PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANTONIO D'ALESSIO, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Comunico che la Giunta delle elezioni, nella seduta odierna, ha verificato che il seggio di deputato nel collegio uninominale 01 - Rovigo della XIII Circoscrizione Veneto 2 deve essere coperto mediante elezioni suppletive, ai sensi dell'articolo 86, comma 3, del testo unico delle leggi per l'elezione della Camera dei deputati, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361.
Tale seggio - attribuito con il sistema maggioritario ai sensi dell'articolo 77, comma 1, lettera , del medesimo testo unico - si è reso vacante a seguito della cessazione del mandato parlamentare del deputato Alberto Stefani, in ragione delle dimissioni presentate a seguito dell'assunzione della carica incompatibile di presidente della giunta regionale del Veneto, di cui la Camera ha preso atto nella seduta del 9 dicembre 2025.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno avere luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Signor Vice Ministro, i quotidiani di oggi riportano, con ampia evidenzia, la presenza del Presidente della Repubblica al carcere femminile di Rebibbia, per visitare una iniziativa che nasce dalla ex ministra Severino, ma, nel corso di questa iniziativa, ha pronunciato - se posso dire, è tornato a pronunciare - parole molto significative rispetto al carcere, a quello che dovrebbe essere il carcere, alla funzione educativa del carcere, alle condizioni del carcere. Peraltro, ha anche ribadito che le carceri devono garantire prospettive di crescita e di rinascita e per chi conosce le carceri, signor Vice Ministro, per come sono oggi, quello della prospettiva e della rinascita è un tema che gira nelle parti esterne delle mura carcerarie. E, infatti, non a caso, ha fatto riferimento non allo specifico del femminile di Rebibbia, ma in tanti altri istituti, al fatto che vi siano condizioni inaccettabili.
Domani inizia il Giubileo dei detenuti che si concluderà domenica con una serie di iniziative e stiamo anche alla parte finale. Ricorderemo che il Giubileo è iniziato proprio con la visita dell'allora Santo Padre negli istituti penitenziari. Oggi, , signor Presidente, e le anticipo - l'avrà capito - che, ovviamente, chiederò un'informativa del Ministro della Giustizia sul tema delle carceri. Sono anche un po' imbarazzato, Presidente, perché credo sia la quattordicesima volta che chiediamo un'informativa del Ministro della Giustizia. Nessuno risponde più neanche alla richiesta di informativa, non dico alle interrogazioni, non dico alle sollecitazioni, non dico alla drammatica situazione che si trova nelle carceri, ma neanche più alle richieste di informativa. Io ho chiesto l'altra volta se il Presidente riesce a farsi carico di ottenere almeno una risposta del Ministro, che risponda “no, non ci vengo, perché a me del Parlamento non me ne frega niente”. Cosa che si materializza poi nel suo incedere quotidiano, ma almeno lo dicesse esplicitamente.
Ma la cosa più grave, signor Presidente, per la quale chiedo esplicitamente che il Governo venga a riferire se quella che sto per citare sia la posizione del Governo ovvero la posizione singola, è una delle tante frasi estemporanee e stupefacenti del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove, perché oggi è pubblicato da l'inizio di una serie di , che mi ha visto partecipe insieme al Sottosegretario Delmastro Delle Vedove. La fortuna del collega Sisto è che è Vice Ministro alla Giustizia, ma non ha la competenza sul tema delle carceri, altrimenti avrebbe fatto la stessa fine che hanno fatto, per me, il Ministro e i due Sottosegretari che si occupano del tema delle carceri, e cioè una denuncia alla Procura della Repubblica, in base all'articolo 40. Ma non si occupa di questo.
Alla domanda testuale del giornalista, “Lei cosa pensa della proposta del Presidente del Senato, La Russa?” - stiamo parlando del Presidente del Senato, La Russa, eletto dalla maggioranza, che è anche maggioranza in questo Parlamento e che esprime il Presidente del Consiglio, la seconda carica dello Stato - la risposta del Sottosegretario per la Giustizia Delmastro è stata: noi siamo assolutamente contrari alla proposta del Presidente La Russa.
Sia chiaro che la proposta del Presidente La Russa, signor Presidente, non è stata neanche particolarmente specificata, perché quando c'è stata la prima proposta di luglio almeno aveva detto: riprendiamo la proposta Giachetti, preghiamo la Rossomando di farne un'altra. In questo caso ha chiesto soltanto un alleggerimento della pressione sul sovraffollamento carcerario. La risposta è stata: non siamo d'accordo. E ha specificato: non solo io personalmente, ma il Governo è contrario alla proposta del Presidente La Russa. Beh, penso che mai come in questa occasione il Ministro della Giustizia ha il dovere di venire in quest'Aula e dirci se queste parole riscontrabili - ripeto - sul de corrispondono effettivamente alla posizione del Governo .
PRESIDENTE. Mettendo in ordine coloro che hanno chiesto di intervenire, io ho in ordine: Perantoni, Ruffino, Dori, Gianassi. Giusto? C'è qualcun altro? Ha chiesto di parlare l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Il gruppo non può che associarsi alla richiesta di informativa che ha appena formulato il collega. Come ricorderà, in quest'Aula è stata chiesta più volte da molti gruppi, da tutti i gruppi dell'opposizione, un'informativa urgente al Ministro Nordio sullo stato delle carceri. È quasi quotidiana la presenza sugli organi di stampa di notizie riguardanti la situazione che si vive all'interno degli istituti di pena. Abbiamo più volte sollecitato il Ministro Nordio a venire a riferire in Aula sulla questione del trasferimento dei detenuti al 41- nel carcere di Uta, ma per rimanere ad alcuni episodi che si sono verificati in breve tempo in Sardegna, posso ricordare, ad esempio, che il 2 dicembre un agente di Polizia penitenziaria è stato addirittura aggredito con un estintore da un detenuto che cercava di prendergli, di sottrargli le chiavi. Il carcere di Alghero è assolutamente sovraffollato: a fronte di una capienza di 80 detenuti ce ne sono 162.
E poi, non limitandoci alla periferia dell'impero, ma andando anche nella cosiddetta capitale morale dell'Italia, va sottolineata l'evasione che si è verificata l'altro giorno dal carcere di Opera da parte di un detenuto che ha tranquillamente segato le sbarre della propria cella e con un lenzuolo, come , si è calato dalla finestra. Questa è la situazione nella quale ci troviamo. Ho fatto solamente qualche esempio, che dimostra che cosa? Dimostra l'assoluto disinteresse di questo Governo per il pianeta carceri e per i problemi che le carceri hanno.
Faccio un accenno molto veloce al problema della sanità, dell'assistenza sanitaria all'interno delle carceri. I detenuti che hanno la necessità di un'assistenza psichiatrica sono lasciati a loro stessi e pochi medici li seguono e con i pochi mezzi che hanno cercano di averne cura. E questo è un grosso problema perché ovviamente la sanità ricade sulle regioni, in particolare in Sardegna - parlo per la mia terra -, ricade sulla regione, che non ha gli strumenti per intervenire efficacemente all'interno delle carceri. E allora che cosa succede? Succede che lo Stato, il Governo, che si dovrebbe fare carico dei detenuti, dei cittadini, italiani o stranieri che siano, dei quali ha la custodia, si disinteressa completamente. Non dà gli strumenti per poterli tutelare, non mette in sicurezza i propri agenti di Polizia penitenziaria, non trasmette sicurezza ai cittadini che vivono nelle zone perimetrali e nelle zone limitrofe a quelle carceri, non dà alle regioni la possibilità di avere fondi sufficienti per poter intervenire in materia di sanità.
Questo è il quadro, e l'assoluta inerzia di questo Governo, che si riflette appunto nel pianeta carceri, è esattamente quella che si riflette in altre istituzioni che il Governo dovrebbe invece coltivare. È lo stesso atteggiamento che ha per la sanità, è lo stesso atteggiamento che ha per i trasporti, cioè tutto quello che è pubblico a questo Governo non interessa. Questo Governo sottrae soldi alle carceri, sottrae soldi alla sanità, sottrae soldi alla scuola e all'istruzione e che cosa fa? Li spende in armi, li spende in armi per compiacere i nostri fraterni amici atlantici e atlantisti.
Detto questo, molto brevemente, è assolutamente opportuno che il Ministro venga qui a riferire. La situazione complessiva è assolutamente drammatica e sotto gli occhi di tutti e, quindi, sarebbe, quantomeno istituzionalmente corretto, che il Ministro venisse qui a dire: cari parlamentari, io non mi interesso della questione carceri, succeda quel che succeda, il Governo se ne lava le mani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Quindici giorni or sono ho fatto visita al carcere di Alba col collega Benzoni. Certamente l'uscita dal carcere e i commenti che poi ci siamo scambiati erano di profondo dolore e costernazione per quello che abbiamo visto. Intanto non c'è nessun cenno di attività volte al reinserimento. I detenuti, come sapete, si chiamano “internati”, lo stato di questo carcere è di una povertà assoluta, ci sono lavori di ampliamento che durano da tempo, i detenuti sono tutti a fine pena, ma non hanno prospettive di uscita.
Molti di loro ci hanno detto che, se non avranno notizie nel giro di poco, e il termine dato è Natale - ricordo che ci sono già state sommosse all'interno del carcere -, ci sarebbero stati nuovamente atti di suicidio, di autolesionismo. L'80 per cento di questi detenuti assume psicofarmaci. Credo sarebbe sufficiente tutto questo per dirci che è una situazione assolutamente inaccettabile.
Chiediamo anche noi, lo chiede Azione, che da tempo si occupa delle carceri italiane, la possibilità di avere il Ministro in quest'Aula. Ammetto che fatico a trovare le parole per esprimere sconcerto e disagio perché, di fronte a tutto quello che sta succedendo nelle varie carceri italiane, ci ritroviamo a osservare, a continuare a fare la conta dei detenuti che decidono di farla finita, di suicidarsi; a fare la conta dei pochi educatori, dei pochi psicologi. Ad Alba, ad esempio, ci si rivolge, in caso di necessità urgenti sanitarie, direttamente all'ospedale, ma i tempi sono molto lunghi. Un po' come succede agli italiani che abitano nelle varie aree interne, curarsi è difficile, lo è anche nel carcere di Alba.
C'è da chiedersi se possiamo accettare tutto questo. Non so quanto possano contare le nostre voci e le nostre richieste qui in Aula. Mi vien da dire non tantissimo, se di fatto non otteniamo risposte. Non otteniamo risposte - perdonatemi, faccio un paragone - esattamente come non le ottengono i detenuti. La Polizia penitenziaria vive momenti difficili, quindi dobbiamo renderci conto di tutto questo e forse trovare un momento di sintesi per capire qual è il piano del Governo sulle carceri italiane, sui detenuti e anche sulla Polizia penitenziaria.
PRESIDENTE. Prima di andare oltre, salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti del Liceo scientifico “Galileo Galilei” di Civitavecchia, Roma, che sono qui in tribuna . Grazie di essere qui e benvenuti a Montecitorio. Proseguiamo con i lavori. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI(AVS). Grazie, Presidente. Presidente, il Ministro Nordio è latitante, latitante nel senso che non si presenta qui in Aula, in particolare quando si tratta di temi di giustizia.
Evidentemente, ha bisogno che gli si organizzi un volo di Stato per essere accompagnato qui in Aula a riferire sul tema delle carceri, visto che abbiamo chiesto e sollecitato la sua presenza qui in Aula più e più volte. Quindi, davvero, siamo sconfortati.
È vero anche che fra poco avremo la fortuna che obbligatoriamente il Ministro Nordio sia qui in Aula, proprio perché avremo la solita relazione annuale sullo stato della giustizia, ma sappiamo già anche che, in merito alle carceri, ci dirà i suoi soliti mantra: il primo è che in tutti i Paesi del mondo e d'Europa ci sono i suicidi nelle carceri, quindi questo è un fatto che non si può vincere e che, quindi, è una resa dello Stato; il secondo è che costruiremo nuove carceri - questa, chiaramente, è un'altra affermazione che sentiamo spesso -, rinviando a un futuro, chissà quando, in cui verranno costruite nuove carceri, come se quella fosse la vera soluzione, mentre parallelamente ogni settimana o almeno ogni mese c'è qualche nuovo reato nel nostro codice penale, con questa creatività penalistica del Governo; poi, è colpa di chi c'era prima, perché il problema del sovraffollamento c'era anche prima, cosa che è vera, ma anche da questo punto di vista sono più di tre anni che c'è questo Governo e che di fatto - questa è un'aberrazione - il sovraffollamento addirittura è utile, perché i carcerati si fanno compagnia fra di loro e, quindi, diventa una forma di controllo reciproco anche in ottica di prevenzione dei suicidi.
Tutto questo è quello che sentiremo dire, fra qualche settimana, dal Ministro Nordio qui in Aula. Però, abbiamo oggi, invece, la fortuna di avere qui anche il Vice Ministro Sisto, che invece sono convinto che su questi temi è d'accordo con noi: sul fatto del problema del sovraffollamento, sulla necessità di ridurre i suicidi e, quindi, anche sulla proposta che aveva fatto il Presidente del Senato, che però, come abbiamo visto, chiaramente non ha seguito nel Governo. Quindi, davvero, io auspico che ci sia, invece, una presa d'atto seria di questo dramma e che non venga, come al solito, considerato come, purtroppo, drammaticamente strutturale. Ma qui - e concludo, Presidente - mi rivolgo anche a quegli - sì, non ho nessun problema a definirli così - pseudo-cattolici di maggioranza, che magari diranno tante belle paroline in vista del Natale, alla conclusione dell'anno del Giubileo. Quindi, io dico: tante meno belle paroline, ma dei fatti umani li vogliamo vedere anche qui in Aula .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gianassi. Ne ha facoltà.
FEDERICO GIANASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il numero dei suicidi è elevatissimo, atti di lesione e autolesionistici impressionanti, celle terribilmente fredde in questi giorni, così come sono terribilmente calde d'estate, l'acqua che ristagna nei corridoi, muffa sulle pareti e sovraffollamento clamoroso. Questa è la situazione delle carceri italiane - non da oggi - che si aggrava giorno dopo giorno, nell'indifferenza del Governo e della maggioranza.
A levarsi la voce autorevolissima del Capo dello Stato, che ancora una volta ricorda a tutti - a noi principalmente, al Parlamento e al Governo - l'importanza di una strategia, del Governo e del Parlamento, nei confronti delle carceri, che scommetta sul recupero delle persone, sulle nuove opportunità, sulla cultura, ieri in particolare.
Di fronte a questo, però, il Governo non si dimostra all'altezza della sfida: tante parole vuote, tanti impegni, poi, disattesi e tante frasi sconclusionate, come ha ricordato il collega Dori. Il Ministro della Giustizia, non un passante, che dichiara che il terribile sovraffollamento, tutto sommato, è una misura di controllo sociale per il contenimento dei suicidi, peraltro aberrazione smentita dai fatti. Oltre a questo, siamo in presenza di un fatto politicamente clamoroso: il Presidente del Senato, autorevole dirigente di Fratelli d'Italia, che lancia un'ennesima proposta dai confini non chiari, rispetto alla quale il Sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d'Italia risponde: noi siamo contrari. Ma questa è una farsa: il Presidente del Senato che viene smentito dai dirigenti del partito di cui fa parte che militano e stanno dentro al Ministero della Giustizia.
Stiamo parlando di una situazione che è così grave che meriterebbe serietà e ogni giorno a dichiarazioni strampalate si aggiungono fatti incresciosi, come quello di un Presidente del Senato che viene umiliato dai dirigenti del suo partito che stanno al Ministero della Giustizia: è veramente inaccettabile. Allora, di fronte a questi fatti così gravi politicamente, chiediamo al Ministro della Giustizia di venire in Aula, perché quando venne, ad esempio, in Aula un anno e mezzo fa a incensare il decreto d'urgenza che aveva adottato si assunse degli impegni nell'immediatezza che, nell'arco dell'anno e mezzo successivo che è passato, sono stati tutti, tutti disattesi .
PRESIDENTE. Mi pare che nessun altro abbia chiesto di intervenire e, pertanto, passiamo all'esame dei provvedimenti all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni Cafiero De Raho, Graziano, Piccolotti ed altri n. 1-00519 Montaruli, Candiani, Paolo Emilio Russo, Alessandro Colucci ed altri n. 1-00524, Grippo ed altri n. 1-00528 e Boschi ed altri n. 1-00529 concernenti iniziative volte alla tutela dei giornalisti e della libertà di stampa .
Avverto che, dopo la conclusione della discussione sulle linee generali, che ha avuto luogo nella seduta di lunedì 10 novembre 2025, sono state presentate le mozioni Montaruli, Candiani, Paolo Emilio Russo, Alessandro Colucci ed altri n. 1-00524, Grippo ed altri n. 1-00528 e Boschi ed altri n. 1-00529, che sono già state iscritte all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di intervenire esprimendo altresì il parere sulle mozioni all'ordine del giorno. Prego, Vice Ministro.
FRANCESCO PAOLO SISTO,. Grazie, Presidente. Anticipo quelle che saranno le conclusioni e poi cercherò di descrivere le ragioni di tali scelte. Parere favorevole sia sulle premesse che su tutti gli impegni di Governo sulla mozione Montaruli, Candiani, Paolo Emilio Russo, Alessandro Colucci ed altri n. 1-00524 e, contestualmente, per le stesse ragioni del parere favorevole, parere contrario sia sulle premesse che sugli impegni di Governo sulle mozioni Cafiero De Raho, Graziano, Piccolotti ed altri n. 1-00519 Grippo ed altri n. 1-00528 e Boschi ed altri n. 1-00529.
Le ragioni di tali scelte da parte del Governo risiedono nel dato che noi sosteniamo, come Governo, con convinzione: le iniziative nazionali, europee e internazionali tendenti a rafforzare le libertà e l'indipendenza dei mezzi di informazione, nonché della professione giornalistica, a garanzia del pluralismo informativo e dei principi di libertà di espressione e di informazione sanciti dal noto articolo 21 della Carta.
La libertà e la pluralità dei sono pilastri fondamentali della democrazia ed essenziali per un'economia di mercato sana ed è con questa profonda consapevolezza che l'Italia ha espresso il proprio convinto sostegno sia alla direttiva che al regolamento europeo sulla libertà dei lungo tutto l'iter legislativo ed è ora impegnata a garantirne la piena ed efficace applicazione a livello nazionale.
Con riferimento alla direttiva (UE) 2024/1069 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 aprile 2024, sulla protezione delle persone attive nella partecipazione pubblica da domande manifestamente infondate o procedimenti giudiziari abusivi, cosiddetta (SLAPP), nell'ambito del disegno di legge di delegazione europea del 2025 il Governo sta elaborando un testo in base al quale verrà delegato ad adottare uno o più decreti legislativi per il recepimento nella normativa nazionale della citata direttiva.
Tra le iniziative normative pendenti, si evidenzia che è all'esame del Parlamento il disegno di legge Atto Senato n. 466, recante modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, al codice penale, al codice di procedura penale e al decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione e di condanna del querelante, nonché di segreto professionale e disposizioni a tutela del soggetto diffamato, approvato dalla Commissione giustizia del Senato, il cui iter non è ancora giunto a conclusione.
In particolare, la modifica legislativa prevede, a monte, l'estensione della disciplina di cui alla legge n. 47 del 1948 ai quotidiani , così coprendo eventuali vuoti legislativi e di tutela nel campo dell'attività giornalistica espletata su piattaforma .
In un'ottica deflattiva dello specifico carico processuale, si propone la modifica della disciplina del diritto di rettifica, di cui all'articolo 8 della legge n. 47 del 1948, in modo da favorire l'immediata riparazione dell'offesa eventualmente subita dal soggetto diffamato, al fine di consentire alla parte lesa l'effettiva tutela dell'onore e della dignità. In quest'ottica viene, inoltre, prevista l'introduzione di più precisi criteri di determinazione del danno da diffamazione ai fini del risarcimento.
Inoltre, in linea con la intervenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'articolo 13 della legge n. 47 del 1948, avvenuta con la sentenza della Corte costituzionale n. 150 del 2021, si propone la riformulazione del delitto di diffamazione di cui all'articolo 595 del codice penale, eliminando ogni riferimento alla pena della reclusione e, contestualmente, inasprendo il trattamento sanzionatorio relativo alla pena pecuniaria.
Questa opzione normativa ottempera alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, per la quale l'irrogazione della pena detentiva per i delitti di diffamazione con il mezzo della stampa è da ritenersi contraria alla libertà di espressione di cui all'articolo 10 della Convenzione, poiché idonea a scoraggiare l'esercizio della libertà di manifestazione del pensiero e della libertà di informazione.
In ambito penale, si opera anche una riscrittura della disciplina del segreto professionale, di cui all'articolo 200 del codice di rito penale, estendendola anche ai giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti al rispettivo albo, riguardo ai nomi delle persone delle quali i medesimi hanno ricevuto notizie a carattere fiduciario nell'esercizio della loro professione (cosiddetta “fonte”), tranne che nei procedimenti concernenti fatti coperti dal segreto di Stato, ciò all'evidente fine di eliminare un possibile ostacolo all'accertamento della verità nei procedimenti aventi ad oggetto gravi reati potenzialmente idonei ad arrecare danno agli interessi del nostro Stato.
Con riferimento al regolamento europeo sulla libertà dei media (cosiddetto -EMFA), entrato in vigore il 7 maggio 2024, si osserva che, pur avendo esso un'efficacia immediata e diretta in tutti gli Stati membri, molte delle sue disposizioni hanno un contenuto generale e richiedono atti attuativi.
Per quanto riguarda l'ordinamento italiano, tuttavia, sono necessari solo minimi interventi di allineamento che possono avvenire, per la maggior parte, in via provvedimentale e ai quali sta provvedendo l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
L'unico intervento legislativo nazionale giudicato necessario e urgente riguarda in particolare, l'articolo 5 del regolamento sui media di servizio pubblico. Proprio per adeguare la disciplina nazionale al regolamento, è stato elaborato un progetto di legge, condiviso tra le diverse forze politiche, recante “Modifiche al testo unico dei servizi di media audiovisivi, di cui al decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208”, attualmente in corso di esame da parte del Senato, e derivante dalla congiunzione dei disegni di legge nn. 162, 199, 611, 631, 1242, 828, 1257, 1481, 1521, 1570 e 1589.
Si evidenzia, da ultimo, che alcune disposizioni del regolamento prevedono l'emanazione di ulteriori atti e linee guida, a cura della Commissione europea, spesso con il supporto del (che ha già avviato la sua attività), di cui si è attualmente ancora in attesa.
Con riferimento, infine, al rafforzamento delle tutele per chi esercita la professione giornalistica, anche in forma , si evidenzia che il Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio, negli ultimi anni, ha contribuito con numerosi interventi regolatori al rafforzamento delle tutele della professione giornalistica, sia attraverso la valorizzazione, nell'ambito dei requisiti per beneficiare del sostegno pubblico all'editoria dell'informazione, dei giornalisti assunti a tempo indeterminato, con una retribuzione non inferiore alla soglia minima stabilita dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto giornalistico, sia attraverso la previsione di misure quali il contributo per l'assunzione di giornalisti professionisti “ 36” e per la stabilizzazione dei contratti giornalistici (trasformazione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato).
Il Dipartimento, inoltre, sta studiando un'iniziativa per rafforzare le tutele dei inviati in aree di guerra o ad alto rischio, attraverso una partecipazione ai costi sostenuti dall'editore per la loro assicurazione e soprattutto per la formazione.
Più in generale, il Dipartimento è costantemente impegnato a promuovere politiche a sostegno del pluralismo dell'informazione e dei prodotti editoriali, quali quotidiani e periodici, nonché delle agenzie di stampa. In tal modo, il Dipartimento contribuisce ad attuare il diritto costituzionale dei cittadini di essere informati in un ambiente mediatico indipendente, diversificato e plurale.
Infine, si evidenzia che il Dipartimento per l'informazione e l'editoria è, assieme al Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, della campagna per la sicurezza dei giornalisti del Consiglio d'Europa denominata “”. L'iniziativa, della durata di cinque anni (2023-2027), si propone di promuovere un ambiente sicuro in cui i giornalisti possano svolgere il proprio ruolo in maniera libera e indipendente, senza essere sottoposti a minacce, violenze o intimidazioni.
Per l'attuazione del capitolo nazionale della campagna è stato costituito un Comitato nazionale composto altresì da rappresentanti del Ministero dell'Interno, del Ministero della Giustizia, dell'Ordine dei giornalisti, della Federazione nazionale della stampa italiana, della Federazione italiana editori giornali e dell'Associazione nazionale stampa . Queste sono le ragioni che legittimano i pareri che mi sono permesso di anticipare.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Il tema che affrontiamo oggi, attraverso le mozioni che sono state presentate, tocca il cuore stesso della nostra democrazia. Parliamo della libertà di stampa, della qualità dell'informazione e del diritto dei cittadini a conoscere, comprendere e valutare ciò che accade nel proprio Paese. L'edizione 2025 del World Press Freedom Index di Reporter senza frontiere obiettivamente ci consegna un quadro che non può lasciarci indifferenti.
Nel mondo, 42 Paesi, in cui vive più della metà della popolazione globale, sono classificati come situazioni molto gravi per la libertà di stampa e soltanto una minima parte degli abitanti del pianeta, meno dell'8 per cento, vive in contesti in cui l'informazione può dirsi davvero libera o soddisfacente. Tenga conto, Presidente, colleghi, che a questo si aggiunge il bollettino dei morti che viene sempre stilato dalla stessa organizzazione, che quest'anno vede 67 giornalisti uccisi, la metà peraltro a Gaza e che, ovviamente, sono anche il fenomeno più eclatante di questo dramma che si consuma rispetto alla libertà.
In questo scenario, l'Italia arretra quest'anno al 49° posto su 180 (l'anno scorso eravamo al 46° posto) e, soprattutto, rappresenta il peggior risultato dell'Europa occidentale.
È un dato che pesa e che dobbiamo avere il coraggio di guardare anche con onestà. Le criticità sono note: sono le pressioni sul servizio pubblico radiotelevisivo, la scarsa indipendenza editoriale, i contratti precari, la concentrazione della proprietà dei , con la conseguente riduzione del pluralismo. È un terreno su cui non possiamo permetterci né superficialità, né sottovalutazioni e ancor meno rimozioni. Ci sono poi episodi gravissimi, che interrogano, in modo diretto, lo Stato e le sue responsabilità. Mi riferisco, ovviamente, al noto caso Paragon, la rottura del contratto da parte della società produttrice, dello “”, per violazione del proprio codice etico, un codice che vieta espressamente l'uso del contro giornalisti o attivisti. Ha chiuso questo contratto con il Governo, esattamente perché ha rilevato che, invece, queste condizioni sono state violate. Ad oggi, il Governo non ha chiarito né la portata, né il perimetro dell'episodio e questo silenzio alimenta interrogativi sul rispetto della tutela delle fonti, che sono un cardine della nostra Costituzione e del nuovo .
Ci sono poi casi che abbiamo sotto gli occhi. Come non citare il caso di Sigfrido Ranucci, con quello che gli è accaduto, con l'attentato che è stato rivolto nei suoi confronti, ancorché con un ordigno rudimentale, nei confronti suoi e della sua famiglia, un gesto vile, un attacco diretto alla libertà di stampa. Credo che non possiamo normalizzare episodi di questo tipo, perché rappresentano una minaccia per tutti e non solo per chi li subisce.
Sul piano più istituzionale, signor Vice Ministro, dobbiamo guardare con estrema serietà alle interferenze politiche che stanno compromettendo l'autonomia della Rai. Come si fa a non venire a parlare qui e come fa lei a evitare di considerare il tema del sequestro della Commissione di vigilanza, la più importante Commissione di garanzia che esiste in questo Parlamento, da parte della maggioranza che, pur di non procedere all'elezione del presidente, impedisce che si svolgano i lavori, facendo mancare il numero legale? È anche abbastanza singolare che i Presidenti delle Camere non riescano a fare una per ottenere che una Commissione, che rappresenta un punto centrale della democrazia per questo Parlamento, possa essere sequestrata dalla maggioranza.
Qui si tratta di bloccare audizioni, attività istruttorie e funzioni di controllo, violare la , che è quello che accade nelle televisioni, perché la vigilanza non può vigilare su come viene utilizzato il servizio pubblico da parte della maggioranza. Violare la significa violare e minare direttamente la credibilità del servizio pubblico e l'equilibrio democratico che esso deve garantire.
Per questa ragione, oggi chiediamo al Governo di assumersi le proprie responsabilità. Chiediamo interventi normativi che garantiscano la tutela effettiva della libertà di informazione, sostegni che rafforzino il pluralismo e la sopravvivenza delle testate locali, indipendenti e digitali, misure che assicurino trasparenza, indipendenza e sostenibilità del sistema editoriale. Chiediamo la protezione piena e coordinata per i giornalisti minacciati e una riforma del servizio pubblico che restituisca alla Rai autonomia, imparzialità e credibilità.
Chiediamo il pieno funzionamento, come ho detto prima, della Commissione vigilanza, senza l'ostruzionismo da parte della maggioranza. Abbiamo anche chiesto la promozione di una riforma complessiva della del servizio pubblico. Cosa non condividiamo nelle mozioni dei colleghi dell'opposizione? La parte che riguarda le querele. Ecco, proprio perché difendiamo l'informazione e crediamo sia fondamentale la libertà di informazione riteniamo però - c'è una famosa frase che qualcuno attribuì a Martin Luther King, qualcuno a Kant: “la mia libertà finisce dove comincia la tua” - non ci possa essere una libertà assoluta anche fuori dal diritto.
Noi riteniamo che un giornalista sia libero di scrivere quello che ritiene ma, se qualcuno si sente violato nella propria onorabilità, debba avere uno strumento per poter chiedere conto del risarcimento del danno che gli viene fatto; sapendo che chi decide sono dei giudici terzi, non sono dei politici o dei giornalisti. Si presentano querele e c'è un giudice terzo che stabilirà se quella persona è stata lesa nella sua onorabilità oppure no. Ma non si può, a mio avviso, sopprimere il diritto a difendere la propria onorabilità.
E vorrei che ci rendessimo conto anche di quanto questo incida sul tema dei processi mediatici, perché è giustissimo difendere la libertà dei giornalisti e io sono un giornalista e penso che ciascuno di noi debba essere impegnato in questo. Noi dobbiamo stare attenti anche a quello che, però, accade nella composizione dei processi mediatici dove spesso e volentieri c'è una, come dire, connivenza di responsabilità tra le procure della Repubblica e le redazioni che si occupano di giustizia dei giornali. D'altra parte, non so se avete visto - lo avete visto sicuramente - quello che sta succedendo in Belgio a proposito del . Sta emergendo qualcosa di tanto grave quanto conosciuto, ma non soltanto in Belgio, anche in casa nostra.
Allora, mi lasci concludere, a proposito di questo, con le parole di un giornalista - che non solo per me è un grande giornalista ma è anche un grande garantista ed è una persona molto equilibrata -, che si chiama Mattia Feltri, il quale, nel concludere proprio sul tema del e rispetto a quello che sta emergendo, nel suo corsivo della mattina su , ieri o l'altro ieri, non mi ricordo, dice: “Ora arriviamo al punto più interessante. Ovviamente i giornalisti non sono indagati. Quando un giornalista ha una notizia, la pubblica e basta. Non può esserci reato. Però c'è una questione deontologica. Se si riceve e si pubblica materiale di questo tipo e di questa provenienza, non si lavora tanto per informare quanto per la vanagloria degli inquirenti, per il sensazionalismo, contro la tenuta democratica e in disprezzo della presunzione di innocenza. Un tradimento di sé che in Italia va avanti da più di trent'anni”. Io penso che queste parole, che non sono di un politico ma di un giornalista, ripeto, di una persona impegnata in tanti settori e così autorevole, rappresentino plasticamente quanto sia un dovere garantire la libertà dei giornalisti e un dovere garantire anche la difesa di chi si sente violato nella propria onorabilità. Questa è la ragione per la quale voteremo a favore della nostra mozione, contro la mozione di maggioranza e ci asterremo sulle altre mozioni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pisano. Ne ha facoltà.
CALOGERO PISANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Votiamo a favore della mozione di maggioranza, a nome mio e del gruppo Noi Moderati. Chiedo alla Presidenza l'autorizzazione al deposito del testo del mio intervento.
PRESIDENTE. È autorizzato. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Vorrei innanzitutto ringraziare il Vice Ministro Sisto per essere venuto in quest'Aula e per aver illustrato, diversamente da quanto fanno spesso altri suoi colleghi, le motivazioni dei pareri. Detto questo, però, per il suo tramite, Presidente, vorrei far presente che ci aspettavamo di avere, qui in Aula, stamattina, non il Vice Ministro Sisto, ma il Sottosegretario Barachini all'editoria. Perché oggi non è una giornata come un'altra. Oggi discutiamo di libertà di stampa e nelle edicole italiane non c'è un giornale che si chiama perché i suoi lavoratori sono in sciopero, dopo la decisione del gruppo Exor, tramite Gedi, di mettere in vendita tutte le attività editoriali del gruppo che, vorrei ricordarlo, è uno dei tre più grandi gruppi editoriali italiani. Contemporaneamente i lavoratori di proprio in queste ore, hanno diramato un comunicato in cui annunciano cinque giorni di sciopero. È una battaglia lunga e difficile sul tema delle garanzie democratiche che vengono tutelate attraverso la libertà di stampa, l'indipendenza dei il mercato editoriale e la sua regolazione.
Quello che sta accadendo in questo Paese, Vice Ministro, è molto grave. Abbiamo un giornale che rischia di chiudere, perché pare non ci sia un compratore, per l'appunto : un giornale storico, importantissimo, un presidio dell'informazione e della democrazia nel nostro Paese , con centinaia di lavoratori che non vedono una prospettiva.
Abbiamo un gruppo editoriale importantissimo che, probabilmente, a quanto apprendiamo dalle notizie di stampa, verrà venduto non ad un altro gruppo italiano ma a un armatore greco, di cui non conosciamo le intenzioni, di cui non si conosce il piano industriale e che non ha ancora preso parola sulle garanzie occupazionali. Il fatto che il Governo, di fronte a questo scenario, sia completamente silente, che non ci sia stata una sola dichiarazione, che non ci siano azioni istituzionali tese a verificare che cosa sta accadendo rispetto a questa vendita a noi preoccupa e scandalizza .
Pretendiamo che il Sottosegretario Barachini o chiunque altro del Governo venga in Aula, perché dobbiamo discutere di che cosa sta accadendo ai gruppi editoriali del Paese e dobbiamo soprattutto dare una prospettiva di garanzia del pluralismo dell'informazione nel nostro Paese.
Non so in quanti altri Paesi europei sarebbe potuta accadere una cosa del genere nel silenzio più totale, imbarazzato, del Governo e della politica. Quindi, proprio perché vogliamo essere un grande Paese civile dell'Occidente democratico, noi oggi chiederemo l'informativa del Governo e chiederemo che in Commissione istruzione, cultura ed editoria ci siano audizioni per seguire questa vicenda che ci preoccupa moltissimo e che assolutamente deve svolgersi nella più totale trasparenza. Una trasparenza che oggi manca e che ci fa pensare che questa vendita possa determinare la distruzione di interi del pilastro democratico dell'informazione in Italia e il depotenziamento di un gruppo importantissimo e fondamentale.
Detto questo, ci sono tante altre questioni con riferimento alle quali lei, Vice Ministro, ha illustrato, diciamo, la presenza di alcuni provvedimenti che sono in discussione al Senato; provvedimenti che, però, non sembrano andare in porto e che, soprattutto, sono del tutto insufficienti a risolvere i problemi che abbiamo davanti. Perché, al di là della norma tecnica, noi abbiamo da affrontare politicamente, quindi, anche con norme molto più coraggiose di quelle che lei ha descritto, problemi enormi inerenti alla libertà di informazione in Italia. Abbiamo decine e decine di giornalisti minacciati dalla mafia, un numero altissimo che ci fa, in qualche modo, conquistare il record negativo in Europa.
Abbiamo il problema delle querele temerarie, che non è un semplice e banale problema di diritto delle persone offese e diffamate a difendersi - lo voglio dire anche ai colleghi di Azione - ma è il problema di una pratica intimidatoria che viene messa in atto contro giornalisti e giornaliste per cercare di tappare la bocca alle loro inchieste e alle loro attività di giornalismo.
È importante sottolineare che ci sono giornalisti, come Sigfrido Ranucci, che hanno ricevuto centinaia di querele senza mai essere condannati. Che cosa significa questo? Significa che quelle querele erano del tutto infondate. Allora, un meccanismo, una norma di legge, che protegga i giornalisti da queste querele non è semplicemente un'ambizione, ma è una necessità se si vuole difendere la libertà di informazione dai poteri di questo Paese e dai potenti di questo Paese, tra cui, purtroppo, ci sono anche molti membri del Governo, che hanno fatto decine e decine di querele che paiono essere assolutamente temerarie e quindi sostanzialmente orientate all'intimidazione.
Andiamo avanti, in questo Paese sono stati spiati dei giornalisti in violazione delle norme a loro protezione con che sono in uso esclusivamente al Governo italiano e ai Servizi segreti Allora, qualcuno ancora oggi ci deve spiegare chi ha spiato quei giornalisti. Non c'è stata alcuna chiarezza, non abbiamo ancora una verità e questa vicenda rappresenta un pesante, pauroso e preoccupante su quello che accade nell'ombra di alcuni palazzi, anche istituzionali, ai danni di giornalisti che fanno semplicemente il loro mestiere e che per questo non possono essere né spiati, né minacciati, né intimoriti o controllati dal potere politico e istituzionale.
Ancora, abbiamo un problema di tutela delle fonti perché, Vice Ministro, lei ha citato una norma che non è ancora in vigore, ma le voglio ricordare che in questo Paese abbiamo assistito a sequestri nelle redazioni dei giornali che dovrebbero essere illegali e che non lo sono ancora, perché fate con una mano le norme e con l'altra mano, quella ipocrita, cercate di allungarne il processo di approvazione, le nascondete nei cassetti e fate in modo che si perdano nel porto delle nebbie.
Non è solo quello che sta accadendo sulla tutela delle fonti e sulle querele temerarie, ma è anche quello che sta accadendo, cosa ancor più grave, sulla della Rai che è la principale impresa informativa del Paese, che in qualche modo struttura anche la cultura e la consapevolezza dei cittadini italiani e che in questo momento sta operando in violazione dell'EMFA, non nel rispetto dell'EMFA, perché le norme europee ci obbligano velocemente ad approvare una riforma della che svincoli l'attività della Rai dal potere politico.
Mentre le norme ci obbligherebbero a fare questo, noi assistiamo ogni giorno ad un meccanismo di occupazione indecente di ogni posizione e di ogni postazione e persino di riduzione degli spazi informativi che si occupano dei temi sociali, che si occupano dei temi culturali e che fanno dibattito politico. Potrei fare un lungo elenco delle trasmissioni che sono state chiuse in questi ultimi mesi, a partire da o , che non è più in onda. In questo momento si sta discutendo dell'assenza di per . Ci sono tanti altri giornalisti che, per ragioni esclusivamente politiche, hanno perso la possibilità di esercitare la loro professione e di fare i programmi che da molti anni facevano anche con successo di pubblico, a volte anche premiati e premiate dalle organizzazioni che si occupano di qualità dei prodotti giornalistici.
Abbiamo, quindi, una situazione gravissima, che vede l'Italia scivolare costantemente in basso nelle classifiche internazionali sulla libertà di informazione e di stampa. Quello che lei ci ha detto qui e i pareri che ha espresso sulle mozioni dimostrano che c'è un completo disinteresse del Governo rispetto alla tutela dell'indipendenza e dell'informazione e dimostrano forse anche qualcosa di peggio, ossia che c'è una volontà di controllo politico dell'informazione che tende e punta al controllo politico della cultura del Paese e dell'indipendenza e dell'intelligenza degli italiani . Noi a tutto questo diremo sempre “no”, perché non esiste democrazia se non esiste indipendenza dell'informazione. Sono legate e sono consustanziali. La democrazia non è solo procedure e procedimenti: la democrazia è anche sostanza e libertà di pensiero …
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Vice Ministro Sisto, oggi si discute di un tema che non è soltanto un capitolo o un paragrafo della nostra attività legislativa, ma è uno dei pilastri fondamentali della democrazia: la libertà di stampa e la tutela di chi ogni giorno esercita una funzione sociale, una professione e rende anche possibile il diritto dei cittadini ad essere informati.
Ricordiamo che, mentre noi discutiamo della libertà di stampa, bisogna far riferimento al fatto che la storia della nostra Repubblica è stata più volte accompagnata dal lavoro coraggioso di giornalisti e di redazioni. Pensiamo alle grandi inchieste italiane che non solo hanno raccontato i fatti, ma hanno contribuito ad accompagnare il processo di crescita del nostro Paese, hanno inciso sui percorsi, hanno contribuito a trasformare istituzioni, alla consapevolezza pubblica e alla responsabilità politica. Immaginiamo il lavoro dei giornalisti fatto con riferimento alle stragi mafiose, alle trattative Stato-mafia, agli intrecci tra finanza e potere, alla stagione di Tangentopoli, ai grandi scandali bancari, alle inchieste sulle infiltrazioni criminali, ai discorsi sulla gestione dei rifiuti, all'emergenza sanitaria. Senza quella informazione libera e senza quei cronisti coraggiosi, che hanno scelto di raccontare ciò che era, secondo loro, giusto raccontare, il Paese sarebbe meno trasparente e meno consapevole, ma soprattutto meno democratico.
L'articolo 21 della Costituzione non è un enunciato astratto: è un impegno quotidiano che richiede istituzioni vigili, norme adeguate e un sistema dell'informazione libero da pressioni politiche ed economiche. Soprattutto richiede giornalisti messi nelle condizioni di lavorare senza paura. Oggi queste condizioni non ci sono tutte, non sono realizzate completamente e i dati lo dicono con chiarezza. Intanto, siamo scivolati al 46° posto con riferimento alle indagini statistiche mondiali relative alla libertà di stampa. La libertà di stampa non è una conquista che una volta acquisita resta lì immobile, ma va difesa, riformata e aggiornata. Ogni anno più di 400 giornalisti subiscono minacce, intimidazioni e pressioni e oltre 20 giornalisti vivono sotto scorta. Tutto ciò, ovviamente, non è normale in un Paese democratico e non è accettabile.
Accanto poi alla sicurezza personale, c'è un'altra forma di intimidazione che è quella delle querele temerarie, a cui faceva riferimento anche la collega Piccolotti. Quasi il 70 per cento dei procedimenti per diffamazione viene archiviato nella prima fase. Significa che molte di queste azioni non cercano giustizia, ma cercano silenzio, cioè sono strumenti di condizionamento e non strumenti di tutela. La Corte costituzionale, come la Corte europea dei diritti dell'uomo, ci ha chiesto più volte di intervenire. Su questo siamo ancora un Paese sguarnito di un sistema concreto che tuteli e garantisca quei diritti.
A questo quadro, già fragile, si aggiungono poi altre criticità, cioè la concentrazione proprietaria, la precarietà del lavoro giornalistico, la politicizzazione della Rai, il rischio sempre più evidente di interferenze editoriali provenienti dall'estero e questo rischio, questa criticità, oggi veramente è all'ordine del giorno.
Infine, vi è una nuova, ma già urgente, criticità da sottolineare, cioè la sfida dell'intelligenza artificiale generativa che cambia i tempi, i processi, la responsabilità e la qualità dell'informazione. Innovazione e libertà devono procedere insieme, non devono procedere in contrasto e in conflittualità. Di fronte allora a tutto questo, la nostra mozione propone una riforma organica. Questo non vuole essere un intervento , ma una proposta concreta. Noi proviamo, nei limiti del possibile, sempre a costruire delle proposte e delle risposte, e non semplicemente limitarci a criticare. Allora, cosa proponiamo?
Una riforma seria della diffamazione, che elimini la pena detentiva e introduca strumenti rapidi, proporzionati ed efficaci per tutelare la reputazione, senza comprimere il diritto di cronaca. Proponiamo l'attuazione piena ed effettiva dell', che, dal 2025, costituisce il nuovo quadro europeo per l'indipendenza editoriale, la trasparenza della proprietà e la protezione delle fonti. Proponiamo il recepimento della direttiva anti-SLAPP, per impedire che le aule di giustizia diventino strumenti di intimidazione contro giornalisti ed attivisti; una riforma della della Rai che la renda realmente indipendente dai Governi, più trasparente, più competitiva e più orientata verso un servizio pubblico moderno; la tutela delle agenzie di stampa, con verifiche sulla provenienza dei contenuti, sulla trasparenza di eventuali accordi editoriali con Paesi terzi e sulla piena autonomia delle fonti, in un contesto internazionale complesso.
Ancora, proponiamo nella mozione il sostegno all'editoria indipendente, condizionato a trasparenza e qualità editoriale, perché la libertà si difende anche con modelli economici sostenibili; politiche concrete di parità di genere, perché le giornaliste sono più esposte a minacce e violenze, soprattutto , e continuano a subire un divario salariale vicino al 20 per cento. Ancora, proponiamo un quadro regolatorio per l'uso dell'intelligenza artificiale nei , che tuteli il diritto d'autore, la responsabilità editoriale e la qualità delle informazioni; un rafforzamento delle misure di protezione e sicurezza per i giornalisti minacciati, con un coordinamento stabile tra il Ministero dell'Interno, l'Ordine dei giornalisti e le Forze dell'ordine; il diritto per chi viene assolto o prosciolto di vedere pubblicata con pari evidenza la notizia dell'assoluzione: è una questione di equità, di giustizia, di garanzia e non di opportunità.
Infine, una revisione complessiva delle tutele per chi esercita la professione giornalistica, inclusi e collaboratori, che spesso sono la parte più vulnerabile, più fragile e meno protetta dell'intero ecosistema.
Allora, colleghi, abbiamo cercato di portare in questa mozione una visione moderna, europea, della libertà di stampa, con un approccio non ideologico, ma istituzionale, una difesa non della categoria dei giornalisti, ma della democrazia, questo perché senza giornalisti liberi, informati e indipendenti, nessuna democrazia è solida e nessun cittadino è davvero libero.
Quindi, chiediamo a quest'Aula di sostenere la nostra mozione non come un atto di parte, ma come un investimento nell'integrità del nostro sistema democratico. È un campo in cui non ci possono essere tifoserie, curva Nord contro curva Sud, ma è un atto di responsabilità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO(M5S). Grazie, Presidente. Con la nostra mozione chiediamo al Governo di intervenire con provvedimenti e azioni concrete per la protezione dei giornalisti nel loro lavoro. E questo lo chiediamo a garanzia della libertà di stampa, che è tutelata dalla nostra Costituzione come pilastro della democrazia.
Noi abbiamo iniziato questa riflessione con il primo gravissimo atto intimidatorio, che è stato commesso nei confronti di Sigfrido Ranucci, conduttore del programma d'inchiesta , noto per aver indagato peraltro su scandali e corruttele.
Quel gravissimo attentato costituisce un attacco alle nostre libertà, Presidente. E l'attentato a Sigfrido Ranucci del 16 ottobre ha risvegliato in tanti di noi l'orrore delle stragi: quell'ordigno poteva uccidere. È un'intimidazione, quella, maturata in un clima pesante, che in questi ultimi anni è stato costruito attorno a quel programma, che, peraltro, è stato raggiunto da tantissime accuse ancor prima della trasmissione e dal record assoluto di querele, la maggior parte temerarie.
E, guardate, che, poco più di un mese dopo, un altro gravissimo fatto è avvenuto. Il 28 novembre vi è stata una violenta irruzione di un gruppo di persone travisate nella sede della redazione de , che è stata devastata al grido “giornalista terrorista, sei il primo della lista”, e ancora “giornalista ti uccido”. Questi fatti ci portano indietro nel tempo, nel periodo del terrore.
Il 29 novembre 1977 venne ucciso Carlo Casalegno, vicedirettore de , e il 28 maggio 1980 Walter Tobagi, giornalista del . Anche lui venne definito “terrorista di Stato”. Guardate, questi sono fatti gravissimi, sono segnali chiari di una violenza che serpeggia nel nostro Paese e che non deve essere trascurata.
E l'attacco ai giornalisti merita un'attenzione enorme, un'attenzione particolare da parte del Governo innanzitutto, che deve fare di tutto per dare la massima tutela. Peraltro, ricordiamo che nei Paesi autoritari la libertà di stampa è gravemente limitata anche da censure, interventi e condizionamenti. Peraltro, non possiamo dimenticare che, nella storia del nostro Paese, la memoria ci porta all'attività di censura ai fini del controllo sistematico della comunicazione e della libertà di espressione nel lungo periodo del regime fascista. L'informazione deve essere protetta con interventi normativi del Governo, che tutelino i giornalisti e diano il segno della concreta vicinanza di tutta la politica agli operatori del mondo dell'informazione.
Reporter senza frontiere, nel valutare la libertà di stampa di 180 Paesi, ha posto il nostro al 49° posto nella classifica globale. Il dell'Italia sarebbe stato ricondotto ad alcuni problemi: tra questi, la forma di autocensura dei giornalisti, dovuta anche al timore di querele o all'introduzione della norma che vieta la pubblicazione integrale o per estratto delle ordinanze di custodia cautelare. Tale misura, che vuole tutelare sicuramente la presunzione di innocenza, impedisce però ai giornalisti la libera e fedele informazione, esponendoli, peraltro, a rischi di riduzioni, di sintesi che spesso vengono ritenute travisate, con grave responsabilità per i giornalisti .
Ebbene, Reporter segnala alcuni fattori che incidono sulla libertà effettiva. Quali? La dipendenza economica dei da pubblicità e fondi pubblici, la concentrazione delle testate in un numero ristretto di proprietari - e questo è gravissimo, perché non vi è una vera informazione, laddove le testate sono tutte ricondotte ad un unico proprietario o ad un unico gruppo -, la precarietà del lavoro giornalistico e le minacce rivolte a chi svolge inchieste su criminalità e corruzione. L'osservatorio di Ossigeno per l'informazione in Italia riferisce che nel 2024 sono stati 516 i giornalisti colpiti da minacce, intimidazioni, violenze e abusi. Tre volte su quattro le intimidazioni sono state messe in atto con avvertimenti di vario tipo, insulti, scritte offensive e sui , e il 22 per cento delle intimidazioni è stato eseguito con querele temerarie e altre azioni legali pretestuose, addirittura provenienti per metà da politici e amministrazioni pubbliche.
Ecco, vede, quando chiediamo protezione e tutela dei giornalisti, chiediamo anche che vi sia rispetto del loro lavoro. Si ricordi che il 23 ottobre il Garante della ha applicato una sanzione di 150.000 euro alla Rai per la diffusione da parte di di un audio, che, peraltro, era stato dato dagli stessi interessati.
In merito a questa vicenda, è emersa l'informazione che uno dei componenti dell'Autorità di garanzia si era recato presso la sede di Fratelli d'Italia il giorno prima. Se è vera questa notizia (così come affermava), è certo che è un fatto, anche questo, grave, che ci fa pensare all'esigenza di dover proteggere i giornalisti da ingerenze politiche.
Ma è anche necessario evidenziare la grave vicenda dei giornalisti Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino di e di Roberto D'Agostino di , intercettati con lo Graphite, su cui ancora non abbiamo una verità. E anche questo è grave, Presidente, perché intercettare giornalisti è qualcosa di grave, ma intercettarli attraverso strumenti che non hanno ancora una giustificazione, né una causa di individuazione, è ancora più grave. Anche su questo si chiede un impegno specifico del Governo.
La Relazione sullo Stato di diritto, pubblicato dalla Commissione europea, peraltro, evidenzia una serie di altre problematiche a cui bisogna far fronte.
Ricordiamo, ancora, che dalle più recenti statistiche emerge che il 90 per cento dei procedimenti per diffamazione si risolve in archiviazioni o proscioglimenti pronunciati prima del giudizio. E questo cosa significa? Che bisogna intervenire perché si tutelino i giornalisti. E come? Avevamo chiesto anche, allorché si è parlato della legge di delegazione che accoglie la direttiva europea proprio su questa materia, che si ponessero delle precisazioni molto chiare e proprio delle forme tali che, in qualche modo, potessero scongiurare il rischio di querele temerarie. Ma questo non è stato accolto.
Ebbene, noi crediamo che necessariamente il Governo debba intervenire su questi temi. E come? Con specifiche misure volte a rafforzare la libertà della stampa e dei a tutela del giornalismo in tutte le sue forme ed espressioni; a salvaguardare i diritti, la sicurezza e le condizioni di lavoro dei giornalisti attraverso una normativa immediatamente recepita dai nostri codici affinché, in caso di azione giudiziaria per un fatto infondato, il giudice immediatamente rigetti la domanda e condanni l'attore o il ricorrente ad una somma che sia la metà di quella richiesta, o comunque non inferiore a 10.000 euro, così come era stato chiesto anche in relazione alla legge di delegazione europea.
Bisogna che il Governo sia vicino ai giornalisti, anche rendendosi disponibile alle conferenze stampa, in modo da spiegare il proprio lavoro e renderne chiara l'informazione. Bisogna adottare urgentemente iniziative per l'attuazione del regolamento (UE) 2024/1083, a tutela del pluralismo e dell'indipendenza dell'informazione. Bisogna adottare misure per l'effettiva e concreta autonomia e indipendenza del Garante per la protezione dei dati personali. Occorre tutelare la libertà di stampa e il diritto di informazione, astenendosi dal compiere riforme che possano compromettere e comprimere i diritti costituzionalmente garantiti e la libertà di stampa.
Occorre dare seguito alle raccomandazioni della Commissione europea, con particolare riguardo all'introduzione di garanzie per il regime di diffamazione, alla protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, all'indipendenza dell'Autorità di regolamentazione dei , alla trasparenza dell'assetto proprietario e alla protezione dei dalle pressioni e dalle influenze politiche, compresi i del servizio pubblico. Occorre comunque riformare, alla luce dei principi fissati dalla Corte costituzionale, la fattispecie “diffamazione”. Occorre aggiornare tutta la normativa in materia di rafforzamento delle tutele per chi esercita la professione giornalistica. Occorre adottare le opportune misure affinché sia garantito il pluralismo nella sua qualità di valore primario.
Ecco, occorrono una serie di misure perché la libertà di stampa è alla base della nostra democrazia , con la libertà di stampa la giustizia ha da sempre garantito il diritto dei cittadini .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, Presidente, e onorevole Ministro. Non credo - e lo dico innanzitutto da giornalista, come la collega Rita Dalla Chiesa, anche lei una giornalista - che sia mai inutile chiedere al Parlamento e al Governo di difendere la libertà di stampa e di informazione. Anzi, non è mai superfluo discutere di come estendere gli spazi di libertà per i cittadini, tutti, qualunque mestiere facciano. Per questa ragione, questo gruppo parlamentare, come gli altri della maggioranza, ha risposto alla chiamata delle opposizioni e ha presentato una sua mozione a tutela e a difesa del giornalismo. Ne abbiamo parlato poche settimane fa quando il Ministro dell'Interno è venuto prontamente a riferire sull'inaccettabile attentato contro Sigfrido Ranucci.
Il sistema dell'informazione e dell'editoria è attraversato da un profondo cambiamento. Oggi, mentre noi discutiamo, i colleghi giornalisti de sono in sciopero e altri de - che è stato a lungo, per molti anni, il primo quotidiano generalista italiano - sono in agitazione perché l'editore ha avviato la cessione delle testate. A questi professionisti e ai lavoratori: la nostra solidarietà.
La transizione digitale e la diffusione dei hanno messo in crisi un sistema che faceva leva sulla carta. Aveva gli spazi di un giorno ed era fondato sul giornalismo professionale. È andato in crisi non soltanto il sistema di dell'editoria, che non è più capace di essere redditizio, ma anche quello di un giornalismo fatto da professionisti, per lo più dipendenti e dunque garantiti, in qualche modo, nel loro diritto di avere uno stipendio e una copertura legale contro eventuali cause temerarie e non.
A cascata, questa crisi si è scaricata sulle agenzie di stampa e financo sulle edicole. E allora razionalizzazione, prepensionamenti, turni allungati per coprire le nuove esigenze H24 del e, tra i risultati, il sovraccarico di lavoro di chi già c'era e la precarizzazione di chi è arrivato dopo, che si è trovato ancora più esposto a pressioni e, in qualche caso, addirittura, ad intimidazioni. I numeri li ha dati ancora una volta il Ministro dell'Interno: 143 eventi in media all'anno nel quinquennio 2020-2024.
Ma, come dicevamo, il tema non è solo di sicurezza personale e libertà, ma anche di sostegno al settore dell'editoria e qui, cari colleghi, Governo e maggioranza però non prendono lezioni da nessuno. Mi limiterò ai titoli: 50 milioni nella Legge di bilancio 2025 per il settore editoriale, con l'obiettivo di supportare il pluralismo e l'innovazione digitale, contrastando disinformazione, e pirateria. Perché il giornalismo professionistico è ancora e sarà sempre il primo principale presidio contro la disinformazione. E ancora: 17 milioni di euro per la difesa delle edicole; poi un DPCM per facilitare le assunzioni di professionisti 36 con competenze tecnologiche e digitali; misure contro la pirateria e la tutela del con le segnalazioni all'Agcom per contrastare la diffusione illecita di contenuti e con sanzioni che, finalmente, sono efficaci; tutela per i inviati in zone di guerra, con la compartecipazione alle spese per gli obblighi di protezione, formazione e assicurazione; inoltre, il DDL sull'intelligenza artificiale, che include norme e aggiornamenti sulle norme che erano previgenti sul , per adattarli alle tecnologie emergenti e istituisce il reato di che, come abbiamo visto, è diventato un tema di corretta informazione. Abbiamo ratificato proprio pochi giorni fa la direttiva cosiddetta anti-SLAPP, che protegge i giornalisti da azioni legali internazionali manifestamente infondate o abusive.
Per tutti questi interventi desidero ringraziare, per questo suo impegno, il Sottosegretario con delega all'editoria, il senatore Alberto Barachini. Intendiamoci, c'è ancora molto da fare e allora è giusto potenziare il tavolo che vede la partecipazione di rappresentanti dell'ordine dei giornalisti e degli editori per monitorare la normativa sulle liti temerarie; andiamo avanti a discutere di iniziative che rafforzino il sistema delle tutele a protezione del diritto di cronaca, impedendo però lo scorretto esercizio dello stesso, garantendo la giusta tutela dei soggetti che si ritengono lesi, anche tramite il riconoscimento di un diritto di riabilitazione del proprio nome a mezzo stampa, con la pubblicazione della notizia di un'assoluzione che non è etico nascondere, di spalla, a pagina 24.
Il collega Enrico Costa sta portando avanti una proposta di legge in questo senso che ha incontrato il favore di molti e che faremo in modo che possa andare avanti. Poi potenziamo l'istituto della rettifica che, da solo, può fare molto. Insomma, c'è molto da fare ma molto è stato fatto.
Per questa ragione noi voteremo la nostra mozione per impegnarci, ancora una volta, in difesa della libertà di informazione. Una libertà che - beninteso - non è senza limiti, ma si ferma, come converrete e come prevede la nostra Costituzione, nei diritti della personalità e, in particolare, nel diritto all'onore e alla reputazione. Voteremo contro la mozione dell'opposizione perché, a nostro avviso, è sbagliato usare la libertà di uno contro gli altri, perché questo metodo rischia di tradursi, come accade in tutte le vicende umane, in un modo per alimentare divisioni e le differenze, finendo per indebolire il complesso .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Candiani. Ne ha facoltà.
STEFANO CANDIANI(LEGA). Grazie, Presidente. La mozione che ci accingiamo oggi a votare in Aula è stata presentata il 4 novembre, a seguito dei fatti che, com'è noto, hanno interessato Sigfrido Ranucci e l'attività fatta da Quindi è una mozione che viene presentata dalla sinistra, poi si sono aggiunte altre mozioni; abbiamo aggiunto anche la nostra, perché, quando ci sono atti di questo tenore, deve essere chiara la voce del Parlamento a difesa della libertà di stampa come presidio di democrazia.
Però, è altrettanto evidente che non si deve agire sull'emotività, e quindi il tempo che è trascorso consente oggi di sviluppare anche un dibattito più compiuto e un dibattito che ha un senso generale e non semplicemente specifico, per quanto nella specificità il fatto in sé sia tra i più gravi. È importante evitare che ci siano strumentalizzazioni delle faccende di cui parliamo, perché quando si parla della libertà di stampa si parla di uno dei principali presìdi in qualsiasi Paese democratico e particolarmente nel nostro Paese.
Abbiamo quindi costruito una proposta di mozione con la maggioranza, con gli altri gruppi che compongono la maggioranza di Governo, alla quale siamo ben convinti di dare sostegno e voto. Ci danno un po' di perplessità alcuni passaggi che sono stati inseriti nelle proposte fatte dal MoVimento 5 Stelle o della sinistra in generale, nel senso che li vediamo un po' troppo calati nella polemica politica, squisitamente politica, relativa a e ai rapporti con la Rai. In questo caso mi viene in mente - è passata qualche settimana, ma non ci è svanito il ricordo - l'azione fatta qualche giorno dopo da Elly Schlein, andando a un convegno - se non ricordo male - dei socialisti in Europa e dando addosso al Governo sulla libertà di stampa . È stato scorretto e si è andata a creare una sorta di associazione di idee tra l'attentato subito da Ranucci e un Governo illiberale che impedisce ai giornalisti di esprimersi.
Questo non è vero, questo è un Paese nel quale il Governo non ha alcuna azione, non fa nulla nei confronti dei giornalisti per andarli - come verrebbe fatto credere - a comprimere nella loro libertà di espressione, ma al contrario, come la mozione stessa di oggi, che voterà la maggioranza, sancisce, sostiene e si spenderà in maniera fattiva per garantire la libertà di stampa. Ma tutto questo cosa c'entra con la libertà di stampa? Fare queste polemiche significa indebolire anche la credibilità del Parlamento stesso, salvo che nelle polemiche non ci si voglia tirar dentro ancora, per l'ennesima volta, la questione Rai, la questione del Garante eccetera.
Tutte cose per le quali - lo dico al Vice Ministro Sisto - non si può che andare a chiedere ragione a chi ha fatto quelle regole. Ricordo che le stesse regole che oggi bloccano la Commissione di vigilanza Rai nelle elezioni del presidente della Rai sono regole che hanno la loro origine all'interno del Governo Renzi, quindi un Governo di sinistra e centrosinistra che fece quel tipo di regole. Oggi, invece, ci si lamenta con questo Governo per la mancanza di uno sbocco a quelle stesse regole che hanno fatto loro. Come con le polemiche sul Garante per la , trascurando il fatto che quello stesso Garante per la nasce nel 1996 con il Governo Prodi. Si sono alternati poi, al vertice del Garante per la , nel 1997 Rodota', con partito di riferimento il PDS, nel 2005 Pizzetti, con riferimento Prodi, nel 2012 Soro, con riferimento il PD e nel 2020 Stanzione, eletto dal Governo PD-5 Stelle. Ma quindi che c'entra in questo caso il Governo attuale, l'attuale maggioranza con questo tipo di situazione? Salvo che si voglia far polemica pretestuosamente, magari pensando che gli italiani hanno la memoria corta e che noi non abbiamo la memoria per andare a ricostruire questi fatti. Non ci interessa però questo tipo di polemiche. Noi oggi siamo qui per dire ai giornalisti: siamo al vostro fianco, fate liberamente la vostra attività, la maggioranza di Governo vi sosterrà con le debite azioni, senza che siano intraprese crociate, che sono esattamente l'opposto rispetto alla libertà.
Anche qui ho sentito alcune parole e alcune espressioni da parte di chi mi ha preceduto, dall'onorevole De Raho. Sì, è brutto quello che abbiamo letto relativamente ai fatti accaduti a , cioè leggere “giornalista terrorista sei il primo della lista”: ma quelle cose lì chi le ha scritte all'interno della redazione de ? Io avrei voluto sentire anche una accusa, una reprimenda e una dissociazione rispetto a quegli ambienti di sinistra estrema a cui lisciate il pelo costantemente , che sono entrati nella sede de , dopo una manifestazione a sostegno di un che doveva essere espulso per antisemitismo dichiarato, e hanno disfatto la sede de di Torino. Però, queste cose non le avete dette, queste cose non le avete chiarite. E allora c'è un uso strumentale di questo tipo di problemi e c'è una volontà di far credere che ci sia, invece, al contrario, un'azione del Governo che va disinnescata perché altrimenti in Italia manca la libertà di stampa.
Avremmo voluto sentire delle frasi che dissociano la sinistra parlamentare rispetto a quello che ha detto la loro eroina, la nuova eroina Francesca Albanese, che accusando, ovviamente, l'attacco subito da , ha precisato subito: tuttavia, questo valga come monito per gli altri giornalisti. Gravissimo, gravissimo ! E si vergognino quelli che hanno dato la cittadinanza onoraria a questo tipo di persona, si vergognino e ci ripensino quelli che hanno ancora in mente di dargliela, perché questo sì che vuol dire andare contro la libertà di stampa e andare contro le libertà democratiche che il nostro Paese, invece, riconosce e difende.
Allora, su questo bisogna anche chiarire che libertà di stampa non significa solo proteggere i giornalisti rispetto alle liti temerarie, significa anche garantire un'informazione corretta, compiuta, che non contenga falsità e calunnie, garantendo, quando ci sono delle imprecisioni, il diritto di replica e il diritto al ristabilimento dell'informazione corretta, garantendo al giornalista che viene accusato con una lite temeraria di essere tutelato, certamente, ma garantendo a chi viene infangato su un giornale per un'azione politica di poter vedere ripristinata la propria dignità e la lealtà e la correttezza che deve avere l'informazione nei confronti dell'opinione pubblica.
Questo significa garantire la libertà di stampa e di informazione, altrimenti c'è un'informazione a senso unico e questo non vogliamo che sia, perché anche qui, purtroppo, abbiamo visto troppe volte, Presidente, che c'è una certa sinistra che ritiene libertà di stampa quello che è a proprio favore e corrispondente al proprio pensiero, ma che subito sventola la necessità di censura quando qualcosa esce dal loro seminato e va a indicare una strada che è differente rispetto al loro standard . Questa non è libertà di stampa, ma è esattamente l'opposto.
La libertà di stampa deve essere garantita, deve essere garantita a tutti i livelli, dai giornali principali fino ai piccoli quotidiani, quelli a cui spesso dobbiamo anche l'informazione nei piccoli centri di periferia, laddove soprattutto ci sono situazioni di infiltrazione mafiosa e dove piccoli cronisti hanno fatto un grandissimo servizio alla giustizia e alla libertà dei loro stessi cittadini. Dunque, libertà di stampa, quindi, sia e sia per tutti: lo sia, ovviamente, per chi ha il dovere di informare e lo sia per chi vuole attingere a informazioni che abbiano una fonte corretta e che siano nel giusto greto della correttezza dell'informazione.
Non ci può essere censura e non deve essere fatto credere ai cittadini che ci sia un'azione in corso da parte di qualsiasi forza politica di questa maggioranza. Al contrario, Presidente, per la Lega - e mi avvio a concludere - per poter sostenere la mozione di maggioranza basterebbe il primo impegno che si chiede al Governo. Si chiede al Governo un impegno per “continuare a tutelare il giornalismo e l'informazione reale in tutte le sue forme, nel rispetto della dignità umana e del diritto alla riservatezza di ogni cittadino”. Tutto il resto ne consegue. La Lega voterà a favore .
PRESIDENTE. Saluto - è un piacere averlo qui - il Presidente della Verkhovna Rada di Ucraina, Ruslan Stefanchuk, che oggi è in visita ufficiale alla Camera dei deputati . Grazie di essere qui, benvenuto a Montecitorio.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Graziano. Ne ha facoltà.
STEFANO GRAZIANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ascoltando le parole del collega Candiani sembrava di stare con il teletrasporto a Londra e non qui. Gli vorrei immediatamente comunicare che oggi non è come direbbero a Napoli, perché ci sono i giornalisti de in sciopero e c'è la vicenda de del Cdr.
Io penso che questo sia il segno più evidente che si sta infrangendo quello che è l'articolo 21 della Costituzione, e ci tengo ad intervenire in Aula sulla mozione per la libertà di stampa partendo da qui, perché io penso che, per i Padri costituenti, l'articolo 21 sia stato un presidio della democrazia. L'articolo 21 dà il segno della qualità delle democrazie, e noi abbiamo bisogno di sempre più libertà di stampa, non di meno libertà di stampa. E proprio da qui voglio partire, ribadendo quello che è successo a Sigfrido Ranucci, perché, vedete, quello che è accaduto rispetto a un famoso giornalista d'inchiesta di è il segno di quello che si sta verificando in questo Paese: è un segno non positivo, è un segno grave, è un segno che innesca meccanismi preoccupanti da questo punto di vista. E, proprio stamattina, si è svolta anche la Commissione di vigilanza Rai per dare il verbale che era secretato alla magistratura, e lo ha chiesto anche l'Autorità per la . Ciò significa che c'è un segnale preoccupante, e io penso che noi su questo dovremmo riflettere tutti insieme: perché accade una cosa del genere? Cosa fa accadere una cosa del genere in un sistema che deve essere, ed è, un sistema democratico?
E tutto questo si può legare a un'altra cosa importante, la vicenda di Paragon, che è un'altra vicenda sconcertante. Il Governo ancora non dà e non conosciamo che cosa realmente è accaduto sulla vicenda di Paragon. Sono stati spiati giornalisti come Cancellato, come Ciro Pellegrino, come Francesco Nicodemo, come D'Agostino e, sostanzialmente, noi non sappiamo chi li ha spiati, ancora non riusciamo a sapere che cosa è accaduto. Io penso che questo sia un altro segno gravissimo di quello che sta succedendo nel Paese, se a questo aggiungiamo, ancora, tutta la vicenda della Rai.
Vedete, c'è la maggioranza che, sotto un ricatto politico, ha deciso, fregandosene della legge, non guardando quello che dice la legge, imponendo quello che deve essere un presidente che loro hanno indicato perché hanno deciso di dividersi la torta politica della Rai, immaginando che l'amministratore delegato dovesse andare a Fratelli d'Italia, il presidente a Forza Italia e, sostanzialmente, dicendo alla minoranza, all'opposizione: se voi non votate quel presidente che noi abbiamo indicato, noi blocchiamo la Commissione di vigilanza Rai.
È un fatto di una gravità senza precedenti, perché, lo voglio dire qui, in Aula, e lo voglio chiarire ancora una volta agli italiani che ci ascoltano: se l'opposizione non partecipa a una Commissione parlamentare, dà un segnale politico, ma non blocca le istituzioni; se la maggioranza non partecipa a una Commissione, tra parentesi di vigilanza e di controllo del sistema radiotelevisivo e dell'informazione del Paese, un'azienda pubblica del Paese, che serve alla libertà di stampa, bene, la maggioranza si sta assumendo la responsabilità di bloccare quell'istituzione, di bloccare il controllo, di bloccare l'informazione, di bloccare la libertà di stampa in quella direzione. Ecco, questa è la differenza che io penso abbia un valore importante in un Paese dove, dal 49° posto, siamo passati al 46° della classifica in termini di libertà di stampa. E io penso che questo sia un problema, sia un problema serio, perché noi stiamo scendendo sempre di più, gradatamente, in quelle che sono le libertà di stampa.
Poi, sul Governo: io penso che debba rispondere di più alle domande dei giornalisti, non deve fare semplicemente i comunicati stampa. Forse è utile che faccia più conferenze stampa, dando la possibilità di rispondere alle domande su fatti che si sono verificati.
C'è poi un'altra vicenda: la vicenda della mancata attuazione del . Fino ad oggi, noi eravamo in una condizione in cui, sostanzialmente, bisognava attuare il , che è il regolamento europeo sulla libertà di informazione; oggi bisognava riformare quella riforma della Rai, dopo dieci anni che era stata fatta e che prevede alcuni pilastri fondanti. La proposta di legge che è stata fatta dalla maggioranza al Senato va nella direzione esattamente opposta a quella che dice il regolamento europeo, che, entro agosto del 2025, doveva essere attuato. Ebbene, non solo non è stato attuato, ma il rischio ulteriore è che, sostanzialmente, ci sia un'infrazione comunitaria nei confronti dell'Italia, se non viene attuato nella direzione del . La maggioranza, quindi, si assume un'altra responsabilità: quella che, oltre a far pagare il canone Rai ai cittadini, addirittura fa una “Tele-Meloni ”, una tassa aggiuntiva, perché non rispetta quello che è il regolamento europeo, ma, addirittura, va nella direzione esattamente opposta.
Io penso che su questo - ed è l'esempio più importante - la maggioranza non stia andando nella direzione di costruire le condizioni di libertà e di informazione più ampie possibili, non si stia occupando del tema del precariato, che è un tema che schiaccia, sostanzialmente, i giornalisti da questo punto di vista, e l'esempio di quello che sta succedendo sulla vendita del gruppo Gedi è un esempio che il Governo dovrebbe porre al centro dell'attenzione. Noi su questo chiederemo che ci sia un'informativa del Governo, su quello che sta accadendo, perché è evidente che c'è un problema. Per le cose che ho detto, per come le ho raccontate, si capisce bene che c'è un , una diminuzione dell'informazione e della libertà.
Se in un Paese non c'è libertà di informazione, se non c'è la libertà dell'informazione d'inchiesta, se non c'è la libertà della stampa, è evidente che la riduzione di tutto questo porta a una riduzione della democrazia e a una riduzione di quelli che sono i diritti fondamentali. Da questo punto di vista, noi ci batteremo fino in fondo, stando sempre al fianco della libertà di stampa, sempre e comunque, perché riteniamo che l'articolo 21 della Costituzione sia una pietra miliare, una pietra miliare fondante di quello che per i Costituenti è stato un esempio vivido e, non a caso, lo hanno scritto nella Costituzione. Su questo noi ci battiamo da sempre e ci batteremo per sempre, fino in fondo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Montaruli. Ne ha facoltà.
AUGUSTA MONTARULI(FDI). Grazie, Presidente. Grazie agli esponenti di Governo, a tutti i colleghi che sono intervenuti su questo delicatissimo tema che ci vede oggi coinvolti, ma che vede un nostro impegno, soprattutto nell'ultimo periodo, costante. Anch'io voglio unirmi alla solidarietà per tutti i giornalisti aggrediti nel corso del tempo e, in particolare, voglio rinnovare la solidarietà, mia personale e di Fratelli d'Italia, a Sigfrido Ranucci da cui nasce, a seguito del suo attentato, la mozione del collega Cafiero De Raho.
Nel dare la solidarietà a tutti i giornalisti, però, devo dire che credo che sia importante sottolineare come i vari episodi che si sono verificati in Italia non possano essere utilizzati strumentalmente per gettare delle ombre nei confronti del Governo Meloni e, nel gettare le ombre nei confronti del Governo Meloni, dare una visione dell'Italia, soprattutto nei consessi internazionali, sbagliata e strumentale soltanto al racconto delle opposizioni.
Fare giornalismo significa innanzitutto scrivere la verità, non abbandonarsi alle e significa soprattutto non abbandonarsi alla diffamazione. Oggi, invece, il nostro Stato è soggetto a un attacco ingiusto proprio in tema di libertà di stampa. L'Italia è un luogo dove la libertà di stampa viene rispettata . E questo è bene ribadirlo, laddove c'è qualcuno che tenta di affermare esattamente il contrario.
Queste ombre purtroppo sono state gettate in troppe occasioni. Si è gettata l'ombra quando si è utilizzato un consesso internazionale, come il congresso del PSE, da parte di un delle opposizioni, di una delle delle opposizioni per affermare che - queste erano le parole - in Italia, quando governa l'estrema destra, la libertà di stampa è messa in pericolo. Sono parole inaccettabili, perché non corrispondono alla realtà e perché provengono da un soggetto autorevole come una delle delle opposizioni e perché proferite all'esterno . Pur di dare uno schiaffo a Giorgia Meloni e al Governo, l'opposizione in quel caso ha dimostrato di riuscire a dare uno schiaffo, di voler riuscire a dare uno schiaffo all'Italia, assumendo una posizione assolutamente antitetica rispetto a quelli che sono i nostri interessi nazionali, ed è questo l'elemento di gravità.
Altro episodio in cui si è provato a gettare ombre nei confronti del Governo e dell'Italia è quando si dice, ancora adesso, che l'Italia sarebbe sanzionata per mancanza di rispetto dei regolamenti europei e del regolamento europeo proprio sui . Non esiste nessuna sanzione, non esiste nessuna sanzione nei confronti dell'Italia per la mancanza di rispetto di direttive o regolamenti europei in merito alla libertà di stampa o alla gestione dei . Nessuna sanzione c'è stata nei confronti dell'Italia, eppure, da parte dell'opposizione, abbiamo sentito, anche in ambito europeo e internazionale, dire che l'Italia sarebbe stata sanzionata . La verità è che non c'è nessuna sanzione e che la legge sulla della Rai è oggetto di un normale dibattito parlamentare, tra l'altro nell'altro ramo del Parlamento.
Sulla questione appena sentita circa il presidente Rai, il fatto che si accusa questa maggioranza e, quindi, anche il Governo, di bloccare la nomina del presidente Rai: falso. Anche qui riportiamo la realtà: vi è una minoranza, rappresentata dall'opposizione, che sta bloccando un nome che non è indicazione della maggioranza, è indicazione del CdA della Rai in cui siedono anche membri espressi dall'opposizione . È inaccettabile il ribaltamento della realtà che l'opposizione cerca di fare per gettare, ancora una volta, ombre. È falso che la maggioranza stia bloccando la nomina del presidente della Rai.
Quello che però mi sembra l'aspetto realmente più grave, è quello emerso nell'ultimo episodio, successivo a queste mozioni, ovvero l'aggressione, l'incursione a di Torino. Nel dare la piena solidarietà abbiamo fatto anche una visita alla redazione de di Torino, a questo quotidiano. Io devo dire però che tale gravissimo episodio, anche, persino questo gravissimo episodio, di cui di Torino è stato vittima, ha, ancora una volta, dimostrato quanto vi sia irresponsabilità nella sinistra italiana su questo delicatissimo tema.
Abbiamo sentito da una consulente dell'ONU, Francesca Albanese, parlare di “monito”, “monito” a , una parola e un concetto inaccettabili, perché ripercorreva esattamente le parole degli aggressori a . Gli aggressori a sono entrati, facendo quel vile episodio, quella vile aggressione, parlando di sanzione, il cui significato non è né più né meno quello della parola “monito” pronunciata da Francesca Albanese. Questo è gravissimo perché segna, da un soggetto con questa responsabilità, innanzitutto una mancanza di presa di distanza nei confronti dei facinorosi.
Ma vi è di più, non bastava Francesca Albanese. Ho sentito e letto delle giustificazioni inammissibili nei confronti di quelle persone: che sarebbero assenti, che avrebbero in loro un'assenza di consapevolezza. Ma quale assenza di consapevolezza? Sono delle persone che hanno fatto un'aggressione violenta . Dire che c'è un'assenza di consapevolezza significa quasi scriminarli dal punto di vista dell'elemento soggettivo del reato che hanno compiuto, che avrebbero compiuto. Non è vero che c'è un'assenza di consapevolezza. Hanno voluto aggredire uno dei principali quotidiani italiani e lo hanno anche detto il motivo - lo ripeto, l'hanno detto loro - per sanzionarli. È un fatto gravissimo.
E quello che ancora di più mi ha preoccupato è il fatto che si sia arrivati a dire: ma come, hanno aggredito un giornale che ha dato voce ai pro-Pal? Ma perché se avessero aggredito un altro giornale avrebbe fatto la differenza ? Avrebbe fatto la differenza per voi o per chi l'ha detto? No, non c'è differenza su questo. La libertà di stampa va difesa sempre a prescindere dal giornalista e dall'inclinazione di quel giornale.
Questa differenza, che si è provato ad insinuare, anche a seguito dell'aggressione a dimostra un clima di giustificazionismo, peraltro dimostrato dal fatto che il sindaco PD della città di Torino vuole, diciamo, normalizzare la situazione di quel nucleo da cui pare, da parte degli inquirenti, sia provenuta l'aggressione a , ovvero il centro sociale Askatasuna. La dimostrazione della gravità del fatto sta, oltre all'atto in sé, nelle giustificazioni che gli si sono date da parte dell'opposizione. Questo è il fatto grave, che mina la libertà di stampa ! Questo è il fatto grave! Quindi, per concludere io ringrazio di questo dibattito, ma la libertà di stampa va difesa sempre a prescindere dai nomi e dei cognomi dei giornalisti e delle testate .
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Come da prassi, le mozioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Cafiero De Raho, Graziano, Piccolotti ed altri n. 1-00519 , con parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Montaruli, Candiani, Paolo Emilio Russo, Alessandro Colucci ed altri n. 1-00524, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Grippo ed altri n. 1-00528, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Boschi ed altri n. 1-00529, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Allora, prima di proseguire con l'altra mozione, sospendiamo la seduta per cinque minuti.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Ha chiesto di intervenire, sull'ordine dei lavori, il rappresentante del Governo. Ne ha facoltà.
MARCELLO GEMMATO,. Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere una sospensione di un quarto d'ora, perché mi è stata consegnata adesso, all'atto del mio ingresso nella Camera dei deputati, una mozione che, per rispetto alla proponente, devo quantomeno leggere, decodificare delle parti scritte a mano e ovviamente rendere i giusti pareri, laddove un atto parlamentare richiede un approfondimento per rispetto alla collega e all'Aula.
Sento un brusio. Ovviamente, gli atti erano pronti. Immagino che il Regolamento preveda questo, ma il parere deve essere anche meditato, letto e compendiato. Ripeto: ci sono anche Soprattutto meditato!… grazie per il suggerimento sulla meditazione. Soprattutto devono essere decodificate anche delle frasi scritte a mano rispetto a un atto importante .
MARCELLO GEMMATO,. Quindi, chiedo 20 minuti di sospensione, Presidente
PRESIDENTE. Prima di sospendere, consentitemi - colleghi! - di salutare le ragazze, i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto “Dante Alighieri” di Modena. Grazie di essere qui, benvenuti a Montecitorio . Quindi, sulla base dell'istanza del Governo, sospendo la seduta che riprenderà alle ore 11,50.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Presidente, la ringrazio. Intervengo per un richiamo al Regolamento, articoli 110 e seguenti, che sono tutti quelli che regolamentano la discussione, la presentazione e i lavori sulle mozioni. La pregherei di insegnare al Sottosegretario Gemmato, visto che si è lamentato formalmente in Aula riguardo i tempi di presentazione della mozione, che la mozione presentata da Italia Viva è stata presentata nei termini previsti dal Regolamento. Insegni all'onorevole Gemmato - rispetto alle parti che ha denunciato essere scritte a mano - che è quello che accade normalmente sulle mozioni, cioè gli uffici correggono a mano i testi delle mozioni per renderle, come dire, pienamente e formalmente presentabili. Informi anche il Governo che, ormai, accade puntualmente - nonostante abbiamo cambiato il Regolamento e presentiamo gli ordini del giorno entro un'ora stabilita - che anche il giorno dopo, quando il Governo deve dare i pareri sugli ordini del giorno, il Governo chieda la sospensione dei lavori perché non è preparato. Informi il collega Gemmato che la collega di Governo dell'onorevole Gemmato, ieri, ha fatto rinviare di mezz'ora l'Aula perché è arrivata in ritardo in quest'Aula.
Lezioni dall'onorevole Gemmato e dal Governo rispetto ai rapporti con il Parlamento non ne prendiamo , va bene?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lucaselli. Ne ha facoltà.
YLENJA LUCASELLI(FDI). Presidente, per suo tramite, al collega Giachetti: il Sottosegretario Gemmato - eravamo tutti intorno al Sottosegretario quando questo accadeva - ha semplicemente lamentato un fatto normalissimo cioè se viene presentata…
PRESIDENTE. Collega Giachetti... Collega Giachetti, per favore.
YLENJA LUCASELLI(FDI). …una mozione composta da 14 punti di premessa, composta da conclusioni corposissime e viene depositata nei termini, sicuramente, ma alle 10,29, è chiaro che il collega Sottosegretario Gemmato, per rispetto - rispetto - del lavoro parlamentare (…
YLENJA LUCASELLI(FDI). …ha la necessità di rendersi conto di quello (…
YLENJA LUCASELLI(FDI). … che c'è scritto nella mozione .
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, per favore.
YLENJA LUCASELLI(FDI). L'alternativa, se il collega Giachetti ritiene, dovrebbe essere quella di dare parere contrario su tutto, senza leggerlo .
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, per favore.
YLENJA LUCASELLI(FDI). E, invece, proprio la serietà e il rispetto che il Sottosegretario Gemmato ha di quest'Aula e dei componenti di quest'Aula hanno imposto la sospensione dei lavori, per poter leggere e rendersi edotto di quello che quei punti - corposi, ripeto - della mozione avevano al suo interno. Dopodiché, che le correzioni a mano fossero state fatte dagli uffici non poteva essere di certo conosciuto dal Sottosegretario Gemmato perché si è visto arrivare l'atto in quella composizione “Perché è la prima che vede?”…
PRESIDENTE. Collega Giachetti, per favore.
YLENJA LUCASELLI(FDI). … in quella composizione…
PRESIDENTE. Collega Giachetti.
YLENJA LUCASELLI(FDI). …ma è inaccettabile che si utilizzino la gentilezza e il rispetto del Sottosegretario Gemmato per il lavoro di tutti i parlamentari, da qualunque parte politica provengano, per fare una lezione della quale, onestamente, il Sottosegretario Gemmato non ha sicuramente bisogno. Noi non lo accettiamo ! Quindi, accetti che il Sottosegretario Gemmato abbia utilizzato rispetto e professionalità. Lo rispetti e se ne faccia una ragione, Giachetti. Se ne faccia una ragione, Giachetti .
PRESIDENTE. Penso che si siano chiarite le situazioni, quindi passerei all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni Girelli ed altri n. 1-00485, Zanella ed altri n. 1-00525, Marianna Ricciardi ed altri n. 1-00526, Vietri, Loizzo Patriarca, Brambilla ed altri n. 1-00527 e Ruffino ed altri n. 1-00530 concernenti iniziative in materia di prevenzione sanitaria, con particolare riguardo all'incremento delle risorse finanziarie .
Ricordo che nella seduta di martedì 9 dicembre 2025 si è svolta la discussione sulle linee generali ed è intervenuto il rappresentante del Governo.
Avverto che in data odierna è stata presentata la mozione Boschi ed altri n. 1-00531 . Il relativo testo è in distribuzione.
Salutiamo le ragazze, i ragazzi, le docenti e i docenti del Liceo statale “Domenico De Ruggieri” di Massafra, in provincia di Taranto. Grazie di essere qui. Benvenuti a Montecitorio .
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di intervenire, esprimendo altresì il parere sulle mozioni presentate.
MARCELLO GEMMATO,. Grazie, Presidente. Per quanto riguarda la mozione Girelli ed altri n. 1-00485, sulle premesse 1), 2), 3) e 4) il parere è favorevole; mentre si chiede l'espunzione della 5) e della 6) premessa; sulle premesse 7), 8), 9), 10), 11), 12), 13), 14), 15), 16), 17), 18) e su tutti gli altri capoversi della premessa il parere è favorevole.
Per quanto riguarda gli impegni, sull'impegno 1) il parere è favorevole con riformulazione, nel senso di anteporre la locuzione: “in linea con le linee di Governo”; sull'impegno 2) il parere è favorevole con riformulazione: “a potenziare, per quanto di competenza e nei limiti delle risorse disponibili, i servizi territoriali (…)”; sull'impegno 3) il parere è favorevole con riformulazione: “a sostenere, compatibilmente con i vincoli di bilancio, campagne nazionali di sensibilizzazione (…)”; sugli impegni 4), 5), 6), 7), 8), 9) e 10) il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo alla mozione Zanella ed altri n. 1-00525.
MARCELLO GEMMATO,. Sulle premesse 1), 2) e 3) il parere è favorevole; chiediamo l'espunzione della premessa 4); sulle premesse 5) e 6) il parere è favorevole; delle premesse 7), 8), 9) e 10) chiediamo l'espunzione; sulle premesse 11), 12), 13), 14), 15) e 16) il parere è favorevole; chiediamo l'espunzione delle premesse 17) e 18); sulla premessa 19) il parere è favorevole.
Per quanto riguarda gli impegni, sull'impegno 1) il parere è favorevole; sull'impegno 2) il parere è favorevole con riformulazione: “a prevedere misure volte a garantire l'attuazione del piano straordinario di assunzioni, favorendo procedure rapide, coordinate e trasparenti per il reclutamento delle figure professionali previste dalla manovra, così da ridurre le carenze di organico”; sull'impegno 3) il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità (…)”; sull'impegno 4) il parere è favorevole; sull'impegno 5) il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'adozione di iniziative (…)”; sull'impegno 6) il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare iniziative, per quanto di competenza, volte a sostenere l'avvicinamento della disciplina contrattuale per i lavoratori delle strutture private convenzionate alla disciplina del contratto nazionale collettivo in sanità”; sugli impegni 7), 8), 9), 10), 11) il parere è favorevole.
Sull'impegno 12), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a proseguire nell'adozione di iniziative volte a garantire nelle carceri il diritto alla salute attraverso l'accesso alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale sia di prevenzione che di cura”. Sugli impegni 13), 14) e 15), il parere è favorevole.
Sulla mozione Marianna Ricciardi ed altri n. 1-00526, il parere è favorevole su tutti i punti di premessa fino al punto 5). Del punto 6) si chiede l'espunzione. Sui punti 7), 8), 9), 10), 11), 12), 13), 14) e 15), parere favorevole. Del punto 16) si chiede l'espunzione. Sui punti 17), 18), 19), 20), 21), 22), 23), 24), 25), 26), 27) e 28), in tutte le lettere, parere favorevole.
Sull'impegno 1), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di”; sugli impegni 2) e 3), il parere è favorevole; sull'impegno 4), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: sostituire le parole: “a potenziare, per quanto di competenza, i”, con le seguenti: “a promuovere, per quanto di competenza e nell'ambito dei già previsti incrementi del Fondo sanitario nazionale, il potenziamento dei”; sull'impegno 5), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a rafforzare le politiche integrate nei settori della salute, dell'ambiente, della scuola, del lavoro, del , della mobilità e dell'urbanistica, con particolare attenzione alla sicurezza negli ambienti lavorativi scolastici”; sull'impegno 6), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a contrastare la povertà sanitaria e le disuguaglianze territoriali, promuovendo, per quanto di competenza e nell'ambito dei già previsti incrementi del Fondo sanitario nazionale, il rafforzamento dei servizi nelle aree interne, nelle aree periferiche urbane e nelle regioni più fragili, potenziando consultori, unità mobili, servizi domiciliari e comunitari e garantendo l'accesso gratuito e universale alla prevenzione”; sugli impegni 7), 8), 9) e 10), il parere è favorevole; sull'impegno 11), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a rafforzare ulteriormente gli interventi per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, in coerenza con il Piano integrato per la sicurezza sul lavoro 2027 e gli standard europei, promuovendo cultura della prevenzione, formazione, monitoraggio e innovazione tecnologica”; sull'impegno 12), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “fermo restando quanto previsto nelle indicazioni nazionali per il della scuola sanitaria e per il ciclo di istruzione, a continuare a promuovere, nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, il benessere psicofisico di bambini, adolescenti e giovani, anche attraverso iniziative per la prevenzione delle dipendenze e del bullismo, nonché per la promozione della salute e di corretti stili di vita”; sull'impegno 13), il parere è favorevole; sull'impegno 14), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “ad adottare iniziative di competenza per una politica efficace di prevenzione sull'uso degli antibiotici”, mentre tutto il resto viene espunto, ci sono diversi punti anche in contrasto fra di loro; sull'impegno 15), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “ad adottare, per quanto di competenza, iniziative”; sull'impegno 16), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “ad assicurare un'efficace prevenzione per la tutela della salute sessuale e riproduttiva, assicurando altresì una completa esigibilità dei diritti delle donne in relazione alla legge n. 194 del 1978 su tutto il territorio nazionale”; sugli impegni 17) e 18), il parere è favorevole; sull'impegno 19), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “compatibilmente con i vincoli di bilancio, a sviluppare”; sull'impegno 20), il parere è favorevole; sull'impegno 21), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a favorire la diffusione e la standardizzazione delle buone pratiche regionali e internazionali, valutando l'opportunità di istituire una piattaforma nazionale per lo scambio di esperienze, modelli organizzativi e indicatori di efficacia”; sull'impegno 22), il parere è favorevole.
Sulla mozione Vietri, Loizzo, Patriarca, Brambilla ed altri 1-00527, il parere è favorevole sulle premesse e sugli impegni.
Sulla mozione Ruffino ed altri n. 1-00530, il parere è favorevole sulle premesse; sull'impegno 1), il parere è favorevole; sull'impegno 2), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a prevedere misure volte a garantire l'attuazione del Piano straordinario di assunzioni, favorendo procedure rapide, coordinate e trasparenti per il reclutamento delle figure professionali previste dalla manovra, così da ridurre le carenze di organico”; sull'impegno 3), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di”; sull'impegno 4), il parere è favorevole; sull'impegno 5), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di adottare iniziative di competenza volte a rendere”; sull'impegno 6), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “ad adottare iniziative di competenza volte ad aumentare la spesa sanitaria per la prevenzione, in continuità agli stanziamenti già previsti nella legge di bilancio del 2026”.
PRESIDENTE. Veniamo ora all'ultima mozione Boschi ed altri n. 1-00531.
MARCELLO GEMMATO,. Mi consenta una battuta, Presidente: . Volevo garbatamente dire al collega Giachetti che era aggiunta a penna, non ho accusato la collega di aver aggiunto a penna, ma il fatto che fosse scritto a penna comportava di dover decifrare ciò che avesse scritto. Tutto qui, detto garbatamente a lato, non a microfono aperto, e quindi con un estremo rispetto dell'Aula che contraddistingue sempre l'azione mia e, immagino, di tutti i componenti di quest'Aula. Mi dispiace di averla urtata, se l'ho fatto, visto i toni concitati, le chiedo anche scusa . Non penso di averlo fatto, ma, qualora lo avessi fatto nella percezione della sua sensibilità, le chiedo venia.
Allora, sulla mozione Boschi ed altri n. 1-00531, in ordine alle premesse 1) e 2), il parere è favorevole; delle premesse 3), 4), 5), 6) e 7) si chiede l'espunzione; sulla premessa 8), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: al quinto rigo, chiediamo l'espunzione della parola “ulteriormente”; delle premesse 9) e 10) chiediamo l'espunzione; sulle premesse 11), 12), 13), 14) e 15), il parere è favorevole; delle premesse 16) e 17) chiediamo l'espunzione; sulla premessa 18), il parere è favorevole con la seguente riformulazione, che rileggo per chiarezza: “la carenza strutturale di personale, ereditata dalla errata programmazione dei fabbisogni del personale sanitario dei precedenti Governi, unita al sovraccarico”, e così via; delle premesse 19) e 20) si chiede l'espunzione.
Sull'impegno 1), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “continuare ad adottare iniziative per aumentare”; sull'impegno 2), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “continuare ad adottare iniziative di competenza”; sull'impegno 3), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a continuare a rivedere e potenziare la programmazione”, e così via; sull'impegno 4), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a continuare ad adottare iniziative di competenza volte a”; sugli impegni 5) e 6), il parere è favorevole; sull'impegno 7), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a continuare ad adottare iniziative”, e così via; sull'impegno 8), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a continuare a garantire il pieno rinnovo e l'ammodernamento del parco tecnologico”; sull'impegno 9), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a continuare ad adottare misure per la piena, tempestiva”, e così via; sull'impegno 10), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a continuare a rafforzare le politiche di tutela”.
Sull'impegno numero 11), il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “continuare a promuovere campagne nazionali” eccetera. Sull'impegno numero 12) il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “continuare a garantire l'uniforme erogazione dei LEA”. Sull'impegno numero 13) il parere è favorevole. Sull'impegno numero 14) il parere è contrario.
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Nicola Nicolini” Orsogna-Tollo, di Tollo, in provincia di Chieti, che assistono ai nostri lavori dalle tribune .
Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Chiedevamo la cortesia di avere i testi scritti delle riformulazioni perché altrimenti è impossibile poter fare le valutazioni per eventuali richieste di parti separate.
PRESIDENTE. Sicuramente. Il tempo tecnico di reperirli e distribuirli.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Noi non chiediamo invece di avere i testi scritti delle riformulazioni del Sottosegretario, perché diciamo già da ora che siamo contrari a qualunque riformulazione della nostra mozione visto che, quasi tutte le riformulazioni proposte dal Sottosegretario, prevedevano un “continuiamo a fare cose” che noi abbiamo scritto che questo Governo non sta facendo.
Per cui siamo per il voto integrale della nostra mozione, e lo siamo perché, Presidente, noi non riconosciamo a questo Governo alcun impegno positivo per migliorare il nostro sistema sanitario nazionale.
E lo diciamo non soltanto perché, oggi, trattiamo il tema della prevenzione. Sulla prevenzione questo Governo sta facendo poco e nulla. Quando vediamo che la Germania investe quattro volte più dell'Italia sulla politica della prevenzione, già questo è un dato che allarma e che fa sì che valutiamo negativamente un Governo che non ha migliorato minimamente il tasso di investimento in tema di prevenzione.
Ma questo Governo aveva un dovere in più. Questo è il Governo che ha rifiutato i soldi del MES sanitario. Mi aspetto, quindi, che il Governo che rifiuta risorse aggiuntive per il nostro sistema sanitario ha delle formule diverse da mettere in campo: investimenti di bilancio propri, e quindi ha risorse nascoste da tirar fuori e, mentre dice di rinunciare al MES, dice di trovare delle risorse alternative. Ma in questi anni, in tutte le leggi di bilancio, abbiamo visto che le uniche risorse che hanno trovato erano quelle per colmare il deficit che veniva fuori dall'inflazione, più che una situazione di investimento ulteriore.
Ma la cosa ancora peggiore è che non si è neanche preoccupato di rimodulare la spesa, perché qui il tema non è soltanto legato a quanto spendiamo, ma è anche legato a come spendiamo. E uno dei temi importanti sul come spendiamo è la prevenzione. Perché se io investo maggiormente sulla prevenzione sono nelle condizioni di risparmiare risorse che posso destinare, ad esempio, a tagliare le liste d'attesa, a far funzionare meglio gli ospedali, a far funzionare meglio i pronto soccorso.
E invece neanche sulla rimodulazione della spesa, e, non soltanto, quindi, in ambito di prevenzione, da come emerge dai dati, ad esempio, di Agenas, che, secondo me fra un po', nonostante l'Agenas sia un'agenzia al servizio del Ministero della Salute, il Ministro della Salute e la Meloni chiederanno di chiuderla, perché tutte le volte che parlano e tirano fuori i dati smentiscono il Ministro e smentiscono anche la mozione presentata dalla maggioranza in cui ci sta scritto che tutto va bene.
Noi - e annuncio qui il nostro voto contrario sulla mozione della maggioranza - diciamo che è incredibile che scrivano quella mozione, che è acqua fresca, e al Sottosegretario avrei suggerito di dedicare forse più tempo a scrivere quella mozione anziché preoccuparsi di leggere quelle degli altri, perché se aveste scritto quella mozione… lei, Sottosegretario e la maggioranza, penso vi parliate fra voi, lei con i capigruppo di maggioranza, perché se neanche vi parlate fra di voi io mi comincio a preoccupare, quindi lei, così come ha letto tutte le altre mozioni, anche quella della maggioranza l'ha letta qui e questo è un elemento di preoccupazione ulteriore.
Dico: scrivetele meglio quelle mozioni, piuttosto che dire che tutto va bene. C'è una situazione incredibile in tutti gli ospedali d'Italia, c'è una situazione incredibile nei luoghi del territorio dove dovrebbero mettersi in campo azioni per rendere la pressione sui pronto soccorso meno forte rispetto a quella che c'è.
Non è neanche migliore la condizione che riguarda la prospettiva perché sulle case della salute - andiamo al capitolo Piano nazionale di ripresa e resilienza - siamo a percentuali irrisorie di aperture di case della salute. E soprattutto, quando le andremo ad aprire tutte, mettiamo caso le aprissimo tutte quelle che stanno scritte nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, non si è ancora capito chi ci deve andare a lavorare lì dentro. Per cui siamo in una condizione incredibile, di assoluta mancanza da parte del Governo di investimenti, di assoluta mancanza di attenzione sulla sanità e voi scrivete una mozione in cui ci dite che tutto va bene.
Sottosegretario, ma lei ci è entrato mai in un pronto soccorso? Non da malato, non glielo auguro mai, ma neanche con i tappeti rossi, di quando si annuncia che il Sottosegretario andrà a visitare l'ospedale e, quindi, il verrà lì, tutto elegante, a nascondere le barelle, a nascondere quello che non funziona, a dire ai medici di dire che tutto va bene, ma a sorpresa? Io la invito a farlo. Un giorno vada di soppiatto a visitare un qualunque pronto soccorso d'Italia, con più attenzione nel Mezzogiorno e in alcune regioni anche del Centro-Nord, e verificherà che tutto quello che avete scritto in quella mozione non è vero. Non funziona un tubo. Non funziona nulla perché mancano i medici, perché mancano gli infermieri.
Quando non funziona, ad esempio, la prevenzione, non funziona neanche il sistema delle liste d'attesa. È chiaro che se fai meno prevenzione, agisci peggio sulle liste d'attesa o, addirittura, se fai più prevenzione, per come funzionano le liste d'attesa in questo Paese, le allunghi le liste d'attesa. Per cui magari lo auspicano che si faccia meno prevenzione, perché se si scoprono più tumori, se si scopre che c'è bisogno di fare maggiori analisi, maggiori diagnosi, si allungano le liste d'attesa e, quindi, è peggio per un sistema che è andato in tilt.
Ma ve lo dico per un caso concreto. Io non so, Sottosegretario, perché nessuno di voi si è degnato di andare al funerale di Maria Cristina Gallo, ed io non so se lei sa chi è. Non si è degnato nessuno di voi del Governo ad andare al funerale di Maria Cristina Gallo a Mazara del Vallo. Non ci è andato nessuno del governo di quella regione. Maria Cristina Gallo era una che la prevenzione la faceva perfettamente. Aveva fatto la prevenzione, era andata in ospedale e aveva chiesto un esame istologico. Maria Cristina Gallo ha aspettato questo esame istologico. Nel frattempo ha fatto un esame ai polmoni e sono risultati puliti. Dopo otto mesi, a seguito di un malore, nei polmoni, che prima erano risultati puliti, si è verificato che c'era stata una metastasi che si era diffusa. Nel frattempo è arrivato l'esame istologico che aveva chiesto nove mesi prima, Maria Cristina Gallo, e in quell'esame istologico c'era scritto che aveva un tumore. Sottosegretario, se Maria Cristina Gallo fosse stata curata, se l'esame istologico fosse stato dato in tempo e non dopo otto mesi, e Maria Cristina Gallo avesse potuto fare i cicli di chemioterapia, probabilmente quel tumore sarebbe stato arginato. Maria Cristina Gallo è vittima di un sistema sanitario che non funziona. Non è stato un caso quella morte. È stata vittima di un sistema sanitario che non ha funzionato. E di Maria Cristina Gallo sa quante ce ne stanno in tutto il Paese? Già soltanto a Mazara del Vallo che aspettavano quello stesso esame istologico di Maria Cristiano Gallo c'erano 3.000 persone che, per otto mesi, non hanno avuto l'esame consegnato. Esame istologico, Presidente! Non stiamo parlando di esami d'altro tipo che, comunque, è grave che sforino i tempi delle liste d'attesa che voi vi assegnate e che voi avete assegnato alle regioni. Stiamo parlando di un esame istologico, che è un esame sul quale si muore e sul quale si è morti, purtroppo, in quell'occasione.
Per cui io credo che intervenire sulla prevenzione sia assolutamente necessario, ma credo che sia necessario intervenire in tutti gli ambiti che hanno a che fare con un sistema medico.
Sono tutti concatenati. Infatti, se salta uno, sballa l'altro: se salta la prevenzione, non funzionano le liste d'attesa; se salta il territorio, non funziona il pronto soccorso; se saltano i reparti, non funziona il pronto soccorso. È tutto concatenato! Così come, Sottosegretario - qui non c'entra lei, ma c'entra il suo Governo -, è concatenato il sistema di selezione dei medici in questo Paese. Ma lei ha letto quello che sta facendo la sua collega di Governo Bernini sul tema del numero chiuso? Prima avete raccontato che avreste abolito il numero chiuso, poi abbiamo scoperto che ci sono 20.000 posti per accedere a medicina, quindi il numero chiuso c'è; poi avete fatto fare alcune prove in alternativa ai - fisica, biologia, chimica -, da preparare in pochissime settimane, e si è scoperto che pochissimi avevano passato la prova e che, quindi, sarebbero stati meno dei 20.000. Oggi, scopriamo che la Bernini, genio dei geni, vuole far accedere al corso di laurea in medicina anche quelli che non hanno superato la prova, che non hanno preso 18, quindi sotto il 18, con l'insufficienza. Cioè siamo alla barzelletta! E anche questo tema, che riguarda la selezione dei medici, c'entra con il tema prevenzione e c'entra con il sistema sanità, perché il modo con cui state selezionando i medici è coerente con la vostra azione in ambito sanitario: pessima !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Sottosegretario, onorevoli colleghi, con questa mozione vogliamo definire con chiarezza la direzione in cui vogliamo condurre il nostro sistema sanitario nazionale nei prossimi anni, una direzione fatta di responsabilità, di concretezza e di visione. E nella nostra visione, riteniamo che oggi, quanto mai, sia fondamentale investire nella prevenzione, nell'innovazione, sulla possibilità e sulla qualità dei servizi in ambito sanitario.
Dati alla mano, Presidente, possiamo dire che il Governo Meloni, in 3 anni, ha fatto quello che altri non sono riusciti a fare in 10: rafforzare il finanziamento, riformare i meccanismi e rimettere al centro i cittadini.
I numeri parlano chiaro. In questa legislatura, il Fondo sanitario nazionale passerà da 126 miliardi del 2022 a 143 miliardi del 2026, e i numeri sono testardi: 17 miliardi in più di euro, il più grande incremento pluriennale della storia della Repubblica italiana, una scelta politica forte e chiara. Sono risorse che non si disperdono, ma che diventano riforme. E permettetemi di ricordarne alcune, perché raccontano meglio di qualsiasi la serietà del lavoro che questa maggioranza sta facendo: la norma sulle liste d'attesa, finalmente chiara, misurabile e cogente. Il cittadino, se non trova la risposta nel pubblico, deve essere preso in carico e indirizzato al privato accreditato nelle : niente più rimpalli, niente più scarichi di barile; la legge sul diritto all'oblio oncologico, un atto di civiltà che ridà dignità piena a centinaia di migliaia di guariti; la legge che riconosce l'obesità come malattia cronica, prima in Europa, un cambio di paradigma che farà scuola; il potenziamento degli oncologici, con l'estensione delle fasce d'età e l'avvio dello del tumore al polmone; le campagne vaccinali rafforzate; la prevenzione negli ambienti di lavoro; il Piano nel contrasto all'antibiotico-resistenza. E non ultimo, un PNRR Missione 6 Salute che sta ridisegnando l'assistenza territoriale: case di comunità, ospedali di comunità, telemedicina e presa in carico domiciliare dei pazienti più fragili. Non misure , non annunci, ma struttura, sistema e riforma.
E queste riforme trovano conferma anche nelle esperienze migliori che arrivano proprio dai nostri territori. Penso, ad esempio, al mio modello, al modello di Venezia, la mia città, dove iniziative come il Vaporetto rosa, ormai da anni portano, nel mese di ottobre, la prevenzione oncologica direttamente nelle comunità, con visite senologiche gratuite rese possibili proprio dalla collaborazione tra comune, ULSS 3 Serenissima e associazioni del Terzo settore. È una pratica concreta di prevenzione di prossimità, capace di raggiungere anche chi difficilmente accede ai servizi tradizionali; un esempio virtuoso di come l'integrazione tra istituzioni e territorio possa aumentare l'adesione agli e ridurre le disuguaglianze.
Colleghi, questa mozione è sicuramente ambiziosa, ma lo è anche l'Italia, che oggi non può permettersi di non esserlo, dopo anni in cui, troppe volte, ci siamo limitati a rincorrere emergenze e criticità. Oggi, invece, possiamo e dobbiamo programmare.
E, allora, il passaggio cruciale è proprio questo: da una sanità reattiva a una sanità proattiva; una sanità che intercetta prima, che accompagna prima, che previene prima; una sanità che spende meglio, che è più giusta, più vicina e più sostenibile.
Nel nuovo Piano nazionale di prevenzione 2026-2030 ci giochiamo molto: la capacità del Paese di ridurre i divari regionali, di rendere davvero universali gli e di costruire un modello in cui investire sulla prevenzione significhi evitare sofferenze, evitare ospedalizzazioni, evitare costi sociali enormi. E noi, come gruppo parlamentare, seguiremo con attenzione e spirito costruttivo questo percorso.
Allo stesso modo, riteniamo strategica la progettazione del nuovo Piano oncologico nazionale, un Piano che deve collegare prevenzione, diagnosi precoce, innovazione tecnologica e percorsi di cura; un Piano che deve parlare ai pazienti, alle loro famiglie, ai medici e alle associazioni; un Piano che deve costruire certezze e non creare nuove disparità.
Un ruolo decisivo lo avranno i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta: il loro presidio sul territorio è un vero nel sistema nazionale sanitario. E noi dobbiamo metterci nelle condizioni di lavorare meglio, con più strumenti, più integrazione con le case della comunità, più digitalizzazione e più possibilità di presa in carico, perché la prevenzione, quella vera, nasce negli ambulatori e nelle famiglie, non solo nelle strutture ospedaliere.
E permettetemi un passaggio politico che ritengo essenziale. Questa mozione non è un elogio al centralismo sanitario, né un inchino alle autonomie regionali, è un patto di responsabilità reciproca: lo Stato programma e finanzia, le regioni attuano e garantiscono. È così che si governa davvero la pubblica sanità. La salute non è un settore come gli altri, è la base della libertà di ciascuno di noi, è un punto di equilibrio tra equità sociale e responsabilità personale, è il banco di prova della credibilità delle istituzioni. E questa mozione oggi ci permette di dire agli italiani che il Parlamento e il Governo stanno andando nella stessa direzione: rafforzare il Servizio sanitario nazionale, renderlo più moderno, più forte, più vicino e più giusto.
Annuncio pertanto, Presidente, come gruppo di Noi Moderati, che voteremo a favore della mozione di maggioranza, con la consapevolezza che la prevenzione non è un costo, ma è un investimento, un investimento sulla vita delle persone, sulla libertà delle persone, sul futuro del nostro Paese. Oggi scegliamo una sanità che guarda avanti, una sanità che previene, che protegge e che cura, una sanità che mette soprattutto la persona al centro .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA(AVS). Grazie, Presidente. In armonia con l'Organizzazione mondiale della sanità, il Piano nazionale della prevenzione 2020-2025 considera la prevenzione e la promozione della salute come fattori essenziali e strategici per la tutela della salute dei cittadini, il benessere collettivo e la tenuta e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
Ora vorrei un attimo soffermarmi su cosa significa prevenzione. Abbiamo tre livelli, com'è noto, di prevenzione: la prevenzione primaria, che dovrebbe servire a contrastare ed eliminare i rischi dell'insorgenza della malattia; quella secondaria, che individua la presenza della malattia il prima possibile attraverso gli , attraverso gli esami e i controlli.
E poi abbiamo quella terziaria, che riguarda la gestione della malattia, la riduzione delle recidive, il miglioramento comunque della qualità della vita, questo sempre e comunque.
Agire sui fattori di rischio - parlo, quindi, per la primaria, essenzialmente - significa prestare attenzione all'alimentazione, agli stili di vita, all'attività fisica. Prevenzione primaria significa anche contrastare l'inquinamento atmosferico e, quindi, grandi interventi e politiche ambientali. Ricordo che 182.000 sono i decessi annui solo dovuti al PM 2,5 in Europa, quindi uno dei componenti climalteranti e dannosi per la salute. In Italia i decessi sono 43.000: l'Italia è la prima in Europa per morti anticipate, precoci; invece, sono 63.000 le morti complessive per tutti gli altri inquinanti.
L'inquinamento atmosferico riguarda in maniera pesante - pesantissima - soprattutto la Pianura padana, quindi la popolazione del Nord, che è esposta per il 90 per cento a livelli pericolosi di PM 2,5 in particolare, ma anche di PM 10, di biossido d'azoto, d'ozono e altro ancora. Molte delle nostre città, quelle più grandi e sviluppate del Nord, ma non solo del Nord, sono fuorilegge, com'è noto.
Consideriamo, poi, anche i 6 milioni di persone che abitano tutt'oggi nei SIN, siti di interesse nazionali, le cui bonifiche sono in ritardo estremo. Sono 148.598 ettari inquinati pesantemente e solo il 6 per cento è stato finora risanato. Abbiamo un inquinamento concentrato nell'area veneta, ma non solo, di PFAS, di cui abbiamo parlato più volte. Ebbene, qui i rimedi sono soprattutto a livello di riconversione industriale, di mobilità sostenibile, di politiche integrate su clima ed energia, su abitazione e ristrutturazione in senso sostenibile delle abitazioni. Ebbene, la prevenzione primaria deve essere assunta non soltanto dal Ministero della Salute ma da tutti i Ministeri coinvolti e, quindi, assumere quelle politiche che noi, in tante occasioni, rivendichiamo.
Le risorse destinate alla prevenzione sono una quota, Presidente, colleghi e colleghe e rappresentanti del Governo, estremamente bassa e insufficiente: meno del 5 per cento. Abbiamo, quindi, la necessità non dico di spendere in prevenzione, ma di investire in prevenzione, perché la sanità votata solo alla cura non funziona , non promuove la salute. Come possiamo constatare, è perfino insostenibile sul piano economico.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, con la Missione 6, destina risorse significative per il potenziamento di quello che è indispensabile per la prevenzione, cioè il potenziamento delle infrastrutture territoriali come le case di comunità e gli ospedali di comunità, che sono indispensabili non solo per la prevenzione, ma per la sanità territoriale complessivamente intesa. È, quindi, assolutamente preoccupante il ritardo, incerta la situazione, su questo livello di intervento, soprattutto di strutture strategiche che la riforma dell'assistenza territoriale prevede.
Come è stato detto anche da altri colleghi, rimane irrisolta la questione del personale, tenuto conto che per il funzionamento delle case di comunità e degli ospedali di comunità occorrerebbe assumere almeno 35.000 unità tra infermieri, operatori sociosanitari, assistenti sociali e altre figure professionali, e non parlo dei medici. Ad oggi non risulta nessuna garanzia di copertura economica a questo livello.
Se poi vogliamo entrare nel merito della cosiddetta prevenzione secondaria, parliamo di alcuni aspetti, perché qui bisognerebbe stare tutto il giorno a parlarne. Lo mammografico organizzato, che ha raggiunto in Italia una buona estensione - va detto -, risente, però, di una insufficiente adesione da parte delle donne: solo il 56,2 per cento aderisce all'offerta che pure è estesa, con differenze territoriali che continuano a essere veramente penalizzanti, soprattutto nelle regioni del Sud e delle Isole.
Dunque, anche i dati sullo colon-retto, che è molto importante soprattutto per la popolazione maschile, evidenziano un'adesione variabile a livello nazionale. I valori medi sono comunque piuttosto bassi: 34 per cento nel 2023; 46,1 per cento nel Nord, 30,4 al Centro-Sud, ancora una volta, e 19,7 - pensate - nelle Isole. Proprio non ci siamo.
Tornando alle mammografie, vorrei sottolineare che il 92 per cento dei mammografi non sono adeguati ai nuovi livelli tecnologici e anche il 96 per cento delle TAC sono obsolete. Parliamo di un'età superiore ai 10 anni che, com'è noto, è assolutamente non solo inattuale, ma è assolutamente non in grado di raggiungere quei livelli di efficacia, di qualità e di sicurezza - perché anche a livello di radiazioni ne producono di più - che, invece, apparecchi più adeguati potrebbero garantire. È, quindi, assolutamente indispensabile avere un giusto finanziamento a questo livello.
Solo due punti, Presidente. La necessità - a livello di prevenzione lo si fa, ma non sufficientemente - di inserire, a tutti i livelli della prevenzione, la differenza di sesso, cioè la medicina di genere, perché è indispensabile per ottenere i risultati che ci prefiggiamo. L'ultimo punto, anche se non è il meno importante, è relativo alle carceri. Bisogna assumere la grande sofferenza socio-sanitaria nelle carceri in particolare nell'ambito della salute mentale. Quindi, la perdurante epidemia di suicidi non è che la punta dell'di una vera e propria situazione di crisi conclamata di salute - io dico - pubblica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Colleghi e Governo, è proprio dalla prevenzione che si può misurare, più che in ogni altro ambito, se un Paese sta davvero mettendo la salute tra le sue priorità oppure si limita a un racconto, perché la prevenzione non è una narrativa né un elenco di norme annunciate. La prevenzione è organizzazione, personale, dati, territorio e tempi.
Ed è anche la capacità delle istituzioni di garantire a una cittadina siciliana, lombarda o calabrese le stesse opportunità di diagnosi precoce, la stessa accessibilità alle cure e gli stessi diritti che la Costituzione riconosce a tutti.
Mi soffermo sul tema dell'infanzia, sui pediatri sovraccarichi, sui consultori sotto organico, sui tempi lunghi per la neuropsichiatria infantile. Questo aspetto è particolarmente grave, perché sappiamo tutti che è la neuropsichiatra infantile che stila la relazione che permette, poi, ai nostri bambini con disabilità la certificazione e, quindi, l'ottenimento di quel pugnetto di ore dell'insegnante di sostegno.
La salute mentale infantile è un altro punto debole. Gli cognitivi sono minimali, il rapporto scolastico non è stabile e non omogeno e le diagnosi tardive - e questo è un aspetto importantissimo - portano a maggiori rischi di disabilità permanente. La povertà educativa, poi, e le disuguaglianze sociali, senza una buona prevenzione, portano a ritardi nello sviluppo cognitivo e nell'apprendimento.
Poi ci sono le disabilità secondarie che sono la trascuratezza, la malnutrizione, i traumi e le diagnosi tardive che - lo ripeto - sono anche il dramma delle famiglie. Occorre pensare alla prevenzione anche rispetto agli elementi che ho citato prima, che oggi sono un po' la Cenerentola e che, ovviamente, diventano estremamente problematici per i nostri ragazzi.
Mi soffermo ancora su altri aspetti, sull'autismo, sulla dislessia e, poi, su un tema di cui, come gruppo, stiamo parlando da parecchio tempo ed è il ritiro sociale. In questo caso, non c'è prevenzione e non c'è neppure cura e mi riferisco a quelli che, comunemente, chiamiamo gli , un coinvolgimento di migliaia di giovani e ora anche di adulti. Per loro - ripeto - non c'è prevenzione e non c'è cura. Ci stiamo semplicemente dimenticando o, meglio, il Governo si sta semplicemente dimenticando di migliaia e migliaia di italiani che vivono momenti complessi con le loro famiglie.
Devo dire che la mozione di maggioranza racconta ciò che funziona solo sulla carta. La mozione di maggioranza è una lunga serie di punti che elenca investimenti, norme approvate e piani avviati.
Ma qui, in quest'Aula, non possiamo limitarci a descrivere ciò che è stato scritto sulla carta. Dobbiamo guardare a ciò che accade nella realtà del Paese. La realtà, purtroppo, sono le liste d'attesa che non migliorano, perché manca il personale e, poi, mancano i dati omogenei. Gli oncologici sono fermi a livelli molto lontani dagli obiettivi europei e le diseguaglianze territoriali nei LEA non si stanno riducendo, stanno aumentando.
Le case e gli ospedali di comunità che sono stati presentati, signor Presidente, come pilastro della riforma territoriale, procedono con gravissimi ritardi, con una spesa effettiva ferma al 20 per cento. La prevenzione continua a pesare solo sul 4,5 per cento della spesa sanitaria, l'ultima in percentuale nel G7. Eppure, dobbiamo sforzarci; oltre a dipingere un paese in cui il sistema sanitario si sta rafforzando e modernizzando ovunque, il paese reale, però, ci consegna una fotografia che è molto diversa. Si evita di riconoscere le criticità strutturali che impediscono al Servizio sanitario nazionale di tutelare la salute come diritto universale. Come facciamo a non pensare a quei territori, dove, per centinaia di chilometri, non ci sono ospedali e la prevenzione è lontana, forse più lontana di quanto lo siano gli ospedali? Per comprendere, davvero, lo stato della prevenzione nel nostro Paese basta guardare ai dati, a quei dati che, spesso, molte regioni non pubblicano e rendono ovviamente impossibile un monitoraggio nazionale delle liste d'attesa.
Tutte le regioni del Mezzogiorno risultano inadempienti sui LEA. Alcune, come la Sicilia, evidenziano una crisi profonda ed è per questo che chiediamo il commissariamento della regione Sicilia, perché anche su questo aspetto è totalmente inadeguata all'essere vicina ai propri cittadini tutelandone la salute. E, parliamo ancora, sempre in quella regione, di una speranza di vita più bassa della media nazionale, di una mortalità evitabile in crescita rispetto al resto del Paese e di un numero di posti letto per 1.000 abitanti inferiore agli standard.
Come dicevo prima, si preferisce celebrare ciò che esiste nei documenti senza affrontare ciò che non esiste nella vita quotidiana. Signor Presidente, Governo, le infrastrutture senza personale non possono fare prevenzione. Il PNRR aveva fatto alcune previsioni, questi numeri si sono ridotti e non si affronta - lo ripeto, signor Presidente, in particolare, mi rivolgo al Governo - il nodo del personale, che è assolutamente fondamentale e vitale. Infatti, possiamo costruire mille nuove strutture, ma senza medici, infermieri, psicologi, fisioterapisti e tecnici quelle strutture rischiano - e il nostro timore è questo - di rimanere edifici vuoti.
La mozione di maggioranza parla di riforme, ma non cita la necessità di un piano straordinario di assunzioni e non affronta neppure il tema cruciale della medicina generale, dove la carenza strutturale è arrivata al punto di non ritorno: più della metà dei medici di base supera i massimali. Stiamo parlando del primo presidio di prevenzione, i nostri medici di base, e se quel presidio non regge, non regge neppure la prevenzione.
Azione vuole essere realista, concreta e chiede una strategia, partendo da un presupposto semplice: non possiamo migliorare ciò che ci ostiniamo a non vedere.
Per questo, riconosciamo che molti obiettivi del Piano nazionale della prevenzione non sono stati raggiunti, affrontiamo il tema delle diseguaglianze regionali senza ipocrisie e proponiamo interventi strutturali e non dichiarazioni di principio: non ci interessano.
I nostri impegni sono chiarissimi: completare urgentemente tutte le opere originarie del PNRR, integrando con fondi nazionali, se necessario; un piano straordinario di assunzioni, perché come ho già detto e lo ripeto ancora, la prevenzione si fa col personale e non soltanto con i comunicati stampa; equiparare la specializzazione in medicina generale alle altre specializzazioni, rendendo la professione finalmente attrattiva; esercitare i poteri sostitutivi dove i LEA non sono garantiti; rendere comparabili e pubblici i dati sanitari a partire dalle liste d'attesa e aumentare realmente la spesa e la prevenzione, secondo gli standard del G7.
Vogliamo lavorare per il Paese, per la salute dei cittadini, per un servizio sanitario che funzioni davvero nella vita quotidiana e sostenere gli atti che fanno bene agli italiani, perché sinceramente la prevenzione è l'indicatore più chiaro della diseguaglianza. Quando parliamo di prevenzione, non parliamo di un capitolo tecnico del bilancio, parliamo della differenza tra una diagnosi precoce e una diagnosi tardiva. Parliamo della differenza tra un tumore scoperto a uno stadio iniziale e uno scoperto in un ospedale troppo tardi. Parliamo delle vite che possono essere salvate e delle vite che rischiamo di perdere. Non può dipendere la vita degli italiani dal CAP di residenza, dalla regione di nascita, dalla presenza del personale nella propria ASL o dal funzionamento dei servizi di prenotazione. Questa non è una criticità tecnica, è la violazione dell'articolo 32 della Costituzione .
PRESIDENTE. Prima di passare la parola, salutiamo le ragazze, i ragazzi, le docenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Nicola Nicolini” Orsogna-Tollo, scuola primaria di Canosa Sannita in provincia di Chieti. Grazie di essere qui. Benvenuti a Montecitorio. E, altrettanto, salutiamo le ragazze, i ragazzi, le docenti e i docenti della “Britannia International School” di Roma. Grazie di essere qui e benvenuti .
Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Io esordisco, non stupendomi troppo delle narrazioni manipolative del Governo, Presidente.
Non mi stupisco perché ormai sono mesi, direi tre anni, che non raccontano altro, ossia di investire più di chiunque altro in sanità, con una prosopopea assolutamente incredibile. In tre anni - dico solo un numero - da 4 milioni sono diventati 6 milioni i cittadini che sono costretti a rinunciare alle cure o per le liste d'attesa troppo lunghe o perché non hanno i soldi per pagarsi le cure nel privato. Questo è il primo dato. Nonostante questo, il Governo continua con un'idea, io direi, di narrazione tossica di quello che sta avvenendo nella sanità. Sta facendo un'operazione di definanziamento, è complice di un definanziamento che non ha precedenti.
Secondo autorità indipendenti, questo Governo ha tolto, negli ultimi tre anni, 17 miliardi al Servizio sanitario nazionale . Ma cosa si continua a dire che ha messo più soldi di tutti? Tutti i Governi hanno messo più soldi di tutti, perché la spesa sanitaria sul PIL deve continuare a mantenersi a livelli del 7 o 7,5 per cento. Si andrà a meno del 7 per cento nel 2028. Quindi, questi 2 miliardi e 400 milioni che rivendicano di avere messo in più quest'anno non serviranno neanche a mantenere lo del Servizio sanitario nazionale.
Io non mi stupisco, tuttavia, di quello che viene detto. L'unica cosa di cui mi stupisco è del fatto che non si assumano più la responsabilità, ma continuino a dare le colpe ai Governi precedenti. È ora che questo Governo, dopo tre anni, si assuma la responsabilità di governare la sanità pubblica, o forse non se la vuole assumere perché deve continuare a favorire il privato, perché di questo si tratta. È un fallimento dietro l'altro. L'ultimo fallimento è quello sui test di medicina. Avevate detto che avevate abolito il numero chiuso e non è vero, ora dovete riammettere tutti. È una barzelletta incredibile quella del test di medicina. Però, oggi parliamo di prevenzione, Presidente, parliamo di prevenzione.
Allora, io vi dico che la prevenzione è un affare serio. Vuol dire che non si deve ricorrere alla punizione e non si deve ricorrere alla repressione, ma si devono prevenire i disagi. Si devono fare operazioni di prevenzione seria, importante e rigorosa, non può essere una prevenzione affidata al caso. Noi abbiamo tre articoli della Costituzione. Dovremmo farli convergere, dovremmo essere capaci di vederli nel loro insieme. Mi riferisco all'articolo 32, che definisce la salute un diritto fondamentale; all'articolo 9, che ci dice che dobbiamo proteggere l'ambiente; all'articolo 41, che, in merito all'utilità sociale, ci dice che l'impresa non deve recare danno nei confronti dei cittadini.
Questi tre articoli ci dicono che dobbiamo intervenire a largo spettro in termini di prevenzione. Allora, io vi dico che dobbiamo, prima di tutto, identificare i determinanti maggiori di cattiva salute. Al primo posto fra i determinanti di cattiva salute c'è la povertà, al primo posto c'è la povertà ! Noi lo abbiamo rivendicato il reddito di cittadinanza. Sì, lo abbiamo rivendicato, perché il reddito di cittadinanza è una misura di prevenzione, è una misura sanitaria. Così come rivendichiamo il salario minimo. Con questo Governo i poveri sono aumentati, hanno raggiunto il record di 5.700.000, e ci sono 4 milioni di lavoratori poveri in questo Paese.
Ecco che, quindi, intervenire in contrasto alla povertà è una misura sanitaria, e credo che il MoVimento 5 Stelle sia l'unico a oggi che ha fatto un'operazione di contrasto alla povertà autentica . Nessun altro lo ha fatto! E questo vuol dire lavorare sulla prevenzione. Un'altra delle nostre stelle è l'ambiente, Presidente. L'ambiente è il secondo determinante di cattiva salute: 90.000 morti da inquinamento ambientale, 90.000 morti da inquinamento della terra e dell'acqua, dai PFAS alla Terra dei fuochi, Presidente, per la quale lei veramente ha fatto molto per fare emergere quel problema .
Noi su questo rivendichiamo le nostre battaglie, sono battaglie importanti. Per ultimo, ma non ultimo per importanza, vi è il lavoro sugli stili di vita, Presidente. Dieta, in greco, tradotto, vuol dire stile di vita. Allora, è inutile che oggi noi rivendichiamo che la dieta mediterranea è patrimonio dell'umanità. A me fa sorridere questa cosa, se penso che abbiamo più di 4 milioni di famiglie in povertà alimentare . Gli diciamo che possono mangiare la dieta mediterranea? La mensa dei poveri, come dice Lollobrigida, è più ricca di quella di coloro che stanno bene?
Io credo che queste siano cose che non sono assolutamente accettabili. Abbiamo attorno ai 100.000-150.000 bambini che non riescono a fare un pasto proteico ogni tre giorni, che è il minimo sindacale per contrastare la povertà alimentare. Ma noi abbiamo la dieta mediterranea, che è patrimonio dell'umanità ! Presidente, sinceramente ci lascia stupefatti pensare a questo! Senza considerare che, rispetto alla dieta, siamo contaminati da cibo spazzatura, da alimenti ultra-processati, dai vari McDonald's.
Naturalmente, dovremmo fare anche un'operazione di grande attenzione. Anche sulla legge sull'obesità, noi avevamo rivendicato con forza la . I nostri bambini assumono troppi zuccheri raffinati attraverso le bibite. Noi lo avevamo posto come problema, ma è stato bocciato da quest'Aula, non è stato preso in considerazione. Allora vi dico che, effettivamente, bisognerebbe fare qualche operazione più significativa. Lavorare sugli stili di vita vuol dire lavorare sul fumo di sigaretta. Abbiamo chiaro che, se tutti smettessero di fumare oggi, i primi risultati, rispetto ai danni da fumo, li vedremmo fra 10 anni? Li vedremmo fra 10 anni. Al politico non conviene investire su qualcosa che avverrà fra 10 anni.
Oltretutto, chiaramente si dovrebbe fare anche una battaglia contro le del tabacco. Evidentemente ci sono dei condizionamenti da parte della politica e non si riesce a fare questo tipo di operazione. Stesso discorso per quanto riguarda il consumo di alcol, stesso discorso per quanto riguarda tutto il contenimento del consumo di sale. Riuscire a stabilizzare un paziente con l'ipertensione o con il diabete sono tutte cose su cui si dovrebbe intervenire, senza trascurare naturalmente l'esercizio fisico. Anche questo, nella legge sull'obesità, noi lo avevamo detto, volevamo proporre di defiscalizzare l'eventuale frequentazione delle palestre da parte dei ragazzi, ma tutto questo non è possibile.
Dove si fa la prevenzione, Presidente? La prevenzione va fatta nel territorio, va fatta in prossimità. Dobbiamo puntare sulle case della comunità, non sulle farmacie dei servizi, con tutto il bene che noi vogliamo ai farmacisti, ai quali dobbiamo riconoscere un grande impegno, ma non possiamo pensare che le farmacie dei servizi possano sostituire il servizio pubblico. Nelle case della comunità, perfettamente dotate, occorrono 70.000 infermieri. Questo Governo ne propone 6.000 e che vengano tutti dall'estero. È una cosa che non è accettabile! Dobbiamo puntare sulla formazione, sulla carriera e sul salario equo dei nostri professionisti sanitari, altrimenti fuggono, vanno all'estero, e noi non siamo attrattivi nei loro confronti.
E questo vale per medici, per infermieri e per le altre professioni. Dal nostro punto di vista, la mozione della maggioranza non è accettabile .
PRESIDENTE. Salutiamo le studentesse, gli studenti, le docenti e i docenti dell'Università degli Studi di Salerno. Grazie di essere qui a Montecitorio. Benvenuti Ha chiesto di parlare la deputata Patriarca. Ne ha facoltà.
ANNARITA PATRIARCA(FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghi, colleghe, il gruppo di Forza Italia esprime una valutazione profondamente positiva sulla mozione unitaria del centrodestra in materia di prevenzione sanitaria, alla cui definizione ha contribuito nell'impianto valoriale, strategico ed operativo.
L'intervento che oggi discutiamo si colloca in una stagione politica in cui la prevenzione finalmente torna al centro delle politiche pubbliche: è un cambio di paradigma che Forza Italia sostiene con convinzione sin dalla sua fondazione. Una sanità che intercetta il bisogno prima che si trasformi in malattia è una sanità che tutela la persona, alleggerisce la pressione sul sistema e crea valore sociale ed economico. È questa la visione che ha sempre guidato il nostro impegno: difendere la salute come diritto fondamentale, garanzia di libertà individuale e leva di crescita del Paese.
Si evidenzia che l'azione del Governo e della maggioranza, negli ultimi tre anni, ha già prodotto un altro importante risultato, comunque lo si voglia raccontare, i numeri sono oggettivi e parlano. Il Fondo sanitario nazionale è passato da 126 miliardi nel 2022 a 143 miliardi nel 2026: un incremento di 17 miliardi che testimonia una scelta di priorità chiara, sostenuta anche dalle risorse aggiuntive per oncologici, campagne vaccinali, personale e servizi territoriali. Non parliamo di interventi episodici, siamo dinanzi a un investimento organico, pluriennale e coerente. Un impegno che si è convertito in riforme tangibili: dalla lotta alle liste di attesa con strumenti finalmente operativi, CUP unico, ampliamento delle aperture ambulatoriali, possibilità di garantire la prestazione del privato accreditato, fino all'approvazione di leggi come l'oblio oncologico, che ha cancellato ingiuste discriminazioni verso chi ha sconfitto il cancro, o al riconoscimento dell'obesità come malattia.
Abbiamo una visione chiara per costruire un Servizio sanitario nazionale moderno e più vicino alle esigenze dei cittadini, ed è quella di passare da una sanità reattiva ad una sanità proattiva, capace di anticipare, e quindi di prevenire le malattie anziché rincorrerle, promuovendo stili di vita corretti, formazione, ricerca e campagne informative per i cittadini; quindi, la prevenzione come pilastro del sistema sanitario. E questo significa proseguire nel potenziamento degli oncologici, in particolare per mammella, colon retto e polmone, nel rafforzamento delle campagne vaccinali e nella piena attuazione del Piano oncologico nazionale e del Piano nazionale della prevenzione.
Le risorse stanziate con la legge di bilancio confermano la volontà di ampliare il principio di universalità, superando differenze territoriali che, per anni, hanno penalizzato soprattutto le regioni del Mezzogiorno. È un segnale importante. La prevenzione non può essere un privilegio geografico, ma un diritto esigibile da ogni cittadino ovunque risieda. Allo stesso modo, il rafforzamento delle campagne vaccinali rappresenta un elemento cardine della nostra idea di sanità pubblica: una sanità che protegge i più fragili, che tutela le comunità, che riduce costi futuri e rischi epidemiologici.
L'intervento di cui parliamo si colloca, inoltre, dentro una cornice più ampia, quella della riorganizzazione dell'assistenza territoriale prevista dal DM n. 77 del 2022 e sostenuta in modo significativo dalla Missione 6 del PNRR. Case di comunità, ospedali di comunità, assistenza domiciliare, telemedicina sono tutte tessere di una riforma che mira a rendere la sanità più vicina alle persone, a superare la solitudine del paziente cronico e a recuperare prossimità e continuità delle cure.
È una riforma a cui Forza Italia tiene particolarmente, perché incarna una visione di sanità più umana, più accessibile e più equa. Non vi è prevenzione senza territorio; non vi è prevenzione senza una rete capillare di professionisti; non vi è prevenzione senza la piena valorizzazione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, vere sentinelle del sistema sanitario nazionale, come più volte abbiamo sottolineato in passate discussioni parlamentari.
Si evidenzia, inoltre, un aspetto economico troppo spesso trascurato: investire nella prevenzione significa ridurre costi futuri in modo strutturale. Studi ed analisi indicano con chiarezza che ogni euro speso in prevenzione genera risparmi multipli in termini di ricoveri evitati, contenimento della cronicità, riduzione dei giorni di assenza dal lavoro, aumento della produttività. La prevenzione non è una voce di spesa, ma una voce di investimento, è una scelta di lungimiranza, è un atto di responsabilità verso le generazioni future.
La mozione dedica poi un'attenzione specifica alla prevenzione oncologica, alla salute nei luoghi di lavoro, alla lotta all'antimicrobico-resistenza, secondo un modello : sono ambiti in cui il nostro Paese ha accumulato ritardi storici, ma che oggi trovano nuova centralità politica ed istituzionale. Noi sosteniamo da tempo l'importanza dell'educazione alla salute, dell' dei cittadini, dell'alfabetizzazione sanitaria. Una popolazione informata è una popolazione più sana e più libera.
In materia di prevenzione, il gruppo Forza Italia ha presentato mozioni per prevenzione e cura del tumore al seno, sottolineando la necessità di rafforzare gli mammografici e aumentare la copertura territoriale; ha promosso emendamenti al Piano nazionale di equità sanitaria; ha messo in evidenza l'urgenza di ammodernare le apparecchiature diagnostiche; ha presentato una proposta di legge, approvata all'unanimità da questo Parlamento, sullo pediatrico per diabete e celiachia; ha promosso iniziative per incrementare l'adesione a programmi di , anche attraverso campagne informative, coinvolgendo il Terzo settore, con progetti di sensibilizzazione nelle scuole per educare le nuove generazioni all'importanza della prevenzione.
Accogliamo inoltre con particolare favore l'impegno relativo al Piano nazionale della prevenzione 2026-2030, che dovrà essere costruito sulla base di strumenti di monitoraggio più precisi, obiettivi verificabili e un maggiore coinvolgimento dei territori. È una sfida che intendiamo seguire con grande attenzione, perché rappresenta il cuore delle politiche pubbliche dei prossimi anni.
Sosteniamo convintamente anche gli impegni dedicati al personale: il piano straordinario di assunzioni, i rinnovi contrattuali, la necessità di procedure più rapide e trasparenti, il monitoraggio sull'effettiva destinazione delle risorse a salute mentale, dipendenze patologiche, cure palliative e servizi territoriali. Non c'è prevenzione senza professionisti motivati, adeguatamente formati e presenti in numero sufficiente. Sostenere il personale sanitario significa dare dignità a chi, ogni giorno, garantisce il diritto costituzionale alla salute. Anche questo è un tema che abbiamo sollevato più volte, con proposte già note e coerenti con il quadro che oggi si vota.
Un'ultima considerazione riguarda il valore culturale di questa mozione. La prevenzione non è soltanto una politica sanitaria, è una politica che afferma la concezione della persona e della comunità. Prevenire significa rispettare la dignità dell'individuo, significa proteggere le famiglie, significa creare un Paese che si prende cura dei suoi cittadini prima che la fragilità diventi un'emergenza. È un atto politico che parla di responsabilità, di solidarietà intergenerazionale, di fiducia nella scienza e nelle istituzioni.
Per queste ragioni, il gruppo di Forza Italia annuncia il proprio voto favorevole alla mozione unitaria del centrodestra. Lo facciamo con convinzione, consapevoli che la prevenzione è il terreno su cui si gioca la sostenibilità del sistema sanitario nazionale nei prossimi decenni, e lo facciamo nel solco dei valori che da sempre guidano il nostro impegno: libertà, responsabilità, dignità della persona, tutela della salute come fondamento della coesione sociale
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Loizzo. Ne ha facoltà.
SIMONA LOIZZO(LEGA). Grazie, Presidente. La sanità non è né di destra né di sinistra, la sanità appartiene ai nostri pazienti e ai nostri cittadini. Ed è per questo che siamo qui, per ristabilire la verità.
Durante l'Esecutivo Conte, nella prima manovra per la sanità, furono stanziati 3 miliardi e mezzo per il Fondo sanitario nazionale nel biennio 2020-2021; in aggiunta, si prevedevano investimenti di edilizia sanitaria, acquisto di attrezzature, misure come l'abolizione del super , e una serie di norme note come Patto della salute, sempre annunciate e mai realizzate.
Tuttavia, secondo analisi, e cito esplicitamente una ricerca dell'Università Cattolica, il finanziamento era aumentato solo nominalmente, ma in termini reali, rispetto al PIL, il rapporto non era migliorato, in linea con una spesa stabile e crescente, ma non una vera svolta strutturale.
Il Governo Conte prevedeva, durante il suo secondo mandato, un piano di straordinarie assunzioni, un potenziamento dei percorsi formativi e altri interventi, come l'aumento del tetto di spesa per il personale. Durante quel Governo, si annunciava continuamente il rifinanziamento del Fondo sanitario nazionale e un impegno contro le inefficienze. Dati e fonti ufficiali dimostrano che non c'è conferma di questi grandi piani nazionali massivi di nuove assunzioni, non ci sono stati aumenti retributivi su larga scala analoghi a quelli annunciati. Molte misure si sono dimostrate generiche o da realizzare tramite le regioni e non sembrano aver portato un aumento strutturale su larga scala di personale in un numero che colmasse le carenze storiche.
Andiamo al Governo Meloni. Il Governo Meloni stanzia un Fondo sanitario nazionale in misura record, indicato in 136,5 miliardi di euro, con una spesa mai raggiunta di 2.400 euro. La manovra 2025, la previsione 2026, prevede un ulteriore aumento, con un finanziamento del Fondo pari a 14 miliardi. Finanziati anche investimenti per ospedali, risorse dedicate alla sanità. In sintesi, mentre apparentemente c'era stato, sotto il Governo Conte, un rafforzamento soprattutto legato alla pandemia, con aumenti parziali del Fondo sanitario nazionale, con Meloni ci sono state cifre in maniera assoluta più alte e si tratta, finalmente, di interventi strutturali e nuovi investimenti.
E andiamo alla prevenzione, di cui parliamo oggi nella nostra mozione. Durante il Governo Conte si fece un tentativo di rilancio sanitario, con progetti di investimento che riguardavano la prevenzione, tuttavia non risulta ad alcuno che ci sia stato un nuovo Piano oncologico nazionale durante il suo mandato: la versione attuale 2023-2027 è successiva e di questo Governo. Sotto il Governo Meloni è stato adottato finalmente il Piano oncologico nazionale 2023-2027, con un accordo Stato-regioni siglato il 23 gennaio 2023. Il Piano prevede prevenzione primaria e secondaria, a mammella, colon retto e cervice, diagnosi precoce e presa in carico del paziente nella sua totalità. Il Governo Meloni ha approvato nel disegno di legge di bilancio 2026, e non a chiacchiere, un piano straordinario di assunzioni di circa 6.300 infermieri e ben 1.000 medici.
Sono previsti finalmente gli aumenti, da voi annunciati e mai fatti, nelle retribuzioni: per gli infermieri un incremento stimato in 1.500 euro lordi e per i medici in circa 3.000 euro lordi annui, a partire dal 2026. Il Governo finalmente ha fatto quello che voi avete detto. La sanità sarà uno degli assi portanti e strategici dell'azione di Governo Meloni. Tre direttive strategiche: personale a cui aumentare il salario, riduzione delle liste d'attesa e potenziamento della prevenzione.
Sul versante della prevenzione sanitaria, ho a cuore ringraziare tutto il Governo, qui rappresentato dall'onorevole Gemmato: stanziati 530 milioni di euro per rafforzare programmi di , come gli oncologici della mammella, del colon retto e del polmone; campagne vaccinali contro il virus respiratorio sinciziale, per esempio; medicina territoriale, salute mentale e cure palliative. Abbiamo puntato a rendere più strutturale l'assistenza territoriale con un'idea di sanità di prossimità, di servizi vicini al cittadino per ridurre le diseguaglianze territoriali, migliorare accesso e qualità.
Il Governo Meloni, oggi, mette in atto azioni concrete e immediatamente finanziate: basta parole. Assunzioni numerose: basta parole. Aumenti retributivi: basta parole. Il modello finalmente si sposta verso una sanità di prossimità, con attenzione agli , alla prevenzione e alle cure, non solo ospedaliere, ma anche territoriali e di base.
È per questo che questa sfida noi la vinceremo ed è per questo che il gruppo Lega-Salvini Premier annuncia il voto favorevole alla mozione di maggioranza
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Girelli. Ne ha facoltà.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Innanzitutto vorrei rivendicare, come gruppo, l'aver portato alla discussione in quest'Aula il tema della prevenzione in maniera anche così partecipata e condivisa perché, effettivamente, è una di quelle questioni su cui più volte si parla, in ogni momento di convegnistica, in ogni momento di confronto con il mondo della sanità, piuttosto che delle associazioni di pazienti. E poi, però, si fa una gran fatica a tradurlo in fatti concreti.
E non voglio rincorrere quanto ho sentito in alcuni interventi rispetto alla lettura del passato e del presente, perché mi risulterebbe persino facile ricordare chi ha smantellato il Servizio sanitario in Italia , quali sono stati i Governi che hanno tolto tante delle conquiste che nel 1978 furono raggiunte. Come mi risulterebbe facile citare gli esempi di alcuni governi regionali che hanno ridotto delle situazioni di grande qualità in uno stato che tutti hanno sperimentato, soprattutto durante la tristissima esperienza del COVID.
Però, se vogliamo ragionarla e ragionarla in un'Aula parlamentare, rivendicando anche un ruolo che spetta al Parlamento sulle grandi scelte, si parla molto di una riforma del Servizio sanitario nazionale: io mi auguro che non sia qualcosa che ci arrivi dal Governo, ma che sia qualcosa che nasca da un confronto, come quello che stiamo facendo questa mattina. Perché è su questi temi che si misura la qualità di un Parlamento nel presentare al Paese alcune soluzioni.
E noi abbiamo voluto parlare di prevenzione nella consapevolezza che lo scenario che abbiamo davanti, assieme all'innovazione - ma ne parleremo in altre occasioni -, rappresenta uno dei necessari riferimenti. Perché siamo in un contesto sociale dove sempre più si invecchia, e forse dovremmo smettere di leggere questo come un problema, ma come una conquista della scienza e della ricerca a cui dobbiamo dare delle risposte di qualità della vita, oltre che di durata. E siamo in un contesto in cui, appunto, se noi vogliamo invecchiare bene, dobbiamo fare un grande investimento sulla prevenzione, però mettendo in fila quelli che sono i punti essenziali della prevenzione. È già stato detto, lo ripeto anch'io brevissimamente: si parla di educazione agli stili di vita, perché il 70 per cento delle patologie ha origini legate agli stili di vita o a quello che mangiamo, l'altro 30 per cento è un fatto genetico, ne parlerò dopo. Ecco che, allora, favorire stili di vita di un certo tipo è di fondamentale importanza, ma, per farlo, bisogna avere strutture, bisogna avere momenti educativi, bisogna avere la possibilità, da parte di tutte le famiglie, di dare ai propri figli e anche alle persone che vivono nella famiglia queste opportunità. Non basta descriverlo.
Ed allora molto ci sarebbe da dire, per esempio, su un aspetto, l'insorgenza, l'aumento delle malattie sessualmente trasmissibili, che mi sembra sia uno dei motivi che dovrebbe farci puntare su un'educazione all'affettività e alla sessualità che, invece, come ben sapete, tendiamo a vedere come un ostacolo, come un pericolo, come qualcosa da evitare, invece che favorire, proprio per migliorare la qualità della salute in futuro .
Ma si parla e si è parlato anche molto di educazione alimentare. Nei giorni scorsi, a pochi metri da qui, in questo Palazzo, è stato presentato un sulla povertà alimentare. Perché è inutile che diciamo che bisogna mangiare bene, bisogna mangiare sano, bisogna mangiare di qualità, se poi nel borsellino delle famiglie ci sono 50 euro, e non 200 euro, per fare la spesa. Perché poi la spesa la fai con i soldi che hai e mangi quello che ti puoi permettere. Ecco che, allora, l'educazione alimentare deve partire da un intervento mirato nel restituire redditività alle famiglie e rendere accessibile un certo cibo a tutti e a tutte. Significa intervenire sulle mense scolastiche, sulle mense dei posti di lavoro; significa cambiare molto da questo punto di vista, anche con la produzione in termini di riduzione degli zuccheri, se ne è parlato.
Io ricordo il sale che, forse, è ancora peggio, ma che implica delle scelte molto mirate e molto precise. Prevenzione significa avere una medicina di prossimità, che non è solo territorio, non è solo case delle comunità: è luogo di organizzazione di una sanità che arriva al cittadino o alla cittadina che ne ha bisogno per poter fare delle diagnosi precoci, per poter individuare, attraverso l'elaborazione dei dati, quelle platee che geneticamente sono più esposte a determinate patologie. Intervenire e intervenire subito significa intervenire sulla durata e la qualità della vita di queste persone.
Fare prevenzione significa avere la capacità di stilare, poi, delle terapie, le più opportune, che vengono seguite da chi ne ha bisogno. È da questo punto di vista che occorre riuscire a saldare quella frattura che spesso esiste tra la sanità in senso stretto e il sociosanitario, non dimenticando mai che spesso e volentieri la fragilità sanitaria coincide con la fragilità sociale e se noi non aiutiamo queste persone nel seguire la cura in maniera adeguata ne paghiamo le conseguenze, anche in termini di resistenza al farmaco. Pensiamo all'antibiotico resistenza che nasce anche da un uso abnorme, non opportuno di un farmaco tanto innovativo. Ma a proposito di farmaci innovativi, fare prevenzione significa anche ridurre quella distanza, misurabile spesso in 18 mesi, tra le autorizzazioni EMA e quanto avviene, poi, in AIFA, che forse dovrebbe smettere di discutere al proprio interno e fare in modo di mettere a disposizione il prima possibile il farmaco innovativo a chi ne ha bisogno .
Fare prevenzione significa affrontare anche altri due temi, tra cui quello della medicina internazionale. Siamo una società multietnica e siamo una società che gira molto, che deve fare i conti con problemi sanitari particolarmente complessi che non possiamo continuamente ignorare o classificare allo stesso modo. Fare prevenzione significa affrontare la medicina di genere, perché ancora troppo ragioniamo al maschile. Noi alle donne, spesso, chiediamo di fare per destino i familiari , invece che occuparci di come stanno, di come vivono, di quali sono le difficoltà e le fragilità che sempre di più mostrano.
Fare prevenzione significa ristabilire un patto tra i vari attori in campo, dove c'è la scienza, la ricerca, dove c'è il Terzo settore, dove ci sono gli enti locali e dove c'è la società nella sua complessità, nel mettere al primo posto il mantenimento della salute e la responsabilizzazione delle persone nel mantenersi sane e nel contribuire a rendere sana la comunità in cui si vive, con grande determinazione e con grande forza. Però, nella nostra mozione - dico fin da subito che chiederemo per parti separate il voto delle premesse e accettiamo la riformulazione degli impegni - c'è anche una parte propositiva, alcune esplicitamente scritte e altre sottese. Quelle scritte sono relative al tema delle risorse. È vero, esiste il tema delle risorse, ma l'ha detto la maggioranza, non lo dico io: per ogni euro che noi mettiamo in prevenzione ne risparmiamo persino 14 - c'è chi dice - nella spesa sanitaria futura nell'andare a intercettare nella fase più avanzata la patologia e senza contare le ricadute socioeconomiche che lo stato di malattia comporta.
Allora, verrebbe da dire: ma perché non lo facciamo? Ma perché ragioniamo con un bilancio che guarda alla fine dell'anno e non guarda, con uno sguardo un po' più alto, cosa succederà nelle generazioni future? Ma siccome sappiamo che si guarda anche alla fine dell'anno, noi insistiamo su un aspetto in parte - lo dico - intrapreso dal Governo, nel chiedere che, a livello europeo, venga tolto tutto quanto viene messo in prevenzione dal calcolo dei Patti di stabilità . Lo dico perché davanti ad emergenze necessarie l'abbiamo fatto su scelte dolorose, difficili ed eticamente scomodanti come quella delle armi. Non vogliamo e non possiamo farlo sul tema della salute dei nostri cittadini e delle nostre cittadine ? Io penso che venga da sé, non ci sarebbe nemmeno bisogno di parlarne.
Ma farlo significa anche renderci conto che i 21 modelli territoriali non hanno più ragione di esistere: le regioni sono diventate un momento di fragilità e di debolezza nel costruire delle politiche sanitarie efficaci. È l'Europa che dobbiamo guardare, se non addirittura il mondo in alcuni casi. Se si parla di ricerca, se si parla di innovazione, se si parla di studi, se si parla di strategia è lì che dobbiamo saper guardare con grande decisione. L'organizzazione territoriale serve a realizzare quanto deciso a livello nazionale, nell'applicazione e a seconda della lettura dei singoli territori, evitando anche un'altra frattura particolarmente dolorosa, cioè la differenza tra le città, le aree interne e le zone montane, che sempre di più si sta differenziando. La tecnologia, invece che ridurre le distanze, rischia di aumentare le diseguaglianze.
È su questo che vorrei fare un'ultima considerazione. Abbiamo anche un'altra sfida: riuscire a coniugare quelle che sono le conquiste della scienza, della tecnica e della farmaceutica con l'umanizzazione dell'applicazione delle stesse. Dobbiamo pensare ai 6 milioni di italiani e di italiane che non si curano più, perché non ne hanno la possibilità. Dobbiamo rifiutarci di costruire una società futura dove esiste lo scarto di cui parlava Papa Francesco, perché compito dello Stato è soprattutto organizzarsi per difendere i più fragili, i più deboli, quelli che hanno bisogno, in maniera particolare quando si parla di salute .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maccari. Ne ha facoltà.
CARLO MACCARI(FDI). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, stimato Sottosegretario, Fratelli d'Italia voterà convintamente a favore della mozione di maggioranza, perché oggi affermiamo in quest'Aula una verità semplice, ma essenziale, peraltro che ho avuto già modo di sentire anche dai colleghi che mi hanno preceduto. La sanità in Italia, la sanità pubblica in Italia sta rialzando la testa, grazie al Governo Meloni, grazie al lavoro serio della maggioranza, grazie all'impegno del Ministro Schillaci e del Sottosegretario Gemmato e grazie anche all'impegno di questo Parlamento, che hanno riportato rigore, responsabilità, visione strategica in un settore che, per troppo tempo, è rimasto trascurato.
I numeri da soli parlano e dicono cose importanti: dal 2022 al 2026 il Fondo sanitario è cresciuto da 125 a quasi 143 miliardi di euro e, in tre anni di legislatura, un Esecutivo mai aveva investito oltre i 17 miliardi aggiuntivi in questa sanità, in un quadro ereditato di finanza pubblica che è sotto gli occhi di tutti e che dovrebbe essere compreso in particolare da qualcuno in quest'Aula. Sono risorse vere, indirizzate su ciò che conta davvero: a rafforzare il personale, a rafforzare i rinnovi contrattuali, a rafforzare l'indennità di specificità, in prevenzione, in e nella medicina territoriale.
Abbiamo trovato un Servizio sanitario indebolito, rallentato, appesantito da anni di immobilismo, un modello non più idoneo, vecchio nell'approccio, non funzionale nelle risposte e, mentre qualcuno in passato ha preferito fare bandierina e propaganda, il Governo Meloni ha scelto di intervenire con coraggio e con concretezza. Per la prima volta, la legge nazionale introduce strumenti veri per contrastare, ad esempio, uno dei nodi più delicati per i cittadini, le liste d'attesa. Siamo intervenuti non solo con iniezioni di supporto economico alle regioni, ma agendo sul controllo operativo e sostenendo modelli innovativi. Il Piemonte, ad esempio, sta dimostrando che, con un contratto aperto con i propri operatori e aprendo le proprie agende il sabato e la domenica, sta incidendo in maniera precisa sui bisogni dei nostri cittadini. Oggi abbiamo, ad esempio, il centro unico di prenotazione sanitario, che permetterà al Governo di capire dove, quando, come e su quali prestazioni ci sono ritardi territoriali. Abbiamo permesso di aprire - come dicevo prima - gli ambulatori anche nei fine settimana.
Inoltre, questo Governo interviene sulla prevenzione: abbiamo ampliato gli oncologici gratuiti, abbiamo esteso le fasce di età, abbiamo investito sulla prevenzione del tumore del polmone, abbiamo rafforzato le campagne vaccinali e abbiamo introdotto strumenti per rendere la prevenzione un pilastro permanente di questo Servizio sanitario nazionale.
È sul territorio, però, che è in atto la sfida e la trasformazione più grande degli ultimi decenni: case della comunità e ospedali di comunità, che, anche se a geometria variabile sul nostro territorio nazionale, si stanno muovendo e stanno diventando fatti concreti; poi, lo sforzo di sostenere la telemedicina, un'assistenza domiciliare potenziata, la farmacia dei servizi. Mi spiace aver compreso, da qualche intervento in quest'Aula, di questa contrapposizione o di questa concorrenza tra la farmacia dei servizi e le case di comunità. Basterebbe vedere la densità e la loro struttura per capire che non possono essere in concorrenza, anzi devono essere fortemente integrate.
Le case di comunità, quando saranno tutte realizzate, quando tutte avranno il personale, avranno una densità di una ogni 60.000 abitanti; le farmacie in Italia sono mediamente una ogni 2.500 abitanti. Ed è evidente che se parliamo di prossimità e di capillarità, non possiamo mettere a confronto un modello che poggia su 60.000 abitanti di media con un modello che poggia su qualche migliaio di abitanti Ed è evidente che queste contrapposizioni non fanno bene alla definizione dei ruoli nelle strutture.
Abbiamo anche potenziato gli organici per migliorare i servizi territoriali attraverso uno stanziamento di oltre 500 milioni di euro che entreranno definitivi nella prossima legge di bilancio. Lo diciamo senza mezzi termini, lo riaffermiamo anche in quest'Aula: il Servizio sanitario nazionale rimarrà pubblico, rimarrà forte, moderno e sostenibile. Sinceramente, fatemi dire che il continuo richiamo, che anche in quest'Aula spesso riecheggia, sull'inopportunità di finanziare la cosiddetta sanità privata confonde spesso la ragione sociale dell'erogatore con il ruolo pubblicistico della prestazione.
L'articolo 118 della Costituzione declina, in modo magistrale ed inequivocabile, la sussidiarietà come modalità possibile ed auspicabile dell'organizzazione della società e della capacità che essa ha di rispondere ai propri bisogni; quindi, oggi, un grazie anche agli operatori di quelle fondazioni, delle associazioni, degli enti no-profit, degli istituti di ricerca scientifica, che quotidianamente dedicano la loro vita ad accudire i cittadini nel momento di bisogno, a fare ricerche e a fare università. Ma per garantire questo e tutto questo servono tre fattori sostanziali: le risorse, che il Governo Meloni sta garantendo; la capacità di attuazione da parte delle regioni, che sono titolari della responsabilità gestionale di quanto avviene; e un Ministero, questo è il dato vero, è la novità di questo nuovo percorso, che ha un ruolo attivo di garante e di vigilante sul percorso che le regioni devono attuare. Non si accetteranno più zone grigie, non si accetteranno ritardi, inefficienze che ricadono in maniera inequivocabile sui cittadini.
Questa mozione chiede al Governo di proseguire, quindi, con ancora più forza lungo una rotta che è già stata tracciata: rafforzare il personale, ampliare e consolidare la prevenzione, ampliare gli , garantire equità territoriale, sostenere la salute mentale, migliorare l'integrazione sociosanitaria e continuare la modernizzazione digitale del Servizio sanitario nazionale che sostiene la telemedicina come perno di efficienza. È una visione chiara, una sanità che non aspetta il cittadino ma che lo raggiunge a domicilio non solo in erogazione di prestazione ma in ascolto principalmente.
La riorganizzazione del territorio assicurerà non solo una sanità di prossimità ma anche l'integrazione sociosanitaria e l'attuazione di progetti mirati affinché ciò venga garantito.
Colleghi, quando si parla di sanità, non si parla solo di numeri ma di persone e, soprattutto, di cittadini detentori di diritti, in particolare, quello importante e fondamentale del diritto alla salute.
Il Governo Meloni sta facendo esattamente questo: rimettere al centro la salute come diritto universale, non come bandiera politica. Per questo motivo, Fratelli d'Italia sostiene questa mozione con convinzione, con determinazione e anche - lasciatemelo dire - con l'orgoglio di chi sa che sta contribuendo a scrivere una nuova fase del nostro Servizio sanitario nazionale. Concludo con chiarezza, senza ambiguità: noi il Servizio sanitario nazionale lo difendiamo non a parole, lo difendiamo nei fatti.
Per tutte queste ragioni il gruppo di Fratelli d'Italia esprime un voto favorevole, forte e chiaro, un voto per il futuro della sanità italiana, per una sanità più moderna, più giusta e più vicina ai cittadini
PRESIDENTE. Passiamo all'ultimo intervento. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà. Però non per un minuto, di più.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Vi chiedo scusa, ma io voterò contro tutte le vostre mozioni e ho due minuti per spiegarvi il perché. Tutte le vostre mozioni iniziano con: più soldi, più soldi, più soldi e semmai qualcuno dice: “quando c'ero io c'erano più soldi di quando c'eri tu”. Guardiamo gli ultimi 25 anni: nel 2000 alla sanità andavano 66 miliardi, quest'anno ne vanno 143. Stiamo parlando di un aumento in termini reali, cioè dopo l'inflazione, del 57 per cento. Quattro volte maggiore della crescita del PIL. Passiamo a un altro argomento della spesa pubblica similare. Nel 2000 sulla spesa sociale noi spendevamo 195 miliardi di euro, quest'anno ne spendiamo 445. Abbiamo un aumento del 70 per cento in termini reali e il numero di poveri in Italia è quasi raddoppiato: da 3 milioni che erano nel 2000 a quasi 6 milioni che sono adesso. Questi due esempi non vi fanno venire il dubbio che nella spesa pubblica italiana, anche nella sanità, non è più un problema quanto si spende ma come si spende? Perché non è la quantità di soldi che manca, è l'organizzazione del servizio. Ad esempio, noi pensiamo, senza ambiguità, che la gestione della sanità vada tolta alle regioni, perché, altrimenti, non riusciamo ad attuare politiche di uniformazione degli standard di efficienza del servizio.
Quindi, il motivo per cui io voto contro a tutte queste mozioni è che noi dobbiamo dare un messaggio agli italiani molto chiaro: nella spesa pubblica italiana non è più un problema fare un euro in più dell'altro, anche perché tutti questi soldi vengono dalle tasse dei cittadini, non vengono dal cielo. È anche inutile chiedere di toglierli dal Patto di stabilità, perché, anche se li togli da una regola contabile, sono sempre soldi che, alla fine, vai a chiedere attraverso le tasse dei cittadini italiani. Il problema della spesa pubblica italiana, anche della sanità, non è più quanto si spende, ma come si spende: o abbiamo il coraggio di affrontare questa sfida o sarà una sfida che perderemo tutti quanti insieme stavolta.
PRESIDENTE. Dunque, passiamo ai voti.
Come da prassi, le mozioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Per quanto riguarda le votazioni per parti separate )… Colleghi, colleghi, per favore ! Collega Marattin, per favore! Colleghi! Collega Marattin, per favore!
Adesso passiamo ai voti.
Per quanto riguarda le votazioni per parti separate, faccio presente che i presentatori delle mozioni, ove necessario, hanno prestato il consenso previsto a seguito delle riforme regolamentari.
Passiamo alla votazione della mozione Girelli ed altri n. 1-00485.
Avverto che i presentatori della mozione n. 1-00485 hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo, ad eccezione dell'espunzione dei capoversi 5° e 6° della premessa, e pertanto è stata richiesta la votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, la mozione nella sua interezza, ad eccezione ovviamente dei capoversi 5° e 6° della premessa e, a seguire, congiuntamente tali capoversi.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Girelli ed altri n. 1-00485, come riformulata, ad eccezione dei capoversi 5° e 6° della premessa, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 5° e 6° della premessa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della mozione Zanella ed altri n. 1-00525.
Avverto che i presentatori della mozione n. 1-00525 hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo, ad eccezione dell'espunzione dei capoversi 4°, 7°, 8°, 9°, 10°, 17° e 18° della premessa e, pertanto, è stata richiesta la votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, la mozione nella sua interezza, ad eccezione dei capoversi 4°, 7°, 8°, 9°, 10°, 17° e 18° della premessa e, a seguire, congiuntamente tali capoversi.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Zanella ed altri n. 1-00525, come riformulata, ad eccezione dei capoversi 4°, 7°, 8°, 9°, 10°, 17° e 18° della premessa, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 4°, 7°, 8°, 9°, 10°, 17° e 18° della premessa della mozione Zanella ed altri n. 1-00525, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della mozione Marianna Ricciardi ed altri n. 1-00526.
Avverto che i presentatori della mozione Marianna Ricciardi ed altri n. 1-00526 hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo, ad eccezione di quella relativa al 12° capoverso del dispositivo e dell'espunzione dei capoversi 6° e 16° della premessa; pertanto, è stata richiesta la votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, la mozione nella sua interezza, ad eccezione del 12° capoverso del dispositivo e dei capoversi 6° e 16° della premessa; a seguire, il 12° capoverso del dispositivo; in fine, congiuntamente, i capoversi 6° e 16° della premessa.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Marianna Ricciardi ed altri n. 1-00526, come riformulata, ad eccezione del capoverso 12° del dispositivo e dei capoversi 6° e 16° della premessa, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 12° capoverso del dispositivo della mozione Marianna Ricciardi ed altri n. 1-00526, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui capoversi 6° e 16° della premessa della mozione Marianna Ricciardi ed altri n. 1-00526, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della mozione Vietri, Loizzo, Patriarca, Brambilla ed altri n. 1-00527.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Vietri, Loizzo, Patriarca, Brambilla ed altri n. 1-00527, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo alla votazione della mozione Ruffino ed altri n. 1-00530.
Avverto che i presentatori della mozione hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo e, pertanto, il parere è favorevole sulla mozione nella sua interezza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Ruffino ed altri n. 1-00530, come riformulata, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo alla votazione della mozione Boschi ed altri n. 1-00531.
Avverto che i presentatori della mozione non hanno accettato le riformulazioni proposte dal Governo e, pertanto, il parere deve intendersi contrario sulla mozione nella sua interezza.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Boschi ed altri n. 1-00531, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Secondo le intese intercorse, l'ulteriore argomento iscritto all'ordine del giorno della seduta odierna è rinviato alla prossima settimana.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
Onorevole Grimaldi, aspettiamo un minutino.
Credo che possiamo provarci.
MARCO GRIMALDI(AVS). Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, chiediamo un'informativa urgente al Governo, perché, infine, è accaduto. Avevamo depositato interrogazioni, chiesto un intervento dei Ministri, della Presidente del Consiglio. Adesso è ufficiale: il gruppo Gedi ha confermato la trattativa in esclusiva con il gruppo greco Antenna dell'armatore Theo Kyriakou.
Verranno cedute , le radio e le attività digitali; , il giornale fondato e cresciuto nella mia città a quanto pare non interessa ai greci, potrebbe andare a Nem, l'editrice di Enrico Marchi. È ufficiale comunque la vendita. I vertici di Gedilo hanno confermato al comitato di redazione. Per questo, i giornalisti sono entrati in stato di assemblea permanente. Fateci dire una prima cosa: a ognuno di loro ci stringiamo, perché sono stati colpiti e umiliati, Presidente, trattati come merce usa e getta.
Oggi non è uscita e, guardate, non è uscita benché fosse prevista la visita del Presidente Mattarella. Vi ricordate? Era lì, perché, dopo l'assalto di qualche settimana fa, sarebbe stato lì in solidarietà. Poi ci sono altre cose di cui forse non sapete: per esempio c'è , un'altra testata storica piemontese, fra le più antiche, che, in questa partita fra colossi, rischia di essere schiacciata.
Siamo di nuovo davanti a un piano di svendita italiana, senza alcuna certezza per il futuro e per il lavoro di tutti i giornalisti e le giornaliste di quelle redazioni, e non solo.
Coloro che hanno fatto vivere le testate, le radio e i siti digitali oggi rischiano di pagare il prezzo delle speculazioni finanziarie degli eredi degli Agnelli (vogliamo chiamarli col loro nome in quest'Aula). Già, Elkann continua la sua fuga industriale dall'Italia: non bastava l'amara vicenda di Stellantis, saluta anche il mondo dell'editoria, come un ospite distratto che lascia la tavola in disordine. Ma voi sapete quanti fondi ha ricevuto Gedi per i prepensionamenti e per il sostegno all'editoria? Li abbiamo presentati noi in questi anni. E sapete quanti utili si è fatta Exor in questi anni? Allora, caro John Elkann, perché ha respinto l'offerta di Del Vecchio, che forse avrebbe permesso il rilancio del gruppo?
Glielo chiediamo da quest'Aula. Il 19 marzo di quest'anno, qui, alla Camera, aveva provato a convincerci, senza successo nel nostro confronto, che non se ne stava andando via, che la sua storia era una storia di successo italiano. Fateci dire, su una cosa ha ragione: i dividendi gli davano e gli danno ragione. Ma andate a chiedere agli operai, andate a chiederlo oggi ai giornalisti, potrebbero raccontare altro. Aprire la porta ai greci significa voltarsi ad un futuro del tutto incerto. Incerto per la linea editoriale del giornale, incerto per il mantenimento degli organici.
Un patrimonio editoriale costruito in decenni di lavoro, di sacrifici, consegnato ad un amico del Governo di destra greco. Ecco, Elkann ha venduto la storia del giornalismo italiano. Nel 2026 avrebbe compiuto un centenario, quello dell'acquisizione della famiglia Agnelli. Un compleanno che, evidentemente, questa famiglia non vuole festeggiare. Noi torinesi, eredi del movimento operaio, ci teniamo più di loro. Spesso abbiamo contestato, criticato anche, quel giornale, ma quel giornale è un patrimonio della nostra città.
Un bene di tutte e tutti qui dentro, una voce che non può e non deve spegnersi. Una storia fatta di redazioni, autori, ma anche tecnici, operatori, che ogni giorno garantiscono informazione e cultura. Non abbiamo esitato a condannare le violenze alla redazione de da parte di un gruppo di giovani manifestanti, ma oggi Elkann sta violando quella redazione e la libertà di informazione molto più gravemente. Eppure il Governo tace, come se non stesse succedendo niente, e noi non possiamo accettarlo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche il nostro gruppo si associa alla richiesta di un'informativa urgente al Governo sulle vicende che riguardano la vendita del gruppo Gedi e ovviamente, in particolare, quella de . La vendita de e de oltre, come è stato ricordato, e le radio, è una vicenda che va avanti da mesi nell'assoluta e totale opacità. Io vorrei ricordare che soltanto alcune settimane fa John Elkann si era recato a e aveva rilanciato il ruolo del giornale, sostanzialmente negando che ci fossero trattative.
E invece oggi è apparsa in maniera evidente una trattativa globale, che riguarda, come dicevamo prima, e . Per cui - lo abbiamo già fatto per il tramite di tutti i parlamentari piemontesi, del segretario regionale, della capogruppo in consiglio regionale del Piemonte - esprimiamo la nostra piena solidarietà in questi giorni di sciopero e di difficile mobilitazione della redazione de , che oggi non è in edicola.
Seguiamo con preoccupazione le dinamiche di incertezza che gravano sul futuro del giornale, ma quel che ci preme sottolineare oggi è che la vertenza de non è come le altre, ma è una battaglia che riguarda fino in fondo anche la qualità della democrazia nel nostro Paese. non è e non può essere considerato un semplice da spostare o frammentare su un tavolo di trattative finanziarie aziendali. Questo giornale ha rappresentato per tanto tempo, per oltre un secolo, la voce storica di Torino e del Piemonte, ed è un patrimonio culturale inestimabile, che racconta e ha raccontato l'Italia e il mondo con l'autorevolezza che gli è da tutti riconosciuta.
È un pezzo, quindi, significativo della nostra storia collettiva. La nostra preoccupazione, quindi, è sul livello e la qualità della democrazia, ed è la ragione per cui chiediamo l'intervento del Governo, anche per fare chiarezza, per avere una prospettiva rispetto sia a che a . La nostra preoccupazione è che il destino dei posti di lavoro, che è una preoccupazione che, ovviamente, c'è in tutte vertenze, si unisce ad una preoccupazione più generale sul mantenimento di un presidio di informazione libera, indipendente, forte e, come da tutti testimoniato, radicato sul territorio.
Tutelare significa tutelare un bene comune, che appartiene ai lettori tanto quanto a chi scrive o ci lavora. Quindi vorrei riaffermare in questa sede la vicinanza del Partito Democratico ai lavoratori, ma soprattutto - lo sottolineo di nuovo - alla loro richiesta, alla richiesta del Cdr e di tutti i lavoratori che sono in assemblea, di chiarezza e di garanzie serie. La dignità professionale e la storia che rappresentano i giornalisti e il personale de meritano rispetto e prospettive solide .
Le parole e gli impegni presi dalla proprietà sul futuro del giornale devono essere onorati. e meritano serietà, solidità e una prospettiva chiara. È stato ricordato un anniversario: l'anno prossimo sarà il cinquantenario dalla prima uscita de , diretta allora da Eugenio Scalfari. È in gioco un pezzo della stampa libera in questo Paese, e il Governo, il Governo dei patrioti, che si riempie la bocca ogni due per tre degli interessi nazionali, non ha dato segni di vita su questa vicenda. Due dei principali giornali italiani stanno per passare ad un gruppo straniero, e su questo non c'è stato neanche un rigo da parte dei sostenitori degli interessi nazionali.
Chiediamo quindi - e questa è un'informativa forte che noi chiediamo al Governo - che si discuta in quest'Aula, perché non c'è in gioco soltanto il futuro dei lavoratori de , de , de , delle radio che fanno parte del gruppo Gedi, ma, ripeto, c'è un pezzo di democrazia di questo Paese, perché una democrazia matura, una democrazia vera, ha nella libertà di stampa una delle sue fondamenta, e quello che sta avvenendo rischia seriamente di mettere in discussione quella che dovrebbe essere una certezza per la democrazia italiana .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Sì, grazie, Presidente. Per associarci anche noi, come MoVimento 5 Stelle, a questa richiesta, e, come abbiamo già fatto formalmente con una nota stampa, ribadiamo anche qui, in quest'Aula, la nostra vicinanza e la nostra solidarietà alla comunità del gruppo che sta vivendo un momento sicuramente complesso e difficile, lavoratori e lavoratrici che certamente non meritano questo trattamento.
Perché meriterebbero un rispetto che francamente - e lo dico da chi ha vissuto e vive la comunità locale di Torino - non abbiamo mai visto negli ultimi anni da parte della proprietà e dalla famiglia Elkann. Noi oggi chiediamo trasparenza, perché la meriterebbero i giornalisti, ma quella trasparenza non l'abbiamo mai vista su operazioni che hanno visto migliaia di lavoratori coinvolti come in Stellantis, non la stiamo vedendo adesso su Iveco, e purtroppo - e per questo siamo fortemente preoccupati e chiediamo un intervento del Governo - non la vedremo, almeno ad oggi non la vediamo, su questa operazione che riguarda il gruppo Gedi.
Il nostro territorio non solo ha dato tanto, ovviamente, a Elkann e alla proprietà, ma oggi ha perso tanto, e non può permettersi di perdere un ulteriore presidio, un ulteriore centro di attenzione a livello nazionale. Mi riferisco alla mia città. E allora, Presidente, io ormai ho capito che, quando si tratta di alzare la voce con la famiglia Elkann, i banchi della maggioranza sono vuoti e le voci spariscono. Però, Presidente, noi ci aspettiamo che il Governo qualcosa dica, noi ci aspettiamo che la Presidente Meloni la voce la faccia sentire. Come si tutela l'informazione? Come si tutelano i lavoratori e le lavoratrici?
Stando zitti e scappando con i banchi vuoti, senza avere il coraggio, perché la famiglia Elkann è intoccabile? No, guardi, che in questo Paese a dover essere intoccabili sono i lavoratori e le lavoratrici, non la proprietà, che dà come dividendi miliardi e, dall'altra parte, manda in cassa integrazione e svende quelle che sono delle eccellenze a livello nazionale. E allora, Presidente, io li ho visti i Ministri sfilare alla redazione de , uno dopo l'altro, con grande attenzione e grande presenza nelle ultime settimane, giustamente, perché quella redazione ha subito un attacco squadrista, violento.
Ma tutti quei Ministri, tutte quelle voci che erano pronte lì, giustamente, ad abbracciare quella comunità, dove sono oggi? Dove sono? Allora io mi aspetto che la Presidente Meloni e il Governo vengano qui, ci dicano che l'informazione è importante, ci dicano che quei posti di lavoro vanno tutelati, ci dicano che quell'operazione non può essere sulla pelle di lavoratori e lavoratrici, ci dicano che la famiglia Elkann non è su un podio rispetto agli altri di questo Paese e non può subire un trattamento diverso da quello che, invece, subiscono, un dramma, questi lavoratori e lavoratrici, che non sanno cosa gli accadrà domani.
Perché se non lo farà, Presidente, allora, come abbiamo già visto su tante altre cose, le sue saranno sempre e solo parole vuote. Il problema è che a pagare il prezzo non è lei, non è la famiglia Elkann, non sono i Ministri, non è la maggioranza, non siamo noi qui che stiamo alzando la voce. Sa chi è? Sono sempre gli stessi, sono l'ultima parte di questo Paese non per importanza, ma per mancanza di rispetto: sono i lavoratori e le lavoratrici precari, sottopagati, che fanno servizi spesso difficili, che fanno un lavoro difficile come l'informazione e che vengono trattati a pesci in faccia, perché nei fatti, ad oggi, sono abbandonati. Noi siamo con loro oggi .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.