PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
GILDA SPORTIELLO, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 104, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza petizioni, il sunto e l'assegnazione delle quali, ai sensi della deliberazione della Giunta per il Regolamento del 19 febbraio 2025, saranno pubblicati nell' al resoconto stenografico della seduta odierna .
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 9,45. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2678-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 ottobre 2025, n. 156, recante misure urgenti in materia economica.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione generale e i relatori e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge .
La I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere , che è in distribuzione.
Avverto che fuori dalla seduta l'emendamento 1.1002 Carrà è stato ritirato dal presentatore.
Avverto altresì che la Presidenza, ai sensi dell'articolo 96-, comma 7, del Regolamento, conferma l'inammissibilità dell'articolo aggiuntivo 3.011 Del Barba già dichiarata in sede referente.
Se nessuno chiede di intervenire, invito i relatori e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge.
REBECCA FRASSINI, Grazie, Presidente. Il parere sugli emendamenti è contrario su tutti, tranne che per l'emendamento 3.61 Pisano, su cui il parere è favorevole con questa riformulazione: dopo il comma 4 aggiungere il seguente 4-: “ai fini dell'acquisto di un acceleratore lineare e del relativo finalizzato alla sua installazione, sono destinati, per l'anno 2026, 4 milioni di euro all'azienda sanitaria provinciale San Giovanni di Dio di Agrigento. Agli oneri di cui al presente comma, pari a 4 milioni di euro per l'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 2, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n. 244”.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.9 Curti. Se nessuno chiede di intervenire passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.9 Curti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.10 Traversi. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 Traversi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.14 Carmina. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.14 Carmina, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1000 Barbagallo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Con questo emendamento reperiamo le risorse per finanziare il cosiddetto Nodo di Catania. È l'unica parte - pensate - della rete TEN-T, dai Paesi scandinavi fino a Palermo, che non è finanziata sul sistema degli assi ferroviari e riguarda il centro storico di Catania, nella parte che va dalla stazione Europa alla stazione Acquicella. È l'opera più importante che darebbe nuovo volto al centro urbano e sostanzialmente garantirebbe l'interramento del percorso ferroviario esistente, la realizzazione di una nuova fermata nella zona Porto - Duomo e l'interramento dell'attuale stazione centrale. Insomma, un'opera fondamentale non soltanto per la Sicilia, ma per tutto il Mezzogiorno. È un'opera che il Governo Meloni in questi anni ha promesso e che continua a non finanziare.
Noi raschiamo il fondo del barile reperendo questo finanziamento nel triennio. Vuole essere un segnale non soltanto di attenzione ma anche un segnale che speriamo trovi la condivisione dell'Aula, nonostante il parere contrario del Governo, anche perché nel frattempo proprio il Governo Meloni continua a tenere fermi 5 miliardi dell'FSC per il ponte, che quest'anno certamente - né nei prossimi anni - non verranno impegnati. Quindi, almeno utilizziamo queste risorse per un'opera strategica e fondamentale. Dunque, facciamo appello all'Aula affinché l'emendamento venga votato .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1000 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.1001 Barbagallo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Abbiamo capito l'aria che tira, ma non ci arrendiamo.
L'emendamento 1.1001 fa riferimento a una delle vergogne di questo tempo, la tratta Catania-Caltagirone-Gela, che è una tratta borbonica, e ai tempi dei Borboni le ferrovie andavano meglio rispetto agli anni attuali. Infatti, è una ferrovia ferma dal 2011 perché è crollato un viadotto e, da allora, non si riesce ad intervenire per ripristinare il collegamento tra due delle città più importanti del Mezzogiorno. L'emendamento garantisce il reperimento di queste risorse, quindi troviamo deplorevole che, in questo tempo, non si riesca a dare un segnale deciso per riconnettere questa parte del Paese, tenendo conto anche che è una zona strategica dove vertono due aeroporti, l'aeroporto di Comiso e l'aeroporto di Catania, che, peraltro, sono gestiti dalla stessa società e potrebbe ottimizzare il sistema dei trasporti.
Ripeto, la ferrovia tra Catania e Gela è interrotta dal 2011 per un intervento che non è trascendentale tra le pieghe del FISPE e del bilancio pluriennale. Quindi insistiamo nell'approvazione di questo emendamento .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1001 Barbagallo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
L'emendamento 1.1002 Carra' è stato ritirato.
Passiamo all'emendamento 1.15 Santillo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.15 Santillo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.16 Barzotti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Chiedo di sottoscrivere questo emendamento. Volevo solo raccontare la di questo emendamento, perché parla ancora del grande e importante decreto Ponti, che è stato fatto nel 2018 grazie al Governo 5 Stelle, Conte 1, e al Ministro Toninelli. Un decreto rivoluzionario perché, dopo tanto tempo, si finanziavano opere utili, opere che interessavano più territori, invece di finanziare un'unica opera inutile. Questo decreto Ponti dava tutta una serie di fondi per la progettazione e la costruzione di nuovi ponti sul Po e anche per la messa in sicurezza di ponti esistenti. Solo nella mia provincia, la città metropolitana di Torino, eravamo riusciti ad avere a disposizione 60 milioni di euro per adeguare almeno cinque ponti, che avevano bisogno di opere strutturali, e anche per costruirne di nuovi, tra cui il ponte di Castiglione e il ponte di Strambinello. Lo dico perché voglio anche stimolare i miei colleghi piemontesi della Lega, che allora hanno votato con noi il decreto Ponti e che adesso, chiaramente, anche loro, sembra vogliano difendere questi fondi.
In questo emendamento, noi richiediamo 300 milioni per coprire gli extracosti relativi ai lavori già in parte progettati, già in parte stimati e già in parte anche pubblicizzati sui territori. E non riguardano solo i nove ponti della città metropolitana di Torino, ma riguardano tutte le province che hanno dei ponti sul Po, tra cui i ponti di Cuneo, della Lombardia, eccetera, eccetera. Ma il tema fondamentale è che noi abbiamo… scusate…
PRESIDENTE. Prego, collega Iaria.
ANTONINO IARIA(M5S). Sentivo un po' di brusio. Dicevo, noi abbiamo un problema di extracosti con tantissime opere che, in teoria, possono già partire. Quindi, quando un'opera pubblica parte, è utile, porta economia, porta PIL, ma, se non si coprono questi extracosti e si dirottano i fondi in altre opere che non sono ancora partite e che, magari, vengono anche bloccate dalla Corte dei conti - e mi rivolgo qui al Ministro Salvini, sempre che si possa dire ancora “Salvini” in Aula; si può dire “Salvini” in Aula? Perché ieri sono stato, diciamo, redarguito -, se non si trova dove i soldi vengono sprecati, moltissime di queste opere saranno ferme al palo. Allora, delle due l'una: o decidiamo di far partire veramente l'economia e di lavorare anche per aiutare i territori, o facciamo solo propaganda per sprecare - come ho detto prima - soldi pubblici in opere che, forse, avranno un'utilità fra trent'anni e che, magari, non possono nemmeno essere costruite per problemi di vario tipo.
Il tema è sentito anche dalla maggioranza. In Commissione stessa mi è stato anche detto - e di questo sono contento - che un ordine del giorno, che noi, tra l'altro, abbiamo anche presentato, su questo tema poteva essere anche approvato. Capisco che un ordine del giorno non si nega a nessuno, è un po' una roba che sta bene su tutto, però l'emendamento avrebbe avuto più senso, l'emendamento avrebbe avuto anche più senso se riformulato, magari anche tenendo conto delle richieste che sono state fatte dai territori, dagli enti territoriali, dagli amministratori locali, anche soltanto di garantire il rinvio della possibilità dell'aggiudicazione delle progettazioni o dell'aggiudicazione dei lavori per questi ponti.
Ricordo che sono opere molto importanti, che riguardano non solo la viabilità, ma anche problematiche di dissesto idrogeologico, sicurezza nell'attraversamento di questi ponti che, per una volta, erano veramente distribuiti su tutti i territori e che adesso, però, rischiano di rimanere al palo o di perdersi, con il rischio anche che questi fondi vengano dirottati su altre opere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Barzotti. Ne ha facoltà.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. Trecento milioni per i ponti sul Po: a questo sta dicendo di “no” questa maggioranza. Invece che finanziare infrastrutture che servono ai pendolari, ai lavoratori, ai cittadini per la loro quotidianità, voi state sprecando miliardi per un inutilissimo ponte sullo Stretto di Messina . Questo “no” che state dando oggi è uno schiaffo in faccia a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici del Nord che tutti i giorni devono prendere i treni e si trovano in condizioni di difficoltà, perché questi ponti sono in alta condizione di degrado. Vergognatevi !
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.16 Barzotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.17 Francesco Silvestri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.17 Francesco Silvestri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 1.18 Sportiello.
Ha chiesto di parlare la collega Sportiello. Ne ha facoltà.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Finita la campagna elettorale, non fate neanche più finta di avere un qualche interesse per il Sud o per la Campania. Infatti, vi sto chiedendo di restituire i 15 milioni sottratti per la metro Napoli-Afragola. Vi sto chiedendo di restituire quei fondi che avete sottratto a un progetto strategico per la Campania e, in questo momento, sappiate tutti che questo Governo e questa maggioranza ci stanno dicendo “no”: quei fondi non li restituiranno . Per loro, le opere strategiche della Campania e della città di Napoli non sono prioritarie. Noi l'abbiamo sempre saputo, perché siete un Governo nemico del Sud, un Governo nemico della Campania, e l'hanno capito anche gli elettori e le elettrici. Siete quelli delle autonomie differenziate, siete quelli che non danno agli ospedali del Sud, siete quelli che negano, ancora una volta, i fondi tagliati alla metro Napoli-Afragola. Davvero, vergogna !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Questo Governo è anche nemico dei lavoratori, perché la stazione di Napoli-Afragola è una stazione importantissima, che ogni giorno vede centinaia e centinaia di lavoratori e lavoratrici che da Napoli si spostano verso Roma. Questi lavoratori e queste lavoratrici non hanno la possibilità di parcheggiare, perché sappiamo che il parcheggio della stazione di Napoli-Afragola è completo. Gli abbonamenti sono completi, c'è una lista di attesa di 500 aspiranti che desiderano ottenere un abbonamento e che non riescono ad averlo perché non c'è spazio. Quindi, la costruzione della metro e del collegamento è fondamentale per questi lavoratori che, ogni giorno, prendono il treno per arrivare qui, a Roma.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, Presidente. L'articolo 1 del testo originale prevedeva dei rifinanziamenti delle autorizzazioni di spesa senza inserire, tuttavia, maggiori oneri. A un certo punto ci siamo pure preoccupati, o meglio sorpresi, perché è arrivato questo emendamento della Lega che garantiva maggiori risorse per l'anello ferroviario di Palermo. L'emendamento è stato poco fa puntualmente ritirato, dandoci ancora una volta la conferma che questo è un Governo contro il Sud, che non mette un euro in più neanche per opere indifferibili come quelle che abbiamo sentito e che riguardano la Campania, la Calabria, la Puglia e la Sicilia.
Io credo che servano un cambio di marcia e una scossa, che quest'Aula è chiamata a dare a partire dalla votazione di emendamenti che garantiscono maggiori risorse per infrastrutture ferroviarie proprio nel Mezzogiorno.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo per sottoscrivere l'emendamento, se ovviamente i colleghi sono d'accordo, a nome del gruppo di AVS e per sottolineare due questioni. La prima: la stazione di Afragola, senza la linea della metropolitana che collega Afragola con la stazione di Napoli, rimane un'incompiuta. Tagliare i fondi proprio a questa linea è un'assurdità e ci fa capire come si ragioni in termini assolutamente assurdi e irragionevoli. Si parla del ponte, ma non si parla dei collegamenti elementari tra una stazione e l'altra.
La seconda cosa: il disinteresse da parte della del Ministero e, ovviamente, di Trenitalia rispetto alla stazione di Afragola viene ulteriormente confermato dal fatto che da quando, purtroppo, negli ultimi anni c'è questo Governo si è fermata qualsiasi azione, anche per realizzare parcheggi per i cittadini della zona che - il paradosso! - vanno alla stazione di Afragola, ci mettono 50 minuti, un'ora per arrivare a Roma, ma ci mettono 3 ore per trovare un posto auto.
Risulta che l'attuale abbia avuto indicazioni di non fare nulla, eppure attorno ci sono proprietà di Trenitalia e pubbliche che potrebbero essere tranquillamente utilizzate per fare dei parcheggi. Infine, aggiungo che recentemente il comune di Afragola è stato sciolto perché la maggioranza ha mandato a casa il sindaco di centrodestra. Il paradosso di questa vicenda è che il vicesindaco di quel comune è ancora oggi Sottosegretario della Lega di questo Governo.
Noi abbiamo una territoriale del comune e una nazionale che sono state capaci di non fare nulla per quel territorio e di aggravare le condizioni di vita dei cittadini di Afragola, dei comuni limitrofi e anche di tutti i cittadini napoletani, addirittura tagliando i fondi per farli arrivare a Napoli. Se questo è il preludio di come si vuole realizzare un ponte che collega la Calabria alla Sicilia, capiamo bene che non c'è nulla di strategico e non c'è nulla di utile per i cittadini, ma solo sperpero o tagli di fondi nei confronti dei cittadini del Sud
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Sarracino. Ne ha facoltà.
MARCO SARRACINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo solo per dire una cosa, non solo per sottoscrivere, ma anche perché qui noi ci troviamo di fronte veramente a qualcosa che va oltre il ridicolo, com'è stato detto anche dai colleghi che mi hanno preceduto. La campagna elettorale in Campania è stata caratterizzata anche dai tagli che ci sono stati anche ai danni della metro che doveva collegare piazza Garibaldi ad Afragola. Il centrodestra, la Sottosegretaria Pina Castiello, e tutti i parlamentari della destra campani si sono affrettati a dire che avrebbero rimesso i soldi per quella metropolitana.
Arriviamo a oggi, il giorno della verità, e il centrodestra boccia la proposta delle opposizioni di ripristinare quelle risorse. Ecco perché vi hanno bocciato in Campania, perché sono stanchi delle vostre promesse e sono stanchi delle vostre prese in giro. È successo in Campania e adesso succederà anche in Italia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il collega Marattin. Ne ha facoltà, per 2 minuti.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Ne userò molti di meno. Condivido le considerazioni che ha fatto il resto dell'opposizione sull'importanza di questi collegamenti ferroviari, in particolare quello. Ho solo una domanda molto umile, anche se è un aggettivo che… l'emendamento dice che l'autorizzazione di spesa si aumenta di 15 milioni per l'anno 2025. Oggi è il 10 dicembre 2025: anche se questo emendamento fosse approvato, come farebbero questi 15 milioni, non dico a essere spesi, ma anche solo a essere impegnati? Andrebbero in economia e saremmo punto e a capo. Quindi, la domanda è molto semplice: il senso di questo emendamento, esattamente, ai fini pratici, qual è ?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Santillo. Ne ha facoltà, per un minuto.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Presidente, finita la festa, gabbato il santo. Sono passate le elezioni e adesso vorrei vedere i colleghi di maggioranza campani votare contro questo emendamento. Al collega Marattin, poi, è evidente che c'è tempo fino al 31 dicembre per impegnare le somme. I soldi ci servono, eccome ). Dopo le promesse elettorali - 100 euro in più sulle pensioni minime, condoni per la Campania - 15 milioni li ripristiniamo. La verità dei fatti è che alla maggioranza non interessa la Campania e tutto il Sud .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.18 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1 Guerra. Ha chiesto di parlare la collega Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente, lei intuiva il mio desiderio di parlare. Sì, questo emendamento riguarda un problema particolare, cioè il fatto che noi, come Stato, assistiamo con fondi di garanzia la possibilità di acquisire prime case. Però, in moltissime situazioni, le banche chiedono - di fatto, obbligano - il contribuente-utente a sottoscrivere in aggiunta un CPI, quindi una protezione del credito ulteriore, di tipo privato, da esse stesse gestite. Quindi, siamo in una situazione abbastanza vessatoria, e lo dico anche alla maggioranza, che si preoccupa tanto di alcune tipologie di privilegi delle banche.
Ecco, oltre a vedere di tassare utili eccessivi, forse dovremmo anche impedire che si formino in un modo improprio. L'emendamento non impedisce, ovviamente, al privato di farsi un'assicurazione aggiuntiva a garanzia, però non presso quella stessa banca che gli concede un prestito già garantito dallo Stato. Siamo di fronte, quindi, a un fenomeno che va assolutamente sradicato e l'emendamento si muove in questa direzione.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Guerra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.4 Casu. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.4 Casu, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.1000 L'Abbate. Ha chiesto di parlare l'onorevole L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Sì, grazie, Presidente. Io voglio leggervi che cosa dice l'articolo 2. L'articolo 2 dice: “Rifinanziamenti in favore dei giovani, dell'innovazione tecnologica e della digitalizzazione e della formazione universitaria”. Quindi, questo è l'articolo, e c'è un fondo che mi sa che avete anche aumentato. Allora, questo emendamento che cosa chiedeva? Chiedeva, prima di tutto, trasparenza, trasparenza sulla valutazione dei progetti. Come li valutiamo questi progetti?
E dopo averli valutati, ci deve essere anche una lista del perché sono stati scelti i progetti, di quanto è stato dato e, soprattutto, del risultato ottenuto da quel finanziamento. Perché nel momento in cui noi cerchiamo di far crescere il Paese creando un fondo sulla tecnologia innovativa, digitale, aiutando i giovani, io ho semplicemente chiesto, oltre a questo, che in priorità ci fossero i progetti che vedono una fra il mondo universitario, dove ci sono i giovani, e le piccole e medie imprese, rispetto alle quali voi stessi mi dite sempre: è il nostro , è la struttura ossea dell'Italia.
Quindi, favoriamo questo tipo di progetti, chiaramente, dove mettiamo in sinergia e diamo supporto ai nostri giovani - come è richiesto nell'articolo 2 - e alle nostre imprese, perché sono il tessuto italiano e, soprattutto, lo facciamo con trasparenza.
Quindi, cosa devo pensare, alla fine? Che il fondo servirà, come al solito, solo a rimpinguare gli amici degli amici? E che magari dei progetti validi che ci sono a livello universitario, quindi con dei ragazzi che danno supporto alle imprese con nuove tecnologie innovative, non saranno considerati? Se mi bocciate questo emendamento, state realmente dicendo questo.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1000 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 2.6 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.6 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.11 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.11 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.17 De Luca. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.17 De Luca, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.26 Iaria. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Anche questo è un emendamento di buonsenso perché tratta della strategia nazionale per le aree interne; aree interne che sono state dimenticate da questo Governo, che ha definanziato i fondi previsti anche nel PNRR, mentre i vecchi fondi non sono mai stati utilizzati in maniera corretta.
Quindi il Governo, di fatto, ha dimenticato le aree interne. Ma nelle aree interne cosa c'è, che cosa succede? Che si stanno spopolando e lo spopolamento non è solo un problema demografico, è anche un problema di controllo del territorio. Infatti, se tu spopoli un'area interna, spopoli anche le attività, magari anche quelle agricole; hai sicuramente delle infrastrutture viarie - ponti e strade - che vanno manutenute lo stesso, ma non saranno manutenute più perché i fondi mancano, vengono dirottati altrove.
In questo emendamento noi chiediamo di aumentare un fondo che riesca ad aiutare i comuni e gli enti locali a manutenere le strade e le infrastrutture stradali nelle aree interne incrementandolo di soli 20 milioni. Stiamo parlando di 20 milioni: 20 milioni sono, più o meno, dieci volte quello che ha pagato Salvini per la casa e, quindi, una cifra che magari il Governo riesce a trovare con i suoi amici in giro per l'Italia, perché magari ha dei contatti per trovare finanziamenti in maniera molto facile. Sono pochi 20 milioni, ma sono molto utili per realizzare queste opere nelle nostre zone, nelle nostre aree, che questo Governo ha di fatto dimenticato.
Qual è il tema? Se noi non facciamo queste opere, il problema del dissesto idrogeologico o del contenimento anche degli alberi e dei fiumi, si riversa poi nelle città, si riversa a fondo valle. Se noi continuiamo, come fa il Governo, anzi se voi continuate, come state facendo, a negare i cambiamenti climatici, a dire che è tutta ideologia questo parlare di cambiamenti climatici mentre alla fine non sta succedendo nulla, noi praticamente giochiamo con il fuoco - anzi con l'acqua delle alluvioni - senza essere capaci di fare una programmazione per il futuro.
Capisco che parlare di queste cose, parlare dell'ambiente non porti voti. Ma se invece si finanziano opere per mitigare il dissesto idrogeologico, magari non si porteranno voti in più, ma si risparmieranno delle vittime, si risparmieranno danni per le aziende e, chiaramente, si farà una programmazione delle opere infrastrutturali che servono al nostro Paese, invece di farne altre che non servono .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano, a titolo personale. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, signora Presidente. Vorrei sottoscrivere questo emendamento e portare all'attenzione di quest'Aula un problema che varie volte abbiamo visto alla ribalta nel corso di questa legislatura. A me sembra che si tratti solo di proclami, perché poi nulla viene fatto in concreto per le aree interne. Se ne parla tanto, ma non c'è nessuna misura presa in concreto da questa maggioranza. Ci troviamo, quindi, solo di fronte a proclami vuoti che nulla portano di positivo alle comunità che vivono per l'appunto in centri che sono lontani dalle zone maggiormente abitate.
Mi preme sottolineare la pregevolezza di questo emendamento, perché pone l'attenzione anche sul tema del dissesto idrogeologico. Dobbiamo tener conto di quello che può succedere in un prossimo, vicinissimo futuro, se queste aree continuano a essere disabitate e non curate.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marattin, ha due minuti. Ne ha facoltà.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Sarà che - come dice qualche collega - si perde solo tempo, però in qualche modo il tempo dobbiamo farlo passare. Mi riferisco a quanto dice il collega Santillo. Infatti, questo è un altro emendamento che dice: stanziamo delle somme per il 2025, che finisce fra 15 giorni. Ho fatto questa obiezione e, autorevolmente, Santillo mi risponde dicendo: no, ma c'è tempo di impegnarle fino al 31 dicembre. Santillo conosce benissimo i principi di contabilità pubblica e sa benissimo che, dalla riforma del 2015, una spesa si può impegnare in bilancio se è esigibile nell'ambito dell'esercizio stesso. Non è quindi che la puoi impegnare, perché mancano 15 giorni; la puoi impegnare, se mancano 15 giorni e sai che la puoi pagare entro 15 giorni, cosa che, per quanto riguarda tutti questi emendamenti, ovviamente è impossibile.
Ora vi voglio chiedere una cosa: noi già passeremo, probabilmente, il tempo fra Natale e Capodanno qui dentro a fare cose sostanzialmente inutili perché discuteremo emendamenti di una legge di bilancio che non può essere toccata; questo fa parte del sistema folle che tutti noi abbiamo costruito. Ma perché dobbiamo fare emendamenti del genere che ci fanno perdere tempo, non servono assolutamente a niente e non hanno alcuna attinenza ?
Una promessa, però: se mai tornerete all'opposizione, non è che li farete pure voi, vero? Perché questo è il ping-pong che sta ammazzando la politica italiana. Cioè, quando uno è in maggioranza dice “queste cose non si fanno”; poi, va all'opposizione, e replica esattamente le stesse sciocchezze. Non so, quindi, quanto vogliamo andare avanti con questo non senso?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Santillo, a titolo personale. Ne ha facoltà.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Presidente, vede, non solo alla fine di questo mese mancano 21 giorni e non 15, come dice il collega Marattin, ma ciò a cui lui fa riferimento è probabilmente la legge di bilancio, le cui somme dovevano essere previste e spese nel 2026.
Per questo decreto-legge, invece, caro collega Marattin - al quale mi rivolgo attraverso la Presidenza - entro quest'anno vanno impegnate le somme di questo decreto-legge. Per questo motivo, insistiamo.
Tra l'altro, prima si trattava di un'opera su cui questa maggioranza aveva tolto, quest'anno, i 15 milioni di euro che noi, quest'anno, stavamo rimettendo .
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.26 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.45 Roggiani.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Roggiani. Ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Inizia una serie di quattro emendamenti, che abbiamo scritto e presentato, raccogliendo le richieste dei comuni e che purtroppo sono stati bocciati in Commissione.
In Commissione questi emendamenti erano stati presentati non solo dal Partito Democratico, ma anche da alcune forze di maggioranza, proprio perché, come abbiamo più volte detto in quest'Aula, i comuni sono di tutti i colori politici e i loro problemi, le loro preoccupazioni, ovviamente riguardano i sindaci di centrosinistra e i sindaci di centrodestra. Diverso è invece come scelgono di spendere i soldi.
In questo emendamento, in particolare, stiamo parlando dei fondi che erano stati messi a disposizione con il decreto-legge n. 91 del 2017, chiamato “Resto al Sud”, ossia un decreto per comuni e aziende, per dare la possibilità di sviluppare un'economia al Sud che facesse in modo che le persone potessero scegliere di restare nei loro territori. Notoriamente sono lombarda, ma penso che questo emendamento e questo sostegno ai comuni, che chiedono di non dover restituire allo Stato i soldi, quanto hanno messo a bando entro giugno 2026, siano assolutamente di buonsenso. Se si era scelto di lasciare agli enti territoriali, in particolare del Mezzogiorno, un sostegno, penso che, oggi, a fronte anche dei tagli che sono stati fatti nelle due ultime leggi di bilancio (tagli sulla spesa corrente e richieste di accantonamenti per contribuire alla finanza pubblica), tutto quello che possiamo fare, in quest'Aula, per sostenere i comuni, lo dovremmo fare.
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.45 Roggiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.33 Roggiani.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Roggiani. Ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Faccio un intervento sia sull'emendamento 3.33 sia sull'emendamento 3.35, perché riguardano lo stesso argomento, ricordando che, non più di due mesi fa, quest'Aula ha votato all'unanimità una mozione che chiedeva di guardare ai nostri comuni e a tutto quello che oggi si trovano ad affrontare. Questa mozione ha portato al fatto che, nella prossima manovra di bilancio (quella che verosimilmente andremo a votare tra Natale e Capodanno), non ci saranno altri tagli. I comuni però soffrono dei tagli - li ho ricordato poc'anzi - delle due manovre precedenti.
Non solo. L'anno prossimo finiremo quella grande stagione di investimenti che è il PNRR. Quindi, i nostri comuni si troveranno ad avere non solo i tagli che non sono stati ripristinati e che, ricordo a tutti noi in quest'Aula, durano fino al 2029 - perché tutti i tagli e gli accantonamenti, che sono stati impostati nelle ultime manovre, dureranno per tutti i nostri comuni fino ai bilanci del 2029 -, ma in più, dal 2026, non ci saranno più gli investimenti del PNRR.
Qui chiediamo di prorogare, per sei mesi, la possibilità per i nostri comuni di chiudere le opere medie che hanno già previsto e messo a bando. Le opere medie sono uno dei temi, per i nostri comuni, assolutamente importanti e fondamentali. Una cosa che voglio ricordare e ribadire qui è che, spessissimo, i ritardi cui i comuni incorrono non dipendono dalla loro volontà, ma, nella stragrande maggioranza dei casi, dipendono dalla mancanza di decreti attuativi dello Stato piuttosto, dalla lentezza con cui lo Stato eroga o sceglie di erogare, dalla lentezza dei bandi che devono fare, dal fatto che anche i bandi di gara spesso si scontrano con i fallimenti delle imprese e quindi devono rifare i bandi di gara. Chiunque di noi abbia fatto l'amministratore locale sa benissimo quanto sei mesi possano essere vitali per i nostri comuni, per portare a termine opere che sono semplicemente per tutte e tutti i cittadini, indipendentemente - lo ribadisco - dal colore politico.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.33 Roggiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.35 Roggiani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.35 Roggiani , con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.38 Roggiani. Ha chiesto di parlare l'onorevole Roggiani. Ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo è l'ultimo emendamento della serie che riguarda i comuni. Davvero mi dispiace, perché so che tanti colleghi della maggioranza sinceramente voterebbero a favore di questi emendamenti; mi dispiace che li abbiano presentati e poi ritirati e che oggi, di fronte a un voto, non si schierino dalla parte delle amministrazioni locali, ma decidano di finanziare e sostenere tutta una serie di misure che, in un altro momento - lo vedremo nella legge di bilancio -, definiremmo “marchette”, e di non votare questo emendamento.
Questo emendamento chiede una cosa che francamente mi sembra incredibile che non sia condivisa. In questo decreto è stato scritto che il comune deve restituire i fondi (stiamo parlando di alcuni fondi sempre per le opere). Noi stiamo chiedendo che, se un'opera è stata messa a bando entro il 31 dicembre 2025, il comune non debba restituire i soldi. Anche qui - lo ribadisco -, i ritardi con cui spesso i nostri comuni si devono confrontare riguardano un altro tema, oltre a quelli che ho già detto prima, che è quello del personale. Sapete quanti comuni ormai hanno pochissimo personale, non trovano personale e ad esempio per poter fare i bandi di gara, per poter stare dietro all'ordinarietà, si trovano davvero a dover lavorare molto di più, con personale pagato pochissimo? Finalmente c'è stato il rinnovo contrattuale. In questa manovra di bilancio, sono stati stanziati solo 50 milioni per gli aumenti contrattuali accessori. Però, francamente, in tutti i modi dovremmo provare ad andare incontro alle nostre amministrazioni comunali e mi spiace davvero molto che anche questo emendamento, assolutamente di buonsenso, non venga votato e sostenuto da una maggioranza che, invece, ha votato e sostenuto, all'unanimità, tante belle parole nella nostra mozione sugli enti locali.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.38 Roggiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3.60 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.60 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sull'emendamento 3.61 Pisano, il parere è favorevole con riformulazione. Onorevole Pisano, va bene la riformulazione? Sì, allora, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.61 Pisano, nel testo riformulato, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 3-.01000 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 3-.01000 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.1 Marianna Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.1 Marianna Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.2 Francesco Silvestri. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento - ma vale anche per i successivi - per motivare il nostro voto contrario su tutti quegli emendamenti che vogliono bloccare una delle operazioni di recupero di un'area di questa città per una destinazione concordata, in particolare con l'ospedale Bambino Gesù, per la scelta di un incentivo e di un rafforzamento dell'azione e dell'opera meritoria che questo ospedale fa per il Servizio sanitario nazionale.
Io sono colpita dal fatto che chi, insieme all'allora assessore D'Amato, ha sostenuto la giunta di Zingaretti oggi retroceda su un'operazione che ha quello come . Paradossalmente, stiamo dicendo e dando conto a chi era all'opposizione nella regione Lazio dell'atto meritorio di portare avanti un'iniziativa meritevole per la città di Roma e per l'intero Paese e, invece, vedo alcuni colleghi - e invito a una riflessione in tal senso - che fanno un passo indietro. Torno a ripetere che l'operazione di accordo tra Forlanini e Bambino Gesù nasce dalla giunta Zingaretti, con l'assessore D'Amato. Io credo che su questo un po' di coerenza sarebbe ben voluta. Noi, come Azione, questa coerenza la manteniamo e, quindi, voteremo contro sugli emendamenti che vanno a retrocedere rispetto a questo impegno e a favore, invece, sugli emendamenti dei colleghi del Partito Democratico che, invece, vanno a rafforzare esattamente questa procedura. Chiedo anche al Partito Democratico il perché su questi emendamenti ha deciso un'astensione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mancini. Ne ha facoltà.
CLAUDIO MANCINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Su questo emendamento e sui successivi, relativi al passaggio della proprietà dell'ospedale Forlanini dalla regione Lazio allo Stato, perché questo è l'oggetto dell'articolo del provvedimento, noi abbiamo presentato, come Partito Democratico, degli emendamenti che affrontano due questioni: la prima è che l'attribuzione allo Stato deve essere accompagnata da un'informativa al Parlamento sul successivo utilizzo; la seconda è che venga mantenuta la destinazione per le attività sanitarie.
L'ospedale Forlanini è stato chiuso più di 15 anni fa, con grande dispiacere per chi ha dovuto prendere quella decisione. All'epoca il Lazio era stato appena commissariato per i conti della sanità. In una riduzione delle spese sanitarie, le attività residue rimaste all'ospedale Forlanini furono progressivamente trasferite nell'ospedale San Camillo lì adiacente. Da allora l'immobile è vuoto, tranne per qualche utilizzo fatto per le televisive, come cinematografico. Nel corso degli anni sono stati fatti diversi tentativi per un utilizzo e trasformazione a uso di uffici della regione e trasformazione in attività sociosanitaria per il territorio. Parliamo di un immobile di 110.000 metri quadrati per il quale non si è trovata la condizione in tanti anni, anche con amministrazioni diverse, per un utilizzo complessivo della struttura. Noi siamo stati contrari e rimarremo contrari a ogni cambio di destinazione d'uso che preveda una trasformazione a uso residenziale o direzionale privato di quell'area, ma non mi pare che sia il senso comune del Parlamento in questa direzione, ma è bene ricordare che ci furono anche dei tentativi di trasformazione immobiliare. Siamo perché rimanga la destinazione sociosanitaria.
C'è la proposta, avanzata nella scorsa legislatura dal presidente Zingaretti e dall'assessore D'Amato e apprezzata dal complesso delle forze politiche, cioè che possa diventare oggetto di un trasferimento dall'attuale sede del Bambino Gesù al Gianicolo, che è una struttura di grande rilievo non solo per la città di Roma ma sicuramente per tutto il Centro-Sud - e chi ha avuto esperienza di quell'ospedale lo sa perfettamente -, perché quella struttura è troppo piccola per le attuali esigenze. Pertanto, l'ipotesi di trasferimento all'ospedale Forlanini è un'ipotesi che noi pensiamo vada valutata con grande accortezza e positivamente, se ci saranno le condizioni per un accordo tra lo Stato italiano e lo Stato della Città del Vaticano per il trasferimento di quella struttura e l'eventuale riconversione di quella del Gianicolo ad altro utilizzo. Questo aspetto ovviamente richiede un passaggio di informazione al Parlamento, ma richiede anche uno sviluppo di un negoziato tra i due Stati che immagino sarà impegnativo.
Quindi, questa è la nostra posizione. Siamo favorevoli a che rimanga la struttura sociosanitaria e non siamo contrari a che si valuti l'accordo con lo Stato del Vaticano per il possibile trasferimento della struttura del Bambino Gesù, che comunque richiede un passaggio parlamentare di verifica .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.2 Francesco Silvestri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.4 Malavasi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.4 Malavasi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.3 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.3 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.5 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.5 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.6 Francesco Silvestri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.6 Francesco Silvestri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.7 Sportiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.7 Sportiello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.8 Francesco Silvestri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.8 Francesco Silvestri, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.10 Ciani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.10 Ciani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.11 Mancini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.11 Mancini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.9 Mancini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.9 Mancini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.12 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.12 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 3-.13 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3-.13 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1 Amato. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1 Amato, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.2 Amato. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.2 Amato, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.3 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.3 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.4 Santillo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.4 Santillo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.5 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.5 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.6 Ilaria Fontana. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.6 Ilaria Fontana, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.7 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.7 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.8 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.8 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.9 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.9 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.10 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.10 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.12 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.12 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.13 Amato. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cerreto. Ne ha facoltà.
MARCO CERRETO(FDI). Grazie, Presidente. Chiedo scusa per l'irritualità, ma in questi minuti ci è giunta da Nuova Delhi una notizia che penso debba rallegrare tutta la Camera dei deputati. La Commissione internazionale UNESCO ha dichiarato la cucina italiana ufficialmente patrimonio immateriale dell'umanità . Un grande successo, una grande vittoria per tutto il Paese. Questo Governo aveva candidato come prima cucina al mondo la cucina italiana, nostra ambasciatrice identitaria, elemento fondamentale che ci pregia la conoscenza in tutto il mondo, che è in questi minuti ufficialmente patrimonio…
PRESIDENTE. Grazie, collega.
MARCO CERRETO(FDI). …immateriale dell'umanità. Grazie al Governo Meloni, grazie a quanti…
MARCO CERRETO(FDI). …insieme al Governo hanno sostenuto questa formidabile candidatura…
PRESIDENTE. Collega, la ringrazio.
MARCO CERRETO(FDI). …e questo formidabile viaggio.
PRESIDENTE. La ringrazio. Diciamo che è decisamente irrituale, pensavo fosse un intervento sull'emendamento. Siamo tutti molto lieti. Vi prego, in casi come questi, di anticipare alla Presidenza la volontà di fare questi interventi perché… collega, funziona così per tutti, è un Regolamento che ci siamo dati per far funzionare bene l'Aula, no )? Io sono felice quanto voi, ovviamente, di questa notizia. Non c'è bisogno degli applausi, diciamo che, se lo anticipate, poi riusciamo tutti ad esprimere giustamente quello che vogliamo secondo il Regolamento che ci siamo dati. Ora andiamo avanti con i nostri lavori. Ovviamente ci uniamo… collega Grimaldi, vuole intervenire per un richiamo al Regolamento? Prego.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ovviamente ci uniamo, come avete sentito, alla felicità, però c'è una questione di puntiglio del Regolamento. Essendo che non si stava chiedendo un'informativa urgente, se noi provassimo a utilizzare lo stesso metodo per dare le cattive notizie, e ce ne sono tante al mondo, o quelle buone, noi sospenderemmo i lavori ogni dieci minuti, ogni ora di lavoro.
Lo dico solo per i colleghi che si infastidiscono: la sua annotazione è un'annotazione che deve essere utilizzata sempre. Lo dico solo perché, se diventa una prassi, anche noi, come sapete, possiamo interrompere i lavori, e, ahimè, al mondo di bruttissime notizie ce ne sono di più di quelle buone, che ovviamente applaudiamo con tutte e tutti voi .
PRESIDENTE. La ringrazio, collega Grimaldi. Avevo per l'appunto fatto questa puntualizzazione, che non voleva essere polemica ma solo di equilibrio nella gestione dei lavori, che, come sapete, compete alla Presidenza. Quindi, se mi date una mano, riusciamo a rispettare tutti il nostro Regolamento.
Passiamo all'emendamento 4.13 Amato. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.13 Amato, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo agli identici emendamenti 4.16 Pavanelli e 4.17 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.16 Pavanelli e 4.17 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.18 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.18 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.19 Alifano. Ha chiesto di parlare la collega Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO(M5S). Grazie, signora Presidente. Il Governo non perde occasione, a parer mio, per aumentare il carico fiscale che grava sulle spalle dei cittadini e anche questo provvedimento è stata l'ennesima occasione che il Governo non ha perso assolutamente di vista.
Che cosa si dice nel testo di queste norme? Che i comuni che sono a una distanza non inferiore ai 30 chilometri dalle sedi dove si svolgeranno i Giochi olimpici e i Giochi paralimpici di Milano-Cortina, possono istituire, se già non l'hanno, un'imposta di soggiorno oppure aumentare la stessa, se già l'hanno. Quindi viene data questa facoltà a questa categoria di comuni.
Già la cosa potrebbe far sorgere dei dubbi, anche perché ci dovrebbe essere - e questo noi lo suggeriamo con il nostro emendamento - una deliberazione che, per l'appunto, renda conto del perché si adotti questa misura. Perché, magari, ci sono maggiori costi derivanti dall'impiego massiccio dei servizi pubblici locali, sempre nel rispetto dei criteri di proporzionalità e temporaneità. Il punto è anche un altro. È che questo maggior gettito - e vengo al testo del secondo emendamento sempre da me proposto insieme ad altri colleghi della Commissione finanze - viene destinato, per la metà, alle casse dello Stato.
Allora, noi che cosa chiediamo con questo emendamento? In primo luogo, che si dia adito a una discussione in seno al consiglio comunale per la deliberazione di questa maggiore imposta di soggiorno, ma, nello stesso tempo, anche che il gettito sia destinato prevalentemente - qualora questa imposta di soggiorno venga istituita - alle necessità comunali e, quindi, che venga destinato a finanziare interventi in materia di turismo, o anche per la manutenzione, la fruizione e il recupero di beni culturali, o anche per implementare i servizi pubblici locali, o anche, ancora, per migliorare il servizio di raccolta dei rifiuti.
Quindi che, quantomeno, una maggior parte di questo gettito venga destinata alle esigenze degli enti locali, e non finisca con l'incrementare le casse pubbliche, traducendosi esclusivamente in un maggiore aggravio impositivo sulle spalle dei cittadini .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.19 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.22 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.22 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1000 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1000 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.1001 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1001 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.23 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.23 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.24 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.24 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.25 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.25 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.26 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.26 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.40 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.40 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.41 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.41 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 4.42 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.42 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 5.16 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.16 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'articolo aggiuntivo 5.021 Carmina. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 5.021 Carmina, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6.1 Quartini. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.1 Quartini, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6-.1000 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6-.1000 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6-.4 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6-.4 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6-.5 Penza. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6-.5 Penza, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6-.1 Grimaldi. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6-.1 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6-.6 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6-.6 Baldino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6-.7 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6-.7 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6-.2 Guerra.
Ha chiesto di parlare la collega Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. Vorrei richiamare l'attenzione dell'Aula sul fatto che stiamo votando emendamenti che intervengono su un articolo che prevede azioni di cooperazione di polizia rispetto a fenomeni migratori.
Si chiede al Parlamento di finanziare questi interventi senza che ci sia nessuna informazione e nessuna spiegazione su come questi soldi devono essere impiegati e in cooperazione con quali Paesi. Io credo che questa sia una modalità che effettivamente si ripete negli articoli di questo decreto, cioè la modalità di chiedere al Parlamento di votare una cosa che non si sa che cosa sia, e da questo punto di vista è già di per sé riprovevole e, inoltre, il tema è molto delicato. Noi sappiamo che ci sono problemi di accordi con Paesi in cui noi rischiamo di dare soldi ad Almasri o a persone di questo tipo e, quindi, credo che sarebbe di fondamentale importanza per tutti quanti - ma sicuramente per l'opposizione - capire che cosa si vuole fare con questi soldi.
Segnalo che per il secondo anno consecutivo questi soldi vengono distratti dalla Polizia locale. È ovvio che per spenderli nella Polizia locale sarebbe stato necessario procedere più celermente - lo dico ironicamente - rispetto a quello che si sta facendo sulla riforma della Polizia locale. Sappiamo che c'è un disegno di legge in discussione in questo momento nella I Commissione della nostra Camera, in grandissimo ritardo rispetto a quando i soldi sono stati stanziati e di fronte a un problema che è sì emergenziale, perché noi sappiamo con quante carenze e con quante difficoltà la nostra Polizia sta operando sui territori.
Penso di interpretare anche il pensiero dell'onorevole Marattin, ricordando che anche in questo caso si dispone, comunque, un utilizzo di 20 milioni al 10 dicembre e con il passaggio all'altra Camera sarà ancora più tardi e, quindi, c'è anche questo elemento. Sono tutte ragioni per cui noi abbiamo fatto un emendamento simbolico che dice: destiniamo, magari, 1 o 2 milioni, giusto per capire che cosa si vuole fare, e poi discutiamo insieme, però, che cosa si vuole fare, perché la trasparenza è un bene pubblico che andrebbe tutelato con molta attenzione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Laus. Ne ha facoltà.
MAURO ANTONIO DONATO LAUS(PD-IDP). Grazie, Presidente. Solo per una nota di chiarezza, in assonanza con l'intervento della collega Guerra. Con questo articolo si prosciugano i fondi destinati alla riforma - stiamo parlando dei vigili urbani - della Polizia locale. Parliamo di una riforma attesa da anni, necessaria per aggiornare un ordinamento del 1986 e per dare più poteri, più strumenti e più tutele agli agenti, gli stessi agenti a cui questo Governo chiede ogni giorno di garantire la sicurezza nelle nostre città. Allora la contraddizione è evidente: da una parte si invoca la sicurezza, dall'altra si tagliano proprio le risorse necessarie a rafforzare chi quella sicurezza dovrebbe assicurarla sul territorio…
MAURO ANTONIO DONATO LAUS(PD-IDP). …così la riforma si ferma e la sicurezza rimane uno slogan.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Solo per sottoscrivere, anche noi, questo emendamento. Ahinoi, l'unica forma emendativa di questo articolo è quella, ovviamente, di provare a ridurre le risorse ma, come abbiamo provato, con i colleghi, a spiegare in Commissione bilancio, sono davvero tante le storture di questi emendamenti arrivati all'ultimo in Commissione da parte dei relatori. Vorrei che almeno l'opinione pubblica sapesse di che cosa parliamo. Parliamo di un emendamento che sottrae a dicembre 20 milioni di euro dalla Polizia locale, dalla riforma della Polizia locale, e quindi vuol dire che per il secondo anno di fila non si riescono a impegnare entro dicembre risorse che sono necessarie a tutti i comuni e a tutte le Polizie locali.
Ma la cosa più grave se ci pensate, dal punto di vista della finanza pubblica, è che in pochissimi giorni, a dicembre, si impegneranno delle risorse, 20 milioni di euro, su un famigerato progetto di cui non si ha traccia e cioè per il contrasto alla migrazione clandestina e illegale si possono fare accordi con Paesi non UE di cui, però, non sono citati né i trattati, né le relazioni internazionali, né i Paesi di riferimento.
Allora, io lo dico sommessamente: ma di chi stiamo parlando? Delle milizie della Libia? Di quelle divise fra Almasri e le altre etnie? Stiamo parlando della Tunisia di Saied? Dell'Egitto dove nelle carceri marciscono gli oppositori politici? Di che Paesi stiamo parlando? Allora, se andate a vedere le cronache parlamentari della nostra Commissione, ho chiesto alla Sottosegretaria, che è qui presente, e ai Ministri di dirci esattamente qual è questo progetto, quali sono i trattati, quali sono i Paesi; scena muta. I relatori si sono presi l'impegno di dire: non è del Governo questo; è nostro e non è nostro dovere specificare con quali Paesi, perché le tratte sono tante.
Io lo dico sommessamente: capisco che bisogna continuare a costruire un nemico, posto che, se guardate le indagini del Censis, gli italiani sono preoccupati, sì, ma da tutt'altro. Sono preoccupati di ammalarsi e di non essere curati dal nostro sistema sanitario nazionale, sono preoccupati di invecchiare e di non avere i mezzi e gli strumenti per essere accolti e curati, perché inguaribile non vuol dire non curabile, sono preoccupati che i loro figli e i loro nipoti perdano il posto di lavoro, perché il è sempre più familiare. Non c'è nessuna invasione nei peggiori incubi degli italiani, non c'è. Basta che guardiate quelle statistiche e basta guardare i drammi veri della società. Ma voi ossessivamente ogni euro disponibile continuate a sprecarlo in Albania, nei CPR e in questo contrasto, che non va mai veramente a contrastare le organizzazioni mafiose e illegali che continuano a sfruttare quei lavoratori e a utilizzarli nel pronto moda e nella logistica come merce di ricatto per i lavoratori italiani. Per questo votiamo a favore di questo emendamento, ma diciamo a tutti, soprattutto a chi ha fatto l'amministratore, di guardare in faccia quello che state facendo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Con questo emendamento, a firma dell'onorevole Guerra, si tende a dare una risposta alla sottrazione importante di stanziamenti per la Polizia e per le Forze dell'ordine. Questo Governo ha progressivamente azzerato il fondo di 40 milioni di euro che era stato costituito dal Governo Conte 2 proprio a favore delle forze di Polizia, in particolare delle forze di Polizia locale, e ora con questa legge di bilancio c'è stata dapprima un'eliminazione di 20 milioni di euro e ora, con questo provvedimento, gli ulteriori 20 milioni di euro vengono eliminati perché quel Fondo viene ad essere azzerato.
Naturalmente, questo avviene a danno delle forze di Polizia locale e avviene soprattutto a danno dei cittadini, dei cittadini che vedono ridursi la propria richiesta, il proprio diritto di sicurezza nelle città, nelle quali, appunto, le forze di Polizia municipale svolgono un importante ruolo di presidio del territorio, un ruolo fondamentale proprio per la sicurezza e per la sorveglianza dei quartieri.
Il Governo in questa fase si sta davvero arrampicando sugli specchi, perché parla di risorse aggiuntive nel 2026, prospetta risorse aggiuntive nel 2026 nell'ipotesi in cui l'Italia esca dalla procedura di infrazione, ma in questo momento storico noi vediamo come i cittadini percepiscono, in maniera sempre più grave, la situazione dell'insicurezza nelle città. A Roma qualche giorno fa c'è stato lo stupro di una ragazza di 23 anni, che attendeva la metropolitana in una stazione neanche così periferica. Il 40 per cento degli italiani non esce più la sera perché ha paura, ha paura di uscire e le donne hanno paura di uscire da sole. Questo era il Governo dei patrioti, che aveva fatto della sicurezza il proprio vessillo in campagna elettorale. Un fallimento totale, il fallimento totale delle politiche di sicurezza del Governo Meloni.
Ecco che, con l'azzeramento di questo fondo di 40 milioni di euro, si dà un colpo mortale alla possibilità della Polizia locale e dei comuni di esercitare un efficace controllo del territorio. Si mortificano anche le aspettative pensionistiche, di aumento delle retribuzioni, di progressione della carriera delle Forze di Polizia locale e questo è gravissimo, perché, naturalmente, non ci si aspetta che, da un Governo, che ha fatto dell'istanza securitaria il proprio tratto distintivo, si possa realizzare un effetto così devastante, proprio sul tema della sicurezza.
Da quando c'è il Governo Meloni noi cittadini siamo ancora più nell'insicurezza, siamo ancora più preda della criminalità, che è la criminalità predatoria, che riguarda le città e che riguarda direttamente le persone, soprattutto quelle che vivono nei quartieri periferici, che sono sempre più preda di delinquenza, di situazioni di non controllo, di situazioni che vanno oltre la legalità.
Allora, Presidente, è necessario ripristinare il fondo costituito dal Governo Conte 2 per la Polizia locale e questo emendamento, a nostro avviso, va nella direzione giusta, per cui lo voteremo favorevolmente .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Intervengo solo per ribadire l'importanza di quanto già esposto dall'onorevole Guerra e fare, però, una domanda al Governo. Voi avete scelto di non spendere queste risorse. Arrivate alla fine dell'anno - il 31 dicembre è alle porte -, dicendoci che non volete usare queste risorse per la Polizia locale, per pagare gli straordinari, per garantire alle donne e agli uomini della Polizia locale di avere più risorse. Fate questa scelta per parlare di altri accordi, però per risorse che dovete impiegare entro la fine dell'anno e la fine dell'anno è fra un mese. Almeno si alzi qualcuno del Governo per dirci che accordi avete sottoscritto e come volete spendere queste risorse.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Vede, qua c'era l'occasione, per una volta, di smentire la propaganda che questo Governo ha fatto per anni, non lo dimentichiamo: con la destra securitaria in città si sarà più sicuri; siamo vicini alle Forze dell'ordine; i Vigili formalmente sono Forze dell'ordine, forse sì, forse no, ma fanno il loro lavoro esattamente come gli altri e meriterebbero la vostra vicinanza; grazie a noi città più sicure subito. Giorgia Meloni. Tre anni e mezzo, la propaganda non c'è e, infatti, più 7,9 gli scippi, più 24 per cento le rapine, più 7,5 le violenze sessuali! Tagli, tagli! Perché questi sono tagli e soldi tolti alla sicurezza. Allora, non andate in TV a parlare di sicurezza. Non andate in TV a dire che le persone possono sentirsi più sicure…
CHIARA APPENDINO(M5S). …perché voi le state rendendo scientificamente più insicure, togliendo loro un diritto ogni giorno .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Fede. Ne ha facoltà.
GIORGIO FEDE(M5S). Grazie, Presidente. Anch'io voglio intervenire, perché assistere a questa cronaca quotidiana in cui si spaventano i cittadini, e poi, a Natale, neanche portare il regalo, ma cenere e carbone alle nostre comunità… Perché, oltre alla sicurezza a cui deve assolvere il Ministero competente, ricordo che la Polizia municipale è un presidio fondamentale. I nostri Vigili urbani nelle nostre città non hanno risorse. Noi avevamo previsto uno stanziamento di 40 milioni. Vedere che, oggi, a pochi giorni dalla conclusione dell'anno, dai paladini della sicurezza si vengano a togliere risorse fondamentali è la palese dimostrazione di un'ipocrisia, fra una comunicazione che tende a spaventare le persone e un agire che tende a non risolvere, a non saper creare le condizioni di sicurezza. Quindi, per questo, penso che questo emendamento sia da approvare, ma siamo sicuri che il Governo e il Parlamento non ne avranno il coraggio.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). È chiaro che questo Governo ha fallito sulla sicurezza. Io prendo spesso in giro i miei colleghi di destra a Torino, che dicono che ci sono problemi di sicurezza e dico: ci vorrebbe un Governo di destra per migliorare la sicurezza, cosa che non c'è. Ma la cosa più vergognosa, e questo emendamento lo dimostra, è che quando non sapete cosa dire ve la prendete con gli amministratori locali, dicendo che devono fare qualcosa in più, con i Vigili urbani, però qui togliete i soldi ai Vigili urbani.
Quindi, capiamoci un pochettino: voi togliete i soldi a tutte le Forze dell'ordine, non aumentate gli stipendi dei Carabinieri e della Polizia, dite che c'è un problema di sicurezza e siete voi che dovete risolverlo. Siete quasi schizofrenici .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, mi preme sottolineare un'ulteriore contraddizione. Voi, in questo provvedimento, avete negato ogni contributo ed evidenza di considerazione nei confronti dei comuni che più subiscono l'impatto del fenomeno migratorio.
Contestualmente, assegnate 20 milioni di euro a Paesi o per operazioni di polizia con Paesi extra-UE di non precisata indicazione - non sappiamo, quindi, è una sorta di norma in bianco -, togliendo fondi alla Polizia urbana, ai Vigili urbani! Venti milioni di euro, che potrebbero essere utili, invece, alla vera sicurezza in Italia. Preferite quindi dare…
IDA CARMINA(M5S). … e provvedere ad agenti stranieri, invece che a chi si occupa della vera sicurezza in Italia. Ma pensate che questa non sia solo propaganda ai danni degli italiani?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la collega Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente…
PRESIDENTE. C'è un problema con il microfono. Eccoci.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Direi di sì.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Sicuramente c'è da ragionare su questo aspetto. Lo abbiamo ripetuto più volte, in quest'Aula e un po' ovunque, quali sono i problemi delle nostre città, delle nostre aree. Proprio oggi il nostro gruppo presenta un su questo tema.
Ci sono alcune emergenze che non sono più rinviabili e vanno dalle grandi città metropolitane a quelle di minore entità, come Salerno, ma comunque con problemi importanti. Questi tagli, questi spostamenti di risorse sicuramente non aiutano. Bisogna prendere in considerazione questo aspetto. Quello che abbiamo letto sui giornali questa mattina, ad esempio, è raccapricciante. Ci deve essere una presenza capillare su tutte le città, su tutto il territorio e anche sulle aree più piccole. Quindi, in questo senso, sicuramente, come gruppo chiediamo un'attenzione in più da parte del Governo, ma anche un'attenzione in più - ho già avuto occasione di dirlo più volte - nei confronti degli enti locali. Non si può sempre togliere, ridurre, spostare le risorse dagli enti locali, perché - lo ricordo al Governo e ai colleghi - sono sempre quelli che tolgono le castagne dal fuoco al Governo, a questo Governo, a tutti i Governi e, se non li dotiamo di risorse sufficienti e di personale sufficiente, crolla quel presidio sul territorio che è fondamentale
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Vorrei che fosse chiara una cosa: la pubblica sicurezza e l'ordine pubblico sono competenze esclusive dello Stato, che le esercita attraverso il Governo, che le esercita attraverso il Viminale, cioè il Ministro dell'Interno. Per cui non è una competenza dei comuni. Lo dico perché, mentre, da un lato, la maggioranza si riempie la bocca della sicurezza, dall'altro, taglia le risorse ai comuni e, nel frattempo, nella legge di bilancio, non c'è una lira per le Forze dell'ordine, per l'aumento degli organici, per l'aumento degli stipendi, per niente! In compenso, gli aumentate l'età pensionabile. Complimenti !
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6-.2 Guerra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6-.3 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6-.3 Auriemma, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'emendamento 6-.8 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6-.8 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
LUCIA ALBANO,. Sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/1 Loizzo, il parere è favorevole con riformulazione: “ad adottare il decreto di assegnazione delle risorse previsto dall'articolo 1, comma 339, della legge n. 207 del 2024”. L'ordine del giorno n. 9/2678-A/2 Soumahoro è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/ 3 De Palma il parere è favorevole con riformulazione, premettendo all'impegno, ad ogni capoverso: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/4 Comaroli il parere è favorevole con riformulazione, premettendo le parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”. Sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/5 Vaccari il parere è favorevole con riformulazione, eliminando il terzultimo e penultimo capoverso delle premesse e riformulando il dispositivo, premettendo le parole: “a valutare di accompagnare”. Sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/6 Forattini il parere è favorevole con riformulazione. Dopo le parole: “ad accompagnare” inserire le seguenti: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/7 Barbagallo il parere è favorevole con riformulazione, eliminando l'ultimo capoverso delle premesse e riformulando il dispositivo, premettendo le parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”. Sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/8 Roggiani il parere è favorevole con riformulazione, premettendo le parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2678-A/9 Zaratti, n. 9/2678-A/10 Grimaldi e n. 9/2678-A/11 Bonelli il parere è contrario. L'ordine del giorno n. 9/2678-A/12 Zanella è accolto come raccomandazione, eliminando l'ultimo capoverso delle premesse. Sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/13 Marino il parere è favorevole con riformulazione, eliminando ultimo e penultimo capoverso delle premesse e premettendo all'impegno le parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/14 Ruspandini il parere è favorevole con riformulazione, premettendo all'impegno le parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”. L'ordine del giorno n. 9/2678-A/15 Peluffo è accolto come raccomandazione. L'ordine del giorno n. 9/2678-A/16 Amato è accolto come raccomandazione, se riformulato nella parte dell'impegno come l'ordine del giorno n. 9/2678-A/12 Zanella.
Sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/17 Caso il parere è favorevole con riformulazione, eliminando il terzo capoverso delle premesse e premettendo all'impegno le parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”. L'ordine del giorno n. 9/2678-A/18 Orrico è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/19 Santillo il parere è contrario. L'ordine del giorno n. 9/2678-A/20 Carmina è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/21 Iaria parere contrario sulle premesse e parere favorevole sull'impegno, con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di bilancio e con gli equilibri di finanza pubblica, di assumere ulteriori iniziative finalizzate al miglioramento delle infrastrutture stradali e ferroviarie nei comuni delle aree interne del Paese, al fine di migliorare l'accessibilità a dette aree”.
L'ordine del giorno n. 9/2678-A/22 Marianna Ricciardi è accolto come raccomandazione, eliminando il penultimo capoverso delle premesse. L'ordine del giorno n. 9/2678-A/23 Sportiello è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/24 Quartini il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/25 Di Lauro il parere è favorevole con riformulazione. Eliminando le premesse, l'impegno è accolto con la premessa: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
L'ordine del giorno n. 9/2678-A/26 Torto è accolto come raccomandazione. Sugli ordini del giorno n. 9/2678-A/27 Donno, n. 9/2678-A/28 Alfonso Colucci e n. 9/2678-A/29 Francesco Silvestri il parere è contrario. L'ordine del giorno n. 9/2678-A/30 Barzotti è accolto come raccomandazione, inserendo nell'impegno, dopo le parole: “delle progettazioni”, le parole: “e degli interventi programmati”.
L'ordine del giorno n. 9/2678-A/31 L'Abbate è accolto come raccomandazione. L'ordine del giorno n. 9/2678-A/32 Casu è accolto come raccomandazione. L'ordine del giorno n. 9/2678-A/33 Dell'Olio, eliminando l'ultimo capoverso delle premesse, viene accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/34 Morfino il parere è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/1 Loizzo, il parere è favorevole con riformulazione. Va bene, collega? Va bene la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/2 Soumahoro, accolto come raccomandazione. Collega Soumahoro, mi deve dire se va bene la raccomandazione. Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/3 De Palma, il parere è favorevole con riformulazione. Va bene? Onorevole De Palma, mi dice se va bene? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/4 Comaroli, il parere è favorevole con riformulazione. Va bene. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/5 Vaccari, il parere è favorevole con riformulazione. Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/6 Forattini, il parere è favorevole con riformulazione. Va bene. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/7 Barbagallo, il parere è favorevole con riformulazione. Mi dite se va bene? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/8 Roggiani, il parere è favorevole con riformulazione. Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/9 Zaratti, su cui il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/9 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/10 Grimaldi. Ha chiesto di parlare il collega Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ma mi pare che siamo davanti a un salto di qualità; un salto di qualità nelle politiche repressive del diritto all'asilo, del soccorso marittimo. Lo dico con onestà alla destra: fa bene a festeggiare quello che è successo all'Unione europea e ogni tanto farebbe bene anche la sinistra ad ammettere i propri errori e il fatto che l'egemonia culturale sia da tempo nelle mani dell'Internazionale, che non è un'Internazionale rossa. Lo dico perché avere esternalizzato le frontiere, avere messo nero su bianco che l'operazione Albania si possa rifare anche in altri Paesi, è una sconfitta, secondo noi; una sconfitta dell'Unione europea ed è una sconfitta culturale che porta, poi, a dare copertura agli emendamenti di cui abbiamo discusso prima.
Nel silenzio di un'opinione pubblica che vede sottrarre 20 milioni di euro alla Polizia locale, a quella Polizia che serve e aiuta la popolazione civile in tanti campi, per poi mettere milioni e milioni di euro e lasciarli, lasciarli in balia di teocrazie, dittature e, appunto, Paesi che non rispettano i diritti civili. Parlo della Libia, parlo della Tunisia, parlo dell'Egitto.
Credo che il nostro tentativo di andare controcorrente, lo sappiamo, in questo campo è un tentativo che, però, prova a ricordare alcune verità storiche, cioè che il Mediterraneo oggi è il più grande cimitero a cielo aperto del nostro globo; che non si è fatto nulla per contrastare i cosiddetti grandi capi degli scafisti, cioè quelli che andavano cercati in tutto il globo terracqueo, e anzi, i pochi che abbiamo arrestato sono stati rispediti con voli di Stato in quei Paesi, per poi vedere con la beffa che in quei Paesi non sono più persone gradite, perché hanno stuprato, violentato e contribuito al sistema non solo di repressione, ma di tortura, in quei Paesi.
Vedete, quando vi diciamo che tutto questo, prima o poi, lo pagheremo doppiamente è perché già oggi siamo ricattabili. La vicenda Almasri dovrebbe ricordarvi che, ogni volta che mettete milioni di milioni di euro per esternalizzare le frontiere, state per subire un ricatto, perché o continuerete a mettere più soldi e più risorse o, prima o poi, vi ricatteranno al contrario. Questo è l'insegnamento di questi anni. Oggi potete pure cantare vittoria, dire che prima o poi i CPR in Albania funzioneranno; noi continueremo a dirvi che non funzionano, che sono un grande fallimento economico, sociale e civile, e lì dentro rischia di esserci anche il baratro della nostra Unione europea e del nostro vecchio continente .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/10 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/11 Bonelli, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/11 Bonelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/12 Zanella, accolto dal Governo come raccomandazione, se riformulato. Va bene, collega Zanella? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/13 Marino, su cui il parere del Governo è favorevole, con riformulazione. Va bene? Mi dite voi? Non vedo la collega. Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/14 Ruspandini, su cui il parere del Governo è favorevole, con riformulazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/15 Peluffo, accolto dal Governo come raccomandazione. Va bene, collega Peluffo? Accolto come raccomandazione va bene? Sì, ok, allora guardo loro, collega Fornaro.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/16 Amato, accolto dal Governo come raccomandazione, se riformulato. Non va bene, quindi lo votiamo con il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/16 Amato, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/17 Caso, su cui il parere del Governo è favorevole, con riformulazione. Non va bene, quindi lo votiamo con il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/17 Caso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/18 Orrico, accolto dal Governo come raccomandazione. Va bene, collega Orrico? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/19 Santillo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Santillo. Ne ha facoltà.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Presidente, oggi sono stati accolti con riformulazione numerosissimi ordini del giorno, mentre il mio e pochi altri no. Purtroppo, il mio è figlio di un Dio minore perché parla dell'attraversamento dinamico dello Stretto di Messina. Questo parere contrario mostra tutta la miopia di questa maggioranza e di questo Governo davanti al sogno proibito di Salvini, perché c'è uno specchio d'acqua bellissimo, riconosciuto a livello internazionale, uno ci fa una grande opera, sa che impatta nei confronti dell'ambiente e nei confronti dell'ecologia, allora dirà: dovrò chiedere l'autorizzazione a qualcuno? Eh sì. A chi? Guarda, dovresti rispettare la direttiva europea. Eh no, io sono Salvini e, quindi, me ne frego della direttiva e vado avanti comunque. Guarda, lì ci passeranno delle persone, ci passeranno delle merci, qualcuno dovrà un po' capire qual è il costo di questi passeggeri e di queste merci, e quindi ci sarà qualcuno a cui chiedere un permesso, tipo l'Autorità di regolazione dei trasporti? Eh no, io sono Salvini e quel permesso sul piano tariffario non lo voglio chiedere. Ma, poi, voglio organizzare questa grandissima infrastruttura, la voglio realizzare: pensate, è un'infrastruttura che è due volte e mezzo quella attualmente più lunga al mondo come ponte ferroviario. Dovrò chiedere l'autorizzazione a qualche tecnico pubblico, magari mi dice se si può fare o meno? Che so, al Consiglio superiore dei lavori pubblici? Ma no, io sono Salvini e lo faccio anche senza il permesso del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Ma c'è un “però”: il però è che quest'opera non si sta facendo. D'altronde, Salvini si è anche giocato un decreto-legge “Ponte sullo Stretto”, che non è nemmeno riuscito a portare avanti. Sarà l'unico decreto-legge della storia della Repubblica di cui non se ne fa niente.
Io vi invito, colleghi, a prendere l' sul cellulare e vedere quanto tempo impiega oggi un cittadino italiano che parte da Roma e va a Siracusa: addirittura, rispetto alla fine del secolo scorso, è peggiorato il tempo. Oggi ci vogliono intorno alle 11 ore e mezza; poi, se volete partire in notturna con un bell' notte, per riposare e godervi di più il viaggio, ci vorranno 14 ore e 10 minuti. Allora, questa maggioranza, questo Governo cosa fanno? Anziché andare a sistemare le strade e le ferrovie che sono in Sicilia o, ancora, ad accelerare la realizzazione del TAV tra Salerno e Reggio Calabria, e quindi andare a ridurre di 6 ore, 6 ore e mezza, quelle 12 ore e mezza che oggi ci vogliono, vanno ad occuparsi, a preoccuparsi dell'ultima mezz'ora che servirebbe per il ponte sullo Stretto di Messina come collegamento stabile.
Ma c'è un detto formidabile che vale la pena ricordare: meglio un uovo oggi che una gallina domani, ricordavano i nostri avi. E infatti, oggi la gallina è quest'ordine del giorno, che chiede di stanziare dei fondi come impegno - non economicamente ancora -, per realizzare un attraversamento con belle navi che possano prendere all'interno, in pancia, treni da 200 metri, che arrivano a Villa San Giovanni, attraversano lo Stretto, poi, da Messina, un treno se ne va a Palermo, l'altro se ne va a Catania e Siracusa, e così sì che andiamo già oggi a dimezzare la tempistica per attraversare il ponte sullo Stretto , e quindi sì che date una risposta ai servizi di oggi di calabresi e siciliani. E poi quest'ordine del giorno, dicevo: l'uovo è oggi e la gallina è nata già morta domani, perché non si farà mai. E poi quest'ordine del giorno vi dà una grande possibilità: quella di togliere il Ministro Salvini dalle spalle al muro, perché, se accogliete quest'ordine del giorno, almeno, la smetterà di ricercare questa grandissima fesseria .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti, le studentesse e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Giovanni Antonio Giobert” di Asti, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO(PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Chiederemmo, al collega Santillo, di sottoscrivere l'ordine del giorno, tenuto conto, aggiungo, rispetto a quanto già esposto e scritto nell'ordine del giorno n. 9/2678-A/19, che in questa legislatura il Governo Meloni ha definanziato il progetto di RFI per l'attraversamento dinamico fondato su alcuni traghetti ibridi di ultima tecnologia: erano tre i traghetti finanziati e sono stati definanziati.
Il reperimento di risorse per l'attraversamento dinamico e l'attraversamento marittimo è indifferibile, perché questo Governo continua a promettere il ponte ma, nel frattempo, le code aumentano per il passaggio delle auto e dei treni sullo Stretto, arrecando un ulteriore danno ai passeggeri, ai cittadini e ai turisti che vanno e vengono dalla Sicilia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anch'io chiedo all'onorevole Santillo di sottoscrivere l'ordine del giorno. Vorrei dire che ci ritroviamo di nuovo a porre un tema vero che riguarda la popolazione della Calabria e della Sicilia, e non solo, anche di tutto il Sud, visto che sono fermi, oggi, 13,5 miliardi, programmati negli anni, per una cosa che ancora non si realizzerà. Credo che questo sia un grave errore dal punto di vista non solo politico, ma per i cittadini della Calabria e della Sicilia. Noi dobbiamo dare risposte importanti, che riguardano i servizi pubblici locali e i servizi idrici. Vi ricordo che oggi, nel Sud, ci sono problemi enormi in quelle regioni. Ecco perché è importante non solo attivare sistemi per un attraversamento veloce, come hanno detto sia l'onorevole Barbagallo che l'onorevole Santillo, ma, soprattutto, di poter giocare, in legge di bilancio al Senato, quegli emendamenti che oggi ci sono e che possono dare risposte concrete “in attesa di”, perché voi oggi tenete ferme delle risorse che non vedranno la luce. Ecco perché è importante non solo votare quest'ordine del giorno, ma definire, anche insieme, una strategia per utilizzare quelle risorse che oggi possono dare risposte ai cittadini della Calabria e della Sicilia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA(M5S). Grazie, Presidente. Il collega Santillo ha parlato, giustamente, di un progetto che aveva un senso e costava molto meno, che era quello dell'attraversamento tramite grandi navi, lunghe 200 metri, per ospitare dei Frecciarossa, anch'essi lunghi 200 metri, previa realizzazione dell'Alta velocità sulla tratta Salerno-Reggio Calabria e arrivare a Villa San Giovanni per poi attraversare lo Stretto veramente in 30 minuti, ma risparmiando 3 ore da Roma a Reggio Calabria, o a Villa San Giovanni, per la precisione.
Ma c'è un altro progetto che è prodromico a questo intervento e che è il porto a sud di Villa San Giovanni. Lo cito perché questo porto a sud di Villa San Giovanni è sempre promesso dalla maggioranza e dai deputati calabresi della provincia di Reggio e anche dal presidente della regione Calabria, sempre promesso, rilanciato come programma, come quasi fatto, come finanziato, però, di questo progetto non c'è proprio quasi nulla di certo.
Quindi delle due l'una: rimaniamo sul fatto che il ponte sarà, come al solito, un ennesimo spreco di soldi e non verrà mai fatto, ma magari salvatevi la faccia, dando veramente forza alla costruzione del porto a sud di Villa San Giovanni che bypasserebbe l'abitato di Villa San Giovanni e creerebbe proprio quelle banchine moderne che possono ospitare queste navi e aumentare anche la concorrenza dell'attraversamento tramite traghetti sullo Stretto di Messina e libererebbe il porto vecchio di Villa San Giovanni per creare quello che può essere uno dei più bei porti turistici del nostro Paese, ma direi anche di tutto il Mediterraneo.
Questa però è una visione troppo alta, perché stiamo parlando di un bellissimo ponte con un bel pilone di 300 metri, questa roba che fa veramente molto piacere all'ego e al machismo di questa maggioranza. Il porto a sud, invece, lo cito perché, nei giornali locali di Reggio Calabria, viene detto sempre: sì, lo faremo il porto a sud, tranquilli, lo facciamo, è già finanziato, ci sono già i soldi. Ebbene tirateli fuori, tirate fuori questi soldi, non fate il gioco delle tre carte, non fate, come si dice in Calabria, “”. Tirate fuori questi soldi e fate quest'opera che è già pronta come progettazione da anni, si può fare subito e darebbe già una risposta velocissima all'attraversamento stabile dello Stretto di Messina, che è quello che ci chiede l'Europa, perché l'Europa non ci chiede di fare il ponte, ci chiede di fare un attraversamento stabile dello Stretto di Messina efficiente, e questo lo sarebbe a un trentesimo dei costi del ponte .
PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/19 Santillo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/20 Carmina, accolto come raccomandazione. Va bene? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/21 Iaria, favorevole con riformulazione: va bene. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/22 Marianna Ricciardi, accolto come raccomandazione se riformulato: va bene. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/23 Sportiello, accolto come raccomandazione. Non va bene e chiede di intervenire, prego.
GILDA SPORTIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Chi ha letto questo provvedimento sa che, all'articolo 5, al comma 1, si prevede lo stanziamento di un contributo al Ministero della Salute non superiore a 110 milioni di euro, per provvedere alle transazioni pecuniarie, alle obbligazioni pecuniarie, conseguenti a sentenze.
Ebbene non vengono inserite le sentenze, non vengono elencate le sentenze che andranno contemplate e, con questo impegno che propongo al Governo e alla maggioranza - perché lo metto ai voti - chiedo di inserire, nel rispetto di queste sentenze, quella che prevede il pagamento, a carico del Servizio sanitario nazionale e, quindi, dello Stato, delle rette delle RSA. C'è, infatti, una sentenza, che scrive nero su bianco, che si tratta di diritto alla salute quando ci si rivolge ad una RSA per situazioni mediche, e queste devono essere sostenute dal Servizio sanitario nazionale. Sono mesi che vi chiediamo di rispettare questa sentenza. Abbiamo l'occasione di farlo. Vi chiediamo, nel primo provvedimento utile, visto che non lo farete in questo, di rispettare questa sentenza e di prevedere che le rette delle RSA siano a totale carico dello Stato, perché parliamo di diritto alla salute. Vede, rappresentante del Governo, maggioranza, queste sono le emergenze del Paese che pesano quotidianamente sulle spalle delle persone. Queste sono le emergenze a cui dovreste dare risposta e verso cui ogni volta, puntualmente, girate la faccia. Avete allora l'occasione di dire come la pensate, avete l'occasione di sostenere questo impegno che sto proponendo a voi e al Governo. Vediamo come voterete .
PRESIDENTE. Devo chiedere al Governo, visto che era accolto come raccomandazione, se il parere è favorevole, contrario o si rimette all'Aula. Sottosegretaria, mi dice lei?
Non è stata accolta la raccomandazione, dunque il parere è favorevole, contrario o si rimette all'Aula?
LUCIA ALBANO,. Contrario.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/23 Sportiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/24 Quartini, su cui il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/24 Quartini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/25 Di Lauro, parere favorevole con riformulazione. Non va bene. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/25 Di Lauro, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/26 Torto, accolto come raccomandazione. Va bene. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/27 Donno, su cui vi è il parere contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Donno. Ne ha facoltà.
LEONARDO DONNO(M5S). Grazie, Presidente. Sono veramente allibito davanti a questo parere contrario espresso dalla Sottosegretaria, perché rileggere l'impegno di quest'ordine del giorno, giusto per rendere edotti anche magari i colleghi.
Il mio ordine del giorno, escluse le premesse, impegna il Governo, al fine di garantire il diritto all'abitare e allo studio, all'attuazione, quindi alla promozione, di misure e iniziative finalizzate alla realizzazione, con carattere di urgenza e in accordo con gli enti territoriali, di un piano straordinario nazionale per la costruzione, la ristrutturazione e l'acquisizione di alloggi di edilizia residenziale pubblica e sociale e di alloggi e residenze per studenti universitari fuori sede, con particolare attenzione ai poli universitari ad alta densità abitativa.
Questo dovrebbe praticamente essere, almeno stanti le parole, le promesse fatte da Giorgia Meloni e dal Ministro Matteo Salvini qualche mese fa, il famoso piano casa di Matteo Salvini. Chiederei, quindi, alla Sottosegretaria, il perché di un parere contrario, visto che questo piano casa è stato annunciato da Giorgia Meloni, da Matteo Salvini, solo qualche mese fa.
Immagino che il problema possa essere la copertura di quest'ordine del giorno. Il Governo ha la possibilità di reperire le risorse ovunque. Noi abbiamo indicato, io ho indicato, all'interno di quest'ordine del giorno, come copertura, i soldi che state provando a buttare sul ponte sullo Stretto, anche perché, lo voglio ricordare, la Corte dei conti ne ha bloccato l'iter di realizzazione, anche in considerazione del fatto che lo Stato, se questo progetto non dovesse essere ultimato, dovrebbe provvedere ad una penale di 1,45 miliardi di euro, quindi danni su danni.
Al di là di questo, ci sono tantissime altre fonti per finanziare il famoso piano casa da 15 miliardi di euro annunciato da Matteo Salvini e da Giorgia Meloni. Questo è il Governo degli annunci, ma poi agli annunci non seguono mai risultati concreti. Andiamo a prendere i soldi per il riarmo e mettiamoli sul piano casa. Andiamo a prendere quel miliardo di euro che state buttando per i centri in Albania e che non servono a nulla, anche perché siamo di fronte ad un record di sbarchi: da tre anni siete al Governo e abbiamo avuto oltre 300.000 migranti sbarcati nel nostro Paese. Le magliette di Matteo Salvini “stop immigrazione, stop migranti” ormai le ha posizionate nel cassetto, un po' come quella “no ponte”, perché ha cambiato idea anche su quello. Al di là di questo, Presidente, la cosa più grave è che proprio la Premier Giorgia Meloni - ho qui le sue dichiarazioni di qualche mese fa - annunciava questo piano casa, dicendo che è una delle priorità su cui intendiamo lavorare con Matteo Salvini.
È un grande piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie, perché, senza una casa, è più difficile costruire una famiglia. Quindi, faremo tutto il necessario per ricostruire una società amica della famiglia e della natalità, nella quale la genitorialità sia protetta e sostenuta.
Mi viene però un dubbio. Leggendo queste parole, la Presidente del Consiglio diceva: “Una delle priorità con cui intendiamo lavorare con Matteo Salvini (…) è un grande piano casa” - fin qui tutto a posto - “a prezzi calmierati per le giovani coppie”. Forse, con riferimento ai prezzi calmierati, non si riferiva ai cittadini italiani, alle famiglie italiane e alle giovani coppie italiane. Infatti, Presidente, è notizia di pochi giorni fa che proprio Matteo Salvini, quindi la famiglia Salvini, è riuscita - quello, sì, a prezzi calmierati - ad accedere all'acquisto, a un buon affare, di un mega villone di lusso a Roma. Adesso non ricordo precisamente la zona, a Roma… Camilluccia, mi suggeriscono i colleghi laziali. È una zona dove solitamente i prezzi tanto calmierati non sono, Presidente. Anzi, è una zona dove si vende a circa 4.000 euro al metro quadro. Ma, pensate un po', Matteo Salvini è riuscito a fare un grandissimo affare. Ha preso questa casa a poco più di 2.000 euro al metro quadro, l'ha pagata poco più di 1.300.000 euro. Un grande affare per Matteo Salvini. Forse, la Presidente del Consiglio Meloni, quando annunciava un lavoro con il Vice Premier Matteo Salvini per l'acquisto delle case a prezzi calmierati, si riferiva alla casa di Matteo Salvini o, magari, alla sua, perché anche la Presidente del Consiglio - lo ricordo - qualche mese fa è riuscita ad accedere all'acquisto di una casa da oltre 1 milione di euro … Colleghi, è inutile che vi arrabbiate…
PRESIDENTE. Onorevole Donno, prosegua e si rivolga sempre alla Presidenza. Non si preoccupi, ci penso io.
LEONARDO DONNO(M5S). Vedevo un po' di agitazione. Sta di fatto che l'agitazione giustamente è per i cittadini, per le famiglie, per i giovani e per i giovani studenti universitari che si aspettano che un Ministro, anziché pensare al proprio tornaconto, pensi a mettere a terra un Piano casa per permettere agli studenti universitari fuorisede di accedere a un alloggio, perché non hanno i soldi per pagare un affitto fuori sede, oppure per permettere alle giovani coppie di ottenere un mutuo, ma non possono a causa del crollo dei salari reali che c'è in questo Paese, del “no” al salario minimo che ha detto questo Governo più volte e del fatto che non si vogliono aiutare veramente le famiglie italiane.
Cari colleghi, la realtà del Paese è che la gente non arriva alla seconda o alla terza settimana del mese e non riesce nemmeno ad accedere a un mutuo, perché, quando entra in banca, se non hanno un contratto a tempo indeterminato e un salario quantomeno importante e dignitoso, li accompagnano alla porta e nemmeno li prendono in considerazione. Non hanno la stessa fortuna di Matteo Salvini, che è riuscito ad accedere ad un mutuo di oltre 1 milione di euro.
Quindi, questa è la vergogna, ancora una volta, di questo Governo, che sbatte la porta in faccia a milioni di italiani ai quali dice “no” alla costruzione di nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica e dice “no” a migliaia e migliaia di giovani che vorrebbero studiare fuori sede, formarsi e avere una mano da parte del Governo. Invece, abbiamo capito che, una mano, se la danno tra di loro, gli esponenti di questa maggioranza e di questo Governo. I prezzi calmierati sono per loro. Siamo passati, quindi, Presidente, dal “prima gli italiani” a “prima Salvini” .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Santillo. Ne ha facoltà, per quattro minuti e venti.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Grazie, Presidente. Ne userò molti meno. In verità, comprendo l'imbarazzo del Governo, perché il collega Donno ha proposto, come copertura, il costo del ponte sullo Stretto di Messina, in buona sostanza. Però, voglio ricordare a tutti voi che la Presidente Meloni è stata qui una mesata fa, più o meno. Si apprestava a portare le sue comunicazioni al Consiglio europeo e ha detto che il Piano casa era un impegno tangibile da parte del Governo.
Allora, faccio la richiesta di accantonare quest'ordine del giorno, perché si potrebbe approvarlo con la vostra canonica formula “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”, in maniera tale che voi diate una risposta concreta all'impegno del Piano casa e non lo lasciate in aria, come se fosse un fantasma che aleggia su questo Governo. Invece, come ricordava Donno, gli unici che stanno risolvendo il problema della casa sono Salvini e Meloni. Tutte e due a Roma !
PRESIDENTE. L'onorevole D'Orso chiede di sottoscrivere.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/27 Donno, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/28 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/28 Alfonso Colucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/29 Francesco Silvestri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/29 Francesco Silvestri, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/30 Barzotti, su cui il parere è favorevole con riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/31 L'Abbate, accolto come raccomandazione: va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/32 Casu. Devo chiedere il parere al Governo, prima ho sbagliato io. Sottosegretaria, mi dice se, sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/32 Casu, che non accoglie la raccomandazione, il parere è favorevole, contrario o si rimette all'Aula?
LUCIA ALBANO,. Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Va bene. Prego, onorevole Casu.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io inviterei il Governo a leggere perlomeno l'impegno che propone quest'ordine del giorno e per questo non possiamo accoglierlo come raccomandazione. Noi chiediamo di accompagnare l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte ad assicurare le esigenze di sviluppo infrastrutturale del Paese, anche garantendo tutti i finanziamenti pluriennali programmati per la realizzazione e l'implementazione di linee metropolitane delle città, in considerazione dell'aumento della domanda di mobilità nei contesti urbani. È in corso un acceso confronto al Senato sulla manovra e su alcuni tagli. Lo scorso anno, abbiamo avuto tagli molto importanti, non solo per la Metro C di Roma, ma anche per le metro di Milano, di Napoli e di tante città. Noi, nei mesi della manovra finanziaria, ci ritroviamo a fare un percorso ad ostacoli, ma con riguardo a quei finanziamenti pluriennali, gli interventi per le metro non possono ridursi a una corsa in cui i fondi spariscono, vengono rimessi e vengono riformulati ogni anno. Chiediamo al Governo perlomeno di impegnarsi a garantire queste risorse in maniera stabile e a evitare che, ogni volta, a ridosso della manovra di bilancio, si vada a vedere lo spettacolo che stiamo vedendo in queste ore.
Io posso capire tutte le difficoltà, anche politiche, interne alla maggioranza, ma chiedo al Governo, di fronte a un'opposizione che chiede semplicemente di impegnarsi nella realizzazione delle metropolitane, come si fa a votare contro questo impegno? Potete essere contrari alle nostre premesse, potete essere contrari ai nostri emendamenti, ma come fate a essere contrari alle metropolitane ?
Veramente, chiedo al Governo - se serve accantoniamolo - di leggere l'impegno. Leggiamo l'impegno! Ci sono emendamenti della maggioranza che chiedono per Roma, per Milano, per Napoli, un intervento in questa direzione. Ci sono tutte le dichiarazioni dei Ministri che dicono: noi vogliamo comunque fare le metropolitane e non vorremmo in alcun modo, con la manovra, fermare le metropolitane.
Poi, di fronte a un ordine del giorno in Aula, che arriva in Aula e che - nella maniera più costruttiva e più generale possibile e nel rispetto della difficoltà di un momento come questo - pone un impegno che serve a dire che l'obiettivo unitario del Parlamento è di garantire la realizzazione di queste opere, perché queste metropolitane servono ai cittadini, a garantire il diritto alla mobilità e rallentarle, frenarle e perderle, nelle rimodulazioni dei finanziamenti, significa impedirne la realizzazione nei tempi previsti e di fronte a questo, che non è una raccomandazione, ma è un impegno, che penso dovrebbe unire quest'Aula, un parere contrario sarebbe incomprensibile.
Quindi il mio invito è, comprendendo anche la difficoltà dei tempi stretti in cui è necessario esprimersi, magari ad accantonarlo o a trovare le formule, ma almeno si voti un impegno unanime del Parlamento su un tema su cui, almeno nelle dichiarazioni e negli emendamenti che poi vengono presentati da tutte le forze politiche, anche di maggioranza, si è d'accordo. Come potremmo, invece, considerare un voto in cui la maggioranza della Camera vota contro le metro di Roma, Milano, Napoli e di tutte le città italiane che stanno aspettando queste opere ?
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto tecnico industriale “Eugenio Barsanti” di Pomigliano d'Arco (Napoli), che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Sulla richiesta di accantonamento chiedo alla Sottosegretaria.
LUCIA ALBANO,. Sì, accantono.
PRESIDENTE. Lo accantoniamo, va bene. Allora l'ordine del giorno n. 9/2678-A/32 Casu è accantonato.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/33 Dell'Olio, accolto come raccomandazione se riformulato. L'onorevole Dell'Olio accetta la riformulazione. Va bene.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2678-A/34 Morfino, su cui il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/34 Morfino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
A questo punto dovremmo tornare all'ordine del giorno accantonato, Sottosegretaria, il n. 9/2678-A/32 Casu.
LUCIA ALBANO,. Parere contrario.
PRESIDENTE. Il parere resta contrario. Ha chiesto di parlare la collega Roggiani. Ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Volevo unirmi a quanto ha già detto il collega Casu, anche perché qui parliamo di interventi già programmati, e quindi, se il parere è contrario, il Governo ci sta dicendo che ci sono dei problemi sugli interventi già programmati, cosa che in effetti noi avevamo notato, perché avete tolto dei soldi agli interventi programmati con le ultime leggi di bilancio e anche con quest'ultima.
E allora sarebbe meglio parlare in modo chiaro relativamente agli interventi sulle metropolitane di Milano, Roma e Napoli, che sono città che ovviamente si trovano ad avere - faccio l'esempio di Milano - 1,5 milioni di abitanti e 4,5 milioni di al giorno (stesso problema che riguarda anche ovviamente Roma e Napoli), ed è il motivo per cui chiediamo che per le metropolitane gli interventi, sottolineo, già programmati vengano sostenuti.
Ecco, grazie per averci detto, finalmente con chiarezza, dopo i tagli che avete fatto, che siete contrari agli interventi per le metropolitane, anche a quelli già programmati, come c'è scritto negli impegni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Semplicemente una mia curiosità, perché - e per assurdo ringrazio il Governo - giustamente si è preso qualche secondo per riflettere rispetto a un ordine del giorno, per me assurdo, del collega Casu, che aveva l'ambizione di riportare un benessere alle nostre infrastrutture quando nella legge di bilancio viene del tutto definanziato. Quindi, l'indirizzo del Governo mi sembra estremamente chiaro, ma la buona fede, la grande fiducia che il collega Casu aveva in questo Governo, si è sintetizzata in un accantonamento.
La mia domanda è questa: se il Governo ha accantonato, e quindi si è preso 20 secondi, credo, per riflettere, vuol dire che nelle intenzioni del Governo in Aula c'era quella di votare favorevole. Volevo chiedere con chi si è confrontato il Governo perché il parere sia diventato da favorevole… perché, se si è presa del tempo per riflettere, vuol dire che c'era la sua intenzione di confermare il voto contrario. Cioè, ha chiesto un parere veloce al Ministero dei Trasporti, che ha detto “no, l'ordine del giorno Casu deve morire”? È questo? Perché in pochi secondi lei ha risolto - suo tramite, Presidente, mi scuso - la questione. Quindi volevo capire se il Ministro dei Trasporti, in pochissimi secondi, abbia confermato tutti i definanziamenti che ci sono in legge di bilancio.
E lo dico perché il Ministro dei Trasporti ci ha anche stupito con le sue dichiarazioni, in cui, proprio sulla questione dell'invio delle armi, ammette che questo invio toglie soldi alla sanità, ai trasporti e a tutto il resto, in totale contraddizione con le logiche del Governo di questi anni. Quindi, non ho capito se, dopo che il Ministro dei Trasporti ha dichiarato a tutta Italia che la linea del Governo di questi 3 anni è stata fallimentare e che veramente i soldi dell'invio delle armi hanno tolto fondi alle nostre infrastrutture, oggi, dopo un suo - e la ringraziamo per questo - sollecito al Ministro dei Trasporti, sia arrivata una risposta veloce, netta e sincera di un diniego ai fondi che erano destinati alle nostre infrastrutture, che sono ovviamente nell'interesse generale di tutte le nostre collettività .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la rappresentante del Governo. Ne ha facoltà.
LUCIA ALBANO,. Chiedo scusa, ma effettivamente ho avuto pochi secondi per poter valutare l'impegno.
LUCIA ALBANO,. E quindi possiamo riformulare l'impegno in questo senso: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
PRESIDENTE. Collega Casu, mi deve dire se accoglie la riformulazione oppure no, anche con un cenno. Non l'accoglie. Chiedono di sottoscrivere i gruppi AVS e Azione e i deputati Silvestri, Perantoni, Lomuti, Giachetti e Soumahoro.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2678-A/32 Casu, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Io ho bisogno di una breve pausa tecnica di cinque minuti. Poi, se siete tutti d'accordo, riprendiamo con le dichiarazioni di voto e la votazione finale. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 12,20.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Steger. Ne ha facoltà.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Vorrei iniziare con una piccola confessione politica. Oggi sarebbe molto più comodo votare “sì” o “no”, un “sì” facile applaudendo ai miliardi per le infrastrutture, un “no” altrettanto facile denunciando l'ennesimo decreto . Ma la verità è che questo decreto-legge non merita un applauso né una bocciatura in blocco. E, se prendiamo sul serio il nostro ruolo, nemmeno noi possiamo accontentarci di votare per appartenenza o per riflesso. Perché questo testo è un po' come una fotografia dell'Italia di oggi: si vedono linee giuste, investimenti, sostegni, impegni internazionali, ma lo scatto resta sfocato, pieno di elementi accatastati, senza una vera profondità di campo. È da qui che nasce la nostra scelta: non una neutralità tiepida, ma un'astensione esigente e vigile.
Cominciamo da ciò che, onestamente, funziona. Con l'articolo 1 si rafforzano in modo massiccio gli stanziamenti per RFI con 1,4 miliardi per la manutenzione straordinaria della rete e 400 milioni aggiuntivi per il contratto di programma 2025. A questo, si aggiungono 40 milioni di euro destinati all' dell'IFC per sostenere il settore privato ucraino e, al tempo stesso, le nostre imprese impegnate nella ricostruzione.
Sono cifre importanti e per chi viene da un territorio di confine e di collegamento europeo non sono semplici righe di bilancio, sono la condizione per non diventare una periferia dimenticata della rete ferroviaria, ma restare un nodo vitale dei corridoi europei.
Con l'articolo 2 il decreto interviene su tre fronti, che considero simbolici. Il Fondo di garanzia per la prima casa è incrementato di - soli - 75 milioni nel 2025 per garantire continuità alle garanzie sui mutui dei giovani e delle famiglie. Il Fondo per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione è rafforzato di 3,5 milioni; le borse di studio per gli specializzandi non medici - veterinari, odontoiatri, farmacisti, eccetera - con 2 milioni di euro annui in più a decorrere dal 2025 per adeguare le risorse all'effettiva platea degli studenti.
Sono tre messaggi politici chiari. Stiamo dicendo ai giovani: non rinunciate alla casa; alle imprese: non smettete di innovare; ai professionisti della salute: abbiamo bisogno anche di voi, non solo dei medici. Su questo non abbiamo difficoltà ad esprimere un giudizio positivo.
Con l'articolo 3 si mette ordine, almeno nelle intenzioni, sui cronoprogrammi del Piano nazionale complementare al PNRR, allineandoli agli stanziamenti e fissando il termine del 31 dicembre 2026. Si finanziano, inoltre, il miglioramento genetico, zootecnico, la finanziaria della fondazione Human Technopole e la proroga della valorizzazione dell'attività dell'ISMETT fino al 2030. Qui c'è un'Italia che investe in ricerca, agricoltura di qualità, sanità di eccellenza. È un'Italia che riconosciamo e che vogliamo sostenere.
L'articolo 4 concentra le misure per i Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026 e per UEFA Euro 2032, più risorse per il commissario di Sport e Salute, per l'impiantistica sportiva anche giovanile e margini fiscali in più tramite l'imposta di soggiorno ai comuni interessati. Da cittadino delle montagne lo dico con convinzione: lo sport invernale e le grandi manifestazioni, se ben gestiti, possono essere una formidabile leva per i territori.
Vengo ora alle ragioni per cui non possiamo votare a favore. Questo non è solo un decreto in materia economica, ma è un decreto catalogo. Dentro troviamo ferrovie e ricostruzione dell'Ucraina, casa, innovazione e borse di studio, PNC e PNRR, Olimpiadi ed Europei, contenziosi dello Stato, finanza locale, Croce Rossa e alla fine l'inevitabile articolo sulle coperture. Capisco l'urgenza, ma non posso ignorare che siamo di fronte all'ennesimo decreto in cui si accatastano interventi molto diversi, spesso scollegati, sotto l'ombrello dell'urgenza economica.
La Corte costituzionale ci ha già richiamato più volte sul tema dell'omogeneità nei decreti-legge. Qui il limite - mi permetto di dirlo al Governo - è oggettivamente messo alla prova. Non si tratta solo di metodo, ma è la qualità della strategia che lascia perplessi. Per le infrastrutture ferroviarie stanziamo 1,84 miliardi nel 2025, ma non diciamo con chiarezza quale modello di mobilità, quali priorità territoriali, quali standard di servizio vogliamo garantire nei prossimi dieci anni. Per la prima casa rafforziamo il Fondo, ma senza una riflessione vera su dove e per chi. Non è lo stesso parlare di periferie metropolitane, di piccoli comuni di montagna o di aree turistiche dove i prezzi espellono i residenti. Per le Olimpiadi ed Euro moltiplichiamo le risorse ma non vediamo un disegno credibile perché queste opere diventino davvero un'eredità diffusa e non solo grandi scatole per le grandi città. È come se questo decreto si fermasse sempre un passo prima della coerenza; fa cose giuste, ma non riesce a trasformarle in una visione.
Parlo ora da forza che rappresenta un territorio alpino transfrontaliero europeo per definizione. Noi vediamo questo decreto da un angolo visuale preciso: la montagna che rischia lo spopolamento, i giovani che faticano a trovare casa e lavoro di qualità, le imprese che competono in un mercato globale ma devono fare i conti con la burocrazia italiana. In questo testo le ferrovie ci sono, ma non ritroviamo una chiara priorità per i corridoi alpini. La prima casa c'è, ma non c'è una scelta forte a favore dei giovani che vogliono restare nei piccoli comuni, nelle valli, nelle zone interne ad alto costo della vita. Le borse per gli specializzandi non medici sono un segnale importante, ma non vediamo un disegno più ampio per portare professionisti sanitari nelle aree periferiche, nei territori dove la carenza di personale ormai è strutturale. Insomma, si sente l'Italia dei grandi numeri, ma si fatica a sentire l'Italia delle differenze, l'Italia delle autonomie, l'Italia delle minoranze linguistiche e geografiche. Per noi questo non è un dettaglio, è la ragione stessa della nostra presenza in quest'Aula.
Un'altra parte del decreto, con l'articolo 5, stanzia fino a 110 milioni per il pagamento di sentenze di condanna, transazioni e decisioni della Corte di Strasburgo e interviene sulla situazione finanziaria di alcuni comuni e consorzi. È giusto farlo, perché uno Stato che non onora le proprie sentenze perde credibilità, ma siamo sinceri: qui non stiamo finanziando il futuro, stiamo pagando il conto del passato, di decisioni mancate, di contenziosi lasciati incancrenire.
Con l'articolo 6 si chiude un capitolo lungo e faticoso sulla riorganizzazione dell'associazione italiana della Croce Rossa, mettendo ordine nei rapporti finanziari tra l'ente strumentale e la nuova associazione. Anche qui va bene mettere fine a un limbo gestionale che pesa sulla vita di migliaia di volontari ma, di nuovo, stiamo gestendo un'eredità amministrativa non costruendo una vera politica economica. Se sommiamo tutto, otteniamo un paradosso: una parte rilevante di questo decreto serve a pagare ciò che avremmo dovuto fare meglio prima, restringendo gli spazi per ciò che avremmo dovuto fare meglio domani.
Alla luce di tutto questo, la nostra posizione, signora Presidente, è chiara: non votiamo contro perché gli investimenti su RFI e sulla ricostruzione ucraina sono importanti e coerenti con una visione europea dell'Italia. I fondi per la prima casa, per l'innovazione e per gli specializzandi non medici vanno nella direzione giusta, anche se con risorse troppo limitate; gli interventi su PNC e PNRR, Human Technopole e ISMETT preservano strategici di ricerca e sanità di eccellenza, ma non possiamo nemmeno votare a favore perché il carattere del decreto forza ancora una volta i limiti costituzionali della decretazione d'urgenza, la visione economica è frammentata, più attenta a sommare misure che a costruire una strategia di crescita, produttività e lavoro di qualità e i territori di montagna, le autonomie, le aree di confine e i giovani, che vogliono restare nei loro comuni, non sono davvero messi al centro ma restano sullo sfondo. Per queste ragioni, signora Presidente, annuncio che la nostra componente esprime un voto di astensione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretaria, se avessimo voluto fare un elenco dei fallimenti di questo Governo non saremmo stati più bravi di voi nel descriverli in un decreto visto che avete messo lì dentro - neanche nella Prima Repubblica si facevano decreti di questo tipo - di tutto. È l'elenco dei fallimenti, perché poi ad ogni punto di questo decreto, ad ogni articolo c'è la corrispettiva mancata azione da parte del Governo. Si parte dalla casa, che è un tema assolutamente centrale nella società e nel Paese e continua ad essere un tema di propaganda per voi. Io le ho chiarissime in mente, le ho nelle orecchie le parole della Meloni nei giorni d'agosto, d'estate, al convegno di Comunione e Liberazione quando prometteva 15 miliardi di euro di investimenti sulla casa, 15 miliardi di euro di investimenti sulla casa per realizzare abitazioni, edilizia residenziale pubblica, edilizia agevolata e convenzionata, quella che servirebbe alle giovani coppie, quella che servirebbe alle famiglie povere. Invece, l'unico argomento che avete trattato quando vi siete occupati di casa è stato o il condono o la sanatoria. Per cui, forse hanno compreso male gli italiani o coloro che vi hanno ascoltato al convegno di Comunione e Liberazione: non vi preoccupavate della realizzazione delle case, ma vi preoccupavate di un piano casa che sostanzialmente accontentasse gli elettori, come è accaduto in Campania fino a qualche tempo fa.
In più vi abbiamo sentito litigare sulle banche: ogni santo giorno Salvini dice una cosa e Tajani dice l'opposto su questo tema. Io mi sarei preoccupato di una cosa soltanto, Sottosegretaria, e cioè di mettere attorno a un tavolo le banche, in questo Paese, e chiedere loro: ma ci spiegate come è possibile che quando la Banca centrale europea aumentava i tassi allora i tassi sui mutui variabili aumentavano contestualmente e immediatamente e da quando la Banca centrale europea ha cominciato a ridurli, invece, non si riducono con la stessa rapidità e contestualità? Questo è quello che dovrebbe chiedere il Governo alle banche anziché stare lì a calcolare quanto hanno guadagnato per mettere le tasse. Invece, le banche sono libere di fare dei correntisti e di coloro che accendono un mutuo tutto quello che vogliono senza che questo Governo agisca minimamente.
Così come il secondo tema nell'elenco drammatico che avete scritto in questo decreto è il tema della sicurezza e delle Forze dell'ordine. Voi siete andati a sedervi su quelle seggiole dicendo che avreste investito sulle Forze dell'ordine, che avreste messo più soldi per gli stipendi, che avreste addirittura ridotto l'età pensionabile. Dovevate stravolgere la Fornero e per i lavori usuranti - perché chi lavora nelle Forze dell'ordine svolge un lavoro usurante - addirittura si prevedevano riduzioni più drastiche. Avete fatto questo provvedimento - e avete fatto anche la legge di bilancio - e il regalo che fate è non stipendi più alti ma età pensionabile avanzata. Non avete assunto - o trovato le risorse per assumere - i 10.000 agenti che vi chiedono le Forze dell'ordine, perché dicono che non ce la fanno.
E non solo non assumete 10.000 agenti, ma 500, presenti sul questo territorio, li spedite in Albania, dove spendete risorse per centri che non funzionano. Un giorno vi chiamerà qualcuno in causa per aver tenuto aperto, dall'ottobre 2024 ad oggi, centri che costano per gli ospiti eventuali, perché non ci sono stati ospiti in questi centri, tre volte di più dei CPR in Italia, avendo il 20 per cento dei posti nei CPR in Italia vuoti! Le Forze dell'ordine in Albania costano, per il vitto e l'alloggio, 18 volte di più delle 5.000, 6.000 euro giornaliere che vengono stanziate per i poliziotti e le Forze dell'ordine nei CPR in Italia!
Quindi, non solo questi centri non funzionano, ma ci costano un sacco di soldi e ancora ce ne costeranno, visto che, all'orizzonte, non si prospetta nulla di buono.
Poi passiamo al capitolo, sempre l'elenco dei di questo Governo, degli specializzandi e del famoso numero chiuso in medicina. Ricordo ancora il cartello di Salvini: abolito il numero chiuso. Poi vai a leggere il provvedimento della Ministra e ci sono 17.278 posti destinati a medicina.
Scusate, ma 17.278 non è un numero chiuso? Oppure leggiamo male i provvedimenti che questo Governo mette in campo? È un numero chiuso. Non si interviene, se non in maniera ridicola, sugli specializzandi, che è quello che bisognerebbe fare di più, perché mancano specializzazioni mediche e mancano soprattutto alcune specializzazioni mediche. Se facciamo riferimento, ad esempio, ai pronto soccorso, vediamo che proprio lì mancano medici, perché se ne specializzano di meno.
Cosa ha fatto il Governo su tutto questo? Il nulla, se non prendere per i fondelli gli studenti, illudendoli che chiunque si fosse iscritto a medicina un giorno sarebbe diventato medico. Poi, fai fare la prima prova e passa soltanto il 12 per cento degli studenti che partecipano, perché pensi che fisica, chimica e biologia si possano studiare in qualche settimana e poi, magari, fai il secondo turno e ne passeranno un altro 10 per cento, abbondiamo. Vorrà dire che rimarranno, di quel numero chiuso, 17.278 di cui parlavamo poco fa, che è un numero chiuso, ma ancora di più perché si sottrarranno 6.000 studenti almeno, che non accederanno, perché non avranno passato le prove. Per cui è un numero strachiuso, non chiuso, a doppia mandata. E, poi, Governo, senza il Piano nazionale di ripresa e resilienza non staremmo con lo 0.4 di PIL. Tutte le volte che è venuta la Meloni in quest'Aula ci ha sempre detto che l'Italia era la locomotiva, che noi avevamo il PIL più forte di tutti e che eravamo quelli che crescevano di più. Poi arriva Dombrovskis tira fuori i dati della Commissione europea e scopriamo che l'Italia è allo 0,4, la Francia 0,7 e la Spagna il 2,9. E noi siamo allo 0,4 soltanto grazie allo strumento del Piano nazionale ripresa e resilienza, senza il quale saremmo in piena recessione! E viene qua, con la faccia tosta, a dirci che, invece, siamo la locomotiva! Se fossimo la locomotiva, staremmo a frenare l'Europa, abbondantemente, più di quanto sia già frenata per alcune regole che si è data, assolutamente incredibili. E lo diciamo ancora di più, perché i vostri amici, quelli che elogiate quando vi insultano, perché a voi piace che Trump vi insulti e voi dite: bravo… È proprio masochistico il vostro atteggiamento. Lui non solo dice che l'Europa non conta nulla, che va disgregata, mentre difende, da sovranista, gli Stati Uniti d'Europa in quanto Stato federale, ma ci mette anche dazi, su cui, anche lì, aspettavamo i 25 miliardi di investimento del Governo per compensare le perdite delle imprese sui dazi.
Dove stanno, Sottosegretaria, le risorse per dare alle imprese, ai cittadini il sostegno a seguito dei dazi degli Stati Uniti d'America? Quindi, 15 miliardi dovevate metterli sulla casa, 25 miliardi dovevate metterli sui dazi. Mi potrete dire: ma c'è la legge di bilancio nell'altra Camera, si sta discutendo lì. Andiamo a vedere la legge di bilancio: non c'è un euro sui temi che oggi abbiamo affrontato e che stanno dentro questo , anche inopinatamente, visto che trattiamo in contemporanea la legge di bilancio. Un Governo che si rispetti, un Governo serio avrebbe previsto provvedimenti in quella circostanza, in quel provvedimento stesso.
In più, il tema delle tasse. Io credo che, su questo, veramente, avete fatto una pessima figura, perché dire che il tetto del 40 per cento va scritto addirittura in Costituzione, quindi, diventerebbe incostituzionale aumentare quel tetto lì, e poi presentarvi con quasi il 43 per cento - questo sì, per la prima volta nella storia d'Italia, siamo quasi al 43 per cento di tasse -, credo che vi dovreste vergognare di continuare a promettere, se poi non riuscite a mantenere nemmeno una piccola percentuale di quello che avete promesso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pisano. Ne ha facoltà.
CALOGERO PISANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Oggi prendo la parola per esprimere un voto convintamente favorevole sul decreto-legge n. 156 del 2025, il cosiddetto DL Anticipi, un provvedimento che, al di là del titolo tecnico, racchiude un'anima chiara: dare risposte immediate, concrete e misurabili al Paese reale, alle famiglie che aspettano, alle imprese che resistono e ai territori che chiedono di non essere lasciati indietro e - lasciatemelo dire con forza - al nostro servizio sanitario nazionale, che troppo spesso ricordiamo solo quando è in difficoltà.
Questo decreto non è una semplice somma di numeri, è una scelta politica, è la direzione di marcia di un'Italia che non si rassegna, che vuole crescere, che vuole proteggere i più fragili e rendere competitivo il sistema produttivo. È un decreto che interviene dove serve, quando serve, con la consapevolezza che la velocità in certi momenti è già una forma di giustizia.
Voglio partire dai numeri: 1 miliardo e 840 milioni a RFI per la manutenzione della rete ferroviaria, significa treni più sicuri, meno ritardi, più affidabilità per milioni di pendolari che meritano rispetto; 60 milioni al Fondo prima casa, un impegno concreto per i giovani sotto i 36 anni e per le famiglie numerose che cercano un futuro stabile; risorse per l'innovazione tecnologica e digitalizzazione delle imprese, perché un Paese che non innova si ferma; nuove borse di studio per gli specializzandi delle discipline sanitarie non mediche, un investimento sul capitale umano che tiene in piedi il nostro sistema salute; rifinanziamenti decisivi per le opere legate a Milano-Cortina 2026, dall'Arena “PalaItalia” all'impianto natatorio “Daniela Samuele”. Questo decreto anticipa risorse, accelera investimenti, rimuove ostacoli e non lo fa solo in astratto, lo fa nella vita quotidiana dei cittadini. È la fotografia di un'Italia che non si limita ad amministrare, ma sceglie di costruire.
C'è un secondo motivo, più profondo, per cui considero questo decreto un successo politico. Perché è la dimostrazione che un provvedimento di bilancio, all'apparenza meramente tecnico, possa essere anche uno strumento di prossimità, di ascolto, di giustizia territoriale. È da qui che arriva il punto più importante del mio intervento: all'articolo 3, dedicato alla sanità e alla ricerca oncologica, ho presentato l'emendamento 3.61 Pisano per finanziare il completamento del reparto di radioterapia dell'ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento, un reparto che non è un semplice tassello tecnico di un bilancio, ma un simbolo di dignità per una comunità che attende da troppo tempo.
Quando parliamo di oncologia non parliamo di numeri, parliamo di persone, parliamo di famiglie che vivono l'attesa, la paura, la speranza. Parliamo di pazienti costretti a percorrere anche 100 o 200 chilometri per eseguire un ciclo di radioterapia. Parliamo di una distanza che non è soltanto geografica, ma emotiva, sociale, economica. Oggi, grazie a questo emendamento, quella distanza comincia finalmente a ridursi. Sono profondamente orgoglioso di poter dire all'Aula che è stato approvato questo emendamento. Non è un risultato individuale. È la dimostrazione che, quando le istituzioni lavorano insieme, quando c'è visione e senso di responsabilità, la politica diventa davvero servizio.
Voglio ringraziare chi ha reso possibile questo traguardo: la Presidente Giorgia Meloni, il Ministro Schillaci, la Sottosegretaria Albano, che ha sostenuto con convinzione la necessità di intervenire sul territorio agrigentino, il Presidente della Commissione bilancio, Mangialavori, che ha accompagnato questo percorso con sensibilità e rigore, Maurizio Lupi e tutto il mio gruppo, compatto e determinato a difendere la battaglia che riguarda la salute, la dignità e il diritto alla cura, i relatori, il collega Trancassini e la collega Frassini, che mi hanno supportato e sopportato, e tutti i 213 colleghi che hanno votato il mio emendamento questa mattina.
Con queste risorse potremo finalmente realizzare un reparto di radioterapia moderno, operativo ed efficace; un reparto che permetterà a tanti cittadini della Sicilia sudoccidentale di curarsi vicino casa, vicino ai propri affetti, vicino alla propria comunità; un reparto che ridurrà disuguaglianze, che darà speranza, che restituirà fiducia in un sistema sanitario che deve essere davvero nazionale, non solo nel nome. Ecco perché il mio voto favorevole non è un atto burocratico: è una scelta politica, una scelta di campo; è il sostegno a un provvedimento che unisce crescita economica e giustizia sociale, che accelera gli investimenti ma non dimentica le persone, che guarda al futuro senza perdere di vista chi ha bisogno oggi.
Per tutto questo e per il valore umano e territoriale che abbiamo saputo inserire in questo decreto attraverso l'emendamento su Agrigento, a nome del gruppo di Noi Moderati esprimo voto favorevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Il provvedimento stanzia oltre 2,17 miliardi di euro per l'anno in corso destinati ad una pluralità di interventi: dalla manutenzione straordinaria delle reti ferroviarie, su cui siamo perfettamente d'accordo, al sostegno al settore privato ucraino, agli investimenti in innovazione, formazione e salute, e altro ancora. Il Governo conferisce al provvedimento - che si caratterizza oggettivamente, ancora una volta, come - il requisito della necessità e urgenza in relazione a indifferibili investimenti per sostenere imprese e attività economiche e altro ancora. Arriva a prevedere ulteriori finanziamenti per garantire la continuità operativa delle grandi infrastrutture e l'organizzazione dei Giochi olimpici e paralimpici di Milano-Cortina 2026.
Sono sei gli articoli: un elenco di stanziamenti per il prossimo anno, che dicono della mancata visione strategica di un Governo che rattoppa, taglia l'essenziale, spende male e vorrebbe sottrarsi al controllo, a partire da quello parlamentare. Basta leggere l'articolo 4, su cui si è concentrata la nostra proposta emendativa, ossia la prevista ulteriore iniezione di risorse per la realizzazione delle infrastrutture e della logistica per sostenere la corsa verso i Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina che si terranno nel 2026, a febbraio-marzo.
Ebbene, il collega e vicepresidente del gruppo Grimaldi, nel corso della discussione sulle linee generali, ha messo in evidenza tutte le questioni per cui noi voteremo contro questo decreto-legge. Io, invece, mi soffermerò su alcuni aspetti, in particolare l'articolo 3- e l'articolo 4.
L'articolo 3-, aggiunto in Commissione in sede referente, prevede un doppio trasferimento di proprietà: l'assegnazione di una porzione del compendio immobiliare di proprietà dello Stato, denominato Policlinico Umberto I, dallo Stato alla regione Lazio, con un vincolo di destinazione al servizio ospedaliero pubblico; mentre l'ex Ospedale Carlo Forlanini, tanto discusso, viene trasferito dalla regione allo Stato, per finalizzare le annose e riservate - e io aggiungo troppo opache - trattative tra regione Lazio e l'ente di diritto privato convenzionato ospedale Bambino Gesù, cui sarebbe conferito l'ex Ospedale Forlanini. I lavori per la ristrutturazione saranno a carico indovinate di chi? Dell'INAIL, per circa 400 milioni di euro, quindi con soldi pubblici, mentre il nuovo Bambino Gesù usufruirà di tutti i vantaggi dell'extraterritorialità: nessuna IVA sulle merci, non IMU sugli immobili, personale medico e paramedico non soggetto all'Irpef. Guardate che noi riconosciamo il valore e la valenza di questo istituto di ricovero e cura a carattere scientifico di diritto privato, tanto è vero che abbiamo votato l'articolo che prevedeva un finanziamento annuale di almeno 20 milioni di euro, che è stato previsto dal decreto-legge n. 110 del 2025. Ma qui si tratta di capire cosa accadrà in definitiva, quali saranno le procedure, quali saranno tutte le previsioni che si concretizzeranno entro il 2030. Restano cioè irrisolti aspetti, secondo me assolutamente centrali, sulla trasparenza dell'operazione, sull'adeguamento normativo per riconoscere l'immunità, l'extraterritorialità dell'area, in base agli articoli 15 e 16 dei Patti Lateranensi, mentre è chiaro ed evidente l'impatto negativo che questa operazione avrà sulla sanità pubblica, data anche la coperta sempre troppo corta.
Tutto questo avviene con il rapido smantellamento in corso della sanità pubblica, dove, secondo il programma regionale 2024-2026, è previsto un passaggio da 750 a 810 posti letto nelle strutture private e, invece, da 1.111 a 1.014 nelle strutture pubbliche: pensate un po' che aumento strepitoso.
Ma andiamo all'articolo 4, dove si introducono disposizioni urgenti relative allo sport, in particolare allo svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina, di cui ci siamo occupati veramente molto, molto spesso in questo periodo. Cosa si prevede questa volta? Un incremento complessivo di 44 milioni di euro dei fondi operativi del commissario straordinario. Secondo quanto stabilito dal precedente decreto Sport dell'agosto scorso, al commissario era stata assegnata una dotazione massima di 148,8 milioni per la realizzazione degli interventi e 79,3 milioni per le esigenze logistiche. Le nuove disposizioni portano quest'ultima voce, quindi, con l'aggiunta di 44 milioni e oltre, a salire fino a circa 123,7 milioni di euro: un incremento significativo, pensato per organizzare questi benedetti Giochi paralimpici.
Ricordo che per il 2025 aumenta la capacità di spesa complessiva del commissario straordinario, che passa dal tetto iniziale di 228,2 milioni a 272,6 milioni di euro, risorse che - si legge nella relazione - dovrebbero servire per coordinare cantieri, attività operative nei territori coinvolti da Milano a Cortina, passando per la Valtellina, Val di Fiemme, Anterselva e via dicendo. La disposizione aumenta, Presidente, di oltre 5 volte il budget iniziale.
Peraltro, tali costi aggiuntivi, riguardano voci di spesa ampiamente prevedibili. L'accessibilità rafforzata, una precondizione fondamentale, integrata fin dall'inizio nella progettazione delle infrastrutture: possibile che sia sfuggita alla previsione di spesa? Le Olimpiadi Milano-Cortina costeranno una montagna di soldi. Presentate a costo zero per economia e ambiente, secondo il di candidatura, dove la parola sostenibilità…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
LUANA ZANELLA(AVS). …veniva ripetuta un'infinità di volte, sarebbe stato utilizzato solo il 92 per cento delle strutture presenti sul territorio e, invece, come nel caso della vecchia pista da bob “Eugenio Monti”, non si riqualifica niente, si spende di più e si spende sempre peggio
PRESIDENTE. Saluto gli studenti, le studentesse e i docenti dell'Istituto “Parmenide” di Vallo della Lucania, in provincia di Salerno, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Grazie, Sottosegretaria. Oggi quest'Aula è stata interrotta nelle votazioni da una notizia che abbiamo salutato tutti come estremamente positiva e con il grande orgoglio che era dovuto, cioè il riconoscimento da parte dell'UNESCO della cucina italiana. In qualche modo, mi è venuto in mente, per paradosso comparativo, che la cucina italiana vive, per sua natura, di una specificità che la rende unica, eccellente a livello internazionale: è una cucina che sa ricomporre differenze, ingredienti diversi, con un'arte che sa uniformare questi ingredienti, queste caratteristiche territoriali in una organica e armoniosa proposta, che, poi, è quella che ci viene riconosciuta a livello internazionale. Ed è esattamente il contrario di quello che, troppo spesso, noi stiamo vedendo fare da parte del Governo che, forse, fraintendendo l'idea di decreti d'urgenza che sempre di più si caratterizzano come ha reinventato una modalità di decretazione, che è quella di raccogliere gli ultimi ingredienti che sono rimasti nella credenza o le cose in disordine che sono rimaste nella casa, e cercare, in qualche modo, di raffazzonare una proposta per non perdere gli obiettivi. Questo è questo decreto di fine anno: state facendo un po' le pulizie prenatalizie, avete aperto la cassa dei Ministeri, avete visto quali risorse non erano state spese, avete visto quali interventi erano in ritardo o necessitavano di correttivi e, senza nessun elemento di organicità, se non, appunto, l'elemento del rimediare e rattoppare errori fatti, mancanze fatte nel corso di quest'anno, avete congegnato complessivamente questo tipo di provvedimento.
Noi abbiamo più volte denunciato questo come un modo non efficace di governare, che, a distanza di più di tre anni di Governo - siete tra i Governi, ormai, più longevi della nostra Repubblica - non è più concesso, non dovrebbe essere più concesso, perché qui non si tratta della non capacità di governo o di amministrare, ma si tratta, tutte le volte, di andare avanti e, poi, tornare indietro e raccattare i pezzi che si sono persi per strada.
Dentro questo decreto, è stato già ricordato, ci sono misure che riguardano le infrastrutture, la sanità, il Fondo per la casa, la questione delle Forze dell'ordine, gli interventi su Milano-Cortina, alcuni interventi che riguardano anche le questioni universitarie, le borse per gli specializzandi, il Fondo per l'Ucraina. Diciamo che sono tutti i titoli che, presi singolarmente, meritano certamente un'attenzione e una risposta doverosa. Il tema è: perché non è stato fatto prima? Perché viene fatto all'ultimo minuto? Perché in questo modo le risorse che sono state impegnate e riallocate dall'articolo 7 di questo decreto, non erano state, invece, spese per gli intenti rispetto ai quali il Parlamento aveva scelto di indirizzare fondi specifici.
Ho fatto questa premessa metodologica che giustifica, ancora una volta, non solo la nostra contrarietà, ma il nostro invito al Governo a cominciare ad agire con una visione sistemica e strategica diversa, perché non sono più i tempi nei quali si mettono delle piccole azioni, quasi da bandiera simbolica. L'Italia si trova in un momento drammatico della propria storia, come l'Europa, e serve una capacità di di governo forte che sappia mantenere uno sguardo fisso all'obiettivo e fare convergere, passo dopo passo, ogni azione amministrativa, senza disperdere risorse, energie e, in qualche modo, facendo i giochi delle tre carte, perché, poi, i fondi sono sempre gli stessi: cambiano il titolo, cambia la destinazione, ma, in qualche modo, si lasciano indietro altri obiettivi, altre priorità che altrettanto erano strategici.
Questo è il motivo per il quale noi ci asteniamo, ci asterremo su questo provvedimento, perché non riconosciamo minimamente questa capacità di governo e di visione. Su questo, ancora una volta, solleviamo un'urgenza, che non credo ci verrà riconosciuta dal Governo, ma pensiamo che sia nostro compito e nostro dovere non tergiversare su questo.
Entriamo, però, nel merito, perché è evidente che l'della mia dichiarazione lascia intendere un giudizio totalmente negativo sul modo di amministrare del Governo, ma, dall'altro lato, poi, entrando nel merito puntuale delle singole misure, noi, invece, riteniamo che i capitoli che sono affrontati, seppure in modo tardivo, frastagliato e anche un po' raffazzonato in questo decreto, meritassero di avere risorse da destinare. Quindi, da questo punto di vista, noi riconosciamo la positività di alcuni interventi. Al contrario di chi mi ha preceduto, noi riteniamo che l'investimento del nostro Paese sui Giochi olimpici Milano-Cortina sia strategico, non solo per i territori che sono interessati da queste riforme e innovazioni infrastrutturali, da quello che porteranno, da tutto l'introito territoriale, ma anche per il ruolo del Paese a livello internazionale. Pensiamo che sia grave che, con la fiamma accesa, si intervenga adesso ad aumentare le risorse per il commissario. Bisognava saperlo prevedere in modo preventivo e in modo adeguato, ma, se mancano le risorse, è bene che queste risorse vengano messe, perché non devono nemmeno gravare, poi, sulle finanze territoriali e pubbliche dei nostri territori.
L'investimento sulle infrastrutture e sulla rete ferroviaria è assolutamente qualcosa di benvenuto. Ci chiediamo come mai i ponti della Lombardia, le strade provinciali piene di buche, i ponti sul Po non siano stati, invece, inclusi in questa iniziativa. Diamo il benvenuto a quelle iniziative di sostegno alle eccellenze sanitarie: ci chiediamo perché, però, non riconosciamo che c'è da riformare in modo significativo il sistema sanitario.
Gli interventi che facciamo sulla regione Sicilia: noi diciamo che sono sempre tardivi, perché in questo momento andrebbe semplicemente commissariata la sanità della regione Sicilia, perché anche un istituto di eccellenza, come l'ISMETT, oggi non è inserito in un contesto adeguato, che sappia dare le risposte che meritano i cittadini siciliani sul tema della sanità.
Sul tema dell'ordine pubblico, bene le risorse che mettiamo sulle Forze dell'ordine. Oggi noi faremo un'interrogazione al Ministro dell'Interno in questa direzione per un maggiore investimento sulla sicurezza e sull'ordine pubblico nelle nostre città, ma, se i soldi vengono, in qualche modo, distolti da altri capitoli, che ancora erano destinati allo stesso scopo, facciamo il gioco delle tre carte, ma, alla fine, i cittadini non ottengono quello che invece dovrebbero ottenere, cioè un miglioramento delle condizioni dell'ordine pubblico e della sicurezza.
Sulla questione specifica che interessa questa città, cioè l'accordo sul riutilizzo del Forlanini, sul progetto di essere utilizzato per allargare il Bambino Gesù, noi lo abbiamo sostenuto, lo sosteniamo, e ci mancherebbe altro. Il nostro responsabile alla sanità è l'assessore che ha costruito questo progetto e mi chiedo come sia possibile che forze dell'opposizione oggi dicano che questo è un progetto che va disconosciuto, come è accaduto e dimostrato dal voto di quest'Aula. Noi rimaniamo coerenti e pensiamo che sia un investimento utile e, da questo punto di vista, chiediamo al Governo, invece, di dare seguito pieno e, quindi, di non distogliere alla finalità per cui era stato costruito l'accordo esattamente quel pezzo. Siamo, Sottosegretaria, al limitare della legge di bilancio: abbiamo 2 miliardi di euro di vecchie risorse non usate che, all'ultimo minuto, dobbiamo raffazzonare.
Io faccio una richiesta preventiva. La prossima legge di bilancio ha poche risorse a disposizione, e voi avete detto: lo facciamo per mantenere i conti in ordine. Bene, se sono poche le risorse a disposizione, non vorremmo ritrovarci allo stesso modo, da qui ad un anno, a dover mettere delle pezze perché le poche risorse a disposizione sono state usate male o non sono state usate; perché, altrimenti, questo significherebbe condannare l'Italia a una gestione, come dire, contraddittoria atto dopo atto senza finalmente restituire al Paese quella visione - che deve avere - di rilancio della produttività, della competitività e dell'equità sociale, che sono le tre leve su cui la nostra Repubblica si è costruita .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, oggi il MoVimento 5 Stelle annuncia il suo voto contrario a questo decreto Economia, e lo facciamo guardandovi negli occhi, perché questo provvedimento non sostiene l'Italia, la indebolisce, la divide, la svende. Ci presentate un decreto Economia che non solo è debole, ma è una vera offesa per il Paese: ben altre risposte si dovevano agli italiani in affanno; un decreto che avrebbe potuto dare un reale sostegno a imprese e famiglie in difficoltà e rafforzare il Paese in un momento in cui i salari scendono, i prezzi salgono e la povertà aumenta.
Siamo immersi in una economia globale segnata da tensioni, conflitti, nuovi dazi, instabilità energetica e con le imprese italiane, soprattutto le piccole e medie, schiacciate. Eppure, in questo decreto non c'è una sola risposta ai problemi veri, non c'è un'idea su come proteggere le nostre filiere produttive, non una misura per sostenere i settori più colpiti dai dazi, dalla crisi energetica, dagli effetti di una guerra non ufficialmente dichiarata ma economicamente sostenuta dall'Italia, che ne subisce ricadute disastrose. Non c'è un segnale che dica: abbiamo capito la fase in cui ci troviamo. E tante erano state le promesse di Giorgia Meloni, ad esempio lo scudo che avrebbe dovuto cautelare, rispetto ai dazi, le imprese italiane di 25-32 miliardi di euro. Ma, al solito, promesse al vento, nulla, uno zero assoluto. Avrebbe potuto essere un'occasione per ridurre le diseguaglianze, soprattutto fra Nord e Sud, e invece le approfondisce.
A cosa si riduce questo decreto? È un decreto vetrina con un titolo altisonante: “Misure urgenti in materia economica”, con dentro poco o nulla di ciò che serve davvero; segnato dalla frammentarietà, con scelte opinabili e a volte opache, come i 170 milioni di euro attribuiti a Invimit; e, soprattutto, senza visione: manca una linea, una strategia, il coraggio.
Andiamo alle misure: poche, confuse, sbagliate, inefficaci e discriminatorie. Sulle ferrovie annunciate 1,8 miliardi nel 2025 ma distribuiti senza un criterio di equità territoriale, senza attenzione alle aree interne; non c'è una sola idea per il Mezzogiorno. Si potrebbe dire: gli appalti partono, i treni no . Il Sud rimane senza tratte, senza continuità territoriale, senza futuro. Credo possa essere un simbolo di questo Governo il treno Sicilia : vecchio, lentissimo, previsto come rimedio rispetto ai costi altissimi dei voli per la Sicilia durante le feste natalizie, quando costano più che andare a New York, dove le compagnie aeree chiedono un vero e proprio pizzo ai siciliani per potersi ricongiungere agli affetti.
E proprio sulle infrastrutture il Mezzogiorno è il grande tradito. Non c'è niente, non un euro, non un progetto, non una strategia, una parte intera del Paese ignorata con ostinazione; territori con infrastrutture ferme agli anni Ottanta; l'85 per cento dell'alta velocità è solo al Nord; città che perdono giovani, quelli sì che corrono, corrono via dall'Italia che non riesce a dare loro un'opportunità: 175.000 giovani dai 25 ai 34 anni sono andati via dall'Italia da quando c'è il Governo Meloni, 44.000 dalla Sicilia; ed è una cifra approssimata per difetto perché riferita solo ai residenti, mentre tanti vanno via senza cambiare residenza, con la speranza di poter tornare.
Abbiamo aree interne che affondano e, mentre il Sud sprofonda nell'indifferenza di questo Governo, per Milano-Cortina aprite il rubinetto in questo decreto. Questo è il capitolo più imbarazzante, qui per Milano-Cortina i soldi ci sono sempre: tanti, subito, senza esitazione, senza limiti; per la pista di più costosa d'Europa sì, per l'aeroporto di Agrigento, che costa meno, invece, servono valutazioni, la valutazione di fattibilità economica, costi-benefici. Sempre a favore degli stessi territori, sempre a sfavore degli stessi cittadini. Questa è una scelta politica e noi lo denunciamo: state dividendo l'Italia in due, la state spaccando.
Non parliamo, poi, degli investimenti esteri: zero alle imprese italiane; invece, stanziate 40 milioni per le imprese private in Ucraina e altri 77 per gli anni successivi, come se non bastasse: ci stiamo già svenando per questa guerra per produrre armi! Per le imprese italiane nulla, per i distretti che chiudono nulla. “Prima gli italiani” dite, ma gli italiani mi sa che arrivano sempre ultimi.
Sul Piano casa, mentre i 15 miliardi promessi sono spariti, restano poche briciole: 75 milioni per un Fondo che aiuta giovani che, però, hanno già la stabilità economica. E gli altri? I giovani precari, gli intermittenti, quelli che non hanno un garante? Fuori, esclusi, dimenticati.
Non pensiamo ai comuni, agli enti locali. Invece di restituire le risorse tagliate, aumentate l'imposta di soggiorno e vi prendete il 30 per cento delle entrate aggiuntive, con la scusa che lo state facendo per la voce “disabilità”. Ma invece, ai date zero: questo è un abuso politico e, soprattutto, morale intollerabile. Sfruttate i disabili per fare cassa rispetto ai tagli che avete fatto ai comuni. “Lo facciamo per la disabilità”, così come quando i comuni, a causa dei tagli, non riescono a provvedere all'assistenza e alla comunicazione dei disabili nelle scuole; e non pensate agli Asacom, che stanno rimanendo tutti a casa: doppio danno.
Andiamo alla sicurezza: propaganda che si mangia la realtà. Sul fronte della sicurezza urbana voi, da un lato, stanziate altri 20 milioni per la cooperazione con le Polizie estere di Paesi extraeuropei non identificati nel decreto - non sappiamo se sia la Polizia del generale libico Almasri -, ma, dall'altro, li prendete dal Fondo per la polizia locale creato dal Presidente Conte. Cioè, voi curate la sicurezza fuori dall'Italia e non vi interessa nulla… deprivate i fondi per la Polizia urbana, per i Vigili urbani . Ma di quale sicurezza parlate? E mentre parlate di blocco navale, l'immigrazione triplica e la propaganda vola - come gli aerei che non abbiamo per la Sicilia -, mentre i risultati no.
La sanità. Alcune eccellenze sono finanziate: ISMETT, Policlinico Umberto I, Human Technopole; altre eccellenze, però, vengono tenute fuori, come il Centro di cardiochirurgia pediatrica di Taormina, che senza interventi del caso chiuderà il 1° gennaio di quest'anno. Nessuno contesta il valore di queste realtà, ma, mentre curate le vetrine, il Servizio nazionale si sgretola, muore. Mancano i servizi: pronti soccorso allo stremo, reparti che chiudono, infermieri che migrano, attese interminabili per una visita. E voi, in tutto questo, prevedete solo un aumento agli specializzandi da 4.700 euro lordi l'anno. Se voi ci pensate bene è una miseria: non basteranno nemmeno a coprire i soldi dell'affitto, soprattutto nelle grandi città.
Colleghi, noi abbiamo un'altra idea del Paese: un'Italia che investe dove serve davvero; salari, perché senza redditi non c'è crescita; scuole, università e ricerca, perché senza conoscenza non c'è futuro; piccole imprese, perché sono il cuore produttivo della Nazione; sicurezza energetica e autonomia tecnologica, perché un Paese dipendente non sarà mai un Paese forte; servizi pubblici che funzionano, perché è lì che si misura la dignità di uno Stato. Questa è la direzione che serve, e in questo decreto, purtroppo, non c'è.
Per queste ragioni, per l'assenza di una visione, per la mancanza di coraggio, per le scelte inique che danneggiano il Paese, per l'abbandono del Mezzogiorno, per l'ipocrisia che attraversa ogni capitolo, il MoVimento 5 Stelle voterà convintamente contro, non per spirito di opposizione, ma per spirito di responsabilità, perché l'Italia non merita un “decreto cerotto”, merita un progetto vero, merita un futuro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, signora Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, questo gruppo si richiama ai sani e inossidabili principi del liberalismo economico: lo Stato deve intervenire il meno possibile in economia perché la libera iniziativa e il mercato possiedono una straordinaria capacità di autoregolazione. Non lo diciamo noi qui, ma già Adam Smith, padre dell'economia moderna, quasi 250 anni fa. Il nostro compito è dunque intervenire non per sostituirci al mercato, ma per stimolare la sua forza intrinseca e rimuovere gli ostacoli.
È in questo contesto che possiamo fare un uso strategico delle leve di politica economica, selezionando degli strumenti che siano in grado di attivare il meccanismo del cosiddetto moltiplicatore: ogni euro investito deve avere un ritorno in termini economici o di servizi offerti. All'interno di questa cornice è stato scritto il decreto-legge che approviamo oggi. Contiene disposizioni di spesa pari a 2 miliardi abbondanti di euro per il 2025 e 2 miliardi dal 2026, che sono tutti finalizzati a finanziare interventi in materia di infrastrutture, innovazione tecnologica, digitalizzazione, formazione universitaria, salute, eventi sportivi a rilevanza nazionale e internazionale.
Il decreto-legge che ci apprestiamo a votare è, nella sua eterogeneità, l'espressione di un liberalismo sociale e concreto, che vuole uno Stato leggero e amico dell'impresa, ma presente ed efficace a tutela della persona. Ecco perché mi piace citare, per primo, il rifinanziamento del Fondo di garanzia per la prima casa, che è l'attuazione di un principio cardine: quello di favorire la proprietà privata e, in particolare, per giovani coppie e soggetti fragili. Non è assistenzialismo, ma un investimento mirato, che stimola in modo virtuoso il settore edilizio.
Abbiamo sostenuto l'incremento di risorse per le borse di studio degli specializzandi, un segnale di attenzione al merito. Forniamo le risorse necessarie al CNAO di Pavia, l'unico centro italiano che offre trattamenti salvavita con ioni di carbonio, dimostrando, ancora una volta, che lo Stato è motore di ricerca e progresso. Ad oggi, il CNAO ha trattato 5.500 pazienti affetti da tumori difficili, rari, situati in sedi non operabili. È un intervento dovuto, che siamo riusciti a mettere in campo grazie all'impegno di Forza Italia e proposto dal collega Alessandro Cattaneo.
Premiamo le regioni che garantiscono i livelli essenziali di assistenza, un modo liberale di gestire la sanità, basato su efficienza e merito. Poi destiniamo 89 milioni complessivi a favore di Vigili del fuoco e Forze dell'ordine, per il lavoro straordinario e indispensabile nel fronteggiare le emergenze e garantire sicurezza. Il decreto, inoltre, avvia interventi di razionalizzazione e premia le regioni e i comuni virtuosi.
Sul fronte dello sport, lo dicevano i colleghi, si garantisce l'efficace svolgimento dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina e vengono destinate risorse alla promozione della pratica sportiva nelle scuole come strumento di salute pubblica e di educazione civica.
Per le ragioni che ho esposto e per le altre disposizioni, che per non abusare del vostro tempo non ho citato, che uniscono pragmatismo economico e la coerenza con i nostri irrinunciabili principi liberali, il gruppo di Forza Italia esprime convintamente il suo voto favorevole a questo decreto-legge .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ottaviani. Ne ha facoltà.
NICOLA OTTAVIANI(LEGA). Grazie, Presidente. Il decreto del quale oggi noi ci andiamo ad occupare è un decreto importante perché tocca alcune materie che, obiettivamente, potevano essere considerate come materie forse di secondo piano fino a qualche tempo fa, o materie all'interno delle quali, forse, gli investimenti in qualche modo non avevano brillato, non certo per scelta di questo Governo, ma per una sorta di vecchia litania che aveva visto far rimanere indietro alcune attività di alcuni settori che, invece, secondo il nostro Governo di centrodestra, la Lega, continuano ad essere di primaria importanza.
Ci riferiamo, ad esempio, a quella che è la questione relativa ai nuovi investimenti sulle Olimpiadi, sì, le Olimpiadi di Milano-Cortina, che in realtà sono le Olimpiadi dell'Italia, perché il marchio del nostro Paese, grazie a questo grande evento di carattere mediatico e sportivo, per oltre 15-20 giorni troneggerà su quelle che sono le testate giornalistiche di mezzo mondo, anzi, possiamo dire dell'intero globo terrestre, con un'immagine del nostro Paese che è un'immagine sicuramente diversa rispetto a come la si era interpretata fino a qualche tempo fa.
Ricordiamo, ad esempio, quello che fu il grande rifiuto, non quello di Celestino V, ma era il gran rifiuto di carattere politico, amministrativo e sportivo, che venne effettuato da parte del sindaco Raggi a Roma, quando ebbe a rinunciare a quelle Olimpiadi che poi, guarda caso, vennero gestite non da Paesi eccessivamente industrializzati, ma da Paesi che, comunque sia, in qualche modo, portarono avanti quella che era una normale concorrenza sotto il punto di vista anche dell'immagine a livello internazionale. Ebbene, in quel caso, il sindaco del MoVimento 5 Stelle fece una scelta che era una scelta addirittura giustificata in questi termini: abbiamo paura che ci possa essere corruzione o, comunque, abbiamo paura degli sperperi.
Questo salto di qualità nella classe dirigente, probabilmente, ancora non lo si riusciva ad interpretare. È un salto, invece, che non attiene a quella che è la materia degli investimenti, perché un conto è parlare di costi e un conto è parlare di investimenti. È un po' come la differenza che c'è tra il buon medico, il buon chirurgo, che si assume l'onere e la responsabilità di quello che può essere l'esito dell'intervento chirurgico per salvare una vita umana, e invece quel chirurgo che porta avanti l'attività che oggi viene definita di medicina difensiva, si tira indietro soltanto per evitare che ci possano essere problemi per sé. Quel chirurgo, e quindi quell'amministratore pubblico, e, più in generale, quel politico, quel sindaco o quel membro di Governo non realizzano e non hanno nessuna intenzione, in quel caso, di realizzare quello che è l'interesse pubblico.
Interesse pubblico che, invece, è stato centrato grazie all'intuizione di due presidenti di regione, ci stiamo riferendo a Luca Zaia e Attilio Fontana, e grazie a quello che è stato il coordinamento di chi ha creduto che lo Stato potesse e dovesse investire su questa materia. Ci riferiamo, quindi, a Giancarlo Giorgetti, che ringraziamo per avere continuato a portare avanti, all'interno del Governo, questa volontà tenace di andare avanti su questo settore.
Di che cosa stiamo parlando allora? Stiamo parlando, in realtà, di un investimento complessivo di 3,5 miliardi sulle infrastrutture, ma non infrastrutture soltanto in senso tecnico. L'80 per cento, infatti, di quelle opere pubbliche sono strade, servizi, riqualificazione dei quartieri, che rimarranno ben oltre quella che è la durata della competizione sportiva e che rimarranno ben oltre quella che è la durata del singolo Governo. Il 15 per cento delle strutture sarà dedicato ad attività e a profili funzionali rispetto a quello che è lo sport in senso stretto e rimarrà naturalmente anche dopo, per costituire un fiore all'occhiello, all'interno del panorama dell'offerta formativa della nostra Nazione, sotto il punto di vista dello sport.
Per non parlare poi del Villaggio Olimpico, che verrà trasformato, dal settembre del 2026, in un vero e proprio studentato con 1.700 posti letto, con la possibilità di avere ben 400 di quei 1.700 posti letto con tariffe agevolate.
Lo sport rappresenta in Italia un investimento e, soprattutto, un segmento pari a 25 miliardi del nostro fatturato, l'1,4 per cento del nostro PIL. Per ogni euro investito nello sport le statistiche economiche ci dicono che ci sono 4 euro di ritorno in termini di salute, di inclusione, di educazione, di riduzione della marginalità. Che cosa allora è riuscito a fare questo Governo? Grazie a questa grande impresa, ha replicato - mi conceda, Presidente - quella che era la metafora della vecchia caramella Polo, che veniva pubblicizzata 20-25 anni fa. Si diceva: non è una caramella, è un buco con la menta attorno.
Si è quindi utilizzato l' dello sport per portare avanti gli investimenti e l'immagine di una Nazione . Questo è quello che deve fare un Governo, questo è quello che deve fare il chirurgo che va avanti e non si tira indietro, quando ci può essere la prospettazione di un problema.
La Lega , quindi, ha continuato a credere nell'importanza dello sport con la realizzazione del nuovo progetto dei Giochi della Gioventù. Stiamo parlando di investimenti nel settore dello sport per circa 200 milioni, soprattutto nelle strutture sportive degli istituti scolastici, dove lo sport non è semplicemente attività fisica, ma è formazione, educazione, socializzazione, coesione sociale e - si passi, Presidente, anche quest'altro sostantivo - identità di un popolo e identità di una Nazione.
Passo molto velocemente, poi, a quelli che sono gli altri due argomenti importanti. Il primo è quello della sanità. Si è registrata una fuga mostruosa dalle professioni sanitarie e dalle specializzazioni nel corso degli ultimi anni, sempre probabilmente anche a seguito di quello che è il profilo di un'assunzione di responsabilità che in alcuni casi si pretende dal professionista. Certo, però, che quest'anno lo stanziamento dell'aumento del 17 per cento delle borse di studio, che non sono state assegnate, rappresenta un elemento sul quale riflettere, senza pensare e considerare il fatto che lo scorso anno c'era stato un decremento delle assegnazioni pari al 25 per cento.
Allora, bene ha fatto il Governo con questo decreto a prevedere una quota di aumento del 5 per cento per quanto riguarda il profilo del segmento fisso della retribuzione e del 50 per cento della quota variabile delle specializzazioni non attrattive, come nuovo trattamento di carattere economico. Gli effetti positivi già si stanno vedendo perché, rispetto a quella che era una fuoriuscita, una sorta di fuga e di latitanza del 70 per cento per quanto riguardava la medicina di emergenza, siamo scesi al 45 per cento. È sufficiente? Assolutamente no. Anzi, bisogna continuare a lavorare, sotto questo punto di vista, per centrare gli obiettivi che sono al primo posto all'interno della nostra azione di Governo.
Dal 2026 le regioni virtuose, con bilanci in ordine, potranno utilizzare il 35 per cento dell'avanzo di gestione corrente per assumere personale e aumentare gli stipendi a chi lavora, a chi sta in servizio e, soprattutto, potremmo dire a chi sta al fronte, perché sono responsabilità che crescono, ma soprattutto sono obiettivi che si vanno a centrare. Questo significa portare avanti il merito. Laddove i soldi vengono spesi bene, è giusto che vengano investiti, è giusto che ci siano ulteriori stanziamenti da parte dello Stato .
Finisco su questa materia con le borse di studio: 400 euro per 20.000 specializzandi che fino a questo momento erano esclusi come categorie. Ci stiamo riferendo, signor Presidente, alle categorie dei veterinari, dei farmacisti, dei biologi, dei chimici, dei fisici e degli psicologi. Sapete perché questo è avvenuto? Perché la scelta che ha fatto questo Governo, a differenza di altri, è stata quella di non garantire che ci fosse una mera successione delle professioni tra padre e figlio, tra chi era all'interno di un'enclave e di una protezione di carattere sociale e chi non vi poteva ambire perché non veniva da famiglie nobili. Quindi, con questo provvedimento abbiamo portato avanti una rottura rispetto alle baronie professionali, un ascensore sociale per i figli dei non professionisti. Questa è la scelta che il Governo ha portato avanti.
Non abbiamo il tempo per andare oltre, ma riteniamo che sulle politiche abitative questo sia non un provvedimento ultimativo, ma che rappresenti una scelta del percorso sul quale continuare a insistere, perché la casa sia un diritto e non una concessione da parte dello Stato
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ubaldo Pagano. Ne ha facoltà.
UBALDO PAGANO(PD-IDP). Signora Presidente, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, il decreto che oggi ci accingiamo a votare è l'ennesima dimostrazione di ciò che questo Esecutivo intende per politica economica: una sorta di di norme disorganiche e un mosaico confuso, in cui si mescolano infrastrutture, Olimpiadi, enti locali, fondi sanitari, interventi immobiliari, regolazioni settoriali e perfino accordi di cooperazione di polizia. Una sorta di decreto che non costruisce nulla, non affronta le debolezze del Paese e soprattutto non offre nemmeno un minimo di prospettiva.
È un provvedimento evidentemente che arriva in un contesto internazionale complesso che non ci sfugge, ma rispetto al quale il Governo Meloni resta assolutamente inerte, a partire dai dazi imposti dal vostro carissimo e decantato amico d'oltreoceano fino al preoccupante calo della competitività europea, passando evidentemente da una stagnazione della nostra crescita che sembra non avere fine.
Di fronte a queste sfide ci si aspetterebbe una strategia, una visione, un minimo di direzione di marcia. Invece, il Governo propone un elenco di misure scollegate che disperdono risorse e tempo, senza incidere su alcune delle tante priorità economiche e sociali che il Paese vive.
Il Partito Democratico ha denunciato questa impostazione fin dall'inizio. Lo abbiamo fatto in Commissione, dove i nostri emendamenti sono stati respinti con motivazioni piuttosto fragili, spesso puramente politiche. Lo facciamo oggi in Aula con la stessa chiarezza, perché non c'è nulla di più sbagliato che affrontare le difficoltà del momento storico con strumenti minimi, quando non addirittura lasciati al caso.
Questo decreto, purtroppo, è esattamente un di micro-interessi territoriali e pura casualità. Partiamo da un tema centrale: gli investimenti pubblici. Nel testo ci sono rifinanziamenti importanti come quelli per RFI, risorse fresche che avrebbero potuto dare ossigeno a tutti quei territori ingiustamente penalizzati dalle scelte incommentabili che avete fatto negli ultimi anni. Anche di fronte a questa buona occasione di riequilibrio, avete preferito fare le cose - come dite bene - a modo vostro.
In Commissione abbiamo assistito a scene paradossali. La maggioranza respingeva le nostre proposte su opere necessarie e urgenti e poi difendeva con tenacia interventi presentati da parlamentari della stessa maggioranza, per l'occasione in prestito alla Commissione bilancio, sempre casualmente localizzati nel proprio collegio di elezione e persino privi di un quadro organico. Sono opere che molto probabilmente serviranno solo per qualche sui .
Insomma, la verità è che questo decreto cristallizza un criterio inaccettabile: non la qualità dell'opera, non il bisogno del territorio, non una qualche scala di priorità nazionale, ma la firma del proponente. È una logica che umilia il Parlamento e tradisce l'interesse generale, ma appunta il petto di quel singolo parlamentare. È evidentemente una logica che, ancora una volta, penalizza il Mezzogiorno che, alla prova dei fatti, continua a ricevere meno di quanto servirebbe per recuperare ritardi infrastrutturali storici.
A tal proposito, Presidente, bisogna ricordare ancora una volta che al Fondo perequativo infrastrutturale mancano ancora 3,7 miliardi di euro: soldi tolti e mai restituiti al Mezzogiorno d'Italia.
E proprio parlando di territori, non possiamo non fare cenno alla guerra senza confine che state facendo ormai da 3 anni agli enti locali, quelli sì quasi tutti. Non bastavano i tagli per miliardi e miliardi di euro fatti nelle ultime manovre, questo provvedimento ne aggiunge degli altri.
L'articolo 3 di questo decreto, infatti, irrigidisce le scadenze del Piano nazionale complementare al PNRR, imponendo un completamento degli obiettivi entro il 2026, pena la revoca delle risorse. A noi pare una scelta miope che ignora un dato elementare: molti ritardi non dipendono dai comuni, ma dallo Stato, da articolazioni dello stesso Stato, dalle sue lentezze, dalle sue procedure e dalle mancate autorizzazioni . Voi questi nodi non li affrontate.
Abbiamo presentato diversi emendamenti di puro buonsenso, peraltro condivisi da tante altre forze politiche anche della maggioranza, che chiedevano proroghe per i comuni che hanno già bandito gare o avviato i lavori. Non un euro in più, non un euro aggiuntivo: solo la possibilità di salvare progetti già . Presidente, non parliamo dell'operetta promessa in campagna elettorale, ma di scuole, strade impianti, infrastrutture sociali e cittadini che aspettano da tempo. Eppure, la maggioranza ha detto “no” senza alcuna motivazione. Allora, la domanda è inevitabile: perché punire i comuni? Perché penalizzare chi ha fatto tutto quello che la legge chiedeva? Perché bloccare opere già avviate?
Altro tema infilato in questa macedonia di norme è il Fondo prima casa. È un altro esempio di come la destra sia esperta solo nell'ignorare le persone che più avrebbero bisogno di sostegno. Anche qui il PD ha presentato una proposta semplice che riteniamo giusta e ragionevole: vietare alle banche di imporre polizze assicurative aggiuntive ai giovani che chiedono l'accesso alla garanzia statale, perché evidentemente è un abuso che vanifica la stessa finalità del fondo. Nulla ! Avete preferito difendere la rendita degli istituti bancari, impedendo una correzione di pura equità.
È un segnale politico chiarissimo: questo Governo non sta dalla parte dei più giovani, non sta dalla parte delle famiglie, non sta dalla parte dei cittadini, ma sta dalla parte dei più forti e della narrazione utile alle telecamere.
Parlando di scelte incomprensibili, dovete spiegarci il caso della gestione legata ai Giochi olimpici di Milano-Cortina. È davvero surreale vedere un Governo che riconosce straordinari a diversi comuni coinvolti ma li nega proprio a Milano, la città che ospita la cerimonia inaugurale . Poi ci avete accolto un ordine del giorno. È evidente questa ingiustizia, che abbiamo denunciato e che dimostra quanto questo decreto, come tanti altri in questa legislatura, sia molto più attento al colore politico di un'amministrazione territoriale che alle esigenze della collettività. Guardate, è una deriva pericolosa, che si somma a quella presente nell'articolo sulla cooperazione di polizia internazionale: 20 milioni di euro sottratti alla riforma della Polizia locale e destinati a iniziative di cui non conosciamo neanche quali siano i Paesi coinvolti. Una sorta di delega in bianco, inaccettabile, irresponsabile, che espone l'Italia a rischi politici e diplomatici e, soprattutto, una misura che ci espone al rischio di un nuovo sperpero di denaro, dopo il miliardo che avete già bruciato per degli inutili centri in Albania. Alla fine questo decreto non rafforza l'economia, non supporta gli enti locali, non tutela i giovani, non rilancia gli investimenti, non sostiene la crescita. È un provvedimento inefficace, ingiusto, disordinato e soprattutto è un decreto che racconta con grande chiarezza la distanza tra ciò che l'Italia avrebbe bisogno di essere e ciò che il Governo Meloni vuole che resti.
Per tutte queste ragioni, il Partito Democratico esprimerà convintamente un voto contrario, perché noi da questi banchi continueremo a contrastare, con forza, con delicatezza ma anche con giustizia, la vostra idea di Paese, fatta di privilegi, esclusioni, improvvisazioni e di piccole mancette date semplicemente per acquietare qualche riottoso. Continueremo a farlo nei territori e nelle istituzioni, perché l'Italia merita una politica economica che guardi avanti, non un elenco di misure casuali per sopravvivere un giorno di più e un giorno di meno, e soprattutto merita un Governo che non abbia paura di scegliere, di investire, di affrontare la realtà, di creare delle priorità che siano all'altezza del compito che abbiamo nel mondo. L'Italia merita di più e voi non siete in grado di darglielo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Trancassini. Ne ha facoltà.
PAOLO TRANCASSINI(FDI). Grazie, Presidente. Rappresentante di Governo, onorevoli colleghi, stiamo per approvare un decreto di fine anno, come farebbe un bravo sindaco che allo spirare dell'anno guarda i capitoli del proprio bilancio e cerca di sfruttare le risorse fino all'ultima per cercare di dare quelle risposte di cui il suo territorio necessita.
Quindi, oltre a quanto già detto dai colleghi di maggioranza che mi hanno preceduto, sinteticamente noi diamo più soldi alla rete ferroviaria, più soldi al Fondo prima casa, più soldi al Fondo tecnologico, più soldi per i Vigili del fuoco, più soldi per il volontariato, più soldi alla Polizia, ai Carabinieri, alla Guardia di finanza e alla Polizia penitenziaria, più soldi alla lotta all'immigrazione clandestina, che, ahimè, rimane comunque una priorità di questo Governo, e interveniamo sulle Olimpiadi Milano-Cortina.
Mi sono sentito dire più volte in Commissione: guarda che di quello che fate poi dovete rispondere. Allora, vi do una notizia: noi rispondiamo di quello che facciamo, noi siamo quello che facciamo. Noi siamo quello che facciamo da quando siamo nati, perché siamo convinti che siano i risultati e i fatti concreti a fare la differenza. È questo il motivo per cui vi siete trovati impreparati, perché è tornata di moda la politica che fa le cose e che ci mette la faccia e su questo vi siete dimostrati per davvero, anche questa volta, impreparati.
Ma veniamo alle critiche. Ieri, in discussione generale, ci è stato detto - leggo testualmente - dalla collega del MoVimento 5 Stelle che non c'è una strategia per i cittadini, anzi vi voglio sbloccare un ricordo come esempio, il decreto Rilancio. Signora Presidente, era il 20 maggio 2020, noi eravamo da due mesi chiusi a casa e aspettavamo in prima serata di conoscere quello che potevamo fare, cioè niente, e quello che non potevamo fare, cioè tutto; in quell'occasione, il 20 maggio 2020, ci venne detto che il rilancio di questa Nazione passava ancora per i e venivano allocati 120 milioni per il monopattino. No, Presidente, la collega Torto non mi ha sbloccato un ricordo, mi ha sbloccato un incubo .
Poi le critiche, gli emendamenti soppressivi sugli interventi per le Olimpiadi. Le Olimpiadi sono una grande occasione, una grande vetrina per qualunque Nazione al mondo, la vetrina nella quale una Nazione mette quello che ha e non c'è Nazione che possa allestire una vetrina meglio dell'Italia. Noi abbiamo la possibilità di mettere in quella vetrina le montagne più belle del mondo, i monumenti più belli del mondo, la storia più ricca del mondo e da oggi anche la cucina migliore del mondo. Insomma, una occasione che non si può perdere. Certo che questi interventi soppressivi vengono da una forza politica che non ha fatto celebrare le Olimpiadi del 2024 a Roma, facendo perdere a Roma una grande occasione di riscatto . Una ferita e un'occasione mancata ed è anche per questo motivo che voi non governate più questa Nazione e anche per questo motivo, signora Presidente, non governerà mai il Campo largo.
Poi l'emendamento su Roma. Attraverso questo emendamento Roma esce dalla gestione commissariale. Devo dire con simpatia che è stato quasi divertente assistere ai ringraziamenti del sindaco Gualtieri ad Atreju, che più volte ha ringraziato il Governo, il Presidente Meloni e i relatori, cioè tutti coloro che comunque avevano lavorato per far uscire Roma dalla gestione commissariale, e poi ascoltare qui il collega Mancini dire che tutto sommato non era successo niente e quel poco che era successo era un atto dovuto. Allora, dobbiamo un po' ricordare questa storia, anche se ai romani è molto chiara. Le gestioni del Partito Democratico fino al 2008 avevano messo Roma nella condizione del dissesto. Intervenne un Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che aiutò Roma intervenendo con la gestione commissariale. Quindi, il primo intervento che salva Roma dal dissesto lo fa un Governo di centrodestra. Adesso questo emendamento, che libera risorse per 548 milioni, permetterà non solo a Roma di liberare le proprie risorse, ma finalmente di abbassare l'Irpef più alta d'Italia, augurandoci che questo avverrà .
Quindi, abbiamo messo il sindaco Gualtieri in condizione di fare una bella figura, l'ennesima bella figura, Presidente, perché il sindaco Gualtieri è un tagliatore di nastri a sua insaputa, perché tutti i cantieri del Giubileo sono figli di una battaglia che Fratelli d'Italia ha fatto durante la stesura del PNRR. Ci sono gli atti, ci sono i video. Quando noi dicevamo, in Commissione Bilancio, al Ministro Gualtieri che mancavano due cose nel PNRR, cioè i soldi per le aree interne e i soldi per Roma Capitale, Gualtieri non solo non ci rispose ma non allocò una risorsa; da Ministro dell'Economia non pensò a Roma e ci sono gli atti a dimostrarlo. Successivamente, con un ostruzionismo di tre giorni in Aula riuscimmo a convincere - perché nel frattempo era cambiato il Governo - il Ministro Franco ad allocare i 500 milioni per il Giubileo.
Veniamo all'emendamento tanto discusso, che ha messo veramente a repentaglio il campo largo, al punto che abbiamo visto la bandiera tricolore più volte sul dei voti e i voti cambiare da bianco a rosso a verde, a seconda che si parli del Forlanini, del San Giacomo o dell'ospedale Bambino Gesù. La verità è che con questo emendamento si potrà riaprire l'ospedale San Giacomo a Roma, si potrà ristrutturare l'Umberto I e si potrà riaprire il Forlanini . A proposito di questo, volevo ricordare ai colleghi che il Forlanini costa un milione e mezzo di euro da anni, perché la regione Lazio paga un milione e mezzo di guardiania per evitare che gli amici della Salis lo vadano a occupare e poi magari si candidino alle regionali . Un milione e mezzo di guardiania spendiamo e la verità - che fa male alla sinistra, signora Presidente - è che Zingaretti e i Governi di centrosinistra gli ospedali nel Lazio li hanno chiusi, mentre il governo Rocca e il Governo Meloni li riaprono. Questa è la verità, signora Presidente.
Per ultimo, mi permetta di fare una considerazione - e mi riallaccio a quello che ho detto all'inizio -, cioè che è tornata di moda la politica.
Ho visto un video di un collega del MoVimento 5 Stelle che si lamentava del poco lavoro e, cioè, che noi, sostanzialmente, lavoriamo poco, e cioè, che veniamo qui due giorni a settimana a pigiare il tasto e non facciamo molto. Allora io, per suo tramite, vorrei ricordare al collega, ma un po' a tutti, che quella è una piccola parte del lavoro, Presidente, lei lo sa bene, perché il nostro lavoro non è pigiare un tasto, il nostro lavoro è scrivere le leggi, il nostro lavoro è preparare gli emendamenti. Ma, per scrivere le leggi e per fare gli emendamenti e gli ordini del giorno bisogna studiare e, per studiare, bisogna confrontarsi e, per confrontarsi, bisogna avere una comunità di riferimento e, per avere una comunità di riferimento, bisogna avere un territorio di riferimento . E allora, quando il collega avrà fatto tutto questo, signora Presidente, probabilmente sarà più stanco, ma avrà scoperto la politica. Questa è la politica, non pigiare un tasto .
E al termine di questo mio intervento, con orgoglio e ringraziando la collega Frassini e il Sottosegretario Albano, annuncio il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2678-A: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 ottobre 2025, n. 156, recante misure urgenti in materia economica".
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Ricordo che, secondo le intese intercorse, la seduta con votazioni riprenderà a partire dalle ore 17,30. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'Interno, la Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, il Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e il Ministro della Cultura.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Colucci ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02373 .
ALFONSO COLUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, venga fuori dai Palazzi e cammini per le strade. Abbiamo furti, estorsioni, spaccio, borseggi, e persino assalti neofascisti. La notte tutti accelerano il passo e in stazioni e fermate dei bus la microcriminalità è quotidiana. Le ragazze hanno paura ad uscire da sole, eh sì, Ministro, perché le violenze sessuali registrano un più 50 per cento negli ultimi tre anni.
Alla Polizia di Stato mancano oltre 12.000 agenti; le vostre 38.000 assunzioni in tre anni, il tempo del vostro Governo, non coprono neanche i pensionamenti e, anziché rafforzare la presenza dello Stato, tagliate 40 milioni di euro del Governo Conte 2 per la Polizia locale, lasciando i territori scoperti. Gli italiani non chiedono , gli italiani chiedono sicurezza, Ministro. La garantite, la sicurezza, o continuate a dire che va tutto bene ?
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Va innanzitutto precisato che, dal punto di vista statistico, nel nostro Paese si registra una significativa riduzione dei reati nell'ultimo decennio: l'11 per cento in meno nel 2024, in raffronto al 2015.
Inoltre, contrariamente a quanto asserito nell'interrogazione, nei primi dieci mesi dell'anno in corso i reati sono calati del 3,58 per cento rispetto all'analogo periodo dell'anno scorso.
Ma i dati non esauriscono la discussione sul tema, perché la sicurezza non è data solo dall'assenza o dalla riduzione di reati, ma è anche la possibilità per i cittadini di vivere gli spazi della loro città in un clima di fiducia e libertà. Per questo, il Governo, fin dal suo insediamento, si è dato la priorità di corrispondere all'esigenza di vedere più Forze dell'ordine in strada. Abbiamo già assunto, nell'ultimo triennio, più di 39.000 operatori (pari a 13.000 unità ogni anno) e circa 30.000 nuovi ingressi sono programmati entro il 2027 per fronteggiare l'ingente numero di pensionamenti, largamente noto ed altrettanto ampiamente sottovalutato da chi ci ha preceduto. Evidenzio che, tra il 2017 e il 2021, le immissioni in servizio erano state poco più di 33.000 in cinque anni, ossia 6.700 l'anno.
Inoltre si pensi che, solo nell'ultimo triennio, con noi, sono andati via ben 35.500 operatori delle Forze di Polizia, pari ad oltre 11.800 l'anno. Ricordo che le cessazioni nel quinquennio precedente erano state poco più di 36.000, con una media annuale di 7.200. I dati, quindi, parlano da soli.
In concreto, nell'ultimo triennio di Governo hanno vestito la divisa il 50 per cento in più degli operatori che avevano assunto servizio nel triennio 2020-2022. Tale impegno proseguirà nel corso dell'anno prossimo, quando è in programma l'assunzione di più di 15.000 unità, a fronte di circa 11.000 cessazioni. Proprio ieri, in occasione di un incontro con le organizzazioni sindacali del personale del comparto sicurezza e difesa, abbiamo ribadito l'impegno del Governo a continuare a valorizzare le nostre Forze di Polizia, rinnovando ancora il contratto di lavoro per il prossimo triennio, con una sollecitudine mai registrata in passati Governi, e destinando loro risorse per il lavoro straordinario e per una migliore previdenza. Ma, sul tema della sicurezza, è centrale per il Governo anche il sostegno agli enti locali.
Negli ultimi tre anni, il Ministero dell'Interno ha destinato ai comuni 200 milioni di euro per iniziative quali “spiagge sicure” e “scuole sicure”, per impianti di videosorveglianza, per la prevenzione e il contrasto alle truffe agli anziani, per assunzioni a tempo determinato nella Polizia locale e per la riqualificazione di aree degradate, in aggiunta ai progetti in corso e ai finanziamenti previsti dal modello Caivano.
Inoltre, il Ministero dell'Interno sta per erogare ulteriori 110 milioni circa, dal Fondo per lo Sviluppo e la coesione, destinati soprattutto alla realizzazione di videosorveglianza ad alta tecnologia.
Ricordo, inoltre, l'aumento del 60 per cento dei presidi di Polizia presso i maggiori ospedali delle nostre città per la tutela…
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare l'onorevole Alfonso Colucci.
ALFONSO COLUCCI(M5S). Ministro, ci ha dato dati di dieci anni fa, non ci crede lei stesso. Ma veda, lei qui dentro può dire quello che vuole, il problema è che fuori da quest'Aula gli italiani non si sentono più al sicuro e non lo dico io, Ministro, lo dicono i cittadini, lo dicono le Forze dell'ordine, lo dicono i numeri. La gente accelera il passo, quando è buio, ha paura alle fermate degli autobus, nelle stazioni, nelle metropolitane. Quasi 4 persone su 10 rinunciano ad uscire da casa la sera, perché hanno paura. Il 70 per cento delle donne non si sente protetta e questo non è vivere, è sopravvivere. E voi vi proclamate i patrioti della sicurezza, quelli della tolleranza zero, quelli del pugno duro? Avete sbandierato ovunque la vostra immagine securitaria! Avete promesso un Paese blindato e, invece, l'Italia è allo sbando! Furti, rapine, estorsioni, violenze, tutto in aumento !
Nel frattempo, lasciate sole le divise. Solo nella Polizia di Stato mancano 12.813 agenti, perché quelle che vantate come assunzioni - lei le ha vantate come tali - non coprono neanche i pensionamenti. Poi, la scelta più assurda, Ministro: avete tolto i 40 milioni di euro del Governo Conte 2 per la Polizia locale, il primo presidio per i quartieri cittadini.
Ministro, la sicurezza, in Italia, non la si fa con gli slogan! Quando lo capirete? Se davvero vi interessa la sicurezza, portate lo Stato nelle strade, altrimenti assumetevi la responsabilità del vostro fallimento politico ! Voi non siete il Governo che difende gli italiani, voi siete il Governo dal quale gli italiani devono difendersi !
PRESIDENTE. La deputata Ruffino ha facoltà di illustrare l'interrogazione Pastorella ed altri n. 3-02374 di cui è cofirmataria.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, siamo a chiederle qualche cosa che, tutto sommato, è semplice ossia come intenda contrastare l'aumento della criminalità urbana e come intenda intervenire sulla dotazione organica delle Forze dell'ordine. Verrebbe da porle una terza domanda: perché sono stati dirottati i 20 milioni di euro dai Vigili urbani e, quindi, dalla strada al mare, dall'Italia all'estero, quando questa riforma attende qualcosa di concreto? Stiamo parlando del 1960, del 1970, del 1980. Sono queste le cose che colpiscono, che ci fanno pensare che c'è una coperta che è tremendamente corta. Vede, noi pensiamo che le città debbano avere degli spazi liberi e, invece, ci sono degli spazi che non sono utilizzabili. La criminalità è aumentata, è violenta, è complessa e difficile da gestire. Chiediamo, tra l'altro, la collaborazione con gli enti locali.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Con le risorse del fondo per le assunzioni, previsto nella legge di bilancio già per l'anno 2023, e gli stanziamenti assicurati ancora per gli anni a seguire, stiamo progressivamente aumentando la presenza delle Forze dell'ordine, ringiovanendo gli organici. Basti pensare che solo per la Polizia di Stato l'età media è scesa da 46 a 43 anni, realizzando così un'inversione di tendenza storica rispetto agli scellerati tagli operati nel passato. Le risorse stanziate, ad oggi, hanno consentito di effettuare circa 39.000 nuove assunzioni tra Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di finanza, oltre alle 7.460 della Polizia penitenziaria, a cui si aggiungeranno circa 30.000 nuovi ingressi programmati per il prossimo biennio. Lo sforzo realizzato da questo Governo per potenziare gli organici è tanto più oneroso e meritorio in quanto esso sta avvenendo in anni caratterizzati da un grande aumento di pensionamenti.
Si pensi che sono stati ben 35.500 gli operatori delle tre Forze di Polizia cessati dal servizio solo nell'ultimo triennio ed è un dato quasi corrispondente a quello dei cinque anni precedenti. È di tutta evidenza come, nel triennio di questo Governo, i pensionamenti annui siano quasi raddoppiati rispetto al quinquennio precedente. Soltanto grazie all'impegno finanziario e organizzativo del Governo siamo riusciti a far fronte a questa situazione di forte depauperamento degli organici e, in prospettiva, a invertire la tendenza. La particolare attenzione dedicata alle Forze di Polizia è testimoniata anche da altri specifici impegni concreti che abbiamo mantenuto per riconoscere stipendi più dignitosi alle Forze di Polizia e alle Forze armate. Ci siamo concentrati sui rinnovi contrattuali, stanziando disponibilità per 1 miliardo di euro, il contratto 2022-2024 è stato già sottoscritto con aumenti medi soddisfacenti e - cosa mai verificatesi in passato - sono già iscritte a bilancio le risorse per l'ulteriore rinnovo del prossimo triennio. Ulteriori 100 milioni sono stati destinati alla valorizzazione della specificità del personale del comparto e, da ultimo, 61 milioni per il lavoro straordinario. Noi proseguiremo su questa linea di azione, che abbiamo intrapreso fin dall'insediamento, per invertire la precedente tendenza di contrazione degli investimenti pubblici per le Forze di Polizia e, di conseguenza, per aumentare il livello di sicurezza dei cittadini.
Quanto alla Polizia locale, siamo il Governo che ha presentato - e sta facendo il suo corso qui in Parlamento - un disegno di legge per una riforma organica della Polizia locale, con un appostamento di 20 milioni di euro per assecondare questo processo di riforma.
PRESIDENTE. La deputata Pastorella ha facoltà di replicare.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Per un Governo che dovrebbe essere securitario e attento alla sicurezza pubblica, devo dire che la risposta è molto deludente. Prendiamola punto per punto. L'ultima cosa che ha detto è: sì è vero, c'è una riforma in corso della Polizia locale, ma è ferma in Commissione da tre anni e proprio oggi, come ricordava la collega, i 20 milioni dedicati alla Polizia locale, che dovrebbe assumere delle competenze in più, come la Polizia nazionale, sono stati dirottati verso un non ben definito estero e verso la lotta all'immigrazione clandestina.
Gli effettivi sono in calo; sono in calo perché le assunzioni sono, in realtà, delle sostituzioni straordinarie e gli stipendi - sì, è vero - sono aumentati, ma se calcoliamo l'inflazione in realtà il potere d'acquisto di questi 60.000 agenti è diminuito.
Guardiamo la riforma ferma da tre anni e, non contenti di questo, le poche risorse e i pochi effettivi che abbiamo sono sprecati a guardare palazzi costruiti nel nulla, come il CPR in Albania e forse sarebbe il caso di tirarlo indietro. Per aiutare magari un pochino i sindaci, visto che di sicurezza nel contesto urbano stiamo parlando, forse potreste, per una volta, sbloccare il tetto alle spese comunali per la sicurezza, che deriva da una norma nazionale che fa capo al suo Ministero.
A me non piace neanche, quando va a visitare le varie città, è il gioco di scaricabarile rispetto alla sicurezza e a quello che potrebbero fare i sindaci. Noi, da Torino a Salerno, passando per la mia Milano, più volte abbiamo detto: gli enti locali devono e possono fare di più. Ma la sicurezza è un tema nazionale, è un tema che deriva dal latino: l'etimologia è quindi senza preoccupazione, una sorta di . Io vorrei poter dire che i cittadini italiani si sentono più in una modalità ma in questo momento non è così e la responsabilità è del tutto vostra .
PRESIDENTE. La deputata Bordonali ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02375 .
SIMONA BORDONALI(LEGA). Grazie, Presidente. Ministro Piantedosi, questo Governo ha messo in atto numerose iniziative per contrastare il problema dell'insicurezza sul territorio. Io sono basita sentendo i colleghi oggi, perché su tutti quei provvedimenti che questo Governo ha messo in campo per garantire più tutele di sicurezza ai nostri cittadini loro hanno sempre votato contro e adesso si lamentano che non c'è sicurezza e questo è veramente un controsenso. Però, tra le varie misure, lei ha inserito anche - per garantire sicurezza ai nostri territori - le cosiddette zone rosse, aree esposte a fenomeni di degrado sociale caratterizzate da alta concentrazione di persone. Qual è il risultato dell'istituzione di queste zone rosse? Quanti controlli sono stati effettuati? Ci dia dei numeri per capire come i controlli sono efficaci ed effettivi sul nostro territorio.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Le aree urbane sottoposte a vigilanza rafforzata, le cosiddette zone rosse, rientrano in una più ampia strategia volta a garantire la libera e sicura fruibilità degli spazi pubblici e rappresentano uno strumento in più per le Forze di Polizia e le Polizie locali nell'azione quotidiana di prevenzione che viene molto spesso invocata dai cittadini. L'obiettivo è fare in modo che alcuni luoghi molto frequentati, quali stazioni ferroviarie, zone della e ad alta densità di attività commerciali, siano controllati ancora più efficacemente, con la possibilità di allontanare persone con precedenti specifici che reiterano azioni moleste, fastidiose e foriere di insicurezza. Sul piano prettamente operativo, tale dispositivo sta conseguendo risultati sicuramente apprezzabili, unitamente alle operazioni ad alto impatto. Lo mostrano i numeri: in un anno circa sono state controllate 1.344.000 persone, con l'adozione di 8.690 provvedimenti di allontanamento a carico di soggetti pericolosi con precedenti penali, di cui oltre il 73 per cento costituito da stranieri.
Sul fronte del contrasto a criminalità e degrado, le operazioni interforze ad alto impatto, condotte specificatamente presso le stazioni ferroviarie e le principali aree di aggregazione, in meno di tre anni hanno fatto registrare 3.358 servizi realizzati con l'impiego di oltre 134.000 unità delle Forze di Polizia e quasi 16.000 agenti delle Polizie locali. Oltre un milione sono state le persone controllate, 12.500 quelle denunziate e 2.059 quelle arrestate. Infine, sono stati 1.842 gli stranieri espulsi. Sono risultati che, a mio avviso, confermano la qualità dell'attuale strategia per la sicurezza delle nostre comunità e che, quindi, intendiamo rafforzare ulteriormente, valorizzando al massimo il rapporto di collaborazione e confronto con gli enti locali, che evidenzia un grande apprezzamento per l'istituzione delle zone rosse da parte sia degli amministratori locali sia dei cittadini. In considerazione dell'elevato grado dell'efficacia di questo strumento, stiamo valutando di renderlo stabile mediante un'apposita previsione normativa.
PRESIDENTE. La deputata Bordonali ha facoltà di replicare.
SIMONA BORDONALI(LEGA). Grazie, Ministro. I dati che lei ci ha dato parlano più di qualsiasi slogan. Nelle zone rosse i controlli sono tanti, sono costanti e dimostrano quante persone sono state fermate e raggiunte, appunto, da allontanamento ed espulsione. Quindi, vorrei innanzitutto ringraziare anche gli uomini e le donne delle Forze dell'ordine, che ogni giorno sono sui nostri territori e sono impegnati in queste azioni. Differentemente da quanto questa sinistra racconta, gli uomini delle Forze dell'ordine, in controtendenza rispetto agli anni in cui governavano loro, sono aumentati notevolmente e hanno ricevuto riconoscimenti economici che mai avevano visto.
Però, quello che ci colpisce da quello che ci ha detto lei, Ministro, è il numero elevato di cittadini stranieri: oltre il 70 per cento è incorso in queste sanzioni e questo evidenzia quello che abbiamo sempre detto, che insicurezza e immigrazione clandestina sono strettamente legate. Io voglio ricordare che chi ha combattuto contro l'immigrazione clandestina, Matteo Salvini, e lei era al suo fianco in quel momento, domani sarà nuovamente a processo, in Cassazione, per aver compiuto il proprio dovere. Qui dobbiamo cambiare veramente la rotta, andare tutti nella stessa direzione e combattere questa immigrazione irregolare, che è il maggior portatore di insicurezza sul nostro territorio. La Lega lo sta facendo anche con proposte di legge e ci auguriamo che i colleghi della sinistra, che hanno sempre negato che l'insicurezza sia portata dall'immigrazione clandestina, voteranno a favore dei nostri provvedimenti per dare finalmente sicurezza ai nostri territori .
PRESIDENTE. Il deputato Zaratti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02376 .
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro, le nostre periferie e le nostre città sono abbandonate a se stesse.
Nessun intervento dello Stato per rigenerazione urbana, nessun intervento per attività culturali e sportive, nessun intervento per garantire il lavoro ai giovani, nessun supporto alle strutture scolastiche. È tutto questo quello che crea insicurezza. A questo si aggiunge, come evidenziano i dati, una sempre minore presenza delle Forze dell'ordine. Nel vuoto dello Stato trovano spazio le organizzazioni neofasciste, come Forza Nuova, che in modo illegale e illegittimo mettono in campo pericolosissime ronde con la vostra totale tolleranza. Cosa volete fare per dare una risposta democratica a tutto questo? Volete almeno vietare la nuova manifestazione dei fascisti di Forza Nuova a Torpignattara, a Roma, convocata per sabato ?
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Questo Governo ha sempre contrastato e continuerà a farlo con determinazione tutti gli estremismi che sfocino in atti di discriminazione e violenza, perché in uno Stato di diritto la tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico compete esclusivamente alle Forze di Polizia. Su questo piano, le iniziative preannunziate da Forza Nuova sono attentamente seguite dalla prefettura e dalla questura di Roma per impedirne ogni profilo di illiceità, ma anche per evitare che si traducano in occasioni di violenze.
Ma, come dicevo, le Forze di Polizia svolgono sul territorio nazionale un continuo monitoraggio verso tutti i contesti e gli ambienti connotati da estremismi di qualunque orientamento politico, al fine di intercettare per tempo e prevenire il compimento di qualsiasi illegalità. In questo senso, destano grave preoccupazione i recenti episodi di violenza commessi da alcuni appartenenti ai vari centri sociali, che si connotano come dei veri e propri professionisti del disordine, capaci di strumentalizzare i temi più divisivi del dibattito pubblico per dar luogo ad azioni violente, dalla TAV al ponte sullo Stretto, fino al Medio Oriente.
Nei primi dieci mesi del 2025 si sono svolte 8.647 manifestazioni di rilievo. In 242 casi si sono registrate criticità, oltre 330 operatori delle Forze dell'ordine sono rimasti feriti, il 53 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E colpisce un dato: 2.304 cortei erano dedicati alla pace, ma hanno causato 242 feriti tra gli agenti. Sono dati che indicano che poco importa l'occasione specifica e conta molto, invece, la deliberata intenzione di alimentare la tensione e di fare danni.
Non ripeto per evidenti ragioni di tempo, ma ribadisco i dati appena riferiti in risposta a precedenti quesiti odierni per quanto riguarda gli organici delle Forze di Polizia e sulle iniziative promosse dal Governo a livello nazionale per rafforzare la sicurezza dei cittadini e la vivibilità delle nostre città. Per quanto più specificatamente riguarda la situazione della città metropolitana di Roma, evidenzio che nei primi dieci mesi dell'anno si registra una flessione dei delitti di maggior rilievo pari al 6,5 per cento rispetto all'analogo periodo dell'anno scorso.
Sul piano della prevenzione e del contrasto, oltre agli ordinari servizi di controllo del territorio, continuano sistematicamente le operazioni ad alto impatto, anche nei quartieri periferici. Dal 2023 all'8 dicembre scorso, grazie all'impiego di oltre 22.000 operatori delle Forze di Polizia e di 1.750 agenti della Polizia di Roma Capitale, sono stati effettuati 443 servizi, che hanno permesso di controllare circa 215.000 persone, di denunziarne 2.399 e arrestarne 969.
L'istituzione delle zone rosse a Roma dall'inizio dell'anno ha consentito inoltre di controllare circa 108.000 persone e di adottare 891 provvedimenti di allontanamento, di cui 769 a carico di stranieri. Sono risultati per noi importanti, che ci incoraggiano a proseguire le numerose iniziative a tutela della sicurezza dei cittadini di Roma.
PRESIDENTE. L'onorevole Zaratti ha facoltà di replicare.
FILIBERTO ZARATTI(AVS). Sono venuto in quest'Aula a chiederle del ruolo di Forza Nuova e delle formazioni neofasciste, invece lei mi risponde dei centri sociali, dei movimenti contro la TAV . E allora, visto che si vuole occupare di tutto, si occupi pure dello sgombero della sede nazionale di un partito come CasaPound l'unico partito che ha una sede in uno stabile pubblico abusivamente occupato, dove peraltro risiedono anche i dirigenti di quel partito.
Questo scandalo deve terminare, visto che si occupa di tutti gli estremismi. State utilizzando strumentalmente l'insicurezza delle città causata dalle vostre incapacità per aumentare il vostro consenso elettorale. Niente risorse alle periferie, niente risorse per le Forze dell'ordine; spazio e tolleranza, invece, per le formazioni neofasciste come Forza Nuova, di cui non ha avuto neanche il coraggio di dire il nome . Lei non ha usato neanche la parola “fascismo” in questa sua replica. Le ronde rappresentano un esproprio della funzione dello Stato.
Nello Stato di diritto nessuno si fa giustizia da solo. Il dovere e il diritto della gestione dell'ordine pubblico sono un'esclusiva competenza dello Stato. Le chiedo ancora con forza di rispettare la Costituzione e di non permettere un nuovo raduno fascista a Roma, città medaglia della Resistenza. Voi avete buttato soldi in Albania, buttate miliardi per l'acquisto di armi, ma quello che serve davvero, cioè risanare le periferie, creare occupazione, creare coesione sociale nelle periferie, quello non lo fate.
Per questo non ci sono mai soldi, anzi, definanziate anche i soldi che erano stati stanziati per il PNRR per le zone periferiche delle nostre città È ora che cambiate registro perché il vostro racconto della sicurezza e dell'insicurezza serve soltanto a combattere i nemici, coloro che protestano contro le vostre scelte sbagliate dal punto di vista strutturale, come il ponte di Messina, come tante altre opere inutili, che mangiano soltanto i soldi degli italiani.
Quei cittadini e quelle cittadine hanno diritto di manifestare , hanno diritto di essere presenti nelle città, e certamente non devono stare, invece, a fare fiaccolate .
PRESIDENTE. La deputata Gadda ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02377 di cui è cofirmataria.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministra Roccella, il nostro Paese, anziché procedere, arretra e purtroppo invecchia: i salari reali sono inferiori del 9 per cento rispetto a 15 anni fa, il carrello della spesa è aumentato del 23 per cento; l'84 per cento dei nuovi occupati ha purtroppo più di 50 anni; 8,8 milioni di persone vivono da sole, con tutti i problemi che questo porta e anche le maggiori spese. Nel 64 per cento dei casi in cui c'è una disabilità in famiglia i sono familiari, molte volte donne che rinunciano a lavorare.
L'elenco delle fragilità e delle difficoltà potrebbe essere ancora più lungo. Noi le chiediamo che cosa intenda fare il suo Ministero e il Governo per dare una prospettiva ai giovani affinché possano avere una famiglia e costruirsi delle prospettive di vita.
PRESIDENTE. La Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, ha facoltà di rispondere.
EUGENIA ROCCELLA,. Grazie, Presidente. Mi fa piacere rispondere a un quesito come quello appena illustrato pochi giorni dopo la certificazione da parte di Istat di un nuovo record sul fronte dell'occupazione, in una legislatura che, sul fronte del lavoro femminile, ha fatto registrare livelli mai raggiunti in Italia, sia in termini assoluti che in termini percentuali. Ovviamente, non si tratta di un punto di arrivo, ma è difficile negare che sia un dato incoraggiante.
Credo anche che a questo primo risultato abbia contribuito la decisione di sostituire il reddito di cittadinanza, che era un sostanziale incentivo all'inattività, con l'assegno di inclusione, che, invece, è cumulabile con l'assegno unico ed è tarato non sul disincentivo al lavoro, ma sulle situazioni di fragilità reale, in particolare in presenza di famiglie con figli. Voglio ricordare che, con la somma delle diverse misure, il sostegno è consistente.
A conferma dell'entità degli interventi messi in campo, cito non dati del Governo, ma la relazione di un organismo indipendente e severo come l'Ufficio parlamentare di bilancio, che, per il solo 2024, ha stimato in oltre 16 miliardi i benefici diretti e indiretti derivati alle famiglie dalle misure dell'Esecutivo, e uno studio, pubblicato dal , in base al quale la spesa monetaria dello Stato italiano per le famiglie è arrivata a superare quella della Germania, della Spagna, della Svezia, degli Stati Uniti, della Francia e di quasi tutti i Paesi dell'Europa occidentale, e si traduce in un aumento del reddito disponibile delle famiglie del 4 per cento al primo figlio, dell'11 per cento al secondo e del 19 per cento al terzo.
Quanto ai salari reali e al potere d'acquisto, non dovrebbe sfuggire agli interroganti che il rapporto fra crescita nominale degli stipendi e inflazione, impennatosi in particolare nel periodo 2021-2022, è calcolato sulla base delle retribuzioni lorde. Da un'analisi del Rapporto INPS 2025 emerge, invece, come le misure adottate con le ultime leggi di bilancio, in particolare la revisione dell'Irpef, le detrazioni e le decontribuzioni, abbiano efficacemente protetto rispetto all'inflazione le retribuzioni nette. Ciò in particolare per i redditi medio-bassi, con una crescita media del netto di circa il 17 per cento e un'inflazione cumulata, dal 2019 ad oggi, di livello pressoché pari.
Segnalo, inoltre, che, per ampliare la tutela del potere d'acquisto, la nuova legge di bilancio interviene proprio sul secondo scaglione di reddito Irpef, abbassandolo dal 35 al 33 per cento.
Con riferimento, infine, agli ultimi dati disponibili, gli stipendi in Italia, specialmente nel settore pubblico, sono tornati a crescere più dell'inflazione, con aumenti medi che superano i livelli dei prezzi, invertendo una tendenza negativa pandemia. In particolare, a fronte di un'inflazione dell'1 per cento nel 2024, i salari sono aumentati del 2 per cento. È evidente che se, invece di 18,7 miliardi di manovra finanziaria, avessimo potuto contare sui 40 miliardi che nel 2026 dovremo ancora pagare per il superbonus edilizio, avremmo potuto fare di più.
Ma con le risorse date e con un grande sforzo per uscire dalla procedura di infrazione, che significherà meno debito e quindi meno zavorra per i nostri figli, stiamo compiendo un grande lavoro. E alla domanda su cosa intendiamo fare, non posso che rispondere che intendiamo semplicemente continuare con ancora più determinazione sulla strada intrapresa.
PRESIDENTE. Grazie, signora Ministra. La deputata Gadda, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Ministra, io oggettivamente non ho compreso quale sia la strada intrapresa che volete continuare. La invito davvero ad andare di fronte a un supermercato e a chiedere alle famiglie se riescono a pagare gli affitti, se riescono a riempire il carrello della spesa e se quegli sconti che avete messo in legge di bilancio sull'Irpef siano effettivamente raggiungibili per tutti. Le giovani coppie, i giovani del nostro Paese, a quella soglia di 28.000 euro probabilmente non ci arrivano nemmeno.
Poi, c'è un dato: ci sono 500.000 persone in povertà sanitaria assoluta. Però, c'è un dato ancora più preoccupante: il 18 per cento della classe media - e lei su questo non mi ha risposto perché non avete soluzioni rispetto a ciò - rinuncia a curarsi, rinuncia a fare visite in prevenzione.
Guardi, Ministra, la classe media è quella che con le proprie tasse paga il 78 per cento del .
Anche le misure che voi avete messo in campo rispetto agli asili nido, alle tante questioni che riguardano la quotidianità delle persone hanno un problema, troppe volte hanno ostacoli, sono legate al numero di figli. Bisogna averne tre in questo Paese. Tanti non riescono ad averne nemmeno uno, proprio per le difficoltà economiche, e le soglie ISEE non fotografano proprio quella classe media che oggi è quella che soffre di più.
Quindi, Ministra, io la invito, davvero, a riordinare le misure che avete messo in campo perché non stanno mostrando la loro efficacia. Quel piccolo sconto dell'Irpef - ripeto: ammesso che si possa raggiungere - non copre nemmeno gli aumenti della spesa di acquisto dei pannolini.
Quindi, Ministra, un po' più di concretezza, un po' più di senso di urgenza, perché questo Paese altrimenti è destinato a invecchiare e a non investire sulla crescita.
PRESIDENTE. La deputata Ferrari ha facoltà di illustrare l'interrogazione Malavasi ed altri n. 3-02378 di cui è cofirmataria.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. La natalità è oggi la sfida delle sfide per qualsiasi decisore politico. Eppure, il quadro che ci ha dato l'Istat anche di recente è un quadro grave. La diminuzione delle nascite è continua e la fecondità media è crollata al minimo storico nel 2025 a 1,13 figli per donna. Sono tre anni che governate e noi ancora non vediamo il risultato delle vostre politiche. Anzi, non dico che non c'è stata un'inversione di tendenza, ma non c'è stato nemmeno un rallentamento.
Vi chiediamo perché continuate a proporre un insieme di misure eterogenee come i E, allora, vi chiediamo, invece, quando vi decidete a fare una vera strategia della natalità che sia fatta di misure strutturali che diano ai possibili genitori, ai giovani una vera stabilità. Perché è quello l'elemento che fa arrivare a fare i figli.
PRESIDENTE. La Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, ha facoltà di rispondere.
EUGENIA ROCCELLA,. Grazie, Presidente. Contrariamente a quanto sostenuto dagli interroganti, le politiche dell'Esecutivo per la famiglia e la natalità rispondono proprio - e forse per la prima volta, anzi, senza forse - a una visione organica e a una logica di strutturalità.
Gli interventi, sostenuti da investimenti che nelle sole leggi di bilancio rasentano i 6 miliardi di euro, sono articolati in tre grandi filoni: sostegni economici diretti, conciliazione e servizi. Si tratta di misure a carattere permanente. Rientra nel primo capitolo l'aumento dell'assegno unico, per il quale la spesa complessiva è aumentata rispetto al 2023 del 9,5 per cento, raggiungendo nel 2024 i 19,8 miliardi di euro.
Per quanto riguarda il cosiddetto nuovi nati, ovvero il contributo di 1.000 euro per ogni bambino nato o adottato, non solo si tratta di un provvedimento finanziato in modo strutturale, quindi non è occasionale, ma vorrei ricordare a una forza politica che era al Governo quando fu varato l'assegno unico che questa nuova misura non è altro che un modo per aumentare i trasferimenti economici diretti alle famiglie, senza incidere proprio sull'assegno unico. Infatti quest'ultimo, che tutti abbiamo sostenuto, è sotto procedura di infrazione da parte dell'Europa e noi lo stiamo difendendo nel silenzio imbarazzato e imbarazzante di coloro che lo hanno scritto e che o tacciono, oppure, quando parlano, lo fanno a sostegno delle contestazioni europee.
Altrettanto strutturali sono gli interventi per favorire la conciliazione tra famiglia e lavoro, a cominciare dall'incremento dal 30 all'80 per cento della retribuzione per 3 mesi di congedi parentali, con un aumento di spesa di circa 1 miliardo rispetto al 2021 e una maggiore fruizione di quasi il 10 per cento da parte delle madri e del 40 per cento da parte dei padri.
Sempre sul fronte dei congedi, la nuova legge di bilancio prevede l'innalzamento, fino a 14 anni di età del figlio, della fruizione del congedo sia parentale che per i figli con disabilità e per la malattia del figlio, e l'aumento da 5 a 10 giorni di quest'ultimo congedo.
Sono strutturali gli aumenti del rimborso per le rette del nido, per il quale nel 2025 arriveremo a una spesa di circa 840 milioni di euro, e che nel 2024 ha visto fruire di questo strumento oltre 40.000 bambini in più rispetto al 2023.
E diventerà strutturale, con la nuova legge di bilancio, il finanziamento di 60 milioni l'anno per i centri estivi.
Mezzo miliardo l'anno è stato investito per il nuovo ISEE familiare, con una spesa in aumento e la previsione di ulteriori interventi in materia.
A completamento di questo quadro, comunque non esaustivo, viste le tante misure adottate e il poco tempo a disposizione per la mia risposta, ricordo i 630 milioni previsti per il 2026 per il sostegno alle mamme lavoratrici e l'incremento di 1 miliardo per il prossimo biennio per la carta “Dedicata a te”, per l'acquisto di generi di prima necessità.
Per quanto riguarda la natalità, noi sappiamo benissimo che la natalità non si può aumentare in pochi anni: è chiaramente un progetto di lunga durata. Noi risentiamo di una disattenzione profonda e costante nei confronti di questo tema da parte dei Governi precedenti, tanto che, rispetto a un tasso di natalità uguale negli anni Novanta (1,13 circa), noi oggi abbiamo molti meno bambini, perché sono ridotte le coorti di donne fertili, e questo proprio a causa di tanti anni in cui la natalità non era assolutamente un tema di governo e neanche un tema del dibattito pubblico. Anche su questo, rivendico il fatto che questo Governo ha posto al centro la questione e ha anche intitolato un Ministero proprio a questo tema.
PRESIDENTE. La deputata Malavasi ha facoltà di replicare.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministra, certamente non ci aspettavamo miracoli dalla sua risposta, ma avremmo certamente almeno auspicato una risposta di realtà, anche un bagno di umiltà e non la solita propaganda, perché con la propaganda non si governa e, soprattutto, non si costruiscono il Paese e il futuro del nostro Paese.
Lei ha una grande responsabilità: mettere in campo azioni per invertire la rotta demografica. Ma i dati che lei ci racconta evidenziano come i risultati non ci sono. I dati dicono che le politiche del Governo Meloni hanno fallito: fallito, lo scandisco meglio. Tutte le principali istituzioni economiche del Paese dicono la stessa cosa, sono unanimi: l'Italia è, in Europa, il fanalino di coda per tasso di fertilità; cresce la popolazione anziana. Questo genera uno squilibrio, con pressioni pesanti sul sistema pensionistico, sanitario, sul mercato del lavoro e sull'intero Paese.
Il calo demografico è una minaccia vera, reale. Serve un'inversione rapida per evitare una significativa contrazione economica. La politica dei è inefficace, perché con i non si garantiscono stabilità, continuità, serenità, programmazione: i sono politiche contro la povertà e non per la natalità; sono politiche estemporanee, del qui e ora, ma non costituiscono politiche strutturali.
L'unico strumento, invece, lo ricordo con orgoglio rispetto a quanto lei ha detto, è l'assegno unico universale che rivendichiamo come scelta del centrosinistra: va sostenuto, incrementato progressivamente per renderlo una misura significativa e stabile per le famiglie.
Oltre a questo, servono politiche per il lavoro stabile e le ricordo che le donne, a 15 anni dalla maternità, guadagnano annualmente 5.700 euro in meno degli uomini. Serve un accesso agevolato per la prima casa e una fiscalità equa e progressiva.
Certo, servono servizi, congedi parentali, misure per la conciliazione.
Il Paese merita di più e, soprattutto, merita di non essere abbandonato dal vostro Governo .
PRESIDENTE. L'onorevole Cerreto ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02379 di cui è cofirmatario.
MARCO CERRETO(FDI). Grazie, Presidente. Ministro Lollobrigida, oggi, 10 dicembre 2025, è una giornata storica per il nostro sistema Paese. Il comitato intergovernativo UNESCO ha riconosciuto la cucina italiana patrimonio immateriale dell'umanità; una vittoria, bisogna ricordarlo, di tutto il Governo Meloni, quando, su una sua intuizione e con il supporto del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ringrazio perché presente in Aula, avete voluto supportare questa candidatura, che oggi ha coronato un grande sogno. Un grande sogno perché la cucina italiana non è soltanto un insieme di ricette, non è soltanto un insieme di piatti, ma è un modello culturale, è un'esperienza comunitaria, è un'espressione identitaria che ci porta, con la cucina, ad essere ambasciatori dei nostri valori unici e inimitabili. Quindi, colgo l'occasione, con questa notizia straordinaria, di chiederle quali saranno i passi a supporto di questa grande opportunità per tutto il Paese .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, ha facoltà di rispondere.
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA,. Grazie, signor Presidente. Grazie al gruppo di Fratelli d'Italia per aver ricordato che oggi è una giornata straordinaria per la nostra Nazione. La nostra cucina, la cucina italiana, ha ottenuto il riconoscimento di patrimonio immateriale dell'umanità da parte dell'UNESCO. Un dato significativo, accolto anche in questo Parlamento con quell'applauso unanime che fa comprendere quanto ci sia che ci unisce, piuttosto che cose che quotidianamente ci dividono.
È una notizia che ci riempie di orgoglio. Si tratta di un riconoscimento che premia le eccellenze italiane, i nostri valori, le nostre tradizioni e la qualità dei nostri prodotti. L'Italia conferma la sua nell'agroalimentare, come certificano i dati recentemente presentati nel Ismea: primo Paese in Europa per valore aggiunto agricolo, in forte crescita sia in valore che in volume; terza in Europa per valore aggiunto dell'industria alimentare; crescita record del reddito agricolo, tra le più alte d'Europa, 9,2 per cento nel 2024, che si aggiunge all'11,7 per cento nel 2023, contro la media dell'Unione europea che ha registrato, rispettivamente, lo 0,7 per cento nel 2024 e un meno 6,2 per cento nel 2023. La mondiale per i prodotti della DOP ; occupazione agricola in crescita, a fronte di un meno 17 per cento europeo; alimentare di 70 miliardi di euro nel 2024. Complessivamente in Italia la filiera agroalimentare - produzione, industria alimentare, distribuzione, servizi legati al cibo - contribuisce con circa il 15 per cento del prodotto interno lordo nazionale.
Nello stesso anno la cucina italiana ha raggiunto un valore complessivo di 251 miliardi di euro, con una crescita del più 4,5 per cento annuo. La nostra cucina rappresenta oggi il 19 per cento del mercato globale dei ristoranti. Nel 2024 il turismo enogastronomico ha generato un di affari pari a 40,1 miliardi di euro, con una crescita del più 12 per cento rispetto al 2023 e del più 49 per cento rispetto al 2016.
Il riconoscimento UNESCO è il coronamento di un lungo viaggio, cominciato nel lontano marzo 2023 insieme al Ministero della Cultura - ringrazio il collega Giuli e prima il collega Sangiuliano -, con il prezioso sostegno dell'Accademia italiana della cucina, della Fondazione Casa Artusi e della rivista , che ringrazio. Ringrazio il collega Tajani, oggi a rappresentare l'Italia a Nuova Delhi, e con lui tutta la nostra diplomazia.
Questo percorso ha visto scendere in campo i nostri migliori, a cominciare dall'Amerigo Vespucci. Ringrazio il collega Crosetto, l'ANCI, con i comuni, nella preziosa manifestazione che ha visto ricordare il pranzo della domenica: un momento unificante per i nostri affetti, per le nostre tradizioni, per la nostra cultura. Ringrazio chi ha contribuito oggi, ma questa vittoria è dedicata alle generazioni che ci hanno preceduto e ci hanno lasciato questa straordinaria eredità che si chiama , si chiama Italia, ma rappresenta anche un impegno, quello di lasciare alle generazioni che verranno un'Italia ancora migliore .
PRESIDENTE. L'onorevole Mattia, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
ALDO MATTIA(FDI). Grazie, Presidente. L'Italia è un Paese di santi, poeti e navigatori, ma anche di artisti della cucina, non cuochi, artisti perché la cucina italiana è arte, è cultura. Dalla Grecia ricordiamo che Sibari ebbe il merito di proteggere, con le privative intellettuali, la prima ricetta di cucina. Il nostro Paese, l'Italia, nel tempo, con sapienza, ha saputo fare della propria cucina una vera opera d'arte. Presidente, colleghi, siamo il Paese al mondo con più indicazioni geografiche: più DOP, DOC, DOCG e chi più ne ha più ne metta. Dalle Alpi ai Nebrodi, dal Tirreno all'Adriatico, ogni singolo paesino o centro urbano ha il suo modo di preparare piatti unici espressione di qualità, arte e soprattutto di storia e di cultura. Oggi, grazie al Governo Meloni e al costante e professionale lavoro del nostro Ministro Lollobrigida, cui va il plauso di tutto il gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia, abbiamo ottenuto il riconoscimento della cucina italiana patrimonio immateriale dell'UNESCO, che non è una cornice di un bel quadro, ma è un vero valore aggiunto sia all'immagine dell'Italia ma anche al reddito delle imprese agricole e agroalimentari. Grazie, Ministro, un altro successo del tuo ottimo e meraviglioso lavoro .
PRESIDENTE. L'onorevole Paolo Emilio Russo ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02380 .
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro e caro direttore, le biblioteche sono strumenti di educazione intellettuale e civica, di socialità e di connessione con il tessuto sociale, e il Governo è impegnato a promuovere la diffusione e la fruizione delle biblioteche scolastiche e delle librerie per bambini. Questo impegno, che ha come scopo anche la valorizzazione della filiera editoriale, è stato rafforzato con un nuovo stanziamento in favore delle biblioteche. Ad ottobre sono stati trasferiti ulteriori 30 milioni dal Ministero della Cultura per l'acquisto di libri da parte delle biblioteche, e il complessivo del bando della Direzione generale biblioteche è raddoppiato.
La partecipazione è stata ampia e si è registrato un significativo numero di domande. Siamo dunque a chiederle, signor Ministro, quali siano gli esiti di questo nuovo intervento e di conoscere quali ricadute possa produrre, con particolare attenzione alle biblioteche delle aree interne, dei borghi, delle periferie e del Mezzogiorno.
PRESIDENTE. Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha facoltà di rispondere.
ALESSANDRO GIULI,Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole interrogante, che mi consente di aggiornare l'Aula sugli esiti del nuovo bando destinato al sostegno delle biblioteche, alla diffusione della lettura e al rafforzamento della filiera editoriale. La promozione della lettura, il consolidamento della rete bibliotecaria nazionale e il contrasto alle disuguaglianze territoriali rappresentano una priorità concreta dell'azione del Ministero della Cultura, in piena coerenza con la visione del Piano Olivetti, che valorizza la cultura come un'infrastruttura sociale di inclusione e coesione, parole che in quest'Aula sono risuonate non molto negli anni scorsi.
In questo quadro, il bando da 60 milioni assume un valore particolarmente significativo. A differenza del precedente, che privilegiava le biblioteche con il maggior patrimonio librario, la nuova misura orienta le risorse verso le realtà situate in contesti di fragilità economica e sociale, dove la biblioteca è spesso l'unico presidio culturale e comunitario. Anche il mondo editoriale ha riconosciuto la portata dell'intervento, come ha sottolineato l'amministratore delegato di Mondadori, Antonio Porro. Si tratta di una - cito - dotazione mai presentata fino ad oggi e di risorse che negli ultimi tre mesi dell'anno valgono quasi il 10 per cento dell'intero scontrinato nazionale dei primi sette mesi, confermando l'impatto strutturale della misura. Finita citazione.
Abbiamo voluto raddoppiare, come poc'anzi ricordato, lo stanziamento iniziale di 30 milioni previsto dal decreto Cultura, portandolo a 60 milioni per il biennio 2025-2026: 54,8 milioni già assegnati nel 2025 e 5,2 per il 2026; fondi destinati al rinnovo delle collezioni, anche digitali, a favore di biblioteche statali, enti territoriali e istituzioni private senza fini di lucro. Nello spirito del Piano Olivetti, in pieno accordo con tutte le forze di Governo, il Piano ampia l'opportunità di lettura soprattutto nelle aree marginali, nei piccoli comuni, nei borghi e nel Mezzogiorno. Contribuiscono a rafforzare il tessuto sociale anche due requisiti introdotti: la realizzazione di almeno un evento mensile con attori del territorio, in particolare del Terzo settore, e la destinazione del 10 per cento delle risorse all'acquisto presso editori di prossimità. Il modello della biblioteca promosso dal Piano Olivetti è quello di un presidio culturale radicato nella vita quotidiana.
Concludo. I principali esiti del bando confermano la bontà della scelta. Sono state ammesse al contributo 4.522 biblioteche: 693 ricadono in comuni periferici e ultraperiferici, 162 nelle aree periferiche delle città metropolitane, complessivamente oltre il 22 per cento delle risorse, più di 13 milioni. Ogni biblioteca ha ricevuto in media 12.000 euro. Risorse significative. Si tratta di un intervento a forte - forte - impatto sociale che sostiene l'intera filiera già nella domanda immediata di acquisto, con effetti positivi per editori, distributori e librai.
La collaborazione con il settore, in particolare con l'AIE, incontrata anche alla fiera “Più libri più liberi” - non sempre più liberi -, conferma il valore strategico di questa misura.
In conclusione, il bando biblioteca è una leva fondamentale del Piano Olivetti per costruire una nuova infrastruttura culturale del Paese fondata su equità, prossimità e accessibilità; un investimento che rimette finalmente, con questo Governo, la cultura al servizio delle comunità, soprattutto di quelle più vulnerabili .
PRESIDENTE. L'onorevole Paolo Emilio Russo ha facoltà di replicare.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, signor Ministro. Le biblioteche sono un luogo prezioso di educazione intellettuale e civica, ma anche di socialità. Lo sono per gli adulti, ma lo sono ancora di più per i bambini e per i ragazzi. Rappresentano una risorsa e una ricchezza nelle città ma ancora di più e, forse, soprattutto, nei centri più piccoli, dove esistono meno occasioni e possibilità di incontro e di crescita personale. Raddoppiare con altri 30 milioni gli stanziamenti per le biblioteche, investire in questi luoghi di ritrovo e di connessione con il tessuto sociale e offrire maggiori occasioni di crescita e di confronto ai più piccoli è, dunque, un intervento giusto che rivendichiamo con orgoglio e con soddisfazione; quella stessa con cui salutiamo gli investimenti in tecnologia che serviranno a rimuovere gli ostacoli che limitano l'esercizio della lettura in età prescolare e offriranno davvero a tutti pari opportunità, rimuovendo tutte le barriere: borghi, periferie, profondo Mezzogiorno e aree interne - le citava poco fa -, anche dove non ci sono più le librerie. Le biblioteche, del resto, non sono più da tempo quei luoghi polverosi nell'immaginario collettivo ma, in un'era digitale, sono veri e propri di innovazione e formazione digitale che offrono accesso gratuito all'informazione professionale di qualità, promuovono la lettura tra i giovani e favoriscono lo sviluppo personale e professionale di milioni di cittadini.
È un intervento democratico e di vera inclusione, perché la biblioteca consente l'accesso a libri, quotidiani, riviste, fumetti, documentari e, dunque, alla cultura in maniera totalmente gratuita, anche a chi ha meno possibilità economiche e diversamente sarebbe impedito a leggere, informarsi, crescere. Per questa ragione siamo soddisfatti della sua risposta, la ringraziamo per l'aggiornamento e ringraziamo lei e il Governo per l'iniziativa.
PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di illustrare l'ultima interrogazione all'ordine del giorno Lupi ed altri n. 3-02381 di cui è cofirmataria.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, parliamo di proiezione internazionale della nostra cultura in questa interrogazione; e parliamo di tutela del patrimonio, di cooperazione allo sviluppo e, appunto, di diplomazia culturale, con un particolare sul continente africano; infatti, andiamo a collegarci subito al Piano Mattei che mira a promuovere lo sviluppo degli Stati africani ma non affronta solo i temi dell'economia o dell'energia; parla anche di cultura. Lei stesso, Ministro, in Commissione cultura ha dichiarato che il Piano Mattei è centrale nella strategia di proiezione della cultura italiana e che l'Italia metterà a disposizione le proprie straordinarie competenze per valorizzare il patrimonio culturale africano in un'ottica di sviluppo e crescita.
Le chiediamo pertanto - è stata anche istituita una missione per la cooperazione culturale con l'Africa - quali iniziative abbia assunto o intenda assumere al fine di attuare i programmi di cooperazione previsti dal Piano Mattei.
PRESIDENTE. Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha facoltà di rispondere.
ALESSANDRO GIULI, Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti. L'impegno profuso nella cooperazione culturale con l'Africa nell'ambito del Piano Mattei, che sin dal mio insediamento è una priorità dell'attività internazionale del Ministero della Cultura, è perfettamente incastonato nella grande visione di questo Governo, perché siamo convinti che, nel quadro della politica estera, la cultura sia per l'Italia un'imprescindibile opportunità per rafforzare il dialogo con quell'area del mondo che chiamiamo a buon diritto Eurafrica. Lo è perché la cooperazione culturale promuove la comprensione reciproca, il confronto, il dialogo e la pace, valori cui si ispira l'azione internazionale del Governo. Per questo, nel rispetto di quanto già annunciato nelle linee programmatiche del Ministero, è stato avviato, in raccordo con la struttura di missione di Palazzo Chigi e naturalmente con la Farnesina, un programma di collaborazione con Governi e organizzazioni internazionali per mettere le competenze in campo culturale a disposizione delle Nazioni africane. Lo facciamo attraverso iniziative bilaterali con i Governi prioritari nell'ambito del Piano Mattei per l'Africa, con programmi multilaterali dedicati a più Stati della regione. Tra i più significativi c'è sicuramente la collaborazione avviata con la Tunisia in campo archeologico, che ha già portato alla conclusione di un accordo tra il Parco archeologico del Colosseo e l'Istituto per il patrimonio nazionale tunisino, per la conservazione e la promozione dell'anfiteatro di El Jem, noto anche come il Colosseo d'Africa.
Il dialogo tra i due istituti ha consentito la realizzazione di una mostra di grande successo dedicata al culto del sacro femminino nel Mediterraneo e la sua esposizione, già ospitata al Foro Romano, è pronta per essere inaugurata il prossimo gennaio presso il museo del Bardo a Tunisi.
Con l'Algeria invece abbiamo sottoscritto a luglio scorso un accordo di coproduzione cinematografica, che rinnova l'antica amicizia tra le industrie del settore con l'obiettivo di incentivare i progetti di coproduzione tra società italiane e algerine e di promuovere programmi di formazione delle professioni del cinema.
Non posso poi non far cenno al grande successo della mostra attualmente in corso alle Scuderie del Quirinale, Tesori dei Faraoni, la più importante esposizione di arte egizia in Italia da almeno vent'anni, grazie all'intesa sviluppata con il Ministro del Turismo e delle Antichità, Fathy, presente all'inaugurazione, si apre una nuova stagione nella collaborazione italo-egiziana.
Vorrei sottolineare anche l'azione del Ministero a sostegno di Matera - ci tengo particolarmente - e della sua collaborazione culturale con la città marocchina di Tétouan, entrambe capitali mediterranee della cultura e del dialogo nel 2026. Altri programmi multilaterali nell'ambito del Piano Mattei hanno l'obiettivo di combattere il traffico illecito di beni culturali: basti pensare alla collaborazione tra i Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e l'Unione africana nel realizzare a Roma un'attività di formazione rivolta ai funzionari e alle Forze di polizia africane.
Concludo. La Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali ha svolto, con il Centro internazionale di studi per la conservazione e il restauro dei beni culturali, un programma semestrale a beneficio dei dirigenti culturali africani per migliorare le capacità della valorizzazione dei loro patrimoni culturali in ambito internazionale, in particolare con riferimento all'UNESCO. E, giacché parliamo di UNESCO, lasciatemi dire che la cooperazione culturale, la diplomazia culturale e l'azione concorde intergovernativa, come già detto dal collega Lollobrigida, ci hanno portato a riconoscere unanimemente una storia di successo, quella della cultura della cucina italiana riconosciuta come patrimonio immateriale dell'umanità dall'UNESCO. Una cosa che ci unisce tutti .
PRESIDENTE. L'onorevole Lupi ha facoltà di replicare.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, le dico sin d'ora che il nostro gruppo Noi Moderati si dichiara soddisfatto della risposta che ci ha dato.
L'abbiamo voluta fortemente questa interrogazione, perché…? Cosa c'entra la cultura con la pace? Cosa c'entra la cultura con lo sviluppo economico? Cosa c'entra la cultura con il rilancio di un continente, quello africano? Cosa c'entra la cultura, come Noi Moderati abbiamo più volte sostenuto, come pilastro fondamentale per ricostruire il futuro di un Paese? Ecco, la risposta a questa domanda non è retorica, se la si declina negli esempi e nella concretezza delle situazioni.
La cultura - lo ha detto lei - è un sistema culturale complesso che genera comprensione reciproca; la cultura è un linguaggio universale. Un'esposizione a Roma, alle Scuderie del Quirinale, che racconta la storia di un patrimonio culturale enorme, quello dell'Egitto, una storia fondamentale, cosa c'entra con la nostra cultura? C'entra, perché è ciò che lega noi all'altro.
Quella stessa tensione che permette di non vedere l'altro come nemico, che permette di non vedere l'altro - persona africana - come un oggetto da sfruttare ma, invece, come una persona che ha la sua dignità. L'arte e la cultura sono questo ed è per questo che è fondamentale che nel Piano Mattei la cultura rivesta un ruolo. Per questo è fondamentale che l'UNESCO oggi abbia riconosciuto la cucina italiana. Per gli intellettuali riconoscere la cucina italiana come patrimonio universale e come elemento culturale sarebbe una bestemmia. No, perché è il punto in cui l'unità di un Paese e l'unità sociale di una comunità si ritrova, perché è l'espressione massima del rapporto tra l'uomo e la sfida con la realtà.
Per questo le abbiamo fatto questa interrogazione, proprio perché Noi Moderati crede che il suo lavoro, il lavoro del Ministro della Cultura, che è quello di investire in cultura, educazione e formazione, sia il vero fondamento su cui ricostruire il futuro dell'Italia e anche la pace nel mondo. Continui in questa sfida .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 17,30.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 105, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Avverto tutta l'Aula che dovevamo iniziare alle 17,30. C'è stato un ritardo, un piccolo ritardo, perché il Governo non riesce ad arrivare in tempo. Sta arrivando e quindi si è stabilito di dare la parola all'onorevole Quartini per una richiesta di informativa urgente e poi vediamo, strada facendo, a che ora possiamo riprendere i lavori. Prego, onorevole Quartini.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Allora, vorremmo un'informativa urgente da parte del Ministro Schillaci, in quanto è avvenuto un fatto di una gravità inaudita, un sistema assolutamente fuori controllo, un pericolo per i cittadini ricoverati presso quello che viene ritenuto un'eccellenza a tutti i livelli, a livello nazionale e a livello internazionale. Si tratta dell'Ospedale San Raffaele di Milano. Un mito, un vero e proprio ospedale mitologico, un gigante della sanità italiana che ha i piedi d'argilla nel vero senso della parola.
Nell'ultimo fine settimana, si è trovato completamente impreparato, con OSS insufficienti. Tutta l'attività che era in difficoltà è stata affidata a una cooperativa esterna fatta di personale senza formazione, senza preparazione, senza qualifica, e la sua struttura, la , la medicina ad alta intensità e le cure intensive sono andate al collasso.
Pensate che sono partite le direttamente dai medici della struttura, che stavano segnalando questo grosso problema. Abbiamo tamponato un po' la situazione - dicevano queste -, bloccando i nuovi ricoveri dal pronto soccorso, bisogna però preoccuparsi anche di chi è già ricoverato e la situazione era davvero drammatica, perché la cooperativa ha fornito personale assolutamente inadeguato.
Non capivano la lingua italiana, non capivano cosa dovevano fare, non avevano mai fatto un affiancamento con personale esperto: una situazione da collasso evidente, una situazione drammatica. L'amministratore unico della struttura, Galli, si è dimesso, ha dovuto dimettersi.
Allora, la domanda sorge spontanea: in un sistema sanitario, come quello lombardo, dove ormai passa il messaggio che, se paghi, ti curi, altrimenti aspetti, ma, in questo caso, se paghi ti curi, altrimenti rischi la vita, credo sia assolutamente inaccettabile questo modello organizzativo. È un modello che non può funzionare, perché, chiaramente, fa ricorso a manodopera a bassa qualità di esperienza, a bassa qualità di attività.
E, naturalmente, tutto questo perché viene fatto? Viene fatto, perché hanno da trarre il massimo profitto, dal pagare il meno possibile questo personale, e questo chiaramente mette in difficoltà tutta la struttura.
Noi sappiamo che il Ministro Schillaci, a più riprese, ha detto che dovremmo assumere personale dall'estero; ha detto, a più riprese, che dovremmo far ricorso a infermieri dell'Uzbekistan, indiani, pachistani, di altre Nazioni. Ma quello che occorre è un piano d'assunzione vero e proprio, un piano triennale, che preveda un'assunzione di personale adeguato. Il fatto che, in legge di bilancio, su 70.000 infermieri, ci venga promesso che ne verranno assunti 6.000, chiaramente, ci scoraggia moltissimo, così come 1.000 medici su 20.000 che mancherebbero.
Occorre benessere organizzativo, occorre benessere salariale, occorre benessere di carriera. Se non si fa questo tipo di operazione, non si ottiene niente. Ma, soprattutto, c'è da chiarire che cosa sia successo al San Raffaele, alla di Angelucci .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Anche il nostro gruppo si associa alla richiesta di un'informativa al Ministro Schillaci sulla vicenda San Raffaele che ha descritto testé il collega Quartini. Io credo sia interesse di tutti, maggioranza e opposizione, ma soprattutto dei cittadini lombardi e non solo, perché il San Raffaele è certamente una struttura che attira, per competenze e per valore scientifico del suo personale, pazienti da tutta Italia. Credo sia giusto capire di più cosa sia successo. Prendiamo atto della tempestività con cui è stato sollevato il direttore generale, ma restano ovviamente questioni importanti da chiarire. Non vorremmo che fosse la punta di un in cui, accanto alle eccellenze, in realtà, ci sono buchi nell'operatività quotidiana che - sono cose contenute nella documentazione uscita sulla stampa - mettono a rischio la vita dei pazienti. E, quindi, crediamo che questo sia necessario.
Può essere l'occasione anche per una riflessione più generale sul sistema degli accreditamenti e, quindi, sulle garanzie di qualità, di assistenza, oltre che sulla parte relativa agli interventi di più alta specializzazione.
Quindi, ci sono tutte le condizioni, perché questo Parlamento e quest'Aula possano avere un'informativa che - lo ripeto - credo sia nell'interesse di tutti, a cominciare ovviamente dai pazienti e, quindi, dai cittadini italiani.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. Anch'io mi unisco, il gruppo si unisce alla richiesta del collega Quartini, ripresa dal collega Fornaro, perché siamo convinti e convinte della necessità di fare chiarezza rispetto a una delle istituzioni della sanità pubblica, in particolare della sanità pubblica lombarda, più qualificate e più apprezzate e apprezzabili. Ma questo non basta.
Sappiamo le derive della sanità pubblica e parapubblica, privata convenzionata. Ne dico una, anche in termini di contratti, ossia che, nella sanità convenzionata, sarebbe necessario che si facessero, si aggiornassero e si rinnovassero i contratti delle lavoratrici e dei lavoratori, a tutti i livelli.
Ecco, domani affronteremo il discorso sulla sanità in termini generali attraverso la votazione e la discussione sulle nostre mozioni presentate, e sarebbe quanto mai importante che il Ministro si presentasse in Aula per fare chiarezza su quello che, giustamente, dicevano i colleghi.
Sono dei segnali, sono forse delle punte dell' di una malasanità che rischia di essere radicata nel nostro sistema sanitario pubblico, para-pubblico, privato o privatissimo, e quindi la realizzazione e la concretizzazione dell'articolo 32 della nostra Costituzione diventa veramente difficile, contrariamente, credo, a quanto sempre diciamo in quest'Aula e - comunque, da questa parte - contrariamente a quanto è necessario si venga, invece, ad affermare con dati, con scelte e con finanziamenti molto, molto concreti .
PRESIDENTE. Mi pare di vedere che nessun altro vuole intervenire sull'ordine dei lavori.
Considerato che il Governo mi risulta che stia per arrivare - ormai ci siamo -, tuttavia io non posso andare avanti e, quindi, sospendo la seduta fino alle ore 18.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. So che il Governo vuole intervenire. Prego, Sottosegretaria Bergamotto.
FAUSTA BERGAMOTTO,. Grazie, Presidente. Volevo chiedere scusa all'Aula per questo ritardo, sono rimasta bloccata nel traffico, non è dipeso da me e vi chiedo scusa per questo.
PRESIDENTE. Grazie, Sottosegretaria Bergamotto.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2682: Legge annuale per il mercato e la concorrenza per il 2025.
Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale. Ha chiesto di parlare l'onorevole Steger. Ne ha facoltà.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, guardo alla legge annuale per il mercato e la concorrenza 2025 non solo come a un adempimento tecnico del PNRR ma come a un tassello di politica economica e istituzionale che tocca il cuore del nostro modello di convivenza: l'economia sociale di mercato dentro l'Unione europea e nel rispetto delle autonomie territoriali, a tutela dei cittadini, dei consumatori e delle comunità più fragili.
Questa legge, frutto anche delle indicazioni europee e delle segnalazioni dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, interviene su alcuni settori chiave: servizi pubblici locali, trasporto regionale e aereo, infrastrutture di ricarica elettrica, sanità, trasferimento tecnologico e professioni regolamentate. Non posso che sottolineare l'allineamento di questo provvedimento con gli obiettivi del PNRR, che prevede espressamente l'adozione, entro il 2025, di una legge annuale sulla concorrenza, con misure in questi ambiti. La concorrenza non è un feticcio ideologico, è uno strumento: uno strumento per offrire servizi migliori, più trasparenti, a prezzi più equi a famiglie e imprese, soprattutto in un contesto di transizione ecologica e digitale che richiede investimenti, innovazione e certezza delle regole.
Il rafforzamento dei poteri di verifica sulla gestione dei servizi pubblici locali e l'introduzione di misure correttive e sanzioni in caso di inadempienza vanno in questa direzione: non liberalizzazioni cieche, ma più responsabilità, più trasparenza, più nei confronti dei cittadini.
Le disposizioni sulle stazioni di ricarica elettrica lungo la rete viaria e nelle aree urbane sono un altro tassello importante. La decarbonizzazione non si fa a colpi di annunci, ma assicurando che i cittadini trovino davvero infrastrutture funzionanti, capillari, con regole chiare per gli operatori.
Voglio dirlo, però, con chiarezza: ogni volta che si legifera in materie come i servizi pubblici locali, il trasporto regionale, la sanità, si entra in territori nei quali le regioni e le province autonome, in particolare le autonomie speciali, hanno competenze legislative e amministrative proprie che devono essere custodite con grande attenzione e non solo sulla carta.
Il testo che ci viene dal Senato compie uno sforzo di coordinamento con il PNRR e con i pareri delle regioni. La Conferenza delle regioni si è espressa con propri documenti, segnalando esigenze territoriali e di attuazione, ma il vero banco di prova sarà l'implementazione nei decreti attuativi, nelle linee guida, nei rapporti fra Stato, regioni e province autonome in Conferenza Stato-regioni e in sede d'intesa. Concorrenza quindi sì, ma non omologazione; apertura dei mercati sì, ma nel rispetto degli statuti speciali e delle competenze riconosciute dalla Costituzione.
Da presidente di un partito di minoranza linguistica sento il dovere di aggiungere un altro livello, quello delle comunità piccole, di montagna, di confine, spesso di minoranza linguistica. Per un grande centro urbano, una gara per il trasporto pubblico regionale può essere solo una questione di efficienza e di costi; per un territorio alpino, per una valle periferica, è questione di diritto alla mobilità, di possibilità stessa di restare a vivere, studiare e lavorare in quel territorio.
Quando si introducono misure di promozione della concorrenza nel trasporto regionale, come fa il disegno di legge, bisogna dunque garantire che le gare contengano obblighi stringenti sul servizio nelle zone meno redditizie, non solo sulle tratte ricche, che siano rispettati gli obblighi di bilinguismo, dove previsti dagli statuti e dalle leggi di attuazione, e che non vi sia sociale sulle condizioni dei lavoratori del settore.
Concorrenza non significa desertificazione dei servizi nelle aree fragili né abbassamento dei diritti di chi lavora. Lo stesso discorso vale per la sanità. I commi dedicati alla tutela dei consumatori, alla trasparenza e alla revisione dei criteri di accreditamento e convenzionamento possono essere uno strumento potente per garantire qualità e correttezza anche nel rapporto tra pubblico e privato accreditato, ma devono tener conto della realtà delle zone periferiche, dove magari c'è un solo erogatore e la concorrenza in senso stretto non esiste.
Infine, leggo questa legge alla luce del modello di economia sociale di mercato: la persona prima del mercato, la concorrenza come strumento e non come un fine, la promozione delle piccole e medie imprese e delle cooperative delle realtà produttive radicate sul territorio. In questa chiave sono particolarmente apprezzabili le disposizioni sul trasferimento tecnologico e sull'innovazione, che possono aiutare università, istituti di ricerca e imprese a dialogare meglio e a trasformare la ricerca in crescita e in lavoro qualificato; le norme sulle società tra professionisti, che vanno rese uno strumento di modernizzazione delle professioni e non di concentrazione oligopolistica a scapito dei giovani professionisti e dei territori periferici. Serve coerenza. Se vogliamo davvero investire sui giovani, sulle famiglie e sulle imprese dei territori, dobbiamo accompagnare queste norme con politiche fiscali e di semplificazione che rendano possibile alle piccole realtà competere, non solo ai grandi operatori.
Il giudizio complessivo sul testo non è negativo. Avremmo però voluto più coraggio in alcuni settori, ancora poco toccati, che le stesse organizzazioni datoriali segnalano da tempo - penso ad alcuni segmenti dei servizi postali, dell'energia e dei trasporti -, che sono rinviati alla futura legge di concorrenza per il 2026, annunciata nei documenti programmatici del Governo.
Nutriamo la preoccupazione che gli obblighi di ricognizione e monitoraggio e i piani correttivi possano trasformarsi in un ulteriore carico burocratico sui piccoli comuni, se non saranno accompagnati da strumenti di supporto tecnico, digitalizzazione, modelli standardizzati e assistenza. Chiediamo con forza che nei decreti attuativi e negli atti di regolazione secondaria vengano coinvolte, in modo strutturato, le regioni e le province autonome, dove esistono le rappresentanze delle minoranze, affinché le specificità territoriali e linguistiche non siano dettaglio, ma parte integrante della progettazione del mercato.
Colleghe e colleghi, questa legge annuale sulla concorrenza per il 2025 è un passo avanti nel percorso europeo e nazionale verso mercati più aperti, servizi pubblici più efficienti, regole più trasparenti. Non è la risposta a tutti i problemi, ma consolida una direzione: quella di un'Italia che rispetta gli impegni presi in Europa, che rafforza la concorrenza senza rinnegare il ruolo del pubblico, che tiene insieme efficienza e coesione, mercato e solidarietà, innovazione e tutela delle comunità locali. Bisogna vigilare perché questa direzione non si traduca in centralismo, perché nessuna riforma del mercato cancelli i diritti delle minoranze e dei territori di montagna e perché la persona, la famiglia e l'impresa radicata sul territorio restino al centro.
Per tutte queste ragioni annuncio il voto di astensione della componente poltica delle Minoranze Linguistiche sulla legge annuale sulla concorrenza per il 2025 .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, la legge annuale per il mercato e la concorrenza dovrebbe essere uno degli strumenti più importanti a disposizione del legislatore per modernizzare il Paese, rimuovere rendite e ostacoli regolatori, garantire diritti ai cittadini e garantire opportunità alle imprese.
Quello che abbiamo capito durante questo iter, sia al Senato che alla Camera, è che a questo Governo e a questa maggioranza la concorrenza non piace assolutamente. Voi preferite il monopolio. A partire dal merito e a partire da come si sono svolti i lavori, sicuramente non vi piace la concorrenza Governo-Parlamento, visto che ancora una volta un testo di iniziativa governativa non ha trovato modo di essere arricchito dalla discussione in Parlamento.
Non vi piace così tanto che, mentre all'opposizione avete bocciato, anche qui alla Camera, tutti gli emendamenti, alla maggioranza avete addirittura proibito di presentarli. Non è nemmeno uno di quei casi - cui oramai siamo abituati - di conversione di un decreto-legge, bisogna procedere oramai con le regole del bicameralismo alternato. No, in questo caso è proprio il vostro disprezzo per questo provvedimento che vi ha portato a dimenticare che la concorrenza è una misura necessaria per il PNRR e, quindi, a fare le corse al Senato, interrompendo i lavori, andando in Aula senza relatore e facendo delle corse altrettanto prive di confronto qui alla Camera.
Siamo di fronte all'ennesima forzatura del ruolo del Parlamento. Un disegno di legge annuale, che oltretutto è legato a impegni sul PNRR e che ha degli effetti sui settori strategici, è rimasto fermo per mesi, salvo poi avere questa accelerazione improvvisa dovuta a una vostra dimenticanza.
È nel merito che si vede quanto voi osteggiate la concorrenza. Avremmo bisogno di norme che migliorino i servizi pubblici locali, i trasporti, la mobilità urbana, il turismo, l'energia e le telecomunicazioni. Basta osservare le code davanti alle stazioni ferroviarie, la questione irrisolta dei taxi, la mancata soluzione sul tema dei balneari, su cui tornerò alla fine di questo intervento.
Eppure, questa legge sceglie deliberatamente di non affrontare i nodi strutturali, limitandosi a una sommatoria eterogenea di norme correttive completamente prive di una strategia riformatrice complessiva.
Il provvedimento non incide sugli ostacoli regolatori e amministrativi che frenano la concorrenza in Italia, non recepisce pienamente le segnalazioni dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato e risulta debole e incoerente rispetto agli obiettivi stessi del PNRR che evocate sempre in modo strumentale e che - ricordiamo ancora una volta - è quell'unica boa che sostiene ancora la crescita, seppure irrisoria, nel nostro Paese.
Abbiamo assistito a un sistematico rigetto di proposte realmente concorrenziali che avevamo presentato con spirito costruttivo. Nei nostri emendamenti c'erano misure per aumentare la concorrenza e ridurre i costi nel mercato dell'energia, soprattutto quelli dei clienti vulnerabili; interventi nei mercati delle telecomunicazioni e dei a tutela della concorrenza e del pluralismo; liberalizzazioni delle promozioni commerciali; garanzie di parità di accesso alle infrastrutture portuali; modelli innovativi di servizi di prossimità nei piccoli comuni per unire concorrenza, semplificazione e coesione territoriale; perfino la proposta di una vera legge annuale per il digitale, assente in un Paese che pretende di essere moderno. Tutte proposte accomunate da un'idea semplice, ma fondamentale: la concorrenza come diritto dei cittadini, come strumento di giustizia economica, come leva per abbattere rendite e diseguaglianze, non come fastidio da aggirare per non disturbare equilibri politici o interessi consolidati.
A questo si aggiunge una critica trasversale. I soggetti economici (le imprese, le associazioni di categoria, i territori) chiedono regole semplici, chiedono certezza del diritto, bandi chiari e accessibili, soprattutto per le piccole e medie imprese. Ricevono, invece, anche questa volta, norme frammentate, instabili, provvedimenti spot e un sistema che scoraggia l'ingresso e la competizione.
Questa legge sulla concorrenza rappresenta un'occasione mancata che non modernizza il Paese, non apre i mercati, non rafforza i diritti dei cittadini e non sostiene la crescita. È una scelta politica precisa che avete fatto sempre e che state facendo anche nella legge di bilancio del resto: rinviare le riforme, non mettere mano alle riforme, proteggere le rendite ed evitare conflitti vari.
Non eravate così quando vi trovavate all'opposizione. Presidente, ricordo molto bene, nel 2022, seduta in quei banchi, la nostra collega onorevole Giorgia Meloni. Aveva la mascherina quel giorno e volle indicare in maniera forte, su un tema che sembrava loro caro - che dicevano essere loro caro, ma poi se lo sono dimenticati per strada - come quello dei balneari, quale fosse la strada da seguire.
Voglio citare ciò che ha detto in Aula quel giorno: noi tenteremo di bloccarlo, perché non riteniamo che paletti così blandi possano difendere le nostre imprese dallo strapotere dei grandi gruppi che mirano a fare man bassa delle aziende italiane. Come dire, un impegno molto forte.
Ma vediamo come proseguiva: “Dite che non si poteva fare diversamente: anche questa è una menzogna. Si poteva fare diversamente, si può ancora” - si può ancora, attenzione! - “fare diversamente e vi facciamo un appello, perché avete ancora la possibilità di salvare 30.000 aziende italiane e, forse, anche la faccia. Cosa si può fare?” - si domandava l'onorevole Meloni e ci domandiamo noi oggi, visto che siete voi a fare diversamente - “Si può, come molti hanno detto, aspettare di portare a compimento la mappatura delle spiagge, magari scoprire che ci sono interi pezzi di litorale italiano che non sono stati dati in concessione e che, quindi, mancando il presupposto della scarsità del bene, non si applica la direttiva Bolkestein. Potete andare a Bruxelles”. Attenzione, perché qui viene la parte più interessante, è il suggerimento che dava l'onorevole Meloni al Governo. Diceva: “Potete andare a Bruxelles, mettere sul tavolo la credibilità di Mario Draghi e spiegare che una direttiva che si chiama ‘direttiva servizi' si applica, per l'appunto, sui servizi e non sulle concessioni demaniali che sono concessioni di beni”.
A questo punto uno si aspetterebbe che, nel frattempo, andati voi al Governo, questa credibilità - certo, non è più quella di Mario Draghi, però, avete la credibilità della stessa collega che parlava in Aula - siate andati a metterla sul tavolo a Bruxelles. Ecco, voi non ci siete andati. La Presidente Meloni non è andata a Bruxelles a mettere sul tavolo questa credibilità, forse perché sapeva di non avere la stessa credibilità di Mario Draghi, forse perché preferiva scommettere su Washington - apro e chiudo una parentesi: è una scommessa che, purtroppo per noi, state perdendo -, forse, più semplicemente, perché lei, per prima, sapeva e sa che una cosa è quello che sostenete in campagna elettorale e un'altra quello che fate quando vi trovate al Governo.
Il nostro Paese sta pagando dazio per questo vostro doppiopesismo e doppiogiochismo. State lasciando i comuni, che sono l'ente concedente, in grandi difficoltà su come interpretare le norme che, nel frattempo, smentendo le vostre promesse, avete creato.
Sapete di aver raccontato enormi bugie ai balneari, ma almeno non perseverate, non perseverate nel farlo. Eppure lo state ancora facendo, perché, mentre con la legge sulla concorrenza potevate cercare di riparare i vostri errori, ancora in questo momento noi abbiamo delle norme che prevedono che il rilancio dell'indennizzo, quando verranno fatte le aste, se lo prenda tutto lo Stato: niente ai comuni, niente alle aziende uscenti.
E avete avuto il coraggio di parlare del fatto che noi si voleva lasciare la strada aperta alle grandi aziende straniere: niente ai comuni, niente alle aziende uscenti! E abbiamo una relazione illustrativa al decreto, che addirittura dice “al fine di evitare una sopravvalutazione del concessionario uscente”.
Per questo motivo, il voto non può che essere contrario, perché la concorrenza non è uno , ma una promessa di libertà, di equità e di progresso che questo provvedimento ancora una volta non mantiene e che voi, ancora una volta, non mantenete.
Chiudo rivolgendomi al Governo, Presidente. Lei ha fatto bene a scusarsi per il ritardo di 30 minuti con cui è arrivata in quest'Aula, però le voglio dire che non ha fatto bene ad aggiungere che non è dovuto a lei, perché quando qualcuno si deve presentare in Parlamento, che sia un cittadino o un'impresa, ma soprattutto il Governo, deve venire puntuale; e, se non è puntuale, per definizione, è colpa del Governo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Sottosegretaria, intervengo in quest'Aula per dichiarare - lo dico subito - il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati sulla legge annuale per il mercato e la concorrenza che abbiamo analizzato e per la quale adesso andiamo al voto finale.
Si tratta di un provvedimento che riteniamo un passo avanti decisivo verso un'economia più dinamica, competitiva e inclusiva. In un contesto globale, segnato da sfide continue come la transizione ecologica, la digitalizzazione, la ridefinizione dei mercati globali, questa legge non è solo un adempimento formale, come potrebbe apparire, ma uno strumento concreto per rafforzare il tessuto produttivo del nostro Paese, tutelare i consumatori e promuovere l'innovazione. Rappresenta una visione politica chiara e ambiziosa per il futuro dell'Italia. In un momento in cui siamo chiamati a competere su scala globale, il DDL Concorrenza incarna i principi del liberalismo economico temperato da una forte responsabilità sociale, ponendo al centro l'impresa, come motore di sviluppo, e il cittadino, come beneficiario ultimo della concorrenza… chiedo ai colleghi se posso proseguire l'intervento, perché è difficile…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, un po' di silenzio.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). È un tema proprio di acustica, grazie. Noi Moderati voteremo a favore, perché crediamo che la concorrenza sia il motore della crescita, il garante della qualità dei servizi e il baluardo contro inefficienze e monopoli che frenano il potenziale dell'Italia.
Permettetemi di contestualizzare brevemente questo provvedimento. Questa legge annuale, istituita nel 2009, è uno strumento con cui il Governo, sentita la Conferenza unificata e tenendo conto delle segnalazioni dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, interviene per rimuovere ostacoli alla libera iniziativa economica. Questo disegno di legge, presentato dal MIMIT, di concerto con altri Ministeri, si inserisce nel solco delle riforme previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e, come evidenziato nella relazione illustrativa, risponde anche alle segnalazioni dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, mirando a promuovere la concorrenza in settori chiave come i servizi pubblici locali, la mobilità sostenibile, i trasporti, la sanità, il trasferimento tecnologico.
Il testo, modificato al Senato con un maxiemendamento su cui è stata posta la fiducia, si compone di un unico articolo con 24 commi che affrontano, con pragmatismo e visione strategica, le distorsioni del mercato. Non possiamo ignorare il contesto politico più ampio. Questa norma risponde alle sfide poste dal PNRR, come dicevamo, ma va oltre. È una risposta concreta alle esigenze dei cittadini, con misure come quelle sui servizi pubblici locali e sulla mobilità elettrica. Dimostriamo così che è possibile coniugare efficienza economica con equità sociale - sono due concetti che a Noi Moderati stanno molto a cuore -, tutelando i consumatori da disservizi cronici e promuovendo una transizione ecologica inclusiva. È una visione che rifiuta il populismo assistenzialista, optando, invece, per una crescita sostenibile che crea posti di lavoro qualificati e riduce le diseguaglianze territoriali dal Nord industrializzato al Sud innovativo.
Il comma 1 rafforza la vigilanza e i controlli sugli enti locali in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica, introducendo parametri obiettivi per individuare andamenti gestionali insoddisfacenti, come perdite significative negli ultimi due esercizi, risultati insufficienti rispetto agli obiettivi contrattuali o indicatori di qualità inferiori ai livelli minimi. La norma impone agli enti locali di adottare atti di indirizzo per imporre ai gestori piani correttivi. In caso di grave inadempimento si prevede persino la risoluzione anticipata del contratto. Questa disposizione non è punitiva, ma è protettiva: tutela i cittadini da servizi inefficienti, efficienta i costi e ripiana le perdite, promuovendo una gestione più trasparente. L'Autorità nazionale anticorruzione monitorerà l'efficienza di queste misure con relazioni annuali al Governo e al Parlamento. Questa norma non mette all'indice le amministrazioni locali - questo è chiaro e credo che sia doveroso precisarlo -, ma le dota di strumenti per efficientare i servizi, superando le dinamiche di rimpallo delle responsabilità e mettendo finalmente al centro il cittadino.
Il comma 2 introduce una disciplina sanzionatoria specifica per le violazioni del decreto legislativo n. 201 del 2022. L'Anac potrà applicare sanzioni pecuniarie da 5.000 a 500.000 euro agli enti locali che omettano di adottare o pubblicare la relazione sulla situazione gestionale dei servizi o che non adottino l'atto di indirizzo in caso di gestione insoddisfacente. In caso di incompletezza della relazione, l'Anac richiederà integrazioni entro 30 giorni, a pena di sanzione. Questa norma non è un mero aggravio burocratico, ma un deterrente contro l'inerzia. Garantisce che la ricognizione periodica non sia un esercizio formale, ma uno strumento per una valutazione compiuta. Pensiamo ai servizi essenziali come l'acqua, i rifiuti e i trasporti locali: quante volte i cittadini hanno subìto disservizi per mancanza di controlli? Questa legge cambia paradigma, ponendo la qualità al centro.
Con il comma 3 entriamo nel cuore della transizione ecologica, con la promozione della concorrenza nelle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici a livello comunale. Questo è l'ambito in cui agisce la norma, che obbliga i comuni a strutturare procedure competitive che garantiscono pluralità di operatori, affidando prioritariamente la gestione a soggetti che detengano meno del 40 per cento delle infrastrutture esistenti in caso di richieste comparabili. In un Paese che punta alla mobilità sostenibile, con l'obiettivo dell'Unione europea di ridurre le emissioni, questa disposizione combatte i monopoli e incoraggia l'innovazione. Evita che pochi grandi dominino il mercato, favorendo piccole e medie imprese e . Immaginate una rete di colonnine capillare, accessibile e competitiva: ridurrà i costi per i consumatori, accelerando l'adozione di auto elettriche e contribuendo agli obiettivi del europeo. Dunque, una misura che bilancia efficienza ed equità.
I commi dal 4 a 7 si concentrano sulla promozione della concorrenza nei servizi del trasporto pubblico regionale, sia ferroviario che su gomma, e introducono obblighi istruttori motivazionali e ricognitori per gli affidamenti. Le regioni devono pubblicare calendari con tempistiche per l'avvio delle procedure e l'Autorità di regolazione dei trasporti adotterà linee guida entro il 31 dicembre 2026 per migliorare la qualità degli affidamenti. Per i servizi ferroviari si prevede la pubblicazione di calendari annuali, mentre per quelli su gomma si rafforzano le motivazioni per affidamenti diretti. Queste norme rispondono a una storica criticità: il trasporto pubblico locale spesso è inefficiente, con ritardi, sovraffollamento e costi elevati. Promuovendo gare competitive si attirano investimenti privati, si migliorano i servizi e si riducono le tariffe. Pensiamo alle regioni del Sud, dove la mobilità è un fattore di sviluppo: questa legge può colmare infrastrutturali, favorendo l'integrazione con il sistema nazionale e in linea con la sentenza della Corte costituzionale n. 41 del 2013, che riconosce il ruolo dell'Autorità della regolazione dei trasporti nel supportare le competenze regionali senza assorbirle.
Il comma 8 estende i modelli semplificati di aggiornamento dei diritti aeroportuali anche agli aeroporti con traffico inferiore a 5 milioni di passeggeri annui, attualmente limitati a scali minori sotto i 3 milioni. Questa estensione semplifica procedure anche per altri aeroporti - pensiamo a Perugia e a Pescara - riducendo oneri burocratici e favorendo la concorrenza. In un settore vitale per il turismo e l'economia, con l'Italia che vanta una rete aeroportuale capillare, questa misura attrae vettori , abbassa i costi per i passeggeri e stimola lo sviluppo locale. È un intervento che rispetta la direttiva dell'Unione europea, la direttiva 2009/12/CE, promuovendo trasparenza nei confronti degli utenti.
Veniamo al comma 9, che modifica la disciplina sanzionatoria per violazioni in materia di prodotti cosmetici, recependo un regolamento europeo che è, anche questo, del 2009. Si introducono sanzioni proporzionate per l'uso di ingannevoli o la mancata valutazione di sicurezza. Si passa da ammende penali a sanzioni amministrative da 5.000 a 30.000 euro, salvo casi gravi. Il settore cosmetico italiano è un'eccellenza, con un fatturato di oltre 12 miliardi e 400.000 addetti, e questa norma depenalizza condotte minori, riducendo il carico sui tribunali, ma mantiene deterrenti forti in caso di rischi per la salute; inoltre, favorisce l'innovazione tutelando i consumatori da prodotti non sicuri e allinea l'Italia all'Unione europea, evitando procedure di infrazione.
I commi dal 13 al 23 rappresentano il cuore innovativo del provvedimento, perché riguardano le misure per accelerare il trasferimento tecnologico. Guardando ai commi dedicati a questa tematica, è chiaro che qui si delinea una politica industriale moderna che unisce pubblico e privato in una sinergia virtuosa. Non si tratta di un mero finanziamento, ma di una precisa visione per proiettare l'Italia nel cuore della quarta rivoluzione industriale, dove l'intelligenza artificiale, biomedicale e le tecnologie verdi diventano leve per la sovranità tecnologica. Immaginiamo un Paese che non subisce le dinamiche globali, ma le guida. Questa legge, con il rafforzamento della Fondazionee e l'allocazione di 250 milioni di euro, è il nostro impegno per un'Italia in Europa, capace di attrarre talenti e investimenti stranieri, riducendo il divario con giganti come Germania e Francia.
Per tutto questo e, soprattutto, per questo ragionamento finale legato alla parte tecnologica votiamo - lo ho annunciato all'inizio - favorevolmente perché questa legge è un atto di fiducia nel mercato, come strumento di giustizia sociale. Liberiamo energie imprenditoriali represse da una burocrazia asfissiante, diamo più servizi …
PRESIDENTE. Grazie, deputata Cavo. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signora Sottosegretaria, come ho già avuto modo di dire durante l'approvazione della procedura d'urgenza, avete gestito malissimo l'iter di questo provvedimento, a partire dall'esame in Senato; tra gli obiettivi del PNRR, da approvare entro fine anno, varato a giugno dal Consiglio dei ministri, è rimasto per mesi fermo, per arrivare, poi, qui, oggi, immutato, senza tener conto di nessuno dei nostri emendamenti e con il contingentamento dei tempi.
Gli obiettivi della legge annuale per il mercato e la concorrenza dovrebbero essere la rimozione degli ostacoli, sia di tipo regolatorio sia di tipo amministrativo, alla libera circolazione delle merci e, quindi, la promozione dello sviluppo della concorrenza nel rispetto della tutela dei consumatori. Ma questo testo non raggiunge in alcun modo queste finalità, intervenendo in maniera estremamente limitata in materia di servizi pubblici locali, mobilità elettrica, trasporto pubblico regionale, aeroporti, sanità e professioni.
Avremmo voluto contribuire a migliorarlo con proposte di buonsenso, prive di qualsiasi contenuto provocatorio o intento ostruzionistico, ma non avete voluto ascoltarci.
Nell'ambito delle misure per il rafforzamento delle attività di verifica sulla situazione gestionale dei servizi pubblici locali abbiamo proposto l'attribuzione alle autorità di regolazione di settore la competenza a pronunciarsi sul piano delle misure correttive. Dette autorità, infatti, sono deputate a valutare nel concreto i contenuti del piano di indirizzo e delle misure correttive programmate e devono essere messe in condizioni di poter attivamente cooperare con l'Anac e con l'Agcom, secondo un modello collaborativo che le stesse hanno mostrato di saper proficuamente attuare. Ma ovviamente non avete approvato il nostro emendamento.
Quanto alle sanzioni in materia di servizi pubblici locali, abbiamo proposto di integrare le previsioni, richiamando espressamente la necessità di creare un collegamento informatico tra il sito Internet dell'ente affidante e la piattaforma unica della trasparenza di Anac, anche come banca dati centralizzata in cui far confluire tutti i dati e le informazioni sull'attività delle pubbliche amministrazioni.
Abbiamo, poi, suggerito di introdurre la possibilità, per gli enti che intendano ricorrere all', di verificare anticipatamente il possesso dei requisiti, chiedendo ad Anac di pronunciarsi al riguardo. Questa anticipazione avrebbe costituito un'utile agevolazione per gli enti interessati e, nello stesso tempo, avrebbe giovato al sistema reintroducendo, sia pure solo in forma facoltativa, un meccanismo di vaglio preventivo idoneo ad assicurare un presidio e limitare il rischio di contenziosi. Ma anche su questo nulla. Sulle disposizioni in materia di stazioni di ricarica elettrica condividiamo la preferenza nell'installazione di colonnine presso gli operatori minori, ma abbiamo proposto di abbassare la soglia per individuarli al 25 per cento in modo da garantire una sana concorrenza ed evitare che si possa determinare un oligopolio. Per la promozione della concorrenza nei servizi di trasporto pubblico regionale abbiamo proposto il raccordo delle disposizioni in esame con la disciplina ordinaria dei contratti pubblici che stabilisce, anche per gli enti locali e per le concessioni di servizi, l'obbligo di programmazione con la conseguente necessità di includere gli affidamenti nel programma triennale degli acquisti di beni e servizi e di pubblicare detto programma sia sul sito istituzionale dello stesso ente concedente sia sulla banca dati nazionale dei contratti pubblici costituita presso Anac.
Quanto all'accesso alle infrastrutture portuali chiedevamo, ancora una volta, che venisse regolata a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie, tutelando tutti gli utilizzatori delle infrastrutture rispetto alle eventuali conseguenze anticoncorrenziali dei processi di integrazione verticale nonché di concentrazione orizzontale.
E, ancora, sulla soglia di traffico di passeggeri, che consente l'applicazione delle procedure semplificate per la determinazione dei diritti aeroportuali, ci preoccupa la norma che amplia la platea di aeroporti minori e regionali che potranno beneficiare di un regime semplificato, passando da un traffico pari o inferiore a 1 milione di passeggeri annui a tutti gli aeroporti con traffico inferiore a 5 milioni di passeggeri annui.
Se le semplificazioni introdotte dovessero tradursi in incrementi ingiustificati dei diritti aeroportuali, infatti, i costi ricadrebbero sulle compagnie aeree e, di riflesso, sui viaggiatori che, già oggi, pagano prezzi altissimi. Abbiamo proposto che la semplificazione sia accompagnata da meccanismi di salvaguardia tariffaria che evitino effetti distorsivi ma anche su questo non ci avete voluto ascoltare.
Abbiamo, poi, proposto un meccanismo automatico di riconoscimento di un'agevolazione tariffaria o di rimborso del pedaggio autostradale per disagi alla mobilità; e niente. Come anche per le modifiche in materia di protezione dei dati personali, volte a rimodulare i termini per la definizione dei procedimenti innanzi al Garante, con cui abbiamo anche proposto di rafforzare i relativi poteri di indagine.
Quanto all'attività di mediazione per rafforzare la leale concorrenza nel settore e garantire la massima trasparenza nei confronti dei cittadini, abbiamo proposto di introdurre l'obbligo della forma scritta nell'attività per la conclusione di affari relativi a immobili e aziende.
Abbiamo, poi, proposto di rivedere le modalità e i limiti relativi alle attività di profilazione della clientela, particolarmente rilevanti sotto il profilo della trasparenza dei rapporti economici e del mercato. Sull'obbligo dichiarativo del titolare effettivo delle imprese che partecipano alle procedure per l'affidamento di contratti pubblici di appalto e concessione, l'Anac ha più volte evidenziato la necessità della corretta individuazione del cosiddetto titolare effettivo, che noi abbiamo proposto di sostituire all'amministratore di fatto che non ha una precisa connotazione giuridica. Di fatto, vi siete rifiutati di prendere in considerazione gli emendamenti che erano proposti non dalle opposizioni ma da enti, appunto, come Anac e Agcom, che non avete, davvero, voluto neanche ascoltare.
Vi avevamo, poi, proposto di modificare la disciplina del partenariato pubblico-privato e delle concessioni delineata dal codice dei contratti pubblici, con particolare riferimento all'istituto della finanza di progetto, per cui sono emerse rilevanti criticità in merito al diritto di prelazione che determina un effetto anticoncorrenziale. Lo vedete anche voi, lo stiamo applicando da tanti anni ormai ed è un meccanismo che non funziona, che gli enti locali non riescono ad applicare.
Neanche sulla sanità avete mostrato alcuna intenzione di ascoltarci. Sappiamo bene che l'accreditamento non è una procedura di affidamento, ma un procedimento autorizzativo e selettivo, regolato da standard normativi e programmatori, il cui scopo non è individuare un contraente mediante una gara, ma riconoscere l'idoneità di un soggetto a operare nel sistema sanitario sulla base di requisiti di qualità e di appropriatezza.
Con i nostri emendamenti intendevamo chiarire che i criteri oggettivi di selezione devono valorizzare esclusivamente la qualità delle specifiche prestazioni sanitarie e sociosanitarie da erogare, evitando qualsiasi apertura a valutazioni basate sul prezzo o su altri fattori estranei alla qualità, in quanto la remunerazione dei servizi avviene tramite tariffe predefinite. In tal modo si garantirebbe che la selezione degli erogatori rispetti il principio di appropriatezza, la continuità assistenziale e i livelli essenziali di assistenza.
Chiedevamo, poi, attenzione per la specificità dei servizi sociosanitari rivolti a persone fragili o vulnerabili, prevalentemente gestiti da enti del Terzo settore, prevedendo criteri aggiuntivi volti a tutelare i diritti fondamentali riconosciuti dall'ordinamento quali continuità, accessibilità, disponibilità e completezza dei servizi nonché promozione del coinvolgimento attivo e della responsabilizzazione degli utenti. Si tratta di parametri che assicurerebbero qualità, equità ed uniformità all'assistenza, prevedendo che anche l'applicazione dei principi di concorrenza possa alterare la funzione sociale dei servizi sociosanitari o ledere i diritti degli utenti più vulnerabili.
Vi avevamo chiesto anche di rafforzare trasparenza e prevenzione di conflitti di interesse, visto che gli accreditamenti degli enti sanitari rappresentano un settore particolarmente sensibile - come abbiamo rilevato anche oggi, chiedendovi informative urgenti su quanto sta accadendo in Lombardia -, connotato da rischi rilevanti di conflitti di interesse. Ma neanche in un ambito delicato come quello sanitario avete voluto mutare le vostre posizioni.
Avreste dovuto eliminare i limiti per le vendite promozionali di fine stagione, che ostacolano la competitività del commercio fisico, liberalizzando le promozioni e permettendo al commercio di operare sconti del 20-30 per cento sui prodotti durante la stagione di riferimento, a seconda dell'andamento delle vendite, del clima e, quindi, consentire ai commercianti di competere col commercio .
Quanto all'attività di vendita della stampa quotidiana e periodica in regime di non esclusività, questa può essere effettuata solo dagli esercizi commerciali aventi superfici di vendita di almeno 700 metri quadri. Non avete voluto tener conto del fatto che gli esercizi di piccola e media dimensione operano prevalentemente nei comuni medio-piccoli e spesso risultano essere uno dei pochi punti di riferimento per la popolazione, soprattutto di quella in età avanzata. Per arginare lo spopolamento e garantire i servizi minimi occorrerebbe prevedere almeno la possibilità di vendita di quotidiani e periodici negli esercizi commerciali di qualunque dimensione, ma neanche questa proposta di buon senso, assolutamente logica, è stata da voi presa in considerazione e avete deciso di mantenere il provvedimento immutato rispetto a come è arrivato dal Governo.
Considerato quindi che, oltre a contestare ancora una volta i vostri metodi, il provvedimento è, a nostro avviso, assolutamente incompleto e inadeguato, ribadisco la nostra contrarietà alla legge per il mercato e la concorrenza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Colleghi, Sottosegretaria, questa legge annuale per il mercato e la concorrenza ci offre uno spunto per fare alcune considerazioni sullo stato dell'arte della concorrenza nel nostro Paese. Parto dal metodo, perché questa è una legge pensata molto tempo fa, per dare uno strumento annuale di azione a chiunque governi per intervenire sulla garanzia di una maggior concorrenza. E, proprio su questo metodo, devo dire che, per l'ennesima volta, questo Governo ha dimostrato l'incapacità di confrontarsi con il Parlamento - l'ha detto prima di me chi è intervenuto - non tanto non accettando alcun emendamento delle centinaia proposti dalle opposizioni - sicuramente, uno, di qualche centinaio, poteva avere un senso, poteva migliorare il provvedimento -, ma, soprattutto, non accettando un confronto con gli stessi parlamentari della maggioranza che non hanno potuto intervenire e agire su un provvedimento che dovrebbe essere storico. Storico, perché chi ha pensato questo provvedimento ha pensato, giustamente, che ogni anno si dovesse intervenire per migliorare quello che è lo stato della concorrenza, con un fine veloce, un fine pratico per i nostri cittadini: creare maggiori servizi al cittadino; abbassare le tariffe, perché dove c'è concorrenza c'è un maggior mercato e, di conseguenza, tariffe migliori; garantire, allo stesso tempo, servizi di eccellenza e per tutti, e garantire anche un'altra cosa, ossia il sogno per gli italiani di poter continuare a fare impresa e di entrare in tanti settori dove la concorrenza non è garantita.
Perché - sono andato a ripassare un po' i libri di economia fatti all'università - ci sono dei fattori che danno una mancata concorrenza. Sicuramente ci sono le barriere normative e amministrative, che bisogna combattere e questa legge nasce proprio per quello; laddove ci sono degli ostacoli amministrativi che bloccano o impediscono di poter entrare in un mercato, ecco che, attraverso questa legge, noi possiamo farlo. Poi c'è il tutelare i consumatori, quindi garantire al consumatore l'efficacia e l'efficienza dei servizi che ricevono al miglior prezzo, ma anche garantire di bloccare l'asimmetria informativa che c'è tra un fornitore e un cliente. Ci sono delle garanzie dove ci sono fornitori che sono dominanti, quindi delle posizioni di dominio che garantiscono una postazione di presidio di chi eroga il servizio che è talmente di potere che non può essere concorrenziale per l'ingresso di nuovi . Poi ci sono i costi elevati di ingresso: ci sono dei settori in cui non si riesce ad entrare, ad accedere, a poter entrare in un mercato, produrre concorrenza e, di conseguenza, migliorare e rendere più efficace il servizio. Per ultimo - questo è il settore più grave -, ci sono i settori protetti, quelli dove non è che non si possa entrare perché c'è un ostacolo all'ingresso dovuto all'investimento troppo elevato, alla burocrazia o al soggetto dominante, ma semplicemente perché c'è una norma che prevede che non si possa entrare. E, in ultimo, c'è un dato che non crea concorrenza, che è un dato che, però, incide anche nell'essere un reato, che è il fare cartello, quindi quando alcune aziende si mettono d'accordo per fare un cartello, non abbassare i prezzi e, quindi, bloccare la concorrenza.
Per molte di queste cose c'è questa legge annuale per il mercato e la concorrenza che può agire, per altre c'è l', che può garantire un controllo e una verifica di quelli che sono i parametri di concorrenza. Ecco, non solo non avete ascoltato il Parlamento, non avete ascoltato neanche gli enti e le che si occupano di garantire e controllare il mercato.
E questa legge, che - come ogni anno, in realtà, è la terza volta che la vediamo - poteva essere una legge che interviene e dà speranza ad alcuni settori di diventare finalmente concorrenziali, per mantenere i servizi alti e garantire, però, un costo più basso di alcuni prodotti, diventa semplicemente il recepimento, in primo luogo, di alcune prerogative europee e, in secondo luogo, di mantenere il rispetto di approvarla nei tempi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Non c'è nulla. È una legge che accumula piccoli interventi reali, alcuni anche condivisibili, che vanno sicuramente a migliorare un pezzettino di quelli che sono alcuni mercati, ma non c'è una visione né la volontà di toccare i veri settori dove oggi la concorrenza non c'è, e sappiamo quali sono.
, ancora una volta si vuole entrare in un settore, quello del trasporto pubblico locale, e si scarica, con maggiore burocrazia e sempre con quello sguardo dall'alto al basso, verso gli enti locali quello che è anche questo servizio, dimenticandosi una cosa, per esempio: che, se vogliamo maggior concorrenza in tanti settori dove la concorrenza aiuta ad abbassare i prezzi e a garantire un servizio, il trasporto pubblico locale si chiama proprio “pubblico locale” perché non sempre è un settore che produce guadagni. Ed ecco perché, forse, è il caso di mantenere anche una vocazione pubblica. Lo dicevamo prima: gli enti locali, ma le aree interne hanno degli svantaggi competitivi molto forti in questo momento e garantire anche a quei piccoli comuni di poter avere un servizio di trasporto pubblico concorrenziale, efficace ed efficiente garantisce di combattere lo spopolamento, garantisce un futuro a chi in quei Paesi ci è nato e tanto, tanto altro.
C'è un altro tema, che, però, è quello di combattere i veri settori in cui tutto questo non c'è. Nei dibattiti che vediamo in televisione, infatti, alcuni esponenti della maggioranza parlano di extraprofitti. Avendo studiato materie vicino all'economia, credo che ogni volta che diciamo “extraprofitti” svenga un economista, perché qualcuno deve spiegarci cosa vuol dire extraprofitto. Chi decide quando ce n'è troppo o ce n'è troppo poco? Dov'è il margine per dire che hanno guadagnato un extra rispetto all'anno prima? E poi perché solo in alcuni settori e non in altri? Quando c'è un extraprofitto, vuol dire che il mercato non è in concorrenza, non garantisce all'onorevole Fabrizio Benzoni di aprire un'impresa che faccia concorrenza a quelle attuali e di abbassare quell'extraprofitto che oggi c'è. Non esiste l'extraprofitto. Esiste la legge annuale per il mercato e la concorrenza che garantisca maggiore concorrenza e abbassi questi guadagni.
Ancora più grave, però, è quando l'extraprofitto è su settori che sono regolamentati - e penso a quello dell'energia -, perché noi parliamo, anche qui, di extraprofitti di settori dove, però, il prezzo è imposto da un'Autorità, soprattutto per quello che riguarda alcuni servizi come la distribuzione. Non parliamo delle banche, dove si poteva intervenire per garantire maggiore concorrenza e offrire maggiori garanzie all'utente finale, e non l'abbiamo fatto. Non diciamolo della telecomunicazione, dove, anzi, volevate inserire anche - e fortunatamente si è bloccato - emendamenti che peggioravano le condizioni degli utenti. Non parliamo della sanità, dove tocchiamo marginalmente questo tema, ma non interveniamo nel vero tema e problema, che è quello di una maggiore concorrenza in un Paese che, sempre di più, sta diventando oligarchico, con pochissimi operatori che la fanno da padrone, regione per regione, contro la mancanza oramai di piccoli operatori della sanità. Non parliamo dei servizi in concessione, che non abbiamo voluto toccare neanche questa volta, dai tassisti ai noleggiatori. Non parliamo della gestione dei diritti d'autore e, quindi, di non toccare la libertà, anche da questo punto di vista, nelle . E non parliamo del commercio, dove non abbiamo il coraggio di toccare il tema dei saldi, che oggi è profondamente anticoncorrenziale tra gli esercizi fisici e gli esercizi . Per ultimo, non trattiamo il tema delle professioni regolamentate.
Ecco perché questa è una legge che non tocca la concorrenza, semplicemente recepisce alcune cose che deve fare per adeguarsi alle normative e alle prescrizioni europee e per adeguarsi ai limiti e alle prescrizioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ma la verità, davvero, è che questo testo non ha alcuna visione di concorrenza, è una legge che non apre a nulla di nuovo, ma semplicemente che ritocca. Non è una legge che costruisce un futuro migliore per chi in questa società vuole vivere, ma, soprattutto, vorrebbe anche fare impresa, ma è una legge che, semplicemente, regolamenta il presente. Non è una legge che promuove la concorrenza, ma è una legge che prova a gestire, con poca convinzione, alcune distorsioni attuali. È esattamente l'opposto di quello che ci aspettavamo, di una concorrenza che premiasse l'innovazione, non la rendita; di una concorrenza che favorisse i giovani imprenditori e non chi occupa posizioni consolidate; di una concorrenza che favorisse i costi minori per i cittadini e non che li aumentasse; di una concorrenza che semplificasse e non che creasse nuovi adempimenti. Per tutte queste ragioni, il nostro voto sarà contrario .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cappellacci. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI(M5S). Grazie. Onorevoli colleghi e colleghe, la legge sulla concorrenza è un provvedimento molto atteso, specialmente dopo 32 mesi di calo dell'attività produttiva indotto dalla totale assenza di politiche di sviluppo nel nostro Paese.
Potrebbe ridare fiato all'economia ma dovrebbe, per poterlo fare, andare a innescare maggiore concorrenza nei settori dove, effettivamente, se ne ha bisogno. Peraltro, sappiamo tutti che nel 2026, esaurito il PNRR, l'economia in Italia potrebbe entrare in recessione, per cui una maggiore concorrenza potrebbe portare a un più che benvenuto incremento del PIL. Ma con questo provvedimento si va nella direzione opposta.
Manca, in questo provvedimento, una valutazione delle questioni che sostanzialmente incidono sulla concorrenza nel nostro Paese. Non c'è traccia di interventi, ad esempio, nei settori che la Commissione europea da anni ci indica come i nostri punti più deboli in termini di competitività; per non parlare dell'assordante silenzio rispetto alla richiesta dell'Antitrust, che ha detto che è urgente organizzare le gare per le concessioni idroelettriche. Un'ulteriore proroga delle concessioni rischia di scoraggiare gli investimenti e confermare rendite di posizione che non appaiono più giustificate. Le gare sarebbero lo strumento più coerente con i principi di concorrenza nazionali ed europei. Al contrario, la maggioranza propone ulteriori proroghe per le concessioni, posizione opposta rispetto a quella indicata dall'Antitrust, ma anche - attenzione - una posizione opposta rispetto a quella indicata dalla Premier Meloni quando dichiara che abbassare le bollette è una priorità del suo Governo. Ma come si possono abbassare le bollette se neanche le concessioni idroelettriche vengono messe a gara ? In questa maniera, semplicemente, procrastinate i privilegi che derivano dalle pluridecennali concessioni.
Qual è il vantaggio per i cittadini della proroga di queste concessioni? Questo disegno di legge si occupa, invece, del riordino della disciplina dei servizi pubblici locali. L'obiettivo dichiarato è l'apertura alla concorrenza e all'efficientamento, ma il risultato pratico, alla fine, è un sovraccarico burocratico insostenibile e inaccettabile per gli enti locali, in particolare per i comuni di piccole e medie dimensioni, perché mancano sia le risorse sia gli strumenti. Invece di prevedere percorsi semplificati per i comuni più piccoli, la legge impone un modello burocratico uniforme pensato per le grandi città. Il rischio è, dunque, che si arrivi ad una paralisi amministrativa, al blocco delle gare, all'impossibilità di procedere con gli affidamenti. Questo testo avrebbe, dunque, potuto e dovuto essere migliorato ed integrato durante il suo esame parlamentare, ma ci troviamo, invece, a votare un testo sostanzialmente immodificato, e questo per un'evidente incapacità della maggioranza, che ha tentato perfino di peggiorarlo togliendo ulteriori spazi di concorrenza nel nostro Paese.
La posizione della fiducia al Senato ha risolto una bella grana al Governo: il vaglio di 163 emendamenti, tutti di maggioranza (di Fratelli d'Italia, di Forza Italia e della Lega), molti dei quali erano - e bisogna dirlo in maniera forte e chiara - di chiara ispirazione lobbistica. E vorrei ricordarne qualcuno, signor Presidente, a vantaggio dei cittadini che ci ascoltano da casa.
Sono stati presentati dalla maggioranza emendamenti, per esempio, voluti dalle compagnie di assicurazione e giudicati dalle associazioni dei consumatori come un gigantesco regalo proprio alle assicurazioni. La proposta di riduzione dei termini di prescrizione per i danni materiali da 2 anni a 90 giorni rappresenterebbe un colpo durissimo agli automobilisti. Limitare i tempi di prescrizione significa rendere più difficile far valere i propri diritti e spostare ulteriormente l'ago della bilancia, guarda caso, a vantaggio delle assicurazioni.
Altrettanto vergognosa la proposta secondo la quale la compagnia potrebbe offrire ai cittadini danneggiati da lesioni gravi o gravissime, in sostituzione del risarcimento integrale, alcuni prodotti finanziari oppure una rendita vitalizia. Il legislatore dovrebbe mettere al centro della riforma i diritti dei cittadini danneggiati, non il suo contrario, perché in questo caso si tenta di mettere al centro della riforma gli interessi economici delle assicurazioni, che già oggi sono ampiamente tutelati nel nostro ordinamento, perché l'obiettivo della legge della concorrenza è quello di rimuovere le barriere normative e promuovere l'apertura del mercato e la tutela dei consumatori. Qui la maggioranza ha tentato di fare, evidentemente, l'opposto.
Analoghe osservazioni possono essere fatte con riferimento agli emendamenti di Forza Italia che miravano improvvidamente ad alzare le bollette telefoniche a tutti gli italiani, pretendendo che venissero adeguate all'inflazione oltre un certo stabilito dalle compagnie telefoniche. Ma che c'entra con il mercato e la concorrenza un aumento stabilito per legge delle bollette telefoniche? È di tutta evidenza lo svilimento dell'attività parlamentare, evidentemente, rivolta da Forza Italia a sabotare mercato e concorrenza, esattamente l'opposto di quello che dovrebbe essere l'obiettivo di questo provvedimento. Analoghe considerazioni possono essere fatte anche sulla proposta della maggioranza di rendere il , effettuato ai danni di milioni di cittadini, ancora più aggressivo, come se ce ne fosse bisogno. Vorrei sapere quali sarebbero i vantaggi per gli utenti da queste proposte di Forza Italia.
E ancora, merita una citazione la proposta emendativa di Fratelli d'Italia, che intendeva cancellare una norma di civiltà, quella che vieta l'esposizione pubblica di cartelloni pubblicitari sessisti e omofobi. Tale proposta, alla fine, è stata modificata, ma è rivelatrice di una cultura ancora troppo retrograda e, per certi versi, inaccettabile che sta in seno alla maggioranza. Ora va dato atto che questi emendamenti di maggioranza contro processi di liberalizzazione, contro la libertà di scelta dei consumatori, contro la trasparenza, contro le garanzie non sono stati ripresentati alla Camera. Resta però il punto: se non fossero insorte le opposizioni, l'esito sarebbe stato questo? Perché, vedete, noi non riusciamo proprio a capire, da parte del Governo, quale sia il profilo in materia di concorrenza.
Concludo con un cenno alle procedure di accreditamento e convenzionamento delle strutture sanitarie private con il Servizio sanitario nazionale. Si tratta di proposte che sembrano restringere la concorrenza, invece di allargarla. Io capisco che in maggioranza sia impellente la necessità di tutelare l'interesse della sanità privata, peraltro ben rappresentata in quest'Aula nei banchi della Lega, piuttosto che tutelare gli interessi del mercato e della sanità pubblica, ma non avremmo mai pensato che ciò potesse avvenire anche a scapito del mercato e della competizione.
Insomma, noi voteremo decisamente contro questo disegno di legge, ma non perché il MoVimento 5 Stelle sia contrario alla concorrenza, ma esattamente per il suo opposto: noi siamo a favore di una maggiore concorrenza, che possa dare maggiore libertà di scelta ai consumatori e maggiore efficienza per modernizzare il Paese, ma voteremo contro questo disegno di legge perché è inadeguato, regressivo e dannoso proprio rispetto al mercato e alla concorrenza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Squeri. Ne ha facoltà.
LUCA SQUERI(FI-PPE). Grazie, Presidente. Il gruppo di Forza Italia voterà favorevolmente al disegno di legge sulla concorrenza per l'anno 2025, il cui obiettivo è quello di rimuovere gli ostacoli regolatori di carattere normativo o amministrativo e di promuovere lo sviluppo della concorrenza e di garantire la tutela dei consumatori.
Ai sensi della legge n. 99 del 2009, il disegno di legge deve essere presentato ogni anno, su proposta del Ministro delle Imprese e del , entro 60 giorni dalla data di trasmissione della relazione annuale dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato che, in genere, avviene a fine marzo di ciascun anno, tenendo conto anche delle segnalazioni eventualmente trasmesse periodicamente dalla citata Autorità. Nei primi anni di applicazione non si è riusciti ad assicurare la cadenza annuale della legge sulla concorrenza, ma dal 2021, anche grazie agli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, questa periodicità è stata ritrovata in quanto quella in esame è la quarta legge sulla concorrenza consecutiva.
Nel PNRR, infatti, si prevede che la sua cadenza annuale vada assicurata essendo essenziale per rivedere in via continuativa lo stato della legislazione, al fine di verificare se permangono vincoli normativi al gioco competitivo e all'efficiente funzionamento dei mercati, tenendo conto del quadro socioeconomico.
Il PNRR considera la tutela e la promozione della concorrenza come fattori essenziali per favorire l'efficienza e la crescita economica e per una maggiore giustizia sociale. In ogni caso, le proposte che annualmente formula l'AGCM sono sottoposte al vaglio del decisore politico, che è tenuto a motivare il mancato inserimento delle stesse nel disegno di legge sulla concorrenza. Com'è noto, il centrodestra, a fronte di un'applicazione del principio della concorrenza “senza se e senza ma”, ha sempre tenuto ben presente la necessità di tutelare le piccole e medie imprese dalle distorsioni del mercato create dalle posizioni dominanti. Questo nostro atteggiamento di maggior tutela è confortato peraltro da documenti europei, quali lo del 2008 per le piccole e medie imprese europee, nel quale si prevede che gli Stati debbano formulare regole conformi al principio “pensare anzitutto in piccolo” e dar vita a un contesto in cui imprenditori e imprese familiari possano prosperare e che sia gratificante per lo spirito imprenditoriale.
È vero che lo altro non è che la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo e non è impegnativa per gli Stati come la Bolkestein, tuttavia è altrettanto vero che questo documento fornisce dei margini di manovra agli Stati.
È un paradosso che quanto più si parla di tutela della concorrenza, tanto più si vanno imponendo sul mercato attori anche sovranazionali la cui forza è spropositata. È compito della politica - compito nostro -, anche all'interno dei singoli Stati, contemperare l'esigenza di tutela dei tanti e piccoli, in un regime, per quanto possibile, concorrenziale. Ed è in questo quadro che vanno considerate le battaglie che noi del centrodestra abbiamo fatto sui balneari ed è in questo quadro che vanno considerate le misure a tutela del commercio al dettaglio fatte inserire da Forza Italia nella legge della concorrenza per il 2022, rispetto alle quali l'attenzione che ci muove fa riferimento proprio alla necessità dei piccoli di essere tutelati dai grandi gruppi di commercio e alla necessità di tutelare le caratteristiche commerciali dei nostri centri storici.
Quest'anno il disegno di legge Concorrenza è stato presentato in ritardo rispetto ai 60 giorni previsti dalla presentazione della relazione dell'Autorità e questo ha comportato a cascata una serie di ritardi che hanno comportato l'esigenza di evitare la concomitanza della discussione al Senato con la sessione di bilancio. Il testo originario del provvedimento si componeva di nove articoli, a seguito della posizione della questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo degli articoli del disegno di legge, votata lo scorso ottobre. Le medesime previsioni sono state inserite in un unico articolo composto di 24 commi, identico al testo originariamente presentato dal Governo.
Anche in questo disegno di legge sono presenti norme importanti, quali la vigilanza e i controlli degli enti locali sull'andamento della gestione dei servizi pubblici locali, gli obblighi ricognitori per gli affidamenti dei servizi di trasporto pubblico regionale, sia ferroviario che su gomma, la disciplina sanzionatoria relativa alla messa a disposizione sul mercato e all'uso dei biocidi, la modifica alla definizione dei presidi medico-chirurgici, che vengono adeguati alle attuali esigenze di mercato; e infine le norme di chiarimento delle procedure per gli accreditamenti delle strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche o private, rilasciati dalle regioni, rispetto alle quali è in corso un processo di revisione che dovrà essere concordato con la Conferenza permanente, successivamente agli esiti dell'attività del tavolo allestito allo scopo, e comunque in ogni caso il 31 dicembre del 2026.
Certamente si sarebbe potuto fare di meglio, ma l'esigenza di realizzare tutti gli obiettivi necessari per ottenere la rata di fine anno del PNRR giustifica la procedura utilizzata.
Il prossimo anno la legge sulla concorrenza partirà dalla Camera e sono certo che avremo modo di esaminare con la necessaria attenzione tutte le proposte, anche delle opposizioni, che non si è potuto approvare. Concludo ribadendo il voto favorevole di Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Andreuzza. Ne ha facoltà.
GIORGIA ANDREUZZA(LEGA). Grazie, Presidente. Sottosegretario, colleghi, oggi andiamo ad approvare il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2025. Questa legge annuale non rappresenta solo un adempimento tecnico ma un tassello fondamentale delle riforme strutturali richieste dal PNRR. Soprattutto una scelta politica chiara: continuare a costruire un'Italia più competitiva, più moderna e più trasparente. Voglio ricordare che la legge annuale sulla concorrenza è prevista dal 2009. Ripeto, 2009. E per oltre dieci anni non è mai stata rispettata la scadenza annuale.
Nel PNRR questa mancanza viene definita esplicitamente come una criticità da superare, sottolineando che la legge è essenziale per rivedere, in via continuativa, lo stato della legislazione e promuovere un mercato più aperto, più efficiente, rimuovendo ostacoli ingiustificati, tutelando consumatori e qualità del servizio.
Ebbene, solo con questo Governo la continuità è stata pienamente ristabilita, dal 2021 annualmente fino ad oggi. Quattro leggi consecutive. Un risultato politico che parla da sé, nel segno della responsabilità. Dopo anni di inerzia questo Governo è il primo ad aver ripristinato la cadenza annuale.
Sostenere la concorrenza non significa privatizzare o svendere come abbiamo sentito dire in Aula o in Commissione .
La concorrenza è uno strumento di giustizia economica, perché garantisce ai cittadini servizi migliori, costi più bassi e più trasparenza. La concorrenza premia la qualità, l'innovazione e la capacità di stare sul mercato. Con questo provvedimento la maggioranza sceglie una strada chiara: non difendere le rendite ma difendere i cittadini che pagano i servizi.
Il disegno di legge parte da un testo del Governo già solido, contiene interventi mirati su settori strategici tutti coerenti con gli obiettivi del PNRR e con le segnalazioni dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato.
In discussione generale, i colleghi hanno già trattato i punti e mi soffermerò solo su alcuni temi.
Il primo tema trattato nel testo riguarda i servizi pubblici locali, dando più responsabilità e trasparenza. La norma introduce parametri oggettivi per valutare quando una gestione è inefficiente e obbliga l'ente locale ad adottare misure correttive fino, nei casi più gravi, alla risoluzione del contratto. Per la prima volta, se un servizio non funziona non lo si potrà più nascondere. L'inefficienza diventa un fatto misurabile e sanzionabile. Questa è una svolta culturale prima ancora che normativa: trasparenza ed efficienza non negoziabili nel rispetto dei cittadini .
Un altro punto importante riguarda il favorire la concorrenza nella realizzazione e gestione comunale delle infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici. Si tratta di un servizio dalla domanda sempre più elevata nel territorio nazionale e i comuni dovranno strutturare le procedure di gara per l'installazione delle colonnine di ricarica garantendo più operatori e più concorrenza, evitando monopoli locali che rischiano di far lievitare i prezzi a danno degli utenti.
Altro tema trattato riguarda il trasporto pubblico regionale. Viene modificata la normativa vigente, introducendo obblighi istruttori per gli affidamenti dei servizi di trasporto pubblico regionale, sia ferroviario che su gomma. Le regioni dovranno pubblicare ogni anno il calendario delle gare per i servizi ferroviari regionali, così da evitare affidamenti opachi e dare certezza agli operatori sulla scadenza dei contratti. L'Autorità di regolazione dei trasporti emanerà inoltre linee guida per migliorare la qualità degli affidamenti entro il 2026.
Viene poi esteso il modello semplificato di aggiornamento dei diritti aeroportuali a tutti gli scali sotto i 5 milioni di passeggeri (cosiddetti aeroporti minori), favorendo competitività e crescita di molti aeroporti regionali.
Interessante, poi, è l'introduzione di un nuovo reato che punisce l'impiego professionale di biocidi (ad esempio nella cosmetica) a volte utilizzati con modalità difformi dalle indicazioni presenti nella relativa etichettatura.
Questo per evitare pericoli alla salute, prevedendo fino alla reclusione nei casi più gravi. Una misura che è sicuramente a tutela della salute dei consumatori. Altro tema di rilievo è la definizione di una nuova strategia nazionale per il trasferimento tecnologico, con l'obiettivo di rafforzare il passaggio dalla ricerca alle imprese e sostenere l'innovazione delle filiere produttive. Per garantire una regia unitaria, MIMIT e MIUR adottano un atto di indirizzo strategico triennale, che stabilisce priorità, obiettivi, criteri comuni per l'uso delle risorse.
La Fondazione Enea e viene riorganizzata e rinominata Fondazione e , diventando il perno operativo del sistema. Ad essa vengono destinati fino a 250 milioni di euro, già disponibili, così da concentrare in un unico soggetto specializzato la gestione dei programmi. La viene ridefinita con nuovi organi nominati dal Governo e con strutture dedicate ai programmi di trasferimento tecnologico. La riforma crea, quindi, un sistema più coordinato, trasparente e orientato all'impatto, pensato per accelerare l'innovazione e rendere più competitivo il sistema produttivo italiano.
Si risolve, poi, finalmente una criticità interpretativa segnalata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato fin dal 2019, chiarendo requisiti e maggioranze necessarie per qualificare le società tra i professionisti; una norma semplice, ma molto attesa, che darà certezza agli operatori e favorirà investimenti nel settore professionale. Colleghi, la concorrenza è uno strumento di libertà economica, di responsabilità amministrativa, di tutela al cittadino. È un ingrediente fondamentale per un Paese che vuole crescere, attirare investimenti, innovare, essere competitivo nello scenario europeo e globale.
Con questo provvedimento, la maggioranza mantiene l'impegno assunto con l'Europa, ma soprattutto mantiene l'impegno con gli italiani, rispettando le peculiarità del nostro territorio: quello di migliorare i servizi pubblici, quello di sostenere le imprese, quello di ridurre le inefficienze, quello di combattere le rendite, quello di favorire l'innovazione, quello di costruire un mercato più moderno e più giusto. Per tutte queste ragioni, annuncio il voto favorevole del gruppo Lega al disegno di legge annuale per la concorrenza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, la legge annuale per il mercato e la concorrenza, che stiamo per votare, dovrebbe rappresentare uno strumento fondamentale per la crescita, la competitività e la modernizzazione del Paese. È prevista dall'articolo 47 della legge n. 99 del 2009, è richiesta dalla Commissione europea ed è una delle cosiddette uno degli impegni imprescindibili del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Dovrebbe essere ogni anno l'occasione per rimuovere ostacoli, aprire i mercati, ridurre rendite e aumentare i diritti.
Secondo la sua stessa normativa e secondo gli impegni assunti dal nostro Paese con l'Europa, dovrebbe essere dunque uno dei principali strumenti per migliorare l'economia italiana, aumentare la qualità dei servizi e tutelare i consumatori. Ho usato a più riprese il condizionale, dovrebbe, perché purtroppo, anche quest'anno, il Governo trasforma questa occasione in un esercizio formale, in un adempimento burocratico privo dell'ambizione riformatrice che il Paese meriterebbe.
Lo diciamo con chiarezza, ci troviamo davanti a un provvedimento povero, che agisce ai margini dei problemi, senza affrontare i nodi veri dei mercati italiani; un testo che non incide sulle distorsioni, non rimuove le barriere regolatorie, non valorizza, soprattutto, le indicazioni dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. E non apre alla concorrenza in alcuni settori strategici dell'energia, dei servizi pubblici, del digitale, dei trasporti, delle telecomunicazioni e della sanità.
Mentre famiglie e imprese subiscono costi elevati e servizi spesso inadeguati, la risposta del Governo è un elenco di adempimenti, di obblighi formali, di micro-interventi scollegati tra loro. È ancora più grave che tutto questo arrivi alla Camera dopo un passaggio parlamentare svuotato di significato. In Senato non si è potuto discutere, l'esame in Commissione non ha apportato modifiche, e poi, nell'altro ramo del Parlamento, è stata posta addirittura la fiducia, l'ennesima, che ha impedito qualsiasi miglioramento. È una scelta politica netta di chiusura, che mortifica di fatto l'attività del Parlamento e rende la legge annuale per la concorrenza una legge intoccabile.
Noi, come opposizione, abbiamo presentato delle proposte emendative, mentre la maggioranza si è limitata a respingere ogni possibile miglioramento dopo 6 mesi in cui c'era la possibilità di un esame vero e proprio. Non è stata modificata neanche una virgola rispetto al testo licenziato lo scorso luglio dal Consiglio dei ministri. Entrando nel merito, le criticità sono evidenti, innanzitutto sui servizi pubblici locali. La legge non rafforza la qualità dei servizi, né la capacità degli enti di programmare, ma scarica gli ulteriori oneri burocratici e introduce dei criteri rigidi che non tengono conto delle specificità territoriali.
Le nostre proposte per rendere più trasparenti le relazioni, migliorare i criteri di valutazione, ampliare il periodo di analisi delle perdite ed evitare le sovrapposizioni di competenze sono state tutte respinte senza alcuna motivazione. Poi, sul fronte delle infrastrutture di ricarica elettrica, il Governo si è limitato a una norma minimale, senza affrontare la disomogeneità territoriale, l'assenza di servizi informativi e il reale deficit concorrenziale che oggi riguarda molti comuni italiani. Anche qui gli emendamenti del PD, come quelli volti a garantire ai comuni strumenti adeguati di monitoraggio, non sono stati considerati.
Sul trasporto pubblico regionale e sul trasporto aereo la situazione è ancora più deludente. In Sicilia e nelle isole, ma in tutte quelle zone che per orografia o infrastrutturale si potrebbero considerare di fatto insulari, permangono delle gravi distorsioni. I cittadini affrontano prezzi insostenibili e una concorrenza davvero molto limitata. Eppure, il Governo, anche qui, non introduce alcun intervento sulle frequenze, sugli obblighi di servizio pubblico e sugli squilibri concorrenziali nel settore digitale che influenzano anche i mercati del trasporto.
Lo stesso vale per altri settori strategici, come le telecomunicazioni, i e il digitale. Non c'è una legge annuale per il digitale, non c'è nessuna proposta per garantire pluralismo, competitività e trasparenza. Infine, nella parte dedicata al trasferimento tecnologico, un ambito decisivo per il futuro industriale del nostro Paese, il testo è debole, senza risorse e incapace di costruire una strategia nazionale coerente. Qui le nostre proposte per coinvolgere imprese, sindacati, regioni e per premiare progetti di alto impatto scientifico sono state completamente respinte senza neanche alcuna motivazione.
Vorrei richiamare con forza i dati recenti che dimostrano quanto la legge che stiamo discutendo sia lontana dalla realtà. Secondo la relazione 2024 di ARERA, nel mercato dell'energia il grado di concentrazione resta molto elevato. Pensate che le prime tre società coprono circa il 39,3 per cento delle vendite del mercato libero dell'elettricità e le prime cinque superano addirittura il 51 per cento. Questo significa che la competizione effettiva è limitata e le condizioni attuali favoriscono i cosiddetti operatori dominanti.
Nel 2024 i consumatori che hanno attivato il servizio di conciliazione, tramite lo Sportello per il consumatore Energia e Ambiente di ARERA, sono stati oltre 34.000, con un contenzioso che ha superato i 21 milioni di euro di compensazioni riconosciute. Sono numeri assai rilevanti, che evidenziano come il mercato libero non sempre tuteli gli utenti finali e che l'alternativa al mercato tutelato comporti costi, disagi e rischi naturalmente per le famiglie e per le imprese.
Allo stesso modo, l'Istat ha rilevato, ancora pochi mesi fa, che l'indice nazionale dei prezzi al consumo segna un'inflazione annua del più 2 per cento, con una crescita significativa delle componenti relative alle abitazioni, all'acqua, al gas, all'elettricità e agli altri combustibili. In questo contesto, la liberalizzazione senza un'adeguata regolazione non tutela né la concorrenza reale, né i diritti dei cittadini.
E poi ancora, il rapporto 2024 dell'AGCM conferma come l'autorità abbia mantenuto un'attenzione alta sulle pratiche aggressive e potenzialmente anticoncorrenziali nei mercati regolati e liberalizzati. Eppure la legge annuale che stiamo per votare non rafforza l'azione che l'AGCM potrebbe mettere in campo, non prevede nuovi strumenti di trasparenza obbligatoria, né meccanismi di monitoraggio per mercati strategici come energia, acqua, rifiuti e trasporti.
Il risultato finale, dunque, è evidente: una concentrazione persistente, un contenzioso elevato, una vulnerabilità dei consumatori, dinamiche inflattive sui costi dei servizi essenziali.
Ecco, la legge di quest'anno, con la scusa del rispetto delle scadenze del PNRR, offre agli operatori dominanti un mercato semplificato, poco trasparente, quasi regolamentato dal silenzio, dove la concorrenza resta più un'idea che una realtà concreta.
Ancora una volta dunque, per il terzo anno consecutivo, il Governo non riesce a cogliere l'occasione di usare questa legge come una leva di modernizzazione dell'economia per stimolare la competizione e, naturalmente, tutelare prioritariamente i cittadini.
Siamo di fronte a un provvedimento povero, privo di contenuti riformatori, incapace di incidere sugli ostacoli regolatori e amministrativi che frenano la concorrenza nel nostro Paese. Non solo, ignora le raccomandazioni europee, le segnalazioni dell'AGCM e gli impegni del PNRR e, dunque, trascura anche le esigenze concrete delle famiglie e delle imprese.
La verità è che il Governo Meloni ha paura di decidere, non vuole scegliere, non vuole aprire, non vuole modernizzare, preferisce la rendita alla competizione, l'attesa al cambiamento, la propaganda alle riforme. Ecco perché questa legge non spinge l'Italia in avanti, non scioglie i nodi che bloccano la crescita, non risponde alle sfide di questo tempo.
E il nostro giudizio non può che essere severo. La concorrenza non è una parola astratta, ma è un diritto dei cittadini, è uno strumento di giustizia sociale, economica, è un fattore di crescita e di innovazione positiva che potrebbe essere innovazione positiva per il nostro Paese. Insomma le proposte che abbiamo avanzato hanno un tratto comune, semplice, ma essenziale: considerare la concorrenza come un impegno concreto di sviluppo, una promessa di libertà e di progresso.
Per tutte queste ragioni, Presidente, il nostro voto è contrario. Contrario perché continueremo a proporre riforme diverse, a difendere i consumatori. Ma questa legge non è la legge che l'Italia merita, non è la legge che le famiglie si aspettano, non è la legge che le imprese chiedono e non è la legge che servirebbe per attuare il PNRR e per competere in Europa per un Paese come il nostro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caramanna. Ne ha facoltà.
GIANLUCA CARAMANNA(FDI). Grazie, Presidente. Colleghi, Sottosegretaria Bergamotto, oggi votiamo il disegno di legge sulla concorrenza e sul mercato e mi preme ricordare a quest'Aula che è il Governo di Giorgia Meloni il primo ad aver ripristinato la cadenza annuale della legge sulla concorrenza . Tre provvedimenti in tre anni: un risultato che parla da sé e conferma la volontà di rimettere la competitività al centro dell'agenda politica nazionale.
Come al solito, abbiamo ascoltato le opposizioni che si spendono nel loro sport preferito: accusare questo Governo di non aver fatto, di non aver detto, di non aver regolamentato quello che loro avrebbero potuto benissimo provvedere a sistemare. E invece, dal 2009 all'insediamento del Governo Meloni, di provvedimenti con lo scopo della concorrenza ne ricordiamo soltanto due.
Questo atto, Presidente, non è soltanto un impegno previsto dal PNRR, ma uno dei tanti passi che stiamo percorrendo per favorire il più possibile la crescita della nostra Nazione, guardando sia al bene degli imprenditori, che a quello dei consumatori, rimuovendo gli ostacoli di carattere normativo e amministrativo per promuovere una concorrenza giusta nella più totale trasparenza, efficienza e qualità dei servizi. Servizi che, con uno snellimento della regolamentazione, sono diventati più accessibili: un aumento di produttività, dunque, e una diminuzione dei costi tangibile.
Con questo testo abbiamo dato ascolto e risposte ad alcuni settori ritenuti prioritari per la crescita economica del Paese. Vede, il disegno di legge è suddiviso in tre Capi. Il primo riguarda “Disposizioni in materia di servizi pubblici locali”, poi “Disposizioni in materia di servizi di trasporto pubblico regionale e di trasporto aereo” e l'ultimo “Ulteriori disposizioni” pro-concorrenziali.
Abbiamo letto e udito, Presidente, numerosi commenti e critiche da parte dell'opposizione che anche oggi, in quest'Aula, ha ribadito la contrarietà a questo provvedimento con argomentazioni strumentali che poi sono sempre le stesse.
Una delle critiche più inutili e facilmente smontabili è quella che riguarda le tempistiche. Il provvedimento è stato assegnato al Senato il 15 luglio scorso e incardinato in Commissione il 23 luglio. Subito dopo la pausa estiva, in Senato, si sono svolte oltre 5 ore di audizioni, con 51 documenti pervenuti e 27 soggetti ascoltati. Un percorso di confronto necessario, serio e che rivendichiamo, radicalmente diverso dai tempi della sinistra nei quali il provvedimento Concorrenza non era altro che il copia-incolla delle veline di Bruxelles.
Così, dopo questo percorso di ascolto e l'approvazione in Senato, oggi ci troviamo alla Camera a votarlo per l'approvazione definitiva.
Se dovessimo racchiudere in una parola questo decreto, la parola chiave sarebbe “trasparenza”. Perché proprio di trasparenza parlano gli obblighi che noi chiediamo agli amministratori locali per la gestione e gli affidamenti di tutti i servizi pubblici locali di carattere economico e per gli affidamenti e la gestione dei trasporti regionali. Per gli enti locali, infatti, abbiamo imposto obblighi più puntuali in relazione alla gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Come dicevo: trasparenza, efficienza, attenzione alle spese e risanamento. Così obblighi di trasparenza sono stati introdotti anche nelle gare per l'affidamento del servizio ferroviario regionale, per scardinare eventuali sistemi incancreniti in alcune regioni che condurranno a servizi più efficienti che vengono incontro alle esigenze di mobilità di studenti e lavoratori che quotidianamente si trovano ad affrontare trasferte faticosissime.
Abbiamo, inoltre, previsto di favorire la concorrenza per la gestione a livello comunale delle infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici, con l'obbligo per i comuni di gestire le gare in modo da favorire la competizione tra soggetti diversi.
Abbiamo introdotto, inoltre, specifiche misure in materia di diritti aeroportuali per gli aeroporti di piccole dimensioni, prevedendo che, per quelli con una soglia di traffico inferiore a 5 milioni di passeggeri annui, si possano applicare i modelli semplificati di aggiornamento dei diritti aeroportuali previsti dall'Autorità di regolazione dei trasporti.
Contrastate la lotta alla privatizzazione ma non vi concentrate su quanto di positivo c'è ed è stato fatto: dalle strategie per valorizzare le conoscenze e contribuire alla trasformazione tecnologica delle filiere produttive fino al tema dell'accreditamento sanitario.
Ci hanno accusato di non guardare con sufficiente incisività alla digitalizzazione. L'opposizione evidentemente non è riuscita a cogliere i vari interventi disseminati nei vari provvedimenti che sono transitati in quest'Aula. Ma ricordiamo che nel disegno di legge che licenziamo oggi abbiamo previsto un supporto per le attività destinate al trasferimento delle conoscenze ai settori produttivi e industriali: 250 milioni di euro per supportare l'unione virtuosa tra ricerca e impresa.
Parallelamente, questo Governo con la legge di bilancio ha aumentato di 80 milioni di euro gli investimenti per la salute mentale, confermando la centralità e l'attenzione riservata a questo tema.
Un altro punto chiave di questo provvedimento è la stretta sull'utilizzo di prodotti cosmetici non certificati per parrucchieri ed estetisti. Lo abbiamo fatto introducendo novità significative in tema di responsabilità, sanzioni e sicurezza per la salute. Abbiamo previsto sanzioni per chi produce, vende o immette sul mercato prodotti cosmetici che, nelle condizioni d'uso normale o ragionevolmente prevedibili, possono essere dannosi per la salute umana. L'utilizzo dei prodotti configurati come biocidi viene bandito dal mercato al fine di tutelare e garantire la salute dei cittadini.
Per favorire un maggior numero di strutture e servizi efficienti a disposizione dei pazienti è stato riformato il sistema di accreditamento di soggetti privati al Servizio sanitario nazionale. Nessun rapporto personale, nessun trattamento di favore ma soltanto, in piena trasparenza, la capacità del privato di poter ottenere la convenzione.
Siamo fieri, Presidente, di questo provvedimento sotto tutti i punti di vista: nelle tempistiche, perché anche quest'anno siamo in pari con la previsione, nelle modalità e negli obiettivi perseguiti.
Per questo motivo, a nome del gruppo di Fratelli d'Italia, Presidente, dichiaro il nostro voto favorevole alla legge annuale per la concorrenza .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2682:
S. 1578 - "Legge annuale per il mercato e la concorrenza per il 2025" .
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Secondo le intese intercorse fra i gruppi, gli ulteriori argomenti iscritti all'ordine del giorno della seduta odierna sono rinviati alla seduta di domani.
PRESIDENTE. Il Presidente del Senato ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla XI Commissione (Lavoro):
S. 1706 - “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159, recante misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile” (2736) - ex bis.
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
Poiché il suddetto disegno di legge è iscritto nel calendario dei lavori dell'Assemblea a partire da lunedì 15 dicembre 2025, ai sensi del comma 5 dell'articolo 96- del Regolamento, il termine di cui al comma 4 del medesimo articolo è conseguentemente adeguato.
PRESIDENTE. Avverto che, con lettera in data 4 dicembre, il Presidente della Commissione affari sociali ha manifestato l'esigenza - sulla quale hanno convenuto i rappresentanti dei gruppi della Commissione medesima - di rinviare ad altro calendario l'esame in Assemblea della proposta di legge n. 2319, in materia di riconoscimento della cardiomiopatia quale malattia invalidante, il cui esame in Assemblea è previsto dal vigente calendario dei lavori a partire dalla seduta di lunedì 22 dicembre.
Secondo quanto convenuto nell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, tale provvedimento non sarà pertanto iscritto all'ordine del giorno delle sedute del corrente calendario dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che, nell' al resoconto stenografico della seduta odierna, sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi per l'esame: della proposta di legge n. 1311 - Delega al Governo per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali; del disegno di legge n. 2521 - Disposizioni in materia di sicurezza delle attività subacquee .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la presidente Boldrini. Ne ha facoltà.
LAURA BOLDRINI(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Voglio informare l'Aula che sabato e domenica scorsi il partito Dem filo-curdo ha organizzato a Istanbul una conferenza internazionale sulla pace e sulla società democratica in Turchia.
Vede, Presidente, in un mondo così pieno di guerre, la comunità internazionale dovrebbe cogliere ogni spiraglio che si apre per la pace e per chiudere conflitti in corso da molto tempo. L'appello per la pace, lanciato dal presidente Ocalan il 27 settembre scorso, la decisione assunta di sciogliere il PKK e concludere la lotta armata rappresentano una grande occasione, ma fino ad oggi non mi pare che la comunità internazionale abbia colto questa occasione. Io, invece, penso che sia importante che l'Unione europea si impegni a ogni livello, anche come mediatrice e garante del processo di pace.
Il Governo italiano non si è neanche espresso, neanche una parola su questo. Intende il Governo Meloni chiedere al Governo turco di dare segnali concreti per mettere in atto il processo di pace? Cosa pensa il Governo della liberazione di Ocalan? Faremo un'interrogazione per rimuovere l'usuale silenzio in politica estera di questo Governo e speriamo che una risposta arrivi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Intervengo anche io su questo tema. Sabato e domenica scorsa ho partecipato a Istanbul alla conferenza per la pace per una società democratica organizzata dal partito Dem, dopo alcuni mesi che il presidente del PKK, Abdullah Ocalan, che è da 26 anni nella prigione-carcere di Imrali, ha lanciato un appello per la pace e per la deposizione delle armi da parte del PKK che, nel suo ultimo congresso, ha anche annunciato lo scioglimento.
È un atto davvero importante che, in un momento in cui ovunque si parla di riarmo e di guerra, da Ocalan arrivi questo messaggio di pace che noi dovremmo accogliere non solo come Italia e come Europa, ma dovremmo sollecitare la Turchia perché dia segnali in questo senso liberando Ocalan e tutti i prigionieri politici. Quindi, con questo intervento io sollecito, ancora una volta, il Governo perché prenda una posizione chiara su questo tema, possibilmente anche per rimuovere il PKK dall'elenco delle associazioni terroristiche, perché vengano liberati quanto prima Ocalan e i prigionieri politici e, soprattutto, perché solleciti l'Europa ad essere protagonista e garante di un processo pacifico della risoluzione curda .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Grazie, Presidente. Poche settimane fa 42 lavoratori - parliamo della vita di 42 famiglie - della Freudenberg di Rho hanno ricevuto una lettera di licenziamento, una doccia fredda, così, dall'oggi al domani: da gennaio saranno a casa. E sapete il perché? Non perché l'azienda va male, è sana; non perché mancano gli ordini, ce ne sono eccome; non perché c'è un problema di margini, anche lì ne hanno. Sapete perché se ne va? Per i dazi di Trump. Queste 42 persone sono le prime vittime civili di una guerra commerciale da cui questo Governo aveva promesso - ci aveva detto - che avrebbe protetto le aziende e che avrebbe protetto i lavoratori.
Allora, noi siamo stati lì venerdì e abbiamo visto il dramma negli occhi di queste persone. Allora, io mi chiedo, Presidente: il Ministro Salvini vada lì, li guardi in faccia, guardi loro in faccia e gli dica che i dazi sono un'opportunità. La lettera di licenziamento è l'opportunità di cui parlava? E il Ministro Tajani, che si riempie il petto dei grandi risultati dell'delle aziende italiane, vada lì a quel cancello a dire che sono attrattivi i nostri territori, che sono attrattivi i nostri prodotti. Qui scappano tutti, altro che essere attrattivi. E poi c'è la Presidente Meloni. Allora, non torno sullo zero a zero, che è finito poi con un quindici a zero, ma i 25 miliardi che ha promesso, quello scudo a protezione di quei lavoratori, dove sono? Zero. Promesse finte, menzogne, pagine di giornali. E sa qual è l'unica verità che c'è? Quella lettera di licenziamento.
Allora, Presidente, il caso di Rho è l'avviso di garanzia, è l'avviso di garanzia dell'incompetenza del Governo Meloni. Se non fanno nulla, andrà tutto così. Allora, Presidente Meloni, vada lì ai cancelli, aiuti questi lavoratori e tiri fuori quei 25 miliardi promessi, perché i soldi per le armi li trovano sempre mentre per chi è in difficoltà non li trovano mai. Noi non ci fermiamo, perché a fianco di quei lavoratori continueremo a esserci domani, dopodomani e finché non ci sarà una soluzione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Presidente, oggi 10 dicembre celebriamo la Giornata mondiale dei diritti umani, ricordando quel 10 dicembre del 1948 con la proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti umani. La comunità internazionale, con quel gesto, pose al centro dell'ordinamento globale un principio semplice e al tempo rivoluzionario: ogni persona, in quanto tale…
PAOLO CIANI(PD-IDP). …è titolare di diritti inviolabili…
PAOLO CIANI(PD-IDP). Questo messaggio…
PRESIDENTE. Onorevole Ciani, un attimo. Vi prego, colleghi: per favore, per favore… colleghi! Per favore, per favore, per favore. Grazie. Prego, onorevole Ciani.
PAOLO CIANI(PD-IDP). Oggi è il 10 dicembre e celebriamo la Giornata mondiale dei diritti umani. Un appuntamento che non è una semplice ricorrenza. Ricordiamo 66 anni fa, il 10 dicembre del 1948, la Dichiarazione universale dei diritti umani, in cui la comunità internazionale pose al centro dell'ordinamento globale un principio semplice e allora rivoluzionario: ogni persona in quanto tale è titolare di diritti inviolabili. Questo messaggio, come ha ricordato oggi il Presidente Mattarella, nasceva dalle macerie morali e materiali dei conflitti mondiali e continua ancora oggi a interrogare la nostra coscienza collettiva.
Presidente, viviamo in un tempo difficile, un tempo di guerra, un tempo di forza, in cui la disumanizzazione dell'altro e l'erosione dei diritti fa arretrare anche i diritti umani, un tempo in cui qualcuno sostiene: i diritti umani sì, ma fino a un certo punto. Ecco, noi crediamo che non sia così. Questa giornata non è un punto d'arrivo, ma un richiamo all'azione: difendere la dignità, contrastare ogni forma di violenza e discriminazione e costruire la pace nella vita quotidiana, è questa la sfida che ci riguarda tutti ed è questo il modo migliore per rendere vivo ancora oggi quel messaggio semplice e rivoluzionario che 66 anni fa il mondo volle consegnare al futuro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Oggi, 10 dicembre, ricorre l'ottantesimo anniversario della morte di Luigi Pirandello. Intervengo proprio per denunciare una vicenda pirandelliana, che riguarda Porto Empedocle - la sua città natale, sostanzialmente - e simboleggia una gestione dell'emergenza idrica che nell'agrigentino continua a produrre effetti gravissimi. Ancora oggi - lo riporta il quotidiano - la situazione resta drammatica, nonostante 100 milioni di euro spesi e l'annuncio di soluzioni definitive, che definitive non sono per via di scelte tecniche e politiche inidonee.
La scelta del sito inidoneo ha fatto lievitare i costi, ha creato danni per la città ed è incomprensibile da tutti i punti di vista. Non solo. Da mesi assistiamo ad una gestione commissariale segnata da atti non pubblicati, procedure opache, affidamenti discutibili, deroghe costanti alla contabilità pubblica e omissioni che hanno prodotto enormi disagi per i cittadini, sprechi di denaro e perfino danni ambientali evidenti.
L'emergenza non può diventare un alibi per pratiche amministrative sganciate da trasparenza e legalità. Ancor più lascia costernati la questione della gestione, affidata, in conflitto di interessi, dalla regione Sicilia alla sua partecipata Siciliacque, con l'attribuzione per questi mesi di nove milioni di euro, con il piccolissimo problema che in realtà i dissalatori non hanno funzionato o, se hanno funzionato, lo hanno fatto per pochissimo tempo e in malo modo. Nove milioni quest'anno, 28 milioni per il prossimo anno. Che cos'è, una regalia?
Per questo, nei prossimi giorni depositerò un esposto alla procura della Repubblica e alla Corte dei conti, affinché vengano verificate tutte le procedure relative al dissalatore, dalla scelta del sito all'utilizzo delle risorse pubbliche, dagli affidamenti ai mancati interventi di bonifica, fino all'impatto economico-ambientale di decisioni che potrebbero avere oltrepassato i limiti di legge .
Porto Empedocle e l'intero territorio agrigentino meritano rispetto, correttezza amministrativa e soluzioni vere; basta a questa politica nefasta! Sono stata garante di questo territorio da sindaco e continuerò a esserlo da parlamentare .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
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S. 562 - D'INIZIATIVA DEI SENATORI: MARTI ed altri: Disposizioni per la promozione e la valorizzazione dei cammini d'Italia (Approvata dal Senato). (C. 1805-A)
: AMORESE, per la VII Commissione; ANDREUZZA, per la X Commissione.