PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
FABRIZIO CECCHETTI, legge il processo verbale della seduta del 5 dicembre 2025.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 89, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una interrogazione e di una interpellanza.
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione all'ordine del giorno Nevi n. 3-02371 .
Il Sottosegretario di Stato per l'Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste, Luigi D'Eramo, ha facoltà di rispondere.
LUIGI D'ERAMO,. Signor Presidente, onorevoli deputati, in riferimento all'interrogazione concernente l'impiego del prodotto fitosanitario Dormex, contenente la sostanza attiva idrogeno cianammide, per quanto di competenza rappresento quanto segue.
La sostanza attiva idrogeno cianammide è stata revocata a livello europeo con decisione della Commissione del 18 settembre 2008, che ne ha disposto la non iscrizione nell'allegato I della direttiva n. 91/414/CEE a causa del rischio di effetti nocivi per la salute umana, in particolare per gli operatori agricoli. Le valutazioni allora condotte evidenziarono esposizioni superiori di oltre 100 volte ai livelli ammissibili, parametro che indica la quantità massima di sostanza alla quale una persona può essere esposta senza rischi per la salute.
Negli anni recenti alcune organizzazioni di produttori hanno ripetutamente richiesto l'autorizzazione in deroga all'utilizzo del prodotto Dormex, ai sensi dell'articolo 53 del regolamento (CE) n. 1107/2009. A tali istanze, il Ministero della Salute ha costantemente espresso parere non favorevole, sulla base delle valutazioni tossicologiche, eco-tossicologiche e del rischio per operatori, residenti e astanti.
Si evidenzia che nel 2024 l' della Nuova Zelanda ha nuovamente autorizzato l'impiego della molecola a seguito di una valutazione di rischio basata su parametri locali; tuttavia, i valori limite adottati in Nuova Zelanda non sono sovrapponibili all'AOEL definito dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), vigente nell'Unione europea. Conseguentemente, per la campagna 2025 è stata presentata in Italia una nuova domanda di autorizzazione in deroga, sulla quale il Comitato tecnico per la nutrizione e la sanità animale, sezione consultiva per i fitosanitari, ha svolto una valutazione preliminare, rilevando che la documentazione prodotta si basa sui riferimenti neozelandesi e richiedendo una valutazione secondo i parametri europei.
Pertanto, considerata la complessità della questione e l'importanza della molecola per la coltura dell'actinidia, il tema è stato sottoposto al Comitato fitosanitario nazionale nella seduta del 28 gennaio 2025. In tale sede sono state illustrate le gravi difficoltà che la coltura del kiwi affronta negli ultimi anni a causa di concause di natura fitosanitaria e climatica quali la moria del kiwi, il cancro batterico da , le insufficienti ore di freddo con conseguenti squilibri fisiologici che determinano cascola di gemme, il germogliamento irregolare, le fioriture non sincrone e perdite produttive medie del 35-40 per cento. Il Comitato, confermando il forte calo produttivo, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, ha deliberato di inoltrare al Ministero della Salute una richiesta di autorizzazione in deroga, nel rispetto della procedura prevista per le emergenze fitosanitarie dall'articolo 53 del regolamento (CE) n. 1107/2009.
Tale richiesta ha ricevuto, in data 3 aprile 2025, parere negativo da parte del Ministero della Salute, in ragione del persistente giudizio sfavorevole sugli aspetti tossicologici e di rischio per l'esposizione umana. Successivamente, in data 29 maggio 2025, i portatori di interessi hanno reiterato la richiesta di autorizzazione per l'uso di emergenza della sostanza attiva sulla coltura del kiwi a partire dal 15 dicembre 2025. A fronte di questa nuova richiesta, nella riunione del 20 ottobre 2025 il Comitato tecnico per la nutrizione e la sanità animale, sezione consultiva per i fitosanitari, ha svolto nuove valutazioni anche con riferimento al quadro europeo. In tale contesto è stato rilevato, in particolare, che la Grecia autorizza l'uso in deroga della sostanza dal 2022, basandosi unicamente sulla valutazione del rischio per il consumatore, mentre il Portogallo, dopo un iniziale diniego, ha concesso l'autorizzazione per il 2025 introducendo specifiche restrizioni.
Nel frattempo, i portatori di interesse, a seguito della disponibilità del Comitato tecnico per la nutrizione e la sanità animale, sezione consultiva per i fitosanitari, di valutare la nuova richiesta di uso di emergenza della sostanza attiva idrogeno cianammide qualora ci fossero nuovi elementi tecnico-scientifici, hanno presentato una nuova documentazione relativa all'uso sicuro del prodotto sia per gli operatori, sia per gli astanti. A seguito della nuova documentazione trasmessa, il Ministero della Salute, in data 17 novembre 2025, ha richiesto a quest'amministrazione la formulazione di un nuovo parere. In considerazione dell'eccezionalità delle recenti condizioni meteo-climatiche e dell'esigenza di sostenere le aree produttive delle regioni Lazio, Campania, Basilicata, Calabria e Puglia, al fine di ripristinare la capacità produttiva delle aziende colpite, il Ministero ha già da tempo espresso parere favorevole. Pertanto, l'iter autorizzativo è attualmente in corso presso il Ministero della Salute e proseguirà secondo le procedure previste dalla normativa vigente.
Assicuro che continueremo con attenzione a seguire l'evoluzione del procedimento, garantendo il massimo supporto tecnico e istituzionale affinché siano tutelate in modo equilibrato le esigenze produttive del settore e la sicurezza per la salute umana e l'ambiente.
PRESIDENTE. L'onorevole Nevi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
RAFFAELE NEVI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Sono molto soddisfatto, perché vedo con piacere che il Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste si è attivato prontamente per cercare di sanare una situazione veramente incredibile. Altri Paesi europei, come la Grecia e il Portogallo, utilizzano questo prodotto, che dà dei benefici oggettivi che non sono conseguibili con altri prodotti.
E, pur con prescrizioni e attenzione massima, com'è giusto che sia, altri Paesi hanno autorizzato la deroga, quindi hanno autorizzato la possibilità per i produttori di utilizzare questo prodotto fitosanitario. Ricordo che l'Italia continua a perdere quote di mercato, addirittura del 40 per cento negli ultimi dieci anni. Al contrario la Grecia, proprio in virtù della possibilità di utilizzare questo prodotto, acquisisce sempre di più quote di mercato, arrivando addirittura a segnare un più 30 per cento negli ultimi dieci anni.
Quindi, la buona notizia è che, a metà novembre, è stata richiesta un'ulteriore deroga per l'utilizzazione del prodotto. Speriamo - approfitto anche della presenza del Sottosegretario alla Salute - che il Ministero della Salute valuti bene tutti gli aspetti ma consenta ai nostri produttori di non avere uno svantaggio competitivo che si tradurrebbe appunto in una concorrenza sleale, addirittura all'interno della stessa Unione europea.
Se un prodotto fa male, dovrebbe essere vietato in tutta Europa. Se non è così, chiaramente tutti i produttori europei dovrebbero avere la possibilità di utilizzarlo.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Ciocchetti n. 2-00710 . Chiedo al deputato Ciocchetti se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica. Il deputato Ciocchetti si riserva di intervenire in sede di replica.
Il Sottosegretario di Stato per la Salute, Marcello Gemmato, ha facoltà di rispondere.
MARCELLO GEMMATO,. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole Ciocchetti per l'interpellanza. Con riferimento appunto al sindacato ispettivo in questione, rappresento che il regolamento (UE) 2017/745 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2017, relativo ai dispositivi medici, costituisce il quadro normativo di riferimento per la messa a disposizione sul mercato, l'immissione in servizio e l'utilizzo dei dispositivi medici nell'Unione europea, garantendone la sicurezza, le prestazioni e anche chiaramente la tracciabilità.
L'articolo 2 del citato regolamento, al punto 39, definisce il “ricondizionamento” come “un processo eseguito su un dispositivo usato per consentirne un riutilizzo sicuro, comprendente la pulizia, la disinfezione, la sterilizzazione e le procedure associate nonché i test e il ripristino della sicurezza tecnica e funzionale del dispositivo usato”.
In merito alle possibilità di ricondizionare i dispositivi medici monouso, preciso che tale pratica non è consentita nel territorio nazionale. L'articolo 17 del regolamento (UE) 2017/745 succitato consente infatti agli Stati membri di stabilire condizioni specifiche per la riedizione dell'uso dei dispositivi monouso (cosiddetto “ricondizionamento”), ma prevede che tale possibilità sia subordinata all'adozione di misure nazionali di attuazione.
In Italia, dato che tali misure non sono state adottate, il ricondizionamento dei dispositivi monouso non è attualmente ammesso e questi ultimi, dopo il primo utilizzo, devono essere gestiti come rifiuti sanitari.
Per quanto riguarda gli strumenti chirurgici riutilizzabili, cioè strumenti chirurgici per i quali il fabbricante ha già previsto “n” cicli di utilizzo, rappresento che gli aspetti relativi al loro riutilizzo, in particolare a pulizia, disinfezione, sterilizzazione, manutenzione, test funzionale e relative istruzioni per l'uso, sono disciplinati nel citato regolamento e prevedono la valutazione di un organismo notificato per la verifica di questi specifici aspetti.
Il caso della “rimessa a nuovo”, invece, è definito, al punto 31 dell'articolo 2 del medesimo regolamento, come “un processo tramite il quale un dispositivo già immesso sul mercato è sottoposto a interventi che riportano le prestazioni e la sicurezza del dispositivo a livello originario, senza modificare la destinazione d'uso”. Tale attività è ammessa purché eseguita da operatori economici qualificati, nel rispetto dei requisiti di sicurezza e qualità previsti dalla normativa vigente.
Rappresento che tale rimessa a nuovo si riferisce generalmente alle apparecchiature e ai dispositivi medici complessi e durevoli, quali ad esempio apparecchiature elettromedicali, sistemi di diagnostica per immagini o dispositivi di monitoraggio, cioè una tipologia di dispositivi diversa dai dispositivi monouso per i quali non è previsto alcun processo di reimpiego o rigenerazione.
Un dispositivo medico rimesso a nuovo è considerato, ai sensi del regolamento (UE) 2017/745, un nuovo dispositivo e, pertanto, deve essere nuovamente immesso sul mercato dopo aver superato le procedure di valutazione della conformità previste per la sua classe di rischio. Ove applicabile, tali procedure richiedono l'intervento di un organismo notificato che verifica la conformità dei requisiti di sicurezza e prestazioni di cui all'Allegato 1 del regolamento.
Concludo rappresentando che, fermo restando che un dispositivo medico è soggetto agli obblighi previsti dalla normativa unionale fintanto che si tratta di un dispositivo nuovo o rimesso a nuovo, il Ministero della Salute manifesta la propria disponibilità a collaborare attivamente, anche con il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica e le altre amministrazioni coinvolte, al fine di sviluppare soluzioni conformi al quadro regolatorio europeo nel rispetto delle esigenze di sicurezza e di tutela della salute pubblica.
PRESIDENTE. L'onorevole Ciocchetti ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
LUCIANO CIOCCHETTI(FDI). Grazie, Presidente. Buongiorno Sottosegretario. Sono chiaramente soddisfatto, nel senso che si è ribadito il fatto che, con riferimento ai dispositivi medici tecnologici in particolare - non quelli monouso, che non erano l'obiettivo dell'interpellanza, perché, essendo monouso, giustamente devono essere usati una volta e poi usati come rifiuto speciale -, il problema è quello di promuovere una certa cultura presso le regioni, le aziende sanitarie locali, le stazioni appaltanti, per cui, in alcuni casi, sarebbe possibile risparmiare nella valutazione dell'acquisto di nuovi dispositivi medici tecnologici, utilizzando anche l'usato manutenuto, così come viene denominato. Usato manutenuto che, come ha riferito nella risposta il Sottosegretario del Ministero della Salute, di fatto, è come se fosse un nuovo dispositivo medico che deve passare tutte le certificazioni, chiaramente previste dal regolamento europeo e dai regolamenti del nostro Paese e, in particolare, anche dal regolamento (UE) 2017/745. Abbiamo notato - da qui nasce l'esigenza di questa interpellanza - che molte stazioni appaltanti questo non lo consentono, seppure i regolamenti italiani, sia del Ministero della Salute che del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, consentirebbero di inserirli nelle procedure di gara e nelle procedure di sviluppo di stazioni appaltanti.
Credo che questo sia il tema su cui chiedo un'ulteriore riflessione da parte del Ministero della Salute, proprio per cercare di portare a una maggiore sostenibilità il sistema sanitario, in un momento in cui, oltretutto, c'è un grande rinnovo del parco tecnologico all'interno delle nostre strutture sanitarie; quindi sarebbe anche utile, in alcuni casi, poter utilizzare l'usato manutenuto.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento dell'interrogazione e dell'interpellanza all'ordine del giorno. Sospendiamo, quindi, la seduta che riprenderà alle ore 12. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2682: Legge annuale per il mercato e la concorrenza per il 2025.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
I presidenti dei gruppi parlamentari Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle ne hanno chiesto l'ampliamento.
La X Commissione (Attività produttive) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, onorevole Giovine.
SILVIO GIOVINE, Grazie, Presidente. Si avvia oggi l'esame in Aula del disegno di legge recante la legge annuale per il mercato e la concorrenza per il 2025. Ricordo che il provvedimento è stato presentato al Parlamento il 10 luglio 2025 da parte del Ministro delle Imprese e del di concerto con il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, con il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, con il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, con il Ministro della Salute, con il Ministro della Giustizia e con il Ministro dell'Università e della ricerca.
Il testo è stato trasmesso, in prima lettura, al Senato il quale, dopo una fase referente svolta in IX Commissione, lo ha approvato nella seduta del 29 ottobre.
È stato poi trasmesso alla Camera dei deputati e assegnato, in sede referente, alla X Commissione. Quest'ultima ha iniziato l'esame del provvedimento il 4 novembre. Dopo aver svolto un ciclo di audizioni, lo ha concluso senza approvare emendamenti, conferendo il mandato al relatore a riferire favorevolmente in Assemblea.
Prima di passare all'illustrazione del contenuto del provvedimento, sia consentito di ricordare che il fine dell'adozione annuale della legge per il mercato e la concorrenza è quello di rimuovere gli ostacoli regolatori di carattere normativo o amministrativo all'apertura dei mercati, di promuovere lo sviluppo della concorrenza, di garantire la tutela dei consumatori.
Ai sensi della legge, il provvedimento deve essere presentato ogni anno, entro 60 giorni dalla data di trasmissione della relazione annuale dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, su proposta del Ministro delle Imprese e del , tenendo conto anche delle segnalazioni eventualmente trasmesse dalla citata autorità ai medesimi fini.
Nonostante negli anni non si sia riusciti ad assicurare la cadenza annuale della legge sulla concorrenza, oggi, grazie all'Esecutivo, questa periodicità è stata finalmente trovata e quella su cui oggi si avvia l'esame è la quarta legge sulla concorrenza consecutiva, dopo quelle del 2021, 2022 e 2023.
Passando all'illustrazione delle parti del disegno di legge in esame, rilevo che il testo originario del provvedimento si componeva di nove articoli, suddivisi in tre capi. A seguito della posizione della questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo degli articoli del disegno di legge, votata dall'Aula del Senato, le medesime previsioni sono state inseriti in un unico articolo, composto di 24 commi.
In particolare, un primo gruppo di previsioni riguarda la materia dei servizi pubblici locali e delle partecipazioni pubbliche. Il comma 2 reca una disciplina sanzionatoria per la violazione di talune disposizioni in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica. Si prevede, infatti, che l'Autorità nazionale anticorruzione applichi la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da un minimo di 5.000 euro a un massimo di 500.000 euro all'ente locale che non abbia adottato la relazione sulla situazione gestionale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica o che non abbia pubblicato la medesima relazione nel sito internet istituzionale.
La medesima sanzione è applicata all'ente locale che non abbia adottato l'atto di indirizzo disposto dal comma 1, in caso di andamento gestionale insoddisfacente di un servizio affidato, per cause dipendenti dall'attività del gestore del servizio. E, in caso di incompletezza della relazione sulla situazione gestionale dei servizi pubblici locali, tale da non consentirne una compiuta valutazione, si prevede che l'ANAC richieda le necessarie integrazioni, ponendo un termine perentorio, non superiore a 30 giorni, decorso il quale si applica la sanzione in cui sopra.
Su altro argomento, il comma 3 intende favorire la concorrenza nella realizzazione, a livello comunale, delle infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici, introducendo l'obbligo dei comuni di strutturare le relative procedure competitive in modo da garantire una pluralità di soggetti attivi nella gestione delle infrastrutture di ricarica e, nel caso di richieste comparabili, di affidare prioritariamente la gestione di tali infrastrutture a soggetti che detengano meno del 40 per cento del totale delle infrastrutture già installate.
Un altro gruppo di previsioni riguarda la materia dei servizi di trasporto pubblico regionale e del trasporto aereo. In particolare, i commi da 4 a 7 introducono obblighi istruttori, motivazionali e ricognitori per gli affidamenti dei servizi di trasporto pubblico regionale, sia ferroviario che su gomma.
Per quanto riguarda i servizi ferroviari, si dispone la pubblicazione di calendari recanti le tempistiche di avvio delle procedure di affidamento. Si prevede, inoltre, l'adozione, da parte dell'Autorità di regolazione dei trasporti (ART), entro il 31 dicembre 2026, di specifiche linee guida finalizzate al miglioramento della qualità degli affidamenti dei servizi di trasporto pubblico regionale. Il comma 8 estende, invece, agli aeroporti aventi una soglia di traffico inferiore ai 5 milioni di passeggeri annui, i modelli semplificati di aggiornamento dei diritti aeroportuali determinati dall'Autorità di regolazione dei trasporti.
Venendo invece a un gruppo di previsioni più eterogeneo, rilevo che il comma 9 modifica la disciplina sanzionatoria riguardante le condotte poste in violazione degli obblighi normativi in materia di prodotti cosmetici. Tra l'altro, si introduce una nuova fattispecie incriminatrice, volta a punire l'impiego professionale di un cosmetico con modalità difformi dalle indicazioni presenti nella relativa etichettatura, in modo che ne derivi un pericolo alla salute. Tale condotta è sanzionata con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a 1.000 euro.
Il comma 10 dell'articolo 1 modifica la disciplina sanzionatoria relativa alla messa a disposizione sul mercato e all'uso dei biocidi. In particolare, si introduce una sanzione penale per il caso in cui l'impiego, in violazione delle relative condizioni di utilizzo indicate nell'autorizzazione, di un prodotto biocida autorizzato o l'impiego di un prodotto biocida non autorizzato sia effettuato da un utilizzatore non professionale né industriale e ne derivi il pericolo di contaminazione di persone, di specie animali non bersaglio o dell'ambiente. Si dispone inoltre, per la fattispecie di illecito per le quali attualmente si prevede la sanzione penale della sola ammenda, la sostituzione della stessa con una sanzione amministrativa pecuniaria.
Si introduce poi una sanzione penale per il caso in cui l'impiego, in violazione delle relative condizioni di utilizzo indicate nell'autorizzazione, o l'impiego di un presidio medico-chirurgico non autorizzato, sia effettuato da un utilizzatore non professionale né industriale e ne derivi il pericolo di contaminazione di persone, di specie animali non bersaglio o dell'ambiente.
Il comma 11 interviene sulla definizione normativa di presidi medico-chirurgici. Il comma 12 integra un intervento normativo già adottato, in base al quale: è sospesa l'efficacia di alcune disposizioni relative agli accreditamenti delle strutture sanitarie o sociosanitarie, pubbliche o private, rilasciati da parte delle regioni o province autonome, e gli accordi contrattuali delle suddette strutture accreditate con i medesimi enti territoriali, o con gli enti e aziende del Servizio sanitario nazionale, sino alla conclusione di un'intesa, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, successiva agli esiti delle attività del Tavolo di lavoro per lo sviluppo e l'applicazione del sistema di accreditamento nazionale. Tale sospensione, in caso di mancato raggiungimento (in data anteriore) dell'intesa, cessa il 31 dicembre 2026; entro il medesimo termine, le regioni e le province autonome devono adeguare il proprio ordinamento alle disposizioni oggetto di sospensione. La sospensione, in ogni caso, non osta al rilascio di nuovi accreditamenti ad altre strutture.
I commi da 13 a 23 contengono misure per l'accelerazione, il trasferimento tecnologico, l'innovazione e la modernizzazione nelle filiere produttive nazionali. Il comma 14 prevede l'adozione di un atto di indirizzo strategico da parte del MIMIT e del MUR, sentita la Conferenza delle regioni e le province autonome. I commi 15 e 16 prevedono che siano trasferite alla fondazione Tech e Biomedical le risorse destinate agli interventi del Fondo per il trasferimento tecnologico, nel limite di 250 milioni di euro, per un più efficace reindirizzamento delle risorse pubbliche adibite all'innovazione tecnologica. I commi 17 e 18 prevedono che le fondazioni competenti in materia, i centri ad alta specializzazione e l'ente nazionale di ricerca e sperimentazione possano promuovere il trasferimento tecnologico tramite progetti da sottoporre alla fondazione Tech e Biomedical, che li valuta e li finanzia, previo assenso del MIMIT. Il comma 19 stabilisce i criteri e le modalità con cui la fondazione verifica periodicamente lo stato di avanzamento dei progetti finanziati, prevedendo, altresì, la redazione di un annuale sull'attività del monitoraggio.
Il comma 20 ridenomina la fondazione ENEA Tech e Biomedical in fondazione Tech e Biomedical e ne disciplina la nuova . Il comma 22 dispone che i membri degli organi che compongono la fondazione vengano nominati con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Il comma 21 dispone che lo statuto della fondazione contempli strutture dedicate alla realizzazione dei programmi di trasferimento tecnologico. Il comma 23, infine, elimina la disposizione che detta la disciplina originaria sul sostegno dell'innovazione e il trasferimento tecnologico. Il comma 24, per ultimo, interviene sulla disciplina in materia di società tra professionisti, modificando i requisiti relativi alla consistenza della compagine sociale costituita dai soci con la qualifica di professionisti all'interno della persona giuridica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, Sottosegretaria Bergamotto.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Grazie, Presidente, non ho nulla da aggiungere.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Comba. Ne ha facoltà.
FABRIZIO COMBA(FDI). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, oggi siamo chiamati a discutere un provvedimento che segna, in modo netto e inequivocabile, il percorso di modernizzazione che il Governo sta portando avanti con continuità e con coerenza. Il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza per il 2025 è un provvedimento che non si limita a ritoccare aspetti marginali, ma interviene in profondità su settori strategici dell'economia nazionale con una visione chiara ed efficiente. Ancora una volta questo Governo dimostra che fare riforme non significa annunciare, ma intervenire concretamente sui meccanismi che regolano la vita dei cittadini e delle imprese.
E lo fa con uno stile che ormai è riconoscibile, lo fa con sobrietà, responsabilità e, soprattutto, con il coraggio di mettere mano a ciò che per decenni è stato lasciato nell'ombra. Un provvedimento complesso, articolato, che richiede attenzione e capacità di lettura complessiva. Noi questa attenzione vogliamo dedicarla perché crediamo fermamente che la concorrenza, quando è ben regolata, quando è ben inserita in un contesto di regole chiare e trasparenti, sia motore essenziale di crescita, di qualità dei servizi e di opportunità per chi lavora, studia, investe e innova in questo Paese.
Per troppo tempo la concorrenza è stata scambiata per un rischio, per una minaccia all'esistente. Noi, invece, la consideriamo un patto di libertà, un patto di responsabilità, un patto di serietà verso i cittadini. Il primo grande intervento riguarda i servizi pubblici locali che sono di rilevanza economica. Parliamo di servizi che incidono direttamente sulla vita delle famiglie: l'acqua, i rifiuti, i trasporti locali, l'illuminazione, i servizi che devono funzionare tutti i giorni e che, quando non funzionano, si trasformano in disagi, sprechi, inefficienze, che ricadono sempre su chi paga le tasse.
Con questo disegno di legge introduciamo un principio semplice, ma rivoluzionario: l'ente locale non può più limitarsi ad affidare un servizio e poi dimenticarsene; non può più tollerare gestioni inefficaci con la scusa che si è sempre fatto così; deve verificare, valutare, rendicontare, intervenire. La relazione sulla gestione non è più un pezzo di carta formale, ma un atto di responsabilità: deve dire chiaramente se il servizio funziona e, se non funziona, deve spiegare il perché e, soprattutto, deve indicare cosa fare per correggere le inefficienze. Nel caso in cui le criticità dipendano dal gestore, l'ente deve attuare un piano di intervento; non un auspicio, non un generico invito, ma un cronoprogramma preciso con misure concrete, e, se il gestore non rispetta gli impegni, il contratto si può sciogliere.
È un messaggio inequivocabile: la tutela dei cittadini viene prima delle rendite e delle inerzie. È una rivoluzione culturale e, per garantire tutto questo, rafforziamo il ruolo dell'Anac, che potrà applicare sanzioni pesanti agli enti che omettano la relazione, non pubblichino o non adottino gli atti correttivi necessari. Non è un approccio punitivo, ci mancherebbe: è un approccio di tutela, perché i cittadini hanno diritto a servizi efficienti e a una pubblica amministrazione che risponda delle proprie scelte.
Il secondo grande capitolo riguarda la mobilità elettrica e le infrastrutture di ricarica. Siamo in una fase cruciale della transizione energetica, una fase in cui il rischio di concentrazioni monopolistiche è concreto, perché chi per primo conquista uno spazio tende a mantenerlo, se non addirittura ad ampliarlo. Il Governo, invece, interviene per garantire pluralità, concorrenza e libertà di scelta. Le procedure autorizzative dei comuni devono essere progettate per consentire l'ingresso di più operatori e, in caso di richieste comparabili, si privilegia chi detiene meno del 40 per cento del mercato. È una scelta che tutela l'apertura del mercato e favorisce investimenti diffusi.
La transizione energetica non deve diventare un privilegio per pochi; deve essere un'opportunità per tutti, un volano di innovazione, di competitività, e non un terreno di rendita. Un altro intervento cruciale riguarda il trasporto pubblico regionale. Per anni questo settore è stato caratterizzato da continue proroghe, rinvii, gare che non si tenevano mai. Il risultato era un servizio spesso inefficiente, poco attivo, incapace di rispondere alle esigenze dei cittadini. Con questo provvedimento mettiamo fine a queste questioni.
Le regioni devono pubblicare calendari completi delle gare fino al 2033, consultabili da tutti sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Questo significa trasparenza, questo significa responsabilità, questo significa certezza delle regole, e significa anche dare agli operatori la possibilità di programmare investimenti e offerte, innalzando la qualità complessiva del servizio. A ciò si aggiunge il ruolo dell'Autorità di regolazione dei trasporti, che entro il 2026 adotterà linee guida fondamentali per uniformare e rendere più trasparenti gli affidamenti.
Un settore che muove milioni di persone ogni giorno non può essere lasciato a improvvisazioni o a proroghe indefinite. Sono altrettanto significativi gli interventi relativi agli aeroporti, ai cosmetici, ai biocidi, ai presìdi medico-chirurgici, agli accreditamenti sanitari: sembra un insieme eterogeneo, ma in realtà è un insieme assolutamente coerente. Tutti questi interventi puntano a migliorare la qualità dei servizi, a rafforzare la tutela dei consumatori, a chiarire norme che negli anni avevano generato incertezze e vuoti regolamentari.
Rendiamo così più semplice la vita agli aeroporti sotto i 5 milioni di passeggeri; aggiorniamo la disciplina sanzionatoria sui cosmetici, sui biocidi, distinguendo meglio tra violazioni amministrative e violazioni che possono generare rischi reali per la salute; rivediamo la definizione dei presidi medico-chirurgici per evitare abusi o confusione e rafforziamo la disciplina sugli accreditamenti sanitari, introducendo maggiore chiarezza tra il rinnovo degli accordi e i nuovi ingressi nel sistema.
Ma uno dei capitoli più importanti per la strategia industriale dell'Italia è quello dedicato al trasferimento tecnologico: la trasformazione della Fondazione Enea Tech e Biomedical nella nuova Fondazione Tech e Biomedical. Questo non è semplicemente un cambio di denominazione, è un cambio di visione, di missione e di capacità operativa. Con risorse fino a 250 milioni di euro, con una definita in modo chiaro e responsabile e con procedure che premino la qualità dell'impatto dei progetti, questa Fondazione diventa uno dei pilastri della politica e dell'innovazione del nostro Paese.
Italia significa talento, Italia significa ricerca, università, eccellenza; significa imprese, significa innovazione, ma troppo spesso il passaggio tra ricerca e impresa si è perso in mille rivoli burocratici. Oggi questo percorso viene strutturato e sostenuto con strumenti moderni e con una valutazione basata sui risultati. È un intervento che riguarda e guarda lontano, che guarda alle tecnologie emergenti, ai settori biomedicali, alle piattaforme di ricerca industriale, che possono fare la differenza per le imprese e per la competitività.
Infine, interviene la norma sulla società tra le professioni, tra i professionisti. Anche qui, per anni abbiamo assistito a interpretazioni diverse, zone grigie, modelli societari costruiti più per eludere che per organizzare la professione. Con questo provvedimento si riporta chiarezza e rigore: si stabilisce che la compagine societaria deve realmente rispettare la natura professionale, impedendo distorsioni e partecipazioni opache. Colleghi, questo provvedimento non è un insieme di norme tecniche, ma una visione di Paese.
È la visione di un'Italia più aperta e più competitiva. È la visione di un'Italia che non ha paura di cambiare ed è, soprattutto, la dimostrazione che questo Governo lavora con metodo, con concretezza e con responsabilità. Per tutte queste ragioni, a nome del gruppo di Fratelli d'Italia, esprimo con convinzione piena il voto favorevole al provvedimento e la soddisfazione per una riforma che fa bene al Paese, che rafforza la concorrenza e restituisce fiducia ai cittadini e agli operatori economici .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Signor Presidente, colleghi, colleghe, oggi non votiamo una legge qualunque, oggi votiamo una legge che decide chi conta davvero nei servizi essenziali, chi entra nel mercato e chi resta ai margini e, soprattutto, chi paga il conto. Questa legge si chiama con grande ambizione: “Legge annuale per il mercato e la concorrenza per il 2025”, ma nella sostanza è molto meno nobile: è una legge degli interessi, un grande normativo imbandito con soldi pubblici dove i grandi operatori arrivano per primi, i soggetti strutturati fanno il le rendite storiche si accomodano al centro. E agli ultimi? Agli ultimi restano le briciole e il conto da pagare. La domanda, allora, è semplice, persino banale, ma centrale: concorrenza sì, ma per chi?
Nei commi 1 e 2 intervenite sui servizi pubblici locali. Sulla carta volete più efficienza, più controlli, più trasparenza. Nella pratica che fate? Obbligate i comuni a redigere atti d'indirizzo, imporre piani correttivi ai gestori, trasmettere tutto ad Anac e AGCM; sottoporsi a monitoraggi continui e, se non si adeguano nel tempo, beccarsi sanzioni da 5.000 a 500.000 euro. Tutto questo senza un euro in più, un tecnico in più, un supporto reale in più. È come dire al comune: se devi arrivare primo nei 100 metri, però ti abbiamo tolto le scarpe e poi ti multiamo se arrivi ultimo. Nel del Servizio studi si ammette apertamente che i comuni hanno forti limiti di capacità amministrativa, soprattutto quelli medi e piccoli. E voi cosa fate? Invece di rafforzarli li circondate di scadenze, adempimenti e minacce di sanzioni. E in questo quadro, tecnicamente perfetto, le persone non ci sono; non c'è il cittadino che aspetta il bus, non c'è l'anziano che aspetta l'acqua, non c'è la famiglia che aspetta il servizio sociale. Ci sono solo moduli, relazioni, scadenze, sanzioni e la concorrenza vista da un foglio di , non da un piano per dei municipi.
Il comma 3 introduce il famoso limite del 40 per cento di colonnine che sono installabili da un singolo operatore in un territorio comunale. Sulla carta: tutela della concorrenza, prevenzione dei monopoli, pluralità degli operatori. Nella realtà, lo sappiamo tutti come funziona il mercato dell'energia: una società controllata, una partecipata, un consorzio, due scatole societarie. E il risultato? È che lo stesso gruppo controlla il 70, 80, 90 per cento del territorio, rimanendo sotto la soglia formale del 40 per cento per singolo soggetto giuridico e, quindi, formalmente concorrenza; sostanzialmente, invece, è un monopolio travestito.
Signor Presidente, siamo qui davanti a un gioco delle tre carte applicato all'energia. La pallina è sempre sotto la parola “concorrenza”, ma quel cittadino che guarda il prezzo del chilowattora scopre che la mano che incassa è sempre la stessa.
Nei commi 4, 5, 6 e 7 estendete il trasporto pubblico regionale con la stessa logica: gare programmate, calendari fino al 2033, linee guida ART, procedure standardizzate; tutto molto ordinato, tutto molto europeo. Ma manca qualcosa, anzi, manca qualcuno: non c'è una tutela forte per i lavoratori nei cambi di gestione; non c'è una garanzia chiara per le tratte socialmente essenziali; non c'è un vincolo reale alla continuità del servizio nelle aree interne. E allora, la domanda è: quando la gara va deserta o fallisce, chi ci rimette? Il grande gruppo? No, ci rimettono il pendolare, lo studente, il lavoratore; questo è il punto politico. Spingere la concorrenza senza blindare prima il diritto non crea l'efficienza, crea instabilità sociale. Qui blindate il procedimento ma non blindate la vita delle persone: il mercato corre, le persone restano indietro.
Al comma 8, alzate da 1 a 5 milioni di passeggeri la soglia per alcuni obblighi sugli aeroporti. Semplificazioni dite, ma semplificazione per chi? Per i gestori che hanno già i numeri importanti? Non certo per i territori che subiscono rumore, traffico, impatto ambientale. Anche qui la bussola è chiara: quando si tratta di scegliere tra interessi territoriali e interessi gestionali scegliete sempre i secondi e non si capisce perché, o forse sì.
Nei commi 9, 10 e 11 vi occupate di cosmetici, biocidi, presidi medico-chirurgici. Aumentate le sanzioni, irrigidite i regimi, ma non rafforzate seriamente i controlli sul territorio, le strutture delle ASL, la prevenzione reale. È un po' il vostro marchio di fabbrica: più multe, meno Stato; più sanzioni, meno capacità di intervento.
E quindi arriviamo al comma 12, uno dei passaggi più delicati e più pesanti politicamente. Qui intervenite sugli accreditamenti sanitari: procedure di rinnovo, criteri di selezione, accordi contrattuali con il privato accreditato; a parole più concorrenza, più trasparenza, più efficacia ma, nei fatti, rendete più agevole l'ingresso e il consolidamento dei soggetti privati. Non rafforzate davvero una sanità pubblica, non affrontate strutturalmente il tema delle liste d'attesa, non costruite un piano serio di persone ed investimenti. Il messaggio per il cittadino è chiarissimo: se non puoi pagare, non entri; se puoi pagare entri subito. Questa non è integrazione pubblico-privato, questa è una spinta selettiva fuori dal pubblico. Altro che legge “taglia code”. Qui abbiamo una legge “taglia pubblico”, scritta con grande eleganza lessicale, però nei risultati non porta niente ai cittadini.
Nei commi 13 e 23 costruite il grande capitolo sull'ecosistema italiano del trasferimento tecnologico: atto di indirizzo strategico MIMIT-MUR, rete nazionale dei soggetti del trasferimento, ruolo centrale della fondazione Tech e Biomedical, coordinamento con gli territoriali, enti e strutture esistenti.
Parole bellissime, diagrammi perfetti nel . Ma nella sostanza cosa nasce davvero? Non nasce un ecosistema aperto, nasce un circuito chiuso. Funziona così: pochi soggetti al centro, fortissima centralizzazione delle scelte, flussi di risorse pubbliche concentrati. Le PMI innovative dei territori, le senza , le università periferiche e i parchi scientifici minori rischiano di restare ai margini. Altro che innovazione diffusa! Questo rischia di essere un sistema dove l'innovazione rimane solo per invito e non per merito: se sei nel giro, chiamano; se non se nel giro, ti arrangi.
Il comma 24 chiude il cerchio sulle professioni: semplificazione delle società tra professionisti, più flessibilità nelle forme organizzative, più libertà per gli studi strutturati. Peccato che non ci sia una norma sostanziale a favore del giovane e dei professionisti, un sostegno per chi apre la partita IVA oggi, una protezione per i più fragili. Si semplifica solo per chi è già forte e si lascia il resto del mercato solo, senza alcun supporto. Si semplifica per chi è dentro, per gli altri si semplifica solo l'uscita di scena.
A questo punto, è doveroso smontare la vostra narrazione, punto per punto.
Primo : aumentiamo la concorrenza. No, aumentate la selezione tra chi ha i mezzi e chi non li ha, tra chi è strutturato e chi è piccolo, tra chi è già seduto al tavolo e chi è ancora in piedi in corridoio.
Il secondo : miglioriamo l'efficienza. No, cari, scaricate i costi sui cittadini e sui comuni; più obblighi e più sanzioni per gli enti locali, più costi indiretti per gli utenti, più precarietà per i lavoratori. Il terzo : modernizziamo il Paese. No, modernizzate le rendite, non le opportunità. L'Italia reale non si modernizza se rende più facile i percorsi dei forti e più rapide le salite per i deboli; le riforme vere si misurano non nelle dei Ministeri, ma nei tempi di attesa nelle bollette, nei contratti di lavoro, nei servizi che arrivano o non arrivano.
E allora torniamo alla domanda iniziale, quella che nessuno qui dentro dovrebbe permettersi di ignorare: questa concorrenza, concretamente, per chi funziona? Funziona per i grandi gruppi dell'energia? I grandi della sanità privata? I grandi soggetti dell'innovazione? I grandi studi professionali?
Non funziona comunque per i comuni sotto organico, i lavoratori che rischiano il posto a ogni gara, i giovani che bussano a un mercato chiuso, i cittadini che vedono crescere costi e tempi. Questa non è concorrenza democratica, è concorrenza gerarchica: parte in vantaggio chi è già davanti, parte in svantaggio chi è già indietro. Signor Presidente, colleghi e colleghe, la concorrenza non è una religione, non è un dogma, non è una formula magica: è uno strumento e, come tutti gli strumenti, può essere usato per costruire oppure per scavare.
Con questa legge si sta scavando, si scava sotto la sanità pubblica, i servizi locali, i comuni, il lavoro, la fiducia dei cittadini nello Stato. E quando si scava sotto le fondamenta, non si prepara il futuro, si prepara un cedimento. Per tutte queste ragioni, con chiarezza e coerenza e con rispetto verso i cittadini che ci seguono, il MoVimento 5 Stelle non supporta la legge, perché non è una legge per il Paese, è una legge per pochi; perché non è una legge per i cittadini, è una legge per gli equilibri di potere; perché è una legge che difende le rendite del presente, e di questo degli interessi noi non vogliamo essere i camerieri.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Peluffo. Ne ha facoltà.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Rappresentante del Governo, colleghi deputati, oggi discutiamo una legge che per sua natura e per sua storia dovrebbe essere una delle leve fondamentali per modernizzare l'economia italiana, per migliorare la qualità dei servizi, per difendere i consumatori, per dare più forza al nostro sistema produttivo. La legge annuale per la concorrenza non è un provvedimento qualsiasi. È prevista dall'articolo 47 della legge n. 99 del 2009, è richiesta dalla Commissione europea, è una del Piano nazionale di ripresa e resilienza e dovrebbe essere ogni anno l'occasione per rimuovere ostacoli, aprire i mercati, ridurre rendite e aumentare i diritti.
Dovrebbe, ma ancora una volta non è così, da quando c'è questo Governo. Il testo che discutiamo oggi è, peraltro, Presidente, identico a quello approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso luglio. In Senato non si è potuto modificare: nessuna istruttoria, nessun voto sugli emendamenti e la posizione dell'ennesima fiducia, e anche qui, alla Camera, la maggioranza ha respinto ogni proposta migliorativa. Il risultato è una legge annuale sulla concorrenza che dovrebbe aprire i mercati, ma che, invece, arriva in Aula imbullonata, immodificabile.
È paradossale: una legge, nata per promuovere la concorrenza, è stata costruita in un percorso legislativo senza concorrenza, senza confronto, senza apertura. I nodi veri del Paese restano fuori da questo provvedimento. Chiunque osservi la struttura dell'economia italiana sa che le sfide principali sono tre: energia, digitale e telecomunicazioni, infrastrutture e mobilità. Ebbene, su questi tre ambiti la legge è praticamente muta, non per disattenzione, ma per una scelta politica precisa.
Il Governo, evidentemente, non vuole disturbare gli assetti esistenti, non vuole toccare le rendite, non vuole affrontare gli squilibri. Per quanto riguarda l'energia, il mercato continua ad essere troppo concentrato e i consumatori troppo esposti. I numeri dell'Autorità di settore, l'ARERA, sono inequivocabili: le prime tre società del mercato libero dell'elettricità detengono il 39,3 per cento delle vendite, le prime cinque superano il 51 per cento. La concorrenza, semplicemente, in questo ambito non funziona.
I consumatori lo vivono sulla loro pelle: difficoltà nel cambiare fornitore, offerte non trasparenti, bollette poco comprensibili. Sempre ARERA ci dice che, nel 2024, 34.564 utenti hanno attivato il servizio di conciliazione e sono stati riconosciuti 21 milioni di euro in compensazioni. È il segno di un mercato dove chi dovrebbe essere protetto spesso non lo è. Il contesto macroeconomico non aiuta. L'Istat registra un'inflazione attorno al 2 per cento, ma trainata, ancora una volta, da elettricità, gas, acqua e servizi regolati. La domanda allora è semplice: cosa fa il Governo?
Quali misure introduce per correggere le distorsioni? La risposta purtroppo è nulla: nessun rafforzamento dei poteri regolatori, nessun meccanismo di trasparenza obbligatoria, nessun intervento su un mercato troppo concentrato. Il messaggio è chiaro: il Governo accetta lo . Il capitolo sui servizi pubblici locali, poi, è un altro esempio di una logica sbagliata: si scaricano nuovi adempimenti sui comuni, si introducono sanzioni, si irrigidiscono procedure e criteri, ma si ignora il vero tema, ossia come migliorare la qualità dei servizi.
La ricognizione obbligatoria, prevista dal decreto legislativo n. 201 del 2022, poteva essere l'occasione per rafforzare la programmazione locale, per aiutare i comuni a valutare meglio, per aumentare la trasparenza. Si è invece scelta una strada punitiva, senza rafforzare la capacità amministrativa, senza investire nell'assistenza tecnica, senza valorizzare il ruolo degli enti locali. Le nostre proposte emendative su indicatori di qualità, su maggiore trasparenza, su un monitoraggio più efficace, sulle valutazioni pluriennali delle perdite sono state tutte respinte, peraltro senza spiegazioni.
È difficile allora parlare di concorrenza quando si mette in difficoltà chi il servizio lo deve garantire ogni giorno, nei territori e tra mille problemi. Il comma, poi, Presidente, sulle colonnine di ricarica introduce un criterio potenzialmente utile: evitare che un operatore superi il 40 per cento delle infrastrutture installate in un comune. È un passo nella direzione giusta, ma non basta. Il problema italiano non è solo la concentrazione, è la disomogeneità territoriale, la mancanza di una mappatura nazionale, l'assenza di un sistema informativo unico, la difficoltà dei comuni nel programmare.
Anche qui, le nostre proposte per rafforzare il monitoraggio, per fornire strumenti ai comuni sono state respinte, eppure la transizione tecnologica e digitale, oltreché quella ecologica, passa da qui: una rete capillare, trasparente, competitiva. Oggi siamo ancora lontani da questi obiettivi. Il trasporto regionale è una delle vere frontiere della concorrenza, per anni l'Italia è rimasta in una zona grigia: affidamenti diretti lunghissimi, gare rinviate, qualità dei servizi insufficiente.
Il regolamento (CE) n. 1370/2007, dopo la riforma del 2016, impone procedure competitive, eppure molte regioni hanno affidamenti che scadranno non prima del 2032. Il Governo interviene? Introduce regole chiare? Promuove gare trasparenti e qualità dei servizi? No, si limita a introdurre obblighi istruttori, che già molti enti faticano a seguire, senza affrontare la sostanza. Poi, sul trasporto aereo, in particolare sulle rotte insulari, dove cittadini e imprese subiscono tariffe insostenibili, nessuna misura, nessun intervento sugli obblighi di servizio pubblico, nessuna tutela per mobilità e diritto alla continuità territoriale.
In questi anni stiamo assistendo a nuove forme di concentrazione economica nelle piattaforme digitali, nei dati, nei servizi , nelle telecomunicazioni. Sono i mercati dove si definisce la competitività di un sistema Paese, eppure in questa legge annuale non c'è una sola norma sulla concorrenza digitale, sul pluralismo dei , sulla trasparenza algoritmica, sui mercati delle telecomunicazioni. L'OCSE ci dice che l'Italia è scesa dal tredicesimo al diciassettesimo posto nel sulla regolazione pro-concorrenziale.
Il Governo cosa fa? Si volta, ancora una volta, dall'altra parte. Questo non è un dettaglio, è una scelta politica, è la rinuncia a guardare il futuro. Il tema del trasferimento tecnologico è cruciale. L'Italia produce pochi brevetti, pochi , e investe ancora troppo poco nella ricerca applicata. Prendiamo anche qui i numeri: i primi cinque enti pubblici di ricerca italiani hanno prodotto, negli anni recenti, sei volte meno brevetti della sola Fraunhofer in Germania.
E allora ci aspettavamo un intervento strutturale. La riforma proposta contiene anche alcuni elementi interessanti: una più razionalizzata, un ruolo per la Fondazione Tech e Biomedical, una procedura per selezionare progetti, ma manca la cosa fondamentale: una strategia industriale nazionale. Le risorse non aumentano, la visione non è definita, il raccordo con imprese, regioni, università resta troppo debole. Anche qui: un'occasione mancata.
La concorrenza non è un esercizio ideologico, è una politica pubblica che serve ad abbassare i prezzi, ad aumentare la qualità dei servizi, a proteggere i consumatori, a favorire l'innovazione, a sostenere la crescita. Ce lo dicono anche qui gli studi dell'OCSE, ce lo dice l'Autorità garante della concorrenza e del mercato italiana: le liberalizzazioni fatte in Italia hanno aumentato la produttività tra il 3 e l'8 per cento; il PIL sarebbe potuto crescere fino all'8 per cento in più grazie alle riforme strutturali del passato. Sono numeri enormi che spiegano bene perché le cosiddette lenzuolate allora di Bersani hanno cambiato questo Paese. Ecco perché questa legge delude: perché non guarda ai cittadini, non guarda alle imprese, non guarda all'innovazione, non guarda al futuro. Serviva altro, perché la concorrenza rende i mercati più accessibili, riduce le disuguaglianze, dà ai cittadini più diritti e più scelte.
Con i nostri emendamenti abbiamo espresso una visione diversa da quella che avete proposto, perché noi siamo convinti che la concorrenza sia una leva di sviluppo, perché favorisce l'innovazione, stimola nuovi investimenti, apre opportunità soprattutto ai giovani e alle imprese più dinamiche. Crediamo che la concorrenza sia una leva di modernizzazione perché un Paese fermo è un Paese che si impoverisce e l'Italia oggi ha bisogno di crescere, innovare, cambiare. Per tutte queste ragioni, il Partito Democratico esprime un giudizio nettamente negativo su questo provvedimento e continueremo fino all'ultimo a provare a cambiarlo, nel corso della discussione sugli emendamenti, perché questa non è la legge che l'Italia merita, non è la legge che le famiglie aspettano, non è la legge che le imprese chiedono, non è la legge che servirebbe per attuare il PNRR e per competere in Europa. Continueremo a proporre riforme vere, continueremo a difendere i consumatori, continueremo a batterci per mercati più aperti, più trasparenti e più giusti, perché la concorrenza non è un fastidio, è una responsabilità ed è uno strumento di crescita e di equità per l'Italia
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Barabotti. Ne ha facoltà.
ANDREA BARABOTTI(LEGA). Grazie, Presidente. Governo, onorevoli colleghi e colleghe, sa cos'è che mi fa ridere, Presidente, di questa discussione generale? Mi fa ridere il fatto che, all'interno di quest'Aula, oggi, tutti si riscoprono grandi professori, grandi della concorrenza e grandi sostenitori dei principi liberali. Peccato che il nostro Paese si sia obbligato, dal 2009 - pensate -, ad adottare annualmente una legge sulla concorrenza. E sapete qual è l'unico Governo che, fino ad oggi, nella storia della Repubblica, anno dopo anno, ha approvato puntualmente e continuativamente una norma sulla concorrenza? È questo Governo, è questa maggioranza che sta insegnando a tutti - e sottolineo a tutti - in quest'Aula che cosa significhi mantenere gli impegni e trasformare un obbligo europeo in un'opportunità nazionale.
Parlando di concorrenza, infatti, non possiamo sottovalutare che l'Italia ha peculiarità uniche: una miriade di comuni, di amministratori locali, che garantiscono servizi essenziali; una rete di piccole e piccolissime imprese, che non ha eguali in Europa; una grande varietà sul piano geomorfologico, che segna territori molto differenti dagli altri. Per questo motivo, le norme sulla concorrenza non possono essere, come è stato in passato, un “compitino” svolto su indicazione di Bruxelles, ma ci impone, come legislatori, misure calibrate sulle nostre realtà locali.
Il percorso è graduale, deve essere condiviso, ma la meta rimane chiarissima: un'Italia più competitiva, più accogliente per chi vuole investire, più attenta alle esigenze degli italiani. La concorrenza non deve essere un dogma, certo che no, ma uno strumento da utilizzare con equilibrio per costruire un'Italia più forte, più consapevole delle sue immense potenzialità, non più fragile e disorientata, com'è diventata a causa delle liberalizzazioni che avete imposto sulla pelle dei cittadini e imposto sulla pelle delle imprese nel passato.
Veniamo al testo in discussione, partendo dalle norme sui servizi pubblici locali. La gestione di servizi come acqua, rifiuti, mobilità, incide direttamente sulla pelle e sulle tasche dei cittadini. E l'Italia è un Paese in cui la qualità di questi servizi, purtroppo, varia troppo da Nord a Sud; ci sono differenze territoriali inaccettabili. Certo, alcune differenze possono essere giustificate e comprensibili, ma altre no, non possono più essere tollerate, perché, se è vero che la pressione fiscale in Italia rimane troppo alta - e su questo tema, al contrario di quello che dice la sinistra, stiamo intervenendo manovra finanziaria dopo manovra finanziaria -, è vero anche che la cosa forse più antipatica è pagare le tasse e non avere indietro servizi essenziali adeguati.
Con questo provvedimento, quindi, interveniamo su due fronti: rafforziamo gli strumenti a disposizione degli amministratori onesti e competenti e davanti alle inefficienze nella gestione dei servizi diamo ai sindaci d'Italia la possibilità di dare indirizzi precisi alle aziende o agli enti che gestiscono questi servizi sul territorio. Lo facciamo dando la possibilità alle amministrazioni locali, qualora i servizi non siano all'altezza, di intervenire fattivamente e impedire che i soggetti inadeguati possano continuare a svolgere questi servizi, spesso rifugiandosi dietro all'interpretazione, a livello giuridico, di norme che sono poi capziose. Ma non solo: con questo provvedimento diciamo agli amministratori locali - che devono amministrare, gestire i servizi pubblici locali - che devono prendersi delle responsabilità; e a chi non se le assume, a chi non esercita il potere che queste leggi gli affidano, beh, prevediamo anche delle multe, perché i cittadini, quando valutano i servizi pubblici locali, devono distinguere tra gli amministratori che esercitano bene la loro funzione e gli amministratori che questo mestiere non lo sanno fare. Da Nord a Sud le responsabilità devono avere un nome e cognome e, qualche volta, anche un colore politico.
Dal mondo dei servizi pubblici passiamo a un altro settore, che è destinato ad assumere sempre una maggiore importanza nella vita dei nostri cittadini e delle nostre comunità. Parliamo, come hanno già fatto alcuni colleghi, della mobilità elettrica e delle colonnine che in Italia hanno superato le 50.000 installazioni in tanti comuni italiani e che devono ovviamente crescere. Ma come devono crescere? Devono crescere assicurando la possibilità, per tutti gli operatori interessati, di essere presenti, perché il prezzo, anche della ricarica dei veicoli elettrici, deve essere determinato anche dalle scelte che fanno i consumatori. E allora che cosa diciamo? Che laddove ci sono pochi operatori che gestiscono la maggior parte delle colonnine, i comuni devono, nell'affidare la realizzazione di nuovi punti di ricarica, aprire il mercato delle ricariche elettriche a chi su quel territorio non c'è per fare in modo che la competitività e la concorrenza possano essere una parte importante della determinazione del prezzo; perché una rete di ricarica capillare deve essere un'opportunità per tutti e non un affare per pochi.
La mobilità dei cittadini, come abbiamo detto e visto, caratterizza in modo fondamentale questa legge sulla concorrenza. Dalla mobilità privata e dalle colonnine di ricarica passiamo a ciò che il nostro Paese garantisce a milioni di cittadini ogni giorno. Ogni giorno, a parte il venerdì: parliamo del trasporto pubblico locale. Ogni giorno milioni di cittadini utilizzano il trasporto pubblico, a parte i venerdì in cui Landini e la CGIL decidono di fare sciopero generale per la pace nel mondo o magari per garantirsi un allungato.
Allora, come Governo abbiamo confermato un impegno forte sul fronte del trasporto pubblico locale: nel riparto delle risorse per il 2025, sono 5,2 i miliardi destinati a queste politiche, 120 milioni in più si aggiungono con la legge di bilancio.
Grazie al Ministro Matteo Salvini stiamo portando avanti il più ambizioso piano di investimenti per il potenziamento della rete ferroviaria di sempre: stiamo parlando di 24 miliardi di euro destinati alla modernizzazione delle linee, oltre 1.200 cantieri aperti su tutto il territorio e un aumento di fondi anche per la manutenzione straordinaria. Una vera cura del ferro per il nostro Paese.
Eppure, i dati ci dicono che non basta. Le scelte politiche, che negli ultimi 15 anni hanno visto investimenti mancati, ci consegnano in Italia un trasporto pubblico locale che offre la metà dei posti-chilometro per abitante rispetto alla media europea. E, allo stesso tempo, riscontriamo importanti divari territoriali fra le grandi città italiane nel rapporto Nord-Sud e nel rapporto Italia-Europa: sono sei volte meno i cittadini italiani che si affidano al trasporto pubblico locale nelle grandi città rispetto alle grandi città europee. È un dato che evidenzia come la spesa non è la sola risposta necessaria.
Con queste norme facciamo, quindi, un ulteriore passo avanti nella gestione del trasporto pubblico locale: introduciamo regole più stringenti di trasparenza e controllo; obblighiamo le regioni a pubblicare i calendari delle gare e a motivare le scelte di affidamento del servizio; prevediamo la consultazione pubblica per migliorare la qualità dei servizi, così da garantire che ogni euro investito produca maggiore efficienza, maggiore opportunità e servizi migliori per tutti i cittadini. Apriamo al mercato, sì, ma con intelligenza: non distruggiamo le esperienze virtuose, non cancelliamo ciò che funziona, come ha fatto la Toscana qualche anno fa, quando ha letteralmente azzerato tutte le esperienze di successo a livello locale per affidare la gestione del trasporto pubblico su base regionale a una multinazionale straniera come RATP.
Tornando da dove abbiamo iniziato: l'Italia è impegnata a varare annualmente una legge sulla concorrenza, ma la differenza più importante rispetto al passato è che queste leggi sulla concorrenza non sono dettate da Bruxelles, ma sono scritte sulla base della realtà locale che noi viviamo e vediamo ogni giorno, sulle esigenze dei sindaci, sulle esigenze dei pendolari, sulle esigenze di chi lavora, sulle esigenze di chi produce. La concorrenza che stiamo costruendo non cancella l'Italia e la sua identità, ma la rafforza, signor Presidente. Un percorso serio, credibile e finalmente costante .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole De Bertoldi. Ne ha facoltà.
ANDREA DE BERTOLDI(LEGA). Grazie, Presidente. Mi scuserete se sono arrivato un po' trafelato, per un po' di problemi di traffico, ma cercheremo di svolgere qualche riflessione su un tema particolarmente importante, qual è il tema della concorrenza.
Per chi fa parte di un'area politica che si ispira a valori cattolici e liberali, parlare di concorrenza ha anche un significato filosofico. Quindi io, dando per scontato, avendo ascoltato la bravura con la quale il mio collega è entrato tecnicamente nei punti cardine di questo disegno di legge, voglio ora fare alcune riflessioni di carattere prevalentemente politico, che, poi, comunque, porteranno anche a degli aspetti tecnici.
Allora dico che, se il concetto di concorrenza normalmente viene visto nel libero mercato come una dimostrazione di liberismo, come un'apertura totale dei mercati, la lettura del pensiero filosofico sul tema della concorrenza trascende dalla mera competizione economica e abbraccia aspetti etici, aspetti sociali. Quindi, noi dobbiamo essere in grado - e lo saremo e lo siamo, come dimostrano i provvedimenti che andiamo ad esaminare - di poter coniugare le esigenze del mercato con le esigenze dei più deboli, con le esigenze delle imprese più piccole, con le esigenze di quella categoria di attori del sistema economico che sono i liberi professionisti. È, quindi, su questi passaggi che io intendo svolgere la mia analisi in questa discussione.
Parto subito dalla parte finale di questo disegno di legge, dal comma 24, l'ex articolo 9 nella prima stesura alla Camera. Il comma 24 inserisce i liberi professionisti nel disegno di legge Concorrenza. Mi permetto di dire che questa è un po' una novità: il Governo di centrodestra inserisce finalmente anche le libere professioni nell'ambito di un disegno di legge che riguarderebbe, apparentemente, solo le imprese. Questo è positivo. Concordo, quindi, pienamente con Confprofessioni, la massima istituzione sindacale trasversale dei liberi professionisti, quando, appunto, rivendica questo passaggio. Un passaggio importante che, quindi, io - e mi rivolgo anche al Governo - sono certo voglia costituire un primo passo per l'inclusione delle libere professioni anche negli incentivi che il nostro Governo sta creando per favorire la crescita del sistema.
Quindi, è un passo importante, un passo che viene anche qualificato, direi, dalle previsioni di questo disegno di legge, sempre sulle libere professioni, sempre al comma 24, laddove si parla del fatto che si contemplano i diritti e le esigenze dei professionisti con la ricerca del capitale che è necessario per competere sui principali mercati. Mi riferisco, quindi, alle società tra professionisti. Quindi, bene hanno fatto il legislatore e il Governo a prevedere, in questo comma 24, che i due terzi dei voti deliberativi nell'assemblea spettino necessariamente ai professionisti. Quindi, una società tra professionisti deve necessariamente prevedere che i due terzi dei voti assembleari - mi permetto di chiamarli - debbano spettare, appunto, a loro. Ciò, però, non toglie - e viene chiarito in questa nuova formulazione del disegno di legge - che nel capitale, quindi nella fonte degli investimenti necessari, possa anche esserci una diversa partecipazione tra i professionisti e gli imprenditori che vogliono investire.
Quindi, è un passaggio importante per le libere professioni, nell'ottica di quelle aggregazioni che meglio permetteranno sempre più di competere alle nostre libere professioni che, lo voglio anche ricordare con orgoglio, da professionista, sono un po' un per qualità e garanzie nel panorama europeo e internazionale.
Ciò detto, la concorrenza, però - ed è qui il passaggio che richiama l'aspetto, l'annunciazione filosofica di prima -, deve essere anche nella ricerca della qualità, perché, altrimenti, noi potremo competere in modo scorretto sui salari, sui bambini al lavoro, sulla poca qualità dei prodotti o delle prestazioni, ma non è quella la concorrenza per chi ha i valori che ho detto prima, i valori liberali e i valori cattolici. Quindi, per noi la concorrenza è qualità ed è anche la motivazione per la quale, in questa parte conclusiva del mio intervento, io vorrei leggere questo disegno di legge sulla concorrenza anche in combinato disposto con quanto prevede un altro disegno di legge che proprio in questi giorni stiamo esaminando nelle Commissioni competenti, che è quello sulle PMI. Perché lo voglio leggere assieme? Perché è sintomo, anche questo, di un modo di pensare di questa maggioranza che, nel momento in cui pensa di garantire concorrenza, quindi minori costi per gli utenti, semplificazioni, garanzie per tutti i cittadini, contemporaneamente, vuole anche difendere i più deboli, quelli ai quali mi riferivo prima. Vuole difendere le PMI - ecco il disegno di legge sulle PMI - e vuole difendere i professionisti, come ho detto prima, garantendo loro, anche nelle forme societarie, il controllo delle deliberazioni.
E, allora, cosa prevede anche il disegno di legge sulle piccole e medie imprese, cioè sul fulcro, sul cardine del nostro sistema economico, che sappiamo essere retto, addirittura nelle micro-imprese, per oltre il 90 per cento? Quindi, questi sono i numeri. Ecco, questo disegno di legge vuole permettere la vera e giusta concorrenza anche alle PMI, ed è per questo che questi due provvedimenti stanno viaggiando paralleli tra loro.
Allora - guardo il mio tempo che, non vorrei, mi pare stia per esaurirsi - penso, ad esempio, all'articolo 4 del DDL sulle piccole e medie imprese, che, proprio per garantire la concorrenza, come dicevo prima, alle imprese più deboli e più piccole, ma vera virtù del nostro Paese, introduce gli enti mutualistici consortili, cioè delle società, di fatto, o meglio dei consorzi che avranno la forma di società consortili, i quali devono, dovrebbero, dovranno mettere in grado le nostre PMI di affrontare il mercato in modo paritario alle grandi imprese, quindi fornire loro quegli strumenti in termini di sicurezza sul lavoro, di ricerca e innovazione e di internazionalizzazione che oggi vedono svantaggiate le PMI, e quindi vedono svantaggiato il Paese Italia.
Allora, questo articolo 4, grazie anche al rapporto tra il Governo e Valore Impresa, una importante società di imprese e professionisti, è arrivato a mettere per iscritto questi passaggi istituzionali. Allora abbiamo una visione davanti. Siamo convinti che nella concorrenza c'è la crescita del Paese, ma nella concorrenza ci deve essere anche l'equità per difendere professionisti e PMI, che sono i veri pilastri del sistema economico nazionale .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, l'onorevole Giovine, che ha un minuto a disposizione. Prendo atto che rinuncia.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo. Chiedo alla Sottosegretaria se intenda intervenire.
FAUSTA BERGAMOTTO,. No, grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato alla parte pomeridiana della seduta, a partire dalle ore 15.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni Girelli ed altri n. 1-00485 e Zanella ed altri n. 1-00525 concernenti iniziative in materia di prevenzione sanitaria, con particolare riguardo all'incremento delle risorse finanziarie .
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori .
Avverto che sono state presentate le mozioni Marianna Ricciardi ed altri n. 1-00526 e Vietri, Loizzo, Patriarca, Brambilla ed altri n. 1-00527 che, vertendo su materia analoga a quella trattata dalle mozioni all'ordine del giorno, verranno svolte congiuntamente. I relativi testi sono in distribuzione .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
È iscritta a parlare la deputata Malavasi, che illustrerà anche la mozione Girelli ed altri n. 1-00485, di cui è cofirmataria.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Cari colleghi e care colleghe, oggi portiamo in Aula una mozione molto importante, che è un invito a una riflessione che crediamo non possa più essere rinviata. Non si tratta, infatti, solamente di riformare e ripensare qualche pezzo del nostro sistema sanitario nazionale, ma di ripensare radicalmente la nostra visione di una sanità pubblica, della salute pubblica e anche quale idea di società vogliamo e abbiamo in mente, dove vogliamo portare il nostro Paese.
Il nostro, infatti, è un Paese che sta vivendo profonde trasformazioni demografiche, sanitarie e sociali, con un invecchiamento importante della popolazione, l'aumento delle patologie croniche, la crescita delle disuguaglianze territoriali, l'aumento della povertà e tante fragilità economiche di molte famiglie che rendono chiaro ed evidente come la salute non possa certamente essere vista come un costo, ma come un investimento strategico, certamente, , per migliorare la qualità della vita dei cittadini e, al tempo stesso, per migliorare la sostenibilità del sistema sanitario nazionale.
Noi crediamo che solo adottando questa prospettiva si possa garantire a ogni cittadino e a ogni cittadina non solo la cura della malattia, ma la tutela attiva della salute, la dignità di una vita piena, la sostenibilità del sistema sanitario e la competitività del sistema Paese nel suo complesso. Diciamo questo perché parlare di prevenzione significa semplicemente occuparci del futuro del nostro Paese, non intendendo la prevenzione come un capitolo accessorio del sistema sanitario e non certamente come un comparto fra i tanti, ma come una condizione essenziale perché il sistema sanitario nazionale sopravviva, funzioni, cresca e diventi l'asse portante su cui poggia il diritto alla salute.
Le analisi recenti fatte da molti studi - cito solamente la Fondazione GIMBE, ma sono molti gli studi che sono stati analizzati recentemente - mostrano come la spesa sanitaria pubblica italiana nel 2024 si sia attestata al 6,3 per cento del PIL: un dato, come ben sappiamo tutti, che ci colloca al di sotto della media europea. Nonostante le raccomandazioni e le evidenze scientifiche, questa quota è destinata a rimanere molto bassa, più bassa rispetto alla media europea, e nel 2022 la spesa per la prevenzione rappresenta appena il 4,8 per cento della spesa sanitaria totale.
Nel 2023 è scesa addirittura al 4,5 per cento. In termini , il nostro Paese investe circa 180 euro ad abitante per la prevenzione: molto meno della spesa media europea, certamente molto meno rispetto ad alcuni Paesi importanti, come la Germania, che investe 458 euro ad abitante, o l'Austria, che investe 411 euro ad abitante. Ci posizioniamo, quindi, fra gli ultimi Paesi occidentali per investimenti in questo settore fondamentale.
Questo disinvestimento coincide, lo abbiamo già detto, con una popolazione sempre più anziana, di cui un quarto ha più di 65 anni e una quota significativa convive con patologie croniche multiple. Ciò significa che la prevenzione oggi deve diventare una priorità strategica. Nonostante gli sforzi dei professionisti e delle nostre regioni, la prevenzione, anche a causa di problemi sistemici, ha sofferto in questi anni una progressiva marginalizzazione, non solamente finanziaria, ma anche culturale.
Patologie croniche e patologie non trasmissibili, come malattie cardiovascolari, diabeti, patologie respiratorie croniche e molte patologie oncologiche, rappresentano l'80 per cento del carico sanitario del nostro Paese. L'Organizzazione mondiale della sanità sottolinea come un incremento modesto, anche modesto, per spese in prevenzione - ad esempio, 3 dollari l'anno - può tradursi in milioni di vite salvate e in benefici economici globali dell'ordine di trilioni entro il 2030.
Significa che la prevenzione non è certamente una spesa, ma è un investimento strategico ed è soprattutto la prima linea di difesa contro le malattie che già oggi gravano pesantemente sul sistema sanitario nazionale e sulle famiglie italiane. È ormai assodato che programmi di , campagne vaccinali, promozioni di stili di vita sani e diagnosi precoci riducono drasticamente la necessità di cure ospedaliere, di ricoveri complessi, di trattamenti prolungati.
È vero, e lo apprezziamo, che con la legge di bilancio del 2026 il Governo ha stanziato circa 500 milioni di euro all'anno per rafforzare in maniera permanente le politiche preventive, tra cui l'ampliamento degli oncologici alla mammella e al colon-retto, l'estensione del programma di prevenzione polmonare, il rafforzamento del Fondo vaccini e l'implementazione di una piattaforma digitale nazionale, Prevention Hub, per migliorare , monitoraggio e capacità di intervento, ma dobbiamo fare di più.
Non è solamente un tema di carattere economico, ma serve un investimento culturale, un investimento in educazione, per rendere i nostri cittadini maggiormente consapevoli, e quindi responsabili rispetto al proprio contributo alla tenuta della propria vita e anche del nostro sistema sanitario nazionale. Secondo la FIMMG, il mancato raggiungimento delle soglie raccomandate per i vaccini come HPV, influenza, pneumococco, herpes zoster, meningococco, comporta un impatto economico stimato in oltre 600 milioni di euro l'anno, con una perdita di PIL, e quindi di competitività, di 11 miliardi.
I programmi di oncologico e diagnostica precoce, pur gratuiti e offerti tra i livelli essenziali di assistenza, registrano tassi di adesione bassi, con forti disuguaglianze territoriali. Lo voglio ricordare, solamente uno su tre degli 50 si è sottoposto nel 2023 al test per il sangue occulto; il 53 per cento delle donne ha fatto un programma di oncologico alla mammella; il 46 per cento ha aderito allo sul pap test. E solo nel 2024 abbiamo avuto 54.000 nuovi tumori al seno e 48.000 al colon-retto. Questo per dire come la prevenzione sia un investimento salvavita prezioso per le persone.
Ci sono alcune regioni in cui la prevenzione rimane poco accessibile, soprattutto per chi vive in aree marginali o ha una minore capacità economica e, forse, anche un maggior portato culturale, che rischia di essere escluso da percorsi di e da vaccinazioni attive, consolidando disuguaglianze di salute e aumentando il carico di malattie croniche e di costi futuri.
Anche per quanto riguarda la vaccinazione pediatrica e adolescenziale, emergono segnali di disomogeneità. I dati del 2023 mostrano come per alcune malattie prevedibili, come il morbillo, la parotite e la rosolia, le coperture risultino inferiori agli standard ottimali, talvolta sotto quel 95 per cento, con differenze significative tra le regioni. Questi creano zone di vulnerabilità, aumentano il rischio di epidemie e mettono a dura prova la capacità di protezione collettiva. Le conseguenze di queste carenze non sono solamente sanitarie, ma anche economiche e sociali: una copertura vaccinale insufficiente comporta minore protezione della popolazione, un maggior rischio di epidemie, maggiori costi futuri per il Servizio sanitario nazionale e per le famiglie, un aumento delle disuguaglianze nella tutela della salute.
Perché la prevenzione - lo voglio dire con chiarezza - conviene: conviene in termini di vite salvate, di riduzione di disuguaglianze, di benessere, di produttività e anche in termini economici e finanziari. Questi dati dimostrano, in modo molto chiaro, come la prevenzione e, in particolare, le immunizzazioni, non sono un'opzione marginale, ma rappresentano un pilastro fondamentale della salute pubblica, per la sostenibilità del Sistema sanitario nazionale, ma anche per la riduzione delle disuguaglianze territoriali e sociali. Riconoscere l'urgenza significa intervenire su questo fronte, investire in salute, prevenire costi e future sofferenze.
Il senso della mozione è, quindi, di invitare il Governo a immaginare anche un nuovo rapporto con le regole fiscali europee, per escludere le spese in prevenzione dai vincoli del patto. Sarebbe un investimento certo e sicuro sulla crescita del nostro Paese. Viviamo, infatti, un momento storico in cui il Patto di stabilità e di crescita europeo, recentemente riformato, offre margini di flessibilità importanti, riconoscendo la necessità e la sostenibilità dei conti pubblici e del rilancio sociale.
Voglio dire una cosa importante, perché penso che ci sia un tema anche culturale (riguardante la cultura della prevenzione). Abbiamo bisogno di ricreare sia una nuova agenda della prevenzione sia un nuovo patto di fiducia tra i nostri cittadini e lo Stato, perché sulla fiducia si crea stabilità, si crea comunità e ogni scelta di prevenzione è un gesto di responsabilità verso sé e verso gli altri, di altruismo, di generosità, di responsabilità collettiva. E, allora, lo voglio dire così: la prevenzione è un investimento democratico, spero che il Governo voglia accettare la nostra sollecitazione assolutamente costruttiva e lo invito ad accogliere con convinzione gli impegni che ci siamo prefissi in quest'Aula, perché investire in salute significa investire sul futuro del nostro Paese .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Marianna Ricciardi, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00526. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, colleghe, Sottosegretario, oggi ci occupiamo di prevenzione e lo facciamo a 360 gradi. Ed è bene che il Parlamento si soffermi su un tema così importante e soprattutto che si interroghi sul perché meno della metà della popolazione dichiara di fare dei controlli regolari. Meno della metà della popolazione ritiene di essere adeguatamente informata sui corretti stili di vita da adottare e sugli esistenti. Quattro italiani su dieci dichiarano che farebbero più controlli in modo più regolare se i tempi di attesa fossero più brevi.
Noi quindi siamo qui oggi a parlare di prevenzione, ma senza soldi la prima cosa che salta è proprio la prevenzione. E, infatti, nell'ultimo anno, tre milioni di italiani hanno dichiarato che, a causa delle lunghe liste d'attesa e dell'impossibilità di pagare un controllo nel privato, hanno rinunciato ad esami diagnostici e a visite specialistiche. Certo, gli sono gratuiti. Ma se faccio lo gratuito per l'esame del sangue occulto nelle feci e mi viene prescritta poi una colonscopia e i tempi di attesa per la colonscopia sono infiniti e non ho 500 euro per andare a farla nel privato, vorrei capire a cosa mi sia servito fare questo del sangue occulto.
Qualcuno potrebbe dire che abbiamo ancora il medico di base. Certo, il medico di base è gratuito e può aiutare a fare prevenzione. Spesso però i medici di base non visitano; se hai la pressione alta, non puoi andare dal medico di base, ma devi andare dal cardiologo. I nostri medici di base praticamente non visitano più, perché, tra piani terapeutici, note AIFA e certificati INPS, non hanno più il tempo di visitare. Se malauguratamente pensasse di prescrivere un farmaco per la pressione, senza aver fatto prima una visita cardiologica, e quel paziente avesse un raro caso di ipertensione secondaria, a quel punto, avrebbe anche problemi medico-legali, perché si sarebbe azzardato a fare una prescrizione senza aver sentito prima il cardiologo. Per questo, per la pressione alta, non puoi più andare dal medico di base, ma devi andare per forza dal cardiologo. Il problema non sono i medici di base, che non visitano più, ma la politica che non consente ai medici di fare davvero i medici, di visitare come dovrebbero.
E poi chiaramente la prevenzione dipende in larga parte anche da quello che mangiamo. Si dice che la dieta mediterranea sia la più importante, la migliore per avere una vita sana. Quando però vediamo che un litro d'olio extravergine d'oliva costa 18 euro, ce lo chiediamo se le famiglie sono in grado di comprarlo, considerato che lo stipendio medio delle famiglie non consente loro di poter fare questo tipo di acquisto? L'Organizzazione mondiale della sanità dice che bisogna mangiare cinque porzioni di frutta e verdura al giorno per ridurre il rischio di cancro del colon retto, per ridurre il rischio di obesità, per aumentare la sopravvivenza in generale. Quindi, è importante mangiare frutta e verdura. Eppure, 7 italiani su 100 dichiarano di mangiare cinque porzioni al giorno di frutta e verdura. La maggior parte ne mangia una, massimo due al giorno e alcuni anche di meno.
Non molto tempo fa, una maestra mi ha raccontato che, mentre stava a scuola e spiegava ai suoi alunni quanto fossero importanti uno stile di vita sano e l'alimentazione, mentre spiegava soprattutto l'importanza di mangiare frutta e verdura tutti i giorni, una bambina ha alzato la mano e ha detto: “maestra, mamma dice che possiamo comprare la frutta soltanto la domenica”. Di fronte a queste parole, di fronte a una bambina che dice che può mangiare la frutta soltanto la domenica, come deve essersi sentita quella maestra? Come deve essersi sentita quella madre, quando ha sentito il Ministro dell'Agricoltura dire che i poveri mangiano meglio dei ricchi, e questa bambina non aveva la possibilità di mangiare la frutta tutti i giorni? Come possiamo stare qui, fermi ai nostri posti, quando un Ministro fa un'affermazione di una tale gravità e non succede assolutamente nulla?
I poveri non mangiano la frutta, perché non hanno i soldi per comprare la frutta, perché è troppo cara. Voi vantate di aver tolto il reddito di cittadinanza, vi vantate di aver tolto la mela di bocca a quella bambina. In Italia, come lei, ci sono 200.000 bambini in povertà alimentare. Vuol dire che non possono fare un pasto proteico almeno una volta ogni due giorni e non possono mangiare frutta (come dovrebbero) tutti i giorni. La povertà è il primo ostacolo alla prevenzione ed è il primo, maggiore determinante di cattiva salute. Aiutare queste famiglie rappresenterebbe il primo passo per fare davvero prevenzione.
Tra l'altro, noi viviamo in un Paese dove devi sapere bene da dove viene la frutta e la verdura che finisce sulla tua tavola. Oggi parliamo di prevenzione, ma che senso ha fare lo tumorale, se la frutta che mangi è stata coltivata in un campo dove la camorra ha interrato rifiuti tossici, smaltiti illegalmente da imprenditori senza scrupoli? Come si può parlare di prevenzione, se, in questo momento, stanno bruciando rifiuti smaltiti illegalmente e ci sono roghi tossici? Come si può? O vogliamo parlare dei PFAS nelle falde acquifere? Il problema è che parlare di prevenzione significa anche combattere i fattori di rischio ambientali. L'Organizzazione mondiale della sanità stima che una parte significativa delle malattie e dei decessi potrebbe essere prevenuta, combattendo adeguatamente i fattori di rischio ambientali, che causano appunto l'inquinamento atmosferico, delle acque e del suolo.
E poi, Presidente, la prevenzione si fa solo se hai i soldi - ho usato non a caso uno , perché vorrei che rimanesse impresso questo concetto -, perché, come si suol dire, “il sazio non crede al digiuno”. Non si può fare prevenzione, se non hai un lavoro dignitoso, per il quale lavori e non sei povero, per il quale lavori e, se hai un'urgenza, puoi spendere qualche centinaio di euro non previsto. Perché, se non hai questa serenità mentale, non ci può essere alcun benessere psicofisico. Se non puoi mettere il piatto a tavola e se non puoi comprare la frutta, è inutile parlare di prevenzione. Come possiamo parlare di prevenzione in uno dei pochi Paesi - che un tempo era una grande potenza industriale -, dove non esiste il salario minimo, dove la ricchezza è sempre più concentrata nelle mani di pochi e dove l'etichetta di chi vive nel Palazzo è tale da far dimenticare cosa succede fuori, al punto che un Ministro, che dice che i poveri mangiano meglio dei ricchi non va a casa e resta qua?
Ma io gli farei scambiare il suo pasto che fa tutti i giorni con quello che fanno i poveri tutti i giorni per vedere chi campa di più alla fine, perché così vediamo se la smette di dire fesserie. Concludo quindi, Presidente, dicendo che è bene che si parli di prevenzione, è bene che ci siano quindi queste mozioni, che, una volta approvate, impegneranno il Governo su una serie di fronti. La prevenzione chiaramente è un concetto molto ampio, che sicuramente tiene conto dell'organizzazione del Servizio sanitario nazionale, un'organizzazione attualmente pessima, perché la gestione è in mano alle regioni, perché le nomine dei direttori generali sono politiche, perché è assurdo che 6 milioni di italiani abbiano dichiarato di avere rinunciato a fare una visita o un esame nell'ultimo anno.
È assurdo parlare di prevenzione in un Paese dove il problema dell'inquinamento ambientale viene vissuto come un qualcosa di ineluttabile; è inutile parlare di prevenzione se non si mette al primo posto il benessere minimo garantito per tutti. E quindi concludo, Presidente, dicendo che, se appunto vogliamo fare davvero prevenzione, la strada è tracciata, gli impegni sono chiari. Ci vuole soltanto la volontà e il coraggio, soprattutto, di metterli in pratica .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Ciocchetti, che illustrerà anche la mozione Vietri, Loizzo, Patriarca, Brambilla ed altri n. 1-00527, di cui è cofirmatario.
LUCIANO CIOCCHETTI(FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario, colleghi, credo che il tema della prevenzione sia un tema centrale per la sostenibilità del sistema sanitario nazionale, visti anche i cambiamenti demografici ai quali stiamo da anni assistendo, e quindi la necessità di rendere sostenibile il sistema sanitario nazionale abbisogna di un potenziamento delle politiche di prevenzione e anche di una cultura della prevenzione da trasferire ai cittadini.
Perché, purtroppo, pure agli obbligatori da anni per una serie di patologie non tutti i cittadini si sottopongono volontariamente, e lì non c'è un problema di censo, non c'è un problema di reddito, perché sono gratuiti, sono liberi, senza liste d'attesa, con una semplice chiamata presso la propria azienda sanitaria locale. Il tema della prevenzione per noi è assolutamente fondamentale, è fondamentale anche per questo Governo, che lo ha dimostrato nei fatti.
E quindi siamo d'accordo a porre al centro di questo ragionamento e di questo dibattito il tema della prevenzione e dell'implementazione delle risorse, della cultura, dell'impegno da parte del Governo, del Parlamento, delle regioni, delle aziende sanitarie locali sul tema della prevenzione, che riteniamo fondamentale, e quindi anche corrispondere una serie di esigenze di riorganizzazione del sistema che sia in grado di avvicinare la sanità ai cittadini, che è quello che questo Governo sta portando avanti.
Quindi, pur apprezzando l'impegno delle mozioni che sono state presentate, la maggioranza presenterà. ha presentato, sta presentando una sua mozione, che certamente va nel solco del potenziamento di tutti gli interventi sulla prevenzione e sull'attuazione delle misure previste in materia di oncologici, di campagne vaccinali, di lavoro sulla cultura del personale sanitario e sul rafforzamento dei servizi alla persona, ma anche rivendicando - permetteteci - il lavoro straordinario che in questi 3 anni è stato fatto nel potenziare il Servizio sanitario nazionale.
Lo dobbiamo fare perché credo che sia giusto riportare anche in premessa questo impegno, il fatto che nella legge di bilancio di quest'anno, che è in discussione in questo momento al Senato, si prevedono esattamente 530 milioni di euro in più sulla prevenzione, con una scelta strategica, rivendicata dal Ministro della Salute e dal Sottosegretario Gemmato più volte, di potenziare gli interventi economici e finanziari, le disponibilità per le regioni e per le aziende sanitarie locali, per rafforzare gli obbligatori, e quindi modificando l'età di accesso a questi sia in basso che in alto, per lo della mammella e del colon-retto.
E poi il potenziamento della sperimentazione dello sul tumore al polmone, che, come sapete, è già stato avviato sperimentalmente in molte realtà del nostro Paese e che diventa e viene finanziato invece, per cercare di portarlo su tutto il territorio nazionale. E poi la campagna vaccinale contro il virus respiratorio sinciziale (VRS). In questo quadro, chiaramente, rientra anche la riforma dei LEA, che finalmente, ferma dal 2017, diventerà nelle prossime settimane operativa, che consentirà quindi di coprire una serie di interventi, anche preventivi, di potenziamento degli interventi vaccinali preventivi sui neonati, su tante altre patologie che in qualche modo attendevano una risposta di inserimento all'interno dei livelli essenziali di assistenza, perché solo in alcune regioni era possibile fare alcuni interventi di questo genere.
Ma poi, più in generale, visto che la mozione parla anche di risorse, dobbiamo ricordare, al di là e al di fuori delle polemiche ideologiche e politiche, il finanziamento del Servizio sanitario nazionale: non voglio tornare indietro al 2019, ma mi fermo al -COVID, all'inizio del -COVID, cioè ai 125 miliardi di euro del 2022, arrivati poi a 128,9 miliardi di euro del 2023, prima manovra del Governo Meloni, a 134 miliardi di euro del 2024, a 136,5 miliardi di euro del 2025 fino ai 142,9 miliardi di euro previsti per il 2026, con un aumento di 7 miliardi e 400 milioni di euro in un anno, e una previsione che porterà complessivamente 17 miliardi di euro in più in questi 3 anni e altri 10 miliardi di euro circa nel 2027 e nel 2028.
Già, ma ci vorrebbero molte più risorse! E lo sappiamo bene che ci vorrebbero molte più risorse e probabilmente lo sapeva anche chi governava nel 2019, nel 2020, nel 2021, nel 2022; eppure, per motivi vari di bilancio, di economia e di scelte strategiche, questi aumenti così significativi che si ricordano non sono stati poi concretamente realizzati. Questo comporterà un aumento di impegno sugli stipendi e sul pagamento del personale sanitario, comporterà la possibilità di potenziare, di assumere personale medico e infermieristico per le case di comunità.
Perché il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha finanziato gli ospedali di comunità e le case di comunità, purtroppo non aveva previsto chi dovesse entrare a lavorare all'interno delle case di comunità e all'interno degli ospedali di comunità, non era stato previsto. Il DM 77/2022, chiaramente un ottimo decreto ministeriale, va però attuato e riempito di personale, e anche lì non era chiaramente né stato finanziato, né previsto chi dovesse andare a lavorare in queste strutture, che sono quelle che dovranno fare l'integrazione sociosanitaria, che dovranno attivare meccanismi anche culturali di prevenzione sul territorio, una ogni 50.000 abitanti, quindi strutture vicino ai cittadini, vicino a dove i cittadini abitano, senza essere costretti ad andare direttamente in ospedale e al pronto soccorso.
E quindi noi, questo Governo fa una scelta, quest'anno, di finanziare con 450 milioni di euro l'assunzione di 6.000 infermieri e mille medici, che dovranno andare a lavorare nelle case di comunità. Sta lavorando nella ridefinizione del contratto dei medici di medicina generale, il cosiddetto ACN, che possa finalmente arrivare a chiarire il rapporto tra le regioni, le aziende sanitarie locali e i medici di medicina generale, e quindi la possibilità di poterli utilizzare, secondo le esigenze regionali e delle aziende sanitarie locali, all'interno delle case di comunità. Un lavoro importante, che porta anche a lavorare su un aumento salariale fino a 3.000 euro l'anno per i medici, 1.630 euro per gli infermieri.
Un intervento importante per cercare, quindi, di rendere nuovamente attrattivo il sistema sanitario nazionale, perché noi, senza un'attrattività del sistema sanitario da parte del personale sanitario e del comparto, avremo certamente sempre più difficoltà a portare avanti anche la cultura della prevenzione nei confronti del rapporto con i cittadini.
E, poi, il lavoro importante è stato portato avanti proprio in queste due settimane: è stato presentato il piano di comunicazione sul Piano vaccinale - un'altra delle polemiche che viene fatta nei confronti di questo Governo -, con un importante come Carlo Conti, che, dal Dipartimento prevenzione del Ministero della Salute, ha elaborato questo messaggio che sarà comunicato su tutte le reti televisive nazionali e regionali sull'attuazione del Piano vaccinale, che è assolutamente fondamentale e importante.
Insomma, un lavoro significativo, serio, concreto che si sta facendo.
È chiaro che dobbiamo fare di più e, quindi, è importante che questo dibattito in quest'Aula possa svolgersi, e che ci sono degli obiettivi che dobbiamo ancora tutti insieme raggiungere. Credo che davvero l'attuazione di tutti questi percorsi, come anche la digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale, l'utilizzo dell'intelligenza artificiale consentiranno di arrivare davvero a ogni cittadino, soprattutto a coloro che vivono in condizioni di maggiore difficoltà, così che possano essere presi in carico dal Servizio sanitario nazionale .
PRESIDENTE. Non essendovi altri iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Chiedo al rappresentante del Governo, Sottosegretario Gemmato, se intenda intervenire o si riservi di farlo.
MARCELLO GEMMATO,. Grazie, Presidente. Intervengo, fondamentalmente, per ringraziare i gruppi parlamentari per aver immaginato la redazione di queste mozioni, in particolare i colleghi dell'opposizione, perché ci consentono, con queste mozioni, di evidenziare l'enorme e straordinario lavoro che il Governo Meloni e il Ministro Schillaci stanno facendo in tema di sanità, segnatamente in tema di prevenzione. Lo ricordava il vice presidente Ciocchetti, abbiamo per quest'anno un finanziamento oserei dire: 7,4 miliardi di euro in più al Fondo sanitario nazionale, che è la dotazione economica, in valore assoluto, più alta della storia della Repubblica, ancora più alta di quando, durante il periodo del COVID-19, giustamente, si immaginò di finanziare il Fondo sanitario nazionale per l'acquisto di mascherine, vaccini, per straordinari, respiratori. Noi non soltanto confermiamo quel livello di spesa, lo incrementiamo in questi anni e, per il 2026, lo implementiamo di 7,4 miliardi di euro.
È vero - lo si ricordava -, si investe poco in prevenzione. Abbiamo ereditato questa situazione, l'abbiamo ereditata, è uno dei tanti fardelli che ci portiamo a dover governare e compendiare in questo momento. Vi fa onore il fatto che riconosciate che, nel 2022, si investiva poco in prevenzione e che, quindi, vi era un problema evidente, che va affrontato perché, per rendere sostenibile il nostro sistema sanitario nazionale pubblico, è evidente che bisogna investire in prevenzione.
Registro un dato positivo e uno negativo: siamo fra le popolazioni più longeve al mondo, probabilmente secondi soltanto al Giappone, arriviamo in condizioni di senilità, però in una condizione di comorbidità, ovvero di sussistenza di diverse patologie. Vi cito un dato, che è quello Aifa: gli ultra-ottuagenari prendono fra le 10 e le 15 pillole al giorno di farmaci. Significa che si arriva ad essere anziani - dato positivo -, ma, evidentemente, in condizioni non di invecchiamento attivo, e qui incide profondamente il tema della prevenzione.
Abbiamo un tema assolutamente negativo, che è quello legato al tasso di fertilità. L'Italia è ultima in Europa, con 1,18 bambini per donna. Quindi è un sistema che non si tiene insieme se, da un lato, invecchiamo in condizioni di comorbidità - quindi, non invecchiamo benissimo - e, dall'altro lato, non facciamo più figli.
Sul tema della prevenzione, c'è la risoluzione per rendere sostenibile il nostro sistema sanitario nazionale pubblico. Lo stiamo facendo avendo ereditato una situazione ove, su una base di 100, con riferimento al Fondo sanitario nazionale, il 95 per cento viene investito in cura e soltanto il 5 per cento in prevenzione. Stiamo cercando di compendiare questa sperequazione, quindi di perequare questa sperequazione. La collega del Partito Democratico ricordava che, solo per quest'anno, è stato investito più di mezzo miliardo in prevenzione, più di 500 milioni di euro in prevenzione. Estendiamo gli , per esempio, per un tumore che oggi, fondamentalmente, possiamo dire essere cronicizzato, quello alla mammella. Estendiamo lo da 50 anni a 45 anni e da 70 a 74 anni: ciò significa ispezionare e, quindi, predire più tumori. Immaginate che i dati ci raccontano che un tumore alla mammella preso in tempo - e, quindi, diagnosticato e affidato a un giusto percorso di diagnosi e cura - ha una percentuale di successo, nei cinque anni dalla diagnosi, superiore al 90 per cento, motivo per cui quest'Aula ha meritoriamente declinato una legge, approvato una legge di assoluta civiltà, qual è quella sull'oblio oncologico. Oggi una donna che si ammala di tumore, sostanzialmente, guarisce, al 90 per cento, quindi guarisce: ciò significa che, appunto, è cronicizzata. Abbiamo - e questo è meritorio - tutti insieme contribuito a una legge di civiltà, che dice che una donna o un uomo - per altri tipi di tumore - che hanno contratto e superato brillantemente quelle patologie possono, per esempio, contrarre un mutuo per l'acquisto della prima casa, un finanziamento per l'acquisto della macchina, cosa che fino a ieri non era e che tutti quanti insieme - lo voglio ricordare - questo abbiamo licenziato, questo Parlamento ha licenziato.
Oggi ci accingiamo ad affrontare un'altra sfida che viene dal passato e che dobbiamo brillantemente superare insieme, che è quella della prevenzione. Ricordavo quei dati, abbiamo investito sullo del tumore polmonare, bisogna investire in corretti stili di vita. Ricordo un dato e lo voglio ricordare: c'è uno sforzo straordinario - lo ricordava l'onorevole Ciocchetti - nell'investire la popolazione italiana rispetto all'opportunità della prevenzione. Lo si fa con tutti gli strumenti: arrivano messaggi sul telefonino, che ti ricordano che devi fare - per esempio, per chi, come me, ha superato i 50 anni - lo del tumore al colon-retto, quindi le analisi del sangue occulto nelle feci. Abbiamo investito, in quei 500 milioni, un milione per l'informazione, cioè dobbiamo comunicare a tutti gli italiani, uno per uno, che oggi fare lo per determinate patologie è fondamentale, oserei dire essenziale, per la vita del cittadino, ma anche per la sostenibilità del sistema sanitario nazionale. Ed è un valore che dobbiamo portare avanti insieme, ovviamente senza polemiche, né politiche né - peggio ancora - partitiche.
La rappresentazione oggi è quella di un grande sistema sanitario nazionale pubblico che, nonostante le difficoltà, performa e che vede proprio nella prevenzione il volano di sostenibilità. Noi manteniamo lo straordinario universalismo del nostro sistema sanitario nazionale pubblico, così come ci viene consegnato dai Padri costituenti e dall'articolo 32 della nostra Costituzione se lo rendiamo sostenibile. Lo rendiamo sostenibile, se investiamo in prevenzione. La prevenzione è, oggettivamente, quello strumento che oggi tutti quanti abbiamo in tasca: la hanno in tasca le ASL, la hanno in tasca le regioni, l'ha in tasca il Ministero della Salute. Dobbiamo armonizzare l'offerta, la dobbiamo presentare ai cittadini, dobbiamo rappresentare il fatto che oggi, magari, qualche minuto - fra virgolette - perso può essere vitale per se stessi e per il nostro sistema sanitario. Abbiamo messo in campo delle misure importanti: voglio ricordare che, non più tardi di qualche giorno fa, quest'Aula ha licenziato la cosiddetta legge Semplificazioni e, nelle semplificazioni, era prevista proprio la farmacia dei servizi. All'interno della farmacia dei servizi - e, quindi, delle farmacie pubbliche e private convenzionate -, per esempio, si offre la possibilità di effettuare lo - come ricordavo - del tumore al colon-retto, quindi del sangue occulto nelle feci. Vi rappresento che in alcune regioni c'è stato un aumento vertiginoso dell'adesione a questo tipo di proprio perché portare al fianco del cittadino l'istituto che raccoglie i campioni biologici, per poi analizzarli, è fondamentale.
Quindi, le farmacie pubbliche e private convenzionate ci sono un po' anche per la prossimità, che viene assicurato dalla pianta organica. Infatti, la farmacia è presente sia nel centro cittadino, ma anche nelle aree interne, depresse, montane e in comunità anche di poche centinaia di abitanti, dove c'è sempre una croce verde e un camice bianco. Peraltro, c'è anche la credibilità e la prossimità, anche fisica, del professionista farmacista, che essendo, appunto, la figura sanitaria di prossimità, che si vede magari ogni giorno, sostanzialmente è quella che meglio riesce a circuitare alcuni concetti. Voglio ricordare che un'analisi Censis ci racconta che il 90 per cento dei cittadini italiani è favorevole alla farmacia dei servizi, proprio e anche per i motivi che vi dicevo, e ve lo rappresento in quest'Aula proprio perché anche queste misure, che sono misure che hanno sostanzialmente un impatto economico quasi nullo, possono servire, in tema di prevenzione, a rendere uno strumento utile per innalzare i numeri dell'adesione agli .
Su questo concludo, ovviamente complimentandomi per il lavoro fatto dai gruppi parlamentari e rimandando, poi, in tema di votazione altre considerazioni .
PRESIDENTE. Il seguito della discussione è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, n. 1805-A: Disposizioni per la promozione e la valorizzazione dei cammini d'Italia.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Le Commissioni riunite VII (Cultura) e X (Attività produttive) si intendono autorizzate a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire la relatrice per la X Commissione (Attività produttive), deputata Giorgia Andreuzza.
GIORGIA ANDREUZZA, . Grazie, Presidente. L'Assemblea della Camera avvia oggi l'esame della proposta di legge - Atto Camera n. 1805 - d'iniziativa del senatore Marti, già approvata dal Senato, recante: Disposizioni per la promozione e la valorizzazione dei cammini d'Italia. Prima di passare all'illustrazione del contenuto del testo, segnalo che il provvedimento, nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento, ha riscontrato consenso unanime di tutti i gruppi parlamentari, sia in Commissione sia all'esito dell'esame in Assemblea. Ricordo, inoltre, che una volta trasmessa alla Camera, la proposta di legge è stata assegnata in sede referente alle Commissioni riunite VII e X, che hanno concluso l'esame il 5 marzo 2025, approvando alcuni emendamenti.
Passo ora all'illustrazione dei primi quattro articoli, lasciando poi la parola al collega, relatore onorevole Amorese, per il seguito dell'esame.
L'articolo 1 reca l'oggetto e le finalità della proposta di legge. Ai sensi del comma 1, “la Repubblica promuove e valorizza i cammini, anche comprensivi delle vie d'acqua fluviali e marine”, e come aggiunto in sede referente, “delle lagune e dei laghi, quali itinerari di rilievo europeo, nazionale o regionale, percorribili a piedi o con altre forme di mobilità dolce e sostenibile, senza l'ausilio di mezzi a motore, articolati in tappe giornaliere”. Si specifica che la circolazione motorizzata è consentita solo ai fini di garantire “l'accessibilità alle persone con disabilità o ridotta mobilità”.
Al comma 2 sono identificate le finalità dell'attività di promozione e valorizzazione dei cammini, che sono le seguenti: assicurare la fruizione dei luoghi su cui insistono i cammini, garantendo adeguati standard di sicurezza, di qualità dell'accoglienza e accessibilità per le persone con disabilità e con ridotta mobilità; promuovere un turismo lento, sostenibile e diffuso; diffondere la conoscenza della rete dei cammini italiani sui mercati turistici nazionali e internazionali; incentivare le attività connesse alle tradizioni dei territori interessati e all'evoluzione della lingua italiana nelle storie dei cammini medesimi, delle tradizioni religiose, dei luoghi e delle comunità; valorizzare i monumenti, i siti di interesse e le minoranze linguistiche presenti nei territori attraversati; promuovere lo studio degli aspetti storici, culturali, religiosi, sociali, ambientali, paesaggistici ed enogastronomici; promuovere il dialogo interculturale e interreligioso e assicurare la tutela dell'ambiente e del paesaggio.
L'articolo 2 disciplina la banca dati dei cammini d'Italia, prevedendo, al comma 1, che essa sia istituita presso il Ministero del Turismo e che sia integrata da una mappa digitale dei cammini, con informazioni relative alle loro principali caratteristiche.
Ai sensi del comma 2, sono inseriti, nella banca dati, i tratti presenti sul territorio italiano dei cammini riconosciuti quali itinerari culturali europei dal Consiglio europeo e le loro dirette confluenze viarie di riconosciuto interesse turistico, culturale, locale o regionale; poi i cammini interregionali che interessano il territorio di almeno due regioni, di una regione e una provincia autonoma ovvero delle province autonome di Trento e di Bolzano; i cammini riconosciuti da una regione o da una provincia autonoma quali cammini di interesse regionale o locale; i cammini riconosciuti dalle città metropolitane e da Roma Capitale quali cammini di interesse locale. Ai sensi del comma 3, il Ministero del Turismo provvede all'inserimento dei cammini nella banca dati, assegnando contestualmente la qualifica di “cammino d'Italia”. Il comma 4 demanda a un decreto del Ministro del Turismo, di concerto con il Ministro della Cultura, da adottare entro 20 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, su proposta della cabina di regia nazionale, istituita al successivo articolo 3, e sentita la Conferenza Stato-regioni, il compito di definire le linee guida per la realizzazione, la gestione e l'aggiornamento della banca dati, gli standard di qualità che consentono l'inserimento, le modalità e i termini per l'inserimento e la sospensione temporanea o la cancellazione. Il comma 6 fa salve le competenze delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano a istituire e disciplinare i cammini italiani di interesse regionale e locale. I commi 5 e 7, modificati nel corso dell'esame in sede referente, quantificano gli oneri derivati dall'articolo. In particolare, viene autorizzata la spesa di un milione di euro per l'anno 2025 e di 500.000 euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027 e per il funzionamento della banca dati è autorizzata la spesa di 50.000 euro a decorrere dall'anno 2027.
L'articolo 3 prevede l'istituzione di una cabina di regia nazionale, tramite decreto del Ministro del Turismo, di concerto con il Ministro della Cultura, previa intesa in sede di Conferenza permanente, da adottare entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge. Con il medesimo decreto ministeriale vengono altresì individuati, ai sensi del comma 2, i compiti e le funzioni della cabina di regia. In particolare, la cabina di regia deve definire: gli standard di qualità per i cammini d'Italia, anche prevedendo, secondo quanto specificato da un emendamento approvato in sede referente, l'utilizzo della segnaletica europea del Club alpino italiano, il CAI; le modalità per realizzare, gestire e aggiornare le banche dati, il programma nazionale per lo sviluppo e la promozione dei cammini d'Italia, di cui al successivo articolo 5, e ogni altra iniziativa volta a favorire lo sviluppo e la promozione. Il comma 3 dispone che la cabina di regia sia presieduta dal Ministro del Turismo e sia composta da un membro della segreteria tecnica, da due rappresentanti del medesimo Ministero del Turismo, due rappresentanti del Ministero della Cultura e un rappresentante del Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità, un rappresentante del Ministero dell'Università e della ricerca, un rappresentante del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e un rappresentante designato dalla Conferenza Stato-regioni. Il Ministro del Turismo provvede a istituire una segreteria tecnica, con funzione di supporto tecnico e amministrativo, alla cabina di regia, anche avvalendosi di esperti esterni all'amministrazione, con incarichi di carattere gratuito. Ai sensi del comma 5, ai componenti della cabina di regia non spettano compensi o indennità, salvo rimborsi relativi a missioni.
L'articolo 4 prevede l'istituzione di un tavolo permanente per i cammini d'Italia, tramite decreto del Ministro del Turismo, da adottare entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge, sentiti il Ministro della Cultura, il Ministro per le Disabilità e la Conferenza unificata. Il tavolo è presieduto dal Ministro del Turismo e la sua composizione è stabilita dal medesimo decreto. Il comma 3 prevede che, tra i partecipanti al tavolo permanente, vi siano i componenti della cabina di regia esperti in materia, rappresentanti di associazioni a tutela di persone con disabilità, di università, nonché gli enti del Terzo settore e di organismi atti nel settore culturale e turistico. La partecipazione ai lavori del tavolo, che può essere articolata in sezioni specializzate con la partecipazione di rappresentanti della pubblica amministrazione o di esperti in materia, è a titolo gratuito. Ai sensi del comma 4, il tavolo si occupa di monitoraggio delle problematiche, dello scambio di esperienze e di elaborazione di proposte normative e amministrative.
Il supporto tecnico-amministrativo al tavolo permanente è assicurato dal Ministro del Turismo con le risorse disponibili a legislazione vigente. Il comma 6 affida al tavolo permanente il compito di presentare al Ministro del Turismo una relazione annuale sull'attività svolta entro il 31 gennaio.
Lascio ora il seguito all'onorevole Amorese .
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire adesso il relatore la Commissione cultura, l'onorevole Amorese.
ALESSANDRO AMORESE, . Grazie, Presidente. Ringrazio anche la collega Andreuzza. Continuo l'illustrazione di questa importante proposta di legge.
L'articolo 5 prevede che la cabina di regia, sentito il tavolo permanente, predisponga un programma nazionale di durata triennale che indichi gli interventi prioritari e la strategia nazionale per la promozione e la valorizzazione dei cammini d'Italia. La realizzazione degli interventi inseriti nel programma nazionale avviene, secondo le rispettive competenze, da parte delle amministrazioni centrali, regionali o locali, con il coordinamento del Ministero del Turismo. Il comma 3 assicura la neutralità finanziaria delle disposizioni dell'articolo.
L'articolo 6 prevede, al comma 1, che il Ministero del Turismo e il Ministero della Cultura possano promuovere la realizzazione di studi, approfondimenti, ricerche e iniziative scientifiche, anche in collaborazione con università e altre istituzioni, finalizzati alla valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale associato ai cammini; e, al comma 2, che, entro il 31 maggio di ciascun anno, il Ministro del Turismo trasmetta alle Camere una relazione sui cammini d'Italia che dia conto delle attività svolte dalla cabina di regia e dello stato di attuazione degli interventi previsti nel programma. Il comma 3 assicura, anche in questo caso, la neutralità finanziaria delle disposizioni dell'articolo.
L'articolo 7, al fine di promuovere i cammini inseriti nella banca dati, incentivandone la fruizione e favorendo lo sviluppo di un turismo lento, sostenibile e diffuso sul territorio, affida al Ministero del Turismo, sentita la cabina di regia, il compito di realizzare e coordinare campagne di promozione a livello nazionale e internazionale, autorizzando la spesa di un milione di euro annui a decorrere dall'anno 2025 e rinviando, quanto alla copertura, al successivo articolo 8.
L'articolo 8, modificato nel corso dell'esame in sede referente, reca le disposizioni finanziarie del provvedimento, prevedendo che agli oneri derivanti dall'articolo 2, comma 7, pari a un milione di euro per l'anno 2025 e 500.000 euro annui, per ciascuno degli anni 2026 e 2027, si provveda mediante corrispondente riduzione del Fondo unico nazionale per il turismo di conto capitale.
Agli oneri derivanti invece dall'articolo 2, comma 5, per il funzionamento della banca dati, e dall'articolo 7 per le campagne promozionali, oneri pari a un milione di euro per gli anni 2025 e 2026 e a un milione e 50.000 euro annui a decorrere dall'anno 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2025-2027, nell'ambito del programma “Fondi di riserva e speciali” della missione “Fondi da ripartire” dello stato di previsione del Ministero dell'Economia e delle finanze per l'anno 2025, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero del Turismo.
L'articolo 9, composto da un unico comma, prevede che la proposta di legge entri in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella .
Parliamo, Presidente, di una proposta di legge che prevede una svolta importante. Questa proposta di legge ci consegna finalmente una organicità che mancava per arrivare a una più seria e concreta valorizzazione dei cammini d'Italia. Sono sentieri ricchi di storia, di cultura, di identità, di religiosità, che compongono il grande mosaico della cultura in questa Nazione, alcuni collegati anche con il resto dell'Europa. Penso alla via Francigena: si pensi che nella via Francigena, lungo tutto il suo percorso, si contano almeno 50 nazionalità, tra coloro che la percorrono quotidianamente e annualmente.
L'importanza di questi cammini è cresciuta, anno dopo anno, e c'è un aumento importante anche della partecipazione dei giovani. I giovani fanno i cammini, anche per un'esperienza evidentemente di vita vissuta, un'esperienza anche, in alcuni casi, mistica, ma incrociando l'aspetto sportivo, l'aspetto dell'ambiente, l'aspetto della sostenibilità, quindi, è un'esperienza di vita importante. Le statistiche ci dicono anche che il tema delle donne è fondamentale: nelle statistiche, nei numeri, stanno raggiungendo quelli degli uomini. Questo è quindi un altro aspetto fondamentale che ci sembrava giusto raccontare.
Chiudo: l'Italia è protagonista anche su questo aspetto. I cammini, con questa proposta di legge, avranno una completezza organica e vengono affrontati con una serietà che mancava. Anche su questo, il Governo Meloni, l'Italia, è all'avanguardia.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, il Sottosegretario di Stato per la salute, Gemmato, che si riserva.
È iscritta a parlare la deputata Latini. Ne ha facoltà.
GIORGIA LATINI(LEGA). Grazie, Presidente. Oggi siamo chiamati a esprimerci su un provvedimento a prima firma del collega Marti, presidente della Commissione cultura del Senato, che riguarda una parte profonda dell'identità del nostro Paese. Parliamo dei cammini d'Italia, intesi come percorsi culturali, spirituali, storici e naturali, che attraversano i nostri territori e raccontano la storia delle nostre comunità.
Questa proposta di legge, di cui siamo chiamati ad approvare la seconda lettura, con alcune modifiche puntuali, va nella direzione giusta: valorizzare senza stravolgere, promuovere senza omologare e mettere a sistema senza togliere autonomia ai territori.
Come Lega guardiamo con favore ogni iniziativa che rafforzi il turismo lento, la valorizzazione delle aree interne, dei borghi, delle montagne, delle coste e delle campagne italiane. I cammini non sono solo percorsi fisici, sono reti di comunità, sono reti di tradizioni, di identità locali che, da troppo tempo, rischiano di essere dimenticate.
Accogliamo positivamente le modifiche introdotte in seconda lettura e, in particolare, il rafforzamento del principio di accessibilità anche per le persone con ridotta mobilità; poi l'inclusione esplicita di lagune e laghi, la valorizzazione delle minoranze linguistiche. Queste modifiche sono quindi sicuramente un passo avanti verso un modello di sviluppo davvero inclusivo e rispettoso delle specificità dei nostri bellissimi territori italiani.
Allo stesso tempo riteniamo fondamentale ribadire un punto politico chiaro: la competenza delle regioni deve restare centrale. Questo provvedimento non deve trasformarsi in uno strumento di centralizzazione, ma in una cornice nazionale che rispetti e valorizzi le scelte dei territori. Con questa legge, introduciamo l'istituzione di una banca dati nazionale dei cammini che potrà essere uno strumento utile per promuovere, a livello internazionale, il patrimonio italiano, così come riteniamo positivo il coordinamento attraverso la cabina di regia, che è sicuramente uno strumento operativo e non un nuovo livello di burocrazia.
Importante è anche l'istituzione del tavolo permanente per i cammini d'Italia quale sede di confronto tra istituzioni, associazioni, università, operatori del settore, e anche l'introduzione del programma nazionale triennale per lo sviluppo e la promozione dei cammini. La Lega considera importante questo strumento che deve essere e rimanere flessibile e realmente orientato alle esigenze dei territori.
Fondamentale è anche disciplinare le campagne di promozione nazionali e internazionali, stanziando risorse dedicate presenti con l'approvazione di questa legge.
Questo è un passaggio cruciale perché la promozione è ciò che può davvero trasformare i cammini in un'opportunità di sviluppo per il nostro Paese. Questa legge può diventare una leva concreta di sviluppo economico locale perché ogni cammino è un'occasione di lavoro per strutture ricettive, ristorazione, guide, artigiani e produttori locali. È un modello di turismo sostenibile, ma anche di economia reale radicata nei territori.
Sosteniamo questo provvedimento perché va nella direzione di un'Italia che investe sulle proprie radici, sulle proprie comunità, sulle proprie eccellenze territoriali. Ecco, questi cammini, oltre che leve economiche dei nostri territori, sono anche degli strumenti di crescita individuale ed interiore. Il loro aspetto spirituale è fondamentale per entrare in contatto con se stessi, soprattutto in quest'epoca di realtà virtuale, che troppo spesso frammenta l'interiorità umana, e quindi disumanizza l'uomo. A tal proposito, voglio ricordare che tra poco siamo già nella fase di celebrazione dell'anniversario di San Francesco d'Assisi.
Quindi, gran parte di questi cammini rappresentano anche la Via Francigena ed è importante ricordare questa figura anche con l'approvazione di questa legge. Quindi, questi cammini rappresentano un'Italia che cammina, letteralmente e simbolicamente, senza perdere la propria identità.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore per la Commissione cultura, l'onorevole Amorese: rinuncia. Ha facoltà di replicare la relatrice Andreuzza: rinuncia. Ha facoltà di replicare il Sottosegretario: rinuncia.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
A questo punto, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 93, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Comunico che, con lettera del 6 dicembre 2025, il deputato Alberto Stefani ha rassegnato alla Presidenza le proprie dimissioni da deputato in ragione dell'elezione a Presidente della giunta regionale del Veneto.
L'onorevole Stefani ha chiesto di poter parlare per un breve intervento di saluto. Prego.
ALBERTO STEFANI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, è l'ultima volta che pronuncio questa formula in quest'Aula e non posso nascondervi un po' di emozione. Ho avuto l'onore di entrare alla Camera dei deputati a 25 anni e di essere componente della Commissione affari costituzionali. Portavo con me - e ho portato con me - tanti sogni, tanto entusiasmo e una consapevolezza fin dall'inizio, una consapevolezza che mi è rimasta tuttora: quella che la politica rappresenta uno strumento straordinario per cambiare le cose, la consapevolezza che uno non vale uno, ma vale nella misura in cui è in grado di portare qualcosa di buono nella società, la consapevolezza che ciascuno di noi può dare un contributo straordinario alla società. D'altronde, è proprio la singolarità che cambia la meccanicità delle cose, quel tratto speciale che ciascuno di noi può dare raccontando la propria storia, portando la propria sensibilità, portando il proprio personalissimo bagaglio umano e personale.
Desidero ringraziare ciascun collega. Ho ricevuto consigli, ho ricevuto suggerimenti e ho imparato soprattutto il valore del confronto, un confronto leale, con rispetto dell'avversario, valore che ho fortemente voluto portare nella mia campagna elettorale in Veneto. Ho capito, soprattutto, l'importanza del lavoro dietro le quinte: un lavoro silenzioso, che sta dietro anche a tanti testi legislativi, ed è quello stesso lavoro silenzioso, che magari non ha il favore delle telecamere, che voglio portare nella mia regione, che voglio portare nella mia terra. Passerò ore a studiare, a dedicarmi all'analisi e, soprattutto, ad approfondire quelle che sono le prospettive del futuro della nostra terra. Non importa se questo lavoro non avrà il favore delle telecamere, perché quello che conta è che questo lavoro porti i risultati migliori per la mia gente e per la nostra terra .
Abbiamo delle sfide importantissime: la sfida del sociale, la sfida della sanità, la sfida della longevità della vita, che è una sfida che dobbiamo affrontare con coraggio, la sfida di uno sviluppo economico importante, dell'innovazione, della sostenibilità, del piano casa, che abbiamo proposto, e della sicurezza. Seppur non più da deputato, sarò ancora qui, in quest'Aula, in questo Palazzo, a fare gli interessi del mio territorio, gli interessi del Veneto, per il tramite dei nostri rappresentanti parlamentari. Non sarà un Veneto che si chiude in se stesso; sarà un Veneto che ha voglia di guardare avanti e che ha voglia di confrontarsi a testa alta con tutti coloro che, a livello nazionale e internazionale, potranno dare qualcosa in più alla nostra regione. Tornerò qui da presidente a fare gli interessi della mia comunità e del nostro territorio, ma soprattutto lo farò con la stessa passione di sempre e lotterò perché ci possano essere altri venticinquenni, non importa se saranno di destra o di sinistra, che potranno varcare la soglia di Montecitorio con lo stesso entusiasmo e con lo stesso orgoglio nei confronti delle rispettive origini che io ho avuto e che io ho. Questo è quello che conta e credo che l'importanza dell'orgoglio delle proprie origini e della propria terra, così come io sono orgoglioso delle mie origini venete, rappresenti un valore aggiunto che qui dentro va tutelato e preservato e rappresenta un motore di sviluppo parlamentare importante.
Sono orgoglioso di essere veneto, sono orgoglioso di appartenere a una terra di pace e laboriosità, sono orgoglioso di appartenere a una storia millenaria che è rappresentata dalla mia regione e soprattutto ad un futuro che è tutto da scrivere insieme. Permettetemi di concludere l'ultimo intervento parlamentare: evviva il Veneto, viva San Marco !
PRESIDENTE. Trattandosi di un caso di incompatibilità previsto dalla legge, la Camera prende atto, a norma dell'articolo 17-, comma 2, del Regolamento, di questa comunicazione e della conseguente cessazione del deputato Alberto Stefani dal mandato parlamentare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Come Alleanza Verdi e Sinistra, chiediamo un'informativa urgente al Ministro Tajani. Tre giorni fa, Arab Barghouti, il figlio di Marwan Barghouti, ha lanciato un messaggio. Ha ricevuto una telefonata, in cui gli si diceva: salva tuo padre. Come sapete, Marwan Barghouti è prigioniero da più di 23 anni nelle carceri israeliane.
MARCO GRIMALDI(AVS). Non si sono ancora capite l'origine e l'identità di chi ha provato, magari, a intimidire il figlio di Marwan Barghouti e non sappiamo se le preoccupazioni di Arab siano quelle di un ennesimo attacco al celebre Mandela palestinese.
Già, perché Marwan Barghouti ne ha ricevuti di attacchi: è stato menato e torturato. Probabilmente, oltre ad aver perso i chili - basta vedere il suo volto - ha dovuto ricevere talmente tante botte che non muove quasi più una mano. Come sapete, da anni siamo impegnati a chiedere la sua liberazione. Lo storico di Fatah è una delle poche figure autorevoli riconosciute da tutte le fazioni palestinesi e forse proprio per questo fa paura.
Ma lo chiediamo al nostro Governo, che non si è, secondo noi, impegnato a sufficienza per la sua liberazione: possiamo permetterci che un Ministro con cui continuate a fare affari, un Governo con cui continuate a fare affari, possa entrare in un carcere e minacciare un politico? Possiamo permetterci di continuare a vedere in quelle carceri soprusi, torture e sevizie?
Da qualche giorno abbiamo aderito a una campagna internazionale che chiede proprio di mettere tutti gli occhi su quelle prigioni, di liberare Marwan Barghouti. Una cosa, però, questo Governo, la può fare, se non vuole aderire, come abbiamo fatto noi, a questo appello: almeno faccia tutte le pressioni necessarie, perché il Governo di Israele permetta ai legali di Marwan Barghouti di entrare in quelle carceri e di sapere come sta. Abbiamo una strana sensazione da qualche settimana, che quella che chiamate pace è un altro modo per definire il silenzio sull'occupazione, sull' e sul genocidio che continua in quel territorio. I territori palestinesi occupati vivono questo silenzio nella sofferenza, nella sofferenza di acquazzoni che stanno spazzando via le tende, di aiuti che non entrano e di un'occupazione che si fa sempre più pressante.
Presidente, sarebbe molto bello vedere il nostro Ministro Tajani; che venga qui, invece di rimanere in silenzio, che venga a dirci cosa stiamo facendo per quel piano di pace che non parte, ci dica cosa vuole fare per far finire l', l'occupazione e questo genocidio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Signora Presidente, la scorsa settimana, una delegazione di deputati e deputate del Partito Democratico ha fatto una visita in Cisgiordania. Nel corso di questa visita, abbiamo incontrato varie personalità, dai vertici dell'Autorità nazionale palestinese, il Presidente del Consiglio, il Primo Ministro, in quel caso, abbiamo incontrato i dirigenti di Fatah, abbiamo incontrato i rappresentanti di organismi non governativi palestinesi e israeliani, abbiamo incontrato membri della Knesset, membri di opposizione della Knesset. Abbiamo anche incontrato Arab Barghouti, il figlio di Marwan Barghouti. Ora non ho il tempo per soffermarmi su quello che ci è stato detto dai deputati della Knesset, ma vorrei dire che questi deputati della Knesset, che fanno opposizione, parlano di “rischio Matteotti”, perché loro sono minacciati ogni giorno, ogni giorno rischiano di essere linciati per le loro posizioni politiche e sono attaccati anche fisicamente all'interno della Knesset, come è successo alla collega Aida Touma, che è stata aggredita fisicamente all'interno della Knesset.
Ora, però, mi vorrei soffermare su Arab Barghouti, il figlio di Marwan, e su quello che ci ha detto, perché anche noi ci associamo alla richiesta del collega Grimaldi. Ecco, Arab ci ha parlato di suo padre, ci ha detto chi è suo padre. Suo padre, Marwan Barghouti, è l'uomo di “due popoli e due Stati”, l'uomo che vuole un processo di pace, che vuole un processo democratico per la Palestina. Ci ha detto che Marwan è l'unica figura politica che può unire il popolo palestinese, perché tutti lo riconoscono come politico e lo riconoscono, vede, anche all'estero. Infatti, il 29 novembre, signor Presidente, ha preso il via una campagna internazionale per la liberazione di Marwan Barghouti. Ora questa campagna internazionale ha avuto già il sostegno di intellettuali, di musicisti, di artisti e di tante persone che vogliono la pace in Medio Oriente. Ecco, da parte israeliana che reazione c'è stata? Da parte israeliana, il Ministro Ben-Gvir è andato in carcere a umiliare Marwan Barghouti. Lo voleva umiliare, lo voleva mostrare nella sua debolezza di uomo prigioniero da 24 anni. Lui, il Ministro potente, il Ministro colono, il Ministro che può tutto va per umiliare un politico che da 24 anni non ha la libertà. È una immagine spregevole, quella che ne è derivata, totalmente controproducente alla narrazione israeliana. Ecco, tre giorni fa, quel messaggio, lo diceva Grimaldi, Arab ha ricevuto un messaggio. Qualcuno l'ha chiamato - non si sa chi sia questa persona - e gli ha detto proprio: salva tuo padre, perché gli hanno rotto i denti in carcere con le botte, gli hanno rotto le costole, lo stanno ammazzando. Allora, abbiamo o no il diritto di sapere se questo è vero o se questa è una intimidazione nei confronti di Arab che sta facendo un enorme lavoro per coinvolgere il mondo nella campagna di liberazione di suo padre? Quindi, quella telefonata chi l'ha fatta? L'ha fatta qualcuno che era veramente motivato e voleva informare la famiglia o qualcuno che voleva generare panico e sgomento nella famiglia per indebolire la campagna che è stata avviata a livello internazionale?
Ecco, quindi, è chiaro che chiediamo spiegazioni al Governo, Presidente. Vorremmo sapere se il Governo intenda chiedere spiegazioni all'alleato israeliano in merito a quanto accaduto a Marwan Barghouti mentre era in un carcere israeliano. Vogliamo saperlo dal nostro Governo, dal nostro Ministro Tajani. Vorremmo capire anche che ruolo abbia l'Italia in questo piano cosiddetto di pace, perché vede, signora Presidente, questo “Piano Trump” non solo non sta impedendo nuovi assassini e nuove morti a Gaza, ma non tocca minimamente la Cisgiordania, dove ogni giorno le persone vengono uccise e dove ogni giorno vengono schiacciate da un regime del terrore instaurato da Benjamin Netanyahu.
Quindi, chiediamo che il Ministro Tajani venga qui a darci spiegazioni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Ci associamo alla richiesta di informativa del Ministro Tajani in merito alle condizioni in cui si trova il detenuto palestinese Marwan Barghouti nelle carceri israeliane, che possono assumere forme veramente differenti: sono veri buchi neri dove ci sono le botte e le intimidazioni. È difficile sapere delle condizioni dei detenuti, figuriamoci quelle di Marwan Barghouti che è in isolamento da due anni.
In questi giorni, la famiglia del palestinese più amato ha ricevuto una telefonata anonima di un presunto ex detenuto, dove informava la famiglia di un ulteriore pestaggio, forse il più violento di quelli che ha subito finora Marwan Barghouti; ne ha subiti 5 soltanto dal 7 ottobre ad oggi. Un pestaggio particolarmente efferato che avrebbero rotto costole, gli avrebbe fatto saltare un orecchio, gli avrebbe fatto saltare i denti e del quale la famiglia ha subito informato i legali e ha reso nota la notizia. Quindi, la notizia deve essere accertata, ma è difficile, perché, a detta degli stessi legali, per visitare un detenuto in generale nelle carceri israeliane ci vogliono giorni, se non mesi.
Questa, indipendentemente se la notizia sia vera o falsa, certamente, potrebbe essere una forma di intimidazione che tutto fa pensare sia conseguente al grande movimento globale che si sta attivando in favore della sua liberazione non soltanto in Italia, con associazioni come Assopace o ANPI, ma in tutto il mondo. Il mondo intellettuale e il mondo artistico si stanno muovendo per la sua liberazione, per quello che viene considerato giustamente il Mandela di questo di questo periodo, dei nostri tempi. L'ha fatto attraverso una lettera all'ONU, dove vengono denunciate puntualmente tutte le torture che devono subire i palestinesi nelle carceri israeliane, perché il destino di Marwan Barghouti è un destino diffuso e collettivo, comune a quello di 21.000 palestinesi incarcerati in Israele. Sono 570 gli arresti nel mese di novembre e 100 i morti nelle carceri israeliane negli ultimi 26 mesi.
Che cosa deve subire un detenuto? Che cosa si aspetta un detenuto palestinese, un cittadino palestinese che viene arrestato? Sicuramente già lo sa: va incontro a torture, a botte, a umiliazioni, ad abusi sessuali, corpi detenuti in tre metri quadri senza materassi e senza coperte. Ma veramente crediamo che possiamo parlare di uno Stato amico che fa vivere le persone in queste condizioni? È inciviltà! Ecco perché chiediamo una risposta, quantomeno della comunità internazionale, che venga questo Ministro saltellante Tajani a riferire, se, magari, ha preso informazioni sulle condizioni di una persona, di una vita, Presidente.
Io voglio leggere in quest'Aula le parole del figlio di Marwan Barghouti: “Per tanti è un . Per me è semplicemente mio padre. Non lo abbraccio da 24 anni”. Ricordiamo che è in carcere dal 2002. “È in isolamento da due anni, picchiato, ferito, minacciato pubblicamente non perché sia pericoloso, ma perché rappresenta unità e speranza. E la speranza è sempre stata la peggiore minaccia per l'oppressore”.
Ora, se queste parole non vengono considerate da qualcuno come antisemite, Presidente, noi chiediamo con forza che venga Tajani e ci venga a riferire sulle condizioni in cui si trova attualmente il detenuto e palestinese Marwan Barghouti .
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2682: Legge annuale per il mercato e la concorrenza per il 2025.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge e delle proposte emendative ad esso presentate .
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.
Avverto che tutti gli emendamenti contenuti nel fascicolo e presentati da deputati appartenenti al gruppo Partito Democratico devono intendersi sottoscritti anche dal deputato Peluffo e che l'emendamento Pandolfo 1.130 deve intendersi sottoscritto anche dalla deputata Evi.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85 del Regolamento e constando il testo di un unico articolo, al fine di consentire una più ampia valutazione delle questioni poste dal provvedimento, la Presidenza ha ritenuto di ammettere alla discussione ed al voto un numero maggiore di emendamenti, pari al triplo di quelli che sarebbero consentiti.
A tal fine, i gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva-il Centro-Renew Europe e Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe sono stati invitati a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli emendamenti e sugli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo unico del disegno di legge segnalati per la votazione.
SILVIO GIOVINE, . Grazie, Presidente. Su tutte le proposte emendative pervenute il parere è contrario.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Grazie, Presidente. Parere conforme al relatore.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 Pavanelli. Ha chiesto di parlare il deputato Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Signor Presidente, colleghi, questo emendamento introduce una cosa che in una legge sulla concorrenza dovrebbe essere ovvia. Invece, incredibilmente, non c'era. Una cosa semplicissima: chiedere ai cittadini se i servizi funzionano davvero. Nel testo della legge voi chiedete ai comuni di fare una ricognizione dei servizi pubblici locali, una ricognizione fatta di indicatori tecnici, parametri economico-finanziari e dati di gestione. Tutto molto preciso, tutto molto formale, talmente formale che manca la vita reale.
Secondo questa impostazione, un servizio può essere perfetto nei conti, impeccabile nei , puntuale nelle scadenze e, allo stesso tempo, disastroso per chi lo usa. Questo emendamento dice una cosa rivoluzionaria nella sua semplicità: nella ricognizione dei servizi si deve tenere conto anche della soddisfazione dell'utenza, perché concorrono alla valutazione dell'andamento dell'insoddisfazione del servizio. Tradotto in italiano semplice, non basta più un servizio che funzioni sulla carta, ma deve funzionare per le persone.
Colleghi, permettetemi di chiudere con un fatto accaduto pochi giorni fa: non un articolo di legge, non un grafico, ma una scena vera. Qualche giorno fa in metropolitana, scale mobili e ascensori non funzionanti, ho visto una signora con una stampella scendere lentamente una rampa di scale lunghissima. Scendeva piano, gradino per gradino, con fatica e con vergogna. Sapete come si teneva al corrimano? Con un fazzoletto di carta, per non toccarlo con la mano nuda. Io mi sono fermato, l'ho aspettata. Quando è arrivata in fondo, mi ha guardato e ha detto senza rabbia, senza teatralità, senza una stanchezza infinita addosso: “questo è uno schifo”.
E lì, colleghi, mi è venuta in mente una battuta napoletana antica, una di quelle che sembrano una risata e invece sono una sentenza politica: mi hanno detto che tu fai schifo. E tu che hai risposto? Eh, la risposta è: “io t'aggio pure difeso… facenno vede' quanto fa schifo”. Colleghi, più di così non si può nemmeno difendere lo schifo. Ecco, quella signora, quella scala mobile, quel corrimano sporco, quel fazzoletto di carta non sono un aneddoto: sono la vostra ricognizione dei servizi pubblici. Quella scena vale più di mille indicatori, perché lì dentro c'erano disabilità, fatica, solitudine, umiliazione, assenza di accessibilità, il degrado del servizio.
Mentre oggi discutiamo se inserire o no la soddisfazione dell'utenza nelle ricognizioni fuori dalle aule istituzionali, c'è chi misura quella qualità dei servizi con le ginocchia doloranti, con la schiena piegata, con la dignità compressa. Questo emendamento chiede una cosa semplicissima, ossia che la voce di quella signora entri finalmente nei vostri atti amministrativi, che la sua fatica diventi un dato, che la sua umiliazione diventi un indicatore, che la sua esperienza pesi quanto un margine operativo lordo.
Noi vi diciamo che, se una persona con una stampella deve scendere due rampe di scale come nel Medioevo, quel servizio non funziona. Voi misurate i costi standard, gli indici di efficienza, i tempi medi, ma non misurate la vergogna, l'esclusione, l'impossibilità, la rinuncia. Se un servizio non è efficiente, è un servizio ingiusto. Questo emendamento chiede solo che accanto ai numeri mettiate le persone. Se misuriamo solo i soldi, avremo un servizio utile; se misuriamo anche la soddisfazione delle persone, avremo un servizio giusto.
Per questo il MoVimento 5 Stelle vi chiede di valutare politicamente questo emendamento, perché, se la voce dei cittadini resta fuori dalle vostre leggi, allora sì, colleghi, avrete difeso lo schifo, facendo vedere quanto fa schifo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Colleghi, ci siamo? Io lo ripeto così, a beneficio di qualcuno che ascoltasse, il preavviso lo diamo per prendere la tessera.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.2 Cappelletti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. In questo disegno di legge abbiamo presentato un numero di emendamenti limitato, sono i cosiddetti segnalati.
Ora, rispetto a questi, vorremmo poterli illustrare, non dico con l'attenzione dell'Aula, ma, quantomeno, non con il clamore dell'Aula che…
PRESIDENTE. Aspetti, collega. Colleghi, c'è oggettivamente troppo caos. Aspettiamo di essere in silenzio, in modo da poter ascoltare il collega Cappelletti. Ci siamo. Prego, collega.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Presidente, io sono consapevole del parere contrario del Governo rispetto a questo emendamento, ciononostante ci tengo ad illustrarlo, in modo tale che sia chiaro rispetto a che cosa si pone la posizione di contrarietà.
Faccio una premessa. Parto dall'articolo 30 del decreto legislativo n. 201 del 2022, il quale prevede un rafforzamento dell'attività di vigilanza degli enti locali nella gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Parliamo, sostanzialmente, di una valutazione sull'efficienza e sulla qualità del servizio. Ora, il disegno di legge Concorrenza, di cui stiamo discutendo, in caso di una valutazione negativa rispetto all'efficienza e alla qualità del servizio erogato prevede la possibilità di imporre al gestore del servizio di elaborare un piano di risanamento, prevedendo però un tempo estremamente limitato per produrre questo piano, che è di tre mesi. La proposta che abbiamo fatto nostra, ma che è una proposta presentata da ANCI, è di prorogare tale termine portandolo a sei mesi, in quanto riteniamo che la complessità della redazione di questo piano debba richiedere tempi congrui e adeguati.
Si ritiene altresì opportuno specificare i contenuti che il piano debba avere, questo per evitare dubbi interpretativi. Dunque, vorremmo poter circoscrivere la necessità di un intervento sulle perdite degli ultimi tre e non degli ultimi due esercizi come previsto, perché, peraltro, tre esercizi è il termine che è considerato valido anche ai sensi del testo unico delle società a partecipazione pubblica, questo con riferimento alle crisi da ritenere significative
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.11 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.11 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.40 Pavanelli. Ha chiesto di parlare il collega Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Io non lo so se si è trattato di un errore inserito nel disegno di legge Concorrenza, noi comunque vorremmo che ci fosse un chiarimento, un'interpretazione autentica, una dichiarazione del Governo per togliere dubbi interpretativi, o, chiaramente, un accoglimento di questo emendamento. Per quale motivo? Il disegno di legge Concorrenza prevede all'articolo 1, comma 3, l'obiettivo dello sviluppo efficiente del mercato della mobilità elettrica. E qui siamo tutti d'accordo. Ma come si fa a prevedere uno sviluppo efficiente, se poi si introduce un aggravio di procedure perfino per le colonnine di ricarica elettriche che si trovano nelle aree private?
Questo emendamento vorrebbe precisare che le procedure, che sono previste dal disegno di legge, trovino applicazione solo ed esclusivamente per chi gestisce infrastrutture di ricarica sul suolo pubblico oppure in aree di proprietà pubblica ma gestite da un soggetto terzo. Il risultato di questa previsione, se non viene modificata o se non ne viene data una corretta interpretazione, rischia di essere paradossale: anziché perseguire lo sviluppo del mercato della mobilità elettrica - cosa che viene dichiarata nell'articolo stesso - si rischia di fare esattamente il suo contrario. In tal caso, la del fossile, ancora una volta, applaudirebbe; applaudirebbe il Governo e questa maggioranza perché per ogni euro che viene sottratto alla transizione energetica, un euro in più finisce nelle tasche dei petrolieri .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Vorrei rafforzare l'intervento del collega, anche perché la nostra capogruppo, l'onorevole Pavanelli, in Commissione, ha più volte sollecitato chiedendo risposte che non sono arrivate. Ma la cosa incredibile è che arriva dalla maggioranza che si riempie la bocca di concorrenza, che si riempie la bocca di dare spazi al privato. Noi chiediamo semplicemente di specificare, anche a tutela dello stesso indirizzo che vuole dare la maggioranza a questo provvedimento. Quindi, non ci sembra nulla di che, ci sembra un fatto tecnico. Magari è già incluso, ditelo chiaramente, approvate l'emendamento e abbiamo risolto i problemi di tutti .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.40 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.42 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.42 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.56 Traversi. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.56 Traversi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.66 Fede. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. I commi 4, 5 e 6 dell'articolo 1 del DDL Concorrenza riguardano i trasporti. Noi abbiamo chiesto con questo emendamento di aggiungere anche i trasporti non di linea e di fare ordine alla confusione che il Ministro Salvini ha creato nel settore, con tutti i suoi decreti attuativi bocciati dalla Corte Costituzionale.
Con questa aggiunta del comma 7- chiediamo di definire e di inserire l'autotrasporto non di linea, sia i taxi sia anche il noleggio con conducente, in uno dei commi aggiuntivi. Diciamo che si deve parlare di mobilità in maniera diversa nel futuro; non si possono fare figli e figliastri, non si può agire come un arbitro che tifa per una sola parte. Questo l'abbiamo già detto più volte in passato e abbiamo visto che, per quanto riguarda questo settore, la concorrenza per Salvini non è un metodo da attuare.
Con questo emendamento abbiamo corretto delle manchevolezze a questo DDL Concorrenza che ci sembrano gravi. So che su questo tema il dibattito è aperto anche all'interno della maggioranza; spero non sia soltanto una proposta che alcuni membri della maggioranza, tipo Forza Italia, facciano soltanto per avere una possibilità di interlocuzione, per prendere un po' di voti, ma che poi non si arrivi a un nulla di fatto in ordine alla regolazione di questo settore che diventa sempre più importante, specialmente per la mobilità del futuro .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.66 Fede, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.67 Traversi. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.67 Traversi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.71 Barbagallo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. L'emendamento che abbiamo proposto interviene sulla vicenda attualissima, ahimè, del caro voli. In queste settimane coloro che hanno provato ad acquistare o hanno acquistato un biglietto da Roma o da Milano per Catania o per Palermo hanno affrontato un costo che è superiore del 900 per cento rispetto ai biglietti medi negli altri periodi dell'anno e, quindi, generalmente con andata e ritorno da e per queste destinazioni il costo ammonta a circa 800 euro.
Nel corso di questa legislatura più volte abbiamo sollevato quello che è un vero e proprio scandalo, una speculazione che non si ferma di fronte a fasce di reddito, a difficoltà economiche, agli studenti fuori sede, ai lavoratori fuori sede. Da parte del Governo sono arrivate promesse su promesse e quella più clamorosa è stata quella della prima versione del decreto , che è stata poi puntualmente sconfessata in fase di conversione.
Con questo emendamento - e ci ha sorpreso il parere contrario del relatore - introduciamo delle disposizioni specifiche per garantire un effettivo diritto alla mobilità su specifiche tratte e a garanzia anche delle procedure di trasparenza, perché, signora Presidente, questo algoritmo che, nel momento in cui aumenta la domanda, moltiplica il costo dei biglietti è veramente insopportabile. Insomma, la mobilità sta diventando un lusso nel nostro Paese e addirittura assistiamo a studenti o a lavoratori che, pur di risparmiare 100 o 150 euro sul biglietto, vanno a fare scalo, per andare da Milano o da Roma in Sicilia o in Sardegna, a Cracovia o a Siviglia.
Io credo che il Parlamento sia chiamato a dare una risposta. Quindi, facciamo un accorato appello ai colleghi della maggioranza per mettere la parola fine su queste insopportabili speculazioni. La situazione è ingestibile e la politica non può cedere. Il Governo Meloni continua a cedere di fronte alle e all'oligopolio delle grandi compagnie aeree. Quindi, noi insistiamo sull'emendamento e auspichiamo un sussulto di dignità da parte dei colleghi della maggioranza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorino. Ne ha facoltà.
LUCA PASTORINO(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Per sottoscrivere l'emendamento del collega, anche se tratta una parte di territorio ben specifica. Dopodiché, questo è un tema che abbiamo portato in Aula attraverso interrogazioni al Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti più volte e chi viene dalla Liguria, ma anche da altre zone, sa di cosa sto parlando. Comunque, questo è un tema che non viene gestito dal Governo e a precisa domanda, più volte, sia da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti sia da parte del Ministero delle Imprese e del la risposta è stata molto vaga e relativa alla normativa europea, con l'Antitrust che deve controllare o enti sovraordinati, ma non il Governo.
Io credo che, come diceva il collega, ci voglia un po' di politica, perché davvero non stiamo parlando di cose che non conosciamo tutti. Le conosciamo tutti e soprattutto quando, comunque, ci sono pochi voli su certe tratte questo algoritmo funziona, algoritmo che non è per nulla chiaro, perché è un algoritmo che aumenta a dismisura il costo del biglietto alla saturazione dei posti all'interno dell'aereo. Quindi, in tratte dove ci sono pochi voli, tre o quattro - ma parlo di un Genova-Roma, ma potrei anche parlare di Torino o anche di altre zone d'Italia -, succede che per un'andata e ritorno, fatta magari perché c'è necessità di farla da un giorno all'altro, uno spende anche 1.200 euro e si capisce bene che questa cosa è insostenibile.
Quindi, oltre a sottoscrive l'emendamento ci rivolgiamo anche a lei, perché comunque in queste cose qui, a parte il sistema di regolazione dei trasporti e a parte tutto, ci vuole la politica, la politica di un Governo che su questo tema fa finta di non sentire.
PRESIDENTE. La collega Raffa ha chiesto di sottoscrivere.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.71 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.84 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.84 Del Barba, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.86 Benzoni. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.86 Benzoni, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.92 Simiani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.92 Simiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.111 Marianna Ricciardi. Ha chiesto di parlare la collega Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Con questo emendamento introduciamo la possibilità per le parafarmacie di offrire dei servizi di pubblica utilità, come la possibilità di consentire la prenotazione di visite specialistiche ambulatoriali tramite il CUP, come il pagamento del sanitario e il ritiro dei referti delle visite effettuate. Questo ampliamento delle funzioni consentirebbe innanzitutto di efficientare il nostro Servizio sanitario nazionale e di migliorare i servizi offerti ai cittadini. Questo intervento, inoltre, sarebbe coerente con le indicazioni dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. La stessa autorità già da diversi anni sottolinea la necessità di superare la discriminazione tra farmacie e parafarmacie in tal senso. Quindi, con questo emendamento, aprendo la possibilità anche alle parafarmacie, si andrebbe a favorire la libertà di scelta dei consumatori e anche una maggiore concorrenza, appunto, che stimola qualità ed efficienza. Ciò avrebbe, poi, delle ricadute importanti, dei benefici per i cittadini e per il sistema sanitario in generale, come la riduzione delle code e dei tempi di accesso al CUP, una maggiore distribuzione territoriale dei punti di prenotazione, che diventa, quindi, fondamentale soprattutto per gli anziani e per chi vive in aree interne, e una semplificazione amministrativa perché, comunque, i cittadini nello stesso posto potrebbero pagare, prenotare e ritirare referti. Quindi, ampliare questa rete rappresenta un passo decisivo per la prossimità e per l'equità di accesso. Per questo invito l'Aula a valutare positivamente questa misura e a votare favorevolmente su questo emendamento .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.111 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.114 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.114 Girelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.116 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.116 Ciani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.120 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.120 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 1.123 Marianna Ricciardi e 1.124 Malavasi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Andrea Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento, che ha un suo significato in termini di provocazione, almeno dal nostro punto di vista, è un emendamento che vorrebbe criticare in maniera forte l'idea stessa della farmacia dei servizi. Secondo noi, il fatto di trasferire su alcune farmacie compiti che dovrebbero essere svolti dal Servizio sanitario nazionale pubblico è un'induzione di bisogno, è un'induzione di consumismo sanitario .
Questa cosa non è assolutamente accettabile! Senza considerare il percorso di privatizzazione che questo Governo sta facendo rispetto alla sanità pubblica. È una questione sicuramente di grande rilievo, anche perché la narrazione del Governo è che avete messo più soldi di tutti sulla sanità, quest'anno 7,4 miliardi. Cinque miliardi erano dell'anno scorso. Ma 2,4 miliardi non coprono l'inflazione, il costo energetico e i contratti di lavoro! State facendo manutenzione di un sistema che non funziona. Avete detto che non è colpa vostra, perché è vent'anni che la sanità viene definanziata: è vero, però sono tre anni che governate voi! Ve la volete assumere un po' la responsabilità di ridare valore al Servizio sanitario nazionale pubblico ?
PRESIDENTE. Colleghi, colleghi! Ma cos'è questo brusio? Se volete intervenire…
ANDREA QUARTINI(M5S). Non potete continuare a dire che è colpa degli altri!
ANDREA QUARTINI(M5S). Dovete assumervi…
PRESIDENTE. Scusi, collega Quartini, per chiarirci: non è che si fa … No, collega Mollicone, parlo io. Non è che si fa il commento, con il brusio. Se volete intervenire, intervenite, altrimenti il collega Quartini deve concludere il suo intervento nel silenzio dell'Aula. Prego, collega Quartini.
ANDREA QUARTINI(M5S). Senza considerare, Presidente, che, in questo provvedimento, non si fa altro che fare un ulteriore favore alla sanità privata, alla di Angelucci ! Infatti, sta ritardando ulteriormente i criteri di accreditamento del privato! Ma non vi vergognate per niente? Io penso di no.
Nel frattempo, da 4 milioni sono diventati 6 milioni i cittadini che rinunciano alle cure per le liste d'attesa e perché c'è povertà sanitaria in questo Paese ! Semplicemente per questo vi dico: almeno cercate, questa provocazione, di accoglierla .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 1.123 Marianna Ricciardi e 1.124 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.125 Pandolfo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Sanzo. Ne ha facoltà.
CHRISTIAN DIEGO DI SANZO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Interveniamo come Partito Democratico su questo emendamento, proprio per chiedere - e onestamente ci sembra una misura di buon senso, la definizione dell'atto di indirizzo strategico in materia di valorizzazione delle conoscenze e di trasferimento tecnologico - che questo atto sia fatto non semplicemente come dialogo tra i Ministeri e le agenzie pubbliche, ma che vada a coinvolgere - cosa che per noi è fondamentale - le associazioni datoriali, comprese quelle delle microimprese e delle piccole imprese, e le organizzazioni sindacali; non ci sembrava di chiedere moltissimo. È più che altro una misura di buon senso, perché le trasformazioni che stiamo attraversando, a partire dalla trasformazione digitale e dal coinvolgimento dell'intelligenza artificiale in tutti i settori del lavoro, diventano questioni fondamentali, che non possono essere semplicemente discusse dai Ministeri, senza il coinvolgimento delle parti sindacali e senza il coinvolgimento del mondo delle piccole e medie imprese.
Tutto questo provvedimento, in realtà, ci sembra che, di fatto, vada a trascurare il mondo delle piccole imprese. In un Paese come il nostro la maggior parte dell'economia è guidata e fatta dalle piccole imprese e se non teniamo le piccole imprese nel tema del trasferimento tecnologico, di fatto, non stiamo facendo trasferimento tecnologico in Italia. Quindi, diventa fondamentale coinvolgere, da una parte, le piccole e microimprese nella definizione dell'atto strategico del trasferimento tecnologico, e, dall'altra, le parti sindacali, perché, ovviamente, tutto quello che fa parte del trasferimento tecnologico avrà un impatto determinante sul mondo del lavoro; non coinvolgendo adeguatamente le parti sindacali si rischia non solo di danneggiare i lavoratori, ma anche e soprattutto di fare un atto che diventa, poi, un atto vuoto, perché mancano le connessioni con il mondo del lavoro.
E quindi ci sembra che sia una questione su come migliorare le politiche che definiscono il trasferimento tecnologico. E senza il dialogo e il coinvolgimento di tutti gli attori che effettivamente interagiscono sulle questioni dirimenti dal punto di vista tecnologico nel nostro Paese, ci sembra che, alla fine, sia una questione di fare politiche che abbiano un impatto veramente scarso sull'efficienza del nostro sistema produttivo. Quindi, chiediamo una riconsiderazione non solo di questo emendamento, ma, in generale, del provvedimento e il coinvolgimento delle piccole e medie imprese .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.125 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.129 Pandolfo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Sanzo. Ne ha facoltà.
CHRISTIAN DIEGO DI SANZO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Guardate, il tema è lo stesso che stiamo cercando di riproporre in vari emendamenti, ossia il coinvolgimento delle piccole e medie imprese. In particolare, in questo emendamento, chiediamo che, con riferimento alle risorse gestite dalla fondazione Tech e Biomedical, almeno il 40 per cento venga destinato al tessuto delle piccole e medie imprese. È un dato certo che il sistema produttivo italiano è fatto per oltre il 90 per cento di piccole e medie imprese, che sono quelle che, poi, costituiscono il cuore dell'economia reale. Sono imprese che innovano e competono, ma che, dalla loro parte, non hanno l'organizzazione che possono avere le grandi corporazioni e, di conseguenza, si ritrovano molto spiazzate, quando si vanno a gestire e a toccare alcuni temi tecnologici. Credo sia necessario che, da parte del Governo e da parte dei Ministeri, ci sia l'adeguato aiuto, anche economico, alla realtà delle piccole imprese. Altrimenti, quello che succede, la conseguenza di questo, è lasciare fuori dal mondo della tecnologia, del trasferimento tecnologico, dal mondo dei finanziamenti che riguardano tutta la ricerca scientifica, le piccole imprese. E questo, ovviamente, è un danno per il nostro Paese, perché, poi, le imprese non riescono a competere, come dovrebbero, nel mercato di oggi. Quindi, il trasferimento tecnologico, come ho già avuto modo di accennare, non è una questione che può o deve rimanere un concetto astratto; deve essere un atto di innovazione concreta, di sviluppo e di crescita del lavoro che deve essere fatto insieme e congiuntamente alle nostre piccole imprese.
Rafforzare la competitività delle PMI diventa, quindi, una questione cruciale per il nostro Paese, ed è proprio per questo che, in questo emendamento, chiediamo e chiedevamo che quel vincolo del 40 per cento sia dedicato alle piccole imprese, perché la nostra paura è ovviamente che, lasciando fuori il mondo delle piccole imprese, questi finanziamenti vengano nelle mani di pochissimi attori, che poi non hanno un vero impatto sull'avanzamento tecnologico delle imprese nel nostro Paese. Cioè si rischia e qua si rischia, come ho già detto precedentemente, di lasciare fuori la grande parte del mondo produttivo di questo Paese.
E quindi occorre, credo, un ripensamento su quello che deve essere il ruolo delle piccole e medie imprese nella stesura dell'atto di indirizzo, ma anche nella funzione che vogliamo dare ai finanziamenti che arrivano, in modo che questi siano poi di efficacia sui territori, ovvero siano incisivi su quello che è il tessuto economico e produttivo del nostro Paese, e credo che sia un'attenzione fondamentale .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.129 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.130 Pandolfo. Ha chiesto di parlare la collega Evi. Ne ha facoltà.
ELEONORA EVI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Allora, investire in ricerca senza animali è esattamente il modo migliore per avanzare, per fare progressi tecnologici, per fare innovazione, ed è esattamente il motivo per cui, con molta convinzione, abbiamo inserito questo emendamento all'interno della legge annuale sulla concorrenza. Vedete, colleghi, la LAV, la Lega Anti Vivisezione, ci ricorda che ogni 60 secondi un animale viene utilizzato all'interno dei laboratori e, di fatto, trova la morte. Però il 95 per cento degli esperimenti e dei casi, di fatto, è fallimentare per l'essere umano, che è una seconda cavia o, meglio, in realtà è una prima vera cavia.
Eppure, lo sappiamo, lo sappiamo bene, anche in base alle norme europee e alle nostre norme nazionali, c'è un obbligo di utilizzare in maniera prioritaria metodi senza animali, eppure non è così. Non succede questo perché questi sono drammaticamente sottofinanziati, drammaticamente misconosciuti e dimenticati quando, appunto, si fa ricerca. Eppure, l'80 per cento degli italiani è a favore di una ricerca senza animali ed è contrario, invece, ad utilizzare gli animali nella sperimentazione scientifica; e ci sono dei fondi, c'è un fondo, il fondo istituito dal Ministero della Salute dal 2014, che riceve, però, a singhiozzo dei finanziamenti.
Eppure, altri Paesi stanno iniziando a cambiare passo: penso all'Olanda, che nel 2024 ha messo 124 milioni sulla sperimentazione senza animali, ma anche alla recente decisione negli Stati Uniti, dove il National Institutes of Health fa un nuovo piano strategico proprio per investire sulla ricerca senza animali. Insomma, colleghi, noi con questo emendamento, per cui ci dispiace molto questo parere contrario da parte del Governo e del relatore, chiedevamo solamente di definire una quota, pari al 10 per cento delle somme destinate agli interventi del Fondo per il trasferimento tecnologico di cui parla questa legge, allo sviluppo, alla promozione e alla diffusione di metodi senza animali.
Crediamo sia una scelta non solo di civiltà, ma una vera e propria scelta per investire in innovazione, e quindi in progresso per curare malattie e per trovare risposte alle grandi domande che ancora ci poniamo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.130 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.132 Appendino. Ha chiesto di parlare la collega Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Sì, grazie, Presidente. Questo emendamento, sulla scia di quanto è stato detto dal collega per le piccole e medie imprese, anche qui affronta il tema del trasferimento tecnologico, che, dal nostro punto di vista, è affrontato in modo totalmente esclusivo e non inclusivo. Nell'emendamento specifico, che leggo, perché francamente non riesco a capire come si possa essere contrari, noi andiamo a sostituire il fatto che sia previsto in qualche modo per le sole fondazioni il protagonismo, la partecipazione a tutto quello che concerne il trasferimento tecnologico, e lo allarghiamo - lo leggo, perché non capisco veramente dove possa essere il problema - a “tutti gli enti pubblici e privati, università, enti di ricerca, consorzi, imprese innovative, incubatori certificati o accreditati, poli tecnologici e altri soggetti operanti nel campo della ricerca e negli ecosistemi regionali della conoscenza, dello sviluppo e dell'innovazione, acceleratori, centri per il trasferimento tecnologico”.
Questo significa coinvolgere, ad esempio, le regioni, che sono un soggetto fondamentale dal punto di vista dell'approccio delle politiche di innovazione e trasferimento tecnologico. Francamente, non vedo nessuna questione né politica, né ideologica, ma semplicemente il buon senso richiederebbe di avere un approccio più inclusivo possibile. Abbiamo un parere contrario, ma spero che, anche per il rispetto del ruolo che svolgono questi attori su questo tema specifico, e non solo nel nostro Paese, si possa rivedere e quantomeno dare un messaggio inclusivo a chi ogni giorno, sul territorio e non solo, e spesso in cooperazione e non in competizione tra pubblico e privato, opera nell'ambito su cui stiamo andando a votare .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.132 Appendino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.136 Pandolfo. Ha chiesto di parlare il collega Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie Presidente. Questo emendamento punta a riconoscere il ruolo dei Parchi scientifici e tecnologici nel sistema nazionale del trasferimento tecnologico. Si chiede di inserire una cosa molto semplice: di fatto, gli stessi Parchi scientifici e tecnologici. Si tratta di dare, nella fattispecie, dignità normativa a ciò che, di fatto, sui territori accade già da molti anni. I Parchi sono infatti le infrastrutture avanzate che possono mettere insieme le università, i centri di ricerca, le imprese innovative, le istituzioni locali e le filiere produttive.
Sono oggi i luoghi fisici e organizzativi attorno ai quali l'innovazione diventa concreta, quindi anche per la sinergia, l'incontro tra la ricerca e le imprese, le competenze e gli enti territoriali, laddove proprio le idee e le tecnologie vengono trasferite nei nuovi prodotti, nei servizi e anche, soprattutto, nei processi industriali. I Parchi scientifici e tecnologici sono poli che svolgono quotidianamente non solo le funzioni tecnico-operative, ma anche quelle di coordinamento, di animazione, di orientamento e di sviluppo territoriale.
Credo che escludere dal quadro normativo l'esplicitazione di questi soggetti non possa contribuire alle politiche reali di trasferimento tecnologico, significherebbe illudere una realtà che esiste e che bene funziona. Chiediamo, quindi, con questo emendamento, di fatto, di focalizzare qualcosa che nel mondo e negli altri Paesi già esiste: ad esempio, negli Stati Uniti, in Germania e in tanti altri Paesi del mondo, di fatto esistono le piattaforme territoriali. I Parchi scientifici e tecnologici, nel nostro Paese, svolgono quel ruolo. L'innovazione può quindi nascere anche dai territori, perché già lì si è coltivata. Questo emendamento chiede, quindi, esattamente questo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente, per sostenere il collega nel merito, ma anche nel metodo, perché c'è una questione evidente di dignità, come è stata posta rispetto a questi enti. C'è anche una questione di metodo: continuo a non capire, avendo fatto, come molti colleghi e colleghe, anche attività politica territoriale, come si possa immaginare di fare innovazione, di parlare di trasferimento tecnologico, senza il coinvolgimento delle realtà e delle comunità locali, che sono gli attori principali, peraltro i più vicini non solo a chi, ripeto, fa ricerca, ma anche ai cittadini che in qualche modo vengono toccati.
Questo, peraltro, non è neanche un emendamento come quello di cui vi abbiamo appena chiesto di votare a favore, che era ancora più ampio. Qui si va proprio su un ente specifico: votare contro significa non riconoscere, come è stato giustamente detto, dignità a soggetti che meritano il nostro rispetto, almeno il rispetto. Il voto contrario è una mancanza di rispetto.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.136 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.137 Ferrara. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà. L'emendamento precedente lo sottoscriveva la collega Ghio; colpa mia, mi aveva fatto cenno per sottoscrivere e mi ero dimenticata di dirlo. Collega Ferrara, prego.
ANTONIO FERRARA(M5S). Signor Presidente, colleghi, oggi discutiamo, come hanno già detto anche i miei colleghi, di un emendamento che, per la sua semplicità formale, dice una cosa politicamente enorme: se davvero vogliamo fare innovazioni, dobbiamo partire dai territori.
L'emendamento fa riferimento esplicito ai parchi scientifici e tecnologici. Non stiamo parlando di un tecnicismo, non stiamo parlando di una virgola. Stiamo parlando dei luoghi dove l'innovazione accade davvero. Nel testo del Governo, il trasferimento tecnologico è descritto come un grande sistema ordinato, centrale, quasi verticale: linee guida, indirizzi strategici, coordinamento nazionale; tutto elegantissimo, talmente elegante che rischia di restare in giacca e cravatta, senza mai sporcarsi le mani, perché i parchi tecnologici e scientifici non sono teoria, sono laboratori, incubatori, , PMI, università, ricercatori, tecnici, giovani che provano a restare in Italia, invece di prendere un aereo e andarsene via. Sono la cerniera vera tra la ricerca e la produzione.
Inserire i parchi tecnologici e scientifici nel comma 17 significa tre cose molto concrete. La prima: dare dignità istituzionale a chi già oggi fa trasferimento tecnologico sul campo, non nei , ma nei capannoni, nei laboratori, negli uffici delle PMI. La seconda: rafforzare la dimensione del territorio dell'innovazione, perché l'innovazione non vive solo nei grandi centri, vive anche nelle province, nei distretti produttivi, nelle aree industriali che stanno affrontando transizioni difficilissime. La terza: evitare che il trasferimento tecnologico diventi un circuito chiuso, riservato a pochi soggetti centrali, perché noi sentiamo parlare tantissimo di merito - benissimo -, ma riconosciamo allora chi merita davvero e non solo le porte girevoli con i Ministeri.
Il Governo dice di voler costruire un ecosistema aperto dell'innovazione, poi però, nel testo, rischia di lasciare fuori proprio gli strumenti che rendono l'ecosistema davvero aperto. S'invoca il mercato, ma si costruisce un sistema che rischia di funzionare per invito. Si parla di innovazione diffusa, ma si disegna una . È un po' come dire: vogliamo fare una festa per tutti e poi distribuire gli inviti solo a pochi tavoli selezionati.
Questo emendamento non è ideologico: è una correzione di buonsenso, un'impostazione che, così com'è, rischia di essere sbilanciata. Colleghi, qui la scelta è molto semplice: vogliamo un'innovazione centralizzata, selettiva o riservata ai soliti noti oppure vogliamo un'innovazione diffusa, territoriale, accessibile a PMI, capace di generare lavoro vero? I parchi tecnologici e scientifici sono lo strumento più concreto che abbiamo oggi per ottenere insieme sviluppo, ricerca e occupazione: lasciarli fuori non sarebbe solo un errore tecnico, sarebbe una miopia politica. Chiudo con una considerazione che dovrebbe unire tutti: se l'innovazione resta chiusa nei palazzi, non è innovazione, è burocrazia; se, invece, passa dai territori, diventa crescita, diventa lavoro, diventa futuro. Per questo il MoVimento 5 Stelle chiede, con convinzione, l'approvazione di questo emendamento, perché senza i parchi tecnologici, il trasferimento tecnologico rischia di restare solo delle belle parole nel .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà per un minuto.
GIANMAURO DELL'OLIO(M5S). Grazie, Presidente. Rapidissimamente, non si comprende come il Governo possa pensare di fare un disegno di legge sul mercato, sulla concorrenza, anzi dire che bisogna preparare un atto di indirizzo strategico in materia di valorizzazione e conoscenza del trasferimento tecnologico e non includere i parchi scientifici e tecnologici, la cui primaria funzione, quella proprio data dall' è proprio quella del trasferimento tecnologico. Non ho capito l'estensore di questo disegno di legge che cosa abbia in testa quando, al comma 14, vuole fare una cosa del genere e non approvare un emendamento di questo genere .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.137 Ferrara, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.142 Di Sanzo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Sanzo. Ne ha facoltà.
CHRISTIAN DIEGO DI SANZO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo è un altro emendamento con cui cerchiamo di far sentire il tema delle piccole imprese, soprattutto di aiutare le piccole imprese a far parte del trasferimento tecnologico, perché, ribadiamo, in un Paese come il nostro, dove l'ossatura del sistema produttivo è costituita da piccole imprese, diventa fondamentale accompagnare, orientare e coinvolgere nel processo delle nuove tecnologie, anche e soprattutto le piccole imprese.
Con quest'emendamento riconosciamo o volevamo almeno riconoscere un ruolo al sistema camerale, che ha già un ruolo riconosciuto in questo processo. Pensavamo che proprio questa fosse l'occasione di dare un ruolo chiaro all'azione di Unioncamere e al sistema camerale nelle azioni di informazione, orientamento, accompagnamento delle imprese, soprattutto delle piccole imprese, nel trasferimento tecnologico proprio perché vi è già una presenza diffusa di Unioncamere nella rete, soprattutto dei punti impresa digitale.
Già avere a disposizione questa infrastruttura strategica per favorire la diffusione dell'innovazione, ci sembra proprio il modo giusto per accompagnare le imprese, soprattutto le piccole e medie imprese, nel trasferimento tecnologico, affinché tale trasferimento diventi un gioco di squadra, un sistema che possa funzionare tramite la collaborazione e la connessione tra gli attori del mondo accademico, del mondo della ricerca, e le imprese, gli attori che accompagnano le imprese del trasferimento tecnologico.
Per questo parlavamo anche della possibilità di avviare accordi di collaborazione tra Unioncamere e il sistema della ricerca pubblica, università, CNR, ENEA, proprio perché il trasferimento tecnologico non può rimanere un concetto astratto, chiuso al mondo accademico, ma diventa reale se e solo se riusciamo ad accompagnare le piccole imprese in quelli che sono i concetti delle nuove tecnologie e orientarle verso quelle che sono le scelte, le opportunità e le possibilità che anche le piccole imprese hanno in questo campo.
Tra l'altro, attraverso il sistema camerale si può anche attingere all'esperienza delle Camere italiane di commercio all'estero: la Camera di Montreal, ad esempio, organizza ogni anno un sull'intelligenza artificiale. Proprio per questo ci sembrava il sistema camerale il veicolo adatto per appoggiarsi anche su quella che è una visione di quello che accade negli altri Paesi, cosa che avrebbe aiutato e facilitato le idee, la collaborazione, sul processo del trasferimento tecnologico per le piccole e medie imprese.
Il concetto è cercare di far sì che l'innovazione non sia un patrimonio di pochi, ma sia una risorsa che raggiunga tutto il Paese, anche i territori e le imprese più piccole e più lontane dai poli della ricerca. Proprio per questo chiediamo, anche attraverso questo emendamento, così come abbiamo fatto con altri, un'attenzione per il mondo delle piccole e medie imprese in Italia, perché se non le coinvolgiamo adeguatamente con le risorse e con i mezzi giusti nel trasferimento tecnologico rischiamo di lasciare la maggior parte del Paese a piedi.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.142 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.144 Pandolfo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gnassi. Ne ha facoltà.
ANDREA GNASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. È un emendamento molto semplice, molto chiaro. Mi rivolgo non all'attenzione del Governo, che non è stata così solerte nei nostri confronti, anche nei suggerimenti positivi, ma mi rivolgo, tramite lei, al dito dei colleghi di maggioranza, che in automatico spingeranno il bottone rosso. Quindi, magari, se il dito potesse ascoltare, perché l'emendamento rafforza semplicemente l'allineamento delle politiche nazionali con le specificità e le esigenze dei contesti territoriali, e promuove un'integrazione tra strategie centrali e dinamiche locali. Perché?
Perché interviene su un punto cruciale per l'efficacia delle politiche pubbliche, e cioè la capacità di coniugare la visione nazionale con la specificità dei territori, evitando che le strategie dell'innovazione procedano in modo uniforme e astratto, senza tenere conto delle caratteristiche economiche, sociali e produttive delle diverse regioni del nostro Paese. È una proposta che prevede che le progettualità previste dalla legge possano essere elaborate anche su base territoriale. Qui è molto chiaro, è molto semplice il significato: su base territoriale e regionale.
Tra l'altro, in coerenza con le strategie regionali di specializzazione intelligente, le cosiddette RIS3, e con gli obiettivi dell'atto di indirizzo strategico nazionale. È un'integrazione, quella delle strategie nazionali con quelle territoriali, rilevantissima, ed è importante perché il nostro è un Paese di territori, è un Paese - a meno che voi intendiate le autonomie come qualcosa da sbandierare, poi da esibire, poi da svilire - di autonomie, di territori, è un Paese che ha territori fortemente orientati alla meccanica avanzata, alle scienze della vita, territori con vocazioni digitali, agroalimentari, vocazioni energetiche, culturali, turistiche.
Una politica nazionale che non tenga conto di vocazioni, peculiarità dei territori è inefficace e genera persino squilibri. C'è un altro punto, le strategie regionali di specializzazione intelligente non sono documenti astratti, sono frutto di processi partecipativi. Tutti noi che veniamo dai territori lo sappiamo come processi partecipativi vedono coinvolte imprese, università, centri di ricerca, autonomie locali, enti locali, distretti tecnologici. E questo perché? Per individuare obiettivi di crescita economica e sociale, perché obiettivi di crescita economica e sociale sono più forti se intercettano i bisogni che nascono nei territori.
Il terzo punto per il quale si chiede un'attenzione a questo emendamento, che favorisce, appunto, un allineamento tra strategie nazionali e territoriali, è che un maggiore coordinamento tra livello nazionale e regionale aumenta l'efficacia della spesa pubblica. Allineare le programmazioni significa evitare duplicazioni e favorire sinergie, orientare investimenti verso progetti realmente utili allo sviluppo territoriale.
Per questi motivi chiederemmo che venga data un'attenzione ad un emendamento che non richiede spesa, che non richiede particolari adempimenti, non crea complicazioni burocratiche, non riduce il perimetro di azione delle politiche nazionali, ma le rafforza, perché legge le vocazioni territoriali allineandole alle strategie nazionali .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.144 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.158 Pandolfo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gnassi. Ne ha facoltà.
ANDREA GNASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questo emendamento si tenta di integrare il monitoraggio con un per regione che consente di valutare l'impatto delle politiche a livello regionale e di intervenire in modo mirato. L'emendamento interviene su un aspetto importante, anche qui, delle politiche pubbliche, cioè la capacità di valutare, misurare e comprendere davvero gli effetti delle norme che approviamo non solo a livello nazionale, ma a livello di territori, di specificità territoriali.
È una proposta anche questa semplice, mirata e molto chiara, con la quale chiediamo che la relazione annuale prevista dalla legge includa una sezione dedicata all'analisi territoriale dei risultati, con indicatori disaggregati per regione, in modo tale da poter valutare in modo puntuale l'impatto locale delle misure di trasferimento tecnologiche. Se non le valutiamo laddove queste misure si applicano, cioè sui territori, se non riusciamo ad analizzarle per questo, come possiamo pensare che le politiche che individuiamo a livello nazionale siano efficaci?
È importante introdurre questa integrazione perché il trasferimento tecnologico non è un processo che si sviluppa in modo uniforme nel nostro Paese, lo sappiamo benissimo. Sappiamo che esistono regioni che dispongono di ecosistemi più orientati all'innovazione, più consolidati all'innovazione, alla ricerca, anche alla crescita, perché coinvolgono università, poli tecnologici, imprese e infrastrutture, mentre ci sono altre regioni che hanno un grande potenziale, ma che faticano a mettere in rete gli attori stessi del territorio. Una politica nazionale che non tiene conto di queste differenze rischia di aumentare le diseguaglianze, anziché ridurle.
Quindi un'analisi che punta anche a capire cosa avviene sul territorio è un'analisi utile perché permette di capire dove il trasferimento tecnologico funziona e genera crescita e dove, invece, le iniziative faticano a produrre risultati e quali territori hanno bisogno di interventi mirati, di rafforzamento delle competenze, di nuove infrastrutture e di maggiore supporto alle imprese. Pensate alle aree interne, alle aree rurali, dove il trasferimento tecnologico, l'innovazione in ricerca e sviluppo possono portare, laddove si sono chiusi i presidi sanitari ospedalieri, la telemedicina, che può portare servizi in aree che molto spesso vedono non solo un inverno demografico, ma una destrutturazione di tutti i servizi.
Possiamo misurare delle esperienze virtuose; misurandole, analizzandole, possiamo trasferirle da regione a regione. Per questo chiediamo attenzione a questo emendamento, perché rafforza il monitoraggio e rende più intelligenti e mirate le politiche nazionali, e offre a noi, al Parlamento, anche strumenti migliori per valutare gli effetti reali delle norme .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.158 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.169 Pavanelli. Ha chiesto di parlare il collega Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento vorrebbe che fossero inserite, tra le pratiche commerciali ingannevoli, quelle tecniche che vedono il ridimensionamento del peso di prodotti di largo consumo per mascherarne, di fatto, l'aumento di prezzo. Sono pratiche che sono abbastanza diffuse e danneggiano il potere di acquisto delle famiglie, perché evidentemente ingannano sul prezzo dei prodotti e mascherano i rincari degli stessi. Per capirci, parliamo, solo per citare qualche esempio, del pacco di pasta, che non è più messo in vendita a mezzo chilo o a un chilo, ma a 450 grammi o 950 grammi; del caffè, che passa dai 250 grammi ai 125 grammi; della scatola di riso, che passa da un chilo a 800 grammi, pur mantenendo sempre la stessa identica dimensione.
È di tutta evidenza che, se questa deriva proseguisse, se noi, come legislatori, considerassimo che questa prassi rientra, a pieno titolo, nella libera scelta commerciale effettuata da parte di un'azienda, ci troveremmo sicuramente a breve a dover acquistare chiaramente prodotti che, storicamente, sono acquistati e venduti ad un peso prefissato e che, invece, non lo avranno più.
Avremo, al contrario, la pasta o il latte, per esempio, in vendita a peso diverso. Questo che conseguenza avrebbe? Avrebbe la conseguenza di rendere pressoché impossibile il confronto tra i prezzi, tra prodotti simili, quando non identici. Quindi, la trasparenza del prezzo diventerebbe, di fatto, una chimera.
Per cui, noi consideriamo che sia urgente prevedere un decreto ministeriale che fissi le unità di misura consolidate. Per questo proponiamo che si aggiunga alla definizione di pratiche commerciali ingannevoli, di cui, naturalmente, al codice del consumo, anche questa attività, ossia qualsivoglia attività di commercializzazione che ridimensioni il peso consolidato di un prodotto per indurre evidentemente in errore il consumatore medio circa il prezzo effettivo praticato in rapporto al suo peso
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.169 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.171 Peluffo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Peluffo. Ne ha facoltà.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Come hanno detto i colleghi del Partito Democratico che sono intervenuti fino ad adesso, come abbiamo detto in discussione generale, il problema principale di questo provvedimento, della legge annuale sulla concorrenza è che non interviene rispetto a quella che dovrebbe essere l'essenza stessa del provvedimento, ossia favorire la concorrenza, aprire i mercati, garantire una maggiore tutela ai consumatori, a partire da quelli che sono i nodi fondamentali del sistema economico e produttivo italiano, su cui si continua a ravvisare un'eccessiva concentrazione e problemi distorsivi dal punto di vista della dinamica concorrenziale di mercato, quindi, l'energia, il comparto digitale delle telecomunicazioni, le infrastrutture e la mobilità.
Allora, Presidente, questo emendamento interviene esattamente rispetto al tema del digitale e delle telecomunicazioni, rispetto al quale forse è utile ricordare che, in questi anni, stiamo assistendo a nuove forme di concentrazione economica sempre più accentuate, che riguardano le piattaforme digitali, i dati, i servizi , le telecomunicazioni. Questi ormai sono i mercati che definiscono maggiormente la competitività di un Paese e su questi mercati noi siamo particolarmente in difficoltà come sistema Paese. Eppure, in questa legge annuale non c'è una sola norma sulla concorrenza digitale, sul pluralismo dei , sulla trasparenza algoritmica, sui mercati delle telecomunicazioni.
Questo emendamento interviene, in realtà, cercando di dare almeno una fotografia nitida di quelli che sono i processi in corso. Infatti, l'emendamento affida all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, insieme all'Antitrust, all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, un'indagine conoscitiva che deve essere finalizzata ad identificare e, poi, consentire gli strumenti per ridurre le asimmetrie che si verificano su diversi fronti dal punto di vista della normativa economica, a livello europeo e a livello nazionale, tra i grandi generatori di traffico, che sono quelli ormai protagonisti sulla rete, che producono maggiori profitti, producono maggiori posizioni dominanti, e gli operatori di telecomunicazioni tradizionali. Peraltro, su questo, dal settore, è stato più volte sottolineato e richiesto un intervento. Almeno dotiamo questo Parlamento e lo stesso Governo di uno strumento che consenta una fotografia nitida per evidenziare qual è il problema e, poi, con l'emendamento, questa indagine deve essere a disposizione delle Commissioni parlamentari.
Per cui, mi rendo conto, con riferimento a questo provvedimento - per come è stato trattato dal Governo e dalla maggioranza -, che stiamo discutendo un testo che è lo stesso testo uscito dal Consiglio dei ministri; al Senato non c'è stato modo di poterlo modificare, l'avete vissuto, anche qui, in maniera blindata. Ciononostante, noi fino all'ultimo, con i nostri emendamenti, cerchiamo di far notare quali sono gli elementi - come questo e altri emendamenti che sono stati presentati e che seguiranno - su cui, in realtà, il Parlamento può ancora svolgere una sua funzione. Peraltro, qui non c'è un problema principale dei costi, c'è la questione di decidere se effettivamente questa legge sulla concorrenza, anziché un adempimento burocratico, diventi uno strumento per sostenere la crescita del Paese. Per farlo - ho concluso, Presidente - dobbiamo partire dai mercati, dove c'è maggiore necessità di trasparenza e di indicazioni chiare .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.171 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.174 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.174 Caramiello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.178 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.178 Del Barba, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.182 Cappelletti.
Ha chiesto di parlare il deputato Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento interviene per porre un freno ad una prassi, che è quella del telemarketing e del . È un argomento su cui siamo già intervenuti varie volte senza riuscire ad affrontarlo in maniera significativa. Questa proposta vorrebbe inserire il e il nel novero delle pratiche che dovrebbero essere considerate sempre aggressive e, quindi, sempre vietate, di cui all'articolo 26 del codice del consumo.
Io mi rendo conto che in alcuni partiti della maggioranza ci sia un approccio al tema che è opposto, tant'è vero che al Senato sono stati depositati emendamenti per rendere ancora più aggressiva, per quanto possibile, l'attività di , che va a violare la e il diritto alla di milioni di cittadini del nostro Paese. Noi vorremmo andare in direzione contraria, cioè quella di limitarlo. Vorremmo inserirlo nell'elenco delle pratiche commerciali cosiddette aggressive e, in particolare, con riferimento alle chiamate per promozioni commerciali rivolte ai consumatori che, ovviamente, non abbiano espresso un proprio consenso rispetto alla ricezione di queste telefonate. Si tratta, nella sostanza, di un'attività anticoncorrenziale e anche di grave entità e disvalore sociale. Si tratta di attività che ledono la libertà del consumatore mediante l'esercizio - lo sappiamo bene - di indebite pressioni psicologiche, in particolare rispetto ai cittadini più anziani.
Tutto ciò premesso - e concludo -, noi proponiamo di inserire nel codice del consumo le seguenti disposizioni a tutela del consumatore in materia di pratiche commerciali aggressive. Per sunto, è fatto divieto di effettuare per telefono sollecitazioni commerciali volte all'invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o di comunicazione commerciale al consumatore che non abbia di fatto espresso il proprio consenso .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.182 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.184 Cappelletti. Ha chiesto di parlare il deputato Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie, Presidente. Faccio brevemente questo assunto di partenza: non vi potrà mai essere un libero mercato nel settore della telefonia fino a che non ci sarà una vera portabilità del numero e il consumatore non sarà libero di cambiare compagnia telefonica in qualunque momento, senza spesa e senza costi aggiuntivi. Fintanto che non si ottengono queste condizioni, non potremmo avere libera concorrenza veramente nel settore.
Per questo chiediamo che, anche in caso di recesso anticipato dei consumatori, non deve esserci alcun corrispettivo da pagare alla compagnia telefonica, anche in caso di offerte promozionali legate a sconti tariffari. Le spese relative al recesso o al trasferimento dell'utenza ad altro operatore devono essere azzerate. Si fa presente che, normalmente, le compagnie fanno già pagare un contributo di attivazione per ogni nuovo contratto. Questo contributo può includere anche i presunti costi di disattivazione, compensando quindi le attuali spese di recesso. Importante è che queste spese non siano pagate quando si lascia la compagnia telefonica, perché in tal modo diventa un evidente freno alla concorrenza e alla mobilità dei clienti .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.184 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.191 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.191 Appendino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.199 Barbagallo. Ha chiesto di parlare il deputato Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. La scena che vediamo in Aula oggi è una scena vista e rivista in questa legislatura. Gli interventi delle opposizioni - alcuni incalzanti e con proposte convincenti - non stimolano alcun dibattito, alcun intervento da parte del Governo né da parte dei colleghi della maggioranza, svilendo sostanzialmente il dibattito parlamentare. È un testo che arriva blindato senza alcun emendamento modificativo dal Senato e che sta prendendo la stessa piega oggi, signora Presidente.
Noi continuiamo a provarci con questo emendamento - l'emendamento 1.199 - che interviene nella vita di ogni giorno con alcune considerazioni che non hanno maggiori oneri per la finanza pubblica e che intervengono per ripristinare condizioni di concorrenza in un settore, come quello delle disposizioni concernenti le comunicazioni elettroniche e i servizi digitali, che vede tante situazioni di monopolio di fatto, alcune di oligopolio, dove vale la legge del più forte.
Quindi, è un emendamento semplice che tende a garantire principi di concorrenza e ad abbattere i costi e a migliorare la qualità dei servizi. Ci aspettiamo che, da parte dei colleghi della maggioranza, arrivi un sussulto di dignità per alimentare il confronto e soprattutto attuare una direttiva comunitaria che oggi è inattuata.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.199 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.200 Pastorella. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Questo emendamento dà una delega al Governo, in particolare al Ministro Salvini, per fare una cosa che forse avrebbe dovuto fare da tempo, anzi siamo convinti che avrebbe dovuto fare da tempo, ovvero un riordino della normativa e della disciplina del trasporto pubblico non di linea. E, attenzione, questo emendamento non va nei dettagli, non si dice uno o l'altro servizio - sappiamo che ci sono fazioni anche in questo Parlamento, proposte di legge che giacciono inerti da mesi, attendendo di essere calendarizzate -, ma fa una cosa molto semplice: mette giù alcuni principi, che sono i principi cardine che dovrebbero muovere qualunque Ministero dei Trasporti, ovvero l'idea che ci sia un consumatore finale, un utente finale, che ha diritto ad avere un servizio disponibile, un servizio di ampia scelta, un servizio che non lo faccia attendere ore, anche il diritto ad avere un servizio che sia legale, dove non ci siano comportamenti scorretti, anche per colpa di una normativa molto spesso datata. E, a proposito di datata, questo emendamento propone anche di abbracciare, di non contrastare le novità, le novità tecnologiche in particolare, che rendono i servizi sempre più specifici, sempre più che potrebbero, ancora una volta, facilitare la vita all'utente finale. Perché, non dimentichiamocelo, la concorrenza, che è il tema di cui in teoria dovremmo parlare, alla fine serve per rendere la vita più facile, migliore e, potenzialmente, meno cara all'utente finale.
Quindi, questo schema di decreto, che proponiamo con questo emendamento, speriamo possa trovare un interesse, se non altro del Governo, perché, in questo momento, tra i decreti attuativi di Salvini, che poi vengono impugnati addirittura dal governatore del suo stesso schieramento politico, e le proposte di legge che prendono polvere nei nostri cassetti, questo settore ha davvero bisogno di una grande, grande scossa. Quindi, mi auguro che questi principi, che sono principi direi condivisibili, di giustizia rispetto all'utente finale, possano essere presi in considerazione e che quindi, magari, si possa riconsiderare il parere dato .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.200 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.206 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.206 Del Barba, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.215 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.215 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.220 Barbagallo. Ha chiesto di parlare la collega Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Intervengo, intanto, per sottoscriverlo e, poi, per fare un paio di considerazioni. Con questo emendamento, si vuole intervenire, in modo puntuale, sulla legislazione portuale, introducendo un nuovo articolo dedicato alla disciplina delle condizioni di accesso alle infrastrutture portuali, con l'obiettivo chiaro di recepire pienamente nel nostro ordinamento il principio europeo del libero accesso alle infrastrutture portuali, così come definito nel regolamento dedicato, che è un regolamento che - lo ricordo - richiede agli Stati membri di garantire a tutti gli operatori economici la possibilità equa di accedere a impianti, a installazioni, ad attrezzature, in condizioni trasparenti, proporzionate e non discriminatorie.
Il nuovo articolo, proposto con l'emendamento, recepisce quest'obbligo e, in particolare, introduce alcune innovazioni di rilievo tecnico e giuridico, in questo caso.
Intanto, la parificazione delle regole per tutti: l'emendamento stabilisce che tutti i soggetti gestori di impianti, installazioni e attrezzature portuali debbano garantire condizioni di accesso eque, ragionevoli e non discriminatorie. L'inclusione esplicita dell'infrastruttura di : un elemento particolarmente innovativo questo, perché, intanto, è un elemento su cui tanti porti del nostro Paese stanno investendo e, poi, perché si stabilisce in modo chiaro che anche queste infrastrutture energetiche, che sono strategiche per il processo di decarbonizzazione, debbano essere accessibili, secondo criteri di equità e di trasparenza.
E poi stabilisce l'obbligo di pubblicazione delle condizioni di servizio e delle tariffe. Quindi questa misura cerca di risolvere le criticità attuali di mancanza di uniformità della pubblicazione dei criteri di trasparenza e vuole portare la disciplina portuale, in questo senso, in linea con il quadro europeo. Stiamo parlando, al momento non ancora nelle Aule parlamentari o nelle Commissioni, di una riforma che verrà, che dovrebbe venire, di cui ci auguriamo tutti di poter discutere a fondo ogni aspetto.
Credo che, nel momento in cui abbiamo l'occasione, anche andare a disciplinare puntualmente alcuni aspetti che ancora sono rimasti scoperti e che non recepiscono puntualmente le indicazioni della normativa europea sarebbe comunque un passo avanti di credibilità e trasparenza .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.220 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.236 Simiani. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'emendamento che stiamo presentando è un emendamento molto importante, che riguarda un tema che è stato più volte dibattuto anche nel momento in cui avete proposto il nuovo codice degli appalti e il correttivo appalti, cioè le gare sotto soglia. Come sapete benissimo, questo tema è emerso con grande forza in un momento difficile come quello del COVID-19, dove ci sono state procedure semplificate, che hanno dato ai comuni, anche in momenti particolari, la possibilità e la capacità di poter dare più velocità a certe scelte, visti i tempi e viste le situazioni che c'erano in quel momento.
Certo, oggi quell'aspetto straordinario deve ritornare a una sua ordinarietà, se veramente vogliamo un principio di concorrenza, perché, come sapete benissimo, le soglie oggi sono molto alte e c'è bisogno di dare una circolarità nell'opportunità e di individuare anche delle economie di scala. Come sapete benissimo, in molti comuni, proprio per avere la possibilità di scegliere gare sotto soglia, avviene la suddivisione dei lotti, il .
E credo che questo sia un fatto che molte volte va a creare una scarsa opportunità per le imprese, visti anche alcuni temi, o, comunque, gare che vanno a intaccare un mercato molto vasto, che può in questo caso individuare non solo economie di scala, ma può anche dare atteggiamenti più particolari nell'ambito della qualità del lavoro stesso. Sicché credo che questo emendamento potrebbe rimettere in piedi non solo un principio di concorrenza, ma anche un'opportunità vera, che oggi soprattutto l'Anac e le imprese chiedono.
Ci sono state molte associazioni di categoria che hanno chiesto questo, molte, proprio nell'ambito del principio di concorrenza e, soprattutto, con riferimento al fatto che oggi, specialmente in molti comuni, manca quella trasparenza che dovremmo valorizzare non solo come opportunità, ma anche come elemento per le molte amministrazioni comunali che non fanno quella rotazione che dovrebbe garantire non solo la concorrenza, ma anche l'opportunità di dare ad altre imprese la possibilità di partecipare alle gare pubbliche.
Ecco perché questo emendamento potrebbe rimettere a posto le cose e potrebbe, in questo caso, garantire quei principi di concorrenza che, spesse volte, anche voi proponete, perché comunque questa svolta liberale che il centrodestra sta proponendo io a volte non la vedo, ve lo dico chiaramente. Anzi, credo che quei principi liberali forse sono venuti più da sinistra che da destra. Questa non è una polemica, è un dato di fatto.
Ecco perché credo che forse su temi come questo, della concorrenza, specialmente sulle gare sotto soglia, dovremmo fare tutti un passo in avanti, partendo da voi
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.236 Simiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.238 Simiani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.238 Simiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.239 Barbagallo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.239 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.245 Benzoni. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.245 Benzoni, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01 Pandolfo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.040 Pandolfo. Ha chiesto di parlare il collega Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'articolo aggiuntivo pone un tema che è di grande impatto a tutela dei consumatori, che oggi sono, come abbiamo detto ripetutamente anche in quest'Aula, aggrediti dal e pone anche un tema di correttezza globale del mercato. Si tratta, in questo caso, di tutelare il diritto dei cittadini di scegliere liberamente il proprio fornitore senza subire quelle pressioni indebite alle quali tutti noi siamo costantemente sottoposti attraverso questo strumento qui: il telefonino. Strategie che sono elusive e sono pratiche commerciali aggressive, di cui davvero tutti gli italiani sono ogni giorno vittime.
Solitamente questo avviene quando c'è il passaggio a un nuovo operatore. Quindi, questo testo di articolo aggiuntivo va a garantire due aspetti fondamentali. Il primo è che proprio nella fase di , ossia nel passaggio tra un fornitore e l'altro, questo passaggio abbia una valenza strettamente tecnica, e quindi non ci siano possibilità di interferenza sotto il profilo della manipolazione verso la procedura di cambio di fornitore. E poi perché l'informazione relativa alla volontà del cliente di cambiare fornitore non possa essere utilizzata per contattare il cliente durante proprio la fase di processo di . Addirittura viene fatto anche con dei pretesti, quello di segnalare eventuali anomalie, chiarimenti, ma che poi si rivelano delle fantasie di chi prova a fare questa pratica aggressiva dal punto di vista commerciale.
Quindi, la nostra proposta non fa che estendere un principio che è di civiltà commerciale a un altro mercato cruciale, sia per le famiglie che per le imprese, perché, di fatto, questo esiste già per le pratiche legate alle comunicazioni, e quindi chiediamo, in questo caso, di tutelare ulteriormente la libertà del consumatore proprio rispetto a questo elemento della concorrenza, che si rafforza laddove si mette un argine alle pratiche che la rendono, invece, opaca e inefficiente. Questa proposta non va assolutamente a penalizzare i fornitori; piuttosto chiede chiarezza rispetto alle possibilità che hanno i cittadini liberamente, con chiarezza e semplicità, di districarsi rispetto a quelle che sono le offerte commerciali, che sono diventate sempre più aggressive.
Quindi, l'auspicio è che, veramente, questa occasione sia colta dall'Aula e si vada verso buonsenso, trasparenza, soprattutto responsabilità nei confronti dei consumatori .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.040 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Sull'ordine del giorno n. 9/2682/1 L'Abbate il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2682/2 Ziello il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità, mediante lo strumento dell'interpello ambientale, per quanto concerne gli obblighi della categoria dei tatuatori, di chiarire le modalità e le tempistiche di imballaggio e di deposito temporaneo dei rifiuti sanitari pericolosi, stante la limitata produzione di tali rifiuti da parte della predetta categoria”. Sugli ordini del giorno n. 9/2682/3 Centemero, n. 9/2682/4 Gusmeroli e n. 9/2682/5 Molinari il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/2682/6 Cappelletti, n. 9/2682/7 Appendino e n. 9/2682/8 Pavanelli il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2682/9 Ferrara il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di adottare iniziative volte a garantire che i livelli di soddisfazione dell'utenza e l'accessibilità del servizio per le categorie più fragili o territorialmente svantaggiate, siano considerate dagli enti affidanti ai fini della valutazione dell'andamento gestionale dei servizi pubblici locali”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2682/10 Loizzo il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di promuovere, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, anche progettualità nel settore delle terapie digitali, valorizzandole nell'ambito della strategia in materia di valorizzazione delle conoscenze e del trasferimento tecnologico”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2682/11 Marianna Ricciardi, n. 9/2682/12 Quartini, n. 9/2682/13 Barbagallo e n. 9/2682/14 Iaria il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2682/15 Barabotti il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2682/16 Zanella, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno, aggiungendo soltanto “a valutare l'opportunità di accompagnare”, e il resto rimane uguale. Sugli ordini del giorno n. 9/2682/17 Zaratti, n. 9/2682/18 Mari e n. 9/2682/19 Grimaldi, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2682/20 Ghirra il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di accompagnare l'attuazione delle misure previste dal provvedimento in esame, proseguendo con l'adozione di interventi, anche di tipo normativo, volti a contrastare il caro energia attraverso la predisposizione di misure volte a ridurre i costi energetici, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, nonché di interventi di lungo periodo fondati sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, sull'incentivazione delle energie rinnovabili e sulla promozione dell'efficientamento energetico, al fine di sostenere e rafforzare la competitività delle imprese dell'isola”. Sugli ordini del giorno n. 9/2682/21 Borrelli, n. 9/2682/22 Magi e n. 9/2682/23 Simiani, il parere è contrario.
PRESIDENTE. Bene, passiamo ai voti. Sull'ordine del giorno n. 9/2682/1 L'Abbate vi è parere favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2682/2 Ziello vi è parere favorevole con riformulazione. Accetta la riformulazione, onorevole Ziello? Bene. Sugli ordini del giorno n. 9/2682/3 Centemero, n. 9/2682/4 Gusmeroli e n. 9/2682/5 Molinari il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2682/6 Cappelletti il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2682/6 Cappelletti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2682/7 Appendino su cui vi è parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2682/7 Appendino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2682/8 Pavanelli su cui vi è parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2682/8 Pavanelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2682/9 Ferrara. Onorevole Ferrara, accetta la riformulazione? Non accetta e chiede di parlare. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Grazie. Colleghi, colleghe, nel 2022 questa maggioranza ha vinto le elezioni con una promessa ripetuta ovunque: mettiamo le persone al centro. C'erano i cittadini, le famiglie, gli anziani, i disabili, le periferie, le aree interne, era tutto un “prima gli ultimi”: prima chi resta indietro, prima chi ha più bisogno. Oggi con questo provvedimento possiamo dirlo con chiarezza: le persone non sono più al centro, al centro oggi ci sono i parametri economici, i bilanci, gli indicatori finanziari e le compatibilità di cassa. Le persone? Sono finite tra le note a piè di pagina.
Il comma 1- costruisce un sistema di valutazione dei servizi pubblici locali basato quasi esclusivamente su numeri, costi standard, equilibri finanziari e indicatori tecnici. Tutto preciso, tutto ordinato, tutto misurabile; tutto freddo. Perché un servizio può essere perfetto nei bilanci, promosso nei , certificato nei controlli e, allo stesso tempo, inermi per un disabile, impraticabile per un anziano e inesistente per una periferia. È questo esattamente il punto: voi state trasformando i servizi pubblici da strumenti di diritto a strumenti di puro equilibrio contabile.
Il nostro ordine del giorno non chiede rivoluzioni ideologiche, ma solo una cosa estremamente semplice: che nella valutazione servizi entrino anche la soddisfazione delle persone, la fruibilità reale, l'accessibilità per chi è più fragile. Cioè, chiede di riportare e di ritornare alla legge, dentro la vita reale, che al momento purtroppo non è così. Ma qui siamo davanti solo a un problema tecnico, siamo davanti all'ennesimo voltafaccia politico di questo Governo.
Nel 2022 dicevate: difenderemo i cittadini contro i poteri forti; nel 2025 difendete i parametri, le rendite, i grandi gestori. Nel 2022 dicevate: lo Stato tornerà al centro; nel 2025 avete rimesso al centro il mercato senza correttivi, la concorrenza senza tutele, i bilanci senza persone.
Presidente, io non riesco a parlare...
PRESIDENTE. Sì, ha ragione, collega, ma come vede stavo parlando col suo collega Quartini per una ragione di organizzazione dei lavori. Colleghi, per favore, facciamo silenzio che il collega Ferrara altrimenti non riesce a parlare. Prego, collega.
ANTONIO FERRARA(M5S). E questo schema del “prima vediamo” lo vediamo ovunque: nella sanità, nei trasporti, nell'energia, nella scuola, nei servizi pubblici locali. Sempre la stessa storia: prima le promesse, poi i conti e le persone alla fine. Voi dite di voler migliorare i servizi pubblici, ma come si migliorano dei servizi, se non si chiede mai a chi li usa se funzionano davvero? E come valutate un ospedale solo dal fatturato, senza guardare se i pazienti guariscono?
È come giudicare una scuola solo dal bilancio, senza chiedere ai ragazzi se imparino.
Il nostro ordine del giorno vi dà un esempio e un'occasione semplici: tornare al vostro programma del 2022. Non vi chiediamo di diventare il MoVimento 5 Stelle, vi chiediamo solo una cosa semplice e onesta, ossia di essere coerenti con quello che avete promesso agli italiani, perché i cittadini vi hanno votato non per avere servizi in ordine nei bilanci, ma per avere servizi giusti nella vita reale. E tra un servizio che quadra i conti e un servizio che salva la dignità delle persone, uno Stato degno di questo nome dovrebbe scegliere sempre il secondo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2682/9 Ferrara, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2682/10 Loizzo. Onorevole Loizzo, accetta la riformulazione? Ah, Ziello, scusi, collega, stavo cercando… Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2682/11 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2682/11 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2682/12 Quartini. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Sì, grazie, Presidente. Purtroppo, da parte della maggioranza c'è questa volontà di perseverare rispetto al tema degli accreditamenti. Cosa stavamo chiedendo? Fondamentalmente, che si procedesse a stabilire che per avere una operatività da parte del privato autorizzato o convenzionato ci fossero criteri più stringenti rispetto al tema della possibilità di essere accreditati. In particolare, si parlava di rafforzare e uniformare il sistema di rilevazione del fabbisogno territoriale, di garantire la pubblicazione o, comunque, l'attivazione di misure di trasparenza in relazione alla determinazione del fabbisogno, all'elenco dei soggetti autorizzati e agli esiti delle attività ispettive. Si chiedeva di rafforzare e uniformare il piano dei controlli, assicurando procedure certe e scadenze nel tempo, garantendo la terzietà e l'indipendenza degli organismi ispettivi. Si chiedeva di rafforzare e di garantire il controllo e la vigilanza, assicurando un rigoroso sistema sanzionatorio che contemplasse anche la revoca e la sospensione, in caso di mancato rispetto delle previsioni contrattuali in merito alla tipologia e alla qualità delle prestazioni. Si chiedeva di uniformare, attraverso apposite linee guida, gli elementi essenziali da ricomprendere all'interno degli accordi contrattuali. E si diceva che, per avere l'accreditamento, tutti i dipendenti avrebbero dovuto godere dei contratti collettivi nazionali di lavoro.
Ecco, su questa cosa, che è assolutamente di grande valore e di buonsenso, avete deciso di bocciare anche un ordine del giorno. Credo davvero che il re sia nudo nel favorire la sanità privata. Di fatto, voi andate in deroga rispetto a questi criteri rigorosi per favorire la sanità privata, in particolare la di Angelucci, mi sembra, visto che, anche in questi giorni, stanno emergendo situazioni imbarazzanti da questo punto di vista, perde diversi processi, vi sono diversi sistemi sanzionatori a livello nazionale, ma cercate di favorirlo nel contesto di queste modalità di gestione delle leggi in Aula, quindi anche attraverso questo criterio della concorrenza.
Ora, io dico: è mai possibile che non vi rendiate conto che state impoverendo, a favore della sanità privata, la sanità pubblica? È mai possibile che non vi rendiate conto che volete svuotare l'articolo 32 della Costituzione? È mai possibile? Io direi di no , quindi è chiaro che il disegno che c'è dietro è mantenere questo livello di forte attenzione nei confronti del privato, ma non solo del privato, anche dei fondi assicurativi, anche delle assicurazioni private, anche rispetto al aziendale! State facendo le stesse operazioni, quelle di privatizzare il sistema e di renderlo assolutamente competitivo nei confronti del sistema privato. Io vi voglio ricordare che, secondo le stime OCSE, in Italia, in questi anni, abbiamo speso in meno, rispetto alla media europea, 40 miliardi l'anno in Servizio sanitario nazionale, 40 miliardi l'anno in meno; è la stima minima, perché sono 800 dollari a testa e siamo 60 milioni: 800 dollari per 60 milioni sono 48 miliardi di dollari, che ogni anno, in meno, noi mettiamo nel Servizio sanitario nazionale. E sapete quanto si spende in sanità privata? 43 miliardi! Allora il gioco che voi fate è abbastanza evidente, ossia il depauperamento del Servizio sanitario nazionale e i cittadini aprono il proprio portafoglio e vanno a pagare nella sanità privata. Praticamente, state trasformando la tessera sanitaria in una carta di credito per chi se lo può permettere ! Questo è il dato di fatto. E anche in questo contesto state facendo lo stesso tipo di operazione: dite di investire di più di tutti.
Guardate, questa storia è veramente mistificante, è una narrazione manipolativa davvero incredibile perché tutti i dati ci dicono che la spesa sanitaria si misura in rapporto al PIL e non a quanto mettiamo. E noi siamo ai minimi storici. Noi arriveremo a meno del 6 per cento sul PIL per la spesa sanitaria, di qui al 2028! Ma nel contempo dite che non ci sono soldi per mettere più risorse nel servizio sanitario pubblico e nel , ma riuscite a trovare i soldi per spendere in armamenti ! Questo è il dato di fatto! E non è assolutamente accettabile che si facciano queste operazioni.
Avete detto che erano 7 miliardi e mezzo in più quest'anno in legge di bilancio. Io vi dico che 5 miliardi erano già stati previsti l'anno prima e 2 miliardi e mezzo non aiuteranno a coprire le spese inflattive, non riusciranno a coprire le spese energetiche, non riusciranno a coprire i rinnovi contrattuali. Quindi il risultato qual è? Secondo le autorità indipendenti, in tre anni avete messo 17 miliardi in meno... la sanità pubblica soffre, e voi continuate a favorire il privato.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2682/12 Quartini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2682/13 Barbagallo, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2682/13 Barbagallo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2682/14 Iaria, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare il collega Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Torniamo a parlare di taxi e NCC, cioè di autotrasporto non di linea. Il tema, però, guardiamolo dal punto di vista del cittadino che si deve spostare, perché questo deve essere messo al centro del dibattito su questo importante documento che stiamo votando oggi. Il cittadino si deve poter spostare avendo più possibilità di scegliere, con prezzi adeguati e un servizio adeguato, e qui si inserisce anche il tema della concorrenza, perché, se non c'è una concorrenza giusta, corretta, leale e ben regolamentata, capite che è anche difficile avere la possibilità per il cittadino di scegliere come spostarsi.
E qui casca l'asino, e il riferimento al Ministro Salvini è puramente casuale.
Il Ministro Salvini ha fatto tutta una serie di decreti attuativi …
ANTONINO IARIA(M5S). È un modo di dire.
PRESIDENTE. Collega Sasso, non può citare Salvini? Credo di sì, in Aula, no Lo ha citato in riferimento agli asini!? Collega Sasso, collega Sasso, collega Sasso. Allora, il collega Iaria deve evitare di essere offensivo, dopodiché, colleghi, non potete commentare con brusii ogni intervento che si fa in Aula, va bene ? L'ho detto al collega Iaria, l'ho detto.
Cerchi di non essere offensivo, collega, può comunque esprimere il suo pensiero nella piena libertà e nel silenzio dell'Aula . Collega! E nel silenzio dell'Aula, grazie . Sì, ho sentito, ho sentito. Prego.
ANTONINO IARIA(M5S). Per suo tramite, dica al collega Sasso che l'asino non era ma era un asino…
PRESIDENTE. Collega Iaria, non insista. Collega Iaria, non insista. Collega Iaria, non insista…
ANTONINO IARIA(M5S). Forse era quello il problema.
PRESIDENTE. …non vada avanti, le ho già detto che deve portare avanti il suo intervento…
ANTONINO IARIA(M5S). Ha ragione.
PRESIDENTE. …senza fare paragoni offensivi. Va bene? La ringrazio.
ANTONINO IARIA(M5S). Era per chiarezza sulla sessualità dell'asino . Allora il tema, come ho detto prima…
ANTONINO IARIA(M5S). …è la possibilità del cittadino di spostarsi…
PRESIDENTE. Collega, la richiamo all'ordine perché sono tre volte che dice la stessa cosa. Io sono stata paziente…
ANTONINO IARIA(M5S). Sì, ha ragione, ha ragione.
PRESIDENTE. …però lei sfida la mia pazienza. Prego.
ANTONINO IARIA(M5S). Dicevo, qual è stato il problema dei decreti attuativi su questo argomento? Che sono stati bocciati dalla Corte costituzionale, bocciati. La Corte costituzionale a Salvini boccia tutto, la Corte dei conti gli ha bocciato il ponte sullo Stretto, qui la Corte costituzionale gli ha bocciato i decreti attuativi perché erano fatti male e bisogna adeguarli, e quest'ordine del giorno chiedeva di adeguarli. E vi dico una cosa in più: in Commissione trasporti abbiamo una legge che propone tutta una serie di adeguamenti.
Tra l'altro, in discussione ci sono una proposta di legge del MoVimento 5 Stelle e una proposta di legge anche di Forza Italia che va a correggere un problema creato dal Ministro Salvini della maggioranza, di cui Forza Italia chiaramente anche approva e vota i provvedimenti. Giusto per far capire in che quadro di confusione legislativa siamo. Da questo punto di vista, andiamo alle proposte. Le proposte sono semplici. Abbiamo detto prima che dobbiamo pensare che ci siano due categorie che fanno più o meno lo stesso tipo di trasporto - per i taxi è diverso, è un trasporto pubblico, anche se non di linea -, che però sono al servizio del cittadino.
E come possiamo fare in modo di creare un servizio migliore? Nelle proposte di legge, tra cui quella del MoVimento 5 Stelle, c'è di rivalutare gli ambiti in cui i taxi, per esempio, operano all'interno del territorio, di delimitare i confini degli ambiti territoriali, promuovendo la regione, e poi le città metropolitane, come ambiti ottimali per decidere la quantità e il numero di licenze, e anche chiaramente la modalità con cui queste licenze poi possono lavorare all'interno della regione; avere dei dati in modo da poter far decidere a un'amministrazione pubblica, a un ente, a un comune, se fare o meno più licenze taxi, perché non si può fare una scelta di fare il 20 per cento di licenze in più per tutti, chiaramente non pensando che tutte queste scelte vanno corroborate da un'analisi chiara dei dati, che adesso è possibile anche gestire in maniera molto veloce.
Il mio ordine del giorno, quindi, era molto costruttivo. Avete già bocciato l'emendamento; capisco, l'emendamento chiaramente è molto difficile da approvare, ma l'ordine del giorno si poteva anche concedere, anche perché, come ho detto prima, va nella direzione che potrebbe essere anche condivisa da una forza politica di opposizione, quale il MoVimento 5 Stelle, e anche una forza politica di maggioranza, quale Forza Italia, proprio nella Commissione trasporti, dove stiamo parlando di questo argomento .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2682/14 Iaria, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'ordine del giorno n. 9/2682/15 Barabotti il parere è favorevole. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2682/16 Zanella: parere favorevole con riformulazione. Va bene? No, lo votiamo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2682/16 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2682/17 Zaratti, su cui c'è parere contrario.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2682/17 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2682/18 Mari, su cui c'è parere contrario.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2682/18 Mari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2682/19 Grimaldi, su cui c'è parere contrario.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2682/19 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2682/20 Ghirra, su cui c'è parere favorevole con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2682/21 Borrelli, su cui c'è parere contrario. Ha chiesto di parlare il collega Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. È l'ennesima volta che il gruppo AVS interviene sulla vergogna della RC-auto nel nostro Paese e ancora una volta viene bocciato, in questo caso, un ordine del giorno. Abbiamo fatto proposte di legge, ordini del giorno, emendamenti: parlare della RC-auto, delle grandi compagnie di assicurazione, della palese discriminazione e disuguaglianza che esiste nell'applicazione della RC-auto, appare un tabù, che noi non smetteremo mai di combattere. In questo caso affrontiamo due temi: uno è quello delle autoriparazioni.
Lo sottolineiamo, perché abbiamo sentito più audizioni e più interventi, anche in Aula, in difesa delle povere compagnie di assicurazione, che quest'anno hanno avuto un utile di soli 15,5 miliardi di euro. Ma poverini, poveri, poveri loro: mentre viene stangata buona parte degli italiani con l'aumento della RC-auto e ci sono territori, in particolare nel Sud Italia, in cui si paga il triplo solo perché si è nati in un determinato posto, negli ultimi 10 anni, quest'anno, finalmente, le grandi compagnie di assicurazione RC-auto sono riuscite ad avere un utile - un utile - di 15,5 miliardi di euro.
Noi ci aspettavamo, rispetto a quest'ordine del giorno, un segno di attenzione da parte della maggioranza e del Governo perché abbiamo segnalato due elementi. Il primo: è sempre per ricordare che, quando viene detto: “ma noi stanghiamo soltanto gli imbroglioni, le povere compagnie di assicurazione vengono ogni giorno imbrogliate da queste orde di cittadini” ... E ci sono, noi li combattiamo, non abbiamo niente a che vedere… però, è stata fatta negli anni tutta una serie di norme che hanno permesso alle compagnie di verificare, in tempo reale, gli eventuali truffatori.
Scatole nere: ad esempio, Napoli è la città con il più alto numero di scatole nere per controllare che non ci siano azioni truffaldine. Eppure, nonostante questo, ha ancora avuto un ennesimo aumento dell'RC auto per i cittadini che sono nati nel territorio napoletano e vivono lì. E, addirittura, l'autoriparazione. Voglio far presente che le compagnie di assicurazione hanno - secondo criteri propri e tramite la legge - officine meccaniche che fanno le riparazioni convenzionate. Significa che sono le stesse compagnie a indirizzare i cittadini, che commettono sinistri, verso officine convenzionate con loro. Se ci sono le scatole nere, se ci sono le officine convenzionate, se ci sono 15,5 miliardi di euro di utili, perché continua a esistere una discriminazione di questo tipo e aumentano i premi? E perché aumentano le tariffe per i cittadini che, voglio ricordarlo, sono obbligati - obbligati - a fare l'assicurazione? Per un motivo molto semplice: perché ci sta una mega speculazione in atto che colpisce una parte del nostro Paese e, in generale, gli italiani; perché ovviamente 15,5 miliardi di euro divisi tra qualche azionista sono molto più interessanti che dare una tariffa unica per chi non commette sinistri, come AVS sta chiedendo da anni in quest'Aula ! È una vergogna che non si arrivi mai a discutere; eppure, penso che qualche collega del Sud sia stato eletto nella maggioranza e, forse, qualche cittadino gli avrà detto: guarda che non è giusto! Allora, se non è giusto, perché…? Rispetto a un ordine del giorno che prevedeva l'ipotesi di iniziare a discutere di queste due cose, ossia sulla vergogna che, nonostante ci siano le officine meccaniche convenzionate, aumentano le truffe, aumentano le tariffe e diminuisce la concorrenza. Perché poi, quello che si è creato è un sistema chiuso per cui guadagnano soltanto gli amici, per cui si usa l'officina, il cittadino non è più libero ovviamente… Lo si è fatto per combattere gli imbroglioni, eppure, nonostante questo controllo militare di tutto il sistema, non c'è alcun miglioramento per i cittadini. C'è solo un miglioramento per gli azionisti delle compagnie che, finalmente, dopo dieci anni, sono riusciti a avere un utile di 15,5 miliardi di euro, ma per i cittadini? In particolare per quelli che pagano il triplo della tariffa solo perché sono nati in un territorio? Perché vivono lì? Lo voglio ricordare: un cittadino napoletano, che vive a Napoli, paga il triplo di un cittadino aostano a parità di età, a parità di classe di merito, a parità di mezzo che utilizza, solo esclusivamente perché noi dobbiamo assecondare questo sistema.
Noi chiediamo semplicemente una cosa, almeno per chi non commette sinistri da almeno dieci anni. Nella precedente proposta avevamo previsto cinque anni. Poi ci fu detto in Aula: facciamo almeno dieci. Abbiamo ripresentato un'altra proposta: abbiamo previsto dieci anni, ma dieci non va bene. Cosa va bene per avere la stessa regola per tutti i cittadini italiani? Cosa va bene? Ditecelo! Vi facciamo anche una proposta… noi continuiamo a proporre emendamenti, ordini del giorno, proposte di legge, ma proponeteli voi; proponete qualcosa che porti equità in questo settore, che è un settore gestito da poche persone che si stanno arricchendo. Non parlo, ovviamente, dei dipendenti o di coloro che operano nei singoli territori; parlo proprio della cupola organizzativa. Addirittura, ci sono arrivate, quando abbiamo proposto la legge, direttamente dalle compagnie di assicurazione … cosa dovevamo fare e cosa non dovevamo fare, come se fosse sacramentato. Ci hanno detto, durante le audizioni nella Commissione finanze, che se avessimo dato equità ai cittadini sarebbero saltate le compagnie. Non sono saltate, hanno fatto un utile quest'anno, il migliore degli ultimi dieci anni, di 15,5 miliardi di euro. Mi rivolgo a tutta l'Aula, indipendentemente dall'appartenenza politica, in particolare ai colleghi eletti nei territori massacrati dall'RC Auto. Cambiamo questa norma perché è una norma iniqua e vergognosa
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Penza. Ne ha facoltà.
PASQUALINO PENZA(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo solo per sottoscrivere, se il collega lo consente, quest'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Va bene. Anche l'onorevole Amato sottoscrive.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2628/21 Borrelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2628/22 Magi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2628/22 Magi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2628/23 Simiani.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Rimango veramente sorpreso di questo voto contrario. Mi rivolgo, per suo tramite, alla Sottosegretaria, perché credo che il tema di cui stiamo discutendo sia proprio il selvaggio. Avevamo fatto anche un emendamento in tal senso, che avete bocciato, ma pensavamo che l'ordine del giorno potesse in questo caso garantire anche un percorso di dialogo, ma anche di soluzione. Basti pensare che oggi, nel nostro Paese, ci sono circa 5 miliardi di telefonate all'anno, per un valore, un giro d'affari di oltre 3 miliardi. Questo non vuol dire essere contro l'attività economica, ma vuol dire essere contro queste telefonate moleste che ogni giorno vanno a toccare cittadini di ogni genere. Ecco perché credo che il vostro voto contrario sia vergognoso; vergognoso, lo dico veramente, perché, dopo tanto tempo, dove noi abbiamo posto il problema, dopo che abbiamo fatto emendamenti, dopo che avete votato anche qualche ordine del giorno a favore, arrivate qui con un voto contrario. È sbagliato perché oggi su questo tema si sono confrontate non solo le associazioni di consumatori, ma anche situazioni di ogni genere. Ci sono stati cittadini che ci hanno mandato dicendo: “basta, non se ne può più di ricevere telefonate senza senso”.
Guardate, anche la stretta del 19 novembre dell'Agcom, per cui c'è stato un limite di circa il 20 per cento delle telefonate finte, con numeri dall'estero, non ha risolto il problema perché, di fatto, sono arrivate ugualmente telefonate con numeri nascosti e di altro genere. Ecco perché dobbiamo dire “basta”! Dobbiamo fare una regolamentazione chiara, soprattutto da parte vostra; dovete fare una relazione in cui si vada a definire una strategia su questo tema. Per questo chiedo, anche suo tramite, Presidente, alla Sottosegretaria di rivedere questo parere, perché non è possibile. Io penso che tutti qui siano d'accordo a rivedere questo sistema del selvaggio, perché credo sia un dovere vero da parte nostra ma da parte vostra; sicché, Presidente, suo tramite, Sottosegretaria, riveda quest'ordine del giorno perché è assurdo che voi proponiate un parere contrario su un tema che tutti i cittadini vogliono. Tutti! Tutti. Ecco perché credo che ci debba essere questa revisione almeno da parte vostra - lo dico al centrodestra - di tutela verso i consumatori, sicché chiedo anche a voi di intervenire e di proporre una soluzione alternativa rispetto a quello che sta succedendo oggi dopo un voto contrario del Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Intervengo per sottoscrivere l'ordine del giorno n. 9/2682/23 Simiani e per fare una riflessione che riguarda anche le categorie fragili, in particolare anziani, giovanissimi, che spesso vengono circuiti con telefonate a tutti gli orari, per richieste spesso poco chiare, cervellotiche e che scatenano e alimentano truffe. Credo che sia un tema sentitissimo, più volte l'abbiamo affrontato in Commissione. Quindi, mi unisco all'appello accorato del collega per un intervento del Governo a cambiare il parere.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere e anche per rinforzare quanto già avevo espresso con l'emendamento al quale faceva riferimento anche il collega Simiani, perché la pratica è veramente aggressiva. Lo abbiamo descritto in ogni modo, abbiamo avuto molte occasioni di rappresentarlo in quest'Aula e, quindi, non vedo davvero perché non si voglia accogliere un ordine del giorno che è semplicemente un impegno per un lavoro che dobbiamo necessariamente fare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Intervengo per sottoscrivere l'ordine del giorno, se il collega acconsente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere a nome di tutto il gruppo del Partito Democratico.
PRESIDENTE. L'onorevole Quartini sottoscrive a nome del gruppo MoVimento 5 Stelle. Anche l'onorevole Zaratti, sottoscrive a nome di tutto il gruppo AVS.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2682/23 Simiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Colleghe e colleghi si è così concluso l'esame degli ordini del giorno. Poiché secondo le intese intercorse nella seduta odierna le votazioni dovranno concludersi entro le ore 18,30, non vi è il tempo necessario per svolgere le dichiarazioni di voto finale e la votazione finale, essendo iscritti a parlare dieci deputati per dieci minuti ciascuno.
Interrompiamo, dunque, l'esame del provvedimento che, secondo quanto previsto dal calendario dei lavori, sarà iscritto all'ordine del giorno delle sedute dell'Assemblea a partire dalla seduta di domani, mercoledì 10 dicembre, dopo il disegno di legge di conversione del decreto-legge recante misure urgenti in materia economica. Passiamo, dunque, alla discussione generale di tale disegno di legge dopo una breve pausa tecnica. Quindi, a questo punto sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 17,55. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2678-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 ottobre 2025, n. 156, recante misure urgenti in materia economica.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La V Commissione (Bilancio) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Paolo Trancassini.
PAOLO TRANCASSINI, Presidente, onorevoli colleghi, l'Assemblea avvia oggi l'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 156 del 2025 recante misure urgenti in materia economica, come risulta dalle modifiche apportate, nel corso dell'esame in sede referente, dalla Commissione bilancio. In proposito segnalo, in via preliminare, che il decreto-legge, originariamente composto da 8 articoli, a seguito delle modifiche introdotte nel corso dell'esame in sede referente risulta ora costituito da 13 articoli.
Nell'illustrare sinteticamente le disposizioni del decreto-legge rilevo innanzitutto che l'articolo 1, modificato nel corso dell'esame in sede referente, dispone il rifinanziamento di autorizzazioni di spesa in favore di Rete ferroviaria italiana Spa e per la ricostruzione dell'Ucraina e reca disposizioni concernenti la società Autobrennero Spa. In particolare, i commi 1 e 2 incrementano le autorizzazioni di spesa a favore di RFI Spa, rispettivamente in misura pari a 1,4 miliardi di euro per l'anno 2025, per la copertura degli investimenti relativi alla rete tradizionale, e in misura pari a 400 milioni di euro per l'anno 2025 per il finanziamento del Contratto di programma-parte servizi 2022-2027.
Il comma 3 specifica che, nelle more dell'aggiornamento del contratto di programma, RFI Spa è autorizzata ad utilizzare le citate risorse per le finalità indicate.
Il comma 3-, introdotto nel corso dell'esame in sede referente, include l'accantonamento annuale versato al Fondo ferrovia dalla società Autostrade del Brennero Spa tra i costi operativi della società, ai fini del calcolo della quota del margine operativo lordo da versare allo Stato a fronte dei maggiori introiti per il periodo di gestione dal 1° maggio 2014 al 31 dicembre 2022.
Il comma 4 prevede un contributo a fondo perduto pari a 40 milioni di euro nell'anno 2025 ad ERA-IFC, parte del Gruppo banca mondiale, a beneficio del settore privato ucraino durante e dopo il conflitto e, al contempo, per rafforzare le potenzialità di intervento dell'IFC a beneficio delle imprese italiane. Il comma 5 reca, infine, la quantificazione degli oneri derivanti dalle autorizzazioni di spesa di cui all'articolo 1, rinviando, per la relativa copertura finanziaria, alle disposizioni di cui all'articolo 7.
L'articolo 2, anch'esso modificato nel corso dell'esame in sede referente, reca disposizioni volte al rifinanziamento di autorizzazioni di spesa in favore dei giovani, dell'innovazione tecnologica, della digitalizzazione e della formazione universitaria.
In particolare, il comma 1 incrementa di 75,6 milioni di euro per l'anno 2025 la dotazione del Fondo di garanzia per la prima casa, di cui all'articolo 1, comma 48, lettera della legge n. 147 del 2013.
Il comma 2 incrementa di 3,5 milioni di euro per il 2025 la dotazione del Fondo per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, istituito dall'articolo 239 del decreto-legge n. 34 del 2020.
Il comma 3, modificato nel corso dell'esame in sede referente, incrementa di euro 4.423.830 per l'anno 2025 e di euro 2.026.830 annui a decorrere dal 2026 le risorse previste per il finanziamento delle borse di studio corrisposte agli specializzandi appartenenti alle categorie dei veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi, disponendo il conseguente incremento del livello del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato. Il comma 4 rinvia, per la copertura degli oneri derivanti dall'articolo 2, a quanto previsto dall'articolo 7.
L'articolo 3, modificato nel corso dell'esame in sede referente, reca disposizioni urgenti in materia di infrastrutture, investimenti, economia dello spazio e salute. In particolare, il comma 1 dispone che gli obiettivi finali individuati nei cronoprogrammi procedurali del Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR devono essere raggiunti a pena di revoca del finanziamento, entro il termine massimo del 31 dicembre 2026 oppure entro il 31 dicembre dell'ultima annualità di iscrizione nel bilancio dello Stato delle risorse allo scopo previste a legislazione vigente, qualora successiva all'anno 2026.
Il comma 2 stanzia, invece, 1,9 milioni di euro per l'anno 2025 per l'attività di miglioramento genetico esercitata sulle principali specie di interesse zootecnico, da realizzare nel rispetto della normativa in materia di aiuti di Stato nel settore agricolo. Il comma 3 rende permanenti le modalità di attribuzione delle risorse finanziarie statali alla Fondazione Human Technopole, già stabilite in via transitoria nell'ambito del Piano programmatico dell'attività scientifica pluriennale 2020-2024, e inerenti, per le annualità dal 2019 al 2024, allo stanziamento statale di cui all'articolo 1, comma 121, della legge n. 232 del 2016. Per effetto di tale previsione, gli impegni pertinenti ai capitoli del bilancio dello Stato potranno, quindi, essere assunti con cadenza trimestrale per quote di pari importo.
Il comma 3- introdotto nel corso dell'esame in sede referente, modifica la norma che regola l'assicurazione a copertura dei danni derivanti dall'attività spaziale al fine di prevedere che l'obbligo di risarcire il danno per la compagnia assicurativa concerne l'ipotesi di danno cagionato dall'operatore o dai suoi dipendenti e preposti, sopprimendo il riferimento al comportamento anche doloso dei medesimi soggetti.
Il comma 4, al fine di sostenere la transizione nel nuovo ospedale, Istituto mediterraneo per i trapianti e terapie ad alta specializzazione, di cui all'Accordo per la coesione 2021-2027 per la regione siciliana del 27 maggio 2024, approvato dalla giunta regionale, da ultimo, il 23 gennaio 2025 e alla delibera CIPESS del 29 novembre 2024, dispone la proroga dal 31 dicembre 2025 al 31 dicembre 2030 dell'autorizzazione alla regione Sicilia ad incrementare la valorizzazione tariffaria dell'attività sanitaria e delle funzioni del citato Istituto.
Il comma 4-, introdotto in sede referente, autorizza la concessione di un contributo, pari a 10 milioni di euro per l'anno 2026 e a 7 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028, a favore della Fondazione “Centro nazionale di adroterapia oncologica” disciplinando le modalità di concessione del contributo.
Il comma 4-, anch'esso inserito in sede referente, consente, a decorrere dall'anno 2026, alle regioni a statuto ordinario, che in ciascuno dei tre anni precedenti abbiano registrato un saldo positivo di parte corrente di lettera A2, di destinare una quota, non superiore al 35 per cento della media dei predetti saldi positivi, alle aziende e agli enti del Servizio sanitario regionale ai fini dell'assunzione di personale sanitario con contratti di lavoro a tempo determinato o all'incremento delle prestazioni aggiuntive svolte dai dirigenti medici e dal personale del comparto contrattuale della sanità.
Il comma 4-, introdotto anch'esso nel corso dell'esame in sede referente, autorizza il Ministero dell'Economia e delle finanze alla sottoscrizione nell'anno 2025 delle quote dei fondi istituiti da INVIMIT SGR Spa entro il limite massimo di 170 milioni di euro, al fine di sostenere la strategia di valorizzazione degli pubblici previsti dal Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029. Il comma 5, infine, rinvia per la copertura finanziaria degli oneri derivanti dal comma 2 a quanto previsto all'articolo 7.
L'articolo 3-, inserito nel corso dell'esame in sede referente, reca disposizioni urgenti per l'utilizzo dei fondi del PNRR da parte degli enti locali. In particolare, viene modificata la disciplina del Fondo per il conseguimento degli obiettivi del PNRR nelle grandi città, cioè Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Genova, prevedendo che gli interventi siano monitorati attraverso il sistema informatico ReGiS, in luogo della banca dati delle pubbliche amministrazioni e che, per il completamento degli interventi, possano essere utilizzate le economie di progetto relative ad altri interventi ultimati e collaudati di competenza del medesimo comune compresi nel Piano degli interventi da realizzare nelle medesime città di cui all'articolo 42, comma 2, del decreto-legge n. 50 del 2022, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 91 del 2022.
L'articolo 3-, anch'esso introdotto in sede referente, reca disposizioni urgenti per garantire le esigenze di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica.
In particolare, il comma 1 reca un'autorizzazione di spesa per i pagamenti dei compensi per prestazioni di lavoro straordinario effettuate dal personale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco riferiti ad annualità precedenti al 2025 non ancora liquidate, mentre il comma 2 reca un'autorizzazione di spesa per la corresponsione del compenso per lavoro straordinario del personale del comma medesimo nel corso del 2025.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Rebecca Frassini. Prego, onorevole.
REBECCA FRASSINI, . Grazie, Presidente. L'articolo 4 reca disposizioni urgenti per lo sport e per lo svolgimento dei Giochi olimpici invernali e dei Giochi paralimpici invernali Milano-Cortina 2026. In particolare, il comma 1 incrementa di 44,41 milioni di euro la quota di risorse trasferite nell'anno 2025 al commissario straordinario competente per l'organizzazione e lo svolgimento dei Giochi paralimpici invernali Milano-Cortina 2026, per far fronte alle esigenze di carattere logistico necessarie allo svolgimento delle competizioni sportive. È previsto, inoltre, l'ulteriore stanziamento di una somma pari a un massimo di 15,2 milioni di euro per l'anno 2025 per gli interventi, anche temporanei, necessari al completamento delle opere essenziali allo svolgimento delle suddette competizioni. Il comma 2 modifica la copertura finanziaria della disposizione che prevede la dotazione iniziale del Fondo italiano per lo sport, con riferimento all'annualità 2025. Il comma 3 inserisce, tra le finalità da perseguire, lo svolgimento dei controlli per i prossimi Giochi olimpici e paralimpici invernali. Il comma 4, modificato in sede referente, incrementa di 10 milioni di euro per l'anno 2025 le risorse destinate alla società Sport e salute Spa per la promozione della pratica sportiva nelle scuole e dei nuovi Giochi della gioventù, prevedendo altresì il rispetto dei criteri della trasparenza e dell'equilibrio territoriale nell'utilizzo di tali risorse. Per effetto delle modifiche introdotte dalla Commissione bilancio, le medesime risorse sono incrementate di ulteriori 3 milioni di euro per l'anno 2025 per il sostegno agli organismi sportivi nazionali. Il comma 5, modificato nel corso dell'esame in sede referente, reca un'autorizzazione di spesa di 30 milioni di euro per l'anno 2025 per la stipulazione, da parte del Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri, di convenzioni funzionali alla messa a disposizione per eventi sportivi di interesse nazionale, internazionale, pubblico e sociale e per un arco di tempo pluriennale dell'Arena PalaItalia Santa Giulia, utilizzata per i Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026. Il comma 5-, introdotto in sede referente, autorizza la corresponsione di un contributo di 5 milioni di euro per l'anno 2026 a favore del comune di Milano, finalizzato alla ristrutturazione dell'impianto natatorio olimpico comunale “Daniela Samuele”, disciplinando anche l'eventuale revoca del contributo. Il comma 6 consente, per l'anno 2026, che i comuni della Lombardia e del Veneto, il cui territorio sia a una distanza non superiore a 30 chilometri dalle sedi di gara dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026, istituiscano l'imposta di soggiorno e ne incrementino l'ammontare fino a 5 euro per notte a soggiorno. Il maggior gettito derivante dall'incremento, che può raggiungere il valore di 5 euro per notte a soggiorno, per il 50 per cento è destinato alle finalità finanziate in via generale dall'imposta di soggiorno, ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo n. 23 del 2011, e per il restante 50 per cento acquisito dal bilancio dello Stato ai fini del finanziamento degli interventi connessi allo svolgimento dei prossimi Giochi olimpici e paralimpici invernali.
Il comma 7 rinvia a un decreto del Ministro dell'Economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del Turismo e il Ministro dell'Interno, d'intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, la disciplina relativa all'individuazione del maggior gettito derivante dal comma 6 e della relativa acquisizione al bilancio dello Stato. Il comma 7-, introdotto in sede referente, stabilisce che gli enti locali, nel cui territorio si svolgano gli eventi sportivi dei Giochi olimpici e paralimpici invernali, possano prevedere, nel periodo di svolgimento dei medesimi, l'esenzione del pagamento dell'imposta di soggiorno per i componenti della famiglia olimpica. Il comma 7-, introdotto in sede referente, consente al Ministero del Turismo di avvalersi, fino al 30 giugno 2026, del personale della società Ales Spa. Il comma 7-, anch'esso introdotto dalla Commissione bilancio, modifica la disciplina delle risorse spettanti alla società Infrastrutture Milano-Cortina 2020-2026 Spa per l'esercizio delle sue funzioni. Il comma 8 rinvia, infine, per la copertura finanziaria degli oneri derivanti dai precedenti commi 1, 4 e 5 a quanto previsto dall'articolo 7.
L'articolo 5 reca disposizioni urgenti per la definizione di contenziosi. In particolare, il comma 1 prevede l'attribuzione di un contributo al Ministero della Salute non superiore a 110 milioni di euro per l'anno 2025 per il pagamento di obbligazioni pecuniarie conseguenti a sentenze di condanna e transizioni.
Il comma 2 assegna un contributo massimo di 40 milioni di euro per l'anno 2025 ai comuni capoluogo di città metropolitana che hanno terminato il periodo di risanamento finanziario quinquennale decorrente dalla prima annualità del bilancio stabilmente riequilibrato per i quali, alla data del 31 luglio 2025, risulta approvato il rendiconto della gestione dell'organo straordinario della liquidazione e che sono destinatari di sentenze di condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo per inadempimento di obbligazioni di pagamento, riconosciute da provvedimenti giudiziari. Il comma 3 dispone la concessione di un'anticipazione, nel limite massimo di 3 milioni di euro per l'anno 2025, in favore dei comuni aderenti al Consorzio Azienda Servizi Ambiente - ASA - e disciplinando le modalità di riconoscimento e di restituzione dell'anticipazione. Il comma 4, infine, rinvia, per la copertura finanziaria degli oneri derivanti dai contributi di cui ai precedenti commi 1 e 2, alle disposizioni di cui all'articolo 7.
L'articolo 6 reca “Disposizioni urgenti in materia di riorganizzazione dell'Associazione italiana della Croce rossa”. In particolare, il comma 1 assegna all'Ente strumentale alla Croce rossa italiana in liquidazione coatta amministrativa la somma di 21.522.800 euro da trasferire ai comitati provinciali e locali e ai loro aventi causa, nonché all'associazione della Croce rossa italiana, al fine di estinguere i crediti iscritti nello stato passivo alla data di entrata in vigore della disposizione in esame. Il comma 2 prevede, inoltre, il trasferimento dei residui attivi e passivi aventi causa giuridica negli 2012 e 2013 e non ancora riscossi o pagati ai nuovi comitati locali e provinciali della Croce rossa, che hanno assunto la personalità giuridica di diritto privato dal 1° gennaio 2014. Il comma 3 dispone, infine, l'estinzione a titolo definitivo dei crediti accertati dalla procedura liquidatoria a carico dei singoli comitati territoriali della Croce rossa.
L'articolo 6-, inserito nel corso dell'esame in sede referente, reca disposizioni urgenti per la chiusura della gestione commissariale di Roma Capitale. L'articolo 6-, anch'esso introdotto in sede referente, reca un'autorizzazione di spesa pari a 20 milioni di euro per l'anno 2025 per la realizzazione di un programma di interventi straordinari di cooperazione di Polizia con i Paesi non appartenenti all'Unione europea, di importanza prioritaria per le rotte migratorie.
L'articolo 7 reca le disposizioni finanziarie per la copertura degli oneri derivanti dal decreto-legge in esame. In particolare, il comma 1 reca la copertura finanziaria degli oneri derivanti dagli articoli 1 e 2, dall'articolo 3, comma 2, dall'articolo 4, commi 1, 4 e 5 e dall'articolo 5, commi 1 e 2, quantificati pari a 2.178.031.830 euro per l'anno 2025 e 2.026.830 euro annui a decorrere dall'anno 2026.
Per effetto delle modifiche approvate in sede referente, gli oneri derivanti da tali disposizioni per l'anno 2025 sono, dunque, aumentati di 5.397.000 euro. Il comma 2 reca una clausola di invarianza finanziaria riferita alle restanti disposizioni del decreto-legge. Infine l'articolo 8 dispone che il provvedimento in esame entri in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella .
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo: si intende che vi abbia rinunciato.
È iscritto a parlare il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, di recente ho letto l'indagine del Censis appena pubblicata: gli italiani non sono mai stati così insicuri. È colpa dei migranti? No, direi che questa risposta non c'è, nemmeno nelle prime dieci. Le persone temono di non potersi curare, di restare sole da anziane, di non farcela a pagare bollette e farmaci. Per l'esattezza, il 78 per cento ha perso fiducia nella sanità pubblica, il 72 per cento pensa che lo Stato non saprebbe aiutarli in caso di disastro, soprattutto ambientale. Dal 2011 al 2025, la ricchezza delle famiglie è crollata dell'8,5 per cento: i giovani restano disoccupati e l'84 per cento dei nuovi occupati ha più di cinquant'anni. Intanto, il 43 per cento dei pensionati mantiene figli e nipoti. È il familiare a reggere il Paese.
È questa la premessa che non possiamo tacere, questa è la realtà. Dentro questa realtà, con l'ultima manovra, il Governo ha ancora tagliato i servizi pubblici e ha aumentato, come sapete, la spesa militare. Eppure, il 66 per cento degli italiani preferirebbe rinunciare, appunto, al riarmo piuttosto che ai servizi sociali.
Oggi ci presentate un decreto da oltre 2,17 miliardi di euro descrivendolo come ossigeno per gli investimenti, l'innovazione e la spesa sociale. La realtà è che si tratta di 6 articoli che raccontano la strategia economica per il prossimo anno, la stessa della manovra, qualche misura di contorno all'ennesimo spreco di risorse. Noi lo diciamo qua, visto che lo facciamo in gran solitudine, la corsa verso i Giochi olimpici Milano-Cortina del 2026 è l'ennesima dimostrazione di quello che si poteva fare e si è fatto male: un aumento di 44 milioni di euro di fondi operativi del commissario straordinario; la sua capacità di spesa complessiva che schizza dal tetto iniziale di 228 milioni a 272 milioni di euro; il budget iniziale viene elevato di oltre 5 volte. L'ennesimo costo enorme ai danni della finanza pubblica per un evento che pagheremo con una montagna di soldi.
Ci avete presentato le Olimpiadi Milano-Cortina a costo zero per l'economia e, ovviamente, anche per l'ambiente. Nel di candidatura la parola “sostenibilità” veniva ripetuta un centinaio di volte: doveva essere utilizzato il 92 per cento delle strutture presenti sul territorio; noi torinesi ne sappiamo qualcosa. Ammodernamento di strutture già esistenti, valorizzazione delle infrastrutture del territorio, attenzione alle misure : di questo si parlava. Budget iniziale: 1,36 miliardi per i costi organizzativi dell'evento, più di 71 milioni di euro per le Paralimpiadi. Tutte menzogne, basta vedere i dati.
Oggi sappiamo dal Ministro Abodi che i costi hanno raggiunto 5,4 miliardi di euro: 1,9 per i costi organizzativi e 3,5 per finanziamenti di infrastrutture e opere pubbliche. Di queste, solo il 15 per cento sono infrastrutture sportive strettamente legate alla manifestazione olimpica. Ma si sa, i grandi eventi sono sempre occasioni per ingrassare gli interessi di qualche privato a spese della collettività.
E ancora, 30 milioni di euro per la stipula da parte del Dipartimento per lo Sport di convenzioni per usare l'Arena PalaItalia Santa Giulia. Ma non basta. Volete che i comuni vicini della Lombardia e del Veneto aumentino l'imposta di soggiorno fino a 5 euro a notte. Insomma, volete raddoppiare quella tassa. Ve lo ha detto Confcommercio, ve lo ha detto Federalberghi, ve lo ha detto anche il Codacons: questa norma è assolutamente da scongiurare. È un danno al turismo e alle piccole strutture ricettive locali. Ve l'ha detto l'ANCI: la tassa di soggiorno non può trasformarsi in un bancomat di Stato. Sì, perché il 30-50 per cento del maggior gettito andrà allo Stato e non ai comuni. A proposito di federalismo fiscale, un prelievo coatto senza benefici per il territorio e le comunità locali.
Certo, ci sono anche misure che ci trovano d'accordo, lo abbiamo detto: il rifinanziamento per 1,84 miliardi per la rete ferroviaria, i 75 milioni per il Fondo di garanzia per la prima casa, le risorse per il Fondo innovazione in tecnologie e digitalizzazione per le borse di studio e il sostegno al Ministero della Salute per le obbligazioni e ai comuni capoluogo di città metropolitana che hanno concluso il risanamento finanziario. Ma vi chiediamo, appunto, con i nostri emendamenti, che voteremo domani, di stralciare tutto ciò che niente ha a che vedere con l'innovazione e la spesa sociale. Siamo pronti a fermare gli emendamenti della maggioranza che già si muovono in una sola direzione, cioè favorire interessi privati o stringere accordi pericolosi, scavalcando ogni principio di trasparenza.
Così ci riproponete l'ospedale Bambino Gesù. Garantisce lo Stato per la vendita della struttura al Vaticano: un ennesimo colpo inferto alla sanità pubblica a favore di quella privata. Lavori per la ristrutturazione per 400 milioni di euro a carico dell'INAIL, quindi con soldi pubblici, però il nuovo Bambino Gesù usufruirà di tutti i vantaggi dell'extraterritorialità: nessuna IVA sulle merci, nessuna IMU sull'immobile, personale medico e paramedico non soggetto all'Irpef. L'assistenza pediatrica verrà accentrata nelle mani del Vaticano e, intanto, prezzo dell'immobile, termini di concessione e canoni di affitto restano segreti, mentre per le strutture private laziali si prevede un aumento da 750 a 810 posti letto e in quelle pubbliche una riduzione da 1.111 a 1.014.
Poi c'è la vicenda Santanche', che colpisce ancora con l'emendamento per mettere a sua disposizione il personale dell'Ales, società del Ministero della Cultura, senza prevedere un'intesa con quest'ultimo.
Ma ci inquieta - e ho concluso - uno degli ultimi emendamenti: quello con cui volete utilizzare una spesa di 20 milioni di euro di interventi straordinari di cooperazione di Polizia; cooperazione con Paesi, non appartenenti all'Unione europea, di importanza prioritaria per le rotte migratorie. Lo proponete senza citare i Paesi eventualmente coinvolti, al di fuori di qualsiasi trattato o intesa. Quali sarebbero questi Paesi? Lo abbiamo chiesto al Governo, anzi alla Sottosegretaria, che è qui presente, ma non ci è stata data nessuna risposta. Quali sono? La Libia delle milizie di Almasri e di El Hishri? La Tunisia del tiranno Saied? L'Egitto, nelle cui prigioni vengono inghiottiti i cittadini italiani? Ecco, siete bravi prestigiatori. Tirate sempre fuori dal cappello risorse per foraggiare l'esternalizzazione delle frontiere, che ieri è stata consacrata proprio anche nell'Europarlamento.
Ricordiamo, però, agli italiani che queste risorse sono state tolte in un settore che doveva essere strategico: quello della riforma della Polizia locale. Io lo dico perché, poi, di queste cose non se ne parla mai dal punto di vista tecnico. Esattamente, come avete fatto a non utilizzare, per tutto quest'anno, risorse che sono necessarie per la Polizia locale e, in questi poco più di 20 giorni, come riuscirete a impegnare queste risorse, tra l'altro, per progetti che non sono circostanziati, che non hanno trattati, che non prevedono nemmeno l'individuazione dei Paesi con cui collaborerete? Sono risorse che rischiano di essere affidate ai peggiori aguzzini. Intanto, disegnate un futuro di austerità per tutto il resto del Paese.
Ve l'abbiamo detto aprendo questo intervento: siccome siete alchimisti, alchimisti della paura, cercate di ottenere il consenso, alimentando le angosce degli elettori. Allora, dovete rivedere le vostre priorità, perché le persone non hanno più paura dello straniero, hanno paura dello Stato e, visto che lo rappresentate , questa è una paura che dovreste interiorizzare anche voi. Uno Stato che li ha abbandonati a sé stessi.
Per questo, invito tutti noi delle opposizioni a comprendere quanto dura sia questa notte e quanto difficili siano gli incubi degli italiani. Per questo, per noi è ancora più difficile costruire, progettare e organizzare la speranza .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Giorgianni. Ne ha facoltà.
CARMEN LETIZIA GIORGIANNI(FDI). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, già prima di me i colleghi relatori hanno elencato, in maniera perfetta e puntuale, il contenuto del provvedimento. Quindi, non mi rimane che fare una disanima più generale, più politica del testo, perché oggi non stiamo discutendo solo un decreto economico, stiamo parlando di un provvedimento che parla all'Italia reale, a chi produce, a chi studia, a chi cerca casa, a chi lavora negli ospedali, a chi indossa una divisa e ai giovani che rendono i nostri territori il motore di sviluppo per i prossimi anni.
Il decreto è composto, come dicevano anche i relatori, da 8 articoli. Poi, durante l'esame parlamentare, è stato ampliato e migliorato con nuovi contenuti e nuovi interventi. Quindi, non un testo ritoccato in fretta, ma un provvedimento reso ancora più preciso, più puntuale, più equilibrato e, soprattutto, più aderente ai bisogni reali. Questo decreto mette risorse vere su priorità altrettanto vere, non distribuisce stagionali, alla giornata, alla bisogna, ma costruisce basi solide per un'Italia più competitiva, più sicura e anche più moderna.
L'articolo 1 è il cuore infrastrutturale, il cuore industriale di tutto il provvedimento. Parliamo di scelte e non solo di cifre. Investiamo 1,4 miliardi sulla rete ferroviaria tradizionale, 400 milioni sul contratto di programma 2022-2027: sono investimenti che diventano automaticamente cantieri, lavoro, logistica più efficiente, trasporto merci più competitivo. Ogni euro messo nelle infrastrutture, come sappiamo bene, non è spesa pubblica, è politica economica: significa filiere produttive, innovazione e significa, ovviamente, crescita.
E lo stesso vale per il contributo IFC per il settore privato ucraino: è una misura che unisce politica estera e impresa; solidarietà, certo, ovviamente, ma anche opportunità per le nostre aziende che vorranno partecipare alla ricostruzione; cooperazione che diventa anche industria. E poi l'articolo 2, che parla ai giovani, parla di casa, di digitale, di sanità. Qui ci sono tre scelte ben chiare. Casa e autonomia, più 75,6 milioni al Fondo di garanzia per la prima casa: non retorica sulla gioventù, ma strumenti concreti per permettere ai giovani di ottenere credito, perché con noi lo Stato non regala, ma accompagna.
Poi il secondo indirizzo, l'innovazione digitale: 3,5 milioni al Fondo per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione. Non sono solo numeri, ma benzina per accendere uno Stato più rapido, meno burocratico e più vicino ai cittadini. Un Paese digitale, come sappiamo, è un Paese che funziona. E poi il terzo indirizzo, le professioni sanitarie: lo stanziamento raddoppia per il 2025. È un messaggio forte, la qualità della sanità non dipende solo dai medici, ma anche da un sistema intero di competenze qualificate. Quindi, la formazione non deve essere un lusso, ma assolutamente un investimento.
L'articolo 3, gli investimenti che devono diventare realtà, perché troppo spesso le opere pubbliche restano bloccate, intrappolate nei cassetti. Invece, con questo decreto fissiamo una scadenza: entro il 31 dicembre 2026, pena la revoca delle risorse del Piano complementare al PNRR. Basta proroghe infinite, le risorse pubbliche vanno a chi le trasforma in opere, non a chi accumula ritardi. Poi l'articolo 3-: Stato, sicurezza e, soprattutto, dignità. Ci sono delle categorie che negli ultimi anni hanno garantito servizi fondamentali, anche quando lo Stato non era puntuale nei pagamenti: Vigili del fuoco, Forze di Polizia, volontari, personale impegnato nelle emergenze e nel soccorso.
Con questo decreto diciamo una cosa semplice: chi serve lo Stato non può aspettare lo Stato. Quindi finanziamo 12,3 milioni per gli straordinari arretrati dei Vigili del fuoco, 12,6 milioni per il 2025, 3 milioni ai volontari, spesso unica difesa dei nostri territori, e 61 milioni alle Forze di Polizia. Non è solo contabilità, è soprattutto rispetto . Poi l'articolo 4: Milano-Cortina, sport, economia e infrastrutture, tanto criticato dalle opposizioni. Qui non stiamo finanziando solo un evento, ma una precisa strategia. Mettiamo risorse per logistica, infrastrutture, impianti che resteranno anche dopo i Giochi.
Sosteniamo anche lo sport nelle scuole, con 10 milioni a Sport e Salute, perché l'Olimpiade non è solo spettacolo, è turismo, economia, reputazione internazionale, prevenzione sanitaria anche, grazie allo sport; e diamo ai comuni strumenti più equilibrati per gestire l'imposta di soggiorno, senza pesare sui cittadini.
Poi gli articoli 5, 6- e 6-, che sciolgono quei nodi che da sempre frenano i nostri territori. Mettiamo ordine dove per tanti anni si è semplicemente rinviato: 110 milioni di euro per chiudere contenziosi e transizioni sanitarie, quindi meno cause e più servizi; 40 milioni di euro ai comuni che devono pagare sentenze CEDU (lo Stato li sostiene, non li lascia da soli davanti a questi obblighi internazionali); 548 milioni di euro per chiudere il debito commissariale di Roma. Non è un condono, Roma restituirà tutto tra il 2030 e il 2048, è responsabilità.
Infine finanziamo la cooperazione di polizia con i Paesi extra-UE sulle rotte migratorie. La sicurezza della frontiera si costruisce con accordi internazionali, non solo, ovviamente, ai confini. Quindi, questo decreto dimostra una cosa semplice: l'Italia non cresce con gli annunci e con gli slogan, ma con le opere, con infrastrutture vere, con formazione che produce valore, con sicurezza pagata e finalmente valorizzata, come è giusto che sia, e con i giovani messi finalmente in una condizione di poter pensare al loro futuro e non solo aspettarlo.
La nostra scelta è chiara: non assistiamo, abilitiamo, in qualche maniera realizziamo. Per queste ragioni, confermo il nostro sostegno convinto a questo provvedimento .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO(M5S). Grazie, Presidente. Sembrava poco fa di essere tornati ai tempi dell'adolescenza, quando in TV trasmettevano la pubblicità di Immobildream. Non so se ve la ricordate: “noi non vendiamo sogni, ma solide realtà”!
Questo è il motto e lo slogan di Fratelli d'Italia , di tutta questa maggioranza, Presidente. Però noi siamo qui per dire che di pubblicità adolescenziali mettiamo soltanto i ricordi, perché questo decreto è stato approvato in fretta e furia il 14 ottobre, pubblicato in il 29 ottobre e sulla carta doveva essere il grande decreto del rilancio, il solito titolo altisonante con cui Meloni battezza i suoi decreti-legge.
Poi, però, andiamo a vedere e ci troviamo davanti all'ennesimo decreto , un puzzle di norme disordinate, scritte male, corrette poi da emendamenti della stessa maggioranza, dei relatori. Insomma, 2 miliardi di euro sparsi a pioggia senza un piano di distribuzione serio, senza sapere quali sono i criteri, senza avere nessuna visione strategica. La fotocopia di quello che è il Governo Meloni dal 2022, quando vi siete insediati.
Questo decreto è una toppa gigantesca che voi state mettendo sui problemi che avete creato voi stessi al Paese, e parto dal metodo, Presidente, perché qui si è portato, come dicevo, un testo che parla di tutto e di più, che è stato cambiato fino all'ultimo minuto. Pure il Comitato per la legislazione ha evidenziato dei tratti insoddisfacenti, perché ricordo che è stata richiamata l'attenzione sui tempi di deliberazione dei decreti in Consiglio dei ministri e la loro entrata in vigore conseguentemente alla pubblicazione in .
Però sembra che tutto questo freghi poco al Governo, come se oggi non foste al Governo di una Nazione, ma al comando di uno Stato che state plasmando a vostro piacimento. E quindi dibattito zero, lavori in Commissione che risultano un piccolo teatrino di parti, dai Sottosegretari alla maggioranza che, in qualche modo, cercano di mascherare al meglio le operazioni senza né capo, né coda. Di certo, tutto si fa tranne che tenere a cuore l'interesse e i bisogni del Paese. E qui entro nel merito del provvedimento, perché, Presidente, qui abbiamo 1 miliardo e 800 milioni di euro, nel 2025, sulla rete ferroviaria.
Quindi, chi ascolta da fuori finalmente dirà: oh, investono sui treni. Eh no, no, perché poi leggiamo queste pagine e viene fuori che non c'è alcun vincolo serio sull'equità territoriale, non c'è alcun criterio chiaro per le aree interne, per il Mezzogiorno e per i territori abbandonati, non c'è garanzia di trasparenza sugli appalti. Vede, Presidente, al Ministro Salvini oggi va un bell'applauso, perché ve lo ricordate lo slogan “L'Italia che corre”? Eh sì, adesso l'abbiamo capito, perché con il Ministro Salvini corrono gli appalti, non i treni; ai treni restano i chiodi e i ritardi, e questo è quello che abbiamo contestato, sotto questo punto di vista.
Poi c'è il capitolo investimenti e fondi. Mettete 40 milioni nel 2025 per sostenere il settore privato ucraino nella ricostruzione. Sul piano internazionale si può discutere; non la penseremo mai come voi e prendiamo posizioni antitetiche - e va bene, ci sta - ma il punto è un altro: dentro i nostri confini, per le nostre imprese e per i nostri distretti produttivi in crisi da oltre 32 mesi, perché non vi impegnate allo stesso modo? Voi eravate i patrioti, quelli che “l'Italia viene prima”. Cos'è, non ci credete più? Evidentemente no oppure non vi serve più questa narrazione.
E ancora, con questo decreto autorizzate il MEF a conferire fino a 170 milioni nel 2025 in fondi gestiti da Invimit per valorizzare e dismettere immobili pubblici; e questo voi dite che è efficienza. Beh, noi diciamo che è l'ennesimo pezzo di patrimonio pubblico che rischia di finire in circuiti finanziari poco trasparenti senza un vero controllo democratico.
Rifinanziate poi un programma di miglioramento genetico in zootecnia, che conta circa due milioni. Piccolo importo, piccolo settore infilato in questo decreto che, invece, dovrebbe parlare di grande strategia economica. Anche un bambino capirebbe che questo è il simbolo di come per voi le norme siano un'accozzaglia di favori utili ad accontentare chi? Chi lo sa, magari chi in cambio vi promette consenso, perché è questo che voi inseguite, il consenso, i sondaggi, e del popolo, che poi non ce la fa ad arrivare a fine mese, poco più vi importa.
E veniamo alla casa, il Piano casa, quello per cui il Vice Premier Tajani sarebbe disposto a ballarci su, promettendo stabilità e garanzia. E vediamola questa garanzia, perché in legge di bilancio prima il Vice Premier vota a favore di una tassazione sulla casa e poi il giorno dopo che fa? Se ne va in giro a dire: “toglieremo la tassazione, perché noi vi teniamo a cuore, noi teniamo a cuore i giovani”. Quindi, praticamente stanno fingendo di risolvere un problema che hanno creato loro, che ha votato lo stesso Tajani in Consiglio dei ministri. Ipocrisia pura.
Vado avanti, perché nel decreto ci sono 75,6 milioni di euro in più per il Fondo garanzia prima casa. Titolo bellissimo: aiutiamo i giovani a comprare casa. Sì, poi andiamo a leggere come funziona e il fondo aiuta chi la banca considera già affidabile. Sapete che cosa significa questo? Che il giovane con contratto stabile viene aiutato, la famiglia con due redditi certi viene aiutata, gli amici di partito se ne possono andare in giro tranquilli e poi il precario, il involontario, il giovane pendolare con un lavoro a chiamata o a tempo limitato si può arrangiare. Ecco, questa è la bella politica del centrodestra; è andata ormai quella destra sociale, quella che…oggi la destra aiuta chi è già dentro il sistema e lascia fuori tutto il resto. Siamo caduti, anzi siete caduti davvero molto in basso. Gridavate “prima gli italiani” e invece nei fatti è un “fuori tutti”.
E arrivo a parlare di digitale, altro tema infilato nel “decretino”. Rifinanziate il Fondo per l'innovazione tecnologica con 3 milioni e mezzo di euro nel 2025 e ora dobbiamo ricordarci che, però, mentre in Italia milioni di cittadini non hanno una connessione adeguata, molti comuni non riescono a erogare servizi digitali decenti, il divario digitale tra Nord e Sud è ancora enorme, il Ministro Giorgetti gioca a fare il Babbo Natale e pensa di fare un grosso regalo quando parla di 3 milioni e mezzo sul digitale. Guardi, caro Ministro Giorgetti, se ci sente fuori da questi palazzi, con 3 milioni e mezzo di euro un grande comune riesce a malapena a rifare il portale ; e con queste cifre non è garantito alcun piano serio sulle competenze digitali, nulla, perché è stato escluso da SPID, da PagoPA, dai servizi sanitari . Altro che obiettivi raggiunti! Qui siete un disastro fatto di arroganza e incompetenza.
Per voi la digitalizzazione è un titolo da comunicato stampa, non una strategia di emancipazione e di trasparenza per i cittadini italiani. E vi dico di più, perché su questo voglio sbloccare un ricordo. Il Fondo per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione è stato istituito con una dotazione iniziale di 50 milioni nel 2020. Lo ricorderanno, quelli di Fratelli d'Italia, quando si strappavano le vesti contro il decreto Rilancio, ovvero durante il Governo “Conte 2”. E sempre durante quel Governo la dotazione del Fondo è stata incrementata di 5 milioni di euro per il 2022, 10 milioni di euro per il 2023 e 20 milioni di euro per l'anno 2024, con la legge di bilancio 2022, Governo Draghi. Poi siete arrivati voi e sapete che avete fatto? Con un colpo di spugna avete ridotto la dotazione del Fondo per far fronte alla copertura degli oneri per il funzionamento del Comitato nazionale per la celebrazione del bicentenario della morte di Alessandro Volta. Roba forte, complimenti .
E poi, giacché abbiamo parlato dei servizi sanitari , che fa? Non parliamo di sanità? E sì che ne parliamo; parliamone un po'. Il decreto dice che aumentate le borse di specializzazione per diverse professioni sanitarie. Ricordo: 4.773 euro lordi l'anno; pensate un po' che grande sforzo vi siete concessi. E poi, proroga fino al 31 dicembre 2030 una norma tariffaria per l'ISMETT in Sicilia; stanzia fondi pluriennali per il Centro nazionale di adroterapia oncologica; rafforza il finanziamento del Policlinico Umberto I.
Per carità; per carità, tutte realtà importanti, nessuno lo nega. Ma le altre? Perché sono stati bocciati emendamenti per l'ospedale di Napoli? Perché? C'è una categoria A e una categoria B per questo Governo? Evidentemente sì, però, mentre voi curate le vetrine di eccellenza, io vi voglio far presente che i pronto soccorso nelle nostre città italiane sono in trincea. I reparti chiudono, gli infermieri scappano, i cittadini attendono per mesi, se non per anni per una visita. Mettete, fino a 110 milioni nel 2025, delle risorse che servono a pagare - pensate un po' - le sentenze e le transazioni delle aziende sanitarie; cioè per coprire i danni, i contenziosi, gli errori accumulati nel tempo dalle aziende sanitarie che sono strettamente legate alla gestione regionale.
E allora vogliamo dirla tutta? Perché parte di questo contenzioso tra i servizi sanitari regionali e i soggetti coinvolti, pensate un po', che cosa riguarda? Il riconoscimento della gratuità di alcune prestazioni, con riferimento all'ambito socio-assistenziale. Questo è ciò che si deve sapere, che si deve dire quando si illustra un decreto perché, vedete, questa non è prevenzione, non è programmazione. Questo è affrettarsi a pagare il conto di anni di definanziamento e di fallimento nella gestione della sanità.
E poi la salute dei cittadini deve ancora aspettare perché il Governo Meloni è impegnato in altro, a creare solide realtà, come tenete tanto a ribadire. E voi però procedete veloci verso un modello che ha un preciso scopo: quello che chi può paga il privato, chi non può aspetta, finché sarà possibile aspettare però. Vedete, noi siamo di fronte a una privatizzazione strisciante, Presidente, e, quando ci si riempie la bocca di sanità pubblica, bisognerebbe ricordarsi che i numeri del bilancio di questo Governo vi smentiscono, perché niente c'è che il Governo Meloni abbia scritto e fatto per la sanità pubblica.
Ci riferiamo a quella sanità pronta ad assistere gli ultimi, quelli che tante volte vi creano orticaria a sentirli: i poveri. Questa è una parola che rimandate al mittente, ma di poveri, caro Sottosegretario, ce ne sono tanti in Italia e dovreste iniziare ad occuparvi di loro.
Passo al capitolo enti locali. Anziché ripristinare milioni di fondi che avete tagliato in questi ultimi anni a comuni e province, con questo decreto, botta di genio, arriva un capolavoro: l'imposta di soggiorno. Allora, voi che fate? Prorogate l'imposta di soggiorno per i comuni, rafforzate - come dite voi - la possibilità per i comuni turistici di aumentarla, sì, perché, poi, il 30 per cento delle entrate extra, voi le prendete per metterle sul bilancio dello Stato, con una scusa alquanto ipocrita: la scusa di finanziare i fondi per disabilità e minori. Apriamo allora una parentesi: sono fondi per disabilità a cui voi non credete e sapete perché possiamo dire tranquillamente questo? Perché continuate a bocciare richieste per un maggiore sostegno economico alla disabilità che questa opposizione puntualmente vi porta in ogni decreto. Vogliamo parlare della legge di bilancio, di quello che avete riservato ai , che presto arriverà in quest'Aula? Non un assegno economico per chi non può lavorare a causa della gravità e della continuità dell'assistenza, non un riconoscimento di contributi figurativi per chi ha dovuto lasciare il proprio lavoro e occuparsi a tempo pieno nell'assistenza, e ora ci venite a parlare di sostegno alla disabilità. Mi vergognerei, se fossi nei panni di questo Governo, ma, grazie a Dio, sono nei miei e ne vado fiera.
Il risultato di queste vostre politiche, però, sarà che questo Governo userà la tassa di soggiorno dei comuni per coprire una spesa sociale che dovrebbe essere finanziata con risorse proprie, non scaricandola sui sindaci e sui cittadini. Questo non ve lo diciamo noi, perché dovreste parlare con ANCI, visto che avete i vostri massimi esponenti in prima linea lì, e dovreste ricordarvi che lo stesso ANCI vi accusa di utilizzare i comuni come bancomat pur di non tagliare le vostre spese pazze che, invece, riservate ad armi, a carrarmati e a scenari di guerra per questo Paese.
Arrivo a toccare velocemente gli altri punti, Presidente. Nel decreto, c'è anche il tema sicurezza: vengono stanziati 20 milioni di euro per programmi di cooperazione di Polizia con Paesi extra europei cosiddetti prioritari sulle rotte migratorie. Non sappiamo quali Paesi siano, perché questo Governo ha deciso che alle opposizioni non è dato sapere. Ci dovrebbero spiegare però le motivazioni di questo impegno, perché non abbiamo trovato trasparenza sui criteri, valutazioni serie sugli impatti sui diritti umani, nessuna connessione con la politica di integrazione.
Ve lo spieghiamo noi allora perché avete fatto questa manovrina. La vostra logica è sempre la stessa: si finanzia il racconto della sicurezza per tutti, mentre i problemi strutturali di accoglienza, di inclusione e di lavoro regolare non li affrontate, perché non sapete che fare. Spendete milioni di soldi degli italiani per far fare il giro del mondo in 80 giorni agli immigrati, dall'Albania all'Italia, dall'Italia all'Albania, sempre a spese degli italiani, e, nel frattempo, ci restituite un livello di immigrazione quadruplicato rispetto soltanto a qualche anno fa: ce la ricordiamo bene la signora del blocco navale che se ne andava in giro a dirlo in tutte le piazze; forse poi ci ha ripensato e ha detto che avrebbe inseguito addirittura sul globo terracqueo gli scafisti sui motoscafi. Pensate un po'! Non ne hanno beccato uno. All'unico criminale di guerra che si sono trovati sotto casa gli hanno fatto suonare il campanello: prego, si accomodi, torniamo a casa con un bellissimo volo di Stato !
Parlate, quindi, di sicurezza, di controllo del territorio, di tutela degli italiani, però, nel frattempo, avete fatto un disastro e, per di più, saccheggiate il Fondo creato dal Governo Conte per la Polizia locale e dirottate soldi verso operazioni di cooperazioni con Polizie di Paesi non europei. Un grande gesto, complimenti.
Allora, arrivo a guardare un attimo la realtà, come farebbero tanti cittadini che non si dilettano in questi argomenti tecnici. Qui, in Parlamento e nel Governo italiano, si lavora da quattro anni per rafforzare chi è già forte - questo è il punto -, per scaricare i costi sui comuni e, quindi, sui cittadini contribuenti.
Non c'è una sola misura strutturale che intervenga sulla tasca del cittadino per alzare i salari minimi, per combattere la precarietà, per ridurre il divario tra Nord e Sud. Niente di tutto questo è nel programma Meloni. Voi siete quelli che preferiscono mettere le città contro le province, i garantiti contro i precari, gli imprenditori contro i lavoratori. Questo è quanto di più grave possa fare un buon Governo.
Dunque, Presidente, vado a chiudere, perché a noi tutto questo non sta bene. Vede, molti di noi, colleghi del MoVimento 5 Stelle, sono entrati in politica perché credono che combattere per tutti gli altri sia una missione e questo Governo vuole farci credere che fare politica per la collettività non sia possibile…
DANIELA TORTO(M5S). …che fare politica a testa alta sia solo demagogia. Noi vi diciamo che non è così. Siamo disgustati, ma combatteremo per i diritti di tutti, perché un popolo che si unisce, si unisce per fare il bene di tutti e non di pochi, come fa il Governo Meloni
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Mancini. Ne ha facoltà.
CLAUDIO MANCINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghi, componenti del Governo, gentile relatore, gentile relatrice, discutiamo oggi sulla conversione del decreto-legge recante misure urgenti in materia economica, un provvedimento che, nelle intenzioni, dovrebbe intervenire su capitoli rilevanti della vita dei cittadini: dal rifinanziamento della società delle ferrovie, all'organizzazione dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026, fino a norme sul sostegno al settore privato ucraino, agli enti locali e misure per giovani, università e digitalizzazione.
Nella realtà, però, ci troviamo ancora una volta davanti a un decreto costruito con un di materie, obiettivi e voci di spesa che non sono tenuti insieme da alcun disegno coerente, da alcuna visione strategica d'insieme. È il segno di un Governo che galleggia, che vive di emergenze e che continua a produrre atti d'urgenza, pensati più per tappare falle, che per programmare il futuro del Paese.
Ed è proprio qui che emerge, cari colleghi, il nodo politico. Questo non è un Governo che fa riforme, non è un Governo riformatore. Lo abbiamo detto più volte, ma ogni provvedimento che arriva in Aula lo conferma. Non c'è una grande riforma che affronti davvero i nodi strutturali del Paese. Non c'è una riforma per il rilancio dell'istruzione, non c'è una riforma per il diritto allo studio, non c'è una strategia per colmare il divario tra Nord e Sud. Non c'è un piano industriale che accompagni le nostre imprese nelle transizioni tecnologiche e ambientali in corso.
Anche questa volta, come sta avvenendo anche al Senato con la manovra, le poche risorse disponibili vengono frantumate in una miriade di interventi disorganici, perdendo forza e capacità di incidere davvero sulla crescita e sul benessere delle italiane e degli italiani. Una strategia di lungo periodo sarebbe oggi più che mai necessaria, soprattutto alla luce dello stravolgimento commerciale e politico globale dei dazi introdotti dall'amministrazione Trump, che hanno già inciso e continueranno a incidere negativamente sugli equilibri della nostra bilancia commerciale, in un sistema produttivo nazionale già in crisi. Ed è questa assenza di visione che si riflette puntualmente nei risultati economici. La Commissione europea certifica, per il 2025, una crescita del prodotto interno lordo di appena lo 0,4 per cento; un dato che fotografa un Paese sostanzialmente fermo, che evita la recessione solo grazie agli investimenti del PNRR, voluti, negoziati e costruiti dal Governo Conte con il Commissario Gentiloni, con il Ministro Gualtieri, con David Sassoli, Presidente del Parlamento europeo.
Risorse che, se fosse dipeso da voi, che eravate all'opposizione, non sarebbero mai arrivate. Ed è un dato, quello sul PIL, che delinea un quadro ancora più preoccupante per il 2027, collocando l'Italia all'ultimo posto nell'Unione europea per crescita del PIL. In questo contesto è ancora più evidente la debolezza delle vostre proposte relativamente a giovani, università, istruzione e digitalizzazione contenute all'articolo 2 di questo decreto. Anche qui, infatti, si ripete lo stesso schema: interventi di breve respiro, frammentati, limitati a un solo esercizio finanziario.
Piccoli aggiustamenti al Fondo di garanzia per la prima casa, un modesto incremento delle borse di studio universitarie, rifinanziamenti limitati ai programmi di innovazione digitale: tutte misure che, per la loro portata e per la loro natura , finiscono per assomigliare più ad annunci che a politiche in grado di incidere davvero sui ritardi strutturali del Paese. Eppure proprio il livello di istruzione dovrebbe essere la priorità assoluta, se vogliamo riattivare un ascensore sociale che da anni è sostanzialmente bloccato. La povertà colpisce il 13 per cento delle famiglie con basso livello di istruzione, ma scende al 4,6 per cento tra quelle in cui almeno una persona è diplomata.
La dispersione scolastica è ancora vicina al 10 per cento, più della metà della popolazione adulta italiana è priva delle competenze digitali di base necessarie per esercitare pienamente i propri diritti di cittadinanza e i consumi culturali restano tra i più bassi d'Europa. Di fronte a questo scenario, Presidente, sarebbe naturale attendersi un intervento organico, un impegno strutturale, un piano pluriennale, un afflato su istruzione, università, ricerca, cultura e innovazione, e invece niente. Nel decreto non troviamo alcuna riforma incisiva né sul diritto allo studio, né sul numero dei laureati, né sulle politiche abitative volte a sostenere i giovani nella conquista della loro autonomia.
Per il famoso Piano Casa per i giovani, Presidente, più volte annunciato con grande enfasi dal Governo, per cui, come stimato dall'Osservatorio sui conti pubblici italiani, servirebbero 15 miliardi di euro, semplicemente non c'è nulla, non compare né qui, né altrove, in nessun provvedimento. Questo decreto, in sostanza, rispecchia l'approccio del Governo anche nel metodo con cui è stato costruito e discusso. Il copione è sempre lo stesso: nessun dialogo con l'opposizione e selezione unilaterale delle misure da approvare e di quelle da respingere.
In Commissione bilancio la maggioranza si è persino attribuita il diritto di stabilire da sola quali fossero gli interventi prioritari e urgenti e quali, invece, dovessero essere non ammessi alla votazione. Così troviamo misure particolari, come l'ampliamento e il rinnovo dei binari del deposito ferroviario di Dinazzano oppure i fondi per ridisegnare il nodo del trasporto ferroviario nel comune di Ferrara, ma non si trovano mai le risorse per discutere le proposte dell'opposizione, che non vengono ammesse al dibattito per mancanza di copertura.
Emblematico di questo disinteresse per le posizioni dell'opposizione è quanto avvenuto sull'articolo 3 del provvedimento, dedicato ad allineare i cronoprogrammi procedurali degli interventi ricompresi nel PNRR. È un articolo che, per l'obiettivo dichiarato, avrebbe richiesto una maggiore attenzione alle difficoltà operative dei comuni, che sono i principali soggetti attuatori di molti interventi. I comuni sono il pilastro dell'attuazione del Piano.
Ed è proprio per questo che avremmo dovuto interrogarci seriamente su quello che succederà dopo, su come si potranno continuare a garantire investimenti e risorse, e, come segnalato dall'ANCI, a proposito della proroga del Fondo, capire come evitare che vengano definanziati interventi che sono a un passo dalla conclusione. Sulla stessa Milano-Cortina si è evidenziato il vostro disinteresse per le nostre pressioni. La collega Roggiani ha segnalato una disparità grottesca: tutti i comuni coinvolti nell'organizzazione dei Giochi possono autorizzare straordinari al personale impegnato in vista dell'evento, tutti tranne Milano.
Per quale motivo il comune capoluogo, che ospita l'evento, dovrebbe essere escluso dalla facoltà minimale e di buon senso di riconoscere gli straordinari ai propri dipendenti? Su questo non c'è stata risposta, non c'è stata discussione, ma solo un invito al ritiro e poi la bocciatura o il parere contrario. È la conferma, la dimostrazione di come avete proceduto senza un confronto con i territori e con chi rappresenta l'opposizione in questo Parlamento. Una menzione particolare voglio farla sulla vicenda dell'Ospedale Carlo Forlanini di Roma.
Si prevede il trasferimento dello storico complesso allo Stato. Immaginiamo che questo sia propedeutico ad un accordo con la Santa Sede per l'utilizzo come ospedale pediatrico, come sede sostitutiva per l'Ospedale Bambino Gesù di Roma. Però - abbiamo presentato un emendamento, che non è stato preso in considerazione, e lo riproporremo in Aula e poi in un ordine del giorno - non viene introdotto un vincolo di destinazione rispetto alla destinazione sociosanitaria. Ora, a pensar male si fa peccato, ma a volte ci si indovina.
Già in passato l'amministrazione di centrodestra della regione Lazio provò lì una trasformazione di tipo residenziale, una vendita di quel patrimonio. Noi confermiamo, come Partito Democratico, che siamo d'accordo all'utilizzo del bene da parte dello Stato anche in un accordo internazionale, come proposto dalla precedente amministrazione regionale, a condizione che venga definito il vincolo di destinazione sociosanitaria .
Il provvedimento contiene poi un importante, dal nostro punto di vista, e positivo emendamento che dispone la chiusura della gestione commissariale del debito storico di Roma Capitale accumulato fino al 2008. Non si tratta di un favore verso una parte politica o verso chi amministra la città, ma di un atto giusto e necessario per la capitale del Paese. Dopo avere introdotto, nel dicembre 2023, il meccanismo per quantificare il debito residuo, Roma Capitale e il Governo hanno lavorato insieme per definire un percorso che garantisse la neutralità finanziaria sul lato della cassa, della chiusura della gestione commissariale, quindi.
Le risorse già disponibili erano più che sufficienti a tale chiusura, dal momento che, sin dalla gestione commissariale, lo Stato e Roma Capitale concorrono al pagamento del debito rispettivamente con 300 e 200 milioni di euro l'anno. Il comune preleva queste risorse con un'addizionale straordinaria dello 0,4 aggiuntiva a quella ordinaria dello 0,5 e una quota dell'addizionale aeroportuale. Queste risorse, dal 2009, sono regolarmente destinate alla copertura da parte di Roma dei debiti della gestione commissariale.
Per rendere possibile una chiusura immediata, occorreva definire un meccanismo di anticipazione di cassa, che consentirà, nei prossimi mesi, di aggiornare il piano di estinzione del debito e di quantificare le risorse residue, che potranno essere destinate alla riduzione delle addizionali comunali e dell'onere per le casse dello Stato. È chiaro che, se da questo percorso emergerà un avanzo, esso dovrà andare da subito a beneficio delle romane e dei romani, a partire dalla possibile riduzione dell'Irpef, che il sindaco Gualtieri ha già annunciato .
Però deve essere chiaro, Presidente: non c'è nessun regalo a Roma, i romani hanno pagato per 15 anni gli oneri della gestione commissariale con un'addizionale significativa, che ha contribuito ad indebolire il tessuto produttivo della capitale. Tante aziende hanno lasciato la città in questi 15 anni anche perché gli oneri fiscali erano maggiori che altrove.
Noi confidiamo che, con questo impegno corale del Parlamento che si completa con questo emendamento, Roma possa tornare, anche per ragioni fiscali, più attrattiva per l'attrazione di investimenti, che ovviamente non seguono solo il criterio della convenienza fiscale ma anche quello della convenienza fiscale.
Presidente, in conclusione, questo decreto conferma, nel suo insieme, tutte le criticità del metodo di fare la legislazione della maggioranza: provvedimenti disorganici, assenza di visione, scarsa attenzione agli enti locali, centralismo delle scelte e opacità nei processi decisionali. L'Italia per noi ha bisogno dell'esatto contrario, cioè di programmazione, di coerenza, di riforme, di capacità di ascolto, di investimenti mirati che sappiano dare prospettiva, di un rapporto leale e collaborativo tra Stato e autonomie locali. È in questa direzione, Presidente, che il Partito Democratico continuerà a lavorare in quest'Aula e soprattutto fuori da quest'Aula .
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Hanno facoltà di replicare i relatori, deputati Frassini e Trancassini; s'intende che vi abbiano rinunciato.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo; s'intende che vi abbia rinunciato.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Nisini. Ne ha facoltà.
TIZIANA NISINI(LEGA). Grazie, Presidente. Visto l'articolo 530 del codice di procedura penale, la corte d'assise di Arezzo ha assolto Sandro Mugnai dal reato a lui contestato perché il fatto non sussiste, avendo agito in stato di legittima difesa. Così si è espressa venerdì 5 dicembre la magistratura aretina, ponendo finalmente fine a un calvario durato 2 anni e 11 mesi per Sandro e per la sua famiglia. La sua unica colpa? Quella di aver protetto la propria famiglia da un'aggressione. Il vicino di casa con un escavatore ha rischiato di far crollare la casa addosso alla sua famiglia e Sandro ha dovuto decidere - forse la decisione più difficile e importante della sua vita in una manciata di secondi - la reazione giusta.
Oggi la sentenza parla chiaro: Sandro ha agito per legittima difesa. È una conferma concreta di ciò che la Lega dice da sempre: chi si difende non può essere vittima due volte. Questa assoluzione, inoltre, rappresenta un'ulteriore conferma della validità della legge sulla legittima difesa fortemente voluta dalla Lega, una norma che oggi dimostra, ancora una volta, tutto il suo valore, restituendo giustizia a chi ha subito un trauma devastante.
Permettetemi di concludere rivolgendomi direttamente a Sandro Mugnai. Nulla potrà cancellare dalla tua memoria e dal tuo cuore la tragedia vissuta quella maledetta notte del 5 gennaio 2023, ma una cosa deve essere chiara: tu, Sandro, quella notte hai agito per salvare la vita di almeno cinque persone. Sii orgoglioso di aver protetto la tua famiglia. Noi continueremo ad essere al tuo fianco, come lo siamo sempre stati. Forza, Sandro !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Furgiuele. Ne ha facoltà.
DOMENICO FURGIUELE(LEGA). Grazie, Presidente. Intervengo per portare all'attenzione di quest'Aula un evento gravissimo che ha colpito e ha sconvolto la città di Lamezia Terme. È notizia delle ultime ore che un uomo di 48 anni, straniero, ha tentato di appiccare un incendio ad un'abitazione, provocando ingenti danni, mettendo a repentaglio la vita delle persone, sconvolgendo, portando la paura e lo sconforto ai cittadini di Lamezia Terme. Si tratta di un evento gravissimo, che ha visto immediatamente l'intervento delle Forze dell'ordine e dei Vigili del fuoco, che ringrazio, perché si è evitata una tragedia: in quell'abitazione c'erano due bombole del gas.
Ho chiesto al Ministero dell'Interno dei chiarimenti, in merito soprattutto a delle notizie di stampa che vorrebbero che il soggetto in questione fosse già destinatario di un provvedimento di espulsione, una cosa ulteriormente grave e soprattutto problematica dal punto di vista dell'ordine pubblico. Allora, in attesa di ulteriori delucidazioni che il Ministero dell'Interno trasmetterà al territorio, speriamo che il giudice delegato intenda prolungare l'arresto di questa persona.
Signor Presidente, la città di Lamezia Terme, come tutte le città italiane, non può più sopportare l'aggressione e la violenza di chi vuole stare nelle nostre realtà senza difendere i principi delle nostre comunità, senza rispettare le nostre leggi, senza rispettare il decoro delle nostre città. La Lega continuerà a vigilare sulla legalità…
DOMENICO FURGIUELE(LEGA). …sulla trasparenza e sul decoro delle nostre comunità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. L'altra notte, in un comune della provincia di Napoli, Sant'Antimo, a poca distanza da Caivano, un gruppo di delinquenti ha messo in atto l'ennesimo atto predatorio all'interno di quel territorio. Durante la notte un gioielliere ha subito l'assalto del proprio negozio: prima sono arrivati con la fiamma ossidrica e poi hanno fatto la cosiddetta “spaccata”, cioè sono entrati nelle vetrine blindate con una macchina che era stata rubata. I cittadini che abitano ai piani di sopra hanno tentato di respingere i delinquenti lanciando oggetti, ma loro li hanno minacciati e solo dopo 10 minuti circa sono arrivate le Forze dell'ordine. Il danno nei confronti di questa persona è di circa 50.000-60.000 euro.
Io faccio presente che la criminalità è aumentata - è un paradosso, nonostante ci troviamo a pochi metri da Caivano - da quando hanno spostato l'ennesima caserma dei Carabinieri. Voglio registrare che, da quello che dice il Ministero, solo quest'anno saranno tagliati 180 milioni di euro alla sicurezza dei nostri territori e solo nella provincia di Napoli hanno chiuso, negli ultimi 3 anni, diverse caserme dei Carabinieri e stazioni della Polizia. Il paradosso - e concludo - è che i cittadini di Sant'Antimo dicono: annetteteci a Caivano, visto che le Forze dell'ordine le hanno messe soltanto là.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 ottobre 2025, n. 156, recante misure urgenti in materia economica. (C. 2678-A)
: FRASSINI E TRANCASSINI.
2.
S. 1578 - Legge annuale per il mercato e la concorrenza per il 2025 (Approvato dal Senato). (C. 2682)
: GIOVINE.
3.
4.
5.
S. 562 - D'INIZIATIVA DEI SENATORI: MARTI ed altri: Disposizioni per la promozione e la valorizzazione dei cammini d'Italia (Approvata dal Senato). (C. 1805-A)
: AMORESE, per la VII Commissione; ANDREUZZA, per la X Commissione.
6.