la scelta di riparare prima che ricomprare. Ebbene, credo che ci siano troppi paraocchi e che bisognerebbe cambiare atteggiamento e guardare la realtà di quello che vivono i cittadini qui, fuori dai palazzi
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto professionale di Stato per l'enogastronomia e l'ospitalità alberghiera “Caterina de' Medici” di Desenzano del Garda, in provincia di Brescia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Li ringraziamo e gli auguriamo buona vita.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.10 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.11 Pavanelli.
Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo di nuovo, il tema è sempre quello della riparazione. Come avete sentito prima, la collega L'Abbate chiedeva un aiuto per quanto riguarda i pezzi di ricambio e la possibilità innovativa di stampare i pezzi di ricambio con un prezzo adeguato, per far sì che i consumatori, i cittadini, abbiano maggiore possibilità, da una parte, di riparare i propri elettrodomestici e, dall'altra, di creare nuove opportunità lavorative, di impresa, di micro-impresa e - perché no? - anche di crescita, diventando piccole e medie imprese. Con questo mio emendamento, chiedo di prevedere misure fiscali e incentivi mirati, volti proprio a rendere accessibile e vantaggiosa la riparazione dei prodotti per i produttori e per i consumatori. Pertanto, il tema sì, è sempre quello, è sempre un aiuto, una richiesta di aiuto per cittadini e per imprenditori.
Io rimango abbastanza basita e sorpresa dal fatto che questo Governo, in tre anni, non abbia mai voluto guardare in faccia le necessità delle nostre attività produttive, che siano le micro, le piccole, le piccole e medie imprese. E, infatti, vediamo come da 34 mesi di Governo abbiamo un crollo di produzione di 31 mesi. Io credo che veramente dovrebbe far saltare dalla sedia tutti i colleghi, anche e soprattutto quelli di maggioranza, e magari dovrebbe far prendere delle decisioni un pochino diverse e far rendere conto che c'è la necessità di venire incontro ai cittadini, i quali oggi hanno i salari più bassi d'Europa. Abbiamo un arretramento economico enorme nel nostro Paese; abbiamo le nostre piccole e medie imprese in crisi da tre anni; abbiamo una situazione che sta degenerando e mi stupisco che continuate a dire, a sostenere che in questo Paese va tutto bene. Va tutto bene, ma i fatti ci dicono esattamente l'opposto, i numeri ci dicono esattamente l'opposto.
E, allora, come opposizione non siamo qui a urlare contro il Governo, ma cerchiamo con il lavoro che stiamo portando avanti, con questi emendamenti, di venire incontro, da una parte, alle necessità dei cittadini e, dall'altra, alle necessità delle imprese. Ecco perché questa serie di emendamenti, sia da parte mia, sia da parte della collega L'Abbate, per aumentare e incentivare la formazione dei giovani per le micro e piccole imprese, per aiutarli dal punto di vista fiscale, per informare i cittadini della situazione, della possibilità di riparare i propri elettrodomestici. Io capisco che, forse, qui tutti hanno molti altri impegni, probabilmente più grandi, però la quotidianità dei cittadini e delle piccole imprese è questa . Uscite da questo Palazzo e andate a vedere cosa succede, andate a chiedere cosa serve ai cittadini nella loro quotidianità. E questo fatto, questi temi, sono la quotidianità dei nostri piccoli imprenditori, dei nostri giovani che cercano lavoro, dei nostri concittadini che hanno bisogno di riparare i loro elettrodomestici, anche perché, forse, non hanno i mezzi per poterne comprare altri .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.11 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.12 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.12 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.15 L'Abbate, su cui vi è il parere contrario della Commissione e del Governo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Ma sì, continuiamo su questo tema, perché mi rendo conto che è un tema che piace a molti, quindi insisto. C'è un altro punto di vista che volevo farvi notare, che magari non è stato visualizzato bene nell'emendamento, chiaramente anche questo bocciato, semplicemente perché chiedo che i prezzi delle parti di ricambio siano accessibili, in modo tale che riparare un bene possa essere realmente conveniente. Anche questo è nella direttiva, ma, ripeto, chiedevo a questo Governo che questa cosa fosse realmente, poi, seguita … chiedo al collega, altrimenti non riesco proprio…bene… forse se ce la facciamo.
PATTY L'ABBATE(M5S). Quindi, ripeto, è importante. Ma c'è un altro punto di vista. Spesso, anche le mie figlie, gli studenti, lo fanno, comprano molto spesso dei computer o dei video che sono ricondizionati, perché uno studente adesso già per mantenersi gli studi, già perché ha degli alloggi con costi elevati, non ce la fa a fine mese.
E riesce a trovare convenienza, quindi, nel computer - che funziona, vanno benissimo, li ho visti anch'io e devo dire, anch'io, che fate benissimo - perché è un mercato alternativo che si sta creando ed è bene ricondizionare. Questo quando parliamo di un ragazzo, ma andiamo in una famiglia, dove non si possono permettere di prendere a mille euro un nuovo - non lo so - elettrodomestico che è necessario; vanno a prendere quello ricondizionato, che significa quello riparato. È per questo, allora, che noi continuiamo a chiedervi di vigilare con questo emendamento, in modo tale che il prezzo delle parti di ricambio sia equo e giusto, in modo tale che io possa avere un frigorifero ricondizionato a un costo equo e che sia compatibile con una famiglia che non si può permettere di prendersi il nuovo. Lo so che vi può sembrare strano, lo so che possono sembrare piccole cose inutili, ma non lo sono per una famiglia che ha bisogno di avere e ha il diritto di avere tutto quello che le può servire chiaramente nella sua giornata, nella sua casa e può prendere dei pezzi che sono ricondizionati.
Ci sono già in Italia - guardate - dei negozi dove potete acquistare questo tipo di elettrodomestici o altre cose che possono essere anche nell'ambito musicale, ma questa parte la dobbiamo portare avanti e comunque - non vi sembri strano - si nasconde in tutto quello che stiamo facendo oggi, che io ho capito benissimo che per voi ha la mera importanza di: ce l'ha dato l'Europa, lo mettiamo positivo e lo portiamo avanti, ma non è così, non è così, assolutamente. È importante! Vi ripeto: è importante, ponete attenzione a quello che stiamo dicendo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.15 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.16 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.16 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.01 Simiani. Ha chiesto di parlare la deputata Evi. Ne ha facoltà.
ELEONORA EVI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi torniamo con questo emendamento sulla richiesta del recepimento della direttiva sulla prestazione energetica degli edifici, la cosiddetta direttiva Case . Per noi è incomprensibile questo perdere tempo, questa reticenza da parte del Governo o, meglio, è comprensibile solo se leggiamo il tutto con gli occhiali di una narrazione che mette al centro una vera e propria propaganda basata su bugie, su su una vera e propria distorsione della realtà, perché quando la narrazione, da molti di voi sostenuta, è quella di un'Europa brutta e cattiva, che mette le mani dentro le tasche delle famiglie italiane e dei proprietari di casa italiani e li obbliga a ristrutturare la loro casa, è evidente che siete anche in una sorta di trappola da cui faticate ad uscire.
Ma, colleghi, io vorrei dirvi questo: oggi le mani all'interno delle tasche dei cittadini italiani e delle famiglie italiane già vengono messe. Già vengono messe perché le bollette che vengono pagate sono altissime e non soltanto per una questione di costi energetici, ma soprattutto per una questione di sprechi energetici. C'è un recente studio del politecnico di Milano che ha fatto proprio una rilevazione termografica sulla dispersione dell'energia negli edifici delle case italiane e si rileva come il 90 per cento dei consumi energetici venga disperso. Questi sono soldi buttati, sono esattamente soldi buttati. Infatti, chi ha già fatto degli interventi di efficientamento energetico oggi dimostra di consumare fino al 90 per cento in meno e, quindi, di poter spendere fino al 90 per cento in meno. Questo dà un po' l'idea dell'urgenza, quindi, su cui dovremmo intervenire e lavorare.
Peraltro - e anche qui lo voglio ricordare -, sono ormai tanti gli studi e le analisi che ci dicono che, rispetto agli obiettivi della direttiva Case - quindi, quello di ridurre, al 2030, del 16 per cento i consumi energetici -, stiamo già come Paese, come Italia, a un buon punto: abbiamo già ridotto del 9 per cento e ci manca un percorso, un del 7 per cento. Quindi, assolutamente un qualche cosa che è alla portata e che va, però, evidentemente costruito, realizzato e incentivato. La casa efficiente viene spesso, quindi, definita come la casa per i ricchi. No, la casa efficiente è esattamente la risposta per avere tutti una casa in cui si spende di meno, quindi accessibile a tutti, e per pagare meno il costo dell'energia.
Quindi, con questo articolo aggiuntivo, noi ritorniamo sulla richiesta del recepimento della direttiva Case , fornendo anche una serie di principi e di criteri che andranno e dovranno essere seguiti e che per noi sono imprescindibili. In primo luogo, il tema della stabilità degli incentivi e degli strumenti da utilizzare, perché una delle cose più assurde e anche più controproducenti è questa continua instabilità, questi incentivi a singhiozzo che variano di anno in anno e che rendono la situazione ancora più confusa. È necessario mettere paletti chiari ed evidenti per modulare l'intensità dei benefici fiscali, in particolar modo a partire dalle situazioni con una più grande fragilità economica e per chi versa in povertà energetica. Un altro punto chiave è quello di andare a intervenire su quegli edifici più energivori, in particolar modo gli edifici pubblici, l'edilizia sociale, i condomini. Tutto questo noi crediamo che sia urgente farlo e che non si debba perdere ulteriore tempo. Le risorse - evidentemente, non ci si nasconde dietro a un dito - saranno necessarie, ma vanno trovate e in molti casi già ci sono, perché abbiamo strumenti europei e risorse europee da poter utilizzare bene e meglio. Noi quindi …
PRESIDENTE. Ha esaurito il suo tempo. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.01 Simiani, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.02 Santillo. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.02 Santillo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 6.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 7.1 Cafiero De Raho. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. Indìco la votazione nominale… Collega Cafiero De Raho, se vi segnalate un secondo prima io risparmio un po' di ossigeno. Prego, collega, ha facoltà di intervenire.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento vuole porre due interpolazioni rispetto alla modifica che ha fatto la Commissione a seguito delle nostre insistenze, del MoVimento 5 Stelle e del PD, proprio sull'importanza di considerare questa direttiva tra quelle da inserire nell'ambito della normativa anche nazionale.
Ebbene, il primo punto di cui chiediamo l'interpolazione è il termine entro il quale deve avvenire l'adeguamento. Noi poniamo un termine di 6 mesi. Perché? Perché per questa norma, per l'articolo 7, non è previsto alcun termine. E guardate, tranne che per la direttiva riguardante la riparazione dei beni e per quella riguardante il trattamento delle acque reflue, in tutte e per tutte le altre direttive è previsto un termine di 6 o di 12 o di 18 mesi. Solo per la direttiva che riguarda i giornalisti il termine non è previsto e, addirittura, per la protezione dei lupi è previsto il termine di 30 giorni! Ma come? I giornalisti hanno meno diritto a essere tutelati rispetto ai lupi ? Per quale motivo un termine così breve per i lupi e nessun termine, invece, per i giornalisti? Quindi, lasciamo il Governo a indicare il termine.
Ma non è solo questo. Noi cosa chiediamo, inoltre? Di inserire alcuni punti specifici che sono proprio quelli che la direttiva prevede, vale a dire: primo, se c'è un'ipotesi di azione giudiziaria per un fatto totalmente insussistente o infondato, il giudice deve immediatamente rigettare, e questo è ciò che prevede anche la direttiva; secondo, nel caso in cui rigetta immediatamente, perché ravvisa l'infondatezza della domanda giudiziaria, che il giudice condanni l'attore o il ricorrente a una somma di danaro che sia la metà di quella richiesta dall'attore o non meno, comunque, di 10.000 euro; e ancora, che il giudice, qualora non ricorra l'ipotesi che abbiamo fatto finora, imponga comunque alla parte ricorrente una cauzione; ed ancora, che nel processo penale non sia ammessa, nei casi in cui si è detto di domanda infondata, la costituzione di parte civile fin dal momento in cui essa è consentita.
Sono tutte norme che vogliono, in qualche modo, proteggere i giornalisti; e non ci nascondiamo che la direttiva prevede le cause transfrontaliere, quindi cause che si perdono un po' nell'ambito del territorio europeo, ma è evidente che l'applicazione di questa direttiva determinerà, poi, l'applicazione di una normativa che sia corrispondente ai principi e ai fondamenti che la direttiva europea vuole imporre. Parliamo tanto di giornalisti e l'importanza che essi vengano tutelati. Abbiamo visto l'ipotesi di Sigfrido Ranucci, sono casi veramente gravi di aggressione ai giornalisti d'inchiesta.
Ci poniamo tanti problemi che riguardano soprattutto la tutela della libertà di stampa. Vogliamo che la libertà di stampa, che è un fondamento della nostra democrazia, non sia condizionata in alcun modo, soprattutto dai poteri forti, dalla stessa politica che spesso tende a zittirla. E via via anche le legislazioni che vengono adottate in quest'ultimo tempo tendono a zittire i giornalisti o comunque a metterli nella condizione in cui essi sono più esposti a sanzioni o anche ad azioni giudiziarie.
Ecco, attraverso queste norme, invece, si vuole che il nostro Paese sia un Paese civile come tutti gli altri, rispetti i giornalisti e, attraverso queste norme, consenta ai giornalisti di svolgere liberamente il loro lavoro .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.1 Cafiero De Raho, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.1000 Piccolotti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Anche il nostro emendamento interviene su questa vicenda ormai annosa, molto imbarazzante per il Governo, della direttiva sulle querele temerarie. Dico molto imbarazzante perché - e per il suo tramite, lo dico anche al Ministro Foti - è da lungo tempo che insistiamo affinché, a protezione della libertà di informazione e a tutela della professione giornalistica, in questo Paese venga recepita la direttiva europea anti-SLAPP, accompagnata da norme di carattere nazionale che riportino le stesse misure di tutela che sono previste riguardo ai casi transfrontalieri all'interno dell'ordinamento italiano.
L'anno scorso, proprio sulla discussione della legge di delegazione, presentai, a nome di Alleanza Verdi e Sinistra, lo stesso identico emendamento che presentiamo oggi per il recepimento e lei, Ministro, si alzò dicendomi: lei non capisce che in questa legge di delegazione non possiamo inserirlo, ma lo inseriremo nel prossimo.
Abbiamo ora dovuto insistere molto in Commissione: avete bocciato i nostri emendamenti; ci è stato detto che non l'avreste recepito, poi finalmente, in seguito alla pressione della società civile e di quanti, anche fuori da qui, ci tengono a risalire quella classifica sulla libertà di stampa, che, purtroppo da alcuni anni, ci vede continuamente scendere, avete deciso di dare un segnale e di inserire il recepimento: peccato che l'abbiate vincolato ai soli ed esclusivi casi transnazionali e transfrontalieri. Questo è un grave errore, Ministro. Lo dico perché non abbiamo bisogno esclusivamente di tutelare quei giornalisti o quegli attivisti, anche di organizzazioni non governative, che hanno una querela temeraria da qualche soggetto straniero o avente domicilio in altro Stato. Abbiamo un problema di diffusione abnorme di querele temerarie volte a intimidire i giornalisti in Italia, nel nostro territorio nazionale.
Un Governo che allora voglia risolvere questo problema dovrebbe recepire la direttiva e, facendo riferimento all'articolo 3 della stessa - che dice che “Gli Stati membri possono introdurre o mantenere disposizioni più favorevoli per proteggere le persone attive nella partecipazione pubblica da domande manifestamente infondate o procedimenti giudiziari abusivi (…)” -, ebbene, facendo riferimento a questo articolo, dovrebbe impegnarsi a recepire la direttiva, emanando anche norme di carattere nazionale. È clamoroso che non lo si voglia fare.
D'altra parte, però, è anche comprensibile, visto che tra i protagonisti della produzione di processi giudiziari infondati ed abusivi ci sono molti Ministri di questo Governo che usano e hanno usato le querele al fine di intimidire e condizionare la stampa, tra l'altro mettendo in campo un elemento - e ho chiuso Presidente - ancor più insopportabile che è quello di intimidire in particolare quei giornalisti precari e malpagati e non coperti da testate importanti, che fanno il loro lavoro per la libertà e per raccontare ai cittadini la verità a cui si tenta continuamente di chiudere la bocca.
Per questa ragione, Presidente, invito l'Aula a votare questo nostro emendamento e a dare seguito all'appello unanime che tutti noi, in questi giorni e in tante altre occasioni, abbiamo fatto a difesa della libertà di stampa che è un fondamento della nostra democrazia irrinunciabile e assolutamente da tutelare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. In qualità di giornalista professionista, che ha vissuto sulla propria pelle querele temerarie non solo da parte di esponenti politici - e mi riferisco in particolare ad amministratori che non facevano le querele con proprie risorse, ma con risorse pubbliche -, ma anche organizzate da organizzazioni criminali, una fra tutte il clan Moccia, che è solito querelare tutti coloro che parlano di questa organizzazione camorristica per colpire, in particolare, i più piccoli e più deboli, invito, veramente con grande determinazione e aggiungendo ovviamente il mio appello a quello della collega Piccolotti, a valutare con attenzione. Non dare seguito a un'azione contro le querele temerarie significa zittire, di fatto, una parte della stampa libera .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.1000 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.4 De Luca. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.4 De Luca, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 7.10 De Luca e 7.1001 Piccolotti. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Luca. Ne ha facoltà.
PIERO DE LUCA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questo emendamento anche noi, come gruppo del Partito Democratico, chiediamo di precisare e specificare meglio la delega che il Governo ha ricevuto in questo testo dal Parlamento, che riceve dal Parlamento, per recepire nel nostro ordinamento una direttiva che è estremamente importante, la direttiva cosiddetta anti-SLAPP, la direttiva 2024/1069. Che cosa è successo? Ricordiamo i fatti, che sono stati anche rappresentati dai colleghi prima di me. È stata adottata e approvata in Europa una direttiva nel 2024.
Per mesi, come Partito Democratico, insieme alle altre forze di opposizione, abbiamo chiesto che questa direttiva fosse immediatamente recepita nel nostro ordinamento, perché consentiva di assicurare maggiori tutele ai cronisti e ai giornalisti rispetto ad azioni giudiziarie temerarie, che sono volte a limitare l'esercizio della libertà di stampa e della libertà di informazione. Credo che sia un passo avanti importante che la maggioranza abbia deciso di raccogliere le istanze che venivano dall'opposizione, introducendo questa norma, sia pur in corso di analisi e dell'esame parlamentare, nel testo finale che oggi ci troviamo a discutere e ad approvare.
La norma, però, così come inserita dalla maggioranza, rischia di essere una norma vuota. Siccome allora, da questo punto di vista, credo che sia doveroso da parte nostra cogliere questa occasione, come gruppo del Partito Democratico, ma immagino a nome di tutti i colleghi, per rivolgere la nostra vicinanza e solidarietà ai colleghi de , alle giornaliste e ai giornalisti, al direttore, a tutti i dipendenti de per l'aggressione subita nella sede del quotidiano torinese qualche giorno fa, così come rivolgere vicinanza e solidarietà a Sigfrido Ranucci, vittima di un attentato più un mese fa, credo che la solidarietà debba essere espressa ovviamente da un punto di vista politico, ma debba poi alla solidarietà corrispondere un'azione e dei fatti concreti.
In questo caso, la maggioranza continua a prendere in giro il Paese, perché la norma introdotta è una norma incompleta, che, come veniva ricordato prima, non ha termini per l'esercizio della delega (manca il termine minimo per l'esercizio, ma anche quello massimo per l'esercizio della delega) e prevede un elemento ancora più insidioso, che noi abbiamo contestato e che cogliamo l'occasione di questo dibattito per mettere chiaramente in evidenza. Si chiede al Governo di precisare la nozione di “questioni transfrontaliere”. Che cosa vuol dire questo?
Vuol dire che, in realtà, nella sostanza, pur recependo un passaggio della direttiva, si chiederà al Governo di limitare l'applicazione delle norme soltanto alle controversie transfrontaliere, ossia i giornalisti nazionali, per cause nazionali, non avranno lo stesso livello di tutela, di diritti e di garanzie che possono avere nel caso di querele temerarie ricevute in controversie che toccano un altro Stato membro. Perché i giornalisti nazionali devono avere tutele minori rispetto alle controversie che invece toccano casi transfrontalieri non è dato saperlo e non è dato capirlo.
Allora, da questo punto di vista, sarebbe utile che il Governo chiarisse la propria posizione, perché in questo modo state limitando, ledendo e danneggiando l'esercizio della stampa nel nostro Paese, ed è qualcosa di assolutamente intollerabile e inaccettabile. State creando un elemento - guardate, si chiama così in diritto europeo - che è una discriminazione alla rovescia. Voi non potete immaginare di assicurare un diritto, una tutela minima, che peraltro introducete grazie a una direttiva europea, però limitandolo solo a controversie che toccano più Stati membri.
Nelle controversie nazionali perché i giornalisti non devono essere tutelati? Riuscite a spiegare questo dato, che è assolutamente irragionevole e incomprensibile? Se riusciste a darci spiegazioni su questo punto di vista, forse riusciremmo a fare un servizio migliore al nostro Paese, alla libertà di stampa e alla libertà di informazione, che, come spero condividiate anche voi, è un caposaldo essenziale della democrazia e della Costituzione italiana. Allora, siccome le risposte non sono arrivate, vi chiediamo quantomeno di approvare il nostro emendamento.
Faremmo tutti un passo avanti e consentiremmo al nostro Paese di avanzare in modo serio e concreto sulla tutela vera, non a chiacchiere o a parole, della libertà di stampa e della libertà di informazione contro querele temerarie e intimidatorie, che non possono essere tollerate né in Europa, né in Italia .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 7.10 De Luca e 7.1001 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.5 De Luca. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.5 De Luca, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.3 De Luca. Ha chiesto di parlare il deputato De Luca. Ne ha facoltà.
PIERO DE LUCA(PD-IDP). Da questo punto di vista, intervengo solo per aggiungere un ulteriore elemento alla discussione sul punto, sempre con spirito costruttivo. C'è un articolo, che immagino il Governo e il Ministro, che ringrazio della presenza, conosceranno bene: è l'articolo 53 della legge n. 234 del 2012. È volto proprio a tutelare i cittadini italiani da rischi di discriminazione alla rovescia, cioè da rischi che abbiano livelli o standard di tutele e di garanzie, rispetto a diritti riconosciuti innanzitutto dall'ordinamento europeo, che si possano applicare in Italia o agli stranieri o ai cittadini nelle cause transfrontaliere e non riguardo alle cause interne.
Allora, ribadiamo un concetto. A noi sta molto a cuore l'esigenza di garantire parità di diritti e standard di tutele uguali ai cronisti e ai giornalisti in Italia. Questo dipende e deriva da un principio di carattere costituzionale europeo, ma anche dal rispetto di questa normativa. La normativa che voi oggi state per approvare è in conflitto, rischia di essere in conflitto con l'articolo 53 della legge n. 234 del 2012, così come peraltro interpretato da più sentenze della Cassazione, oltre che della Corte costituzionale, nel nostro Paese.
Allora, vi chiediamo davvero un intervento sul punto. Spiegateci la ragione per la quale ritenete di procedere così come avete iniziato. C'è un tema serio di rischio di conflitto di norme che non potete immaginare di superare con il silenzio in quest'Aula, perché sarebbe un silenzio che rischia di rendere davvero problematica e critica la tutela di questi diritti nel nostro Paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Ministro Foti. Ne ha facoltà.
TOMMASO FOTI,. Innanzitutto, parlando di discriminazioni e di recepimento di una direttiva comunitaria, sarebbe opportuno non fare discriminazioni, perché è vero che questa è una direttiva che investe anche i giornalisti, ma non solo i giornalisti, perché basta leggerla e si sa che non è applicabile solo ai giornalisti. Visto che si è detto che questa è una direttiva per i giornalisti, si fa una discriminazione nei confronti di coloro i quali pure sono beneficiari delle norme di questa direttiva, pur non essendo giornalisti. In secondo luogo, il perimetro del recepimento di questa direttiva non lo ha stabilito il Governo, ma lo ha stabilito esplicitamente la direttiva.
Nel momento in cui la direttiva ha solo un'applicazione alle sole controversie transfrontaliere, noi ci siamo occupati in questa sede, che è una sede di recepimento delle direttive europee, di recepire la direttiva europea integralmente, non parzialmente, come è stato detto o dichiarato su qualche agenzia.
Per quanto riguarda invece il tema delle cause temerarie, cauzione e altro, è vigente l'articolo 96 del codice di procedura civile. E il codice di procedura civile, all'articolo 96, disciplina tutta la materia che è applicabile ovviamente ai casi di specie. Quindi, sotto questo profilo, oltre alle spese processuali e oltre al danno, vi è un'ulteriore somma che può essere determinata in via equitativa per la parte che ha agito senza la necessaria prudenza. Non è un'invenzione di oggi: è il codice di procedura civile all'articolo 96.
Se poi vogliamo andare alla possibilità che io ritengo sia perfettamente esercitabile e debba essere esercitata soprattutto quando si tratta di cause temerarie, allora, anche sotto questo profilo, l'articolo 183- del codice di procedura civile, in combinato con l'articolo 281- del codice di procedura civile, dispone che il giudice d'ufficio possa trattare quei casi con rito semplificato. Scusate, poi è ammissibile che il Parlamento faccia proposte di legge per modificare, integrare e fare vie veloci, ma, in sede di recepimento della direttiva europea, chi vi parla aveva dato e aveva assunto un impegno al recepimento della direttiva europea quando discutemmo, non molti mesi fa, della precedente legge di delegazione europea. Oggi siamo qui con un articolo che, non a caso, recepisce esattamente la direttiva europea .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.3 De Luca, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.6 De Luca. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.6 De Luca, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.8 De Luca. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.8 De Luca, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.7 De Luca. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.7 De Luca, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.9 De Luca. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.9 De Luca, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 7.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.500 della Commissione, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo alla votazione dell'articolo 7. Ha chiesto di parlare il deputato Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Grazie, Presidente. Innanzitutto voglio dire che apprezziamo molto l'intervento del Ministro che pone un contraddittorio con noi dell'opposizione. Tuttavia, sottolineo che la norma dell'articolo 96 prevede un risarcimento in forma equitativa. Noi chiediamo ben altro. Noi chiediamo la metà o addirittura un risarcimento in ben altra misura . Non solo: prevediamo il rigetto immediato della domanda. Quindi, prevediamo una serie di altre circostanze, anche per quanto riguarda il processo penale, che le norme attuali non prevedono. Quindi, ci sembra che la direttiva, accolta secondo i principi che sono attualmente indicati, sia svuotata totalmente del proprio fondamento e di quelle finalità che riteniamo la normativa nazionale debba trovare.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Credo, inoltre, che la normativa nazionale certamente si dovrà adeguare a questa normativa che ritiene doversi applicare soltanto nelle cause transfrontaliere ma è certo che non potrà avere un differente trattamento la causa transfrontaliera rispetto alla causa nazionale. Ecco perché riteniamo che, da subito, la direttiva avrebbe dovuto prevedere, nell'ambito dei principi di adeguamento, questi punti fondamentali, proprio per tutelare al meglio e immediatamente il giornalista che venga tratto a giudizio sulla base di domande totalmente infondate. È per questo che il nostro voto sarà contrario all'articolo 7, così come formulato
PRESIDENTE. Avverto che il gruppo MoVimento 5 Stelle ha esaurito i tempi previsti dal contingentamento. Essendone stata fatta richiesta la Presidenza concederà a tale gruppo un tempo aggiuntivo, pari a un terzo, rispetto al tempo originariamente assegnato al gruppo medesimo dal contingentamento.
Ha chiesto di parlare l'onorevole De Luca. Ne ha facoltà.
PIERO DE LUCA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Come gruppo del Partito Democratico ci asterremo rispetto all'articolo perché consideriamo comunque un passo avanti aver previsto innanzitutto l'esigenza di recepire la direttiva nel nostro ordinamento, cosa che la maggioranza non aveva ritenuto utile fare prima dei nostri interventi, da un punto di vista politico, ma anche con gli emendamenti presentati nel corso dell'esame lungo, articolato, di questa bozza di legge di delegazione europea. È un passo avanti che riteniamo, purtroppo, non sufficiente e adeguato per le ragioni che abbiamo già rappresentato.
Mi permetto - e ringrazio ovviamente il Ministro per l'interlocuzione - di rappresentare però che la direttiva, la della direttiva mira innanzitutto ad assicurare tutele ai giornalisti, oltre che ad altre categorie. Quindi, non è stata una forzatura quella di rivolgerci, innanzitutto, all'esigenza di tutelare la stampa rispetto ad azioni temerarie perché la direttiva, dalla vicepresidente della Commissione europea all'epoca, è stata addirittura denominata direttiva Daphne, in onore e in omaggio a Daphne Caruana Galizia, uccisa nel 2017 mentre era vittima di numerosi procedimenti legali a suo carico.
Quanto al livello di tutela, lei ricordava giustamente un articolo. Ci permettiamo di ricordare che l'articolo 3 della stessa direttiva prevede che questa normativa europea non possa assicurare minori ai cittadini connazionali rispetto a quelli assicurati nelle controversie transfrontaliere sulla base della normativa della direttiva. Per cui ci permettiamo di ribadire che sarà necessario e indispensabile che, nell'esercizio della delega - noi monitoreremo e vigileremo affinché questo accada, perché oggi questo non è previsto, perché voi non avete ritenuto utile votare i nostri emendamenti -, i giornalisti, i cronisti nazionali abbiano lo stesso livello di tutela rispetto alle querele temerarie o azioni temerarie giudiziarie nazionali di quelle che riguardano, invece, le vicende transfrontaliere. Sarebbe una cosa irragionevole, inimmaginabile e lederebbe in modo serio, pericoloso il diritto alla stampa e all'informazione nel nostro Paese. Per tutta questa serie di ragioni, noi ovviamente ci asterremo sul voto finale rispetto a questo articolo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pellicini. Ne ha facoltà.
ANDREA PELLICINI(FDI). Grazie, signor Presidente. Ho apprezzato molto l'intervento del Ministro Foti, che ha richiamato proprio l'articolo 96 del codice di procedura civile. Tra l'altro, come ha detto, il Governo ha recepito e recepirà questa direttiva che si occupa delle cause transfrontaliere. Lasciamo lavorare il Governo perché a questo punto è un importante segnale. Diamo la possibilità al Governo di lavorare su questo tema, ma ricordiamo davvero che anche le proposte che mirano a far sì che diventi sempre più difficile l'accesso alla giustizia devono essere anche limitate perché, quando una persona è offesa, ha diritto, comunque, di agire in giudizio a tutela del proprio onore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Voglio ringraziare il Ministro Foti per aver interagito con le nostre argomentazioni e chiarire un punto che riguarda la nostra posizione; un punto che evidentemente riguarda la posizione del Ministro e del Governo. Per quanto ci riguarda, non vogliamo in alcun caso impedire che persone, che si sentano offese da eventuali notizie di stampa false, possano adire la giustizia e avere giustizia nei tribunali: non è di questo che stiamo parlando.
Noi vogliamo impedire - e pensiamo che in Italia questo problema sia reale e molto sentito - che si usino le querele per trascinare giornalisti, che naturalmente non hanno né i mezzi economici né molto spesso difese adeguate, in processi lunghissimi e infiniti che servono sostanzialmente soltanto a tappargli la bocca nel tempo della durata del processo.
Poi vorrei interloquire con la sua posizione, perché lei dice: volevate il recepimento della direttiva sulle questioni transfrontaliere e l'avete - e io non posso che darle atto di questo - e poi aggiunge: però, per quanto riguarda le querele temerarie in ambito nazionale è già tutto a posto, perché c'è il codice di procedura civile. Questa posizione, Ministro, significa in sostanza che, secondo questo Governo, in Italia non abbiamo un problema con le querele temerarie da risolvere. Siccome ci sono associazioni di giornalisti, l'ordine dei giornalisti, la federazione della stampa e tutte le associazioni indipendenti che si occupano di libertà di stampa che da anni denunciano l'esistenza di questo problema e fanno elenchi lunghissimi delle querele temerarie, che in Italia servono, da parte di politici, ma anche da parte di imprese, persone potenti di ogni tipo, a cercare di intimidire la stampa, lei oggi qui ci ha detto che queste associazioni dicono il falso, perché il problema non c'è ed è tutto già risolvibile con gli strumenti del codice civile così come è oggi.
Allora, siccome poi discuteremo anche degli ordini del giorno - avete bocciato i nostri emendamenti -, se lei invece intende affermare che il problema delle querele temerarie esiste e va risolto con gli ordini del giorno vi daremo l'opportunità di prendere l'impegno di risolverlo attraverso una normativa di carattere nazionale. Io mi auguro che lei non voglia fare il negazionista dei problemi che abbiamo con la libertà di stampa e che, quindi, almeno con gli ordini del giorno, ci consenta - e consenta a questo Parlamento - di dare un'indicazione e un messaggio al Paese in un momento in cui la stampa è pesantemente sotto attacco, perché, come è stato ricordato, in quest'Aula abbiamo più volte dovuto esprimere solidarietà a giornalisti a cui sono state fatte esplodere le automobili davanti casa, come Sigfrido Ranucci, ai giornalisti minacciati dalle organizzazioni mafiose e ai giornalisti de , che hanno subito un attacco proprio in questi giorni. Le parole di solidarietà non bastano, servono anche i fatti politici per dare risposta a questi problemi .
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 8.1000 Zanella. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. L'articolo interviene sulla direttiva Habitat abbassando il livello di protezione del lupo da “strettamente protetto” a “protetto”. Cosa vuol dire “strettamente protetto”? Vuol dire che sono proibiti la cattura, l'uccisione, la detenzione e il commercio. Cosa vuol dire, invece, solo “protetto”? Si consente una maggiore flessibilità circa la gestione della popolazione del lupo e questo si traduce, ovviamente, in una agevolazione dell'abbattimento.
La decisione non si basa su solide evidenze scientifiche e - non solo - è molto, molto rischiosa. Il lupo, ricordo, era quasi del tutto estinto in Italia e anche in Europa negli anni Settanta del secolo scorso: solo un centinaio di esemplari in Italia, nell'Appennino del Centro e del Sud della nostra penisola. Dal 1976 la legge italiana prevede una protezione rigorosa del lupo. Nel 1992 l'Unione europea adotta - ricordo - la direttiva Habitat. Per cosa? Perché si trattava di salvaguardare la biodiversità che, a causa del modello di sviluppo e a causa anche, già allora, del cambiamento climatico e del degrado ambientale, metteva a rischio di distruzione migliaia di specie e ben 230 .
Ebbene, questa decisione viene assunta senza una adeguata stima - ve lo assicuro - delle popolazioni di lupo presenti in Europa. I Paesi dell'Est Europa non hanno fornito dati che giustifichino, dati certi. I dati sono stati presentati spesso dai cacciatori o attraverso questionari alla popolazione effettuati in modo assolutamente inadeguato e scientificamente non attendibile.
Ma, tornando all'Italia, quanti lupi abbiamo in Italia? Sono 3.300 e sono in calo progressivo: ogni anno ne perdiamo un numero importante, il 10 per cento, a causa di abbattimenti, di avvelenamenti, di trappole e anche di altri mezzi che ne determinano la diminuzione che è, appunto, pericolosa. Perché è pericolosa? Perché noi nel lupo abbiamo un bioregolatore decisivo, in particolare in relazione alla pressione dei cinghiali e degli altri ungulati.
Quindi, noi riteniamo che questa decisione - e anche a livello europeo naturalmente noi faremo la nostra battaglia - sia pericolosa, ascientifica e contraria al principio di garanzia della biodiversità, già in declino ovunque e, in particolare, nel nostro territorio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Premetto subito che io voterò questo emendamento. Tuttavia, voglio interloquire non solo con l'Aula ma anche, per suo tramite, con il Ministro Foti e anche con la maggioranza, perché è l'ora anche di smetterla - lo dico a tutti e lo dico soprattutto al centrodestra - di utilizzare ogni volta il tema del lupo - così come succede anche in altri contesti - e vi chiedo di abbandonare questa linea, perché, di fatto, oggi esiste, da parte soprattutto del centrodestra, questa narrazione secondo cui se si spara al lupo noi risolviamo il problema o dall'altra parte, invece, magari giustamente si dice che si tutela.
Il problema è che fra queste due situazioni, questa contrapposizione che voi state continuando a fare, di fatto non risolve la questione, perché il problema non è sparare e non è solamente tutelare, ma il problema è gestire ed è quello che voi non state facendo, cioè gestire il problema del lupo.
Infatti, se voi conoscete e leggete i dati di ISPRA, questi fanno capire chiaramente che i lupi in Italia sono poco più di 3.500; i canidi, i cani inselvatichiti, quelli ibridati, sono, dalle ultime stime, quasi 700.000 mila. Ben 700.000! Ma non sono lupi, sono canidi, sono ibridi. Per questo vorrei che su questo punto - e lo dico al Ministro, suo tramite - ci fosse un salto di qualità dal punto di vista della gestione. Noi nell'ordine del giorno che abbiamo preparato, in cui interverrà l'onorevole Forattini, vi spiegheremo esattamente che oggi c'è un altro sistema, che voi e che noi dobbiamo, in questo caso, immettere nella discussione. Primo: la possibilità di gestire e catturare attraverso una finalità che è quella della sterilizzazione.
Secondo: la possibilità di sostenere le aziende colpite. Sostenere: perché quelle aziende hanno bisogno di economia, soldi, diciamo, risorse per potere aiutare a gestire in questo momento la parte più difficile, che è quella dell'attacco, sicché c'è una questione diretta e indiretta perché riguarda anche lo stress degli animali.
Terzo, la questione più importante: quella della prevenzione, per quanto riguarda il monitoraggio, la custodia, la guardiania, la recinzione, l'assistenza tecnica, la formazione dei nostri agricoltori. Perché anche quello è un aspetto importante non solamente per quanto guarda il lupo, ma per tutta la fauna. Noi non possiamo pensare che, attraverso la messa a punto solamente dell'abbattimento, si possa risolvere il problema. Non si risolve perché sono tantissimi.
Ecco perché dobbiamo gestire la cosa in maniera diversa. Ecco perché chiedo fortemente a tutto l'emiciclo, soprattutto a voi che governate questo Paese, di mettere mano a questo problema, una volta per tutte, e di smetterla di attivare la bandiera ideologica che state portando avanti sistematicamente. Perché, vedete, nella direttiva Habitat l'abbattimento è consentito nel momento in cui l'animale è problematico, non gestibile; non gestibile, sicché è inserito. Non è che noi dobbiamo in questo caso continuare con il declassamento o riuscire a prospettare un elemento in cui tutti prendono in braccio il fucile e attivare non so quale tipo di cacciata in tutta Italia. Noi dobbiamo cominciare a immaginare attraverso una proposta di legge - e noi l'abbiamo messa e la mettiamo in discussione in Aula - in cui si preveda, in maniera seria e continuativa, una seria e attenta gestione del lupo e soprattutto dei cani inselvatichiti che sono quelli ibridi, più numerosi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bruzzone. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BRUZZONE(LEGA). Grazie, Presidente. Io non volevo intervenire, però colgo l'occasione, in modo particolare, tramite lei, per far riflettere il collega che mi ha preceduto, il quale ha asserito che la presenza del lupo in questo Paese non è problematica. Io credo che sia difficile giustificare un'affermazione di questo genere. È sufficiente andare e girare in qualsiasi angolo del nostro Paese - escluse la Sicilia e la Sardegna -, e non soltanto più, ahimè, nelle aree rurali ma anche nei centri abitati. Non voglio fare polemica, però la vicinanza ai nostri allevatori che non ce la fanno più, anche quelli non professionisti …
PRESIDENTE. Onorevole Simiani, non è che dobbiamo ululare parlando di lupi. Stiamo dibattendo. Lei è intervenuto, facciamo intervenire lui. Abbia pazienza, onorevole Simiani, la prego. Prego, onorevole Bruzzone.
FRANCESCO BRUZZONE(LEGA). A me non interessa né il lupo che ulula, né gli asini che ragliano Voglio andare avanti.
PRESIDENTE. Vada avanti, onorevole Bruzzone.
FRANCESCO BRUZZONE(LEGA). Volevo esprimere vicinanza non soltanto agli allevatori professionisti e anche agli altri, ma a tutti - ormai sono migliaia - i possessori o gli ex possessori di animali da compagnia, cani e gatti, che non hanno più il loro cane o il loro gatto, perché è stato predato da questo predatore che sicuramente non è in diminuzione nel nostro Paese.
Invito chiunque sostiene una teoria di questo genere a rivolgersi all'Istituto superiore per la ricerca ambientale, ad ISPRA, che ha ormai riconosciuto, anche nelle audizioni fatte all'interno di questo Parlamento, che l'animale è in forte aumento, in forte esubero e sta creando un impatto non da poco.
Mi creda, Presidente, che quando sul pianerottolo di casa ti portano via il cagnolino da compagnia o in alcuni casi te lo portano via legato al guinzaglio - e sto parlando di cani da compagnia - non fa piacere. Quindi, credo sia opportuno, giusto e doveroso applicare nel nostro Paese una direttiva che è stata modificata appositamente ad ampia maggioranza col voto del Parlamento europeo, tra l'altro con un voto anche preventivo, con un parere da parte di questo Parlamento, e lo si faccia il più presto possibile.
L'invito che viene fatto oggi tramite questo articolo della legge di delegazione europea è quello che il Ministero dell'Ambiente faccia l'atto finale per poter partire con la gestione che è stata richiamata. Perché non si tratta, nel modo più assoluto, di abbattimenti indiscriminati di questo animale nel nostro Paese, ma di andarlo a gestire e, possibilmente, io dico, di andare a individuare le aree vocate dove questo animale può rimanere. Ma ci sono anche delle aree non vocate per la presenza del lupo : sono le aree dove l'uomo lavora, dove l'uomo cura la terra, dove l'uomo fa allevamento, sono le aree di campagna. Le aree non vocate sono anche i tanti centri abitati che, ormai, vedono la presenza assidua, troppo importante e anche pericolosa di questo animale.
Chiudo, Presidente, per esprimere anche vicinanza e preoccupazione per tutti coloro che ormai, in alcune aree turistiche importanti del nostro Paese, rinunciano a fare la scampagnata in campagna o la passeggiata perché hanno paura . E questa paura non gliel'ha messa la politica. Esprimo vicinanza a quelli che vivono nelle aree dell'entroterra e che hanno paura ad uscire di casa di sera; e questa paura non gliel'ha messa la politica, ma la presenza di animali pericolosi, che danno fastidio e che non possono essere accettati da chi è abituato a vivere socialmente in un certo modo.
Rimangano pure i lupi in determinate aree, ma dove l'uomo lavora, vive e ha bisogno di svolgere la propria attività, i lupi non ci possono stare . Il controllo che è previsto dalla modifica della direttiva Habitat e che oggi è messo nelle mani del Ministero dell'Ambiente va in questa direzione. Una cosa misurata, razionale, basata sul buonsenso e sulla realtà, dimenticando e tralasciando le fantasie che qualcheduno, purtroppo ancora oggi, ha il coraggio di esprimere in questo Parlamento .
PRESIDENTE. Grazie, colleghi. Vi ricordo che sono le 13,26 e l'accordo è di chiudere alle 13,30. Ho varie richieste di intervento cui ovviamente daremo seguito. Vi ricordo soltanto le intese. L'onorevole Morfino rinuncia. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Solo per specificare che non abbiamo contezza dal punto di vista scientifico di queste orde di lupi che assaltano i villaggi o le persone . Una cosa totalmente inventata per creare terrorismo nei confronti di poco più di 3.000 esemplari.
Si continua nel confondere i cani lupo o altre specie con i lupi che sono poco più di 3.000 esemplari e che, ancora una volta, vengono utilizzati per creare campagne d'odio nei confronti degli animali e della natura. Solo odio nei confronti degli animali , che invece vanno protetti e rappresentano un momento importante della biodiversità del nostro Paese. Non esiste l'Italia senza la natura e senza gli animali, e anche senza i lupi !
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1000 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Colleghi, un attimo di attenzione. Intanto sospendiamo l'esame del provvedimento che riprenderà alle 16,45.
Vi chiedo un momento di attenzione perché passeremo ora ad una cessazione dal mandato parlamentare per incompatibilità e alla conseguente proclamazione della deputata subentrante. Ricordo che all'articolo 8 è riferito anche l'emendamento Mantovani 8.1001.
PRESIDENTE. Comunico che in data 3 dicembre 2025 è pervenuta alla Presidenza la comunicazione con la quale la deputata Chiara La Porta ha rassegnato le proprie dimissioni da deputata, manifestando la volontà di optare per la carica incompatibile di consigliere regionale della Toscana.
L'onorevole La Porta ha chiesto di poter parlare per un breve intervento di saluto. Ne ha facoltà.
CHIARA LA PORTA(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, colleghi. Non nego un po' di emozione nel fare questo mio ultimo intervento dai banchi del Parlamento italiano. Sono tante le battaglie che ho portato avanti insieme a tanti colleghi qui presenti. Con il collega Michelotti abbiamo portato avanti e fatto venire per la prima volta a Prato la Commissione antimafia, con un sulla mafia cinese. Con il collega Rizzetto abbiamo lavorato e stiamo lavorando, e annuncio proprio oggi l'incardinamento di una risoluzione contro lo sfruttamento del lavoro che avviene sul nostro territorio.
Con il collega Pietrella abbiamo valorizzato e cercato di difendere e tutelare un distretto, quello della moda in crisi. Con il collega Amorese abbiamo valorizzato il patrimonio stupendo che abbiamo sul nostro territorio, in particolare faccio riferimento ai soldi stanziati per la Villa Medicea di Poggio a Caiano e per la Chiesa di San Michele a Carmignano.
Sono tante le battaglie, quindi, che abbiamo portato avanti e che sono sicura che ogni collega, qui dentro, sentirà la responsabilità di continuare a portare avanti; i toscani; Irene Gori, che, appena uscirò, mi sostituirà, in continuità con il lavoro che vogliamo portare avanti.
Io ho ricevuto un mandato parlamentare forte. Sono qui, oggi, a rassegnare le mie dimissioni perché ho deciso di optare per il seggio in consiglio regionale perché, come avevo promesso in campagna elettorale, se i cittadini lo vorranno - e lo hanno voluto, conferendomi quasi 8.000 preferenze - sarei andata in consiglio regionale a portare forte la voce di Prato e dei toscani in regione. E questo farò . Anche perché credo che ci sia bisogno di contrastare fortemente il sistema di potere che ormai si è incancrenito nella regione Toscana, che ha fatto passare la nostra regione da locomotiva d'Italia a fanalino di coda anche con riferimento ai dati economici; oltre ad aver subito imbarazzato, con il patente e il caso Manetti, in tutta Italia, tanti cittadini toscani che chiedono spiegazioni e su cui noi continueremo, in consiglio regionale, a chiedere spiegazioni
Presidente, e concludo, ringrazio tutti i colleghi, in particolar modo quelli dell'opposizione da cui in questi tre anni ho potuto prendere spunto su come incentrare la mia opposizione, che andrò a fare nel mio ruolo di capogruppo in regione Toscana e quindi li ringrazio in particolar modo.
Ringrazio poi tutti i colleghi di maggioranza , il presidente Bignami, il mio presidente, qui oggi presente, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti .
Auguro buon lavoro a tutti, non solo per il buon andamento del Governo ma perché possa questo Parlamento rappresentare e portare avanti le istanze che sono giuste per la nostra amata Italia che torna finalmente ad essere un esempio e centrale in tutto il dibattito internazionale.
Io continuerò da un altro ruolo a portare avanti tutte le mie battaglie perché, come avevo promesso, quello che mi muove è l'amore per la mia città, per la mia provincia, per la mia regione e, con questo spirito, vi auguro ancora buon lavoro e io mi appresterò a svolgere definitivamente il mio ruolo da consigliere regionale .
PRESIDENTE. Grazie a lei e buon lavoro per la nuova responsabilità che l'attende.
Trattandosi di un caso di incompatibilità ai sensi dell'articolo 122, secondo comma, della Costituzione, la Camera prende atto, a norma dell'articolo 17-, comma 2, del Regolamento, della comunicazione resa e della conseguente cessazione della deputata Chiara La Porta dal mandato parlamentare.
PRESIDENTE. Dovendosi procedere alla proclamazione di un deputato, a seguito della presa d'atto, nella seduta odierna, delle dimissioni della deputata Chiara La Porta, comunico che la Giunta delle elezioni, nella seduta del 5 novembre 2025, ha accertato, ai sensi dell'articolo 86, comma 1, del testo unico delle leggi per l'elezione della Camera dei deputati, che la candidata che segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo della lista n. 4 (Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni), nell'ambito del collegio plurinominale 01 della XII Circoscrizione Toscana, risulta essere Irene Gori.
Do atto alla Giunta di questo accertamento e proclamo deputata, a norma dell'articolo 17-, comma 3, del Regolamento, per la XII Circoscrizione Toscana, nell'ambito del collegio plurinominale 01, Irene Gori .
S'intende che da oggi decorre il termine di venti giorni per la presentazione di eventuali ricorsi. Benvenuta collega. Sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Signori, buon pomeriggio. La seduta è ripresa.
L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, il Ministro delle Imprese e del , il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica e il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi - stiamo attenti al microfono quando comincia a lampeggiare - considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. Il deputato Bonelli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02357 .
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, come lei sa, la Corte dei conti non ha dato il visto di legittimità alla delibera CIPESS sul ponte sullo Stretto di Messina. Lei ha fatto una pessima figura di fronte al Paese, impegnando a mettere 13,5 miliardi di euro nel momento in cui la Corte dei conti indica che ci sono state violazioni della direttiva sugli appalti Habitat e su un progetto vecchio di tantissimi anni, oltre i vent'anni; anzi, il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici è del 1997. Signor Ministro, lei riesce a riparare a questo disastro che ha compiuto, rifacendo il progetto, adeguandolo alle conoscenze scientifiche e dando il via a una nuova gara per fare tutto, come le procedure europee e nazionali prevedono? Riesce a fare questo ?
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie. Ringrazio gli interroganti. Parto da una premessa: il ponte sullo Stretto si farà. Milioni di italiani lo vogliono, lo aspettano, lo meritano. Oltretutto, la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina non è un capriccio del Ministro Salvini o del Governo, è una priorità per la stessa Unione europea. Ricordo che già nel 1984, su proposta dell'allora commissario dei trasporti dell'Unione europea, il ponte sullo Stretto venne identificato tra gli anelli mancanti per aumentare i collegamenti tra i Paesi dell'Unione. Tale proposta fu alla base del Piano generale dei trasporti dell'Unione europea, approvato formalmente dal Parlamento europeo nel 1986 e nel 2002, nel Piano delle reti di collegamento TEN-T, fu confermato anche il ponte sullo Stretto. Tale inclusione è stata sempre confermata anche in tutti i successivi aggiornamenti del Piano.
Nella consapevolezza che ci troviamo di fronte a un'opera che la stessa Unione europea ci chiede, quindi, di realizzare, l'intero Governo è al lavoro sui primi rilievi trasmessi dalla Corte dei conti. Parliamo di rilievi di diversa natura: vi sono rilievi che attengono alle interlocuzioni con la Commissione europea, che si sono sempre svolti in uno spirito di leale collaborazione e che stanno proseguendo proprio in questi giorni. Sarò, sia stasera che domani mattina, al Consiglio europeo trasporti a Bruxelles.
Ulteriori rilievi attengono alle procedure amministrative poste in essere per l'adozione della mole ingente di documenti necessari per l'adozione della delibera CIPESS. Su questi aspetti, sono in corso gli approfondimenti tecnici, non politici, per comprendere come integrare al meglio il corposo apparato documentale già disponibile.
Infine, ci sono aspetti di merito che attengono alla scelta della procedura per la realizzazione dell'opera. Su questo, lo ribadisco ancora una volta, la scelta di non procedere con una nuova gara non è una scelta di convenienza, ma una scelta di buonsenso, fondata su uno studio accurato di tutte le carte. C'è anche la consapevolezza che il diritto europeo circoscrive, ma non vieta, le modifiche al contratto, volte ad adeguare il prezzo di un appalto nel corso del tempo; modifiche che, come è avvenuto per tutte le opere pubbliche italiane, specialmente se consideriamo lo straordinario incremento dei prezzi registrato nel 2022-2023, sono necessarie per garantire l'equilibrio contrattuale. Non si chiedono, quindi - e vado a chiudere -, deroghe e interpretazioni strampalate. Si propone semplicemente di applicare al ponte le stesse regole che oggi stiamo utilizzando per altre opere PNRR e altre opere strategiche: penso al Terzo valico, alla TAV, al Brennero e al tunnel del Tenda.
Il ponte, quindi, dal nostro punto di vista e dal punto di vista europeo, porterà sviluppo, lavoro, meno traffico e meno inquinamento. È un'infrastruttura che serve all'Italia, non a Salvini, e, quindi, farò di tutto perché l'Italia finalmente ce l'abbia .
PRESIDENTE. Il deputato Bonelli ha facoltà di replicare.
ANGELO BONELLI(AVS). Signor Ministro, lei ripete queste cose da anni. Dopodiché, nemmeno di fronte all'evidenza del fallimento della sua proposta dal punto di vista giuridico, non di quello che pensa Bonelli, che so che lei ovviamente non condivide per nulla, ma le dimostrerò adesso, in questi pochissimi minuti, perché lei ha detto delle sciocchezze. non è vero che l'Unione europea ce lo chiede. Poi, non so come faccia a dimostrare che milioni di italiani sono d'accordo: sarebbe bello fare un referendum sarebbe l'ennesima sconfitta che lei prenderebbe nel Paese.
Guardi, le posso dire però che Silvio Berlusconi aveva più a cuore i conti pubblici dello Stato che lei, perché Silvio Berlusconi, nel fare il progetto, prevedeva il al 60 per cento a carico dei privati e al 40 per cento a carico dello Stato. Poi è arrivato lei e ha fatto un grande regalo alla società che ha vinto il contratto, e le ha fatto fare il 100 per cento: tanto paga Pantalone, ma che ce ne frega, paga Pantalone, pagano gli italiani! È questo il punto. L'appalto, lei lo sa, era 3,9 miliardi di euro nel 2006, adesso è 13,5 miliardi di soldi pubblici, e non volete fare la gara?
Dopodiché, c'è un aspetto, signor Ministro: perché non fate le indagini sismiche? Perché non fate le trincee sismiche che possano dire se a Cannitello la faglia è attiva? Perché avete messo un coefficiente di accelerazione sismico? E i tecnici, tutti quanti i tecnici dicono: attenzione, guardate che le fondazioni non potrebbero reggere a un'accelerazione sismica, perché avete progettato con un livello di accelerazione minore del terremoto di Amatrice. Questo state facendo.
Vi dovreste fermare. Però il problema, vede, è che state utilizzando 13,5 miliardi di euro di soldi degli italiani e non li avete a cuore. Lei dice che andrà avanti, anche noi andremo avanti e, infatti, abbiamo segnalato il tutto, compreso il suo operato, alla Corte dei conti europea .
PRESIDENTE. Il deputato Sergio Costa ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02358 .
SERGIO COSTA(M5S). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, oggi stiamo cercando di fare un po' d'ordine sulla questione ponte sullo Stretto di Messina. Lei, negli ultimi 10 anni, ha cambiato radicalmente idea e posizione. Nel settembre del 2015, come nel settembre del 2016, ha detto pubblicamente che il ponte non andava fatto, perché bisognava dare la precedenza al sistema ferroviario calabrese e siciliano, che viaggia su binario unico.
Nel 2022, diventa Ministro del MIT e cambia idea: stabilisce un percorso amministrativo forzato, inciampa più volte nella procedura e definisce un cronoprogramma puntualmente smentito una settimana sì e un'altra pure.
Oggi, alla luce delle motivazioni della Corte dei conti, ci aggiorni finalmente in modo definitivo sulla situazione .
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie. Mah, fortuna che non avete avuto ragione voi, bloccando i lavori della TAV e hanno avuto ragione gli italiani, che vogliono le opere e gli operai che sono in cantiere.
L'obiettivo, ovviamente, è verificare ogni aspetto di quelli da lei sollevati, nella convinzione che si tratti di rilievi suscettibili di chiarimento.
Sulla questione della VIncA, ribadisco che tutti gli aspetti richiesti dalla direttiva europea sono debitamente riportati nei formulari e nei documenti trasmessi alla Commissione europea.
Sugli atti aggiuntivi ai contratti con il contraente generale e gli altri affidatari, confermo che tali contratti riprenderanno efficacia solo dopo la registrazione della Corte dei conti. La penale, in caso di blocco dei lavori, sarebbe del 4 per cento dei lavori non eseguiti: si tratta della metà del valore, che è l'8 per cento, previsto dal codice degli appalti. Inoltre, sono previste anche specifiche penali a carico del contraente generale, qualora non rispettasse gli impegni. Insomma, regole chiare, responsabilità precise e garanzie forti per tutelare i cittadini e l'interesse pubblico.
Ferma restando la determinazione a proseguire sul progetto del ponte, voglio chiarire che la realizzazione di quest'opera è il più forte volano per gli altri interventi da lei citati, che sono attualmente in corso in Sicilia e in Calabria. Ricordo che, solo per la realizzazione della strada statale 106 Jonica, sono stati stanziati circa 4 miliardi di euro : un miliardo nei passati trent'anni, 4 miliardi in tre anni di questo Governo e con questo Ministero; per la velocizzazione della tratta ferroviaria Salerno-Reggio Calabria sono stati stanziati oltre 9 miliardi di euro; in Sicilia sono in corso opere per 22 miliardi di euro e in Calabria sono in corso opere per altri 22 miliardi di euro. Ricordo, inoltre, che la realizzazione del ponte è associata allo stanziamento di altri 500 milioni di euro per opere connesse dedicate ai cittadini di Messina, Reggio Calabria e Villa San Giovanni. Con tali risorse, ad esempio, il comune di Messina dimezzerà la dispersione idrica; per Villa San Giovanni è prevista la rilocalizzazione verso Sud del porto, che consentirà una trasformazione urbana e sociale dell'area restituita ai cittadini.
Ricordiamo anche la metropolitana dello Stretto, che unirà Messina e Reggio Calabria, migliorando la qualità della vita per pendolari, studenti e coloro che lo Stretto lo attraversano tutti i giorni.
L'obiettivo - in chiusura - è chiaro e semplice: dare ai cittadini tempi di viaggio più rapidi, servizi migliori e un'integrazione reale tra le due regioni. In poche parole, il ponte va avanti ma insieme al ponte vanno avanti anche tutte le altre opere che Sicilia, Calabria e Italia attendono da anni. Ricordo che, se fosse stato per i professionisti del “no”, oggi non avremmo neanche l'autostrada del Sole. Grazie ai nostri genitori, che invece l'hanno realizzata .
PRESIDENTE. Il deputato Sergio Costa ha facoltà di replicare.
SERGIO COSTA(M5S). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, onestamente come faccio a essere soddisfatto della sua risposta? Lei, con il suo staff, da lei nominato, ha violato: 1) la direttiva Habitat del 1992; 2) ha aggirato l'esito negativo della commissione di valutazione d'incidenza ambientale del 2024; 3) ha violato la strategia per la tutela della biodiversità; 4) ha violato il sistema Rete Natura 2000; 5) ha violato tre zone a speciale conservazione; 6) ha violato le norme di base del CIPESS; 7) ha violato l'articolo 9 della Carta costituzionale; 8) ha violato la direttiva Appalti del 2014, perché ha assegnato oggi un appalto a un consorzio vincitore venti anni fa, non consentendo ad altre aziende di poter partecipare; 9) ha violato la norma n. 201 del 2011 perché ha escluso l'Autorità di regolazione dei trasporti nella procedura del PEF; 10) non ha acquisito il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici.
Mi domando, signor Ministro, con franchezza: come diamine avete fatto a fare tanti errori in un solo provvedimento ? Forse, quando siete stati presi al MIT, lo siete stati con la teoria Nordio sul sorteggio, o siete stati presi su Temu? Io non riesco proprio a comprendere. Ministro, lei ha firmato un contratto di insolvenza che può portare al pagamento da parte dello Stato fino a circa 1,5 miliardi di euro a favore del consorzio che ha avuto l'appalto. Signor Ministro, ma chi li pagherà questi soldi? I cittadini, come già accaduto per i 49 milioni che ancora devono essere restituiti ?
PRESIDENTE. La deputata Boschi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02359 .
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Eccoci qua, Ministro, si avvicinano le festività natalizie e anche quest'anno, come lo scorso, si impennano i prezzi dei biglietti aerei, soprattutto delle tratte che dal Nord vanno verso il Sud, addirittura del 900 per cento in alcuni casi, tanto da essere più conveniente per i nostri concittadini fare scalo all'estero, magari per poter andare da Milano a Palermo. Contestualmente aumentano i costi dei biglietti del treno e anche quello del carburante. Chiediamo, quindi, il Governo che cosa intende fare per verificare se esistano pratiche anticoncorrenziali che incidano su questi costi e, soprattutto, per misure di sostegno per i nostri concittadini, che hanno diritto a tornare a casa, considerando che la nostra Costituzione prevede anche la tutela della insularità.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Grazie. Innanzitutto mi complimento con la presidente Boschi per la scelta cromatica del vestito con cui si presenta oggi in Aula .
Il tema della sostenibilità dei prezzi dei trasporti è oggetto di monitoraggio costante da parte del Governo, specialmente nei periodi come quelli festivi, che lei ricordava. Passando al quesito, parto dalle questioni di diretta competenza del mio Ministero, ovverosia quelle relative al prezzo dei trasporti ferroviari. I dati Istat relativi al mese di ottobre evidenziano una diminuzione dell'1 per cento rispetto a ottobre 2024, mentre i dati provvisori di novembre mostrano su base annua una flessione dello 0,6 per cento. Per i servizi , notte e regionali non sono stati registrati aumenti sulle tariffe base rispetto a quanto stabilito nel vigente contratto.
Con riguardo ai servizi dell'alta velocità - immagino che lei si riferisse a questa - di Trenitalia, ricordo che tali categorie di treni opera in regime di libero mercato e che comunque negli ultimi quattro anni non si sono registrati aumenti nei listini tariffari. È tuttavia evidente che nei periodi festivi le soluzioni più convenienti tendono a esaurirsi rapidamente, lasciando disponibili soprattutto le tariffe delle classi di servizio più elevate: tema che sto comunque affrontando in questi giorni con Trenitalia.
Le altre questioni da lei sollevate riguardano invece in prevalenza altre competenze di altri Ministeri. Con riferimento al tema del caro voli da lei citato, ad esempio, il trasporto aereo è un settore liberalizzato, regolato da norme europee che attribuiscono alle compagnie piena autonomia nelle definizioni di rotte e tariffe. Il Ministero delle Imprese e del , attraverso il Garante per la sorveglianza dei prezzi, svolge un duplice monitoraggio: sia sui dati trasmessi dalle compagnie, sia sui prezzi minimi rilevati. I dati Istat provvisori dell'ultimo mese di novembre documentano una flessione annua dell'1,4 per cento dei prezzi. Sono al vaglio gli incrementi di prezzi relativi ai collegamenti aerei con le isole maggiori - questo sì -, elemento che, soprattutto in vista delle festività, non può non destare attenzione.
I dati provvisori parlano di un incremento di 35 euro tra il 24 e il 25 sulla tratta Roma-Catania e di 23 euro sulla tratta Milano-Catania, mentre le variazioni sono nettamente più contenute, stando ai dati Istat, sulle tratte Milano-Palermo, Roma-Palermo e Milano-Cagliari. Purtroppo, non possiamo imporre noi i prezzi, ma possiamo e dobbiamo vigilare affinché non si verifichino pratiche scorrette che penalizzino i consumatori. Per questo ribadisco la necessità e l'impegno di un intervento rapido e sinergico del Garante per la sorveglianza dei prezzi e dell'Autorità antitrust, per verificare che gli incrementi tariffari non derivino da pratiche speculative.
Infine, per quanto riguarda il costo dei carburanti, secondo i dati ufficiali del Ministero delle Imprese attualmente il prezzo medio in Italia è pari a 1,73 euro al litro per la benzina e a 1,70 al litro per il gasolio. Questi valori evidenziano una riduzione significativa sia rispetto al 2024 che rispetto al 2023. In conclusione, confermo l'impegno mio per quello che è di mia competenza, quindi per la rete ferroviaria, e dell'intero Governo per garantire a tutti gli italiani il diritto alla mobilità da Nord a Sud. Abbiamo oggi oltre 200 miliardi di euro di cantieri aperti per modernizzare e mettere in sicurezza il Paese, e nonostante i pochi “no” a tutto, siamo assolutamente determinati a portare avanti questo lavoro .
PRESIDENTE. La deputata Boschi ha facoltà di replicare.
MARIA ELENA BOSCHI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministro, è quasi commovente sentirla parlare di libero mercato e di regole europee. Peccato che per lei valga soltanto quando il prezzo lo pagano gli studenti fuori sede e i lavoratori che da Nord devono tornare a Sud, perché se si tratta di banche invece il libero mercato non esiste, perché lei e il suo Governo le mani in pasta le mettete con il esponendoci anche al rischio di infrazione europea.
Allora le dico che i cittadini che faranno fatica a tornare al Sud avranno un problema non solo con i voli ma anche con i treni, perché non è vero che i biglietti non sono aumentati. Peraltro, tutto sta a trovare un treno che parta in orario, da quando lei è Ministro dei Trasporti, ed è proprio la materia di cui lei si occupa. È altrettanto non vero che non pagheranno di più il carburante, non solo perché è aumentato nelle ultime settimane, ma perché voi col vostro Governo avete aumentato le accise sulla benzina e sul gasolio, quelle accise che lei aveva promesso addirittura di cancellare. E a breve arriverà l'ennesimo aumento dei pedaggi autostradali, che, da quando lei è al Ministero, puntualmente non sono mai mancati.
Noi adesso ci aspettiamo, Ministro, che lei ci dirà: beh, ma a breve potranno tornare molto più velocemente grazie al ponte sullo Stretto. Peccato che la Corte dei conti ha dimostrato che avete fatto l'ennesimo disastro anche sul ponte sullo Stretto. Del resto, lei fino a due anni fa non lo voleva fare e tra due anni la troveremo con una felpa “No Ponte” a spiegarci che l'ha fatto apposta a mandare tutto all'aria, perché il ponte in realtà non lo voleva fare. E allora attendiamo fiduciosi il suo video di buon Natale a tutti gli italiani, che non potranno tornare a casa grazie a lei, in cui ci spiegherà e spiegherà agli italiani di seguire il suo esempio, quando nel 2014, di fronte ai rincari dei pedaggi autostradali, lei non pagò il pedaggio autostradale facendo un bel video al casello, e mi chiedo se poi abbia mai pagato la sanzione, perché con gli interessi dovrebbe essere ormai lievitata. Ecco, non tutti gli italiani possono permettersi di fare quello che fa lei - non pagare il pedaggio - e, con tanti auguri del Ministro Salvini, noi ci auguriamo che in qualche modo possano raggiungere le loro famiglie .
PRESIDENTE. La deputata Maccanti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02360 .
ELENA MACCANTI(LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, oggi torniamo a parlare degli autovelox, i dispositivi elettronici di controllo della velocità su cui lei, fin dal suo insediamento, ha deciso di mettere ordine e trasparenza, ponendo fine a quella che per anni è stata una vera e propria giungla normativa e applicativa. Un sistema per cui molti comuni hanno installato apparecchi spesso con logiche più di cassa che di sicurezza, senza criteri uniformi, senza linee guida nazionali, senza controlli sull'efficacia del posizionamento.
All'interno del decreto Infrastrutture è stato approvato un emendamento della Lega che ha previsto, per la prima volta, un censimento nazionale degli autovelox, con l'obbligo per i comuni di dichiarare marca, modello, tipologia, modalità di utilizzo di ogni singolo dispositivo e oggi, con questo , le chiediamo l'esito di questa mappatura.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere.
MATTEO SALVINI,. Ringrazio il gruppo della Lega per questo . Finalmente, come promesso, dal 28 novembre è l'elenco ufficiale dei dispositivi di rilevamento della velocità autorizzati in tutta Italia e questo lo dico a chi è in quest'Aula e a chi ci sta con pazienza seguendo da casa. Si tratta di una tappa epocale, che segna la fine del degli che comparivano come funghi dalla mattina alla sera . Per la prima volta, abbiamo reso disponibili alle amministrazioni, ai cittadini e agli operatori del settore una mappatura nazionale, che garantisce trasparenza e legittimità nell'uso di questi strumenti. Da oggi, ogni cittadino potrà consultare liberamente, sul sito del Ministero e sul portale dell'automobilista, marca, modello, matricola, decreto di omologazione e collocazione chilometrica di ogni e potrà verificare che un'eventuale sanzione, derivata da autovelox, provenga da un dispositivo regolare o da un dispositivo non censito, il che lo porterebbe a fare ricorso, vincendolo.
I numeri parlano chiaro: al 1° dicembre 2025 risultano censiti 3.496 dispositivi, di cui il 93 per cento dedicati alla velocità istantanea e il 7 per cento alla velocità media. Gli aggiornamenti di questa mappa continueranno, perché la piattaforma è dinamica ed è sempre aperta a nuove integrazioni degli enti locali. Questo significa che il numero dei dispositivi censiti sarà costantemente aggiornato, garantendo un quadro reale e affidabile della situazione su tutto il territorio nazionale. Quello di cui stiamo parlando è un esempio di rispetto verso i cittadini e verso le Forze dell'ordine che operano ogni giorno sulle nostre strade. Sulla base di dati certi, che non esistevano prima del mio arrivo al Ministero, potremmo, quindi, proseguire i lavori per l'adozione del provvedimento attuativo del codice della strada sull'omologazione dei dispositivi di rilevazione della velocità da remoto. I dati Istat del primo semestre ci danno più di 1.000 feriti in meno, 1.000 incidenti in meno e 100 morti in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Grazie, quindi, agli italiani, che usano evidentemente più prudenza; siamo sulla buona strada.
Quella degli non è una battaglia - come scrive qualche giornale - alla Fleximan, ma è semplicemente un passaggio nel segno della chiarezza delle regole, per garantire che gli autovelox siano utilizzati in maniera rigorosa, laddove ci sono motivi di sicurezza, e non per fare cassa sulla pelle di motociclisti, automobilisti e camionisti .
PRESIDENTE. La deputata Elena Maccanti ha facoltà di replicare.
ELENA MACCANTI(LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, noi la ringraziamo. La ringraziamo per la risposta puntuale, la ringraziamo per il suo impegno sul fronte della sicurezza stradale e la ringraziamo anche per aver avuto il coraggio di mettere mano a una materia che, per vent'anni, nessuno ha avuto il coraggio di affrontare .
Infatti, signor Ministro, lei lo sa bene: da quando ha deciso di aprire questo è emersa una realtà davvero incredibile. Sugli autovelox nel nostro Paese regnava un vero e proprio senza regole e, dunque, senza garanzia per gli automobilisti e senza garanzia per la sicurezza stradale. Addirittura una legge del 2010 prevedeva un decreto ministeriale per stabilire dove posizionare gli autovelox e come segnalarli. Ebbene, quel decreto è rimasto chiuso per 14 anni in un cassetto, finché lei finalmente non lo ha tirato fuori , ponendo fine ad anni di discrezionalità e di abusi. Infatti, è evidente a tutti che un nascosto non fa prevenzione, fa solo cassa e, spesso, è anche pericoloso.
Lei, Ministro, l'aveva detto con chiarezza qui, in quest'Aula: in Italia non si sapeva neanche quanti autovelox ci fossero e dove fossero installati. Con orgoglio, posso dire che grazie a lei, Ministro, e grazie alla Lega, dal 28 novembre esiste un registro ufficiale . Il cittadino ha finalmente uno strumento di trasparenza reale e, se riceverà una multa da un autovelox non registrato, sa che la potrà contestare e fare annullare. Lo ha detto lei: questa è una battaglia ed è una vittoria di civiltà, perché restituisce dignità ai cittadini, tutela chi rispetta le regole e mette fine agli autovelox fantasma. Il gruppo della Lega allora la ringrazia, signor Ministro, e le chiede di proseguire su questa strada: sicurezza sì, ma senza abusi; prevenzione sì, ma senza inganni; regole sì e, finalmente, uguali per tutti .
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02361 .
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, in un anno in cui da parte sua è stato dichiarato di tutto su questa questione, a luglio del 2025, rispondendo a un come questo con riferimento al piano di decarbonizzazione dell'ex Ilva, aveva affermato che la strategia complessiva portata avanti avrebbe tutelato occupazione e continuità produttiva dell'impianto.
A inizio settembre 2025 è venuto a Genova, da noi, prospettando un rilancio della siderurgia nel polo di Cornigliano e negli stabilimenti collegati. L'11 novembre 2025 è trapelato dall'Esecutivo che il piano era un piano di dismissione e chiusura, non di rilancio. Si è parlato, quindi, di questo ciclo corto - che oggettivamente non capisce nessuno - a Taranto e nello stabilimento di Cornigliano si punterebbe a fare la banda stagnata, ma non la zincatura e anche ieri, in un confronto telefonico tra il presidente Bucci ed il commissario Quaranta, nulla è cambiato. Si tagliano, quindi, di fatto 200.000 tonnellate all'anno nella lavorazione dello zincato e si danneggia l'intera filiera.
Quindi, una domanda molto semplice, a cui vorremmo una risposta finalmente chiara: se voglia discutere il piano per l'ex Ilva cancellando il ciclo corto, con conseguente ripresa dell'attività di zincatura presso lo stabilimento di Cornigliano, specificando chiaramente quale sia l'intenzione dell'Esecutivo in merito all'eventuale intervento statale qualora a data stabilita non venga individuato un compratore.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO, Non c'è nessun piano di chiusura, anzi è esattamente il contrario. I commissari hanno avviato un programma di manutenzione straordinaria per consegnare al futuro acquirente, entro marzo, impianti funzionanti e sicuri con almeno 4 milioni di capacità produttiva, per consentire di realizzare il piano di decarbonizzazione nella continuità occupazionale.
La manutenzione straordinaria è assolutamente necessaria ed è conseguente allo stato di totale abbandono e decadimento in cui gli impianti sono stati lasciati da ArcelorMittal. Per questo i commissari avvieranno nei prossimi giorni un'azione risarcitoria per circa 5 miliardi di euro. A Genova, come a Novi Ligure, la produzione continuerà. I commissari hanno disposto delle provvisorie modifiche agli assetti produttivi per eseguire interventi di manutenzione a Taranto, anche al fine di garantire la massima sicurezza ai lavoratori. Queste temporanee modifiche non avranno alcun effetto sulla occupazione. A Genova nessuno andrà in cassa integrazione: 585 unità a lavorare e 70 in formazione, con salario integralmente corrisposto in forza delle norme contenute nel decreto-legge del 1° dicembre. A Novi Ligure tutti resteranno al lavoro.
Completate le attività manutentive, a marzo il piano prevede la piena ripresa delle attività, ovviamente al netto del sequestro probatorio di Afo 1 da parte della procura di Taranto, che dura ormai da oltre sette mesi. Il futuro, però, non può essere l'amministrazione straordinaria, ma la realizzazione dell'obiettivo per il quale l'amministrazione è stata disposta dopo il fallimento di ArcelorMittal, ossia la cessione del compendio aziendale a un soggetto che possa rilanciarlo, grazie anche all'autorizzazione integrale ambientale che abbiamo ottenuto e al piano di decarbonizzazione che abbiamo avviato.
Per quanto riguarda l'intervento dello Stato, ho già detto in altre occasioni che, ove richiesto dagli operatori che stanno partecipando alla gara internazionale, ove necessario il Governo è pronto a valutare l'intervento di un soggetto pubblico a supporto del piano industriale, nel pieno rispetto della normativa europea e secondo le procedure di gara, per assicurare la continuità produttiva degli stabilimenti e il processo di decarbonizzazione.
PRESIDENTE. Il deputato Pastorino ha facoltà di replicare.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie signor Presidente e grazie signor Ministro. Quindi, i lavoratori a Genova stanno scioperando per nulla, hanno capito male. Non ci sarà chiusura. Non è vero che non si farà più la zincatura a Genova - con questo riassumo il suo intervento -, la produzione continuerà, come ha detto lei, e si farà la manutenzione a Taranto.
Mi sento di dire che non è corretto il fatto che nessuno andrà in cassa integrazione, perché, se i numeri sono quelli che sta confermando, ovvero circa 500 a lavorare e 70 a fare questo corso di formazione non ben chiarito, non è la piena occupazione attuale.
Noi siamo molto preoccupati per quello che sta accadendo in città, per il futuro di questo sito produttivo. Lei, ripeto, durante l'anno ce ne ha dette tante. È venuto, poi, con la novità, prima di allora, prima di luglio o di settembre, non contemplata, dei forni elettrici - tre a Taranto e uno a Genova - e degli impianti per il DRI da mettere non si sa bene dove. Adesso lei ci dice che, comunque, dobbiamo aspettare il 31 marzo; insomma, l'operazione di cessione va avanti, l'operazione di decarbonizzazione - sono parole sue - va avanti e, quindi, si mantiene lo schema di settembre, quello con i forni elettrici - sì, no, lo vedremo -, con un soggetto pubblico a supporto.
Questo è il quadro che noi riferiremo ai lavoratori, nel nostro piccolo. Sono parole che, in teoria, tranquillizzano, ma sono le stesse parole che ci ha detto qualche mese fa. Noi vorremmo un impegno, da parte sua e da parte del Presidente Meloni, su questa situazione, perché oltre 1.000 posti di lavoro in una città - e in altre - sono una roba insostenibile, soprattutto dopo un anno in cui si sono rincorse voci e questa famosa gara che - mi permetta - si è chiusa, riaperta, allungata, cambiata. Insomma, non ci è sembrato assolutamente coerente. Quindi, noi staremo su questa questione nei prossimi giorni, chiedendo conto di quelle parole che lei ha appena detto .
PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02362 di cui è cofirmataria.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, torno anch'io sul tema dell'ex Ilva, su cui il Governo italiano ha investito, per dare l'operatività agli impianti, anche a livello delle manutenzioni, 1,2 miliardi in questi ultimi due anni; ha investito per gli ammortizzatori sociali. Il 28 novembre scorso, lei ha dichiarato nessun piano di chiusura - anzi, l'esatto contrario -, e lo sta ribadendo oggi. Abbiamo una gara in corso, come abbiamo in corso anche le manifestazioni, tanto a Taranto quanto a Genova, anche in queste ore, da parte dei sindacati per la prospettiva dell'aumento della cassa integrazione e delle ore di formazione per compensare cali di lavoro. In particolare, quello che ha colpito è stata la prospettiva di questo ciclo corto con vendita di acciaio prodotto a Taranto direttamente sul mercato, che non arriverebbe più a Genova e agli stabilimenti del Nord. Il piano prospettato prevede lavorazioni che continuano a Genova: alcune, quella della latta, non quelle della banda zincata.
Le chiediamo, pertanto, nelle more della gara, che cosa intenda fare per assicurare i livelli di produzione a Taranto e al Nord Italia, garantendo che non venga interrotto l'approvvigionamento dei da Taranto o da un sito alternativo.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Grazie, Presidente. Ricordo a tutti da dove siamo partiti: il lascito drammatico di ArcelorMittal. I commissari hanno trovato uno stabilimento in condizioni disastrose - solo un altoforno era ancora attivo, con un approvvigionamento di 4 giorni - e senza un futuro produttivo a causa della mancanza di un'autorizzazione integrale ambientale in linea con le previsioni europee. In pratica, non aveva titolo a produrre. Abbiamo quantificato i danni in circa 5 miliardi, tra mancate manutenzioni e perdite di quote ETS. Avevano venduto le quote ETS. Ripeto: 5 miliardi di danni.
I commissari hanno ripreso la gestione, avviato urgenti manutenzioni, messo in sicurezza gli impianti, chiesto e ottenuto l'AIA integrata con le valutazioni di incidenza sanitaria, prima e unica acciaieria in Europa ad ottenerla. Il Governo ha sostenuto l'impresa con prestiti ingenti, sfruttando tutti i margini -sottolineo: tutti i margini - consentiti dalla normativa europea per garantire il rilancio e la salvaguardia dell'occupazione.
Il piano industriale alla base della procedura di gara rimane quello iniziale, non è cambiato. Esso recepisce il vincolo alla decarbonizzazione previsto dal bando, da conseguire nei tempi più brevi possibili. La gara internazionale è in atto. I negoziati sono difficili, perché l'obiettivo è sfidante. Il Governo sta intanto lavorando alle condizioni abilitanti, nella consapevolezza che la fornitura e il costo dell'energia sono il fattore più critico, anche nell'ottica dei fabbisogni connessi alla programmata decarbonizzazione. La tecnologia ha bisogno del gas.
In un contesto in cui non risulta praticabile la soluzione della nave rigassificatrice, in ragione delle opposizioni espresse dagli enti locali, stiamo lavorando alle condizioni per un rifornimento terrestre di gas che possa risultare sostenibile economicamente. Allo stesso tempo, stiamo predisponendo le condizioni per interventi di nuova industrializzazione delle aree libere dall'attività siderurgica, sia a Taranto sia a Genova, al fine di favorire nuovi, aggiuntivi insediamenti produttivi. Su questo abbiamo già concordato con gli enti locali una serie di incontri, previsti nelle prossime ore, per lavorare insieme.
Sulla realtà specifica di Genova ho già detto in precedenza: nessuna chiusura, nessuna unità aggiuntiva in cassa integrazione, con la prospettiva del rilancio produttivo appena saranno realizzati interventi di manutenzione e di in corso nei due altoforni che restano a nostra disposizione. e manutenzione necessaria sia per raggiungere una capacità produttiva di almeno 4 milioni di tonnellate sia per tutelare la sicurezza dei nostri lavoratori.
PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di replicare.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ministro, la ringrazio per la risposta, per aver ripercorso chiaramente la storia e per aver precisato, doverosamente, il lascito difficile da cui si è ereditata la situazione di ex Ilva. È un lascito pesante, come lei ha dichiarato oggi in più occasioni e a più riprese, e che ovviamente condividiamo nell'analisi che lei ci ha portato, così come abbiamo apprezzato tutti gli sforzi che sono stati fatti per il tema ambientale e per il tema delle autorizzazioni e degli investimenti per arrivare al piano industriale.
Recepiamo quello che lei ci sta dicendo, ossia che il piano industriale, alla base della gara, resta quello e questo sicuramente è un dato importante. Capiamo che il tema centrale è quello del costo dell'energia e, quindi, quel “no” a quella nave rigassificatrice è un tema centrale, e che si sta pensando a una soluzione diversa di rifornimento terrestre del gas, che potrebbe aprire, anche in riferimento alla gara, delle prospettive su Taranto che, quindi, anche come ricaduta, potrebbero dare delle prospettive per Genova; capiamo che si lavora - e questo è apprezzabile - per una industrializzazione delle aree che non servono alla siderurgia, tanto a Genova quanto a Taranto. Però è evidente che, detto tutto questo, bisogna dare delle risposte attualmente agli operai che in questo momento stanno scioperando a Taranto - io mi riferisco molto a Genova -, perché, se c'è un tema che loro dicono e affermano, è che va bene pensare alle aree, ma prima bisogna pensare ai dipendenti, agli operai, che arrivano prima, in questo momento, delle aree e che stanno aspettando una risposta.
Quindi, benissimo il tema delle manutenzioni e il fatto che lei oggi ci sta dicendo che non ci sarà nessuna chiusura, però quello che si chiede è lo sforzo aggiuntivo per non arrivare a una riduzione della produzione, non arrivare allo spegnimento neanche di una delle linee, quindi, non soltanto quella della latta, ma neanche quella della banda zincata.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Perché spegnimento o riduzione importante di due terzi della produzione potrebbe significare, ovviamente, incidere su quelle che sono le prospettive di quella che riteniamo essere una eccellenza, che è la...
PRESIDENTE. La deputata Ghio ha facoltà di illustrare l'interrogazione Pandolfo ed altri n. 3-02363 di cui è cofirmataria.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro Urso, qualche settimana fa, lei è venuto a Genova ad annunciare un accordo storico per il rilancio dell'Ilva. Così lo ha definito. Quell'annuncio si è rivelato un . Oggi, a distanza di poco tempo, i lavoratori sono in strada a Genova, preoccupati per il loro lavoro, così come protestano i lavoratori di Racconigi e Novi Ligure.
Lo stabilimento di Genova Cornigliano è un presidio industriale strategico per la Liguria, ma gli impianti di zincatura sono sottoutilizzati, mancano investimenti e piano industriale da parte del Governo. Sono emersi, anche in queste settimane, scenari preoccupanti di ciclo corto e di tagli alla produzione.
Ministro, non ci dica anche oggi le solite parole vaghe. Prima non ha risposto sulla zincatura, ma ci dica come intende tutelare la piena operatività dello stabilimento di Genova e degli stabilimenti del Piemonte, come intende potenziare e riprendere la zincatura e come lo Stato intenda intervenire per salvaguardare produzione e occupazione. Non è più il momento di sorvolare, Ministro. Serve chiarezza e servono azioni immediate.
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO, . Ribadisco che l'operatività dello stabilimento di Genova Cornigliano non è messa in discussione. Piuttosto è vero che l'attuale riduzione dei flussi di verso lo stabilimento di Genova è dovuta alle attività di manutenzione straordinaria e di in corso presso il sito di Taranto, su cui pesa il sequestro probatorio dell'altoforno 1 disposto dalla procura di Taranto, per il quale si attende da oltre 7 mesi la conclusione della perizia. L'attività di manutenzione straordinaria negli altri due altoforni incide temporaneamente - e sottolineo solo temporaneamente - sulla capacità produttiva complessiva di entrambi gli stabilimenti.
Questo è del resto conclamato dal decreto-legge del 1° dicembre che interviene a garanzia della continuità produttiva e della salvaguardia occupazionale. Il completamento degli interventi programmati, previsto entro fine febbraio 2026, consentirà di riportare la produzione a circa 4 milioni di tonnellate annue di acciaio, permettendo così la progressiva riattivazione dell'attività degli impianti di Genova nel rispetto dell'accordo di programma. Contestualmente, saranno sviluppate iniziative di nuova industrializzazione nelle aree non più in uso, coerenti con la vocazione industriale della città. Su questo ho già programmato una serie di incontri, nei prossimi giorni, con i rappresentanti degli enti locali interessati.
Voglio, infine, evidenziare un dato al quale tutti noi dobbiamo guardare con realismo: in tutta Europa l'industria siderurgica è in crisi. Le ragioni risiedono nei costi della decarbonizzazione, nei prezzi alti dell'energia e nella concorrenza asiatica. L'Europa, anche a seguito, soprattutto a seguito, delle nostre proposte, lo ha finalmente capito. Nei giorni scorsi la Commissione europea ha presentato le nuove misure di salvaguardia contro la sovrapproduzione cinese, prevedendo il raddoppio dei dazi e il dimezzamento delle quote, e noi abbiamo chiesto che queste misure di salvaguardia entrino in vigore subito.
Il prossimo 10 dicembre sarà illustrata la proposta di revisione del CBAM, che proprio l'Italia ha sollecitato con un documento specifico oltre un anno fa e che rappresenta un tassello decisivo per rafforzare la competitività del settore siderurgico a livello europeo. Noi guidiamo il fronte delle riforme in Europa: pensiamo che questo sia decisivo per restituire competitività alla siderurgia europea.
PRESIDENTE. Il deputato Pandolfo ha facoltà di replicare.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, la sua risposta è del tutto insufficiente e il tempo è davvero scaduto. Non abbiamo un dato certo sulla continuità produttiva, in particolare sulla zincatura, che deve riprendere da subito a Genova, senza aspettare febbraio. Febbraio è un tempo troppo distante, perché non ci sono impegni diversi sui tempi e abbiamo la necessità di avere un piano industriale, non c'è una parola chiara sul futuro dello stabilimento di Cornigliano, di Novi Ligure, di Racconigi. La manutenzione non può essere il rifugio dietro al quale lei si ritrae.
E mentre noi siamo qui, a Genova i lavoratori sono in presidio permanente perché sanno bene che senza i , senza investimenti, senza un cronoprogramma reale, la produzione semplicemente si ferma. Lei è venuto a Genova, lo hanno ricordato anche i colleghi prima, a settembre, a parlare di forno elettrico, pensando di mettere qualcuno all'angolo, probabilmente. Lo ha fatto per non dare seguito alcuno a quella proposta. E poi c'è stato l'esito del bando: 10 opzioni, 8 spezzatini e 2 prive di carattere industriale.
Lei continua a evocarci degli scenari generici e non ha garantito nulla per la continuità, lo ripeto, rispetto ai temi principali e fondamentali della zincatura. Non c'è una strategia credibile per il rilancio del polo del Nord e nemmeno per Taranto. Oggi Genova non è solo i lavoratori dell' Ilva, è schiacciata dall'incertezza tutta la città: gli impianti sono sottoutilizzati, le potenzialità restano assolutamente sulla carta, anche rispetto alle prospettive che lei fa per l'utilizzo delle aree.
Questa inerzia, di fatto, la stanno pagando sicuramente Genova, la Liguria, ma l'intero sistema siderurgico nazionale. Perdere questa filiera strategica, indebolirla, rinunciare alle competenze, rinunciare a questo futuro industriale, per noi è completamente inaccettabile. Per questo non possiamo essere soddisfatti della sua risposta .
PRESIDENTE. Il deputato D'Alessio ha facoltà di illustrare l'interrogazione Benzoni ed altri n. 3-02364 di cui è cofirmatario.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Nel corso dei primi 9 mesi del 2025 la produzione complessiva dei veicoli del gruppo Stellantis in Italia registra una flessione del 31,5 per cento rispetto all'anno precedente. Tutti gli stabilimenti del gruppo evidenziano riduzioni significative dei volumi produttivi, con cifre purtroppo lontanissime dagli annunci trionfalistici del Ministro interrogato. L'incertezza del piano industriale di Stellantis sta colpendo anche l'intera filiera: migliaia di lavoratori, con le loro famiglie, vivono situazioni di precarietà assoluta.
In tale contesto, va ricordato che il Governo Meloni ha cancellato le risorse del Fondo , istituito dal Governo Draghi, e non ha definito alcuna strategia per contrastare il declino del settore, ignorando anche il piano suggerito da Azione, che prova sempre a costruire risposte, per la salvaguardia della filiera.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Si chiede quali iniziative intenda adottare per contrastare il crollo della produzione, salvaguardando anche i dipendenti nel lungo periodo
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO,. Un anno fa, il 17 dicembre, con il Piano Italia, Stellantis confermava gli impegni sull'aumento dei modelli in produzione, soprattutto ibridi, e sulla salvaguardia dei livelli occupazionali degli stabilimenti italiani. Garantiva, inoltre, 2 miliardi di investimenti nel 2025 e 6 miliardi di contratti con la filiera della componentistica italiana.
Oggi possiamo constatare che, a fronte del collasso dell'industria dell'auto europea, nel nostro Paese, a differenza del resto d'Europa, non si sono verificate né chiusure di stabilimenti, né licenziamenti, mentre in Germania si registrano circa 50.000 posti di lavoro persi nell'ultimo anno tra i costruttori e più di 20.000 tagli tra i fornitori: 70.000 posti di lavoro in meno. Dopo i nuovi modelli presentati a Melfi pochi giorni fa, a Mirafiori abbiamo assistito al lancio della nuova 500 ibrida, con una produzione che il prossimo anno raggiungerà le 100.000 auto e con circa 400 nuove assunzioni in programma già da febbraio a Mirafiori.
La crisi è europea ed è dovuta alle folli regole del , che siamo determinati a cambiare. La ripresa si può realizzare solo intervenendo in modo radicale sulle regole europee. È quanto reclamano le associazioni dei produttori e le organizzazioni sindacali di tutta Europa, adesso supportando all'unisono le posizioni che questo Governo ha portato avanti da sempre. Ormai è quanto richiede anche la Germania, che siamo riusciti a coinvolgere pienamente: la posizione condivisa tra i nostri Ministeri nel documento congiunto di un mese fa è stata rilanciata con forza dal Cancelliere Merz nella lettera a von der Leyen.
Ci aspettiamo, quindi, che il 10 dicembre, quando la Commissione presenterà il pacchetto , venga ribaltato il tavolo. Non ci accontentiamo di palliativi, pretendiamo riforme radicali. Pretendiamo il pieno riconoscimento della neutralità tecnologica, la valorizzazione dei modelli ibridi su cui si fonda il Piano Italia di Stellantis, la sopravvivenza del motore endotermico entro il 2035, inoltre la rimozione di obiettivi vincolanti sulle flotte aziendali.
Se siamo arrivati a questo è perché la Commissione finora si è concentrata solo su obiettivi, modalità obbligatorie per raggiungerli e multe. Concentriamoci adesso sul rilancio della nostra industria. Per Iveco stiamo monitorando il negoziato con Tata Motors e abbiamo chiesto evidenza degli impegni oltre il secondo anno per dare più solidità al piano industriale. L'operazione, peraltro, è stata approvata con prescrizioni nell'ambito della e ho convocato il tavolo per il 16 dicembre.
PRESIDENTE. Il deputato Benzoni ha facoltà di replicare.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Ministro, noi, ascoltando la sua relazione, oggi andiamo a casa davvero molto felici: abbiamo capito che gli operai dell'Ilva di Genova stanno bloccando la città senza motivo, perché non hanno capito il piano industriale; gli operai davanti ai cancelli Stellantis sono in cassa integrazione o in contratto di solidarietà, ma non è vero, perché stiamo addirittura andando ad assumere nuove persone; gli operai ai cancelli di Iveco sono preoccupati per nulla.
Quindi, noi siamo felicissimi, ma dopo arriviamo alla realtà, perché le sue risposte ai purtroppo avvengono da un bel po' di anni. Nel primo anno del mandato ci ha spiegato che si sarebbe potuti tornare al milione di autovetture prodotte in Italia, un obiettivo sostenibile. Nel secondo ci ha spiegato che, grazie agli investimenti di Stellantis, avremmo aggiunto un aumento di produzione rispetto all'anno precedente e ci troviamo a fine del 2025 ancora con un notevole calo di auto prodotte.
E mentre noi continuiamo a dire cose a caso, che aumentiamo la produzione, aumentano i contratti di solidarietà, aumenta la cassa integrazione, aumenta non solo negli stabilimenti ma soprattutto nella filiera dell'indotto, quella che Stellantis ha invitato, con una , a produrre in altri Paesi europei. Mentre lei ha fatto una grande cosa a farsi chiamare Ministro delle imprese e del , la Topolino l'abbiamo prodotta in Marocco, la 600 in Polonia, la Junior in Polonia, la Panda in Serbia, la Lancia Y in Spagna e qui sono previste le auto con minore produzione.
Poi, su Iveco, avete chiuso gli occhi di fronte alla vendita di Iveco in cambio della difesa del reparto della stessa azienda. Garanzie di due anni per i dipendenti, garanzie sull'indotto nulle, garanzie di nulle. Voi non avete a cuore…
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). …il futuro politico di questo Paese. La invito ad andare ai cancelli degli stabilimenti, dove non è mai andato, e ascoltare le storie di chi con la cassa di solidarietà e la cassa integrazione a fine mese non riesce più ad arrivarci
PRESIDENTE. Il deputato Squeri ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02365 .
LUCA SQUERI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, uno studio fatto dalla Commissione europea ci dice che già nel 2030 potremo arrivare a soddisfare le esigenze del trasporto navale, aereo e parte di quello stradale utilizzando i biocarburanti. C'è un altro studio dell'Agenzia internazionale dell'energia che ci dice che utilizzando le vigenti già nel 2035 anche il 40 per cento di trasporto stradale potrebbe essere soddisfatto. Per cui, noi chiediamo al Governo quello che sta facendo - e sappiamo che già sta facendo tanto - e cosa si può fare di più per riscattarci da quel tradimento della neutralità tecnologica che è stato fatto durante la guida ambientale di Timmermans alla Commissione europea.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente. Un grazie all'interrogante. Come è noto, il Governo ha recentemente approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo per l'attuazione della direttiva dell'Unione europea, la RED III, sulla promozione delle energie da fonti rinnovabili. Il provvedimento adeguerà la disciplina nazionale agli obiettivi più ambiziosi della direttiva. Si rammenta che il nuovo di rinnovabili nei trasporti da assicurare al 2030 è fissato al minimo al 29 per cento, nella direttiva RED III, ed al 34,2 per cento nel nostro PNIEC.
Al contempo, le misure per la decarbonizzazione nel settore dei trasporti, sia stradale sia marittimo sia avio, promuoveranno gli investimenti privati sul territorio nazionale nei settori connessi, quali le bioraffinerie per la produzione di biocarburanti, la logistica dedicata e la distribuzione di biocarburanti anche in purezza. Questi ultimi sono un'intuizione tutta italiana, apprezzata anche dagli altri Stati come strumento per una rapida decarbonizzazione su tutto il parco automobilistico esistente, quindi anche sui veicoli più vecchi e più inquinanti.
Garantiranno una spinta alla diffusione dei biocarburanti anche le misure pubbliche, come quella volta a favorire la conversione delle raffinerie in bioraffinerie o l'investimento del PNRR per il biometano, pari a 2,3 miliardi di euro. Il consolidamento delle misure e l'obbligo di immissione in consumo consentiranno, inoltre, di aumentare l'utilizzo delle materie di provenienza europea. A loro volta, i biocarburanti, incluso il bioetanolo per la benzina, il biodiesel e l'HVO, olio vegetale idrogenato per il gasolio, rappresentano una significativa opzione tecnologica e commerciale per guidare il settore verso motori totalmente sostenibili a emissioni basse o nulle.
L'intenzione è duplice: da un lato, accompagnare la penetrazione delle auto elettriche, tenendo conto della necessaria riconversione industriale e dell'accessibilità dei costi; dall'altro lato, preservare l'industria automobilistica nazionale nella scena globale delle tecnologie e della mobilità, anche in accordo con altri Paesi dell'Unione che convergono sulla necessità di far coesistere i motori elettrici con i motori termici anche dopo il 2035.
PRESIDENTE. Il deputato Squeri ha facoltà di replicare.
LUCA SQUERI(FI-PPE). Grazie, signor Ministro. Andate avanti in maniera decisa per far capire all'Europa che dobbiamo riscattarci dal tradimento del concetto della neutralità tecnologica che ci ha portato a una situazione di cortocircuito nel mercato, facendo sì che ci sia stata l'invasione nel mercato della competenza, soprattutto cinese, sull'auto elettrica. Questo è stato un tradimento che ha portato conseguenze nocive non solo per la sostenibilità economica e sociale. Vediamo, infatti, quanto sia in difficoltà l'industria dell', con posti di occupazione persi e fabbriche chiuse, dati dall'obbligo, dal 2035, di produrre solamente auto elettriche, ma ancor più con le multe che sono state fissate a partire dal 2025 e va a merito del Governo aver insistito perché la scadenza fosse prorogata.
Ma anche dal punto di vista ambientale faccio un esempio molto banale: attualmente chi usa una macchina deve sapere che comunque il 40, 50 per cento di quell'energia è prodotta da fossile, mentre se si facesse adesso - perché in Italia è già possibile farlo - rifornimento col biodiesel, cioè biodiesel fatto senza utilizzare un litro di petrolio, ci sarebbero benefici ambientali. Per cui andate avanti così, perché dobbiamo - ripeto - far sì che l'Europa cambi strada su una transizione energetica che non deve essere fatta in fretta e furia pensando alle scorciatoie. Deve essere un percorso fatto passo dopo passo, tenendo conto di tutti gli elementi di sostenibilità a cui dobbiamo assolutamente fare attenzione.
LUCA SQUERI(FI-PPE). Avete intrapreso questa strada, andate avanti così .
PRESIDENTE. La deputata Mantovani ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02366 di cui è cofirmataria.
LUCREZIA MARIA BENEDETTA MANTOVANI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la positiva valutazione dell'Unione europea sull'ottava rata del PNRR, pari a 12,8 miliardi di euro, conferma la qualità del lavoro svolto dal Governo Meloni. La Commissione ha validato 32 traguardi, un ulteriore passo nella trasformazione strutturale del Paese. L'Italia si avvicina ai 153 miliardi già maturati, pari a circa il 79 per cento delle risorse complessive. Tra i risultati conseguiti ricordiamo: monitoraggio dei rischi idrologici, investimenti per la tutela dei fondali marini, il sostegno a oltre 2.600 imprese nei borghi storici. Sono stati raggiunti i relativi alla telemedicina, con oltre 1,5 milioni di assistiti 65, e programmi su tumori e malattie rare. Sono stati completati i passaggi necessari per l'efficientamento energetico dell'edilizia residenziale pubblica e accelerati i tempi di pagamento delle amministrazioni. Per questo, Ministro, noi le chiediamo quali siano i più recenti aggiornamenti sullo stato di avanzamento nell'attuazione del PNRR.
PRESIDENTE. Il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, ha facoltà di rispondere.
TOMMASO FOTI,. Grazie, signor Presidente. Ringrazio il presidente Bignami e l'onorevole Mantovani per la domanda che hanno posto, assieme a tutto il gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia. Innanzitutto, penso di poter dire che, per vedere come sta andando il PNRR, dobbiamo confrontarlo anche con la media dei dati europei. Ad oggi noi abbiamo raggiunto 366 obiettivi dei 575 che dobbiamo raggiungere, pari al 63,66 per cento degli obiettivi stessi. Come l'onorevole interrogante diceva, abbiamo oggi 153 miliardi che sono stati incassati e che verranno incassati dal Governo italiano, a fronte dell'assegnazione di 194,4 miliardi, con una percentuale pari al 79 per cento. In Europa questa percentuale è del 58 per cento. Per quanto riguarda gli obiettivi, in Europa la media è del 45 per cento.
Già questo, di per sé, potrebbe dimostrare come sta andando il piano, ma voglio anche essere più preciso: attualmente, noi abbiamo in corso 540.000 progetti finanziati, dei quali 353.000 sono stati raggiunti e sono stati conclusi. Ve ne sono 29.000 in fase di conclusione, 121.000 in corso; 3.121 progetti sono in pre-esecuzione, 41.000 progetti hanno soltanto il problema di caricamento sulla piattaforma ReGiS.
Anche per quanto riguarda la spesa, posso assicurare l'onorevole interrogante che abbiamo raggiunto 92,5 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti i 10 miliardi di euro dicioè strumenti finanziari che sono già stati trasferiti ai soggetti terzi che saranno i gestori delle misure in questione.
Aggiungo che, per quanto riguarda la revisione recentemente approvata dalla Commissione europea, si tratta di una revisione di 13,5 miliardi di euro che incide sul sistema delle imprese, sull'agroalimentare, sull'agricoltura, sulla connettività digitale, sulle infrastrutture idriche e sull'economia circolare.
Ultimo, ma non ultimo rilievo, posso assicurare che, come previsto, siamo al 40 per cento delle risorse territorializzabili alle regioni del Sud, rispettato secondo quelle che erano le previsioni.
Penso di poter dire che, in questi mesi e in questi anni, abbiamo fatto il nostro dovere .
PRESIDENTE. La deputata Lucaselli, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
YLENJA LUCASELLI(FDI). Grazie, Presidente. Ministro Foti grazie, grazie dal gruppo di Fratelli d'Italia per aver dimostrato, ancora una volta e una volta di più, numeri alla mano, gli straordinari progressi conseguiti dal Governo Meloni sul PNRR.
La sua guida, Ministro, ha portato la nostra Nazione non solo ad avere un ritmo di attuazione superiore alla media europea, ma anche a realizzare un avanzamento concreto nella modernizzazione della nostra Italia, con impatti positivi sul PIL stimati al 2 per cento annuo e la creazione di centinaia di posti di lavoro.
Abbiamo solo una preoccupazione, Ministro, e cioè che tutto il suo straordinario lavoro venga vanificato dall'insipienza di regioni, come la Campania e la Puglia, accumunate non solo dal colore politico di chi le guida, ma anche da ritardi inaccettabili.
Lei sa meglio di me, Ministro, che il pieno raggiungimento degli obiettivi dipende, in misura determinante, dalla collaborazione attiva delle regioni.
Ecco, Ministro, non è ammissibile che, su temi fondamentali per i cittadini, come le case di comunità, ci siano inefficienze strutturali. In Campania, nonostante i 57 cantieri avviati, non risulta attiva nemmeno una struttura; in Puglia, su 123 strutture, ne risulta attiva soltanto una, con una spesa complessiva del 6 per cento (fra le più basse d'Italia); regioni rosse, che hanno la maglia nera sull'attuazione del PNRR.
Questi ritardi espongono al rischio di perdita di fondi europei, penalizzando l'eccellente lavoro suo e del Governo Meloni.
La prego, quindi, di vigilare con particolare attenzione su chi si rende inadempiente rispetto alla realizzazione dell'interesse primario dei cittadini italiani. Ministro, lei è l'unico che può aiutare il PNRR ad essere realizzato anche in queste regioni. Sappiamo che, se c'è una persona in grado di farlo, questa persona è certamente lei . Grazie, Ministro.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 16,15 con la commemorazione di Pietro Riccio, deputato nella VI legislatura. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 106, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta odierna.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire per ricordare la figura di Pietro Riccio, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, il deputato Francesco Mura. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MURA(FDI). Grazie, signor Presidente. “Vulnerata” è una parola che non fa più parte del linguaggio comune, una parola che sembra appartenere ad altre epoche. E solo una figura come Sandro Pertini, che quelle epoche le aveva attraversate da protagonista, l'avrebbe potuta pronunciare, con la dura semplicità che lo contraddistingueva. La utilizzò il 18 novembre 1975, in quest'Aula, che allora presiedeva, a quattro giorni dal sequestro dell'onorevole Pietro Riccio, dopo essere stato ad Oristano a far visita alla famiglia del deputato sardo, mentre lui era nelle mani dei sequestratori.
Pertini disse che il sequestro di Pietro Riccio aveva “vulnerato” la Costituzione per l'efferatezza di un gesto che, per la prima e penultima volta nella storia della Repubblica, aveva colpito un parlamentare in carica.
Poco dopo intervenne l'allora Ministro dell'Interno, Luigi Gui, che ricostruì i fatti.
Il 14 novembre del 1975, poco dopo le 21, sulla strada che collega Asuni ad Oristano, la Citroën Maserati di Pietro Riccio venne fermata da alcuni massi disposti sulla carreggiata. Allora, l'autista scese per rimuoverli, ma dalla macchia emersero 4, 5 uomini armati, che prelevarono l'onorevole Riccio e lo portarono via. L'onorevole Riccio non fece mai più ritorno a casa.
“Vulnerata”, dunque, oltre la Costituzione, fu anche la famiglia di Pietro Riccio, privata per sempre del suo riferimento paterno e costretta a un dolore ingiusto, ingiustificato e profondissimo, un dolore durato cinquant'anni, cinquanta lunghissimi anni, ventitré dei quali senza avere la possibilità di avere una tomba sulla quale piangere o, addirittura, sulla quale posare un fiore.
“Vulnerato” fu anche un intero territorio, la Sardegna, e, in particolare, l'oristanese, privato del suo più autorevole rappresentante, un uomo che, prima come avvocato penalista, un vero principe del foro, poi come sindaco della città di Oristano, infine come deputato, aveva portato avanti battaglie decisive per la sua comunità. Tra queste, la proposta di legge che diede vita alla nuova provincia di Oristano, offrendo a uno dei territori più marginali della nostra Nazione, una nuova speranza, un nuovo orizzonte, una ritrovata autostima che probabilmente si era persa nei secoli.
Signor Presidente, desidero rivolgere alla Presidenza della Camera un sentito ringraziamento per aver accolto la richiesta di fare questa commemorazione che nasce dallo spunto di una bellissima e puntualissima intervista di Lanfranco Palazzolo nei confronti del professor Ciaurro dell'Università di Roma. Nel territorio di Oristano, questa ricorrenza ha avuto un'eco molto più intensa di quanto io stesso avessi immaginato. Ed è la dimostrazione che, nell'esercizio della memoria, le comunità hanno la capacità di riconoscere chi le ha rappresentate con onore. E ringrazio, appunto, per suo tramite, signor Presidente, per la presenza, qui, oggi, alla Camera, dell'intera famiglia Riccio, alla quale rivolgo un affettuoso abbraccio .
Ringrazio il sindaco della città di Oristano, ringrazio il presidente della provincia di Oristano e ringrazio il presidente dell'Ordine degli avvocati, tutti qui presenti a dimostrazione di quanto fosse importante e di quanto sia importante la memoria di Pietro Riccio. La loro presenza testimonia che la Sardegna che vogliamo mostrare all'Italia e al mondo non è quella di chi commise questo fatto vile che, come ricordò Pertini nel 1975, non è degno di appartenere al generoso e laborioso popolo sardo. La Sardegna che vogliamo mostrare è quella di Pietro Riccio, del suo esempio, della sua dedizione, della sua dignità. Ed è un esempio dal quale continueremo sempre a trarre spunto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lai. Ne ha facoltà.
SILVIO LAI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, ci sono vicende, anche drammatiche, che restano avvolte nel mistero e sicuramente lo è quella che riguarda Pietro Riccio, deputato della Democrazia Cristiana nella VI Legislatura e, ancor prima, sindaco di Oristano a partire dal 1966.
Oggi ne ricordiamo la figura a 50 anni dalla sua scomparsa in circostanze tragiche: era la sera del 14 novembre del 1975 e Pietro Riccio stava tornando a casa dopo un comizio. La sua macchina fu circondata e lui fu rapito da un gruppo di malviventi che, dopo il sequestro, chiesero il riscatto per la sua liberazione. Nell'Italia di allora, furono molti i fatti di cronaca che ci segnalano decine e decine di persone rapite per ottenere il riscatto, in un intreccio tra delinquenza comune, criminalità organizzata e organizzazioni mafiose; vicende spesso dimenticate, poco conosciute e con storie diverse tra loro, così come i nomi delle vittime e i drammi familiari collegati.
Per Pietro Riccio fu pagato un riscatto, ma lui non tornò mai più a casa. A poco a poco, con il trascorrere del tempo, per i suoi familiari e per i suoi amici si spense la speranza di poterlo riabbracciare da vivo. Il corpo di Pietro Riccio fu ritrovato nelle campagne di Austis il 2 dicembre 1997, 22 anni dopo, e la sua morte ancora oggi rimane inspiegabile per chi ne ha vissuto il dolore e per chi ne ha seguito le vicende. Gli esecutori del rapimento furono catturati e condannati, però rimangono enormi ombre sulla vicenda umana e politica. La sentenza non ha reso piena giustizia, non si indagò abbastanza, disse Stefania, la figlia di Pietro Riccio: mio padre era una persona scomoda e ingombrante.
Di fronte a tante stranezze, ancora oggi non riusciamo a darci una risposta. Alla fine, sono stati presi solo pochi responsabili, ma non i mandanti che hanno fatto fortuna.
Pietro Riccio era una persona molto amata e popolare a Oristano. Non amava girarsi dall'altra parte, né tantomeno nascondersi dietro le difficoltà, che affrontava con grande determinazione. È stato un grande avvocato penalista, per lui una vera e propria missione più che una professione, per il suo forte ancoraggio ai temi della legalità e della giustizia, che ha ispirato e guidato anche il suo successivo impegno politico. Nella sua breve esperienza parlamentare, si occupò spesso di codici, procedura penale e anche di snellimento delle procedure burocratiche.
Ma il suo vero capolavoro fu il riconoscimento di Oristano come provincia, che significò una svolta per la città. Oristano assunse ruolo e funzioni che la posero al centro dell'attività economica di un vasto territorio. Fu un politico coraggioso, capace anche di andare controcorrente, come avvenne in occasione del Piano di sviluppo industriale di Ottana: si schierò contro, perché convinto che sarebbe stato più utile utilizzare quegli investimenti nell'ammodernamento del settore agro-zootecnico. E fu anche contestato per questo, ma difese con forza ed argomenti la sua opposizione, e molte delle sue valutazioni vennero rivalutate in una fase postuma.
Concludo. Pietro Riccio fa parte di una fase politica che aveva la centralità nel rapporto con le persone; diretto e senza filtri, si conquistava il consenso, si veicolavano progetti e visioni di rinnovamento e il riscontro lo avevi durante un incontro, un colloquio, una stretta di mano.
Oggi, riconquistare la fiducia della gente, che ora, in maggioranza, si rifugia nel distacco e nell'astensionismo, è una grande necessità per non trasformare la nostra democrazia partecipata in una democrazia elitaria, e farlo significherà ricordare l'impegno e il lavoro di Pietro Riccio, la cui vita è stata brutalmente interrotta da un gruppo di criminali. Ci stringiamo anche noi in un abbraccio con la famiglia, nella famiglia e nella comunità oristanese oggi presente in quest'Aula .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giagoni. Ne ha facoltà.
DARIO GIAGONI(LEGA). Grazie, Presidente. A 50 anni dalla scomparsa dell'onorevole Pietro Riccio, ci troviamo qui, non solo per onorare il ruolo istituzionale che egli ricoprì, ma soprattutto per ricordare l'uomo che fu: un uomo capace di attraversare le tempeste della sua epoca rimanendo saldo nei valori più profondi della nostra terra.
Riccio apparteneva a quella generazione di sardi che portavano nel proprio carattere la fermezza antica delle montagne, la trasparenza del mare e la calma luminosa del sole.
In Parlamento, rappresentò la Sardegna con dignità, certo, ma prima ancora fu un servitore del suo popolo, un ponte tra la voce delle comunità e il dovere delle istituzioni. Riccio aveva ben chiaro che la nostra regione non è mai stata quella cupa caricatura che, per anni, qualcuno ha voluto cucirle addosso. La Sardegna dei sequestri non è mai stata la Sardegna reale. Quell'etichetta ingiusta e dolorosa è stata un'ombra calata dall'esterno e alimentata da pochi, pochissimi individui. Ma chi delinque non rappresenta un popolo, lo sporca. Chi sequestra, chi usa violenza non ha nulla a che vedere con la “balentìa”, con il coraggio vero, con il rispetto e l'onore autentico dalla nostra tradizione. Non è un eroe colui che sequestra, è un vigliacco! Non è un simbolo, è un traditore dei valori comunitari , e come tale va isolato, non celebrato! Non deve essere di esempio per nessuno.
Colui che limita la libertà uccide per sempre dentro quella persona. Questo Pietro Riccio lo ripeteva con forza, lo sapeva nel profondo, perché lui quella Sardegna vera la portava impressa nella carne. La Sardegna che è sacralità dell'ospite, quella che prima ti offre da bere e poi ti chiede il nome; la Sardegna che vive di passioni furenti per la propria terra, una terra che non si possiede, ma si custodisce. Sapeva che prima del deputato viene l'uomo, e che un uomo senza radici non può portare voce alcuna. Ed è per questo che, ancora oggi, molti ricordano non tanto i suoi discorsi in Aula, ma le conversazioni sotto i portici, lo stare vicino alla gente, le strette di mano, quelle sincere, i consigli dati senza mai un tono di superiorità, con tanta umiltà. Era in fondo uno di noi, un figlio della sua isola. Oggi lo commemoriamo con gratitudine, perché uomini come lui costruiscono ponti tra passato e futuro, tra tradizione e modernità, tra identità e responsabilità, e perché la sua voce, pacata ma incrollabile, continua a dirci che la Sardegna è bella, complessa, fiera e soprattutto degna di essere raccontata per ciò che è davvero. Grazie, onorevole Riccio, la tua terra non ti ha dimenticato .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pittalis. Ne ha facoltà.
PIETRO PITTALIS(FI-PPE). Grazie, Presidente. Ringrazio l'amico e collega Francesco Mura per aver voluto oggi ricordare e commemorare la figura umana, professionale e politica di Pietro Riccio: avvocato, sindaco della nobile città di Eleonora e parlamentare della Repubblica, morto per mano assassina durante la prigionia di un drammatico sequestro di persona dopo aver tenuto, il 14 novembre del 1975, un comizio per le elezioni comunali di Asuni. La sua scomparsa è stata, purtroppo, tragica non solo perché violenta, ma perché prolungata in un periodo di quasi 22 anni, fino al giorno del ritrovamento delle sue spoglie nel 1997. Possiamo solo immaginare il peso di un dolore ingiusto e profondo, un dolore che per decenni ha portato e continua a portare la sua famiglia; un dolore che è di tutta la comunità sarda e che supera la capacità delle parole di descriverlo.
Grande avvocato e legislatore illuminato. Così hanno scritto sul manifesto i suoi colleghi che hanno voluto onorare la sua memoria dedicandogli la Sala della biblioteca dell'Ordine degli avvocati di Oristano, molti dei quali, come chi vi parla, troppo giovani per averlo conosciuto. Ma è sufficiente ascoltare le testimonianze di eminenti giuristi, uomini delle istituzioni che lo hanno conosciuto; leggere i resoconti delle sedute parlamentari per cogliere il senso profondo del suo impegno al servizio della propria comunità, quella sarda e oristanese in particolare.
Ed è proprio grazie anche e soprattutto a Pietro Riccio che il 2 luglio del 1974, come già hanno ricordato i colleghi, fu istituita la quarta provincia sarda con Oristano capoluogo, a testimonianza del suo impegno per un territorio allora modesto per densità e popolazione, legato, sì, al glorioso passato della tradizione storica della gente di Arborea, ma che lui più di altri aveva profeticamente ben chiaro che sarebbe stato il riscatto di una realtà ricca di avvenire, di opportunità, di sviluppo e di solide prospettive future. E c'era un mondo che lo appassionava e nel quale eccelleva, quello della giustizia. Nella sua sia pur breve ma intensa e lungimirante attività legislativa, Pietrino Riccio ha toccato temi oggi attuali, come quello della responsabilità civile dei magistrati. Ecco, questo è Pietrino Riccio, e da sardo sono orgoglioso oggi di averlo ricordato in quest'Aula esprimendo, a nome del gruppo di Forza Italia, i sentimenti di vicinanza e affetto ai familiari oggi presenti, e salutando anche le istituzioni locali che hanno voluto, con la loro presenza, rendere davvero un omaggio dovuto ad un uomo delle Istituzioni sarde, quale è stato Pietrino Riccio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Cinquant'anni fa il 14 novembre Pietro Riccio aveva concluso un intervento ad Asuni - un intervento politico - e rientrava a casa. Purtroppo, una banda di malviventi lo sequestrò e da quel momento Pietro Riccio non fece più ritorno a casa.
Era nato nel 1921 a Sedilo, un paese di allevatori e grandi cavalieri, nel quale da secoli si ripete una corsa sfrenata al galoppo in onore di san Costantino Imperatore, per celebrare la vittoria su Massenzio a Ponte Milvio, ma viveva ed esercitava la professione di avvocato ad Oristano, la città di Eleonora d'Arborea, la giudicessa che nei primi anni del Quattrocento promulgò la Carta de Logu, una delle prime raccolte medioevali di leggi civili, penali ed agrarie che rimase in vigore in Sardegna fino al XIX secolo. Queste erano le radici di Pietro Riccio: la realtà delle campagne, dei pastori e delle tradizioni popolari da una parte, la scienza giuridica più raffinata e autorevole dall'altra, sempre coltivata con passione e competenza dopo la laurea in giurisprudenza a Cagliari e ovviamente nell'esercizio della professione forense, che lo portò a diventare uno degli avvocati più stimati e autorevoli del suo tempo.
Il suo spessore umano, morale e professionale venne apprezzato e riconosciuto non solo nelle aule di giustizia ma anche da tutti i suoi concittadini. Dedicatosi, infatti, alla vita politica, da iscritto alla Democrazia Cristiana venne eletto sindaco di Oristano nel 1966 e successivamente eletto alla Camera dopo le elezioni politiche del 1972. In quel periodo fu certamente uno dei politici sardi che più si distinsero per il lavoro profuso, non solo nell'interesse della sua terra ma anche per le svariate iniziative legislative alle quali si dedicò. Erano gli anni nei quali sardi illustri occupavano gli scranni della Camera, come i suoi compagni di partito Francesco Cossiga e Beppe Pisanu e come il segretario del Partito Comunista italiano, Enrico Berlinguer.
Durante il mandato parlamentare propose modifiche al codice penale e a quello di procedura penale, con l'obiettivo di introdurre norme e meccanismi più garantisti in un'epoca nella quale le funzioni inquirenti e giudicanti erano ancora distinte ed esistevano la figura del giudice istruttore e del pretore, che assumevano in sé entrambe le funzioni. Pietro Riccio lavorò intensamente durante il purtroppo breve periodo nel quale ricoprì la carica di deputato, e tale impegno nell'interesse della sua gente e della sua terra portò nell'agosto del 1974 all'istituzione della provincia di Oristano: è stato un risultato straordinario, per il quale si era speso incessantemente e del quale fu uno dei principali artefici, se non il principale. L'istituzione della provincia fu un fatto estremamente positivo per il territorio dell'oristanese, che ovviamente godette del conseguente aumento di servizi e uffici fruibili dai cittadini, e per la città di Oristano, che meritava ampiamente un tale salto di qualità.
Da politico attento e da profondo conoscitore della sua terra, aveva espresso contrarietà al Piano di sviluppo per la Sardegna centrale elaborato negli anni Sessanta da Eni, che prevedeva la creazione di un polo chimico industriale finalizzato all'industrializzazione delle zone interne ma che, purtroppo, non è andato al di là delle buone intenzioni. Ebbe giusto il tempo di vedere istituita la sua provincia di Oristano, per la cui istituzione aveva svolto un ruolo fondamentale, quando, dopo poco più di un anno, mani criminali lo sottrassero ai suoi cari e alla vita. Uomini malvagi lo privarono crudelmente della gioia di vedere crescere i suoi figli al fianco dell'amata moglie, ai quali devastarono la vita, i sentimenti ed il futuro. Nonostante fosse stato pagato un ingente riscatto per il suo rilascio, solo nel 1998 poterono dargli degna sepoltura, dopo oltre vent'anni di angoscia, di attese vane, di terribili incertezze e domande senza risposta. Nel novembre di cinquant'anni fa la Sardegna fu privata di un figlio che avrebbe dato molto alla sua gente in tema di giustizia, politica e amministrazione della cosa comune. Ricordiamo oggi Pietro Riccio con gratitudine per il lavoro svolto nell'interesse del bene comune, e vada ai suoi familiari e a tutta la comunità di Oristano l'abbraccio caloroso di quest'Aula .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Ci uniamo all'abbraccio ai familiari oggi presenti, al sindaco di Oristano, al presidente dell'Ordine degli avvocati di Oristano e a tutta la comunità oristanese, nel ricordo di Pietro Riccio.
Oggi si celebra il cinquantennio dalla sua scomparsa. Stimato penalista di origine sedilese e importante esponente sardo della Democrazia Cristiana, fu sindaco di Oristano dal 1966, eletto poi alla Camera dei deputati nel 1972, com'è stato ricordato. In questo consesso il suo impegno si rivolse principalmente a questioni di natura giuridica: fu tra i principali promotori dell'istituzione della provincia di Oristano, proclamata nel 1974.
La sua vita da parlamentare fu però breve, la sua vita in genere, in realtà, da quel momento fu breve: il 14 novembre del 1975, al termine di un comizio elettorale ad Asuni, la sua auto fu bloccata nella strada di rientro verso Oristano da un gruppo di banditi e venne sequestrato. Sandro Pertini, allora Presidente della Camera, il giorno dopo il rapimento si recò in Sardegna, con il presidente del gruppo democristiano Flaminio Piccoli e il Ministro Cossiga, per esprimere vicinanza alla famiglia e fornire una risposta pronta e ferma alla sfida lanciata al Parlamento dai responsabili del sequestro, criminali indegni di appartenere al generoso, fiero e onesto popolo sardo, come ebbe a dire proprio in quest'Aula il 18 novembre di quell'anno.
Cito testualmente: “Onorevoli colleghi, con animo commosso e sdegnato ricordiamo il sequestro del nostro collega Pietro Riccio. Collega da noi tutti apprezzato per l'impegno, l'intelligenza, la preparazione giuridica e il grande equilibrio dimostrati nella sua attività di parlamentare. Siamo sempre stati contro ogni forma di violenza e da questo seggio siamo insorti contro la criminale azione dei sequestri indipendentemente dai motivi e dalla personalità delle vittime. Nessuna discriminazione abbiamo mai fatta. Ma oggi la nostra protesta non può prescindere dal fatto che il sequestrato è un membro del Parlamento. È questo un caso senza precedenti nella storia parlamentare di tutti i paesi. Da qui il nostro sdegno e la nostra preoccupazione. (…) Noi rinnoviamo oggi la nostra solidarietà alla signora Riccio e ai suoi figlioli, in ansiosa attesa. Esprimiamo solidarietà ai colleghi della Democrazia cristiana. Il nostro pensiero va al collega che sta vivendo ore difficili e dure. Egli è stato colpito proprio mentre si dedicava con passione e intelligenza ai problemi della sua terra. Pietro Riccio si è sempre battuto, come parlamentare in seno alla Commissione giustizia, come penalista nelle aule delle corti d'assise, come politico in tutto l'Oristanese, contro il fenomeno della malavita organizzata e contro i sequestri di persona. Ha cercato di estirpare la mala pianta dei rapimenti e proprio ora ne è vittima. Stiamo trepidando per lui. Con tutto il nostro animo formuliamo il fervido, affettuoso augurio che egli sia al più presto restituito ai suoi cari e possa, quindi, riprendere il suo posto tra di noi per continuare ad assolvere il mandato meritatamente affidatogli dagli elettori della sua Sardegna”.
Purtroppo, nonostante il pagamento di 400 milioni di lire di riscatto, non venne mai rilasciato e i resti del suo cadavere furono ritrovati nelle campagne di Austis il 2 dicembre del 1997, dopo 22 anni. Per seppellirlo si dovette attendere il 16 maggio del 1998, dopo che l'esame del DNA diede conferma che quelle povere spoglie appartenevano proprio a Riccio. La feroce stagione dei sequestri nella nostra terra è fortunatamente finita, ma i ricordi di quei tragici eventi permangono in maniera indelebile nei ricordi dei familiari e delle comunità delle vittime, e il ricordo di Riccio oggi ne è la testimonianza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). La ringrazio, signor Presidente. Oggi ci troviamo a ricordare la vicenda drammatica di Pietro Riccio. Io mi unisco al ringraziamento che l'onorevole Mura ha fatto nei confronti di Lanfranco Palazzolo, corrispondente di che è stato un po' il motore anche, ricordando che non era mai stato per l'appunto ricordato. È una vicenda drammatica, che senza dubbio rappresenta una tra le pagine più nere e sconvolgenti della cronaca italiana, per i modi in cui avvenne e ancor più per il tempo lunghissimo che passò - lo hanno ricordato molti colleghi - dal giorno in cui fu sequestrato a quello in cui fu ritrovato il suo corpo, il 2 dicembre del 1997, e ancor più lungo per la sua sepoltura, che avvenne solo nel 1998, quando gli esami del DNA confermarono che quello era davvero il suo corpo.
È stato ricordato: già sindaco di Oristano eletto nel 1966, Pietro Riccio divenne deputato della Democrazia Cristiana nel 1972, ma per soli 1.200 giorni, fino a quel 14 novembre del 1975, quando fu sequestrato sulla strada che da Asuni, dove era stato per un comizio politico, lo portava a casa. A dire il vero, drammaticità nel dramma, signor Presidente, il suo posto qui rimase vuoto fino alla fine della legislatura, perché Riccio continuò ad essere uno scomparso, e a tutti gli effetti di legge non si tenne mai un'elezione suppletiva, che poteva svolgersi solo in caso di morte accertata del deputato eletto.
Pietro Riccio era un uomo di legge, come è stato ricordato, un avvocato stimato in tutta Italia, e in Parlamento si impegnò, come è stato ricordato, con proposte di legge chiare e incisive, che avevano come obiettivo lo snellimento della burocrazia e che intervenivano sul codice di procedura penale per rendere più efficace la macchina giudiziaria, riequilibrando il rapporto tra accusa e difesa per promuovere - diceva egli stesso - una giustizia giusta. “La gente parla dell'episodio come se fosse un avvenimento storico, quasi una pagina da libro di storia. Non ci si rende conto che per noi è come se tutto ciò fosse accaduto ieri e non quarant'anni fa”: con queste parole, la figlia Laura, 10 anni fa, raccontava in un'intervista il dolore profondo suo e dei suoi fratelli, e aggiungeva: “Nulla cambia col tempo che passa, perché quella dei sequestrati che mai hanno fatto rientro a casa non è una morte come le altre. Tutte sono dolorose. Alcune sono strazianti, ma questa è, in una parola, una morte diversa. Non la si metabolizza”. A lei e ai suoi fratelli e a tutti i familiari oggi va il nostro abbraccio sentito
PRESIDENTE. Grazie, colleghi, per il ricordo che avete dato dell'onorevole Riccio. L'onorevole Giachetti citava la figlia Laura. C'è il figlio, Andrea, il quale ha detto delle parole chiare, riferendosi al papà: “ci ha insegnato a non voltarci dall'altra parte, a dare e aiutare chiunque possa trovarsi in difficoltà”. In queste parole c'è il senso di una vita, una tensione morale che è un impegno quotidiano per ognuno di noi. Grazie colleghi, grazie ai familiari - .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Mario Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Riallacciandomi un po' anche a quello che sono stati gli interventi sull'ordine dei lavori di questa mattina, chiediamo che il Ministro Nordio venga a riferire in merito al preannunciato e pare imminente trasferimento di ben 92 detenuti sottoposti al regime penitenziario del 41- nel carcere di Uta in Sardegna. Di ciò si era avuta notizia fin dal giugno scorso e aveva ovviamente destato preoccupazione non solo tra la cittadinanza, ma anche nell'amministrazione penitenziaria e in quella comunale e regionale.
Già da allora era intervenuta la presidente della regione, Alessandra Todde, e, a seguito di interlocuzioni, nel settembre scorso, aveva avuto rassicurazioni circa il fatto che nessun tipo di misura sarebbe stata adottato senza l'accordo con la regione. Pare, però, che questi impegni siano stati disattesi. Le carceri sarde sono sovraffollate, il personale è sotto organico. A Uta, su un organico di 394 agenti di Polizia penitenziaria, ce ne sono in servizio 314, che devono occuparsi di 739 detenuti, a fronte di una capienza prevista di 561.
I servizi sanitari sono carenti e i detenuti a rischio suicidario non sono adeguatamente seguiti e supportati. È inoltre opportuno rimarcare che la Sardegna sta già sostenendo un grande sforzo per la gestione del problema carceri e della popolazione carceraria. A titolo di esempio, in Sardegna risulta esserci un detenuto ogni 670 abitanti, mentre in Veneto, per esempio, regione certamente più ricca e dotata di maggiori servizi, il rapporto è di uno ogni 1.377 abitanti.
Lunedì sera c'è stata un'assemblea molto partecipata nella sala consiliare del comune di Uta, dove sono emerse tutte le preoccupazioni legate a questa vicenda e il timore che le amministrazioni, il territorio e la popolazione paghino un prezzo veramente spropositato, senza che vengano adottate preventivamente concrete azioni di supporto: l'adeguamento del personale carcerario, la riduzione della popolazione detenuta, il rafforzamento dei presidi di legalità e sicurezza nel territorio, al fine di evitare il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata in luoghi dove è praticamente inesistente - su questo vorremmo anche sapere se vi è stata una sinergia, un'interlocuzione con il Ministro dell'Interno -, oltre che il rafforzamento del tribunale di sorveglianza.
Bisogna soprattutto trovare soluzioni alternative che consentano l'equa distribuzione delle persone di cui si parla in tutto il territorio nazionale. Chiediamo, quindi, che il Ministro venga a riferire in Aula, perché chiarisca non solo i motivi del mancato rispetto degli impegni presi con la regione Sardegna, ma altresì se intenda aprire un tavolo con tutte le amministrazioni interessate, così come richiesto nell'assemblea del 1° dicembre tenutasi presso il comune di Uta, e quali iniziative intenda prendere in merito alle problematiche esposte .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Ci associamo a questa richiesta di informativa urgente del Ministro Nordio. Avevamo rappresentato già enormi preoccupazioni a giugno, dopo che erano state diramate notizie relative al trasferimento di 92 detenuti al 41- nella casa circondariale “Ettore Scalas” di Cagliari.
Preoccupazioni che sono state addirittura rafforzate dalle risposte del Ministro a una nostra interrogazione, in cui non faceva altro che ripercorrere le tappe che hanno segnato la costruzione dei nuovi padiglioni, a seguito della sigla di un contratto, quando Ugo Cappellacci era presidente della regione, il 25 novembre del 2009: il termine dei lavori avvenuto il 7 gennaio 2021, la consegna dopo i collaudi nel novembre 2024 e la definizione di alcuni aspetti segnalati dal GOM sulla videosorveglianza, che hanno ritardato di fatto la consegna del nuovo settore, che potrebbe avvenire nei mesi del prossimo anno.
Io ho partecipato, lunedì scorso, a un importante incontro, che è stato convocato dal sindaco di Uta, nel consiglio comunale, a cui hanno preso parte oltre alla presidente della regione, il vice presidente del consiglio regionale, diversi consiglieri regionali, sindaci, parlamentari, la Garante dei detenuti, la presidente del tribunale di sorveglianza, il presidente dell'Ordine degli avvocati, l'ex questore, a testimonianza della gravità della situazione che stiamo vivendo. Questo è, infatti, un passaggio molto delicato e pericoloso che, come è stato detto, avrebbe richiesto la convocazione di un tavolo interistituzionale, anche perché, quando la presidente Todde, a settembre, ha incontrato il Ministro, erano stati presi degli impegni precisi. Io mi chiedo dove sia andata a finire la leale collaborazione, quale sia il dialogo continuativo, nel rispetto delle posizioni e dei ruoli istituzionali reciproci, di cui Nordio in quella circostanza aveva parlato.
Il Ministro si era impegnato a mantenere costantemente informata la regione e a non prendere decisioni, se non dopo adeguate consultazioni. Invece la decisione è stata ormai presa, senza che nessuna interlocuzione sia avvenuta, nonostante l'arrivo dei 92 detenuti al 41- a Uta comporti enormi problemi, sia dentro che fuori dal carcere. Conosciamo benissimo i numeri del sovraffollamento, i problemi sanitari, il tasso di suicidi e tentati suicidi, la carenza degli organici della Polizia penitenziaria e il preoccupante squilibrio tra la popolazione residente in Sardegna e i detenuti che ci sono all'interno delle nostre carceri: sono numeri davvero inquietanti, che la presidente Ornano ha ricordato proprio lunedì.
Le altre regioni italiane, con popolazione equivalente alla Sardegna, contano un detenuto ogni 1.145 abitanti, noi uno ogni 670, quasi il doppio, mentre, ad esempio, il Trentino ne ha uno ogni 2.280 abitanti. Non solo, quindi, la Sardegna conta già un numero spropositato di detenuti, di cui circa il 50 per cento non sono residenti, sopportando costi altissimi, soprattutto dal punto di vista sanitario, ma con l'arrivo dei nuovi detenuti al 41-, raggiungeremo la quota di 185, raggiungendo un record nazionale che certamente non vorremmo.
Non si capisce perché sia stata presa questa decisione senza coinvolgere le istituzioni locali: di fatto, si sta decidendo di compromettere il nostro sistema economico e sociale, già estremamente fragile, fondato su imprese piccolissime, incapaci di reggere l'impatto dei grandi capitali delle mafie. State prendendo questa decisione senza tener conto dei rischi di infiltrazione mafiosa che il trasferimento delle famiglie dei detenuti al 41- comporta, state ignorando il pericolo di compenetrazione delle organizzazioni mafiose con la criminalità locale e, parallelamente, non state consentendo ai nostri uffici giudiziari e investigativi di poter lavorare correttamente.
Io mi appello anche alla Commissione parlamentare antimafia, perché si sta portando avanti una decisione davvero pericolosa. Vi invito a fermarvi, a ragionare insieme, ad attivare un dialogo con le istituzioni sarde, quantomeno perché ci si adoperi per potenziare i nostri uffici giudiziari e investigativi, per rafforzare la presenza di Forze dell'ordine e monitorare quello che sta succedendo e che potrà succedere. Credo che sia necessario per tutelare la fragile economia e, in generale, la società della nostra isola, non solo per la nostra serenità, la nostra economia, ma davvero per poterci garantire che almeno le mafie non accedano alla nostra terra .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente…
PRESIDENTE. Chiedo scusa…l'onorevole Lai vuole parlare sullo stesso argomento? Non lo avevo visto. Chiedo scusa, onorevole Riccardo Ricciardi, finiamo gli interventi sullo stesso argomento. Prego, onorevole Lai.
SILVIO LAI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non ci eravamo in qualche modo intesi e, quindi, ringrazio anche per l'immediata correzione.
Dunque, in Sardegna ci sono già 130 detenuti al 41- nel carcere di Sassari-Bancali: 130 su una popolazione totale di circa 600 detenuti. Ora ne arrivano altri 92 a Cagliari e il tema è che, dalle voci che si rincorrono e che non sono state chiarite - ed è questo il principale tema che voglio porre -, non pare che questa decisione sia quella conclusiva, ovvero ne potrebbero arrivare altri. Cioè, corriamo il rischio, lo dico anche ai colleghi parlamentari della mia stessa regione, che in Sardegna si concentrino i due terzi di tutti i 41- nel Paese.
Ora, il 41- è un regime detentivo tra i più delicati, più complessi, perché agli altri livelli di sicurezza che sono previsti dall'ordinamento italiano si aggiungono delle procedure che servono per tenere sotto controllo i processi di relazione interno-esterno nel caso di strutture mafiose, in particolare. Ed è chiaro - basta leggere le relazioni della Direzione nazionale antimafia - che queste relazioni non si riescono ad interrompere, tanto è vero che, nella relazione annuale della Direzione nazionale antimafia, la Sardegna non era mai stata citata come terra di presenza di criminalità organizzata sino al secondo anno successivo allo spostamento di 132 detenuti al 41- nel carcere di Sassari. Da quel momento in poi, la Direzione nazionale antimafia, nella sua relazione annuale, mette sempre la Sardegna, rileva fenomeni di organizzazioni infiltrate nell'economia territoriale e l'economia territoriale toccata è quella intorno alle carceri, perché quella è funzionale alle connessioni con i detenuti del territorio.
Allora, mi chiedo: ma siamo sicuri - perché questo non è stato reso noto dal Governo - che la strategia di concentrazione dei detenuti al 41- in poche strutture sia quella più intelligente, sia quella più efficace, o non sia, invece, quella che consente a quelle organizzazioni di concentrare in quel territorio tutte le loro attività economiche correlate per mantenere la connessione con chi sta nel carcere?
E, poi, la domanda ulteriore: la Sardegna può sostenere da sola i due terzi della popolazione carceraria del 41- senza che questo abbia degli effetti su tutto il tessuto sociale, anche per il fatto che la Sardegna è un'isola, un'isola lontana dalla terraferma, e quindi anche le strutture di difesa, le strutture di indagine, le strutture di controllo sono limitate alla proporzione con la popolazione e con la quantità di reati che ci sono in quell'isola? Si può fare una cosa di questo genere, in termini di correttezza, senza un'analisi trasparente dell'impatto, senza ascoltare la regione, i comuni, le organizzazioni che nel territorio operano in questo settore? Io penso di no. Io penso che sia indegna una decisione come questa, calata dall'alto, che trasforma in una prigione l'intera isola, che trasforma tutta la struttura sociale dell'intera isola. È una vergogna sotto ogni aspetto: intanto, per gli impegni che aveva preso il Ministro con la presidente della regione e, in secondo luogo, perché è indecente che una cosa di questo genere possa essere pensata per un'isola che soffre già enormemente i problemi dell'insularità, però va bene quando deve diventare una sorta di Caienna per i due terzi dei detenuti al 41- di tutta Italia.
E aggiungo: chi garantirà, in queste condizioni, la sicurezza degli stessi operatori, in un contesto nel quale la pressione delle organizzazioni mafiose del resto delle regioni italiane sarà tutta concentrata sulla nostra isola, tra Sassari, il sud, a Uta, e forse anche il centro, come si intravede, si inizia ad intravedere come ipotesi ulteriori?
E finisco. Io penso che questa operazione debba essere fermata. L'annuncio fatto dal DAP deve essere bloccato; deve essere bloccata qualunque iniziativa che non comporti il coinvolgimento, l'accordo e la disponibilità di sopportare una cosa di questo genere.
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
SILVIO LAI(PD-IDP). Chiedo al Governo di venire a riferire in Aula - mi unisco ai colleghi - e chiedo che venga fatto urgentemente, perché non può essere che una regione come la nostra sia bistrattata, in questo modo indecoroso e indegno, da un Governo che ben altre promesse ha fatto sino a questo momento .
PRESIDENTE. Altri intendono intervenire su questo argomento prima che faccia un'altra ? No.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per rinnovare una richiesta di informativa fatta ieri al Ministro Giorgetti alla luce però di un elemento nuovo che è accaduto oggi; ovvero l'informativa del Ministro Giorgetti, affinché venga a chiarire sull'operazione bancaria che ha visto protagonisti le solite famiglie - Caltagirone e Del Vecchio - e il ruolo del Governo. Ma cosa è avvenuto oggi? Oggi leggiamo un emendamento dei relatori, ovviamente col parere favorevole del Governo, alla legge di bilancio, in cui si stanziano 170 milioni di euro sostanzialmente dalla società immobiliare del MEF, l'Invimit, che entra nella fondazione Roma . Quindi, con i soldi pubblici, si entra in una fondazione partecipata dai privati. E chi c'è in questa fondazione? C'è la società Fabrica di Caltagirone, c'è l'Acea, che è partecipata da Caltagirone, c'è la Banca Finnat, che è la banca d'affari con cui le aziende di Caltagirone fanno affari. Abbiamo un'operazione bancaria in cui si ipotizza, quantomeno si ipotizza, che ci sia stato un ruolo poco attivo del Governo in termini di vigilanza, ma molto attivo in altri termini. E, oggi, scopriamo che lo Stato, che noi tutti partecipiamo a questa fondazione, una fondazione che si occupa della rigenerazione urbana, cioè la rigenerazione urbana su cui questo Governo, col suo Ministro Salvini, ha lanciato questo strepitoso Piano casa, che però, come ci ha detto in Commissione, si farà grazie a fondi immobiliari privati. Si delegheranno i fondi privati a fare cosa? A speculare, sostanzialmente, perché questo Piano casa non esiste. Infatti, al momento, l'unica rigenerazione sul Piano casa che vediamo in tutta Italia l'ha fatta Salvini grazie all'acquisto di una villa, a 2.000 euro al metro quadro ! È una villa che ha trovato su una villa di proprietà della famiglia Acampora, il cui padre era stato condannato per corruzione nell'affare con Previti, gestito dallo studio Previti. Salvini ha trovato su questa casa a 2.000 euro al metro quadro. Ora io sfido un giovane, qualsiasi persona a trovare a Roma una casa a 2.000 euro al metro quadro. Abbiamo un Ministro che fa un Piano casa, lo annuncia e non accade niente. Gente che non trova un affitto, gente che non trova una casa, e lui si compra una villa alla Camilluccia. E, nel frattempo, la fondazione che rigenererà Roma è partecipata da Caltagirone, a cui abbiamo sostanzialmente dato il via libera per prendere una banca! Signori, ma cosa c'è di più di conflitto di interesse e di melma schifosa tra finanza e politica che non questa roba qua? Alla faccia di chi non si può permettere un affitto e di chi dorme fuori!
Quindi, venga il Ministro Giorgetti a spiegarci questa operazione, alla luce anche di questo emendamento vergognoso in legge di bilancio .
PRESIDENTE. Se non ci sono altre richieste di intervento, andiamo avanti.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge n. 2574-A: "Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2025".
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta, è stato da ultimo respinto l'emendamento 8.1000 Zanella. Colleghi, siamo a pagina 13 del fascicolo.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 8.1001 Mantovani.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bruzzone. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BRUZZONE(LEGA). Grazie, Presidente. Rispetto a questo emendamento, Presidente e Governo, intervengo solo per puntualizzare che sappiamo bene che ci sono termini previsti da un'altra legge per quanto riguarda il recepimento e, quindi, l'emanazione del decreto. Però, sappiamo altrettanto bene le urgenze e le esigenze che ci sono sul territorio. Quindi, quelli sono termini massimi, non sono termini in anticipo. Il decreto poteva già essere fatto e quindi va bene l'emendamento, ma per quanto ci riguarda vigileremo mensilmente, anzi, ogni 15 giorni, da adesso in avanti, affinché arrivi il più presto possibile questo emendamento, perché la situazione di degrado e di insostenibilità… Lei arriva da una provincia, li conosce bene i problemi, Ministro, li ha in casa, come li ho in casa io. Quindi ogni 15 giorni andremo a vigilare rispetto alla tempistica di emanazione di questo decreto .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1001 Mantovani, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 8. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 8, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 9.1000 Mantovani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.1000 Mantovani, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Quindi, passiamo all'articolo 9. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 9, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Adesso, passiamo all'emendamento 10.1 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.1 Carotenuto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 10. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 10.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 11.1 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.1 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 11. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 11.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 12.1 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.1 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 12. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 12.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 13.1 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.1 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.2 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.2 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.3 Scerra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.3 Scerra, con il parere contrario della Commissione e del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.4 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.4 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.5 Ilaria Fontana. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.5 Ilaria Fontana, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 13.6 Santillo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.6 Santillo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Adesso, passiamo all'articolo 13. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 13.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 14.1 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.1 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 14.2 Ilaria Fontana. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 14.2 Ilaria Fontana, con il parere contrario della Commissione e del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 14. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 14.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 15.1001 Roggiani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.1001 Roggiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 15.1000 Onori. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.1000 Onori, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 15.1 Sergio Costa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.1 Sergio Costa, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 15. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 15.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 16.1 Iaria. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 16.1 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 16.2 Iaria. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 16.2 Iaria, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 16.3 Fede. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 16.3 Fede, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 16. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 16.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 17.1 Iaria. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 17.1 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 17. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 17.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 18. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 18.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 19.1 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.1 Peluffo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.3 Cantone. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.3 Cantone, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.4 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.4 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.6 Bruno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.6 Bruno, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.7 Santillo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.7 Santillo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.8 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.8 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.9 Scerra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.9 Scerra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.11 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.11 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 19.12 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 19.12 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 19. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 19.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 20.500 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 20.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo 20. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 20, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 20.01 Scerra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 20.01 Scerra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 20.01000 Onori. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 20.01000 Onori, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo, la Sottosegretaria Siracusano, ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
Colleghi silenzio, che poi non sentite le riformulazioni. Silenzio, per favore. Prego, onorevole Siracusano.
MATILDE SIRACUSANO,. Sugli ordini del giorno n. 9/2574-A/1 Vaccari, n. 9/2574-A/2 Marino e n. 9/2574-A/3 Soumahoro il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/4 Simiani il parere è favorevole, con riformulazione dell'impegno nei seguenti termini: “impegna il Governo ad assumere ogni opportuna iniziativa finalizzata al recepimento, compatibilmente con i vincoli di bilancio e con gli equilibri di finanza pubblica, della direttiva (UE) 2024/1275 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 aprile 2024, sulla prestazione energetica nell'edilizia, cosiddetta Case , entro i termini previsti”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/5 Evi il parere è favorevole con riformulazione: occorre espungere l'ultima premessa e riformulare l'impegno nei seguenti termini: “impegna il Governo a porre in essere ogni iniziativa ritenuta opportuna per dare seguito a quanto previsto dall'ordine del giorno richiamato in premessa”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/6 Curti il parere è contrario.
Sugli ordini del giorno n. 9/2574-A/7 Onori e n. 9/2574-A/8 D'Alessio invito al ritiro oppure parere contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/9 Prestipino il parere è favorevole, previa espunzione dell'ultima premessa e riformulazione dell'impegno nei seguenti termini: “impegna il Governo ad assumere ogni iniziativa ritenuta necessaria per assicurare la conformità dell'ordinamento nazionale a quello europeo”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/10 Filippin il parere è favorevole, con la seguente riformulazione dell'impegno: sostituire le parole: “entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di delegazione 2025” con le seguenti: “nel rispetto dei termini previsti dall'articolo 31 della legge 24 dicembre 2012, n. 234”. Si evidenzia che, tenuto conto della tempistica di approvazione del disegno di legge di delegazione e dei termini di recepimento della direttiva, il termine per l'esercizio della delega legislativa risulterà essere inferiore, cioè tre mesi rispetto a quello indicato dall'ordine del giorno. Ci tenevo a motivare questa riformulazione, Presidente.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/11 De Luca il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a garantire, in sede di recepimento della direttiva (UE) 2024/1069 nell'ordinamento nazionale, la tutela delle persone fisiche o giuridiche attive nella partecipazione pubblica, nei casi e secondo le modalità previste dalla direttiva medesima”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/12 Piccolotti il parere è contrario sulle premesse e favorevole sull'impegno, se riformulato come richiesto in relazione all'ordine del giorno n. 9/2574-A/11 De Luca.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/13 D'Orso il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/14 Bruno il parere è favorevole, previa espunzione della terza e della quarta premessa e la riformulazione dell'impegno nei seguenti termini: “si impegna il Governo ad assumere ogni opportuna iniziativa finalizzata ad assicurare il rispetto dei termini previsti dalla legge n. 234 del 2012 per la trasmissione al Parlamento del disegno di delegazione europea e del disegno di legge europea, nonché delle relazioni al Parlamento previste dalla medesima legge”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/15 L'Abbate il parere è favorevole, previa espunzione della premessa e riformulazione degli impegni nei seguenti termini: “impegna il Governo” - è il primo impegno - “a porre in essere le iniziative occorrenti per consentire la visibilità e l'accessibilità della sezione nazionale della piattaforma europea per la riparazione”; sul secondo impegno la riformulazione è la seguente: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di bilancio e con gli equilibri di finanza pubblica, di porre in essere attività informative rivolte a consumatori ed agli operatori economici, finalizzate a diffondere la cultura della riparazione, a sostenere la piena operatività della piattaforma e promuovere comportamenti di consumo sostenibili”; sul terzo impegno la riformulazione è la seguente: “a valutare l'opportunità di favorire, nell'ambito degli interventi di riparazione, l'utilizzo di beni ricondizionati e ricambi compatibili, nel rispetto dei diritti dei consumatori e degli standard di qualità e sicurezza”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/16 Cafiero De Raho il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/17 Pavanelli il parere è contrario sulle premesse, mentre l'impegno è riformulato nei seguenti termini: “in sede di recepimento della citata direttiva (UE) 2024/1799 a valutare l'opportunità di adottare iniziative di competenza, anche normative, finalizzate a promuovere, anche mediante riconoscimento di incentivi in favore di produttori e dei consumatori, compatibilmente con il diritto dell'Unione europea e con gli equilibri di bilancio e con i vincoli di finanza pubblica, la riparazione dei prodotti”; sul secondo impegno la riformulazione è la seguente: “promuovere periodiche campagne di informazione e di sensibilizzazione dei consumatori circa il diritto alla riparazione dei prodotti non più coperti da garanzia, sull'estensione della garanzia legale a seguito della riparazione medesima sulla piattaforma europea”; sul terzo impegno la riformulazione è la seguente: “agevolare il coinvolgimento delle piccole e medie imprese nel mercato delle riparazioni ed a supportare le stesse nel rispondere, in modo più strutturato ed efficiente, ai requisiti e agli obblighi previsti dalla direttiva, al fine di valorizzare il potenziale occupazionale e contribuire alla transizione verso un'economia circolare”; sul quarto impegno vi è un'ulteriore riformulazione: “sostenere percorsi di formazione, affiancamento e aggiornamento professionale, volti all'acquisizione di competenze specifiche in materia di riparazioni, al fine di sviluppare abilità utili a conseguire la riduzione dell'uso delle risorse, minori emissioni di gas serra e minor consumo di energia”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/18 Ilaria Fontana il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/19 Santillo vi è parere contrario sulle premesse e parere favorevole sull'impegno con la seguente riformulazione: “ad assumere ogni opportuna iniziativa finalizzata al recepimento, compatibilmente con i vincoli di bilancio e con gli equilibri di finanza pubblica, della direttiva (UE) 2024/1275 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 aprile 2024, sulla prestazione energetica nell'edilizia, cosiddetta Case , entro i termini previsti, informando il Parlamento sul contenuto del Piano nazionale di ristrutturazione che l'Italia è tenuta a trasmettere alla Commissione europea ai sensi della citata direttiva”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/20 Pellegrini il parere è contrario sulle premesse ed è favorevole sull'impegno se riformulato nei seguenti termini: “impegna il Governo, alla luce delle criticità rilevate in merito alla proposta di regolamento europeo che stabilisce norme per la prevenzione e la lotta contro l'abuso sessuale su minori, attualmente in fase di discussione, ad attivarsi, per quanto di competenza, nelle sedi istituzionali preposte, nazionali ed europee, al fine di evidenziare, nell'ambito dei negoziati che saranno avviati tra Parlamento europeo e Consiglio, le criticità derivanti dall'eventuale approvazione della suddetta proposta di regolamento, scongiurando il rischio che la condivisibile finalità della lotta agli abusi sessuali sui minori venga trasformata in uno strumento di sorveglianza e controllo di massa dei cittadini, con grave pregiudizio per la e compromissione dei dati personali”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/21 Appendino il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/22 Gusmeroli il parere è favorevole a condizione che il primo impegno sia così riformulato: “compatibilmente con gli equilibri di bilancio e con i vincoli di finanza pubblica”; il parere è favorevole sul secondo impegno.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/1 Vaccari vi è il parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Forattini. Ne ha facoltà.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Per chiedere di mettere ai voti quest'ordine del giorno e fare una dichiarazione, anche perché non ci stupisce, appunto, il parere contrario su quest'ordine del giorno in quanto non c'è la volontà di risolvere il problema.
Quest'ordine del giorno era un invito ad affrontare la questione in maniera reale con strumenti scientifici, legislativi, credibili e non ideologici.
La direttiva in discussione e la delega appunto contenuta nell'articolo 8 rappresentano un passaggio atteso, ma rischiano di rimanere un guscio vuoto se non sono accompagnate da strumenti tecnici e amministrativi realmente operativi. In Italia la specie è in espansione, l'ibridazione è un fenomeno crescente. Le aziende agricole subiscono danni non solo economici, ma anche organizzativi e sanitari, eppure continuiamo ad avere un sistema di indennizzo disomogeneo, ritardi procedurali e una prevenzione troppo spesso lasciata alla buona volontà dei singoli.
Per questo, con il nostro ordine del giorno chiedevamo tre impegni concreti e chiari. Il primo: un monitoraggio genetico standardizzato degli ibridi, con protocolli nazionali, analisi molecolari omogenee, squadre specializzate per la cattura, la gestione e la sterilizzazione degli esemplari ibridi. Non è un tema ideologico, è la condizione minima per proteggere davvero il lupo e per evitare che l'ibridazione comprometta l'equilibrio di un'intera specie. Chiedevamo anche un sistema di indennizzo rapido, certo e uniforme, che riconosca non solo il danno diretto, ma anche quello indiretto.
È irragionevole chiedere agli allevatori di convivere con un grande predatore senza offrire strumenti amministrativi che funzionino davvero. Chiedevamo anche strumenti strutturali di prevenzione, recinzioni adeguate, guardiania, sistemi di sorveglianza e la formazione tecnica, perché non bastano interventi , serve una strategia nazionale integrata e coordinata a livello europeo. Noi abbiamo depositato nel 2023 una proposta di legge elaborata con le associazioni agricole e ambientaliste che dimostra, di fatto, che l'equilibrio e la convivenza è possibile.
Quindi la tutela del lupo e la tutela degli allevatori non sono valori in contraddizione, ma possono benissimo convivere. Insomma, serve un'azione europea condivisa, un modello europeo a cui tendere, di cui, però, non si vede l'ombra .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/1 Vaccari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/2 Marino. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marino. Ne ha facoltà.
MARIA STEFANIA MARINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Vorrei far cambiare il parere al Ministro spiegando le motivazioni di quest'ordine del giorno e l'importanza, perché noi intendiamo sollevare un tema di stretta attualità che riguarda direttamente la salute umana e la salvaguardia dell'ambiente. È opportuno cogliere pienamente, in questo contesto, l'occasione offerta dal recepimento della direttiva europea sul trattamento delle acque reflue urbane. Una direttiva che rafforza in modo significativo gli obblighi di monitoraggio e riduzione di microinquinanti emergenti.
Si tratta di sostanze persistenti, difficili da degradare, tra cui rientrano i PFAS, composti che l'Unione europea riconosce come priorità assoluta da ridurre per gli effetti gravi e oramai ben documentati sulla salute e sugli ecosistemi. La necessità di un'azione immediata è confermata anche da dati recentissimi. Il 9 ottobre scorso Greenpeace Italia ha diffuso un'indagine che ha rilevato che, in 6 marche su 8 di acque minerali analizzate, la presenza di acido trifluoroacetico, un PFAS a catena corta estremamente persistente, ha valori fino a 700 nanogrammi per litro.
Un dato che desta preoccupazione e che evidenzia la necessità di controlli sistematici, trasparenti e omogenei sul territorio nazionale. Ricordo, inoltre, che questa Camera, con la mozione approvata a marzo, ha già impegnato il Governo a garantire acqua potabile priva di PFAS, a potenziare i sistemi di filtrazione e a sostenere programmi di biomonitoraggio. Con quest'ordine del giorno chiediamo, quindi, tre indirizzi chiari e concreti.
Il primo: verifiche urgenti sulla presenza di PFAS nelle acque in commercio. Secondo: un sistema nazionale, uniforme e pubblico di monitoraggio di microinquinanti nelle acque reflue e potabili. Terzo: la promozione di tecnologie avanzate di rimozione e riduzione alla fonte dei composti altamente persistenti. Si tratta di interventi necessari, Presidente, doverosi e coerenti con gli impegni che questo Parlamento si è assunto per la tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente.
Vorrei ricordare che ad un bambino di 12 anni sono stati trovati nel sangue i PFAS. Confido, quindi, che il Governo riveda il parere sull'ordine del giorno e, con questo impegno, vada nella direzione di una strategia nazionale più forte, moderna e trasparente per la qualità delle nostre acque e la salute dei nostri cittadini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Per sottoscrivere quest'ordine del giorno e chiedere un accantonamento. Mi rivolgo, per suo tramite, al Ministro Foti: non c'è niente di strumentale in quest'ordine del giorno, pone una questione reale. Sappiamo benissimo che il tema dei PFAS e le problematiche connesse riguardano molte parti del nostro territorio. Ovviamente, c'è una disponibilità a eventuali riformulazioni, ma un parere contrario a un ordine del giorno come questo significa che il Governo non è interessato o si disinteressa - mettiamola come preferite - di un tema che, invece, è centrale e che riguarda, ripeto, molte comunità.
Quindi, sono a richiedere formalmente l'accantonamento dell'ordine del giorno n. 9/2574-A/2, a prima firma Marino .
PRESIDENTE. Bene, non so se, prima di andare avanti, il Governo vuole dare un segnale rispetto alle richieste di accantonamento. Ministro Foti, vuole intervenire? Prego.
TOMMASO FOTI,. Signor Presidente, a me corre l'obbligo di dire che, rispetto alla direttiva qui evocata, è nella fase ormai ultimativa la direttiva, sempre sulla stessa materia, che sarà approvata nel 2026. Quanto all'impegno del Governo, mi dispiace dover registrare alcune affermazioni, perché, come lei sa, con la legge 30 dicembre 2024, n. 207, all'articolo 1, commi 880-882, è stato istituito un Fondo per le attività di monitoraggio, il cui decreto ministeriale oggi, per quanto riguarda la ripartizione dei fondi, è alla registrazione della Corte dei conti. Quindi, mi pare che il Governo abbia mantenuto tutti gli impegni possibili.
L'unica questione è che non accettiamo quest'ordine del giorno per il semplice motivo che nella proposta di direttiva che verrà emanata vi sono delle situazioni molto più ampie rispetto a quelle che vengono qui evocate.
PRESIDENTE. Grazie, Ministro Foti. Il parere, dunque, permane contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Per chiedere alla collega Marino il permesso di sottoscrivere l'ordine del giorno, ricordando al Ministro Foti che, anche se la prossima direttiva si orienterà nel senso da lei descritto, nulla osta che si poteva, si potrebbe, approvare quest'ordine del giorno proprio perché è un ordine del giorno, comunque, che riprende degli impegni che avevamo contratto insieme, in altra sede, in relazione a varie risoluzioni presentate proprio sull'argomento, così delicato e così cruciale, dei PFAS.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/2 Marino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/3 Soumahoro, su cui vi è il parere contrario del Governo.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/3 Soumahoro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/4 Simiani, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/5 Evi, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/6 Curti, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Curti. Ne ha facoltà.
AUGUSTO CURTI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Solo per chiedere di mettere al voto quest'ordine del giorno, un ordine del giorno con cui si chiedeva un impegno al Governo a intervenire, con prossimi provvedimenti utili, sull'articolo 5 della legge di delegazione europea, che tratta proprio il tema delle acque reflue.
Nella direttiva, infatti, si introduce l'obbligo per gli agglomerati più piccoli; inoltre, vengono introdotti nuovi parametri ambientali e nuovi obiettivi per l'efficienza energetica. Con quest'ordine del giorno, si chiede un impegno al Governo di integrare due ulteriori elementi rispetto a questa direttiva: il primo era quello di potenziare il riuso delle acque reflue depurate, affinché possano essere utilizzate anche in agricoltura e nell'industria; il secondo era quello di inserire le fognature di acque bianche all'interno del perimetro del servizio idrico integrato, in modo da garantire una gestione unitaria.
Oggi, infatti, su quasi tutto il territorio nazionale, queste due reti vengono gestite da enti diversi. Noi crediamo che, invece, sia importante riportare la gestione sotto un unico ente, quello dei servizi idrici integrati, sia per garantire un servizio unitario, sia per progettare i prossimi futuri investimenti nel senso unitario .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/6 Curti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/7 Onori, su cui c'è un invito al ritiro da parte del Governo.
Lo ritira? Lo votiamo? Che facciamo? Colleghi di Azione, lo mettiamo ai voti, ok. Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/7 Onori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione… Che succede? Onorevole Piccolotti, deve parlare? Ok. Revoco la votazione. Quindi, siamo sull'ordine del n. 9/2574-A/7 Onori e chiede di parlare l'onorevole Piccolotti. Prego, onorevole.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo per motivare il voto di astensione di Alleanza Verdi e Sinistra su quest'ordine del giorno, atteso che il nostro gruppo, come è noto, è preoccupato ovviamente per la quantità e la qualità della propaganda che la Russia di Putin ha inserito, anche nei circuiti mediatici e digitali europei, a sostegno di una guerra che purtroppo ha già prodotto più di un milione di morti. Tuttavia, ci pare limitativo, sostanzialmente, sottolineare la propaganda russa, dimenticando che anche altre Nazioni stanno mettendo in campo operazioni di condizionamento dell'opinione pubblica europea e italiana, operazioni che sono molto pesanti e che mettono in campo tecniche molto sottili e assai perfezionate di profilazione degli utenti dei italiani, che sono partite, molti anni fa, con di Steve Bannon - che, come sapete, è uno degli ideologi di Donald Trump - e che continuano con metodologie sempre più invasive.
In particolare, a novembre, abbiamo saputo di un investimento di 100 milioni di dollari da parte di Israele per profilare utenti, anche europei, fino a conoscerne addirittura l'indirizzo di casa e a fare operazioni di propaganda molto pesanti per ripulire l'immagine di Israele che, nel frattempo, stava mettendo in campo azioni genocidarie in Palestina.
Ecco, noi non vogliamo che si abbiano due pesi e due misure nella difesa dei diritti umani. Non vogliamo che ci siano due pesi e due misure nemmeno nell'impedire che le nostre opinioni pubbliche vengano condizionate attraverso queste pesanti operazioni di comunicazione.
Quindi, per questa ragione, siccome l'ordine del giorno è molto unilaterale e dimentica tutti gli altri interventi di condizionamento del dibattito, ci asterremo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Sulla stessa linea, per motivare il voto di astensione del MoVimento 5 Stelle, perché, seppur l'impegno abbia un suo senso ed è sicuramente molto attuale, questo però rientra in un'ottusità politica di distinzione fra buoni e cattivi, a cui il MoVimento 5 Stelle non ha mai partecipato e mai parteciperà, banalmente, perché, su questa premessa, parlare semplicemente di una parte del problema (della parte russa, che pure esiste), perché fa comodo, è qualcosa che per noi è deleterio, semplicemente perché non riconosce la storia delle influenze informatiche anche del mondo occidentale.
Se non si prende cognizione del problema e lo si rileva solamente quando c'è un'opportunità di convenienza, allora l'Europa non crescerà mai, il nostro Paese non crescerà mai. E, allora, si parla della Russia, perché quello che succede con Israele va bene e non si rileva ? Si parla della Russia, perché quello che è successo, quello che succede con gli Stati Uniti in Sud America va bene? Allora, laddove si possano riformulare le premesse o si possa presentare un ordine del giorno che rilevi la sostanza di tutto il problema e non di una sola parte vera a convenienza, il MoVimento 5 Stelle ci sarà e voterà a favore. Fin quando la verità in questo Paese verrà raccontata sempre e solo in modo parziale e propagandistico, il MoVimento 5 Stelle si sfilerà sempre .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Non mi aspettavo altro dai colleghi del MoVimento 5 Stelle che una lettura distorta di quello che stanno votando, perché questa è la legge di delegazione europea e quindi il nostro gruppo può solo presentare un ordine del giorno che chieda al Governo di attuare il regolamento europeo che non ho scritto, neanche la Piccolotti e neanche Silvestri. Il regolamento europeo ha un numero e un titolo, è il regolamento (UE) n. 833 del 2014 concernente misure restrittive in considerazione delle azioni della Russia che destabilizzano la situazione in Ucraina. Se ne vogliamo fare uno su Israele, io lo firmo, ma mentre io firmo quello che facciamo insieme su Israele, non capisco perché voi non votiate l'attuazione di un regolamento comunitario sulle ingerenze russe. Dovreste avere il coraggio non di spiegarci perché non volete il regolamento, ma perché su questo argomento andate in imbarazzo.
E lo dico perché riconosco alla collega Piccolotti, invece, una grande onestà intellettuale: è vero che la nostra società subisce influenze e non solo dalla Russia, ma questo è un voto puntuale sul recepimento di un regolamento. E - ovviamente mi rivolgo a voi, colleghi, per tramite del Presidente - mentre non è assolutamente argomentato il perché si voti contro, non ho capito perché invece la maggioranza e anche il Governo non votino quest'ordine del giorno, che chiede l'attuazione di una regolamento a fronte del quale, Presidente, il mancato recepimento sta producendo che diversi colleghi di tutti i gruppi parlamentari (non solo di Azione, anche i colleghi del PD) si trovano scritto su vari profili: noi facciamo nei cinema tutta la propaganda che vogliamo (propaganda russa), perché il nostro Paese non ha recepito la norma europea. Sono molto stupito e anche amareggiato del comportamento di molte forze parlamentari .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Ministro Foti. Ne ha facoltà.
TOMMASO FOTI,. Grazie, Presidente. La Sottosegretaria aveva puntualmente chiesto un invito al ritiro, non per caso.
Dirò solo che il regolamento 833 è del 2014 e il regolamento 350 è del 2022: se si voleva recepire il regolamento, c'erano 11 anni di tempo per farlo. Comunico che il Consiglio dei Ministri, esattamente l'8 ottobre 2021, ha approvato lo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva (UE) 2024/1226 e del regolamento, e il parere è già stato espresso dalle Commissioni parlamentari competenti - “Quindi, l'ordine del giorno che male fa?”.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie a tutti coloro che sono intervenuti e anche al Ministro, che ci cita uno schema di decreto del 2021, mentre noi facciamo riferimento in particolare al regolamento n. 350 del 2022. Quindi, comunque, pur volendo, non poteva essere recepito dallo schema di decreto del 2021.
E vorrei riportare la risposta del Governo a una nostra interrogazione a risposta immediata in I Commissione, così possiamo capire meglio dal Ministro Foti, qui presente, di cosa è esattamente che stiamo parlando. Il Governo ci ha risposto che: “(…) spetta agli Stati membri stabilire le sanzioni e individuare l'autorità competente (…)” - spetta agli Stati membri -, ma che “non è ancora stata adottata la disciplina attuativa (…)”. Quindi, Ministro Foti, c'è un regolamento che noi non riusciamo ad implementare, perché l'Italia non si è dotata della disciplina interna e lei ci sta prendendo in giro con uno schema di decreto del 2021, alla pari di quanto ci stanno prendendo in giro i colleghi dell'opposizione Alleanza Verdi e Sinistra e MoVimento 5 Stelle dicendo che la disinformazione non viene solo dalla Russia. Ma veramente? Non lo sapevamo.
Siamo anche noi molto contrariati e sdegnati dal tentativo di disinformazione di Israele su , con campagne di che abbiamo tutti visto, abbiamo tutti ostacolato e abbiamo tutti denunciato. Questo regolamento riguarda la diffusione della propaganda russa. Lo vogliamo implementare oppure no? La sinistra italiana lo vuole implementare oppure no? Io ho capito di no: avete cambiato idea? Il Ministro Foti ha cambiato idea ?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Luca. Ne ha facoltà.
PIERO DE LUCA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Solo per aggiungere una considerazione al dibattito che è stato appena svolto. Il regolamento è un regolamento quadro del 2022, il n. 350, che riguarda l'adozione in tutti gli Stati membri di misure restrittive volte ad evitare fenomeni di influenza informativa da parte della Russia, disinformazione negli Stati membri, a maggior ragione in questa fase così complessa, a tre anni di distanza dall'aggressione inaccettabile all'Ucraina.
Il parere contrario del Governo ha una sua logica politica, evidentemente, dettata dalle divisioni all'interno della maggioranza . Sarebbe più semplice, Ministro, che lei venisse e dicesse che in maggioranza non avete un quadro chiaro sul sostegno in politica estera all'Ucraina, perché anche oggi, in queste ore, è stato rinviato l'ultimo pacchetto di aiuti e di sostegno all'Ucraina per le divisioni all'interno della maggioranza . Sarebbe più onesto, da un punto vista politico, chiarire che all'interno della maggioranza ci sono divisioni enormi su questo tema, il Governo non ha una linea chiara in politica estera e questa è la ragione per cui lei, legittimamente, decide di dare parere contrario a quest'ordine del giorno. Non ci sono altre motivazioni, se non le divisioni e le tensioni enormi all'interno della maggioranza tra il sostegno all'Ucraina oppure no, perché un pezzo della vostra maggioranza non è d'accordo e un altro pezzo evidentemente sì, e le tensioni sono sotto gli occhi di tutti nelle dichiarazioni contrastanti tra vostri membri del Governo e della maggioranza ogni minuto e ogni ora che passi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Ministro Foti. Ne ha facoltà.
TOMMASO FOTI,. Grazie, Presidente. Confermo che il regolamento (UE) 2022/350 è stato attuato: sono stati previsti la sanzione, i reati e l'autorità competente a procedere. Questo è nello schema di decreto legislativo che il Governo ha sottoposto alle Commissioni parlamentari competenti per l'espressione del parere, quindi non c'entrano niente le divisioni, né le unità, né quant'altro. Si è puntualmente risposto a che cosa? A una norma europea che non è stata adottata per 11 anni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Le devo dire - ma io sono un po' malfidato - che anch'io ho avuto il sospetto che il Ministro Foti non esprimesse un parere contrario, ma un invito al ritiro perché c'è qualche problema all'interno della maggioranza. Vorrei quasi dire al Ministro Foti - che lo sa perfettamente, essendo in quest'Aula da parecchio tempo - che l'argomento, è inutile, difficilmente si combina con una decisione di votare contro. Spesso e volentieri, quando un argomento si ritiene superfluo, magari per venire incontro al dibattito… ma io, attraverso di lei, vorrei fare una proposta al Ministro Foti, così scopriamo tutte le carte: il Governo si rimetta all'Aula. Si rimetta all'Aula e vediamo quale sarà la scelta di tutti i gruppi rispetto a questo. Se lei non ha problemi in maggioranza, sicuramente ci sarà un voto di maggioranza che sterminerà… e ognuno prenderà le sue posizioni. E così avremo la possibilità di vedere anche come si illuminano gli scranni di tutti i deputati, quelli di maggioranza e quelli di opposizione. Lei e qualcuno vuole mettere in evidenza le contraddizioni che ci possono essere da parte dell'opposizione per le dichiarazioni dell'astensione? Benissimo, almeno qui c'è qualcuno che si alza ed esprime un parere e lo dice chiaramente. Si ha la sensazione - attraverso di lei, vorrei dire al Ministro Foti - che dall'altra parte si evita di parlare, ma si ottiene un risultato uguale .
PRESIDENTE. Il Governo non intende mutare il suo parere. Dunque, non essendo stato accolto l'invito al ritiro, il parere è contrario sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/7 Onori.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/7 Onori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Onorevole Faraone, per favore! Silenzio, colleghi!
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/8 D'Alessio, anche qui c'è un invito al ritiro: se non venisse accolto, il parere è contrario. Onorevole Onori, mi dà lei l'indicazione per il voto? Lo votiamo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/8 D'Alessio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/9 Prestipino: onorevole Prestipino, accetta la riformulazione? No. Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/9 Prestipino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/10 Filippin: onorevole Filippin, accetta la riformulazione? No. Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/10 Filippin, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/11 De Luca: l'onorevole De Luca non accetta la riformulazione. Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/11 De Luca, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/12 Piccolotti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Solo per dire, per il suo tramite, al Ministro Foti, che, durante la discussione che abbiamo avuto sulla votazione degli emendamenti, mi ero augurata che, almeno con gli ordini del giorno, il Governo desse qualche segnale in merito alla volontà di risolvere il problema delle querele temerarie in ambito nazionale. Purtroppo il segnale che viene, invece, è di senso contrario, perché la riformulazione che la Sottosegretaria ci ha proposto è assolutamente coerente con l'idea espressa prima dal Ministro e, cioè, che la normativa italiana sarebbe già sufficiente a difendere i giornalisti e le giornaliste, gli attivisti e le attiviste, da questa forma di pressione e di condizionamento particolarmente odiosa che è la querela temeraria.
Qualcuno dovrebbe spiegare a tutte le associazioni della stampa, che si occupano di libertà di informazione, che da fuori, da molti anni, sollecitano questo Parlamento, per quale ragione il Governo ritenga che questo problema non esista e non vada affrontato .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/12 Piccolotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/13 D'Orso.
Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Il parere contrario del Governo non mi stupisce, ma mi preoccupa per quest'ordine del giorno, perché cosa chiediamo noi? Chiediamo di intraprendere tutte le iniziative nelle opportune sedi, nazionali ed europee, volte a una rapida approvazione della proposta di direttiva in materia di lotta contro la corruzione, al fine di rafforzare gli strumenti e i meccanismi per la prevenzione e il contrasto alla corruzione.
Oggi questo parere contrario risulta ancora più grave perché, probabilmente, vi è sfuggita una cosa importante accaduta ieri. Ieri, in sede di trilogo, dove sono rappresentati il Consiglio europeo, il Parlamento europeo e la Commissione europea, finalmente la proposta di direttiva per il contrasto - quindi la lotta alla corruzione - è stata approvata. Dico “finalmente” perché? Perché c'era uno stallo che durava da oltre un anno, a causa proprio dell'ostruzionismo del Governo italiano. Questa proposta di direttiva contiene qualcosa che per questo Governo è come se fosse il demonio evidentemente, ossia imporrà al Governo di reintrodurre quello che è l'esercizio illecito della funzione pubblica come reato, meglio noto dalle nostre parti come abuso d'ufficio. Ebbene sì, proprio quel reato che è stato con vanto cancellato con un tratto di penna da questo Governo in uno dei primi suoi atti scellerati, riforme scellerate.
Ebbene, questo è ciò che ha fatto l'Italia: l'Italia ha tenuto in ostaggio - il Governo italiano ha tenuto in ostaggio - le istituzioni europee per oltre un anno, proprio perché non voleva l'approvazione di questa direttiva.
Per fortuna, però, dobbiamo dire che a tenere alto il nome dell'Italia, in quel consesso in Europa, c'era il nostro eurodeputato Giuseppe Antoci, che da relatore di questa proposta di direttiva non ha mai mollato di un centimetro. Io lo ringrazio per l'impegno, noi lo ringraziamo per l'impegno e per la tenacia ed è riuscito a portare a casa questo risultato. Ha tenuto alto il nome dell'Italia, quel nome dell'Italia che era un vanto fintantoché avevamo la “Spazzacorrotti”, fintantoché questo Governo non andava a demolire punto per punto la “Spazzacorrotti”, divenendo adesso fanalino di coda nella lotta alla corruzione.
Perché, però, questo parere contrario è ancora più grave? Perché praticamente il Governo già ci sta preannunciando - perché ormai il passaggio in Parlamento europeo è solamente formale, è una formalità; la direttiva c'è, esiste e dovrà essere recepita - che non ha intenzione di recepire la direttiva contro la corruzione. È questo quello che ci sta annunciando. Quindi, non solo ci sta esponendo fin d'ora - potremmo dire così - a una futura e probabile procedura d'infrazione, ma sta esponendo fin d'ora il nostro Paese anche alla vergogna più assoluta.
Noi siamo profondamente diversi da voi, perché ancora noi crediamo che in questo Paese sia assolutamente fondamentale un reato come l'abuso d'ufficio, perché non vogliamo lasciare soli e indifesi tutti quei cittadini e cittadine che si trovano a subire clientelismi, soprusi, abusi di potere, che sono, ad esempio, scavalcati nei concorsi o che sono scavalcati nelle liste d'attesa perché ci sono altri che hanno dei padrini politici, magari, che mettono la loro mano sulle loro spalle. Noi non ci arrendiamo, noi siamo indignati da questo che è un sistema. In Sicilia lo abbiamo chiamato “cuffarismo” e penso che a ragione lo abbiamo chiamato così, perché vi è nota la cronaca giudiziaria degli ultimi giorni.
Noi vogliamo combattere tutto questo e l'abuso d'ufficio era un reato spia, ma soprattutto l'abuso d'ufficio è il brodo di cultura - potremmo dire - della corruzione. È questo che voi davvero non comprendete oppure lo comprendete bene, ma vi fa comodo l'abrogazione dell'abuso d'ufficio, l'eliminazione vi fa comodo perché è l'unico modo per fare cosa? Cosa avete fatto abolendolo? Avete legalizzato le raccomandazioni, avete legalizzato i favoritismi, i conflitti di interesse, la raccolta clientelare del consenso elettorale. Non mi stancherò mai di dirlo: questo è ciò che ha portato e questo è ciò che fa l'abrogazione dell'abuso d'ufficio. È il brodo di cultura di fenomeni corruttivi ben più ampi e di più ben ampia portata.
Noi a tutto questo non ci possiamo arrendere. Noi lotteremo fino alla fine, invece, perché nel nostro Paese si torni a ripristinare davvero quello che era un presidio di legalità e veramente non vorremmo mai essere rappresentati nelle sedi europee da voi, perché praticamente ci portate ad essere quasi uno Stato canaglia. Siamo veramente, veramente indignati .
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/13 D'Orso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/14 Bruno. Onorevole Bruno, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/15 L'Abbate. Onorevole L'Abbate, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/16 Cafiero De Raho, su cui il parere è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Grazie, Presidente. Come sempre restiamo sostanzialmente non sorpresi, ma di fronte a una verifica il Governo si è espresso contrariamente a riconoscere una protezione, una tutela ai giornalisti. Noi, infatti, nell'ordine del giorno cosa chiedevamo semplicemente? Chiedevamo, da un lato, che la norma di adeguamento alla direttiva fosse adottata nei sei mesi, cosa che nemmeno il Governo si impegna a fare e, quindi, significa che i tempi saranno molto più lunghi; dall'altro lato, cosa chiedevamo? Che vi fosse il riconoscimento di garanzie anti-SLAPP, cioè di quelle indicazioni che la stessa direttiva contiene e che vorrebbero una tutela molto approfondita per i giornalisti.
Perché tutto questo? Perché noi abbiamo assistito recentemente a fatti gravissimi: Sigfrido Ranucci con l'ordigno esplosivo; la giornalista Giorgia Venturini di che ha trovato la testa mozzata di un capretto di fronte casa; Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino, sempre di , oltre che Roberto D'Agostino di . Tutti hanno avuto un'intrusione nei loro grazie a un di Paragon venduto agli Stati. Lei dice: che c'entra questo con quelle garanzie? C'entra, perché quando attorno a determinati soggetti si crea il vuoto, quando lo Stato non dimostra di essere vicino ai giornalisti, quando si crea quasi un ambito di odio nei confronti di alcuni o di aggressione, è evidente che ne deriva una mancanza di protezione totale, quindi un indebolimento di quei soggetti che più facilmente vengono attaccati.
Voi pensate che, secondo quello che è stato approfondito da Ossigeno per l'informazione, ben 7.000 sono stati i giornalisti e i cronisti minacciati dal 2006 al 2024 e oltre 500 nel 2024. Ebbene, tutto questo cosa richiede? Richiede che lo Stato, il Governo, prenda posizione di fronte a qualunque minaccia o a qualunque aggressione nei confronti dei giornalisti. Pensare che in relazione all'adozione di un adeguamento alla direttiva da parte della nostra disciplina nazionale anche con riferimento alle cause nazionali e non solo a quelle transfrontaliere, come è previsto dalla direttiva e come si chiedeva al Governo attraverso un impegno specifico, rende evidente che non vi è alcuna volontà di assumere una disciplina nazionale che tuteli i giornalisti anche nella loro posizione nazionale e, quindi, nelle cause nazionali. Si vuole soltanto mantenere una disciplina che tocchi le cause transnazionali. È questa la vostra finalità: non tutelare i giornalisti con una disciplina che sia riguardosa e che sia di tutela nei confronti di tutti i giornalisti, tant'è vero che lei, Ministro, ha indicato l'articolo 96 come l'articolo che in qualche modo già avrebbe risolto ogni problema. Invece, le abbiamo detto come non è assolutamente così.
Ma anche una presa di posizione ferma dà forza ai giornalisti, consente ai giornalisti di essere più forti di fronte alle aggressioni. Ecco cosa volevamo: volevamo semplicemente che il Governo attestasse una sua volontà di tutelare i giornalisti sempre e comunque, sia nelle cause transnazionali sia in quelle nazionali, e comunque intervenire e mostrare un impegno fermo a tutela di tutti, soprattutto in un momento come questo in cui i giornalisti stanno subendo aggressioni ovunque. L'ultima, qualche giorno fa, proprio a , a cui anche noi diamo la nostra più ampia solidarietà, con un'aggressione con fatti di puro terrorismo e proprio come puro terrorismo è stata affermata l'intrusione in quella sede. Per questo è indispensabile che il Governo intervenga a tutela dei giornalisti sempre, affermando un proprio impegno fermo e rigoroso .
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/16 Cafiero De Raho, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/17 Pavanelli. Onorevole Pavanelli, accetta la riformulazione? Che mi dice? Non mi dice niente…? L'accetta o no? Non l'accetta.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/17 Pavanelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/18 Ilaria Fontana: il parere è contrario al suo ordine del giorno.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/18 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/19 Santillo. Onorevole Santillo, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/20 Pellegrini. Onorevole Pellegrini, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/21 Appendino: il parere del Governo è contrario.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2574-A/21 Appendino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2574-A/22 Gusmeroli. Onorevole Gusmeroli, accetta la riformulazione? Colleghi della Lega? Onorevole Candiani? Accettate la riformulazione? Sì.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Prima di passare alle dichiarazioni di voto finale, avverto che, per un mero errore tipografico, il fascicolo degli emendamenti alla rubrica dell'articolo 9 erroneamente si riferiva al recepimento della direttiva concernente lo di protezione del lupo anziché alla direttiva relativa al risanamento e alla risoluzione delle imprese di assicurazioni e riassicurazione. Una precisazione dovuta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Intervengo soltanto per ringraziare il Ministro Foti perché credo che vadano sottolineate queste cose . Questo è stato un dibattito in cui si è potuto ascoltare la voce del Governo, si è discusso e si è votato anche in maniera differente. L'auspicio è che lei possa insegnare anche ai suoi colleghi che è così che si sta in un'Aula del Parlamento
PRESIDENTE. Bene. Viva il Parlamento.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Colleghi, ancora dobbiamo fare tutte le dichiarazioni di voto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Steger… Onorevole Steger, aspetti un attimo che i colleghi facciano silenzio e lei può svolgere la sua dichiarazione di voto. Un attimo solo. Colleghi, per favore, lasciate l'Aula in silenzio, abbiamo tutte le dichiarazioni di voto da fare e già si è fatta una certa ora. Prego, onorevole Steger.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, annuncio fin da subito il nostro voto favorevole alla legge di delegazione europea 2025. È un voto europeista e responsabile, ma allo stesso tempo vigile, come si addice a chi proviene da un territorio autonomo di montagna e si riconosce in una cultura politica democratica liberale.
Questa legge è lo strumento con cui l'Italia si mette al passo con il diritto dell'Unione europea, evita procedure d'infrazione, dà certezza alle imprese, agli enti locali, ai cittadini. Dire “no” in assenza di motivi veramente gravi significherebbe isolare il nostro Paese proprio mentre in Europa si decidono le regole del gioco in materia di competitività, di transizione ecologica, di sicurezza e di diritti fondamentali.
Da europeista considero naturale che un Paese che vuole contare in Europa si assuma anche la responsabilità di attuare in modo tempestivo e ordinato le decisioni comuni.
L'Unione europea non è un vincolo esterno da subire, ma un livello di governo in cui portare interessi, proposte, sensibilità. Essere seri nel recepimento delle direttive significa chiedere serietà anche agli altri e rafforzare il ruolo dell'Italia ai tavoli decisionali.
Ma da autonomista so bene che il rapporto non è solo tra Stato ed Europa. C'è un secondo asse fondamentale: quello tra Stato, regioni e province autonome. La legge n. 234 del 2012, che fa da cornice al provvedimento, afferma due principi che per noi sono irrinunciabili: uno, il coinvolgimento della Conferenza Stato-regioni e province autonome; due, il rispetto delle competenze territoriali, con lo Stato che, nelle materie regionali o provinciali, deve limitarsi a fissare i principi fondamentali, lasciandone l'attuazione ai territori. Questo è l'equilibrio che vogliamo vedere pienamente rispettato nei decreti legislativi. Un'Italia pienamente europea, sì, ma dentro un'Europa che riconosce e valorizza le autonomie, le minoranze linguistiche e la realtà di montagna.
Sul merito il provvedimento interviene su capitoli decisivi per il futuro del Paese. Primo: la proprietà industriale, i disegni e i modelli. Non è un tema solo per i grandi gruppi; riguarda moltissime PMI e imprese familiari. Regole più moderne e certe sulla tutela dei disegni e dei modelli significa dare più forza a chi innova, a chi progetta, a chi investe e vuole competere sui mercati internazionali, senza essere schiacciato o copiato. Secondo: la transizione ecologica, l'economia circolare, la gestione dei rifiuti e le tecnologie pulite.
Gli obiettivi europei sono chiari: meno sprechi, più riuso e riparazione, meno discariche, più recupero di materia ed energia. Tutto questo è un dovere morale verso le generazioni future. Aggiungo, però, con la stessa nettezza, che la transizione può riuscire solo se è economicamente sostenibile per famiglie, imprese e comuni. In questo quadro assume particolare rilievo la parte relativa alle acque reflue urbane e alla responsabilità estesa del produttore. È giusto applicare fino in fondo il principio del “chi inquina paga”, ma è altrettanto essenziale evitare che il conto finale venga scaricato in modo sproporzionato sulle bollette dei cittadini o sulle spalle di filiere produttive già sotto pressione. Una buona normativa europea, se attuata con intelligenza, può diventare un'alleata dei territori fragili mentre una cattiva attuazione può trasformarsi in una nuova pesante zavorra. Il nostro “sì” chiede al Governo di scegliere la prima strada. Un altro pilastro del provvedimento riguarda la protezione dei dati personali e l'adeguamento alla recente giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. Qui parliamo del rapporto tra libertà del cittadino e potere dello Stato nell'era digitale. L'accesso ai dati contenuti nei dispositivi elettronici è uno strumento investigativo potentissimo, proprio per questo deve essere circondato da garanzie altrettanto robuste.
Guardando alla dimensione economica, valuto positivamente che la legge di delegazione non introduca di per sé nuovi oneri automatici per la finanza pubblica, in linea con una visione dello Stato che evita di promettere ciò che non può finanziare e che cerca di fare meno ma meglio. Tuttavia, sappiamo tutti che il vero banco di prova non sarà la carta che votiamo oggi, ma i decreti legislativi di domani. Lì si deciderà se trasformare direttive condivisibili in un quadro semplice e competitivo oppure stratificare ulteriormente burocrazia, obblighi, sanzioni e adempimenti.
Per questo chiediamo con forza un coinvolgimento serio del Parlamento nelle fasi dei pareri, con tempi adeguati e possibilità reali di incidere e che, nelle materie che riguardano competenze regionali e provinciali, si proceda previa intesa con regioni e province autonome, con clausole di salvaguardia chiare a tutela degli statuti speciali. Solo così il recepimento europeo non diventerà una forma surrettizia di centralizzazione.
In conclusione, il voto che esprimiamo oggi è un “sì” europeo ed è un “sì” autonomista. Non è un “sì” acritico. È un “sì” esigente che chiede al Governo prudenza, quando si tratta di caricare costi sui cittadini e PMI; rispetto, quando si tratta di competenze delle autonomie; e rigore, quando si tratta di bilanciare sicurezza e diritti fondamentali. Se questi criteri saranno rispettati, la legge di delegazione europea 2025 sarà un tassello importante per un'Italia più moderna, più affidabile, più competitiva e più saldamente ancorata a quell'Europa in cui vogliamo non essere spettatori, ma protagonisti .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Nell'unirmi nei ringraziamenti al Ministro Foti, vorrei estendere i miei ringraziamenti anche al collega Fornaro, che, attraverso i ringraziamenti al Ministro Foti, sotto gli applausi, gli ha consentito di andarsene e così adesso noi parliamo senza la presenza del Ministro Foti. Ma vorrei rassicurare, stavo per dire, la Sottosegretaria Siracusano che la sua presenza riempie abbondantemente e supera il vuoto lasciato dal Ministro sia dal punto di vista politico che dal punto di vista culturale.
Detto questo, signor Presidente, il disegno di legge di delegazione europea, come ogni anno, viene sottoposto al Parlamento affinché deleghi, appunto, il Governo a dare attuazione alle direttive dell'Unione europea e a corrispondere… il telefono, rispondete, per favore!
PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). No, no, Presidente, basta che rispondano. Dicevo che si tratta di un passaggio obbligato, di una sorta di atto dovuto all'interno del quale la mole e la composizione delle materie toccate è piuttosto vasta ed eterogenea. Ciò che in questo caso fa sempre la differenza sono le tempistiche di applicazione e soprattutto la riduzione del che ci vede come Paese, ahimè, ancora sottoposto a troppe procedure di infrazione.
Dico questo perché io ho ascoltato anche diversi interventi della maggioranza che, in qualche modo, si autoincensano per avere ridotto la percentuale delle infrazioni del 15 per cento, addirittura, ho sentito nella discussione generale, se è vero che nel 2022 erano 82 e oggi siamo a 68. Non vorrei sbagliare, onorevole Siracusano, ma se non sbaglio l'anno scorso erano 64. Quindi, comunque ce ne troviamo 4 caricate sul groppone in più, ma sicuramente sono meno delle 82, come si ricordava nella discussione generale.
Il punto è, come si è più volte ricordato, che questa riduzione non nasce dalla presentazione e dall'approvazione di leggi europee su cui il Parlamento, nella sua interezza, può svolgere appieno la sua funzione, contribuendo di fatto a integrare, migliorare e valutare l'orientamento in esse contenuto. Questa riduzione nasce da una visione emergenziale, lasciatemi dire, che si traduce nella produzione di decreti cosiddetti Salva-infrazioni, che, in altri termini, costituiscono una misura tampone, una toppa che si va a mettere in fretta e furia per riallinearsi ai parametri imposti dall'Unione europea, oppure ci sono, appunto, le leggi delega.
Sa - lo sa perfettamente, signora Sottosegretaria - quante leggi europee sono state presentate dal Governo del Presidente Meloni? Zero, non è stata presentata una sola legge europea. Quindi, si va avanti o, appunto, con le leggi delega oppure si va avanti con i decreti-legge, che sono quelli tampone, emergenziali, Salva-infrazione, chiamateli come volete. Lo scorso anno la legge che stiamo affrontando oggi arrivò in ritardo e noi ci facemmo carico anche di sottolinearlo.
Non sono certamente, per quanto mi riguarda, predisposto per natura a mischiare le carte e a non riconoscere i meriti di un avversario politico laddove ve ne siano. Sono altrettanto sufficientemente anziano e sufficientemente disincantato per sapere che la legge di delegazione europea, per motivi diversi, raramente è arrivata all'esame delle Camere nei tempi congrui e senza dilazioni. Ma sono altrettanto consapevole che, francamente, un'autoesaltazione come quella che ho sentito fare in quest'Aula è strumentale, è completamente fuori dalla realtà e, soprattutto, non reca, a mio avviso, alcun servizio alla causa comune.
Appunto, lo dico perché mi è capitato di ascoltare, in particolare, un intervento della maggioranza in discussione generale che assomiglia più a un peana che a un contributo parlamentare. In pratica, sembra che magicamente e improvvisamente, solo grazie all'autorevolezza del nostro Presidente del Consiglio, questa legge e questa Europa siano radicalmente cambiate. Non più, dunque, un elefante burocratico, come per anni ho sentito dire qui, in quest'Aula, da quella che oggi qui rappresenta la prima forza politica, non più questo un atto tecnico, ma, invece, un vero atto di indirizzo, un atto in cui è l'Italia a dare la linea agli altri, orientandoli e influenzandoli.
Lei non se n'è accorta, Sottosegretario, ma la collega che è intervenuta in discussione generale praticamente ci ha espresso questo concetto. Eravamo tutti un po' distratti e non ce ne siamo accorti, però prendiamo atto di questo. E quindi non più un provvedimento importante, necessario e obbligato, ma una sorta di manifesto libero di questa rinnovata visione europea della destra italiana, in cui c'è spazio anche per accostare la Meloni alla Thatcher e citare l'omonimo premio per suffragarlo. Noi siamo molto contenti, quindi, di vedere questa inversione ad U da parte del Governo rispetto all'Europa e a tutto ciò che l'appartenenza dell'Italia all'Unione comporta.
Siamo felici che finalmente non vi sia più quella rappresentazione di Moloch avido e gelido, di quell'entità matrigna che per anni e anni abbiamo sentito ripetere dai partiti dell'allora opposizione. Siamo lieti di constatare che, una volta invertite le poltrone, chi adesso guida il Governo riconosca all'Europa quel ruolo centrale che nel tempo, così tante volte, ha messo in discussione. Ma, con grande onestà, non credo si possa dire che sia il provvedimento di oggi a rappresentare di per se stesso un cambio di visione, un cambio di passo o ancora un rovesciamento di posizione tra Unione e singoli Stati membri. Il provvedimento di oggi è la di tutto ciò su cui l'Europa ci chiede di intervenire nell'ambito di una visione comune, soprattutto su macrotemi come possono essere l'ambiente, il settore su cui abbiamo aperto il numero più alto di procedure di infrazione, la produttività industriale, la cybersicurezza.
E potrei citare, in un combinato disposto di questioni che sono a metà tra il rischio di infrazione e le decisioni, per esempio, del Consiglio d'Europa che condannano l'Italia su alcune questioni, quanto l'esaltazione che viene fatta dal Governo rispetto all'iniziativa del nostro Paese per adeguarsi alle richieste e alle direttive europee non sempre corrisponda ad elementi di certezza. Vorrei partire da un tema che è molto legato alla concorrenza, un argomento un po' complicato per questa maggioranza e per questo Governo, ma mi riferisco, per esempio, al tema del .
Adesso io non so se non possiamo fare delle leggi di delegazione che prevedono quello che accadrà, però noi, signora Sottosegretaria, abbiamo già capito quello che accadrà, e che comunque sarà aperta una procedura contro il nostro Paese per come è stata concepita la norma sul o addirittura per come è stata utilizzata nella questione della scalata di Mediobanca. Ovviamente vedremo che cosa accadrà, ma qualcuno di noi, non adesso, a maggio, aveva già messo in evidenza che il non può essere un giochetto che la maggioranza utilizza per risolvere dei problemi, fregandosene di quali sono le regole e i presupposti legislativi che l'hanno voluta.
Eppure sta accadendo esattamente questo. Abbiamo chiesto anche, lo ha fatto il collega Della Vedova, auguriamoci che ci sarà un'indagine conoscitiva sul tema del risiko bancario, ma sicuramente mi auguro che questo, in qualche modo, arrivi a farci capire qual è la nostra posizione. Qual è la posizione del Governo, onorevole Sottosegretario, rispetto alle concessioni balneari? Rispetto alle infrazioni che sono aperte? A proposito dei lumini che si accendono e si spengono quando si chiede alla maggioranza di votare senza indicazione da parte del Governo?
Cosa succederebbe se noi sul tema delle concessioni balneari chiedessimo al Governo di rimettersi all'Aula su come comportarci rispetto all'Europa? Sarebbe divertente vedere il presepe delle lucette che si accendono di un colore piuttosto che di un altro. Sto facendo solo dei titoli, signora Sottosegretaria, ho finito. Il Mercosur è una cosa importante, signora Sottosegretaria. Non c'è una direttiva, non c'è un'infrazione in campo, ma c'è un problema da parte del nostro Paese di prendere delle decisioni. C'è un problema che riguarda il MES bancario, a proposito di quello che sta succedendo. La posizione dell'Italia sta bloccando una decisione su cui c'è praticamente l'unanimità da parte dell'Europa.
E c'è un tema molto delicato - e ho finito - che è semplicemente quello del controllo telefonico. E qui c'è il tema del 2.0, che è un argomento molto, molto delicato, perché, attraverso un fine, che è giustissimo, ossia quello di combattere la pedofilia e la pornografia, rischia seriamente di mettere in discussione la di tutti quanti noi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Calogero Pisano. Ne ha facoltà.
CALOGERO PISANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Oggi siamo chiamati a votare sul disegno di legge n. 2574-A, recante “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2025”.
Si tratta di uno strumento essenziale per allineare il nostro ordinamento nazionale alle norme dell'Unione europea, garantendo un recepimento tempestivo ed efficace di norme che rafforza la competitività economica, la sostenibilità ambientale, la protezione dei consumatori e la sicurezza cibernetica.
Questo provvedimento, composto da 20 articoli, conferisce al Governo le deleghe necessarie per recepire 16 direttive europee e per adeguare la normativa nazionale a 10 regolamenti dell'Unione europea.
Esso risponde all'esigenza di adempiere agli obblighi derivanti dalla nostra appartenenza all'Unione, intervenendo in settori cruciali per il nostro Paese: dalla protezione dei disegni e modelli industriali alla promozione della riparazione di beni, dalla cybersicurezza alla gestione dei rifiuti, dalla sicurezza delle macchine alla tutela ambientale e alla sostenibilità delle imprese.
Tra le direttive più significative, spiccano: la direttiva relativa al dovere di diligenza per le imprese ai fini della sostenibilità (direttiva (UE) 2024/1760), che promuove pratiche responsabili nelle catene di fornitura globali; la direttiva sull'estensione dei diritti per le persone con disabilità, inclusi i cittadini di Paesi terzi (direttiva (UE) 2024/2842); la direttiva sulla responsabilità per danni dai prodotti difettosi (direttiva (UE) 2024/2853), che rafforza le tutele per i consumatori; la direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane (direttiva (UE) 2024/3019), cruciale per la protezione ambientale: la direttiva recante misure in materia di cybersicurezza, come quelle sui requisiti orizzontali per i prodotti digitali (direttiva (UE) 2024/2847).
Permettetemi di sottolineare alcuni aspetti chiave. L'articolo 3, ad esempio, fornisce i principi specifici per recepire la direttiva (UE) 2024/2823 sulla protezione giuridica dei disegni e modelli, adeguando il nostro codice della proprietà industriale e prevedendo procedure amministrative efficienti. Questo rafforzerà la competitività delle nostre imprese, tutelando l'innovazione e il contro contraffazioni e abusi.
L'articolo 4, invece, si concentra sulla direttiva (UE) 2024/1799, per promuovere la ripartizione dei beni, modificando il codice del consumo. Qui, il della sostenibilità; incentivando le riparazioni, promuoviamo una filiera trasversale a molti settori e categorie merceologiche, riduciamo i rifiuti, favoriamo un'economia circolare e offriamo ai consumatori opzioni più economiche ed ecologiche, in linea con il europeo.
Non meno importanti sono le deleghe in materia di cybersicurezza, come quelle negli articoli 10, 11 e 12, che adeguano il nostro ordinamento ai regolamenti europei relativi (UE) 2024/2847, 2025/37, 2025/38.
In un mondo sempre più digitale e con minacce crescenti, queste misure rafforzano la resilienza delle nostre infrastrutture critiche, proteggendo i cittadini e le imprese dalle minacce informatiche. L'individuazione dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, come autorità competente, garantisce un approccio coordinato ed efficace.
Sul fronte ambientale, gli articoli 7, 8 e 9 affrontano regolamenti su sostanze ozonolesive, emissioni industriali e spedizioni di rifiuti, con criteri, sanzioni dissuasive e procedure semplificate.
L'articolo 13, poi, adegua al regolamento (UE) 2024/1735 per tecnologie a zero emissioni nette, stimolando investimenti e sostenendo la transizione ecologica.
Inoltre, le misure fiscali e societarie, come quelle sul voto elettronico per le elezioni europee (UE 2025/1788) e sulle norme IVA e per l'era digitale (UE 2025/516), semplificheranno procedure e stimoleranno l'innovazione.
Signor Presidente, questo disegno di legge non è solo un adempimento formale, ma è un'opportunità per modernizzare il nostro sistema normativo, evitare procedure di infrazione e beneficiare pienamente delle risorse europee, come quelle del PNRR.
In un contesto di sfide globali, dalla transizione digitale a quella ecologica, dalla sicurezza alla competitività, approvare questa legge significa investire nel futuro dell'Italia in Europa. Evitiamo ritardi che potrebbero costarci sanzioni e perdite economiche. Scegliamo invece di essere protagonisti attivi dell'integrazione europea. Per queste ragioni, a nome del mio gruppo Noi Moderati, dichiariamo il voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, signor Presidente, colleghi e colleghe, grazie ai rappresentanti del Governo. Annuncio sin d'ora che il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra esprimerà un voto contrario sulla legge di delegazione europea del 2025.
Ci sono molte motivazioni per orientarci su questo voto, ma, in particolare, ci sono due nodi politici precisi che, per noi, sono molto importanti e quindi anche dirimenti. Il primo è la mancata assunzione, con allargamento anche alle disposizioni di carattere nazionale, della direttiva anti-SLAPP sulle querele temerarie. Il secondo è la scelta di procedere all'abbassamento dellodi protezione del lupo, in contrasto con gli obiettivi di tutela della biodiversità.
Parto dal primo punto. La classifica 2025 di Reporter senza frontiere ci dice una cosa molto semplice però anche molto grave, che, evidentemente, stando alle sue dichiarazioni, la Presidente Meloni non ha compreso oppure vuole nascondere. L'Italia sta scendendo ancora relativamente a livello di libertà di informazione. Ormai siamo al quarantanovesimo posto a livello globale, perdiamo tre posizioni rispetto all'anno scorso, otto rispetto a quello precedente e siamo ventiseiesimi su ventisette nell'Unione europea, ultimi tra gli Stati fondatori.
Se guardiamo a quello che è accaduto in questi mesi non dovremmo stupirci. Ci sono stati i giornalisti spiati attraverso come Paragon e ancora oggi non sappiamo esattamente chi li ha spiati, ma abbiamo il ragionevole dubbio che sia stato qualcuno che, purtroppo, alberga nelle stanze delle istituzioni italiane. Ci sono molti giornalisti minacciati da mafiosi, da organizzazioni criminali, e ultimamente abbiamo avuto anche un grave attentato contro il giornalista Rai, Sigfrido Ranucci , e un attacco alla sede de a Torino.
Giornalisti e giornaliste sono, per diverse ragioni e da diversi punti di vista, sempre più nel mirino, e sappiamo, purtroppo, che questo clima rischia di produrre anche forme di autocensura.
I dati dell'osservatorio Ossigeno per l'informazione parlano chiaro: nei primi sei mesi del 2025 i giornalisti minacciati sono quasi raddoppiati rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, con un aumento del 78 per cento e un incremento del 46 per cento degli episodi intimidatori classificabili come deliberate violazioni della libertà di informazione.
Dentro questo quadro angosciante e preoccupante, uno degli strumenti più subdoli e diffusi di intimidazione sono proprio le querele temerarie, le cosiddette SLAPP, azioni giudiziarie pretestuose, spesso infondate, basate su richieste risarcitorie sproporzionate, che non nascono per essere vinte in tribunale, ma per logorare, intimidire, ridurre al silenzio chi fa informazione o anche chi fa attivismo civico.
Purtroppo, come Italia, abbiamo il record europeo di querele temerarie. Dal 2006 ad oggi, sono state circa 8.000. Abbiamo giornalisti, come la squadra di , che hanno ricevuto centinaia di querele senza mai essere condannati in tribunale. Parliamo appunto di giornalisti, ma anche di attivisti di ONG, di studiosi, di persone che partecipano al dibattito pubblico, e nel nostro Paese, purtroppo, tra i promotori di queste querele ci sono anche esponenti del Governo che hanno querelato giornalisti senza adeguate ragioni, usando, di fatto, l'arma del processo per mettere pressione sull'informazione.
L'Unione europea ha approvato una direttiva nell'aprile del 2024 che introduce un quadro minimo di protezione uniforme a livello europeo, ma - è un punto decisivo - non si ferma lì, perché, all'articolo 3 sulle prescrizioni minime, la direttiva dice esplicitamente che gli Stati membri possono introdurre disposizioni più favorevoli per proteggere le persone attive nella partecipazione pubblica da domande manifestamente infondate o procedimenti giudiziari abusivi.
In parole più semplici, Sottosegretaria, l'Europa ci sta dicendo: questa direttiva sui casi transfrontalieri è il minimo, ma potete e dovete fare di più. E cosa fa il Governo? Prima prende l'impegno in Aula lo scorso anno, proprio su sollecitazione di un emendamento di AVS a recepire la direttiva, poi ci ripensa.
In Commissione boccia gli emendamenti delle opposizioni. Infine, dopo l'ennesima pressione politica, presenta l'emendamento che introduce l'articolo 7 che recepisce la direttiva, ma quell'articolo purtroppo è una pezza insufficiente. Si limita a delegare il Governo sulle sole fattispecie transfrontaliere, non affronta il cuore del problema italiano: le querele temerarie puramente nazionali. Quelle che quotidianamente imbavagliano cronisti locali, piccole testate, attivisti di comitati. È come se, con la casa allagata, vi limitaste a portare via l'acqua dal giardino. Questo state facendo.
Perché questa paura di una normativa forte a difesa della libertà di informazione? La sensazione è che questa maggioranza tema un'informazione libera, non accondiscendente, capace di raccontare il Paese da punti di vista che non coincidono con la narrazione di Palazzo Chigi e di scoprire conflitti di interesse, corruzione, uso distorto di fondi pubblici e di poltrone.
La vicenda del Garante della scoperchiata da e da altri giornalisti è esemplare. Avete dedicato più energie ad attaccare Ranucci che a rimuovere chi, in quell'autorità, sembra addirittura aver violato la dei propri dipendenti . È un ribaltamento inquietante. Questo è il quadro in cui ci troviamo.
Questa legge di delegazione avrebbe potuto essere l'occasione per cambiare strada e atteggiamento nei confronti dei professionisti dell'informazione ma, invece, avete scelto consapevolmente di non farlo e questo è molto grave.
Il secondo motivo del nostro voto contrario riguarda invece la posizione del Governo - passiamo a tutt'altro argomento - sulla proposta di modifica della direttiva Habitat relativa allodi protezione del lupo, il .
La proposta della Commissione europea del 7 marzo 2025 riclassifica il lupo da specie strettamente protetta a specie semplicemente protetta adeguandosi alla modifica della Convenzione di Berna. In concreto, significa rendere molto più facile l'abbattimento dei lupi e questo comporta un rischio altissimo: riportare la popolazione del lupo in una condizione di declino e di rarefazione.
Oggi in Italia abbiamo circa 3.300 lupi. Una popolazione che perde ogni anno almeno il 10 per cento degli individui, vittime di bracconaggio, avvelenamenti, lacci e spari. Non è un animale in sovrabbondanza e non va confuso con i canidi. È una specie che ha appena iniziato a ricolonizzare parti del suo areale storico ed è sottoposta a fortissime pressioni antropiche.
Il lupo è un bioregolatore essenziale; primo predatore degli ungulati; contribuisce a ridurre la pressione di cinghiali e altri animali selvatici sulle coltivazioni, sui vigneti, sui frutteti, su quel lavoro anche umano che volete difendere Dove il lupo è presente gli ecosistemi sono più equilibrati e più resilienti. In gran parte d'Italia vive una sottospecie unica, tra l'altro, il , adattata ai nostri ecosistemi appenninici, una ricchezza quasi esclusivamente italiana e che dovrebbe essere un vanto e un impegno di tutela, non un bersaglio.
Gli studi, infine, condotti nei Paesi dove gli abbattimenti legali sono consentiti come la Slovenia, la Slovacchia e la Francia, mostrano che queste pratiche non riducono le predazioni sul bestiame e talvolta le aumentano. Perché quando si abbattono i lupi, soprattutto i capi branco, si disgregano i branchi e i singoli lupi, quelli più giovani e inesperti, si rivolgono più facilmente agli animali domestici.
Noi pensiamo l'esatto contrario, quindi, di quello che il Governo ha messo in campo, che non è nell'interesse del Paese perché indebolisce una specie chiave per la resilienza degli ecosistemi in Italia, già fragile di fronte alla crisi climatica.
Per tutte queste ragioni, voteremo contro questa legge di delegazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Colleghi, colleghe, Sottosegretaria Siracusano, grazie per essere presente in quest'Aula, unico membro del Governo. Peccato non ci sia anche il Ministro Foti, con cui avremmo avuto davvero piacere a continuare il dibattito e il confronto che, ben venga, c'è stato, invece, pochi minuti fa su un tema che mi appresto a toccare non prima di aver iniziato il mio intervento introducendo il provvedimento del giorno, che è il disegno di legge di delegazione europea. È uno strumento fondamentale, diciamo spesso che si tratta di un provvedimento tecnico, di un provvedimento addirittura secondario: niente di più lontano dalla realtà perché, attraverso questo provvedimento, noi ribadiamo il nostro essere europei, ribadiamo la nostra identità europea accanto all'identità italiana e lo facciamo attraverso il recepimento di direttive e la sistemazione del nostro ordinamento all'implementazione di regolamenti europei. È quindi l'architrave - la legge di delegazione europea, così come la legge europea -, intorno a cui si costruisce il rapporto del nostro Paese con l'Europa.
Cominciamo con una buona notizia, anche qui per onestà intellettuale. Quest'anno il Governo non ha presentato la legge con il ritardo mostruoso che abbiamo denunciato negli anni precedenti. Questo, lungi dall'essere un richiamo ironico, è davvero fonte di contentezza autentica, perché in questo modo abbiamo modo di affrontare il provvedimento in tutti i dettagli.
Uno dei temi principali e centrali, a nostro avviso, è quello della cybersicurezza, la risposta europea alle minacce informatiche. Abbiamo due atti europei che recepiamo in questa legge di delegazione europea: l'atto di resilienza cibernetica e l'atto di solidarietà cibernetica. Di cosa parliamo? Parliamo di provvedimenti che avranno un impatto concreto e reale sulla vita dei cittadini. Parliamo, infatti, di attacchi informatici, che ormai non sono più sporadici ma sono diventati strutturali, anche perché fanno parte di una strategia di guerra ibrida messa in campo da Stati, evidentemente, che non hanno interesse allo sviluppo e alla pacificazione del nostro continente; e parliamo di attacchi che vanno non soltanto a mettere a repentaglio la o i dati; parliamo di attacchi che interrompono l'erogazione dei servizi sanitari, parliamo di attacchi a infrastrutture critiche; parliamo, quindi, di aziende, enti pubblici e, ancora una volta, strutture sanitarie che subiscono conseguenze molto reali e molto pratiche che, a loro volta, vanno a riferirsi ai cittadini.
Bene. Il primo atto - quindi, quello di resilienza - ha un obiettivo molto semplice: impedire che, nel mercato europeo, arrivino prodotti digitali che, dietro ad un'apparenza innocua, nascondono vulnerabilità gravi. Si tratta di mettere in sicurezza tutti quei dispositivi che, una volta che vengono connessi in rete, devono garantire ai nostri cittadini che non ci siano rischi che possono esser corsi a livello di attacchi informatici.
Abbiamo poi l'atto di solidarietà cibernetica che rafforza l'idea che l'Unione europea deve difendersi insieme, in maniera solidaristica, specialmente da quegli attacchi che sono, che possono essere su vasta scala e che possono avere conseguenze significative. Questo perché, quando un Paese dell'Unione europea viene attaccato e paga le conseguenze di una vulnerabilità che non ha saputo, magari, affrontare, beh, non è soltanto quel Paese e i cittadini di quel Paese o quel popolo europeo che ne pagano le conseguenze. Quindi, bene fare un passo avanti verso l'idea che l'Unione europea debba affrontare in maniera sempre più coesa gli attacchi che potrebbe subire.
Abbiamo, poi, una direttiva che riguarda le modalità di partecipazione alla vita democratica europea sia nel senso di poter votare i propri candidati, sia nel senso di potersi proprio candidare, e nella fattispecie per quanto riguarda i cittadini europei che sono residenti in un Paese di cui non detengono la cittadinanza. Si è visto che questo gruppo di cittadini - che rappresentano un tassello indispensabile del tessuto democratico europeo perché la mobilità, ovviamente, è un carattere principe del progetto europeo - incontra difficoltà e ostacoli nel poter partecipare attivamente e pienamente alla vita democratica. Quindi, c'è tutta una serie di provvedimenti che riguarda la standardizzazione, ad esempio, dei moduli, una capacità informativa maggiore, la possibilità di essere più chiari anche nei termini, nelle , nei termini di riferimento della presentazione della propria proposta di candidatura nelle liste; c'è il tema del doppio voto e c'è il tema dell'impedimento del voto, perché ci sono, appunto, alcuni regimi normativi per cui, ad esempio, una condanna penale di un certo livello di gravità impedisce l'esercizio del voto.
Allora, questo tipo di informazioni, per esempio, è necessario che vengano scambiate appieno tra i Paesi. Abbiamo poi il tema dell'ambiente. Oggi sono aperte 69 procedure di infrazione a carico dell'Italia, ai sensi degli articoli 258 e 260 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, e quasi la metà risulta riguarda l'ambiente. Il nostro Paese possiamo dire che ufficialmente è indietro dal punto di vista del recepimento degli obblighi europei su questo tema, e il nostro gruppo ha proposto diverse misure migliorative.
Tra queste, l'introduzione di un sistema di deposito cauzionale per la gestione degli imballaggi, che chi viaggia sa bene si trova ormai un po' ovunque. Infatti, sono 15 gli Stati membri dell'Unione europea che hanno già attivato un sistema di tale tipo, sono 7 quelli che hanno deciso politicamente di farlo e sono soltanto 5 - tra questi, purtroppo, il nostro Paese - che non hanno ancora un piano strutturale in tal senso.
Poi abbiamo i temi ancora irrisolti.
Come dicevo, prima c'è stato un interessante confronto con il Ministro Foti sul tema dell'implementazione o dell'adozione, a livello di normativa interna del nostro Paese, del regolamento (UE) 2022/350, che individua una serie di attori ed enti che vengono sanzionati dall'Unione europea perché si riscontra, ci sono evidenze, è chiaro ormai che loro agiscano per influenzare l'opinione pubblica europea e portare avanti la propaganda della Russia.
L'Unione europea ha tantissimi regolamenti, ma questo, nello specifico, riguarda proprio la disinformazione russa. Bene, noi abbiamo segnalato al Governo, in molteplici occasioni, il problema dei continui eventi di propaganda russa che vengono ospitati nel nostro Paese, e voglio attirare l'attenzione su questo tipo di ragionamento. Chiaramente, nei propri spazi privati ognuno può proiettare quello che vuole, certo, sempre fermo restando il divieto di fare propaganda fascista e terroristica.
Il problema è quando questi video, questi documentari, questi film vengono proposti in sale consiliari, in sale comunali, in biblioteche comunali, e addirittura, a volte, con il patrocinio dei comuni, spesso riscontrando che i sindaci stessi, a volte gli amministratori locali, non sono del tutto consapevoli di cosa questi eventi contengano e di quali siano le finalità. Bene, abbiamo cercato di allarmare e attivare il Governo in questo senso a più riprese, l'ultima volta il 30 ottobre, quindi circa un mese fa, e il Governo ci ha risposto quello che voglio rileggere, che il Ministro Foti troverà sul suo banco, perché abbiamo disposto una copia perché possa facilmente leggerla.
Bene, il Governo ci ha detto che, in base alla citata normativa, spetta agli Stati membri stabilire le sanzioni e individuare l'autorità domestica competente ad applicarle, e che al momento non è stata adottata la relativa disciplina attuativa sul piano del diritto interno. Cioè, è il Paese membro che deve implementare un regolamento e, nel caso dell'Italia, noi non lo abbiamo fatto.
Quindi, nella fattispecie, in Italia regna l'impunità perché non sappiamo chi dovrebbe sanzionare, che tipo di sanzioni quest'organo dovrebbe irrogare a soggetti che contravvengono a disposizioni europee che - voglio provare a essere, anche qui, più chiara possibile - non ci vengono imposte, perché tutte queste disposizioni noi le negoziamo in Europa, e, una volta che le abbiamo negoziate, perché abbiamo stabilito che è interesse di tutti gli Stati membri osservarle, ogni Paese membro, in maniera responsabile, dovrebbe implementarle al meglio.
In Italia vige, invece, a quanto pare, la più totale impunità, cioè in Italia ognuno può fare quello che vuole. Davvero è paradigmatico che questo tipo di condizione sussista quando il Governo in carica è un Governo che, invece, ha fatto una campagna elettorale sul rispetto delle regole, sull'ordine e sul fatto che in Italia fosse cambiato il vento. Il vento è sempre quello, mi verrebbe da dire “il vento dell'Est”, che ancora soffia molto forte.
Noi pensiamo, a destra come a sinistra, che il mancato recepimento - chiamiamolo in questo modo - di questo regolamento indispensabile sia un incredibilmente grave in questo provvedimento, ed ecco perché dichiaro il voto di astensione del gruppo di Azione. Non termineremo di fare la nostra battaglia su questo, perché pensiamo che i cittadini italiani abbiano il diritto ad essere informati …
PRESIDENTE. Scusi, ma non mi ero neanche accorto, avevo scampanellato, ma non sono riuscito a darle un . Se vuole concludere per 10 secondi, concluda. Prego.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente, molto gentile. Termino dicendo che crediamo che sia molto importante che ai cittadini italiani venga garantito il diritto a una corretta informazione e a non vedere il proprio spazio informativo continuamente inquinato. Pensiamo che questo sia responsabilità del Parlamento e del Governo. Da parte nostra continuerete ad avere tutto il supporto possibile, ma ci aspettiamo la vostra responsabilità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. In linea con la maggior parte delle votazioni sugli articoli che il gruppo ha effettuato durante la discussione della legge, preannunzio che il MoVimento 5 Stelle si asterrà nella votazione di questo provvedimento. È stato già detto dai colleghi che questo è un provvedimento sostanzialmente dovuto. È una legge che deve essere adottata per recepire le direttive europee ed eventualmente sanare situazioni che hanno dato origine, o potrebbero dare origine, a procedure di infrazione.
È chiaro che è un provvedimento che deve essere letto nell'interesse della collettività, nell'interesse dei cittadini e nell'interesse della finanza pubblica. Quindi, il MoVimento 5 Stelle non può, in linea di massima, esprimere un voto contrario. Altrettanto, però, non può esprimere un voto favorevole, perché questo provvedimento presenta numerose criticità, che non sono state superate, nonostante il nostro gruppo abbia presentato numerosi emendamenti al fine di migliorare il testo e di ampliare il novero delle direttive da recepire o per migliorare e integrare le deleghe per quelle che erano già previste in legge.
Purtroppo, gli emendamenti sono stati tutti respinti, non dico in assenza di confronto con la maggioranza e con il Governo, perché il Governo questa volta ha dialetticamente interloquito con l'opposizione, però la sostanza è che comunque i nostri emendamenti sono stati tutti rigettati e non possiamo certamente dichiararci soddisfatti per l'accoglimento di 2 ordini del giorno. Un punto importante, un passaggio importante, che ci ha deluso parecchio, è stato quello relativo al rifiuto di recepire la direttiva (UE) 2024/1275, la cosiddetta direttiva “Case ”
Già l'Italia, il nostro Paese, non ha risposto in maniera soddisfacente alla richiesta di vietare gli incentivi per le caldaie a metano fin dal gennaio 2025. Questa è un'omissione alla quale probabilmente potrebbe seguire una procedura di infrazione nei nostri confronti, legata appunto all'applicazione della direttiva Case , che non viene recepita per la seconda volta nel nostro ordinamento. Ciò andrebbe a peggiorare il quadro generale delle infrazioni alle quali siamo sottoposti.
È già stato detto, infatti, che l'Italia è sotto infrazione per oltre 60 procedure, e tra queste teniamo a ricordare il fatto che ci sono procedure in tema di ambiente e protezione dell'ambiente, quali, ad esempio, quelle relative alla mancata adeguatezza del sistema fognario e di depurazione di cui alla direttiva 91/271/CEE, e quelle relativa alla gestione dei rifiuti e delle discariche. Ciò in quanto nel Paese sono presenti centinaia di discariche abusive o non conformi, e questo in relazione alle direttive 75/442/CEE, 91/689/CEE e 1999/31/CE.
Per tornare al tema case , è ricollegato ad esso il fatto che, entro il 31 dicembre, deve essere presentato dal Governo il Piano nazionale di ristrutturazione, e ci auguriamo che questo avvenga tempestivamente per evitare di andare incontro a un'altra possibile procedura di infrazione. Abbiamo presentato, come detto, numerosi emendamenti, alcuni tendenti a recepire alcune direttive che erano state escluse dal testo e altri a migliorare l'aspetto della delega. Non è stata recepita la direttiva 2024/1275 sulle prestazioni energetiche nell'edilizia ed è stato altresì rifiutato di inserire nel testo di legge il recepimento del regolamento 2024/1735 sulla produzione delle tecnologie a zero emissioni nette.
Stiamo parlando di direttive importanti e fondamentali per l'economia, per l'economia circolare, per l'interesse dei cittadini, per lo sviluppo sostenibile e per il risparmio energetico, così come a ciò erano diretti gli emendamenti per l'ampliamento della delega, di cui alla direttiva (UE) 2024/1799, relativa alle norme sulla riparazione dei beni.
Questo è quello che noi abbiamo cercato di inserire nella legge in materia di ambiente, ma la discussione dell'Aula avrà visto che il MoVimento si è impegnato molto e ha lottato per ampliare la delega relativa alla cosiddetta direttiva anti-SLAPP - la direttiva (UE) 2024/1069 - concernente la protezione delle persone attive nella partecipazione pubblica da domande manifestamente infondate o procedimenti giudiziari abusivi. È una direttiva che è stata introdotta in Commissione grazie alla pressione che le opposizioni hanno effettuato nei confronti del Governo, come è stato ricordato poc'anzi anche dalla collega Piccolotti, perché inizialmente non era presente nel testo.
In relazione a questa direttiva specifica, si manifestano però l'ambiguità del Governo e l'ipocrisia di questa maggioranza. Cos'è successo? È successo che le opposizioni hanno provato ad ampliare la delega per far sì che potessero essere introdotte nel nostro ordinamento delle norme direttamente efficaci per le liti temerarie nazionali, visto che la delega disciplina e norma le querele temerarie transnazionali. Ciò non è stato fatto, nonostante la solidarietà di facciata espressa, ad esempio, al giornalista Sigfrido Ranucci dopo il gravissimo attentato, al quale lui e i suoi familiari sono fortunatamente e fortunosamente scampati.
Il Governo e la maggioranza, quindi, non si guardano - anzi, ben si guardano - dal rafforzare nel nostro Paese l'effettività dell'articolo 21 della Costituzione, mostrando il volto di un Esecutivo al quale pare non importare il consolidamento dei pilastri della nostra Carta costituzionale, ma, viceversa, pare che si adoperi, in via diretta o indiretta, a indebolirli. Ne abbiamo avuto la riprova anche in occasione dell'approvazione del provvedimento sul consenso informato, che la maggioranza ha licenziato prima di questo, laddove si è concretizzato un fortissimo attacco alla scuola e alla libertà di insegnamento.
Per rigettare gli emendamenti proposti, il Governo adotta una serie di motivazioni tecniche, per motivare il rifiuto ad integrare la delega al recepimento, con norme che erano volte a disciplinare azioni e querele temerarie nel nostro Paese, facendo riferimento al perimetro della delega e al diritto vigente. Se ci fosse stata la reale volontà politica, tali eccezioni sarebbero state superabili , perché occorre la volontà di tutelare i giornalisti in modo più pregnante e deciso, così come la libertà di stampa necessita dell'inserimento di tali norme nel nostro ordinamento. Tale mancanza di volontà si è cristallizzata nel fatto che non è stato fissato un termine per l'esercizio della delega per l'adozione della direttiva, rinviando, di fatto, anche l'adeguamento della normativa interna alla disciplina europea. A questo proposito, diciamo che è comprensibile l'atteggiamento del Governo e, forse, anche l'imbarazzo politico del Ministro Foti, in quanto il Dicastero della Giustizia è retto dal Ministro Nordio che, ad esempio, il 24 maggio 2024, al Festival dell'Economia di Trento, si impegnava ad introdurre una norma per contrastare le citazioni o le querele temerarie, evidentemente per compiacere la platea. Dopo l'attentato a Ranucci, affermava che la libertà di stampa è sacra, ma, un mese fa, andava ad affermare che il concetto di lite temeraria è un concetto vago e che, quindi, i tempi non sono ancora maturi per introdurre una tale normativa nel nostro sistema.
MARIO PERANTONI(M5S). Gli emendamenti non erano certamente finalizzati ad impedire l'accesso alla giustizia, ma erano emendamenti finalizzati…
PRESIDENTE. Ha finito il tempo.
MARIO PERANTONI(M5S). …ad introdurre - concludo, Presidente - semplicemente un sistema di inibitorie e di sanzioni da far valere nel processo e a processo concluso.
Concludo, affermando questo, signor Presidente: che questo Governo prende l'Europa quando conviene, quando invece non conviene, la lascia dov'è. Quando si tratta di armi e di denari per il riarmo, l'Europa va bene; quando si tratta di tutelare i diritti e rafforzare le tutele democratiche, l'Europa non va più bene. Quindi, come dicevo, il MoVimento 5 Stelle si asterrà nella votazione di questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Monte. Ne ha facoltà.
ISABELLA DE MONTE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Sottosegretaria, colleghe e colleghi, oggi trattiamo la legge di delegazione europea, che ha avuto un'evoluzione molto importante in Commissione, perché da 13 siamo arrivati a 20 articoli, con un contributo anche molto importante da parte del Governo, e con 18 direttive che, invece, non hanno richiesto criteri specifici di delega.
Innanzitutto, vorrei dire che siamo arrivati a questa nuova legge di delegazione, a pochi mesi da quella del 2024, esattamente come era stato anticipato dal Ministro Foti. È anche l'occasione per fare delle valutazioni sulle procedure di infrazione, perché il dato più recente che abbiamo è quello di aprile di quest'anno: è vero che c'è stato un leggero incremento, però bisogna anche dire che, negli anni, in realtà, la statistica è positiva. Dall'inizio della legislatura, infatti, siamo passati da 82 procedure di infrazione a quelle attuali. In sostanza, per avere l'attuale numero di procedure, dobbiamo addirittura risalire al 2017, quindi vuol dire che è stato fatto veramente un lavoro importante da parte del Governo, con l'impulso del Parlamento e, oltretutto, senza considerare un fatto ulteriormente positivo e, cioè, che vi sono già degli altri decreti legislativi , che, quindi, sicuramente saranno in grado anche di ridurre ulteriormente questa statistica.
Svolgo, poi, una considerazione. Apparentemente si tratta di provvedimenti tecnici; in realtà, poi l'abbiamo sentito anche dal dibattito odierno d'Aula, ci sono argomenti molto sensibili e molto importanti. Abbiamo l'attuazione dell'agenda legislativa europea, che dà un preciso a temi ambientali, diritti dei consumatori e anche alla trasparenza democratica.
Abbiamo temi di attualità: uno di questi è quello del consumismo, perché sappiamo bene che, negli ultimi decenni, c'è stato un notevole incremento anche dell'accesso al consumo, ai prodotti, proprio per il fatto che è diminuito singolarmente il prezzo dei prodotti. Questo, però, ha anche determinato, chiaramente, un aumento dei rifiuti, quindi l'Unione europea è intervenuta negli ultimi anni, in particolar modo con il pacchetto dell'economia circolare, cercando di ridurre i prodotti, di ridurre, di conseguenza, anche i rifiuti stessi. Questo, in particolare, poi è stato fatto per il , è stato fatto anche con un indirizzo chiaro sulla durabilità dei prodotti e sulla loro riparazione. La tendenza, infatti, era quella della obsolescenza programmata: quindi si prevedeva che i prodotti avessero una durata limitata nel tempo, in modo tale da avere dopo pochi anni, in sostanza, l'accesso allo stesso prodotto o a prodotti similari. Quindi, in sostanza, la tendenza è quella verso la sostenibilità, che riguarda gli imballaggi e i rifiuti da imballaggio.
Altra considerazione riguarda, poi, sempre i rifiuti: la direttiva (UE) 2025/1892. Qui abbiamo un altro tema sensibile, che è quello alimentare e quello del tessile, in particolare il contrasto allo spreco in questi due settori. Per quanto riguarda il settore alimentare, si interviene con misure di prevenzione obbligatorie lungo tutta la filiera e, per quanto riguarda i rifiuti tessili, introducendo la responsabilità estesa del produttore, con l'obbligo di finanziare la raccolta, la cernita, la preparazione per il riciclo dei prodotti immessi nel mercato. In sostanza, si vuole ridurre la cosiddetta , quindi il ricorso, anche qui, a prodotti di consumo, consumo frequente, ma che, al tempo stesso, aumenta il ricorso ai rifiuti.
Naturalmente noi sosteniamo questa politica, perché significa anche riconsiderare e rivalutare la qualità del tessile, che è un tipico .
Ancora, in materia di acque reflue e micro inquinanti, nella disciplina della direttiva (UE) 2024/3019 troviamo il cosiddetto trattamento quaternario, ossia ridurre i micro inquinanti, cioè i residui medicinali e cosmetici. Abbiamo anche qui la tutela dei diritti dei consumatori.
Ancora, i diritti dei consumatori in materia di giustizia li troviamo nella direttiva (UE) 2024/2823, contenente la clausola sulla riparazione. Qui l'argomento riguarda principalmente i modelli e i disegni, però l'importanza sta nel fatto che si arriva alla standardizzazione della clausola di riparazione. In pratica, quindi, i prodotti di ricambio saranno esclusi dalla protezione esclusiva; questo aumenta la concorrenza, ma aumenta anche il diritto alla riparazione.
Vengo, poi, a un tema centrale che abbiamo trattato in quest'Aula anche nell'esame degli articoli, degli emendamenti e degli ordini del giorno, che è quello del contrasto alle SLAPP, cioè alle pratiche di bavaglio di cui alla direttiva (UE) 2024/1069. Questa, Presidente, sappiamo che è una direttiva veramente attesa. Finalmente tutela la partecipazione pubblica, declinata come contributo dei giornalisti, degli attivisti, a protezione delle domande giudiziarie manifestamente infondate e abusive. Questa è una misura che ci auguriamo possa essere decisiva per garantire la libertà di espressione e il pluralismo dell'informazione.
Torno, però, al dibattito odierno, perché oggi, chi ha invocato la piena difesa dei giornalisti - fatto che ovviamente condividiamo, ma all'interno della cornice che resta europea e, quindi, non possiamo sfociare nelle competenze nazionali - avrebbe altrettanto fermamente dovuto prendere le distanze da chi, in occasione della sconsiderata irruzione nella redazione de , ha manifestato una tiepida condanna a questi fatti inaccettabili e inquietanti, pertanto condizionando la difesa a dei “se”, a dei “ma”, a dei “comunque” . Noi invece pensiamo che non ci possa essere alcuna attenuante, nessun “se”, nessun “ma”, nessuna giustificazione a chi colpisce un giornale, a chi intimidisce una redazione, perché si tratta di fatti che bolliamo come odiosi e volti a comprimere la libertà di espressione e di informazione e, come tali, non li potremo mai accettare.
Poi, ci sono gli importanti temi dell'inclusione sociale, come il diritto alla mobilità per le persone con disabilità. Mi riferisco alla direttiva (UE) 2024/2842, che comporta l'obbligo di rimuovere gli ostacoli alla libera circolazione delle persone con disabilità quando si trovano in un Paese UE diverso dal proprio. In sostanza, quindi, si tratta di rimuovere delle barriere frontaliere.
In conclusione, poi, mi preme sottolineare anche l'importanza del regolamento sulla cyber-resilienza, perché obbliga gli Stati membri ad assumere disposizioni per la vigilanza e le sanzioni, per la sicurezza informatica in quanto si stabiliscono obblighi precisi in capo ai produttori, introducendo configurazioni predefinite per la sicurezza. Aspetto significativo è il fatto che vi debbano essere degli aggiornamenti di sicurezza tempestivi per assicurare la difesa dalla vulnerabilità durante tutta la vita utile del prodotto.
In conclusione, Presidente, come dicevo in premessa, tanti aspetti che apparentemente sono tecnici, ma nascondono, in realtà, contenuti molto, molto significativi, che vanno da quelli ambientali - sostenibilità - a quelli della giustizia e a quelli della sicurezza informatica. Ribadisco ancora soprattutto il tema della libertà, che per Forza Italia è molto importante: libertà di pensiero, libertà di espressione, libertà di informazioni, che sono principi sui quali non arretriamo. Voteremo a favore .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giglio Vigna. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA(LEGA). Grazie, signor Presidente. Legge di delegazione europea 2025: ci sono alcuni articoli che riteniamo, come gruppo Lega, particolarmente importanti e particolarmente rilevanti.
L'articolo 8 si riferisce al declassamento della protezione del lupo, che ha destato molto dibattito in quest'Aula e molto dibattito anche a livello di giornali. La XIV Commissione, insieme a diversi altri membri di questo Parlamento, ha in realtà, nei mesi passati, già svolto un importante lavoro in fase ascendente, dando parere positivo alla direttiva sul lupo e, quindi, posizionando il nostro Paese in una direzione positiva verso questa direttiva.
Noi ricordiamo che in diverse aree del Paese, in diverse aree montane del Paese, fra cui anche il Piemonte, da dove arrivo, la parte più montana della mia regione, e ancora il Nord-Ovest, le montagne della Lombardia, del Veneto, del Trentino, il problema è molto sentito: è molto sentito dagli allevatori. Abbiamo audito tutte e due le parti in causa, le parti in dibattito su questa direttiva. Abbiamo sentito gli animalisti dire agli allevatori: tanto se il lupo vi sbrana gli agnelli, vi sbrana i vostri animali, tanto poi venite risarciti. Però, non funziona così, nel senso che chi fa allevamento, chi dedica la vita a quella professione, chi dedica la vita a quella missione, perché è una professione-missione quella dell'allevamento, come d'altra parte anche quella dell'agricoltura, non accetta, però, il fatto che il lupo sbrani l'agnello e che lo Stato risarcisca l'agnello all'allevatore. Quindi, è giusto declassarlo per i nostri allevatori.
L'onorevole Bruzzone, che è intervenuto e che ha seguito da vicino questo declassamento e questa direttiva, anzi è suo l'emendamento che è entrato nella legge di delegazione europea 2025 - quindi, una direttiva che viene recepita attraverso un emendamento parlamentare -, ci ha mostrato anche immagini molto esplicative di animali domestici sbranati dai lupi durante escursioni dei loro padroni insieme a questi animali. Poi, c'è il problema e il tema del comparto turistico, nel senso che c'è tutto un comparto turistico, soprattutto nel Nord-Est del Paese, che è in sofferenza, nel senso che la gente che non va più in determinati territori perché ha paura di incontrare il lupo. Certe attività all'aria aperta non vengono più fatte e vi sono territori del nostro Paese con vocazione turistica che sono in difficoltà. Ciò vuol dire che quei comparti turistici, quei territori hanno meno turisti e hanno meno entrate.
Quindi, visto che - come spesso ci viene detto dai banchi dell'opposizione, ma questa volta lo diciamo noi - ce lo chiede l'Europa, l'Italia ha detto: sì, declassiamo il lupo , che non vuol dire che da domani spariamo a tutti i lupi del Paese, ma vuol dire che si andrà a fare un contingentamento di quell'animale in modo assolutamente migliore.
C'è la direttiva SLAPP, che è all'articolo 7, che viene recepita attraverso questa legge di delegazione europea: protezione ai giornalisti da azioni illegali pretestuose. Pensiamo, come Lega e come maggioranza, che difendere la libera stampa sia un qualche cosa di positivo per questo Parlamento, che sia un qualcosa di positivo da parte delle istituzioni di questo Paese. A questo proposito, da parlamentare eletto in provincia di Torino, io non posso che esprimere ancora una volta, da parte del mio gruppo politico, la solidarietà al quotidiano , solidarietà senza “se” e senza “ma”, perché in questo Paese abbiamo sentito e abbiamo visto anche qualcuno, come la relatrice speciale dell'ONU per la Palestina, dare una solidarietà con “se” e con “ma”.
Ve lo dice il rappresentante di un partito politico che ogni tanto ha gazebi, sedi e manifestanti attaccati: quando succedono questi atti di violenza, la solidarietà si dà, senza se e senza ma, cara signora o dottoressa Albanese.
Direttiva macchine sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, perché l'obiettivo non solo, mi permetto di dire, di questa maggioranza e della Lega, ma direi di tutto il Parlamento e di tutte le istituzioni, è di arrivare a incidenti zero e morti zero sul lavoro. Quindi, ben venga, se ci viene chiesto di recepire velocemente una direttiva che aumenta la sicurezza sui posti di lavoro.
Gli articoli dal 16 al 18 sono molto importanti. In particolare, l'articolo 16 prevede un maggior finanziamento per la nostra Agenzia sulla cybersicurezza nazionale. Faccio notare questo passaggio sull'articolo 16: questi finanziamenti da dove vengono presi? Vengono presi dal Fondo per il recepimento della normativa europea, perché sapete che l'Italia, come tutti gli Stati membri, deve avere un fondo apposta sul recepimento della normativa europea e, in questo caso, riusciamo a prendere... Ogni tanto questo Fondo viene usato per direttive che ci arrivano da Bruxelles o per regolamenti che ci vengono imposti da Bruxelles: in questo caso, siamo molto contenti di attingere da un fondo creato apposta per il recepimento della normativa europea per migliorare la sicurezza e la cybersicurezza del nostro Paese. È un tema importantissimo e assolutamente vitale.
In realtà, lo dico ai colleghi dell'opposizione che sono stati magari un po' distratti in questi mesi di dibattito durante la discussione, in XIV Commissione e nelle altre Commissioni, della legge di delegazione europea, alcuni articoli, alcuni emendamenti sono stati anche approvati. Sono anche stati approvati dalla XIV Commissione emendamenti di origine dei gruppi parlamentari di opposizione, in particolare l'articolo 3 e l'articolo 19. Questa è anche un po' una tradizione della legge di delegazione, ovvero quella di trovare anche il modo di far contenta politicamente, tra virgolette, l'opposizione, approvando anche articoli dell'opposizione.
Non abbiamo recepito Case . Non l'abbiamo recepita, perché l'Italia, attraverso i suoi rappresentanti in Europarlamento, ha già fatto un ottimo lavoro su Case , nel senso che la direttiva è stata smorzata, è stata ridotta, l'impatto è stato di sicuro già ridimensionato. Tuttavia, l'Italia, in questa fase, rimane ancora contro Case . Cosa facciamo sottolineare? Facciamo sottolineare che comunque il Paese ha la discrezionalità se recepire o no una direttiva e, in questo caso, l'Italia preferisce ancora non recepire per poter continuare il dibattito in sede di Unione europea. Quindi, Case no, non la recepiamo. In questo caso, ce lo chiede il nostro Paese .
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA(LEGA). Perché la casa è un bene rifugio, la casa è un bene di investimento, la casa è un bene generazionale, la casa è sovranità personale. Il recepimento sarebbe un disastro economico e sociale e costerebbe di più dell'inflazione. Voto favorevole del gruppo Lega
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Filippin. Ne ha facoltà.
ROSANNA FILIPPIN(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Colleghi e colleghe, la legge di delegazione europea è uno degli strumenti più rilevanti attraverso cui il Parlamento orienta, in modo consapevole e responsabile, il rapporto tra il nostro Paese e l'Unione europea. È il passaggio attraverso cui l'Italia decide se interpretare il ruolo di protagonista del progetto europeo oppure se si limita a fare il notaio, cioè a recepire in maniera passiva gli obblighi e gli adempimenti.
Il Partito Democratico ha affrontato questo provvedimento con spirito costruttivo, con senso delle istituzioni e con la consapevolezza che molte delle sfide decisive per il nostro futuro, dalla transizione ambientale alla sicurezza digitale, dalla competitività industriale alla tutela dei diritti fondamentali, si giocano oggi proprio su scala europea.
Il testo che era stato presentato inizialmente dal Governo mostrava lacune evidenti. Il lavoro svolto in Parlamento e in Commissione - questo lo rivendichiamo - ha permesso di correggere queste criticità, rafforzando la qualità complessiva del provvedimento. Consideriamo importante, quindi, un risultato da rivendicare, proprio l'inserimento nel corso dell'esame parlamentare della cosiddetta direttiva anti- SLAPP, la direttiva europea n. 1069 del 2024, nata per contrastare le azioni giudiziarie intimidatorie rivolte contro i giornalisti, ma, come ricordava stamattina il signor Ministro, anche contro ricercatori, attivisti e figure impegnate nella vita pubblica. È un progresso importante per la qualità democratica del nostro Paese, a maggior ragione, se si pensa che l'Italia - lo hanno ricordato i colleghi - oggi è al quarantanovesimo posto nella classifica mondiale delle libertà di stampa. Senza una normativa efficace, chi denuncia il malaffare o conduce inchieste di interesse pubblico rischia di essere trascinato in tribunale per anni. Questa esperienza dell'essere trascinato in tribunale per anni riguarda soprattutto giovani giornalisti, precari e, quindi, ancora più esposti a chi ha potere, forza, soprattutto politica ed economica. Tuttavia, pur considerando assolutamente positivo il recepimento di questa direttiva, la formulazione scelta dal Governo desta la nostra preoccupazione, perché, limitando l'ambito di applicazione alle sole controversie transfrontaliere - certo, questo è il contenuto della direttiva -, si rischia di produrre la disparità di tutela fra chi opera all'interno del territorio nazionale e chi, invece, è coinvolto in procedimenti che riguardano più Stati membri e si lascia senza tutela proprio chi ne ha più bisogno, realizzando così un'impostazione che contrasta con l'articolo 53 della legge n. 234 del 2012, che vieta espressamente di garantire livelli di protezione inferiori nelle controversie interne.
Temiamo che questa sia la reale intenzione della maggioranza, così come è risultata, per esempio, bocciando gli emendamenti che sono stati presentati o respingendo gli ordini del giorno. Ma il Partito Democratico vigilerà, affinché, nell'esercizio anche di questa delega, queste criticità siano superate e l'Italia recepisca per intero lo spirito della direttiva, garantendo una tutela uniforme ed effettiva contro le querele temerarie, anche all'interno del nostro Paese.
Accanto a passi avanti, restano, tuttavia, elementi significativi che destano preoccupazione. Il nostro Paese, oggi, ha 68 procedure di infrazione aperte, 23 delle quali sono in materia ambientale: qualità dell'aria, gestione dei rifiuti, tutela delle acque, biodiversità ed emissioni industriali. Sono ambiti che incidono direttamente sulla salute dei cittadini e sulla competitività delle imprese.
In questo quadro, la mancata presentazione, di nuovo, per il secondo anno consecutivo, della legge europea rappresenta un punto critico. Lo strumento previsto dalla legge n. 234 del 2012 - la legge europea - è essenziale per affrontare in modo ordinato e trasparente le infrazioni ed evitare, invece, il ricorso sistematico ai cosiddetti decreti urgenti e correttivi che riducono il ruolo del Parlamento e non consentono una pianificazione coerente.
Poi, lo si ricordava anche poc'anzi, un ulteriore elemento di attenzione e di preoccupazione è il ritardo nel recepimento della direttiva di prestazione energetica degli edifici, la cosiddetta direttiva . Ora, sinceramente, ho qualche dubbio di aver ascoltato correttamente l'intervento di stamattina del Ministro Foti, che mi permetto di ringraziare per la sua presenza durante tutto il provvedimento e le puntuali risposte che ha dato.
Naturalmente ringrazio anche la Sottosegretaria Siracusano per la sua presenza sempre e comunque. Ma stando a quello che ha detto stamattina il Ministro Foti c'è l'intenzione di recepire la direttiva entro il 29 maggio 2026. Lo dimostra anche il fatto che sia stato dato parere favorevole all'ordine del giorno che il Partito Democratico ha presentato a questo proposito. Questo contrasta leggermente con quanto è stato appena affermato. Certo, prima deve essere presentato il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, però, sempre stando a quanto detto dal Ministro stamattina, entro il 31 dicembre l'Italia rispetterà quanto deve nei confronti dell'Unione europea, inviando, per l'appunto, il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, compresa la mappatura del patrimonio edilizio, la fissazione degli obiettivi intermedi, delle strategie di investimento, degli strumenti finanziari e dei meccanismi di supporto per i cittadini.
Abbiamo appena sentito che questa maggioranza o almeno una parte di essa racconta la direttiva come un'imposizione europea che mai varcherà i confini nazionali. Invece, proprio la direttiva Case rappresenta una delle più rilevanti opportunità industriali degli ultimi anni: una casa efficiente inquina meno, consuma meno, vale di più sul mercato, consente alle famiglie di risparmiare in bolletta. È un'occasione per sostenere l'edilizia, le filiere tecnologiche e l'innovazione. Essere in ritardo o, addirittura, sostenere che non si farà mai significa perdere investimenti, rischiare sanzioni e frenare la competitività nazionale. Non si tratta di un mero vincolo europeo ma è una scelta di politica industriale che l'Italia deve saper cogliere.
Restano tutte le criticità sulla delega relativa al declassamento dello di protezione del lupo. Il Partito Democratico sostiene, da sempre, il mondo agricolo e zootecnico, ma con strumenti seri, prevenzione, indennizzi rapidi e piani scientifici. Pensare di risolvere il problema declassando il lupo significa solo creare più problemi di quanti se ne risolvono. Interventi non basati su evidenze rischiano di produrre effetti contrari a quelli sperati. Anche stavolta speravamo che l'ordine del giorno presentato dal Partito Democratico fosse sufficiente per far capire quanto critica sia stata appunto questa norma.
In controluce rispetto ai singoli interventi emerge un tema generale: l'assenza da parte del Governo di una strategia europea integrata e di una visione complessiva della presenza dell'Italia nell'Unione.
La riduzione dell'uso della legge di delegazione, l'assenza della legge europea, i ritardi su numerosi strategici indicano una difficoltà a definire una direzione chiara su energia, ambiente, competitività industriale, digitale e tutela dei diritti. Eppure, proprio in questi ambiti, si gioca la capacità dell'Italia di affrontare le sfide della transizione verde e digitale, di competere sui mercati globali e di garantire ai cittadini, tutti, diritti effettivi.
Il Partito Democratico riconosce, però, i miglioramenti che sono stati introdotti durante l'esame parlamentare, inclusa la delega sulla direttiva anti-SLAPP, pure con le criticità evidenziate. Tuttavia, le mancanze in materia ambientale, i ritardi nella gestione delle infrazioni e l'assenza di una strategia europea realmente efficace non consentono l'espressione di un voto favorevole.
Per queste ragioni, il Partito Democratico annuncia un'astensione responsabile, un'astensione che evidenzia l'insufficienza del provvedimento ma che afferma, con volontà, la nostra forza, la nostra volontà di continuare a lavorare per un'Italia più credibile, più europea, più moderna, capace di trasformare la transizione ambientale e la tutela dei diritti democratici non in un peso ma nella più grande occasione di sviluppo e giustizia sociale del nostro tempo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.
ANTONIO GIORDANO(FDI). Grazie, signor Presidente, grazie Sottosegretario. Colleghi, allora la legge di delegazione europea è uno strumento strano perché teoricamente è uno strumento tecnico, prevede un recepimento di indicazioni più o meno lasco, a seconda che si parli di un regolamento piuttosto che di una direttiva, ma, in realtà, come abbiamo sentito stasera, è qualche cosa di molto più importante perché è il momento in cui la nostra Nazione definisce qual è il suo rapporto con l'Europa. E lo abbiamo visto perché alcuni colleghi hanno svolto interventi molto sul merito, ma altri, giustamente, hanno utilizzato questo momento di discussione per mettere in discussione il rapporto del nostro Governo o la capacità del nostro Governo o quello che fa il nostro Paese nei confronti dell'Europa. In particolare, l'onorevole Giachetti rimproverava, come dire, veramente nel suo modo sempre molto carino e molto gentile, una nostra collega di essere stata troppo gentile nel riferirsi ai risultati del Governo. Allora, io proverò a farlo al contrario, anche perché oggi abbiamo avuto una grande lezione di patriottismo da chi stava in Medio Oriente. Farò un gioco questa volta; cercherò di non pronunciare mai un nome che di solito nei nostri banchi prende tanti applausi. Farò il gioco di farlo al contrario, così non mi accuserete di aver fatto il peana della persona in questione. Non possiamo però non dimenticare che, fino a qualche anno fa, eravamo il fanalino di coda dell'Unione europea, eravamo gli osservati speciali sui nostri conti pubblici. Ricordiamoci che, quando abbiamo ricevuto i famosi 200 miliardi del PNRR, è perché siamo inguaiati, cioè il vero motivo per cui ci hanno dato i 200 miliardi è che eravamo messi malissimo. Questa è la prova provata di come erano le cose per noi qualche anno fa ed era un'abitudine normale quella di andare in Europa, bussando con delicatezza perché, altrimenti, chissà che cosa ci sarebbe successo.
Ricordo che il all'epoca edulcorava completamente questo passaggio; all'epoca sembrava che andasse tutto bene. Beh, adesso è sicuramente cambiato. Io dico che l'Italia, oggi, incide, ma proverò, come dire, ad argomentarlo dopo… soprattutto il fatto che siamo diventati dei protagonisti, credibilità sui conti, serietà negli impegni, capacità di proporre. E quello stesso , che prima non diceva nulla su come andavano le cose - e andavano veramente male -, dopo ha cominciato invece a supportare delle tesi catastrofiche ma, per fortuna, la stampa ha anche, diciamo, delle sue identità e capacità etiche che permettono oggi a una parte importante della stampa internazionale di riconoscere il valore di quello che l'Italia sta facendo.
E quindi oggi dobbiamo comunque, come Fratelli d'Italia, riaffermare la nostra visione di Europa, che è una visione di un'alleanza di Nazioni sovrane che si rafforzano reciprocamente, che difendono sicurezza, crescita e - perché no - l'identità e gli interessi nazionali.
Dobbiamo anche dire una cosa sul lavoro che abbiamo fatto nella Commissione per le politiche europee, perché il lavoro che abbiamo fatto in questi anni è stato in discontinuità rispetto al passato. I nostri lavori sono stati sempre più critici, sempre più propositivi, non ci siamo messi paura di fare pareri motivati e io credo che questo abbia cambiato qualche cosa perché ultimamente sempre più frequentemente ci arrivano informazioni di come siano state recepite certe indicazioni che abbiamo dato. Certo, non sono cose da prima pagina del giornale, ma i passaggi avvengono con progressione.
Ora, la nostra responsabilità europea però non può essere disgiunta da quello che succede nella nostra Nazione.
Trascuro le cose più eclatanti: l'aggressione alla redazione de , alcuni rigurgiti antisemiti, una narrativa - scusate, uso delle parole attente perché è delicato - “falsamente pro-Pal”, nel senso che è ovvio che noi abbiamo sempre dichiarato che siamo in favore di “due popoli, due Stati” e in favore della pace, ma è anche vero che alcune esternazioni di alcuni di questi cosiddetti pro-Pal sono state veramente inappropriate. E voglio anche spendere una parola riguardo alla nostra postura interna rispetto alla vicenda dell'Università di Bologna, perché quando l'Università di Bologna dice “no, no, ma i militari possono essere studenti come gli altri”, io vorrei dire: i militari, i componenti delle Forze armate e i componenti delle Forze dell'ordine non sono proprio dei cittadini come tutti gli altri , così come la divisa non è un vestitino, la divisa è un giuramento. Quelle persone indossano quella divisa perché hanno giurato di rischiare la loro vita per difendere la nostra, e quindi non sono proprio come qualsiasi privato cittadino.
E quando poi si rivolgono alle istituzioni per completare un percorso di formazione, un percorso culturale, quelle istituzioni lì devono accogliere a braccia aperte, senza se e senza ma . Ora proverò a fare un gioco al contrario, cioè proverò a dire: forse, se non ci fosse stato questo Governo, sarebbe stata la stessa cosa. Però hanno detto che sul PNRR, che tra l'altro abbiamo ereditato con una condizione veramente difficile, non avremmo raggiunto risultati. Beh, siamo arrivati all'ottava rata e gli obiettivi sono stati raggiunti al 63 per cento, contro il 45 per cento della media europea e le percentuali di incasso, che vogliono dire che i documenti sono perfetti, perché questa è una cosa importante nella relazione con le organizzazioni europee, sono all'80 per cento contro il 58 per cento di media degli altri.
E anche in questo c'è stata una staffetta straordinaria tra il commissario europeo, all'epoca Ministro Fitto, che ebbe il coraggio di riprendere l'intero pacchetto e di rivederlo fin dall'inizio, e il nostro Ministro Foti, che ha preso il carico sulle sue spalle, e abbiamo visto con quanta serietà, precisione, intensità e rispetto per quest'Aula lo porta avanti. Quando sul fronte migratorio le parole del commissario europeo dicono che le politiche dell'Italia segnano una svolta, vuol dire che l'Europa si è spostata su posizioni italiane. Poi questo vuol dire pragmatismo, regole ferme, accordi innovativi.
E quello che è successo adesso nel Consiglio di cooperazione del Golfo è straordinario, è la prima volta che l'Italia - sono le parole che ha usato la persona di cui non voglio usare il nome, perché altrimenti si dice che facciamo troppa facile lode - ha l'onore di essere a questo tavolo. Ed era una cosa che dal 2016 non succedeva nemmeno per altri europei. Stiamo portando avanti, stiamo, sì, l'Italia sta portando avanti un progetto straordinario, che ci vede al centro di un'integrazione meravigliosa tra l'India, i Paesi del Golfo, l'intuizione di legare i Paesi del Golfo all'economia del Mediterraneo, e poi la proiezione verso gli Stati Uniti. Tutto, tutto quanto si tiene insieme, questa è la postura che l'Italia ha in Europa, questo è il segnale che stiamo dando: un Governo stabile, coerente, responsabile. Un Governo che non cambia rotta ogni giorno, ogni stormir di fronde, che non vive di improvvisazioni, che non insegue il consenso per sacrificare le visioni di lungo periodo, e questa coerenza…
PRESIDENTE. Finisca pure, aspetti che le incrementiamo i dieci secondi per finire.
ANTONIO GIORDANO(FDI). Ok, ho dieci secondi di recupero. Benissimo. Lavoro che va a meraviglia, l'Istat che certifica che funziona tutto bene, lo che stasera ha segnato 69 punti base, il dato più basso di tutti, l'occupazione femminile che va a gonfie vele. Io direi che questa Italia, in Europa, ci sta veramente bene .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare, per un rapido ringraziamento, il relatore, l'onorevole Candiani. Ne ha facoltà. Mi raccomando la rapidità.
STEFANO CANDIANI, . Grazie, Presidente. I ringraziamenti naturalmente alla Presidenza, naturalmente alla Commissione per avere lavorato a questa legge di delegazione europea, al Governo, che si è reso disponibile tramite la Sottosegretaria e il Ministro, e, ovviamente, a ciascuno adesso un buon lavoro per l'attuazione dei provvedimenti che approveremo tra poco .
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2574-A: "Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2025".
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 956-A: “Modifiche all'articolo 1, comma 741, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, in materia di equiparazione del regime fiscale nell'applicazione dell'imposta municipale propria relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero” e delle abbinate proposte di legge nn. 1099-1323-1400-1701-1743-1748.
Ricordo che nella seduta del 20 novembre 2025 si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico della proposta di legge e delle proposte emendative ad esso presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Avverto che la Commissione ha presentato l'emendamento 1.100, che è in distribuzione e in relazione al quale è stato presentato - dal prescritto numero di deputati - il subemendamento 0.1.100.1, anch'esso in distribuzione.
Conseguentemente, in applicazione dell'articolo 85- del Regolamento, il gruppo Azione - invitato a segnalare l'emendamento da porre in votazione - ha segnalato il predetto subemendamento.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sull'emendamento della Commissione e sul relativo subemendamento, riferiti all'articolo unico della proposta di legge. Prego, onorevole Ricciardi.
TONI RICCIARDI, . Grazie, Presidente. Rispetto al subemendamento esprimo parere favorevole, evidenziando all'Aula come si tratti di un subemendamento sul quale vi è unanime consenso, e che ha permesso anche di superare qualche ostacolo procedurale. Quindi, esprimo parere favorevole.
LUCIA ALBANO,. Conforme, grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Ricciardi, anche sull'emendamento 1.100 della Commissione esprime parere favorevole?
TONI RICCIARDI, . Ma votiamo prima il subemendamento o devo esprimere anche…
PRESIDENTE. Prima deve dire il parere.
TONI RICCIARDI, . Sull'emendamento della Commissione esprimo parere favorevole e poi eventualmente dico due cose dopo.
PRESIDENTE. Poi farà la dichiarazione di voto, eventualmente. Sottosegretaria Albano?
LUCIA ALBANO,. Parere conforme.
PRESIDENTE. Parere conforme, la ringrazio.
Passiamo al subemendamento 0.1.100.1 Onori.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Due parole su questo subemendamento. Accogliamo con particolare soddisfazione il parere favorevole del Governo perché parliamo di una misura che inseguivamo da quasi due anni e che oggi, finalmente, trova una risposta concreta. È la dimostrazione che quando si mette al centro l'interesse dei cittadini, maggioranza e opposizione possono lavorare insieme e arrivare a un risultato utile ed equilibrato.
Il testo che avevamo di fronte rappresentava certamente un passo nella giusta direzione, ma lasciava aperta una questione rilevante: si interveniva sull'IMU, ma si ignorava completamente il tema della Tari. E questo avrebbe prodotto un provvedimento incompleto, sbilanciato, incapace di dare una risposta reale alle esigenze degli italiani residenti all'estero. La Tari è, infatti, una tassa che ha una logica molto chiara: finanziare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Ma l'applicazione uniforme di questo principio non sempre rispecchia la realtà, perché ci sono abitazioni che restano chiuse per la quasi totalità dell'anno che non generano alcun rifiuto e che, tuttavia, si vedono recapitare un tributo pensato per coprire un servizio di cui, di fatto, non usufruiscono. È un'evidente distorsione che rischiava di rimanere irrisolta. Sappiamo che la Tari è competenza dei comuni e che alcuni già prevedevano esenzioni e riduzioni per i residenti all'estero, ma proprio questa frammentazione territoriale, che con questo subemendamento andiamo a sanare, ha prodotto negli anni una disparità inaccettabile: cittadini trattati in modo diverso a seconda del comune di riferimento, senza un criterio uniforme, né una tutela nazionale.
È per questo che già nel lontano ormai gennaio 2023, quasi tre anni fa, depositai una proposta di legge che affrontava il tema in modo organico, includendo sia l'IMU che la Tari, e da allora non abbiamo smesso di sollevare la questione insieme ad altri colleghi di opposizione e di lavorare perché il problema trovasse casa in un provvedimento parlamentare.
Oggi, grazie all'accoglimento di questo subemendamento questa battaglia finalmente si concretizza. Voglio quindi ringraziare il Governo per il parere favorevole, i colleghi in Commissione che hanno dato parere favorevole, il relatore Toni Ricciardi, che si è fatto carico di questo provvedimento e i colleghi che in quest'Aula spero riconosceranno il valore e la necessità di questa correzione, che è un passo importante, è un passo atteso, ma soprattutto è un passo giusto .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Grazie, Presidente. Chiedo scusa, Presidente, non riesco a comprendere questo subemendamento. Chiederei, quindi, al Governo delle spiegazioni perché nella veloce spiegazione dell'onorevole Ricciardi non l'ho compreso. Come fa questo subemendamento, che ha comunque un impatto finanziario, ad essere, diciamo, corrisposto nella stessa misura rispetto a quello precedente che, in realtà, non lo era?
PRESIDENTE. Allora chiede la prova d'appello all'onorevole Toni Ricciardi. Gliela diamo.
TONI RICCIARDI, . Grazie, Presidente. No, ma la domanda è pertinente ma l'interpretazione è errata. La norma vigente prevede l'esenzione di due terzi. La norma vigente - articolo 48, che questo provvedimento tende a modificare - prevedeva l'esenzione fino a due terzi. Tant'è che molti ordinamenti dei comuni italiani hanno adottato i due terzi.
Dopodiché - questo era un provvedimento che arrivava in Aula il 28 luglio - il 17 luglio è intervenuta una lettera di messa in mora della Commissione europea per come era la norma IMU-Tari precedente. Ora, questo subemendamento tende a sanare esattamente quanto sollevato dalla Commissione europea, e, come lei ben sa, la copertura della Tari non è una copertura quantificabile a livello centrale perché la Tari non è una copertura che va trovata qui. Tant'è che io mi sono permesso, e lei converrà con me, e voi in V Commissione (Bilancio) giustamente avete dato un parere previa approvazione in Aula, nell'espressione della frase, rispetto al subemendamento Onori e altri, ho detto che c'era il comune e condiviso accordo - che presumo ci sia - per risolvere questa questione che non va a intaccare - ripeto - e non necessita di copertura.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, Presidente. Un'ultima obiezione. Annunciamo il voto contrario del gruppo MoVimento 5 Stelle perché di fatto, sì, ci deve essere un'attenzione sicuramente ai cittadini iscritti all'AIRE che risiedono all'estero e che hanno un immobile, magari ereditato, sul territorio dello Stato italiano. Però questo subemendamento, di fatto, inserisce una disciplina di eccessivo favore, crea un discrimine tra i cittadini italiani, che ahimè pagano la Tari, e coloro che si ritrovano invece ad avere un immobile - che impatta sui comuni - che si trovano all'estero, che si sono trasferiti all'estero e che hanno un immobile in Italia. Siamo d'accordo - lo preannunciamo, lo diremo anche dopo - sul successivo emendamento che, per il vero, rivede un po' la disciplina dell'IMU, soprattutto perché c'è un'attenzione per le aree interne e per i comuni che hanno una popolazione al di sotto dei 5.000 abitanti e, quindi, si accoglie con favore l'intento di ripopolare questi comuni che, per l'appunto, sono in declino demografico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Intervengo anche io dopo aver ascoltato i colleghi del Movimento 5 Stelle perché condivido la valutazione che è stata fatta, nel senso che è evidente che ci sono due criticità. Una prima criticità, quella che però, come dire, non attiene forse alla Commissione bilancio, cioè che si va a gravare sui comuni; la seconda criticità, che è quella di cui vorrei parlare più diffusamente, è che effettivamente, per sanare quella che era la lettera arrivata a luglio e che sottolineava anche una discriminazione, si rischia di creare una discriminazione alla rovescia verso i cittadini italiani.
Quindi, io credo che le osservazioni siano corrette. Giustifico, però, il nostro voto favorevole dopo aver sottolineato la condivisione di queste osservazioni, in quanto comunque riteniamo che questa situazione costituisca un avanzamento rispetto a quella pregressa. Probabilmente, non sarà ancora l'avanzamento definitivo, e soprattutto mette sul tavolo un tema che io credo dovremmo affrontare in sede proprio della Tari, rispetto all'equità con cui la Tari stessa oggi è applicata tra i cittadini italiani nella misura in cui dovremmo procedere verso il principio “chi inquina paga”, ma nei fatti succede che quei cittadini che hanno delle abitazioni, magari al mare o in montagna, vanno a pagare la Tari nei comuni di residenza, nei comuni in cui sono domiciliati - come nel nostro caso, per chi a Roma ha affittato un appartamento - e nei comuni dove hanno la casa in vacanza, senza arrivare ad avere questa valutazione di riduzione della Tari. Allora voglio prendere per il verso positivo, cioè apriamo una riflessione su come la Tari vada applicata correttamente nel nostro Paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare ancora il relatore, onorevole Toni Ricciardi, per una precisazione. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI, Grazie, Presidente. Condivido quello che dice il collega Del Barba, perché quello che dice il collega Del Barba è esattamente il punto, che è la difficoltà che noi abbiamo in questo Paese nell'applicazione concreta del costo della Tari. Però io mi permetto di sottolineare ai colleghi, capendone ogni osservazione - ascoltatemi però -, la legge attuale, la norma attuale prevede una riduzione di due terzi. Questo subemendamento va esattamente incontro a quello che dite voi, riducendo alla metà il carico della Tari. Io ve lo segnalo perché, altrimenti, la norma prevede i due terzi. Ve lo dico cercando di essere, come dire, collaborativo nello spirito di questa norma. Quindi, vi inviterei veramente a un supplemento di riflessione, colleghe e colleghi, se posso umilmente permettermi, da relatore. Tutto qua, grazie.
PRESIDENTE. L'ha fatto. Allora, colleghi, se non vi sono altre richieste… onorevole Dell'Olio, prego.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Presidente, ringrazio per questa possibilità. Rimane il fatto che, nonostante possiamo comprendere quello che è stato detto in quest'Aula, così come è vero che la Tari non può essere coperta qua, la Tari va a impattare sui costi del comune e soprattutto la Tari, essendo un servizio, deve essere pagato dal comune. Per cui, se c'è una riduzione di Tari, ciò va a impattare su tutti gli altri che invece devono pagare; e questo è il motivo per cui, poiché vi è una riduzione nella possibilità di esazione della Tari nei comuni del Sud, al Sud le persone pagano più Tari, e, proprio in questi giorni, è uscita una la classifica.
Quindi, questo emendamento...
PRESIDENTE. Onorevole Dell'Olio, lei era già intervenuto. L'ho fatta intervenire, però non può diventare un ping-pong...
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Presidente, io la ringrazio, però, come il relatore aveva richiesto la nostra attenzione, io...
PRESIDENTE. Non è previsto…. lui può farlo. Grazie.
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Auriemma. Ne ha facoltà, per un minuto.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. In realtà, il punto qual è? Il servizio di igiene urbana nei comuni deve essere coperto completamente con la Tari. Nel momento in cui tu vai a togliere un'entrata, vai ad aumentare la Tari, inevitabilmente, di chi la paga ed è residente sul territorio. Quindi, questa è una criticità. E come fai a coprirlo? Non lo puoi coprire con poste di bilancio esterne rispetto alla TARI .
PRESIDENTE. Onorevole Ricciardi, non può diventare un botta e risposta.
Se non vi sono altre richieste di intervento, passiamo ai voti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Candiani. Ne ha facoltà.
STEFANO CANDIANI(LEGA). Grazie, Presidente. Per dare solidarietà al relatore, perché, qualche giorno fa, a Roma, è stato preso un noto attore ed è stato vestito della fascia tricolore per un giorno, quindi ha sperimentato per un giorno essere maggioranza. Diciamo che se questa è l'ora in cui il campo largo sta sperimentando come essere maggioranza, ha bisogno anche dei nostri voti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Mi dispiace, Presidente, che si strumentalizzi un dibattito aperto, civile e produttivo per finalità di natura politica . Qui stiamo discutendo nel merito e stiamo facendo una discussione seria. È il sale della democrazia e dispiace che il collega non l'abbia capito .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.100.1 Onori, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'emendamento 1.100 Commissione.
Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.100 Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Avverto che, consistendo la proposta di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sull'ordine del giorno n. 9/956-A/2 Onori. Ricordo che l'ordine del giorno n. 9/956-A/1 Sottanelli è stato ritirato. Prego, signora Sottosegretario.
LUCIA ALBANO,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/956-A/2 Onori, parere contrario.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/956-A/2 Onori: onorevole Onori, onorevole Sottanelli, sul vostro ordine del giorno il parere è contrario.
Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/956-A/2 Onori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Secondo le intese intercorse tra i gruppi, le dichiarazioni di voto finale e la votazione finale avranno luogo nella seduta di domani, giovedì 4 dicembre, a partire dalle ore 9,30.
PRESIDENTE. Comunico che la deputata Irene Gori, proclamata in data odierna, ha dichiarato, con comunicazione testé pervenuta, di aderire al gruppo parlamentare Fratelli d'Italia.
La presidenza di tale gruppo, con lettera pervenuta in data 3 dicembre 2025, ha comunicato di aver accolto la richiesta.
PRESIDENTE. Avverto che, nell' al resoconto stenografico della seduta odierna, sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per l'esame del disegno di legge n. 2682, recante legge annuale per il mercato e la concorrenza per il 2025 .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Dovremmo svolgerli, magari, con un po' di calma.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Auriemma. Ne ha facoltà.
Colleghi, noi non stiamo andando avanti perché voi non fate silenzio. Andare a discutere fuori.
Onorevole Osnato, la prego. Presidente Osnato, possiamo andare… perché altrimenti non si riesce a sentire. Onorevole Auriemma, prego.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Ieri è stato licenziato Michele Madonna, un dipendente dell'ex Jabil, un dirigente sindacale. Presidente, Michele, prima di essere un rappresentante dei lavoratori, è lui stesso un lavoratore di quel sito da oltre vent'anni.
Noi abbiamo seguito - qui c'è la collega Alifano - e stiamo seguendo questa cessione di azienda da parte della multinazionale Jabil a TMA. Ebbene, la rivendicazione dei lavoratori è sempre stata una: quella di avere chiarezza. Qui parliamo di un'operazione finanziaria dove i soldi sono messi per lo più - parliamo di oltre 60 milioni di euro - dalla Jabil, cioè l'azienda che Michele Madonna, insieme ad altri 230 lavoratori, ha contribuito a sostenere e a sviluppare. Quindi, le loro richieste di trasparenza sul piano industriale sono legittime e questo licenziamento non fa che inasprire il clima che si sta creando, ormai teso, tra i lavoratori e la nuova azienda.
Su questo licenziamento, che riteniamo assolutamente grave, depositeremo nelle prossime ore un'interrogazione. E chiediamo nuovamente che si apra un dialogo chiaro e trasparente sull'azienda che è subentrata e sul piano industriale, che non è chiaro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ambrosi. Ne ha facoltà.
ALESSIA AMBROSI(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi ma, soprattutto, mi rivolgo a voi, ai protagonisti della Giornata mondiale delle persone con disabilità: famiglie, ragazze e ragazzi che ogni giorno affrontano il mondo con coraggio.
Ci sono battaglie che non si scelgono, Presidente, sono loro a scegliere te. Entrano nella tua vita, ti cambiano lo sguardo e ti cambiano il cuore. E per me la disabilità non è solo una questione e un tema politico, ma è stata, prima di tutto, una storia di vita, di famiglia, di amore e di fragilità che diventa forza. Ha un volto e un nome: Elena, mia sorella. È il mondo fatto di sensibilità profonda e la sua capacità di affrontare il quotidiano. Con lei e con le persone speciali come lei ho imparato l'essenziale: che la dignità non è un privilegio, ma è un diritto; che le barriere più dure non sono quelle architettoniche, ma quelle culturali, Presidente; che la gentilezza può cambiare la vita e che uno sguardo sbagliato può ferire più di qualsiasi limite fisico.
Oggi la nostra Nazione si illumina di viola, ma a che cosa serve questa illuminazione se, poi, troppe famiglie sono lasciate nel buio di chi riceve una diagnosi e non sa da che parte cominciare; nel buio di una scuola che accoglie, ma che non sempre comprende; nel buio di un mondo del lavoro che per pregiudizio si chiude davanti a chi, invece, avrebbe tantissimo da dare; nel buio di chi, diventato adulto, si sente invisibile e senza un progetto di vita autonoma.
Eppure la disabilità non è assenza, non è limite e non è errore, è un modo diverso di sentire il mondo, di vedere quel mondo, è lo sguardo di un bambino che riesce a parlare solo con gli occhi e con lo sguardo, è la determinazione silenziosa di chi costruisce la propria autonomia, è l'amore instancabile di tutti coloro che si prendono cura di queste persone. Per troppo tempo abbiamo vissuto l'inclusione come un atto di gentilezza, quasi una cortese concessione, ma non è così: l'inclusione è un dovere di civiltà, perché una società che esclude è più povera, più fragile e più ingiusta. E, permettetemi di dirlo, la specialità di una persona con disabilità trasforma, di riflesso, anche chi le sta accanto, rende tutti più attenti, più umani e più autentici ed è un patrimonio che nobilita gli animi.
Una società si misura da come tratta chi viene reso fragile da ostacoli che non dovrebbe incontrare su quel percorso chiamato vita. E la disabilità, Presidente, non riguarda qualcuno, ma riguarda tutti noi, riguarda la visione di Nazione che vogliamo: un'Italia che include, non che esclude, che apre porte e non che costruisce muri. E la luce viola di oggi deve diventare luce tutti i giorni, ogni giorno, perché solo così costruiremo un'Italia in cui nessuno sia più invisibile, perché la disabilità non è un mondo a parte, ma è parte di questo mondo, e perché più una Nazione sa includere, più quella Nazione è forte, più quella Nazione è grande .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Malavasi. Ne ha facoltà, per un minuto.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Mi unisco a questo ringraziamento alla collega per aver portato questo momento di riflessione sulla Giornata internazionale delle persone con disabilità, che, questa mattina, abbiamo celebrato in Sala della Regina, insieme al Presidente Fontana, proprio perché questa deve essere una giornata che non è semplicemente un esercizio di memoria, di retorico ricordo di quanto significa il diritto all'inclusione, ma deve essere un momento di impegno e di riflessione. E secondo me l'obiettivo di tutti noi e della politica deve essere quello di garantire una piena autodeterminazione delle persone, dei loro progetti di vita, garantendo alle persone con disabilità, e anche alle loro famiglie, la massima dignità, assicurando non solo assistenza, servizi, sostegno, ma anche la libertà di scegliere il proprio percorso di vita, di studi, di lavoro, di realizzarsi socialmente e affettivamente in piena autonomia, sgravando le famiglie non solo degli obblighi di assistenza, ma anche della preoccupazione del dopo di noi, che è ancora la più grande preoccupazione.
Io penso che ci sia bisogno di risorse certe, di strumenti, di sostegni e queste scelte devono diventare strutturali, certe, efficienti e sufficienti, perché l'inclusione di tutti e di tutte è il pilastro con cui si misura la civiltà di una Nazione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Cito un surreale episodio documentato dall'ordinanza emessa nei confronti di 21 esponenti del clan Licciardi a Napoli. Un truffatore aveva ostentato 3.000 euro, guadagnati da una frode digitale, in un video apparso su . La camorra, vedendo il filmato, ha preteso la tangente sui ricavi illeciti.
Presidente, cito questo episodio per far presente che, da dati raccolti così, sommariamente, risultano circa 25.000 le persone che vendono illegalmente, che fanno frodi sui , in particolare su TikTok, e che, nonostante molte segnalazioni, non vengono frequentemente raggiunte dalla Finanza o da altre Forze dell'ordine.
Giace tra le proposte di legge presentate una proposta di legge a mia prima firma, del gruppo AVS, per il Daspo digitale e per colpire chi utilizza e altri per truffare e imbrogliare il prossimo. Faccio presente che la camorra già fa i controlli e prende il pizzo, guardando i . Potremmo farlo anche noi e prendere molti soldi a questa gentaglia che si arricchisce alle spalle delle persone truffate, delle persone vessate e soprattutto crea patrimoni illeciti che, poi, vengono utilizzati per fare cose pessime. Quindi, tramite la sua persona, le chiedo di poter sollecitare, affinché questa norma, prima che finisca la legislatura, venga quantomeno incardinata.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Rischia di allontanarsi la soluzione di una vertenza molto delicata che riguarda il bacino di ex operai Whirlpool di Napoli. Sono 297 lavoratrici e lavoratori oggi assunti da azienda nel settore delle energie rinnovabili, che ha vinto il bando della ZES due anni fa. Si tratta di una delle più importanti riconversioni industriali degli ultimi anni, in un'area difficile e depressa della città, come Ponticelli, che ha visto una mobilitazione diffusa di Napoli, delle sue istituzioni, delle parrocchie, delle associazioni, dei corpi intermedi, oltre che naturalmente una lotta tenace dei lavoratori e dei sindacati.
A fine anno scadrà la cassa integrazione, mentre sono ancora in corso imponenti investimenti per ristrutturare il sito di via Argine, prima di metterlo in produzione. Sono stati demoliti tutti i capannoni preesistenti per la presenza di amianto.
A settembre è stato sottoscritto un accordo dal Ministero del Lavoro, dalla regione Campania, dall'impresa e da FIOM-FIM-UILM, accordo per la proroga di 12 mesi della cassa integrazione. Ad oggi, questo accordo non è ancora in vigore. Il rischio è che salti il piano degli investimenti dal 1° gennaio, perché era questa la condizione sospensiva posta da Invitalia per entrare nel capitale sociale dell'.
Siamo preoccupati. È preoccupata la città e sono preoccupati i lavoratori. Chiediamo un intervento nel primo veicolo normativo per evitare che si possa determinare un blocco del progetto, con conseguenze sociali non calcolabili.
Siamo davvero davanti all'ultimo miglio. La fiducia di quegli operai non va tradita. Hanno sofferto l'umiliazione di un licenziamento, hanno lottato per aprire una prospettiva e, oggi, vedono di nuovo allontanarsi la possibilità di tornare al lavoro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Lo scorso 13 novembre, ho presentato un'interrogazione ai Ministri della Salute e dell'Ambiente per denunciare i gravi rischi sanitari e ambientali legati alla gestione della discarica di Ponte di Ronco. Si trova nel piccolo comune di Canal San Bovo, in provincia di Trento, ma proprio limitrofa al confine con la regione Veneto.
Questa discarica si erge incredibilmente a pochi metri da un torrente, il torrente Vanoi, in una zona che è notoriamente a rischio inondazione. La discarica è riempita con sversamenti di materiale contaminato che proviene da Trento, a 120 chilometri di distanza. Attualmente, ci sono 60.000 metri cubi di materiale, ma ne sono previsti 260.000. Ebbene, intervengo perché oggi c'è stato, com'era peraltro prevedibile, uno sbancamento, cioè proprio sul lato prospiciente il torrente. Questo aumenta chiaramente la preoccupazione di un possibile sversamento e, conseguente, danno ambientale.
Sollecito, quindi, i Ministri interrogati ad attivarsi su questa questione prima che si verifichi un altro grave episodio di inquinamento ambientale di cui il Veneto veramente non ha proprio bisogno .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
TONI RICCIARDI ed altri: Modifiche all'articolo 1, comma 741, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, in materia di equiparazione del regime fiscale nell'applicazione dell'imposta municipale propria relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero. (C. 956-A)
e delle abbinate proposte di legge: DI GIUSEPPE ed altri; ONORI; BILLI; LOVECCHIO ed altri; MANES; BORRELLI ed altri. (C. 1099-1323-1400-1701-1743-1748)
: TONI RICCIARDI.