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Giovedì 04 Dicembre 2025 ore 09:30
AULA, Seduta 578 - Approvato regime fiscale italiani all'estero
Resoconto stenografico
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In Aula approvata la proposta di legge 956-A ed abb. - Modifiche all’articolo 1, comma 741, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, in materia di equiparazione del regime fiscale nell’applicazione dell’imposta municipale propria relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero.
XIX LEGISLATURA
578^ SEDUTA PUBBLICA
Giovedì 4 dicembre 2025 - Ore 9,30
Seguito della discussione della proposta di legge (per le dichiarazioni di voto finale e la votazione finale):
TONI RICCIARDI ed altri: Modifiche all'articolo 1, comma 741, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, in materia di equiparazione del regime fiscale nell'applicazione dell'imposta municipale propria relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero. (C. 956-A)
e delle abbinate proposte di legge: DI GIUSEPPE ed altri; ONORI; BILLI; LOVECCHIO ed altri; MANES; BORRELLI ed altri. (C. 1099-1323-1400-1701-1743-1748)
Relatore: TONI RICCIARDI.
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Preavviso di Votazioni Elettroniche
- Proposta di legge: Toni Ricciardi ed altri: “Modifiche all'articolo 1, comma 741, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, in materia di equiparazione del regime fiscale nell'applicazione dell'imposta municipale propria relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero” (A.C. 956-A) e delle abbinate proposte di legge: Di Giuseppe ed altri; Onori; Billi; Lovecchio ed altri; Manes; Borrelli ed altri (A.C. 1099-1323-1400-1701-1743-1748) (Seguito della discussione ed approvazione)
- TONI RICCIARDI ed altri: Modifiche all'articolo 1, comma 741, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, in materia di equiparazione del regime fiscale nell'applicazione dell'imposta municipale propria relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero.(C. 956-A) e delle abbinate proposte di legge: DI GIUSEPPE ed altri; ONORI; BILLI; LOVECCHIO ed altri; MANES; BORRELLI ed altri. (C. 1099-1323-1400-1701-1743-1748)
- Ripresa esame - A.C. 956-A e abbinate
- Dichiarazioni di voto finale - A.C. 956-A e abbinate
- Vice Presidente COSTA Sergio
- Deputato MANES Franco (MISTO)
- Deputato DEL BARBA Mauro (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputato TIRELLI Franco (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputato MARI Francesco (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata ONORI Federica (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Deputata RAFFA Angela (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato LOVECCHIO Giorgio (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato BILLI Simone (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato RICCIARDI Toni (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato DI GIUSEPPE Andrea (FRATELLI D'ITALIA)
- Coordinamento formale - A.C. 956-A e abbinate
- Votazione finale ed approvazione - A.C. 956-A e abbinate
- TONI RICCIARDI ed altri: Modifiche all'articolo 1, comma 741, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, in materia di equiparazione del regime fiscale nell'applicazione dell'imposta municipale propria relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero.(C. 956-A) e delle abbinate proposte di legge: DI GIUSEPPE ed altri; ONORI; BILLI; LOVECCHIO ed altri; MANES; BORRELLI ed altri. (C. 1099-1323-1400-1701-1743-1748)
- Sull'ordine dei lavori
- Interventi di fine seduta
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANTONIO D'ALESSIO, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 95, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno avere luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 956-A: “Modifiche all'articolo 1, comma 741, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, in materia di equiparazione del regime fiscale nell'applicazione dell'imposta municipale propria relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero” e delle abbinate proposte di legge nn. 1099-1323-1400-1701-1743-1748.
Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale. Ha chiesto di parlare l'onorevole Manes. Ne ha facoltà.
FRANCO MANES(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Oggi quest'Aula si trova ad esaminare un provvedimento importante che ha un valore che va ben oltre la dimensione fiscale. La proposta di legge in discussione nasce, infatti, da una sensibilità condivisa e trasversale, sostenuta da tutte le forze politiche, e affronta una questione che per troppo tempo è rimasta irrisolta: l'esenzione dell'IMU sulla prima casa non locata per i cittadini iscritti all'AIRE.
Si tratta di una misura di equità e di giustizia e, come spesso ha ricordato il collega Toni Ricciardi, l'obbligo dell'IMU per gli iscritti all'AIRE rappresentava una vera incongruenza normativa e una profonda ingiustizia fiscale. Una tassa che colpiva chi ha lasciato il nostro Paese, spesso per necessità, e che, dopo anni di sacrificio, ha investito per ristrutturare o mantenere una casa nel luogo di origine. Quella casa non è un bene come gli altri: è un simbolo e un presidio affettivo, culturale e identitario. La casa di famiglia rappresenta un legame profondo con i nostri territori che lo Stato non deve penalizzare, ma, al contrario, riconoscere e valorizzare.
Questo provvedimento è il frutto di un lavoro comune tra maggioranza e opposizione, un esempio concreto di come il legislatore sappia esprimere il meglio di sé quando abbandona lo scontro ideologico e sceglie la strada della responsabilità. La trasversalità politica non è uno slogan, oggi è un fatto che produce un avanzamento reale rispetto alla situazione esistente. È importante chiarire, però, che il provvedimento, che oggi votiamo, non introduce un'esenzione totale e indiscriminata. Al contrario, sceglie una strada equilibrata e responsabile. L'intervento è costruito in modo selettivo e articolato su più livelli di agevolazioni graduati in base al valore catastale dell'immobile. Una scelta che consente di concentrare il beneficio dove serve e su quei territori che più soffrono la fragilità demografica ed economica.
Ma c'è un aspetto che vogliamo sottolineare con particolare forza. Questo provvedimento è anche un atto di attenzione concreta verso i piccoli comuni, le aree interne e i territori di montagna. Per anni abbiamo parlato di desertificazione demografica, di spopolamento, di borghi che si svuotano e di un patrimonio edilizio che rischia la ruderizzazione irreversibile. Oggi facciamo un piccolo, ma significativo, passo nella direzione giusta. Molti di questi immobili, soprattutto nei comuni sotto i 5.000 abitanti, sono già oggi disabitati, spesso inagibili o classificati come collabenti. Dunque, già sostanzialmente esclusi da alcune imposizioni fiscali. L'impatto, quindi, sulle casse dei comuni, che pure va considerato con rispetto, sarà quindi contenuto e chi amministra questi territori sa bene che da sempre si è fatto ricorso, nei limiti di legge, a riduzioni e agevolazioni per sostenere il legame con i propri concittadini all'estero.
Va inoltre sottolineato, comunque, che il legislatore ha agito con responsabilità nei confronti degli enti locali. Sono infatti previsti ristori significativi destinati a sostenere il sistema degli enti locali e a compensare le minori entrate, tutelando così l'equilibrio finanziario dei comuni.
Certamente il subemendamento approvato sulla riduzione della Tari ci vede un po' sorpresi, anche perché a medio termine questa ulteriore agevolazione potrebbe creare più problemi che benefici ai nostri territori. Investire quindi nel legame con i nostri concittadini all'estero significa generare ritorni: persone che tornano, famiglie che si ricongiungono, risorse che rientrano nei territori, consumi che alimentano l'economia locale.
Per tutte queste ragioni, la componente politica delle Minoranze Linguistiche esprimerà un voto favorevole a questo provvedimento. Un ringraziamento, infine, va al relatore, l'onorevole Toni Ricciardi, per la caparbietà e la capacità di aver voluto tessere una sintesi alta e condivisa nell'interesse esclusivo dei nostri connazionali, anche se lontani fisicamente dai loro territori e dai loro ricordi. Oggi votiamo una legge giusta, equilibrata e necessaria, una legge che rafforza il legame con i territori e costruisce futuro, partendo dalle nostre radici .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, quello che ci accingiamo ad approvare è sicuramente un provvedimento lungamente perseguito da tutte le forze politiche, senz'altro da tutti i componenti della Commissione finanze che, fin dall'inizio di questa legislatura, hanno lavorato unanimemente per arrivare a questo risultato, che, come ha ricordato il collega Manes, parte dal presupposto che, soprattutto per la categoria degli italiani all'estero iscritti all'AIRE, si possa configurare una situazione di sostanziale trattamento paritario con gli altri cittadini italiani, proprio in ragione di quello che veniva detto, ossia del riconoscimento del valore di quanto fatto sul territorio italiano e anche nella prospettiva di un ritorno nel territorio italiano che credo sia nell'interesse generale del Paese.
Certo, se questo è l'intendimento principale con il quale ci siamo mossi, lo si è fatto con un approccio assolutamente non discriminatorio. Correttamente, oggi il testo cambierà anche il titolo, passando, quindi, a modifiche all'articolo 1 della legge 30 dicembre 2020, n. 178, in materia di applicazione dell'imposta municipale propria nei riguardi delle persone fisiche trasferite all'estero. Giacché sono sul titolo, sulla rubrica, segnalo che, in virtù del subemendamento approvato ieri dall'Aula, in realtà, la rubrica dovrebbe includere, a questo punto, anche la materia della Tari, ma non so se questo potrà essere oggetto di coordinamento.
Entrando più nel merito del provvedimento, alla fine, sotto la guida del relatore Toni Ricciardi, che anche io ringrazio per avere interpretato le volontà plurali e averle portate a sintesi con il MEF, abbiamo modulato questa riduzione, questa valutazione, questo calcolo dell'imposta municipale propria, utilizzando degli scaglioni di rendita catastale e anche utilizzando la categoria dimensionale degli abitanti del comune di ultima residenza. Naturalmente queste sono delle tecnicalità che in futuro potranno anche trovare un loro completamento e superamento che - non nascondiamocelo - è dovuto, soprattutto, per una corretta modulazione degli oneri.
Ho già parlato di come l'approvazione del subemendamento sulla Tari, di cui abbiamo discusso ieri in Aula, credo anche correttamente, dovrebbe comportare, per fare ulteriore chiarezza, una modifica anche del titolo. Da questo punto di vista, per quanto riguarda l'imposta municipale propria, abbiamo operato per eliminare ogni possibile discriminazione, tra cui quella che c'era stata segnalata con lettera nel luglio di quest'anno. Al contrario, per quanto riguarda la Tari, che, ricordiamolo, era già scontata con la legge di bilancio 2020, nella misura dei due terzi a partire dal 2021, essa oggi passa al 50 per cento. Però, in termini di ragionevolezza di questo discrimine tra residenti all'estero e residenti in Italia, io credo che abbiamo sancito un principio che lascia una situazione legislativa attuale con ancora delle evidenti incongruenze, ma procede verso una direzione che ritengo corretta, che è quella del rispetto del principio “chi inquina paga”.
Riprendendo il dibattito che opportunamente è stato svolto ieri in Aula e che è stato tacciato - ritengo in maniera assolutamente inadeguata - di segnalare le divisioni della minoranza, io credo che fosse un dibattito che finalmente segnalava il ruolo del Parlamento.
Ebbene, riprendendo il dibattito di ieri, credo altresì che, piuttosto che non introdurre questa incongruenza, sia stato bene farlo, purché si proceda coerentemente in materia di Tari in futuro, proprio ragionando su come questo principio possa e debba essere allargato all'intera platea dei cittadini italiani e stranieri, compresi quelli residenti Presidente, però il Governo, magari… Grazie”…
PRESIDENTE. Grazie.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Concludo, Presidente, dopo aver ringraziato ancora una volta il relatore, segnalando come, quando si lavora nell'interesse dei nostri cittadini, si possono conseguire anche maggioranze larghe e forse unanimi come quella che stiamo registrando, e soprattutto si può anche fare qualcosa che fin qui non era riuscito, cioè provare, per quanto di poco, ad abbassare le tasse e la pressione fiscale ai nostri cittadini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tirelli. Ne ha facoltà.
FRANCO TIRELLI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, oggi questa Camera ha l'occasione di sanare un'ingiustizia fiscale che dura da troppi anni e che colpisce milioni di italiani che vivono all'estero, spesso costretti a farlo per lavoro e per questioni familiari, ma che non hanno mai reciso il legame con il loro Paese e con il loro comune di origine.
Dal 2020, con la legge di bilancio del Governo “Conte 2”, i cittadini iscritti all'AIRE hanno perso l'esenzione IMU sulla casa posseduta in Italia, che prima era riconosciuta come prima casa anche se il proprietario risultava residente all'estero. Da allora pagano l'IMU piena, spesso su immobili modesti, ereditati dai genitori, che tengono in vita borghi e centri storici, ma vengono trattati fiscalmente peggio di uno straniero che compra casa in Italia.
Questa proposta di legge è frutto di un lavoro trasversale, che ha visto l'abbinamento di proposte di legge analoghe presentate da firmatari di tutti gli schieramenti. Ristabilisce una semplice equità: chi è iscritto all'AIRE può avere una sola casa esente da IMU in Italia, purché si trovi nel comune in cui è iscritto all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, ossia solitamente il comune di nascita o di ultima residenza, e purché non sia locata o data in comodato.
Non è un regalo né o un condono: è la restituzione di un trattamento che avevano fino al 2019 e che è stato tolto erroneamente.
Non stiamo parlando di grandi patrimoni: la relazione tecnica stima un costo di appena 8 milioni di euro all'anno, di cui 3 destinati a rimborsare i comuni, da aggiornare in base ai dati catastali. Ma per decine di migliaia di famiglie italiane in Argentina, in Germania, in Australia, in Canada o negli Stati Uniti significa poter mantenere la casa dei nonni senza essere strangolati dall'IMU.
Questa norma non premia chi delocalizza i redditi o chi evade: l'iscrizione all'AIRE è obbligatoria per chi vive all'estero da più di 12 mesi e comporta la perdita di una serie di diritti. Chiediamo solo che chi mantiene un legame concreto con un comune italiano, tenendone viva la casa, non venga punito due volte: prima con la distanza e poi con le tasse.
Per questo il gruppo Noi Moderati voterà convintamente a favore. È una norma di giustizia e di buonsenso e il riconoscimento verso chi, pur lontano, continua a sentirsi italiano. E voglio ringraziare anche l'onorevole Toni Ricciardi, il relatore, e tutti gli eletti all'estero per il gran lavoro che hanno fatto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Con questa norma sicuramente si rimuove un'ingiustizia ma soprattutto si rimuove un pezzo del nostro ordinamento che è quantomeno senza visione, diciamo così, o meglio, lo era - parlo già al passato perché do per scontata l'approvazione del provvedimento - ed era incapace di guardare alla situazione reale e anche al futuro.
Purtroppo, questo Paese è segnato da sempre in qualche misura da migrazioni, ma è caratterizzato anche da una forte relazione con il nostro Paese dei nostri concittadini che vivono e in molti casi risiedono all'estero. Quindi, è assolutamente giusto, doveroso e anche capace di guardare avanti un provvedimento che rafforza questa relazione e che non penalizza queste italiane e questi italiani, che ovviamente vanno all'estero non soltanto per il piacere di conoscere il mondo e di vivere in un'altra parte del mondo, che qualche volta c'è, ma il più delle volte per necessità.
Allora, come sapete, gli iscritti all'AIRE sono in questo momento per il 50 per cento - forse qualcosa in più del 50 per cento - italiane e italiani (perché non è che sono un'altra cosa) che hanno meno di quarant'anni, questo è il punto. E se c'è una cosa sulla quale non polemizzare, ma, come dire, fare una sottolineatura, è il fatto che per questi milioni di italiane e italiani che vivono all'estero noi effettivamente facciamo troppo poco.
Questa è la prima cosa concreta, reale, vera che si fa per costoro, che sono spesso delle ragazze e dei ragazzi che, tra l'altro, all'estero hanno spesso un'esperienza di vita e lavorativa particolarmente significativa, che dovremmo coltivare meglio, non con gli strumenti fragili, incerti e troppo minuti con i quali cerchiamo di ricostruire questa relazione con il nostro Paese. Noi dovremmo fare molto di più, perché abbiamo intelligenze, eccellenze e capacità professionali, di , intellettuali, che sono allocate in altri Paesi.
Quindi, questa è in qualche modo una prima misura significativa. Perché? Perché molto spesso, ma davvero molto spesso, non è una cosa parziale o residuale, queste persone e questi ragazzi hanno una casa che gli viene lasciata dai genitori, da uno zio, da un nonno o, ancora, hanno la capacità o la voglia - che qualche volta non mettono in pratica - di costruirsi una casa con quelli che sono poi sostanzialmente i risparmi del loro lavoro all'estero. Questa possibilità è bloccata, se non bloccata limitata, indebolita - lo dicevo all'inizio - da una chiamiamola ingiustizia; ma, insomma, vi era quest'anomalia per cui quell'abitazione, ancorché prima e unica abitazione, non data in comodato né in affitto, in realtà veniva considerata come una seconda casa e, quindi, soggetta all'IMU.
Questa cosa era assolutamente da rimuovere e lo facciamo con questo provvedimento che, tra l'altro, ha un costo esiguo, non impatta assolutamente sui bilanci dei comuni e questa è una cosa doverosa, ci mancherebbe altro.
Io credo che noi in questo modo apriamo una strada che, però, deve essere fatta anche di altri provvedimenti. Ripeto, molti di questi di questi ragazzi - lo dico anche per esperienza personale - arrivano a un certo punto della storia della loro vita all'estero nel quale devono decidere se diventare definitivamente americani o se rimanere italiani, se essere cittadini fino in fondo di altri Paesi oppure italiani.
Questo è un passaggio pericoloso, nel quale avere una casa in Italia, avere anche un posto dove trascorrere uno o due mesi - per chi ha questa fortuna - è un fatto fondamentale. Noi dobbiamo incentivare di più da questo punto di vista, e da altri punti di vista dobbiamo essere capaci di costruire relazioni accademiche, scientifiche, dal punto di vista delle opportunità di lavoro, di investimento, perché molto spesso questi italiani hanno anche questa possibilità di investimento nel nostro Paese, che però non viene sostenuta adeguatamente.
Quindi apriamo oggi questa strada importante, facciamo un provvedimento addirittura doveroso, rispetto al quale, devo dire, c'era anche molto attesa da parte dei cittadini italiani residenti all'estero, e segniamo una pagina complessivamente positiva del lavoro di questo Parlamento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Colleghi, colleghe, membro del Governo, quello che discutiamo oggi è un provvedimento importantissimo.
È importante per le nostre comunità del mondo, è importante per il nostro Paese, è un provvedimento che parla di legami, di appartenenza e di radici, perché gli italiani all'estero non sono un capitolo a parte, sono una parte viva, attiva e, voglio aggiungere, orgogliosa di questa Nazione.
Prima di entrare nel merito del provvedimento, voglio spendere i dovuti ringraziamenti per tutti i colleghi che si sono spesi perché oggi potessimo arrivare a questo importante risultato, per ringraziare anche il Governo per aver saputo ascoltare con sensibilità le istanze portate avanti da anni da una comunità crescente di milioni di persone. Ringrazio, quindi, i colleghi della Commissione finanze, il presidente della Commissione finanze, Marco Osnato, il relatore Toni Ricciardi, e tutti quanti i colleghi che, ieri e oggi, ribadiranno il loro voto a favore per una misura che è stata attesa da tanto, ma che è, soprattutto, giusta.
Di cosa parliamo? Parliamo della possibilità, per chi risiede all'estero, di mantenere i legami con il nostro Paese nella modalità più concreta che noi potremmo immaginare, che è quella di possedere un immobile lì dove si è risieduto o lì dove si hanno, appunto, i propri legami. E il tema è questo: è giusto pagare l'IMU piena, la Tari piena, tasse che spesso sono anche abbastanza esose, per un immobile che viene utilizzato pochi mesi o addirittura, a volte, poche settimane all'anno? La risposta, secondo noi, secondo tanti, è “no”. E tornare a introdurre un principio di proporzionalità e di coerenza rispetto all'utilizzo che dell'immobile si fa, con le tasse che si pagano, era, secondo noi, un atto dovuto.
Quello che ci approcciamo a votare è un provvedimento che parla dell'IMU, che parla anche della Tari, grazie a un emendamento che è stato accolto da quest'Aula e su cui si è lavorato in maniera collaborativa in Commissione e che rende, quindi, il provvedimento davvero completo.
Sappiamo che la Tari è una tassa che viene gestita dai comuni e, già ora, alcuni comuni potevano prevedere la riduzione della Tari, fino a un massimo dei due terzi, per i residenti all'estero. È vero altrettanto che questo non veniva fatto da tutti i comuni e, quindi, si introduceva e si osservava un ulteriore livello di discriminazione. Occorreva una legge nazionale che portasse armonia e omogeneizzasse la situazione per tutte queste casistiche. Serviva un intervento nazionale, serviva una norma chiara, uguale per tutti, che mettesse fine a questa disparità.
Voglio aggiungere che questo non è, però, un provvedimento che parla solo della dimensione fiscale. Si inserisce in una strategia nazionale più ampia: quella di riconnettere, sostenere e valorizzare le nostre comunità all'estero. Perché mantenere un legame con l'Italia non deve essere un privilegio per pochi, deve essere una possibilità per tutti, e questo lo dico davvero con estrema convinzione: sostenere gli italiani nel mondo non significa guardare al passato, significa guardare al futuro, significa costruire un'Italia più aperta, più globale, più consapevole della propria ricchezza, che è data anche dai suoi cittadini all'estero.
Per tutte queste ragioni, perché si tratta di un provvedimento giusto, un provvedimento atteso, un provvedimento finalmente anche completo, annuncio il nostro voto favorevole e lo faccio con la soddisfazione anche - permettetemelo - di chi vede oggi riconosciuto un lavoro serio, coerente, portato avanti nel tempo. Un lavoro che restituisce dignità, equità, vicinanza agli italiani che vivono fuori dai confini nazionali, ma che, dall'Italia, non si sono mai allontanati davvero .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Raffa. Ne ha facoltà.
ANGELA RAFFA(M5S). Grazie, Presidente. Oggi, con il voto sulla proposta a prima firma del collega Toni Ricciardi, stiamo compiendo un atto di riparazione storica e morale. Stiamo provando a ricucire uno strappo doloroso che, nel 2020, ha allontanato milioni di cittadini italiani dalla loro patria, facendoli sentire estranei a casa loro. Parlo dei 6,5 milioni di italiani iscritti all'AIRE, parlo di quella che ormai chiamiamo la ventunesima regione d'Italia, una regione che vive oltre confine, che porta il nostro nome, la nostra cultura e il nostro saper fare nel mondo, ma che troppo spesso, negli ultimi anni, è stata trattata dalla politica nazionale come un bancomat da spremere o, peggio, come un corpo estraneo da ignorare. Dobbiamo avere l'onestà intellettuale, colleghi, di guardare indietro e chiamare le cose con il loro nome.
Quando con la legge di bilancio del 2020 si decise di eliminare l'equiparazione dell'abitazione principale per i residenti all'estero si commise un errore di prospettiva, si ruppe un patto sociale non scritto. Si decise di trattare la casa dell'emigrato, spesso costruita con una vita di sacrifici, mattone su mattone, inviando le rimesse in Italia, alla stregua di una speculazione immobiliare.
Signor Presidente, quella casa non è una seconda casa nel senso turistico o lussuoso del termine, non è l'appartamento a reddito in centro a Milano o la villa per i . Quella casa è un'ancora, è il legame fisico, tangibile, che tiene unita una famiglia dispersa tra l'Argentina, la Germania o l'Australia al suo piccolo comune d'origine in Veneto, in Calabria, in Molise o in Sicilia. Tassare quella casa con l'IMU piena, come se fosse un bene di lusso, ha lanciato un messaggio devastante, ovvero: l'Italia non vi riconosce più, l'Italia non vi vuole più. E la risposta, purtroppo, non si è fatta attendere: abbiamo assistito all'abbandono, alla vendita e svendita, spesso e volentieri, alla dismissione di immobili che, per decenni, erano stati curati con amore. Abbiamo visto borghi delle aree interne spopolarsi ancora di più, i centri storici spegnersi.
Voglio sottolineare la serietà del lavoro svolto in Commissione finanze. Arriviamo in Aula con un testo pulito, tecnicamente inattaccabile, a parte per la Tari, di cui parlerò in seguito. Qualcuno potrebbe chiedere perché abbiamo tolto la parte sull'imposta di registro che c'era nel testo originale. La risposta è semplice e doverosa: quella parte è stata superata dai fatti. Con il decreto Salva-infrazioni l'Italia si è già adeguata alle richieste dell'Europa, eliminando il criterio della cittadinanza per le agevolazioni per la prima casa e sostituendolo con criteri oggettivi legati al lavoro e alla residenza pregressa. Mantenere quel comma oggi sarebbe stato un errore tecnico, un doppione inutile o dannoso. Averlo tolto dimostra che non stiamo facendo propaganda, ma stiamo scrivendo una legge che deve funzionare e durare nel tempo. Ci siamo concentrati sull'IMU, dove, invece, il vuoto normativo era ancora spalancato.
Voglio essere estremamente chiara, parlando ai cittadini che ci ascoltano da casa e che, magari, faticano a pagare le tasse e si chiedono perché stiamo esentando qualcuno che vive all'estero. Non stiamo creando un privilegio ingiustificato, stiamo ripristinando un diritto, ma lo facciamo con paletti rigorosissimi, che abbiamo voluto e difeso per evitare ogni abuso. Primo paletto: niente affitti. L'esenzione vale solo se la casa non è affittata. Se l'immobile produce reddito e viene messo a profitto, è giusto che si paghino le tasse e quello deve essere tassato. Noi tuteliamo la casa che aspetta, la casa della memoria, non quella che specula.
Secondo paletto: radicamento territoriale. L'esenzione si applica solo se l'immobile si trova nel comune di iscrizione AIRE. Questo significa che non finanziamo le case vacanze a Cortina per chi vive a Londra, finanziamo il mantenimento della casa di famiglia nel borgo natio. Questo vincolo è fondamentale. Lega l'agevolazione alle radici, alla storia familiare, al territorio d'origine.
Ho sentito le preoccupazioni di alcuni amministratori locali e dell'ANCI sulle minori entrate, in Commissione finanze, durante le audizioni. Le capisco e le rispetto, le comprendo a pieno, però voglio dire due cose. Primo: lo Stato ci mette 8 milioni di euro per ristorare i comuni, se non basteranno, saremo le sentinelle in Commissione bilancio e chiederemo di integrare il fondo anno dopo anno, perché non accetteremo che il costo di questa giustizia gravi sui bilanci dei piccoli comuni. Secondo, e qui sta il cuore politico della nostra scelta: dobbiamo smettere di guardare a questa misura come a un costo, questa è la più grande operazione di investimento sul turismo che possiamo fare a costo quasi zero. Guardiamo i numeri, colleghi, perché i numeri non mentono mai. Il Ministero degli Affari esteri ci dice che il turismo delle radici muove già oggi oltre 4 miliardi di euro l'anno, ma studi recenti, come quello di , ci dicono che il potenziale inespresso è gigantesco: potremmo arrivare, addirittura, a generare fino a 141 miliardi di euro, se riuscissimo ad attrarre davvero tutti gli 80 milioni di oriundi italiani nel mondo.
Chi torna nella casa di proprietà non è un turista “mordi e fuggi”, che scende dal pullman a Venezia per due ore. È un cittadino temporaneo, che resta mediamente 7 giorni o più. È una persona che spende nel negozio di alimentari sotto casa, che chiama l'idraulico o l'elettricista del paese per sistemare l'impianto, che frequenta i ristoranti locali. Quegli 8 milioni di euro che perdiamo di gettito IMU sono, in realtà, un investimento che ne genera centinaia in consumi diretti sui territori più fragili.
Un immobile esentato è un immobile che viene mantenuto e che resta vivo. Un immobile tassato ingiustamente è un immobile destinato a diventare un rudere, un problema di decoro urbano e un costo sociale per il sindaco.
Ciò che non condividiamo di questa proposta di legge, come MoVimento 5 Stelle, è l'esenzione della Tari per la metà del costo. Posso anche capirlo, però, prima di prevedere questa esenzione per i cittadini italiani residenti all'estero, dovremmo prevederla per i cittadini italiani residenti in Italia che pagano le tasse in Italia .
Inoltre, esentare dalla Tari gli italiani iscritti all'AIRE comporta un ulteriore ammanco nelle casse comunali, che potranno rivalersi solo e unicamente sugli altri cittadini. La Tari viene corrisposta in cambio di un servizio che il comune paga. Per la Tari non possono essere previste coperture a livello nazionale ma è tutto addossato sui bilanci comunali e caricare di queste ulteriori preoccupazioni i sindaci, che spesso e volentieri sono sindaci di piccoli comuni che hanno difficoltà nel bilancio comunale, spesso in dissesto o predissesto, non mi sembra la soluzione migliore.
Avremmo preferito che fosse lasciata la libertà ai comuni di poter scegliere se applicare o meno l'agevolazione, così come era oggi. I due terzi di agevolazione, di esenzione della Tari: scelta del comune. Punto. Attraverso questa previsione si crea un vero e proprio privilegio rispetto ai cittadini residenti in Italia, per questo ieri in Aula il MoVimento 5 Stelle ha votato contro il subemendamento a prima firma Onori. Non possiamo creare una disparità. E concludo, Presidente, allargando lo sguardo: l'Italia vive un inverno demografico spaventoso, ci stiamo rimpicciolendo, i nostri borghi appenninici, le aree interne del Sud si stanno svuotando.
Ma c'è un'Italia che cresce ed è quella fuori dai confini. Il rapporto 2025 ci dice che sono oltre 6,4 milioni gli italiani nel mondo, se contiamo chi vive fuori e non sono solo anziani nostalgici, sono giovani, sono famiglie, sono nuove generazioni che vogliono riscoprire da dove vengono. Il progetto Italea lanciato dalla Farnesina punta tutto su questo, ma come possiamo invitare questi italiani a tornare alle radici se poi, quando arrivano sulla soglia di casa, li accogliamo con una cartella esattoriale? Sarebbe una contraddizione, un autogol clamoroso.
Con questo voto noi diciamo a questi oltre 6 milioni di iscritti all'AIRE: siete parte di noi, non vi abbiamo dimenticato. Restituiamo dignità al loro sacrificio, riconosciamo che la cittadinanza non finisce alla frontiera, trasformiamo la casa delle radici da peso fiscale a volano di sviluppo per i nostri territori. Non è un regalo, è la restituzione di un diritto, è un investimento intelligente sul futuro nei nostri borghi, che rischiano di morire e che possono rivivere grazie al ritorno dei loro figli lontani. Per questo il MoVimento 5 Stelle voterà a favore di questo provvedimento .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lovecchio. Ne ha facoltà.
GIORGIO LOVECCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, prendo la parola oggi con un senso profondo di responsabilità istituzionale e con la consapevolezza che il tema di cui discutiamo, la fiscalità immobiliare riferita ai nostri connazionali residenti all'estero, non riguarda soltanto norme e commi, ma tocca la vita di milioni di persone, il valore della famiglia, il legame con la propria terra, la dignità della proprietà e il futuro di molti territori italiani oggi in sofferenza.
È un tema che affonda le sue radici nella storia della nostra Repubblica e nella storia del nostro popolo. Gli italiani nel mondo non sono una categoria astratta, sono parte integrante dell'identità nazionale, sono un pezzo dell'Italia che vive fuori dall'Italia, che continuano a portare nel cuore, nella cultura, nei valori e spesso anche negli investimenti immobiliari mantenuti nei comuni di origine.
In questo dibattito emerge con forza il contributo di Forza Italia, un partito che da sempre difende la casa come bene primario, che sostiene le famiglie, che valorizza il lavoro e l'iniziativa privata e che crede fermamente nella necessità di coniugare equità sociale, responsabilità finanziaria e rispetto degli impegni europei. Lo voglio dire con chiarezza: non siamo qui per dare vita a misure demagogiche, né per alimentare facili slogan. Siamo qui per costruire politiche serie, sostenibili, rispettose delle regole europee e capaci di rispondere alle esigenze reali dei cittadini che spesso vivono lontano, ma che non hanno reciso il loro legame con i territori di origine.
Forza Italia, in quest'Aula, mantiene la linea che il presidente Silvio Berlusconi ci ha indicato per trent'anni: pragmatismo, moderazione, europeismo e il rispetto dei cittadini contribuenti . La casa è molto più di un immobile: la casa è memoria, è radice, è famiglia, è sicurezza. Per milioni di italiani residenti all'estero rappresenta anche un ponte che ci lega ancora con il nostro Paese.
Noi riteniamo profondamente ingiusto che proprio loro, che spesso hanno lasciato l'Italia non per scelta, ma per necessità, che inviano rimesse, investimenti, risorse e che spesso tornano nelle nostre regioni per turismo o per riavvicinarsi agli affetti, si ritrovino penalizzati da un sistema fiscale non sempre coerente, né equilibrato. Non è accettabile che un cittadino italiano che vive all'estero e possiede un piccolo appartamento nel comune di origine sia gravato come se quell'immobile fosse una seconda casa o una terza casa di lusso.
Non parliamo di speculatori immobiliari: parliamo di lavoratori, pensionati, figli e nipoti dell'emigrazione che entrambi i rami del Parlamento citano sempre come risorsa del Paese, ma che troppo spesso rimane tale sono nelle dichiarazioni di principio .
Forza Italia rivendica con orgoglio la scelta di correggere storture evidenti, di alleggerire l'imposizione fiscale sui piccoli immobili nei comuni meno popolosi e di dare un segnale politico chiaro: l'Italia rispetta i suoi figli ovunque vivano. La misura che discutiamo oggi nella sua formulazione complessiva si ispira a tre principi cardine. Il primo, l'equità: non tutti gli immobili sono uguali e non tutti i proprietari sono nelle stesse condizioni; è equo modulare la tassazione in base al valore catastale, distinguendo tra chi possiede un piccolo appartamento in un comune di 3.000 abitanti e chi invece dispone di una grande proprietà immobiliare.
Secondo principio, la proporzionalità: l'intervento non azzera l'imposta per tutti e non crea disparità immotivate; stabilisce soglie percentuali, criteri oggettivi che impediscono abusi e tutelano chi realmente ha diritto a un trattamento fiscale più mite. Terzo principio, valorizzazione dei piccoli comuni e lotta allo spopolamento: molti dei comuni interessati contano meno di 5.000 abitanti, sono territori dove ogni immobile che resta chiuso, abbandonato o disabitato rappresenta un pezzo di identità che rischia di sfaldarsi. Ridurre la pressione IMU sugli italiani all'estero che posseggono una casa nei comuni di origine significa favorire la manutenzione, la rivitalizzazione, il ritorno, persino i piccoli investimenti turistici e culturali. Significa mettere in circolo risorse e presenze che altrimenti andrebbero perdute.
È una misura che non grava sui conti pubblici in modo incontrollato e che allo stesso tempo porta un beneficio diretto e indiretto ai territori più fragili del Paese. Forza Italia è un partito europeista e responsabile. Noi vogliamo un'Italia pienamente integrata in Europa, ma anche rispettata. Le modifiche che abbiamo sostenuto non nascono dal nulla. Rispondono all'esigenza di superare le contestazioni delle istituzioni europee che da anni ci chiedono di allineare la normativa nazionale ai principi di libera circolazione, non discriminazione e proporzionalità.
Non possiamo permetterci di ignorare procedure di infrazione che possono costare al Paese milioni di euro. La nostra posizione è chiara: l'Italia deve essere in regola, ma senza rinunciare alla tutela dei suoi cittadini. Abbiamo quindi costruito una norma che elimina criteri discriminatori, introduce parametri oggettivi e verificabili, rispetta i vincoli dell'Unione europea e tutela gli italiani residenti all'estero senza creare disparità irragionevoli. Questa è la politica seria, la politica che Forza Italia porta avanti da trent'anni.
Gli italiani all'estero sono una risorsa enorme, non solo culturale, non solo affettiva, ma anche economica. Sono ambasciatori del mondo, sono i primi promotori del nostro , del nostro turismo, della nostra lingua. Sono una comunità che ha sempre mantenuto viva l'identità nazionale, anche quando l'Italia forse non sempre è stata vicina a loro come avrebbe dovuto. Forza Italia lo dice da anni: dobbiamo rafforzare il rapporto con gli italiani nel mondo, non indebolirlo. Misure come questa contribuiscono a rendere il legame più forte, più giusto e più moderno.
Siamo ben consapevoli che ogni agevolazione fiscale ha un impatto sugli enti locali ed è per questo che la misura prevede un sistema di compensazione che permette ai comuni di non perdere risorse essenziali. Forza Italia sostiene con convinzione l'autonomia finanziaria dei comuni, nel rispetto dell'articolo 119 della Costituzione. I sindaci - lo sappiamo bene - hanno bisogno di strumenti concreti e non di slogan e ogni intervento fiscale deve lasciare i bilanci comunali in sicurezza. Il provvedimento mantiene questo equilibrio.
Vede, Presidente, quella di oggi non è una battaglia ideologica, è una battaglia di giustizia, buonsenso e visione. Noi difendiamo la casa come bene primario, gli italiani nel mondo come parte essenziale della nostra comunità nazionale, i piccoli comuni come cuore della nostra identità nazionale, l'Europa come luogo di cooperazione e di regole condivise e la responsabilità fiscale come fondamento di una Repubblica seria e credibile.
Forza Italia è questo: un partito popolare, liberale, europeista. Un partito che non urla, ma costruisce; un partito che non cerca consenso facile, ma soluzioni efficaci; un partito che non abbandona nessuno, tantomeno quegli italiani che, pur vivendo lontano, continuano a credere nell'Italia. E prima di concludere vorrei ringraziare tutti i componenti della Commissione finanze e il relatore Toni Ricciardi per il lavoro svolto e per essere riusciti a portare a termine un argomento che impatta su milioni di italiani che vivono all'estero. E con questo spirito, con questa convinzione e con questa coerenza annuncio il voto favorevole di Forza Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Billi. Ne ha facoltà.
SIMONE BILLI(LEGA). Grazie, Presidente. Sottosegretario, cari colleghi, questo provvedimento compie un passo importante per porre rimedio a una palese ingiustizia ai danni dei nostri connazionali all'estero, in particolare per coloro che hanno la prima casa nel comune di origine, spesso un piccolo comune sotto i 5.000 abitanti.
Presidente, Sottosegretario, chi vive e lavora all'estero, ma mantiene una casa in Italia, lo fa per avere un legame concreto con il suo Paese, con il luogo dove si torna per assistere i genitori anziani, per mantenere radici vive.
Presidente, Sottosegretario, non possiamo continuare a ignorare più di 7 milioni di italiani all'estero : sono, a tutti gli effetti, la seconda regione d'Italia, dopo la Lombardia e prima del Lazio; di questi, oltre 3 milioni vivono in Europa. Trattarli come cittadini di serie B, caricando eccessivamente di tasse le proprie case in Italia, significa colpire il loro legame affettivo e identitario con l'Italia . L'equiparazione dell'IMU con quella pagata dagli italiani in Italia è un atto di equità fiscale e di rispetto verso tutti quei cittadini all'estero che ogni giorno contribuiscono all'immagine e all'economia del nostro Paese nel mondo. La casa dei nonni, la casa di famiglia, non è un bene marginale, ma è un ponte stabile con l'Italia, è il luogo dove si riportano i figli, è il luogo dove si riportano i nipoti a conoscere il paese d'origine.
Sottosegretario, Presidente, c'è poi un aspetto economico molto importante. Quando gli italiani all'estero tornano al paese di origine per visitare i genitori, i parenti o gli amici fanno rivivere l'economia locale: riaprono case, che altrimenti resterebbero chiuse, spendono nei bar, nei ristoranti, nei piccoli negozi, coinvolgono artigiani, tecnici e professionisti. In tanti paesi quasi disabitati per gran parte dell'anno, è proprio il ritorno degli italiani all'estero che fa ripopolare le strade e tiene in vita la comunità.
Questa riforma, quindi, è giustizia fiscale ed è anche un successo della politica, quella buona. È il frutto del lavoro dei partiti di maggioranza e anche di alcuni partiti di opposizione. Al riguardo, voglio cogliere l'occasione per ringraziare il relatore Toni Ricciardi, che ha lavorato con i Ministeri per arrivare a questo importante obiettivo per gli italiani all'estero, a riprova del fatto che, quando si lavora insieme per il bene concreto delle persone, i risultati si possono raggiungere .
Presidente, Sottosegretario, invece dispiace che non si sia potuta raggiungere l'unanimità nel voto in Aula anche per l'emendamento sulla Tari, l'emendamento per abbassare la Tari per gli italiani all'estero. Infatti, Alleanza Verdi e Sinistra si è astenuta e il MoVimento 5 Stelle, Presidente, ha addirittura votato contrario! Questo provvedimento e le votazioni in Aula, quindi, sono un segnale chiaro per gli italiani nel mondo su chi ha scelto di alleggerire le tasse sulla casa e chi no.
Cari elettori, alle prossime elezioni tenete conto anche di questo! Con estrema soddisfazione, Presidente, Sottosegretario, dichiaro il nostro voto favorevole .
PRESIDENTE. Prima di andare oltre, saluto le ragazze, i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto “Spirito Santo” di Roma . Grazie di essere qui, benvenuti a Montecitorio.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.
TONI RICCIARDI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, Sottosegretaria Albano, ormai ci incontriamo sempre: lei è quasi la mia portafortuna su ogni provvedimento e la ringrazio per questo. Presidente, lei mi consentirà di partire dai ringraziamenti, per una semplice ragione: perché è la prima volta che, rispetto alla vicenda dell'IMU per gli italiani all'estero, il provvedimento segue un iter ordinario. Auspico e spero che si possa trovare la convergenza massima possibile.
Se questo è stato possibile, Presidente, lei mi deve consentire di ringraziare la mia segretaria Elly Schlein, che ha sposato da subito il provvedimento, probabilmente perché anche ella è stata un'italiana all'estero, il nostro responsabile esteri, Peppe Provenzano, la presidente di gruppo Chiara Braga e il mio presidente di gruppo in Commissione finanze, Virginio Merola, che, in questi anni, ha sostenuto questa proposta. Soprattutto, mi faccia chiedere scusa ai colleghi del mio gruppo, perché per tre anni li ho ossessionati con la vicenda dell'IMU per gli italiani all'estero.
E, ancora, Presidente, un grazie ai colleghi della Commissione finanze, per avermi concesso l'onore, non previsto, non dovuto, di essere relatore del provvedimento, agli uffici della Commissione, del MEF, al presidente della Commissione.
Lei mi consentirà, Presidente, un ringraziamento speciale e particolare, non formale, ma vero, a una persona che non ha interpretato il ruolo istituzionale, ma è andata ben oltre: ha accompagnato me e questo provvedimento fino all'ultimo minuto utile, e se oggi è approdato in quest'Aula con queste dichiarazioni, e spero e auspico con il voto più largo possibile, lo si deve al lavoro che ha svolto il presidente Marco Osnato, che ringrazio formalmente .
Ora entriamo nel merito della questione. La misura tocca esattamente i comuni fino ai 5.000 abitanti. Non è una misura risolutiva. È chiaro che avremmo voluto estendere quest'agevolazione o riconoscimento equiparativo a tutti i comuni, ma la mole economica sarebbe stata ben altra. Però, intanto, lavoriamo sul 70 per cento dei comuni italiani, sul 50 per cento della popolazione italiana, ma, soprattutto, lavoriamo su quei comuni dai quali è partita l'emigrazione italiana e lo facciamo con un criterio di progressività: calcoliamo il beneficio di equiparazione in base alla rendita catastale.
Ora, è chiaro, colleghe e colleghi, che necessiteremmo di una riforma del catasto, ma fin quando questa non c'è, la politica ha l'obbligo e la responsabilità di trovare soluzioni possibili ai problemi posti.
Certo, è un primo passo, non è risolutivo, ma getta le basi metodologiche - mi consentirete, senza presunzione, colleghe e colleghi - affinché, da oggi in poi, si possa affrontare la questione con uno schema legislativo costruito, sul quale si potrà intervenire, di volta in volta, volendo allargare le maglie e immaginare anche ridefinizioni per questi immobili.
Di che cosa stiamo parlando? Gli immobili interessati da questa misura sono 115.000 sul territorio nazionale; quelli che beneficeranno di questa norma saranno oltre 100.000; quindi, oltre 100.000 immobili beneficeranno della misura, che è modulare per rendite catastali e che soprattutto risponde a un'esigenza: risolviamo, forse mai come in passato, in un tempo molto celere, un'osservazione della Commissione europea.
La legge precedente prevedeva un'agevolazione del 50 per cento per i pensionati residenti all'estero in convenzione. L'Unione europea il 17 luglio… questa norma era calendarizzata per il 28 luglio 2025, doveva arrivare in Aula, ma non è arrivata. Io ringrazio nuovamente gli uffici che hanno fatto un lavoro straordinario, affinché si riuscisse, comunque, in così breve tempo, a ricostruire una norma pronta per l'Aula, alla quale si aggiunge anche la questione della Tari.
Non voglio entrare nel merito, il tema è abbastanza semplice. Se tutti adottassimo il criterio della Tari come è adottato in alcuni minuscoli territori del Paese, ovvero che il cittadino o la cittadina paga la Tari per peso e non per metri quadri abitativi, probabilmente noi andremmo verso un criterio di equità.
Questo è un lavoro che ancora va fatto, ma immaginare che ci sia un'attenzione riduttiva per coloro che abitano queste case per poco tempo all'anno credo che sia il minimo sindacale.
Però, qual è la di questo provvedimento? La di questo provvedimento - e qui entro un po' nella sfera diversa rispetto alla tecnicalità - è quella di riconoscere il sacrificio di generazioni di emigranti, partiti dal nulla e che, per decenni, hanno risparmiato per costruirsi quella casa nel comune, nel paesino dal quale erano partiti. È la storia italiana di milioni e milioni di donne e di uomini. È la storia, se volete, di una coppia su tanti milioni che prendo ad esempio, Salvatore e Rosina, che lavoravano 18 ore al giorno e che, per vent'anni, hanno risparmiato i soldi per costruirsi la casa nel loro paese di partenza. Quella casa non rappresentava - badate bene - un privilegio, ma rappresentava plasticamente e socialmente, l'ottenimento di un ascensore sociale: era la rappresentazione alla comunità che quell'atto migratorio non era stato un atto invano .
Purtroppo, Salvatore questa cosa non la vivrà. Non so come la prenderà, ma probabilmente credo che sarà contento di questa misura. Si tratta di una misura che qualche decennio fa, Presidente, il sociologo Alberoni aveva definito come l'uso anarchico del risparmio dell'emigrante, perché tu vai a investire in costruzioni di immobili che tecnicamente non è che ti danno un beneficio di natura economica, un beneficio di natura economica che, attenzione, riguarda la storia, da Nord a Sud, delle aree interne, dei comuni del margine. Non c'è distinzione tra Nord e Sud, c'è una storia che accomuna il Paese dalla provincia di Belluno fino a quella di Caltanissetta, non escludendo nessuno, perché è una storia comune e collettiva.
Perché, alla fine di tutto, noi siamo andati verso questa direzione? Mi lasci fare una citazione che, colleghe e colleghi, conoscerete sicuramente tutte e tutti ed è…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore!
TONI RICCIARDI(PD-IDP). …di Cesare Pavese, che scriveva: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Da oggi, credo, con lo sforzo di tutte e tutti - e mi consenta anche di ringraziare tutti i colleghi e le colleghe eletti all'estero per il contributo che hanno dato -, probabilmente ci sarà anche una casa che aspetterà queste persone e le invoglierà a non lasciarla più sola.
Per questa ragione, con l'onore e il privilegio che mi è stato concesso, dichiaro il voto favorevole del Partito Democratico .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Giuseppe. Ne ha facoltà.
ANDREA DI GIUSEPPE(FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi non stiamo semplicemente discutendo un'imposta, oggi decidiamo che valore diamo alla parola “casa” per milioni di italiani che vivono lontano, ma che non hanno mai smesso di sentirsi parte di questa Nazione. La casa, per chi è dovuto partire, non è solo un tetto, è il portone dove ha salutato i genitori l'ultima volta prima di prendere un aereo, è il balcone da cui, magari a migliaia di chilometri di distanza, continua a guardare il proprio Paese su Internet, è la chiave che molti nostri connazionali tengono ancora nel portafoglio, anche se aprono quella porta una sola volta all'anno.
Da anni, gli italiani iscritti all'AIRE ci chiedono una cosa semplice e giusta: non essere trattati dallo Stato come proprietari da colpire fiscalmente, ma come figli che non hanno mai reciso il legame con la nostra terra. Con questo provvedimento, dopo il passo fondamentale dell'assistenza sanitaria per i cittadini AIRE, facciamo un ulteriore concreto atto di giustizia: rafforziamo quel rapporto profondo tra lo Stato e i suoi cittadini all'estero, trasformando una tassa in un ponte e non più in un muro.
Come Fratelli d'Italia abbiamo ascoltato fin dal primo giorno la voce dei nostri connazionali e con la mia proposta di legge, poi abbinata a quella dell'onorevole Toni Ricciardi, che ringrazio, abbiamo voluto dare finalmente una risposta politica a una richiesta che non era corporativa, ma di equità. Oggi, con il voto che ci apprestiamo ad esprimere, proteggiamo quel legame, proteggiamo quella casa, che per anni è stata vista solo come un bene da tassare e non come un pezzo di identità nazionale. Sappiamo bene che il Governo è chiamato a riparare scelte del passato che hanno pesato sui conti pubblici e hanno creato distorsioni sociali profonde.
Sono molto soddisfatto che oggi il MoVimento 5 Stelle voti a favore di questa proposta di legge, mentre nei cinque anni precedenti, quando governavano, non si sono accorti degli italiani all'estero. Solamente con questo Governo noi abbiamo potuto far passare la tessera sanitaria e le risorse alle nostre diplomazie, l'esenzione IMU di oggi e il riacquisto della cittadinanza: quindi, sono quattro punti . In un contesto di rigore e di responsabilità, il fatto che oggi il Governo e la maggioranza scelgano di dare priorità a questo intervento dimostra una cosa molto chiara: per noi gli italiani all'estero non sono un numero in più nelle elezioni, ma una parte essenziale della comunità nazionale.
In sede di esame parlamentare sono state necessarie modifiche, aggiustamenti e limature. Non è stato un percorso semplice, ma è stato un percorso serio. Il risultato è una norma equilibrata, ma anche profondamente innovativa nel suo significato.
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, un po' di silenzio, però. Prego.
ANDREA DI GIUSEPPE(FDI). Le nuove disposizioni prevedono che per le persone fisiche non residenti nel territorio dello Stato, che si siano trasferite all'estero e che nel periodo precedente al trasferimento abbiano risieduto in Italia almeno cinque anni sia riconosciuta l'esenzione o la riduzione dell'IMU per una unità immobiliare ad uso abitativo non locata o non data in comodato d'uso, posseduta nel comune dell'ultima residenza, purché tale comune abbia una popolazione inferiore a 5.000 abitanti. Le nuove disposizioni dicono ai nostri connazionali: lo Stato non ti chiede di abbandonare il tuo paese d'origine per questioni fiscali, anzi ti aiuta a mantenerlo vivo.
Per anni, soprattutto nei piccoli comuni, il peso dell'IMU su chi viveva all'estero ha prodotto un effetto devastante: case svendute, appartamenti lasciati andare in rovina, centri storici che si spegnevano una porta alla volta. Quando una casa si chiude definitivamente non perde solo quella famiglia, ma perde il bar, perde il negozio, perde la scuola, perde il tessuto sociale del territorio. Vorrei sottolineare un punto che spesso sfugge: molti italiani che vivono all'estero lo fanno in affitto, non sono ricchi proprietari. Io capisco che i 5 Stelle…
PRESIDENTE. Colleghi, però, per favore. È impossibile così!
ANDREA DI GIUSEPPE(FDI). Un minimo di rispetto non per il sottoscritto, ma per gli italiani che vivono all'estero.
Quindi, dicevo che non sono ricchi proprietari immobiliari, come qualcuno ha provato in passato a dipingerli: vivono in case in affitto a Londra, a New York, a Toronto, e l'unica casa di proprietà che hanno è spesso quella lasciata dai genitori, dai nonni, nel loro Paese d'origine. Quella casa la puoi tenere, la puoi ristrutturare, ci puoi investire.
Non solo: se decidi di acquistare o mantenere un immobile nell'ultimo comune di residenza sotto i 5.000 abitanti, stai contribuendo a ridare vita ai borghi che si stanno svuotando. Immaginiamo quei piccoli paesi dell'Appennino del Sud, nelle nostre aree interne, dove ogni anno si spegne una luce in più. Con questa norma permettiamo che alcune di quelle luci si riaccendano finalmente: una finestra che torna ad aprirsi, una persiana che non resta più chiusa 12 mesi all'anno, un bambino che torna a giocare in piazza dove il nonno giocava da piccolo. Questo è sviluppo, questo è presidio del territorio, questa è anche sicurezza, signori, perché un borgo abitato, curato e frequentato è un borgo che non muore, è un borgo che non viene abbandonato al degrado e all'illegalità.
In questi anni si è molto parlato giustamente di turismo delle radici. Oggi facciamo un passo in più: non ci limitiamo a invitare i nostri connazionali a tornare per qualche giorno in vacanza, ma li mettiamo nelle condizioni di restare legati concretamente ai loro luoghi di origine, non solo come turisti delle radici, ma come protagonisti della rinascita dei loro paesi.
Chi ha una casa in Italia o chi deciderà di comprarla, grazie a questo provvedimento, è una risorsa viva per l'economia del territorio, spende nei negozi locali, ristruttura l'immobile, coinvolge artigiani, professionisti, porta amici e parenti, porta turismo e, soprattutto, porta un patrimonio inestimabile: l'orgoglio di essere italiani nel mondo . E lo dico anche per esperienza personale: quanti ristoranti italiani nel mondo nascono da una storia familiare, da un paese preciso, da una casa precisa che è rimasta lì, vuota, ma non dimenticata? Quante volte, entrando in un locale a New York, trovi prodotti che vengono esattamente da quel borgo di cui stiamo parlando oggi? Dietro questi prodotti, c'è sempre una famiglia che ha dato e ha fatto dei sacrifici per non vendere la casa dei propri genitori in Italia.
Fino ad oggi, quella casa è stata troppo spesso vista come un peso da eliminare, un problema da togliersi di mezzo, con il risultato che il comune perdeva un residente potenziale, un contribuente, un investitore, un pezzo d'identità. Perdeva opportunità e semplicemente perdeva. Con questo provvedimento il Governo Meloni sceglie un'altra strada: sceglie di investire sulla forza degli italiani all'estero, sulla loro capacità di essere ambasciatori dell'Italia nel mondo e protagonisti della vita dei loro territori d'origine. Non è un favore a una categoria, è un atto di giustizia verso chi, in questi anni, ha continuato a pagare voli, viaggi, sacrifici pur di tornare a casa e trovare ancora quella porta da aprire. Perché la storia di una famiglia non si riduce a una riga di bilancio, un borgo non rimane vivo solo nei ricordi, ma nelle persone che ancora hanno la possibilità di tornarci.
Colleghi, con il voto di oggi aiutiamo i nostri connazionali a non spezzare questo filo. Diamo un segnale chiarissimo: la Nazione è globale, gli italiani nel mondo sono parte integrante di questa comunità e lo Stato ha il dovere di riconoscerlo non solo a parole, ma con atti concreti.
Voglio anche riconoscere il lavoro svolto dalla Commissione, dall'Aula e il senso di responsabilità dimostrato da gran parte delle forze politiche, gran parte. Quando maggioranza e opposizione decidono di collaborare su un obiettivo così importante vince il Parlamento, vince il Paese, vincono i nostri connazionali all'estero. Efficienza e credibilità, due parole che il Governo Meloni sta dimostrando in Italia e nel mondo, significano anche questo: riuscire a dare risposte attese da anni, senza mettere a rischio la sostenibilità finanziaria, ma, anzi, orientando la spesa pubblica verso ciò che crea valore sociale, economico e identitario.
Lasciatemi dire che gli stessi “fenomeni” che hanno votato contro la tessera sanitaria per gli italiani all'estero oggi votano a favore di un provvedimento che stiamo per approvare. Ne sono felice. Loro fanno teatrini indignati in spagnolo, noi facciamo leggi in italiano che danno diritti veri. Per loro gli italiani all'estero sono scenografia per video, per noi cittadini da tutelare . Ognuno, oggi, in Aula si assume la responsabilità: o è con chi urla e non risolve niente o è con chi vota e cambia le cose. Io ho scelto, con questa legge, con gli italiani… non come il miserabile circo del piagnisteo.
Noi diciamo, come legislatori, che chi ha il passaporto, chi prende il passaporto italiano debba passare un esame di italiano: sarebbe veramente molto carino - e lo dico con tutta l'educazione istituzionale - se anche i nostri rappresentanti parlassero ai loro cittadini, ai nostri cittadini in italiano. Perché l'unica lingua degli italiani è l'italiano, è chiaro ? Italiano! Per tutte queste ragioni, a nome del gruppo Fratelli d'Italia, annuncio con orgoglio il voto favorevole .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 956-A, con il seguente nuovo titolo: “Modifica all'articolo 1 della legge 30 dicembre 2020, n. 178, in materia di applicazione dell'imposta municipale propria nonché della tassa e della tariffa sui rifiuti nei riguardi delle persone fisiche trasferite all'estero”.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva all'unanimità
Dichiaro così assorbite le abbinate proposte di legge nn. 1099-1323-1400-1701-1743-1748.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
Magari aspettiamo un minuto per far defluire chi non è interessato. Colleghi, chi vuole uscire, cortesemente in silenzio, così possiamo dare la parola. Onorevole Grimaldi, prego.
MARCO GRIMALDI(AVS). Presidente, dall'alba fino alla sera di mercoledì, il pubblico ministero Paolo Storari ha lavorato con i Carabinieri del Nucleo dell'Ispettorato del lavoro. Ha notificato 13 ordini di consegna, documenti ad altrettante case di moda: Dolce&Gabbana, Prada, Versace, Gucci, Missoni, Ferragamo, Yves Saint Laurent, Givenchy, Pinko, Coccinelle, Adidas, Alexander McQueen Italia, Off-White Operating. Tutte - e dico tutte - spuntate, nei fascicoli sugli opifici cinesi clandestini, nel ruolo di committenti, che, Presidente, affidano la produzione ad appaltatori e subappaltatori che operano violando le leggi sul lavoro e sulla sicurezza.
Presidente, siamo a chiedere le comunicazioni della Presidente del Consiglio e dei Ministri Urso e Calderone. Da anni questo gruppo denuncia l'esistenza di una vera e propria alleanza ignobile, tra i grandi gruppi del lusso e gli sfruttatori del caporalato, che infetta le filiere del . Oggi, grazie al lavoro della procura di Milano, abbiamo l'ennesima conferma. Sono 13 nuovi e sono stati raggiunti da ordini di esibizione documentale: tutti per il loro coinvolgimento, diretto e indiretto, in una catena produttiva fondata sullo sfruttamento.
Presidente, lo dico ai Ministri che qui, ogni volta, a ogni , a ogni interrogazione, hanno parlato di casi isolati: non c'è nessun caso isolato, è un sistema. È il sistema moda italiano , un sistema che appalta e subappalta fino al settimo livello. E arrivare al settimo livello di subappalto è una scelta politica, è una scelta industriale, è una scelta morale.
C'è chi chiude gli occhi davanti ai laboratori dormitorio, perché parliamo di questo, gestiti illegalmente, dove i lavoratori e le lavoratrici, spesso migranti, sfruttatissimi, sono costretti a turni massacranti e a lavorare 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14 ore di fila. E poi dormire e poi rialzarsi sempre lì, senza diritti, senza sicurezza, senza dignità e ovviamente senza salari minimi. È lì che nascono le borse da migliaia di euro che, magari, qualcuno di voi ha. Noi non criminalizziamo il lusso, ma è normale che quella borsetta, che vale 1.000, 1.500, 2.000, 2.500, 3.000 euro, grondi sangue e sudore? È giusto che facciano ricarichi del 10.000 per cento?
I marchi si rifugiano dietro alla difesa d'ufficio, quella di Urso, dietro alle vostre leggi, dietro agli interni e ai modelli organizzativi di facciata, ma la realtà è che in questi opifici si sanguina, si suda sfruttamento e ogni tanto si muore, come il giovane del Bangladesh morto nel 2023 a Trezzano. Ma davvero volete parlare di onore, di onorabilità dei marchi? Ricchi, brava gente? Serve verità, serve giustizia, serve una riforma radicale della filiera produttiva e serve il coraggio di dire i nomi, tutti i nomi in quest'Aula. Servono le comunicazioni della Presidente del Consiglio. Basta, basta lavoro povero in un'Italia ricca, per prodotti per super ricchi che sfruttano questi lavoratori !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento l'onorevole Scotto e poi la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Chiediamo le comunicazioni urgenti della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non soltanto perché stamattina ci siamo svegliati e abbiamo visto quanto fosse profonda e grave la filiera dello sfruttamento, dopo l'inchiesta del PM Storari della procura di Milano: Dolce & Gabbana, Versace, Prada, Gucci, fino a 13 marchi. Il sospetto è caporalato: 283 operai sfruttati dai della moda in opifici di fortuna, in cui i lavoratori prendevano salari orari da fame - altro che salario minimo! - e svolgevano turni di lavoro massacranti in condizioni di salute e di sicurezza precarie.
Signor Presidente, siamo un po' strabici, questo Governo è un po' strabico. Dietro i grandi proclami sulla sicurezza sul lavoro poi escono proposte oscene, come quella approvata al Senato sulle piccole e medie imprese e che sarà in discussione in questo ramo del Parlamento tra pochi giorni, che consente ai grandi marchi della moda di non rispondere più delle omissioni di controllo in caso di lavoro nero e sfruttamento, lungo tutta la catena degli appalti. Un colpo di spugna, uno scudo penale per imprese che hanno un unico obiettivo: spazzare via la concorrenza leale, quella delle imprese pulite, che sono ancora tante, dei bravi artigiani, che sono ancora tanti, che continuano a rispettare il contratto collettivo di lavoro, che dovrebbe essere il minimo dentro un Paese moderno che fa parte del G7.
Signor Presidente, aver cancellato qualsiasi forma di responsabilità di impresa lungo la filiera degli appalti e dei subappalti sta generando questo mostro: profitti enormi, sfruttamento diffuso. Dietro i trionfalismi sui dati occupazionali, dovremmo interrogarci su una cosa: la qualità del lavoro nel nostro Paese. C'è un grande tema che riguarda la qualità del nostro capitalismo. Questo significa che cosa? Significa democrazia, significa partecipazione nei luoghi di lavoro, significa spazzare via i contratti pirata che sono lo strumento che si insinua all'interno di un corpo sano.
E allora la domanda è molto semplice. Signor Presidente, che modello di società ha in testa questo Governo? Che tipo di relazioni industriali vuole praticare? Che idea di produzione immagina per questo Paese? Qual è la sua qualità? Qual è la sua specificità? Qual è il suo obiettivo? Noi abbiamo un obiettivo molto chiaro: il lavoro deve essere pagato! Il lavoro non può essere merce vile all'interno di un mercato senza regole e senza principi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Grazie, Presidente. Anche il MoVimento 5 Stelle si associa alla richiesta dei colleghi. Sono settimane che interveniamo per chiedere al Ministro Urso di venire a riferire in Aula, ma credo che ormai siamo arrivati a un punto quasi di non ritorno, perché il settore tessile, che è un grande vanto per il nostro Paese - ricordo che siamo il maggiore Paese manufatturiero tessile d'Europa -, dovrebbe avere delle regole giuste. Delle regole che rispettino i dipendenti, i tanti lavoratori, che ci sia legalità, ed anche e soprattutto sicurezza nei luoghi di lavoro. Non si può più continuare ad andare avanti ignorando quello che, di fatto, sta accadendo nel nostro Paese.
In questo momento, in Commissione attività produttive abbiamo il disegno di legge del Governo sulle piccole e medie imprese. Ebbene, quel testo racchiude una situazione folle: un'autocertificazione per le imprese affinché queste possano, diciamo, autocertificarsi in totale autonomia, dichiarando che lavorano in maniera consona, in maniera giusta e possono avere un bollino speciale per il . Questo significherà che nessuno andrà a fare controlli su queste imprese, nessuno andrà a controllare la filiera. Ma noi stiamo vedendo, ormai da anni, che la filiera non è lineare, la filiera cambia, si modifica a seconda delle esigenze con appalti, subappalti e sub-subappalti. Se ne parla da anni, basta andare a vedere i numerosi fatti da tantissimi giornalisti.
Dobbiamo cambiare questo paradigma, dobbiamo cambiare e spezzare questa catena che sta trattando i nostri connazionali, i lavoratori del settore, come schiavi. Stiamo parlando di schiavitù legalizzata in un Paese come l'Italia e questo non è accettabile, Presidente . Il Governo Meloni non può continuare a girarsi dall'altra parte e non può certamente inserire, in un disegno di legge del Governo, la possibilità di legalizzare questa schiavitù, di legalizzare il fatto che ci sia mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo non è più accettabile.
Mi riallaccio agli appelli e alle richieste fatte dai colleghi, ma anche agli appelli delle 23 associazioni che ci stanno scrivendo da giorni e che ci stanno chiedendo di cambiare quel provvedimento, di modificarlo. Vedremo con i fatti, colleghi di maggioranza, se anche voi vi metterete la mano sulla coscienza e accetterete anche i nostri emendamenti, solo così vedremo se il Governo Meloni vuole veramente un cambiamento.
Mi ripeto per l'ultima volta, Presidente, mi associo ai colleghi e chiediamo che la Presidente venga in Aula, venga a riferire su questi fatti gravissimi e su come intenda modificare le leggi, su come intenda far sì che i lavoratori in Italia siano tutelati con stipendi adeguati, con una vera sicurezza sul lavoro. Senza andare avanti con la propaganda e gli annunci, qui vogliamo vedere i fatti .
PRESIDENTE. Prima di andare oltre, salutiamo la prima Vicepresidente dell'Assemblea nazionale dell'Ecuador e l'ambasciatore dell'Ecuador in Italia, che stanno assistendo ai lavori d'Aula dalle tribune . Grazie, benvenuti a Montecitorio .
Parimenti, salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti del liceo scientifico statale “Albert Einstein” di Teramo. Benvenuti a Montecitorio, grazie di essere qui .
Passiamo adesso a un altro intervento sull'ordine dei lavori della deputata Chiara Appendino. Prego.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere alla Ministra Roccella di venire in Aula a riferire, perché il 25 novembre è accaduto un fatto, un fatto importante, cioè l'Europa ha emesso una sentenza semplice e chiara: se un matrimonio è avvenuto all'estero tra persone dello stesso sesso, deve essere riconosciuto in questo Paese. A me sembra semplice e chiaro. E invece no: ieri è successo che quest'Aula, forse un po' distratta, ha votato contro un nostro ordine del giorno che richiedeva semplicemente di attuare questa sentenza.
E, allora, la Ministra Roccella deve venire a spiegarci il perché. Vede, Presidente, la stupisco: io ho passato tutta la notte a pensare: perché? E, vede, forse hanno ragione, anzi li capisco proprio, la capisco questa destra che ha deciso di non attuare questa sentenza: chiuda un attimo gli occhi e ci pensi. Ci pensi. Se oggi riconoscessimo i matrimoni di persone dello stesso sesso qui in Italia, sarebbe il disastro. Non solo: ciò potrebbe addirittura aprire la porta a quella nostra proposta di legge che chiede di riconoscere questo diritto a persone dello stesso sesso in Italia, cioè l'Apocalisse, ma proprio l'Apocalisse.
Vede, due uomini che si sposano? Che vergogna, inaccettabile, le famiglie tradizionali - puff - sparirebbero, mamme e papà codici a barre, subito! Poi, pensi un attimo: due mogli. Due mogli? Che vergogna. Beh, non si farebbero più figli in questo Paese, sicuro, perché la natalità è già bassa, ma andremmo sotto zero. Infatti, in questo Paese non è che non si fanno figli perché non ci sono gli asili, non è che non si fanno figli perché gli stipendi sono da fame, non è che non si fanno figli perché sono impossibili un mutuo o una casa. No, sa perché non si fanno i figli? Perché c'è una potentissima e sovversiva, quella LGBT , che complotta e non permette alle famiglie di sposarsi. E allora sì, accadrebbe l'altra cosa, il pericolo supremo: la teoria nelle scuole subito! I nostri figli sarebbero un giorno maschi e un giorno femmine, a giorni alterni, dispari e pari.
Allora vede, Presidente, sì, hanno ragione: è un'Apocalisse. E fanno bene a resistere, a resistere e difendere “Dio, patria e famiglia” fino all'ultimo. E allora gli alieni arcobaleno sono lì fuori, sono pronti, arrivano, ci conquisteranno tutti.
Presidente, suvvia, torniamo seri, torniamo nel pianeta Terra perché, messe una dopo l'altra, come ho fatto, fanno quasi ridere; ma queste sono caricature che assomigliano terribilmente alla realtà che questa destra ogni giorno porta avanti, perché la verità del mondo reale è che estendere un diritto non toglie niente a nessuno, anzi semplicemente aiuta e dà tanto a chi quel diritto non ce l'ha .
E allora, sul caso specifico, Presidente, se il mio vicino di casa si sposa con il suo compagno, il mio matrimonio non vale meno, i miei figli stanno benissimo lo stesso, magari giocheranno coi loro figli. E invece cosa cambia? Cambia che il mio vicino è una persona più felice, cambia che il mio vicino è una persona più tutelata, fine.
Quando ero sindaca - e vado verso la chiusura, Presidente - mentre la destra faceva i convegni e fomentava la paura, io la paura di quelle persone, che loro vedevano come presunti pericoli, la vedevo negli occhi; e ho visto ottantenni che tremavano quando hanno potuto scambiarsi gli anelli dopo 50 anni di vita insieme, perché c'erano le unioni civili, e si sentivano clandestini fino ad allora. Ho forzato le regole per riconoscere i bimbi e le bimbe di coppie dello stesso sesso perché i diritti vanno garantiti sempre.
E allora, Presidente, la realtà ha bussato alla porta di questo Governo, la sentenza c'è e il Governo è a un bivio: o insiste ancora, ancora con quell'ideologia e continua a far pagare agli italiani e alla comunità il prezzo del suo bigottismo - perché questo è -, oppure, con colpevole e imperdonabile ritardo, si adegua.
E allora, la Ministra Roccella, Presidente, deve venire qui. Deve venire qui, deve dare delle risposte e deve smettere di fare lo struzzo. Deve dirci cosa vuole fare, perché o riconosce le sentenze e il diritto e i diritti, o semplicemente continua con il fanatismo che sta distruggendo questa comunità .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Vorrei leggere in Aula una lettera che mi hanno inviato alcuni dipendenti dell' Whirlpool di Napoli, che chiedono al Parlamento di intervenire a fronte del dramma che sembrava superato con la riqualificazione e la rinascita dell'azienda della periferia di Napoli. Ciò sembra stia per sparire, infatti il rinnovo della CIG, che era previsto per questi lavoratori, non è stato firmato dall'attuale Governo. Gli operai, gli operai, gli dipendenti chiedono che il Governo intervenga come era stato promesso e come era stato annunciato.
Loro sono gli unici che non hanno responsabilità, che hanno continuato a combattere per riqualificare una zona molto difficile del territorio della periferia napoletana per continuare a lavorare sul territorio dove sono cresciuti, dove hanno messo su famiglia, e per continuare a credere nell'idea che ci debba essere il lavoro. Non possiamo annunciare sempre che siamo nella piena occupazione, e poi il lavoro vero scompare.
Quindi, come AVS, noi chiediamo che il Governo intervenga immediatamente per impedire questo ennesimo scempio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.
STEFANIA ASCARI(M5S). Grazie, Presidente. Nel nostro Paese a una madre viene negato il diritto di vedere il proprio figlio di 9 anni ridotto in fin di vita a causa di un tumore al cervello. Seguo questa vicenda da diverso tempo. Ho presentato due interrogazioni parlamentari e una conferenza stampa, e mi sono chiesta perché a questa madre sono stati tolti i suoi figli: li ha picchiati? Li ha trascurati? Ha abusato di loro? No, nulla di tutto questo. Ha denunciato per maltrattamenti il suo compagno ed è stata messa sul banco degli imputati con l'accusa di alienazione parentale, un'accusa inesistente sulla base di una teoria ascientifica bandita dalle fonti nazionali e internazionali.
Però, il sistema come ha reagito? Ha reagito strappandole tutti e due i bambini, due volte, con la forza, provocando traumi - traumi! - profondissimi. E ora emerge che uno dei due piccoli ha un tumore al cervello, e nemmeno in questo momento così delicato e drammatico alla madre viene consentito di stargli vicino.
Vede Presidente, questa è violenza. Questa è violenza e non può avere altro nome perché non ha nulla a che fare con il buonsenso e, soprattutto, con il superiore interesse del minore.
Ciò che sta accadendo non è umanamente accettabile, è disumano, è veramente crudele fare questo a un bambino in fin di vita e a una madre. Per questo, chiedo che il Ministro Nordio risponda alle mie interrogazioni e, soprattutto, che lo Stato non sia complice di questa violenza .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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