PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
FABRIZIO CECCHETTI, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, il Ministro dell'Università e della ricerca, il Ministro dell'Istruzione e del merito e il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. L'onorevole Del Barba ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02390 .
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, siamo molto preoccupati per il taglio che si preannuncia in legge di bilancio per quanto concerne il Fondo per la qualità dell'aria. Come lei sa, 40.000 morti premature all'anno sono attribuibili al PM 2.5, la Pianura padana è una delle aree più inquinate al mondo. Ci domandiamo come lei intenda intervenire di fronte a questo taglio.
PRESIDENTE. Il Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, ha facoltà di rispondere.
NELLO MUSUMECI,. Grazie, signor Presidente. Onorevoli parlamentari, ho il dovere di premettere all'onorevole interrogante che la materia non è di diretta pertinenza della struttura della Protezione civile. È una materia che attiene essenzialmente al Ministero dell'Ambiente, e tuttavia non ci sottraiamo al dovere di rispondere e abbiamo acquisito gli elementi tanto dal Ministero della Salute quanto dal Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica per rendere concreta quest'attività ispettiva.
Lei ha chiesto, e io lo ricordo per me stesso, di sapere quali iniziative il Governo intenda assumere per garantire adeguate risorse per assicurare il miglioramento della qualità dell'aria e per rafforzare il ruolo della Protezione civile nella gestione del rischio sanitario-ambientale legato all'inquinamento atmosferico, mediante specifici piani di emergenza, sistemi di allerta e misure di tutela per le fasce di popolazione più vulnerabili.
Occorre, quindi, precisare che il Servizio nazionale della Protezione civile tutela la vita, l'integrità fisica, i beni, gli insediamenti, gli animali e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall'attività dell'uomo. La presenza dell'evento calamitoso, quindi, resta centrale nel sistema delle competenze del Servizio nazionale della Protezione civile. Le attività di prevenzione che il Dipartimento promuove, attraverso anche le istituzioni sul territorio, tendono a evitare o ridurre la possibilità che si verifichino danni conseguenti a eventi calamitosi.
La gestione dell'emergenza riguarda le misure e gli interventi diretti ad assicurare il soccorso e l'assistenza alle popolazioni colpite dagli eventi calamitosi. Alla luce di quanto rappresentato, con specifico riferimento ai fatti oggetto dell'interrogazione, non emerge uno specifico evento calamitoso riconducibile alle competenze del Servizio nazionale della Protezione civile. Il Dipartimento della Protezione civile non è, infatti, titolare di competenze in tema di qualità dell'aria, né in termini di sistemi di monitoraggio, né in termini di allertamento.
Rientra invece, nell'ambito delle competenze regionali la redazione del Piano di tutela della qualità dell'aria. Si rappresenta, inoltre, che la nuova direttiva di qualità dell'aria, che entrerà in vigore alla fine del 2026, impone precisi e stringenti compiti di comunicazione per le amministrazioni competenti in materia. Sarà inoltre definito un apposito indice da attivare a livello nazionale e pubblicato sui siti Internet delle amministrazioni competenti al fine di informare in tempo reale i cittadini. Infine, mi pare utile sottolineare all'onorevole interrogante che, a partire dal 2028, i Piani di qualità dell'aria dovranno contenere apposite azioni da mettere in campo nel caso in cui tali soglie venissero superate.
Le competenze relative agli stanziamenti e alle risorse finanziarie necessarie al raggiungimento degli obiettivi, come si evince da questa risposta, non rientrano fra le competenze dirette della mia struttura ministeriale. Tuttavia, mi farò carico di interloquire con il collega del Ministero dell'Ambiente per evidenziare le osservazioni che lei, con garbo, ha voluto oggi mettere in evidenza.
PRESIDENTE. L'onorevole Del Barba ha facoltà di replicare.
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. La ringrazio, signor Ministro, per essersi fatto carico di queste tematiche, nonostante, come lei ha giustamente sottolineato, non fossero di sua diretta pertinenza. Tuttavia, ciò che ci ha spinti a rivolgerci a lei è il fatto che è anche altrettanto di tutta evidenza che, nel momento in cui si decide di tagliare del 63 per cento - ripeto, del 63 per cento - il Fondo deputato per la qualità dell'aria, è evidente che allora i suoi colleghi dei Ministeri dell'Ambiente e della Salute non hanno alcun interesse con riguardo a questa problematica. È evidente che ci troviamo già nella fase di emergenza.
Ebbene, è evidente che tra poco sarà una sua competenza, perché di fronte al fatto che noi abbiamo numeri preoccupantissimi in Pianura padana, preoccupantissimi, morti premature che sono causate da PM 2.5 e PM 10, e i Ministeri competenti decidono di tagliare i fondi, non ci resta altro che lo strumento della Protezione civile. Allora lei non solo ha fatto una ricognizione opportuna, ma, quando riferirà ai suoi colleghi, riferisca anche questi numeri, che, evidentemente, devono essergli sfuggiti, perché riteniamo inconcepibile un taglio del 63 per cento di fronte alla problematica e al numero di morti associati alla problematica stessa. Meno prevenzione e meno monitoraggio significa anche meno capacità di intervenire.
È evidente che siamo di fronte a una vostra scelta politica. Ci sfugge il motivo per cui avete deciso che la sanità e la salute…
MAURO DEL BARBA(IV-C-RE). … dei cittadini non siano una priorità. Le chiediamo, allora, di prepararsi.
PRESIDENTE. La deputata Marianna Ricciardi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Caso ed altri n. 3-02391 di cui è cofirmataria.
MARIANNA RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Ministra, se suo figlio le dicesse di aver sostenuto un esame in cui il 90 per cento degli studenti è stato bocciato e che quando ha provato a confrontarsi per chiedere più materiale didattico e più tempo per studiare, il Ministro dell'Università in carica lo ha definito inutile e comunista, lei come reagirebbe? Io direi a mio figlio di continuare a impegnarsi, a confrontarsi e che non sempre merito ed educazione vanno di pari passo con l'importanza del ruolo ricoperto. Allora, poiché lei è al vertice dell'Università e ha il potere di incidere sulla vita di migliaia di studenti, la invito a rivedere la riforma dell'accesso a medicina, che ha soltanto generato più ansia tra gli studenti e ha peggiorato la qualità della formazione dei medici. Pertanto, le chiedo: cosa ha intenzione di fare per rivedere questa riforma e impedire che migliaia di studenti perdano un anno della loro vita ?
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere.
ANNA MARIA BERNINI,. Grazie, Presidente. Grazie, collega Ricciardi. La prima risposta che mi sento di dare è che gli studenti, i 55.000 studenti che hanno avuto accesso per la prima volta al corso di laurea in medicina e chirurgia, odontoiatria e veterinaria non perderanno un anno, perché si stanno formando e stanno accumulando crediti formativi e avranno la possibilità di accedere alla graduatoria che sarà tutta riempita anche attraverso debiti d'esame. Ma questo sarà oggetto di un'informativa che mi sono permessa di chiedere al Parlamento nella giornata di domani, perché tre minuti non bastano per illustrare la riforma e spiegare alle persone, non solo a noi stessi, che cosa stiamo facendo. Non mi sono mai sottratta al dialogo né nelle sedi istituzionali né nelle piazze, anche, diciamo, a fronte di dissensi molto accesi. Quello che mi sento di dire, rispetto alla sua richiesta, collega, è che vorrei sgombrare il campo soprattutto da un equivoco di fondo: parlare di fallimento, perché meno del 10 per cento, non il 10 per cento, ma meno del 10 per cento ha superato tutte le prove al primo colpo significa non avere compreso il senso della riforma. Gli appelli sono due ed esiste una graduatoria di recupero. Siamo al primo tempo e mezzo di una procedura che si svolge in tre tempi. Dunque, è fisiologico che una prova autentica produca risultati reali e diversificati. Questa è una riforma che cammina con gli studenti, noi non avevamo certezze su quello che sarebbe accaduto e su quali sarebbero stati i risultati d'esame degli studenti. Per questo, abbiamo già predisposto dei correttivi, esattamente come avevamo già predisposto i decreti delegati, parte dei decreti delegati, quando voi a fine maggio ci avete consegnato la norma.
Proprio ieri, durante l'insediamento del nuovo Consiglio nazionale degli studenti universitari, abbiamo deciso con loro di istituire un gruppo permanente di confronto proprio su medicina, esattamente come con la Conferenza dei rettori. Sulla trasparenza e sull'equità dei testi i dubbi sollevati sono un po' smentiti dai fatti, poi lo dirò meglio domani. CINECA, che è il consorzio che ha messo il supercalcolo a disposizione di questa riforma, ha attivato un monitoraggio tecnologico senza precedenti e i milioni di dati analizzati ci dicono che non c'è stata alcuna fuga sistematica. Al primo appello, su 55.000 candidati, solo 17 sono stati sanzionati per l'uso dei cellulari, cioè lo 0,03 per cento: è un dato importante, perché una parte della narrativa era legata a un'irregolarità del primo test d'esame, del primo appello d'esame.
Quanto alle misure che lei mi chiede, le anticipo che noi abbiamo intenzione di continuare a esercitare, sulla base di un principio di equità, inclusività e democrazia, lo svolgimento di questa riforma. Per la prima volta, lo ripeto, sono entrati tutti gli studenti che chiedevano di entrare e li stiamo formando; sono stati formati non solamente attraverso una didattica in presenza o a distanza, ma anche attraverso materiali che noi abbiamo messo a disposizione e piattaforme di simulazione. Non abbiamo…
ANNA MARIA BERNINI,. …chiedo scusa, continuerò domani. Non abbiamo intenzione di tornare indietro perché consideriamo inaccettabile ritornare all'orribile mercato dei test e delle società che erogano formazione, finta formazione su test selettivi e non formanti, dai quali tutti noi abbiamo convenuto di dover fuggire.
ANNA MARIA BERNINI,. Mi scuso di avere sottratto tempo…
PRESIDENTE. Non si preoccupi, ci mancherebbe.
ANNA MARIA BERNINI,. ...a chi verrà dopo di me e rimando tutte le considerazioni successive, soprattutto per rassicurare le famiglie e gli studenti, alla giornata di domani.
PRESIDENTE. Sarà poi oggetto della Conferenza dei capigruppo di oggi che, eventualmente, fisserà l'informativa a cui ha fatto cenno il Ministro dell'Università e della ricerca. Il deputato Caso ha facoltà di replicare.
ANTONIO CASO(M5S). Grazie, Presidente. Ministra, lei può provare a raccontare una storia diversa, ma che il semestre filtro, la sua riforma dell'accesso a medicina sia stato un disastro totale è ormai palese, chiaro ed evidente a tutti. Ricordiamolo: voi avete provato a raccontare che sarebbe stato addirittura abolito il numero chiuso, che ci sarebbe stato un accesso più democratico possibile, più meritocratico possibile. Propaganda, propaganda ! Pur di portare avanti questa vostra becera propaganda avete partorito una riforma che era un disastro annunciato, e così è stato. Ora è difficile rattoppare, Ministra. Serve un cambio radicale, serve rivedere interamente tutto e bisogna farlo soprattutto ascoltando i protagonisti del fallimento di questa sua riforma, quelli che l'hanno vissuto sulla propria pelle. Proprio per questo, dopo le inizierò a consegnare un primo elenco di domande che gli studenti vogliono porre, visto che, in genere, lei è stata molto restia ad ascoltare quegli studenti; quegli studenti che proprio voi avete utilizzato come cavie; quegli studenti che lei ha ben pensato di insultare - ricordiamolo -, che lei ha ben pensato di chiamare, di definire “poveri comunisti”, di definire “inutili”. Ministra, lei ha chiamato degli studenti “inutili”, ha detto loro che sono “inutili” e un Ministro dell'Università e della ricerca che fa questo ha una sola strada: le dimissioni. Ha una sola strada. Sì, Ministra, perché da lei oggi avremmo voluto ascoltare anche determinate parole, ovvero: ho sbagliato, chiedo scusa agli studenti dell'UDU, chiedo scusa a tutti gli studenti del semestre filtro.
Se alza la testa, una piccola delegazione ora può vederla proprio qui, che ci segue dalle tribune. In realtà, dovrebbe chiedere, però, scusa a tutto il mondo dell'università e della ricerca…
ANTONIO CASO(M5S). … perché, Ministro - e arrivo a conclusione -, lei e il suo Governo verrete ricordati come quelli che l'università pubblica l'hanno distrutta, quelli che hanno affossato il Paese e l'avete fatto cantando: “chi non salta comunista è” .
PRESIDENTE. La deputata Grippo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Ruffino ed altri n. 3-02392 di cui è cofirmataria.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. L'autorevole rivista di scuola - che approfittiamo per ringraziare per il pedissequo lavoro di analisi che fa sulla vita della scuola - ha rilasciato dei dati veramente preoccupanti: 9 edifici su 10 in Italia non dispongono di una o più certificazioni di sicurezza. Stiamo dicendo che 36.000 edifici hanno problemi di certificazione di sicurezza su 40.000. Sono dati devastanti e sono ancora più preoccupanti i dati relativi alle zone ad alto rischio sismico, l'Abruzzo, i Campi Flegrei, dove metà degli edifici scolastici risultano senza collaudo statico.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Dai sindaci di tutta Italia arriva una richiesta di aiuto. Noi la interroghiamo: cosa intende fare sia per gestire l'emergenza, sia per un intervento più strutturale sull'edilizia scolastica.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA,. Grazie, signor Presidente. Gentile onorevole, preliminarmente preciso che i dati relativi alla sicurezza e alle certificazioni degli edifici scolastici, riportati nel che lei ha richiamato, non sono aggiornati e non tengono conto di una realtà profondamente diversa. La redazione e l'aggiornamento della documentazione afferente alla sicurezza rientrano nelle competenze degli enti locali proprietari degli immobili quanto al certificato di agibilità, al certificato di prevenzione incendi e al certificato di omologazione della centrale termica. Ai dirigenti scolastici spetta, invece, la redazione del documento di valutazione dei rischi e del piano di evacuazione.
Solo questi soggetti sono legittimati a inserire tali adempimenti nella sezione dedicata dell'anagrafe dell'edilizia scolastica. La presenza di dati incompleti o l'assenza di determinate certificazioni nell'anagrafe - quello che ha rilevato - non implica la loro effettiva mancanza. Potrebbe indicare - come spesso significa - il fatto che l'ente locale o la scuola, all'epoca dell'indagine, non si erano attivati per pubblicare nell'anagrafe determinate certificazioni. Quindi, può derivare da un mancato aggiornamento della banca dati. Per questa ragione, il Ministero ha invitato formalmente i dirigenti scolastici ad aggiornare i dati relativi alla sicurezza, rafforzando l'azione con specifiche note di sollecito nei confronti degli inadempienti.
Analogamente, il Ministero ha sollecitato tutti gli enti locali ad aggiornare puntualmente i dati, con particolare riguardo alle sezioni relative alla sicurezza.
Il frutto di questi solleciti, per quanto riguarda i documenti di competenza delle scuole, sta nel fatto che, al 13 dicembre, i valori di pubblicazione sull'anagrafe sono particolarmente elevati: presenza del documento di valutazione dei rischi pari al 94,3 per cento; presenza del piano di evacuazione pari al 96,9 per cento.
Il Ministero, attraverso ulteriori iniziative di competenza, conta di raggiungere il 100 per cento entro i primi mesi del 2026, eventualmente valutando la responsabilità nei confronti di chi non dovesse aggiornare.
Quanto alle azioni a beneficio degli enti locali proprietari, devo rimarcare che con questo Governo è stato avviato, per la prima volta, un piano straordinario di oltre 11 miliardi di euro, che utilizza sia fondi PNRR, sia fondi ministeriali. È il più grande piano di finanziamento relativo alla messa in sicurezza delle scuole italiane mai fatto nella storia della Repubblica. Coinvolge attualmente oltre 10.000 edifici scolastici, circa un quarto del totale, e l'impatto sull'aumento della loro sicurezza si vedrà già a breve, al termine dei lavori.
PRESIDENTE. La deputata Grippo ha facoltà di replicare.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, ci lascia perplessa la sua risposta, non perché imputiamo a lei le condizioni degli immobili scolastici italiani - certo che no -, ma per due ragioni. Primo. Lei ci dice che avete fatto un importante stanziamento, PNRR, soldi che poi pagheranno i nostri figli e nipoti che frequentano le scuole; dopo tre anni, i dati ci dicono che non vengono spesi, chiediamoci il perché. Secondo. Lei ci racconta, per quasi metà della sua risposta, di chi siano le responsabilità. Vede, ho iniziato il mio percorso amministrativo facendo l'assessore alla scuola in un piccolo municipio. Ho fatto un patto con me stessa: non ho mai risposto a un genitore o a uno studente che un problema non mi competeva. Quando veniva giù una scuola, quando non era in sicurezza, quando non c'era il certificato antisismico, competeva alla provincia, competeva al municipio, competeva alla regione, io mi rimboccavo le maniche e mi garantivo che quei bambini e quegli insegnanti andassero a scuola in sicurezza.
Noi le abbiamo detto che il 90 per cento degli edifici italiani non sono in sicurezza e lei mi dice che non è aggiornata l'anagrafe? Io, da Ministro, sarei saltata sulla sedia e sarei andata a verificare uno per uno. Non aspettiamo che ci siano le tragedie. Parliamo del parliamo del caposaldo del nostro futuro. Abbiamo provato, a bilancio, a chiedervi di finanziare la scuola e sottoposto tutte le nostre richieste, libri scolastici gratuiti, interventi per le infrastrutture, per il contenitore e per il contenuto; probabilmente perché lei, dentro al Governo, non ha il potere di farsi dare le risorse. Ebbene, forse è il caso che iniziate a pensare alla scuola sul serio .
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Padre Alberto Guglielmotti”. Arrivano da Civitavecchia, in provincia di Roma, e assistono ai nostri lavori dalle tribune . Benvenuti alla Camera dei deputati.
PRESIDENTE. La deputata Miele ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02393 .
GIOVANNA MIELE(LEGA). Grazie, Presidente. Ministro, finalmente sono state emanate le nuove Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione, al termine di un iter che lei stesso, Ministro, ha definito come espressione di una svolta profonda e di un'impostazione innovativa.
Lei stesso ha rivendicato come tali indicazioni intendano rispondere alla trasformazione di una società in rapido mutamento, capace di interrogarsi sugli scenari futuri, senza tuttavia rinnegare la storia, l'identità culturale e i valori fondanti del nostro Paese.
Secondo l'impostazione dichiarata, l'idea di fondo delle nuove Indicazioni nazionali sarebbe quella di partire dal reale per appassionare le giovani generazioni, ponendo al centro la cultura del rispetto e la lotta contro ogni forma di discriminazione. Sono tanti i nuclei tematici fondamentali.
Le chiediamo, al tal fine, quali siano i contenuti qualificanti delle nuove Indicazioni nazionali e quali siano i tratti che il Ministro ritiene effettivamente innovativi e coerenti con una serie di azioni di riforma del sistema scolastico.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA,. Le nuove Indicazioni nazionali, che, tra l'altro, sono state approvate dopo un lungo percorso di approfondimento e di consultazione anche del mondo della scuola, del sindacato e delle associazioni, che ha coinvolto numerosi e qualificati esperti, sono una risposta ad alcuni problemi reali della scuola italiana e definiscono un cambiamento importante per garantire apprendimenti di sempre maggiore qualità in grado di affrontare le sfide del presente e le sfide del futuro.
Voglio ricordare, innanzitutto, il cambiamento profondo per quanto riguarda il contenuto dell'insegnamento della storia, in particolare nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado. Si rimette al centro la storia dell'Occidente: per sapere dove vogliamo andare, dobbiamo anche sapere da dove veniamo, qual è la nostra identità e quali sono i valori di una civiltà che è una civiltà universale e che ha dato valori importanti, come quelli di democrazia e libertà al mondo intero.
Poi c'è il tema dell'intervento strutturale sull'italiano: rafforziamo la grammatica, la sintassi; interveniamo sulle poesie a memoria, per rafforzare la memoria dei nostri giovani, per garantire a loro, per offrire a loro quel patrimonio di bellezza, di immagini, di sensibilità, anche di espressioni che arricchiscono certamente la loro personalità.
Poi, interveniamo sulla calligrafia, sul corsivo, perché anche questo è un indice di rispetto, di regola che entra direttamente nell'espressione grafica. Interveniamo sul latino - il latino alle medie -, proprio perché, come diceva Gramsci, il latino insegna a studiare, perché rappresenta l'ordine logico, rappresenta il ragionamento logico e, poi, è un patrimonio di valori importante, esprime un patrimonio importante di valori.
Introduciamo la storia della musica per la prima volta nella scuola elementare. Modifichiamo l'insegnamento della geografia, perché è importante saper collocare e definire dal punto di vista anche fisico i fiumi, i monti. Pensate da alcune indagini risulta che alcuni giovani, alcuni studenti, non sappiano neanche situare il fiume Po.
Interveniamo anche sulla matematica, sulle materie STEM, partendo dalla realtà per arrivare alla teoria. E poi interveniamo pure sull'educazione alle relazioni, al rispetto, sull'educazione all'empatia affettiva e all'empatia relazionale. Insomma, con buona pace di chi ci critica, per la prima volta, facciamo noi una vera educazione affettiva .
PRESIDENTE. L'onorevole Miele ha facoltà di replicare.
GIOVANNA MIELE(LEGA). Grazie, signor Ministro. Siamo pienamente soddisfatti della sua risposta che fa chiarezza anche per chi tenta di strumentalizzare la sua azione di riforma scolastica e il suo impegno a rinnovare la scuola, che è la sede deputata alla formazione dei nostri figli, in sinergia con le famiglie.
È fondamentale trasmettere saperi, con un approccio integrato tra scienza, digitalizzazione e cultura umanistica, non solo accumulando saperi, ma fornendo gli strumenti per la formazione del pensiero critico, formando cittadini autonomi, liberi e attivi nella società.
Questo processo passa per la conoscenza delle proprie radici, dei valori portanti della cultura occidentale di cui siamo orgogliosi. Studiare il latino, ad esempio, è utile a imparare a studiare, come lei diceva, ad analizzare, per meglio comprendere il presente e per costruire il futuro. Sapere il passato ci fornisce il senso di appartenenza e di continuità. Ed è per questo che , lo diceva Cicerone. E noi, della Lega, guardiamo al futuro senza rinnegare chi siamo, che è il nostro passato .
PRESIDENTE. Il deputato Gentile ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02394 .
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, nel corso della legislatura lei ha promosso un insieme organico di iniziative volte a rafforzare il ruolo educativo della scuola, contrastare fenomeni di disagio giovanile e riaffermare il principio del rispetto delle regole e della persona all'interno delle comunità scolastiche. L'azione ministeriale si è concentrata sul contrasto al bullismo e al cyberbullismo. Sono state, inoltre, introdotte e sostenute misure volte a regolamentare l'utilizzo dei dispositivi digitali durante le attività scolastiche.
È stata posta, altresì, particolare attenzione al tema della violenza nelle scuole, promuovendo interventi educativi, iniziative di sensibilizzazione e azioni di supporto al personale scolastico. È indubbio che le politiche avviate dal suo Ministero abbiano contribuito a riportare al centro del dibattito pubblico il tema dell'educazione, della responsabilità e delle regole. Tanto premesso, signor Ministro, si chiede quali ulteriori iniziative intenda promuovere, anche alla luce dei risultati finora conseguiti, per consolidare e sviluppare le politiche già avviate su questa importante tematica .
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA,. Signor Presidente, gentili onorevoli, il contrasto al fenomeno del bullismo, del cyberbullismo e a ogni forma di violenza, così come la regolamentazione consapevole dell'uso degli strumenti digitali, costituiscono una priorità assoluta del mio mandato. È una scelta consapevole, fondata sulla convinzione che la scuola debba essere un luogo sicuro, un luogo autorevole e un luogo inclusivo, nel quale ogni studente possa formarsi pienamente come persona e come cittadino.
Seguendo tale impostazione, abbiamo posto il tema del rispetto e del contrasto a ogni forma di violenza e sopraffazione al centro della nostra azione, intervenendo in modo incisivo attraverso l'inserimento di contenuti relativi all'educazione al rispetto, alle relazioni, al contrasto nei confronti della violenza di genere e all'empatia sia nelle nuove linee guida sull'educazione civica sia nelle nuove Indicazioni nazionali.
Con la legge n. 70 del 2024 abbiamo, poi, introdotto misure normative specifiche, prevedendo l'adozione in ogni scuola di un codice interno per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del bullismo, l'individuazione fra i docenti di un referente con il compito di coordinare le relative iniziative e abbiamo anche istituito, tra l'altro, la Giornata del rispetto, un valore cardine della nostra società. Inoltre, è in fase di completamento il primo Piano di azione integrato per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo, elaborato dal tavolo tecnico istituito dopo l'adozione di tale legge.
Particolare e convinta attenzione, come richiamavate, è stata riservata anche alla regolamentazione dell'uso degli e, a conferma della serietà dell'impegno preso, non soltanto l'abbiamo estesa a tutti i gradi di scuola, ma abbiamo anche portato all'attenzione del Consiglio Istruzione dell'Unione europea questo tema, raccogliendo anche un notevole consenso fra gli Stati membri. Abbiamo, inoltre, voluto restituire piena centralità al valore educativo del voto di comportamento, il voto di condotta, inteso come strumento di responsabilizzazione e di crescita civile, che possa contribuire alla promozione del rispetto delle regole, delle persone e delle istituzioni scolastiche.
Così come abbiamo rafforzato le sanzioni in caso di aggressione verso il personale scolastico; abbiamo, tra l'altro, previsto anche altre misure che vanno nella direzione di sanzionare sempre più efficacemente forme di violenza nei confronti di docenti, dirigenti scolastici e personale ATA. Ancora, con le nuove tutele introdotte per proteggere il personale scolastico e ripristinare la cultura del rispetto stiamo già registrando, rispetto agli anni passati, un significativo miglioramento. Gli ultimissimi dati sono particolarmente incoraggianti: nei primi 4 mesi di quest'anno scolastico le aggressioni al personale scolastico sono state 4, erano state 19 nello stesso periodo lo scorso anno e 21 nel periodo precedente.
E devo dire che lo scorso anno scolastico le aggressioni sono diminuite a 51 ed erano state 71 nell'anno precedente. Infine, stiamo disponendo le modalità attuative di un nuovo sostegno psicologico in favore degli studenti, che entrerà in esercizio già in questo anno scolastico e che beneficerà di un apposito stanziamento di quasi 20 milioni di euro. Tale intervento rappresenta un ulteriore tassello di una strategia complessiva che mira non solo a contrastare la violenza, ma anche a prevenire l'insorgenza di situazioni critiche, sostenendo il benessere emotivo e relazionale degli studenti.
PRESIDENTE. Il deputato Gentile ha facoltà di replicare.
ANDREA GENTILE(FI-PPE). Signor Ministro, la ringrazio per questa puntuale ed esaustiva risposta, che illustra i risultati conseguiti da questo Governo. Forza Italia sostiene da sempre l'azione dell'Esecutivo ed esprime vivo apprezzamento per le misure messe in campo, che, peraltro, dimostrano la bontà delle azioni poste in essere, e i risultati che, come lei stesso ha avuto modo di ribadire, sono chiaramente incoraggianti. Riteniamo, comunque, che l'attenzione su queste tematiche debba sempre essere alta, in particolare l'attenzione sulle misure di prevenzione del bullismo e del cyberbullismo, sul coinvolgimento delle famiglie e sul rafforzamento degli strumenti a disposizione delle istituzioni scolastiche.
Dunque, signor Ministro, la invitiamo a proseguire su questo percorso, che è un percorso positivo, ampio e decisivo, nell'interesse delle famiglie, nell'interesse delle comunità e nell'interesse delle persone. Poniamo anche l'attenzione su altre tematiche, che sono ugualmente importanti. La invitiamo a proseguire poi nelle politiche a sostegno degli interventi educativi, nelle iniziative di sensibilizzazione e nelle azioni di supporto al personale scolastico, per garantire ambienti di apprendimento sicuri, inclusivi e rispettosi dei diritti di tutti, tutelando in particolare studenti e docenti.
Forza Italia farà sempre la sua parte, signor Ministro, nell'ottica di consolidare e sviluppare le politiche già avviate, rafforzando l'autorevolezza dell'istituzione scolastica e il suo ruolo di presidio educativo fondamentale nella formazione civica, nel rispetto delle regole e nell'uso consapevole delle nuove tecnologie. Tutto questo, signor Ministro, nel solco dei valori di libertà, di responsabilità e di tutela della persona come fondamento primario di coesione sociale; valori che da sempre contraddistinguono la nostra azione politica. Grazie, signor Ministro .
PRESIDENTE. La deputata Colombo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02395 di cui è cofirmataria.
BEATRIZ COLOMBO(FDI). Grazie, Presidente, signor Ministro e gentile Sottosegretario. Le parlo da genitore, signor Ministro, perché sono veramente molto, molto, preoccupata in merito ai fatti accaduti, segnalati dagli stessi studenti e genitori, presso i licei di Pisa, Massa, Bologna e Reggio Emilia, dove la dottoressa Francesca Albanese, relatrice speciale dell'ONU, pur essendo stata sanzionata dagli stessi Stati Uniti, avrebbe impartito lezioni, proposte da una rete di insegnanti e docenti per Gaza, incentrate su tematiche del suo libro, senza avvisare né le famiglie, né gli istituti scolastici, né la dirigenza.
Le tematiche trattate hanno suscitato, giustamente, lo scalpore e l'indignazione, soprattutto per le accuse rivolte al Governo, definito fascista e complice di un genocidio, davanti a ragazzi minorenni. Allora, signor Ministro, la scuola deve essere un luogo di pluralismo e non di indottrinamento. Quindi, la interrogo per sapere se e quali iniziative intenda assumere in merito ai gravi fatti esposti in premessa, al fine di verificare le modalità con cui sono stati organizzati tali incontri presso gli istituti scolastici coinvolti e a tutela della pluralità e della libertà dell'informazione e delle istituzioni tutte.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA,. Signor Presidente, gentili onorevoli, la gravità dei fatti, segnalati dagli organi di stampa, ha imposto l'avvio delle necessarie verifiche ispettive del Ministero, al fine di accertare se, nel corso dell'iniziativa in argomento, siano state effettivamente espresse posizioni di natura politica o ideologica incompatibili con una corretta funzione educativa. Secondo tali segnalazioni, ci sarebbero state, infatti, accuse rivolte al Governo, definito fascista, sempre stando alle dichiarazioni di stampa, e ritenuto complice di genocidio.
Sarebbero stati addirittura rivolti inviti agli studenti a occupare le scuole. Qualora tali affermazioni risultassero confermate, esse sarebbero oggettivamente incompatibili con una didattica orientata alla formazione dello spirito critico e dell'autonoma capacità di giudizio degli studenti. Le verifiche ispettive del Ministero dovranno accertare, innanzitutto, il rispetto delle procedure organizzative che regolano la partecipazione di soggetti esterni nelle attività formative delle scuole, perché anche questo - rispettare le regole - è un principio fondamentale della scuola costituzionale.
Il timore è, infatti, che non vi sarebbe stata un'adeguata informazione preventiva sull'iniziativa in parola da parte degli organizzatori. Gli esiti delle verifiche saranno esaminati dagli uffici scolastici regionali, cui spetta per legge, sulla base delle relazioni ispettive e nel rispetto delle norme vigenti, l'eventuale avvio dei procedimenti di competenza. Il mio compito è di vigilare affinché le regole siano rispettate con rigore e imparzialità, a presidio dei valori costituzionali della scuola e a tutela esclusiva degli studenti.
Chi parla di censura evidentemente non ha ben chiaro il significato della scuola costituzionale né del rispetto delle regole democratiche.
La scuola, in quanto istituzione democratica e costituzionale, deve garantire il pluralismo delle idee e respingere ogni forma di propaganda e di indottrinamento. Essa è il luogo in cui si impara a comprendere la complessità dei fatti, a confrontare posizioni diverse e a costruire un pensiero critico e libero da condizionamenti esterni. In coerenza con questa impostazione, lo scorso novembre ho emanato una circolare indirizzata a tutte le istituzioni scolastiche, richiamandole, nell'ambito della loro autonomia, al pieno rispetto dei principi del pluralismo e della libertà di opinione, favorendo il dialogo costruttivo. La circolare, ispirata ai principi della scuola costituzionale, precisa che l'organizzazione di manifestazioni ed eventi su temi di rilevante interesse politico e sociale deve prevedere la presenza di ospiti ed esperti di comprovata competenza ed autorevolezza, assicurando il libero confronto tra posizioni diverse. Gli incontri e i dialoghi con personalità esterne alla scuola costituiscono un'occasione irrinunciabile di crescita per i nostri studenti, ma solo se sono improntati ai valori fondamentali del dibattito democratico e della libertà di espressione e se puntano ad un reale approfondimento della complessità dei fatti, rifuggendo dalla logica della contrapposizione ideologica e delle facili semplificazioni.
PRESIDENTE. Il deputato Amorese, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
ALESSANDRO AMORESE(FDI). Grazie, Presidente. Ministro Valditara, siamo assolutamente soddisfatti dell'azione che ha illustrato perché, colleghi, quello che emerge anche dalla puntuale risposta del Ministro Valditara è la gravità di queste iniziative che nulla hanno a che fare con l'autonomia scolastica, nulla hanno a che fare con la libertà di insegnamento e tantomeno, come qualcuno ha avuto il coraggio di affermare, non sono state lezioni di verità. Nulla di tutto questo.
Noi, invece, anche dalla Camera dei deputati ribadiamo la solidarietà a centinaia di studenti che, loro malgrado, hanno dovuto subire in orario scolastico ore di comizi contro il Governo Meloni e ore di indottrinamento senza un contraddittorio. Gli studenti non sono cavie, le classi non sono laboratorio della sinistra e soprattutto della signora Albanese. Ribadiamo la solidarietà alle famiglie che, nella stragrande maggioranza dei casi, non erano a conoscenza di queste iniziative e anche ai tanti docenti che non erano e non sono d'accordo con la presenza nelle scuole di questa signora; la stessa che, tra le varie cose, ha minacciato anche recentemente il quotidiano .
Ognuno si sceglie i propri esempi, questo non è un esempio da portare nelle scuole e negli istituti italiani. Chiudo ribadendo una volta per tutte che le classi dei nostri istituti non sono sezioni di partito né ora né mai .
PRESIDENTE. La deputata Piccolotti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02396 .
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro, come lei sa, la crisi demografica in Italia determina una riduzione del numero degli studenti di circa 100.000 unità all'anno. Questa difficile condizione potrebbe suggerire di fare un'operazione, assolutamente sostenibile, di riduzione del numero minimo e massimo di alunni per classe, soprattutto perché il problema delle classi sovraffollate rende difficile il lavoro dei docenti, rende impossibile la didattica innovativa e individualizzata e rende complicato anche fare didattica dell'inclusione. Glielo dico perché in molte classi italiane, purtroppo, abbiamo la presenza contemporanea di più di due studenti con disabilità in classi che superano il numero di 20, che sarebbe il numero stabilito per legge. Quindi, le chiedo se ha intenzione di intervenire finalmente per eliminare il problema delle classi sovraffollate
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA,. Signor Presidente, onorevoli deputati, le evidenze empiriche - a partire dai risultati dei test PISA e dalle rilevazioni, dagli studi di Invalsi - dimostrano con chiarezza che gli esiti formativi degli studenti non dipendono dal numero di alunni per classe. Anzi, le indagini Invalsi indicano, come dimensione ottimale delle classi, una forbice compresa orientativamente tra i 20 e i 25 studenti, smentendo un luogo comune ampiamente diffuso, secondo cui i bassi livelli di apprendimento sarebbero legati alle dimensioni delle classi. I dati sono incontrovertibili e non lasciano spazio a interpretazioni arbitrarie.
Nella scuola secondaria di primo grado la percentuale di studenti con difficoltà di apprendimento si attesta attorno al 3,2 per cento nelle classi con meno di 20 alunni, mentre scende all'1 per cento nelle classi con un numero di allievi compresi tra 20 e 25. Esiti del tutto analoghi si osservano anche al termine della scuola secondaria di secondo grado: nelle classi con meno di 20 alunni la percentuale di allievi in difficoltà è del 6,6 per cento, per scendere al 3,7 per cento nelle classi tra 20 e 25 allievi.
Va detto che le classi italiane sono già oggi tra le meno affollate nel panorama internazionale. Nel corso degli ultimi decenni l'incremento significativo del numero dei docenti e la riduzione della popolazione studentesca, dovuta al calo demografico, hanno collocato l'Italia ampiamente al di sotto della media OCSE sia per numero di studenti per classe, sia per numero di studenti per insegnante. Le cosiddette classi-pollaio sono pertanto ormai un fenomeno del tutto residuale, limitato a casi eccezionali. Per esempio, nella scuola primaria sono solo lo 0,1 per cento in classe I; inoltre, tale dato è in calo nel tempo sia in termini, appunto, di classi-pollaio (lo 0,5 per cento in V primaria), sia in termini di numero medio di allievi per classe. Infatti, esso è pari a 20 allievi nelle V primarie, mentre nelle attuali prime primarie è di 18,6 allievi.
Peraltro, l'evoluzione demografica in atto lascia prevedere un'ulteriore naturale riduzione del numero medio di studenti per classe nei prossimi anni. Ricordo inoltre che la cornice normativa vigente, rappresentata dal decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009, prevede già ampi margini di flessibilità nella formazione delle classi; margini che noi, con il decreto Caivano, abbiamo accresciuto ulteriormente, consentendo ulteriori deroghe in contesti specifici e per esigenze particolari.
L'esperienza di Agenda Sud dimostra chiaramente che le politiche più efficaci non sono quelle di una riduzione indistinta del numero di alunni per classe, bensì quelle che prevedono l'assegnazione di più docenti alla scuola - in particolare, a quelle scuole caratterizzate da maggiore fragilità - al fine di potenziare gli apprendimenti e sostenere in modo mirato gli studenti in difficoltà. I dati sono impressionanti nelle scuole coinvolte da Agenda Sud: gli apprendimenti in Puglia sono stati tre volte superiori agli altri, in Campania due volte e mezzo superiori e in tutto il Mezzogiorno c'è stato un risultato veramente eccezionale. Non a caso, le misure introdotte dal Governo contro la dispersione scolastica stanno appunto funzionando e il nostro Paese ha tra l'altro raggiunto il PNRR sulla riduzione della dispersione scolastica, attestandosi, secondo dati Istat, al 9,8 per cento nel 2024 e, secondo le stime Invalsi, all'8,3 per cento nel 2025, con due anni di anticipo rispetto all'obiettivo fissato per il 2026, che era del 10,2 per cento, e avendo già superato l'obiettivo del…
GIUSEPPE VALDITARA,. …2030, pari al 9 per cento. Concludo. È dunque questa la linea che il Governo intende perseguire: non interventi simbolici o ideologici ma politiche fondate sull'evidenza e sulla efficacia.
PRESIDENTE. La deputata Piccolotti ha facoltà di replicare.
ELISABETTA PICCOLOTTI(AVS). Grazie, signor Ministro. Noi siamo davvero colpiti da questa sua risposta, perché è una risposta che va contro l'esperienza di tutti i docenti italiani e italiane . Lo dico a partire dal fatto che lei ha fatto un'operazione di lettura dei dati statistici assolutamente non accettabile. Siamo stupiti che non conosca la statistica e che non sappia che i dati vanno confrontati in situazioni omogenee. Non è possibile sostenere che gli apprendimenti sono peggiori nelle classi più piccole; per il semplice motivo che lei ha utilizzato i dati Invalsi in maniera scorretta e truffaldina . Questa è la verità, perché gli apprendimenti sono più bassi nel Meridione d'Italia, dove abbiamo situazioni socio-economiche più difficili. Resta fermo il fatto che nel nostro Paese, purtroppo, la diseguaglianza di partenza rispetto alle famiglie di origine è ancora un destino anche rispetto ai successi scolastici.
Allora lei dovrebbe leggere un po' di letteratura internazionale, perché c'è uno studio dell'istituto di politiche pubbliche francesi, c'è uno studio del grande economista Piketty e ce ne sono altri, come quello chiamato , che dimostrano che il numero di alunni per classe incide direttamente sul successo formativo degli studenti e addirittura - dice così l'istituto per le politiche pubbliche francesi - incide sul futuro stipendio di quei ragazzi e di quelle ragazze, oltre che sulla loro salute, anche mentale e sulla qualità del lavoro dei docenti.
La verità, Ministro, è che voi non riducete il numero di alunni per classe solo perché volete tagliare sulla scuola pubblica , come ha detto il Ministro Giorgetti.
Lo fate per risparmiare e trasferire quelle risorse sulla scuola paritaria e privata. Questo è uno scandalo che non vi permetteremo di portare avanti negli anni .
PRESIDENTE. Il deputato Alessandro Colucci ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi n. 3-02397 di cui è cofirmatario.
ALESSANDRO COLUCCI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, lo Stato si impegna a ridurre i costi delle famiglie per far studiare i giovani. Il costo principale che sostengono i genitori, escluse le rette nel caso di scuole paritarie, si riferisce soprattutto all'acquisto di libri scolastici. I dati a nostra disposizione riguardo alle famiglie degli studenti delle scuole medie e superiori ci dicono che, per il 2025, la spesa ad alunno ammonta a oltre 800 euro per l'avvio dell'anno scolastico, che comprende libri di testo, dizionari, materiali di consumo e accessori tecnici (spesa che evidenzia un aumento del 3,6 per cento rispetto al 2024).
In questa fase, in cui il Parlamento sta esaminando il bilancio di previsione 2026 e quello pluriennale 2026-2028, noi di Noi Moderati abbiamo proposto un'agevolazione per l'acquisto di libri scolastici per gli studenti delle scuole superiori, per aiutare le famiglie meno abbienti. Su questo tema siamo molto decisi e determinati.
Quindi, signor Ministro, le chiediamo quali siano le iniziative del Governo per contribuire a garantire l'accesso equo e sostenibile all'educazione dei giovani. Conoscendo la sua sensibilità, su questo siamo molto fiduciosi.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE VALDITARA,. Signor Presidente e gentili onorevoli, fin dall'inizio del mio mandato ho posto al centro della mia attenzione l'obiettivo di rafforzare l'alleanza tra la scuola e la famiglia. Abbiamo operato dunque una pluralità di interventi di sistema, al fine di porre la famiglia nuovamente al centro del progetto educativo dei propri figli, restituendole quel ruolo assegnatole dall'articolo 30 della nostra Costituzione.
Così, abbiamo introdotto misure specifiche per assicurare la continuità sul sostegno e, in questo modo, nel primo anno di applicazione delle nuove disposizioni, oltre 45.000 famiglie hanno visto soddisfatta la propria richiesta di poter continuare ad avvalersi degli insegnanti di sostegno con i quali si era stabilita una buona relazione con il proprio figlio con disabilità.
Con il disegno di legge sul consenso informato, abbiamo voluto riaffermare la necessità di un coinvolgimento attivo e consapevole delle famiglie. Stiamo investendo, inoltre, sulla piena realizzazione della libertà di scelta educativa, un valore ben scolpito tra i princìpi fondanti del nostro ordinamento. Inoltre, con i progetti Agenda Sud e Agenda Nord, nonché con il Piano estate, da una parte, abbiamo coinvolto le famiglie nel percorso educativo dei figli, e, dall'altra, siamo intervenuti a sostegno di quelle famiglie che non hanno punti di riferimento quando la scuola chiude.
Consapevoli di quanto sia sentito il problema del costo dell'istruzione che le famiglie devono affrontare all'inizio di ogni anno scolastico, abbiamo incrementato il Fondo destinato alla fornitura gratuita dei libri di testo, il cui stanziamento è passato dagli originari 133 milioni a 137 del 2024 e del 2025 e ai 139 del 2026 e 2027. In termini percentuali, si tratta di un aumento del 3 per cento per il 2024 e 2025 e del 4,5 per cento per il 2026 e 2027. Ho inoltre voluto ricostituire la Conferenza nazionale per il diritto allo studio, con lo scopo principale di individuare, insieme all'Associazione dei genitori e degli studenti, alla Conferenza delle regioni e all'ANCI, misure che possano semplificare i processi di accesso a tali contributi.
In continuità con queste misure, da ultimo, nell'ambito dell'esame di questo disegno di legge di bilancio, grazie ad un emendamento sostenuto dalle forze di maggioranza, stiamo anche investendo nuove risorse per istituire un fondo con una dotazione di 20 milioni annui destinato ai comuni, per la erogazione di contributi in favore dei nuclei familiari con ISEE non superiore ai 30.000 euro, proprio per il sostenimento delle spese per l'acquisto di libri scolastici.
PRESIDENTE. La deputata Cavo, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Grazie, signor Ministro, ci dichiariamo soddisfatti della risposta, per l'elenco di tutte le iniziative che ha portato.
In particolare, parto dall'ultimo riferimento, che è quello legato alla fornitura dei libri di testo: quindi, è assolutamente positivo il fatto che ci sia un aumento del 4,5 per cento per quelli gratuiti, che ovviamente vanno a insistere su una fascia ISEE molto bassa di reddito e su una platea di famiglie davvero in necessità. Noi teniamo e sottolineiamo quello che sta accadendo su questa legge finanziaria, quindi prendiamo in maniera positiva il favore del Ministero per l'istituzione di questo fondo (che è chiaramente in valutazione in queste ore) di 20 milioni a vantaggio di famiglie con ISEE fino a 30.000 euro per i libri di testo.
Come Noi Moderati, avevamo proposto - lo dico con grande chiarezza - una detrazione del costo dei libri di testo per quanto riguarda le scuole superiori, quindi, condividiamo assolutamente questa impostazione.
L'importante è che questi fondi ai comuni arrivino alle famiglie per sostenere una spesa importante per le famiglie e in aumento, come dimostrano i dati che sono stati illustrati. Siamo quindi assolutamente a favore; abbiamo spinto, sostenuto e ci fa piacere che tutta la maggioranza sia coesa da questo punto di vista, perché ci siano iniziative importanti a sostegno di queste spese per i libri di testo.
Chiaramente, condividiamo l'impostazione di fondo che sta nelle parole alleanza, scuola e famiglia, per tutto quello che lei ha declinato, per le misure che sono state prese per gli insegnanti di sostegno, questo aumento della platea e della necessità delle famiglie che avevano necessità del sostegno (questi 45.000 che lei ci ha riferito), per tutta l'impostazione che chiaramente ci ha dato e per l'altro termine che ha usato e riusato, quello della libertà della scelta educativa, che sicuramente è una tematica che a noi sta a cuore …
PRESIDENTE. Il deputato Sarracino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02398 .
MARCO SARRACINO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, lei passerà alla storia non solo per il maldestro tentativo di dividere l'Italia, ma anche per quello che sta provando a fare oggi: dividere la montagna, le Alpi e gli Appennini. Oggi però si realizza un'impresa riuscita solo a pochi: far unire tutto il Paese contro di lei, da destra a sinistra, sindaci e associazioni di categoria.
Tutti contestano la sua riclassificazione dei comuni montani. Ma come le è venuto in mente di togliere risorse, servizi e, quindi, scuola, sanità, diritti a 1.200 comuni nel nostro Paese? Noi la risposta la conosciamo: voi siete il Governo che se la prende con chi è più debole, che odia chi è più fragile, che trasferisce risorse dai poveri ai ricchi e che aumenta i divari territoriali.
Ministro, però, anche questa volta il Paese è contro di lei e non consentirà questa vergogna .
PRESIDENTE. Il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, ha facoltà di rispondere.
ROBERTO CALDEROLI,. La legge n. 131 del 2025 prevede la classificazione dei comuni montani sulla base dei criteri altimetrico e della pendenza.
L'obiettivo, dichiarato dallo stesso legislatore, è quello di ridurre l'attuale elenco di oltre 4.000 comuni che contiene realtà, quali Roma e Bologna, che, con altimetria media di, rispettivamente, 67 e 82 metri, non hanno certo le caratteristiche geografiche della montagna.
La nuova classificazione intende valorizzare e concentrare le risorse disponibili sulle zone autenticamente montane, dando attuazione all'articolo 44 della Costituzione, che prevede provvedimenti a favore delle zone montane, non certo di quelle parzialmente montane o persino prevalentemente pianeggianti, come sembrerebbero volere gli interroganti.
I nuovi criteri di classificazione sono il frutto di un lavoro istruttorio svolto con il coinvolgimento di esperti designati dagli enti territoriali, le cui proposte sono confluite nel Regolamento appena trasmesso alla Conferenza unificata. Sulla base dei nuovi criteri, saranno montani 2.844 comuni, distribuiti in modo equilibrato tra le diverse zone del Paese. In particolare, il secondo criterio “altimetria media superiore a 500 metri” intende valorizzare la dorsale appenninica e le isole, inserendo ulteriori comuni che tipicamente non raggiungono l'altimetria dell'arco alpino. Il terzo criterio prende poi in considerazione la situazione specifica dei 21 comuni interclusi.
Preannuncio sin da ora la disponibilità del Governo a includere, nel confronto con gli enti territoriali, ulteriori peculiari situazioni di interclusione per giungere a un totale di quasi 2.900 comuni montani.
Ricordo, inoltre, che la quota del FOSMIT, che la legge attribuisce alle regioni, oltre 85 milioni di euro per l'anno corrente, potrà essere dalle stesse autonomamente gestita e anche destinata a comuni ulteriori rispetto a quelli della presente classificazione.
Permettetemi di concludere, osservando che, se è vero che oltre 1.100 comuni non saranno più qualificati come montani, questi stessi sono i comuni che sinora impropriamente hanno fruito dei vantaggi previsti per la montagna, sottraendo risorse alle zone realmente montane , che sono…
PRESIDENTE. Colleghi, poi voi replicate, se però non lo fate parlare, non va bene. Fate parlare il Ministro e poi replicate. Abbiate pazienza! Mi scusi, Ministro. Prego.
ROBERTO CALDEROLI,. ...che sono le uniche legittimate a protestare sul come siano state gestite le risorse della montagna da 73 anni fa ad oggi .
PRESIDENTE. Il deputato Girelli, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
GIAN ANTONIO GIRELLI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Tramite lei, dico al Ministro che non siamo per nulla soddisfatti della risposta, anzi, siamo anche offesi come esponenti della montagna, rispetto a una lettura di uso improprio delle risorse in questi anni. Se c'è, infatti, un problema della montagna, è che troppe volte - questa volta in maniera eclatante - viene presa in giro. Si annunciano leggi a favore della montagna, si annunciano risorse a favore della montagna, e in realtà si tagliano le risorse, e, per dare l'impressione di darne di più, si tagliano i comuni cui vengono date.
Lei ha citato Roma e Bologna. Io le cito Preseglie, che forse lei non sa che paese è. È un paese piccolissimo, in una valle della provincia di Brescia, e viene escluso secondo i suoi criteri, secondo un'idea che la montagna viene classificata in maniera statalista dall'alto, secondo algoritmi o criteri di presunti esperti, che non sanno la storia della montagna, non sanno dove nascono le aggregazioni, il perché di certe dinamiche, certi servizi che vengono sempre meno e si sono nel tempo sviluppati, secondo un principio di solidarietà e una ridistribuzione delle risorse che tengono conto di tutti questi aspetti.
Credo che questa sua risposta sia irrispettosa dal punto di vista della classificazione - ho colto la sua volontà di rivederla, perché forse si è reso conto anche lei di cosa ha combinato -, ma anche del principio di autonomia, perché bastava sedersi con la montagna e decidere con loro come ridisegnare cosa è montagna, costruire dal basso secondo un principio di rispetto dei comuni, che sono la vera autonomia. E invece no, lei reinveste nelle regioni e nel centralismo regionale, che si somma al suo centralismo statale, di cui la montagna non ha certamente alcun bisogno .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 11,30.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 94, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre 2025.
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori ().
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni.
GIORGIA MELONI, . Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre ha in agenda diversi temi di estrema rilevanza per l'Italia e l'Europa, ma a occupare un ruolo di primo piano nella discussione sarà, ancora una volta, la guerra di invasione russa all'Ucraina.
Come sapete, nella serata di lunedì ho partecipato al vertice di Berlino insieme al Presidente Zelensky, a diversi colleghi europei e ai negoziatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner in un clima costruttivo e unitario, che penso valga la pena di sottolineare. Ne è scaturita una dichiarazione finale dei europei che riprende tutte le priorità che l'Italia ha sostenuto in questi mesi difficili e che ho ribadito anche martedì scorso, accogliendo a Roma il Presidente Zelensky.
Il cammino verso la pace, dal nostro punto di vista, non può prescindere da quattro fattori fondamentali: lo stretto legame tra Europa e Stati Uniti, che non sono in questa vicenda, atteso che condividono lo stesso obiettivo, ma hanno sicuramente angoli di visuale non sovrapponibili, dati soprattutto dalla differente posizione geografica; il rafforzamento della posizione negoziale ucraina, che si ottiene soprattutto mantenendo chiaro che non intendiamo abbandonare l'Ucraina al suo destino nella fase più delicata degli ultimi anni; la tutela degli interessi dell'Europa che, per il sostegno garantito dall'inizio del conflitto, per i rischi che correrebbe se la Russia ne uscisse rafforzata, non possono essere ignorati; e il mantenimento della pressione sulla Russia, ovvero la nostra capacità di costruire deterrenza, di rendere, cioè, la guerra non vantaggiosa per Mosca. Come sta nei fatti accadendo, perché oltre la cortina fumogena della propaganda russa, la realtà sul campo è che Mosca si è impantanata in una durissima guerra di posizione, tanto che dalla fine del 2022 a oggi è riuscita a conquistare appena l'1,45 per cento del territorio ucraino, peraltro a costo di enormi sacrifici in termini di uomini e mezzi. È questa difficoltà l'unica cosa che può costringere Mosca a un accordo, ed è una difficoltà che - lo voglio ricordare - è stata garantita dal coraggio degli ucraini e dal sostegno occidentale alla Nazione aggredita.
Come sapete, il processo negoziale è in una fase in cui si sta consolidando un pacchetto che si sviluppa su tre binari paralleli: un piano di pace, un impegno internazionale per garantire all'Ucraina solide e credibili garanzie di sicurezza, e intese sulla futura ricostruzione della Nazione aggredita.
È chiaramente una trattativa estremamente complessa che, per arrivare a compimento, non può però prescindere dalla volontà della Russia di contribuire al percorso negoziale in maniera equa, credibile e costruttiva. Purtroppo, ad oggi, tutto sembra raccontare che questa volontà non sia ancora maturata: lo dimostrano i continui bombardamenti su città e infrastrutture ucraine, nonché sulla popolazione inerme, e lo confermano le pretese irragionevoli che Mosca sta veicolando ai suoi interlocutori, la principale delle quali riguarda la porzione di Donbass non conquistata dai russi.
A differenza di quanto narrato dalla propaganda, il principale ostacolo a un accordo di pace è l'incapacità della Russia di conquistare le quattro regioni ucraine che ha unilateralmente dichiarato come annesse già alla fine del 2022, addirittura inserendole nella Costituzione russa come parte integrante del proprio territorio.
Questo azzardo ha portato al paradosso che territori formalmente inseriti nella Costituzione della Federazione russa siano oggi sotto controllo ucraino. Da qui, la richiesta russa che l'Ucraina si ritiri quantomeno dall'intero Donbass.
È chiaramente questo, oggi, lo scoglio più difficile da superare nella trattativa e penso che tutti dovremmo riconoscere la buona fede del Presidente ucraino, che è arrivato a proporre un referendum per dirimere questa controversia, proposta però respinta dalla Russia.
In ogni caso, sul tema dei territori abbiamo detto e ribadiamo che ogni decisione dovrà essere presa tra le parti e nessuno può imporre da fuori la sua volontà.
Per quello che concerne l'altro elemento dirimente della trattativa, ovvero le garanzie di sicurezza per l'Ucraina come strumento per scongiurare future guerre, sono tre gli elementi dei quali si sta discutendo: la garanzia di un solido esercito ucraino; l'ipotesi di dispiegamento di una forza multinazionale in Ucraina per la rigenerazione delle Forze armate, guidata dalla cosiddetta coalizione dei volenterosi, ma con partecipazione volontaria di ciascun Paese, e approfitto per ribadire che l'Italia non intende inviare soldati in Ucraina; le garanzie da parte degli alleati internazionali, a partire dagli Stati Uniti, sul modello dell'articolo 5 del Patto atlantico, opzione che tutti ricordate essere stata proposta proprio dall'Italia, a dimostrazione del contributo fattivo della nostra Nazione all'obiettivo di una pace giusta e duratura.
Il tema delle garanzie di sicurezza è certamente quello sul quale si sono registrati i maggiori passi in avanti durante il vertice di Berlino. Insieme ai numerosi , e a partire da quelli G7 ed europei, l'Italia resta impegnata anche a mantenere la pressione economica sulla Russia, con l'obiettivo di limitare le risorse che alimentano la sua macchina bellica.
Riteniamo che qualunque strumento di sostegno a Kiev o di pressione su Mosca debba sempre rispettare i nostri valori, i principi, le regole su cui poggia lo Stato di diritto; questo vale sicuramente per le prospettive europee dell'Ucraina.
Stiamo vigilando attentamente e incoraggiando ogni sforzo per assicurare il rispetto degli impegni che Kiev ha assunto in termini di riforme e di contrasto alla corruzione, ma, sul tema della corruzione, voglio dire che consideriamo molto incoraggianti gli anticorpi mostrati in queste settimane dalle istituzioni ucraine.
E questo ragionamento si applica anche al dibattito sulle modalità con cui l'Unione europea sarà chiamata a reperire le risorse per aiutare finanziariamente Kiev, con l'obiettivo di evitare un collasso che rappresenterebbe un grave danno per tutti noi.
Siamo chiamati a scelte politiche che richiedono visione e responsabilità e che vanno ben oltre il dibattito su come trovare le risorse per sostenere l'Ucraina, perché in gioco non ci sono solo la dignità, la libertà e l'indipendenza dell'Ucraina, ma anche la sicurezza dell'Europa nel senso più ampio del termine.
Questo dibattito sarà il tema principale del prossimo Consiglio europeo e trovare una soluzione sostenibile sarà tutt'altro che semplice.
Come sapete, l'Italia ha deciso, venerdì scorso, di non far mancare il proprio appoggio al regolamento che ha fissato l'immobilizzazione dei beni russi, senza tuttavia - lo voglio sottolineare con chiarezza - ancora avallare alcuna decisione sul loro utilizzo. Lo abbiamo fatto pur non condividendo il metodo utilizzato, perché non vi siano, ancora una volta, dubbi sulla linea coerente di sostegno che il Governo ha sempre mantenuto nei confronti dell'Ucraina.
Nell'approvare il regolamento abbiamo, infatti, voluto ribadire un principio che consideriamo fondamentale: decisioni di questa portata giuridica, finanziaria e istituzionale, come anche quella dell'eventuale utilizzo degli congelati, non possono che essere prese a livello dei
Sarà questo il compito che spetta al Consiglio europeo di domani, chiamato ad assicurare la continuità del sostegno finanziario per il prossimo biennio, individuando la soluzione complessivamente più sostenibile per gli Stati membri nel breve e nel lungo periodo.
L'Italia considera, ovviamente, sacrosanto il principio secondo cui debba essere prioritariamente la Russia a pagare per la ricostruzione della Nazione che ha aggredito, ma questo risultato deve essere raggiunto con una base legale solida.
Intendiamo inoltre chiedere chiarezza rispetto ai possibili rischi connessi alla proposta di utilizzo della liquidità generata dall'immobilizzazione degli , particolarmente quelli reputazionali, di ritorsione o legati a nuovi pesanti fardelli per i bilanci nazionali. Lo voglio ribadire in un momento in cui il Governo è impegnato, con serietà e determinazione, a portare l'Italia fuori dalla procedura per deficit eccessivo, ereditata grazie alle allegre politiche di bilancio dei Governi che ci hanno preceduto .
Così come riteniamo che, se si decide di andare verso questa direzione, sia miope rivolgere le attenzioni su un unico soggetto detentore dei beni sovrani russi congelati, cioè il Belgio, quando anche altre Nazioni hanno immobilizzati nei rispettivi sistemi finanziari. La nostra volontà di aiutare il popolo ucraino non è mai stata e non sarà mai in discussione e desidero ricordare in questa sede che proprio sotto la Presidenza italiana del G7 è stato raggiunto il primo storico - ma allo stesso tempo solido giuridicamente e finanziariamente - compromesso per fare leva sui frutti dei fondi congelati russi.
Ma oggi, come ieri, abbiamo il dovere di cercare la soluzione più efficace per preservare l'equilibrio tra la fornitura di un'assistenza concreta all'Ucraina, da un lato, e il rispetto dei principi di legalità, sostenibilità e stabilità finanziaria e monetaria, dall'altro.
Siamo aperti a tutte le soluzioni e intendiamo privilegiare quella che meglio può garantire questo equilibrio, ma si tratta di decisioni complesse che non possono essere forzate. L'Italia è determinata a fare la propria parte non solo a sostegno del popolo ucraino ma anche in Medio Oriente, dove sta partecipando attivamente agli sforzi internazionali per raggiungere pace e stabilità nella regione. Permettetemi di ribadire, anche in questa sede, il cordoglio del Governo per il brutale attacco antisemita a Sydney, la nostra vicinanza al popolo australiano e alla comunità ebraica presa di mira da terroristi probabilmente affiliati all'ISIS . Il nostro pensiero alle molte vittime e ai molti feriti .
La nostra gratitudine va a quel cittadino, anche lui musulmano, che con il suo intervento ha evitato che la strage fosse, addirittura, peggiore. Nel suo gesto eroico sta un messaggio potentissimo: la pace è difficile, i nemici della pace proveranno a sabotarla in ogni modo. Spetta agli uomini di buona volontà, di qualunque fede e origine, fare di tutto per costruirla e preservarla. Alla politica e alle istituzioni spetta, invece, il compito di rafforzare le misure di sicurezza e di protezione delle comunità ebraiche che hanno il diritto di vivere in libertà nelle nostre città, senza divenire bersaglio di intollerabili attacchi terroristici per il solo fatto di esistere.
È tempo di non ammettere più distinguo o reticenze nella condanna a ogni forma di antisemitismo perché, da lungo tempo, si assiste a una inaccettabile sottovalutazione dell'antisemitismo di stampo islamista e di quello connesso alla volontà di cancellazione dello Stato di Israele Ma approfitto per dire anche che alla politica e alle istituzioni spetterebbe anche il compito di preservare la Repubblica dai rischi per la propria sicurezza, inclusi quelli derivanti dalle predicazioni violente di autoproclamati che, come nel caso di Shahin, fanno addirittura apologia dei del 7 ottobre
Un impegno che dovrebbe valere per tutte le istituzioni, magistratura compresa, e credo che a nessuno sfugga la sfacciata ipocrisia di chi riesce, nelle stesse ore, a chiedere la censura delle case editrici di libri non sgraditi e a invocare la libertà di espressione a difesa di chi inneggia i terroristi di Hamas e alla strage del 7 ottobre (
In ogni caso, come sapete, pochi giorni fa ho partecipato, su invito del re del Bahrein, al vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo. Si è trattato di un riconoscimento importante del ruolo dell'Italia nello scenario mediorientale e del Mediterraneo allargato. Un ruolo che il Governo ha voluto e saputo costruire nel tempo attraverso un dialogo attento e costante con i di quella regione. L'idea che condividiamo con tutti i del Golfo è quella di un Medio Oriente prospero e in pace che si concentri sulle relazioni economiche e culturali piuttosto che doverlo fare sugli aiuti umanitari, sulla strategia piuttosto che sull'emergenza, sulla stabilità piuttosto che sulla precarietà.
Nell'Italia il Golfo vede sempre di più una porta verso l'Europa, una porta diplomatica, fisica e geografica per le grandi interconnessioni infrastrutturali, logistiche, digitali ed energetiche, ma anche una porta politica per costruire uno spazio di cooperazione orientato allo sviluppo economico e tecnologico. Anche per questo, a Manama, ho lanciato l'idea, accolta con molto interesse, di creare un nuovo foro di dialogo e cooperazione; un foro che unisca due spazi geografici, il Mediterraneo e il Golfo, non soltanto geograficamente vicini, ma potenzialmente in grado di condividere una vocazione globale.
Se ci pensate, insieme, pur rappresentando uno spazio geografico relativamente contenuto, custodiamo alcuni dei passaggi più strategici dell'intero commercio mondiale: lo Stretto di Hormuz, Bab el-Mandeb, il Canale di Suez, lo Stretto di Gibilterra. La mia idea è quella di creare una piattaforma operativa che si focalizzi sulle sfide nelle quali possiamo fare la differenza: le interconnessioni economiche, le connessioni digitali, la diplomazia energetica. Una cooperazione rafforzata da costruire, attraverso la quale l'Italia, l'Europa, le Nazioni del Golfo, ma anche il Nordafrica e il Medio Oriente possano dare vita a qualcosa di completamente inedito con l'obiettivo di costruire uno spazio geopolitico sempre più sicuro, stabile e prospero
Ma io credo che l'invito a partecipare al di Manama come ospiti d'onore sia anche un riconoscimento da parte di quei dell'impegno fondamentale, che l'Italia ha dimostrato, negli sforzi per riportare la pace a Gaza. Un riconoscimento che viene anche dagli Stati Uniti, con un apprezzamento specifico per quanto fatto negli anni dai nostri Carabinieri nella formazione delle forze di sicurezza palestinesi, come da Israele, che sa di trovare nell'Italia un che, in questi anni difficili, ha sempre tenuto la barra dritta, richiamando le troppo spesso dimenticate responsabilità di Hamas nel conflitto, a partire proprio dall'efferato attacco del 7 ottobre.
Ma è un ruolo, quello dell'Italia, che è cercato e voluto anche da parte palestinese. Pochi giorni fa ho ricevuto qui, a Roma, il Presidente Abu Mazen, per la seconda volta in poco più di un mese. Il Presidente palestinese ha chiesto con convinzione un impegno italiano forte e ambizioso nei passaggi necessari a fissare il Piano di pace proposto dagli Stati Uniti e sottoscritto da tutti i protagonisti. E io credo che l'Italia non si debba sottrarre a questo impegno che le viene richiesto, appunto, da più parti in un momento tanto decisivo.
Il Piano di pace del Presidente Trump ha avuto il grande merito di porre fine al conflitto a Gaza; un conflitto che aveva provocato un numero di vittime civili e una crisi umanitaria ingiustificabili, che non lasciano indifferente nessuno di noi. Ma si tratta di una tregua fragile e di un percorso complesso e ambizioso, e credo che ogni persona di buona volontà, chiunque abbia sinceramente a cuore il futuro di Israele e della Palestina e la stabilità in una regione così strategica sia chiamato a fare la sua parte per consolidare la cessazione delle ostilità, che possa durare nel tempo e aprire la strada alla stabilizzazione a lungo termine della Striscia, fino a realizzare la prospettiva dei due Stati.
Tutto questo richiede un pieno accesso umanitario per far fronte ai bisogni enormi della popolazione civile, l'avvio della ricostruzione, ma anche il disarmo di Hamas, che deve cessare di essere una minaccia per Israele e, in ultima analisi, per gli stessi palestinesi. Ne ho discusso a lungo con il Presidente Abu Mazen, al quale ho assicurato il pieno sostegno dell'Italia anche nel percorso di riforme, che è necessario per raggiungere questi obiettivi. E permettetemi un inciso: io vorrei chiedere a chi ha vergognosamente sostenuto, e continua a sostenere, che il Governo fosse complice in genocidio, se si reputa che anche il Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese lo sia, viste la considerazione e l'amicizia che continua a dimostrare nei confronti di questo Governo.
Si tratta, dicevo, di un percorso non privo di difficoltà e di rischi ma in cui l'Italia, per storia, per proiezione geografica, per il sentimento di solidarietà che il popolo italiano nutre nei confronti dei popoli di questa regione, non può rinunciare a giocare un ruolo di primo piano. Gli Stati Uniti ci hanno chiesto di contribuire a un progetto pilota per l'addestramento di 50 unità della polizia palestinese da dispiegare a Gaza in tempi rapidi.
È un'attività in linea con l'impegno già in atto, e che, quindi, siamo pronti a realizzare. Ma guardiamo con attenzione anche al contributo che potremmo assicurare alla Forza internazionale di stabilizzazione che sarà dispiegata sulla base della risoluzione n. 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, una forza il cui ruolo a sostegno della stabilizzazione e della ricostruzione di Gaza è ritenuto fondamentale - come dicevo - anche dall'Autorità nazionale. Ma su questo, chiaramente, a tempo debito, se sarà necessario, discuteremo con questo Parlamento.
Intanto, abbiamo già approvato un primo pacchetto di aiuti che intendiamo, ora, integrare ulteriormente per portare un credibile impegno italiano alla Conferenza sulla ricostruzione, che dovrebbe svolgersi all'inizio dell'anno prossimo. Da settimane, inoltre, siamo presenti nel centro di coordinamento civile e militare, con i nostri militari, con il personale civile, anche diplomatico, per contribuire agli sforzi di pianificazione, per offrire la nostra esperienza nell'individuare le migliori risposte alle sfide inedite che la ricostruzione e la stabilizzazione di Gaza pongono. Un impegno a tutto campo per fare la nostra parte, per la stabilità dell'intero Medio Oriente nel lungo termine.
Il prossimo Consiglio europeo sarà anche l'occasione, per una prima discussione, a livello sulla proposta avanzata dalla Commissione europea il 16 luglio scorso sul prossimo Quadro finanziario pluriennale ovvero il bilancio dell'Unione europea per il periodo 2028-2034.
La proposta della Commissione si fonda su due assi principali: cambiare, in modo radicale, la struttura e le modalità di erogazione dei fondi, con lo scopo di semplificare e rendere più flessibile il bilancio, e aumentare le dimensioni del bilancio, soprattutto per far fronte alle nuove priorità legate alla sicurezza e alla competitività.
Parto dal primo punto. Di fronte alle sfide che l'Europa ha di fronte, nessuno può pensare di andare avanti con strumenti complessi e rigidi: serve chiaramente un'azione dell'Unione più snella, più chiara, più rapida. Riconosciamo lo sforzo della Commissione in questa direzione, ma la semplificazione deve essere autentica, non può essere uno slogan, non può trasformarsi nell'ennesima complicazione per cittadini, imprese e pubblica amministrazione. Su questo intendiamo offrire le nostre proposte ed essere fermi.
Per quanto riguarda la dimensione del bilancio, i prossimi anni ci vedranno impegnati su un numero crescente di priorità strategiche, mentre, allo stesso tempo, inizieremo a rimborsare i prestiti legati al Piano . È, dunque, probabile che sarà necessario aumentare la dimensione del bilancio. Non siamo in principio contrari, ma lo si potrà fare solo a determinate condizioni.
Dovremo, anzitutto, evitare che un bilancio europeo più grande pesi eccessivamente sulle nostre finanze. La sostenibilità dei conti pubblici è per questo Governo una priorità assoluta, come dimostra il lavoro fatto negli ultimi anni, e lo è ancor di più alla luce del ruolo di contributori netti al bilancio UE, quali siamo da oltre vent'anni. A questo si aggiunge il fatto che la proposta della Commissione prevede, da un lato, maggiori contributi e, dall'altro, minori allocazioni a politiche tradizionali e per noi fondamentali, come la Politica agricola comune e la Coesione, veri e propri pilastri dell'Unione europea e dei suoi Trattati. Lo dirò senza giri di parole: non accetteremo di pagare di più per ottenere di meno
Pari attenzione intendiamo rivolgere al pacchetto sulle risorse proprie, ovvero le fonti di finanziamento dirette della UE su cui si regge l'equilibrio del bilancio e soprattutto la possibilità di contenere gli esborsi diretti da parte degli Stati membri che ammontano attualmente a circa il 60 per cento del finanziamento totale. È una proposta complessa, che richiede un'analisi seria e che su diversi punti solleva problemi potenzialmente rilevanti, perché non intendiamo in alcun modo gravare sulle tasche dei cittadini italiani con ulteriori tasse europee, il cui effetto sulla competitività a lungo termine e sulla sostenibilità sociale potrebbe essere fortemente negativo.
Ad ogni modo, questa prima discussione in Consiglio europeo non si concentrerà tanto sugli aspetti finanziari della proposta quanto sull'architettura del nuovo bilancio, che si comporrà di tre pilastri principali. Di questo, il secondo - “Fondo europeo per la competitività” -, e il terzo - “Europa globale” - sono quelli che, pur con alcuni elementi di attenzione, ci vedono più favorevoli. Di competitività tornerò a parlare tra poco.
Quanto all'azione esterna dell'UE, riteniamo che il nuovo strumento per l'Europa globale possa diventare una leva efficace per realizzare la nostra visione di partenariato incarnata dal Piano Mattei. Presteremo attenzione affinché la dimensione esterna delle migrazioni, le politiche di allargamento e il Mediterraneo siano adeguatamente sostenuti.
È il primo pilastro che accorpa, nei piani di partenariato nazionali e regionali, la Politica agricola, la Coesione e i fondi in materia di sicurezza, asilo e migrazioni, a presentare, invece, criticità evidenti. Apprezziamo l'aumento delle risorse per la migrazione e un approccio di spesa più orientato ai risultati, ma la proposta non tutela abbastanza agricoltura e coesione né in termini di visibilità, né in termini di allocazioni.
Dopo le critiche emerse sulla proposta originaria di luglio, la Commissione ha presentato, alcuni giorni fa, una proposta parzialmente migliorativa che va certamente nella giusta direzione per quanto attiene le politiche regionali, ma che reputiamo ancora insoddisfacente sui capitoli agricoli.
Siamo ovviamente pronti a discutere con spirito costruttivo, ma le politiche che toccano direttamente il benessere dei nostri territori, dei nostri agricoltori, dei nostri pescatori e delle nostre imprese non possono essere sacrificate. Da loro dipende la coesione della nostra società, la manutenzione dei nostri territori, la nostra stessa sovranità alimentare in tempi di minacce ibride che coinvolgono anche il cibo. In poche parole, non il nostro passato, ma il nostro futuro.
In quest'ottica potremo accettare una nuova architettura solo a fronte di chiare garanzie per la PAC e la Coesione, così come qualsiasi riforma della struttura di bilancio dovrà garantire la prevedibilità, la trasparenza e un adeguato coinvolgimento degli Stati membri. Non siamo disposti ad accettare meccanismi che riducano la nostra capacità di incidere sulle decisioni che riguardano risorse fondamentali per la nostra Nazione. Anche su questo aspetto ci sembra che la proposta abbia bisogno di essere migliorata.
Voglio anche specificare che, durante il negoziato, saremo molto attenti nel vaglio delle spese di funzionamento dell'Unione europea. Esattamente come in Italia siamo chiamati a razionalizzare le spese delle nostre amministrazioni pubbliche, così esigeremo la stessa disciplina finanziaria da parte delle istituzioni europee . Ad esempio, insieme a diversi altri Stati membri, l'Italia ha recentemente chiesto di rivedere il piano di ristrutturazione di uno dei Palazzi del Consiglio dell'Unione europea a Bruxelles, con un costo stimato in oltre 800 milioni di euro. Non è questo il tipo di investimenti europei che ci pare prioritario in questa fase .
Insomma, intendiamo affrontare questo lungo negoziato con serietà e determinazione. Vogliamo un bilancio europeo più moderno, più efficace e più vicino alle esigenze reali dei cittadini e questo richiede equilibrio e responsabilità.
Come ormai divenuto regola dall'insediamento di questo Governo, al Consiglio europeo parleremo di immigrazione, dell'attuazione di quanto deciso e di come migliorare ulteriormente le politiche europee in materia, basandoci sull'ormai consueta lettera di aggiornamento della Presidente von der Leyen.
A margine del Consiglio europeo, riuniremo, come sempre, i degli Stati membri più interessati alle soluzioni innovative nella gestione del fenomeno migratorio. È un tema che, come sapete, ha visto l'Italia fare da apripista, ma che raccoglie sempre più interesse. Voglio citare la recentissima lettera sottoscritta dai Ministri degli Esteri e dell'Interno di 19 Stati membri UE, ma anche la posizione comune adottata dai Ministri dell'Interno UE sulle proposte di nuovo concetto di Paese terzo sicuro, di lista UE di Paesi sicuri di origine e di nuovo regolamento “rimpatri” che prevede proprio la possibilità di istituire nei Paesi terzi dei cosiddetti . Scelte nelle quali abbiamo creduto fin dall'inizio, perché siamo convinti che garantiranno procedure più rapide e certe, oltre che rappresentare un efficace strumento di deterrenza nei confronti di chi ha fatto della tratta degli esseri umani un ignobile.
Un quadro giuridico europeo più solido ci consentirà di mettere al riparo iniziative nazionali di grande importanza, come i centri in Albania, da pronunce ideologiche di una certa magistratura politicizzata che ne hanno bloccato l'attuazione, ostacolando l'azione di contrasto, da parte del Governo, all'immigrazione illegale di massa .
La normativa italiana è stata disapplicata, interpretando in modo forzato quella europea. Ebbene, stiamo risolvendo, intervenendo direttamente sulla normativa europea.
Come ho già avuto modo di dire, il modello Albania, a cui molti altri Paesi europei guardano con grande interesse, funzionerà e sono convinta che ci aiuterà concretamente a ridurre ulteriormente i flussi irregolari e a esercitare quella deterrenza necessaria all'interno di una politica multidimensionale di contrasto alla tratta di esseri umani. Piaccia o no alla sinistra, di ogni ordine e grado . Di lotta…
PRESIDENTE. Colleghi, facciamo proseguire la Presidente. Colleghi, cerchiamo di mantenere il silenzio, grazie. Scusi, Presidente.
GIORGIA MELONI,. Di lotta al traffico di migranti abbiamo parlato anche lo scorso 10 dicembre, in occasione del Vertice della Coalizione Globale contro il traffico di migranti di Bruxelles, dove oltre 50 tra Nazioni e organizzazioni internazionali hanno concordato di lavorare insieme su tre pilastri fondamentali: la prevenzione, anche attraverso campagne mirate, il contrasto, inclusa la possibile istituzione di un nuovo e specifico regime sanzionatorio UE, e le alternative all'immigrazione illegale.
Un ulteriore ambito su cui l'Italia ha fatto da apripista - mi piace condividerlo con voi - è la riflessione sulla capacità delle convenzioni internazionali, scritte molti decenni or sono, di affrontare le sfide della moderna migrazione irregolare e della sicurezza. L'appello, lanciato insieme alla Danimarca, ha man mano raccolto adesioni fino ad arrivare, pochi giorni fa, a una dichiarazione politica, che fa seguito alla lettera aperta dello scorso maggio, sottoscritta da 27 Stati membri del Consiglio d'Europa, cioè dalla maggioranza dei suoi Paesi membri.
Questo amplissimo sostegno ci ha ora consentito di avviare, in piena collaborazione con il Segretario generale dello stesso Consiglio d'Europa, un processo che dovrebbe portare a un'applicazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo più efficace e più in linea con il contesto attuale.
Quando io e il Primo Ministro socialista Mette Frederiksen abbiamo lanciato questa iniziativa, per molti era considerata quasi uno scandalo, ma io penso che non si debba mai temere di porre questioni di buon senso, perché, se sono di buon senso, altri seguiranno. E questa iniziativa, ancora una volta, lo ha dimostrato ampiamente.
Ultimo, ma non meno importante, l'impegno italiano nella dimensione esterna delle politiche migratorie. Oggi il Piano Mattei per l'Africa non è più un'iniziativa solo italiana: come avevamo immaginato, è diventata una strategia europea e internazionale e può contare su sinergie strutturate a vario livello, come quella che abbiamo consolidato con il e, più recentemente, con il Patto per il Mediterraneo dell'Unione europea. È una cooperazione che vale già oltre un miliardo e 200 milioni di euro e che si pone l'obiettivo di realizzare nel continente africano progetti e investimenti capaci di generare uno sviluppo economico e sociale stabile e duraturo nel tempo.
I risultati raggiunti in questi anni ci incoraggiano ad andare avanti e ci dicono che la strada intrapresa è la più corretta. La riduzione dei flussi migratori illegali verso l'Europa registrata in questi anni, la parallela, sensibile riduzione dei morti e dei dispersi nel Mediterraneo, insieme a progetti di formazione e migrazione legale sono la prova che la nostra cooperazione funziona. Dobbiamo ora lavorare per consolidare questi sforzi, perché non ci accontentiamo ancora e non intendiamo indietreggiare.
Insieme agli altri faremo anche il punto sul processo di allargamento, sulle riforme necessarie perché questo investimento geopolitico si trasformi in un successo, perché solo un'Europa riunificata può raggiungere la massa critica necessaria per competere e restare influente e sicura nel mondo di oggi.
L'Italia è pienamente impegnata ad assicurare che il Consiglio europeo di domani veicoli un messaggio politico forte sull'allargamento, per dare un segnale di unità e credibilità collettiva.
Viceversa, senza progressi nel percorso di adesione all'UE dei nostri , rischiamo di consegnarli ai nostri rivali sistemici, destabilizzando in modo permanente il nostro vicinato e consegnando l'Unione europea all'irrilevanza.
Non possiamo, in particolare, permetterci di rimandare ulteriormente l'adesione dei Balcani occidentali, che fanno già parte della famiglia europea e sono fondamentali per la nostra autonomia strategica. Lo ribadirò anche questa sera al vertice UE-Balcani, dove mi recherò dopo la fine del dibattito in Aula.
I risultati ottenuti da Albania e Montenegro nel corso dell'ultimo anno sono infatti molto incoraggianti e dimostrano che i due Paesi hanno concrete possibilità di adesione in un futuro molto prossimo. Anche se il tema non è strettamente in agenda, al Consiglio europeo voglio fornire un aggiornamento sulla conclusione formale e l'entrata in vigore dell'Accordo commerciale UE-Mercosur.
Come sapete, l'Italia ha sempre guardato con interesse a questa intesa, sia per il significato politico di ponte tra l'Europa e l'America Latina, sia per quello commerciale, con importanti e positive ricadute attese sul fronte delle esportazioni italiane, sia nel settore industriale che in quello alimentare, dato che l'Accordo prevede la tutela di oltre 50 denominazioni di origine geografica italiane.
Ciò non di meno, il Governo italiano è sempre stato chiaro nel dire che l'Accordo dovrà essere positivo per tutti i settori e che, quindi, è necessario rispondere in particolare alle preoccupazioni dei nostri agricoltori. Negli scorsi mesi abbiamo quindi lavorato molto intensamente con la Commissione, ottenuto passi in avanti significativi, in particolare con l'introduzione di un meccanismo specifico di salvaguardia di un fondo adeguato di compensazione cui attingere in caso di necessità e, più recentemente, di un significativo rafforzamento dei controlli fitosanitari in entrata. Tutte queste misure, seppur presentate, non sono ancora del tutto finalizzate.
Riteniamo quindi che firmare l'Accordo nei prossimi giorni, come è stato ipotizzato, sia ancora prematuro. Per noi è necessario attendere che il pacchetto di misure aggiuntive a tutela del settore agricolo sia perfezionato e, allo stesso tempo, illustrarlo e discuterlo con i nostri agricoltori. Questo non significa che l'Italia intenda bloccare od opporsi all'Accordo nel suo complesso, ma, come abbiamo sempre detto, intendiamo approvarlo solo nel momento in cui saranno incluse adeguate garanzie di reciprocità per il nostro settore agricolo. E sono molto fiduciosa che, con l'inizio del prossimo anno, tutte queste condizioni possano realizzarsi .
Al Consiglio europeo faremo, infine, il punto sulla competitività europea, anche alla luce dell'attuale situazione geoeconomica: un tema fondamentale per affrontare le sfide che l'Unione si trova di fronte, inclusa quella della sicurezza e della difesa.
Siamo convinti che la complessità di questo momento imponga uno sguardo ampio e pragmatico, capace di abbandonare i dannosi dogmatismi ideologici che hanno ispirato le scelte passate, di cui oggi vediamo limiti e contraddizioni.
E io penso che questa sia anche la strada maestra per rispondere alle sfide poste dalla nuova strategia di sicurezza americana. Personalmente penso che sia inutile, o forse addirittura dannoso, lanciare strali contro un nemico immaginario, perché il vero nemico da combattere è la nostra incapacità di decidere e l'ideologia del declino che l'Unione europea ha drammaticamente sposato negli ultimi anni. Un continente che non riesce a invertire il suo inverno demografico, che ha scelto la strada della iper-regolamentazione asfissiante a scapito dell'innovazione, che si rassegna alla dipendenza militare dagli Stati Uniti e a quella tecnologica dalla Cina è un continente che sembra essersi arreso.
Ma il declino, ancora una volta, non è un destino. È una scelta. Invertire quel declino è la nostra scelta. Reagire, decidere, scegliere. Perché l'Europa che amiamo è certo un continente, ma è soprattutto un contenuto. Valori, identità, visione, innovazione, competitività . Tutto ciò che ha reso grande l'Europa nei secoli deve essere aggiornato e rilanciato. E quello che non funziona, si cambia.
Ne sono un chiaro esempio le politiche degli ultimi anni. Da subito, questo Governo si è impegnato senza sosta per garantire che il percorso di decarbonizzazione fosse sostenibile per le imprese e per la società, per evitare che la neutralità climatica andasse a scapito della competitività, portando alla deindustrializzazione del nostro continente.
In questa ottica, stiamo lavorando sulla base di un approccio pragmatico e non ideologico, metodo premiato in occasione dell'ultimo Consiglio europeo che ha aperto la strada al significativo successo, raccolto al Consiglio Ambiente di novembre scorso, dove l'Italia ha assunto un ruolo di rilievo, ponendosi alla guida di una inedita coalizione di 10 Stati membri. Lavoro che ha permesso di raggiungere un accordo equilibrato e pragmatico nel rispetto della competitività.
Si tratta di un risultato politicamente molto rilevante, che dimostra quanto l'Italia, con il suo approccio concreto e inclusivo, possa essere fondamentale per correggere le troppe politiche dannose portate avanti negli ultimi anni. Ragione per cui siamo determinati a consolidare e allargare questo gruppo di lavoro sul modello già seguito in materia di immigrazione .
L'approccio italiano continua a fondarsi sul principio di neutralità tecnologica e su una visione pragmatica. Posizioni che cominciano a farsi spazio, a partire dalle proposte presentate ieri dalla Commissione europea nell'ambito del nuovo pacchetto , fortemente richiesto dall'Italia.
Prendiamo atto, con soddisfazione, che gli sforzi profusi dal nostro Governo negli ultimi mesi hanno portato ad aprire una breccia nel muro del dogmatismo che ha caratterizzato gli ultimi anni.
Ben vengano, dunque, i passi in avanti in termini di maggiore flessibilità per i costruttori di veicoli pesanti, ben venga la rinnovata spinta per un'alleanza europea sulle batterie, ben venga l'esclusione dei veicoli pesanti e delle piccole e medie imprese, nonché i nazionali e non più aziendali nel provvedimento sulle flotte aziendali verdi, ben venga il superamento del tutto elettrico per auto e furgoni al 2035, nonché l'affermazione del principio di neutralità tecnologica.
Sono tutte posizioni che avevamo fortemente sollecitato nel corso degli ultimi mesi, da ultimo indirizzando, insieme ad altri cinque Stati membri, una lettera alla Presidente della Commissione europea e coordinando la nostra azione con la Germania, che ha inviato, a sua volta, una propria lettera dello stesso tenore a firma del Cancelliere Merz e poi ha sottoscritto un documento italo-tedesco, firmato dai Ministri dell'Industria Urso e Reiche.
È proprio sul pieno recepimento di questi principi che si concentreranno i nostri sforzi negoziali nei prossimi mesi, a partire da una piena attuazione della neutralità tecnologica senza appesantimenti burocratici eccessivi e senza limiti sproporzionati per i biocarburanti, che devono poter rappresentare una concreta prospettiva industriale anche oltre il 2035 e non soltanto un piccolo correttivo al precedente impianto normativo. Lavoreremo insieme ai Governi maggiormente allineati con le nostre posizioni affinché queste possano affermarsi con maggiore forza e il settore possa recuperare una proiezione industriale di medio termine, anziché condannarsi alla desertificazione industriale.
In tema di semplificazione, nei giorni scorsi nel quadro dei pacchetti l'Italia è riuscita a ottenere, anche grazie a una significativa e pragmatica posizione adottata dal Parlamento europeo, la cancellazione dell'obbligo per le imprese europee, sopra una certa soglia, di redigere dei piani di transizione per la mitigazione dei cambiamenti climatici che, visto il considerevole aggravio procedurale, avrebbero potuto compromettere le forniture energetiche dall'estero.
Analogamente, anche il rinvio del regolamento Deforestazione, con una contestuale clausola di revisione entro aprile 2026, va nel solco della posizione che l'Italia ha sostenuto, con l'intento di bilanciare la preservazione del patrimonio forestale mondiale con le esigenze di competitività delle nostre imprese. Di contro, non accetteremo che gli straordinari risultati raggiunti sul finire della scorsa legislatura europea sul regolamento Imballaggi, grazie a una inedita quanto virtuosa mobilitazione dell'intero sistema Italia, vengano inficiati da interpretazioni tecniche infondate da parte di qualche burocrate europeo . Difenderemo il voto espresso dai Governi e dai parlamentari europei per garantire un modello di economia circolare fondato sull'innovazione e sulla neutralità tecnologica, che ha fatto dell'Italia un esempio da seguire a livello europeo.
In conclusione, colleghi, come avete visto, si tratta di un Consiglio europeo denso di temi delicati, denso di sfide che approcceremo, come sempre, con grande responsabilità e, allo stesso tempo, con grande determinazione, come si conviene al Governo di una grande Nazione che sta in Europa non da comprimaria, ma da protagonista. La forza del mandato che il Parlamento mi ha conferito prima di ogni Consiglio mi ha sempre consentito di svolgere questo ruolo sapendo che ho le spalle coperte non soltanto da un voto parlamentare, ma da ciò che l'Italia rappresenta, perché l'Italia esiste e conta in Europa non per gentile concessione di qualcuno, ma per la straordinaria forza del suo tessuto sociale, delle sue famiglie, dei suoi lavoratori e delle sue imprese ; non dobbiamo mai dimenticarlo.
Per quanto mi riguarda, porto con me questa forza a Bruxelles, come ovunque nel mondo, con orgoglio e responsabilità e, chiaramente, lo considero il privilegio più grande che ho. Vi ringrazio .
PRESIDENTE. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 13, al fine di consentire al Presidente del Consiglio dei ministri di consegnare il testo delle comunicazioni presso il Senato della Repubblica.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.
È iscritto a parlare il deputato Piero De Luca. Ne ha facoltà.
PIERO DE LUCA(PD-IDP). Presidente, colleghi, mai come in questa stagione occorre nettezza di linea e di linguaggio. Guardate, l'Europa nasce dalle macerie della Seconda guerra mondiale come risposta politica all'orrore della e delle leggi razziali. Permettetemi, a nome del gruppo del Partito Democratico, di esprimere, anche da parte nostra, piena vicinanza alle famiglie delle vittime del vile attentato di Sydney.
L'Europa oggi è sotto attacco: da un lato, l'imperialismo di Putin, dall'altro, Trump, che ormai ha codificato anche in documenti ufficiali la volontà di disgregare l'Unione. Lei, signora Presidente, non può continuare a pattinare e a restare nel guado. Non basta dire: sostengo l'Occidente. Oggi, più che mai, o si sta dalla parte dell'Europa o si sta contro l'Europa, questa è la realtà! O si difende il rilancio e il progetto comunitario, o lo si confina a una pericolosa irrilevanza, danneggiando inevitabilmente anche i nostri interessi nazionali.
Non sono più ammissibili, dunque, silenzi anche rispetto alle offese che abbiamo ascoltato nelle ultime settimane, negli ultimi mesi. L'Europa non è un ente parassita. L'Europa non limita le libertà. L'Europa è presidio di libertà, democrazia e Stato di diritto ! Vale ricordarlo sempre. Stato di diritto, peraltro, è anche difendere l'autonomia e l'indipendenza della magistratura dagli attacchi dei Governi di turno, come lei non perde occasione di fare, come anche oggi in quest'Aula.
Difendere l'Europa vuol dire difendere il suo modello sociale e sostenere anche il progetto politico più grande del nostro tempo, quello volto a garantire la pace. C'è un'unica strada, guardi, Presidente: è in grado lei di percorrerla insieme al suo Governo? Scelga di aumentare gli impegni per il rilancio dell'Europa, per una vera difesa comune europea, per una vera autonomia strategica, politica, diplomatica ed economica del nostro continente. Le direi, per parafrasare una frase a lei cara: , se vuole la pace, prepari e rafforzi l'Europa sempre di più nel nostro tempo.
In questo quadro, diciamo allora con forza che non ci può essere né stanchezza né ambiguità di sorta sul sostegno all'Ucraina. Il suo Governo però - sono i fatti - è drammaticamente diviso, questa è la realtà. Le tensioni interne stanno minando la credibilità dell'Italia. Eravamo in prima linea nel convoglio per Kiev, con voi siamo scivolati nelle retrovie della diplomazia. E ne abbiamo ulteriore conferma oggi: abbandonare il riferimento al pieno sostegno anche operativo e militare all'Ucraina è un errore storico e clamoroso, come leggiamo nelle risoluzioni. È inaccettabile, Presidente, che posizioni filo-putiniane della Lega stiano facendo breccia e prendendo il sopravvento nella vostra postura politica.
Presidente, ma non la imbarazza nemmeno un po' il plauso della Zakharova alle posizioni del suo Vice Premier Salvini ? Come fa a governare insieme. in questo contesto? Le leggo una frase: è aberrante ridefinire con la forza i confini in Europa. Queste sono le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che rappresentano, come al solito, una guida per tutti quanti noi. Questa dovrebbe essere l'unica linea del Governo italiano, senza tentennamenti. Purtroppo, così non è.
Anche sulla pace, ci sono ambiguità. Il Piano Trump iniziale era inadeguato, sbagliato, ma da lei non abbiamo ascoltato una sola parola. È stato cambiato grazie all'intervento dei Volenterosi e delle istituzioni europee, da cui lei appare sempre, però, più distante. Qual è la posizione del suo Governo, Presidente? Quella firmata a Berlino, qualche ora fa, o quella della risoluzione che proponete oggi come maggioranza a Roma? Perché c'è una distanza enorme tra le due. E qual è la sua posizione sull'ultimo degli argomenti di maggiore attualità, sugli russi? Non possiamo tollerare ambiguità, Presidente. Noi riteniamo decisivo un utilizzo legalmente fondato dei beni russi congelati. È pronta a sostenere fino in fondo questa battaglia, sì o no? Questa è la domanda che le facciamo e alla quale deve dare una risposta chiara. E qual è la posizione finale sulla pace del suo Governo? La pace per noi deve essere giusta e sicura. L'intesa sull'Ucraina non può essere una resa, non può essere una capitolazione; non si può costruire in un rapporto bilaterale Trump-Putin, ma si deve costruire con la presenza decisa di Kiev e con il protagonismo di Bruxelles per le garanzie di sicurezza e stabilità futura.
C'è poi un altro passaggio in discussione in Consiglio: Medio Oriente e Gaza. La pace raggiunta nelle ultime settimane è estremamente fragile, e serve un'azione politica più incisiva. Lei ha incontrato, nelle scorse ore, Abu Mazen, come poi anche la nostra segretaria, Elly Schlein. Bene, ora passi, però, dalle foto ai fatti: promuova l'embargo delle armi, sospenda la cooperazione militare con il Governo israeliano, si impegni per l'afflusso di tutti gli aiuti umanitari e, soprattutto, faccia ciò che ancora non ha avuto il coraggio di fare finora: riconosca immediatamente lo Stato di Palestina come oltre 150 Paesi hanno fatto finora. È l'unica strada credibile per tenere aperta una prospettiva strutturale di pace, sicurezza e convivenza, sul modello dei due popoli e due Stati.
Il passaggio al prossimo Consiglio, Presidente, sarà uno spartiacque decisivo, come lei ha ricordato, anche per il futuro dell'Europa sul piano economico e sociale.
Lei non può tradire, e noi le chiediamo questo, la tradizione europeista dell'Italia; serve un grande piano strutturale di nuovi investimenti comuni per rilanciare la competitività, per sostenere una politica industriale europea, per l'innovazione e l'indipendenza energetica e digitale. Come potrà sostenere la crescita, come lei dice di voler fare, senza un QFP rafforzato e senza un nuovo per investimenti aggiuntivi realizzati con nuovo debito comune? Questa è la domanda che noi le poniamo. Guardi che si può fare: basta la volontà e basta la capacità politica, quella che voi non avete avuto negli anni scorsi e di cui oggi, però, beneficiate grazie - le ripeto - non ad un algoritmo, come ogni tanto amate ripetere. Non è stato quello a creare il , ma è stato il lavoro dei democratici e progressisti, è stato il coraggio di figure, come l' Presidente del Parlamento europeo David Sassoli che hanno cambiato il corso della storia recente dell'Europa verso politiche di solidarietà e attenzione alle comunità e ai territori vere, non a parole, vere!
Senza il PNRR, la cui spesa, oggi, peraltro, al di là dei dati che fornite, è in ritardo clamoroso, visto che, su oltre 92 spesi finora, mancano 100 miliardi da mettere a terra in pochi mesi e non ci avete detto come immaginate di fare, senza questo Piano, oggi, l'Italia sarebbe in recessione. Questa è la verità. Lavorate, allora, per attuarlo e per replicarlo, se ne siete capaci.
Parlando di temi economici, si discuterà poi di dazi. L'accordo con gli Stati Uniti è stato un compromesso al ribasso. Ora ci vuole una risposta forte e decisivo sarà aprire nuovi mercati con nuovi accordi commerciali.
Presidente, siamo d'accordo sull'esigenza di prevedere doverose garanzie per il mondo agricolo, ma, previste queste, il Mercosur va ratificato subito e non va bloccato! Va fatto ora , immediatamente! Sarebbe un errore drammatico e di strategia non farlo. Peraltro, sul punto, stiamo ancora aspettando una cosa: c'era un famigerato Piano da 25 miliardi a sostegno delle aziende colpite, di cui aveva parlato qualche mese fa, e di cui non abbiamo saputo più nulla. Che fine ha fatto questo piano di sostegno alle imprese e ai lavoratori colpiti dai dazi? Stiamo ancora aspettando.
In Consiglio, si discuterà poi - e chiudo - di immigrazione, di centri in Albania. Le dico solo questo: se la Commissione ha ritenuto di inserire, nella sua proposta, un'esplicita previsione sui vuol dire una cosa semplice, ossia che oggi i centri in Albania sono incompatibili con la normativa europea e sono illegali! Vanno chiusi perché rappresentano un clamoroso danno erariale! Sono risorse che potreste mettere sulla sanità, sulle pensioni e sui salari, sulle famiglie e sulle imprese. Allora, questo vuol dire governare il Paese.
Presidente, le sfide sono tante. Metta da parte le pulsioni sovraniste, abbia il coraggio di rafforzare l'Europa con un'unica riforma. È tempo di abolire il diritto di veto e il voto all'unanimità Basta blocchi sovranisti a decisioni strategiche per il futuro dell'Europa. Siamo a un bivio. Esca dall'ambiguità. L'interesse nazionale oggi…
PIERO DE LUCA(PD-IDP). … si persegue nel quadro dell'interesse europeo. La vera sovranità è costruire quella europea, non quella di piccole patrie, se non vogliamo condannarci a un futuro di declino o di subalternità e lei è chiamata a questa sfida strategica per il futuro del nostro Paese .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole De Monte. Ne ha facoltà.
ISABELLA DE MONTE(FI-PPE). Grazie, Presidente. Presidente del Consiglio, membri del Governo, colleghi e colleghe, i vertici dei UE nel Consiglio europeo sono sempre molto importanti e dobbiamo dare atto che questo sarà molto importante, soprattutto perché, da vari punti di vista, segna un momento di scelta cruciale rispetto al futuro dell'Unione europea. In più occasioni, è stato detto che l'Europa è debole, ma bisogna, al tempo stesso, riconoscere che, non essendo uno Stato federale, ha tutti i limiti organizzativi e decisionali rispetto a un vero Stato. Ciò che desidero preliminarmente sottolineare è che il gruppo di Forza Italia è essenziale nel continuare a rappresentare sempre il proprio posizionamento europeista, atlantista e fermo sui valori fondanti dell'Unione europea e con il sostegno a una prospettiva di un'Europa sempre più forte.
A proposito dell'Unione europea, questa è stata definita una delle più riuscite esperienze di pace fra i popoli e la democrazia. La storia insegna che nei rapporti internazionali, dinamiche puramente bilaterali pongono il più debole alla mercé del più forte.
“Non è accettabile la pretesa che quelle dinamiche tornino ad essere la misura dei rapporti tra popoli liberi”.
Sono le parole del nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, espresse recentemente all'incontro con il corpo diplomatico, che ringraziamo sempre per la sua saggezza e fermezza nel ribadire l'importanza dell'Unione europea, indispensabile espressione dei più alti valori, cui la comunità dei cittadini europei deve stabilmente ispirarsi per un futuro di pace e di democrazia.
Ma la democrazia non è un fatto scontato, quindi dobbiamo essere attenti a cogliere il richiamo del Presidente della Repubblica a proposito delle , perché è uno strapotere comunicativo che rischia di coinvolgere soprattutto i soggetti più deboli; ma anche questa - ha detto - non sarebbe libertà, ma arbitrio.
Ed è per queste ragioni, con questa premessa, Presidente, che noi dobbiamo rimanere sempre fermi, come lei ha sempre fatto - e questo glielo riconosciamo - nell'affiancare l'Ucraina nella sua lotta per la libertà e l'inviolabilità del proprio territorio.
Molto spesso viene citato in diversi contesti il termine “resilienza”, ma dobbiamo dare atto che l'Ucraina davvero ha dimostrato, con tutta la propria forza, la resilienza rispetto a un'invasione totalmente arbitraria.
A chi afferma che ciò non ci dovrebbe riguardare, che dovremmo fermarci, ricordiamo che la guerra è, purtroppo, già alle porte dell'Unione europea e che difendere i confini dell'UE significa difendere anche la nostra pace. È vero che i negoziati non sono affatto facili e non lo sono mai, ma l'impegno europeo deve essere, secondo i principi dell'ONU e del diritto internazionale, a far sì che i confini non debbano essere modificati con la forza. Vale nel caso dell'Ucraina, ma anche con gli Stati che devono essere riconosciuti, i cui tre elementi fondanti sono sempre: il territorio, il governo e il popolo. Violare il territorio significa anche violare l'integrità di uno Stato. Così deve fare l'Unione europea nel far parte della coalizione dei volenterosi e in cooperazione con gli Stati Uniti d'America, ma con attenzione a quanto concerne i beni bloccati, perché ogni utilizzo deve necessariamente rispettare il principio di legalità.
Resta il fatto che un passo necessario dovrà essere compiuto anche in merito alla cooperazione nella difesa stessa; azione, come sappiamo, già intrapresa, il cui rafforzamento è rappresentato anche dalla cooperazione con l'Ucraina.
Sempre in merito alla difesa, bisogna fermamente condannare gli attacchi ibridi all'Unione europea e, al contempo, sostenere gli strumenti come SAFE ed EDIP, compresa la possibilità di realizzare coalizioni con Stati terzi. Questo, del resto, non pregiudica assolutamente le politiche di difesa e di sicurezza degli Stati membri.
A chi afferma che la difesa dell'Ucraina non dovrebbe essere ulteriormente sostenuta, ricordo che l'azione russa ha creato una grande destabilizzazione nell'Unione europea e nell'Italia stessa, determinata dalla crisi energetica, e l'impatto economico è evidente. È anche vero, comunque, come spesso è stato nella storia dell'Unione europea, che le grandi difficoltà creano anche grandi sfide e, di conseguenza, anche grandi prospettive per un'evoluzione dell'Unione europea stessa. Le scelte, però, devono essere chiare.
Per questa ragione, il sostegno deve essere dato anche condannando il sostegno militare alla Russia da parte dell'Iran e della Bielorussia, così come pure il sostegno deve essere dato nell'insistere nel ritorno dei civili, in particolar modo dei bambini, al loro Paese.
Sul Medio Oriente vanno riconosciuti l'impegno e gli sforzi del Governo italiano. Avevamo ragione a incoraggiare la Casa Bianca sulla strada della pace, pur sapendo dall'inizio che sarebbe stato un percorso complicato e contrastato. Settimane di manifestazioni pro-Pal non hanno portato alla conclusione della guerra a Gaza. Il cessate il fuoco è stato raggiunto solo grazie alla paziente attività diplomatica e alla forza della politica. Noi di Forza Italia lo abbiamo sempre detto: sostegno umanitario alla popolazione e ferma condanna all'antisemitismo. Se la pace si rafforzerà e Hamas abbandonerà la Striscia, si potrà completare il riconoscimento dello Stato di Palestina.
Ora sull'allargamento: è giusto dare attenzione ai nuovi Paesi candidati, ma lei l'ha ricordato, Presidente, non dobbiamo assolutamente dimenticare che vi sono dei Paesi che attendono, ormai da molti anni, l'ingresso nell'Unione europea. Mi riferisco ai Paesi dei Balcani occidentali, una regione che deve essere considerata come area geopolitica, politica e strategica. Dobbiamo far sì che l'ingresso di questi Paesi non avvenga in modo differenziato, ma in modo da favorire la coesione stessa della regione, il cui equilibrio è fondamentale per l'Europa e per l'Italia in particolare.
Sul quadro finanziario pluriennale, il prossimo vertice è molto importante per decidere i punti caratterizzanti, perché nei prossimi mesi sappiamo che ci sarà la posizione del Parlamento europeo e del Consiglio, poi la fase dei negoziati e i provvedimenti legislativi nel 2027.
In questo quadro finanziario pluriennale, di portata estremamente ambiziosa per il prossimo settennio, si dovrebbe mantenere la centralità dei territori, un mandato delle politiche di coesione, mantenendo quindi le scelte, in primo luogo, in capo alle nostre regioni.
Concludo, Presidente, ricordando il motto dell'Unione europea che è “Unita nella diversità”. In un sistema democratico, come l'Unione europea, non ci può essere spazio per il razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo. Il barbaro attentato di Sydney parla a tutti noi. L'odio contro Israele, contro gli ebrei, è una bestia che si insidia nelle nostre città. Nessuna tolleranza verso i cattivi maestri, i giustificazionisti, i riduzionisti. Non ci può essere spazio per l'indifferenza. La risposta alla violenza è la memoria. Tutelare la memoria è non arrendersi mai al buio dell'odio. È un dovere storico che l'Europa, luogo di rinascita dalle tragedie, ha nei confronti di se stessa e del mondo intero .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.
LUIGI MARATTIN(MISTO). Grazie, Presidente. Buongiorno, Presidente Meloni. Normalmente sono tre le domande del Partito Liberaldemocratico. Le faccio uno sconto natalizio, due cose sole in due minuti.
Il primo, il Mercosur. Lei ha detto: abbiamo bisogno di altre tutele per gli agricoltori. Ieri, Presidente, il Parlamento europeo ha ulteriormente allargato queste tutele. Se le importazioni di alcuni prodotti agricoli sensibili aumentano del 5 per cento su tre anni o se il prezzo diminuisce del 10 per cento rispetto alla media europea, si blocca tutto. Poi, se tutti i prodotti non rispettano le norme sanitarie e fitosanitarie europee si blocca tutto. Presidente, di quali altre garanzie ha bisogno? Non perdiamo tempo, perché non è che il mondo sta aspettando noi.
Se noi non firmiamo questo accordo, ma siamo così sicuri che Cina o Stati Uniti non faranno, loro, un accordo con il Sud America prevenendoci nello sfruttare un'opportunità? Presidente, non ceda al conservatorismo, non ceda alla rendita di certe categorie economiche. Abbracci il libero scambio, il libero mercato che, a maggior ragione con queste clausole di salvaguardia, già tutelano abbastanza la nostra economia.
Secondo punto: Presidente Meloni, io la conosco come una donna che non fugge mai di fronte a nulla. Pur da oppositore, glielo riconosco. E le farò una domanda scomoda alla quale la prego di provare a darmi una risposta. Io ho letto nel suo discorso, ho sentito nel suo discorso, frasi che condivido al 100 per cento. La Russia, dal 2022, è riuscita a conquistare solo l'1,45 per cento del territorio ucraino, l'efficacia delle sanzioni…
LUIGI MARATTIN(MISTO). … Presidente, cosa pensa delle affermazioni fatte ieri da Matteo “Salvinoski” che paragona le azioni dell'Europa a difesa dell'Ucraina alle guerre d'invasione di Hitler e Napoleone alla Russia? Presidente, gratti la guancia destra come segnale - l'ho già usato in passato - se lei… io ho diritto, da cittadino, di sapere se il mio Governo condivide queste affermazioni oppure pensa che quelle affermazioni siano una vergogna dette in bocca a un Vicepremier di un Paese occidentale…
LUIGI MARATTIN(MISTO). …che l'Europa deve difendere un'aggressione della Russia nei confronti delle liberaldemocrazie e nessuno sta invadendo la Russia, nessuno è Hitler, nessuno è Napoleone. Mi dica, Presidente, se il mio Governo pensa questo o se condivide le vergognose parole di Matteo Salvini dell'altro ieri.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Carfagna. Ne ha facoltà.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ringrazio la Presidente del Consiglio per la sua relazione articolata, approfondita. Soprattutto, Noi Moderati la ringrazia per il suo impegno che, mai come in questo momento, merita un sostegno leale, convinto, pieno e senza ambiguità, perché è grazie a questo impegno e grazie al suo impegno se, nel momento più difficile per l'Italia e per l'Europa dal secondo dopoguerra in poi, l'Italia sta giocando un ruolo autorevole sullo scenario internazionale, che tutti le riconoscono, a parte chi ovviamente è accecato da pregiudizi ideologici.
Questo protagonismo internazionale, Presidente, non è frutto di un caso, ma è frutto di una precisa scelta politica, di una strategia meditata e studiata sin dal primo giorno dell'insediamento di questo Governo.
Diciamoci la verità, quando questo Governo si è insediato, nessuno scommetteva sulla durata. Tutti pensavano che potesse durare al massimo sei mesi e in molti prefiguravano scenari catastrofici, un'Italia isolata in Europa e fanalino di coda in Occidente. Dopo tre anni, lo scenario che abbiamo di fronte ci racconta una realtà completamente opposta.
L'Italia è il Governo più stabile di Europa e non solo ha migliorato le relazioni con i tradizionali europei, ma ha compiuto un salto di qualità nelle relazioni con Nazioni strategiche come l'India o con Paesi come gli Emirati Arabi Uniti o l'Arabia Saudita, che sono attori cruciali nel processo di pace che si è aperto in Medio Oriente.
Da questa stabilità interna e da questa rinnovata affidabilità internazionale ne traggono beneficio, ovviamente, l'intero sistema Paese, le nostre imprese, il nostro sistema economico e ogni singola prospettiva dei cittadini italiani e ne trae beneficio anche la capacità del nostro Paese di far valere le sue ragioni ai tavoli internazionali. Perché è un dato di fatto che sulle grandi questioni, molte delle quali sono all'ordine del giorno del Consiglio europeo di domani, la linea italiana passa, si fa strada e diventa posizione condivisa. E lo sforzo che lei sta compiendo di tenere insieme, come ha ricordato, la libertà dell'Ucraina, la sicurezza dell'Unione europea e la solidarietà dell'alleato americano è uno sforzo che sta producendo risultati come abbiamo visto anche nell'incontro di lunedì sera a Berlino.
Perché sulle garanzie di sicurezza a favore di Kiev, che rappresentano un aspetto dirimente non soltanto per raggiungere una pace giusta ma soprattutto duratura, si afferma la linea italiana, la linea che lei ha proposto sin dall'inizio, di introdurre un meccanismo come quello dell'articolo 5 del Patto Atlantico. Questa è la linea italiana che si afferma in Europa Così come sugli russi ho sentito il collega De Luca preoccuparsi, ma mi sembra che anche su questo la Presidente del Consiglio sia stata chiara: si utilizzeranno gli russi in una cornice di legalità giuridica e anche finanziaria per evitare di compromettere il percorso di risanamento di bilancio che il Governo italiano ha faticosamente conquistato. E sui rapporti con gli Stati Uniti d'America, anche qui, si fa largo la linea italiana che non è la linea del Governo Meloni, ma è la linea di un Paese serio, credibile, affidabile, che non pensa di recidere i rapporti con l'alleato storico soltanto perché il Presidente di turno non piace e afferma cose che non piacciono e non condividiamo. Il Governo italiano ha fatto con gli Stati Uniti quello che chiunque - chiunque - avrebbe fatto al suo posto; ci ricordiamo i “Giuseppi” di turno… e lo ha fatto non per compiacere o assecondare Donald Trump ma per assecondare e difendere l'interesse nazionale, per difendere i nostri interessi economici, militari e di sicurezza.
Allora, io penso che su questo non si possa non riconoscere che l'impegno e la fatica di tenere insieme le ragioni dell'Europa e l'alleanza con gli Stati Uniti d'America corrispondano all'interesse nazionale e vadano sostenuti.
Anche per quanto riguarda l'azione del Governo italiano in Europa ci ritorno subito, purtroppo il poco tempo che ho a disposizione non mi consente di fare un ragionamento compiuto… Però, c'è una cosa rispetto alla quale Noi Moderati vuole esprimerle tutto il suo apprezzamento: la linea della fermezza sull'Ucraina, Presidente, quella che lei ha definito una linea “di coerente sostegno”, non soltanto rispetta il nostro sistema valoriale ma soprattutto contrasta l'idea che la nostra Nazione e le sue istituzioni, nonostante le divisioni che ci sono, che non nascondiamo e che attraversano trasversalmente gli schieramenti politici… nonostante questo, grazie alla linea della fermezza non passa l'idea che la nostra Nazione e le nostre istituzioni possano scivolare verso posizioni di equidistanza. Che questa idea sia presente a Mosca lo dimostrano i continui attacchi al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella , a cui rinnoviamo la nostra solidarietà; lo dimostra la recente condanna in Russia di un valoroso giudice della Corte penale internazionale, colpevole soltanto di aver esercitato il suo ruolo nell'inchiesta sui bambini ucraini rapiti in Russia e lo dimostrano le inammissibili interferenze russe sulla vicenda del gruppo Gedi. Ci sarebbe da ridere se, come dire, gli appelli ai valori della libera stampa non venissero da un Paese che i giornalisti non compiacenti li incarcera, li tortura e, persino, li uccide.
Allora, ogni singolo esponente politico in quest'Aula dovrebbe avere l'onestà intellettuale di riconoscere il merito di aver mantenuto la barra dritta e dovrebbe dire alla Russia: respingiamo al mittente le vostre accuse e chi si illude di portare l'Italia dalla vostra parte ha sbagliato i conti, il vostro tentativo fallirà perché siamo un Paese serio, libero, che ama i valori della democrazia e che sta provando anche a cambiare l'Europa . Lo dimostrano la linea sull'immigrazione, sui Paesi sicuri, la retromarcia sulle misure più punitive del e anche il processo verso una difesa comune, finalmente avviata. Questo dimostra che le ragioni dell'Italia vengono apprezzate e condivise. Noi Moderati sarà al suo fianco per costruire un'Europa più forte, più giusta, più autorevole, più rispettata e più unita .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Manes. Ne ha facoltà.
FRANCO MANES(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, il tempo è poco e non mi dilungo sul quadro finanziario, anche perché la Camera ha già approvato alcune mozioni. Però, preservare la PAC e il ruolo delle regioni è fondamentale. Su questo conoscete la nostra opinione che è anche quella del Parlamento. Purtroppo i tempi che stiamo vivendo sono estremamente complessi e delicati. Anche noi autonomisti vogliamo tenere alta l'attenzione su ciò che sta accadendo in Europa e nel mondo e che chiede a tutte le forze politiche, da destra a sinistra, nazionali o locali, un alto senso di responsabilità.
Le diplomazie stanno lavorando con grande cura. Apprezziamo anche noi lo sforzo di mediazione che il Governo sta portando avanti in Medio Oriente, per dar seguito al cessate il fuoco e rafforzare la risposta umanitaria, e in Ucraina per arrivare a una soluzione giusta e duratura che dia sicurezza e pace anche per il futuro. Quando si tratta di costruire ponti e sentirsi comunità, il passato, però, conta poco; conta la strada che si vuole percorrere.
Nella ricerca della pace non possiamo, quindi, dimenticare che il popolo ucraino, in questi anni, ha dimostrato di voler essere Europa, di voler condividere con noi i valori dell'Occidente, quei valori che dobbiamo difendere e smettere di rinnegare, che sono la libertà, la democrazia e la tutela dei diritti, compresi quelli delle minoranze. Liberati, quindi, dalla guerra anche gli ucraini devono poter seguire la loro via europea.
Sull'allargamento che riguarda i Balcani occidentali siamo favorevoli, ma dobbiamo evitare gli errori del passato: allargare non deve diventare sinonimo di paralisi. Per la difesa una strada può essere il rafforzamento del pilastro europeo della NATO, ma serve realizzare anche in Europa una democrazia decidente, snellendo le procedure, superando il privilegio dei veti incrociati e rimettendo al centro la politica. L'Europa va messa nelle condizioni economiche, energetiche, industriali, sociali e anche politiche per reggere la sfida del futuro. Nell'Europa che decide e che decide su questioni delicatissime, l'Italia deve fare la sua parte per tenere unita la società europea.
Oggi parliamo con il Governo di ciò che va fatto a Bruxelles, ma ci sono cose che vanno fatte anche qui, a Roma. Ricordo ai gruppi parlamentari che sono depositate alla Camera e al Senato alcune proposte per migliorare la rappresentanza nel Parlamento europeo anche dei movimenti di minoranza linguistica.
Se nei prossimi anni non garantiremo a tutti di sentirsi rappresentati, come potremmo assicurare alle scelte dell'Europa una solida base sociale? Su questo il Parlamento italiano può dare risposte importanti e in tempi brevi. È un'Europa che protegge, un'Europa che decide e un'Europa unita.
L'Italia è un Paese fondatore. Dall'Italia anche noi ci aspettiamo un respiro europeo, non uno Stato che si allontana nei momenti difficili, ma uno Stato capace di spronare l'Unione e di essere lungimirante.
Vede, Presidente, noi minoranze linguistiche parliamo spesso di autonomia, ma l'autonomia non riguarda solo le regioni e i territori. È un concetto più ampio. Nel mondo di oggi serve un'Europa più autonoma, che diventi adulta, un'Europa che, pur rimanendo leale alla sua collocazione internazionale, non solo sia responsabile per se stessa ma che abbia anche e soprattutto gli strumenti per esserlo. Su questo dobbiamo lavorare e possiamo lavorare insieme senza ideologie .
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, consentitemi di salutare studentesse, studenti giovanissimi e professori del IV Circolo didattico “Verolino-Verone”, che arrivano da Acerra, provincia di Napoli. Benvenuti alla Camera dei deputati !
È iscritto a parlare l'onorevole Giangiacomo Calovini. Ne ha facoltà.
GIANGIACOMO CALOVINI(FDI). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, colleghe e colleghi, il dibattito di oggi, dopo le comunicazioni del Presidente del Consiglio, interviene alla vigilia di un Consiglio europeo che assume un significato politico particolare. Non è un appuntamento, di certo, ordinario.
Non è un passaggio meramente procedurale, ma è un momento nel quale l'Unione europea è chiamata a misurare la propria capacità di scelta, di coerenza e di responsabilità in un contesto internazionale segnato da conflitti prolungati, da instabilità regionale e da profonda trasformazione degli equilibri globali che dobbiamo affrontare senza reticenza e senza alcuna paura. In tale quadro, le parole del Presidente del Consiglio delineano con chiarezza la posizione dell'Italia. Una linea che si colloca senza ambiguità nel solco euro-atlantico, che riconosce la centralità dell'unità europea e che soprattutto richiama tutti gli Stati sovrani membri alla necessità di tradurre i principi dichiarati in decisioni politiche coerenti e durature. Oggi, infatti, la credibilità dell'Europa non si misura tanto nella forza delle affermazioni, quanto nella continuità delle scelte e nella capacità di sostenerle nel tempo. Noi, colleghi, dopo tanto forse troppo tempo, lo stiamo finalmente facendo. Nel suo discorso, Presidente, ha chiarito ogni strumentale equivoco: il sostegno all'Ucraina non è una posizione contingente né una risposta automatica agli eventi, è una scelta profondamente politica. È una scelta che affonda le proprie radici nei principi fondativi dell'Unione stessa, nel rispetto della sovranità degli Stati, nella tutela dell'integrità territoriale, nel rifiuto dell'uso della forza come strumento di revisione dell'ordine internazionale. Forse, la prima notizia più importante di oggi è proprio questa, ossia la chiarezza della posizione italiana, che qualcuno vuole sempre cercare di mettere in discussione, sulla crisi ucraina, che rappresenta un elemento di stabilità e di affidabilità per l'intero contesto europeo. La posizione italiana è e sarà sempre la medesima, ossia di vicinanza a Kiev e a tutta quella martoriata popolazione che combatte contro un'aggressione crudele.
La guerra in Ucraina costituisce, oggi più che mai, un banco di prova anche per l'Unione europea stessa. Non siamo di fronte a una crisi esterna che può essere osservata con freddo distacco. Ciò che accade alle porte dell'Europa incide direttamente sulla propria sicurezza e sulla credibilità internazionale, una credibilità che bisogna difendere. Difendere l'Ucraina significa difendere un principio di ordine che riguarda l'Europa nel suo insieme e quei valori occidentali che molti nel mondo vorrebbero oggi mettere in discussione.
Dopo quasi 4 anni di conflitto, il rischio più insidioso non è soltanto quello di un' militare, ma anche quello di una progressiva stanchezza strategica ed emotiva. È una stanchezza che può certo apparire comprensibile sul piano del consenso, ma che risulterebbe estremamente pericolosa sul piano storico e sul piano politico. Ogni segnale di indecisione e ogni tentazione di ambiguità non apre la strada alla pace, ma contribuisce ad allungare il conflitto e a mettere in discussione i nostri valori che, oggi più che mai, dobbiamo difendere. La pace è certo il nostro obiettivo principale, ma la pace non la si costruisce sull'incertezza, bensì sulla credibilità delle scelte, sulla capacità di sostenerle con determinazione ed è per questo che l'Italia, fino ad oggi c'è sempre stata, ci sarà e ci sarà ancora più con determinazione, quando dovremmo essere presenti per la ricostruzione e per i temi economici che per noi sono e saranno prioritari.
Bene, quindi - è il secondo punto del mio intervento -, ogni stretta collaborazione con l'altra sponda dell'Atlantico, come detto giustamente durante il suo intervento. Il Consiglio europeo è certo chiamato ad assumere una responsabilità crescente. Non è più sufficiente limitarsi al coordinamento delle politiche nazionali, ma occorre una visione comune e una maggiore capacità di iniziativa. Serve difesa, serve autorevolezza, serve prospettiva di ricostruzione, ambiti nei quali l'Europa deve dimostrare di saper agire come soggetto politico. Pensare che lo possa fare senza un costante confronto con gli storici alleati sarebbe un errore miope e dalle conseguenze inimmaginabili.
In tale contesto - è il terzo punto -, il ruolo dell'Italia sta assumendo un rilievo sempre maggiore nel contesto internazionale. L'Italia ha scelto la strada della coerenza e dell'affidabilità in politica estera. Non ha oscillato, non ha ceduto a scorciatoie opportunistiche e non si è piegata in questi anni davanti alle crisi internazionali, seguendo le esigenze contingenti alla politica interna. Ha usato una postura sempre credibile che ha posizionato l'Italia in Europa e non solo al centro del dibattito, consolidando la credibilità presso i e gli alleati. L'Italia è tanto più influente oggi, quanto più è prevedibile, seria e stabile nelle proprie scelte. L'interesse nazionale non si realizza in contrapposizione all'impegno europeo o internazionale, ma trova proprio la piena espressione all'interno di un'Unione più forte e finalmente più coesa. È questa la consapevolezza che consente al nostro Paese di incidere nei processi decisionali e di partecipare da protagonista alla definizione delle strategie comuni nel contesto europeo, in quello dell'Alleanza atlantica o in nuovi scenari geopolitici, come l'Indo-Pacifico o l'Africa, che, grazie al Piano Mattei, ci sta ponendo come Nazione occidentale per un dialogo costruttivo.
Il Consiglio europeo, tuttavia, non riguarda soltanto la gestione del terribile conflitto in Ucraina. È un Consiglio che chiama l'Unione a riflettere, in modo più ampio, sulla propria sicurezza e sulla propria autonomia strategica. La guerra sul fronte Est ha messo in luce in modo inequivocabile la fragilità di alcune dipendenze strutturali che hanno caratterizzato il modello di sviluppo europeo negli ultimi decenni, in particolare nei settori dell'energia, della difesa, degli approvvigionamenti e della stabilità regionale. Qualcuno ha provato - di certo noi no - a convincere i cittadini europei che il futuro del continente potesse essere roseo e florido, esponendo la bandiera della pace sui balconi, al posto che pensare, invece, ad una politica di difesa; così come qualcuno ha pensato che la ricchezza del continente sarebbe arrivata girando in bicicletta ed uccidendo il settore manifatturiero ed agricolo a favore di finanza e di servizi.
Gli errori macroscopici sono sotto gli occhi di tutti e oggi più che mai serve un'Europa che cerchi stabilità geopolitica e sviluppo industriale che non sono alternativi alla sicurezza e all'ambiente, ma che ne costituiscono, anzi, una condizione essenziale.
Abbiamo bisogno di un'Europa che segua la visione italiana, che propone un modello di cooperazione fondato su partenariati equilibrati, sullo sviluppo delle infrastrutture e sull'energia, superando logiche estrattive o di corto respiro che spesso sono servite agli egoismi dei singoli Stati. Serve un'Europa più ambiziosa, un'Europa, come disse l'allora cardinale Ratzinger, poi Benedetto XVI, nel celebre discorso del 2004, che non odi sé stessa, ma che sia orgogliosa delle proprie radici e dei propri valori, perché solo con la consapevolezza del proprio passato possiamo affrontare con determinazione le sfide del futuro. Questa è l'Europa che vogliamo e, grazie a questo Governo, siamo convinti che avremo ben presto .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Scerra. Ne ha facoltà.
FILIPPO SCERRA(M5S). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, nell'ambito dei negoziati in corso per la definizione del prossimo quadro finanziario pluriennale dell'Unione europea, la Commissione propone l'accorpamento in un fondo unico dell'attuale linea di finanziamento che compongono i fondi di coesione, i fondi strutturali e i fondi per la politica agricola comune.
Allo stesso tempo, nel bilancio pluriennale si sceglie di quintuplicare le spese militari. È evidente che siamo di fronte a un attacco alle politiche fondanti dell'Unione europea. Parliamo di fondi che servono per ridurre i divari e per sostenere le aree più svantaggiate del Paese.
La Presidente Meloni ha poc'anzi sostenuto che si opporrà alla loro riduzione. Ci sono solo due piccolissime contraddizioni nelle belle parole della Presidente Meloni. La prima è che lei si dovrà opporre alla proposta fatta da un certo Vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla coesione che si chiama Raffaele Fitto. Non so se il Presidente Meloni lo conosca . La seconda è che lei, Meloni, non è credibile quando dice che vuole tutelare le politiche di coesione, perché il suo Governo è il Governo che ha eliminato il credito d'imposta per il Mezzogiorno, è il Governo che ha cancellato il Fondo di perequazione infrastrutturale, è il Governo che ha approvato l'autonomia differenziata e che vuole cristallizzare le differenze fra Nord e Sud, è il Governo che ha sottratto 1 miliardo e 600 milioni di euro ai cittadini calabresi e siciliani per permettere al Ministro Salvini di mostrare in TV un plastico di un ponte che non si realizzerà mai . Quindi, con quale credibilità dice che vuole proteggere le politiche di coesione?
Andiamo al punto sulla competitività. È veramente incredibile che il Presidente Meloni parli di competitività. È evidente che, in questo scenario geopolitico incerto, l'Unione europea sta perdendo terreno rispetto agli altri globali, rispetto alla Cina e rispetto agli Stati Uniti, che investono massicciamente in in intelligenza artificiale e in infrastrutture critiche, mentre gli Stati europei continuano a rimanere schiavi dei rigidi parametri in cui sono ingabbiati a causa delle politiche di austerità di cui il Governo Meloni, di cui Giorgia Meloni è la principale responsabile, Presidente. Infatti Giorgia Meloni, che in questo momento si è alzata e non c'è, ha firmato per mettere una montagna di miliardi per il riarmo, anziché battersi per investimenti che abbassassero i costi dell'energia e delle bollette ! Ha firmato per irrigidire ancora di più quel Patto di stabilità e crescita con vincoli asfissianti per l'Europa e devastanti per l'Italia, che ci costano già adesso 12 miliardi di euro all'anno.
Il Governo Meloni è il Governo della crescita zero. È il Governo che, nel 2027, porterà questo Paese ad essere 27°, sui 27 Stati europei, per crescita. Io sono convinto che, magari, la Presidente Meloni è andata via, perché si vergogna di questa cosa , perché essere 27° su 27 significa un record negativo incredibile. O, forse, si vergogna di più dei 32 mesi consecutivi su 36 di crollo della produzione industriale? O, forse, si vergogna di più del di cassa integrazione?
O forse, ancora, si potrebbe vergognare - ma questo penso di no - dei 5,7 milioni di poveri che ci sono in Italia e che sono aumentati di 70.000 unità col Governo Meloni. Forse si potrebbe, ancora, vergognare per il fatto che il Governo Meloni ha deciso di lasciare 4,5 milioni di italiani con paghe da fame . Probabilmente sì.
E allora, voi siete stati i responsabili del più grande definanziamento del sistema sanitario degli ultimi decenni: abbiamo una spesa in sanità rispetto al PIL del 6,4 per cento, contro il 6,9 per cento a livello europeo. E non parlate di cifre in valore assoluto, perché sono delle balle economiche: dovete fare il paragone rispetto al PIL quando parlate di sanità .
Siete il Governo delle tasse, che per un Governo di centrodestra è tutto dire. C'è il record di pressione fiscale da dieci anni a questa parte, stiamo parlando del 42,8 per cento. Governo Meloni significa Governo delle tasse . State contribuendo ad aumentare il rapporto debito-PIL. Per quale motivo? Perché non sapete incidere sul denominatore, sulla crescita. Adesso stiamo vedendo al Senato e alla Camera una manovra finanziaria nella quale, dopo 15 giorni di battaglia, magari boccerete…
FILIPPO SCERRA(M5S). …un sacco di emendamenti dell'opposizione e che, alla fine, varrà zero . Non apporterete alcun tipo di contributo positivo all'economia del Paese ed è una cosa vergognosa, Presidente, di cui vi dovete vergognare.
L'Europa che sta costruendo Meloni non è la nostra Europa, non è l'Europa della pace, non è l'Europa della coesione, non è l'Europa dell'integrazione. A questa Europa noi ci opporremo in tutte le sedi
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Giglio Vigna. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA(LEGA). Grazie, Presidente e grazie, Governo. Beh, Presidente Meloni, ovviamente siamo contenti. Il Governo sostiene la linea della Lega: no invio di truppe in Ucraina, e questo chiaramente ci fa piacere. Una sicurezza a 360 gradi e non solo sul fronte Est.
Invitiamo i Paesi europei e l'Europa alla prudenza. L'Europa a Bruxelles segua la via degli Stati Uniti sulla strada per la pace. Non seguire la via degli Stati Uniti vuol dire indebolire il blocco occidentale e i tentativi del Presidente Trump di arrivare a una pace giusta e duratura. Quindi, il Governo sostenga l'idea della sicurezza a 360 gradi… è riferito all'attentato di Sydney, era questo il concetto di sicurezza a 360 gradi, che vuol dire blocco dell'immigrazione clandestina, che vuol dire strategia europea per il blocco dell'immigrazione clandestina, che vuol dire, nelle nostre città, guerra al terrorismo e al radicalismo islamico, guerra ad Hamas, guerra ad ISIS, guerra ad Hezbollah, in Medio Oriente, in Europa, in Australia e, sì, anche nella mia Torino. Non riconosceremo la Palestina finché Hamas non sarà smantellata . E lo voglio dire chiaramente dai banchi della Lega: non è codardia, non è nascondersi, cari colleghi della sinistra. È una posizione politica: non riconosceremo la Palestina finché Hamas non sarà smantellata, disarmata e la Palestina sarà libera .
QFP, agricoltura: no al fondo unico. Siamo contenti della posizione del Governo; anche questa il Governo volta prende la posizione della Lega a difesa della PAC. Non ci piacciono i tagli, non ci piace l'accentramento di Bruxelles, non ci piace la decisione di come e quanto debba andare all'agricoltura debba essere presa a Bruxelles e non negli Stati nazionali, e non a Roma.
Vogliamo che la PAC e la coesione rimangano in mano agli Stati e, sì, anche alle regioni. Specie in questo momento in cui il nostro Paese sta andando verso un processo di autonomia regionale differenziata, difenderemo le prerogative delle nostre regioni nella gestione della PAC, di come e quanto PAC, e naturalmente anche le prerogative dello Stato. Legare la PAC a riforme su stile PNRR è totalmente sbagliato e dai banchi della Lega lo voglio dire in modo chiaro: barricate, barricate al fianco degli agricoltori, al fianco delle associazioni degli agricoltori. Al fianco degli agricoltori! Barricate! Andremo fino sotto i palazzi di Bruxelles in modo istituzionale a manifestare: la PAC non si tocca e non si lega alle riforme che un Paese può fare o non può fare o che un Governo, signor Primo Ministro e Ministro Foti, può fare o addirittura vuole o non vuole fare.
A Bruxelles c'è stata una epifania sul motore endotermico. Una vittoria parziale, un passo in avanti verso il pragmatismo e lo scardinamento di un'ideologia del , dell'elettrico al 100 per cento. Anche questa volta dobbiamo dirlo: siamo contenti. Il Governo d'Italia ha la posizione della Lega: neutralità tecnologica, apertura al biodiesel, al diesel di ultima generazione e all', e stop all'ideologia deleteria dell'elettrico.
Andremo avanti finché tutta la follia del sarà totalmente smantellata e uscirà dal dibattito dell'Unione europea .
E la stessa cosa possiamo dire anche sul regolamento Imballaggi. Difenderemo quanto scelto dalla politica in Consiglio europeo e nei Parlamenti nazionali; e non sia il tecnocratismo di Bruxelles a decidere e a cambiare la linea scelta dalla politica, dai Paesi e da chi ha una visione più pragmatica anche su quel regolamento.
Indipendenza strategica dalle filiere cinesi e questo si collega assolutamente al tema dell'elettrico, del : l'Europa ha bisogno di fonti di produzione e di energia che siano europee e di filiere che siano sicure e indipendenti dalla Repubblica popolare cinese. Quindi, benissimo parlare e impegnarsi anche sul corridoio IMEC, sulla via all'Indopacifico. Noi siamo contenti di questa risoluzione e del mandato che questo Parlamento, questa Camera e il Senato danno al Governo per questo Consiglio europeo; siamo contenti delle parole del Premier Meloni su questo nuovo Consiglio europeo, che inizierà domani e quindi non possiamo far altro, gentile Premier, Ministro Foti, Sottosegretario D'Eramo, rappresentanti del Governo tutti e colleghi parlamentari, che esprimere parere favorevole della Lega a queste risoluzioni e alle sue comunicazioni .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Signor Primo Ministro, io ho apprezzato le sue parole di principio su Russia e Ucraina. Ho apprezzato che lei abbia detto che bisogna continuare a mantenere la pressione sulla Russia, che la Russia è impantanata in una guerra devastante con risultati territoriali minimi e che la Russia non vuole sentire parlare di pace. E mi ha fatto molto piacere che lei dicesse queste parole col suo Vice Salvini al fianco, che oggigiorno riempie con propaganda contraria i suoi e i TG.
Lei vuole un'Europa che sappia decidere. Su questo sono d'accordo con lei, ancora un altro punto su cui sono d'accordo. Però, dobbiamo intenderci, Presidente Meloni: non pretendo che faccia con me, con noi, la campagna per gli Stati Uniti d'Europa, però almeno quella per abolire il diritto di veto sì. Perché altrimenti è retorica vuota.
Oggi il l'ha definita “enigmatica”. Non so se questa definizione le piace. A me no, perché è un attimo che poi diventi ambigua. E, secondo me, con riferimento alla posizione sulle cose da fare, non sui principi, lei oggi è stata ambigua. È stata ambigua sul tema degli su cui ormai non c'è più nulla da indagare, la base giuridica c'è. Certo, i russi si oppongono; Orbán si oppone; ma la base giuridica c'è.
Il suo Governo ha sempre avuto tre posizioni: Tajani a favore; Salvini contro; 1, 2, X, lei che ancora oggi non ci ha detto cosa vuole. Ha detto: è il momento che i grandi decidano. Decidete! Ma si può fare, e va fatto oggi per dimostrare che l'Europa ha la schiena dritta ed è forte. Quei fondi devono essere garanzia di un prestito per la ricostruzione e la difesa dell'Ucraina, sulla base giuridica dei danni di guerra e di chi li deve riparare.
E bisogna farlo oggi, nel pieno - speriamo, voglio essere ottimista - di un processo negoziale, sempre che ci sia davvero, nel quale l'Europa forte - non abbastanza ma forte - sta contribuendo in modo determinato a trasformare un piano di resa in un piano di pace.
Ultima ambiguità e chiudo: il Mercosur. Lei ha detto delle cose: io non ho capito se è a favore o contro. Anche lì, è 25 anni che si negozia, abbiamo ancora bisogno delle garanzie?
Il suo Ministro, mentre lei apriva, ha chiuso. Lollobrigida ha detto “mai il Mercosur, a meno che…”. A meno che, cosa? I fondi della garanzia sono già previsti dalla proposta della Commissione. L'Italia non può buttare al vento questa occasione e chiudo su questo, Presidente Meloni. Per una volta che Macron sbaglia perché ha la pressione corporativa storica degli agricoltori francesi e si tira indietro, ecco, per una volta che Macron sbaglia, lei non vada appresso a Macron. Non lo fa mai quando Macron ha ragione, non lo faccia quando Macron sbaglia.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Presidente Meloni, trattandosi di una discussione in vista di un Consiglio europeo è normale, naturale, anche per la sua interpretazione dell'Unione europea, che nel suo discorso si sia focalizzata tendenzialmente sui sulle Nazioni, sui rapporti bilaterali. Eppure, ricordiamoci tutti, in un momento di realismo, che le questioni globali non le risolve l'Italia.
Il contesto nuovo, in cui la violenza la fa da padrone, richiede un'Unione europea forte, e questo contesto globale è un contesto veramente pericoloso per l'Unione europea come ultimo baluardo della democrazia liberale. Perché, da una parte, abbiamo la tracotanza russa (non mi ci soffermo, già la conosciamo), dall'altra, però, abbiamo l'inaffidabilità dei nostri storici, primi su tutti gli Stati Uniti d'America. Perché io capisco riconoscere che l'Unione europea è debole e che nella strategia nazionale degli Stati Uniti questo è sottolineato in maniera abbastanza evidente, però è altrettanto giusto riconoscere che Trump e i suoi comportamenti non aiutano e che c'è scritto esplicitamente che ci vuole divisi, che ci vuole più deboli. Quindi, riconoscere, da una parte, gli errori dell'Europa non significa prestare il fianco a chi questi errori li strumentalizza per renderci più deboli .
Ecco, in questo contesto la discussione sul quadro finanziario pluriennale o sul europeo è assolutamente doverosa. È vergognoso, è incredibile che, per tutti questi anni, l'Unione europea abbia avuto a disposizione solo l'1 per cento del dei Paesi europei. Eppure, la domanda mi sorge spontanea: lei ha detto che no, non vuole tasse europee. Ha detto, però, che non vuole aumentare il contributo dell'Italia e degli altri Paesi. Allora, la domanda è: forse vogliamo più debito? Per carità, noi siamo stati assolutamente a favore quando vi è stata l'occasione di creare del debito europeo per una giusta causa; però ecco, le faccio una domanda molto spontanea: come ci arriviamo a potenziare questo europeo, se tutte le strade sembrano esserci chiuse?
Però, le faccio anche una preghiera: il populismo sui cattivi burocrati europei anche no. Andando a vedere i numeri - atteniamoci ai numeri - i burocrati che stanno a Bruxelles sono lo stesso numero di quelli che stanno a Roma. Ora so che lei ama molto Roma, però non paragonerei, insomma, la gestione della capitale - pur con tutto il rispetto della capitale - con quella di 27 Stati. Quindi, smettiamola con questi paragoni.
Ho apprezzato moltissimo la posizione sull'allargamento: bella, bene. Peccato che nell'Unione europea che voi continuate a voler mantenere, ogni nuovo Stato è un potenziale nuovo veto. Perché in una Unione europea in cui vige ancora l'unanimità su tutta una serie di questioni strategiche, più allarghiamo più saremo soggetti a ricatti di Paesi piccoli o grandi che hanno magari interessi divergenti dalla maggioranza. Quindi, nella nostra risoluzione, noi chiediamo con forza la riforma della europea perché altrimenti non ci muoveremo mai. È fondamentale. Quindi, basta con questa storia dell'unanimità sulle questioni fondamentali.
Mi è dispiaciuto, quando ha parlato di allargamento, non sentirla menzionare l'Ucraina. Perché l'Ucraina, dal nostro punto di vista, è assolutamente da menzionare in un'ottica di allargamento dell'Unione europea. Perché dal futuro dell'Ucraina dipende anche il futuro dell'Unione europea. È fondamentale abbracciarla.
Lei ha più volte ribadito che restiamo saldamente al fianco per una pace giusta e duratura e, come lei, sono assolutamente oltraggiata dalle richieste territoriali di Putin e trovo anche pazzesco che dica “no, non vogliamo la tregua, vogliamo direttamente la pace”. Come se fosse normale dire “non camminiamo prima per poi correre, vogliamo subito correre”. Mi sembra chiaramente un per una pace ingiusta.
Però, le faccio, allora, ancora una volta, una seconda preghiera: resistiamo, anzi resistete ai vostri filo-putiniani interni alla maggioranza. Perché questi non vogliono le sanzioni, non vogliono l'invio di armi, non vogliono usare gli russi, non vogliono potenziare la difesa europea e neanche quella italiana. Quindi, la mia domanda è: come la Lega e il MoVimento 5 Stelle pensino veramente di evitare il peggio con la Russia. Ricordo: non è Babbo Natale che può portare la pace, ma delle pressioni internazionali coerenti e compatte. Quindi, dobbiamo assolutamente lavorare in quel senso.
Quello che è mancato - perché si apprezzano tante cose ma si devono anche sottolineare quelle che si potrebbero portare sui tavoli di Bruxelles - è il tema della competitività, al di là del rapporto Draghi che, purtroppo, ancora è restato lettera morta.
La competitività non è equivalente al protezionismo, è anche apertura a nuovi mercati a fronte dei dazi che rendono quelli esistenti più chiusi, più difficili. Il Mercosur - che lei pure ha menzionato - non è semplicemente un accordo in più, uno dei tanti che l'Unione europea ha negoziato nel passato e negozierà nel futuro: è un messaggio al mondo che l'Unione europea è forte.
Mi lego a quello che ha detto il collega Della Vedova: per una volta anche noi - seppure Macron, insomma, è nella nostra famiglia europea e l'abbiamo sostenuto - ecco, per una volta, forse, potevamo evitare di accodarci a Macron che ha fatto dei passi indietro.
Quindi benissimo, bene le garanzie come indicato tra l'altro anche dal Parlamento europeo, ma dobbiamo stare attenti perché in questi casi - l'abbiamo visto tante altre volte - degli eccessivi rinvii rischiano un logoramento e noi, onestamente, non ce lo possiamo assolutamente permettere.
Concludo dicendo che mi è piaciuto molto il suo , anche se è un po' da Baci Perugina, ma giustissimo: il declino non è un destino. Bello, potente.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Peccato che, per avere un destino che non sia un declino, qualcosa però bisogna fare. E persino chi vuole essere sovranista e mettere l'Italia al primo posto, Presidente, oggi non ha molte alternative. Non si può prescindere da un'Unione europea forte e resiliente, fosse anche solo per opportunismo.
Quindi, spero che vada a questo importante appuntamento con la storia con questo messaggio ben chiaro in mente .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Buongiorno signora Presidente. Lei oggi è venuta in Parlamento - mi consenta - ad autocelebrarsi, nascondendo come sempre i veri problemi dell'Italia.
Vede, ci ha parlato delle allegre politiche di bilancio dei Governi che l'hanno preceduta. Ma lei ha dimenticato che i Ministri che sono vicino a lei hanno partecipato a quei Governi di allegre politiche di bilancio ? Se vuole glieli ricordo: il Ministro Giorgetti, il Ministro diciamo che in tutte le stagioni ha fatto il Ministro dello Sviluppo economico e dell'Economia, ma anche lei devo dire ha partecipato nei passati Governi. Poi c'è Forza Italia che ha partecipato ai Governi tecnici. Quindi, forse è una critica - no, più che forse - è una critica che deve rivolgersi ai suoi colleghi.
Ma, vede, lei non parla mai delle questioni vere del Paese, delle famiglie che, con il suo Governo, sono aumentate nella deprivazione alimentare. Abbiamo 3 milioni di famiglie: i dati dell'Istat ci indicano che, nel 2023, sono aumentate di 680.000 unità le famiglie che sono in deprivazione alimentare; come le persone in povertà assoluta: 5,7 milioni di persone in povertà assoluta. Lei dice che bisogna tagliare le tasse, ma con lei la pressione fiscale è aumentata, è arrivata al 42,8 per cento. Non faccia la confusione, per favore, nella replica, di confondere la pressione con il gettito fiscale, mi faccia questa cortesia, per favore Non la faccia lei!. Poi, la produzione industriale è diminuita.
Di tutte queste cose lei non parla, però qui è venuta a dirci che vuole arrestare il declino dell'Unione europea. Io, invece, l'accuso di essere la regista del declino dell'Unione europea . Sa perché, signora Presidente? Perché, di fatto, lei con il suo “no” alla riforma dell'Unione europea sul veto, cioè di eliminare il veto, è diventata la migliore alleata, da una parte, di Putin e, dall'altra parte, di Trump, che non vogliono un'Europa forte , che guardi ai veri problemi, che sappia affrontare la transizione ecologica, la questione sociale di essere un'Europa vicino ai cittadini. È molto più vicina a Orbán che alle vere, grandi questioni.
Io sono rimasto veramente sconvolto, signora Presidente: lei è venuta qui a dirci che il piano Trump ha riportato la pace a Gaza e ha posto fine alla crisi umanitaria - mi sono segnato queste parole, mi risponderà -, ha portato la pace a Gaza. Signora Presidente, dall'inizio della tregua, 400 palestinesi sono stati uccisi dai israeliani; gli aiuti umanitari non arrivano; 14 persone, quattro giorni fa, sono morte di freddo a Gaza ; le baraccopoli sono state inondate dall'acqua, nel silenzio della comunità internazionale. Noi, come Alleanza Verdi e Sinistra, ci associamo alla condanna dell'atto terroristico, perché il terrorismo è un orrore, quello che è accaduto a Sydney , e come in qualunque parte del mondo accada, come abbiamo condannato gli atti terroristici di Hamas e abbiamo sempre detto che Hamas è il peggior nemico del popolo palestinese. Ma da parte sua, oggi come ieri, come sempre, non c'è mai una parola per dire delle responsabilità del Governo criminale di Netanyahu . Non ci sono mai, è un'ipocrisia che noi non accettiamo, di fronte all'orrore, alla crisi umanitaria, alla crisi del diritto internazionale che nella Striscia di Gaza si perpetua grazie anche - sì, me lo consenta, non si arrabbi - anche a una complicità politica del suo Governo. Sì, c'è una complicità, perché, vede, lei ha parlato degli russi: avete deciso la diciannovesima sanzione nei confronti del Governo russo, ma non siete in grado di dire una sillaba per sanzionare chi ha ucciso donne e bambini . Niente di tutto ciò, niente.
Non usate, per favore, l'antisemitismo come alibi per coprire le nefandezze di un Governo che ha attentato alla vita, che ha rubato il futuro a quel popolo . Non lo usate, perché noi siamo e sempre saremo contro ogni forma di antisemitismo, come saremo sempre contro ogni forma di razzismo . Signora Presidente, lei ha ricevuto Abu Mazen. Ci faccia la cortesia: non strumentalizzi, non usi quell'uomo, non usi il Presidente dello Stato di Palestina, dell'Autorità nazionale palestinese, perché lui è il Presidente dello Stato palestinese. Le ha chiesto una cosa: riconosciamo lo Stato di Palestina. Ma voi non lo fate , nemmeno quando si sono verificate quelle condizioni.
E vengo a una questione fondamentale. Lei parla di deindustrializzazione dell'Europa, perché la transizione ecologica determinerebbe la deindustrializzazione. Ma lo chieda al Ministro Urso, per favore, che non so come fa ancora a fargli fare il Ministro: 96 crisi industriali nel nostro Paese, 130.000 posti di lavoro a rischio grazie alla vostra inadeguatezza, non della transizione ecologica, signora Presidente. Io non so come fa a venire qua e, con grande orgoglio, dire: mi sono opposta alla legge sulla deforestazione. Guardi che tagliano le foreste in Indonesia, in Malesia, in Amazzonia, nell'Africa Centrale. Ma che cosa diciamo ai nostri figli? Che la nostra morale è buttare giù le foreste per la compatibilità del nostro sistema economico ? Ma lei un tema di dimensione etica della politica ce l'ha?
E, poi, sul dominio tecnologico - visto che adesso lei sta chattando, non voglio disturbarla - dell'auto cinese: ma lo sa che il telefono con cui lei sta chattando adesso, il suo telefono, il mio, il nostro, al 90 per cento è tecnologia cinese ? Allora, perché voi non accettate la sfida dell'innovazione tecnologica e, invece, avete consegnato il nostro Paese alle petrolifere che, grazie alle vostre politiche, si sono arricchite attraverso l'aumento delle bollette? Questo non lo dite . In realtà, la vostra operazione è un'operazione ideologica: voi siete ideologici, perché voi, in questo modo, state perpetuando un sistema di interessi che leva ai poveri per consegnare un sistema energetico che, di fatto, arricchisce i pochi…
ANGELO BONELLI(AVS). … a discapito dei tanti. Ecco perché… chiedo scusa, mi è andata via la voce per il momento di grande foga e passione…
PRESIDENTE. Sta esaurendo il suo tempo.
ANGELO BONELLI(AVS). Quindi, signora Presidente, ultimamente, ad Atreju, io l'ho vista un po' rancorosa nell'attaccare l'opposizione. Sarà mai che sta vedendo che nel Paese l'opposizione non solo si sta organizzando, ma si sta attrezzando per mandare lei all'opposizione Sono pronta!.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Provenzano. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Due giorni fa, all'annuale Conferenza degli ambasciatori, il Presidente Mattarella ha pronunciato un discorso su cui dovremmo tutti meditare a fondo. Ha ricordato come la nostra Europa, nel Novecento, avesse conosciuto l'abisso di un sistema internazionale che smarriva la via della ragione. È difficile non vedere come oggi l'ordine globale abbia nuovamente smarrito la via della ragione. Io faccio un solo esempio, Presidente: i membri delle corti internazionali puniti o condannati per aver difeso il diritto internazionale umanitario. E tutta la nostra solidarietà - mi auguro dell'intera Aula - vogliamo esprimere qui al giudice italiano Rosario Aitala .
Il paradosso di questo tempo furioso è che, mentre le nostre opinioni pubbliche vivono nell'angoscia e nell'incubo di un futuro conflitto tra le potenze, assistiamo inerti a un'inquietante alleanza tra le “prepotenze”, e noi ci siamo in mezzo. La settimana scorsa, Presidente Meloni, il ponte che voleva costruire tra le due sponde dell'Atlantico ha fatto la stessa fine indecorosa di quello di Salvini, crollato stavolta non a causa della vostra incapacità di Governo, ma per la sua cecità ideologica.
Lei, Presidente, anche oggi ha finto di non vedere una verità che l'inquilino della Casa Bianca ha il solo merito di non aver mai nascosto: l'Europa, per Trump, non è più un alleato strategico, è un'entità da piegare al suo volere o dissolvere. Per la prima volta, questo non è affidato a un o a un comizio, è scritto nero su bianco nella nuova Strategia di sicurezza nazionale. È un attacco senza precedenti all'Unione europea, con esplicite minacce di interferenze nei nostri processi democratici, non a caso è stata lodata da Vladimir Putin. Le forze nazionaliste saranno sostenute - si capisce in quel documento - se volteranno le spalle all'integrazione e giureranno fedeltà oltreoceano. Chi si dichiara patriota avrebbe dovuto reagire con sdegno; lei non lo ha fatto . Secondo la stampa, poi, esisterebbe una versione più estesa di quel documento che vedrebbe nel nostro Paese, l'Italia insieme all'Ungheria, in tutto quattro Paesi, quinte colonne trumpiane, le teste di ponte per questo disegno di disintegrazione. Chi si dichiara patriota avrebbe dovuto seccamente smentire; lei non lo ha fatto.
Quando la bandiera europea viene vilipesa da Elon Musk, dopo la multa alle sue aziende, guarda caso, accostandola al simbolo nazista, chi si dichiara amica avrebbe dovuto essere la prima a dire parole di verità, di civiltà; lei non lo ha fatto . Lei ci ha abituato a urla e a silenzi, Presidente Meloni, e sono stati molti in questi anni, a volte imbarazzati. Le sparate di un Vice Premier in cerca di popolarità per lei sono folklore? Affari vostri. Ma, quando viene elogiato dal Governo russo, lo stesso Governo che attacca il Presidente della Repubblica, non è più un problema della maggioranza, è un problema dell'Italia, anche suo .
Oggi, di fronte agli attacchi di Trump, i suoi silenzi invece appaiono compiaciuti, di chi pensa di trarre vantaggio dall'ambiguità, ma nei momenti decisivi della storia non è mai stato così e non sarà così nemmeno per lei. Non è facile governare un cambiamento storico di tale portata nelle relazioni transatlantiche, per nessuno, certo non per lei che sulla scommessa trumpiana ha puntato tutto. Gli Stati Uniti devono restare un alleato fondamentale? D'accordo, ma lo dice a noi? Lo dica a Trump. Negare l'evidenza, come ha fatto oggi, non è un insulto alla nostra intelligenza, lo è anche alla sua.
O patriota o vassalla, Presidente: le due cose insieme non stanno . Guardi, lo so che adesso lei prepara la sua replica, perdendo al solito l'equilibrio che dovrebbe caratterizzare il suo Ministero, ma qui non si tratta della sua persona. Si scansi ogni tanto, non c'è solo lei, c'è l'Italia e ha il dovere di dire, con la chiarezza che è mancata stamattina, dove pensa che l'Italia debba stare.
Vuole un'Italia protagonista? “Nel contesto attuale è possibile essere protagonisti puntando su due ambiti: quello multilaterale e quello degli organismi sovranazionali, come l'Unione europea”. Sono ancora parole del Presidente Mattarella e tutto il resto è velleità. Il protagonismo dell'Italia, Presidente, non quello delle relazioni personali che, forse, porterà benefici a lei, ma non al nostro Paese, come abbiamo visto sui dazi. Non è realismo politico questo, è subalternità ed è rinuncia a perseguire l'interesse nazionale dentro la cornice europea, l'interesse nazionale che è fare avanzare l'integrazione europea con chi ci sta, non è difendere il diritto di veto di Orbán e dei nazionalisti che ha sempre danneggiato l'Italia. Noi lo abbiamo fatto durante la pandemia, portando a casa quegli investimenti che tengono oggi in piedi la nostra economia e di cui anche il suo Governo oggi beneficia, ma dopo il 2027 che cosa resta? Lei che cosa sta portando a casa?
Interesse nazionale è sostenere l'Ucraina, oggi soprattutto diplomaticamente, facendo pagare alla Russia i costi di distruzione e morte causati, anche attraverso un uso legalmente fondato degli russi congelati agli oligarchi. Nostro interesse è far finire la guerra, non dare il colpo di grazia al diritto internazionale, come voleva l'accordo tra Trump e Putin sulle nostre teste, perché nessuno sarebbe al sicuro.
Interesse nazionale è un'Europa che svolga un ruolo per trasformare la tregua in una vera pace in Medio Oriente, perché da questo dipende parte rilevantissima della stabilizzazione del Mediterraneo. Interesse nazionale è dunque riconoscere la Palestina, fare qualcosa per fermare l'occupazione illegale che va avanti nell'indifferenza ; non basta una foto con Abu Mazen per l'utilizzo miserabilmente strumentale che ne è stato fatto oggi qui. La lotta all'antisemitismo non la si fa difendendo le case editrici piene zeppe di libri antisemiti .
È interesse nazionale fare investimenti comuni europei, perché così si difendono lavoro e imprese. Non lo è negoziare un Patto di stabilità, come avete fatto voi, inadeguato o farsi tagliare le risorse della coesione, come fa il Vicepresidente Fitto, dal bilancio già risibile dell'Unione, che andrebbe rafforzato con coraggio perché ne beneficiamo noi.
Nostro interesse è una vera difesa europea, non il 5 per cento di spese militari per compiacere Trump. È difendere la nostra industria dai dazi, non fare i regali come ha fatto al G7 alle multinazionali americane. Possiamo avere tutte le flessibilità di questo mondo ma, senza una politica industriale, è lei che porterà l'Italia alla desertificazione industriale.
È interesse nazionale firmare subito l'accordo con il Mercosur , mentre qualcuno rimpiange la dottrina Monroe di due secoli fa. Non lo è tradire, come state facendo, il mandato unitario ricevuto da questo Parlamento solo per fare un dispetto a Lula.
È interesse nazionale un'Europa proiettata nel Mediterraneo, anche per gestire...
PRESIDENTE. Prego, concluda.
GIUSEPPE PROVENZANO(PD-IDP). È interesse nazionale un'Europa proiettata nel Mediterraneo per gestire i migranti, non la propaganda sui centri in Albania che resteranno illegali e non funzioneranno, con un miliardo buttato e che poteva essere utilizzato per l'ordine pubblico.
Interesse nazionale è dire con chiarezza - e chiudo, Presidente - che l'Europa deve cambiare, ma non per un'Europa minima, come lei ci propone, che è l'interesse degli altri, di chi la vuole colonia, semplice mercato da dominare. O patrioti o vassalli, ma patrioti veri come ottant'anni fa, italiani ed europei, non vassalli che si credono sovrani . Sovranisti a sovranità limitata: forse lei ha scelto, ma l'Italia merita di più e gli italiani lo stanno capendo .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Sara Kelany. Ne ha facoltà.
SARA KELANY(FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signora Presidente del Consiglio, l'approvazione, pochi giorni fa in seno al GAI, come lei ricordava, dei tre regolamenti - Paesi terzi sicuri, Paesi sicuri e Rimpatri - dà la plastica evidenza di come e quanto l'Europa, in questi ultimi tre anni, abbia completamente cambiato il fuoco rispetto al immigrazione. Questo, Presidente, lo dobbiamo al suo approccio: un approccio serio, pragmatico, assertivo e ne parleremo dopo.
Prima di entrare nel merito dei risultati raggiunti grazie alle sue politiche, alle politiche di questo Governo, vorrei dare conto di un dato fondamentale, direi dirimente rispetto al metodo che è stato utilizzato. Per anni, una sinistra ideologica ci aveva abituati al predicozzo sui porti aperti, sull'accoglienza indiscriminata, in virtù di un approccio che, poi, ha reso i nostri confini un colabrodo, esponendoli sostanzialmente ai desiderata di scafisti senza scrupoli. Ebbene, questa stessa sinistra, mentre chiedeva accoglienza per tutti, contestualmente andava in Europa a chiedere condivisione nella gestione della pressione migratoria, che diventava via via sempre più insostenibile.
Questo atteggiamento in Europa che cosa ha prodotto? Ha prodotto banalmente che l'Europa si voltava dall'altra parte. Si voltava dall'altra parte lasciandoci in balia di noi stessi, chiedendoci di sbrigarcela sostanzialmente da soli, e non solo chiedendo che ce la sbrigassimo da soli ma anche penalizzandoci con un complesso di norme che, per anni, ci ha incatenati in una gestione solitaria dell'immigrazione irregolare. Lei, invece, Presidente, sin dal suo insediamento, ha completamente ribaltato la narrazione e ha dato all'Europa la sua visione. Lei è andata in Europa con la schiena dritta, affermando senza mezzi termini che, da allora in poi, l'Italia avrebbe difeso i propri confini, ricordando che i confini italiani sono i confini europei.
Lei, Presidente, sin da allora ha chiesto e ha ottenuto l'inserimento dell'immigrazione come tema all'ordine del giorno. Ricordo a quest'Aula che, grazie a questo suo intervento, già nelle conclusioni del Consiglio europeo del febbraio del 2023 fu messo nero su bianco che l'immigrazione è una sfida europea che richiede una risposta europea. Per chi minimizza, per chi stralcia dalla memoria questi passaggi fondamentali, sappia che queste conclusioni sono state base giuridica per tutto quello che è avvenuto successivamente in Europa: sono state il seme da cui è nata la pianta della condivisione europea della gestione delle politiche migratorie.
Veniamo al suo impegno con i Paesi del bacino del Mediterraneo, che ha portato l'Europa ad essere sempre più ingaggiata, fino ad essere lei madrina di fondamentali accordi come quello tra Unione europea e Tunisia, il partenariato strategico tra Unione europea ed Egitto e, per quanto riguarda noi, il rinnovo e l'implementazione del Italia-Libia, oltreché una serie di accordi bilaterali con i Paesi di partenza e di provenienza. Tutto questo costituisce il quadro complesso di un'azione instancabile, tutta incentrata sull'unica grande sfida di governare un processo che, da troppi anni, le sinistre avevano volutamente, consapevolmente e colpevolmente sgovernato.
L'Italia, dunque, ha incentrato le sue politiche migratorie su quattro capisaldi fondamentali: difesa dei confini, lotta senza quartiere ai trafficanti di uomini, esternalizzazione della gestione della pressione migratoria con i Paesi terzi e accordi con i Paesi di partenza e di provenienza.
L'insieme di queste politiche portate avanti da lei, dal Ministro Piantedosi, che sta facendo un eccellente lavoro su questo in questi tre anni, Presidente, tutte queste politiche hanno generato un drastico calo degli sbarchi: il 2024 ha segnato un meno 60 per cento degli sbarchi sulle nostre coste e il si conferma anche nel 2025.
A questo proposito, signori, veramente non mi spiego le dichiarazioni di alcuni componenti del MoVimento 5 Stelle che dicono il contrario. Signori, io lo dico per aiutarvi a conquistare un po' di credibilità: basta che guardiate i dati del Cruscotto statistico del Ministero dell'Interno . Fatevi questo favore, guardate i numeri e comunicateli in maniera corretta.
Abbiamo contestualmente raddoppiato i rimpatri forzosi, abbiamo aumentato esponenzialmente i rimpatri volontari assistiti e abbiamo segnato, anche su questo delicato e difficile tema, un record.
E arriviamo all'Accordo Italia-Albania, che è stato considerato un esempio, un modello di gestione da tutta una serie di Stati europei. E, badate, non da Stati governati dalle destre, ma a trazione socialdemocratica come la Danimarca, come la Germania, per non parlare, uscendo dall'Unione europea, della Gran Bretagna, che è guidata non da un pericoloso sovranista, ma ricordo esservi alla guida un laburista.
Ecco, come in più occasioni abbiamo avuto modo di ricordare in quest'Aula e come ha ricordato anche lei poc'anzi, un Accordo, quello Italia-Albania, che è stato ostacolato da una serie di sentenze ideologiche di una certa parte della magistratura che pervicacemente ha prodotto ordinanze ciclostilate in cui non si teneva in considerazione la posizione dei singoli migranti, ma si teneva in considerazione solo e unicamente il concetto di Paese sicuro. Per i nostri magistrati, Egitto e Bangladesh non potevano considerarsi Paesi sicuri.
E qui veniamo alla chiusura del cerchio, perché grazie a tutto quello che è stato fatto in Europa in questi anni, oggi, con il regolamento Paesi sicuri, l'Europa fa una lista di Paesi e conferma, sostanzialmente, che aveva ragione l'Italia: l'Egitto e il Bangladesh sono Paesi sicuri. E da qui in poi, da quando entrerà in vigore questo regolamento - sarà cosa, insomma, molto breve perché verosimilmente il regolamento Paesi sicuri entrerà in vigore a gennaio o a febbraio - i centri in Albania - lo dico a vantaggio dei nostri colleghi cui piace tanto sentirselo ripetere - funzioneranno E, come in un riflesso pavloviano, ogniqualvolta si ripete “funzioneranno i centri in Albania” si sentono i mugugni provenire dall'altra parte dell'emiciclo.
Io mi rendo conto che per la sinistra è difficile digerire che oggi l'Europa va esattamente nella direzione disegnata da Giorgia Meloni, ma tant'è: aspettiamo che inizino a dare degli xenofobi, autocrati, pericolosi a tre quarti degli Stati dell'Unione europea. Considerato che hanno chiesto l'espulsione di Edi Rama dal consesso dei socialisti europei, insomma, ci aspettiamo anche questo e restiamo in trepidante attesa.
Dunque, per concludere, Presidente, una notazione sui . Ho sentito il collega De Luca dire che, siccome attualmente sono previsti dal regolamento Paesi sicuri, non sarebbero stati legali. Va assolto perché non ha compreso il fatto, il collega De Luca, nel senso che erano pienamente legittimi e ora l'Europa va nella direzione disegnata dall'Italia.
SARA KELANY(FDI). Voglio citare, concludendo, le parole del commissario Brunner di pochi giorni fa dal palco di Atreju, che, nel parlare delle politiche migratorie, ha espressamente detto che l'Italia oggi è un modello per l'Europa, che siamo stati faro e guida in questo momento così complesso.
Ebbene, non possiamo che esserne orgogliosi, non possiamo che dare al Presidente del Consiglio il più ampio e pieno mandato per proseguire in quest'azione che si candida a essere l'unica in grado di affrontare una sfida epocale come quella che stiamo affrontando. Grazie al Presidente Meloni. Fratelli d'Italia, la sua maggioranza, è con il Presidente del Consiglio .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Sì, sentiamo dire che siete un modello per l'Europa sull'immigrazione, però a me dispiace: l'anno scorso, fino a questo giorno, erano 65.100 i migranti arrivati nel nostro Paese, quest'anno sono 65.400 quindi stanno aumentando! Ok? Ma questi sono dati del vostro Ministero. E, poi, la panacea di tutti i mali cos'è? Un centro che non sapete neanche come farlo? E il problema è che, se non sapete scrivere le leggi, Amen. Il problema è quando spendete i soldi di tutti noi, delle tasse delle italiane e degli italiani per fare una roba che non sarà mica la panacea di tutti i mali, perché qui ci vogliono poi, oltretutto, dire che quando “funzioneranno” allora andrà tutto bene. Nossignore, ma comunque non funzioneranno.
Detto ciò, dopo questo prolungato suicidio della politica europea durato tre anni sulla vicenda dell'invasione della Russia all'Ucraina, quando la politica si suicida, quando la politica non fa nulla, quando la politica lascia un vuoto, come ha fatto in questi tre anni, cosa arriva? Arriva la politica di chi fa affari e, nel fare affari, Trump è imbattibile. Quindi a Kiev, come a Gaza, è come in quei film dove si riuniscono intorno a un tavolo e dicono: troppo sangue, troppo sangue fa male agli affari, adesso è il momento di rifar correre gli affari. E Trump l'ha fatto, e Trump lo sta facendo, il problema siamo noi.
Il problema è una Presidente del Consiglio che ci ha detto per tre anni che lei scommetteva sulla vittoria dell'Ucraina , e lo ha detto più e più volte. Il problema è che la scommessa l'ha fatta sulla pelle degli ucraini e sulla nostra economia : questa guerra, signori, è già costata 187 miliardi di costi diretti dall'Unione europea, per non parlare di tutte le ricadute economiche.
Quindi, nel momento in cui c'è questa guerra, è stato davvero evidente come questa classe politica europea, di cui la Presidente Meloni fa parte a pieno titolo, abbia approfittato di questa tragedia per cambiare il dizionario della politica europea. Da quel momento lì in poi, la priorità era il riarmo; da quel momento lì in poi, un giorno sì e l'altro pure, si parla di minacce, si parla di guerre ibride.
Crosetto tutti i giorni, addirittura, arriva con la leva volontaria, tanto questa guerra non la va a combattere Crosetto , la vanno a combattere i nostri figli. Ma poi contro chi? Contro chi? Ma come si fa, nel solito discorso della Presidente Meloni, ad avere una contraddizione logica talmente evidente che, davvero, svela l'ipocrisia più di ogni altra cosa? Cioè, la Presidente Meloni ci ha detto che la Russia, dal 2022, è avanzata dell'1 per cento nel territorio ucraino e si sta impantanando in Ucraina da tre anni e, nello stesso discorso, riesce a dire, riesce a paventare che domani la Russia può bombardare Roma, Parigi , Londra e Berlino. Ma come si fa a tenere insieme logicamente tutto questo?
E guardate, fa sorridere sentir dire che il lavoro del Governo italiano sul risparmio dei costi dell'Unione europea saranno 800 milioni per un palazzo. Noi siamo d'accordissimo, speriamo che non si buttino questi soldi: 800 milioni. Ma la von der Leyen ha appena annunciato, di nuovo, 800 miliardi per il riarmo . E rispetto al fatto che la Premier usi sempre quest'argomentazione dicendo “ma la difesa dobbiamo pagarcela, perché altrimenti arrivano gli americani che ci devono difendere e allora dobbiamo sottostare agli americani”, io voglio sapere cosa è stato fatto: se è stato fatto un gradino, uno scalino, una goccia in avanti per andare verso una politica di difesa europea comune in questi tre anni o se, invece, si sono semplicemente finanziate le industrie che fanno armi e si è permesso un riarmo dei singoli Paesi.
E fa ridere che dobbiamo emanciparci dagli Stati Uniti, l'Europa si deve emancipare dagli Stati Uniti. Trump è arrivato e ha detto: sui dazi faccio come dico io. Intanto, mi firmate il 5 per cento del PIL che dovete investire nella NATO - noi subito tutti a firmare, a correre a firmare -, e intanto spendete soldi in armi, dove? Nelle aziende americane. Quindi, dov'è l'emancipazione dagli Stati Uniti, che ci stanno vendendo il gas liquido a costi esorbitanti? Ci avete legato mani e piedi agli Stati Uniti!
Quindi, nel momento in cui la politica si è suicidata e sentiamo sempre parlare di guerra ibrida e della propaganda russa, a me fa paura la propaganda italiana . A me fa paura la propaganda italiana, per cui una persona non può oggettivamente analizzare una situazione su un campo di battaglia che viene bollata come filoputiniana. Perché la vogliamo dire tutta? La settimana scorsa c'è stata una mistificazione mediatica incredibile, e questo fa capire dove siamo. Putin ha dichiarato - si può dire che Putin ha dichiarato o sono filoputiniano semplicemente citando Putin? - questo: se l'Europa ci attacca, e ci vuole attaccare, la Russia è pronta.
La mistificazione della propaganda italiana, che ci piaccia o no, è stata su tutti i giornali e telegiornali: Putin minaccia l'Europa. E, allora, questa è una mistificazione: lo vogliamo dire o no, senza poter essere tacciati di essere filoputiniani ? Ce lo possiamo dire o no che è una mistificazione?
La politica è mancata anche a Gaza e anche lì sono arrivati gli affari. Sì, sono arrivati gli affari, è arrivato il . E mi dispiace se la Presidente Meloni sia suscettibile da questo punto di vista, ma noi non sappiamo chiamare altrimenti, se non complici di un genocidio, un Governo che, di fronte a una barca battente bandiera italiana, bombardata da Israele, non chiede conto; una Premier che non riesce a fare un di fronte a bambini…
RICCARDO RICCIARDI(M5S). … morti tutti i giorni, riesce a farlo solo quando ci sono stati spari sui cristiani. Un Ministro degli Affari esteri che, di fronte a degli attivisti italiani malmenati in Cisgiordania la settimana scorsa, ha detto: cosa sarà mai? Non avevano mica niente. I patrioti che dovrebbero difendere gli italiani che sono a fare un servizio in quei luoghi disperati . Sì, siete stati complici, mi dispiace, ma è la conseguenza delle vostre azioni
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Caiata. Ne ha facoltà.
SALVATORE CAIATA(FDI). Grazie, Presidente. Presidente del Consiglio, Ministri, colleghi, mancano pochi giorni a Natale e le nostre strade sono piene di luci, piene di negozi addobbati, piene di festa. Siamo tutti concentrati: abbiamo l'albero di Natale e il presepe nelle nostre case, pensiamo a queste bellissime feste che arriveranno nei prossimi giorni. Pensiamo che il mondo sia tutto questo, ma, a pochi chilometri da qui, c'è un altro scenario, c'è uno scenario buio, uno scenario fatto di guerra, uno scenario fatto di bombe, uno scenario di chi non sa se sopravviverà alla notte. Quindi noi che, invece, abbiamo il privilegio di vivere in questa grande situazione di pace, come possiamo arrogarci il diritto di dire a questa gente che in maniera stoica e storica sta resistendo a un'aggressione quello che deve fare? Come possiamo arrogarci questo diritto, Presidente?
Oggi, più che mai, noi dobbiamo dare vicinanza e sostegno al popolo ucraino . Oggi, più che mai, in un momento in cui - come dicevo prima - noi, nel caldo delle nostre case, siamo quasi infastiditi da queste scene di guerra. Ricordo bene i primi momenti di grande emozione quando ci fu l'aggressione e l'invasione da parte della Russia sull'Ucraina: tutti pronti a dare solidarietà, tutti pronti a dare un sostegno, tutti pronti a portare degli aiuti. Oggi tutto questo si è trasformato in una sorta di apatia, indifferenza, quasi fastidio. E, allora, alcuni colleghi, quasi infastiditi dal fatto che questa guerra ci sia ancora e continui un po' a turbare le loro coscienze, dicono: no, questa guerra deve finire, dobbiamo fare la pace, bisogna che l'Ucraina si arrenda, la guerra è persa. No, Presidente. Questo oggi non ci può essere e, quindi, oggi più che mai, in un momento in cui il pericolo non è solo la guerra, ma è l'assuefazione, l'apatia, l'indifferenza, noi dobbiamo essere vicini all'Ucraina. Oggi più che mai, in un momento in cui sembra che i popoli non siano più interessati a difendere la democrazia e la libertà, noi siamo vicini all'Ucraina.
Oggi più che mai, bisogna continuare a lavorare a fianco degli Stati Uniti e a tenere coesa l'Alleanza atlantica, perché l'Alleanza atlantica non si chiama “Trump” o “Presidente Meloni”. L'Alleanza atlantica è un'istituzione e deve andare oltre i nomi, oltre le simpatie, oltre le antipatie, perché è questa la chiave del successo che noi dobbiamo continuare a tutelare.
Ho sentito, dai banchi dell'opposizione, i colleghi continuare… mi sembrava di sentire gli stessi discorsi fatti nei giorni precedenti la pace di Gaza: gli americani si sono disinteressati, dobbiamo rompere, bisogna rompere con l'America. Poi, dopo qualche giorno, il silenzio, quando, grazie all'opera del Presidente Trump e all'opera silenziosa della Presidente Meloni, siamo arrivati a un cessate il fuoco E allora, oggi più che mai, dalla parte dell'aggredito e non dalla parte dell'aggressore. Oggi più che mai, dalla parte giusta della storia, anche se non è la parte più facile. Oggi più che mai, rispettare le scelte, anche in termini territoriali, di un popolo che sta resistendo storicamente a un'aggressione. Oggi più che mai dobbiamo continuare a sostenere il popolo ucraino in tutte le modalità che necessita. Oggi più che mai dobbiamo fare di tutto perché ad affermarsi sia la forza del diritto e non il diritto del più forte , come ha detto il Presidente Mattarella. Oggi più che mai deve arrivare un messaggio inequivocabile di pace, sì, ma non sulla pelle dell'Ucraina. La pace non può essere una bandiera bianca, non può essere una resa indiscriminata, servono garanzie forti e credibili. Da questo punto di vista, credo che un grosso passo in avanti sia stato fatto a Berlino, grazie anche alla brillante intuizione iniziale del Presidente Meloni sull'utilizzo dell'articolo 5 della NATO, a cui gli Stati Uniti hanno dato adesione.
SALVATORE CAIATA(FDI). E allora, Presidente, poiché, tra poche ore, lei sarà al Consiglio europeo, poche ore fa è stata al vertice di Berlino, l'Italia c'è, c'è non in silenzio, c'è da protagonista. Lei, Presidente, ha restituito all'Italia una centralità internazionale che mancava da tempo. Non lo diciamo noi, lo dicono i fatti, lo dice la stampa internazionale: ricordiamo il il . E, se ancora ce ne fosse bisogno, non ultimo, pochi giorni fa, il suo invito a partecipare al Consiglio di cooperazione del Golfo in Bahrein: un privilegio concesso a pochi e che non succedeva, per un europeo, dal 2016. Un segnale forte, che l'Italia, nel Mediterraneo allargato, è tornata ad essere voce credibile e autorevole.
E in quel vertice lei non ha fatto la comparsa, Presidente, è stata parte attiva, dimostrando come siamo per una diplomazia dell'azione e non solamente delle parole o dei buoni propositi. Ha proposto questo di cooperazione tra Med e Consiglio di cooperazione del Golfo, che è uno strumento utile per ridare visibilità e dare unione a due continenti. E l'IMEC è un'altra sua brillante intuizione, che deve legare l'India, il Golfo e l'Europa. Questo diventa uno scenario geopolitico fondamentale.
Presidente, molte altre cose avrei voluto dire, e mi viene da sorridere perché a quel Consiglio lei si è presentata con il capo scoperto e non, come avevano fatto alcune donne della sinistra , con un velo che le copriva - cosa che, invece, noi oggi abbiamo chiesto di abolire con una proposta di legge della collega Kelany -, e lo ha fatto forte delle sue convinzioni, delle sue idee, ed è per questo che si è guadagnata il rispetto di tutti questi . E mi viene da ridere, quando dai banchi…
SALVATORE CAIATA(FDI). … allora concludo, Presidente. Ora più che mai, Presidente, le rinnoviamo il nostro sostegno. Porti avanti, a testa alta e a schiena dritta, la posizione dell'Italia in Europa e nel mondo, perché stare dalla parte giusta della storia non è mai la scelta più comoda e più facile, ma è l'unica che non ci farà vergognare domani, anzi ci renderà orgogliosi, perché si scrive “Governo Meloni”, ma si legge “orgoglio italiano”
PRESIDENTE. È così conclusa la discussione.
PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Mantovani, Candiani, Rossello e Pisano n. 6-00214, Braga ed altri n. 6-00215, Zanella ed altri n. 6-00216, Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00217, Richetti ed altri n. 6-00218, Boschi ed altri n. 6-00219 e Magi e Della Vedova n. 6-00220. I relativi testi sono in distribuzione ().
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni.
GIORGIA MELONI,. Grazie, Presidente. Sarò abbastanza breve, credo che la mia relazione di questa mattina, differentemente da quello che ho sentito dire da alcuni colleghi, sia stata molto dettagliata e molto chiara sulle posizioni che il Governo italiano sta assumendo pur su che sono di estrema complessità. Volentieri offro qualche risposta ai colleghi, ringraziando tutti gli intervenuti per il dibattito, partendo dal collega De Luca.
Collega De Luca, non tornerò su una risposta che ho dato mille volte - lo dico per il collega De Luca, per il collega Provenzano -, che ho dato moltissime volte in quest'Aula. Questa pretesa che il Governo stia con l'Europa o stia con gli Stati Uniti. Io vi ho detto mille volte che non considero che il ruolo dell'Italia in politica estera debba essere un ruolo da . Non è questione di “stare con”, è questione di costruire delle prospettive strategiche. L'Italia è in Europa e vuole rafforzare l'Occidente. Le due cose non si escludono, non si escluderanno mai. Ma se voi continuerete a chiedermi: con chi sta Giorgia Meloni? Io vi darò per i prossimi mille anni la stessa risposta: sta sempre e solo con l'Italia e con tutto quello che è utile per far crescere l'Italia, per rafforzare l'Italia, che significa anche il suo sistema di valori, che chiaramente sta in Europa, che chiaramente sta in Occidente. Noi ci muoveremo seguendo questa barra dritta.
Dopodiché, sul ruolo dell'Europa, sempre il collega De Luca dice che noi dobbiamo rilanciare il ruolo dell'Europa. Sono d'accordo, collega De Luca. Il punto è che noi e voi non siamo d'accordo su come questo si faccia, ma sul fatto che l'Europa abbia bisogno di essere rafforzata mi pare che siamo tutti d'accordo. Le dico di più: se siamo d'accordo sul fatto che l'Europa, diciamo, abbia attualmente dei problemi per i quali rischia l'irrilevanza, io le devo anche segnalare che finora quella stessa Europa che oggi rischia l'irrilevanza ha seguito le ricette che venivano proposte dalla vostra parte politica . Quindi, chiedere, allo stesso tempo, di rafforzare l'Europa e di andare avanti con delle soluzioni che chiaramente non hanno funzionato, secondo me, è sbagliato Noi stiamo cercando di proporre delle soluzioni diverse; dalla deregolamentazione, e tutto quello di cui abbiamo discusso stamattina parla esattamente di questo: di come si fa in modo, di come, diciamo, si cerca di costruire una Europa che ritrovi la sua capacità decisionale, la sua centralità, la sua competitività, che difenda anche la sua identità, che sia consapevole del suo ruolo nel mondo. Penso che, diciamo, sul si direbbe in Europa, cioè sulla cornice siamo d'accordo. Dopodiché, però, sulle ricette con cui questo deve accadere noi abbiamo delle idee diverse dalle vostre.
Lo dico anche per quello che riguarda il tema del QFP, cioè del bilancio pluriennale. Serve un QFP rafforzato; sono d'accordo, anche su questo. Io sono stata chiara nella relazione: ci sono molte priorità, ci sono altre priorità e, quindi, chiaramente dobbiamo avere anche un bilancio che serva a mettere insieme tutte queste priorità. Però, io ho detto: non crediamo che tutto questo debba accadere a scapito degli agricoltori. Posso chiedere all'opposizione se siete d'accordo su questo? Perché è questa, diciamo, l'interlocuzione principale che il Governo sta portando avanti.
Esattamente come, quando parliamo di Mercosur, sempre il collega De Luca, ma - ripeto - cito lei perché è stato il primo, perché poi sono temi che sono tornati svariate volte all'interno del dibattito, dice: noi siamo d'accordo alle garanzie per gli agricoltori, ma va firmato subito. Ma le due cose non stanno insieme. La ragione per la quale l'Italia non sta firmando subito è che va completato il pacchetto delle garanzie per gli agricoltori . Quindi, se prima non portiamo a casa quello che riteniamo essere fondamentale per un comparto la cui importanza dovremmo condividere, noi non riteniamo che si possa firmare, perché, una volta che si sia firmato, temo che purtroppo non otterremo quelle garanzie. E quindi, se questo richiede altre settimane prima di una firma, che anche per noi è importante, con le adeguate garanzie, prenderemo qualche altra settimana.
Perché, colleghi, posso dire una cosa? Io ho sempre un po' l'impressione - questo vale per molti interventi che ho sentito - che in molti interventi che io sento, e poi ci arrivo, il Mercosur e i , è come se si dicesse che l'unico ruolo possibile per l'Italia è, diciamo così, seguire pedissequamente in modo acritico qualsiasi soluzione che l'Europa proponga, ma io non penso che questo sia il ruolo dell'Italia e penso, a maggior ragione, che non debba essere il ruolo dell'Italia se vogliamo rafforzare l'Europa. Il ruolo e la responsabilità dell'Italia non sono seguire - diteci che dobbiamo fare e lo faremo -, il ruolo dell'Italia è dire anche quando le proposte che vengono fatte sono sbagliate, sono perfettibili, vanno lavorate, ed è il ruolo che noi cerchiamo di portare avanti. E se qualcuno pensa che il ruolo dell'Italia debba essere quello di dire banalmente “sì” - perché magari poi, quando arriverà la campagna elettorale, ci sarà qualche europeo che dirà: votate per la sinistra in Italia, perché gli altri sono impresentabili -, io ho scelto un'altra linea, che è la linea di far pesare il ruolo della nostra Nazione per il bene della nostra Nazione e per il bene dell'Europa .
Vale per il Mercosur e per la proposta dei . Anche qui si dice: dica “sì” all'uso dei , e si aggiunge: su una base giuridica solida. Ma è esattamente quello che ho detto, collega De Luca. Il punto è che lei mi sta dicendo che è certo che la base giuridica della proposta sia solida. E io la ringrazio per questo, perché è un dibattito aperto in Europa; non è aperto solamente dal punto di vista della sottoscritta, ma aperto dal punto di vista di molti. Penso, allora, che anche qui non si possa dire “dica, sì, sulla base”. Io ho detto che dico “sì” se la base giuridica è solida, e lei mi dice: no, deve dire “sì” perché la base giuridica è solida.
Anche su questo non siamo d'accordo e le spiego perché, collega: non perché qui siamo amici di Putin ma per l'esatto contrario, perché se la base giuridica … di questa iniziativa non fosse solida, noi regaleremmo alla Russia la prima vittoria vera dall'inizio del conflitto.
E quindi bisogna, sì, puntare a utilizzare gli sovrani russi , perché è giusto che sia la Russia a ripagare per la guerra di aggressione che ha mosso, ma bisogna essere sicuri di fare la cosa giusta, che è esattamente la posizione che io ho portato questa mattina e che dico qui, anche per gli altri colleghi.
Dopodiché - sempre sull'Ucraina - le divisioni nella maggioranza. Anche qui su questo tema ho sentito moltissimi interventi. Guardi, sicuramente nella maggioranza c'è un dibattito, dopodiché - come sempre è accaduto dall'inizio di questo Governo - noi ci presentiamo qui stamattina e abbiamo una risoluzione che ha una linea chiara , con la quale l'Italia si presenta con una posizione che non è mai cambiata e può, anche per questo, esercitare il suo peso in Europa. Dopodiché, se noi fossimo divisi, mi corre l'obbligo di segnalare che, a fronte di una risoluzione per quattro partiti, ci sono dall'opposizione cinque risoluzioni per cinque partiti . Ora, mi pare che ci sia una differenza fondamentale, perché, vede, io oggettivamente, insomma un po'… prima il collega Bonelli diceva: “stiamo lavorando per mandarla a casa”. Sempre pronta se si riesce, collega Bonelli. Sono stata all'opposizione tanti anni, si figuri se mi preoccupa.
Non mi preoccupa stare all'opposizione, ma certo mi preoccuperebbe, in un contesto internazionale come quello nel quale ci troviamo, mandare a Bruxelles un Presidente del Consiglio che in Parlamento ha cinque risoluzioni e non sa qual è la posizione che deve prendere .
Questo sì indebolirebbe pesantemente la nostra Nazione.
Ma del resto non vi riuscite a chiarire neanche se siate alleati oppure no, perché uno dice “siamo alleati” e l'altro gli risponde “non è vero”. Mi rendo conto che sulla politica estera la cosa sia ancora più complessa .
Ho risposto implicitamente anche al collega Marattin sul Mercosur ma anche sulle dichiarazioni del Vicepremier. Io penso che la realtà sul campo abbia dimostrato in questi tre anni, quasi quattro anni, che la Russia è meno forte di quanto abbia voluto raccontare, di quanto molto spesso sento raccontare. Vale la pena, qui, di fare mezzo passo indietro. E, cioè, io ricordo a me stessa e a tutti voi, perché questi sono obiettivi che sono stati raggiunti, come dicevo, con il sostegno occidentale, che la guerra di invasione russa all'Ucraina doveva essere una guerra che durava tre giorni. Dura da oltre tre anni. Sono stati i tre giorni più lunghi della storia della Russia.
Dopodiché, ricordavo nel mio intervento che, già alla fine del 2022, la Russia ha annesso unilateralmente quattro regioni ucraine ma, ancora oggi, non riesce a controllarle. Ho ricordato che, dal 2022 a oggi, si è conquistato l'1,45 per cento del territorio ucraino. Ricordo anche che la Russia aveva annunciato un'offensiva d'estate per conquistare il Donbass: il fronte sostanzialmente non si è mosso. E, quindi, certo che, quando è iniziata, era una guerra impari tra l'Ucraina e la Russia, ma il lavoro che noi abbiamo fatto e il coraggio degli ucraini raccontano una storia un po' diversa da quella per cui non c'era nulla da fare e bisognava abbandonare, come tante volte ho sentito, particolarmente in questo caso, dai colleghi del MoVimento 5 Stelle: l'Ucraina ha il suo destino perché tanto non ci si poteva fare niente Quindi, le mie valutazioni, da questo punto di vista, sono diverse. E penso che noi dovremmo tutti essere consapevoli del nostro peso e degli obiettivi che sono stati raggiunti in questi anni dalla comunità internazionale.
Voglio dire alla collega Pastorella - la quale faceva un passaggio sui burocrati, dicendo che i burocrati ci sono in Europa come ci sono in Italia - che il tema non è, collega, quanti siano i burocrati. Il tema è quale peso hanno. Ed io ho citato un fatto molto preciso. Ho citato il fatto che noi siamo riusciti a ottenere una vittoria importante e lo abbiamo fatto come Italia - questo lo devo dire -, lo abbiamo fatto come sistema Italia, l'abbiamo fatto come maggioranza e opposizione, l'abbiamo fatto anche grazie al contributo di colleghi che in Italia sono all'opposizione ma in Europa sono in maggioranza, che ci hanno dato una mano sulla direttiva Imballaggi, che era una direttiva che andava contro quell'economia circolare che è una delle grandi prerogative italiane. E quello che sta accadendo oggi è che l'interpretazione forzata di qualche burocrate cerca di spingere verso un ritorno indietro rispetto a quella che è stata una vittoria politica, e della politica di tutti noi e . Ed io rivendico il predominio della politica. E siccome questo è il tempio della politica, spero che almeno su questo siamo tutti d'accordo.
Dopodiché, però, da qui in poi io, purtroppo, devo concentrare il mio intervento soprattutto a rispondere a una serie infinita di cose false che ho sentito da diversi colleghi, su cui provo a rispondere soprattutto con dei numeri.
Il collega Scerra dice che noi siamo quelli che hanno sostanzialmente ucciso, che stanno compromettendo la coesione sia a livello europeo sia a livello italiano. Ora, a livello europeo, io ho detto che la seconda proposta della Commissione sul bilancio recupera il tema dei problemi che la proposta iniziale aveva, soprattutto in rapporto alla coesione, e che bisogna continuare invece a lavorare per quello che riguarda le risorse sull'agricoltura. A livello italiano, collega Scerra, mi corre l'obbligo di ricordare quale era la situazione che il Governo attuale ha trovato all'atto del suo insediamento sui fondi di coesione Ha trovato 200 miliardi… non sono i fondi di coesione quelli, collega, concentriamoci un attimo su quello di cui stiamo parlando.
Allora, i fondi di coesione: alla fine del 2022, sulla programmazione 2014-2020 - cioè la programmazione era finita da due anni -, c'erano 47,8 miliardi di euro. Era stato speso, dopo due anni che era finita la programmazione, il 54 per cento di queste risorse. Cioè, oltre 20 miliardi di euro che servivano a rafforzare particolarmente il Mezzogiorno d'Italia, che servivano a combattere il divario tra i territori non erano stati utilizzati durante i Governi di centrosinistra. Motivo per cui noi abbiamo fatto una riforma dei fondi di coesione, abbiamo istituito una serie di strumenti e abbiamo sanato questo divario perché i fatti sono diversi dalla propaganda.
Dopodiché, aggiungo anche che, se noi fossimo quelli che distruggono la coesione, perché in qualche maniera vogliono colpire - diciamo così - il Mezzogiorno, anche qui i numeri dicono una cosa diversa. I numeri dicono che da due anni il Mezzogiorno è la locomotiva d'Italia , i numeri dicono che nel Mezzogiorno l'occupazione cresce più della media nazionale e il prodotto interno lordo cresce più della media nazionale .
E come abbiamo fatto a ottenere questi risultati? Abbiamo abolito iniziative che servivano a cercare di favorire i partiti che volevano, diciamo, comprare consenso facile dai cittadini e abbiamo garantito a quei cittadini la libertà di avere un lavoro e di poter migliorare il proprio destino.
Dopodiché sulla povertà, anche qui mi corre l'obbligo di dire con i numeri che, nel 2024, l'Istat certifica una povertà assoluta all'8,4 per cento, ma quando noi ci siamo insediati era sostanzialmente in linea. Dov'è che c'è stato, invece, il balzo della povertà assoluta? Il balzo della povertà assoluta c'è stato tra il 2021 e il 2022.
Nel 2021 era al 7,7 per cento, nel 2022 era arrivata all'8,3 per cento e quindi mi pare che, diciamo, se noi stiamo moltiplicando la povertà, non mi sembra che andasse meglio quando c'erano altri al Governo .
Dopodiché, aggiungo sempre sulla povertà, per quello che riguarda il rischio povertà… no, me lo sono perso, ma me lo ricordo a memoria, perché mi piace essere precisa sui numeri. Per quello che riguarda il rischio povertà, ci si dice che oggi le famiglie a rischio povertà - comunque molte e comunque è ovviamente una delle priorità sulle quali il Governo lavora come la priorità assoluta - si aggirano intorno al 18,9 per cento: nel 2022 parlavamo di circa il 20 per cento. E quindi la povertà, il rischio povertà con questo Governo sta diminuendo.
Dopodiché, cassa integrazione: questo anche per altri … Signori, sono numeri, poi uno li giustifica come vuole.
Cassa integrazione: nel 2024 le ore complessivamente autorizzate di cassa integrazione sono state 429 milioni, nel 2022 erano 594 milioni. Quindi, anche qui, mi pare che le cose vadano meglio :Una volta c'era il COVID!…
Ci sono sempre un sacco di giustificazioni. Anche adesso, abbiamo due guerre, è una situazione molto complessa, molte meno risorse da gestire, perché c'era il COVID, ma i Governi del COVID sono anche i Governi che hanno avuto risorse che nessun altro Governo ha potuto ha potuto utilizzare, e, poi, parliamo un attimo anche di come sono state utilizzate Pressione fiscale, anche qui...
GIORGIA MELONI,. ...sul presunto aumento della pressione fiscale … sul presunto aumento della pressione fiscale, adesso, anche qui, il collega Bonelli dice: non fate il gioco delle tre carte. Io non faccio nessun gioco delle tre carte. La pressione fiscale, certo, sale, perché sale ...
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, manteniamo il silenzio.
GIORGIA MELONI,. ...la pressione fiscale sale, perché sale il gettito fiscale, certo, ma non… …va bene, signori, se volete facciamo un simposio, ma, poi, tutto si può dire di temi complessi...
PRESIDENTE. Colleghi, facciamo concludere il Presidente del Consiglio.
GIORGIA MELONI, . ...tutto si può dire di temi complessi, ma penso che, siccome siamo nel Parlamento della Repubblica, le cose o si dicono come stanno o si studiano, se non si sanno La pressione fiscale, infatti, sale, perché sale il gettito fiscale, certo, ma il gettito fiscale non sale solamente nel caso in cui aumentino le tasse sui lavoratori e sulle famiglie. Le ragioni per le quali il gettito fiscale aumenta sono molte, tra cui, ad esempio, il fatto che oggi lavora un milione di persone in più, che pagano le tasse, tra cui, ad esempio, il record della lotta all'evasione fiscale. È facile, non è una cosa difficile.
PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi, per cortesia.
GIORGIA MELONI,. Non è una cosa difficile. Dopodiché, altre cose non corrette che ho sentito dire…
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Facciamo concludere, poi ognuno avrà il tempo per intervenire.
GIORGIA MELONI,. Il collega Provenzano...
PRESIDENTE. Cerchiamo di avere rispetto, per cortesia!
GIORGIA MELONI,. Il collega Provenzano diceva che il Governo non ha smentito il fatto che alcune agenzie di stampa avessero riportato che circolerebbe una versione della Strategia di sicurezza americana in forza della quale Nazioni come l'Italia e altre dovrebbero essere utilizzate per, diciamo, smantellare l'Europa. Non avevo bisogno di smentirlo, collega Provenzano, perché l'ha smentito la Casa Bianca e il fatto che si continui a ripetere, nonostante sia stato smentito, anche questa, purtroppo, è una falsità.
Dopodiché, c'è anche il tema del carovita, della difficoltà alimentare. Chiaramente, il tema del carovita è un tema che ci sta particolarmente a cuore. Se posso dire, però, anche rispetto ad alcune dichiarazioni che ho sentito qualche giorno fa per cui gli italiani hanno il frigorifero vuoto, mi sembra un po' irresponsabile raccontare l'Italia come se fosse un Paese che ha masse di persone denutrite, sottonutrite per mancanza di derrate alimentari .
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, per cortesia!
GIORGIA MELONI,. L'argomento è un argomento, secondo me, troppo serio per essere trattato così, ma, anche qui, i dati aiutano e sono dati, in questo caso, della FAO. Nel 2024, per quello che riguarda i dati sulla prevalenza della sicurezza alimentare moderata o grave, era dell'1,3 per cento: anche qui, quando noi siamo arrivati al Governo, era del 2,2 per cento. Dopodiché Tutto merito vostro!”) … Non è tutto merito nostro, collega: sto dicendo semplicemente che gli sforzi che il Governo sta facendo, piano piano, invertono una tendenza. E, quindi, raccontare una Nazione dire che il Governo si dovrebbe vergognare per dei dati che sono tutti migliori di quando eravate al Governo voi, se il Governo si deve vergognare, non so che cosa dovrebbe fare chi oggi si trova all'opposizione, atteso che la situazione era peggiore .
Collega Bonelli, anche qui, su Gaza, lei ha detto un'altra falsità, mi dispiace: che io avrei detto nel mio intervento che la situazione umanitaria era risolta. Ora io, almeno su questo, ho detto: “Tutto questo richiede” - richiede - “un pieno accesso umanitario per far fronte ai bisogni enormi della popolazione civile (…)”. Quindi, anche qui, si mistificano cose che dico, si mistificano dati, e penso che non sia un modo corretto di fare dibattito su materie che sono molto serie, perché anche su questi temi sono stata chiara.
Dopodiché, ho alcune risposte veloci per il collega Ricciardi. Il collega Ricciardi ha detto: come usate i soldi delle tasche degli italiani? È una frase che, quando la sento pronunciare da un collega del MoVimento 5 Stelle, mi fa sempre un po' sorridere … ma, guardi, non parlerò del superbonus … no, no, non parlerò del superbonus, voglio parlare di un'altra cosa: perché si parla di come noi utilizziamo i soldi degli italiani in rapporto all'Albania - 147 milioni in un anno - e vi dirò come, invece, il Governo italiano dovrà spenderne 200. Il Governo italiano è stato condannato a risarcire oltre 200 milioni di euro a una società che durante la pandemia - Governo Conte -, era stata immotivatamente esclusa dall'allora struttura commissariale per l'attività di importazione delle mascherine. Perché, per importare quelle mascherine, per un importo di svariati miliardi, erano state scelte, chissà perché, delle società che non avevano alcuna esperienza, non avevano le caratteristiche, ma che, soprattutto, hanno importato mascherine senza certificazione e senza le caratteristiche tecniche necessarie. Il che configura non solo una truffa allo Stato, configura non solo il fatto che noi adesso dobbiamo spendere, sì, 200 milioni di euro delle tasche degli italiani perché qualcuno non ha fatto adeguatamente il suo lavoro, ma configura anche un rischio di agevolare la diffusione del COVID , visto che quelle mascherine inutili sono state distribuite dallo Stato alle Forze dell'ordine e al personale sanitario . E, quindi, di grazia, le lezioni su come si spendono i soldi degli italiani, anche no.
Ma voglio dire anche un po' sul tema di questo straordinario nuovo pacifismo dei colleghi grillini, che si scoprono pacifisti oggi, ma, l'ho detto molte volte, quando erano al Governo, anche qui, sono stati approvati 22 schemi di decreto ministeriale relativi a programmi d'arma del valore complessivo di 9-10 miliardi, è stato creato un fondo da 12,5 miliardi di euro per ammodernare la difesa, che poi è stato portato a 25 miliardi di euro, e tanto altro che potremmo raccontare. Ma la cosa che mi ha stupito e mi ha divertito molto nelle ultime settimane è un'altra che ho letto sulla stampa e, cioè, che, una volta fuori dal Parlamento, diversi esponenti di questo MoVimento pacifista abbiano deciso di diventare lobbisti nei settori della difesa e di occuparsi proprio di questo tema. “Le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, fare orfani e vedove (…)” : si indignava una volta una vostra collega, che, poi, è finita a fare esattamente la lobbista nel campo delle armi . Quindi, diciamo, non che non siamo abituati all'incoerenza del MoVimento 5 Stelle, ma in questo caso mi pare che la cosa sia un po' sfuggita di mano.
Dopodiché, non entro nella spasmodica difesa che il collega Ricciardi ha fatto di Putin e delle sue ragioni, perché quello è un problema che, credo, dobbiate vedere nell'ambito dell'opposizione per le ragioni che ci dicevate prima, dove le posizioni mi sembrano davvero molto distanti, e questo è, tendenzialmente, quello che ho da dire. La gran parte delle cose che ho sentito in quest'Aula delle accuse che sono state mosse al Governo non corrispondevano a verità, e l'unica cosa che posso dire, non alla maggioranza e non all'opposizione, ma a quegli italiani che dovessero guardarci da casa è: chiedetevi perché l'opposizione ha bisogno di mentire .
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, per l'espressione del parere sulle risoluzioni presentate.
TOMMASO FOTI,. Il parere è favorevole sulla risoluzione Mantovani, Candiani, Rossello e Pisano n. 6-00214.
Sulle risoluzioni Braga ed altri n. 6-00215, Zanella ed altri n. 6-00216, Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00217, Richetti ed altri n. 6-00218, Boschi ed altri n. 6-00219, Magi e Della Vedova n. 6-00220, preciso che vi sono degli impegni che sono assorbiti dalla risoluzione Mantovani, Candiani, Rossello e Pisano n. 6-00214 e vi sono degli impegni sui quali pure concordiamo ma, essendo la prevalenza degli impegni che sono parte delle singole risoluzioni contraria a quella che è la posizione del Governo, esprimo parere contrario su tutte le altre sei risoluzioni dell'opposizione.
PRESIDENTE. Scusate, colleghi: chi desidera uscire può farlo, nessuno lo trattiene in Aula, purché manteniate il silenzio qui.
Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. “Se Hitler e Napoleone non sono riusciti a mettere in ginocchio Mosca (…), è improbabile che Kallas, Macron, Starmer e Merz abbiano successo”. Sono le parole del suo Vice, Presidente Meloni: dovrebbe conoscerlo, era seduto vicino a lei questa mattina, prima di andare, probabilmente, a qualche ricevimento all'ambasciata russa. Si è accorta, Presidente Meloni, che il suo Vice non l'ha citata tra i europei che si stanno opponendo a Putin? Eppure lei, Presidente Meloni, più volte ci aveva detto che, come italiani e come europei, avremmo dovuto scommettere sulla vittoria dell'Ucraina.
Cara Presidente Meloni, lei con le parole è molto brava, ma ora servono i fatti: non si può restare ambigui in questa fase della storia europea e mondiale. Il sostegno politico, economico e militare all'Ucraina non è una scelta contingente, ma è una necessità politica e morale per l'Italia e per l'Unione europea, essenziale per la difesa della democrazia, dello Stato di diritto e della pace nel continente.
Lei ci ha invitato a non considerare questione da la politica estera, ma noi, Presidente Meloni, non l'abbiamo ancora ascoltata dire una parola, fare un commento sul documento per la strategia di sicurezza nazionale dell'amministrazione Trump. Chiediamo troppo a sapere qual è l'opinione della Presidente del Consiglio italiano sul documento del principale Paese al mondo, nonché principale nostro alleato, che dice che l'Unione europea è un problema e che bisogna aiutare la disgregazione dell'Unione europea? Crediamo che lei, invece, abbia un'idea macchiettistica della politica estera e stia pattinando su un'ambiguità che, in realtà, nasconde il tradimento dell'Europa.
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). Lei ci ha parlato di autonomia strategica da perseguire per l'Europa, ma l'autonomia strategica richiede un salto di qualità nell'integrazione politica. Richiede parole chiare sull'uso degli russi, perché lei ci ha parlato dei rischi a usarli, ma non ci ha parlato dei rischi e degli oneri che, come europei, dovremmo sostenere a non utilizzare quegli . Qual è l'alternativa? Non ce l'ha detta. Lei non ci ha detto nulla sulle sue intenzioni sulla politica estera e di difesa comune: vogliamo attuare quanto è già previsto dai Trattati, dall'articolo 42 del Trattato di Lisbona? In alternativa, vogliamo attivare la cooperazione strutturata permanente per cominciare a dotare il nostro continente di una difesa comune? Noi oggi ancora non lo sappiamo e, quindi, è un no. Basta con le parole e si passi ai fatti.
Lei non ci ha detto nulla su che cosa intenda fare - anzi, ce l'ha detto ed è drammatico, perché significa abbandonare l'Europa e portarla al suicidio - sul superamento dell'unanimità nel Consiglio europeo: voi volete mantenere il diritto di veto. Lei non ha detto parole chiare sul rafforzamento del bilancio europeo, soprattutto sulle questioni alle quali lei stessa ha chiesto di più all'Europa: competitività, politiche industriali, fiscalità, . Insomma, voi volete fare in modo che l'Europa continui a non funzionare per potervi continuare a lamentare del fatto che l'Europa…
RICCARDO MAGI(MISTO-+EUROPA). …non funzioni. Voi volete continuare ad avere un'Europa che non decide, per poter continuare ad utilizzare l'Europa come alibi di tutto quello che voi non riuscite e non volete fare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Dieter Steger. Ne ha facoltà.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, in agenda del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre ci sono: Ucraina, Medio Oriente, sicurezza e difesa, bilancio pluriennale, allargamento e riforme, migrazione, geoeconomia e competitività. In una parola, la credibilità dell'Europa.
Sull'Ucraina la nostra posizione è chiara: stiamo con Kiev, non per automatismo, ma per principio. Qui si difendono il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite, la sovranità di uno Stato aggredito e, dunque, la sicurezza europea. Proprio perché vogliamo la pace, diciamo la verità: una pace giusta non si ottiene chiedendo alla vittima di pagare il prezzo dell'aggressione. Servono coesione europea, raccordo con Stati Uniti e NATO e, soprattutto, garanzie di sicurezza solide per l'Ucraina. Senza garanzie ogni tregua rischia di essere solo la premessa della prossima aggressione. A questo deve accompagnarsi una pressione costante sulla Russia, anche con lo strumento sanzionatorio, in coordinamento con il G7 e su basi giuridiche e finanziarie solide, non per spirito punitivo ma per riportare Mosca al tavolo negoziale in buona fede. Serve serietà anche sul piano finanziario. Per il 2026 e il 2027 vanno definite, con precisione, le esigenze di assistenza e va individuata l'opzione più robusta legalmente e finanziariamente, con regole chiare sulla spesa dei fondi, trasparenza e controlli, con un principio che condividiamo: pieno coinvolgimento dell'industria europea e giusto ritorno. Solidarietà sì, leggerezza no.
Sul Medio Oriente la bussola deve restare doppia: sicurezza e diritto. Qui serve anche una parola di empatia, non di circostanza. Il 7 ottobre ha lasciato una ferita profonda: vittime innocenti, famiglie spezzate, ostaggi, una tragedia che ha colpito il popolo israeliano e ha scosso le coscienze nel mondo. A quella tragedia si è aggiunta, in molti Paesi, una recrudescenza di antisemitismo, un'ondata intollerabile e inaccettabile, che va contrastata senza ambiguità nelle piazze, nelle scuole, sul , ovunque. Difendere Israele dal terrorismo e difendere le comunità ebraiche dall'odio non è una posizione, è un dovere civile europeo. Proprio per questo, dobbiamo lavorare con determinazione perché la guerra non travolga definitivamente ogni prospettiva politica. Sostenere la piena attuazione del cessate il fuoco a Gaza, rafforzare l'Autorità palestinese, mantenere come orizzonte una pace basata sulla soluzione dei due Stati, è l'unica via realistica per garantire sicurezza a Israele e dignità ai palestinesi. E non vanno dimenticati il Libano e il ruolo dell'UNIFIL: stabilità lì significa stabilità per tutti.
Su sicurezza e difesa europea basta dichiarazioni. Servono capacità reali, investimenti, cooperazione, una base industriale più forte, nel rispetto delle competenze degli Stati membri. La sicurezza riguarda tutti i confini dell'Unione, anche quelli digitali. Sul prossimo bilancio pluriennale condividiamo un principio: non è contabilità, è politica. Per questo vanno difese le politiche che tengono insieme l'Europa reale: coesione, PAC, gestione dei flussi migratori e sicurezza delle frontiere. Va garantito un equilibrio corretto tra contributi e ritorni, con criteri di ripartizione equi e trasparenti. I numeri qui sono carne viva per agricoltori, regioni, amministrazioni e territori.
Su allargamento e riforme faccio presente che l'allargamento è una necessità geopolitica, ma deve essere graduale, basato sul merito, e l'Unione deve saper funzionare meglio, sfruttando fino in fondo gli strumenti già previsti dai Trattati. Sulla migrazione servono regole e strumenti efficaci, rimpatri, definizioni chiare sui Paesi sicuri, norme applicabili. Umanità e legalità devono camminare insieme.
Sulla geoeconomia c'è un punto che non possiamo eludere: l'accordo commerciale con il Mercosur. Non ci sono alternative credibili se vogliamo difendere davvero la competitività europea. L'Europa deve aprirsi a nuovi mercati con trattati commerciali moderni, equilibrati e vantaggiosi. In un mondo di blocchi e di protezionismi, chi non firma accordi resta fuori dai giochi. Per questo, chiediamo che il Governo dia il proprio contributo in sede europea, affinché la sottoscrizione avvenga il più presto possibile, perché esportazioni, filiere e lavoro non si proteggono alzando muri, ma creando opportunità e regole comuni. Infine, competitività e industria: l'Europa deve tornare a produrre e innovare. Una politica industriale europea forte non è un capitolo accessorio, è la condizione per difendere lavoro, filiere e autonomia strategica. Dentro questo quadro sta la transizione verde.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Condivido l'obiettivo ambientale, ma sono contrario ai divieti e alla burocrazia che soffoca. La transizione deve essere tecnologicamente neutra, pro-innovazione, compatibile con competitività e crescita. Se diventa un freno non salva il clima, sposta solo industria ed emissioni altrove. Per queste ragioni, annuncio un voto favorevole alla risoluzione di maggioranza, che cerca di tenere insieme tre doveri del nostro tempo: difendere la libertà, costruire sicurezza, rilanciare prosperità con la transizione ambientale concreta, guidata dall'innovazione, non dai divieti. Lo faccio con una frase sola: un'Europa credibile non è quella che promette tutto, è quella che sceglie, quella che decide e quella che realizza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Davide Faraone. Ne ha facoltà.
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Io credo che oggi abbiamo assistito un po' a una scena abbastanza surreale, che a me ha ricordato tanto una seduta del Senato nella passata legislatura. Non so se il Ministro Ciriani ricorda, eravamo tutti e due colleghi in quell'Aula. Quando c'è stata la seduta della crisi del Governo “Conte 1”, stavano seduti accanto Conte, il Presidente del Consiglio che parlava, e il Vicepresidente Salvini al suo fianco, che aveva delle espressioni facciali - mentre Conte lo attaccava e gli elencava tutti gli elementi che avevano portato alla crisi di Governo - assolutamente anonime, che non esprimevano nessun tipo di sentimento. Oggi l'ho visto allo stesso modo, Salvini, seduto accanto alla Meloni - mancava solo la scena della Presidente del Consiglio che poggiava il braccio sulla spalla di Salvini per avere esattamente la stessa scenografia -, che, di fronte alla Meloni che diceva tutto il contrario di quello che Salvini ha detto in tutti questi giorni, raccoglieva assolutamente ogni osservazione senza alcuna mimica facciale.
Ma la cosa peggiore - e lo dico qui ai colleghi della Lega, al collega Candiani, che molto spesso si diletta a esprimere le posizioni che sono del e che sono, ahinoi, incomprensibili - è come facciate a votare una risoluzione, quella che oggi voterà la maggioranza, essendovi scritto l'opposto di tutto quello che avete detto in tutti questi giorni sul conflitto russo-ucraino.
Così come ci chiediamo come possa la Meloni non dire una sola parola rispetto alle parole che ha espresso Salvini, soprattutto nello scontro con la portavoce russa, perché fin quando c'è una dichiarazione fatta dal Ministro Salvini, diciamo così, fuori misura, può benissimo decidere se intervenire o meno - io credo che sarebbe opportuno farlo -, ma quando è la stessa portavoce del Cremlino, che ha attaccato il Presidente della Repubblica italiana per gli argomenti opposti per cui ha fatto i complimenti al Vicepremier del Governo italiano, lì, sì, che me l'aspetto, da parte della Meloni, un intervento a supporto dell'Italia. Invece, silenzio. Io credo che queste contraddizioni, sono emerse chiaramente. Ad esempio, la Meloni ha detto che è stato conquistato - oggettivamente è vero - soltanto l'1,45 per cento del territorio ucraino da quando è iniziata la guerra. Salvini, invece, ha parlato addirittura di un'Europa che voleva invadere la Russia, paragonandola ad Hitler.
Così come è stato detto - l'hanno detto anche i colleghi -, io sinceramente sentir dire dalla Meloni delle allegre gestioni delle leggi di bilancio precedenti con accanto i Ministri che quelle leggi di bilancio le hanno fatte, senza che questi Ministri dicano parola, anzi, li ho visti applaudire, così come ho visto applaudire i gruppi parlamentari, come quello di Forza Italia, come quello della Lega, che a quell'esperienza di Governo hanno partecipato e, anche lì, Salvini assolutamente non ha reagito.
Così come sul tema che riguarda gli anticorpi alla corruzione che il Governo ucraino ha messo in campo rispetto ai fatti accaduti che, invece, nelle dichiarazioni del Vicepremier Salvini erano un motivo per non finanziare più l'Ucraina perché quella corruzione era così invasiva da, diciamo, ridurre il nostro impegno su quel Paese.
Io credo che, da questo punto di vista, al di là di quante risoluzioni siano state presentate - perché, Presidente, sa bene, lo sa anche il Ministro Ciriani, quando il centrodestra era all'opposizione le risoluzioni non si contavano per quante ne presentavano - è chiaro che stare al Governo impone una responsabilità in più e si trovano delle mediazioni e, quindi, al di là di quello che è rappresentato da quante risoluzioni sono state presentate, che il centrodestra sia diviso lo vediamo chiaramente tutti noi ed è soprattutto visibile nel resto del mondo e nel continente.
Io credo che stare lì a dichiarare un'equidistanza tra Russia e Ucraina - altra dichiarazione incredibile del Ministro Salvini senza che la Premier abbia detto una parola -, quando Zelensky propone sui territori un referendum e la Russia l'ha fatto il referendum farsa nel 2022: sostanzialmente il 98 per cento era la media nei singoli Paesi di votanti per il “sì” in quel referendum farsa che Putin allora fece e che oggi disapprova, perché sa benissimo che quel referendum lo perderebbe. Però la Lega è equidistante fra Zelensky e Putin e la Premier non dice nulla. Così come ogni santo giorno leggiamo interviste di Crosetto che ci spiega come la nostra difesa non è all'altezza, che servono investimenti forti, tant'è che dice non è un impegno che ci chiede Trump di aumentare le risorse per la difesa, ma serve a noi aumentarle. E lo stesso giorno, magari 24 ore dopo, Salvini dichiara: ma perché dobbiamo continuare a destinare soldi alla difesa e non alla sanità e alla scuola? In questo carnevale di posizioni politiche all'interno del Governo, la Premier, come al solito, tace.
Parla ogni tanto anche Tajani che dice che la posizione in politica estera la pronunciano, diciamo, il Premier e il Ministro degli Esteri, quindi, a Salvini fategli dire quello che vuole, tanto sostanzialmente è irrilevante, parliamo noi. Questa è la terza posizione che emerge chiaramente, costantemente, anche nelle politiche che mettete in campo in Parlamento europeo. Votate sempre: uno sì, uno contro e l'altra non sa e non risponde, che normalmente è Fratelli d'Italia.
Ora su questo io credo che noi ci dobbiamo interrogare anche perché non credo che ci dobbiamo preoccupare del condizionamento di Salvini sulla politica del Governo perché, ha ragione la Premier, alla fine votano tutto. Poi sta alla dignità della Lega spiegare come mai dicono delle cose e poi votano altro. Ma il problema nostro è che noi, pur non avendo il condizionamento della Lega, abbiamo subappaltato la nostra politica estera a Trump. È questa la cosa che a me preoccupa di più. Perché quello che io avverto con grande preoccupazione è la presenza di una sorta di puparo sulla nostra politica. Perché non possiamo non dire che la Meloni ha cambiato atteggiamento da quando è cambiato il Governo americano, sia nei confronti dell'Ucraina, molto più fredda, molto più timida, molto più distaccata, sia rispetto anche alle politiche internazionali, cioè l'idea che Trump proponga un piano che sostanzialmente è tutto improntato contro l'Europa e lei, Premier, non dice una parola… Poi dice non “” …
Ma perché trova le parole sempre quando vede qualcosa che non va in Europa, perché c'è un Paese che dice una cosa, un burocrate che sbaglia, e quando Trump attacca violentemente, dicendo “io metto in campo una politica” ed elenca le deficienze del continente di cui facciamo parte anche noi… che, tra l'altro, sono deficienze figlie molto spesso di politiche che voi sovranisti ci avete imposto? Perché, quando dice che l'Europa non funziona, ma con il diritto di veto di ogni Paese, come può funzionare l'Europa? Gli Stati Uniti d'America si sono dati un'unione, sono uno Stato federale, come dovremmo diventare noi, e hanno dei luoghi di decisione comune.
Lei è per il presidenzialismo ovunque: è contro il presidenzialismo soltanto quando si tratta di eleggere il Presidente degli Stati Uniti d'Europa. Lì lei diventa improvvisamente contro il trasmettere poteri a un Presidente che naturalmente potrebbe esercitarli in maniera diversa da come fa ora. Quindi, è per il diritto di veto, è contro l'elezione del Presidente degli Stati Uniti d'Europa. È contro tutto quello che farebbe funzionare l'Europa. Quindi, io credo, Presidente, che le contraddizioni che questo Governo ha siano, come al solito, camuffate dal voler trasformare questo Parlamento nella festa di Atreju, cioè nello scadere su un dibattito che, invece, doveva parlare e…
DAVIDE FARAONE(IV-C-RE). …doveva essere un dibattito proiettato sul ruolo dell'Italia. Invece, purtroppo, e chiudo, Presidente, noi il ruolo dell'Italia lo pretendiamo negli Stati dell'Europa e tacciamo rispetto a Trump, anche quando ci mette i dazi e danneggia la nostra economia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Maurizio Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, signora Presidente del Consiglio, diciamo sin da subito che Noi Moderati voterà convintamente la risoluzione di maggioranza. Gli argomenti contenuti nella risoluzione di maggioranza sono puntuali, ed è per questo che svolgeremo il nostro intervento sul punto cruciale che è stato trattato anche dalla Presidente del Consiglio, cioè sui tentativi fondamentali di come porre fine alla guerra e all'aggressione della Russia all'Ucraina.
C'è stato un passaggio della sua relazione che, secondo noi, non va sottovalutato, ma che dovrebbe guidare tutta la riflessione e il confronto anche in questo Parlamento. Forse troveremmo uno spiraglio di confronto sui contenuti. Lei diceva: è il momento delle scelte politiche, e queste richiedono visione e responsabilità. Faccio un riferimento storico, perché ogni tanto varrebbe la pena riferirsi alla storia.
Dopo la caduta del muro di Berlino, ci fu chi teorizzò che - era finita la guerra fredda - ci fosse la fine della storia, un certo Fukuyama, andava di moda; o qualcun altro che teorizzava che, invece, lo scontro di civiltà non si sarebbe più sviluppato nelle contrapposizioni ideologiche, ma si sarebbe sviluppato nel confronto e nello scontro tra Occidente e islamismo, con la Cina che diventava una delle forze imperialiste più forti.
La storia, ed è per questo che è fondamentale il suo passaggio che ha fatto nel leggere poi tutta l'azione del Governo e nel chiedere al Parlamento un sostegno, scombina le nostre semplificazioni, i nostri schemi e le nostre illusioni. La storia, cari colleghi, ci chiede di assumerci le nostre responsabilità di fronte al presente, mai di fronte al passato. E oggi la domanda di fondo che dobbiamo porci seriamente, ognuno dando il proprio contributo, è come costruire un futuro che permetta all'uomo di vivere in pace. La pace non è mai garantita, ma bisogna perseguirla con sano realismo, e la pace si fonda su due pilastri fondamentali: da una parte, il benessere, bene comune, e, dall'altra, la sicurezza.
E questo desiderio ci impone di smetterla, e invece è quello che anche oggi è accaduto nel confronto tra maggioranza e opposizione, con divisioni ideologiche tra pacifisti e guerrafondai. Perdonateci, questa semplificazione impedisce il dibattito e giustifica politicamente una posizione che non ha il coraggio di confrontarsi nel merito. Non ha il coraggio di confrontarsi nel merito perché porta argomenti… li abbiamo sentiti da alcuni colleghi, penso al collega Bonelli, che dice: attenzione, voi state usando le risorse sulla sicurezza, ma togliete i soldi alla sanità; attenzione, voi state usando i soldi sulla sicurezza o per aiutare, insieme all'Europa, l'Ucraina a difendersi, ma mettete le famiglie in povertà.
Tutto questo viene contraddetto immediatamente da immagini che, nell'indifferenza generale dell'opinione pubblica di oggi, continuano ad accadere: bombardamenti continui nelle città ucraine che ammazzano civili e bambini indifesi. Quanto si sta alzando l'opinione pubblica di oggi di fronte a quello che ogni notte accade in Ucraina e nelle città dell'Ucraina? Chi sta levando una voce, dicendo che questo è impossibile e non deve più accadere?
Addirittura, possiamo sentire nella nostra opinione pubblica (e una domanda ce la facciamo? Lo condividiamo?): mettiamo fine a questa guerra, facciamo la pace, gli ucraini accettino, tra virgolette, il gioco russo e ci lascino in pace, tanto non verranno mai da noi. E intanto sulle proposte di pace di Europa, Ucraina e Stati Uniti pesa il silenzio di Mosca, le minacce trasversali, come quella di oggi, rivolta ovviamente ai singoli Paesi europei, i continui attacchi e il dimenticarsi, come ha detto il Presidente della Repubblica, Mattarella, che la Russia vuole definire i confini con la guerra e con la forza.
Se vogliamo che il processo di pace passi dalle intenzioni anche lodevoli e diventi invece realistico, dobbiamo, per esempio, investire in un piano di sicurezza e difesa europeo. Diceva Giovanni Paolo II: la verità è la forza della pace. E allora bisogna avere il coraggio di dire che l'amore per la pace non ha niente a che vedere con questo pacifismo di gente tranquilla e che investire in sicurezza per realizzare uno scudo spaziale europeo o per realizzare sistemi di non è sprecare i soldi, ma difendere e costruire la pace, la sicurezza e il benessere delle nostre popolazioni . Qualcuno si è dimenticato di leggere dei dati a proposito della difesa , parolaccia: solo nel primo semestre ci sono più 53 per cento di eventi e di attacchi e 1.549 interventi.
Sapete quali sono i settori più colpiti? La pubblica amministrazione. E che cos'è la pubblica amministrazione? Mette a rischio i nostri ospedali, i nostri investimenti e il sistema di del nostro Paese. Investire in sicurezza e in difesa vuol dire sprecare i soldi o difendere il benessere della nostra gente? Basta con questa ideologia pacifista, che non ci aiuta a cogliere il cuore del problema. Bisogna avere il coraggio di ripetere, allora, che la prima verità è non dimenticarsi mai chi è l'aggredito e chi è l'aggressore, perché dopo 3 anni ce lo stiamo dimenticando.
Per questo bisogna continuare a sostenere con tutte le forze l'Ucraina nel difendersi dall'attacco russo. E si è usata una parola giusta nella nostra risoluzione. Qualcuno, come al solito, ha detto: non hanno il coraggio di dirlo con chiarezza e allora usano la parola “multidimensionale”. Ma basterebbe andare a capire che cosa vuol dire multidimensionale. Per far sì che la pace accada, bisogna agire su diversi fronti, molte dimensioni. La prima di queste l'abbiamo sottolineata: quali saranno le esigenze finanziarie dell'Ucraina nel 2026 e nel 2027?
Quali saranno le esigenze per la ricostruzione dell'Ucraina? E allora come intervenire su questo? Con intelligenza, serietà e certezze giuridiche. Così come bisogna, proprio per questo motivo, sostenere ancora militarmente la difesa dell'Ucraina, continuare nel lavoro diplomatico e continuare a rafforzare l'asse tra il sistema Europa, Stati Uniti e NATO. Noi Moderati continua, con lei, a sostenere che vogliamo restare ostinatamente euroatlantici, anche quando sembra difficile esserlo. In tutto questo le diamo atto di svolgere un ruolo centrale in questo circuito negoziale.
L'equilibrio non è mai ambiguità, ma è una virtù. Dicevamo delle solide garanzie di sicurezza per Kiev. Ebbene, un'altra cosa di cui ci si spaventa e che si ha paura di usare come parola è la parola “deterrenza”. Sembra che sia diventata una parola impronunciabile, ma non c'è pace senza deterrenza. Sposiamo totalmente quanto ha detto il Ministro Crosetto, cioè che ad oggi l'unica deterrenza di cui disponiamo è quella degli Stati Uniti, ma dobbiamo imparare a muoverci su binari paralleli.
Dobbiamo continuare a muoverci al fianco degli Stati Uniti, dove i nostri interessi convergono con loro, ma anche rafforzare la capacità europea di decidere autonomamente e, in questo caso, si tratta di pragmatismo.
Molti si sono scandalizzati, anche prima, quando si è parlato del documento di sicurezza degli Stati Uniti d'America: ma come? Trump? I modi possono non essere da noi condivisi, l'alzare sempre i toni o il rilanciare sempre possiamo assolutamente non condividerli, ma la questione posta da quel documento e da Trump dovrebbe riguardare non l'America, ma gli europei. Come mai l'Europa in questi trent'anni ha perso la sua identità e il suo ruolo di forza? Come mai oggi c'è bisogno di ricordare l'orgoglio europeo? E cosa abbiamo fatto in questi anni perché l'Europa fosse centrale e non delegasse agli altri il tema della difesa, il tema dell'energia e non avesse come unico obiettivo quello economico, per cui ci si rivolgeva al Sud-Est asiatico solo perché la manodopera costava meno e non si investiva esattamente sulla nostra forza produttiva, sulla nostra capacità e sulla nostra qualità? Questa è la sfida che oggi il centro-destra, la Presidente Meloni e Noi Moderati stanno ponendo all'Europa. L'Italia vuole tornare ad essere protagonista in un'Europa che cambia: questa è la sfida che abbiamo davanti. Si tratta, sì, di pragmatismo…
MAURIZIO LUPI(NM(N-C-U-I)M-CP). …e il pragmatismo, aggiungo io - e concludo -, non è l'assenza di ideali, ma la coscienza della concretezza con la quale li si vuole perseguire, come ci ha insegnato Alcide De Gasperi, europeista, atlantista e primo sostenitore della Comunità europea di difesa, a meno che - lo dico ai pacifisti dell'ultima ora - non si voglia accusare anche De Gasperi di ambiguità .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signora Presidente, una premessa. Il dato sulla pressione fiscale è il frutto di un rapporto, il cui denominatore è il PIL. Ora, mi corre l'obbligo di informarla che nel PIL finiscono anche i redditi dei lavoratori dipendenti, anche dei nuovi occupati. E, dunque, ciò che spiega l'aumento della pressione fiscale non è il fatto che ci sono più nuovi occupati, ma quello che il lavoro dipendente in questo Paese è il più tassato che esista . E questo segnala, già che ci siamo - non c'entra con il cuore della discussione di questa giornata né con l'ordine del giorno del Consiglio europeo - che, forse, anche da qui dovremmo partire, se volessimo davvero prenderci cura del nostro interesse nazionale, se volessimo dare qualche risposta ai problemi degli italiani e delle italiane, visto che siamo in sessione di bilancio - anche se l'avete già chiusa, come al solito, con la fiducia -, magari riformando in senso progressivo, correggendo le storture di un sistema fiscale anti-progressivo, perché non solo tassa di più il lavoro dipendente, ma con il bastona due volte coloro che sono già tassati più degli altri . Forse è arrivato il momento di fare una discussione seria su come potremmo abbassare la pressione fiscale sulla maggioranza degli italiani e delle italiane - certamente i lavoratori e le lavoratrici dipendenti, magari anche i piccoli imprenditori, magari anche i piccoli commercianti - se avessimo il coraggio di tassare un po' di più chi sviluppa gigantesche ricchezze che, invece, in questo Paese non solo non è tassato, ma è destinatario continuamente di provvedimenti che rendono migliore la sua condizione, a danno di quella della maggioranza di questo Paese.
Ma veniamo al cuore del suo intervento. Non mi dilungherò su tutto l'arco della sua relazione, anche perché, come è giusto che sia, lei ha avuto il tempo che le è giustamente dedicato, per il suo ruolo, per farcela, mentre noi abbiamo un tempo molto più ristretto per commentarla. Vorrei, però, andare a quello che a me pare il cuore della questione. Vede, lei, a un certo punto, ha detto a proposito del cosiddetto capitolo competitività, ma questa questione non riguarda soltanto il capitolo competitività del prossimo ordine del giorno, riguarda la vicenda ucraina, avrebbe dovuto riguardare, e riguarda tutt'oggi, anche la vicenda mediorientale, il dramma, la tragedia di Gaza e della Palestina.
Su questo apro e chiudo una parentesi. Glielo dico con sincerità: in questo Parlamento, non c'è nessuno, nessuna che abbia mai messo in discussione per un solo momento la necessità di mantenere alta la guardia contro ogni rischio di ritorno dell'antisemitismo . Glielo dico ancora: da questo lato del Parlamento siedono uomini e donne che vengono da una storia e da una cultura politica fatta da chi ha dato il sangue e la vita per combattere l'antisemitismo, laddove l'antisemitismo si era fatto macchina di sterminio, nelle culture fasciste e naziste del secolo scorso . Allora, se proprio deve guardare da qualche parte, non guardi di qua quando lancia quell'allarme.
Però, signora Presidente, il cuore del suo intervento - è ciò che mi convince meno - riguarda il nodo del destino dell'Europa. Lei lo ha detto, ha detto che il declino dell'Europa non è un destino. Ha ragione. Ha ragione, vivaddio, non è un destino. Ma perché l'Europa non sia condannata a un declino occorre una politica, è questo il punto. È qui c'è il punto di maggior dissenso.
Lei ha detto, rispondendo a qualche sollecitazione: è inutile che mi chiediate continuamente se sto qui o là, con Trump o con l'Europa, perché io sto con l'Occidente. Vede, lei ripropone sistematicamente una logica campista, quella che disegna un mondo condannato, destinato allo scontro del ritorno delle vocazioni imperiali: la vocazione imperiale cinese, quella russa, che si esercita con la violenza militare, l'invasione criminale dell'Ucraina; quella in crisi dell'impero americano, che Trump cerca di riportare ai suoi splendori con la violenza e l'aggressività che scarica innanzitutto su di noi, sull'Europa, principale e preferita terra di conquista delle sue politiche predatorie. È quella di un'Europa che, però, non sa dove andare, perché non esiste come potenza e non esiste come potenza perché è priva di un'autonomia, un'autonomia strategica, incarnata in scelte politiche concrete.
Allora, vogliamo discutere del protagonismo dell'Europa? Primo: signora Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Giorgia Meloni, vada al Consiglio europeo e si faccia promotrice di una iniziativa per riscrivere trattati, per il superamento del diritto di veto , per costruire, per questa via, una difesa comune, una politica fiscale comune, una politica del lavoro, una politica ambientale che punti sulla definizione di un'alternativa rispetto allo scontro di civiltà . La riproposizione dello scontro di civiltà, l'Occidente contro il resto del mondo, è non solo devastante e distruttiva, ma non funziona, non guarda al mondo che c'è: l'Occidente è troppo piccolo, se questo è il destino a cui siamo condannati, è un destino assai cupo, è troppo piccolo rispetto al mondo che abbiamo di fronte. E il Brasile dei BRICS dove lo mette, lei? In Occidente, in Oriente? Dove lo colloca? È troppo più complicato il mondo che abbiamo davanti.
Avremmo bisogno, dunque, di scelte che siano coerenti con questo obiettivo e invece lei, signora Presidente, è una formidabile protagonista del declino dell'Europa . Lo è lei per le scelte che fa, naturalmente, non per ragioni personali, per le sue scelte, per le sue politiche: più armi e meno ricerca è declino dell'Europa , chiaro? Più armi e meno salute è declino dell'Europa, e non per un pacifismo dell'ultimo momento - lo dico, Presidente, per suo tramite, all'onorevole Lupi -, intanto perché da queste parti i pacifisti e le pacifiste non sono arrivati all'ultimo momento, lo sono da una vita . Sarà un merito, sarà un demerito, ma è un dato di fatto, come si dice in questi casi. Ma perché è la natura di un riarmo di carattere nazionale ad essere in totale contraddizione con la possibilità che l'Europa guadagni l'autonomia strategica di cui ha bisogno, per contare e per diventare soggetto agente della costruzione di un mondo che torni a fare del multilateralismo, del diritto internazionale, umiliato, travolto dalla Russia, certo, come dal criminale di guerra Benjamin Netanyahu . E però, quando lo faceva Netanyahu, avevamo un Ministro degli Affari esteri che andava in televisione a dire: il diritto internazionale, è vero, siamo in acque internazionali - vi ricordate? Era l'epoca della , vale fino a un certo punto. A proposito di come lo costruiamo.
Allora, discutiamo di questo e, magari, ci spieghi perché nella legge di bilancio che state per licenziare al Senato - e il 23 arriverà qui, nella rincorsa del cenone di Capodanno - trovate un sacco di soldi, miliardi per le armi, ma non trovate 250, 330 milioni, stiamo lì con le cifre - milioni, non miliardi -, per stabilizzare i quasi 6.000 precari degli enti di ricerca di questo Paese. Non li trovate . Con 1,5 miliardi, o poco meno, stabilizzereste i 30.000 precari dell'università italiana, chiaro? È il futuro di questo Paese, perché è il futuro dei giovani e delle loro famiglie, delle loro speranze, dei giovani di cui ci riempiamo la bocca, e poi, anche qui, ci ricordate sempre l'invasione, il terribile pericolo dell'invasione, ma l'evasione, la grande evasione di chi scappa perché non ha un futuro ve la dimenticate sistematicamente.
Loro sono il futuro perché sono loro che si misurano col futuro che non hanno. Ma sono anche il futuro di questo Paese. Perché ricerca vuol dire catena della competitività, catena del valore. Ma di questo vi disinteressate perché siete protagonisti di quel declino, siete protagonisti del declino quando festeggiate la fine dell'ideologia . Leggiamo i giornali che dicono che è finita l'era , l'era Thunberg, perché avete rinviato un'altra volta la scadenza sull'elettrico. E sapete qual è il risultato? Lo sapete? Lo sapete, perché i lavoratori già lo sanno. È che avete consegnato alla Cina il monopolio dell'innovazione e della produzione di un settore che, a un certo punto, sarà quello con cui farete i conti , nell'obsolescenza delle catene produttive, nell'espulsione di massa di lavoratori e lavoratrici. Questa è la verità, di questo stiamo discutendo.
Non c'è nessuna ambizione strategica all'autonomia, non c'è. Non c'è perché, checché ne dica lei, sarà un nemico immaginario, sarà che la Casa Bianca con la sua, diciamo, ormai nota autorevolezza anche interpretata dall'equilibrio di chi la guida… avete visto i commenti di Donald Trump all'omicidio recente di un'importante personalità statunitense: un uomo equilibrato; l'ha smentito, quindi la prendiamo per buona. Ma prendiamola per buona, l'ha smentita, e però non c'era bisogno che lo scrivessero nel capitolo riservato in un documento sulla difesa strategica.
Che l'Italia e che l'Europa siano l'obiettivo degli autocrati, dei nazionalisti, interni ed esterni, perché salti, e salti per questa via, ogni ostacolo a un'idea fatta, da un lato, di iper liberismo e, dall'altro, di riduzione delle libertà democratiche è noto, è chiaro ed è dichiarato. Ed è di questo che un Governo, che ha a cuore e ripete ogni giorno la centralità dell'interesse nazionale, dovrebbe occuparsi. Voi non lo fate. Anzi, su questo terreno, siete complici del rischio della distruzione dell'Europa
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.
ELENA BONETTI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Presidente, Ministri, colleghe e colleghi, siamo sotto attacco ed è sotto attacco la sicurezza nazionale, è sotto attacco la democrazia liberale europea, è sotto attacco l'Occidente. E dire che siamo sotto attacco non sono parole vuote, retoriche, rivolte a presunti immaginari nemici. Lo dice e lo ha detto il Ministro Crosetto che ha parlato di pervasività di minacce che non hanno precedenti da almeno settant'anni; lo dice la realtà che è una realtà vera, oltre la storpiatura delle disinformazioni che sentiamo purtroppo in prima serata TV. Ed è una realtà che è evidente ed è sotto gli occhi di tutti coloro che, in modo onesto, non si vogliono voltare dall'altra parte.
Il Presidente della Repubblica ha parlato con parole chiare, nette, anche inedite nella loro forza, nella loro chiarezza, che devono rivolgersi a questo Parlamento in modo particolarmente incisivo, mantenendo quella saggezza, forza, lungimiranza e capacità di discernimento che ha sempre avuto.
Sono parole che ci impegnano, ci dovrebbero impegnare. Il Presidente ha denunciato: uno, il permanere dell'aggressione russa che con la forza vuole ridefinire equilibri e confini europei; flussi informativi manipolativi in conflitti ibridi che, con strumenti ostili, congiungono fronti interni ed esterni; disordinata aggressione all'UE che viene storpiata nel suo presidio di libertà e di democrazia; un attacco all'Occidente e alle democrazie. Ha indicato la strada attraverso la quale il Paese dovrebbe contrastare queste minacce; ha parlato di pace nella sicurezza e nella giustizia; ha parlato di rafforzare il multilateralismo e l'ancoraggio alle istituzioni multinazionali e sovranazionali come quella dell'Unione europea; ha parlato di un interesse nazionale che solo in quel contesto può essere garantito e preservato.
Bene, di fronte a un messaggio così forte, netto del Presidente della Repubblica, in un momento così grave, cosa avrebbe dovuto fare un Parlamento forte, all'altezza del proprio ruolo, il Parlamento di una Repubblica forte come è la Repubblica italiana? Cosa avrebbe dovuto fare il Governo della nostra Repubblica?
Avrebbe dovuto rispondere a questo appello, sedersi in quest'Aula e dire insieme poche cose ma estremamente chiare: ci impegniamo a difendere la Patria dall'aggressione della Russia; non cediamo agli attacchi ibridi che vogliono destabilizzare la nostra democrazia piegando l'opinione pubblica con la disinformazione e la propaganda; contrastiamo questi attacchi con uno scudo democratico e ci ricordiamo che nel nostro ordinamento, agli articoli 245 e 246 del codice penale, è punito il reato di intelligenze con lo straniero. Rafforziamo l'impegno a difendere l'Ucraina con un sostegno economico, di solidarietà forte, sociale, ma, soprattutto, in questo momento, con un sostegno militare, per difendere quella terra che è il confine della nostra Europa. Partecipiamo ai tavoli per la trattativa di pace, per evitare che si pieghi agli interessi della Russia la vita delle donne e degli uomini che abitano in quelle terre, che sono le nostre sorelle e i nostri fratelli europei. Stiamo con i volenterosi in Europa per costruire un efficace e duraturo processo di pace, e non è comprensibile perché le nostre Forze militari possano essere impiegate nel preservare un contesto di pace in un accordo internazionale a Gaza, ma non possano andare nella terra europea a preservare un contesto di pace con accordi internazionali europei .
Ecco, questo andava detto: nulla di più, nulla di meno di queste parole chiave, che trovano l'ancoraggio nella guida che ci ha dato Mattarella.
E, invece, che cosa abbiamo sentito di chiaro? Le uniche parole chiare che sono arrivate, e non contraddette purtroppo da questa platea in questo momento così difficile, sono state quelle del Vice Premier Salvini, che ha paragonato i Premier europei a Hitler e, con quelle parole, ha rinsaldato l'asse con la portavoce russa, che aveva offeso il Presidente Mattarella, che aveva attaccato il Presidente Mattarella; e lei stessa diceva che, attraverso quell'attacco, era sotto attacco l'Italia intera.
Noi avremmo voluto la presa di distanza del Governo italiano da quelle parole. L'Italia non può accettare l'ambiguità del proprio Governo rispetto a parole tanto gravi e tanto pericolose per il nostro Paese e la nostra Patria.
E poi non c'è la chiarezza. Non avete osato scrivere nella vostra risoluzione che sostenete e continuerete a sostenere l'Ucraina, anche militarmente. E perché non l'avete fatto? Non lo avete fatto perché con quelle parole si sarebbe spaccata la vostra maggioranza.
Io capisco, Presidente, la volontà di tenere insieme tutti, ma a cosa le serve una maggioranza che vota una risoluzione che non dice quello che andrebbe detto nell'ora più buia in cui, invece, serve il coraggio di difendere la nostra Patria da un attacco evidentemente inaccettabile, pericoloso e - uso le parole del Ministro Crosetto - che non ha precedenti, come quello che l'imperialismo russo sta avendo nei confronti dell'Italia?
Ed è per questa ragione che annuncio il voto contrario a questa risoluzione, perché manca di questo coraggio e perché si è fatta prevalere la volontà di mantenere unita una coalizione che non è in grado, in tutte le sue componenti, di essere all'altezza del ruolo che oggi, invece, la storia vi assegna.
Dopodiché, dall'altra parte che cosa troviamo, nel fronte delle altre opposizioni? Una risoluzione, quella del Partito Democratico, che è altrettanto tiepida, che altrettanto non cita la necessità di sostenere militarmente l'Ucraina. E non lo fa per non scontentare gli alleati - o i non alleati, non è ben chiaro - della coalizione, come il MoVimento 5 Stelle, che, in piena asse con le posizioni di Salvini, invece lì lo scrivono chiaramente: no armi all'Ucraina; no esercito europeo; lasciamo fare a Trump; non ci sono gli attacchi ibridi; riapriamo al gas russo.
Basta questo per motivare la posizione diversa di Azione. Basta questo per rispondere a chi ci chiede: perché Azione non entra nella coalizione del centrosinistra? Perché Azione vuole stare da sola al centro e non crede più nel bipolarismo? Perché, quando si piega l'interesse esclusivo della Nazione alla prevalenza dell'interesse delle coalizioni, non si adempie al dovere che dobbiamo avere, invece, nei confronti della nostra Patria. Lo dico da madre, da donna: io sento l'urgenza della responsabilità di dare una risposta chiara ai nostri figli, perché è la loro vita, è la loro sicurezza, è il loro futuro che oggi è sotto attacco. E a noi compete difenderlo e non lo si difende balbettando, omettendo, perché c'è anche un peccato di omissione in questo agire politico. Non lo si fa con la viltà, perché quella viltà diventa danno e pericolo per l'interesse nazionale.
Certo è rischioso. Sì, serve coraggio. Sì, ma io so che in quest'Aula tante colleghe e tanti colleghi, anche tanti Ministri del Governo e la Presidente stessa, penso che condividano questa nostra urgenza. Allora, perché non si ha il coraggio di dire con chiarezza qual è la posizione che vogliamo e dobbiamo tenere? Perché ci sono altri interessi che si fanno prevalere. Ebbene, noi siamo gli eredi di donne e uomini che, in quest'Aula, si sono seduti 80 anni fa dopo aver rischiato la loro vita per difendere la democrazia e la libertà. Ci troviamo nello stesso momento della storia. A noi è chiesto qualcosa di meno: di mettere a rischio, magari, il nostro seggio elettorale. Certo, noi siamo donne e uomini di coraggio e non abbiamo certo paura di rischiare questo per dare, invece, la risposta che serve. Non è il momento di distrarsi. Non è il momento di compiere errori. Non compiamo l'errore, che sappiamo oggi possiamo fare, di tacere e di non essere chiari.
Il voto di quest'Aula, oggi, dirà invece, purtroppo, di un Parlamento che non ha il coraggio della verità. Noi ancora tenacemente pensiamo che il nostro ruolo e il nostro dovere siano quelli di incarnare questa responsabilità e questa verità e di stare dalla parte giusta della storia
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giuseppe Conte. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CONTE(M5S). Presidente e onorevoli colleghi, con la Presidente Meloni avevamo occasione di confrontarci: mi aveva invitato alla sua festa, dal palco di casa sua, ma poi non si è presentata sono rimasto solo e adesso si è allontanata . Va bene, però verrà il giorno.
Senza contraddittorio, proprio dal palco di Atreju, ne abbiamo sentite di tutti i colori: abbiamo sentito che avete aumentato gli stipendi degli italiani; che sulla sanità, con il vostro Governo, abbiamo dei record storici. Io non so se la Presidente Meloni usa la stessa calcolatrice che si è rotta da Vespa ma, in realtà, serve un bel bagno di realtà: gli stipendi reali qui crollano dal 2021 paurosamente; aumenta la spesa alimentare del 25 per cento ; ieri Cittadinanzattiva ha certificato che in Italia per una TAC si attende anche un anno. Allora, quando fate questi video, questi slogan promozionali, vi consiglio di rispettare almeno chi sta in fila per ore e giorni davanti ai pronto soccorso .
Oggi la Presidente Meloni ha fatto un elenco degli strabilianti risultati conseguiti per il Sud. Ha mancato di menzionare una sigla: PNRR. Ripetete con me, PNRR : sono soldi che abbiamo portato noi; se fosse stato solo per voi, senza questi soldi saremmo in recessione . Abbiamo letto, nelle scorse settimane, che avete scatenato una caccia al tesoro, una caccia patriottica - la potevate portare anche ad Atreju, poteva essere motivo di dibattito -: la ricerca dell'oro di Bankitalia, che appartiene agli italiani . Qui non serve, Presidente Meloni, Indiana Jones per cercare l'oro degli italiani . Basta non andare a Washington e dire a Trump: no alla tassazione ai giganti del americani ; basta non mandare i membri di Governo a parlare con le procure per fare gli sconti di oltre 2 miliardi ad Amazon . Ma perché non fate gli sconti agli imprenditori italiani, che sono sommersi dalle tasse? Agli artigiani, ai cittadini, al ceto medio? Ancora cercate l'oro?
E le banche? Tre anni, oltre 100 miliardi di utili fatti con i mutui su famiglie, su imprese, sulle commissioni e non potete far nulla perché lì c'è Tajani che vi rimbrotta. Altro oro della Patria? Perché non contrastate la corruzione e il malaffare che drena risorse all'Italia perbene ? Lei ha detto una cosa ad Atreju, Presidente Meloni: ha detto che a lei la corruzione le fa schifo. Mi ha colpito, sa? Ma allora faccia una cosa: come può rimanere indifferente e non azzerare la giunta in Sicilia ? Sono sotto inchiesta per corruzione, addirittura appalti truccati in sanità. Ve la fate con Cuffaro !
Oggi devo apprezzare, però - noi siamo onesti, ne prendiamo atto -, che non ha citato il superbonus e si è resa conto che è un'idioziaPerò, ha evocato un altro complotto: la truffa sulle mascherine. Faccia una cosa: se cerca la truffa sulle mascherine, perché si tiene al suo fianco la Ministra Santanche', colpevole di truffa aggravata sull'utilizzo di fondi COVID ai danni dell'INPS ? Dove prendiamo i soldi? E non doveva mettere la firma - scusi - a Bruxelles, a L'Aia? Tutte quelle centinaia di miliardi, dove è ipotecato il futuro dei nostri giovani. Soldi sulle armi, ma poi sulle armi è talmente senza argomenti - pensi un po' - che oggi ha raschiato il barile in modo ridicolo. Cioè, lei si preoccupa di ex fuoriusciti esponenti del MoVimento che sono andati via e sono passati - lei dice - dalla politica alla delle armi; noi siamo più preoccupati di chi dalle delle armi passa alla politica : il Ministro Crosetto, che viene messo lì, primo lobbista.
Lasciamo da parte le polemiche. Vi abbiamo invitato, perché abbiamo misure vere che servono all'Italia: fino a 20.000 euro. Facciamola, la sottoscriviamo. Vi dà fastidio che l'emendamento sia nostro? Prendetevelo voi e lo sottoscriviamo. Poi assegno unico - incrementiamolo per i figli - e, ancora, investimenti seri in sanità, che è al disastro. Poi la sicurezza. Senta, la finisca con questa retorica: se ci tiene davvero alla sicurezza degli italiani, prenda quei soldi in Albania e li metta nelle strade ; mancano 25.000 tra carabinieri e poliziotti. Vi abbiamo proposto anche un patto sulla sicurezza con prefetture e comuni: videosorveglianza, ripulire e riqualificare i giardini e i parchi. Aumentano gli scippi - Presidente Meloni, aumentano gli scippi - rapine e stupri . Come potete rimanere impassibili?
Sull'Ucraina finalmente ha iniziato a capire che le cose non vanno. Non riesce ad ammettere che sono fallimenti quelle previsioni che ha fatto. Si ricorda? L'ha ripetuto più volte: scommettiamo sulla vittoria militare dell'Ucraina sulla Russia. Si ricorda? L'ha ripetuto tante volte nei video e in tante occasioni pubbliche. E ancora, si ricorda quando ha detto: per me la pace significa soltanto una cosa, che le truppe russe si ritirano dentro i propri confini. Oggi inizia a cambiare verso, visione, finalmente le è arrivata un po' di strategia. In realtà, lei non ha una strategia, perché oggi parla di congelamento della situazione al fronte. Sa cos'è cambiato? Non il fatto che lei ha avuto una resipiscenza, è cambiata l'amministrazione a Washington. Prima la pensava come Biden, adesso come Trump; speriamo che non cambi più l'amministrazione a Washington .
Io dico solo una cosa: dopo le firme irresponsabili che avete messo, senza passare da un voto degli italiani, senza passare da un voto del Parlamento italiano o del Parlamento europeo sul riarmo, stia attenta alle firme che mette a nome degli italiani sugli russi, perché la cosa è pericolosissima. E poi anche, mi raccomando: Fitto ha fatto una proposta di bilancio pluriennale che taglia risorse agli agricoltori e alle regioni per aumentare gli stanziamenti per la difesa; non glielo permetteremo .
Lei ha detto - e concludo - che lei è per un'Italia protagonista. Noi l'abbiamo dimostrato nei fatti che siamo dei veri patrioti, per un'Italia protagonista nel quadro di un'Europa più forte. Nel momento più difficile, cioè la sfida più traumatica vissuta dal Paese dal dopoguerra a oggi, noi abbiamo impresso una svolta all'intera Europa, una svolta di cui oggi l'Italia sta godendo. Abbiamo dimostrato che c'è la possibilità anche in Europa, anche se si parte soli, di esprimere una strategia, una visione, quella che lei non ha, perché stare nel mezzo dove le cose accadono, pronti a intestarsi la soluzione che verrà fuori, non farà crescere né l'Italia né l'Europa. Votiamo contro sulla vostra risoluzione , perché qui si parla, nel dibattito pubblico, delle nostre sensibilità diverse, ma nella vostra risoluzione non c'è scritto “armi”, non c'è scritto “riarmo”.
Che farete? Inviate o no queste armi in Ucraina? C'è scritto: un supporto multidimensionale all'Ucraina. Ipocriti! Ma siete proprio ipocriti ! Forza, siete al Governo, non chiedete a noi dell'opposizione delle nostre diverse sensibilità. Noi, quando ci presenteremo agli italiani per governare, le risolveremo ! Voi ancora, dopo tre anni di guerra, non le avete risolte !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Orsini. Ne ha facoltà.
ANDREA ORSINI(FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, voglio innanzitutto ringraziarla per le sue comunicazioni di oggi alla Camera. Ha tracciato anche questa volta i profili di una politica estera, di una politica europea che ci rende davvero orgogliosi. In una fase storica così complessa, grazie al suo lavoro, Presidente Meloni, e a quello del Ministro Tajani, l'Italia è protagonista di un difficile equilibrio, fatto di realismo, fatto di consapevolezza, ma soprattutto di coerenza, con una visione europeista e atlantista insieme che definisce l'identità del nostro Paese.
Chi mette in discussione l'una e l'altra cosa, l'Europa e l'Alleanza atlantica, non si rende conto che oggi c'è bisogno di più Europa e di più Alleanza atlantica, oggi più che mai. Questo legame, come ricordava ogni giorno il presidente Berlusconi, è più forte e viene prima di qualunque divergenza su aspetti specifici. In Europa ha suscitato molto allarme e molta preoccupazione, per esempio, il documento sulla Strategia di sicurezza nazionale reso pubblico da Washington all'inizio di dicembre. È un documento che può essere letto in molti modi, in realtà.
Io credo, e molti americani credono e lo dicono, sostenitori di Trump come avversari di Trump, che vada letto come ha fatto l'Italia, in chiave di continuità e non di cesura con il passato. I richiami all'Europa possono certo risultare sgradevoli, ma non segnano un distacco. La priorità strategica dell'Europa non viene messa in discussione; viene chiesta all'Europa una maggiore assunzione di responsabilità e una maggiore coscienza di sé. L'Europa, cari colleghi, stenterà a dare le risposte necessarie alle crisi che la circondano fino a quando non avremo realizzato una vera unità nella politica estera comune, supportata da un adeguato strumento militare comune.
Dobbiamo collaborare con gli Stati Uniti nella difesa comune, non più appaltare agli Stati Uniti la nostra difesa. Chi si illude che la guerra sia un problema lontano, chi dice che la Russia non intende invadere l'Italia, dice un'ingenuità e una banalità sconcertante. Nessuno, ovviamente, teme che i cavalli dei cosacchi vengano, come si diceva una volta, ad abbeverarsi alle fontane di San Pietro, ma tutti dovremmo temere che un mondo senza regole o con regole imposte da potenze ostili metta in pericolo non solo la nostra libertà, ma anche il nostro benessere, la nostra scuola, la nostra sanità, il nostro , le cose che si dicono di voler difendere.
L'Italia non è in guerra con la Russia, l'Europa non è in guerra con la Russia. Noi aiutiamo l'Ucraina a difendersi, non ad attaccare la Russia. Noi difendiamo il diritto internazionale, e quindi il diritto di un popolo libero e fiero come quello ucraino di resistere ad un'aggressione ingiustificata e ingiustificabile. Ma, come ogni persona ragionevole, chiediamo quello che chiede il Santo Padre: la fine di un massacro che è una catastrofe e una tragedia per entrambe le parti contendenti. Per questo sosteniamo con convinzione l'iniziativa di pace che l'Amministrazione Trump ha messo in campo.
Noi speriamo con tutto il cuore che la Russia adotti finalmente un atteggiamento responsabile. La proposta italiana di una sorta di articolo 5 del Trattato NATO applicato all'Ucraina con una presenza americana sta diventando una posizione di Ucraina, Europa e Stati Uniti. Certamente, in prospettiva, si pone anche il tema dell'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea, che rimane tuttavia legato a un consolidamento degli assetti interni dell'Ucraina sul piano della pratica democratica e dello Stato di diritto.
Nel frattempo, la priorità rimane quella dell'allargamento dell'Unione europea nei Balcani occidentali, che rappresentano per l'Europa, e per l'Italia in particolare, una priorità strategica di grande significato. L'impegno costante del Ministro Tajani, per l'allargamento dell'UE in quest'area e per un dialogo costante e sistematico con i Paesi balcanici ha rafforzato il ruolo dell'Italia in un'area decisiva per noi come per tutto il fianco Sud dell'Unione e dell'Alleanza atlantica .
Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel mondo così strettamente interconnesso, nulla di quello che accade è davvero lontano da noi. Dall'Artico all'Indo-Pacifico sono in atto trasformazioni che ci coinvolgono direttamente come Italia, come Europa, come Paesi liberi dell'Occidente. Questa è un'ulteriore conferma, semmai ce ne fosse bisogno, della necessità dell'Europa. Nessun Paese europeo, neppure più attrezzato militarmente, come la Francia, neppure più forte economicamente, come la Germania, può pensare di affrontare da solo scenari così vasti.
Vi è una crisi, fra le tante, che ci colpisce e ci riguarda in modo ancora più stretto per le sue valenze simboliche e per i suoi effetti strategici: il conflitto in Medio Oriente, che sta conoscendo una tregua, ancora precaria, imposta dall'Amministrazione Trump. Si tratta di un conflitto nato dalla difesa di Israele, aggredita il 7 ottobre dal più feroce dopo la Seconda guerra mondiale; un conflitto che è costato atroci sofferenze alle popolazioni civili, e prima di tutto agli abitanti di Gaza, dei quali i terroristi di Hamas hanno fatto scudi umani.
Il dramma della popolazione di Gaza ha suscitato l'indignazione e la preoccupazione del mondo intero, e possiamo rivendicare con orgoglio che l'Italia è stata, grazie alla sua capacità di dialogo con tutte le parti in causa, fra i primi Paesi al mondo, e certo il primo fuori dal Medio Oriente, nell'offrire soccorso ai palestinesi e nell'accogliere persone sofferenti nel nostro Paese. Rimaniamo ostinatamente legati alla soluzione “due popoli, due Stati”, sapendo che non sarà immediata e che si potrà realizzare solo con il riconoscimento reciproco fra uno Stato palestinese pacifico, libero e democratico, nel quale non abbiano posto i terroristi e non abbia posto l'educazione all'odio, e, dall'altro canto, Israele, Paese democratico con il quale condividiamo valori profondi, decisa ad affidare la sicurezza e la prosperità del suo popolo non solo alla forza delle armi, ma anche alla collaborazione costruttiva con i vicini.
Il conflitto in Medio Oriente ha ridato spazio e legittimità, 80 anni dopo la liberazione di Auschwitz, al mostro infame dell'antisemitismo, che sembra oggi rinascere dalle sentine della storia. Il tragico attentato in Australia è l'ennesima strage di ebrei innocenti, colpevoli solo di essere ebrei. Anche episodi che sembrano minori, però, danno un'idea drammatica dell'infamia circolante: la profanazione della targa che ricorda Stefano Gaj Taché, un bambino di due anni assassinato da terroristi palestinesi a due passi dal Tempio di Roma, è un atto che dimostra degrado morale prima ancora che violenza simbolica sconcertante.
L'Europa - dobbiamo dirlo con grande chiarezza - non può tollerare l'antisemitismo senza rinnegare sé stessa, la sua anima e la sua civiltà , e l'Italia, anche in questo, può essere e deve essere orgogliosa della fermezza del nostro Governo.
Onorevoli colleghi, essere europeisti e atlantisti, per noi di Forza Italia, è la ragione stessa del nostro agire politico. Lo ha posto il presidente Berlusconi come elemento fondante della nostra identità; lo dimostra ogni giorno il nostro , Antonio Tajani, con il grande lavoro che sta svolgendo come Vicepresidente del Consiglio e come Ministro degli Affari esteri.
Vogliamo un'Europa più forte, più vicina alle coscienze dei cittadini, più compresa come opportunità e meno tollerata come vincolo; un'Europa con una profondamente riformata, un'Europa capace di politiche realistiche di sviluppo e libera da dogmatismi ideologici. Quei dogmatismi della sinistra europea che rischiavano di distruggere la manifattura e l' in nome di politiche ambientali costosissime e inefficaci; politiche che, fortunatamente, la nuova Commissione sta rapidamente mettendo da parte, e siamo certi continuerà a farlo nel segno della neutralità tecnologica.
Onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, a fronte delle incertezze e delle contraddizioni di altro, l'Italia, grazie al suo Governo, Presidente Meloni, grazie al nostro , Antonio Tajani, è protagonista rispettata più di tanti altri, a Bruxelles come a Washington, a Gerusalemme come a Riad, a Londra come a Kiev. È per questo che Forza Italia lo sostiene con lealtà, con impegno, con responsabilità, ed è per questo che annuncio il voto favorevole di Forza Italia alla risoluzione della maggioranza .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Stefano Candiani. Ne ha facoltà.
STEFANO CANDIANI(LEGA). Grazie, Presidente. Le considerazioni da fare sarebbero molte. Mi limiterò ad alcune considerazioni, ovviamente a partire da quello che è il contenuto della risoluzione che la maggioranza, tutta assieme, ha sottoscritto e con cui darà al Governo mandato per andare in Europa, passando attraverso alcune delle discussioni fatte da chi mi ha preceduto.
È curioso perché ormai mi pare che il nemico numero uno siano gli Stati Uniti di Donald Trump: non si riesce a capire la razionalità di questo ragionamento, però, per la sinistra ormai è questo il nemico pubblico numero uno. È molto curioso, perché vengono descritte delle narrazioni per cui gli Stati Uniti vogliono disfare l'Europa. Il problema reale non sono gli Stati Uniti che indicano in un loro la crisi dell'Europa, il problema è quell'Europa stessa che è andata in crisi per le regole che si è autoimposta, castrandosi, e che non riesce a guardarsi allo specchio e a rendersi conto che, se non cambia quelle stesse regole, non ne esce viva. Questa è la situazione a cui ci troviamo di fronte. E se l'altro ti indica e ti dice che non funzioni, forse bisogna anche prenderne atto e partire da quel presupposto, che non è scritto sulle tavole della legge, ma bisogna cambiare le cose che non funzionano.
C'è un paradosso, Presidente: lei andrà in Europa e parlerete anche di regole di semplificazione. Ebbene, mentre l'Unione europea fa decine di direttive e decine di regolamenti per semplificare, dall'altra parte dell'oceano c'è quello stesso Trump, del quale si parlava prima, che fa un ordine esecutivo e gira il libro della storia. Queste cose qui vanno oggi messe in conto: la sfida non la vince il più grosso, la vince il più veloce e noi siamo lentissimi in queste azioni, a partire dalla politica estera europea che non esiste. È evidente che tutto quello che ha fatto l'Unione europea in questi anni ha mandato in crisi le nostre imprese, è evidente che quelle stesse scelte , quelle stesse scelte ideologiche di cui si fanno vanto qua a sinistra… paradosso: abbiamo sentito prima, Presidente, l'onorevole Fratoianni andare ad accusare il Governo della crisi che sta colpendo la nostra industria, ma l'avete messa in crisi voi sostenendo una politica in Europa che ha consegnato la nostra industria nelle mani della Cina. Queste sono le scelte che avete fatto voi e oggi venite a puntare il dito nei confronti di questo Governo? Paradosso totale.
Allora oggi, forse perché l'Unione europea si sta rendendo conto di questo, bisognerebbe invece dire “grazie” a chi, come ha fatto la Lega in questi anni e con i pareri specifici dati in Commissione politiche dell'Unione europea, ha indicato le negatività di quelle scelte ideologiche che andavano a rompere il nostro meccanismo economico. L'abbiamo fatto sul , l'abbiamo fatto sulla direttiva Imballaggi, l'abbiamo fatto ogni volta che veniva fatta una scelta ideologica sull'energia, perdendo di vista che si deve guardare, invece, alla neutralità tecnologica. Su queste cose c'è un'ipocrisia a sinistra che veramente - mi verrebbe da dire - è quasi encomiabile per la sua incoerenza.
È talmente incoerente, Presidente, che non può sfuggire come la loro proposta sia sempre intrisa di un rancore che noi respingiamo alla base. È quello stesso rancore, purtroppo, che porta anche a vedere scritte sui muri: “spara a Giorgia” . È quel rancore lì che viene da quella parte. Questo rancore noi lo respingiamo, perché viene dagli stessi che poi vengono qui dentro e si professano pacifisti all'origine.
Sono gli stessi, però, che poi lisciano il pelo ai centri sociali, che vanno nelle sedi dei giornali, come a Torino, e disfano tutto. Non disfano tutto perché il giornale era illiberale e pubblicava falsità, ma perché quel giornale aveva una linea politica che non era la loro, perché di fuori c'era una manifestazione a sostegno di un , che è oggetto di un decreto di espulsione per dichiarato antisemitismo - e qui andrebbe aperta una parentesi sulla magistratura che lo tiene in Italia -, e loro solidarizzano con quei soggetti che poi entrano e disfano la sede di un giornale che esprime libertà. In questo c'è l'incoerenza totale. Sono gli stessi che ergono a loro paladina Francesca Albanese che, quando deve condannare gli stessi aggressori che entrano nel giornale , aggiunge un: ma sia di monito agli altri giornalisti. Vergogna! Questa è la gravità più assoluta che dovreste condannare qui dentro, ma non lo fate e siete leggeri su queste posizioni.
Ci sarebbe da discutere in merito all'entusiasmo con il quale guardate allegramente al piano di riarmo europeo, perdendo di vista che chi sostiene principalmente il riarmo europeo è la Germania. Allora, Presidente, non mi posso che rivolgere, con la memoria, a quanto ebbe a dire Lord Ismay, primo Segretario generale dell'Alleanza atlantica. L'Alleanza atlantica, fu detto, è necessaria per mantenere “”. Attenzione, perché per almeno due di questi elementi stiamo facendo esattamente il contrario - esattamente il contrario! - e questi sono i presupposti per i quali, se si rispettano, c'è pace. Attenzione a non invertire i fattori.
Vogliamo parlare, poi, dell'allargamento europeo? Noi su questo siamo sempre stati critici, partendo da un presupposto: che se ci si trova in 2 a decidere si troverà una soluzione, se ci si trova in 27 a decidere non si troveranno mai soluzioni. Se si aggiungono, per di più, ragionamenti come l'ingresso veloce dell'Ucraina, trascurando che c'è tutta l'area balcanica che sono decenni che aspetta, a partire dall'Albania, l'incoerenza diventa totale.
Parlano, però, con rancore, Presidente, perché non hanno argomenti e abbiamo bisogno anche di ricordare che oggi è una giornata sulla quale stiamo aspettando che si esprima la Cassazione, perché in quella stessa Cassazione loro hanno voluto che un Ministro della Repubblica, per aver fatto il proprio dovere, oggi si trova in giudizio non per aver compiuto un reato, ma per avere fatto il proprio dovere , e quando anche loro non riescono a battere nell'urna cercano l'intervento del giudice fuori campo. È una sinistra che va in corto circuito, è una sinistra che parla di un passato, il passato dell'Italia fascista, quella che il sindaco di Milano vede ancora su tutti i marciapiedi, senza rendersi conto che sui marciapiedi di Milano ci sono i maranza e quelli che vengono nel nostro Paese e usano i nostri stessi diritti per calpestarci. Questo è esattamente l'opposto rispetto a quello che è l'indirizzo che noi le diamo per andare in Europa: faccia valere il nostro diritto, eviti che gli altri ci calpestino e faccia comprendere che combattere l'immigrazione clandestina è nell'interesse di quella stessa identità europea che viene oggi misconosciuta dalla sinistra parlamentare italiana.
Presidente, noi non possiamo trascurare che questa è una sinistra che non riesce a parlare delle proprie proposte. In tutti gli interventi che mi hanno preceduto vengono ad accusare il Governo per quello che sta scritto o non sta scritto, secondo la loro opinione, nella risoluzione di maggioranza, ma non parlano delle loro proposte perché non ci sono, perché sono disomogenee, inconsistenti, inattuabili, perché, Presidente, ce n'è una per ogni gruppo politico di opposizione , perché non sono riusciti a fare sintesi neanche questa volta. Invece, esiste un'unica risoluzione di maggioranza, che avrà il nostro voto.
E sul limite dei fallimenti che ci sono in Europa - paradossalmente, lo dicevo prima, vengono addirittura additati a questo Governo e a questa maggioranza - mi domando e domando retoricamente a lei, Presidente, che sta lì e andrà a Bruxelles: ma i fallimenti dell'Europa, che si parli di politiche agricole, energetiche, di difesa sanitaria, di economia, della politica estera, delle politiche commerciali o del , sono da mettere in capo a chi da questa maggioranza ha indicato gli errori o a loro stessi che in Unione europea governano ed esprimono anche la maggioranza di Governo ? E chi le ha fatte e le ha votate queste scelte in Unione europea deve battersi la mano sul petto, perché oggi è evidente che hanno consegnato l'economia europea alla Cina e hanno reso dipendente l'Europa ancora più di quando si è partiti all'inizio.
E poi c'è il del disco rotto: ancora la storia sempre di Salvini, Putin, questo e quell'altro. Guardi, parlo per me ma posso parlare tranquillamente a nome del segretario federale e a nome della Lega: Putin non mi sta simpatico, anzi; Trump non mi sta antipatico, anzi. Ma il paradosso è che oggi, dalla sinistra, c'è una narrazione tale per cui - assurdità - se si è amici degli Stati Uniti si è amici di Putin. Qui siamo al paradosso totale.
E c'è l'ossessione di Faraone, l'ossessione dell'onorevole Bonetti, Presidente, l'ossessione di Fratoianni, quelli che ci chiedono perché noi votiamo la nostra risoluzione di maggioranza (. Do una semplice e motivata ragione: nella risoluzione di maggioranza, Presidente, al punto 5), si impegna il Governo a chiedere - e mi avvio a chiudere - che la Commissione europea imponga regole molto strette per l'erogazione e il rispetto di strette condizionalità in materia di Stato di diritto, lotta alla corruzione e al riciclaggio, quando si danno i fondi all'Ucraina.
Non ho letto niente di tutto ciò nella risoluzione di +Europa, nella risoluzione di Azione, nella risoluzione di Alleanza Verdi e Sinistra, nella risoluzione di Italia Viva, nella risoluzione del PD (e, men che meno, in quella del MoVimento 5 Stelle. Forse perché non vogliono andare a creare un incidente politico nel Campo largo con la Mogherini indagata in Europa
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Schlein. Ne ha facoltà.
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). Grazie, Presidente. Arrivo subito al Consiglio europeo, ma sento l'esigenza di partire prima dalle persone, che questo Governo pare aver dimenticato. Perché vede, Presidente, gli italiani, mentre lei continua a fare anche in quest'Aula, stanno attraversando un momento difficile e fanno i conti con una realtà che è sempre più dura. Visto che siamo in periodo, se gli italiani potessero scriverle una letterina di Natale, suonerebbe più o meno così: cara Presidente, secondo le segnalazioni arrivate a Cittadinanzattiva, le liste d'attesa sono di un anno per una TAC al torace; per una mammografia da fare entro 60 giorni ne aspetti 147; per una colonscopia aspetti due anni, ma, pure per quella urgente, che dovresti fare in tre giorni, un italiano su quattro ne aspetta 105. Allora, se va tutto bene, Presidente, mi spiega perché, durante il suo Governo, nell'ultimo anno gli italiani che rinunciano a curarsi sono aumentati da 4,5 milioni a 6 milioni (? Sono anche questi dati: perché li ignora ?
Secondo l'Istat, i beni alimentari sono aumentati, negli ultimi 4 anni, del 25 per cento e, negli stessi anni, gli stipendi reali degli italiani si sono abbassati di 9 punti percentuali. Questo vuol dire che, con lo stesso stipendio in tasca, quando vai a fare la spesa, non riesci a comprare le stesse cose. Il pane costa il 28 per cento in più, Presidente, ma che mangino le pastarelle , giusto? Mentre lei blocca il salario minimo a 4,5 milioni di lavoratrici e di lavoratori, la produzione industriale cala ormai da 34 mesi, su 37 del suo Governo. A Natale, quindi, niente luci sull'albero, perché abbiamo le bollette più care d'Europa e le imprese perdono competitività. Ma in tre anni non avete fatto nulla per non intaccare gli extraprofitti delle grandi società energetiche.
Per questo Natale, io, Presidente, non le chiedo tanto, le chiedo di pronunciare tre parole che non le sento pronunciare mai: precarietà e lavoro povero. Perché si fa presto a festeggiare quando aumentano i dati dell'occupazione, Presidente, ma non può non vedere che, dentro quei dati, c'è tanto lavoro povero e ciò vuol dire che ci sono tante persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Perché, in Italia, lavorare non basta più per campare. Questa è la verità con cui dovete fare i conti (.
La pressione fiscale è la più alta negli ultimi dieci anni: e no, Presidente, non è perché aumentano i lavoratori. La pressione fiscale è il rapporto tra le tasse e il PIL: se aumenta il lavoro, aumentano le tasse, ma aumenta anche il PIL, Presidente. Non è che cambia quel rapporto . Lei prima ci ha detto di studiare, ma guardi, per noi non è un insulto, perché solo voi insultate gli studenti dicendo che sono inutili , quando le uniche cose inutili, qui, sono le vostre bugie e la vostra arroganza al potere.
Le tasse aumentano per il drenaggio fiscale che, nei nostri emendamenti, che abbiamo fatto con le altre opposizioni, chiediamo di fermare. Scusi, non vorremmo mai disturbare la vostra propaganda con i fatti, ma questa è la condizione in cui versa il Paese dopo tre anni. E anche oggi, da lei, ho sentito la lista delle responsabilità degli altri, ma dopo tre anni, gli alibi sono finiti, Presidente.
Ho sentito da sua sorella che le priorità del Governo, nel 2026, sono il premierato e la legge elettorale. Scusate, se pensavamo che fossero i pensionati che non arrivano alla fine del mese, quelli che prendono 5 euro all'ora, i 10.000 lavoratori dell'ex Ilva che rischiano il posto . No, per voi la priorità è una riforma che indebolisce questo Parlamento e il Presidente della Repubblica. Io non so in che Paese vivete, Presidente, ma davvero le dico che il Governo deve risolvere i problemi degli italiani, non i suoi.
Il Consiglio europeo affronterà un bivio cruciale per l'Unione europea e l'Italia deve parlare con una voce chiara e autorevole. Invece, la sua, Presidente, è un sussurro: non incide, non orienta, non guida Il Governo ne ha tre diverse di voci. È vero che fate una risoluzione unica, solo che, per votarla insieme, non ci avete scritto niente: è facile così Se siete così uniti, perché ci fate votare la manovra a 24 ore dall'esercizio provvisorio ?
In Medio Oriente la tregua è fragile, continuamente minacciata. Non ci illudiamo, la strada per la pace è difficile, siamo pronti anche noi a fare la nostra parte, pur dall'opposizione, ma ci sono scelte da fare che il Governo fino a qui non ha fatto. Mai una condanna netta dei crimini orrendi del Governo Netanyahu, che gli esperti hanno definito un genocidio e su cui non può cadere l'oblio e nemmeno l'impunità Così come va duramente contrastato il terrorismo, come quello di Hamas, e vanno combattute tutte le forme di odio e di discriminazione, di antisemitismo e di razzismo, come noi abbiamo sempre fatto e continueremo a fare .
C'è un accordo di tregua che tutte le parti devono rispettare, ma bisogna sbloccare tutti gli aiuti umanitari indispensabili. In questi giorni, sono morti altri bambini di freddo nei campi e nelle tende allagate. Non possiamo stare a guardare, e vi chiediamo, una volta ancora, di aiutare a sbloccare quelle 300 tonnellate di aiuti raccolti , fermi in Giordania perché il Governo israeliano non li fa passare. Se non passano loro, il valico è chiuso. Allora anche non sta passando, Presidente, ditelo. Non si può parlare di pace finché non si assicura il diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese e finché non si mette fine alle occupazioni illegali in Cisgiordania. Per questo, torniamo a chiedervi il pieno e immediato riconoscimento dello Stato di Palestina , che non è riconoscere i terroristi di Hamas che non possono e non devono avere alcun futuro e alcun ruolo nel futuro di Gaza, è riconoscere l'Autorità palestinese.
Ma la verità è che sul Medio Oriente, come su altre questioni, mi pare che il suo Governo resti immobile, in attesa di capire che aria tira a Washington. L'esempio più evidente è proprio l'Ucraina. Il Piano di Trump concede a Putin anche ciò che nemmeno sul campo è riuscito a conquistare. Mi dica, Presidente Meloni, Matteo Salvini è ancora il Vicepresidente del Consiglio o ambisce a fare il portavoce di Mosca , che ha fatto il plauso alle sue parole in questi giorni? Perché il dubbio è lecito.
L'Europa che nasce come progetto di pace non può delegare i dialoghi di pace alle telefonate bilaterali tra Trump e Putin. Serve un ruolo diplomatico e politico che, fino a qui, non c'è stato dall'Unione europea. Noi chiediamo a lei di spingere in questa direzione, perché non può esserci una pace giusta senza che al tavolo negoziale sieda il popolo che ha subito un'ingiusta invasione criminale, che abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere. E non si può fare una pace giusta senza che a quel tavolo ci sia un'Unione europea compatta, unita a difendere gli interessi di sicurezza ucraini ed europei, per arrivare a una pace giusta, che non è la resa alle ragioni dell'aggressore, ma è farsi carico di quelle dell'aggredito.
L'ho sentita in questi giorni minimizzare i contenuti della nuova Strategia di sicurezza nazionale di Trump. A me, invece, preoccupa molto e mi preoccupa molto il plauso di Putin a quel documento, che contiene un attacco senza precedenti all'Unione europea e minacce inaccettabili di interferenza nei nostri Paesi. Nelle stesse ore, il suo amico Musk diceva che l'Unione europea va abolita e su questo non l'ho sentita commentare nulla Speriamo che non condivida questa idea. Oggi ha detto parole diverse, ogni tanto dovrebbe ricordarle anche ai suoi amici. Sulla sua piattaforma ha accostato la bandiera nazista a quella europea, che invece è il simbolo del più grande esperimento di democrazia della storia mondiale, di cui dovremmo essere orgogliosi, perché nasce dalle macerie di due guerre mondiali causate dal nazionalismo, per mettere insieme popoli e Stati europei. Questa convergenza nell'attacco all'Europa dimostra che o l'Europa fa un salto in avanti di integrazione, come nelle parole, molto lungimiranti e importanti del nostro Presidente della Repubblica Mattarella, oppure l'Europa rischia di rimanere schiacciata e messa al margine dalle grandi potenze che vogliono indebolirla intorno a lei.
Per questo, le dico che è necessario superare l'unanimità e non essere ostaggio dei veti, partendo subito con le cooperazioni rafforzate con chi ci sta. Faccia con noi, Presidente, una battaglia per gli investimenti comuni europei: servono anche alla manifattura italiana, servono all'autonomia strategica europea, perché nessun Paese da solo può competere con Stati Uniti, Russia e Cina. Su questo vorrei una parola chiara da parte sua, perché è evidente che per tutti noi - per tutti noi - c'è da affrontare i dazi di Trump, di cui non parla più, però, Presidente, per affrontarli, a maggior ragione, serve competitività e servono investimenti comuni europei, senza non si può fare.
Gli Stati Uniti sono un alleato fondamentale, ma quella relazione si deve basare sul rispetto reciproco e non è abbassando la testa che si sta in quell'Alleanza e non è facendo i vassalli che si salvaguarda l'interesse nazionale.
Mi faccia capire una cosa, Presidente, perché lei è contraria a superare l'unanimità e i veti nazionali ed è contraria alla difesa comune e non si batte per gli investimenti europei: ma lei vuole lavorare per l'Italia o vuole favorire gli interessi di Trump ? Questo è il punto e noi le chiediamo di usare il peso dell'Italia in Europa per guidarla, non per frenarla.
Presidente, chiudo con un alla letterina degli italiani. Ieri avete riscritto la manovra e con una sola mossa fate una stangata sulle pensioni, che è un furto sia rispetto ai giovani che agli anziani ed è una vergogna prendervi i soldi di chi ha studiato e ha già pagato per riscattare la laurea.
È un'altra manovra di promesse tradite. Dovevate abolire la Fornero
ELLY SCHLEIN(PD-IDP). …e invece, state allungando l'età pensionabile a tutti, comprese le Forze dell'ordine. Non ci provate, non ve lo permetteremo, perché costruiremo l'alternativa e insieme vinceremo le prossime elezioni
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Galeazzo Bignami. Ne ha facoltà.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Grazie, Presidente. Per suo tramite, ne approfitto per chiedere all'onorevole Schlein se, quando parla di spesa sanitaria insufficiente, si riferisca a quella di questo Governo, che raggiunge i 143 miliardi per una spesa rispetto al PIL del 6,4 o a quella di quando il Ministro della Salute era del Partito Democratico, con una spesa di 126 miliardi e un rapporto rispetto al PIL del 5,8 per cento .
E quando parlate di salari, parlate di questi salari aumentati nel 2023 del 2,8, nel 2024 del 3,1, nel 2025 del 3,5 o parlate dei salari che voi avete distrutto, come dice quella pericolosa esponente sovranista che risponde al nome della Vicepresidente della Commissione europea , Roxana Minzatu, vostra collega di partito, che ha affermato che i salari reali dell'Italia stanno mostrando una ripresa dopo anni di declino, in cui voi eravate al Governo ?
Presidente Conte, quando parla di superbonus e di necessità di curare con oculatezza i soldi degli italiani, forse ci sta annunciando che ha deciso lei, con i suoi parlamentari, di ridare indietro 4.000 euro a testa , nascituri compresi - tanto è costato il superbonus per i vostri amici - o che magari volete ridare i 200 milioni per le mascherine marce , pagate 1 miliardo e 200 milioni con provvigioni di 250 milioni ?
Se ci vorreste mai aiutare a spiegarci dove sono finiti quei soldi, visto che li abbiamo pagati tre volte in più del necessario, si dimetta dalla Commissione di inchiesta sul COVID, che sta usando come scudo per impedire di essere sentito, come i suoi amici Cafiero De Raho e Scarpinato, che non vogliono fare verità sulle stragi di mafia ! Smettetela di usare le istituzioni per i vostri interessi !
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Però, rimango sorpreso dal fatto che la sinistra, oggi che è all'opposizione …
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). …ha tutte le risposte ai problemi che ha creato quando era al Governo. E non bisogna essere Einstein …
PRESIDENTE. Colleghi, dovete fare silenzio!
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Presidente...
PRESIDENTE. Dovete ascoltare in silenzio, come è accaduto fin qui per gli altri interventi in dichiarazione di voto.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Siete nervosi? Anch'io lo sarei al posto vostro, perché non bisogna essere Einstein - che pure ce lo insegna - per sapere che non è mai una buona idea affidare a chi ha creato il problema la soluzione. Voi siete parte del problema, non della soluzione.
Vorrei anche chiedere, visto che già ne stiamo parlando: ma la famosa credibilità, di cui ci parla il Presidente Conte, dell'Italia protagonista, dell'Italia forte, era quella appoggiata al bancone del bar, non so se pieno di e , nel tentativo di sedurre Angela Merkel , a margine dei consigli internazionali? O è quella di chi ha mollato il proprio Ministro dell'Interno, che ha difeso i confini dell'Italia , mandandolo a processo, dicendo “io non c'entro”? Era Conte o un “camaleConte” che stava sulla tappezzeria di Palazzo Chigi, nel tentativo di nascondere le proprie responsabilità ?
Onorevole Schlein, noi non abbiamo avuto la fortuna di sentirla ad Atreju - in effetti, non l'abbiamo vista arrivare , ci dovrà perdonare - ma vorremmo sapere: quando lei dice che la maggioranza deve scegliere tra stare con gli Stati Uniti o stare con l'Europa, l'abbiamo già spiegato, noi stiamo con l'Italia, in Europa, nel campo occidentale, a meno che lei non stesse parlando con i suoi alleati del MoVimento 5 Stelle che, la settimana scorsa, hanno detto: molliamo tutto, lasciamo fare agli Stati Uniti. Vero esempio di virtù e di viltà, quale quello che il MoVimento 5 Stelle spesso esercita. Infatti, se non ve ne siete accorti, ve lo volevo ricordare, su 327 votazioni svolte in quest'Aula in materia di politica internazionale, la maggioranza, per 327 volte, ha votato nella stessa maniera ! Voi avete votato nella stessa maniera 31 volte!
Se noi, che abbiamo votato nel 100 per cento dei casi nella stessa maniera, siamo divisi, voi, che avete votato nel 90 per cento dei casi in maniera differente, cosa siete? Un'assemblea di +Europa ? Dobbiamo mandare le operazioni di alle vostre assemblee ? Perché, effettivamente, va detto che non avete un programma comune, non avete una coalizione comune.
Con la consueta franchezza e la consueta amicizia che un cannibale rivolge al proprio ospite di giornata, il Presidente Conte ha detto: con l'onorevole Schlein non siamo neanche alleati. Perché l'unica cosa che vi accomuna è essere contro Giorgia Meloni ! È l'unica cosa che vi accomuna !
Non ha certamente bisogno, il Presidente del Consiglio, della nostra solidarietà per l'ennesima stella rossa con incitazioni ad uccidere Giorgia Meloni. E non vogliamo neanche scomodare la sinistra nell'esprimere quella solidarietà, perché la mano che l'ha vergata è la stessa che alimenta la violenza di piazza di quei facinorosi pro-Pal, maranza, vari che voi, oggi, sperate di riuscire ad acquisire come voti, perché siete consapevoli e sperate che loro facciano quel lavoro che gli italiani non sono più disposti a fare, cioè votarvi . Perché nel momento in cui noi siamo il terzo Governo più longevo della storia della Repubblica, vi do una notizia: voi siete la terza opposizione più longeva della storia della Repubblica ! E ho il dubbio che sarete la più lunga e la più longeva opposizione della storia della Repubblica . Perché quando andate in giro per il Medio Oriente e ci dite “è per rispetto che mettiamo il velo”, no, non è il rispetto. Il rispetto è quello che ha mostrato Giorgia Meloni senza mettersi veli, o La vostra è sottomissione! Perché voi vi vergognate di essere italiani, vi vergognate di essere europei, vi vergognate di essere occidentali Vergognati tu a dire certe cose, sei un buffone!”…
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Andate in piazza con la bandiera con la falce e martello, con la bandiera di Gaza, con la bandiera cinese, non andate mai in piazza col Tricolore perché vi vergognate di essere italiani!
PRESIDENTE. Deputato Fornaro, deputata Gribaudo…
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Noi siamo fieri di quel Tricolore Lo deve richiamare, non può dire certe cose!
PRESIDENTE. …prendete il vostro posto e ascoltate in silenzio, come è accaduto Questo è un luogo dove ciascuno è libero di esprimere le proprie idee. Prego, prosegua.
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Queste accuse luogocomuniste francamente non mi toccano. E dico anche che, se voi aveste avuto un po' di nerbo, sareste venuti in quest'Aula a dire: guardi, Presidente Meloni, non condividiamo il fatto che lei voglia combattere per industrializzare l'Europa, non condividiamo il fatto che lei voglia difendere i confini, ma siamo dalla sua parte per la pace in Ucraina.
Ma dopo che avete ritenuto di non votare anche la risoluzione che avevamo presentato per la pace in Medio Oriente, cosa che Hamas, invece, ha ritenuto di accogliere …
PRESIDENTE. Deputato Vaccari…
GALEAZZO BIGNAMI(FDI). … credo che sia chiaro che a voi della pace non interessi nulla .
Cosa ben diversa da quella che abbiamo fatto noi. Perché quando noi ci siamo trovati in quest'Aula abbiamo ritenuto di sostenere l'azione del Governo Draghi non per rendere più forte il Governo Draghi, ma per rendere più forte l'Italia ! Perché quando abbiamo trovato la possibilità di formulare una proposta, come l'articolo 5 della NATO, ci avete detto: è una pataccata - testuale - è una cosa impossibile, Meloni si arrampica sugli specchi.
Oggi, la proposta che stiamo formulando si regge su quel pilastro che Giorgia Meloni e il suo Governo hanno saputo costruire Ed è questa la cifra che distingue voi e noi: ossia che per voi, prima viene la sinistra, poi viene la sinistra e poi, ancora, viene la sinistra ; per noi, prima viene l'Italia, poi l'Italia, poi ancora l'Italia Ridateci Foti!“Foti, Foti, Foti.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto. Colleghi!
PRESIDENTE. Colleghi, direi che possiamo procedere. Tutti hanno svolto le proprie dichiarazioni di voto. Ora si tratta di votare.
Passiamo ai voti.
Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Per quanto riguarda le votazioni per parti separate, faccio presente che i presentatori delle risoluzioni, ove necessario, hanno prestato il consenso previsto a seguito delle riforme regolamentari.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Mantovani, Candiani, Rossello e Pisano n. 6-00214, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva .
Passiamo alla votazione della risoluzione Braga ed altri n. 6-00215.
Avverto che sono state avanzate richieste di votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, la risoluzione nella sua interezza, ad eccezione dei capoversi 2°, 11°, 12° e 14° del dispositivo; a seguire, il 2° capoverso del dispositivo; quindi, congiuntamente l'11° e il 12° capoverso del dispositivo; infine, il 14 ° capoverso del dispositivo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Braga ed altri n. 6-00215, ad eccezione dei capoversi 2°, 11°, 12° e 14° del dispositivo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 2° capoverso del dispositivo della risoluzione Braga ed altri n. 6-00215, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'11° e sul 12° capoverso del dispositivo della risoluzione Braga ed altri n. 6-00215, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 14° capoverso del dispositivo della risoluzione Braga ed altri n. 6-00215, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00216.
Avverto che il gruppo Partito Democratico ha chiesto la votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, il dispositivo, ad eccezione dei capoversi 3°, 4°, 7°, 8°, 9° e 10°; a seguire, congiuntamente, i capoversi 3° e 4° del dispositivo; quindi, congiuntamente i capoversi 7°, 8°, 9° e 10° del dispositivo; infine, ove il dispositivo venga in tutto o in parte approvato, la premessa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00216, ad eccezione dei capoversi 3°, 4°, 7°, 8°, 9° e 10°, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, dei capoversi 3° e 4° del dispositivo della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00216, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, dei capoversi 7°, 8°, 9° e 10° del dispositivo della risoluzione Zanella ed altri n. 6-00216, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
In virtù della reiezione del dispositivo, non si procederà alla votazione della premessa.
Passiamo alla votazione della risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00217.
Avverto che il gruppo Partito Democratico ha chiesto la votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, il dispositivo ad eccezione dei capoversi 2°, 3°, 4°, 7° e dei capoversi dall'8° al 16°; a seguire, congiuntamente i capoversi 2°, 3°, 4° e 7° del dispositivo; quindi, congiuntamente i capoversi dall'8° al 16° del dispositivo; infine - ove il dispositivo venga in tutto o in parte approvato - la premessa.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul dispositivo della risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00217, ad eccezione dei capoversi 2°, 3°, 4°, 7° e dei capoversi dall'8° al 16°, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, dei capoversi 2°, 3°, 4° e 7° del dispositivo della risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00217, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, dei capoversi dall'8° al 16° del dispositivo della risoluzione Riccardo Ricciardi ed altri n. 6-00217, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
In virtù della reiezione del dispositivo, non si procederà alla votazione della premessa.
Passiamo alla votazione della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00218.
Avverto che il gruppo Partito Democratico ha chiesto la votazione per parti separate, nel senso di votare il 7° capoverso del dispositivo distintamente dalle restanti parti della risoluzione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Richetti ed altri n. 6-00218, ad eccezione del 7° capoverso del dispositivo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, del 7° capoverso del dispositivo della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00218, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della risoluzione Boschi e altri n. 6-00219. Avverto che il gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista ha chiesto la votazione per parti separate, nel senso di votare il 4° capoverso del dispositivo distintamente dalle restanti parti della risoluzione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Boschi ed altri n. 6-00219, ad eccezione del 4° capoverso, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul 4° capoverso della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00219, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo alla votazione della risoluzione Magi e Della Vedova n. 6-00220.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Magi e Della Vedova n. 6-00220, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Sono così esaurite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre 2025.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 17,10. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 94, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta odierna.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2736: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159, recante misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile.
Ricordo che, nella seduta di ieri, il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge in esame, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato.
Ricordo altresì che, secondo quanto convenuto nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 10 dicembre scorso, la votazione per appello nominale avrà luogo a partire dalle ore 18,40.
Si passerà poi alle ulteriori fasi di esame del provvedimento, che proseguiranno anche nella parte notturna della seduta e nella giornata di domani, giovedì 18 dicembre, sino alla sua conclusione.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.
Ha chiesto di parlare il deputato Soumahoro. Ne ha facoltà.
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). Grazie, Presidente. Questo provvedimento, a partire dal nome, metterebbe tutta quest'Aula nella posizione di poter assumere insieme, in modo favorevole, questo provvedimento. Però, entrando nel merito delle questioni, ci si rende conto che c'è un ambito di più proclami e poi, quando si chiede di garantire la presenza del Comando dei carabinieri per la tutela del lavoro nella cabina di regia della Rete del lavoro agricolo di qualità, il Governo alza il muro, non è d'accordo. Come si fa a combattere il caporalato, lo sfruttamento in agricoltura, negando la presenza del Comando dei carabinieri per la tutela del lavoro?
L'altro tema riguarda sempre l'attività in ambito di tutela del lavoro, Presidente, riguardo al tema del caporalato. Non si riesce a capire per quale motivo la Rete del lavoro agricolo di qualità, nella sua cabina di regia, e il tavolo di lotta contro il caporalato viaggiano su binari separati. Per non parlare ancora del tema della formazione professionale nel nostro Paese: c'è una forma di isole non comunicanti. L'idea di armonizzare, standardizzare la formazione professionale e tecnica…
ABOUBAKAR SOUMAHORO(MISTO). … anche questo viene negato. Presidente, per tutte queste ragioni, dichiaro il mio voto contrario a questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. A nome del gruppo di Noi Moderati, annuncio sin d'ora, introducendo questo discorso, il voto favorevole a questo provvedimento, che non è soltanto un atto normativo, ma un manifesto di civiltà, un impegno concreto del Parlamento e del Governo per contrastare una delle emergenze più drammatiche del nostro tempo: gli infortuni sul lavoro, le cosiddette morti bianche, che continuano a mietere vittime innocenti, lasciando famiglie distrutte e comunità ferite.
Questo decreto rappresenta una risposta strutturata, che va oltre la mera repressione, per abbracciare prevenzione, formazione e incentivazione. Controllo, premialità, prevenzione e sostegno alle vittime sono, infatti, meccanismi che vengono messi in campo per dare una risposta concreta, strutturata a una delle piaghe più gravi del nostro Paese e per affermare che la sicurezza non è un costo, ma un investimento sul futuro per tutti. Chiedo scusa, Presidente, io sto provando ad andare avanti, anche se è forte il brusio nell'Aula. Grazie. Permettetemi di partire dal contesto generale, perché comprendere il quadro d'insieme è essenziale per apprezzare la portata di questo intervento. In Italia, ogni anno, centinaia di lavoratori perdono la vita o subiscono infortuni gravi sui luoghi di lavoro. Secondo i dati più recenti dell'INAIL, nei primi 10 mesi del 2025, si sono registrati 896 casi mortali, di cui 657 in occasione di lavoro e 239 : un numero che, pur stabile rispetto ai 657 in occasione di lavoro del 2024, evidenzia un lieve aumento degli incidenti stradali legati al pendolarismo lavorativo. Questi numeri non sono astratti: dietro ognuno c'è una storia, una famiglia, un vuoto incolmabile. Confrontandoli con l'anno precedente, notiamo che le denunce di infortunio mortale sono state 652 nei primi 10 mesi del 2025, 3 in più rispetto a quelle del 2024: testimonianza di una tendenza che, seppur non in esplosione, richiede azioni immediate e decise.
Mi preme anche sottolineare che esiste un'incidenza diversificata a seconda delle aree geografiche: lo dico perché, da ligure, non fa piacere vedere la propria regione, insieme a Basilicata, Umbria, Puglia, Campania e Sicilia, nella cosiddetta zona rossa, dove l'incidenza degli infortuni è superiore al 125 per cento. Anche una sola vita spezzata è troppo, ma questi dati segnalano dove è necessario lavorare di più e dove questo provvedimento può davvero rappresentare un cambiamento nella percezione della sicurezza sul lavoro.
Settori come l'edilizia, l'agricoltura, l'industria manifatturiera sono particolarmente esposti, spesso a causa di violazioni normative, mancanza di formazione adeguata o carenze nei controlli. Questo decreto non si limita a tamponare l'emergenza, ma la affronta alla radice, con un approccio integrato che combina risorse finanziarie ingenti con misure ispettive rafforzate, incentivi per le imprese virtuose e tutele ampliate per i più vulnerabili, come i giovani e i lavoratori precari. È un piano per il lavoro sicuro, come lo ha definito la Ministra Calderone, che segna un cambio di paradigma: dalla reazione alla prevenzione, dal castigo all'incentivo, dal conflitto al dialogo con le parti sociali.
Entriamo nel merito dei contenuti. Il punto cardine del provvedimento è quello che autorizza l'INAIL, a decorrere dal 1° gennaio del 2026, a rivedere le aliquote per l'oscillazione in per andamento infortunistico, escludendo dal beneficio i datori di lavoro condannati per gravi violazioni in materia di sicurezza negli ultimi 2 anni. Questa misura, che rispetta l'equilibrio della gestione tariffaria, si estende anche ai contributi INAIL in agricoltura. Si tratta di un meccanismo premiale, che non solo incentiva le imprese a investire in sicurezza, ma garantisce un'equa distribuzione delle risorse, in linea con i principi costituzionali di uguaglianza e solidarietà, ossia gli articoli 3 e 38 della nostra Costituzione. Dunque, un'azienda che ha dimostrato impegno nella prevenzione riceve un concreto, mentre chi ha trascurato la salute dei propri dipendenti ne è escluso. È un messaggio chiaro: la sicurezza paga, letteralmente.
Una misura inserita durante l' al Senato introduce una flessibilità mirata per settori a basso rischio, come gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande e le imprese turistico-ricettive. Qui la formazione e l'addestramento specifico devono concludersi entro 30 giorni dalla costituzione del rapporto di lavoro o dall'inizio dell'utilizzazione qualora si tratti di somministrazione di lavoro. Questa norma tiene conto delle peculiarità operative di questi ambiti, dove il è elevato, ma il rischio infortunistico è contenuto, evitando oneri burocratici eccessivi pur mantenendo standard elevati di tutela. È un esempio di come il decreto bilanci urgenze e pragmatismo, in armonia con l'articolo 41 della Costituzione che garantisce la libertà di impresa, senza pregiudicare la sicurezza.
Si rafforza poi la Rete del lavoro agricolo di qualità aggiungendo, tra i requisiti per l'accesso, l'assenza di condanne penali o sanzioni amministrative per violazioni in materia di salute e sicurezza. Inoltre, si riserva una quota delle risorse INAIL per progetti di investimento e formazione alle imprese agricole iscritte alla rete che adottano misure di miglioramento.
Nel settore agricolo, dove gli infortuni rappresentano una quota significativa del totale - pensiamo ai rischi legati ai macchinari -, questa disposizione è importante, quasi rivoluzionaria. Si tratta di misure che premiano le aziende etiche, favorendo un'agricoltura sostenibile e sicura, in linea con gli obiettivi europei di transizione verde. Uno dei pilastri del decreto è il potenziamento della vigilanza in regime di appalto e subappalto, estendendo l'obbligo di tessera di riconoscimento con codice anticontraffazione non solo ai cantieri edili, ma anche ad altre attività ad alto rischio individuate da decreto ministeriale.
Le sanzioni per la mancanza della patente a crediti salgono da 6.000 a 12.000 euro e si introducono decurtazioni più severe per violazioni sul lavoro irregolare, inclusi i casi di lavoratori stranieri senza permesso o minori. Il committente deve ora specificare i subappaltatori nella notifica preliminare alla ASL. Questa stretta è essenziale per contrastare il sommerso e le catene di subappalto opache che spesso celano sfruttamento o rischi.
Il decreto, inoltre, potenzia la capacità ispettiva dell'Ispettorato nazionale del lavoro e dell'Arma dei Carabinieri. Si autorizza l'assunzione di 300 unità di personale negli anni 2026-2028, elevando le posizioni dirigenziali, e si aumenta da 710 a 810 il contingente dei Carabinieri assegnati al Ministero del Lavoro. Queste 100 unità aggiuntive rappresentano un investimento concreto nella vigilanza. Ampio spazio è dedicato alla prevenzione e alla formazione, trasferendo 35 milioni di euro annui dall'INAIL al Fondo occupazione e formazione a partire dal 2026. Questi fondi finanzieranno interventi per promuovere la cultura della sicurezza nei percorsi di istruzione professionale, tecnica superiore, universitaria, di alta formazione artistica, nonché interventi di formazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Un passaggio essenziale per invertire davvero la rotta. L'INAIL promuoverà anche tramite i fondi interprofessionali a sostegno alle piccole e medie imprese per l'acquisto di dispositivi di sicurezza e attiverà campagne informative e progetti scolastici.
Si inserisce, poi, un rappresentante dell'Ispettorato nazionale del lavoro nelle commissioni consultive e si modificano i parametri per i lavori in quota, demandando a un regolamento norme specifiche in materia di sicurezza sul lavoro per l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Si affida a un accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano l'individuazione di criteri e requisiti per l'accreditamento dei soggetti erogatori di formazione in sicurezza, garantendo uniformità territoriale e qualità, quindi la formazione è centrale in questo decreto. Questo passo rafforza il coordinamento tra i livelli istituzionali e risponde alla necessità di standard elevati, come emerso dai confronti con le parti sociali.
Si fornisce, inoltre, un'interpretazione autentica dell'articolo 18 del decreto-legge n. 48 del 2023, estendendo l'assicurazione INAIL agli infortuni nei tragitti casa, scuola, lavoro per studenti in percorso formativo e vietando l'assegnazione degli studenti a lavorazioni ad alto rischio. Questa tutela per i giovani è emblematica dell'approccio del Governo: proteggere i più vulnerabili, come i minori, che nei dati figurano tra le vittime di irregolarità.
Di particolare rilievo è, a partire dal 2026, l'introduzione, per i superstiti di deceduti per infortunio sul lavoro o malattie professionali che hanno diritto alla rendita prevista dalla normativa vigente, di borse di studio da 3.000 a 7.000 euro, fino ai limiti di età previsti per la percezione della suddetta rendita.
Una misura solidale che sostiene le famiglie colpite, ricordandoci che dietro le vittime del 2025 ci sono anche orfani e vedove da non abbandonare. Questo è un passaggio per noi fondamentale, all'interno di un decreto che rappresenta un cambio di passo, che rappresenta una risposta concreta per la quale noi politicamente, condividendo l'azione del Governo, dichiariamo il voto favorevole, di fiducia, da parte del gruppo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Il primo motivo per cui non possiamo votare la fiducia rispetto a questo provvedimento risiede nel fatto che è molto lontano da ciò che sarebbe necessario, lo abbiamo detto in tutte le sedi fino alla discussione generale. Sì, si presenta chiaramente come un intervento di su una materia rispetto alla quale, invece, di tutto c'è bisogno, fuorché di un intervento ordinario che mette qualche toppa; in realtà, prova ad aggiustare soprattutto le cose che, in tutta evidenza, non funzionano nel sistema di prevenzione e di controllo per quanto riguarda la sicurezza nei luoghi di lavoro, ma non scuote la materia. Siamo tutti quanti d'accordo sul fatto che è insopportabile la strage quotidiana di lavoratrici e di lavoratori; quando purtroppo gli incidenti coinvolgono più di un lavoratore e abbiamo più di un decesso, celebriamo anche con la dovuta attenzione questi momenti, però poi il Parlamento e, in particolare, il Governo non riesce a mettere in campo una discussione adeguata.
Come dicevo, questo intervento è sostanzialmente di ; ovviamente ci sono anche cose buone; in linea generale, un ulteriore requisito dell'assenza negli ultimi tre anni di contravvenzioni e sanzioni in materia di sicurezza per accedere alla Rete del lavoro agricolo di qualità è una cosa che è stata denunciata da tutte le parti sociali per anni e però questo veniva denunciato assieme al non funzionamento della Rete. Ricordo a tutti che le aziende iscritte alla Rete - l'ultimo dato è del 2022 - sono circa 5.200 su oltre un milione di aziende agricole in questo Paese.
Quindi la Rete del lavoro agricolo di qualità è un progetto incompiuto. Ci sarebbe da fare una discussione adeguata su questo, perché gran parte dell'insicurezza, dello sfruttamento e del caporalato risiede proprio nel lavoro in agricoltura. È quindi una piccola toppa che non cambia niente rispetto a un problema gigantesco.
Viene giustamente sostenuta la formazione degli RLS. Anche qui, una domanda da anni rivolta al Parlamento e al Governo dalle parti sociali, c'è un sostegno con le risorse dell'INAIL, come in tutto questo provvedimento, ma non c'è traccia di quello che, invece, viene chiesto nella sostanza dalle parti sociali, cioè aumentare le competenze e i poteri degli RLS. Questa sarebbe una misura, invece, che potrebbe effettivamente determinare una svolta nella lotta all'insicurezza del lavoro, nella prevenzione degli incidenti, perché nessuno conosce il lavoro pericoloso come i lavoratori e in particolare come gli RLS. E noi teniamo congelate decine di migliaia di operatori della sicurezza, incapaci di attribuire a loro, invece, ulteriori competenze, anche più formazione, ma soprattutto nuovi poteri.
Così come è del tutto insufficiente l'intervento per quanto riguarda le famiglie. Ci sarebbe anche qui ben altro, ma questo provvedimento viene dal lavoro svolto anche dalla Commissione d'inchiesta e per il grido che è venuto dagli Stati generali della sicurezza che si sono tenuti per il secondo anno. Bene, detto questo, poi c'è tutto quello che effettivamente manca per dare sostanza al lavoro, soprattutto degli organi di vigilanza.
Io credo che la sintesi migliore sia stata fatta da Bruno Giordano, l'ex direttore dell'Ispettorato nazionale del lavoro. L'assunzione di 300 ispettori in tre anni, quindi meno di tre per provincia, è qualcosa che è del tutto inadeguata alla condizione di tutti gli organi di vigilanza nel Paese. Le grandi città come Napoli, Milano, Roma e Torino non si accorgeranno nemmeno di queste assunzioni e, soprattutto, non si mette mano al motivo per il quale anche quelli che superano le selezioni, anche quelli che entrano nel sistema di vigilanza, poi, come tutti quanti sanno, dopo un poco vanno via e scelgono di andare in altre amministrazioni dello Stato.
La prima motivazione sono le retribuzioni. Quando va bene, si entra negli organi di vigilanza con 1.400-1.500 euro al mese e si deve lavorare a centinaia di chilometri di distanza da casa. L'esempio più eclatante è quello di un ingegnere in sicurezza del lavoro che prende poco più di 1.600 euro appena viene assunto e, nel settore privato, guadagna più del doppio, a volte quasi il triplo. Noi non possiamo più tenere così tutto il mondo della vigilanza in materia di sicurezza. Il personale dell'INAIL aspetta da anni il riconoscimento delle indennità fisse e mensili di Polizia giudiziaria, che in questo provvedimento non c'è, e ovviamente l'estensione integrale, che viene richiesta da questi lavoratori, del , che invece è previsto per i dipendenti dell'INPS e dell'INAIL.
Non basterebbe neanche assumere gli ispettori, che comunque, molto probabilmente, non saranno assunti, perché, seppure i posti messi a concorso non bastano, in particolare al Nord, non mancano soltanto gli ispettori, ma anche tutta una serie di figure che rendono operativi quegli istituti. Innanzitutto, bisognerebbe scorrere le graduatorie, ma di questo non c'è nessun segnale nel provvedimento, e bisognerebbe soprattutto aumentare le retribuzioni di questi lavoratori, anche per realizzare una parità di retribuzione a parità di mansioni. Quando si entra in un cantiere o in un luogo di lavoro, in genere quando c'è, nel migliore dei casi, la cosiddetta , che viene, però, organizzata sul territorio e mai per altre vie, entra un ispettore della ASL, uno dell'INPS e uno dell'INAIL, un Vigile del fuoco, i Carabinieri per la tutela del lavoro e gli ispettori dell'INL. Ebbene, io ho elencato soltanto uno, due, tre, quattro, cinque, sei soggetti che hanno sei retribuzioni diverse. Fanno tutti quanti lo stesso lavoro e, sulla carta, hanno anche, più o meno, gli stessi poteri: sei retribuzioni diverse; non si può andare avanti così.
Non si può andare avanti così in generale nel sistema, perché il sistema non funziona. Lo dicono tutti, lo sanno tutti. Noi facciamo le audizioni e ce lo vengono puntualmente a dire. Gli organi di vigilanza in questo Paese sono 15: dunque, 15 organi di vigilanza che hanno sostanzialmente le stesse prerogative e, quando viene proposto anche dalle parti sociali, come nel caso di Prato, un esperimento anziché un commissariamento, per realizzare sul campo una vera , che, però, abbia poteri, questa proposta viene respinta. La condizione del sistema di vigilanza rispetto al lavoro è di tutta evidenza che non funziona.
Le proposte sono tante, le conoscete: la procura, ma almeno un', un'unica banca dati, una banca dati o almeno una interoperatività tra le diverse banche dati. Tra le denunce dell'ex direttore del dell'Ispettorato nazionale ce n'è una che è particolarmente esplicativa della condizione che si vive: non solo i diversi soggetti non sanno l'uno quello che fa l'altro - non lo sanno -, ma in molti casi ci troviamo di fronte al fatto che gli ispettori di un'ASL non sono a conoscenza del fatto che un'azienda è stata già ispezionata da un'altra ASL per gli stessi motivi.
Poi ci sono le vergogne a cui non si mette mano: dover comunicare dieci giorni prima l'oggetto della verifica quando sanno tutti che finisce l'effetto sorpresa. Sanno tutti che la patente a punti ormai non funziona: la metà delle aziende non ce l'ha e anche la misura, contenuta in questa norma, non funzionerà. Il , così come è stato immaginato, fa diventare semplicemente digitale quello che era cartaceo e, anche qui, le organizzazioni sindacali, in particolare, chiedevano tutt'altro.
Insomma, un provvedimento che non cambia niente e consegue anche un risultato negativo perché, con i soldi dell'INAIL, si premia chi fa una cosa normale che è la sicurezza sul lavoro e, soprattutto, si considera la prevenzione un costo e non un investimento. Questo è un disastro. Non cambia, in questo Paese, il modo di lavorare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fabrizio Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Inizio annunciando il voto contrario del nostro gruppo a questa fiducia, un voto contrario che riguarda tanto il merito del provvedimento, ma che riguarda, in modo altrettanto netto e convinto, il metodo con cui il Governo ha scelto di portarlo all'esame di quest'Aula, ricorrendo, ancora una volta, al voto di fiducia.
La sicurezza sul lavoro non è un tema ordinario dell'agenda parlamentare. È un'emergenza nazionale e quando un'emergenza dura da anni, attraversa Governi e maggioranze diverse, non può essere affrontata come un passaggio tecnico da liquidare in fretta. Il ricorso alla fiducia in questo caso non è una semplice scelta procedurale. È una decisione politica che segnala una gerarchia delle priorità e il messaggio che arriva fuori da quest'Aula è chiaro e preoccupante: anche su una materia che riguarda la vita e la morte delle persone, il confronto parlamentare viene considerato un ostacolo e non una risorsa. Oramai siamo abituati, ma l'utilizzo sistematico e ripetuto della fiducia finisce per svuotare il ruolo delle Camere, cancellare il lavoro delle Commissioni, rendere irrilevanti gli emendamenti e le proposte migliorative. È un meccanismo che riduce il Parlamento a un luogo di ratifica delle decisioni che qualcun altro prende altrove.
È tanto più grave quando viene utilizzato su un provvedimento rispetto al quale, anche da parte dell'opposizione, vi è stata una netta disponibilità dichiarata a un confronto costruttivo, perché su un tema come questo non servono prove muscolari, non serve accelerare i tempi. Serve esattamente il contrario: tempo, ascolto, approfondimento, capacità di migliorare i testi. Si tratta, però, di un testo che purtroppo arriva troppo ordinario e poco straordinario, come invece è l'emergenza delle morti sul lavoro. Purtroppo, si è scelta, ancora una volta, la scorciatoia, quella della fiducia che chiude ogni spazio di discussione e impedisce al Parlamento, come ogni volta, di svolgere fino in fondo la sua funzione costituzionale.
Arrivo, quindi, anche al merito, perché i dati sono sotto gli occhi di tutti: ogni anno centinaia di persone muoiono lavorando e migliaia subiscono infortuni gravi e irreversibili. Dietro questi numeri, ci sono storie: storie di persone, di individui, di famiglie spezzate, di comunità colpite e noi non possiamo continuare a definirle fatalità. Quando una strage assume un carattere sistemico, significa che esiste un problema che è strutturale. È un problema che riguarda il nostro modello produttivo, riguarda l'organizzazione del lavoro, la debolezza dei controlli, la frammentazione della responsabilità.
Il confronto con gli altri Paesi europei rende questa evidenza ancora più chiara e, allora, a parità di sviluppo economico, in altri contesti si muore meno sul lavoro. Questo dimostra che non siamo di fronte a un destino inevitabile, ma a scelte politiche e organizzative diverse e sbagliate che, invece, possono essere corrette. Fare meglio è possibile e anche l'Italia potrebbe farlo, ma a una condizione: che la sicurezza sul lavoro diventi una priorità reale e non solo dichiarata.
Per ridurre davvero i morti e gli infortuni servirebbe una strategia organica, che qui dentro non vediamo. Servirebbe, innanzitutto, prevenzione vera, che significa intervenire sull'organizzazione del lavoro, sui ritmi, sui carichi, sulle qualifiche e la qualità delle filiere produttive. Significa affrontare senza ipocrisia il tema degli appalti e dei subappalti a cascata, dove la responsabilità si frammenta e la sicurezza diventa l'anello debole di una catena che punta solo al ribasso dei costi.
Servirebbe, poi, più formazione di qualità, verificabile e coerente con i rischi effettivi dei luoghi di lavoro. La formazione oggi non può essere ridotta a un adempimento burocratico o a un modulo da compilare: deve essere un processo serio, continuo, controllato, che coinvolga non solo i lavoratori ma anche i datori di lavoro, i dirigenti, le figure apicali, perché purtroppo la sicurezza non è una questione individuale ma organizzativa.
Servirebbe un sistema di controlli realmente capillare e coordinato. Senza controlli, le norme restano lettera morta. Senza ispezioni frequenti, imprevedibili e ben organizzate il messaggio che passa è semplice: conviene rischiare.
E questo Paese non può permettere di trasferire questa idea che la sicurezza sia negoziabile. Serve, infine, un sistema sanzionatorio coerente, che colpisca chi viola le regole e risparmia sulla sicurezza delle persone. Servono responsabilità chiare, e senza conseguenze reali ogni appello alla cultura della sicurezza resta solo uno slogan vuoto. Questo provvedimento, invece, non affronta fino in fondo nessuno di questi nodi strutturali: non incide in modo deciso sulla frammentazione delle responsabilità, non rafforza adeguatamente il sistema dei controlli, non costruisce una visione complessiva di sistema della sicurezza sul lavoro.
È un intervento profondamente parziale, che rischia di non produrre il cambio di passo che il Paese, invece, attende, e attende da tempo. C'è poi una questione che non può essere ignorata: la sicurezza sul lavoro è strettamente legata alla qualità del lavoro. Dove il lavoro è precario, sottopagato e ricattabile la sicurezza arretra; chi ha paura di perdere il posto non denuncia, accetta condizioni peggiori, si espone a rischi maggiori. Anche questo dovrebbe essere parte integrante di una politica seria sulla sicurezza.
Un altro elemento che, invece, colpisce è quello dell'età delle vittime. L'altro giorno, in discussione generale, un collega ha letto tutti i morti di settembre sul lavoro. Colpisce sempre di più vedere come si tratta di lavoratori anziani, costretti a svolgere mansioni pesanti e rischiose anche oltre i 60 anni. Esistono lavori che, superata una certa età, diventano oggettivamente pericolosi e rischiosi. Questo dato dovrebbe interrogarci, dovrebbe interrogare il legislatore sulle scelte complessive in materia di lavoro, protezione sociale e riconoscimento dei lavori gravosi.
La domanda di fondo, allora, che noi facciamo al Governo è molto semplice: la sicurezza sul lavoro è davvero una priorità nazionale o resterà ancora un tema solo nei momenti di emergenza, nelle commemorazioni o, come in questo caso, resterà solo il titolo di un provvedimento? Diventa un'assoluta priorità quando si tratta di investire risorse, di cambiare regole scomode, di rinunciare a scorciatoie procedurali come con il voto di fiducia?
Ecco perché, con tutte queste ragioni, annunciamo il nostro voto contrario. È un voto contrario che è anche un appello al Governo per abbandonare la logica di fiducia su temi di questa rilevanza e restituire al Parlamento il ruolo che la Costituzione gli assegna .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Valentina Barzotti. Ne ha facoltà.
VALENTINA BARZOTTI(M5S). Grazie, Presidente. Cinque motivi per cui il MoVimento 5 Stelle oggi dirà “no” a questo voto di fiducia e dirà “no” a questo provvedimento in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Punto primo: la forma è sostanza. Questo provvedimento è arrivato qui e ci impone una ratifica di contenuti decisi altrove. Non è insolito questo, perché la Ministra Calderone non è la prima volta che autodefinisce testi normativi come il famoso Piano integrato, che è stato emanato senza alcun tipo di criterio legislativo. Ma poi mancano anche proprio dei documenti, ma entrerò nel dettaglio più avanti.
Ci sono poche risorse, c'è un'ipocrisia senza fine. Parlate di salute e sicurezza sul lavoro, ma non fate salute e sicurezza sul lavoro, perché le misure che proponete sono sempre e solo . Non abbiamo alcun tipo di intervento di dettaglio, è sempre e solo burocrazia. E poi ci sono gravissime omissioni. Ora, entrando nel dettaglio, Presidente, vorrei parlare un po' della politica legislativa che state adottando. Da presidente del Comitato per la legislazione ho potuto notare immediatamente come questo testo non sia corredato né di analisi di impatto sulla regolamentazione, né tantomeno di note tecniche.
E questo è un vero problema, ma non ci sorprende, perché banalmente sono 3 anni - 3 anni! - che diciamo a questo Governo e a questa maggioranza che stanno emanando testi in materia di salute e sicurezza senza avere la minima idea dell'impatto che queste misure possono avere effettivamente sui cittadini, sulle cittadine e sui lavoratori, cosa che è provata dal fatto che qui mancano questi documenti che, invece, sono fondamentali da allegare ai testi, perché sono interventi assolutamente a caso.
Mi dispiace dirvelo, però è così: voi pensate delle cose, ma non avete la minima idea degli impatti che queste vostre misure possono avere. Ve lo diciamo da 3 anni, sono impatti zero! Perché? Basta che guardiamo i numeri: abbiamo gli infortuni che calano dello zero virgola, gli infortuni che aumentano, le malattie professionali che aumentano, nonostante i vostri vani tentativi.
Per cui, vi ripeto, cercate di essere magari anche un po' più coinvolgenti nei confronti delle opposizioni, che, forse, trattando questi temi da tantissimi anni, possono anche dare un contributo, cosa che invece voi non avete assolutamente fatto, colleghi. Ci portate qui una frittata bella che fatta e noi non possiamo praticamente fare nulla, se non dirvi, per l'ennesima volta, che questi provvedimenti non serviranno a un bel niente . Per quanto riguarda le risorse, dei 900 milioni promessi nel triennio 2026-2028 non abbiamo traccia.
Sulla formazione nelle scuole, a proposito di quella bellissima legge del presidente Rizzetto che avevamo contribuito fattivamente a depositare anche noi al primo giorno di legislatura, e che poi abbiamo visto invece svuotarsi a poco a poco, anche lì erano state promesse linee di finanziamento, ma non abbiamo visto assolutamente nulla; come sappiamo che ci sono questi 40 miliardi in pancia ad INAIL, e purtroppo, però, vengono utilizzati praticamente pochi spiccioli anche in questo caso.
Per quanto riguarda l'ipocrisia senza fine, vi abbiamo detto un sacco di volte che c'è da cambiare un modello di lavoro, c'è da fare qualcosa direttamente sui salari, c'è da fare qualcosa sulla salute mentale e fisica all'interno dei luoghi di lavoro. Voi parlate, parlate di sicurezza, e poi non sapete fare altro che dire alle aziende, strizzandogli l'occhio: fate sì che non succeda niente nelle vostre aziende, vi diamo un premio. Questo è il vostro approccio , l'approccio incentivante e premiante.
In Commissione siamo costretti a parlare della fratellanza umana, perché il già Ministro Brunetta, adesso presidente del CNEL, viene e ci porta la sua PDL, votata, ovviamente, da tutto il CNEL, come lui ci ha tenuto precisamente a farci sapere, sulla fratellanza umana , all'interno dei luoghi di lavoro, ovviamente. Poi noi siamo costretti a vedere episodi di disumanità , di disumanizzazione, di salari a 2 euro all'ora, di persone che vengono trucidate e lasciate davanti alle porte delle loro famiglie! Questa è la fratellanza di cui parliamo?
Finché non fate delle misure che vanno a rispettare il lavoro e a rispettare la dignità umana, parliamo di niente, colleghi, di niente! Per non parlare dell'ipocrisia che c'è nel parlare, appunto, di salute e sicurezza sul lavoro, e poi vediamo casi come quello che è accaduto oggi nell'aeroporto civile di Montichiari, in provincia di Brescia. Allora cosa accade lì? I lavoratori sono costretti a trasportare e maneggiare armi senza avere alcun tipo di patente, esplosivi, mettendo quotidianamente in pericolo la loro sicurezza, e così stanno scioperando.
La sicurezza vi interessa tantissimo, però una parola su questo non si è detta. Per quanto riguarda le gravi omissioni, noi pensiamo siano gravissime le omissioni di questo provvedimento, perché, se voi lo presentate come una svolta epocale, allora nella svolta epocale dovreste metterci delle misure rivoluzionarie. L'introduzione di una procura nazionale contro gli infortuni sul lavoro, ve lo stiamo dicendo da anni, perché non la fate? Permetterebbe di accelerare tutte le indagini e i processi in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di morti sul lavoro.
Non avremmo più da vedere casi come il caso Eternit, dove le famiglie delle vittime non sono riuscite ad avere giustizia perché i reati vanno in prescrizione, e questa è una vergogna di Stato. Voi la procura nazionale dovreste farla, e noi non capiamo perché continuate a ostinarvi a dire che è inutile, perché la stanno chiedendo le famiglie delle vittime, la stanno chiedendo fior fiore di costituzionalisti e di studiosi, ve lo diciamo noi: non capiamo veramente questa ostinazione. Così come manca l'omicidio sul lavoro, il reato specifico . Ci sono reati su tutto, l'omicidio stradale, l'omicidio nautico, ma l'omicidio sul lavoro non lo state facendo, e quindi anche su questo dovreste veramente fare una riflessione in più.
In riferimento ad altre lacune incredibili di questo testo, non dite una parola dei nuovi rischi in materia di iperconnessione, dei rischi legati all'innovazione digitale, dei rischi legati all'intelligenza artificiale. Il nulla cosmico, colleghi. Oltre a questo, non abbiamo misure per contrastare i subappalti a cascata, non ci sono più poteri agli RLS, nessuna misura sui salari. Quindi, torniamo a dirvi che il vostro è un approccio sempre meramente burocratico. Bisogna avere visione, ma, come al solito, voi la visione non ce l'avete. Così come non ce l'avete per le imprese di questo Paese, non ce l'avete neanche per il mondo del lavoro e per il tipo di lavoro che volete creare per il futuro. I lavoratori possono essere più produttivi se stanno meglio, non se perdono la vita sul posto di lavoro, non se si ammalano sul posto di lavoro. Ci dite che aumenta l'occupazione, ma non ci dite di che occupazione stiamo parlando e di che tipo di qualità, quindi che tipo di soddisfazione c'è per questi lavoratori. Perché, se ci ritroviamo sempre nella precarietà e nello sfruttamento, mi dispiace, non è il tipo di visione che noi abbiamo del lavoro. Come non è la nostra visione quella del “fine lavoro mai”. Vorrei ricordare l'operaio di 66 anni, Octay Stroici, che ha perso la vita in cantiere . Cosa ci faceva lì ancora qualcuno ce lo dovrà spiegare, ma veramente.
Quindi, francamente, pensiamo che ci sia soltanto della gran propaganda in questo testo, come in tutte le misure sul lavoro che avete fatto fino a questo momento, negli ultimi 3 anni. Praticamente, come è già stato detto in Senato - io mi ci ritrovo con quello che ha detto il collega -, si tratta di cosmetica legislativa: lucida la superficie, non tocca la realtà .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Battilocchio. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, oggi il gruppo di Forza Italia si presenta in Aula per sottolineare con convinzione il proprio sostegno alla fiducia sul decreto-legge in conversione. Questo provvedimento, secondo noi, segna un indubbio e significativo passo in avanti nella tutela dei nostri lavoratori e nella modernizzazione della cultura della sicurezza nel mondo del lavoro, obiettivo da tempo atteso e fortemente richiesto da imprese, parti sociali e famiglie italiane.
Con questo provvedimento si interviene in maniera organica su aspetti fondamentali della prevenzione degli infortuni e sulla formazione continua dei lavoratori, con una visione di sistema che abbraccia cinque assi fondamentali: meccanismi premianti e penalizzanti per le imprese virtuose, maggiore trasparenza in appalti e subappalti, potenziamento della vigilanza, rafforzamento delle strutture ispettive e una più efficace azione di coordinamento tra i soggetti preposti ai controlli. È cruciale identificare e individuare iniziative efficaci. Le disposizioni contenute nel decreto che ci accingiamo a licenziare si inseriscono perfettamente in una visione coerente con l'obiettivo dichiarato di non limitare l'azione governativa a meri adempimenti formali, ma di incidere realmente sulla prevenzione, sulla formazione e sulla responsabilizzazione di tutti gli attori del mondo produttivo.
La sicurezza non è negoziabile, non può esserci lavoro se la sicurezza non è garantita. Questa è la stella polare di Forza Italia e perciò dobbiamo impegnarci con determinazione e avere l'ambizione di arrivare a un obiettivo concreto: zero morti sul lavoro. Posso dire che questa maggioranza ha affrontato e continua ad affrontare il tema della sicurezza sul lavoro con fermezza attraverso l'adozione di diverse misure. Con un considerevole stanziamento di risorse, il decreto punta a ridurre gli infortuni, potenziare i controlli e promuovere una cultura della prevenzione in tutti i settori, con particolare attenzione a edilizia, agricoltura e logistica. All'INAIL è stata assegnata una missione ancora più incisiva in materia di sicurezza e, inoltre, è stato sottoscritto un protocollo con le regioni, con l'obiettivo di rafforzare la formazione e le modalità di controllo.
La sicurezza riguarda tutti e non possiamo permetterci di essere distratti su questo fronte. Vorrei anche sottolineare che la sicurezza sul lavoro non deve diventare un tema di divisione partitica. La sua tutela è un dovere imprescindibile. Credo che gli organi preposti, anche grazie all'impulso del Governo, siano consapevoli delle aree dove è più facile che si creino falle nella sicurezza e nei controlli. Serve maggiore attenzione, non tanto attraverso un eccesso di norme e regole che poi rendono più complicate le procedure, ma attraverso l'individuazione di iniziative efficaci.
Per Forza Italia il lavoro è al centro dello sviluppo sociale ed economico del Paese, come ci ha insegnato il nostro fondatore Silvio Berlusconi. Senza imprese che operano nella legalità non può esserci sviluppo e senza lavoratori non possono esistere le imprese. Questo binomio è per noi un principio saldo non solo nel cuore e negli insegnamenti del Presidente Berlusconi, ma anche nella nostra linea politica. Crediamo fermamente che non si possa più separare la dignità del lavoro dalla sicurezza nei luoghi in cui i nostri cittadini dedicano buona parte della loro vita. Questo decreto va in quella direzione, promuovendo incentivi per chi investe nella protezione dei propri dipendenti e prevedendo strumenti innovativi, come l'introduzione di digitali per i cantieri e la revisione delle aliquote contributive in base agli standard di sicurezza aziendali, necessari per ridurre gli incidenti gravi e mortali.
Allo stesso tempo, voglio rammentare a quanti dichiarano che non basta e che servono maggiori risorse che da parte delle opposizioni, le stesse che pure hanno governato, non si sono registrati interventi strutturali capaci di guidare il Paese verso un cambiamento reale nella materia della sicurezza sul lavoro. Il quadro normativo fondamentale è il testo unico sulla sicurezza: il decreto legislativo n. 81 del 2008, che resta tuttora la principale disciplina in materia, senza che negli anni precedenti si sia proceduto ad aggiornamenti altrettanto organici o innovativi. Ciò ha lasciato aperte alcune lacune normative e applicative, che oggi questo Governo si propone di colmare con misure concrete, mirate e finanziariamente sostenibili.
Al contrario, questa maggioranza ha incrementato l'attività ispettiva di circa il 60 per cento tra il 2022 e il 2024 grazie al potenziamento delle attività dell'Ispettorato nazionale del lavoro, dell'INAIL e dell'INPS e ha compreso l'importanza del dialogo con le parti sociali e datoriali per rafforzare ulteriormente le misure di prevenzione. Si tratta di una vera e propria rendicontazione dell'impatto dell'azione del Governo sul tema della sicurezza.
È per questo motivo che fin d'ora il nostro impegno sarà quello di vigilare, affinché gli strumenti previsti trovino piena attuazione con risorse adeguate e con un cronoprogramma rigoroso, perché non possiamo lasciare che buone intenzioni restino lettera morta, ma dobbiamo tradurle in sicurezza effettiva nelle fabbriche, nei cantieri, negli uffici e nelle aziende italiane. La nostra maggioranza è chiamata a fare scelte responsabili. Nel sostenere la fiducia al Governo su questo decreto, Forza Italia conferma il proprio impegno per un'Italia più sicura, più giusta e più prospera per tutti i lavoratori italiani .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Caparvi. Ne ha facoltà.
VIRGINIO CAPARVI(LEGA). Presidente, Vice Ministro Bellucci, colleghi, siamo chiamati quest'oggi ad esprimere un voto di fiducia al Governo, il quale interviene nuovamente sul tema del lavoro, e in particolare interviene, per il tramite di un decreto-legge, in uno degli aspetti più importanti, concreti e attuali che riguardano il mondo del lavoro, ovvero quello della sicurezza. Un tema che non dovrebbe conoscere scorciatoie retoriche, o almeno non dovrebbe, né contrapposizioni ideologiche, o almeno non dovrebbe, poiché questo tipo di argomenti riguardano la vita delle persone e la serenità delle famiglie, e definiscono la cifra di civiltà di un Paese, del nostro Paese in questo caso.
I dati sugli infortuni e sulle morti sul lavoro ci ricordano che, pur in un contesto occupazionale in crescita, persistono sacche di rischio inaccettabili, concentrate soprattutto in alcuni settori e in alcune filiere produttive. Nei primi mesi di questo anno c'è un leggero declino, ma qualsiasi numero sarà sempre troppo alto. E se i numeri descrivono e rilevano gli incidenti, di certo non possono raccontare e spiegare il dolore, la rabbia e la disperazione nei quali sprofondano famiglie che perdono un lavoratore nell'esercizio dell'edificazione personale e della propria dignità.
È, quindi, un dovere intervenire, e su questo il Governo ha deciso di intervenire. In risposta a qualche intervento che mi ha preceduto, nessuno è così ingenuo e disonesto intellettualmente da pensare che un decreto possa risolvere definitivamente un problema così annoso e complesso come quello degli infortuni sul lavoro, ma questo non costituisce un presupposto per attingere a piene mani al benaltrismo, che serve alle diatribe di Aula, ma non certo all'obiettivo che dobbiamo perseguire.
Quindi, il decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159, ha un merito: il merito di intervenire non con soluzioni episodiche o emergenziali, bensì con strategia, rafforzando prevenzione, controlli, responsabilità e introducendo il fattore premialità. Otre alle ragioni che ci porteranno, chiaramente, a votare la fiducia a questo Governo e che attengono a una visione più generale dell'operato del Governo, vale la pena soffermarci su questo decreto per analizzarne i punti più salienti, che noi riteniamo assolutamente determinanti.
Primo fra tutti, sicuramente il rafforzamento delle attività di vigilanza. Con l'articolo 4 potenziamo l'Ispettorato nazionale del lavoro e il contingente del Comando dei Carabinieri assegnati al Ministero, eleviamo la capacità dello Stato di essere presente sui luoghi in cui il rischio è più elevato, e negli anni 2026, 2027 e 2028 si prevede l'assunzione a tempo indeterminato di 300 unità di personale per l'Ispettorato e di 100 unità in forza all'organico dell'Arma dei Carabinieri. Non si tratta semplicemente di aumentare dei controlli, ma renderli più mirati, più coordinati e più efficaci, superando una frammentazione che per anni ha indebolito l'azione pubblica.
Un secondo punto decisivo riguarda le attività svolte in regime di appalto e subappalto, un tema che è ricorso molte volte in Commissione lavoro, anche giustamente e legittimamente sollevato dalle opposizioni. L'articolo 3 introduce un principio fondamentale di chiarezza: la sicurezza non può essere spezzettata lungo una filiera. La complessità organizzativa non può diventare un alibi per scaricare le responsabilità sull'ultimo anello della catena.
La complessità organizzativa deve essere disaccoppiata dall'efficacia del controllo e, nell'introdurre delle disposizioni in materia di vigilanza, tessera di riconoscimento del lavoratore e patente a crediti, si dispone che l'Ispettorato nazionale del lavoro controlli in via prioritaria i datori di lavoro che svolgono la propria attività in regime di subappalto. Questa è una cosa che non era stata mai sottolineata così forte, in maniera così chiara, prima di oggi, sia nei cantieri edili in appalto e in subappalto che in altri settori a rischio più elevato.
E viene stabilito l'obbligo per il datore di lavoro di dotare i propri dipendenti di una tessera di riconoscimento con codice univoco anticontraffazione. Vi è l'aumento delle sanzioni da 6.000 a 12.000 euro in caso di mancanza della patente a crediti. Ma il cuore culturale di questo decreto è negli articoli che sono dedicati alla prevenzione, alla formazione, alla premialità di quelle imprese, di quelle realtà lavorative che dimostrano sul campo i risultati delle buone pratiche intraprese.
L'articolo 1 autorizza l'INAIL, a decorrere dal prossimo 1° gennaio, a effettuare la revisione delle aliquote per l'oscillazione in per andamento infortunistico, con esclusione di quelle di quei datori di lavoro che hanno riportato gravi condanne nei 2 anni precedenti. L'articolo 5 rafforza il ruolo dell'INAIL nella promozione della sicurezza, prevedendo investimenti strutturali per progetti di formazione, divulgazione e innovazione tecnologica.
Si investe nella formazione dei lavoratori, dei rappresentanti della sicurezza, degli studenti, dei giovani, nei percorsi di istruzione e formazione, superando l'idea della formazione come mero adempimento formale. Si decreta, dunque, come la sicurezza non sia un costo, piuttosto un investimento produttivo, sociale ed economico. Lo dimostrano i 780 milioni di stanziamento, oltre 600 milioni nei bandi INAIL, anche per rispondere a quei colleghi che definiscono questo decreto privo di fondamento e privo di risorse.
Particolarmente significativo anche il rafforzamento del mondo agricolo: l'articolo 2 potenzia la Rete del lavoro agricolo di qualità, introducendo tra i requisiti l'assenza di violazioni in materia di salute e sicurezza e riservando alle imprese virtuose una quota delle risorse INAIL per investimenti e formazione. Una scelta politica anche questa chiara: premiare chi rispetta le regole e isolare chi sfrutta e mette a rischio la vita dei lavoratori
Il decreto, nell'articolo 15, introduce anche un cambio di paradigma del cosiddetto tracciamento dei mancati infortuni, che è un qualcosa che con la Commissione lavoro abbiamo anche appreso in qualche missione di visita in aziende e che viene applicato da molti anni in grandi aziende, ovvero per quasi ogni incidente che può avvenire in un'azienda si introduce un'occasione di apprendimento organizzativo e di miglioramento continuo. Quindi, la prevenzione proattiva diventa un dato di fatto.
Ovviamente, questo intervento normativo, come dicevo all'inizio, si inserisce in un quadro occupazionale profondamente diverso, e anche questo costituisce il motivo del nostro voto favorevole a questo Governo, fra tanti altri. Un quadro occupazionale profondamente diverso rispetto a quello di qualche anno fa, perché, se i numeri sono positivi e in crescita, questi sì riscontrano direttamente di un'influenza diretta della politica, della maggioranza e di questo Governo.
Se l'Istat certifica ad ottobre un nuovo massimo storico per l'occupazione al 62,7 per cento, tasso mai più alto registrato dal 2004 in avanti, c'è un motivo. Se il numero di occupati si attesta a 24.200.000 unità c'è una ragione: la continua diminuzione della disoccupazione è una ragione e non è una crescita casuale, ma il frutto di scelte politiche precise. Per questo, anche per questo, rinnoveremo la nostra convinta fiducia a questo Governo .
La rinnoveremo perché il Governo ha scelto di rimettere il lavoro al centro, superando l'assistenzialismo improduttivo che abbiamo visto in altre stagioni politiche e quelle ambiguità che per troppo tempo hanno indebolito il mercato del lavoro. La dignità si costruisce con il lavoro vero, regolare, sicuro. Chi non può lavorare va sicuramente accompagnato, ma chi può lavorare va accompagnato in un percorso di dignità e di lavoro, e non parcheggiato ai margini o, peggio ancora, parcheggiato in quel bacino elettorale utile a qualche entità politica dell'opposizione, ma non utile alle persone e certamente non utile al sistema lavoro di questo Paese.
In questo contesto, la sicurezza sul lavoro diventa ancora più centrale, perché più occupazione significa più responsabilità dello Stato, delle imprese, delle istituzioni, delle parti sociali. Non può esserci crescita senza tutela della persona, come non può esserci crescita se non tuteliamo quelle imprese che, prima di chiedere meno regole, chiedono regole chiare per tutti e che vengano rispettate, perché molto spesso la concorrenza sleale si annida anche in tagli criminali alla sicurezza sulla pelle dei lavoratori. Quindi, signor Presidente, andando alla conclusione, il decreto-legge in esame è un provvedimento non simbolico, ma che si innesta in un percorso virtuoso e responsabile. Rafforzare lo Stato nei luoghi di lavoro…
VIRGINIO CAPARVI(LEGA). …investire nella prevenzione e tutelare chi lavora e chi fa impresa nel rispetto della sicurezza . Ringrazio il Ministro Calderone, la Vice Ministra Bellucci, il Sottosegretario Durigon, a cui idealmente diamo un abbraccio in questo momento di dolore personale. Con grande convinzione rinnoviamo la fiducia a questo Governo
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Arturo Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Noi non voteremo la fiducia al Governo. Non la voteremo, innanzitutto, perché non abbiamo avuto neanche lontanamente la possibilità di esaminare questo decreto, che è arrivato alla Camera dei deputati mercoledì scorso e gli emendamenti sono stati votati giovedì. Ormai, siamo dentro un regime di monocameralismo imperfetto ed è una responsabilità enorme che vi state assumendo. Vedete, l'attacco alla Costituzione è complessivo: sta nei toni che, talvolta, vengono utilizzati nei confronti dell'opposizione - nella giornata di oggi abbiamo potuto ascoltare alcune perle da parte della nostra Presidente del Consiglio -, ma sta, soprattutto, in una pratica di svuotamento del lavoro delle Camere e delle Commissioni. Signor Presidente, noi non accetteremo mai di essere dei passacarte del Governo Meloni e non accetteremo mai questa pratica che ha portato a 56 voti di fiducia in questa legislatura. Il record storico.
Ma, accanto a questo record, c'è il record dei decreti-legge, soprattutto dei decreti-legge che sono, sostanzialmente, delle bandierine. Leggiamo il sottotitolo di questo decreto Sicurezza: non c'è un euro, sono soldi che vengono smobilizzati dall'INAIL, che sono risorse dei lavoratori e degli imprenditori. Voi non avete messo una risorsa aggiuntiva, nonostante riconosciate - abbiamo ascoltato gli interventi di tutti - l'emergenza della sicurezza nei luoghi di lavoro. Quando si agisce così, bisognerebbe avere l'umiltà di confrontarsi con le proposte dell'opposizione.
Noi non abbiamo avuto, dall'inizio, un atteggiamento pregiudiziale nei vostri confronti, non abbiamo mai detto che il nostro voto era contrario in partenza, nessuna delle forze dell'opposizione. Abbiamo presentato pochi e selezionati emendamenti. Abbiamo chiesto l'obbligo della formazione in presenza: non mi sembra una proposta particolarmente sovversiva. Abbiamo chiesto maggiori controlli per le aziende che fanno formazione, perché la qualità è fondamentale. Abbiamo chiesto di misurare nei cantieri le presenze di tutti i lavoratori, non soltanto quelli sotto contratto, e dopo dirò perché. Abbiamo chiesto una cosa elementare: che vengano riconosciuti alle coppie di fatto i benefici delle prestazioni dell'INAIL quando un proprio caro, il proprio coniuge, perde la vita Mi sembra una misura di civiltà. Avete detto “no” anche a questo. E poi, abbiamo chiesto che venga riconosciuto il danno biologico, non abbiamo chiesto la luna. Tutti “no”. Non c'era la possibilità di muovere una virgola. Questo accadeva al Senato. Alla Camera, poi, ci siamo trovati di fronte a una seduta notturna singolare, dove, a un certo punto - gliela dico in maniera molto franca -, al trentesimo “no” senza nessuna spiegazione da parte del Governo, abbiamo ritirato i nostri emendamenti e abbiamo detto: vi votate voi il mandato al relatore, non partecipiamo a pantomime.
Perché vede, signor Presidente, i dati purtroppo inchiodano questo Governo. Ascoltavo prima il collega della Lega, che ha fatto un intervento pacato, che rivendicava i dati dell'occupazione. Bisogna andare a vedere dentro quei dati, signor Presidente: cresce la precarietà, crescono i contratti intermittenti. È l'INAIL che dice che sui luoghi di lavoro si muore il doppio se sei precario, se sei intermittente , se lavori con salari bassi.
E vede, a me colpisce molto l'assenza del racconto dei singoli, delle vite, delle biografie di chi muore sui luoghi di lavoro. Prima veniva citato dalla collega del MoVimento 5 Stelle il caso, quello che è andato su tutti i giornali, di quel lavoratore rumeno Octay Stroici, seppellito sotto la Torre dei Conti e del suo compagno di lavoro disperato, Gaetano La Manna. Vede, io ho partecipato venerdì allo sciopero generale della CGIL a Roma, che non era un modo di fare il lungo, perché i lavoratori - ve lo ricordo - se lo pagano lo sciopero , mentre, invece, i Ministri che sbagliano le leggi non hanno nessun tipo di danno da tutto questo. Abbiamo portato una corona di fiori alla Torre dei Conti, dove è morto quell'operaio. È mai possibile, signor Presidente, che una persona debba lavorare su un ponteggio a 66 anni? A 66 anni non si può stare in un cantiere, bisogna stare in pensione. E lo dico nel giorno in cui voi avete presentato un emendamento che è il vero pacco di Natale fatto da Giorgia Meloni ai lavoratori italiani : aumentate l'età pensionabile. L'avevate aumentata già prima, rispetto all'aspettativa di vita, di 3 mesi, ora è di 6 mesi. Poi, lo scandalo, lo schiaffo a una generazione che ha fatto sacrifici per riscattare la laurea e gli dite che quel riscatto della laurea non serve più ai fini contributivi: 2 anni e mezzo in meno.
Ma come pensate di governare un Paese così, senza neanche confrontarvi con le parti sociali? Pensate, davvero, che con questi furti di Stato potrete convincere ancora i lavoratori che siete affidabili? Avete messo in campo un'iniziativa inaccettabile, e su questo terreno la nostra opposizione sarà durissima. Perché, vede, che cosa diremo a quei giovani, a quei meno giovani che hanno pagato, che il patto con lo Stato non serve a nulla? Ma non eravate voi che avevate fatto la campagna elettorale per abolire la legge Fornero e, invece, l'avete peggiorata ? Basta arroganza, Presidente. Vogliamo risposte vere, alcune le abbiamo ottenute: è di oggi la notizia che, finalmente, il relatore in Commissione attività produttive ha ritirato quel pezzo della legge sulle piccole e medie imprese che assolveva completamente le aziende committenti della filiera della moda rispetto agli appalti e subappalti.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). È una vittoria dell'opposizione, del sindacato e, persino, di Confindustria . Basta pagare un paio di scarpe 400 euro e avere gli operai, lungo la catena dei subappalti, pagati 2-3 euro l'ora: c'è qualcosa che non va .
Vede, ho ascoltato alcune frasi durante una manifestazione del partito di Fratelli d'Italia. Prima il capogruppo di Fratelli d'Italia diceva: non abbiamo visto arrivare Elly Schlein. La Meloni ha citato Nanni Moretti e ha detto: “Mi si nota di più se vengo e me sto in disparte o se non vengo per niente?”. Citazione molto bella, di un grande film, . Io le cito, di nuovo, Moretti e dico: caro Governo Meloni, “la messa è finita” , perché il Paese reale si sta svegliando, si sta svegliando a fronte di un carrello della spesa sempre più vuoto…
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). … il 25 per cento, e si sta svegliando rispetto a un diritto fondamentale. Vedete, avete avuto un ceffone dalla Corte costituzionale, ieri, sul salario minimo.
Ci avete fatto perdere tempo, riapriamo quella discussione, anziché sabotare le leggi buone dell'opposizione
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Volpi. Ne ha facoltà.
ANDREA VOLPI(FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Vice Ministro Bellucci, oggi siamo chiamati ad esprimere il voto di fiducia sulla conversione in legge di un decreto che reca misure per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e riguarda anche la Protezione civile. È un testo atteso, è un testo di fondamentale importanza per dare risposte concrete a tutti i lavoratori che hanno il diritto di prestare la propria opera in sicurezza e di avere la certezza di tornare a casa sani e salvi. È un paradigma che esce dalla logica di contrapporre lo Stato al datore di lavoro e che, come già avvenuto sull'approvazione della legge sulla partecipazione dei lavoratori agli utili di impresa, avvicina lo Stato all'impresa e l'impresa ai lavoratori. Tale decreto aggiorna il decreto legislativo n. 81 del 2008 e segna, in modo netto, la discontinuità con il non fare dei Governi che hanno preceduto quello guidato da Giorgia Meloni.
Il testo interviene in un'ottica di modernizzazione sull'ecosistema della salute e della sicurezza e si concentra su cinque aspetti. Si introduce la definizione di un meccanismo premiante o penalizzante in base al reale rischio di impresa; in sostanza, chi rispetta le regole viene premiato e chi le calpesta non può godere degli sconti pagati sulla pelle dei lavoratori. Tale criterio si applicherà anche alla Rete del lavoro agricolo, premiando la qualità e le imprese virtuose. Vi è la ricerca di una maggiore trasparenza all'interno della filiera degli appalti attraverso controlli mirati, con una tessera dotata di un codice univoco anticontraffazione, che apre un percorso verso la tracciabilità della manodopera, e si rafforza la patente a punti, attraverso l'inasprimento delle sanzioni. Si investe su una formazione più puntuale, congrua, continua e controllabile, per la quale sono stati stanziati 35 milioni di euro dal 2026. Vi è il potenziamento dei controlli e della vigilanza, con un investimento per ulteriori 300 nuovi funzionari che condurranno le ispezioni nel triennio 2026-2028. Poi misure che riguardano la sorveglianza sanitaria, i percorsi scuola-lavoro e i lavoratori fragili.
In materia di Protezione civile e volontariato si interviene un nuovo articolo per definire, con chiarezza, chi rientra tra le organizzazioni di volontariato di Protezione civile, chiarendo finalmente il tema delle responsabilità e considerando le stesse in capo ai sindaci, che rivestono anche il ruolo di rappresentanti legali di organizzazioni di volontariato.
Questo, Presidente, è il primo provvedimento concreto negli ultimi 17 anni e, avendo il privilegio di parlare per ultimo, dopo aver ascoltato anche i miei colleghi, soprattutto quelli di opposizione, vorrei segnalare che, nei cinque anni che hanno preceduto questa legislatura, nulla è stato prodotto a sostegno dei lavoratori e nulla è stato prodotto a sostegno della sicurezza degli stessi.
Nella discussione generale di lunedì ho sentito elencare, in maniera solenne, dall'esponente del MoVimento 5 Stelle tutti i nomi dei morti sul lavoro del 2025. Una citazione che, prodotta in quest'Aula, ha reso onore a queste vittime. Poi, però, nello stesso intervento ho sentito dire che, in tema di subappalti, questa maggioranza fa da palo alle stragi e che vi è un problema di coscienza e di morale.
Allora, Presidente, ritengo sia il caso di rispedire al mittente queste accuse, perché negli anni in cui le forze di opposizione - soprattutto il MoVimento 5 Stelle - hanno governato, non hanno prodotto provvedimenti in materia di sicurezza e la morale da questi noi non ce la facciamo fare . Nel Governo “Conte 1”, infatti, non risultano provvedimenti specifici, non risultano coperture economiche al riguardo. Stessa cosa nel Governo “Conte 2”, in cui risultano agli atti solamente aggiornamenti normativi dovuti al COVID e null'altro. Quindi, niente di più. In sintesi, nessun decreto approvato, nessuna risorsa messa a disposizione della sicurezza sul lavoro.
In tre anni, invece, il Governo Meloni ha tracciato un percorso chiaro ed evidente a tutti quanti, un percorso che inizia nel 2023, quando emerge la chiara volontà dell'azione di Governo di mettere tra le proprie priorità la sicurezza sul lavoro. Nel 2023 viene introdotta la patente a punti e vengono previste nuove assunzioni di ispettori per aumentare i controlli nei cantieri, interventi, questi, solamente istruttori, preparatori e connessi al decreto che oggi stiamo discutendo. Nel 2024, con il decreto-legge collegato a lavoro e sicurezza, si estendono le tutele assicurative per studenti e personale scolastico in alternanza e, nel 2025, vi è uno stanziamento poderoso di risorse per la sicurezza sul lavoro, per un totale di 1,3 miliardi di euro destinati a incentivare le imprese virtuose, per la formazione, per la digitalizzazione e per rafforzare la cultura della prevenzione. Infine, sempre nel 2025, con il decreto in oggetto si interviene per aggiornare e potenziare il decreto legislativo n. 81 del 2008. Il percorso triennale è confermato anche dai numeri a nostra disposizione, tanto che nei primi otto mesi del 2025 i dati ci dicono che gli infortuni e i morti sul lavoro sono in diminuzione.
Questo decreto, Presidente, è frutto di un percorso partecipato che il Governo ha intrapreso ascoltando e collaborando con le organizzazioni sindacali, con le associazioni datoriali, raggiungendo risultati pratici come l'aggiornamento delle regole sui subappalti e sulla sicurezza, e la consapevolezza di incardinare in una norma la trasformazione sempre più veloce dei sistemi produttivi. Tale risultato è stato salutato con favore dalla maggioranza delle parti sociali, le quali, in molte forme, hanno espresso un gradimento generale sull'intero provvedimento.
Nel periodo di totale immobilismo dei Governi precedenti ci si aspettava maggiore magari da parte di sindacati come la CGIL che, a quel tempo, non protestava, non proclamava scioperi, anzi proseguiva un lungo letargo allontanandosi sempre di più dalle fabbriche, dai lavoratori e dai loro problemi. Al capo dell'opposizione Landini noi comunque rivolgiamo i nostri complimenti per essere riuscito a fare qualcosa che né al Governo né all'opposizione - il Campo largo - è riuscito a fare. Mi riferisco, Presidente, alla settimana corta: proclamando uno sciopero ogni santo venerdì della settimana, si può dire che questo obiettivo , da parte della sinistra, è riuscito.
Presidente, negli ultimi tre anni l'Istat - e non il dipartimento studi di Fratelli d'Italia - ha scandito ogni mese i numeri dell'occupazione. L'Istat registra un record nel numero delle assunzioni, un record nel calo della disoccupazione, un record per l'occupazione stabile, per i giovani, per le donne e, soprattutto, per i lavoratori del Sud Italia. Ciò avviene grazie a politiche attive di incentivi che hanno soppiantato norme e forme di intervento di natura assistenziale rivelatesi assolutamente fallimentari e che non hanno mai sfiorato o indotto a dibattiti produttivi sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, anche perché di lavoro non si trattava.
Sono evidentemente questi fastidiosi ma inconfutabili dati a produrre la reazione scomposta deldella CGIL, che scende in piazza in ogni occasione, esasperando i toni, boicottando la Nazione, proclamando scioperi in favore della Palestina o, addirittura, abbandonando i lavoratori nella firma di contratti importanti quali quelli del comparto scuola e della pubblica amministrazione.
Con questo insieme di norme si è compiuto un passo importante e necessario verso una nuova stagione di cultura della sicurezza per un'azione più moderna, per una sicurezza digitale, integrata ed efficace. L'azione di questo Governo, Presidente, appare chiara e inequivocabile e oggi si determina, ancora una volta, con la volontà di un approccio concreto e mai ideologico.
Dispiace ascoltare, Presidente, alcuni esponenti, anche del Partito Democratico, che negli ultimi anni non si sono distinti in produzione legislativa, condannare addirittura le aziende pubbliche parlando di capitalismo di Stato e così facendo, solamente nel loro interesse, appare quanto è stato importante per loro stare al Governo a tutti i costi e con chiunque, solo per le poltrone, per le nomine e non per l'interesse dei lavoratori.
Vorrei rispondere, tramite lei, all'onorevole Scotto, Presidente, che prendeva le difese della sua segreteria di partito, affermando, con citazione morettiana, che, dopo il discorso della Premier ad Atreju, la messa è finita. Mi permetto di aggiungere, Presidente, visti i record registrati sull'occupazione e sul lavoro: e allora andate in pace . Per tutti questi motivi, Presidente, il gruppo di Fratelli d'Italia voterà la fiducia al Governo .
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.
Poiché in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo è stato convenuto che la votazione per appello nominale abbia luogo a partire dalle ore 18,40, sospendo brevemente la seduta per cinque minuti. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione sulla questione di fiducia.
Indico la votazione per appello nominale sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Ricordo che l'estrazione a sorte del nome del deputato dal quale la chiama avrà inizio è stata già effettuata dalla Presidenza nella seduta di ieri, martedì 16 dicembre.
La chiama avrà quindi inizio dal deputato Virginio Caparvi.
Invito i deputati Segretari a procedere alla chiama.
(Segue la chiama).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia:
Presenti: ……………….… 302
Votanti: …………….….… 298
Astenuti: …………………… 4
Maggioranza: ……….….... 150
Hanno risposto : ….……. 194
Hanno risposto : ….…… 104
La Camera approva.
Si intendono così precluse tutte le proposte emendative presentate.
sì:
Albano Lucia
Almici Cristina
Ambrosi Alessia
Amich Enzo
Amorese Alessandro
Andreuzza Giorgia
Antoniozzi Alfredo
Arruzzolo Giovanni
Bagnasco Roberto
Baldelli Antonio
Barabotti Andrea
Barelli Paolo
Battilocchio Alessandro
Bellomo Davide
Bellucci Maria Teresa
Benigni Stefano
Benvenuti Gostoli Stefano Maria
Benvenuto Alessandro Manuel
Bergamini Davide
Bicchielli Pino
Bignami Galeazzo
Billi Simone
Bisa Ingrid
Bof Gianangelo
Bordonali Simona
Boscaini Maria Paola
Bruzzone Francesco
Buonguerrieri Alice
Caiata Salvatore
Calderone Tommaso Antonino
Calovini Giangiacomo
Candiani Stefano
Cangiano Gerolamo
Cannizzaro Francesco
Caparvi Virginio
Cappellacci Ugo
Caramanna Gianluca
Caretta Maria Cristina
Carloni Mirco
Carra' Anastasio
Casasco Maurizio
Castiglione Giuseppe
Cattoi Vanessa
Cavandoli Laura
Cavo Ilaria
Cecchetti Fabrizio
Cerreto Marco
Cesa Lorenzo
Chiesa Paola Maria
Ciaburro Monica
Ciancitto Francesco Maria Salvatore
Ciocchetti Luciano
Cirielli Edmondo
Coin Dimitri
Colombo Beatriz
Colosimo Chiara
Colucci Alessandro
Comaroli Silvana Andreina
Comba Fabrizio
Congedo Saverio
Coppo Marcello
Cortelazzo Piergiorgio
Costa Enrico
Dara Andrea
D'Attis Mauro
De Bertoldi Andrea
De Corato Riccardo
De Monte Isabella
De Palma Vito
Deidda Salvatore
Delmastro Delle Vedove Andrea
Di Giuseppe Andrea
Di Maggio Grazia
Di Mattina Salvatore Marcello
Dondi Daniela
Donzelli Giovanni
Ferrante Tullio
Ferro Wanda
Filini Francesco
Formentini Paolo
Frassinetti Paola
Frassini Rebecca
Frijia Maria Grazia
Furgiuele Domenico
Gabellone Antonio Maria
Gatta Giandiego
Gemmato Marcello
Gentile Andrea
Giaccone Andrea
Giagoni Dario
Giglio Vigna Alessandro
Giordano Antonio
Giorgianni Carmen Letizia
Giovine Silvio
Gori Irene
Gruppioni Naike
Iaia Dario
Kelany Sara
La Salandra Giandonato
Lampis Gianni
Lancellotta Elisabetta Christiana
Latini Giorgia
Leo Maurizio
Loizzo Simona
Longi Eliana
Loperfido Emanuele
Lovecchio Giorgio
Lucaselli Ylenja
Lupi Maurizio
Maccanti Elena
Maerna Novo Umberto
Maiorano Giovanni
Malagola Lorenzo
Malaguti Mauro
Mantovani Lucrezia Maria Benedetta
Marchetti Riccardo Augusto
Marchetto Aliprandi Marina
Marrocco Patrizia
Mascaretti Andrea
Maschio Ciro
Matera Mariangela
Matone Simonetta
Matteoni Nicole
Mattia Aldo
Maullu Stefano Giovanni
Mazzetti Erica
Mazzi Gianmarco
Michelotti Francesco
Miele Giovanna
Minardo Antonino
Molinari Riccardo
Montaruli Augusta
Montemagni Elisa
Morgante Maddalena
Morrone Jacopo
Mura Francesco
Nevi Raffaele
Nisini Tiziana
Orsini Andrea
Osnato Marco
Ottaviani Nicola
Padovani Marco
Pagano Nazario
Palombi Alessandro
Panizzut Massimiliano
Patriarca Annarita
Pellicini Andrea
Pierro Attilio
Pietrella Fabio
Pisano Calogero
Pittalis Pietro
Polidori Catia
Polo Barbara
Pozzolo Emanuele
Prisco Emanuele
Pulciani Paolo
Raimondo Carmine Fabio
Ravetto Laura
Rixi Edoardo
Rizzetto Walter
Roccella Eugenia
Romano Francesco Saverio
Roscani Fabio
Rossello Cristina
Rossi Angelo
Rosso Matteo
Rotelli Mauro
Rubano Francesco Maria
Ruspandini Massimo
Russo Gaetana
Russo Paolo Emilio
Saccani Jotti Gloria
Sala Fabrizio
Sbardella Luca
Schiano Di Visconti Michele
Schifone Marta
Semenzato Martina
Silvestri Rachele
Squeri Luca
Tenerini Chiara
Testa Guerino
Toccalini Luca
Trancassini Paolo
Tremaglia Andrea
Urzi' Alessandro
Varchi Maria Carolina
Vietri Imma
Vinci Gianluca
Volpi Andrea
Ziello Edoardo
Zinzi Gianpiero
Zoffili Eugenio
Zucconi Riccardo
Zurzolo Immacolata
no:
Alifano Enrica
Amato Gaetano
Amendola Vincenzo
Auriemma Carmela
Bakkali Ouidad
Baldino Vittoria
Barbagallo Anthony Emanuele
Barzotti Valentina
Benzoni Fabrizio
Berruto Mauro
Boldrini Laura
Bonafe' Simona
Bonelli Angelo
Bonetti Elena
Borrelli Francesco Emilio
Bruno Raffaele
Cafiero De Raho Federico
Cappelletti Enrico
Caramiello Alessandro
Care' Nicola
Carmina Ida
Carotenuto Dario
Caso Antonio
Casu Andrea
Cherchi Susanna
Ciani Paolo
Colucci Alfonso
D'Alessio Antonio
De Luca Piero
De Maria Andrea
Del Barba Mauro
Dell'Olio Gianmauro
Di Biase Michela
Di Lauro Carmen
Di Sanzo Christian Diego
Donno Leonardo
Dori Devis
D'Orso Valentina
Fassino Piero
Fede Giorgio
Ferrari Sara
Filippin Rosanna
Forattini Antonella
Fornaro Federico
Fratoianni Nicola
Gianassi Federico
Girelli Gian Antonio
Giuliano Carla
Graziano Stefano
Gribaudo Chiara
Grimaldi Marco
Gubitosa Michele
Guerini Lorenzo
Guerra Maria Cecilia
Iacono Giovanna
Iaria Antonino
Lacarra Marco
Lai Silvio
Lomuti Arnaldo
Malavasi Ilenia
Manzi Irene
Marattin Luigi
Mari Francesco
Marino Maria Stefania
Merola Virginio
Morassut Roberto
Morfino Daniela
Orfini Matteo
Orrico Anna Laura
Pagano Ubaldo
Pandolfo Alberto
Pavanelli Emma
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido
Penza Pasqualino
Perantoni Mario
Piccolotti Elisabetta
Porta Fabio
Prestipino Patrizia
Provenzano Giuseppe
Quartini Andrea
Raffa Angela
Ricciardi Toni
Richetti Matteo
Roggiani Silvia
Romeo Nadia
Ruffino Daniela
Santillo Agostino
Sarracino Marco
Scarpa Rachele
Scerra Filippo
Scotto Arturo
Serracchiani Debora
Silvestri Francesco
Simiani Marco
Soumahoro Aboubakar
Speranza Roberto
Stumpo Nicola
Tabacci Bruno
Torto Daniela
Traversi Roberto
Tucci Riccardo
Vaccari Stefano
Zanella Luana
Zaratti Filiberto
:
Gebhard Renate
Manes Franco
Schullian Manfred
Steger Dieter
:
Ascani Anna
Bagnai Alberto
Battistoni Francesco
Bergamini Deborah
Bitonci Massimo
Boschi Maria Elena
Braga Chiara
Brambilla Michela Vittoria
Caroppo Andrea
Centemero Giulio
Costa Sergio
Della Vedova Benedetto
Foti Tommaso
Freni Federico
Gardini Elisabetta
Giachetti Roberto
Giorgetti Giancarlo
Grippo Valentina
Gusmeroli Alberto Luigi
Lollobrigida Francesco
Maccari Carlo
Magi Riccardo
Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo
Meloni Giorgia
Mollicone Federico
Molteni Nicola
Nordio Carlo
Onori Federica
Pellegrini Marco
Pichetto Fratin Gilberto
Pizzimenti Graziano
Rampelli Fabio
Ricciardi Riccardo
Rosato Ettore
Siracusano Matilde
Sportiello Gilda
Tajani Antonio
Tremonti Giulio
PRESIDENTE. Comunico che, in data 17 dicembre 2025, il Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus SARS-CoV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l'emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2 la deputata Chiara Braga, in sostituzione della deputata Simona Bonafe', dimissionaria.
PRESIDENTE. Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
MARIA TERESA BELLUCCI,. Grazie, Presidente.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/1 Soumahoro, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno, premettendo: “a valutare l'opportunità di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/2 Fossi, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a garantire la realizzazione degli interventi necessari a tutela della popolazione dei territori alluvionati della Toscana, con la dichiarazione dello stato di ricostruzione di rilievo nazionale e l'accesso ai fondi a tali fini stanziati ai sensi dell'articolo 1, commi da 644 a 646, della legge di bilancio 30 dicembre 2024, n. 207”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/3 Marino, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/4 Furgiuele, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno, premettendo: “a valutare l'opportunità di”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/5 Almici, il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/6 Ferrari, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a continuare il confronto con le organizzazioni sindacali di datori di lavoro e dei lavoratori al fine di definire l'estensione del meccanismo di certificazione della sicurezza delle imprese anche per i settori diversi dall'edilizia”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/7 Guerra, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di adottare ulteriori misure volte a disincentivare la diffusione dell'illegalità anche nella filiera della moda”.
L'ordine del giorno n. 9/2736/8 Scotto, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/9 Sarracino, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di adottare, per quanto di competenza, ulteriori misure volte ad integrare e potenziare la disciplina della tessera di riconoscimento nei cantieri in regime di appalto e subappalto”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/10 Casu, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di adottare ulteriori misure volte a consentire il potenziamento delle attività ispettive dell'Ispettorato nazionale del lavoro e degli altri enti preposti alla vigilanza in materia di lavoro, anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie disponibili”. Sull'ordine del giorno n. 9/2736/11 Laus il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/12 Stumpo, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di accompagnare le misure recate dall'articolo 14- del provvedimento in esame, per quanto di competenza, con ulteriori iniziative a favore dei lavoratori svantaggiati e con disabilità”. Sull'ordine del giorno n. 9/2736/13 Gribaudo il parere è contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2736/14 Ghio è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2736/15 Mari, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di garantire l'applicazione omogenea della vigilanza e dei controlli degli enti preposti, anche attraverso l'interoperabilità delle banche dati degli enti preposti ai controlli”. Sull'ordine del giorno n. 9/2736/16 Fratoianni il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/17 Borrelli, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a dare attuazione ai percorsi formativi in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro già previsti nell'ambito dell'insegnamento trasversale dell'educazione civica, di cui alla legge 20 agosto 2019, n. 92, come modificata dalla legge n. 21 del 2025”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/18 Piccolotti il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2736/19 Bonelli, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “ad accompagnare le misure recate dall'articolo 8 del provvedimento in esame con l'adozione di ulteriori iniziative normative volte ad incrementare le risorse del Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2736/20 Ghirra, n. 9/2736/21 Dori e n. 9/2736/22 Grimaldi il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2736/23 Zanella, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di introdurre l'obbligo di valutazione delle molestie e violenza sul lavoro, nel rispetto delle indicazioni di cui all'articolo 6, comma 8, del decreto legislativo n. 81 del 2008, con decorrenza dello stesso dall'elaborazione delle indicazioni ivi previste”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/24 Zaratti, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare la possibilità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di continuare l'azione di potenziamento dell'organico INAIL”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/25 Tenerini il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, ad adottare le misure di seguito evidenziate (…)” e poi continua come scritto dall'estensore dell'ordine del giorno. Sugli ordini del giorno n. 9/2736/26 Pastorino, n. 9/2736/27 Tucci, n. 9/2736/28 Pellegrini, n. 9/2736/29 Lomuti e n. 9/2736/30 Quartini il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/31 Marianna Ricciardi, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione: “impegna il Governo a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di accompagnare l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative volte ad istituire un Fondo per far fronte alle integrazioni salariali per le sospensioni o riduzioni dell'attività lavorativa, necessarie per fronteggiare eccezionali situazioni climatiche, comprese quelle relative a straordinarie ondate di calore”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2736/32 Perantoni, n. 9/2736/33 Sergio Costa, n. 9/2736/34 Caramiello, n. 9/2736/35 Cherchi, n. 9/2736/36 Alifano, n. 9/2736/37 Aiello, n. 9/2736/38 Cappelletti, n. 9/2736/39 Scerra e n. 9/2736/40 Amato il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/41 Francesco Silvestri, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare la possibilità di continuare ad accompagnare l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative volte a incrementare le assunzioni da destinare alle attività ispettive”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2736/42 Giuliano, n. 9/2736/43 Barzotti, n. 9/2736/44 Carmina e n. 9/2736/45 Di Lauro il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2736/46 Caso, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “ a vigilare sull'attuazione della normativa vigente, peraltro rafforzata con il decreto-legge n. 48 del 2023, che già prevede l'obbligatorietà del possesso dell'attestato di conformità in materia di sicurezza e salute dei luoghi di lavoro dell'Ispettorato nazionale del lavoro e della certificazione UNI ai fini della sottoscrizione della convenzione quale impresa ospitante dei percorsi di formazione lavoro”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2736/47 Orrico e n. 9/2736/48 Donno il parere è contrario. L'ordine del giorno n. 9/2736/49 Sportiello, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione. L'ordine del giorno n. 9/2736/50 Iaria, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione. Sugli ordini del giorno n. 9/2736/51 Santillo e n. 9/2736/52 Carotenuto il parere è contrario.
L'ordine del giorno n. 9/2736/53 Ilaria Fontana, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/54 L'Abbate il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno, premettendo: “a valutare la possibilità di continuare (…)” e poi prosegue invariato. Sull'ordine del giorno n. 9/2736/55 Auriemma il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2736/56 Morfino, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “ad accompagnare l'attuazione delle misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative, anche normative, volte a rafforzare ulteriormente la tutela per gli studenti e le studentesse”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2736/57 Faraone il parere è favorevole. L'ordine del giorno n. 9/2736/58 Boschi è accolto come raccomandazione. L'ordine del giorno n. 9/2736/59 Del Barba, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione. L'ordine del giorno n. 9/2736/60 Manzi è accolto come raccomandazione. L'ordine del giorno n. 9/2736/61 Orfini, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione.
PRESIDENTE. Vice Ministra, la ringrazio davvero per la sua precisione. Colleghi, a questo punto, secondo le intese intercorse tra i gruppi, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 21. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa notturna della seduta sono complessivamente 90, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Molinari. Ne ha facoltà.
RICCARDO MOLINARI(LEGA). Grazie, Presidente. Visto che al Senato sta iniziando la discussione sulla legge di bilancio, noi vorremmo chiedere un'informativa al Ministro Nordio per avere un'informazione su quale sia stato il costo del processo Open Arms a carico di Matteo Salvini visto e considerato che la Cassazione, oggi, ha assolto definitivamente il Ministro Salvini dopo anni di processo “Matteo, Matteo”, respingendo il ricorso della procura di Palermo e affermando quello che era abbastanza evidente a tutti, cioè il fatto che una condotta politica, figlia di provvedimenti di legge approvati dal Parlamento e di un mandato parlamentare votato dai cittadini, non può costituire reato, ma può costituire termini su cui dibattere politicamente.
Vogliamo sapere il costo di questo processo, perché siamo fortemente consapevoli del fatto che questo processo non avrebbe mai dovuto iniziare, perché, se il Parlamento avesse operato come deve operare, non avrebbe dovuto dare l'autorizzazione a procedere per quel processo . Perché qualcuno ha scelto, per contrastare una condotta politica, legittimamente, contrastare la nostra scelta di bloccare l'immigrazione clandestina, di portare il dibattito da quest'Aula alle aule di tribunale.
Noi non pensiamo che questo sia il modo di svolgere il dibattito politico e di svolgere al meglio il mandato parlamentare, che è dato soltanto dal voto dei cittadini e dalle indicazioni del popolo. Il popolo ci ha votato per fermare l'immigrazione clandestina. Matteo Salvini l'ha fatto ed oggi è stato riconosciuto che rispettare la volontà popolare non è reato, ma è legittimo esercizio della democrazia
PRESIDENTE. Prendiamo atto della sua richiesta che, come di consueto, sarà girata al Presidente del Consiglio e al Ministro per i Rapporti con il Parlamento.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2736: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 ottobre 25, n. 159, recante misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile.
Ricordo che, prima della sospensione della seduta, la rappresentante del Governo ha espresso il parere sugli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/1 Soumahoro: onorevole Soumahoro, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/2 Fossi: onorevole Fossi, accetta la riformulazione? No.
Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/2 Fossi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Sottoscrive l'ordine del giorno n. 9/2736/2 Fossi il deputato Quartini.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/3 Marino: onorevole Marino, accetta la riformulazione? No.
Passiamo, dunque, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/3 Marino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/4 Furgiuele: onorevole Furgiuele, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/5 Almici: il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/6 Ferrari.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Chiederei di risentire la riformulazione, perché mi è rimasto un dubbio, se possibile.
PRESIDENTE. Vice Ministra Bellucci, per cortesia, siamo all'ordine del giorno n. 9/2736/6 Ferrari. Colleghi, silenzio, per favore. Prego.
MARIA TERESA BELLUCCI,. Grazie, Presidente. Sull'ordine del giorno n. 9/2736/6 Ferrari, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a continuare il confronto con le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori, al fine di definire l'estensione del meccanismo di certificazione della sicurezza delle imprese, anche per i settori diversi dall'edilizia”.
PRESIDENTE. Onorevole Ferrari?
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ringrazio di averlo riletto, perché mi si è sciolto il dubbio: avevo capito bene. La riformulazione di quest'ordine del giorno, sostanzialmente, ripresenta quella che è la vostra posizione, cioè si negozia e si fanno trattative con i sindacati pirata e con i sindacati gialli perché, di fatto, nel condividere questa proposta che facciamo di estendere, di allargare, la qualificazione della sicurezza delle imprese a settori ulteriori oltre a quello dell'edilizia, voi ci state, però intendete farlo con qualsiasi sindacato e qualsiasi organizzazione sindacale dei datori di lavoro, dei lavoratori e delle lavoratrici, definendo insieme questo cronoprogramma.
È lo stesso identico comportamento che avete assunto quando avete reso vana la nostra proposta sul salario minimo e avete fatto quell'assurda delega al Governo, togliendo la possibilità di interloquire con quelli che sono, invece, i sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale. “Comparativamente più rappresentativi” vuol dire che sono quelli che rappresentano il maggior numero di lavoratrici e lavoratori, che non è quello che voi volete, ma continuate a insistere in questa vostra proposta di riconoscere e continuare a legittimare questa estensione, questa moltiplicazione dei sindacati pirata. Quindi, non posso assolutamente accettare questa riformulazione .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/6 Ferrari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/7 Guerra.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo brevemente. Non accettiamo la riformulazione, e sa perché? Perché, alle 19 di questa sera, ci è stato comunicato che per il decreto PMI, anzi, mi scusi, per il disegno di legge PMI, che è in discussione in questo momento in Commissione attività produttive, sono stati stralciati, su proposta del relatore, dall'articolo 26 all'articolo 30.
Che cosa c'era scritto in quegli articoli? Che l'azienda committente lungo la filiera della moda non aveva alcuna responsabilità rispetto a quello che accadeva lungo la filiera, nel subappalto e nell'appalto. Questo aveva suscitato un giudizio universalmente negativo di CGIL, CISL e UIL e persino di Confindustria.
Cosa accade ieri in Commissione attività produttive? Nonostante la richiesta dell'opposizione di dire rinviate, cambiate, ci viene detto: no, va bene così com'è, presentate al massimo un ordine del giorno. Noi presentiamo l'ordine del giorno, lo facciamo nel primo provvedimento utile, il decreto Sicurezza.
Poi, che succede oggi, alle 19? Fanno l'emendamento soppressivo. Quindi, non ci sarà più quel tipo di intervento. Gliela sintetizzo in due parole: la Tod's vende le scarpe a 400 euro, ma gli operai che lavorano per fare quelle scarpe lungo la catena del subappalto vengono pagati 2/3 euro l'ora. Con il provvedimento che avevate fatto, la Tod's non era responsabile lungo la catena del subappalto.
Ora che siete tornati indietro non vi siete sincronizzati, perché attraverso questa riformulazione dell'ordine del giorno, che chiedeva esattamente la rimozione di quel provvedimento, dite: si vedrà, rispetto ai vincoli di bilancio, di adottare ulteriori misure. Cambiate il parere. Visto che persino voi vi siete convinti che quel tipo di proposta di legge che avevate fatto non va bene, date parere favorevole e non riformulate nulla .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Per il suo tramite, mi rivolgo alla rappresentante del Governo, Vice Ministro Bellucci. Credo che, anche per le cose che poc'anzi ha esposto il collega Scotto, questo sia uno dei casi in cui l'accantonamento possa essere la soluzione migliore. Passerà la notte e approfondite, perché, effettivamente, bocciare un ordine del giorno, avendo stralciato l'emendamento relativo, mi sembra una contraddizione talmente evidente che, almeno, merita un approfondimento nella notte. Magari può anche aiutare a portare consiglio, come diceva un vecchio saggio.
PRESIDENTE. Chiedo, allora, al Governo, Vice Ministro Bellucci, se intenda intervenire o se andiamo avanti, non accogliendo la richiesta di accantonamento. Vogliamo intervenire adesso? Altrimenti lo facciamo dopo, come vuole. Se vuole prendersi 5/10 minuti, intanto facciamo gli altri. Come preferisce. Andiamo avanti. Allora, facciamo così: intanto lo accantoniamo, così vediamo se riusciamo. L'onorevole Carotenuto lo sottoscrive.
Allora, colleghi, passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/8 Scotto, accolto come raccomandazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Non posso accettare questa raccomandazione per due motivi, anche qui. Talvolta la realtà supera l'immaginazione. Che cosa dice quest'ordine del giorno? Anche alla luce di qualcosa che credo condividano tutti i colleghi, nessuno dovrebbe lavorare su un ponteggio, se ha più di 60 anni. Guardiamo l'ultimo incidente, quello più clamoroso sul lavoro, alla Torre dei Conti, di cui abbiamo parlato oggi sulla fiducia: un operaio, di origine rumena, morto a 66 anni sul cantiere. Quello lì, quel signore lì, quella persona lì, quel caduto sul lavoro lì non doveva stare su quel ponteggio. Dovrebbe stare in pensione. Voi non soltanto dite che è una raccomandazione, ma, nel frattempo, nella giornata di ieri, di soppiatto, fate un maxiemendamento dove allungate l'età pensionabile, ritardate la possibilità di andare in pensione anticipata e, addirittura, dal punto di vista della laurea, riducete la possibilità di incidere ai fini pensionistici del riscatto della laurea. Vi siete presentati come quelli che volevano abolire la legge Fornero; manderete gli italiani in pensione a 70 anni. Non possiamo accettare una raccomandazione su una cosa del genere, perché non ci fidiamo di voi .
PRESIDENTE. Sottoscrive l'onorevole Carotenuto. L'ordine del giorno n. 9/2736/8 Scotto è sottoscritto dall'intero gruppo MoVimento 5 Stelle. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/8 Scotto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Colleghi, passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/9 Sarracino. Accettate la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/9 Sarracino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/10 Casu. Onorevole Casu, accetta la riformulazione del Governo? Sì, la accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/11 Laus, con il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/11 Laus, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/12 Stumpo. Onorevole Stumpo, accetta la riformulazione del Governo? Sì, la accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/13 Gribaudo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/13 Gribaudo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/14 Ghio. Onorevole Ghio, accetta la raccomandazione? No. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bakkali. Ne ha facoltà.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Su quest'ordine del giorno non possiamo accettare, dopo 3 anni, l'ennesima raccomandazione. Sono 3 anni che vi raccomandate da soli su una questione che riguarda i lavoratori portuali, lavoratori che sono - come dovrebbe essere - al centro di questo provvedimento, lavoratori che fanno parte, in maniera drammatica, dei dati sulle morti…
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Bakkali.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). …sul lavoro…
PRESIDENTE. Scusi un attimo. Colleghi, abbiamo 40 minuti di lavori. Vi prego, facciamo in modo che siano silenziosi, attenti e ordinati. Quindi vi prego di aiutarmi nella conduzione dei lavori. Prego, onorevole Bakkali.
OUIDAD BAKKALI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Porto via davvero pochi minuti per dire questo. Morti, incidenti, tema delle malattie professionali, l'aumento dell'età media dei lavoratori: l'ambito portuale è un ambito delicato. Sono 3 anni che, in ogni provvedimento utile, vi chiediamo di fare due cose: attivare il fondo per il prepensionamento per i lavoratori e considerare questo ambito lavorativo come ambito usurante.
Siamo alla vigilia - questo ci avete detto - di una riforma portuale. Ecco, occupatevi di chi questa portualità, disseminata nel nostro Paese, la porta avanti: sono i lavoratori e le lavoratrici della portualità. Prendetevene cura. Devono essere riconosciuti come lavoratori in ambito usurante e devono essere tutelati da un fondo che vi chiediamo da ormai 3 anni.
PRESIDENTE. Chiedo alla rappresentante del Governo il parere rispetto alla richiesta dell'onorevole Bakkali. Il parere è contrario rispetto alla richiesta che ha avanzato l'onorevole Bakkali.
L'onorevole Aiello sottoscrive l'ordine del giorno n. 9/2736/14 Ghio.
Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/14 Ghio, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/15 Mari che chiede di intervenire. Prego, onorevole Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI(AVS). Grazie, Presidente. Il Governo riformula quest'ordine del giorno. Al di là della espunzione, cancellazione delle premesse, usa - credo in modo un poco inopportuno e inappropriato - proprio la formula “valutare l'opportunità”. Perché qui la frase principale diventa: “a valutare l'opportunità di garantire l'applicazione omogenea della vigilanza e dei controlli degli enti preposti”. Quindi, il Governo deve valutare se sia opportuno garantire l'applicazione omogenea della vigilanza in Italia? Se sia opportuno garantire l'applicazione omogenea dei controlli degli enti preposti alla vigilanza? Ma, insomma, è davvero strana questa cosa. Che c'è da valutare? Quale opportunità c'è da valutare?
Poi, il Governo fa le scelte e noi facciamo le nostre considerazioni, ma penso che non si possa non essere d'accordo sul fatto che la vigilanza e i controlli debbano essere garantiti in maniera omogenea sul territorio nazionale, al di là del fatto che poi viene invece cancellata un'altra questione fondamentale che sono le iniziative volte a sopprimere la disposizione relativa all'obbligo degli ispettori di comunicare al soggetto da ispezionare, perché questo succede in questo Paese: gli ispettori devono comunicare al soggetto da ispezionare - quindi, devono fare un'ispezione - almeno dieci giorni prima della data dell'accesso i contenuti di questa ispezione. Quindi, oggi in Italia un ispettore del lavoro che deve fare un'ispezione a un'azienda, dieci giorni prima - lo ripeto, perché forse non entra facilmente - deve avvisare l'azienda del fatto che sarà ispezionata e dei contenuti dell'ispezione. Noi abbiamo messo qui che si vanifica tutto, cioè le ispezioni non servono più a niente. Vi facciamo un ordine del giorno su questo e ce lo riformulate: onestamente, non possiamo fare altro che non accettare la riformulazione .
PRESIDENTE. Non avendo accettato la riformulazione, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/15 Mari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/16 Fratoianni. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/16 Fratoianni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/17 Borrelli. Onorevole Borrelli, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/17 Borrelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/18 Piccolotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/18 Piccolotti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/19 Bonelli. Onorevole, accoglie la riformulazione? No, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/19 Bonelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/20 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/20 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/21 Dori. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/21 Dori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/22 Grimaldi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ieri ero a Prato e ho portato la solidarietà spero di tutto questo Parlamento ai lavoratori che sono stati più volte picchiati e malmenati in questo mese. Già, perché non è bastata l'aggressione dei padroni. Proprio lunedì i lavoratori, che da quattro mesi non prendono un euro di stipendio e dormono dentro due tende, in cui hanno di fatto tutta la loro vita… perché non so se l'avete capito, ma loro lavoravano e dormivano praticamente nello stesso posto e quando a Prato si perde il lavoro spesso si perdono anche la casa e i diritti, già, i permessi di soggiorno.
Forse non avete compreso quanto grande sia il problema, e lo dico a Rizzetto: guardi che non basta un commissario a Prato, perché questa vicenda ci racconta di un'Italia molto, molto più compromessa di quello che pensiamo, perché le inchieste che toccano Prada, Tod's, Dior e Armani ci ricordano che questa vicenda parla italiano e ha delle responsabilità italianissime, perché ci sono ben sette livelli di appalti. Sono ben sette!
Che cosa chiediamo in quest'ordine del giorno? Che cosa chiediamo? Che ci sia una responsabilità solidale di quelle aziende. E sapete cosa succede? Succede che se andate a vedere le prime sette inchieste della procura di Milano, tutte queste grandi aziende hanno detto: noi non sapevamo, noi non c'entriamo, anche se quelle persone cucivano i loro vestiti.
Allora, a vent'anni da Gomorra, ci possiamo dire che questo è un sistema? Anzi, ve la dico così: è il sistema moda italiano. È così dovunque e non c'è una categoria per cui qualcuno si può sentire estraneo da questa vicenda. È inutile che si offendano, è inutile che si pensi, come avete provato con quell'emendamento, a tutelare l'onorabilità, magari con un . Serve che tutti questi soggetti utilizzino - anche lì, oggetto di quest'ordine del giorno - i contratti collettivi nazionali di riferimento. Ma sapete quante ore lavorano? Prima di perdere il lavoro, che cosa fanno questi? Lavorano 9, 10, 11, 12, 13 ore al giorno. Poi vi spiego cosa succede: succede che qualcuno di questi viene sindacalizzato, poi partono le vertenze, poi finisce il lavoro in nero, si chiude un accordo e magicamente che cosa succede, Presidente? La commessa finisce, in tre mesi finisce, la società sparisce.
Patrizia Pepe è responsabile dei lavoratori dell'Alba, sì o no? Lo chiedo al Parlamento italiano. Secondo Alleanza Verdi e Sinistra, sì. Io vorrei che dicesse lo stesso perché, dopo quattro mesi che quelle persone vivono sotto la pioggia e in quelle tende, devono avere uno stipendio e devono anche tornare ad avere una commessa, perché loro non c'entrano nulla con quello sfruttamento, perché loro sono gli sfruttati. C'è una grande alleanza di sfruttatori e io vi chiedo di stare dalla parte dell'alleanza degli sfruttati .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/22 Grimaldi, con il parere contrario del Governo. L'ordine del giorno è sottoscritto dagli onorevoli Scotto e Carotenuto.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/23 Zanella. Onorevole Zanella, accoglie la riformulazione? Va bene, accoglie la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/24 Zaratti. Onorevole Zaratti, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/24 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/25 Tenerini. Onorevole Tenerini, accoglie la riformulazione? Sì, accoglie la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/26 Pastorino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/26 Pastorino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/27 Tucci. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tucci. Ne ha facoltà.
RICCARDO TUCCI(M5S). Grazie, Presidente. Vice Ministra, si potrebbe sapere il motivo per cui bocciate quest'ordine del giorno? Allineandoci in qualche modo al vostro decreto, che per inciso - leggo - reca misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza, con quest'ordine del giorno non chiediamo altro, rimanendo allineati, appunto, al vostro testo, di inserire, fra i criteri che oggi sono stati previsti per i alle imprese che in qualche modo riescono ad avere dei percorsi virtuosi, dei - allo stesso tempo - alle imprese che negli ultimi due anni magari abbiano avuto un eccesso di infortuni sul lavoro e che soprattutto abbiano avuto dei gravi problemi anche in materia di salute dei lavoratori.
Vede, Vice Ministra, non c'è niente di ideologico né di politico in quest'ordine del giorno, è solo una certa serietà che si allinea in qualche modo anche a quello che voi chiedete.
Eppure, lo state bocciando e non se ne capisce il motivo, anche perché - lo preciso a tutti i colleghi - è un ordine del giorno a zero euro. Zero euro come i 900 milioni di euro che aveva annunciato la Ministra del Lavoro, che sono rimasti, come nel vostro stile, solo annunci sulla carta; e in questo decreto aveva l'occasione di dimostrare che veramente voleva, in qualche modo, combattere questo problema degli infortuni sul lavoro, ma non ha messo una lira. Continuate quindi ad andare in direzione opposta perché, vede, Vice Ministra, non si capisce; non si capisce anche perché noi chiediamo di inserire anche il criterio della salute nei .
Quando si parla di sicurezza sul lavoro, non si può lasciare da parte la salute, perché, quando si parla di salute, sapete di cosa parliamo? Parliamo, ad esempio, delle persone che, per anni, hanno lavorato nel settore dell'amianto, respirando fibre che si sono dimostrate mortali alla fine; però magari in quegli anni lavoravano in sicurezza. Lavoravano in sicurezza apparentemente, quindi non gli stava accadendo nulla; anni dopo si è scoperto che si erano ammalati di malattie gravissime.
Così come parliamo di quei lavoratori che lavorano nel settore della chimica, che hanno respirato solventi, hanno respirato prodotti tossici; anche in questo caso probabilmente stavano lavorando in sicurezza e probabilmente in quel momento erano tranquilli. Secondo la vostra teoria, quelle aziende oggi dovrebbero essere premiate; si scopre dopo che magari questi lavoratori si sono anch'essi ammalati di malattie gravissime. Oppure parliamo, Vice Ministra, dei lavoratori nel settore della sanità, parliamo di quei professionisti che per anni hanno lavorato in contesti ad altissimo rischio spesso senza alcuna adeguata formazione per gestire le emergenze, le aggressioni, lo stress estremo del lavoro o parliamo di quelle persone che lavorano in quei reparti ad alto rischio biologico o ad alto rischio di radiazioni.
Ecco, Vice Ministra, con quest'ordine del giorno fondamentalmente chiediamo queste due cose: inserire anche dei criteri che puniscano quelle aziende perché è giusto incentivare le aziende, è giusto incentivarle a fare di più, ma, allo stesso tempo, quelle che non fanno abbastanza devono essere punite; devono essere punite perché bisogna cambiare radicalmente l'approccio culturale; un lavoratore non può essere trattato come l'ultimo arrivato. Ecco perché vi chiediamo di inserire anche il criterio della salute con quest'ordine del giorno e, se davvero volete iniziare a dare una minima risposta concreta ai problemi che ho appena elencato, non servono nuovi annunci, non servono i 900 milioni… o meglio servirebbero, ma forse si potrebbe anche per questa occasione chiudere un occhio sui 900 milioni della Ministra che non sono arrivati.
E allora vi chiediamo: cambiate parere su quest'ordine del giorno e, forse, dico forse si comincia finalmente a cambiare qualcosina rispetto a quella che è diventata una piaga sociale .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/27 Tucci, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/28 Pellegrini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/28 Pellegrini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/29 Lomuti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Ci troviamo oggi a lavorare, ad approvare un testo connotato dalla necessità e dall'urgenza. È paradossale perché, dopo quattro anni di legislatura, oggi il Governo interviene con un testo legislativo su un tema e su un problema che è al contempo un dramma, cioè quello delle morti sul lavoro, degli incidenti sul luogo di lavoro; oggi si registrano - soltanto nei primi 10 mesi del 2025 - oltre 850 morti.
E per noi la risposta oggi, oltre ad essere tardiva, è anche insufficiente, priva di visione e soprattutto priva di giusti finanziamenti. Poi, come diceva il collega Tucci, su questo aspetto, sui fondi non abbiamo trovato traccia alcuna di quei 900 milioni di euro che il Ministro Calderone aveva annunciato per il triennio 2026-2028. Certo, vediamo anche qualcosa di buono, cioè il tentativo di rafforzare quantomeno l'elemento culturale verso questo tema, che è tanto, anzi, forse siamo dinanzi a una problematica italiana che è tutta culturale. È proprio in questo solco che si muove quest'ordine del giorno perché la sicurezza sul lavoro non chiede un intervento correttivo , ma richiede un intervento strutturale e soprattutto un intervento di stanziamenti per dire “basta” al precariato e ai subappalti a cascata. Poi, ci aspettavamo, visto che c'è stata anche una legge delega, qualcosa sul salario minimo, perché il salario minimo non è soltanto dignità, ma alza anche il livello della sicurezza sui luoghi del lavoro.
Manca anche la previsione - lo avevamo chiesto - di una procura nazionale del lavoro, ma per questo Governo, visto l'atteggiamento verso la magistratura, credo sia stato naturale non prevederla. Non sono stati presi in considerazione i nuovi rischi, quelli che non parlano di futuro, ma sono già presenti, che sono rappresentati dall'intelligenza artificiale, dall'iper-connettività e dal diritto alla disconnessione, che sono elementi centrali - anche questi - per il benessere del lavoratore.
Veniamo al punto dell'ordine del giorno perché, sì, si prevede un per quelle aziende che si comportano bene, che prevedono, che fanno una valutazione dei rischi, ma, al contempo, non viene previsto alcun provvedimento verso quelle aziende che, invece, se ne infischiano delle direttive e se ne infischiano delle regole. È proprio qui che interviene quest'ordine del giorno. È un richiamo all'attenzione del Governo, perché colpiamo quelle aziende che, invece, si comportano male e in maniera non diligente. Colpiamo quelle aziende che, negli ultimi 5 anni, hanno visto imprenditori condannati con una sentenza definitiva passata in giudicato per aver violato, almeno nei 5 anni precedenti, le norme del testo unico sulla sicurezza del lavoro che ci parla di garanzie e di sicurezza e ci parla anche di valutazione dei rischi.
Puniamo anche quegli imprenditori che sono stati colpiti da fattispecie disciplinate dall'antimafia, oppure quelle imprese i cui imprenditori sono stati raggiunti da un provvedimento di sospensione. Io credo che siano tutti elementi di buon senso che aiutano e non vogliono contrastare. Vogliono aumentare e rafforzare la portata legislativa non del testo, perché lo riteniamo insufficiente, ma quantomeno del titolo del testo perché, altrimenti, siamo alla solita propaganda su un tema, invece, rispetto al quale ci sono famiglie che piangono la morte dei propri familiari perché un giorno sono andati al lavoro e non sono più tornati .
PRESIDENTE. L'onorevole Dell'Olio sottoscrive. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/29 Lomuti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/30 Quartini. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI(M5S). Grazie, Presidente. Io rimango sbalordito dal fatto che venga respinto in maniera così decisa e così perentoria quest'ordine del giorno, perché credo che tutti quanti in quest'Aula ci ricordiamo, per esempio, di Sebastian Galassi, uno studente lavoratore che si manteneva facendo il e che - voglio ricordarlo - dopo che era deceduto fu licenziato con un algoritmo.
Credo sia assolutamente scandaloso che il Governo non prenda in esame un ordine del giorno come questo. Chiedo che venga riconsiderata la posizione del Governo.
Con quest'ordine del giorno, chiediamo che si rimedi al fatto che non sia previsto alcun intervento specifico sulle lavoratrici e sui lavoratori impiegati come nei settori relativi agli esercizi di somministrazione di alimenti. Noi chiediamo maggior tutela e maggior sicurezza sul lavoro per questi lavoratori, che sono i nuovi schiavi di questa società che mira solo al profitto. Sono numerose le indagini che segnalano condizioni di lavoro con elevati livelli di rischio. In particolare sono a rischio per gli spostamenti su strada, per un discorso di esposizione alle intemperie, per i turni prolungati, ma anche e soprattutto per la pressione algoritmica legata ai sistemi di valutazione e di assegnazione delle consegne. Io credo che si debba rimediare a questo, Presidente. Credo davvero che il Governo debba riprendere in mano quest'ordine del giorno per rivalutare la loro posizione lavorativa, la loro condizione esistenziale, la loro scarsa tutela e sicurezza sul lavoro.
Quello che si chiedeva era di estendere ai la disciplina delle integrazioni salariali ordinarie e dei relativi obblighi contributivi, di definire e attuare misure specifiche di prevenzione e sicurezza rivolte ai , di garantire controlli più efficaci sull'applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza, di assicurare la fornitura obbligatoria gratuita per i di adeguati dispositivi di protezione individuale, come caschi omologati, giacche ad alta visibilità, protezioni antipioggia e sistemi di illuminazione, di ridurre i rischi stradali, di ridurre i rischi legati a queste consegne e di riconoscere adeguate tutele assicurative. Credo che con questo atteggiamento…
ANDREA QUARTINI(M5S). …che il Governo ha dimostrato rispetto a questa scarsissima sensibilità nei confronti di questi lavoratori si dimostri l'assoluta ipocrisia dell'Esecutivo
PRESIDENTE. L'onorevole Carotenuto sottoscrive l'ordine del giorno, così come sottoscrivono l'onorevole Orrico e l'onorevole Barzotti. Lo sottoscrive l'onorevole Auriemma a nome del gruppo MoVimento 5 Stelle.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/30 Quartini, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/31 Marianna Ricciardi. C'è una riformulazione del suo ordine del giorno: l'accetta? No.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/31 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/32 Perantoni. Ha chiesto di parlare l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI(M5S). Grazie, Presidente. Come è stato osservato dai colleghi che mi hanno preceduto, questo è un provvedimento importante, un provvedimento che dovrebbe affrontare problemi veramente tragici che da anni incombono sul nostro Paese, il problema della sicurezza del lavoro, prima di tutto. Ma, come quasi la totalità dei provvedimenti che presenta questo Governo, è un provvedimento monco, privo di sostanza e con prospettive di esito abbastanza infauste e inutili.
È un provvedimento su cui non abbiamo potuto discutere, perché è stata posta la fiducia. Quindi, siamo costretti a illustrare alcune nostre perplessità e le nostre ragioni in sede di discussione sugli ordini del giorno.
L'articolo 2 di questo provvedimento interviene sulla Rete del lavoro agricolo di qualità, prevedendo che le violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro siano motivo di esclusione dalla Rete, incluse le contravvenzioni e le sanzioni amministrative non definitive in materia di sicurezza. Inoltre, prevede che, dal 1° gennaio 2026, una parte dei fondi INAIL destinati ai progetti di sicurezza sia riservata alle imprese agricole iscritte alla Rete del lavoro agricolo di qualità, che abbiano adottato misure per migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro. Così come l'articolo 1, questa disposizione ha il limite di avere un approccio esclusivamente premiante o incentivante e si rivolge solo alle imprese inserite nella rete del lavoro agricolo di qualità, lasciando fuori tutto il sommerso e, cioè, tutto quel sistema che è terra di coltura per il caporalato.
Noi riteniamo che, viste queste previsioni, vista questa prospettiva incentivante che viene proposta alle imprese che fanno parte della rete, dette imprese debbano quantomeno essere il più possibile in regola, anche con l'aspetto contributivo.
Quindi, con quest'ordine del giorno, chiediamo, in primo luogo, che, per poter far parte della Rete del lavoro agricolo di qualità, sia necessario anche il documento unico di regolarità contributiva, il DURC.
Mi pare che il DURC oggi venga richiesto nella quasi totalità dei rapporti. I professionisti in quest'Aula, ad esempio gli avvocati, sanno benissimo che, se vengono incaricati da una pubblica amministrazione, quella pubblica amministrazione, prima di conferirgli il mandato, richiede il DURC, non solo il DURC di eventuali dipendenti, ma anche il proprio DURC, per vedere se siano in regola con i versamenti alla cassa di previdenza. Così se un amministratore di condominio deve dare un appalto per la realizzazione di servizi o di opere all'interno del condominio deve chiedere all'impresa il DURC, ma non solo il condominio, anche il privato, perché il direttore dei lavori e il responsabile della sicurezza devono verificare che chi opera nel cantiere sia in regola non solo con la sicurezza, ma anche con il DURC.
Ora, non si capisce perché questo documento non debba essere richiesto alle imprese agricole che entrano a far parte o che fanno parte del lavoro agricolo di qualità, a maggior ragione visto che saranno destinatarie di provvedimenti premianti. Ora, non vorrei pensare che il problema del DURC e della regolarità contributiva sia un problema legato a qualche incidente di percorso che pare qualche membro di questo Governo stia attraversando e che, quindi, ci sia un conflitto di interesse sotto questo aspetto. Quindi, Presidente, chiedo che, a dimostrazione del fatto che invece tali conflitti e tali riserve mentali non sussistano, il Governo riveda questo suo parere, dia parere favorevole e voti questo nostro ordine del giorno .
PRESIDENTE. Sottoscrivono l'onorevole Dell'Olio e l'onorevole Carotenuto. Il Governo non ha intenzione di intervenire. Sottoscrive l'onorevole Lomuti e sottoscrive tutto il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/32 Perantoni, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/33 Sergio Costa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/33 Sergio Costa, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/34 Caramiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/34 Caramiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/35 Cherchi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cherchi. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Sì, vorrei discutere l'ordine del giorno.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Grazie, Presidente.
SUSANNA CHERCHI(M5S). Ci troviamo a discutere il provvedimento relativo alle misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di Protezione civile. Nonostante i presupposti di necessità e urgenza, dobbiamo rilevare con grande preoccupazione che la risposta del Governo al dramma della mancata sicurezza sui luoghi di lavoro risulta tardiva e insufficiente. Mancano risorse adeguate e una visione strategica complessiva, non vi è traccia dello stanziamento dei 900 milioni per il triennio 2026-2028, annunciati dalla Ministra Calderone, e purtroppo rimane escluso il lavoro sommerso, che è quello più esposto al fenomeno del caporalato.
È fondamentale che il Governo si impegni, con ulteriori iniziative anche normative, per garantire che venga istituito - la chiamiamo “” anche se è brutto dirlo - un elenco delle imprese agricole che abbiano riportato condanne per violazione della normativa in materia di lavoro, legislazione sociale e fiscale, così da penalizzare chi pone in essere violazioni gravi in materia di salute e di sicurezza sul lavoro. Devono essere elaborate strategie efficaci di prevenzione dei fenomeni di lavoro nero e di sfruttamento anche in agricoltura. Sarebbe bene che si accompagni l'attuazione delle misure contenute nel decreto con interventi concreti volti a proteggere i lavoratori più vulnerabili, tutelando, al contempo, il settore agricolo rispettoso delle regole.
Onorevoli colleghi, non possiamo più permetterci inerzia di fronte a situazioni in cui la sicurezza dei lavoratori quotidianamente è compromessa. È nostro dovere intervenire con determinazione e responsabilità, assicurando misure efficaci, sanzioni chiare e strumenti di prevenzione. Invitiamo il Governo a tradurre gli impegni annunciati in azioni immediate e tangibili per garantire che la sicurezza sul lavoro diventi, davvero, una priorità nazionale e che il fenomeno del caporalato sia finalmente contrastato con efficacia.
Ricordo a me stessa che avete dato parere contrario a quest'ordine del giorno. Quindi, diciamo che non mi è ben chiaro se avete la consapevolezza che al Governo ci siete voi da tanti anni e non siamo noi al Governo. Ci siete voi, quindi risolvere il problema della sicurezza sul lavoro è di vostra competenza. La sicurezza sul lavoro è un diritto dei lavoratori. Dovete ancora interiorizzare il problema? Perché non si capisce cosa ancora deve succedere. Deve succedere una tragedia immane tale che dici: capperi, che tragedia. Adesso dobbiamo fare qualche cosa, altrimenti qui succede veramente il patatrac. Io mi chiedo: quand'è che l'Italia diventerà un Paese normale e non una repubblica delle banane. Signori, ci vuole un po' di responsabilità e dignità .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/35 Cherchi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/36 Alifano, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/36 Alifano, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2736/37 Aiello.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Aiello. Ne ha facoltà. Così chiudiamo con il suo ordine del giorno.
DAVIDE AIELLO(M5S). Grazie, Presidente. Sì, ci tengo a intervenire su questo provvedimento, un decreto-legge che è stato emanato dal Governo con i presupposti di necessità e urgenza. In effetti, tutti in Aula possiamo essere d'accordo sul fatto che la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro siano sicuramente un tema urgente per il nostro Paese. Parliamo del fatto che in Italia, ancora oggi purtroppo, muoiono quasi più di tre lavoratori al giorno, Presidente.
Quindi, a fronte di questa situazione ci saremmo aspettati un provvedimento non soltanto necessario e urgente ma anche un provvedimento, magari, dotato di un investimento finanziario. Invece, il fatto che questo sia un decreto-legge a invarianza di spesa, quindi dove il Governo non ha investito un euro, ci fa capire quanto sia un provvedimento di pura propaganda, di pura fuffa . Voi state facendo propaganda anche sulla salute e sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e, quindi, anche sulle tragedie, sulle vittime, su persone che ogni giorno escono di casa per guadagnarsi un salario, un salario a volte minimo, misero, per cui voi non osate adottare provvedimenti come, ad esempio, la nostra proposta di legge per aumentare i salari ai lavoratori. Invece no! Ci troviamo di fronte a un provvedimento di bandiera, sbandierato soltanto perché la maggioranza deve dire che ha fatto qualcosa sulla salute e sicurezza, ma un provvedimento totalmente vuoto e privo di risorse finanziarie. Avevate annunciato - la Ministra Calderone aveva annunciato - 900 milioni di euro nel triennio 2026-2028, ma questo è rimasto solo ed esclusivamente un annuncio, parole vuote, assolutamente vuote.
Quindi, sebbene questo provvedimento contenga sì delle norme che vanno, a volte, anche a fare passi indietro rispetto a scelte che già avevate fatto, ad esempio sulla patente a punti, ovviamente il nostro giudizio non può che essere negativo e lo è sotto tanti punti di vista. La sicurezza sui luoghi di lavoro è sicuramente un'emergenza strutturale, non più sporadica e, quindi, non può essere risolta con qualche correttivo normativo. Serviva un intervento serio, strutturale, accompagnato dall'erogazione di sufficienti risorse e sufficienti stanziamenti, ad esempio contro i subappalti a cascata, contro la precarietà, per i salari minimi. Invece, non è previsto nulla: non avete previsto, per l'ennesima volta, la procura nazionale sul lavoro, cosa che noi vi chiediamo da tempo; non è previsto nulla per quanto riguarda i nuovi rischi del lavoro digitale, l'iperconnessione; inoltre, non è previsto nulla sul diritto alla disconnessione. Insomma, tutto quello che ci chiede il mondo del lavoro, quello che vi chiedono milioni e milioni di lavoratori, che sono le vere emergenze del mondo del lavoro, questo provvedimento assolutamente lo bypassa e non lo tratta.
Tra l'altro, Presidente, quest'ordine del giorno era volto ad estendere la responsabilità delle stazioni appaltanti nei casi di subappalto a cascata, perché a volte, soprattutto nei casi di subappalto a cascata, ciò che viene tagliato, quindi i costi che vengono tagliati, sono proprio i costi sulla sicurezza, sono proprio i costi sulla formazione, sono proprio i corsi dei dispositivi di protezione individuale, e poi nascono tragedie come quella di Casteldaccia dove sono morti cinque operai, come quelle di tanti altri casi dove si taglia sui costi del lavoro, si taglia sui costi della sicurezza e non si prevede la responsabilità della stazione appaltante, cosa che, invece, chiedevo con quest'ordine del giorno. Quindi, il vostro provvedimento si risolve in una cosa veramente inutile per la tutela e la salvaguardia della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro.
Quindi, ovviamente chiedo al Governo un ripensamento rispetto a quest'ordine del giorno, perché stiamo parlando di un ordine del giorno che andrebbe approvato all'unanimità da quest'Aula. Chiedo al Vice Ministro un supplemento di riflessione su quest'ordine del giorno, perché so che la sensibilità è alta su questo tema e non vorrei che stasera uscissimo fuori da quest'Aula senza aver dato le giuste risposte a milioni di lavoratori .
PRESIDENTE. Il Governo non intende intervenire.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2736/37 Aiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Essendo giunti alle ore 22, secondo quanto convenuto nell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, interrompiamo l'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 159 del 2025, che riprenderà nella seduta di domani, giovedì 18 dicembre, a partire dalle ore 9,30.
PRESIDENTE. Avverto che, sempre secondo quanto convenuto nell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, all'ordine del giorno - colleghi, sento che siete molto interessati - della seduta di domani, oltre al seguito dell'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 159 del 2025, sarà iscritto unicamente il seguito del disegno di legge di ratifica Italia-Svizzera relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, mentre il seguito dell'esame degli ulteriori argomenti previsti dal vigente calendario dei lavori per la giornata di domani è rinviato ad altra data.
Avverto altresì che, all'ordine del giorno della seduta di domani, sarà iscritta, alle ore 14, l'informativa urgente del Governo sullo stato di avanzamento della nuova modalità di accesso ai corsi di laurea in medicina, odontoiatria e veterinaria.
Avverto infine che, alle ore 13,30, avranno luogo interventi in occasione del settantesimo anniversario della firma dell'Accordo tra Italia e Germania sui lavoratori transfrontalieri e, alle ore 16,15, interventi per commemorare le vittime della strage di Piazza Fontana.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Forattini, sulla battaglia di Gonzaga. Ne ha facoltà.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghi, desidero richiamare l'attenzione di quest'Aula…
PRESIDENTE. Colleghi, per favore! Prego.
ANTONELLA FORATTINI(PD-IDP). …su uno dei momenti più alti della Resistenza mantovana e dell'intera Pianura Padana: la battaglia partigiana di Gonzaga, combattuta nel dicembre del 1944. Fu l'affermazione della dignità e del desiderio di libertà contro gli occupanti nazifascisti di stanza a Gonzaga, con caserme e campi di prigionia. Fu il gesto di una comunità agricola e operaia, che scelse di non piegarsi.
Nell'81° anniversario, ricordiamo i caduti Alcide Garagnani, il russo Alessandro, caduti durante il combattimento ; Aldo Barbi, Iginio Bardini, Aldo e Fortunato Ferrari, Ugo Roncada, Vasco Zucchi e Bruno Brondolin, che aveva soltanto 18 anni, fucilati per rappresaglia da un tribunale tedesco.
Non sono solo nomi, sono il volto di una Resistenza, insieme locale e internazionale: persone che combatterono, fianco a fianco, per la libertà.
La città di Gonzaga li ricorderà il 20 dicembre, con autorità, associazioni partigiane e, soprattutto, studenti. È un segno importante. La memoria che attraversa le generazioni ci aiuta a misurare la distanza tra ciò che siamo e ciò che abbiamo rischiato di diventare .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Baldelli: si intende che abbia rinunciato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giglio Vigna. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO GIGLIO VIGNA(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, sottopongo alla Camera dei deputati il caso Konecta. Non si tratta di una vera e propria crisi aziendale, infatti l'azienda non sta chiudendo, non tira giù le saracinesche, ma, con la scusa dell'ottimizzazione, pretende di spostare 1.100 persone: 700 da Ivrea a Torino e 400 da Asti a Torino. Una bomba su due territori già provati e, considerando le famiglie, più di 3.000 persone coinvolte. Un effetto tremendo sui due territori, un dramma per i lavoratori, per le loro famiglie coinvolte, costretti a scegliere fra accettare un trasferimento al limite dell'impossibile o lasciare il proprio lavoro. Che l'azienda voglia disfarsi dei lavoratori per trasferire il lavoro all'estero è più di un sospetto.
Come gruppo Lega, abbiamo depositato due interrogazioni parlamentari: una con su Asti, a firma del collega Giaccone, e una con su Ivrea, con primo firmatario il sottoscritto.
Per la situazione di Ivrea ho chiesto al prefetto di Torino di aprire un tavolo di crisi e ho scritto a tutti i sindaci del territorio, chiedendo di tenere l'attenzione alta, e altrettanto si farà su Asti.
Il 22 vi sarà un tavolo di confronto fra Governo e regione Piemonte.
Come Lega, faremo il possibile, perché è vero che stiamo parlando di un'azienda privata, ma esiste la responsabilità sociale , esiste l'etica aziendale. Solidarietà ai lavoratori Konecta. La Lega è al vostro fianco e siamo a vostra totale disposizione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Intervengo per associarmi, a nome del gruppo del Partito Democratico, alle richieste rispetto alla vicenda Konecta, i cui tratti ha già descritto il collega Giglio Vigna, che ringrazio.
È evidente che ci troviamo in una situazione non semplice, perché, formalmente, ci troviamo di fronte a una proposta di trasferimenti, ma questa vicenda, in realtà, è la punta di un , perché molti di quei lavoratori non hanno contratti a tempo indeterminato a pieno orario, ma molti di loro hanno contratti a 16 ore. Questo vuol dire che, se ci si mette il costo per il trasferimento da Asti su Torino o da Ivrea su Torino, significa sostanzialmente mangiarsi buona parte della retribuzione.
Quindi, concordo anch'io - e mi avvio alla conclusione, signor Presidente - sul fatto che è più che un sospetto quello che l'azienda abbia scelto questa strada, apparentemente meno indolore di quella dei licenziamenti; perché è un modo, come dire, di accompagnare di fatto all'uscita queste persone che non sarebbero in grado sostanzialmente di sostenere economicamente questo trasferimento.
Quindi, chiediamo anche noi che il Governo e la regione Piemonte possano aprire un tavolo di confronto con l'azienda per far prevalere - da questo punto di vista concordiamo - la responsabilità, il ruolo che comunque l'impresa ha sul tessuto: pensando a due realtà come Ivrea ed Asti, stiamo parlando di 700 e 400 persone, stiamo parlando di numeri enormi rispetto a quelle due comunità.
Quindi, anche per quel che ci riguarda, siamo a fianco dei lavoratori, esprimiamo solidarietà e l'auspicio che si possa perlomeno porre un freno a questa ipotesi .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. A Ercolano - ultimo episodio che è avvenuto oggi in Campania - una persona alla guida ha investito e ucciso un'anziana col proprio camion. È stato arrestato dopo essersi dato alla fuga.
I dati che stanno emergendo dall'Istat, almeno per quanto riguarda buona parte delle regioni, in particolare le regioni del Sud, parlano di aumenti drammatici non solo di sinistri e feriti, ma soprattutto delle vittime. Vittime che aumentano costantemente secondo i dati Istat, secondo quello che stiamo vivendo ogni giorno sui nostri territori.
E se c'è - e lo dico senza timore in quest'Aula - una responsabilità oggettiva di un numero sempre maggiore di guidatori che dovrebbero ritornare a prendere le patenti - e spero che un giorno si apra un filone molto serio su come vengono date, su come si conseguono le patenti di guida nel nostro territorio, e parlo di tutta l'Italia -, dall'altra parte, non posso non valutare che, per ora, tutte le riforme messe in campo sono un fallimento.
L'unica cosa certa è però che, a fronte di più morti, in Campania si paga più RC auto e la pagano quelli che non fanno sinistri. Ancora una volta, chi sbaglia non paga e chi si comporta bene paga di più.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 1706 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159, recante misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile (Approvato dal Senato). (C. 2736)
Relatrice: NISINI.
2.
S. 1520 - Ratifica ed esecuzione del Protocollo di modifica dell'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Confederazione Svizzera relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, con Protocollo aggiuntivo, del 23 dicembre 2020, fatto a Roma il 30 maggio 2024 e a Berna il 6 giugno 2024 (Approvato dal Senato). (C. 2593)
: FORMENTINI.
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