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Domenica 28 Dicembre 2025 ore 16:00
AULA, Seduta 588 - Legge di bilancio, governo pone la fiducia
Resoconto stenografico
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Nella seduta odierna il governo ha posto la questione di fiducia sul disegno di legge Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028. Nella seduta di lunedì 29 dalle 18.40 avranno luogo le dichiarazioni di voto sulla fiducia. Dalle ore 20.20 la chiama per appello nominale. Dalle 22 l'esame degli ordini del giorno presentati.
XIX LEGISLATURA
588^ SEDUTA PUBBLICA
Domenica 28 dicembre 2025 - Ore 16
(ore 16, con votazioni non prima delle ore 19)
Discussione del disegno di legge:
S. 1689 - Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028 (Approvato dal Senato). (C. 2750)
Nota di variazioni al Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028. (C. 2750/I)
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- Lettura Verbale
- Missioni
- Annunzio della presentazione di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissione in sede referente
- Sull'ordine dei lavori
- Vice Presidente RAMPELLI FABIO
- Deputata KELANY Sara (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato GIACHETTI Roberto (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputato SCOTTO Arturo (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato BONELLI Angelo (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputato RICCIARDI Riccardo (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata CAVO Ilaria (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputato DONZELLI Giovanni (FRATELLI D'ITALIA)
- Richiamo al Regolamento
- Sull'ordine dei lavori
- Disegno di legge: S. 1689 - Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028 (Approvato dal Senato) (A.C. 2750). Nota di variazioni al bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028 (A.C. 2750/I) (Discussione)
- Svolgimento
- Discussione sulle linee generali - A.C. 2750 e A.C. 2750/I
- Vice Presidente RAMPELLI Fabio
- Deputato BARABOTTI Andrea (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato MASCARETTI Andrea (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputato PELLA Roberto (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Deputato RICCIARDI Riccardo (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato TREMAGLIA Andrea (FRATELLI D'ITALIA)
- Deputata ROGGIANI Silvia (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputata CAVO Ilaria (NOI MODERATI (NOI CON L'ITALIA, CORAGGIO ITALIA, UDC E ITALIA AL CENTRO)-MAIE-CENTRO POPOLARE)
- Deputata GRIPPO Valentina (AZIONE-POPOLARI EUROPEISTI RIFORMATORI-RENEW EUROPE)
- Discussione sulle linee generali - A.C. 2750 e A.C. 2750/I
- Svolgimento
- La seduta, sospesa alle 18,15, è ripresa alle 18,20.
- Disegno di legge: S. 1689 - Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028 (Approvato dal Senato) (A.C. 2750). Nota di variazioni al bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028 (A.C. 2750/I) (Discussione)
- Svolgimento
- Discussione sulle linee generali - A.C. 2750 e A.C. 2750/I
- Vice Presidente RAMPELLI FABIO
- Deputata CATTOI Vanessa (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato GIACHETTI Roberto (ITALIA VIVA-IL CENTRO-RENEW EUROPE)
- Deputato GRIMALDI Marco (ALLEANZA VERDI E SINISTRA)
- Deputata CARMINA Ida (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata GUERRA Maria Cecilia (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato GUSMEROLI Alberto Luigi (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputata L'ABBATE Patty (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato LAI Silvio (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato BAGNAI Alberto (LEGA - SALVINI PREMIER)
- Deputato LOMUTI Arnaldo (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputato CASU Andrea (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato SILVESTRI Francesco (MOVIMENTO 5 STELLE)
- Deputata MALAVASI Ilenia (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato SCOTTO Arturo (PARTITO DEMOCRATICO - ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA)
- Deputato D'ATTIS Mauro (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE - PPE)
- Repliche - A.C. 2750 e A.C. 2750/I
- Esame degli articoli - A.C. 2750
- Posizione della questione di fiducia - Articolo 1 - A.C. 2750
- Discussione sulle linee generali - A.C. 2750 e A.C. 2750/I
- Svolgimento
- Sui lavori dell'Assemblea
- Cessazione dal mandato parlamentare del deputato Massimo Bitonci
- Interventi di fine seduta
- Ordine del giorno della prossima seduta
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
STEFANO VACCARI, legge il processo verbale della seduta del 1° dicembre 2025.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 54, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 27 dicembre 2025, ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla I Commissione (Affari Costituzionali):
“Conversione in legge del decreto-legge 27 dicembre 2025, n. 196, recante disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e referendarie dell'anno 2026” (2751) –
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata Sara Kelany. Ne ha facoltà.
SARA KELANY(FDI). Grazie, Presidente. Per il suo tramite, Presidente, oggi Fratelli d'Italia chiede un'informativa urgente al Ministro Piantedosi affinché venga a riferire su una faccenda che sta assumendo dei contorni sconcertanti. Ieri, come a tutti noto, Mohammad Hannoun è stato arrestato; architetto di origini giordane, trapiantato a Genova da decenni. Ecco, l'ufficio del GIP del tribunale di Genova ha disposto la misura cautelare della restrizione in carcere per lui e per altri 8 indagati. Si parla di reati gravissimi: si parla di terrorismo, si parla di eversione. Si dice - nell'ordinanza che dispone la misura cautelare - che questo soggetto sarebbe organico all'organizzazione terroristica Hamas e l'avrebbe finanziata, foraggiandola con milioni di euro.
Che cosa ci dice questa vicenda? Hannoun aveva fondato negli anni una serie di associazioni, a suo dire benefiche, che avrebbero dovuto raccogliere fondi per la popolazione civile palestinese e che, invece, in base alla prospettazione della procura, hanno drenato milioni di euro di fondi per finanziare le casse dei terroristi di Hamas.
I video agghiaccianti che abbiamo visto, con i cani della Guardia di finanza che fiutano sacchi di banconote nascosti all'interno di sgabuzzini valgono più di 1.000 parole sono la dimensione plastica della virulenza criminale di questa associazione. Ecco, adesso, Presidente, Fratelli d'Italia sono anni che segnala, con atti di sindacato ispettivo, per il tramite di conferenze stampa, con i dati alla mano, la pericolosità di questo soggetto che, dopo il 7 ottobre, ha aumentato - e di molto - la virulenza delle proprie dichiarazioni, giustificando il del 7 ottobre, definendo Hamas un movimento di resistenza e animando le piazze pro-Pal, in cui, peraltro, il multiforme universo della sinistra si è confuso con facinorosi, con violenti che hanno messo a ferro e fuoco le nostre piazze, i nostri snodi logistici, stazioni, treni, aeroporti, porti, autostrade; oltre ad aver issato striscioni e bandiere con dei messaggi antisemiti evidenti , perché quando si solleva uno striscione in cui c'è scritto: vuol dire annientamento dello Stato di Israele.
Ecco, Hannoun ha condiviso i palchi con eminentissimi personaggi, esponenti della sinistra, con la dell'ONU, Francesca Albanese, con cui condivide peraltro, oltre a tante altre cose, la lettura che vorrebbe Hamas un movimento di resistenza. È stato osannato e coccolato, in questi ultimi anni, da esponenti del Partito Democratico, da esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra, dai 5 Stelle. È stato invitato addirittura alla Camera dei deputati dalla deputata Ascari, che ha fatto con questo soggetto anche più missioni estere in compagnia di alcuni suoi compagni di partito. Deputata che ha perseverato anche dopo il 7 ottobre, invitando alla Camera, poco tempo fa, Sulaiman Hijazi, stretto collaboratore di Hannoun , e che emerge avere un ruolo, non indagato, ma che emerge all'interno di queste intercettazioni. Un atteggiamento vergognoso che noi abbiamo stigmatizzato fortemente, di cui abbiamo chiesto conto, e rispetto al quale le sinistre si sono trincerate in un imbarazzante silenzio ; silenzio che perdura anche oggi, all'alba di questi fatti che sono accaduti ieri. Ecco, l'unica cosa che sono stati in grado di dire da ieri è: la destra non strumentalizzi. Ma che cosa c'è da strumentalizzare questo non si sa. Ripeto: noi abbiamo seguito questa vicenda da tempo.
Abbiamo denunciato non solo la pericolosità di Hannoun ma abbiamo chiesto a chi irresponsabilmente ne cavalcava le battaglie di smetterla, così come abbiamo chiesto di prendere le distanze da questo soggetto e da tutti coloro che, in nome della causa pro-Pal, hanno reso le piazze italiane degli inferni di cristallo. Prese di distanza, Presidente, che non sono mai arrivate e dovrebbero scusarsi con gli italiani tutti coloro che hanno blandito quest'uomo oltre evidentemente a dirsi, a dire a sé stessi, con franchezza, di non essere in grado di ricoprire dei ruoli istituzionali. Concludo, Presidente: oggi la procura con un quadro indiziario robusto chiede e ottiene la custodia cautelare. Oggi chiediamo dunque…
PRESIDENTE. Concluda.
SARA KELANY(FDI). … al Ministro dell'Interno di venire a riferire a questo Parlamento i contorni di questa indagine e di come questa possa ridondare sulla sicurezza dei cittadini perché, a differenza di altri che antepongono l'ideologia alla sicurezza, per Fratelli d'Italia la sicurezza degli italiani …
PRESIDENTE. La ringrazio.
SARA KELANY(FDI). …resta un bene imprescindibile .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Sì, Presidente, la ringrazio. Anch'io vorrei unirmi alla richiesta della collega affinché venga il Ministro Piantedosi a riferire su, ovviamente, quello che è possibile riferire rispetto a una vicenda giudiziaria ed è del tutto evidente che ci saranno dei limiti nella ricostruzione.
Però, sicuramente, riguardo a quello che può riguardare le operazioni di polizia e anche le operazioni che garantiscono la sicurezza del nostro Paese non può che esserci da parte mia una condivisione nell'attesa che il Ministro venga a riferire. Così come, per quanto mi riguarda, credo che sia indubbia la mia posizione rispetto a quanto è avvenuto il 7 ottobre, la mia posizione rispetto ad Hamas, la mia posizione rispetto anche a questo soggetto, a questo Hannoun, che ricordiamo anche per aver attaccato pubblicamente Liliana Segre e per aver contribuito, insieme a tanti altri, a rendere un clima nel nostro Paese dal quale io francamente mi sento lontano. Però, vorrei ricordare all'onorevole Kelany, vorrei rivolgermi anche ai colleghi di Fratelli d'Italia e a tutti i colleghi presenti in Aula, che in questo Paese esiste uno Stato di diritto, che in questo Paese lo Stato di diritto non si applica quando conviene e si fa finta di dimenticare quando non conviene. Lo Stato di diritto in questo Paese ci dice che è in corso un'indagine, che, come spesso accade, le indagini non sono mai robuste o non robuste, sono delle indagini che hanno delle conseguenze nel corso delle indagini, che possono portare anche all'arresto, poi ci sono dei passaggi per vedere se gli arresti saranno confermati o meno. È chiaro che se si dovesse arrivare a una sentenza definitiva, nella quale tutte le accuse che vengono rivolte a questa persona e a tutti coloro che insieme a questa persona hanno collaborato, saremmo di fronte a una cosa indegna, una cosa orribile, una cosa che gioca sulla pelle di persone che hanno sofferto, un'associazione o delle associazioni che si propongono atti umanitari e, invece, finanziano il terrorismo. Se sarà confermato da una sentenza definitiva tutto questo ovviamente non potremo che esprimere giudizi così definitivi. Mi permetterei di ricordare alla collega Kelany e a tutti i colleghi che, di volta in volta, quando riguarda gli altri sono sempre pronti a utilizzare un'inchiesta come se fosse una sentenza definitiva che siamo nella Repubblica italiana, che esiste una Costituzione, che è in corso un'indagine ma che, fino a prova del contrario, ciascuno deve essere considerato come una persona non colpevole .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori, immagino sullo stesso argomento, il deputato Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Vede, a differenza dei colleghi della destra, per noi quando parla la magistratura e quando la magistratura decide di avviare un'indagine non si discute: vadano fino in fondo, vadano fino in fondo .
Se c'è qualcuno che ha deciso di utilizzare scientemente i soldi, il danaro degli italiani non per sostenere la solidarietà nei confronti di un popolo “genocidato”, ma per sostenere la causa di un'organizzazione terroristica, chi lo ha fatto ha tradito la questione palestinese . Per noi deve essere chiaro. Detto questo, detto che per noi si deve andare avanti, vorrei ricordare sommessamente alla collega di Fratelli d'Italia che da questi banchi, dai banchi di tutta l'opposizione è sempre arrivata una condanna ferma ai fatti del 7 ottobre . Non c'è una dichiarazione, una mozione parlamentare, un'intervista, un atto che dica l'opposto. Il sottoscritto è stato, insieme a Roberto Speranza, il primo parlamentare a visitare uno dei kibbutz colpiti il 7 ottobre da Hamas, a incontrare le famiglie degli ostaggi e a portare la nostra solidarietà, la solidarietà del Partito Democratico; dalle parti della destra sono arrivati molto ma molto dopo : “Ma che dici!”. Perché per noi il terrorismo è un nemico della causa della prospettiva laica e democratica dei palestinesi. Vedete, proprio per queste ragioni, a me suona un po' singolare che dai banchi della destra e dal Governo, nel corso degli ultimi mesi, siano arrivate molte parole di condanna verso piazze piene di giovani - piene di giovani - a cui avete detto che esisteva solo un modello di sviluppo possibile, solo un modello di consumo possibile, che la guerra fosse parte della loro quotidianità e che dovevano accettarla così com'è. Quei giovani ci hanno dimostrato che il mondo non va bene così com'è, che bisogna cambiarlo e che quando un popolo, senza patria e senza potere, non ha nessuno che gli tenda una mano, nessuno che scelga la strada di riconoscerlo, quei ragazzi scendono in piazza e manifestano la loro rabbia. Sono manifestazioni per la legalità, perché difendevano il diritto internazionale rispetto a chi, invece, il diritto internazionale l'ha messo sotto i piedi . Vedete dai banchi della destra, sono arrivate accuse a quelle piazze, ma mai una parola di condanna nei confronti dell'aggressione criminale di Benjamin Netanyahu che ha fatto 70.000 morti e ha distrutto il 90 per cento delle infrastrutture civili .
Allora, discutiamo con Piantedosi, discutiamo di come separare il grano dal loglio. Se ci sono quelli che inneggiano al 7 ottobre come atto della Resistenza, sono miei nemici sempre, ma lasciamo che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani che vuole il riconoscimento dello Stato di Palestina e che ci sia una pace vera possa dire, fino in fondo, quello che pensa, senza nessuna riserva .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, Presidente. Anche il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra è d'accordo affinché ci sia un'informativa del Ministro Piantedosi. Avremo modo di confrontarci, di capire, anche se ci troviamo di fronte a un'inchiesta giudiziaria di cui alcune parti, per evidenti motivi, non sarà possibile conoscere. Però, vorrei dire, con molta franchezza, per suo tramite, signor Presidente, all'onorevole Kelany e al gruppo di Fratelli d'Italia, che noi non abbiamo nulla di cui vergognarci. Noi non dobbiamo chiedere scusa a nessuno, noi rivendichiamo con forza l'aver appoggiato un sentimento popolare nel Paese contro uno sterminio, quello del popolo palestinese quello di cui voi non volete mai parlare, quello di cui voi, sì, vi vergognate di parlare. Perché, vedete, in questi giorni, in queste settimane, l'occupazione illegale da parte dei coloni nella West Bank sta cementando, sì, con le betoniere, le sorgenti di acqua per non far bere acqua potabile al popolo dei palestinesi della West Bank.
Le case vengono demolite, gli ulivi vengono distrutti, quelle terre vengono distrutte; la vita di un palestinese, in quelle realtà, vale molto meno di un prodotto di un supermercato, come è accaduto ad Awdah Hathaleen, protagonista del film : si è preso un colpo di pistola nel petto. È stato arrestato, quel colono, ha fatto un'ora di fermo di polizia ed è tornato libero. Perché la vita di un palestinese conta meno di un litro di latte. È uno schifo, è una vergogna.
Ecco, vedete, la differenza tra noi e - signor Presidente - chi sta da quell'altra parte dell'emiciclo, che usa queste vicende come un elemento di strumentalità, perché noi abbiamo sempre condannato l'atto terroristico del 7 ottobre, l'abbiamo sempre definito un atto nemico della causa e del futuro del popolo palestinese , e condanniamo il terrorismo perché lo riteniamo uno strumento che mina non solo la democrazia, ma un percorso di pace. Ora, di fronte a questo, noi chiediamo che la magistratura faccia chiarezza e, se ci sono responsabilità, siano ovviamente non solo accertate, ma siano portate di fronte ai tribunali della Repubblica italiana.
Però - sempre per suo tramite, onorevole Presidente - vorrei ricordare all'onorevole Kelany che se c'è qualcuno che ha finanziato Hamas - e questo sta agli atti anche delle inchieste in Israele, ma anche delle inchieste di giornali importanti, di emittenti importanti, come la CNN - questo si chiama Benjamin Netanyahu che, dal 2012 al 2018, ha dato ad Hamas 1.100.000.000 di dollari . Lui non fa notizia, lui che ha massacrato il popolo palestinese utilizzando Hamas per demolire l'Autorità nazionale palestinese, attraverso una strategia pubblicamente dichiarata alla Knesset, il Parlamento israeliano, dove si è detto: finanziamo Hamas per demolire l'Autorità nazionale palestinese. Lui sì che i soldi li ha dati, un miliardo e 1.100.000.000 di dollari, in sei anni. Tutto ciò non fa scandalo. Perché non fa scandalo? Perché la strategia, oggi, della destra italiana è di fare un processo di rimozione storica, di ricostruzione di un falso storico, di rimuovere una tragedia, quella del popolo palestinese.
Ecco perché noi non rinneghiamo nulla. Noi rivendichiamo la battaglia di un popolo italiano per la difesa e il diritto alla vita del popolo palestinese, e chiediamo anche che la giustizia faccia rapidamente i suoi accertamenti. Ma da chi ha questo atteggiamento, di chi non ha avuto il coraggio di fermare il commercio di armi, di chi non ha avuto il coraggio di fermare gli accordi di cooperazione economica con uno Stato genocidario, di chi oggi, come il Governo di Israele, ha riconosciuto Somaliland, questo Stato indipendente all'interno della Somalia, con il preciso intento di deportare il popolo palestinese, da parte vostra c'è il silenzio più totale, un silenzio incredibile. Questo sì, inaccettabile, imbarazzante di fronte alla storia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Ci associamo anche noi alla richiesta di informativa del Ministro Piantedosi perché non abbiamo timore e non abbiamo alcuna paura di parlare anche di antisemitismo, perché non è il nostro capogruppo che vestiva con una svastica al braccio ma è il vostro capogruppo di Fratelli d'Italia che si vestiva con una svastica al braccio. Perché noi abbiamo memoria e lo ricordiamo quando i giovani di destra portavano la, ma non in solidarietà al popolo palestinese, ma contro gli ebrei e contro Israele, perché le radici erano quelle . Ce lo ricordiamo bene quello che ascoltiamo nelle sedi giovanili di Fratelli d'Italia, dove si inneggia ai forni crematori . Ecco, l'antisemitismo non risiede qui, risiede e parte sempre da voi, nelle vostre origini . Quindi, noi a testa alta parliamo dei fenomeni di antisemitismo.
E vedete, la cosa più squallida è che voi cercate con la notizia di questa inchiesta di pulirvi la coscienza , di cercare di minimizzare quella che è stata la vostra complicità e la vostra connivenza nei confronti di un genocidio. Ma questa cosa non la cancellerà un'inchiesta , perché quel popolo che sfilava nelle piazze, che stigmatizzate come pro-Pal, era un popolo di donne, di uomini, di giovani soprattutto, che non voleva vedere lo schifo su cui il Governo italiano ha commerciato in armi, in relazioni commerciali, ha stretto la mano di chi ha finanziato veramente Hamas, come Netanyahu , e che, oggi - notizia -, sta finanziando le costole dell'ISIS per indebolire Hamas. È sempre il solito giochino.
Quindi, se il vostro assunto poi è: per un'inchiesta bisogna condannare un intero movimento, perché in quel momento si condivideva una protesta, allora per un'inchiesta che tocca uno di voi per mafia e corruzione, e per migliaia di illeciti, vuol dire che tutti siete mafiosi e corrotti, e fate illeciti; allora, vuol dire che tutti i vostri partiti di maggioranza, quando arriva un'inchiesta, sono coinvolti in tutto questo malaffare. Noi siamo orgogliosi di aver partecipato a quelle piazze, siamo orgogliosi che una nostra deputata, come Stefania Ascari , in tempi non sospetti, andava in Cisgiordania per vedere con i suoi occhi le ingiustizie che accadevano nei confronti di quel popolo e non si lasciava abbindolare “Parli solo di Hamas, vergogna!” “Presidente!” dalle vostre narrazioni, dei giornali che sono vostri complici, che hanno dimenticato quello che accadeva in Cisgiordania e a Gaza per anni. Ci sono stati deputati e deputate, come Stefania Ascari, che hanno fatto il loro lavoro e sono andati a vedere con i loro occhi il dramma e hanno titolo “Parli solo di Hamas!”… Guardi, Presidente, però che addirittura un componente dell'Ufficio di Presidenza - per il suo tramite - non rispetti l'Aula mi sembra quantomeno singolare. Quindi, per favore, la inviterei... grazie, se mi è permesso.
Quindi, lei vedeva con i suoi occhi, e adesso - ripeto - la cosa vergognosa è che cercate, tramite questa inchiesta dove immediatamente diventate giustizialisti… e su questo ha ragione il collega Giachetti. Cioè, ora, la notizia di reato non è più: “ah bisogna aspettare… la magistratura rossa, separiamo le carriere”. Questo è il vostro concetto di giustizia. No, non si può aspettare neanche l'inchiesta. Noi, se qualcuno ha lucrato in maniera vile sul grandissimo moto di solidarietà che c'è stato negli anni nei confronti della popolazione palestinese, siamo i primi a condannarlo, e sapete perché? Perché noi, nel nostro piccolo, ci abbiamo messo un milione di euro dei nostri stipendi , da restituire, per la più grande iniziativa umanitaria di questi tempi che è stata la , e noi siamo orgogliosi. Quindi, se qualcuno ha lucrato su questo, siamo i primi a condannarlo. E no, non ci vergogniamo di fronte a nessuna discussione. Voi vi dovete vergognare
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Intervengo, Presidente, avendo ascoltato questo dibattito e ringraziando la collega di Fratelli d'Italia per l'intervento che ha fatto, puntuale e condivisibile, per una richiesta di informativa che anche noi sosteniamo, come gruppo di Noi Moderati.
Io credo che quello che abbiamo ascoltato non faccia che dimostrare che, anche in questo caso, si sia persa un'occasione. Io parlo da parlamentare, parlo da parlamentare genovese, dove l'inchiesta di cui stiamo parlando è maturata, dove c'è il cuore di quell'inchiesta. Ed i distinguo che abbiamo ascoltato oggi dall'opposizione: c'è chi dice che bisogna essere garantisti e aspettare la sentenza definitiva, in questo caso sì, forse, però mi sembra che ci sia sempre un garantismo a corrente alternata, e noi, se lo siamo, lo siamo sempre. Ma questo non ci porta, oggi, a non chiedere e a non aspettarci una presa di posizione unanime di condanna nei confronti delle accuse: sono accuse gravi, perché qui c'è in gioco il fatto che le donazioni che si pensavano, certo, per il popolo palestinese, su cui anche noi siamo intervenuti… Questo Governo è un Governo che ha portato avanti il processo di pace, questo Governo è un Governo che ha saputo anche dire che si è andati oltre a Netanyahu; ho ascoltato tutte le illazioni in quest'Aula, ma non ho ascoltato la presa di distanze.
C'è un silenzio assordante da parte dell'opposizione, da parte della sinistra, nei confronti di questa impostazione, di questa inchiesta, che riguarda tutti e che forse, oggi, poteva mettere un punto fermo. Si è persa un'occasione, Presidente, ma mi auguro che con l'informativa del Ministro Piantedosi molti punti vengano messi, vengano messi in maniera ferma. Sicuramente noi l'ascolteremo, sicuramente saremo parte attiva, sicuramente condanniamo quello a cui stiamo assistendo, perché non ci può essere che una sola parola: condanna. E purtroppo da questa parte dell'Aula oggi non l'abbiamo ascoltata .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, l'onorevole Donzelli. Ne ha facoltà.
Per cosa “Se è sullo stesso argomento non può!”?
GIOVANNI DONZELLI(FDI). Non è lo stesso argomento, grazie.
PRESIDENTE. Adesso ce lo dirà lui, non so, se vogliamo sostituirci…
GIOVANNI DONZELLI(FDI). Chiedo un'informativa a Tajani su quanto è avvenuto e su questa vicenda, quindi non intervengo su quanto già chiesto dalla mia collega, perché mi sento perfettamente rappresentato, ma credo che sul tema debba “Presidente, non si può! È lo stesso argomento, Presidente!”…
PRESIDENTE. Colleghi, ancora non ho capito qual è la richiesta del deputato Donzelli. Se consentite, se volete stare in silenzio, la ascoltiamo insieme : “Ma non lo ascoltiamo! Non lo possiamo ascoltare! Non può farlo! Non può farlo!“È lo stesso partito, lo stesso Governo!”.
Colleghi, io fino adesso ho capito che il collega Donzelli intende chiedere un'informativa al Ministro Tajani. Adesso se gli facciamo … Lo ascoltiamo, se sarà sullo stesso argomento, glielo faremo presente.
Deputato Donzelli, prosegua e ci faccia capire. Se è sullo stesso argomento, non può prendere la parola perché ha già parlato la sua collega, Sara Kelany .
GIOVANNI DONZELLI(FDI). Presidente, non intervengo su quello che è il motivo per cui la collega Sara Kelany ha chiesto l'informativa al Ministro degli Interni. Io credo che sia necessario chiedere un'informativa al Ministro degli Esteri per come cambiano le relazioni internazionali in seguito al flusso di denari al nero, irregolare, che è girato dall'Italia verso Nazioni estere : “È lo stesso argomento, non mi faccio prendere in giro!”. Questo cambia le questioni internazionali e credo che sia doveroso da parte mia poter chiedere al Ministro Tajani spiegazioni in questo, nonostante i rumori che fanno dall'opposizione “Volete mandare in esercizio provvisorio il bilancio dello Stato?”.
Se mi consente e se crea le condizioni, io proseguo sulla necessità e su quanto accaduto “Volete andare all'esercizio provvisorio?”.
Comprendo che per le opposizioni non ci sia necessità di democrazia e la possibilità per la maggioranza di esprimersi liberamente, ma se lei mi conferma che posso parlare , io intervengo grazie.
PRESIDENTE. Sta già parlando, però non si capisce bene quale sia il confine…
GIOVANNI DONZELLI(FDI). No, però non in queste condizioni, Presidente. Non in queste condizioni. Vorrei il rispetto dell'Aula.
PRESIDENTE. …tra le sue argomentazioni, se ci fa capire meglio…
GIOVANNI DONZELLI(FDI). Vorrei il rispetto dell'Aula. Non sono queste le condizioni in cui posso intervenire “Il rispetto dell'Aula? Ma non la sta rispettando lei, l'Aula!”.
PRESIDENTE. Deputato Casu! Deputato Casu! Prego, prosegua.
GIOVANNI DONZELLI(FDI). Grazie, Presidente. Capisco il nervosismo dei colleghi dell'opposizione, visto che Hannoun andava a spasso per tutta l'Europa con la parlamentare Ascari, e non solo in Europa, anche in campi in cui si esercitavano a quanto pare Hamas e si raccoglievano soldi “È lo stesso argomento di prima, Presidente!”. Quindi, capisco il nervosismo dell'opposizione…
PRESIDENTE. Deputato Donzelli…
GIOVANNI DONZELLI(FDI). …capisco il nervosismo dell'opposizione, ma credo …
PRESIDENTE. Colleghi! Dovete stare al vostro posto e in silenzio! Ci sono io che gestisco i lavori dell'Aula “Questo è il suo lavoro, Presidente!”
Collega Donzelli, lei ci deve circostanziare la ragione della informativa e ci deve far capire se c'è una differenza o meno rispetto alle argomentazioni che sono state trattate dai colleghi deputati , anche del suo gruppo, ma non solo del suo gruppo, perché il nostro Regolamento prevede l'impossibilità da parte di uno stesso gruppo di fare più di un intervento sullo stesso argomento. Prego.
GIOVANNI DONZELLI(FDI). Come le avevo già spiegato, Presidente, non ho alcun problema a confermarle che, siccome è emerso un flusso di denaro importante che dall'Italia è uscito all'estero in modo irregolare, credo che questo crei problemi internazionali e che abbia complicato anche alcune relazioni. E su questo credo debba venire a riferirci Tajani, su come per esempio la Nazione di Israele, su come altre Nazioni arabe che ci sono nel Golfo, moderate, hanno reagito a questa informazione, se si complicano o no i nostri rapporti; quanto anche la superficialità dell'opposizione, che questo Hannoun l'ha portato in Parlamento, rischia di complicare l'immagine dell'Italia nei rapporti internazionali ; quanto la superficialità, per esempio, della collega Boldrini, che si faceva fotografare …
PRESIDENTE. Colleghi!
GIOVANNI DONZELLI(FDI). …nei locali di questo Parlamento con Hannoun complica a livello internazionale il lavoro eccezionale …
PRESIDENTE. Colleghi!
GIOVANNI DONZELLI(FDI). …che ha fatto il Governo Meloni …
PRESIDENTE. No, deputato Fornaro! Porti pazienza. Di fatto, se non ho capito male…
GIOVANNI DONZELLI(FDI). …per portare la pace. Il Governo Meloni che, orgogliosamente, non è complice di genocidio, come urlano dalle opposizioni, ma è complice della pace!
PRESIDENTE. Deputato Donzelli “Ma non facciamoci prendere in giro, Presidente, non è accettabile! Lei sta consentendo una violazione del Regolamento!”.
Guardi, deputato Fornaro, mi pare di capire che ci sia una richiesta di estensione dell'informativa, che era stata indirizzata al Ministro Piantedosi, al Ministro Tajani, per questioni parallele rispetto a quelle che sono state citate fin qui. Non mi pare che sia una roba che vada al di là. Se un collega vuole aggiungere la competenza di un Ministro a un altro Ministro e lo argomenta e lo circostanzia, io non credo che siamo al di fuori del perimetro del Regolamento “Siamo fuori dal Regolamento! Lei deve essere sopra le parti! Deve essere sopra le parti! Avete deciso di andare in esercizio provvisorio?”.
Se permettete - diciamo così - c'è una competenza del Presidente di turno ad assumere delle decisioni da questo punto di vista.
Concluda, deputato Donzelli.
GIOVANNI DONZELLI(FDI). Concludo, se le opposizioni, che stanno gridando in questo modo vergognoso, mancando di rispetto all'Aula avessero rispettato quest'Aula, stando più attenti a chi invitavano in Parlamento rispetto ad invitare Hannoun, oggi non avrebbero bisogno di urlare in questo modo.
Credo che l'Italia abbia una credibilità internazionale grazie al Governo Meloni “Ma che dici?”, che mentre altri gridavano che era complice del genocidio, era complice della pace; che mentre altri facevano le scene, magari andavano nelle piazze con i pro-Pal “Vergognati!” e magari inneggiavano a chi andava a occupare la sede de , il Governo Meloni, grazie anche al Ministro Tajani, andava a difendere la credibilità di questa Nazione.
Quindi chiedo e confermo che il Ministro Tajani venga in quest'Aula a dirci quanto per colpa delle opposizioni e se si sono complicate le relazioni internazionali e se queste opposizioni, con la loro sciagurata irresponsabilità, hanno danneggiato “Basta!” il percorso di pace che ha portato avanti il Governo italiano per creare due popoli e due Stati, aiutando davvero il popolo palestinese e non altri, che invece stringevano accordi e andavano a braccetto con chi finanziava Hamas, danneggiando il popolo palestinese .
PRESIDENTE. Quindi, c'è una richiesta di informativa al Ministro Tajani.
Ha chiesto di parlare, per richiamo al Regolamento, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Io stigmatizzo il suo comportamento, Presidente. È inaccettabile per più motivi e adesso proverò a ricordarglieli. Il primo, c'è una prassi che la Presidenza chiede di rispettare proprio per il senso delle istituzioni e il programma dei lavori e sa qual è? Quella di avvicinarci lì ai banchi della Camera, della Presidenza e chiedere l'informativa e dire qual è l'oggetto. E sa perché c'è questa prassi? Perché se non viene rispettata adesso, d'ora in poi - tra l'altro, era il secondo deputato dello stesso gruppo -, ognuno di noi, nelle prossime due ore, prenderà la parola su ordini dei lavori che non dichiareranno prima. Sa che cosa vuol dire? Che nelle prossime ore ognuno di noi chiederà un ordine dei lavori e voi andrete in esercizio provvisorio, ma non voi: porteremo il Paese all'esercizio provvisorio, perché lei non sa fare il Presidente della Camera ! Due, due, due Presidente! È un precedente molto grave quello. Perché allora sa che c'è?
Su questa vicenda, nei prossimi minuti, prenderemo la parola per chiedere anche a Nordio di dire la sua, per chiedere anche a Giorgia Meloni di dire la sua. Sono altri Ministri, o no? E, allora, se questa è la prassi, guardi che questa Camera diventa davvero difficile da governare. E lo dico dopo essere passato attraverso un'indignazione, un'umiliazione che è quella di aver convocato le Camere di sabato 27. Ma, guardate, ognuno di noi lavora di sabato e di domenica, benissimo, ci sono italiani che fanno turni molto più straordinari dei nostri, ma è indegno che una Camera si ritrovi negli ultimi giorni disponibili prima dell'esercizio provvisorio per discutere in poche ore la finanziaria e ci sia qualcuno che, invece di capire l'eccezionalità, quello che stanno facendo - e lo stanno facendo contro di noi, contro le istituzioni, contro il valore di questa democrazia -, cosa fa? Prende la parola tanto per insultare le opposizioni, tanto per continuare a fare una polemica inutile su fatti che, tra l'altro, noi abbiamo già stigmatizzato, su vicende su cui ci siamo già espressi.
Quindi questa vicenda e anche il suo atteggiamento sono ancora più gravi, perché non ha compreso cosa stava succedendo. E, invece di comprendere che ci sarebbe tutta la necessità del mondo di iniziare una legge finanziaria, lei ci ha fatto attaccare politicamente e l'ha fatto fare a freddo, quando l'Aula dovrebbe essere richiamata a un po' di dignità, quello che proveremo a fare con disciplina e onore nelle prossime ore. Ma sappia che chi non ha rispettato questa Camera è proprio lei e lei dovrebbe chiedere scusa, perché quello che è appena accaduto è molto, molto, grave
PRESIDENTE. Faccio presente che delle persone che comunque hanno preso la parola questa mattina nessuno si è avvicinato ai banchi della Presidenza per preannunciare il suo intervento sull'ordine dei lavori . Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Sul Regolamento, signor Presidente.
PRESIDENTE. Prego, a lei la parola.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Guardi, grande rispetto per il suo ruolo, per la sua persona, ma mi trovo in totale disaccordo. Vorrei che rimanga agli atti, che questo sia trasmesso al Presidente della Camera. È stato evidente che l'intervento, per il suo tramite, del collega Donzelli, era sullo stesso identico argomento. C'è un altro tema su cui, credo, siamo tutti d'accordo: quando si fanno queste informative si individua un Ministro, ma il concetto è che è chiamato il Governo. Allora, se il collega Donzelli si fosse fermato nel dire che riteneva opportuno che, oltre al Ministro Piantedosi, ci fosse un'informativa sullo stesso argomento anche del Ministro Tajani, non avrei avuto nulla a che ridire, ma ha argomentato sullo stesso tema; ha attaccato genericamente questi banchi, in specifico la collega Boldrini che non è neanche presente. Insomma, Presidente, lei non può rendersi complice di un attacco, a freddo, della maggioranza in una giornata come questa, in ore come queste.
Mi rivolgo, per il suo tramite, al Ministro Giorgetti: se avete deciso di andare all'esercizio provvisorio, abbiate almeno la decenza di dirlo . Vi segnalo che ci sono 240 ordini del giorno: fate i conti su cosa significa per 8 minuti. Adesso noi faremo interventi con richieste di informative per le prossime due ore e lei non potrà non concedercelo, visto che lo ha appena concesso a uno dei maggiori esponenti del gruppo a cui lei appartiene.
Allora, credo che, da questo punto di vista, non sia accettabile questo comportamento: è un comportamento irresponsabile da parte del partito di maggioranza relativa . Questa non è l'uscita di un piccolo gruppo. Se è studiata a tavolino, mi chiedo cosa ci sia dietro, non rispetto a questa vicenda, su cui mi pare abbiamo risposto, e poi se qualcuno non ha capito o non ha ascoltato, non è responsabilità nostra. Ma è veramente inaccettabile.
Presidente, mi creda: quello che è stato fatto adesso è un precedente anche pericoloso da questo punto di vista. Io vorrei che sia stigmatizzato. Vorrei che, da questo punto di vista, ci sia con chiarezza la stigmatizzazione di un comportamento in una fase delicata della vita parlamentare come quella dell'approvazione della legge di bilancio. Ma dobbiamo caricarcele tutte noi le responsabilità per non arrivare all'esercizio provvisorio o dovrebbero essere loro, che sono il partito principale, ad assumersele in prima persona ? A tutto c'è un limite! C'è un limite al rispetto dei ruoli. Partire su una vicenda su cui c'è una responsabilità chiara del Governo nei ritardi con cui è stata approvata al Senato, basta leggere la rassegna stampa, e, come primo atto, si scarica, andando oltre, come chiaro ed evidente dal resoconto, una vicenda grave come quella che è successa… Credo che, da questo punto di vista, lei non doveva consentire questo, nell'interesse di questa Camera, nell'interesse delle istituzioni che - le ricordo - vanno sopra gli interessi dei singoli parlamentari e del singolo gruppo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per richiamo al Regolamento, la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per un richiamo al Regolamento, articoli 8 e seguenti. Prendiamo atto che oggi si è creato un precedente, quello dello “spacchettamento” delle informative, perché di questo si tratta. Perché quando ci sono vicende così complesse… Ce ne sono state anche in passato e io ve ne ricordo una per tutte, quella del torturatore libico Almasri, allora noi avremmo dovuto fare tutto un giro di informative: perché partivamo con la Presidenza del Consiglio, poi c'erano i profili che riguardavano il Ministro Nordio, c'erano i profili che riguardavano il Ministro Piantedosi. Potevamo praticamente stare una giornata intera per chiamare tutti quelli che erano coinvolti al Governo circa quelle decisioni, ma non è stato fatto questo in passato. Da oggi, da questo momento in poi, è possibile. Abbiamo creato il precedente - non si è riunita una Giunta per il Regolamento, ma questa è prassi e me lo insegnate - dello “spacchettamento” delle informative. Quindi, prima cosa di cui prendiamo atto oggi; ci sentiremo liberi di farlo, perché dall'altra parte non sarete più liberi di rigettare una richiesta del genere . E così è.
Poi prendo atto anche di un'altra cosa. Pure la modalità è agghiacciante per cui si è arrivati a questo precedente: perché il collega Donzelli non ha solamente detto della richiesta di informativa al Ministro Tajani, ma ha argomentato con le medesime argomentazioni che erano già state illustrate dalla collega, quindi hanno parlato per due volte sullo stesso argomento. Ebbene, questo è pure inaccettabile, ma non ci sconvolge, perché avete preso in giro quest'Aula. Ci avete preso in giro come fate con tutti coloro che sono fuori da quest'Aula, perché voi non fate altro che prendere in giro le persone che stanno fuori da quest'Aula, perché dite una cosa e fate esattamente il contrario di quello. Oggi abbiamo avuto la prova provata di quanto voi siete bravi a prendere in giro le persone qua dentro e lì fuori . Ma noi non ci caschiamo.
Terza cosa. Collega Donzelli, se vuole conoscere i flussi finanziari, ha qui il Ministro Giorgetti. Siccome oggi la priorità della maggioranza, di Fratelli d'Italia, è quella di sviscerare tutti i profili della vicenda che riguarda Hannoun, benissimo, avete il Ministro Giorgetti; magari potrà qui, invece di parlare di legge di bilancio, intrattenerci sui flussi finanziari. Essendo il Ministro dell'Economia potrà benissimo alzarsi e intrattenerci su tutti i flussi finanziari che dall'associazione andavano verso la Palestina e quant'altro. Quindi possiamo sviscerare pure i profili finanziari con il Ministro Giorgetti, perché oggi certifichiamo che la priorità per il partito di maggioranza relativa in quest'Aula è quella di sviscerare, sotto tutti i punti di vista, questa vicenda. Ne prendiamo atto, siamo pronti a farlo, con buona pace della legge di bilancio .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Riccardo Ricciardi. Sul richiamo al Regolamento? No, su cosa? Prego.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Per associarmi alla richiesta di informativa del Ministro Tajani, no?
PRESIDENTE. Prima di sviluppare il suo ragionamento, mi faccia dire ...
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Prego, Presidente. Lei presiede. Scusate.
PRESIDENTE. Ci sono stati dei richiami al Regolamento. Quindi, prima che lei si associ e prosegua con i richiami all'ordine dei lavori, penso di dovere delle risposte, giusto? Altrimenti i richiami al Regolamento sono esercizio retorico, fine a se stesso.
Io ho dato la parola al collega Donzelli, che me l'ha chiesta alzando la mano, e l'ho fatto argomentare per capire se ci fosse una sovrapposizione o meno, soprattutto perché ha richiesto un'informativa al Ministro Tajani e non al Ministro Piantedosi. La tal circostanza imponeva al sottoscritto di ascoltare quali fossero le sue ragioni. Faccio anche presente - questa è la procedura che tutti i Vicepresidenti e il Presidente adottano e comunque io l'ho sempre adottata - che prima di togliere la parola, ascolto e cerco di capire se c'è un intervento pretestuoso o se c'è un intervento di merito. Tant'è, dopo aver ricordato al collega Donzelli che se avesse sviluppato nelle argomentazioni le stesse motivazioni degli altri interventi su richiesta di informativa gli avrei tolto la parola. Quando Donzelli si è sovrapposto alle argomentazioni degli altri, non ha concluso il suo intervento; l'ho invitato a concludere … L'ho invitato a concludere. Guardate, potete consultare anche il cronometro e potrete verificare facilmente che il collega Donzelli non ha concluso il suo intervento, quindi quando si è capito … ferma restando la legittima richiesta, che è stata oltretutto vidimata, certificata anche dal ragionamento del deputato Fornaro, ossia che si poteva associare - perché è giusto farlo, è legittimo farlo - alla richiesta di informativa del Ministro Piantedosi quella del Ministro Tajani.
Quindi, questo era necessario farlo ed era pienamente legittimo da parte del deputato Donzelli richiederlo. Una volta che questo è stato fatto, entrando nel merito c'è stata una sovrapposizione: ho invitato il collega Donzelli a concludere e ha concluso, senza consumare i 5 minuti previsti dal Regolamento per la richiesta di informativa . Questo è quanto. Quindi, per dire che cosa? Che la circostanza narrata non costituisce affatto precedente, non c'è alcun precedente, perché io ho interrotto il collega Donzelli e l'ho invitato a concludere dopo aver ascoltato, diversamente da alcuni di voi che volevano che lo interdicessi precedentemente rispetto alle sue motivazioni; dopo averlo ascoltato, io l'ho pregato di concludere e il collega Donzelli ha concluso il suo intervento anticipatamente. Quindi, non si configura assolutamente alcun precedente da questo punto di vista.
Possiamo andare avanti con l'ordine del giorno? Oltretutto, penso che abbiate anche potuto constatare che sul richiamo al Regolamento ogni gruppo dell'opposizione che ha voluto ha potuto sviluppare le proprie argomentazioni e rispondere abbondantemente , anche oltre le previsioni del Regolamento stesso. Possiamo incardinare la discussione all'ordine del giorno rispetto al disegno di legge, già approvato dal Senato? No, ha chiesto di parlare il collega Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Per associarmi alla richiesta di informativa di Donzelli al Ministro Tajani su come i flussi finanziari citati avrebbero compromesso e, in qualche modo, influenzato i rapporti dell'Italia. Associandomi a questa richiesta e rispetto al tema che parla di aiuti per la popolazione palestinese, noi vorremmo sapere anche dal Ministro Tajani, in questa informativa, perché ci sono decine di quintali di aiuti che devono entrare a Gaza che, nonostante la tregua, non stanno entrando. E, tra questi aiuti, ci sono quelli dell'associazione - a cui noi, ribadisco, abbiamo donato un milione di euro dei nostri stipendi per Gaza -, che sta cercando di trovare un canale tramite la Farnesina, sperando che Tajani, finalmente, faccia la procedura da Ministro a Ministro e parli con il Ministro israeliano dicendogli: signori, ma questi aiuti entrano o non entrano a Gaza ? Perché le risposte del Governo israeliano, in riunioni ufficiali in presenza di della Farnesina, sono che il Governo israeliano non fa entrare questi aiuti perché hanno troppo valore energetico per i bambini di Gaza, tra cui biscotti e dolci . Questo sta accadendo.
Quindi noi chiediamo che Tajani venga ad informarci sul motivo per cui questi aiuti sono bloccati, perché ribadiamo ancora una volta: noi vogliamo che quegli aiuti vadano alla popolazione palestinese e tutte le persone che si sono riversate nelle piazze, che hanno donato tempo e anche solo un euro per la popolazione palestinese, debbano andare a lenire le sofferenze di quel popolo martoriato. E se anche solo un euro è stato distratto per qualsiasi finalità, ma, oltretutto, per finalità terroristiche, questo è chiaramente da perseguire, giuridicamente e moralmente, e saremo i primi a farlo .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2750: Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028 e relativa Nota di variazioni (A.C. 2750/I).
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea .
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
I presidenti dei gruppi parlamentari Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle ne hanno chiesto l'ampliamento.
La V Commissione (Bilancio) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Andrea Barabotti.
ANDREA BARABOTTI, . Grazie, Presidente. Annuncio il deposito della relazione sul disegno di legge di bilancio. È una relazione che i colleghi hanno avuto modo di apprezzare nel corso dei lavori della Commissione. Mi limiterò, a partire da questa relazione, a fare una serie di riflessioni.
Intanto, per valutare correttamente una manovra di bilancio non si possono isolare singole misure e singoli commi, è necessario sicuramente adottare un approccio di ampio respiro che tenga insieme contesto generale, continuità dell'azione di governo e direzione complessiva delle politiche economiche.
Questa legge di bilancio, difatti, non nasce dal nulla, ma si inserisce in un percorso avviato fin dall'inizio della legislatura fatto di tre manovre che consecutivamente hanno messo al centro le famiglie più fragili dal punto di vista economico.
Negli anni parliamo di 42 miliardi e mezzo di euro redistribuiti dal 2023: 8,1 miliardi nel 2023, 16,3 miliardi nel 2024 e circa 18 miliardi dal 2025. Risorse tornate nelle tasche di chi ne aveva più bisogno attraverso il taglio del cuneo fiscale e dell'Irpef, senza considerare altri interventi adottati in corso d'anno. È questa la cifra della nostra azione di governo. Questa manovra prosegue con coerenza su quella strada: continuiamo a sostenere le famiglie fragili, rafforzando misure di sostegno diretto e incentivando il lavoro. Penso alla Carta dedicata a te, potenziata con 500 milioni di euro annui in più per beni di prima necessità; penso ai rinnovi contrattuali con tassazione al 5 per cento, che coinvolgono 3,3 milioni di lavoratori; ai premi di produttività detassati all'1 per cento fino a 5.000 euro per circa 5 milioni di beneficiari e al lavoro notturno e festivo tassato al 15 per cento fino a 1.500 euro. È una scelta chiara: aiutare chi lavora, chi produce, chi tiene in piedi questo Paese.
Ma questa legge di bilancio compie anche un altro passo ulteriore e necessario per dare maggior sostegno al ceto medio, che rappresenta la spina dorsale del Paese, con la riduzione dell'Irpef dal 33 per cento sui redditi tra 28.000 e 50.000 euro garantiamo fino a 440 euro annui in più a 13,6 milioni di contribuenti. È così che rendiamo più equa e più giusta la redistribuzione della ricchezza in una fase di cambiamenti epocali e anche di disuguaglianze su cui dobbiamo lavorare.
Quest'azione, prudente ma lungimirante, sta producendo risultati concreti; i dati sul lavoro e sull'occupazione sono sotto gli occhi di tutti: tasso di occupazione record e disoccupazione ai minimi storici e giudizio dei mercati e delle agenzie di che è assolutamente confortante dopo tanti anni. E che dire poi del giudizio più importante, che è quello degli elettori, che vede un centrodestra che si rafforza e un'azione di governo apprezzata.
In uno scenario internazionale particolarmente complesso, segnato da conflitti, instabilità geopolitica e difficoltà di approvvigionamento energetico, l'Italia ha saputo costruire una spirale positiva di credibilità internazionale, di rinnovato ottimismo dei mercati, con un avanzo primario nel 2024 pari a 10 miliardi di euro, rendendoci l'unico Paese del G7 COVID a tornare in positivo.
Questa credibilità si traduce anche in benefici concreti: oltre 20 miliardi di euro di risparmi sugli interessi del debito dal 2023 ad oggi, risorse che sono utilizzate per abbassare le tasse, sostenere famiglie e lavoro, seguendo il programma politico che abbiamo presentato agli elettori.
Il quadro complessivo è in netto miglioramento anche sul fronte dei conti pubblici: deficit al 2,8 per cento del PIL nel 2026 con una chiusura anticipata della procedura europea di infrazione un anno prima del previsto, un risultato che certifica la serietà del percorso intrapreso.
Per tutto questo è doveroso ringraziare il Governo, qua presente nella persona del Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, che, come pochi altri, in questi anni è stato in grado di servire il proprio Paese. Un grazie anche al Senato della Repubblica che ha saputo migliorare il provvedimento con un lavoro puntuale che ha riportato al centro il confronto parlamentare e su questo lasciatemi dire un grazie particolare a un senatore che ha segnato in positivo il percorso di questa legge di bilancio, il senatore della Lega, Claudio Borghi. Ultimo ma non ultimo un ringraziamento ai del centrodestra perché questi risultati sono il frutto della coesione politica di questa maggioranza e della responsabilità che tutti i della coalizione sanno dimostrare per garantire al Paese stabilità, unità e forza. Grazie Presidente, lascio la parola ai colleghi, che ringrazio, e al relatore Mascaretti.
PRESIDENTE. Ovviamente è autorizzato a consegnare la sua relazione.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Andrea Mascaretti.
ANDREA MASCARETTI, . Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, lasciatemi innanzitutto ringraziare tutto il Governo, a partire dal Presidente Giorgia Meloni, dal Ministro Giorgetti e dai Sottosegretari qui presenti - Savino, Albano e Mazzi - per il lavoro fatto e per aver dato stabilità e credibilità al nostro Paese anche con questa manovra. Un grande grazie va agli uffici della Commissione bilancio e a tutti gli uffici che, lontano dai riflettori, hanno lavorato con noi, facendo un lavoro incessante e prezioso anche in questi giorni di festa. Grazie a tutti i dipendenti e al personale della Camera dei deputati e ai colleghi che con noi hanno condiviso in queste ore il lavoro della Commissione bilancio.
Non essendoci il tempo per illustrare la mia relazione, chiedo al Presidente di depositarla, non prima però di aver fatto alcune premesse e citato alcuni interventi della manovra che si compone, come sappiamo, di due sezioni, 21 articoli e 973 commi. Per leggere questa manovra dobbiamo considerare quanto è successo negli anni precedenti. Qui parlano i numeri e parlano gli scenari e gli eventi nazionali e internazionali che hanno generato il contesto nel quale ci siamo trovati ad operare. Questo Governo ha iniziato a fine del 2022, come ci ricordiamo. È stato un periodo storico complicatissimo, con l'uscita dall'epoca del Covid, che è stata una grande tragedia internazionale anche per i conti pubblici degli Stati, che ha portato un'eredità pesantissima di indebitamento per i sostegni Covid e gli aiuti, ma anche per la gestione della parabola del bonus 110 per cento.
Nel 2022 cominciano i conflitti internazionali - la guerra in Ucraina e quelle in Medio Oriente - con grandi sofferenze e tanti morti, ma anche grandi tensioni sui mercati internazionali, a proposito dei costi dell'energia, del petrolio, della difesa, delle sanzioni e i problemi di riorganizzazione di tutto l'apparato produttivo per l'approvvigionamento di materie prime e la contrazione dell'e. Se queste sono le condizioni di partenza, i numeri ufficiali descrivono con chiarezza i risultati dell'azione di questo Governo. Sul mercato del lavoro l'Italia ha raggiunto livelli record di occupazione. Il tasso di occupazione complessivo è salito a 62,7 per cento: il valore più alto mai registrato. Parallelamente la disoccupazione si è ridotta fino a circa il 6 per cento: il minimo storico dal 2007. Particolarmente rilevante è il dato sull'occupazione femminile che ha superato il 54 per cento, toccando anche in questo caso un massimo storico. Questi risultati segnano una discontinuità rispetto al passato e hanno rafforzato la credibilità finanziaria dell'Italia. Infatti, lo , che nel 2022 aveva raggiunto i 251 punti base, ha toccato i 65 punti base a dicembre 2025. L'Italia ha inoltre registrato numerosi miglioramenti del giudizio delle principali agenzie di che hanno promosso ben 7 volte in un anno il nostro Paese. Anche i conti pubblici mostrano un chiaro percorso di rientro. Il è in progressiva riduzione e probabilmente usciremo dalla procedura di infrazione anticipatamente. È un risultato storico per il nostro Paese e questo va detto. Uscirne vuol dire risparmiare interessi sul debito pubblico e presentarsi al confronto con la Commissione europea con una posizione più solida e autorevole.
Sul fronte della sanità, i dati sono altrettanto chiari. Un incremento significativo del Fondo sanitario nazionale con oltre 6 miliardi aggiuntivi in questa manovra che portano a un incremento totale di oltre 30 miliardi rispetto al 2019. È un incremento senza precedenti che testimonia una scelta politica netta a favore della sanità pubblica. Occupazione al massimo, disoccupazione in calo, più donne al lavoro, ridotto, migliorati, conti più solidi e sanità finanziata come non mai prima: sono i risultati concreti che dimostrano che una politica seria e responsabile produce effetti reali per il Paese. Questi sono i numeri sui quali si appoggia la manovra che ci accingiamo a votare. È una manovra prudente e responsabile che prevede importanti interventi per le famiglie, per i lavoratori e per le imprese.
Lasciatemene citare velocemente alcuni. Segnalo, in primo luogo, che i commi 3 e 4 dell'articolo 1 riducono dal 35 al 33 per cento la seconda aliquota Irpef, prevedendo un meccanismo diretto di sterilizzazione per il beneficio fiscale per i percettori di un reddito complessivo superiore ai 200.000 euro. I commi 5 e 6 incrementano di 500 milioni il Fondo per l'acquisto dei beni di prima necessità per ciascuno degli anni 2026 e 2027. Il comma 7 prevede che gli incrementi retributivi, corrisposti ai dipendenti del settore privato per l'anno 2026, in attuazione di nuovi contratti, siano sottoposti a un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi costituita da un'aliquota del 5 per cento.
I commi 10 e 12, per il periodo di imposta relativo all'anno 2026, introducono, limitatamente ai dipendenti del settore privato aventi un reddito da lavoro dipendente inferiore a 40.000 euro, un'imposta sostitutiva Irpef del 15 per cento. Il comma 14 incrementa da 8 a 10 euro il valore monetario non imponibile dei buoni pasto elettronici corrisposti dal datore di lavoro ai propri dipendenti. Il comma 15 estende anche all'anno 2026 il regime di agevolazione Irpef dei redditi dominicali e agrari dichiarati dai coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola. Il comma 17 limita a decorrere dall'anno 2026 l'applicazione della cedolare secca, relativa agli immobili per i quali sono stati stipulati contratti di locazione breve, esclusivamente a due immobili anziché ai quattro previsti. Il comma 22 proroga per tutto l'anno 2026 il regime fiscale più favorevole, previsto fino all'anno 2025, per gli interventi edilizi finalizzati al risparmio energetico, alle ristrutturazioni edilizie e al cosiddetto “Sismabonus”.
Grazie, Presidente. Finisco qui, chiedo il deposito della mia relazione sul disegno di legge di bilancio e lascio lo spazio all'altro relatore.
PRESIDENTE. È autorizzato al deposito.
Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Roberto Pella.
ROBERTO PELLA, . Grazie, Presidente Rampelli, Ministro Giorgetti. Io vorrei soffermarmi sul tema delle regioni, perché ringrazio il Ministro per aver ridotto di 100 milioni il concorso alla finanza pubblica delle regioni a statuto ordinario. Ringrazio per la cancellazione della restituzione delle anticipazioni di liquidità delle regioni con accollo anche del debito da parte dello Stato, così come anche per il recepimento dell'accordo, tra il Governo e la regione autonoma Sardegna, di 100 milioni a titolo di compensazione delle condizioni di insularità, a dimostrazione che questo Governo non guarda chi governa comuni e regioni, ma pensa all'interesse di tutti i cittadini.
Per il comparto dei comuni, a me molto caro, devo dire ancora una volta grazie al Ministro Giorgetti per aver incrementato quel Fondo di assistenza ai minori di 150 milioni che chi, come il Sottosegretario Savino che segue gli enti locali, sa quanto è un tema importante, fondamentale e richiesto. Risposte mai avute da nessun Governo e avute dal Governo di centrodestra. Così come ringrazio anche per la nuova modalità del calcolo del Fondo crediti di dubbia esigibilità: richiesta che da anni ANCI sta portando avanti con tanti sindaci. Lo dico in modo particolare ai banchi dell'opposizione che finalmente ha ricevuto risposta chiara e determinata da parte di questo Governo. Così come ringrazio anche per il rifinanziamento del Fondo speciale, pari a 200 milioni, per quelli che sono i livelli dei servizi, così come per la modifica della disciplina sugli enti in disavanzo di utilizzare l'avanzo che vincola quelli che sono i fondi di parte corrente. Anche questa è una scelta importante e doverosa soprattutto per i tanti comuni del Centro-Sud che sono in uno stato di dissesto. Ma, soprattutto, ancora una volta, la fuoriuscita dei comuni, soprattutto quello di Roma, quello della capitale, da quello che è il riparto della quota del Fondo di solidarietà. È un accordo raggiunto insieme al Sottosegretario Savino e sottoscritto proprio in ambito di Conferenza unificata e che - devo dire - non solo dà quelle risorse giuste e importanti alla città di Roma, ma soprattutto sprigiona quelle risorse per tutti quei comuni oggi importanti e fondamentali. Ancora una volta è stato questo Governo di centrodestra che ha messo mano a una norma che da tanti anni veniva richiesta da tutti i Governi. Il comune di Roma, che è governato da tanti anni dal centrosinistra, non ha mai avuto risposta, ma l'ha avuta oggi da questo Governo di centrodestra.
Poi sicuramente vi sono ancora i temi riguardanti la giustizia e la sicurezza. Sicuramente noi, come Forza Italia, abbiamo sempre posto quell'attenzione sulle maggiori risorse per le Forze armate, le Forze di polizia e quello che è l'ordinamento civile e militare e quello che è il Corpo dei Vigili del fuoco. Abbiamo provveduto anche a un'assunzione del contingente massimo di 2.000 agenti del Corpo della polizia penitenziaria, così come al potenziamento del personale del Corpo della Capitaneria di porto.
Soprattutto, ancora una volta, a dimostrazione che questo Governo non ce l'ha con la giustizia, ma anzi vuole aiutare la giustizia a dare quelle risposte importanti e doverose, con l'autorizzazione del Ministero della Giustizia per l'assunzione di 718 magistrati ordinari.
Insomma, come hanno detto i miei colleghi, che ringrazio, che hanno fatto i relatori insieme al sottoscritto, questa manovra vede una riduzione delle tasse dell'Irpef dal 35 per cento al 33 pari a 2,9 miliardi.
È una richiesta fortemente voluta da parte di Forza Italia e del nostro Antonio Tajani, a cui sicuramente contribuiamo con un abbattimento o, meglio, dando in tasca ai nostri cittadini 2,9 miliardi in più, ma soprattutto più soldi in busta paga, grazie all'abbattimento della tassazione dei premi produttività, quel rinnovo dei contratti straordinari. E, ancora una volta, grazie Ministro Giorgetti, perché si ricorda che, nel 2022, nella nostra prima manovra, quando ero relatore, fu proprio una delle proposte portate avanti con determinazione da parte del Presidente Berlusconi che conosceva e comprendeva quanto fosse importante per l'imprenditore investire, soprattutto per dare liquidità ai propri dipendenti. Poi, soprattutto 1,5 miliardi in più per le famiglie, cari colleghi; 630 a favore delle madri con più di due figli; 460 per la riformulazione del calcolo dell'ISEE della prima casa; e, come ha detto il collega Mascaretti, 500 sulla . Soprattutto, più soldi anche all'industria: 1,3 milioni all'Industria 4.0; 200 milioni il rifinanziamento alla legge Sabatini e, soprattutto, 2,3 milioni come credito d'imposta nelle ZES principalmente situate in tante parti d'Italia, quelle che in qualche modo hanno necessità hanno aiuti, ma soprattutto vanno al Sud. Poi 6 miliardi in più per la sanità, per l'abbattimento delle liste d'attesa, per il tema della prevenzione. E grazie anche al Ministro Schillaci che, ancora una volta, ha voluto mettere quei fondi importanti sulla mia legge sull'obesità. Ringrazio ancora una volta questo Parlamento e il Senato per averla approvata a maggio dello scorso anno.
Poi, ancora una scelta importante per Forza Italia, quella della proroga della e della che costa oltre 400 milioni.
Concludendo, Presidente, vorrei mettere in luce per quest'Aula alcuni dati che ci devono far comprendere quanto questo Paese sia credibile a livello internazionale e quanto sia credibile il Ministro Giorgetti soprattutto nei mercati economici internazionali che non guardano in faccia a nessuno, indipendentemente che uno sia di destra o di sinistra, che sia alto o basso o che rappresenti un Governo rispetto all'altro. Ebbene, vi voglio dire due dati che dovete ben comprendere, l'hanno detto i due colleghi: tutte le agenzie - Standard & Poor's, Moody's, Fitch - tutte hanno detto che è migliorato il Ma vi voglio dire due dati: ebbene, quel 26 del mese di settembre, quando il centrodestra vince le elezioni attraverso un grande risultato di Giorgia Meloni - l'ha detto il collega Mascaretti - lo era a 236, oggi è 65, meno 72 per cento; l'indice della MIB, della Borsa italiana era 20.961, oggi 44.616, e concludo, Presidente, più 112 per cento. Ecco, credo che questi siano i risultati che dimostrano saggezza, consapevolezza, capacità, ma soprattutto concretezza di attuare delle scelte. È con questo spirito davvero che ringrazio questo Governo, ringrazio il Ministro Giorgetti e tutti per la forza, la capacità di avere un'Italia credibile, forte e sicuramente un'Italia riconosciuta a livello mondiale
Chiedo di essere autorizzato a depositare la mia relazione sul disegno di legge di bilancio.
PRESIDENTE. È autorizzato. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, che rinuncia.
È iscritto a parlare il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Grazie, Presidente. Una delle accuse che, in queste settimane, viene fatta a questa manovra di bilancio è quella, di fatto, di essere una manovra senza visioni, senza scelte. Io non entrerò nei numeri, perché tanto i numeri basta guardarli, basta fare una ricerca, basta vedere quanto sia la legge di bilancio, diciamo, più misera degli ultimi 10-12 anni, se non sbaglio. Noi abbiamo, però, il dovere di andare oltre quelle che apparentemente non sono scelte, ma sono, in realtà, scelte ben precise. Guardi, cerchiamo, Ministro, di andare oltre anche gli slogan e le facili critiche. Noi non diciamo che 4 anni fa questo Paese fosse perfetto e oggi è andato tutto a rotoli, però ci sono dati di fatto, cioè i dati di fatto sono: le liste d'attesa per gli esami in ospedale oggi sono più lunghe o sono più corte di 3-4 anni fa? Questa è una domanda. Il costo del carrello della spesa è aumentato, sì o no, fino al 25 per cento per i beni alimentari? Quando qualcuno di noi o una famiglia o qualsiasi persona ricerca una casa per andare in affitto o per comprarla, quando fa le ricerchine sui motori di ricerca, è vero che esclude automaticamente il cuore delle città, perché nei centri storici, oggi, rispetto a quattro anni fa, una famiglia, una famiglia media, non ci può andare? Questa cosa è vera? È peggiorata in questi quattro anni, sì o no? Poi, è vero o no che le piccole e medie imprese oggi, rispetto a quattro anni fa, fanno più fatica ad avere un credito bancario? Questa è un'altra domanda. È sempre vero o è peggiorato il fatto che i giovani, sempre di più, non vedano l'utilità addirittura di studiare, perché dicono: ma io, in questo Paese, con questa laurea, cosa ci faccio? Non che dieci anni fa ci fossero prospettive immaginifiche, ma oggi tutti i dati ci dicono che questa percezione è sempre peggiore e sempre più giovani vanno all'estero.
Vengo su un cavallo di battaglia della destra: è vero o no che la sicurezza reale e anche percepita nelle nostre strade è peggiorata rispetto a tre o quattro anni fa, sì o no? E non sono state fatte neanche delle misure per la percezione della sicurezza? Perché poi sappiamo che la sicurezza si basa anche sulla percezione. Bene, questi dati e queste cose sono oggettivi, non lo dice il MoVimento 5 Stelle e non lo dicono quei dati che vogliono andare contro il Governo, queste sono cose oggettive.
Ecco, noi vorremmo sapere: in questi quattro anni, è stata fatta una misura, una, per affrontare queste cose da questo Governo? Sì o no? In questa legge di bilancio assolutamente no non ne è stata fatta una. Non chiediamo la bacchetta magica per risolvere questo problema, ma almeno una cosa per dare un beneficio alla popolazione italiana su questi argomenti: non è stata fatta. Noi crediamo che non sia stata fatta, perché sbandierate i 25 miliardi per le imprese - come ha fatto la Presidente Meloni - e non se ne vede l'ombra; i treni ritardano, si dà la colpa ai chiodi; si fanno i Piani per la sicurezza, si pensa di mandare i 40 migranti in Albania, e manco ci si riesce e si pensa di risolvere il problema. Si sventola, per l'ennesima volta, un Piano casa e di questo Piano casa non c'è niente.
Vedete il problema qual è e che noi rileviamo e sottolineiamo? Che c'è solo un settore dove avete chiarissime le linee di investimento, chiarissime le prospettive, chiarissime le politiche per i giovani. Questo settore sono le armi Attenzione, non dico la difesa, perché io non ci sto all'inganno delle parole, di chiamarla difesa, come se dovessimo difenderci da un pericolo ventilato. Io parlo di armi, perché la difesa è una cosa, le armi sono altro. Oggi, c'è il Capo di Stato maggiore della difesa, Luciano Portolano, che su , in un'intervista, illustra dettagliatamente un investimento che ammonta a circa una ventina di miliardi per i prossimi anni, punto per punto, di sistemi d'arma; abbiamo Crosetto che parla della leva militare obbligatoria. In questo sì che vediamo una visione, sì che vediamo una prospettiva. Le idee qui sono chiare, per tutto il resto è fumo, Ministro. Mi dispiace, ma è fumo. La cosa che fa veramente imbestialire è che voi avete sempre la roba della coperta corta, no? I soldi e la coperta corta, il superbonus.
Ministro, il superbonus Conte l'ha gestito quattro mesi, lei cinque anni perché lei a gennaio del 2021 diventa Ministro dello Sviluppo economico. Quindi, Ministro, il superbonus era competenza sua, di Draghi e di Franco, non certo di Conte.
Comunque, i soldi non si trovano mai, poi improvvisamente si trovano. Questa manovra da 18 miliardi in una settimana è diventata di 22 miliardi. Si trovano i soldi e su cosa fate cassa? Sulle pensioni, sullo Stato sociale?
Oggi, oggi, ai giovani, perché questa norma è passata sotto silenzio… oggi ai giovani, con la norma del silenzio-assenso sulle loro pensioni, lo Stato ha definitivamente alzato bandiera bianca sullo stato previdenziale. Ha detto: noi non ce la facciamo più, cari giovani, mettete il vostro TFR nei fondi privati, perché penseranno loro alla vostra pensione. Questa norma passa sotto silenzio. Perché si parla di non scelte? Perché avete delegato la politica economica a quello che è il sovra-sistema del capitalismo finanziario. Voi che vi vantate di essere il Governo politico, che ha ricevuto il mandato dagli elettori, siete il più freddo dei governi tecnici , che non fa scelte politiche e che interviene su dove fare cassa e lasciate che la politica economica la faccia il capitalismo finanziario. Quando noi sentiamo: ah, la Borsa di Milano, record di Piazza Affari! Piazza Affari: il 20 per cento delle aziende quotate in Borsa, le quotazioni fanno parte dei grandi fondi americani che stanno cannibalizzando la borsa di Milano. Allora, a me del record dei titoli della Borsa di Piazza Affari mi interessa il giusto, se poi quei soldi non cascano nelle tasche degli italiani, non cascano nelle tasche dei cittadini, ma vanno nelle sedi di BlackRock, di State Street e Vanguard . Cosa ci faccio io con quei profitti?
E noi, quindi, pensiamo davvero che, per dare un'alternativa a questo Governo e per affrontare davvero le questioni che la politica deve affrontare, si debba rispondere fondamentalmente a due domande. Di fronte a questa finanza che la fa da padrone su tutto, a cui noi stiamo svendendo piano piano dei pezzi di Paese, che da Gaza all'Ucraina arriveranno i grandi finanzieri e mangeranno tutto quello che c'è da mangiare, la politica può mettere un argine a tutto questo? Può la politica far fronte a questo sistema che oramai è in tutto il mondo occidentale? Noi pensiamo di sì e lo può fare facendo una cosa: mettendo al centro il pubblico e dicendo che sull'energia, sulle infrastrutture, sulla scuola, sulla sanità, su tutto questo non si debba fare profitto, che il mercato faccia il mercato. Quindi, la prima domanda è sul pubblico e su come il pubblico deve rimanere padrone di questi strategici.
La seconda domanda è: possiamo invertire il piano inclinato che ci sta portando alla guerra? Perché, magari, come dicono in tanti, la prossima manovra…
PRESIDENTE. Concluda.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). …sarà la manovra che elargirà mancette elettorale in vista delle elezioni; la prossima manovra sarà la manovra di guerra e questo a noi spaventa. Allora, il pubblico al centro e dire “no” a una manovra di guerra, a smantellare lo Stato sociale per andare ad alimentare solo il settore di una guerra che, purtroppo, ci state dando come ineluttabile per le future generazioni .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea Tremaglia. Ne ha facoltà.
ANDREA TREMAGLIA(FDI). Grazie, Presidente. Anch'io comincio con i ringraziamenti, innanzitutto, ai relatori che hanno svolto un lavoro breve ma intenso, al Governo, al Ministro e ai Sottosegretari presenti, oggi, con noi, in Aula. Ci tengo anch'io ad aggiungermi ai ringraziamenti al personale e agli uffici che hanno, in questi giorni, svolto un lavoro, come sempre, impeccabile e complesso in un periodo di straordinari letteralmente. Quindi, un ringraziamento anche agli uffici e a tutto il personale che anche oggi ci permette di lavorare, in quest'Aula, di domenica, in mezzo alle festività.
Devo dire che l'intervento del collega Ricciardi offre diversi spunti, offre diversi appigli per il ragionamento. Ho preso qualche appunto, cerco di partire dalla fine, non voglio aprire un dibattito ovviamente ma credo che alcune precisazioni possano essere utili e giuste da fare, perché si richiamava l'eventualità che la prossima legge di bilancio, che sarà l'ultima di questa legislatura, sarà una legge di mancette elettorali. Io comprendo questo tipo di aspettativa, perché veniamo da una legislatura, la scorsa, la XVIII, in cui quasi tutte le manovre di bilancio sono state, di fatto, dei “mancettifici”. Ma questo non lo voglio attribuire alla buona o cattiva fede di un Governo o di quell'altro, ma lo voglio attribuire alla struttura e alla composizione del Parlamento nella scorsa legislatura. Se abbiamo avuto tre Governi differenti, con tre maggioranze differenti, in cinque anni, è naturale che ogni Governo di quella legislatura sostanzialmente avesse, diciamo, un orizzonte piuttosto labile come minimo; insomma, incerto. Quindi, ogni legge di bilancio poteva essere l'ultima prima di un'elezione, ogni legge di bilancio, di conseguenza, doveva essere l'occasione per portare a casa tutto quello che si riusciva a portare a casa, perché del domani non v'era certezza dal punto di vista politico e di maggioranza.
Io credo che, invece, l'esempio di questa legge di bilancio sia esattamente la dimostrazione, la prova di quanto sia importante la stabilità politica, di quanto sia importante avere una maggioranza di Governo salda e che, al netto delle legittime distinzioni tra le forze che la compongono e delle legittime discussioni tra le forze che la compongono, abbia, però, una comune visione. A me incuriosisce il fatto che, sostanzialmente, la critica maggiore che sentiamo in questi anni alla gestione dell'economia da parte di questa maggioranza sia che è prudente. Allora, avercene di problemi così! Se il problema fosse la prudenza, saremmo tutti felici.
La prudenza, innanzitutto - mi permetto di ricordarlo ai colleghi che ne sanno senz'altro più di me - in una situazione come quella in cui abbiamo preso l'Italia, dopo tre Governi con maggioranze politiche differenti, dopo uno scenario pandemico devastante da tutti i punti di vista, appena agli inizi di una guerra sul suolo europeo, come non se ne vedevano da decenni purtroppo, in uno scenario internazionale come minimo confuso e complesso, la prudenza non è una scelta; la prudenza è un obbligo. Perché - di nuovo - noi, qui, facciamo giustamente i conti con i dei partiti politici, con le idee dei partiti politici, ma siccome non stiamo usando i soldi del monopoli, ma stiamo usando i soldi degli italiani e, segnatamente, i soldi dei nostri figli e dei nostri nipoti - perché segnalo a tutti che l'indebitamento italiano è tale per cui, ovviamente, ogni anno dobbiamo ricorrere, in maniera cospicua, al debito e il debito non è quello che pagheremo soltanto noi, ma è quello che pagheranno le generazioni a venire - di nuovo, la prudenza non è una scelta, ma è un obbligo. Allora - di nuovo - mi stupisce il fatto che qualcuno, addirittura, ridicolizzi il richiamo che viene fatto spesso da questo lato dell'emiciclo alla fiducia che gli scenari, che i mercati, che i internazionali attribuiscono al sistema Italia, perché - di nuovo - non devo insegnarlo io a nessuno, ma, se siamo uno Stato molto indebitato e il nostro debito costa molto, è evidente che ogni anno pagheremo di più; se il nostro debito costa di meno, ogni anno pagheremo di meno. Quindi, a me sembra assolutamente lapalissiano che l'atteggiamento di un Governo, in questo scenario contingente e nello scenario ereditato di lungo termine dalla nostra Nazione, debba essere di prudenza. Dopodiché, se c'è una cosa che si può dire è che questa manovra e questa maggioranza stanno dimostrando che visione e prudenza possono tranquillamente coesistere, perché non è vero che non c'è una visione. Poi, magari la visione dell'opposizione, delle opposizioni variegate sarà diversa dalla nostra visione, è legittimo, ci mancherebbe altro. Ma la nostra visione mi sembra che sia estremamente chiara ed estremamente coerente dal principio. Magari - ripeto - passa meno da e passa meno da mancette, perché abbiamo in premessa la possibilità di governare 5 anni con una maggioranza solida e, quindi, si possono distribuire, con responsabilità e con prudenza, gli interventi lungo le cinque manovre di bilancio che vengono gestite da una legislatura.
Ma la scelta di unire responsabilità e visione significa semplicemente che cosa? Che, dall'inizio di questa legislatura, abbiamo investito per far pagare meno tasse agli italiani, abbiamo investito per sostenere il lavoro e abbiamo investito per sostenere i redditi più fragili in una congiuntura internazionale estremamente complessa.
Dall'inizio della legislatura - come veniva detto poco fa dal collega del MoVimento 5 Stelle, Riccardo Ricciardi - non sono fumo i miliardi di tasse in meno e non sono neanche mancette, perché sono interventi strutturali, ormai resi strutturali, sono interventi di lungo termine e qualunque maggioranza seguirà, nei prossimi anni, al Governo dell'Italia credo che dovrà e potrà ringraziare questa maggioranza per averli resi strutturali. Gli investimenti che sono stati fatti rispetto alla sostenibilità del debito sono investimenti con riguardo ai quali qualsiasi maggioranza che seguirà la nostra, di qualsiasi colore politico, dovrà solo ringraziare questa maggioranza. Al di là dei dati che vengono spesso ricordati - e quindi il che resta sotto il 3 per cento, il rientro anticipato la prossima primavera dalla procedura di infrazione, il rapporto debito-PIL che si stabilizza e che poi si riduce dal 2027 -, in questi giorni leggevo un interessante proprio sul debito pubblico dell'Ufficio parlamentare di bilancio, che ci segnala come - non so se sia un record storico, ma sicuramente è un record degli ultimi 10 anni - la sottoscrizione del debito pubblico italiano è, in larghissima parte ed in costante aumento, in mano a investitori non residenti. Il che, sotto certi aspetti, può aprire altre riflessioni rispetto al debito, ma questo significa che, evidentemente, il nostro debito è un debito appetibile dal punto di vista della fiducia che i mercati e gli investitori ritengono di dargli.
Ci sono, in questa manovra, nuovamente tasse in meno. Il fatto che ormai sia la terza manovra consecutiva in cui riusciamo ad abbassare in maniera consistente le tasse è per noi un grande orgoglio e, come dicevo, è un orgoglio che si tratti di una scelta non , ma di una scelta strutturale che consolida quel nuovo paradigma che dicevo, cioè: orizzonte di legislatura significa orizzonte serio, non provvedimenti , ma interventi di lungo respiro. Anche qui, a me spiace o piace, a seconda dei punti di vista, che siano i colleghi del MoVimento 5 Stelle a tirar fuori il superbonus, ma non era il Presidente Meloni che girava l'Italia durante le elezioni, spiegando che ci si poteva ricostruire casa gratuitamente, quindi le responsabilità mi sembrano abbastanza chiare.
Vado a conclusione, perché mi sono…
PRESIDENTE. Sì, concluda.
ANDREA TREMAGLIA(FDI). …dilungato sulle riflessioni rispetto ai mercati, ma credo che questo sia uno dei cuori, sia il cuore vero non solo di questa manovra, ma dell'azione del Governo di questi anni.
Come dicevo, responsabilità e visione non sono alternative: avremmo potuto promettere di tutto a tutti, ma abbiamo scelto di proseguire con coerenza con il sostegno a chi produce ricchezza e con il sostegno a chi lavora e investe in Italia. Credo che questa sia…
PRESIDENTE. Concluda.
ANDREA TREMAGLIA(FDI). …una manovra che conferma la serietà di questa maggioranza e la stabilità di questa maggioranza, malgrado i gufi .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare la deputata Silvia Roggiani. Ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Ascoltare gli interventi che mi hanno preceduto e sentir dire, ancora una volta, alla quarta manovra Meloni, che è colpa dei partiti e dei Governi precedenti, se non facesse piangere, farebbe ridere. Al netto di questo, che anche oggi non ci avete risparmiato, siamo di fronte a una legge di bilancio che è una legge di bilancio totalmente senza ambizioni: senza ambizioni per l'Italia, senza ambizioni anche nel dare risposte alle persone. È la più piccola dal 2014, 18,7 miliardi, lievitata improvvisamente, anzi, improvvisamente no, perché avete presentato la legge di bilancio il 17 ottobre, poi ci sono state le audizioni all'inizio di novembre e tutti vi avevano detto che mancavano tantissime cose, tra cui la politica industriale. Avete fatto orecchie da mercante, salvo arrivare poi con un emendamento, trovando improvvisamente 3,5 miliardi: un altro di questa legge di bilancio.
È una legge di bilancio che rimanda ad altri decreti che arriveranno, tra cui il decreto Bollette, perché qui non parlate di energia, neanche zero, non è neanche citata praticamente la parola e siamo il Paese che paga l'energia il 30 per cento in più di tutti gli altri Paesi. Non solo. Rimanda all'ennesimo decreto dove inserirete altri condoni, oltre a quelli già messi qui. E poi, il rimando alle spese militari, 23 miliardi, scritte nero su bianco sul DFP, che però qui ancora non ci sono.
È una legge di bilancio che ha grandissimi rimossi: il più grande è quello sui dazi. Giorgia Meloni aveva annunciato un piano da 24 miliardi, di cui si sono perse totalmente le tracce. È una legge di bilancio che ci ha raccontato, in maniera plastica, i litigi feroci dentro la vostra maggioranza. E qui quasi quasi mi viene da esprimere solidarietà al Ministro Giorgetti, attaccato pubblicamente dal del suo stesso partito. Insomma, non ci avete risparmiato alcun tipo di spettacolo, mentre eravate molto impegnati a piantare ognuno la propria bandierina.
Peccato che, mentre ciascuno è impegnato a piantare la propria bandierina, il Paese si trova in estrema difficoltà: abbiamo 5,8 milioni di persone povere, totalmente povere; 5 milioni di persone sono senza medico di base; quasi 6 milioni di persone rinunciano a curarsi. Per loro risposte, qui dentro, purtroppo, non ce ne sono. Non ce ne sono perché, anche sulla sanità, su cui poi ci saranno interventi specifici, vediamo che, nel 2028, si arriverà al 5,9 per cento della spesa sanitaria sul PIL, una delle più basse di sempre: cioè meno servizi, cioè meno diritti per le persone.
Non solo. Avete beffato i pensionati, a cui avevate promesso pensioni minime da 1.000 euro, e invece l'aumento per le pensioni minime è meno di 4 euro al mese. Avevate promesso a chi oggi fa più fatica, a chi negli anni ha pagato 25 miliardi di , di dare un po' di ossigeno con il taglio dell'Irpef, e invece parliamo dai 3 euro ai 37 euro al mese: questo vi sembra ossigeno? Insomma, tantissime promesse che, poi, non si sono tradotte in risposte per le persone. Penso, ad esempio, a un'altra grande bandiera. Prima la deputata Kelany ha detto che per voi la sicurezza è un bene imprescindibile. I sindaci - che prima il collega Pella citava nel suo intervento e che, comunque, vi ricordo, abbiamo oltre 2 miliardi di tagli fino al 2029 che ci portiamo dietro dalle manovre precedenti e che non avete sanato - vi hanno detto che non c'è un euro per la sicurezza. Non c'è un euro per la sicurezza. Fate tanta propaganda, ma, poi, come sempre, zero risposte. E mentre i soliti noti continuano a pagare, ci sono anche altri soliti noti, i soliti noti a cui abbonate le tasse: siamo alla quinta rottamazione, l'ennesima rottamazione insieme agli ennesimi condoni. E questo Governo, il Governo che ha raggiunto il della pressione fiscale - siamo al 42,8 per cento - propone, invece, agli altri soliti noti una sfilza di nuove tasse: 2 euro sui pacchi, le accise sulle sigarette e altre tasse su alcune componenti dell'RC-auto. Insomma, tutta una serie di nuove tasse sempre per i soliti noti, perché qui a pagare sono sempre gli stessi e non sono mai i furbi di questo Paese.
Ma voglio concludere con numeri che raccontano cos'è per voi la politica, cos'è per voi oggi questa legge di bilancio che, come dicevo all'inizio, racconta moltissimo di quello che siete e di come intendete dare le risposte alle persone, e lo dico con i numeri. Uno dei temi più pressanti oggi per la vita delle persone è il tema della casa. Abbiamo sentito il Ministro Salvini annunciare il Piano casa più e più volte; a un certo punto si è anche fatto fare un'audizione in Commissione ambiente per poter annunciare l'ennesima volta il Piano casa: un Piano casa che doveva essere da 15 miliardi, quello più grande fatto dopo Fanfani. Quanti soldi ci sono in questa legge di bilancio per il Piano casa? Diciamocelo: 200 milioni nel 2026, annunciati 15 miliardi, presentati 200 milioni.
Non solo. Fondo sostegno affitti e morosità incolpevole, che voi avete cancellato con la prima legge di bilancio: erano 350 milioni per andare a sostenere le persone che facevano più fatica a pagare l'affitto, perché incolpevolmente magari o perché avevano perso il lavoro, non se lo potevano più permettere. L'avete cancellato e adesso lo avete rifinanziato.
Di quanto? Venti milioni nel 2026 e due milioni nel 2027. Due milioni nel 2027, lo ripeto innanzitutto a me stessa. E perché dico questi numeri? Perché, a fronte di questi numeri, invece, ci sono 136 milioni di euro - ripeto, 136 milioni di euro - che voi vi spartite con gli ordini del giorno. Una cosa indegna ! Ordini del giorno approvati al Senato.
PRESIDENTE. Concluda.
SILVIA ROGGIANI(PD-IDP). Stiamo parlando di fondi per le singole associazioni, rotonde, strade di singoli comuni, restauro di fontane, orchestre jazz. Questi siete voi! Questi siete voi che vi spartite 136 milioni di euro e lasciate le persone che fanno più fatica, che non hanno la casa, che non hanno la sanità, sole! Non state onorando quest'Aula. Quest'Aula dovrebbe dare risposte, visione di futuro ed ascolto delle persone .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Cavo. Ne ha facoltà.
ILARIA CAVO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, signori del Governo e colleghi, è con senso di responsabilità che intervengo oggi in quest'Aula in questa discussione generale sulla legge di bilancio per il triennio 2026-2028.
Una manovra che, in un contesto economico internazionale ancora incerto segnato da una crescita globale che stenta a decollare, l'inflazione che non si è del tutto domata, le tensioni geopolitiche che incidono sui prezzi delle energie e sulle catene di approvvigionamento, rappresenta un atto di equilibrio e di visione per il futuro del Paese. Proprio in questo scenario, il Governo ha saputo presentare una legge di bilancio che coniuga rigorosa prudenza nei conti pubblici con interventi mirati e concreti a sostegno di famiglie, lavoratori, imprese e . Questa legge di bilancio si inserisce nel solco di una politica economica che ha caratterizzato finora tutta la legislatura e ha consentito che, sotto il Governo Meloni, il dell'Italia fosse promosso da più agenzie. E poi ci sono i dati - li hanno ricordati i relatori nei loro interventi - il tasso di occupazione record, la disoccupazione ai minimi storici.
È una manovra che condividiamo. Che ci rappresenta come forza politica che ha sempre posto al centro la moderazione, il pragmatismo e la difesa dei ceti medi, delle famiglie e delle imprese, senza cedimenti a populismi o a ricette demagogiche. Parliamo di una legge che mobilita risorse per circa 22 miliardi di euro, con un occhio attento alla sostenibilità dei conti pubblici e all'equità sociale. Una manovra responsabile, sostenibile e prudente.
Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti - che ringrazio e ringraziamo per il lavoro che ha svolto, per ascoltare questi interventi oggi in Aula, per il lavoro di questi mesi -, ha più volte definito questa manovra come prudente e Noi Moderati rivendichiamo con forza questa definizione. C'è chi l'ha definita - condividiamo anche questo - la prudenza come obbligo. Prudenza non significa - vogliamo aggiungere noi - timidezza o immobilismo. Significa responsabilità, saggezza, capacità di scegliere e di decidere senza esporre il Paese a rischi inutili. Prudenza è evitare avventure fiscali che potrebbero condurci a procedure di infrazione europee con conseguenze gravissime sulla nostra credibilità internazionale e sulle tasche degli italiani.
Al di là delle critiche, spesso strumentali ed irresponsabili, provenienti dalle opposizioni - alcune le abbiamo riascoltate in quest'Aula, oggi - che dipingono questa manovra come eccessivamente austera o come un'occasione mancata, noi vediamo in questa prudenza, invece, la bussola giusta. Equilibrio tra crescita e stabilità, attenzione alle generazioni future, realismo di fronte a un mondo complesso. Evitare procedure di infrazione non è un dettaglio tecnico. È un dovere morale e politico verso i cittadini. E questa legge di bilancio lo rispetta pienamente mantenendo il deficit sotto controllo e destinando risorse dove servono davvero.
Permettetemi di entrare nel merito, adesso, di alcune delle scelte che caratterizzano questa manovra, i suoi veri punti di forza che la rendono non solo responsabile ma anche coraggiosa e lungimirante, che dimostrano la capacità del Governo di rispondere alle esigenze reali degli italiani.
Partiamo dal sostegno al potere d'acquisto dei lavoratori e delle famiglie con il taglio dell'Irpef (è la terza manovra, lo voglio ricordare anch'io, lo hanno già fatto alcuni colleghi prima di me, in cui riusciamo ad abbassare le tasse), una riduzione, in questa manovra di bilancio, dal 35 al 33 per cento per lo scaglione di reddito tra i 28.000 e i 50.000 euro, che vale fino a 440 euro all'anno e coinvolge circa 10 milioni di contribuenti, per un totale di 2,8 miliardi di euro di risorse già nel 2026.
Questo intervento non è isolato, si aggiunge alle misure adottate negli anni precedenti consolidando un sistema fiscale più progressivo, che aiuta concretamente i ceti medi e quelli più deboli, non certo i ricchi come qualcuno ha cercato di far credere con narrazioni distorte. Parliamo di milioni di italiani, dipendenti, famiglie monoreddito, professionisti, che vedranno aumentare il netto della loro busta paga con effetti positivi sui consumi e sulla crescita interna. È un segnale tangibile che lo Stato è al fianco di chi ogni giorno si alza presto per lavorare e sostenere il Paese.
A questo si affianca un pacchetto straordinario sul lavoro e sulla produttività, che riflette pienamente la nostra visione liberale e moderata. Pensiamo all'imposta sostitutiva al 5 per cento sugli aumenti salariali derivanti dai rinnovi contrattuali per redditi fino a 28.000 euro e al 15 per cento, fino a 1.500 euro, per le maggiorazioni sul lavoro straordinario, notturno e festivo. E poi la , ancora l'1 per cento sui premi di produttività fino a 5.000 euro nel 2026 e nel 2027.
Queste misure premiano il merito, incentivano la contrattazione collettiva, stimolano la crescita aziendale. Sono la risposta concreta a chi, come noi, crede che il futuro passi dal lavoro e dalla produttività, contro chi, invece, propone soluzioni stataliste (come il salario minimo e non appunto l'incentivo alla contrattazione) che rischiano invece di soffocare la negoziazione tra le parti sociali.
Una manovra concreta e pragmatica non poteva non guardare alle imprese. Su questo fronte, questa è la manovra che investe sulla competitività, 3,5 miliardi di euro per le imprese tra Transizione 4.0 e crediti d'imposta per la ZES unica.
La nuova Transizione 5.0, con un iper ammortamento, può arrivare fino al 220 per cento per investimenti in tecnologie digitali e interventi di riduzione dei consumi energetici coerenti con la transizione ecologica. Si rifinanziano la ZES unica e le zone logistiche semplificate con 2,4 miliardi di euro complessivi e la Nuova Sabatini con 200 milioni di euro nel 2026 e 450 milioni di euro nel 2027 per sostenere le piccole e medie imprese negli investimenti produttivi.
Queste sono tematiche che abbiamo affrontato, soprattutto nella nostra Commissione, la X Commissione, di cui sono vicepresidente, oggi, dando ovviamente un parere pienamente favorevole. Commissione che ha visto anche toccare altri argomenti, come gli investimenti ed iniziative che riguardano il settore turistico: pensiamo ai 50 milioni di euro di contributo a fondo perduto per gli investimenti privati nel settore del turismo, la disciplina del Fondo unico nazionale per il turismo, nonché la misura per il sostegno dei dipendenti del settore turistico.
Queste sono misure che credono nella crescita. Tutte queste che abbiamo elencato, quelle per le imprese, quelle per il turismo, quelle che sono state messe a disposizione del comparto produttivo. Sono misure che credono nella crescita, nell'innovazione, nel tessuto produttivo del Paese e contro chi pensa che lo Stato debba solo tassare senza investire.
Per la prima volta viene chiesto un contributo, equo e straordinario, al settore bancario e assicurativo che ha registrato profitti eccezionali negli ultimi anni. Non una punizione, ma un atto di giustizia redistributiva che permette di finanziare il senza gravare sui cittadini ordinari.
Ma il vero cuore pulsante di questa legge di bilancio - quello che sta più a cuore - è il grande sostegno alle famiglie e anche alla natalità. Questa manovra destina oltre 1,6 miliardi di euro, nel solo 2026, a misure che promuovono la conciliazione tra vita e lavoro, che rendono più sostenibile la scelta di avere figli, che combattono il drammatico inverno demografico italiano. Pensiamo all'aumento del contributo per le madri lavoratrici da 40 a 60 euro mensili per redditi fino a 40.000 euro, esteso fino al compimento del decimo anno del secondo figlio e del diciottesimo anno per le famiglie con tre o più figli. Pensiamo anche alla decontribuzione totale (100 per cento fino a 8.000 euro annui) per i datori di lavoro che assumono madri disoccupate con almeno tre figli minori. All'estensione, poi, del congedo parentale fino al quattordicesimo anno di vita del bambino (e non più dodicesimo) e del congedo di malattia retribuito, da cinque a dieci giorni all'anno, per ciascun genitore (cinque giorni in più non sono pochi e possono fare la differenza). E poi pensiamo al rifinanziamento del Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza, con contributi fino a 500 euro mensili, per un massimo di 12 mesi (anche questa una misura che abbiamo sempre sostenuto, che abbiamo sostenuto con convinzione anche quest'anno. Qui, a fianco a me, Martina Semenzato, che è Presidente della Commissione per il femminicidio e che ha grande attenzione per queste tematiche).
Queste misure non sono isolate. Si sommano a quelle degli anni precedenti, dall'assegno unico universale ai per gli asili nido, creando finalmente un sistema organico di sostegno alla genitorialità.
È un messaggio forte: in Italia essere madre o padre non deve essere un ostacolo alla realizzazione professionale, ma un valore da proteggere e incentivare, la risposta concreta a un Paese che invecchia e che ha bisogno di fiducia nel futuro, creando appunto un ecosistema di sostegno che Noi Moderati ha sempre promosso. Il nostro contributo a questa legge di bilancio riteniamo sia stato distintivo. Abbiamo lavorato con un approccio costruttivo, moderato, responsabile per arricchire un testo già solido con il nostro contributo. La manovra è stata giustamente dibattuta, anche con posizioni ferme, ma sempre nel rispetto del dialogo istituzionale. Sul tema degli affitti brevi, Noi Moderati aveva manifestato da subito la necessità di trovare un equilibrio che rispettasse la proprietà privata e il diritto di valorizzare un bene immobile con l'esigenza di non snaturare le realtà urbane, in particolare i centri storici delle città più attrattive dal punto di vista turistico, e di preservare l'accessibilità degli alloggi.
Alla fine si è trovata una soluzione equilibrata e accettabile, con regole più stringenti, ma non punitive, che tutela il mercato turistico senza colpire i redditi medio-bassi e rappresenta un freno alla corsa al rialzo degli affitti altrimenti insostenibile per le famiglie. Una nostra battaglia storica è stata l'innalzamento del valore catastale della prima casa esclusa dall'ISEE per accedere ai bonus sociali. Chiedevamo 200.000 euro, siamo arrivati a 120.000 euro per i nuclei nelle grandi città. È un segnale importante per i piccoli proprietari delle metropoli, inclusa la mia Genova, dove il costo della vita è alto e la casa è spesso l'unico patrimonio familiare. Inoltre si modifica anche la scala di equivalenza ISEE, introducendo maggiorazioni per le famiglie con due o più figli, rendendo il sistema più equo.
Ma soprattutto vogliamo enfatizzare il nostro contributo sulla scuola, un pilastro del futuro del Paese. Abbiamo ottenuto misure che vanno oltre il semplice sostegno e che hanno ricevuto un plauso dal mondo delle paritarie; ho ricevuto tanti messaggi di ringraziamento, è stata notata questa misura. Innanzitutto la misura sui libri scolastici per le superiori, avevamo chiesto una detrazione fiscale: è arrivata sotto forma di contributo ai comuni con un fondo da 20 milioni di euro annui dal 2026 per le famiglie con ISEE sotto i 30.000 euro. L'importante è che il principio sia stato affermato e appunto questo Fondo sarà poi devoluto alle famiglie che rientreranno appunto nei parametri e che avranno più bisogno di sostegno. Il vero risultato però, per noi, è il “buono scuola”: un emendamento promosso con tenacia - lo hanno fatto per noi al Senato Mariastella Gelmini, che è stata prima firmataria di questo emendamento, insieme a Giusy Versace, le ringraziamo -, approvato l'articolo 105, comma 3-. Si tratta di un contributo fino a 1.500 euro per studente delle scuole paritarie secondarie di primo grado o del primo biennio delle superiori, destinato a famiglie con ISEE inferiore a 30.000 euro, con uno stanziamento di 20 milioni per il 2026.
Questo non è un semplice aiuto economico, è un riconoscimento concreto del principio di parità scolastica, della libertà di scelta educativa delle famiglie, della pluralità dell'offerta formativa che arricchisce il sistema pubblico. È una misura rivoluzionaria nella sua portata e per questo ringraziamo anche Mario Borghese, che è stato relatore per il nostro gruppo al Senato. A questo si aggiunge anche l'aumento complessivo dei fondi per le paritarie, non dimentichiamo l'incremento del Fondo per gli oratori che da 500.000 euro passa a 6,5 milioni di euro, una misura che Noi Moderati ha sostenuto, che vede ora un potenziamento significativo perché la cura dei giovani passa anche attraverso spazi di aggregazione sana, di educazione ai valori, di prevenzione del disagio giovanile. Sul fronte della salute registriamo chiaramente l'aumento del Fondo appunto destinato al sistema sanitario.
Non tutto sappiamo è stato soddisfatto. Penso alla formazione, avevamo chiesto uno sforzo in più per enti privati gestori di attività formative e per l'istruzione terziaria non universitaria. Sono impegni che continueremo a portare avanti, così come un punto su cui insisterò - presenterò un ordine del giorno - riguarda un'eccellenza italiana, quella che riteniamo essere un'eccellenza italiana: mi riferisco all'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, la città dove io vivo, risiedo, che conosco; una realtà riconosciuta a livello internazionale per la quale chiediamo che si possa pensare a, diciamo, riportare i finanziamenti ai livelli che erano negli anni passati. In conclusione, questa legge di bilancio è un passo avanti per un'Italia più equa, competitiva e familiare. Noi Moderati la sosteniamo con convinzione, perché riflette i nostri valori: prudenza, equità, sostegno al lavoro e alle famiglie. In uno scenario in cui a sfide avvincenti si intrecciano minacce inquietanti, in cui il crinale fra progresso e declino passa dall'innovazione e dalle nuove tecnologie, dal rischio di deindustrializzazione, dall'inverno demografico, dai nuovi equilibri politici ed economici mondiali, questa legge di bilancio rappresenta un punto fermo. Questo si può fare e sono passi da gigante quando le risorse sono stanziate proprio là dove servono.
Per tutti questi motivi, per questa impostazione che ho cercato di illustrare, ovviamente non posso che dichiarare la soddisfazione per questa manovra, sapendo che le leggi non si scrivono per i voti, ma per disegnare un Paese migliore .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, Ministro Giorgetti, c'è un motivo se la legge di bilancio è l'atto più politico che il Parlamento discute ogni anno e non solo perché si occupi di denaro pubblico o perché contenga proclami, ma perché contiene delle scelte. È il momento in cui il Governo rende visibile la propria idea di società, quali fragilità riconosce, quali priorità assume, quali diseguaglianze intende correggere e quali, invece, accetta di lasciare intatte. Per questo una manovra non può essere giudicata come una somma di misure eterogenee, ma va analizzata come un disegno complessivo. Oggi che discutiamo il quarto bilancio di questo Governo non c'è più l'alibi degli inizi, non possiamo più parlare di una fase frettolosa e transitoria, ma parliamo di un atto che consente di cogliere con chiarezza la filosofia di fondo di chi guida il Paese.
Va premesso che il contesto in cui questa manovra si colloca è tutt'altro che ordinario. Viviamo una fase segnata da instabilità geopolitica, da conflitti armati alle porte dell'Europa, da una competizione economica globale sempre più intensa, da una transizione energetica e tecnologica che ridisegna interi settori produttivi. In questo scenario, le leggi di bilancio non sono più soltanto strumenti di gestione ordinaria, sono atti di posizionamento strategico, non solo nazionali, ma anche internazionali. Dicono se un Paese è in grado di reggere l'urto del cambiamento o se si limita a subirlo. Di questo tornerò a parlare, ma intanto volevo anche unirmi un po' alle considerazioni di merito che qualche collega che mi ha preceduto ha fatto. Il racconto che ha accompagnato questa manovra è quello di una maggioranza compatta, pronta, con un testo definito già a metà ottobre; in realtà, noi abbiamo assistito a una scena del tutto diversa, ci arriva oggi un testo blindato alla Camera senza la possibilità di una vera discussione, dopo che al Senato c'è stata una discussione burrascosa, però di una burrasca non volta a cambiare l'impianto dal punto di vista politico, ma ad accogliere una misura o un'altra che interessava l'uno o l'altro, senza aiutare la visione strategica che il Governo voleva proporre.
Non è la prima volta che accade, non imputiamo questa cosa al Ministro Giorgetti, ma sicuramente la reiterazione di questa prassi incide sulla qualità democratica della decisione e sulla nostra capacità di supportare, aiutare e indirizzare il Governo nelle sue scelte di finanza pubblica. Detto questo, il giudizio sulla legge di bilancio non può neanche essere ideologico, non è nostra abitudine fare un'opposizione pregiudiziale e quindi ci sono alcune cose che le riconosciamo, Ministro Giorgetti. Sicuramente riconosciamo l'importanza della tenuta dei conti pubblici. In una fase storica segnata da forti tensioni economiche e finanziarie nel quadro internazionale che ho descritto, preservare l'equilibrio dei conti è un fatto rilevante, è ciò che consente all'Italia di mantenere credibilità, di ridurre il costo del debito, di restare pienamente dentro il perimetro europeo. È anche ciò che consente - e noi siamo fortemente convinti dell'importanza - di affrontare il tema della sicurezza comune e della difesa europea, senza sottrarre risorse ai capitoli fondamentali dello Stato sociale.
Qui però le nostre visioni si biforcano, perché poi una legge di bilancio non si giudica solo per ciò che evita, ma anche per ciò che sceglie. E qui noi vediamo i limiti di questa manovra perché la solidità dei conti è vero, non è secondo noi alternativa allo stato sociale, ne è la condizione; i conti non si tengono per il gusto dell'equilibrio, ma per rendere sostenibile nel tempo sanità, scuola, , ricerca. Quando questo nesso è chiaro, la prudenza finanziaria diventa una scelta di responsabilità costituzionale, se no rischia di essere fine a sé stessa.
Allora, noi vediamo dei limiti in questa manovra. Intanto, vediamo dei limiti di visione strategica. È vero che le risorse sono limitate ma, proprio per questo, avrebbero richiesto scelte nette, orientate, leggibili; invece l'impianto appare frammentato, costruito per accumulo di misure, molte delle quali hanno un valore più simbolico che strutturale.
Un elemento positivo è sul fronte delle imprese. Il ritorno di Industria 4.0 nella sua impostazione originaria, come era stata introdotta dall'allora Ministro Calenda, con un'estensione temporale che consente finalmente alle imprese di programmare investimenti e aggiornare i processi produttivi: è una scelta che guarda alla produttività, all'innovazione, alla competitività del sistema e siamo contenti che sia stata recepita la nostra indicazione in questo senso. C'è stato un lavoro politico del gruppo di Azione, di Carlo Calenda, di Elena Bonetti, di Marco Lombardo, che ringrazio per aver combattuto e per aver portato a casa questo risultato, però manca un pezzo per quel che riguarda lo sguardo sulle imprese.
Se la politica industriale stabile è riconosciuta come leva di crescita, perché non si assume fino in fondo l'impatto macroeconomico dell'intera manovra? Perché non si valuta apertamente ciò che, nel resto dell'impianto, rischia di comprimere il PIL, anziché sostenerlo? Mi riferisco agli altri che avevamo dato, che riguardano l'energia: è un tema che rimane scoperto da questo impianto. In un contesto internazionale in cui i costi energetici incidono direttamente sulla competitività e sulla coesione sociale, la manovra non offre una strategia strutturale su questo. Senza una politica energetica credibile, ogni politica industriale resta fragile.
Il secondo grande limite che vediamo è l'impatto generazionale. Questa manovra utilizza risorse rilevanti senza correggere le diseguaglianze tra generazioni. Noi avevamo suggerito varie modalità per rafforzare il patto intergenerazionale, purtroppo nessuna di queste sollecitazioni è stata raccolta. L'intervento sull'Irpef assorbe circa 3 miliardi di euro, ma produce benefici estremamente contenuti. Ad esempio, per alcuni lavoratori, per gli insegnanti a fine carriera, l'effetto stimato è di circa 10 euro al mese. È legittimo chiedersi se questo sia l'uso più equo ed efficace di risorse che riconosciamo essere scarse, ma, proprio per questo, ci aspettavamo maggiore coraggio nella scelta di dove spenderle. Nel frattempo, i giovani restano fuori dai principali strumenti di riequilibrio. L'ISEE non diventa una leva di emancipazione, ma continua a funzionare come una fotografia statica di diseguaglianze.
L'impatto complessivo della manovra è iniquo sul piano generazionale da tanti punti di vista. Noi, in quest'Aula, molte volte, anche in Commissione scuola, abbiamo parlato del tema dei fuori sede, che voglio richiamare perché è un tema emblematico: non si tratta di un'emergenza episodica, ma di una questione strutturale. In Italia non riusciamo a consentire ai nostri studenti di girare per la Nazione. Abbiamo parlato più volte delle fughe di cervelli, ma dobbiamo richiamare il fatto che, quando studiare lontano da casa diventa economicamente impossibile e il diritto allo studio si trasforma in privilegio, c'è qualcosa di disfunzionale che attraversa tutta l'ossatura della democrazia. Senza un piano serio su alloggi universitari, residenze, servizi e fiscalità degli affitti, l'ascensore sociale si blocca.
L'Italia era un Paese che sul diritto allo studio, sull'accessibilità alla scuola pubblica, era un esempio per moltissime altre nazioni. Purtroppo su questo, anno dopo anno, stiamo arretrando. Si pensi, ad esempio, ai libri di testo. Avevamo presentato un emendamento importante, a nostro avviso, che era però un atto dovuto per rendere vera la Costituzione, con la quale spesso ci riempiamo la bocca senza, poi, davvero pensare a che cosa contiene. L'articolo 34 della Costituzione impone alla Repubblica di rendere effettivo il diritto allo studio e dice che la scuola è gratuita. Eppure, quando noi abbiamo fatto un emendamento, trovando le risorse e spiegando come fare, per dare i libri di studio gratuiti a tutte le famiglie, questo emendamento è stato respinto, perché si è pensato che non fosse una priorità. A nostro avviso è, invece, una delle priorità più importanti insieme a un'altra. Da sempre, sono 4 anni che lo facciamo, non ci stancheremo di ripeterlo: scuola e sanità, educazione e salute delle persone. Su questo si definisce una democrazia, su questo si definiscono i diritti sociali delle persone.
La sanità è il vero banco di prova dello Stato sociale. Ci sono delle risorse aggiuntive che sono lontanissime da quelle che erano necessarie per garantire i servizi essenziali di salute dei cittadini e anche per garantire una qualità del lavoro dei tantissimi operatori sanitari, che chiamiamo “eroi” nei momenti di complicazione, ma che lasciamo costantemente da soli, poi, quando sono loro ad avere bisogno di essere supportati, retribuiti e messi nella condizione di lavorare dignitosamente. Serviva il coraggio delle riforme, di riforme strutturali, che non si è visto e, ripeto, siamo al quarto anno: non si può più dire che non c'è stato il tempo.
Le inefficienze territoriali producono una sanità sempre più diseguale, che lascia soli i cittadini. Gli interventi richiesti per riconoscere il lavoro del personale sanitario, a partire dalla copertura degli straordinari, non hanno trovato spazio, nonostante sia evidente che il sistema regge grazie a uno sforzo individuale non più sostenibile.
Quindi scuola, università e ricerca restano sottofinanziate, nonostante siano infrastrutture decisive per la crescita e per la sovranità democratica del Paese. In un contesto internazionale in cui la competizione si gioca sempre di più sulla conoscenza, rinunciare ad investire stabilmente in questi ambiti significa accettare un declino silenzioso. Lo stesso vale per l'informazione, che non è un settore come gli altri, ma un presidio essenziale della democrazia.
Per questo, Ministro, dicevo in premessa che si tratta dell'atto più politico. Noi siamo stati ore ed ore a discutere in quest'Aula di formazione, di intelligenza artificiale, di sviluppo, ma, se poi non mettiamo le risorse per far sì che l'Italia sia competitiva dentro l'Europa e su scala globale su questi temi, tutte le norme che stiamo discutendo rimangono lettera morta.
Accanto a questi ambiti, vi è un settore che rappresenta in modo particolarmente chiaro la filosofia di questo bilancio, c'è il Sottosegretario Mazzi: la cultura, i libri, i beni architettonici, il teatro, il cinema, l'audiovisivo. Negli ultimi esercizi, le risorse destinate al comparto culturale sono state progressivamente ridotte o rese incerte. Io ho parlato più volte in quest'Aula della gravità sia di questi tagli che sono avvenuti in comparti dove effettivamente ci occupavamo del tempo libero delle persone, della propria possibilità di accedere alla cultura - anche questo, ricordo, diritto costituzionale -, ma, soprattutto, dei tagli a un comparto che sviluppa l'8 per cento del PIL del Paese, che è un comparto produttivo nel quale, quando si investe, il ritorno è veramente importante e sul quale non si vuole credere. Si pensi, per esempio, all'audiovisivo.
Mentre, con riferimento alle altre nazioni, gli Stati Uniti mettono i dazi, i Paesi arabi creano nuove Cinecittà, dalla Turchia e dalla Cina arrivano nuovi sempre più forti, la Spagna si candida ad essere l' europeo dell'audiovisivo, noi, che da Cinecittà in poi siamo stati i primi ad avere una vera industria cinematografica, abbiamo completamente smesso di investire. Le stime parlano di una riduzione che può arrivare a circa 150 milioni nel 2026, con ulteriori ridimensionamenti negli anni successivi: la revisione dei crediti d'imposta, il taglio devastante del , e non parlo solo di tagli finanziari, ma anche di tutte quelle manovre - noi l'abbiamo detto a più riprese -, indicazioni ordinamentali che avrebbero potuto rendere efficace l'apertura delle finestre per le richieste dei finanziamenti. Parliamo di un comparto che impiega decine di migliaia di lavoratori, che è anche una carta per quel , quell'attrattività internazionale del Paese, su cui noi abbiamo smesso di investire. Le associazioni di settore hanno segnalato il rischio concreto di una contrazione dell'occupazione e degli investimenti. Ma quando, per 4 bilanci consecutivi, un settore viene trattato come comprimibile, non siamo di fronte a una contingenza, ma a una scelta politica.
Ricordo il precedente Ministro, visto che se ne sono avvicendati taluni dentro quel Dicastero, che scriveva una lettera, nel dicembre del nostro primo bilancio, dicendo che tanto le risorse non gli servivano e le restituiva al Ministro per fare altro. Una Repubblica che investe poco e in modo instabile nella cultura indebolisce la propria capacità di futuro e, se lo sommiamo al disinvestimento sulla scuola e sulla sanità, non può che preoccuparci moltissimo.
Sul fronte delle famiglie - questo è l'ultimo tassello su cui voglio riflettere - la manovra si muove in continuità con misure introdotte nella scorsa legislatura che avevano un grande valore. L'allora Ministra Bonetti col aveva inserito una serie di interventi, dai congedi ai servizi educativi. Manca, però, quella visione - ci consenta, Ministro, di segnalarlo - integrata e questo forse anche a saldo zero sarebbe possibile con un lavoro di altra natura durante tutto l'anno. Si continuano a finanziare misure bandiera che producono effetti distorsivi.
Taccio poi su altre operazioni che ci vedono e mi vedono culturalmente in disaccordo, a partire dalla rottamazione che, come è evidente e come anche lei aveva detto in tempi non sospetti, mina la fedeltà fiscale. Così come si sceglie di destinare poche risorse per consentire a una platea ristretta di anticipare di poco l'uscita dal lavoro, quelle stesse risorse, invece, le avremmo potuto utilizzare per consentire ai giovani di entrarci in quel mondo del lavoro.
Signor Presidente e colleghi, questa manovra tiene i conti ma manca di visione strategica, evita alcuni rischi ma rinuncia a orientare il futuro. Non corregge le diseguaglianze, non affronta i nodi strutturali, non indica una direzione chiara per il Paese. Naturalmente, di questo non possiamo attribuire la responsabilità al Ministro Giorgetti, perché qui i conti devono tornare. Vengono recepiti alcuni dai diversi Dicasteri, però è vero che si poteva cogliere l'occasione al quarto anno: non siamo così vicini dall'inizio della legislatura da non potercelo permettere e non siamo così vicini alla fine della legislatura per cui è necessario fare mance elettorali. Forse, questa era quella manovra dove era possibile avere coraggio e, purtroppo, questo coraggio non si ha. La Presidente del Consiglio sceglie di aggiustare piccole cose, raccontare grandi cose e non intervenire con una visione. Quindi, rimane la domanda finale.
Ovviamente noi parliamo da osservatori e parliamo da cronisti, perché non c'è stata data la possibilità di aiutarla. È nostra abitudine intervenire in Commissione bilancio e in Aula correggendo le storture e le cose che non ci piacciono e non facendo un'opposizione preconcetta e per questo la mia riflessione iniziale è stata sul metodo. Se ci fosse stata data la possibilità di fare una vera discussione nel merito, probabilmente avremmo provato a dare un contributo per correggere alcune di queste cose e provare a inserire queste priorità dentro la normativa. La domanda finale resta questa: Ministro, volete una legge di bilancio che galleggia in un mondo che corre o una legge di bilancio che sappia camminare e indicare la strada? Perché uno Stato non si misura dalla stabilità delle sue cifre, ma dalla giustizia e dalla lungimiranza delle sue scelte .
PRESIDENTE. Sospendo, a questo punto, la seduta per cinque minuti per pausa tecnica. Quindi, la seduta riprenderà alle 18,20.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Vanessa Cattoi. Ne ha facoltà.
VANESSA CATTOI(LEGA). Grazie, Presidente. Ministro Giorgetti, Governo, colleghi, oggi ci ritroviamo qua a discutere la manovra finanziaria 2026-2028, una manovra che è stata dai più definita - soprattutto dai colleghi dell'opposizione - una piccola manovra. Ebbene, io vorrei ricordare ai colleghi dell'opposizione che, diversamente da quanto accadeva da decenni, è la prima volta che noi non facciamo una manovra correttiva e direi che questo è un punto fondamentale, perché in passato abbiamo visto come, con i Governi precedenti, si aumentavano le previsioni di prodotto interno lordo per avere dei margini per poter andare ad accontentare, attraverso qualche mancetta, qualche collega parlamentare piuttosto che per definire qualche piccola misura. Ebbene, noi questo non lo abbiamo fatto all'interno di questa manovra. È una manovra che parte da oltre 18,5 miliardi e che si conclude con poco meno di 22 miliardi di euro, però a questi dobbiamo aggiungere anche la rata del superbonus: 40 miliardi di euro lasciati in eredità - questa bellissima zavorra - dal Governo PD e 5 Stelle e non sicuramente per responsabilità del Ministro Giancarlo Giorgetti, che su questo tema - vorrei ricordarlo - ha avuto forse il coraggio di chiudere i rubinetti di un provvedimento che mai è costato così tanto e mai ha favorito così pochi cittadini italiani.
Ma vorrei andare nel merito di alcuni aspetti, perché una manovra così eterogenea richiede ovviamente di concentrarsi su alcuni aspetti e vorrei concentrarmi sull'aspetto della tassazione e, quindi, anche lì vorrei ricordare quello che ci è stato detto: questo Governo non ha ridotto le tasse ma le ha aumentate. Ebbene, vi ricordo che all'interno della manovra ritrovate, come è già stato detto anche dagli altri colleghi, la riduzione dell'aliquota Irpef dal 35 al 33 per cento per il ceto cosiddetto medio e, quindi, andiamo ad aiutare e a sostenere oltre 13,6 milioni di contribuenti che hanno un reddito che va dai 28.000 ai 50.000 euro Se questo per voi è aiutare i ricchi per noi non lo è assolutamente. Ricordo anche che, anziché concentrarvi solo su 18 righe di un paragrafo da parte della relazione Istat, sarebbe il caso, invece, di andare ad analizzare - e lo farò io per voi - cosa è stato fatto da questo Governo in favore soprattutto del fisco in questi ultimi anni.
Ebbene, noi con questo Governo, grazie soprattutto al Ministro Giancarlo Giorgetti, siamo riusciti complessivamente a distribuire, in favore delle famiglie, oltre 42,5 miliardi di euro per i redditi medio-bassi - ripeto: 42,5 miliardi di euro - e riporto i dati: 8,1 miliardi di euro nel 2023; 16,3 miliardi di euro nel 2024; 18 miliardi di euro nel 2025. Giusto per fare un esempio esplicativo, in modo che tutti possano comprendere, per una famiglia dove abbiamo un solo lavoratore con un reddito annuo di 25.000 euro l'incremento è stato di 569 euro per il 2023, di 1.035 euro per il 2024 e di 1.154 euro per il 2025. Si è reso strutturale il taglio del cuneo fiscale, soprattutto per i redditi medio-bassi, e si è intervenuti, in questa manovra, sostenendo soprattutto il ceto medio.
E ancora: non abbiamo ridotto le tasse. Ma come no? Abbiamo sostenuto i lavoratori, abbiamo ridotto le tasse a carico dei dipendenti per 1,2 miliardi di euro. E come lo abbiamo fatto? Abbiamo ridotto la tassazione al 5 per cento per gli incrementi retributivi; abbiamo ridotto l'imposta sostitutiva all'1 per cento sui premi produttività; abbiamo applicato una al 15 per cento sul lavoro notturno e sul lavoro festivo; abbiamo aumentato anche il valore dei buoni pasto.
Poi vorrei precisare e fare una puntualizzazione sulla questione del , soprattutto sulla pressione fiscale, perché anche questa mattina, in Commissione, abbiamo ascoltato la qualunque. Ebbene, sul - e non lo dice una parlamentare della Lega ma il rapporto della BCE e penso che questo sia un rapporto istituzionale e, quindi, degno di essere attenzionato da parte di tutti - il rapporto della BCE dice, citando le testuali parole, che in Italia non c'è stato nessun drenaggio fiscale. Quindi, lo ripeto: in Italia non c'è stato nessun drenaggio fiscale. E se questo non vi basta vi riporto anche - visto che i colleghi distrattamente non hanno studiato e non hanno letto durante le audizioni tutta la documentazione che ci è stata consegnata - che l'Ufficio parlamentare di bilancio durante l'audizione ha affermato che le riforme fiscali adottate da questo Governo, che ho poc'anzi menzionato, hanno permesso di compensare gli effetti del drenaggio fiscale e anche il giudizio della Banca d'Italia, sempre durante le audizioni, è stato analogo. Nella stessa audizione la Banca d'Italia - cito testualmente - ha dichiarato che “gli interventi disposti nel periodo 2022-2025 hanno più che compensato, nel complesso, l'impatto negativo esercitato sui redditi delle famiglie dal drenaggio fiscale” Questo non lo dice la Lega, questo lo dicono i documenti ufficiali, che vi invito a studiare, colleghi.
Poi, passiamo alla pressione fiscale e anche qui altro tema. Abbiamo sentito veramente la qualunque, una cosa veramente vergognosa, perché tutti dicono: è aumentata la pressione fiscale, avete aumentato le tasse. Colleghi, vi ricordo una cosa: quando aumenta la pressione fiscale, forse non è dovuto solo all'aumento della tassazione.
Anche qui, se non vi piace citare e ricordare la BCE, la Banca d'Italia e l'Ufficio parlamentare di bilancio, andiamo ancora ad un livello superiore e vi riporto quanto scritto all'interno dal presidente della Corte dei conti, anche lui audito durante l'audizione al Senato - e anche su di lui vi invito veramente ad andare a rileggere - perché se noi andiamo a ritrovare quanto riportato nella documentazione troviamo che il presidente della Corte dei conti ha dichiarato, in riferimento all'andamento sostenuto delle entrate (più 3,5 per cento), che il presente positivo andamento del mercato del lavoro ha permesso di avere il 3,5 per cento di aumento delle entrate. Quindi, non tasse, ma lavoro vero , diversamente da voi che, invece, sostenete ancora che bisogna dare a tutti un sussidio come il reddito di cittadinanza che noi abbiamo abolito, perché riteniamo che la forza vera, il motore di questo Paese sia creare posti di lavoro. Questo è certificato anche dai dati che sono stati riportati dal Presidente della Corte dei conti.
E, ancora, continuo, sul tema della , lo strumento che è stato utilizzato e che, di fatto, il contribuente può… cosa può fare spontaneamente? Può regolarizzare la sua posizione. Ebbene abbiamo avuto 4,5 miliardi di euro ricavati nel 2024. Anche qua, certificati dalla Corte dei conti. E, infine, l'evasione fiscale, noi, il Governo di centrodestra, voi che favorite l'evasione fiscale. Non è assolutamente vero, anche qua i documenti lo certificano: 26,3 miliardi di euro recuperati. Quindi, anche qua, noi siamo stati un Governo che ha ottenuto il risultato più alto di sempre, in termini di recupero dalla lotta all'evasione fiscale. Anche questo ci viene certificato all'interno della documentazione che è stata depositata durante le audizioni. Poi, vorrei ricordare, un altro tema molto importante, perché ho sentito i colleghi, che hanno detto che questo Governo, di fatto, non ha sostenuto molto le famiglie. Non è vero. Perché questo Governo, innanzitutto, ha dato, come propria priorità, il sostegno alla natalità. Anche in questa manovra stanziamo 3,6 miliardi di euro in più per sostenere le famiglie e per sostenere la natalità, tutelando anche la prima casa perché, infatti, l'abbiamo esclusa dal calcolo dell'Isee, andando finalmente a dare delle agevolazioni specifiche a dalle famiglie che erano, di fatto, precedentemente precluse da questo indicatore. Anche qua sosteniamo la natalità e sosteniamo le famiglie che decidono di mettere al mondo dei figli .
Sul tema della sanità: anche qua ridistribuzione, ridistribuzione dei fondi. Abbiamo chiesto uno sforzo aggiuntivo da parte delle banche per 3,8 miliardi per andare a coprire soprattutto l'aumento degli investimenti della spesa sanitaria nazionale. Anche qua, come coordinatore dell'intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro” è con orgoglio che riporto delle misure importanti che sono state inserite proprio in favore dei malati oncologici, grazie anche a questa manovra di bilancio. Beh, innanzitutto, a favore di tutti, abbiamo l'aumento delle assunzioni del nuovo personale sanitario, soprattutto oltre 1.000 medici e oltre 5.000 infermieri previsti con le coperture finanziarie adeguate; poi, sul fronte della prevenzione, in particolare, la manovra prevede un finanziamento di 238 milioni di euro. Abbiamo lavorato, siamo andati avanti sul tema della prevenzione nutrizionale-oncologica, anche qua, un tema che abbiamo affrontato tutti all'unanimità all'interno di quest'Aula e che è stato, di fatto, portato avanti con degli emendamenti puntuali da parte della Lega al Senato. Vede, Presidente, potrei soffermarmi su altri punti, ma concludo.
Concludo dicendo che, in uno scenario, in un contesto internazionale di crisi e di aleatorietà, dovuta al fatto che ci sono questi conflitti, che purtroppo…
PRESIDENTE. Concluda.
VANESSA CATTOI(LEGA). …sono, di fatto, la clava non solo per questo nostro Paese, ma un po' per tutti i Paesi dell'area-euro, ma non solo, governare significa assumersi delle responsabilità, soprattutto nei momenti difficili. Quindi, è per questo che mi piace ricordare Alcide De Gasperi, il quale diceva: “un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alla prossima generazione”. Con orgoglio posso sostenere che questa manovra di bilancio guarda sicuramente al futuro dei nostri figli e al futuro delle generazioni che verranno .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Ho fatto partire il cronometro, Presidente, perché cerco di raccogliere l'invito del collega Giorgetti, anzi del Ministro Giorgetti, a cercare di tirare fuori l'essenziale. La prima cosa essenziale è che mi sembra obiettivamente divertente, signor Ministro, sentire da parte di una collega della maggioranza esaltare il parere della Corte dei conti dopo l'approvazione della riforma che c'è stata al Senato l'altro giorno. Pensiamo se, poco poco, non ci fosse stata questa grande valutazione da parte della Corte dei conti, l'avremmo proprio chiusa e saremmo andati a capo. Ma, detto questo, mi consenta, signor Presidente, di esprimerle, anzi, signor Ministro, di esprimerle la mia solidarietà non solo quella, diciamo, umana e personale, che è figlia della nostra amicizia, che non ho nessuna intenzione di nascondere, ma anche quella politica, perché devo dirle che, dopo il teatrino che è stato messo in atto, oggi, da parte dei colleghi di Fratelli d'Italia, il suo percorso accidentato di questa manovra, che ogni giorno ha vissuto il rischio di andare a sbattere, è riuscito, almeno, ancora oggi, a schivare un altro colpo che hanno tentato di tirarle. Però, non vorrei essere nei suoi panni, perché mancano ancora 48 ore, signor Ministro, non voglio sapere cosa può accadere da qui al momento della fiducia. E, a proposito del teatrino di stamattina, mi consenta di consegnare, Presidente, anche a lei un regalo natalizio, affidandole quel famoso proverbio che dice: “Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Iddio”. Perché, diciamo, quello che è accaduto è la dimostrazione plastica che qualcosa evidentemente non funziona anche nella maggioranza.
Ciò detto, colleghe e colleghi, la legge di bilancio obiettivamente dovrebbe essere il momento più alto della politica, quello attraverso il quale la maggioranza ma soprattutto il Governo danno una visione, danno un'idea di quale paese, di quale Italia noi vorremmo. Ecco, ancora una volta, siamo davanti a una manovra che non racconta un futuro, ma si limita a certificare una stanca gestione dell'esistente.
E mi dispiace perché sono convinto che, all'interno di una maggioranza che, secondo me, ha parecchie mediocrità anche a livello governativo, sicuramente il Ministro Giorgetti le potenzialità per poter farci sognare qualcosa di diverso, per indicarci una prospettiva, diciamo, figlia dei nostri tempi, le potenzialità le avrebbe. Ma è del tutto evidente che non gli è stato consentito e, anzi, come ho detto, facendo una battuta, diciamo, è stato ogni giorno ostacolato e il risultato non può che essere quello di cui, comunque, inevitabilmente, deve intestarsi il risultato. Che questa sia una manovra senza né capo né coda e, soprattutto, senza grandi risultati non lo dicono le opposizioni, non lo dico io, ma lo dicono i numeri.
Ora ci sono i numeri che dà la collega Cattoi, ma poi ci sono i documenti ufficiali dello Stato, lo dice, persino, la relazione tecnica della Ragioneria generale, collega Cattoi, che dice che questa manovra non produce crescita. Cioè se togliamo l'impatto dovuto al PNRR, la crescita è sostanzialmente zero. Se l'Italia cresce dello zero virgola, qualcosa che non funziona c'è, ripeto, al netto del PNRR.
Allora, la domanda è semplice: a cosa serve una legge di bilancio che non fa crescere il Paese? Qui c'è tutto il tema del Parlamento, il Parlamento svuotato, guardate, mi ero segnato una serie di appunti, io penso che purtroppo, ogni anno, c'è un pezzetto in più in termini di deterioramento del valore del Parlamento e non c'è dubbio che la responsabilità principale ce l'ha il Governo e l'hanno avuta i Governi degli ultimi quindici, vent'anni. Ma io non sono neanche più disposto ad assolvere il Parlamento in questa responsabilità. Perché se il Governo ha questa responsabilità, ciascuno di noi vale per il passato, ma vale anche per il presente, probabilmente non si rende conto del valore che ha, del compito, della responsabilità che ci viene affidata dagli elettori. Non si può essere sempre sudditi o chini alle volontà del Governo. Se non c'è una reazione del Parlamento, questo sicuramente è un problema che non riguarda soltanto il Governo. D'altra parte, lo ha giustamente ricordato Matteo Renzi al Senato, siamo arrivati al paradosso per cui si dedica più tempo all'organizzazione di eventi collaterali che alla discussione della manovra economica. E una democrazia che svuota il confronto parlamentare è una democrazia che si indebolisce e non si rafforza. Nel merito c'è poi la narrazione del Governo che semplicemente non regge, collega e Ministro Giorgetti. Ci avete promesso meno tasse e, invece, ci troviamo aumenti del gettito delle accise sul gasolio per miliardi di euro, nuove entrate tra sigarette, assicurazioni, pacchi, intermediazione finanziaria, il raddoppio di una tassa, la , che per anni avete giurato di voler cancellare. Di che cosa parla, onorevole Cattoi? Queste sono realtà. Altro che destra del no-tax. Qui siamo alla destra del più tasse per tutti, con la pressione fiscale che sale, con i cittadini che pagano il conto al supermercato e non certo dei salotti, della propaganda. Questa non è una manovra liberale, è una manovra ragionieristica che fa cassa dove può, senza distinguere, senza una strategia, senza niente.
Ma il punto più grave, colleghi, non è quello che c'è, è soprattutto quello che manca.
Manca una politica seria sul lavoro, manca una visione sul lavoro giovanile, manca il coraggio di dire che l'emergenza italiana oggi non è ideologica, è demografica: quest'anno quasi 200.000 giovani lasciano l'Italia non perché odiano il loro Paese, ma perché qui non trovano opportunità, salari dignitosi, prospettive. Tutta l'opposizione aveva fatto una proposta chiara, una , una detassazione vera per chi assume giovani e per chi rientra in Italia: avete scelto di ignorarla e, senza giovani, non c'è crescita, non c'è sicurezza, non c'è futuro per i conti pubblici.
C'è, poi, il capitolo della visione internazionale e industriale. Il mondo sta correndo sulle materie prime strategiche, sulle tecnologie per l'intelligenza artificiale, sui , sul : Francia, Germania e Stati Uniti investono pianificando, proteggono le filiere. E noi cosa facciamo, Ministro? Rispondiamo con un emendamento simbolico sull'oro. Ora, un sovranismo di facciata è buono per i titoli, ma è del tutto inutile per lo sviluppo. Mentre il mondo parla di futuro, qui si discute di bandierine, e questo non è patriottismo economico, è semplicemente provincialismo politico.
Un altro dato che colpisce, e dovrebbe far riflettere un po' tutti, è la spesa per l', che è triplicata in 10 anni, passando da 600 milioni a quasi 2 miliardi. Attenzione, che qui nessuno è contro la sicurezza nazionale, ma una politica seria si chiede sempre quali siano le priorità e se le risorse pubbliche producano, poi, dei risultati, perché, se aumentano le spese, ma diminuisce la capacità dello Stato di proteggere i cittadini, imprese e libertà, c'è qualcosa che non funziona. E c'è qualcosa che non funziona a proposito dei servizi - apro e chiudo il capitolo semplicemente citandolo - con la vicenda Paragon, signor Ministro, che ancora continua ad avere dei tratti molto inquietanti.
In conclusione - e come vede, Ministro, sto cercando di venire incontro ai suoi auspici -, questa legge di bilancio, per usare un'espressione che non è mia, ma che ritengo assolutamente efficace, è brutta e senz'anima. È una manovra senza crescita, senza riforme, senza giovani, senza visione industriale; una manovra che pensa più ai mercati finanziari che ai supermercati, più ai saldi di fine anno che al futuro del Paese.
Noi siamo contrari a questa manovra non per pregiudizio, ma per responsabilità e anche per dignità, perché l'Italia merita una politica economica che abbia coraggio, che investa sul lavoro, sull'innovazione e sui giovani. E continueremo, dentro e fuori da quest'Aula, a batterci perché ci sia un'Italia più dinamica, più giusta, più europea e non rassegnata alla mediocrità che, ancora una volta, ci proponete.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Ministro, tre anni fa, alla vostra prima finanziaria, ci aveva detto che era arrivato a pochi metri dal 31 dicembre perché era colpa delle elezioni anticipate. Quest'anno, ci faccia dire, lei è prudente in tutto, tranne che arrivare a qualche metro dall'esercizio provvisorio, e ci siete arrivati molto vicini anche qualche ora fa. Però, la verità è che quello che è successo prima succede dal 17 ottobre. Cioè, voi avete passato due mesi al Senato a prendervi a schiaffi: avete iniziato con la cedolare secca, senza però mai occuparvi un minuto di casa, mai di regolamentazione davvero del mercato degli affitti brevi, per finire sulla Fornero. Pazzesco, cioè sulla Fornero è successo l'incredibile: c'era una squadra che la voleva cambiare, ed era quella del suo partito - non so se lo ricorda -, che, invece, adesso gioca a difenderla, a tutti i costi; e quelli che la volevano lasciare così, adesso giocano a peggiorarla, se è possibile. Ecco, all'ultimo momento utile siete riusciti a dare, come al solito, il peggio, cioè depositando tutto e il contrario di tutto; tra l'altro, pratica più volte censurata dalla Corte costituzionale.
D'altra parte, il Ministro ci ha spiegato che il bicameralismo è finito, no? In pura coerenza con il premierato della Meloni, quello che sogna, così il Parlamento subisce quell'erosione della sua sovranità: la forma repubblicana sotto la pressione di forzature istituzionali tende a ricomporsi secondo un modello di potere nuovo. Intanto, ci si prepara tutti a un bel referendum contro i giudici e si vuole riscrivere la legge elettorale pensata solo per non perdere. Ecco, questo è un po' il manuale della nuova democratura: zittire il dissenso, piegare le istituzioni, blindare le urne.
Ma noi, come avete capito, resistiamo, mentre voi ci deliziate con le vostre liti e i vostri psicodrammi. Abbiamo assistito alle solite zampate tentate nel favore delle tenebre: il condono di berlusconiana memoria, l'indegno intervento sul riscatto delle lauree. Avete persino immaginato di utilizzare la manovra per approvare, senza discussione, una nuova versione dell'autonomia differenziata. Che altro sono, se non questo, i livelli essenziali delle prestazioni infilati nella legge di bilancio, ma senza risorse? Avete scelto di trasformare le differenze sociali in diritti diseguali. Al cuore della legge di bilancio è rimasta una scelta di fondo: il Governo ha riservato al Paese una manovra asfittica. Me lo dica lei se non è vero: la più povera dal 2014.
Il vostro , appunto la prudenza nella gestione dei conti pubblici, è diventato il , il del nuovo Patto di stabilità, e avete scelto di non scegliere. Basta un esempio: il rapporto tra la spesa sanitaria e il PIL torna indietro al 2015, la pressione fiscale sfiora il 42,8 per cento del PIL, dati che non potete negare. Una manovra, di fatto, a saldo zero, guidata solo dalla riduzione del debito e da 25 miliardi di drenaggio fiscale sottratti ai lavoratori e alle lavoratrici, ma arriverò alla deputata Cattoi. Una legge che non governa l'economia, ma la registra, che segna il ritorno, di fatto, a una vecchia idea della destra italiana, cioè l'obbedienza agli Stati Uniti, e alla voglia, possiamo dirlo, di riarmarsi della Germania. Ecco, una manovra vincolata a quel patto negoziato nel 2024, frutto di quel compromesso con i cosiddetti Paesi frugali, impazienti di tornare al rigore, tranne che su una materia: quella degli investimenti nell'economia di guerra. E, ancora una volta, l'equilibrio dei conti deve prevalere su ogni altra priorità economica o sociale.
Davanti alla grave e persistente stagnazione economica in cui è scivolato il Paese negli ultimi due anni, avete deciso, di fatto, di non toccare nessuna disuguaglianza. Ministro Giorgetti, lei lo sa bene: la produzione italiana ha attraversato una contrazione tendenziale ininterrotta per 26 mesi, segnale di una crisi strutturale che travalica i normali cicli congiunturali; settori strategici, come l', hanno registrato flessioni dell'ordine del 30 per cento. Ecco, ce lo faccia dire così, continuiamo a mancare l'appuntamento con le politiche industriali che servono all'Italia: innovazione, digitalizzazione, transizione energetica ed ecologica. E se lo faccia dire dall'unico gruppo davvero ecologista di questo Parlamento: siamo davanti a un giudizio universale climatico, e voi avete scelto di non fare nulla sull'adattamento climatico, sulla decarbonizzazione, sulla protezione del territorio. E non è solo un ritardo - lo dico a tutti i colleghi e le colleghe -, è una scelta, è una rinuncia, ed è una rinuncia che pagherà caramente questo Paese e il nostro territorio.
Si dirà che il scende sotto il 3 per cento. Peccato che la pressione fiscale è la più alta degli ultimi 10 anni e si comprime la spesa pubblica per la sanità, l'istruzione e le politiche industriali. La legge di bilancio rimuove la vera questione salariale: non riforma il fisco in senso progressivo, non rilancia gli investimenti pubblici. In un contesto di crescita debole, l'inflazione rallenta e il Governo sceglie di ritirare la spesa pubblica. Lo fa proprio quando sarebbe più necessaria per sostenere domanda e investimenti. Così, l'Italia rinuncia al ruolo di attore politico e si riduce a esecutore di un equilibrio contabile. È la fine di quella visione espansiva della politica fiscale inaugurata con il PNRR, e sappiamo che cosa significa: più la finanza diventa stabile e rigida, meno lo sarà la società; meno il bilancio investe e più l'economia si indebolisce, perché la stabilità senza sviluppo e senza giustizia sociale e ambientale non è un equilibrio, ma solo disuguaglianza. Serve giusto, forse, a qualche brindisi, qualche brindisi natalizio delle società di , dei mercati speculativi e dei poteri forti; un modello già obsoleto e bocciato da più di 10 anni di tragedie. Un oggi di rigore tedesco, che soffoca la spesa pubblica, e di fedeltà atlantica, che privilegia armamenti e gas liquido. Ecco, l'effetto si vede chiaramente nel sacrificio dei Ministeri.
Inizio a fare qualche elenco, visto che nessuno l'ha notato. Tagli per 7,5 miliardi di euro nel triennio. Tagli al MEF per 456 milioni di euro, 450 milioni di euro nel 2027, 1,3 miliardi di euro nel 2028. Il MIT è il Ministero più penalizzato. Nel 2026 le infrastrutture perdono 524 milioni di euro. Tanto Salvini gioca col ponte, mica fa il Ministro. Salvini! I treni, ciuff, ciuff! È il suo Ministero, non so se se lo ricorda ogni tanto. Il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica subisce riduzioni per 376 milioni di euro. Lo chiedo a quest'Aula, al Paese: vi ricordate chi è il Ministro? Io lo so, è piemontese e quindi lo conosco bene, ma non c'è un italiano che conosca il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica. Perché? Perché non fa politiche per l'ambiente, molto semplice. Tagli pesanti alla tutela e alla gestione delle risorse idriche, ai piani per il miglioramento della qualità dell'aria, alla diversificazione delle fonti energetiche, tanto che cosa gliene frega!
L'istruzione - udite - perde 141 milioni di euro. Significa tagli all'edilizia scolastica, agli interventi per la sicurezza delle scuole: Valditara pare abbia dato il suo consenso informato al Ministro Giorgetti. Contrazione di 120 milioni di euro per il Ministero delle Imprese e del . Tanto - come dice lei, Ministro Giorgetti - il Governo non fa politiche industriali. Cioè, avete davvero la faccia come Urso e, forse anche per questo, avete deciso di non fare politiche industriali perché, forse così, qualche industria potrebbe reggere il colpo.
Il capitolo agricoltura perde 66 milioni di euro. Tagli che, tra l'altro, rischiano di ridurre le risorse per le filiere protette, controlli e programmi di sviluppo rurale. Anche qui, forse per non far danni, quest'anno non si è visto Lollobrigida, non so se l'avete notato. Quest'anno, dopo le figuracce dell'anno prima, l'hanno messo in cassa integrazione così anche lui fa meno danni.
Alla sanità pubblica sono sottratti 89 milioni di euro. Ovviamente perde risorse la cultura, la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e il Fondo unico per il cinema e l'audiovisivo. La riduzione per la giustizia ammonta a circa 100 milioni di euro. L'università subisce invece una riduzione progressiva quasi di 27 milioni di euro nel 2026, 28 milioni di euro nel 2027 e 30 milioni di euro nel 2028. Ma la cosa più indegna - e arrivo alla risposta a Cattoi - è fare tutti questi tagli avendo più entrate solo dal drenaggio fiscale della classe lavoratrice italiana .
Ed allora la spiego così. Solo per leggere - Banca d'Italia, Ufficio parlamentare di bilancio -, oh, fa morir dal ridere la sua Lega che difende la BCE e la prende come esempio, ma adesso gliela spiego io, Ministro Giorgetti. Cosa vi dice la Banca d'Italia e l'Ufficio parlamentare di bilancio? Che avete compensato - usa la parola “compensato” - il drenaggio fiscale di 25 miliardi di euro con il taglio al cuneo fiscale e all'Irpef. Cioè non vi hanno ridotto le tasse, il drenaggio fiscale è stato mangiato , di fatto, col taglio. Basta! È una partita di giro. Avete preso in giro tutti, ma non avete preso in giro quelli che, alla fine, hanno perso la dodicesima e la tredicesima perché, nel frattempo, è arrivata l'inflazione. È questo che non avete compreso. Ma fatemi dire: questa vicenda travolge 24 milioni di italiani, tra questi 17 milioni di dipendenti. I salari italiani sono fermi da trent'anni.
Dal 1990 ad oggi, mentre negli altri Paesi europei le retribuzioni crescevano qui si sono contratte. Tra i Paesi del G20 (economie avanzate) l'Italia è quella che ha perso di più, l'8,7 per cento. Peggio di noi, nessuno mai. Nessuno mai! Nessun paragone né fra i grandi, né fra i più piccoli.
Il risultato è che più di un lavoratore su dieci è a rischio povertà. Da Milano a Roma, un operaio - decida lei - un'impiegata, un autista di pullman, non si può più permettere un affitto, una spesa dignitosa, una vita normale. Immaginatevi però cos'è il resto del Paese a quel punto. Immaginatevi a fare i commessi o a fare quelli - che ne so - dei servizi fiduciari o di chi lavora nei multiservizi. Ci sono 5 milioni di persone che non riescono a riscaldare casa, a fare una vacanza, a mangiare carne o proteine vegetali ogni due giorni, a fronteggiare un imprevisto, ad avere una connessione Internet. Cioè, questa è una tragedia e avete pure tagliato il reddito di cittadinanza.
Ma io dico, non è povertà, è esclusione. E mentre i salari crollano, i profitti delle imprese volano ma, soprattutto, quelle risorse - e lei lo sa bene - non vengono redistribuite, né in stipendi né in investimenti in innovazione e ricerca, ed è questo il dramma. Di fronte a tutto questo siete rimasti sordi, avete raccontato la favola che si potessero alzare i salari solo per via fiscale: come vi abbiamo appena detto, alla fine, avete pure mentito. Ma davvero la Ministra Calderone può dire che l'Italia del lavoro sta correndo? Ma andatelo a dire agli operai presi a pugni dai datori di lavori, ai cassieri licenziati con il test del carrello, ai lavoratori assunti con contratti poveri perché nessuna legge impedisce alle aziende di scegliere, , il proprio contratto collettivo. Chiedetelo ai lavoratori di Mondo Convenienza, a chi fabbrica mobili, a chi mette gli ovetti Kinder nelle scatole, a chi pulisce le scale delle nostre sale operatorie, delle nostre ASL. I salari reali stanno mostrando una ripresa, dice Giorgia Meloni. Sono l'unica cosa non indicizzata in questo Paese . Per questo lo diciamo a tutti: serve uno sblocca stipendi!
Ecco, tutto questo è un insulto ai lavoratori e alle lavoratrici. La metà dei contratti è scaduto e il tempo medio di attesa per il rinnovo è di quasi due anni. Ecco, nella penisola dei famosi proliferano i contratti pirata e l'uso distorto dei contratti collettivi. Intanto, nessuna tassa di solidarietà per le grandi compagnie energetiche che hanno fatto extraprofitti e per quelle delle armi, nessuna progressività fiscale, nessun tentativo di correggere le disuguaglianze.
È una manovra di austerità - se ne faccia ragione - pensata per finanziare una corsa al riarmo pagata appunto dai lavoratori e dai pensionati. L'aumento - lo dico a tutti -, c'è un unico capitolo che aumenta, è quello dell'industria militare, della Difesa , un miliardo di euro. Rappresenta l'adesione piena all'economia di guerra, per obbedire ai di Trump e della NATO. In sintesi, questa è la manovra.
Una legge che si veste di stabilità per mascherare il taglio ai Ministeri, agli enti locali e ai servizi. Salari prosciugati e risorse pubbliche consegnate alle rendite di guerra e delle fossili, mentre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta. Ecco, la vostra difesa delle rendite e dei privilegi è ormai senza maschere e senza vergogna. Il disastro sociale per noi è davanti a tutti.
Avete addirittura tentato un affronto all'articolo 36 della nostra Carta costituzionale. Ci avete provato riesumando un emendamento già respinto dalla mobilitazione delle opposizioni e dalle organizzazioni sindacali, e anche questa volta - anche grazie a noi, anche grazie al nostro senatore Tino Magni che ringraziamo da qui - siete esplosi in aria insieme alle vostre contraddizioni. Ma ancora una volta vi siete mostrati per quello che siete, che vi spendete per tutelare chi ha costruito i propri profitti sullo sfruttamento. Quell'articolo del maxiemendamento - fortunatamente caduto - è la fotografia di ciò che siete: un Esecutivo che non solo non difende il lavoro, ma lo considera un ostacolo da contenere e un fastidio da disciplinare.
Avete deciso di scatenare una nuova guerra di classe e adesso ve ne dico un'altra. Avete scelto come bersaglio i lavoratori precoci e quelli impegnati in mansioni usuranti, chi ha iniziato a lavorare quando era ancora un ragazzo e chi dopo una vita di fatiche logoranti sta sperando in un'altra vita. Tagliate circa 40 milioni di euro, dal 2033, a tutte le pensioni usuranti; colpite chi ha versato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni; eliminate la possibilità di cumulare la previdenza complementare con quella pubblica per anticipare la pensione di vecchiaia. Sapete chi pagherà il prezzo? I conducenti dei mezzi pesanti, gli addetti alle linee di catena, chi lavora nelle miniere, nelle gallerie, nelle vetrerie. Lavoratori che sudano da quando sono ragazzini, poco più che bambini, lavoratori e lavoratrici che hanno accumulato decenni di contributi in contesti alienanti, tossici e pericolosi. A loro avete scelto di rendere più difficile il pensionamento anticipato, quando tutti sappiamo che l'età avanzata, in certi lavori, è la prima causa di infortuni mortali.
Sulla previdenza complementare avete smantellato lo scivolo verso la pensione costruito con i risparmi privati. Un saccheggio di TFR e fondi pensioni per tenere in piedi il bilancio pubblico. Ed intanto l'età per uscire dal lavoro continua a crescere per tutti i contribuenti. Volevate superare la Fornero, l'avete fatto, in peggio .
Con il maxiemendamento riducete addirittura di 140 milioni di euro il Fondo per i farmaci innovativi. Sono quelle risorse essenziali per le terapie dei malati oncologici e delle persone affette da patologie gravi. Ancora un colpo alla sanità pubblica insieme a picconate alle pensioni, al trasporto pubblico, alla scuola e all'ambiente. I malati gravi e le fasce più fragili del Paese possono attendere.
Intanto la questione abitativa sta diventando un'emergenza drammatica. Di 2,2 milioni di famiglie in povertà assoluta, 1,3 milioni sono in affitto, oltre 40.000 le nuove sentenze di sfratto (l'80 per cento per morosità incolpevole), oltre 22.000 le esecuzioni con forza pubblica. Ecco, di fronte a tutto questo in voi scatta sempre lo stesso meccanismo, inasprire ancora la normativa contro l'occupazione degli immobili lasciati vuoti.
Avete fatto annunci roboanti, mentre vi attrezzavate ad azzerare tutti i fondi, per il contributo affitto e per il fondo destinato alla morosità incolpevole. Mentre legalizzavate sottoterra, sottoscala di 20 metri quadri, avete lasciato soli i comuni senza finanziamenti, senza un piano casa. Salvini? Lo ricordo, perché sarebbe anche Ministro di questo: Salvini “telefono casa”? Casa, parliamo di casa. La legge di bilancio non affronta in alcun modo la questione abitativa: sparita dalle del Governo e sparita anche dalla finanziaria.
Infine, fateci dire un'ultima cosa a proposito dei ricchi che vi votano, vi finanziano e vi sostengono. Lo 0,1 per cento dei ricchi italiani possiede il 9 per cento della ricchezza netta nazionale. Lo 0,1 dei contribuenti paga un'aliquota media del 36 per cento cioè inferiore all'aliquota media di tutti gli altri cittadini, che pagano il 46 per cento: il 99,9 per cento paga molto di più dello 0,1. Queste moderne disuguaglianze sono proprio una precisa scelta di classe. Come 100 anni fa, voi siete sempre gli stessi: siete quelli che custodite le rendite e noi forse saremmo gli stessi sognatori, sì, quelli che vogliono cambiare tutto. Vogliono cambiare tutto, perché questo miserabile mondo lo vogliamo trasformare.
Contro la svendita di diritti, di tutele, di e contro l'economia di guerra, siamo qui per affermare il diritto all'abitare e offrire alle persone edilizia residenziale pubblica e affitti calmierati. Siamo contro un Governo antisociale, antisolidale, che trasforma lo Stato nel padrone più avido e lo fa, mentre ne usa la forza per reprimere chi denuncia e si oppone a tutto questo: la vostra violenza di Stato mostra quanto siete deboli. Tutto questo, però, finirà prima di quanto pensiate. C'è bisogno di una grande alleanza progressista ed ecologista. C'è un'altra Italia che vuole giustizia. Voi volete creare dei nemici pubblici per distogliere lo sguardo dalle condizioni reali del Paese. Noi risponderemo pacificamente, senza accettare provocazioni: lo faremo con ancora più democrazia, più solidarietà e più intelligenza .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, la legge di bilancio non è un mero esercizio contabile, ma il momento più alto della politica di uno Stato, il principale atto politico di un Governo e di un Parlamento, l'atto in cui viene autorizzata e finanziata tutta l'attività di uno Stato e contiene l'indirizzo che si intende imprimere al sistema Paese, le risposte che si intendono dare ai cittadini, alle famiglie, alle imprese.
Questa finanziaria assume un rilievo particolare, perché è la quarta del Governo Meloni, un Governo che ha superato il giro di boa, e interviene a poco meno di un anno e mezzo dalla fine della legislatura. È perciò una legge finanziaria in cui è possibile già un primo consuntivo, senza alibi e vittimismi, delle scelte e delle misure - ancora ci chiediamo quali, per la verità - poste in essere in questi anni dal Governo Meloni e dei loro effetti e della loro efficacia. Francamente ci saremmo aspettati qualcosa di diverso da questa finanziaria, una manovra con una visione chiara, strutturale, sistematica, proiettata al futuro, che già anticipasse quello che s'intende fare domani, e affrontasse grandi temi (a partire dall'intelligenza artificiale, la politica salariale, grandi temi che sono in ballo di questi tempi), e che desse slancio a un'economia stagnante, non rassegnandosi alla mediocrità, ad un'Italia che, nel vostro sguardo, pare destinata al declino, a cui vi occupate solo di accompagnarla.
Ci siamo invece trovati dinanzi a una finanziaria misera (18 miliardi e mezzo circa iniziali), di minore importo da dieci anni a questa parte, meramente ragionieristica, di mero galleggiamento, a zero crescita, che opera paurosi tagli allo Stato sociale e drena risorse dai soliti noti (lavoratori dipendenti, pensionati), mentre è timidina con i forti, con quelli che hanno avuto altissimi profitti, come le banche e le assicurazioni, cui chiede solo un'anticipazione, che poi dovrà essere evidentemente restituita, magari al Governo successivo, alla prossima legislatura, per chi verrà dopo di noi - speriamo non voi. È una finanziaria che soprattutto non interviene sulle grandi multinazionali, come i giganti del , che fanno enormi profitti e lasciano poco o niente in campo.
Tornando al consuntivo, la domanda da porsi è: dopo tre anni di Governo Meloni, l'Italia è migliorata o peggiorata? Le “grandi attese” che gli italiani avevano riposto nel Governo Meloni sono state rispettate? Per tutti vale la delusione di Marcello Veneziani, intellettuale di destra: “Da quando è al Governo la destra non è cambiato nulla nella nostra vita di italiani, di cittadini, di contribuenti e anche in quella di «intellettuali», di «patrioti» e di uomini «di destra». Tutto è rimasto come prima, nel bene, nel male, nella mediocrità generale e particolare”. Non serve neppure rifarsi alle agenzie di , chiaramente soddisfatte dai risultati ragionieristici della finanziaria, ma che non misurano la realtà della vita degli italiani. Non basta, per valutare, il giudizio dei mercati finanziari: bisogna andare tra la gente, nei mercati rionali, per vedere i pensionati italiani immiseriti, dopo una vita di lavoro, raccattare, tra i rifiuti, la verdura abbandonata nella speranza di cucinare una minestra, in un'Italia in cui il potersi nutrire di frutta e verdura è diventato un lusso.
Abbiamo il calo della produzione industriale ormai strutturale (32 mesi su 36), la perdita del potere d'acquisto è drammatica e gli interventi fiscali non bastano più. L'intervento - che è la misura simbolo di questa finanziaria - della riduzione dell'aliquota per il cosiddetto ceto medio dal 35 al 33 per cento è assolutamente insignificante, drena tanto, ma non significa nulla, non dà alcun beneficio alla vita delle persone, allo scaglione su cui viene drenata. L'intervento vale, per chi ha un reddito di 28.000 euro, 10 euro al mese e nella fascia massima 40 euro al mese: cosa volete che cambi per chi ha difficoltà ad arrivare a fine mese? Basta, infatti, che si abbia un problema di salute e non si sa più come fare, quando le liste d'attesa costringono le persone a rivolgersi ai privati e a pagare. Ci sono milioni di lavoratori che vivono a ridosso della soglia di povertà, 6 milioni guadagnano meno di mille euro al mese. Milioni di pensionati vivono in una condizione drammatica: 4 milioni e mezzo percepiscono meno di mille euro al mese e la pensione media è di 1.128 euro. Ancora, 6 milioni di cittadini ormai rinunciano alle cure, per cui potersi curare non è più un diritto, è diventato un lusso.
In questa situazione, che cosa fa la finanziaria? Che risposte vengono date? Questa manovra, in realtà, guarda solo ai dati contabili, a rientrare nei margini dal Patto di stabilità e a uscire il prima possibile dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo e, fra l'altro, lei, Ministro, se ne vanta; dice: arriviamo sotto la soglia del 3 per cento quest'anno, arriveremo al 2,8 il prossimo anno, al 2,6 l'anno dopo. Nel frattempo gli italiani? Perché chiaramente ha dovuto fare delle scelte per arrivare a questo risultato e le scelte sono state tagli drammatici, che incidono nella carne viva degli italiani, e una tassazione che è già da record nel 2025 (42,8 per cento), ma è destinata ad aumentare. È soprattutto una tassazione regressiva. Anche il taglio della dell'aliquota, infatti, va a incidere maggiormente su chi guadagna di meno ed è quindi regressiva, contro i principi della Costituzione, che impongono un sistema federale fiscale improntato al principio di progressività, per cui chi è più ricco, contribuisce di più, ed è giusto che contribuisca di più con le proprie tasse.
E poi c'è una confusione di fondo da cui dobbiamo sgombrare il campo, perché la stabilità finanziaria non è un valore in sé, è un obiettivo che serve a raggiungere e a perseguire altri valori, altri obiettivi. Di per sé, a che serve, se poi non ci sono i margini per far star bene gli italiani? E qual è, in realtà, l'obiettivo, neanche nascosto, perché è dichiarato, è dichiarato nei documenti di programmazione? Uscire dal per accedere alla clausola di salvaguardia e quindi poter ottemperare all'acquisto di 23 miliardi di armi in tre anni.
Quindi tutti questi sacrifici imposti agli italiani non sono per le future generazioni, a meno che non vediamo le future generazioni tutte con l'elmetto, con il fucile in braccio , perché non va bene questa visione dell'Italia che voi avete. Noi vogliamo un'Italia diversa, in cui i giovani possano restare in Italia, abbiano salari adeguati in Italia e non debbano abbandonare questo Paese, perché sono loro il nostro futuro, sono loro la nostra ricchezza, non bombe, missili, aerei, F-35 pagati a sovrapprezzo dagli americani ! Non è questo che vogliono gli italiani. E, guardate, non è una questione di demagogia, perché uno dei tre principali obiettivi di uno Stato è garantire la difesa dei confini, ma non a questo prezzo! Cosa si è disposti a sacrificare per questo? Ci sarebbero tante cose da dire, andare nel dettaglio di tante manovre. E guardate, fra l'altro, volevo anche fare un piccolo inciso: guardando la situazione complessiva, il fatto che noi abbiamo dato il nostro “sì” al con le procedure di indebitamento, chiaramente fa rivivere il fatto che invece la Germania, con uno spazio fiscale grandissimo, metta 1.000 miliardi in dieci anni. Non è un questo? Non vi fa pensare a nulla? Mah, strano. E invece abbiamo questo Governo feroce con i deboli…
PRESIDENTE. Concluda.
IDA CARMINA(M5S). …che accarezza i potenti. Finisco. Ma la cosa più grave è quello che si fa nei confronti del Sud: definanziate tutte le misure per il Sud…
PRESIDENTE. Deve concludere.
IDA CARMINA(M5S). …definanziate 300 milioni di euro dal Fondo per lo sviluppo e la coesione e, soprattutto, imbrogliate con i LEP, perché non basta definirli, occorre finanziarli e voi invece cristallizzate solo le differenze, prendendo in giro i cittadini meridionali .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA(PD-IDP). Grazie, Presidente. La legge di bilancio è arrivata in Parlamento a metà ottobre per essere convulsamente chiusa al Senato solo pochi giorni fa. Prima di tutto vorrei spendere due parole sulla misura della manovra originaria: dice che si sono occupati dei ceti medi e di detassare gli incrementi contrattuali. Vediamo allora gli effetti di queste misure.
Prendiamo un tipico lavoratore del ceto medio, con un reddito fra 33.000 e 40.000 euro che, secondo le stime del MEF, nel 2026 avrà un incremento contrattuale di 750 euro medio. Cosa gli resta in tasca al netto delle imposte e degli interventi fiscali a favore del ceto medio di questa legge di bilancio? Gli restano 345 euro; 345 euro su 750, al netto dei vostri interventi. Perché in quell'intervallo di reddito tra 33.000 e 40.000 euro il fisco si porta via il 50 per cento di ogni aumento, senza contare le addizionali, un'aliquota del 50 per cento che è l'esito dei tanti interventi irrazionali a pezzi e pezze sull'IRPEF.
E allora, invece di cincischiarsi con abbassamenti di aliquote che regalano poche decine di euro a redditi medi e qualche centinaio di euro a quelli alti, altissimi, non sarebbe il caso di mettere mano davvero a un sistema fiscale così balordo? Per noi la regola base deve essere questa: a parità di reddito, si deve pagare pari imposta . La regola seguita anche in questa legge di bilancio dal Governo è invece l'opposto, ossia che ogni corporazione, ogni gruppo di potenziali elettori deve avere la sua particolare agevolazione, il suo piccolo privilegio, un uso assolutamente discrezionale del fisco senza regole, senza principi e quindi senza equità.
Lo si è visto anche con le banche e le assicurazioni, sarebbe stata giusto e sarebbe un'imposta sugli extraprofitti e non solo sulle banche. E invece no, si è preferita una logica estorsiva: ho bisogno di “x miliardi”, decidi un po' tu come darmeli, ma me li devi dare. Però non facciamoci abbagliare: nessun Robin Hood, nessuna equità sociale, perché a banche e assicurazioni il piacere viene restituito con gli interessi, riconoscendo la piena portabilità a favore dei fondi aperti e piani previdenziali individuali che loro gestiscono delle posizioni previdenziali che fino ad oggi affluivano ai fondi contrattuali, senza alcuna attenzione al fatto che queste forme previdenziali chiedono al lavoratore commissioni fino a otto volte più elevate.
Vorrei ora esaminare invece il contributo fondamentale portato dalla maggioranza nel passaggio parlamentare: è stato duplice. Il primo va ricordato, perché è emerso chiaramente come prima norma, dopo quella sul saldo, ed è importantissima: la decisione che le riserve auree, che sono gestite, detenute dalla Banca d'Italia, iscritte nel suo bilancio, appartengono al popolo italiano. Oh, finalmente un poco di chiarezza; che li acquisti pure, le venda pure secondo la sua decisione, ma non sono sue. Povero Ministro Giorgetti, come poteva spiegare alla BCE l'assoluta necessità di questa importantissima decisione? In secondo luogo, due mesi di intenso dibattito per cercare di smontare, svuotare e cambiare le norme che il suo Governo, quel Governo della maggioranza, aveva scritto. Mi riferisco agli affitti brevi, alla compensazione tra crediti e debiti fiscali e contributivi, agli interessi sulla ennesima rottamazione e poi la pantomima sulle pensioni. E ancora lei, Ministro Giorgetti, ne è il protagonista. Secondo una prima interpretazione, sarebbe stata una manina sfuggita al suo controllo a introdurre nel primo maxi emendamento da lei presentato un insieme di tagli molto pesanti sulle pensioni: “Che gelida manina” .
Secondo un'altra fantasiosa interpretazione, i pesanti tagli proposti, da lei proposti, avrebbero dovuto essere considerati mere clausole di salvaguardia e cioè norme buttate lì provvisoriamente, con l'intenzione di cambiarle in un secondo momento, come se la materia pensionistica che coinvolge il futuro, le aspettative e i progetti delle persone non fosse materia che richiede particolare stabilità e chiarezza. Abbiamo assistito alle alte grida dei senatori della Lega contro l'introduzione di finestre d'uscita, come se non fosse stato proprio questo Governo a reintrodurle, dopo che la Fornero le aveva cancellate, perché sono un inganno: puoi chiedere una pensione, puoi andare in pensione, ma per un poco di mesi la pensione non la vedi. Questa è la finestra. E alla fine grande vittoria degli anti-Fornero: si andrà tutti, praticamente tutti in pensione tre mesi più tardi, un mese nel 2027 e due dal 2028. Non si potrà anticipare la pensione né con opzione donna, né con le quote da voi inventate, né sommando la pensione pubblica a quella integrativa. Questa ultima non è stata cancellata, Ministro, perché non aveva suscitato interesse, visto che ancora non avevate fatto il decreto attuativo, ma per recuperare soldi; ma non è stata cancellata del tutto, resta infatti la penalizzazione che era stata introdotta per finanziarla, l'aumento da 3 volte a 3,2 volte l'assegno sociale della soglia che dovrà essere raggiunta dalla pensione maturata per poter anticipare il pensionamento. Un'ulteriore penalizzazione che spesso ci si dimentica.
Poi ci sono stati gli emendamenti notturni, alcuni molto gravi su cui ci diletteremo nei prossimi tempi. Ne voglio citare qui uno solo: l'emendamento con cui, per la terza volta, al Senato, si è cercato di impedire ai lavoratori che vincono in giudizio una causa per essere stati pagati con salari indecenti, non compatibili con l'articolo 36 della Costituzione, di vedersi riconosciuto il dovuto. Una norma probabilmente incostituzionale, ma sicuramente non ammissibile in una legge di bilancio. Ma, come la vicenda di poco fa dimostra, le Presidenze e Vicepresidenze delle Camere non brillano per rispetto delle regole. Le prime due volte, ci ha salvato la mobilitazione delle parti sociali e delle opposizioni, questa volta è dovuto intervenire il Presidente della Repubblica. Aspettiamo la prossima? Io penso che su questi temi non si debba scherzare e che i lavoratori e le lavoratrici non abbiano bisogno di un po' di taglio di cuneo fiscale pagato con le loro stesse imposte attraverso il , ma abbiano bisogno di rispetto delle regole, di difesa della contrattazione contro i contratti pirati, di un salario minimo: tutte cose che voi continuate a rifiutare , mentre gli emendamenti per parare gli imprenditori che non fanno cose corrette sono il vostro forte .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Gusmeroli. Ne ha facoltà.
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signor Ministro, ci sono tre cose importanti in questa manovra, ma la cifra più gigantesca, non contabilizzata nella manovra e non contabilizzabile, è la credibilità economica di questo Paese e la credibilità economica si misura in due modi: lo e il . Non vedevamo cifre di nei confronti della Germania da molti e molti anni; non avevamo un miglioramento così del da molti, molti, anni. E guardate che la credibilità economica è un dato essenziale in un Paese che ha 3.000 miliardi di debito pubblico. In una situazione difficilissima dove ci sono cambiamenti mondiali simili alla rivoluzione industriale, c'è in atto la rivoluzione dell'intelligenza artificiale, c'è in atto la transizione ecologica ed energetica che deve essere sostenibile economicamente e socialmente - ma spesso l'Europa dimentica proprio la sostenibilità economica e sociale - e ci sono due guerre, malgrado ciò, una credibilità economica riacquistata dal nostro Paese, che aiuta tutta la popolazione.
Perché guardate che, quando nel 2012-2013 c'è stato il Governo Monti, noi abbiamo avuto in quei due anni - quando si parla di manovre restrittive, bisogna avere molta, molta, attenzione con i numeri -: il PIL reale cumulato del Governo Monti era meno 4 per cento; la domanda interna meno 7 per cento; i consumi finali nazionali meno 6 per cento; gli investimenti fissi lordi meno 12 per cento e i consumi delle famiglie residenti cumulati meno 6,5 per cento. Con il Governo Meloni e il centrodestra: PIL reale cumulato più 1,7; domanda interna più 3,3; consumi finali nazionali più 1,3; investimenti fissi più 10,7; i consumi delle famiglie residenti cumulati più 1 per cento.
Allora, in quegli anni (2012-2013) chi ha avuto più problemi per la mancanza di credibilità economica? Le famiglie fragili. E ricordiamocelo che quando si parla di questa manovra il valore più importante è quello che non è stato contabilizzato: la credibilità economica .
Poi altri due interventi: gli incentivi alla crescita, il ritorno dell'iperammortamento e superammortamento. Chi è a contatto con la realtà sa cosa vuol dire investire in beni strumentali nei prossimi tre anni e recuperare il 180 per cento minimo, il 220 per cento. Stiamo parlando di piccole e medie imprese, artigiani, commercianti, chi fatica e i loro dipendenti. Parliamo di milioni di persone che hanno un'agevolazione molto forte e quando si finanziano gli investimenti si fanno lavorare le imprese, sia quelle che producono i macchinari, sia quelle che riciclano i vecchi macchinari. Questa era la seconda cosa importante della manovra.
La terza cosa importante è che non bisogna dimenticare le famiglie che hanno avuto delle difficoltà. Non può essere una colpa dichiarare le imposte e non riuscire a pagarle. Allora, tutta questa avversione da gente che ha votato tutte le rottamazioni precedenti e che, invece, qua viene a dire, in Parlamento, contro l'unica rottamazione - l'unica rottamazione - che va ad agevolare chi ha dichiarato e non è riuscito a pagare.
Allora è importante questa manovra - torno alla credibilità economica - perché? Perché fa correre chi è in grado di correre, ma, allo stesso tempo, non dimentica e recupera chi è rimasto indietro . Questo è il vero senso della politica, che dovremmo ricordarci tutti, ogni giorno, non dimenticando il contatto con la realtà.
La Lega, con convinzione, sostiene il Ministro, sostiene il Governo e sostiene questa manovra
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Patty L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Non vorrei ripetere tutti i dati che sono stati già detti precedentemente. Insomma, annoierei, però voglio fare una riflessione. Questa manovra volta le spalle a tutti gli italiani, soprattutto a quelli che hanno veramente bisogno. Perché dico questo? Perché c'è un'Italia che voi non vedete e voglio un po' mostrarvela: l'Italia che è fatta da tutti quei lavoratori che hanno lavorato per 40 anni, hanno fatto magari dei turni, hanno fatto turni nelle fabbriche, forse vicino a dei forni, hanno fatto turni in ospedali, nei cantieri. Sono lavori anche pesanti. Quindi che cosa aspettano? Aspettano la pensione, è questo che stanno aspettando. Poi ci sono anche quegli anziani che quando vanno lì ad aprire il cassettino della posta, ahimè, vengono fuori le bollette da pagare e magari hanno anche quella vergogna di chiedere al figlio un supporto perché non ce la fanno a pagarle. Magari c'è anche la vedova che abbassa la temperatura dei radiatori (quindi li mette più freddi), perché la corrente costa. Questa è un'Italia che voi non vedete, perché, altrimenti, avrei visto in questa manovra qualcosa veramente a supporto dei cittadini. Ma abbiamo queste pensioni che non arrivano. Anzi, con questa manovra gli state dicendo: aspetta, aspetta ancora, perché l'età pensionabile è aumentata, perché per le donne non c'è più nessuna via di . Siamo arrivati ad avere un'età pensionabile elevatissima.
E poi, quando si renderanno conto anche… Ma voi avete detto loro su cosa li state mettendo i loro sacrifici? Lo vedranno, perché lo vedranno. Sappiamo che, a livello comunicativo, magari si nasconde bene, però vedranno che, in tre anni, abbiamo 23 miliardi di spese militari, li abbiamo destinati a questo. Allora, tutti quelli che sono stati i loro sacrifici, quello che hanno risparmiato e hanno messo da parte per avere questa pensione per vivere serenamente, a cosa sono stati posti? A qualcosa che, sicuramente, non migliorerà la loro vita e nemmeno la vita dei loro figli, perché quello che vedranno, magari nei loro nipoti, è che li vedranno con la valigia, perché stanno andando fuori, stanno andando all'estero a lavorare, perché non ci sono soldi per la ricerca, non ci sono soldi per poterli mantenere qui, sul loro territorio.
Questa è la manovra che voi state portando avanti: noi diciamo che è assurda; io la chiamo anche una “non manovra”.
Poi c'è un'altra cosa che avete fatto, pazzesca: avete anche diminuito quelli che sono gli incentivi per i disabili. Anche qui, voglio che voi visualizziate un attimo che cosa significa per una famiglia seguire un bambino che ha delle problematiche: ha bisogno di tante necessità e, a volte, anche il genitore non può andare al lavoro perché ha bisogno di seguirlo e hanno chiesto sostegno. Stiamo andando veramente indietro. È un andare indietro su tutto. Anche le piccole e medie imprese che vediamo che si chiudono, i contratti che sono a termine e poi questa sicurezza, sicuramente un vostro cavallo di battaglia. Ma come si fa ad avere delle città sicure quando abbiamo ancora dei salari bassissimi, che non aumentano? Signori, quando, purtroppo, fra pensionati e persone che lavorano non si arriva a fine mese, è un po' difficile continuare ad avere sicurezza nelle nostre città. Non si gioca con la vita dei cittadini: è quello che diciamo quando parliamo di cittadini.
Poi passiamo alle imprese e allora uno dirà: va bene , quindi questa manovra per le imprese ha tanto, ha messo su tanto. Ma guardate che anche le imprese che stanno bene hanno paura di quello che state facendo, perché non le ascoltate. Io non so se Transizione 5.0 questa volta funzionerà, ma l'anno scorso non ha funzionato e le imprese mi hanno detto chiaramente: ma noi non li presentiamo nemmeno i progetti, tanto è un disastro anche riuscire a prendere quei soldi.
Poi ci sono i vuoti normativi - anche quelli -, perché noi parliamo di fare questa transizione ecologica, digitale ed energetica, ma per fare questo è necessario creare delle norme per agevolare un tessuto di piccole e medie imprese che si stanno muovendo in quella direzione, ma non ci sono le norme adatte. E qui io ricordo che ho fatto come minimo forse una ventina di emendamenti su queste cose, ma nulla, assolutamente non c'è nulla. Ne leggerò un altro domani, anche come ordine del giorno. Il punto è che queste imprese fanno l'economia reale, non la finanza, appunto, di cui si parlava prima: fanno l'economia reale del Paese ed è quella che dovevate incentivare in questa legge di bilancio.
PRESIDENTE. Concluda.
PATTY L'ABBATE(M5S). Chiudo con una frase. Noi, quindi, non possiamo essere assolutamente contenti di quello che fate. Siamo dalla parte dei cittadini, siamo dalla parte delle famiglie e delle imprese e siamo dalla parte di quell'Italia che ha gli occhi aperti. In questa notte triste, viva l'Italia, l'Italia che resiste .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Silvio Lai. Ne ha facoltà.
SILVIO LAI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, negli ultimi mesi abbiamo assistito a un paradosso evidente: mentre la propaganda del Governo racconta un'Italia che corre, è felice ed è di successo anche all'estero, i dati ufficiali e la vita quotidiana delle famiglie raccontano ben altro. Raccontano stipendi che valgono meno - lo dice l'Istat: 10,8 per cento di potere di acquisto in meno perso in cinque anni -, servizi pubblici più deboli e territori lasciati soli. È una distanza crescente tra quella che è la narrazione che questo Governo e la sua maggioranza fanno e la realtà dei numeri e dei fatti.
È dentro questa distanza che va letta questa legge di bilancio, non con il racconto separato o distinto, come se non fosse un insieme collegato alla realtà vera del Paese. Questa manovra la presentate come una manovra prudente, tecnica, inevitabile. Parlate addirittura di credibilità economica, come se lo fosse tutto, ma in realtà è solo la capacità di restituire il debito. Per il resto, non vuol dire che questo incide sulla vita delle persone e sulla vita degli italiani, ma è il contrario. Io credo che vada chiamata col suo nome: questa è una manovra amministrativa, una roba da condominio. Gestisce l'esistente, è rinunciataria, perché evita le scelte vere. Non è vero che mancano soltanto i soldi. Intanto, manca una direzione chiara per affrontare i problemi strutturali del Paese e lo dimostra un fatto politico evidente: questa manovra è stata riscritta in corsa per una parte rilevante del suo contenuto. Questo non accade quando c'è una visione condivisa, ma accade, invece, quando la maggioranza è divisa e non c'è fiducia nemmeno nelle scelte economiche di fondo, tanto è vero che si è arrivati persino a domandare al Ministro Giorgetti se valutava sue possibili dimissioni. Mica uno scherzo!
Mentre il testo cambiava, il Parlamento e la Commissione bilancio e persino la stessa maggioranza venivano ridotti a un passaggio formale, mai reale e mai sostanziale. Questo non è normale né sano in una democrazia parlamentare, salvo che non si voglia svuotarla, come dimostrano le ormai 134 fiducie - un record che non ha assolutamente precedenti nel passato - poste in questa legislatura. Neanche con i Governi tecnici succedeva!
Il problema più grande non è il metodo, ma io direi che è il merito, perché questa manovra rinuncia a costruire politiche pubbliche forti e rinuncia a investire dove servirebbe uno Stato più presente: sanità, servizi sociali e coesione sociale. Partiamo dal primo punto: il portafoglio delle famiglie. Voi togliete il 2 per cento della seconda aliquota e confermate il taglio del cuneo fiscale, però lo pagate con un prelievo alle famiglie, perché basta che il reddito familiare sia di 40.000 euro per togliere totalmente le detrazioni per scuola, sport e salute. Questo è il vostro regalo, la vostra riduzione delle tasse. Significa scaricare sulle famiglie, su quelle, sì, del ceto medio, su quelle che hanno figli, su quelle che devono curarsi e far crescere i ragazzi. Questo è il danno che voi fate.
Parliamo della sanità, il diritto fondamentale per eccellenza. Il Governo parla di aumenti del Fondo sanitario. È vero, c'è stato un aumento. Il problema, però, non è solo quanto è l'aumento, ma quanto è in proporzione, dato che nel 2028 diventerà meno del 6 per cento contro il 7 per cento di tutti i Paesi OCSE. Ma è anche come si spende, perché voi centralizzate la maggior parte degli interventi di questo aumento, perché non sono date alle regioni queste risorse, e dell'aumento previsto solo il 30 per cento è destinato al personale sanitario. Sapete qual è? Medici, infermieri, operatori, quelli che ogni giorno tengono in piedi il Servizio sanitario nazionale, ma contro questo 30 per cento c'è un bel 34 per cento dell'aumento che va a finire ai privati: farmaci, acquisti, privato accreditato, con una quota superiore a quella destinata al personale pubblico. Questo dato dice molto di più di tante dichiarazioni. Volete dire a parole che investite sul Servizio sanitario, ma in realtà non investite sul capitale umano del Servizio sanitario e consolidate un modello che sposta pezzi crescenti di assistenza verso altri lidi, verso lidi privati. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: organici insufficienti, turni insostenibili, liste d'attesa sempre più lunghe, perché i soldi che mettete li sprecate. Oggi quasi 6 milioni di italiani rinunciano alle cure per motivi economici o perché i tempi di attesa sono incompatibili con i bisogni di salute. Quindi, diciamolo con chiarezza: una sanità pubblica che investe meno sul personale e più sul privato non è neutra; è una sanità che diventa selettiva e non rafforza il servizio pubblico, perché chi può permetterselo paga, chi non può aspetta o rinuncia, e così si rompe il principio di universalità su cui si fonda il nostro sistema sanitario.
Ma gli effetti di questa manovra non si fermano qui e arrivano diritti nei territori. Per esempio, nel triennio - perché bisogna contare anche quello che paghiamo quest'anno delle decisioni prese lo scorso anno - sono 3 i miliardi di euro sottratti ai comuni. Non è un dato tecnico, ma significa meno mense scolastiche o mense scolastiche più care, asili nido più costosi, trasporti locali peggiori. È così che lo Stato arretra senza dirlo, scaricando i costi sui bilanci delle famiglie sotto forma di forme indirette di tassazione e, mentre si chiede responsabilità ai cittadini, i numeri raccontano quell'altra verità di cui ho parlato all'inizio. E così si parla di rigore, ma questa manovra aumenta il prelievo fiscale, perché a queste tasse indirette si aggiungono 600 milioni di euro in più dalle accise dei carburanti, dall'aumento delle sigarette, da tutto quello che la Meloni diceva che non avrebbe voluto mai aumentare e che chiedeva ai Governi precedenti di cancellare. Altro che Paese che corre, qui siamo davanti a famiglie che fanno più fatica di prima, con meno servizi e più spese. È per questo che questa manovra non è neutra: decide chi deve stringere la cinghia e chi può permettersi di non farlo.
C'è poi un altro punto che smonta la propaganda di queste settimane: la sicurezza. Parlate di ordine e di fermezza, ma nella manovra mancano gli investimenti: carceri sovraffollate, Polizia penitenziaria sotto organico, giustizia che resta lenta, zero risorse nuove per i comuni sciolti per mafia, per gli amministratori minacciati, per la valorizzazione dei beni confiscati. È così che arretra la lotta alla mafia sul terreno civile e istituzionale. Poi rilanciate sul gioco d'azzardo. Altro che istituzioni responsabili! Questa non è una manovra tecnica, è una manovra che dice che tipo di Paese vogliamo essere e si capisce benissimo che tipo di Paese voi pensate dobbiamo essere
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Alberto Bagnai. Ne ha facoltà.
ALBERTO BAGNAI(LEGA). Grazie, Presidente. Confesso a lei, Presidente, e al signor Ministro, che sono entrato in Aula piuttosto preoccupato, perché da due o tre mesi sto sentendo parlare di austerità e io, da insegnante di politica economica, leggo nelle riviste scientifiche che di solito l'austerità condanna inesorabilmente i Governi che la praticano. Sono andato a vedere, insomma, due numeri e così mi sono relativamente rassicurato. Voglio ricordare che nel primo triennio Monti-Letta il PIL italiano scese del 5 per cento e nel primo triennio Meloni è cresciuto del 2 per cento; voglio ricordare che quando avveniva quel disastro la Germania cresceva del 3 per cento; voglio ricordare che adesso che abbiamo questa tutto sommato non disprezzabile, la Germania, purtroppo per lei e, ahimè, anche per noi, perché altrimenti saremmo cresciuti di più, è in recessione e ha perso l'1 per cento. Voglio anche ricordare a chi ci accusa che quelli che ci accusano di fare austerità hanno sostenuto il Governo che dimezzò gli investimenti pubblici, portando gli investimenti pubblici netti in territorio negativo per ben 11 anni, distruggendo cumulativamente oltre 110 miliardi di euro di infrastrutture, mentre questo Governo ha investimenti pubblici netti e una decisamente diversa avendone messi su circa 70 miliardi.
Quindi, mi ero rassicurato. Poi, sono venuto qui in Aula e da rassicurato sono uscito - direi uscirò - divertito.
Infatti, lei concorderà con me che è abbastanza divertente sentirsi dire da quelli che avevano abolito la povertà con il 2,4 per cento di deficit che noi stiamo facendo austerità con il 3 per cento di deficit, soprattutto considerando che il loro 2,4 a consuntivo diventò 1,5 e, quindi, fu la seconda manovra più restrittiva dal 1988 ad oggi. Ma vengono a dire che noi facciamo l'austerità.
Effettivamente, se avessi letto certi discorsi nel freddo stenografico, sarei preoccupato, ma, invece, avendoli ascoltati, vedendo il nervosismo con cui la sinistra ci fornisce, come dire, questi fattoidi, queste falsificazioni della realtà, sono molto rasserenato. Mi sembra abbastanza chiaro che anche loro si rendono conto di un fatto: il loro ciclo politico è finito. Lo hanno fatto finire sostanzialmente loro, essendo passivi esecutori di indirizzi politici contrari agli interessi del Paese e il Paese glielo sta rendendo. Questo Governo, invece, non avendo, come dire, un'adesione bovina e supina al contesto, in particolare quello europeo, ma sapendone conoscere le criticità e sapendole interpretare, sta riuscendo a guidare il Paese con credibilità e autorevolezza, ed è questo che gli garantisce la sua stabilità, nonostante tutti i pettegolezzi dei giornali eccetera eccetera, e gli garantirà una lunga vita, che andrà oltre questa legislatura. Quindi, mi limito semplicemente a ringraziarla, per il tramite del Presidente, per il lavoro che sta facendo e non le sottraggo altro tempo perché il suo tempo è prezioso. Grazie, Presidente. Grazie, Ministro .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Arnaldo Lomuti. Ne ha facoltà.
ARNALDO LOMUTI(M5S). Grazie, Presidente. Cercherò di intervenire, diciamo, calmo, non nervoso, per non urtare la suscettibilità del collega Bagnai. Però, con molta calma, devo rilevare che, dagli interventi dei colleghi di maggioranza, ma anche da quello che abbiamo sentito dagli esponenti del Governo in questi giorni, sembrerebbe che, con questa discussione, ha quasi ragione Bagnai, stiamo facendo perdere tempo al Ministro, perché questa discussione è inutile, visto che le cose nel nostro Paese vanno alla grande. Non c'è nessun problema, siete stati veramente dei draghi, no?
Il problema, Presidente, è che forse qualcuno deve spiegare agli italiani che, dalla parte dell'opposizione o dalla parte della maggioranza e del Governo, qualcuno sta mentendo. Scusate, qui si dice che non c'è austerità; ma sono tre manovre, e questa è la quarta che è nel segno dell'austerità, tranne, guarda caso, ultimamente, nelle ultime manovre, per le armi, per le quali non c'è più austerità. Si sfora il Patto di stabilità per le armi, perché dobbiamo prendere i soldi del SAFE, quei 15 miliardi, sui quali gli italiani andranno a indebitarsi ancora di più per i prossimi anni.
Parliamo poi dell'inflazione. Io me lo ricordo il discorso della Presidente Meloni, qui, in quest'Aula, dopo aver firmato, aver giurato dal Presidente della Repubblica, venire qui e parlare delle lotte, dei contrasti, la prima era all'inflazione. Ora, quando è arrivata la Meloni, l'“, non ce ne siamo accorti, l'inflazione era all'11 per cento, ma oggi ce ne accorgiamo della sua presenza, perché l'inflazione è salita al 18 per cento.
La politica industriale, ne vogliamo parlare? Crisi del tessile, crisi del legno, crisi della carta, crisi della stampa, crisi della siderurgia, crisi dell'alimentare, crisi dell', inventiamoci un'altra crisi. Ma glielo dite voi agli operai di Stellantis a quelli dell'indotto, della PMC, della Tiberina che, in queste ore, stanno dimostrando, stanno presidiando davanti alle loro fabbriche perché rischiano il licenziamento, alcuni sono stati licenziati, andate voi a dire che va tutto bene? Ci volete mandare un presidente di regione che, pur di avere un posto al sole alle prossime politiche, è disposto a tutto, si fa ingoiare tutto, dall'autonomia differenziata al deposito unico nazionale delle scorie radioattive?
E passiamo alla pressione fiscale: oggi l'80 per cento dell'Irpef è coperto dai dipendenti e dai pensionati. Sulle pensioni caliamo un velo pietoso. Io ricordo che c'era un Ministro che diceva: nel caso avesse vinto il centrodestra, spernacchiatemi se poi non togliamo la legge Fornero. Ora non c'è bisogno di spernacchiare Salvini, ci pensa da solo. Il problema però resta ed è anche grave, Presidente.
Sulla povertà, oggi contiamo 5,7 milioni di cittadini in povertà assoluta, ai quali si aggiungono 8 milioni in povertà relativa, e diventano così circa 15 milioni di cittadini italiani che vivono in uno stato di povertà.
Sulla sicurezza - il cavallo di battaglia di questo Governo - è evidente che qualcuno ha confuso la parola sicurezza con quella di repressione. Siamo partiti alla grande con la normativa sui , prendendo spunto da un fatto di cronaca per poi arrivare al decreto Sicurezza, che tutto fa tranne che aumentare la sicurezza, ed oggi ciò è tangibile, si tocca con mano l'insicurezza nelle nostre città. E questo perché? Perché non ci sono soldi. È sempre colpa di quelli di prima, è colpa di quelli del superbonus, ma eravate qui, Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia, tutti a dire quant'era buono il superbonus, che doveva continuare, doveva essere rifinanziato, ce le ricordiamo certe cose.
Sui flussi migratori: lotta agli scafisti, vedi il caso Almasri. Sbarchi illegali, vedi l'Albania: oltre ad andare contro il diritto internazionale, ci costa oltre un miliardo. Tutti soldi buttati, tutti soldi buttati a mare e gli sbarchi sono più che aumentati.
Sulla sanità, anche qui, mi ricordo che c'era chi diceva: diminuiremo le liste d'attesa. Oggi le liste d'attesa sono aumentate. È un comparto che viene sempre, da quando si è instaurato il Governo Meloni, definanziato, ed oggi abbiamo oltre 6 milioni di cittadini italiani che rinunciano alle cure. Presidente, dove sta tutto l'inghippo? Nel fatto che noi oggi dobbiamo spendere sempre più in armi, e perché dobbiamo fare questo? Perché dobbiamo far credere agli italiani la favoletta…
PRESIDENTE. Concluda.
ARNALDO LOMUTI(M5S). … che esiste un nemico - mi appresto a concludere, Presidente, la ringrazio per avermi avvisato -, che esiste un nemico immaginario che, qualche tempo fa, lottava con le pale e oggi, invece, deve invadere tutta l'Europa. Noi non ci stiamo a questo. Voi pretendete che gli italiani debbano credere alle vostre fandonie, voi pretendete che gli italiani debbano obbedire alle vostre…
PRESIDENTE. Concluda.
ARNALDO LOMUTI(M5S). …sudditanze - Presidente, chiudo -, e devo dire che oltre a far credere, oltre a far obbedire, sul fatto di combattere ci state lavorando seriamente .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Andrea Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, la democrazia parlamentare significa che il Parlamento decide. La democrazia parlamentare significa che il Parlamento è centrale. E di grazia, posso chiedervi dov'è la democrazia parlamentare nel momento in cui il Parlamento non può discutere la legge di bilancio, che vi segnalo essere la prima prerogativa dei Parlamenti dalla fine delle monarchie assolute e, quindi, più o meno dal XVII secolo? Perché se al Parlamento togliete la legge di bilancio, vi comunico che la democrazia parlamentare non c'è e non c'è nemmeno il Parlamento.
Non sono mie queste parole, sono di Giorgia Meloni. Chissà che sensazione proverà nel risentirle ancora una volta in quest'Aula per denunciare la sua ennesima giravolta.
Vedete, usare le vostre stesse parole può servire a spiegarvi meglio la gravità delle scelte che state compiendo, e la prima riguarda proprio i tempi e i modi con cui la stiamo discutendo questa manovra: in poche ore, di corsa, e stavolta non siamo nemmeno di fronte alla terza lettura, come ha giustamente ricordato la nostra capogruppo Braga.
Questo negativo è tutto di Giorgia Meloni, degli scontri interni alla sua maggioranza. Siamo oltre il monocameralismo alternato, siamo alla mortificazione della Camera dei deputati, chiamata oggi a ritardare ulteriormente i propri lavori di mera ratifica per una doppia richiesta di informativa al Governo dello stesso primo partito della maggioranza, invocata solo per spostare l'attenzione da una manovra di cui, evidentemente, non volete parlare e di cui non volete che si parli.
Come hanno spiegato benissimo già gli onorevoli Roggiani, Guerra e Lai, questa manovra è sbagliata fin dalle fondamenta, perché come tutte le iniziative di questo Governo è forte con i deboli e debole con i forti. Lo ha denunciato frontalmente la nostra segretaria Elly Schlein: l'incoerenza del Governo Meloni è ormai conclamata e, probabilmente, il voltafaccia più intollerabile è quello sulle pensioni.
Dopo mille annunci e sbandate, non avete avuto il coraggio di intaccare gli extraprofitti bancari ed energetici, ma avete deciso di tassare i sacrifici di chi ha lavorato una vita, facendo cassa sulle pensioni, aumentando l'età pensionabile. Altro che abolizione della Fornero. Io non so spernacchiare, quindi non posso farlo nei confronti del Vicepresidente Salvini, come aveva chiesto. Ma posso assicurarvi che le “spernacchie” che state destinando al 96 per cento dei lavoratori costretti ad andare in pensione più tardi stanno arrivando forti e chiare fuori da quest'Aula E non sono le sole. Pensate allo scorrimento delle graduatorie degli idonei e, tra loro, quelli della sicurezza e quelli di cui parlava sempre Giorgia Meloni in questo ; alle migliaia di ragazze e ragazzi che avete prima illuso e poi abbandonato, anche nelle Forze dell'ordine, di cui vi riempite la bocca tutto l'anno, ma che dimenticate proprio nella manovra di bilancio. Penso alla graduatoria dei vice ispettori e agli allievi agenti, che possono rendere davvero più sicure le nostre strade. Altro che soldi pubblici buttati nei monumenti allo spreco che avete costruito in Albania.
Siete riusciti anche ad aumentare le accise del carburante. Sì, quelle stesse accise del video di Giorgia Meloni che alla pompa aveva promesso di abolire e, al tempo stesso, scegliete di colpire direttamente consumatori e lavoratori con il nuovo, assurdo contributo nazionale di 2 euro nella consegna dei pacchi. Non la riforma delle dogane, la politica comunitaria delle barriere tariffarie per orientare i grandi flussi. Una scelta nazionale, un costo in più che graverà sulla nostra logistica, che deve già affrontare il rincaro del diesel. Questo non colpirà i colossi, colpirà le persone - magari chi solo, grazie ad un piccolo pacchetto, ha potuto comprare un regalo di Natale ai propri cari e per cui anche 2 euro di costo in più l'anno prossimo possono fare la differenza - e colpirà solo chi spedisce e riceve in Italia, con ripercussioni inevitabili sulla filiera e sui lavoratori di un settore strategico fondamentale.
Ma torniamo all'aumento delle accise. Qui vediamo la giravolta nella giravolta. La promessa, sottoscritta il 20 marzo con sindacati e imprese, era perlomeno di usare queste risorse, l'aumento del diesel, per coprire le spese del rinnovo del contratto di 110.000 lavoratori del trasporto pubblico locale. E, anche qui, la promessa tradita nella promessa tradita: del vincolo diretto non c'è traccia e l'accordo sottoscritto rischia di saltare nei prossimi mesi. E fa niente se ad invocare l'aumento delle risorse per il TPL non siamo solo noi, ma la Conferenza delle regioni, tutti i sindacati, tutte le imprese; se il rapporto Pendolaria di Legambiente evidenzia oltre 2,5 milioni di pendolari che affrontano ogni giorno difficoltà crescenti. Non solo non mettete gli 800 milioni di euro in più per l'adeguamento del fondo per l'aumento dell'inflazione, ma tagliate sulla mobilità sostenibile e sulle metropolitane non mettete nemmeno i 120 milioni di euro in più dell'anno scorso. Sono questi i tagli che fanno più male alla vita delle persone. I tagli nei trasporti, come negli altri servizi essenziali, nella sanità, nella scuola, per non parlare dei tagli al cinema e nella cultura, il vuoto cosmico nelle politiche della casa, il voltafaccia completo sulla sicurezza.
Non vi nascondete dietro le cifre assolute, dietro lo o le agenzie di rating, guardiamo negli occhi gli italiani: parliamo di diritti, perché è questo quello che state tagliando. Perché non mettere più risorse, lasciarle invariate quando aumentano i costi e i problemi perché non si ha il coraggio di prendere le risorse dove ci sono, significa ridurre le opportunità di chi è già più debole. E nei trasporti lo fate per una ragione cinica: per scaricare, ancora una volta, sui sindaci e sugli enti locali la logica conseguenza di questa assurda scelta , che porterà nei territori al taglio di chilometri di servizi, all'aumento dei costi dei biglietti. Una doppia sciagura che vorrete cavalcare contro le amministrazioni delle grandi città nella prossima campagna elettorale.
Mentre, in Spagna, Pedro Sanchez presenta, da gennaio dell'anno prossimo, un abbonamento mensile al trasporto pubblico a 60 euro, e 30 euro per gli 26, il Governo italiano affonda il trasporto pubblico locale e non alza un dito per limitare il record dei prezzi dei biglietti che, anche durante queste feste, sta rendendo impossibile a tantissimi studenti e lavoratori di tornare a casa. Ma noi abbiamo un Ministro, il Ministro Salvini, che si occupa di tutto, tranne che della crisi dei trasporti, si dichiara orgoglioso di questa situazione, nega i ritardi e i problemi che dovrebbe risolvere.
Se non volete ascoltare il grido di dolore dei pendolari, accendete perlomeno la TV e guardate la serie di Ficarra e Picone: forse, almeno loro riusciranno a spiegarvi la condizione che vive in Italia chi, per lavoro o per studio, deve viaggiare e la distanza che avverte verso una politica che sente non solo come disinteressata, ma, addirittura, ostile a risolvere i problemi che affronta ogni giorno.
Volete farci parlare di altro anche oggi, ci avete provato, ogni giorno ve la prendete con un nuovo nemico. Ma nelle case degli italiani, alla fine della giornata, quando si spegne la TV, si accende la realtà e tutti ci scontriamo con i prezzi dei beni alimentari aumentati del 25 per cento negli ultimi quattro anni, con le liste d'attesa e costi insostenibili, che portano 6 milioni di persone a rinunciare a curarsi…
PRESIDENTE. Concluda.
ANDREA CASU(PD-IDP). …con i trasporti che peggiorano, con il caro bollette che esplode, il caro vita alle stelle, con gli stipendi più bassi d'Europa. Voi non ve ne occupate perché ve l'ha spiegato Arianna Meloni: la vostra priorità per il 2026 è cambiare la legge elettorale. Degli italiani avete già smesso di occuparvi e adesso il vostro unico obiettivo è muovere le leve del potere e vincere le prossime elezioni. Ma noi vi fermeremo .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI(M5S). Grazie, Presidente. Ministro, pochi giorni fa ho incontrato un imprenditore romano, un imprenditore che da settant'anni ha una sartoria, una grande sartoria a Roma, ha aperto nel 1955. Ci ho parlato e mi ha detto: guarda, Francesco, sono aumentate le tasse, sono aumentate le bollette, non ce la faccio più, è aumentato l'affitto. Tra tre giorni chiude, dopo settant'anni. Mi ha detto: Amazon paga il 2 per cento; se evade 3 miliardi, il Governo gli abbuona 2,5 miliardi; io pago il 70 per cento di tasse e, se ho una virgola fuori posto, mi fanno un sedere così, per cui dove vuoi che vada? Chiude. Cosa rispondo io a questa persona? Ho un Ministro davanti: che cosa gli rispondo? Nulla.
Con quei soldi, che potevamo prendere da Amazon, noi al Governo potevamo abbassare al 9 per cento l'IVA alle botteghe storiche, ad esempio, che sono l'identità del nostro Paese; potevamo finanziare i giovani, che dovranno sostituire quelle arti e quei mestieri per i quali siamo apprezzati in tutto il mondo, tranne che in Italia. Ma i giovani, le imprese, le botteghe storiche possono aspettare, come possono aspettare i 10.000 ragazzi che, magari, potevano essere assunti dalle nostre Forze di polizia, per compensare quel buco di personale che manca e che le nostre città stanno soffrendo. Ci sono, invece, da fare altri investimenti; c'è da fare un ponte e, quindi, anche quei giovani, anche la sicurezza, anche la Polizia possono aspettare.
Sette milioni e mezzo di persone hanno a che fare con la disabilità: 7,5 milioni di persone, Ministro. Nel 2026, è stato previsto che in un giorno si aprirà una gara con un «», in cui 50.000 persone su 7,5 milioni avranno garantito un diritto; per le altre, per tutto il 2026, ci sarà la sospensione dei diritti alla disabilità. Anche la disabilità può aspettare, perché gli avete garantito che nel 2027 vedranno non so quali risorse.
Ciò che non può aspettare, però, sicuramente, è un nuovo decreto sulle armi. Lei, domani mattina, ha un appuntamento, ha un Consiglio dei Ministri, dovrà firmare un altro documento con cui invierete, nel segreto di Stato, unico Paese in Europa, altre armi in Ucraina, per far massacrare gli ucraini, che avrebbero bisogno della vostra diplomazia e, invece, gli continuate ad inviare armi. Quindi, può aspettare tutto in questo Paese, tranne che le risorse che date per l'industria delle armi e questa è una cosa che noi, come MoVimento 5 Stelle, non possiamo tollerare.
L'attesa deve finire. Io mi auguro che, nel prossimo anno, con tutte le proposte che il MoVimento 5 Stelle ha messo in campo in questa legislatura, insieme alle opposizioni, noi potremo sostituire, stare dall'altra parte di questi banchi e mettere in pratica quelle cose che voi dicevate e che, invece, rimandate continuamente di anno in anno. Perché gli unici a godere della vostra manovra sono i grandi gruppi di speculazione, è Amazon, è l'industria delle armi, che vedono sempre firmati i vostri decreti a loro favore e per cui nel Ministero dell'Economia, mentre prima c'era sempre la narrazione di una “manina”, non c'è nemmeno più bisogno della “manina” al MEF, perché ogni cosa che va a loro favore e passa sulla sua scrivania viene puntualmente firmata .
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo in Aula, con profondo senso di responsabilità. Quando si parla di legge di bilancio, penso che stia a tutti noi cercare di portare un proprio contributo. Lo faccio con rispetto verso un Paese che credo sia stato letteralmente umiliato da scelte economiche e sociali di un Governo sempre più diviso.
La legge di bilancio, che questa maggioranza infatti si appresta ad approvare, non è semplicemente una manovra sbagliata: è una manovra pericolosa, ingiusta, profondamente regressiva.
È una legge di bilancio che certifica il fallimento politico di un Governo che aveva promesso di cambiare tutto. E dopo tre anni, oltre a non aver cambiato niente, ha scelto di colpire sempre gli stessi: i più poveri, i fragili, chi vive del proprio lavoro, chi non ha voce, né protezioni. Avete dimostrato ancora una volta che siete tutto tranne che patrioti e , siete quelli che proteggono i più forti e puniscono chi non arriva alla fine del mese. Questa legge di bilancio racconta l'idea di un'Italia che non condividiamo, lo diciamo chiaramente, e che consideriamo profondamente sbagliata. Un'Italia in cui i diritti sociali vengono trattati come un costo da comprimere, come una fragilità e la fragilità risulta un problema privato, personale, le disuguaglianze sembrano un destino inevitabile.
Siamo alla quarta legge di bilancio di questa legislatura e gli alibi sono finiti. Non si può più dire che non c'è tempo, che la situazione è difficile, che la colpa è di chi c'era prima. Sono passati oltre tre anni, tutto ciò che leggiamo in questo testo porta una sola firma: la vostra e della vostra responsabilità politica pesante che certifica la distanza abissale tra le promesse elettorali che avete fatto e la realtà delle scelte che avete compiuto, tra voi e il Paese reale.
Non è semplicemente una distanza tra annunci e realtà, è una rottura profonda di un patto di fiducia con il Paese. Anche sulla sanità avete tradito la fiducia degli italiani. Secondo i dati dell'Istat, oltre 6 milioni di persone hanno rinunciato a curarsi almeno una volta nell'ultimo anno per ragioni economiche o per le liste di attesa. E ricordo, a tal proposito, che i decreti elettorali che avete fatto prima delle elezioni europee sono stati un fallimento e le liste non stanno diminuendo. Parliamo di 6 milioni di persone, non un numero astratto, non una percentuale, non un numero freddo: 6 milioni di cittadini che lo Stato non sta garantendo, a cui non sta garantendo un diritto sancito dalla Costituzione.
E questa legge di bilancio non fa altro che portare la spesa sanitaria in rapporto al PIL sotto i livelli pre-pandemia. Nel 2019 la spesa sanitaria pubblica era pari al 6,6 per cento del PIL. Con questa manovra continua una traiettoria decrescente, un sottofinanziamento costante che nei prossimi anni rischia di portarci ancora più in basso, sotto la soglia del 6 per cento, lontanissima da quella media europea del 7 per cento a cui tutti i Paesi ambiscono. Certo, questo significa portare meno risorse per ospedali, territori, medicina di prossimità, personale, ma non basta, avete fatto di peggio: in questa manovra avete tagliato 140 milioni di euro dal Fondo per i farmaci innovativi. Tagliare i farmaci innovativi significa colpire direttamente i pazienti oncologici, le persone affette da malattie rare, da malattie gravi, le loro famiglie; significa rallentare l'accesso alle cure più avanzate, condannare chi soffre a percorsi più lunghi e più dolorosi. È una scelta che non può essere giustificata né tecnicamente, né moralmente. È una scelta grave che racconta meglio di mille slogan la vostra scala di valori, racconta meglio di mille parole chi siete.
E mentre tagliate sui farmaci non investite nemmeno sul personale sanitario: medici, infermieri, operatori continuano a lavorare in condizioni insostenibili e il tetto alla spesa per il personale resta ancora ancorato a parametri vecchi di almeno vent'anni. Le poche assunzioni che avete previsto non serviranno ad affrontare i problemi cronici della nostra sanità: le liste di attesa si allungano, i pronto soccorso esplodono, la sanità territoriale resta una promessa sulla carta. Questo non significa rafforzare il Servizio sanitario nazionale, significa letteralmente condannarlo e portarlo verso il collasso. Al personale dipendente avete assegnato 450 milioni, senza specificare, tra l'altro, quante saranno le assunzioni e su quali professioni, mentre avete contestualmente destinato 900 milioni alle aziende private.
Mi sembra che questa differenza dica veramente chi siete e dove state portando il sistema sanitario nazionale . Avete fatto una scelta, è una grande scelta di irresponsabilità sfasciare il sistema sanitario nazionale in un Paese che poteva vantare di avere uno dei migliori sistemi sanitari. Perché la privatizzazione vuol dire questo: le famiglie nell'ultimo anno hanno speso 41,3 miliardi di euro per curarsi. È certo, ormai siamo davanti a un sistema duale: chi può paga, chi non può aspetta, sperando che non sia così urgente.
E, accanto alla sanità, il grande assente di questa manovra è il sociale. Non c'è nulla di strutturale per le persone con disabilità, per le persone non autosufficienti, per le persone che hanno necessità di servizi sociali nei territori. Ci sono 3 milioni di persone che vivono una condizione di disabilità grave o gravissima nel nostro Paese e in questa legge di bilancio non troviamo una strategia, non troviamo risorse adeguate e, tanto meno, una visione.
Cari colleghi, care colleghe, siamo preoccupati perché qui c'è una scelta precisa politica. È la scelta di un Governo che chiede sacrifici sempre agli stessi e non ha il coraggio di investire nel futuro. È una manovra che tiene insieme una maggioranza divisa, facendo pagare il prezzo ai cittadini. Non possiamo accettarla. Non possiamo accettare un'Italia in cui la sanità viene definanziata, in cui le pensioni diventano un bancomat, in cui il sociale viene relegato ai margini. Non possiamo…
PRESIDENTE. Concluda.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). …accettare un Paese in cui la fragilità viene punita e le rendite e i privilegi protetti. Queste sono le nostre priorità e voteremo contro questa finanziaria, perché siamo decisamente dall'altra parte. Siamo dalla parte dei lavoratori, dei pensionati, delle donne, dei giovani…
PRESIDENTE. La ringrazio...
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). … delle persone con disabilità e dei loro cari e di chi non arriva alla fine del mese. E per questo continueremo a batterci, perché la politica deve avere il coraggio di fare della giustizia sociale la bussola principale del Paese
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Arturo Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Caro Ministro, questa manovra arriva al capolinea dopo un'odissea che ha rischiato di portare il Paese all'esercizio provvisorio. Non sono tanto convinto che riuscirete per l'ennesima volta - ne abbiamo avuto un antipasto oggi - a sfoderare il proverbiale vittimismo di cui siete professionisti, costruendo nemici immaginari; ne elenco alcuni, alcuni dei vostri di questi anni: magistratura, Banca d'Italia, Commissione europea, Presidente della Repubblica, Corte dei conti, i comunisti, che vi fanno tanto saltellare, o, per stare alla cronaca recente, i pro-Pal. Questa volta avete fatto tutto da soli. La verità è che siete divisi dall'inizio alla fine di questa manovra. Vi siete divisi anche dentro la Lega, perché lei, signor Ministro, è stato messo in minoranza nel suo partito. Dopo una traversata così, dovrebbe prenderne atto e rinunciare al suo incarico .
Vede, la cifra è la debolezza strutturale di una manovra costruita sulla rinuncia. Alla fine di tutta questa storia - non sono dati nostri - la crescita sarà zero. Avete accettato l'austerità come parola d'ordine, dopo aver abbaiato per anni contro i salotti buoni della finanza. Mi pare del tutto evidente che non soltanto vi siete accomodati, ma vi siete proprio sdraiati.
Vede, alcune delle cose più gravi di questa manovra sono state largamente annunciate. Io ne cito due, soprattutto quello che non siete riusciti a fare piuttosto che quello che avete fatto, benché avete tradito la promessa più grande, quella sulle pensioni, perché, come era del tutto evidente, avete scelto di aumentare le pensioni di 3 mesi rispetto all'aspettativa di vita. Avevamo letto almeno 250 interviste di esponenti della Lega che se la prendevano, nell'ordine, con il presidente dell'INPS, con il direttore dell'INPS e, qualche volta, persino con l'algoritmo. Alla fine quell'algoritmo è entrato nella manovra finanziaria. Dovreste chiedere almeno scusa .
Poi ci sono le cose che siamo riusciti a bloccare, due. La prima: lo scandalo del riscatto della laurea.
È un'umiliazione nei confronti di chi aveva messo tanti sogni, e soprattutto tanti soldi, per poter recuperare quegli anni impiegati nello studio. Avete provato a scipparglieli e ve li abbiamo bloccati. Così come le finestre, così come la cosa clamorosa di prendersela con i più deboli e i più fragili, i precoci e gli usuranti che non si capisce che cosa vi abbiano fatto.
Poi il colpo di mano, signor Presidente: il tentativo di intervenire sui salari. Quella operazione dell'emendamento Pogliese, il più grande condono nei confronti di datori di lavoro che, per sentenze della magistratura, avevano sfruttato i lavoratori, era una vigliaccata nei confronti delle persone più deboli di questo Paese. Noi diciamo da anni “salario minimo”, voi invece solleticate gli istinti più bestiali degli sfruttatori . Questa è la differenza!
Poi c'è l'ultima differenza, è stato detto. È una manovra che non mette in campo nessuna misura anticiclica, tranne una, che è diventata l'ossessione di qualche Ministro, del discorso pubblico e delle classi dirigenti europee: l'economia di guerra. Io non so questo dove vi porti. Vi cito Papa Leone, il discorso che ha fatto appena pochi giorni fa, il 26 dicembre. Lui parte da un dato, che è un dato inequivocabile, ossia quello del SIPRI (l'Osservatorio di Stoccolma). Nel corso del 2024, sono stati impiegati più 2.718 miliardi per armi, più 9,4 per cento rispetto all'anno precedente.
Signor Presidente, vi saluto con le parole del Pontefice: “Scandaloso che si consideri una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra”. La nostra preoccupazione è che questa corsa agli armamenti vi faccia perdere il punto di vista principale che dovrebbe essere quello che anima qualsiasi Governo: provare a difendere il e non a difendere le industrie che producono molto spesso morte e non difesa .
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Mauro D'Attis. Ne ha facoltà.
MAURO D'ATTIS(FI-PPE). Grazie, Presidente. Affidandomi ovviamente al concetto “gli ultimi saranno i primi”, cercherò di essere quanto più sintetico possibile e soprattutto di concentrarmi su alcuni spunti o punti chiave di questa manovra. Ne sono state dette tante dai colleghi dell'opposizione. Vi sono anche molti spunti importanti dei colleghi della maggioranza. Però, il dato da evidenziare di questa manovra è quello di rappresentare una delle manovre di bilancio con la caratteristica di maggiore responsabilità degli ultimi anni, forse degli ultimi decenni. Per la verità, è un'abitudine di questo Governo da quando abbiamo vinto le elezioni nel 2022, perché con i risparmi degli oneri sul debito pubblico, che si va via via riducendo, siamo arrivati a circa 17 miliardi in 5 anni, cioè abbiamo fatto risparmiare alle famiglie italiane e alle imprese italiane circa 17 miliardi in 5 anni.
Allora, se al centrosinistra questa manovra di 22 miliardi sembra essere poca cosa, consiglio di aggiungere a quei 22 miliardi questi 17 miliardi e, allora, forse, si raggiungono cifre più importanti, perché 17 miliardi è come se avessimo fatto un'altra manovra in questi anni. L'enorme debito pubblico è ereditato e gli interessi sull'enorme debito pubblico sono ereditati; pensate che di questa eredità di debito pubblico 40 miliardi annui sono quelli ereditati soltanto per gli irragionevoli 110 per cento targati MoVimento 5 Stelle. È una costante di queste manovre e di questa manovra, quella della tenuta dei conti pubblici. Che cosa comporta? È bene che gli italiani lo sappiano: comporta che se hai un bilancio fatto bene, con i conti pubblici in ordine, anche il tuo Paese diventa più credibile rispetto agli altri Paesi nel mondo. I dati del , che sono gli indici che decidono se l'economia e le finanze di uno Stato stanno messi bene o stanno messi male, ci dicono che l'Italia è un Paese che sta bene e molto meglio soprattutto degli anni passati. Il tasso medio di finanziamento alle imprese, a proposito di austerità - cosa che non è vera - è sceso e, quindi, le imprese pagano meno sui capitali necessari alla loro crescita. Il tasso sui mutui per chi compra la casa è sceso, il tasso medio sui prestiti è sceso. Sono aumentati gli investimenti all'estero, degli dei prodotti italiani verso l'estero e sono aumentati - pensate - gli investimenti esteri in Italia. Sono aumentati anche gli acquisti dei titoli di Stato italiani: significa che c'è affidabilità del Paese. E poi un altro dato sulle politiche volte a sostenere il ceto medio produttivo. Si dice che guardiamo ai ricchi e agli straricchi: no! A proposito di inflazione, la cosiddetta inflazione del carrello della spesa, che è quello che interessa agli italiani, oggi è stabilmente sotto il 2 per cento, mentre prima del 2022 era all'8 per cento. Quindi, l'inflazione, quella che ci interessa, quella delle famiglie che fanno la spesa, è diminuita negli ultimi tre anni. Un'inflazione bassa, ovviamente, significa salvaguardare il potere d'acquisto dei salari e degli stipendi degli italiani. Le retribuzioni contrattuali sono cresciute, si sono ridotte le imposte sul lavoro. Con questa legge, infatti, è operativa la riforma dell'Irpef: adesso abbiamo tre aliquote: 23, 33 e 45 per cento. Si è revisionato anche l'ISEE a favore delle famiglie più deboli, dei nuclei più deboli, per favorire la spesa sociale. È salita concretamente anche la spesa per la sanità…
PRESIDENTE. Concluda.
MAURO D'ATTIS(FI-PPE). …nei prossimi anni e 6,5 miliardi - Presidente, concludo - per le misure in favore delle imprese, con i sostegni mirati alla Transizione 4.0, 5.0, le ZES, le assicurazioni, gli strumenti finanziari per le imprese. Le imprese sono quelle che danno il lavoro. Per questo riteniamo che le ultime leggi di bilancio siano state leggi di bilancio idonee…
PRESIDENTE. La ringrazio.
MAURO D'ATTIS(FI-PPE). …per il nostro Paese, e che questa in particolare sia una legge di bilancio che abbiamo sostenuto sin dall'inizio e sosteniamo fino alla fine, anche alla Camera, dopo che è stata approvata al Senato
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali .
PRESIDENTE. Prendo atto che i relatori deputati Barabotti, Mascaretti e Pella e il rappresentante del Governo rinunziano alle repliche.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, senatore Luca Ciriani. Ne ha facoltà.
LUCA CIRIANI,. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, a nome del Governo e autorizzato dal Consiglio dei Ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo 1 del disegno di legge n. 2750: “Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028”, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato della Repubblica
PRESIDENTE. Secondo quanto convenuto nella riunione della Conferenza dei Presidenti di gruppo dello scorso 10 dicembre, in relazione a quanto disposto dall'articolo 116, comma 3, del Regolamento e in base all'effettivo orario di posizione della questione di fiducia, la votazione per appello nominale sulla questione di fiducia avrà luogo nella seduta di domani, lunedì 29 dicembre, a partire dalle ore 20,20, previe dichiarazioni di voto a partire dalle ore 18,40.
A partire dalle ore 22, con prosecuzione notturna, si passerà alle ulteriori fasi di esame del provvedimento sino alla votazione finale, da svolgere entro le ore 13 di martedì 30 dicembre, previe dichiarazioni di voto finale con ripresa televisiva diretta degli interventi dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto, a partire dalle ore 11.
Estraggo a sorte il nominativo del deputato dal quale avrà inizio la chiama.
La chiama avrà inizio dalla deputata Siracusano.
PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta il 22 dicembre 2025, che sarà pubblicata in calce al resoconto stenografico della seduta odierna, il deputato Massimo Bitonci ha rassegnato alla Presidenza le proprie dimissioni da deputato in ragione della nomina a componente della giunta regionale del Veneto.
Do quindi per letta tale lettera, con la quale l'onorevole Massimo Bitonci motiva la scelta di rassegnare le dimissioni e ringrazia il Presidente della Camera, l'Ufficio di Presidenza, i colleghi di tutti i gruppi parlamentari, nonché tutti i funzionari e il personale della Camera dei deputati per il lavoro svolto con professionalità e dedizione. Il confronto vissuto in quest'Aula ha rappresentato un'importante occasione di crescita umana e politica.
L'onorevole Bitonci conclude la sua lettera, rivolgendo un ringraziamento particolare ai cittadini che lo hanno sostenuto e che ha avuto l'onore di rappresentare. A loro va il suo rispetto più profondo e l'impegno a continuare ad operare, in altre forme, con la stessa passione e attenzione al bene comune, restando sempre legato a questa istituzione e al dialogo con il Parlamento
Trattandosi di un caso di incompatibilità previsto dalla legge, la Camera prende atto, a norma dell'articolo 17-, comma 2, del Regolamento, di questa comunicazione e della conseguente cessazione del deputato Massimo Bitonci dal mandato parlamentare.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Ilenia Malavasi. Ne ha facoltà, per due minuti.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). Era l'alba del 28 dicembre 1943, quando i sette fratelli Cervi vennero accompagnati al poligono di tiro di Reggio Emilia e vennero uccisi dai fascisti. Erano sette fratelli, sette vite, sette persone che avevano in comune una grande determinazione nel difendere sempre la libertà e che ebbero sempre il coraggio di non girarsi mai dall'altra parte. Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore insieme al compagno Quarto Camurri vennero uccisi senza regolare processo per rappresaglia, come monito, come avvertimento, come vendetta per l'uccisione di un fascista avvenuta il giorno prima.
Era una famiglia di mezzadri, cattolici, democratici, antifascisti. E, in un'epoca di arretratezza economica, culturale e sociale, avevano investito in cultura e in conoscenza. Avevano studiato agronomia, acquistato il primo trattore della zona, un mappamondo, avevano una biblioteca popolare. Avevano trasformato una terra difficile in un modello di efficienza e di innovazione, sempre aperti al cambiamento.
La loro vicenda non appartiene certamente al passato, ma è un manifesto di modernità e costituisce la radice stessa della nostra Costituzione.
Penso che sia giusto oggi ricordarli in quest'Aula perché fare memoria dei fratelli Cervi e di Quarto Camurri significa rinnovare il nostro impegno in un momento storico difficile come quello che stiamo vivendo nel difendere quei valori di libertà, uguaglianza e democrazia che nemmeno la violenza fascista è riuscita a cancellare.
“Voi ci uccidete” - disse Gelindo…
PRESIDENTE. Concluda.
ILENIA MALAVASI(PD-IDP). …davanti a quel muro - “ma noi non moriremo mai”. Ed è esattamente così: dopo 82 anni, la loro memoria e il loro insegnamento sono ben solidi e lo stesso futuro che loro hanno sognato e per cui hanno dato la vita è oggi il futuro che noi abbiamo il dovere e la responsabilità di promuovere e di difendere.
Oggi ricordarli è un atto antifascista. Viva, dunque, i fratelli Cervi, viva l'Italia nata dalla lotta partigiana e viva la nostra Costituzione !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Federico Fornaro. Ne ha facoltà, per due minuti.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Domani saranno 100 anni dalla morte di Anna Kuliscioff, una donna che visse una vita avventurosa, d'altri tempi, che la vide risiedere da esule in numerosi Paesi europei e anche essere reclusa nelle carceri francesi e italiane perché considerata una pericolosa sovversiva.
Era nata in Crimea, a Sinferopoli, il 9 gennaio del 1854. Si iscrisse, prima donna in assoluto, nel 1871 al Dipartimento di scienze esatte del Politecnico di Zurigo, in Svizzera. Processata in Russia per attività contraria all'autorità degli zar dei Romanov, fuggì nuovamente in Svizzera, dove nel 1877 incontrò Andrea Costa.
Dopo la fine della sua relazione con Costa, primo parlamentare socialista, nel luglio del 1885 Anna divenne la libera compagna di un altro nume tutelare del socialismo italiano, il milanese Filippo Turati. Divenne così la dottora dei poveri per il suo impegno a favore delle classi popolari, e anche la signora del socialismo italiano, per un'intensa attività giornalistica e saggistica che contribuì a dare un respiro internazionale al dibattito della sinistra italiana.
Esercitò a Milano la professione di medica, spiegando ai critici dell'epoca che, se esistevano le contadine e i contadini, dovevano esserci anche le mediche e i medici. Nonostante la tubercolosi e l'artrite contratte durante la permanenza in carcere a Firenze per 13 mesi tra il 1878 e il 1879, che l'afflissero per tutta l'esistenza, la Kuliscioff assommò alla sua attività a domicilio nei quartieri più poveri e degradati della città anche quella di propagandista del verbo socialista, contribuendo a fondare, nel 1889, insieme a Costantino Lazzari e a Turati, la Lega socialista milanese.
Ma vorrei ricordare - e concludo, signor Presidente - soprattutto il suo straordinario impegno a favore dell'emancipazione femminile. Scrisse, nel 1890, , incentrato sulla necessità di una reale e piena parità dentro e fuori la famiglia. Per lei, l'emancipazione femminile passava attraverso il suffragio universale, perché grazie al voto le donne avrebbero potuto conquistare l'indipendenza e, soprattutto, partecipare…
PRESIDENTE. Concluda.
FEDERICO FORNARO(PD-IDP). …a pieno titolo alla vita politica e dare il contributo alle istituzioni democratiche.
Mi piace ricordare un ultimo gesto. Due giorni dopo avvenne il funerale. Fu un funerale funestato da un bruttissimo episodio, con i fascisti che andarono contro il carro funebre e strapparono i fiori. Nonostante quello, fu seguita da un'enorme massa di persone, di popolari. Anche la vedova di Giacomo Matteotti, Velia Titta, avrebbe partecipato al dolore della sua scomparsa: per il mio morto e per me depongo fiori sulla tomba di Anna Kuliscioff .
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1.
S. 1689 - Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028 (Approvato dal Senato). (C. 2750)
Nota di variazioni al Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028. (C. 2750/I)
: BARABOTTI, MASCARETTI, PELLA.





































