PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANTONIO D'ALESSIO, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
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PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 90, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell' al resoconto stenografico della seduta in corso .
Prima di iniziare con l'ordine del giorno, ho il piacere di dare il benvenuto e di salutare gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Pacifici Sezze-Bassiano” di Sezze, in provincia di Latina, gli studenti e i docenti dell'Istituto statale internazionale “Mario Pagano” di Napoli, gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “Karol Wojtyla” di Palestrina, plesso di Carchitti, in provincia di Roma, nonché la delegazione di amministratori del comune di Mottola, in provincia di Taranto, guidata dal sindaco Barulli, che assistono ai nostri lavori dalle tribune . Benvenuti tutti alla Camera dei deputati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2758: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 novembre 2025, n. 175, recante misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili.
Ricordo che, nella seduta di ieri, il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge in esame, nel testo delle Commissioni, identico a quello approvato dal Senato.
Ricordo altresì che passeremo ora unicamente alle dichiarazioni di voto sulla fiducia e che la votazione per appello nominale sulla questione di fiducia avrà luogo a partire dalle ore 16,15, dopo lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.
Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). Grazie, signor Presidente. Eravamo attentissimi…
PRESIDENTE. Non sembrava, ma prego.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). … e siamo pronti a dare il via a questo lungo dibattito su questo importante argomento. Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, la fiducia che voi ci chiedete oggi per questo decreto-legge, in realtà, non rappresenta una scelta politica, ma è la manifestazione plastica di un'ammissione di colpa. Un decreto che, palesemente, non nasce da una visione, ma dalla necessità di rimediare, di porre qualche toppa - in fretta e fatta male, peraltro - ad errori clamorosi che il Governo ha prodotto da solo.
Il provvedimento che abbiamo in esame avrebbe dovuto rappresentare il cuore di una nuova politica industriale; sancisce, invece, signor Sottosegretario, il totale fallimento della politica economica di questo Governo, e lo fa in modo indiscutibile, inequivocabile.
Non c'è un'idea di sviluppo, non c'è una strategia sull'industria, non c'è una visione sull'energia, non c'è una risposta credibile alle difficoltà della manifattura e dell' italiano. C'è solo un decreto-legge scritto in emergenza per cercare di tamponare un disastro amministrativo e politico che avete creato. Partiamo dal cuore del provvedimento, il Piano Transizione 5.0, perché bisogna sempre cercare di andare oltre, essendo che c'era un provvedimento, a cui farò riferimento, che parlava di 4.0, e noi siamo oltre. Quindi dobbiamo dirlo con chiarezza: Transizione 5.0 è stato un fiasco, anzi, un fiasco totale. Un'operazione gestita in modo confuso, dilettantesco, con procedure farraginose e incerte, che ha prodotto un solo risultato concreto: creare enormi, infiniti problemi alle imprese, che avevano programmato investimenti, che avevano fatto scelte industriali sulla base di annunci del Governo e che, da un giorno all'altro, si sono ritrovate semplicemente senza alcuna risposta, senza alcuna certezza, senza alcuno strumento.
Questo decreto non risolve quei problemi, si limita a fotografarli, e la responsabilità di quella fotografia è interamente del Ministero delle Imprese e del , cioè del Ministro Urso. Signor Sottosegretario, lei ha la fortuna di rappresentare qui un altro Dicastero, però noi conosciamo le responsabilità del Ministro in tutta questa vicenda. Bastava poco per evitare tutto questo. A volte, in politica economica, basterebbe avere l'umiltà di copiare ciò che ha funzionato: Industria 4.0, Governo Renzi.
Ormai sono passati alcuni anni, anni nei quali tutti, indistintamente, da chi si occupa di queste questioni a chi le osserva, hanno riconosciuto che quello è stato un provvedimento che funzionava, e funzionava perché era semplice, automatico. Gli incentivi erano chiari, immediatamente accessibili, non mediati da una burocrazia soffocante; lo Stato non si metteva di traverso, ma accompagnava gli investimenti. Con Transizione 5.0 avete fatto l'esatto contrario: avete trasformato lo Stato nel principale ostacolo per le imprese che, invece, vogliono investire.
E poi vi stupite se in legge di bilancio siete stati costretti a fare una clamorosa marcia indietro - e non è la sola, vedremo tra poco -, tentando di reintrodurre superammortamento e iperammortamento. Una retromarcia che certifica una cosa sola, e cioè che avete sbagliato tutto. Questo decreto-legge, inoltre, è sbagliato non solo nel merito, ma anche nel metodo. Ancora una volta - dobbiamo dirlo - siamo di fronte a un abuso della decretazione d'urgenza; ancora una volta il Parlamento viene espropriato delle proprie funzioni; ancora una volta ci viene chiesto di ratificare decisioni prese altrove, spesso di notte, spesso dopo liti interne alla maggioranza.
E infatti la fiducia non viene posta per necessità parlamentari, ma per coprire divisioni della maggioranza, e lo abbiamo visto nell'iter parlamentare sia al Senato che alla Camera: emendamenti riformulati, ritirati, riscritti; equilibri precari tra Ministri; scontri politici interni che nulla hanno a che vedere con l'interesse del nostro Paese, con l'interesse nazionale. Se davvero la maggioranza fosse così compatta come ci viene raccontato, la fiducia non sarebbe necessaria, ma la fiducia, come noto e come in tanti provvedimenti, serve solamente per coprire le vostre divisioni.
Ma veniamo al tema dell'energia, perché questo decreto parla anche di energia, e qui lei sicuramente è più interessato, signor Sottosegretario. Qui emerge in modo plastico la cifra politica di questo Governo. Siete il Governo dei “no”: “no” alle rinnovabili, “no” all'autoproduzione, “no” alla semplificazione. Avete moltiplicato vincoli, lacci e lacciuoli; avete alimentato conflitti con regioni e comunità locali; avete allungato tempi autorizzativi già insostenibili: 5 anni per un impianto solare, 9 anni per un impianto eolico.
E, nel frattempo, le tecnologie cambiano, migliorano, ma il nostro Paese, signor Sottosegretario, rimane fermo. Poi, però, nei convegni parlate del nucleare, come se fosse la soluzione imminente. Peccato che non riusciate a installare una pala eolica o un pannello fotovoltaico e, mentre bloccate le rinnovabili, continuate a predicare una transizione energetica che semplicemente non esiste. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l'energia in Italia costa il 30 per cento in più della media europea, in alcuni casi anche il doppio rispetto a Francia e Spagna, e questa è una condanna per le nostre imprese, soprattutto per quelle energivore.
Vi definite sovranisti, ma poi dipendiamo dal gas nordafricano, dal gas americano, dal petrolio venezuelano. Questa sarebbe, signor Sottosegretario, la vostra idea di “prima l'Italia”? Sul fronte internazionale la situazione non è migliore. Avete promesso 25 miliardi per difendere le imprese italiane dai dazi annunciati dagli Stati Uniti; in legge di bilancio non c'è un euro, zero. Solo all'ultimo momento è arrivato un intervento da 3,5 miliardi per tappare le falle, per non costruire una strategia.
Sul Mercosur - e qui torniamo alle marce indietro, signor Sottosegretario - avete balbettato per anni e, alla fine, avete dovuto fare marcia indietro anche su questo, e per fortuna lasci dire a noi. Vedo che non è condivisa questa mia opinione, e forse nemmeno la decisione del Governo, dal vostro amico Prandini; adesso saranno problemi, perché ce lo avete portato sottobraccio per anni e adesso mi pare di capire che non sia perfettamente contento delle decisioni che avete preso come Governo.
E, mentre tutto questo accade, non c'è alcuna politica industriale degna di questo nome, nessuna visione per il tessile, per l'abbigliamento, per il , nessun sostegno strutturale alle filiere strategiche, ma solo interventi , tardivi, frammentati. E poi c'è il tema del , usato in modo incoerente e strumentale. Avete venduto la rete telefonica agli americani, ma poi vi accanite contro una banca italiana. Nazionalismo selettivo si potrebbe chiamare, sovranismo a intermittenza.
Colleghe e colleghi, signor Sottosegretario, questo decreto-legge non è un incidente di percorso: è la fotografia di una realtà durissima, l'assenza di una visione economica, l'incapacità di sostenere seriamente l'industria italiana, la tendenza a governare per emergenze create da voi stessi. Ci chiedete di votare la fiducia per ratificare questa confusione, questa incertezza, quest'assenza di strategia. L'Italia, invece, avrebbe bisogno di politiche industriali stabili, credibili, coerenti; non di decreti tampone scritti di notte per rimediare a errori clamorosi.
Più in generale, signor Sottosegretario, colleghi della maggioranza, signor Presidente, ci troviamo nell'ennesima occasione nella quale, avendo la possibilità di disegnare una strategia, di indicare una visione, di portare avanti una politica che non guardi soltanto ai 5 centimetri che abbiamo davanti a noi, ma a una prospettiva di lungo periodo, e che possa in qualche modo dare rassicurazioni anche alle nuove generazioni, e questi settori, in particolare, sono così fondamentali per gli investimenti che riguardano il futuro delle nuove generazioni, invece, come al solito, vi limitate a cercare di tamponare le tante falle che da soli vi siete creati. Per queste ragioni noi voteremo contro la fiducia al Governo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, signor rappresentante del Governo, la presentazione di questo provvedimento da parte del Governo, su cui ha chiesto l'ennesima fiducia, è la dimostrazione, signor Sottosegretario, di come il Governo Meloni non abbia alcuna visione sulla politica energetica del Paese, proprio alcuna, e questo è disarmante, preoccupante. Trovo incredibile che non ci sia, anche dal punto di vista dell'informazione, qualcuno che faccia notare questo aspetto drammatico per il Paese.
Siamo quasi a fine legislatura e non c'è un provvedimento strutturale che possiamo indicare e che sia stato in grado di individuare le modalità con cui, ad esempio, diminuire il costo dell'energia, uno tra i più alti in Europa, che non siano sempre i cosiddetti , che, tra l'altro, non sono intervenuti strutturalmente ad alleviare la sofferenza di milioni di famiglie. Le segnalo, signor Sottosegretario, che in Italia, secondo i dati Istat, confermati dall'ARERA, 2,7 milioni di famiglie sono in povertà energetica. Significa che in questa situazione di stagione invernale ci sono famiglie che rinunciano a riscaldarsi, che in casa si mettono il cappotto.
Aumenta il numero delle coperte per dormire perché sono terrorizzati e terrorizzate dal costo dell'energia, su cui non siete in grado di intervenire, perché avete salvaguardato gli interessi delle grandi energetiche. Non è un caso che, con l'avvento del Governo Meloni, la famosa tassa sui profitti, che fu fatta dal Governo Draghi, l'avete archiviata in maniera irresponsabile . Noi sappiamo quanti denari, quanti soldi hanno incassato le società energetiche: negli ultimi tre anni sono oltre 70 miliardi di euro di profitti, mai realizzati nella storia di quelle aziende societarie. Descalzi, l'amministratore delegato dell'ENI, in una delle sue ultime comunicazioni all'assemblea dell'ENI ha detto: abbiamo raggiunto utili che mai sono stati raggiunti nella nostra storia societaria.
Quindi, questo è il quadro. E in più c'è l'incapacità, signor rappresentante del Governo, di delineare una politica energetica che sia in linea, ahimè, con la drammatica situazione geopolitica che stiamo vivendo: non siete assolutamente in grado di indicare una strada. Anche le minacce di Trump, ad esempio, sulla Groenlandia si inseriscono in un meccanismo di questo tipo, del ragionamento che le sto facendo, ovvero: perché Trump vuole la Groenlandia? Perché si stanno sciogliendo i ghiacciai? Perché si stanno sciogliendo i ghiacciai? Perché c'è la crisi climatica, parole che, ogni volta che pronunciamo in Aula, vi creano tanto di quel disagio a che la Presidente Meloni, ogni volta che si rivolge al gruppo parlamentare Alleanza Verdi e Sinistra, dice: colleghi, io sono pragmatica, voi siete ideologici. Ecco, io penso che la vera ideologa, da questo punto di vista, sia proprio Giorgia Meloni.
Mi faccia fare, signor Presidente della Camera, un intervento un po' fuori tema - non avrà tempo di bacchettarmi il Presidente Mule', perché sarò più veloce di lui -, però oggi ho provato veramente un grande orrore e vergogna vedere la Presidente Meloni mettere la sua faccia in uno elettorale su Orbán insieme a Netanyahu, un criminale di guerra: è una cosa veramente incredibile . Chiusa frase. Però lo volevo, lo devo dire, perché è un orrore, è una vergogna che mi ha provocato un moto, un sentimento veramente molto, molto negativo.
Ma torno al dunque. C'è un tema geopolitico fondamentale, strategico. Voi, che vi dichiarate sovranisti - avete fatto il Ministero del , avete fatto il Ministero della sovranità alimentare -, cosa fate per costruire una politica energetica che costruisca una autonomia energetica? Che non è quella di andare a chiedere, di promettere di acquistare il gas da Trump, dai sauditi o da tanti altri, ma è quella di costruire un'autonomia. Voi state costruendo una politica energetica basata sul gas che condannerà le imprese italiane e le famiglie a pagare sempre di più il gas. Però quelle fonti - noi lo stiamo vedendo - sono foriere di conflitti, di guerre. Anche il fatto che qualcuno abbia pensato che venisse portata la democrazia in Venezuela perché c'è stato l'intervento militare, poi Trump ha chiarito che il tutto era relativo al controllo del petrolio. Ecco, voi non state facendo nulla di tutto ciò, ed è un problema molto serio che state facendo pagare alle imprese e alle famiglie italiane, e su questo tema vi poniamo con molta forza una inversione di tendenza. Neanche il paventato decreto Bollette, che è stato annunciato prima delle vacanze di Natale dalla Presidente Meloni per dire che vorrà far pagare di meno il costo dell'energia con un ulteriore , l'ennesimo , riesce a vedere ancora la luce per i tanti problemi che ci sono. Chiederemo oggi al Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica che fine abbia fatto questo decreto Bollette. Però c'è una questione: con voi l'installazione di energie rinnovabili è diminuita, i dati parlano chiaro. A ottobre, la potenza installata ha avuto un meno 12 per cento rispetto al 2024, e tale questione dovrebbe preoccuparci. Però, in realtà, voi siete tutti impegnati a fare dell'Italia un del gas, e con questo decreto avete costruito un meccanismo di blocchi, di dinieghi, di freni a mano per evitare che ci sia un rilancio dal punto di vista dell'installazione delle rinnovabili nel nostro Paese.
Guardi, le dò un dato molto semplice che capiscono tutti: in Italia le superfici dei tetti industriali, ad esempio, visto che vi ponete il problema delle superfici agricole - avete bloccato tutto, anche l'agrivoltaico e tanto altro -, sono pari a 300 chilometri quadrati e potrebbero determinare una potenza installata da rinnovabili pari a 30 gigawatt, una potenza importante da questo punto di vista. Però non fate nulla perché non avete un'idea dell'Italia, non avete un'idea e una politica energetica di questo Paese. Vi preoccupate del consumo di suolo, però siete i principali responsabili del consumo di suolo, visto che nel 2025 il consumo di suolo, con il vostro Governo, marcia a 2,7 metri quadri al secondo.
C'è una necessità, quindi, da questo punto di vista, di accelerare con grande forza l'installazione delle rinnovabili e di rompere questo ricatto drammatico che la Presidente Meloni ha accettato ad aprile scorso, nel 2025, con Donald Trump, promettendo l'acquisto di GNL da gas scisto e con gli accordi che ha fatto con Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. E, a proposito di diritti umani, siccome un giorno sì e un giorno no, devo dire da diversi giorni a questa parte, ci volete dare sempre lezioni sui diritti umani, vorrei capire come ci si sente a stringere la mano a chi ordinato, ad esempio, di tagliare a fettine il giornalista Khashoggi, dissidente saudita , eppure ci avete fatto affari per 10 miliardi di euro. Siete sempre pronti a puntare il dito, ma, quando si tratta di difendere i diritti umani nel momento in cui si devono attuare accordi economici, fate sempre non un passo, ma mille passi indietro.
Signor sottosegretario, la situazione è veramente grave nel nostro Paese dal punto di vista della politica energetica. L'energia costa poco, potreste prendere provvedimenti importanti, come, ad esempio, il disaccoppiamento nella formazione del prezzo tra la parte del gas e la parte rinnovabile, per fare in modo che oggi il tema legato al prezzo marginale più alto, che è fatto dal gas, non contribuisca a determinare un innalzamento del prezzo e tenere separate le due questioni: questo non lo fate! Potreste aumentare, articolando, senza entrare dal punto di vista fiscale, e intervenire, ad esempio, per determinare meno agevolazioni fiscali nella parte legata al gas, e anche questo non lo fate. Avete deciso di far dipendere l'Italia dagli idrocarburi, da gas e petrolio, pensando che state facendo un favore agli italiani, ma il punto è che gli italiani li avete resi più poveri.
Ecco, questo è quello di cui noi vi accusiamo, di non avere una politica energetica per il Paese e di aver impoverito l'Italia con questa politica energetica per arricchire i soliti noti, non solo i grandi del mondo che si stanno arricchendo con questa modalità, ma anche le società energetiche italiane che hanno fatto 70 miliardi di euro di profitti negli ultimi tre anni .
PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Semenzato se conferma la necessità dell'intervento. Prego. Allora, diamo la parola all'onorevole Semenzato per la sua dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente, anche per la disponibilità. Onorevoli colleghi, Sottosegretario, provo a raccontare una fotografia diversa. Il provvedimento su cui a breve voteremo la fiducia tocca tre punti significativi del nostro Paese: le imprese, le energie e la difesa degli interessi strategici nazionali. Su ciascuno di questi temi noi, come centrodestra, abbiamo fatto scelte chiare e precise.
Parto dalle imprese, perché è dalle imprese che, di fatto, passa molto, anche la transizione energetica e digitale. In quest'Aula, l'opposizione parla spesso di lavoro e parla di salari senza, però, mai riconoscere il valore di chi fa impresa, come se i posti di lavoro li producesse il Parlamento per decreto. Invece sappiamo tutti che non è così, il lavoro nasce dalle aziende e dagli imprenditori che rischiano, che innovano, che investono. Lo Stato può e deve stimolare tutto questo attraverso i giusti incentivi.
Con Transizione 5.0 chiediamo alle imprese di fare una cosa concreta: diventare più efficaci e più moderne, consumare meno, usare meglio la tecnologia.
È un patto serio: lo Stato mette gli strumenti e l'impresa mette il coraggio. Ci vuole coraggio per trasformare l'Italia ed è esattamente quello il modello che rivendichiamo: meno burocrazia, più responsabilità, più crescita reale. Il credito d'imposta concesso è legato a obiettivi misurabili. La riduzione dei consumi energetici certificata ed dal GSE non è un incentivo a pioggia, è un sostegno che premia chi innova davvero, chi investe in processi produttivi più efficienti e chi dimostra risultati concreti.
In questo modo, le risorse pubbliche seguono la qualità dei progetti e non la capacità di compilare moduli. L'innovazione così orientata crea anche domanda di nuove competenze. Non basta, infatti, comprare una macchina moderna, servono persone qualificate in grado di utilizzarla. Si generano così posti di lavoro ad alto valore aggiunto. Transizione 5.0 spinge le imprese a ripensare i propri processi di organizzazione, e questo apre spazi per lavoratori più qualificati e per i giovani che vogliono restare in Italia, trovando contesti produttivi competitivi.
Questa spinta al futuro ci sprona, però, ad accompagnare lungo il percorso le nostre imprese, ascoltando con attenzione la voce per recepirne le esigenze, a partire dal mio Veneto, cuore pulsante della nostra manifattura. È quindi nostro compito anche quello di garantire certezze a chi ha già pianificato i propri investimenti, come chiesto dalle nostre associazioni di categoria del territorio. Veniamo al tema delle energie rinnovabili e delle aree idonee, oggetto anch'esse del provvedimento su cui voteremo la fiducia. Qui la scelta è semplice: o governi il cambiamento o lo subisci.
L'alternativa è tra una transizione fatta in Italia, con criteri e regole decise da noi, o una transizione fatta altrove, che ci fa rimanere dipendenti dall'energia degli altri. Per troppo tempo la politica di questo Paese, soprattutto a livello locale, è stata colpita dalla sindrome del NIMBY (), come dicono gli americani. Tutti d'accordo nel fare le cose, purché nel comune vicino: disinformazione, paura cavalcata a fini elettorali, proteste, progetti bloccati, tempi infiniti, investimenti che scappano.
Questo decreto prova a rimettere ordine per far sì che i progetti, che non costituiscono un danno ambientale e sociale e che vanno nel solco della Transizione 5.0, possano essere messi effettivamente a terra in tempi rapidi. Vengono definiti criteri chiari per le aree idonee, tutelando paesaggi di pregio, siti UNESCO e aree “Natura 2000”. Allo stesso tempo, però, diciamo basta ai divieti generici e astratti: si qualificano prioritariamente come idonee superfici già impermeabilizzate, aree industriali e siti degradati; si privilegia chi produce e autoconsuma, senza consumare nuovo suolo agricolo.
Sia chiaro, non siamo quelli che sacrificano il paesaggio, ma siamo quelli che non usano il paesaggio come scusa per non decidere mai. Proteggere il territorio non significa ibernarlo; significa accompagnarlo in modo intelligente. Dentro questa logica, trovano spazio l'agrivoltaico di nuova generazione, che tutela almeno l'80 per cento della produzione agricola, e le comunità energetiche. Sono strumenti che tengono insieme ambiente, impresa agricola e cittadini. Parliamo di possibilità concrete di produrre energia pulita vicino a chi la consuma, valorizzando le aziende agricole e riducendo la pressione sui terreni, ma soprattutto vengono garantiti tempi e responsabilità certe.
Non è più accettabile che una pratica resti bloccata per anni senza che nessuno decida. Le imprese investono dove le istituzioni decidono, non dove rinviano. Nel provvedimento, poi, c'è una parte che considero fondamentale, che è quella del . Qui non c'entrano la destra o la sinistra; c'entra la serietà, in un mondo in cui, stante la competizione globale, uno Stato che non difende gli strategici non è aperto, ma è vulnerabile. Non possiamo permettercelo.
Energia, reti, infrastrutture, ma anche banche e assicurazioni non possono essere lasciate in balia di operazioni opache o guidate da interessi esterni all'Italia. Nessuna chiusura agli investimenti, ma una regola semplice e comprensibile anche fuori da quest'Aula: ciò che è decisivo per il destino del Paese va tutelato. Il decreto amplia gli ambiti di intervento, include anche concessioni strategiche, come quelle idroelettriche, e rafforza gli strumenti di controllo. Era necessario mettere ordine in una materia che riguarda direttamente sovranità economica, sicurezza energetica e tutela dell'occupazione.
Per queste ragioni, Presidente, a nome del gruppo di Noi Moderati, annuncio il nostro voto favorevole alla questione di fiducia posta dal Governo: un voto che esprimeremo con convinzione, perché in questo decreto c'è l'idea di un'Italia che cresce, che decide e che non ha paura di essere protagonista.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Grazie, Sottosegretario. Non possono non fare un cappello introduttivo rispetto all'ennesima fiducia, perché in questo caso è emblematica. Questo provvedimento, che è stato fermo al Senato per intere settimane, che poi è stato approvato, come sempre, senza alcun apporto del Parlamento, e che arriva in fretta e furia alla Camera (ieri la votazione degli emendamenti e oggi è già in Aula), è un'ennesima dimostrazione di come questo Governo non abbia fiducia nel Parlamento, in un contributo parlamentare.
Questa non è un'accusa nei confronti delle minoranze, ma quanto anche della maggioranza, che non ha potuto minimamente contribuire a un provvedimento che nel titolo dovrebbe essere molto importante. Detto ciò, arrivo al merito, perché, quando si parla di misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili, il nostro partito, che mette al centro la competitività e la voglia che le nostre imprese tornino protagoniste nel mondo, dovrebbe essere il primo partito che vota questo provvedimento, in quanto nei principi ci siamo.
Poi, però, se si entra nel merito - la collega Semenzato diceva imprese, energia, strategia -, qui non c'è nulla per le imprese, nulla per l'energia e nulla per la strategia. Transizione 5.0 è stato il più grande simbolo del fallimento di questo Governo. Quando si vuole cambiare uno strumento, si crea uno strumento senza conoscere le imprese, si crea uno strumento burocratico che chiede la certificazione di quelle che saranno le garanzie energetiche sul futuro, non si capisce e non si comprende che, quando si fa un investimento per migliorare i propri macchinari, spesso si produce anche più energia, perché si diventa più competitivi, perché si usa l'intelligenza artificiale.
Questo strumento è stato un vero fallimento di questo Governo, lo dimostrano i dati, ma non solo. Nel denunciare che questo strumento è stato un fallimento - e lo dicono i dati, che vedono quei fondi stanziati su questo provvedimento non essere stati utilizzati -, il grande fallimento è il cambio totale di strategia che ha lasciato le imprese in mezzo a un bivio: entro pochi giorni riuscire a completare le domande o restare con la mano alzata per chiedere dei fondi. Tant'è che decine di imprese e Confindustria hanno denunciato l'assurdità di avere bloccato da un giorno all'altro questo provvedimento, che già era assurdo di per sé, ma le aziende si stavano adattando, stavano pagando centinaia di migliaia di euro di consulenze per riuscire ad accedere a questi fondi, e da un giorno all'altro sono chiusi.
In un pomeriggio sono finiti i fondi della vecchia Industria 4.0: questa è la dimostrazione che delle politiche industriali a questo Governo davvero frega poco. Ma non solo, è la dimostrazione anche che chi scrive questi provvedimenti non è mai stato in un'impresa, e li invitiamo a visitarle, perché forse non hanno capito come le imprese chiedono solo due cose: la certezza del futuro e la sburocratizzazione. Questo provvedimento ha dimostrato esattamente l'opposto, è incerto ed è burocratico. Arrivo, però, a un tema ridicolo, perché ho in mano lo stenografico della seduta di ieri, dove c'era la discussione generale, e leggo un pezzettino, perché davvero è simbolico e molto importante: vogliamo parlare del grande di Transizione 5.0?
Avete solo cambiato il nome e metodo, pur di non assomigliare minimamente al 4.0, perché era scomodo, perché aveva la firma del Presidente Conte.
Ma ci sono cose più gravi. Chiederei un minuto di silenzio su quest'affermazione, perché che Industria 4.0 sia un provvedimento inventato dal nostro Carlo Calenda durante il Governo Renzi penso che lo sappiano i muri, ma soprattutto non dobbiamo spiegarlo alle imprese che, grazie a quel provvedimento, hanno rifatto interi impianti produttivi e sono rimaste competitive nel Paese e in Europa. Adesso, dire che questo è merito del Governo Conte credo che sia anche abbastanza irrispettoso.
Arrivo anche al secondo passaggio di questa legge che è la produzione di energia da fonti rinnovabili. Bene l'introduzione delle aree idonee, ma non c'è ancora una mappa nazionale.
Noi abbiamo un problema: il costo dell'energia in questo Paese. Da un lato, noi continuiamo a pungolarvi sul fatto che, se non facciamo il nucleare, mai riusciremo a ridurre quel costo, quindi, accanto alle energie rinnovabili, serve un'energia pulita, continuativa e sicura come l'energia nucleare; ma dall'altro, e lo sanno i nostri cittadini per primi, ma anche le imprese, quando arriva la bolletta a casa, il 50 per cento è il costo energetico - che dobbiamo abbassare e dobbiamo farlo con grande intensità - ma l'altro 50 per cento riguarda il costo di distribuzione di quell'energia.
E, allora, benissimo le aree idonee, ma se continuiamo a fare rinnovabile in Sicilia, dove non c'è un collegamento con la terraferma, che porti quell'energia sulla terraferma e la porti al Nord, dove l'energia è richiesta dalle imprese e dalle aziende, noi stiamo facendo una politica energetica e industriale che è un fallimento. Questo è il vero dato di fatto.
In questo provvedimento, per l'ennesima volta, voi non arrivate a questo.
In più, c'è un dato. Lavoriamo sull'autoconsumo, lavoriamo sulle fonti rinnovabili per le imprese: benissimo, è un provvedimento che su questo sta agendo e che stiamo facendo. Ma c'è un tema burocratico. Le aziende che hanno aderito facendo investimenti verso l'autoconsumo sono ferme da mesi per collegarsi al GSE, sono ferme da mesi per collegarsi alla rete nazionale, non riescono a farlo e questa politica delle aree idonee provocherà una implementazione delle fonti rinnovabili non collegate alla rete, non dove serve l'energia, e avrà ulteriori costi per l'accumulo e per il trasporto che - e dobbiamo dirlo ai cittadini - andranno in bolletta come oneri, remunerati, regolamentati da ARERA; semplicemente i gestori della rete li sosterranno, investiranno e verranno tradotti in maggiori oneri nei confronti dei nostri cittadini.
Questo provvedimento non produrrà null'altro, se non un ulteriore aumento dei costi energetici e un decremento della sicurezza energetica per il nostro Paese.
Chiudo con un tema. Di fronte a un'incertezza enorme su quello che è il futuro - e questo non dipende dal Governo Meloni, ma dipende dalla situazione geopolitica, dipende dal costo dell'energia che non riusciamo nel breve termine a sistemare, dipende da quello che accade nel mondo, dipende da chi si alza la mattina e cambia opinione ogni giorno, come oramai alcuni del mondo stanno facendo - le aziende chiedono solo una cosa, ossia la certezza normativa e burocratica e, noi, per l'ennesima volta, cambiamo le regole del gioco durante il gioco e questo non può accadere.
Di fronte a questo, ancora non diamo loro risposte per garantire un costo dell'energia più basso, per garantire una risposta rispetto ai dazi che vengono imposti, e per garantire loro che dopo il PNRR, che oggi è la più grande fonte di sollevamento dell'economia nazionale, ci saranno ancora finanziamenti dell'economia, un sostegno all'economia, un sostegno ai nostri imprenditori, un sostegno a coloro che, ogni giorno, la mattina si alzano per lavorare e produrre economia.
Di fronte a questo, la risposta è fare uno che promuove il Premier Orbán e che ci allontana ulteriormente dall'Europa e dal mondo economico che vorremmo. Per questo, annunciamo il nostro voto negativo .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Patty L'Abbate. Ne ha facoltà.
PATTY L'ABBATE(M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, membri del Governo, oggi siamo di fronte all'ennesimo decreto sbagliato, figlio di un Governo che non crede nella transizione energetica, non la capisce e, di conseguenza, non la sa governare. Transizione 5.0: avete già fatto un grave danno eliminando quella che noi, come MoVimento 5 Stelle, avevamo già inserito. Transizione 4.0 funzionava benissimo. E, oggi, continuate a trasformare una misura strategica per il Piano nazionale di ripresa e resilienza in un pasticcio normativo.
Le imprese, soprattutto le piccole e medie imprese italiane, hanno visto cambiare le regole in corsa, le risorse ridursi drasticamente e le scadenze anticiparsi senza alcuna tutela per chi aveva programmato investimenti sulla base di un quadro che doveva essere stabile. Ma voi le ascoltate le imprese fuori da quest'Aula? Perché bisogna ascoltarle. Guardate, non chiedono nemmeno soldi. Quello che chiedono è sburocratizzare, semplificare e soprattutto una stabilità nelle norme, una stabilità che voi assolutamente non date.
Questo non è accompagnare la transizione, è scoraggiarla perché state scaricando il costo di tutto questo su chi produce, su chi lavora e su chi investe nel sistema Paese. Cosa che, ovviamente, a voi probabilmente non preme. E quindi continuate nel modo peggiore.
Abbiamo un decreto d'urgenza, abbiamo una fiducia e un Parlamento che, come al solito, è ridotto a passacarte. E non c'è nessun confronto serio con le regioni, nessun ascolto dei territori, nessuna assunzione di responsabilità politica. Avete blindato il testo, perché? Perché sapete che non regge al confronto.
Veniamo, adesso, alle aree idonee: un altro punto critico. Qui la vostra confusione diventa clamorosa perché prima avete detto alle regioni “fate voi, decidete voi”, e poi, quando le regioni hanno deciso, avete commissariato tutti, cancellando le leggi regionali, azzerando il lavoro fatto, e imponendo una disciplina centralista e uniforme che non tiene conto delle differenze enormi del nostro Paese.
Mettere delle rinnovabili è un discorso che va fatto con un approccio sistemico. Il Nord e il Sud hanno delle differenze; il Mediterraneo ha delle problematiche diverse dal resto del Paese. Andavano quindi differenziati, approfonditi quelli che sono proprio i criteri di base per poter parlare di rinnovabili; sistemi appunto di aree idonee, sistemi di accelerazione.
Qui, quindi, che cosa è successo? Che voi parlate di autonomia - anzi, devo dire che questa è proprio una vostra fissa - ma qui state facendo il contrario, qui non state rispettando assolutamente i territori. Avete tolto potere a chi governa davvero, quindi a chi dovrebbe gestire il territorio, e vi siete presi la responsabilità di generare, purtroppo, i conflitti dei ricorsi e una paralisi reale delle rinnovabili. E la Corte costituzionale vi aveva anche detto, chiaramente, che le aree idonee non devono essere delle gabbie, ma strumenti di semplificazione. E voi cosa fate? Voi create un altro livello di burocrazia ambiguo, instabile, destinato a produrre contenziosi e blocchi.
Quindi, vogliamo dirlo che quello che state facendo è rallentare il tutto? Voi state rallentando le rinnovabili. L'obiettivo reale è questo.
Sull'agricoltura e l'agrivoltaico, poi, fate una scelta politicamente grave: invece di distinguere tra chi specula e chi investe in soluzioni avanzate e integrate, preferite colpire tutto e tutti, inserendo l'agrivoltaico nel tetto della superficie agricola idonea, fissando criteri deboli e quantitativi che non tutelano né il suolo né il lavoro agricolo. E il messaggio, anche qui, è chiaro. A voi dell'agricoltura non interessa assolutamente nulla perché, per voi, non è un valore, è solo uno spazio da occupare, un accessorio rispetto all'energia e non una funzione strategica del Paese. Questo è inaccettabile.
Nel frattempo, continuate a non fare la scelta più semplice e logica. Una scelta che, se voi - lo ripeto - ascoltate il territorio, anche magari i sindaci, i comuni, vi verrà detta molto chiaramente: puntare sulle superfici già costruite, quindi tetti, capannoni, parcheggi, aree industriali dismesse, che dovrebbero essere il primo pilastro della transizione. E, invece, restano lì sullo sfondo mentre aprite conflitti nelle aree rurali e nelle aree interne. Tutto questo mentre il Paese è in ritardo.
È un ritardo clamoroso sugli obiettivi al 2030, mentre ogni anno noi dovremmo installare oltre 11 gigawatt di nuova potenza rinnovabile. E mentre le famiglie aspettano - aspettano le famiglie e le imprese -, continuano a ballare bollette insostenibili. Ma spiegatemi: voi siete convinti che bloccare le rinnovabili significa che così, fra un anno, tirerete fuori l'energia nucleare e sistemerete tutto? Ma ve l'ha detto anche il premio Nobel Parisi: nemmeno fra quarant'anni ci sarà. Allora, va bene, facciamo ricerca, ma non prendiamo in giro le famiglie e le imprese italiane , perché l'energia adesso non c'è e andremo incontro veramente a un disastro assurdo se continuerete a bloccare in questo modo.
C'è ancora un'altra cosa grave: avete smantellato le comunità energetiche. Anche questa è una cosa che il MoVimento 5 Stelle ha portato avanti da anni, ma che avete sempre rallentato e adesso gli avete dato proprio il colpo di grazia, perché le avete prima annunciate, promesse, sbandierate e, poi, avete tagliato i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza da 2,2 miliardi a meno di 800 milioni. Avete tolto risorse proprio allo strumento che poteva dare autonomia alle aree interne, signori, quelle aree interne che voi continuate a dimenticare; ridurre lo spopolamento; abbassare i costi per i cittadini e i piccoli comuni. Glielo dite voi ai cittadini e ai piccoli comuni che non avete intenzione di renderli liberi da quello che è un monopolio gestito dell'energia, quando, diventando i , appunto, con le rinnovabili, con questo sistema di comunità energetiche, potevano essere liberi e abbassare le loro bollette? Dovete spiegarglielo perché non lo state facendo.
E, poi, venite qui a parlare di patriottismo energetico. Il vero patriottismo sarebbe produrre energia in Italia, ridurre la dipendenza dall'estero, abbassare le bollette Invece, voi continuate a puntare sul gas importato, sulle scelte che aumentano i costi economici ambientali e bloccate le rinnovabili con norme assolutamente confuse. Continuate a bloccarle, ma qui qual è l'altro obiettivo? Continuate a bloccare le rinnovabili e - dobbiamo dirlo - Transizione 5.0 è un altro disastro che non avete assolutamente risolto, nemmeno con questa grande urgenza, con questo decreto che avete fatto. E, allora, a me viene un dubbio, perché, se i soldini non vengono spesi su queste due situazioni e restano lì, accantonati, voi che farete? Li utilizzerete per altri scopi. Allora diciamolo ai cittadini: vogliamo che anche questi soldi, che purtroppo difficilmente verranno presi dalle imprese e dai cittadini, vengano messi sulle armi, sul ponte o su qualsiasi altro disastro che state effettuando in questo Paese? Diciamolo, è così.
Noi crediamo, invece, in un'altra idea di Paese: una transizione energetica costruita con i territori, non contro i territori; costruita per i cittadini, non contro i cittadini; costruita per le piccole e medie imprese, non contro le piccole e medie imprese. Regole chiare, stabili, certe: premialità, per chi contribuisce di più; comunità energetiche come asse strategico, per rendere i cittadini liberi dai mercati monopolistici; agricoltura e rinnovabili alleate, non nemiche, perché sappiamo cosa accade sui territori quando andiamo a mettere il fotovoltaico, le pale eoliche. Ci sono delle problematiche, ma queste problematiche voi non le state semplificando, perché i cittadini non li fate partecipare alla cosa pubblica, le state complicando, quindi continueranno ad esserci e ad aumentare. Quindi, le vostre intenzioni sono altre, le ho già dette, sono assolutamente altre.
Questo decreto va nella direzione opposta a tutto ciò che noi del MoVimento 5 Stelle continuiamo a portare avanti e per cui ci battiamo. Per questo non avrete mai la nostra fiducia. Questo è un provvedimento pasticciato e dannoso e questo Governo continua a perdere tempo, mentre il Paese paga il prezzo più alto
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casasco. Ne ha facoltà.
MAURIZIO CASASCO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, il provvedimento in esame contiene tre importanti interventi in materia di credito d'imposta di cui al piano Transizione 5.0, di individuazione delle aree idonee all'installazione delle rinnovabili e di applicazione del nel settore finanziario. Due delle disposizioni riguardano l'adeguamento alle indicazioni europee, la terza, invece, fa riferimento all'attuazione delle politiche industriali del Governo per la parte relativa al cosiddetto credito d'imposta Transizione 5.0, e su questo aspetto concentrerò il mio intervento.
A seguito della comunicazione del 7 novembre scorso, in cui il Ministero delle Imprese e del dichiarava l'esaurimento delle risorse disponibili per Transizione 5.0, molte imprese avevano segnalato di aver avviato le procedure, ma soprattutto i relativi investimenti, senza avere però la certezza che queste sarebbero arrivate a buon fine. A seguito di ciò, il decreto in esame ha aggiunto ulteriori risorse, per 250 milioni, ai 2,5 miliardi di euro disponibili e consentito l'inoltro delle comunicazioni fino al 27 novembre, con la possibilità di correzioni fino al 6 dicembre.
Inoltre, ha previsto che, in caso di mancato riconoscimento del beneficio del piano Transizione 5.0 per superamento del limite di spesa, l'impresa potesse accedere al credito d'imposta per investimenti in nuovi beni strumentali utilizzando Transizione 4.0.
Facciamo ora riferimento ai numeri: al 7 gennaio 2026, sul piano Transizione 5.0 risultano 1,36 miliardi di euro di investimenti già completati; 2,1 miliardi di progetti con versamento dell'acconto minimo del 20 per cento; 1,3 miliardi di progetti semplicemente prenotati, per un totale di 4,76 miliardi di euro.
Il Ministro delle Imprese è intervenuto affermando che tutti i progetti già completati rientreranno nella copertura, ma che il quadro definitivo del fabbisogno sarà chiaro solo dopo il 28 febbraio 2026, termine entro cui le aziende dovranno trasmettere le comunicazioni di completamento degli investimenti.
Altre osservazioni hanno riguardato la complessità delle procedure del 5.0 e il taglio, considerato brusco, operato il 7 novembre scorso. Tuttavia, sarà opportuno ricordare che le semplificazioni che hanno sbloccato la misura, fortemente volute da Forza Italia, sono state introdotte dal 1° gennaio 2025 e che il procedimento di riduzione del originario, concordato con l'Unione europea nel quadro della revisione del PNRR, è del settembre 2025. Stranamente, l'opposizione si è però ricordata di quanto fosse efficace questa semplificazione solo dopo il termine di chiusura.
Un'ultima considerazione riguarda gli equilibri di bilancio. A differenza del piano Transizione 4.0, il costo dei crediti d'imposta generato dalle domande su Transizione 5.0 presentate entro il 2025, secondo le nuove regole Eurostat, deve essere contabilizzato sul deficit 2025. Non è una cosa marginale. Dunque, per evitare il deterioramento dei saldi di finanza pubblica, è necessario avere un quadro chiaro delle esigenze finanziarie e del tiraggio complessivo di Industria 5.0.
Questo ci porta all'ultima delle contestazioni che le opposizioni hanno rivolto al Governo, e cioè: l'osservazione che la manovra 2026 si sia concentrata sui saldi di bilancio e abbia dimenticato le imprese o le abbia relegate a un ruolo marginale. Ma, in primo luogo, bisogna considerare che, grazie alla accorta gestione dei conti pubblici e al maggior prestigio internazionale dell'Italia, ottenuto grazie anche al rispetto dei parametri europei, anche considerando l'uscita dalla procedura di infrazione con un anno di anticipo, in questi ultimi mesi si è registrato un forte calo dello . Quando questo Governo è entrato in carica, lo era a 230 punti di differenziale rispetto ai tedeschi, oggi si trova a 66 punti base.
La riduzione del citato differenziale alleggerirà il costo del debito pubblico del 2026, ciò in un anno in cui il Tesoro dovrà rifinanziare 385 miliardi di titoli in scadenza: da non dimenticare. Un'impresa ha calcolato che questa riduzione alleggerirà il costo del debito tra i 7 e gli 8 miliardi di euro rispetto al 2025, l'equivalente di quasi un terzo dell'attuale manovra. A questo si aggiunge il miglioramento di tutte le agenzie di sulla sostenibilità del nostro debito pubblico.
Ma in secondo luogo, le pretestuose posizioni di mancanza di tutela dell'impresa non corrispondono a verità. Elenco dunque, brevemente, le principali misure per le attività produttive il cui impatto è stato valutato dal Ministro Urso in 13 miliardi di interventi, approvati in legge di bilancio, con un concreto e significativo apporto al riguardo di Forza Italia, che già nel gennaio 2025 aveva presentato il Piano industriale per l'Italia e per l'Europa a Milano, divenuto, poi, il Piano di competitività del PPE nell'aprile 2025, al Congresso di Valencia, a seguito della proposta del Vicepresidente Tajani.
È stato reintrodotto l'iperammortamento per gli investimenti in beni strumentali nuovi, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028: una misura di portata triennale, come anche richiesto dalle imprese, in grado di attivare oltre 12 miliardi di investimenti annui e con un impatto sulla finanza pubblica di oltre 3,5 miliardi nel periodo 2026-2032.
È stato istituito anche un Fondo con dotazione di 1 miliardo e 300 milioni per il 2026 per il finanziamento di Industria 4.0. Sono stati rifinanziati, inoltre, i crediti di imposta 2025 relativi alla ZES con 532 milioni necessari a riportare l'aliquota di fruizione al 75 per cento, considerato l'enorme successo del beneficio delle regioni meridionali. La misura è stata estesa a Umbria e Marche e prorogata al triennio successivo con un limite di spesa di 2 miliardi e 300 milioni per il 2026, 1 miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028. Altri 100 milioni nel 2026 andranno alla ZLS.
Per il caro materiali, nel settore degli appalti pubblici, sono stati stanziati 600 milioni per il 2026 e 500 milioni per il 2027, che consentiranno alle imprese operanti nel settore delle opere pubbliche di completare i lavori in corso e, in particolare, quelli relativi all'attuazione del PNRR. È stato rifinanziato anche il sostegno agli investimenti in beni strumentali da parte di micro, piccole e medie imprese - la Nuova Sabatini, per intenderci - per ulteriori 200 milioni nel 2026 e 450 milioni nel 2027.
Quanto al Fondo di garanzia per le PMI, è stato fissato in 140 miliardi di euro, per l'esercizio finanziario 2026, il limite massimo di impegni che il Fondo può assumere con riferimento all'assunzione di garanzie in essere alla data del 31 dicembre 2025 e all'ammontare di nuove garanzie concedibili nel corso dell'esercizio finanziario 2026.
Sono stati rifinanziati i contratti di sviluppo con 250 milioni di euro per l'anno 2027, 50 milioni di euro per l'anno 2028 e 250 milioni per l'anno 2029. Se non bastasse, è stato costituito un Fondo presso il MAECI da 35 milioni di euro annui a decorrere dal 2026 al fine di potenziare il sostegno alle esportazioni e all'internalizzazione delle imprese italiane. Al Fondo per la promozione degli scambi e l'internazionalizzazione delle imprese sono stati destinati ulteriori 100 milioni annui per il triennio 2026 -2028. È da sottolineare l'attenzione all'importantissimo Piano del MAECI, con la costruzione di una direzione specifica di diplomazia economica, fortemente voluta dal Ministro Tajani e approvata dal Governo.
Aggiungo - per inciso - che la sottoscrizione UE del Mercosur, grazie alla posizione italiana, apre alle nostre industrie un mercato che consentirà di aumentare le esportazioni per un valore valutato in 14 miliardi di euro.
Per l'agricoltura, in attesa dell'approvazione del collegato “Coltiva Italia”, che stanzia 1 miliardo per il settore, grazie all'azione italiana in sede di trattativa Mercosur, le risorse per la PAC sono state incrementate di 45 miliardi di euro, di cui 5-7 miliardi affluiranno all'Italia.
È stata, inoltre, prorogata l'applicazione della ZES in agricoltura, fissando, peraltro, un parametro definito oltre il 58 per cento per l'agevolazione spettante.
Altra misura fortemente attesa dal settore ha riguardato la proroga del regime di agevolazioni Irpef 2025 dei redditi dominicali e agrari dichiarati dagli imprenditori agricoli professionali, oltre importanti considerazioni energetiche sulle rinnovabili che lascerò al collega Squeri.
La e la sono state prorogate al 1°gennaio 2027 con un impegno di oltre 300 milioni di euro. Sono stati evitati la doppia tassazione sui dividendi delle imprese e l'aumento IRAP per le industriali. È stato soppresso il divieto di compensazione dal 1° luglio 2026 dei crediti di imposta con i contributi previdenziali INPS e i premi assicurativi INAIL, che avrebbe colpito le imprese che detengono ancora i crediti fiscali ceduti relativi ai edilizi. È stato introdotto un Fondo aggiuntivo di sostegno agli investimenti privati nel settore del turismo con una spesa di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028 per la concessione dei contributi a fondo perduto.
Ci troviamo, quindi, di fronte a un'evidente mole di interventi di cui il decreto in esame è solo un tassello.
Dichiaro, pertanto, il voto favorevole di Forza Italia sulla fiducia posta dal Governo sul decreto-legge in esame .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barabotti. Ne ha facoltà.
ANDREA BARABOTTI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il decreto su cui siamo chiamati a esprimere la nostra fiducia al Governo affronta temi strategici per il futuro del Paese, ma sarebbe miope limitarci a un giudizio circoscritto solo di questo provvedimento, senza valutare la direzione politica complessiva e la capacità dell'Esecutivo di guidare l'Italia in una fase complessa dentro e fuori i confini nazionali. Venendo al merito del decreto, esso interviene su nodi centrali: transizione energetica, competitività industriale e tutela dell'interesse nazionale. Sul piano Transizione 5.0, il Governo introduce chiarimenti necessari, come il divieto di cumulo con il Piano 4.0 sugli stessi beni. È una scelta di serietà che evita sovrapposizioni, tutela gli interessi pubblici e garantisce che gli incentivi accompagnino davvero la modernizzazione del sistema produttivo.
Sul tema delle aree idonee - secondo asse di questo decreto - si interviene per riportare razionalità in una materia che, negli anni, ha prodotto troppi conflitti, troppi contenziosi e troppi blocchi. E lo facciamo garantendo la continuità dei procedimenti in corso, dando certezze agli operatori, rispettando il ruolo delle regioni - quelle che collaborano lealmente con lo Stato - e salvaguardando, al tempo stesso, i territori agricoli e le vocazioni produttive. Il terzo asse del decreto riguarda la , la sovranità del nostro Paese in settori strategici. Il Governo compie un passo ulteriore nella tutela dell'interesse nazionale perché energia, infrastrutture, filiere strategiche non sono ambiti neutri, ma elementi essenziali della sicurezza economica e industriale dell'Italia.
Questo decreto, dunque, rafforza la nostra fiducia in questo Governo, ma sarebbe riduttivo fermarsi qua. Per esprimere una fiducia piena dobbiamo tener conto di uno scenario più ampio, nazionale e internazionale. D'altronde, il dibattito sul diritto internazionale, sulle crisi aperte, sui conflitti in corso permea tutto e tutti e impone una presa d'atto fondamentale: il diritto internazionale non vale se nessuno è in grado di farlo rispettare. Il diritto internazionale ha funzionato finché l'Alleanza atlantica è stata forte e l'Alleanza atlantica è stata forte finché gli Stati Uniti hanno potuto sostenerla e, in qualche modo, guidarla insieme all'Europa, spesso supplendo alle manchevolezze del vecchio continente. Ma quando questo equilibrio si è indebolito abbiamo visto cos'è accaduto. Pensiamo plasticamente al ritiro degli Stati Uniti dall'Afghanistan, con i talebani che riprendono il controllo di quel territorio. Pensiamo alla proliferazione di instabilità e conflitti fino all'aggressione della Russia rispetto all'Ucraina o all'attacco del 7 settembre ai danni di Israele. Allora, la politica americana, sintetizzata dalle parole “, la pace attraverso una riaffermazione della forza, non è uno slogan, ma la constatazione di una necessità storica per gli Stati Uniti, per l'Europa e per tutto l'Occidente che voglia rimanere libero e democratico. Per questo la collocazione internazionale dell'Italia oggi non è una variabile secondaria: solo restando saldamente all'interno delle alleanze tra Paesi sovrani, democratici e liberi dell'Occidente l'Italia può far valere le proprie ragioni, tutelare i propri interessi e proteggere i propri cittadini, come è accaduto anche recentemente nei casi di Alberto Trentini e Mario Burlò. E, a maggior ragione, in un contesto in cui l'Europa si mostra in tutta la propria fragilità sul piano politico, incapace di esprimere una visione strategica in politica estera, l'Italia deve avere una collocazione certa e chiara e una forte stabilità politica, una stabilità che non serve soltanto all'esterno, serve soprattutto all'interno per completare il programma di Governo su cui gli italiani ci hanno dato fiducia. I cittadini si aspettano ancora molto. Sono pazienti. Sanno che non abbiamo la bacchetta magica, ma chiedono coerenza e determinazione. Abbiamo davanti a noi la riforma della giustizia, attesa da decenni. Il 22 e il 23 marzo si vota, siamo al momento decisivo. C'è il tema del premierato per garantire stabilità non a questo Governo, che ha una propria stabilità, ma ai Governi futuri, a quelli che verranno. C'è l'autonomia differenziata da portare a compimento nel rispetto della Costituzione e del volere di milioni di cittadini Per questo va detto con chiarezza: la Lega sostiene questo Governo senza mezzi termini.
Qui voglio essere altrettanto chiaro, senza alcun tipo di ambiguità: chi eletto nel centrodestra, oggi o domani, decidesse di non sostenere le iniziative che trovano una sintesi nel confronto tra i di questa coalizione sta scegliendo consapevolmente di indebolire questa maggioranza e sta dicendo nei fatti che preferisce lasciare l'Italia in mano a una sinistra che si riempie la bocca della parola “democrazia”, mentre strizza l'occhio a quelle piazze ideologiche che, insieme ai sindacati, fanno il ponte del venerdì per difendere dittatori come Maduro e che tacciono, però, di fronte alle schifose repressioni in corso in Iran.
È per questo che la fiducia che oggi esprimiamo non è un atto formale e limitato a questo decreto, ma è una scelta consapevole, è una scelta responsabile verso gli italiani. È la volontà di garantire al Paese stabilità, credibilità e autorevolezza. È una fiducia che nasce dal merito di questo provvedimento, ma che guarda oltre, perché l'Italia, oggi più che mai, non può permettersi passi falsi, instabilità o mancanza di visione .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gnassi. Ne ha facoltà.
ANDREA GNASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signor Sottosegretario, il 2026 è iniziato con una ulteriore accelerazione della storia: la cattura di Maduro; gli obiettivi di Trump sul petrolio venezuelano, che un tempo avremmo definito deliranti, ma che ormai sono nel dibattito politico internazionale; le rivolte in Iran e il dolore, i massacri e i lutti del popolo iraniano, a cui va tutto il nostro supporto, la nostra solidarietà e la nostra vicinanza ; poi ancora i continui attacchi di Putin all'Ucraina; le mire espansionistiche della Cina su Taiwan; la dipendenza dell'Europa dal gas russo prima e oggi da quello americano.
Il 2026 già si preannuncia come un anno di snodo epocale, la cui filigrana, però, sembra fin da ora riconoscibile: la crescita di neoimperialismi da parte delle superpotenze, che, con il tentativo di definire un nuovo ordine mondiale, ridefiniscono il loro ruolo nel mondo, definendo poi un nuovo ordine mondiale senza, e anzi, schiacciando l'Europa. C'è il tentativo di stabilire un nuovo ordine mondiale, sì, che vede protagonisti in particolare Stati Uniti, Russia e Cina per l'affermazione di un nazionalismo competitivo e nel perseguimento dell'obiettivo del superamento del multilateralismo e della cooperazione tra Paesi.
I protagonisti principali in campo stanno provando a ricostruire questo nuovo ordine, nuovi assetti geopolitici, equilibri strategici e nuove sfere di influenza, sfidandosi sui piani che la storia nei secoli ha già proposto. Sono i piani dell'innovazione tecnologica (con la rivoluzione digitale, i e l'economia dello spazio), il piano della trasformazione dei modelli produttivi legati alla dimensione delle materie prime e delle fonti energetiche - c'è una nuova geopolitica energetica - e il piano della forza.
Con Trump e chi di fatto lo segue scompare l'atlantismo, inteso come progetto politico e ideologico nato dalla lotta e dalla sconfitta del nazifascismo e in opposizione ai regimi autoritari del blocco sovietico. Per Trump l'Europa ha perso centralità, gli assetti democratici dei Paesi europei sono pastoie e burocrazie. Il trumpismo nega il cambiamento climatico. Il modello che si vuole affermare negli Stati Uniti e nel mondo sancisce l'ineguaglianza sociale come inevitabile conseguenza che premia i più capaci. Un'America di nuovo grande ha bisogno di autoritarismo, tecno-capitalismo digitale e forza militare che si legano tra loro.
Per Trump l'Europa è un ostacolo alla costruzione di rapporti bilaterali tra gli Stati Uniti e i singoli Paesi. Gli Stati Uniti di Trump sono guidati da un criterio di potenza. Contano i Paesi ricchi e forti militarmente, le autocrazie sono considerate più affidabili delle democrazie: Putin e non l'Ucraina; la Cina, con la quale sfidarsi e trovare poi nuovi equilibri. Non conta l'Europa, non conta la democrazia. Ogni Stato è chiamato a costruire così, in questo pensiero, la sua grandezza da solo, guidato da un sovranismo nazionale, meglio se dipendente dagli Stati Uniti.
La sfiducia di fatto del Governo Meloni, di questa destra che governa l'Italia nell'Europa, si fonda sulla condivisione di una cultura della destra trumpiana, il superamento della divisione dei poteri e il loro accentramento. C'è un'affinità culturale nella creazione del consenso con la rincorsa populista sull'immigrazione e c'è un'affinità sul negazionismo climatico. C'è poi l'illusione, da parte di questo Governo, che nella sfida competitiva globale possa avere senso una sorta di nano-sovranismo nazionale per avere qualche spazio, magari con uno strapuntino, dato come l'osso al cane, che viene elargito da chi vuole sfasciare l'Europa.
Da qui la scelta del Governo italiano. La scelta del Governo italiano è molto chiara: non investire per cambiare l'Europa e con questa, rinnovata, stare nei processi del mondo. Da qui il rifiuto di un investimento strategico in una difesa comune europea, e viceversa in una dipendenza tecnologica, satellitare e militare dagli Stati Uniti. Da qui il rifiuto del Governo Meloni di investire nell'alleanza tra i grandi centri di ricerca europea per colmare il tecnologico con USA e Cina. Da qui il rifiuto del Governo Meloni nell'azione comune europea per la trasformazione digitale e la decarbonizzazione del sistema produttivo.
Le politiche energetiche stanno dentro questa cultura di questo Governo, queste azioni e questa visione del mondo. Sì, perché anche in campo energetico entriamo in un nuovo ordine mondiale. Siamo di fronte a una nuova geopolitica energetica. Per secoli in Europa i territori sono stati contesi e gli Stati si sono combattuti sulle materie prime e sulle fonti energetiche. Poi, per fortuna, nel 1951, dopo il conflitto della Seconda guerra mondiale, è nata la CECA (la Comunità europea del carbone e dell'acciaio) che ha unito le materie prime e le fonti energetiche.
Oggi ci troviamo in uno snodo della storia, in una fase storica dove i neonazionalismi e i neoimperialismi tornano sulla scena mondiale senza esclusione di colpi. Il diritto internazionale viene trattato in queste ore come il più inutile dei principi che regolano le relazioni tra Stati e popoli. Si passa da “il diritto internazionale è importante, ma fino a un certo punto” - la clamorosa affermazione e autorevolissima del Ministro Tajani - al plauso di Giorgia Meloni per l'azione di Trump in Venezuela, giudicata legittima.
“Penso che l'Italia debba scegliere se difendere il diritto internazionale, e quindi dire no alle azioni unilaterali, oppure stabilire che vige la legge del più forte, dove il diritto internazionale lo stabilisce chi ha la maggiore capacità militare. Capisco che possa essere utile a potenze nucleari come gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna. Non mi è esattamente chiaro perché dovrebbe essere utile ad una Nazione un tantino militarmente meno attrezzata come l'Italia”: lo diceva Giorgia Meloni.
Allora, visto che adesso le è così chiaro, signora Presidente, potrebbe venire in Aula a riferire perché l'Italia dovrebbe essere favorevole a sostenere la legge del più forte e non il diritto internazionale ?
È così che parliamo oggi di energia? Perché parlare di energia vuol dire avere a che fare con il diritto internazionale, avere un'idea del diritto internazionale. Parlare e affrontare il tema dell'energia significa parlare di un'idea di futuro che accompagna il cambio di paradigma delle produzioni di beni e servizi, che passa dalla digitalizzazione e dalla decarbonizzazione. Significa avere un'idea di politica estera, di politica industriale, un'idea di Europa. Allora voi, dentro questa vostra visione, lo strapuntino che magari vi regala Trump con un , fate questo decreto.
È un decreto che, ancora una volta, dimostra che non siete all'altezza non della sfida, ma neanche di voler stare nei processi mondiali. In Aula l'ennesimo decreto-legge con la fiducia, senza un confronto con le opposizioni. Un provvedimento che, come sempre, è forte nel titolo, “Misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili”, ma è scarso, inefficace e debolissimo sui contenuti. Manca totalmente una visione di politica industriale ed energetica, centrata sull'innovazione tecnologica e sulla sostenibilità ambientale, sociale e territoriale.
È un insieme disorganico di misure. Non solo non restituisce una direzione di marcia, ma addirittura accresce la confusione e la complessità del quadro normativo. In tre anni di Governo non sarà mica ancora colpa di Romolo e Remo, di quelli che c'erano prima e così via? In tre anni di Governo il Paese ha visto aumentare i prezzi dell'energia e delle bollette per famiglie e imprese, il moltiplicarsi delle regole, il ridursi della certezza del diritto. In Italia abbiamo una crescita vicina alla zero, e noi sicuramente non ci rallegriamo di questo, ci preoccupiamo di quello che dice l'Istat.
Su queste dimensioni delle sfide l'Italia ha bisogno di unire intelligenze e confrontarsi per arrivare ad interventi capaci di incidere sui nodi strutturali, anche in accordo con la legge di bilancio e con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Costava molto investire nel Parlamento italiano, discutere e arrivare persino a sfidare l'opposizione, cioè noi, ad essere, nell'interesse nazionale, costruttivi? Non lo avete fatto, siete scappati, avete blindato il decreto e ne avete fatto uno confuso, che limita la possibilità delle imprese di innovarsi tecnologicamente.
Qual è la Transizione 5.0, 6.0, 7.0 o 10.0 verso il futuro che avete in mente? In questo decreto non c'è nulla. C'è una definizione, c'è una serie infinita di elenchi dove, tutto sommato, la transizione energetica - lo avete scritto - è una sorta di elenco di crediti di imposta. Questi, semmai, sono alcuni strumenti di una politica industriale e non la politica industriale.
La principale misura del PNRR sulla transizione energetica è stata smontata pezzo a pezzo, avete tagliato quasi 4 miliardi. C'erano 6,3 miliardi di risorse europee e un orizzonte temporale di oltre due anni, che il Governo Meloni ha ridotto a brandelli, trasformandoli nell'ennesimo cappello delle mance. Avete trasformato Transizione 5.0 in un imbuto burocratico.
C'è il tema poi dei nuovi impianti. Attenzione: noi concordiamo con l'inderogabilità dell'obiettivo di 80 gigawatt entro il 2030, al punto da aver proposto meccanismi di controllo, sanzionatori e premiali - da voi bocciati - per le regioni che non raggiungono gli obiettivi quota parte. Ma c'è il paesaggio italiano con le sue bellezze e vanno coinvolte le autonomie locali e le regioni nella programmazione. Si devono utilizzare gli strumenti di pianificazione territoriale per concorrere al raggiungimento di quegli obiettivi e non si può dare il via libera con silenzio-assenso alla devastazione del paesaggio. Si veda, ad esempio, il …
ANDREA GNASSI(PD-IDP). Il decreto stabilisce che l'energia prodotta da impianti non programmabili venga incentivata anche quando non venga immessa e non sia assorbibile dalla rete. Occorre una svolta: studiate i dati. Con i vedrete che si può produrre energia rinnovabile non consumando suolo.
Per questi motivi noi voteremo contro la fiducia, nell'interesse del Paese e non aspettando il solito di Trump che ci dice come sbarcare la giornata .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zucconi. Ne ha facoltà.
RICCARDO ZUCCONI(FDI). Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, Sottosegretario Barbaro, siamo chiamati oggi a votare la fiducia al Governo sulla conversione in legge di un decreto-legge in cui non ci si limita a normare aspetti tecnici, ma si delinea anche la visione di questo Governo su temi importanti. Perché questo provvedimento coniuga e declina il programma governativo in materia di incentivi congrui e controllati al mondo produttivo, di un approccio conservativo rispetto al consumo del territorio, di semplificazioni e chiarificazioni nel sostegno alle fonti rinnovabili e di protezione degli interessi nazionali dello Stato sulla sicurezza economica e finanziaria della Nazione.
Questo decreto interviene, infatti, lungo tre direttive: il supporto agli investimenti delle imprese con il Piano Transizione 5.0, semplificazioni e certezze normative in materia di fonti rinnovabili e .
In merito, voglio intanto ringraziare i colleghi del Senato, che hanno svolto un certosino lavoro di ascolto degli attraverso un fitto ciclo di audizioni, e questo trovandosi anche impegnati nella gravosa sessione di bilancio.
Nonostante le critiche strumentali e quanto ascoltato anche oggi, voglio ricordare che il provvedimento è stato costruito e migliorato con attenzione e con il contributo di molti. Sono, infatti, stati accolti i contributi provenienti da più parti, a dimostrazione della disponibilità in merito del Governo e della maggioranza, e questo ha rilevato anche nella definizione delle norme transitorie, nei chiarimenti sulle procedure autorizzative e nelle valutazioni sulle dimensioni aziendali e sulle specificità territoriali.
Il cuore di questo provvedimento risiede nel rafforzamento del Piano Transizione 5.0 che - ribadiamo - non è affatto un fallimento, come qualcuno continua a sostenere. I dati ci dicono che, dal suo varo, ha infatti già attivato volumi di investimento superiori a quelli registrati all'avvio del Piano 4.0; i dati sono stati già ampiamente citati dal collega Casasco e non sto a ripeterli.
Siamo di fronte a uno strumento, anche a fronte di regole imposte dall'Europa, che viene progressivamente affinato, ma che ha già mostrato la propria capacità di orientare il sistema produttivo verso innovazione e sostenibilità.
In questo caso, il Governo ha introdotto regole più chiare per l'accesso ai crediti d'imposta, fissando termini perentori per le comunicazioni degli investimenti e garantendo al contempo flessibilità alle imprese.
Trasferendo poi i compiti di vigilanza al GSE, si assicurano controlli più rigorosi sulla riduzione dei consumi energetici e sull'effettiva realizzazione degli investimenti, tutelando le risorse pubbliche da ogni possibile abuso. Voglio infatti ricordare che gli obiettivi della misura Transizione 5.0 sono la digitalizzazione dei processi produttivi, la riduzione dei consumi energetici dei compendi produttivi più energivori.
Si è chiarito inoltre il divieto di cumulo con Transizione 4.0, offrendo però alle aziende il diritto di opzione e la possibilità di recuperare il beneficio originario qualora le risorse del 5.0 fossero incapienti. A questo proposito, trovandoci di fronte a ultronei confronti con altri provvedimenti di incentivo economico, sottolineiamo che qui si privilegia una filosofia della trasparenza e della efficienza oggettivamente ben diversa da quella riscontrata in misure adottate in passato, ad esempio in campo edilizio o in misure come quella del 4.0 in cui si perseguivano, tra l'altro, finalità assolutamente diverse.
Ci permettiamo, poi, di segnalare che abbiamo ascoltato ieri una sorta di in quest'Aula, perché un esponente del MoVimento 5 Stelle, in discussione generale, ha fatto riferimento, per il varo del provvedimento 4.0, al Governo Conte. Ora, a noi piace dare a Cesare quello che è di Cesare e dobbiamo ricordare che quel provvedimento, che obiettivamente ha funzionato, nasce con Ministro dello Sviluppo economico un certo Carlo Calenda. Quindi, diamo a Cesare quel che è di Cesare, diamo a Romolo quel che è di Romolo e diamo a Giorgia Meloni quello che è di Giorgia Meloni, possibilmente . Noi abbiamo questa correttezza.
Nel provvedimento c'è poi la nuova disciplina delle aree idonee, con la definizione di un quadro autorizzativo chiaro e organico. Con questa nuova disciplina, finalmente si supera la frammentazione normativa trasferendo la complessa materia nel testo unico delle rinnovabili, e quindi non facendo più rinvii a continui atti attuativi, ma offrendo agli operatori norme esaustive e certe subito.
Anche in questo la filosofia del Governo è chiara: sviluppo delle rinnovabili, sì, certamente. Ricordo che nel 2022, quindi vigente il Governo Conte, la percentuale da fonti rinnovabili era del 37 per cento; oggi, con il Governo Meloni, siamo arrivati in tre anni a 47 per cento di produzione da fonti rinnovabili. Quindi, sicuramente sì, ma nel doveroso rispetto del consumo del territorio, delle sue specificità.
Per conseguire questo obiettivo - non è facile - in questo provvedimento si è lavorato chirurgicamente per tutelare il suolo agricolo, limitando l'uso indiscriminato dei terreni e favorendo l'agrivoltaico di qualità, e si è stabilito che i nuovi impianti agrivoltaici debbano garantire la continuità delle attività colturali e pastorali.
Sono, inoltre, stati coinvolti i territori: le regioni e le province autonome avranno 120 giorni per individuare ulteriori aree idonee, ma dovranno farlo nel rispetto degli altri enti locali, nel segno della responsabilità e del raggiungimento di obiettivi certi.
Basta ostracismo da parte di chi si dice a parole a favore della transizione energetica ma poi la blocca. Abbiamo valorizzato le aree industriali dismesse: si estendono le zone idonee agli impianti industriali e zootecnici.
E ancora, sul mare: si individuano nelle piattaforme petrolifere in disuso nuove opportunità di produzione, senza ulteriore consumo di risorse ambientali.
Abbiamo protetto la bellezza: all'interno dei siti UNESCO sarà possibile intervenire soltanto con piccoli impianti e in attività libera.
Infine, è presente l'altra direttrice, quella in materia di e, cioè, un intervento normativo che si è reso necessario per coordinare i poteri speciali dello Stato con i procedimenti di vigilanza delle autorità europee, rafforzando la tutela della sicurezza economica e nazionale.
Finalmente, oggi abbiamo una norma che include espressamente la sicurezza economica e finanziaria nazionale tra gli interessi da proteggere. Non c'è nessuno statalismo, nessun interventismo ma solo un sano principio di precauzione, visto il pericolo che finanziari strategici possano finire vittime di logiche predatorie. Il interverrà solo se la protezione degli interessi essenziali dello Stato non sia già garantita dalla regolamentazione di settore e viene espressamente stabilito che lo Stato non eserciterà i propri poteri speciali prima che le autorità europee abbiano concluso i loro procedimenti prudenziali o concorrenziali. È una misura saggia che riduce il rischio, tra l'altro, di conflitti decisionali fra l'Italia e l'Europa.
Oggi viviamo in un mondo più insicuro e ci siamo fatti trovare, purtroppo, impreparati ad affrontare questioni essenziali, anche perché, in passato, non abbiamo tutelato i nostri strategici da minacce esterne. Solo un dato, a titolo di esempio: quando il Governo Meloni si è insediato, nel 2022, la nostra dipendenza energetica sfiorava il 79 per cento, e di questo dobbiamo dire grazie a chi, nel decennio precedente al Governo Meloni, è stato al Governo. E poco giova - come ha fatto di recente il segretario del maggior partito di opposizione - prendersela con aziende di Stato, ignorando che, proprio a causa di precedenti miopie, noi importiamo ancora dalla Francia ben il 16 per cento del nostro fabbisogno elettrico e che il prezzo dell'energia risponde a regole del mercato europeo imposte dalle varie maggioranze dell'Unione a guida socialista, che certo hanno penalizzato l'Italia nel tempo
Ci pare sbagliato attaccare una partecipata dello Stato, così come ci sembrerebbe sbagliato mettere all'indice le municipalizzate di Torino, di Milano, di Genova, che credo siano amministrate dalla sinistra, che pure anche loro sarebbero incolpevoli, ma che coprono l'8 per cento del fabbisogno energetico italiano.
Insomma, questo Governo, anche nella parte che riguarda le fonti energetiche, lo sta facendo. E con questo decreto, con queste finalità programmatiche, abbattiamo la burocrazia con importanti semplificazioni, diamo certezze a chi vuole investire nelle fonti rinnovabili, proteggiamo il nostro paesaggio agrario e culturale e, con la norma in materia di , tuteliamo il nostro patrimonio economico e finanziario da attacchi ostili.
Per queste ragioni, con la convinzione di chi ha come obiettivo imprescindibile lo sviluppo e la sicurezza nazionale, dichiaro il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.
PRESIDENTE. Comunico che, in data 13 gennaio 2026, il Presidente del Consiglio dei ministri mi ha inviato la seguente lettera:
“Onorevole Presidente, La informo che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, di concerto con il Ministro delle Imprese e del , ha accettato le dimissioni rassegnate dall'onorevole Massimo Bitonci dalla carica di Sottosegretario di Stato per le Imprese e il . : Giorgia Meloni”.
PRESIDENTE. Ricordo che, come convenuto in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, la votazione per appello nominale avrà luogo a partire dalle ore 16,15.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'Interno, la Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, il Ministro della Salute e il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
PRESIDENTE. La deputata Bonafe' ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02415 .
SIMONA BONAFE'(PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, risultano sempre più frequenti episodi di aggressione nelle nostre città, che generano paura e insicurezza, eppure lei continua a rispondere con vuote rassicurazioni: parla di assunzioni straordinarie delle Forze di Polizia, che straordinarie non sono, perché non coprono nemmeno il e cita i dati sul calo dei reati, che ha più volte modificato, dimenticandosi che dietro a questi numeri ci sono persone in carne e ossa.
Questo Governo aveva promesso di intervenire. Dopo 3 anni siamo di fronte a un clamoroso fallimento, nonostante la raffica dei decreti Sicurezza. Ora, Ministro, la sicurezza è competenza dello Stato. Che cosa intendete fare? Continuare con la propaganda a parole o garantire la sicurezza veramente con la prevenzione, le politiche sociali, il contrasto alle marginalità e una presenza effettiva delle Forze di Polizia sul territorio ?
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. L'idea che questo Governo non abbia una visione complessiva delle politiche di sicurezza esiste solo nella narrazione dell'opposizione. La realtà è un'altra. In questi tre anni, mentre il Governo rafforzava gli organici, aumentava la presenza dello Stato sui territori e metteva in campo misure concrete di contrasto alla criminalità, dall'opposizione arrivavano solo giudizi ideologici. Sul decreto Sicurezza, per esempio, alcuni esponenti dello stesso gruppo dell'onorevole interrogante parlavano - cito testualmente - di norme di inciviltà, che non danno alcuna garanzia ai cittadini; lo dicevano mentre, nell'ultimo triennio, entravano in servizio oltre 39.000 nuovi operatori delle Forze di Polizia, il 50 per cento in più rispetto al triennio precedente, e mentre programmavamo altri 30.000 ingressi entro il 2027, per evitare il collasso degli organici, causato da anni di mancata programmazione e di politiche lassiste.
Altri parlamentari del medesimo gruppo dell'interrogante parlavano - cito testualmente - di legge liberticida, di cattivismo che non risolve i problemi del Paese; lo dicevano mentre i reati nel nostro Paese diminuivano dell'11 per cento rispetto al 2015 e del 3,5 per cento nei primi 10 mesi dell'ultimo anno; nel frattempo, aumentavano del 60 per cento i presìdi di Polizia negli ospedali, istituivamo zone rosse, rafforzavamo le operazioni interforze ad alto impatto. Altri deputati ancora dello stesso gruppo affermavano che, con questo Governo, anche Gandhi andrebbe in carcere, parlavano di sfrenato e pericoloso ideologico panpenalismo e sostenevano che mancassero le risorse; lo dicevano, mentre il Governo stanziava un miliardo di euro per il rinnovo dei contratti del comparto sicurezza e destinava ai comuni 200 milioni di euro per la videosorveglianza, la sicurezza urbana, contrasto alle truffe agli anziani, assunzioni della Polizia locale, riqualificazione delle aree degradate o, ancora, 110 milioni per sistemi di videosorveglianza ad alta tecnologia.
C'è poi un punto che non può essere ignorato: la sicurezza va di pari passo con il controllo dell'immigrazione irregolare. Con i Governi di sinistra, gli sbarchi di migranti irregolari sono stati superiori fino al triplo rispetto ad oggi, mentre con noi i rimpatri sono aumentati anche perché i centri dedicati hanno più del doppio dei posti rispetto al passato. Anche questo produce sicurezza reale.
Negli anni in cui governava la sinistra i reati erano più alti del 18 per cento e gli omicidi del 33 per cento. Oggi i numeri vanno nella direzione opposta, e questo non è un giudizio politico, sono dati. Questa è la differenza: da una parte, un Governo che assume, investe e presidia il territorio; dall'altra, parole che non reggono al confronto dei fatti. E mi chiedo: come può parlare di sicurezza chi è oggi favorevole agli sbarchi dei migranti irregolari?
Come può parlare di sicurezza chi è contro i CPR e i rimpatri? Come può parlare di sicurezza chi è dalla parte degli antagonisti e delle occupazioni illegali? Noi porteremo a breve in Parlamento un pacchetto di norme e sarà un banco di prova per capire a chi davvero interessa collaborare per la sicurezza dei cittadini.
PRESIDENTE. Il deputato Mauri, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
MATTEO MAURI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Io ho ascoltato con attenzione il Ministro, e non ho trovato niente. Ho trovato sempre la solita, vuota propaganda, oltre a una capacità molto forte che ha questo Governo, che è quella del gioco delle tre carte. Guardate, venire in Parlamento a dire che si sono rafforzati gli organici con le assunzioni è una falsità perché le Forze dell'ordine, in questi anni, hanno visto diminuire il loro numero! Solo nel 2025 ci sono 1.500 poliziotti in meno, altri 1.000 in meno l'anno precedente!
Noi siamo in un momento in cui alcuni reati stanno crescendo e sono all'attenzione dell'opinione pubblica, e sono quei reati che colpiscono fortemente le persone: gli scippi, le rapine, le aggressioni, come abbiamo visto anche in questi giorni.
A fronte di quello che sta accadendo, le Forze di Polizia stanno diminuendo; e non ci si può inventare i numeri, venire qui in Parlamento e andare in televisione a raccontarli giorno per giorno, perché le falsità non diventano verità solo perché vengono ripetute. Così come, guardate, anche questa storia dei reati: magicamente, fino all'altro giorno, quando i reati erano inferiori, questa maggioranza e questo Governo gridavano all'emergenza, mentre adesso, che son passati ormai tre anni - e dopo tre anni la gente chiede conto a questo Governo -, immediatamente, sembra che tutto vada bene. Semplicemente non è così. I problemi stanno crescendo e voi state facendo solo esclusivamente propaganda . Questo è un modo irresponsabile di occuparsi di sicurezza, e la sinistra, e l'opposizione di sicurezza si occupa eccome .
PRESIDENTE. Il deputato Romano ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02416 di cui è cofirmatario.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signora Ministra, il legislatore, anche attraverso l'istituzione della Commissione parlamentare per la semplificazione, che mi onoro di presiedere, ha inteso dotarsi di strumenti permanenti di indirizzo, strumenti di valutazione e strumenti volti a contrastare la frammentazione e la stratificazione dell'ordinamento, così promuovendo un'azione razionale e coerente della normazione.
La semplificazione normativa costituisce uno degli obiettivi strutturali della funzione pubblica, ed è indispensabile per rafforzare la certezza del diritto, migliorare la qualità della legislazione e rendere più efficiente l'azione amministrativa. Ogni anno viene presentata una legge sulla semplificazione, e noi con il lavoro svolto in Commissione abbiamo voluto concentrarci sulla digitalizzazione, proprio perché riteniamo che questo nuovo mondo debba rendere maggiormente possibile la semplificazione di norme che ancora oggi, purtroppo, sono tante, troppe. Vogliamo sapere dal Ministro come intenda procedere.
PRESIDENTE. Il Ministro per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha facoltà di rispondere.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. Ringrazio l'onorevole Romano, che pone l'accento su problemi di funzionamento del nostro sistema ordinamentale, sui quali siamo in perfetta consonanza. Il quesito formulato mi offre l'occasione di illustrare la strategia di semplificazione che sto realizzando, una strategia pluriennale che ha raggiunto risultati significativi.
Nel 2025 sono state approvate tre leggi di mia iniziativa. In primo luogo, la legge n. 56, che abroga oltre 30.000 atti prerepubblicani, riducendo del 28 per cento circa lo normativo vigente, contrastando così quella stratificazione dell'ordinamento che genera confusione e difficoltà applicative.
Inoltre, la legge n. 182, che semplifica e digitalizza i procedimenti in materia di attività economiche e di servizi per cittadini ed imprese e, soprattutto, la legge n. 167, cioè la legge annuale di semplificazione normativa che consente di contrastare la proliferazione delle leggi con un approccio sistemico e non più episodico.
Stiamo agendo in diverse direzioni: abbiamo già semplificato il settore della produzione di energie rinnovabili con i decreti legislativi n. 190 del 2024 e n. 178 del 2025 e, nella legge di semplificazione, abbiamo introdotto principi innovativi, le valutazioni di impatto generazionale e di genere e la digitalizzazione della produzione normativa.
La legge annuale contiene numerose deleghe in ambiti di primaria importanza e la loro attuazione è ormai prossima, in particolare in materia di affari esteri e cooperazione internazionale, di disabilità, di istruzione e di Protezione Civile. È, poi, imminente l'istituzione della Commissione per la revisione del codice dell'amministrazione digitale e per la disciplina delle modalità digitali dell'attività di produzione normativa: un passaggio essenziale per allineare il diritto pubblico alle trasformazioni tecnologiche in atto.
Mentre i cantieri aperti, con la legge n. 167 procedono secondo la prevista tabella di marcia, stiamo già iniziando ad elaborare i contenuti della prossima legge annuale, con l'intenzione di introdurre ulteriori e massicce semplificazioni in settori di grande rilevanza economica e sociale.
A livello europeo, ho iniziato una collaborazione con il Commissario Dombrovskis, al quale ho chiesto un cambio di metodo: da un lato, di privilegiare la normativa di principio anziché quella di minuto dettaglio, al fine di poterla meglio adattare alle esigenze dei singoli Stati membri; dall'altro, di partecipare, già in fase istruttoria, all'elaborazione degli interventi di semplificazione burocratica.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI,. L'articolata strategia, che ho qui brevemente esposto, consentirà non solo di dare certezza giuridica ai rapporti con i cittadini, ma anche di fare della semplificazione una grande leva di sviluppo economico e attrazione degli investimenti, dato che la burocrazia costa alle famiglie e alle imprese oltre 200 miliardi di euro all'anno.
PRESIDENTE. Il deputato Romano ha facoltà di replicare.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ringrazio il Ministro, la risposta ci soddisfa pienamente perché va nella direzione da noi auspicata, con riferimento al principio secondo il quale la semplificazione vale ancora di più, alcune volte, di una buona legge, proprio perché i cittadini e le imprese devono essere interessati al risultato, anziché, magari, a disposizioni apodittiche che poi, concretamente, non risolvono i loro problemi.
Noi abbiamo davanti uno scenario del tutto nuovo, che è quello del mondo digitale. Il mondo digitale però, senza una semplificazione normativa, è come far camminare una Ferrari su una regia trazzera. Per questa ragione, noi incoraggiamo la Ministra ad andare in questa direzione affinché, finalmente, quel 56 per cento di digitalizzazione della pubblica amministrazione possa diventare, a breve, il 100 per cento, perché più si semplifica e più si digitalizza, più si avvicinano i cittadini alle istituzioni, nelle loro attività personali e nelle attività di impresa. Lei ha fatto cenno nel suo intervento, per ultimo, ai risultati importanti, non soltanto macroeconomici, che possono derivare dalla semplificazione normativa e dalla digitalizzazione. Noi seguiamo questo percorso e, quindi, la incoraggiamo ad andare avanti.
PRESIDENTE. La deputata Mantovani ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02417 di cui è cofirmataria.
LUCREZIA MARIA BENEDETTA MANTOVANI(FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, i tragici eventi della notte di Capodanno a Crans-Montana hanno causato il decesso di 40 persone, tra cui 6 cittadini italiani, e numerosi feriti con ustioni e lesioni cliniche complesse.
In seguito a tale tragedia, l'Italia ha garantito l'immediato rimpatrio di alcuni feriti e il loro ricovero presso strutture ospedaliere di eccellenza, tra cui l'Ospedale Niguarda di Milano. Il nostro Paese ha, inoltre, prontamente attivato il sistema sanitario e trapiantologico nazionale, evidenziando il ruolo essenziale della disponibilità di tessuto cutaneo per la cura dei grandi ustionati.
Per questo motivo, le chiediamo quali azioni siano state intraprese e quali iniziative si intendano rafforzare per garantire un adeguato approvvigionamento di tessuti destinati ai trapianti, assicurando una risposta efficace del Servizio sanitario nazionale anche in situazioni di emergenza.
PRESIDENTE. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha facoltà di rispondere.
ORAZIO SCHILLACI,. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interroganti, l'evento di Crans-Montana è stata una strage e una tragedia che ha colpito profondamente tutti noi. Il Governo ha seguito da vicino ogni momento di questa emergenza, ha assicurato sostegno continuo alle famiglie e ai feriti. Io stesso mi sono recato a Milano a visitare i feriti, le famiglie e a ringraziare tutti gli operatori sanitari.
Voglio essere chiaro su un punto: il Servizio sanitario nazionale ha risposto e ha risposto bene. I pazienti con ustioni molto estese sono stati accolti presso strutture ospedaliere di alta specializzazione - in particolare, l'Ospedale Niguarda di Milano -, che hanno garantito percorsi assistenziali complessi, multidisciplinari, ad alta intensità di cura. Parliamo di trattamenti che richiedono competenze eccezionali, dedicate e tecnologie avanzate, e il nostro Servizio sanitario nazionale ha dimostrato di averle.
È un dato che voglio sottolineare, perché dice molto sulla solidità del nostro sistema trapianti. A differenza di altre nazioni europee coinvolte nell'emergenza, l'Italia non ha dovuto importare tessuto cutaneo dall'estero. Non ne abbiamo avuto bisogno, perché la rete nazionale delle banche della cute ha garantito l'autosufficienza. E questo non è un caso, è il risultato di anni di organizzazione, cultura della donazione e investimenti. La nostra Nazione può contare su 30 banche di tessuti, di cui 5 specializzate nella conservazione e processazione. Nel corso del 2024, queste strutture hanno ricevuto, lavorato e conservato circa 927.000 centimetri quadrati di cute.
A fronte dell'emergenza, la banca della cute dell'Ospedale Niguarda ha distribuito oltre 19.700 centimetri quadrati di tessuto. Oggi risultano disponibili presso la stessa banca circa 37.000 centimetri quadrati e sono in programma ulteriori recuperi. Sulla base delle valutazioni cliniche aggiornate, si stima che per il completamento del trattamento dei feriti serviranno ulteriori centimetri quadrati di tessuti che la banca già ha in autonomia e comunque, per la sicurezza del sistema, abbiamo formalizzato la disponibilità di altre banche.
Questo è un sistema che funziona, un sistema coordinato dal Centro nazionale trapianti, che opera con la rete nazionale, che garantisce donazione, prelievo, conservazione e utilizzo di organi e tessuti. Questo sistema si regge su un presupposto fondamentale: la disponibilità di organi e tessuti dipende dal consenso espresso in vita dai cittadini. È un atto di responsabilità civile, è un gesto di solidarietà verso l'intera collettività. Per questo, come Ministero, rafforzeremo le iniziative di sensibilizzazione, con campagne di comunicazione e formazione degli operatori, potenziamento dei centri trapianti.
L'evento di Crans-Montana ha messo in evidenza il valore strategico della capacità di risposta emergenziale del nostro Servizio sanitario nazionale e il Servizio ha dimostrato di essere all'altezza, sia sul piano clinico che organizzativo.
Continueremo a lavorare per garantire un adeguato approvvigionamento di tessuti, per valorizzare questo patrimonio di competenze e organizzazione, per assicurare che il sistema sanitario nazionale sia sempre pronto, soprattutto in situazioni di emergenze, perché il nostro Servizio sanitario nazionale, quando serve, sa rispondere.
PRESIDENTE. Il deputato Ciancitto, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
FRANCESCO MARIA SALVATORE CIANCITTO(FDI). Grazie, Presidente. Desidero, innanzitutto, ringraziare il Ministro Schillaci per la risposta puntuale, dettagliata e trasparente che è stata fornita a quest'Aula, una risposta che ci consente di affermare, con convinzione, che siamo pienamente soddisfatti dell'operato del Governo, sia sul piano sanitario, sia su quello organizzativo, sia sotto il profilo umano, solidale e istituzionale.
La tragedia di Crans-Montana ha rappresentato una prova durissima, improvvisa e drammatica, ma anche un banco di verifica della capacità di risposta del nostro Paese. Ebbene, da quanto illustrato dal Ministro, emerge con chiarezza come l'Italia abbia saputo reagire con prontezza, competenza e senso di responsabilità, attivando in tempi rapidissimi tutti gli strumenti necessari per il rimpatrio, la presa in carico e la cura dei feriti presso strutture di assoluta eccellenza del Servizio sanitario nazionale.
Da medico e da componente della Commissione affari sociali, sento il dovere di sottolineare il valore straordinario del lavoro svolto dai professionisti sanitari, dai centri specializzati per la cura dei grandi ustionati, dal sistema trapiantologico nazionale e dalla rete delle banche di tessuti, che hanno garantito cure complesse, tempestive e sicure in un contesto emergenziale e di eccezionale gravità. È la dimostrazione concreta di un sistema sanitario pubblico che funziona, che sa fare rete, che sa essere efficiente anche nelle situazioni più critiche e che rappresenta un punto di riferimento sia a livello nazionale, ma direi anche a livello internazionale.
La tragedia di Crans-Montana, che ha colpito l'intero Paese e, in particolare, i cittadini coetanei, trattandosi di giovani, vittime del rogo, può costituire un'occasione per riportare, con maggiore forza, l'attenzione su questi temi, il tema della donazione di organi e di tessuti. Ricordo che la percentuale di cittadini che donano è inferiore al 5 per cento. È quindi necessario sensibilizzare i giovani, perché abbiamo dato una risposta immediata e veloce anche grazie alla donazione .
PRESIDENTE. Il deputato Bonelli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02418 .
ANGELO BONELLI(AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, con il vostro Governo, il Governo Meloni, le bollette dell'energia per le famiglie italiane e le imprese sono aumentate. Sono tra le più care in Europa, però avete raggiunto un risultato, avete raggiunto e realizzato un'impresa: chi ha guadagnato tanto da questa situazione sono le grandi società energetiche, che hanno fatto profitti attraverso la vendita del gas. Negli ultimi tre anni, 70 miliardi di euro di profitti.
Le famiglie italiane sono, però, sempre più povere. È un'impresa veramente drammatica per il Paese. Il punto è che, invece, avete deciso di acquistare il gas da Trump, dagli arabi, arricchendo anche loro. Chi si impoverisce è il Paese. Come intendete diminuire il costo dell'energia in Italia, signor Ministro ?
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente, un grazie agli interroganti. Con riferimento al tema del costo dell'energia, confermo che è sempre alta l'attenzione del Governo verso le famiglie e le imprese e che si sta al riguardo valutando l'introduzione di strumenti volti a contrastare, nel breve termine, l'elevato costo delle bollette energetiche, nonché l'adozione di misure di natura più strutturale volte a promuovere, anche attraverso nuovi meccanismi di mercato, l'accesso all'energia da fonte rinnovabile da parte dei consumatori, in modo da favorire di fatto il disaccoppiamento del prezzo dell'energia elettrica dal prezzo del gas.
Con specifico riferimento alle famiglie, si ricorda che diversi sono gli strumenti disponibili per il contrasto al fenomeno della povertà energetica, tra cui il sociale per l'elettricità e il gas, ma anche gli strumenti di incentivazione all'autoconsumo, come quello relativo alle comunità energetiche rinnovabili. Non solo, siamo intervenuti più volte con la conferma o il rafforzamento dei sociali, ma anche con misure di natura strutturale volte a favorire l'autoconsumo di energia da fonti rinnovabili.
Si pensi alle comunità energetiche e alla loro crescente diffusione sul territorio, grazie anche alle innovazioni apportate nel quadro regolatorio, oppure, lato imprese, all'implementazione, almeno per i grandi energivori, dell'.
Tanto premesso, il Governo, nella piena consapevolezza della rilevanza del fenomeno della povertà energetica, condivide l'opportunità di un approccio organico per contrastarla e conferma gli strumenti di sostegno già in essere. Stiamo, inoltre, lavorando ad un pacchetto organico di riforma, che vuole progressivamente abbattere nel tempo l'aggravio degli oneri di sistema per i cittadini e le imprese, garantendo soprattutto la competitività del tessuto delle piccole e medie imprese, che sono - è bene ricordare - quelle che danno lavoro (il sistema manifatturiero: media tensione, bassa tensione oltre i 16,5 chilowatt). Ci rendiamo conto che dobbiamo garantire rapidamente la competitività del tessuto produttivo italiano, in un contesto europeo in cui vi sono un di generazioni e molto differenziate tra di loro.
PRESIDENTE. Il deputato Bonelli ha facoltà di replicare.
ANGELO BONELLI(AVS). Ministro, non so se lei si rende conto del suo intervento e degli italiani che ci hanno appena visto. Lei, voi, che state praticamente governando da quasi quattro anni questo Paese, avete appena detto, ha detto: faremo, dovremo, stiamo lavorando. Il punto è che gli italiani pagano bollette altissime e le grandi società energetiche sono sempre più ricche, sempre più ricche, signor Ministro.
Non avete proprio una visione di quello che dovete fare. Lei è venuto a dire che conferma che l'attenzione da parte del Governo è alta; meno male che è alta, perché, se fosse bassa, che sarebbe successo? Siamo a fine legislatura. Il punto è che l'installazione di rinnovabili si è ridotta, rispetto al 2024, del 12 per cento; avete tagliato i fondi alle comunità energetiche rinnovabili, signor Ministro. Ma lei lo sa, perché si è fatto tagliare dal Ministro Foti 1,4 miliardi di euro dalle comunità energetiche rinnovabili , il 75 per cento dei fondi.
Il punto è che state costruendo una politica energetica devastante per i bilanci familiari degli italiani e per le piccole e medie imprese. Avete deciso di mantenere la promessa di acquistare il gas da Trump, lo prendiamo dagli arabi e stiamo condannando le famiglie italiane a pagare l'energia a un costo alto. Il punto è che la vostra ideologia sta condannando il Paese a un costo dell'energia altissimo, non avete idee e state facendo pagare un prezzo elevatissimo.
Il futuro, e la vicenda anche della Groenlandia e le minacce di Trump lo insegnano, sta nelle rinnovabili, sta nella transizione ecologica, che abbassa il costo dell'energia. Non sarà, signor Ministro, che il problema è proprio questo? Che non volete far pagare agli italiani un costo basso dell'energia perché c'è chi invece fa tanti profitti dal costo dell'energia? .
PRESIDENTE. Il deputato Agostino Santillo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Pavanelli ed altri n. 3-02419, di cui è cofirmatario.
AGOSTINO SANTILLO(M5S). Ministro Fratin, lei è a conoscenza, certamente, che 5 milioni di italiani non possono riscaldarsi adeguatamente perché le bollette costano troppo; lei è sicuramente a conoscenza che gli italiani pagano mediamente il 27,5 per cento in più l'energia rispetto alla media europea e lei è certamente consapevole che le imprese italiane, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, pagano corrente elettrica e gas il 49,8 per cento in più. Allora, Ministro, lei deve sapere che gli italiani non ce la fanno più a pagare queste bollette, che sono troppo care, e sentono le vostre risposte e ancora si sentono dire di rimandi: faremo, alta attenzione… stiamo valutando, stiamo lavorando.
Ministro, ancora, lei, per arrampicarsi sugli specchi, l'altro ieri, alla stampa ha detto: ci stiamo confrontando per arrivare ad una soluzione il prima possibile. Ministro, ancora, dopo sei mesi? Noi vogliamo sapere oggi, ora, cosa intendete fare per mitigare l'esposizione dei consumatori finali e delle imprese alla volatilità dei prezzi dell'energia
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente. Un grazie agli onorevoli interroganti. Nell'attuale assetto del mercato dell'energia, ove il prezzo risulta ancora condizionato dal ruolo di generazione a gas nel di produzione, l'obiettivo principale resta quello di promuovere e accelerare lo sviluppo e l'integrazione del sistema elettrico della generazione da fonti rinnovabili, in linea con il Piano nazionale integrato energia e clima.
Grazie alle aste di Fer X transitorio, si otterrà la contrattualizzazione ed entrata in esercizio di 10 gigawatt di nuovi impianti a fonte rinnovabile; con l'entrata in vigore nel 2026 del Fer X a regime e il successivo meccanismo innovativo del cosiddetto Fer Z, implementiamo meccanismi concepiti al fine di garantire congiuntamente il raggiungimento degli obiettivi di installazione di impianti a fonti rinnovabili previsti nel cronoprogramma del PNIEC e, al contempo, un minore costo per il sistema derivante dal sostegno alle rinnovabili.
Sulle rinnovabili mi sia permesso di dire una cosa: le rinnovabili hanno raggiunto un punto di equilibrio, eolico, fotovoltaico, per essere nella condizione di non essere più incentivate, ma bensì, con i contratti e per differenze, di dare beneficio in entrata, e quindi riduzione degli oneri di sistema.
Con l'applicazione del testo unico rinnovabili e il nuovo quadro normativo delle aree idonee si è dato un assetto stabile - si sta dando perché è in approvazione - per i regimi autorizzativi e per la programmazione territoriale del FER. Allo stesso tempo, si rivela necessario un quadro regolatorio idoneo a promuovere l'accessibilità da parte dei consumatori all'energia rinnovabile anche attraverso l'introduzione di nuovi meccanismi di mercato in grado di contribuire, di fatto, al del prezzo dell'energia da quello del gas. Sono in fase di definizione ulteriori strumenti affinché i consumatori possano stipulare contratti a lungo termine di energia rinnovabile a prezzi calmierati.
Una delle più recenti riforme del PNRR è stata attuata proprio mediante la revisione della disciplina in materia di contratti a lungo termine di energia rinnovabile, prevedendo l'intervento del GSE quale garante di ultima istanza a beneficio dei soggetti interessati.
Uno degli obiettivi del Governo è garantire la contrattualizzazione di energia a prezzi calmierati da parte delle piccole e medie imprese manifatturiere che più di tutte scontano il tema del caro energia. Inoltre, norme come la risoluzione della saturazione virtuale della rete o la vanno nella direzione di modificare strutturalmente il quadro regolatorio per favorire un reale sviluppo degli impianti e l'accesso calmierato ai prezzi dell'energia; pertanto, resta fermo l'impegno del Governo di ridurre l'esposizione finale dei consumatori italiani e delle imprese alla volatilità del prezzo di mercato.
PRESIDENTE. La deputata Chiara Appendino, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
CHIARA APPENDINO(M5S). Ministro, le vede queste? Le guardi, sono le bollette ) di una delle tante piccole e medie imprese che stanno affondando. I consumi sono scesi perché non producono più. Eppure, il prezzo è salito, è alle stelle e questa è la cifra del vostro fallimento. Anche perché era Meloni che, ad agosto, diceva che il costo dell'energia era un macigno; era lei che, a dicembre, diceva: no, no, no, dobbiamo fare qualcosa. Era lei che, pochi giorni fa, addirittura, diceva: interverremo nel prossimo Consiglio dei ministri. Il risultato? Zero. Nulla. Lo zero assoluto. Ministro, sveglia. Governate da tre anni e le bollette sono alle stelle e sa, Ministro, perché i costi non scendono? Non per le cose ridicole, le baggianate - come si dice da noi - che ha detto oggi qui in Aula. Non scendono perché voi siete quelli che trovate subito, senza problemi, 23 miliardi per preparare la guerra, ma non riuscite a trovare 3 miliardi - dico 3 - per aiutare le famiglie e le imprese. È questo il marchio di infamia del Governo Meloni.
E, allora, Ministro, lei oggi è venuto qui per l'ennesima volta a dirci quello che forse farete domani, ma non ci ha detto l'unica cosa che doveva dire. Quale - quale! - di queste voci avete ridotto su questa bolletta? Rispondo io: nessuna. E allora, vede Ministro, sa cosa sono le vostre promesse (? Sono carta straccia, non valgono nulla! Avete calpestato le famiglie, avete calpestato le imprese! Voi siete una condanna economica e sociale per questo Paese
PRESIDENTE. Il deputato Antonio D'Alessio ha facoltà di illustrare l'interrogazione n. 3-02420, di cui è cofirmatario.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Premesso che la distribuzione elettrica in Italia è concentrata nelle mani del principale operatore e distribuzione della società del gruppo Enel; che, in virtù del quadro legislativo, la legge di bilancio ha prorogato le concessioni in essere per un periodo di 20 anni motivando la proroga, così generosa, con argomentazioni pretestuose. E, c'è di più: oltre all'estensione della concessione per 20 anni, tutti i costi a carico dei beneficiari sarebbero stati assimilati a investimenti ordinari, remunerati da ARERA e trasferiti in bolletta a carico degli utenti.
Il decreto ministeriale non è stato ancora emanato e anche questo ritardo conferma l'imbarazzo di giustificare un così favorevole e immotivato trattamento degli attuali concessionari. Si chiede se non ritenga di avviare una profonda revisione delle modalità di remunerazione di attività in concessione svolte in regime di monopolio. Per noi, signor Ministro, il contenimento delle bollette …
PRESIDENTE. Concluda. Riprenda la parola e concluda.
ANTONIO D'ALESSIO(AZ-PER-RE). Dicevo, Presidente, che per noi il contenimento delle bollette è una priorità assoluta per gli italiani.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Picchetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente. Un grazie agli interroganti. In relazione al tema posto, bisogna ricordare che il peso tariffario della distribuzione elettrica in Italia è significativamente più basso della media europea, come certificato anche dai dati Eurostat. Inoltre, le tariffe dei gestori di reti italiane sono di gran lunga inferiori a quelle di Francia e Germania.
Sul costo della rete complessivo, ossia il parametro principale che determina le tariffe di rete, o semplicemente sulla media annua dei minuti di interruzione per cliente l'Italia può vantare risultati molto più virtuosi rispetto a quelli della Francia. In questo contesto, la rimodulazione delle concessioni introdotta dalla legge di bilancio 2025 costituisce uno strumento utile a garantire la realizzazione degli investimenti straordinari richiesti dalle nuove sfide del sistema elettrico. L'estensione della durata concessoria è funzionale alla possibilità di finanziare investimenti strutturali di carattere straordinario e non riconducibile a quelli operati in passato, in quanto connessi all'obiettivo, di comune auspicio, peraltro, della transizione energetica. Si dovrà pertanto veicolare la rapida crescita della generazione rinnovabile e la gestione avanzata di un sistema sempre più decentralizzato con la diffusa presenza di e di flussi energetici bidirezionali.
Il sistema dovrà anche sostenere l'estesa elettrificazione dei consumi - che include l'espansione dei locali e dei nuovi carichi industriali -, la gestione di eventi meteo estremi sempre più frequenti attraverso reti più resilienti e digitalizzate e il consolidamento di una infrastruttura critica ormai esposta alle aumentate tensioni geopolitiche.
In assenza di un orizzonte concessorio coerente c'è il rischio concreto di un rallentamento degli investimenti indicati, con gravi ripercussioni sulla sicurezza, sulla resilienza e sulla competitività del sistema Paese.
Infine, con specifico riferimento al suo quesito posto, si rappresenta che la regolazione tariffaria dei servizi di distribuzione e, quindi, dei ricavi è nella competenza ARERA. Secondo la vigente normativa all'Autorità è demandata la definizione di un sistema tariffario certo e trasparente per i servizi regolati di trasmissione e distribuzione.
Per il raggiungimento di tali obiettivi essa opera, deve operare, secondo criteri di efficienza, affidabilità e qualità del servizio, sostenibilità ambientale e promozione della concorrenza, in linea con la normativa comunitaria vigente in materia.
PRESIDENTE. Il deputato Benzoni ha facoltà di replicare.
FABRIZIO BENZONI(AZ-PER-RE). Grazie, Ministro, per questa risposta che conferma lo stato confusionale con cui ero entrato prima di porle il quesito, perché non ha risposto nel merito alle tre questioni centrali che le abbiamo posto e che sono quelle che poi riguardano i cittadini e le aziende, cioè:
Uno, questi oneri e questi investimenti erano già previsti nei contratti in essere e, forse, non sono stati fatti se nel rinnovo della concessione mettiamo ulteriori investimenti.
Due, perché presumiamo che altri soggetti sul territorio non potessero fare quegli investimenti e rispettare un piano industriale, quindi, perché non abbiamo fatto una gara magari con qualcuno che era disponibile a fare quegli investimenti a un prezzo inferiore.
Tre, perché non diciamo con chiarezza che poi - certo che dipende da ARERA - gli investimenti che noi chiediamo sulla rete vanno a finire nella bolletta degli italiani. E noi scopriamo oggi una cosa interessante da lei: che siamo il Paese che ha i più bassi tassi, diciamo, di incidenza del costo di distribuzione della rete. Peccato, basta guardare su Google e invitiamo chi è a casa a farlo: rispetto ai costi di incidenza della distribuzione in Europa siamo tra i Paesi che hanno il più alto costo e noi lo implementeremo ancora per chiedere a chi doveva gestire quella rete di farlo senza gara nei prossimi anni e di buttare un'altra volta il costo di questi investimenti sulla bolletta dei cittadini. Non ci ha risposto e non siamo per nulla soddisfatti
PRESIDENTE. Il deputato Battilocchio ha facoltà di illustrare l'interrogazione D'Attis n. 3-02421, di cui è cofirmatario.
ALESSANDRO BATTILOCCHIO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Ministro, di nuovo torniamo a parlare in quest'Aula di Civitavecchia e Brindisi, due territori che tanto hanno dato, per decenni, in termini di contributo all'approvvigionamento energetico nazionale.
Nel Consiglio dei ministri di fine anno, lei ha confermato che, visto il perdurare di un quadro geopolitico fortemente instabile, è opportuno, al momento, mantenere in riserva fredda i due impianti. Sappiamo che, grazie alle proposte diventate leggi dello Stato, a prima firma mia e del collega D'Attis, si è avviato il processo di transizione energetica carbone, con la costituzione dei Comitati interministeriali
Le chiediamo oggi ulteriori informazioni sulla questione, sulla possibilità di adottare iniziative specifiche di competenza per sostenere i territori in questo percorso, che va avanti, di transizione energetica e di impostazione dello sviluppo futuro.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Picchetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente. Un grazie agli interroganti. In merito a quanto richiesto, il Governo conferma che è nelle proprie intenzioni proseguire nel processo di transizione energetica, anche attraverso il superamento del carbone, quale fonte per la generazione elettrica.
In tale ottica, è stato mantenuto l'impegno a cessare l'utilizzo sul territorio continentale, entro il 31 dicembre 2025, come previsto nell'aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, trasmesso alla Commissione europea a giugno 2024, sia per considerazioni di natura economica, che di natura ambientale.
In disparte la considerazione sulle centrali a carbone ancora attive in Sardegna. Quelle di Brindisi e Civitavecchia, pur avendo contribuito alla copertura del fabbisogno energetico al tempo della crisi del gas del 2022, appaiono non essere economicamente sostenibili. Difatti, le stesse sono ferme da tempo, non essendo più la generazione a carbone competitiva nel mercato dell'energia elettrica rispetto ad altre fonti.
Tutto ciò premesso, restano ancora valide le esigenze relative alla sicurezza energetica, in considerazione proprio - come ha citato lei nel rappresentarlo - dell'attuale incerto contesto geopolitico, forse anche maggiormente incerto rispetto a qualche mese fa.
Per tale motivo, i due siti produttivi rimangono disponibili, seppure in un assetto di “riserva fredda”. Pertanto, allo stato attuale, i due impianti non producono energia, con ciò rispettando quindi gli impegni assunti col Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, ma restano potenzialmente pronti ad entrare nell'esercizio tempestivamente, secondo precise condizioni, in caso di situazioni di emergenza connesse alla criticità dell'approvvigionamento di gas naturale, analoghe a quelle già sperimentate al 2022. Fermo restando la prosecuzione delle attività relative alla riqualificazione industriale delle aree interessate, sono comunque in corso da parte del MASE valutazioni tecniche più approfondite sulle condizioni e sui requisiti di natura tecnica, regolatoria ed economica, riguardanti l'assetto in riserva fredda nel rispetto delle norme dell'Unione europea in materia, al fine di salvaguardare il profilo strategico degli impianti, per garantire la sicurezza del sistema in un contesto ancora caratterizzato da forti elementi di incertezza.
In ogni caso, come Governo, siamo pronti a facilitare qualsiasi percorso di riqualificazione industriale delle aree di Brindisi e Civitavecchia, anche aprendo allo smantellamento delle centrali, qualora le condizioni di sicurezza energetica lo consentano, attraverso, quindi, una valutazione di tutte le soluzioni che saranno definite nel tavolo in corso presso il MIMIT, che è già avviato, quindi dove è già stata avviata anche la procedura della nomina del commissario relativo all'area di Civitavecchia. Nella sostanza…
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. …qualora nel percorso di riserva fredda si verifichi la condizione di investimento per reindustrializzazione, siamo pronti a cessare.
PRESIDENTE. Il deputato D'Attis ha facoltà di replicare.
MAURO D'ATTIS(FI-PPE). Signor Ministro, noi, col collega Battilocchio - come ha detto prima lo stesso collega - abbiamo sempre voluto che Brindisi e Civitavecchia non fossero relegate a una vicenda locale e, quindi, abbiamo voluto sempre coinvolgere il Parlamento, il Governo, proprio perché la questione deve essere affrontata in maniera aperta e trasparente.
Lo abbiamo fatto quando qualcun altro, altri Governi si dimenticavano di inserire Brindisi e Civitavecchia nei programmi europei, per esempio, di decarbonizzazione. Lo abbiamo fatto praticamente perché notammo che molti - tanti - si preoccupavano di dire che le centrali andavano chiuse, ma nessuno diceva, poi, cosa sarebbe dovuto accadere una volta che le centrali venivano chiuse.
Adesso, siamo arrivati al momento decisivo e la gran parte, oggi, sono gli stessi che vanno a fare le passerelle davanti ai lavoratori dell'indotto, chiedendo rassicurazioni per le loro famiglie e per loro stessi.
Noi non abbiamo mai perso la direzione: sì all'uscita dal carbone, e stiamo uscendo dal carbone, sì alla reindustrializzazione dei siti, sì alla bonifica, sì alla destinazione a nuovi usi degli spazi interni e portuali. Così, con le nostre proposte, sono stati avviati i procedimenti di reindustrializzazione.
Signor Ministro, ringraziandola per la risposta e per l'impegno, ci aspettiamo nelle prossime settimane una chiara svolta in un senso o in un altro. Allora, o la tenuta in riserva fredda delle centrali con assicurazione del lavoro per l'indotto e la garanzia di successive procedure di oppure, signor Ministro, lo smantellamento, l'autorizzazione a ENEL per la messa in sicurezza e per permetterci di determinare ulteriori nuove opportunità di investimento sui territori.
Brindisi e Civitavecchia hanno dato tanto al Paese ed è il momento che il Paese si ricordi di Brindisi e Civitavecchia .
PRESIDENTE. La deputata Gadda ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02422 di cui è cofirmataria.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ministro Pichetto Fratin, è vero: quando ci sono scenari politici incerti, bisogna prendere delle decisioni. E questo noi le chiediamo come gruppo di Italia Viva.
Il 31 dicembre è scaduta la concessione della centrale a carbone ENEL di Civitavecchia, noi le chiediamo che cosa intendete fare sul fronte degli investimenti, che cosa significa tenere quell'impianto a riserva fredda - se significa un limbo per il territorio o se significa una strategia - e che cosa intendete fare con il commissario straordinario che avete annunciato ma non avete ancora nominato.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente. Un grazie agli interroganti. Come già indicato nella precedente risposta, il superamento del carbone, quale fonte energetica, è ormai negli atti trasmessi alla Commissione europea ed è effetto di considerazioni di natura sia ambientale sia economica. Resta perciò fermo il percorso di dal carbone da tempo avviato dal Governo.
Va tuttavia osservato che vi sono esigenze di sicurezza energetica in un contesto geopolitico come quello attuale significativamente incerto. Lei stessa nella presentazione l'ha ribadito. Si rende, perciò, necessario valutare le diverse opzioni in campo, inclusa quella di mantenere la disponibilità del sito produttivo, seppure in un assetto che viene definito “riserva fredda” che non è un limbo, chiaramente, ma è uno stato del bene secondo il quale gli impianti non producono energia. In tal modo si opera nel rispetto degli impegni del PNIEC sulla cessazione della produzione a carbone entro il 2025, salvaguardando la necessità di intervenire in situazioni di emergenza.
A tale proposito, si rammentano i fattori di crisi già vissute nel 2022, quali, ad esempio, la forte indisponibilità del parco di generazione, l'interruzione dei flussi di importazione o le criticità legate all'approvvigionamento del gas naturale. Proprio in quel contesto si rese necessario adottare programmi di massimizzazione del carbone, al fine di generare risparmio di gas naturale.
Parimenti, si potrebbe rendere necessaria la riattivazione, a date condizioni, del funzionamento delle centrali per soddisfare il fabbisogno energetico e garantire, quindi, la continuità delle forniture.
Sul tema si conferma, come già indicato, che sono in corso da parte del Ministero le valutazioni tecniche - naturalmente, con l'interlocutore ENEL più approfondite - sulle varie opzioni, nonché sulle condizioni e i requisiti di natura tecnica, regolatoria ed economica riguardanti il suddetto assetto delle due centrali, nel rispetto della normativa europea in materia; quindi, anche di Civitavecchia perché è pari a Brindisi.
Per quanto riguarda il processo di riconversione industriale delle aree, si rappresenta che il Ministero partecipa all'apposito tavolo di coordinamento, istituito presso il MIMIT, sul rilancio dell'area e conferma l'impegno ad assicurare la massima collaborazione con tutti i soggetti istituzionali interessati. L'obiettivo è definire, nell'ambito di un accordo di programma, un percorso che possa coniugare le esigenze della sicurezza energetica con la progressiva riconversione industriale delle aree.
Ribadisco, quindi, quanto ho già avuto modo di affermare, ossia che il Governo è pronto a facilitare la riqualificazione industriale dell'area di Civitavecchia, senza che ciò impedisca valutazioni legate alla sicurezza energetica del Paese. Nella sostanza, qualora si avvii la riconversione, noi siamo pronti anche a trovare delle alternative.
PRESIDENTE. La deputata Gadda ha facoltà di replicare.
MARIA CHIARA GADDA(IV-C-RE). Ministro Pichetto Fratin, io, onestamente, non ho compreso, non ho capito la sua risposta, e credo che non l'abbiano compresa nemmeno i sindaci, nemmeno i 57 soggetti che hanno presentato manifestazione d'interesse sulla logistica, sulla transizione energetica, sulle rinnovabili, che, appunto, vorrebbero investire in un'area che, di fatto, rimarrà nel limbo. Perché lei non mi ha risposto sulla nomina del commissario straordinario, che avete annunciato, ma di cui non si conosce ancora il nome.
Il commissario straordinario serve, è fondamentale, proprio perché, se vogliamo uscire dal carbone, questa transizione va accompagnata e gli investimenti in quell'area non cadono dal nulla. Il Governo non è un osservatore straordinario. Il Governo deve essere un attore protagonista della transizione e degli investimenti, cercandoli e sollecitandoli. Credo che sia fondamentale perché, lo scorso anno, all'assemblea di Confindustria, la Presidente del Consiglio Meloni ha annunciato - perché voi siete il Governo degli annunci - un piano straordinario industriale per il Paese, e l'energia è il cuore di una politica industriale del Paese.
Il punto è, signor Ministro, che le bollette in Italia per le imprese costano il 30 per cento in più rispetto ai nostri europei, 278 euro al megawattora contro i 171 della Spagna. La stessa cosa dicasi per le famiglie, che pagano 130 euro in più rispetto alle altre famiglie europee. Voi che cosa state facendo in questi tre anni, oltre agli annunci? Sul nucleare non si sa che percorso intendete intraprendere. Sulle rinnovabili siete voi che avete bloccato gli investimenti, perché sulle aree idonee avete fatto il caos.
Sono fermi gli investimenti perché le aziende che hanno intrapreso un percorso si vedono cambiate le regole in corso di lavoro e soprattutto avete aumentato i conflitti con il territorio. Quindi, un po' più di concretezza, meno auspici e proviamo a tracciare insieme un percorso per un vero piano industriale del Paese.
PRESIDENTE. Il deputato Bof ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02423 .
GIANANGELO BOF(LEGA). Signor Ministro, con questa richiesta noi siamo a richiedere quella che è una problematica che ci viene sollevata da moltissimi comuni del nostro territorio, il territorio della Pedemontana Veneta, che da anni, a seguito anche del PGRA, quello che andava dal 2021 al 2027, si trovano bloccati in tutti gli investimenti pubblici e privati. Parlo di adeguamenti sismici di scuole, parlo di piste ciclabili, parlo di tantissimi interventi che vengono bloccati grazie al regime di salvaguardia, che, finché i conoidi non vengono esaminate da parte delle Autorità di bacino, rimangono bloccati.
Ora, con il nuovo piano, questa attesa e questo blocco si prospetta andare fino a oltre il 2027. Molto spesso l'inerzia delle Autorità di bacino ha, appunto, generato questi ritardi, per cui siamo confidenti che, grazie alla sua azione, ci dia un'indicazione da poter dare ai comuni in modo che possano programmare i loro investimenti sia per quanto riguarda i cittadini, ma anche per quanto riguarda le opere pubbliche tanto importanti per i nostri territori.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Pichetto Fratin, ha facoltà di rispondere.
GILBERTO PICHETTO FRATIN,. Grazie, Presidente. Un grazie agli interroganti. In merito a quanto richiesto dagli onorevoli interroganti, si evidenzia che l'aggiornamento del Piano di gestione del rischio di alluvioni compete all'Autorità di bacino e che il MASE monitorerà sulla rapida definizione.
Si premette che il Piano di gestione del rischio di alluvioni costituisce l'unico strumento pianificatorio vigente per la componente idraulica ed è corredato da norme tecniche di attuazione finalizzate a garantire uno sviluppo del territorio in condizioni di sicurezza, nel rispetto dei diversi livelli di pericolosità e rischio. La revisione e l'aggiornamento delle mappe di allagabilità del Piano quali attività necessarie, attività di varie dinamiche correlate quindi all'evoluzione del territorio, hanno preso le mosse anche a seguito degli eventi alluvionali verificatisi nel corso del 2024.
Lo strumento giuridico che consente di rendere immediatamente efficaci e vincolanti le mappe revisionate, ai sensi dell'articolo 14 della direttiva del 2007, è rappresentato dall'adozione in salvaguardia delle relative misure, ai sensi, quindi, dell'articolo 65 del codice dell'ambiente, decreto legislativo n. 152 del 2006. In particolare, sono state istituite ulteriori zone di attenzione nei comuni di Vittorio Veneto, Villaga, Barbarano Mossano, Gallio, Asiago, Teolo, Sovramonte, Monselice e Torreglia.
Le attività svolte dall'Autorità di bacino hanno consentito di aggiornare il quadro conoscitivo e di procedere alla classificazione delle aree in termini di pericolosità e rischio idraulico in modo omogeneo e coerente con il quadro normativo vigente, anche attraverso il necessario coordinamento con le amministrazioni territoriali competenti. Nel caso di specie, l'aggiornamento ha comportato l'introduzione di circa 10 chilometri quadrati di ulteriori zone di attenzione, a fronte di una superficie preesistente di circa 240 chilometri quadrati.
L'adozione delle zone di attenzione risponde a un approccio cautelativo e preventivo volto a garantire la tutela dell'incolumità pubblica e degli altri beni giuridici protetti dalla pianificazione di bacino, nonché a fornire un quadro di riferimento per l'esercizio delle competenze urbanistiche ed edilizie e per l'aggiornamento dei piani comunali di Protezione civile. Pertanto, alla lettura delle norme tecniche del Piano è possibile individuare analiticamente ciò che è consentito nelle zone di attenzione. In ogni caso, si evidenzia che non è preclusa la possibilità di successivi adeguamenti pianificatori sulla base di approfondimenti tecnici svolti anche da parte dei comuni interessati. Si conferma la massima attenzione e volontà del Ministero nel monitorare l'andamento dell'aggiornamento dei piani in questione.
PRESIDENTE. Il deputato Bof ha facoltà di replicare.
GIANANGELO BOF(LEGA). La ringrazio, signor Ministro, per la risposta, che è stata capiente ed esaustiva. Appunto, noi non scendiamo nel merito dello strumento, che è sicuramente uno strumento utile, uno strumento utile a garantire la sicurezza dei nostri cittadini e dei nostri territori. Quello che solleviamo è appunto cercare di uscire, nella maniera più rapida possibile, dal regime di salvaguardia, perché in realtà questo è il problema vero. È il regime di salvaguardia che blocca tantissime attività e le cito esempi come il comune di Revine Lago, il comune di Cison, il comune di Valdobbiadene, il comune di San Donà di Piave e ne avrei una sfilza da citare di quelli che ci hanno contattato, ci conoscono e ci chiedono aiuto, proprio perché è nel regime di salvaguardia che c'è il blocco totale.
Quindi, auspico, conoscendo le sue capacità e la sua professionalità da Ministro, che provvederà a sollecitare presso l'Autorità di bacino del Veneto orientale anche per un trattamento che sia omogeneo nelle varie regioni e proporzionale nella disamina di questi conoidi, in modo che in questa finestra, che potrebbe protrarsi fino al 2027, si riesca, magari, a riuscire a dare una risposta più tempestiva a questi sindaci che ci chiedono aiuto, e noi, come centrodestra, siamo sempre al fianco delle amministrazioni locali, come sono certo lo sarà anche lei .
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16,15. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 94, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Il Presidente del Senato ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è assegnato, ai sensi dell'articolo 96-, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla X Commissione (Attività produttive):
S. 1731. - «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° dicembre 2025, n. 180, recante misure urgenti per assicurare la continuità operativa degli stabilimenti ex Ilva» (2761) -
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-, è altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
Poiché il suddetto disegno di legge è iscritto nel calendario dei lavori dell'Assemblea a partire da lunedì 19 gennaio 2026, ai sensi del comma 5 dell'articolo 96 del Regolamento, il termine di cui al comma 4 del medesimo articolo è conseguentemente adeguato.
PRESIDENTE. Comunico che, in data 14 gennaio 2026, il Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità “Il Forteto” la deputata Grazia Di Maggio, in sostituzione della deputata Chiara La Porta, cessata dal mandato parlamentare.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge di conversione n. 2758.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione sulla questione di fiducia.
Indico la votazione per appello nominale sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame nel testo delle Commissioni, identico a quello approvato dal Senato, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Ricordo che l'estrazione a sorte del nome del deputato dal quale la chiama avrà inizio è stata già effettuata dalla Presidenza nella seduta di ieri.
La chiama avrà quindi inizio dal deputato Fede.
Prima di procedere alla chiama, rivolgiamo un saluto al gruppo di sindaci provenienti dalla regione Calabria, che sono qui in tribuna ad assistere ai nostri lavori .
Invito i deputati Segretari a procedere alla chiama.
Avendo concluso la seconda chiama chiedo se vi siano deputati in Aula che non abbiano ancora votato e che intendano farlo. Mi pare che l'appello abbia avuto un esito negativo.
Quindi, comunico il risultato della votazione sull'articolo unico purtroppo c'è il risultato già presente sui nostri schermi, non possiamo riaprire la votazione, mi dispiace.
Comunico il risultato della votazione sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo delle Commissioni, identico a quello approvato dal Senato, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia:
Presenti: …………… 327
Votanti: ……………. 323
Astenuti: ……………. 4
Maggioranza: ……… 162
Hanno risposto : …. 205
Hanno risposto : … 118
La Camera approva.
Si intendono così precluse tutte le proposte emendative presentate.
sì:
Albano Lucia
Almici Cristina
Ambrosi Alessia
Amich Enzo
Amorese Alessandro
Andreuzza Giorgia
Antoniozzi Alfredo
Arruzzolo Giovanni
Bagnasco Roberto
Baldelli Antonio
Barabotti Andrea
Barelli Paolo
Battilocchio Alessandro
Battistoni Francesco
Bellomo Davide
Bellucci Maria Teresa
Benigni Stefano
Benvenuti Gostoli Stefano Maria
Benvenuto Alessandro Manuel
Bergamini Davide
Bergamini Deborah
Bicchielli Pino
Bignami Galeazzo
Billi Simone
Bisa Ingrid
Bof Gianangelo
Bordonali Simona
Boscaini Maria Paola
Bruzzone Francesco
Buonguerrieri Alice
Calovini Giangiacomo
Candiani Stefano
Cangiano Gerolamo
Cannata Giovanni Luca
Cannizzaro Francesco
Caparvi Virginio
Cappellacci Ugo
Caretta Maria Cristina
Carfagna Maria Rosaria
Carloni Mirco
Caroppo Andrea
Carra' Anastasio
Casasco Maurizio
Castiglione Giuseppe
Cattaneo Alessandro
Cattoi Vanessa
Cavandoli Laura
Cavo Ilaria
Cecchetti Fabrizio
Centemero Giulio
Cerreto Marco
Cesa Lorenzo
Chiesa Paola Maria
Ciaburro Monica
Ciancitto Francesco Maria Salvatore
Ciocchetti Luciano
Colombo Beatriz
Colosimo Chiara
Colucci Alessandro
Comaroli Silvana Andreina
Comba Fabrizio
Congedo Saverio
Coppo Marcello
Cortelazzo Piergiorgio
Costa Enrico
Crippa Andrea
Dalla Chiesa Rita
Dara Andrea
D'Attis Mauro
De Bertoldi Andrea
De Corato Riccardo
De Monte Isabella
De Palma Vito
Delmastro Delle Vedove Andrea
Di Maggio Grazia
Dondi Daniela
Donzelli Giovanni
Ferrante Tullio
Ferro Wanda
Filini Francesco
Formentini Paolo
Foti Tommaso
Frassinetti Paola
Frassini Rebecca
Frijia Maria Grazia
Gabellone Antonio Maria
Gardini Elisabetta
Gatta Giandiego
Gava Vannia
Gentile Andrea
Giaccone Andrea
Giglio Vigna Alessandro
Giordano Antonio
Giorgianni Carmen Letizia
Giovine Silvio
Gori Irene
Gusmeroli Alberto Luigi
Iaia Dario
Iezzi Igor
Kelany Sara
La Salandra Giandonato
Lampis Gianni
Lancellotta Elisabetta Christiana
Latini Giorgia
Lazzarini Arianna
Leo Maurizio
Loizzo Simona
Longi Eliana
Loperfido Emanuele
Lucaselli Ylenja
Lupi Maurizio
Maccanti Elena
Maccari Carlo
Maerna Novo Umberto
Maiorano Giovanni
Malagola Lorenzo
Malaguti Mauro
Mantovani Lucrezia Maria Benedetta
Marchetti Riccardo Augusto
Marchetto Aliprandi Marina
Mascaretti Andrea
Maschio Ciro
Matera Mariangela
Matone Simonetta
Matteoni Nicole
Mattia Aldo
Maullu Stefano Giovanni
Mazzetti Erica
Mazzi Gianmarco
Messina Manlio
Michelotti Francesco
Miele Giovanna
Milani Massimo
Minardo Antonino
Molinari Riccardo
Mollicone Federico
Montaruli Augusta
Montemagni Elisa
Morgante Maddalena
Morrone Jacopo
Mule' Giorgio
Mura Francesco
Nevi Raffaele
Nisini Tiziana
Osnato Marco
Padovani Marco
Pagano Nazario
Palombi Alessandro
Panizzut Massimiliano
Patriarca Annarita
Pella Roberto
Pellicini Andrea
Perissa Marco
Pichetto Fratin Gilberto
Pierro Attilio
Pisano Calogero
Pittalis Pietro
Pizzimenti Graziano
Polo Barbara
Pozzolo Emanuele
Pretto Erik Umberto
Prisco Emanuele
Pulciani Paolo
Raimondo Carmine Fabio
Ravetto Laura
Rixi Edoardo
Roccella Eugenia
Romano Francesco Saverio
Roscani Fabio
Rossello Cristina
Rossi Fabrizio
Rosso Matteo
Rotelli Mauro
Rubano Francesco Maria
Ruspandini Massimo
Russo Gaetana
Russo Paolo Emilio
Saccani Jotti Gloria
Sala Fabrizio
Sasso Rossano
Sbardella Luca
Schiano Di Visconti Michele
Schifone Marta
Semenzato Martina
Silvestri Rachele
Siracusano Matilde
Sorte Alessandro
Squeri Luca
Sudano Valeria
Tassinari Rosaria
Tenerini Chiara
Testa Guerino
Toccalini Luca
Trancassini Paolo
Tremaglia Andrea
Tremonti Giulio
Varchi Maria Carolina
Vietri Imma
Vinci Gianluca
Volpi Andrea
Ziello Edoardo
Zinzi Gianpiero
Zoffili Eugenio
Zucconi Riccardo
Zurzolo Immacolata
no:
Aiello Davide
Alifano Enrica
Amendola Vincenzo
Appendino Chiara
Ascani Anna
Bakkali Ouidad
Baldino Vittoria
Barbagallo Anthony Emanuele
Barzotti Valentina
Benzoni Fabrizio
Berruto Mauro
Boldrini Laura
Bonafe' Simona
Bonelli Angelo
Bonetti Elena
Borrelli Francesco Emilio
Braga Chiara
Cafiero De Raho Federico
Cantone Luciano
Cappelletti Enrico
Caramiello Alessandro
Carmina Ida
Carotenuto Dario
Caso Antonio
Casu Andrea
Cherchi Susanna
Ciani Paolo
Colucci Alfonso
Curti Augusto
D'Alessio Antonio
D'Alfonso Luciano
De Luca Piero
De Maria Andrea
Del Barba Mauro
Dell'Olio Gianmauro
Di Biase Michela
Dori Devis
D'Orso Valentina
Evi Eleonora
Faraone Davide
Fassino Piero
Fede Giorgio
Ferrara Antonio
Ferrari Sara
Filippin Rosanna
Fontana Ilaria
Forattini Antonella
Fornaro Federico
Furfaro Marco
Gadda Maria Chiara
Ghio Valentina
Ghirra Francesca
Giachetti Roberto
Gianassi Federico
Girelli Gian Antonio
Giuliano Carla
Gnassi Andrea
Grimaldi Marco
Grippo Valentina
Gubitosa Michele
Guerini Lorenzo
Guerra Maria Cecilia
Iacono Giovanna
L'Abbate Patty
Lacarra Marco
Lai Silvio
Laus Mauro Antonio Donato
Lomuti Arnaldo
Madia Maria Anna
Malavasi Ilenia
Manzi Irene
Mari Francesco
Marino Maria Stefania
Merola Virginio
Morassut Roberto
Morfino Daniela
Onori Federica
Orfini Matteo
Orrico Anna Laura
Pagano Ubaldo
Pandolfo Alberto
Pastorella Giulia
Pastorino Luca
Pavanelli Emma
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido
Penza Pasqualino
Perantoni Mario
Piccolotti Elisabetta
Porta Fabio
Provenzano Giuseppe
Quartini Andrea
Raffa Angela
Ricciardi Marianna
Ricciardi Riccardo
Ricciardi Toni
Roggiani Silvia
Romeo Nadia
Rossi Andrea
Ruffino Daniela
Santillo Agostino
Sarracino Marco
Scarpa Rachele
Scerra Filippo
Schlein Elly
Scotto Arturo
Serracchiani Debora
Silvestri Francesco
Simiani Marco
Sottanelli Giulio Cesare
Speranza Roberto
Sportiello Gilda
Stefanazzi Claudio Michele
Stumpo Nicola
Tabacci Bruno
Torto Daniela
Traversi Roberto
Tucci Riccardo
Vaccari Stefano
:
Gebhard Renate
Manes Franco
Schullian Manfred
Steger Dieter
:
Bagnai Alberto
Boschi Maria Elena
Brambilla Michela Vittoria
Caiata Salvatore
Calderone Tommaso Antonino
Caramanna Gianluca
Cirielli Edmondo
Deidda Salvatore
Della Vedova Benedetto
Freni Federico
Gemmato Marcello
Giorgetti Giancarlo
Gribaudo Chiara
Iaria Antonino
Lollobrigida Francesco
Magi Riccardo
Mangialavori Giuseppe Tommaso Vincenzo
Meloni Giorgia
Molteni Nicola
Nordio Carlo
Pellegrini Marco
Pietrella Fabio
Richetti Matteo
Rizzetto Walter
Rosato Ettore
Rossi Angelo
Tajani Antonio
Urzi' Alessandro
Zanella Luana
Zaratti Filiberto
PRESIDENTE. Ricordo che, come convenuto in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, l'esame degli ordini del giorno avrà luogo a partire dalle ore 19 con prosecuzione notturna.
Sospendiamo, a questo punto, la seduta, che riprenderà alle ore 17,30 con lo svolgimento dell'informativa urgente del Governo sulla vicenda concernente Mohammad Hannoun.
La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una informativa urgente del Governo sulla vicenda concernente Mohammad Hannoun, presidente dell'Associazione palestinesi in Italia.
Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, interverranno i rappresentanti dei gruppi per sette minuti ciascuno e delle componenti politiche del gruppo Misto per un tempo aggiuntivo in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi.
MATTEO PIANTEDOSI,. Grazie, Presidente. Il 27 dicembre lo Stato ha colpito una rete terroristica operante sul nostro territorio, nell'ambito di un'articolata attività investigativa condotta dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di finanza e coordinata dalla procura distrettuale di Genova, avviata su impulso della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Sono stati eseguiti provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di nove soggetti ritenuti responsabili di associazione con finalità di terrorismo, anche internazionale. Due di essi, peraltro, risultano tuttora irreperibili.
Tra gli arrestati, figura l'imam Mohammad Hannoun, cittadino giordano, residente da anni a Genova, figura di riferimento dell'associazionismo filopalestinese in Italia e, secondo l'ipotesi investigativa, risulta essere il capo della cellula italiana di Hamas. Dietro il linguaggio dell'umanitarismo e della religiosità, è emerso un sistema stabile di propaganda e finanziamento del terrorismo: una rete presente a Genova, Milano, Roma, attiva nella raccolta di denaro in moschee, eventi pubblici e manifestazioni.
Va precisato che i sospetti di contiguità tra il citato Hannoun e il gruppo terroristico di Hamas sono risalenti nel tempo, collegati in primo luogo a pregresse indagini svolte dalla DIGOS di Genova, in particolare tra il 2003 e il 2006, e dal Nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di finanza tra il 2017 e il 2021.
In secondo luogo, sono state approfondite acquisizioni della rete dell' internazionale e analisi svolte dalla Direzione centrale della Polizia di prevenzione del Ministero dell'Interno sull'attività finanziaria svolta dal cittadino giordano in questione, in ragione di numerose segnalazioni di operazioni finanziarie sospette per trasferimenti di denaro compiuti dal medesimo e dall'associazione benefica di solidarietà al popolo palestinese a lui facente capo.
Nel corso dell'attività la Guardia di finanza, tramite il GICO e il Nucleo speciale di Polizia valutaria, si è concentrata principalmente sulla ricostruzione dei flussi finanziari e sugli accertamenti patrimoniali. La DIGOS, al contempo, si è dedicata all'analisi degli aspetti associativi, inclusi i collegamenti degli indagati con la di Hamas. Lo sviluppo dell'attività investigativa ha permesso di iscrivere nel registro degli indagati 27 persone su un totale di oltre 50 individui di interesse investigativo.
Si è rivelata d'importanza fondamentale la cooperazione internazionale e le attività operative organizzate da Europol, nonché la collaborazione con omologhi uffici stranieri titolari di indagini analoghe a quella svolta a Genova. La rete di contatti ha permesso, infatti, di sviluppare un fattivo contributo da parte di Polizie straniere di Germania, Francia, Olanda, Spagna e della struttura antiterrorismo di Israele.
I fatti del 7 ottobre 2023, poi, hanno orientato le indagini nei confronti di Hannoun e di altri esponenti dell'Associazione benefica di solidarietà al popolo palestinese verso l'ipotesi del terrorismo internazionale. Tale impostazione investigativa si incentra sul fatto che l'Hannoun fosse il capo della cellula italiana di Hamas, con sede a Genova, finalizzata allo svolgimento di attività di propaganda e finanziamento di Hamas attraverso associazioni secondarie e serventi. In particolare, le indagini hanno permesso di evidenziare l'esistenza di due associazioni - la già citata, appunto, Associazione benefica di solidarietà al popolo palestinese e la parallela organizzazione di volontariato - entrambe con sede a Genova e con basi locali a Milano e Roma, inequivocabilmente riconducibili al profilo di Hannoun.
Il lavoro investigativo svolto ha anche rivelato che quest'ultimo era dedito al coordinamento, su ampia scala e su gran parte del territorio nazionale, delle attività di raccolta di somme di denaro. Questi proventi, acquisiti per il tramite di donazioni idealmente destinate a scopi umanitari e religiosi a favore della causa palestinese, risultano essere stati tuttavia sistematicamente dirottati verso strutture di Gaza a vario titolo riconducibili ad Hamas.
È emerso, inoltre, come il gruppo delle persone indagate, alcune delle quali hanno evidenziato rapporti di affiliazione diretta con esponenti di spicco di Hamas, si avvalesse di propri referenti appositamente dislocati sul territorio nazionale per la raccolta di denaro in occasione di eventi religiosi e di manifestazioni pubbliche. Grazie poi all'efficace sistema di reti e di strutture fittizie, artatamente create con lo scopo di eludere gli ordinari meccanismi di controllo del circuito bancario e finanziario del credito, quello stesso gruppo risulta a sua volta essere riuscito a far pervenire ad esponenti di Hamas oltre 7 milioni di euro con finalità di supporto all'azione della stessa organizzazione terroristica. All'esito delle attività di indagine, l'autorità giudiziaria ha pertanto provveduto a sequestrare beni per un importo complessivo di più di 8 milioni di euro. Allo stato attuale, inoltre, ben 17 sono state le perquisizioni effettuate tra Liguria, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio.
Tenuto conto che le indagini sono tuttora in corso e dovremo attenderne la conclusione per valutarne compiutamente l'intera portata e le loro implicazioni complessive, ma già ora è possibile trarre alcuni spunti di riflessione. Un primo punto è che, pur con la doverosa presunzione di innocenza che va riconosciuta in questa fase, è stato sicuramente squarciato il velo su attività che, dietro il paravento di iniziative in favore della popolazione palestinese, venivano sistematicamente dirottate verso strutture di Gaza, riconducibili all'egida di Hamas, per finalità di terrorismo. È un dato su cui richiamo l'attenzione soprattutto di chi, in alcune occasioni, ha manifestato vicinanza critica e puramente ideologica a personaggi coinvolti nell'indagine, sottovalutando, magari in buona fede, la delicatezza e la complessità di contesti che si muovono in un'area non sempre netta tra intenti apprezzabili e propositi meno limpidi. Va evidenziata l'eccellente qualità dei nostri apparati investigativi e di nel campo della prevenzione antiterrorismo. Grazie a competenze solide e di grande professionalità, il rischio che le odierne forme di radicalismo e di estremismo possano evolvere in qualche cosa di più preoccupante è alla costante attenzione delle Forze dell'ordine e del Ministero dell'Interno, che sta dedicando risorse cospicue su questo fronte.
La capacità di individuare, ricostruire e ricondurre a un quadro coerente e convincente un sistema, un insieme di tracce disseminato in una pluralità di Paesi lontani, richiede sicuramente competenze specialistiche che non sono comuni. Aggiungo che un altro profilo tipico del modello italiano è rappresentato dal lavoro sinergico tra le varie componenti del sistema che trova la sua punta di diamante nell'attività del Centro analisi strategica antiterrorismo, costituito proprio presso il Ministero dell'Interno. Il modello che sottende a questo importante organismo, che viene apprezzato a livello internazionale, costituisce il punto di incontro e di raccordo tra tutte le forze di Polizia e le strutture di del Paese nel campo dell'antiterrorismo, nonché la sede più informata e autorevole per quanto concerne l'analisi della minaccia e il livello delle capacità di risposta da assumere. Un altro elemento decisivo è dato dalla cooperazione internazionale di Polizia e giudiziaria, sia bilaterale che multilaterale, con organismi come Interpol, sia unionali come Europol ed Eurojust.
Se la minaccia si sviluppa in chiave transnazionale, è evidente che simmetrica deve essere anche la nostra capacità di risposta e assai fruttuoso, inoltre, si è rivelato quel metodo che, oggi più che mai, è un caposaldo delle strategie investigative ed è incentrato sull'individuazione dei mezzi finanziari e sul loro tracciamento. Questo perché tanto le mafie, quanto le organizzazioni terroristiche, hanno necessità di autofinanziarsi e quindi è prioritario mettere a fuoco e disarticolare i canali attraverso i quali le reti criminali e terroristiche si riforniscono del denaro necessario al perseguimento dei propri scopi. Altro aspetto per noi ineludibile è il pieno utilizzo dell'efficace apparato tecnico-giuridico, e quindi operativo, ai fini di prevenzione, che consente, tra l'altro, di espellere soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza dello Stato.
Evidenzio al riguardo che la Cassazione, in accoglimento di un ricorso del Ministero dell'Interno, ha di recente annullato con rinvio la decisione dei giudici di appello di Torino che aveva rimesso in libertà l'imam di Torino, Mohamed Shahin, destinatario di un provvedimento di espulsione per motivi di sicurezza dello Stato. Lo dico perché sono stati ritenuti sussistenti collegamenti tra tale soggetto e alcuni esponenti delle associazioni pseudo-caritative pro-Pal, facenti capo a Mohammad Hannoun, e arrestati con quest'ultimo per il delitto di terrorismo internazionale.
Ribadisco che la grande professionalità e il proficuo e costante scambio di informazioni tra le Forze dell'ordine e le agenzie di costituiscono uno dei nostri punti di forza e per questo il Governo sta garantendo un sostegno senza precedenti agli apparati e agli operatori della sicurezza, e continuerà a farlo.
La sicurezza nazionale è un bene da preservare con l'aiuto di tutte le forze politiche e sociali, nella consapevolezza che si tratta di una precondizione per garantire la libertà di tutti i cittadini. Libertà e sicurezza sono diritti sui quali dobbiamo unirci tutti responsabilmente in azioni e comportamenti che mettono al bando ogni forma di violenza, anche verbale, e che ci consentono di individuare le insidie, anche più subdole, portate da chi agisce per minare le basi della nostra convivenza democratica.
Contraria a questo auspicio è di certo la sottovalutazione di iniziative propagandistiche che hanno visto Hannoun ergersi a paladino dei diritti umani, essere invitato in sedi istituzionali e, in alcune occasioni pubbliche, arrivare a rivolgere espressioni ingiuriose nei confronti delle massime istituzioni della nostra Repubblica , .
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.
Ha chiesto di parlare la deputata Sara Kelany. Ne ha facoltà.
SARA KELANY(FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro. Ci riteniamo pienamente soddisfatti del contenuto dell'informativa, estremamente esaustiva, così come ci riteniamo pienamente soddisfatti del grande lavoro che sta mettendo quotidianamente sui in questione. Lavoro che ha portato a dei grandi risultati, soprattutto se si pensa a quello che accadeva con i Governi precedenti a trazione centrosinistra che avevano completamente dimenticato quelle esigenze di sicurezza che, come diceva lei, è precondizione dello Stato democratico e dello Stato di diritto e precondizione di libertà. Assicurare sicurezza ai nostri cittadini vuol dire assicurare loro la libertà.
Ciò detto, Ministro, però non è possibile non ricordare la vicenda dell'architetto Hannoun che avrebbe, appunto, raccolto denaro teoricamente per la causa della popolazione civile di Gaza. Invece, verosimilmente, questo denaro veniva trasferito ai tagliagole di Hamas.
Questa vicenda si è colorata di tinte foschissime che vanno però lette, secondo il nostro parere, nel complesso di un'attività strutturata che ha una evidente regia che solo chi guarda a questi fatti con malafede, oppure con un eccesso di superficialità, non può non vedere.
Parliamo di cosa? Parliamo della penetrazione dell'Islam politico all'interno dell'Occidente più in generale e all'interno della nostra Nazione e che ha, come ricaduta diretta, fenomeni come il separatismo religioso, come il radicalismo islamico e come l'antisemitismo, ma più in generale anche un progetto evidente di destabilizzazione del nostro sistema democratico che ha toccato vette direi quasi sovversive.
Ministro, soprattutto dal 7 ottobre in poi, questo disegno si è manifestato in tutta la sua plastica evidenza con piazze pro-Pal infuocate - l'abbiamo detto tante volte - e cariche di facinorosi, e sigle che rispondono al multiforme universo della sinistra extraparlamentare che ha cavalcato queste battaglie.
Mi si lasci dire, sul tema dell'antisemitismo, che anche di questo Fratelli d'Italia si occupa da tempo. Abbiamo denunciato, dal 7 ottobre in poi, un aumento esponenziale di episodi di antisemitismo e delle aderenze dei pro-Pal con sigle di sinistra che a pieno titolo si iscrivono in quella logica sovversiva di cui parlavo prima. I CARC, ad esempio, fanno volantini sovversivi, per poi querelarci se noi diciamo che sono sovversivi. A questo proposito, i CARC organizzano anche convegni pro-Maduro, a cui parteciperà il deputato dei 5 Stelle Carotenuto. Anche questa è una cosa che ci dovrà spiegare a breve.
Il nuovo Partito Comunista fa liste di proscrizione che oggi apprendiamo vengono anche aggiornate, mettendoci all'indice come sionisti, con nomi, cognomi, volti, come a voler stimolare una qualche reazione di spontaneismo violento nella tradizione delle Brigate Rosse.
Ecco, voglio dire chiaramente, voglio approfittare di questo momento per dire chiaramente, in questa sede, che, se l'intento, chiamandoci sionisti, era quello di offenderci, non ci sono riusciti. Perché noi saremo sempre e per sempre per garantire il diritto di Israele di esistere e degli israeliani di vivere in sicurezza
Se l'intento, come credo, era quello di intimidirci, sia chiaro che non arretreremo di un millimetro, non ci lasceremo intimidire da chi ci mette all'indice!
Per tornare ad Hannoun, la domanda è sempre la stessa: come sia stato possibile, nonostante i nostri avvertimenti, che una certa parte della sinistra non si sia accorta della pericolosità di questo soggetto. E ci chiediamo ancora una volta per quale motivo Giuseppe Conte , che giusto ieri, in quest'Aula, in maniera teatrale veniva a gridare “noi non siamo amici di Hamas”, non abbia detto una parola sulla deputata Ascari che con Hannoun, terminale di Hamas in Italia, andava a braccetto in Medio Oriente fino a portarlo nelle sedi istituzionali.
E per suo tramite, Presidente, anche al collega Ricciardi - che, quando chiedemmo questa informativa, ci venne a dire che era orgoglioso che la deputata Ascari fosse andata a fare le missioni con Hannoun - io vorrei dire, ecco, che gli italiani orgogliosi non lo sono affatto. Non lo sono affatto e nella migliore delle ipotesi sono spaventati perché non sono stati in grado di riconoscere un evidente pericolo, i colleghi del MoVimento 5 Stelle . Nella peggiore, sono inorriditi dal fatto che, pur di fare cassa elettorale sulla tragedia di Gaza, sono stati disposti a tutto .
Aspettiamo e credo si aspetti invano che Giuseppe Conte si pronunci, risponda a queste domande che invero, Ministro, noi abbiamo posto al presidente Conte anche ben prima dell'arresto di Hannoun.
Infine, noi avvertiamo un'urgenza ed è quella di cui parlava lei. L'urgenza che si possano concretamente mettere a terra tutti gli interventi che questo Governo e questa maggioranza stanno facendo sul tema sicurezza, perché non è più accettabile che se, da un lato, il Governo espelle soggetti radicalizzati e pericolosi, dall'altro lato, alcuni giudici, rispondendo a pulsioni ideologiche, decidano di rimetterli in libertà, mettendo a rischio la rete di sicurezza nazionale . E mi riferisco all'episodio di cui parlava lei prima, Ministro, all'episodio di Shahin che, incredibilmente, a seguito del trattenimento, è stato poi liberato dalla corte d'appello. Ma anche a episodi ben più cruenti, come quello che è costato la vita alla povera Aurora Livoli, di cui abbracciamo la famiglia. L'omicida è stato liberato dal CPR perché è stato ritenuto incompatibile con il trattenimento a causa di patologie; a causa di patologie urinarie !
PRESIDENTE. Silenzio, per cortesia.
SARA KELANY(FDI). È stato dichiarato incompatibile con il trattenimento a causa di patologie urinarie. È uscito dal CPR e ha commesso un crimine orrendo . Questo è quello che è avvenuto.
Ecco, a questi casi se ne aggiungono…
SARA KELANY(FDI). Concludo, Presidente, dicendo che a questi casi, purtroppo, se ne aggiungono molti altri. Riteniamo che non vi sia più spazio per provvedimenti totalmente privi di buonsenso e che rischiano di creare e che, a volte, hanno creato dei veri e propri disastri .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO(PD-IDP). Grazie, Presidente. Innanzitutto voglio dire che non è accettabile ascoltare in quest'Aula accuse e calunnie senza fondamento e credo che vi dovreste vergognare di strumentalizzare temi così importanti per fare propaganda.
E aggiungo che, se aveste un minimo di senso delle istituzioni, quando si parla di terrorismo, proprio quando si parla di terrorismo, dovreste favorire l'unità delle forze politiche in campo, come è stato fatto sapientemente in passato.
Peraltro, voglio ricordare alla deputata Kelany, per suo tramite Presidente, che evidentemente ha una memoria selettiva quando parla dell'inazione sull'antiterrorismo dei Governi di centrosinistra, che proprio all'indomani degli attentati jihadisti del Bataclan, nel 2015, fu istituita, col Ministro della Giustizia Orlando, la procura nazionale antiterrorismo e furono introdotte, per la prima volta, le norme per perseguire il terrorismo .
Dopo l'informativa del Ministro credo, però, sia necessario fare uno sforzo di responsabilità e riportare questa discussione dentro il suo perimetro corretto, perché quando si parla di lotta al terrorismo la politica ha un dovere assoluto, che è quello di non cedere alla tentazione della propaganda e della mistificazione, e questo dovere non l'avete rispettato.
Parto da ciò che deve essere inequivocabile, che è inequivocabile: il Partito Democratico ha condannato immediatamente i fatti del 7 ottobre, Hamas, e condanna ogni forma di sostegno, diretto o indiretto, ad organizzazioni terroristiche, senza ambiguità. Allo stesso modo, noi ribadiamo - noi ribadiamo! - la piena fiducia nella magistratura, convinti della sua capacità di fare valutazioni approfondite e che, se emergeranno responsabilità penali, saranno perseguite. Per questo non accettiamo lezioni, soprattutto da chi attacca la magistratura un giorno sì e l'altro anche e la difende a seconda delle convenienze politiche, come è accaduto proprio in questo caso, proprio con questa stessa procura di Genova che ha promosso l'inchiesta su Hannoun, che è la stessa procura che pochi mesi fa avete additato come persecutoria nei confronti di Toti e degli altri indagati in quell'inchiesta.
Come dicevo, noi vogliamo essere chiarissimi. Se c'è qualcuno che ha deciso di usare i soldi - i soldi degli italiani - non per aiutare un popolo vittima di genocidio ma per un'organizzazione terroristica ha commesso un reato e deve essere perseguito ma, anche nei fatti, ha tradito la causa palestinese. Ma quello che proprio non si può accettare è che un'indagine giudiziaria venga piegata a una logica di propaganda e di calunnia. Noi non accettiamo che venga usata per intimidire le decine di migliaia di italiani che sono scesi in piazza e che si sono spesi per fermare il massacro dei palestinesi tuttora in corso - muoiono i neonati a Gaza - e non accettiamo che venga usata per delegittimare il dissenso, per costruire un clima di sospetto verso chi, in questi mesi, ha espresso posizioni critiche anche sull'inazione del Governo e della comunità internazionale. Invece, quello cui abbiamo assistito nei giorni scorsi e anche pochi minuti fa è stato proprio questo, un attacco politico preordinato, un linciaggio mediatico.
In questo clima avvelenato che avete creato, gli attacchi senza alcun nesso reale contro esponenti politici del Partito Democratico e dell'opposizione, impegnati da anni nella causa del popolo palestinese, persone perbene, integerrime e che hanno ricoperto incarichi istituzionali con dignità e onore, sono stati violenti, strumentali e fuori misura e devono cessare , perché il terrorismo non si combatte con le calunnie. Si combatte con la legge, ma anche con la cooperazione internazionale, con il rispetto del diritto internazionale, temi che in più occasioni non avete tutelato.
E non possiamo certamente prendere lezioni di antisemitismo da chi si diverte indossando le divise delle SS né possiamo certamente prendere lezioni di lotta al terrorismo da chi ha svariate fotografie imbarazzanti, a partire da quelle con terroristi neri condannati per stragi o con esponenti della criminalità organizzata.
Poi c'è un punto che non può essere eluso: non si può usare la parola terrorismo come una clava politica e, allo stesso tempo, dimenticare il diritto internazionale quando diventa scomodo. È intollerabile, francamente, assistere a lezioni morali impartite a colpi di insinuazioni su presunte vicinanze con Hamas da parte di chi ha alle spalle la responsabilità politica e morale di aver rimesso in libertà un torturatore e stupratore libico , delegittimando i giudici della Corte penale internazionale che ne richiedevano l'arresto. Chi ha scelto l'impunità dei carnefici non ha titolo, né credibilità, né dignità a ergersi a giudice degli altri e prima di spargere fango bisogna saper guardare alle proprie responsabilità. Non può darci lezione chi dice che la sinistra è sempre dalla parte sbagliata della storia mentre nel proprio simbolo continuate a mantenere la fiamma tricolore . Sembra un paradosso incredibile questo ).
Per noi, il terrorismo è sempre da condannare. È il nemico della pace, della convivenza. In questo frangente è anche il nemico della prospettiva stessa dei due popoli e dei due Stati. E non lo diciamo oggi, perché lo abbiamo dimostrato con i fatti. Siamo stati tra i primi a recarci nei luoghi colpiti dal massacro del 7 ottobre, a incontrare le famiglie degli ostaggi. Siamo stati due volte al valico di Rafah, in Cisgiordania, luogo dove ormai la violenza di esercito e coloni, l'occupazione di terra e case palestinesi, la detenzione di minori e l'uccisione di civili sono normalizzate e tollerate.
In questi mesi abbiamo visto piazze piene di famiglie e di giovani che chiedevano pace, rispetto del diritto internazionale e riconoscimento della Palestina, piazze che sono state criminalizzate e delegittimate, come se chiedere pace fosse un atto eversivo. Se pensate in questo modo di zittire le tante voci che si sono alzate in quelle piazze per il popolo palestinese contro il genocidio, se pensate di spaventare le migliaia di ragazzi e ragazze che sono scesi in piazza e screditare gli esponenti politici e della società civile che gli sono stati al fianco vi sbagliate di grosso , perché quelle piazze hanno ricordato a tutti noi che il mondo così com'è non va bene, che può e deve essere cambiato e che il diritto internazionale non…
VALENTINA GHIO(PD-IDP). …vale fino a un certo punto.
Ho concluso. Non accetteremo che si colpisca un'intera battaglia politica: sempre al fianco della lotta al terrorismo ma sempre a fianco di una richiesta di pace e di giustizia per i palestinesi e per tutti i popoli colpiti da ingiustizia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Igor Iezzi. Ne ha facoltà.
IGOR IEZZI(LEGA). Grazie, Presidente. Rappresentante del Governo, colleghi, da tempo seguiamo le vicende di Mohammad Hannoun e abbiamo ascoltato con attenzione, Ministro, il suo intervento oggi e al Senato, però abbiamo accolto con sorpresa un passaggio che ci ha stupito, quando ha richiamato - sue parole - “l'attenzione soprattutto di chi in alcune occasioni ha manifestato vicinanza critica e puramente ideologica a personaggi coinvolti nell'indagine, sottovalutando magari in buona fede la delicatezza e la complessità di contesti che si muovono in un'area non sempre netta tra intenti apprezzabili e propositi meno limpidi”. Lei ha ribadito con chiarezza che l'indagine ha squarciato il velo su attività che, dietro il paravento di iniziative in favore della popolazione palestinese, venivano sistematicamente dirottate verso strutture di Gaza riconducibili all'egida di Hamas per finalità di terrorismo. Queste parole descrivono un lavoro investigativo condotto dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo che ha portato a un quadro indiziario gravissimo: oltre 7 milioni di euro raccolti e inviati a strutture nelle quali l'organizzazione di Hamas esercita influenza diretta o controllo.
Vede, Ministro, noi capiamo la sua prudenza: lei veste abiti istituzionali e ricopre un ruolo delicato, ma davvero, con sincerità, parlare di buona fede in questo caso non si può proprio sentire , perché - come lei sa benissimo - queste ultime vicende aggiungono paradossalmente solo qualche elemento in più nei confronti di una persona che da sempre ha avuto contorni ambigui per il suo sostegno al terrorismo, per il suo odio antiebraico, per la sua lontananza dalle sofferenze del popolo palestinese e la sua vicinanza ad Hamas, che è cosa ben diversa. Per questo è difficile non parlare di complicità e dare un giudizio netto su quanto avvenuto negli ultimi anni, non negli ultimi mesi. E attenzione: la mia non è una richiesta di giudizio sul piano giudiziario, che è e deve rimanere di esclusiva competenza della magistratura, ma di riflessione politica sul clima, le scelte e le relazioni che hanno caratterizzato il dibattito pubblico negli ultimi anni.
Lo dico con chiarezza: nessuno poteva non sapere . Già nel 2022, insieme al collega Paolo Formentini avevamo presentato un'interrogazione parlamentare specificamente sul caso Hannoun, chiedendo chiarimenti al Governo su possibili finanziamenti pubblici a favore delle sue associazioni e sui legami con organizzazioni riconducibili ad Hamas. La presentazione di quell'atto parlamentare dimostra che segnali di allarme concreti erano disponibili e noti a chi esercita responsabilità politica e, dunque, la sinistra non poteva non sapere dei rischi connessi alla legittimazione pubblica di Hannoun.
In questo contesto, diversi quotidiani hanno più volte riportato come Mohammad Hannoun sia stato protagonista, nel corso del tempo, di incontri pubblici, conferenze ed eventi istituzionali ai quali hanno preso parte esponenti di primo piano della sinistra e del MoVimento 5 Stelle. Particolare rilievo assume il caso di una deputata del MoVimento 5 Stelle, che nel periodo compreso tra il 2019 e il 2022 avrebbe promosso e sostenuto iniziative di raccolta fondi collegate ad associazioni riconducibili all'area di Mohammad Hannoun, presentandole come attività di solidarietà umanitaria a favore delle popolazioni palestinesi.
Iniziative che, alla luce delle indagini in corso, sollevano interrogativi politici rilevanti sull'opportunità, la prudenza e i criteri di selezione degli interlocutori e dei destinatari di tali raccolte . Secondo le ricostruzioni giornalistiche, tali iniziative e incontri si sono svolti anche in sedi istituzionali, come diceva lei-, compreso il Parlamento, contribuendo a offrire ad Hannoun una legittimazione politica e una visibilità pubblica, presentandolo come interlocutore autorevole sulla causa palestinese, senza che emergesse, almeno pubblicamente, una chiara distinzione tra solidarietà umanitaria e le posizioni ideologiche e relazionali oggi al centro dell'indagine giudiziaria.
Questa dinamica è tanto più problematica perché non si è trattato di episodi isolati o casuali, ma di una frequentazione ripetuta nel tempo in contesti ufficiali e pubblici, nonostante fossero già disponibili dichiarazioni, video e prese di posizioni di Hannoun che mostravano ambiguità evidenti. È legittimo e sacrosanto in democrazia discutere di diritti umani, pace e autodeterminazione dei popoli, ma è altrettanto doveroso respingere, con assoluta nettezza, qualsiasi forma di ambiguità o legittimazione indiretta di organizzazioni terroristiche.
Non è accettabile che, in nome di una lettura ideologica del conflitto mediorientale, si sia tollerata la normalizzazione di figure oggi accusate di avere finanziato reti riconducibili ad Hamas. Questo non è un attacco pregiudiziale alla sinistra, ma una critica fondata sul principio di responsabilità: quando una forza politica promuove o avalla iniziative pubbliche, comprese raccolte fondi, senza verificare con rigore i soggetti coinvolti e le loro reti di relazione, e quando non prende adeguate distanze alla luce di accuse così gravi, si pone una questione di credibilità democratica.
La nostra responsabilità, qui e ora, è di difendere la democrazia, la legalità e la lotta al terrorismo in ogni sua forma, e questo richiede una presa di distanza netta da ogni ambiguità che abbia contribuito, anche indirettamente, alla normalizzazione di certi rapporti. Solo così la politica può dirsi all'altezza dei valori costituzionali che è chiamata a difendere .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.
PAOLO EMILIO RUSSO(FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi, se permettete, parliamo di disumanità, perché la nostra mente fatica ad immaginare qualcosa di più abietto e disumano, appunto, che chiedere a pensionati e a madri di famiglia di rinunciare a qualche soldo, promettendo di spenderli per comprare cibo e cure per i bambini di Gaza, per poi utilizzarli per finanziare attentati, seminare terrore, alimentare la guerra e inevitabilmente uccidere uomini, donne e probabilmente anche gli stessi bambini.
E non parliamo di qualche migliaio di euro, ma di più di 7 milioni, 2 in contanti, intercettati mentre si spostavano da un Paese all'altro e raggiungevano la loro tragica, per gli altri, destinazione. Una disumanità che è stata portata alla luce grazie al lavoro prezioso del nostro apparato investigativo e di , che è solido, competente e professionale. Ai magistrati, a tutte le Forze di Polizia e alla Guardia di finanza, come agli operatori della nostra , va anche il nostro plauso. Ringraziamo anche lei, signor Ministro, per la sua puntuale relazione.
Mi consenta un riconoscimento di stile: non è la prima volta che lei decide di informare il Parlamento con tempismo su questioni delicate, sgomberando il campo da approssimazioni, ricostruzioni parziali o addirittura viziate dal pregiudizio. Questa non è un'arena o un luogo dove ci si divide tra tifoserie. Dove ci si rinfaccia, collega Ghio, le devo dire, le foto degli altri, parlando solo di quelle degli altri. Il Parlamento deve essere messo in condizione di conoscere la verità e intervenire, se è utile, di conseguenza.
Ci sono due principi che caratterizzano la storia e l'azione di questo gruppo, a cui non rinunceremo nemmeno oggi di fronte all'enormità che dicevamo. Sono il principio del garantismo e anche quello della buona fede. Il garantismo, per cui Mohammad Hannoun diventerà un terrorista soltanto quando sarà condannato, e noi crediamo presto, al termine di un processo equilibrato, perché è sul rispetto della legge e dei diritti umani che noi siamo superiori a chi crede che la battaglia politica si possa condurre seminando morte e distruzione.
E poi c'è la buona fede, che riconosciamo ai colleghi che hanno sostenuto, talvolta in maniera un po' spericolata, la causa di associazioni che non erano ciò che apparivano, ma il loro contrario, e che hanno sottovalutato segnali che pure i nostri apparati di sicurezza avevano colto già da quasi 30 anni. Intervenire, dicevamo. Come? Io non credo che servano più leggi, ma stavolta, innanzitutto, consapevolezza. Viviamo in un'epoca di minacce ibride, dove il confine tra l'attivismo umanitario, la solidarietà e il sostegno a realtà che contrastano con i nostri valori democratici è diventato pericolosamente sottile.
Abbiamo il dovere, come forze politiche, ma vale anche per quelle sociali, di esercitare un filtro di responsabilità. La vigilanza non può essere più un compito delegato esclusivamente al Viminale, signor Ministro, o ai nostri apparati di sicurezza: deve essere una postura etica e politica condivisa. È necessario che ogni forza politica, ogni associazione, ogni eletto senta su di sé il peso della responsabilità. Partecipare a iniziative, prestare il proprio volto o il proprio sostegno a realtà di cui non si conoscono a fondo le trame finanziarie o le connessioni internazionali non è solo una leggerezza, ma rischia di diventare una involontaria legittimazione di percorsi che, appunto, minano la nostra sicurezza nazionale e la stabilità internazionale.
La nostra democrazia è forte perché è aperta, ma la sua apertura non può e non deve diventare vulnerabilità. Per questo auspichiamo che oggi, da quest'Aula, da questa informativa che ha reso, signor Ministro, parta un messaggio corale: la solidarietà italiana non si tocca, è parte integrante della nostra identità, ma, proprio per difenderne l'onore, dobbiamo essere i primi a proteggerla da infiltrazioni ambigue. E questo stesso principio vale anche al contrario, attenzione, con i boicottaggi, le , gli attacchi reputazionali che abbiamo ascoltato nei mesi scorsi.
C'è un'altra lezione che, a mio avviso, tutti dovrebbero trarre da questa vicenda: che la strumentalizzazione di questioni politiche e internazionali complesse, come lo era questo conflitto, non genera solo una frattura nel Paese, ma espone a questo genere di rischi, crea più spazio all'estremismo, dà spazio a chi cerca soltanto una ragione per protestare contro qualcosa, quindi fornisce un pretesto. Ed è sbagliato, perché tutti noi sappiamo, invece, quanto ci sia bisogno oggi nel mondo di buonsenso, pace e concordia .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carmela Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Grazie, Presidente. Presidente, credo che questa sia l'informativa più celere nei modi e nei tempi che quest'Aula abbia visto negli ultimi tre anni e mezzo. Veramente faccio i complimenti al Presidente e al Ministro, ma, devo essere sincera, noi siamo rasserenati di questa tempistica, di questa celerità, perché è la stessa che avremmo voluto in un'altra informativa, non so se se la ricorda il Ministro qui presente; quell'informativa che riguardava un ricercato internazionale per crimini contro l'umanità, uno stupratore di bambini.
Invece, in quell'occasione abbiamo dovuto occupare l'Aula. Sono contenta che i colleghi di maggioranza non abbiano dovuto fare più richieste, non abbiano dovuto fare ostruzionismo per avere questa informativa. In quell'occasione lì, invece, mezzo Governo scappava , scappava proprio dalla verità, e quindi mi rasserena. In quell'occasione mi ricordo che c'era la cosiddetta indagine in corso. Mi chiedo: in questo momento che cosa c'è? Ci sono le indagini di Topolino ? Guardi, però noi siamo contenti. Noi confidiamo, perché noi crediamo nella magistratura sempre, non a giorni alterni e non per propaganda politica.
Noi confidiamo nel lavoro della magistratura e vogliamo chiarezza su questa storia, perché noi crediamo veramente che debba esserci chiarezza perché nessuna ombra, nessun inquinamento deve esserci su quel sentimento autentico di libertà e ribellione che ha animato migliaia di giovani che sono scesi nelle piazze a manifestare e a denunciare un genocidio che voi non volevate vedere e che continuate a non vedere.
Su questo nessuna ombra, perciò chiediamo chiarezza e siamo contenti di questa informativa, perché non abbiamo nulla, nulla da cui difenderci. Perché, Presidente, lo abbiamo sempre detto: il peggior nemico della causa palestinese è il terrorismo e, per questo motivo, il MoVimento 5 Stelle e tutta l'opposizione in ogni mozione e in ogni atto hanno sempre condannato in maniera categorica , senza alcun tentennamento, il 7 ottobre e l'accanimento.
E lasciatemi dire: prima cosa, non prendiamo lezioni da chi usa la violenza in quest'Aula e pesta un nostro collega . Seconda cosa, siamo orgogliosi di avere tra di noi la collega Stefania Ascari, che porta avanti battaglie di giustizia .
Siamo al suo fianco, ogni giorno, tutto il MoVimento 5 Stelle, perché Stefania Ascari ha costituito un gruppo che si chiama “Pace tra Israele e Palestina” e non l'ha costituito l'8 ottobre, ma molto tempo prima.
Sappiamo bene, Ministro, sappiamo bene cosa state facendo: state utilizzando una questione giudiziaria per coprire, per coprire la vostra ignavia, ma è chiaro. Confidiamo nel lavoro della magistratura, ma badi bene, Ministro: se fossero vere, se fossero confermate le dichiarazioni degli avvocati di Hannoun delle ultime ore e cioè che l'intero impianto accusatorio si basa su prove fornite dall' israeliana e, quindi, senza alcun sigillo processuale e costituzionale che questo Paese ha dato a garanzia di tutti quanti, ebbene l'informativa la chiederemo noi , perché noi non vogliamo che il nostro Paese sia la provincia negli Stati Uniti e né tanto meno sia la provincia di un Governo criminale. Lo stesso Governo ha definito l'operazione come un'operazione terroristica . In realtà, Presidente, la ha una colpa.
CARMELA AURIEMMA(M5S). Ha una colpa che è quella di avervi sbattuto in faccia quello che non siete voi e che mai sarete . Ha la colpa di aver dimostrato che, per fortuna, c'è ancora chi crede che questo mondo e il destino di un popolo non venga deciso da una manciata di finanziarie e di immobiliaristi che decidono le sorti di un popolo, che un popolo va difeso anche se questo popolo è economicamente irrilevante . La ha dimostrato tutto quello che voi e questa maggioranza non potrà mai essere: combattere e rischiare, anche la propria vita, per un ideale .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputato Federica Onori. Ne ha facoltà.
FEDERICA ONORI(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, colleghe e colleghi, oggi siamo qui per parlare della vicenda di Mohammad Hannoun, presidente dell'Associazione palestinesi in Italia, sul quale è in corso un'indagine per presunti finanziamenti ad Hamas: un'indagine, appunto. Poiché c'è un'indagine in corso, questa richiesta di informativa, Ministro, è del tutto inappropriata.
Vogliamo parlare di radicalizzazione religiosa, colleghi? Vogliamo parlare del pericolo di terrorismo? Vogliamo parlare di sicurezza con il Ministro Piantedosi? E il Ministro sa quanto ci sarebbe bisogno di parlare di sicurezza nel nostro Paese? Bene, presentiamo delle mozioni; presentiamo dei progetti di legge… ops, no, non possiamo farlo, perché questo Parlamento è impegnato a votare le fiducie del Governo Meloni. Non possiamo quindi continuare a portare avanti quello che dovrebbe essere il nostro lavoro per affrontare le criticità, le priorità e le esigenze di questo Paese. Dobbiamo accontentarci di osservare uno sterile dibattito che si basa su un'indagine in corso, che non rende giustizia né al nostro ruolo di rappresentanti, né alla divisione dei poteri che dovrebbe essere alla base della democrazia nel nostro Paese.
Azione non ha chiesto questa informativa e non intendiamo quindi scendere nella lotta nel fango che la destra e la sinistra stanno conducendo. Se e quando una sentenza dovesse accertare che vi è stato finanziamento al terrorismo, non avremo alcuna esitazione a indignarci, a condannare, a sostenere con forza l'azione dello Stato e, fortunatamente, viviamo in un Paese che dispone degli strumenti giuridici per punire chi sostiene il terrorismo senza ambiguità. Anticipare però la condanna, trasformare un'indagine in una colpa, usare il tema della sicurezza come clava politica non rende più sicuri i cittadini: rende più fragile il nostro Paese e lo Stato di diritto.
Non c'è altro da aggiungere allora? No, un paio di cose possiamo dirle. Innanzitutto è doveroso essere chiari su una questione: le parole pubbliche del signor Hannoun, pronunciate in comizi e manifestazioni, sono gravi e inaccettabili. Abbiamo ascoltato tutti, con le nostre orecchie, elogi ad azioni antisemite, anche in riferimento agli episodi avvenuti in occasione della partita Ajax-Maccabi Tel Aviv nel 2024. Abbiamo sentito richiami alla legge del taglione, slogan violenti, parole che alimentano odio e radicalizzazione. Su questo non ci possono essere ambiguità: quelle parole vanno condannate senza esitazioni. Non sono compatibili con i valori democratici, non sono compatibili con la convivenza civile, non sono compatibili con il rifiuto di ogni forma di antisemitismo e violenza e coloro che hanno ritenuto di condurre la propria attività politica associandosi a questi messaggi e a questi personaggi, evidentemente, ne hanno tutta la responsabilità politica.
C'è però un altro aspetto di questa vicenda sul quale l'indignazione non è stata manifestata in maniera evidente. Mi riferisco al lavoro di un giornalista. Il giornalista è Massimiliano Coccia, che ha svolto il proprio mestiere: indagare, verificare, raccontare fatti di evidente interesse pubblico. Per questo lavoro è stato querelato dallo stesso Hannoun. Non parliamo di una querela normale, parliamo di una querela temeraria, argomento che è stato oggetto di discussione in quest'Aula solo poche settimane fa. Perché questa querela è da considerarsi temeraria? Perché l'azione non è stata rivolta all'organo di stampa, ma direttamente al giornalista in sede civile, senza coinvolgere i direttori responsabili né i quotidiani su cui quegli articoli sono stati pubblicati, escludendo così ogni forma di manleva editoriale. È un'impostazione che ha un effetto chiaro: esporre il singolo cronista a una pressione personale ed economica, con un evidente intento dissuasivo. Azione ha manifestato il proprio supporto e la propria solidarietà a Massimiliano Coccia un anno fa. Lo rifacciamo oggi in quest'Aula, perché il giornalismo può e deve raccontare ciò che sa, ciò che scopre, ciò che non torna. Poi spetta alle istituzioni, però, e in particolare alla magistratura accertare le responsabilità penali e spetta a noi parlamentari rispettare questa distinzione, non sovrapporci, non forzare, non strumentalizzare.
Signor Ministro, secondo lei, le sue parole, pronunciate in quest'Aula pochi minuti fa, non avranno l'effetto di fornire una pressione sugli organi giudicanti che dovranno arrivare a stabilire se alcune persone sono colpevoli oppure no? Lei pensa di aver prodotto un servizio al Paese con le sue parole, prima, in cui soltanto per sbaglio ha ricordato la presunzione di innocenza? Secondo me, no.
Proviamo quindi ad impegnarci di più per rendere davvero utile questo Parlamento, perché al momento non lo stiamo facendo. Difendiamo la presunzione di innocenza, difendiamo la libertà di stampa, difendiamo la separazione dei poteri, perché sono questi i veri pilastri della sicurezza democratica nel nostro Paese .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI(AVS). Grazie, Presidente. Lo diciamo subito: non abbiamo nulla di cui scusarci e quereleremo chiunque continui a diffondere menzogne e accostare noi e il nostro movimento ad Hamas .
A differenza di chi oggi ci attacca, ci critica, noi non finanziamo il terrorismo, non vendiamo armi a regimi che commettono crimini di guerra, non chiudiamo gli occhi di fronte al genocidio e alla pulizia etnica. Il 7 ottobre è stato un crimine orribile che abbiamo condannato senza ambiguità, ma non accettiamo né qui, né ora, né mai che venga usato per giustificare 70.000 morti a Gaza, la distruzione sistematica di un popolo e il silenzio complice di chi si proclama difensore del diritto internazionale ma fino a un certo punto.
È in corso una vera e propria caccia al movimento che vuole riconoscere lo Stato della Palestina, fermare l'occupazione e l'. Non ci faremo però intimidire e a chi vuole zittire, risponderemo con la forza della verità e della democrazia.
Ministro, l'abbiamo ascoltata, ma soprattutto abbiamo anche noi letto con attenzione le carte, a differenza sua. Tra pochi giorni il tribunale del riesame si esprimerà sui ricorsi depositati dagli avvocati e attendiamo - noi - con il garantismo e la fiducia che noi, a differenza vostra, abbiamo nella giustizia. Invece - lo diciamo ai colleghi -, senza attendere alcunché, molti e il Governo hanno immediatamente utilizzato questa indagine in modo strumentale, come questa richiesta di informativa d'altronde. Ogni volta che c'è un'indagine, dite che le informative non si possono fare, ma su questo c'è un'eccezione .
Lo fate per criminalizzare il movimento, il più grande movimento di massa in Italia degli ultimi vent'anni.
Proprio in queste ore - per dire che i fatti sono collegati - centinaia di studenti, cittadini, sindacalisti e attivisti ricevono multe salate fino a 5.000 euro e avvisi di garanzia, rischiando proprio un processo solo per aver partecipato a manifestazioni pacifiche, per gli scioperi generali. Chiedetelo ai sindacalisti di massa, chiedetelo a quelle 37 persone che hanno invaso pacificamente quella città. Lo diciamo qui, davanti al Paese: è inaccettabile che l'esercizio di diritti costituzionali fondamentali venga represso con strumenti penali È in corso una campagna di delegittimazione, è questo il punto. Si colpiscono le manifestazioni, si denunciano gli attivisti, si attacca pubblicamente Francesca Albanese, colpevole solo di dire la verità.
Oggi siamo in una fase di apertura delle indagini, non alle sue conclusioni, e non abbiamo timore, però, anche qui, di sollevare qualche dubbio, per esempio su questi gravi indizi di colpevolezza, ma solo per un fatto: perché sono arrivati - e lei non l'ha detto - tramite i canali della cooperazione, non dell'autorità giudiziaria israeliana - si sbaglia - all'esito magari di rogatoria internazionale o con il rispetto di tutte le garanzie procedurali, ma raccolti dall'esercito israeliano nel corso di operazioni militari, incluse quelle che hanno raso al suolo Gaza il 7 ottobre ! Ma questo lei non l'ha detto, chissà come mai. Sono atti extraprocessuali e nessun giudice israeliano li ha mai convalidati, appannaggio quindi dei servizi di sicurezza israeliani che operano sotto il controllo dell'Esecutivo, addirittura forniti da un anonimo - anche questo forse non l'ha letto -, il famigerato Avi, capo della divisione ricerca. Ecco, gli inquirenti citano le raccomandazioni del 2022.
Secondo quel testo, però, in zone di conflitto, le informazioni devono essere raccolte in modo conforme allo Stato di diritto e ai diritti umani. Ebbene, la Corte internazionale di giustizia ha ritenuto plausibile che nel territorio di Gaza, mentre si acquisiva quella documentazione, si stessero commettendo atti di genocidio. Su Netanyahu e Gallant pende un mandato d'arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l'umanità e non si può, quindi, rimuovere il tema dell'attendibilità di quelle fonti che ci spiega che tutte le organizzazioni benefiche palestinesi sono solo una facciata per Hamas. E lo diciamo: vedete, dopo la pubblicazione dell'ordinanza, Israele ha messo altre 37 associazioni nelle di chi non può operare a Gaza. Sapete chi c'è? No, giusto per capire i limiti di questa vicenda: Oxfam, Medici senza frontiere e la stessa Caritas di Gerusalemme. Vogliamo ritenere sostenitori indiretti di Hamas tutti i milioni di italiani che sostengono con donazioni queste ONG Lo siamo anche noi per questo? Glielo chiediamo, Piantedosi.
Noi abbiamo fiducia nella magistratura, a differenza della Presidente del Consiglio, a differenza di lei che l'ha attaccata, e sa perché la attacca? Perché quel giudice che ha respinto il suo atto di espulsione ha detto che lei mentiva: lei ha detto che c'erano indagini in corso, ma quell'imam lì non è neanche sotto processo e non è sottoposto a indagini. Lei ha mentito in un atto pubblico e in un Paese normale lei andrebbe a casa , altro che attaccare i giudici!
Vedete, non c'era bisogno di un'inchiesta per dire che quelle persone erano vicine ad Hamas. Ecco perché non mi sento e non ci sentiamo in alcun modo vicino a lui ideologicamente, politicamente e culturalmente, ma non possiamo essere colpevoli, fino a prova contraria. Per questo, noi lo diciamo così, per chi come noi pensa che l'orrore del 7 ottobre non possa essere cancellato dal genocidio a Gaza, noi possiamo dirle con serenità queste cose, perché a differenza vostra noi non siamo complici di nulla e da tempo denunciamo una verità scomoda, ma documentata. In Cisgiordania vige un regime di , a Gaza è ancora in corso un genocidio: quella popolazione ridotta alla fame ora è tra le macerie senza un futuro…
MARCO GRIMALDI(AVS). …che non sia di occupazione. Per questo, non ci faremo intimorire e continueremo a dire: Palestina libera dal terrorismo, dall' e dall'occupazione
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Maria Rosaria Carfagna. Ne ha facoltà.
MARIA ROSARIA CARFAGNA(NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Intanto, solidarietà al Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, anche per gli ultimi attacchi strumentali che le sono stati rivolti dall'opposizione e, poi, gratitudine per la serietà, il rigore e la determinazione con cui, anche in questo caso, ha lavorato per prevenire rischi significativi per la sicurezza nazionale. Anche a nome del gruppo Noi Moderati, estendo la gratitudine e il riconoscimento naturalmente alle nostre Forze dell'ordine e alla magistratura, agli apparati dell' italiana che con competenza, energia, efficacia e inflessibilità portano avanti un'azione di prevenzione esemplare, che ha sempre messo l'Italia al riparo dai tanti rischi interni connessi alle molteplici crisi internazionali in corso. Sono rischi che, peraltro, abbiamo conosciuto indirettamente in passato, ai tempi di Al Qaeda, ai tempi dell'Isis, con formule che si sono ripetute in altri Paesi, con rapide: prima la radicalizzazione dell'estremismo islamico, poi l'attivazione delle sue cellule nel mondo occidentale e, poi, l'esplosione del terrorismo. Rischi che in Italia non abbiamo conosciuto grazie all'estrema professionalità - a cui lei ha fatto riferimento - del sistema Paese, che ha lavorato in sinergia e in coordinamento per garantire la sicurezza di ogni singolo cittadino italiano. Io credo che questa occasione debba essere utilizzata e sfruttata più che per lanciare invettive cariche di pregiudizio antiebraico nei confronti di Israele, proprio per esprimere riconoscenza nei confronti dell'apparato dello Stato, a cui giustamente chiediamo di continuare a vigilare per scongiurare eventuali e potenziali minacce.
Certo, però, non posso non riscontrare una certa contraddizione da parte di chi chiede, appunto, al sistema Paese di alzare la guardia contro il terrorismo, contro l'estremismo, soprattutto quello di matrice islamista e, poi, una volta che la guardia viene alzata, si scende in piazza, si protesta e si contestano decisioni sacrosante, come per esempio il Daspo emesso nei confronti proprio di Mohammad Hannoun per la sua apologia di terrorismo. Mi riferisco alle manifestazioni di piazza, che abbiamo visto, di solidarietà nei confronti del signor Hannoun e di contestazione del provvedimento emesso dal questore. Ma penso anche al caso di Genova, alla resistenza della sinistra genovese in consiglio comunale - quella sinistra che sostiene la sindaca Salis - nell'approvare un ordine del giorno presentato dal centrodestra unito dalla nostra collega parlamentare e consigliere comunale Ilaria Cavo, che non fa altro che chiedere di condannare ogni forma di terrorismo e di solidarizzare con i cittadini truffati, secondo l'ipotesi accusatoria, da Hannoun. Un ordine del giorno che si fa fatica ad approvare per le ambiguità del centrosinistra genovese. Non posso, naturalmente, non ricordare le ambiguità di chi ha considerato Mohammad Hannoun un interlocutore, fino a spalancargli le porte di questo Parlamento. Mi fa fatica credere che lo si sia fatto in buona fede, mi risulta più credibile che lo si sia fatto perché accecati dall'ideologia e dal pregiudizio antiebraico e antisemita.
Evidentemente, c'è una parte della sinistra che fa fatica a prendere le distanze dall'estremismo dei movimenti pro-Pal, che continua ad avere i paraocchi dell'ideologia, che pensa di lucrare qualche voto pescandolo in quei mondi e che fa fatica ad ammettere una verità storica, e cioè: che la logica dei “compagni che sbagliano” era pericolosa e orribile negli anni di piombo, è pericolosa e orribile adesso .
A chi in questi giorni, anche in quest'Aula, pochi minuti fa, ha tentato di far passare l'idea che l'arresto di Hannoun sia stato dettato, addirittura imposto, dal Governo israeliano, io vorrei ricordare che l'arresto non è stato un atto arbitrario dello Stato italiano. Non è stato un atto di prepotenza dello Stato, ma si è fondato - come lei ha ricordato - su un'indagine articolata, solida, che va avanti da moltissimi anni e, soprattutto, su una decisione presa da giudici e PM, che voi dite giustamente di rispettare, sulla base di fatti, di intercettazioni.
Altro che documenti israeliani! Intercettazioni ambientali e telefoniche, sulla base di milioni di euro che sono stati trovati in numerose perquisizioni e sulla base di collegamenti internazionali che sono stati provati da riscontri e da testimonianze.
Quindi, Presidente, Ministro, come Noi Moderati non possiamo che dire: bene, bene che la magistratura e che le Forze dell'ordine abbiano aperto un faro, che abbiano avviato questa indagine. Bene fa lo Stato, bene fa il Governo a difendere il lavoro dei suoi uomini. E credo che bene faremmo tutti a ribadire, con forza, che lo Stato italiano non è un porto franco per gli amici dei terroristi, per gli amici di chi stupra e uccide in nome dell'antisemitismo, in nome del pregiudizio antiebraico e in nome di qualunque altra ideologia razzista.
Siamo uno Stato di diritto che difende i suoi valori e la sua sicurezza nazionale con gli strumenti che la legge ci mette a disposizione e di questo dovremmo essere tutti orgogliosi indipendentemente dall'appartenenza politica e partitica .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI(IV-C-RE). La ringrazio. Presidente, ci troviamo ad affrontare un dibattito in una situazione anomala. È anomala perché è anomalo che tendenzialmente sia la maggioranza a chiedere un'informativa ed è anomala perché è un'informativa che si svolge sostanzialmente ed esclusivamente su una inchiesta. Tant'è che l'intervento del Ministro dell'Interno è stato, sostanzialmente, la riproposizione di tutti gli atti dell'attività giudiziaria che hanno portato a questo caso.
Chiariamo subito per quanto ci riguarda - spostandoci sul piano politico, culturale ed etico - che la condanna nei confronti del soggetto Hannoun, per quanto ci riguarda, è una condanna senza appello.
Per quanto ci riguarda non abbiamo mai avuto dubbi. Nessuno dei componenti di Italia Viva che sono presenti in Aula in questo momento o che sono al Senato o che sono nelle diverse articolazioni ha mai avuti dubbi su da che parte stare rispetto alla vicenda israeliana. Non abbiamo questo tipo di problemi.
Sappiamo perfettamente che, qualora dovesse arrivare una sentenza anche sul piano giudiziario sulla vicenda che incombe in questi giorni, la nostra condanna senza appello sarebbe qualcosa, addirittura, di peggio, che ci fa parlare di soggetti non solo inqualificabili, ma spregevoli, soprattutto per l'inganno nei confronti delle eventuali persone in buona fede che hanno contribuito.
Ma stiamo parlando di politica, di cultura, di etica sulla quale noi non abbiamo alcun… anzi, diciamo, a un signore che dice che chi uccide va ucciso, a un signore che dice che il termine genocidio è un'esclusiva della sionista in Italia, a un signore che dice “sono onorato di essere nemico di Israele perché Israele è uno Stato criminale”, “Hamas sono i nostri partigiani e nella lotta dei popoli sicuramente si commettono degli errori”, sarebbe da chiedergli se il 7 ottobre, nel caso, fosse stato un errore.
Di che cosa dobbiamo discutere? Infatti, di che cosa stiamo discutendo, signor Ministro?
È ovvia, almeno per quanto ci riguarda, non solo la nostra lontananza, ma la nostra condanna totale e senza appello dell'etica, della cultura e delle idee politiche del soggetto di cui parliamo.
Ciò detto, colpisce che il Ministro dell'Interno in un'Aula parlamentare smarrisca completamente l'articolo 27 della Costituzione. Non ho bisogno di dirglielo, perché è stato un funzionario pubblico e lo conosce perfettamente. Il Ministro non ha mai usato il condizionale nel suo intervento, soltanto una postilla finale - bontà sua - nella quale ci ha ricordato che, per l'appunto, esiste la presunzione di innocenza.
Nel suo intervento non ha mai usato il condizionale. Lei ha affermato dalla prima all'ultima parola come se già avesse la sentenza di terzo grado in mano. Non fa così un Ministro della Repubblica in un'Aula parlamentare.
D'altra parte, signor Ministro, lei, come dire, in qualche modo applica quello che è il teorema del Presidente del Consiglio, che ci ha spiegato durante una conferenza stampa. Il teorema del Presidente del Consiglio è che noi facciamo le leggi - intanto, ogni tanto, le leggi diciamo che le fa il Parlamento, ma purtroppo le fate spesso voi con i decreti-legge - la polizia arresta e i magistrati liberano. La teoria, il teorema della Presidente del Consiglio è questo, ed è una cosa aberrante. Perché innanzitutto lei ha fatto un intervento, qui, riportando esattamente gli atti di un'attività giudiziaria, quindi, significa che l'iniziativa parte dai magistrati. Noi siamo schierati e siamo sicuri che il lavoro che hanno fatto le Forze di polizia sia un lavoro meticoloso, sulla base delle indagini avviate dalla magistratura. Casomai, sarebbe utile sapere, signor Ministro, su un'altra vicenda - glielo chiedo - la responsabilità del mancato allontanamento dell'assassino che ha ammazzato il capotreno l'altro giorno in questo Paese, non mi ricordo in quale città. A chi spettava questa responsabilità? A qualche magistrato?
Perché poi ci spiegate, a distruggere la causa di chi è a favore della separazione delle carriere… anche in questo caso la Presidente del Consiglio ci ha spiegato che la separazione delle carriere sarà la soluzione del fatto che noi facciamo le leggi, la polizia arresta e i magistrati liberano.
Se voi continuate a sfioccare tossine di questo tipo nel dibattito democratico, come fate poi a pretendere che dall'altra parte - noi ci sottraiamo - non si agisca con lo stesso tipo di argomenti?
Da ultimo, vorrei dire all'onorevole Kelany che parlare di sicurezza in questi giorni, di tutela della sicurezza dei cittadini da parte del Governo, in questi giorni, è quanto meno poco appropriato. Vorrei dirle, senza farle la casistica di quello che accade… perché io non faccio, come avete fatto voi per anni, utilizzando queste cose per fare politica, creando tensioni all'interno del Paese per poi raccattarci qualche voto. Io non penso certo che sia colpa del Governo quello che ogni giorno viene scandito dalle morti, dai femminicidi, dai rapimenti, da tutto quello che succede. Però, almeno, non venite qui a spiegarci che voi siete impegnati per la sicurezza dei cittadini. Perché se voi siete impegnati per la sicurezza dei cittadini, le comunico che state fallendo completamente, come d'altra parte state facendo su ogni altra cosa .
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà, per tre minuti.
BENEDETTO DELLA VEDOVA(MISTO-+EUROPA). Grazie mille, Presidente. In realtà, l'intervento del collega Giachetti, in cui mi riconosco, mi semplifica, semplifica il mio intervento di pochi minuti.
Io sono totalmente insoddisfatto di questa informativa. Come è stato detto da alcuni colleghi, non possiamo che registrare un doppio standard eccessivo - lo dico e mi rivolgo al Presidente Rampelli - nel senso che qui sono state chieste dalle opposizioni informative su temi di grande rilevanza e il Governo non ha mai inteso rispondere in tempi così rapidi come in questa occasione, per dire, come sottolineava il collega Giachetti, poco o nulla, se non riferirsi al lavoro della direzione distrettuale antimafia di Genova che ha formulato dei capi di accusa che devono essere totalmente verificati. E non è questo che noi oggi siamo in grado di fare.
C'è un punto politico che riguarda il caso Hannoun e che ci riguarda tutti, che prescinde dalle ipotesi accusatorie, che sono le parole - non sto parlando delle intercettazioni, sto parlando delle parole - pronunciate pubblicamente da Hannoun, che hanno evidenziato, in modo palese, una vicinanza, una connivenza, spesso anche una rivendicazione della vicinanza ad Hamas e di quello che Hamas stava facendo e ancora sta facendo, condite dalla retorica della legge del taglione e da una retorica antisionista, antisraeliana, sostanzialmente antisemita.
Ecco, credo che il faro che è stato acceso - lo dico anche ai colleghi che più si sono spesi e si spendono per la causa del popolo palestinese - sia un richiamo in qualche modo a tracciare delle linee rosse, perché la linea rossa deve essere quella che chi sta con il popolo palestinese semplicemente non può stare con Hamas. È una discussione complicata, ma andiamo al succo. Hamas non ha mai servito, parlo da sempre, la causa del popolo palestinese.
Hamas si è sempre servito della causa del popolo palestinese per il principale obiettivo, che è quello per cui Hamas è nato con finanziamenti del regime teocratico, dittatoriale e violento dell'Iran. Hamas si è servito della causa palestinese per sviluppare la propria azione, che è quella della distruzione di Israele. Di questo dobbiamo tenere conto quando si discute del caso Hannoun .
PRESIDENTE. È così esaurita l'informativa urgente. Sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 19. La seduta è sospesa.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Ha chiesto di parlare il deputato Ricciardi per un richiamo al regolamento. Ci dica l'articolo e il motivo.
RICCARDO RICCIARDI(M5S). Articolo 8, grazie. Presidente, io non metto in discussione assolutamente la sua condotta dell'Aula durante l'informativa appena avvenuta, però mi sento di richiamare il Regolamento rispetto a quello che è accaduto in quest'Aula, ovvero si è trasformata, da parte di alcuni gruppi di maggioranza, un'informativa del Ministro dell'Interno in una serie di accuse calunniose, infamanti e irricevibili a una persona, a una deputata, Stefania Ascari, che fa parte di quest'Aula .
Non siamo entrati nel merito politico, perché se stiamo sul merito politico va benissimo tutto, ma non si può utilizzare un'informativa per trasformarla in un'azione squadrista nei confronti di una persona che quando andava nei campi profughi, in Siria e in Libano, distribuiva pacchi alimentari e utilizzava le sue mani per dare beneficio alle persone e non per stringerle a un genocida . Tutto questo è inaccettabile per la dignità di questo Parlamento, perché come MoVimento 5 Stelle quando noi parliamo di raccolte fondi parliamo dei soldi che ci siamo tolti dal nostro stipendio e li abbiamo donati per una popolazione .
Quindi, un'informativa a un Ministro dell'Interno, a cui forse sarebbe stato il caso di chiedere del che accade nelle nostre stazioni , dove viene ammazzato un capotreno e dove, a Termini, vengono pestati i e viene ridotto in fin di vita un funzionario di un Ministero - con la destra al Governo -, viene trasformata, questa informativa, perché a questa gente non interessa niente di Hannoun e quant'altro, ma gli interessava semplicemente mettere alla gogna una deputata del MoVimento 5 Stelle con la complicità dei vostri giornali di regime , editi dal vostro deputato Angelucci, che portano la nostra collega ad avere delle minacce di morte continue. Ma noi saremo sempre di più al suo fianco .
PRESIDENTE. Non era propriamente un richiamo al Regolamento. Comunque, abbiamo ascoltato le valutazioni del collega Ricciardi.
Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO(M5S). Grazie, Presidente. Io intervengo per richiedere un'informativa urgente al Ministro Nordio, affinché venga qui in Aula a rispondere a tutte le obiezioni che gli sono state fatte in Parlamento sulla riforma della separazione delle carriere, invece di affidare quelle risposte alla sua ultima fatica letteraria che, tra l'altro, è stata presentata proprio stamattina in un'altra aula, in ben altra aula, però, della Camera dei deputati.
Il 1° gennaio scorso il Ministro, all'alba del nuovo anno, ci ha regalato l'ennesima perla. È stato intervistato dal e il giornalista chiedeva: “Sta per uscire un suo libro sul referendum. Cosa dice di nuovo?” Risponde il Ministro: “Rispondo a tutte le obiezioni che mi sono state fatte in Parlamento sulla riforma e alle quali non ho replicato”. Giustamente il giornalista incalza: “Non è sminuire il Parlamento rispondere in un libro anziché in Aula?” “Avrei risposto, ma si sarebbe riaperto il dibattito e si sarebbe andati alle calende greche. E non ci sarebbe stato tempo per l'altra riforma, sul premierato”. Ebbene, ecco cosa è il Parlamento per il Ministro Nordio e per il Governo Meloni tutto: è un inutile e fastidioso orpello che fa perdere tempo, perché questo ha detto il Ministro È questo ciò che ha detto agli italiani il Ministro in questa bellissima intervista d'inizio anno. È un luogo, evidentemente, in cui il dibattito deve essere sterilizzato invece di essere alimentato.
Ebbene, io trovo queste affermazioni di una gravità inaudita, specie se associate all'altra circostanza assolutamente anomala: per la prima volta una riforma costituzionale scritta dal Governo è uscita da quattro passaggi parlamentari allo stesso identico modo in cui era entrata.
Ebbene, io vi voglio ricordare una cosa. Guardate che qui, in Parlamento, tra questi banchi, sono seduti rappresentanti di cittadini e di cittadine italiani. Non siamo un inutile orpello. Noi portiamo la voce - che vi piaccia o no - di una parte degli italiani. E anche voi datevi una calmata, ridimensionatevi, perché guardate che questa maggioranza non rappresenta la maggioranza di tutti gli italiani, ma solo di quelli che sono andati a votare, che non sono, purtroppo, neanche una platea così tanto consistente, perché state alimentando voi stessi l'astensionismo.
Ma un'altra cosa ci dicono queste dichiarazioni assolutamente inaudite del Ministro Nordio. Cosa ci dicono? Ci dicono di com'è l'atteggiamento del Ministro e del Governo; ci dicono che vi sottraete al confronto; ci dicono che è un Governo che non vuole il contraddittorio, che non sopporta alcuna critica e controllo sul proprio operato, che poi sono queste le ragioni vere di tutte le crociate che sta facendo questo Governo: la crociata contro la magistratura, la crociata contro il giornalismo d'inchiesta, la crociata contro la Corte dei conti.
D'altronde, a quanto pare, da alcune indiscrezioni sempre giornalistiche, apprendiamo che il Ministro Nordio l'ha pure scritto in questo suo famigerato libro: ha scritto che la riforma serve per garantire al Governo di oggi, ma anche ai Governi di domani, libertà di azione. Direi, più chiaro di così. Io soltanto vorrei che si assumesse la responsabilità di venirlo a dire in quest'Aula e - ripeto - non di consegnarlo tra le righe di un libro.
Presidente, quindi io insisto nella richiesta di informativa, perché come MoVimento 5 Stelle credo di poter dire, a nome di tutti, che non abbiamo nessuna intenzione di acquistare il libro del Ministro Nordio, di pagare per sentire quello che avremmo il diritto di ascoltare in quest'Aula e di cui avremmo già avuto il diritto di ascoltare in quest'Aula .
PRESIDENTE. Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati .
Avverto che l'ordine del giorno n. 9/2758/18 De Palma è stato ritirato dal presentatore.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
CLAUDIO BARBARO,.
Sugli ordini del giorno n. 9/2758/1 Curti e n. 9/2758/2 Marino il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/3 Giagoni il parere è favorevole sui primi tre impegni e contrario sul quarto.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/4 Montemagni il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a monitorare, per quanto di competenza, che le regioni, nell'attuazione dell'articolo 11-, comma 3, assicurino il coinvolgimento degli enti locali con particolare riferimento ai comuni”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/5 Zinzi il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: dopo le parole: “prevedendo contestualmente” inserire le seguenti: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/6 Bof, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di proseguire nel sostegno alla produzione degli impianti a biogas e biomasse che garantisce resilienza e autonomia a tutto il settore primario agricolo italiano”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/7 Ferrari, espunte le premesse 5, 6 e 7, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno, che premette le parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”. Sull'ordine del giorno n. 9/2758/8 Evi, espunte le premesse 3, 4 e 5, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare ogni iniziativa di competenza idonea a garantire che l'installazione di impianti fotovoltaici, presso invasi idrici, laghi di cave e miniere dismesse o in condizioni di degrado ambientale individuate come aree idonee all'installazione dei medesimi impianti fotovoltaici avvenga nel pieno rispetto delle esigenze di sicurezza e operatività del sistema di protezione civile, assicurando, in particolare, il mantenimento degli spazi necessari allo svolgimento, in totale sicurezza, di tutte le attività funzionali all'attingimento e al prelievo idrico, anche aereo, finalizzato alla prevenzione e allo spegnimento degli incendi boschivi”. Sull'ordine del giorno n. 9/2758/9 Simiani il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/10 Lai vi è parere favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare ulteriori iniziative per lo sviluppo dell'interconnessione elettrica delle isole minori mediante elettrodotti o cavi marini, previa analisi costi-benefici, individuando, ove necessarie, risorse pubbliche aggiuntive, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, anche eventualmente ricorrendo ai fondi strutturali europei, e a promuovere lo sviluppo dell'energia prodotta da fonti rinnovabili, nel rispetto del territorio e del paesaggio”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/11 Deidda il parere è contrario sul primo impegno. Il parere è favorevole, con riformulazione, del secondo e del terzo impegno. Per il secondo impegno la riformulazione è la seguente: “a considerare misure compensative a carico dei proponenti di impianti FER che tengano conto delle caratteristiche e peculiarità dei singoli territori”. Per il terzo impegno la riformulazione è la seguente: “a proseguire con le politiche di sviluppo degli impianti a fonti rinnovabili, ivi comprese le forme di autoconsumo, anche attraverso la diffusione delle comunità energetiche, al fine di ridurre il costo delle bollette per i consumatori domestici”. Sull'ordine del giorno n. 9/2758/12 Gadda il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2758/13 Boschi, espunte le premesse 3 e 4, l'impegno è accolto come raccomandazione.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/14 Del Barba il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “ad accompagnare gli interventi, recati dal provvedimento in esame, con le opportune iniziative applicative volte a chiarire che sono sanabili gli errori meramente materiali o formali, che non incidono sulla sostanza del progetto di investimento, né sull'effettivo conseguimento dei requisiti di riduzione dei consumi energetici”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/15 Faraone, espunte le premesse 3, 4 e 5, vi è parere favorevole con riformulazione dell'impegno: “ad accompagnare gli interventi, recati dal provvedimento in esame, con le opportune iniziative volte a consentire alle imprese escluse dal credito d'imposta Transizione 5.0 per superamento del limite di spesa di accedere a misure di sostegno coerenti con i programmi di investimento già avviati, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”. Sull'ordine del giorno n. 9/2758/16 Giachetti il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/17 Almici, espunte le ultime due premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di tenere conto, ai fini dei requisiti dell'impianto agrivoltaico, eventualmente anche di quelli di cui al decreto del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica del 22 dicembre 2023, n. 436”.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno n. 9/2758/18 De Palma è stato ritirato.
CLAUDIO BARBARO,. Sull'ordine del giorno n. 9/2758/19 Mazzetti il parere è favorevole con riformulazione: “a valutare l'opportunità di” e il resto rimane invariato. Sugli ordini del giorno n. 9/2758/20 Bakkali e n. 9/2758/21 Pastorella il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/22 Peluffo, espunte le premesse 5, 6 e 7, il parere è contrario agli impegni 4 e 5 e parere favorevole con riformulazione dei primi tre impegni.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/23 Pandolfo, espunte le premesse, vi è parere contrario agli impegni 1, 2, 3 e 7, parere favorevole agli impegni 4 e 6 e parere favorevole con riformulazione dell'impegno 5 che premette le parole: “compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica”. Sull'ordine del giorno n. 9/2758/24 Gnassi il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/25 Grimaldi, espunte le ultime cinque premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di accompagnare” e il resto rimane invariato.
Sugli ordini del giorno n. 9/2758/26 Zanella e n. 9/2758/27 Zaratti il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/28 Bonelli, espunte le premesse, il parere è contrario sul secondo impegno e parere favorevole con riformulazione degli altri impegni. Sul primo impegno la riformulazione è la seguente: “completare l'istruttoria e la valutazione di tutti i progetti di nuove CER presentati entro il termine del 30 novembre 2025 nell'ambito della Missione 2, Componente 2, Investimento 1.2 del PNRR, garantendo la continuità e tutela dei progetti già dichiarati idonei, ma non finanziati, e prevedendo adeguati stanziamenti per finanziare tutti i progetti ritenuti idonei, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica”. Sul terzo impegno la riformulazione è la seguente: “assumere le più opportune iniziative, anche di carattere normativo, per risolvere tempestivamente il problema della saturazione delle cabine primarie”. La riformulazione del quarto impegno è la seguente: “prevedere, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, l'istituzione, nello stato di previsione del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, di un apposito fondo denominato Fondo di garanzia per la realizzazione di comunità energetiche rinnovabili, con l'obiettivo di garantire una parziale assicurazione ai crediti concessi dalle banche e da altri soggetti abilitati all'esercizio del credito in Italia per la realizzazione delle comunità energetiche rinnovabili”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2758/29 Dori, n. 9/2758/30 Ghirra, n. 9/2758/31, n. 9/2758/32 Ilaria Fontana, n. 9/2758/33 Morfino, il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/34 L'Abbate, espunte le premesse 6 e 7, il parere è contrario sugli impegni 1, 2, 3 e 6, il parere è favorevole con riformulazione unitaria degli impegni 4 e 5: “a proseguire con le misure volte a favorire l'integrazione tra produzione di energia rinnovabile, sistemi industriali e consumo locale, promuovendo modelli di autoconsumo, lo sviluppo delle comunità energetiche e interventi in grado di ridurre le congestioni di rete e aumentare le ricadute economiche sui territori”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/35 Appendino il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/36 Cappelletti, espunte le premesse, il parere è favorevole con la medesima riformulazione dell'impegno dell'ordine del giorno n. 9/2758/15: “ad accompagnare gli interventi, recati dal provvedimento in esame, con le opportune iniziative volte a consentire alle imprese escluse dal credito d'imposta Transizione 5.0 per superamento del limite di spesa di accedere a misure di sostegno coerenti con i programmi di investimento già avviati, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/2758/37 Lomuti, espunte le premesse, il parere è favorevole al primo impegno; il parere è favorevole con la seguente riformulazione del secondo impegno: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, di introdurre un credito d'imposta per investimenti in efficienza energetica e autoproduzione da fonti rinnovabili per le micro e piccole imprese”.
Sugli ordini del giorno n. 9/2758/38 Ferrara, n. 9/2758/39 Pavanelli, n. 9/2758/40 Carmina, il parere è contrario.
PRESIDENTE. Sospendo a questo punto brevemente la seduta al fine di consentire la predisposizione dell'elenco dei deputati in missione per la parte notturna, il cui numero dovrà essere comunicato all'Aula alla ripresa della seduta. Ricordo che, alla ripresa, si passerà immediatamente alle votazioni sugli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa notturna della seduta sono complessivamente 92, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'al resoconto stenografico della seduta in corso.
PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge n. 2758.
Passiamo alla votazione degli ordini del giorno.
Iniziamo con l'ordine del giorno n. 9/2758/1 Curti, su cui il parere del Governo è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Curti. Ne ha facoltà.
AUGUSTO CURTI(PD-IDP). Grazie, Presidente. In realtà, la bocciatura di quest'ordine del giorno non mi sorprende. E non mi sorprende soprattutto da parte di un Governo che, in questi 4 anni, si è distinto per una evidente disaffezione nei confronti delle comunità che risiedono nell'entroterra. Perché noi, con quest'ordine del giorno, chiedevamo di prevedere, all'interno della misura 5.0, una maggiorazione dell'aliquota da applicare a quelle aziende che investono, che operano e hanno le loro sedi nelle aree dell'entroterra.
Ma tutto questo non è una novità, perché è la stessa linea di un Governo che, per voce del Ministro Foti, qualche mese fa ha definito il problema delle aree interne come un fenomeno irreversibile, che, tradotto, significa dire a chi vive su quei territori: il problema c'è, ma arrangiatevi. Il punto è che quelle persone alle quali questo Governo dice “arrangiatevi” rappresentano il 50 per cento del territorio nazionale, rappresentano il 65 per cento dei comuni italiani, rappresentano 13 milioni di abitanti.
Ma soprattutto quelle persone a cui voi oggi, dando un parere contrario su quest'ordine del giorno, continuate a dire “arrangiatevi” rappresentano delle comunità anche imprenditoriali che nella storia del nostro Paese, e quando la politica ha avuto il coraggio di affiancarle, hanno dato un contributo fondamentale per la crescita e per lo sviluppo industriale del nostro Paese. Rappresentano un mondo imprenditoriale che, quando la politica è stata presente, come voi non lo siete oggi, in quei territori non ha solo realizzato delle aziende, ma ha realizzato dei veri e propri poli industriali.
E quindi noi oggi con quest'ordine del giorno chiediamo di poter continuare ad affiancarli, perché sappiamo benissimo che produrre in quelle aree ha un costo maggiore, ha un costo maggiore in termini di logistica, ha un costo maggiore in termini di infrastrutture, ha un costo maggiore in termini di servizi, e sappiamo altrettanto che quel costo aggiuntivo, ovviamente, va a ridurre la loro competitività del prezzo di vendita sui mercati.
E invece voi oggi, bocciando quest'ordine del giorno, confermate ancora una volta la vostra volontà di abbandonare quelle aree; aree in cui oggi vivono, come ho detto prima, 13 milioni di persone, persone che resistono ogni giorno, ma, nello stesso tempo, ci vivono con difficoltà, ma con la speranza di un Governo che possa ascoltare le loro esigenze. E invece voi, oggi, per l'ennesima volta, girate nuovamente le spalle a quelle comunità
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Daniela Ruffino. Ne ha facoltà.
DANIELA RUFFINO(AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Io chiedo all'onorevole Curti di poter sottoscrivere il suo ordine del giorno e colgo anche l'occasione per un breve intervento, ovviamente legato agli ordini del giorno. È sorprendente quello che accade ogni volta in quest'Aula, in ogni tornata. Oggi stiamo parlando di 40 ordini del giorno e nessuno ha passato la tagliola, nessun ordine del giorno. Neppure quelli di maggioranza sono stati accolti, ma sono stati riformulati.
Fa riflettere questo aspetto, perché ci permetterebbe di pensare che forse non c'è una grande sintonia o che, forse, la maggioranza vorrebbe dire delle cose al Governo, ma poi il Governo riformula anche gli ordini del giorno della maggioranza. Quindi è un po' come, ripeto, la tela di Penelope. Però il problema è questo: fatichiamo, lavoriamo per fare questi ordini del giorno, vengono rimaneggiati, ovviamente perdono il senso del proponente e si perde veramente anche il senso di voler dire delle cose in quest'Aula, soprattutto quando viene messa la fiducia, quando non vengono accolti gli emendamenti, quando il tempo di discussione è davvero molto, molto ridotto.
A questo punto potremmo fare una cosa: potremmo chiedere al Governo di presentare gli ordini del giorno anche per la minoranza e poi vediamo se accoglierli o meno. Perdonatemi, ma, secondo me, oggi si è di nuovo arrivati a un punto difficile da accettare, soprattutto per chi ha presentato gli ordini del giorno, e poi per la maggioranza. Verrebbe da dire: ritiriamo l'ordine del giorno, piuttosto che farcelo riformulare dal rappresentante del Governo qui presente .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/1 Curti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/2 Marino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/2 Marino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/3 Giagoni. Onorevole Giagoni, accetta la riformulazione del Governo? Fatemi segno dal gruppo della Lega. È un sì? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/4 Montemagni. Onorevole Montemagni, accetta la riformulazione del Governo? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/5 Zinzi. Onorevole Zinzi, accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/6 Bof. Onorevole Bof, accetta la riformulazione? La accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/7 Ferrari. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà. Colleghi, per favore, facciamo silenzio! Per favore. Prego, onorevole Ferrari.
SARA FERRARI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Non posso accettare la proposta di riformulazione perché non è coerente con la richiesta, non ci azzecca proprio. Voi avete ridotto i finanziamenti per le comunità energetiche rinnovabili, quello che avete chiamato una rimodulazione della dotazione finanziaria iniziale prevista dal PNRR, che ammontava a 2,2 miliardi, in una cifra reale che oggi è di 795,5 milioni. Una riduzione, perché quello è, una rimodulazione al ribasso del 64 per cento.
Io vi chiedo, in quest'ordine del giorno, di prevedere una nuova iniziativa normativa volta a garantire adeguate risorse finanziarie, finalizzate a sostenere la diffusione delle comunità energetiche, e voi mi proponete la formulazione “compatibilmente con i vincoli di bilancio”. Ma nel bilancio i soldi non ci sono, li avete tolti.
Allora, il Ministro Pichetto Fratin è andato a fare il delle regioni e delle province autonome per promuovere - lo dice il sito del Ministero - il giro d'Italia per le CER, per promuovere l'istituzione e la nascita di queste comunità energetiche, che sono - detto dal sito del Ministero - quelle realtà nelle quali i consumatori diventano produttori.
Avete anche scritto che queste comunità energetiche sono considerate il motore della transizione energetica dal basso in Italia, proprio grazie alla loro capacità di adattarsi alla frammentazione geografica e sociale del Paese. E siamo d'accordo, è proprio così. Sono lo strumento più efficace per lo sfruttamento di fonti di energia rinnovabile che possiamo adottare in Italia, in quelle realtà rispetto alle quali - voi stessi lo scrivete, nel sito del MASE - vi è la possibilità di trasformare zone a rischio spopolamento in di innovazione energetica. Perfetto, è esattamente questo.
Ciò in quella logica - che avete provato a proporci qui spesso, anche nella legge sulla montagna - di contrastare lo spopolamento delle zone interne, delle aree interne della montagna e di quelle aree geografiche dove la popolazione italiana vive, resiste, spesso in piccoli nuclei, che sono proprio quelle caratteristiche sociali, ambientali e geografiche che possono favorire la nascita di una comunità energetica.
Dite pure che il modello italiano di CER non è solo tecnico, ma fortemente sociale. E, appunto, siamo d'accordo.
Detto tutto questo, a fine novembre viene chiuso il bando e viene rimodulata la dotazione finanziaria, con questo taglio del 64 per cento. Avete segato le gambe all'entusiasmo di migliaia e migliaia di cittadini, imprese, piccoli comuni che, sul nostro territorio, con grande entusiasmo, sono partiti con gli investimenti e con la convinzione di poter contribuire, collettivamente, al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione che questo Paese ha sottoscritto, mettendosi insieme in un'attività di produzione e di autoconsumo di energia pulita.
Ebbene, avete raccontato che ci credete, così come ci crediamo noi, così come avete convinto molti cittadini a crederci, e poi gli avete tolto il terreno sotto i piedi, lasciando anche moltissime di queste realtà, oggi, a metà del guado, direi in braghe di tela, se non fosse brutto.
E, allora, la risposta che aspettano non arriva da questo provvedimento, perché in questo provvedimento - che pure è un provvedimento che si chiama Transizione 5.0 e produzione di energia da fonti rinnovabili - non ci sono i soldi per le comunità energetiche rinnovabili, che pure, dentro questo provvedimento, sono citate.
Noi qui vi stavamo soltanto chiedendo di prevederle in un successivo provvedimento normativo e mi viene risposto: compatibilmente con le risorse di bilancio. È chiaro che non posso accettare questa riformulazione, perché non è l'impegno che vi abbiamo chiesto
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/7 Ferrari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/8 Evi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Chiedo scusa, revoco la votazione. La riformulazione è accettata dalla proponente.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/9 Simiani, con parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/9 Simiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/10 Lai. Accetta la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/10 Lai, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/11 Deidda. Il proponente accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/12 Gadda, con parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/12 Gadda, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/13 Boschi. La proponente accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/14 Del Barba. Il proponente accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/15 Faraone. Accetta la riformulazione? Onorevole Faraone, lei mi deve fare capire che vuole fare... Ah, onorevole Del Barba, pensavo che non delegasse. Quindi, il proponente accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/16 Giachetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/16 Giachetti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/17 Almici. La proponente accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/19 Mazzetti. La proponente accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/20 Bakkali, parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/20 Bakkali, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/21 Pastorella. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pastorella. Ne ha facoltà.
GIULIA PASTORELLA(AZ-PER-RE). Sì, grazie, Presidente. Forse stupirà che presentiamo un ordine del giorno noi che siamo sempre stati assolutamente favorevoli; non solo siamo stati favorevoli ma abbiamo spinto fortemente con la collega Bonetti, con il collega Lombardo al Senato e con il nostro segretario Calenda a riprendere il metodo di Industria 4.0, che aveva funzionato, e riadattarlo alla realtà attuale, cosa che nelle leggi di bilancio in parte è stato fatto, perché all'epoca c'erano gli allegati A e B, adesso allegati IV e V. Ecco, l'allegato V, ex allegato B sui beni immateriali, è in effetti stato rivisto ed è stato adattato alle nuove realtà sia delle aziende che dei beni immateriali stessi, per cui c'è una lunga lista che include molti intelligenza artificiale, sistemi di e quant'altro, ma - e questo è un grande “ma” - sono tutti legati ai processi produttivi. Benché il titolo dell'allegato stesso sia “beni immateriali funzionali alla trasformazione digitale delle imprese” in senso lato, quando andiamo a vedere poi nella pratica la lista di questi beni inclusi nell'iperammortamento, essa comprende beni legati alla produzione di cose.
Ora, l'Istat ci dice che il nostro Paese non è più solo un Paese manifatturiero. Per quanto la manifattura resti importante, rappresenta all'incirca il 30 per cento delle aziende, quindi siamo in realtà un Paese con una grande prevalenza di imprese che offrono altre cose, cioè offrono servizi. E la domanda che sorge spontanea è: ma noi le vogliamo digitalizzare queste imprese che offrono servizi o vogliamo solo ed esclusivamente digitalizzare quelle imprese che fanno manifattura?
Ecco, a me sembra che l'intento giustissimo del Governo sia che fosse una misura trasversale, come all'epoca era stata nelle varie revisioni Industria 4.0. Ed è proprio per questo - e qui vengo alla mia delusione sul parere negativo all'ordine del giorno - che noi chiedevamo di fare un passettino in più, ovvero di includere i legati ai processi non solo produttivi ma anche gestionali, perché un'azienda che grazie alla digitalizzazione viene gestita meglio produce di più: questo ce lo dicono tutti i testi di politica industriale accademici, nonché la realtà.
Quindi, il parere negativo è un peccato, si è persa l'occasione di prevedere un'ulteriore revisione di questi allegati molto importanti, che potrebbero davvero cambiare la vita delle nostre imprese. E dobbiamo, però, capire che non siamo più solo in una manifattura del XIX secolo, siamo nel XXI secolo e, quindi, anche la parte di digitalizzazione dei processi gestionali può davvero fare la differenza.
Speriamo che prossimamente il Governo lo capisca.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/21 Pastorella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/22 Peluffo. Il proponente accetta la riformulazione.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/23 Pandolfo. Onorevole Pandolfo, accetta la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/23 Pandolfo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/24 Gnassi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gnassi. Ne ha facoltà.
ANDREA GNASSI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Nelle discussioni di queste settimane e anche oggi in Aula abbiamo affrontato diversi temi inerenti alla dimensione dell'energia perché affrontare il tema dell'energia significa avere un'idea di futuro che accompagni il cambio di paradigma delle produzioni di beni e servizi, che passi dalla digitalizzazione e dalla decarbonizzazione. Parlare di politiche energetiche significa parlare delle fonti, degli impatti delle fonti. Vuol dire avere un'idea di come si sta nel mondo e anche un'idea di politica estera e di Europa. Bene. Non avete voluto il confronto, avete posto la fiducia, non avete chiamato l'opposizione a contribuire persino a un Piano nazionale per avere un ruolo anche nel mondo rispetto alle nuove frontiere della geopolitica energetica.
In questo decreto mancano visione e strategie industriali, fate degli elenchi, riducete la transizione energetica, per come avete scritto, ad una sorta di elenco di crediti d'imposta. Sono state tolte le misure principali del PNRR (quasi 4 miliardi); 6,3 miliardi di risorse europee e un orizzonte temporale di oltre due anni per le imprese: non c'è niente, avete stretto tutto in un imbuto burocratico. Avete tagliato i fondi alle comunità energetiche rinnovabili, che passano da 2,2 miliardi a 795 milioni. Cosa dite agli enti locali, ai territori e ai comuni che sono andati proprio in quella direzione?
Lo stesso vale per la realizzazione di nuovi impianti energetici. Il Governo non è solo incapace di prendere una decisione su dove farli, ma non sa come farli. Limita fortemente il potere delle regioni e degli enti locali di programmare la pianificazione sui propri territori.
Noi concordiamo con l'inderogabilità dell'obiettivo di 80 gigawatt entro il 2030 al punto che abbiamo proposto - bocciati da voi - meccanismi di controllo sanzionatori e premiali per le regioni che raggiungono o non raggiungono gli obiettivi quota parte regionali che concorrono agli 80 gigawatt. Sulle fonti rinnovabili e sui grandi impianti non si tratta di dire “” ma di imporre un criterio, che è quello del : il meglio nel territorio in cui viviamo.
La nostra Costituzione, all'articolo 9, stabilisce che la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico. Voi invece con questo decreto svilite il territorio e il paesaggio. Dobbiamo avere la consapevolezza che le imprese, spesso quelle proponenti di grandi impianti, sono grandi operatori multinazionali o società con capitale sociale irrisorio che devono essere indirizzate verso aree veramente idonee e vocate, già edificate e compromesse e non possono essere lasciate libere di scegliere dove conviene di più. Rischiamo l'assalto alle aree interne, alle campagne, ai crinali appenninici, proprio lì dove il Paese è più bello, più verde, ma anche più fragile. Territori caratterizzati da piccoli borghi che spesso non dispongono nemmeno delle competenze tecniche e delle strutture amministrative necessarie per affrontare procedimenti autorizzativi.
Noi crediamo, dati alla mano, che sia possibile individuare aree realmente vocate e idonee allo sviluppo delle energie rinnovabili, anche attraverso impianti importanti. Aree industriali e infrastrutturali mappate, geolocalizzate dal Gestore dei servizi energetici e da ISPRA.
Voi paradossalmente con questo provvedimento fate il contrario e incentivate una dimensione speculativa. Si veda il . Il decreto, infatti, stabilisce che l'energia prodotta da impianti non programmabili - cioè eolici e fotovoltaici - venga comunque incentivata quando non immessa e non assorbita dalla rete. Il decreto legittima così un meccanismo distorsivo, capovolgendo logica economica e ogni principio di libero mercato.
Ci sarà un motivo, Presidente, perché continuano ad accavallarsi freneticamente istanze per nuovi megaimpianti nelle aree più fragili, più belle e più incontaminate: mega impianti eolici con pali e fusti di 150-200 metri e pale fino a 180 metri, impianti che vanno a colpire aree uniche al mondo, di rara bellezza italiana, che si chiamano magari Crete senesi, Maremma, Valle dei Templi, colline di Orvieto, parchi naturali, borghi millenari, terre di Piero della Francesca. Sono 6.133 le domande di nuovi grandi impianti per una potenza di 336 gigawatt, circa cinque volte l'obiettivo degli 80 del PNIEC.
Il punto allora non è non fare gli impianti; non fare anche i grandi impianti. Le rinnovabili vanno incentivate, vanno sostenute senza se e senza ma. Il punto è il come e non ci interessa l'argomento - come quello dei negazionisti climatici - che l'Italia produce solo lo 0,7 per cento di emissioni fossili globali. Vanno fatte le rinnovabili, vanno fatti gli impianti con programmazione nazionale, a propria testa, a coinvolgimento di regioni e territori e delle loro strumentazioni di pianificazione territoriale. Sono disponibili, anche con l'intelligenza artificiale, i dati per produrre energie rinnovabili. È disponibile la geolocalizzazione, puntuale, regione per regione, territorio per territorio. L'efficienza energetica e l'autosufficienza possono produrre un risparmio equivalente a 5.000 macro turbine; 100.000 sono gli ettari disponibili già ora sui tetti civili e sui capannoni nel nostro Paese.
Questa sera più della metà degli edifici elevati in Italia (14 milioni) è stata edificata dopo gli anni Sessanta, disponibili senza vincoli di tutela storica: fanno circa 750-1.000 chilometri quadrati dove poter installare il fotovoltaico. Strutture pubbliche, parcheggi, aree oggetto di bonifica, cave, miniere dismesse, e aree attigue a strade e autostrade, infrastrutture viarie (dove ricadono, tra l'altro, benzene e PM10) sommano circa un milione di ettari. Bene anche i grandi impianti eolici - e ho finito - con energetici e tecnologici: nella mia regione ci apprestiamo a farne quello più grande d'Italia. Lo facciamo davanti al petrolchimico di Ravenna, fuori dall'orizzonte visivo (a 19 miglia) e non di fianco al Duomo di Orvieto o in un Appennino incontaminato.
Con le nostre proposte vi chiediamo di assumere un impegno per promuovere una transizione energetica realmente sostenibile che coniughi sviluppo delle rinnovabili, tutela del paesaggio, sicurezza del territorio e interesse pubblico, evitando che proprio le aree più fragili del Paese, anche più belle, siano trasformate in distretti industriali energetici, in assenza di una chiara e responsabile pianificazione e in favore di grandi dimensioni speculative che, purtroppo e molto spesso, fanno delle rinnovabili dei prodotti finanziari .
PRESIDENTE. Sottoscrive l'ordine del giorno l'onorevole Fornaro. L'onorevole Barbagallo intende sottoscrivere. Lo sottoscrivono anche gli onorevoli Amendola, De Maria, Madia, Laus, Ferrari, Scotto. Anche l'onorevole Graziano.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/24 Gnassi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/25 Grimaldi. Onorevole, accetta la riformulazione? No, dunque passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/25 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/26 Zanella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/26 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/27 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/27 Zaratti, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/28 Bonelli. Onorevole Bonelli, accetta la riformulazione? La accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/29 Dori. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/29 Dori, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/30 Ghirra. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA(AVS). Grazie, Presidente. Durante i nostri interventi abbiamo sottolineato la nostra contrarietà a questo provvedimento per varie ragioni. Si tratta di un provvedimento di straordinaria importanza ed estremamente atteso, che avrebbe dovuto chiarire il quadro normativo in cui inserire la transizione energetica che voi vi rifiutate di portare avanti. Non solo il quadro è stato complicato, rischiando che l'Italia non raggiunga gli obiettivi che abbiamo individuato entro il 2030, ma soprattutto è stata stravolta completamente la normativa che riguarda l'individuazione delle aree idonee, estromettendo completamente le regioni dalle scelte che riguardano i propri territori. Senza tener conto delle specificità geografiche, morfologiche, orografiche, paesaggistiche, storiche, culturali e anche economiche dei luoghi in cui gli impianti interverranno, avete definito, tramite questa norma, quali dovranno essere.
Credo che questa disposizione, al netto dell'emendamento che è stato accolto in Senato, proposto dalle opposizioni, limiti enormemente le prerogative delle regioni, in particolare di quelle a statuto speciale, tra cui la Sicilia e la Sardegna, che, peraltro, sono quelle che dovranno maggiormente partecipare alla generazione di nuove energie da fonti rinnovabili, andando a calpestare quelle che sono le norme contenute negli statuti. La legge costituzionale n. 3 del 1948, cioè lo statuto della regione Sardegna, individua, all'articolo 3, nella potestà legislativa della regione l'edilizia e l'urbanistica, stabilendo poi, all'articolo 4, anche che la regione debba emanare norme legislative sulla produzione e distribuzione dell'energia elettrica. Voi, con questo provvedimento, state calpestando il nostro statuto e il fatto che abbiate dato parere negativo al nostro ordine del giorno - al mio ordine del giorno - conferma questa volontà di uno Stato che, da un lato, vuole portare avanti l'autonomia differenziata e, dall'altro, invece centralizza tantissime attività e competenze, infischiandosene di quelli che sono i ruoli di chi, invece, amministra le regioni.
Vi chiedo di sospendere l'esame di quest'ordine del giorno e di rivalutarlo, perché non chiediamo nient'altro che quello che è già previsto da una norma costituzionale, che è il nostro statuto, che prevede che la competenza in queste materie sia dalla regione .
PRESIDENTE. Sottoscrivono l'ordine del giorno gli onorevoli Raffa, Marino, Ferrari e Lai.
Se nessuno chiedo di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/30 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/31 Romeo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/31 Romeo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/32 Ilaria Fontana. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/32 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/33 Morfino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/33 Morfino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/34 L'Abbate. Onorevole L'Abbate, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/35 Appendino, su cui il parere è contrario.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Appendino. Ne ha facoltà.
CHIARA APPENDINO(M5S). Presidente, intervengo perché io vorrei leggere all'Aula che cosa chiede quest'ordine del giorno: ad accompagnare le misure di questo provvedimento con iniziative ulteriori - non specificate, ulteriori, vi lasciamo anche la libertà di scegliere - volte a definire un impianto regolatorio chiaro e coerente per assicurare le condizioni affinché si abbassino le bollette per le imprese e per le famiglie. Francamente, che diciate “no” a quest'ordine del giorno a me non stupisce, perché sono tre anni che siete al Governo e non avete fatto assolutamente nulla, quindi siete coerenti con voi stessi, un po' meno con le vostre promesse.
La vera domanda, Presidente, la faccio a lei e, tramite lei, ovviamente al Governo: ma questo “no”, questo dire “state fermi”, a chi lo sta dicendo? Al Ministro Giorgetti? Perché se lo sta dicendo al Ministro Giorgetti non ce n'è bisogno, perché l'abbiamo già visto: i soldi per le armi li trova, per le banche li trova, per le li trova, per aiutare a sopravvivere le famiglie distrutte da caro bolletta e carovita non li trova. Quindi, non serve per questo, perché Giorgetti è già convinto del no. A chi lo dice, al Ministro Pichetto Fratin? Guardi, oggi ero col mio collega Santillo e, a nome del gruppo, abbiamo fatto un e lui - ridicolo - però ha detto: almeno forse domani faremo, forse domani qualcosa faremo. Allora, sta dicendo al Ministro Pichetto Fratin, che non ha fatto nulla per tre anni, si fermi, non faccia nulla? Oppure lo sta dicendo alla Presidente del Consiglio, a Giorgia Meloni, che ad agosto diceva: ma il costo dell'energia è un macigno pesantissimo e che ad Atreju, a dicembre, diceva: non può rimanere così, dobbiamo fare qualcosa e che pochi giorni fa, in conferenza stampa, spergiurava: al prossimo Consiglio dei ministri interverremo. Lo sta dicendo a lei? Guardi - Presidente, tramite lei - non si preoccupi, perché delle promesse e delle parole di Meloni non ce ne facciamo assolutamente nulla, perché non ci crediamo più. Sa qual è il problema? Che lei oggi ha perso un'occasione semplice per dire di sì, per dare un po' di speranza a chi non arriva a fine mese, a chi non riesce a pagare gli studi ai propri figli, a quei lavoratori che sono in cassa integrazione e non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena, a quelle persone che hanno perso il lavoro e non riescono a pagare il mutuo, a tutte queste famiglie e imprese che col caro bollette non ce la fanno più.
Non lo deve a noi: voi non lo dovete a noi, lo dovete a chi sta lì fuori, che ci ha creduto alle vostre promesse, che ci ha creduto quando dicevate che avreste abbassato le bollette, che ci ha creduto quando dicevate che avreste tutelato le piccole e medie imprese da questo dramma delle bollette. È calata la produzione, sono calati i consumi, sa cosa è aumentato? Solo le bollette, che con voi continuano a essere alle stelle
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti. Sottoscrive Carmina.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/35 Appendino, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/36 Cappelletti. Onorevole Cappelletti, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/37 Lomuti. Onorevole Lomuti, accetta la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/38 Ferrara, sul quale il parere è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA(M5S). Signor Presidente, colleghi, colleghe. Oggi discutiamo di quest'ordine del giorno perché Transizione 5.0 non è semplicemente una misura sbagliata, è una politica industriale e amministrativa. Era un piano annunciato, a dicembre del 2023, con toni trionfalistici: la svolta per le imprese, la transizione che accelera, un salto di qualità. Peccato - è la realtà - che abbia fatto un salto all'indietro, perché Transizione 5.0 diventa operativa quasi un anno dopo, con decreti attuativi in ritardo, procedure incomprensibili, certificazioni a catena. Altro che incentivo, è un percorso alla resistenza.
Mentre voi costruivate questo labirinto, fuori da quest'Aula accadeva qualcosa di molto serio: la produzione industriale iniziava a crollare mese dopo mese, dato dopo dato, con una caduta continua e prolungata che dura da mesi, non per una settimana, non per un trimestre, ma una fase strutturale di debolezza industriale. In questo contesto il Governo cos'è che fa? Complica gli incentivi, blocca gli investimenti, spegne la fiducia. Il colpo finale arriva il 7 novembre 2025: una comunicazione del Ministero annuncia la fine dei fondi di Transizione 5.0, così, con una nota. Peccato che mancassero due mesi alla scadenza naturale del Piano. Due mesi! In quei due mesi c'erano imprese che avevano già investito, che avevano firmato contratti e, invece, si sono trovate davanti un cartello semplice: fondi finiti, arrangiatevi. Il risultato? Ben 2,5 miliardi bloccati, investimenti congelati, cantieri fermi, decisioni rinviate e, soprattutto, un messaggio devastante al mondo produttivo: lo Stato non è affidabile, perché un'impresa non vive di slogan, vive di certezze, e quando lo Stato cambia le regole, mentre tu stai investendo, non sta facendo politica industriale, sta sabotando la fiducia.
Qui arriviamo al cuore politico della questione: avete demolito Transizione 4.0, uno strumento che funzionava, semplice, automatico, universalistico, basato sul credito d'imposta, lo strumento che ha generato la maggiore percentuale di spesa reale. Lo avete smantellato per sostituirlo con qualcosa di più complicato, più selettivo, più lento, e avete ottenuto esattamente il risultato opposto a quello promesso. Poi, quando il disastro diventa evidente, voi cosa fate? Tornate indietro, con la legge di bilancio 2026 reintroducete l'iperammortamento. Cioè, prima dite che il credito d'imposta non va bene, poi lo cancellate, poi fallisce Transizione 5.0 e, infine, tornate al passato. Un'idea chiarissima sul futuro.
Mentre tutto questo accade, il Presidente del Consiglio continua a dire: faremo, diremo, metteremo. Ma, Presidente Meloni, con rispetto, siamo alla fine della legislatura, sono passate quattro leggi di bilancio, quattro! Non siamo più nel tempo del faremo, siamo nel tempo dell'avete fatto. Siamo in una situazione che è sotto gli occhi di tutti: confusione, ritardi, stop improvvisi, produzione in calo e imprese lasciate sole.
Con quest'ordine del giorno noi diciamo una cosa chiara: basta esperimenti sulla pelle delle imprese, ripristinate Transizione 4.0, rimettete al centro il credito d'imposta. Date stabilità, semplicità e continuità, perché la transizione non si fa con gli slogan, non si fa con i comunicati e non si fa cambiando le regole a partita iniziata. Si fa con politiche industriali serie. Questa è la differenza tra propaganda e politica industriale, e voi su questo avete clamorosamente fallito .
PRESIDENTE. L'onorevole Simiani sottoscrive.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/38 Ferrara, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. n. 9/2758/39 Pavanelli. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI(M5S). Sì, grazie, Presidente. Allora, quest'ordine del giorno parla di aree idonee e chiede semplicemente questo. Io non so se il Governo, se gli uffici hanno capito bene cosa si chiede. Si chiede di “valutare gli effetti applicativi della disciplina introdotta dall'articolo 2 del provvedimento in esame”, cioè di valutare, magari fra 6 mesi, magari fra un anno, se ha funzionato, con il fine di fare transizione energetica e, ovviamente, per l'accelerazione delle rinnovabili nelle nostre regioni, affinché le nostre regioni possano raggiungere gli obiettivi stabiliti, e voi dite “no”.
Avete bocciato un emendamento che chiede di valutare e, semmai, di fare nuovi provvedimenti, di fare qualche cambiamento, perché in questi 3 anni non avete fatto altro che fare un passo in avanti e poi un passo indietro in ogni provvedimento per quanto riguarda le aree idonee. Io vorrei ricordare, di nuovo, al Governo quello che è successo. Siete stati eletti, avete detto: sì, sì, subito, definiremo le aree idonee. Poi, evidentemente, ci si è resi conto che era un po' complicato, e allora avete detto: no, è una materia condivisa con le regioni, le regioni conoscono il loro territorio. Voi, regioni, decidete.
E andava bene, visto che questa stessa maggioranza ha votato per l'autonomia differenziata. Ora, alcune, quasi tutte le regioni hanno fatto una legge regionale, qualcuna magari vi è piaciuta, qualcuna non vi è piaciuta, e allora avete detto: no, fermi tutti, fermi, non potete più decidere voi che conoscete il territorio, decidiamo noi, Governo. Pertanto, già in 3 anni avete avuto tre posizioni diverse. Allora, io cosa chiedo con quest'ordine del giorno?
Semmai non funzionasse, magari facciamo qualcosa di diverso. Ci ragionate un attimo, fate le vostre valutazioni, perché alcuni uffici tecnici di alcune regioni si sono resi conto, per esempio, che in alcune regioni rimane sì e no il 2 per cento di aree idonee, oppure, come nella mia regione, in Umbria, rimane il 4 per cento. Qualcuno potrebbe anche dire che basta quel 4 per cento di aree idonee. Magari bisognerebbe controllare dove e in quale area specifica ricade, perché magari quell'area idonea, in alcune regioni, è in cima ai monti, o magari quell'area idonea, di fatto, non è adeguata per le rinnovabili, perché questo era quello che andava fatto.
Ma voi avete deciso di andare per la vostra strada e che le regioni non devono più decidere. Contemporaneamente, questo Governo, il Governo Meloni, ha deciso che sui grandi impianti date voi l'ok. È il Governo Meloni che dice sì ai grandi impianti, bypassando le regioni e bypassando addirittura i comuni, senza informare le comunità locali, in barba a qualsiasi regola. Però, poi, a chi vuol fare degli impianti più piccoli, degli impianti ragionevoli nella loro grandezza e magari utili per la popolazione locale, ovviamente dite di no.
Allora, che dire? Io pensavo che quest'ordine del giorno andasse in una direzione che, secondo me, poteva anche essere condivisa e condivisibile con la maggioranza, perché a volte ci si può anche sbagliare, e voi lo avete di fatto dimostrato, perché da un lato volete l'autonomia differenziata - oggi sentivo i colleghi della Lega che di nuovo parlavano di autonomia differenziata e di come fosse una grande vittoria - e poi, di fatto, il Governo Meloni sta centralizzando tutto.
Pertanto, questa maggioranza, evidentemente, o non si parla o va in direzioni veramente opposte. Qui lo abbiamo visto in questo decreto e lo vediamo anche con questa risposta, veramente poco ragionevole da parte del Governo .
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/39 Pavanelli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2758/40 Carmina. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA(M5S). Grazie, Presidente. Essendo l'ultima, intervengo velocemente. Sottosegretario, in questo provvedimento l'articolo 2 prevede che siano incluse fra le aree idonee anche le aree da bonificare, quindi riconoscendo la possibilità di valorizzare queste aree e di riutilizzarle, evitando nuovo consumo di suolo. L'oggetto dell'ordine del giorno era semplicemente la richiesta dell'istituzione di una commissione interministeriale che includesse i Ministeri competenti, nonché le regioni e gli enti locali, al fine di effettuare un censimento di queste eventuali aree e poterle appunto mettere a frutto in vista di una dimensione anche di evitare il consumo del prezioso suolo italiano, già in alcune zone vessato.
Quindi, io credo che si potrebbe addivenire a un cambiamento di parere, se lei ritiene .
PRESIDENTE. Chiedo al Governo se intende modificare il parere. Sottosegretario Barbaro, prego. È l'ultimo, sottosegretario, pendiamo tutti dalle sue labbra.
CLAUDIO BARBARO,. Sì, ci mancherebbe. Io reitero il parere anche perché la motivazione è molto chiara. La vado a leggere. Il parere è contrario perché “tali compiti rientrano tra le componenti delle pubbliche amministrazioni interessate, pertanto non vi è bisogno di prevedere un tavolo interministeriale”.
PRESIDENTE. Ci abbiamo provato, onorevole Carmina. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2758/40 Carmina, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
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Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge .
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Secondo quanto convenuto in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, interrompiamo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà nella seduta di domani, giovedì 15 gennaio, a partire dalle ore 8,30 e fino alle ore 10, per lo svolgimento delle dichiarazioni di voto finale e la votazione finale.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Colleghi, non abbiamo finito. Peraltro, è per commemorare un collega scomparso, quindi, vi prego di fare silenzio, prego onorevole deputato Steger. Ne ha facoltà.
DIETER STEGER(MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, mi associo al cordoglio della Camera per la scomparsa di Roland Riz, figura eminente della Sudtiroler Volkspartei e della storia civile e politica dell'Alto Adige. Un giurista brillante e un parlamentare di lungo corso. Per la SVP, Roland Riz è stato prima di tutto un punto di equilibrio. Uno di quei che non cercano il consenso con il rumore ma lo meritano con la serietà. Quando nel 1991 raccolse il testimone di Silvius Magnago alla guida del partito come lo fece in una stagione delicatissima e seppe tenere insieme identità e convivenza, fermezza e misura, orgoglio e responsabilità. Il Sud Tirolo gli deve molto, perché Riz ha incarnato un'idea concreta di autonomia, non retorica ma architettura istituzionale, non slogan ma negoziato, non improvvisazione ma competenza. È ricordato come uno degli artefici decisivi del percorso che ha portato al compimento formale del pacchetto e all'attuazione dell'autonomia, con quella pazienza che è, in politica, una forma alta di coraggio. E c'è un tratto più di altri che oggi commuove. Riz ha saputo difendere il suo popolo senza mai smarrire il rispetto per gli altri. Ha dimostrato che si può essere inflessibili sui principi e insieme leali verso le istituzioni, perché la convivenza non nasce dal caso, si costruisce giorno dopo giorno, con disciplina morale.
Ai familiari, alla SVP, a tutta la comunità sudtirolese, rivolgo le più sentite condoglianze. Ricordare Roland Riz significa custodire ciò che lui ha reso possibile: un'autonomia credibile, una comunità più forte, un futuro che non rinuncia alla pace civile .
PRESIDENTE. Grazie onorevole Steger, per il suo ricordo commosso, che segue già ad altri ricordi sullo stesso collega. Adesso commemoreremo l'onorevole Marcello Rivizzigno. Onorevole Morrone, prego, ha facoltà di intervenire. L'onorevole Morrone s'intende che vi abbia rinunciato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.
CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Nella notte tra il 13 e il 14 gennaio c'è stato ad Apricena, in provincia di Foggia, l'ennesimo assalto a un bancomat. Questa volta a farne le spese è stato l'istituto bancario Credem. Nello stesso momento, ad Oria, in provincia di Brindisi, veniva assaltato con la stessa tecnica un altro bancomat di un altro istituto di credito.
Ecco, il mio intervento è perché già tempo fa e con una serie di interrogazioni, io avevo sollecitato il Ministro Piantedosi, che proprio oggi è venuto a parlare in quest'Aula, a prendere dei provvedimenti urgenti e a cercare di coprire, almeno parzialmente, le scoperture di organico che abbiamo nelle Forze dell'ordine in provincia di Foggia. Per tutta risposta il Ministro non solo non ha risposto alle mie molteplici interrogazioni, pur avendo promesso, a novembre del 2025, nuovi rinforzi, ma è notizia di qualche giorno fa che, addirittura, il Ministro ha previsto, in città grandi e problematiche come San Severo e Cerignola, un rafforzamento di organico di Polizia di Stato pari a zero unità. Ecco, io credo che, a questo punto, non ci siano più scuse; ormai è caduta la maschera. A me, francamente, dispiace che dei territori vengano così abbandonati e sbeffeggiati. Quindi, io, davvero, chiedo nuovamente al Ministro di rivedere le sue decisioni e di accogliere quelle che sono le istanze non dell'onorevole Giuliano, non del MoVimento 5 Stelle, ma di un'intera comunità di più di 700.000 cittadini che aspettano sicurezza e vogliono risposte concrete in termini di personale da parte del Ministro
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI(AVS). Grazie, Presidente. Nell'aprire il mio intervento, sono certo che poi ci saranno altri momenti, altre occasioni, anche più solenni, volevo ricordare la scomparsa recentissima l'altro giorno del già Ministro, già parlamentare, già presidente del CNR, professore universitario, persona che ho avuto l'onore di conoscere, il professor Luigi Nicolais che ci ha lasciato due giorni fa. Si sono svolti ieri i funerali.
Sono certo che la Camera lo ricorderà come si deve rispetto a una personalità così importante, ma da napoletano, da suo conterraneo - lui non era napoletano nel senso della città, ma del nostro territorio, è nato a Sant'Anastasia e vissuto a Ercolano - voglio ricordarlo con la stima e con l'affetto nei confronti di una persona che si è saputa far stimare e apprezzare, indipendentemente dall'appartenenza politica, anche per il suo stile da galantuomo e da persona seria, corretta e oculata nella sua vita sia di professore, sia di scienziato e sia di rappresentante politico.
Prendo soltanto mezzo minuto per aggiungere una cosa: ho chiesto di intervenire su una vicenda gravissima, che è successa, l'ennesima, a Pomigliano d'Arco. Hanno messo una bomba per assaltare una banca, per rubare un bancomat; voglio, ancora una volta, sollevare, per l'ennesima volta, la situazione disastrata di quel territorio, dove c'è il primo cittadino che ha pubblicamente detto che la camorra non esiste. La camorra esiste e chi afferma il contrario non fa il bene di quel territorio.
PRESIDENTE. Grazie collega Borrelli, anche per aver ricordato il professor Nicolais a cui, ovviamente, ci uniamo per il cordoglio della sua scomparsa. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.
MARCO SIMIANI(PD-IDP). Grazie, Presidente. Il mio intervento di fine seduta è dedicato alle 32 vittime della Concordia. Come sapete benissimo, tra il 13 e il 14 gennaio del 2012, 32 persone persero la vita in un bruttissimo naufragio che vide coinvolti non solo il nostro Paese, ma tantissimi Paesi in tutto il mondo, visto il numero delle persone che erano all'interno di quella nave.
Una popolazione intera, l'Isola del Giglio, portò l'aiuto, che fu immediato, da parte degli amministratori, di tutta la regione, la Protezione civile, il dottor Gabrielli che fu un grande protagonista di quella immane tragedia. Vide veramente tutta l'Italia e tutta la regione Toscana vicino alle famiglie delle vittime. Soprattutto, poi, la capacità di riuscire a togliere lo scheletro della nave e portarlo fino ai cantieri di Fincantieri a Genova. Questo fu un grande momento di comunità in cui non solo si risolsero i problemi ambientali, ma soprattutto si riuscì, grazie all'aiuto di tutti i cittadini dell'Isola del Giglio - che voglio ringraziare particolarmente -, ad aiutare le famiglie di quelle tante persone che, in quella notte, persero la vita, ma anche quelle persone che si salvarono
PRESIDENTE. Grazie a lei per aver avuto la sensibilità di ricordare anche questa tragedia.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
1. Seguito della discussione del disegno di legge :
S. 1718 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 novembre 2025, n. 175, recante misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili (C. 2758)
: IAIA, ANDREUZZA,
2. Comunicazioni del Ministro della difesa in materia di proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina.
3. Seguito della discussione del disegno di legge:
S. 1462 - Disposizioni in materia di sicurezza delle attività subacquee . (C. 2521)
: FRIJIA.
4. Seguito della discussione della proposta di legge:
ORRICO ed altri: Disposizioni per il sostegno del diritto allo studio e per la prevenzione della dispersione scolastica. (C. 1367-A)
COLOMBO.
5. Seguito della discussione della proposta di legge:
S. 562 – D'INIZIATIVA DEI SENATORI: MARTI ed altri: Disposizioni per la promozione e la valorizzazione dei cammini d'Italia . (C. 1805-A)
: AMORESE, ; ANDREUZZA, .
6. Seguito della discussione della proposta di legge:
BONETTI ed altri: Delega al Governo per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali. (C. 1311-A)
GRIPPO; PAOLO EMILIO RUSSO, .
7. Seguito della discussione della proposta di legge:
MONTARULI ed altri: Istituzione del Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla e delle piccole vittime di tutte le guerre. (C. 1579-A)
: DE CORATO.